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Timestamp: 2017-11-24 00:03:50+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 9']

Circolare INPS n. 123 del 27/06/2000 - Lavoro a tempo parziale
OGGETTO:Lavoro a tempo parziale.
SOMMARIO:Nuove disposizioni in materia di lavoro a tempo parziale dettate dal D. Lgs. 20 febbraio 2000, n. 61.
CIRCOLARE 27 GIUGNO 2000 N. 123
OGGETTO: Lavoro a tempo parziale.
Il D. Lgs. 20 febbraio 2000, n. 61, pubblicato nella G.U. n. 66 del 20 marzo 2000, in attuazione della direttiva Ue 97/81/CE del 15 dicembre 1997, detta nuove disposizioni in materia di lavoro a tempo parziale abrogando alcune delle norme che precedentemente regolavano la materia.
· il principio di non discriminazione. Al lavoratore part time sono riconosciuti gli stessi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile. E' sancito il principio della parità di trattamento per quanto riguarda l'importo della retribuzione oraria, la durata del periodo di prova, le ferie, la maternità, la malattia, la formazione professionale;
il principio della volontarietà del lavoratore interessato. Il rifiuto di un lavoratore di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a part time, e viceversa, non costituisce giusta causa per il licenziamento.
Il provvedimento definisce part time, il contratto individuale che fissa un orario di lavoro ridotto rispetto a quello indicato all’art. 13 della legge 24 giugno 1997, n. 196, (normale orario di lavoro settimanale fissato in 40 ore settimanali) ovvero quello del contratto collettivo nazionale.
· orizzontale (riduzione giornaliera dell’orario).
· verticale (attività a tempo pieno limitatamente a periodi determinati, settimana, mese o anno).
Il part time è da ritenersi compatibile, fra l'altro, con:
· il contratto di formazione e lavoro;
Per la determinazione dell’imponibile contributivo deve farsi riferimento alla ordinaria disciplina in materia di retribuzione minima imponibile (art. 1, c. 1, del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, convertito dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389) e di minimali di retribuzione giornaliera (DL 29 luglio 1981, n. 402, convertito dalla legge 26 settembre 1981, n. 537).
Nella normativa precedente, salvo specifiche esigenze organizzative espressamente indicate nei contratti collettivi, era vietato chiedere al part-timer lavoro supplementare rispetto all'orario stabilito.
E' demandato alla contrattazione collettiva stabilirne le modalità anche quantitative.
Nell’attesa dei contratti collettivi, il provvedimento ammette il lavoro supplementare nel part time entro il limite del 10% dell'orario mensile e da utilizzare nell'arco di più di una settimana.
La legge 28 dicembre 1995, n. 549, recante "Misure di razionalizzazione della finanza pubblica", entrata in vigore il 1/1/1996, all’art. 2, commi 18, 19, 20 e 21, assoggetta ad onere contributivo come straordinario, a carico dell'impresa ed a favore del Fondo per la disoccupazione gestito dall’INPS, le ore eccedenti le 40 ore settimanali.
Conseguentemente, è preso in considerazione ai fini dell'ulteriore contributo, che si aggiunge ovviamente all’ordinaria contribuzione previdenziale ed assistenziale, il solo orario eccedente le quaranta ore settimanali, qualunque sia la qualificazione contrattuale di esso.
Rimane esclusa la flessibilità individuale, disciplinata dalla contrattazione collettiva e la ripartizione dell'orario normale in vari mesi dell'anno effettuata in attuazione di specifiche previsioni contrattuali.
La norma ampliando la portata della precedente disposizione di cui all’art. 5 della legge n. 863/1984, prima limitata all'accesso a benefici di carattere finanziario e creditizio previsti dalle leggi ed alla disciplina delle assunzioni obbligatorie della legge 2 aprile 1968, n. 482, definisce in modo univoco le modalità di computo dei lavoratori part time.
A titolo di esempio, la disposizione ha rilevanza ai fini della determinazione del requisito occupazionale per: contributo in misura ridotta per Cig ordinaria (1,90%) dovuto dalle aziende industriali fino a 50 dipendenti (art. 12 della legge 20/5/1975, n. 164); contributo Cigs (art. 1, c. 1 della legge n. 223/1991); contributo di mobilità (art. 16 della legge n. 223/1991); contributo aggiuntivo per lavoro straordinario (art. 2 della legge n. 549/1995).
Il provvedimento riprende la norma sugli incentivi al part time contenute nell'art. 7, c. 1, lett. a), del DL 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451 (riduzione dell’aliquota Ivs).
Sull’argomento, mentre si trasmette in allegato un facsimile di domanda per la richiesta dei benefici (allegato 2), si fa riserva di ulteriori istruzioni non appena sarà emesso il Decreto Ministeriale di ripartizione delle risorse. Nelle more si precisa che le eventuali domande di concessione pervenute antecedentemente all'entrata in vigore del Decreto interministeriale 12 aprile 2000, dovranno essere considerate come presentate in data 3 giugno 2000 (data di pubblicazione del Decreto).
L’art. 9 del decreto conferma sostanzialmente le precedenti disposizioni in materia previdenziale.
Il provvedimento prevede un minimale orario retributivo per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali determinato rapportando alle giornate di lavoro settimanale ad orario normale il minimale giornaliero di cui all’articolo 7 del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e dividendo l’importo così ottenuto per il numero delle ore di orario normale settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno.
Si richiama in proposito quanto contenuto nella circolare n. 17 del 28/1/2000.
Per quanto attiene alla disciplina del minimo di retribuzione giornaliera per i lavoratori soci di società cooperative, conseguente all’espressa abrogazione dell’art. 5, c. 19, della legge n. 863/1984 operata dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, si rimanda alla circolare n. 100 del 22/5/2000.
