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Timestamp: 2019-08-24 02:48:18+00:00
Document Index: 120140198

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 270', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 270', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 1', 'art.51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.444', 'art.441', 'art.441', 'sentenza ', 'art.270', 'art.270', 'art.270', 'art.444', 'art.441', 'art.12', 'art.1', 'art.1']

Di Loredana Morandi (del 28/01/2005 @ 10:25:16, in Sindacato, linkato 1621 volte)
BARI : I RAGAZZI DELLA MAFIA - CONVEGNO
Di Loredana Morandi (del 28/01/2005 @ 10:13:21, in Magistratura, linkato 2290 volte)
Ass. Italiana Magistrati Minorenni e Famiglia
Camera Minorile di Bari
Concetta Potito - Segretario Associazione Italiana Magistrati Minorenni e della Famiglia, Sezione di Bari; Adriana Cimmino - Presidente Camera Minorile Bari
Antonio Laforgia - Presidente Camera di Commercio di Bari
Mario de Cristofaro - Presidente Consiglio Regionale Puglia
Francesca Perrini - Direttore Centro Giustizia Minorile, Bari
Andrea Pisani Massamormile - Presidente Banca CARIME
Michelina Grillo - Presidente Organismo Unitario Avvocatura
Francesca La Malfa - Presidente Giunta Distrettuale A.N.M., Bari
Ore 11.00 Relazioni introduttive
Pasquale Andria - Presidente Associazione Magistrati Minorenni e della Famiglia
Il ruolo della giustizia penale minorile nella rieducazione dei minori di mafia
Fabrizia Bagnati - Presidente Unione Camere Minorili
I diritti dei minori fra repressione e rieducazione
Ore 15.00 Prima sessione tematica: analisi della realtà
Presiede: Fabrizia Bagnati
Maurizio Fiasco - Sociologo
La devianza minorile nel tessuto sociale delle quattro regioni a rischio
Francesco Paolo Occhiogrosso - Presidente Tribunale per i Minorenni Bari
Interventi a protezione del minore e famiglia mafiosa
Desireè Di Geronimo - Magistrato D.D.A., Bari
I minori nelle nuove organizzazioni criminali
Anna Montefalcone - Coordinatrice Reg.le Consulta Infanzia e Adolescenza "Gianni Rodari"
Gli enti locali nelle politiche di recupero della devianza minorile
Franco Chiarello - Docente Universitario
Struttura urbana e devianza minorile
Nisio Palmieri - Presidente Fondazione Cesar
Il volontariato nel contrasto alla criminalità organizzata, con speciale riferimento al coinvolgimento dei minori
Tina Abbondanza - Psichiatra Associazione "G.i.r.a.f.f.a."
Le esperienze delle associazioni nei rapporti con i servizi pubblici
Licia Positò - Dirigente scol. - Ufficio Scolastico Regionale
I ragazzi di mafia nella scuola
Mariella Rossiello - Insegnante
L'educazione alla legalità nella scuola
Nicola Petruzzelli - Direttore I.P.M. Fornelli, Bari
L'impatto del minore con le strutture carcerarie
Maria Luisa Ciaravolo - Direttore U.S.S.M./Ministero Giustizia, Bari
Il ruolo dell'Ufficio del Servizio Sociale Minorile
Anna De Vanna - Psicologa
Mediazione e devianze giovanili
Giuseppe Caldarola - Parlamentare
La testimonianza di un uomo politico
Ore 9.30 Seconda sessione tematica: proposte
Presiede: Saverio Abbruzzese - Psicologo
I minori di mafia nella realtà pugliese
Anna Rossiello - Avvocato
I figli dei collaboratori della giustizia
Devianza mafiosa minorile: repressione e prevenzione
Moderatore: Sandro Ruotolo - ViceDirettore TG3
Erminia Mazzoni - Parlamentare; Anna Serafini - Presidente Naz.le Consulta Infanzia e Adolescenza "Gianni Rodari"; Salvatore Mazzaracchio - Assessore Regione Puglia; Nicola Occhiofino - Assessore Provincia Bari; Susy Mazzei - Assessore Comune Bari
Luigi Pannarale - Docente Universitario
Presidente Camera di Commercio Bari, Presidente Regione Puglia, Presidente Consiglio Regionale Puglia, Presidente Provincia Bari, Sindaco Comune Bari, Dipartimento Giustizia Minorile - CGM Bari, Presidente Carime, Cooperativa Estense Modena, Fondazione Cesar, Casa Editrice Sapere 2000 ed. multimediali
Katia di Cagno - edizioni multimediali
MAGISTRATURA DEMOCRATICA SULLA PROROGA AL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA
Di Loredana Morandi (del 27/01/2005 @ 18:40:03, in Magistratura, linkato 1296 volte)
SULLA PROROGA DEL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA
La decisione delle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera dei deputati di prorogare fino al 31 dicembre 2005 il mandato scaduto a Pierluigi Vigna come Procuratore nazionale Antimafia è una inaccettabile espropriazione delle competenze affidate dalla Costituzione al C.S.M. cui spettano in via esclusiva assegnazioni e trasferimenti.
