Source: https://retelabuso.org/2004/07/01/molise-prete-pedofilo-il-paese-si-spacca-in-due/?shared=email&msg=fail
Timestamp: 2019-12-08 21:28:56+00:00
Document Index: 17458242

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', '§1', '§2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

MOLISE, PRETE PEDOFILO? IL PAESE SI SPACCA IN DUE – Rete L'ABUSO
MOLISE, PRETE PEDOFILO? IL PAESE SI SPACCA IN DUE
Written by Redazione Web on 1 Luglio 2004
Caso don Marino: la Procura verso l’archiviazione del nuovo filone di indagini 21 Novembre 2019
Subì violenza sessuale dal parroco, ma per il magistrato dopo i 14 anni era “consenziente”. Giada Vitale su Rai1: “Delusa dalla Procura” 15 Novembre 2019
Pena ridotta al sacerdote che abusò di una 13enne. Procura Generale: “Don Marino ha usato violenza ed è stato subdolo” 4 Ottobre 2019
1 luglio 2004 – Grosseto Due anni e sei mesi per don Felice Cini, sacerdote accusato di aver molestato sessualmente alcuni bambini nella parrocchia di Arcille, in provincia di Grosseto. Il processo e’ durato due anni, alla fine l’imputato ha patteggiato davanti al gup Armando Mammone. Durante l’inchiesta sono stati ascoltati 17 bambini tra i 10 e i 14 anni.
MOLISE, PRETE PEDOFILO?
IL PAESE SI SPACCA IN DUE
Comunità divisa tra innocentisti e colpevolisti a Cercemaggiore, in provincia di Campobasso, dopo che un giornale locale ha pubblicato la notizia del patteggiamento per molestie sessuali su minori, nel 2004, a Grosseto, di un sacerdote maltese, don Felix Cini, che da oltre un anno opera in paese, con l’incarico di supportare l’anziano parroco. La vicenda, avvenuta in un centro nei pressi di Grosseto nel 2003 e conclusa con il patteggiamento a due anni e mezzo, prima della pubblicazione dell’articolo era da alcuni mesi al centro di chiacchiere e pettegolezzi in paese. Ora che la notizia è divenuta di dominio pubblico lo stesso religioso si è difeso rilasciando interviste televisive in cui ha spiegato che all’epoca gli fu consigliato di scegliere il patteggiamento, considerato la via più breve per concludere la vicenda, ma ha respinto le accuse, affermando di essere stato incastrato. A Cercemaggiore ora la maggior parte degli abitanti difende il sacerdote, molti fanno notare che da quando è arrivato lui, un anno e mezzo fa, tanti giovani si sono avvicinati alla chiesa. Ma c’è anche chi non vuole avere a che fare con un religioso che ha alle spalle una condanna per questo tipo di reato ed ha sollecitato una presa di posizione della diocesi. Così, in questo clima, qualcuno nei giorni scorsi ha pensato di consegnare negli uffici del Comune il verdetto emesso nel 2004 nei confronti del parroco, affinchè sia possibile a tutti visionarlo.
http://www.leggonline.it/articolo.php?id=38715
CAMPOBASSO, BUFERA SUL PRETE
“MOLESTÒ DEI BIMBI, VADA VIA”
«Don Felix deve andare via da Cercemaggiore». È quanto chiedono un centinaio di abitanti del Comune in provincia di Campobasso – che hanno costituito un comitato ad hoc – dopo avere appreso che il sacerdote nel 2004 è stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni bambini di un paese in provincia di Grosseto. «Non vogliamo diffamare nessuno – hanno detto alcuni esponenti del comitato – ma desideriamo solo portare a galla la verità di un passato che non può essere rinnegato». Don Felice Cini, che si è dichiarato innocente nonostante il patteggiamento, fino a qualche tempo fa avrebbe infatti negato di essere lui il prete condannato, spiegando che si trattava di un caso di omonimia. Ora, però, dopo l’intervento del vescovo di Campobasso, Giancarlo Maria Bregantini, che intervenendo ieri sulla vicenda ha parlato di «misericordia che avrà sempre la meglio sul giudizio» facendo luce sul caso, in molti non hanno più fiducia in don Felix. «Come prete non smentiamo il suo operato – hanno aggiunto alcuni componenti del Comitato – ma come uomo abbiamo i nostri dubbi in quanto non possiamo più fidarci di una persona che fino a pochi giorni fa ha negato il suo passato. Come genitori ci sentiamo minacciati da tutto questo e vogliamo una soluzione». «Come madre – ha detto una giovane donna – sento il dovere di proteggere i miei bambini che hanno il sacrosanto diritto di vivere sereni nella comunità».
