Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-32418-del-14-12-2018
Timestamp: 2020-05-25 02:12:29+00:00
Document Index: 107126792

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 156', 'art. 132', 'art. 118', 'art. 36', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 74', 'art. 2424', 'art. 2426', 'art. 68', 'art. 360', 'art. 74', 'art. 2426', 'art. 68', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2424']

Sentenza Cassazione Civile n. 32418 del 14/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32418 del 14/12/2018
Cassazione civile sez. trib., 14/12/2018, (ud. 12/04/2018, dep. 14/12/2018), n.32418
sul ricorso iscritto al n. 22751/2011 R.G. proposto da:
78/38/2011 depositata l’11 febbraio 2011.
1. L’Agenzia delle entrate notificava a Sky Italia s.r.l. avviso di accertamento, sulla base dei rilievi formulati dalla Guardia di finanza nel processo verbale di constatazione, con il quale riprendeva a tassazione ai fini Irpeg ed Irap per l’anno 2002 ammortamenti ritenuti indeducibili per complessivi Euro 61.117.603,00, rettificando di conseguenza la perdita fiscale dichiarata dalla società. Gli ammortamenti ritenuti indeducibili riguardavano costi per noleggio satellite per Euro 6.852.524, costi per diritti televisivi per Euro 6.495.084,00 e costi per diritti sportivi per Euro 47.769.995. Con riferimento ai costi per l’utilizzo del satellite l’Agenzia riteneva che erano stati indebitamente capitalizzati ed ammortizzati secondo il principio contabile FAS 51 emanato dal FASB, organismo contabile statunitense, ma non potevano essere considerati come costi per “utilità ripetuta” nel tempo, in quanto meri canoni di locazione. Allo stesso modo i costi per avvenimenti sportivi non erano a “utilità ripetuta”, ma solo costi di esercizio, sicchè per ogni esercizio la società doveva sostenere nuovi costi per l’acquisto di ulteriori avvenimenti sportivi. Quanto all’acquisizione di films, la risoluzione ministeriale n. 35/E del 13-2-2003 riteneva che non fossero costi ad utilizzo pluriennale, ma dovessero essere inquadrati fra i beni immateriali, ammortizzabili con le regole ordinarie, essendo i films acquistati per un tempo molto limitato (alcuni mesi), al di fuori delle spese di start up.
1. Con il primo motivo di impugnazione la società deduce “inesistenza o nullità della sentenza per inidoneità al raggiungimento dello scopo, dovuta al difetto dei requisiti essenziali di forma-contenuto (in particolare, di dispositivo e motivazione, i quali nè singolarmente nè congiuntamente, consentono di individuare il concreto comando espresso dai Giudici), per violazione dell’art. 156 c.p.c., comma 2, dell’art. 132c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5, dell’art. 118 disp. att. c.p.c., e del D.Lgs. 546 del 1992, art. 36, comma 2, nn. 4 e 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”, in quanto la Commissione tributaria regionale dichiara nel dispositivo di accogliere in parte l’appello proposto dalla società, ma in motivazione non si individua “con obiettiva certezza” il concreto comando giudiziale che esprime “rendendo impossibile determinare gli effetti del parziale accoglimento dell’appello sull’avviso di accertamento in controversia”.
La Commissione, poi, respinge la possibilità di. applicare il criterio di ammortamento delle spese di cui al principio contabile FAS 51, in quanto relativo ad altro ordinamento giuridico (USA) ed in contrasto con i principi contabili nazionali ed internazionali (“si vuole sottolineare che il principio contabile statunitense, cosiddetto Fas 51, non esplica alcuna efficacia per l’ordinamento normativo italiano e non possono avere prevalenza alcuna sulle regole dettate dai principi contabili nazionali e soprattutto da quelli previsti dallo IASC”).
2. Con il secondo motivo di impugnazione la ricorrente deduce “Illegittimità della sentenza nella parte in cui i Giudici hanno negato che i costi in controversia costituiscano costi di impianto ed ampliamento ad utilità pluriennale per violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 74, comma 3…, dell’art. 2424 c.c., comma 1, BI1, e dell’art. 2426 c.c., comma 1, n. 5, nonchè falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, in quanto è legittima la capitalizzazione dei costi di impianto e di ampliamento relativi all’esercizio 1999, con imputazione di quote di ammortamento di tali costi capitalizzati nel conto economico relativo al 2002, per complessivi Euro 61.117.603,00.
