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Timestamp: 2018-02-19 04:13:06+00:00
Document Index: 64393505

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 433', 'art. 438']

Partito Pensionati: «Le rette delle Rsa non pesino sui parenti»
I parenti degli ospiti delle case di riposo non devono intervenire a colmare l'importo della retta nel caso che la pensione del paziente non sia sufficiente a coprirne il costo. Lo dichiara con forza il Partito dei Pensionati, che da tempo sta portando avanti una battaglia affinché i Comuni si accollino la compartecipazione alla spesa delle rette degli anziani cremonesi che da soli non ce la fanno.
«C’è una sentenza del Consiglio di Stato molto chiara su questo tema» spiega Giuseppe Bruno, segretario provinciale del partito. «Si tratta di una sentenza del 2011 che, in riferimento ai decreti legge 109/1998 e 130/2000, stabilisce che i familiari non devono in alcun modo essere coinvolti nel pagamento delle rette. Dunque le case di riposo e i Comuni che fanno firmare ai familiari delle impegnative in merito, compiono un atto che non è legittimo. Purtroppo i casi come questi sono numerosi, anche a Cremona.
Tra l’altro coloro i quali dal 2000 a oggi hanno contribuito al pagamento di tali rette possono chiederne il rimborso, sempre sulla base della sentenza».
Il partito ha portato avanti per due anni, dal 2009 al 2011, una raccolta firme per una petizione da presentare al Comune chiedendogli di prendersi in carico tutti quei pazienti che con il proprio reddito non riescono a coprire per intero l'importo della retta. «Ho consegnato le firme nel settembre 2011, ma ho ricevuto risposte di perplessità da parte dell’assessore Luigi Amore, che ha creato grande confusione tra i familiari e i degenti» sottolinea il segretario del partito, che chiede a gran forza che le amministrazioni locali rispettino la sentenza. «La crisi che in questi anni ha investito le famiglie del ceto più debole incrementa le difficoltà: per molti è difficile arrivare a fine mese, magari mantenere i figli agli studi o addirittura pagare le bollette. Certo non possono permettersi di sostenere anche parte delle rette dei propri anziani» spiega Bruno. «Siamo coscienti che anche i Comuni versano in notevoli difficoltà economiche, anche visti i tagli dei trasferimenti dovuti alle ultime Finanziarie, tuttavia nel momento in cui esso abbia bisogno di fondi può comunque recuperarli in qualche modo. Un’opportunità che invece le famiglie non hanno: possono contare solo sulla busta paga o sulla pensione, quando ci sono. Senza contare che comunque l’ospite stesso contribuisce già al proprio sostentamento in casa di riposo, con la propria pensione e con il proprio accompagnamento».
La legge In realtà la legge di Stato che stabilisce l’obbligo dei Comuni alla compartecipazione esiste da oltre dieci anni (la “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” 328 del 2000, cap. II, art. 6, comma 4), ma la disposizione finora è rimasta disattesa in larga parte dei comuni italiani. Le disposizioni della legge 328 negano al Comune il diritto di sostituirsi all’anziano nel richiedere ai parenti di pagare l’integrazione della retta, e stabilendo inoltre che l’erogazione delle prestazioni a favore di over 65 e di persone con handicap grave deve fare riferimento esclusivamente alle condizioni economiche dei diretti interessati, e non a quelle dei familiari.
In particolare la normativa ha previsto un articolato sistema integrato “di interventi e servizi sociali in favore di situazioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia” affidato in gran parte agli enti pubblici territoriali. In questo contesto l’art. 6 del decreto legislativo 3/5/2000 n. 130, stabilisce che “Le disposizioni del presente decreto non modificano la disciplina relativa ai soggetti tenuti alla prestazione degli alimenti ai sensi dell’art. 433 del codice civile e non possono essere interpretate nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori delle facoltà di cui all’art. 438, primo comma, del codice civile nei confronti dei componenti il nucleo familiare del richiedente la prestazione sociale agevolata”.