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Timestamp: 2020-06-02 08:06:33+00:00
Document Index: 136674324

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 226', 'art. 268', 'art. 226', 'art. 268', 'art 226', 'art. 269', 'art.96', 'art. 269']

LE STANZE SEGRETE DELLA PROCURA. LA NUOVA DISCIPLINA DELL’ARCHIVIO DELLE INTERCETTAZIONI NELL’AMBITO DELL’ORGANIZZAZIONE DEL CIT | Sicurezza e Giustizia
LE STANZE SEGRETE DELLA PROCURA. LA NUOVA DISCIPLINA DELL’ARCHIVIO DELLE INTERCETTAZIONI NELL’AMBITO DELL’ORGANIZZAZIONE DEL CIT Mag 22, 2020
di Tommaso De Giovanni e Demetrio Cuzzocrea
Presso ogni Ufficio di Procura trovano allocazione delle stanze segrete poste sotto il controllo diretto del Procuratore della Repubblica: esse sono le c.d. sale intercettazioni.
Questi ambienti blindati sono composti da più locali suddivisi in:
Sala ascolto principale con all’interno i “client”, che si interfacciano con i server dei fornitori, usati prevalentemente da forze di Polizia Giudiziaria per l’ascolto live dei flussi di intercettazione, nonchè dai tecnici dei fornitori per aggiornamenti ai sistemi. Spesso in questa sala trovano allocazione gli impianti di masterizzazione.
Sale server, sono il cuore delle sale intercettazioni dove arriva il flusso dei dati intercettati. All’interno trova spazio anche il rack ministeriale contenente server e storage del nuovo “Archivio intercettazioni”.
Sala Ascolto Archivio Intercettazioni, con “client” (computer portatili dotati di cuffie) che si interfacciano con i server/storage ministeriali. E’ adibita all’ascolto, da parte di avvocati, magistrati e ausiliari, dei flussi di intercettazione conferiti all’interno dell’Archivio ministeriale.
Archivi fisici dei supporti removibili, ove sono custodite le vecchie bobine magnetofoniche, i CD e i DVD.
All’esterno degli Uffici di Procura sono presenti le sale ascolto remotizzate, ubicate presso i principali Comandi delle varie forze di Polizia Giudiziaria. Esse sono composte da client PC ed assolvono solamente il compito di ascolto remoto delle captazioni, presenti sul server di Procura, da parte della PG operante.
2. L’evoluzione dei sistemi di registrazione dei flussi di intercettazione
Prima di addentrarci sugli aspetti tecnici delle moderne sale intercettazioni è utile accennare la genesi normativa delle stesse. Nel codice di procedura penale del 1913, pur essendoci una timida disciplina giuridica, non vi era alcuna menzione ai sistemi di registrazione delle captazioni. Nel successivo codice Rocco del 1930 gli articoli 226 e 339 prevedevano che le intercettazioni avessero luogo direttamente presso gli impianti di pubblico servizio.
Nel 1974 il legislatore, per contrastare il fenomeno delle intercettazioni abusive e recepita la sentenza della Corte Costituzionale, emanò la Legge n. 98 che apportò modifiche e introdusse nuovi articoli al c.p.p. del 1930, tra cui l’art. 226 quater (Esecuzione delle operazioni di impedimento, interruzione o intercettazione di comunicazioni o conversazioni). «Le operazioni di cui all’articolo 226-bis devono essere effettuate esclusivamente presso gli impianti installati presso la procura della Repubblica ovvero, sino a che non saranno allestiti i necessari apparati, presso impianti di pubblico servizio […]». che sancì la nascita delle sale intercettazioni presso le Procure della Repubblica. Tuttavia ci vollero svariati anni affinché gli uffici giudiziari si attrezzassero di autonomi impianti.
L’art. art. 268 del vigente codice di procedura penale ricalca in grandi linee l’art. 226 quater del codice Rocco. Il comma 3 dell’art. 268 dell’attuale cpp contiene anche una importante deroga “Tuttavia, quando tali impianti risultano insufficienti o inidonei ed esistono eccezionali ragioni di urgenza, il pubblico ministero può disporre, con provvedimento motivato, il compimento delle operazioni mediante impianti di pubblico servizio o in dotazione alla polizia giudiziaria….”.
