Source: https://www.riparteilfuturo.it/blog/articoli/intercettazioni-captatore-informatico-reati-corruzione
Timestamp: 2019-04-24 20:33:36+00:00
Document Index: 11982306

Matched Legal Cases: ['art. 614', 'art. 266', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 268']

Ok alle intercettazioni informatiche per reati di corruzione. Dubbi su garanzie processuali, privacy e diritto di cronaca - Riparte il futuro
Novità nel campo delle intercettazioni: in base al decreto legislativo n. 216 del 29 dicembre 2017, in caso di reati di corruzione sarà possibile ricorrere alle intercettazioni anche tramite captatori informatici. La modalità è stata introdotta per dare attuazione alla delega 103/2017 che modifica codice e procedura penale e il decreto è stato approvato con la cosiddetta “delega Orlando”.
Fino all'attuazione del decreto, l’utilizzo del captatore informatico era ammesso solo per reati di criminalità organizzata. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, aveva infatti stabilito nel 2016 che "limitatamente ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata, è consentita l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti mediante l'installazione di un captatore informatico in dispositivi elettronici portatili (ad es., personal computer, tablet, smartphone, ecc.)".
Con il decreto, le intercettazioni diventano possibili in tutti i casi nei quali sussistano sospetti di indizi di reato e non solo in caso di gravi indizi. Possono inoltre avvenire in luoghi e residenze private (art. 614 c.p.) ma solo se c’è motivo di ritenere che siano collegati all’attività criminosa in oggetto. Aumenta anche la durata possibile per le intercettazioni, che passa da 15 a 40 giorni.
Il dibattito intorno all'uso del captatore
Il captatore informatico è, sostanzialmente, un malware (un trojan) che può essere introdotto su pc o smartphone in modo semplice e rapido e permette di acquisire non solo audio ma anche video
Il tema delle intercettazioni è al centro di diverse polemiche, una delle quali riguarda la quantità di dati acquisiti e immagazzinati dalle autorità. Il captatore informatico è, sostanzialmente, un malware (un trojan) che può essere introdotto su pc o smartphone in modo semplice e rapido e permette di acquisire non solo audio ma anche video e tante altre informazioni contenute nel dispositivo nel quale è inoculato. La legge pone alcuni limiti, come quello del luogo delle intercettazioni, che nel caso di controllo di un telefono cellulare possono però essere difficili da mantenere.
“Bisogna evidenziare che la più recente giurisprudenza in tema di utilizzo di captatore informatico si è concentrata sull'uso del captatore come semplice 'cimice' per la registrazione delle cosiddette intercettazioni ambientali - spiega Francesco Paolo Micozzi, avvocato penalista esperto in diritti dell’informatica e delle nuove tecnologie -. La Cassazione, quindi, ha evidenziato il limite previsto dal secondo comma dell'art. 266 c.p.p. secondo cui le intercettazioni ambientali nei domicili privati si possono effettuare solo se c'è fondato motivo di ritenere che in quel domicilio si stia svolgendo l'attività criminosa. Queste sentenze, tuttavia, hanno evidenziato che nell'ambito delle indagini per i reati di criminalità organizzata il limite del domicilio è irrilevante, perché una legge del 1993 consente questo genere di intercettazioni in ogni luogo".
Oggi è possibile utilizzare i captatori in una serie molto ampia di ipotesi di reato, compresi i casi in cui si proceda per i reati di corruzione: “Ma si tratta di uno strumento complesso per natura. Il captatore è ‘nascosto’ e le sue caratteristiche tecniche lo rendono difficile da regolamentare in un ordinamento in cui si vogliano garantire all'indagato tutte le garanzie processuali che oggi abbiamo. L'importante è che questi strumenti possano essere utilizzati senza che ciò comporti una diminuzione delle garanzie tipiche (in primis quella ad un effettivo contraddittorio e a un giusto processo) di un ordinamento moderno e democratico”.
Sulla questione del captatore informatico, le sentenze chiave sono la sentenza Occhionero e quella Romeo, due casi nei quali è stato utilizzato questo strumento per raccogliere le intercettazioni. Ma quella che ha fatto scuola in materia è la sentenza Scurato delle Sezioni Unite della Cassazione n. 26889 del 28 aprile 2016, e che ha, per la prima volta, regolamentato l’uso del captatore come strumento per le intercettazioni telefoniche. Con questa sentenza si stabilisce infatti, in base al già citato 266 comma 2 del c.p.p., che non c’è il limite del domicilio privato per le intercettazioni.
Da diverso tempo anche Raffaele Cantone, presidente dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) spingeva per estendere alcune delle normative legate ai reati di criminalità organizzata anche a quelli di corruzione. “Non dobbiamo rafforzare i poteri dell’Anac ma mettere l’Anac nella posizione di esercitare meglio quelli che già ha” sono state le sue parole durante un forum andato in onda su Repubblica tv dedicato al tema. Il punto più dibattuto è però quello della pubblicazione delle intercettazioni: Cantone chiede anche, infatti, che sia limitata la possibilità di pubblicare queste intercettazioni sui giornali se si verificano particolari condizioni.
Intercettazioni pubbliche o private?
Nel comma 2 bis dell’art. 268 c.p.p., così come contenuto nel decreto legislativo n. 216 del 29 dicembre 2017, viene introdotto il divieto per gli inquirenti di trascrivere le conversazioni intercettate ma considerate “irrilevanti” per le indagini. Per la tutela della riservatezza, anche le conversazioni che sono in possesso del pubblico ministero e depositate entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni possono essere distrutti, su richiesta della difesa, se ritenuti irrilevanti. Nelle ordinanze o nelle richieste di misura cautelari saranno dunque riportati solo i brani “essenziali” delle intercettazioni. Questo pone alcune questioni di conflitto tra il tema della tutela della privacy e il diritto di cronaca, come rilevato, tra le altre, dall’associazione milanese Walter Tobagi per la formazione al giornalismo.
Il timore è non tanto per il grande passo avanti compiuto nella direzione della tutela della riservatezza quanto piuttosto la responsabilità decisionale in merito alla rilevanza delle intercettazioni. Il decreto stabilisce infatti un ampio potere discrezionale alla polizia giudiziaria ma, allo stesso tempo, va a tutelare anche la pubblicazione di elementi di “pettegolezzo” e effettivamente irrilevanti anche da parte della stampa.
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