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Timestamp: 2019-09-23 12:31:16+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 167', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 167', 'art. 167', 'Cass. Sez. ', 'art. 31', 'Cass. Sez. ']

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Carloforte, non demolire gli abusi edilizi vuol dire perdere la sospensione condizionale delle pene.
gennaio 15, 2015 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Il Tribunale penale di Cagliari, Sez. II (presidente Massimo Costantino Poddighe, componenti Francesco Alterio e Carmela Rita Serra), in qualità di giudice dell’esecuzione, con ordinanza depositata il 7 gennaio 2015, ha accolto la richiesta del pubblico ministero per la revoca della sospensione condizionale delle pene inflitte al termine del procedimento penale inerente gli abusi edilizi realizzati nell’Hotel “Le Terrazze” in località Spagnole-Bellavista, in Comune di Carloforte (CI).
In proposito, si ricorda che, con sentenza del 27 ottobre 2011 del Tribunale penale di Cagliari (presidente Massimo Poddighe, p.m. Emanuele Secci) erano stato condannati per violazione degli artt. 44 del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i. e 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. Andrea Masala e Raffaele Grosso, funzionari del Comune di Carloforte (1 anno e 8 mesi di reclusione, con la condizionale), Maria Chiara Antonietta Masnata e Dino Ferrando (titolari della SDM s.r.l., 1 anno e 6 mesi, con la condizionale), Sergio Conte (direttore dei lavori, 1 anno e 6 mesi, con la condizionale), Domenico Tavella (titolare degli immobili, 1 anno e 2 mesi, con la condizionale) “per avere, in località Spagnole dell’isola minore San Pietro, sottoposta a vincolo paesaggistico, agendo in concorso tra loro, realizzato, in difetto della necessaria autorizzazione paesaggistica, una struttura edilizia destinata ad albergo, totalmente difforme dal progetto a suo tempo approvato, ed ha irrogato a ciascuno di essi la pena di giustizia, sospendendone per tutti l’esecuzione all’avveramento delle condizioni di legge e delle ulteriori condizioni della demolizione dell’opera abusiva e della rimessione dei luoghi nel pristino stato, purchè eseguite entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza stessa”. Comminata anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena per i funzionari comunali e la trasmissione degli atti alla Procura per la valutazione di ulteriori posizioni.
La Corte d’Appello di Cagliari (presidente Fiorella Pilato, consiglieri Giovanni Lavena e Nicola Clivio) e, successivamente, la Corte di cassazione (III Sezione) hanno confermato la sentenza del Tribunale cagliaritano, passata in giudicato e “irrevocabile il 10 luglio 2013”.
Il Tribunale penale di Cagliari, con motivazioni molto nette, ha, quindi, ordinato “l’esecuzione delle pene”, perchè “ricorrono tutti i presupposti per la revoca della sospensione condizionale dell’esecuzione delle sanzioni criminali inflitte ai resistenti (i condannati al termine del procedimento penale, n.d.r.) in quanto: I) il termine stabilito per l’attuazione delle prescrizioni loro imposte è trascorso inutilmente; II) non si è ravvisata alcuna impossibilità assoluta ed oggettiva, giuridica o di fatto, ostativa all’adempimento; III) l’invocato affidamento oggettivo sulla validità ed efficacia esimente della concessione in sanatoria è stato ritenuto irrilevante in diritto, alla luce della costante giurisprudenza e, comunque, inesistente in fatto, sulla base di un complesso di precisi riscontri storici e logici, del tutto incompatibili con l’esistenza, in capo ai resistenti medesimi, di un atteggiamento di buona fede”.
Infatti, in buona sostanza i trasgressori non hanno posto in essere alcuna attività finalizzata alla demolizione e al ripristino ambientale relativi agli abusi edilizi realizzati.
Ora, oltre all’esecuzione delle pene restrittive, dovrà seguire la demolizione e il ripristino ambientale, senza ulteriori indugi.
In precedenza, dal Giudice dell’esecuzione era già stata stabilità l’irrevocabilità dell’ordine di demolizione e di ripristino ambientale: infatti, il Tribunale penale di Cagliari, Sez. II (presidente Massimo Costantino Poddighe, componenti Lucia Perra e Roberto Cau), con ordinanza depositata il 20 maggio 2014, aveva respinto i ricorsi per la revoca degli ordini di demolizione e di ripristino ambientale inerenti gli abusi edilizi realizzati.