Ciò appare tanto più grave alla luce delle dichiarazioni rese dal Presidente della Commissione Giustizia del Senato secondo cui “gli sforzi…sono finalizzati soprattutto ad evitare che il sostituto di Vigna diventi Caselli”
In questo modo, sia pure in modo surrettizio ( attraverso la conferma del dott. Vigna e la determinazione attraverso la legge della data di vacanza del posto) si affida di fatto al Governo e alla maggioranza parlamentare la nomina di uno dei più importanti incarichi direttivi italiani.
La divisione dei poteri viene calpestata e si introduce nel sistema un precedente gravissimo che viola i principi fondamentali del sistema.
Chiediamo a chi ha a cuore le sorti dello Stato di diritto (e tra questi al dr. Vigna) atti coerenti, idonei ad evitare che questo ulteriore strappo costituzionale sia portato a compimento.
UNICOST : IL SENSO DI UNA SENTENZA
Di Loredana Morandi (del 27/01/2005 @ 11:19:22, in Magistratura, linkato 1360 volte)
IL SENSO DI UNA SENTENZA
Ancora una volta una sentenza emessa da un giudice nel pieno rispetto delle regole processuali è stata oggetto di aggressioni e strumentalizzazioni non accettabili.
La decisione del GIP di Milano in tema di terrorismo internazionale è una di quelle sentenze che potremmo definire ad “effetto politico” perché destinata ad assumere una particolare valenza sociale nella comunità attesa la gravità del fenomeno e la legittima diffusa preoccupazione dei cittadini sul tema della sicurezza transnazionale.
Non è certamente – ed in tale distinzione risiede la legittimità della giurisdizione- una sentenza “politica” cioè orientata da finalità politiche che esulano dall’interpretazione e dall’applicazione della legge. La particolare difficoltà di tradurre una fattispecie astratta non definita – e priva di decisioni precedenti consolidate- a singoli fatti storici accertati costituisce un profilo che accentua la difficoltà del lavoro del giudice ma che non può consentire strumentalizzazioni di sorta.
Le sentenze possono essere impugnate dalle parti e criticate dagli osservatori che non devono tuttavia –come ancora una volta è accaduto- aggredire il giudice per una decisione non conforme alle aspettative di una tesi soprattutto con frasi o richieste che esulano dalla cultura istituzionale dello Stato di diritto.
Di Loredana Morandi (del 27/01/2005 @ 11:05:14, in Magistratura, linkato 1310 volte)
LA SENTENZA SULLA CELLULA ISLAMICA
Di Loredana Morandi (del 26/01/2005 @ 10:29:33, in Magistratura, linkato 2446 volte)
