Source: https://it.scribd.com/document/285183784/CORTE-2015-DEI-CONTI-DEL-VENETO-DIRIGENTI-RESPONSABILITA-ERARIALE-PER-AVER-ARRECATO-DANNO-AI-CONTI-PUBBLICI-SENTENZA-98-2015-VENETO
Timestamp: 2019-10-18 05:55:56+00:00
Document Index: 146338866

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 39', 'art. 27', 'art.\n41', 'art. 7', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 28', 'art. 42', 'art. 2941', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 163', 'art. 26', 'art. 164', 'art. 163', 'art.\n164', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 164', 'Cass. Sez. ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 40', 'art. 58', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 4', 'sentenza ', 'art.\n4', 'art. 47', 'art. 107', 'art. 102', 'art 1', 'art.\n111', 'art. 2941', 'art. 1', 'art. 3', 'art.\n2941', 'art. 2935', 'art. 1', 'art. 3', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art.\n1219', 'art. 2943', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 27', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 27', 'art. 24', 'art. 26', 'art. 17', 'art. 16', 'art.26', 'art.14', 'art. 16', 'art. 26', 'art. 26', 'art.\n16', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 43', 'art. 2', 'art. 37', 'art. 18', 'art.35', 'art. 32', 'art. 39', 'art. 4', 'art. 27', 'art. 88', 'art. 16', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 7', 'art.\n27', 'art. 41', 'art. 27', 'art. 7', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 39', 'art. 26', 'art. 7', 'art. 6', 'e contrario', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 45', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 48', 'art. 50', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 97', 'art. 17', 'art. 97', 'art. 17', 'art. 97', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 53', 'art. 17', 'art. 97', 'art.\n4', 'art. 2033', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 49', 'art. 151', 'art. 239', 'art. 239', 'art. 239', 'art. 112', 'art. 3', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 91']

CORTE 2015 DEI CONTI DEL VENETO DIRIGENTI RESPONSABILITÀ ERARIALE PER AVER ARRECATO DANNO AI CONTI PUBBLICI SENTENZA 98 2015 VENETO
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slc contratti 008
Fisco e Diritto - Corte Di Cassazione n 23677_2009
Interpello18_2008
RinnovoCCNLconfapi
Circolare 8 giugno 2010 russo
N. 98/2015
LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE
Dott. Guido CARLINO
Dott. Giovanni COMITE
Dott.ssa Giuseppina MIGNEMI
nel giudizio di responsabilit, iscritto al n. 29838 del registro di
segreteria, promosso dal Procuratore Regionale
1. BARDELLA IVANO, c.f.: BRD VNI 68E31 L750M, nato a
Vercelli, il 31.5.1968, residente a Castelfranco Veneto, in Via
Verdi n. 41, rappresentato e difeso dallAvvocato Vincenzo
Saffiotti ed elettivamente domiciliato presso lo studio di
questultimo, in Vedelago (TV), in Largo Giovanni Paolo II, n. 4;
2. GALLIO GIOVANNI, c.f. GLL GNN 54M02 C743J, nato a
Cittadella (PD), il 2.8.1954 ed ivi residente, in Via G. Mazzini n.
53, rappresentato e difeso dagli Avvocati Maria Luisa Miazzi,
Enrico Minnei e Abram Rallo ed elettivamente domiciliato
presso lo studio di questultimo, in Mestre-Venezia, Galleria
Matteotti n. 9;
3. BALLOTTO FLORIANO, cf: BLL FRN 52B16 C734Y, nato a
Cittadella (PD), il 16.2.1952 e residente a Fontaniva (PD), in
Via Benedetto Croce n. 14, rappresentato e difeso dagli
Avvocati Maria Luisa Miazzi, Enrico Minnei e Abram Rallo ed
elettivamente domiciliato presso lo studio di questultimo, in
Mestre-Venezia, Galleria Matteotti n. 9;
4. DAGOSTINO FRANCESCO, c.f.: DGS FNC 55D11 B709N,
nato a Caprino Veronese (VR), l11.4.1955 e residente a
Cittadella (PD), in Via degli Alpini n. 1;
5. PRAI NICO, c.f.: PRA NCI 64R11 C743B, nato a Cittadella
(PD), l11.10.1964 e residente a Bassano del Grappa (VI), in
dallAvvocato Pierfrancesco Zen ed elettivamente domiciliato
presso lo studio dellAvvocato Renata Ortolani in Venezia,
Castello, 5031;
6. DALLA VALLE CLAUDIO, c.f. DLL CLD 65B06 Z133X, nato a
Berna (CH), il 6.2.1965 e residente in Bassano del Grappa (VI),
in Via Molise n. 13, rappresentato e difeso dallAvvocato
Pierfrancesco Zen ed elettivamente domiciliato presso lo studio
dellAvvocato Renata Ortolani in Venezia, Castello, 5031;
7. SGARBOSSA CLAUDIO, c.f.: SGR CLD 58M26 D679H, nato
a Fontaniva (PD), il 26.8.1958 e residente in Cittadella (PD), in
Via San Gregorio Barbarigo n. 27, rappresentato e difeso
dallAvvocato Carola Pagliarin ed elettivamente domiciliato
presso lo studio dellAvvocato Eliana Bertagnolli, in Mestre, in
Via Fapanni n. 46;
8. TOFFANELLO PAOLO, c.f.: TFF PLA 64P19 C743V, nato a
Cittadella (PD), il 19.9.1964 ed ivi residente, in Via Beltrame n.
37, rappresentato e difeso dagli Avvocati Anna Masutti e Mario
questultimo, in Venezia, Bacino Orseolo 1757;
9. BEVILACQUA SILVIO, c.f.: BVL SLV 62L01 C743P, nato a
Cittadella (PD), l1.7.1962 ed ivi residente in Via Mura Rotta n.
19, rappresentato e difeso dagli Avvocati Anna Masutti e Mario
10. FANTE MICHELE, c.f. FNT MHL 73P03 C743K, nato a
Cittadella (PD) il 3.9.19973 ed ivi residente, in Via San Pietro n.
35, rappresentato e difeso dallAvvocato Pierantonio Cavedon
ed elettivamente domiciliato presso la Cancelleria della Corte
dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Veneto, a Venezia,
Palazzo Mandelli, San Marcuola Cannareggio, 1756;
VISTO latto introduttivo del giudizio;
UDITI, nella pubblica udienza del 18 marzo 2015, il Giudice Relatore,
dott.ssa Giuseppina Mignemi, il Pubblico Ministero, dott. Alberto
Mingarelli, lAvvocato Vincenzo Saffioti per il convenuto Bardella
Ivano; gli Avvocati Enrico Minnei e Maria Luisa Miazzi per i convenuti
Ballotto Floriano e Gallio Giovanni; lAvvocato Mario Viali per i
Pierfrancesco Zen per i convenuti Dalla Valle Claudio e Prai Nico;
lAvvocato Pierantonio Cavedon per il convenuto Fante Michele;
lAvvocato Carola Pagliarin per il convenuto Sgarbossa Claudio;
Con atto del 17 luglio 2014, la Procura presso questa Sezione citava
in giudizio:
i dirigenti: Gallio Giovanni e Ballotto Floriano,
lex dirigente: Bardella Ivano,
lex segretario generale: DAgostino Francesco,
i componenti del Collegio dei revisori in carica dal 2003 al
2006: Prai Nico, Dalla Valle Claudio, Sgarbossa Claudio,
i componenti del Collegio dei revisori in carica dal 2006 al
2009: Toffanello Paolo, Bevilacqua Silvio e Fante Michele,
ritenuti, a vario titolo, responsabili di aver causato al Comune di
Cittadella un danno erariale di complessivi 492.184,52, oltre
accessori, derivato dallindebita corresponsione di retribuzioni di
posizione e di risultato ai dirigenti e ai segretari generali succedutisi
nel periodo considerato in citazione, che va dalla met del 2007 al
La notizia di danno erariale derivava da una relazione che
compendiava gli esiti di una verifica amministrativo-contabile del
S.I.FI.P (Servizi ispettivi di finanza pubblica), effettuata presso il
Comune di Cittadella (PD), nel periodo dal 9 al 27 gennaio 2012 e
pervenuta alla Procura regionale della Corte dei Conti il 16.7.2012.
Dalla predetta relazione, fatta propria dallOrgano requirente,
emergeva che, con le delibere di Giunta n. 330 del 2003 e n. 483 del
2006, erano stati approvati i Contratti Collettivi Decentrati Integrativi di
Lavoro (CCDIL), rispettivamente per i periodi 2003 2006 e 2007 2010.
Con riferimento ai dirigenti, veniva rilevata lillegittimit della
quantificazione della retribuzione accessoria, perch la retribuzione di
posizione era stata determinata a prescindere dalla parametrazione
delle responsabilit (pag. 14 e pag. 15 dellatto di citazione) e perch
lart. 7 di entrambi i contratti prevedeva che, a partire dal 2004 per il
primo contratto e dal 2008 per il secondo, e per ogni anno di validit
dellaccordo, era riconosciuto un incremento del 3% della retribuzione
di posizione individuale in godimento nell'anno precedente, nonch
del monte complessivo della retribuzione di risultato dell'anno
precedente, senza una valida motivazione e senza le valutazioni
richieste dall'art. 39 del CCNL 10.4.1996 e dall'art. 27 del CCNL
23.12.1999, con la conseguente nullit della previsione contrattuale
(pag. 2 dellatto di citazione).
Inoltre, con la delibera dirigenziale n. 111 del 21.4.2008, dellUfficio di
Staff, firmata dal segretario generale DAgostino e vistata dal dirigente
del Settore Finanziario Gallio, veniva ripartita la retribuzione
accessoria del dirigente Stocco (3 settore), posto in comando a
decorrere dal 16.4.2007, con delibera della Giunta comunale n. 134
del 2007; mentre, con delibera della Giunta comunale n. 125 del 2012
e con delibera dirigenziale n. 180 del 2012, veniva ripartita la
retribuzione accessoria del dirigente Bardella (1 settore), posto in
congedo a decorrere dal 31.12.2010, con delibera della Giunta
comunale n. 334 del 2010.
Con le determine n. 204 del 23.4.2008 e 137 del 2012, venivano
riconosciuti i rispettivi adeguamenti sulle retribuzioni del segretario
Tanto, nonostante la soppressione delle due posizioni dirigenziali, a
modifica della dotazione organica dellEnte, avvenuta rispettivamente
con delibere della Giunta comunale n. 192 del 2009 e n. 362 del 2010.
Infine, non risultava regolarmente costituito il Fondo per le retribuzioni
accessorie (pagine 14, 16 e seguenti dellatto di citazione).
Con riferimento al trattamento accessorio del segretario comunale,
veniva rappresentato che la segreteria del Comune di Cittadella era
stata retta, dall'1.10.1998 al 15.6.2009, da Francesco D'Agostino.
Il Consiglio comunale aveva poi deciso, nel 2009, di costituire, a
norma degli artt. 30 e 98 del D.Lgs. n. 267/2000, una segreteria
convenzionata con altri Comuni ed era stato nominato, come
segretario, Paolo Orso.
dallOrgano
requirente,
determinazione di inquadramento dei segretari generali succedutisi
nel tempo, che le determinazioni successive, in applicazione dellart.
41, comma 5, del CCNL 16.05.2001 (c.d. <<galleggiamento>>),
facevano riferimento agli incrementi retributivi previsti all'art. 7 dei due
CCDIL del 2003 e del 2007 (pag. 4 dellatto di citazione).
Lillegittimit
ripercuoteva,
inevitabilmente, anche sugli adeguamenti economici riconosciuti ai
segretari generali.
Chiariva, inoltre, la Procura che gli incrementi del 3% previsti dai
CCDIL non potevano ritenersi giustificati dalla delibera di Giunta n. 63
del 23.2.2006, che aveva attribuito al Comune di Cittadella la qualifica
di struttura organizzativa complessa, con lobiettivo di esimere lEnte
dal rispetto dei limiti di cui allart. 27, c. 2, del CCNL 23.12.1999,
atteso che detta qualificazione poteva ritenersi legittimamente
attribuita solo ad enti di dimensioni rilevanti e con unarticolazione
funzionale basata su almeno due livelli dirigenziali (pagine 10, 12,13
dellatto di citazione).
Con nota del 28.1.2013, la Procura chiedeva al segretario del
Comune di Cittadella in carica di provvedere allesatto calcolo degli
aumenti della retribuzione di posizione e di risultato derivati dai
contratti di cui alle delibere di Giunta n. 330/2003 e n. 483/2006 e di
costituire in mora i componenti delle Giunte, il segretario comunale
verbalizzante, il funzionario responsabile del servizio che aveva
espresso parere favorevole, il responsabile della ragioneria, i
componenti del Collegio dei revisori, nonch i beneficiari degli
emolumenti indebitamente erogati.
Il Comune di Cittadella, con lettera del 28.3.2013 a firma del
segretario comunale, provvedeva alla costituzione in mora dei
soggetti predetti.
Il segretario comunale, con nota dell11.2.2013, prot. n. 5829,
comunicava, inoltre, di aver dato disposizione al settore finanziario di
sospendere, in via cautelare, nei confronti dei dirigenti, il pagamento
della retribuzione di posizione eccedente limporto annuo massimo di
45.102,87, previsto dallart. 5, comma 3, del CCNL del 3.8.2010
della dirigenza, a partire dalla retribuzione del mese di febbraio 2013
e, conseguentemente, anche il c.d. galleggiamento della retribuzione
di posizione del segretario, con decorrenza dalla data di assunzione in
Il segretario lamentava, poi, difficolt per effettuare i conteggi richiesti
dalla Procura.
LOrgano requirente, pertanto, con nota n. 63342 del 23.7.2013,
lispettore
S.I.FI.P.,
supplemento di accertamento istruttorio, finalizzato alla esatta
quantificazione del danno erariale.
Con nota n. 101158 del 9.12.2013, lispettore inviava alla Procura la
relazione sugli accertamenti istruttori supplementari.
Lispettore evidenziava come i conteggi effettuati dallEnte non
avessero tenuto conto di alcuni elementi economici fondamentali,
quali gli incrementi iniziali previsti dal primo comma dellart. 7 dei
CCDIL ed il riparto, tra i dirigenti in servizio, della retribuzione di
posizione di quelli cessati.
Inoltre, il conteggio effettuato dallEnte era stato espletato sulla base
dellesame dei singoli provvedimenti di spesa.
Dal punto di vista metodologico, lispettore chiariva che, invece, il
quantificazione degli emolumenti spettanti a norma delle disposizioni
vigenti; doveva, poi, essere calcolata, esaminando la documentazione
in possesso dell'Ente, la retribuzione effettivamente corrisposta nel
periodo considerato (2003 - 2013), dalla quale doveva essere sottratta
quella legittimamente riconoscibile, per ottenere, cos, per differenza,
gli importi economici indebitamente corrisposti.
Con riferimento, quindi, alle retribuzioni di posizione dei dirigenti, le
tabelle realizzate dallispettore prendevano ad iniziale riferimento la
quantificazione dei compensi correttamente individuati dallEnte,
attraverso la dovuta parametrazione delle responsabilit, effettuata
con le deliberazioni della Giunta comunale n. 447 del 2002 e n. 93 del
2003 e con le corrispondenti determinazioni dirigenziali applicative n.
430 del 2002 e n. 82 del 2003.
Venivano, quindi, ricostruite, attraverso lesame degli adeguamenti
contrattuali relativi al periodo di riferimento, le retribuzioni di posizione
giuridicamente riconoscibili ogni anno.
La differenza tra le retribuzioni di posizione effettivamente percepite e
quelle spettanti ammontava ad 748.124,83, comprensivi delle
somme provvisoriamente riconosciute in eccesso, con disposizione
del segretario comunale n. 5829 del 2013.
Lispettore, poi, con lo stesso metodo, quantificava lindebita
retribuzione di posizione corrisposta ai segretari generali in
167.059,74.
Con riferimento alla retribuzione di risultato, lispettore evidenziava
come lAmministrazione del Comune di Cittadella non avesse mai
formalmente definito, a norma dellart. 28, c. 1, del CCNL 23.12.1999,
la quota delle risorse complessive destinate al finanziamento della
predetta indennit accessoria, che veniva concretamente quantificata
nei singoli atti di liquidazione.
Quindi, prendeva ad iniziale riferimento la retribuzione di posizione
effettivamente percepita dai dirigenti, per calcolare, passando per la
quantificazione del fondo globale teorico e della corrispondente
retribuzione teorica di posizione, la percentuale minima (il 15%
indicato dalla normativa contrattuale) delle risorse da destinare alla
Venivano, poi, rilevate le somme concretamente erogate a tale titolo
dal Comune, per ottenere, attraverso una proporzione matematica, la
retribuzione di risultato riconoscibile.
La differenza tra la retribuzione di risultato dovuta e quella
effettivamente erogata ai dirigenti era pari ad 129.274,04.
Per la retribuzione di risultato dei segretari comunali, lispettore
individuava la percentuale salariale effettivamente riconosciuta a titolo
di retribuzione di risultato, in applicazione dellart. 42, c. 2, del CCNL
La stessa percentuale veniva applicata alla differenza tra la
retribuzione di posizione percepita e quella dovuta, per ottenere cos
la quota di retribuzione di risultato indebitamente corrisposta,
ammontante ad 15.208,66.
La quantificazione complessiva del danno, contenuta nella tabella n.
16 della relazione dellispettore, ammontava ad un totale di
1.059.667,27, comprensiva di tutti gli importi delle retribuzioni di
posizione e di risultato dei dirigenti e dei segretari, indebitamente
erogate dal 2003 fino al 2013.
La Procura evidenziava, peraltro, due circostanze incidenti sulla
quantificazione del danno, come prospettata dallispettore.
In primo luogo, il Comune di Cittadella, oltre ad adottare il
provvedimento di sospensione n. 5828 del 12.2.2013, con delibera n.
219 del 16.10.2013, annullava la precedente delibera n. 125 del 2012,
con la quale era stata disposta la ripartizione della retribuzione di
posizione di un dirigente congedato (Bardella); delibera ritenuta in
contrasto con le vigenti norme contrattuali e legislative.
In forza della delibera n. 219/2013, il Comune cominciava anche il
recupero coatto, nei limiti del quinto dello stipendio, nei confronti dei
dirigenti in favore dei quali era stata disposta la ripartizione ed in
particolare, veniva disposto il recupero di 49.206,32 nei confronti di
Giovanni Gallio e di 41.553,25 nei confronti di Floriano Ballotto.
Quanto ai segretari, rispetto agli emolumenti per galleggiamento
derivanti dalla delibera n. 125 del 2012, la dott.ssa Nadia Andreatta
(attuale segretario) ne aveva interrotto, con nota n. 35700 del
7.11.2013, lerogazione nei propri confronti, nelle more della
fissazione della definitiva retribuzione di posizione ai dirigenti in
servizio, disponendo il recupero di 3.025,93, con ratei per circa 10
In secondo luogo, ai fini dellesatta quantificazione del danno, la
Procura evidenziava che il precedente segretario, Paolo Orso - che
risultava avere percepito indebitamente, per il c.d. galleggiamento,
oltre alle somme illegittimamente riscosse in virt delle precedenti
delibere della Giunta del 2003 e del 2006, anche la somma di
12.459,95 in relazione alla delibera n. 125 del 2012 - aveva restituito
ogni emolumento illegittimamente acquisito, per un totale di
72.415,44, al netto dei soli oneri contributivi.
Tutto ci considerato, la Procura precisava che il danno risarcibile
doveva individuarsi nelle somme indebitamente erogate ai dirigenti ed
ai segretari comunali, al netto delle somme restituite da Orso e di
quelle gi in fase di recupero, relative agli anni 2011, 2012 e 2013.
Inoltre, la Procura, con riferimento alla prescrizione dellazione
puntualizzava
vertendosi
appropriazione di somme, il dies a quo dovesse individuarsi nel giorno
dellinvio alla Procura regionale della prima relazione dellispettore del
S.I.FI.P., avvenuto il 16.7.2012, da considerarsi la data del
disvelamento, ai sensi dellart. 2941, n. 8, c.c..
Il danno risarcibile, pertanto, sarebbe quello prodotto dalla met del
2007 fino al 2010 ed ammonterebbe ad 438.856,72 (pag. 29
Peraltro, secondo la Procura, laddove si dovesse ritenere che non vi
sia stato occultamento doloso, il decorso della prescrizione dovrebbe
considerarsi interrotto con la prima costituzione in mora effettuata dal
Comune di Cittadella nel marzo 2013, per cui il danno risarcibile
sarebbe quello prodotto negli anni 2008, 2009 e 2010, per un totale di
385.528,93, oltre accessori.
