Source: https://infodifesa.it/permessi-legge-104-licenziato-chi-ne-abusa-riposandosi-a-casa/
Timestamp: 2020-02-20 11:35:00+00:00
Document Index: 94220554

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 33']

Permessi legge 104: licenziato chi ne abusa riposandosi a casa - INFODIFESA
14/07/2019 14/07/2019 Redazione web	0 Comments abuso, assistenza, disabile, forze armate, legge 104, Militari
di Annamaria Villafrate – Per la Cassazione n. 18411/2019 è legittimo il licenziamento del dipendente che per due giorni usufruisce dei permessi previsti dall’art. 33 comma 3 della legge 104/1992 e poi se ne resta a casa, invece di assistere la zia.
La Corte di appello conferma la sentenza del Tribunale ritenendo legittimo il licenziamento per giusta causa intimato dalla società datrice al proprio dipendente per abuso dei permessi ex art. 33, comma 3, previsti dalla legge n. 104 del 1992.La Corte di appello ha ritenuto raggiunta la prova dell’abuso di due permessi ex art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992. Dalla relazione dell’agenzia investigativa incaricata dalla società datrice, confermata in sede testimoniale è emerso infatti che il dipendente nelle giornate del 5 e 8 settembre 2015 non è mai entrato o uscito dalla propria abitazione dalle le 6.30 di mattino fino alle 21 di sera. In questi due giorni quindi il lavoratore non si è mai recato dalla zia per fornirle assistenza.
La Cassazione, con sentenza n. 18411/2019 dichiara inammissibile il ricorso del dipendente in quanto le censure sollevate sono finalizzate a un nuovo giudizio nel merito, non consentito in sede di legittimità. Per Gli Ermellini “La Corte territoriale ha, con motivazione logicamente congrua, affrontato la questione relativa all’abuso dei permessi ex art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 di due (dei quattro) giorni contestati al lavoratore osservando che la relazione investigativa prodotta dal datore di lavoro (e confermata dall’investigatore in sede di prova testimoniale) dimostrava che il D’Avena, nelle giornate del 5 e 8 settembre 2015, non era uscito né entrato nella propria abitazione in orario compreso fra le 6.30 e le 21,00; ciò strideva insanabilmente con le giustificazioni rese dai lavoratore in sede di audizione disciplinare (nell’ambito delle quali aveva dichiarato di aver prestato regolare assistenza alla zia come era abitudine, ad eccezione di alcune ore della giornata), considerato altresì che il dipendente non aveva mai dedotto di aver prestato assistenza in orario precedente le 6.30 o posteriore alle 21.00; inoltre, prova ulteriore (che si aggiungeva a quella “dirimente” innanzi citata) della mancata assistenza alla zia doveva ritenersi fornita dall’appostamento dell’investigatore altresì nella strada ove era ubicata l’abitazione della zia, non esplicando incidenza determinante l’errore di due numeri civici quale sede dell’appostamento, trattandosi (come riferito dai testimoni) di strada “a senso unico e molto stretta”, con numeri civici “adiacenti”.
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