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Timestamp: 2018-11-14 04:17:37+00:00
Document Index: 21481187

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 8', 'art.3']

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IMPIANTISTICA - APPROFONDIMENTI
La certificazione per gli impianti elettrici: il DM37/08 (Ex Legge 46/90)
Dal 27/03/08 la legge 46/90 relativa alle installazioni elettriche è stata sostituita dal decreto ministeriale 37 il quale ha introdotto importanti cambiamenti che in questa sezione approfondiamo.
- Requisiti tecnici dell’azienda installatrice
- Obbligo di progetto
- Adeguamento degli impianti esistenti
- Ambito di applicazione della DIRI
- Dichiarazione di conformità ed ente distributore dell’energia elettrica
- Destinatari delle copie di dichiarazioni di conformità rilasciata dall’impresa installatrice
il DM37/08 si applica a tutti gli impianti ed a tutti gli edifici civili e non civili.
La legge 46/90 era invece destinata agli edifici civili e si estendeva agli edifici non civili solamente per gli impianti elettrici. Quindi ad esempio un impianto parafulmine in uno stabilimento, un antifurto in un negozio, un impianto antincendio in una industria, non erano soggetti a legge 46/90.
Adesso invece tutti gli impianti sono soggetti al nuovo decreto in tutti gli edifici, lo sono pertanto anche quelli dell’esempio sopra riportato.
Gli impianti di protezione contro i fulmini passano dagli impianti elettronici (lettera b) agli impianti elettrici (lettera a).
Il nuovo decreto si applica inoltre agli impianti di automazione di porte e cancelli (i quali sono stati aggiunti lettera a) ed agli impianti di autoproduzione fino a 20 KW.
Autoprodurre significa consumare anche in parte l’energia elettrica prodotta. Ciò implica ad esempio che per un impianto fotovoltaico se tutta l’energia è venduta in rete non è necessario applicare il DM37/08, indipendentemente dalla potenza dell’impianto. Se viceversa l’utente utilizza in parte l’energia elettrica prodotta il nuovo decreto si applica limitatamente ad impianti fino a 20 KW.
Per gli impianti telefonici non cambia praticamente nulla rispetto alla legge 46/90, infatti il DM37/08 non si applica. Si parla di impianti telefonici connessi alla rete esterna alla linea urbana. Se le linee urbane sono più di due gli impianti telefonici saranno invece soggetti alla legge 101/91 e DPR 314/92 per ci quali occorre una particolare autorizzazione .
Il responsabile tecnico dell’azienda installatrice è un soggetto che deve avere i requisiti sottoriportati:
Se in possesso di diploma di Perito Industriale deve avere 2 anni di attività continuativa nel settore (tale requisito era invece di 1 anno secondo la L. 46/90);
Se in possesso di attestato di formazione professionale deve 4 anni di attività continuativa nel settore (tale requisito era invece di 2 anni secondo la L. 46/90);
Nel caso di operaio specializzato sono richiesti 3 anni di attività continuativa nel settore(requisito invariato).
Dopo 6 anni di collaborazione tecnica continuativa titolari, soci e collaboratori familiari (anche senza titolo di studio) di una impresa installatrice acquisiscono comunque i requisiti tecnico professionali.
Ogni impresa abilitata deve avere un responsabile tecnico con i requisiti tecnico professionali. Se il titolare od il legale rappresentante dell’azienda non dispone dei suddetti requisiti deve incaricare con un atto formale un dipendente od un soggetto esterno. Un soggetto può essere responsabile tecnico di una sola impresa e non può svolgere altra attività continuativa.
Secondo il DM37 tutti gli impianti devono essere progettati.
Per gli impianti complessi occorre il progetto di un libero professionista iscritto all’ordine professionale, mentre per quelli semplici è sufficiente il progetto del responsabile tecnico dell’azienda installatrice. In tal caso il progetto richiesto dal nuovo decreto corrisponde allo schema previsto dalla L. 46/90, quindi nella sostanza non cambia nulla poiché in questi casi il nuovo decreto chiama progetto quello che la vecchia legge chiamava schema.
