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Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'arte\n12', 'art. 18', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 22', 'art. 22', 'art.2', 'art. 311', 'art. 311', 'art. 97', 'art. 313', 'art.313', 'art. 313', 'art. 313', 'art.318', 'art.313', 'art.313', 'art.313', 'art.18', 'art. 318', 'art. 9', 'art. 42']

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Giornata seminariale Le novità in materia ambientale per gli Enti Locali Il tema dei rifiuti e le nuove responsabilità nelle forme e nei moduli funzionali/gestionali.
PubblicatoLoris Carlucci Modificato 4 anni fa
Presentazione sul tema: "Giornata seminariale Le novità in materia ambientale per gli Enti Locali Il tema dei rifiuti e le nuove responsabilità nelle forme e nei moduli funzionali/gestionali."— Transcript della presentazione:
1 Giornata seminariale Le novità in materia ambientale per gli Enti Locali Il tema dei rifiuti e le nuove responsabilità nelle forme e nei moduli funzionali/gestionali degli Enti Locali Presentazione del NUOVO MANUALE DI DIRITTO E GESTIONE DELL’AMBIENTE alla presenza dell’autore e curatore Alberto Pierobon e dei co-autori: Tiziano Tessaro, Giuseppe Piperata, Alfonso Andretta, Gerardino Castaldi, Giovanni Montresori Bologna, 18 maggio 2012
2 TIZIANO TESSARO Responsabilita’ e danno ambientale
TIZIANO TESSARO MAGISTRATO DELLA CORTE DEI CONTI Direttore della Rivista e della Rivista Comuni d’Italia Responsabilita’ e danno ambientale
4 LE PRINCIPALI QUESTIONI DA AFFRONTARE
Definizione di danno ambientale Ambito di applicazione della direttiva Criteri di imputazione della responsabilità Modalità e criteri di riparazione del danno Legittimazione ad agire Assicurabilità del rischio ambientale
5 Cos’è l’ambiente L’ambiente è di per sé un bene immateriale unitario che, appartenendo alla categoria dei c.d. “beni liberi”, è fruibile dalla collettività e dai singoli (Corte Cost n.641); Il danno arrecato al bene ambientale è un danno pubblico e va risarcito allo Stato 4
Tiziano Tessaro - riproduzione riservata
7 La figura giuridica del danno ambientale
Costruzione giurisprudenziale della Corte dei Conti 86/1980: muove dalla tesi della proprietà statale dei beni (ambiente come patrimonio della collettività soggetto ad uso pubblico) Sussiste la responsabilità contabile degli amministratori pubblici che non impediscono il danneggiamento delle risorse naturali Tendenza espansiva della giurisdizione della Corte 1
8 La Genesi del danno ambientale
La figura di diritto positivo del danno ambientale è stata introdotta nel nostro ordinamento con l’art. 18 della Legge 8 luglio 1986 n. 349 Interpositio legislatoris che stoppa la tendenza espansiva della Corte dei conti
9 art. 18 comma 1, della legge 8 luglio 1986, n. 349,
Danno ambientale «qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che comprometta l'ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l'autore del danno al risarcimento nei confronti dello Stato»,
10 PRESUPPOSTI DI APPLICAZIONE DELL’ART. 18
La responsabilità per il danno ambientale derivava dal verificarsi di un fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge, lesivo per l’ambiente.
11 La condotta quindi consisteva:
Nell’arrecare danno all’ambiente Alterandolo, Deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte
12 Legittimazione all’azione di risarcimento civile
L’azione per il risarcimento del danno ambientale, anche se esercitata in sede penale mediante la costituzione di parte civile, poteva essere promossa dallo Stato o da enti territoriali cui era riconosciuta per legge tale capacità
13 FINALITA’ DELL’AZIONE CIVILE
L’azione civile per danno ambientale aveva come scopo: Ottenere il ripristino dell’ambiente danneggiato (prescindendo anche dalla eccessiva onerosità per il responsabile) Nel caso di impossibilità di ottenere il ripristino, si doveva procedere alla liquidazione monetaria del danno in via equitativa (tenuto conto della colpa, del costo necessario per il ripristino e del profitto ottenuto dal trasgressore)
14 art. 18, comma 2, legge 8 luglio 1986, n. 349
«per la materia di cui al precedente comma 1 la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, ferma restando quella della Corte dei conti, di cui all'art. 22 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3».
