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Timestamp: 2017-02-25 23:32:41+00:00
Document Index: 51099938

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 3', 'arte 13', 'art. 117', 'art. 117', 'art.117', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 120', 'art. 6', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 19']

I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI SANITARIE NEI NUOVI STATUTI REGIONALI 1. - PDF
I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI SANITARIE NEI NUOVI STATUTI REGIONALI 1.
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Albano Mauri
1 I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI SANITARIE NEI NUOVI STATUTI REGIONALI 1. Dott.ssa Maurizia di Massa 1. Introduzione e primi riferimenti normativi Il tema 2 dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (di seguito nel testo Lep), benché oggi abbia ottenuto riconoscimento nel testo costituzionale riformato, trova la sua affermazione già nella anteriore normativa in materia sanitaria e, in particolare, nella Legge 833/1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale 3. Occorrerà pertanto provvedere ad una (pur sommaria) ricognizione dell evoluzione normativa al riguardo. L art. 3, co. 2, L. 833/1978 (da considerarsi attuazione dell art. 32 Cost.), attribuiva alla legge statale, in sede di approvazione del piano sanitario nazionale, il compito di fissare i livelli delle prestazioni sanitarie che devono essere, comunque, garantite a tutti i cittadini. Si nota in questo primo riferimento ai livelli delle prestazioni l assenza di aggettivazioni, tuttavia sia nei lavori preparatori che da parte della dottrina essi sono stati intesi proprio come livelli essenziali. La logica di tale previsione è da ricondursi alla finalità di servizio universale attribuita dalla legge all istituendo SSN, ed alla conseguente necessità di individuare quali prestazioni fossero da garantire a tutti i cittadini. Tale previsione è rimasta, sostanzialmente, senza riscontro concreto, giacché i piani sanitari nazionali, che avrebbero dovuto prevedere in concreto i LEP, non sono stati approvati per molti anni. Successiva evoluzione del concetto di Livelli Essenziali si rinviene nel D.Lgs n.502. I Livelli essenziali di assistenza (terminologia della D.Lgs. 502/92, poi ripresa anche in ambito di assistenza sociale dalla L.328/ di seguito nel testo Lea ) continuano a dover essere previsti, nel contenuto, dai Piani Sanitari nazionali ma con l espressa affermazione che essi devono essere uniformi, ossia strumentali alla garanzia di pari prestazioni su tutto il territorio nazionale (art. 1 co. 2). Successivamente il Piano Sanitario Nazionale per il triennio definisce essenziali i livelli di assistenza che, in quanto necessari [per rispondere ai bisogni fondamentali di promozione, mantenimento e recupero delle condizioni di salute della popolazione] ed appropriati [rispetto sia alle specifiche esigenze di salute del cittadino sia alle modalità di erogazione delle prestazioni], debbono essere uniformemente garantiti su tutto il territorio nazionale e all intera collettività, tenendo conto delle differenze nella distribuzione delle necessità assistenziali e dei rischi per la salute. 1 Costituiscono oggetto di analisi gli Statuti delle seguenti regioni: Emilia Romagna (L.R. 31/03/2005 n.13); Umbria (L.R. 16/04/2005 n.21); Piemonte (L. stat. 4/03/2005 n.1); Marche (L. stat. 8/03/2005 n.1); Lazio (L. stat. 1/2004); Puglia (L.R. 12/05/2004 n.7); Calabria (L.R. 25/10/2004 n.25); Liguria (L. stat. 3/05/2005 n.1); Toscana (Stat. 11/02/2005); Abruzzo 1. 2 Il riferimento ai Livelli essenziali delle prestazioni come ad una materia, un tema (o simili) è operazione scorretta dal punto di vista terminologico; in nota n.8 si chiarirà che di essi dovrà parlarsi come di una competenza o di una funzione trasversale rispetto ad una molteplicità di materie/diritti ex art. 117, comma 2, lett. m) Cost. 3 Ciò a prima manifestazione del fatto che l oggetto del presente scritto si riconnette a due differenti ambiti : quello dei diritto alla salute e quello della garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni inerenti i diritti civili e sociali. 