Source: https://www.urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=28&stat=
Timestamp: 2020-07-14 07:18:32+00:00
Document Index: 9735307

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 97', 'art. 32', 'art. 2704', 'art. 24', 'art. 20']

IL DINIEGO DI AMPLIAMENTO EMESSO DALLA REGIONE INCOMPETENTE IN MATERIA EDILIZIA LA ESPONE AL RISARCIMENTO DEL DANNO
L'Amministrazione Regionale non ha la competenza a rilasciare l'autorizzazione all'esercizio in ordine alle modifiche edilizie: la Regione deve verificare solamente la regolarità sanitaria e non quella edilizia della struttura accreditata al SSN Regionale, risultando pertanto palesemente illegittima la frapposizione di ulteriori ostacoli all'operatività dei nuovi servizi sanitari, alla stregua di una interpretazione della vigente normativa conforme ai principi costituzionali di libertà e di iniziativa economica di cui all'art. 41 Cost., di imparzialità e buon andamento -e quindi di economia e non aggravamento- dell'attività amministrativa sanciti dall'art. 97 Cost. nonché al principio di tutela della salute di cui all'art. 32 Cost., che postula la massimizzazione -e non la rarefazione- dell'offerta di servizi sanitari alla popolazione conformi ai requisiti di legge. In particolare, risulta sicuramente riconducibile all'indebito ritardo del rilascio del titolo autorizzatorio il danno parametrato all'esborso di denaro al quale un Laboratorio deve far fronte per trasferire temporaneamente presso altre strutture i pazienti in cura.
ILLEGITTIMA REVOCA DEL NULLA-OSTA PAESAGGISTICO: IL RISARCIMENTO RICHIEDE LA PROVA CHE SENZA DI ESSA L’EDIFICAZIONE SI SAREBBE POTUTA REALIZZARE
Non è accoglibile la domanda risarcitoria laddove non sia stata fornita prova che l'evento dannoso sia riferibile alla condotta della P.A. ossia che, in assenza dell'annullamento (o revoca) dei nulla osta paesaggistico, il programma costruttivo sarebbe stato adottato dal consiglio comunale, né che l'impossibilità di realizzare lo stesso sia dipesa dalla revoca dei detti nulla osta, specie a seguito del nuovo nulla osta reso dalla Soprintendenza prima della decadenza dei vincoli.
SUSSISTE LA RESPONSABILITA’ RISARCITORIA DEL COMUNE IN CASO DI MANCATA EDIFICAZIONE DOVUTA AD UN ATTO DI AUTOTUTELA ILLEGITTIMO
Sussiste una lesione del bene della vita se l'interessato è stato sostanzialmente privato dell'efficacia dei titoli edilizi abilitanti l'esercizio dell'attività edificatoria sulla propria area e tale privazione discende unicamente da un illegittimo atto di annullamento d'ufficio. In assenza del provvedimento di annullamento in autotutela, l'interessato avrebbe avuto la possibilità di concludere le opere come progettate, di metterle in vendita nei tempi ipotizzati e senza il sostenimento di ulteriori costi non necessari. In tal senso, quindi, il nesso eziologico fra il provvedimento illegittimo di annullamento del piano di lottizzazione e delle concessioni edilizie e la lesione dei diritti ed interessi del privato deve ritenersi provato.
ILLEGITTIMO DINIEGO DI TITOLO EDILIZIO: NON SPETTA IL RISARCIMENTO DA MANCATA LOCAZIONE SE L’ANTERIORITA’ DEL CONTRATTO È SOLO VEROSIMILE
In caso di illegittimo diniego del titolo edilizio, non è dovuto il risarcimento del danno, nella misura pari ai canoni di locazione non riscossi, se manca la dimostrazione dell'anteriorità del contratto di locazione rispetto alla data di adozione del provvedimento di diniego, anche considerando che la data di tale contratto, se non "certa" ai sensi dell'art. 2704, co. 1, prima parte, del codice civile, può essere soggetta a prova per presunzioni, restando però inibito al giudice di effettuare una mera valutazione di verosimiglianza della data apposta al documento.
Ai fini del risarcimento del danno, il vizio di legittimità consistente nel difetto dei presupposti del diniego di agibilità ha carattere sostanziale. Costituisce danno ingiusto il pregiudizio derivante dall'illegittimo diniego dell'agibilità che impedisce di avviare l'attività in un impianto di autolavaggio. L'errore scusabile non è nemmeno ipotizzabile in presenza di un atto quale il certificato di agibilità condizionato dal riscontro dei soli presupposti di carattere tecnico previsti dall'art. 24 del testo unico dell'edilizia.
L'ILLEGITTIMO ANNULLAMENTO IN AUTOTUTELA DEL TITOLO EDILIZIO NON GENERA RESPONSABILITÀ RISARCITORIA SE MIRAVA A RISOLVERE SITUAZIONI DI ILLEGALITÀ
Non sussiste la ‘colpa d'apparato' in caso di iniziativa procedimentale che, malgrado la illegittimità poi riscontrata dell'atto di autotutela, ha inteso porre rimedio ad una situazione di illegalità (conseguente al rilascio degli originari titoli edilizi) e di illiceità (nella specie conseguente alla disponibilità da parte della società di un'area di proprietà del Comune).
