Source: https://www.ilvolodellafenice.net/2015/moralsuasion/
Timestamp: 2019-08-24 09:07:48+00:00
Document Index: 86522824

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 22', 'art. 4', 'art.3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1']

Esodati, chiamata alla moral suasion per il Presidente Mattarella – Il volo della Fenice
di Luigi Metassi|Pubblicato Lug 31, 2015
Incontri come questo, al massimo livello istituzionale, devono trovare un senso non nel “conforto morale”, che comunque giustifica, bensì nell’impegno di un’azione precisa e determinata che possa muovere davvero a soluzione il dramma
“Sono di ordine secondario le altre ragioni, quali il conseguimento di un gettito fiscale per coprire gli oneri dei trattamenti dovuti anche alle categorie con contribuzione bassa o nulla, secondo il principio solidaristico, nonché …” . Per cui le motivazioni di copertura economica non possono trovare giustificazione costituzionale alla violazione del patto” Stato-cittadino!
sentenziando definitivamente che
vale “……il principio della garanzia della sicurezza sociale, che e anch’esso di ordine costituzionale (art. 38), oltre che le innegabili ragioni di giustizia sociale e di equità per cui non possono effettuarsi riforme o conseguire risultati a danno di categorie di lavoratori in genere, ed in specie di quelli che sono prossimi alla pensione o sono già in pensione.”
l’abolizione del sistema delle “quote” ha provocato, per coloro che erano ormai prossimi, un istantaneo spostamento in avanti, di almeno 4-5 anni, della possibilità di andare in pensione laddove si pensi che, coloro che contavano nel breve sulla possibilità di percepire la pensione con la prevista età di 62 anni e 35 anni di contributi, si sono visti differire l’età della pensione all’età di almeno 67 anni
l’aumento repentino della curva temporale dell’innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia per le donne, al fine di adeguarla, come già previsto, a quella degli uomini ha praticamente privato il genere femminile prossimo a tale età del suo diritto alla pensione per almeno 7-8 anni!!. La truffa della scaletta di aumento dell’età pensionabile, prevista dalla riforma “Fornero” è palese al solo osservare la tabella degli incrementi: mostra l’impossibilità di raggiungere mai l’età pensionabile prima di 6-7 anni a chi avrebbe compiuto 60 anni subito dopo l’introduzione della nuova norma! Questa era una modalità di pensionamento fondamentale per le donne, alle quali oggi stiamo negando il loro valore e il loro contributo di lavoro sociale che svolgono per tradizione nell’ambito domestico, sopperendo ad un welfare inadeguato!
Che differenza c’è tra mobilitati governativi e non governativi? – nell’ambito dei provvedimenti di salvaguardia relative alla categoria dei lavoratori collocati in mobilità, a norma della L. 223/1991, sono discriminati i soggetti che, a parità di qualsiasi altro parametro, si differenziano solo ed esclusivamente per il fatto che l’accordo sindacale sia stato o non sottoscritto presso il Ministero del Lavoro. Se l’accordo non è sottoscritto al Ministero del Lavoro non si viene salvaguardati a norma dell’art. 22 del D.L. 95 del 6/7/2012, convertito in L. 135 del 7/8/2012. Ora il soggetto Istituzionale che, a norma della L. 223/1991 art. 4 comma 15, deve provvedere alla ricerca di un accordo sindacale è un mero dato procedurale dettato dalla Legge, dipendente dall’organizzazione territoriale dell’azienda, e non una condizione soggettiva del Lavoratore. Pertanto non può essere legittima alcuna discriminazione tra accordi in sede Governativa e non governativa!