http://www.leggonline.it/articolo.php?id=38818
Paese del Molise, Cercemaggiore, si divide
19 dicembre, 18:18
(ANSA) – CAMPOBASSO, 19 DIC – Cercemaggiore diviso tra innocentisti e colpevolisti dopo la notizia della condanna per molestie sessuali su minori di don Felix Cini.Il sacerdote, che da oltre un anno supporta l’anziano parroco del paese, ha patteggiato nel ’04 la condanna per una vicenda avvenuta in un centro del grossetano nel ’03.Ora che la notizia e’ apparsa su un giornale locale il prete si difende, respinge le accuse e dice che gli fu consigliato il patteggiamento ritenuto la via piu’ breve per chiudere la vicenda.
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/molise/2009/12/19/visualizza_new.html_1647995152.html
Pedofilia: prete condannato, deve andare via
Lo dice comitato paese molisano dopo aver appreso condanna
20 dicembre, 19:47
(ANSA) – CAMPOBASSO, 20 DIC – ‘Don Felix deve andare via da Cercemaggiore’: e’ quanto chiedono un centinaio di abitanti del Comune in provincia di Campobasso.
La richiesta e’ stata inoltrata dopo avere appreso che il sacerdote nel 2004 e’ stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni bambini di un paese in provincia di Grosseto. Gli abitanti affermano di non avere piu’ fiducia in lui visto che fino a qualche tempo fa avrebbe negato di essere lui il prete condannato.
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/molise/2009/12/20/visualizza_new.html_1648060465.html
Pedofilia. Comitato Cercemaggiore: “Don Felix deve andare via”
Don Felice Cini aveva patteggiato una condanna per abusi a minori in un centro del grossetano nel 2004; aveva sempre detto di essere innocente e che si trattava di un caso di omonimia; ieri la conferma del vescovo di Campobasso che chiede “misericordia”
http://www.blitzquotidiano.it/tag/don-felice-cini/
Prete pedofilo italiano trasferito a Malta?
Abbiamo ricevuto da un nostro lettore la notizia del trasferimento a Malta
di un prete pedofilo italiano, don Felice Cini di Grosseto, che ha
patteggiato recentemente la pena davanti al gup Armando Mammone.
L’inchiesta è aperta dal 2004 e la pena per don Felice Cini è stata di due
anni e mezzo.
Ora a Malta gli sarebbe stata affidata una parrocchia.
Questo prete è quello di cui ha parlato don Di Noto durante la trasmissione
Anno Zero che ha trasmesso il video della BBC sui preti pedofili. Siamo
stati infatti noi a segnalarglielo e lui si è correttamente attivato.
Ci auguriamo che la nostra segnalazione riesca a salvare qualche bambino.
In ogni caso chiediamo a chiunque possa entrare in contatto con cittadini
Maltesi, di segnalare questo pericolo.
Dall’altro lato notiamo come la pratica dei trasferimenti dei preti
pedofili in altre parrocchie continua, nonostante quello che mons.