4 Approvato con D. P. R. 23/07/19982 Poi è la volta della riforma ter del sistema sanitario, attuata con il D.Lgs. 229/1999, di modifica dell art. 1, co.2, del D.Lgs. 502/92. Tuttavia solo con il d.p.c.m. 29/11/2001 si avrà la prima definizione contenutistica dei Lea; il sistema adottato è quello suddivisione delle prestazioni sanitarie in distinti allegati, a seconda che esse debbano o meno essere garantite dal SSN in quanto afferenti ai Lea 5 ; quella contenuta nell indicato dpcm è l unica definizione concreta ad oggi esistente dei Livelli essenziali di assistenza 6. I Lea, che come visto hanno avuto primo riconoscimento nell alveo della materia sanitaria, hanno poi trovato spazio anche nel contiguo settore dei servizi sociali (L. 328/ Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali ) e, più recentemente, in quello dell istruzione (L. 53/ ). 2. La riforma costituzionale Con la riforma costituzionale varata nel 2001, i livelli essenziali delle prestazioni escono dall ambito tipico dell assistenza sanitaria (e dell assistenza sociale) per acquisire una connotazione più neutra, essendo ora genericamente riferiti (come criterio di garanzia irrinunciabile) a tutti i diritti civili e sociali (con ciò manifestando uno stretto legame, come è stato sottolineato, con la prima parte della Carta costituzionale). L art. 117, co.2, lett. m) Cost. infatti, nell elencare le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato, fa riferimento anche alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale 8, 9. 5 Il dpcm 29/11/2001 contiene un primo allegato con la ricognizione della normativa vigente e dei servizi erogabili nei tre macro-livelli di assistenza: assistenza sanitaria collettiva, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera. Esistono inoltre altri allegati tra cui, per quanto di maggiore interesse: All. 2A: sulle prestazioni escluse dai livelli essenziali; All. 2B: sulle prestazioni escluse solo parzialmente dai Lea in quanto erogabili solo secondo specifiche indicazioni cliniche; All. 2C: sulle prestazioni che, pur essendo incluse nei livelli essenziali, sono erogate in modo inappropriato o per le quali esistono alternative più appropriate, e per le quali, quindi, occorre individuare modalità più appropriate di erogazione. 6 A scopo di chiarezza, si precisa che presso il Ministero della Salute sono stati recentemente istituiti una serie di organi tecnici istituzionalmente deputati ad occuparsi delle questioni inerenti i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie. La Commissione nazionale per la definizione e l aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni in esse contenute (istituita con D. Min. Salute 25/02/2004) ha il compito di valutare, in relazione alle risorse disponibili, i fattori scientifici, tecnologici ed economici relativi alla definizione e all aggiornamento dei Lea. Il Comitato permanente per la verifica e l erogazione dei Lea (istituito con D. Min. Salute21/11/2005 su previsione dell Intesa Stato-Regioni del 23/03/2005) ha il compito di verificare l erogazione dei Lea in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell utilizzo delle risorse, la congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione dal SSN. Si precisa inoltre che, quanto all attività di aggiornamento delle prestazioni riconducibili ai Lea, l art. 54, comma 3, L (finanziaria 2003) prevede che vi si provveda mediante Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. 7 Attuato con D. Lgs. 17 ottobre 2005, n. 226 "Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a norma dell'articolo 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53" 8 La definizione costituzionale dei livelli essenziali delle prestazioni come materia è stata contestata dalla stessa Corte Costituzionale che, nella sentenza n. 282/2002, ha chiarito come essi costituiscano, piuttosto, una competenza del legislatore statale idonee a ad investire tutte le materie, rispetto alle quali il legislatore stesso deve poter porre le norme necessarie per assicurare a tutti, sull intero territorio nazionale, il godimento di prestazioni garantite, senza che la Legislazione regionale possa limitarle o condizionarle. Tale previsione costituzionale sarebbe da leggersi, senza dubbio, come una delle ipotesi di valorizzazione dell interesse nazionale, solo formalmente espunto dal testo costituzionale con la3 La finalità di tale disposizione costituzionale è stata individuata nella volontà che il rafforzamento dell autonomismo non pregiudichi la parità dei diritti dei cittadini, nel rispetto, prima ancora di quella unitaria, dell esigenza universalistica ed egalitaria 10 e, quindi, nella volontà di impedire che la pur legittima valorizzazione delle diversità territoriali comporti il rischio di un pregiudizio del principio di uguaglianza di cui all art. 3 Cost., che affida alla Repubblica