Source: http://www.apicolturaonline.it/araldica4.html
Timestamp: 2018-05-21 20:17:36+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art 3', 'art. 4', 'art. 3']

Le api nell’araldica civica italiana 4/6
Comune di Ortisei / St. Ulrich (BZ)
Il Comune aveva da tempo un proprio stemma concesso nell’ottobre 1907 dall’imperatore dell’ex Impero austro-ungarico in occasione dell’elevazione del Comune a “Borgata”. Solo nel 1969 esso è stato approvato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale (n. 3810 del 31/12/1969) e ha le seguenti caratteristiche (PRÜNSTER, 1972):
“D’oro con la figura di S.Ulrico, vestito degli ornamenti vescovili, che tiene in alto nella mano destra una croce d’oro, montato su un cavallo bianco con finimenti d’oro e coperto di un mantello rosso, poggiato sopra tre cime di montagne verdi. Nella parte superiore dello scudo si nota una fascia di azzurro con tre scudetti di argento, equidistanti e intercalati da due svolazzanti api d’oro”
La figura principale dello stemma (D.P.R. 22/9/1963; art. 3 dello Statuto, deliberazioni C.C. n. 15 del 20/3/2001 e n. 24 del 30/5/2001) è una fontana d’argento zampillante; accostate in capo (cioè nella parte superiore dello scudo), vi sono tre api d’oro al volo spiegato, ordinate in fascia. Ciò vuol dire che sono disposte l'una accanto all'altra nella posizione che, in araldica, è normalmente della fascia (ovvero una grossa “riga orizzontale”).
Comune di Melara (RO
Il famoso scrittore e naturalista latino Plinio il Vecchio (23-79 d. C.) nella sua “Naturalis historia” (libri XLIII e XXI), descrive gli abitanti di questa zona come eccellenti apicoltori e cita le laboriose api del fiume Po, produttrici di un miele di primissima qualità 1 . Il fiume Po e le api sono stati immortalati nello stemma (decreto del Capo del Governo 16/7/1936, definitivo con Regio Decreto del 16/12/1937 e confermato con D.P.C.M. 25/11/1968) ove si nota la figura simbolica di Eridano (l’antico nome del fiume Po) versante l’acqua da un vaso su una pianura verde e, nella parte superiore, tre api d'oro poste in fascia (RIDOLFI, 1997).
Occorre, però, precisare che Plinio il Vecchio per localizzare meglio il posto indica il nome di Ostiglia (in provincia di Mantova, a 10 km da Melara), ma alcuni studiosi di storia locale (Biblioteca comunale di Melara, in litteris) affermano: “abbiamo a buon diritto motivo di credere che si tratti invece di Melara, per il suo stesso nome (Mellaria) di derivazione dal latino (mel: miele; mellarium: alveare) e perché in Melara e dintorni esistono ancora oggi nomi di località direttamente legate alle api, come “Via api”, “Cà l’Ape”, “L'Arnarolo”. E’ certo che, al tempo dei romani, Ostiglia fosse un’importante località, scritta pure sulla tavola Peutingeriana (o Tabula Peutingeriana è una copia del XIII secolo di un'antica carta romana che mostrava le vie militari dell'Impero), mentre Melara era un piccolo borgo a lei
Comune di Mariano del Friuli (GO)
Lo stemma è stato concesso con Decreto (n. 4423) del Re d’Italia Vittorio Emanuele III in data 12/4/1929 (art. 6 dello Statuto, deliberazione C.C. n. 2 del 30/1/2004).
Le api operaie raffigurate simboleggiano l’operosità nei campi verdi; esse sono posizionate tra due falci incrociate che richiamano un’operazione colturale di grande importanza
Lo scudo di smalto azzurro è attraversato da una striscia che la terminologia araldica definisce sbarra, su cui sono caricate tre api d’oro (SAVORELLI, 2003). Lo stemma (riconosciuto con decreto del capo del Governo del 18/2/1929), di composizione semplice ed efficace, celebra la laboriosità degli abitanti. Da notare che le tre api d’oro in fascia costituivano il segno che contraddistingueva le città nell’Araldica civica napoleonica, alla quale probabilmente si rifà la figurazione attuale (anche se Castel Maggiore non gode, attualmente, del titolo di “città”) (GHIRARDI, in litteris).
