Source: http://www.periti.info/normativa/decreto-legislativo-1-agosto-2011-n-141-modifiche-ed-integrazioni-al-decreto-legislativo-27-ottobre-2009-n-150-in-materia-di-ottimizzazione-della-produttivita-del-lavoro-pubblico-e-di-efficien/
Timestamp: 2018-12-12 20:53:08+00:00
Document Index: 137265517

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art.  1', 'art. 8', 'art.  117', 'art. 11', 'art. 11', 'art.  8', 'art.  17', 'art.  19', 'art. 2103', 'art. 21', 'art. 24', 'art. 43', 'art.  23', 'art. 23', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 23', 'art.  23', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 1', 'art.  20', 'art. 110', 'art.  3', 'art. 2', 'art. 20', 'art.  8', 'art.\n14', 'art. 14', 'art. 21', 'art.\n21', 'art.  14', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 14', 'art. 76', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 14', 'art.  120', 'art.  8', 'art.  2', 'art. 21', 'art. 13', 'art. 78', 'art.  110', 'art.  31', 'art. 19', 'art.  20', 'art.  65', 'art.  42', 'art. 31', 'art. 65', 'art. 4', 'art. 41', 'art.  47', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 41', 'art.  41', 'art. 41', 'art.  1', 'art.   41', 'art. 66', 'art. 70', 'art.  40', 'art.  16', 'art.  12', 'art. 19', 'art.  19', 'art. 1']

DECRETO LEGISLATIVO 1 agosto 2011, n. 141 - Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 in materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15. (11G0183) - (GU n. 194 del 22-8-2011 | Periti.info
<ERRATA-CORRIGE – Comunicato relativo alla ripubblicazione del testo del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recante: «Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.». (Ripubblicazione avvenuta nel supplemento ordinario n. 178 alla Gazzetta Ufficiale – serie generale- n. 171 del 25 luglio 2011). (11A11239) – (GU n. 190 del 17-8-2011
MINISTERO DELL’INTERNO – DECRETO 5 agosto 2011>
DECRETO LEGISLATIVO 1 agosto 2011, n. 141 – Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, a norma dell’articolo 2, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15. (11G0183) – (GU n. 194 del 22-8-2011
DECRETO LEGISLATIVO 1 agosto 2011, n. 141 - Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 in materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15. (11G0183) - (GU n. 194 del 22-8-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 06/09/2011
DECRETO LEGISLATIVO 1 agosto 2011 , n. 141
Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 ottobre 2009,  n.
150 in materia  di  ottimizzazione  della  produttivita’  del  lavoro
pubblico   e   di   efficienza   e   trasparenza   delle    pubbliche
amministrazioni, a norma dell’articolo 2,  comma  3,  della  legge  4
marzo 2009, n. 15. (11G0183)
Visti gli articoli 76, 87, 92, 95 e 117 della Costituzione;
Vista la legge 4 marzo 2009,  n.  15,  recante  delega  al  Governo
finalizzata  all’ottimizzazione  della   produttivita’   del   lavoro
pubblico  e   alla   efficienza   e   trasparenza   delle   pubbliche
amministrazioni,  nonche’  disposizioni  integrative  delle  funzioni
attribuite al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro  e  alla
Corte dei conti; e, in particolare, l’articolo 2, comma 3, secondo il
quale il Governo, entro ventiquattro mesi dalla data  di  entrata  in
vigore del decreto legislativo attuativo della  delega  contenuta  al
comma 1 del medesimo articolo 2, puo’ adottare eventuali disposizioni
integrative e correttive, con le medesime modalita’  e  nel  rispetto
dei medesimi principi e criteri;
Visto il decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  286,  recante
riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e
valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati  dell’attivita’
svolta dalle amministrazioni  pubbliche,  a  norma  dell’articolo  11
della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;
ordinamento della Presidenza del  Consiglio  dei  Ministri,  a  norma
dell’articolo 11 della legge 15  marzo  1997,  n.  59,  e  successive
generali  sull’ordinamento   del   lavoro   alle   dipendenze   delle
amministrazioni pubbliche, e successive modificazioni;
Visto il decreto-legge 25 giugno  2008,  n.  112,  convertito,  con
attuazione  della  legge  4  marzo  2009,  n.  15,  in   materia   di
efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni;
adottata nella riunione del 21 gennaio 2011;
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 20
aprile 2011;
Rilevato che le competenti Commissioni del Senato della  Repubblica
non hanno espresso il proprio parere nei termini previsti;
riunione del 22 luglio 2011;
E m a na
Modifica all’articolo 19 del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.
1. All’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,
dopo il comma 6-ter, e’ inserito il seguente:
«6-quater. Per gli  Enti  locali,  che  risultano  collocati  nella
classe  di  virtuosita’  di  cui  all’articolo  20,  comma   3,   del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come individuati con  il  decreto
di cui al comma 2 del medesimo articolo, il numero complessivo  degli
incarichi  a  contratto  nella   dotazione   organica   dirigenziale,
conferibili ai sensi dell’articolo 110,  comma  1,  del  Testo  unico
delle leggi sull’ordinamento degli enti locali,  di  cui  al  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, non puo’ in ogni caso superare la
percentuale del diciotto per cento  della  dotazione  organica  della
qualifica dirigenziale  a  tempo  indeterminato.  Si  applica  quanto
previsto dal comma 6-bis».
– Si riporta il testo degli articoli 92, 95 e 117 della
«Art. 92. Il Governo della Repubblica e’  composto  del
Presidente del Consiglio e dei Ministri, che  costituiscono
insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del
Consiglio  dei  ministri  e,  su  proposta  di  questo,   i
Ministri.».
«Art. 95. Il  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri
dirige  la  politica  generale  del   Governo   e   ne   e’
responsabile. Mantiene la unita’ di indirizzo  politico  ed
amministrativo, promovendo e  coordinando  l’attivita’  dei
I Ministri sono responsabili collegialmente degli  atti
del Consiglio dei Ministri, e  individualmente  degli  atti
dei loro dicasteri.
La legge provvede all’ordinamento della Presidenza  del
Consiglio  e  determina  il  numero,  le   attribuzioni   e
l’organizzazione dei Ministeri.»
