Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/09/
Timestamp: 2017-04-29 17:28:27+00:00
Document Index: 15296125

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 39', 'art 41', 'art. 42', 'art.3', 'art. 6']

La Commissione Europea propone di riprendere le riammissioni Dublino verso la Grecia, mentre la Germania rinvia in Italia un richiedente asilo siriano. Sgombero del presidio di Ventimiglia. In vista altre deportazioni collettive ?
La misura della ipocrisia europea nella richiesta di "responsabilita" all'Italia ed alla Grecia. Dunque questi due paesi devono essere "stati responsabili" Questa e' la responsabilita' che dimostrano Renzi ed Alfano. Una rappresaglia contro chi si era ribellato denunciando la disumanità del Regolamento Dublino III. Una disumanità ancora più evidente nel momento in cui la Germania apre le porte a centinaia di migliaia di migranti provenienti dalla Siria. Intanto di Regolamento Dublino si continua a morire.
https://passeursdhospitalites.wordpress.com/2015/09/30/un-mort-cette-nuit-dans-le-perimetre-du-tunnel/
Dopo i richiami da parte dell'Unione Europea per maggiori controlli alle frontiere,perchè questo significa responsabilità, sgombero violento con oltre 300 poliziotti a Ventimiglia. Tra le persone arrestate e trasferite all'aeroporto di Genova in vista di una loro deportazione, o di un internamento in un CIE, ci sarebbero anche eritrei, afghani, sudanesi. Sembra che la loro prima destinazione sia Bari.
http://www.sanremonews.it/2015/09/30/leggi-notizia/argomenti/politica-1/articolo/sgombero-no-borders-a-vantimiglia-intervento-della-coalizione-internazionale-sans-papiers-e-migra.html
http://video.corriere.it/ventimiglia-sgomberato-polizia-carabinieri-presidio-profughi/24f8d5fa-673c-11e5-9bc4-2d55534839fc?refresh_ce-cp
Persone che comunque l'Italia non può rimpatriare senza violare il diritto internazionale ed in particolare la Convenzione di Ginevra. Intanto però la Francia ha ripreso le deportazioni di migranti "irregolari" in Sudan. Ed adesso ci sta riprovando anche il ministero dell'interno italiano. Probabilmente con la regia ed i finanziamenti di Frontex, come nel caso delle ragazze nigeriane espulse e rimpatriate dal CIE di Ponte Galeria a Roma. Una circostanza che i parlamentari europei dovrebbero verificare con il massimo rigore.
Le forze di polizia anticipano il Processo di Khartoum, sulla base di intese operative con paesi che non rispettano i diritti fondamentali della persona umana. Era già successo il 17 settembre scorso con 22 ragazze nigeriane rimpatriate a Lagos da Roma Fiumicino, dopo esser rimaste oltre un mese nel CIE di Ponte Galeria a Roma, e si sta ripetendo oggi. Rimpatri collettivi vietati dall'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Cedu con totale violazione dei più elementari diritti di difesa garantiti dagli artt. 5 e 13 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo.
Le condanne da parte della Corte di Strasburgo già subite dall'Italia per analoghe violazioni non sono evidentemente bastate. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Ventimiglia-sgomberato-accampamento-dei-migranti-dalla-scogliera-8fbed45e-b2c1-4a43-aeb8-c73ce8627bf0.html
http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2015/09/30/ARWnRl8F-ventimiglia_scogliera_presidio.shtml
http://www.cronachediordinariorazzismo.org/litalia-condannata-per-il-trattenimento-illegale-e-lespulsione-di-tre-cittadini-tunisini/
In Italia si pensa soltanto al rinforzo delle misure di trattenimento amministrativo e di respingimento o di espulsione e si stanno preparando gli Hot Spot per l'esame delle richieste di asilo ma soprattutto per individuare quelli che vengono ritenuti "migranti economici" perchè provenienti da "paesi terzi sicuri" e dunque possono essere immediatamente rimpatriati. E' quello che chiede l'Europa all'Italia. In cambio di un numero minimo di "rilocazioni" (trasferimenti) verso altri paesi, un numero già inadeguato rispetto alla quantità di migranti giunti nel nostro paese negli ultimi mesi..
http://www.ecre.org/component/downloads/downloads/992.html
Mentre si intensificano ovunque i controlli di frontiera con la sospensione sostanziale della libertà di circolazione prevista dal Regolamento Schengen, la Commissione presieduta da Juncker e la Germania della Merkel operano in sinergia per confermare che il Regolamento Dublino rimane un baluardo immodificabile della fortezza Europa.
http://ec.europa.eu/news/2015/09/20150923_en.htm
http://www.lemonde.fr/europe/visuel/2015/09/25/face-aux-migrants-les-portes-de-l-europe-verrouillees_4768411_3214.html Dalla Germania continuano ad essere eseguiti respingimenti Dublino verso l'Italia. L'ultimo caso un profugo siriano che oggi viene riportato in Italia non avendo legami familiari in Germania, ma avendo lasciato moglie e tre figli a Latakia.
Oltre all'applicazione più rigida del regolamento Dublino, sono ripresi i respingimenti verso paesi nei quali si rischiano trattamenti inumani o degradanti.E dalla Francia sono stati eseguiti respingimenti verso il Sudan. Il concetto di "paese terzo sicuro" diventa sempre più ampio, a discrezione delle forze di polizia.
https://passeursdhospitalites.wordpress.com/2015/09/28/reprise-des-expulsions-vers-le-soudan/
Entro sei mesi dovrebbe terminare la sospensione dell'applicazione del Regolamento Dublino nei confronti della Grecia, almeno nei propositi della Commissione, che forse pensa che nel frattempo la Turchia di Erdogan dopo avere incassato un miliardo di euro dall'UE, riesca a bloccare le partenze dei siriani verso i paesi dell'area Schengen, Ma al tempo stesso la Turchia non vuole campi di registrazione dei profughi diretti in Europa.
I nuovi Hot Spot in Italia si rivelano così una trappola che non servirà certo a rilocare in Europa un numero significativo di profughi, ma contribuirà soltanto ad aggravare le conseguenze perverse del Regolamento Dublino al quale i paesi del nordeuropa non hanno nessuna intenzione di rinunciare.
Frontex aumenta la presenza a terra e diminuisce quella in mare per operazioni di ricerca e salvataggio. Quelloche conta davvero è il filtro che si opera negli HOT SPOT per separare i profughi dai cd. migranti economici. Ovvero la fabbrica della clandestinità.
http://www.cataniatoday.it/cronaca/frontex-catania-immigrazione-21-settembre-2015.html
I numeri delle persone che saranno effettivamente ritrasferite dagli Hot Spot verso gli stati del nordeuropa saranno solo una piccola frazione di quelli che sbarcheranno comunque sulle coste greche ed italiane. E tutti gli altri ?