I costi di impianto e di ampliamento sono “i costi che si sostengono in modo non ricorrente in alcuni caratteristici momenti del ciclo di vita della società, quali la fase pre-operativa (cosiddetti costi di start up) o quella di accrescimento della capacità operativa” (cfr. punto 6 del principio contabile OIC 24)
Al punto 43, quindi, si cristallizzano i criteri per la deducibilità pluriennale delle quote di ammortamento delle spese di start up (“I costi di start up sono imputati al conto economico dell’esercizio in cui sono sostenuti; essi possono essere capitalizzati quando sono rispettate tutte le seguenti condizioni: – i costi sono direttamente attribuibili alla nuova attività e sono limitati a quelli sostenuti nel periodo antecedente il momento del possibile avvio (i costi generali e amministrativi e quelli derivanti da inefficienze sostenute durante il periodo di start up non possono essere capitalizzati)”; – il principio della recuperabilità dei costi è rispettato, in quanto è ragionevole una prospettiva di reddito”.
Il principio internazionale di cui allo IAS 38, invece, esclude in ogni caso la possibilità di capitalizzazione delle spese per costi di impianto, in quanto si intende privilegiare la trasparenza della gestione societaria, con la plastica visione dei risultati di ogni esercizio, con la comparazione tra ricavi e costi (cfr. pagina 52 del ricorso per cassazione “lo Ias 38, che regola la contabilizzazione delle immobilizzazioni immateriali, definisce queste ultime in guisa da escludere dal loro novero i costi di impianto e di ampliamento i quali, pertanto,… non sono capitalizzabili…ma restano assorbiti negli ordinari costi di esercizio”).
Non trova applicazione, allora, il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 74, comma 3, il quale dispone che “Le altre spese relative a più esercizi, diverse da quelle considerate nei commi 1 e 2, sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio”, e quindi, secondo l’assunto della società nel massimo di cinque anni ai sensi dell’art. 2426 c.c., comma 1 n. 5, previo consenso del collegio sindacale.
Il principio contabile statunitense del FAS 51 (con l’algoritmo di cui a pagina 76 del ricorso per Cassazione “frazione avente al denominatore il numero totale degli abbonamenti previsti (quindi 1 milione) per la fine del periodo di prematurità ed al numeratore il maggiore tra….”) è in aperto contrasto con il principio internazionale IAS 38 ed è riferito, peraltro, solo alle imprese televisive via cavo e non satellitari, sicchè non è applicabile al caso di specie.
Con riferimento alla violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68, per quanto attiene ai costi per l’utilizzo di diritti cinematografici, la Commissione regionale ha correttamente fatto applicazione della risoluzione E/35 del 13-2-2003 della Agenzia delle entrate, considerando dunque che i beni rappresentati dai film non sono considerati oneri pluriennali, ma beni immateriali, il cui ammortamento fiscale è disciplinato dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68 (“Le quote di ammortamento del costo dei diritti di utilizzazione di opere dell’ingegno…sono deducibili in misura non superiore a un terzo del costo”).
3. Con il terzo motivo di impugnazione la società deduce “illegittimità della sentenza nella parte in cui i Giudici hanno negato che i costi in controversia, in quanto volti a remunerare servizi acquisiti nell’esercizio in cui sono stati sostenuti, costituiscano costi di impianto ed ampliamento ad utilità pluriennale, per insufficiente motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo ai fini del giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, anche in ragione del consenso espresso dal collegio sindacale e del parere della società di revisione. 3.1.Tale motivo è infondato.
Invero, la Commissione regionale si è soffermata sull’analisi separata delle tre voci di costo che, secondo la appellante, inerivano a spese pluriennali, tali da poter essere capitalizzate ai sensi dell’art. 2424 c.c., comma 1, lett. BI1 c.c., per poi essere dedotte in quote ammortamento in più anni.
Nè osta alla decisione della Commissione regionale la relazione della società di revisione, che dà luogo solo ad una presunzione di veridicità delle scritture contabili (Cass.Civ., 26 febbraio 2010, n. 4737; Cass. Civ., 12 marzo 2009, n. 5926), in questo caso mai messa in discussione, in quanto il Giudice di appello si è limitato ad escludere il carattere pluriennale di alcune spese sostenute nella fase di “lancio” della nuova attività di impresa televisiva satellitare.