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Timestamp: 2020-05-27 03:22:58+00:00
Document Index: 128299416

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 73', 'art. 32', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 10', 'art.11', 'art. 10', 'art. 2359', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 11']

Disciplina ACE come detassazione del reddito reinvestito - Fiscomania
Home Tax Planning Tax Planning Nazionale La disciplina dell’ACE dal 2020
La legge di Bilancio 2020 ha previsto la reintroduzione dell'ACE e la contestuale abrogazione della mini-IRES, al fine di supportare la patrimonializzazione delle imprese. L'aliquota di remunerazione è fissata nella misura dell'1,3%.
La Legge di Bilancio 2020, ha reintrodotto l’ACE (Aiuto alla Crescita Economica),dal periodo d’imposta 2019. Lo scopo della reintroduzione dell’ACE è incentivare la patrimonializzazione delle imprese attraverso un’agevolazione legata al mantenimento degli utili in azienda.
Da un punto di vista tecnico, la reintroduzione dell’ACE è avvenuta attraverso l’abrogazione dell’art. 1 comma 1080 della Legge di Bilancio 2019. Normativa, con la quale:
Erano state soppresse, sia le norme che ne disciplinano il funzionamento, sia quelle specifiche dell’ACE;
Tuttavia, rimaneva però, di riportare agli esercizi successivi le eccedenze maturate al termine del periodo d’imposta in corso al 31.12.2018.
Quanto sopra esposto, ha effetto dal periodo d’imposta successivo al 31.12.2018. In conseguenza di ciò, come è stato evidenziato nella Relazione al Ddl. di Bilancio del 2020, che l’ACE “opera in regime di continuità”, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare.
L’ACE viene reintrodotta, quindi, dal 2019, non essendovi alcuna interruzione da un’anno all’altro nella fruizione.
Vediamo, quindi, di seguito di ripercorrere la disciplina che riguarda l’agevolazione ACE per le imprese.
Ambito soggettivo dell’ACE
Determinazione dell’ACE per i soggetti IRES
Variazione netta del capitale proprio
Le componenti positive dell’ACE
I conferimenti in denaro ai fini ACE
Accantonamenti utili a riserva
Le componenti negative dell’ACE
Clausole “anti-abuso” in alcune operazioni specifiche
Conferimenti da Stati non white list
Investimenti in titoli e valori mobiliari
Limite del Patrimonio netto alle variazioni del capitale
Esempio di calcolo dell’importo detassato
La determinazione dell’ACE per i soggetti IRPEF
Potenziale duplicazione della base ACE
Disciplina ACE: conclusioni
L’aiuto alla crescita economica (ACE) è un’agevolazione fiscale per le imprese disciplinata dall’art. 1 del DL n 201/2011 e dal DM 3.8.2017. Essa consiste nella detassazione di una parte del reddito imponibile proporzionale agli incrementi del patrimonio netto.
L’agevolazione, abrogata dall’art. 1 co. 1080 della L. 145/2018, è stata poi ripristinata dall’art. 1 co. 287 della L. 160/2019 già dal periodo d’imposta 2019, con la contestuale abrogazione della c.d. “mini IRES”
L’ACE, sostanzialmente, è una deduzione dal reddito imponibile netto, di un importo corrispondente al rendimento figurativo degli incrementi di capitali proprio.
L’ACE si rivolge sia ai soggetti IRES residenti, alle società di persone e alle persone fisiche che dichiarano redditi di impresa.
L’obiettivo è equilibrare la situazione delle imprese che si finanziano con il proprio capitale e le imprese che si finanziano con prestiti. In altre parole, tramite l’ACE si realizza una riduzione della tassazione, sulla base del capitale reinvestito nell’impresa.
Con la Legge di Bilancio 2020, è stata abrogata, anche, la “MINI-IRES“, ossia l’agevolazione connessa alla capitalizzazione delle imprese che avrebbe dovuto avere efficacia dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2018. Tramite la reintroduzione dell’ACE, la “MINI-IRES” non trova, quindi, applicazione concreta.
Una volta individuato in cosa consiste questa agevolazione, vediamo chi sono i soggetti che possono beneficiare dell’ACE. In particolare abbiamo:
Le società di capitali, gli enti commerciali e le stabili organizzazioni italiane dei soggetti non residenti (soggetti di cui all’art. 73 co. 1 lett. a), b) e d) del TUIR);
Le persone fisiche esercenti attività d’impresa, le società in nome collettivo e in accomandita semplice, purché in contabilità ordinaria.
