Source: http://www.studiotarabellaluca.com/author/luca/
Timestamp: 2018-12-12 09:50:48+00:00
Document Index: 103164070

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 27', 'art. 21', 'art. 50', 'art. 2', 'art. 63', 'art. 109', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 818', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 18']

Luca Tarabella – Studio Tarabella Luca
Autore: Luca Tarabella
Autore Luca TarabellaPubblicato il 3 novembre 2017 3 novembre 2017 Categorie BlogTag digitalizzazione, incentivi, voucher digitalizzazione
Bonus mamma domani 2017: l’Inps conferma la retroattività del premio
L’Inps, con la pubblicazione della nuova circolare 61 del 16 marzo 2017, arrivata ad integrazione dell’altra circolare Inps 39 del 27 febbraio scorso e con la quale l’Istituto aveva fissato i requisiti per ottenere il premio e le modalità e le istruzioni su come presentare le domande, conferma la retroattvità del bonus mamma domani al 1° gennaio 2017.
A prescindere quindi dal fatto che dall’inizio del 2017, la mamma sia già entrata nel 7° mese di gravidanza, abbia partorito, adottato o preso in affido il minore, le spetta comunque il premio nascita 2017 ossia, il contributo una tantum di 800 euro, e pertanto, quando l’Inps darà il via alle domande bonus mamma domani, potrà presentare la relativa domanda.
L’Inps, nella nuova circolare n. 39 del 16 marzo 2017, scrive che a seguito di ulteriori approfondimenti, al fine di chiarire meglio la normativa, sono stati riformulati i paragrafi 1 e 2 in riferimento, rispettivamente, ai requisiti e alla maturazione del premio alla nascita 2017.
Ecco quindi come sono stati riformulati i requisiti del bonus mamma domani Inps 2017: sulla base della nuova formulazione, i requisiti generali richiesti per avere diritto al premio alla natalità che spetta alle donne incinte o alle mamme in possesso degli stessi requisiti bonus bebè, ossia, dei requisiti per ottenere l’assegno di natalità ai sensi della legge di stabilità n. 190/2014 (art. 1, comma 125), sono:
cittadinanza italiana o comunitaria; le cittadine non comunitarie alle quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico e protezione sussidiaria sono equiparate alle cittadine italiane per effetto dell’ art. 27 del Decreto Legislativo n. 251/2007;
per le cittadine non comunitarie: occorre avere il permesso di soggiorno UE o la carta di soggiorno per familiari di cittadini UE così come gà previsto per il bonus bebeè stranieri
Quando spetta il bonus mamme domani? Secondo quanto chiarito dall’Inps con la circolare n. 61, il premio alla natalità o all’adozione di 800 euro, può essere concesso solo se uno degli eventi sotto elencati si verificano a partire dal 1° gennaio 2017:
Il bonus è concesso in un’unica soluzione, per evento (gravidanza o parto, adozione o affidamento), e in relazione ad ogni figlio nato o adottato/affidato.
Le mamme beneficiarie del premio alla natalità o all’adozione, hanno diritto a ricevere a titolo di bonus un importo di 800 euro erogato dall’Inps una sola volta, sotto forma, probabilmente di assegno o bonifico.
L’erogazione degli 800 euro di bonus mamme, avverrà solo previo invio telematico della domanda compilata sull’apposito modulo e verifica del possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge.
Inoltre l’importo non sarà erogato a rate mensili, come avviene per il bonus bebè, ma verrà pagato in un’unica soluzione, in modo da permettere alla futura mamma, neo mamma, mamma adottiva o affidataria, di utilizzare i soldi del premio per effettuare visite mediche ed esami o da spendere in prodotti di prima infanzia.
Lo studio rimane a disposozione per eventuali chiarimenti, raccolta documenti e presentazione pratica.
