Source: http://www.notiziariogiuridico.it/vergottini.html
Timestamp: 2018-11-16 12:42:01+00:00
Document Index: 127039204

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 184', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 184', 'art. 183', 'art. 184', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 157', 'art. 343']

COMPATIBILITA' TRA L'UDIENZA DI MERO RINVIO E
L'ESERCIZIO DEI POTERI GIUDIZIALI
RISERVATI ALLE PARTI
Non vi è dubbio, stante il carattere perentorio (e non ordinatorio) dei richiamati termini, che solo in quella fase del processo il Giudicante può acconsentire alle parti di formulare le proprie richieste probatorie e/o di meglio determinare le proprie domande/eccezioni.
Non vi è dubbio che il processo dipende dall’iniziativa di una parte nei confronti di un’altra: è l’attore - ricorrente a dare impulso all’azione giudiziale con la notifica dell’atto di citazione o con il deposito del ricorso.
La prima delle due soluzione proposte, ossia quella favorevole ai meri rinvii, comporterebbe il rischio (serio e grave) di acconsentire all’infinito il procrastinarsi del momento in cui il Giudice deve statuire in ordine alle richieste ex art. 183, ultimo comma ed ex art. 184, c.p.c.
Infatti, “il processo civile si articola in varie fasi distinte non solo concettualmente ma anche nella loro successione temporale. La prima, di proposizione delle domande e delle eccezioni, con allegazione dei fatti dedotti a fondamento di esse, diretta alla definizione del "thema decidendum" sottoposto al giudice si conclude con la chiusura della prima udienza di trattazione ex art. 183 c.p.c. ovvero con la scadenza dei termini (perentori) in quella sede fissati dal giudice, su richiesta di parte ai sensi del comma ultimo del medesimo art. 183. La fase successiva, che si sviluppa nell'udienza ex art. 184 e nell'eventuale sua appendice costituita dalle memorie istruttorie autorizzate, ai sensi del comma 1 dello stesso articolo, dal giudice (che a tal fine assegna termini di natura perentoria) è diretta alla definizione del "thema probandum". La terza fase, dell'istruzione probatoria, è diretta all'assunzione delle prove ammesse. In ultimo c'e' la fase della decisione. Tale scansione di regola non tollera deroghe; e il mancato rispetto dei tempi stabiliti per la definizione del "thema decidendum" e del "thema probandum" determina la decadenza della parte dalla facoltà da un lato di "precisare e modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già formulate" e dall'altro di completare le produzioni documentali "e indicare nuovi mezzi di prova". Le decadenze a cui si è accennato sono rivelabili anche d'ufficio, attesa la natura perentoria dei termini a cui sono ricollegate e la loro rispondenza al superiore interesse ad una spedita conduzione del processo (nella specie, sulla base delle enunciate premesse, e' stata rilevata "ex officio" sia la inammissibilità della modifica, in sede di precisazione delle conclusioni, di una domanda, sia la tardività e la conseguente inutilizzabilità di documenti prodotti all'udienza di precisazione delle conclusioni)” (Tribunale Milano, 8 maggio 1997, - Amoroso c. Sorelli e altro -, in Nuova giur. civ. commentata 1998, I, 577 nota (DALMOTTO); in Giur. it. 1998, 2309).
Pure di notevole interesse, al fine di interpretare correttamente l’effettiva “voluntas legis” racchiusa negli artt. 183 – 184 c.p.c., appare essere la seguente pronuncia di merito: “nella prima udienza di trattazione, qualora le parti chiedano nè un termine per il deposito di memorie ai sensi dell'art. 183 comma 5 c.p.c., nè un termine per la produzione di documenti e l'indicazione di nuovi mezzi di prova, il giudice istruttore può immediatamente esaminare le richieste istruttorie già avanzate; in tal caso non è ammessa la successiva produzione di nuovi documenti o la richiesta di nuovi mezzi di prova (nella specie, la concessione di termine perentorio per ulteriori deduzioni istruttorie ovvero la fissazione dell'udienza di cui all'art. 184 c.p.c. erano state invocate dopo l'espletamento della consulenza tecnica disposta dal giudice nella stessa prima udienza di trattazione)” (Tribunale Brindisi, 26 maggio 1997, - Rizzo c. Corsi -, in Foro it. 1998, I, 2585)[2].
La giurisprudenza tuttavia ha avuto occasione di soffermarsi sul rapporto tra l’udienza di mero rinvio e i poteri che le parti ivi avrebbero dovuto esercitare: 1) quanto alle contestazioni alla CTU[3]; 2) per proporre l’appello incidentale[4].
(*) Dott. Sergio Vergottini - Studio Legale Associato Gerosa - Lecco
[1] Sul punto appare di notevole interesse la nota a commento della sentenza resa dalla Pretura Verona, 22 settembre 1998, - Bertagnoli c. Soc. S.C.V. -, in Giur. merito 1999, 712 di ASPRELLA, “Dell'accordo processuale, ovvero della derogabilità convenzionale delle fasi che scandiscono il processo ordinario”.
[2] “Quando nell'udienza prevista dall'art. 183 c.p.c., per l'assenza delle parti e la mancanza d'ogni iniziativa dei loro difensori non si sia svolta nessuna attività di trattazione della causa, non e' ammissibile una "emendatio libelli" e pertanto va disattesa l'istanza di fissazione d'un termine per il deposito di memoria contenente tale emendatio” (Tribunale Pavia, 15 febbraio 1999, - Soc. Nuova Civardi c. Soc. S.I.B -, in Giur. merito 1999, 711
[3] “Agli effetti della norma di cui al comma 2 dell'art. 157 c.p.c., che impone alla parte che vi abbia interesse di eccepire la nullita' di un atto nella prima istanza o difesa successiva all'atto od alla notizia di esso, il termine istanza deve ritenersi comprensivo di qualsiasi richiesta delle parti tendente ad ottenere anche un semplice atto ordinatorio, quale è il provvedimento di rinvio della udienza istruttoria. Conseguentemente, è tardiva la eccezione di nullità della consulenza tecnica che non sia stata dedotta nella udienza successiva al deposito della consulenza stessa, ancorche' in detta udienza sia stato chiesto e disposto un mero rinvio” (Cassazione civile Sezione III, 1 agosto 1995 n. 8383, - Tagliavini c. Morini -, in Giust. civ. Mass. 1995,1455
[4] “Ai fini della proposizione dell'appello incidentale, l'espressione "prima udienza" contenuta nell'art. 343 c.p.c. indica l'udienza di comparizione nella quale vi sia stato lo svolgimento di attivita' processuale, anche se limitata ad un provvedimento di mero rinvio della trattazione ad un'udienza successiva, con la conseguenza che in tale udienza non può essere più proposto l'appello incidentale, anche se il rinvio era stato disposto con la formula della "salvezza dei diritti di prima udienza". L'inosservanza del termine della prima udienza per la proposizione dell'appello incidentale, essendo destinato a disciplinare l'ammissibilità dell'impugnazione, che è materia di ordine pubblico, sottratta alla disponibilità delle parti, può essere rilevata anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo, col solo limite del giudicato conseguente alla mancata impugnazione della pronuncia esplicita in ordine all'ammissibilità dell'appello” (Cassazione civile Sezione I, 16 novembre 1994 n. 9655, - Pepe e altro c. Fall. Coples -, in Giust. civ. Mass. 1994, fasc. 11).