«Art. 117. La potesta’ legislativa e’ esercitata  dallo
– Si riporta il testo dell’art. 2 della legge  4  marzo
2009,   n.    15    (Delega    al    Governo    finalizzata
all’ottimizzazione della produttivita’ del lavoro  pubblico
e   alla   efficienza   e   trasparenza   delle   pubbliche
amministrazioni  nonche’  disposizioni  integrative   delle
funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell’economia  e
del lavoro  e  alla  Corte  dei  conti),  pubblicata  nella
Gazzetta Ufficiale 5 marzo 2009, n. 53:
«Art. 2 (Delega al Governo in materia  di  riforma  del
lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni).  –
maggiori oneri a carico della finanza  pubblica,  entro  il
termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore  della
presente legge, uno o  piu’  decreti  legislativi  volti  a
riformare, anche mediante modifiche al decreto  legislativo
30 marzo 2001, n. 165, la disciplina del rapporto di lavoro
dei dipendenti  delle  pubbliche  amministrazioni,  di  cui
all’art. 2, comma 2, del medesimo decreto legislativo, come
modificato  dall’art.  1  della  presente  legge,  e  della
relativa contrattazione collettiva  per  il  raggiungimento
dei seguenti obiettivi:
a) convergenza degli assetti  regolativi  del  lavoro
pubblico con quelli del  lavoro  privato,  con  particolare
riferimento al sistema delle relazioni sindacali;
b)  miglioramento  dell’efficienza  e  dell’efficacia
delle procedure della contrattazione collettiva;
c) introduzione di  sistemi  interni  ed  esterni  di
valutazione del personale e delle strutture, finalizzati ad
assicurare l’offerta  di  servizi  conformi  agli  standard
internazionali di qualita’ e a consentire  agli  organi  di
vertice politici delle pubbliche amministrazioni  l’accesso
diretto alle informazioni  relative  alla  valutazione  del
d) garanzia della trasparenza dell’organizzazione del
lavoro  nelle  pubbliche  amministrazioni  e  dei  relativi
sistemi retributivi;
e)   valorizzazione   del   merito   e    conseguente
riconoscimento  di  meccanismi  premiali  per   i   singoli
dipendenti  sulla  base  dei  risultati  conseguiti   dalle
relative strutture amministrative;
f)  definizione  di  un  sistema  piu’  rigoroso   di
responsabilita’ dei dipendenti pubblici;
g) affermazione del principio di  concorsualita’  per
l’accesso al lavoro  pubblico  e  per  le  progressioni  di
h) introduzione di strumenti che assicurino una  piu’
efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base
territoriale, conformemente al principio della  parita’  di
condizioni per l’accesso ai pubblici uffici, da  garantire,
mediante specifiche disposizioni del bando, con riferimento
al  luogo  di  residenza  dei  concorrenti,   quando   tale
requisito  sia  strumentale  all’assolvimento  di   servizi
altrimenti  non  attuabili  o  almeno  non  attuabili   con
identico risultato;
i) previsione dell’obbligo di permanenza  per  almeno
un quinquennio nella sede della  prima  destinazione  anche
per i vincitori delle procedure di progressione  verticale,
considerando titolo preferenziale nelle medesime  procedure
di progressione verticale la permanenza nelle sedi  carenti
adottati nell’osservanza dei principi e  criteri  direttivi
fissati dai seguenti articoli,  nonche’  nel  rispetto  del
principio di pari opportunita’, su  proposta  del  Ministro
per  la  pubblica  amministrazione  e   l’innovazione,   di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,  e,
previa intesa  in  sede  di  Conferenza  unificata  di  cui
all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.  281,
e successive  modificazioni,  relativamente  all’attuazione
delle disposizioni di cui agli articoli 3, comma 2, lettera
a),  4,  5  e  6,  nonche’  previo  parere  della  medesima
Conferenza  relativamente  all’attuazione  delle   restanti
disposizioni della  presente  legge,  sono  trasmessi  alle
Commissioni parlamentari competenti per  materia  e  per  i
profili finanziari, le quali esprimono  il  proprio  parere
entro  sessanta  giorni  dalla  data  della   trasmissione;
decorso tale termine, i  decreti  sono  adottati  anche  in
del  parere  parlamentare  scada  nei  trenta  giorni   che
precedono la scadenza del termine previsto al  comma  1,  o
successivamente,  quest’ultimo  termine  e’  prorogato   di
3. Entro ventiquattro mesi dalla  data  di  entrata  in
vigore dei decreti  legislativi  di  cui  al  comma  1,  il
Governo puo’ adottare eventuali disposizioni integrative  e
correttive, con le medesime modalita’ e  nel  rispetto  dei
medesimi principi e criteri.
4. I decreti legislativi di cui al comma 1  individuano
le disposizioni  rientranti  nella  competenza  legislativa
esclusiva dello Stato,  ai  sensi  dell’art.  117,  secondo
comma, della Costituzione,  e  quelle  contenenti  principi
generali dell’ordinamento giuridico, ai quali  si  adeguano
le regioni e gli enti locali  negli  ambiti  di  rispettiva
5. Le disposizioni della presente  legge  si  applicano
alla Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri,  salvo  che
risultino incompatibili con la  specificita’  del  relativo
ordinamento.».
–  Il  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  286
(Riordino e potenziamento dei  meccanismi  e  strumenti  di
monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e  dei
risultati  dell’attivita’  svolta   dalle   amministrazioni
pubbliche, a norma dell’art. 11 della legge 15 marzo  1997,
n. 59, e successive  modificazioni),  e’  pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1999, n. 193.
–  Il  decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  303
norma dell’art. 11 della legge 15  marzo  1997,  n.  59,  e
successive modificazioni),  e’  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale 1º settembre 1999, n. 205, S.O.
– Il decreto legislativo 30 marzo 2001 (Norme  generali
sull’ordinamento   del   lavoro   alle   dipendenze   delle
amministrazioni pubbliche), e’  pubblicato  nella  Gazzetta
– Il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni
urgenti per lo sviluppo economico, la  semplificazione,  la
competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e
la perequazione tributaria», convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n.  133),  e’  pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale 25 giugno 2008, n. 147, S. O.
– Il  decreto  legislativo  27  ottobre  2009,  n.  150
(Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia  di
ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di
efficienza e trasparenza delle pubbliche  amministrazioni),
e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 ottobre 2009,  n.
254, S.O.
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  8   del   decreto
«Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali  e
Conferenza unificata). – 1. La Conferenza  Stato-citta’  ed
autonomie locali e’ unificata per le materie ed  i  compiti
comuni  e  delle  comunita’  montane,  con  la   Conferenza
2. La Conferenza Stato-citta’ ed  autonomie  locali  e’
sua delega, dal Ministro dell’interno o  dal  Ministro  per
competenza; ne fanno parte altresi’ il Ministro del  tesoro
Ministro della  sanita’,  il  presidente  dell’Associazione
nazionale  dei  comuni  d’Italia  –  ANCI,  il   presidente
dell’Unione  province  d’Italia  –  UPI  ed  il  presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti  montani  –
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei  quattordici   sindaci   designati   dall’ANCI   cinque
rappresentano le  citta’  individuate  dall’art.  17  della
invitati altri membri del Governo,  nonche’  rappresentanti
3. La Conferenza Stato-citta’ ed  autonomie  locali  e’
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne  faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La  Conferenza  unificata  di  cui  al  comma  1  e’
regionali  o,  se  tale  incarico  non  e’  conferito,  dal
Ministro dell’interno.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  19  del   decreto
legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,  come  modificato  dal
presente decreto legislativo:
«Art.19 (Incarichi di funzioni dirigenziali). –  1.  Ai
fini del  conferimento  di  ciascun  incarico  di  funzione
dirigenziale si tiene conto, in  relazione  alla  natura  e
alle caratteristiche degli  obiettivi  prefissati  ed  alla
complessita’ della struttura interessata, delle  attitudini
e delle capacita’ professionali del singolo dirigente,  dei
risultati conseguiti in precedenza nell’amministrazione  di
appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche
competenze   organizzative   possedute,    nonche’    delle
esperienze di direzione eventualmente maturate  all’estero,
presso il settore privato o  presso  altre  amministrazioni
pubbliche, purche’ attinenti al conferimento dell’incarico.
Al conferimento degli incarichi e al passaggio ad incarichi
diversi non si applica l’art. 2103 del codice civile.
1-bis.  L’amministrazione  rende   conoscibili,   anche
mediante  pubblicazione  di  apposito   avviso   sul   sito
istituzionale, il  numero  e  la  tipologia  dei  posti  di
funzione  che  si  rendono  disponibili   nella   dotazione
organica  ed   i   criteri   di   scelta;   acquisisce   le
disponibilita’ dei dirigenti interessati e le valuta.
1-ter.  Gli  incarichi  dirigenziali   possono   essere
revocati esclusivamente nei casi e con le modalita’ di  cui
all’art. 21, comma 1, secondo periodo.
2. Tutti gli incarichi di funzione  dirigenziale  nelle
sono  conferiti  secondo  le  disposizioni   del   presente
articolo.   Con   il    provvedimento    di    conferimento
dell’incarico,  ovvero  con  separato   provvedimento   del
Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  o  del  Ministro
competente per gli  incarichi  di  cui  al  comma  3,  sono
individuati l’oggetto  dell’incarico  e  gli  obiettivi  da
conseguire, con riferimento alle priorita’, ai piani  e  ai
programmi definiti dall’organo di vertice nei  propri  atti
di indirizzo e alle eventuali modifiche  degli  stessi  che
intervengano nel corso  del  rapporto,  nonche’  la  durata
dell’incarico, che deve  essere  correlata  agli  obiettivi
prefissati e che, comunque, non puo’ essere inferiore a tre
anni ne’ eccedere il termine  di  cinque  anni.  La  durata
dell’incarico puo’ essere inferiore a tre anni se  coincide
con il conseguimento del limite di eta’ per il collocamento
a riposo dell’interessato. Gli incarichi sono  rinnovabili.
