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Timestamp: 2017-07-22 18:37:59+00:00
Document Index: 57220847

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'art. 155', 'art. 148', 'sentenza\n', 'art. 147', 'art. 155', 'art. 148']

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TRADIMENTO E ADDEBITO SEPARAZIONE?
PER ME NON SEMPRE
La mancata osservanza dell’obbligo di fedeltà, “rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a determinare l’addebito della separazione a carico del coniuge responsabile, fermo restando che deve sussistere il nesso di causalità fra l’infedeltà e la crisi coniugale, il quale viene meno ove preesista una crisi già irrimediabilmente in atto” (Sent. 13431/08).
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ha immotivatamente ignorato le prove documentali agli atti di causa, sia in punto di addebito sia in punto economico, arrivando ad attribuire agli elementi emersi in giudizio un significato addirittura contra legem;
Come ha evidenziato la giurisprudenza, il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, stabilito dall’art. 147 cod. civ., obbliga i coniugi a far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fino a quando la loro età lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione.
Tale principio trova conferma nell’art. 155 cod. civ., il quale – nell’imporre a ciascuno dei coniugi l’obbligo di provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito – individua, quali elementi da tenere in conto nella determinazione dell’assegno, oltre alle esigenze del figlio, il tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza e le risorse economiche dei genitori, nonché i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti (Cass. 10 luglio 2013, n. 17089), in modo da realizzare il principio generale di cui all’art. 148, c.c., secondo cui i genitori devono concorrere al mantenimento dei
figli in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo (v. Cass. 6 novembre 2009, n. 23630).
Come ha evidenziato la giurisprudenza, in tema di separazione tra coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e
crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento dei coniugi, da cui emerga la preesistenza di una crisi già in atto (Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618; Cass. 12 aprile 2006, n. 8512; Cass. 18 settembre 2003, n. 13747). “Da queste premesse deriva che sulla parte, la quale richieda l’addebito della separazione all’altro coniuge, grava l’onere di provare sia la contrarietà del comportamento di questi ai doveri che derivano dal matrimonio, e sia l’efficacia causale di questi comportamenti nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza (cfr. Cass. 27 giugno 2006 n. 14840; 11 giugno 2005 n. 12383); ma che, laddove la ragione dell’addebito sia costituita dall’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale, questo comportamento, se provato, fa presumere che abbia reso la convivenza intollerabile”, sicché la parte che lo ha allegato ha interamente assolto l’onere della prova per la parte su di lei gravante. Tale regola viene meno “quando si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale” (Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059).
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Non può tuttavia sottacersi che la violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, rappresenta una violazione particolarmente grave di tale obbligo, che, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, causa della separazione personale dei coniugi e, quindi, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile, sempreché non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (Cass., 9 giugno 2000, n. 7859; Cass., 18 settembre 2003, n. 13747; Cass., 12 aprile 2006, n. 8512
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Un rapporto fatto solo di scambio di mail e telefonate, senza alcun incontro fisico, non sarebbe idoneo di per sé a provocare l’intollerabilità della convivenza, a meno che non ingeneri il sospetto di infedeltà e leda l’onore e la dignità dell’altro coniuge.Dunque una storia “virtuale” non è considerata causa
di addebito qualora non sia stata tale da rendere ormai impossibile la convivenza coniugale. L’addebito della separazione potrebbe, invece, essere riconosciuto qualora la relazione, seppure platonica, abbia causato il forte sospetto di infedeltà del coniuge, sia venuta a conoscenza da parte di terzi e, in generale, abbia leso l’onore e la dignità del coniuge tradito (cosi Cassazione Civile sentenza
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Tuttavia, il fatto che una determinata condotta sia lesiva della privacy altrui e dunque passibile di denuncia – querela, non vale ad escludere la possibilità, da parte del partner “tradito”, di impiegare le prove dell’infedeltà così raccolte nel giudizio di separazione. In sede civile sarà, infatti, rimessa al Giudice la valutazione circa l’ammissibilità o meno della prova acquisita in violazione della riservatezza del coniuge.
