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Timestamp: 2018-06-20 09:50:09+00:00
Document Index: 135128595

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2909', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'sentenza ']

Richiesta di rettifica consistenza catastale. | propit.it - Forum per la Casa
Richiesta di rettifica consistenza catastale.
Discussione in 'Catasto Fabbricati ed Edilizia Urbana' iniziata da Pippo Latorre, 3 Febbraio 2014.
Oltre due anni fa mi è stata notificata una variazione della consistenza catastale dichiarata dal costruttore che mi ha venduto un immobile di nuova costruzione. Purtroppo all'epoca, mal consigliato, non ho provveduto a fare opposizione nei termini dei 60 gg. previsti dalla legge. Documentandomi e chiedendo un pò in giro mi sono reso conto di aver sbagliato perchè, in realtà, ci sarebbero gli estremi per una rettifica/ripristino della consistenza originaria. Sono ancora in tempo per fare una richiesta di rettifica in autotutela? In caso negativo posso farlo per vie legali o seguire qualche altra strada?
Grazie in anticipo a quanti sapranno e vorranno rispondermi.
Pippo Latorre, 3 Febbraio 2014
Quali elementi hai per dire che hai la possibilita di riportarla allo stato precedente?
salves, 3 Febbraio 2014
La domanda e' legittima. Se la consistenza della casa, il conteggio dei vani e' a tuo favore puoi richiedere semplicemente al catasto la variazione. Altrimenti a parer mio potresti anche denunciare gli uffici del catasto per omissione degli atti d'ufficio e quant'altro. Se sei sicuro dell'errore questo ti va rettificato senza dubbio.
arciera, 4 Febbraio 2014
dipende da chi è stato effetuato l'errore, cosa centra il catasto, che non fa altro che registrare e trascrivere gli atti, e non va a controllare le costruzioni se sono regolari o meno
adimecasa, 4 Febbraio 2014
Lauramencarini Membro Junior
L'istanza in autotutela la puoi fare in qualsiasi momento
Lauramencarini, 4 Febbraio 2014
se è una rettifica in seguito a collaudo della pratica di accatastamento, l'opposizione va fatta in Commissione Tributaria e in generale è conveniente in quanto costa e difficilmente va a buon fine. In questo caso ti hanno consigliato bene
se invece la rendita è palesemente sbagliata puoi muoverti in autotutela ma devi avere elementi consistenti, non è sufficiente il fatto che sia stata proposta una rendita diversa al momento dell'accatastamento e a te piaceva
griz, 4 Febbraio 2014
Un piano interrato che prende luce dall'intercapedine che, a sua volta, prende luce da oblò e che è a servizio complementare esclusivo dei vani principali posti a piano terra dove si svolge interamente la vita della famiglia, mi è stato conteggiato al 100% e non per 1/4 come disposto dal tecnico del costruttore ai sensi dalla normativa vigente. Questo mi ha portato quasi al raddoppio la rendita catastale. Purtroppo, mal consigliato e per problemi più seri che ho dovuto affrontare in quel periodo, ho lasciato perdere nel momento in cui mi è stata notificata la variazione e solo ora ho ripreso il discorso inviando una motivata richiesta di rettifica in autotutela.
Può l'Agenzia del Territorio respingere tale richiesta solo per decorrenza dei termini? Infatti nella comunicazione di variazione della consistenza ricevuta due anni fa era scritto esplicitamente che l'opposizione andava fatta entro 60 gg.
E' così? Oppure l'istanza in autotutela è valida comunque come sostiene Lauramencarini? Grazie infinite a tutti.
Pippo Latorre, 4 Febbraio 2014
è newcessario capire un concetto:
la rendita catastale è un dato su lquale si basano gli importi che il proprietario dell'immobile deve al fisco, nel momento in cui si censisce un immobile con le moderne tecnologie(DOCFA), il tecnico propone dei valori per queste rendite che vengono sottoscritte dal proprietario quindi se l'ufficio le ritiene congrue sono approvate, l'uffiicio ha però un tempo per eventualmente cooaludare e rettificare questi valori a sua discrezione interpretando qualla che ritiene essere la situazione più corretta, se l'uffiocio rettifica, il contribuente ha un tempo per fere ricorso ma il ricorso va fatto in Commissione Tributaria, solitamente per gli immobili in clesse A o C si sconsiglia di ricorrere in quanto raramente si riesce ad avere esito favorevole, servono infatti delle ragioni oggettive con basi molto solide.