Le registrazioni delle intercettazioni a scopo forense sono un mezzo di ricerca della prova ai fini dell’individuazione di un reato.
I primi sistemi di telecomunicazione che portarono alla dematerialiazzazione dell’informazione furono il telegrafo e il telefono, detto telegrafo parlante. Con il telegrafo infatti la comunicazione venne separata dalla materia solida, la carta, e trasmessa a lunghe distanze in modo quasi istantaneo assicurando la circolazione di un elevato numero di dati in tempi molto più brevi di quelli che forniva la forma di comunicazione postale.
Quasi negli stessi anni nasceva anche il telefono, capace di trasportare la voce umana a distanze sempre più crescenti.
Con la nascita delle telecomunicazioni divenne indispensabile, per varie motivi, proteggere l’informazione con sistemi di cifratura in quanto gli impulsi che transitavano sulla linea, nel caso del telegrafo, e il flusso della voce, nel caso del telefono, erano facilmente intercettabili.
Oltre ad intercettare, nel tempo divenne indispensabile fissare e conservare i dati telefonici captati. Thomas Alva Edison nel 1877 esattamente un anno dopo l’invenzione del telefono, concepì il fonografo, apparecchiatura destinata al campo delle telecomunicazioni, come accessorio da abbinare al telefono che permettesse di registrare messaggi e riascoltarli. Era costituito da un imbuto, che rappresentava il microfono, in fondo al quale c’era una lamina metallica che raccoglieva i suoni e li trasmetteva in forma di vibrazioni ad una puntina che praticava l’incisione sulla superficie del cilindro. Dopo vari tentativi falliti di utilizzo nel campo della telefonia, il fonografo fu utilizzato per altri scopi.
Altro importantissimo strumento di supporto alla registrazione fu il nastro magnetico, realizzato per la prima volta nel 1934 dalla società tedesca BASF in formato bobina da 50 metri che aveva la peculiarità di essere cancellabile e ri-registrabile più volte.
Le prime registrazioni delle captazioni a scopo probatorio furono effettuate direttamente presso gli impianti telefonici di pubblico servizio. L’art 226 comma 3 del Codice di Procedura Penale del 1930, così recitava: «gli ufficiali di polizia giudiziaria, per fini del loro servizio, possono accedere agli uffici o agli impianti di pubblico servizio per trasmettere, intercettare o impedire comunicazioni prenderne cognizioni o assumere altre informazioni».
I registratori erano collocati direttamente presso l’operatore telefonico sotto il controllo del personale di Polizia Giudiziaria. Sul lato tecnico esse avvenivano effettuando derivazioni in parallelo della linea da intercettare in prossimità dell’abitazione, o inserendo dei deviatori sulla linea interessata per permettere l’instradamento della comunicazione nei locali in cui la Polizia Giudiziaria procedeva all’ascolto con un registratore telefonico a bobina monocanale dotato di una cuffia.
L’operatore al centralino era incaricato di mettere in connessione due linee telefoniche tra di loro, ad esempio un utente, che aveva necessità di parlare con un altro utente, mediante la manovella che aveva sul telefono faceva attivare la suoneria presente nella postazione del centralinista il quale chiedeva al chiamante con quale utente volesse essere messo in contatto, quindi connetteva mediante degli spinotti, la linea del chiamante con quella dell’utente richiesto. Il centralinista incaricato di commutare le linee era connesso al pannello di commutazione tramite una cuffia e un microfono, nella fase di commutazione e anche successivamente, e dopo aver instradato il collegamento, era in grado di poter ascoltare la conversazione tra i due utenti.
L’inconveniente delle linee intercettate con derivazione in parallelo, senza deviatore, era che l’utente intercettato poteva percepire delle interferenze, dovute alle apparecchiature collegate che commutavano l’apertura e/o la chiusura dei contatti o eventuali altre anomalie imputate al fatto che essendo la linea aggiuntiva d’ascolto collegata in parallelo alterava l’impedenza della linea principale generando spesso abbassamento di volume, echi e altre interferenze.
L’apparato di rilevazione e registrazione di prima generazione fu il RT-1000, un registratore telefonico monocanale messo in commercio nel 1970 dalla società appena nata e, all’epoca, leader in Italia nella fornitura dei sistemi di intercettazione, la Radio Trevisan.