N. 5774/04 R.G. G.I.P.
Il Giudice dr. Clementina Forleo, all'esito del giudizio abbreviato celebrato nel procedimento penale a margine indicato, nei confronti di:
*DRISSI Noureddine, nato in Marocco il 29.3.1965
detenuto presso la Casa Circondariale "San Vittore" di Milano
difeso di fiducia dall'Avv. Giuseppe DE CARLO, viale Brianza, 32 Milano
*HAMRAOUI Kamel Ben Mouldi, nati a Beja (Tunisia) il 21.10.1977
difeso di fiducia dall'Avv. Ilaria CREMA, via Bulloni, 12 del foro di Brescia
1) del delitto p. e p. dall'art. 270 bis c.p., in quanto si associavano tra loro e con altre persone, tra cui Mohammed Tahir Hammid (già oggetto di sentenza definitiva di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p.), Trabelsi Mourad (imputato in separato procedimento pendente davanti all'A.G. di Brescia), El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, Ciise Maxamed Cabdullah, Mohamed Amin Mostafà, Abderrazak Mahjoub, Muhamed Majid alias Mullah Fouad, Housni Jamal alias Jamal Al Maghrebi (per i quali si procede separatamente davanti alla Corte d'Assise di Milano) Daki Mohammed, Toumi Ali Ben Sassi e Bouyahia Maher Ben Abdelaziz (per i quali si procede separatamente essendo gli stessi già giudicati in data odierna con il rito abbreviato) allo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, in Italia ed all'estero, all'interno di un'organizzazione sovra-nazionale, localmente denominata con varie sigle (tra cui "Ansar Al Islam"), comunque operante sulla base di un complessivo programma criminoso, condiviso con similari organizzazioni attive in Europa, Nord Africa, Asia e Medio Oriente, contemplante:
° preparazione ed esecuzione di azioni terroristiche da attuarsi contro governi, forze militari, istituzioni, organizzazioni internazionali, cittadini civili ed altri obiettivi - ovunque collocati ­riconducibili agli Stati, occidentali e non, ritenuti "infedeli" e nemici; il tutto nel quadro di un progetto di "Jihad", intesa, secondo l'interpretazione della religione musulmana propria dell'associazione, nel senso di strategia violenta per l'affermazione dei principi "puri" di tale religione;
° il favoreggiamento della immigrazione illegale in Italia e verso altri Stati dei militanti;
° il procacciamento di documenti falsi di identità per i componenti dell'organizzazione;
° il reclutamento di una pluralità di persone da inserire nell'associazione ed eventualmente inviare in campi di addestramento ubicati principalmente in Iraq;
° l'invio dei militanti nelle "zone di guerra" a sostegno delle attività terroristiche ivi progettate ed eseguite contro il "nemico
infedele";
° la raccolta dei finanziamenti necessari per il raggiungimento degli scopi della organizzazione;
° il proselitismo effettuato (anche nei luoghi di culto e di riunione siti in Milano, come la moschea di Via Quaranta ed un appartamento di Via Cilea n. 40) attraverso videocassette, audio-cassette, documenti propagandistici e sermoni incitanti al terrorismo ed al sacrificio personale in azioni suicide destinate a colpire il nemico "infedele";
° la predisposizione, comunque, di tutti mezzi necessari per l'attuazione del programma criminoso dell'associazione e per il sostegno ai "fratelli" ovunque operanti secondo il descritto programma.