Sono invece escluse, ad esempio, le imprese soggette a determinate procedure concorsuali o le imprese agricole che determinano il reddito ai sensi dell’art. 32 del TUIR (art. 9 del DM 3.8.2017).
Il calcolo dell’importo deducibile dal reddito imponibile si determina dalla somma delle variazioni, positive e negative, intervenute sul capitale sociale.
Il risultato si confronta con il patrimonio netto contabile risultante dal bilancio di esercizio, determinando l’incremento patrimoniale che costituisce la base di calcolo dell’ACE.
L’importo deducibile si individua moltiplicando la base di riferimento per un’aliquota percentuale, fissata, dal 2020 all’1,3%.
Per la compilazione del prospetto ACE in dichiarazione dei redditi valgono le consuete regole, per cui:
Occorre determinare prima la base di calcolo, quale somma algebrica degli incrementi e dei decrementi di patrimonio e delle riduzioni per le operazioni infragruppo, e poi
L’ammontare del reddito detassato, moltiplicando la base ACE per il coefficiente di remunerazione dell’1,5%;
Per le società di persone e gli imprenditori individuali, la base di calcolo è determinata con queste modalità analitiche solo dal 1° gennaio 2016. Mentre, per il pregresso si assume, in via forfetaria, la differenza tra il patrimonio netto contabile al 31 dicembre 2015 e il patrimonio netto contabile al 31 dicembre 2010, entrambi comprensivi degli utili di esercizio.
Il procedimento di calcolo dell’agevolazione è il seguente:
Determinazione della variazione in aumento del capitale proprio (di fatto, del patrimonio netto) rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31.12.2010, assunto al netto dell’utile di esercizio;
Confronto con il patrimonio netto contabile;
Calcolo del reddito detassato, moltiplicando la variazione in aumento (o il patrimonio netto, se inferiore) per il coefficiente di remunerazione;
Gestione delle eventuali eccedenze, che emergono se il reddito detassato eccede il reddito complessivo.
La variazione netta è pari alla somma algebrica delle seguenti componenti.
Incrementi del capitale proprio (+) Decrementi del capitale proprio (-)
Riduzione del patrimonio netto contabile (es. distribuzione di riserve ai soci)
Accantonamento di utili a riserva, ad esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili (es. riserve di rivalutazione)
Incremento delle consistenze dei titoli e valori mobiliari diversi dalle partecipazioni
Rinuncia dei soci ai crediti vantati verso la società
Clausole “anti-abuso”
Compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del capitale
Non assumono rilevanza le riserve formate con utili (art. 5 co. 8 del DM 3.8.2017):
Derivanti dalla valutazione al fair value degli strumenti finanziari;
Derivanti da plusvalenze iscritte per effetto di conferimenti d’azienda o rami d’azienda.
L’incremento derivante da finanziamenti infruttiferi o a tasso diverso da quello di mercato erogati dai soci non assume rilevanza ai fini della determinazione della variazione in aumento (art. 5 co. 5 del DM 3.8.2017).
Per le società beneficiarie di finanziamenti infruttiferi che adottano il criterio del costo ammortizzato, la base ACE dei periodi d’imposta in cui è in corso il prestito è determinata assumendo l’utile di esercizio (se accantonato a riserva) nella sua entità contabile, e non quindi escludendo l’effetto degli interessi passivi figurativi iscritti a Conto economico (Risposte Agenzia delle Entrate Videoforum 24.5.2018).
Il computo degli incrementi patrimoniali
Le modalità di computo degli incrementi patrimoniali sono sintetizzate nella tabella che segue.
Incrementi del capitale proprio Rilevanza temporale
Dalla data di versamento
Accantonamento di utili a riserva
A partire dall’inizio dell’esercizio in cui le riserve stesse si sono formate
Dalla data dell’atto di rinuncia
Dalla data in cui assume effetto la compensazione
Emissione di diritti di opzione (warrant) e di obbligazioni convertibili Dall’esercizio in cui viene esercitata l’opzione
Ai fini del calcolo della “base ACE“, sono considerate variazioni in aumento del capitale:
I conferimenti in denaro versati dai soci o dai partecipanti;
Gli utili accantonati a riserva, inclusi quelli portati a nuovo o quelli destinati a copertura di perdite ad esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili.