I ricorsi per la revoca dell’ordine di demolizione e ripristino ambientale erano incentrati sul rilascio dell’autorizzazione paesaggistica in sanatoria (2012-2013) e, conseguentemente, della concessione edilizia in sanatoria[1], ma il Giudice dell’esecuzione aveva rigettato integralmente i ricorsi, in quanto l’accertamento della compatibilità paesaggistica a sanatoria è consentito (art. 167, comma 4°, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) solo nei “casi eccezionali degli abusi minori ivi catalogati”, come da giurisprudenza costante (vds. Cass. pen., Sez. III, 15 gennaio 2014, n. 1486). Il successivo titolo edilizio a sanatoria risulta quindi anch’esso illegittimo.
Inoltre, è risultato assente il necessario requisito della doppia conformità delle opere abusive agli strumenti urbanistici al momento della presentazione dell’istanza di sanatoria, come richiesto anche dalla giurisprudenza costante (vds. Cass. pen., Sez. III, 29 ottobre 2013, n. 44189), mentre la successiva concessione edilizia è risultata “condizionata alla realizzazione di opere” per ricondurre la struttura al rispetto di norme e standard urbanistici vigenti.
La vicenda era sorta dall’inoltro alle amministrazioni pubbliche e alla magistratura competenti di una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti (3 marzo 2007) da parte delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, a cui era seguito il sequestro penale (26 ottobre 2007) da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari eseguito dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale.
Con deliberazione n. 17 del 6 luglio 2001 il Consiglio comunale di Carloforte, nonostante la strenua e isolata opposizione dell’allora consigliere comunale ecologista Salvatore Parodo, aveva autorizzato il rilascio della concessione edilizia per “lavori di trasformazione di un fabbricato rurale in un punto ristoro con zona ristorante all’aperto”, con successiva deliberazione n. 23 del 15 maggio 2003 aveva autorizzato in deroga degli standards urbanistici (art. 17 del regolamento edilizio allora vigente) la realizzazione di n. 8 nuovi fabbricati per n. 20 posti letto. In seguito (nota n. 9471 del 13 novembre 2003) l’Assessorato reg.le P.I. BB.CC. – Servizio tutela del paesaggio di Cagliari aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico. Con la concessione edilizia n. 105 del 20 dicembre 2005 venivano definitivamente assentiti i lavori in progetto, con inizio dei lavori entro un anno ed agibilità entro i tre anni successivi.
Carloforte, edificio storico sul lungomare
Secondo gli accertamenti di magistratura e polizia giudiziaria, i lavori sono risultati difformi, in violazione di normative di tutela paesaggistica e privi della necessaria valutazione di incidenza ambientale. Da lì il procedimento penale poi conclusosi con sentenza definitiva.
L’intera Isola di San Pietro è tutelata con specifico vincolo paesaggistico e dal piano paesaggistico regionale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), nonché dalla presenza di sito di importanza comunitaria – S.I.C. e zona di protezione speciale – Z.P.S. (Rete Natura 2000, direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora).
Nonostante vi siano le migliori opportunità per una corretta gestione del territorio e fruizione turistica, anche grazie alla presenza di un ampio demanio civico (legge n. 1766/1927, legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) e di un importante progetto di sviluppo sostenibile (“Isola ecologica del Mediterraneo”) con diverse iniziative elevate a “esempi di eccellenza”, purtroppo permangono situazioni critiche di gestione del pregevole tessuto urbano e dei rilevanti beni ambientali, nonché i rischi derivanti dagli effetti dell’inquinamento di origine industriale (polo industriale di Portovesme) e, non ultimo, dall’abusivismo edilizio.
Carloforte, cascata del Canale del Generale
E chi ha sempre pensato che “tanto non succede nulla ad abusivi e inquinatori” finirà per ricredersi.
qui l’ordinanza Tribunale penale Cagliari, Sez. II, 7 gennaio 2015
qui l’ordinanza Tribunale penale di Cagliari, Sez. II, 20 maggio 2014
[1] Determinazione Comune di Carloforte – Area Tecnica n. 315 del 31 maggio 2013, provvedimento di conferma di legittimità parziale della concessione edilizia n. 105/2005, annullamento in sede di autotutela delle concessioni edilizie n. 54/2006 e n. 50/2007 e accertamento di conformità ai sensi degli artt. 36 del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i. e 16 della legge regionale n. 23/1985 e s.m.i.
