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Timestamp: 2018-09-25 06:02:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 11', 'art. 6']

Note minime sulla regolamentazione della sigaretta elettronica in Italia: attendendo la pronuncia della Corte costituzionale | AgiVapeNews
Pubblicato su 8 luglio 2014 da Redazione	3 commenti
Ambiente e Diritto (8 luglio 2014) – 1. Premessa
L’aver partecipato al gruppo di ricerca coordinato dal Prof. Riccardo Polosa sulla individuazione di una regolamentazione specifica per la sigaretta elettronica [i cui esiti possono leggersi in SAITTA – FERRO – POLOSA, Achieving appropriate regulations for electronic cigarettes. In Therapeutic advances in chronic disease, 2014, 50 ss.] mi induce a condividere con la comunità giuridica alcuni spunti di riflessione per un dibattito finora rimasto appannaggio dei medici, dei media e, chiaramente, degli operatori commerciali del settore. Credo, peraltro, che il tema abbia un suo rilievo sol che si pensi che lo scorso aprile il Tar ha sollevato questione di legittimità della “disciplina livellatrice” su cui si tornerà di qui a breve.
Tra gli obiettivi della direttiva vi è pure quello di incidere profondamente sulla pubblicità della sigaretta elettronica, soprattutto transfrontaliera e on line. Anche qui il livellamento sulla disciplina delle sigarette tradizionali (e, comunque, dei derivati dal tabacco) è evidente.
Il divieto è stato giustificato – in applicazione del principio di precauzione – dalla mancanza di evidenza scientifica circa la non pericolosità per la salute umana dei dispositivi in questione.
Nell’agosto 2013 il Parlamento italiano ha approvato la legge di conversione (9 agosto 2013, n. 99) del decreto legge n. 76 del 2013 (meglio noto come “decreto del fare”). Con discutibile previsione, l’art. 11, comma 22, del predetto decreto aveva equiparato dal punto di vista fiscale le sigarette elettroniche alla sigaretta tradizionale. Invero, a far data 1 gennaio 2014, “i prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonee a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonchè i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo, (avrebbero dovuto essere) assoggettati ad imposta di consumo nella misura pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita al pubblico”. Tale disposizione, come vedremo, è stata oggetto dei dubbi di legittimità costituzionale sollevati dal Tar Lazio.
Il legislatore ha poi previsto che in attesa di una disciplina organica della produzione e del commercio dei prodotti in questione, la vendita è consentita altresì – in deroga all’articolo 74 del d.p.r. 1074/58 – per il tramite delle rivendite autorizzate di tabacchi lavorati (vedi, da ultimo, il reg. Min. ec. e fin. n. 39 del 2013).
Ad integrazione di quanto previsto nel decreto, in sede di conversione, è stato inserito un emendamento all’art. 11, comma 23, a tenore del quale le sigarette elettroniche sono qualificate “succedanei dei prodotti da fumo” e, come tali, sottoposte allo stesso regime in tema di pubblicità. Più precisamente, il legislatore ha previsto che anche alle e-cig. si applicano le disposizioni vigenti per i tabacchi lavorati in materia di divieto pubblicitario e promozionale, nonche’ di tutela della salute dei non fumatori.
Il quadro normativo qui brevemente tracciato suscita talune perplessità. In particolare, sorprende che una materia così delicata e “tecnica”, meritevole di attente riflessioni, sia stata affidata alla disciplina d’urgenza contenuta in un decreto legge recante misure per il rilancio economico.
In particolare, i ricorrenti lamentavano l’illegittimità dell’impugnato decreto e, soprattutto, dell’art. 62-quater del d. lgs. n. 504 del 1995, sotto numerosi in profili. Tra questi, merita particolare attenzione la censura della disposizione per irragionevolezza delle statuizioni in essa contenute. Il legislatore delegato avrebbe, infatti, così equiparato i dispositivi meccanici ed elettronici alternativi al fumo, nonché le loro parti di ricambio, ai tabacchi lavorati.
Il Tar capitolino (con ordinanza n. 4511/2014), ritenendo infondata la questione di compatibilità comunitaria sollevata dai ricorrenti, ha invece accolto l’istanza di promovimento della questione di legittimità costituzionale avverso il citato art. 62-quater del d. lgs. n. 504 del 1995 (introdotto dall’art. 11, comma 22, D.L. 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 99), in relazione agli artt. 3, 23, 41 e 97 della Costituzione.
In modo condivisibile, il giudice amministrativo ha evidenziato l’intrinseca irrazionalità della disposizione che non individua in maniera oggettiva, ovvero secondo categorie tecnico – giuridiche, i “prodotti succedanei dei prodotti da fumo” colpiti dall’imposta.
Nella maggior parte dei paesi industrializzati, l’industria del tabacco è oggetto di una doppia imposizione. Il prezzo finale è costituito – come pure i costi medi e i margini di profitto dei produttori e rivenditori – da accisa (imposta sulla produzione o di consumo) e l’IVA (imposta sul valore aggiunto).
Le alte tasse sul tabacco e, in primo luogo, sulle sigarette, garantiscono notevoli introiti nelle casse nazionali, atteso il carattere principalmente “anelastico” del mercato del tabacco. In questo mercato, infatti, la domanda si riduce in modo proporzionalmente inferiore rispetto all’aumento del prezzo.
