Source: http://www.penale.it/stampa.asp?idpag=577
Timestamp: 2018-12-14 15:54:34+00:00
Document Index: 166980547

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 322', 'art. 1', 'art. 236', 'art. 322', 'art. 1', 'art. 117']

a) artt. 110, 81 c.p., 2 D.L.vo 74/2000 perchè, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, nelle qualità di cui sopra, in concorso con persone non identificate, al fine di ottenere un’indebita detrazione Iva e di evadere le imposte sui redditi, e avvalendosi di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti emesse dalle imprese Z.F., S. Srl, N.C. di C. R e M.G. C di M.G.
nella dichiarazione Iva della A. di B.G. & C. s.n.c. relativa all’esercizio 2003 presentata in data 4.9.04 , indicava elementi passivi fittizi pari a € 358.647,50
nella dichiarazione Iva della A. di B.G. & C. s.n.c. relativa all’esercizio 2004 presentata in data 27.9.05, indicava elementi passivi fittizi pari a € 362.880,17
nella dichiarazione dei redditi della A. di B.G. & C. s.n.c. relativa all’esercizio 2003, presentata in data 4.9.04 , indicava elementi passivi fittizi pari a € 1.793.237,49.
nella dichiarazione dei redditi della A. di B.G. & C. s.n.c. relativa all’esercizio 2004, presentata in data 27.9.05, indicava elementi passivi fittizi pari a € 1.814.400,85.
In B. nelle date di presentazione delle dichiarazioni Iva e dei redditi
c) Artt. 110,81, c.p., 216 comma 1 n. 1, 219 commi 1 e 2 n. 1 r.d. 267/1942 perché, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, nella qualità di cui sopra, in concorso con Z.F (quale amministratore dell’impresa individuale Z.F.) e con persone allo stato non identificate, distraeva dalle casse sociali della impresa individuale Z.F. (dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Trento in data 17 febbraio 2005) la somma complessiva non inferiore a € 387.935,89 attraverso le seguenti operazioni:
a) imprese estere hanno venduto alla impresa Z. (e, in alcuni casi le imprese italiane A.B. sp.a., L’A. s.r.l., N. s.p.a., e N.T. s.r.l. alla impresa Z.F.H., che poi ha ceduto alla impresa Z. italiana) una serie di autovetture (senza Iva ex D.L 331/93) per un ammontare complessivo di € 3.996.929,47
b) successivamente l’impresa Z. ha venduto alla A. di B.G. & C. s.n.c. (in alcuni casi previo passaggio attraverso la Z.F.H., resasi acquirente delle imprese italiane di cui sopra) tali autovetture al prezzo complessivo (Iva compresa) di € 4.384.865,36 e pertanto in apparenza “sottocosto”, atteso che l’Iva dovrebbe essere solo una partita di giro e pertanto versata all’erario.
c) in realtà il rapporto tra i fornitori esteri e italiani, da una parte, e A. di B.G. & C. s.n.c. dall’altra, è diretto, mentre l’impresa Z. (e, in alcuni casi Z.F.H.) è mero soggetto interposto la cui funzione è quella di non versare l’Iva e così immettere sul mercato autovetture a prezzi concorrenziali, atteso che l’importo dell’Iva in parte viene destinato a pagare il fornitore e in parte trattenuto e poi diviso tra B. e Z..
B., acquistando dalla impresa Z. nella piena consapevolezza del meccanismo truffaldino e spartendosi con Z. l’importo dell’Iva, ha fornito un contributo casualmente rilevante alle distrazioni.
a) imprese estere hanno venduto alla S. s.r.l. (e, in alcuni casi, A.B. s.pa., alla impresa Z.F.H., che poi ha ceduto alla S. s.r.l.) una serie di autovetture (senza Iva ex D.L 331/93 ) per un ammontare complessivo di € 1.908.517,84
b) successivamente S. s.r.l. ha venduto alla A. di B.G. & C. s.n.c. (in alcuni casi previo passaggio attraverso la Z.F.H., resasi acquirente A.B. s.pa.,) tali autovetture al prezzo complessivo (Iva compresa) di € 2.090.981,02 e pertanto in apparenza “sottocosto”, atteso che l’Iva dovrebbe essere solo una partita di giro e pertanto versata all’erario.
c) in realtà il rapporto tra le imprese estere e A.B., da una parte, e A. di B.G. & C. s.n.c., dall’altra, è diretto, mentre S. s.r.l. (e, in alcuni casi impresa Z.F.H.) è mero soggetto interposto la cui funzione è quella di non versare l’Iva e così immettere sul mercato autovetture a prezzi concorrenziali, atteso che l’importo dell’Iva in parte viene destinato a pagare il fornitore e in parte trattenuto e poi diviso tra B. e Z..
e) artt. 110 c.p. 223 comma 2 n. 2, r.d. 267/1942 nella qualità in epigrafe indicata, in concorso con Z.F. e con persone allo stato non identificate, cagionava per effetto di operazioni dolose, meglio descritte al capo che precede, il fallimento della S. s.r.l..
In data 4 gennaio 2008 il B., tramite il suo difensore, depositava istanza di dissequestro (anche) della somma complessiva di € 10.820,00 affermando (e la circostanza è del tutto pacifica) che tale denaro non era in alcun modo collegabile con l’attività delittuosa (né con le bancarotte nè con gli illeciti fiscali) e rimarcando di aver già versato a titolo di risarcimento (certo non integrale attesi gli importi del danno e del profitto) la somma complessiva di € 636.620,24
Senonchè in data 1.1.2008 è entrato in vigore l’art. 1 comma 143 della L. 244/2007 (in GU 28.12.2007) il quale prevede che “nei casi di cui agli articoli 2,3,4,5,8, 10 bis, 10 ter, 10 quater e 11 del decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74 si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni di cui all’art. 322 ter del codice penale”
Alla luce di tale norma la somma si € 10.820,00 dovrebbe essere confiscata, posto che la confisca di cui all’art. 1 comma 143 della L. 244/2007 è una misura di sicurezza (art. 236 comma 1 n. 2 c.p.) e non certo una pena (artt. 17 e 19 c.p.) e che allo ststo non si è a conoscenza di altri beni intestati a B.
Per quanto concerne la misura di cui all’art. 322 ter c.p., richiamato dall’art. 1 comma 143 L. 244/2007, la Suprema Corte, a sezioni unite, ha ritenuto che la confisca per equivalente, “costituendo una forma di prelievo pubblico a compensazione di prelievi illeciti viene ad assumere un carattere eminentemente sanzionatorio” (Sez. Un. 41936/2005; in senso conforme Cass. 30543/2007). Alla luce di tale giurisprudenza si può affermare che la confisca per equivalente prevista nell’ordinamento italiano è una misura di sicurezza di carattere sanzionatario e costituisce una “pena” secondo la nozione che ne fornisce la Corte Europea dei diritti dell’uomo
Solleva questione di legittimità costituzionale degli artt. 200, 322 ter c.p., 1 comma 143 L. 244/2007 per contrasto con l’art. 117 Cost. nella parte in cui consentono la confisca obbligatoria per un valore corrispondente a quello del profitto, per reati tributari commessi precedentemente alla loro entrata in vigore.
Dispone che, a cura della Cancelleria, l'ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale, sia notificata all'imputato, al difensore e al PM, nonché al Presidente de Consiglio dei Ministri e ai Presidenti delle due Camere del Parlamento.