Il ricorso in autotutela si concretizza nella presentazione di una istanza all'ufficio che ha rettificato a suo tempo la rendita, se ne evince che difficilmente sarà accolta.
Una cosa che si può fare è incaricare un tecnico che presenti una pratica DOCFA con un pretesto qualsiasi, corredata da una relazione precisa ed eventualmente anche da documentazione fotografica che spieghi le ragioni di un'attribuzione di una rendita più bassa di quella che l'ufficio ha assegnato; in questo caso è possibile che il tecnico dell'ufficio condivida il parere del collega di parte e approvi le modifiche
A Ennio Alessandro Rossi, Daniele 78 e arciera piace questo elemento.
Infatti...il tecnico dell'ufficio quanto meno deve riprendere in mano la pratica, anche se di straforo e questo è profondamente ingiusto. Anche questa è una legge da cambiare se vogliamo sfoltire le trafile e quindi illeciti da parte dei funzionari pubblici.
non è così semplice: la rendita catastale è un dato delicato che stabilisce le basi del rapporto tra lo stato ed il proprietario immobiliare
Ad una sperequazione così vistosa però ci si deve mettere rimedio, no? La legge deve poter intervenire e ricreare quella giustizia che deve intercorrere tra Stato e cittadino, non credi? Altrimenti stiamo continuamente a gridare contro lo stato usurpatore.
ok, nel caso specifico sarebbe opportuno però conoscere la categoria e classe dell'immobile in questione, la categoria e classe degli immobili vicini e simili, si potrebbe anche scoprire poi che il tecnico che ha proceduto all'accatastamento ha tenuto la rendita troppo bassa ed il tecnico catastale ha solo fatto il suo lavoro.
Capita spesso che il committente chieda di proporre rendite "bassine", il tecnico incaricato procede, tutti sanno che c'è il rischio di una revisione e si aspettano gli eventi sperando che la cosa passi così come si è proposta
In realtà è stato proprio il tecnico dell'Agenzia del Territorio che, riesaminando la mia pratica dietro mia richiesta allo sportello, ha individuato il problema (considerazione della superficie interrata come vani principali), e mi ha suggerito di presentare istanza in autotutela di rettifica della consistenza corredata di foto esplicative.
Cosa che io ho provveduto a fare il 27/11/2013.
Adesso io vorrei capire: stante una situazione reale che mi dovrebbe dare ragione ai sensi della normativa vigente, l'Ufficio può rigettare l'istanza in autotutela per decorrenza dei termini? Io, in accordo con Lauramencarini, credo di no perchè sono stati loro stessi a consigliarmi di presentare tale istanza dettandomela quasi integralmente.
Mi rendo conto che sia difficile perchè l'Ufficio dovrebbe ammettere di aver sbagliato ma la normativa mi sembra fin troppo chiara per cui mi vedrò costretto a ricorrere alla Commissione Tributaria. Posso ancora farlo o sono fuori tempo?
la tua richiesta è legittima, come scritto il termine scaduto dei 60 giorni era quello relativo al ricorso davanti alla Commissione Tributaria, l'esito della tua istanza è incerto ma se come scrivi è stato il tecnico dell'ufficio a suggerirti di procedere ci sono anche buone possibilità, aspetta e vedi, in caso di non accoglimento potrai sempre procedere con una variazione tramite DOCFA come già suggerito: Se la stima della rendita è evidentemente scorretta potresti raggiungere lo scopo
griz, 5 Febbraio 2014
Mi sembra sensato. Grazie.
Pippo Latorre, 5 Febbraio 2014
ltre due anni fa mi è stata notificata una variazione della consistenza catastale dichiarata dal costruttore che mi ha venduto un immobile di nuova costruzione. Purtroppo all'epoca, mal consigliato, non ho provveduto a fare opposizione nei termini dei 60 gg. previsti dalla legge. Sono ancora in tempo per fare una richiesta di rettifica in autotutela? In caso negativo posso farlo per vie legali o seguire qualche altra strada?
