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Timestamp: 2018-10-15 09:45:20+00:00
Document Index: 163497115

Matched Legal Cases: ['art. 327', 'art. 111', 'art. 327', 'art. 186', 'art. 327', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 325', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 157', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 119', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 202', 'art. 342', 'art. 163', 'art. 327', 'art. 327', 'art. 330', 'art. 327', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 92', 'art. 170', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 327', 'art. 327', 'art. 333', 'art. 370', 'sentenza ']

Art. 327 cod. proc. civile: Decadenza dall'impugnazione
Questa disposizione non si applica quando la parte contumace dimostra di non aver avuto conoscenza del processo per nullita’ della citazione o della notificazione di essa, e per nullità della notificazione degli atti di cui all’articolo 292.
Il nuovo termine “lungo” di sei mesi per impugnare le sentenze delle Commissioni tributarie ex art. 327 c.p.c. si applica per i ricorsi introduttivi notificati a controparte successivamente al 4.7.2009, non avendo rilievo la data in cui il contribuente si è costituito in giudizio. Pertanto, se il ricorso è stato notificato sino al 4.7.2009 e il deposito è avvenuto dopo, il giudicato si forma decorso un anno dalla pubblicazione della sentenza, e non decorsi sei mesi da tale momento.
Comm. trib. prov. Piemonte, 30 giugno 2011, n. 130.
L’impugnazione proposta entro l’anno solare dalla pubblicazione della sentenza, cui deve aggiungersi il periodo di sospensione feriale dei termini se la causa vi è soggetta, costituisce impugnazione nel termine fissato dall’articolo 327 del codice di procedura civile e pertanto deve esser notificata nei luoghi indicati dal primo comma dell’articolo 330 del codice di procedura civile e non personalmente alla parte, come invece previsto dal terzo comma di detta norma per il diverso caso d’impugnazione oltre il suddetto termine.
Il termine di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., avverso le ordinanze aventi contenuto decisorio e carattere di definitività, decorre solo a seguito della notificazione ad istanza di parte, mentre è irrilevante, al predetto fine, che le stesse siano state pronunciate in udienza o, se pronunziate fuori udienza, siano state comunicate alle parti dal cancelliere, con la conseguenza che, in tali ipotesi, è applicabile il termine annuale di cui all’art. 327 c.p.c.
L’appello proposto da una società di capitali non può essere dichiarato inammissibile per il solo fatto che non sia stata depositata entro la scadenza del termine per l’impugnazione la procura speciale, in forza della quale dichiarava di agire il soggetto che aveva rilasciato il mandato alle liti, in nome e per conto di detta società.
Cass. 30 novembre 2011, n. 25571.
L'ordinanza successiva alla chiusura dell'istruzione ex art. 186 quater cod. proc. civ., acquista natura decisoria, divenendo pertanto, impugnabile a seguito della sopravvenuta estinzione del processo nel corso del quale è stata pronunciata, sicché, in tal caso, il termine di impugnazione ex art. 327 cod. proc. civ., decorre dal momento in cui si perfeziona la fattispecie estintiva e non dal passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa dell'estinzione, in quanto la sua decorrenza non può essere rimessa alla mera volontà della parte, consentendogli la proposizione di una tardiva riassunzione finalizzata a provocare la dichiarazione di estinzione al solo scopo di prorogare, in questo modo, il termine di impugnazione. Rigetta, App. Sassari, 09/01/2013
Cassazione civile sez. VI 13 novembre 2014 n. 24185
La parte, cui sia stato notificato l’atto di impugnazione della decisione di primo grado nel termine annuale di cui all’art. 327 c.p.c., che intenda invocare l’applicabilità del termine breve di cui all’art. 325 c.p.c. e l’avvenuto superamento dello stesso, ove non abbia eccepito, nelle difese esperite nel giudizio di appello, l’avvenuta notifica della sentenza impugnata, nè abbia prodotto, in tale sede, la copia autentica della sentenza corredata dalla relata di notificazione, non può dedurre, per la prima volta, nel giudizio di cassazione l’intempestività dell’appello e l’avvenuto passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, rispondendo tale soluzione al principio generale secondo cui la nullità non può essere opposta dalla parte che vi ha dato causa (art. 157, terzo comma, c.p.c.), nonché al principio costituzionale del processo “giusto” e di “ragionevole durata” ed ai principi di economicità e di inutile dispendio di attività processuale.
Cass. lav., 28 luglio 2011, n. 16582.