Nel 1974, come abbiamo sopra descritto, ci fu una vera e propria rivoluzione legislativa dell’istituto delle intercettazioni che incise anche sulle modalità e sui luoghi di registrazione delle captazioni. Le collocazioni fisiche dei registratori si spostarono infatti dagli impianti degli operatori telefonici di pubblico servizio alle sale intercettazioni delle Procure.
Nel 1976 fu sostituito dal RT-1002 avente le medesime caratteristiche.
Nel 1982, dopo due anni di preparazione, fu commercializzato un registratore di seconda generazione, il RT-2000.
Quest’ultimo era basato sul telaio del rapporto UHER 4400 Report Monitor, ma tutti i componenti elettronici interni furono sostituiti da Radio Trevisan anche con l’aggiunta di una stampante termica e un display a LED a 14 cifre sulla superficie superiore. L’apparato poteva registrare fino a 4 canali audio in modo simultaneo e stampare su una strisciata cartacea contenente tutte le informazioni relative all’operazione in corso: il numero progressivo della registrazione, anno, mese, giorno e ora di inizio della registrazione, numero telefonico composto, ora, minuto e secondo relativo alla fine della registrazione, numeri di giri della bobina e infine numero della pista utilizzata sul nastro per la registrazione.
Le registrazioni avvenivano su supporto analogico ovvero su una bobina magnetofonica BASF. La velocità di scorrimento del nastro era di 2,38 cm/sec per le intercettazioni di tipo telefonico su rete fissa e di 4,75 cm/sec per le intercettazioni ambientali.
L’intercettazione avveniva in parallelo su due differenti registratori e le registrazioni venivano segnalate come originale PG e copia AG che era di fatto un secondo originale registrato contemporaneamente su un identico registratore. Terminata l’intercettazione le bobine venivano sigillate con ceralacca e il reperto, firmato da un operatore-responsabile, era depositato presso la Segreteria della Procura della Repubblica procedente.
L’ultimo apparato analogico di registrazione fu il RT-4000 sviluppato nel 1985 con caratteristiche simili al precedente.
A distanza di dieci anni, i registratori analogici furono soppiantati dal RT-6000, rilevatore e registratore multicanale completamente digitale.
Di conseguenza vennero abbandonati i nastri magnetofonici a bobina aperta, che per lunghi anni riempirono, e ancora giacciono presso gli archivi delle Procure, con le più piccole cassette DDS basate su formato digitale Digital Audio Tape. La cassetta Digital Data Storage utilizzava un nastro con una larghezza di appena 3,81 mm e aveva una capienza iniziale fino a 4 GB compressi, che essendo registrata in digitale riusciva a contenere fino a cinquantaquattro ore di registrazione, di contro ad un massimo di cinque ore di una bobina registrata a bassa velocità. Come si può immaginare ci fu un grosso salto di qualità.
Nel 2002 fece la sua comparsa l’ultimo rilevatore, registratore e masterizzatore digitale il RT-8000, dotato di ben otto canali di registrazione, con supporti digitali di tipo CD e DVD.
Tutte le apparecchiature sopra menzionate erano dislocate in locali messi a disposizione, per le forze dell’ordine operanti, dalla Procura della Repubblica dove arrivavano direttamente i flussi deviati, della linea da intercettare, direttamente dalle centrali telefoniche del gestore telefonico. Il modello RT-8000 come dicevamo è stato l’ultima tipologia di registratore esterno.
Adesso la rilevazione dei flussi di intercettazione avviene tramite server collocati presso le sale ascolto della Procura della Repubblica e memorizzate presso Hard Disk – Storage contenuti dentro armadi Rack.
Di conseguenza è cambiato anche il sistema di catalogazione dei flussi originali che è quello della memoria di massa dell’Hard Disk. Le copie masterizzate su supporti removibili, quali CD, DVD o hard disk esterni, rappresentano ormai copie di sicurezza – back up, che vengono estratti con il medesimo formato e gli stessi criteri di sicurezza e protezione dei flussi contenuti nei server.
Da ultimo vi è l’introduzione dell’Archivio ministeriale delle intercettazioni, che si pone a valle sostituendo gli archivi fisici e le masterizzazioni.
