Source: https://forum.grnet.it/trasferimeto-per-chiusura-comando-7052-15
Timestamp: 2020-02-27 04:11:21+00:00
Document Index: 61315573

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'e contrario', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 22', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 37', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1', 'art. 1', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'e contrario', 'art. 3']

Trasferimeto per chiusura comando - Pagina 2 - GrNet.it
Messaggio da Loyd » mar ago 13, 2013 3:30 pm
panorama ha scritto: Per aver diritto all'indennità di trasferimento devi prima prendere servizio al nuovo comando dopodiché puoi fare domanda per l'indennità di trasferimento.
Non sarebbe il mio obiettivo quello, preferisco evitare e fare qualcosa prima se possibile... anche se di stress e ansia in questo periodo ne ho abbastanza...
Messaggio da alex59 » mar ago 13, 2013 9:08 pm
L'art. 1, c. 163°della Legge di bilancio del 24.12.2012 n. 228 ha previsto:
...163. All'articolo 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86, e successive modificazioni, dopo il comma 1 e' inserito il seguente: «1-bis. L'indennita' di cui al comma 1 nonche' ogni altra indennita' o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorita' non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni».....
Quindi, è da ritenere che in caso di chiusura di un comando, possono mandare il personale dove vogliono - purché in sede limitrofa ...!- senza dovergli pagare il trasferimento...
Messaggio da Loyd » mar ago 13, 2013 10:19 pm
alex59 ha scritto: Attenzione colleghi!!!
Bene! Quindi le belle parole dette dal generale venuto da roma appositamente erano tutte al vento...
Messaggio da natalind » mar ago 13, 2013 11:38 pm
E gia' questa spending rewieu sta mietendo vittime, sono molto dispiaciuto di cio' che ti sta accadendo, le notizie non sono per nulla confortanti! Per il momento non ci resta che riflettere sul nostro futuro e su quello dei colleghi che già stanno vivendo sulla propria pelle quanto sino a poco tempo sembrava la solita notizia della famigerata "radio scarpa"! Restiamo informati e contribuiamo a darci notizie certe e reali. In bocca al lupo collega saluti Raf
Messaggio da panorama » dom nov 24, 2013 8:55 pm
19/11/2013 201301391 Sentenza 2
Messaggio da panorama » dom nov 24, 2013 9:18 pm
Messaggio da panorama » gio giu 19, 2014 10:51 pm
In Sicilia, l'Amministrazione perde l'Appello al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (Consiglio di Stato Siciliano).
soppressione per esigenze organizzative della Brigata di Castellamare del Golfo.
1) - Non è, pertanto, sufficiente la mera presentazione di una domanda del pubblico dipendente affinché l’assegnazione ad una nuova sede di servizio possa essere sicuramente qualificata come trasferimento a domanda, dovendo indagarsi su quale interesse sia stato perseguito immediatamente e prioritariamente. ( cfr. ex multis C.G.A. nn. 582 del 2007, 505 del 2010 e 777 del 2012).
2) - Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l’effetto della domanda ( o dichiarazione di gradimento ) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall’amministrazione.
18/06/2014 201400367 Sentenza 1
N. 00367/2014REG.PROV.COLL.
N. 00433/2013 REG.RIC.
Ministero Economia e Finanze, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale, domiciliata in Palermo, via De Gasperi, N. 81;
Costa Giuseppe, rappresentato e difeso dall'avv. Giacomo D'Asaro, con domicilio eletto presso Giacomo D'Asaro in Palermo, via XX Settembre N.29;
della sentenza del TAR SICILIA - PALERMO :Sezione I n. 02218/2012, resa tra le parti, concernente lavoro - diniego corresponsione indennita' di trasferimento di cui alla l. 86/01;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 maggio 2014 il Cons. Antonino Anastasi e uditi per le parti l’ avv. di Stato Pollara e l’avv. A. D'Asaro su delega di G. D'Asaro;
Il Comando Regionale Sicilia del Corpo della Guardia di Finanza, avendo stabilito di sopprimere per esigenze organizzative la Brigata di Castellamare del Golfo, ha invitato il personale da questa dipendente ad indicare la sede preferita come nuova destinazione.
Acquisite le domande, il Comando ha disposto i relativi trasferimenti, qualificandoli come avvenuti a domanda ed escludendo quindi l’erogazione delle provvidenze previste dalla legge in favore dei militari trasferiti d’autorità.
Con la sentenza in epigrafe indicata l’adito TAR Palermo ha accolto il ricorso proposto dall’odierno appellato avverso il diniego di erogazione delle indennità in parola.
La sentenza è impugnata con l’atto di appello in esame dall’Amministrazione la quale ne chiede l’integrale riforma, deducendo che la presentazione da parte del militare della domanda ( di trasferimento o gradimento per una specifica sede) preclude la corresponsione in suo favore di benefici che la legge correla ai soli trasferimenti autoritativi.
