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Timestamp: 2019-06-20 12:11:34+00:00
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La Suprema Corte, con sentenza n. 17460/2018, si pronuncia in merito al risarcimento del danno per illecita occupazione di un posto auto all'interno di un'area condominiale a discapito di chi ne ha parimenti diritto.
Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso il risarcimento del danno non patrimoniale in un caso di occupazione stabile di un posto auto in un condominio, mediante un'autovettura lasciata in sosta per l'intero giorno e da oltre un anno, dello spazio antistante la rampa di accesso al garage condominiale.
In tema di condominio negli edifici, ove l'uso della cosa comune da parte di uno dei condomini avvenga in modo da impedire quello, anche solo potenziale, degli altri partecipanti, il danno patrimoniale per il lucro interrotto è da ritenere in re ipsa.
Non altrettanto è da dirsi in relazione al danno non patrimoniale, quale disagio psico-fisico conseguente alla mancata utilizzazione di un'area comune condominiale.
Di tale ultima posta risarcitoria si può ammettere il ristoro solo in conseguenza della lesione di interessi della persona di rango costituzionale o nei casi espressamente previsti dalla legge, ai sensi dell'art. 2059 c.c., e sempre che si tratti di una lesione grave e di un pregiudizio non futile.
Di seguito il testo integrale della sentenza n. 17460/2018.
Antonietta Lioia ha proposto ricorso in cassazione articolato in tre motivi avverso la sentenza del Tribunale di Foggia del 15 novembre 2016, che aveva in parte accolto l'appello di Anna Maria Paradiso ed invece rigettato l'appello di Savino Laguardia contro la sentenza n. 449/2008 resa dal Giudice di Pace di Cerignola e perciò respinto la domanda di risarcimento dei danni avanzata dalla Lioia, compensando per intero le spese di entrambi i gradi del giudizio.
Resistono con distinti controricorsi Annamaria Paradiso e Savino Laguardia, i quali propongono anche ricorsi incidentali, ciascuno in un motivo, ai quali Antonietta Lioia resiste a sua volta con controricorso.
Antonietta Lioia convenne i coniugi Annamaria Paradiso e Savino Laguardia per sentirli condannare all'immediata rimozione di un'autovettura di proprietà del Laguardia lasciata in sosta per l'intero giorno e da oltre un anno davanti alla rampa d'accesso del garage condominiale dell'edificio di via 25 Aprile 7/f, Cerignola.
L'attrice chiese anche la condanna solidale di entrambi i convenuti al risarcimento dei danni per il patito disagio, da liquidarsi secondo equità.
Il Giudice di Pace di Cerignola, con sentenza del 10 ottobre 2008, dopo aver preso atto che l'automobile era stata rimossa in data 28 febbraio 2007, e perciò disposto "l'estromissione" del Laguardia con ompensazione delle spese, condannò Annamaria Paradiso a risarcire ad Antonietta Lioia i danni stimati in C 300,00, nonché al rimborso delle spese di lite. Ric. 2017 n. 12802 sez. M2 - ud. 10-04-2018 -2- Corte di Cassazione - copia non ufficiale Furono proposti distinti appelli da Annamaria Paradiso e Savino Laguardia e il Tribunale di Foggia riformò la condanna risarcitoria, osservando come l'utilizzo illegittimo di uno spazio comune, pur costituendo illecito potenzialmente produttivo di danno, non potesse giustificare una liquidazione equitativa del danno stesso, essendo rimasta non provata la sussistenza di un concreto pregiudizio subito dalla comproprietaria.
Essendo applicabile la previgente formulazione dell'art. 92 c.p.c., il Tribunale compensò le spese di entrambi i gradi tra tutte le parti, visti il parziale accoglimento dell'appello della Paradiso e la particolarità della questione riguardante il Laguardia. Il primo motivo del ricorso principale di Antonietta Lioia deduce l'omesso esame di fatto decisivo ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., sostenendo che mediante le tre fotografie e le due lettere raccomandate allegate sarebbe risultata evidente la prova del posizionannento della Fiat Panda sulla rampa condominiale, e quindi anche del danno da disagio patito.
