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Timestamp: 2019-12-13 23:49:05+00:00
Document Index: 164288708

Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 572', 'art. 612', 'art. 81', 'art. 90', 'art. 660']

NON PARLARMI, NON TI SENTO IL PERDURANTE DISALLINEAMENTO TRA I BISOGNI DELLE DONNE MALTRATTATE E LE TUTELE OFFERTE DALLE NORME PENALI - Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario
Autori: Corn Emanuele
Titolo: NON PARLARMI, NON TI SENTO IL PERDURANTE DISALLINEAMENTO TRA I BISOGNI DELLE DONNE MALTRATTATE E LE TUTELE OFFERTE DALLE NORME PENALI
Pagine: pp. 601-613
Keywords: diritto penale, violenza di genere, violenza circolare, commissione parlamentare sul femminicidio
La violenza contro le donne, nelle sue complesse forme di manifestazione, non è ancora adeguatamente conosciuta, in Italia, dai professionisti del settore della giustizia chiamati a contrastarla e a sostenere le vittime. Questo articolo si propone di presentarne alcuni aspetti peculiari, ma sovente ignorati, e di suggerire alcune strategie utili per migliorare le inefficienze e scongiurare il fenomeno della c.d. vittimizzazione secondaria. L’ultima parte del lavoro è dedicata a una prima analisi della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femmnicidio, depositata nei primi mesi del 2018, con l’obiettivo di individuare punti di contatto tra necessità della prassi e prospettive de iure condendo.
NON PARLARMI, NON TI SENTO IL PERDURANTE DISALLINEAMENTO TRA I BISOGNI DELLE DONNE MALTRATTATE E LE TUTELE OFFERTE DALLE NORME PENALI
1) Cfr. M. Bertolino, Violenza e famiglia: attualità di un fenomeno antico, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, pp. 1710-1742; in precedenza già: A. Manna, La donna nel diritto penale, in Indice pen., 2005, pp. 851-887. Tra le monografie più recenti, ampio spazio alla parte storica è dedicato da: P. Coco, Il c.d. « femminicidio ». Tra delitto passionale e ricerca di una identità perduta, Jovene, Napoli, 2016, pp.1-84 e 112-165.
2) Splendide e drammatiche le rappresentazioni di questa realtà nelle pagine di Cesare Pavese, ne « La luna e i falò », e nelle opere teatrali di Henrik Ibsen, tra cui « Casa di bambola ». Sono trascorsi meno di cinquant’anni da quando in Europa occidentale si è affermato il venir meno dello storico automatismo tra consenso esplicito alle nozze e consenso implicito a subire stupri da parte del marito: A. Szegö, Addio, marital exemption, in Dir. pen. XXI secolo, 2013, 107-135.
3) Il messaggio implicito connesso alla proposta di un percorso di coppia e di mediazione familiare è che entrambi i soggetti sono parte in causa rispetto al problema e hanno la stessa responsabilità e capacità di azione per raggiungere il cambiamento (P. Romito, Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori, Franco Angeli, Milano, 2005, 90-93). Nei casi di violenza intra-familiare il messaggio da veicolare però è l’opposto: la responsabilità della violenza di A verso B non può mai essere attenuata o giustificata dal comportamento di B.
4) La scarsa consapevolezza, fino a pochi anni fa, della diffusione e dell’entità del fenomeno della violenza intra-familiare in Europa, cui si sommava la spinta socio-culturale a privilegiare su tutto l’unità familiare in base ad una visione distorta per cui questa sarebbe stata in ogni caso benefica per i figli, ha spinto diversi legislatori a considerare tutte le liti nel contesto familiare un terreno privilegiato per le c.d. ADRs (alternative dispute resolution processes). Si tratta di strumenti molto utili (pressoché indispensabili per alleviare il sovraccarico dei tribunali nel nostro Paese) e bisognosi ancora di studio e approfondimento (un validissimo tentativo è proposto ora da E. Mattevi, Una giustizia più riparativa, Editoriale scientifica, Napoli, 2017), anche nei contesti familiari e di coppia, ma, purtroppo, essi sono totalmente inefficaci quando tra i problemi da affrontare vi è la condotta violenta di una delle parti. Per questo, pur non giungendo a proibirle, proprio con l’intento di mettere al centro i bisogni della vittima e di non favorire il perpetuarsi di relazioni violente che, invece, vanno immediatamente interrotte prima che degenerino, la Convenzione di Istanbul impone agli Stati di rivedere le legislazioni interne vietando il ricorso obbligatorio a procedimenti di tipologia ADRs per la soluzione di casi riguardanti forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della Convenzione stessa (art. 48 co.1). Mostra apertura verso il ricorso alla mediazione: O. Di Giovine, I recenti interventi legislativi in materia di violenza contro le donne (perché il “dilemma del femminismo” è anche il “dilemma del diritto penale”), in Archivio pen., 1, 2017, p. 22).
