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Timestamp: 2019-09-15 09:43:25+00:00
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Trapani: rapinatore colpisce il responsabile della reception di un albergo per farsi consegnare dei soldi e lo minaccia di colpirlo con un tubo di ferro.
La hall di un albergo si può considerare privata dimora? La sala di ricevimento dell'albergo, luogo per definizione aperto al pubblico e nei quali non si svolgono abitualmente atti della vita privata, non può configurare l'aggravante contestata.
Cassazione Penale Sent. Sez. 2 Num. 34454 Anno 2019Presidente: GALLO DOMENICORelatore: IMPERIALI LUCIANOData Udienza: 13/11/2018
SENTENZA sul ricorso proposto da: D.S.A. N. IL .......... avverso la sentenza n. 5910/2016 CORTE APPELLO di PALERMO, del 04/07/2017 visti gli atti, la sentenza e il ricorso udita in PUBBLICA UDIENZA del 13/11/2018 la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCIANO IMPERIALI Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Ff v3 Kfc evi«t) e ha concluso per l'annullamento con rinvio limitatamente all'aggravante art. 628 3° Comma cp
RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza del 4/7/2017 la Corte di Appello di Palermo ha confermato il giudizio di penale responsabilità espresso il 27/6/2016 dal Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Trapani, all'esito di giudizio abbreviato, nei confronti di D.S.A. in relazione ai reati, unificati dalla continuazione, di rapina pluriaggravata, ai sensi degli artt. 628 commi 1 e 3 nn. 1 e 3 bis cod. pen., e lesioni personali aggravate, con le attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti, "fatta eccezione per quella di cui all'art. 628 comma 3 n. 3 bis cod. pen.", e la conseguente condanna alla pena ritenuta di giustizia. 2. Avverso la sentenza della Corte di Appello ricorre per cassazione il D.S. , deducendo quattro motivi di impugnazione: 2.1. violazione di legge, in relazione alla configurazione dell'aggravante del luogo di privata dimora con riferimento alla reception di un albergo, non essendo sempre parificabile il luogo di lavoro ad una privata dimora. 2.2. violazione di legge, per essersi riconosciuta l'aggravante dell'uso dell'arma con riferimento ad un ombrello, di cui si sconoscono perfino le caratteristiche, che, però, si assume non potevano certo essere un manico lungo di legno o un terminale a punta, perché questi avrebbero determinato gravi lesioni e non già piccole escoriazioni. 2.3. violazione di legge per il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti di cui all'art. 62 n. 4 e 6 cod. pen. dovendo, ad avviso del ricorrente, essere identificato in entrambi i casi il danno - lieve e da risarcire - con quello economico patito dal soggetto offeso, da individuare nella struttura recettizia. 2.4. la violazione dell'art. 582 cod. pen. per essersi riconosciuto il reato di lesioni in presenza di mere escoriazioni, che si assume non avrebbero inciso nella funzionalità dell'organismo della persona offesa. CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso è meritevole di parziale accoglimento, in quanto è fondato il primo motivo di impugnazione. Premesso che il giudice di legittimità, ai fini della valutazione della congruità della motivazione del provvedimento impugnato, deve fare riferimento alle sentenze di primo e secondo grado, le quali si integrano a vicenda confluendo in un risultato organico ed inscindibile (Sez. 5, n. 14022 del 12/01/2016, Rv. 266617), deve rilevarsi che, mentre la sentenza della Corte territoriale non specifica il luogo ove è stata realizzata la rapina di cui è stato riconosciuto responsabile il D.S. , la sentenza di primo grado riferiva che questo, dopo essere "entrato nella hall" dell'Albergo Tiziano di Trapani, interpellato sul motivo della sua presenza, ne usciva, per rientrarvi immediatamente, colpire il portiere addetto alla reception con un ombrello ed intimare al predetto di consegnargli il denaro in suo possesso, minacciando di colpirlo anche con un tubo di ferro. Del resto, anche il capo di imputazione si riferisce - espressamente alla "sala ricevimento dell'Hotel Tiziano con sede in Trapani". .. Ne consegue che non può ritenersi che il reato sia stato commesso in luogo equiparabile alla privata dimora: questa Corte di Cassazione, anche a sezioni unite, infatti, sia pure con riferimento al reato previsto dall'art. 624 bis cod. pen., ha avuto modo di chiarire che i luoghi di lavoro non rientrano nella nozione di privata dimora, salvo che il fatto sia avvenuto all'interno di un'area riservata alla sfera privata della persona offesa. Rientrano nella nozione di privata dimora di cui all'art. 624-bis cod. pen., pertanto, esclusivamente i luoghi, anche destinati ad attività lavorativa o professionale, nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare", quali, ad esempio, il retrobottega, i bagni privati o spogliatoi, l'area riservata di uno studio professionale o di uno stabilimento (Sez. U, n. 31345 del 23/03/2017 - dep. 22/06/2017, D'Amico, Rv. 270076; nella specie la Corte ha escluso l'ipotesi prevista dall'art. 624 bis cod. pen. in relazione ad un furto commesso all'interno di un ristorante in orario di chiusura). La conferma che i luoghi di lavoro, di per sé, non costituiscano privata dimora è stata