La Procura elencava, poi, tutte le determinazioni che avrebbero
preceduto e causato la liquidazione degli emolumenti indebiti a
favore dei dirigenti e dei segretari comunali (pag. 29, 30, 31 e 32
Sulla base degli elementi innanzi esposti, lOrgano requirente invitava
a dedurre, quali corresponsabili a diverso titolo, 19 persone, e
precisamente, il Sindaco ed i componenti della Giunta, votanti a
favore delle due delibere n. 330 del 2003 e n. 483 del 2006: Bitonci
Massimo (Sindaco), Pan Giuseppe, Bonetto Gilberto, Scalco Anita,
Campagnolo Pio Luigino, Bolesani Corrado, Balsamo Maurizio e Zurlo
Sonia; i dirigenti Bardella Ivano, Gallio Giovanni, Ballotto Floriano,
Stocco Walter; il segretario generale, D'agostino Francesco; i membri
del Collegio dei revisori in carica dal 6.10.2003 al 24.9.2006: Prai
Nico, Dalla Valle Claudio e Sgarbossa Claudio; i membri del Collegio
dei revisori in carica dal 25.9.2006 al 30.11.2009: Toffanello Paolo,
Bevilacqua Silvio e Fante Michele.
Per quanto rappresentato nellatto di citazione, in sede di deduzioni, i
componenti della Giunta osservavano, in una comune memoria, che
doveva applicarsi, nei loro confronti, la c.d. esimente politica,
prevista dallart. 1, comma ter, della legge n. 20 del 1994.
La Procura, condividendo detta tesi, riteneva di non citarli in giudizio,
determinazione del danno erariale, in ragione del fatto che i
documenti che avevano consentito gli indebiti benefici erano stati
predisposti dai dirigenti e dal segretario generale.
Con riferimento, poi, allex dirigente Stocco, la Procura accoglieva
leccezione di prescrizione dellazione.
Secondo la prospettazione dellOrgano requirente, il convenuto non
aveva partecipato in alcun modo alla formazione delle delibere da cui
era derivato il danno. Quindi, non essendo configurabile una condotta
dolosa, la prima contestazione del danno, interruttiva del decorso
della prescrizione, doveva considerarsi la messa in mora effettuata
dal Comune di Cittadella, nel marzo del 2013.
E considerato che Stocco era cessato dal servizio il 16.4.2007,
risultava prescritto lintero danno a suo carico.
Riguardo alla tesi di alcuni convenuti che voleva intervenuta la
sanatoria di cui allart. 4 del D.L. n. 16 del 6.3.2014, convertito nella L.
2.5.2014 n. 68, la Procura ne riteneva la inapplicabilit alla fattispecie
e, per lipotesi in cui il Collegio giudicante la avesse invece ritenuta
operante, chiedeva di sospendere la decisione e sollevare questione
incidentale di legittimit costituzionale.
Con riferimento al merito delle deduzioni degli altri convenuti, la
Procura forniva chiarimenti in ordine al mancato accoglimento della
proposta di transazione del Bardella, sulla costituzione del Fondo
per la retribuzione accessoria, sulle valutazioni delle posizioni
dirigenziali, sulla qualifica di struttura complessa attribuita al
Comune, sullutilizzo del Fondo salario-accessorio dei dirigenti non pi
in servizio, sulla valenza dei pareri resi sulle delibere di Giunta, sulle
competenze del Collegio dei revisori, senza tuttavia modificare le
Quindi, in relazione alla prima delibera di Giunta comunale n. 330 del
30.7.2003 e agli atti amministrativi attuativi, che avrebbero causato la
prima posta di danno di 106.655,59, per il periodo fino al 2007
(considerata la prescrizione per gli emolumenti corrisposti negli anni
anteriori), la Procura riteneva doversi ravvisare la responsabilit, a
titolo di dolo:
dellex segretario comunale, Francesco DAgostino, che era
stato beneficiario degli emolumenti, che aveva espresso il parere di
regolarit tecnica ed aveva assistito alla seduta nella quale era stata
assunta la predetta delibera di Giunta;
del dirigente Giovanni Gallio, che, oltre ad essere beneficiario
degli emolumenti, aveva espresso il parere di regolarit contabile sulla
delibera ed apposto il visto sulle numerose determine attuative;
del dirigente del personale, Ivano Bardella, autore di gran parte
delle determine attuative delle delibere, oltre che beneficiario delle
La Procura, poi, riteneva doversi ravvisare la responsabilit, a titolo di
dei componenti del Collegio dei revisori, Nico Prai (Presidente),
Claudio Dalla Valle e Claudio Sgarbossa, che avrebbero espresso
parere favorevole alla delibera o, comunque, nulla avrebbero
osservato, pur avendo avuto conoscenza della delibera predetta.
Pertanto, per il danno di 106.655,59, venivano chiamati a
a titolo di dolo ed in solido, Ivano Bardella, Francesco
DAgostino e Giovanni Gallio;
in concorso, a titolo di colpa grave, nella misura del 30% del
danno, in quote uguali tra loro, i tre membri del Collegio dei revisori:
Claudio Sgarbossa, Nico Prai e Claudio Dalla Valle.
Per questa partita di danno non veniva chiamato a rispondere il
dirigente Floriano Ballotto per lintervenuta prescrizione.
Chiariva la Procura che, nellipotesi di concorso nella produzione del
danno di soggetti responsabili a titolo di dolo e soggetti responsabili a
titolo di colpa grave, dovrebbe ritenersi sussistente la solidariet
passiva, seppure nei limiti della parte di danno riconducibile a coloro
che hanno agito con colpa grave - e fatta salva uneventuale loro
azione di regresso nei confronti degli altri responsabili in solido a titolo
di dolo - senza che, in nessun caso, lamministrazione possa
conseguire risarcimenti maggiori rispetto alleffettivo danno.
In subordine, la Procura chiamava a rispondere del danno di
106.655,59,
in solido, a titolo di dolo, DAgostino, Bardella e Gallio;
a titolo di colpa grave, i revisori Sgarbossa, Prai e Dalla Valle,
allobbligazione principale.
In ulteriore subordine, lOrgano requirente chiamava a rispondere
dello stesso danno, a titolo di colpa grave,
DAgostino nella misura del 35%,
Bardella nella misura del 35%,
Gallio nella misura del 20%;
i predetti revisori, sempre in parti uguali, nella misura del 10%,
o nelle diverse ripartizioni ritenute dal Collegio giudicante.
Per quanto concerne la seconda posta di danno di 385.528,93,
derivata dalle maggiori retribuzioni di posizione e di risultato pagate ai
dirigenti e al segretario comunale negli anni 2008, 2009 e 2010,
connesse alla delibera della Giunta n. 483 del 2006 e agli atti
amministrativi di esecuzione, la Procura chiamava a rispondere del
danno, in solido tra loro ed a titolo di dolo, per la consapevolezza che
avevano della portata degli atti da loro preparati, scritti, sottoscritti o
vistati, oltrech beneficiari (pag. 70 dellatto di citazione):
Bardella,
responsabile del Settore Personale, che aveva assistito alla seduta
della Giunta e che aveva espresso anche il parere di regolarit
il segretario Francesco DAgostino,
il ragioniere comunale Giovanni Gallio.
Bardella e DAgostino, in palese conflitto di interessi in quanto
beneficiari, venivano ritenuti responsabili anche in quanto autori di un
gran numero di determine attuative degli aumenti disposti pure in
Il segretario DAgostino veniva chiamato a rispondere anche per il
danno prodotto nellanno in cui non era pi in servizio (2010) essendo
i pagamenti di quellanno riconducibili alla delibera di Giunta emanata
quando lui era in carica e a numerose determine di cui lo stesso era
stato firmatario, inducendo automatismi anche per il periodo in cui non
era pi in servizio.
In concorso, sempre in solido, a titolo di colpa grave, nella misura del
30% del danno venivano chiamati a rispondere, in quote uguali tra
i tre membri del Collegio dei revisori, in carica allepoca della
delibera di Giunta n. 483 del 2006: Paolo Toffanello, Silvio Bevilacqua
e Michele Fante,
nonch il dirigente Floriano Ballotto, in quanto beneficiario degli
aumenti ingiustificati delle retribuzioni di posizione e di risultato.
In subordine, venivano chiamati a rispondere del danno di
385.528,93,
a titolo di colpa grave, i revisori Toffanello, Bevilacqua e Fante,
nonch il dirigente Ballotto, nei limiti della quota del 30%, in via
sussidiaria rispetto allobbligazione principale a carico di DAgostino,
Bardella e Gallio.
In ulteriore subordine, venivano chiamati a rispondere dello stesso
danno a titolo di colpa grave:
DAgostino, nella misura del 35%;
Bardella, nella misura del 35%;
Gallio, nella misura del 20%;
i revisori e il dirigente Ballotto, nella misura del 10%, da
dividersi in parti uguali, o nelle diverse ripartizioni ritenute dal Collegio
Con separate memorie, depositate entrambe in data 25.2.2015, si
costituivano Prai Nico e Dalla Valle Claudio, membri del Collegio dei
revisori dal 2003 al 2006, difesi dallAvvocato Pierfrancesco Zen.
Con riferimento al Prai, la difesa evidenziava che latto di citazione era
stato notificato al convenuto solo in data 28.1.2015.
Non vi sarebbero stati, quindi, novanta giorni liberi tra la notificazione
dellatto di citazione e ludienza (163 c.p.c.).
Pertanto, in caso di mancata estromissione del convenuto dal giudizio
per intervenuta prescrizione, la difesa chiedeva un termine per
precisare le conclusioni sulle questioni di merito.
La difesa eccepiva, quindi, per entrambi i convenuti, Prai e Dalla
Valle, la prescrizione e, nel merito, chiedeva il rigetto della domanda.
In subordine, chiedeva che il giudizio fosse esteso anche ai membri
della Giunta e al Sindaco pro-tempore del Comune di Cittadella,
direttamente responsabili nell'assunzione delle decisioni (Delibere n.
330/2003 e n. 483/2006) causative dellasserito danno erariale.
In estremo subordine, chiedeva lesercizio del potere riduttivo.
In via istruttoria, chiedeva di accedere ai verbali della delibera della
Giunta comunale n. 330/2003.
Con memoria depositata in data 26.2.2015, si costituiva in giudizio
Claudio Sgarbossa, presidente del Collegio dei revisori nel 2003,
difeso dallAvvocato Pagliarin, chiedendo, in via preliminare di merito,
che fosse dichiarata l'intervenuta prescrizione del danno e, per
l'effetto, fosse assolto il convenuto.
Nel merito, la difesa chiedeva il rigetto della richiesta di condanna
avanzata dalla Procura e, per l'effetto, lassoluzione del convenuto
anche, eventualmente, in applicazione dell'art. 4 del D.L. 6 marzo
2014, n. 16, convertito nella legge 2 maggio 2014, n. 68.
In ulteriore subordine, la difesa auspicava la pi ampia applicazione
del potere riduttivo.
Con memoria depositata in data 25.2.2015, si costituiva in giudizio
Michele Fante, difeso dallAvvocato Pierantonio Cavedon, che
concludeva chiedendo di accertare l'insussistenza del fatto contestato
e di disporre, conseguentemente, l'archiviazione del procedimento.
In subordine, chiedeva di accertare la mancanza dell'elemento
soggettivo della colpa grave e, per l'effetto, di rigettare la domanda
In ulteriore subordine, chiedeva che fosse dichiarata l'improcedibilit
dell'azione erariale per intervenuta sanatoria, in forza dell'art. 4 del
D.L. n. 16/2014, convertito nella legge n. 68/2014.
Ancora, in ulteriore subordine, chiedeva che fosse dichiarata
linammissibilit della citazione del revisore per colpa grave in
concorso con il dolo di Bardella, DAgostino e Gallio.
Con separate memorie depositate in data 26.2.2015, si costituivano in
giudizio Silvio Bevilacqua e Paolo Toffanello, difesi dagli Avvocati
Anna Masutti e Mario Viali, rassegnando per i due convenuti
conclusioni analoghe.
In particolare, in via preliminare, la difesa chiedeva di accertare e
dichiarare l'intervenuta prescrizione dell'azione erariale.
Nel merito, di accertare e dichiarare l'assenza di responsabilit in
capo ai convenuti e, per l'effetto, rigettare la domanda, in quanto
infondata in fatto e in diritto.
Sempre nel merito, di riconoscere l'avvenuta sanatoria ex art. 4, co. 3
D.L. 6 marzo 2014, n. 16, convertito nella legge 2 maggio 2014, n. 68
e, per l'effetto, escludere la sussistenza di qualsivoglia responsabilit
a carico dei convenuti.
In via subordinata, la difesa chiedeva lapplicazione del potere
Con memoria depositata in data 25.2.2015, si costituiva, in proprio, il
convenuto Francesco dAgostino chiedendo, in via preliminare, che
fosse autorizzata o ordinata la chiamata in causa dei membri della
Giunta comunale, responsabili delladozione delle delibere n. 330 del
2003, n. 63 del 2006 e 483 del 2006; che fosse autorizzata o ordinata
la chiamata in causa dei membri della Giunta responsabili
delladozione della delibera n. 219 del 2013, che, abrogando la
delibera n. 125 del 2012, non aveva abrogato anche le delibere n.
330/2003, n. 63/2006 e n. 483/2006; che fosse autorizzata o ordinata
la chiamata in causa dellex segretario, Orso, e dellattuale segretario,
Andreatta, per leventuale danno erariale prodottosi a tuttoggi, a
partire dagli anni successivi a quelli oggetto di vertenza.
Nel merito, DAgostino chiedeva fossero respinte le domande di cui in
citazione, perch infondate in fatto e in diritto per la piena legittimit
degli atti, per lapplicabilit della sanatoria, per limputabilit esclusiva
della responsabilit alla Giunta e ai revisori, e comunque, per
lassenza della colpa grave.
In subordine, il convenuto chiedeva che fosse ridefinito in ribasso il
quantum, attribuendo le singole quote di responsabilit quasi
esclusivamente in capo alla Giunta e ai revisori e, sulla propria quota
chiedeva lesercizio del potere riduttivo, per le stesse ragioni che
configurerebbero la colpa lieve: parere di legittimit, affidamento,
utilitas, complessit normativa.
Ivano Bardella, con il patrocinio dellAvvocato Vincenzo Saffiotti,
rassegnando conclusioni analoghe a quelle rassegnate dal convenuto
giudizio Giovanni Gallio e Floriano Ballotto, con il patrocinio degli
Avvocati Maria Luisa Miazzi, Enrico Minei e Abram Rallo, che
rassegnavano, per entrambi i convenuti, le medesime conclusioni.
In particolare, la difesa, in via preliminare, chiedeva che fosse
genericit
indeterminatezza; che fosse dichiarata linammissibilit/improcedibilit
dellazione per intervenuta sanatoria ex art. 4 del D.L. n. 16 del 2014,
convertito nella L. n. 68 del 2014; che fosse dichiarata la prescrizione
in toto, o, in subordine, in parte de qua.
formulata dalla Procura e, quindi, per leffetto, lassoluzione dei
convenuti.
In subordine, auspicava lapplicazione del potere riduttivo.
In via istruttoria, la difesa chiedeva, laddove ritenuto necessario, che
venisse disposta una consulenza tecnica dufficio volta ad accertare le
competenze accessorie che potevano essere erogate ai dirigenti, in
considerazione delle condizioni strutturali ed organizzative del
Comune ed in considerazione dei carichi di lavoro e delle
responsabilit che gravavano sul convenuto.
Chiedeva, altres, la difesa, sempre in via istruttoria, che fosse
ordinata lesibizione e lacquisizione al fascicolo di tutti gli atti e di
tutte le informazioni scritte utili e necessarie alla definizione del
processo, ai sensi degli artt. 210 e 213 c.p.c..
Alludienza del 18 marzo 2015, preliminarmente, il Procuratore, in
ordine alla notifica dellatto di citazione al convenuto Prai Nico,
rappresentava che la prima notifica non era andata a buon fine,
mentre la seconda notifica, correttamente eseguita, era stata ricevuta
dal convenuto solo il 26 gennaio 2015 e, pertanto, effettivamente, non
erano stati rispettati i termini a comparire.
LAvvocato Zen, per il convenuto Prai Nico, dichiarava di rinunciare ai
termini a difesa.
Il Procuratore, con riguardo alle difese di Bardella e DAgostino,
esprimeva perplessit in ordine alla utilizzabilit delle registrazioni
ambientali e delle trascrizioni delle conversazioni prodotte in giudizio
finalizzate a provare la piena consapevolezza ed il ruolo attivo del
Sindaco Bitonci nella determinazione delle retribuzioni accessorie dei
dirigenti, rimettendosi alle decisioni del Collegio per uneventuale
integrazione del contraddittorio o limitazione delle responsabilit per
gli altri chiamati in giudizio.
LOrgano requirente, poi, rappresentava che, secondo quanto era
sullammontare esatto del danno subito dal Comune di Cittadella,
depositata agli atti del giudizio solo in data 16.3.2015, il Comune
stava procedendo solo al recupero delle somme indebitamente
erogate in virt della delibera della Giunta comunale n. 125 del 2012.
E, pertanto, non erano in fase di recupero le ulteriori somme
indebitamente erogate ai dirigenti negli anni dal 2011 al 2013, in
esecuzione delle delibere n. 330/2003 e n. 483/2006 e della
determina n. 111/2008 ed ammontanti ad 146.826,68.
La Procura, quindi, riteneva che la predetta somma dovesse
aggiungersi al danno cos come determinato nellatto di citazione e
ripartito secondo i medesimi criteri percentuali fra i responsabili della
seconda partita di danno.
Riguardo, poi, alleccezione di prescrizione dellazione sollevata dai
difensori del primo Collegio dei revisori: Prai, Dalla Valle e Sgarbossa,
la Procura rappresentava che la loro condotta era connotata solo da
colpa grave. Pertanto, per i predetti convenuti il decorso della
prescrizione doveva ritenersi interrotto con la messa in mora
effettuata dal Comune di Cittadella nel marzo del 2013.
indebitamente corrisposte fino al marzo del 2008.
E, quindi, considerato che non risultavano mandati emessi nel 2008, il
Procuratore dichiarava di ritenere operante la prescrizione dellazione
erariale per il danno attribuito al primo Collegio dei revisori e
rinunciava, di conseguenza, alla domanda di cui allatto di citazione
Il Procuratore ribadiva, poi, tutto quanto esposto nellatto di citazione.
I difensori di tutti i convenuti per la seconda posta di danno
dichiaravano di non accettare il contraddittorio sulla domanda cos
come modificata dalla Procura in udienza, sulla base del documento
prodotto fuori termine.
Tutti i difensori, poi, precisavano le argomentazioni difensive gi
rappresentate in atti e ribadivano le conclusioni ivi rassegnate.
Conclusa la discussione, la causa passava in decisione.
1. Oggetto del giudizio
Il giudizio odierno finalizzato ad accertare la fondatezza della
pretesa azionata dalla Procura, concernente unipotesi di danno
erariale di complessivi 492.184,52, oltre accessori, asseritamente
causato, a vario titolo, dai dirigenti Gallio Giovanni e Ballotto Floriano,
dallex dirigente Bardella Ivano, dallex segretario generale DAgostino
Francesco, dai componenti del Collegio dei revisori in carica dal 2003
al 2006: Prai Nico, Dalla Valle Claudio, Sgarbossa Claudio; dai
componenti del Collegio dei revisori in carica dal 2006 al 2009:
Toffanello Paolo, Bevilacqua Silvio e Fante Michele, derivato
dallindebita corresponsione di retribuzioni di posizione e di risultato ai
dirigenti e ai segretari generali succedutisi dalla met del 2007 al
2. Sulla inammissibilit della domanda proposta dal Pubblico
Ministero in udienza, relativa al danno di 146.826,68, derivato
dalla indebita corresponsione di somme a titolo di retribuzione di
posizione e retribuzione di risultato ai dirigenti e ai segretari
comunali, negli anni 2011, 2012 e 2013.
LOrgano requirente, in udienza rappresentava che, secondo quanto
emerso dalla relazione del segretario generale sullammontare esatto
del danno subito dal Comune di Cittadella, depositata agli atti del
giudizio in data 16.3.2015, il Comune stava procedendo solo al
recupero delle somme indebitamente erogate in virt della delibera
della Giunta comunale n. 125 del 2012.
Le difese dei convenuti ritenuti responsabili dellulteriore danno
rifiutavano il contraddittorio sul punto ritenendo trattarsi di domanda
nuova, presentata per la prima volta in udienza, sulla base di
documentazione tardivamente depositata, e, pertanto, come tale,
Secondo la giurisprudenza consolidata (Cass. civ., Sez. III, n.