Si è costituito l’appellato, instando per il rigetto dell’appello.
La questione oggetto della presente controversia è stata più volte affrontata dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato la quale è in prevalenza orientata in senso sfavorevole alla tesi dell’Amministrazione ( cfr. fra le molte IV Sez. nn. 6611 del 2007, 5197 del 2008, 2928 del 2010 e 5767 del 2011).
Si rinviene tuttavia, in seno al Consiglio di Stato, anche un indirizzo restrittivo secondo il quale la presentazione da parte del militare della domanda interrompe il nesso di immediata causalità tra la decisa soppressione del comando di appartenenza ed il successivo movimento dell’interessato ( cfr. IV Sez. nn. 5212 del 2008 e 3835 del 2012).
Al riguardo questo Consiglio di Giustizia Amministrativa ha da sempre e costantemente aderito all’indirizzo giurisprudenziale maggioritario, sulla base di considerazioni sistematiche che questo Collegio condivide pienamente e fa proprie.
Infatti, come è stato osservato, la distinzione fra i trasferimenti d’autorità o d’ufficio e i trasferimenti a domanda trova fondamento nella diversa rilevanza che in essi assumono i contrapposti interessi in gioco: quello dell’amministrazione, diretto ad assicurare il regolare ed ordinato funzionamento degli uffici pubblici, e quello del dipendente, volto al più diretto soddisfacimento delle proprie esigenze personali e familiari, interessi che devono entrambi trovare la giusta composizione nel rispetto dei principi costituzioni fissati dall’art. 97 della Costituzione.
Mentre i trasferimenti d’ufficio perseguono in via immediata ed esclusiva l’interesse specifico dell’amministrazione alla funzionalità dell’ufficio, al quale è completamente subordinata la posizione del pubblico dipendente, le aspirazioni del quale possono essere tenute presente eventualmente nei limiti delle preferenze da lui espresse circa la sede di servizio, nei trasferimenti a domanda risulta invece prevalente il perseguimento del soddisfacimento delle necessità personali e familiari del ricorrente, rispetto alle quali l’interesse pubblico funziona esclusivamente come limite esterno di compatibilità, dovendo in ogni caso essere sempre assicurato il rispetto dei principi dell’art. 97 della Costituzione.
Non è, pertanto, sufficiente la mera presentazione di una domanda del pubblico dipendente affinché l’assegnazione ad una nuova sede di servizio possa essere sicuramente qualificata come trasferimento a domanda, dovendo indagarsi su quale interesse sia stato perseguito immediatamente e prioritariamente. ( cfr. ex multis C.G.A. nn. 582 del 2007, 505 del 2010 e 777 del 2012).
Nel caso in esame, come si è detto sopra, l’esigenza di trasferire l’appellato discende dalla decisione del Comando Regionale di sopprimere l’articolazione presso la quale lo stesso prestava servizio: in tale contesto, la dislocazione in ambito regionale del personale già dipendente dal comando soppresso risponde dunque in via esclusiva o comunque del tutto prioritaria ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa.
Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l’effetto della domanda ( o dichiarazione di gradimento ) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall’amministrazione.
Sulla scorta delle considerazioni che precedono l’appello va quindi conclusivamente respinto.
Le spese di questo grado del giudizio seguono soccombenza e sono liquidate in via forfettaria nel dispositivo, tenendo presente la natura seriale della controversia.
Condanna l’Amministrazione appellante al pagamento di Euro 500,00 ( oltre accessori di legge) per spese e onorari del grado in favore del Difensore dell’appellato, dichiaratosi antistatario.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 8 maggio 2014 con l'intervento dei magistrati:
A seguire ci sono altre 34 sentenze, tutte stessa data e tutte stesso giudizio.
18/06/2014 201400366 Sentenza 1
18/06/2014 201400365 Sentenza 1
18/06/2014 201400364 Sentenza 1
18/06/2014 201400363 Sentenza 1
18/06/2014 201400362 Sentenza 1
18/06/2014 201400361 Sentenza 1
18/06/2014 201400360 Sentenza 1
18/06/2014 201400359 Sentenza 1
18/06/2014 201400358 Sentenza 1
18/06/2014 201400357 Sentenza 1
18/06/2014 201400356 Sentenza 1
18/06/2014 201400355 Sentenza 1
18/06/2014 201400354 Sentenza 1
18/06/2014 201400353 Sentenza 1
18/06/2014 201400352 Sentenza 1
18/06/2014 201400351 Sentenza 1
18/06/2014 201400350 Sentenza 1
18/06/2014 201400349 Sentenza 1
18/06/2014 201400348 Sentenza 1
18/06/2014 201400347 Sentenza 1
18/06/2014 201400346 Sentenza 1
18/06/2014 201400345 Sentenza 1
18/06/2014 201400344 Sentenza 1
18/06/2014 201400343 Sentenza 1
18/06/2014 201400342 Sentenza 1
18/06/2014 201400341 Sentenza 1
18/06/2014 201400340 Sentenza 1
18/06/2014 201400339 Sentenza 1
18/06/2014 201400338 Sentenza 1
18/06/2014 201400337 Sentenza 1
18/06/2014 201400336 Sentenza 1
18/06/2014 201400335 Sentenza 1
18/06/2014 201400334 Sentenza 1
18/06/2014 201400333 Sentenza 1
Messaggio da Loyd » dom giu 22, 2014 11:59 pm
Grazie per la dritta. Sembra la stessa identica situazione che abbiamo vissuto noi.