Circolare n. 11 del 26.10.2005
Oggetto: Esercizio dell'autotutela nel settore catastale - Tipologia - Efficacia temporale delle rettifiche catastali.
...........omissis .................
Autotutela nel settore catastale: profili interpretativiTanto premesso in linea generale, si evidenzia che l'attività di riesame dell'accertamento catastale posta in essere dagli Uffici dell'Agenzia può assumere le seguenti connotazioni:
1. riesame d'ufficio o su segnalazione del contribuente, finalizzato ad eliminare incongruenze derivanti da semplici errori di inserimento dati oppure da erronee applicazioni dei principi dell'estimo catastale;
2. riesame effettuato a seguito di apposita istanza del contribuente con cui lo stesso sottopone all'Amministrazione fatti, circostanze o elementi nuovi, non presenti - e, quindi, non valutabili - al momento dell'originario accertamento.
Sulla inquadrabilità o meno delle descritte attività di riesame nell'ambito dell'esercizio della potestà di autotutela, la scrivente, in considerazione della delicatezza della questione, nonchè della ricaduta sul piano fiscale, ha ritenuto opportuno acquisire il preventivo parere dell'Avvocatura Generale dello Stato.
Il predetto Organo Legale, con nota prot. 67615 del 14/5/2005, sentito il Comitato Consultivo, dopo aver osservato che, nel particolare settore catastale, l'autotutela va "...intesa come potestà di annullamento di un pregresso provvedimento di accatastamento, ove esercitata - tanto d'ufficio che su istanza di parte - nel limite invalicabile dell'eventuale formazione di un giudicato sostanziale...", ha sottolineato, in particolare, come, nella subiecta materia, l'esercizio dell'autotutela "...non può che mirare ad eliminare errori di inserimento dei dati, ovvero di applicazione delle regole tecniche dell'estimo catastale in relazione ad un immutato contesto".
Ad avviso dell'Avvocatura dunque, nell'ambito del particolare settore catastale può ravvisarsi esercizio del potere di autotutela nell'ipotesi descritta sub 1), laddove, pertanto, l'annullamento dell'accertamento in autotutela "...non può che avere effetto ex tunc e cioè retroattivo", vale a dire dalla data di decorrenza del classamento rivelatosi errato e, per tale motivo, successivamente rettificato.
Lo stesso Organo Legale ha, poi, osservato come nell'ambito della regola generale dell'autotutela nel settore catastale - così come sinteticamente descritta sub 1) - potrebbe collocarsi anche la fattispecie rappresentata dalla "...revisione di accatastamento, a seguito di sentenza resa dai giudici tributari..." ed avente ad oggetto il classamento di immobili similari, ovviamente a condizione che non sussista "...un diverso giudicato sostanziale specificatamente riferito al soggetto interessato...".
Al riguardo è stato, infatti, osservato che, nello specifico caso, non si è in presenza di una vera e propria estensione del giudicato - peraltro non consentita essendo coinvolti soggetti estranei al giudizio (cfr. art. 2909 c.c.) - perché "...il giudicato stesso costituisce motivazione dell'istanza di autotutela."
L'inquadrabilità di tale particolare fattispecie nell'ambito dell'autotutela appare, peraltro, subordinata alla circostanza che il giudicato posto a fondamento dell'istanza di parte consenta effettivamente di evidenziare, in via comparativa, un eventuale errore commesso in sede di classamento dell'immobile oggetto dell'istanza di autotutela medesima.
L'Avvocatura Generale dello Stato, invece, ha escluso "...dall'ambito concettuale dell'autotutela tutte le fattispecie riconducibili all'intervento di nuovi elementi afferenti la partita catastale (rectius: classamento) che possono giustificare una revisione in relazione al mutamento degli stessi elementi rilevanti.".
