Source: http://www.rivistadirittotributario.it/2020/02/07/visione-sociale-della-sharing-economy-ruolo-della-leva-fiscale-caso-delle-donazioni-beni-invenduti-favore-enti-non-profit/
Timestamp: 2020-07-11 06:47:37+00:00
Document Index: 1125704

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 13', 'art. 85', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 17', 'art.53']

VISIONE SOCIALE DELLA SHARING ECONOMY E RUOLO DELLA LEVA FISCALE: IL CASO DELLE DONAZIONI DI BENI “INVENDUTI” A FAVORE DI ENTI NON PROFIT
Di Maria Rosa Viviano - 07 febbraio 2020
La leva fiscale può svolgere un ruolo interessante all’interno del nuovo modello di business, qual è la sharing economy. Qui si tratta di un ruolo che può attribuire un carattere meramente sociale alla norma tributaria se collocata all’interno della stessa sharing economy, dopo aver riscontrato elementi e caratteristiche comuni. Tale carattere è rinvenibile nella legge n. 166 del 2016 che introduce delle agevolazioni fiscali a favore degli operatori economici che “donano” il proprio invenduto ai meno abbienti per il tramite delle organizzazione non profit. La collaborazione e la condivisione proprie della sharing economy acquistano rilievo nell’ottica tributaria della solidarietà rinvenibile proprio nella legge n.166 del 2016 con conseguenti effetti sul quantum delle obbligazioni tributarie degli operatori coinvolti.
The social concept of the sharing economy and the role of tax leverage: the case of donations of “unsold” goods in favor of non-profit organizations. – The Italian Law 166 of 19 August 2016 introduces tax breaks for economic operators if they donate their unsold assets to non profit entities. These tax breaks can be considered as an expression of the sharing economy when tax leverage plays a role within the sharing of the economy itself. This role of the tax lever has a social character because it includes collaboration, sharing that lead to seeing tax solidarity.
Sommario: 1. Inquadramento normativo. – 2. Premessa concettuale. – 3. Legge n. 166 del 2016. – 4. Conclusioni
1. La legge 19 agosto 2016, n. 166 ha introdotto nel panorama giuridico tributario alcune agevolazioni fiscali per gli operatori economici che “donano” il proprio non venduto alle associazioni di volontariato e ad altri enti non profit.
Partendo da tali premesse si vuole trovare un senso sociale alla sharing economy (s.e.) all’interno dell’ordinamento giuridico tributario che può essere rinvenuto proprio nella l. n.166/2016 (Sui profili fiscali della sharing economy si veda A. URICCHIO – W. SPINAPOLICE, La corsa ad ostacoli della web taxation, in Rass. Trib., n. 3/2018, 451 ss. Sul tema della sharing economy con rifeirmento alla legge n. 166/2016 si veda A. URICCHIO, I tributi ambientali e la fiscalità circolare, in Dir. Prat. Trib. n. 5/2017, 1849 ss.).
2. Il punto di partenza dello studio è rappresentato dal cardine della s.e., ossia la condivisione ovvero la collaborazione (D. DI SABATO, Progredire tornado all’antico: gli scambi nella sharing economy, in AA.VV. Sharing economy- Profili giuridici, a cura Di Sabato-Lepore, Napoli 2018, 1 ss.).
Come noto, la s.e. è un modello di business che si caratterizza per la collaborazione fra la domanda e l’offerta e la messa a profitto dei beni consentendo una riduzione dell’uso delle risorse disponibili ed un minor impatto ambientale. Ed è proprio nella sua “accezione” che si osserva il perseguimento del consumo consapevole che si raggiunge con la razionalizzazione delle risorse, con il contrasto agli sprechi e con la riduzione dei costi. A sua volta, il carattere consapevole del consumo consente alla stessa s.e. di essere inclusa tra le forme di business che sono rivolte allo sviluppo sostenibile. In tale mõdus può vedersi l’aspetto sociale della s.e. che può essere rappresentata dalla cessione gratuita di merci a dati soggetti beneficiari tra i quali si annoverano le organizzazioni di volontariato.