1475/2007; Cass. civ., Sez. I, n. 11861/1999), la domanda giudiziale
deve essere interpretata dal Giudice con riferimento alla volont della
parte, quale emergente non solo dalla formulazione letterale delle
conclusioni assunte nellatto introduttivo, ma anche dallintero
complesso dellatto che la contiene.
Lunica attivit consentita alle parti, dopo lintroduzione del giudizio,
quella volta essenzialmente a precisare e puntualizzare, in termini di
maggiore chiarificazione delloriginario contenuto della domanda, il
petitum e la causa petendi, ossia quellattivit riassumibile nella
formula della emendatio libelli, ben diversa dalla mutatio libelli, con
la quale si introducono nuovi temi di indagine e di decisione, ovvero si
prospettano altre ragioni non dedotte in origine.
Nel sistema processuale, infatti, lunico intervento modificativo delle
precedenti richieste pu avvenire soltanto in senso limitativo
delloggetto del giudizio con la riduzione quantitativa della pretesa,
oppure con la rinuncia ad un capo della domanda, esplicita oppure
implicita (Corte dei Conti, Sez. Giur. Veneto, sent. n. 38 del 5.2.2014).
La giurisprudenza di questa Corte ha affermato che configura una
nuova domanda listanza che introduce un nuovo tema di indagine e
di decisione, ovvero prospetta altre ragioni che implichino la
valutazione di fatti e di situazioni prima non dedotti, alterandosi cos
loggetto sostanziale ed i termini stessi della controversia (Corte dei
Conti, Sez. II dAppello, sent. n. 5 del 12 marzo 1996).
Si verte in ipotesi di domanda nuova anche nel caso di prospettazione
di nuove circostanze e situazioni giuridiche, nel caso di mutamento
dei fatti costituitivi del diritto fatto valere in giudizio, nel quale, quindi,
viene ad essere introdotto un nuovo tema dindagine. (Cass. n.
1740/2008 e n. 2723/2010; Corte dei Conti, Sezioni Riunite, sent. n.
929 dell11 febbraio 1994).
Di converso, deve escludersi la sussistenza di una mutatio libelli
laddove la fattispecie concreta, posta a base del diritto fatto valere nel
processo, rimanga immutata nei suoi elementi oggettivi e soggettivi,
essendosi solo proceduto, nellambito del petitum originario, a una
migliore integrazione, ovvero anche alla deduzione, ai fini della
quantificazione del danno (Corte dei Conti, Sez. Giur. Lazio, sent. n.
751 del 28.10.2014; Cass. Sez. III, sent. n. 9453 del 2013 e sent. n.
23828 del 2010), di processi logici diversi e ulteriori (Corte dei Conti,
Sez. I dAppello, sent. n. 15 del 20 gennaio 1998).
In termini analoghi si espressa la giurisprudenza della Cassazione
che, con indirizzo consolidato, ha statuito che sussiste domanda
nuova quando sia dedotta una nuova causa petendi, quando il fatto
costitutivo della pretesa sia modificato nei suoi elementi materiali,
ovvero nel caso in cui si verifichi lalterazione delloggetto sostanziale
e dei termini della controversia in modo da prospettare una nuova e
diversa pretesa (Cass. Sez. II, n. 7039 dell8.4.2015; Cass. n. 4241
del 28.4.1999).
Ebbene, nel caso di specie, la pretesa relativa al risarcimento
dellulteriore danno di 146.826,68, presentata dal Procuratore per la
prima volta solo nelludienza di discussione, deve configurarsi come
lintroduzione nel giudizio di una domanda del tutto nuova, che implica
nuovi temi di indagine e di decisione, oltretutto in assenza del
necessario contraddittorio con le controparti, attesa lassenza di
contestazione delladdebito nellinvito a dedurre e nellatto di citazione.
Infatti, il danno ulteriormente contestato, pure se asseritamente
derivato, analogamente alle prime due poste, dalla indebita
corresponsione di somme a titolo di retribuzione accessoria, si
riferisce ad annualit diverse (2011, 2012 e 2013), liquidate sulla base
di un diverso CCNL, di delibere di Giunta diverse e di differenti
determinazioni di spesa.
Pertanto, la domanda in questione, oltre ad integrare una consistente
modifica del petitum, implica la valutazione di fatti nuovi rispetto a
quelli dedotti nellinvito a dedurre ed nellatto di citazione.
Vertendosi, quindi, in ipotesi di domanda nuova, la stessa va
indeterminatezza (art. 1 del R.D. n. 1038 del 1033; artt. 163 e 164
In via preliminare, deve essere esaminata leccezione di nullit
dellatto di citazione per genericit ed indeterminatezza del petitum e
della causa petendi.
A norma dellart. 1 del R.D. n. 1038 del 1933, Le istanze, i ricorsi e gli
appelli da presentarsi alla Corte dei Conti devono contenere la
esposizione dei fatti e la qualit nella quale furono compiuti, loggetto
della domanda e lindicazione dei titoli su cui fondata..
A norma dellart. 3 del medesimo R.D., Gli atti di cui agli articoli
precedenti sono nulli quando siavi assoluta incertezza sulloggetto
della domanda..
Lart. 163 c.p.c., applicabile al presente giudizio in forza del rinvio
dinamico operato dallart. 26 del R.D. n. 1038/1933, prevede, poi, che
latto di citazione debba contenere 3) la determinazione della cosa
oggetto della domanda; 4) lesposizione dei fatti e degli elementi di
Il successivo art. 164 c.p.c. prevede che la citazione altres nulla se
omesso o risulta assolutamente incerto il requisito stabilito nel n. 3)
dellart. 163 ovvero se manca lesposizione dei fatti di cui al n. 4) dello
stesso articolo..
Ci posto, il Collegio ritiene che, a valle di una lettura del combinato
disposto dellarticolo 164, comma 4, e dellarticolo 163, comma 3, n. 4
c.p.c., nella valutazione della prospettazione attorea, pur se fondata
essenzialmente sul virgolettato delle relazioni dellispettore del
S.I.FI.P. e su relazioni dellattuale segretario comunale in carica,
nonch priva di una rielaborazione sistematica complessiva delle
ragioni giuridiche della pretesa, la domanda non risulti cos carente da
comprometterne lidoneit ad instaurare il giudizio.
La nullit della citazione, con riferimento alle modalit di indicazione
del petitum, sussiste nel caso di totale omissione o assoluta
incertezza del petitum inteso, sotto il profilo formale, come il
provvedimento giurisdizionale richiesto e, sotto quello sostanziale,
come il bene della vita di cui si domanda il riconoscimento, tenendo
conto che, lindeterminatezza delloggetto della domanda, per
produrre nullit, deve essere assoluta, come appunto stabilisce la
La giurisprudenza di questa Corte ha precisato che non vi luogo
alla dichiarazione di nullit ed al conseguente ordine allattore ex art.
164 c.p.c., comma 5, di integrare latto di citazione allorquando il
petitum, inteso sia sotto il profilo formale del provvedimento richiesto
che sotto quello sostanziale del bene della vita oggetto della
documentazione ivi allegata.. (Corte dei Conti, Sez. Veneto, sent. n.
200 del 12.6.2013)
Relativamente alla causa petendi, il giudice ha, invece, il poteredovere di qualificare giuridicamente lazione e di attribuire al rapporto
dedotto in giudizio un nomen iuris diverso da quello indicato dalle
parti, purch non sostituisca la domanda proposta con una diversa,
modificandone i fatti costitutivi o fondandosi su una realt fattuale non
dedotta e allegata in giudizio, dovendo questi ultimi essere
puntualmente indicati (Cass. Sez. I, sent. n. 28986 del 10.12.2008).
La ragione ispiratrice delle predette disposizioni risiede nell'esigenza
di porre il convenuto nelle condizioni di apprestare adeguate e
puntuali difese e di offrire al giudice l'immediata contezza del thema
decidendum.
Nel valutare il grado di incertezza della domanda, occorre, pertanto,
avere riguardo alla natura delloggetto ed alla relazione in cui con
esso si trovi eventualmente la controparte, dovendosi stabilire se tale
rapporto consenta comunque lindividuazione di quanto l'attore
richiede e delle ragioni per cui lo fa o se, viceversa, sia tale da
rendere effettivamente difficile l'approntamento di una precisa linea di
difesa (cfr. Cass. Civ. Sez. I, Sent., 20-6-2011, n. 13448; Cass., Sez.
II, 21.11.2008, n. 27670; Cass. Sez. I, 12.11.2003, n. 17023).
Sullo stesso solco della citata giurisprudenza della Corte di
Cassazione, anche secondo la consolidata giurisprudenza di questa
Corte, lincertezza del petitum e/o della causa petendi che giustificano
una pronuncia di nullit dell'atto introduttivo ai sensi dell'art. 164,
comma 4, c.p.c., pu verificarsi qualora manchino del tutto le
conclusioni in ordine all'oggetto della domanda o quando alcune delle
indicazioni fornite siano talmente contraddittorie o carenti, da non
consentire di dedurre, secondo il libero apprezzamento del giudice,
l'elemento della domanda attrice richiesto dalla legge (Corte dei conti,
Sez. II dAppello, sent. n. 458 del 7.7.2014; Sez. I dAppello, sent. n.
339 del 22.5.2013; Sez. I dAppello, sent. n. 253 del 12.2.2014; Sez.
Veneto, sent. n. 200 del 12.6.2013; Sez. III dAppello, sent. n. 746 del
Se ne deduce che leditio actionis vulnerata, nella sua esigenza di
uninsufficiente
determinazione delloggetto della domanda, ossia di petitum e causa
petendi, di modo che vi sia assoluta incertezza sugli elementi
identificatori del diritto fatto valere. Tale verifica, per, deve effettuarsi
da parte del Giudice, attraverso un esame complessivo dellatto
introduttivo e dei documenti allegati (cfr. Cass. Sez. I Civ., n.
17023/03) con la conseguenza che una valutazione in termini di nullit
/inammissibilit della pretesa pu essere fatta solo allorch loggetto
sia assolutamente incerto, tale da ledere il diritto costituzionale
allapprontamento di unadeguata ed informata difesa. (Corte dei
Conti, Sez. Veneto, sent. n. 101 del 4.4.2013. In senso conforme,
Corte dei Conti, Sez. Sicilia, sent. n. 167 del 31.1.2014; Sez. I
dAppello, sent. n. 339 del 22.5.2013; Sez. III dAppello n. 746 del
2.11.2010; Sez. Puglia, sent. n. 1373 del 16.10.2013).
Lidentificazione dell'oggetto della pretesa e delle ragioni della stessa da operarsi caso per caso - postula, quindi, una valutazione
sull'insieme delle indicazioni di fatto e di diritto e sulla loro idoneit a
porre immediatamente il soggetto chiamato in giudizio nella
condizione di apprestare adeguate difese.
Ebbene, nel caso di specie, dallatto di citazione, risultano evincibili il
petitum, la causa petendi, nonch i fatti posti a fondamento della
Con riferimento al petitum, la Procura ha rappresentato che il danno
erariale, contestato ai soggetti convenuti, era pari alle somme
indebitamente percepite a titolo di retribuzione di posizione e di
retribuzione di risultato dei dirigenti e dei segretari comunali nel
periodo dal 2007 al 2010, e, per ciascuno dei convenuti, ha precisato
la quota di danno imputabile in via principale ed in via subordinata.
LOrgano requirente, poi, ha comunque sufficientemente individuato la
causa petendi, per ciascuno dei convenuti, in relazione alle funzioni
esercitate nellambito dellEnte ed in concreto, nellambito delle
procedure di definizione ed attribuzione della retribuzione accessoria,
precisando, per ciascuno, anche il titolo di imputazione soggettiva
della responsabilit.
Considerato che latto di citazione risulta sufficientemente completo
nella indicazione di petitum e causa petendi, nonch nella illustrazione
indeterminatezza deve essere respinta.
4. Sulla eccezione di improcedibilit della domanda per
intervenuta sanatoria ai sensi dellart. 4 del D.L. n. 16 del
6.3.2014, convertito con modifiche nella L. n. 68 del 2.5.2014,
recante Misure conseguenti al mancato rispetto di vincoli
finanziari posti alla contrattazione integrativa e all'utilizzo dei
relativi fondi.
Il D.L. 6 marzo 2014, n. 16 (in Gazz. Uff., 6 marzo 2014, n. 54,
convertito, con modificazioni, dalla L. 2 maggio 2014, n. 68, recante
Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonch misure volte
a garantire la funzionalit dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche,
allart. 4 prevede che: 1. Le regioni e gli enti locali che non hanno
rispettato i vincoli finanziari posti alla contrattazione collettiva
integrativa sono obbligati a recuperare integralmente, a valere sulle
risorse finanziarie a questa destinate, rispettivamente al personale
dirigenziale e non dirigenziale, le somme indebitamente erogate
mediante il graduale riassorbimento delle stesse, con quote annuali e
per un numero massimo di annualit corrispondente a quelle in cui si
verificato il superamento di tali vincoli. Nei predetti casi, le regioni
adottano misure di contenimento della spesa per il personale, ulteriori
rispetto a quelle gi previste dalla vigente normativa, mediante
razionalizzazione e allo snellimento delle strutture burocraticoamministrative, anche attraverso accorpamenti di uffici con la
contestuale riduzione delle dotazioni organiche del personale
dirigenziale in misura non inferiore al 20 per cento e della spesa
complessiva del personale non dirigenziale in misura non inferiore al
10 per cento. Gli enti locali adottano le misure di razionalizzazione
organizzativa garantendo in ogni caso la riduzione delle dotazioni
organiche entro i parametri definiti dal decreto di cui all'articolo 263,
comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Al fine di conseguire l'effettivo contenimento della spesa, alle unit di
personale eventualmente risultanti in soprannumero all'esito dei
disposizioni previste dall'articolo 2, commi 11 e 12, del decreto-legge
6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto
2012, n. 135, nei limiti temporali della vigenza della predetta norma.
Le cessazioni dal servizio conseguenti alle misure di cui al precedente
periodo non possono essere calcolate come risparmio utile per
definire l'ammontare delle disponibilit finanziarie da destinare alle
assunzioni o il numero delle unit sostituibili in relazione alle
limitazioni del turn over.
Le Regioni e gli enti locali trasmettono entro il 31 maggio di ciascun
anno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della
funzione pubblica, al Ministero dell'economia e delle finanze Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e al Ministero
dell'interno - Dipartimento per gli affari interni e territoriali, ai fini del
relativo monitoraggio, una relazione illustrativa ed una relazione
tecnico-finanziaria che, con riferimento al mancato rispetto dei vincoli
riorganizzazione e delle specifiche misure previste dai medesimi per il
contenimento della spesa per il personale ovvero delle misure di cui al
2. Le regioni e gli enti locali che hanno rispettato il patto di stabilit
interno possono compensare le somme da recuperare di cui al primo
periodo del comma 1, anche attraverso l'utilizzo dei risparmi
organizzativa di cui al secondo e terzo periodo del comma 1 nonch
di quelli derivanti dall'attuazione dell'articolo 16, commi 4 e 5, del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla
legge 15 luglio 2011, n. 111.
3. Fermo restando l'obbligo di recupero previsto dai commi 1 e 2, non
si applicano le disposizioni di cui al quinto periodo del comma 3
quinquies dell'articolo 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, agli atti di costituzione e di utilizzo dei fondi, comunque costituiti,
per la contrattazione decentrata adottati anteriormente ai termini di
adeguamento previsti dall'articolo 65 del decreto legislativo 27 ottobre
2009, n. 150, e successive modificazioni, che non abbiano comportato
il riconoscimento giudiziale della responsabilit erariale, adottati dalle
regioni e dagli enti locali che hanno rispettato il patto di stabilit
interno, la vigente disciplina in materia di spese e assunzione di
personale, nonch le disposizioni di cui all'articolo 9, commi 1, 2-bis,
21 e 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive
modificazioni. ().
A norma del comma 3 quinquies dell'articolo 40 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165: () Le pubbliche amministrazioni non
possono in ogni caso sottoscrivere in sede decentrata contratti
collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai
espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che
comportano oneri non previsti negli strumenti di programmazione
annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione.
Nei casi di violazione dei vincoli e dei limiti di competenza imposti
dalla contrattazione nazionale o dalle norme di legge, le clausole sono
nulle, non possono essere applicate e sono sostituite ai sensi degli
articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile.
In caso di accertato superamento di vincoli finanziari da parte delle
sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti, del Dipartimento
della funzione pubblica o del Ministero dell'economia e delle finanze
fatto altres obbligo di recupero nell'ambito della sessione negoziale
successiva..
Leccezione di improcedibilit infondata.
Le disposizioni innanzi riportate non incidono in alcun modo sulla
procedibilit dellazione erariale.
Innanzitutto, va rilevato che, oltre al generico obbligo delle
Amministrazioni di tutelare i propri interessi, anche attraverso forme di
recupero di somme indebitamente corrisposte, una previsione
normativa specifica per il recupero di emolumenti indebitamente
erogati a titolo di retribuzione accessoria gi esisteva nel sistema
giuridico prima dellintroduzione dellart. 4 del D.L. n. 16 del 2014 ed
era contenuta proprio dallart. 40, comma 3, del D.Lgs. 30 marzo
2001, n. 165, sopra riportato, senza che questa disposizione abbia
mai indotto alcun dubbio sulla contemporanea procedibilit dellazione
Il sistema giuridico vigente, infatti, prevede concomitanti procedure
finalizzate a perseguire il ristoro dellAmministrazione che abbia subito
un danno, ciascuna autonomamente attivabile.
Levocazione della mera funzione risarcitoria del giudizio contabile,
che verrebbe preclusa dallattivazione di forme alternative di recupero
delle somme costituenti danno erariale, finirebbe per ignorare la
complessa fisionomia di tale fattispecie.
Sebbene in questa sede, non occorra accertare quale sia la funzione
caratterizzante, o meglio, quella caratterizzante in termini di
prevalenza, dellistituto della responsabilit amministrativa e contabile,
deve considerarsi che la sua attuale conformazione, si articola
secondo linee volte, tra l'altro, ad accentuarne i profili sanzionatori
rispetto a quelli risarcitori (Corte Costituzionale, sent. n. 453 del
30.12.1998).
Nellattuale sistema della responsabilit amministrativa, di cui
dall'Amministrazione,
conseguenze dirette ed immediate del fatto dannoso, non di per s
risarcibile e, come la giurisprudenza contabile ha sempre affermato,
costituisce soltanto il presupposto per il promovimento da parte del
Pubblico Ministero dell'azione di responsabilit amministrativa e
Per determinare la risarcibilit del danno, occorre una valutazione del
giudice contabile, il quale, sulla base dell'intensit della colpa, intesa
come grado di scostamento dalla regola che si doveva seguire nella
fattispecie concreta, e di tutte le circostanze del caso, stabilisce
quanta parte del danno subito dall'Amministrazione debba essere
addossato al convenuto e debba, pertanto, essere considerato
risarcibile (Corte Costituzionale n. 183 del 2007).
La Corte Costituzionale, infatti, con riferimento allistituto della
responsabilit amministrativa, ha rilevato lesistenza di una nuova
conformazione della responsabilit amministrativa e contabile, alla
stregua di peculiari connotazioni di cui prova, tra l'altro, il principio,
peraltro gi anticipato in parte dall'art. 58 della legge n. 142 del 1990
(Ordinamento delle autonomie locali), secondo il quale il debito per il
fatto dannoso non si trasmette agli eredi, salvo il caso dell'illecito
arricchimento del dante causa e, conseguentemente, dell'indebito
arricchimento anche degli stessi eredi.
A tale processo di nuova conformazione dell'istituto, sviluppato con le
ulteriori previsioni contenute nella legge di conversione, fa riscontro la
revisione dell'ordinamento del pubblico impiego, attuata, in epoca di
poco precedente, dal decreto legislativo n. 29 del 1993 (cui ha fatto
seguito il decreto legislativo n. 80 del 1998) attraverso la c.d.
"privatizzazione", in una prospettiva di maggiore valorizzazione anche
dei risultati dell'azione amministrativa, alla luce di obiettivi di efficienza
e di rigore di gestione.
La nuova responsabilit amministrativa si connota, quindi, per la
combinazione di elementi restitutori e di deterrenza, e risponde alla
finalit di determinare quanto del rischio dell'attivit debba restare a
carico dell'apparato e quanto a carico del dipendente, nella ricerca di
un punto di equilibrio tale da rendere, per dipendenti ed amministratori
pubblici, la prospettiva della responsabilit ragione di stimolo, e non di
disincentivo (Corte Costituzionale, n. 371 del 1998).