15 Al giudice ordinario spettava…
attribuito al giudice ordinario la giurisdizione in materia di danno ambientale, precisando che la relativa azione di risarcimento è promossa dallo Stato, nonché dagli enti territoriali sui quali incidono i beni oggetto del fatto lesivo. Danno diretto
16 Alla Corte dei conti spettava …
….solamente la c.d. “azione di rivalsa” nei confronti del dipendente pubblico per i danni che questi abbia cagionato a terzi, e che l'amministrazione pubblica alla quale il dipendente medesimo appartiene sia stata costretta a risarcire, Danno indiretto
17 Le norme di riferimento
«l'impiegato che, nell'esercizio delle attribuzioni ad esso conferite dalle leggi o dai regolamenti cagioni ad altri un danno ingiusto ai sensi dell'art. 23 (dello stesso d.P.R. n. 3/1957) è personalmente obbligato a risarcirlo» (art. 22, comma 1, prima parte, d.P.R. n. 3/1957) «l'amministrazione che abbia risarcito il terzo del danno cagionato dal dipendente, si rivale agendo contro quest'ultimo a norma degli articoli 18 e 19 (..)» (art. 22, comma 2, d.P.R. n. 3/1957). Danno indiretto
18 Legittimita’ costituzionale
La norma ha resistito più volte al vaglio di legittimità della Corte Costituzionale Corte costituzionale 30 dicembre 1987, n. 641 ordinanze nn. 719 e 808 del 1988.
19 Tiziano Tessaro - riproduzione riservata
La nuova definizione di danno ambientale contenuta nel nuovo testo unico dell’ ambiente Tiziano Tessaro - riproduzione riservata
20 DEFINIZIONE E TIPOLOGIE DI DANNO AMBIENTALE (art.2)
Nella Direttiva: Danno alle specie e agli habitat naturali protetti (vale a dire qualsiasi danno che produca significativi effetti negativi sul raggiungimento o il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole di tali specie e habitat; Direttiva Habitat 79/409/CEE; Direttiva Uccelli 92/43/CEE); Danno alle acque indicate nella Direttiva quadro 2000/60/CEE; Danno al terreno (vale a dire qualsiasi contaminazione del terreno che crei un rischio significativo di effetti negativi sulla salute umana a seguito dell'introduzione diretta o indiretta nel suolo, sul suolo o nel sottosuolo di sostanze, preparati, organismi o microrganismi nel suolo).
21 NATURA E CARATTERISTICHE DEL DANNO
Nella Direttiva: Il danno alle specie ed agli habitat è inteso come squilibrio nella conservazione favorevole naturale delle risorse e la riparazione privilegiata è quella primaria (ripristino delle condizioni originarie). Il danno alle acque è analogamente riferito allo “stato ecologico”, al “potenziale ecologico”, condizionati dai profili chimici e/o quantitativi. Anche in questo caso, la misura di riparazione privilegiata è quello del recupero delle condizioni originarie. Il danno al terreno è limitato alle “contaminazioni” comportanti un rischio significativo sulla salute umana.
22 DEFINIZIONE Nuova definizione del danno ambientale: Art. 300 Dlgs 152/2006: E' danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell'utilità assicurata da quest'ultima. Continua…
23 D. Lgs n°152/2006 (Codice dell’ambiente)
Il comma 2 riprende pedissequamente la definizione della direttiva europea, senza fare sforzo di adattamento della norma comunitaria all’ordinamento nazionale, prevede, infatti che: “ai sensi della Direttiva 2004/35/CE costituisce danno ambientale il deterioramento, in confronto alle condizioni originarie, provocato: alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria (…); alle acque interne (…) alle acque costiere ed a quelle ricomprese nel mare territoriale (…); al terreno, mediante qualsiasi contaminazione (…)”.