Studio Tarabella Dott. Luca
Autore Luca TarabellaPubblicato il 17 marzo 2017 17 marzo 2017 Categorie BlogTag bonus mamma, bonus mamma domani, mamma domani
Le novità del Decreto Milleproroghe.
il decreto Milleproroghe è divenuto legge. Andiamo qui di seguito a riassumere le principali novità in ambito fiscale
Per il primo anno di applicazione la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute (nuovo spesometro) prevista inizialmente su base trimestrale è effettuata su base semestrale. Il temine per la comunicazione analitica dei dati delle fatture relative al primo semestre è prorogato dal 25 luglio al 16 settembre 2017. Per la comunicazione relativa al secondo semestre si prevede il termine del mese di febbraio 2018.
Per quanto riguarda l’adempimento relativo alla comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA (ai sensi dell’art. 21-bis del D.L. n. 78/2010) rimangono ferme le scadenze trimestrali, previste dalla norma vigente.
Si dispone una proroga dei termini vigenti (dal 31 gennaio al 28 febbraio dell’anno successivo al sostenimento di spese veterinarie) per l’invio al Sistema tessera sanitaria (STS), da parte dei veterinari iscritti agli Albi professionali, dei dati relativi alle predette spese – in relazione ad animali da compagnia e destinati alla pratica sportiva – sostenute da persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2016;
Si ripristinano fino al 31 dicembre 2017 gli obblighi di comunicazione dei dati relativi agli acquisti intracomunitari di beni ed alle prestazioni di servizio ricevute da soggetti stabiliti in altro Stato membro dell’Unione europea, previsti dall’art. 50, comma 6, D.L. n. 331/1993, nel testo vigente alla data del 24 ottobre 2016 (data di entrata in vigore del D.L. n. 193/2016). L’Agenzia delle Entrate ha confermato, viste le modifiche repentine della normativa, la non applicabilità di sanzioni nel caso di invii tardivi dei modelli aventi come scadenza il 27 febbraio 2017.
COMUNICAZIONE BENI GODIMENTO AI SOCI
Viene abrogata la disciplina delle comunicazioni al fisco e dei controlli dell’Agenzia delle entrate, relative alla concessione di beni d’impresa in godimento ai soci (art. 2, commi 36- sexiesdecies e 36-septiesdecies D.L. n. 138/2011);
LOTTERIA SCONTRIINI FISCALI
Si proroga, limitatamente all’anno 2017, il termine per il pagamento del contributo per l’iscrizione all’albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi (art. 63, comma 4, legge n. 298/1974), al 31 marzo 2017;
Autore Luca TarabellaPubblicato il 24 febbraio 2017 Categorie BlogTag Milleproroghe
Autore Luca TarabellaPubblicato il 21 ottobre 2016 20 ottobre 2016 Categorie BlogTag Legge di Stabilità 2017, Manovra 2017, studi di settori
Autore Luca TarabellaPubblicato il 7 settembre 2016 28 luglio 2016 Categorie BlogTag rinuncia dei crediti dei soci
Acquisto abbigliamento: il professionista può dedurre i costi?
Una delle domande che prima o poi si pongono quanti esercitano attività di lavoro autonomo è se sia possibile dedurre, tra le spese inerenti la propria professione, anche quelle relative all’acquisto di abbigliamento “formale” da indossare mentre si svolge la propria attività. La risposta, pur in mancanza di una presa di posizione ufficiale da parte dell’Agenzia delle Entrate, dovrebbe essere negativa, in mancanza di un preciso riscontro del principio dell’inerenza. Optare per la deducibilità di tali costi, allo stato attuale, espone ad un sicuro rischio di contestazione in caso di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.
È indubbio che, nell’esercizio di alcune attività professionali, specialmente quando ci si rapporta, non solo con i propri clienti, ma anche con uffici pubblici, è doveroso presentarsi con un abbigliamento consono.
Si tratta di regole non scritte in nessuno degli ordinamenti professionali ma dettate, oltre che dalla volontà di dare una certa immagine professionale di sé, anche dal rispetto e decoro della professione che si esercita.
Infatti, se è vero che un famoso proverbio afferma che “l’abito non fa il monaco”, è altrettanto vero che, ad esempio, un avvocato che si presenta di fronte ad un giudice con una “semplice” polo sotto la toga dà di sé una immagine poco professionale.