un programma di intervento attivo e positivo al fine di assicurare le condizioni essenziali o minime perché ogni cittadino abbia pari chances di libertà 11. E infatti facile intravedere le possibili conseguenze negative di una riforma in senso federalista e di una diversificazione territoriale, in tutti quegli ambiti (tra cui appunto quello dei diritti sociali) in cui tradizionalmente la tutela e lo stesso soddisfacimento della situazione giuridica soggettiva sono connessi ad un attività di prestazione da parte dei poteri pubblici. E apparso pertanto necessario individuare quello che è stato definito il tasso di disuguaglianza 12 tollerabile da parte dell ordinamento, costituito appunto dal livello massimo consentito di differenziazione delle entità territoriali autonome, che non può spingersi fino a comprimere il livello essenziale dei diritti che deve essere garantito su tutto il territorio nazionale. Secondo taluna dottrina, l attribuzione alla legge statale della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali avrebbe una fondamentale funzione di certezza e di garanzia anche in un altra prospettiva, generando il superamento della divaricazione fra sistema delle autonomie e principi della Prima Parte. Dal 2001, infatti, risulterebbe definitivamente chiarito che le riserve di legge di cui alla Prima parte della costituzione rimangono, per gli aspetti inerenti la determinazione dei Lep, di spettanza del legislatore nazionale e, quindi, nella piena responsabilità del Parlamento; di contro, nel regime costituzionale precedente, l attribuzione di competenze normative alle regioni difettava di raccordi con le riserve di legge destinate ad attuare i principi della Prima Parte 13. L attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di livelli essenziali passa però per l individuazione del concreto significato da attribuire alla nozione stessa. Andrebbe infatti evidenziata la differenza della dicitura livelli essenziali, riferibile ai livelli di garanzia necessari ad assicurare pari condizioni di vita su tutto il territorio nazionale 14, rispetto a quella livelli minimi, riferibile ad una riforma degli artt. 117 e 127 Cost. Sul punto cfr. M. Luciani, in Il nuovo Welfare State dopo la riforma del titolo V. Sanità e assistenza a confronto. (Atti del convegno Roma 17 maggio 2002), Giuffré, Milano, 2005, p Non si deve inoltre dimenticare che, per quanto di interesse, la riforma costituzionale del 2001 ha modificato l ambito dei rapporti Stato-Regioni anche sotto il profilo della riconduzione della materia tutela della salute (che si sostituisce alla vecchia dizione assistenza sanitaria e ospedaliera ) all ambito della competenza legislativa concorrente (art. 117, comma 3, Cost.), con determinazione dei principi fondamentali da parte dello Stato e competenza legislativa e regolamentare regionale. 10 Così M.Luciani, I diritti costituzionali tra stato e regioni (a proposito dell art. 117, comma 2, lett m) della costituzione), in Politica del diritto, XXXIII, n.3, 2002, p.345 ss. 11 Baldassarre, Diritti sociali, in Enciclopedia Giuridica Treccani, XI, 1989, G. Rossi e A. Benedetti, La competenza legislativa statale esclusiva in materia di livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, in Il lavoro nelle pubbliche amministrazioni, supplemento al fasc. 1 (gen./feb), 2002, p.22 ss. 13 Così C. Pinelli, Sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (art.117. co.2, lett. m, Cost), in Diritto Pubblico, 3, 2002, p.881 ss. L A. evidenzia come, 14 L. Chieffi, Riforma dello Stato delle autonomie e trasformazione del Welfare in Italia, in ID. (a cura di), Evoluzione dello Stato delle Autonomie e tutela dei diritti sociali. A proposito della riforma del Titolo V della Costituzione, Padova, Cedam, 2001, pp.22 ss.4 misura astratta e mutevole e priva del necessario carattere di promozione e superamento delle differenze sociali ed economiche 15. L attribuzione allo Stato della determinazione dei livelli essenziali dei diritti (per ciò che qui interessa) sociali, genera una serie di conseguenze in termini di riparto di competenze tra Stato, Regioni ed enti locali. Infatti, mentre la determinazione dei livelli essenziali viene effettuata a livello centrale, spetta alle autonomie territoriali provvedere ad attuarle, mediante concreta gestione ed erogazione dei servizi a essi correlati 16. In ciò si innesca anzitutto un delicato meccanismo di sinergie tra i vari livelli di governo; il governo centrale dovrà provvedere (per il tramite del Ministero della