Il secondo motivo del ricorso principale di Antonietta Lioia deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. per la disposta compensazione delle spese processuali di entrambi i gradi del giudizio, pur essendo soccombente, nei rispettivi rapporti con l'attrice, la convenuta originaria Annamaria Paradiso.
Il terzo motivo del ricorso principale di Antonietta Lioia deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. per la disposta compensazione delle spese processuali di entrambi i Ric. 2017 n. 12802 sez. M2 - ud. 10-04-2018 -3- Corte di Cassazione - copia non ufficiale gradi del giudizio, pur essendo soccombente, nei rispettivi rapporti con l'attrice, il convenuto originario Savino Laguardia. L'unico motivo del ricorso incidentale di Annamaria Paradiso deduce la violazione o falsa applicazione dell'art. 92 c.p.c. per la disposta compensazione delle spese processuali di entrambi i gradi del giudizio.
L'unico motivo del ricorso incidentale di Savino Laguardia deduce la violazione o falsa applicazione dell'art. 92 c.p.c. per la disposta compensazione delle spese processuali di entrambi i gradi del giudizio.
E' peraltro del tutto conforme alla giurisprudenza di questa Corte sostenere che, ove sia provata l'utilizzazione da parte di uno dei condomini della cosa comune in modo da impedirne l'uso, anche potenziale, agli altri partecipanti, possa dirsi risarcibile, in quanto in re ipsa, il danno patrimoniale per il lucro interrotto, come quello impedito nel suo potenziale esplicarsi (cfr. Cass. Sez. 2, 07/08/2012, n. 14213; Cass. Sez. 2, 12/05/2010, n. 11486). Non è invece certamente configurabile come in re ipsa un danno non patrimoniale, inteso come disagio psico-fisico, conseguente alla mancata utilizzazione di un'area comune condominiale, potendosi ammettere il risarcimento del danno non patrimoniale solo in conseguenza della lesione di interessi della persona di rango costituzionale, oppure nei casi espressamente previsti dalla legge, ai sensi dell'art. 2059 c.c., e sempre che si tratti di una lesione grave e di un pregiudizio non futile (arg. da Cass. Sez. U, 11/11/2008, n. 26972).
II. Sono del pari infondati il terzo motivo del ricorso principale di Antonietta Lioia, l'unico motivo del ricorso incidentale di Annamaria Paradiso e l'unico motivo del ricorso incidentale di Savino Laguardia. Per definire la soccombenza tra le rispettive domande e difese delle parti, ed il correlato principio di causalità degli oneri processuali, criteri essenziali per la regolazione delle spese di lite (art. 91 c.p.c.), occorre ricordare che Antonietta Lioia domandò la condanna dei coniugi Annamaria Paradiso e Savino Laguardia alla rimozione dell'autovettura di proprietà del Laguardia ed al risarcimento dei danni. L'adito Giudice di Pace di Cerignola prese atto che l'automobile era stata rimossa in corso di causa e così definì con pronuncia in rito il rapporto processuale tra l'attrice e Savino Laguardia, compensando tra loro le spese di lite, statuizione confermata dal Tribunale di Foggia. Viceversa, all'iniziale condanna al risarcimento ed alle spese processuali subita in primo grado da Annamaria Paradiso, si è sostituita la decisione di appello che ha rigettato la domanda di risarcimento e compensato le spese di entrambi i gradi. Il Tribunale ha valutato in proposito come il Laguardia avesse comunque causato la lite, mentre l'appello della Paradiso fosse stato in parte accolto.
