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Timestamp: 2018-07-22 12:54:21+00:00
Document Index: 2720414

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ']

L'agevolazioni per l'acquisto dei fondi rustici | Commercialista Telematico
L'agevolazioni per l'acquisto dei fondi rustici
Con circolare n. 55/E del 22 novembre 2010, l’Agenzia delle Entrate si è occupata delle agevolazioni per l’acquisto di fondi rustici da parte di cooperative e società forestali – art. 7, c. 4, lett. b) della L. 27 dicembre 1977, n. 984 – fornendo delle interessanti considerazioni, alla luce dell’orientamento formatosi della Corte di Cassazione.
L’art. 7, c. 4, lett. b), della legge 27 dicembre 1977, n. 984, prevede che “Le cooperative e le società forestali sono ammesse al beneficio del pagamento delle imposte di registro ed ipotecarie in misura fissa per i seguenti atti: … b) atti di acquisto in proprietà di fondi rustici idonei ad aumentare l’efficienza dell’azienda ed il relativo reddito attraverso il miglioramento quantitativo e qualitativo delle colture forestali…”.
Il successivo articolo 10, comma 7, della medesima legge, dispone: “I proprietari ed i possessori di terreni rimboschiti o migliorati ai sensi della presente legge debbono compiere le operazioni di gestione e di utilizzazione delle colture in base ad un piano di coltura e conservazione formato ed approvato secondo quanto stabilito dalle leggi regionali, o, in mancanza, dalla legge 30 dicembre 1923, n. 3267. In sede di approvazione dei relativi piani di coltura sono stabiliti i tempi ed i modi di utilizzazione delle colture a rapido accrescimento anche in deroga a quanto previsto dalle norme di legge vigenti”.
In sede di applicazione delle disposizioni sopra richiamate, alcuni Uffici dell’Agenzia delle Entrate hanno ritenuto che il beneficio del pagamento delle imposte di registro ed ipotecaria in misura fissa fosse condizionato all’effettivo incremento dell’efficienza dell’azienda attraverso il miglioramento quantitativo e qualitativo delle colture forestali, da realizzarsi mediante effettivi interventi di forestazione sul fondo acquisito, così come progettati ed individuati dal piano di coltura e conservazione redatto ai sensi del citato articolo 10, comma 7, della legge n. 984 del 1977.
Inoltre, è stato ritenuto necessario non solo che detto piano avrebbe dovuto essere approvato, ma anche posto in esecuzione nel termine triennale dalla stipula del rogito notarile d’acquisto.
In assenza dei predetti interventi di forestazione, gli Uffici hanno disconosciuto il beneficio fiscale di cui all’articolo 7, comma 4, lettera b), della legge n. 984 del 1977, applicando agli atti di acquisto posti in essere dalle cooperative e società forestali le imposte di registro e ipotecarie in misura ordinaria.
La Corte di Cassazione, con ordinanza 13 maggio 2009, n. 11169, ha affermato che “in materia di agevolazioni tributarie, il presupposto per usufruire della tassazione agevolata prevista dalla Legge 27 dicembre 1977, n. 984, articolo 7, comma 4, lettera b), è l’idoneità dei fondi rustici oggetto di acquisto ad aumentare l’efficienza dell’azienda ed il relativo reddito attraverso il miglioramento qualitativo e quantitativo delle colture forestali, non richiedendosi l’effettiva realizzazione di interventi di forestazione, ai sensi della Legge 27 dicembre 1977, n. 984, articolo 10” (in senso conforme, anche ordinanza 1° settembre 2009, n. 19075).
In merito alla relazione tra l’articolo 7 e l’articolo 10 della legge n. 984 del 1977, la Suprema Corte ha evidenziato che si tratta di due dati legislativi che si prefiggono finalità propedeutiche diverse; infatti, “l’art. 7 consente la concessione di soli benefici finanziari – ivi compreso quello sotteso all’acquisto del fondo rurale che sia idoneo ‘ad aumentare l’efficienza dell’azienda ed il relativo reddito attraverso il miglioramento quantitativo e qualitativo delle colture forestali’, mentre l’art. 10 specifica ‘gli indirizzi generali per il settore della forestazione, … riguardo alle esigenze dell’incremento della produzione legnosa’ ed impone ai ‘proprietari ed ai possessori … dei terreni rimboschiti o migliorati di compiere le operazioni di gestione e di utilizzazione delle colture in base ad un piano di coltura e conservazione formato ed approvato secondo quanto stabilito dalle leggi regionali’” (v. sentenza 20 giugno 2008, n. 16832).
