Source: https://lawrenewablenergy.com/2010/04/07/dopo-la-puglia-la-corte-costituzionale-bacchetta-la-legge-regionale-in-materia-di-energia-della-regione-calabria/
Timestamp: 2017-02-24 05:50:59+00:00
Document Index: 94144647

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 12', 'art. 53', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 12']

Dopo la Puglia, la Corte Costituzionale bacchetta la legge regionale in materia di energia della Regione Calabria | Renewable Energy - Law Solutions
Dopo la Puglia, la Corte Costituzionale bacchetta la legge regionale in materia di energia della Regione Calabria
aprile 7, 2010 di Tonucci&Partners	Lascia un commento
Con sentenza n. 124 del 1 Aprile 2010, la Corte Costituzionale ha avuto modo di pronunciarsi sulla norme della Regione Calabria in materia di energia. Di seguito pubblichiamo alcuni estratti riguardanti le principali statuizioni:
– Art. 1 della L.r. Calabria n. 42/2008 Sospensione di 60 giorni – Illegittimità costituzionale. L’art. 1 della legge regionale della Calabria n. 38 del 2008, nello stabilire un’ulteriore sospensione di sessanta giorni, rispetto a quella di centoventi giorni inizialmente prevista dall’art. 53 della legge regionale n. 15 del 2008, si pone in contrasto con l’art. 12, comma 4, del d.lgs. n. 387 del 2003 che, nel disciplinare il procedimento per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, “fissa il termine massimo per la sua conclusione in centottanta giorni. Anche la parte della norma censurata che, in virtù del richiamo all’art. 53, della legge regionale n. 15 del 2008 dispone la proroga della sospensione della realizzazione degli impianti assentiti si pone in contrasto con l’indicato parametro costituzionale, in quanto elusiva dei principi fondamentali di semplificazione e celerità amministrativa, risultando inutile il rilascio dell’autorizzazione se ad esso non consegue la possibilità del suo concreto utilizzo”;
– Art. 2, L.r. Calabria n. 42/2008 – Previsione di limiti alla produzione – Contrasto con il Protocollo di Kyoto e con la dir. n. 2001/77/CE – Illegittimità costituzionale. Con l’art. 2 della L.R. Calabria n. 42 del 2008 il legislatore regionale prevede alcuni limiti alla produzione di energia da fonti rinnovabili sul territorio regionale e, in tal modo, pone una disciplina che opera in modo diametralmente opposto rispetto alle norme internazionali (Protocollo di Kyoto) e comunitarie (art. 3 direttiva n. 2001/77/CE) le quali, nell’incentivare lo sviluppo delle suddette fonti di energia, “individuano soglie minime di produzione che ogni Stato si impegna a raggiungere entro un determinato periodo di tempo”;
– Art. 3 L.r. Calabria n. 42/2008- Contrasto con l’art. 41 Cost. – Illegittimità costituzionale. Il legislatore regionale, con l’art. 3, comma 1, della L.r. Calabria n. 42 del 2008, ha posto una disciplina che contrasta con il principio di cui all’art. 41 della Costituzione, in quanto sottrae il 20% della potenza di energia autorizzabile al libero mercato e, nel destinarlo a determinate finalità, individua i possibili legittimati ad ottenere la suddetta quota sulla base di requisiti del tutto atecnici (che abbiano preferibilmente partenariato calabrese), ponendo, peraltro, a loro carico una serie di condizioni (che destinino una significativa quota degli investimenti per attività di sviluppo industriale ed economico sul territorio calabrese) estranee all’oggetto della autorizzazione ottenuta. “Discriminare le imprese sulla base di un elemento di localizzazione territoriale contrasta con il principio secondo cui la Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni, discendendo da ciò «il divieto per i legislatori regionali di frapporre barriere di carattere protezionistico alla prestazione, nel proprio ambito territoriale, di servizi di carattere imprenditoriale da parte di soggetti ubicati in qualsiasi parte del territorio nazionale (sentenza n. 207 del 2001)”;
– Impianti autorizzabili tramite DIA – Art. 12 d.lgs. n. 387/2003 – Punto 2.3 Allegato sub 1 della L.r. Calabria n. 42/2008 – Eterogeneità delle discipline statale e regionale Illegittimità costituzionale. Il punto 2.3 dell’Allegato sub 1 della legge regionale n. 42 del 2008 si pone in contrasto con quanto disposto dall’art. 12 del d.lgs. n. 387/2003, il quale fissa i principi fondamentali in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia. Il legislatore regionale ha infatti assunto un criterio di individuazione degli impianti autorizzabili sulla base della mera denuncia di attività, difforme da quello del legislatore statale che, senza tener conto della tipologia della fonte utilizzata, fissa in un’unica soglia di produzione il limite che consente l’accesso al procedimento di DIA. “L’eterogeneità delle discipline (statale e regionale) poste a raffronto rende palese anche la violazione dell’art. 12, comma 5, del d.lgs. n. 387 del 2003, che consente l’individuazione di soglie diverse di potenza rispetto a quelle indicate dalla tabella, ma solo a seguito di un procedimento che, in ragione delle diverse materie interessate (tutela del territorio, tutela dell’ambiente, produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia), coinvolge lo Stato e le Regioni in applicazione del principio di leale collaborazione, il quale impedisce ogni autonomo intervento legislativo regionale (sentenze n. 282 e n. 166 del 2009)”;
