Source: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-contenuto-C-6/sorveglianza-sanitaria-malattie-professionali-C-60/inidoneita-idoneita-il-mantenimento-della-mansione-del-posto-di-lavoro-AR-13040/
Timestamp: 2016-06-27 11:24:28+00:00
Document Index: 164123663

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 5', 'art. 36', 'art. 32', 'art. 41', 'art 42', 'art. 42', 'art. 3', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 2087', 'art. 1464', 'art. 41', 'art. 32', 'art. 1464', 'art. 1455', 'sentenza ', 'art. 2087', 'art. 41', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 61', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art.\n23', 'art. 3', 'art. 1455', 'sentenza ', 'art. 2087', 'art.41', 'art.42', 'art. 21']

Inidoneità e idoneità: il mantenimento della mansione e del posto di lavoro
19 luglio 2013 - Cat: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali
Un approfondimento relativo al tema della inidoneità o idoneità con prescrizioni: il problema del mantenimento nella mansione e della conservazione del posto di lavoro. A cura di Pietro Ferrari.
Brescia, 19 Lug – Prima di venire a
considerare le possibilità di adibizione del lavoratore divenuto inidoneo alla mansione, dobbiamo richiamare le
decisioni costituzionali poste a presidio di alcuni beni fondamentali: – il diritto al lavoro (art. 4) “La Repubblica riconosce a tutti i
cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo
questo diritto”; (art. 5) “La repubblica tutela il lavoro in tutte le
sue forme ed applicazioni”;
– il diritto ad una esistenza libera e dignitosa per sé e per la
famiglia (art. 36) “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione
proporzionata alla quantità ed alla qualità del suo lavoro e in ogni caso
sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”;
– il diritto alla salute, tutelata come bene fondamentale dell'individuo
e interesse della comunità (art. 32) “ La Repubblica tutela la salute come
fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e
garantisce cure gratuite agli indigenti”. Questo per dire che il contratto di
lavoro, prima che una fonte di rapporti obbligatori, è, secondo le Sezioni
Unite della Cassazione [1], "un
programma di comportamento tra le parti". Il che definisce nella forma più
ampia e più alta lo stesso principio della corrispettività delle prestazioni;
senza per ciò incidere sul diritto datoriale a fare impresa e sul sinallagma
contrattuale (lo scambio, la reciprocità delle prestazioni). Pubblicità
L'art. 41 del Dlgs. 81/08, al comma
6, stabilisce che il medico competente, sulla base delle risultanze delle
visite mediche per la sorveglianza sanitaria, "esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:
- idoneità; - idoneità parziale, temporanea o
permanente, con prescrizioni o limitazioni; - inidoneità temporanea; - inidoneità permanente.” Il successivo comma 7 decide che nei
casi di inidoneità temporanea vadano specificati i limiti temporali di validità
del giudizio. In realtà sarebbe opportuno
intervenire sulla norma, allargando l'obbligo di specifica anche all'idoneità
parziale temporanea. Non tanto e non solo perché, secondo logica, ciò accade
già nella pratica; quanto, piuttosto, perché la stessa idoneità con prescrizioni comporta il rischio della
risoluzione del rapporto di lavoro [2]. L'art 42 (Provvedimenti in caso di
inidoneità alla mansione specifica) stabilisce che: 1. Il datore di lavoro (...) in
relazione ai giudizi di cui all'articolo 41, comma 6, attua le misure
indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un'inidoneità alla
equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento
corrispondente alle mansioni di provenienza". Pare evidente una contraddizione tra
la titolazione dell'articolo, che tratta dei provvedimenti nel (solo) caso di
giudizio di inidoneità, col suo contenuto. Il quale invece tratta dei
provvedimenti da attuarsi “in relazione ai giudizi" diversi
dall'idoneità piena. La sostanza però che ci interessa, è
che l'art. 42 assicura perentorietà alle prescrizioni [3]
poste dal medico competente; stabilendo nel contempo l'obbligo
per il datore
di lavoro di darne
attuazione. Se così non fosse, anche la
prescrizione più lieve potrebbe venir messa in discussione (con riguardo
all'organizzazione aziendale).
