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Timestamp: 2019-07-16 20:42:58+00:00
Document Index: 182530148

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 485', 'art. 483', 'art. 483', 'art. 483']

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Registrazione di atti giudiziari, i codici per il versamento tramite F24
Il versamento di imposte, interessi, sanzioni e accessori relativi alla registrazione di atti giudiziari potrà avvenire, a partire da oggi, per mezzo del modello F24
AAGG Registrazione atti giudiziari – somme liquidate dall’ufficio. Questo il codice tributo istituito dall’Agenzia delle Entrate per il versamento delle somme dovute in relazione alla registrazione di atti giudiziari tramite modello F24. E’ quanto prevede dalla risoluzione n. 57/E dell’Ente.
L’estensione al modulo F24 quale modalità di assolvimento di imposte, interessi, sanzioni e accessori, era stato annunciato con un provvedimento dello scorso 9 luglio. Il versamento può essere effettuato, a partire dal 23 luglio, utilizzando il modello precompilato reso disponibile sul sito internet dell’Agenzia e allegato all’avviso di liquidazione emesso dall’ufficio.
Nel caso in cui non sia utilizzata la modalità precompilata, in sede di compilazione del modello F24, da predisporre per ogni singolo atto giudiziario, nella sezione “Contribuente” sono riportati, negli appositi campi, il codice fiscale, i dati anagrafici e il domicilio fiscale del soggetto solidalmente obbligato che effettua il pagamento.
Nell’eventualità in cui il contribuente intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente richiesto, sono utilizzati i codici tributo A196 e A197.
Il primo è denominato “Atti giudiziari – Imposta di registro – somme liquidate dall’ufficio”; il secondo reca la dicitura “Atti giudiziari – Sanzione imposta di registro – somme liquidate dall’ufficio”.
Gli altri codici tributo sono quelli istituiti per altre imposte con la risoluzione n. 16/E del 2016), appositamente ridenominati:
• “A140” ridenominato “Atti giudiziari e Successioni – Imposta ipotecaria – somme liquidate dall’ufficio”;
• “A141” ridenominato “Atti giudiziari e Successioni – Imposta catastale – somme liquidate dall’ufficio”;
• “A146” ridenominato “Atti giudiziari e Successioni – Imposta di bollo – somme liquidate dall’ufficio”;
• “A148” ridenominato “Atti giudiziari e Successioni – Sanzione Imposta di bollo – somme liquidate dall’ufficio”;
• “A149” ridenominato “Atti giudiziari e Successioni – Sanzione Imposte e tasse ipotecarie e catastali – somme liquidate dall’ufficio”;
• “A152” ridenominato “Atti giudiziari e Successioni – Interessi – somme liquidate dall’ufficio”.
I suddetti codici sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”. riportando anche, nei campi specificatamente denominati. Vanno riportati, nei campi specificamente denominati, il “codice ufficio”, il “codice atto” e l’“anno di riferimento” (nel formato “AAAA”) indicati dall’Agenzia.
Le Entrate precisano poi che le spese di notifica relative agli avvisi di liquidazione emessi dagli uffici saranno versate con il vigente codice tributo “9400 – spese di notifica per atti impositivi”.
I versamenti potranno essere eseguiti utilizzando i servizi on-line resi disponibili dalle Entrate e dagli intermediari della riscossione. L’elenco completo dei codici da indicare è disponibile sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione Codici da utilizzare per il versamento con il modello F24.
Modello F24: ecco che cosa rischia chi fa attestazioni false
Una recente pronuncia della Cassazione ha fornito chiarimenti in merito al modello F24 e ai rischi che corre chi rilascia attestazioni false
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 18803/2018 ha fatto il punto in merito al modello F24 ricordando che, trattandosi di atto pubblico, fare attestazioni false è molto rischioso.
Scatta infatti il reato di falsità ideologica in atto pubblico per chi rilasci attestazioni mendaci.