24 art. 311 com. 2 Alla tutela frazionata di alcune componenti del bene ambiente, come sopra descritta, segue però la formulazione in termini generali dell’illecito ambientale nell’art. 311 com. 2, in base al quale: “chiunque realizzando un fatto illecito, o omettendo attività o comportamenti doverosi, con violazione di legge, di regolamento, o di provvedimento amministrativo, con negligenza, imperizia, imprudenza o violazione di norme tecniche, arrechi danno all’ambiente, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, è obbligato a ripristino della precedente situazione e, in mancanza, al risarcimento per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato”.
25 Le caratteristiche del danno
26 Nella Direttiva il danno deve presentare alcune caratteristiche generali, ovvero deve essere : a. concreto; b. misurabile (o quantificabile); c. significativo. E’ anche prevista una protezione anticipata: la minaccia imminente, cioè il “rischio sufficientemente probabile”, ossia un pericolo attuale e concreto di un danno futuro.
27 Attribuzione alla Corte dei conti del danno diretto e indiretto
espansione della giustizia contabile, gli artt. 313, c. 6 e 318, c. 2 del D.lgs. 152/06 attribuiscono nuove competenze alla Corte dei Conti in tale materia ambientale
28 Responsabilita’ diretta e indiretta
Il Codice attribuisce al giudice della contabilità anche una specifica competenza in ipotesi di responsabilità diretta, prima riservata in via esclusiva al giudice ordinario, qualora si faccia questione di risarcimento in forma di equivalente patrimoniale, non solo per il danno arrecato allo Stato ma anche nei confronti dell’ente pubblico titolare dei beni pubblici. Danno diretto Ovviamente la Corte conserva il suo spazio d’intervento per il perseguimento di quelle condotte che abbiano concorso alla produzione dei pregiudizi ambientali indiretto, relativo all’esborso sostenuto dagli Enti pubblici per effetto di sentenze di altre giurisdizioni (azione di rivalsa). Danno indiretto
29 ESEMPI GIURISPRUDENZIALI IN MATERIA
DI DANNO AMBIENTALE
30 Un primo caso
31 DANNO PUBBLICO PATRIMONIALE da mancata raccolta differenziata.
Un primo caso Degna di nota è la pronuncia Corte dei Conti 9 dicembre 2009, n.1492 ove il collegio ha rilevato la presenza di un danno pubblico patrimoniale materiale[2] da mancata raccolta differenziata. [2] Il nocumento si è manifestato sotto vari profili: costo tariffa per raccolta indifferenziata, mancato introito derivante da cessione eventuale materiale recuperato, collasso del piano integrato dei rifiuti e dei costi emergenziali. Si noti quanto affermato da Cass. Civile, III, n /2008 ha affermato che “una volta accertata la compromissione dell'ambiente in conseguenza del fatto illecito altrui, la prova del danno patito dalla P.A. deve ritenersi "in re ipsa", e la relativa liquidazione deve avvenire con criteri ampiamente equitativi, in quanto non è oggettivamente possibile tenere conto di quegli effetti che inevitabilmente si evidenzieranno solo in futuro”.
32 DANNO PUBBLICO PATRIMONIALE da mancata raccolta differenziata.
Premesso che, la raccolta differenziata svolge un ruolo prioritario nel sistema di gestione integrato dei rifiuti, in quanto consente sia di ridurre il flusso dei rifiuti da avviare allo smaltimento che di condizionare positivamente l’intero sistema di gestione, la mancata adozione delle ordinanze sindacali concernenti l'istituzione e i termini di svolgimento del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, che è obbligatoria e non una facoltà, è stata ritenuta, in maniera controvertibile, dalla Corte dei Conti all’origine di un danno all’ambiente e alle casse erariali.
33 Un secondo caso
34 ripascimento della spiaggia del Poetto
Un secondo caso Una ulteriore sentenza, Corte Conti 21 luglio 2009, n va evidenziata per la sua rilevanza non solo sul piano giuridico ma, altresì, sul fronte della tutela degli interessi collettivi nonché relativamente alla salvaguardia di quei beni ambientali rilevanti per la collettività. In questa occasione, nel trattare dell’esecuzione dei lavori di ripascimento della spiaggia del Poetto, mal eseguiti se non inutili, HA CONDANNATO numerosi amministratori locali, funzionari pubblici, componenti della commissione di monitoraggio e ha ritenuto che sia stato provocato un disastro di incalcolabile entità, sotto il profilo ecologico e ambientale, in dipendenza della devastazione non reversibile di gran parte del litorale costiero e del deturpamento di una bellezza naturale assoggettata a vincolo.