Messaggio da panorama » lun giu 23, 2014 8:01 am
Importante che nell'eventuale ricorso, l'avvocato inserisce il discorso di cui alla sopra sentenza da far intendere al giudice, poiché ogni giudice è autonomo nella decisione.
Messaggio da panorama » sab nov 15, 2014 4:52 pm
Il Ministero ed il C.do Generale della GdiF hanno perso l'appello al CdS.
1) - sino alla fine dell’anno 2011 in servizio presso la Tenenza di Prato alla Drava, i quali, in seguito alla soppressione di detta Tenenza, disposta per sopravvenute esigenze operative dal Comando generale della Guardia di Finanza con determinazione del 30 novembre 2011, avevano presentato domande di trasferimento indicando quale sede gradita la Compagnia di Brunico (domande, accolte in data 21 dicembre 2011) – avverso altrettanti provvedimenti del 26 settembre 2012, con i quali l’Amministrazione di appartenenza aveva respinto le loro istanze di riconoscimento del diritto all’indennità di trasferimento di cui agli artt. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86, e 37, comma 5, d.P.R. 16 aprile 2009, n. 51. Il diniego si basava sul rilievo che i trasferimenti in oggetto non potevano qualificarsi alla stregua di trasferimenti ‘di autorità’ ai sensi della citata normativa, poiché la dichiarazione di gradimento implicava l’accettazione della propria disponibilità al trasferimento a domanda, incompatibile con la configurabilità di un trasferimento d’ufficio.
2) - La questione centrale della presente controversia si risolve nel quesito, se al militare, il quale, dovendo necessariamente mutare di sede a seguito della soppressione del reparto di appartenenza, si veda tuttavia riconosciuta dall’Amministrazione la facoltà di indicare la nuova sede di destinazione, spetti, o meno, il diritto all’indennità di trasferimento ‘di autorità’ di cui all’art. 1, comma 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 (Disposizioni in materia di personale delle Forze armate e delle Forze di polizia).
3) - Rileva il Collegio, in adesione a recenti pronunce di questo Consiglio di Stato (v. Cons. St., Sez. IV, 6 agosto 2013, n. 4159; Cons. St., Sez. IV, 26 settembre 2013, n. 4806),
che il contrasto giurisprudenziale formatosi sulla sopra delineata questione (v., per la tesi favorevole alla posizione dei dipendenti trasferiti, Cons. Stato, Sez. I, 11 luglio 2012, parere sull’affare n. 1677/2012; C.G.A.R.S. 18 settembre 2012, n. 777; per la tesi favorevole all’Amministrazione: Cons. Stato, Sez. IV, 27 ottobre 2011, n. 5767; Cons. Stato, Sez. IV, 28 giugno 2012, n. 3835) deve, ormai, ritenersi superato dal recente intervento legislativo di cui all’art. 1, comma 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228, che ha modificato la normativa di riferimento (art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86), inserendo, dopo il comma 1, un nuovo comma 1-bis, che testualmente recita: «L’indennità di cui al comma 1 nonché ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d’autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni».
4) - Infatti, nella nuova disposizione – introdotta a decorrere dal 1° gennaio 2013, ai sensi di quanto disposto dall’art. 1, comma 561, della medesima legge n. 228 del 2012 – non è rinvenibile alcun elemento che possa indurre a considerarla di natura interpretativa e, dunque, munita di efficacia retroattiva (si veda invece, in senso testualmente contrario, l’art. 3, comma 74, l. 24 dicembre 2003, n. 350, con riguardo alla questione – analoga a quella qui trattata – del regime conseguente al trasferimento, previa domanda, alle sezioni di polizia giudiziaria presso le Procure della Repubblica; cfr. al riguardo, per tutte, Cons. Stato, Sez. IV, 30 luglio 2012, n. 4290).
