Source: http://docplayer.it/2439686-Ministero-della-salute.html
Timestamp: 2017-01-23 18:12:42+00:00
Document Index: 103284792

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 35', 'art. 39', 'art. 25', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 25']

1 2 Ministero della Salute Gruppo di lavoro istituito con D.M. 15 ottobre 2008 e presieduto dal Sottosegretario di Stato on. Eugenia Roccella STATO VEGETATIVO E DI MINIMA COSCIENZA Epidemiologia, evidenze scientifiche e modelli assistenziali Testo redatto a cura di Gianluigi Gigli, Antonio Carolei, Paolo Maria Rossini e Rachele Zylberman DOCUMENTO FINALE (4 dicembre 2009) 13 SOMMARIO PREFAZIONE 3 DECRETO ISTITUTIVO DEL GRUPPO DI LAVORO 5 ABBREVIAZIONI UTILIZZATE NEL DOCUMENTO 9 GLOSSARIO 12 LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA NEL CONTESTO ITALIANO 20 INTRODUZIONE 20 ANALISI DELLE SCHEDE DI DIMISSIONE OSPEDALIERA 22 ULTERIORI VALUTAZIONI 34 PROPOSTE 35 PROGETTI IN CORSO 36 RECENTI PROGRESSI SCIENTIFICI IN TEMA DI SV E SMC 38 INTRODUZIONE 38 ASPETTI DIAGNOSTICI 39 PROBLEMI PROGNOSTICI I DATI DELLA MSTF (1994) NUOVI DATI DI PROGNOSI 45 INTERROGATIVI APERTI 50 PROBLEMI IN ORDINE ALLA EMERGENZA DI ELEMENTI DI COSCIENZA NEI PAZIENTI IN SV NEUROFISIOLOGIA CLINICA NEUROIMAGING FUNZIONALE CONCLUSIONI 61 LIMITI TEMPORALI DEL RECUPERO FUNZIONALE 63 METODI DI STIMOLAZIONE 64 IL PROBLEMA DELLA PERCEZIONE DEL DOLORE 64 BIBLIOGRAFIA 67 PROBLEMI ASSISTENZIALI NELL ODIERNO SCENARIO 78 INTRODUZIONE 78 CRITICITA E DANNI EVITABILI 80 SISTEMA A RETE INTEGRATA COMA TO COMMUNITY 84 FASE ACUTA (AREA INTENSIVA) E FASE SUB-ACUTA (AREA SUB INTENSIVA DEDICATA PER GRAVI CEREBROLESIONI ACQUISITE) 91 FASE POST-ACUTA: UNITÀ PER RIABILITAZIONE POST-ACUZIE DI ALTA SPECIALITÀ (UGCA - COD. 75) E UNITÀ PER RIABILITAZIONE ESTENSIVA (COD. 60) 92 FASE DELLA CRONICITA Reinserimento domiciliare Speciali Unità di Accoglienza Permanente (SUAP) per soggetti in SV o in SMC Domicili Protetti 98 PRIORITA E RACCOMANDAZIONI 99 BIBLIOGRAFIA 101 ALLEGATI 103 Allegato A Normative regionali 103 Allegato B Criteri di stabilizzazione clinica 109 Allegato C Caratteristiche della presa in carico e del percorso all interno delle UGCA 110 Allegato D Standard minimi di struttura e di assistenza necessari per la suap 111 Allegato E Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità 112 Allegato F Legge 3 marzo 2009, n. 18, di Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità 136 24 PREFAZIONE Sugli Stati Vegetativi e di Minima Coscienza sappiamo ancora molto poco. A dircelo sono gli studi scientifici che si susseguono e smontano quelle che fino a poco prima qualcuno aveva voluto propagandare come certezze assolute. Prima di oggi diverse commissioni di esperti avevano affrontato l argomento, ma la rapidità con cui si avvicendavano le scoperte ha reso necessaria una nuova panoramica che esprimesse pareri aggiornati rispetto a quelli finora presi in considerazione in questo ambito. Per questo abbiamo istituito, col D.M. 15 ottobre 2008, un gruppo di lavoro di esperti scientifici titolati. In precedenza c erano stati i lavori della Commissione Oleari, istituita nel 2000 dal Ministro Veronesi, e successivamente della Commissione sugli stati vegetativi istituita dal Sottosegretario di Stato Di Virgilio. Il nuovo gruppo di lavoro, che ha elaborato il documento che presentiamo, è composto dai massimi esperti del settore, che hanno lavorato prendendo in considerazione le tante scoperte recenti avvalorate dalla comunità scientifica internazionale. Per la prima volta, inoltre, questo gruppo di lavoro ha introdotto l analisi delle Schede di dimissione ospedaliera (SDO), che ha permesso di ottenere un quadro più dettagliato riferito all intero territorio nazionale. Questo perché i dati contenuti nelle SDO consentono di analizzare con precisione le caratteristiche dei pazienti e forniscono informazioni importanti anche sul trattamento amministrativo, oltre che clinico, dei singoli casi. Attraverso il suo lavoro, il gruppo ha chiarito che fra le certezze che abbiamo oggi c è quella, fondamentale, che lo Stato Vegetativo e quello di Minima Coscienza, una volta raggiunta la stabilità clinica, siano stati di gravissima disabilità e che come tali sia necessario trattarli anche dal punto di vista sociosanitario. Al pari degli altri individui con patologie croniche, ad esempio, la persona che si trova in questo stato può essere accolta a domicilio o, quando ciò risulta impossibile, può essere comunque trasferita in strutture a carattere non prettamente sanitario. Ma questa fase delicata necessita di indispensabili strumenti sanitari e sociali di supporto alla persona e alla famiglia. A questo proposito, oltre ad analizzare le migliori pratiche, il gruppo di lavoro propone di organizzare un sistema esperto integrato a rete di percorsi dal coma al domicilio, radicato sul territorio, che sia caratterizzato al contempo da universalità, appropriatezza, tempestività e progressività delle cure. Questo sistema deve rappresentare un percorso certo per tutti i pazienti senza bias di selezione a monte e deve essere strutturato in modo che le famiglie non si mettano autonomamente alla ricerca di soluzioni di emergenza. Troppo spesso, infatti, i familiari si dirigono all estero sull onda di promesse miracolistiche del tutto infondate. E necessario identificare percorsi diagnosticoterapeutici appropriati e incentivare l adozione di sistemi di codifica omogenei sul territorio nazionale. Ad oggi, anche se sono da tenere nella massima considerazione le iniziative di gruppi di studio afferenti a qualificate società scientifiche e di singoli ricercatori, non sono disponibili altri dati dettagliati come quelli contenuti in questo documento. Possiamo quindi affermare che tra il 50 e il 75% dei pazienti in Stato Vegetativo post-traumatico recuperano le attività di coscienza e per due terzi di essi si tratta di un buon recupero funzionale o di una disabilità moderata. Anche la sopravvivenza è migliorata molto negli anni