5) Un’ottima lettura del contesto è offerta da: P. Romito, N. Folla, M. Melato (a cura di), La violenza sulle donne e sui minori. Una guida per chi lavora sul campo, Carocci, Roma, 2017; M.L. Bonura, Che genere di violenza. Conoscere e affrontare la violenza contro le donne, Erickson, Trento, 2016; Modena group on Stalking, Percorsi di aiuto per vittime di Stalking, Franco Angeli, Milano, 2008.
6) A. Salerno, M.L. Bonura, Dinamica dell’amore violento, in A. Salerno (a cura di), Vivere insieme: tendenze e trasformazioni della coppia moderna, Il Mulino, Bologna, 2010, pp. 103-157.
7) G. Creazzo, Mi prendo e mi porto via. Le donne che hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza in Emilia Romagna, Franco Angeli, Milano, 2003, p. 145.
8) D. Dutton, S.L. Painter, Traumatic bonding: the development of emotional attachments in battered women and other relationships of intermittent abuse, in Victimology (an International journal), v. 6, n. 1-4, 1981, pp. 139-155.
9) I penalisti contemporanei conoscono e hanno una certa familiarità con la c.d. « sindrome di Stoccolma ». Gli studi realizzati su questo disturbo hanno mostrato che quando si trova in una situazione di restrizione della libertà, l’impulso naturale spinge il soggetto a cercare conforto nella persona più vicina anche se essa stessa è la responsabile dell’assoggettamento. Anche nella meno nota « sindrome della donna maltrattata » (battered women syndrome), individuata però da Walker già nei primi anni Ottanta, la vittima dell’abuso è posta in una condizione psicologica che genera sentimenti positivi nei confronti del maltrattante. Cfr. L.E. Walker, The battered woman syndrome, Harper and Row, New York, 1984.
10) L.E. Walker, The battered woman, Harper and Row, New York, 1979.
11) Evidentemente non tutte le storie di abuso domestico hanno le caratteristiche descritte da Walker. Ai fini di questo scritto si tratta dei casi meno interessanti, perché di fronte tali forme di manifestazione della violenza, contraddistinte da attacchi costanti e regolari senza scuse o ammissioni di responsabilità, l’ordinamento offre alle forze dell’ordine e agli operatori sociali già da tempo strumenti di intervento. Gli autori, non a caso, sono soggetti che la psicologia definisce « antisociali » che anche per altre condotte possono essere sottoposti all’attenzione della giustizia penale. Cfr. A. Salerno, M.L. Bonura, op. cit., pp. 125-126.
12) A.C. Baldry, Dai maltrattamenti all’omicidio. La valutazione del rischio di recidiva e dell’uxoricidio, VI ed., Franco Angeli, Milano, 2016 (I ed. 2006).
13) P. Fonagy, M. Target, Attaccamento e funzione riflessiva, Cortina, Milano, 2001, p. 289.
14) M.L. Bonura, op. cit., p. 88.
15) Scrive ancora l’Autrice: « Quando la violenza è radicata, in un ampio numero di casi la vita sessuale della coppia si trasforma in una reiterazione di stupri subiti dalla donna in modo apparentemente passivo, il cui sfondo è il giustificato timore per la propria integrità psicofisica e la certezza che il furore ricomincerà daccapo se non si acconsentirà o non si fingerà piena partecipazione all’amplesso »; ibid.