Rientrano all’interno della definizione di conferimenti in denaro:
I versamenti a fondo perduto o in conto capitale eseguiti dai soci;
I versamenti dei soci a titolo di sovrapprezzo di emissione azioni o quote per gli interessi di conguaglio;
Infine, i versamenti eseguiti a fronte della ricostituzione o dell’aumento del capitale sociale.
I conferimenti devono essere effettivamente eseguiti, non basta la mera sottoscrizione di un aumento di capitale, per poter essere computati nella base di calcolo.
Vengono assimilati ai conferimenti in denaro:
Le compensazioni dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del capitale sociale;
La rinuncia incondizionata dei soci al diritto alla restituzione dei crediti verso la società.
L’accantonamento degli utili, concorrono alla formazione del capitale, soltanto se non sono destinati a riserve indisponibili. Si considerano “riserve non disponibili”:
Le riserve formate da utili diversi da gli utili effettivamente conseguiti;
Le riserve formate da utili realmente conseguiti, che, per disposizione di legge, sono o divengono: non distribuibili, non utilizzabili per aumentare il capitale sociale nè per la copertura delle perdite.
Sono considerate componenti negative ai fini dell’ACE, le seguenti:
Le riduzioni del patrimonio netto, con attribuzione, a qualsiasi titolo, ai soci;
Acquisti d’aziende o di rami d’aziende.
Nelle riduzioni del patrimonio netto, con attribuzione ai soci, a qualsiasi titolo, vi rientrano, le distribuzioni di riserve di utili, le distribuzioni di capitale sociale, la restituzione ai soci di ogni tipologia di conferimento, sia in denaro, sia in natura.
La normativa ACE, in alcune operazioni specifiche, effettuate tra società appartenenti allo stesso Gruppo societario, prevede una neutralizzazione della base imponibile. Questo è quanto previsto dall’art. 10 del Decreto Ministeriale del 3 agosto 2017. Le operazioni per cui si vuole evitare un “abuso” della disciplina ACE sono le seguenti:
Acquisto di partecipazioni e l’incremento della quota già detenuta in società controllate già appartenenti al gruppo;
Acquisto di aziende o di rami d’azienda da società del gruppo;
Incremento dei crediti da finanziamento nei confronti di società del gruppo;
Conferimenti in denaro provenienti da soggetti domiciliati in paradisi fiscali.
La società che si trovi in una delle situazioni di cui sopra e non intenda ridurre la base ACE degli importi menzionati dalla norma, può adottare uno dei seguenti comportamenti:
Istanza di Interpello probatorio ai sensi dell’art.11 co.1 lett. b) della Legge n. 212 del 2000;
Non presentare Istanza di Interpello, se ritiene non sussistente la duplicazione del beneficio ACE, compilando i campi presenti nel rigo “Elementi conoscitivi“ del prospetto ACE.
Considerando le clausole anti abuso, di cui sopra, deve essere sempre effettuata un’indagine sulla provenienza dei conferimenti. Tale analisi deve tenere in considerazione le seguenti due esimenti (art. 10 co. 4 del DM 3.8.2017 e Relazione illustrativa):
Per le società quotate si valuta solo la composizione dei soci controllanti in base ai requisiti di cui all’art. 2359 c.c. (qualora non sia identificabile alcun soggetto controllante effettivo, la predetta indagine deve concludersi al livello della società quotata stessa);
In presenza di un fondo di investimento regolamentato e localizzato in Stati o territori che consentono un adeguato scambio di informazioni non occorrono le informazioni in merito ai sottoscrittori del fondo.
La variazione in aumento del capitale non ha effetto sino a concorrenza dell’incremento delle consistenze dei titoli e dei valori mobiliari diversi dalle partecipazioni rispetto a quelli risultanti dal bilancio di esercizio in corso al 31.12.2010.
La limitazione riguarda i soggetti diversi dalle banche e dalle imprese di assicurazione. In particolare, sono soggetti diversi da quelli che svolgono attività finanziaria ed assicurative di cui alla sezione K della tabella ATECO 2007, sono inoltre, assoggettare a tale riduzione le holding non finanziarie.
La relazione al Decreto Ministeriale n. 3 del 08 agosto 2017, ha precisato che devono sottostare al limite imposto dalla norma, le holding diverse da quelle finanziarie, vale a dire le holding il cui attivo patrimoniale è costituito da partecipazioni in imprese diverse da quelle finanziarie (holding industriali).