http://www.helsinkitimes.fi/finland/finland-news/domestic/13543-hotspot-the-new-destination-of-refugee-buses.html
BODRUM - Questa domenica inizia con una nuova tragedia del mare con 17 migranti morti a causa del naufragio di un barcone al largo del paradiso turistico di Bodrum, in Turchia, a pochi chilometri dalla spiaggia dove morì il piccolo Alan, la cui foto sconvolse il mondo. Lo riferisce l'agenzia ufficiale turca Anadolu. L'imbarcazione lunga otto metri, che trasportava 37 persone per lo più siriane, era partita dal porto turco di Gumusluk per poi naufragare al largo di Bodrum, nella Turchia sud-occidentale, una delle mete più battute dai rifugiati che cercano di raggiungere l'isola greca di Kos. Il percorso è uno dei più brevi via mare dall'Asia al territorio dell'Ue. (afp)
I morti di questa ultima strage nel piccolo tratto di mare che separa la costa di Bodrum dall'isola greca di Kos sono almeno 17, lo scrive da questa mattina la stampa estera. Questa volta nessuna pietà, nessuna reazione articolare, ormai si dà per evento ordinario la morte in mare dei profughi. Syrian Hayat Sabir Burhan today identified the bodies of his wife and son
http://www.dailymail.co.uk/news/article-3251166/Distraught-Syrian-father-comforted-Turkish-authorities-son-3-drowns-family-try-make-way-Greece.html#ixzz3mxnubHcp I veri responsabili sono coloro che non aprono corridoi umanitari e che condizionano i mezzi di informazione addossando tutte le responsabilità sugli scafisti. Ma in questi casi, con i gommoni acquistati in magazzino dagli stessi migranti, non è facile inventarsi trafficanti e scafisti.
L'UNHCR si "dimentica" dei siriani in Turchia. E la Merkel ribadisce che la Turchia è "essenziale" per risolvere la crisi dei rifugiati. In Europa. http://www.unhcr.it/news/unhcr-individuati-sette-fattori-che-determinano-il-movimento-dei-siriani-in-europa
http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-09-27/merkel-says-turkey-is-essential-to-resolving-refugee-crisis http://www.dw.com/en/kurdish-party-urges-german-role-to-end-conflict-in-turkey/a-18744571 Sono oltre due milioni ridotti alla fame ed Erdogan li manovra per fare pressioni improprie sull'Unione Europea, che lo ripaga subito per i primi arresti di siriani e per le prossime deportazioni, concedendo visti di ingresso per i cittadini turchi.
Rimane il polverone sulla "esecuzione mirata" di un trafficante di migranti a Tripoli. Intanto la Libia sprofonda nel caos e le partenze rallentano, non solo per le burrasche.
Le notizie fanno il giro del mondo e poi vengono smentite. Ma due cose sono certe, un commando di professionisti ha ucciso un trafficante di Zuwara che si era recato a Tripoli con la sua scorta, e qualcuno ha cercato di fare un uso mediatico di questa vicenda che va inquadrata nel generale clima di disordine e di scontro tra gruppi rivali che caratterizza la Libia di oggi.
http://migrantreport.org/major-suspected-zuwara-smuggler-assassinated/
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/11894601/Smuggling-kingpin-apparently-killed-with-bodyguards-in-Libya-but-who-was-he-and-who-did-it.html
Da non sottovalutare il ruolo dei servizi segreti, oltre che negli assetti operativi in territorio libico, anche nella manipolazione sistematica delle fonti di informazione.Ci sono notizie di sicura fonte militare che finiscono su certi giornali per canali insondabili. Arriva intanto la rettifica da parte dei giornali maltesi che per primi avevano diffuso le notizie sui soggetti che avrebbero partecipato all'agguato mortale.
"Saleh Maskhout, named as the man killed in a shootout in Tripoli yesterday is alive and well and living in Zuwara, his family say. Speaking to the Libya Herald, his nephew, Rawad Maskhout, also denied that his uncle had ever been involved in people smuggling or been a member of a militia. He worked for a government company and was in Zuwara, he said, and the family had been shocked by reports of his death and allegations of involvement in smuggling. Another relative, Saleh Maskhout’s brother-in-law, also insisted that he was alive and had nothing to do with smuggling, adding he was an importer and had just been in Tunisia.
He said that there had been a confusion about the identity of the man involved in yesterday’s shootout.
Confirming the suggestion, this newspaper has now been separately informed by sources in Zuwara that while the shooting occurred and that the person killed was from Zuwara and a people smuggler, it was not Saleh Maskhout who was shot but a someone with a similar name".
https://www.libyaherald.com/2015/09/26/family-of-maskhout-deny-his-death-claims-identity-mix-up/
Non si smentisce però il coinvolgimento di servizi segreti stranieri, come era stato dichiarato ieri da uno dei leader dell'autorità che ha il controllo della città di Tripoli
http://www.maltatoday.com.mt/news/world/57544/libyan_human_trafficker_reportedly_killed_by_italian_commandos#.VggTEPHotsc
http://www.thedailybeast.com/articles/2015/09/26/did-italy-just-assassinate-libya-s-migrant-smuggling-kingpin.html
Intanto le notizie della prima ora, che riferivano anche del possibile coinvolgimento di un commando straniero, fanno il giro del mondo. A leader of a major criminal group specializing in human trafficking, including smuggling migrants across the Mediterranean to Europe, was killed in Libya.
http://sputniknews.com/middleeast/20150927/1027595697.html#ixzz3mxEEfHM7
http://sputniknews.com/middleeast/20150927/1027595697.html
http://www.dw.com/en/libyan-media-key-human-trafficker-killed/a-18743778 http://www.theguardian.com/world/2015/sep/26/libya-alleged-key-people-smuggler-killed-in-shootout
Qualcuno lo chiama "giallo".
http://video.sky.it/news/mondo/giallo_sulla_morte_del_boss_degli_scafisti_in_libia/v255135.vid?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
Alla vigilia di un "quasi accordo" che ben difficilmente metterà fine alle ostilità, la possibilità di un intervento militare europeo appare comunque sempre più concreta, qualcuno forse ha già fissato la data.
http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/esteri/2015/08/01/news/libia_gentiloni_a_tripoli_per_spingere_su_processo_di_pace-120228340/#notarget
http://m.tiscali.it/content/notizie/feeds/15/09/26/t_152_2015-09-26_1261267846.html?esteri
Si spacciano per approvate mozioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU che ancora non sono state neppure messe in discussione. Mozioni sulle quali il Segretario generale Ban Ki moon ha espresso da mesi tutte le sue perplessità.
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-risoluzione-Onu-per-azione-in-acque-della-Libia-autorizza-uso-della-forza-contro-scafisti-85a61609-8b5b-4c33-8fa6-134d64ca8b69.html
Sempre più vicina la possibilità di un ingresso di militari appartenenti a paesi europei in territorio libico e nelle acque costiere, soltanto contro trafficanti e scafisti ? Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uite non ha ancora autorizzato la fase due e la fase tre dell'operazione EUNAVFOR MED, nè siprofila una ripresa del'impegno in Libia dei corpi militari di UNSMIL
http://migrantreport.org/wikileaks-eu-plan-for-military-intervention-against-refugee-boats-in-libya-and-the-mediterranean/
http://www.statewatch.org/news/2015/may/eu-military-refugee-plan-PMG-8824-15.pdf
http://www.limesonline.com/la-libia-cerca-un-accordo-litalia-ora-deve-scegliere/86595
http://www.digitaljournal.com/news/politics/op-ed-rival-libyan-governments-in-no-hurry-to-approve-un-agreement/article/444944
Rallentano fortemente le partenze da Zuwara, e non solo per il peggioramento del tempo. Come escludere che l'esecuzione mirata di Tripoli non abbia influito sull'organizzazione delle partenze ? Quale è l'effettivo schieramento di navi militari davanti alle coste libiche? Un numero così basso di salvataggi in mare, nei giorni del fine settimana, non si registrava dallo scorso inverno.
http://www.digitaljournal.com/news/world/500-migrants-rescued-in-mediterranean-italian-coastguard/article/444967
http://eulawanalysis.blogspot.co.uk/2015/09/relocation-of-asylum-seekers-in-eu-law.html Dpo avere parlato di "campi di concentramento" a proposito dei nuovi Hot Spot, il capo del Dipartimento libertà civili del Ministero dell'interno precisa la sua posizione. Propositi irrealizzabili, aumenteranno soltanto le deportazioni collettive vietate dalla Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo.
