Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/02/novita-fiscali-del-5-febbraio-2008-detrazione-iva-le-condizioni-inps-commercianti-eo-gestione-separata-chiarimenti.html
Timestamp: 2018-02-22 17:00:13+00:00
Document Index: 135851907

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 17', 'art. 30', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 5', 'art.1', 'art.6', 'art. 1', 'art.49', 'arte 1', 'art. 7', 'art. 72', 'art. 72']

1) INPS commercianti e/o gestione separata: Chiarimenti sull’obbligo previdenziale di soci, di farmacisti, di guide turistiche
2) Detrazione IVA: Le condizioni
3) INPS gestione artigiani e commercianti: Resa nota la contribuzione per l’anno 2008
4) IVA sulle consumazioni obbligatorie in discoteche e sale da ballo: Niente rimborso
5) Agevolazione prima casa: Credito d’imposta sulla pertinenza
6) Forniture di beni e servizi fatte all’Università soggette ad IVA se l’Ente universitario non ha stipulato direttamente accordi con l’Unione Europea
7) Incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale
L’INPS con la circolare n. 12 del 1/2/2008 ha fornito dei chiarimenti sull’obbligo previdenziale delle Guide turistiche, dei Soci accomandanti di S.a.s. e dei Soci liquidatori di società in liquidazione (nonché dei Farmacisti che hanno avuto le innovazioni sulle modalità di vendita dei farmaci da banco previste dall’articolo 5 del D.L. n. 223/2006).
In particolare, a tale Istituto previdenziale sono pervenute richieste di precisazioni e di chiarimenti su talune categorie di iscritti alla Gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali o alla Gestione separata (di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335/95), in relazione a particolari attività, scaturite a seguito di disposizioni di legge o di orientamenti interpretativi giurisprudenziali.
Ha, quindi, diffuso le seguenti precisazioni:
La Legge n. 160/75 stabilisce, per i soggetti che svolgono attività di “Guida turistica”, l’obbligo di iscrizione alla Gestione assicurativa degli Esercenti Attività Commerciali purché l’attività sia svolta con carattere di abitualità e prevalenza ed abbiano conseguito il titolo abilitante all’esercizio.
Con l’istituzione della Gestione separata (Legge n. 335/95) è stata introdotta la figura del “professionista senza cassa” con riferimento all’art. 53, comma 1, del TUIR, in virtù del quale anche i soggetti che svolgono per professione abituale attività di lavoro autonomo organizzato in modo non imprenditoriale, sono iscrivibili alla Gestione separata come professionisti.
La Corte di Cassazione con sentenza n. 14069 del 19 giugno 2006 (alla quale si è uniformata la successiva giurisprudenza di legittimità con le sentenze n. 3622/07), n. 10542/07, n. 11634/07, n. 4007/07 volte a dirimere specifiche questioni inerenti la modalità di svolgimento dell’attività delle Guide turistiche e la conseguente qualificazione del relativo reddito percepito, ha ritenuto di dovere applicare la seguente distinzione:
a) Se l’attività di Guida turistica è svolta in forma imprenditoriale, il titolare deve essere iscritto, come per il passato, alla Gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali;
b) se, invece, viene svolta con le caratteristiche dell’attività professional il soggetto deve essere iscritto alla Gestione separata.
Pertanto, occorre tenere conto delle modalità di svolgimento dell’attività di Guida turistica e, conseguentemente, del reddito percepito.
Soci accomandanti di Società in accomandita semplice (S.a.s.)
Riguardo gli obblighi assicurativi e contributivi dei soci accomandanti di Società in accomandita semplice, tali soggetti sono iscrivibili alla Gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali ove concorrano le due seguenti condizioni:
– un rapporto di parentela o di affinità entro il terzo (3°) grado con il socio accomandatario;
– l’effettivo svolgimento dell’attività istituzionale della Società con carattere di abitualità e di prevalenza.
b) Incarico di liquidazione affidato ad un socio già iscritto alla Gestione commercio.
Farmacisti, a seguito delle innovazioni sulle modalità di vendita dei farmaci da banco previste dall’art. 5 del D.L. n. 223/2006
L’art. 5 del D.L. n. 223/2006, nel disciplinare le modalità di distribuzione dei farmaci da banco, o dei farmaci non soggetti all’obbligo di prescrizione medica, prevede che la vendita possa avvenire esclusivamente alla presenza di uno o più farmacisti abilitati all’esercizio della professione ed iscritti al relativo albo e all’ENPAF.