La variazione del capitale sociale non possono eccedere il patrimonio netto risultante dal bilancio. L’Agenzia delle Entrate, ha chiarito, in una risposta a Telefisco, che il patrimonio netto da considerare è quello assunto al netto della riserva negativa per azioni proprie.
Il patrimonio netto non comprende solo l’utile, ma anche la perdita. Il patrimonio netto è influenzato dall’utile di esercizio, a sua volta, assunto al netto delle imposte, influenzate dall’ACE.
Prendendo come base ACE, pari a 500.000 euro, determinata con:
Utili accantonati a riserva, in positivo per un valore di 1.500.000 euro;
La distribuzione del dividendo straordinario per un valore di 800.000 euro, in negativo;
Il conferimento a favore della controllata, in negativo di 200.000 euro.
Per il 2019, l’importo detassato ammonta al 1,3% di 500.000 euro.
Per le imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria (per natura o per opzione) la base ACE è rappresentata dalla somma algebrica, se positiva, dei seguenti elementi (art. 8 del DM 3.8.2017):
Una componente “statica“, rappresentata dalla differenza positiva tra il patrimonio netto al 31.12.2015 e il patrimonio netto al 31.12.2010, entrambi assunti al lordo dei rispettivi utili di esercizio;
Una componente “dinamica“, rappresentata dagli incrementi netti registrati dall’1.1.2016, calcolati secondo le regole delle società di capitali.
Tuttavia, gli utili di esercizio, a differenza di quanto previsto per le società di capitali, rilevano nell’esercizio di maturazione, al netto dei prelievi in conto utili, e non in quello di accantonamento.
Anche in capo ai soggetti IRPEF vanno assunte, in negativo, le componenti relative agli investimenti in titoli e valori mobiliari e alle clausole “anti-abuso“.
Secondo il principio di diritto Agenzia delle Entrate n. 11/2018, in caso di finanziamento concesso da una società ad un’altra società del gruppo, la quale a sua volta effettua una delle operazioni suscettibili di duplicare la base ACE (es. aumento di capitale a favore di altri soggetti appartenenti al gruppo), si considera che queste operazioni siano effettuate attingendo dai fondi che la seconda società ha ricevuto con apporti dei soci.
Questa seconda società deve, quindi, ridurre la propria base ACE nella misura corrispondente ai fondi utilizzati per l’aumento del capitale di altri soggetti appartenenti al gruppo.
Il principio n. 12/2018 precisa, invece, che se una società ha una base ACE composta sia da conferimenti in denaro, sia da utili accantonati a riserva, all’atto dell’effettuazione delle operazioni potenzialmente duplicative del beneficio questa è tenuta a ridurre la propria base ACE sino a concorrenza dell’importo dei conferimenti in denaro ricevuti.
E’ possibile non ridurre la base di calcolo dell’agevolazione anche in presenza delle suddette fattispecie, dimostrando che le operazioni non comportano una duplicazione del beneficio ACE (Circolare n 21/E/2015 dell’Agenzia delle Entrate).
Pertanto, la società contribuente che si trovi in una delle situazioni previste dall’art. 10 del DM 3.8.2017 e che non intenda ridurre la base ACE degli importi menzionati dalla norma stessa può:
Presentare istanza di interpello probatorio ai sensi dell’art. 11 co. 1 lett. b) della L. 212/2000;
non presentare istanza di interpello, se ritiene comunque non sussistente la duplicazione del beneficio ACE, compilando i campi presenti nel rigo “Elementi conoscitivi“.
L‘Aiuto alla Crescita Economica delle Imprese (ACE) rappresenta un’agevolazione introdotta, abrogata, e successivamente reintrodotta per agevolare la capitalizzazione delle imprese.
Sostanzialmente, lasciare gli utili nell’impresa consente di ridurre parzialmente il carico delle imposte dirette e per questo motivo si cerca di incentivare questo tipo di finanziamento rispetto a quello dato dal capitale di terzi. Da un punto di vista pratico, invece, dobbiamo riscontrare che si tratta (purtroppo) di poca cosa e che sicuramente sarebbe opportuna una forma di incentivazione sicuramente più importante per favore la capitalizzazione delle PMI italiane.
Se hai dubbi o desideri riportare la tua casistica scrivici nei commenti. Pubblicheremo soltanto i contenuti che riteniamo possano accrescere il valore di questo articolo.
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