3. Profili e funzionalità dell’ Archivio delle intercettazioni
Pochi ricordano che già nel corso della XVI legislatura l’allora ministro della Giustizia Alfano presentò un disegno di legge – approvato dalla Camera dei Deputati in data 11 giugno 2009 con n. 1415-B, in precedenza modificato dal Senato della Repubblica il 10 giugno 2009 n. 1611 – riguardante norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali composto da 34 articoli.
All’interno del citato disegno di legge, l’articolo 12 recitava: All’articolo 269 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 e` sostituito dal seguente: «1. I verbali e i supporti contenenti le registrazioni sono conservati integralmente in un apposito archivio riservato tenuto presso l’ufficio del pubblico ministero che ha disposto l’intercettazione, con divieto di allegazione, anche solo parziale, al fascicolo»
L’articolo 23 individuava i responsabili del servizio: All’articolo 89 delle norme di attuazione,di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislative 28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni: Omississ c) dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti: «2-bis. Il procuratore della Repubblica designa un funzionario responsabile del servizio di intercettazione, della tenuta del registro riservato delle intercettazioni e dell’archivio riservato nel quale sono custoditi i verbali e i supporti.»
Alla fine il disegno di legge rimase tale e non ebbe uno sfogo legislativo.
A distanza di otto anni il Parlamento con la legge 23 giugno 2017 n. 103 delegò il Governo ad emanare una nuova disciplina delle intercettazioni. Sei mesi dopo il Governo emanò il D.L. 29 dicembre 2017 n. 216 recante «Disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 84, lettere a) , b) , c) , d) ed e) della legge 23 giugno 2017, n. 103». Anche a seguito di cambi parlamentari il decreto fu più volte posticipato fino alla emanazione del Decreto Legge n. 161 del 30 dicembre 2019 stabiliì l’entrata in vigore alla data del 1 marzo 2020. Al fine di consentire alle varie Procure di organizzarsi, in sede di conversione in legge del citato DL e a seguito di accoglimento di svariati emendamenti, furono ulteriormente prorogati i termini di avvio di ulteriori due mesi.
Con la denominazione Archivio delle Intercettazioni non si intendono solamente le strutture informatiche hardware e software deputate a conservare e rendere disponibili i flussi multimediali delle intercettazioni o i documenti endoprocessuali ad esse riferiti ma anche le infrastrutture che hanno impatto sui locali tecnici deputati ad ospitare i rack dei server AR e le sale predisposte all’ascolto.
A metà 2017 il Ministero della Giustizia ha avviato delle procedure atte a rilevare, nelle varie Procure del territorio, lo stato dei locali tecnici ospitanti i server delle Società impegnate a ricevere i flussi intercettati, e sulla base dei risultati ha predisposto degli interventi importanti volti a mettere in regola detti locali o a implementarli ex novo.
Le Direzione Generale di Beni e Servizi è stata impegnata, e tuttora lo è, per la messa a norma dei locali adibiti ad archivio riservato e, ove gli stessi non fossero presenti ne cura l’eventuale realizzazione predisponendo linee elettriche dedicate per alimentare i rack dei server dell’archivio, realizza i cablaggi passivi e in fibra e attua la messa in sicurezza dei locali tecnici e delle sale ascolto mediante l’installazione di porte blindate con apertura comandata da lettori biometrici e installa telecamere di videosorveglianza poste a protezione dei vari locali.
La Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati (DGSIA) ha effettuato la distribuzione presso le varie Procure di due rack.
Un rack contiene i server e gli storage necessari alla struttura informatica per l’Archivio Multimediale, l’altro rack contenente un client utilizzato per la gestione della profilazione utenti nei dispositivi biometrici e lo storage in cui vengono salvati i flussi delle telecamere di videosorveglianza e i log dei biometrici impegnati per l’accesso controllato ai locali.
La DGSIA ha installato e fatto configurare dei firewall a protezione perimetrale dello stesso archivio riservato realizzando reti dedicate sganciate dalla rete di palazzo e ha avviato e realizzato il software per la gestione e fruizione dell’archivio sia multimediale che documentale.
Con gruppi di lavoro composti da personale professionalmente preparato e competente, la DGSIA, ha dato il via allo studio e allo sviluppo delle architetture informatiche sia hardware che software per la realizzazione del cosidetto “Archivio delle intercettazioni” curandone tutti gli aspetti sia tecnici che giuridici.