Tale circostanza esclude il farmacista, titolare dell’attività, sia dall’iscrizione alla Gestione Commercio e sia dall’iscrizione alla Gestione separata.
Parimenti, l’esclusione dall’iscrivibilità alla Gestione separata opera nei confronti dei farmacisti che sono regolarmente iscritti all’albo dei farmacisti e all’ENPAF, anche se svolgono in posizione di associati in partecipazione o con contratto di lavoro “a progetto” l’attività di vendita al pubblico di farmaci da banco o di automedicazione e di altri farmaci o prodotti medicinali non soggetti a prescrizione medica, secondo le modalità previste dal predetto art. 5 del D.L. 4/7/2006, n. 223.
Se, invece, il farmacista svolge attività in qualità di lavoratore dipendente, é soggetto all’obbligo di iscrizione al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti dell’INPS.
In tema di IVA – ai sensi dell’art. 19 del d.p.r. 633/1972, ed in conformità all’art. 17 della sesta direttiva del Consiglio CEE del 15 maggio 1977, n. 77/388/CEE – non é ammessa in ogni caso la detrazione dell’imposta pagata “a monte” per l’acquisto o l’importazione di beni o per conseguire la prestazione di servizi necessari all’impresa, atteso che, in base alla normativa citata, ai fini della detrazione, non e’ sufficiente che le dette operazioni attengano all’oggetto dell’impresa e siano fatturate, ma é, altresì, indispensabile che esse siano, a loro volta, assoggettabili all’IVA.
E’, questa la Massima della Corte di Cassazione, contenuta nella Sentenza n. 1607 del 25/1/2008.
Una s.r.l. ha proposto ricorso contro l’avviso di rettifica IVA per l’anno 1989, con il quale l’Ufficio, sulla scorta delle risultanze di p.v.c. della G.d.F. nei confronti di altri soggetti, le aveva contestato l’indebita detrazione dell’IVA pagata alla propria cedente, in occasione dagli acquisti di alcune partite di materiali rotabili in disuso (rottami), sostenendo che si trattava di operazioni non soggette a tale imposta.
La società contribuente ha sostenuto di avere pagato l’imposta, pur se erroneamente addebitata, e di avere, conseguentemente, diritto alla detrazione, posto che, peraltro, con il suo comportamento non aveva arrecato alcun concreto danno agli interessi del Fisco.
Le commissioni tributarie (provinciale e regionale) avevano dato ragione al contribuente, sul presupposto che, in tema di IVA, l’imposta erroneamente addebitata in rivalsa, può essere detratta, ai fini della determinazione dell’eccedenza di cui all’art. 30, comma 2, d.p.r. 633/1972, giacché l’art. 19 del medesimo decreto ammetterebbe in detrazione l’ammontare dell’imposta assolta o, comunque, dovuta dal contribuente o a lui addebitata a titolo di rivalsa, senza che influiscano la non assoggettabilità ad IVA dell’operazione o gli errori commessi (dal cedente) nell’addebito dell’imposta.
Sul ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha, invece, ribaltato le decisioni dei giudici sottostanti ed accogliendo le motivazioni dell’Ufficio accertatore.
In particolare, deducendo violazione e falsa applicazione degli art. 19 e da 21 a 25 del D.P.R. n. 633/1972, l’Amministrazione finanziaria ha censurato la sentenza della C.T.R. per non aver considerato che l’errore commesso dal cedente nell’addebitare il tributo in relazione ad un’operazione di cessione di rottami ferrosi (giacché esente da IVA) comporta necessariamente la non detraibilità dell’imposta assolta in rivalsa dall’acquirente (anche quando questi sia rimasto all’oscuro del fatto che il cedente abbia omesso ogni versamento dell’imposta).
La Suprema Corte ha, quindi, ritenuto fondato Il ricorso dell’Amministrazione, come da indirizzo ampiamente consolidato.
