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Timestamp: 2017-03-24 20:01:08+00:00
Document Index: 169225953

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 429', 'art. 65', 'art. 80', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 65', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 65']

Sentenza n. 63 del 3 maggio 2012 Tribunale di Gorizia | Tutto Stranieri
TRIBUNALE DI GORIZIA Sezione Lavoro e Previdenza
All’udienza del 03.05.2012, il Giudice del Lavoro ha ordinato la discussione orate della causa ed all’esito ha pronunciato sentenza dando lettura contestuate del dispositivo e della seguente motivazione concisa ex art. 429, comma 1, c.p.c.
Ai fini della presente decisione di merito non si può che ribadire quanto segue, posto che dalla definizione del procedimento cautelare ad oggi non sono sopravvenuti orientamenti giurisprudenziali e/o disposizioni normative idonei a giustificare un mutamento di decisione .
L’art. 65 della L. n. 448/1998 (v. Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo) ha introdotto una prestazione sociale denominata “assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori” in favore dei nuclei familiari composti da cittadini italiani residenti, con tre o più figli tutti con età inferiore ai 18 anni, che risultino in possesso di risorse economiche non superiori ad un determinato valore calcolato di anno in anno mediante l’indicatore della situazione economica (v. ISE).
L’art. 80 della L. n. 388/2000 ha esteso detto beneficio anche ai nuclei familiari dove il soggetto richiedente sia un cittadino comunitario (v. paesi facenti parte dell’Unione Europea).
L’assegno di cui si discute viene concesso dai Comuni di residenza ed erogato dall’INPS sulla base dei dati forniti appunto dai Comuni.
Le modalità applicative per l’erogazione dell’assegno sono state fissate dal D.M. 21.12.200, n. 452, per il quale il beneficio decorre quanto al reddito dal 1° gennaio dell’anno in cui si verificano le condizioni prescritte e quanto al numero di figli dal primo giorno del mese successivo alla nascita; la domanda deve essere presentata al Comune di residenza da uno dei genitori – cittadino italiano o comunitario – residente nello Stato entro il termine perentorio del 31 gennaio dell’anno successivo a quello per il quale è richiesto il beneficio.
L’art. 11, commi 1 e 4, della Direttiva 2003/109/CE relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano “soggiornanti di lungo periodo” prevede che “Il soggiornante di lungo periodo gode dello stesso trattamento del cittadino nazionale per quanto riguarda …le prestazioni sociali, l’assistenza sociale e la protezione sociale ai sensi della legislazione sociale” e ancora che “Gli Stati membri possono limitare la parità di trattamento in materia di assistenza sociale e protezione sociale alle prestazioni essenziali”.
L’Italia ha recepito questa Direttiva con il D.Lgs. n. 03/2007 che ha sostituito l’art. 9 del T.U. Immigrazione il quale dopo la modifica stabilisce che il titolare del permesso per lungo soggiornanti può “usufruire delle prestazioni di assistenza sociale, di previdenza sociale, … salvo che sia diversamente disposto e sempre che sia dimostrata l’effettiva residenza dello straniero sul territorio nazionale”.
Non risulta che il Legislatore Italiano abbia espressamente provveduto a definire precise esclusioni a carico degli stranieri lungo soggiornanti in forza della norma appena indicata.
Pare oggettiva la natura di prestazione di assistenza sociale dell’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori previsto dall’art. 65 della L. n. 448/1998, in quanto tale beneficio non è stato certo pensato per incentivare in generale la natalità infantile bensì per garantire un aiuto alle famiglie con almeno tre figli minori che si trovano in una situazione di disagio perché aventi un reddito complessivo lordo non eccedente un preciso valore individuato di anno in anno allo scopo di stabilire uniformemente chi possa essere considerato bisognoso di agevolazioni, sussidi ed altri benefici in ragione delle limitate possibilità economiche.