Salute), insieme alle Regioni 17, all aggiornamento periodico dei Lea, in considerazione dell evolversi dei bisogni sanitari della popolazione nonché dello sviluppo scientifico e tecnologico. Le Regioni, dal canto loro, dovranno concretamente garantire l effettiva erogazione delle prestazioni incluse nei Lea, approntare l organizzazione necessaria allo scopo ed, eventualmente, ampliare i livelli essenziali prevedendo altre prestazioni e servizi, mediante ricorso a proprie risorse economiche. Da tale disciplina costituzionale dovrebbe discendere una composizione delle opposte tendenza all uniformità (garantita dai lea) ed alla differenziazione (derivante dalla possibilità riconosciuta alle singole Regioni di ampliare il numero delle prestazioni garantite rispetto a quelle previste dallo Stato, con ogni conseguenza sia in ordine alla valorizzazione delle esigenze sanitarie tipiche sia, in negativo, in ordine alle prevedibili differenze circa le capacità di autofinanziamento delle singole aree territoriali). 15 Inoltre il requisito dell essenzialità consentirebbe di porre a misura di una prestazione sufficiente non il mero vincolo economico-finanziario, ma il soddisfacimento di esigenze di benessere ed equità che non potrebbero essere legittimamente condizionate dalle condizioni finanziarie. Così E. Balboni, Il concetto di livelli essenziali e uniformi come garanzia in materia di diritti sociali, in Istituz. Fed., 2001, p Sul punto, più diffusamente, F. Dal Canto, I diritti degli utenti nei servizi sociali, in Sussidiarietà e politiche sociali dopo la riforma del titolo V della Costituzione. Atti del Convegno - Pisa 27-28/09/2002, a cura di E. Ferioli, Giappichelli, 2004, p.111 e la bibliografia ivi citata. 16 La dottrina sottolinea come molte disposizioni del Titolo V dispongano una disgiunzione tra determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni da un lato ed erogazione delle prestazioni ed organizzazione dei relativi servizi dall altro. In questo senso, infatti, andrebbero letti l art. 118 Cost. e la possibilità, ad esso conseguente, del conferimento di un servizio allo Stato quando si dimostri la necessità di assicurarne l esercizio unitario ; l art. 119, co.5, che può logicamente prevedere contributi statali speciali a favore di enti territoriali autonomi finalizzati a favorire l effettivo esercizio dei diritti della persona solo col presupposto che le prestazioni vengono erogate dagli enti autonomi; l art. 120 Cost. che prevede l intervento sostitutivo del Governo ove lo richieda la tutela dei livelli essenziali dei diritti, con ciò implicitamente riconoscendo che in assenza di intervento sostitutivo straordinario la tutela spetta agli enti territoriali. 17 L'art. 6 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347 (Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria), come modificato dalla legge di conversione 16 novembre 2001, n. 405, ha disposto che alla determinazione dei livelli essenziali si provvede mediante decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Successivamente l'art. 54 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ha confermato questa procedura, specificando anche che ad essa si faccia ricorso per che le modifiche ai Lea individuati negli allegati del d.p.c.m. 29 novembre La rilevanza di tale procedura, consistente in una vera e propria intesa con la Conferenza permanente e non nella semplice acquisizione di parere di quest ultima, è stata sottolineata anche nella recente sentenza della Corte Costituzionale del n. 134, con riferimento all adozione di un regolamento del Ministero della Salute che fissa gli standard di erogazione dei Lea.5 Uno schema rispettoso delle singole competenze potrebbe essere sviluppato come segue 18 : - Lo Stato determina, preventivamente e con legge 19, i livelli essenziali delle prestazioni. - L atto statale con il quale i livelli sono definiti in concreto può essere una legge oppure un atto amministrativo apicale come un d.p.c.m., ferma restando l esigenza di una precedente legge che stabilisca i parametri dell agire governativo. - La determinazione dei livelli essenziali da parte dello Stato può e deve essere effettuata per tutte le materie, anche per quelle di competenza regionale; - Regioni ed enti locali devono rispettare i livelli essenziali. Se non lo fanno, si espongono all intervento sostitutivo da parte dello Stato 20. Più in generale, le Regioni, con l accordo dell 8/08/2001 stipulato nella sede della Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome, si sono