In linea con tali affermazioni del Giudice delle leggi, la stessa
giurisprudenza di questa Corte ha poi ribadito come lazione di
responsabilit non sia intesa al mero ripristino dellequilibrio
patrimoniale tra il soggetto pubblico leso dal danno e autore
dellillecito che lo ha causato, ma tuteli soprattutto lesigenza che i
mezzi finanziari pubblici ed il patrimonio pubblico siano utilizzati per il
raggiungimento dei fini pubblici di cui titolare il soggetto pubblico.
La tutela accordata ai soggetti pubblici per i danni arrecati dai soggetti
legati con essi da rapporto di servizio si conforma nei tratti essenziali
agli istituti civilistici, ma con significative differenze, coerenti ai
sottolineati aspetti finalistici.
Fondamentale, in questo senso, lattribuzione in via esclusiva
dellazione di responsabilit al Procuratore della Corte dei Conti, quale
soggetto rappresentativo degli interessi dello Stato-comunit, alla
soddisfazione dei cui bisogni destinato il patrimonio pubblico ed
indirizzata lattivit amministrativa, sottraendo cos alla valutazione
discrezionale degli amministratori degli enti pubblici la tutela dei diritti
di cui si tratta.
La funzione istituzionale obbliga il Procuratore ad agire secondo
principi di imparzialit e di necessaria tutela degli interessi pubblici,
espressi dalla obbligatoriet ed irrinunciabilit dellazione, attraverso
la quale trova tutela sia linteresse pubblico allutilizzazione finalizzata
comportamenti illeciti dei pubblici amministratori e dipendenti. (Corte
dei Conti, Sez. Riun., 25-3-2005, n. 1; Sez. Appello Sicilia, sent. n. 53
del 12.2.2014).
La responsabilit amministrativo-contabile, dunque, un istituto che,
pur finalizzato al risarcimento del danno erariale, non privo di
carattere sanzionatorio in senso pubblicistico, evidenziato da elementi
quali liniziativa del P.M., il carattere personale e lintrasmissibilit agli
eredi, il potere del giudice di ridurre gli addebiti (Corte dei Conti, Sez. I
dApp., sent. n. 15 del 14.1.2003).
Naturale conseguenza di ci che il diritto di natura risarcitoria che il
P.M. attiva con lesercizio dellazione di responsabilit, pur traendo
origine dai medesimi fatti, non identificabile n del tutto
danneggiata pu direttamente ed autonomamente esercitare nei
confronti dello stesso soggetto autore del fatto dannoso (Corte dei
Conti, Sez. dApp. Sicilia, sent. n. 15 del 2015; Sez. II dApp., sent. n.
10 del 18.1.2002), n del tutto sovrapponibile con altre forme di
recupero delle risorse costituenti il danno erariale.
Nellattuale sistema delle materie di contabilit pubblica, si pu
affermare che il giudizio di responsabilit amministrativa non ha solo
la funzione di procurare alla P.A. danneggiata un titolo esecutivo che
le consenta di ripristinare, a carico di un determinato soggetto, il
patrimonio leso, bens anche quella di accertare o escludere la
responsabilit (sia essa contrattuale o extracontrattuale) di quel
soggetto nella gestione delle risorse pubbliche, con la triplice finalit di
eventualmente sanzionarne il comportamento mediante le regole
proprie della responsabilit amministrativa, di offrire alla P.A. elementi
di valutazione di quel soggetto nellambito degli ulteriori rapporti
presenti o futuri con questultimo intercorrenti e, infine, di produrre tutti
quegli ulteriori effetti, anche di status, che lordinamento prevede
come direttamente connessi ad un pronuncia di responsabilit
amministrativa (si veda, ad esempio, il comma 5 dellarticolo 248, del
D. Lgs., n. 267/2000, in base al quale gli amministratori degli enti
locali, riconosciuti dalla Corte dei Conti responsabili, per dolo o colpa
grave, di danni prodotti nei 5 anni precedenti il dissesto, non possono
per 5 anni ricoprire incarichi di assessori, revisori e rappresentanti di
enti locali, sempre che vi sia un nesso accertato tra le azioni ed
omissioni di cui sono stati riconosciuti responsabili e il dissesto
dellente).
Da tutto ci consegue che lazione di responsabilit amministrativa
non pu trovare ostacoli al proprio pieno compimento nelladozione di
strumenti alternativi, dei quali sia titolare la P.A. danneggiata, per il
recupero del danno subito.
Ritenendo insussistente il nocumento patrimoniale nelle ipotesi in cui
sono previste altre forme concomitanti di ristoro del danno, il Giudice
finirebbe per disattendere i canoni interpretativi di cui allart. 12 delle
Disposizioni sulla legge in generale, che impone di tener conto della
intenzione del legislatore.
In altri termini, si riterrebbe decisivo un profilo della fattispecie (quello
riguardante la componente risarcitoria- restitutoria) che, per, non il
solo rilevante.
Lesistenza di presidi ordinamentali, ulteriori rispetto al giudizio di
responsabilit, non esclude n la celebrazione n il buon esito di
questultimo.
In definitiva, i congegni apprestati dal legislatore non si pongono in
rapporto di reciproca esclusione.
Nelleventualit in cui la sussistenza di un credito dellAmministrazione
sia diretta conseguenza della condotta almeno gravemente colposa di
un operatore soggetto alla giurisdizione di questa Corte, gli strumenti
che lordinamento appresta per consentire di soddisfare la pretesa
creditoria e lo strumento dellazione di responsabilit amministrativa
che, in ogni caso, a quel medesimo risultato consente di pervenire,
non si ostacolano vicendevolmente.
Se i rimedi alternativi non abbiano gi condotto allintegrale
soddisfacimento del credito, non ci sono ostacoli, a seconda dei
momenti in cui la questione si pone, n alla proponibilit n alla
procedibilit dellazione erariale intestata al PM contabile nei confronti
del soggetto la cui condotta (gravemente colposa o dolosa) quel
credito (danno erariale) abbia generato.
provvisoriamente, marciare su binari paralleli e a velocit differenti:
solo allesito di entrambe potr e dovr porsi il problema del saldo, la
cui soluzione dovr essere affrontata o in sede di esecuzione della
sentenza o attraverso il ricorso agli ordinari strumenti civilistici di
reazione ad adempimenti indebiti.
A tale conclusione deve pervenirsi ove si osservi che, anche quando
risulti possibile limpiego di rimedi concorrenti, certamente
indispensabili per essere utilmente posto a fondamento di una
richiesta risarcitoria innanzi al Giudice contabile e cio quello della
certezza (essendosi il depauperamento patrimoniale verificato
effettivamente in tutti i suoi elementi, avendo avuto luogo le condotte
patrimoniale deteriore), della attualit (sussistendo al momento
della proposizione della domanda e della decisione) e concretezza
(essendo la perdita non semplicemente ipotetica).
Ai fini della configurazione del danno non occorre, invece, che il
danno sia anche irreversibile, nel senso che, per il proficuo
necessario che il pregiudizio risulti non sanabile mediante il ricorso ad
altri meccanismi satisfattori della pretesa creditoria.
Danno azionabile, infatti, va considerato anche il pregiudizio che
possa ottenere ristoro in esito a rimedi di carattere amministrativo
oppure alleventuale ricorso, in funzione del medesimo risultato finale,
dallordinamento (Corte dei Conti, Sez. Giur. Sicilia sentenze nn.
1033/2012, 221/2012, 7402010, 331/2010, 3315/2008).
Irrilevante ai fini della procedibilit del giudizio per danno erariale ,
poi, anche il comma 3 dellart. 4, che, fermo lobbligo di recupero delle
somme indebitamente corrisposte a seguito della contrattazione
collettiva integrativa per aver superato i vincoli finanziari, prevede che
non si applichi lart. 40, comma 3 quinquies del D.Lgs n. 165 del 2001,
al ricorrere di alcune condizioni, tra cui la circostanza che non vi sia
gi stato un riconoscimento giudiziale della responsabilit erariale.
Per un verso, va rilevato che il fatto che la disposizione de quo abbia
previsto, tra i presupposti per lattivazione, che non vi sia stato il
riconoscimento giudiziale della responsabilit erariale, vale solo ad
escludere lapplicabilit della norma, nei casi in cui gi vi sia stata una
eventualmente dichiarato quella nullit, sia pure incidenter tantum.
Ci in evidente applicazione del generale principio di certezza del
Per altro verso, rileva che la nullit di un atto foriero di danno erariale
non di certo condizione di procedibilit del giudizio amministrativo contabile, cos come non necessariamente risulta determinante ai fini
dellesito del giudizio.
Infatti, cos come non tutti gli atti nulli determinano un danno erariale,
anche atti perfettamente validi ed efficaci possono determinare un
danno allAmministrazione.
In termini diversi, la nullit una sanzione che lordinamento commina
in casi di particolare gravit dello scostamento dellatto dai
predeterminati parametri di valutazione dello stesso.
Detta sanzione, tuttavia, se per un verso, non necessariamente un
sintomo di danno erariale, per altro verso non presupposto
dellattivazione del giudizio amministrativo, ben potendo verificarsi
casi di danno erariale connessi ad atti non sanzionati con nullit.
La mancanza della previsione normativa della sanzione della nullit
per alcuni atti forieri di danno, pertanto, assolutamente neutra sia
rispetto alla sussistenza del danno erariale, che rispetto alla
procedibilit del giudizio di responsabilit amministrativa.
Diversa , poi, la questione della recuperabilit delle somme nei
confronti dei dipendenti (nel caso di specie, dirigenti), che siano meri
percettori della retribuzione accessoria indebitamente corrisposta.
La esenzione dalla nullit, altrimenti comminata dallart. 40, comma 3
quinquies, consentendo di mantenere in vita latto presupposto delle
accessori, pare preordinata proprio a permettere di evitare il recupero
sui meri percettori.
In tal senso, si espressa anche la Presidenza del Consiglio nelle
Indicazioni esplicative in materia di trattamento retributivo accessorio
di Regioni ed Enti locali, emanata l8 agosto 2014, in esito alla
relazione del Comitato previsto dalla circolare interministeriale del 12
maggio 2014, n. 60 e sottoposto alla Conferenza Unificata, che, in
data 10 luglio 2014, ne ha approvato lemanazione.
Secondo quanto esplicitato in detto documento, sempre esclusa,
nellapplicazione dei primi tre commi dellart. 4 del D.L. n. 16 del 2014,
la possibilit di procedere alla ripetizione dellindebito direttamente sui
In conformit alle predette indicazioni, si sta attestando anche la
giurisprudenza di merito (si veda, per tutte, Corte dAppello di Firenze
del 25 novembre 2014, in riforma della sentenza n. 234 del 2013 del
Tribunale di Firenze), che ha escluso la ripetibilit nei confronti dei
dipendenti, delle somme corrisposte a titolo di retribuzione di
posizione e di risultato, proprio in applicazione del sopravvenuto art.
4, comma 3, del D.L. n. 16 del 2014.
La questione della sanatoria, posta in questi termini, tuttavia, attiene a
fattispecie che esulano dalla giurisdizione della Corte dei Conti,
economici di rapporti di lavoro di stampo privatistico.
Non sussistono ragioni, pertanto, per esaminare la rilevanza e la non
manifesta infondatezza delle disposizioni normative in discussione, ai
fini di un eventuale giudizio di legittimit costituzionale delle stesse.
5. Richieste probatorie
In via preliminare, poi, il Collegio, ritenuta lesaustivit dellistruttoria e
della documentazione versata in atti e non ritenendo, quindi,
sussistenti validi motivi per giustificare il prolungamento dellattivit
processuale, nel rispetto dei principi di economicit e speditezza
dellazione (Corte dei Conti, Sez. Giur. Veneto, sent. n. 35 del 2014),
rigetta le richieste istruttorie avanzate da alcuni convenuti.
Il Collegio neppure ritiene utile approfondire le questioni di
ammissibilit ed utilizzabilit delle intercettazioni ambientali e delle
relative trascrizioni depositate in atti da alcuni convenuti, atteso che la
decisione del giudizio pu completamente prescinderne, risultando la
restante documentazione pi che sufficiente a fondare la valutazione
di questa Corte.
6. Richiesta di integrazione del contraddittorio nei confronti del
Sindaco, dei componenti della Giunta e dellattuale Segretario
Le difese di alcuni convenuti hanno richiesto lintegrazione del
contraddittorio nei confronti del Sindaco, dei componenti della Giunta
e dellattuale Segretario Generale, perch ritenuti corresponsabili del
danno contestato dalla Procura.
Lart. 47 del R.D. n. 1038/1933, prevede che lintervento (del terzo)
pu essere anche ordinato dalla sezione, dufficio, o anche su
richiesta del procuratore generale o di una delle parti.
La previsione assimilabile a quella recata dallart. 107 c.p.c., a
norma del quale il giudice, quando ritiene opportuno che il processo
si svolga in confronto di un terzo al quale la causa comune, ne
ordina lintervento.
Come chiarito anche dalla recente giurisprudenza di questa Corte
(Corte dei Conti, Sez. I dApp., sent. n. 80 del 27.1.2015), la possibilit
per il Giudice contabile di una chiamata in giudizio di soggetti ai quali
ritenga la causa comune si assume rilevante nelle ipotesi di
Tuttavia, il giudizio
di responsabilit amministrativa, in linea
tendenzialmente generale, non d luogo ad ipotesi di litisconsorzio
necessario, disciplinato dallart. 102 c.p.c., che notoriamente vanno
circoscritte alle azioni costitutive plurisoggettive o alle azioni di
condanna aventi ad oggetto prestazioni che, rispetto a pi coobbligati,
siano da considerare indivisibili o inscindibili, essendo ben possibile
unazione limitata solo ad alcuni soggetti autori del fatto dannoso,
rispetto ad altri, per i quali la responsabilit potrebbe essere fatta
valere con una distinta azione.
A norma dellart 1, comma 1 quater, della legge n. 20/1994, infatti, se
il fatto dannoso causato da pi persone, la Corte dei Conti, valutate
le singole responsabilit, condanna ciascuno per la parte che vi ha
preso (Corte dei Conti, Sez. I dAppello, sent. n. 1003 del 23.7.2014).
Ciascun convenuto risponde, quindi, in ogni caso, solo del danno per
lapporto causale recato.
Nel caso di specie, non ricorrendo le ipotesi innanzi dette, non si verte
in un caso di litisconsorzio necessario.
Pertanto, non sussiste alcun obbligo per il Collegio di chiamare in
giudizio soggetti diversi da quelli convenuti dalla Procura regionale
(Corte dei Conti, Sez. II dApp., sent. n. 95 del 10.3.2015).
E, peraltro, a prescindere dalla discussa compatibilit di tale istituto
con il principio di terziet e imparzialit del giudice, sancito dallart.
111, comma 2, della Costituzione, il Collegio non ravvisa neppure
lopportunit di integrare il contraddittorio, atteso che, nel caso
concreto, il corredo probatorio acquisito agli atti del giudizio consente
di valutare compiutamente lapporto dei convenuti alla causazione del
danno, anche eventualmente tenendo conto delle posizioni dei
soggetti dei quali si auspicava la chiamata in causa.
7. La prescrizione
7.1 La posizione della Procura
Secondo la Procura, il dies a quo della prescrizione decorrerebbe dal
giorno dellinvio alla Procura regionale della prima relazione
dellispettore Pugliano, avvenuto in data 16.7.2012, da ritenersi la
data in cui il doloso appropriamento (considerato che i beneficiari
degli emolumenti indebiti coincidono in gran parte con i responsabili
degli uffici che avrebbero dovuto impedire tali elargizioni) stato
disvelato ai sensi dellart. 2941 n. 8 c.c..
Per cui il danno risarcibile rispetto allazione di responsabilit della
Procura contabile dato dalla somma di 438.856,72 (pari a met
dellanno 2007, e alle annualit intere del 2008, 2009 e 2010).
Ovvero, laddove non si considerasse il doloso occultamento, deve
ritenersi come interruttiva della prescrizione la prima costituzione in
mora effettuata dal Comune di Cittadella nel marzo 2013, per cui il
danno risarcibile in questa sede, salvo la dovuta azione di recupero
dellindebito per gli anni anteriori da parte del Comune di Cittadella, va
limitato agli anni 2008, 2009 e 2010, per un totale di 385.528,93
oltre accessori..
7.2 Loccultamento doloso del danno
A termini dell'art. 1, comma 2, della L. n. 20 del 1994, come sostituito
dall'art. 3 del D.L. n. 543 del 1996, convertito nella L. n. 639 del 1996,
il diritto al risarcimento del danno si prescrive in ogni caso in cinque
anni, decorrenti dalla data in cui si verificato il fatto dannoso, ovvero,
in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua
La summenzionata disposizione normativa, nel prevedere che, in
caso di occultamento doloso del danno, la prescrizione decorre dalla
data della sua scoperta, costituisce applicazione, nello specifico
ambito della responsabilit amministrativa, della norma di cui all'art.
2941, n. 8, c.c., che prevede la sospensione del corso della
prescrizione per il debitore che abbia dolosamente occultato
l'esistenza del debito, finch il dolo non sia stato scoperto.
Nel silenzio dei lavori preparatori, la giurisprudenza ha, in genere,
ritenuto che il legislatore, con lindicata norma, abbia voluto ribadire il
principio della decorrenza del termine prescrizionale dal momento
della conoscibilit obiettiva del danno, restando salvo il principio della
conoscenza effettiva "solo" in caso di dolo (Corte dei Conti, Sez. Giur.
Veneto, sent. n. 224 del 16.12.2014).
Parte della giurisprudenza ha, poi, proceduto allampliamento del
concetto di occultamento doloso del danno facendo coincidere, nel
caso di illecito a carattere doloso, il comportamento causativo del
danno con l'occultamento doloso, affermando che, in tali casi,
l'occultamento doloso del danno deve considerarsi in re ipsa.
Invero, il doloso occultamento non coincide con la commissione
dolosa del fatto dannoso, ma richiede unulteriore condotta indirizzata
a impedire la conoscenza del fatto e che, comunque, perch di
occultamento doloso si possa parlare, occorre un comportamento
che, pur se pu comprendere la causazione del fatto dannoso, deve
tuttavia includere atti specificamente volti a prevenire il disvelamento
di un danno ancora in fieri oppure a nascondere un danno ormai
prodotto. (Corte dei Conti, Sez. III dApp., sent. n. 830 del
20.12.2012).
Alla stregua della giurisprudenza oltremodo maggioritaria, affinch sia
configurabile loccultamento doloso del danno occorre, quindi, un
comportamento volto al raggiro, callido, teso con atti commissivi al
nascondimento, di cui deve lasciar baluginare l'intenzionalit. (Corte
dei Conti, Sez. III dApp., sent. n. 830 del 20.12.2012).
Peraltro, alla luce degli esposti princpi, nella specie, non essendo
stato evidenziato e tantomeno dimostrato un comportamento degli
agenti specificamente finalizzato all'occultamento doloso del danno, la
prescrizione deve farsi decorrere dalla data di compimento degli atti
causativi del danno erariale (Corte Conti, Sez. III dAppello, sent. n.
830 del 20.12.2012 e sent. n. 474 del 14.12.2006).
Per quanto rappresentato dalla Procura, infatti, il danno sarebbe
derivato dalla indebita corresponsione di somme a titolo di
retribuzione di posizione e di risultato a dirigenti e Segretari generali,
in applicazione di due delibere della Giunta comunale e delle
redistribuzione della retribuzione di dirigenti cessati dal servizio.
Ebbene, tutto liter procedurale volto alla corresponsione delle somme
era costituito da atti pubblici, concretamente accessibili a chiunque
avesse avuto interesse e non risultano allegati, n tantomeno provati,
comportamenti volti a celare lesistenza e/o il contenuto dei predetti.
7.3 Il dies a quo della prescrizione
Escluso, per quanto detto, loccultamento doloso del danno, il dies a
quo della prescrizione va individuato nel momento in cui si verificato
il fatto dannoso.
La regola codicistica di cui allart. 2935 c.c. declinata, nel processo
amministrativo contabile, nella norma espressa dallart. 1, comma 2,
della legge 14 gennaio 1994, n. 20, come sostituito dall'art. 3, del
decreto legge 23 ottobre 1996, n. 543, convertito nella legge 20
dicembre 1996, n. 63, secondo cui, fuori dei casi di occultamento
doloso del danno, il termine di prescrizione deve essere computato
dalla data in cui si verificato il fatto dannoso.