recenti e supera nettamente i 5 anni. 35 In seguito alla considerazione dei nuovi dati scientifici in loro possesso, gli esperti di questo gruppo si sono pronunciati perché lo Stato Vegetativo sia diagnosticato senza connotarlo con gli aggettivi di persistente o permanente, ma indicando piuttosto la causa che lo ha determinato e la sua durata in settimane o mesi. Questo anche perché queste definizioni si sono nel tempo rivelate imprecise, oltre che essere fraintese e usate a sproposito anche dalla stampa. Inoltre in questo documento si chiarisce che non può essere esclusa la presenza di elementi di coscienza nei pazienti in Stato Vegetativo, ma che il livello e la qualità di tali elementi di coscienza variano verosimilmente da paziente a paziente, anche in dipendenza dal contesto ambientale. Dagli studi sembrerebbe che non possa essere escluso in assoluto un miglioramento delle funzioni cognitive, anche a distanza di molti anni dall evento acuto, a seguito di processi rigenerativi e di riorganizzazione plastica (rewiring) delle strutture cerebrali. E possibile anche affermare che alcune persone in questo stato hanno dimostrato di sentire dolore. Cosa che non può essere ignorata quando si tratta di decidere del loro trattamento e che implica un approccio differente anche dal punto di vista sociosanitario. Proprio per questo il gruppo di lavoro ritiene opportuna una terapia antidolorifica durante tutte le manovre diagnostiche o terapeutiche che possano evocare dolore nei pazienti. Servono anche nuovi metodi diagnostici all avanguardia, come la risonanza magnetica funzionale, che riducano il più possibile il margine di errore nelle diagnosi e servano come guida per la pianificazione degli interventi. In questo lavoro si raccomanda l istituzione di un registro nazionale dei disturbi prolungati di coscienza da gravi cerebro lesioni acquisite e, in parallelo, l attivazione di uno studio sulla attendibilità dei sistemi di codifica, mediante una verifica a campione, effettuata sul campo, della documentazione clinica di alcune strutture di ricovero per pazienti in SV e in stato SMC esistenti sul territorio nazionale. Anche dal punto di vista dell efficienza e dell appropriatezza dei modelli assistenziali, è indispensabile sostenere nuove frontiere e prospettive nella ricerca, per l individuazione di criteri diagnostici, prognostici e di best practice. Il gruppo di lavoro che si è impegnato nella stesura di questo documento è convinto che il miglioramento dei modelli assistenziali e la ricerca scientifica sugli stati neurologici a basso livello di responsività possano offrire un importante contributo per far crescere appropriatezza ed efficienza in sanità, per garantire maggiori livelli di giustizia per tutti i cittadini, fondati su principi di equità e solidarietà all interno del corpo sociale, e per far avanzare il livello complessivo di civiltà del Paese. Soltanto prendendoci carico dei più deboli, come sono i pazienti in stato vegetativo, infatti, dimostreremo vera attenzione alle pari opportunità per tutti. Eugenia Roccella Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute 46 Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali DIPARTIMENTO DELLA QUALITA DIREZIONE GENERALE DELLA PROGRAMMAZIONE SANITARIA, DEI LIVELLI DI ASSISTENZA E DEI PRINCIPI ETICI DI SISTEMA IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO VISTA la legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale VISTO il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, ed integrazioni, recante riordino della disciplina in materia sanitaria; VISTO il Piano Sanitario Nazionale , approvato con decreto del Presidente della Repubblica il 7 aprile 2006 ed in particolare l articolo sulla non autosufficienza e sui disabili, che prevede l implementazione di una rete integrata dei servizi sanitari e sociali, potenziando l assistenza territoriale, i supporti tecnologici e i pacchetti di servizi per l assistenza ai malati cronici. Nel PSN è ribadita, inoltre, la centralità dell individuo nei processi assistenziali e sanitari e la necessità che i servizi e gli operatori si attivino per rispondere, in maniera coordinata e continuativa, alla molteplicità dei bisogni, causati dall evento lesivo, espressi dai pazienti; VISTO il Decreto Ministeriale del 12 settembre 2005 che istituiva la Commissione tecnico scientifica sullo stato vegetativo e stato di minima coscienza avente come finalità lo studio ed un approfondita ricerca di carattere statistico, medico, scientifico e giuridico circa le dimensioni del fenomeno connesso ai pazienti in stato vegetativo e/o minimamente cosciente nel nostro Paese; VISTO il documento Stato Vegetativo e Stato di Minima Coscienza elaborato a conclusione dei lavori della Commissione istituita con D.M. 12 settembre 2005; VISTO il D.M 23 maggio 2008 Delega di attribuzioni del Ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali al Sottosegretario di Stato, on.le Eugenia Roccella, per taluni atti di competenza dell amministrazione ; CONSIDERATO che il numero e l aspettativa di vita di soggetti in stato vegetativo e/o minimamente cosciente è in progressivo aumento in tutti i paesi industrializzati; CONSIDERATO che il progresso tecnico-scientifico e l implementazione delle conoscenze e delle tecniche nel campo della rianimazione hanno determinato sia un miglioramento della qualità dell assistenza che una prolungata sopravvivenza a patologie degenerative cerebrali; 57 RILEVATO che le questioni bioetiche, tecnico-operative e clinico-scientifiche connesse all assistenza e alla cura delle persone in stato vegetativo o di minima coscienza assurgono sempre più all attenzione del mondo scientifico e dell opinione pubblica, CONSIDERATA l opportunità di definire un documento che, sulla scorta delle conoscenze epidemiologiche e scientifiche possa fornire un accurata valutazione delle problematiche relative alla verifica di modalità di comunicazione e di elementi di coscienza nei pazienti in stato vegetativo e stato di minima