L’Unione Sarda, 28 febbraio 2015
Categorie:biodiversità, coste, difesa del territorio, giustizia, paesaggio, pianificazione, sostenibilità ambientale Tag:abusi edilizi, abusivismo edilizio, ambiente, Amici della Terra, Carloforte, demolizione, difesa del territorio, Gruppo d'Intervento Giuridico, ordinanza, paesaggio, revoca sospensione condizionale della pena, ripristino ambientale, Spagnole, Spagnole-Bellavista, Tribunale di Cagliari
gennaio 15, 2015 alle 2:05 pm
Un segnale forte non c’è che dire,anche se dubito che funzionerà da deterrente,perchè a carloforte è prassi lavorare abusivamente o in accordo con gli uffici.L’isola è quasi un cantiere
gennaio 15, 2015 alle 3:01 pm
da Sassari Notizie, 14 gennaio 2015
Carloforte e gli “abusi edilizi”: http://www.sassarinotizie.com/articolo-29782-carloforte_e_gli__abusi_edilizi_.aspx
gennaio 16, 2015 alle 1:48 pm
Non ci credo,ma spero che ora qualcosa cambi.
gennaio 17, 2015 alle 12:33 am
CARLOFORTE. Non hanno demolito l’abuso edilizio, revocata la condizionale.
Funzionari comunali, gestore, direttore dei lavori e costruttore dell’hotel Le Terrazze erano stati condannati alla reclusione fino a un anno e otto mesi. (Simone Repetto): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2015/01/16/news/non-hanno-demolito-l-abuso-edilizio-revocata-la-condizionale-1.10678692
gennaio 17, 2015 alle 7:20 pm
“non demolire gli abusi edilizi vuol dire perdere la sospensione condizionale delle pene…”
gennaio 17, 2015 alle 10:33 pm
vuol dire che le pene stabilite nella sentenza hanno esecuzione.
gennaio 18, 2015 alle 12:12 pm
Quindi,li hanno arrestati?
gennaio 21, 2015 alle 6:18 pm
Non vorrei deluderti,ma penso proprio di nò.
giugno 16, 2015 alle 9:08 pm
Si è appena dimesso il vicesindaco (proprietario dell’albergo) per denunciare il comune, attendiamo news…
giugno 17, 2015 alle 8:45 am
l’ex vice-sindaco non risulta, come già detto, proprietario.
Tra un pò si scanneranno Grig,stanne certo.Viene da chiedersi però come possono uscirne indenni tutti quelli che avrebbero dovuto controllare,le licenze sanitarie,le tasse pagate……..Perchè devono pagare solo i proprietari e non i ********?
giugno 18, 2015 alle 11:06 am
Ciao Grig,buona fortuna.Mi sembra che stiate e diventando peggio della curia in fatto di censura,proteggete sempre i controllori e questo non è democratico.Gli abusi ci sono perchè un giro di complicità a tutti i livelli lo permette.
proteggiamo anche te oltre che noi. Accuse senza prove, per giunta potenzialmente diffamatorie, qui non si pubblicano. É scritto molto chiaramente.
stefaniconte
Mi presento, sono Stefania Conte.
Ho sempre seguito con interesse la vicenda dell’Hotel le Terrazze, in primis perché ero e sono palesemente coinvolta essendo la signora interessata mia nonna ed in secondo luogo, essendo un tecnico abilitato alla professione, mi appassionava cercare di capire cosa fosse potuto succedere, per lo meno tecnicamente da portare alla demolizione di una struttura ricettiva (che per far tutti contenti è avvenuta).
Vede Sig. Mario e Sig. Carlo Forte, proprio a voi mi riferisco, che sembrate essere quelli più emotivamente coinvolti.