La giurisprudenza prevalente di questa Corte, recentemente ribadita
dalle Sezioni Riunite con sentenze n. 5/2007/QM del 19 luglio 2007 e
n. 14/2011/QM, ha chiarito che non sufficiente, a dare inizio al
periodo prescrizionale, il semplice compimento di una condotta
trasgressiva degli obblighi di servizio, ma occorre anche la
verificazione delleffetto lesivo di detta condotta, in particolar modo
nelle ipotesi in cui gli elementi costitutivi del fatto dannoso, e cio
lazione/omissione e leffetto lesivo, siano temporalmente riconducibili
a periodi diversi.
Il fatto dannoso, infatti, costituito dal binomio condotta ed evento
e si perfeziona con il verificarsi di questultimo.
Per fatto dannoso deve intendersi, in generale, non il momento del
comportamento difforme dalle regole, ma quello del verificarsi
dell'eventus damni: da tale momento che l'organo inquirente
contabile pu legittimamente esercitare l'actio damni.
In particolare, la giurisprudenza consolidata di questa Corte ha
affermato che, in tema di responsabilit per erogazione di somme non
dovute, la prescrizione decorre dal momento in cui avviene il
pagamento, senza che si debba tener conto della data del fatto che
ha reso dovuta l'erogazione (Corte dei Conti, Sez. II dAppello, sent. n.
140 del 4.3.2014).
In proposito, le SS.RR. di questa Corte, gi con sentenza
n7/2000/Q.M. del 24.5.2000, pronunciandosi in ipotesi di illecito con
effetti che si protraggono nel tempo, avevano affermato che i danni si
verificano con i singoli esborsi dei corrispettivi periodici, soggetti,
ciascuno, ad un proprio termine di prescrizione quinquennale, con
decorrenza dalla data dei pagamenti stessi.
Il medesimo principio stato ribadito nella sentenza delle Sezioni
Riunite n. 5/QM del 19.7.2007, in cui ulteriormente chiarito che la
diminuzione del patrimonio dell'ente danneggiato - nel che consiste
l'evento dannoso - assume i caratteri della concretezza e della
attualit e diviene irreversibile solo con l'effettivo pagamento; ,
quindi, dal pagamento che decorre il termine di prescrizione.
La prescrizione, quindi, nel caso di specie, decorrer da ciascuno dei
pagamenti della retribuzione di posizione e di risultato ritenuti
7.4 Linterruzione della prescrizione
Il decorso della prescrizione, nel caso di specie, risulta validamente
interrotto dalla costituzione in mora inviata a tutti i convenuti dal
segretario generale del Comune di Cittadella, in data 28 marzo 2013.
Secondo consolidata giurisprudenza del giudice di legittimit e del
giudice contabile, latto di costituzione in mora non richiede formule
rituali o sacramentali.
La Cassazione ha statuito che la costituzione in mora, di cui allart.
1219 c.c., idonea ad integrare latto interruttivo della prescrizione, ai
sensi dellart. 2943, ultimo comma, c.c., deve presentare un elemento
soggettivo, costituito dalla chiara indicazione del soggetto obbligato, e
un elemento oggettivo, consistente nellesplicazione scritta di una
pretesa, intimazione o richiesta di adempimento idonea a manifestare
linequivocabile volont del titolare del credito di far valere il proprio
diritto nei confronti del soggetto indicato, con leffetto sostanziale di
costituirlo in mora.
Ancor pi di recente la Cassazione (ord. n. 14230 del 5 giugno 2013)
ha affermato che, al fine dellefficacia interruttiva della prescrizione,
sufficiente che il creditore manifesti e porti a conoscenza legale del
suo debitore, mediante atto scritto, la volont di ottenere il
soddisfacimento del suo diritto.
Nella specie, latto di costituzione in mora rivolto ai destinatari, a
conseguenza della verifica amministrativo contabile svolta dai
Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica; sono richiamati gli articoli del
codice civile che regolano la costituzione in mora (artt. 1219 e 2043
c.c.); vi rappresentato che latto finalizzato alla costituzione in
mora per il danno derivato dalle indebite attribuzioni stipendiali ed in
particolare, da indebite retribuzioni di posizione e di risultato conferite
a dirigenti e segretari generali, per effetto dei Contratti Decentrati
Integrativi approvati con le deliberazioni di Giunta Comunale n. 330
del 30 luglio 2003 e n. 483 del 29 dicembre 2006..
Il fatto che dallatto di costituzione in mora non possa desumersi
lesatta quantificazione del danno, circostanza irrilevante, poich la
costituzione in mora si riferisce alla richiesta di un risarcimento di un
danno che, per le sue caratteristiche, non pu che essere
determinato, nel suo ammontare, dalla Corte dei conti in esito al
giudizio di responsabilit (Corte dei Conti, Sez. I dAppello, sent. n.
291 del 24.2.2014).
prescrizione, vanno considerati separatamente i pagamenti effettuati
in applicazione della prima delibera della Giunta (n. 330 del 30 luglio
2003), dai pagamenti effettuati in applicazione della seconda delibera
(n. 483 del 29 dicembre 2006).
Infatti, lapprovazione della seconda delibera, attuativa del nuovo
contratto collettivo integrativo, per un verso, interrompe ogni nesso
causale tra le condotte dei convenuti responsabili del danno derivato
dai pagamenti effettuati in applicazione della prima delibera e, per
altro verso, fonda autonomamente il danno derivato dai pagamenti
successivi alla sua approvazione.
Quindi, nel caso di specie, con riferimento al danno derivato dai
pagamenti effettuati in applicazione della delibera della Giunta
Comunale n. 330 del 30 luglio 2003, la prescrizione iniziata a
decorrere da ciascuno dei pagamenti delle retribuzioni di posizione e
di risultato in favore dei dirigenti e del segretario generale pro-tempore
stata validamente interrotta solo il 28 marzo 2013.
Pertanto, considerato che lultimo pagamento riferibile a detta delibera
stato effettuato nel 2006, il danno risulta interamente prescritto,
poich realizzatosi tutto ben oltre il termine quinquennale.
Con riferimento, poi, al danno derivato dai pagamenti effettuati in
applicazione della delibera della Giunta Comunale n. 483 del 29
dicembre 2006, la prescrizione, iniziata a decorrere da ciascuno dei
pagamenti delle retribuzioni di posizione e di risultato in favore dei
dirigenti e del segretario generale pro-tempore, stata validamente
interrotta il 28 marzo 2013 e, pertanto, risulta prescritto il danno per le
somme corrisposte anteriormente al 28 marzo 2008.
Andr, pertanto, considerato, ai fini delle valutazioni di merito del
Collegio, solo il periodo dal 28 marzo 2008 alla fine del 2010.
Non risultano, altres, prescritti i pagamenti di retribuzione accessoria
derivati dalle determine dirigenziali n. 111 del 21.4.2008 e n. 204 del
2008, con le quali stata disposta la redistribuzione della retribuzione
di posizione di un dirigente cessato dal servizio.
7.6 La posizione del Collegio dei revisori in carica dal 6.10.2003
al 24.9.2006.
Nico Prai, Claudio Dalla Valle e Claudio Sgarbossa, componenti del
Collegio dei revisori in carica dal 2003 al 2006, sono stati convenuti in
giudizio dalla Procura perch ritenuti responsabili, a titolo di colpa
grave, della prima posta di danno di 106.655,59, nella misura del
30%, in quote uguali tra loro, ed in subordine, sempre nella misura del
30%, ma in via sussidiaria.
Considerato che la Procura ha imputato ad essi solo il mancato
controllo sulla delibera della Giunta n. 330 del 2003 e, pertanto, solo il
danno derivato dai pagamenti delle retribuzioni di posizione e di
risultato avvenuti in applicazione della stessa, lazione nei loro
confronti risulta prescritta.
I convenuti Nico Prai, Claudio Dalla Valle e Claudio Sgarbossa vanno,
quindi, prosciolti per intervenuta prescrizione.
8. Merito
8.1 Il quadro normativo
Come gi detto, la valutazione del merito deve essere limitata al
danno contestato dalla Procura per il periodo dal 28 marzo 2008 alla
fine del 2010, poich, per gli anni precedenti, risulta maturata la
prescrizione e, per gli anni successivi, la domanda proposta per la
prima volta in udienza inammissibile.
Lart. 24, comma 1, del D.Lgs. n. 165 del 30.3.2001, espressamente
applicabile anche ai Comuni in virt dellart. 1, comma 2, dello stesso
decreto, nel testo vigente al momento dei fatti di causa, disponeva
che La retribuzione del personale con qualifica di dirigente
determinata dai contratti collettivi per le aree dirigenziali, prevedendo
che il trattamento economico accessorio sia correlato alle funzioni
attribuite e alle connesse responsabilit. La graduazione delle funzioni
e delle responsabilit ai fini del trattamento accessorio definita, ai
sensi dellart. 4, () con provvedimenti dei rispettivi organi di governo
per le altre amministrazioni o enti, ()..
Il C.C.N.L. del personale dirigente del comparto Regioni e Autonomie
locali, relativo al quadriennio normativo 2006 2009, disciplinava la
retribuzione accessoria dei dirigenti dei Comuni, al Capo II, articoli 16
In particolare, lart. 16, recante norme sugli Incrementi delle risorse
per la retribuzione di posizione e di risultato, disponeva che: 1. Il
valore economico della retribuzione di tutte le posizioni dirigenziali
ricoperte alla data dell'1.1.2007, nell'importo annuo per tredici
mensilit, determinato secondo la disciplina dell'art. 27 del CCNL del
23.12.1999, incrementato di un importo annuo lordo, comprensivo
del rateo di tredicesima mensilit, pari a 478,40.
Conseguentemente, le risorse destinate al finanziamento della
retribuzione di posizione e di risultato, di cui alIart. 26 del CCNL del
23.12.1999,
incrementate,
corrispondente agli incrementi di retribuzione riconosciuti a ciascuna
funzione dirigenziale.
2. Gli enti, nel limite delle risorse complessivamente destinate al
finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato, a decorrere
dall1.1.2007, possono adeguare il valore della retribuzione delle
posizioni dirigenziali non ricoperte alla medesima data, tenendo conto
degli incrementi risultanti dallapplicazione del comma 1.
3. A decorrere dal 31.12.2007, i valori minimi e massimi della
retribuzione di posizione di cui all'art. 27, comma 2, del CCNL del
23.12.1999, come modificati dall'art. 4, comma 3, del CCNL del
14.5.2007, sono conseguentemente rideterminati nel valore minimo di
10.922,17 e nel valore massimo di 44.491,87; resta in ogni caso
ferma la disciplina prevista dall'art. 27, comma 5, del citato CCNL del
23.12.1999, come modificato dall'art. 24 del CCNL del 22.2.2006.
4. Le risorse destinate al finanziamento della retribuzione di posizione
e di risultato della dirigenza, di cui allart. 26 del CCNL del 23.12.1999,
sono altres incrementate negli importi ed alle scadenze di seguito
con decorrenza dall'1.1.2007, nella misura dell' 1,39% del monte
salari relativo alla dirigenza per l'anno 2005;
con decorrenza dal 31.12.2007, nella misura delI'1,78% del monte
salari relativo alla dirigenza per l'anno 2005, che comprende ed
assorbe il precedente incremento.
5. Le risorse di cui al comma 4 sono finalizzate esclusivamente al
finanziamento della retribuzione di risultato dei dirigenti per gli anni
2007 e 2008, nel rispetto dei criteri di determinazione e di erogazione
di tale voce retributiva applicati presso ciascun Ente nei suddetti anni.
Gli incrementi sono corrisposti sulla base delle risultanze della
valutazione delle prestazioni e dei risultati di gestione dei dirigenti
relativa al medesimi anni 2007 e 2008..
Lart. 17, recante Ulteriori incrementi delle risorse per la retribuzione
di posizione e di risultato per gli Enti Locali, disponeva che: 1. Gli
Enti Locali possono integrare, in aggiunta alle disponibilit derivanti
dall'applicazione dell'art. 16, le risorse destinate al finanziamento della
retribuzione di posizione e di risultato della dirigenza, di cui alI'art.26
del CCNL del 23.12.1999, qualora siano in possesso dei seguenti
a) effettiva adozione di adeguati sistemi di valutazione delle
prestazioni e dei risultati dei dirigenti, secondo le previsioni delI'art.14
del CCNL del 23.12.1999;
b) rispetto del patto di stabilit per il triennio 2005-2007;
c) rispetto dei vincoli di contenimento della spesa per il personale
previsti dalla vigente legislazione;
d) raggiungimento, sulla base di espressa certificazione dei servizi di
controllo interno, di una percentuale non inferiore al 70% degli obiettivi
annuali stabiliti nel PEG;
e) osservanza degli indicatori di capacit finanziaria sotto indicati.
2. A decorrere dal 31.12.2007 e a valere per il solo anno 2008, in
aggiunta alle disponibilit derivanti dall'applicazione dell'art. 16, i
Comuni e le Province possono incrementare le risorse di cui all'art. 26
del CCNL del 23.12.1999 fino ad un massimo dell'1% del monte salari
del 2005 relativo alla dirigenza, qualora il rapporto tra il numero di
posizioni dirigenziali previste dal proprio ordinamento coperte ed il
personale in servizio alla data del 31 dicembre 2007 sia non superiore
ai seguenti valori:
a) per i Comuni
da 10.000 a 59.999 abitanti 1/35
da 60.000 a 249.000 abitanti 1140
oltre 249.000 abitanti 1/50
3. A decorrere dal 31.12.2007 e a valere per il solo anno 2008, i
Comuni e le Province, in aggiunta all'aumento di cui al comma 2,
possono incrementare le risorse di cui all'art. 26 del CCNL del
23.12.1999 fino ad un massimo dello 0,5% del monte salari 2005
relativo alla dirigenza, qualora sia stato rispettato patto di stabilit
interno anche per l'anno 2008 ed il rapporto tra il numero di posizioni
dirigenziali coperte ed il personale in servizio alla data del 31.12. 2007
sia non superiore ai seguenti valori per classe demografica:
da 10.000 a 59.999 abitanti 1/43;
da 60.000 a 249.000 abitanti 1/53;
oltre 249.000 abitanti 1/63.
4. In sostituzione dei parametri di cui al comma 2, fermo restando il
rispetto dei requisiti di cui al comma 1, lett. a), b), c) e d), i Comuni e
le Province, a decorrere dal 31.12.2007 ed a valere per il solo anno
2008, in aggiunta alle disponibilit derivanti dall'applicazione dell'art.
16, possono incrementare le risorse destinate al finanziamento della
retribuzione di posizione e di risultato della dirigenza, di cui all' art. 26
del CCNL del 23.12.1999, fino ad un massimo dell'1% del monte
salari del 2005 relativo alla dirigenza, qualora il rapporto tra spesa del
personale ed entrate correnti sia non superiore ai seguenti valori:
a) 30% per i Comuni;
b) 26%, per le Province.
5. In sostituzione dei parametri di cui al comma 3, i Comuni e le
Province, a decorrere dal 31.12.2007 ed a valere per il solo anno
2008, in aggiunta all'aumento di cui al comma 4, possono
incrementare le risorse destinate al finanziamento della retribuzione di
posizione e di risultato della dirigenza, di cui all' art. 26 del CCNL del
23.12.1999, fino ad un massimo dello 0,5% del monte salari del 2005
relativo alla dirigenza, qualora sia stato rispettato il patto di stabilit
interno anche per l'anno 2008 ed il rapporto tra spesa del personale
ed entrate correnti sia non superiore ai seguenti valori:
a) 23% per i Comuni;
b) 18% per le Province.
6. A decorrere dal 31.12.2007 e a valere per il solo anno 2008, in
D.Lgs. n. 267 del 2000, che abbiano rispettato il patto di stabilit
interno per il triennio 2005-2007 nonch i vincoli di contenimento della
spesa per il personale previsti dalla vigente legislazione, possono
incrementare le risorse di cui all'art. 26 del CCNL del 23.12.1999 fino
all'1% del monte salari del 2005 relativo alla dirigenza, qualora il
rapporto tra il numero di posizioni dirigenziali previste dal proprio
ordinamento coperte ed il personale in servizio alla data del 31
dicembre 2007 sia pari o inferiore a 1/55 .
7. L'importo percentuale di cui al comma 6 elevabile fino ad un
massimo dell'1,5%, qualora, oltre al rispetto delle condizioni e dei
parametri ivi indicati, gli enti abbiano rispettato il patto di stabilit
interno anche per l'anno 2008.
10. Le risorse derivanti dall'applicazione dei precedenti commi sono
finalizzate esclusivamente al finanziamento della retribuzione di
risultato dei dirigenti per il 2008, nel rispetto dei criteri di
determinazione e di erogazione di tale voce retributiva applicati
presso ciascun Ente nel suddetto anno. Gli incrementi sono
corrisposti sulla base delle risultanze della valutazione delle
prestazioni e dei risultati di gestione dei dirigenti relativa al medesimo
anno 2008..
Lart. 26 del C.C.N.L. del 1999, richiamato dalle predette disposizioni,
prevede che: 1. A decorrere dallanno 1999, per il finanziamento della
retribuzione di posizione e della retribuzione di risultato sono utilizzate
le seguenti risorse:
a) limporto complessivamente destinato al finanziamento del
trattamento di posizione e di risultato di tutte le funzioni dirigenziali per
lanno 1998, secondo la disciplina del CCNL del 10.4.1996 e del
CCNL del 27.2.1997;
b) le somme derivanti dalla attuazione dellart. 43 della legge
449/1997;
c) i risparmi derivanti dalla applicazione della disciplina dellart. 2,
comma 3, del D. Lgs. n. 29/1993;
d) un importo pari al 1,25% del monte salari della dirigenza per lanno
1997 a decorrere dal 31.12.1999 ed a valere per lanno 2000,
corrispondente allincremento, in misura pari ai tassi programmati di
inflazione, del trattamento economico della dirigenza, eccedente
quello tabellare e la indennit integrativa speciale.
e) le risorse che specifiche disposizioni di legge finalizzano alla
incentivazione della dirigenza, quali quelle di cui allart. 37 del
presente CCNL e allart. 18 della L. 109/94 e successive modificazioni
f) le somme connesse al trattamento incentivante del personale
dirigenziale trasferito agli enti del comparto a seguito della attuazione
dei processi di decentramento e delega di funzioni;
g) limporto annuo della retribuzione individuale di anzianit nonch
quello del maturato economico di cui allart.35, comma 1, lett. b del
CCNL del 10.4.1996 dei dirigenti comunque cessati dal servizio a far
data dal 1.1.1998; tali risorse sono destinate alle finalit di cui allart.
i) le risorse derivanti dallapplicazione della disciplina dellart. 32;
2. Ove nel bilancio sussista la relativa capacit di spesa, gli enti
verificano la possibilit di integrare, dallanno 1999, le risorse
economiche di cui al comma 1, sino ad un importo massimo dell1,2%
del monte salari della dirigenza per lanno 1997. Tale disciplina non
trova applicazione nei confronti degli enti locali in situazione di
dissesto o di deficit strutturale, per i quali non sia intervenuta ai sensi
di legge lapprovazione dellipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato.
3. In caso di attivazione di nuovi servizi o di processi di
riorganizzazione finalizzati allaccrescimento dei livelli qualitativi e
quantitativi dei servizi esistenti, ai quali sia correlato un ampliamento
delle competenze con incremento del grado di responsabilit e di
capacit gestionale della dirigenza ovvero un incremento stabile delle
relative dotazioni organiche, gli enti, nellambito della programmazione
annuale e triennale dei fabbisogni di cui allart. 39, comma 1, della
legge 449/1998, valutano anche lentit delle risorse necessarie per
sostenere i maggiori oneri derivanti dalla rimodulazione e nuova
graduazione delle funzioni dirigenziali direttamente coinvolte nelle
nuove attivit e ne individuano la relativa copertura nellambito delle
capacit di bilancio con conseguente adeguamento delle disponibilit
del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato. Analoga
disciplina si applica agli enti, anche di nuova istituzione, che
istituiscano per la prima volta posti di qualifica dirigenziale nella
4. A decorrere dal 31.12.1999, le risorse finanziarie destinate al
finanziamento della retribuzione di posizione e della retribuzione di
risultato della dirigenza possono essere integrate dagli enti nellambito
delle effettive disponibilit di bilancio. Possono avvalersi di tale facolt
gli enti che certifichino di essere in possesso dei requisiti, desunti dal
bilancio, individuati in una apposita intesa che le parti del presente
CCNL si impegnano a stipulare entro il 30.4.2000; a tal fine lARAN
convoca le organizzazioni sindacali firmatarie del presente contratto
entro il mese successivo alla data della sua stipulazione.
predetta intesa sar incluso un indice basato sul rapporto tra spesa
per il personale con qualifica dirigenziale rispetto alla spesa per il
5. Gli enti possono integrare le risorse di cui al comma 1 con una
quota non superiore al 6% del minore importo del finanziamento a
carico del pertinente capitolo di bilancio, derivante, a parit di funzioni
e fatti salvi gli incrementi contrattuali, dalla riduzione stabile di posti di
organico della qualifica dirigenziale.