Si era comunque verificata tra le parti una situazione di reciproca parziale soccombenza, che autonomamente giustificava la compensazione delle spese, visto che la domanda proposta da Antonietta Lioia, articolata in più capi, era risultata in sostanza fondata quanto alla rimozione dell'occupazione lesiva dell'area condominiale (domanda non accolta nel merito solo per effetto della spontanea restitutio in integrum eseguita dai convenuti in corso di giudizio), mentre era stata respinta nei suoi profili risarcitori. Trovando comunque nella specie applicazione, ratione temporis, il regime ex art. 92 c.p.c. introdotto dall'art. 2, comma 1, lett. a), della legge 28 dicembre 2005, n. 263, il provvedimento di compensazione, parziale o totale delle spese "per giusti motivi" deve essere solo esplicitamente motivato. Ove non vi abbia provveduto il primo giudice, i giusti motivi, per colmare il tenore della pronuncia di primo grado, possono essere indicati, in sede di appello, dal giudice chiamato a valutare la correttezza della statuizione sulle spese, il quale nell'esercizio del potere di correzione, può dare, entro i limiti del "devolutum", un diverso fondamento al dispositivo contenuto nella sentenza impugnata (Cass. Sez. 6 - 2, 28/05/2015, n. 11130).
In tale regime, la scelta di compensare le spese processuali rimane riservata al prudente, ma comunque motivato, apprezzamento del giudice di merito, la cui statuizione non può essere qui utilmente censurata, poiché non risultano illogiche né contraddittorie le ragioni poste dal Tribunale alla base della sua motivazione (Cass. Sez. 2, 17/05/2012, n. 7763).
Copia non ufficiale
Lunedì, 12 Novembre 2012 13:46
CIVILE-Infortunio scolastico in palestra -Responsabilità e risarcimento alunno-Chi paga e cosa fare-Sentenza Cassazione 25/09/2012 n. 16261
Infortunio scolastico - responsabilità e risarcimento danni.
Nel caso in esame la Cassazione affronta la vicenda di un infortunio scolastico avvenuto durante l’ora di educazione fisica. Nello specifico l’alunno, durante una partita di calcetto, veniva colpito con un calcio al volto da un alunno facente parte della squadra avversaria.
Ebbene, la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano negato la responsabilità della scuola per il risarcimento danni dovuto.
Nel corso del giudizio è emerso, infatti, che l’insegnante stava vigilando sul comportamento degli studenti e che nulla avrebbe potuto fare per evitare l’evento, per cui il danno sarebbe da addebitare allo studente che ha inflitto il colpo.
In materia di risarcimento danni per responsabilità civile conseguente ad infortunio subito da studente all'interno di struttura scolastica durante le ore di educazione fisica nel corso di una partita di calcio (o, come nella specie, di calcetto), ai fini della configurabilità della responsabilità a carico della scuola ex art. 2048 c.c. non è sufficiente il solo fatto di aver incluso nel programma della suddetta disciplina e fatto svolgere tra gli studenti una gara sportiva, ma è altresì necessario a) che il danno sia conseguenza del fatto illecito di un altro studente impegnato nella gara e b) che la scuola non abbia predisposto tutte le misure idonee a evitare il fatto.
Avv. Giuseppe Maniglia - Avvocato civilista Palermo
Diritto al risarcimento dei danni-Infortunio scolastico.
Lunedì, 25 Giugno 2012 13:20
Risarcimento: il danno biologico permanente può essere valutato dal momento della stabilizzazione dei postumi e quindi dalla cessazione del danno temporaneo. Sentenza Cass. 10303/2012
Risarcimento - Danno Biologico incidente stradale - permanente – Valutazione
Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha ribadito che - essendo la componente del danno biologico suddiviso in temporaneo e permanete - la valutazione di quest’ultimo deve avvenire a far data della cessazione di quello temporaneo, e – quindi - dal momento in cui i postumi invalidanti della persona divengano definitivi e stabili. Diversamente ragionando si avrebbe una illegittima duplicazione dei danni risarciti per lo stesso arco temporale.
Nel caso di specie la Corte di merito, ai fini della richiesta del risarcimento dei danni in un incidente stradale, aveva preso in considerazione come dies a quo, per la valutazione del danno biologico permanente, la data del fatto dannoso, liquidando, pertanto, una somma non dovuta al danneggiato.