GIURISDIZIONE ORDINARIA SUL RISARCIMENTO DANNI SPETTANTE ALL'ACQUIRENTE DI PERMESSO DI COSTRUIRE ILLECITAMENTE RILASCIATO AL SUO DANTE CAUSA
Spetta al giudice ordinario conoscere della domanda con cui il privato, acquirente di un terreno sul quale era stata rilasciata una concessione edilizia e successore nella titolarità del permesso di costruire, chieda la condanna del Comune al risarcimento dei danni da esso subiti in seguito al rilascio, in favore del proprio dante causa, di una concessione edilizia ritenuta illecita dal giudice penale (in un procedimento penale per il reato, tra l'altro, di cui alla L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 20, lett. c) ed illegittima in sede di ricorso straordinario al Capo dello Stato promosso dal proprietario confinante, ma sulla cui piena regolarità egli abbia fatto invece affidamento per l'esecuzione del programma di costruzione dell'edificio.
Non sussiste la la rimproverabilità dell'Amministrazione statale in caso di provvedimento soprintendentizio di annullamento dell'autorizzazione paesaggistica che, sebbene illegittimo, non costituisce il frutto di una valutazione episodica ed arbitraria, bensì è adottato nel quadro di un coerente indirizzo volto alla valorizzazione delle esigenze paesaggistiche della zona (successivamente culminato non a caso con l'inedificabilità imposta da un Piano sopravvenuto) e sulla base di una articolata motivazione basata sul particolare pregio dei luoghi, che risulta coerente con le oggettive risultanze del Piano all'epoca in itinere e poi sopravvenuto.
IL COMUNE CHE REVOCA LA CONCESSIONE EDILIZIA NON RISPONDE DEI DANNI SUCCESSIVAMENTE CAGIONATI DAL SEQUESTRO PENALE
I danni derivanti dalla privazione del possesso dell'immobile interessato da revoca di concessione edilizia e successivo sequestro penale, nonché dalla conseguente impossibilità di effettuarvi i lavori, in considerazione della indisponibilità del medesimo, non possono essere risarciti dal Comune, in quanto l'indisponibilità è ascrivibile al sequestro (non alla revoca della concessione ) e dunque alla iniziativa repressiva del Giudice penale.
NON È CONFIGURABILE UN DANNO INGIUSTO A CARICO DEL COMUNE A CAUSA DELLA PERMANENZA NEL TEMPO DELL’OPERA ABUSIVA
Non è configurabile un danno ingiusto a carico del Comune a causa della permanenza nel tempo dell'opera abusiva, poiché tale permanenza costituisce una circostanza di mero fatto, dovuta ai tempi per l'esercizio del potere sanzionatorio, e atteso che, secondo la valutazione operata dal legislatore nel Titolo IV della Parte I del d.P.R. n. 380 del 2001, il pregiudizio all'interesse pubblico derivante dall'opera abusiva deve intendersi ripristinato con l'irrogazione e l'esecuzione delle sanzioni previste dal d.P.R. suddetto.
LA SCOPERTA DI UNA PRECLUSIONE AL RILASCIO RENDE NON RISARCIBILE IL RITARDO DEL TITOLO EDILIZIO
Non è risarcibile il danno da ritardo nel rilascio della concessione edilizia nel periodo in cui vi era una preclusione legale al rilascio del titolo edilizio (nella specie, le misure di salvaguardia), pur se non esplicitata con il relativo atto avente natura vincolata.
LA DIFFIDA DELLA SOPRINTENDENZA IMPEDISCE L'INSORGERE DEL DANNO DA RITARDO
Non sussiste un danno risarcibile per il periodo che intercorre fra la diffida della Soprintendenza non seguita da ordine di sospensione dei lavori ed il rilascio del titolo edilizio: infatti, se in punto di stretto fatto il nesso di causalità non si interrompe, sicché in tesi astratta l'interessato è abilitato a costruire anche dopo la diffida della Soprintendenza, senza interrompere mai i lavori, sul piano del diritto la diffida vale pur sempre a rendere precario e incerto il diritto vantato dall'interessato, che dunque, all'indomani della diffida e fino al rilascio dell'assenso espresso, in tesi dovrebbe prudentemente non proseguire nei lavori, sicché non può dirsi vittima di un ritardo determinato dalla condotta del Comune.
Non può essere riconosciuto alcun danno, nemmeno da ritardo, con riferimento ad una iniziativa edilizia la cui legittimità era esclusa sino all'approvazione della variante, e che l'interessato ha riproposto in termini nuovi e diversi, tenuto conto che il danno da ritardo può configurarsi solo se e in quanto sia dimostrata la spettanza del bene della vita con riferimento al progetto originario.
L'INCLUSIONE NEL PROGETTO EDILIZIO DI UN'AREA SOGGETTA AD ESPROPRIO ESCLUDE LA RISARCIBILITA' DEL DANNO DA RITARDO
Non ha titolo per lamentare il ritardo da parte dell'Amministrazione nella conclusione di un procedimento amministrativo colui che ha, ab initio, omesso di rappresentare al Comune una circostanza dirimente (nella specie, che parte dell'area presa in considerazione ai fini dell'intervento edilizio era già stata sottoposta a procedura espropriativa e, per di più, era già stata materialmente occupata).
SE LA P.A. PRIMA DELLA STIPULAZIONE DELLA CONVENZIONE DI LOTTIZZAZIONE RIVEDE LE PROPRIE DETERMINAZIONI PIANIFICATORIE NON C'È DANNO RISARCIBILE PER IL PRIVATO
Poiché la pubblica amministrazione dopo aver approvato un piano di lottizzazione ma prima della stipulazione della relativa convenzione può legittimamente rivedere le proprie determinazioni pianificatorie sulla medesima area, da tale modifica non deriva un danno risarcibile per il privato tanto più se l'approvazione della convenzione è successiva all'adozione del programma di fabbricazione.