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Timestamp: 2020-02-27 08:57:08+00:00
Document Index: 84171254

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 35', 'art. 24', 'art. 35', 'art. 60', 'art. 143']

Impugnabilità del sollecito di pagamento • IUSinAction
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Il caso. P.E. Impugnava un sollecito o avviso di pagamento per cartelle esattoriali riguardanti contributi della Cassa di Previdenza e Assistenza Forense.
La causa arrivava in Cassazione dove si discuteva, tra l’altro, anche della possibilità o meno di impugnare un sollecito di pagamento.
La decisione. I Giudici di legittimità, Sez. lavoro, con la sentenza n. 18642/12 si sono pronunciati a favore del contribuente: “In tema di contenzioso tributario, devono ritenersi impugnabili gli avvisi bonari con cui l’Amministrazione chiede il pagamento di un tributo in quanto essi, pur non rientrando nel novero degli atti elencati nell’art. 19 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 e non essendo perciò, in grado di comportare, ove non contestati, la cristallizzazione del credito in essi indicato, esplicitano comunque le ragioni fattuali e giuridiche di una ben determinata pretesa tributaria, ingenerando così nel contribuente l’interesse a chiarire subito la sua posizione con una pronuncia dagli effetti non più modificabili. Il giudice investito dell’impugnazione non può però, annullarli ritenendo che i predetti debbano avere gli stessi requisiti di quelli indicati nell’art. 19 cit. ed in particolare che in essi debba essere contenuta l’indicazione, prevista nel comma 2 dello stesso art. 19, del termine entro il quale il ricorso deve essere proposto, della commissione tributaria competente e delle forme e dei termini per proporre ricorso, essendo tali requisiti, previsti, peraltro neppure a pena di nullità, soltanto per gli atti tipici. (Cass. civ., Sez. V, 18/05/2011, n. 10987; Cass. ord. n. 8033/2011, Cass. N. 14373/2011; Cass. S.U n. 12244/2009)”.
La Suprema Corte, quindi, supera il dato letterale e stabilisce che il sollecito di pagamento, pur non rientrando nell’elenco di cui all’art. 19 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, è comunque un atto autonomamente impugnabile, in quanto vi è l’interesse del contribuente a chiarire la sua posizione con una sentenza che passi ingiudicato e che quindi certifichi in maniera definitiva la debenza o meno delle somme contestate.
Col primo motivo di ricorso si denuncia ‘‘error in iudicando’’ ed ‘‘error in procedendo’’ e/o la illegittimità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione di norme di diritto e per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 co. 1° nn. 3 e 5).
In particolare, si deduce che erroneamente la corte di merito ha ritenuto inammissibile l’impugnazione del sollecito o avviso di pagamento che aveva seguito l’emissione delle cartelle esattoriali sulla scorta di un assunto (“l’opposizione deve essere rivolta unicamente contro il ruolo e la cartella esattoriale, costituendo quest’ultima fatto impositivo attraverso il quale il contribuente riceve ufficialmente notizia dell’iscrizione a ruolo’’) non solo tautologico, ma anche in contrasto con il principio più volte affermato dalla Giurisprudenza di legittimità per il quale vanno qualificati come avvisi di accertamento o di liquidazione di un tributo tutti quegli atti con cui l’Amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorché non si concluda con una formale intimazione al pagamento sorretta dalla prospettazione in termini brevi dell’attività esecutiva, bensì con un invito ‘bonario’ a versare quanto dovuto. Ed infatti, nel caso in esame, il sollecito di pagamento impugnato presentava tutte le caratteristiche formali e sostanziali per poter essere ritenuto un avviso di accertamento con formale intimazione di pagamento (intimazione a pagare entro il termine di 15 gg. sotto comminatoria di esecuzione forzata, individuazione e determinazione sia pure sommaria dei tributi tramite l’indicazione delle relative cartelle e degli interessi di mora, età). Inoltre, l’avviso di pagamento in questione era l’unico atto del procedimento di riscossione portato a piena conoscenza di esso ricorrente, non essendo stato preceduto da alcuna valida notifica del ruolo e delle cartelle di pagamento.
Riguardo al rimedio ex art. 35 L. 24.11.1981 n. 689, che il ricorrente assume di aver esperito unitamente alla opposizione ex art. 24 co. 5° D.Lgs. n. 43/99 e con riferimento alle sanzioni amministrative, si osserva che, ‘‘in parte qua’’ il motivo è inammissibile. Ed infatti, non è dato conoscere se il credito di cui alle cartelle esattoriali richiamate nel sollecito di pagamento opposto si riferissero a contributi (o contributi unitamente a sanzioni amministrative) o solo a sanzioni amministrative, nel qual ultimo caso verrebbe in rilievo il particolare procedimento di cui al detto art. 35 cit. cui fa riferimento il ricorrente nel motivo (cfr. Cass. 22.5.2004, n. 9863; Cass. 1.7.2000, n. 8840). Sul punto, quindi, il ricorso non è autosufficiente perché la Corte non è stata posta nelle condizioni di poter avere la completa cognizione dell’oggetto della controversia (Cass. n 15808 del 12/06/2008; Cass. n. 15952 del 17/07/2007, ex multis).
rinvenuto; deve essere effettuata invece ai sensi dell’art. 60, lettera e), del d.P.R. n. 600 del 1973, sostitutivo, per il procedimento tributario, dell’art. 143 cod. proc. civ., quando, malgrado le ricerche del messo notificatore non si conosca in quale comune risieda il destinatario. (Cass. 7268 del 17/05/2002; Cass. n. 10189 del 26/06/2003; Cass. n. 7655 del 31/03/2006; Cass. n. 2834 del 07/02/2008; Cass. n. 7352 del 31/03/2011).
Approfondimenti: Opposizione cartella esattoriale: legittimazione passiva
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