Source: https://www.funerali.org/cimiteri/operazioni-in-camera-mortuaria-incompatibilita-con-losservazione-delle-salme-44597.html
Timestamp: 2020-07-14 23:23:38+00:00
Document Index: 179538188

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 19', 'art. 51', 'art. 16', 'art. 25', 'art. 20', 'art. 12']

Operazioni in camera mortuaria, incompatibilità con l’osservazione delle salme. – funerali.org
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Le disposizioni che delineano la camera mortuaria quale luogo chiuso adibito al transito sono gli Artt. 64 e 65 DPR n. 285/1990, esse non sono del tutto esaustive; ad esempio in camera mortuaria, con interdizione di entrata ai visitatori, spesso specificata in apposita ordinanza sindacale con cui si disciplinano esumazioni ed estumulazioni), si eseguono anche apertura della cassa in seguito ad estumulazione ordinaria, oppure per estumulazione straordinaria su impulso dell’Autorità Giudiziaria (Art.116 comma 2 Decreto Legislativo 28/7/1989, n. 271), in camera mortuaria si provvede al “rifascio” del feretro ex Art. 88 DPR n. 285/1990 e paragrafo 4 Circ.Min. 31 luglio 1998 n. 10, si confezionano i contenitori per resti mortali di cui alla risoluzione Ministero della Salute, p.n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23/3/2004, o, ancora, si procede alla sostituzione del cofano (esempio: se questo è gravemente lesionato o inadatto alla nuova sepoltura del defunto, siccome occorre una cassa ora con le caratteristiche di cui all’Art. 30 DPR n.285/1990, ora capace di rispondere ai requisiti di cui all’Art. 75 DPR n.285/1990…).
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Operazioni in camera mortuaria, incompatibilità con l’osservazione delle salme. — 5 commenti
franco il 25/01/2018 alle 19:57 scrive:
SALVE CARLO HO LETTO IL DPR 14/GENNAIO 1997 MA PARE NON Fà LA DIFFERENZA TRA STRUTTURA PRIVATA O ACCREDITATA. DETTA SOLO I REQUISITI MINIMI STRUTTURALI CHE DEVE AVERE LA STRUTTURA SANITARIA E NON SPECIFICA SE DEVE AVERE IL PERSONALE IN DOTAZIONE (SORVEGLIANAZA)
Carlo il 26/01/2018 alle 14:22 scrive:
ai sensi dell’art. 12 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria ogni luogo purchè chiuso e confinato (abitazione privata, servizio mortuario sanitario, camere ardenti ospedaliere) deputato all’osservazione dei defunti, deve esser dotato di apposito servizio di vigilanza comprensivo di personale appositamente formato.
Non dimentichiamo, poi, come le qualificazioni strutturali, organizzative e gestionali previsti per gli ospedali di cui alla Legge n. 132/1969 art. 19 lett.m) siano stati estesi e rideterminati per le case di cura private (D.M. 5 agosto 1977), in attuazione dell’art. 51 citata L. 12 febbraio 1969, n. 132, con cui si subordina l’autorizzazione all’apertura delle case di cura private da parte delle Regioni al possesso di determinati servizi e requisiti, tra cui un servizio mortuario (art. 16, comma 2, lettera i ) che deve rispondere ad alcune caratteristiche (art. 25, comma 1 lettera e) , poichè si prevede consista di locali esclusi alla vista dei degenti e dei visitatori, con separato accesso dall’esterno, destinati all’osservazione, al deposito ed alla esposizione delle salme, nonché ad eventuali riscontri diagnostici anatomo-patologici, ai sensi della legge 15 febbraio 1961, n. 83.
Situazione analoga a quella delle case di cura private si ha per le residenze sanitarie assistenziali (R.S.A.), istituite dall’art. 20, comma 1 L. 11 marzo 1988, n. 67, per le quali con il D.P.C.M. 22 dicembre 1989 sono stati dettati le prescrizioni sulle tipologie e sui requisiti, anche dimensionali, individuati in apposito allegato A, nel quale si precisa (Criterio 9) l’esigenza dell’articolazione delle strutture delle R.S.A. per servizi e, nello specifico, tra i locali ausiliari in quanto in funzione dell’intera R.S.A., la camera mortuaria. Le norme sopra richiamate, vigenti, vanno valutate oggi alla luce sia del D.P.R. 14 gennaio 1997, sia del D.P.C.M. 28 novembre 2001 oggi abrogato dal più recente DPCM 12 gennaio 2017 “ Definizione dei livelli essenziali di assistenza ”.
Ne deriva che nel caso di decesso in queste strutture, le funzioni di osservazione e, successivamente, di conservazione temporanea della salma, nonché i trattamenti necessari sulla stessa (eventuale ricomposizione, vestizione, collocamento nel feretro, ecc.) costituiscono servizi propri della struttura al pari dell’allestimento e funzionamento della camera ardente e tributo delle onoranze al feretro, in cui rientrano, tra l’altro, l’officio di eventuali riti religiosi o civili di commiato richiesti dalla famiglia.
La soluzione è molto semplice: se non può esser garantita la sorveglianza dei locali adibiti a camera ardente (dove, notoriamente, i defunti sostano per la veglia funebre a cassa aperta) trascorso integralmente il periodo d’osservazione e, com’è ovvio dopo la visita necroscopica, si procede al confezionamento della bara in rapporto alla tipologia di trasporto e sepoltura prescelta.
In estrema sintesi: i morti non possono esser abbandonati, specie se stazionano a cassa aperta.
Carlo il 25/01/2018 alle 15:50 scrive:
se l’hospice è privato, o comunque, non convenzionato (strutture pubbliche o accreditate?) non si applica, per i requisiti funzionali e strutturali della camera ardente il D.P.R. 14 gennaio 1997.
Il prefato locale adibito a servizio mortuario sanitario,, se, però, svolge anche la funzione di deposito d’osservazione sarà comunque sottoposto alle disposizioni di cui all’art. 12 comma 2 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 – recante l’approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria il quale impone la vigilanza continua per:
a) evitare atti di profanazione sulle salme.
b) rilevare tempestivamente eventuali manifestazioni, ancorchè flebili di vita.
La camera mortuaria ospedaliera, pertanto, non può esser priva delle ordinarie attività supervisione e controllo continuo, si tratta di una grave omissione.
franco il 25/01/2018 alle 11:02 scrive:
SALVE HO UN QUESITO DA RIVOLGERVI.
PUO UNA CAMERA MORTUARIA DI UN HOSPICE (NON PUBBLICO)ESSERE LASCIATA INCUSTODITA??
Ettore il 07/03/2016 alle 21:50 scrive:
Argomenti molto interessanti purtroppo manca un regolamento aggiornato sulla figura professionale del tecnico sanitario autoptico che collabora con il medico legale e /o l’anatomopatologo durante l’attività settoria autopsie giudiziarie o riscontri diagnostici in Italia esistono infermieri legali forensi soecializzati in tecnica sanitaria autoptica ormai formati dal 2006 perché non trovano opportunità lavorative? Forse perché si preferisce avvalersi di personale volonteroso ma senza nessuna formazione di tipo sanitario vedi personale comunale necrofori definiti OBITORIALI o persone di varia estrazione infermieri generici OSS ecc ecc