La DGSIA cura, inoltre, la sicurezza in tutte le sue sfumature, non ultimo l’accentramento dei log e l’implementazione del software Bomgar, sistema che consente gli accessi agli operatori tecnici, che dovranno loggarsi alle infrastrutture informatiche operative, con tracciatura in appositi log e la videoregistrazione delle attività effettuate.
Il nuovo Archivio delle intercettazioni, denominato in origine Archivio Riservato (AR), è disciplinato dall’art. 269 cpp e 89 bis disp.att. cpp.
Risulta composto da due distinte architetture informatiche:
l’Archivio Riservato Documentale (AR Documentale)
l’Archivio Riservato Multimediale (AR Multimediale)
che vengono gestite da sistemi informativi (SI) con applicazioni autonome e al momento non interagenti tra loro.
L’AR Documentale si basa essenzialmente su Tiap@documenta, una evoluzione del SI Tiap in uso in vari UU.GG. del territorio, integrando nuovi moduli destinati alla gestione AR che permettono la visibilità dei documenti relativi al sottofascicolo RIT direttamente dalle postazioni autorizzate nelle sale ascolto che accedono anche all’AR Multimediale.
Il TIAP è un sistema informativo sviluppato dal Ministero della Giustizia per la gestione digitale del fascicolo penale documentale. Con la nuova versione rilasciata nel 2019 denominata TIAP@documenta il servizio interagisce con l’applicativo SICP, (Sistema Informativo Cognizione Penale ovvero il software di gestione dei fascicoli penali mod. 21/21 bis, mod. 44 e mod.45) creando, non appena si iscrive un procedimento a SICP, un corrispondente contenitore digitale in cui confluiranno i documenti scansionati, o digitalmente nativi, del fascicolo permettendo la dematerializzazione dello stesso e consentendone la gestione nelle varie fasi procedimentali.
Gli operatori che accedono al Sistema sono autorizzati all’accesso al fascicolo sulla base delle disposizioni che l’Ufficio impartisce.
L’operatività all’interno del TIAP@documenta viene registrata nei log che tracciano tutte le operazioni effettuate dagli utenti sul fascicolo digitale.
Tiap@documenta integra dei livelli adeguati di sicurezza interna ed esterna che prevede la cifratura di tutti i documenti.
Il sistema di archiviazione, in caso di accesso diretto allo storage, non consente in alcun modo di poter effettuare la lettura dei documenti presenti (che essendo criptati, rendendono di fatto impossibile poter effettuare l’associazione tra il documento memorizzato ed il resto del fascicolo).
TIAP@documenta, con il rilascio dell’ultima versione che ha integrato tre nuovi moduli rivolti alla gestione AR, ha introdotto la possibilità di creare il sottofascicolo dell’archivio delle intercettazioni all’interno del fascicolo ordinario precedentemente creato, con una gestione separata e quindi secretata rispetto agli altri atti del fascicolo digitale.
La creazione del sottofascicolo AR avviene previo accesso al fascicolo ordinario principale, già presente nel sistema, selezionando l’apposito tasto “Archivio Riservato”. Fatto ciò si inserisce al sistema, per ogni singola intercettazione, tutta la documentazione a supporto quali: la richiesta al GIP di autorizzazione o di convalida corredata dalla nota della Polizia Giudiziaria.
Di seguito vengono inseriti tutti i cosiddetti metadati, compreso il numero di RIT assegnato dal separato registro modello 37, classificando la tipologia di intercettazione (telefonica, ambientale, telematica). Completata la struttura del sottofascicolo si inseriscono, identificati da un titolario che ne specifica la tipologia, tutti gli atti in formato digitale e si predispone, attraverso una particolare discovery, la trasmissione al GIP.
L’Uffcio del Giudice per le Indagini Preliminari accederà al fascicolo inserito al TIAP ed in particolare nella sezione riservata all’AR depositando gli atti trasmessi tramite discovery dall’Ufficio di Procura. Successivamente inserirà il proprio provvedimento, ad esempio un decreto autorizzativo, nel faldone digitale AR di riferimento. Nell’eventualità di successive proroghe si segue l’iter sopra descritto.
