Source: http://www.iusetnorma.it/articoli_commenti/il_reclamo_e_la_mediazione_tributaria.asp
Timestamp: 2018-12-11 03:15:32+00:00
Document Index: 60162502

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 39', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 17']

Il reclamo e la mediazione tributaria, Ius et Norma
Per ben comprendere la reale portata della problematica affrontata, occorre preliminarmente chiarire che il reclamo e la mediazione sono due cose ben diverse:
1. il reclamo è norma di carattere generale ed obbligatoria, da osservare a pena di inammissibilità del ricorso, e riguarda tutti gli atti impugnabili emessi dall�Agenzia delle Entrate, notificati a decorrere dal 1 aprile 2012, il cui valore della lite non è superiore a 20.000 euro;
2. la mediazione, invece, è una procedura facoltativa da esperire eventualmente all�interno della procedura del reclamo per cercare di risolvere la lite senza adire il Giudice tributario (è, in pratica, la �fotocopia� della conciliazione giudiziale soltanto che, a differenza di questa, si esperisce prima di avere incardinato il contenzioso tributario � peraltro il comma 1 prevede espressamente che la conciliazione giudiziale in caso di reclamo �è esclusa�).
La stessa Agenzia, illustrando il nuovo istituto, lo definisce �mediazione tributaria� (o anche procedimento di mediazione o solo mediazione) e ciò, a parere di chi scrive, ingenera un minimo di confusione perché �la mediazione� è soltanto una eventuale alternativa offerta alle parti dal legislatore per definire la lite potenziale, mentre �il reclamo� � che è obbligatorio � è già un atto del processo tributario: infatti la stessa circolare n. 9/E/2012 chiarisce che �Si tratta di uno strumento deflativo del contenzioso, con il quale si prevede la presentazione obbligatoria di un�istanza che anticipa il contenuto del ricorso, nel senso che con essa il contribuente chiede l�annullamento totale o parziale dell�atto sulla base degli stessi motivi di fatto e di diritto che intenderebbe portare all�attenzione della Commissione tributaria provinciale nella eventuale fase giurisdizionale�.
In sintesi, la detta istanza si chiama �reclamo� ma va letta �ricorso�: infatti, copia identica della medesima � come si chiarirà meglio oltre � andrà depositata entro 30 giorni dal termine presso la Commissione tributaria provinciale per la costituzione in giudizio.
La procedura nel suo insieme può essere così sintetizzata:
a. individuazione degli atti obbligatoriamente soggetti a reclamo;
b. modalità e termini di presentazione del reclamo all�Ufficio;
c. la eventuale proposta di mediazione da parte del contribuente;
d. il comportamento dell�Ufficio: la risposta al reclamo, la formulazione di una propria proposta di mediazione, la mancata
e. risposta;
f. i riflessi sul processo tributario della mancata definizione della lite tributariaa seguito della proposizione del reclamo;
g. l�introduzione del giudizio tributario in caso di mancata definizione del reclamo.
Le valutazioni che vengono poste in essere da un ufficio diverso ed autonomo rispetto a quello che ha emesso l�atto (vengono indicati gli uffici legali delle direzioni provinciali o regionali), vanno oltre la correttezza delle elucubrazioni o le valutazioni di merito effettuate nell�atto di accertamento o, più in generale, dell�atto impugnabile emesso dall�Agenzia delle Entrate.
Le valutazioni devono includere:
1. incertezza delle questioni controverse;
2. grado di sostenibilità della pretesa;
3. principio di economicità dell�azione amministrativa.
Nella sostanza, l�istituto obbliga l�Agenzia delle entrate a valutare una seconda volta l�atto emesso sotto il profilo processuale, valorizzando l�esperienza maturata in tale senso dai propri uffici legali.
Punto di partenza è la individuazione degli atti obbligatoriamente soggetti a reclamo e di quelli esclusi.
Il contribuente cui verranno notificati atti impositivi a decorrere dal 1 aprile 2012 dovrà preliminarmente valutare se tale atto rientra o meno tra quelli �reclamabili� perché l�esito di questa valutazione conduce a due diversi tipi di impugnazione:
- se �reclamabile�, per l�impugnazione occorre obbligatoriamente seguire la nuova procedura introdotta dall�art. 17-bis del D.Lgs. 546/92;
- se non è �reclamabile�, l�impugnazione sarà fatta con i consueti criteri. In termini operativi, il nuovo istituto ha diviso gli atti impugnabili in due categorie:
- quelli �reclamabili� e
- quelli chenon sono �reclamabili�.
Per individuare gli atti �reclamabili� occorre fare riferimento alle condizioni poste dall�art. 17-bis, comma 1, che si riferisce a �controversie di valore non superiore a 20.000 euro, relative ad atti emessi dall�Agenzia delle Entrate�; l�art. 39, comma 11, del D.L. 98/2011 stabilisce che le disposizioni del citato art. 17-bis si applicano agli atti suscettibili di reclamo notificati a decorrere dal 1 aprile 2012.
