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Timestamp: 2018-12-11 20:58:01+00:00
Document Index: 72353260

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 169', 'art. 169', 'art. 42', 'art. 112']

Spetta al Consiglio comunale disciplinare la concessione e l’organizzazione dei pubblici dei servizi di Stefano Maria Sisto
Spetta al Consiglio comunale disciplinare la concessione e l’organizzazione dei pubblici dei servizi
T.A.R. Milano, 1 dicembre 2017, n. 2306
19 Dic 2017 di Stefano Maria Sisto
Le finalità del contratto risultano esorbitanti <<rispetto alla normale attività funzionalmente e imprescindibilmente connessa alla materiale disponibilità del bene>>;
Gli elementi del contratto presentano <<indubbie analogie>> con le concessioni di lavori a tal punto da ritenere che si sia in presenza di una concessione mista <<in cui coesistono sia elementi di concessione di servizi che elementi di concessione di lavori>>;
le varie parti oggetto del contratto non sono <<oggettivamente (o quanto meno funzionalmente) separabili, dal momento che la concessione in uso del bene pubblico di proprietà comunale “teatro” implica necessariamente, per la peculiarità del bene affidato, tutta una serie di obblighi funzionali alla gestione del bene stesso>>;
da un punto di vista <<qualificatorio la fattispecie giuridica in esame pare per molti versi assimilabile all’affidamento in gestione di impianti sportivi pubblici con rilevanza economica>> con conseguente inquadramento nella concessione dei servizi;
Alla Giunta quindi possono residuare <<spazi decisionali integrativi della volontà espressa dal Consiglio comunale sulle materie allo stesso riservate>>, ma tale residualità non può <<consistere, come nel caso di specie, nella possibilità di stabilire l’intera disciplina afferente alla materia riservata all’organo direttamente rappresentativo della collettività>>.
Con la sentenza n. 2306 del 1.12.2017 il T.A.R. di Milano si è pronunciato sul ricorso presentato dalla Show Bees S.r.l. contro il Comune di Milano. Oggetto della controversia la determinazione dirigenziale con la quale il Comune ha aggiudicato in favore di altra società, mediante gara indetta con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la concessione in uso del Teatro Lirico per attività di tipo culturale e di spettacolo.
Tra le varie questioni poste ai giudici amministrativi da parte della ricorrente vi è quella di incompetenza poiché secondo quest’ultima non è stata rispettata la procedura di affidamento in quanto, trattandosi di concessione di servizi e non di concessione in uso di un bene pubblico, ai sensi del Codice dei contratti pubblici, l’emissione della delibera di approvazione delle linee di indirizzo non sarebbe dovuta spettare alla Giunta bensì al Consiglio comunale.
Tale vizio di incompetenza è stato il primo punto trattato dal T.A.R. nonostante presentato dalla ricorrente come ultimo. Infatti, i giudici amministrativi hanno ricordato come a seguito di quanto previsto dall’Adunanza Plenaria con sentenza n. 5/2015 tale vizio legittima il collegio a non procedere all’esame delle altre questioni sollevate tra cui quelle relative all’azione amministrativa e, in particolare, quando l’organo competente non ha di fatto ancora esercitato i suoi poteri.
Prima di ciò si è comunque posta l’attenzione sulla corretta qualificazione dell’oggetto della concessione. Questo è stato definito testualmente dal Comune di Milano come <<concessione in uso>> di un bene pubblico nonostante vi siano elementi negli atti di gara che lo riconducono alla concessione di lavori pubblici. In particolare, l’oggetto della concessione parla di restituzione del teatro alla città e di rilancio, con riferimenti quindi all’aspetto storico e alle programmazioni artistiche e culturali.
Il T.A.R. afferma esplicitamente che tali finalità risultano esorbitanti <<rispetto alla normale attività funzionalmente e imprescindibilmente connessa alla materiale disponibilità del bene>> e che il concorrente ha <<coerentemente perseguito>> quanto richiesto, esponendo una proposta artistica e gestionale con presentazione di obblighi di servizio nei confronti della collettività. È previsto, inoltre, sempre a carico dell’assegnatario il completamento delle <<parti consegnate al rustico>> e l’allestimento e arredamento degli <<spazi dati in concessione>>.
