Source: http://www.studiolegalecova.com/1/responsabilita_per_cattiva_manutenzione_delle_strade_11490481.html
Timestamp: 2018-10-19 02:44:00+00:00
Document Index: 159149164

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art.2051', 'art. 2042', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art.2043', 'art. 1227']

Responsabilità per cattiva manutenzione delle strade | Avvocato a Bologna
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Responsabilità per cattiva manutenzione delle strade
L'art. 2051 c.c. nel dettare 1a disciplina esistente in materia di danno cagionato da cose in custodia, stabilisce che chiunque è responsabile del danno cagionato a terzi dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.
Il custode, dunque, risponde oggettivamente dei danni cagionati dalle cose che ha
in custodia e la prova liberatoria che è tenuto a far valere per andare esente da responsabilità consiste nel dimostrare che il sinistro si è verificato per caso fortuito, ossia a causa di un evento eccezionale, imprevedibile, inevitabile e interruttivo del nesso di causalità intercorrente tra la cosa oggetto di custodia e il danno.
La cassazione afferma che, in tema di danni da cose in custodia ai fini della configurabilità della responsabilità ex art . 2051 c.c. "è sufficiente la sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all'evento lesivo" rapporto che postula l'effettivo potere sulla cosa da parte del custode e cioè la disponibilità giuridica e materiale della cosa stessa che comporta il potere-dovere, facente capo al custode, di intervento su di essa.
Il custode ha dunque l'obbligo di sorveglianza, di controllo e di vigilanza sulle cose che costituiscono oggetto della sua custodia.
La Corte sostiene che è custode chi ha l'effettivo potere sulla cosa e può perciò essere non solo il proprietario della cosa, ma anche il semplice possessore o anche il detentore della cosa" (Cass. 1948/2003).
Alla responsabilità da cose in custodia di cui all'art. 2051 cc viene, per lo più, ricondotta la responsabilità della P. A. per il danno derivante dal difetto di manutenzione delle strade.
In giurisprudenza, in realtà, non sussiste un orientamento univoco al riguardo. Occorre, pertanto, tenere conto della relativa evoluzione giurisprudenziale.
Secondo un primo orientamento la responsabilità della P. A. per omessa o insufficiente manutenzione delle strade pubbliche si inquadra nell'ambito dell'art. 2051 cc in quanto la P. A., quale custode del bene pubblico, è in grado di esercitare sullo stesso, un potere immediato e diretto.
La P.A. è responsabile del danno patito da un terzo per I'omessa o insufficiente manutenzione delle strade pubbliche a meno che non provi il caso fortuito.
Un'altra tesi ritiene, invece, applicabile l'art.2051 cc soltanto quando il bene demaniale per la sua limitata estensione, possa essere oggetto di un costante ed effettivo controllo da parte della P.A.; altrimenti, troverà applicazione l'art. 2042 cc c.c. (cass. 15383/2006 e 16675/2005).
Questo orientamento parte dal presupposto secondo cui la responsabilità di cui all'art. 2051 cc può essere invocata soltanto quando si sia in presenza di beni sui quali la P.A. possa esercitare un'efficace, effettiva e continua vigilanza, con esclusione, quindi, dei beni appartenenti al demanio pubblico, beni che sono soggetti a un utilizzo generale, continuo e diretto da parte dell'intera collettività.
L'orientamento che invece riconduce la responsabilità della P.A. sic et simpliciter all'art. 2043 cc enuncia il concetto di insidia o trabocchetto.
In particolare, si ritiene che la P.A. nell'attività di controllo e vigilanza sui beni demaniali sia tenuta non solo al rispetto delle norme di legge e di regolamento appositamente predisposte, ma anche ad adottare tutte le cautele che risultino necessarie ad impedire che il bene demaniale, soggetto ad un uso generale e continuo da parte di una pluralità indifferenziata di utenti, presenti una situazione di pericolo occulto per un utente accorto, in modo tale da dar luogo alla c.d. insidia o trabocchetto (Cass.10312/2004 e 5989/1998).
I concetti di insidia o trabocchetto devono essere intesi come situazioni di pericolo non visibile e non prevedibile in presenza delle quali si potrà escludere la responsabilità dell'utente configurandosi quella della P.A.
Riconducendo la responsabilità della P.A. per l'omessa custodia di strade pubbliche nell'ambito dell'illecito aquiliano, varranno le regole sul riparto probatorio previste dall'art. 2043 c.c.
Spetterà, dunque, al danneggiato la prova della mancata segnalazione della buca e della non visibilità ed evitabilità della stessa (questa prova potrebbe essere ugualmente desunta dal complesso di circostanze del caso concreto in cui si è verificato l'evento dannoso).
Il conducente deve essere sempre in grado di compiere tutte le manovre necessarie ad evitare il pericolo, o comunque, di arrestare tempestivamente il veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.
In considerazione di ciò è evidente che il risarcimento dei danni subiti potrà essere richiesto dal danneggiato soltanto nel caso in cui tali danni siano derivati da insidie non visibili e non prevedibili ma imputabili ad una esclusiva colpa della P.A. senza alcun contributo del danneggiato.
In tale quadro giurisprudenziale l'insidia o il trabocchetto divengono criterio tassativo di imputazione della responsabilità alla P.A. i[ cui onere probatorio era posto a carico del danneggiante.
Nei più recenti arresti giurisprudenziali, si afferma che la P.A. debba rispondere sempre ex art. 2051 c.c., a prescindere dall'estensione più o meno limitata del bene demaniale (Cass.3651/2006).
L'art. 2051c.c., però, non viene più letto in chiave di responsabilità oggettiva; esso, infatti, richiederebbe ai fini del giudizio di responsabilità, la violazione di uno specifico dovere di sorveglianza da parte della P.A. Di conseguenza, la prova del caso fortuito non riguarderebbe l'interruzione del nesso causale, ma la prova di aver esattamente assolto agli obblighi di controllo e vigilanza.
La P.A., per andare esente da responsabilità, dovrà provare di aver esattamente
adempiuto agli obblighi di controllo e vigilanza dei beni pubblici.
Bisogna, infine, tener conto di una recente pronuncia nella quale si specifica che il potere di custodia della cosa si estrinseca nel potere di controllo su di essa, ossia nel potere di modificare la situazione di pericolo che promana dalla stessa, nel potere di escludere qualsiasi terzo dall'ingerenza di essa nel momento in cui si è prodotto il danno. La responsabilità della P.A. è, quindi, esclusa qualora si provi che tra la cosa ed il danno non c'è alcun nesso causale, perché la cosa in sé non è pericolosa o perché è sopravvenuta una nuova situazione pericolosa che da sola ha provocato il danno.
Come chiarito dalla Corte di Cassazione, sia nell'ipotesi di responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. che nell'ipotesi di responsabilità aquiliana ex art.2043 c.c. il comportamento colposo del soggetto danneggiato nell'uso del bene demaniale esclude la responsabilità della P.A., se tale comportamento è idoneo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso, integrando, altrimenti, un concorso di colpa ai sensi dell'art. 1227, co.1 c.c. con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante in proporzione all'incidenza causale del comportamento del danneggiato" (Cass. 15383/2006).
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