Lo stemma (concesso con D.P.R. Antonio Segni, 29/5/1963; art. 6 dello Statuto, deliberazione C.C. n. 71 del 28/11/1994) è d’argento e presenta un albero di castagno su un monte verde con sette castagne dorate, ancora nel riccio (SAVORELLI, 2003). Questa figura è da mettere in relazione alle ampie distese boschive ricche di castagneti, che hanno rappresentato in passato un’importante fonte alimentare per le popolazioni montane; l’ape, pure d’oro e al volo spiegato, è da ritenersi un simbolo dell’operosità e del lavoro sociale. E’ doveroso sottolineare l’alto interesse apistico di questa specie vegetale (Castanea sativa) i cui fiori sono intensamente visitati sia dalle api allevate sia da quelle selvatiche; dalla fioritura del castagno, specie caratterizzata da un alto potenziale mellifero (250 kg/ha), gli apicoltori riescono a produrre un apprezzato miele monoflorale (PERSANO ODDO et al., 2000; RICCIARDELLI D’ALBORE e INTOPPA, 2000).
Lo stemma (art. 6 dello Statuto, deliberazione C.C. n. 45 del 21/4/2004) è costituito da uno scudo inquartato. Superiormente si notano: a sinistra un alveare con alcune api bottinatrici (simbolo della bontà operosa e dell’eloquenza) e a destra l’incudine, la mazza e la vanga per indicare le attività professionali maggiormente svolte sul territorio (quella di fabbro e quella di coltivatore). Inferiormente sono riprodotte, a sinistra una vecchia stampatrice (per alludere alle attività culturali) e, a destra, una squadra di legno e un filo a piombo (arnesi tipici usati, in passato, da falegnami e muratori). Lo stemma era sovrastato in passato da una corona “marchionale” 2 oggi sostituita da quella ordinaria di Comune. Secondo gli storici locali in epoca fascista fu aggiunto un “caduceo” 3
Si tratta del Comune più esteso del Genovese, nel cui territorio si trova il celebre santuario di Nostra Signora della Guardia. Lo stemma (art. 3 dello Statuto, deliberazioni C.C. n. 26 del 28/7/1991 e n. 29 del 7/10/1991), risale al 1893 ed è caratterizzato da un alveare d’argento contornato da sei api d’oro (alludente al toponimo e alle sei principali frazioni del Comune); nella parte alta è posizionato un monogramma d’oro formato dalle iniziali “A” e “M” (“Ave Maria”), con ovvio riferimento al santuario ricordato. Circa l’origine del nome, la tradizione locale afferma che il toponimo deriva da un’antichissima “fabbrica di cera”, che sarebbe stata proprietà dei nobili Cerano. A questa famiglia, che effettivamente esercitò diritti feudali sul territorio, potrebbe essere stata concessa anche la facoltà di riscuotere la tassa sugli alveari e sulle produzioni di miele, cera e derivati, un tempo fiorenti in questa zona (TARALLO, 2006).
Nello stemma (art 3 dello Statuto, deliberazione C.C n. 37 del 22/12/2005) si notano sette api operaie accanto a un alveare (l’arnia è quella dei tempi antichi, semplice, di vimini) da cui sono uscite per andare a bottinare.
Il nome del Comune probabilmente si rifà al “dolce” prodotto delle api. Infatti, lo stemma così recita: “ex melle mihi nomen”, ovvero “dal miele il mio nome”. Secondo TARALLO (2006), invece, questo nome potrebbe essere fatto risalire anche all’esistenza di ampie coltivazioni di meli sul territorio, interpretazione che non concorda, però, con la scritta.
Anche in questo stemma (Regio Decreto del 27 aprile 1897 e art. 4 dello Statuto, deliberazioni C.C. n. 43 del 16/7/2005 e 59 del 30/9/2005) si notano le tre api di napoleonica memoria (esse però, anziché montanti, sono riportate nel capo inclinate) (PAGNINI, 1991). Sotto di esse si stagliano una torre merlata e tre cime di montagne (a ricordare le tre frazioni comunali) degradanti verso il mare sul quale fluttua una piccola imbarcazione.
Ancora una volta vengono rappresentate (Regio decreto del 7 giugno 1886) le tre api d’oro (emblema di operosità costante e di parsimonia) che ricordano il periodo napoleonico; sotto di esse è stata immortalata la torre di Marciana Marina edificata nel XII secolo per l’avvistamento dei pirati. La torre Medicea (in rovina) richiama la storia della comunità (PAGNINI, 1991).
