Source: https://www.studiocataldi.it/guide_legali/processo-del-lavoro/udienza-discussione-appello.asp
Timestamp: 2018-03-20 03:54:28+00:00
Document Index: 147510088

Matched Legal Cases: ['art. 437', 'sentenza ', 'art. 350', 'art. 420', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 436', 'art. 348']

Processo del lavoro - Udienza di discussione nel giudizio d'appello
L'udienza di discussione, nella fase d'appello relativa ad una controversia di lavoro, ricalca quella della fase di primo grado. Anche in appello detta udienza rappresenta il punto nevralgico e focale di tutto il giudizio. Le uniche differenze riguardano la mancata previsione della comparizione delle parti e l'impossibilità di apportare modifiche alle domande proposte.
Lo svolgimento di questa udienza è regolata dall'art. 437 c.p.c. con le modifiche introdotte di recente dalla Legge n. 134/2012. Durante l'udienza di discussione il giudice incaricato dal Presidente della Corte d'Appello espone al collegio la relazione orale della causa. Già in questa udienza
il collegio, sentiti i difensori delle parti, emette la sentenza risolutiva dando lettura del dispositivo. In questa fase non sono ammesse domande o eccezioni nuove, nè vengono ammessi nuovi mezzi di prova a meno che il collegio, anche d'ufficio, non li ritenga indispensabili per decidere. L'unica eccezione viene fatta per il giuramento estimatorio.
La disciplina specifica prevista per il rito del lavoro deve essere integrata con quella predisposta per il rito ordinario. In questo senso restano ferme le incombenze del collegio già considerate all'art. 350 c.p.c. A questo competono le verifiche sulla regolarità della costituzione delle parti e sull'eventuale integrazione del contraddittorio con le modalità previste dall'art. 420 c.p.c. Sempre al collegio giudicante spetta, in sede di udienza di discussione, ordinare l'eventuale rinnovazione della notifica, fissare una nuova udienza nel caso di mancata comparizione dell'appellante, dichiarare inammissibile l'appello se non è stato rispettato il termine per il deposito oppure dichiarare la sua improcedibilità. Ancora al collegio spetta dichiarare l'estinzione del procedimento d'impugnazione e l'eventuale contumacia dell'appellato. Il collegio giudicante riunisce gli appelli proposti contro la stessa sentenza e, anche se la norma non lo prevede espressamente, tenta la conciliazione della lite previa richiesta di comparizione delle parti. Tutte queste attività vengono predisposte mediante l'emissione di opportuni provvedimenti che possono avere la forma dell'ordinanza se hanno un carattere meramente ordinatorio oppure quella della sentenza se possono portare ad una conclusione del processo.
La novità introdotta dalla Legge n. 134/2012 riguarda l'applicazione all'udienza di discussione degli artt. 348-bis e 348-ter c.p.c. (art. 436-bis c.p.c.) relativamente all'inammissibilità dell'appello e alla sua pronuncia. A loro volta anche questi articoli sono stati introdotti dalla Legge n. 134/2012. L'art. 348-bis c.p.c. dispone che, quando l'inammissibilità o l'improcedibilità dell'appello non deve essere sancita con sentenza, può essere dichiarata con ordinanza quando l'appello non ha una ragionevole probabilità di essere accolto, salvo le eccezioni puntuali previste all'ultimo comma del medesimo articolo.