impegnate ad adottare tutte le iniziative possibili per la corretta ed efficiente gestione del servizio, al fine di contenere le spese nell ambito delle risorse disponibili e per mantenere l erogazione delle prestazioni ricomprese nei livelli essenziali di assistenza. E l effettiva garanzia dei Lea su tutto il territorio nazionale richiede un attività regionale di programmazione, finalizzata a specificare le condizioni di erogabilità delle prestazioni e, conseguentemente, a garantire il rispetto del principio di appropriatezza L attuazione regionale Dalla lettura dei testi statutari oggetto di esame, tutti redatti ed entrati in vigore dopo la riforma costituzionale del 2001 che ha elevato a principio astrattamente applicabile a tutti i diritti sociali e civili il criterio del livello essenziale (e quindi non 18 La schematizzazione è tratta da M. Luciani, in Il nuovo Welfare State dopo la riforma del titolo V. Sanità e assistenza a confronto. (Atti del convegno Roma 17 maggio 2002), Giuffré, Milano, La dottrina non sembra avere dubbi sul fatto che la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni sia soggetta a riserva di legge, anche in considerazione, tra l altro, della portata dei diritti soggettivi (diritti di cittadinanza sociale) su cui vertono i livelli essenziali delle prestazioni e dell esigenza che la loro disciplina di base sia posta dall organo più rappresentativo (il Parlamento, con esclusione dei rischi che potrebbero derivare dall esercizio di tale compito da parte del Governo). Tale riserva di legge, tuttavia, dovrebbe essere di tipo relativo, per consentire che le esigenze di connotazioni tecniche dei Lep (esistenti soprattutto per i diritti sociali) e di un loro veloce adeguamento alle trasformazioni sociali possano essere adeguatamente soddisfatte mediante il ricorso al disposizioni integrative di natura regolamentare. Così Corte Cost. n. 88/2003, secondo cui al legislatore sarebbe rimessa la competenza di definire le coordinate e gli elementi che compongono i livelli essenziali, oltre che l individuazione degli strumenti che ne consentono al realizzazione, mentre alla fonte secondaria spetterebbe il compito di individuare materialmente i livelli essenziali e di provvedere alla loro applicazione. Costituisce conferma della preferenza per lo strumento della legge il fatto che, quando i lep sono stati definiti con dpcm (del 29/11/01), al manifestarsi di perplessità in merito da parte dei giudici amministrativi (Cfr. Tar Lazio, sez III ter, 10/07/2002 n.6252; Cons. Stato, sez. IV, ord. 18/10/2002 n.4485 e costituzionali (cfr. sent. Cit. n.88/2003), il parlamento ha dato ad esso copertura normativa con la l. 289/02, il cui art. 54 ha disposto la conferma a partire dal 1/01/2001 (cioè retroattivamente) dei livelli essenziali di assistenza sanitaria previsti con dpcm 29/11/ Sull intervento sostitutivo cfr. art. 120 Cost., comma 2, che prevede che il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni quando lo richiedono [tra le altre ipotesi] la tutela dell unità giuridica o dell unità economica e in particolare la tutela dei livelli delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini locali dei governi territoriali. L art. 120 Cost. ha ricevuto attuazione per mezzo dell art. 8, L. 5/06/2003 n.131, che ha definito le procedure per l esercizio del potere sostitutivo statale. 21 Cfr. Allegato 4, Linee guida relative al ruolo delle Regioni in materia di LEA.6 sono a quelli inerenti gli ambiti sanità, assistenza sociale - in cui il diritto positivo lo aveva già previsto), il tema dei livelli essenziali delle prestazioni appare essenzialmente trascurato (sia nella sua accezione generica - di garanzia minima dei diritti - che con specifico riferimento alla prestazioni sanitarie). Non appare infatti possibile rinvenire alcuna previsione statutaria in cui si provveda, quantomeno, ad una dichiarazione di principio circa l intenzione delle istituzioni regionali di agire per la garanzia dei Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie. L unica norma statutaria che, in modo implicito, faccia riferimento ai livelli essenziali in materia sanitaria è costituita dall art. 2 dello statuto Calabria, ai sensi del quale la Regione ispira in particolare la sua azione al raggiungimento dei seguenti obiettivi: (omissis) la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi, anche favorendo l associazionismo e le attività di volontariato, volto a garantire i diritti alla sicurezza sociale, allo studio, alla salute dei cittadini, con