- Muhammad Majid (alias Mullah Fouad), Abderrazak Madjoub, Ciise Maxamed Cabdullaah ed El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, con funzioni direttive ed organizzative (art. 270 bis, c. I c.p.) nell'ambito della cellula operante in Milano ed in altre zone del territorio italiano (Muhammad Majid e Ciise Maxamed Cabdullaah, in particolare, nel periodo della propria permanenza in Italia), nonché il Ciise Maxamed Cabdullaah anche a livello internazionale; condotta consistita per i primi tre anche nel fungere da raccordo tra i vertici dell'organizzazione transnazionale e l'attività dei membri della cellula italiana; per il quarto anche nel coordinare l'attività dei membri della cellula locale; per tutti nel coordinare l'approvvigionamento di documenti falsi;
- Hamraoui Kamel Ben Mouldi e Drissi Noureddine, con funzioni organizzative (art. 270 bis, c. I c.p.) consistite nel coordinare l'attività dell'associazione in varie località del Nord Italia (tra cui, oltre Milano, anche Cremona e Parma) anche allo scopo di eludere le indagini delle competenti autorità concentratesi principalmente sull'attività svolta nella città di Milano, sede principale della cellula italiana;
- Mohamed Amin Mostafa, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c.II c.p.), con condotta consistita nell'assicurare il necessario supporto per l'invio definitivo, in vista dei fini sopra indicati, di persone, documenti e denaro nel Kurdistan iracheno (in alcuni casi attraverso la Siria);
- Daki Mohammed, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c. II c.p.), con condotta consistita nel dare ospitalità e nell'assicurare approvvigionamento di documenti falsi a membri dell'associazione (tra cui lo stesso Ciise Maxamed Cabdullaah);
- Bouyahia Maher Ben Abdelaziz, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c. II c.pp), fungendo da raccordo in territorio turco (segnatamente nella città di Instanbul) tra i capi dell'organizzazione transnazionale e l'attività dei membri della cellula italiana;
- Housni Jamal, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c. II c.p.), svolgendo la propria attività, secondo le direttive impartitegli da El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, sia in territorio italiano che in territorio estero (recandosi, ad es., in Turchia presso il gruppo di Bouyahia Maher Ben Abdelaziz per recapitare loro materiale vario su ordine di El Ayashi);
- Toumi Ali, quale semplice partecipe (art. 270 bis, c. II c.p.), provvedendo principalmente al reperimento di documenti falsi e di altro materiale logistico (computer, telefoni, etc.) necessari allo svolgimento dell'attività associativa.
2) del delitto p. e p. dagli artt. 110, 81 cpv. c.p. e 12 commi 1 ° e 3° D.L.vo 286/1998 (ora modificato dalla L. 189/2002), in quanto, in concorso tra loro e con altre persone, tra cui Mohammed Tahir Hammid (già oggetto di sentenza definitiva di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p.), Trabelsi Mourad (imputato in separato procedimento davanti all'A.G. di Brescia), El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, Mohamed Amin Mostafà, Abderrazak Mahjoub, Muhamed Majid alias Mullah Fouad, Housni Jamal alias Jamal Al Maghrebi (per i quali si procede separatamente davanti alla Corte d'Assise di Milano) Toumi Ali Ben Sassi e Bouyahia Maher Ben Abdelaziz (per i quali si procede separatamente essendo gli stessi già giudicati in data odierna con il rito abbreviato), compivano, in violazione delle disposizioni di legge regolanti la materia, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, atti diretti a procurare l'ingresso illegale di una pluralità di persone nel territorio dello Stato, ovvero atti diretti a procurare l'ingresso illegale in altri Stati del quale le suddette persone non erano cittadine o non avevano titolo di residenza permanente, con le condotte già descritte nei capi precedenti. In particolare, provvedevano anche a procurare documenti falsi a persone che arrivavano in Italia anche allo scopo di transitare, successivamente, in altri Stati (prevalentemente presso campi di addestramento in Iraq). Fatto aggravato dall'essere stato commesso da più di tre persone in concorso tra loro. Con l'ulteriore aggravante di cui all'art. 1 L. 6.2.80 n. 15, avendo commesso i reati per finalità di terrorismo.
Il P.M. ha chiesto rigettarsi l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa. Nel merito ha chiesto la condanna degli imputati alla pena di anni nove e mesi quattro di reclusione e di euro 16.000,00 di multa, previa derubricazione del ruolo rivestito dai predetti nel reato di cui al capo a) in quello di partecipe.
La difesa ha preliminarmente eccepito l'incompetenza territoriale di questa A.G. essendosi il fatto commesso in Cremona, con conseguente competenza dell'A.G. di Brescia ex art.51/3 bis c.p.
Nel merito, la difesa di DRISSI ha chiesto sentenza di assoluzione perchè il fatto non costituisce reato o perchè l'imputato non lo ha commesso; in subordine ha chiesto la concessione delle circostanze attenuanti generiche; la difesa dell'HAMRAOUI ha chiesto sentenza di assoluzione perchè il fatto non sussiste o perchè l'imputato non lo ha commesso.
art.22/3 c.p.p.
In data 29.3.2004, a seguito di richiesta di rinvio a giudizio formulata nei confronti di di Trabelsi Mourad in ordine ai medesimi reati di cui all'attuale imputazione, questo giudice emetteva sentenza di incompetenza per territorio in favore dell'A.G. di Brescia, ritenendo la stessa competente per l'intera "cellula" di cui all'imputazione all'epoca formulata.