La Suprema Corte ha riformato la sentenza, affermando il suddetto principio di diritto, meglio esplicato nella sentenza per esteso.
Risarcimento - Danno Biologico permanente incidente stradale – Valutazione
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Martedì, 22 Maggio 2012 18:31
CIVILE-Risarcimento| Il notaio che omette di effettuare la visura immobiliare in una vendita, incorre in responsabilità derivante dalla violazione del dovere di diligenza professionale, se l’immobile risultava ipotecato. Sentenza Cass. 22398/2011
Sentenza Cassazione n. 22398/2011
Il notaio non può invocare la limitazione di responsabilità prevista per il professionista dall'art. 2236 c.c., con riferimento al caso di prestazione implicante la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà (nella specie per l'arretrato in cui versavano le Conservatorie all'epoca della stipula e per la necessità di esaminare le annotazioni provvisorie di cui ai c.d. mod. 60), in quanto tale inosservanza non è riconducibile ad un'ipotesi di imperizia, cui si applica quella limitazione, ma a negligenza o imprudenza, cioè alla violazione del dovere della normale diligenza professionale media esigibile ai sensi dell'art. 1176 c.c., comma 2, rispetto alla quale rileva anche la colpa lieve.
Giovedì, 17 Maggio 2012 22:13
Il coniuge tradito ha diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti a causa della relazione extraconiugale del partner. Sentenza Cassazione n. 18853/2011.
TRADIMENTO CONIUGALE E RISARCIMENTO DANNI - RELAZIONE EXTRACONIUGALE - ADDEBITO SEPARAZIONE
La Corte di Cassazione, con la sentenza in oggetto, precisa che se la violazione dei doveri coniugali (tradimento extraconiugale) ha comportato sofferenze molto frustranti, il coniuge tradito ha diritto ad ottenere il risarcimento dei danni morali ex art. 2059 c.c., a prescindere dalla pronuncia di addebito in sede di separazione.
TRADIMENTO EXTRACONIUGALE E RISARCIMENTO DANNI: LA PROVA DEL NESSO CAUSALE
A giudizio della Corte “sarà inoltre necessaria la prova del nesso di causalità fra detta violazione (tradimento extraconiugale) ed il danno, che per essere a detto fine rilevante non può consistere nella sola sofferenza psichica causata dall'infedeltà e dalla percezione dell'offesa che ne deriva - obbiettivamente insita nella violazione dell'obbligo di fedeltà - di per sé non risarcibile costituendo pregiudizio derivante da violazione di legge ordinaria, ma deve concretizzarsi nella compromissione di un interesse costituzionalmente protetto”.
RELAZIONE EXTRACONIUGALE E RISARCIMENTO DANNI: LA LESIONE DELLA SALUTE E DELLA DIGNITA’
Per ottenere il risarcimento dei danni morali (non patrimoniali) per il tradimento extra-coniugale il partner tradito deve dimostrare “che l'infedeltà […] abbia dato luogo a lesione della salute del coniuge […]. Ovvero ove l'infedeltà per le sue modalità abbia trasmodato in comportamenti che […] si siano concretizzati in atti specificamente lesivi della dignità della persona, costituente bene costituzionalmente protetto.”
In tal senso ruolo fondamentale assume un avvocato divorzista, il quale può elaborare la strategia processuale più idonea al fine della dimostrazione del danno, attraverso l'allegazione di prove documentali e testimoniali.
Il risarcimento dei danni morali (non patrimoniali) per il tradimento extra-coniugale è dovuto a prescindere dalla richiesta ed ottenimento dell’addebito della separazione, poiché consiste in un vero e proprio illecito civile del tutto autonomo ex art. 2059 c.c.
Secondo la sentenza in oggetto, quindi, se la violazione dei doveri coniugali (relazione extraconiugale - tradimento) ha comportato sofferenze molto frustranti, il coniuge tradito ha diritto ad ottenere il risarcimento danni ex art. 2059 c.c., a prescindere dalla pronuncia di addebito in sede di separazione.