16) A.C. Baldry, op. cit., p. 36 (I ed. 2006).
17) Secondo Peter Fonagy la calma ritrovata costituisce un (ulteriore) gradino sceso verso la perdita di indipendenza psichica della donna. I maltrattanti, secondo le interviste raccolte dall’Autore, non riferiscono di provare piacere nell’usare violenza, quanto piuttosto un calo della tensione e il ripristino di un equilibrio (P. Fonagy, M. Target, op. cit.).
18) J. Herman, Guarire dal trauma: affrontare le conseguenze della violenza, dall’abuso domestico al terrorismo, Magi, Roma, 2005 p. 218 (ed. or. inglese 1992).
19) Rigoroso e dettagliato il quadro offerto da C. Pecorella, Sicurezza vs libertà? La risposta penale alle vio- lenze sulle donne nel difficile equilibrio tra istanze repressive e interessi della vittima, in Dir. pen. cont., fasc. 2015, pp. 11-14. Tali dati, aggiornati, risultano finora sostanzialmente confermati da quelli che in queste settimane sta pubblicando la Commissione « Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ». Creata presso il Senato con delibera del 18 gennaio 2017, la Commissione ha concluso i suoi lavori in concomitanza con il termine della XVII legislatura. Cfr. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=1066513#.
20) Realmente pionieristiche nel contesto italiano le proposte di valutazione del rischio omicidiario proposte dalla già citata: A.C. Baldry, op. cit., passim. Dal punto di vista strettamente penalistico si tenga presente l’effetto perverso in termini di riduzione della pena (raffrontato a quanto previsto vuoi dall’art. 572 c.p. vuoi dall’art. 612 bis c.p.) che si ottiene, nei casi di violenza di genere, quando i singoli episodi illeciti vengono improvvidamente trattati come illeciti tra loro separati ma collegati soltanto dal vincolo della continuazione ex art. 81 c.p..
21) Clamoroso, tra quelli più recenti, il caso avvenuto a Cisterna Latina il 28 febbraio scorso in cui un carabiniere, nei confronti del quale era stata sporta denuncia, ha tentato di uccidere con l’arma d’ordinanza la moglie, recandosi poi nella casa della donna per assassinare le figlie e quindi togliersi la vita. Stante episodi come questi, le considerazioni circa la responsabilità giuridica dello Stato formulate ormai dieci anni or sono da Barbara Spinelli, sulla base della letteratura e dell’esperienza americana, appaiono certo meno eterodosse di quanto non sembrassero al momento della loro pubblicazione: B. Spinelli, Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, Franco Angeli, Milano, 2008.
22) Sentenza CEDU, Sez. I, 2 marzo 2017, caso Talpis vs Italia, annotata da M.F. Cucchiara, Violenza domestica e inerzia delle autorità: la Corte EDU condanna l’Italia, in www.giurisprudenzapenale.com, 2017 e da R. Casiraghi, L’Italia condannata per non aver protetto le vittime di violenza domestica e di genere, in Riv. it. dir. proc. pen., 2017, pp. 1192-1195.
23) A solo titolo di esempio, si segnalano le misure adottate dalla Provincia autonoma di Trento: http://www.trentinosociale.it/index.php/Approfondimenti/Documenti-pubblicazioni/Linee-guida-per-il-contrasto-della-violenza-sulle-donne.
24) Analizza i profili penali del decreto e della legge di conversione: A. Merli, Violenza di genere e femminicidio. Le norme penale di contrasto e la legge n. 119 del 2013 (c.d. legge sul femminicidio), ESI, Napoli, 2015 (cap. 2). Interessante anche il paragrafo dedicato a queste fonti all’interno della monografia: M. Venturoli, La vittima nel sistema penale. Dall’oblio al protagonismo?, Jovene, Napoli, 2015, 163-168.