Qui i dettagli sulla rilocazione di 120.000 migranti da Grecia ed Italia verso altri paesi europei, una linea di intervento, ma ancora nessuna decisione operativa. http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-on-relocation-deal.pdf
Ecco come funzioneranno i nuovi Hot Spot, o almeno come dovrebbero funzionare nella visione adottata dai ministri e dai capi di stato a Bruxelles. La realtà in Sicilia ed in altre regioni è molto, molto lontana da questa visione teorica che maschera una politica di selezione e di respingimento. http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-managing-refugee-crisis-com-490-annex-1.pdf http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-managing-refugee-crisis-com-490-annex-2.pdf http://eulawanalysis.blogspot.be/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html
http://eulawanalysis.blogspot.be/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html In Italia si comincia ad avvertire come queste strutture costituiranno grande sfoggio di burocrazia per i vari corpi della sicurezza europea ma non modificheranno di un solo milimetro la situazione assai critica delle migliaia di persone che vengono sbarcate nei porti italiani, soprattutto siciliani, quando riescono ad arrivare da vivi. Migranti economici o profughi finiranno tutti in strutture di accoglienza/detenzione nelle quali sarà davvero arduo garantire i diritti fondamentali della persona.
IL CIR: GLI HOTSPOT SONO I NUOVI CIE! Roma 24 settembre 2015
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/nei-cie-solo-in-vista-dellespulsione Senza un sistema efficace di rimpatrio che garantisca i diritti fondamentali che spettano a tutti, anche ai cittadini stranieri irregolari, e senza centri di detenzione che possano garantire il tratenimento di coloro, e saranno migliaia di persone, che dovessero essere considerate come "migranti economici" o provenienti da "paesi terzi sicuri", tutta questa manovra (finora pubblicitaria) sugli Hot Spot si trasformerà nell'ennesimo tentativo fallito di controllo delle frontiere senza tenere in minimo conto la necessità ormai inderogabile di stabilire canali legali di ingresso per lavoro ( che non sia la ridicola carta blu per i migranti altamente secializzati) e canali umanitari per chi fugge da querre e persecuzioni. Anche le risorse economiche stabilite per queste politiche appaiono del tutto irrisorie rispetto alle dimensioni sociali ed umane delle migrazioni forzate oggi in corso.
http://www.radioradicale.it/scheda/454005/intervista-a-fulvio-vassallo-paleologo-su-ultima-sentenza-della-cedu-su-immigrazione Le scelte adottate in questi mesi da un gruppo di politici mediocri attenti soltanto a non inimicarsi i propri elettorati, prevalentemente di destra, rischiano di abbattersi come un maglio sul futuro delle generazioni future, di europei e di migranti, ostaggio dei ricatti tra i diversi stati, se ancora si potrà parlare di Europa. Ribellarsi è giusto e doveroso, a partire dalla necessità di produrre controinformazione per combattere le menzogne che quotidianamente vengono diffuse al fine di dimostrare i successi che queste politiche di esclusione.
Rimpatri forzati ed accordi con i paesi di transito, nel solco del Processo di Khartoum le uniche scelte del Consiglio "informale" dei capi di stato e di governo a Bruxelles. Il Regolamento Dublino non si tocca e i canali umanitari non si aprono. Il resto solo finto umanitarismo. A rischio il Trattato di Schengen.
La lunga notte dell'Europa è appena cominciata, e non si vede uno spiraglio di luce. Confermate tutte le peggiori previsioni. Nessun accordo sostanziale ed operativo sul ricollocamento, soltanto soldi per blindare i confini e delegare ai paesi terzi i controlli di frontiera e la detenzione degli "irregolari". Hot Spot, "paesi terzi sicuri" e "migranti economici" le formule magiche di una Europa che rinnega i principi sui quali era stata fondata. La guerra ai migranti, malgrado le parziali aperture per i siriani, produrrà, nei diversi paesi europei che la praticheranno, lacerazioni nel corpo sociale di portata imprevedibile.
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-dal-summit-dell-Ue-primi-accordi-hotspot-entro-novembre-e-stop-al-caos-frontiere-9f0956cf-c77d-48ec-8ff1-4d153e9c6dab.html
Rimpatri forzati ed accordi con i paesi di transito, nel solco del Processo di Khartoum le uniche scelte del Consiglio "informale" dei capi di stato e di governo a Bruxelles. Il Regolamento Dublino non si tocca e i canali umanitari non si aprono. Nella lunga notte di Bruxelles si cerca un compromesso che contiene già il fallimento dell'Europa. Restano le barriere di Dublino e Schengen, come voleva Orban. Renzi viene smentito ancora una volta ma canta sempre vittoria. Fino a quando gli italiani ci crederanno. Intanto Salvini si prepara all'incasso.
Orban: "Rispettare Schengen o sarà il caos" - "Abbiamo Schengen, che è un accordo firmato da tutti, che dice chiaramente come fare (a difendere i confini, ndr), è un obbligo, devo rispettare Schengen e ristabilire l'ordine. Se non seguiamo le regole, tutta l'Ue piomba nel caos": così il premier ungherese Victor Orban al summit Ue. "Schengen è un accordo ancora in vigore, quindi va rispettato", ha chiarito Orban che ha detto di voler cooperare con i tedeschi, che sono in una posizione difficile. "Se la Grecia non sa come difendere i suoi confini, dobbiamo dirle con gentilezza allora lascia che altri difendano i loro", ha poi concluso Orban.
Renzi: "Ora occorre superare Dublino" - "A me sembra che oggi ci sia un passettino in avanti, ancora un passettino in avanti: vince la posizione dell'Italia che dice 'non potete immaginare che siano soltanto i paesi di frontiera' (ad affrontare i flussi, ndr). Di fatto si va verso il superamento di Dublino", ha detto Matteo Renzi ricordando che all'inizio della crisi "alcuni partner europei erano stati abbastanza miopi, in quanto il nodo non è il numero ma se c'è una politica europea o non c'è". Secondo il premier fino a poco fa "ciascun paese si è fatto i fatti propri, attraverso un trattato che tutti hanno firmato e al quale in Italia ha aderito un governo precedente al nostro". Ora "occorre superare Dublino", e su questo "è stato fatto un passettino in avanti".
http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/15/09/23/migranti-renzi-alfano-ungheria.html?esteri
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-summite-bruxelles-i-leader-Ue-cercano-il-compromesso-restano-Dublino-e-Schengen-468366d5-c14a-4dc8-a843-8fc0e58735a7.html
E' andata come nelle peggiori previsioni, anche se domani mattina diranno che hanno aperto sulla rilocazione di 120.000 persone già arrivate in Grecia ed in Italia, malgrado l'opposizione dei paesi dell'Europa orientale. Una menzogna, basti pensare agli 800.000 posti che la Germania ha messo in palio, come se fosse una lotteria per quelli che riescono ad arrivare in territorio tedesco avendo qualche chance di avere accolta una richiesta di asilo, come Siriani ed Eritrei. Ma i paesi limitrofi stanno armando le frontiere e presto l'inverno dei Balcani mieterà le sue vittime.