La condivisione e la collaborazione, elementi distintivi della s.e., costituiscono perciò il trait d’union con la l. n.166/2016, donde una visione socio-culturale della s.e. che assumerebbe rilievo anche tributario (D. CERINI – E. LAMARQUE, Cibo e farmaci non consumati diventino doni, quando possibile, non rifiuti. Commento a prima lettura della L. 19 agosto 2016, n. 166, in Corr. giur., 2016, 1376 ss.).
Il legislatore tributario, dal canto suo, può svolgere un ruolo quando la sua disciplina è orientata a fini politico-sociali tutelati dalla Carta Fondamentale che travalicano non solo la supremazia dello Stato in materia tributaria, oramai invero superata dalla dottrina, ma a certe condizioni anche il mero riparto delle spese pubbliche. Per essere più precisi, il mero riparto delle spese pubbliche in base al principio di capacità contributiva può farsi carico di tutelare altri diritti fondamentali che trovano salvaguardia nella nostra Carta, fermo l’imprescindibile tratto della ragionevolezza dell’imposizione. La leva fiscale può, pertanto, svolgere un ruolo all’interno della s.e., che fa in effetti emergere legami sociali ed obblighi reciproci che costituiscono il “materiale della socialità” in un’ottica non più individualistica, ma solidaristica.
3. La legge 166/2016 fissa le disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale, limitando gli sprechi a vantaggio dei soggetti che operano nella società civile senza scopo di lucro, perseguendo obbiettivi di solidarietà sociale e riduzione dell’impatto negativo sull’ambiente. La nozione di “donazione” rilevante nel caso di specie non ricade, per espressa previsione del legislatore, nella disciplina civilistica del Titolo V del libro secondo del Codice Civile e tali “donazioni” non richiedono la forma scritta per la loro validità.
La norma definisce gli elementi che caratterizzano la cessione, stabilendo che gli operatori del settore possono cedere gratuitamente le eccedenze alimentari a soggetti donatari, i quali possono ritirarle direttamente o incaricandone altro soggetto donatario (art. 3, I comma). Particolare interesse viene data alla figura dei donatari, ossia a quegli enti pubblici o privati senza scopo di lucro che promuovono o realizzano attività di interesse generale. Questi enti hanno l’obbligo di destinare, sempre gratuitamente, le eccedenze alimentari destinate al consumo umano ricevute dagli operatori del settore alimentare e quelle non idonee al consumo umano possono sempre essere cedute, gratuitamente ovvero dietro corrispettivo, come alimento per gli animali o per l’utilizzo ai fini dell’auto-compostaggio.
La norma dispone anche della cessione a titolo gratuito delle eccedenze di prodotti agricoli in campo o di prodotti di allevamento idonei al consumo umano o animale. In questi casi le operazioni di raccolta o di ritiro dei prodotti saranno effettuate direttamente dai donatari o da loro incaricati sotto la responsabilità di chi effettua le stesse attività nel rispetto delle norme di igiene e di sicurezza alimentare. Gli alimenti che presentano delle irregolarità nella etichettatura, estranee alla data di scadenza, possono essere ceduti gratuitamente ai soggetti donatari. Ancora sia coloro che donano sia le organizzazioni che distribuiscono gli alimenti devono rispettare il corretto stato di conservazione, trasporto e deposito delle derrate alimentari.
Il legislatore tributario, agli artt. 16 e 17 della l. n.166/2016, fissa delle misure agevolative di matrice tributaria alla donazione gratuita di beni a favore di soggetti donanti.
Le cessioni gratuite o le vendite sono disciplinate dal d. lgs. n.460/1997, parzialmente modificato dalla l. n.166/2016.
