Source: http://www.alienazione.genitoriale.com/la-corte-europea-per-i-diritti-umani-torna-a-condannare-la-magistratura-italiana/
Timestamp: 2019-12-06 09:13:29+00:00
Document Index: 43592723

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 3', '§ 82', '§ 118', '§ 53', '§ 49', '§ 128', '§ 3', '§ 78']

La Corte Europea per i Diritti Umani torna a condannare la magistratura italiana – Alienazione Genitoriale
Area giuridica, Papà alienati
Ancora una volta la Corte Europea ha stabilito che la magistratura italica viola il diritto umano al rispetto della vita familiare tutelato dall’art. 8 della Convenzione.
Nel caso di specie un bambino è stato privato del papà e trasferito a 100 km di distanza ad opera di una donna separata che ha ignorato ogni sentenza, nell’indifferenza della magistratura, che si è limitata ad affidarlo ai Servizi ed a disporre una psico-terapia. Sebbene non sia stato formalmente riconosciuto che il bambino è vittima di PAS, la situazione di alienazione genitoriale è descritta in sentenza: quando i fatti sono chiari le diagnosi sono superflue. Dal punto 88 della sentenza si intuisce inoltre che il papà è stato vittima di false accuse.
Il papà aveva chiesto che la magistratura italiana venisse condannata anche per discriminazione legata al sesso (articolo 14 della Convenzione). Tale domanda non è stata accolta. Tuttavia questa sentenza va ad aggiungersi ad altre (Piazzi, Lombardo, Manuello-Nevi, etc) in cui la magistratura è stata condannata per aver calpestato i diritti umani dei papà alienati e dei nonni paterni: è quindi la stessa Corte Europea a riconoscere implicitamente la discriminazione.
La sentenza in francese ed in italiano.
« 1. Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita (…) familiare (…).
48. La Corte constata che questo motivo di ricorso non è manifestamente infondato ai sensi dell’articolo 35 § 3 a) della Convenzione e rileva peraltro che esso non incorre in altri motivi di irricevibilità. È dunque opportuno dichiararlo ricevibile.
67. La Corte rammenta che il fatto che l’impegno profuso dalle autorità sia stato vano non implica automaticamente che lo Stato abbia disatteso gli obblighi positivi derivanti dall’articolo 8 della Convenzione (si veda, mutatis mutandis, Mihailova, sopra citata, § 82). In effetti, l’obbligo sussistente in capo alle autorità nazionali di adottare misure idonee a riavvicinare il genitore ed il figlio non conviventi non è assoluto e la comprensione e la collaborazione di tutte le persone coinvolte costituiscono sempre un fattore importante. Sebbene le autorità nazionali debbano impegnarsi a facilitare tale collaborazione, l’obbligo in capo alle medesime di ricorrere alla coercizione in materia non può che essere limitato: esse devono tener conto degli interessi, nonché dei diritti e delle libertà di dette persone ed in particolare dell’interesse superiore del minore e dei diritti conferiti al medesimo dall’articolo 8 della Convenzione (Voleský c. Repubblica ceca, n. 63267/00, § 118, 29 giugno 2004). Come costantemente sancito dalla giurisprudenza della Corte, è necessaria grande prudenza prima di ricorrere alla coercizione in una materia così delicata (Reigado Ramos c. Portogallo, no 73229/01, § 53, 22 novembre 2005) e l’articolo 8 della Convenzione non autorizza i genitori a far adottare misure pregiudizievoli per la salute e lo sviluppo del minore (Elsholz c. Germania [GC], n. 25735/94, §§ 49-50, CEDU 2000 VIII). Il punto decisivo consiste dunque nell’appurare se le autorità nazionali abbiano adottato, allo scopo di facilitare il diritto di visita, ogni misura necessaria che si potesse ragionevolmente esigere da esse (Nuutinen c. Finlandia, n. 32842/96, § 128, CEDU 2000 VIII).
«Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella (…) Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.»
80. La Corte constata che questo motivo di ricorso non è manifestamente infondato ai sensi dell’articolo 35 § 3 a) della Convenzione e rileva peraltro che esso non incorre in altri motivi di irricevibilità. È dunque opportuno dichiararlo ricevibile.
81. L’articolo 13 della Convenzione garantisce l’esistenza nel diritto interno di un ricorso che consenta di far valere i diritti e le libertà in essa sanciti. Sussiste di conseguenza la necessità di un ricorso interno che consenta di esaminare il contenuto di una «doglianza difendibile» basata sulla Convenzione e di offrire appropriata riparazione (De Souza Ribeiro c. Francia [GC], n. 22689/07, § 78, 13 dicembre 2012).
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1 comment for “La Corte Europea per i Diritti Umani torna a condannare la magistratura italiana”
17 Dicembre 2015 at 13:12
Cerco aiuto x mio figlio, 13 anni, ritenuto incasa dal padre. Esce x scuola e torna dentro dopo. Non fa sport, non esce, enuresia e anche di giorno. Svalorizzato, punito. Mi toglie della mia vita, compresi regali,feste, cartoline, etc..
mio figlio e stato sempre con me. Il padre non lo voleva e non se ne mai occupato.
in 2011 dopi 18 mesi d’isolamento al’osp., e stato trapiantato. Sono io che sono rimasta con lui perche il padre e andato in vacanze.
Mi preoccupo per la sua salute. Nessuno reagisce, e sono io la colpevole. Il padre medico, senza specialsazione, e sempre in depresione e malatto.
Ha fatto diverse soggiorni in osp.psi e tentative di suicidio. ma quelloche dice di me e creduto.
Datemi un’indirizzo pf, di un’avv.a Verbania, che ha l’abitudine di questi casi di alienazione. Mio figlio dice che vuole uccidersi e scappare..