35 DISASTRO DI INCALCOLABILE ENTITÀ, SOTTO IL PROFILO ECOLOGICO E AMBIENTALE
I lavori in questione vennero realizzati in palesi difformità da quanto previsto nel capitolato d’appalto e con estrema leggerezza riguardo tempistica e modalità. Anche in questo caso, il danno di cui si discute non è quello inferto alla spiaggia, per cui non viene in rilievo quale sia l’amministrazione proprietaria della stessa o incaricata della sua gestione, bensì quello conseguente all’ingiustificata diminuzione patrimoniale subita dalla Provincia a fronte di lavori eseguiti in difformità dal contratto[3] . [3] Né rileva, sotto tale profilo, che l’opera fosse finanziata con fondi di provenienza statale e comunitaria, come chiarito da Corte di Cassazione, n. 515 del 24 luglio 2000.
36 DISASTRO DI INCALCOLABILE ENTITÀ, SOTTO IL PROFILO ECOLOGICO E AMBIENTALE
Il danno è stato individuato nelle somme inutilmente spese - per l’effettuazione dei lavori e per attività connesse agli stessi - dalla pubblica amministrazione (la Provincia di Cagliari) incaricata di curare l’esecuzione dell’opera, nonché nella lesione dell’immagine di detta Amministrazione [4] Sotto questo ultimo rilevantissimo profilo, precisa la Corte che l’esito disastroso dell’intervento ha destato notevole scalpore ed ha avuto risalto a lungo sulla stampa locale e nazionale, con conseguente grave degrado dell’immagine e del prestigio non solo dell’ente provinciale ma di tutta l’amministrazione pubblica. In particolare, la Corte, facendo proprio il consolidato indirizzo elaborato dalla Cassazione[5], ha rilevato che la tutela dell’immagine della P.A. discende dai principi di imparzialità e di buon andamento di cui all’art. 97, c. 1, della Costituzione, la cui violazione si traduce in un’alterazione in senso negativo della sua immagine. [4] I convenuti sono stati condannati in solido al pagamento, in favore dell’ente provinciale, di ,42 euro di cui ,07 a titolo di danno all’immagine. [5] Cfr. n. 5790/1979, n. 2527/1990, n. 7642/1991, n , n. 5668/1997, n. 744/1999, n /2005.
37 DISASTRO DI INCALCOLABILE ENTITÀ, SOTTO IL PROFILO ECOLOGICO E AMBIENTALE
E sulla linea di quanto a suo tempo affermato dalle SS.RR. n. 10/2003/QM, in merito ai criteri applicabili per la valutazione equitativa, il pregiudizio in questione si sostanzia nella perdita di immagine pubblica e derivante dal comportamento gravemente illecito di soggetti legati da un rapporto di servizio alla P.A., sulla quale si riverberano gli effetti negativi, in termini di lesione della sua dignità e del suo prestigio, connessi a detta attività illecita. 6]. LESIONE DELLA SUA DIGNITÀ E DEL SUO PRESTIGIO, CONNESSI A DETTA ATTIVITÀ ILLECITA. IL DANNO ALL’IMMAGINE [6] Così Corte Conti, Umbria, 28 maggio 1998, n. 501.
38 Ebbene, “tale identificazione opera nel bene, quando l’azione di chi rappresenta l’amministrazione si modelli sui principi costituzionali di legalità, buon andamento ed imparzialità, e nel male, quando viceversa la stessa azione vada in senso contrario a detti principi”. IL DANNO ALL’IMMAGINE In conclusione, e avendo riguardo al caso specifico, il vulnus subito all’immagine è indubitabile: “tanto più grave deve quindi considerarsi tale lesione quando si constati che l’esito in questione sia stato dimostrato essere la conseguenza di comportamenti che, al di là dei loro risvolti penali, ancora non accertati in via definitiva, e che comunque non interessano tutti i convenuti nel presente giudizio, sono stati però sicuramente contraddistinti da volontaria pretermissione dell’interesse pubblico primario sotteso all’opera appaltata, tenuti talvolta con pervicacia e arroganza, ma comunque sempre con sostanziale disprezzo dell’opinione pubblica, all’insegna, non, come dovrebbe essere tratto distintivo di una PA, della trasparenza dell’azione amministrativa, ma al contrario, dell’opacità spinta talora sino al punto persino del mendacio”.