Di seguito, in data 3.8.2004, perveniva richiesta di rinvio a giudizio concernente le posizioni degli altri imputati di cui all'attuale incriminazione (fatta eccezione per Mohammed Tahir Hammid per il quale era nel frattempo intervenuta sentenza ex art.444 c.p.p.), alcuni dei quali chiedevano procedersi con le forme del giudizio abbreviato.
Tra quest'ultimi, gli imputati Drissi Noureddine e Hamroaui Kamel Ben Mouldi, risultati nel corso delle indagini in stretto contatto con il Trabelsi.
I difensori dei due eccepivano preliminarmente l'incompetenza territoriale di questa A.G. in favore di quella bresciana, e questo giudice si riservava la decisione all'esito della discussione.
Alla luce della riformulazione dell'imputazione rispetto a quella elevata in ordine alla posizione del Trabelsi, nonchè soprattutto in base alle indagini successivamente compiute - ed in particolare agli interrogatori resi da taluni coimputati ed imputati in procedimenti connessi nonchè agli atti acquisiti nel giudizio abbreviato ex art.441/5 c.p.p. - va confermata la competenza di detta A.G. in ordine al c.d. gruppo cremonese, e dunque anche in ordine alle posizioni dei due attuali imputati Drissi e Hamraoui, ma va invece affermata la competenza di questa A.G. in ordine al c.d. gruppo milanese, ossia alle posizioni degli altri imputati.
Come infatti già evidenziato nel decreto di rinvio a giudizio emesso in data 29.9.2004 nei confronti degli imputati che non hanno optato per il rito speciale, dall'insieme degli atti processuali - peraltro di seguito integrati ex art.441/5 c.p.p. - emerge all'evidenza la pluralità di più "cellule" di matrice islamico-fondamentalista gravitanti in aree eversive operanti nel territorio nazionale e la sostanziale autonomia, anche nelle loro precipue finalità, delle stesse, e ciò pur in presenza di evidenti e necessari collegamenti tra le medesime ed altre, collaterali, stanziate all'estero. Sempre da detti atti emerge pure l'incentrarsi della "cellula" della quale facevano parte tutti gli altri imputati nel territorio milanese, in cui la stessa trovava appunto il suo epicentro logistico.
Tanto si afferma in quanto sia i due curdi abitanti a Parma - Mohammed Tahir Hammid e Mohamed Amin Mostafà - pur nei loro appurati contatti con il gruppo cremonese ed in particolare con il Trabelsi, sia Daki Mohamed, domiciliato a Reggio Emilia, risulta operassero in stretto contatto con i membri dell'organizzazione stanziati in Milano, ed in particolare con l'El Ayashi, con il Nasr Osama, oltre che con il Mullah Fouad (nel periodo in cui quest'ultimo era stanziato in Italia), loro referenti primari.
All'esito del giudizio abbreviato deve pertanto affermarsi la competenza dell'A.G. bresciana con riguardo alle posizioni degli imputati Drissi e Hamraoui, i quali peraltro risultano dagli stessi atti indagati presso tale A.G. in parallelo procedimento avente ad oggetto i medesimi titoli di reato, assorbenti le attuali incriminazioni.
Va nondimeno evidenziato come all'esito del giudizio abbreviato, conclusosi per gli altri imputati con sentenza assolutoria dal reato di cui all'art.270 bis c.p., sulla base degli elementi di prova allo stato ed in questa sede utilizzabili, non possano al riguardo ritenersi persistenti i gravi indizi in ordine a tale reato neppure per il c.d. gruppo cremonese, per la parte evidentemente concernente il presente procedimento come finora sviluppatosi.
Ciò si precisa ai soli effetti del regime cautelare in atto nei confronti dei due imputati in questione, non detenuti nell'ambito del
parallelo procedimento bresciano.
