Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2011&numero=338
Timestamp: 2020-04-01 08:40:40+00:00
Document Index: 106371971

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 27', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 27']

Sentenza 338/2011 (ECLI:IT:COST:2011:338)
Massime: 36009 36010 36011
Massima n. 36009 Massima successiva
Espropriazione per pubblica utilità - Indennità di espropriazione delle aree fabbricabili - Riduzione entro i limiti dei valori dichiarati o denunciati dall'espropriato ai fini impositivi - Mancata previsione di un "valore minimo garantito" nei casi di omessa dichiarazione, ovvero di dichiarazione di valori assolutamente irrisori - Lamentata lesione del diritto dell'espropriato ad un serio ristoro e del "ragionevole legame" tra indennità e valore venale del bene - Asserita violazione degli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (CEDU), come interpretata dalla giurisprudenza della Corte europea - Insufficiente descrizione della fattispecie con conseguente preclusione del controllo sulla rilevanza della questione - Inammissibilità.
E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, in riferimento agli artt. 42, terzo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 6 ed all'art. 1 del primo protocollo addizionale della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, in quanto l'omessa o insufficiente descrizione della fattispecie, non emendabile mediante la diretta lettura degli atti, impedita dal principio di autosufficienza dell'atto di rimessione, preclude il necessario controllo in punto di rilevanza.
- In senso analogo, vedi le citate ordinanze nn. 6 e 3 del 2011; nn. 343, 318 e 85 del 2010.
decreto legislativo 30/12/1992 n. 504 art. 16 co. 1
Massima n. 36010 Massima successiva Massima precedente
Espropriazione per pubblica utilità - Indennità di espropriazione delle aree fabbricabili - Riduzione entro i limiti dei valori dichiarati o denunciati dall'espropriato ai fini impositivi - Mancata previsione di un meccanismo che, nei casi di omessa dichiarazione, ovvero di dichiarazione di valori assolutamente irrisori, impedisca la totale elisione dell'indennità e garantisca comunque un ragionevole rapporto tra il valore venale del suolo e l'ammontare dell'indennità - Lesione del diritto dell'espropriato ad un serio ristoro e del "ragionevole legame" tra indennità e valore venale del bene - Violazione degli obblighi internazionali derivanti dalla CEDU, come interpretata dalla giurisprudenza della Corte europea - Illegittimità costituzionale.
Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 in quanto sia la giurisprudenza di questa Corte che quella della Corte EDU hanno individuato in materia di indennità di espropriazione un nucleo minimo di tutela del diritto di proprietà, garantito dall'art. 42, terzo comma, Cost., e dall'art. 1 del primo protocollo addizionale della CEDU, in virtù del quale l'indennità di espropriazione non può ignorare «ogni dato valutativo inerente ai requisiti specifici del bene», né può eludere un «ragionevole legame» con il valore di mercato. La disciplina stabilita dall'art. 16 non è, infatti, compatibile con il citato nucleo minimo di tutela del diritto di proprietà, in quanto non contempla alcun meccanismo che, in caso di omessa dichiarazione/denuncia ICI, consenta di porre un limite alla totale elisione di tale indennità, garantendo comunque un ragionevole rapporto tra il valore venale del suolo espropriato e l'ammontare della indennità. Peraltro, tale vulnus si determina anche per il caso di dichiarazione/denuncia di valori irrisori, o di valori che potrebbero condurre comunque ad elidere il necessario vincolo di ragionevolezza e proporzionalità fra il comportamento tributario illecito e la sanzione, e quindi la pronuncia di illegittimità costituzionale deve necessariamente riguardare anche siffatto profilo della disciplina.
- In senso analogo v. le citate sentenze n. 181 del 2011 e n. 348 del 2007.
Massima n. 36011 Massima precedente
Espropriazione per pubblica utilità - Indennità di espropriazione delle aree fabbricabili - Riduzione entro i limiti dei valori dichiarati o denunciati dall'espropriato ai fini impositivi - Disciplina riproduttiva di disposizione già dichiarata incostituzionale - Illegittimità costituzionale in via consequenziale.
Va dichiarata, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimità costituzionale, in via consequenziale, dell'articolo 37, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, che disciplina la riduzione dell'indennità a decorrere dal 30 giugno 2003. Tale norma, infatti, contiene una disciplina che riproduce quella di cui all'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, dichiarata in contrasto con la Costituzione in quanto sia la giurisprudenza di questa Corte che quella della Corte EDU hanno individuato in materia di indennità di espropriazione un nucleo minimo di tutela del diritto di proprietà, garantito dall'art. 42, terzo comma, Cost., e dall'art. 1 del primo protocollo addizionale della CEDU, in virtù del quale l'indennità di espropriazione non può ignorare «ogni dato valutativo inerente ai requisiti specifici del bene», né può eludere un «ragionevole legame» con il valore di mercato.
decreto del Presidente della Repubblica 08/06/2001 n. 327 art. 37 co. 7
legge 11/03/1957 n. false art. 27 co. 3