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/491014/Fatto-l-accordo-Ue-ma-l-Italia-ha-abbastanza-migranti-da-ricollocare
Per i cd."migranti economici" e per tutti coloro che provengono da "paesi terzi sicuri" ci saranno i nuovi campi di detenzione denominati Hot Spot, nei quali si praticherà l'identificazione forzata attraverso il prelievo delle impronte digitali, come già scritto nei documenti approvati dopo la strage del 17 aprile, una strage che ha prodotto una svolta repressiva, che ha riprodotto a sua volta morte e clandestinità. Un circolo vizioso dal quale l'Unione Europea non riesce ad uscire, condannandosi ad una situazione di guerra permanente, al suo interno, contro coloro ai quali non si darà uno status legale ma che non si riuscirà comunque a rimpatriare.
http://www.amnesty.it/Vertice-Ue-continua-la-strategia-fallimentare-per-affrontare-la-crisi-dei-rifugiati
Nei nuovi Hot Spot che "ci chiede l'Europa", stretta collaborazione tra gli agenti di EASO che dovrebbe "supportare" l'Italia nella "gestione" dei richiedenti asilo e quelli di Frontex che dovrebbe organizzare i voli di rimpatrio per quelli che saranno definiti "migranti economici", oppure provenienti da paesi terzi sicuri, con il condimento di consoli che vanno e vengono per identificare gli uni e gli altri. Le prove generali sono già in corso nel CPSA di Contrada Imbriacola a Lampedusa, trasformato in Hot Spot. Centinaia di identificazioni forzate di eritrei trattenuti oltre i termini di legge. Una vera mostruosità dal punto di vista giuridico, la precondizione per espulsioni collettive e trattamenti disumani o degradanti. http://www.statewatch.org/news/2015/jul/eu-com-hotsposts.pdf
Per chi non sarà rimpatriato immediatamente con i voli congiunti di Frontex, e passerà dagli HOT SPOT ai CIE, le possibilità di un rimpatrio immediato , a parte qualche tunisino o egiziano, saranno davvero poche. E nei CIE, come afferma la Corte di Cassazione, se il rimpatrio non è possibile NON si può essere detenuti discrezionalmente dalla polizia.
E se arriva la guerra vera, come potrebbe succedere se scoppia la bomba a lenta deflagrazione Ucraina, si determinerà una situazione che potrebbe avallare scelte autoritarie e soluzioni militari, prima contro i migranti e poi nei confronti dei cittadini solidali, anche in paesi come Italia, Austria e Francia. Quello che sta succedendo a Calais ed a Ventimiglia è già terreno di sperimentazione. Non c'è solo il muro di Orban. Hollande e Cameron stanno facendo lo stesso gioco, ancora più sporco perchè ammantato da ipocrita umanitarismo.
http://unitederitreamedia.com/blog12/2015/09/22/french-police-evacuate-400-from-calais-migrant-camps-10-hours-ago/
http://www.euractiv.com/sections/global-europe/eu-backs-refugee-plan-teeth-east-european-opposition-317859
Quattro mesi fa tutti dicevano che la soluzione dei problemi stava nel Piano europeo presentato dalla Commissione il 13 maggio, un Piano mai approvato dal Parlamento Europeo, oggi tutti riconoscono che le scelte contenute in quel piano non sono state realizzate o sono risultate fallimentari, come la missione Frontex/Triton nel Mediterraneo centrale. E sanno solo riproporre quelle stesse scelte, aggiungendoci un poco di soldi per pagare carcerieri e dittatori.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/23/migranti-bozza-di-dichiarazione-ue-applicare-regolamento-dublino-e-norme-schengen/2060657/
http://www.lastampa.it/2015/09/23/esteri/quasi-miliardi-dallue-per-i-migranti-e-bruxelles-richiama-roma-pi-chiarezza-sui-flussi-5dyMddeGWc03MS9uj28CgK/pagina.html
Queste le conclusioni in bozza della riunione odierna a Bruxelles, domani leggete il comunicato stampa ufficiale perchè i giornalisti embedded devono fare credere che si sono fatti progressi rispetto al passato. Informal meeting of the Heads of State or Government(Brussels, 23 September 2015)– Draft statementTonight we met to deal with the unprecedented migration and refugee crisis we are facing. Wedecided on a number of immediate priorities and had an in-depth discussion on how to achievelong-term sustainable solutions. We all recognised that there are no easy solutions and that we canonly manage this challenge by working together, in a spirit of solidarity and responsibility. In themeantime we have all to uphold, apply and implement our existing rules, including the Dublinregulation and the Schengen acquis.We ask the EU institutions and our Governments to work speedily on the Priority Actions proposedby the Commission. We want operational decisions on the most pressing issues before the OctoberEuropean Council, along the following orientations: respond to the urgent needs of refugees in the region by helping the United Nations HighCommissioner for Refugees, the World Food Programme and other agencies with at least anadditional 1 billion euro; assist Lebanon, Jordan, Turkey and other countries in dealing with the Syrian refugee crisis,including through a substantial increase of the EU's Regional Trust Fund in response to theSyrian Crisis ("Madad Fund");SN 58/15 2LIMITE EN reinforce the dialogue with Turkey at all levels, including at the upcoming visit of the TurkishPresident (5 October), in order to strengthen our cooperation on stemming and managing themigratory flows; assist the Western Balkan countries in handling the refugee flows, including through preaccessioninstruments, as well as ensure a speedy and solid preparation of the Western Balkansroute conference (8 October); increase the funding of the Emergency Trust Fund for stability and addressing the root causes of irregular migration and displaced persons in Africa through additional contributions by Member States, and ensure an optimal preparation of the Valletta Summit (11-12 November) to achieve maximum progress; tackle the dramatic situation at our external borders and strengthen controls at those borders,including through additional resources for Frontex, EASO and Europol, and with personnel andequipment from Member States; meet requests from front-line Member States for assistance by the institutions, the agencies andother Member States in order to ensure identification, registration and fingerprinting ofmigrants, i.a. with a view to ensuring relocation and returns; immediately start implementing the measures set out in the Commission's recent action plan onreturn; enhance the funding of the Emergency Fund for Asylum, Integration and Migration and theInternal Security Fund-Borders.As regards Syria, we call for a renewed international effort to bring an end to the war that hascaused so much suffering and forced an estimated 12 million people to leave their homes; the EUcommits to doing its part.
http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-summit-council-statement-hos-sn-58-15.pdf Ieri il consiglio dei ministri dell'interno aveva anticipato queste scelte, nessuna sorpresa. La politica europea sull'immigrazione è in ostaggio dei ministri di polizia. http://www.euractiv.com/sections/justice-home-affairs/eu-summit-focus-roots-refugee-crisis-317864 http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/communication_on_managing_the_refugee_crisis_annex_3_en.pdf Alla fine conviene fare accordi con i dittatori, come con Erdogan per affidare loro il ruolo di gendarmi delle frontiere europee, sulla pelle di migliaia di siriani ed afghani, condannati a morire di fame in Turchia, dalla mancanza di vie legali di ingresso in Europa.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/23/migranti-frontiera-turca-fuori-controllo-ue-da-un-miliardo-ad-ankara-per-fermare-i-profughi/2062424/
Around 150 Syrian refugees are currently being held in a camp in Osmaniye province, close to the Syrian border, and are at risk of being returned to Syria by the Turkish authorities. A smaller group of Iraqi refugees were released from the camp on condition that they return to Iraq within a month. The refugees were travelling to Greece in a boat that sunk on 15 September leaving at least 22 dead, including children. https://www.amnesty.org/en/documents/EUR44/2521/2015/en/
E poi si insiste sul Processo di Khartoum lanciato lo scorso anno dalla Presidenza italiana all'Unione Europea.