Al provvedimento di conferimento  dell’incarico  accede  un
contratto individuale con cui e’ definito il corrispondente
trattamento economico, nel rispetto dei  principi  definiti
dall’art. 24. E’ sempre ammessa la risoluzione  consensuale
del rapporto. In caso di primo conferimento ad un dirigente
della seconda fascia di incarichi  di  uffici  dirigenziali
generali o di funzioni equiparate, la durata  dell’incarico
e’ pari a tre  anni.  Resta  fermo  che  per  i  dipendenti
statali titolari di incarichi di funzioni  dirigenziali  ai
sensi del  presente  articolo,  ai  fini  dell’applicazione
dell’art. 43, comma 1, del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  29  dicembre  1973,  n.  1092,   e   successive
modificazioni,   l’ultimo    stipendio    va    individuato
nell’ultima    retribuzione    percepita    in    relazione
all’incarico svolto.
3. Gli incarichi di Segretario generale  di  ministeri,
gli incarichi di direzione di strutture articolate al  loro
Repubblica,  previa   deliberazione   del   Consiglio   dei
ministri, su proposta del Ministro competente, a  dirigenti
della prima fascia dei ruoli di  cui  all’art.  23  o,  con
contratto a tempo determinato, a persone in possesso  delle
specifiche  qualita’  professionali  e  nelle   percentuali
previste dal comma 6.
4. Gli incarichi di funzione  dirigenziale  di  livello
all’art. 23 o, in misura non  superiore  al  70  per  cento
qualita’ professionali richieste dal comma 6.
4-bis. I criteri di  conferimento  degli  incarichi  di
funzione dirigenziale di  livello  generale,  conferiti  ai
sensi del comma 4  del  presente  articolo,  tengono  conto
delle condizioni di pari opportunita’ di cui all’art. 7.
5. Gli incarichi di direzione degli uffici  di  livello
dirigenziale sono conferiti, dal dirigente dell’ufficio  di
livello dirigenziale generale, ai  dirigenti  assegnati  al
suo ufficio ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera c).
5-bis. Gli incarichi di cui ai commi da 1 a  5  possono
all’art. 23 e del 5 per cento della dotazione  organica  di
quelli appartenenti alla seconda fascia, anche a  dirigenti
non appartenenti ai ruoli  di  cui  al  medesimo  art.  23,
purche’ dipendenti delle amministrazioni di cui all’art. 1,
comma  2,   ovvero   di   organi   costituzionali,   previo
collocamento fuori ruolo, comando o  analogo  provvedimento
5-ter. I criteri di  conferimento  degli  incarichi  di
direzione degli uffici di livello  dirigenziale,  conferiti
ai sensi del comma 5 del presente articolo,  tengono  conto
6. Gli incarichi di cui ai  commi  da  1  a  5  possono
all’art. 23 e dell’8 per cento della dotazione organica  di
quelli  appartenenti   alla   seconda   fascia,   a   tempo
dell’anzianita’ di servizio.
6-bis. Fermo restando il  contingente  complessivo  dei
dirigenti di prima o seconda fascia il quoziente  derivante
dall’applicazione delle percentuali previste dai  commi  4,
5-bis e 6, e’ arrotondato all’unita’ inferiore, se il primo
decimale e’ inferiore a cinque, o all’unita’ superiore,  se
esso e’ uguale o superiore a cinque.
6-ter. Il comma 6 ed il comma 6-bis si  applicano  alle
amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2.
6-quater. Per gli Enti locali, che risultano  collocati
nella classe di virtuosita’ di cui all’art.  20,  comma  3,
del decreto-legge 6 luglio 2011,  n.  98,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,  come
individuati con il decreto di cui al comma 2  del  medesimo
articolo, il numero complessivo degli incarichi a contratto
nella dotazione organica dirigenziale, conferibili ai sensi
dell’art. 110, comma 1, del decreto legislativo  18  agosto
2000, n. 267, non puo’ in ogni caso superare la percentuale
del diciotto  per  cento  della  dotazione  organica  della
qualifica dirigenziale a tempo  indeterminato.  Si  applica
quanto previsto dal comma 6-bis.
8. Gli incarichi di funzione  dirigenziale  di  cui  al
comma 3 cessano  decorsi  novanta  giorni  dal  voto  sulla
9. Degli incarichi di cui  ai  commi  3  e  4  e’  data
deputati, allegando una scheda relativa ai titoli  ed  alle
10.  I  dirigenti  ai  quali  non   sia   affidata   la
titolarita’ di uffici dirigenziali svolgono,  su  richiesta
degli  organi  di  vertice  delle  amministrazioni  che  ne
abbiano  interesse,  funzioni  ispettive,  di   consulenza,
studio e  ricerca  o  altri  incarichi  specifici  previsti
dall’ordinamento, ivi compresi quelli presso i  collegi  di
revisione  degli  enti  pubblici   in   rappresentanza   di
11. Per la Presidenza del Consiglio dei  Ministri,  per
il  ministero  degli   affari   esteri   nonche’   per   le
amministrazioni che esercitano  competenze  in  materia  di
difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di  giustizia,
differenti e’ demandata ai rispettivi ordinamenti.
12. Per il personale di cui all’art.  3,  comma  1,  il
conferimento  degli  incarichi  di  funzioni   dirigenziali
continuera’  ad  essere  regolato  secondo   i   rispettivi
ordinamenti di settore. Restano ferme  le  disposizioni  di
cui all’art. 2 della legge 10 agosto 2000, n. 246.
12-bis.   Le   disposizioni   del   presente   articolo
costituiscono norme non derogabili dai contratti o  accordi
collettivi.».
– Si riporta il testo dell’art. 20 del decreto-legge  6
luglio 2011, n. 98, convertito,  con  modificazioni,  dalla
legge 15 luglio 2011, n. 111:
«Art. 20 (Nuovo patto di stabilita’ interno:  parametri
di  virtuosita’).  –  1.  A  decorrere  dall’anno  2012  le
modalita’ di  raggiungimento  degli  obiettivi  di  finanza
pubblica  delle  singole  regioni,  esclusa  la  componente
sanitaria, delle province autonome di Trento e di Bolzano e
degli enti locali del territorio, possono essere concordate
tra lo Stato e le regioni e le  province  autonome,  previo
accordo concluso  in  sede  di  Consiglio  delle  autonomie
locali e ove non istituito con i rappresentanti dell’ANCI e
dell’UPI regionali. Le predette modalita’ si  conformano  a
criteri europei con  riferimento  all’individuazione  delle
entrate e delle spese da considerare nel saldo  valido  per
il patto di stabilita’ interno. Le regioni  e  le  province
autonome rispondono nei confronti dello Stato  del  mancato
rispetto  degli  obiettivi  di  cui   al   primo   periodo,
attraverso  un  maggior  concorso  delle  stesse  nell’anno
successivo in misura pari alla differenza  tra  l’obiettivo
complessivo e il risultato complessivo conseguito.  Restano
ferme le vigenti sanzioni a carico degli enti  responsabili
del  mancato  rispetto  degli  obiettivi   del   patto   di
stabilita’ interno e il monitoraggio  a  livello  centrale,
nonche’  il  termine  perentorio  del  31  ottobre  per  la
comunicazione  della  rimodulazione  degli  obiettivi.   La
Conferenza permanente per il  coordinamento  della  finanza
pubblica, con il supporto tecnico della Commissione tecnica
paritetica  per  l’attuazione  del   federalismo   fiscale,
monitora l’applicazione del presente comma. Con decreto del
Ministro dell’economia e delle  finanze,  d’intesa  con  la
Conferenza  Unificata  di  cui  all’art.  8   del   decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, da adottare entro il 30
novembre 2011, sono stabilite le modalita’ per l’attuazione
del presente comma, nonche’ le modalita’  e  le  condizioni
per l’eventuale esclusione dall’ambito di applicazione  del
presente comma delle  regioni  che  in  uno  dei  tre  anni
precedenti  siano  risultate  inadempienti  al   patto   di
stabilita’ e delle regioni sottoposte ai piani  di  rientro
dai deficit sanitari.
2. Ai fini di ripartire l’ammontare del  concorso  alla
realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica  fissati,
a decorrere dall’anno 2013, dal comma 5, nonche’  dall’art.