specifica attenzione alle persone che vivono condizioni di disagio, operando per assicurare in ogni comunità del territorio regionale livelli essenziali dei servizi (co.2, lett. l). Al di al di fuori di questa eccezione, le uniche dichiarazioni espresse sul tema qui di interesse sono da rinvenirsi nelle norme di principio inerenti la situazione giuridica sostanziale alla cui tutela i Livelli essenziali di assistenza sono principalmente deputati, ossia il diritto alla salute. Sul punto, pertanto, il rinvio può essere operato alle seguenti disposizioni: Statuto Emilia Romagna: Art. 2 (Obiettivi) La Regione ispira la sua azione prioritariamente ai seguenti obiettivi: il rispetto della persona, della sua libertà, della sua integrità fisica e mentale e del suo sviluppo (co.1, lett. d). Art. 6 (Politiche sociali). La Regione tutela il benessere della persona e, a tal fine, opera per: il rafforzamento di un sistema universalistico, accessibile ed equo di prevenzione, tutela della salute e sicurezza sociale che garantisca il pieno godimento dei diritti e dei servizi sociali e sanitari (co. 1, lett. a). Statuto Umbria: Art. 13 (Diritto alla salute). La Regione promuove il diritto alla salute quale diritto universale e provvede ai compiti di prevenzione, cura e riabilitazione mediante il servizio sanitario regionale, assicurando il coinvolgimento degli utenti, dei cittadini, delle associazioni di volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e garantendo la qualità delle prestazioni (co. 1). La Regione, nell attuazione delle politiche sanitarie, ispira la propria azione al principio della centralità e della dignità della persona malata (co.2). Statuto Piemonte: Art.9 (Tutela della salute dei cittadini). La Regione promuove e tutela il diritto alla salute delle persone e della comunità (co.1). La Regione organizza gli strumenti più efficaci per tutelare la salute e garantire la qualità degli ambienti di vita e di lavoro (co.2) Statuto Marche: Art. 5 (Salute, ambiente e cultura). La Regione si impegna a rendere effettivo il diritto costituzionale alla salute. Assume iniziative volte, in particolare, la tutela della maternità, dell infanzia, degli anziani e delle persone disabili. Predispone piani e adotta interventi per la prevenzione e l eliminazione delle cause di inquinamento e per garantire la salubrità dell ambiente, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la sicurezza alimentare e, in generale, la qualità della vita (co. 1).7 Statuto Lazio: Art. 6 (Diritti e valori fondamentali). La Regione fa propri i principi della Dichiarazione universale dei diritti umani (co.1). Riconosce il primato della persona e della vita, tutela i diritti dell infanzia e dell adolescenza sanciti dalle convenzioni internazionali nonché il diritto degli anziani ad un esistenza dignitosa ed indipendente nell ambito familiare e sociale. Art. 7 (Sviluppo civile e sociale). La Regione (omissis) promuove come obiettivi prioritari la salvaguardia della salute (omissis) (co. 1). Per il raggiungimento dei propri fini di sviluppo civile e sociale la Regione, tra l altro,. Opera per realizzare un sistema integrato di interventi e servizi di prevenzione, cura e assistenza sociosanitaria adeguato alle esigenze della popolazione e informato al principio del pieno rispetto della dignità della persone a, in particolare, dei minori, degli anziani e dei disabili (co. 2 lett. f). Statuto Puglia: Art. 1 La Regione Puglia favorisce l autogoverno dei suoi abitanti e ne persegue il benessere e la sicurezza ispirandosi ai principi della Dichiarazione universale dei diritti dell uomo, della Convenzione europea dei diritti dell uomo, della Carta dei diritti fondamentali dell Unione Europea e della Costituzione italiana (co.3). Art. 10. La regione tutela e promuove la qualità della vita dei cittadini, con particolare attenzione alle condizioni dei diversamente abili, garantisce la sicurezza sociale e il diritto alla salute e all assistenza. Statuto Calabria: (vedi sopra, art. 2) Statuto Liguria: Art. 2 (Principi dell ordinamento e dell azione regionale). La Regione tutela il diritto alla salute e garantisce un adeguato sistema di protezione sociale (co. 2 lett. d). Statuto Toscana: Art. 3 (Principi generali). La Regione opera al fine di realizzare il pieno sviluppo della persona e dei principi di libertà, giustizia, uguaglianza, solidarietà, rispetto della dignità personale e dei diritti umani (co.2). Art. 4 (Finalità principali). La Regione persegue, tra le finalità prioritarie: il diritto alla