Col risultato, mi sembra, di
pregiudicare l'intero istituto del giudizio di idoneità. Oltre che stridere immediatamente
con l'art. 3 della legge 604/66 [4] (Norme
sui licenziamenti individuali): "Il licenziamento per giustificato
motivo (...) è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi
contrattuali del prestatore di lavoro...". Si tratta certo di non trascurare il
contemperamento dei diversi interessi, costantemente richiamato dalla Corte di
Cassazione (“(...) interessi protetti a livello costituzionale, i quali devono
essere bilanciati in sede di interpretazione della legislazione ordinaria” -
Cass. S.U., sent. cit.) Tuttavia una lettura di senso, oltre
che letterale, dell'art. 42, porta a ritenere che solo qualora le misure
indicate dal medico competente, prevedano un'inidoneità alla mansione
specifica, il datore di lavoro adibisca, se possibile, il lavoratore ad altra
mansione; compatibile con le sue condizioni e con la (necessaria) valutazione
del M.C.
Nel caso invece di un giudizio di idoneità con prescrizioni (temporaneo o
permanente che sia), l'art. 42 non obbliga al tentativo di cd. repechage. Ma, tanto più, quindi, non
consente la risoluzione del rapporto di lavoro per giustificato motivo. Il datore di lavoro che intendesse
comunque operare questa scelta, si porrebbe in violazione dell'art. 2087 del
(5), il quale decide che egli adotti "nell'esercizio dell'impresa le
sono necessarie a garantire l'integrità fisica e la personalità morale del
lavoratore". Si esporrebbe dunque (anche) all'obbligo risarcitorio in
sede di processo civile. Certamente siamo in presenza di un
contrasto con l'art. 1464 c.c. (Impossibilità sopravvenuta parziale): "quando
la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l'altra
parte... può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse
apprezzabile all'adempimento parziale”.
Meno, mi pare, con l'art. 41 della
Costituzione. Il quale certo garantisce la libertà di iniziativa economica
dell'imprenditore ( e dunque di organizzazione dell'impresa), ma a condizione
che questa non si ponga in contrasto con l'utilità sociale, o in modo da recar
danno all'integrità fisica e alla personalità morale del lavoratore. Questa
previsione esce rafforzata - se possibile - dal dettato dell'art. 32 della
Costituzione, laddove la tutela della salute quale bene indisponibile
rappresenta - in nesso inscindibile - un diritto dell'individuo lavoratore e un
interesse della collettività. Rispetto a tali contrasti - se
riconosciuti - deve decidere il legislatore ( in genere dopo un consolidamento giurisprudenziale);
anche se, a temperamento della "potenza" dell'art. 1464, si pone
l'art. 1455 c.c. (Importanza dell'inadempimento): “Il contratto non si può
risolvere se l'inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto
riguardo dell'interesse dell'altra". Il giudice di merito sarebbe
chiamato, nel caso, a valutare anche questo aspetto. Del tutto differente è la condizione
che veda il lavoratore oggetto di giudizio di inidoneità da parte del medico
competente. In questo caso funge da spartiacque
la richiamata sentenza della Corte di
Cassazione a Sezioni Unite n. 7755 del 7 agosto 1998. Il giudice di legittimità ha in
quella circostanza stabilito che la sopravvenuta inidoneità alla mansione
specifica non costituisce di per sè stessa un giustificato motivo di
licenziamento. Il datore di lavoro dovrà invece, secondo un criterio di
