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Timestamp: 2020-08-14 02:50:54+00:00
Document Index: 4499141

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 2461', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 12']

CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 6108 depositata il 30 marzo 2016 - In tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, l'istituto del ravvedimento operoso, introdotto dall'art. 13 del d.lgs n. 472 del 1997, implicando riconoscimento della violazione e della ricorrenza dei presupposti di applicabilità della sanzione, rappresenta una scelta del contribuente per il pagamento della sanzione in misura ridotta - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 6108 depositata il 30 marzo 2016 – In tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, l’istituto del ravvedimento operoso, introdotto dall’art. 13 del d.lgs n. 472 del 1997, implicando riconoscimento della violazione e della ricorrenza dei presupposti di applicabilità della sanzione, rappresenta una scelta del contribuente per il pagamento della sanzione in misura ridotta
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 6108 depositata il 30 marzo 2016
TRIBUTI (IN GENERALE) – REPRESSIONE DELLE VIOLAZIONI DELLE LEGGI FINANZIARIE – SANZIONI CIVILI E AMMINISTRATIVE – IN GENERE – RAVVEDIMENTO OPEROSO – RIMBORSO DI QUANTO VERSATO DAL CONTRIBUENTE PER CARENZA DEL PRESUPPOSTO SANZIONATORIO – ESCLUSIONE – FONDAMENTO
Sincrotone Trieste societa’ consortile per azioni impugno’ il silenzio-rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso per versamenti effettuati a titolo di ravvedimento operoso, relativi agli anni d’imposta 1999 e 2000, fondata sia sulla mancanza di coscienza e volonta’, che sulla obiettiva incertezza interpretativa delle norme che regolavano la materia, ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 5 e 6 e L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 3.
L’istanza era fondata sull’applicazione del regime tributario transitorio nei confronti della contribuente, cui, in seguito all’entrata in vigore della L. n. 370 del 1999 veniva riconosciuta la natura di societa’ di interesse nazionale ex art. 2461 c.c., con conseguente inquadramento tra gli enti non commerciali.
La contribuente chiese al riguardo chiarimenti all’Agenzia delle Entrate la quale, con la risoluzione n. 78/E del 31.5.2001, preciso’ che il passaggio dal regime fiscale delle societa’ commerciali a quello delle societa’ di interesse nazionale, con inquadramento tra gli enti non commerciali, imponeva la tassazione dei contributi oggetto di rateizzazione, con una variazione in aumento nell’ultima dichiarazione dei redditi presentata sotto il regime anteriore.
A seguito di detta risoluzione la Sincrotone ridetermino’ il reddito imponibile per l’anno 1999, versando, a partire dall’ottobre 2001 le maggiori imposte dovute e le sanzioni in misura ridotta a titolo di ravvedimento operoso.
La CTP respinse il ricorso e la CTR confermo’ integralmente la sentenza di primo grado.
Con l’unico motivo di ricorso la contribuente denunzia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 5 e 6, nonche’ della L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), censurando l’impugnata sentenza sotto due distinti profili, e cioe’:
– per non aver ravvisato la mancanza di coscienza e volonta’ di commettere una violazione di natura fiscale D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 3, nel comportamento della contribuente, la quale verso’ le imposte di conguaglio sull’ultima dichiarazione presentata sotto il vecchio regime tributario e le relative sanzioni, adeguandosi alle istruzioni impartite dall’Agenzia delle Entrate;
– per non aver ravvisato l’esimente dell’obiettiva incertezza interpretativa ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6 e L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 3, in quanto la normativa introdotta dalla L. n. 370 del 1999, che prevedeva l’inquadramento della contribuente tra le societa’ di interesse nazionale, e quindi tra gli enti non commerciali, non disciplinava adeguatamente il regime transitorio.
Una volta che si sia perfezionata la fattispecie di ravvedimento operoso e’ precluso al contribuente, analogamente a quanto affermato da questa Corte con riferimento alle ipotesi di definizione agevolata cui questi abbia spontaneamente aderito (ex multis Cass. Ss.Uu. 14828/2008 e Cass. 4566/2015, 1967/2012), la ripetizione di quanto versato, con conseguente inammissibilita’ della relativa istanza, salvo il caso di errori formali essenziali e riconoscibili.
Il ravvedimento operoso, infatti, implicando riconoscimento della violazione e della ricorrenza dei presupposti di applicabilita’ della relativa sanzione, e’ incompatibile con la successiva istanza di rimborso della sanzione versata, in quanto detta istanza si pone in insanabile contraddizione con la scelta spontaneamente effettuata dallo stesso contribuente.
Considerata la peculiarita’ della vicenda e le ragioni della decisione, sussistono i presupposti per disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese del presente giudizio.
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 02 marzo 2020, n. 5648 - In tema di sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie, l’applicazione del regime del cumulo giuridico delle sanzioni, previsto dall'art. 12 del d.lgs. n. 472 del 1997, può…