coscienza; RITENUTO utile istituire un Gruppo di Lavoro sullo stato vegetativo e di minima coscienza per perseguire le finalità sopra dette; DECRETA Articolo 1 (istituzione) E istituito il seguente Gruppo di Lavoro : PRESIDENTE On.le Eugenia Roccella Sottosegretario di Stato Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Roma COMPONENTI Prof. Rita Formisano Direttore Unità Post-coma Ospedale di Riabilitazione IRCCS Fondazione Santa Lucia Roma Prof. Gianluigi Gigli Professore Straordinario di Neurologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università di Udine Udine Prof. Rodolfo Proietti Ordinario di Anestesia e Rianimazione Università Cattolica Sacro Cuore Policlinico A. Gemelli Roma Prof. Paolo Maria Rossini Ordinario Clinica Neurologica Università Campus Biomedico Roma Prof. Giuliano Dolce Direttore Scientifico Centro RAN (Ricerca Avanzata in Neuroriabilitazione) Istituto S. Anna Crotone Prof. Arrigo Moglia Direttore del Dipartimento di Scienze Neurologiche Università degli studi Pavia 68 Prof. Antonio Carolei Ordinario Clinica Neurologica Università degli studi L Aquila Prof. Alberto Zangrillo Direttore U.O. Anestesia e Rianimazione Cardio- Toraco-Vascolare Professore Ordinario I Fascia in Anestesiologia e Rianimazione IRCCS Ospedale S. Raffaele Università Vita- Salute S. Raffaele Milano Milano Prof. Assunta Morresi Docente in Chimica e Fisica Facoltà Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e Facoltà di Lettere Membro Comitato Nazionale di Bioetica Università degli Studi Presidenza del Consiglio dei Ministri Perugia Roma Dott. Marcello Imbriani Direttore Scientifico Fondazione S. Maugeri Dott. Placido Bramanti Direttore Scientifico IRCSS Centro Studi Neurolesi Bonino Pulejo Pavia Messina Dott. Massimo Fini Direttore Scientifico IRCSS S. Raffaele Roma Dott.ssa Matilde Leonardi Direzione Scientifica Fondazione Istituto Neurologico Carlo Besta Milano Prof.ssa Maria Rachele Zylberman Direttore U.O. Complessa di Neuroriabilitazione S.G. Battista Roma Partecipano ai lavori del Gruppo, i seguenti rappresentanti del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: Dott. Filippo Palumbo Direttore Generale Direzione della programmazione sanitaria, dei livelli essenziali di assistenza e dei principi etici di sistema Roma Dott. Massimo Giannone Direttore Uff. V Direzione della programmazione sanitaria, dei livelli essenziali di assistenza e dei principi etici di sistema Roma Dott. Marco Spizzichino Dirigente Statistico Direzione della programmazione sanitaria, dei livelli essenziali di assistenza e dei principi etici di sistema Roma Le funzioni di segretario della Commissione saranno assicurate dalla dott.ssa Caterina Gervasio e dalla dott.ssa Loreta De Carolis, Dirigenti Medici della Direzione Generale della programmazione sanitaria. 79 Il Gruppo di lavoro, qualora lo ritenga utile, ha facoltà di consultare qualificati Esperti nelle problematiche trattate, senza oneri a carico dell Amministrazione. Articolo 2 (funzioni) Il Gruppo di lavoro, ha il compito di elaborare un documento aggiornato circa: la definizione di stato vegetativo e stato di minima coscienza; le conoscenze epidemiologiche che aiutino a caratterizzare le dimensioni della condizione di stato vegetativo e di stato di minima coscienza, anche in riferimento alla sua evoluzione ed all outcome, precisandone le possibilità di recupero nei diversi tipi di etiologia e nelle diverse fasi di malattia; le evidenze scientifiche che documentino la persistenza di elementi di coscienza e di modalità di comunicazione più o meno elementari nei pazienti in stato vegetativo e stato di minima coscienza; gli strumenti e i metodi di indagine con i quali tali elementi di coscienza e tali modalità di comunicazione possano essere meglio riconosciuti. Articolo 3 (Spese partecipanti) Il presente decreto non comporta oneri per il Bilancio dello Stato, atteso che non è previsto compenso per i Componenti. Le spese di missione sono a carico degli Enti del Servizio Sanitario Nazionale cui appartengono gli Esperti Componenti o a carico degli stessi Esperti Componenti. Il presente decreto verrà trasmesso all ufficio Centrale del Bilancio presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ex Ministero della salute. Roma, 15 ottobre 2008 PER IL MINISTRO IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO On.le Eugenia ROCCELLA 810 ABBREVIAZIONI UTILIZZATE NEL DOCUMENTO ADI AUSL BAEPs BI Assistenza Domiciliare Integrata Azienda Unità Sanitaria Locale Brainstem Acoustic Evoked Potentials Potenziali Evocati Uditivi Troncoencefalici Barthel Index Indice di Barthel (scala standardizzata per la valutazione funzionale del grado di indipendenzadisabilità del paziente) BIS Bispectral Index Indice bispettrale dell attività elettroencefalografica (usato in anestesiologia per la misura del livello di sedazione) BOLD BPCO CBF CCM CDM CI CPAP CRS-R CVC DEA DH DOCs DRS DSM-IV-TR DTI EEG ERPs FDG f-mri GCA GISCAR GOS GRACER (progetto) ICD-9-CM Blood Oxygenation Level Dependent - sequenza usata in risonanza magnetica per evidenziare variazioni relative del flusso sanguigno cerebrale e del consumo d'ossigeno (in risposta a stimoli o attività) Bronco-Pneumopatia Cronica Ostruttiva Cerebral Blood Flow - Flusso Ematico Cerebrale Centro Nazionale Prevenzione e Controllo Malattie Codice di Deontologia Medica Confidence Interval Intervallo di Confidenza (misura statistica) Continuous Positive Airway Pressure ventiloterapia a Pressione Positiva Continua delle Vie Aeree Coma Recovery Scale-Revised Scala per il Recupero dal Coma (versione rivista) Catetere Venoso Centrale Dipartimento di Emergenza e Accettazione Day Hospital Disorders of Consciousness Disturbi di Coscienza Disability Rating Scale Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th Edition, Text Revision Manuale diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV Edizione, Rivista (del 2000) Diffusion Tensor Imaging tecnica di risonanza magnetica per lo studio delle connessioni tra le diverse aree