– Punto 4.2., lett. f) All. sub 1 L.r. Calabria n. 42/2008 – Domanda di autorizzazione all’installazione di impianti eolici – Garanzia di producibilità annua di 1800 ore equivalenti di vento – Illegittimità costituzionale – Violazione della normativa statale di cornice. “Il punto 4.2 lettera f) dell’Allegato sub 1 della legge regionale della Calabria n. 42 del 2008, nella parte in cui prevede che alla domanda di autorizzazione all’installazione di impianti eolici deve essere allegato uno studio delle potenzialità anemologiche del sito che siano tali da garantire una producibilità annua di almeno 1800 ore equivalenti di vento contrasta con la normativa statale di cornice”. Questa non contempla, infatti, alcuna limitazione specifica, né divieti inderogabili alla installazione di impianti alimentati da fonte eolica assumendo a tal fine rilievo l’art. 12, comma 10, del d.lgs. n. 387 del 2003, il quale rinvia a apposite linee guida il compito di «assicurare un corretto inserimento degli impianti, con specifico riguardo agli impianti eolici, nel paesaggio». Tale disposizione abilita, poi, le Regioni a «procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti», ma ciò può aver luogo solo «in attuazione» delle predette linee guida. Al momento non risulta che queste ultime siano state adottate con le modalità previste dallo stesso comma 10, vale a dire in sede di Conferenza unificata (sentenza n. 282 del 2009). Al riguardo, questa Corte ha precisato che «a presenza delle indicate diverse competenze legislative giustifica il richiamo alla Conferenza unificata, ma non consente alle Regioni […] di provvedere autonomamente alla individuazione di criteri per il corretto inserimento nel paesaggio degli impianti alimentati da fonti di energia alternativa» (sentenza n. 166 del 2009);
– Punto 4.2., lett. i) All. sub 1 L.r. Calabria n. 42/2008 – Domanda di autorizzazione all’installazione di impianti eolici di potenza superiore a 500 Kwe – Deposito della deliberazione favorevole del Consiglio comunale sul cui territorio insiste il progetto – Illegittimità costituzionale – Violazione dell’art. 12 del d.lgs. n. 387/2003. Il punto 4.2, lettera i), dell’Allegato sub 1 della legge regionale della Calabria n. 42 del 2008, nella parte in cui prevede che la domanda di autorizzazione (per gli impianti di potenza superiore a 500 Kwe), sia corredata anche dalla deliberazione favorevole del Consiglio comunale sul cui territorio insiste il progetto contrasta con l’art. 12 del d.lgs. n. 387/2003, il quale, nel disciplinare il procedimento per l’installazione di impianti alimentati da fonti alternative, “prevede quale suo atto conclusivo il rilascio di una autorizzazione unica, senza alcun riferimento alla necessità dell’adozione dell’atto consiliare comunale indicato dalla norma regionale impugnata, la quale prescrive, quindi, un ulteriore adempimento in contrasto con le finalità di semplificazione perseguite dal legislatore statale;
– Misure di compensazione patrimoniale – Condizione per il rilascio di titoli abilitativi – Divieto – Misure di compensazione e riequilibrio ambientale – Ammissibilità. Per misure di compensazione s’intende, in genere, la monetizzazione degli effetti negativi che l’impatto ambientale determina, per cui chi propone l’istallazione di un determinato impianto s’impegna a devolvere, all’ente locale cui compete l’autorizzazione, determinati servizi o prestazioni. La legge statale vieta tassativamente l’imposizione di corrispettivo (le cosiddette misure di compensazione patrimoniale) quale condizione per il rilascio dei suddetti titoli abilitativi, tenuto conto che la costruzione e l’esercizio di impianti per l’energia eolica sono libere attività d’impresa soggette alla sola autorizzazione amministrativa della Regione, secondo l’art. 12, comma 6, del d.lgs. n. 387 del 2003. “Sono, al contrario, ammessi gli accordi che contemplino misure di compensazione e riequilibrio ambientale, nel senso che il pregiudizio subito dall’ambiente per l’impatto del nuovo impianto, oggetto di autorizzazione, viene compensato dall’impegno ad una riduzione delle emissioni inquinanti da parte dell’operatore economico proponente”;
– Punto 4.2., lettere l) ed o) dell’Allegato sub 1 della L.r. Calabria n. 42/2008 – Installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile- Previsione di oneri economici – Misure di compensazione di carattere economico – Illegittimità costituzionale. Il punto 4.2 lettere l) ed o) dell’Allegato sub 1 della legge regionale Calabria n. 42 del 2008, nella parte in cui stabiliscono una serie di condizioni e di oneri economici per il rilascio dell’autorizzazione unica per l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili estranee all’oggetto del provvedimento richiesto, “si configurano quali compensazioni di carattere economico espressamente vietate dal legislatore statale (sentenza n. 282 del 2009). La disciplina impugnata, infatti, prescinde dall’esistenza di concentrazioni di attività, impianti e infrastrutture ad elevato impatto territoriale, presupposto quest’ultimo previsto dall’art. 1, c. 4, lett. f) della L. n. 239/2004, che legittima la previsione di misure di compensazione finalizzate al riequilibrio ambientale in deroga al principio fondamentale fissato dall’art. 12, comma 6, del d.lgs. n. 387 del 2003”.
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