14 del  decreto-legge  n.  78  del  2010,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010,  tra  gli  enti
del singolo  livello  di  governo,  i  predetti  enti  sono
ripartiti con decreto del Ministro  dell’economia  e  delle
finanze, di concerto con il Ministro dell’interno e con  il
Ministro  per  gli  affari  regionali  e  per  la  coesione
territoriale, d’intesa con la Conferenza unificata  di  cui
in quattro classi, sulla base  dei  seguenti  parametri  di
virtuosita’:
a) prioritaria considerazione della  convergenza  tra
spesa storica e costi e fabbisogni standard;
b) rispetto del patto di stabilita’ interno;
c) incidenza della spesa del  personale  sulla  spesa
corrente dell’ente in relazione al numero dei dipendenti in
rapporto alla popolazione residente, alle  funzioni  svolte
anche attraverso esternalizzazioni nonche’ all’ampiezza del
territorio; la valutazione  del  predetto  parametro  tiene
conto  del  suo  valore  all’inizio  della  legislatura   o
consiliatura e delle sue variazioni nel corso delle  stesse
ai fini dell’applicazione del comma 2-ter;
d) autonomia finanziaria;
e) equilibrio di parte corrente;
f) tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda
individuale per gli enti locali;
g) rapporto tra gli introiti derivanti dall’effettiva
partecipazione all’azione di contrasto all’evasione fiscale
e i tributi erariali, per le regioni;
h)  effettiva  partecipazione   degli   enti   locali
all’azione di contrasto all’evasione fiscale;
i) rapporto tra le entrate di parte corrente riscosse
e accertate;
l)  operazione  di  dismissione   di   partecipazioni
societarie nel rispetto della normativa vigente.
2-bis. A decorrere  dalla  determinazione  dei  livelli
essenziali delle  prestazioni  e  dalla  definizione  degli
obiettivi  di  servizio  cui  devono   tendere   gli   enti
territoriali nell’esercizio delle funzioni riconducibili ai
livelli  essenziali  delle  prestazioni  e  delle  funzioni
fondamentali, tra i parametri  di  virtuosita’  di  cui  al
comma 2 sono compresi indicatori quantitativi e qualitativi
relativi agli output dei servizi  resi,  anche  utilizzando
come  parametro  di  riferimento  realta’   rappresentative
dell’offerta  di  prestazioni  con  il   miglior   rapporto
qualita-costi.
2-ter. Il decreto  di  cui  al  comma  2  individua  un
coefficiente  di  correzione  connesso  alla  dinamica  nel
miglioramento  conseguito  dalle  singole   amministrazioni
rispetto alle precedenti con riguardo ai parametri  di  cui
al citato comma 2.
2-quater. All’art. 14 del decreto-legge 31 maggio 2010,
n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio
2010, n. 122, il comma 31 e’ sostituito dal seguente:
«31. Il limite demografico  minimo  che  l’insieme  dei
comuni  che  sono  tenuti   ad   esercitare   le   funzioni
fondamentali in forma associata deve raggiungere e’ fissato
in 5.000 abitanti o nel quadruplo del numero degli abitanti
del  comune  demograficamente  piu’  piccolo   tra   quelli
associati. I comuni assicurano  comunque  il  completamento
dell’attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 26  a
30 del presente articolo:
a) entro il 31 dicembre 2011 con riguardo  ad  almeno
due delle funzioni fondamentali  loro  spettanti,  da  essi
individuate tra quelle di cui all’art. 21, comma  3,  della
legge 5 maggio 2009, n. 42;
b) entro il 31 dicembre 2012 con riguardo  ad  almeno
quattro  funzioni  fondamentali  loro  spettanti,  da  essi
citata legge n. 42 del 2009;
c) entro il 31 dicembre 2013 con riguardo a tutte  le
sei funzioni fondamentali loro spettanti ai sensi dell’art.
21, comma 3, della citata legge n. 42 del 2009».
3. Gli enti che, in esito a quanto previsto  dal  comma
2, risultano collocati nella classe  piu’  virtuosa,  fermo
l’obiettivo del comparto, non concorrono alla realizzazione
degli obiettivi di finanza pubblica  fissati,  a  decorrere
dall’anno 2013, dal  comma  5,  nonche’  dall’art.  14  del
decreto-legge n. 78 del 2010.  Le  disposizioni  del  primo
periodo si applicano per le province a decorrere  dall’anno
2012.  Gli  enti  locali  di  cui  ai  primi  due   periodi
conseguono l’obiettivo  strutturale  realizzando  un  saldo
finanziario pari a zero. Le regioni di cui al primo periodo
conseguono  un   obiettivo   pari   a   quello   risultante
dall’applicazione alle spese finali medie  2007-2009  della
percentuale annua di riduzione  stabilita  per  il  calcolo
dell’obiettivo 2011 dal decreto-legge 25  giugno  2008,  n.
2008, n. 133. Le spese  finali  medie  di  cui  al  periodo
precedente sono quelle definite dall’art. 1 commi 128 e 129
della  legge  13  dicembre  2010,  n.  220.   Inoltre,   il
contributo dei predetti enti alla manovra per  l’anno  2012
e’ ridotto con decreto del Ministro dell’economia  e  delle
finanze,  d’intesa  con  la  Conferenza  unificata  di  cui
in modo tale che non derivino effetti negativi, in  termini
di  indebitamento  netto  e  fabbisogno,  superiori  a  200
4. Fino alla entrata in vigore di  un  nuovo  patto  di
stabilita’ interno fondato, nel rispetto dei  principi  del
federalismo fiscale di cui all’art. 17,  comma  1,  lettera
c), della legge 5 maggio 2009,  n.  42,  sui  saldi,  sulla
virtuosita’ degli enti e sulla riferibilita’ delle regole a
entrate e delle spese valide per il patto,  fermo  restando
quanto  previsto  dal  comma  3,  ai  fini   della   tutela
dell’unita’ economica della Repubblica le  misure  previste
per l’anno 2013 dall’art. 14, comma 1, del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,  dalla
legge 30 luglio 2010, n. 122,  si  intendono  estese  anche
agli anni 2014 e successivi.
5. Ai medesimi fini di cui al comma 4, le  regioni,  le
province autonome di Trento e di Bolzano, le province  e  i
comuni con popolazione superiore  a  5.000  abitanti,  alla
realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, per  gli
anni 2013 e successivi concorrono con le seguenti ulteriori
misure in termini di fabbisogno e di indebitamento netto:
a) le regioni a statuto ordinario per 800 milioni  di
euro per  l’anno  2013  e  per  1.600  milioni  di  euro  a
decorrere dall’anno 2014;
b) le  regioni  a  statuto  speciale  e  le  province
autonome di Trento e Bolzano per 1.000 milioni di euro  per
l’anno 2013  e  per  2.000  milioni  di  euro  a  decorrere
dall’anno 2014;
c) le province per 400 milioni  di  euro  per  l’anno
2013 e per 800 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014;
d) i comuni per 1.000 milioni di euro per l’anno 2013
e 2.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014.
9. Al comma 7 dell’art. 76 del decreto-legge 25  giugno
agosto 2008, n. 133, dopo il primo periodo sono inseriti  i
«Ai fini  del  computo  della  percentuale  di  cui  al
periodo precedente si calcolano le  spese  sostenute  anche
dalle societa’ a partecipazione pubblica locale totale o di
controllo che  sono  titolari  di  affidamento  diretto  di
servizi pubblici locali senza  gara,  ovvero  che  svolgono
funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse  generale
aventi carattere non industriale, ne’  commerciale,  ovvero
che  svolgono  attivita’  nei  confronti   della   pubblica
amministrazione a supporto di  funzioni  amministrative  di
natura pubblicistica. La disposizione di cui al  precedente
periodo non si applica alle  societa’  quotate  su  mercati
regolamentari.».
10. All’art. 1 della legge 13 dicembre  2010,  n.  220,
dopo il comma 111, e’ inserito il seguente:
«111-bis. I contratti di  servizio  e  gli  altri  atti
posti in essere dalle regioni e dagli enti  locali  che  si
configurano elusivi delle regole del  patto  di  stabilita’
interno sono nulli.».
11. Le disposizioni di cui al comma 10, si applicano ai
contratti di servizio e agli  atti  posti  in  essere  dopo
l’entrata in vigore del presente decreto.