Secondo tale giurisprudenza (in tema di IVA – ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 633/1972, ed in conformità all’art. 17 della sesta direttiva del Consiglio CEE del 15 maggio 1977, n. 77/388/CEE viene escluso che sussista una piena simmetria tra obbligo del pagamento dell’imposta, per il fatto che la stessa sia stata addebitata in fattura, e diritto alla detrazione, affermando esplicitamente che l’esercizio del diritto alla detrazione e’ limitato alle sole imposte dovute) non é ammessa in ogni caso la detrazione dell’imposta pagata “a monte” per l’acquisto o l’importazione di beni o per conseguire la prestazione di servizi necessari all’impresa, atteso che, in base alla normativa citata, ai fini della detrazione, non é sufficiente che le dette operazioni attengano all’oggetto dell’impresa e siano fatturate, ma é, altresì, indispensabile che esse siano, a loro volta, assoggettabili all’iva (Cass. 11110/03, 8959/03, 12756/02, 8786/01, 7602/93).
Infine, alla luce della recente sentenza della Corte di Giustizia 15.3.2007 in causa C-35/05, nel caso di specie, la società contribuente è legittimata ad agire nei confronti dell’Amministrazione finanziaria per il rimborso dell’IVA indebitamente pagata in rivalsa.
L’INPS ha reso noto, con la circolare n. 13 del 1/2/2008, la misura delle aliquote contributive in vigore per l’anno 2008 per gli iscritti alla gestione artigiani e alla gestione degli esercenti attività commercial a seguito della finanziaria 2007.
Ecco di seguito il contenuto di tale circolare:
Con effetto dal 1 gennaio 2008, le aliquote contributive per il finanziamento delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell’INPS sono elevate nella misura pari al 20,00 per cento, così come dispone l’art. 1, comma 768 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007).
Per i soli iscritti alla gestione degli esercenti attività commerciali alla nuova aliquota dovrà essere sommato lo 0,09%, a titolo di aliquota aggiuntiva istituita dall’art. 5 del Decreto legislativo 28 marzo 1996 n. 207, ai fini dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale, differita al 31 dicembre 2009.
Per l’anno 2008, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a € 13.819,00.
Tale valore è stato ottenuto – in base alle disposizioni contenute nell’art.1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233 – moltiplicando per 312 il minimale giornaliero di retribu­zione da utilizzare per il calcolo dei contributi in favore degli operai dei settori artigianato e commercio in vigore al 1° gennaio 2007 (€ 42,14) ed aggiungendo al prodotto l’importo di € 671,39 così come disposto dall’art.6 della legge 31 dicembre 1991, n. 415.
– 20,00 % per i titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore ai 21 anni;
– 17,00 % per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni;
– 20,09 % per i titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore ai 21 anni;
– 17,09 % per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni.
– € 2.763,80 annui per i titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore ai 21 anni;
– € 2.349,23 per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni;
– € 2.776,24 annui per i titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore ai 21 anni;
– € 2.361,66 per i collaboratori di età non superiore ai 21 anni.
Per i periodi inferiori all’anno solare, i contributi sono rapportati a mese. Pertanto, gli importi contributivi minimi mensili sono pari rispettivamente a € 230,31e a €195,76 per gli artigiani e a € 231,35 e € 196,80 per i commercianti.
I redditi ed i relativi contributi minimi devono essere riferiti ad ogni singolo soggetto operante nell’impresa.
Il contributo per l’anno 2008 è dovuto sulla totalità dei redditi d’impresa prodotti nel 2007 per la quota eccedente il predetto minimale di € 13.819,00 annui in base alle citate aliquote e fino al limite di retribuzione annua pensionabile pari per il corrente anno all’importo di € 40.765,00.
– 20,00 % del reddito superiore a € 13.819,00 e fino € 40.765,00
– 21.00 % del reddito superiore a € 40.765,00 e fino al massimale di €.67.942,00
– 20,09 % del reddito superiore a € 13.819,00 e fino a € 40.765,00
– 21,09 % del reddito superiore a €.40.765,00 e fino al massimale di € 67.942,00
Il contributo in argomento – denominato contributo a conguaglio – sommato al contributo sul minimale di reddito di cui al precedente punto 1) deve essere considerato come acconto delle somme dovute sulla totalità dei redditi d’impresa prodotti nel 2008(si veda in proposito il se­guente punto 4).