Sul punto va innanzitutto rilevato come gli atti di causa debbano essere sfrondati dagli atti affetti da inutilizzabilità patologica, ed innanzitutto dalle c.d. fonti d'intelligence, ossia dai numerosi dati provenienti da "acquisizioni informative" o "investigative" non meglio precisate, o da acquisizioni assunte in "contesti di collaborazione internazionale" o asseritamente provenienti da "segnalazioni da parte di organismi americani" o da "dati forniti dal BKA tedesco", anch'esse prive di qualsivoglia supporto genetico degno di rilievo processuale e non puntalmente riscontrate da atti processualmente rilevanti.
Lo stesso è a dirsi per gli atti compiuti all'estero e non assistiti dalle garanzie difensive che l'ordinamento interno pone ad imprescindibile fondamento dell'utilizzabilità di tali atti, ed in particolare alle audizioni di soggetti assunti come testimoni anzichè come indagati in procedimenti all'evidenza connessi e dunque senza le dovute garanzie difensive. Ci si riferisce soprattutto alle audizioni di ex combattenti ristretti in Iraq, assunte dall'autorità norvegese ed acquisite dai nostri inquirenti in sede di rogatoria.
Tanto premesso, può dirsi con margini di ragionevole certezza ed al di là delle reticenti dichiarazioni di taluni imputati, che entrambe le "cellule" in questione avevano come precipuo scopo il finanziamento, e più in generale il sostegno, di strutture di addestramento paramilitare site in zone mediorientali, presumibilmente stanziate nel nord dell'Iraq.
A tal scopo, infatti, erano organizzati sia la raccolta e l'invio - attraverso canali ritenuti "sicuri" - di somme di denaro, sia l'arruolamento di volontari - tutti stranieri e tutti di matrice islamico-fondamentalista - da far giungere in dette zone evitando ogni possibile intoppo nelle loro trasferte, e dunque attraverso percorsi anch'essi ritenuti "sicuri" e con documenti spesso contraffatti.
Numerose conversazioni intercettate fanno peraltro riferimento a tale accadimento ed alla necessità di arginare il più possibile i prevedibili nefasti effetti, aiutando "i fratelli" presenti nelle zone del conflitto, sia economicamente sia, appunto, rinforzando i contingenti armati attraverso l'invio di combattenti.
Non risulta invece provato, nonostante gli encomiabili sforzi investigativi compiuti, che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attività di guerriglia da innescare in detti o in altri prevedibili contesti bellici e dunque incasellabili nell'ambito delle attività di tipo terroristico di cui all'art.270 bis c.p. come novellato all'indomani dei noti e tragici fatti dell'11.9.2001.
A confortare tale impostazione interviene la "ratio" della norma di cui all'art.270 bis c.p., com'è noto novellata a seguito dei noti e tragici fatti dell'11.9.2001.
La modifica, che ha appunto esteso il rilievo penale dei fatti in tale norma già previsti anche ai casi in cui gli stessi fossero posti ai danni di uno Stato estero, voluta d'emergenza all'indomani di tali fatti parallalemente ad analoghi interventi legislativi posti in essere in altri paesi, ha evidentemente perseguito la finalità di creare una sorta di diritto penale sovranazionale con il quale tutelare i singoli Stati da attentati terroristici di ampio spettro, speculari di strategie politiche autonome e risolutive.
Tanto premesso, va rilevato come in punto di fatto non può ritenersi provato, neppure in termini di gravità indiziaria, che le due "cellule" in questione, pur gravitando in aree notoriamente contrassegnate da propensioni al terrorismo, avessero obiettivi trascendenti quelli di guerriglia come sopra delineati.
Al riguardo non può dirsi sufficiente a fondare l'ipotizzata responsabilità penale, la comune appartenenza a realtà eversive ed a strutture, quale quella denominata "Ansar Al Islam" - peraltro bombardata e distrutta nel corso di tale conflitto - dalla composizione tutt'altro che omogenea ed anzi alquanto articolata e complessa.
Sotto tale ultimo profilo va evidenziato come la variegata gamma di posizioni, tutte di matrice islamico-fondamentalista, confluenti nella menzionata struttura "Ansar Al Islam" sia stata delineata dal coimputato "collaboratore" Mohammed Tahir Hammid, il quale, pur nella evidente prospettiva di un trattamento sanzionatorio alquanto mite poi ottenuto ex art.444 c.p.p., ha infatti spiegato che tale formazione era alquanto eterogenea, facendo ad essa capo vari modi di intendere l'opposizione ai regimi "nemici", pur nella comune e dunque omogenea matrice islamico-fondamentalista dei vari sostenitori e simpatizzanti.