In relazione a dette fattispecie (riconducibili all'ipotesi sintetizzata sub 2), pertanto, il provvedimento di riesame adottato non può esplicare efficacia retroattiva, proprio perché gli elementi su cui si fonda la variazione del classamento, in quanto sopravvenuti - e, quindi, non disponibili al momento dell'originario classamento - determinano una sorta di effetto sostitutivo del nuovo classamento (quello cioè risultante dall'attività di riesame), rispetto al classamento originario (oggetto di riesame).
L'articolato parere dell'Avvocatura Generale dello Stato affronta anche un altro aspetto della questione, vale a dire l'armonizzazione dell'istituto dell'autotutela con i principi contenuti nell'art. 21-nonies della L. 7 agosto 1990, n. 241, così come introdotto dall'art. 14 della legge 11 febbraio 2005, n. 15.
La disposizione in esame stabilisce che "Il provvedimento amministrativo illegittimo...può essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge.
In proposito l'Avvocatura, con specifico riferimento alla comparazione interesse pubblico/interesse privato, ha osservato: in primo luogo che "...dovrà essere ponderata, con riferimento all'interesse generale, la finalità di una corretta operazione di accatastamento, nel rispetto cioè delle regole generali dell'estimo, interesse che, come tale, prescinde da quello specifico dell'Ente Territoriale, eventuale beneficiario del gettito proveniente dal tributo locale"; in secondo luogo, e con riferimento al parametro del "termine ragionevole", che "...avrà efficacia preclusiva all'esercizio dell'annullamento in autotutela, il decorso di uno spazio temporale tale da avere determinato situazioni ormai consolidate".
In altri termini, nell'esercizio dell'autotutela in materia catastale, così come in quella amministrativa, è fondamentale una preliminare valutazione e comparazione tra l'interesse pubblico all'annullamento e gli altri interessi secondari pubblici e privati eventualmente coinvolti, con particolare riferimento all'eventuale consolidamento di situazioni o posizioni giuridiche sorte sulla base dell'atto (provvedimento) oggetto di riesame che possono rendere totalmente o parzialmente inattuabile il provvedimento emesso in sede di autotutela. In tale contesto appare significativo distinguere tra errori oggettivamente evidenti e rilevabili (quali quelli relativi alla mera individuazione della consistenza), per i quali è opportuno procedere comunque alla rimozione, e quelli connessi a peculiari valutazioni estimali (correlate alla inevitabile alea del giudizio tecnico), per i quali il consolidamento delle situazioni può consigliare una maggiore cautela nell'adozione dell'eventuale atto di rettifica.
L'efficacia temporale delle variazioni catastaliOccorre premettere, in linea generale, che, in tema di decorrenza delle variazioni catastali, l'art. 74 della legge 21 novembre 2000, n. 342,(n.d.r STATUTO DEL CONTRIBUENTE ) ha introdotto, come è noto, la regola generale intesa a valorizzare in via assoluta, sia ai fini della efficacia temporale che del decorso del termine di impugnazione, la notifica della attribuzione o modificazione della rendita catastale.
Ora, alla luce delle condivisibili indicazioni interpretative fornite dall'Avvocatura Generale dello Stato, può affermarsi che, se il riesame del classamento operato dall'Ufficio dell'Agenzia, in via autonoma o su istanza di parte, è qualificabile come esercizio della potestà di autotutela - in quanto finalizzato ad eliminare incongruenze derivanti da errori di inserimento dati oppure da erronee applicazioni dei principi dell'estimo catastale - la nuova rendita attribuita esplicherà efficacia retroattiva (ex tunc), cioè a decorrere dalla data dell'originario classamento, indipendentemente dalla data di notifica della nuova rendita agli intestatari della partita catastale.
In relazione a tale ultimo delicato aspetto, peraltro, sembra assumere decisiva rilevanza la cennata connotazione attribuibile all'attività di autotutela nel peculiare settore catastale. In tale contesto, infatti, il provvedimento emesso in sede di autotutela non appare qualificabile, strictu sensu, come mero atto modificativo della rendita - secondo l'accezione desumibile dall'art. 74 citato - ma, piuttosto, come atto tendente a ripristinare la correttezza e/o la legittimità di un provvedimento (l'atto attributivo o modificativo della rendita) errato fin dall'origine, cioè fin dalla sua emanazione.