Sulla base del suddetto orientamento, la tesi secondo cui, al fine di evitare la revoca dell’agevolazione in parola, il piano di coltura e conservazione di cui all’articolo 10, comma 7, della legge n. 984 del 1977 non solo dovrebbe essere approvato, ma anche in corso di esecuzione nel termine triennale dalla stipula del rogito notarile, a giudizio della Suprema Corte, è da ritenere “del tutto erronea stante l’assenza di richiami nell’art. 7 agli artt. 3 e 10 che disciplinano il procedimento di valutazione e approvazione dei piani colturali” (v. sentenza 12 giugno 2009, n. 13656).
In definitiva, la concessione dei citati benefici fiscali non è correlata alla sussistenza del piano di coltura di cui all’articolo 10, comma 7, della legge n. 984 del 1977, ma esclusivamente alla idoneità del fondo rustico acquisito dalle cooperative e società forestali ad aumentare “l’efficienza dell’azienda ed il relativo reddito attraverso il miglioramento quantitativo e qualitativo delle colture forestali”.
La gestione del contenzioso pendente
Preso atto del consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, l’Agenzia delle Entrate, con la suddetta circolare n. 55/2010, ha ritenuto “non ulteriormente sostenibile la tesi degli Uffici che nega la spettanza delle agevolazioni in argomento motivando tale disconoscimento con la mancata realizzazione di interventi di forestazione, disciplinati dall’organo competente in materia attraverso l’approvazione di un piano di coltura e forestazione di cui al citato articolo 10 della legge n. 984 del 1977”.
Alla luce dei principi di diritto affermati dalla Corte di Cassazione, infatti, l’idoneità dei “… fondi rustici … ad aumentare l’efficienza dell’azienda ed il relativo reddito attraverso il miglioramento quantitativo e qualitativo delle colture forestali” di cui al citato articolo 7, comma 4, lettera b) non può in alcun modo essere collegata al suddetto articolo 10, fondandosi esso su condizioni e presupposti giuridici di differente natura.
E pertanto, la pretesa tributaria deve “essere abbandonata laddove la motivazione del recupero si fondi esclusivamente sull’assenza di concreti interventi di forestazione secondo il dettato dell’articolo 10 della legge n. 984 del 1977, pur in presenza dell’idoneità del fondo ad incrementare l’efficienza dell’azienda ed il relativo reddito, secondo le previsioni dell’articolo 7, comma 4, lett. b), della legge 27 dicembre 1977, n. 984”.
Per completezza, l’Amministrazione finanziaria fa presente che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con nota prot. n. 13590 del 17 giugno 2010 – in risposta ad una richiesta di parere della scrivente – ha affermato che le condizioni che escludono in modo assoluto “… la possibilità di riconoscere l’idoneità ad aumentare l’efficienza dell’azienda ed il relativo reddito sono quelle che impediscono la coltivazione in generale: cioè che il fondo nel quale insiste il terreno oggetto di compravendita sia situato al di sopra del limite degli alberi (quel limite altitudinale al di sopra del quale non crescono gli alberi che varia da area ad area); altre condizioni riguardano quei tipi di suoli (salsi, calanchiferi, dunali, ecc.) sui quali di solito non è possibile alcuna coltivazione né erbacea né arborea, ma solo eventuale vegetazione spontanea”.
Nei diversi casi in cui la pretesa tributaria attenga alla mancata ricorrenza dei presupposti oggettivi e soggettivi previsti dalla norma agevolativa in esame (quali, a titolo meramente esemplificativo, la natura di fondo rustico del terreno acquisito in proprietà, la qualifica di cooperativa o società forestale del beneficiario dell’agevolazione, etc.), ovvero in presenza di altre questioni di carattere processuale, gli uffici proseguiranno i giudizi.
La nota conclude invitando le strutture territoriali a riesaminare le controversie pendenti e ad abbandonare la pretesa tributaria – con le modalità di rito, tenendo conto dello stato e grado del giudizio – qualora ricorrano le condizioni sopra evidenziate -, assumendo motivata posizione anche sulle spese di giudizio, fornendo al giudice elementi che possano giustificarne la compensazione.