cerebrali Elettroencefalogramma Event-Related Potentials Potenziali Evento-Correlati FluoroDesossiGlucosio functional-magnetic Resonance Imaging - Risonanza Magnetica Funzionale Gravi Cerebrolesioni Acquisite Gruppo italiano per lo studio delle gravi cerebrolesioni acquisite e riabilitazione Glasgow Outcome Scale Scala di Glasgow per gli Esiti (del coma) Progetto Gravi Cerebrolesioni Emilia Romagna International Classification of Diseases 9 th revision, Clinical Modification Classificazione Internazionale delle Malattie 9 a versione, Modificazione Clinica, utilizzata dalla 911 Organizzazione Mondiale della Sanità ordinariamente a partire dal 1979 ICD-10 International Classification of Diseases 10 th revision Classificazione Internazionale delle Malattie 10 a revisione, adottata nel 1990 ed in uso dal ICU Intensive Care Unit - Unità di Terapia Intensiva IRCCS Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico LIS Locked-in Syndrome Sindrome dell uomo incarcerato LCF Levels of Cognitive Functioning LEA Livelli Essenziali di Assistenza LORETA Low Resolution brain Electromagnetic Tomography Tomografia elettromagnetica cerebrale a bassa risoluzione: metodo per la localizzazione delle sorgenti dell attività elettrica nel cervello LTCR Long-Term Comprehensive Rehabilitation Riabilitazione a lungo termine (degenza misurabile in mesi) MLAEPs Middle-Latency Acoustic Evoked Potentials Potenziali Evocati Acustici a Media Latenza MMN Mismatch Negativity: risposta elettrica cerebrale che si verifica a seguito dell inserimento di stimoli rari nel corso una sequenza ripetitiva di stimoli più frequenti con caratteristiche leggermente diverse. Non necessita della collaborazione o dell attenzione del soggetto. MSTF MultiSociety Task Force (sonno) NREM Sonno Non-Rapid Eye Movements senza Movimenti Oculari Rapidi P300 Onda di significato cognitivo, a polarità positiva e latenza modale media di 300 millisecondi, prodotta dall identificazione di un evento significativo frammisto ad eventi non significativi PEG Percutaneous Endoscopic Gastrostomy - Gastrostomia Endoscopica Percutanea PET Positron Emission Tomography - Tomografia a Emissione di Positroni PMP Per Milione di Persone: misura di frequenza di un evento, utilizzata negli studi epidemiologici di incidenza o prevalenza PSN QEEGt (sonno) REM RM RSA SDO SEPs SIN SMC SNG Piano Sanitario Nazionale Elettroencefalogramma (EEG) Quantitativo con analisi dello spettro di frequenze in corrispondenza degli elettrodi (topografia) e dei generatori del segnale (tomografia) Sonno con Rapid Eye Movements Movimenti Oculari Rapidi Risonanza Magnetica Residenza Sanitaria Assistenziale Schede di Dimissione Ospedaliera Somatosensory Evoked Potentials Potenziali Evocati Somatosensoriali Società Italiana di Neurologia Stato di Minima Coscienza Sondino Naso Gastrico 1012 SPECT Single Photon Emission Computed Tomography - Tomografia Computerizzarta a Emissione di Fotone Singolo STCR Short-Term Comprehensive Rehabilitation Riabilitazione a breve termine (degenza misurabile in settimane) SUAP Speciali Unità di Accoglienza Permanente SV Stato Vegetativo TC Codice 56 Codice 60 Codice 75 UO UGCA UVM VEPs Tomografia Computerizzata Codice relativo ai ricoveri per Attività di Riabilitazione Intensiva in strutture all'interno di presidi ospedalieri per acuti o in strutture medico-riabilitative che erogano attività riabilitativa di «secondo livello». Si colloca di norma nella fase dell'immediata post-acuzie. Codice relativo ad Attività di Riabilitazione Estensiva o intermedia dopo la riabilitazione intensiva, effettuata allo scopo di completare il processo di recupero e il progetto riabilitativo, per rallentare i possibili aggravamenti nelle disabilità croniche evolutive, per la prevenzione di aggravamenti in disabili stabilizzati. Viene erogata in strutture definite di primo livello, rappresentate da U.O. ospedaliere di Lungodegenza e da Presidi Ambulatoriali,caratterizzate da un moderato impegno terapeutico a fronte di un forte intervento di supporto assistenziale verso i soggetti in trattamento. Codice relativo ai ricoveri in Unità Gravi Cerebrolesioni Acquisite (UGCA) o Attività ad Alta Specialità Riabilitativa. Tale attività viene svolta in strutture di riabilitazione di «terzo livello», preventivamente identificate dal Piano Sanitario Regionale Unità Operativa/e Unità per Gravi Cerebrolesioni Acquisite Unità di Valutazione Multiprofessionale Visual Evoked Potentials Potenziali Evocati Visivi 1113 GLOSSARIO COSCIENZA Non esiste al momento alcuna definizione universalmente condivisa di coscienza. Attualmente inoltre la coscienza non può essere misurata da alcuna indagine strumentale. La definizione più accettata è di tipo operativo e si riferisce alla consapevolezza di sé e dell ambiente (Plum and Posner, 1972). COMA E una condizione clinica secondaria a molteplici tipi di danno cerebrale, strutturale o metabolico, a carattere focale o diffuso. Si tratta di uno stato di abolizione della coscienza e delle funzioni somatiche (motilità, sensibilità, espressione e comprensione verbale) associate ad alterazioni, talora marcate, del controllo e della regolazione delle funzioni vegetative o vitali (respirazione, attività cardiaca e pressoria) e della vita di relazione. Il paziente giace per lo più immobile, ad occhi chiusi, in uno stato non suscettibile di risveglio e in assenza di risposte finalizzate a stimoli esterni o bisogni interni. Le uniche risposte che si possono ottenere, diversamente alterate a seconda dei casi, sono di tipo riflesso, troncoencefalico, spinale o vegetativo. L EEG (elettroencefalogramma) può presentare quadri molto diversi. STATO VEGETATIVO (SV) (Sinonimi da sconsigliare: morte corticale, sindrome apallica) È una condizione clinica che insorge dopo uno stato di coma causato da un evento acuto (trauma, ictus, anossia cerebrale, ecc.). Secondo la Multi-Society Task Force (1994) lo stato vegetativo è caratterizzato da: mancata coscienza di sé e mancata consapevolezza dell ambiente