correttezza e di buona fede [6],
attivarsi per verificare se sia possibile - senza dover stravolgere
l'organizzazione aziendale - adibire il lavoratore ad altra mansione, anche
inferiore. Solo quando questo onesto tentativo
non dovesse avere successo, il datore di lavoro potrà procedere alla rescissione
del contratto. Ché, anzi, a quella decisione sarebbe tenuto proprio in rispetto
dell'art. 2087. È chiaro che in eventuale sede
giudiziaria di impugnazione, il datore di lavoro dovrà dimostrare di aver
correttamente svolto il tentativo cd. di ripescaggio. Il lavoratore, a tal punto, avrà
l'onere di dimostrare "specificamente" come in realtà siano
presenti (se effettivamente presenti) le condizioni per la sua adibizione a una
diversa mansione. Naturalmente senza che questo debba
implicare uno stravolgimento dell'organizzazione aziendale, ad es. attraverso
la creazione di una mansione ad hoc, oppure lo spostamento di un altro
lavoratore, oppure l'adozione di misure organizzative e tecniche per
"garantire" comunque la permanenza nella mansione. Qui bisogna però, a mio avviso,
operare la distinzione tra una sopravvenuta inidoneità temporanea ed
Nel primo caso il datore di lavoro
dovrà procedere pur sempre alla ricerca di una mansione alternativa cui adibire
il lavoratore. Nel caso non risultasse alcuna
mansione disponibile, il datore di lavoro potrà procedere alla sospensione dal
lavoro e dalla retribuzione [7]; ma non
al licenziamento del lavoratore per giustificato motivo. È fatto salvo, infatti, il diritto
del lavoratore giudicato (anche) inidoneo temporaneamente di porre ricorso,
avverso il giudizio del medico competente, all'organo di vigilanza
territorialmente competente (art. 41, c. 9, D.Lgs. 81/2008). Nel caso la commissione medica ex
art. 41 modifichi il giudizio in uno di quelli di idoneità, il lavoratore dovrà
immediatamente venire riammesso al lavoro e potrà agire giudizialmente in
rivalsa per il recupero delle spettanze durante tutto il periodo di
sospensione. Ciò vale anche in caso di inidoneità
permanente. Con la specifica che in nessun caso il datore di lavoro potrà
procedere al licenziamento per giustificato motivo, prima che siano trascorsi
sia i 30 giorni stabiliti per la facoltà del ricorso, sia - una volta posto il
ricorso - il tempo necessario perché l'organo di vigilanza esprima il proprio
giudizio, a conferma o modifica di quello espresso dal medico competente. Da rilevare che il giudizio della
commissione è sovraordinato rispetto a quello del medico competente. Potrà
eventualmente venire sostituito da diverso giudizio in sede di successiva
visita: – periodica; – su richiesta del lavoratore;
– nel caso di cambio della mansione;
– al rientro da malattia o
infortunio di durata superiore ai 60 giorni continuativi. È dato di esperienza che la
stragrande maggioranza degli infortuni e delle malattie professionali siano occorsi con violazione delle
norme antinfortunistiche e di igiene del lavoro. In questo caso il lavoratore può
chiedere il risarcimento, per le menomazioni subite, attraverso: – l'instaurazione di un processo
– esercitando l'azione civile nel
processo penale. “Il processo penale è
tendenzialmente più celere e vi è la possibilità di ottenere già direttamente
in sentenza una somma che il responsabile è obbligato a versare immediatamente
(cd. provvisionale)”
(M. Del Nevo).
