Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-19214-del-17-07-2019
Timestamp: 2020-08-09 18:08:42+00:00
Document Index: 102748676

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 157', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 19', 'art. 29', 'art. 157', 'art. 86', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 159', 'art. 157', 'art. 160', 'art. 157', 'art. 32', 'art. 157', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 19', 'art. 360', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 161', 'art. 360', 'art. 86', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 232', 'art. 86', 'art. 232', 'sentenza ', 'art. 384', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 19214 del 17/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19214 del 17/07/2019
Cassazione civile sez. trib., 17/07/2019, (ud. 30/05/2019, dep. 17/07/2019), n.19214
Sul ricorso iscritto al n. 25742 del ruolo generale dell’anno 2017,
G.A. Operations s.p.a. = già Simint s.p.a. – in persona del legale
regionale della Emilia – Romagna n. 1112/14/2017, depositata il 27
– con sentenza n. 1112/14/2017, depositata il 27 marzo 2017, e non notificata, la Commissione tributaria regionale della Emilia – Romagna, (hinc: “CTR”), rigettava l’appello proposto da G.A. Operations s.p.a. – già Simint s.p.a. – in persona del legale rappresentante pro tempore, nei confronti dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in persona del Direttore pro tempore, avverso la sentenza n. 37/04/2013 della Commissione tributaria provinciale di Reggio – Emilia (hinc: “CTP”) che aveva rigettato il ricorso della suddetta società avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) con il quale l’Ufficio delle dogane di Modena aveva rettificato il valore doganale della merce – riproducente il logo del marchio “(OMISSIS)” – importata dalla medesima società da fabbricanti extracomunitari, includendovi, ai sensi del Reg. CEE 12 ottobre 1992, n. 2913, art. 32, comma 1, lett. c) e del Reg. CEE 2 luglio 1993, n. 2454, art. 157, par. 2, i diritti di licenza che la G.A. Operations s.p.a. corrispondeva alla licenziante (OMISSIS) s.p.a., titolare del marchio;
– in punto di diritto, la CTR osservava che: 1) dall’art. 4 (relativo alla previa necessaria approvazione da parte del licenziante della tipologia e del disegno del prodotto, delle materie prime, dei semilavorati e dei relativi fornitori), dall’art. 8 (relativo al diritto di accesso del licenziatario – rectius: licenziante – agli stabilimenti del produttore allo scopo del controllo di qualità nonchè sull’adeguatezza della programmazione della produzione e degli ordini di acquisto di materiali) e dall’art. 19 (relativo alla possibile commissione da parte del licenziatario della fabbricazione dei prodotti a terzi, solo previa autorizzazione scritta del licenziante, sempre revocabile, e alla necessaria conformità dell’operato dei terzi produttori alle previsioni contrattuali tra il licenziante e il licenziatario) degli accordi contrattuali tra la licenziante (OMISSIS) s.p.a. e la licenziataria G.A. Operations s.p.a. – già Simint si evinceva trattarsi di un controllo della licenziante non già di mera qualità ma, bensì, sul processo produttivo, con conseguente sussistenza dei presupposti, ex art. 29, par. 1, 32, par. 1, lett. c), CDC e art. 157, par. 2, artt. 159 e 160 DAC, per includere le royalties nel valore doganale delle merci importate; 2) il metodo di rideterminazione del valore dei beni importati, con inclusione delle royalties, adottato dall’Agenzia delle dogane era corretto in quanto effettuato sulla base dei “prospetti riepilogativi del fatturato” forniti dalla stessa società contribuente; 3) gli interessi di mora decorrevano non già dal momento dell’accertamento della violazione ma dall’insorgenza dell’obbligo tributario e, dunque, ex art. 86 TULD – quale normativa nazionale non in contrasto con quella comunitaria – dal momento in cui il credito era divenuto esigibile ovvero dalla “dichiarazione di importazione definitiva”;
– avverso la sentenza della CTR, G.A. Operations s.p.a. propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi, cui resiste, con controricorso, l’Agenzia delle dogane;
– con il primo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del Reg. CEE n. 2913 del 1992, art. 32 (CDC) e del Reg. CEE n. 2454 del 1993 (DAC), artt. 143, 157, 159, 160, per avere la CTR ritenuto erroneamente sussistenti i presupposti di legge per l’inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci importate, ancorchè, nella fattispecie, non fosse ravvisabile quel “legame” tra licenziante e terzo produttore, necessario, in base alla normativa unionale, per la configurazione del pagamento dei diritti di licenza come “condizione di vendita” ai sensi degli artt. 157 e 160 DAC;