Le ultime dichiarazioni del predetto parlano al riguardo chiaro. Il Mohammed Tahir ha infatti riferito genericamente di "aver sentito dire" che "Ansar Al Islam" era "in contatto con Al Qaeda" e che aveva in progetto anche di utilizzare "kamikaze" per azioni di guerriglia all'interno dei confini iracheni, senza fornire alcun elemento di diretta cognizione al riguardo, e anzi significativamente aggiungendo che la svolta verso dette forme di violenza era oggetto di discussione tra i componenti dell'organizzazione, affermando altresì di essere un islamista moderato e di non condividere la deriva violenta di detta formazione. Ha inoltre aggiunto che alcuni dei suoi coimputati, quali l'El Ayashi, "si stavano avvicinando a detta organizzazione", così confermando dunque che gli stessi non vi erano organicamente inseriti.
Sempre in ordine all'organizzazione "Ansar Al Islam", va poi evidenziato il tenore della documentazione sequestrata al suo vertice Mullah Krekar, arrestato in Olanda e poi scarcerato ed espluso in Norvegia.
In uno di tali atti, concernente l'ideologia del gruppo e la sua matrice islamico-fondamentalista, si parla infatti di addestramenti militari al fine di affrontare "combattimenti sul fronte", nonchè di "tunnel e cave" costruti per difendersi dai "raid aerei soprattutto dopo gli ultimi bombardamenti sopra Tora Bora nel caso ci fossero degli attacchi dell' alleanza americana britannica". Il documento in questione si conclude con una chiosa per così dire "profetica". Si legge infatti: "Scrivo queste righe prima dell'attacco americano in Iraq e probabilmente anche noi verremo colpiti anche se stiamo prendendo delle misure protettive per le nostre trecento famiglie, alcuni si nascondono in Iran, ma anche lì hanno la vita dura e difficile... perchè si presume che gli americani attaccheranno le città di Halja e Siruane che sono strategiche, e se queste città verranno liberate potremmo iniziare l'era dell'Emirato Islamico che opererebbe in associazione con l'organizzazione delle Nazioni Unite. E infine chiedo a Dio di darci la forza e la vittoria. Il vostro fratello Abu Sayed Kutub Fateh Krekar.
Sia da tali elementi, sia dalle riportate dichiarazioni di Mohammed Tahir può dunque ricavarsi che "Ansar Al Islam" era strutturata come una vera e propria organizzazione combattente islamica, munita di una propria milizia addestrata appunto alla guerriglia e finanziata anche da gruppi stanziati in Europa ed evidentemente gravitanti nell'area del fondamentalismo islamico, senza perciò avere obiettivi di natura terroristica, probabilmente e verosimilmente propri solo di alcuni di suoi membri.
E' da evidenziarsi peraltro come dal riportato manoscritto a firma del Mullah Krekar era stata dallo stesso prevista la possibilità di un' istituzionalizzazione, addirittura nell'ambito delle Nazioni Unite, dell'organizzazione in questione.
Sempre sulle appurate finalità delle due "cellule" in questione vanno anche menzionate le dichiarazioni rese dall'imputato El Ayashi in data 29.7.2004, laddove lo stesso ammette di aver inviato combattenti in medioriente nel 2003 "per ragioni di Jahad", ossia "per opporsi agli invasori", in concomitanza appunto con l'attacco americano e per combattere con tro lo stesso, e ciò attraverso il canale siriano gestito dal coimputato Mullah Fouad.