Da qui la nuova incidenza dell'art. 61 del D.Lgs. 81/08 (Esercizio dei diritti
della persona offesa) nello stabilire che: 1. In caso di processo penale per i
delitti di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, se il fatto è
commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul
lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia
professionale, il pubblico ministero ne dà immediata notizia all'INAIL ai fini
dell'eventuale costituzione di parte civile e dell'azione di regresso; 2. Le organizzazioni sindacali e le
associazioni dei familiari delle vittime di infortuni sul lavoro [..o di
malattie professionali!] hanno facoltà di esercitare i diritti e le facoltà
della persona offesa... con riferimento ai reati commessi con violazione delle
norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del
lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale. Nella pratica - ma sto semplificando
- l'azione risarcitoria verrà svolta
dall'INAIL. Sia per la copertura dell'inabilità temporanea assoluta che per il
ristoro del danno cd. biologico (ad eccezione della zona in franchigia,
collocata dall'1 al 5% di punteggio d'invalidità). Il datore di lavoro, nel caso di riconoscimento della responsabilità, dovrà perciò subire l'azione di
rivalsa (“in regresso”) dell'INAIL. Il lavoratore potrà inoltre, in
aggiunta, promuovere/intentare l'azione risarcitoria -spesso risolta
conciliativamente - rispetto alla cd. “quota differenziale” del danno biologico
(in tal caso, anche con riguardo alla quota di inabilità collocata in
franchigia). Quello che però preme porre in
evidenza, è il dolente, irrisolto
problema dei lavoratori i quali abbiano - in conseguenza di violazione
delle norme poste a tutela di SSL - patito una menomazione non totalmente (o
gravissimamente) invalidante e tuttavia sufficiente a giustificare la non
idoneità alla mansione [8]. In questo caso, dice la
Costituzione, è la Repubblica (e dunque il legislatore) che deve farsi carico
della tutela del bene costituzionalmente protetto (nel caso qui in esame, il
lavoro per il lavoratore). Coadiuvata dai giudici di merito e di legittimità.
E, si spera, prima o poi, anche dal giudice delle leggi. Pietro
Sicurezza Ambiente Camera del Lavoro di Brescia
Cass. Sez. unite, sentenza 7755/98
Come - a differenza che nel passato - ci stanno oggi mostrando le pratiche
malsane della crisi; stiamo dunque parlando di licenziamenti, a mio parere,
illegittimi. E dunque da impugnare.
Concordo con M. Del Nevo che “il
"significato" fondamentale dei giudizi di idoneità espressi dal
medico competente è pertanto quello di "prescrizioni di pericolo":
...". E che il mancato rispetto
di tali prescrizioni comporta ""prevedibile" pericolo per la
salute del lavoratore" (va reso evidente che il concetto di
prevedibilità rappresenta criterio per l'individuazione della colpa). Concordo
dunque che "Le "idoneità con limitazioni", non avendo nessuna copertura
legale, non hanno alcun valore (art.
23 Costituzione)".
In quanto legge speciale sulla
materia, che, con l'art. 3, specifica i contenuti generali dell'art. 1455 c.c. [5]
Diversamente che per il giudizio di inidoneità; rispetto al quale le Sezioni
Unite, nella richiamata sentenza del 1998, hanno deciso che "(...) alla
questione relativa al licenziamento [per inidoneità], rimane estraneo
l'art. 2087 (...) che impone all'imprenditore obblighi di tutela dell'integrità
fisica e della personalità morale del prestatore una volta che a questo siano state assegnate le mansioni".
Lo stabiliscono gli artt. 1175
(Comportamento secondo correttezza), 1366 (Interpretazione in buona fede) e
1375 (Esecuzione in buona fede) del codice civile. I quali, rispettivamente,
recitano: – Il debitore e il creditore
devono comportarsi secondo le regole della correttezza. – Il contratto deve essere
interpretato secondo buona fede. – Il contratto deve essere eseguito secondo buona
O secondo accordo tra le parti: ferie, permessi ROL, sospensione retribuita.
Altro punctum dolens
(sul quale, per fortuna, sta intervenendo la giurisprudenza della Cassazione) è
rappresentato dall'ipotesi in cui la condizione menomativa - accaduta con
violazione delle norme in materia di SSL - porti al superamento del periodo di
comporto. Il “comporto” - per semplificare - è il periodo massimo stabilito
dalla contrattazione collettiva per la conservazione del posto di lavoro. Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Commenta questo articolo!Rispondi Autore: Adriano Ossicini19/07/2013 (08:15:18)Francemnet non si comprende il passaggio "..sarebbe opportuno intervenire sulla norma, allargando l'obbligo di specifica anche all'idoneità parziale temporanea..." in quanto tale principio è già correttamente inquadrato in considerazione che NON è concepibile, dal punto di vista clinico e medico-legale; un giudizio di idoneità parziale senza limitazioni o prescrzione, sarebbe un non senso per quale moticvo allora sarebbe parziale?Rispondi Autore: pietro ferrari19/07/2013 (09:26:08)buongiorno Ossicini,
non mi sono spegato bene io (?). Mi riferivo all'obbligo di specifica temporale anche nel caso di idoneità parziale temporanea, legandomi a quanto stabilito dal comma 7 dell'art.41 D.Lgs.81/08.