Pertanto, è consuetudine, per i professionisti, vestire in maniera formale ed elegante.
Ciò comporta, però, il sostenimento di alcuni costi per l’acquisto degli abiti ed accessori, anche di non poco conto. Ci si pone, dunque, una domanda: è possibile dedurre tali costi considerandoli inerenti allo svolgimento dell’attività professionale?
Alla domanda non è possibile dare una risposta univoca, anche perché, oltre a non esserci alcuna norma che prevede ciò, non c’è nemmeno una pronuncia dell’Amministrazione finanziaria che, in senso positivo o negativo, affronti la questione.
Per tentare di dare una risposta alla domanda, quindi, non si può fare a meno di partire dal concetto di inerenza.
Principio di inerenza nel lavoro autonomo
Il principio di inerenza non è direttamente disciplinato nel TUIR, sia nell’ambito del reddito d’impresa che in quello di lavoro autonomo.
A dire il vero, per il reddito d’impresa l’art. 109, comma 5, TUIR prevede che “le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi.”
Per quanto riguarda, invece, il lavoro autonomo, il legislatore si limita semplicemente a stabilire che il reddito è costituito dalla differenza fra l’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta e quello delle spese sostenute nell’esercizio della professione (art. 54 TUIR).
Diventa, pertanto, difficile dare una definizione inequivocabile del principio di inerenza.
Bisogna quindi partire dal presupposto che il reddito derivante da un’attività di lavoro autonomo dovrebbe essere inteso come correlazione della spesa all’attività professionale nel suo complesso, senza che debba esserci un nesso rigoroso con i singoli compensi.
Basandosi su tale assunto, l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di affermare che “le spese afferenti l’attività professionale sono infatti quelle sostenute per lo svolgimento di attività o per l’acquisizione di beni da cui derivano compensi che concorrono alla formazione del reddito professionale. È necessario pertanto che sussista una connessione funzionale, anche indiretta, dei costi sostenuti rispetto alla produzione dei compensi che concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo” (risoluzione 8 marzo 2002, n. 79/E).
Ancora, in un altro documento di prassi ha affermato che le spese devono essere correlate all’attività nel suo complesso indipendentemente dal valore aggiunto imputabile ad ogni singola prestazione svolta dal contribuente non dovendo rinvenirsi, per la loro deducibilità, una particolare relazione con i singoli compensi percepiti (risoluzione 16 febbraio 2006, n. 30/E).
Se questa è la posizione della prassi, può essere utile vedere cosa ne pensa la giurisprudenza.
Sul concetto di inerenza, sono molteplici le pronunce giurisprudenziali, sia di merito che di legittimità.
Tra tutte si richiama la sentenza della Corte di Cassazione 18 febbraio 2015, n. 3198: in quella sede è stato affermato che, in materia di reddito da lavoro autonomo, l’inerenza presuppone un rapporto di diretta e immediata correlazione che deve instaurarsi ai fini della determinazione della base imponibile fra la spesa sostenuta e la professione esercitata.
Detto così, il principio potrebbe apparire di facile applicazione, ma proprio perché manca una definizione di legge, si presta ad interpretazioni soggettive soprattutto in quei casi, come quello di cui si discute, in cui non vi è un rigoroso nesso tra i costi sostenuti da un professionista e i singoli compensi percepiti.
Deducibilità costi acquisto abiti
Alla luce di quanto sin qui detto, veniamo, dunque, al punto: è possibile, richiamando il principio di inerenza, sostenere che l’acquisto di abiti da indossare durante l’esercizio dell’attività costituisca un costo deducibile dal reddito di lavoro autonomo?
In altri termini, si può affermare che ci sia un rigoroso nesso tra l’acquisto degli abiti e i compensi percepiti?
La risposta non può che essere negativa, anche se con alcuni distinguo.
Infatti, è pacifico che l’acquisto di un camice da parte di un medico o di una toga da parte di un avvocato costituisca un costo inerente alla propria attività e, per questo, deducibile.
