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Timestamp: 2017-09-25 04:25:21+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 147', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

RISOLVI LA TUA SEPARAZIONE A BOLOGNA E PROVINCIA CHIAMA L’ AVVOCATO SERGIO ARMAROLI | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
RISOLVI LA TUA SEPARAZIONE A BOLOGNA E PROVINCIA CHIAMA L’ AVVOCATO SERGIO ARMAROLI
ECCO UN RISOLVI LA TUA SEPARAZIONE CONSENSUALE, CHIAMA L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI
La circostanza circa l’edificazione della casa coniugale su terreno di proprietà del marito, secondo giurisprudenza altrettanto consolidata, esclude l’acquisto alla comunione dei beni, sussistente, nella specie, tra i coniugi, dovendo prevalere il principio dell’accessione (tra le altre, Cass. n. 16670 del 2013).
Quanto agli eventuali crediti, al riguardo, della M., la relativa questione è estranea alla procedura di separazione.
Nè si potrebbe sostenere che sul punto vi sia omessa pronuncia: il giudice a quo precisa, con motivazione essenziale, ma adeguata, che la “sorte” della casa ex coniugale rimane regolata dai diritti reali o personali, su di essa gravanti.
ECCO UNA IMPORTANTE SENTENZA SULLA CASA CONIUGALE:Per giurisprudenza ampiamente consolidata, non può essere assegnata la casa coniugale al coniuge, ancorchè economicamente più debole, in assenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti economicamente (tra le altre, Cass. n. 18440 del 2013). –
ANZOLA DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI Sentenza 14 marzo 2014, n. 6020
M.C. (c.f. (OMISSIS)), S.A. (c.f.
(OMISSIS)), elettivamente domiciliate in ROMA, VIA CASSIODORO 19, presso l’avvocato JANARI LUIGI, che le rappresenta e difende, giusta procure a margine del ricorso;
S.I. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 30, presso l’avvocato CAMICI GIAMMARIA, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati GUERRIERI DANIELA, CITI LEOPOLDO, giusta procura a margine del controricorso;
udito, per il controricorrente, l’Avvocato CAMICI GIAMMARIA che si riporta;
Il Tribunale di Pisa, con sentenza in data dell’05/11/2009, dichiarava cessati gli effetti civili del matrimonio tra S. I. e M.C.; dichiarava inammissibile la domanda della M. di addebitare il divorzio al marito; attribuiva alla M. assegno divorzile per l’importo di Euro 500,00 mensili; rigettava la domanda della figlia maggiorenne delle parti, S.A., intervenuta nel processo, di attribuzione di un assegno di mantenimento; rigettava infine la domanda della M. di assegnazione della casa coniugale.
Proponevano appello principale, circa l’assegnazione della casa coniugale, la condanna al risarcimento dei danni e l’attribuzione alla figlia di assegno divorzile la M. e la figlia A.;
proponeva appello incidentale il S., chiedendo la revoca o, la riduzione dell’assegno a favore della moglie. La Corte d’Appello di Firenze, con sentenza 28/10/2010, rigettava gli appelli.
Ricorrono per cassazione M.C. e S.A.
Resiste, con controricorso, S.I.
Con il primo motivo, le ricorrenti lamentano violazione della L. n. 898 del 1970, art. 6, comma 6, art. 147 c.c., art. 30 Cost., nonchè omessa valutazione delle risultanze istruttorie, in punto assegno di mantenimento della figlia delle parti, stante l’affermata autosufficienza economica di questa.
Con il secondo motivo, violazione della L. n. 898 del 1970, art. 6, comma 6, nonchè vizio di motivazione, omessa ed errata valutazione delle risultanze istruttorie, ancora in punto di autosufficienza economica della figlia delle parti, e di assegnazione della casa coniugale alla madre convivente.
Con il terzo, violazione della L. n. 898 del 1970, art. 6, comma 6, nonchè vizio di motivazione, con riferimento alla mancata assegnazione della casa coniugale alla M., stante la sua condizione economica.
Con il quarto, omessa pronuncia sui diritti della M., conseguenti alla costruzione dell’immobile adibito a casa coniugale, cui essa aveva partecipato.
Quanto all’assegno a favore della figlia maggiorenne delle parti, la Corte di merito richiama la motivazione del primo giudice, e in particolare l’interrogatorio formale di S.A., che ammetteva di svolgere attività di lavoro, così da essere sempre riuscita a provvedere al suo mantenimento. Si tratta, all’evidenza, di confessione della S., e a nulla rileva che essa aggiunga di svolgere lavori saltuari che, comunque, secondo quanto precisato dal giudice di appello, comportavano un’autosufficienza economica della stessa. Nè potevano evidentemente ammettersi capi di prova in contrasto con la predetta confessione. Per di più, la sentenza impugnata precisa che la S. è ormai più che trentenne, idonea al lavoro, anche se senza laurea.
Di conseguenza, correttamente, non potendosi considerare la figlia a carico dei genitori, viene meno il presupposto per una pronuncia di assegnazione della casa coniugale alla madre convivente. Per giurisprudenza ampiamente consolidata, non può essere assegnata la casa coniugale al coniuge, ancorchè economicamente più debole, in assenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti economicamente (tra le altre, Cass. n. 18440 del 2013).
La circostanza circa l’edificazione della casa coniugale su terreno di proprietà del marito, secondo giurisprudenza altrettanto consolidata, esclude l’acquisto alla comunione dei beni, sussistente, nella specie, tra i coniugi, dovendo prevalere il principio dell’accessione (tra le altre, Cass. n. 16670 del 2013). Quanto agli eventuali crediti, al riguardo, della M., la relativa questione è estranea alla procedura di separazione. Nè si potrebbe sostenere che sul punto vi sia omessa pronuncia: il giudice a quo precisa, con motivazione essenziale, ma adeguata, che la “sorte” della casa ex coniugale rimane regolata dai diritti reali o personali, su di essa gravanti.
Le predette domande possono essere considerate nell’ambito della procedura di divorzio (e in tal senso va corretta la motivazione della sentenza della Corte di merito), ma il relativo motivo appare privo di autosufficienza e va pertanto dichiarato inammissibile: le ricorrenti si limitano a richiamare una sentenza penale, che non allegano al ricorso e di cui non indicano il contenuto, e si riferiscono genericamente alla violazione dell’obbligo di mantenimento del S. nei confronti di moglie e figlia, senza fornire indicazioni più precise e circostanziate.
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