Declaration of the Ministerial Conference of the Khartoum Process(EU-Horn of Africa Migration Route Initiative)Rome, 28th November 2014
Si attende una qualunque intesa in Libia per trovare il pretesto ed esternalizzare le pratiche di asilo anche in quel paese, magari mettendo i "sicurezza" qualche testa di ponte per dare una finta accoglienza a coloro che vogliono chiedere asilo in Europa. Ma senza consentire l'apertura di veri canali umanitari.
http://www.statewatch.org/news/2015/jul/eu-council-november-015-migration-valletta-conference-orientation-debate-10387-15.pdf http://m.sputniknews.com/middleeast/20150923/1027419476/libya-migrants-nato-coastguard.html
http://www.eritrea-chat.com/49-eritreans-and-8-ethiopians-killed-by-isis-in-libya/
http://www.kuna.net.kw/ArticleDetails.aspx?id=2462057&Language=en
Un' Europa che non consente neppure i ricongiungimenti familiari attraverso i consolati, costringendo persone che avrebbero diritto ad entrare legalmente, perchè hanno già i parenti entro il terzo grado rifugiati in paesi europei, a ricorrere agli scafisti per tentare di raggiungere gli stati UE dove i loro familiari sono già insediati. Ogni giorno arrivano dinieghi a ripetizione da parte dei consolati, anche italiani, rispetto a domande di visti per ricongiungimento familiare che sarebbero dovuti anche in base alla legislazione vigente.
https://ilariasesana.wordpress.com/2015/09/23/questione-di-visto/
L’Agenda europea in materia di asilo
ed immigrazione. Dalla lotta all’immigrazione “illegale” alla guerra ai
1. Lacrime di coccodrillo e misure di
dissuasione. L’Europa nega le sue fondamenta. Come altre
volte in passato, le grandi tragedie dell’immigrazione, questa volta la
scomparsa in mare di oltre 800 persone a sud di Lampedusa, il 17 aprile scorso,
diventano occasione per una ennesima stretta delle politiche di contrasto di
quella che definiscono immigrazione “illegale”, senza le attese decisioni
orientate ad interventi di salvataggio più efficaci in mare, senza alcuna
previsione di canali di ingresso legale e protetto, o di sistemi di accoglienza dignitosi, che
rispettino la scelta dei rifugiati e non li costringano alla mobilità in Europa, in condizioni di
irregolarità, e dunque esposti, oltre che ai ricatti dei trafficanti di mare e
di terra, agli interventi di contrasto delle polizie europee.
avanzate dalla Commissione Europea per l’apertura di canali legali di ingresso (
ristretti per ora solo ai lavoratori altamente qualificati), per un
allentamento del Regolamento Dublino, attraverso l’introduzione del sistema
delle quote di ripartizione dei richiedenti asilo, per una loro rilocazione dai
paesi di primo ingresso, e per un loro ritrasferimento dai paesi terzi nei
quali abbiano trovato un rifugio, sembrano destinate ad essere accantonate, per
l’opposizione dei paesi dell’Europa orientale di più recente ingresso
nell’Unione, soprattutto della Polonia e dell’Ungheria, dopo la netta
contrarietà espressa dalla Gran Bretagna e dalla Francia. Tutto il dibattito
sembra dunque spostarsi sulle misure repressive da adottare nella lotta contro
l’immigrazione “illegale” e sugli accordi da concludere con i paesi terzi per
un loro coinvolgimento nelle operazioni di rimpatrio dei migranti “economici”
davvero osservare che la situazione nel Mediterraneo è una “tragedia”, come si
è riconosciuto nella dichiarazione finale del Vertice europeo straordinario di
Bruxelles del 23 aprile scorso, convocato su richiesta dell’Italia. Ed è
ipocrita affermare che, per ridurre le vittime in mare, la strada principale
sia cercare accordi di cooperazione con i paesi di origine e transito, sia
perché i tempi di queste trattative sono medio-lunghi, ed intanto le persone potrebbero
continuare a morire, sia perché la maggior parte dei migranti fugge da
dittature e da guerre alimentate proprio da quei paesi con i quali l’Unione
Europea vorrebbe trattare. Dire che queste trattative verso la stipula di nuovi
accordi bilaterali costituiscono una “priorità immediata”, significa
riconoscere che occorre la collaborazione di paesi come il Sudan, l’Eritrea, il
Niger, il Chad, il Gambia ed il Mali per fermare e detenere i migranti, prima
che possano arrivare in Europa. E’ il disegno politico, connesso con un
rilancio degli scambi commerciali, sotteso al Processo di Khartoum, promosso
dall’Italia alla presidenza dell’Unione Europea nel secondo semestre dello
scorso anno, e rilanciato dal Consiglio
straordinario di Bruxelles. Un disegno che potrebbe realizzarsi compiutamente
con il Consiglio Europeo del 25-26 giugno, come emerge chiaramente dalle
proposte già definite diffuse da Statewatch (http://www.statewatch.org/news/2015/jun/eu-council-conclusion-8392-15.pdf)
Per restituire efficacia dissuasiva alle politiche di
rimpatrio sembra che l’obiettivo principale sia costituito adesso da una
separazione più netta tra migranti economici e richiedenti asilo. L'Agenda Europea
sull'immigrazione presentata dalla Commissione il 13 maggio scorso ((http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/communication_on_the_european_agenda_on_migration_en.pdf ) , insisteva molto sulla distinzione tra
migranti economici, da arrestare e respingere, salvo le modeste possibilità di
ingresso concesse con la cd. carta blu per gli immigrati maggiormente
qualificati, ed i richiedenti asilo, che però si ritiene di valutare in Africa,
alla luce delle norme più restrittive ( ormai obsolete, alla luce dell'attuale
carattere dei conflitti interni) della Convenzione di Ginevra del 1951. Tutto
sembra giustificato, anche a scapito della vita umana,si dà ancora priorità assoluta al contrasto del traffico di esseri umani, sulla scorta dei
Protocolli allegati alla Convenzione ONU contro il crimine transnazionale,
adottata nel 2000 a Palermo. Documenti che hanno permesso ( nel 2008) accordi
di riammissione e di respingimento anche con paesi come la Libia, che non
avevano neppure aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati. Non
è bastata neppure la condanna della Corte Europea dei diritti dell'Uomo sul
caso Hirsi, per i respingimenti illegali eseguiti all'Italia verso la Libia. Un
partano. Si trasferiscono quindi ai governi dei paesi di transito risorse e
mezzi per fermare quei migranti che anche l'Europa ritiene "illegali",
esattamente come Gheddafi definiva i potenziali richiedenti asilo come somali
Sul punto delle conclusioni adottate a Bruxelles il 25 giugno 2015 "Return policy: Mobilise all tools to promote readmission of unauthorised
economic migrants to countries of origin and transit...." si introduce quindi una distinzione tra migranti economici e asilanti o