39 Un terzo caso
40 DANNO, COMMISURATO ALLE SOMME NECESSARIE PER IL RIPRISTINO DEI LUOGHI, ARRECATO ALL’ENTE LOCALE DA OMESSA VIGILANZA NELL’ESECUZIONE DI OPERE PUBBLICHE SU UN SENTIERO MONTANO, ILLEGITTIMAMENTE REALIZZATE IN DIFFORMITÀ RISPETTO AL PROGETTO AUTORIZZATO ED IN VIOLAZIONE DEI VINCOLI PAESAGGISTICO-AMBIENTALI. Un terzo caso E ancora, sotto la vigenza delle prescrizioni di cui al Codice dell’Ambiente, la Corte Conti, Trento, 27 maggio 2009, n. 35 ha condannato il Sindaco e il direttore dei lavori a titolo di responsabilità amministrativa gravemente colposa per danno, commisurato alle somme necessarie per il ripristino dei luoghi, arrecato all’ente locale da omessa vigilanza nell’esecuzione di opere pubbliche su un sentiero montano, illegittimamente realizzate in difformità rispetto al progetto autorizzato ed in violazione dei vincoli paesaggistico-ambientali. La condanna era relativa anche alle spese indebite (danno da spese per la realizzazione dell’opera abusiva e quindi inutile) o ai mancati introiti di somme (danno per mancata riscossione di contributi comunitari).
41 Precisa la Corte che una medesima condotta di danno ambientale può ledere nello stesso tempo sia l’interesse dello Stato sul bene collettivo - ambiente (il diritto dello Stato all’ambiente), sia l’interesse di privati o di enti pubblici (l’art. 313 si riferisce a “soggetti danneggiati” in genere, compresi enti pubblici o altre autorità diverse dallo Stato) su beni mobili o immobili o della personalità di cui essi sono titolari (il diritto di proprietà, il diritto di possesso, il diritto alla salute e così via); quindi, tale condotta può fondare azioni diverse da quelle ministeriali, per soggetto attivo e per oggetto, ai sensi dell’art.313 ultimo comma D. Lgs. 152/2006.
42 AZIONI PETITORIE, POSSESSORIE, RISARCITORIE
In particolare, accanto all’azione per danno ambientale facente capo al Ministero dell’ambiente vi sono le normali azioni civilistiche a tutela della proprietà e del possesso AZIONI PETITORIE, POSSESSORIE, RISARCITORIE degli enti titolari di proprietà danneggiate dei soggetti danneggianti (art. 313 comma 7 cit.); e, nel caso in cui il danno ai diritti del soggetto pubblico sia stato cagionato da soggetti in rapporto di servizio con l’ente (in violazione di doveri di ufficio), può proporsi l’azione di responsabilità amministrativa nei confronti di tali soggetti, ai sensi del R.D.1214/1934 e succ. modd. (applicabile in quanto norma speciale rispetto all’art. 313 comma 7) [7]. [7]. comma 3 D.Lgs.267/2000 (che prevedeva la legittimazione di regioni ed enti locali per il danno ambientale) ad opera dell’art.318 comma 2 lett.b, l’art.313 ult. co. (primo periodo) non preclude ma anzi presuppone azioni di autorità diverse dal Ministero dell’ambiente; infatti, tale articolo dispone che “nel caso di intervenuto risarcimento del danno” (eccezion fatta per il mancato risarcimento totale o parziale) “sono esclusi, a seguito di azione concorrente da parte di autorità diversa dal Ministero dell’ambiente, nuovi interventi comportanti aggravi di costi per l’interessato”, e quindi non vieta azioni aventi titolo diverso (fatte salve nel secondo periodo dell’art.313 ult. co.) ma si limita a precludere ulteriori risarcimenti in forma generica o specifica in presenza di risarcimenti già disposti dal Ministero.