La struttura è stata demolita proprio “a causa” di persone come voi e non per soli errori tecnici, perché se il caso non si è accuratamente studiato, non ci i può permettere di fare allusioni di qualsiasi genere, perché quella si chiama malafede. Persone che cercano in tutti i modi di far apparire fatti che esulano totalmente dalla vicenda, come cardine della stessa. L’Ex vicesindaco, si è dimesso proprio grazie a persone come voi, che altro non fanno che vedere il male ovunque. All’isola ci sono stati casi acclamanti per poter gridare alla collusione o all’abuso di potere o che dir si voglia, eppure nessuno ha mai aperto bocca. Allora se il genero dello signora interessata dalla vicenda è proprietario (le carte parlano in modo totalmente differente , come più volte messo in evidenza dal Grig, ma a lei questa faccenda proprio non va giù) bhe allora lo sono pure io, lo è mia madre, lo è il mio cane insomma tutta la famiglia. Non capisco come possa essere sempre, da lei in particolare Sig. Mario, tirato in ballo mio padre, non capisco cosa le da fastidio o cosa cerca di scoprire come piccolo investigatore privato dell’Isola di S.Pietro. Le assicuro che non è piacevole leggere certe allusioni, perché se si fosse veramente presentato con il suo nome reale Sig. Mario così come il Sig. Carlo Forte e tutti quelli che non hanno il coraggio di metterci la faccia, come dice il Grig sarei già passata ad altro e non ad un semplice richiamo, perchè sono gravissime le allusioni e le accuse che ha sempre fatto.
E se veramente si dovesse innescare un azione legale contro il Comune, qual’era il conflitto di interessi di un vicesindaco visto che ormai la struttura non esiste più? Nessuno si è chiesto per quale altro motivo, questa Signora abbia come dice lei l’intenzione di denunciare il Comune o comunque abbia in tutti questi anni cercato di lottare contro un ingiutizia? Ci saranno per caso motivi palesi che mettono in evidenza il mal funzionamento di certi uffici e di abusi di potere al contrario? Perché fa sorridere, aver ottenuto così tante concessioni sia in sanatoria che no e che allo stesso modo tutte e sottolineo tutte siano state rese illegittime da un tribunale. Crede che il problema sia tecnico amministrativo o del vicesindaco che si dimette? Per carità informatevi, ma seriamente sui fatti, prendetevi 12 anni di carte e poi ci ragioniamo insieme se vi va, perché la misura è colma (cit.) e il grido di vendetta che era stato proclamato per le vie del paese nei confronti di mio padre e della mia famiglia si è consumato.
Mi scuso se ho rubato tempo e spazio, ma è veramente il momento di dire basta alle bugie e alle allusioni.
Un saluto da una carlofortina stanca di esserlo.
giugno 26, 2015 alle 9:43 pm
Carloforte ha bisogno in primo luogo di recuperare serenità e senso della comunità.
Meno polemiche, legalità, difesa dell’ambiente e del patrimonio pubblico sarebbero un bel passo in avanti.
Da qui si può ripartire per migliorare.
Certo è che un’amministrazione comunale che realizza opere non autorizzate (https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/06/06/la-parziale-demolizione-dello-stadio-del-pino-solitario-e-lasfalto-sulle-stradine-rurali-di-carloforte-non-sono-autorizzate/) non è un bell’esempio per i propri cittadini.
E’ sempre tempo per voltare pagina.
