Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-26560-del-17-10-2019
Timestamp: 2020-04-04 13:05:18+00:00
Document Index: 51074699

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 5', 'art. 116', 'art. 360', 'art. 74', 'art. 28', 'art. 74', 'art. 136', 'art. 170', 'art. 113']

Sentenza Cassazione Civile n. 26560 del 17/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26560 del 17/10/2019
Cassazione civile sez. I, 17/10/2019, (ud. 25/09/2018, dep. 17/10/2019), n.26560
sul ricorso iscritto al n. 23955/2018 R.G. proposto da:
A.W., rappresentato e difeso dall’Avv. Chiara Costagliola, con
domicilio eletto in Roma, via M. Menghini, n. 21, presso lo studio
dello Avv. Pasquale Porfilio;
avverso il decreto del Tribunale di Campobasso depositato il 18
che A.W., cittadino del (OMISSIS), ha proposto ricorso per cassazione, per cinque motivi, avverso il decreto del 18 luglio 2018, con cui il Tribunale di Campobasso ha rigettato la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e, in subordine, della protezione sussidiaria o del permesso di soggiorno per motivi umanitari da lui proposta;
che con il primo motivo d’impugnazione il ricorrente denuncia la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 2, lett. g), art. 3, lett. a) e c) e art. 14, comma 1, lett. c), nonchè l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, censurando il decreto impugnato per aver ritenuto che la sua vicenda personale non giustificasse il riconoscimento della protezione sussidiaria, senza tener conto delle prevaricazioni e delle minacce da lui subite nel Paese di origine e delle informazioni fornite da fonti internazionali, da cui risulta la situazione di conflitto armato in atto nel suo Paese di origine;
che il motivo è in parte infondato, in parte inammissibile, avendo il Tribunale escluso motivatamente da un lato la credibilità della vicenda personale narrata dal ricorrente, e quindi l’esposizione dello stesso ad un rischio particolare o individuale, ricollegabile alle minacce da lui subite ad opera di un gruppo di criminali, dall’altro l’esistenza di una situazione di violenza indiscriminata derivante da un conflitto armato in atto nella regione di provenienza del ricorrente ((OMISSIS));
che, nel ritenere inattendibili le dichiarazioni rese a sostegno della domanda, il decreto impugnato ne ha evidenziato il carattere generico e stereotipato, rilevando che la narrazione della vicenda personale, oltre a riferirsi ad un episodio di delinquenza locale, non era accompagnata dall’individuazione dei responsabili delle minacce e dell’aggressione subita dal ricorrente e dal padre, risultava poco coerente ed era sfornita di riferimenti ad elementi circostanziati e verificabili;
che, nel contestare la valutazione compiuta dal Tribunale, il ricorrente non è in grado d’indicare circostanze di fatto trascurate dal decreto impugnato nè lacune argomentative o carenze logiche del ragionamento dallo stesso seguito, ma si limita ad insistere sulla propria versione dei fatti, in tal modo dimostrando di voler sollecitare un nuovo apprezzamento della vicenda, non consentito a questa Corte, alla quale non spetta il compito di riesaminare il merito della controversia, ma solo quello di verificare la correttezza giuridica delle argomentazioni svolte nella decisione impugnata, nonchè la coerenza logica delle stesse, nei limiti in cui le relative anomalie possono ancora essere fatte valere con il ricorso per cassazione, a seguito della modificazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 ad opera del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134 (cfr. Cass., Sez. VI, 7/12/ 2017, n. 29404; Cass., Sez. V, 4/08/2017, n. 19547);
che, nell’insistere sulla minaccia derivante dalla situazione di violenza indiscriminata esistente in (OMISSIS), il ricorrente invoca una nuova valutazione del materiale probatorio, anch’essa non consentita in questa sede, contrapponendo alle informazioni utilizzate dal decreto impugnato, provenienti dal Ministero degli esteri, quelle fornite da altre autorevoli fonti internazionali, da lui ritenute maggiormente rappresentative del conflitto armato in atto nel Paese, senza neppure considerare che, come risulta dalle stesse, gli atti terroristici ivi menzionati non si estendono alla sua regione di provenienza;
che con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, osservando che, nell’escludere la sussistenza di motivi di carattere personale tali da giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria, il Tribunale non ha tenuto conto della grave minaccia derivante dalla situazione di violenza indiscriminata connessa al conflitto interno in atto nel (OMISSIS) e della sua esposizione al rischio di vendetta personale;
che il motivo è inammissibile, risolvendosi nella generica insistenza sulla situazione generale d’instabilità politico-sociale del (OMISSIS), la cui valutazione, in assenza di uno specifico collegamento con la situazione personale del richiedente anteriore all’abbandono del Paese di origine, non potrebbe in alcun caso assumere portata determinante ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, risultando di per sè inidonea ad evidenziare una condizione di vulnerabilità soggettiva;
che con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., comma 1, ribadendo che, nel rigettare la domanda di riconoscimento della protezione umanitaria, il decreto impugnato ha omesso di valutare la documentazione prodotta, da cui risultavano la situazione di pericolo derivante dalle minacce da lui subìte ad opera di criminali e la sua integrazione nel tessuto sociale italiano;
che il motivo è inammissibile, risolvendosi nella mera sollecitazione di un riesame della documentazione prodotta a sostegno della domanda di riconoscimento della protezione umanitaria, non consentito a questa Corte, il cui sindacato sull’accertamento dei fatti compiuto dal giudice di merito è circoscritto dal nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 alla pretermissione di un fatto storico, principale o secondario, che abbia costituito oggetto del dibattito processuale e risulti idoneo ad orientare in senso diverso la decisione, con la conseguente esclusione della possibilità di far valere l’omessa o inadeguata valutazione di elementi istruttori (cfr. Cass., Sez. VI, 15/05/2018, n. 11863; 10/02/2015, n. 2498; Cass., Sez. lav., 9/ 07/2015, n. 14324);
che con il quarto motivo il ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 74, comma 2, e del D.Lgs. 28 gennaio 2005, n. 2008, art. 28-bis censurando il decreto impugnato per aver revocato l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, sulla base di una superficiale valutazione della manifesta infondatezza della domanda, in contrasto con le norme costituzionali, internazionali e sovranazionali che, riconoscendo il diritto di asilo, postulano necessariamente l’effettività della relativa tutela giurisdizionale, e con la lettera dell’art. 74 cit., che si riferisce ai soli casi in cui risulti ictu oculi l’inammissibilità della domanda o l’infondatezza della pretesa;
che i due motivi, da esaminarsi congiuntamente, in quanto aventi ad oggetto la medesima questione, sono inammissibili, dal momento che la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato adottata con il provvedimento che definisce il giudizio di merito, anzichè con separato decreto, come previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136 non comporta mutamenti nel regime impugnatorio, che resta quello, ordinario e generale, dell’opposizione prevista dall’art. 170 medesimo D.P.R., dovendosi escludere che la pronuncia sulla revoca, in quanto adottata con il predetto provvedimento, sia per ciò solo impugnabile immediatamente con il ricorso per cassazione, rimedio previsto solo per l’ipotesi contemplata dal D.P.R. citato, art. 113 (cfr. Cass., Sez. I, 11/12/2018, n. 32028; Cass., Sez. III, 8/02/2018, n. 3028; Cass., Sez. II, 6/12/2017, n. 29228);
rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del contro-ricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.100,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, il 5 settembre 2019.