Avvocato Giuseppe Maniglia
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Martedì, 15 Maggio 2012 12:12
CIVILE| Le immissioni moleste possono ingenerare un risarcimento del danno non patrimoniale, liquidabile in via equitativa dal giudice. Sentenza Cassazione n. 17427/2011.
RISARCIMENTO DANNI IMMISSIONI POLVERI - RUMORE
La valutazione equitativa del risarcimento del danno deve essere giustificata e motivata dal giudice in sentenza, con una indicazione analitica degli elementi di fatto che l’hanno portato a liquidare una cifra piuttosto che un’altra. Si ricorda, in proposito, che il semplice turbamento della tranquillità familiare non assurge a un valore costituzionale protetto e quindi non può essere risarcito.
A parere della Corte di Cassazione, sebbene l'indagine medico legale non è indispensabile e il giudice può, nell'ambito della valutazione discrezionale al medesimo riservata, accertare il verificarsi della menomazione dell'integrità psico-fisica della persona facendo ricorso alle presunzioni e quantificare il danno in via equitativa, è pur sempre necessario che la motivazione indichi gli elementi di fatto che nel caso concreto sono stati tenuti presenti e i criteri adottati nella liquidazione equitativa, perchè altrimenti la valutazione si risolverebbe in un giudizio del tutto arbitrario, in quanto non è suscettibile di alcun controllo. (Leggi l’estratto della sentenza).
Venerdì, 11 Maggio 2012 20:14
CIVILE| Il danno da fermo tecnico non può considerarsi sussistente in re ipsa, per il solo fatto che un veicolo sia stato inutilizzato, ma va provato in concreto. Sentenza Cassazione civile n. 17135/2011
Il c.d. danno da fermo tecnico non si può riconoscere in re ipsa, per il solo fatto che un veicolo sia stato inutilizzato per un certo lasso di tempo. Tale danno deve essere provato al pari di ogni danno previsto nell’ordinamento. Come ogni danno, anche quello da fermo tecnico deve essere provato. La prova deve concernere sia il dato della inutilizzabilità del veicolo in relazione ai giorni in cui esso è stato illegittimamente sottratto alla disponibilità del proprietario, sia il dato della necessità del proprietario di servirsi del mezzo, cosicché, dalla impossibilità della sua utilizzazione, egli abbia riportato un danno, perché, ad esempio, non abbia potuto svolgere una determinata attività lavorativa ovvero abbia dovuto fare ricorso a mezzi sostitutivi (In senso conforme v. sentenza Cass. 19 novembre 1999 n. 12820 e sentenza Trib. Roma, Sez. XII, 10 settembre 2010, n. 18150).
Martedì, 24 Aprile 2012 08:04
CIVILE-LAVORO| Cass. sez. lav. n. 4476/2012: Call Center, se il lavoro “a progetto” o “a contratto” è sottoposto a controlli pressanti si trasforma a tempo indeterminato.
Estratto sentenza
sul ricorso 1694/2010 proposto da:
ALMAVIVA  CONTACT  S.P.A.,(quale  incorporante  ATESIA  S.P.A.),   in
persona   del   legale  rappresentante  pro  tempore,   elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DELLE TRE MADONNE 8, presso lo studio  degli
avvocati  MARAZZA  MAURIZIO e MARAZZA MARCO che  la  rappresentano  e
difendono,giusta delega in atti;
B.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA  GERMANICO
172,  presso  lo  studio  dell'avvocato PANICI  PIER  LUIGI,  che  la
avverso  la  sentenza  n. 5340/2009 della CORTE  D'APPELLO  di  ROMA,
depositata il 15/09/2009 r.g.n. 11363/08;
02/02/2012 dal Consigliere Dott. VITTORIO NOBILE;
udito l'Avvocato MARAZZA MARCO;
udito l'Avvocato PANICI PIER LUIGI;
BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Con sentenza del 26-9-2008 il Giudice del lavoro del Tribunale di Roma rigettava la domanda proposta da B.R. nei confronti della Atesia s.p.a., diretta al riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato tra le parti dal 4-6-2001 e della persistenza del rapporto, con condanna della società al pagamento delle retribuzioni sino al 30-5-2007, o in subordine dell'inefficacia della risoluzione del rapporto con ordine di reintegrazione e risarcimento del danno, oltre al versamento dei contributi, nonchè ad ottenere la condanna della società al pagamento della somma di Euro 72.804,98, oltre accessori, a titolo di differenze retributive e indennità varie.