12/11/2014 201405553 Sentenza 6
N. 05553/2014REG.PROV.COLL.
N. 06915/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 6915 del 2013, proposto da:
Ministero dell’economia e delle finanze - Comando generale della Guardia di Finanza, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Patrick Capri, Nicolino Mancini, Gino Busin e Giuseppe Martino, rappresentati e difesi dall’avvocato Fabio Costan, con domicilio eletto presso lo studio degli avvocati Fortuna Giuseppe e Salvatore Coronas, in Roma, via Giuseppe Ferrari, 4;
della sentenza del T.R.G.A. - SEZIONE AUTONOMA DELLA PROVINCIA DI BOLZANO, n. 183/2013, resa tra le parti e concernente: indennità di trasferimento;
Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 8 luglio 2014, il Cons. Bernhard Lageder e uditi, per le parti, l’avvocato dello Stato Aiello e l’avvocato Umberto Coronas, per delega dell’avvocato Costan;
1. Con la sentenza in epigrafe, il T.r.g.a. - Sezione autonoma di Bolzano accoglieva il ricorso n. 276 del 2012, proposto collettivamente dagli odierni quattro appellati – tutti appartenenti al Corpo militare della Guardia di Finanza sino alla fine dell’anno 2011 in servizio presso la Tenenza di Prato alla Drava, i quali, in seguito alla soppressione di detta Tenenza, disposta per sopravvenute esigenze operative dal Comando generale della Guardia di Finanza con determinazione del 30 novembre 2011, avevano presentato domande di trasferimento indicando quale sede gradita la Compagnia di Brunico (domande, accolte in data 21 dicembre 2011) – avverso altrettanti provvedimenti del 26 settembre 2012, con i quali l’Amministrazione di appartenenza aveva respinto le loro istanze di riconoscimento del diritto all’indennità di trasferimento di cui agli artt. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86, e 37, comma 5, d.P.R. 16 aprile 2009, n. 51. Il diniego si basava sul rilievo che i trasferimenti in oggetto non potevano qualificarsi alla stregua di trasferimenti ‘di autorità’ ai sensi della citata normativa, poiché la dichiarazione di gradimento implicava l’accettazione della propria disponibilità al trasferimento a domanda, incompatibile con la configurabilità di un trasferimento d’ufficio.
L’adìto T.r.g.a. accoglieva il ricorso sul presupposto che i ricorrenti avevano presentato domanda di trasferimento su sollecitazione della stessa Amministrazione, in vista della soppressione della Tenenza di Prato alla Drava, a seguito della riorganizzazione dei reparti dipendenti dal Comando generale del Trentino Alto Adige, con la conseguenza che ad essi non poteva ritenersi precluso il riconoscimento dei benefici collegati al trasferimento d’ufficio, essendo il trasferimento avvenuto non già per libera scelta dei militari, ma su sollecitazione dell’Amministrazione di appartenenza, nel prevalente interesse di quest’ultima. Il T.r.g.a. annullava pertanto gli impugnati provvedimenti e condannava l’Amministrazione resistente al pagamento, in favore dei ricorrenti, dell’indennità in questione, oltre agli accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 8 luglio 2014, con l’intervento dei magistrati:
Messaggio da panorama » ven mar 27, 2015 8:45 pm
Messaggio da panorama » sab apr 18, 2015 5:11 pm
Ricorso ACCLTO per il personale della GdiF
1) - tutti hanno prestato servizio presso la tenenza di Mezzolombardo (Trento) fino al luglio 2012, quando la sede è stata soppressa.
2) - Poco prima della soppressione, e in previsione della stessa, i ricorrenti hanno espresso le loro preferenze sulla loro futura destinazione, che sono state tutte accolte.
3) - In seguito, hanno chiesto la corresponsione dell’indennità di trasferimento, di cui all’art. 1 della l. 29 marzo 2001, n. 86, nonché l’indennità d’alloggio, prevista dall’art. 37, V comma del d.P.R. 16 aprile 2009, n. 51.
4) - Con separate determinazioni del 7 luglio 2014, il Capo gestione amministrativa del reparto tecnico logistico amministrativo Trentino Alto Adige della Guardia di Finanza ha respinto le richieste dei ricorrenti, sul presupposto che le indennità richieste spetterebbero soltanto per i trasferimenti disposti d’autorità, e non per quelli a domanda, come in specie.
5) - La questione ha peraltro trovato ormai soluzione, dopo che l’art. 1 della l. 86/2001 è stato integrato con il comma 1 bis, inserito con l’art. 1, comma CLXIII, della l. 24 dicembre 2012, n. 228, per il quale “l’indennità di cui al comma 1 nonché ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d’autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni”: norma introdotta a decorrere dal 1 gennaio 2013, ex art. 1, comma DLXI l. ult. cit., che non si applica dunque ai ricorrenti.