giugno 27, 2015 alle 8:43 am
Non sa, Stefano, quanto mi piacerebbe che ciò accadesse. Purtroppo il carlofortino non è più quello di una volta. Sa come la penso, ne abbiamo parlato piacevolmente in maniera pacata, distesa ed intelligente, ma come spesso le capiterà di legge, il carlofortino ha ben altri obbiettivi a cuore e poco il senso della normativa e del rispetto della stessa oltre che dell’ambiente (guardi che succede con l’amianto, più ne levano e più ne ritrovano. La follia). La vicenda che ha colpito la mia famiglia è complessa da spiegare, come evidenziato nel post precedente ci sono 12 anni di errori tecnici ed amministrativi, ma mi auguro che sia l’inizio del cambiamento, perchè ci vuole giustizia e non vendetta. Siamo un SIC, lo è la collina delle Spagnole, come lo è lo Spalamtore, come lo è il Becco, Valacca e come quai tutta l’siola. Tutta deve essere rispettata. Ritorniamo a bomba con la questione delle PA, non ho letto attentamente le carte e non entro nel merito, però si, non è stato decisamente un bell’esempio, anche perchè per un’autorizzazione paesaggistica non richiesta dalla PA abbiamo demolito una struttura. Tengo a sottolineare che è l’unica ordinanza che è stata ottemperata, sempre per parlare di giustizia ed accanimento e che la legge è uguale per tutti, perché lunga è la lista di interventi non sanabili e non sanati, quindi cosa si dovrebbe dire, che anche il questo caso l’organo di vigilanza non svolge il proprio dovere? Il carlofortino (in generale) prima fa e poi chiede il permesso. Se la consola, io quel piccolo cambiamento ho inizio a percepirlo, lo chieda ai tecnici ed ai committenti che abituati alla bene meglio oggi si trovano difronte un UTC che giustamente mette in atto normative, direttive e quant’altro (Edilizia privata) Ci vuole tempo e pazienza per rieducare una popolazione, continuità di persone preparate e con buon seno e sopratutto sopra le parti, ma come dice lei è sempre tempo più che di voltare pagina, me lo conceda, di scrivere un nuovo libro.
giugno 27, 2015 alle 12:40 pm
Buongiorno Stefania Conte,pur comprendendo il suo grido di dolore,non capisco come possa definirmi,assieme a Mario,che non conosco,”emotivamente coinvolto”,.Mi scuso per l’anonimato ,ma sa bene che in un paese piccolo se ti esprimi in maniera diversa il sistema dominante non ti fa più respirare.Non mi sembra di aver offeso con i miei scritti la sua famiglia,ma se ritiene che lo abbia fatto ha sempre la possibilità di denunciare le mie mancanze alla polizia postale,che non tarderà ad individuarmi.In paese più che dell’albergo si è parlato molto della distruzione del territorio e non mi venga a dire il contrario.Bazzicavo in quelle zone alla ricerca di funghi ed oggi il paesaggio è completamente trasformato da il taglio di pini e il livellamento del canalone.Mi sono informato dei fatti attraverso le pubblicazioni del Grig è,non mi sembra che le cose siano a posto e la demolizione lo conferma.Concordo con lei quando parla di collusione o abuso di potere degli uffici ,ma per questo dovrebbe agire la legge,non sono certo le persone come noi che possono far muovere le ruspe.Di una cosa sono sicuro,la bellezza non abita più in quei luoghi e questo non è certo per colpa mia o di Mario.
giugno 27, 2015 alle 6:31 pm
Buonasera a lei Sig. Carlo Forte.
Il mio definirvi emotivamente coinvolti era un modo educato per non scrivere “coloro che maggiormente risultano esser infastiditi dalla vicenda, sia da un punto di vista ambientale che non. Forse più dal secondo che dal primo”. Dispiace a me, perchè il gioco del viviamo in un paese piccolo e mi devo tutelare è da vigliacchi, dal mio punto di vita, chi niente teme ci mette la faccia, e per quanto concerne la polizia potale non era la priorità del momento.
Parliamo invece della distruzione del territorio e delle sue passeggiate a raccogliere funghi. Ha ragione che oggi il paesaggio è totalmente differente, perchè non vi è più una struttura ricettiva totalmente integrata nel contesto in cui è stata realizzata. Non mi sembra che le accuse siano di danno ambientale, non mi risulta come sostenete in molti l’innumerevole taglio dei pini (ci si può documentare con foto aeree e non solo), mi risulta invece che fu premiata la scelta dell’area di sedime, cito testualmente [….] rilevato altresì, che l’area di sedime del fabbricato è stata scelta tra quelle ove minore fosse la presenza di valenze paesistiche e tali da non creare impatti visivi apprezzabili sia a distanza ravvicinata che da visuali ampie; – viste le risultanze istruttorie questo Servizio ritiene l’intervento proposto coerente con le valenze paesistiche generali dell’area vincolata ed inoltre paesisticamente ammissibile in quanto le caratteristiche plano volumetriche della costruzione ricalcano gli schemi tipici dell’architettura rurale presente nell’isola senza alterare le caratteristiche peculiari del territorio e senza introdurre elementi tali da modificare in negativo la panoramicità ed i valori paesistici intrinsechi dei luoghi …. [….]