E’ il Procuratore della Repubblica a stabilire gli accessi alla sezione AR documentale indicando gli ulteriori utenti rispetto a quelli già associati al magistrato titolare. Esaurita la fase secretata, con il deposito degli atti avviene la cd discovery, cioè il passaggio degli atti di intercettazione nella sezione fascicolo ordinario unitamente a tutti gli altri atti già presenti che compongono nella sua interezza tutto il procedimento.
I soggetti esterni abilitati (avvocati, consulenti, ecc.) per la consultazione del sottofascicolo dell’Archivio Riservato avranno la possibilità di consultare gli atti, attraverso le postazioni presenti nelle sale ascolto o nelle sale avvocati TIAP, previo ottenimento di una OTP (One Time Password) che darà la possibilità di un accredito e quindi di accesso “tracciato”.
L’AR Multimediale è gestito con un software proprietario, denominato Modello 37 bis, installato nei server che si trovano all’interno del rack ministeriale allocato nei locali tecnici della Procura.
Il software dell’AR multimediale è un applicativo autonomo che non si interfaccia con altri applicativi ministeriali e ciò comporta un notevole lavoro del personale dei CIT presenti in ogni Procura che dovrà “popolare” il sistema in modo manuale e in alcuni casi ridondante.
Alla piattaforma si accede dalla lan dedicata interna dell’edificio di Procura mediante l’utilizzo dei browser compatibili IE10, 11 o Chrome attraverso un link che collega l’infrastruttura dell’AR presente nel locale tecnico di Procura, permettendo così l’accesso al contenuto multimediale di interesse conferito al suo interno.
La fase del conferimento è il momento in cui, a chiusura dell’attività intercettiva, vi è il passaggio dei flussi intercettati (di qualunque contenuto, telefonici, ambientali e telematici) contenuti nei server/storage di proprietà dei fornitori verso l’archivio multimediale ministeriale.
A tal proposito, il Ministero della Giustizia ha predisposto un protocollo univoco di upload file, le cui specifiche tecniche sono state communicate in modo riservato alle società che forniscono le c.d. prestazioni funzionali. Per ultimo l’Ufficio di Procura, attraverso il personale del CIT, cura il conferimento verso l’Archivio Multimediale dei flussi di intercettati.
Per ciò che riguarda l’effettiva operatività, figura principale è l’Amministratore Centrale che definisce per ogni Ufficio Giudiziario coinvolto la struttura mediante la funzione “Crea organizzazione”.
Successivamente genera gli utenti mediante l’utilizzo della funzione “Crea utente” e ad ogni utente associa il ruolo mediante la funzione “Associa utenti a Ruoli”. All’Organizzazione creata verrà associato un utente con il profilo di “Amministratore” locale per ogni singolo Ufficio di Procura.
Per ogni procedimento, il sistema richiede la predisposizione di apposite figure informatiche riferite agli utenti che svolgeranno le proprie funzioni all’interno dell’archivio multimediale.
L’Amministratore di Sistema è un utente, con un profilo autonomo abilitato alla gestione dei fornitori, cioè le aziende che forniscono i conferimenti; predispone l’utente Procuratore e gli utenti addetti allo sportello.
Il Procuratore della Repubblica, che è il dominus dell’archivio delle intercettazioni, è colui che sta al vertice della struttura e si occupa della nomina del Gestore e del Delegato. Ha sempre la possibilità di delegare ad altri le proprie funzioni, e ovviamente anche il potere di revocarle.
Il Delegato del Procuratore è l’utente che opererà per conto del Procuratore nella piattaforma e di conseguenza si occuperà della nomina del Gestore.
Il Gestore AR, nominato dal Procuratore o dal suo delegato è l’utente che si occuperà della gestione all’interno del sistema degli utenti operatori e autorizzatori associandoli ai singoli procedimenti. E’ anche la figura preposta ad effettuare le esportazioni dei flussi di intercettazione dall’archivio riservato verso altri Uffici Giudiziari interessati. Dispone anche l’eventuale cancellazione dei flussi su disposizione del Giudice.
L’Operatore, nominato dalla figura del Gestore, è l’utente deputato ad espletare il conferimento delle intercettazioni, cioè il caricamento nell’archivio multimediale dei flussi intercettati resi disponibili dai server delle società.
L’Utente di sportello, figura inserita dall’Amministratore, si occupa di censire le richieste di consultazione dei flussi e crea le utenze dei richiedenti e degli accompagnatori.