SENTENZA ,sede di TRENTO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201500148 - Public 2015-04-15 -
N. 00148/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00329/2014 REG.RIC.
Nel giudizio introdotto con il ricorso 329/2014, proposto da E. R., F. M., A. S., W. M. G., J. C. U. e M. T., rappresentati e difesi dall'avv. R. De Pretis, con domicilio eletto presso il suo studio in Trento, via ss. Trinità 14;
il Comando regionale Trentino Alto Adige della Guardia di finanza, in persona del legale rappresentante pro tempore;
il Comando provinciale Trentino Alto Adige della Guardia di finanza, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Trento, domiciliataria ex lege;
- delle determinazioni 7 luglio 2014 con cui il capo gestione amministrativa del Reparto tecnico logistico amministrativo Trentino Alto Adige della Guardia di finanza ha separatamente respinto le istanze dei ricorrenti di riconoscimento dell'indennità di trasferimento di cui all'art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86, e dell'indennità accessoria di cui all'art. 37, co. 5, D.P.R. 51/2009,
e per l'accertamento e la declaratoria
del diritto dei ricorrenti al riconoscimento delle predette indennità
dell'amministrazione al pagamento delle somme così dovute con interessi legali o, alternativamente, di rivalutazione monetaria.
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Amministrazione delle finanze;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 marzo 2015 il dott. Angelo Gabbricci e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1.1. W. M. G., F. M., E. R., A. S., M. T. e J. C. U. appartengono, con gradi diversi, al Corpo della Guardia di Finanza, e tutti hanno prestato servizio presso la tenenza di Mezzolombardo (Trento) fino al luglio 2012, quando la sede è stata soppressa.
1.2. Poco prima della soppressione, e in previsione della stessa, i ricorrenti hanno espresso le loro preferenze sulla loro futura destinazione, che sono state tutte accolte.
1.3. In seguito, G.., M.., R.., S.., T.. e U.. hanno chiesto la corresponsione dell’indennità di trasferimento, di cui all’art. 1 della l. 29 marzo 2001, n. 86, nonché l’indennità d’alloggio, prevista dall’art. 37, V comma del d.P.R. 16 aprile 2009, n. 51.
1.4. Con separate determinazioni del 7 luglio 2014, nn. 0059726 (G..), 0059729 (M..), 0059733 (R..), 0059730 (S..), 0059735 (T..) e 0059738 (U..), il Capo gestione amministrativa del reparto tecnico logistico amministrativo Trentino Alto Adige della Guardia di Finanza ha respinto le richieste dei ricorrenti, sul presupposto che le indennità richieste spetterebbero soltanto per i trasferimenti disposti d’autorità, e non per quelli a domanda, come in specie.
1.5. Da ciò il ricorso in esame, in cui alla domanda di annullamento, in sé carente d’interesse, trattandosi di atti ricognitivi e paritetici, si assomma peraltro quella di accertamento e condanna alla corresponsione delle somme, oltre a interessi e rivalutazione, se maggiore.
2.1. L’art. 1, I comma, cit. - nel testo da ultimo modificato dall’art. 10, X comma, del d. lgs. 31 dicembre 2012, n. 248 - dispone che, tra gli altri, al personale in servizio permanente delle Forze armate, trasferito “d’autorità ad altra sede di servizio sita in un comune diverso da quello di provenienza, compete una indennità mensile pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi”; a sua volta l’art. 37, V comma, prevede che “Al personale con famiglia a carico trasferito d’autorità che non fruisca dell'alloggio di servizio o che, comunque, non benefici di alloggi forniti dall'Amministrazione, è dovuta in un’unica soluzione, all'atto del trasferimento del nucleo familiare nella nuova sede di servizio, o nelle località viciniori consentite, un emolumento di € 1.500,00”, ridotto a € 775,00 “al personale senza famiglia a carico o al seguito”.
2.2. La giurisprudenza – come gli stessi ricorrenti rammentano - si è lungamente divisa sul thema decidendum della lite, ovvero se, per qualificare un trasferimento a domanda, sia comunque sufficiente una richiesta, o si debba invece indagare sull’interesse perseguito prioritariamente: questo, anche in presenza di un’istanza espressa, potrebbe essere infatti quello dell’Amministrazione, come appunto nel caso di soppressione di un reparto e conseguente trasferimento nelle sedi preventivamente indicate dei militari interessati, il cui spostamento non dipenderebbe dalla loro iniziativa, ma appunto dall’eliminazione della struttura, per cui la fattispecie rientrerebbe nel trasferimento d’autorità.
2.3. La questione ha peraltro trovato ormai soluzione, dopo che l’art. 1 della l. 86/2001 è stato integrato con il comma 1 bis, inserito con l’art. 1, comma CLXIII, della l. 24 dicembre 2012, n. 228, per il quale “l’indennità di cui al comma 1 nonché ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d’autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni”: norma introdotta a decorrere dal 1 gennaio 2013, ex art. 1, comma DLXI l. ult. cit., che non si applica dunque ai ricorrenti.
