Source: http://www.diritto.net/fisco-facile-studio-crisci-e-partners/6401-il-comportamento-fiscale-degli-enti-non-profit.html
Timestamp: 2014-08-23 19:46:13+00:00
Document Index: 91897370

Matched Legal Cases: ['art.\n20', 'art. 3', 'art. 149', 'art.10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 96']

IL COMPORTAMENTO FISCALE DEGLI ENTI NON PROFIT
Home Fisco facile IL COMPORTAMENTO FISCALE DEGLI ENTI NON PROFIT
Autore: Enrico dott. Crisci	Gli obblighi contabili - Le imposte degli enti non-profit - Gli enti non commerciali - Determinazione del reddito - L’IRAP - Imposta Regionale sulle Attività Produttive - L’I.V.A. - Imposta sul Valore Aggiunto - Agevolazioni fiscali per enti di tipo associativo - Perdita della qualifica di ente non commerciale - Le imposte delle Onlus - Imposte sui redditi - IRAP - IVA - Altre imposte Affrontiamo le regole fiscali che gli enti non-profit devono applicare per una corretta gestione.
Il capitolo si suddivide in due parti: la prima affronta in generale gli obblighi contabili degli enti non profit; la seconda, invece, spiega come si determinano le imposte a seconda dei diversi soggetti non-profit.
È opportuno precisare che i soggetti non-profit sotto il profilo fiscale si distinguono in enti non commerciali e ONLUS.Gli “Enti non commerciali” rappresentano “il genere” degli enti non profit, mentre le Onlus ne sono una “specie”, cosicché la disciplina fiscale prevista per i primi vale anche per le seconde.
La commercialità delle attività svolte dagli enti non commerciali deve essere solo marginale, altrimenti non si tratterebbe di enti non commerciali.
Con lo schema che segue si riepilogano gli obblighi contabili-fiscali degli enti non-profit. Si ricorda che in base alla legge, l’attività commerciale deve essere contabilmente separata da quella istituzionale.
ENTI NON-COMMERCIALI CHE SVOLGONO ATTIVITÀ COMMERCIALE. ONLUS, PER LE ATTIVITÀ COMMERCIALI CONNESSE
Ricavi prestazioni servizi > € 309.874,14
Ricavi per altre attività > € 516.456,90
Per opzione in presenza di ricavi inferiori
Regime semplificato normale
Ricavi prestazioni servizi < € 309.874,14
Ricavi per altre attività < € 516.456,90
a) semplificato limite dei ricavi come per il
b) supersemplificato ricavi per prestazioni
servizi < € 15.493,71;
ricavi per altre attività < € 25.822,84
È necessaria l’opzione in dichiarazione per utilizzare questo regime
Libro dei beni ammortizzabili
Redazione del bilancio e dell’inventario.
Registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi)
integrati con le indicazioni delle rimanenze
Registri IVA; in alternativa si possono annotare
i costi e i ricavi nei prospetti conformi
all’apposito modello.
ASSOCIAZIONI E SOCIETÀ DI CAPITALI SPORTIVE DILETTANTISTICHE, (L. 398-91);
PRO-LOCO E ASSOCIAZIONI SENZA FINE DI LUCRO (L. 66-92);
ASSOCIAZIONI BANDISTICHE E CORI AMATORIALI, FILODRAMMATICHE, DI
MUSICA E DANZA POPOLARE LEGALMENTE RICONOSCIUTE SENZA FINI DI
LUCRO (ART. 2, c. 31, L. 350-03)
Regime speciale di esonero dalla tenuta della contabilità
Devono esercitare l’opzione in dichiarazione dei redditi
Obbligo di rendiconto annuale economico e finanziario nonché per ogni raccolta di fondi un apposito separato rendiconto dal quale devono risultare le entrate e le spese.
Obblighi riferiti al regime forfetario in relazione alle attività commerciali.
Attività istituzionali Attività connesse
Regime speciale di esonero dalla tenuta della contabilità stabilito dall’art.