Fisichella ha affermato durante la trasmissione Anno Zero. Il lupo perde il
pelo ma non il vizio. Ma su queste cose è ora di cambiare radicalmente
comportamento da parte delle gerarchie ecclesiastiche, non fosse altro che
per dare credibilità al lavoro di persone come don Di Noto.
http://collettivamente.com/articolo/1717509.html
Lunedì, 04 giugno 2007
L’arcivescovo di Campobasso – Bojano: “La misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”
Bregantini difende Don Felix
Bregantini difende Don FelixUna vicenda, quella di don Felix Cini, che ha scosso Cercemaggiore. Ora tutti sanno che il prete maltese, che da un anno e 4 mesi celebra messa e fa catechismo in paese, è stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni, nella provincia di Grosseto. Ha patteggiato e scontato la pena in una comunità a Trento. Una notizia che ha creato trambusto nella comunità, c’è chi è preoccupato e chi invece si schiera a spada tratta a difesa di Don Felix. Sulla questione interviene l’arcivescovo di Campobasso Bojano, Giancarlo Bregantini. “Ad un sacerdote, nel cui passato compare un’ombra, anche se controversa – dice il presule – è stata offerta la possibilità di un riscatto che gli restituisse dignità e credibilità. Di questascelta – continua – assunta con il vescovo di Grosseto, e informandone la Santa Sede, sarebbe singolare fare una colpa alla Chiesa di Cristo, maestro di perdono e di speranza”.
Bregantini poi precisa che don Felix, a Cercemaggiore, ha solo un ruolo di appoggio all’anziano prete e che non è stato nominato parroco, né vice parroco. “Il suo comportamento però – dice ancora l’arcivescovo – è stato sempre corretto, anzi, egli ha raccolto intorno a sé il consenso e la stima di larga parte dei fedeli. La fiducia riposta in lui, dunque – sottolinea – è stata ricompensata”. A quanti si chiedono perchè si è taciuto sul passato di don Felix Bregantini spiega che la risposta è nella “necessaria discrezione che accompagna ogni opera di recupero morale di un fratello al quale l’amore di Cristo – mediato dalla nostra povertà di uomini – si dona per risalire dal buio alla luce. Nessuno dunque ha tradito Cercemaggiore, per questo – rimarca l’arcivescovo – serenamente respingiamo l’accusa di avere scelto la via del silenzio strategico o della leggerezza colpevole. La via scelta è quella del Vangelo, che – conclude Bregantini – non è esente da rischi, ma per la Chiesa non ci sono altre strade, perché la misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”.
red [19/12/2009]
http://ilgiornaledelmolise.it/view.php?idarticolo=71398967919122009151752
Tutore dei minori: intervento sul caso di Cercemaggiore | Stampa |
Scritto da Il Tutore Pubblico dei Minori Nunzia Lattanzio
lattanzio_nunzia.jpgNella mia veste di Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, in relazione all’ormai nota vicenda che vede coinvolto don Felix Cini, destinato da alcuni mesi a questa parte dagli Uffici ecclesiastici a coadiuvare il parroco di Cercemaggiore, osservo che dal tenore delle imputazioni contestate al sacerdote, di oggettiva gravità – riportate nella sentenza di patteggiamento resa pubblica da un comitato di cittadini – e tenuto conto del coinvolgimento di giovani vite evidentemente tradite nella loro innocenza in un momento delicatissimo del loro sviluppo, si imponga una severa valutazione di quanto accaduto.
L’episodio grave ed increscioso, da me già segnalato alla locale Stazione dell’Arma e alla competente Autorità religiosa, ha prodotto l’inevitabile senso di disperazione tra la gente e in special modo tra i genitori dei bambini che sono soliti frequentare l’ambiente parrocchiale del piccolo paese della provincia di Campobasso.Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sancito dal buon senso civico, dalla nostra Carta costituzionale e dall’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo, Carte di diritto nazionale ed internazionale che ho l’obbligo di monitorare nella loro applicazione nella regione Molise.
