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Timestamp: 2016-10-25 19:10:23+00:00
Document Index: 135344540

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 53', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 3']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 154 del 11.06.2009
Istanza di interpello - art. 11,
legge 27 luglio 2000 n. 212 - trattamento fiscale dei compensi percepiti in
Italia da base fissa di una società professionale estera - art. 25 del D.P.R.
600/73 - Ulteriori chiarimenti
specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 25 del D.P.R 600 del 1973 è stato
La società di diritto inglese ALFA, impegnata nel
campo dei servizi legali alle imprese e persone fisiche, ha intenzione di
costituire nel territorio italiano una sede operativa, al fine di gestire le
attività di consulenza e assistenza legale nell'interesse di clienti italiani e
Ciò premesso, la società istante ha chiesto di
conoscere se i compensi professionali che saranno corrisposti alla costituenda
base fissa da committenti/sostituti d'imposta debbano essere assoggettati a
tassazione mediante ritenuta alla fonte ai sensi dell'art. 25 del DPR 600/73.
A parere dell'istante, i compensi percepiti dalla
base fissa dell'ente inglese per lo svolgimento dell'attività professionale
sono esclusi dall'ambito applicativo di cui all'art. 25 del DPR 600/73.
In particolare, l'istante afferma che non è possibile
applicare il primo comma del citato articolo, in quanto l'obbligo della ritenuta
del 20 per cento, a titolo di acconto, è previsto solo per i compensi erogati a
soggetti residenti. Nella fattispecie descritta sia la società inglese ALFA che
la costituenda sede italiana non acquisterebbero la residenza fiscale italiana
in quanto la società inglese continua ad essere qualificata come soggetto non
residente mentre la sede italiana è una proiezione meramente operativa della
Inoltre, ai sensi del comma 2, ultima parte, del citato
articolo l'applicazione della ritenuta a titolo d'imposta nella misura del 30
per cento nei confronti dei soggetti non residenti è esclusa qualora il
compenso sia corrisposto ad una stabile organizzazione italiana. A parere
dell'istante, la costituenda sede italiana è assimilabile, ai fini fiscali, ad
una stabile organizzazione e tale affermazione non può essere disattesa dalla
considerazione che con tale termine si intende esclusivamente un soggetto
esercente attività d'impresa per le seguenti motivazioni:
- sia nella letteratura giuridica che
nell'interpretazione fornita a livello internazionale l'espressione "base
fissa", con cui, di solito, si intende l'attività di lavoro autonomo, non
si differenzia dall'espressione "stabile organizzazione";
- se il termine stabile organizzazione si
riferisse soltanto allo svolgimento di attività d'impresa non si capirebbe la
ratio della norma: nessuna stabile organizzazione percepisce compensi per
- la distinzione tra "stabile
organizzazione" e "base fissa", a seguito della cancellazione
dell'articolo 14 del modello OCSE, non ha più ragione di esistere.
Con la risoluzione del 26 aprile 2007 n. 80, la scrivente ha chiarito che i
redditi prodotti in Italia dalla base fissa di un'associazione tra
professionisti estera (soggetta ad IRES, ai sensi dell'articolo 73, comma 1, lett. d), del Tuir
seguono le regole di determinazione proprie degli enti non commerciali non
residenti con conseguente applicazione degli artt. 153 e 154 del Tuir. Ciò in
quanto la predetta base fissa non svolge un'attività commerciale.
In particolare, l'imposta si applica solo sui redditi
prodotti in Italia, determinati secondo le disposizioni previste dal titolo I
del Tuir relative alle categorie nelle quali i singoli redditi rientrano.
Pertanto, il reddito di lavoro autonomo seguirà le regole di determinazione
proprie di cui all'art. 53 e
seguenti del Tuir e sarà indicato nel quadro RE del Modello Unico - Enti non
commerciali ed equiparati.