2.4. Ebbene, nella più recente - e condivisibile – sentenza emessa in subiecta materia dal giudice d’appello (C.d.S., VI, 12 novembre 2014 n. 5553), si rileva, “in adesione a recenti pronunce di questo Consiglio di Stato (v. Cons. St., Sez. IV, 6 agosto 2013, n. 4159; Cons. St., Sez. IV, 26 settembre 2013, n. 4806), che il contrasto giurisprudenziale formatosi sulla sopra delineata questione (v. per la tesi favorevole alla posizione dei dipendenti trasferiti, Cons. Stato, Sez. I, 11 luglio 2012, parere sull’affare n. 1677/2012; C.G.A.R.S. 18 settembre 2012, n. 777;
per la tesi favorevole all’Amministrazione: Cons. Stato, Sez. IV, 27 ottobre 2011, n. 5767; Cons. Stato, Sez. IV, 28 giugno 2012, n. 3835) deve, ormai, ritenersi superato dal recente intervento legislativo di cui all’art. 1, comma 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228, che ha modificato la normativa di riferimento (art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86), inserendo, dopo il comma 1, un nuovo comma 1-bis … Infatti, nella nuova disposizione … non è rinvenibile alcun elemento che possa indurre a considerarla di natura interpretativa e, dunque, munita di efficacia retroattiva … Ne discende che la citata disposizione legislativa ha inteso avere un effetto innovativo nell’ordinamento, modificando la normativa previgente… Deve quindi ritenersi, argomentando a contrariis dal nuovo dato normativo, che, prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, l’indennità connessa al trasferimento di autorità spettasse - nella sussistenza di tutti i necessari requisiti di legge, a partire dalla distanza superiore ai dieci chilometri fra la sede di provenienza e quella di destinazione (v. Cons. Stato, Ad. Plen., 16 dicembre 2011, n. 23) -, allorché il trasferimento facesse seguito alla soppressione del reparto di appartenenza e, dunque, fosse avvenuto per ragioni d’ufficio nell’interesse dell’Amministrazione, irrilevante essendo il gradimento espresso dal militare in ordine alla nuova sede, in quanto inidoneo ad immutare l’elemento causale tipico connotante siffatto tipo di trasferimento”.
3.1. In conclusione, spetta a tutti i ricorrenti l’indennità di trasferimento, e così pure – stante l’analoga ratio –l’indennità sostitutiva d’alloggio, con gli interessi legali, che andranno calcolati – con le decorrenze a partire dall’avvenuto trasferimento, e negli importi di cui al combinato disposto dell’art. 16, VI comma, della l. 30 dicembre 1991, n. 412, e dell’art. 22, XXXVI, della l. 23 dicembre 1994, n. 724, e secondo i criteri successivamente stabiliti da C.d.S. aa. pp. 15 giugno 1988, n. 3, 13 ottobre 2011, n. 18, e 5 giugno 2012, n. 18.
3.2. Non è comunque dovuta l’eventuale differenza tra gli interessi e la maggiore indennità per svalutazione, mancando la prova, sia pure presuntiva, “del maggior danno subito dal titolare della prestazione per la diminuzione del valore del suo credito” (così l’art. 16, VI comma cit.).
3.3. Le spese di lite, essendosi solo da ultimo consolidata l’interpretazione della disciplina in senso favorevole ai ricorrenti, possono essere integralmente compensate.
Il Tribunale regionale di giustizia amministrativa per la regione autonoma del Trentino - Alto Adige/Südtirol, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, accoglie le domande di accertamento e condanna e, per l’effetto, condanna l’Amministrazione delle finanze a corrispondere ai ricorrenti l'indennità di trasferimento, di cui all'art. 1, I comma, l. 29 marzo 2001, n. 86, e l'indennità accessoria di cui all'art. 37, V comma, del d.P.R. 51/2009, con gli interessi di legge, secondo quanto precisato in motivazione.
Così deciso in Trento nella camera di consiglio addì 26 marzo 2015 con l'intervento dei signori magistrati:
Messaggio da panorama » sab ott 10, 2015 12:41 pm
Messaggio da panorama » ven mar 04, 2016 5:59 pm
L'Amministrazione perde l'Appello al CdS.
Trasferimento per soppressione del reparto di appartenenza.