Ricordo a me stessa che “ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa” (art. 11, c. 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani), e che pertanto.
Pur non contestando in alcun modo le decisioni delle Autorità ecclesiali, e riconoscendo anzi l’opportunità di concedere concrete possibilità di recupero a tutti coloro operanti nell’Ecclesia che vengono interessati da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, evidenzio che nel caso portato all’attenzione dalle cronache non può assumere alcuna rilevanza la circostanza dell’essere il provvedimento con cui è stata irrogata la sanzione una sentenza di patteggiamento. Detto istituto mal si concilia infatti con la volontà da parte del soggetto interessato di voler pervenire ad un accertamento nel merito delle accuse e ad un’auspicata sentenza di piena assoluzione.
Ciò non è accaduto e tale elemento avrebbe probabilmente dovuto condurre ad assegnare al sacerdote, così intimamente coinvolto in una vicenda che di certo lo ha visto parte attiva, funzioni del tutto diverse che non prevedessero contatti diretti con la comunità dei bambini e degli adolescenti.
Non va sottaciuto che il Codice di Diritto Canonico, al canone 1395, paragrafo 2, prevede in tali casi, sia pure come misura estrema, addirittura la dimissione dallo stato clericale.
Auspico pertanto che quanto deciso dagli Organi della Chiesa possa essere rivisitato nel superiore interesse dei minori, delle loro madri e dei loro padri, i quali hanno il diritto di vivere ed esercitare le difficili funzioni genitoriali in clima di assoluta serenità – non inquinato da ‘ombre’ di nessun genere.
Ritengo che Don Felice Cini, colpevole per i gravi delitti ascrittigli debba astenersi da ogni servizio pubblico che gli consenta di avviare relazioni interpersonali con Minori di età; sarebbe quindi auspicabile che l’Uffizio religioso assegni a lui e a tutti i preti coinvolti in episodi di violenza sessuale o maltrattamenti a danno di bambini e adolescenti impieghi di gestione delle biblioteche o degli archivi ecclesiali.
Nunzia Lattanzio
testo del canone 1395:
Can. 1395 – §1. Il chierico concubinario, oltre il caso di cui al can. 1394, e il chierico che permanga scandalosamente in un altro peccato esterno contro il sesto precetto del Decalogo, siano puniti con la sospensione, alla quale si possono aggiungere gradualmente altre pene, se persista il delitto dopo l’ammonizione, fino alla dimissione dallo stato clericale.
§2. Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione.
http://www.informamolise.com/content/view/29411/2/
19/12/2009 10:24
Don Felix: Non volevo patteggiare
Il parroco di Santa Maria della Croce ha celebrato messa anche ieri sera
Cercemaggiore La piccola chiesa in pietra bianca domina la vallata e guarda il piccolo centro illuminato a festa. E’ un giorno strano per Cercemaggiore. Di gioia per un traguardo raggiunto: si inaugura, con gli onori del caso, la casa alloggio che ospiterà gli anziani del paese. Di dolore perché la verità processuale su padre Felix è venuta fuori in tutta la sua violenza. Una sentenza che certifica una dolorosa vicenda processuale capitata nel 2004. Abusi su minori, pena patteggiata. Due anni e sei mesi.
Don Felix Cini sta celebrando messa, il rito in suffragio di un defunto. La piccola chiesa in pietra bianca è gremita di gente. Si conoscono tutti, per questo non passiamo inosservati. Nell’atrio della chiesetta la bacheca ospita un avviso ai fedeli. Ci sono i recapiti telefonici del parroco che spiega che è costretto ad allontanarsi un po’ dal paese, a colpa di quello che sta avvenendo. Riposo, preghiera, meditazione. Non c’è una data ma non è recente. In paese spiegano che da quando questa storia è cominciata, un paio di mesi fa, padre Felix aveva deciso una sorta di allontanamento volontario. Aspettiamo che la funzione religiosa termini, chiediamo di incontrare il sacerdote che non rifiuta. E subito dice:
«e cosa volete che vi dica di più, avete scritto tutto».