6. La verifica della sussistenza delle condizioni per lapplicazione dei
commi 3, 4 e 5 oggetto di contrattazione decentrata integrativa ai
sensi dellart. 4.
8.2 La sussistenza del danno
Con la delibera n. 63 del 23 febbraio 2006, la Giunta del Comune di
Cittadella: PREMESSO che in data 22.2.2006 stato stipulato il
nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro dellarea della dirigenza
del comparto delle Regioni e delle Autonomie locali per il biennio
economico 2002-2005 prevedendo una serie di adeguamenti
automatici della retribuzione tabellare, nonch della retribuzione di
posizione; VERIFICATA la particolare complessit della struttura
dellEnte, soprattutto in riferimento a quanto disposto dallart. 27, c.5,
C.C.N.L. del 23.12.1999 (); VISTO lart. 88 del D.lgs. 267/2000;
VISTO il contratto decentrato dirigenti a tempo indeterminato del
Comune di Cittadella siglato il 20.7.2002 e valido per il periodo
1.1.2003 -31.12.2006; VISTO lart. 16 del D.Lgs. n. 165/2001; VISTO
il vigente regolamento di ordinamento degli uffici e servizi deliberava
1) di dare idonea applicazione al C.C.N.L. 22.2.2006; 2) () 3) di
dare atto che il Comune presenta una struttura organizzativa
complessa, ai sensi del c. 5 art. 27 C.C.N.L. 23.12.1999; 4) di
demandare al Direttore Generale la formalizzazione dei relativi
impegni di spesa nonch la corresponsione degli emolumenti..
Con la successiva delibera n. 483 del 29.12.2006, la Giunta, Vista
lipotesi di contratto collettivo decentrato - Area della Dirigenza del
Comune di Cittadella per il quadriennio 2007 2010 e coinvolgente i
n. 4 (quattro) dirigenti a tempo determinato; Visto il verbale relativo
alla concertazione inerente largomento di cui trattasi; Ritenuto,
pertanto, di approvare lipotesi di contratto collettivo decentrato sopra
autorizzandone
applicazione; Visti gli articoli 4 e 5 del C.C.N.L. area dirigenza del
23.12.1999; Vista la D.G.C. n. 63 del 23.2.2006 relativa allentrata in
vigore del contratto relativo al personale con qualifica di dirigente
firmato il 22.2.2006; deliberava 1) di approvare il contratto collettivo
decentrato integrativo del personale con qualifica dirigenziale in
allegato al presente provvedimento di cui costituisce parte integrante
e sostanziale; 2) di autorizzare la sottoscrizione e la conseguente
applicazione del C.C.N.L. sopra citato; 3) di dare atto che la spesa
trova imputazione negli appositi capitoli di bilancio che presentano la
necessaria disponibilit; 4) di trasmettere il presente provvedimento
alle OO.SS. in ossequio allart. 4 comma 4^ del C.C.N.L.
23/12/1999..
Secondo la Procura, risulterebbe foriera di danno la previsione
dellart. 7 del C.C.D.I.L., approvato dalla Giunta con la delibera n. 483
del 2006 recante Criteri generali per la distribuzione delle risorse
finanziarie destinate alla retribuzione di posizione e a quella di
risultato, secondo cui Viste le disponibilit finanziarie dellente, le
parti convengono quanto segue: A decorrere dall1 gennaio 2007, la
retribuzione di posizione delle funzioni dirigenziali viene determinata
nei seguenti importi su base annua: (omissis). Il fondo per la
retribuzione di risultato dellanno 2007, determinato nellimporto di
27.913,00 verr corrisposto alle figure dirigenziali previa valutazione
del nucleo di valutazione o del Direttore Generale (nel caso di
inesistenza del nucleo). A decorrere dal 1 gennaio dellanno 2008 e
per ogni anno di validit del presente accordo verr riconosciuto un
incremento del 3% della retribuzione di posizione di posizione
individuale in godimento nellanno precedente, nonch del monte
complessivo della retribuzione di risultato dellanno precedente..
disponibilit finanziarie dell'ente, secondo la Procura, costituirebbe
danno erariale, poich autorizzato senza alcun riferimento alle
valutazioni richieste, con riguardo a questo specifico contratto, dallart.
27 del CCNL 23.12.1999, in base al quale: Gli enti determinano i
valori economici della retribuzione di posizione delle funzioni
dirigenziali previste dai rispettivi ordinamenti, tenendo conto di
parametri connessi alla collocazione nella struttura, alla complessit
organizzativa, alle responsabilit gestionali interne..
Lerronea quantificazione della retribuzione accessoria per i dirigenti
avrebbe poi inciso sulla correttezza della determinazione accessoria
del segretario generale, determinata, in applicazione dellart. 41 del
16.5.2001,
galleggiamento).
Secondo quanto affermato dal Comune di Cittadella in sede di
deduzioni ai rilievi dellispettore del S.I.F.I.P. ed anche sostenuto dalla
difesa dei convenuti, la qualificazione dellEnte come struttura
organizzativa complessa avrebbe esonerato il Comune dal rispetto
dei limiti di cui allart. 27, comma 2, del C.C.N.L. 1999 e avrebbe
legittimato, pertanto, anche gli incrementi automatici del 3% annuo
previsti dallart. 7 del C.C.N.L.I. per il 2007-2010.
Ebbene, la delibera della Giunta che classifica il Comune come
struttura organizzativa complessa completamente immotivata e,
pertanto, non idonea a giustificare lo sforamento dei comuni vincoli
di stanziamento per la retribuzione accessoria dei dirigenti (Corte dei
Conte, Sez. Giur. Toscana, sent. n. 235 del 22.12.2014).
E certamente vero che la qualificazione del Comune come struttura
complessa rientra nel potere discrezionale degli organi dellEnte e
tuttavia, la Corte di Cassazione (cfr., ex multis SS.UU. n. 14488 del
2003) ha avuto modo di chiarire che, se indubitabile che lesercizio,
in concreto, del potere discrezionale dei pubblici amministratori
costituisce espressione di una sfera di autonomia che il legislatore ha
inteso salvaguardare dal sindacato della Corte dei Conti, il limite in
questione va posto in correlazione con lart. 1, comma 1, della legge
n. 241 del 1990, il quale stabilisce, in via generale, che lesercizio
dellattivit amministrativa deve ispirarsi a criteri di economicit ed
Ne deriva che la verifica della legittimit dellattivit amministrativa
non pu prescindere dalla valutazione del rapporto tra gli obiettivi
conseguiti e i costi sostenuti, ed il magistrato contabile ha, comunque,
il potere dovere di verificare la ragionevolezza dei mezzi impiegati in
relazione agli obiettivi perseguiti, dal momento che anche tale verifica
fondata su valutazioni di legittimit e non di mera opportunit (Corte
dei Conti, II Sez. dApp., sent. n. 367 del 24 settembre 2010).
Analogamente, la sentenza n. 570 del 20 settembre 2010 della III
Sez. dAppello ha statuito che la cognizione della Corte dei Conti
riguarda, in linea di massima, anche le scelte discrezionali
dellAmministrazione, per verificare se esse siano coerenti con i
principi di imparzialit e buon andamento dellazione amministrativa,
ovvero comportino ladozione di scelte arbitrarie e diseconomiche: il
magistrato contabile, con giudizio ex ante, pu verificare se la scelta
operata corrisponda a criteri di logica e ragionevolezza.
La costante giurisprudenza della Corte dei Conti (Sez. Giur. Toscana,
sent. n. 363 del 3 ottobre 2011 e sent. n. 235 del 22.12.2014) ha
avuto modo di statuire, in ordine alla preclusione di cui allart. 1 della
legge n. 20/1994 (insindacabilit nel merito delle scelte discrezionali),
che, se da una parte il giudice contabile non pu sostituire le proprie
valutazioni alle scelte di merito fatte dagli organi della Pubblica
amministrazione, daltra parte, la legge non ha precluso la verifica
delle modalit con cui il potere discrezionale viene esercitato.
Pertanto, il giudice contabile pu e deve verificare in concreto se
lesercizio del potere discrezionale avvenuto o meno nel rispetto dei
limiti dellordinamento giuridico (quali la razionalit, la logicit delle
scelte, il risultato di economicit e buona amministrazione, la
congruit e proporzionalit tra mezzo e fine).
reiteratamente affermato che il limite dellinsindacabilit va posto in
correlazione con lart. 1, comma 1, della legge n. 241/1990, il quale
stabilisce che lesercizio dellattivit amministrativa deve ispirarsi ai
specificazione del principio sancito dallart. 97, comma 1, della
Costituzione e che hanno acquistato dignit normativa, assumendo
rilevanza sul piano della legittimit dellazione amministrativa.
La verifica della legittimit dellattivit amministrativa non pu
prescindere dalla valutazione del rapporto tra gli obiettivi conseguiti e
costi sostenuti e la violazione di tali criteri pu assumere rilievo anche
nel giudizio di responsabilit, dal momento che lantigiuridicit dellatto
amministrativo costituisce un presupposto necessario (anche se non
sufficiente) della colpevolezza di chi lo ha posto in essere (Cass.
SS.UU. n. 14488/2003, n. 7024/2006 e n. 8096/2007).
Ne deriva che la Corte dei Conti pu verificare la ragionevolezza dei
mezzi impiegati in relazione agli obiettivi perseguiti, dal momento che
anche tale verifica fondata su valutazioni di legittimit e non di mera
opportunit (Cass. SS.UU. n. 18757 del 2008).
In sostanza linsindacabilit nel merito delle scelte discrezionali
operate dalla P.A., ai sensi dellart. 1, comma 1, della legge 14
gennaio 1994, n. 20, non priva la Corte dei Conti, in sede di giudizio di
responsabilit amministrativa, del potere di controllare la conformit a
legge dellattivit amministrativa in relazione ai fini imposti, in via
generale o in modo specifico dal legislatore (Cass. SS.UU. n. 80972
del 2007).
Ed una volta accertata tale conformit ovvero non estraneit ai
suddetti fini, il Giudice contabile non pu estendere il proprio
sindacato alla concreta e specifica articolazione della scelta
dellAmministratore pubblico (Cass. SS.UU. 2 aprile 2007 n. 8097).
Questo perch ci che insindacabile soltanto la scelta tra pi
opzioni che siano tutte lecite, legittime, razionali e congrue, con
indifferenza per il Giudice di quella adottata, essendo esse equivalenti
sotto i profili citati (Corte dei Conti, III Sez. dApp., sent. n. 750 del 2
novembre 2010).
In siffatto modo, la giurisprudenza contabile ha affermato che il limite
allingerenza
amministrazione, costituito dal principio di ragionevolezza che
riassume in s quelli delleconomicit e del buon andamento,
Da ultimo, il Giudice di legittimit (Cass. n. 4283/2013) ha ribadito e
consolidato il principio di diritto secondo il quale linsindacabilit nel
merito delle scelte discrezionali compiute dai soggetti sottoposti alla
giurisdizione della Corte dei Conti non comporta che esse siano
sottratte al sindacato giurisdizionale di conformit alla legge formale e
sostanziale che regola lattivit e lorganizzazione amministrativa.
Anche le Sezioni dAppello della Corte dei Conti hanno ribadito, di
recente, i suddetti orientamenti sulla cd. insindacabilit delle scelte
discrezionali.
In particolare, la I Sezione dAppello (sent. n. 806 del 4 giugno 2014)
ha precisato che la cognizione della Corte dei Conti riguarda, in linea
di massima, anche le scelte discrezionali dellAmministrazione, al fine
di verificare se esse siano coerenti con i principi di imparzialit e buon
andamento dellazione amministrativa o, invece, abbiano comportato
ladozione di scelte arbitrarie e diseconomiche, ben potendo
sindacare gli atti amministrativi, senza che sia di ostacolo il divieto
riguardante il merito delle scelte discrezionali, giudicando con giudizio
ex ante se la scelta operata corrisponda di per s a criteri generali di
logica e ragionevolezza. (In questo senso, si veda anche Corte dei
Conti, II Sez. Giur. dAppello n. 627 del 29 ottobre 2014 ).
Il giudice contabile, quindi, non pu censurare, nel giudizio di
responsabilit amministrativa, lopzione discrezionale scaturente da
un giudizio di opportunit, ma pu ben conoscere della non conformit
del comportamento con i principi del buon andamento dellazione
amministrativa, di economicit, efficacia ed efficienza della stessa, sul
rispetto dei quali la Corte abilitata ad esprimersi (Corte dei Conti, III
Sez.dApp., sent. n. 786 dell11 dicembre 2013).
Concludendo, con riferimento al caso di specie, va rilevato che la
delibera con la quale la Giunta ha attribuito al Comune di Cittadella la
qualifica di struttura organizzativa complessa sindacabile da questa
successiva delibera relativa sostanzialmente alla attribuzione di
retribuzione accessoria ai dirigenti e al segretario generale,
determinante per il Comune un esborso maggiore rispetto a quello
ragionevolezza e della economicit della decisione della Giunta.
Ebbene, senza che lapprezzamento di questa Corte possa sostituirsi
a quello dellOrgano comunale competente, va tuttavia rilevato che il
provvedimento suddetto, citando nelle premesse lart. 27, comma 5,
del C.C.N.L., se per un verso chiariva lobiettivo cui tendeva, che era
quello appunto di consentire una deroga ai limiti massimi previsti dal
Contratto collettivo per la retribuzione accessoria, per altro verso,
risultava totalmente immotivato.
Nella delibera, non sono, infatti, compiutamente espresse, ma
neppure accennate, le caratteristiche proprie del Comune, che
organizzativa complessa.
La totale assenza di motivazione non pu essere sostituita
dallapprezzamento postumo del Collegio in ordine alla effettiva
sussistenza delle ragioni giustificative della predetta qualificazione
(Corte dei Conti, Sez. Giur. Veneto, sent. n. 126 del 15.3.2011).
Di conseguenza, resta ingiustificata anche la deroga ai limiti
quantitativi imposti dal C.C.N.L. alla retribuzione accessoria dei
dirigenti e del segretario generale.
Analoghe considerazioni devono essere fatte con riguardo alla
applicabilit, paventata da alcuni convenuti, dellart. 26, comma 3, del
CCNL 1999, a giustificazione delle predette deroghe ai limiti
quantitativi per i fondi della retribuzione accessoria.
Lart. 26, comma 3, prevede che, in caso di attivazione di nuovi servizi
o di processi di riorganizzazione finalizzati allaccrescimento dei livelli
qualitativi e quantitativi dei servizi esistenti, ai quali sia correlato un
ampliamento delle competenze con incremento del grado di
responsabilit e di capacit gestionale della dirigenza, gli enti,
nellambito della programmazione annuale e triennale dei fabbisogni
di cui allart. 39, comma 1, della legge 449/1998, valutino anche
lentit delle risorse necessarie per sostenere i maggiori oneri
derivanti dalla rimodulazione e nuova graduazione delle funzioni
dirigenziali direttamente coinvolte nelle nuove attivit e ne individuino
la relativa copertura nellambito delle capacit di bilancio con
conseguente adeguamento delle disponibilit del fondo per la
retribuzione di posizione e di risultato.
La corretta applicazione delle previsioni del citato art. 26, comma 3,
per limplementazione, a dotazione organica invariata, delle risorse
destinate al finanziamento della retribuzione di posizione dei dirigenti,
richiede la effettiva attivazione di nuovi servizi o di processi di
riorganizzazione finalizzati ad un reale e verificabile accrescimento dei
livelli qualitativi e quantitativi dei servizi esistenti, ai quali sia correlato,
evidentemente, un ampliamento delle competenze con incremento del
grado di responsabilit e di capacit gestionale della dirigenza rispetto
allo standard preesistente.
Nel caso di specie, allepoca dei fatti, nelle delibere relative alla
determinazione delle retribuzioni accessorie, non stato evidenziato
nessuno dei presupposti indicati dalla disposizione citata, n altres
risulta essere stata mai effettuata una verifica e valutazione di detti
Presupposti, la cui sussistenza, in sede di giudizio di responsabilit,
non compete al Collegio verificare ora per allora.
Costituiscono, pertanto, danno erariale le retribuzioni accessorie dei
dirigenti e del segretario comunale esorbitanti il limite ordinario
Le considerazioni innanzi esposte inducono, poi, a ritenere fondata
anche la tesi della Procura, secondo cui la retribuzione di posizione
sarebbe stata attribuita in assenza di una oggettiva e riscontrabile
parametrazione delle responsabilit (pag. 14 e pag. 15 dellatto di
Infatti, se vero che detta retribuzione era diversa per ciascuno dei
differenziazione in relazione alle effettive funzioni attribuite ai dirigenti.
Egualmente ingiustificata ed illegittima anche la previsione
dellaumento del 3% annuo della retribuzione di posizione individuale
e del monte complessivo della retribuzione di risultato, prevista
dallart. 7 del CCNLI per il 2007-2010.
Come innanzi esposto, il predetto CCNLI, allart. 6, sia pure
prescindendo da una qualsivoglia motivazione, parametrava la
retribuzione di posizione alle diverse funzioni dirigenziali, in relazione
ai settori di assegnazione.
Tuttavia, il successivo aumento del 3% annuo veniva attribuito in
modo generalizzato a tutti i dirigenti, a prescindere da qualsivoglia
valutazione sulle funzioni attribuite, nonch sul conseguente grado di
il grado di responsabilit e sui risultati conseguiti.
A prescindere dalla diponibilit delle risorse, laumento automatico
delle retribuzioni di posizione e di risultato assolutamente contrario
alla logica di tutte le previsioni normative in materia di retribuzione
accessoria e, ponendosi contra legem, al di fuori della disponibilit
contrattualistica integrativa delle parti.
Lart. 24 del D.Lgs. n. 165 del 2001 pone quale principio generale che
il trattamento economico accessorio dei dirigenti sia correlato alle
funzioni attribuite e alle connesse responsabilit.
Gli organi di governo di ciascuna Amministrazione definiscono gli
obiettivi ed i programmi da attuare ed in particolare, individuano le
risorse umane, materiali ed economico finanziarie da destinare alle
diverse finalit e la loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale
(art. 4 del D. Lgs. n. 165 del 2001).
La retribuzione di posizione proporzionata alla funzione assegnata
al dirigente; la retribuzione di risultato - che, insieme con la
retribuzione di posizione forma il trattamento economico accessorio
del personale - strutturata come forma di incentivazione della
produttivit ed perci collegata alla presenza di condizioni
particolarmente stringenti, tra cui, la previa specifica definizione degli
obiettivi ed il conseguimento dei risultati predeterminati (Sez. Giur.
Basilicata, sent. n. 30 del 25.5.2015; Sez. Giur. Campania, sent. n.
280 del 19.3.2015; Sez. II dAppello n. 387 del 2014).
retribuzione accessoria, prescindendo da una qualsivoglia valutazione
delle funzioni dirigenziali attribuite e dalla definizione nonch dal
raggiungimento degli obiettivi, viola tutta la predetta normativa di
principio, oltre che le specifiche disposizioni del C.C.N.L. di
riferimento, che, nel disciplinare puntualmente i limiti e le modalit di
aumento della retribuzione accessoria, escludono logicamente e
necessariamente aumenti forfettari e indiscriminati.
Pertanto, risulta foriera di danno erariale anche la previsione di cui
allart. 7 del CCNLI 2007-2010, secondo cui, a decorrere dallanno
2008 e per ogni anno di validit dellaccordo, vi sarebbe stato
lincremento automatico del 3% della retribuzione di posizione
individuale e del monte complessivo della retribuzione di risultato
dellanno precedente, per i dirigenti e, conseguentemente per il
Secondo la Procura, un ulteriore danno erariale sarebbe derivato, poi,
dalla ripartizione tra i dirigenti ancora in servizio della retribuzione di
posizione di due dirigenti cessati.
Con la delibera dirigenziale n. 111 del 2008 veniva ripartita la
retribuzione accessoria del dirigente Stocco (3 settore), posto in
comando a decorrere dal 16.4.2007, con delibera della Giunta
comunale n. 134 del 2007.