Senza nulla toglierle, ma credo che il Direttore della RAS avesse mezzi e strumenti più dettagliati che una passeggiata a raccogliere funghi. Non entro nel merito del canalone, che è sempre lì, rinverdito più che mai e funzionante. Se dovesi entrare nel merito ci sarebbe da stare qui ore a parlare di quel canalone e delle zone limitrofe all’area del lotto. Ma sono convinta che potrei star qui a scriverle un romanzo, che nulla le farebbe “cambiare idea” a lei e a tutte le persone disinformate. Io sono più convinta di lei che la bellezza abiterà nuovamente in quei luoghi, che saranno ancor più splendenti di come lo erano un tempo, non se ne deve preoccupare. Spero solo che non venga più lì a far funghi.
A presto Carlo Forte
giugno 28, 2015 alle 1:05 pm
A questo punto mi sembra che le sue erano solo belle parole…….Ha ragione sul fatto che l’anonimato è da vigliacchi ma non posso fare diversamente.Ha ragione sul fatto anche che sono disinformato ma le prometto che mi informerò sul caso e è riscriverò,perchè mi creda mi sembra impossibile che una struttura in regola venga abbattuta.A presto
giugno 28, 2015 alle 6:40 pm
Buonasera Sig. Carlo Forte.
Mi fa piacere che si informerà a riguardo, se ha dubbi mi trova disponibile a darle anche i riferimenti degli atti. Cos’è veramente successo? La faccio brevissima o per lo meno ci provo. Si presenta un progetto che viene esaminato da tutti gli enti preposti al rilascio di autorizzazione paesaggistiche, questo nel 2002, nel 2003 si integra il medesimo progetto allegando una nuova tavola che avrebbe consentito oltre che a realizzare la struttura così com’era descritta, anche a prevedere un locale interrato. Tale integrazione ha avuto il solo parere della Commissione edilizia allargata (diciamoci la verità come la maggior parte e non tutte le Concessioni/Autorizzazioni dell’epoca) e nel 2005 dopo praticamente un anno e mezzo dal parere rilasciato dalla Commissione edilizia allargata viene rilasciata la Concessione Edilizia 105/2005. (un anno e mezzo tengo a sottolinearlo, perché in quell’anno e mezzo la pratica avrebbe potuto fare il giro degli enti preposti al rilascio del N.O paesaggistico più e più volte, eppure la PA ha ritenuto che l’intervento così presentato potesse essere esaminato dalla sola Commissione avendo oltretutto l’UTC delega regionale. Voglio sottolineare anche che il tecnico incaricato non era l’Ing.Conte all’epoca). Da li in poi si sono presentate una serie di varianti alle quali sono seguite una serie di concessioni edilizie (alcune aventi solo parere della Commissione edilizia allargata altre aventi il parere del MIBAC), fino a quando nel 2007 si chiudono parzialmente i lavori per iniziare l’attività,(viene anche rilasciata l’agibilità giusto per essere chiari). Parzialmente perchè la parte contestata era ancora accantierata e i lavori si sarebbero terminati a fine stagione (tutti atti che trova tranquillamente in comune). Sempre nello stesso anno iniziano ad arrivare le prime segnalazioni al comune e sempre nello stesso anno arriva il controllo della forestale. Da li in poi è stato peggio di com’è iniziata, perché si è partiti dal contestare un altezza presente nell’interrato per arrivare a capire che il problema non fosse solo l’altezza dell’interrato (lavori sospesi e mai terminati grazie ai sigilli) ma che il problema base fosse la legittimità della Concessione 105. Ora, se io sono un comune cittadino, chiedo il permesso alla realizzazione di un qualsivoglia intervento, mi viene rilasciato il permesso dalla PA per poterlo realizzare, lo realizzo come mi hanno concesso di farlo e poi per segnalazioni fatte da anonimi e no mi vengono a controllare i lavori, me li contestano non ostante non abbia fatto la fine lavori e vengo a scoprire che il mio problema sta più nell’autorizzazione che nell’abuso (sanato oltretutto per ben tre volte, quindi parliamo di una struttura che aveva, perchè ormai è demolita, una doppia conformità al piano superiore e una conformità parziale a quello interrato) ed io comune mortale, ho demolito totalmente un struttura che in parte era legittimata a restare li, principalmente per una carenza di atti amministrativi e perchè la legge non ammette ignoranza e mi sarei dovuta studiare le Concessioni Edilizie per accorgermi che mancavano i necessari N.O Paesaggistici. Bhè ha ragione sembra proprio stano, ma è andata così, con la nostra colpa principale di esserci messi nelle mani sbagliate e di non avere la reale percezione (e qui metto in allerta tutti i committenti che sottoscrivono i progetti) di quelle che potessero essere le nostre responsabilità, credendo di agire in maniera legittima e convinti della nostra buona fede e non studiandoci le concessioni, fatto che emerge per altro nell’utima ordinanza emessa dal tribunale. Fa sorridere che la maggior parte degli interrati dell’isola, che sono moltissimi, siano stati rilasciati con lo stesso iter amministrativo e che gli stessi siano ancora a servizio delle residenze mentre nel nostro caso non si ha più ne l’interrato ne la struttura che doveva servire. Ho purtroppo sintetizzato parecchio tralasciando una marea di errori amministrativi e tecnici legati a questa bruttissima vicenda, ma è tutto documentato. E allora perchè avete demolito? (si chiederanno i più dopo la mia versione) Ancora oggi faccio fatica a capirlo. Le ripeto che rimango a disposizione per chiarimenti.
