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Timestamp: 2020-08-07 04:27:57+00:00
Document Index: 78277465

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Sentenza Cassazione Civile n. 26389 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26389 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep.20/12/2016), n. 26389
sul ricorso 19983-2014 proposto da:
A.G., D.L.O., D.V.A., elettivamente
rappresentati e difesi dall’avvocato VINCENZO RICCARDI in virtù di
COMUNE SAN GIORGIO A CREMANO, in persona del Sindaco pro tempore,
CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO CAIA in
virtù di mandato a margine del controricorso e giusta determina
dirigenziale n. 297 del 30/07/2014 prodotta in atti;
avverso la sentenza n. 1282/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
emessa 1/11/02/2014 e depositata il 11/03/2014;
udito l’Avvocato Luigi Coronella (delega Avvocato Francesco Caia),
La Corte di appello di Napoli per quanto ancora interessa ha accolto il gravame proposto dal Comune di San Giorgio a Cremano ed ha rigettato le domande proposte da A.G., D.V.A. e D.L.O., vigili urbani in servizio presso il Comune, di accertamento del diritto al risarcimento del danno conseguente al mancato godimento, per esigenze aziendali e senza ulteriore riposo compensativo, del riposo settimanale nel periodo dal 1.1.1997 al 20.6.2001 oltre che del diritto alla corresponsione dello straordinario festivo in relazione alle ore effettuate nelle domeniche lavorate.
Per la cassazione della sentenza ricorrono i lavoratori che articolano tre motivi cui resiste il Comune di San Giorgio a Cremano con tempestivo controricorso.
I ricorrenti hanno depositato memoria con la quale insistono nelle conclusioni già prese ed evidenziando che in altre analoghe controversie la Corte di appello di Napoli ha rimesso le parti davanti al giudice di primo grado avendo ritenuto che sussistesse sull’intera domanda (ed anche quindi per il periodo antecedente al 1998 rispetto al quale il Tribunale aveva dichiarato il difetto di giurisdizione) la giurisdizione del giudice ordinario.
Tutto ciò premesso e sulle censure formulate va rilevato che:
1.- la sentenza non è incorsa nel denunciato vizio di violazione degli artt. 99 e 112 c.p.c. e nel divieto di reformatio in peius atteso che con l’atto di appello il Comune di San Giorgio a Cremano ha censurato la sentenza di primo grado sotto tutti gli aspetti evidenziando che la qualifica dei ricorrenti (vigili urbani) giustifica la prestazione dell’attività secondo turni che possono protrarsi anche per sette giorni consecutivi retribuiti perciò con maggiorazioni contrattualmente previste comprensive di ogni ulteriore indennità prevista dal contratto per altre e diverse situazioni. Il Comune ha poi sottolineato che i ricorrenti avevano percepito tutti i compensi loro spettanti sulla base della contrattazione collettiva. Si tratta di contestazione radicale della spettanza di compensi diversi da quelli già erogati fondata sulla particolare organizzazione della prestazione a cagione del compito svolto dai lavoratori e dalla previsione di un compenso specifico connesso al disagio che ne consegue.
2.- non sussiste la denunciata violazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 del D.Lgs. n. 66 del 2003, art. 1 sul lavoro turnista e degli artt. 22 e 24 del c.c.n.l. del 14.9.2000 in relazione al pagamento dello straordinario svolto nel giorno domenicale.
Va premesso che sulla base della contrattazione collettiva applicabile (artt. 22 e 24 del c.c.n.l. 14.9.2000:
2.1.- al dipendente che per particolari esigenze di servizio non usufruisce del giorno di riposo settimanale deve essere corrisposta la retribuzione giornaliera di cui all’art. 52, comma 2, lett. b) maggiorata del 50%, con diritto al riposo compensativo da fruire di regola entro 15 giorni e comunque non oltre il bimestre successivo.
2.2.- L’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente, ad un equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo.
2.3.- L’attività prestata in giorno feriale non lavorativo, a seguito di articolazione di lavoro su cinque giorni, da titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario non festivo.
2.4.- La maggiorazione di cui al comma 1 è cumulabile con altro trattamento accessorio collegato alla prestazione.
2.5.- Anche in assenza di rotazione per turno, nel caso di lavoro ordinario notturno e festivo è dovuta una maggiorazione della retribuzione oraria di cui all’art. 52, comma 2, lett. b), nella misura del 20%; nel caso di lavoro ordinario festivo – notturno la maggiorazione dovuta è del 30%.