25) Per motivare il suo giudizio tendenzialmente favorevole all’irrevocabilità, Claudia Pecorella (C. Pecorella, op. cit., p. 14) cita parole scritte quarant’anni fa: « è un falso argomento quello secondo cui, con la procedibilità d’ufficio noi saremo trascinate in tribunale contro la nostra volontà, (...) perché nella stragrande maggioranza dei casi noi sole siamo a conoscenza degli atti di violenza subiti e quindi dipenderà esclusivamente da noi mettere in moto il meccanismo penale ». Proposta di legge d’iniziativa popolare presentata alla Camera dei Deputati il 19 marzo 1980, reperibile all’indirizzo http://storia.camera.it e formulata dal Movimento di Liberazione delle donne, l’Unione Donne Italiane e il Collettivo Femminista romano di via Pompeo Magno. Di diverso avviso: M. Virgilio, Legislazioni a contrasto della violenza maschile contro le donne e autodeterminazione femminile, in S. Scarponi (a cura di), Diritto e genere. Analisi interdisciplinare e comparata, Cedam, Padova, 2014, p. 336, nonché: P. Donati, I crimini contro le donne e la legge sul femminicidio, in Sociol. dir., 2015, pp.112-115.
26) Sulle funzioni della comparazione nel diritto penale: A. Cadoppi, Introduzione allo studio del diritto penale comparato, II ed., Padova, 2004, 41-58; G. Fornasari, Conquiste e sfide della comparazione penalistica, in Studi in onore di Giorgio Marinucci, Milano, 2006, I, 265-282; R. Parizot, Utilità e metodo del diritto penale comparato, in Dir. pen. XXI secolo, 2, 2017, in stampa.
27) Limitandoci alla dottrina penalistica, firme illustri, note anche in Italia su questi temi sono: María Luisa Maqueda Abreu (Catedrática de Derecho penal nella Universidad de Granada), Patricia Laurenzo Copello (Catedrática de Derecho penal nella Universidad de Málaga); Elena Larrauri Pijoán (Catedrática de Derecho penal nella Universidad Pompeu Fabra), Carolina Villacampa Estiarte (Catedrática de Derecho penal nella Universidad de Lleida); María Ángeles Rueda Martín (Catedrática de Derecho penal nella Universidad de Zaragoza).
28) M. Acale Sánchez, Aspectos penales del pacto de estado español contra la violencia de género de 2017, in Dir. pen. cont., fasc. 1/2018, pp. 21-23.
29) Coglie molti di essi anche: C. Pecorella, op. cit., p. 15.
30) M.L. Bonura, op. cit., pp. 105-120.
31) Il nuovo art. 90-quater c.p.p. riconosce la condizione di particolare vulnerabilità alla persona offesa che sia: « affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall’autore del reato ».
32) Cfr. L. Luparia (a cura di), Lo Statuto europeo delle vittime di reato. Modelli di tutela tra diritto dell’Unione e buone pratiche nazionali, Padova, 2016.
33) M. Bertolino, op. cit., 1714-1718; anche A. Manna, op. cit., 885-887 e P. Coco, op. cit., 221-247.
34) L. Rossi, L’analisi investigativa nella psicologia criminale. Vittimologia: aspetti teorici e casi pratici, Milano, Giuffrè, 2005, 417.
35) Si tratta di un efficace passaggio della tesi di laurea: S. Filippi, La vittimizzazione secondaria nei casi di violenza contro le donne nelle relazioni di intimità, Alma Mater di Bologna, Scuola di Giurisprudenza, rel. D. Melossi, Novembre 2016, p. 175. Diverse criticità del sistema che producono vittimizzazione secondaria sono comunque ampiamente segnalate e stigmatizzate nei tre lavori più interessanti pubblicati negli ultimi anni sui temi di questo articolo e già citati: M. Bertolino, op. cit., C. Pecorella, op. cit., O. Di Giovine, op. cit.
36) Colgo il senso molto alto delle suggestioni con cui Ombretta di Giovine chiude il suo scritto (O. Di Giovine, op. cit., 23), ma non le condivido, soprattutto perché non ritengo ancora maturo il contesto culturale nel nostro Paese. Anche nella dottrina penalistica sono ben presenti le voci di chi non vede ancora con sospetto la recente evoluzione normativa per il contrasto alla violenza contro le donne, quasi ciò mettesse in discussione il principio di extrema ratio (v.g. V. Masarone, L’attuale posizione della vittima nel diritto penale positivo: verso un diritto penale “per tipo di vittima”?, in Archivio pen., 3, 2017, pp. 3-7). Temo che guardare troppo oltre, senza dare forza e migliorare il presente, finirebbe per dare legittimità a chi vagheggia un ritorno al passato.