circostante; assenza di qualunque gesto volontario e finalizzato di tipo spontaneo e di risposte motorie, verbali e comportamentali a stimoli di diversa natura (visivi, uditivi, tattili o dolorosi); assenza di comprensione o produzione verbale; intermittente vigilanza che si manifesta con la presenza di cicli sonno-veglia (ad es. periodi di apertura spontanea degli occhi); sufficiente conservazione delle funzioni autonomiche tale da permettere la sopravvivenza con adeguate cure mediche; incontinenza urinaria e fecale; variabile conservazione dei nervi cranici e dei riflessi spinali. Si sconsiglia di denotare lo stato vegetativo come persistente o permanente specificando piuttosto la durata dello stato vegetativo in numero di mesi/anni. Lo stato vegetativo è stato definito anche come una condizione caratterizzata da: completa perdita della coscienza di sé e della consapevolezza dell ambiente; recupero di ciclicità del ritmo sonno-veglia; conservazione più o meno completa delle funzioni ipotalamiche e troncoencefaliche autonomiche. (American Congress of Rehabilitation of Medicine, Arch. Phys. Med. Rehabil. 1995; 76: 205-9). Per poter diagnosticare una condizione di stato vegetativo, si richiede pertanto che siano soddisfatti alcuni criteri diagnostici e, in particolare, che non vi sia alcuna evidenza di: 1214 coscienza di sé o di consapevolezza dell ambiente ed incapacità ad interagire con gli altri; comportamenti durevoli, riproducibili, finalizzati o volontari in risposta alle stimolazioni; produzione o comprensione verbale. e che vi sia la presenza di: apertura degli occhi; cicli sonno-veglia più o meno rudimentali nell EEG; funzioni vitali autonome (respiro, circolo, etc.); incontinenza vescicale e rettale; deficit di vario grado della funzionalità dei nervi cranici; presenza variabile di riflessi troncoencefalici e spinali; motilità oculare assente o erratica; rarità dell ammiccamento; schemi motori primitivi; rigidità-spasticità; posture patologiche. Il paziente in stato vegetativo pertanto: giace, apparentemente incosciente, anche ad occhi aperti; presenta funzioni cardiocircolatorie, respiratorie, renali e gastrointestinali conservate e termoregolazione più o meno mantenuta; presenta abitualmente una compromissione più o meno severa della deglutizione; necessita di idratazione e nutrizione assistita; non necessita di strumenti che supportino le funzioni vitali; mostra, alla TC (Tomografia Computerizzata) e alla RM (Risonanza Magnetica), segni più o meno marcati di danno focale o diffuso; presenta alla SPECT (Tomografia Computerizzata ad Emissione di Singolo Fotone) gradi variabili di riduzione sovratentoriali di perfusione cerebrale; evidenzia, alla PET (Tomografia a Emissione di Positroni), topografia e gradi variabili di riduzione del metabolismo del glucosio; mostra alterazioni variabili dell attività EEG. Pertanto il paziente in stato vegetativo non è in coma, poichè, ha un ciclo relativamente conservato di veglia e di sonno, riesce ad effettuare movimenti parziali che non consentono di stare in piedi o di camminare, ed in qualche misura (ancora non quantificata e di conseguenza non nota, anche se le più recenti metodiche di analisi della funzione cerebrale sembrano poter contribuire ad evidenziarla) sembra avere una modalità di percezione, più o meno grossolana. Studi recenti di neuroimaging funzionale e di neurofisiologia clinica mostrano che in alcuni di questi pazienti è possibile evocare risposte che testimoniano di una residua possibilità, più o meno elementare, di percepire stimoli provenienti dall ambiente con successiva analisi e discriminazione delle informazioni. Giova qui ricordare che allo stato attuale delle conoscenze, le precise basi anatomiche e fisiologiche della coscienza non sono conosciute, mentre sono sempre maggiori le evidenze che collocano alcune delle attività della coscienza anche in sedi del sistema nervoso centrale diverse dalla corteccia 1315 cerebrale (principale sede del danno nello stato vegetativo). Non vi è certezza assoluta neanche sul fatto che il paziente in stato vegetativo non possa provare qualche forma di sofferenza. Pur essendo la probabilità di recupero sempre minore con il passare del tempo dall evento acuto, secondo le conoscenze attuali non è possibile stabilire un limite temporale che denoti l irreversibilità dello stato vegetativo in quanto stati anedotticamente riportati alcuni casi di recupero parziale del contatto con il mondo esterno anche dopo moltissimo tempo. Benché non sia possibile parlare in assoluto di irreversibilità della condizione, quando la persona in SV raggiunge la stabilità clinica ed entra in una fase di cronicità, essa deve essere considerata persona con gravissima disabilità. Al pari degli altri individui con gravissime patologie croniche questa persona può essere preferibilmente accolta a domicilio o, quando ciò risulta impossibile, può essere trasferita in strutture a carattere non prettamente sanitario. Il passaggio ad altra struttura non sanitaria di persone con disabilità gravissime (quali quelle in SV) si configura come una fase molto delicata che necessita di indispensabili strumenti sanitari e sociali di supporto alla persona e alla famiglia, dovendo essere garantiti gli interventi sanitari necessari per le cure ordinarie, per la prevenzione delle complicanze e per il mantenimento dei livelli di stabilizzazione raggiunti, oltre ad assicurare la facilità di accesso alle strutture sanitarie per acuti, in caso di bisogno. La stessa condizione di disabilità gravissima si realizza nei pazienti in stato di minima coscienza (vedi oltre nel Glossario). Lo SV deve essere distinto da altre condizioni cliniche, sovente confuse con esso, specie nel linguaggio comune ed in quello dei media (coma, locked-in syndrome, morte cerebrale). La diagnosi di SV è eminentemente clinica e può risultare difficile anche a personale esperto, tanto da non essere infrequenti gli errori diagnostici. Le indagini strumentali, benché al momento non consentano