20 bis del DPR 600/73.
Ordinario, semplificato, forfetario a seconda dell’ammontare annuale
dei ricavi. (cfr. regimi A, B e C)
Vedi obblighi contabili.
Contabilità ordinaria, semplificata a seconda dell’ammontare annuale dei ricavi.
Rendiconto delle entrate e delle spese per tutte le attività istituzionali e connesse al di sotto di € 51.645,69. Libro giornale e libro degli inventari.
Rinvio alla stessa voce degli schemi A, B, C.
Le imposte degli enti non profit
Le attività commerciali marginali degli enti in esame vengono tassate come “reddito di impresa” e seguono le regole di determinazione dell’imposta previste per le “imprese commerciali”; lo stesso vale per la determinazione delle imposte ai fini IRAP e IVA.
Per ciascuna delle due categorie fiscali degli enti non profit:
si illustrano, le regole per l’applicazione delle imposte (Imposte dirette, Imposta sul Valore Aggiunto -IVA-, Imposta Regionale sulle Attività Produttive IRAP).
Gli enti non commercialiDeterminazione del reddito
Il reddito complessivo degli enti non commerciali è formato dalla somma dei redditi delle seguenti categorie
redditi fondiari (fabbricati e terreni)
redditi di capitale (rendite finanziarie, partecipazioni, ecc.)
redditi di impresa (produzione di beni e servizi, commercio, intermediazione, ecc.)
redditi diversi (categoria residuale dove sono collocate ad esempio: le plusvalenze, le vincite, gli obblighi di fare non fare e permettere, ecc.)
Sono esclusi dalla determinazione del reddito:
i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche.
Tali fondi non sono imponibili ai fini delle imposte dirette, sono esclusi da Iva, ed esenti da ogni tributo, purché le raccolte pubbliche:
siano rivolte a una massa indistinta di soggetti
siano occasionali
vengano svolte in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione
i servizi prestati o i beni ceduti siano di modico valore
venga redatto un apposito e separato rendiconto, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio;
i contributi corrisposti agli enti non commerciali da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attività sanitaria o assistenziale aventi finalità sociale ai sensi della legge che riordina la disciplina in materia sanitaria (D.Lgs 30/12/92 n. 502).
Non si considerano attività commerciali le attività per le quali sussistono congiuntamente le seguenti condizioni:
non rientrano nelle attività di impresa;
sono rese in conformità alle finalità istituzionali dell’ente;
non esiste una specifica organizzazione;
i relativi corrispettivi non eccedono i costi di diretta imputazione.
I costi di un ente non commerciale si distinguono in:
costi relativi all’attività istituzionale;
costi relativi all’attività commerciale;
costi promiscui: relativi sia all’attività istituzionale che a quella commerciale.
I costi promiscui sono deducibili dal reddito dell’attività commerciale in base al seguente rapporto: ricavi da reddito d’impresa /totale proventi.
dove per totale proventi si intende l’ammontare complessivo dei ricavi, comprese le entrate istituzionali.
Nel caso di immobili utilizzati promiscuamente è deducibile, per la sola parte relativa al rapporto sopra esposto:
la rendita catastale se di proprietà;
il canone di locazione se in affitto;
il canone di leasing se in leasing.
Si riportano di seguito le modalità di determinazione del reddito d’impresa per ciascun regime.
A) e B) Regime ordinario e semplificato
Nel regime ordinario gli enti non-profit determinano il reddito d’impresa partendo dal risultato di bilancio, apportando quelle variazioni in aumento o in diminuzione previste dalla normativa tributaria;
nel regime semplificato, lo determinano in modo analitico: sommando i ricavi effettivamente conseguiti, comprese le rimanenze finali di magazzino e sottraendo i costi effettivamente sostenuti compreso il valore delle rimanenze iniziali dei beni, regolarmente documentati.