– va premesso che la nozione coinvolta è quella del valore in dogana delle merci importate, che, di regola, è il valore di transazione, ossia il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci quando siano vendute per l’esportazione a destinazione del territorio doganale dell’Unione, fatte salve le rettifiche da effettuare conformemente all’art. 32 di tale codice (Corte giust. 12 dicembre 2013, Christodoulou e a., causa C-116/12, punti 38, 44 e 50, nonchè 21 gennaio 2016, Stretinskis, causa C-430/14, punto 15). Esso deve comunque riflettere il valore economico reale della merce importata e, quindi, considerarne tutti i fattori economicamente rilevanti (in termini, da ultimo, Corte giust. 20 dicembre 2017, causa C-529/16, Hamamatsu). Anche i diritti di licenza, allora, sono destinati ad incidere sulla determinazione del valore doganale qualora i corrispondenti beni immateriali siano incorporati nella merce, così esprimendone o contribuendo ad esprimerne il valore economico. Sicchè, qualora il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci importate non ne includa – come nella specie – il relativo importo, l’art. 32 del codice doganale comunitario (reg. n. 2913/92) stabilisce che al prezzo si addizionano “… c) i corrispettivi e i diritti di licenza relativi alle merci da valutare, che il compratore è tenuto a pagare, direttamente o indirettamente, come condizione della vendita delle merci da valutare…”;
– il corrispettivo o il diritto di licenza si riferisce a merci rivendute tal quali o formanti oggetto unicamente di lavorazioni secondarie successivamente all’importazione, -le merci sono commercializzate con il marchio di fabbrica, apposto prima o dopo l’importazione, per il quale si paga il corrispettivo o il diritto di licenza, e – l’acquirente non è libero di ottenere tali merci da altri fornitori non legati al venditore (art. 159). Sempre in particolare, per il caso in cui l’acquirente paghi un corrispettivo o un diritto di licenza a un terzo, il regolamento prescrive che “…le condizioni previste dall’art. 157, par. 2, si considerano soddisfatte solo se il venditore o una persona ad esso legata chiede all’acquirente di effettuare tale pagamento” (art. 160). La disciplina generale fissata dall’art. 157, par. 2, dunque, trova specificazione in quelle particolari, rispettivamente concernenti il caso in cui il diritto di licenza riguardi un marchio di fabbrica e quello in cui il corrispettivo del diritto debba essere versato ad un terzo. E le particolarità finiscono col contrassegnare, più di ogni altra, l’identificazione delle “condizioni di vendita delle merci in causa”, che devono rispondere ai presupposti rispettivamente richiesti – dinanzi richiamati- dagli artt. 159 e 160, in relazione alle ipotesi da essi contemplate;
– quanto alla configurabilità del versamento dei diritti di licenza come condizione di vendita della merce nè l’art. 32, par. 1, lett. c), del codice doganale nè l’art. 157, par. 2, del Reg. n. 2454 del 1993 precisano cosa si debba intendere per “condizione di vendita” delle merci da valutare. A riempire la lacuna soccorre l’interpretazione che della disciplina ha fornito la Corte di giustizia con la sentenza 9 marzo 2017, causa C-173/15, GE Healthcare GmbH c. Hauptzollamt Diisseldorf;
– nella detta sentenza, la Corte di giustizia, ha stabilito, facendo leva sul punto 12 del commento n. 3 del comitato del codice doganale (sezione del valore in dogana) relativo all’incidenza dei corrispettivi e dei diritti di licenza sul valore in dogana, che l’identificazione della condizione di vendita si traduce nella verifica se il venditore sia disposto, o no, a vendere le merci senza che sia pagato il corrispettivo del diritto di licenza. In generale, dunque, il pagamento in questione è una “condizione di vendita” delle merci da valutare qualora, nell’ambito dei rapporti contrattuali tra il venditore -o la persona ad esso legata- e l’acquirente, l’assolvimento del corrispettivo del diritto di licenza rivesta un’importanza tale per il venditore che, in difetto, quest’ultimo non sarebbe disposto a vendere;
– in materia, questa Corte (nn. 8473 del 2018; 25438 del 2018;25437 del 2018; 24996 del 2018) ha affermato il condivisibile principio di diritto: “In tema di diritti doganali, ai fini della determinazione del valore in dogana di prodotti che siano stati fabbricati in base a modelli e con marchi oggetto di contratto di licenza e che siano importati dalla licenziataria, il corrispettivo dei diritti di licenza va aggiunto al valore di transazione, a norma del Reg. CEE del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913, art. 32, come attuato dagli artt. 157, 159 e 160 del regolamento CEE della Commissione 2 luglio 1993, n. 2454, qualora il titolare dei diritti immateriali sia dotato di poteri di controllo sulla scelta del produttore e sulla sua attività e sia il destinatario dei corrispettivi dei diritti di licenza”;