Il modello F24 infatti è un atto pubblico e non una scrittura privata.
Nel caso di specie, gli Ermellini hanno accolto il ricorso della parte civile annullando la sentenza di merito che aveva assolto l’imputato considerandolo non punibile alla luce della depenalizzazione del reato di falso in scrittura privata art. 485 c.p.
Al soggetto in questione si contestava, ai sensi dell’art. 483 cod. pen., di avere falsamente attestato, in due modelli F24, di essere stato autorizzato da un altro soggetto a portare in compensazione dei crediti fiscali da questi vantati, a titolo di IVA, con i propri debiti fiscali per imposte non versate negli anni 2004-2005.
Il soggetto in appello è stato assolto per la riqualificazione del fatto come falso in scrittura privata, in considerazione dell’intervenuta depenalizzazione della condotta.
L’altro, parte civile, ha invece invocato l’intervento della Cassazione.
In particolare, deducendo la violazione di legge in ordine all’errata qualificazione giuridica della condotta, fermo restando che non vi era dubbio che il modello F24 fosse stato compilato dall’imputato.
Quest’ultimo aveva falsamente attestato di essere stato autorizzato a portare in compensazione dei suoi debiti i crediti del ricorrente. Il tutto, atteso che il modello costituisce “un atto di fede privilegiata, trattandosi di atto che attesta il pagamento avvenuto alla presenza del dipendente della banca delegata adempiendo così l’obbligazione tributaria con efficacia liberatoria”.
Alla luce di questo, l’attestazione dell’imputato era destinata ad essere trasfusa in un atto pubblico.
In questo modo, il relativo falso ideologico era punibile ai sensi dell’art. 483 c.p. come correttamente contestato in origine.
Per la Cassazione, però, la parte civile ha ragione. Gli Ermellini scrivono che “è nel senso che i modelli F 24, di versamento di somme a titolo di imposta presso gli sportelli delle banche delegate a tale incasso, costituiscano degli atti pubblici”.
Ciò in quanto il modello F 24, “compilato dal privato e completato dagli addetti agli istituti di credito delegati per la riscossione delle imposte, funge, per la normativa di settore, da attestazione del pagamento delle stesse, avvenuto alla presenza del dipendente della banca delegata, e costituisce la prova documentale dell’adempimento dell’obbligazione tributaria, con efficacia pienamente liberatoria del contribuente”.
Come evidenziato dalla disciplina delle modalità di versamento delle imposte mediante delega, “l’Amministrazione finanziaria delega agli istituti bancari l’incasso delle somme dovute a titolo di imposta, attribuendo così alle medesime, ed ai dipendenti che per esse operano e che materialmente eseguono l’operazione, i medesimi poteri attestativi che hanno i propri dipendenti, così che l’atto di versamento e di ricevuta rilasciato assume la medesima efficacia probatoria di quello che sarebbe stato formato dai funzionari pubblici, e di conseguenza, anche la medesima efficacia liberatoria dall’obbligazione tributaria”.
Dunque, secondo la Corte, non si possono condividere le diverse conclusioni cui giunge un orientamento minoritario.
In base a questo, il modello F24 costituisce “o solo un attestato del contenuto di altri atti o solo una scrittura privata”.
Esso infatti non può essere considerato “un’attestazione del contenuto di un altro e diverso atto”.
“Ma – si precisa – costituisce esso stesso l’atto di pagamento dell’imposta, visto che, con la sua sottoscrizione e la consegna alla banca delegata, il contribuente incarica (con delega irrevocabile) la banca a corrispondere all’Amministrazione finanziaria la somma contestualmente versata (o a disposizione del contribuente presso il medesimo istituto)”.
Ma nemmeno una semplice scrittura privata.
Pertanto, se il modello F24 è un atto pubblico, una eventuale attestazione mendace “configura proprio il delitto in origine contestato, previsto e punito dall’art. 483 c.p., la falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico”.