Mentre, con delibera della Giunta comunale n. 125 del 2012 e con
delibera dirigenziale n. 180 del 2012, veniva ripartita la retribuzione
accessoria del dirigente Bardella (1 settore), posto in congedo a
decorrere dal 31.12.2010, con delibera della Giunta comunale n. 334
I corrispondenti adeguamenti venivano riconosciuti ai segretari
comunali con delibere dirigenziali n. 204 del 23.4.2008, firmata dal
dirigente del I Settore, Ivano Bardella e vistata dal ragioniere capo,
Gallio, e n. 137 del 2012.
Per quanto innanzi detto con riferimento alla inammissibilit della
domanda attorea presentata per la prima volta in udienza con
riguardo al presunto danno erariale derivato dalla retribuzione
accessoria indebitamente corrisposta dopo il 2010, vengono qui in
rilievo, per la valutazione di merito, solo le delibere dirigenziali n. 111
del 2008 e n. 204 del 2008, con le quali veniva ripartita la retribuzione
accessoria del dirigente Stocco (3 settore).
Ci anche considerato che la Giunta comunale, con la deliberazione
219 del 16.10.2013, aveva annullato in sede di autotutela, la delibera
di Giunta n. 125 del 2012, in cui era prevista la ripartizione delle
risorse per la retribuzione di posizione prima percepita dal Bardella,
dirigente del 1 settore, iniziandone il recupero.
Va innanzitutto rilevato che, nel caso di specie, non si verte
nellipotesi di doppia retribuzione di posizione corrisposta ai dirigenti
rimasti in servizio, che hanno assunto le funzioni ulteriori dei dirigenti
cessati, ma si tratta di un incremento del fondo per la retribuzione di
posizione, aumentato delle quote dei dirigenti cessati.
A norma dellart. 27, n. 9, del CCNL 1999, applicabile anche alla
fattispecie in discussione in ragione del rinvio operato dallart. 2, n. 5
del CCNL del 2006 - 2009, Le risorse destinate al finanziamento della
retribuzione di posizione devono essere integralmente utilizzate.
Eventuali risorse che a consuntivo risultassero ancora disponibili sono
temporaneamente utilizzate per la retribuzione di risultato relativa al
medesimo anno e quindi riassegnate al finanziamento della
a decorrere dallesercizio finanziario
successivo..
Per quanto espressamente affermato dalla riportata disposizione del
CCNL, la retribuzione di posizione non corrisposta al dirigente cessato
dal servizio presso il Comune avrebbe dovuto integrare il fondo della
retribuzione di risultato relativa al medesimo anno e, quindi, essere
ripartita in base alla valutazione dei risultati raggiunti dai dirigenti, e,
poi, eventualmente, essere riassegnata al finanziamento della
valutazione delle funzioni dirigenziali conferite ai dirigenti rimasti in
La distribuzione della retribuzione di posizione del dirigente cessato
tra i dirigenti rimasti in servizio , pertanto, illegittima e foriera di
E non vale ad escludere la produzione del danno la considerazione
che quelle risorse sarebbero state comunque distribuite tra i dirigenti a
titolo di retribuzione di risultato nello stesso anno o a titolo di
retribuzione di posizione per lanno successivo.
E evidente, infatti, che il danno sussiste non solo quando
lAmministrazione sostenga una spesa in assoluto non dovuta, ma
anche quando le risorse destinate ad un determinato utilizzo, da
distribuirsi sulla base di regole predefinite, vengano erogate nel
dispregio delle regole suddette e secondo criteri arbitrari, in violazione
delle norme che detti criteri fissano, come avvenuto nel caso di
Ci rileva ancor pi in considerazione del fatto che le competenze del
3 Settore, prima affidate al dirigente Stocco, non erano state ripartite
tra i dirigenti di ruolo rimasti in servizio, ma erano state assegnate ad
un dirigente assunto a tempo determinato (Provvedimento del
Sindaco, prot. n. 26585 del 2007).
Con riferimento alla retribuzione di risultato, la Procura, pure avendo
riportato pedissequamente i criteri di conteggio utilizzati dallispettore
incaricato per definire il quantum, che avrebbe dovuto essere
corrisposto ai dirigenti e al segretario generale, non ha specificamente
allegato e provato gli elementi costitutivi del danno e della
conseguente responsabilit erariale.
Non appare pienamente provata lassenza delle valutazioni dei
dirigenti, atteso che comunque sono state depositate delle schede, la
cui validit stata solo genericamente contestata, e restano confuse
e non specificate le contestazioni in ordine alle modalit di
costituzione e quantificazione del fondo.
Analoghe considerazioni valgono per gli ulteriori cenni a presunti vizi
di costituzione ed utilizzazione dei fondi in generale destinati alla
retribuzione accessoria, non compiutamente sviluppati nellatto di
8.3 La posizione del Sindaco e della Giunta
Preliminarmente, al fine di potere compiutamente valutare la
considerare la posizione dei componenti della Giunta e del Sindaco,
esclusi dal presente giudizio in ragione della asserita applicabilit
della cd. esimente politica.
Innanzitutto, va affermato che, con riguardo alla retribuzione dei
dirigenti e del segretario generale, il Sindaco e la Giunta sono titolari
di competenze gestorie proprie e, pertanto, non applicabile la cd.
esimente politica, prevista dallart. 1, comma 1 ter, della legge n. 20
del 14.1.1994, secondo cui: Nel caso di deliberazioni di organi
collegiali la responsabilit si imputa esclusivamente a coloro che
hanno espresso voto favorevole. Nel caso di atti che rientrano nella
responsabilit non si estende ai titolari degli organi politici che in
buona fede li abbiano approvati ovvero ne abbiano autorizzato o
consentito l'esecuzione. (Sez. Basilicata, sent. n. 30 del 25.5.2015).
Infatti, mentre lart. 45 del D.Lgs. 165 del 30.3.2001, che disciplina il
trattamento economico fondamentale ed accessorio della generalit
dei pubblici dipendenti, prevede che lo stesso sia definito dai contratti
collettivi e stabilisce che i dirigenti sono responsabili dell'attribuzione
competenza e responsabilit non prevista dallart. 24 dello stesso
decreto legislativo, che disciplina il trattamento economico del
personale con qualifica dirigenziale.
Il citato art. 24 del D.Lgs. 165/2001, infatti, nella formulazione vigente
allepoca dei fatti, stabilisce che: La retribuzione del personale con
qualifica di dirigente determinata dai contratti collettivi per le aree
dirigenziali, prevedendo che il trattamento economico accessorio sia
correlato alle funzioni attribuite e alle connesse responsabilit. La
graduazione delle funzioni e responsabilit ai fini del trattamento
accessorio definita, ai sensi dell'articolo 4, con decreto ministeriale
per le amministrazioni dello Stato e con provvedimenti dei rispettivi
organi di governo per le altre amministrazioni o enti, ferma restando
comunque l'osservanza dei criteri e dei limiti delle compatibilit
finanziarie fissate dal Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto
con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
La retribuzione del personale degli enti locali con qualifica di dirigente,
quindi, determinata dai contratti collettivi per le aree dirigenziali ed il
trattamento economico accessorio correlato alle funzioni attribuite
ed alle connesse responsabilit (nonch - a seguito della novella di
cui al D.Lgs. 150/2009 - ai risultati conseguiti) e la graduazione delle
funzioni e responsabilit ai fini del trattamento accessorio definita
con provvedimenti degli organi di governo dellente.
La materia della retribuzione accessoria dei dirigenti e del segretario
generale degli enti locali trova, poi, la propria regolamentazione anche
nel D.Lgs. 18/08/2000, n. 267 recante il Testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali.
A norma dellart. 48, comma 3 del D.Lgs n. 267 del 2000, di
competenza della Giunta l'adozione dei regolamenti sull'ordinamento
degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal
A norma del successivo art. 50, il Sindaco sovrintende al
funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti
(comma 2) e nomina i responsabili degli uffici e dei servizi, attribuisce
e definisce gli incarichi dirigenziali e quelli di collaborazione esterna,
secondo le modalit ed i criteri stabiliti dagli articoli 109 e 110, nonch
dai rispettivi statuti e regolamenti comunali e provinciali (comma 10).
Risulta evidente dalla disciplina normativa innanzi riportata che, in
materia di attribuzioni economiche dei dirigenti, lattivit di mero
indirizzo spetta al Consiglio comunale, che detta i principi generali e i
limiti cui dovranno attenersi gli organi esecutivi, mentre al Sindaco e
alla Giunta spetta la concreta determinazione delle retribuzioni, che
certamente attivit gestoria, non attenendo a scelte politiche
riconducibili alla soddisfazione di interessi generali della comunit
amministrata, ma riguardando specifiche questioni relative alla
gestione del personale dirigenziale.
E, peraltro, nel caso di specie, tanto dimostrato anche dalla
partecipazione del Sindaco alla concertazione con i dirigenti, nella
qualit di parte pubblica.
A norma dellart. 4, comma 4, del CCNL Area dirigenza Comparto
Regioni ed Enti Locali 1998-2001, applicabile anche nel periodo
coperto dal successivo CCNL 2006-2009, in virt dellart. 2, comma 5,
secondo cui Per quanto non previsto dal presente contratto collettivo,
restano in vigore le norme dei precedenti CCNL., la materia delle
risorse finanziarie destinate alla retribuzione di posizione e di risultato,
nel Comune di Cittadella, allepoca dei fatti, era oggetto di
concertazione, poich vi erano meno di cinque dirigenti.
La concertazione una procedura non negoziale, volta a favorire, ove
possibile, la ricerca di una posizione condivisa sulle materie ad essa
espressamente demandate, ma normalmente rientranti nellautonomo
esercizio dei poteri organizzativi del datore di lavoro pubblico
(Orientamento applicativo ARAN n. 499-8A1).
Trattandosi di procedura non negoziale, la concertazione non esita in
un contratto decentrato, ma consiste essenzialmente in un momento
di confronto finalizzato a porre le basi per una decisione
partecipata,
dellAmministrazione (Tribunale dellAquila, 26.10.2002).
La decisione dellAmministrazione non risulta, quindi, in alcun modo
sottoposta al previo accordo con le organizzazioni sindacali, ma pu
essere unilateralmente adottata, dopo, per, aver regolarmente
esperito la procedura di concertazione.
La procedura per la concertazione pu essere attivata dalle
organizzazioni sindacali, mediante richiesta scritta (art. 8, comma 1,
del CCNL citato). Essa si svolge mediante appositi incontri, che
iniziano entro il quarto giorno dalla data di ricezione della richiesta e si
conclude nel termine massimo di trenta giorni. Dellesito della
concertazione redatto specifico verbale, dal quale risultano le
posizioni delle parti.
La Giunta ha, quindi, la competenza esclusiva a disciplinare
unilateralmente, sulla base delle risultanze della concertazione
sintetizzate nel verbale, il trattamento economico dei dirigenti anche
con riferimento particolare alla retribuzione di posizione e di risultato.
Pertanto, per un verso, le decisioni della Giunta in ordine alle
retribuzioni dei dirigenti sono di tipo gestorio, non risultando
conseguentemente applicabile la cd esimente politica, e, per altro
verso, trattandosi di esercizio di funzioni proprie implicanti un notevole
impegno economico, non giustificabile la superficialit con la quale,
nel caso di specie, sono state assunte le deliberazioni in argomento.
Va, inoltre, considerato che vi sono elementi sufficienti per ritenere
che, in concreto, il Sindaco e la Giunta fossero pienamente
consapevoli della valenza giuridica ed economica delle decisioni
Con la delibera di Giunta n. 80 del 17.2.2003, infatti, il Sindaco con
delega al Personale, unitamente al segretario generale, era stato
designato quale componente della parte pubblica per la concertazione
e, pertanto, non plausibile che Sindaco e i componenti della Giunta
non fossero pienamente consapevoli, in concreto, della valenza
giuridica ed economica delle decisioni assunte in materia.
Gli stessi, quindi, avrebbero dovuto essere ritenuti, ove convenuti in
giudizio, i principali responsabili per il danno derivato dalle predette
delibere e di questa quota di responsabilit si terr conto nel definire
lapporto causale dei soggetti convenuti.
8.4 La posizione dei convenuti
8.4.1 La posizione di DAgostino e Bardella
Il segretario generale, DAgostino, stato membro della delegazione
di parte pubblica per la concertazione del CCNLI per la dirigenza del
Comune di Cittadella per gli anni 2007-2010 e firmatario del verbale
conclusivo della stessa, oltre ad esserne beneficiario.
Pertanto, lo stesso, anche se non ha personalmente partecipato alla
seduta nella quale la Giunta ha assunto la deliberazione n. 483 del
2006, non pu comunque considerarsi esente da responsabilit nella
causazione del danno derivato dalla predetta delibera.
Va considerato, infatti, che, nella qualit di destinatario del contenuto
anche economico del CCNLI, il DAgostino, partecipando alla
concertazione quale rappresentante di parte pubblica, si trovava in
una palese situazione di conflitto di interessi.
Ci vero ancor di pi per il caso della concertazione relativa al
CCNLI 2007-2010, il cui verbale conclusivo non risulta firmato dal
Sindaco, quale organo di governo dellEnte.
E ci, se per un verso, aggrava la posizione della Giunta che ha
delegato un soggetto in conflitto di interessi a rappresentare la parte
pubblica, senza poi valutarne con la dovuta scrupolosit loperato; per
altro verso, rende maggiormente responsabile anche il Dagostino,
che, proprio in ragione della delicata posizione ricoperta, in assenza di
indicazioni puntuali e vincolanti da parte degli organi di governo del
Comune, aveva il preciso compito evidenziare, in primo luogo, la
situazione di conflitto di interessi nella quale verteva ed in ogni caso,
gi in fase di concertazione, nella qualit di rappresentante della parte
pubblica e, successivamente, in fase di approvazione, nella qualit di
segretario generale e direttore generale, tutte le gravi criticit del
contratto, che hanno causato il danno erariale.
Con riferimento ai doveri inerenti la funzione di segretario generale,
vengono in considerazione, nel caso, lart. 97 del decreto legislativo n.
267 del 2000 (T.U.E.L.) e lart. 17, comma 68, della legge n. 127 del
1997 (sullo snellimento dellattivit amministrativa).
sovrapponibili con riguardo alle funzioni del segretario degli enti locali.
Lart. 97, comma 2, del D.Lgs. n. 267/2000, infatti, dispone che: Il
segretario comunale e provinciale svolge compiti di collaborazione e
funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli
organi dell'ente in ordine alla conformit dell'azione amministrativa
alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti;
Lart. 17, comma 68, prima parte, della legge n. 127 del 1997, dispone
che: Il segretario comunale e provinciale svolge compiti di
collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei
confronti degli organi dell'ente in ordine alla conformit dell'azione
amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti.
In sostanza, il D.Lgs. n. 267 del 2000 riprende la norma recata dalla
legge n. 127 del 1997, senza apportare alcuna modifica, restando
invariata lintera disciplina delle funzioni del segretario comunale, cos
come esposta negli articoli sopra richiamati, ivi compresa la norma
secondo cui il segretario partecipa con funzioni consultive, referenti e
di assistenza alle riunioni del consiglio e della giunta e ne cura la
verbalizzazione (art. 97, comma 4, lett. a, del d.lgs. n. 267 del 2000;
art. 17, comma 68, lett. a, della legge n. 127 del 1997).
Tanto premesso, si osserva che lart. 17, comma 85, della legge n.
127 del 1997 ha soppresso la previsione contenuta nellart. 53,
comma 1, della legge n. 142 del 1990 secondo cui sulle proposte di
deliberazione doveva essere richiesto il parere di legittimit del
segretario comunale e provinciale.
Peraltro, labrogazione di tale frammento di norma va interpretato alla
luce di quanto stabilito dal comma 68 dello stesso art. 17 e, poi,
dallart. 97 del d.lgs. n. 267 del 2000, nel senso che le nuove funzioni
ivi previste impegnano, comunque, il segretario a prestare la sua
giuridico-
amministrativa agli organi dellente locale, a prescindere da una
richiesta di parere su una specifica proposta di deliberazione.
E ci, tanto pi, tenuto conto della specificazione contenuta nella
lettera a) del comma 68, ove si prevede che il segretario partecipa
con funzioni consultive, referenti e di assistenza alle riunioni del
consiglio e della giunta e ne cura la verbalizzazione.
In sostanza, non si tratta di mere funzioni di formalizzazione delle
deliberazioni assunte dagli organi collegiali, ma dellobbligo di
rappresentare a tali organi eventuali ragioni ostative allassunzione
delle deliberazioni, ove queste risultino non conformi alle leggi, allo
statuto ed ai regolamenti.
In definitiva, come pi volte evidenziato dalla giurisprudenza di
questa Corte (cfr., tra laltro, Sez. II dAppello, sent. n. 88 e sent. n.
197 del 2004; Sez. I dApp., sent. n. 153 del 2008), ben chiaro che
le modifiche sopra richiamate non sono volte a diminuire, bens a
rafforzare, la funzione ausiliaria di garante della legalit e della
correttezza dellazione amministrativa che lordinamento assegna al
segretario degli enti locali. (Corte dei Conti, Sez. II dAppello, sent. n.
238 del 14.5.2015)
Tutto quanto fin qui chiarito, non si vede come possa escludersi la
responsabilit del DAgostino, dovendosi anzi evidenziare che la
particolare competenza e la specifica preparazione professionale dei
segretari degli enti locali rende ancora pi palese il divario esistente
tra la condotta da questi in concreto tenuta e quella esigibile.
Uno svolgimento diligente dei compiti di collaborazione e delle
funzioni di assistenza giuridico-amministrativa previsti dalla legge
avrebbe, invero, richiesto che il segretario segnalasse agli organi
collegiali le ragioni giuridiche che ostavano alla proposta di
concertazione predisposta dalla parte pubblica e alla approvazione
della stessa da parte della Giunta.
Sul punto, va ancora precisato che le altre forme di verifica sulla
regolarit contabile o tecnica delle proposte di deliberazione
coesistono con le funzioni di collaborazione ed assistenza giuridicoamministrativa affidate al segretario, con la conseguenza che la
formulazione di pareri favorevoli da parte di altri soggetti.
Sussiste anche la responsabilit del segretario DAgostino per il
danno derivato dalla deliberazione n. 111 del 2008, a sua firma, con la
quale stato distribuita tra i dirigenti la retribuzione di posizione del
dirigente cessato, con il conseguente, successivo adeguamento
anche della retribuzione del segretario generale.
Peraltro, il Collegio non reputa sufficientemente provato lelemento
soggettivo del dolo, contestato dalla Procura.
Piuttosto, la condotta del segretario generale risulta connotata da
colpa grave, attesa la violazione del dovere, connesso alla qualit di
rappresentante della parte pubblica nella concertazione e a quello
proprio delle funzioni, di presidiare al rispetto della normativa di
Per quanto innanzi esposto con riguardo al segretario generale,
egualmente responsabile a titolo di colpa grave, va ritenuto il Bardella,
che, nella qualit di vice segretario generale, ha partecipato alla
seduta della Giunta, nella quale stata approvata la delibera n. 483
Lo stesso ha anche firmato il parere di regolarit tecnica della
proposta di deliberazione e, nonostante lassenza dellobbligatorio
parere del Collegio dei revisori, ha sottoscritto la dichiarazione di
immediata eseguibilit della delibera.
E evidente che la doverosa e scrupolosa valutazione della proposta
di delibera avrebbe dovuto escludere il rilascio del parere di regolarit
Cos come la constatazione della mancanza del parere del Collegio
dei revisori ed il fatto che neppure fossero trascorsi i quindici giorni
dalla richiesta (doverosa e, peraltro, non provata) del predetto parere,
che avrebbe consentito la eventuale formazione del silenzio-assenso,
avrebbe dovuto indurre il Bardella almeno ad evitare la sottoscrizione
della dichiarazione di immediata esecutivit.
Il Bardella va, poi, anche ritenuto responsabile per il danno derivato
dalla delibera n. 204 del 2008, a sua firma, con la quale veniva
disposto ladeguamento della retribuzione di posizione del segretario
generale alla modifica della retribuzione di posizione dei dirigenti, a
seguito della distribuzione di quella del dirigente cessato dal servizio.
Deve essere precisato, peraltro, che la qualit di beneficiari del
trattamento accessorio indebito rileva solo ai fini della valutazione
della condotta tenuta dai convenuti nellesercizio delle loro funzioni e
del grado di colpa loro ascrivibile, atteso anche il conflitto di interesse
nel quale vertevano gli stessi al momento in cui hanno posto in essere
le attivit del proprio ufficio foriere di danno.
