Source: https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-viii/capo-i/art500.html
Timestamp: 2019-04-20 11:14:55+00:00
Document Index: 60029040

Matched Legal Cases: ['art. 500', 'art. 500', 'art. 56', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'sentenza ', 'art. 500', 'sentenza ', 'art. 500', 'sentenza ']

Art. 500 codice penale - Diffusione di una malattia delle piante o degli animali - Brocardi.it
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Articolo 500 Codice penale
Dispositivo dell'art. 500 Codice penale
Chiunque cagiona la diffusione di una malattia alle piante o agli animali (1), pericolosa (2) all'economia rurale o forestale, ovvero al patrimonio zootecnico della nazione, è punito con la reclusione da uno a cinque anni [635 n. 5].
Se la diffusione avviene per colpa, la pena è della multa da centotre euro a duemilasessantacinque euro (3).
(1) La condotta può consistere sia in un'azione che in un'omissione, purché, in quest'ultimo caso, l'agente abbia l'obbligo giuridico di impedire l'evento (v. 40), si pensi all'ipotesi di trascuratezza delle norme igieniche.
(2) La pericolosità è rimessa alla discrezioanlità del giudice, che deve dunque valutare l'idoneità della malattia a danneggiare l'economia nazionale.
(3) Si tratta di un'autonoma fattispecie di reato, punibile a titolo di colpa generica.
Viene qui tutelato il sistema economico nazionale, inteso come patrimonio agricolo, forestale e zootecnico.
Spiegazione dell'art. 500 Codice penale
Il delitto in esame presenta natura plurioffensiva, in quanto tutela la ricchezza pubblica costituita dal patrimonio zootecnico nazionale, ed in via mediata il patrimonio dei singoli.
Ai fini della configurabilità della fattispecie non è necessaria la diffusione della malattia nell'intero territorio nazionale, o a vaste zone dello stesso, essendo sufficiente che la possibilità di estensione, anche per facilità e rapidità di trasmissione, faccia sorgere un concreto pericolo per l'economia rurale o forestale, ovvero per il patrimonio zootecnico nazionale.
Trassi ad ogni modo di reato di pericolo concreto, e dunque il giudice dovrà valutare la concreta pericolosità della condotta a ledere i beni giuridici tutelati. Tuttavia, il delitto è punibile anche a titolo di tentativo (art. 56), qualora siano commessi atti idonei e diretti in modo univoco alla propagazione della malattia.
Al secondo comma è prevista un'autonoma fattispecie colposa.
Massime relative all'art. 500 Codice penale
Cass. pen. n. 29315/2009
Il delitto di diffusione di una malattia delle piante o degli animali, di cui all'art. 500 c.p., è punibile anche a titolo di tentativo in quanto, trattandosi di reato di evento, è configurabile in presenza di atti idonei diretti in modo non equivoco alla propagazione della malattia. (Fattispecie di animali contagiati dalla brucellosi)
Integra il delitto di diffusione di una malattia delle piante o degli animali di cui all'art. 500 c.p., la probabilità che la propagazione della malattia stessa rechi nocumento all'economia rurale, forestale ovvero al patrimonio zootecnico nazionale. (In motivazione la Corte ha precisato che tale interpretazione è in sintonia con il testo della fattispecie incriminatrice la quale richiede che il pericolo, che la legge intende evitare, deve essere connesso alla diffusione della malattia).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 29315 del 16 luglio 2009)
Cass. pen. n. 12140/2000
Il reato di cui all'art. 500 c.p. (diffusione di una malattia delle piante o degli animali) ha natura plurioffensiva in quanto tutela la ricchezza pubblica costituita dal patrimonio zootecnico nazionale, ed in via mediata il patrimonio dei singoli. L'evento richiesto per la sua integrazione è la concreta diffusione della malattia, pericolosa per l'economia rurale o per il patrimonio zootecnico con la conseguenza che il delitto si consuma nel momento in cui la malattia si sia propagata al punto da integrare il pericolo di cui sopra
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 12140 del 27 novembre 2000)
Cass. pen. n. 3013/1991
Ai fini della configurabilità della fattispecie criminosa di cui all'art. 500 c.p. non è necessaria la diffusione della malattia all'intero territorio nazionale, o a vaste zone dello stesso, essendo sufficiente che la possibilità di estensione, anche per facilità e rapidità di trasmissione, faccia sorgere un concreto pericolo per l'economia rurale o forestale, ovvero per il patrimonio zootecnico nazionale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3013 del 8 marzo 1991)