In questo caso lo stemma comunale (art. 3 dello Statuto, deliberazioni C.C. n. 74 del 14/12/2001) riporta l’aquila napoleonica sormontata da una corona e con il petto coperto da uno scudo argenteo caricato trasversalmente da una banda con tre api (PAGNINI, 1991). Questo fu deciso dal Consiglio Comunale nella sua prima seduta (1/7/1882). Lo stemma deriva da quello napoleonico in onore del fatto che Napoleone, durante il suo soggiorno all’Elba, aveva elevato la Marina di Rio (oggi Rio Marina) a Comune autonomo.
1.Plinio il Vecchio narra che gli apicoltori di questa zona trasportavano gli alveari lungo il Po su capaci imbarcazioni o zatteroni e, navigando contro corrente, si portavano a circa cinque miglia verso Ostiglia. Qui rallentavano la navigazione, muovendosi a tappe, per permettere alle api di uscire dagli alveari, di volare sui fiori della sponda sinistra o destra del fiume e di ritrovare facilmente le arnie sui battelli, quasi fermi sull’acqua, in attesa. L’aspetto delle sponde del Po era allora lussurreggiante di piante, di fiori e di radure.
Succesivamente, quando poi gli zatteroni si abbassavano a filo d’acqua per il peso dei melari pieni (ciò poteva avvenire anche dopo qualche mese), gli apicoltori ritornavano a Melara col favore della corrente trasportando il prezioso carico fino alla zona di partenza. Lo spostamento delle imbarcazioni con gli alveari si effettuava solo di notte, quando le api erano tutte rientrate. Sembra che i viaggi fossero due all’anno: uno a primavera e uno in estate; infatti erano queste le stagioni più favorevoli al lavoro delle api.
La navigazione doveva essere lenta; il Po, infatti, non era un corso d’acqua incanalato (l’arginatura era pressochè inesistente) fra due argini, ma aveva un aspetto molto paludoso ed era caratterizzato da numerosi canali laterali e da molti isolotti sparsi fra i suoi meandri (PELATI, 1981; CHIAVEGATTI; 1983).
2.Questo aggettivo sta a indicare un legame con un marchese o con la sua famiglia: infatti San Possidonio era feudo della Famiglia del Marchese Tacoli (Pietro Tacoli – nato il 1689 e morto il 1738 – fu il primo Marchese di San Possidonio a partire dal 1723 fino alla sua morte).
3.Questo è un Bastone alato con due serpenti attorcigliati ad esso, attributo del dio Hermes (Mercurio nella mitologia romana), usato nell’antichità classica come emblema di pace portato dagli araldi. Secondo la leggenda Hermes, al suo arrivo in Arcadia (una regione della Grecia) vide due serpi che lottavano tra loro: gettato in mezzo il suo bastone da messaggero essi si riappacificarono avvolgendosi intorno al legno. Oggi è divenuto simbolo dell’Arte medica. Esso è, talora, scambiato con il Bastone (detto anche Verga) di Esculapio (caratterizzato da un “serpente” attorcigliato), anche se storicamente i due simboli ebbero significati distinti. Secondo alcuni Autori, l’origine grafica, sia del bastone di Esculapio, sia del caduceo di Hermes, va ricercata in un antico metodo, ancora valido, di estrazione progressiva dai tessuti sottocutanei, della femmina adulta del nematode parassita Dracun del nematode parassita Dracunculus medinensis (specie diffusa in molte regioni rurali dell’Africa e del Medio Oriente). Questa operazione delicata, che prevede l’arrotolamento del verme su di un bastoncino, poteva durare giorni e doveva essere eseguita da persone molto esperte, affinché il nematode non si rompesse durante l'estrazione. Se ciò succedeva, il verme moriva nel tessuto sottocutaneo e non si poteva più estrarre; questa situazione avrebbe comportato una successiva e sicura infezione batterica (HAEGER, 1989; PEARSE et al., 1993; WILCOX e WHITHAM, 2003).
Il significato generale di pace del caduceo è rafforzato dalla simbologia dei singoli elementi che lo compongono: il potere per il bastone, la concordia per i serpenti e la sollecitudine per le ali.
da Apitalia numero 4 2008