Source: https://www.jurisschool.it/2019/02/25/la-cassazione-sulla-diffamazione-nei-gruppi-di-whatsapp/
Timestamp: 2019-07-21 02:56:41+00:00
Document Index: 161408590

Matched Legal Cases: ['art. 594', 'art. 595', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 129', 'art. 599']

La Cassazione sulla Diffamazione nei gruppi di whatsapp. – Juris School
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Anche il nostro sito desidera condividere questa pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, che ha destato molta attenzione in quanto pubblicata sui maggiori quotidiani nazionali, avente come protagonisti alcuni minorenni della provincia di Bari.
La pronuncia affronta la tematica molto diffusa di insulti proferiti per iscritto all’interno di gruppi, sulle chat di whatsapp. Il problema sorge quando la persona vilipesa fa parte della community virtuale, potendo astrattamente rispondere all’autore della condotta offensiva nei propri riguardi.
La Cassazione, in modo chiaro ha specificato che anche in questo caso si configura il delitto di diffamazione. La motivazione è la seguente: il fatto che messaggio sia diretto, oltre che alla persona offesa, ad una cerchia di fruitori fa si che l’addebito lesivo si collochi in una dimensione ben più ampia di quella interpersonale tra offensore ed offeso. Nel caso di specie non si configura pertanto una semplice ingiuria (si sarebbe trattato di ingiuria aggravata ex art. 594 c.4 c.p.), reato tra l’altro, depenalizzato nel 2016, ma il delitto di cui all’art. 595 c.p.
Corte di Cassazione sez. V Penale, sentenza 17 gennaio – 20 febbraio 2019, n. 7904
Il secondo motivo di ricorso non tiene conto dello statuto probatorio della pronuncia di proscioglimento nel merito adottabile ai sensi dell’art. 129, comma 2, cod. proc. pen.. Se, infatti, il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell’art. 129, comma 2, cod. proc. pen. soltanto nei casi in cui le circostanze idonee ad escludere l’esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell’imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, così che la valutazione che il giudice deve compiere al riguardo appartenga più al concetto di “constatazione”, ossia di percezione “ictu oculi”, che a quello di “apprezzamento” (Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009, Tettamanti, Rv. 244274), l’approfondimento richiesto ai fini della verifica del ricorrere, nel caso al vaglio, della causa di non punibilità di cui all’art. 599, comma 2, cod. pen., è incompatibile con l’evidenza” richiesta dalla norma dianzi evocata, che presuppone la manifestazione di una verità processuale così chiara, manifesta ed obiettiva da rendere superflua ogni dimostrazione (Sez. 2, n. 9174 del 19/02/2008, Palladini, Rv. 239552).
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