Con ricorso depositato il 18-12-2008 la B. proponeva appello avverso la detta sentenza, chiedendone la riforma con l'accoglimento delle proprie domande.
La Almaviva Contact s.p.a., incorporante la Atesia s.p.a., si costituiva chiedendo il rigetto dell'appello.
La Corte di Appello di Roma, con sentenza depositata il 15-9-2009, dichiarava la natura subordinata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato tra le parti dal 4-6-2001 e la prosecuzione giuridica dello stesso "sino ad oggi" e condannava la società a risarcire il danno alla lavoratrice, in misura pari alle retribuzioni dovute dalla messa in mora del 30-5-2007 alla data della sentenza, oltre rivalutazione e interessi.
In sintesi la Corte territoriale accertava che nella fattispecie, nonostante il nomen juris attribuito dalle parti al rapporto (dapprima contratti di collaborazione coordinata e continuativa e poi contratti a progetto, succedutisi senza soluzione di continuità per oltre sei anni), in effetti in base alle risultanze istruttorie sussistevano i requisiti essenziali della subordinazione, con la conseguenza che, essendo comunque nulli i termini apposti ai contratti (perchè privi della indicazione del motivo che giustificasse l'assunzione), doveva ritenersi costituito un unico rapporto a tempo indeterminato sin dall'origine e la società doveva essere condannata a risarcire il danno nella misura pari alle retribuzioni spettanti dalla messa in mora. Nel contempo la Corte di merito dichiarava la nullità della domanda concernente le differenze retributive.
Per la cassazione di tale sentenza la Almaviva Contact ha proposto ricorso con un unico complesso motivo.
La B. ha resistito con controricorso.
La Almaviva Contact s.p.a. ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
MOTIVI DELLA DECISIONE....
Martedì, 17 Aprile 2012 14:54
Corte dei Conti| Sez. Giurisdizionale Regione Siciliana SENTENZA n. 609/2012:l'arresto di un Carabiniere provoca un danno all'immagine al Corpo che va risarcito.
Estratto della sentenza:
LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SICILIANA
Composta dai magistrati:Dott. Luciano Pagliaro, dott. Guido Petrigni dott.Giuseppe Grasso, ha pronunciato la seguente
Sentenza n. 609/2012
Nel giudizio di responsabilità, iscritto al n.57725 del registro di segreteria, promosso dal Procuratore Regionale nei confronti di N., nato a C. il _______, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Ferro e domiciliato presso il suo studio in Gibellina (TP)via Degli Elimi n.5 .
Esaminati gli atti e documenti di causa.Uditi nella pubblica udienza del 14 febbraio 2012, il relatore dott. Giuseppe Grasso, e il Pubblico Ministero, nella persona del dott. Gianluca Albo.
Con atto di citazione regolarmente notificato, il procuratore regionale ha citato in giudizio N., chiedendo la sua condanna a titolo di danno all’immagine per €5.000,00 con criteri equitativi, in relazione ai fatti penalmente rilevanti commessi dallo stesso in quanto appuntato dei carabinieri in servizio presso la compagnia di C.