L’autorizzatore, anch’esso nominato dal Gestore, è una figura amministrativa che, a fronte di richieste già autorizzate o rigettate dal magistrato, consentirà al richiedente di accedere o meno al sistema per l’ascolto.
Altri attori previsti nel sistema sono:
il Richiedente, utente autorizzato o meno ad accedere al sistema per la cognizione dei flussi. Può essere essere un soggetto interno all’Ufficio nel caso del PM o del Giudice, oppure esterno in caso di avvocati o ausiliari del Giudice, ecc..
l’Accompagnatore è l’utente ausiliario del difensore, ad esempio un interprete.
4. Organizzazione dell’Ufficio CIT
Presso ogni Procura della Repubblica, anche di piccole dimensioni, è collocato un settore, non aperto al pubblico, denominato Centro Intercettazioni Telecomunicazioni. Precedentemente abbiamo descritto i locali che compongono l’Ufficio CIT, nel presente paragrafo ci soffermeremo sugli attori che operano all’interno della struttura prendendo come riferimento, per rendere l’argomento più reale possibile, l’organizzazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.
L’Ufficio Intercettazioni è coordinato dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Aggiunto delegato. Il CIT è strutturato in più aree: quella giuridico – amministrativa, l’area contabile – finanziaria e l’area tecnica. All’interno della struttura trova collocazione la Segreteria dell’Archivio dell’Intercettazioni.
L’area giuridico – amministrativa è composta da personale amministrativo della Giustizia e da personale di Polizia Giudiziaria che opera all’interno della Procura. La competenza del personale amministrativo di questa’area è molto vasta e svariati sono i compiti da svolgere.
In primis la ricezione degli atti inerenti le intercettazioni che vengono depositati dalla PG delegata alle indagini in modo riservato e in locali non accessibili al pubblico. Cura la gestione del registro delle intercettazioni, denominato Modello 37, ove vengono annotati tutti i decreti e le operazioni disposte dal PM ed autorizzate dal GIP.
Essendo questo registro informatizzato è tenuto da più persone che possono operare simultaneamente.
Il personale di quest’area ha la tenuta e il controllo della posta elettronica, PEC e ordinaria, dedicata alle intercettazioni dove riceve e trasmette tutta corrispondenza riservata inenrente la materia. Cura, unitamente alle singole Segreterie dei Pubblici Ministeri, la gestione del deposito, agli aventi diritto, degli atti di intercettazione facendo ascoltare i flussi all’interno della sala ascolto riservata ai difensori.
Altro compito di quest’area, di concerto con l’area tecnica, è la gestione dei locali delle sale intercettazioni a mezzo di controlli e procedure di accredito del personale delle società private che devono accedere, per interventi di manutenzione sui server e sui client di loro proprietà.
Per assicurare il delicato servizio anche fuori dal normale orario di lavoro e nei casi d’urgenza, il personale del CIT ha un turno di reperibilità quotidiano feriale dalle 14,00 alle 20,00 e fetivo dale 8,00 alle 20,00.
Si occupa della redazione e dell’inoltro della statistica relativa alle attività di intercettazione alla Direzione Generale di Statistica istituita presso il Ministero della Giustizia.
Altra importante peculiarità dell’ Ufficio Intercettazioni di RC è l’organizzazione di continui corsi di formazione sia dal lato giuridico che tecnico per stare al passo dell’evoluzione tecnologica dei sistemi.
Il personale di Polizia Giudiziaria inserito nell’organico del CIT, appartenente alle Sezioni di PG collocate all’interno della Procura della Repubblica, ed è composto da dodici unità suddiviso in aree geografiche di competenza Distrettuale: Ionica, RC Centro e Tirrenica. Lavorano in stretto contatto con i Pubblici Ministeri DDA, suddivisi anch’essi per fasce territoriali, e si occupano della gestione dei decreti di intercettazione firmati dai PM e in particolare delle successive proroghe. Curano l’inoltro dei provvedimenti alla PG delegata alle indagini, competente per l’esecuzione. Sorvegliano all’interno della sala ascolto dei difensori le operazioni di ascolto e/o masterizzazione dei flussi di intercettazione, redigendo apposito verbale di operazioni compiute. Su disposizione del Procuratore della Repubblica, per l’espletamento dei loro servizi, hanno l’autonoma gestione del registro Modello 37.