L’art. 13, II comma, sancisce che le derrate alimentari, i prodotti farmaceutici alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività̀ dell’impresa che, in alternativa alla usuale eliminazione dal circuito commerciale, vengono ceduti gratuitamente alle Onlus, agli enti pubblici ed agli altri enti privati senza scopo di lucro non si considerano destinati a finalità̀ estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’art. 85, II comma, Tuir., pertanto non concorrono alla formazione del reddito d’impresa ai fini dell’IRPEF o dell’IRES, e sono esenti ai fini IVA ai sensi del num. 12 dell’art. 10 del D.P.R. n.633/1972 in quanto esse rientrano nella fattispecie di cui al numero 4 dell’art. 2 dello stesso decreto.
La seconda disposizione prevista all’art. 13, III comma, d.lgs n.460/97 sancisce, poi, che i beni non di lusso alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività̀ dell’impresa, diversi da quelli di cui al II comma, che presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi – che, pur non modificandone l’idoneità̀ di utilizzo, non ne consentono la commercializzazione o la vendita, rendendone necessaria l’esclusione dal mercato o la distruzione – sono considerati distrutti agli effetti dell’IVA se ceduti gratuitamente alle Onlus, nei limiti dell’importo corrispondente al costo specifico sostenuto per la produzione o l’acquisto complessivamente non superiore al 5% del reddito d’impresa dichiarato.
La l. n.166/2016 è intervenuta modificando in melius il d.lgs. n.460/1997 (art. 13) in merito a due aspetti: sulla gamma delle cessioni agevolabili e sulle condizioni richieste per fruire del regime ivi previsto.
A proposito della tipologia di prodotti cedibili a condizioni di favore, alle derrate alimentari e ai prodotti farmaceutici destinati a fini di solidarietà̀ sociale senza scopo di lucro si aggiungeranno poi altri prodotti individuati con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Sul versante degli adempimenti, la legge prevede che il regime di cessione gratuita si applichi a condizione che per ogni singola operazione sia predisposto un documento di trasporto progressivamente numerato ovvero un documento equipollente, contenente l’indicazione della data, degli estremi identificativi del cedente, del cessionario e dell’eventuale incaricato del trasporto, nonché́ i dati identificativi dei beni ceduti.
Inoltre, le cessioni non sono produttive di ricavi ai fini del Tuir in presenza di due condizioni. La prima è che il soggetto beneficiario effettui un’apposita dichiarazione trimestrale di utilizzo dei beni ceduti, da conservare agli atti dell’impresa cedente, con l’indicazione degli estremi dei documenti di trasporto o di documenti equipollenti corrispondenti ad ogni cessione, con l’impegno di utilizzare i beni ricevuti a finalità̀ istituzionali. La seconda condizione è che il beneficiario realizzi, a pena di decadenza dai benefici fiscali previsti, l’effettivo utilizzo diretto a fini di solidarietà̀ sociale senza scopo di lucro. In materia IVA la cessione di beni ad enti Onlus è esente dall’imposta perché, come visto, si considerano distrutti ai fini dell’IVA, ai sensi del comma 15 dell’art. 6 della l. n.133/1999 (modificata dall’art. 6 della l. n.166/2016).
Anche i prodotti alimentari confiscati dal giudice penale possono essere ceduti gratuitamente alle Onlus ed agli altri enti indicati nella legge nel rispetto dell’art. 15 del D.P.R. n.571/1982 (ult. comma) e dell’art. 6 della l. n.166/2016.
Infine, la l. n.166/2016 all’art. 17 prevede una riduzione della tariffa sui rifiuti per le utenze non domestiche per incentivare le cessioni da parte degli operatori del settore alimentare (imprese e altri soggetti senza scopo di lucro) a favore degli indigenti.
In particolare, i Comuni possono applicare una riduzione della TARI proporzionata alla quantità, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita ed oggetto della donazione, ossia di cessione gratuita. Lo “sconto” sulla TARI, in misura proporzionale al cibo o al materiale che si è donato, sarà possibile solo a condizione che la donazione sia tracciata e sia possibile fornirne prova; le Regioni potranno varare delle linee guida e dei regolamenti per promuovere quei comportamenti responsabili tesi alla riduzione degli sprechi alimentari.