In ordine alle modalità di tassazione del reddito
professionale, il documento di prassi ha precisato, tra l'altro, in via
incidentale, che i compensi percepiti dall'associazione professionale operante
nel territorio nazionale sono soggetti alla ritenuta d'acconto, nella misura del
20 per cento, ai sensi dell'articolo 25,
comma 1, del DPR 600/73.
Detta disposizione prevede che "i soggetti
indicati nel primo comma dell'articolo 23,
che corrispondono a soggetti residenti nel territorio dello stato compensi
comunque denominati, anche sotto forma di partecipazione agli utili, per
prestazioni di lavoro autonomo, ancorché non esercitate abitualmente, (...),
devono operare all'atto del pagamento una ritenuta del 20 per cento a titolo di
acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti,
con obbligo di rivalsa"
Il rinvio espresso al comma 1 dell'articolo 25 conferma la volontà di escludere, per i soggetti non
residenti che rendono in Italia prestazioni di servizi per il tramite di una
base fissa nello Stato, l'applicazione della ritenuta a titolo definitivo ex
art. 25, comma 2, del citato DPR. Si rammenta che il predetto
art. 25, comma 2, stabilisce che "se i compensi e le altre
somme sono corrisposte a soggetti non residenti, deve essere operata una
ritenuta a titolo d'imposta nella misura del 30 per cento, anche per le
prestazioni effettuate nell'esercizio di imprese".
Ciò in quanto, una volta accertata la sussistenza di
un collegamento stabile tra l'esercizio dell'attività professionale e il
territorio italiano, la modalità di tassazione dell'imponibile è demandata
alla legislazione domestica.
Più precisamente, la presenza di una base fissa indica
che l'operatore straniero ha raggiunto un livello di penetrazione economica nel
territorio tale da renderlo equiparabile ad un professionista residente.
D'altronde, la previsione della ritenuta a titolo di
imposta e quindi definitiva ex art. 25,
comma 2 del DPR 600/73 deriva dall'esigenza di evitare che soggetti non
residenti che operano nel territorio italiano possano sottrarsi alla potestà
impositiva nazionale.
Tale finalità non ha ragion d'essere nei confronti
delle società che operano in Italia con una sede operativa radicata nel
territorio e soggetta agli adempimenti fiscali previsti dalla normativa
Al riguardo, le istruzioni al modello unico Enti non
commerciali/2009 prevedono che l'associazione fra professionisti non residenti
che svolge l'attività in Italia mediante una base fissa deve indicare nel rigo
RE24 l'ammontare delle ritenute eventualmente subite sui compensi derivanti
dall'attività professionale.
Nel confermare, pertanto, i chiarimenti già forniti
con la risoluzione n. 80, la scrivente fa presente, per completezza, che al caso
di specie non può essere applicato l'ultimo periodo del comma 2 dell'articolo 25 del D.P.R. n. 600/1973 che esclude l'applicazione della
ritenuta a titolo d'imposta "sui compensi per prestazioni di lavoro
autonomo effettuate all'estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in
Italia di soggetti non residenti".
Il termine stabile organizzazione, tipizzato nel nostro
ordinamento all'articolo 162
del Tuir, si riferisce esclusivamente ad attività di natura imprenditoriale,
mentre il termine base fissa indica un autonomo centro di imputazione di
interessi giuridico-tributari per lo svolgimento di attività di lavoro
A questo proposito è importante sottolineare che, se
è vero che il modello OCSE, cui usualmente le convenzioni contro le doppie
imposizioni fanno riferimento, ha abrogato la distinzione tra stabile
organizzazione (attività d'impresa) e base fissa (lavoro autonomo) determinando
una sostanziale equiparazione tra le due espressioni, è altrettanto vero e,
significativo ai fini dell'interpretazione della norma, che l'Italia ha
formalmente espresso riserva per continuare ad includere nelle convenzioni un
articolo specifico riguardante l'imposizione dei redditi che derivano
dall'esercizio di professioni indipendenti. La riserva conferma la volontà di
continuare a distinguere l'attività commerciale da quella autonoma (riserva
sull'art. 3 del modello OCSE).