Detta qualit di beneficiari della retribuzione accessoria non rileva,
invece, come titolo autonomo di imputazione della responsabilit
erariale, non solo in ragione della intervenuta entrata in vigore dellart.
4 del d.l. n. 16 del 6.3.2014, convertito nella legge n. 68 del 2.5.2014,
ma anche perch, nei confronti dei beneficiari, in quanto tali, il
pagamento di retribuzioni non dovute si configura quale indebito
oggettivo, che, ai sensi dell'art. 2033 del codice civile, attribuisce a chi
ha eseguito il pagamento il diritto di ripetere ci che ha pagato, con le
forme e nei modi previsti dalla legge, e non nell'ambito di un giudizio
di responsabilit amministrativa (Corte dei Conti, Sez. Giur. Veneto,
sent. n. 52 del 15.4.2015).
L'Amministrazione pubblica, infatti, deve procedere al recupero delle
somme indebitamente corrisposte, ai sensi dell'art. 3 del R.D. 19
gennaio 1939 n. 295, avente ad oggetto il recupero dei crediti verso
impiegati e pensionati; ove il recupero non sia stato possibile tramite
l'Amministrazione potr procedere tramite iscrizione a ruolo, ai sensi
del D.Lgs. 46/1999 (salva la successiva opposizione dell'interessato
dinnanzi al giudice ordinario) ovvero attraverso un ordinario processo
civile di cognizione.
Ai fini della valutazione della quota di responsabilit attribuibile ai due
convenuti, va poi anche precisato che, salvo che per le delibere di
redistribuzione della retribuzione accessoria del dirigente cessato che
non si pongono come attuative della delibera n. 483 del 2006, in
ragione della puntualit delle disposizioni del CCNLI, le deliberazioni
dirigenziali di liquidazione delle indennit accessorie, firmate sia dal
DAgostino che dal Bardella, si pongono quali atti meramente
esecutivi, non ulteriormente ed autonomamente forieri di danno
Non possibile, invece, accogliere la richiesta di compensatio lucri
cum damno, ai sensi dellart. 1, comma 1 bis, della legge 14 gennaio
1994, n. 20, come sostituito dallart. 3, comma 1, lett. a, della Legge n.
639/1996, che dispone che, nel giudizio di responsabilit, fermo
restando il potere di riduzione, deve tenersi conto dei vantaggi
dallamministrazione
amministrata in relazione al comportamento degli amministratori o dei
dipendenti pubblici soggetti al giudizio di responsabilit.
Il Collegio ritiene, in linea con la prevalente giurisprudenza contabile
(Corte dei Conti, Sez. Puglia, sentenze n. 256 e n. 257 del 29.4.2015;
Sez. Veneto, sent. n. 63 del 20.4.2015; Sez. III dApp., sent. n. 12248
del 2013), di dover escludere l'applicazione del principio civilistico
della compensatio lucri cum damno, in presenza di utiliter coeptum,
non ricorrendo lindispensabile requisito di identit causale tra il fatto
dell'utilitas
Secondo la giurisprudenza consolidata, il principio della compensatio
lucri cum damno trova applicazione solo quando il lucro sia
conseguenza immediata e diretta dello stesso fatto illecito che ha
prodotto il danno, non potendo il lucro compensarsi con il danno se
trae la sua fonte da un titolo diverso (ex multis, Cass. civ. , sez. III, n.
12248/2013).
Nel caso di specie, per un verso, non risultano compiutamente provati
gli asseriti vantaggi dedotti e, per altro verso, gli stessi trovano fonte in
altro titolo rispetto al danno contestato.
Peraltro, non dimostrato che i pretesi vantaggi non si sarebbero
potuti comunque ottenere laddove vi fosse stata una gestione della
retribuzione accessoria conforme alla normativa vigente.
In ragione della prevalente responsabilit ascrivibile agli organi di
governo del Comune e valutata la condotta, nonch il grado di colpa,
ritenuta la impossibilit di quantificare altrimenti la percentuale di
danno addebitabile ai due predetti convenuti, il Collegio, in via
equitativa, condanna DAgostino e Bardella a risarcire, in favore del
Comune di Cittadella, il danno per limporto di 10.000,00 ciascuno,
comprensivo di rivalutazione monetaria ed interessi legali.
E da escludersi lapplicazione del potere riduttivo, atteso il livello di
gravit della colpa, in considerazione dei ruoli apicali rivestiti dai
8.4.2 La posizione di Giovanni Gallio
Allepoca della delibera n. 483 del 2006, Gallio era il Dirigente del
Secondo la Procura, in via principale, il convenuto sarebbe
responsabile, a titolo di dolo, della posta di danno in discussione, per
essere uno dei beneficiari della retribuzione accessoria indebita, per
avere reso il parere di regolarit contabile e per aver apposto il visto
sulle determine dirigenziali attuative.
Con riferimento alla possibilit di imputare al convenuto la
responsabilit erariale per il danno derivato dalla illegittima percezione
di retribuzione accessoria, solo in quanto beneficiario, vale quanto gi
rappresentato per i convenuti DAgostino e Bardella.
Occorre, poi, evidenziare che, a differenza di quanto avvenuto per la
delibera della Giunta n. 330 del 2003, con riferimento specifico alla
delibera della Giunta n. 483 del 2006, non risulta che Gallio abbia
reso il parere di regolarit contabile. Nessuna responsabilit , quindi,
ascrivibile al convenuto, sotto tale profilo.
Con riferimento, infine, ai visti di regolarit contabile apposti alle
innanzitutto, che dette determine si configurano quali atti meramente
provvedimentale
compiutamente e dettagliatamente, dalla Giunta.
Inoltre, diversamente dal parere di regolarit contabile, disciplinato
dallart. 49 del D.Lgs. n. 267 del 2000, il visto di regolarit contabile,
disciplinato dallart. 151 del predetto decreto, si risolve nella
attestazione della copertura finanziaria del provvedimento su cui
apposto e, quindi, prevede la mera verifica della effettiva disponibilit
delle risorse impegnate, non potendo investire la valutazione di
legittimit della presupposta delibera dellorgano collegiale.
Pertanto, atteso che nulla stato contestato dalla Procura in ordine
alla effettiva copertura finanziaria dei provvedimenti di attuazione della
delibera di Giunta, anche per tale profilo, non possibile ravvisare
alcuna responsabilit del Gallio.
Il convenuto, pertanto, deve essere assolto da ogni addebito.
Resta assorbita ogni ulteriore questione.
8.4.3 La posizione di Floriano Ballotto
La Procura ha, poi, convenuto in giudizio il dirigente Floriano Ballotto,
nella qualit di mero beneficiario degli aumenti ingiustificati delle
retribuzioni di posizione e di risultato.
Sostiene al riguardo la Procura regionale che Questultimo non risulta
avere sottoscritto a vario titolo atti che hanno determinato la
corresponsione degli aumenti indebiti, ma come dirigente del Comune
si richiede allo stesso un contributo al miglioramento dellefficienza
dellente, per cui egli avrebbe dovuto chiedere le ragioni del
consistente aumento della retribuzione di posizione e risultato al
semplicemente incassare quanto attribuitogli dallente, considerati i
blocchi e le riduzioni delle retribuzioni dei dipendenti pubblici previsti
dalle leggi statali e dai CCNL.
Per cui si ritiene che sussista un suo concorso qualificato
dallelemento soggettivo della colpa grave, pur non essendo provata
la sua consapevolezza piena degli atti da cui sono scaturiti gli aumenti
indebiti. (Atto di citazione, pag. 71).
Ebbene, oltre alle considerazioni gi espresse, in proposito, per i
precedenti convenuti, in ordine alla responsabilit dei meri beneficiari,
va rilevato che i comportamenti descritti dalla Procura, per un verso,
non hanno connessione causale diretta con il danno e, per altro verso,
non appaiono davvero censurabili sotto il profilo della violazione di
eventuali obblighi di servizio.
Pertanto, il Collegio, in disparte ogni altra considerazione, ritiene di
non poter accogliere le argomentazioni al riguardo proposte dalla
Procura regionale e assolve il convenuto da ogni addebito.
8.4.4 La posizione del secondo Collegio dei revisori
Va, infine esaminata la posizione del Collegio dei revisori in carica dal
25.9.2006 al 30.11.2009: Silvio Bevilacqua, Paolo Toffanello e
Michele Fante.
Rileva in proposito la Procura: Anche in questo caso da parte degli
altri invitati a dedurre si osserva che gli stessi avrebbero avuto copia
del secondo contratto decentrato approvato con delibera di Giunta
comunale n. 483/2006 e dunque si sarebbe formato anche qui quanto
meno un consenso implicito nei confronti dello stesso.
La Procura ha voluto verificare se gli estremi della lettera con cui
sarebbe stato interloquito il Collegio in questione citati nelle
controdeduzioni dal Bardella fossero esatti.
Al riguardo il segretario attuale con nota del 25.5.2014 osservava che
la nota prot. 2105 dell11.1.2007 attiene allinvio del contratto
decentrato alle organizzazioni sindacali, mentre non si riscontra che
sia mai stato inviato ai revisori dei conti.
Aggiunge la segretaria: Le trasmetto in allegato sia la determinazione
applicativa del decentrato n. 21 del 2007, dove si evince chiaramente
dal testo in narrativa lelenco dei destinatari della missiva prot. 20125
dell11.1.2007
lavesse
trasmessa al collegio dei revisori come dobbligo certamente tale
circostanza sarebbe stata riportata in narrativa).
Il dirigente autore della determina il segretario - direttore generale
DAgostino Francesco e la stessa controfirmata dal ragioniere
A questo punto la Procura ha inteso verificare se la delibera potesse
rientrare nella vigilanza a campione prevista dallart. 239 del d.lgs.
267/2000 che gli stessi revisori affermano di avere effettuato nelle loro
controdeduzioni, per cui sono stati analizzati i verbali del collegio di
revisione in questione e gli (eventuali) criteri del campione scelto dagli
stessi per effettuare la vigilanza di loro iniziativa.
Il segretario al riguardo, con nota del 7.7.2014, ha osservato:
Come da sua richiesta telefonica, preciso che non risulta dai
verbali esaminati e riportati nellallegato, che il collegio si sia mai
occupato n abbia rilasciato pareri formali, sulle materie che
attengono alle normative sul personale dipendente o sulle materie
relative alla concertazione o contrattazione decentrata, n che siano
state mai visionate le deliberazioni, n le determinazioni sugli
argomenti attinenti alla materia del personale dipendente. Preciso
altres come richiestomi, che nei verbali indicati risulta che i revisori
non hanno mai definito o individuato tecniche di campionamento per
lo svolgimento delle loro funzioni, cos come previsto dallart. 239,
comma 1 lettera c) del TUEL.
Ora, da quanto appare dai verbali del Collegio dei revisori si evince
che lattivit di vigilanza effettuata dagli stessi su atti deliberativi e
determine stata assai ridotta.
Si ritiene pertanto che il Collegio dei revisori non abbia adempiuto alla
disposizione dellart. 239, comma 1 lett. c) ossia al dovere di
vigilanza sulla regolarit contabile, finanziaria ed economica della
gestione relativamente alla acquisizione delle entrate, alleffettuazione
delle spese, allattivit contrattuale, allamministrazione dei beni, alla
completezza della documentazione, agli adempimenti fiscali ed alla
tenuta della contabilit.
E vero che la norma prevede la possibilit che l'organo di revisione
svolga le funzioni di vigilanza anche con tecniche motivate di
campionamento, nondimeno nel caso di specie non risulta dagli atti
del Comune alcun campionamento deciso dai revisori in questione.
Pertanto, in assenza di unautolimitazione dellarea della vigilanza da
parte del Collegio dei revisori, ritiene questa Procura che la vigilanza
debba essere estesa a tutti gli atti di maggiore rilevanza economicofinanziaria, come certamente vanno considerate le delibere di Giunta
comunale di approvazione degli contratti decentrati (peraltro gi
oggetto di controllo dei loro predecessori se - come risulta dal
protocollo - vero che gli stessi avevano preso in visione la delibera
E evidente che se i revisori avessero effettuato la vigilanza sulla
delibera del 2006 avrebbero potuto evidenziare i vizi della stessa e
tentare di bloccarne gli effetti, come accaduto allindomani della
relazione dellispettore Pugliano e della richiesta istruttoria della
presente Procura per la delibera del 2012. (Atto di citazione, pag. 60
Ebbene, per quanto espressamente ammesso dalla Procura e
risultante dagli atti di causa, il Collegio dei revisori non ha avuto parte
nelliter formativo della delibera n. 483 del 2006, poich la stessa non
risulta essere stata trasmessa allOrgano di revisione con le modalit
ed i tempi prescritti dalla normativa di settore per lacquisizione del
parere preventivo.
Non pare convincente la ricostruzione della Procura tesa a ravvisare
comunque una responsabilit dei componenti del Collegio dei revisori,
per non avere fissato dei criteri di campionatura.
Ebbene, evidente linconsistenza del nesso causale tra la condotta
consistente nella mancata fissazione dei criteri di controllo a
campione degli atti, (unica contestata al Collegio dei revisori e, quindi,
la sola su cui pu pronunciarsi questa Corte, in base al principio di
corrispondenza tra chiesto e pronunciato, di cui allart. 112 c.p.c.) ed il
Infatti, attesa la discrezionalit riconosciuta al Collegio dei revisori
nella determinazione dei suddetti criteri, non necessariamente la
preventiva fissazione degli stessi avrebbe condotto allesame della
delibera della Giunta da cui derivato il danno.
Peraltro, rileva, anche sul piano della valutazione della sussistenza
dellelemento soggettivo della colpa grave, che le previsioni del
C.C.N.L.I. per il 2007 2010, da cui si assume derivato il danno,
erano uguali a quelle del precedente contratto.
Il che poteva valere come elemento di rassicurazione sulla legittimit
delle statuizioni, gi sottoposte, almeno in linea teorica, al controllo
del precedente Collegio dei revisori.
Ed inoltre, nel frattempo, era intervenuta la delibera di Giunta n. 63 del
23.2.2006 (quindi, precedente allinsediamento del Collegio dei
revisori, avvenuto solo il 25.9.2006), che qualificando il Comune di
Cittadella come struttura organizzativa complessa, in qualche modo
apparentemente legittimava la deroga ai tetti massimi ordinari previsti
per la retribuzione accessoria.
Anche a volere ammettere la sussistenza del nesso causale tra la
condotta contestata e il danno, non , pertanto, ravvisabile la colpa
grave dei componenti del Collegio dei revisori, che vanno,
conseguentemente, assolti da ogni addebito.
9. Le spese
9.1 Le spese per la prima posta di danno
Per la prima posta di danno, quantificata in 106.655,59, il Collegio
ha prosciolto tutti i convenuti per intervenuta prescrizione.
Poich non si configura unassoluzione nel merito, per la quale
imposta la liquidazione delle spese processuali, a termini dellart. 3,
comma 2 bis, del D.L. 23.10.1996, n. 543, convertito, con
modificazioni, dalla L. 20.12.1996, n. 639 e dell'articolo 18, comma 1,
del D.L. 25.3.1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla L.
23.5.1997, n. 135, cos come autenticamente interpretati dallart. 10
bis, comma 10 della L. 2.12.2005, n. 248, non vi luogo alla
pronuncia sulle spese.
Tanto anche in conformit a quanto statuito dalle Sezioni Riunite,
nella sentenza n. 3/2008/SR/QM, del 25 27 giugno 2008, ove
chiarito che: ... non spetta al prosciolto per prescrizione dellazione di
appartenenza delle spese per onorari e diritti di difesa e non sussiste
nemmeno, per conseguenza, lobbligo del giudice contabile di
liquidare le spese stesse.
9.2 Le spese per la seconda posta di danno
Con riferimento alla seconda posta di danno, quantificata in
385.585,93:
per i convenuti Francesco DAgostino e Ivano Bardella, le
spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da
per i convenuti assolti: Giovanni Gallio, Floriano Ballotto, Silvio
Bevilacqua, Michele Fante e Paolo Toffanello, il proscioglimento nel
merito impone la liquidazione, in favore delle difese degli stessi, delle
spese processuali, a termini dellart. 3, comma 2-bis, del D.L.
23.10.1996, n. 543, convertito, con modificazioni, dalla L. 20.12.1996,
n. 639 e dell'articolo 18, comma 1, del D.L. 25.3.1997, n. 67,
convertito, con modificazioni, dalla L. 23.5.1997, n. 135, cos come
autenticamente interpretati dallart. 10 bis, comma 10 della L.
2.12.2005, n. 248.
In specie, il compenso degli Avvocati, rapportato allimportanza
dellopera prestata, e il rimborso delle spese forfetarie, nella misura
del 15% sul totale della prestazione, deve avvenire secondo i
parametri di cui al D.M. n. 55, del 10 marzo 2014, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 77, del 2 aprile 2014, recante la Tabella n. 11,
relativa alle spese inerenti ai giudizi dinanzi alla Corte dei Conti,
vigente dal 3 aprile seguente e applicabile alle liquidazioni successive
alla sua entrata in vigore.
Quanto alla determinazione del valore della controversia, lart. 5,
comma 3, dispone che Nelle cause davanti agli organi di giustizia ...
nella liquidazione a carico del soccombente si ha riguardo allentit
economica dellinteresse sostanziale che riceve tutela attraverso la
decisione....
dellinteresse
dallattivazione del giudizio costituita, per i convenuti, con
adattamento della predetta norma al giudizio contabile, in cui
presente il PM, richiedente per conto dellAmministrazione importi a
titolo di danno, dal quantum che lo stesso pretendeva ab origine dai
medesimi, giacch ogni singola attivit difensiva da parametrare ad
esso (Corte dei Conti, Sez. Giur. Veneto, sent. n. 136 del 25.6.2014).
Pertanto, il Collegio, considerato che le spese di lite devono liquidarsi
in favore di tutti i convenuti, attese le fasi dinteresse per il giudizio
contabile (fase di studio, introduttiva, istruttoria e di trattazione,
nonch decisionale), secondo quanto previsto dalla predetta Tabella
11, allegata al citato D.M. n. 55/2014, considerati gli scaglioni di
riferimento, liquida le spese in:
5.500,00 per Giovanni Gallio, convenuto, in via principale, a
titolo di dolo, per lintera posta di danno;
2.000,00, per Floriano Ballotto, convenuto, in via principale,
a titolo di colpa grave, limitatamente ad un quarto del 30% del
danno complessivo;
2.000,00, per ciascuno dei componenti del Collegio dei
revisori in carica dal 2006 al 2009: Silvio Bevilacqua, Michele
Fante e Paolo Toffanello, convenuti, in via principale, a titolo
di colpa grave, limitatamente, ciascuno, ad un quarto del 30%
del danno complessivo;
Il relativo onere posto a carico del Comune di Cittadella, che, nella
vicenda, assume la veste di Amministrazione di appartenenza dei
prosciolti, tenuta a sopportare gli oneri connessi alla soccombenza di
cui allart. 91 c.p.c..
La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Regionale per il Veneto,
dichiara inammissibile la domanda proposta in udienza dalla
Procura, relativa al danno per le somme corrisposte dal 2011 al
respinge leccezione di nullit della citazione per genericit ed
indeterminatezza;
respinge la richiesta di integrazione del contraddittorio.
Con riferimento alla prima posta di danno di 106.655,59,
accoglie leccezione di prescrizione dellazione e, per leffetto,
proscioglie i componenti Prai Nico, Dalla Valle Claudio e
Sgarbossa Claudio, nonch DAgostino Francesco, Bardella
Ivano, Gallio Giovanni. Nulla per le spese.
Con riferimento alla seconda posta di danno di 385.528,93,
dichiara prescritta lazione per il danno prodotto fino al 28
marzo 2008 e per la parte restante:
o condanna DAgostino Francesco e Bardella Ivano a
risarcire, in favore del Comune di Cittadella, il danno per
limporto di 10.000 ciascuno, comprensivi di interessi
legali e rivalutazione monetaria. Le spese seguono la
liquidano
6.151,05
(seimilacentocinquantuno/05).
o proscioglie Gallio Giovanni, Ballotto Floriano, Bevilacqua
Silvio, Fante Michele e Toffanello Paolo.
Le spese si liquidano in 5.500,00 per Giovanni Gallio;
2.000,00, per Floriano Ballotto; 2.000,00 ciascuno,
per Silvio Bevilacqua, Michele Fante e Paolo Toffanello.
Cos deciso in Venezia, nella Camera di Consiglio del 18 marzo 14
LEstensore
f.to Dott. ssa. Giuseppina Mignemi
Depositata in Segreteria il 17/06/2015
p.Il Funzionario Preposto
f.to Cristina Guarino
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