Qualora la sentenza presenti, oltre la sottoscrizione del giudice e del relatore, due date diverse, entrambe apposte con timbro datario della cancelleria ed affiancate dall’indicazione “depositato in cancelleria”, al fine di individuare il giorno di deposito, dal quale decorre il termine di decadenza dell’impugnazione ex art. 327 c.p.c., occorre far riferimento alla data cronologicamente precedente, poiché l’annotazione del deposito della sentenza, dopo le sottoscrizioni del presidente e del relatore, deve intendersi apposta sull’originale della stessa ed è perciò escluso che tale documento possa essere qualificato come semplice minuta e che l’annotazione possa essere riferita alla previsione del primo comma dell’art. 119 disp. att. c.p.c.
Cass. 17 novembre 2011, n. 24178.
In base disciplina contenuta nell’art. 8 della parte prima della tariffa di cui al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, e nell’art. 2 della tabella allegata al medesimo decreto, non sussiste più l’obbligo di registrazione per tutte le sentenze civili e, anche per quelle per le quali esso è previsto, il cancelliere è tenuto a rilasciarne copia prima della registrazione, se ciò è necessario ai fini della prosecuzione del giudizio. Alla luce di siffatta esegesi della predetta normativa in senso correttivo ed evolutivo rispetto a quella in precedenza adottata dalla stessa giurisprudenza di legittimità, ma pur sempre compatibile con il relativo dato letterale, ne consegue che, in tema di impugnazione delle sentenze emesse dal Tribunale superiore delle acque pubbliche in unico grado, una volta avvenuta la comunicazione dell’avviso di deposito della sentenza, la successiva notifica della copia integrale del dispositivo fa comunque decorrere, indipendentemente dalla registrazione della sentenza, il termine breve di quarantacinque giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 202 del R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775, rilevando il compimento della registrazione, ove dovuta, esclusivamente a fini fiscali.
Stante il principio di conservazione degli atti processuali viziati, che abbiano conseguito il proprio scopo, il fatto che l’appello sia stato proposto con ricorso e non citazione, come avrebbe dovuto, non implicherebbe la nullità dell’atto o meglio l’inammissibilità dell’impugnazione, allorché l’atto introduttivo, contenente tutti gli elementi richiesti dall’art. 342 c.p.c., fosse stato tempestivamente notificato con rispetto del termine dilatorio di cui all’art. 163 bis c.p.c., unitamente al pedissequo decreto di fissazione dell’udienza di comparizione, prima della scadenza del termine fissato dall’art. 327 c.p.c., onde assicurare la tempestività dell’impugnazione.
App. Napoli, 1 marzo 2012.
L’impugnazione proposta oltre l’anno solare dalla pubblicazione della sentenza, ma ancora ammessa per effetto della sospensione feriale dei termini, deve ritenersi proposta nel termine fissato dall’art. 327 c.p.c. e, pertanto, deve essere notificata nei luoghi indicati dal 1º comma dell’art. 330 c.p.c. e non personalmente alla parte, come invece previsto dal 3º comma di detta norma per il diverso caso di impugnazione oltre il suddetto termine.
Cass., Sez. Un., 9 novembre 2011, n. 23299.
Al termine annuale di decadenza dal gravame, di cui all’art. 327, primo comma, c.p.c., la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale si applica non tenendo conto nel computo dei giorni compresi tra il primo agosto e il quindici settembre dell’anno di pubblicazione della sentenza impugnata, a meno che la data di deposito non cada proprio durante lo stesso periodo feriale, nel qual caso, in base al principio secondo cui dies a quo non computatur in termine, esso decorre dal 16 settembre: inoltre, poiché il periodo feriale è da ritenersi, ai fini de quibus, «neutro», e deve potere essere rispettato interamente, si verifica il doppio computo del periodo feriale nell’ipotesi in cui dopo una prima sospensione il termine iniziale non sia decorso interamente al sopraggiungere del nuovo periodo feriale.
Cass. 24 novembre 2005, n. 24816.
In tema di sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, la regola per cui, qualora nel medesimo procedimento siano proposte più domande connesse, alcune delle quali soltanto diano luogo a controversie che l’art. 3, legge n. 742 del 1969 sottrae alla sospensione (nella specie di opposizione a precetto), quest’ultima si applica all’intero procedimento, non vale nella causa, promossa prima dell’entrata in vigore della novella del 1990, in cui, a seguito di opposizione a precetto, il creditore si sia costituito proponendo domanda riconvenzionale nel corso del giudizio ed il giudice, ritenuto che dal comportamento processuale dell’opposto potesse evincersi che egli non aveva accettato il contraddittorio, abbia deciso soltanto la controversia relativa all’opposizione a precetto, rispetto alla quale il compiuto accertamento sulla sussistenza o meno di un sottostante rapporto di credito, non aveva avuto lo scopo di stabilire sulla domanda riconvenzionale del creditore opposto, diretta ad ottenere la condanna del debitore minacciato dall’esecuzione alla prestazione inerente al rapporto causale, ma aveva costituito l’indagine strumentale alla verifica dell’efficacia dei titoli di credito, secondo espressa eccezione formulata dal debitore precettato.