12. All’art. 1, della legge 13 dicembre 2010,  n.  220,
dopo il comma 111-bis e’ inserito il seguente:
«111-ter. Qualora le Sezioni giurisdizionali  regionali
della Corte dei conti accertino che il rispetto  del  patto
di stabilita’ interno e’ stato artificiosamente  conseguito
mediante una non corretta imputazione delle entrate o delle
uscite ai pertinenti capitoli di  bilancio  o  altre  forme
elusive, le stesse irrogano, agli amministratori che  hanno
posto in essere atti elusivi  delle  regole  del  patto  di
stabilita’ interno, la condanna ad una sanzione  pecuniaria
fino ad un massimo di dieci volte  l’indennita’  di  carica
percepita al momento di  commissione  dell’elusione  e,  al
responsabile  del   servizio   economico-finanziario,   una
sanzione pecuniaria fino a  3  mensilita’  del  trattamento
retributivo,   al   netto    degli    oneri    fiscali    e
previdenziali.».
13. All’art. 14, comma 32, del decreto-legge 31  maggio
2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30
luglio 2010, n. 122, l’ultimo periodo e’ soppresso.
14. Ai fini del coordinamento della  finanza  pubblica,
le regioni tenute a conformarsi  a  decisioni  della  Corte
costituzionale, anche con riferimento all’attivita’ di enti
strumentali o dipendenti, comunicano, entro tre mesi  dalla
pubblicazione della  decisione  nella  Gazzetta  Ufficiale,
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per
gli affari regionali, tutte le  attivita’  intraprese,  gli
atti giuridici posti in essere  e  le  spese  affrontate  o
preventivate ai fini dell’esecuzione.
15. In caso di mancata o non esatta conformazione  alle
decisioni di cui al comma 14, il Governo, su  proposta  del
Ministro per i rapporti con le regioni e  per  la  coesione
territoriale,   sentito   il   Presidente   della   regione
interessata, esercita,  in  presenza  dei  presupposti,  il
potere sostitutivo di  cui  all’art.  120,  secondo  comma,
della Costituzione, secondo le procedure di cui all’art.  8
della legge 5 giugno 2003, n. 131.
16. A decorrere dalla data di entrata in  vigore  delle
disposizioni che prevedono, in  attuazione  della  legge  5
maggio 2009,  n.  42,  la  soppressione  dei  trasferimenti
statali in favore degli enti locali,  le  disposizioni  che
prevedono sanzioni, recuperi,  riduzioni  o  limitazioni  a
valere sui predetti trasferimenti erariali,  sono  riferite
anche  alle  risorse   spettanti   a   valere   sul   fondo
sperimentale di riequilibrio di cui al comma 3 dell’art.  2
del decreto legislativo 14 marzo  2011,  n.  23  e  di  cui
all’art. 21 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68 e,
successivamente, a valere  sul  fondo  perequativo  di  cui
all’art. 13 della legge 5 maggio 2009, n. 42.  In  caso  di
incapienza dei predetti fondi gli enti locali sono tenuti a
versare all’entrata  del  bilancio  dello  Stato  le  somme
17. All’art. 78, comma 6, del decreto-legge  25  giugno
agosto 2008, n. 133, l’ultimo  periodo  e’  sostituito  dal
seguente:  «Tutte  le  entrate  del  comune  di  competenza
dell’anno 2008 e dei successivi anni sono  attribuite  alla
gestione corrente di Roma  Capitale,  ivi  comprese  quelle
riferibili ad  atti  e  fatti  antecedenti  all’anno  2008,
purche’ accertate successivamente al 31 dicembre 2007.».
17-bis. Le risorse destinate, a  legislazione  vigente,
ai rimborsi e alle compensazioni relativi alle imposte sono
ridotte dell’importo di 700 milioni di euro per l’anno 2013
e di 1.400 milioni di  euro  annui  a  decorrere  dall’anno
2014.».
–  Il  testo  dell’art.  110,  comma  1,  del   decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali), e’ il seguente:
«1. Lo statuto puo’  prevedere  che  la  copertura  dei
posti di  responsabili  dei  servizi  o  degli  uffici,  di
qualifiche dirigenziali o di alta  specializzazione,  possa
avvenire mediante contratto a tempo determinato di  diritto
pubblico o, eccezionalmente e con  deliberazione  motivata,
di diritto privato, fermi restando  i  requisiti  richiesti
dalla qualifica da ricoprire.».
Modifica all’articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre 2009,  n.
1. L’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 27 ottobre 2009,
n. 150, e’ sostituito dal seguente:
«6. Le disposizioni di cui ai commi 2  e  3  non  si  applicano  al
personale  dipendente,  se  il  numero  dei  dipendenti  in  servizio
nell’amministrazione non e’ superiore a quindici e, ai dirigenti,  se
il numero dei  dirigenti  in  servizio  nell’amministrazione  non  e’
superiore  a  cinque.   In   ogni   caso,   deve   essere   garantita
l’attribuzione  selettiva  della  quota  prevalente   delle   risorse
destinate  al  trattamento  economico   accessorio   collegato   alla
perfomance, in applicazione del  principio  di  differenziazione  del
merito,  ad  una  parte  limitata  del  personale  dirigente  e   non
dirigente.».
legislativo 27 ottobre 2009, n. 150,  come  modificato  dal
«Art.  19  (Criteri  per  la   differenziazione   delle
valutazioni). – 1.  In  ogni  amministrazione,  l’Organismo
indipendente,  sulla  base  dei  livelli   di   performance
attribuiti ai valutati secondo il sistema di valutazione di
cui  al  Titolo  II  del  presente  decreto,  compila   una
graduatoria delle  valutazioni  individuali  del  personale
dirigenziale, distinto per livello generale e  non,  e  del
personale non dirigenziale.
2. In ogni graduatoria di cui al comma 1  il  personale
e’ distribuito in differenti livelli di performance in modo
a) il venticinque per cento e’ collocato nella fascia
di merito alta, alla quale corrisponde  l’attribuzione  del
cinquanta per cento delle risorse destinate al  trattamento
accessorio collegato alla performance individuale;
b) il cinquanta per cento e’ collocato  nella  fascia
di merito intermedia, alla quale corrisponde l’attribuzione
del  cinquanta  per  cento  delle  risorse   destinate   al
trattamento   accessorio   collegato    alla    performance
c) il restante venticinque  per  cento  e’  collocato
nella fascia di merito bassa, alla  quale  non  corrisponde
l’attribuzione di alcun  trattamento  accessorio  collegato
alla performance individuale.
3.  Per  i  dirigenti  si  applicano   i   criteri   di
compilazione  della  graduatoria  e  di  attribuzione   del
trattamento accessorio di cui al comma 2,  con  riferimento
alla retribuzione di risultato.
4.  La  contrattazione  collettiva   integrativa   puo’
prevedere deroghe  alla  percentuale  del  venticinque  per
cento di cui alla lettera a) del  comma  2  in  misura  non
superiore a  cinque  punti  percentuali  in  aumento  o  in
diminuzione,  con  corrispondente  variazione  compensativa
delle  percentuali  di  cui  alle  lettere  b)  o  c).   La
contrattazione  puo’  altresi’   prevedere   deroghe   alla
composizione percentuale delle fasce di cui alle lettere b)
e c) e alla  distribuzione  tra  le  medesime  fasce  delle
risorse destinate ai trattamenti accessori  collegati  alla
performance individuale.
5. Il Dipartimento della funzione pubblica provvede  al
monitoraggio delle deroghe di cui al comma 4,  al  fine  di
verificare il rispetto dei principi di  selettivita’  e  di
meritocrazia e riferisce in proposito al  Ministro  per  la
pubblica amministrazione e l’innovazione.
6. Le disposizioni di  cui  ai  commi  2  e  3  non  si
applicano  al  personale  dipendente,  se  il  numero   dei
dipendenti  in   servizio   nell’amministrazione   non   e’
superiore a quindici e, ai  dirigenti,  se  il  numero  dei
dirigenti in servizio nell’amministrazione non e’ superiore
a   cinque.   In   ogni   caso,   deve   essere   garantita
l’attribuzione  selettiva  della  quota  prevalente   delle
risorse  destinate  al  trattamento  economico   accessorio
collegato alla perfomance, in applicazione del principio di
differenziazione del merito,  ad  una  parte  limitata  del
personale dirigente e non dirigente.».
Modifica all’articolo 31 del decreto legislativo 27 ottobre 2009,  n.