In questo senso, a parere della scrivente, devono peraltro essere intese le più significative conversazioni intercettate. E' il caso del riferimento alla "grande bomba" che "sta arrivando" di cui alla conversazione telefonica intervenuta in data 11.3.2003 ore 11.40 tra l'attuale imputato Drissi e Trabelsi Mourad, evidentemente i due interlocutori riferendosi all'imminente attacco americano all'Iraq, com'è noto scoppiato proprio in quei giorni. Si pensi ancora alla "maledizione" di cui alla conversazione intervenuta in data 1.4.2003 tra l'El Ayashi e Ciise Mahamed all'interno della camera di sicurezza della locale Questura, e il chiaro riferimento alla ormai intervenuta guerra all'Iraq ed alla posizione al riguardo assunta dal governo italiano, con commenti all'evidenza tutt'altro che inequivocabilmente riferibili ad attività di tipo terroristico in concreto programmate. Altra conversazione emblematica in tal senso quella intervenuta in data 30.3.2003 ore 20.41, ossia ad attacco americano già avvenuto, tra il citato El Ayashi e l'attuale imputato Hamraoui, nel corso della quale quest'ultimo comunica che il Trabelsi, sentiti altri personaggi di spicco del gruppo, avrebbe deciso che "non hanno bisogno di uomini lì, hanno bisogno di uomini qui", precisando lo stesso che "metà degli uomini cercano finanziamenti, metà restano qui", all'evidenza riferendosi, quanto agli uomini che restano "qui", ai finanziatori di quei combattimenti. Lo stesso è a dirsi per la conversazione intervenuta tra il Mullah Fouad e l'El Ayashi sempre in data 30.3.2003, nel corso della quale il primo richiede l'invio di combattenti adeguatamente addestrati, di "gente che colpisca il ferro", sollecitando l'interlocutore a cercare anche "quelli che stavano in jaban", alludendo secondo la prospettazione accusatoria (ma il riferimento appare in verità alquanto ambiguo) all'invio di uomini disposti, comunque sempre in quel contesto, al diretto sacrificio umano.
Sotto tale profilo va evidenziato come l'utenza telefonica asseritamente in uso a quest'ultimo personaggio fosse tutt'altro che corrispondente (ed anzi differente per ben cinque cifre) a quella che nella conversazione del 9.3.2003 intercorsa tra l'El Ayashi e i due curdi residenti a Parma, viene indicata come in uso al Mullah Fouad.
Neppure risultano legami penalmente rilevanti di tali gruppi con quelli, pur della stessa matrice ideologica, responsabili di attacchi di pacifica natura terroristica, non potendo al riguardo farsi leva sulla presunta analogia della "potenziale progettualità operativa degli spostamenti di uomini e di risorse" nè tanto meno sulla asserita "circolarità di rapporti" tra soggetti gravitanti nei medesimi ambienti eversivi, e dunque su loro rapporti di conoscenza o di pregressa frequentazione.
A tal ultimo riguardo non può non rilevarsi come gli atti del procedimento bresciano acquisiti ex art.441/5 c.p.p. e concernenti l'audizione in incidente probatorio del "collaboratore" Zouaoi Chokri, finiscano in ultima analisi per avallare tale valutazione. Le dichiarazioni del predetto relative a presunti attentati da commettere sul territorio italiano, appaiono infatti fondate su deduzioni dallo stesso ricavate da discorsi in linguaggio criptico asseritamente tenuti in sua presenza da soggetti assolutamente estranei al presente procedimento. D'altra parte, come affermato dal P.M. in udienza, va evidenziato come le dichiarazioni che tale "collaboratore" avrebbe reso nell'ambito di altro procedimento milanese e di cui vi è traccia in detto atto, non riguarderebbero le due "cellule" in questione.
Per tali motivi, il reato di cui all'art.12 d.lvo 286/1998 andrà liberato dalla circostanza aggravante di cui all'art.1 l.15/1980.
la misura cautelare in atto nei confronti dei due imputati per sopravvenuta carenza di gravi indizi in ordine al reato di cui al capo 1), ed escludendo dal reato di cui al capo 2), l'aggravante di cui all'art.1 l.15/1980, sempre per sopravvenuta carenza di gravi indizi al riguardo.
Di Loredana Morandi (del 25/01/2005 @ 20:42:10, in Varie, linkato 1539 volte)
Di Loredana Morandi (del 25/01/2005 @ 20:03:29, in Indagini, linkato 1590 volte)
24/08/2019 @ 4.48.16