Il suo percorso logico è ineccepibile, ma parla di una cosa da me non sostenuta.
cordialmente, ferrariRispondi Autore: marcello21/03/2014 (13:40:03)mmmmmmRispondi Autore: harleysta21/03/2014 (14:36:17)...e se vi dico che ho visto una persona, inidonea alla mansione, andarsene a casa con 800 euri al mese?Rispondi Autore: pietro ferrari21/03/2014 (15:46:30)in prima battuta, credevo:"..ho visto una persona, inidonea alla mansione, andarsene a casa con una Harley-Davidson".
Ma anche "mmmmmmm" di marcello, non è male.
a tutti, comunque, cordialità.Rispondi Autore: TERESA16/09/2014 (17:42:39)In un'azienda ospedaliera ,il giudizio della medicina del lavoro ,viene DIAGNOSTICATO LO STATO DI SALUTE al dipendente:,idoneo con limitazione,non idoneo alla movimentazione dei carichi ,non idoneo alla stazione eretta prolungata ,non idoneo alla flessione ripetuta del rachide ,e poi lo obbligano a fare tutto. Questo senza un ordine di servizio scritto . Puo' rifiutarsi ?Rispondi Autore: Alievski Gjunes05/11/2014 (20:21:24)dopo aver lavorato 7 anni in una fabbrica stampaggio gomma
plastica, ho avuto problemi respiratori a causa di una ernia
che mi provocava tosse , dopo 3/4 mesi di malattia il medico
competente del azienda mi comunica che non sono piu idoneo
alla mansione, decdo di fare ricorso dopo varie sentenze il giudice di lavoro decide di fare un ctv, sul giudizio di un ,medico
legale: sulla base della documentazione medica specailstica
deposita in atti pure plausibile che il sing. Alievski abbia sofferto nel 2011 di una condizione trnsitoria iperattiva dei recettori tussigeni in conseguneza di un stimolo infettivo in soggetto con lieve broncopatia restrettiva da tabagismo nel 2011 storia clinica orientava per un quadro clinico acuto-
subacuto di ipperativà bronchiale (post-infettiva?), in soggetto con quadro bronco-polmonare secondario a tabagismo
attiualmente le condizioni cliniche del paziente sono stazionarie
viene dichiarato benessere e l'obiettività clinica polmonare
sostanzialmente negativa.
sulla base della condizione dell salute del 2011 il medico competente dott. massimo piscaglia, nel agosto del 2011 in
quel anno espirimeva giudizio di non dionietà permanente alla mansione ,il giudizione che viene confermato dalla comissione ASUR in data 20/08/2011 la stessa comissione ipotizzava origine professionale della patologia bronchiale origine che tutta via veniva esclusa dal INAIL.
sulla scorta degli elementi sudetti, tenuto conto della documentazione medica in atti nonchè del gudizio
espresso della comissione ASUR ritengo che lo stato di salute
del ricorrente nel 2011 non fosse compatibile con le mansioni svolte dallo stesso.
non sono amesse patologie compravamente ascrivibili etiopapgensi
professionele. Questo e il giudizio del medico legale poco affidabile
corrotto dal azzienda che mi a liecnziato.