Per chi è ancora in tempo può rifarsi con questa ulteriore sentenza.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201600863
N. 00863/2016REG.PROV.COLL.
N. 08447/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 8447 del 2015, proposto da:
Ministero dell'Economia e delle Finanze, Comando Generale della Guardia di Finanza, Comando Regionale Piemonte della Guardia di Finanza, in persona dei rispettivi legali rappresentanti in carica, tutti rappresentati e difesi dalla Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12, sono ope legis domiciliati;
OMISSIS, rappresentato e difeso dagli avv. Domenico Paolo Manfredini, Fabrizio Ravida', con domicilio eletto presso Fabrizio Ravidà in Roma, Via Attilio Bertoloni 44/46;
della sentenza del T.A.R. del PIEMONTE – Sede di TORINO - SEZIONE I n. 00960/2015, resa tra le parti, concernente corresponsione dell'indennità di trasferimento;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 1 dicembre 2015 il Consigliere Fabio Taormina e udito parte appellata l’ Avvocato Fabrizio Ravidà;
Con la sentenza in epigrafe appellata, il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte – sede di Torino - ha scrutinato ed accolto il ricorso proposto dall’odierno appellato OMISSIS per l’accertamento del diritto del predetto ricorrente alla corresponsione dell'indennità di cui all' art.1 della L. 100/1987 e successivamente prevista dall'art. 1 e ss. della L. 86/2001 nonchè dell'indennità di prima sistemazione di cui alla L. 836/73 e L. n. 417/1978 e art. 47, comma 5 DPR n. 164/2002 oltre interessi legali, in relazione al proprio trasferimento necessitato dalla soppressione del reparto di appartenenza e conseguente condanna dell'Amministrazione al pagamento delle predette indennità.
In punto di fatto l’appellato aveva fatto presente che in previsione della soppressione della Tenenza della Guardia di Finanza di Arona, disposta con circolare del 15 giugno 2011 del Comando Generale della Guardia di Finanza, l’Amministrazione aveva sottoposto a tutti gli interessati la facoltà di presentare istanza di trasferimento esprimendo un minimo di due reparti in ambito provinciale, regionale o interregionale, con l’assicurazione che, fatte salve le prioritarie esigenze dell’Amministrazione, le stesse sarebbero state accolte.
L’appellato aveva quindi presentato in data 11 luglio 2011 istanza di trasferimento, alternativamente, per la sede del Gruppo Malpensa (prima scelta) o per quella della Compagnia di Gallarate (seconda scelta) e l’Amministrazione aveva accolto l’istanza del ricorrente in relazione alla sede di “seconda scelta” e disposto il suo trasferimento presso la Compagnia di Gallarate a far data dall’1 agosto 2011.
Egli aveva fatto quindi presente che trattavasi di una domanda cui era stato facultizzato dall’Amministrazione, e che si innestava in una soppressione del Reparto, facendo presente che gli spettava quindi la richiesta indenniità.
Il Tar ha accolto il mezzo, richiamando copiosa giurisprudenza e motivando in ordine alla inapplicabilità dello jus superveniens ed alle conseguenze che dovevano discendere dalla natura non retroattiva del predetto jus superveniens; ha in proposito richiamato i principi di cui alla propria precedente sentenza n. 778/2015 del 15 maggio 2015, con conseguente accertamento del diritto dell’appellato a percepire le indennità indicate in epigrafe e condanna dell'Amministrazione a corrispondergli sulla base dei criteri di cui all'art. 1 della legge n. 86 del 2001, tutti gli emolumenti arretrati, maggiorati degli interessi legali per le somme non ancora corrisposte.
Il Tar ha invece escluso che all’appellato spettasse la rivalutazione monetaria.
La odierna parte appellante, già resistente rimasta soccombente nel giudizio di prime cure ha proposto una articolata critica alla sentenza in epigrafe chiedendo la riforma dell’appellata decisione e richiamando numerose decisioni giurisprudenziali che –a suo dire- confortavano le proprie critiche.
Alla adunanza camerale del 3 novembre 2015 la trattazione dell’incidente cautelare è stata differita al fine di consentire il perfezionamento delle notifiche
Parte appellata, con memoria depositata il 16.11.2015 ha chiesto la reiezione dell’appello, facendo presente che era rimasto definitivamente chiarito in giurisprudenza che in ipotesi di avvio di una domanda di trasferimento per soppressione di reparto, l’eventuale gradimento manifestato dal militare non valeva a trasformare la natura della procedura avviata da “trasferimento d’ufficio ” a quella di “trasferimento su domanda”.
Alla adunanza camerale dell’ 1 dicembre 2015 la causa è stata posta in decisione dal Collegio.
1.Stante la completezza del contraddittorio, la non necessità di disporre incombenti istruttorii e la mancata opposizione delle parti, rese edotte dal Presidente del Collegio della possibilità di immediata definizione nel merito della causa l’appello può essere definitivamente deciso nel merito.
1.1. L’appello è infondato e va disatteso, in armonia con il recente orientamento della giurisprudenza (Consiglio di Stato sez. VI 12/11/2014 n. 5553, CGA,n. 00367/2014).