Cass. 31 marzo 2007, n. 8063.
Nel procedimento di convalida di licenza per finita locazione o di sfratto, non trova applicazione la deroga, contenuta nell’art. 3 della legge 7 ottobre 1969 n. 742 in relazione all’art. 92 dell’ordinamento giudiziario, della sospensione dei termini durante il periodo feriale, per la fase a rito ordinario che consegue all’opposizione dell’intimato e alla pronuncia o al diniego dell’ordinanza di rilascio.
Cass. 18 maggio 2005, n. 10387.
In tema di spese di giustizia, il termine di venti giorni previsto dall’art. 170 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per l’impugnazione del decreto di pagamento delle spettanze degli ausiliari del giudice decorre dalla comunicazione, completa ed esaustiva, del provvedimento al beneficiario ed alle parti da parte del cancelliere; non è, invece, applicabile, ai fini della tempestività dell’impugnazione, il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., decorrente dal deposito in cancelleria del provvedimento, che presuppone si sia svolto un grado di giudizio a contraddittorio pieno, concluso con la pronuncia di una sentenza o di un provvedimento a contenuto decisorio, evenienza esclusa nell’ipotesi in esame, in quanto il decreto di pagamento viene emesso sulla scorta della richiesta dell’ausiliario, senza che ne siano informate o coinvolte le parti del procedimento.
Cass. 6 ottobre 2011, n. 20485.
In tema di sospensione dei termini feriali, poiché le cause civili in materia di opposizione alla dichiarazione di fallimento sono suscettibili di trattazione anche durante il periodo feriale, la sospensione resta inoperante anche riguardo al termine per il ricorso per cassazione avverso la sentenza resa in grado d’appello, in quanto non è consentito distinguere tra le varie fasi e i vari gradi del giudizio.
Cass., Sez. Un., 8 febbraio 2006, n. 2636.
Rilevabilità della decadenza
In tema di impugnazioni civili, la inammissibilità per decorso del termine, non è, a differenza della nullità, suscettibile di essere sanata dalla costituzione dell’appellato, trattandosi di inosservanza di un adempimento prescritto a pena di decadenza dal quale deriva il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Ne consegue che, in ipotesi di sentenza di rigetto dell’opposizione alla dichiarazione di fallimento, avverso la quale il termine per appellare - ai sensi dell’art. 19 della legge fallimentare - è di quindici giorni dalla notificazione, la decadenza dalla impugnazione, in difetto di eccezione di parte, può e deve essere rilevata d’ufficio dal giudice.
Cass. 18 luglio 2003, n. 11227.
Impugnazione della parte contumace
Ai fini dell’applicabilità dell’art. 327, secondo comma, c.p.c., in base al quale il termine annuale di decadenza dalla facoltà di proporre impugnazione non si applica quando la parte contumace dimostri di non aver avuto conoscenza del processo, costituisce condizione essenziale che la parte contumace sia rimasta tale perché, a causa del contenuto della citazione, del ricorso o della loro notificazione, non è stata messa in grado di prendere parte al giudizio, mentre non si applica quando la parte, messa in grado di partecipare al giudizio o comunque costituitasi, rimane poi assente per vizi di svolgimento dello stesso.
Cass. 24 maggio 2003, n. 8245.
Perché il contumace possa evitare la decadenza dal diritto di proporre impugnazione per decorso del termine annuale, non è sufficiente, ai sensi dell’art. 327, secondo comma, c.p.c., la sola nullità della notificazione, ma occorre anche la prova della mancata conoscenza del processo a causa di tale nullità, prova che spetta al contumace fornire e che può essere data anche tramite il ricorso a presunzioni.
Cass. 14 settembre 2007, n. 19225.
La proposizione dell’impugnazione principale determina nei riguardi di tutti coloro cui il relativo atto venga notificato l’onere, a pena di decadenza, di esercitare il proprio diritto d’impugnazione nei modi e nei termini previsti per l’impugnazione incidentale (art. 333 c.p.c.) e, quindi, nel caso di ricorso per cassazione, nel termine di quaranta giorni dalla suddetta notificazione (art. 370, 371 c.p.c. Tale principio non trova limitazioni o deroghe con riguardo all’impugnazione di tipo adesivo che venga proposta dal litisconsorte dell’impugnante principale e persegua il medesimo intento di rimuovere il capo della sentenza sfavorevole ad entrambi.
Cass., Sez. Un., 13 novembre 1997, n. 11219; conforme Cass. 17 ottobre 2007, n. 21829.