Pertanto, debbono sussistere congiuntamente tre requisiti:
1. controversia di valore non superiore a 20.000 euro;
2. atto emesso dall�Agenzia delle Entrate;
3. notificato a decorrere dal 1� aprile 2012.
Si sottolinea il fatto che il comma 2 dell�art. 17-bis espressamente prevede che �La presentazione del reclamo è condizione di ammissibilità del ricorso. L�inammissibilità è rilevabile d�ufficio in ogni stato e grado del giudizio�. Pertanto la presentazione del reclamo, in caso di atto obbligatoriamente soggetto a tale istituto, è condizione di ammissibilità del successivo ricorso, qualora non si trovi accordo alcuno con l�Ufficio e si intenda impugnare l�atto: quindi la valutazione preliminare tra atto �reclamabile� e �non reclamabile� è delicatissima perché può pregiudicare insanabilmente l�esito del contenzioso. L�art. 17-bis, comma 3, precisa che il valore della controversia �è determinato secondo le disposizioni di cui al comma 5 dell�articolo 12� del D.Lgs. 546/92.
Il citato articolo 12, comma 5, a sua volta prevede che per valore della lite si intende:
- l�importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l�atto impugnato;
- in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste.
La circolare n. 9/E/12, ai par. 1.3 e 1.4, ha chiarito che:
1. qualora un atto si riferisca a più tributi (per esempio, IRPEF e IRAP ovvero imposta di registro, ipotecaria e catastale) il valore deve essere calcolato con riferimento al totale delle imposte che hanno formato oggetto di contestazione da parte del contribuente;
2. in presenza di impugnazione cumulativa avverso una pluralità di atti, la necessità di uno specifico e concreto nesso tra l�atto impositivo oggetto dell�istanza di mediazione e le contestazioni formulate dal contribuente, richiesto dall�art. 19 del D.Lgs. 546/92, impone di individuare il valore della lite con riferimento a ciascun atto impugnato con il ricorso cumulativo. Ne consegue che, in relazione agli atti aventi un valore non superiore a 20.000 euro, il contribuente è tenuto ad osservare in ogni caso la procedura prevista dall�art. 17-bis del D.Lgs. 546/92;
3. relativamente alle controversie aventi ad oggetto il rifiuto espresso o tacito alla restituzione di tributi, il valore della controversia va invece determinato tenendo conto dell�importo del tributo richiesto a rimborso, al netto degli accessori;
4. nel caso in cui l�istanza di rimborso riguardi più periodi d�imposta, occorre fare riferimento al singolo rapporto tributario sottostante al singolo periodo d�imposta. Pertanto, in tali ipotesi il valore della lite è dato dall�importo del tributo richiesto a rimborso per singolo periodo di imposta;
5. in ipotesi di avviso di accertamento che si limiti a ridurre o ad azzerare la perdita dichiarata (senza accertamento di un reddito), il valore è determinato sulla base della sola imposta �virtuale�, che si ottiene applicando le aliquote vigenti per il periodo d�imposta oggetto di accertamento all�importo risultante dalla differenza tra la perdita dichiarata, utilizzata e/o riportabile e quella accertata;
6. qualora, a seguito della rettifica della perdita, l�avviso di accertamento rechi anche un imponibile o, comunque, un�imposta dovuta, il valore è, invece, dato dall�importo risultante dalla somma dell�imposta �virtuale� e dell�imposta commisurata al reddito accertato;
7. in caso di accertamento che rettifica in aumento l�imposta dovuta da persona fisica che aveva utilizzato una perdita d�impresa per ridurre altri redditi, il valore della lite è dato dalla maggiore imposta accertata e dalla imposta �virtuale� relativa alla eventuale parte di perdita riportabile;
8. il valore della lite va determinato al netto dei contributi previdenziali e assistenziali accertati.
In termini operativi, quindi, gli atti interessati al reclamo saranno certamente molto numerosi in quanto, numericamente, la maggior parte degli atti impositivi è di importo fino a 20.000 euro. Occorrerà fare attenzione e non confondersi tra l�importo complessivo dell�atto, cioè l�importo che il contribuente dovrebbe pagare se l�atto divenisse definitivo, ed il valore della lite, poiché atti dal valore complessivo almeno di 40.000 euro (imposte + sanzioni) saranno oggetto di reclamo obbligatorio (perché il valore delle sole imposte sarà fino a 20.000 euro).
La corretta determinazione del valore della lite, peraltro, ha anche un ulteriore riflesso poiché, se superiore ad euro 2.582,28, impone l�assistenza tecnica da parte di un difensore abilitato.