Ma non si ritiene possibile giungere alla stessa conclusione nel caso dell’acquisto di un abito elegante da parte di un dottore commercialista.
Non regge nemmeno l’eventuale, ma sicuramente più difendibile, deduzione del costo in misura pari al 50%, supponendo che l’abbigliamento possa essere indossato sia nelle ore di lavoro che nel tempo libero.
Infatti, quello che sembra mancare è proprio l’inerenza di tale costo all’attività svolta, così come definita in precedenza.
A ciò si deve aggiungere che nessuno degli ordinamenti professionali prevede, in maniera diretta, il binomio abbigliamento consono/decoro della professione.
In conclusione, optare per la deducibilità di tali costi (seppur in percentuale), allo stato attuale, espone ad un sicuro rischio di contestazione in caso di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, con pochissime (se non proprio nulle) possibilità di difesa in fase di contenzioso.
Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/fisco/imposte-dirette/quotidiano/2016/07/28/acquisto-abbigliamento-il-professionista-puo-dedurre-i-costi?utm_source=Facebook&utm_medium=FB_comm&utm_campaign=FB_comm
Saverio Cinieri – Dottore commercialista in Francavilla Fontana)
Autore Luca TarabellaPubblicato il 31 agosto 2016 28 luglio 2016 Categorie BlogTag deducibilità abito
Il regime dei contribuenti minimi e forfetario a confronto.
Autore Luca TarabellaPubblicato il 3 agosto 2016 26 luglio 2016 Categorie BlogTag regime forfettario
Start-up innovative: cosa cambia dal 20 luglio 2016.
Il decreto del MiSE stabilisce appunto che gli atti costitutivi e gli statuti debbano essere redatti secondo le specifiche tecniche contenute negli allegati A, B e C ad esso allegati e che siano in formato XML. Per informazioni in merito alla redazione e per scaricare il modello è stato predisposto l’apposito sito startup.registroimprese.it.
(fonte Giorgia Martin – Centro Studi CGN)
Autore Luca TarabellaPubblicato il 27 luglio 2016 26 luglio 2016 Categorie BlogTag start up innovative
IMU e TASI con contratto di comodato.
Tuttavia, con la circolare, il MEF non tiene conto del fatto che data di stipula e data di decorrenza potrebbero non coincidere (la data di stipula deve essere sempre anteriore a quella di decorrenza e la registrazione deve avvenire entro 20 giorni dalla stipula e non dalla decorrenza) con la conseguenza che potrebbero verificarsi ipotesi diverse.
Con riferimento al contratto di comodato “verbale”, il MEF nella Circolare in esame, richiama quanto disposto dall’art. 3, comma 2, del DPR n. 131/1986 il quale rimanda all’art. 22 dello stesso DPR secondo cui “se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere fra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene la enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate”.
Autore Luca TarabellaPubblicato il 20 aprile 2016 15 marzo 2016 Categorie BlogTag contratto di comodato
Agevolazioni prima casa: le novità dall’anno 2016.
La legge di Stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) al comma 55 ha introdotto un’importante novità in tema di agevolazione ai fini del registro nonché di Iva per l’acquisto dell’abitazione da adibire a “prima casa”.
In prima analisi si ricorda che l’agevolazione “prima casa” comporta i seguenti benefici ai fini dell’imposizione indiretta:
imposta di registro nella misura del 2 per cento (imposte ipotecaria e catastale fisse di 50 euro ciascuna) anziché del 9 per cento;
Iva nella misura del 4 per cento (imposte ipotecaria e catastale fisse di 200 euro ciascuna) anziché del 10 per cento.
Nel dettaglio la legge di Stabilità 2016 ha inserito il nuovo comma 4-bis all’interno della nota II-bis) dell’art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986 (decreto imposta di registro). Tale nuovo comma stabilisce, ora, che l’agevolazione fiscale per l’acquisto della “prima casa” si applica anche nel caso in cui l’acquirente sia ancora in possesso del suo immobile acquistato con lo stesso beneficio purché quest’ultimo immobile sia alienato entro un anno dalla data dell’atto.