1. All’articolo 31, comma 2, e’  aggiunto,  in  fine,  il  seguente
periodo: «Si applica comunque quanto previsto dall’articolo 19, comma
6.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  31  del   decreto
«Art. 31 (Norme per gli Enti territoriali e il Servizio
sanitario nazionale). – 1. Le  regioni,  anche  per  quanto
concerne i propri enti e le  amministrazioni  del  Servizio
sanitario nazionale, e gli enti locali  adeguano  i  propri
ordinamenti ai principi contenuti negli articoli 17,  comma
2, 18, 23, commi 1 e 2, 24, commi 1 e 2, 25, 26 e 27, comma
2. Le regioni, anche per quanto concerne i propri  enti
e le amministrazioni del Servizio  sanitario  nazionale,  e
gli enti locali, nell’esercizio delle  rispettive  potesta’
normative, prevedono che una quota prevalente delle risorse
destinate al  trattamento  economico  accessorio  collegato
alla performance individuale venga attribuita al  personale
dipendente e dirigente  che  si  colloca  nella  fascia  di
merito alta e che le fasce di  merito  siano  comunque  non
inferiori  a  tre.  Si  applica  comunque  quanto  previsto
dall’art. 19, comma 6.
3. Per premiare il merito  e  la  professionalita’,  le
regioni, anche per quanto  concerne  i  propri  enti  e  le
amministrazioni del Servizio  sanitario  nazionale,  e  gli
enti locali, oltre a quanto  autonomamente  stabilito,  nei
limiti delle  risorse  disponibili  per  la  contrattazione
integrativa, utilizzano gli strumenti di cui  all’art.  20,
comma 1, lettere c), d), e)  ed  f),  nonche’,  adattandoli
alla specificita’ dei propri  ordinamenti,  quelli  di  cui
alle lettere a) e b). Gli incentivi di  cui  alle  predette
lettere a), b), c) ed e) sono riconosciuti a  valere  sulle
risorse  disponibili  per  la   contrattazione   collettiva
4. Nelle more dell’adeguamento di cui al  comma  1,  da
attuarsi entro il 31 dicembre 2010, negli ordinamenti delle
regioni e degli enti locali si  applicano  le  disposizioni
vigenti  alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto; decorso il termine fissato  per  l’adeguamento  si
applicano le disposizioni previste nel presente titolo fino
alla  data  di  emanazione  della  disciplina  regionale  e
5. Entro il 31 dicembre 2011, le  regioni  e  gli  enti
locali trasmettono, anche attraverso i loro  rappresentanti
istituzionali,  i  dati  relativi  alla   attribuzione   al
personale dipendente e dirigente delle risorse destinate al
trattamento economico accessorio collegato alla performance
individuale  alla   Conferenza   unificata   che   verifica
l’efficacia delle norme adottate in attuazione dei principi
di cui agli articoli 17, comma 2, 18, 23, commi 1 e 2,  24,
commi 1 e 2, 25, 26  e  27,  comma  1,  anche  al  fine  di
promuovere l’adozione di eventuali misure di  correzione  e
migliore adeguamento.».
Modifica all’articolo 65 del decreto legislativo 27 ottobre 2009,  n.
1. All’articolo 65, comma 4, del  decreto  legislativo  27  ottobre
2009, n. 150, le parole: «articolo  30,  comma  4.»  sono  sostituite
dalle seguenti: «articolo 31, comma 4.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  65  del   decreto
«Art.  65  (Adeguamento  ed  efficacia  dei   contratti
collettivi vigenti). – 1. Entro il  31  dicembre  2010,  le
parti adeguano i contratti collettivi  integrativi  vigenti
alla data di entrata in vigore del  presente  decreto  alle
disposizioni  riguardanti  la  definizione   degli   ambiti
riservati, rispettivamente, alla contrattazione  collettiva
e alla legge, nonche’ a quanto previsto dalle  disposizioni
del Titolo III del presente decreto.
2. In caso di mancato adeguamento ai sensi del comma 1,
i contratti collettivi integrativi  vigenti  alla  data  di
entrata in vigore del  presente  decreto  cessano  la  loro
efficacia dal 1° gennaio  2011  e  non  sono  ulteriormente
3. In  via  transitoria,  con  riferimento  al  periodo
contrattuale immediatamente successivo a quello  in  corso,
definiti i comparti e le aree di  contrattazione  ai  sensi
degli articoli 40, comma 2, e  41,  comma  4,  del  decreto
legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  come   sostituiti,
rispettivamente,  dagli  articoli  54  e  56  del  presente
decreto   legislativo,   l’ARAN   avvia    le    trattative
contrattuali  con  le   organizzazioni   sindacali   e   le
confederazioni  rappresentative.  In  deroga  all’art.  42,
comma 4, del predetto decreto legislativo n. 165 del  2001,
sono  prorogati  gli  organismi   di   rappresentanza   del
personale anche se le relative elezioni  siano  state  gia’
indette. Le  elezioni  relative  al  rinnovo  dei  predetti
organismi di rappresentanza si svolgeranno, con riferimento
ai nuovi comparti di contrattazione, entro il  30  novembre
4.  Relativamente  al  comparto  regioni  e   autonomie
locali, i termini di cui  ai  commi  1  e  2  sono  fissati
rispettivamente al 31 dicembre 2011 e al 31 dicembre  2012,
fermo restando quanto previsto dall’art. 31, comma 4.
5.  Le  disposizioni   relative   alla   contrattazione
collettiva nazionale di cui al presente decreto legislativo
si applicano dalla tornata successiva a quella in corso.».
Interpretazione autentica dell’articolo 65 del decreto legislativo 27
ottobre 2009, n. 150
1. L’articolo 65, commi 1,  2  e  4,  del  decreto  legislativo  27
ottobre 2009, n. 150, si interpreta nel senso che  l’adeguamento  dei
contratti collettivi integrativi e’ necessario solo per  i  contratti
vigenti  alla  data  di  entrata  in  vigore   del   citato   decreto
legislativo, mentre  ai  contratti  sottoscritti  successivamente  si
applicano immediatamente  le  disposizioni  introdotte  dal  medesimo
2. L’articolo 65, comma 5, del decreto legislativo 27 ottobre 2009,
n. 150, si interpreta nel senso che le disposizioni che si  applicano
dalla tornata contrattuale successiva a quella in  corso  al  momento
dell’entrata in vigore dello stesso decreto  legislativo  27  ottobre
2009, n. 150, sono esclusivamente  quelle  relative  al  procedimento
negoziale di approvazione dei contratti collettivi  nazionali  e,  in
particolare, quelle contenute negli articoli 41, commi da 1 a 4,  46,
commi da 3 a 7, e 47 del decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165,
come modificati rispettivamente dagli articoli 56, 58, 59,  comma  1,
del citato decreto  legislativo  n.  150  del  2009,  nonche’  quella
dell’articolo 66, comma 3, del decreto legislativo n. 150 del 2009.
– Per il testo dell’art. 65 del decreto legislativo  27
ottobre 2009, n. 150, si veda la nota all’art. 4.
– Il testo dell’art. 41, commi da 1  a  4,  del  citato
decreto legislativo n. 165 del 2001, e’ il seguente:
«Art. 41 (Poteri di indirizzo nei confronti dell’ARAN).
– 1. Il potere di indirizzo nei confronti  dell’ARAN  e  le
altre competenze relative alle procedure di  contrattazione
collettiva  nazionale  sono  esercitati   dalle   pubbliche
amministrazioni attraverso le proprie istanze associative o
rappresentative, le quali costituiscono comitati di settore
che  regolano  autonomamente  le   proprie   modalita’   di
funzionamento  e  di  deliberazione.  In  ogni   caso,   le
deliberazioni assunte in materia di indirizzo all’ARAN o di
parere sull’ipotesi di accordo nell’ambito della  procedura
di  contrattazione  collettiva  di  cui  all’art.  47,   si
considerano definitive e non richiedono ratifica  da  parte
delle istanze associative o rappresentative delle pubbliche
amministrazioni del comparto.
2. E’ costituito un  comitato  di  settore  nell’ambito
della Conferenza delle Regioni, che esercita, per  uno  dei
comparti di cui all’art. 40, comma 2, le competenze di  cui
al comma 1, per le regioni, i relativi enti  dipendenti,  e
le amministrazioni del Servizio sanitario nazionale; a tale
comitato partecipa un rappresentante del Governo, designato
dal Ministro del lavoro, della  salute  e  delle  politiche
sociali  per  le  competenze  delle   amministrazioni   del
Servizio sanitario nazionale. E’ costituito un comitato  di
settore nell’ambito dell’Associazione nazionale dei  Comuni
italiani (ANCI), dell’Unione delle province d’Italia  (UPI)
e dell’Unioncamere che esercita, per uno  dei  comparti  di
cui all’art. 40, comma 2, le competenze di cui al comma  1,
per  i  dipendenti  degli  enti  locali,  delle  Camere  di
commercio e dei segretari comunali e provinciali.