di distinguere con certezza tra la condizione di stato vegetativo e lo stato di minima coscienza, possono comunque offrire importanti elementi di conferma. Le indagini strumentali, benché al momento non consentano di distinguere con certezza tra la condizione di stato vegetativo e lo stato di minima coscienza, possono tuttavia offrire importanti elementi di valutazione. STATO DI MINIMA COSCIENZA (SMC) (Sinonimi da sconsigliare: mutismo acinetico) E una condizione clinica caratterizzata da una grave compromissione della coscienza nella quale, tuttavia, possono essere individuati comportamenti finalizzati, volontari, inconsistenti ma riproducibili, a volte mantenuti sufficientemente a lungo, non configurandosi così come comportamenti riflessi. Lo stato di minima coscienza può presentarsi dopo un coma o può rappresentare l evoluzione di un precedente stato vegetativo; relativamente alla durata, lo stato di minima coscienza può essere presente per un breve periodo o può perdurare per un tempo più o meno protratto o indefinito fino alla morte del paziente (Aspen Consensus Group,1996; Giacino et al., 2002) L evoluzione favorevole dallo SV allo SMC può essere rilevata in presenza, anche minima, di comportamenti caratterizzati da risposte o manifestazioni cognitive che, seppur inconsistenti, sono riproducibili e di durata tale da poterli differenziare dai 1416 comportamenti riflessi. Per considerare riproducibili le risposte osservate occorre tener conto sia della loro consistenza che della loro complessità. Infatti, possono essere necessarie valutazioni estese e ripetute per determinare se una risposta osservata (movimento delle dita, chiusura degli occhi) si presenta in seguito ad un evento ambientale specifico (richiesta di muovere le dita, di chiudere gli occhi) o è una semplice coincidenza. Viceversa per le risposte complesse (ad es. verbalizzazione comprensibile) possono essere sufficienti poche osservazioni per determinarne la consistenza. Criteri diagnostici: 1. Apertura spontanea degli occhi 2. Ritmo sonno-veglia 3. Range di vigilanza : ottundimento / norma 4. Percezione riproducibile, ma inconsistente 5. Abilità comunicativa riproducibile, ma inconsistente 6. Range di comunicazione: nessuna risposta / risposta si/no inconsistente / verbalizzazione / gestualità 7. Attività motoria finalistica, riproducibile, ma inconsistente 8. Inseguimento con lo sguardo 9. Comportamenti ed azioni intenzionali (non attività riflessa) sulla stimolazione ambientale 10. Comunicazione funzionale interattiva: Uso funzionale di 2 oggetti diversi o verbalizzazione, scrittura, risposte si/no, uso di comunicazione alternativa o comunicatori facilitanti. L Aspen Consensus Group ha inoltre chiarito che l uscita dallo SMC e il recupero verso uno stato superiore avviene lungo un continuum il cui limite superiore è necessariamente arbitrario. Di conseguenza i criteri diagnostici dell uscita dallo SMC sono basati su un ampia classe di comportamenti funzionali che solitamente si osservano nel corso del recupero di tali pazienti. La diagnosi di SMC deve essere effettuata da personale qualificato ed esperto e deve essere basata sull osservazione ripetuta e circostanziata dei comportamenti prima descritti. La presenza di deficit delle funzioni motorie, sensitive, sensoriali e corticali può complicare la possibilità di diagnosi. Non esistono strumenti diagnostici in grado di supportare in modo inequivocabile la diagnosi di SMC. I criteri di valutazione dell uscita dal SMC possono, in alcuni casi, sottovalutare il livello di coscienza. Inoltre, la presenza di afasia, agnosia e aprassia possono rappresentare fattori importanti per la non-responsività del paziente. Vengono, pertanto suggerite anche le modalità da seguire per valutare correttamente, la reale presenza/assenza di consapevolezza. Per ottenere la risposta ottimale è necessario: Somministrare stimoli adeguati; Valutare sempre la presenza di fattori interferenti, quali il contemporaneo uso di sedativi o di farmaci antiepilettici; Valutare attentamente se a seguito di un comando verbale la risposta non sia riflessa (per es. è molto difficile definire se la chiusura degli occhi sia l esecuzione di un ordine oppure avvenga naturalmente); Fare attenzione a che le richieste non superino la capacità e la possibilità del paziente; Analizzare bene il range delle risposte; Effettuare la valutazione del paziente in un ambiente privo di distrazioni; Effettuare valutazioni ripetute e durevoli con osservazioni sistematiche e misure strategiche rilevanti; 1517 Prendere in considerazione i componenti della famiglia, i caregiver e tutto lo staff professionale dedicato all assistenza per meglio definire le procedure di valutazione. LOCKED-IN SYNDROME (LIS) Sindrome dell uomo incarcerato La sindrome locked-in è una condizione clinica in cui il paziente è vigile e cosciente ma presenta gravi deficit delle funzioni motorie tali talora da rendere difficoltoso il riscontro degli evidenti segni di coscienza. Il paziente con la forma classica di sindrome locked-in è generalmente tetraplegico ed anartrico (impossibilitato a parlare in presenza di capacità linguistiche integre) ma conserva la possibilità di movimenti oculari sul piano verticale che spesso sono l unico possibile strumento di comunicazione. Oltre alla forma classica di sindrome locked-in esiste la forma incompleta in cui il paziente non è del tutto tetraplegico ed anartrico e la forma totale in cui invece sono impossibili anche i movimento oculari; in quest ultimo caso la diagnosi differenziale con una condizione di coma o di stato vegetativo può essere particolarmente insidiosa. La diagnosi di sindrome locked-in è supportata dal riscontro alle neuroimmagini di una lesione a livello della parte ventrale del ponte (anche se esistono forme molto rare dovute a cause non vascolari) e da un esame elettroencefalografico grossolanamente normale. In letteratura si discute se alcuni pazienti in stato vegetativo possano essere affetti da una sorta di