C) Regime forfetario
Nel regime forfetario i ricavi conseguiti nell’attività commerciale dagli enti non profit sono tassati applicando il coefficiente di redditività, secondo la seguente tabella.
semplificato da € 15.493,71 a 309.874,14
da € 25.822,84 a 516.456,90
supersemplificato
fino a € 15.493,71
fino a € 25.822,84
Alla base imponibile così determinata devono essere aggiunte:
le plusvalenze patrimoniali;
le sopravvenienze attive;
i proventi finanziari (dividendi e interessi);
i proventi immobiliari.
Se l’Ente esercita contemporaneamente prestazioni di servizi e altre attività, occorre distinguere:
Annotazione dei ricavi distinta
Annotazione dei ricavi cumulativa
ATTIVITÀ MISTA
Coefficiente previsto per l’attività prevalente
Coefficiente previsto per le prestazioni di servizi
D) Regime speciale di esonero dalla tenuta della contabilità (legge16/12/1991 n. 398).
Per le Associazioni e società di capitali sportive dilettantistiche (L.398-91), le Pro-loco e le associazioni senza fine di lucro (L.66-92) e per le associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente riconosciute senza fini di lucro (L. 350-03), il reddito è costituito dal 3% dei proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali oltre all’intero importo delle eventuali plusvalenze patrimoniali.
Condizioni per avvalersi delle agevolazioni previste Dalla legge n. 398/91
1) inesistenza del fine di lucro
2) affiliazione alle Federazioni sportive nazionali o agli enti di promozione sportiva riconosciuti ai sensi delle vigenti leggi, per le associazioni o società sportive dilettantistiche.
3) realizzazione di proventi derivanti dall’esercizio di attività commerciali per un importo non superiore a 250 mila euro.
4) esercizio dell’opzione per fruire delle disposizioni di cui alla legge n. 398/91
Nell’importo di cui al punto 3, non vanno ricomprese quelle entrate che non costituiscono reddito imponibile per espresse disposizioni legislative, tra cui:
quelle realizzate nello svolgimento di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
quelle realizzate mediante raccolta pubblica di fondi, semprechè, come da disposizioni di legge, si riferiscano ad un numero di eventi complessivamente non superiore a due per ciascun anno e per un importo non superiore a d 51.645,69;
il premio di addestramento e formazione tecnica.
L’Irap - Imposta Regionale sulle Attività Produttive
Presupposto dell’IRAP è l’esercizio abituale di una attività diretta alla produzione o allo scambio di beni e servizi; tale attività è soggetta ad Irap anche se non ha carattere commerciale.
A seconda che ci si riferisca ad attività istituzionali, attività commerciali o attività commerciali in regime forfetario, vi è una differenziazione nella determinazione della base imponibile.
Per gli enti che svolgono esclusivamente attività istituzionale, la base imponibile si determina con riferimento al cosiddetto metodo retributivo, ed è costituita dall’ammontare di:
compensi per il personale assimilati al reddito di lavoro dipendente;
compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative;
compensi erogati per attività di lavoro autonomo occasionale.
Per gli enti che svolgono oltre all’attività istituzionale anche attività commerciale, la base imponibile si determina con riferimento al cosiddetto metodo misto, il quale richiede che le due attività siano distintamente identificabili.
Per l’attività istituzionale, l’Irap si applica con il metodo retributivo di cui sopra, tenendo presente che non vanno considerati i compensi e le retribuzioni relativi al personale impiegato nell’attività commerciale.
Per la parte commerciale, invece, la base imponibile si determina applicando le regole proprie previste per le imprese commerciali.