Rispondi Autore: TRENTACOSTE MAIRA06/11/2014 (11:30:11)In un'Azienda ospedaliera, il GIUDIZIO MEDICO COMPETENTE, idoneo con limitazioni ,non adibire alla movimentazione dei carichi ,non idoneo all'assistenda hai pazienti non autosufficenti ,non sollecitare i movimenti ripetute del rachide ,non idoneo alla stazione eretta prolungata, in poche parole ,con documentazione accertata e giudizio di invalidita' al 40%,dovrebbero necessariamente cambiarle la mansione sul posto di lavoro, ma purtroppo non ce personale e quei pochi sono costretti a subire essere sfruttati ed ammalarsi di piu',dopo 15 anni di lavoro ritrovarsi a non poter camminare per le ginocchia e la schiena a 52 anni non e conpepibile ,chiedo se ce una legge che tutela questo tipo di persone ,spero in una risposta ....... Rispondi Autore: Patrizia Rossa20/03/2015 (20:36:52)Buonasera, vorrei cortesemente sapere se nel caso in cui il medico competente dovesse dare giudizio di inidoneità temporanea alla mansione per 30 giorni, è vero che non si è costretti a stare in malattia? E nel caso fosse possibile, che stipendio si percepisce?
Grazie saluti PatriziaRispondi Autore: maria petronzio12/05/2015 (12:16:04)un lavoratore dichiarato temporaneamente inidoneo per 60 giorni alla mansione e mandato a casa perchè non c'è mansione che possa svolgere percepisce lo stipendio? è soggetto a visita fiscale?Rispondi Autore: cristina de vita02/06/2015 (04:27:18)salve sono una ragazza di 33 anni da 8 anni lavoro come oss ...negli ultimi 2 anni ho avuto diversi episodi di lombalgia che mi costringono a casa per periodi medio lunghi circa 3-4settimane .... ho chiesto gia' in passato una visita alla medicina del lavoro della mia usl esattamente aprile 2014 ... ne ho richiesta un altra visto i miei episodi cronici .... RX RACHIDE LOMBO-SACRALE ha evidenziato una scoliosi dx convassa severa con rettilineizzazioni della lordosi e aspetti di spondilodiscoartrosi piu' evidenti al passaggio dorso lombare e la RM DELLA COLONNA LOMBOSACRALE ha evidenziato accentuazione della fisiologica lordosi lombare nel tratto inferiore. In D11 –D12presente aspetto estrusivo in sede intraforaminale sx che giunge a contatto con il rachide omeolaterale di D11. IN D12-L1 piccolo aspetto estrusivo in sede paramediana dx migrata cranialmente .Lieve bulding dei dischi L2-L3 ed L3-L4. Bulding piu’ pronunciato del disco L4-L5 che determina parziale impegno di entrambi i forami di congiunzione specie a sx ove il disco presenta aspetto piu’ propiamente protusivo.In L5 –S1 aspetto protusivo mediano-paramedico bilaterale ,con minima impronta sul profilo anteriore dell ‘astuccio durale. Cono midollare in sede, nei limiti di norma l’intensita’ del segnale spongioso midollare dei metameri compresi nel campo di esame…Ho gia’ fatto una visita fisiatrica ,faccio cicli di fisioterapia e spesso miorilassanti …ma il dolore persiste soprattutto quando torno da lavoro visto la pesantezza del reparto … volevo sapere se ho le caratteriristiche per un eventuale limitazione dei carichi in modo da poter forzare l’azienda per una limitazione … che gia’ so’ che nn mi sara’ concessa ….grazie mille… aspetto con ansia una rispostaRispondi Autore: giorgio timini04/06/2015 (19:13:35)Ho subito un infortunio sul lavoro con la perdita dell'occhio dopo la visita con il medico del lavoro ha detto che posso riprendere il lavoro con la prescrizione dell'uso di occhiali protezione il mio lavoro consiste nella ricarica degli estintori ecc vorrei un vostra consulenza grazieRispondi Autore: fabio schinini12/11/2015 (18:02:39)Salve la mia situazione può essere interessante per molti quindi gradirei una risposta competente.In pratica lavoro in poste da 33 anni. Ho una malattia prof.alla colonna. Sono addetto a mansioni interne. Sono idoneo alla qualifica ma con limitazioni che mi hanno tolto da sorveglianza sanitaria.in pratica con questo giudizio di idoneità con prescrizioni limitative la mia è un inidoneità mascherata da idoneità con prescrizioni. Azienda visto che le limitazioni deve osservarle non sapendo cosa farmi fare e non potendomi licenziare visto che ho malattia professionale mi tiene a scaldare le sedie.secondo me si prefigura un mobbing.Cosa ne pensate? Ciao fabioRispondi Autore: gennaro arena28/11/2015 (14:03:09)salve ,il mio probleme è il seguente diventato inabile alla mansione di notte nel 2009 ho conservato la retribuzione con l agginta di un altra voce sempre fissa fino a febbraio 2015 quando senza nessuna ragione mi sono state tolte le indennita per un totale di 470 euro ,ripeto che queste indennita mi vengono corrisposte mensilmente dal 2005 anche se non sono eseguite in virtu dell art.42.
