Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-v/capo-x/sezione-ii/art2501bis.html
Timestamp: 2020-01-18 11:53:30+00:00
Document Index: 51252502

Matched Legal Cases: ['art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 27', 'sentenza ']

Art. 2501 bis codice civile - Fusione a seguito di acquisizione con indebitamento - Brocardi.it
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Articolo 2501 bis Codice civile
Fusione a seguito di acquisizione con indebitamento
Dispositivo dell'art. 2501 bis Codice civile
Nel caso di fusione tra società, una delle quali abbia contratto debiti per acquisire il controllo dell'altra, quando per effetto della fusione il patrimonio di quest'ultima viene a costituire garanzia generica o fonte di rimborso di detti debiti, si applica la disciplina del presente articolo.
Il progetto di fusione di cui all'articolo 2501 ter deve indicare le risorse finanziarie previste per il soddisfacimento delle obbligazioni della società risultante dalla fusione.
La relazione di cui all'articolo 2501 quinquies deve indicare le ragioni che giustificano l'operazione e contenere un piano economico e finanziario con indicazione della fonte delle risorse finanziarie e la descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere.
La relazione degli esperti di cui all'articolo 2501 sexies, attesta la ragionevolezza delle indicazioni contenute nel progetto di fusione ai sensi del precedente secondo comma.
Al progetto deve essere allegata una relazione del soggetto incaricato della revisione legale dei conti della società obiettivo o della società acquirente.
Alle fusioni di cui al primo comma non si applicano le disposizioni degli articoli 2505 e 2505 bis.
L'utilità della fusione a seguito di acquisizione con indebitamento è quella di consentire alla società incorporante di ottenere un finanziamento, che non sarebbe in grado di garantire con il proprio patrimonio, facendo leva sul patrimonio della società incorporata.
Spiegazione dell'art. 2501 bis Codice civile
Il c.d. leveraged buy out (L.B.O.) è l'operazione con cui una società (preesistente oppure costituita allo scopo), ottenuto un finanziamento da parte di una banca, acquista una partecipazione di controllo o, addirittura, totalitaria di un'altra società, quest'ultima detta "società bersaglio". Quindi viene deliberata la fusione, c.d. merger leveraged buy out (M.L.B.O.) mediante incorporazione della società bersaglio nella società che ha acquisito le partecipazioni. A seguito della fusione, i patrimoni delle due società si unificano, con la conseguenza che il patrimonio della società bersaglio-incorporata, divenuto ormai patrimonio della società incorporante, costituisce il mezzo utilizzato per rimborsare il debito contratto dalla incorporante per procedere all'acquisizione della società bersaglio (CAMPOBASSO).
Il legislatore, con la riforma del diritto societario (D. Lgs. 6/2003), introducendo tale norma, ha chiarito i dubbi della dottrina stabilendo che l'operazione in questione è lecita, ma ha previsto un procedimento più gravoso di quello ordinario.
I presupposti per l'operazione sono i seguenti:
una delle due società abbia contratto debiti;
tali debiti siano stati contratti per acquisire il controllo dell'altra società;
la garanzia del debito sarà costituita dal patrimonio della società acquisita.
Il procedimento più gravoso si applica anche quando l'operazione realizza una incorporazione di società interamente posseduta o posseduta al 90%, per cui la fusione dovrebbe essere semplificata (v. artt. 2505 e 2505 bis).
La finalità è quella di evitare comportamenti distorsivi del mercato e dell'economia posti in essere sfruttando la leva finanziaria attuata mediante l'acquisto del controllo di società con finanziamenti destinati ad essere garantiti o rimborsati con il patrimonio delle medesime società acquistate.
La normativa in esame è inderogabile e non sono rinunciabili, neppure all'unanimità, le relazioni degli amministratori (2501 quinquies) e degli esperti (2501 sexies).
Massime relative all'art. 2501 bis Codice civile
Cass. civ. n. 3193/2013
Il termine dilatorio di un mese, previsto dall'art. 2501 bis c.c. (nel testo anteriore alla riforma di cui al d.l.vo 17 gennaio 2003, n. 6), che deve intercorrere tra la pubblicazione del progetto di fusione e la relativa delibera di approvazione, è dettato dalla legge nell'interesse esclusivo dei soci, i quali pertanto possono rinunciarvi. Ne consegue che legittimamente una società commerciale, nell'epoca in cui le era consentito utilizzare il disavanzo di fusione per compensare eventuali plusvalenze (e cioè prima dell'entrata in vigore dell'art. 27 della legge 23 dicembre 1994, n. 724), poteva approvare la delibera di fusione senza attendere il suddetto termine, a nulla rilevando che, ove esso fosse stato rispettato, la società incorporante a causa di sopravvenute modifiche normative non avrebbe potuto trarre alcun beneficio fiscale dall'operazione di fusione.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 3193 del 11 febbraio 2013)