Tutto ciò a detta dei giudici milanesi <<presenta indubbie analogie>> con le concessioni di lavori a tal punto da indurre gli stessi a ritenere che si tratti di una concessione mista “in cui coesistono sia elementi di concessione di servizi che elementi di concessione di lavori” e di un affidamento in uso di un bene pubblico.
Si deve fare riferimento così all’art. 169 del d.lgs. n. 50/2016 in base al quale occorre verificare innanzitutto se l’Amministrazione aggiudicatrice ha scelto di aggiudicare una concessione unica ex comma 6, caso in cui si applicherebbero le norme del Codice dei contratti pubblici a prescindere dal valore delle singole parti, o se le parti oggetto del contratto non possono essere effettivamente separate ex comma 8 a seguito del quale la disciplina applicabile dipenderebbe dall’oggetto principale del contratto.
A fronte di quanto detto, il T.A.R. ha ritenuto che le varie parti oggetto del contratto non siano <<oggettivamente (o quanto meno funzionalmente) separabili, dal momento che la concessione in uso del bene pubblico di proprietà comunale “teatro” implica necessariamente, per la peculiarità del bene affidato, tutta una serie di obblighi funzionali alla gestione del bene stesso>>. Per tali motivi risulta applicabile il comma 8 dell’art. 169 del Codice dei contratti pubblici ai sensi del quale il regime giuridico al quale fare riferimento deve essere individuato in relazione all’oggetto principale del contratto.
Affermato ciò, il collegio milanese affronta la questione dell’incompetenza sollevata dalla ricorrente ritenendola principale nell’ordine di trattazione per i motivi di illegittimità derivata di cui sopra.
Infatti, la società ricorrente ritiene che sia stato violato l’art. 42, comma 2, del d.lgs. n. 267/2000 in quanto, trattandosi di una gara relativa alla concessione di un servizio pubblico e non di bene pubblico, la competenza di approvazione delle linee di indirizzo della gara sarebbe dovuta spettare al Consiglio comunale e non alla Giunta come, invece, è accaduto.
In particolare, affermata la natura mista dell’oggetto occorre stabilire se si tratta di una concessione non di un bene pubblico bensì di un pubblico servizio con conseguente competenza quindi del Consiglio comunale.
Per fare questo, come il Coniglio di Stato ha più volte affermato, è necessario fare riferimento all’elemento soggettivo e oggettivo della fattispecie contrattuale. Per quest’ultimo non sussiste alcun problema in quanto ai sensi dell’art. 112 TUEL il servizio <<teatro>> può essere gestito direttamente da un’Amministrazione comunale o mediante concessione.
Dal punto di vista soggettivo la delibera parla espressamente del teatro come <<nuovo polo di rilevanza nazionale e internazionale>> con l’obiettivo di restituirlo ai cittadini e di effettuare una <<programmazione di qualità>> con evidente perseguimento dell’interesse pubblico.
Per tali motivi il T.A.R. da un punto di vista <<qualificatorio>> dichiara che <<la fattispecie giuridica in esame pare per molti versi assimilabile all’affidamento in gestione di impianti sportivi pubblici con rilevanza economica>> con conseguente inquadramento nella concessione dei servizi. Infatti, dal capitolato speciale allegato agli atti di gara emerge come il concessionario dovesse assicurare condizioni utili alla conservazione e fruizione pubblica del bene concesso in uso e una proposta artistica e culturale, elementi entrambi soggetti a valutazione in sede di offerta, con relativa comunicazione al settore spettacolo del Comune e il controllo del rispetto di tali obblighi da parte della stazione appaltante.
Da ciò emerge palesemente come si tratti di concessione di servizio pubblico e non di bene pubblico. Né, a detta dei giudici, si può confondere la mera programmazione con gli atti di organizzazione e concessione dei pubblici servizi.
Alla Giunta, quindi, possono residuare <<spazi decisionali integrativi della volontà espressa dal Consiglio comunale sulle materie allo stesso riservate>>, ma tale residualità non può <<consistere, come nel caso di specie, nella possibilità di stabilire l’intera disciplina afferente alla materia riservata all’organo direttamente rappresentativo della collettività>>.
È confermata pertanto l’incompetenza della Giunta a disciplinare l’organizzazione e la concessione di un servizio pubblico che al contrario spetta al Consiglio comunale.