cosa ne pensate del comportamento del mio datore di lavoro???
Rispondi Autore: mattia bicocca29/12/2015 (20:36:26)BUON GIORNO.LAVORAVO PRESSO UN OSPEDALE, IL MIO DIRIGENTE SANITARIO, DOPO LA RIORGANIZZAZIONE DEL SETTORE, MI ORDINA DI PRESTAR SERVIZIO CON TURNI A ROTAZIONE PRESSO UN SETTORE DOVE IL MEDICO COMPETENTE MI HA PRESCRITTO IL DIVIETO INQUANTO IL SETTORE ARCHIVIO CARTELLE CLINICHE MI PROVOCA MALESSERE COME ASMA ALLERGICO,ESSENDO ALLERGICO ALLE POVERI- MA IL DIRIGENTE NON GLI IMPORTA. AL PRIMO GIORNO DI PRESENZA DOVETTI ABBANDONARE IL POSTO X ATTACCHI DI ASMA,ED IL GIORNO DOPO RECARMI DAL MEDICO DI BASE ,CHE MI DIEDE 5 GG. AL MIO RIENTRO SCRISSI AL DIRIGENTE DEL FATTO ED ANCHE AI SUPERIORI,ED IL DIRIGENTE HA SMENTITO TUTTO,MA IO HO RACCOLTO LE FIRME CHE ERO STATO PRESENTE. COSA POSSO FARE X IL MANCATO RISPETTO DELLE PRESCRIZIONI? POSSO CHIEDERE RISARCIMENTO DANNI? IL FATTO AVVENNE NEL GIUGNO 2013. GRAZIERispondi Autore: Stefano savorelli24/01/2016 (08:50:15)Buon giorno, il medico del lavoro può non darmi l'idoneità solo perché gli esami del fegato sono sballate? Esame tossicologico è ok e non ho fatto mai un giorno di mutua.Rispondi Autore: angela polignanao29/01/2016 (09:56:01)Salve sono un vigile urbano in servizio da 20 anni. Negli ultimi 2 anni ho avuto problemi di salute dovute ad ernie della colonna vertebrale..ernie cervicali, cifosi dorsale ed ernie lombo-sacrali.
Sono stata sottoposta a maggio 2015 a visita della ASL (spesal) che ha riconosciuto una idoneità con limitazioni. In pratica alternare lavoro d'ufficio a lavoro esterno con auto. il dirigente mi ha assegnato il turno in questo modo: )2 ore servizio esterno con auto;
)1 ora redazione atti in ufficio;
)2 ore servizio esterno con auto;
La situazione è peggiorata perchè nelle 4 ore al giorno esterne mi sono stati assegnati compiti di controllo, verifica e monitoraggio di impianti pubblicitari, segnaletica ecc. Poichè sono sempre sola, ciò comporta guida continua, uscita ed entrata dall'auto di servizio...i dolori sono aumentati e ultimamente sono comparse le vertigini.