luglio 11, 2015 alle 3:54 pm
Ciao Grig,io ho cercato di informarmi ma è come addentrarsi in un ginepraio.Ho saputo che l’albergo era partito con una concessione per 6 o 8 casette tipo carlofortine,come è stato possibile trasformarlo in albergo?Questa storia mi incuriosisce,puoi darmi qualche notizia più dettagliata?insomma era in regola o no al momento della demolizione.Grazie Grig,sono in attesa di risposta.
luglio 14, 2015 alle 2:38 pm
Buongiorno Sig. Carlo Forte
Lo so che le mie, di risposte, non avranno il peso di quelle del Grig, ma non è corretto dire che si era partiti da una Concessione per 6/8 casette, o meglio, è corretto nella parte in cui il primo progetto prevedeva la formazione di 7 piccoli fabbricati ad uso locanda. Ma dopo un minuzioso sopralluogo sul posto, (sempre perché non tenevamo al nostro lotto) del progettista insieme al Responsabile RAS di allora, si era convenuto, che tale progetto avrebbe portato ad un impatto “importante” sul sito nel quale dovevano essere inseriti i 7 piccoli fabbricati, e si opto all’ora per un unico corpo di fabbrica. Così si abbandonò quel progetto che non portò al rilascio di nessuna concessione, per presentare il 23/12/2002 una nuova istanza, che permettesse la realizzazione di un fabbricato ad uso locanda a servizio di un punto di ristoro già presente. Come del resto Concesso e realizzato. Tant’è, che i passi che le ho riportato, del parere espresso dal Direttore RAS, come già le ho spiegato, premiavano sia il sito che la scelta della tipologia architettonica, perché obbiettivo primario è ed era preservare il terreno in cui abbiamo investito.
Il fatto che venga chiamato albergo, nasce dalla denominazione data alla locanda, per l’appunto chiamata Hotel Le terrazze, fatto, che ha tratto in inganno, praticamente tutti. Il nostro era un fabbricato ad uso locanda denomino Hotel le Terrazze con una capacità max di n. 20, poti letto come previsto dalla normativa, se no non sarebbe stato per l’appunto un locanda a servizio di un punto di ristoro.
Mi permetto anche di risponderle in riferimento alla legittimità della struttura al momento della demolizione. La stessa era “in regola” o per meglio dire assentita:
– dalla RAS;
– dal MIBAC;
– dal Parco Geominerario;
– avente Valutazione di incidenza Ambientale Postuma (come tutte le strutture dell’isola), senza alcuna prescrizione;
– e dal Comune di Carloforte.
Ma non lo era (amministrativamente parlando) per Il Tribunale di Cagliari.