L’ente che determina il reddito con il regime forfetario ha, infine, la facoltà di calcolare l’Irap assumendo come base imponibile dell’attività commerciale, la somma dei seguenti elementi:
il reddito d’impresa determinato forfetariamente;
le retribuzioni spettanti al personale dipendente;
i compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative;
i compensi erogati per attività di lavoro autonomo occasionale;
Per riassumere e semplificare:
Attività commerciale in regime forfetario
retribuzioni spettanti al personale dipendente
compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative
compensi erogati per attività di lavoro autonomo occasionale
ricavi e proventi attività commerciale
costi materie prime
costi godimento beni di terzi
variazione rimanenze
• reddito determinato forfetariamente
• retribuzioni spettanti al personale dipendente
L’ I.V.A. - Imposta sul Valore Aggiunto
Gli enti non commerciali sono soggetti passivi d’imposta ai fini Iva solo per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nell’esercizio di attività commerciali o agricole.
Sono in ogni caso considerate commerciali le seguenti attività:
cessione di beni nuovi prodotti per la vendita;
erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore;
gestione di spacci aziendali, gestione di mense e somministrazione di pasti;
trasporto e deposito (merci e persone);
prestazioni alberghiere o di alloggio;
servizi portuali e aeroportuali;
pubblicità commerciale;
Per l’attività commerciale, l’IVA si determina nei modi ordinari, con possibilità di detrarre l’imposta sugli acquisti, solo se contabilmente separata dall’attività istituzionale.
Regime speciale Iva della Legge n. 398/91
Per i soggetti ammessi a tale regime, l’Iva si determina forfetariamente.
All’Iva incassata sui corrispettivi relativi alle attività commerciali, si applicano le seguenti detrazioni forfetarie:
Detrazioni forfetarie
Cessioni/concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica
Proventi commerciali generici (vendita di biglietti, prestazioni pubblicitarie, ecc.)
L’Iva a debito deve essere versata trimestralmente mediante delega unica di pagamento (modello F24), entro il giorno sedici del secondo mese successivo al trimestre di riferimento, con possibilità di utilizzare in compensazione eventuali crediti provenienti dalle dichiarazioni dei redditi o IVA o dei sostituti d’imposta.
Agevolazioni fiscali per enti di tipo associativo
Gli enti associativi sono soggetti alla disciplina fiscale degli enti non commerciali e sono ulteriormente agevolati per le attività svolte nell’ambito della vita associativa.
Infatti, le somme versate dai soci o associati a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo dell’ente associativo; mentre le somme, i contributi e le quote supplementari, pagate dai soci o associati per attività commerciali che l’ente svolge nei loro confronti, concorrono a formare il reddito.
Associazioni con disciplina particolare.
Regole diverse sono stabilite per le associazioni:
sportive e dilettantistiche
di formazione extra-scolastica a condizione che gli atti costitutivi o gli statuti, redatti mediante la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, contengano clausole, dirette a:
non distribuire utili, avanzi di gestione, fondi, riserve o capitale, durante la vita dell’associazione, salvo i casi imposti dalla legge;
trasferire il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
garantire l’effettività del rapporto associativo, escludendo espressamente che possano essere poste limitazioni temporali alla partecipazione dei soci alla vita associativa, e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto nelle riunioni assembleari;
redigere un rendiconto economico e finanziario annuale .
Per queste associazioni, la regola fiscale per cui le somme, contributi e quote supplementari, pagate dai soci o associati per attività commerciali svolte dall’ente nei loro confronti concorrono a formare il reddito complessivo dell’ente, non si applica se le prestazioni di servizi o le cessioni dei beni sono effettuate:
in diretta attuazione degli scopi istituzionali;
verso i soci o associati che partecipano pienamente a tutti i diritti ed obblighi sociali: eleggibilità alle cariche sociali, diritto di voto, ecc.
Ad esempio: corsi sportivi organizzati da associazioni sportive dilettantistiche; spese di tutor e materiale didattico per corsi formativi organizzati da associazioni culturali; ecc.
Tuttavia, anche per questi enti, sono in ogni caso considerate commerciali, le seguenti attività:
La presunzione di commercialità di queste attività viene attenuata da specifiche eccezioni, identificate nella tabella che segue con la voce Non commerciale.