Nei casi in cui l’abitazione precedentemente acquistata con l’agevolazione prima casa non venga alienata entro un anno dall’acquisto agevolato della nuova abitazione, si verifica la decadenza dall’agevolazione prima casa goduta sul nuovo acquisto. Conseguentemente, il nuovo acquisto sarà soggetto a tassazione ordinaria, quindi, con registro al 9 per cento ovvero Iva al 10 per cento.
Agevolazione “prima casa” in pillole
Benefici in tema di imposizione indiretta
L’agevolazione “prima casa” comporta i seguenti benefici ai fini dell’imposizione indiretta:
imposta di registro nella misura del 2 per cento anziché del 9 per cento;
Iva nella misura del 4 per cento anziché del 10 per cento.
Trasferimento a titolo oneroso o gratuito
L’agevolazione in esame torna applicabile sia in occasione di trasferimenti a titolo oneroso che in relazione a trasferimenti a titolo gratuito, nel qual caso ha un’operatività limitata.Attenzione
L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 20 marzo 2012, n. 25, ha affermato che le agevolazioni “prima casa” trovano applicazione anche nel caso di acquisto per usucapione.
Trasferimenti a titolo oneroso
Il beneficio “prima casa” può applicarsi nel caso di:
trasferimenti a titolo oneroso della piena proprietà;
trasferimenti a titolo oneroso della nuda proprietà, dell’usufrutto, del diritto d’uso e di abitazione;
altri atti a titolo oneroso a essi equiparati ai fini dell’IVA (e dell’imposta di registro, ove trovi applicazione tale imposta).
L’agevolazione si applica anche ai trasferimenti coattivi (espropriazione).
Inoltre, l’agevolazione torna applicabile anche quando l’acquisto sia limitato a quote di proprietà o di diritti reali:
sia nel caso in cui tali quote vengano acquistate da più parti congiuntamente;
sia ove l’acquisto della quota avvenga a opera del singolo soggetto.
L’agevolazione può trovare applicazione anche in relazione agli atti a titolo gratuito che realizzino un trasferimento immobiliare, ma in tal caso il beneficio opera solo in relazione alle imposte ipotecaria e catastale, mentre le imposte di successione e donazione debbono essere applicate in misura ordinaria.
Risulta necessario che la richiesta del beneficio venga espressa nell’atto di donazione o nella dichiarazione di successione (circolare 7 maggio 2001, n. 44).
Trasferimento di pertinenze e agevolazione “prima casa”
Il comma 3 della nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. n. 131/1986, in applicazione del principio generale secondo il quale alle pertinenze si applica il medesimo regime giuridico della cosa principale (art. 818, c.c.), stabilisce che l’agevolazione prima casa, in presenza dei requisiti oggettivi e soggettivi per applicarla, compete anche in relazione all’acquisto delle pertinenze della casa di abitazione, ancorché acquistate con atto separato.In relazione alle pertinenze accatastate come C/2, C/6 o C/7, l’agevolazione “prima casa” può trovare applicazione nei limiti di un’unità per ciascuna delle citate categorie.
L’agevolazione prima casa può trovare applicazione (circolare 7 giugno 2010, n. 31/E):
anche per l’acquisto della pertinenza di un immobile che, a suo tempo, sia stato acquistato senza l’agevolazione, in quanto il beneficio non era ancora previsto dalla normativa vigente al momento del trasferimento;
anche per l’acquisto della pertinenza di un immobile che, al momento dell’acquisto, pur trovandosi nelle condizioni oggettive e soggettive richieste dalla nota II-bis, all’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. n. 131/1986, non abbia goduto del trattamento agevolato in quanto ancora “allo stato rustico”.