Come è noto il comma 4 dell’art. 1 della citata legge n.233/1990 stabilisce che, in presenza di un reddito d’impresa supe­riore al limite di retribuzione annua pensionabile cui si applica la percentuale massima di commisurazione della pensione prevista per l’assicurazione generale obbligatoria IVS dei lavoratori dipendenti (2%), la quota di reddito eccedente tale limite, per il 2008 pari a €.40.765,00 viene presa in considerazione, ai fini del versamento dei contri­buti previdenziali, fino a concorrenza di un importo pari a 2/3 del limite stesso.
Per l’anno 2008, pertanto, il massimale di reddito annuo entro il quale sono dovuti i contributi IVS è pari a € 67.942,00 ( € 40.765,00 più € 27.177,00).
Artigiani – titolari di qualunque età e per i colla­bora­tori di età superiore ai
– collaboratori di età non superiore ai 21 anni:
Commercianti – titolari di qualunque età e per i collaboratori di età superiore
– collaboratori di età non superiore ai 21 anni :
Per i periodi di assicurazione inferiori all’anno, il massimale deve essere rapportato a mese e,pertanto, gli importi contributivi massimi sono i seguenti:
– € 1.155,00 mensili,per i soggetti ai quali si applicano le aliquote del 20,00% e del 21,00%;
– € 985,16 mensili,per i soggetti ai quali si applicano le aliquote ridotte 17,00%e del 18,00%
– € 1.160,11 mensili,per i soggetti ai quali si applicano le aliquote del 20,09% e del 21,09%;
– € 990,25 mensili,per i soggetti ai quali si applicano le aliquote ridotte 17,09% e del 18,09%
Si ricorda che quelli sopraindicati sono limiti indi­viduali, da riferire ad ogni singolo soggetto operante nell’impresa e non massimali globali, da riferire all’im­presa stessa.
Il contributo in epigrafe, per effetto di quanto disposto dall’art.49, comma 1, della legge 23 dicembre 1999 n. 488 e successive modifiche ed integrazioni è fissato nella misura di € 0,62 mensili, per ciascun soggetto iscritto alla gestione di appartenenza.
a) è calcolato sulla totalità dei redditi d’impresa denunciati ai fini IRPEF (e non soltanto su quello derivante dall’attività che dà titolo all’iscrizione nella gestione di appartenenza );
b) è rapportato ai redditi d’impresa prodotti nello stesso anno al quale il contributo si riferisce (quindi – per i contributi dell’anno 2008 – ai redditi 2008, da denunciare al fisco nel 2009).
In conseguenza di quanto sopra, qualora la somma dei contributi sul minimale e di quelli a conguaglio versati alle previste scadenze sia inferiore a quanto dovuto sulla totalità dei redditi d’impresa realizzati nel 2008, è dovuto un ulteriore contributo a saldo da corrispondere entro i termini di pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche.
Si ricorda che, nel caso in cui il titolare si avvalga anche dell’attività di familiari collaboratori, i contri­buti eccedenti il minimale vanno determinati nella seguente maniera:
b) aziende non costituite in imprese familiari: il titolare può attribuire a ciascun collaboratore una quota del reddito denunciato ai fini fiscali; in ogni caso, il totale dei redditi attribuiti ai collaboratori non può superare il 49% del reddito globale dell’impresa; i contributi per il titolare e per i collaboratori debbono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito attribuita a ciascuno di essi.
Coloro che esercitano l’attività di affittacamere ed i produttori di terzo e quarto gruppo (3) iscritti alla Gestione dei commercianti, non sono soggetti all’osservanza del minimale annuo di reddito; di conseguenza gli stessi sono tenuti al solo versamento dei contributi a percentuale IVS calcolati sull’effettivo reddito, maggiorati dell’importo della contribuzione, dovuta per le prestazioni di maternità, pari a € 0,62 mensili .
– 16 maggio, 16 agosto, 16 novembre 2008 e 16 febbraio 2009, per il versamento delle quattro rate dei contributi dovuti sul minimale di reddito;
– entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche in riferimento ai contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, a titolo di saldo 2007, primo acconto 2008 e secondo acconto 2008.