Tribunale di Nuoro – Sezione civile – Sentenza 29 settembre 2015 n. 552
Con ricorso depositato il 2.5.2012 Gi.Gr. ha esposto di avere contratto matrimonio in data 10.12.2000 con An.Sp., da cui ha avuto due figli Al.Pi., nato il (…) e Fe.Go., nato il (…) che la medesima svolge l’attività di medico chirurgo presso l’ospedale San Francesco di Nuoro, mentre il marito è amministratore di cooperativa; che alla fine del 2010 la ricorrente ha scoperto che il sig. Sp. aveva una relazione adulterina che durava già diversi anni; che il 4.12.2010, dopo aver informato il sig. Sp. della scoperta della relazione, il convenuto ha abbandonato il domicilio coniugale; che da allora i coniugi vivono separali; che il marito non è in grado di provvedere da solo al figlio minore Fe.
Ciò premesso, la ricorrente ha chiesto disporsi: la separazione personale tra i coniugi per fatto addebitabile a An.Ro., Sp.; l’affidamento dei figli minori a entrambi i genitori con collocazione
presso la madre; l’assegnazione della casa coniugale alla signora Gr.; la regolamentazione del diritto di visita del padre in maniera differenziata per i due figli minori; l’assegno di mantenimento a carico del convenuto e in favore dei figli nella misura di Euro 750,00, oltre al 50% delle spese straordinarie; la condanna del sig. Sp. al pagamento delle somme non corrisposte dal novembre 2010 ovvero dalla data dell’abbandono della casa coniugale.
Il pubblico Ministero ha concluso chiedendo che venga dichiarata la separazione dei coniugi.
La domanda delle parti volta a dichiarare la separazione dei coniugi è fondata e va accolta.
Nel caso di specie, sulla base dell’attività istruttoria svolta e della documentazione prodotta, deve ritenersi dimostrato che il sig. Sp. abbia iniziato una relazione extraconiugale durante la convivenza matrimoniale. Il teste So.Ot. ha dichiarato di aver seguito An.Sp. su incarico della signora Gr. nel mese di novembre 2010 quando il medesimo si trovava a Sassari e di averlo visto entrare nell’appartamento della signora Gi.Fo. nelle ore notturne: il 9 novembre 2010 dalle ore 21,00 alle ore 5,45, il 10 novembre 2010 dalle ore 22,15 alle ore 00,30, il 16 e il 17 novembre dalle ore 21,35-22,00 fino ad oltre l’uria di notte. Secondo quanto dichiarato dal teste Fr.Gr., nel mese di dicembre del 2010 Ro.Sp. ha riconosciuto di avere una relazione extraconiugale, che non considerava importante.
E’ noto che l’affidamento condiviso, comportante l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi ed una condivisione delle decisioni di maggiore importanza attinenti alla sfera
personale e patrimoniale del minore, non si pone più come evenienza residuale, bensì come regola; rispetto alla quale costituisce eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo. Alla regola dell’affidamento condiviso, infatti, può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore. Come ha evidenziato la giurisprudenza, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso occorre che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale da rendere l’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (v. Cass. 2.12.2010, n. 24526; Cass. 18.6.2008, n. 16593).
Come ha evidenziato la giurisprudenza, il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, stabilito dall’art. 147 cod. civ., obbliga i coniugi a far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fino a quando la loro età lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione. Tale principio trova conferma nell’art. 155 cod. civ., il quale – nell’imporre a ciascuno dei coniugi l’obbligo di provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito – individua, quali elementi da tenere in conto nella determinazione dell’assegno, oltre alle esigenze del figlio, il tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza e le risorse economiche dei genitori, nonché i tempi di permanenza presso ciascuno di essi e la valenza economica dei compiti domestici e di cura da loro assunti (Cass. 10 luglio 2013, n. 17089), in modo da realizzare il principio generale di cui all’art. 148, c.c., secondo cui i genitori devono concorrere al mantenimento dei
[1] Trib. Nuoro, sent. n. 552/2015 del 29.09.2015.
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