Source: http://ghousegroup.it/news/convivenza-di-fatto-e-impresa-familiare-10
Timestamp: 2018-12-13 19:59:52+00:00
Document Index: 176848048

Matched Legal Cases: ['art. 230', 'art. 1', 'art. 230', 'art. 230', 'art. 5', 'art. 5']

Convivenza di fatto e impresa familiare - 10
Al convivente di fatto che presta stabilmente la propria opera all'interno dell'impresa dell'altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell'impresa familiare e ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato (art. 230-ter del codice civile, introdotto dall’art. 1, comma 46, della legge 20 maggio 2016, n. 76).
Non essendo stato richiamato l’art. 230-bis del codice civile, non è invece applicabile al convivente di fatto che collabora nell’impresa il diritto di concorrere alle decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi o inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa, né il diritto di prelazione in caso di trasferimento dell’azienda o divisione ereditaria.
L’Agenzia delle entrate ha confermato la rilevanza fiscale della prestazione dell’opera da parte del convivente nell’impresa, nonostante i dubbi derivanti dalla mancanza di uno specifico richiamo al nuovo art. 230-ter del codice civile nell'art. 5, comma 4, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), dovuto a un difetto di coordinamento (Risoluzione dell’Agenzia delle entrate 26 ottobre 2017, n. 134/E).
Ricordiamo infatti che nell’ambito dell’impresa familiare fino al 49 per cento del reddito risultante dalla dichiarazione dei redditi dell'imprenditore, può essere imputato ai collaboratori che abbiano prestato in modo continuativo e prevalente la propria attività di lavoro nell'impresa, proporzionalmente alla loro quota di partecipazione agli utili (art. 5, comma 4, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, Testo Unico delle Imposte sui Redditi), a condizione:
a) che i partecipanti all'impresa risultino nominativamente, con l'indicazione del rapporto con l'imprenditore, da atto pubblico o da scrittura privata autenticata anteriore all'inizio del periodo di imposta, recante la sottoscrizione dell'imprenditore e dei partecipanti;
b) che la dichiarazione dei redditi dell'imprenditore rechi l'indicazione delle quote di partecipazione agli utili spettanti ai collaboratori e l'attestazione che le quote stesse sono proporzionate alla qualità e quantità del lavoro effettivamente prestato nell'impresa, in modo continuativo e prevalente, nel periodo di imposta;
c) che ciascun collaboratore attesti, nella propria dichiarazione dei redditi, di aver prestato la sua attività di lavoro nell'impresa in modo continuativo e prevalente.