rifugiati che non tiene in alcun conto la composizione attuale delle migrazioni
e una applicazione assai differenziata, nei diversi stati UE, delle Direttive
in materia di rimpatri e di protezione internazionale, soprattutto per quanto
attiene le qualifiche e i mezzi di ricorso contro le decisioni di diniego e/o
2. Salvataggi in mare e ruolo della missione TRITON di Frontex.
L’Unione Europea, a partire dalle decisioni assunte
dal Consiglio Europeo straordinario riunito a Bruxelles il 23 aprile scorso su
richiesta dell’Italia
(http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+CRE+20150430+ITEM-011-03+DOC+XML+V0//FR&language=fr&query=INTERV&detail=4-312-062)
di “rafforzare rapidamente le operazioni EU Triton ( nel Canale di
Sicilia) e Poseidon (in Egeo), almeno triplicando le risorse finanziarie nel
2015-2016 e rafforzando il numero di attività, permettendo così di aumentare la
possibilità di interventi SAR” sempre però nell’ambito del mandato Frontex. E’ stato così deciso di
rafforzare la presenza in mare delle unità di Frontex “nei limiti del mandato
di questa agenzia”, fino a 140 a miglia a sud di Lampedusa, dunque a 40-50
miglia dalla costa libica, dove lo scorso anno era operativo il sistema di
salvataggio Mare Nostrum, non solo per incrementare le attività di soccorso in
mare, ma per combattere i trafficanti, prevenire i flussi migratori illegali e
rafforzare la solidarietà e la responsabilità interne, presumibilmente nelle
operazione di arresto e respingimento. I più recenti interventi di salvataggio
operati da navi della missione Triton ricadono nell’ambito degli adempimenti
obbligatori imposti dal diritto internazionale del mare nel quadro di eventi
SAR ( Ricerca e salvataggio) dichiarati dalle autorità italiane. Non
costituiscono una modifica del mandato di Frontex e Triton non sostituisce la
missione italiana Mare Nostrum.
diminuzione del numero delle vittime registrata in occasione dei diversi
salvataggi effettuati da navi inseriti nel dispositivo Frontex-Triton nei primi giorni di giugno, si spiega con le
condizioni marine molto favorevoli e con la circostanza che l’intervento delle
navi militari, dislocate assai vicino alle acque libiche per garantire la
sicurezza dei trasporti commerciali e dei terminali petroliferi, è stato più efficace degli interventi di
ricerca e soccorso affidati nei mesi
invernali a navi commerciali. Casi nei quali i barconi dei migranti, piuttosto
che essere affiancati da mezzi di pari grandezza, messi a mare dalle unità
militari per fornire a tutti un giubbetto salvagente, e per prestare soccorso
più immediato alle persone in condizioni più gravi, si sono rovesciate proprio
in prossimità delle fiancate altissime di petroliere e portacontainer. Adesso
gli sviluppi di questa nuova fase del contrasto dell’immigrazione”illegale” nel
Mediterraneo centrale, dal momento che non sono partite altre operazioni
umanitarie come Mare Nostrum, sono
strettamente legati all’evoluzione della situazione sul terreno in Libia, ed
anche alla possibilità di considerare ancora l’Italia come un paese di transito
verso il nordeuropa. Rimangono ancora aperti tutti i dissidi che dividono i paesi europei
sulle linee operative delle operazioni di ricerca e salvataggio, dissidi che lo
scorso anno portarono alle dure critiche ricevute dall’operazione Mare Nostrum
da parte di autorevoli esponenti di Frontex, come se l’operazione italiana
costituisse un fattore attrattivo rispetto alle partenze. Una critica che è
stata presto smontata dai fatti, con un incremento esponenziale degli arrivi in
Italia nei primi mesi del 2015, e con un aumento assai più rilevante in termini
percentuali, ma anche come offesa alla dignità ed alla vita umana, delle
vittime delle traversate.
Si profila anche, proprio per effetto di questa crescente militarizzazione
delle frontiere, il rischio di un attacco a tutti i volontari che costituiscono
reti di ricerca e soccorso o le supportano raccogliendo le chiamate di allarme
e costringendo le autorità ad intervenire. Secondo Frontex non si dovrebbe dare
corso immediatamente a tutte le chiamate di soccorso, ma si dovrebbe
intervenire solo dopo avere accertato, magari con una ricognizione aerea, una
situazione di effettivo pericolo di affondamento delle imbarcazioni cariche di
migranti (vedi linee operative e Regulations Frontex del 2014). Sono
quelle stesse linee operative che, prima dell’avvio dell’operazione mare
Nostrum, portarono alla tragedia dimenticata dell’11 ottobre 2013, tra Malta e
Lampedusa, quando, pochi giorni prima dell’avvio dell’operazione Mare
Nostrum, si verificò un contrasto tra le
autorità maltesi e quelle italiane circa le autorità competenti per gli
interventi di salvataggio. Morirono in mare, quando una nave della Marina
italiana era ormai vicina, centinaia di persone. Un esposto denuncia è stato presentato
dai parenti delle vittime, fino ad oggi senza alcun esito.
prospettive di intervento militare in Libia Quando a Bruxelles si afferma che “l’instabilità in Libia crea un
ambiente ideale per le attività criminali dei trafficanti”, e che si supporteremo attivamente tutti gli
sforzi a guida ONU per il ristabilimento dell’autorità governativa in quel paese, intensificando inoltre gli
sforzi “per affrontare i conflitti e l’instabilità come fattori chiave della
migrazione, includendo la Siria”, si guarda evidentemente ad una serie di interventi
militari “mirati”, non solo in Libia ma anche nei paesi al suo confine
meridionale, con operazioni che l’Unione Europea, da sola, non può
evidentemente reggere, e che si chiede infatti di attivare nell’ambito di un
mandato e di forze decisi dalle Nazioni Unite. Su questo la Commissaria Europea Mogherini ha
ricevuto dal Consiglio Europeo del 23 aprile 2015 un mandato per chiedere una
decisione da parte del Consiglio di Sicurezza. Non si vede però su quali basi
giuridiche e di fatto si possa richiamare la Carta delle Nazioni Unite che
prevede, ai sensi del cap. VII il Consiglio di Sicurezza, accertata
l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un
atto di aggressione (art. 39) oltre all’adozione contro uno Stato di misure
sanzionatorie (ma non implicanti l’uso della forza) come l’interruzione
parziale o totale delle comunicazioni e della relazioni economiche da parte
degli altri Stati (art 41), azioni armate vere e proprie (art. 42 ss.). Il
proposito, manifestato dal governo italiano a Bruxelles, di “mettere in
sicurezza limitate aree costiere della Libia” è una lesione dei diritti di
sovranità, da ricondurre comunque ai due governi libici tuttora impegnati in un
difficile processo di riconciliazione sotto l’egida dell’ONU, ed appare del
tutto impraticabile sulla base di un mandato internazionale che dovrebbe essere
conferito all’Unione Europea da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite. Una proposta che dopo essere stata respinta dal governo di Tripoli ha
incontrato adesso la totale contrarietà del Segretario generale delle Nazioni
Unite dopo la netta presa di posizione del Commissario per i diritti umani
Francois Crepeau.