super-locked-in, realizzando una condizione in cui, a differenza della lockedin syndrome, non è possibile alcuna risposta comportamentale a livello motorio, neppure con i movimenti oculari, pur essendo mantenuta una forma di coscienza. MORTE CEREBRALE (sinonimi da sconsigliare: coma depassé, coma irreversibile) E la condizione in cui si verifica la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell encefalo, incluse le funzioni vegetative sostenute dal tronco dell encefalo (conservate nel paziente in stato vegetativo). Le persone in morte cerebrale non sono più vitali e deve essere sospeso loro qualsiasi trattamento terapeutico. Per la diagnosi di morte cerebrale esistono dei criteri inequivocabili e definiti. Si ricordano al riguardo la Legge 29 dicembre 1993, n. 578 (Norme per l'accertamento e la certificazione di morte) e il Decreto 22 agosto 1994, n. 582 del Ministero della Sanità (Regolamento recante le modalità per l'accertamento e la certificazione di morte), aggiornato successivamente con Decreto 11 aprile 2008, del Ministero della Salute. Tali norme prevedono che un apposita commissione, costituita da un medico legale (o, in sua assenza, un medico di direzione sanitaria, o altrimenti un anatomopatologo), un anestesista-rianimatore, un neurofisiopatologo (oppure un neurologo o un neurochirurgo esperti in elettroencefalografia), riunitasi dopo segnalazione del responsabile di reparto alla direzione sanitaria, esamini il paziente per almeno due volte (all'inizio e al termine) del periodo di osservazione in un intervallo di tempo prestabilito (sei ore per gli adulti, dodici per i bambini sotto i cinque anni e ventiquattro per i bambini al di sotto di un anno), accertando la presenza dei seguenti criteri: Stato di incoscienza; Assenza dei riflessi del tronco encefalico (corneale, fotomotore, oculo-cefalico e oculovestibolare, carenale, faringeo, di reazione a stimoli dolorifici portati nel territorio di innervazione del trigemino e di risposta motoria nel territorio del nervo facciale allo stimolo doloroso ovunque applicato); Assenza di respirazione spontanea dopo sospensione di quella artificiale fino al raggiungimento di ipercapnia accertata di 60 mmhg, con ph ematico non superiore a 7,4; 1618 Assenza di attività elettrica cerebrale, documentata da EEG eseguito secondo particolari modalità tecniche, riportate nell allegato 1 del Decreto 22 agosto 1994, n. 582 del Ministero della Sanità (G.U. del , n. 245). L attività di origine spinale, spontanea o provocata, è compatibile con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni encefaliche e non ha rilevanza ai fini dell accertamento di morte. In particolari condizioni, è richiesta la documentazione della assenza del flusso cerebrale. Nel neonato l accertamento può essere eseguito solo se la nascita è avvenuta dopo la trentottesima settimana di gestazione e comunque dopo una settimana di vita extrauterina. La presenza contemporanea di tutte le condizioni necessarie per poter accertare la morte deve essere rilevata per almeno due volte, all inizio e alla fine dell osservazione. L EEG deve essere eseguito per 30 minuti continuativi, all inizio ed alla fine del periodo di osservazione. La eventuale verifica dell assenza di flusso ematico cerebrale non va ripetuta. ACCANIMENTO TERAPEUTICO Terminologia colloquiale, che si connota per significati dispregiativi. L accanimento terapeutico si verifica ogni volta che il medico si ostina nel perseguire obiettivi diagnostici o nell impartire trattamenti che risultano sproporzionati rispetto all eventuale concreto risultato in termini di qualità ed aspettativa di vita per il paziente. E compito del medico determinare quando un intervento sanitario sia sproporzionato, valutando le caratteristiche della malattia, le previsioni di evoluzione di essa, gli strumenti e le terapie a disposizione, il beneficio atteso e le possibili reazioni del paziente alla loro applicazione. Caso per caso, il medico deve valutare se un intervento sanitario sia futile, inefficace o eccessivamente oneroso. L accanimento si realizza anche quando gli interventi risultano straordinari per il paziente o quando essi determinano condizioni, anche solo soggettive, di eccessiva onerosità. L ostinazione in pratiche che si configurino come accanimento terapeutico è oggetto di censura da parte del Codice di deontologia Medica (CDM) che all art. 16 prescrive che: Il medico, anche tenendo conto delle volontà del paziente laddove espresse, deve astenersi dall ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita. In altre parti del CDM il richiamo contro ogni forma di accanimento terapeutico viene reiterato specificamente nel caso del paziente incapace (art. 35) e del paziente terminale o incosciente, sottoposto a terapie di sostegno vitale (art. 39). Per la loro stessa natura di cure di base e non di terapie mediche in senso stretto e per la mancata produzione di qualunque tipo di sofferenza nel paziente, l idratazione e nutrizione assistite non sono in alcun modo riconducibili alla categoria dell accanimento terapeutico. Secondo la Corte di Cassazione (Sezione I Civile. Sentenza n ), l alimentazione assistita non costituisce oggettivamente una forma di accanimento terapeutico, e ( ) rappresenta, piuttosto, un presidio proporzionato rivolto al mantenimento del soffio vitale, salvo che, nell imminenza della morte, l organismo non sia più in grado di assimilare le sostanze fornite o che sopraggiunga uno stato di intolleranza, clinicamente rilevabile, collegato alla particolare forma di alimentazione. ALIMENTAZIONE ASSISTITA Procedura mediante la quale è possibile soddisfare i fabbisogni nutrizionali di pazienti, che non sono in grado di alimentarsi in maniera autonoma. L apporto energetico può essere somministrato per via enterale, come nel caso del sondino naso gastrico (SNG) e 1719 della gastrostomia endoscopica percutanea (PEG), oppure per via parenterale, come nel caso di un accesso venoso periferico o centrale (CVC: catetere venoso centrale). Il