Il convenuto è stato soggetto a procedimento penale con sentenza della Corte di appello di Palermo n. 3368/2008 del 22 dicembre 2008, divenuta irrevocabile a seguito di sentenza di conferma della Corte di Cassazione n. 47335/2009 del 12 dicembre 2009, con condanna alla reclusione per due anni, con sospensione condizionale della pena per essersi abusivamente introdotto nell’archivio nazionale delle forze di polizia per ottenere informazioni su determinate indagini ed averle rivelate a soggetti terzi facenti parte di organizzazione mafiosa oggetto delle stesse, per i reati previsti dagli artt.61 n.2,110, 117, 326 comma primo, 615 ter primo, secondo comma n.1, terzo comma c.p., art.7 del D.L. 13 maggio 1991 n.152 conv. nella legge 203/1991; agevolando così l’organizzazione Cosa nostra.
Si è costituito il convenuto eccependo che il comportamento antigiuridico non ha cagionato alcun danno all’Arma dei carabinieri, tant’è che la stessa lo ha riammesso in servizio conservando il grado.
L’odierno giudizio è finalizzato all’accertamento della fondatezza della domanda del Pubblico Ministero concernente una ipotesi di danno erariale all’immagine nei confronti dell’Arma dei carabinieri nei confronti del convenuto N. per i reati previsti dagli artt.61 n.2,110, 117, 326 comma primo, 615 ter primo, secondo comma n.1, terzo comma c.p., art.7 del D.L. 13 maggio 1991 n.152 conv. nella legge 203/1991, definitivamente accertati con la sentenza della Corte di appello di Palermo n. 3368/2008 del 22 dicembre 2008, confermata dalla sentenza della Cassazione penale n.47335/2009.
La domanda del Pubblico Ministero è da ritenersi fondata nei seguenti termini .Deve essere esaminata la domanda di condanna al risarcimento del danno non patrimoniale sotto il profilo del danno all’immagine.A tal proposito la domanda deve ritenersi fondata, sulla base dei criteri fissati dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti con la decisione QM10/2003.Le sezioni riunite della Corte dei conti hanno precisato che il danno all’immagine si configura come un danno esistenziale configurabile nel discredito e nel sentimento di sfiducia ingenerato nell’amministrazione dal comportamento del responsabile.La quantificazione del danno può essere effettuata anche secondo criteri equitativi, ma comunque non può sfuggire al rispetto del principio dell’onere della prova a carico di parte attrice, anche mediante presunzioni e la sua quantificazione ad un criterio minimo di attendibilità del pregiudizio subito.Un elemento essenziale è il cosiddetto clamor fori, ossia la diffusione della notizia sui mass-media, e comunque la più o meno grande risonanza dell’evento, che genera nei cittadini quanto sopra evidenziato.Nel caso in questione, esiste allo stato degli atti processuali la prova di tale elemento essenziale, specificamente allegata da parte attrice consistente negli articoli comparsi nella stampa quotidiana del Giornale di Sicilia e dalla Repubblica.it.Pertanto, sussistono i presupposti di fatto e di diritto per la sussistenza del danno all’immagine con i criteri stabiliti dalle sezioni riunite della Corte dei conti.Si ritiene dunque che debba essere accolta la domanda del PM condannando il convenuto al risarcimento nella misura di € 5.000,00, comprensiva della rivalutazione monetaria oltre interessi legali dal deposito della sentenza sino al soddisfo. La condanna alle spese segue la soccombenza.
La Corte dei conti - Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana, definitivamente pronunciando, dichiara responsabile N. dei fatti a lui ascritti e per l'effetto lo condanna al pagamento in favore dell’Arma dei carabinieri della complessiva somma di € 5.000,00 comprensiva di rivalutazione monetaria, oltre agli interessi dalla data di deposito della sentenza sino al soddisfo.Il convenuto è inoltre condannato alle spese di giudizio che si quantificano in €. 237,08.
Manda alla segreteria per gli adempimenti conseguenti.
Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 14 febbraio 2012.
L’Estensore ll Presidente
F.to Dott.Giuseppe Grasso F.to Dott. Luciano Pagliaro
Sentenza Depositata in segreteria il 23 febbraio 2012
Pubblicato in Sentenze Corte dei Conti