salute (lett. c). Statuto Abruzzo: Art. 5 (La garanzia dei diritti) La Regione rifiuta ogni forma di discriminazione legata ad ogni aspetto della condizione umana e sociale ed è impegnata nel rispetto e nella promozione dei diritti dei cittadini previsti dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell Unione Europea e dalle Convenzioni Internazionali, attraverso la legislazione, l amministrazione e le altre forme di tutela indicate dallo Statuto (co.1). Art.7 (Ordinamento sociale ed economico). La Regione promuove il diritto al lavoro e la qualità della vita, garantisce la salute e la sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro, tutela i consumatori anche attraverso i sistemi di garanzia della sicurezza alimentare; riconosce il valore fondamentale della famiglia come luogo di promozione sociale di sviluppo e tutela della persona; contribuisce con adeguate misure alla tutela della maternità e dell infanzia; promuove interventi qualificati e mirati di politica culturale, educativa, economica e sociale per un proficuo dialogo tra generazioni e per la crescita morale delle nuove generazioni. (co 1). Si può in merito evidenziare come, più di altri, alcuni statuti (almeno sul piano formale dell articolato) abbiano inteso evidenziare la stretta connessione tra le8 disposizioni inerenti il diritto alla salute e quelle relative ad altri diritti sociali che, contemporaneamente soddisfatti, contribuiscono alla piena realizzazione dei bisogni primari dell uomo-cittadino (Marche, Lazio, Toscana, Abruzzo). Appare inoltre possibile individuare ulteriori riferimenti di carattere implicito alla tutela della salute e diritti sociali nel corpo di quegli Statuti che formulano rinvio alle disposizioni contenute in Convenzioni internazionali di salvaguardia dei diritti umani, come la Dichiarazione universale dei diritti dell uomo e la Convenzione europea dei diritti dell uomo (Art. 6 St. Lazio; Art. 1 St. Puglia; art. 5 St. Abruzzo). Senza dimenticare che tali riferimenti, in sé considerati, appaiono anche significativi dell intenzione regionale di operare un approccio globale ai bisogni della persona. Diversi sono i risultati conducendo un esame sulle disposizioni di dettaglio ed attuative emanate dalle singole regioni; tutte hanno abbiano provveduto (prevalentemente con Deliberazioni della Giunta regionale) a recepire i contenuti sostanziali dei Livelli essenziali di assistenza previsti a livello statale dal citato d.p.c.m Emilia R.: - Del G.R. 295 del 25/02/ Del G.R del 2/08/ Del G.R. 775 del 25/03/ Umbria: - Del G.R del Del G.R. 293 del Del G.R. 893 del Piemonte: - Del. G.R. n del 3/04/ Del. G.R. n del 1/07/ Marche: - Del. G.R. n ME/SAN del Del. G.R. n ME/SAN del Del. G.R. n. 165 ME/SAN del Lazio: - Del G.R. 255 del Recepimento del DPCM 29 novembre 2001 Definizione dei livelli essenziali di assistenza pubblicato sulla G.U. n. 33 dell suppl. ord. n. 26: Determinazioni conseguenti il provvedimento. 23 Individuazione dei criteri di erogazione delle tipologie di prestazioni previste dall allegato 2B del dpcm 29/11/2001. Recepimento dpcm Riordino delle attività di medicina dello sport; individuazione di ulteriori prestazioni nei livelli essenziali di assistenza garantiti dal Servizio sanitario regionale. 25 Recepimento dpcm Medicina sportiva - Linee di indirizzo e coordinamento vincolanti in applicazione del D.P.C.M. 29 novembre Definizione dei livelli essenziali di assistenza. 27 Delib.G.R. 23 luglio 2002, n Definizione criteri e modalità per il ricorso e l'erogazione di prestazioni di cui al punto f) dell'allegato 2A e al punto c) dell'allegato 2B del D.P.C.M. 29 novembre Definizione livelli essenziali assistenza. 28 Attuazione decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347 convertito con legge 16 novembre 2001, n. 405, recante: "Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria" e recepimento D.P.C.M. 29 novembre 2001 "definizione dei livelli essenziali di assistenza". Individuazione interventi conseguenti. 29 Linee guida per percorsi terapeutici di recupero e rieducazione funzionale. 30 DPCM indirizzi per l'attuazione della disciplina dei livelli essenziali di assistenza del SSN. 31 DPCM Indirizzi per l'attuazione della disciplina dei livelli essenziali di assistenza del SSN - certificazioni idoneità pratica sportiva agonistica. 32 DPCM indirizzi per l'attuazione della disciplina dei livelli essenziali di assistenza del SSN - assistenza odontoiatrica. 33 Recepimento dpcm Vedere altro
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