SNG è una sonda di vario diametro e di materiale biocompatibile, che viene introdotta attraverso una narice sino allo stomaco. Permette la somministrazione di alimenti, liquidi e/o farmaci. E un provvedimento temporaneo. Nei pazienti in stato vegetativo dovrebbe essere sostituita dalla PEG. La PEG prevede il posizionamento di una sonda nello stomaco, attraverso la parete addominale, in modo da permettere l alimentazione e l idratazione del paziente, nonché la somministrazione di farmaci. La nutrizione e l idratazione del paziente, per quanto assistite, non sono assimilabili a una terapia medica, ma costituiscono da sempre gli elementi fondamentali dell assistenza, proprio perché indispensabili per ogni persona umana, sana o malata. La cannula attraverso cui la nutrizione viene fornita non altera questo principio elementare, essendo al massimo assimilabile ad una protesi o ad un ausilio. Il materiale somministrato al paziente, per comodità di somministrazione e facilità di impiego, può essere preparato dall industria. In molti casi di assistenza a domicilio, cibi preparati dai familiari prendono il posto dei preparati industriali. Da un punto di vista deontologico la sospensione dell idratazione e della nutrizione ha un senso solo nei casi in cui può configurarsi come accanimento terapeutico, cioè quando diviene inefficace rispetto al fine per cui è proposta (quello di idratare e nutrire), oppure quando diventa addirittura dannosa. Questo si verifica quando la nutrizione e l idratazione non sono più assimilate dall organismo o ne peggiorano la condizione, situazioni queste che possono verificarsi nel malato terminale. Un'altra ragione per considerare nutrizione e idratazione come accanimento terapeutico potrebbe essere in relazione alla eccessiva onerosità per il paziente, ma questo è difficile da verificarsi con la PEG, una procedura semplice, che non provoca disagio alcuno al paziente, se non nei rari casi in cui si verificano complicazioni. In ogni caso queste situazioni possono essere risolte in ambito decisionale puramente clinico. Interrompere infatti una procedura che presentasse le connotazioni dell accanimento terapeutico sarebbe solo una dimostrazione di buona pratica clinica. Viceversa, in assenza di tali condizioni, la sospensione di alimentazione e nutrizione può configurarsi solo come una pratica di suicidio assistito o di eutanasia per omissione. Anche la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (adottata dalle Nazioni Unite il e ratificata dal Parlamento italiano il ) all art. 25 impegna gli Stati che l hanno sottoscritta a prevenire nelle persone con disabilità il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità. SOPRAVVIVENZA Sono noti nella letteratura molti casi di SV e SMC con sopravvivenza oltre i dieci ed uno oltre i trentacinque anni. Non esistono differenze di sopravvivenza tra i pazienti ricoverati in strutture dedicate e quelli assistiti al proprio domicilio. MALATTIA TERMINALE Il paziente in stato vegetativo può restare in vita per anni con un assistenza minima. Pertanto, il paziente in stato vegetativo non può essere identificato in alcun modo, con un malato terminale, caratterizzandosi piuttosto come un grave disabile che necessita di un accurata assistenza di base, analogamente a quanto avviene in conseguenza di altre gravi patologie cerebrali che limitano o impediscono la capacità di comunicazione e di auto-sostentamento. 1820 STACCARE LA SPINA Non necessitando di alcuno strumento o macchinario attaccato con spina alla corrente elettrica per continuare a vivere, il paziente in stato vegetativo non è, di fatto, attaccato ad alcuna spina. Pertanto, l uso popolare della locuzione staccare la spina deve essere abbandonato perché inappropriato. EUTANASIA Il termine deriva dal greco eu (buona) e thánatos (morte) e significa buona morte nel senso di una morte serena e senza sofferenza. L eutanasia definisce l atto con cui si anticipa deliberatamente la morte del paziente per ridurne le sofferenze, su richiesta del soggetto stesso o di chi lo rappresenta legalmente. Nei paesi in cui l eutanasia è legalizzata, viene definita come eutanasia non volontaria quella praticata da medici senza il consenso del paziente o del suo legale rappresentante. Si parla di eutanasia attiva quando viene somministrato un preparato o praticato un atto, che determina direttamente la morte del paziente. Si parla, invece, di eutanasia omissiva quando si sospendono tutte le cure, in modo particolare l alimentazione e l idratazione, al fine di affrettare la morte del paziente. In Italia, come in molti Paesi europei, l eutanasia può, a seconda dei casi, configurare il reato di omicidio volontario, di omicidio del consenziente, o di suicidio assistito. Il Codice di deontologia Medica, all art. 17 prevede che Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti finalizzati a provocarne la morte. PERSONA UMANA: DIRITTI SANITARI e UMANI Il paziente in stato vegetativo non è un vegetale, ma una persona umana. La Corte di Cassazione con la già citata sentenza (Sezione I Civile, Sentenza n del ) riconosce che chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente. Proprio per questo, afferma la Cassazione, la persona in stato vegetativo ha in campo sanitario gli stessi diritti degli altri cittadini e la tragicità estrema di tale stato patologico che nulla toglie alla sua dignità di essere umano non giustifica in alcun modo un affievolimento delle cure e del sostegno solidale, a prescindere da quanto la vita sia precaria e da quanta speranza vi sia di recuperare le funzioni cognitive. Anche la già citata Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (adottata dalle Nazioni Unite il e ratificata dal Parlamento italiano il ) all art. 25 impegna gli Stati che l hanno sottoscritta, a riconoscere che le persone con disabilità hanno il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza discriminazioni fondate sulla disabilità. 19 Vedere altro
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