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Timestamp: 2020-04-03 20:13:24+00:00
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﻿ Saipem-Algeria: chiesta condanna a 6 anni e 4 mesi per l&#8217;ex ad Eni Scaroni
Saipem-Algeria: chiesta condanna a 6 anni e 4 mesi per l’ex ad Eni Scaroni
La Procura generale di Milano, con il sostituto procuratore Massimo Gaballo, ha chiesto di condannare a 6 anni e 4 mesi per corruzione internazionale l’ex ad di Eni e attuale presidente del Milan Paolo Scaroni, nell’ambito del processo in appello sul presunto pagamento di tangenti in Algeria per far ottenere dei contratti a Saipem (partecipata di Eni).
Scaroni in primo grado era stato assolto e la procura generale ha, invece, chiesto di riformare quella sentenza, riproponendo le stesse richieste di condanna avanzate in primo grado dal pm Isidoro Palma, titolare del fascicolo.
Richiesta di condanna anche per le società Eni e Saipem nell’ambito dello stesso processo. Nel dettaglio il Pg ha chiesto di confermare la sentenza di primo grado per Saipem (che era stata condannata) e la riforma della sentenza per Eni (che era stata assolta), riproponendo la richiesta di condanna di primo grado a una sanzione pecuniaria di 900mila euro.
Il processo, arrivato al secondo grado di giudizio davanti i giudici della seconda sezione penale della Corte d'appello di Milano, riguarda il presunto pagamento di una “maxitangente”, così l’aveva definita il pm Isidoro Palma durante il processo di primo grado, di 197 milioni di euro in Algeria per far ottenere a Saipem (partecipata da Eni) appalti da 8 miliardi di euro e presunte irregolarità nell'operazione del 2008 che portò Eni a comprare la società canadese First Calgary Petroleums Ltd, che come unica attività aveva un giacimento di gas a Menzel, in Algeria, in comproprietà con l’azienda statale algerina Sonatrach.
L'operazione è costata circa 923 milioni di dollari canadesi. La tangente da 197 milioni di euro, secondo l'accusa, sarebbe stata pagata da Saipem attraverso dei contratti con la società Pearl Partners che, però, per la procura «non ha effettuato alcun lavoro o consulenza tale da giustificare un pagamento da 197 milioni».
In primo grado, il 19 settembre 2019, il tribunale di Milano aveva assolto Paolo Scaroni in merito ai contratti di Saipem «per non aver commesso il fatto» e per il caso First Calgary «perché il fatto non sussiste». Il tribunale, inoltre, aveva assolto dalle accuse anche il manager di Eni Antonio Vella e la stessa Eni, che era imputata per la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Il pm di Milano Isidoro Palma aveva chiesto per Scaroni la condanna a 6 anni e 4 mesi, per Vella a 5 anni e 4 mesi e per l'Eni una sanzione pecuniaria di 900mila euro.
La procura generale ha dunque chiesto di ribaltare quella parte della sentenza e di condannare Scaroni, Vella e la stessa Eni alle stesse pene chieste in primo grado. «In questa vicenda Paolo Scaroni - è già stato assolto due volte: la prima in udienza preliminare e la seconda in primo grado. Sono fiducioso che la Corte d'Appello possa confermare la sentenza di assoluzione del Tribunale».
Il 19 settembre 2018, il tribunale di Milano aveva invece condannato l'ex presidente e ad di Saipem Pietro Tali a 4 anni e 9 mesi, l'ex direttore operativo di Saipem in Algeria Pietro Varone a 4 anni e 9 mesi, l’ex direttore finanziario prima di Saipem poi di Eni Alessandro Bernini a 4 anni e un mese e Farid Bedjaoui a 5 anni e 5 mesi, Samyr Ouraied a 4 anni e un mese e Omar Habour a 4 anni e un mese.
Saipem, imputata per la 231/2001, è stata condannata in primo grado a una sanzione pecuniaria di 400mila euro e alla confisca di oltre 197 milioni di euro, considerato il valore della presunta tangente pagata in Algeria. In appello il sostituto procuratore generale Gaballo ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado relativa a Saipem e agli imputati già condannati, con la revisione solo nella parte relativa all'interdizione dalla contrattazione con la pubblica amministrazione. In primo grado, il periodo di interdizione è stato fissato in uno di pari durata a quello della condanna, mentre il sostituto pg ha chiesto di ridurre a 3 anni il periodo di interdizione.
Oltre al reato di corruzione internazionale, nel processo era contestato anche quello di dichiarazione fraudolenta. Il reato era già prescritto in primo grado e anche in appello è stato chiesto il «non luogo a procedere per intervenuta prescrizione», confermando su questo punto la sentenza del tribunale di un anno fa.