Source: http://www.oncoguida.it/faq/one-faq1296.html?faq_id=44523
Timestamp: 2014-03-08 18:00:28+00:00
Document Index: 52821119

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 26', 'art. 10', 'art. 42', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 46']

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Stai visualizzando le FAQ della categoria Tutela giuridica del malato lavoratore
Il malato di cancro che lavora o che intende cominciare a lavorare dopo la malattia è protetto in qualche modo?
Esiste una corsia preferenziale per l’assunzione delle persone che, dopo la malattia, vogliono iniziare a lavorare?
Vi sono facilitazioni riguardo alla sede di lavoro?
Il malato ha diritto ad assentarsi dal lavoro per curarsi senza perdere retribuzione? È previsto un analogo diritto per il familiare che lo assiste?
Esistono anche dei congedi non retribuiti?
Qual è la disciplina relativa al lavoro notturno?
A chi ci si deve rivolgere per usufruire dei permessi e dei congedi lavorativi?
I contratti collettivi di lavoro (CCNL) come tutelano i lavoratori malati di cancro?
Il malato che voglia continuare a lavorare durante le cure ad orario parziale può, finite le terapie, ritornare a lavorare a tempo pieno?
D: Il malato di cancro che lavora o che intende cominciare a lavorare dopo la malattia è protetto in qualche modo?
R: La tutela del lavoro per i malati oncologici è disciplinata dalla legge e, per ciascun comparto, dai CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro). Alcune norme legislative e contrattuali prevedono una tutela specifica per i lavoratori affetti da patologia neoplastica, ma, nella maggior parte dei casi, la difesa del diritto al lavoro è contenuta in norme che riguardano in generale persone disabili cui sia stata riconosciuta una certa percentuale di invalidità o uno stato di handicap più o meno grave.
D: Esiste una corsia preferenziale per l’assunzione delle persone che, dopo la malattia, vogliono iniziare a lavorare?
R: La legge n. 68/1999 sul collocamento dei disabili prevede che la persona con invalidità riconosciuta superiore al 46% ha diritto ad iscriversi nelle liste speciali del collocamento obbligatorio.
Le imprese e gli enti pubblici hanno l’obbligo di assumere gli iscritti nelle liste speciali in numero proporzionale alle dimensioni della singola impresa o ente. Pertanto anche i malati di cancro, cui sia stata riconosciuta un’invalidità superiore al 46%, hanno diritto ad essere assunti obbligatoriamente ai sensi di detta normativa.
D: Vi sono facilitazioni riguardo alla sede di lavoro?
R: Nel caso di assunzione per concorso in un ente pubblico, il malato riconosciuto invalido con percentuale superiore al 67%, può scegliere prioritariamente la sede più vicina al proprio domicilio tra quelle disponibili e ha diritto di precedenza nella scelta della sede nel caso in cui decida di chiedere il trasferimento (art. 21 L. 104/1992).
Se, invece, è stato riconosciuto lo stato di handicap in situazione di gravità, il lavoratore malato dipendente pubblico o privato ed il familiare che lo assiste, hanno diritto ad ottenere, compatibilmente con le esigenze del datore di lavoro, il trasferimento alla sede di lavoro più vicina al domicilio del malato e non possono essere trasferiti contro la loro volontà (art. 33 L. 104/1992).
D: Il malato ha diritto ad assentarsi dal lavoro per curarsi senza perdere retribuzione? È previsto un analogo diritto per il familiare che lo assiste?
R: Il malato riconosciuto portatore di “handicap in situazione di gravità” ha il diritto di usufruire di permessi lavorativi retribuiti e analoga facoltà è concessa anche al familiare che assiste il malato.
L’art. 33 della L. 104/1992 fissa i limiti dei permessi come segue: - il lavoratore con disabilità può assentarsi dal lavoro per 2 ore giornaliere o 3 giorni mensili a scelta; - il familiare che assiste la persona malata può assentarsi per 3 giorni al mese sempre che il malato non sia ricoverato.
Inoltre, il malato al quale sia stata riconosciuta un’invalidità superiore al 50% ha diritto a 30 giorni all'anno (anche non continuativi) di congedo retribuito per cure mediche connesse con lo stato di invalidità (art. 26 L. 118/1971 e art. 10 D. lgs. 509/1988). Tali permessi si sommano ai giorni di malattia previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato alla categoria di appartenenza.