4. Il legislatore italiano ha, dunque, disciplinato il problema della lotta allo spreco alimentare in funzione solidaristica, ricorrendo a incentivi fiscali ed alla semplificazione burocratica, a differenza di quanto previsto in altri Paesi dell’UE dove sono fissati specifici obblighi e sanzioni contro i soggetti che non cedono gratuitamente le eccedenze alimentari agli indigenti.
E ciò in attuazione del dovere di ripartizione delle spese pubbliche come espressione del dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale. Ponendo l’accento sul dovere generale di solidarietà sociale è logico riconoscere il dovere di aiuto reciproco fra gli individui al fine di realizzare obiettivi comuni di interesse collettivo, di soddisfazione dei bisogni essenziali del singolo riducendo ovvero eliminando le disuguaglianze fattuali fra i singoli.
La solidarietà sociale rileva anche in materia tributaria, essendo il dovere di concorrere alle spese pubbliche (art.53 Cost.) e il principio di solidarietà (nonché di uguaglianza formale e sostanziale) collegati da un rapporto di specie a genere: il primo è una specificazione del più generale concetto giuridico di solidarietà sociale e uguaglianza formale. Davanti all’esigenza di assistere situazioni sociali di disagio e di salvaguardare la coesione di un gruppo sociale emerge la solidarietà. La solidarietà tributaria tende a ripartire il carico pubblico in funzione della giustizia tributaria così da soddisfare le esigenze non individualistiche ma sociali della collettività organizzata e costruita intorno ai diritti e doveri dei singoli e delle formazioni sociali. Ecco la condivisione e la collaborazione.
La legge 166/2016 rappresenta la visione sociale della s.e., nella sua accezione di economia collaborativa (e di condivisione) capace di promuovere lo scambio di beni e servizi, finalizzato al raggiungimento del consumo cd. consapevole attraverso la razionalizzazione delle risorse.
Al centro di questo nuovo modello economico troviamo il benessere sociale, il risparmio, il calo degli sprechi e il consumo informato, che rispondono alle esigenze di solidarietà sociale a tutela delle persone indigenti o bisognose. La legge n.166/2016 mira all’utilizzo delle eccedenze alimentari (e non solo) che, se non utilizzate, finirebbero per diventare rifiuti. Di conseguenza, essa può essere inclusa nella s.e. in una prospettiva sociale innovativa in cui la condivisione e la collaborazione restano fermi nell’alveo della solidarietà non solo tributaria.
Bibliografia essenziale: C. BUCCICO, I modelli fiscali per la sharing economy, in AA.VV. Sharing economy- Profili giuridici, a cura Di Sabato- Lepore, Napoli 2018, 161 ss.; D. CERINI – E. LAMARQUE, Cibo e farmaci non consumati diventino doni, quando possibile, non rifiuti. Commento a prima lettura della L. 19 agosto 2016, n. 166, in Corr. giur., 2016, 1376 ss.; M. CERMIGNANI, Il dovere tributario come dovere di solidarietà sociale, Innovazione e diritto, 2017, 231 ss.; D. DI SABATO, Progredire tornado all’antico: gli scambi nella sharing economy, in AA.VV. Sharing economy- Profili giuridici, a cura Di Sabato – Lepore, Napoli 2018, 1 ss.; S. FIORENTINO, Lezioni di Diritto tributario, Napoli, 2017; C. LUNGHI, La ricchezza della sharing economy, Studi sociologia, 2018, 141 ss.; R. LUPI, Concentrazione della ricchezza, progressività, redistribuzione – Posizioni relative nella divisione del reddito e progressività, in Dialoghi Trib. 6/2014, 565; A. URICCHIO, I tributi ambientali e la fiscalità circolare, in Dir. Prat. Trib. n. 5/2017, 1849 ss.; A. URICCHIO – W. SPINAPOLICE, La corsa ad ostacoli della web taxation, in Rass. Trib., n. 3/2018, 451 ss.
Tag:agevolazioni fiscali, beni invenduti, collaboration, collaborazione e solidarietà, legge 166/2016, leva fiscale, sharing economy, solidarity, tax breaks