Con riferimento a quest'ultima circolare si precisa che le cooperative sociali operanti con il sistema dei salari convenzionali, fatte salve le determinazioni di miglior favore adottate con decreto ministeriale, dovranno regolarizzare, sia per i rapporti part time sia per i rapporti full time, le differenze contributive scaturenti dall'elevazione del minimale giornaliero a L. 38.070 (E. 19,66), importo previsto dall’art. 1, c. 3, del D.L. n. 402/1981.
Detta regolarizzazione dovrà essere effettuata entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare, ai sensi della deliberazione n. 5 del Consiglio di amministrazione dell'Istituto del 26/3/1993, approvata con D.M. 7/10/1993 (cfr. circolare n. 292 del 23/12/1993, punto 1).
· calcoleranno la differenza fra le retribuzioni convenzionali determinate nella misura stabilita dall'abrogato art. 5 della legge n. 863/1984 e quelle come scaturite in forza del disposto di cui all’art. 1, c. 3 del D.L. n. 402/1981, convertito in legge n. 537/1981;
sommeranno l'importo ottenuto alla retribuzione del mese in cui avviene la regolarizzazione e l'assoggetteranno a contribuzione secondo le aliquote vigenti in base al diverso settore di attività.
8.1.1 Il limite per l'accredito dei contributi obbligatori e figurativi.
Il limite minimo di retribuzione settimanale per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi previsto dall’art. 7, c. 1 della legge 11 novembre 1983, n. 638, come modificato dall’art. 1, c. 2 della legge n. 389/1989, è fissato nella misura del 40% dell’importo mensile delle pensioni a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, in vigore al 1 gennaio dell’anno considerato. Vedi al riguardo la circolare n. 17 del 28/1/2000.
Fermo restando che ai fini del diritto a pensione il requisito contributivo deve essere accertato secondo i principi generali dell’assicurazione obbligatoria I.V.S. (art. 7, c. 1 e 5, della legge n. 638/1983, come modificato dall’art. 1, c. 2, della legge n. 389/1989), ai fini della determinazione dell’ammontare della pensione, si computa per intero l’anzianità relativa ai periodi di lavoro a tempo pieno e, proporzionalmente all’orario svolto, l’anzianità riferita ai periodi part time.
Con sentenza n. 202 del 24-28 maggio 1999, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, I Serie Speciale, n.22 del 2 giugno 1999, anche la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale della disposizione precedente con riferimento agli articoli 3 e 38, comma 2, della Costituzione.
L’art. 11 del D. Lgs. 20 febbraio 2000, n. 61 ha abrogato espressamente, l’art. 5 del D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863.
L’abrogato art. 5, oltre a regolare il lavoro part time, prevedeva (commi 16 e 17) una particolare forma di occupazione ad orario ridotto (non superiore alle quattro ore giornaliere) senza un formale contratto di lavoro a tempo parziale per le seguenti attività:
° istruzione e educazione scolare e prescolare non statale;
assistenza sociale svolta da istituzioni sociali assistenziali ivi comprese quelle pubbliche di beneficenza e assistenza;
attività di culto, formazione religiosa e attività similari;
assistenza domiciliare svolta in forma cooperativa;
credito, per il solo personale ausiliario;
servizio di pulizia, disinfezione e disinfestazione;
proprietari di fabbricati, per il solo personale addetto alla pulizia negli stabili adibiti a uso di abitazione o altro uso;
personale giornalistico con qualifica di professionista ovvero pubblicista, titolare del rapporto di lavoro subordinato come collaboratore o come corrispondente instaurato ai sensi del contratto collettivo nazionale di categoria, la cui attività lavorativa è svolta con orario inferiore alle 4 ore giornaliere.
Il comma 16 fissava un particolare limite minimo di retribuzione giornaliera ("minimo dei minimi"), su cui calcolare i contributi, pari al 4% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti in vigore al 1 gennaio di ciascun anno.
Cessano, pertanto, di avere validità i codici autorizzazione "2V" e "4H".
Tale regolarizzazione, ai sensi della deliberazione n. 5 del Consiglio di amministrazione dell'Istituto del 26/3/1993, approvata con D.M. 7/10/1993 (cfr. circolare n. 292 del 23/12/1993, punto 1) dovrà essere effettuata entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare.
A tal fine i datori di lavoro, fermo restando il rispetto della ordinaria disciplina in materia di retribuzione minima imponibile (art. 1, c. 1, del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, convertito dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389), si atterranno, nelle ipotesi di retribuzioni inferiori al minimale, alle modalità di seguito riportate.
· calcoleranno la differenza fra l'abrogato "minimo dei minimi" e il minimale orario calcolato ai sensi dell'art. 9 del decreto n. 61/2000;
sommeranno l'importo ottenuto alla retribuzione del mese in cui avviene la regolarizzazione e l'assoggetteranno a contribuzione secondo le aliquote vigenti in base al diverso settore di attività;
· calcoleranno la differenza fra l'abrogato "minimo dei minimi" e il minimale di retribuzione giornaliera;
Decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 61, pubblicato nella G. U. n. 66 del 20 marzo 2000.
"Attuazione della direttiva 97/81/Ce del Consiglio del 15 dicembre 1997, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES".
DOMANDA DI CONCESSIONE DEI BENEFICI DI CUI ALL'ART. 5 DEL D.Lgs. N. 61/2000
(Decreto interministeriale 12/4/2000)
il rapporto di apprendistato; il contratto a termine.
~/public/normative/Domanda_diconcessione_dei_benefici_ART_5_DLgsN61_2000.doc