3.  Per  tutte  le  altre  amministrazioni  opera  come
comitato  di  settore  il  Presidente  del  Consiglio   dei
Ministri   tramite   il   Ministro    per    la    pubblica
amministrazione  e  l’innovazione,  di  concerto   con   il
Ministro  dell’economia  e  delle  finanze.  Al   fine   di
assicurare la salvaguardia delle specificita’ delle diverse
amministrazioni  e  delle  categorie   di   personale   ivi
comprese,  gli  indirizzi  sono  emanati  per  il   sistema
scolastico,   sentito    il    Ministro    dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, nonche’, per i rispettivi
ambiti di competenza, sentiti  i  direttori  delle  Agenzie
fiscali,  la  Conferenza  dei  rettori  delle   universita’
italiane;   le   istanze   rappresentative   promosse   dai
presidenti degli enti di ricerca e degli enti pubblici  non
economici  ed  il  presidente   del   Consiglio   nazionale
dell’economia e del lavoro.
4. Rappresentanti designati  dai  Comitati  di  settore
possono   assistere   l’ARAN   nello   svolgimento    delle
trattative. I comitati di  settore  possono  stipulare  con
l’ARAN  specifici  accordi  per  i  reciproci  rapporti  in
materia di contrattazione  e  per  eventuali  attivita’  in
comune.  Nell’ambito  del  regolamento  di   organizzazione
dell’ARAN per assicurare il miglior raccordo tra i Comitati
di settore delle Regioni e degli enti locali  e  l’ARAN,  a
ciascun comitato corrisponde una specifica struttura, senza
5. Omissis.».
– Si riporta il testo dell’art. 46, commi da 3 a 7, del
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«Art. 46 (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle
pubbliche amministrazioni). – 1- 2. (Omissis).
3. L’ARAN cura le attivita’ di studio,  monitoraggio  e
documentazione     necessarie      all’esercizio      della
contrattazione collettiva. Predispone a cadenza semestrale,
ed invia al Governo, ai comitati di  settore  dei  comparti
regioni e autonomie locali e  sanita’  e  alle  commissioni
parlamentari competenti, un rapporto sull’evoluzione  delle
retribuzioni di fatto dei pubblici dipendenti. A tale  fine
l’ARAN  si  avvale  della  collaborazione  dell’ISTAT   per
l’acquisizione  di  informazioni  statistiche  e   per   la
formulazione di modelli statistici di  rilevazione.  L’ARAN
si avvale, altresi’,  della  collaborazione  del  Ministero
dell’economia e delle finanze che garantisce  l’accesso  ai
dati raccolti in sede di predisposizione del bilancio dello
Stato, del conto annuale del personale e  del  monitoraggio
dei flussi di cassa e relativi agli aspetti riguardanti  il
costo del lavoro pubblico.
4. L’ARAN effettua  il  monitoraggio  sull’applicazione
dei contratti collettivi nazionali e  sulla  contrattazione
collettiva   integrativa   e   presenta   annualmente    al
Dipartimento  della   funzione   pubblica,   al   Ministero
dell’economia  e  delle  finanze  nonche’  ai  comitati  di
settore, un rapporto in cui verifica  l’effettivita’  e  la
congruenza della ripartizione fra le materie regolate dalla
legge, quelle di competenza della contrattazione  nazionale
e quelle di competenza dei contratti integrativi nonche’ le
principali criticita’  emerse  in  sede  di  contrattazione
collettiva nazionale ed integrativa.
5. Sono organi dell’ARAN:
b) il Collegio di indirizzo e controllo.
6. Il Presidente dell’ARAN e’ nominato con decreto  del
Presidente della Repubblica, su proposta del  Ministro  per
la pubblica amministrazione e l’innovazione  previo  parere
della  Conferenza  unificata.  Il  Presidente   rappresenta
l’agenzia ed e’ scelto fra esperti in materia  di  economia
del lavoro, diritto del lavoro, politiche del  personale  e
strategia   aziendale,   anche   estranei   alla   pubblica
amministrazione,   nel    rispetto    delle    disposizioni
riguardanti le incompatibilita’ di cui al comma  7-bis.  Il
Presidente dura  in  carica  quattro  anni  e  puo’  essere
riconfermato per una sola volta. La carica di Presidente e’
incompatibile con qualsiasi altra attivita’ professionale a
carattere  continuativo;   se   dipendente   pubblico,   e’
collocato in aspettativa o  in  posizione  di  fuori  ruolo
secondo l’ordinamento dell’amministrazione di appartenenza.
7. Il collegio di indirizzo e controllo  e’  costituito
da quattro componenti scelti tra  esperti  di  riconosciuta
competenza in materia di relazioni sindacali e di  gestione
del personale, anche estranei alla pubblica amministrazione
e dal presidente dell’Agenzia che lo presiede; due di  essi
sono designati con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta, rispettivamente, del Ministro per la
pubblica amministrazione e  l’innovazione  e  del  Ministro
dell’economia  e   delle   finanze   e   gli   altri   due,
rispettivamente, dall’ANCI e dall’UPI  e  dalla  Conferenza
delle  Regioni  e  delle  province  autonome.  Il  collegio
coordina   la   strategia   negoziale   e    ne    assicura
l’omogeneita’,  assumendo   la   responsabilita’   per   la
contrattazione collettiva e verificando che  le  trattative
si svolgano in coerenza con le  direttive  contenute  negli
atti di indirizzo. Nell’esercizio  delle  sue  funzioni  il
collegio  delibera   a   maggioranza,   su   proposta   del
presidente. Il collegio dura in carica  quattro  anni  e  i
suoi componenti possono essere riconfermati  per  una  sola
7-bis. Non possono far parte del collegio di  indirizzo
e controllo ne’ ricoprire funzioni di  presidente,  persone
che rivestano incarichi  pubblici  elettivi  o  cariche  in
partiti politici ovvero che ricoprano o  abbiano  ricoperto
nei  cinque  anni  precedenti  alla   nomina   cariche   in
organizzazioni  sindacali.  L’incompatibilita’  si  intende
estesa a qualsiasi rapporto di carattere professionale o di
consulenza  con  le  predette  organizzazioni  sindacali  o
politiche.    L’assenza    delle    predette    cause    di
incompatibilita’  costituisce  presupposto  necessario  per
l’affidamento degli incarichi dirigenziali nell’agenzia.
Commi da 8 a 13 (Omissis).».
– Il testo dell’art. 47 del citato decreto  legislativo
n. 165 del 2001 e’ il seguente:
«Art. 47 (Procedimento di contrattazione collettiva). –
1. Gli indirizzi per la contrattazione collettiva nazionale
sono emanati dai Comitati di settore prima di ogni  rinnovo
2. Gli atti di indirizzo delle amministrazioni  di  cui
all’art. 41, comma 2, emanati dai  rispettivi  comitati  di
settore, sono sottoposti al  Governo  che,  nei  successivi
venti giorni, puo’ esprimere le sue valutazioni per  quanto
attiene agli aspetti riguardanti la compatibilita’  con  le
linee  di  politica  economica  e  finanziaria   nazionale.
Trascorso inutilmente tale termine l’atto di indirizzo puo’
essere inviato all’ARAN.
3. Sono altresi’ inviati  appositi  atti  di  indirizzo
all’ARAN in tutti gli altri casi in cui  e’  richiesta  una
attivita’  negoziale.  L’ARAN   informa   costantemente   i
comitati di settore e il Governo  sullo  svolgimento  delle
trattative.