E vista l’ultima sentenza e visto che veramente credevamo e crediamo nella nostra posizione, abbiamo interrogato il MIBAC (MINISTERO) per poter ricevere chiarimenti scritti su quali fossero, esattamente state, le valutazioni tecniche e giuridiche che hanno determinato la qualificazione delle opere afferenti all’immobile in oggetto in termini compatibili con le ipotesi derogatorie ex art. 167, commi 4 e 5, D. lgs. n. 42/2004 e ss.mm.ii., e che hanno conseguentemente condotto all’espressione del parere favorevole riferito alle pratiche catalogate. Ebbene il MIBAC ha confermato la legittimità degli atti rilasciati confermando i pareri già espressi. (ora capisco il Comune ma il Ministero dei Beni Culturali che confermi i pareri già rilasciati mi sembra elemento non da poco).
Ma senza esitare e verificare, c’è stata revocata dall’UTC (per l’appunto, dopo l’ultima sentenza) la Concessione in Sanatoria che avrebbe permesso di lasciare la struttura e finalmente finire quei lavori nel piano interrato mai ultimati (e sottolineo il mai, e che hanno condotto a questo enorme equivoco). Sì è demolito con tre Autorizzazioni in Accertamento di Conformità. Il perché? Spero a breve di riuscirvi a dare risposte differenti da quelle già “espresse ma non dettagliate” dalle sentenze, che nulla hanno fatto che dirci che non rientravamo nei casi previsti dal comma 4 lettera a) dell’art. 167 del Dlgs n.42/2004, senza però darci spiegazione di quali fossero i “vizi” riscontrati nel rilascio delle Autorizzazioni, sopratutto alla luce di tutte quelle rilasciate dagli enti preposti per valutare proprio la rispondenza della struttura al citato comma (fatto per altro avvenuto. Sostanzialmente per gli enti la struttura sarebbe dovuta rimanere lì).
Lo so è “appassionante” come vicenda, a tratti talmente assurda che non sembra neanche reale. Si prenda del tempo perché come dice lei è un ginepraio dal quale nemmeno noi siamo ancora riusciti ad uscirne.
luglio 30, 2015 alle 7:25 pm
da La Nuova Sardegna, 30 luglio 2015
Carloforte, chiusi bar e chioschi in terreni demaniali senza autorizzazioni.
Ai gestori, di fatto impossibilitati a proseguire l’attività, non resta che ricorrere al Tar o al Presidente della Repubblica. (Simone Repetto): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2015/07/30/news/carloforte-chiusi-bar-e-chioschi-in-terreni-demaniali-1.11858652?ref=hfnscaer-1
giugno 20, 2017 alle 2:52 pm
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 20 giugno 2017
Urbanistica.termine per adempiere alla demolizione del manufatto abusivo.
Cass. Sez. III n.26428 del 26 maggio 2017 (Ud.19 apr 2017)
Pres. Amoroso Est. Mengoni Imp. Consoli ed altra
Urbanistica.termine per adempiere alla demolizione del manufatto abusivo
Il termine per adempiere all’obbligo di demolizione del manufatto abusivo, al quale sia stato subordinato il beneficio della sospensione condizionale della pena, nel caso in cui il Giudice abbia omesso di provvedere alla sua indicazione, è quello di novanta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, desumibile dai parametri della disciplina urbanistica prevista dal D.P.R. n. 380 del 2001, art. 31: http://www.lexambiente.it/materie/urbanistica/160-cassazione-penale160/13084-urbanistica-termine-per-adempiere-alla-demolizione-del-manufatto-abusivo.html
Mag 20, 2019 alle 2:44 pm
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 15 maggio 2019
Cass. Sez. III n. 16152 del 15 aprile 2019 (Pu 9 gen 2019)
Pres. Ramacci Est. Zunica Ric. Friolo
Urbanistica. Sospensione condizionale subordinata alla demolizione
Il giudice può subordinare la concessione della sospensione condizionale della pena all’eliminazione delle conseguenze dannose del reato mediante demolizione dell’opera abusiva, senza dover procedere a specifica motivazione sul punto, essendo questa implicita nell’emanazione dell’ordine di demolizione che, in quanto accessorio alla condanna del responsabile, è emesso sulla base dell’accertamento della persistente offensività dell’opera stessa nei confronti dell’interesse protetto: http://www.lexambiente.it/materie/urbanistica/160-cassazione-penale160/14358-urbanistica-sospensione-condizionale-subordinata-alla-demolizione.html
A giudizio penale le “nebbie” di Teulada. I pupazzi di neve sono “infedeli”.