2. La questione centrale della presente controversia si risolve nel quesito, se al militare, il quale, dovendo necessariamente mutare di sede a seguito della soppressione del reparto di appartenenza, si veda tuttavia riconosciuta dall'Amministrazione la facoltà di indicare la nuova sede di destinazione, spetti, o meno, il diritto all'indennità di trasferimento 'di autorità' di cui all'art. 1, comma 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 (Disposizioni in materia di personale delle Forze armate e delle Forze di polizia).
Rileva il Collegio, in adesione a recenti pronunce di questo Consiglio di Stato (v. Cons. St., Sez. IV, 6 agosto 2013, n. 4159; Cons. St., Sez. IV, 26 settembre 2013, n. 4806), che il contrasto giurisprudenziale formatosi sulla sopra delineata questione (v., per la tesi favorevole alla posizione dei dipendenti trasferiti, Cons. Stato, Sez. I, 11 luglio 2012, parere sull'affare n. 1677/2012; C.G.A.R.S. 18 settembre 2012, n. 777; per la tesi favorevole all'Amministrazione: Cons. Stato, Sez. IV, 27 ottobre 2011, n. 5767; Cons. Stato, Sez. IV, 28 giugno 2012, n. 3835) deve, ormai, ritenersi superato dal recente intervento legislativo di cui all'art. 1, comma 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228, che ha modificato la normativa di riferimento (art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86), inserendo, dopo il comma 1, un nuovo comma 1-bis, che testualmente recita: "L'indennità di cui al comma 1 nonché ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni".
Infatti, nella nuova disposizione - introdotta a decorrere dal 1° gennaio 2013, ai sensi di quanto disposto dall'art. 1, comma 561, della medesima legge n. 228 del 2012 - non è rinvenibile alcun elemento che possa indurre a considerarla di natura interpretativa e, dunque, munita di efficacia retroattiva (si veda invece, in senso testualmente contrario, l'art. 3, comma 74, l. 24 dicembre 2003, n. 350, con riguardo alla questione - analoga a quella qui trattata - del regime conseguente al trasferimento, previa domanda, alle sezioni di polizia giudiziaria presso le Procure della Repubblica; cfr. al riguardo, per tutte, Cons. Stato, Sez. IV, 30 luglio 2012, n. 4290).
Ne discende che la citata disposizione legislativa ha inteso avere un effetto innovativo nell'ordinamento, modificando la normativa previgente.
Deve quindi ritenersi, argomentando a contrariis dal nuovo dato normativo, che, prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina, l'indennità connessa al trasferimento 'di autorità' spettasse - nella sussistenza di tutti i necessari requisiti di legge, a partire dalla distanza superiore ai dieci chilometri fra la sede di provenienza e quella di destinazione (v. Cons. Stato, Ad. Plen., 16 dicembre 2011, n. 23) -, allorché il trasferimento facesse seguito alla soppressione del reparto di appartenenza e, dunque, fosse avvenuto per ragioni d'ufficio nell'interesse dell'Amministrazione, irrilevante essendo il gradimento espresso dal militare in ordine alla nuova sede, in quanto inidoneo ad immutare l'elemento causale tipico connotante siffatto tipo di trasferimento.
Ne deriva che, collocandosi i trasferimenti de quibus in epoca anteriore all'entrata in vigore della nuova disciplina normativa, gli stessi restano assoggettati alla vecchia disciplina che, per quanto sopra esposto, riconosceva l'indennità di trasferimento 'di autorità' anche nei casi di trasferimento per soppressione del reparto di appartenenza, a prescindere dal gradimento, o meno, espresso dal militare in ordine alla nuova sede.
2.1. Non è, pertanto, sufficiente la mera presentazione di una domanda del pubblico dipendente affinché l’assegnazione ad una nuova sede di servizio possa essere sicuramente qualificata come trasferimento a domanda, dovendo indagarsi su quale interesse sia stato perseguito immediatamente e prioritariamente. ( cfr. ex multis C.G.A. nn. 582 del 2007, 505 del 2010 e 777 del 2012).
Nel caso in esame, come si è detto sopra, l’esigenza di trasferire l’appellato discende dalla decisione dell’Amministrazione di sopprimere l’articolazione presso la quale lo stesso prestava servizio: in tale contesto, la dislocazione in ambito regionale del personale già dipendente dal comando soppresso risponde dunque in via esclusiva o comunque del tutto prioritaria ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa.
3. Sulla scorta delle considerazioni che precedono l’appello va quindi conclusivamente respinto.
4. Le spese di questo grado del giudizio vanno compensate tra le parti avuto riguardo alla natura della controversia ed alla pluralità di opzioni ermeneutiche patrocinate in passato dalla giurisprudenza.
Messaggio da panorama » ven mar 25, 2016 12:34 am