L’area contabile – finanziaria, composta prevalentemente da personale amministrativo ed in particolare Funzionari Contabili, si occupa della ricezione e gestione dei pagamenti delle fatture relative alle forniture inerenti le attività di intercettazione.
Due sono le categorie dei soggetti giuridici che forniscono prestazioni per l’AG: i gestori delle telecomunicazione che producono le c.d. prestazioni obbligatorie disciplinate con listino unico nazionale, ex art.96 del codice delle comunicazioni, e le società private che forniscono le c.d. prestazioni funzionali con l’ausilio di linee di trasmissione verso i server di registrazione, con il noleggio di apparecchiature dedite alle intercettazioni ambientali, video, telematiche e localizzatori. Al termine della prestazione di intercettazione le persone giuridiche sopra menzionate inviano le fatture elettroniche, previa registrazione, a mezzo della piattaforma informatica ministeriale denominata SIAMM che gestisce le liquidazioni delle spese di giustizia.
Le fatture sono verificate a mezzo di una interfaccia con il registro delle intercettazioni che opera un accurato controllo di verifica sulla durata dell’operazione e sul prezzo di listino delle singole prestazioni.
Dopo i previsti controlli il PM che ha disposto l’intercettazione, emette il decreto di liquidazione della spesa. Successivamente si procede alla registrazione e alla trasmissione del decreto al funzionario delegato per le spese di giustizia che procede all’emissione dell’ordinativo di spesa in favore del soggetto erogatore con accredito mediante Banca d’Italia.
L’ area tecnica è curata dall’Amministratore dei Sistemi dei Servizi di Intercettazione nominato tra il personale del CISIA, dalla Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia.
Presso la Procura di Reggio Calabria l’ADSI opera insieme ad una unità del personale amministrativo adeguatamente formato e si occupa prevalentemente del controllo delle operazioni effettuate dal personale delle società private presso i server di registrazione.
Con cadenza semestrale vengono, come da disposizioni impartite, depositati i file log di sistema e degli applicativi operative delle società fornitrici dei Servizi d’intercettazione. Tale attività permette un capillare controllo del personale che ha avuto accesso ai vari sistemi informatici di intercettazioni e delle operazioni compiute.
L’area tecnica si è rilevata di fondamentale importanza circa le verifiche e gli accertamenti effettuati sui sistemi informatici installati presso le sale intercettazioni a seguito del provvedimento del Garante Privacy in materia di misure di sicurezza nelle attività di intercettazione da parte delle Procure della Repubblica.
Per ogni società privata che offre le prestazioni funzionali con i propri server è stata effettuata una vera e propria verifica di tutte le disposizioni impartite dal Garante, a cominciare dall’applicazione della strong authentication all’analisi della reale applicazione della cifratura.
Si è proceduto altresì ad effettuare un vero e proprio stress test informatico circa le procedure di adeguamento alla sicurezza di accesso e trasmissione cifrata dei servizi di intercettazione e alla bontà della cifratura.
Ogni società ha fornito, come da disposizioni dell’area tecnica, l’elenco del personale con relative mansioni, inventario delle apparecchiature di loro proprietà presenti nei locali tecnici dell’Ufficio e inventario delle linee VPN verso postazioni di ascolto remote in partenza dalla società verso i server in Procura e le linee con i flussi intercettati in arrivo. Ciò ha dato luogo ad una corposa relazione inviata, unitamente ad altra documentazione, al Ministero della Giustizia per il successivo inoltro al Garante per la protezione dei dati personali.
A seguito dell’introduzione della disciplina dell’archivio delle intercettazioni, molti Uffici di Procura, specie quelle Distrettuali, si sono dotate di una propria organizzazione creando una Segreteria dedicata al funzionamento dell’archivio, ex art. 269 cpp e 89 disp.att.cpp.
Ovviamente, anche la Procura di Reggio Calabria, ha organizzato la propria Segreteria individuando a tal proposito i soggetti incaricati alla gestione della parte documentale, con i compiti di scansione e inserimento degli atti cartacei (richiesta PG, richiesta PM, decreto GIP, ecc..) all’interno dell’applicativo TIAP@Documenta, e quelli incaricati alla gestione della parte multimediale coprendo tutte le figure previste all’interno del Modello 37 bis che vanno dall’Amministratore all’Utente di Sportello. ©