L’art. 42 del D. lgs. 151/2001 riconosce al lavoratore genitore anche adottivo e al coniuge, (o, in caso di decesso di entrambi i genitori, al fratello o sorella convivente) di soggetto con handicap in situazione di gravità il diritto ad un periodo di congedo retribuito, continuativo o frazionato, per un massimo di due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa.
Anche in assenza di riconoscimento dello stato di invalidità o di handicap in situazione di gravità, il lavoratore ha diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all'anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza con il lavoratore o la lavoratrice risulti da certificazione anagrafica (art. 4 L. 53/2000).
D: Esistono anche dei congedi non retribuiti?
R: I dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati possono richiedere, per gravi e documentati motivi familiari, fra i quali le patologie invalidanti e, quindi, la patologia neoplastica (n.d.r.) un periodo di congedo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni. Durante tale periodo il dipendente conserva il posto di lavoro, non ha diritto alla retribuzione e non può svolgere alcuna attività lavorativa. Il congedo non è computato nell'anzianità di servizio, né ai fini previdenziali; comunque, il lavoratore può procedere al riscatto, ovvero al versamento dei relativi contributi, calcolati secondo i criteri della prosecuzione volontaria (art. 4 L. 53/2000).
D: Qual è la disciplina relativa al lavoro notturno?
R: Il malato di cancro può evitare di prestare la propria attività lavorativa in orario notturno presentando al datore di lavoro la certificazione, rilasciata da una struttura sanitaria pubblica, che dichiari la sua inidoneità al lavoro notturno. Inoltre, nel caso in cui l'inidoneità alla prestazione di lavoro notturno (accertata dalle strutture sanitarie pubbliche) sopraggiunga a causa del peggioramento delle condizioni di salute, il lavoratore già addetto al lavoro notturno potrà chiedere ed ottenere dal datore di lavoro di essere assegnato al lavoro diurno, in altre mansioni equivalenti, se esistenti e disponibili (D. lgs. 66/2003). Infine, è previsto espressamente il divieto di lavoro notturno per il lavoratore che assista un malato riconosciuto in stato di handicap grave (D. lgs. 151/2001 e D. lgs. 66/2003).
D: A chi ci si deve rivolgere per usufruire dei permessi e dei congedi lavorativi?
R: Per ottenere i diversi tipi di permessi e congedi, una volta in possesso della certificazione medico-legale di invalidità o malattia è sufficiente la semplice richiesta al datore di lavoro e/o all’ente di previdenza cui si è iscritti.
D: I contratti collettivi di lavoro (CCNL) come tutelano i lavoratori malati di cancro?
R: Alcuni CCNL del settore del pubblico impiego tutelano specificamente i malati di cancro prevedendo che, per patologie gravi che richiedano terapie salvavita come la chemioterapia, i giorni di ricovero ospedaliero o di trattamento in day hospital e i giorni di assenza per sottoporsi alle cure siano esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia normalmente previsti e siano retribuiti interamente. Ciò non solo prolunga indirettamente il periodo di comporto (spazio di tempo durante il quale il datore non può licenziare il lavoratore malato e la cui durata è stabilita dal CCNL di settore) evitando in taluni casi il licenziamento, ma garantisce al lavoratore il mantenimento dello stipendio che, altrimenti, dopo un certo periodo di assenza per malattia, sarebbe ridotto o azzerato. In altri CCNL, invece, il periodo di comporto viene aumentato fino al 50 per cento in caso di ricovero ospedaliero o di accertata necessità di cura, in ambedue le circostanze nel caso di malattia oncologica.
D: Il malato che voglia continuare a lavorare durante le cure ad orario parziale può, finite le terapie, ritornare a lavorare a tempo pieno?
R: Nella recente riforma del mercato del lavoro, su proposta di AIMaC, è stata introdotta una norma che tutela specificamente i lavoratori malati di cancro del settore privato: l’art. 46, lett. t del D. lgs. n. 276 del 10 settembre 2003 (c.d. Legge Biagi) riconosce ai lavoratori malati di tumore che siano in grado di lavorare, ma che preferiscano ridurre l’orario di lavoro, il diritto di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale fino a quando non si sentiranno di tornare a lavorare full time.
Pertanto, i lavoratori subordinati, con ridotta capacità lavorativa (anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita) accertata dalla Commissione medica della ASL, possono chiedere la riduzione dell’orario di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, con proporzionale diminuzione della retribuzione, e conservano il posto di lavoro con diritto al ripristino dell’orario e dello stipendio a tempo pieno.
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