Ma quali sono gli impianti complessi? Sono quelli definiti dal DPR 447/91, ma con una correzione: ogni qual volta la potenza impegnata supera i 6KW è richiesto il progetto da parte di un professionista. Con la vecchia legge invece il limite di 6KW si applicava solo ai servizi condominiali. La potenza impegnata è definita come la maggiore tra la potenza contrattuale e quella autoprodotta, quindi ad esempio nel caso di un impianto fotovoltaico da 10 KW, anche se si dispone di una potenza contrattuale di 6 KW l’impianto è comunque soggetto al progetto di un professionista iscritto all’albo.
il DM37/08 art. 6 comma 3, considera adeguati gli impianti elettrici delle unità immobiliari ad uso abitativo che hanno i seguenti requisiti:
1)	Sezionamento e protezione dalle sovracorrenti all’origine dell’impianto
2)	Protezione contro i contatti diretti (zone di rispetto nei locali da bagno;prese con alveoli protetti; conduttore di protezione deve essere di colore giallo/verde;interruttori unipolari per il comando luce su conduttore di fase; no piattine con chiodino ecc ... )
3)	Protezione contro i contatti indiretti, oppure interruttore differenziale avente corrente di dispersione Idn minore o uguale a 30 mA
Questi requisiti non sono nuovi, sono gli stessi che venivano indicati nel DPR 447/91 art. 5, comma 8
. Dichiarazione di conformità (DICO)
Il nuovo decreto porta in allegato due moduli: un modulo per le imprese installatrici, un altro per gli uffici tecnici interni.
Il DM37/08 non richiede più di inviare copia della dichiarazione di conformità alla camera di commercio, l’impresa installatrice deve invece inviare allo Sportello Unico per l’edilizia del comune cui è installato l’impianto la dichiarazione di conformità relativa ad impianti nuovi e realizzati in unità immobiliari con l’agibilità. Nulla cambia per gli impianti nuovi ubicati in unità immobiliari senza agibilità, dove il committente dovrà presentare la dichiarazione di conformità al comune per ottenere l’agibilità.
. Dichiarazione di rispondenza (DIRI)
E’ una novità introdotta dal DM37/08. La DIRI è una attestazione che viene rilasciata da un responsabile tecnico il quale dopo avere effettuato misure e prove attesta che l’impianto risponde ai requisiti richiesti dal decreto. A differenza della dichiarazione di conformità nel decreto non è allegato un modulo standard per la DICO, che potrà quindi variare da professionista a professionista.
La dichiarazione di rispondenza può essere firmata da un professionista che da almeno 5 anni è iscritto all’albo e che ha esercitato la professione nel settore impiantistico specifico (può firmare la DIRI per tutti gli impianti), oppure da un soggetto che ricopre da almeno 5 anni il ruolo di responsabile tecnico di impresa installatrice (in tal caso può firmare la DIRI soltanto per gli impianti non soggetti a progetto da parte di un professionista). Si faccia attenzione al fatto che in tal caso la firma sul documento è del solo responsabile tecnico e non dell’impresa installatrice, la quale non figura in alcun modo.
L’applicabilità della DIRI dipende dall’età dell’impianto.
Se esso è stato eseguito PRIMA del 13/03/90
La DIRI si può emettere e serve per l’aumento della potenza contrattuale ed in caso di vendita dell’unità immobiliare. In tal caso per gli impianti elettrici delle abitazioni la DIRI certificherà la rispondenza ai 3 requisiti di cui al DM 37/08, art. 6, comma 3.
Se esso è stato eseguito DOPO il 13/03/90 ma PRIMA del 27/03/08 (data dell’entrata in vigore del decreto)
La DIRI si può emetter per gli impianti che dovrebbero dovuto avere la DICO ma non c’è l’hanno. In tal caso la DIRI va riferita alla regola dell’arte vigente nell’anno in cui è stato realizzato l’impianto (1990-2007)
Se esso è stato eseguito DOPO il 27/03/08 (data dell’entrata in vigore del decreto)
Non si può più emettere la DIRI ma soltanto la DICO.