Associazioni con disciplina particolare
assistenziali, culturali, sportive e dilettantistiche, formazione extrascolastica
Cessione di beni nuovi prodotti per la vendita
Erogazione acqua, gas, energia elettrica, vapore
Gestione fiere ed esposizioni
Somministrazione di alimenti
Non commerciale (1)
Organizzazione viaggi e soggiorni turistici
Non commerciale (2)
Non commerciale (1) (2)
Prestazioni alberghiere e di alloggio
Servizi portuali e aeroportuali
Telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari
Cessioni pubblicazioni
Non commerciale (3)
Non commerciale (4) (5)
1) Le Associazioni di Promozione Sociale interessate sono solo quelle ricomprese tra gli enti le cui finalità assistenziali sono state riconosciute dal Ministero dell’Interno (art. 3 comma 6 lettera e) Legge 25 agosto 1991 n. 287. Le somministrazioni di alimenti e bevande devono essere effettuate presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale. I viaggi ed i soggiorni turistici organizzati devono essere strettamente complementari.
2) La non commercialità riguarda esclusivamente le imposte sui redditi. Ai fini IVA l’attività deve ritenersi commerciale.
3) Le cessioni di proprie pubblicazioni, effettuate anche nei confronti di terzi, non sono considerate commerciali fino alla concorrenza del numero degli associati.
4) Ai fini delle imposte sui redditi, non sono commerciali le sole pubblicazioni dei contratti collettivi di lavoro effettuate verso corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione.
5) Per la non commercialità ai fini IVA è inoltre richiesto che le cessioni di cui al punto 4) siano effettuate prevalentemente nei confronti dei propri associati.
Ulteriori agevolazioni fiscali epr le associazioni di promozione sociale
La legge quadro n. 383 del 2000 prevede un’importante agevolazione per le APS che riguarda le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti dei familiari conviventi degli associati. Queste non costituiscono attività commerciale, così come quelle rese agli associati.
Le quote e i contributi corrisposti alle APS non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sugli intrattenimenti.
Sono esenti dall’imposta di bollo le quietanze emesse per la riscossione e per il versamento di quote e contributi associativi ad associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali e sportive.
Gli enti locali possono deliberare riduzioni sui tributi di propria competenza per le APS.
I vantaggi fiscali e la semplificazione degli adempimenti vengono meno quando l’ente non commerciale inizia a svolgere, in via prevalente, attività di natura commerciale.
L’esercizio di una limitata attività commerciale, di solito finalizzata all’autofinanziamento, può essere consentito anche nell’ambito degli enti non lucrativi, purché non diventi prevalente.
La verifica della prevalenza dell’esercizio dell’attività commerciale rispetto all’attività solidaristica non profit deve essere compiuta con riferimento a ciascun periodo d’imposta (rappresentato dall’esercizio o dal periodo di gestione dell’ente previsto dallo statuto o dalla legge, coincidenti, di norma, con l’anno solare).
La legge (art. 149 del testo unico delle imposte sui redditi) individua alcuni “indici” da cui è possibile desumere la prevalenza dell’esercizio dell’attività commerciale rispetto a quella istituzionale:
la prevalenza dei beni destinati all’attività commerciale rispetto a quelli destinati all’attività prevista dallo statuto;
la prevalenza dei proventi o dei redditi derivanti dall’esercizio di attività commerciali rispetto agli introiti derivanti da, o connessi con, l’attività istituzionale (compresi i contributi, le sovvenzioni e le quote associative);
la prevalenza delle spese inerenti all’esercizio di attività commerciali rispetto al totale delle spese dell’ente.
Tali parametri rappresentano solo “indici di commercialità” e non comportano automaticamente la perdita di qualifica di ente non commerciale.
Si tratta tuttavia di indicatori particolarmente significativi, che influiscono certamente sul giudizio complessivo dell’attività effettivamente esercitata.
La perdita della qualifica di ente non commerciale ha effetto dal periodo di imposta in cui l’attività commerciale viene esercitata in via prevalente.