Questa rigidità è dovuta, tra le altre cose, alle abitudini di consumo di sigarette. L’uso diffuso del consumo di tabacco nella popolazione porta ad una tassazione più elevata del tabacco rispetto ad altre attività. Gli Stati, in questo modo, assicurano all’erario un gettito importante.
Questi principi sono chiaramente enucleati nell’art. 6 (prezzi e misure fiscali per ridurre la domanda di tabacco) della Convenzione quadro sul controllo del tabacco adottati dall’OMS nel 2003 a norma del quale: ” 1 . Le parti riconoscono che il prezzo e le misure fiscali sono un mezzo efficace ed importante per ridurre il consumo di tabacco da vari segmenti della popolazione , in particolare i giovani . 2 . 2 . Fatto salvo il diritto sovrano delle parti di determinare e stabilire le loro politiche fiscali , ciascuna parte deve tener conto dei suoi obiettivi sanitari nazionali in materia di controllo del tabacco e adottare o mantenere , come necessario, misure che possono includere ( a) Attuazione di politiche fiscali e, se del caso, di politiche dei prezzi , sui prodotti del tabacco al fine di contribuire agli obiettivi di salute. Tali politiche mirano a ridurre il consumo di tabacco , e ( b ) vietare o limitare, se del caso, le vendite e / o importazioni da parte di viaggiatori internazionali di prodotti del tabacco duty-free”.
Questa strategia è stata adottata, ad esempio, dall’Unione Europea. Il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti del tabacco è attualmente delineato dalle direttive 92/79/CEE, 95/59/CE e 92/80EEC modificate da ultimo dalla direttiva 2010/12/UE, che delinea i principi generali e i vincoli minimi per gli Stati membri.
Va osservata, infatti, l’inadeguatezza delle misure fiscali per il controllo del consumo del tabacco se non accompagnata da altre misure. Grande importanza è stata, ad esempio, riconosciuta alle strategia di packaging [spunti interessanti si possono trarre dal parere espresso nel 2011 dal Cancer Council Australia, Plain packagin of tobacco products: a review of the evidence, reperibile su www.cancer.org.au/content/pdf/CancerControlPolicy/PositionStatements/TCU…].
Soprattutto in tempi di crisi economica globale, l’aumento del costo delle sigarette ha portato ad una lieve erosione dei consumi. Tuttavia, alcune ricerche [per un’indagine approfondita sul mercato italiano, cfr. Lo studio interessante fatto da MARZIONI – PANDIMIGLIO – SPALLONE , analisi della elasticità della domanda nel mercato dei prodotti del tabacco in Italia, 2011, disponibile su http://static.luiss.it/RePEc/pdf/casmef/1106.pdf ed ivi riferimenti bibliografici] hanno dimostrato che i consumatori abituali di sigarette tradizionali hanno sostituito questi con altri prodotti “correlati”.
Il consumatore, però, non smette di fumare ma ricerca alternative meno costose rispetto alla sigaretta tradizionale. L’effetto dell’elevata tassazione sulle sigarette, quindi, sposta l’oggetto del consumo verso altri prodotti derivati dal tabacco e forieri di danni (scientificamente provati) per la salute pubblica. Importanti studi sul mercato del tabacco hanno, inoltre, evidenziato il pericolo che un’alta tassazione sulle sigarette (e sui prodotti derivati dal tabacco) possa causare una crescita del mercato illegale [si veda, ancora, S. MARZIONI – A. PANDIMIGLIO – M. SPALLONE, Analisi dell’elasticità della domanda nel mercato dei tabacchi lavorati in Italia, cit.].
L’elevata tassazione, infatti, può aumentare in astratto il gettito fiscale per l’erario ed al contempo può dissuadere i consumatori da abitudini dannose. In tale strategia, si annida tuttavia un paradosso. Immaginiamo che tale prodotto largamente consumato e fortemente tassato subisca – per effetto della tassazione e del minor reddito personale – una forte contrazione sul mercato. Le entrate erariali diminuirebbero ma il livello di tutela della salute pubblica così raggiunto sarebbe formalmente più elevato.
L’equilibrio tra i due interessi coinvolti non può dirsi così raggiunto. L’intervento nel mercato da parte degli Stati, attraverso la tassazione di determinati beni, può dirsi ragionevole nella misura in cui sia, al contempo, “correttivo” delle abitudini del consumatore. L’aumento della tassazione su un prodotto di largo consumo ma altamente dannoso per la salute individuale e pubblica dovrebbe, in altri termini, accompagnarsi a strategie politiche che possano realmente coniugare esigenze di bilancio e tutela della collettività. Il fenomeno crescente dell’utilizzazione della e-cig può fornire un utile esempio della tesi qui prospettata. Imporre una tassazione uguale a quelle vigente sulle sigarette tradizionali è frutto di politiche poco lungimiranti. Tali politiche non colgono, infatti, il potenziale positivo economico e sociale insito in questo nuovo fenomeno collettivo.
L’intervento pubblico sul mercato sarebbe, così, di natura “correttiva” e coniugherebbe fiscalità e tutela della salute. Invero, il gettito inferiore derivato dal minor consumo di sigarette potrebbe essere ampiamente compensato dagli introiti erariali costituiti dalla tassazione sul prodotto di consumo “e-cig”, nonché dal reddito dell’intera filiera coinvolta (produttori, rivenditori etc…).
Tag: ambiente, anafe, corte costituzionale, diritto, sigarette elettroniche, tar, tassa. Aggiungi il permalink ai segnalibri.
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