Qual è la differenza tra lavoratori posti in lista di mobilità, ma provenienti da aziende di settori diversi? I provvedimenti di salvaguardia hanno interessato i soli lavoratori licenziati e messi in mobilità in base agli articoli 4, 7 e 24 della L. 223/1991, dimenticando completamente coloro che provenivano da aziende del settore edile (individuati dall’articolo 11 della stessa legge e dall’art.3 della legge 451/94 sul Trattamento Speciale Edile), coloro che provenivano da aziende interessate dall’attivazione delle vigenti procedure concorsuali (quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, l’amministrazione straordinaria e l’amministrazione straordinaria speciale) e infine coloro che provenivano da piccole aziende dei settori artigianato, industria e commercio, che avendo meno di 15 dipendenti non potevano utilizzare l’istituto della mobilità ordinaria (L. 223/1991), ma venivano iscritti alle liste di mobilità in base alla L. 236/1993 art. 4 (Mobilità non indennizzata, detta anche Piccola mobilità). Questi ultimi ancora più penalizzati, dal momento che i fondi per incentivare le aziende che li avessero nuovamente immessi nel mondo del lavoro, stanziati di anno in anno fino al 2012, non hanno più trovato spazio nelle successive Leggi di Stabilità, vanificando di fatto la loro iscrizione in lista di mobilità. (Soltanto nella Legge di Stabilità 2015 è stata inserita una norma per estendere retroattivamente per il 2013 e 2014 il beneficio contributivo alle sole aziende che avevano già impiegato tali lavoratori nel corso del 2012).
Che motivo c’è perché 2 lavoratori licenziati nella stessa data, ed omogenei rispetto al codice civile, non vengono entrambi salvaguardati? – Le date del possibile licenziamento diverso per ogni categoria – dall’osservazione delle diverse salvaguardie appaiono evidentemente discriminatorie le differenze relative alla data massima di licenziamento del lavoratore che per alcune categorie prevede il 31/12/2012 mentre per altre si ferma incomprensibilmente al 30/9/2012. (cfr. L. 147/2014 art. 2 comma 1, lett. a) vs. lett. c))
Perché un dipendente di un’azienda fallita prima del 2007 è diverso da quello che è stato licenziato dopo il 2007? E perché se il lavoratore ha sottoscritto un accordo individuale è salvaguardato e se è stato licenziato non lo è? – In base alle normative di salvaguardie emanate ad oggi tali assurde conseguenze discriminatorie sono assolutamente reali. Non ci dilunghiamo su questo punto poiché è di palese evidenza e lo abbiamo indicato già sopra.
Come può accadere che un diritto possa decadere sulla base della mancata presentazione di una domanda? Eppure è ciò che è avvenuto in alcuni casi di richiesta di salvaguardia. Infatti siamo a conoscenza di casi reali di persone che, pur avendone diritto, si sono visti respingere la domanda di pensione poiché hanno presentato in ritardo l’istanza di salvaguardia, per un motivo dei più vari (carenza di informazione istituzionale, lontano dall’Italia temporaneamente, malato o semplicemente distratto da altre vicissitudini esistenziali).
Può il Diritto essere soggetto ad estrazione casuale? Eppure è quanto succede, ormai di prassi, in tutte le norme di salvaguardia in cui il possesso dei requisiti comporta solo l’acquisizione di un “biglietto della lotteria” per partecipare all’estrazione dei posti determinati sulla base di criteri ordinatori, in massima parte arbitrari ed illogici.
Perché i Contributori Volontari, autorizzati prima del 2007, non sono stati salvaguardati come sempre nella storia delle riforme pensionistiche? – La L. 247/2007 art. 1 comma 2 lettera c), modificando il comma 8 art. 1 della L. 243/2004, prevedeva per essi che “Le disposizioni in materia di pensionamenti di anzianità vigenti prima della data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai lavoratori che, antecedentemente alla data del 20 luglio 2007, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione. ..”. Benché la norma non sia stata modificata da alcuna Legge successiva, l’INPS si rifiuta di applicarla.
A) Comitato Fondi di settore Ferrovie – email: c…@gmail.com
B) Comitato Mobilitati Roma Napoli – email: m…@gmail.com
C) Comitato Licenziati e Cessati senza Tutele – email: e…@alice.it
D) Comitato degli Esodati Bancari – email: c…@gmail.com
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