Soggetti che possono richiedere l’agevolazione “prima casa”
Solo le persone fisiche, indipendentemente dalla loro nazionalità, e quindi sia nel caso in cui esse siano italiane, sia nel caso in cui siano di nazionalità straniera (circolare 12 agosto 2005, n. 38/E).Conseguentemente il beneficio torna applicabile anche:
per i cittadini extracomunitari, in presenza della condizione di reciprocità di cui all’art. 16 delle Disposizioni sulla legge in generale;
per i cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia, anche in assenza della verifica della condizione di reciprocità.
L’agevolazione compete anche al cittadino italiano emigrato all’estero, ma in tal caso non è richiesta la sussistenza della condizione relativa al trasferimento della residenza nel Comune in cui si trova l’immobile, purché quest’ultimo si trovi sul territorio nazionale (circolare n. 38/E/2005).
L’agevolazione si applica anche ai minori non emancipati e agli altri incapaci, quali interdetti e inabilitati (circolare n. 38/E/2005) ma, in tal caso, le dichiarazioni richieste dalla legge (nota II-bis, all’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. n. 131/1986) ai fini del godimento dell’agevolazione, anche se riferite al soggetto acquirente, sono rese dai rappresentanti legali.
Condizioni per poter beneficiare dell’agevolazione “prima casa”
In prima battuta è opportuno precisare che affinché tornino applicabili le agevolazioni “prima casa” l’acquirente dell’immobile abitativo deve dichiarare nell’atto definitivo di acquisto dell’immobile di essere in possesso dei requisiti per la prima casa. La dichiarazione costituisce un vero e proprio obbligo a pena di decadenza dalle agevolazioni. La dichiarazione resa non nell’atto di compravendita ma in uno specifico atto integrativo è ammessa, purché l’atto integrativo sia redatto secondo le medesime formalità giuridiche dell’atto originario.Inoltre, affinché tornino applicabili le agevolazioni fiscali “prima casa” sarà necessario che:
l’immobile abbia destinazione abitativa. Va da sé che le agevolazioni fiscali torneranno applicabili unicamente alle abitazioni (per casa di abitazione può definirsi l’unità immobiliare destinata, per le sue caratteristiche strutturali, a essere utilizzata per il soddisfacimento delle esigenze abitative dell’acquirente). Ad eccezione delle categorie cat. A/1, A/8 e A/9 (abitazioni di lusso);
l’immobile deve essere ubicato, alternativamente: i) nel territorio del Comune in cui l’acquirente abbia o trasferisca la propria residenza entro 18 mesi dall’acquisto; ii) nel territorio del Comune in cui l’acquirente svolga la propria attività (lavoro, studio, ecc.) se diverso da quello in cui risiede; iii) nel territorio del Comune in cui il datore dell’acquirente ha la sede o svolge l’attività, se l’acquirente stesso si è trasferito all’estero per motivi di lavoro; iv) in qualsiasi Comune sul territorio italiano nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero. Per quanto attiene alla residenza è bene precisare che la stessa si considera trasferita nella stessa data in cui l’interessato rende al comune, ai sensi dell’art. 18, commi 1 e 2, D.P.R. 30 maggio 1989, n. 233, la dichiarazione di trasferimento. A tal riguardo bisogna prestare attenzione al fatto che per quanto attiene alla detrazione degli interessi sul mutuo “prima casa” per beneficiare di tale agevolazione il cambio di residenza deve essere effettuato entro e non oltre 1 anno dalla stipula del mutuo (fino all’anno 2000 il termine era di 6 mesi). Si segnala, inoltre, che la circolare 12 maggio 2000, n. 95, dell’Agenzia delle Entrate, ha chiarito che si perde il diritto alla detraibilità degli interessi sul mutuo “prima casa” laddove non fosse possibile trasferire la propria residenza entro i 6 mesi (la Circolare era stata pubblicata nel 2000, quindi vengono riportati 6 mesi, ora pari ad un anno) anche dipendesse da cause al contribuente non imputabili. Invece, affinché si possa godere degli altri benefici “prima casa” (imposta di registro, IVA, ecc) i termini sono pari a 18 mesi dalla stipula del rogito notarile.