Ciò comporta, in pratica:
il cambiamento delle regole di determinazione del reddito;
l’assoggettamento ad IVA di tutte le operazioni attive che rientrano nel campo di applicazione di questo tributo;
l’obbligo di implementare un complesso sistema di contabilità; ecc.
Una volta perduta la qualifica di ente non commerciale, questa può comunque essere riacquistata negli esercizi successivi, qualora venissero meno le cause che hanno determinato il suddetto cambiamento.
Gli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili, e le associazioni sportive dilettantistiche, non rientrano in tale previsione e pertanto rimangono comunque enti non commerciali.
Le imposte delle Onlus
Come già detto, lo svolgimento delle attività istituzionali non costituisce esercizio di attività commerciale se queste sono finalizzate al conseguimento di scopi di solidarietà sociale. In tal caso le attività vengono sostanzialmente “decommercializzate”.
A differenza delle attività istituzionali, le attività connesse, mantengono la natura di attività commerciali, ma non concorrono alla formazione del reddito imponibile.
Rimangono ugualmente fuori da ogni forma di tassazione:
le liberalità ricevute;
i fondi derivanti da occasionali raccolte pubbliche;
i contributi delle Amministrazioni Pubbliche per lo svolgimento di attività in regime di convenzione.
Tali contributi sono esenti dall’applicazione delle ritenute d’imposta in via ordinaria.
L’esclusione dall’imposizione sui redditi dell’attività complessivamente svolta dalle Onlus (attività istituzionali, connesse e accessorie) concerne solo i redditi di impresa; non interessa invece le categorie dei redditi di fabbricati, di capitale e diversi, i quali dovranno di conseguenza essere assoggettati a tassazione.
B) Irap
Si rinvia alle regole indicate per gli enti non commerciali.
Meno incisivo è l’aspetto agevolativo nel campo IVA, dal momento che le Onlus sopportano l’IVA come consumatori finali.
Nello svolgimento di attività istituzionali o connesse, le Onlus possono effettuare anche cessioni di beni o prestazioni di servizi dietro corrispettivi, assoggettando ad IVA solo le attività qualificabili come commerciali (indipendentemente dalla “decommercializzazione” stabilita ai fini delle imposte sui redditi).
Se svolte dalle ONLUS sono esenti dall’applicazione dell’IVA le seguenti attività:
trasporto di malati o feriti con veicoli equipaggiati per tali fini (art.10 n. 15 DPR 633/72);
prestazioni di ricovero e cura (art. 10 n. 19);
prestazioni educative dell’infanzia (art. 10 n. 20);
prestazioni socio sanitarie (art. 10 n. 27-ter).
Se svolte nei confronti delle ONLUS:
sono escluse dall’applicazione dell’Iva le prestazioni di divulgazione pubblicitaria volte alla promozione delle attività istituzionali delle ONLUS, rese a titolo gratuito (art. 3, comma 3, DPR 633/72);
sono altresì esclusi i proventi da raccolte pubbliche di fondi occasionali in concomitanza di ricorrenze o celebrazioni;
sono esenti le cessioni gratuite di beni per i quali è stata recuperata l’imposta all’atto dell’acquisto o dell’importazione.
L’ONLUS non è obbligata ad emettere ricevuta o scontrino fiscale per le sole attività istituzionali; mentre è obbligata ad emettere ricevuta o scontrino fiscale per le attività connesse.
Tuttavia, rimane per tutte le attività di natura commerciale (sia istituzionali che connesse) l’obbligo di emissione della fattura, fatta eccezione per le attività del commercio al minuto.
Particolare previsione agevolativa per l’acquisto di autoambulanze
Il collegato alla Finanziaria 2004 prevede che le ONLUS e le associazioni di volontariato possano ottenere per l’acquisto di autoambulanze, in alternativa:
un contributo finanziario (art. 96 l. 342/2000);
la riduzione del 20% del prezzo di acquisto.