4.  L’ipotesi  di  accordo  e’   trasmessa   dall’ARAN,
corredata dalla prescritta relazione tecnica,  ai  comitati
di settore ed al Governo entro  10  giorni  dalla  data  di
sottoscrizione. Per le amministrazioni di cui all’art.  41,
comma 2, il comitato di settore esprime il parere sul testo
contrattuale e sugli oneri finanziari diretti e indiretti a
carico dei bilanci delle amministrazioni interessate.  Fino
alla data di entrata in vigore dei  decreti  di  attuazione
della legge 5 maggio 2009, n. 42, il Consiglio dei Ministri
puo’ esprimere osservazioni entro 20 giorni dall’invio  del
contratto da parte dell’ARAN. Per le amministrazioni di cui
al comma 3 del medesimo art. 41, il parere e’ espresso  dal
Presidente del Consiglio dei Ministri, tramite il  Ministro
per la pubblica  amministrazione  e  l’innovazione,  previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri.
5.  Acquisito  il  parere  favorevole  sull’ipotesi  di
accordo, nonche’ la verifica da parte delle amministrazioni
interessate sulla copertura degli  oneri  contrattuali,  il
giorno successivo l’ARAN trasmette la  quantificazione  dei
costi contrattuali alla  Corte  dei  conti  ai  fini  della
certificazione  di  compatibilita’  con  gli  strumenti  di
programmazione e di bilancio di cui  all’art.  1-bis  della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. La
Corte  dei  conti  certifica  l’attendibilita’  dei   costi
quantificati e la loro compatibilita’ con gli strumenti  di
programmazione e di bilancio. La Corte dei  conti  delibera
entro   quindici   giorni    dalla    trasmissione    della
quantificazione dei costi contrattuali, decorsi i quali  la
certificazione si intende effettuata positivamente. L’esito
della certificazione viene comunicato dalla Corte all’ARAN,
al comitato di settore e al Governo. Se  la  certificazione
e’   positiva,   il   presidente   dell’ARAN    sottoscrive
definitivamente il contratto collettivo.
6.  La  Corte  dei  conti   puo’   acquisire   elementi
istruttori e valutazioni sul contratto collettivo da  parte
di tre esperti in materia di relazioni  sindacali  e  costo
del  lavoro  individuati  dal  Ministro  per  la   pubblica
amministrazione  e  l’innovazione,  tramite  il  Capo   del
Dipartimento della funzione pubblica di intesa con il  Capo
del Dipartimento della  Ragioneria  generale  dello  Stato,
nell’ambito di  un  elenco  definito  di  concerto  con  il
Ministro dell’economia e  delle  finanze.  Nel  caso  delle
amministrazioni  di  cui   all’art.   41,   comma   2,   la
designazione di due  esperti  viene  effettuata  dall’ANCI,
dall’UPI e dalla Conferenza delle Regioni e delle  province
7. In caso di certificazione non positiva  della  Corte
dei conti le parti contraenti non  possono  procedere  alla
sottoscrizione definitiva dell’ipotesi  di  accordo.  Nella
predetta ipotesi, il Presidente dell’ARAN, d’intesa con  il
competente comitato di settore, che puo’ dettare  indirizzi
aggiuntivi, provvede alla riapertura  delle  trattative  ed
alla  sottoscrizione  di  una  nuova  ipotesi  di   accordo
adeguando   i   costi   contrattuali    ai    fini    delle
certificazioni. In seguito alla sottoscrizione della  nuova
ipotesi di accordo si riapre la procedura di certificazione
prevista  dai  commi  precedenti.  Nel  caso  in   cui   la
certificazione non positiva sia limitata a singole clausole
contrattuali    l’ipotesi    puo’    essere    sottoscritta
definitivamente ferma restando l’inefficacia delle clausole
contrattuali non positivamente certificate.
8. I contratti e accordi collettivi nazionali,  nonche’
le eventuali  interpretazioni  autentiche  sono  pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  oltre
che sul sito dell’ARAN e delle amministrazioni interessate.
9.  Dal  computo  dei  termini  previsti  dal  presente
articolo sono esclusi  i  giorni  considerati  festivi  per
legge, nonche’ il sabato.».
– Si riporta il testo dell’art. 66, comma 3, del citato
decreto legislativo n. 150 del 2009:
«3. All’art. 70, comma 4, del  decreto  legislativo  30
marzo 2001, n. 165,  il  terzo,  il  quarto  ed  il  quinto
periodo sono soppressi. L’Ente nazionale  aviazione  civile
(ENAC),  l’Agenzia  spaziale  italiana  (ASI),  il   Centro
nazionale per l’informatica per la pubblica amministrazione
(CNIPA),   l’UNIONCAMERE   ed   il   Consiglio    nazionale
dell’economia  e  del  lavoro   (CNEL)   sono   ricollocati
nell’ambito  dei  comparti   e   aree   di   contrattazione
collettiva ai sensi dell’art.  40,  comma  2,  del  decreto
legislativo  n.  165  del  2001  e  ad  essi   si   applica
interamente   il   Titolo   III   del   medesimo    decreto
legislativo.».
1. La differenziazione retributiva in fasce prevista dagli articoli
19, commi 2 e 3, e 31, comma 2, del decreto  legislativo  27  ottobre
2009, n. 150, si applica a partire dalla  tornata  di  contrattazione
collettiva successiva a quella relativa al quadriennio 2006-2009.  Ai
fini previsti dalle citate  disposizioni,  nelle  more  dei  predetti
rinnovi contrattuali, possono essere utilizzate le eventuali economie
aggiuntive destinate all’erogazione dei premi dall’articolo 16, comma
5,  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,   convertito,   con
2. Fino alla data di emanazione dei decreti di cui all’articolo 19,
comma 6-quater, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  come
introdotto dall’articolo 1 del presente decreto, per gli enti  locali
i contratti stipulati in base a previsioni legislative, statutarie  e
regolamentari, nel rispetto delle limitazioni finanziarie sulla spesa
del personale  e  sull’utilizzo  dei  contratti  di  lavoro  a  tempo
determinato, che hanno superato i contingenti di cui all’articolo 19,
comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 ed in  essere  al  9
marzo 2011, possono essere mantenuti fino alla loro  scadenza,  fermo
restando la valutabilita’ della conformita’ dei  contratti  stessi  e
degli incarichi ad ogni altra disposizione normativa.
Dato a Roma, addi’ 1° agosto 2011
Brunetta,  Ministro   per   la   pubblica
– Per il testo  degli  articoli  19  e  31  del  citato
decreto  legislativo   n.   150   del   2009,   si   vedano
rispettivamente le note agli articoli 2 e 3.
–  Il  testo  dell’art.  16,  comma   5,   del   citato
decreto-legge n. 98 del 2011, e’ il seguente:
«5. In relazione ai processi di  cui  al  comma  4,  le
eventuali  economie  aggiuntive  effettivamente  realizzate
rispetto a quelle gia’ previste  dalla  normativa  vigente,
dall’art.  12  e  dal  presente  articolo   ai   fini   del
miglioramento dei saldi di finanza pubblica, possono essere
utilizzate annualmente, nell’importo  massimo  del  50  per
cento, per la contrattazione integrativa, di cui il 50  per
cento  destinato  alla  erogazione   dei   premi   previsti
dall’art. 19 del decreto legislativo 27  ottobre  2009,  n.
150. La restante quota e’ versata annualmente dagli enti  e
dalle amministrazioni dotati di  autonomia  finanziaria  ad
apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. La
disposizione di cui al precedente periodo  non  si  applica
agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale
o delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, del SSN.
Le risorse di cui al primo periodo sono  utilizzabili  solo
se a consuntivo e’ accertato,  con  riferimento  a  ciascun
esercizio,   dalle    amministrazioni    interessate,    il
raggiungimento degli obiettivi fissati per  ciascuna  delle
singole voci di spesa previste nei piani di cui al comma  4
e i conseguenti risparmi. I risparmi sono  certificati,  ai
sensi della normativa vigente,  dai  competenti  organi  di
controllo. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i
Ministeri  la  verifica  viene  effettuata  dal   Ministero
dell’economia  e  delle  finanze   –   Dipartimento   della
Ragioneria   generale   dello   Stato   per   il   tramite,
rispettivamente, dell’UBRRAC e  degli  uffici  centrali  di
bilancio e dalla Presidenza del  Consiglio  –  Dipartimento
della funzione pubblica.».
–  Per  il  testo  dell’art.  19  del  citato   decreto
legislativo n. 165 del 2001, si veda la nota all’art. 1.
DECRETO LEGISLATIVO 1 agosto 2011, n. 141 – Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, a norma dell’articolo 2, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15. (11G0183) – (GU n. 194 del 22-8-2011 redazione redazione 2015-05-05T22:16:54+00:00