– nella specie, la CTR ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi, avendo desunto – con un accertamento in fatto non sindacabile in sede di legittimità dall’analisi delle singole clausole dei contratti di licenza intercorsi tra la licenziataria G.A. Operations e la licenziante (OMISSIS) s.p.a. la sussistenza di un controllo sulla produzione da parte di quest’ultima (stante, ex art. 4, la necessaria previa approvazione da parte della licenziante della tipologia e del disegno del prodotto da licenziare, delle materie prime, dei semilavorati e dei relativi fornitori; ex art. 8, il diritto di accesso della licenziante agli stabilimenti del produttore allo scopo del controllo di qualità nonchè di quello sull’adeguatezza della programmazione della produzione etc.; ex art. 19, la possibile commissione da parte del licenziatario della fabbricazione dei prodotti a terzi, previa autorizzazione scritta del licenziante, sempre revocabile, e la necessaria conformità dell’operato dei terzi produttori alle previsioni contrattuali tra il licenziante e il licenziatario) e, dunque, dei presupposti di legge per la configurabilità del versamento delle royalties come “condizione di vendita” con conseguente necessaria inclusione delle stesse nel valore doganale delle merci importate;
– con il terzo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione degli artt. 29, 30 e dell’art. 31, part. 2, lett. g) e dell’art. 32 CDC, per avere la CTR ritenuto non erroneo il metodo di ricalcolo del valore doganale delle merci importate adottato dall’Agenzia, ancorchè quest’ultima avesse fatto ricorso a valori fittizi, applicando un coefficiente di ricarico (mark up medio), desunto dal rapporto tra il valore delle importazioni e il totale delle royalties corrisposte nel periodo di interesse, con ciò senza tenere conto nella base di calcolo dei prezzi effettivamente pagati per le merci importate e senza escludere dalla base imponibile i costi di vendita e quelli (ad es. per distribuzione, stoccaggio etc.) sorti successivamente e indipendentemente dall’importazione delle merci;
– la Corte di giustizia (con sentenza 9 marzo 2017, causa C-173/15, GE Healthcare GmbH c. Hauptzollamt Dlisseldorf) ha stabilito che l’art. 32, par. 1, lett. c), del codice doganale non prevede che l’importo dei corrispettivi o dei diritti di licenza sia determinato al momento della conclusione del contratto di licenza o al momento dell’insorgenza dell’obbligazione doganale, affinchè i corrispettivi dei diritti di licenza siano considerati relativi alle merci da valutare. Difatti, il Reg. n. 2454 del 1993, art. 161, fissa sì la presunzione relativa che il pagamento del corrispettivo o diritto di licenza si riferisca alle merci oggetto di valutazione quando il metodo di calcolo di esso si basa sul prezzo delle merci importate; ma aggiunge che “Tuttavia, il pagamento del corrispettivo o del diritto di licenza, può riferirsi alle merci oggetto della valutazione quando l’ammontare di tale corrispettivo o diritto di licenza venga calcolato senza tener conto del prezzo delle merci importate” (in tal senso, Cass. 8473 del 2018);
– con il quarto motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione degli artt. 232, 214 CDC e 519 DAC nonchè del D.P.R. n. 43 del 1973 (TULD), art. 86, per avere la CTR erroneamente fatto decorrere gli interessi moratori dalla data della dichiarazione doganale e non già – conformemente al diritto unionale e alla giurisprudenza della Corte di giustizia nella sentenza del 31 marzo 2011, nella causa C- 546/09, Aurubis Balgaria e della Corte di cassazione nella sentenza n. 2073/2017 – da quella in cui scade il termine di pagamento dell’obbligazione contabilizzata a posteriori;
– al riguardo, la Corte di giustizia, nella sentenza del 18 gennaio 2017, C365/15, Wortmann KG Internationale Schuhproduktionen, ha ribadito che: “come emerge dalla sentenza del 31 marzo 2011, Aurubis Balgaria (C-546/09, EU:C:2011:199, punti da 26 a 34), qualora, in seguito a un nuovo calcolo dei dazi doganali sulla base di informazioni complementari, rimanga un determinato importo di tali dazi da versare, gli interessi di mora relativi a tale importo possono essere percepiti, ai sensi dell’art. 232, par. 1, lett. b), del codice doganale, solo per il periodo successivo allo scadere del termine di pagamento di tale importo” (par. 30);
– ne consegue l’enunciazione del seguente principio di diritto: “Ai sensi del D.P.R. n. 43 del 1973, art. 86 (TULD)- interpretato in armonia con il Reg. del Consiglio del 12 ottobre 1992, n. 2913 (CDC), art. 232, n. 1, lett. b) e con la giurisprudenza della Corte di giustizia di cui alle sentenze del 31 marzo 2011, in C-546/09 e del 18 gennaio 2017, C-365/15 (par. 30) – la “data in cui il credito è divenuto esigibile”, quale momento di decorrenza, degli interessi moratori coincide, nell’ipotesi di contabilizzazione a posteriori dell’obbligazione doganale, con la scadenza del termine di pagamento dell’importo relativo ai maggiori dazi da versare”;
– in conclusione, va accolto il quarto motivo; rigettati il primo e il quarto; assorbito il secondo; con cassazione della sentenza impugnata – quanto al motivo accolto – e decidendo nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, con accoglimento sul punto del ricorso originario proposto dalla società contribuente;
la Corte: accoglie il quarto motivo di ricorso; rigetta il primo e il terzo; assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata – in relazione al motivo accolto – e decidendo nel merito, accoglie sul punto il ricorso originario proposto dalla società contribuente; compensa integralmente le spese processuali dell’intero giudizio.