posso richiedere nuova visita alla commissione medica ed in caso di giudizio di inidoneità alla mansione rischio il licenziamento?Rispondi Autore: MARIA TERESA CIANCHI19/02/2016 (11:42:14)BUONGIORNO IO SONO UNA COLL. ATA NELL ANNO 2012 HO FATTO UNA.VISITA COLLEGIALE PER IN PROBLEMA AI PIEDI E VARIE PATOLOGIE NONOSTANTE TUTTO QUESTO ERO STATA DICHIARATA IDONEA COMUNQUE IO PERÒ AL MOMENTO NON POTENDO RISOLVERE IL PROBLEMA HO CHIESTO DI POTER.AVERE UNA SECONDA VISITA COLLEGIALE FACENDO RICORSO IN SECONDA ISTANZA SONO ANDATA A ROMA E LI NEL 2013 SONO STATA DICHIARATA PERMANENTEMENTE INIDONEA ORA PERÒ AVENDO RISOLTO I PROBLEMI.RIMANENDOMI SOLTANTO L ALLUCE VALGO E IL PIATTISMO BILATERALE VORREI RIPRENDERE SE È POSSIBILE.LE MANSIONI DI NUOVO REGOLARI SONO STATA DI NUOVO DI RECENTE A VISITA MEDICA COLLEGIALE RICHIESTA DA ME È LEGGENDO LA RISPOSTA DI ROMA MI HANNO DETTO CHE NON SARÀ PIÙ POSSIBILE RIAVERE L IDONEITÀ ASSOLUTA. COME POSSO FARE E A CHI NEL MIO CASO MI POTREI RIVOLGERE?ASPETTO CON FIDUCIA UNA VOSTRA RISPOSTA DISTINTI SALUTIRispondi Autore: Di Natale Anna24/02/2016 (12:53:00)Con l'inserimento di un neuromodulatore sacrale come terapia del dolore soffro di neuropatia del pudendo rischio la non idoneità al lavoro Sono un Oss in un centro diurno Alzheimer Grazie mille Rispondi Autore: Monica19/04/2016 (22:52:04)Buona sera , io dopo aver avuto la sfortuna di aver subito 2 ablazioni X WPW , tiroidectomia totale e malattia rara , ultimamente impianto di loop recorder, mi ritrovo a esser stata giudicata idonea con limitazioni dalla commissione medico legale , è tolta idoneità X le mansioni di ASA DI REPARTO , con L obbligo di lavori sedentari . Risposta del ente ... X lei non c'è posto , se vuole va lavorare in cucina ( premetto che io ho avuto varie volte proposte da parte del ente , di un prepensionamento ) . Io ho 46 anni ho una richiesta di invalidità e i posti ci sarebbero , ma X non muovere persone messe X favoritismi o X mezzo dei sindacati , per me non ce ne !! Come devo fare ? Senza tutto il resto del malessere creatomi e riconosciuto dall interrogazione del mio loop , quindi documentata è scritta dal cardiologo situazione di stress emotivo dovuto a situazione lavorativa . Cosa devo fare ? Il mio avvocato X adesso tranquillo , ma ci sono i presupposti X mobbing , loro vogliono il che io vada in prepensionamento Rispondi Autore: livia cavatassi20/05/2016 (11:01:59)Un dipendente di un Ente locale comunale dichiarato inidoneo temporaneamente dalla Commissione Medica di Verifica regionale del MEF per più di 9 mesi, continua ad avere diritto alla intera retribuzione dopo il 9° mese o va in riduzione della retribuzione come si fa per la malattia ex art. 21 ccnl 6.7.95? Rispondi Autore: Stefanone Paderno19/06/2016 (00:56:52)a parte tutti i problemi che abbiamo, ed ogni italiano ne ha da vendere, come ci dobbiamo comportare ora che le VISITE DI CONTROLLO le dobbiamo pagare piene? e peggio, possiamo essere operati solo se firmiamo la responsabilità! qualche medico statale ha una risposta? qualche medico del sindacato ha una risposta? Esegui il login a Facebook per pubblicare il commento anche sulla tua bachecaEsegui il login tramite Google+!Esegui il login tramite Twitter!Nome e cognome:(obbligatorio)E-Mail (ricevi l'avviso di altri commenti all'articolo)Inserisci il tuo commento:Ho letto e approvato la policy dei commenti. Il post che sto inserendo non contiene offese e volgarità, non è diffamante, non è pubblicitario e non viola le leggi italiane.