43 Ebbene, è interessante evidenziare che “il D. Lgs
Ebbene, è interessante evidenziare che “il D.Lgs. 152/2006 affida alla cognizione della Corte dei conti il danno ambientale; Nel caso di danno all’ambiente provocato da soggetti sottoposti alla giurisdizione contabile, si prevede che il Ministero dell’Ambiente (effettuata l’istruttoria ed ordinato infruttuosamente il ripristino ambientale) non agisca nei loro confronti con ordinanza-ingiunzione, ma invii rapporto alla Procura della Corte dei conti competente per territorio (art.313 comma 6);” ma sotto altro rilevante profilo “si abroga l’art.18 L. 249/1986, che limitava la giurisdizione della Corte al danno indiretto da spese sostenute all’amministrazione per risarcire terzi dal danno ambientale da essa concausato (art. 318, c. 2 lett. a)
44 Nella concreta fattispecie, il P.M.
ha richiesto in citazione il risarcimento dei danni a favore del Comune e non dello Stato; ha precisato che i beni danneggiati sono di proprietà del Comune medesimo; ha liquidato il danno (anche) in relazione alle spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi e per l’eliminazione delle opere illecitamente realizzate, oltre che in relazione a maggiori spese sostenute o minori entrate conseguite; ha precisato che il diritto all’ambiente “concorre” con quello azionato in giudizio.
45 Deve quindi ritenersi che nel giudizio in questione il titolo della pretesa risarcitoria non sia dato dalla lesione del diritto all’ambiente in senso stretto (il cui risarcimento, del resto, è assoggettato alle particolari procedure facenti capo al Ministero dell’ambiente: artt. 311, 312, 313 commi 1 e 2 D. Lgs. 152/2006), bensì dalla lesione del diritto di proprietà del Comune su immobili (ovvero il danno cagionato ai boschi comunali dalla realizzazione di opere non decise dal comune, liquidato in relazione alle spese necessarie per il ripristino dello stato dei luoghi), nonché dalle spese indebite (danno da spese per la realizzazione dell’opera abusiva e quindi inutile) o dai mancati introiti di somme (danno per mancata riscossione di contributi comunitari).
46 Il bene «ambiente» Secondo la Suprema Corte, infatti, dalla lettura costituzionalmente orientata degli artt. 2, 9 e 42 Cost., emerge il principio della necessità della tutela della umana personalità anche nell'ambito del "paesaggio". Sezioni Unite della Cassazione del 16 e 18 febbraio 2011 (n. 3811, 3812, 3813 del 16 febbraio e 3936, 3937, 3938, 3939 del 18 febbraio L'art. 9 Cost., in particolare, prevede che la Repubblica tutela "il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", con una affermazione che negli ultimi anni ha costituito la base per una ricca legislazione in tema di beni culturali (in particolare, al D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, che contiene il Codice dei beni culturali e del paesaggio.). A sua volta l'art. 42 Cost., fa riferimento alla proprietà " pubblica o privata", il che costituisce un implicito riconoscimento di una diversità di fondo tra i due tipi di proprietà.
47 L’utilizzo dei beni e il terzo superamento dei principi : dal binomio “bene pubblico –indisponibilità ” al meccanismo della “valorizzazione degli immobili” “Da tale quadro normativo-costituzionale, e fermo restando il dato "essenziale" della centralità della persona (e dei relativi interessi), da rendere effettiva, oltre che con il riconoscimento di diritti inviolabili, anche mediante "adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale", emerge l'esigenza interpretativa di "guardare" al tema dei beni pubblici oltre una visione prettamente patrimoniale-proprietaria per approdare ad una prospettiva personale-collettivistica.” La giurisprudenza della Cassazione
48 L’utilizzo dei beni e il terzo superamento dei principi : dal binomio “bene pubblico –indisponibilità ” al meccanismo della “valorizzazione degli immobili” la prospettiva “personale-collettivistica” indicata dalla Corte ben può essere tradotta nella necessità di valorizzare il patrimonio pubblico non per necessità puramente di “cassa” ma nell’ottica del bene comune dello Stato comunità, e quindi dell’insieme dei cittadini stessi, in particolare al fine della massima valorizzazione dei beni ambientali e culturali che costituiscono un patrimonio del nostro Paese che non ha eguali a livello internazionale. P.M.Zerman La giurisprudenza della Cassazione
49 La recente posizione della Corte di cassazione
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