L’odierno resistente ***** è cittadino della Repubblica di Serbia e della Repubblica del Kosovo, è munito di carta di soggiorno/permesso di soggiorno CE per lungo soggiornanti rilasciata dalla Questura di Gorizia il 10.12.2007, risulta residente a Monfalcone assieme all’intero nucleo familiare composto anche dalla moglie e da tre figli minori tutti stranieri lungo soggiornanti muniti di regolare permesso di soggiorno (v. certificato di residenza del 26.11.2008 e permessi di soggiorno allegati).
Il ***** ha lamentato ai sensi dell’art. 44 del D.Lgs. n. 286/1998 la condotta discriminatoria tenuta dal COMUNE DI MONFALCONE che gli avrebbe negato con nota del 13.04.2010 il beneficio dell’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori richiesto con istanza dd. 26.10.2009.
il diniego dell’Amministrazione Comunale di Monfalcone viene espressamente ricondotto al parere negativo appositamente fornito dall’INPS alla luce di proprie circolari interne (le quali in effetti sono state prodotte anche nel presente giudizio).
Il tenore della comunicazione di rigetto del 13.04.2010 basta a chiarire come l’INPS nel caso concreto non abbia rivestito semplicemente il ruolo di mero erogatore dell’assegno accordato dal Comune di residenza, ma abbia avuto un ruolo determinante quanto all’individuazione delle ragioni del diniego da parte dell’Ente.
Un tanto trova conferma anche nel comportamento inerte del COMUNE DI MONFALCONE che non ha ritenuto di doversi costituire in giudizio per resistere alle pretese avversarie ed è stato dichiarato contumace.
Nessuna contestazione è stata mossa e può essere mossa in ordine alla legittimazione attiva della ricorrente A.S.G.I.
La parte resistente ha correttamente inquadrato il diritto vantato alla luce della L. n. 448/1998 (v. art. 44), della Direttiva 2003/109/CE (v. art. 11, commi 1 e 4), del D.Lgs. n. 03/2007 e del T.U. Immigrazione (v. art. 9), dal momento che viene invocata una tutela d’urgenza avverso la denunciata disparità di trattamento riservata ad un cittadino extracomunitario residente in Italia e munito di carta di soggiorno di lungo periodo rispetto ai cittadini italiani e comunitari quanto al godimento di una prestazione di assistenza sociale garantita da una norma nazionale la quale nel 2007 ha dato attuazione ad una disposizione comunitaria del 2003 volta ad assicurate appunto la parità di trattamento agli stranieri cd. lungo soggiornanti con riferimento ai benefici di assistenza e previdenza sociale, salvo deroghe espresse che il nostro legislatore non avrebbe mai previsto in ordine all’assegno per cui è lite ovvero con riguardo ad altre misure di sostegno.
Le argomentazioni di merito dell’INPS appaiono pretestuose ed inidonee a paralizzare la pretesa avversaria, con l’inevitabile conferma integrale del provvedimento cautelare che ha disposto a carico del COMUNE DI MONFALCONE e dell’INPS – ciascuno in base alle proprie competenze – la fine del trattamento discriminatorio riservato in modo diretto o indiretto a S. A. attivandosi rispettivamente l’uno per riconoscere e l’altro per corrispondere subito al medesimo la prestazione sociale denominata “assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori” di cui all’art. 65 della L. n. 448/1998, ciò sulla base dell’istanza dd. 26.10.2009 e con attribuzione di interessi legali e rivalutazione monetaria dal di del dovuto al saldo effettivo.
Le spese di lite seguono l’inevitabile soccombenza dell’INPS e si liquidano in dispositivo.
Definitivamente pronunciando nella causa iscritta al n° 65/11 R.G.L. così decide:
1. rigetta integralmente il ricorso proposto dall’INPS in quanto infondato e conferma in foto provvedimento cautelare reso tra le parti il 01.10.2010 nel procedimento N° 351/10 R.G.L;
2. condanna l’INPS a rifondere alla parte resistente costituita – oltre alle spese legali a suo tempo liquidate nella fase cautelare – le spese legali del presente procedimento pari a complessive € 2.050, dì cui € 1.000 di diritti, € 1.000 di onorari, € 50 di esborsi, oltre oneri accessori dovuti come per legge.
Depositata in Cancelleriail 3 maggio 2012
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