desunta anche dal terzo comma dell'art. 52 cod. pen. (aggiunto dall'art. 1 della legge 13 febbraio 2006, n. 59), nel quale si afferma che la disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Nel richiamato secondo comma si fa riferimento, ai fini della presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa, ai luoghi previsti dall'art. 614 cod. pen. (vale a dire a quelli di privata dimora). Se, dunque, la nozione di privata dimora comprendesse, indistintamente, tutti i luoghi in cui il soggetto svolge atti della vita privata, non vi sarebbe stata alcuna necessità di aggiungere il terzo comma nell'art. 52 per estendere l'applicazione della norma anche ai luoghi di svolgimento di attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Evidentemente tale precisazione è stata ritenuta necessaria perché, secondo il legislatore, la nozione di privata dimora non è, in generale, comprensiva dei luoghi di lavoro. Essendosi svolti í fatti nella sala di ricevimento dell'albergo, luogo per definizione aperto al pubblico e nei quali non si svolgono abitualmente atti della vita privata, pertanto, deve escludersi la configurabilità dell'aggravante di cui si parla. 4. Gli altri motivi di ricorso sono privi di fondamento. 4.1. In particolare, il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato, atteso che, come riconosciuto dalla costante giurisprudenza di questa Corte di legittimità, per arma impropria deve intendersi qualsiasi oggetto, anche di uso comune e privo di apparente idoneità all'offesa, che sia in concreto utilizzato per procurare lesioni personali, giacché il porto dell'oggetto cessa di essere giustificato nel momento in cui viene meno il collegamento immediato con la sua funzione per essere utilizzato come arma (Sez. 5, n. 46482 del 20/06/2014, Rv. 261017; Sez. 5, n. 49517 del 21/11/2013, Rv. 257758; Sez. 5, n. 27768 del • 15/04/2010, Rv. 247888), tanto che si è specificamente riconosciuta la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente utilizzi un manico di scopa ed un • ombrello, trattandosi di armi improprie, ai sensi dell'art. 4, comma secondo, legge n. 110 del 1975, per il quale rientra in questa categoria, oltre agli strumenti da punta e taglio e gli altri oggetti specificamente indicati, anche qualsiasi strumento, che, nelle circostanze di tempo e di luogo in cui sia portato, sia potenzialmente utilizzabile per l'offesa della persona (Sez. 5, n. 27768 del 15/04/2010, Rv. 247888). 4.2. Anche il terzo motivo di ricorso è privo di fondamento, in quanto ai fini della configurabilità dell'attenuante del danno di speciale tenuità con riferimento al delitto di rapina, così come dell'attenuante del risarcimento del danno, non è sufficiente la considerazione del valore economico del bene sottratto, ma occorre valutare anche gli effetti dannosi connessi alla lesione della persona contro la quale è stata esercitata la violenza o la minaccia, attesa la natura plurioffensiva del delitto "de quo", il quale lede non solo il patrimonio, ma anche la libertà e l'integrità fisica e morale della persona aggredita per la realizzazione del profitto, nel caso di specie il portiere addetto alla reception G.V.. Ne consegue che, solo ove la valutazione complessiva del pregiudizio sia di speciale tenuità può farsi luogo all'applicazione dell'attenuante, sulla base di un apprezzamento riservato al giudice di merito e non censurabile in sede di legittimità, se immune da vizi logico-giuridici (cfr. Sez. 2, n. 50987 del 17/12/2015, Rv. 265685; Sez. 2, n. 19308 del 20/01/2010, Rv. 247363): alla luce di tali principi, deve ritenersi priva di vizi logici o giuridici la valutazione della Corte territoriale secondo cui, nonostante la modesta entità della somma sottratta, l'uso di armi improprie, quali un ombrello ed un tubo di ferro, comunque idoneo a suscitare dolore e timore nella vittima, non consente, nel caso specifico, di ritenere lieve il danno arrecato alla persona aggredita, né questo reintegrato dalla sola restituzione della somma sottratta. 4.3. Anche l'ultimo motivo di ricorso è infondato, in quanto è indiscusso insegnamento di questa Corte regolatrice secondo cui, in tema di lesioni personali volontarie, costituisce malattia qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell'organismo, ancorché localizzata, di lieve entità e non influente sulle condizioni organiche generali, onde lo stato di malattia perdura fino a quando è in atto il suddetto processo di alterazione (cfr., tra le altre, Sez. 5, n. 43763 del 29/09/2010, Rv. 248778, in tema di escoriazioni; sez. 2, n. 40428 dell'11/6/2009, Rv. 245:378; Sez. 7, n. 29786 del 31/05/2016, Rv. 268034). 5. Conseguentemente, in coerenza con l'accoglimento del primo motivo di ricorso, la sentenza impugnata va annullata limitatamente alla circostanza aggravante di cui all'art. 628 comma 3 n. 3 bis cod pen., che va eliminata, con conseguente rinvio per la rideterminazione della pena ad altra sezione della Corte di Appello di Palermo. P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla circostanza aggravante di cui all'art. 628 comma 3 n. 3 bis cod pen., che elimina, e rinvia per la rideterminazione della pena ad altra sezione della Corte di Appello di Palermo Così deciso nella camera di consiglio del 13 novembre 2018 Il Consigliere estensore