negativo sugli interventi militari mirati in territorio libico “contro le
organizzazioni criminali che gestiscono il traffico”, un giudizio netto
ribadito da Ban Ki-Moon in diverse occasioni, certifica in partenza il
fallimento di questo tentativo, sollecitato a livello europeo proprio
dall’Italia, un’ autentica follia dal
punto di vista politico e militare. "Non esiste una
soluzione militare alla tragedia umana che sta avvenendo nel
Mediterraneo", ha affermato il segretario generale dell'Onu, in
un'intervista pubblicata sulla Stampa e sul Secolo XIX dopo il suo ultimo
incontro con Renzi. Per Ban Ki-moon è piuttosto necessario "un approccio
complessivo che guardi alla radice delle cause, alla sicurezza e ai diritti
umani dei migranti e dei rifugiati, così come avere canali legali e regolari di
Occorre dunque un approccio complessivo all’intero contesto
regionale delle migrazioni nel Mediterraneo, senza soluzioni semplicistiche
basate sulle operazioni militari e sullo sbarramento delle rotte, nel rispetto
dei valori primari della vita umana, della pace e dei diritti dei profughi. Da
questo punto di vista appare centrale, oltre alla pacificazione della Libia, la
soluzione politica della crisi siriana, che ha prodotto un numero di rifugiati
nei paesi limitrofi senza precedenti, mentre solo una minima parte dei profughi
costretti alla fuga ha potuto raggiungere l’Europa. Per i profughi siriani vanno garantiti canali
sicuri di evacuazione, in particolare dal Libano, dalla Giordania e dalla
Turchia, e corridoi umanitari per il reinsediamento, non solo verso l’Unione
Europea, con la sospensione immediata del Regolamento Dublino III, con l’utilizzazione
delle misure previste dalla Direttiva 2001/55/CE sull’afflusso massiccio di
sfollati, e con il riconoscimento reciproco ( tra i diversi stati UE) delle
procedure di protezione internazionale, fino a quando non cesseranno le
ostilità che hanno distrutto la maggior parte delle città e causato centinaia
di migliaia di morti. Analoghe possibilità di salvataggio e di salvaguardia della vita
spesso di sequestri e torture a scopo di estorsione. Anche per gli eritrei, che
arrivano numerosi in questi mesi con i segni di violenze ed abusi, occorre
aprire canali legali di evacuazione dalla Libia e di ingresso protetto in
Europa, attraverso la concessione di visti di ingresso per motivi di protezione
temporanea, attivando le misure previste dalla Direttiva 2001/55/CE per i casi
di afflusso massiccio di profughi.
4. Verso il blocco navale delle coste libiche ?
A fronte della situazione nei paesi di transito, il proposito,
enunciato dalle conclusioni del Consiglio Europeo del 23 aprile 2015, di “smantellare
le reti dei trafficanti, consegnare i colpevoli alla giustizia e confiscare i
loro beni attraverso rapide azioni delle autorità degli Stati membri in
cooperazione con Europol, Frontex, Easo, Eurojust, con l’aumento della
cooperazione di polizia e di intelligence con i Paesi terzi”, appare del tutto irrealistico. Gli ufficiali di collegamento
esistono già da tempo,come esiste da tempo la missione europea EUBAM in Libia,
ma l’instabilità politica di questi paesi e i livelli assai elevati di
corruzione, oltre che l’assenza di sistemi giudiziari efficienti e rispettosi
dei diritti umani, non hanno mai permesso, e non permetteranno certo nel breve
periodo, lo smantellamento delle reti transnazionali di trafficanti, che non
sono stabiliti soltanto in Libia, ma che operano con il concorso di
organizzazioni criminali capaci di acquistare le imbarcazioni in Egitto, reclutare
scafisti tunisini o subsahariani, fare partire le imbarcazioni cariche di
migranti dai porti della Turchia, della Libia o del Marocco. “Bloccare” le partenze dalla Libia,
ammesso che sia una ipotesi praticabile, comporterebbe la moltiplicazione degli
arresti, se non di veri e propri sequestri di persona, a carico di centinaia di
migranti, anche bambini, che già oggi sono detenuti per settimane e mesi nelle
carceri o campi, sottoposti a trattamenti inumani e degradanti quando non a
torture, allo scopo di estorcere somme di danaro sempre più alte per la loro
liberazione. Come detto già da tante associazioni, dalle più importanti
agenzie umanitarie e da autorevoli esponenti della Chiesa, è impossibile “identificare, catturare e distruggere imbarcazioni prima che vengano
usate dai trafficanti”. Il rischio di operazioni con droni o con il ricorso a
truppe speciali di incursori a terra presentano un elevato rischio di effetti
collaterali, come peraltro è confermato dalle centinaia di vittime degli attacchi
condotti con mezzi aerei pilotati a distanza. Il rischio che siano
colpiti ignari pescatori, forse ancora sui loro mezzi è altissimo. Come si fa, prima che partano, in porti dove
sono ormeggiate centinaia di imbarcazioni in prossimità di nuclei abitati, ad
individuare le imbarcazioni dei trafficanti? Le ferme posizioni assunte dalla Chiesa e dalle Nazioni
Unite hanno reso impraticabile il mandato affidato all’’Alto rappresentante per la politica estera Mogherini, per una
possibile operazione CSDP”(Common
Security and Defence Policy) http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2015/05/18-council-establishes-naval-operations-disrupt-human-smugglers-mediterannean/
queste operazioni non può essere il modello Atalanta, già sperimentato davanti
alla Somalia ed oggi evocato da tanti che neppure sanno quali potrebbero essere
le conseguenze di una tale operazione in Mediterraneo. La Libia non è ( ancora
) la Somalia e ben difficilmente potrebbe diventare un territorio
caratterizzato, anche nelle sue zone costiere dalla presenza di gruppi armati
come quelli che per anni si sono spartiti la Somalia. Il governo di Tripoli ha già dichiarato che si opporrà
con la forza al bombardamento di presunte basi di trafficanti in Libia. Una
serie di eventuali interventi militari in Libia, seppure su aree geografiche
delimitate, potrebbe avere effetti devastanti su una situazione già fortemente
Nella Comunicazione della Commissione al
Consiglio ed al Parlamento Europeo, sul Piano contro il traffico di migranti,
per il quinquennio 2015-2020, adottata
il 27 maggio 2015, si prevede un notevole ampliamento del mandato di Frontex, “to tow boats to the shores and scrap them”,
per rimorchiare le imbarcazioni verso le coste e distruggerle, dopo avere messo
in sicurezza i migranti, naturalmente, oltre che per accrescere il rigore delle
procedure di rimpatrio già affidate all’Agenzia, in modo che siano sempre più
“efficaci”, “as a deterrent to
smuggling”.
Nello svolgimento delle attività di
“rimorchio e distruzione” delle imbarcazioni usate dagli scafisti, nei
documenti adottati dalla Commissione Europea e soprattutto dal Consiglio del 23
maggio scorso, Frontex, almeno sul piano dello scambio di informazioni, viene
collegata all’operazione militare di intervento militare in acque libiche
EUNavFor MED, sul modello di analoghe operazioni davanti alle coste somale (http://www.rivistaeuropae.eu/esteri/esterni/missione-eunavfor-med-wikileaks-svela-i-retroscena/) , per la quale
manca ( e forse mancherà per sempre) il mandato richiesto dalla Commissaria
Mogherini al Consiglio di Sicurezza. Appare quindi evidente, almeno nelle
intenzioni della Commissione, il rischio di uno snaturamento dei compiti di
Frontex le cui missioni potrebbero essere chiamate ad operare in un quadro
operativo più ampio di quello attuale, ridefinito dalle autorità militari che
gestiranno l’intervento nel territorio ( acque territoriali e suolo) libico.