I gestori di discoteche e sale da ballo non possono ottenere il rimborso della maggiore Iva versata in conseguenza dell’applicazione, alle consumazioni obbligatorie, dell’aliquota del 20%, in luogo di quella agevolata del 10, anche nel periodo anteriore al 4/7/ 2006, data di entrata in vigore del D.L. n. 223/2006 (“Visco-Bersani”).
In particolare, nel caso di specie, i gestori delle discoteche e sale da ballo, a prescindere dall’aliquota applicata nei confronti del cliente-consumatore finale per le consumazioni obbligatoriamente imposte, non restano incisi dall’imposta, giacché questa é stata agli stessi precedentemente corrisposta dal cliente.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 01/02/2008, n. 29)
Il requisito essenziale per l’agevolazione “prima casa” e per poterne usufruire del credito d’imposta, é che il riacquisto riguardi un altro immobile abitativo da adibire a propria abitazione principale.
Il legislatore ha, quindi, inteso agevolare concrete utilizzazioni di immobili acquistati come abitazione in relazione alle necessità della famiglia, e non meri progetti di future sistemazioni (Corte di Cassazione n. 12737/1998).
Pertanto, nell’ipotesi di vendita nel quinquennio dell’immobile agevolato, l’acquisto di un bene diverso dalla casa da destinare ad abitazione principale non soddisfa le condizioni poste dalla norma per la conferma dell’agevolazione “prima casa”.
Ne deriva l’esclusione dal beneficio nel caso di riacquisto di un box da destinare a pertinenza della casa di abitazione.
Per usufruire del suddetto credito occorre che agli atti di acquisto degli immobili, (quello acquistato e rivenduto e quello acquistato successivamente), competa il regime agevolato.
In conclusione, nel caso di specie si verifica la seguente situazione:
a) il trasferimento della pertinenza acquistata con atto registrato il 5 giugno 2003, prima del decorso del quinquennio, comporta la decadenza dell’agevolazione usufruita, non operando, a salvaguardia della stessa, il comma 4 della nota II-bis, posta in calce all’articolo 1 della tariffa, parte 1, allegata al TUR;
b) l’atto di acquisto di altra pertinenza non può beneficiare del credito d’imposta di cui all’art. 7 della legge n. 448/1998;
c) l’atto di acquisto della pertinenza può, invece, beneficiare dell’agevolazione “prima casa” qualora ricorrano i presupposti previsti dal comma 3 della predetta nota II-bis.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 01/02/2008, n. 30)
Infatti, la non imponibilità IVA di cui all’art. 72, comma 3, n. 3, non può essere applicata alle forniture di beni e servizi nei confronti dell’Università, che si pone come soggetto terzo (ancorché attuatore del programma) rispetto ai soggetti pubblici centrali e locali ai quali fa capo la realizzazione del progetto nei confronti degli organismi comunitari erogatori dei finanziamenti.
Tale norma riguarda solo le parti direttamente coinvolte nel rapporto giuridico alla base del programma di ricerca e non si può estendere ai soggetti che in via indiretta e mediata sono chiamati ad attuarlo senza precise responsabilità nei confronti dell’Ente che eroga i finanziamenti.
Ciò anche se l’esecuzione del programma mira al perseguimento di finalità analoghe a quelle dei soggetti contrattuali.
E’ questo il chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate a seguito di una istanza presentata da una Università degli Studi, la quale nel perseguimento delle proprie finalità istituzionali, opera anche come soggetto “attuatore” di specifici “programmi quadro” di sostegno alle attività di ricerca e sviluppo tecnologico finanziati dall’Unione Europea.
In particolare, per l’attuazione di tali progetti (Corsi di Alta formazione e Reti per lo sviluppo della ricerca scientifica) l’Ente universitario non stipula direttamente accordi con l’Unione Europea, ma si avvale dei contributi europei per il tramite dello Stato o della Regione che si assumono l’onere di sviluppare le attività di ricerca sotto il controllo e il coordinamento degli organi europei competenti.
L’Università aveva chiesto di sapere, in qualità di soggetto attuatore dei progetti comunitari, se nei rapporti con i fornitori per gli acquisti di beni e/o servizi funzionali alla realizzazione dei progetti di ricerca poteva usufruire del regime di non imponibilità IVA previsto dal citato art. 72 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 04/02/2008 n. 31)