37) Il paragrafo dedicato ai vuoti di tutela in ambito penale è il 10.2. Tutte le parti virgolettate raccolgono stralci di esso.
38) Contravvenzione posta tra il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e l’abuso della credulità popolare, l’art. 660 c.p. storicamente è norma che impone una assai blanda minaccia non tanto nei confronti di un soggetto che lede l’altrui integrità personale, bensì di colui che reca disturbo all’ordine pubblico sotto il profilo della minaccia alla tranquillità pubblica. Solo nell’ultimo decennio si è affermata in giurisprudenza un’interpretazione che pone la tranquillità personale a pari livello di quella pubblica, sancendo una ricostruzione plurioffensiva rispetto al bene giuridico tutelato. Cfr. S. Rossi, Art. 660, in A. Cadoppi, S. Canestrari, P. Veneziani (a cura di), Codice penale. Commentato con dottrina e giurisprudenza, La Tribuna, Piacenza, 2011, 2811.
39) La Convenzione di Istanbul è, giustamente, spesso richiamata nel testo della Convenzione. Riporto il testo della disposizione di riferimento sul punto: « Article 40 - Sexual harassment - Parties shall take the necessary legislative or other measures to ensure that any form of unwanted verbal, non‐verbal or physical conduct of a sexual nature with the purpose or effect of violating the dignity of a person, in particular when creating an intimidating, hostile, degrading, humiliating or offensive environment, is subject to criminal or other legal sanction ».
40) Su compiti e poteri di quest’istituzione, assai poco conosciuta e valorizzata, malgrado abbia ormai più di trent’anni di storia: E. Stenico, Consigliera/e di parità e tutela antidiscriminatoria, con specifico riferimento alle molestie sessuali, in S. Scarponi (a cura di), Diritto e genere. Analisi interdisciplinare e comparata, II ed., Padova, 2016, 277.
41) Secondo la Commissione, una custodia cautelare in carcere troppo breve « pregiudica o comunque condiziona negativamente la possibilità di acquisire la prova testimoniale della vittima in sede di incidente probatorio (con ciò vanificando le recenti innovazioni legislative che ne hanno ampliato le possibilità di applicazione) posto che gli adempimenti connessi a tale istituto (richiesta di parte e notifica agli altri soggetti processuali, termine per le osservazioni di controparte, provvedimento del GIP di ammissione, celebrazione dell’incombente, trascrizione delle dichiarazioni testimoniali, restituzione del fascicolo da parte del GIP) richiedono tempo e comportano il rischio assai concreto di decorso del termine di fase e conseguente remissione in libertà dell’indagato ». In sostanza, i Commissari non pensano che l’amministrazione della giustizia debba essere sostenuta e rafforzata per completare il lavoro nei tempi oggi assegnati, ma che, con buona pace della presunzione di innocenza e dell’extrema ratio nel ricorso alle misure cautelari, i termini vadano di fatto raddoppiati!
42) In Italia, la monografia di riferimento sul tema, in virtù della sua ampia analisi comparatistica e pur essendo antecedente rispetto al d.l. 14 agosto 2013, n. 93 c.d. decreto femminicidio, è ancora quella pubblicata da: A.M. Maugeri, Lo Stalking tra necessità politico-criminale e protezione mediatica, Torino, 2010. Cfr. anche G. De Simone, Il delitto di atti persecutori, Roma, 2013 e S. Bonini, Sulla tutela penale delle vittime fragili. Questioni sospese in materia di atti persecutori e di femminicidio (dopo il d.l. 93/2013), in Indice pen., 2, 2014, 667-699.
43) Mi sia concesso un rinvio alla mia recente pubblicazione: E. Corn, Il femminicidio come fattispecie penale. Storia, comparazione, prospettive, Editoriale scientifica, Napoli, 2017, nella piena comprensione delle perplessità espresse anche da: M. Bertolino, op. cit., 1740.