Sui contributi corrisposti dagli Enti Pubblici alle ONLUS non si applica la ritenuta d’acconto del 4%
È prevista l’esenzione assoluta dall’imposta di bollo per gli atti, documenti, istanze, contratti, copie conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni, attestazioni fatte o richieste da Onlus.
È prevista l’esenzione totale dalle tasse sulle concessioni governative per tutti gli atti e provvedimenti riguardanti le ONLUS.
Per gli atti di trasferimento della proprietà immobiliare e per quelli traslativi o costitutivi di diritti reali di godimento (uso, usufrutto, abitazione, ecc.) effettuati nei confronti delle Onlus, il pagamento dell’imposta di registro è previsto in misura fissa (e 129,11), a condizione che sia espressamente dichiarata nell’atto costitutivo l’intenzione di utilizzare i beni direttamente per le proprie attività ed entro due anni dall’acquisto.
L’imposta fissa di registro (e 129,11) si applica anche agli atti costitutivi e modificativi dello statuto dell’ONLUS.
È prevista l’esenzione totale dell’imposta sugli intrattenimenti per le attività spettacolistiche svolte dalle Onlus, a condizione che:
siano svolte occasionalmente;
siano realizzate nell’ambito di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
sia data comunicazione alla SIAE, territorialmente competente, prima dell’inizio della manifestazione.
Le Onlus che organizzano lotterie, tombole, pesche e banchi di beneficenza devono darne comunicazione, almeno trenta giorni prima, al Prefetto competente e al Sindaco del Comune interessato dalla manifestazione.
Si ricorda che, nell’ambito delle disposizioni che regolano le manifestazioni a premi, è contenuta una disposizione di favore, che prevede la devoluzione alle ONLUS dei premi non assegnati o non ritirati nei concorsi a premio, diversi da quelli rifiutati.
Le ONLUS di diritto possono utilizzare, a scelta, la normativa fiscale relativa alle Onlus, o quella della propria legge speciale se più favorevole.
L'articolo d'origine: IL COMPORTAMENTO FISCALE DEGLI ENTI NON PROFIT
Nasce Communitas l’Associazione dei commercialisti
Commercialisti nostro contributo determinante per calo evasione
Gli elementi distintivi del Mediatore Come si riconosce un bravo conciliatore
Cndcec un organo di controllo contabile indipendente anche per le regioni
Tirocinio arriva il decreto del Miur per gli iscritti prima della Convenzione
Conciliazione pubblicato il DM n180 del 181010 in Gazzetta Ufficiale
18 novembre 2010 giardini di Villa D’Este cerimonia di inaugurazione dell’Ordine di Tivoli
Commercialisti Formazione la griglia di sanzioni per chi viola l’obbligo
Commercialista e cliente evadono Dimostrato il concorso nel reato …
Agenzia delle Entrate - Unico 2010 e altri adempimenti telematici - C’è tempo fino al 5...
Gestione degli appalti – estesa la tracciabilità obbligatoria e altri adempimenti per l...
Enti Locali la scadenza dei questionari rendiconto 2009 è il 15102010
Professionisti applicazione del criterio di cassa per assegni e bonifici
Indeducibili per le società di capitali i compensi agli amministratori Ordinanza della ...
Studi di settore l’Ufficio deve dimostrare che le risultanze sono affidabili
Regime dei contribuenti minimi proroga al 2013
In crescita le entrate tributarie e contributive del primo semestre del 2010
FISCO NON POSSO NON PAGO
Istituzione dell’Albo degli Amministratori Giudiziari
Operatori del settore della Comunicazione la scadenza del modello IES scade il 30 sette...
Manovra correttiva 2010 definitive le modifiche approvate in sede di conversione
Bonifici detraibili le regole delle Entrate per la ritenuta del 10 nessuna sanzione in ...
Arriva la proroga di Ferragosto
Rilascio del visto di conformità negato al professionista che ha riportato condanne per...
Studi di Settore Settore costruzioni Versamento senza sanzioni per chi si adegua agli s...
Articoli tratti da: Fisco facile