. DIRI ed impianto di terra nelle abitazioni:
Nei requisiti di adeguamento l’impianto di messa a terra è in alternativa al differenziale con corrente di dispersione pari a 30 mA, quindi è difficile imporre l’impianto di terra nelle abitazioni. Va però ricordato che gli impianti elettrici senza messa a terra non possono essere ampliati, poiché quando si effettua un ampliamento questo deve essere fatto seguendo le norme di buona tecnica vigenti nel momento dell’ampliamento . L’aggiunta di un solo circuito costituisce già ampliamento per un impianto. Questo vuol dire che non si può rilasciare la DIRI per impianti che sono stati ampliati dopo il 13/03/90 senza messa a terra poiché in tale periodo era già in vigore la legge 46/90 che ne prevedeva l’installazione.
Mentre per i luoghi di lavoro ante 13/03/9 l’impianto deve essere conforme alla vigente normativa di legge in materia di sicurezza. Ciò non costituisce novità poiché queste disposizioni di legge sono in vigore da anni ed è un obbligo giuridico da parte del datore di lavoro rispettare queste normative (DPR 547/55, DLgs 626/94 ed altre disposizioni specifiche sulla sicurezza)
Nel trasferimento di una unità immobiliare qualunque sia la sua destinazione d’uso, in base all’art. 13 del DM37/08 il venditore deve:
Garantire nell’atto notarile che gli impianti siano conformi alla vigente normativa di legge in material di sicurezza. Tenuto conto del codice civile ciò implica che la garanzia può essere derogabile con un accordo tra le parti.
Allegare all’atto notarile la DICO o la DIRI, derogabile mediante un espresso patto contrario tra le parti.
. NUOVA FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA
Entro 30 gg. dall’allacciamento l’utente deve inviare al distributore copia della DICO pena il distacco della fornitura (previo congruo avviso)
Nulla è richiesto in caso di subentro o di voltura
. AUMENTI DI POTENZA CONTRATTUALE (qualunque destinazione d’uso)
Ipotizzando di non avere effettuato alcun intervento sull’impianto e di richiedere all’ente fornitore una potenza contrattuale ≥ 6 KW quest’ultimo richiederà la DIRI o la DICO dell’intero impianto secondo il criterio illustrato nel soprariportato paragrafo “ambito di applicazione della DIRI”.
Se invece vengono effettuati interventi sull’impianto, qualunque sia l’aumento di potenza richiesto, il distributore richiederà oltre a quanto indicato nel caso precedente anche la DICO dei nuovi interventi.
Per la manutenzione il nuovo decreto (art. 8, comma 2) introduce due obblighi molto importanti:
Il responsabile dell’impianto deve conservare le caratteristiche di sicurezza dell’impianto, ossia è obbligato ad effettuarne la manutenzione;
L’impresa installatrice ha l’obbligo di fornire al committente l’istruzioni per l’uso e la manutenzione dell’impianto
L’obbligo esplicito di manutenzione per le unità abitative è una novità nei locali di abitazione, mentre non lo è per i luoghi di lavoro (DLgs 626/94 art.3)
Il numero di copie della DICO che l’impresa installatrice è tenuta a consegnare varia da un minimo di 2 ad un massimo di 5, e dipende dalle caratteristiche dei locali e destinazione d’uso degli stessi.
- Una copia va consegnata al committente dei lavori;
- Una copia va consegnata allo sportello unico per l’edilizia del comune di competenza (consegna a cura dell’impresa installatrice e da effettuarsi entro 30gg. dalla data della certificazione);
- Una copia va consegnata al distributore di energia (ad esempio per nuova fornitura ed in tutti gli altri casi descritti nel paragrafo “Dichiarazione di conformità ed ente distributore dell’energia elettrica”);
- Una copia che il datore di lavoro deve inviare all’ISPESL quale denuncia ai sensi del DPR 462/01 (naturalmente nel caso in cui il locale abbia dei dipendenti, che nel caso di una civile abitazione potrebbero semplicemente essere i collaboratori domestici);
- Una copia che il datore di lavoro deve inviare all’ASL/ARPA quale denuncia ai sensi del DPR 462/01;
- Una copia va consegnata al comune di competenza per il rilascio del certificato di agibilità (nel caso in cui l’immobile non ne sia dotato).