Ecco, il solito equivoco. Confondere il piano professionale con quello personale. Non è stato facile raccogliere informazioni e decidere di raccontare una vicenda lacerante che però, ed è il caso di ribadirlo, si fonda su un dato di fatto concreto. Una sentenza, emessa nel luglio del 2004, con la quale il parroco di Santa Maria della Croce viene condannato per abusi su minori. Ed è proprio questo il punto di partenza.
«Non avrei voluto patteggiare dice padre Felix mentre fuma una sigaretta volevo andare fino in fondo. Volevo affrontare il processo. Ma mi è stato consigliato di patteggiare, era meglio chiudere la faccenda il prima possibile».
Impossibile non replicare ad una affermazione di tale entità. Chiudere la faccenda, perché se lei non era colpevole di nulla?
«Pressioni politiche».
E’ ancora più inquietante, ancor più difficile da
comprendere e quindi spiegare ai lettori, alla comunità di Cercemaggiore ma anche a tutti i molisani cosa significa un’affermazione del genere.
Lui, padre Felix, sa perfettamente che non ha risolto alcun dubbio, anzi ne ha ingenerati molti di più. Ma le sue dichiarazioni finiscono qui. «Chiedete in giro, chiedete chi è don Felix» dice Annamaria Testa, una collaboratrice del parroco. Che, logicamente,
appartiene alla fazione che sostiene il parroco, che crede abbia già pagato per quello che ha fatto, che debba essere perdonato e aiutato a tornare a compiere la sua missione.
«Ha riportato i giovani in chiesa, lo sa che l’anno scorso in 125 hanno preso la Cresima? Ecco, questo è padre Felix, anche io ho dei bambini, non ho timore a farli frequentare la Chiesa».
C’è però chi la pensa diversamente, c’è chi crede che forse la verità non andava nascosta. Dire tutto, chiarire fin da subito i dubbi avrebbe aiutato non poco la comunità a trovare una strada diversa da quella intrapresa a furia di smentite categoriche.
«Certo commentano altri giovani arrivati in sacrestia se la Curia avesse chiarito, non appena la questione è venuta fuori, i termini dell’intera vicenda forse nessuno avrebbe preso la decisione di far protocollare la sentenza in Comune».
Perché non dirlo, perché allora nascondere una verità processuale di certo dura da spiegare ma assolutamente impensabile di poter nascondere per sempre. Forse proprio questa verità mancata ha generato i mostri, forse l’aver impedito ai cittadini di scegliere se fidarsi o meno di don Felix nascondendosi dietro un muro di no probabilmente dettati da una precisa strategia ecclesiale da utilizzare in casi simili ha diviso il paese, ha esa sperato gli animi ed ha portato all’atto finale. Il clamore mediatico che, si sa, è un punto di non ritorno.
La verità adesso è sotto gli occhi di tutti.
Una verità parziale, se si vuol dare ascolto a padre Felix, una verità che potrebbe nascondere altri fatti molto oscuri, di cui il parroco non vuole parlare.
«Perché non ne so nulla, ho fatto quello che mi veniva chiesto».
E i 17 ragazzini, tra i 10 i 14 anni, ascoltati come testimoni e che diventano pare fondamentale della sentenza?
«Non ci sono testimonianze, loro non hanno detto nulla».
Quindi il gup ha condannato senza prove certe, ha accettato la proposta di patteggiamento sapendo di punire per sempre secondo la Giustizia degli uomini un innocente? Famiglie divise, comunità spaccata, colpevolisti contro innocentisti e una versione dei fatti che stride con una sentenza di condanna. Che è l’unica cosa certa di tutta questa brutta storia. lusa lucsam66@gmail.com
http://www.nuovomolise.net/e_view.asp?E=12466&S=1&C=2&G=4
1.612.571 click