Con le sentenze n. 2088 del 24.2.2012 e n. 8458 del 9.4.2010 è stato osservato che “le richiamate disposizioni negoziali vanno lette nel senso che al personale turnista che presti attività lavorativa in giornata festiva infrasettimanale, come in quella domenicale, secondo le previsioni del turno di lavoro, spetta solo il compenso previsto dall’art. 22, comma 5, secondo alinea (maggiorazione del 30% della retribuzione)”. “Resta perciò escluso che nell’ipotesi considerata possa farsi riferimento al diverso istituto dello straordinario, che presuppone necessariamente il superamento dell’orario contrattuale di lavoro”. “L’art. 24, primi tre commi prendono in considerazione l’attività lavorativa prestata, in via eccezionale ovvero occasionale, in giorni non lavorativi, attività che comporta il superamento del limite di orario settimanale, cosicchè, proprio perchè individua situazioni non ordinarie, non riguarda i lavoratori inseriti in prestabiliti turni di lavoro che possono essere, conseguentemente, chiamati in via ordinaria a svolgere le proprie prestazioni sia nei giorni feriali non lavorativi (vedi art. 24, comma 3) sia nelle giornate festive, nei rispetto degli obblighi derivanti dalla periodica predisposizione dei predetti turni di lavoro”. “La clausola contenuta nell’art. 24, comma 5, come si evince chiaramente dalla formulazione del testo, si riferisce proprio al caso del dipendente che, fuori delle ipotesi di turnazione, ordinariamente, in base al suo orario di lavoro, è tenuto ad effettuare prestazioni lavorative di notte o in giorno festivo settimanale (come nel caso di dipendente che vi sia tenuto in base ad una particolare programmazione plurisettimanale dell’orario di lavoro, ai sensi dell’art. 17, comma 4, lett. b) del CCNL del 6.7.1995) e gli assicura una maggiorazione di retribuzione compensativa del disagio, dimostrando così come t’articolo in questione non concerna la regolamentazione del lavoro secondo turni”.
Ne segue che “per i lavoratori in turno, deve trovare applicazione la sola speciale disciplina dettata dall’art. 22, mentre l’art. 24 ha ad oggetto fattispecie lavorative ed ipotesi diverse dal turno. Soltanto il lavoratore in turno chiamato a prestare, in via eccezionale ovvero occasionale, la propria attività nella giornata di riposo settimanale che gli compete in base al turno assegnato, ovvero in giornata festiva infrasettimanale al di là dell’orario ordinario, ha diritto all’applicazione della disciplina dell’art. 24, comma 2”.
L’art. 24 contempla, ai primi tre commi, l’ipotesi di eccedenza, in forza del lavoro prestato in giorno non lavorativo, rispetto all’orario normale di lavoro, mentre l’art. 22 compensa il disagio del lavoro secondo turni, turni nei quali possono cadere giornate festive infrasettimanali, ma senza che la prestazione ecceda i normale orario di lavoro (cfr. Cass. n. 8458 del 2010 e 2088 del 2012 cit. ed anche n. 23646 del 2012 e recentemente ord. 6 L. n. 14038 del 2014).
Solo quando la prestazione dei turnisti ecceda l’orario normale, l’indennità richiesta, in ipotesi di mancata fruizione del riposo compensativo, si cumula con il compenso di cui all’art. 22 c.c.n.l..
Come rilevato dal giudice di merito, con accertamento in fatto in questa sede non censurabile, il caso in esame rientra nella previsione dell’art. 22 citato e dunque nulla spetta non essendosi realizzate le condizioni per l’applicazione della diversa disposizione collettiva.
3.- inammissibile la censura che investe la sentenza sotto il profilo dell’omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo per il giudizio.
La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile nel presente procedimento posto che la sentenza è stata depositata l’11 marzo 2014, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione, di tal che è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.
Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Cass. s.u. n. 8053 e 8054 del 2014).
Al contrario la censura contenuta nel ricorso risulta parametrata al vecchio testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e perciò è inammissibile.
Per tutto quanto sopra considerato, si propone, ex art. 375 c.p.c., n. 5, che il ricorso complessivamente manifestamente infondato, sia respinto.
Nè le osservazioni formulate con la memoria convincono il Collegio a pervenire a conclusioni diverse rispetto a quelle su riportate.
Per tutto quanto sopra considerato il ricorso, manifestamente infondato, va rigettato con ordinanza ex art. 375 c.p.c., n. 5. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 3000,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie. Accessori come per legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis del citato.