sussistono entrambe le seguenti condizioni: i) l’acquirente non è titolare, esclusivo o in comunione con il coniuge, del diritto di proprietà o di usufrutto, uso o abitazione su altre case di abitazione ubicate nello stesso Comune nel quale l’immobile con l’agevolazione è acquistato; ii) l’acquirente non è titolare, nemmeno per quote, anche se detenute in regime di comunione legale dei beni, di altre case di abitazione, o di diritti di usufrutto, uso, abitazione sulle stesse, compresa la nuda proprietà, situate nel territorio nazionale, per le quali l’acquirente ha già usufruito delle agevolazioni prima casa;
l’agevolazione fiscale per l’acquisto della “prima casa” si applica anche nel caso in cui l’acquirente sia titolare, al momento del nuovo acquisto, di un altro immobile abitativo situato sul territorio nazionale, a suo tempo acquistato con l’agevolazione, purché l’immobile acquistato in passato con l’agevolazione sia alienato entro un anno dalla data del nuovo atto di acquisto agevolato (novità a opera della legge di Stabilità 2016).
Soltanto la titolarità di altro appartamento nello stesso comune adibito ad abitazione principale in comunione (legale o convenzionale) con il coniuge determina l’impossibilità di usufruire dell’agevolazione. Invece, la titolarità di una quota con persone diverse dal coniuge non è ostativa all’applicabilità dell’aliquota agevolata. In caso di requisiti posseduti solo da uno dei coniugi in comunione legale, l’agevolazione spetta per il 50 per cento, ossia limitatamente alla quota acquistata dal coniuge in possesso dei requisiti richiesti. Inoltre, se la dichiarazione di possidenza dei requisiti viene resa solo da uno dei due coniugi l’agevolazione spetta per il 50 per cento, ossia limitatamente alla quota acquistata dal coniuge che ha reso la dichiarazione.
Dichiarazioni da rilasciare nell’atto di acquisto
Al momento dell’atto, il contribuente deve rendere alcune dichiarazioni, necessarie al fine di godere dell’agevolazione. In particolare, l’acquirente deve dichiarare in atto:
“a pena di decadenza“, la propria volontà di stabilire la propria residenza anagrafica nel Comune ove si trova l’immobile oggetto di acquisto entro 18 mesi dalla data dell’atto;
di non essere titolare, né esclusivo, né in comunione con il coniuge, alla data dell’atto, di diritti di proprietà, uso, usufrutto o abitazione, su case di abitazione nello stesso Comune in cui si trova l’immobile oggetto di acquisto;
di non essere titolare, neppure per quote o in comunione con il coniuge, di diritti di proprietà, nuda proprietà, uso, usufrutto o abitazione, su case di abitazione site in tutto il territorio nazionale, acquistate con il beneficio “prima casa”.
Casi particolari di agevolazione “prima casa”
Acquisto di abitazioni contigue: la risoluzione 25 febbraio 2005, n. 25, ha previsto la possibilità di avvalersi dell’agevolazione “prima casa” (ricorrendo tutti gli altri presupposti di legge) anche nel caso di acquisto di unità immobiliari limitrofe a quella già acquistata con il beneficio e da accorpare ad essa;
Acquisto contemporaneo di due abitazioni limitrofe: circolare n. 38/E/2005 ha chiarito che l’agevolazione prima casa spetta anche:
per l’acquisto contemporaneo di due appartamenti contigui destinati a costituire un’unica unità abitativa, purché l’abitazione conservi, anche dopo la riunione degli immobili, le caratteristiche di “non lusso” di cui al D.M. 2 agosto 1969 (condizione non più prevista dal 2014);
per l’acquisto di immobile o porzione di immobile contiguo ad altra casa di abitazione precedentemente acquistata dallo stesso soggetto fruendo dei benefici prima casa. In tal caso – precisa la circolare – l’acquirente non è tenuto a prestare in atto la dichiarazione relativa alla novità nel godimento dell’agevolazione.
(fonte: STEFANO SETTI – Mysolutionpost)
Autore Luca TarabellaPubblicato il 13 aprile 2016 15 marzo 2016 Categorie BlogTag agevolazioni prima casa