Source: http://massimobulli.blogspot.it/2012/02/
Timestamp: 2017-07-24 04:48:10+00:00
Document Index: 65014080

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'sentenza ', 'art. 2', 'art.18', 'art.18', 'art.18', 'art.18', 'art.18', 'art.18']

LEGGE 300/70 - ART. 18. - Reintegrazione nel posto di lavoro. "Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. - omissis - Questa è l'essenza del famoso articolo 18, intorno al quale sembra essersi fermata la discussione che riguarda il rinnovamento del mercato del lavoro in Italia, quasi che questo fosse un muro di Berlino, solo saltando oltre il quale si possa trovare la libertà.
E' difficile immaginare un motivo veramente valido, oggettivamente giustificabile per il quale la possibilità di ripresa di un Paese, la possibilità di ampliare il lavoro giovanile, la stessa vita economica di un Paese, dovrebbe dipendere dal fatto che si debba permettere ai datori di lavoro di licenziare i Lavoratori senza giusta causa o senza giustificato motivo. Perché insomma, sia vitale per il nostro Paese che i Datori di Lavoro debbano poter licenziare i propri dipendenti a proprio capriccio, senza una ragione, e che quindi i Lavoratori non debbano avere più' alcun diritto. E' fondamentale comprendere infatti quanto siano strumentali tutte le discussioni intorno alle ipotesi di "modificare l'art.18": in un articolo così' semplice c'è ben poco da modificare: o si tutela il diritto fondamentale del Lavoratore ad essere licenziato solo in presenza di una ragione oggettivamente valida, oppure non lo si fa. L'articolo di questa Legge, infatti, non si addentra tra quelle che possono essere considerate ragioni valide per il licenziamento di un lavoratore , non analizza i fattori di giusta causa nè quelli di giustificato motivo. Semplicemente pone un punto fermo: non si può' licenziare un lavoratore a proprio capriccio, il rapporto di lavoro non è un ghiribizzo del Datore di lavoro, non è un rapporto nel quale valgono solo gli interessi di una parte, ma è un rapporto che impegna entrambe le parti in causa allo stesso modo e con la stessa dignità. L'instaurazione di un rapporto di lavoro, per la parte datoriale fa parte di un progetto economico , di un piano industriale basato su calcoli, commesse , profitti , sviluppo. Ma per il lavoratore fa parte di un progetto di vita, sul quale si fonda la possibilità di acquistare una casa, di progettare una famiglia ed in ultima analisi di creare la Società e di fare girare l'economia del paese. E ' giusto dunque che un contratto di lavoro, come del resto tutti i contratti, impegnino entrambe le parti.
Sembra invece evidente che in realtà una certa parte del Paese, una certa parte Politica, assieme ad una consistente parte dei poteri forti della Economia del Paese, stiano cercando di approfittare della crisi, e quindi della debolezza delle classi lavoratrici, per portare un colpo mortale ai diritti dei lavoratori e quindi acquisire un potere enorme. Vale la pena di dire, a questo proposito, che nella quotidianità delle cause di lavoro l'art.18 appare poco, secondo le statistiche circa nel 1 % della cause di lavoro, e che in un anno porta a circa un centinaio di reintegri su una popolazione di lavoratori di decine di milioni di persone. Ma rappresenta sicuramente un deterrente, ed una affermazione di principio.
Perché fingendo di discutere , di ragionare su questo articolo, tentano (e con buon successo purtroppo, a quanto pare) di instillare nel pubblico degli elettori l'idea che la questione dell'art.18 abbia una infinità di sfumature che debbono essere interpretate, e che le soluzioni a questa questione possano essere diverse. Che si possano insomma apportare a questo articolo delle modifiche senza stravolgerne la natura. Sono evidentemente insinuazioni capziose e devianti, con le quali i politicanti preparano il terreno a cedere l'art.18 in cambio della possibilità di rimanere sulla scena politica. E questa è la parte che prende il nome di opportunismo politico. Il Governo Monti è un evento nuovo ed assolutamente inedito per quanto riguarda la zoppicante vita politica italiana. Ed è una straordinaria opportunità per i politicanti di lungo corso di studiare la situazione e reinserirsi con la migliori opportunità nella vita politica
M a nessuno di coloro che si dice possibilista sulla abolizione ( o "modifica") dell'art.18 nell'interesse dei lavoratoi è in buona fede. E nessuno di chi è possibilista sulla abolizione dell'art.18 è amico dei lavoratori passati, presenti e futuri. Ricordiamolo , se e quando ritorneremo alle urne elettorali . Pubblicato da