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Timestamp: 2020-07-09 20:31:52+00:00
Document Index: 137774839

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 2087', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ']

Culpa in eligendo del committente: vale anche per i lavori non formalizzati per iscritto?. :: CANTIERE PRO :: Sicurezza in cantiere
25 Giugno 2020 :: di Redazione Tecnica
Analizziamo la sentenza 32228/2018 originata dall’infortunio mortale di un lavoratore autonomo tuttofare incaricato dal committente di interventi su una ringhiera. La culpa in eligendo del committente vale anche in questo caso?. Qual è la perimetrazione delle responsabilità dello stesso committente?.
La Corte di Appello di Messina confermava la sentenza di condanna nei confronti di un committente che aveva affidato ad un lavoratore autonomo tuttofare interventi di manutenzione dell’immobile di sua proprietà comprensivi della sostituzione di ringhiera esterna del balcone. Al momento dell’intervento proprio su quest’ultima, in concomitanza dell’asportazione del corrimano, a causa del cedimento di uno degli ancoraggi si innescava la caduta della stessa ringhiera verso l’esterno che provocava a sua volta la caduta del tuttofare. Il lavoratore autonomo decedeva all’istante a causa dei gravissimi traumi riportati.
culpa in eligendo del committente - CONDANNA
Il committente dell’intervento veniva condannato per omicidio colposo per le seguenti violazioni:
art. 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”;
art. 2087 c.c. “L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”;
art. 1 comma 1 della Legge 833/1978;
art. 7 D.Lgs. 626/94;
art. 26 D.Lgs. 81/2008.
"1)Il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima, sempre che abbia la disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo:
b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività. 2. Nell’ipotesi di cui al comma 1, i datori di lavoro, ivi compresi i subappaltatori:
MOTIVI DEL RICORSO IN CASSAZIONE
Il committente degli interventi ricorre in Cassazione presentando le seguenti motivazioni:
1. La sentenza della Corte d’Appello presenterebbe vizio giuridico per l’applicazione non corretta “delle norme che regolano l'estensione al committente, che non abbia verificato le capacità tecniche del lavoratore autonomo, della posizione di garanzia e del principio di tutela del lavoratore subordinato” (cit.).
La posizione di garanzia estesa al lavoratore autonomo tale da considerarlo subordinato, lo sarebbe solo nel caso che il lavoro fosse “palesemente pericoloso” (cit.) con mezzi dotati dal committente che va ad operare tramite dirette ingerenze come vero e proprio direttore dei lavori. Il lavoratore autonomo si troverebbe ad operare con una “sfera di autonomia tecnica, entro la quale può/deve pretendere una non ingerenza del committente - al soggetto committente, rispetto ad un lavoratore autonomo, non compete un generale principio di tutela e, soprattutto, sarebbe attribuibile un obbligo d'informazione sullo stato dei luoghi ove dovranno essere svolti detti lavori, oggetto del contratto di lavoro autonomo, ma non certo di formazione” (cit.)”.
Il committente in questo caso avrebbe adempiuto alla corretta informazione tramite il sopralluogo in cui sono state affrontate le lavorazioni necessarie a completare l’intervento e lo stato dei luoghi. L’oggetto del lavoro, così come posto in evidenza da alcuni teste, non riguardava la sostituzione della ringhiera ma la manutenzione e il suo rafforzamento con staffe. L’oggetto del contratto era stato dunque tralasciato in sentenza ma solo con il suo corretto inquadramento si poteva giungere all’affermazione della responsabilità.
2. Il lavoro non poteva definirsi in quota nella considerazione che non era stata richiesta la sostituzione della ringhiera e che il tuttofare avrebbe lavorato dall’interno del balcone, così come acclarato anche da alcuni testimoni.
culpa in eligendo del committente - LA SENTENZA
Relativamente alla prima doglianza, la Suprema Corte sottolinea come il committente sia ricorso in Cassazione con le medesime motivazioni già presentate in Corte d’Appello; quest’ultime sono state correttamente esaminate e disattese “con motivazione del tutto coerente e adeguata” (cit.).
Passando ai contenuti tecnici, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che è titolare di una posizione di garanzia il committente che affida lavori edili in economia ad un lavoratore autonomo di cui non è stata verificata la professionalità:
Argomenti trattati: CASSAZIONE, COMMITTENTE, CULPA IN ELIGENDO, LAVORATORE AUTONOMO, TUTTOFARE
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