Ovviamente, al fine di rendere esplicita negli atti catastali l'efficacia retroattiva della rettifica operata in via di autotutela, nelle annotazioni dei predetti atti dovrà essere opportunamente evidenziato che la decorrenza della nuova rendita è corrispondente a quella del classamento rettificato.
Viceversa, se il riesame del classamento, attivato su istanza di parte, viene eseguito sulla base di elementi, circostanze o parametri nuovi, sopravvenuti rispetto all'originario classamento e per i quali non ricorre l'obbligo della dichiarazione in catasto (si veda il procedimento ex art. 38 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), l'eventuale rettifica della rendita, scaturendo da una attività di riesame non qualificabile strictu sensu come esercizio del potere di autotutela, non potrà che esplicare effetti ex nunc.
Per inciso, sembra opportuno evidenziare che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15862 del 17 marzo 2005, depositata il 28 luglio 2005, ha assunto un orientamento sostanzialmente in linea con le indicazioni interpretative di cui alla presente circolare. Con la predetta sentenza, infatti, la Suprema Corte, in tema di I.C.I., ha sottolineato che nell'ipotesi in cui "...la variazione dipenda dalla correzione di un pregresso errore e non da modificazione dei parametri" non si rende "...applicabile il disposto di cui all'art. 5, co 5, L. 504/92, secondo cui il valore catastale per l'ICI è quello vigente al 1 gennaio dell'anno di imposizione". Tale impostazione è stata poi ribadita dalla stessa Cassazione, con riferimento all'imposta di registro, nella recente sentenza n. 18426 dell'8 giugno 2005, depositata il 16 settembre 2005.
Occorre, comunque, evidenziare che l'istanza di autotutela non riapre in nessun caso i termini di impugnativa degli atti di accertamento catastale. In tal senso la Suprema Corte, con la sentenza n. 247 del 1 luglio 2003, depositata il 12 gennaio 2004, ha ribadito che il termine di sessanta giorni entro cui impugnare l'atto impositivo ha natura decadenziale di modo che il suo inutile decorso determina la definitività del provvedimento stesso, precludendo la possibilità di rimetterlo in discussione nell'ambito di un giudizio tributario in forza delle disposizioni che hanno introdotto la cosiddetta autotutela.
Recenti interventi giurisprudenziali in tema di spese del giudizioLa Corte Costituzionale, con la sentenza interpretativa di accoglimento n. 274, depositata il 12 luglio 2005, ha ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 46, comma 3, del D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, nella parte in cui preclude ai giudici tributari, nella declaratoria di estinzione della controversia per cessazione della materia del contendere, di condannare l'Amministrazione virtualmente soccombente al pagamento delle spese.
Come è noto le sentenze interpretative di accoglimento (cosiddette "additive") integrano il contenuto precettivo della disposizione oggetto di giudizio, dichiarando la sua incostituzionalità nella parte in cui non prevede una determinata situazione attiva o passiva.
Nel caso di specie, quindi, a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale, la portata dell'art. 46, comma 3, del D. Lgs. 546/92 deve ritenersi integrata dalla previsione concernente la possibilità per i giudici tributari di condannare l'amministrazione virtualmente soccombente al pagamento delle spese, anche nell'ipotesi di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
In relazione a tale ultimo aspetto, pertanto, gli uffici sono invitati ad evadere - con assoluta priorità - le istanze di autotutela relative ad accertamenti catastali per i quali siano pendenti i termini di impugnativa, al fine di evitare il rischio di condanna al pagamento delle spese di virtuale soccombenza processuale, in applicazione dell'art. 46, comma 3, più volte citato, come integrato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale.
Ennio Alessandro Rossi, 6 Febbraio 2014
griz, 6 Febbraio 2014
Grazie. Capisco, in sintesi, che la domanda in autotutela non può essere respinta per decorrenza dei termini, ha senso in presenza di errore ed è retroattiva.
Staremo a vedere la risposta. Grazie infinite.
Pippo Latorre, 6 Febbraio 2014
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