5. Modificare o sospendere il Regolamento Dublino III.
Per il riconoscimento reciproco delle decisioni che riconoscono il diritto alla
I punti delle decisioni
adottate dal Consiglio Europeo di Bruxelles per una “rapida e piena trasposizione
ed effettiva applicazione del Sistema europeo comune di asilo attraverso la
partecipazione di tutti gli Stati membri” e per “aumentare gli aiuti di
emergenza agli Stati membri in prima linea e prendere in considerazione le
opzioni per organizzare il trasferimento d’emergenza fra tutti gli stati membri
su base volontaria”, non modificano il vigente Regolamento Dublino III, in
quanto si lascia immutato il concetto di primo paese di ingresso, perno del
sistema di riammissione, né sembrano
garantirne la piena attuazione, sotto il punto di vista del possibile
Appare invece un aspetto innovativo e dalle
conseguenze imprevedibili, sul piano della mobilità secondaria dei profughi nei
diversi paesi europei, il proposito, enunciato nelle decisioni del Consiglio
Europeo, di “distribuire squadre dell’Easo negli Stati membri così da
processare congiuntamente le richieste di asilo, compreso le operazioni di
identificazione e di rilievo delle impronte digitali”. Se l’Unione Europea
riuscisse effettivamente ad inviare queste squadre nei porti di sbarco si
potrebbe assistere ad una esplosione dei sistemi di prima accoglienza nel caso
di afflusso massiccio di profughi per il protrarsi delle operazioni di fotosegnalamento
e per il ricorso, che apparirebbe a quel punto obbligato, a misure di
trattenimento amministrativo, esattamente come avveniva in Italia prima della
implementazione delle Direttive dell’Unione europea in materia di accoglienza e
procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. Occorre un riconoscimento
reciproco delle decisioni che stabiliscono il diritto alla protezione
internazionale eliminando l’obbligo delle procedure nel Paese di
circolazione dei profughi in Europa va garantito con un accelerazione ed una
semplificazione delle procedure. In tempi più immediati vanno assistiti con
misure particolari, di carattere assistenziale, legale e psicologico, tutti
coloro che sono riammessi in Italia da altri paesi europei, per effetto
dell’applicazione del Regolamento, in modo di garantire successive possibilità
di mobilità, il diritto di ricorso ed il diritto al ricongiungimento familiare.
Commissione Europea una proposta sui rimpatri forzati oltre lo stato di diritto
ed il principio di non respingimento.
Sotto il profilo dell’inasprimento delle
politiche di rimpatrio forzato, inoltre, la creazione di “Hotspot” nelle aree
più vicine ai luoghi di sbarco in Europa, almeno due in Sicilia, dovrebbe
consentire, oltre ad una maggiore collaborazione tra Frontex, Eurojust ed
Europol nella ricerca dei presunti scafisti, con l’intervento di EASO (
l’agenzia europea di “supporto” per i paesi in difficoltà con le richieste di
asilo), una rapida selezione tra coloro che andranno ammessi alle procedure per
il riconoscimento della protezione internazionale ed i cd. migranti irregolari,
in modo anche da consentire, procedure di identificazione più rigorose. In
questo modo, attraverso una maggiore funzionalità del SIS ( Sistema informativo
Schengen), si potrebbe incentivare il rimpatrio da un paese diverso da quello
che ha adottato il provvedimento di allontanamento forzato, sempre nell’ambito
e con le garanzie della Direttiva sui rimpatri 2008/115/CE. Questi rimpatri
forzati, secondo i documenti proposti dalla Commissione Europea, dovrebbero essere affidati
all’agenzia per il controllo delle frontiere esterne Frontex, che a questo
specifico fine andrebbe ancora potenziata e rifinanziata.
Se il Consiglio, alla fine di giugno, e
quindi e il Parlamento Europeo dovessero approvare le proposte della
Commissione dopo la riunione del Consiglio dei ministri UE fissata a Bruxelles
per il 15 giugno (http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-5039_en.htm) ,e soprattutto
se queste misure fossero anticipate dalle autorità amministrative , si rischia
di assistere ad uno stravolgimento del Regolamento istitutivo dell’Agenzia
Frontex 2007/2004/CE, senza il rispetto per le procedure che il diritto
dell’Unione Europea stabilisce per le modifiche dei Regolamenti. E’ un rischio
che si avverte anche a Bruxelles, tanto che nei più recenti documenti esitati
dalla Commissione si sottolinea la necessità di modifiche sostanziali al
Regolamento istitutivo di Frontex n. 2007/2004/CE.
7. I nuovi casi
di detenzione amministrativa dei richiedenti asilo denegati ed il prelievo
forzato delle impronte L’ampliamento delle ipotesi di trattenimento amministrativo e di rimpatrio forzato,
dopo un esame accelerato delle richieste di asilo, potrebbe violare sia le garanzie minime accordate in termini
di diritti di difesa dalla Direttiva 2008/115/CE che le procedure previste
dalla Direttiva Procedure 2013/32/CE recentemente rifusa. Un rischio che si corre già in Italia alla
luce dello schema di Decreto legislativo di recepimento approvato dal Consiglio
dei ministri del 18 maggio scorso, nel
quale si prevede la detenzione amministrativa nei CIE dei richiedenti asilo che
ricevano un provvedimento di diniego. Ma potrebbero verificarsi nuovi casi di
trattenimento amministrativo per quei migranti che rifiutino di rilasciare le
impronte digitali ( http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/documents/policies/asylum/general/docs/guidelines_on_the_implementation_of_eu_rules_on_the_obligation_to_take_fingerprints_en.pdf)
così ipotizzabili altre ipotesi di ricorso, sia alla Corte Europea dei diritti
dell’Uomo, per violazione delle norme che vietano la tortura ed i trattamenti
inumani o degradanti ( art.3) e riconoscono il diritto ad un ricorso effettivo
( art. 6) della CEDU, che alla Corte di Giustizia di Lussemburgo per la mancata
applicazione di Direttive o Regolamenti dell’Unione, o per il contrasto tra le
più recenti indicazioni operative impartite all’Agenzia Frontex ed i limiti del
suo mandato. Lo scopo del Piano europeo contro il
traffico di esseri umani ( 2015-2020) approvato dalla Commissione (http://www.statewatch.org/news/2015/may/eu-com-action-plan-against-migrant-smuggling-com-285-15.pdf) , tende al
superamento di quelle regole dello stato di diritto, a partire dall’habeas corpus e dalla riserva di
giurisdizione, che alle frontiere
europee vengono vissute, soprattutto dalle forze di polizia, come un freno alle
attività di repressione, e quindi di pretesa dissuasione di quella che per
molti rimane soltanto “immigrazione illegale”. In un momento in cui, anche nelle indicazioni
delle autorità di Bruxelles, si sposta l’attenzione dell’opinione pubblica,
dalle tragedie dei tanti migranti che continuano a morire, non solo a mare ma
anche nei deserti, verso la “guerra al traffico di esseri umani”, magari con
l’intervento militare nei paesi di transito, come la Libia, appare doveroso
fare conoscere i contenuti reali delle decisioni adottate dai vari organi
dell’Unione Europea prima che se ne verifichino gli effetti, come al solito,
sulla pelle dei migranti e di chi presta loro assistenza.
Clinica legale per i diritti umani (
CLEDU) dell’Università di Palermo