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Timestamp: 2020-08-04 00:22:09+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7640 del 24/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7640 del 24/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 24/03/2017, (ud. 19/01/2017, dep.24/03/2017), n. 7640
sul ricorso 26128-2012 proposto da:
D.V.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI MONTI
AGENZIA DELLE ENTRATE, AGENZIA RISCOSSIONE EQUITALIA NORD SPA;
D.V.A., AGENZIA RISCOSSIONE EQUITALIA NORD SPA;
avverso la sentenza n. 80/2011 della COMM. TRIB. REG. del VENETO,
udito per il ricorrente l’Avvocato MARINI RENATO per delega
dell’Avvocato MARINI GIUSEPPE che si riporta al contenuto del
MASELLIS MARIELLA che ha concluso per l’accoglimento del 2 motivo di
ricorso, assorbito il 1 motivo.
In data 31.7.1998 la società D.V.C. snc di D.V.P. e C. presentava la dichiarazione Iva relativa all’anno di imposta 1997.
L’Agenzia delle Entrate procedeva al controllo automatizzato della dichiarazione ed inviava comunicazione di irregolarità per omessi versamenti; successivamente procedeva ad iscrizione a ruolo delle somme dovute. Poichè la società risultava cancellata dal registro delle imprese, l’agente della riscossione in data 21.12.2007 notificava al socio D.V.A., in qualità di coobbligato, la cartella di pagamento per l’importo complessivo di Euro 23.800 dovuto a titolo di Iva, sanzioni ed interessi.
Contro la cartella di pagamento D.V.A. proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Vicenza chiamando in causa, oltre all’agente della riscossione, anche l’Agenzia delle Entrate. Il giudice di primo grado accoglieva il ricorso con sentenza n. 92 del 2008, rilevando la tardività della notifica della cartella.
L’Agenzia delle Entrate proponeva appello. Il contribuente si costituiva in giudizio e proponeva appello incidentale. Equitalia Nomos spa si costituiva in giudizio. La Commissione tributaria regionale del Veneto, con sentenza del 27.9.2011, in riforma della decisione impugnata, accoglieva l’appello della Agenzia delle Entrate e dichiarava la legittimità della cartella. Il giudice di appello riteneva la legittimazione concorrente della Agenzia delle Entrate alla impugnazione della sentenza pronunciata nel giudizio avverso la cartella di pagamento; riteneva tempestiva la notifica della cartella: non essendo possibile applicare retroattivamente i termini di notifica della cartella di pagamento, introdotti dal D.. n. 106 del 2005, occorreva, in forza del principio tempus regit actum, fare riferimento al termine di prescrizione decennale, non decorso poichè il ruolo era stato consegnato al concessionario in data 10.10.2001 e la notifica della cartella era stata eseguita in data 17.12.2007.
Contro la sentenza di appello D.V.A. propone ricorso per due motivi.
L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso. Propone ricorso incidentale condizionato con il quale deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 10, in combinato disposto con il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, artt. 25 e 26, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella parte in cui la Commissione tributaria regionale ha ritenuto una “legittimazione concorrente” della Agenzia delle Entrate in ipotesi di controversia concernente la cartella di pagamento.
1. Violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, poichè la Commissione tributaria regionale è incorsa in un error in procedendo, non avendo sancito l’inammissibilità dell’appello principale dell’Ufficio con conseguente definitività della sentenza di primo grado che aveva dichiarato la tardività della notifica della cartella di pagamento impugnata.
Il motivo è infondato. L’Agenzia delle Entrate ha partecipato al giudizio di primo grado in quanto il contribuente, per sua stessa affermazione, ha impugnato la cartella di pagamento proponendo ricorso sia nei confronti dell’agente della riscossione, sia nei confronti dell’ente impositore. Poichè l’Agenzia delle Entrate ha rivestito la qualità di parte nel giudizio di primo grado, essa era di conseguenza legittimata alla impugnazione della sentenza esplicante efficacia nei suoi confronti.
2. Violazione del D.L. 17 giugno 2005, n. 106, art. 1, comma 5 bis, lett. c), nella parte in cui non ha ritenuto la tardività della notifica della cartella di pagamento ai sensi della citata disposizione transitoria, secondo cui la notificazione doveva avvenire, a pena di decadenza entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.
Il motivo è fondato. Il giudice di appello ha erroneamente escluso l’applicabilità dei termini di notificazione delle cartelle di pagamento previsti a pena di decadenza dal D.L. n. 106 del 2005, convertito nella L. n. 156 del 2005, richiamandosi al principio secondo cui la legge non ha (di regola) efficacia retroattiva, senza considerare che la normativa sopravvenuta ha espressamente previsto un regime transitorio in relazione alle dichiarazioni presentate sino all’anno di imposta 2003. In particolare, con specifico riferimento alla riscossione delle imposte dirette e della imposta sul valore aggiunto, il D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5 ter, (e non l’art. 1, comma 5 bis richiamato nel ricorso) ha sostituito il testo della disposizione transitoria prevista dal D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 36 comma 2, stabilendo che, per le somme dovute a seguito dell’attività di liquidazione delle dichiarazioni, le cartelle di pagamento devono essere notificate entro il quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate entro il 31.12. 2001 (lett. b del citato art. 36).
Nel caso in esame le somme iscritte a ruolo sono quelle risultanti dalla liquidazione della dichiarazione Iva presentata nell’anno 1998. Pertanto la relativa cartella di pagamento doveva essere notificata entro il 31.12.2003, mentre è pacifico che essa sia stata notificata nell’anno 2007.
E’ inammissibile per contraddittorietà della formulazione del motivo di ricorso con cui si deduce la causa di impugnazione prevista dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, relativa al vizio di motivazione, mentre si denuncia una violazione di legge. Il motivo di ricorso è anche infondato per le medesime ragioni indicate nell’esame del primo motivo del ricorso principale.
In accoglimento del secondo motivo di ricorso principale la sentenza impugnata deve essere cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito, con l’accoglimento del ricorso introduttivo del ricorrente per intervenuta decadenza del termine di notificazione della cartella impugnata. Spese regolate come da dispositivo.
Accoglie il secondo motivo di ricorso principale, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie il ricorso introduttivo del contribuente; dichiara inammissibile il ricorso incidentale. Condanna l’Agenzia delle Entrate al rimborso delle spese in favore del ricorrente, liquidate in Euro duemila ottocento, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.