Source: http://www.assocond-conafi.it/raccolta-sentenze/900/casa-e-condominio/vita-in-comune/quando-il-rumore-diventa-intollerabile
Timestamp: 2019-04-21 20:41:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 844', 'sentenza ', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 1102']

Quando il rumore diventa intollerabile - Raccolta Sentenze - Assocond Conafi
Quando il rumore diventa intollerabile
L’eventuale rispetto dei limiti previsti dalla legge non può fare considerare, senz’altro, lecite le immissioni, dovendo il giudizio sulla loro tollerabilità formularsi in relazione alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti, e non può prescindere dalla rumorosità di fondo, ossia da quel complesso di suoni di origine varia e spesso non identificabile, continui e caratteristici del luogo sui quali vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi. La valutazione diretta a stabilire se i rumori restano compresi o meno nei limiti dell’art. 844 c.c. deve essere riferita, da un lato, alla sensibilità dell’uomo medio e, dall’altro, alla situazione locale.
Corte di Cassazione, Sezioni Seconda civile, 12 maggio 2015 sentenza n.9660
La S.C. conferma il principio secondo cui in materia di immissioni, mentre è senz’altro illecito il superamento dei limiti di accettabilità stabiliti dalle leggi e dai regolamenti che, disciplinano le attività produttive, l’eventuale rispetto degli stessi non può far considerare senz’altro lecite le immissioni, dovendo il giudizio sulla loro intollerabilità formularsi alla stregua dei principi di cui all’art. 844 c.c.
La decisione si presenta di particolare interesse anche per motivi stagionali: l’arrivo dell’estate determina soprattutto nelle grandi città a densa urbanizzazione un proliferare di condizionatori d’aria collocati per lo più sulle e nelle parti comuni: facciate, tetti, lastrici, terrazzini.
Nel caso vagliato dalla S.C. il conduttore di una unità immobiliare di un edificio del centro cittadino aveva appunto collocato sul terrazzino condominiale l’impianto e ciò aveva determinato l’iniziativa giudiziale del vicino che lamentava l’illegittimità di un tale uso, lesivo del pari uso e del decoro architettonico, oltre che costituente fonte di intollerabili immissioni di rumore.
La tutela cautelare veniva respinta e nel corso del giudizio di merito possessorio, espletata una consulenza tecnica d’ufficio, il giudice di primo grado aveva respinto tutte le domande del condomino ritenendo non sussistente né una limitazione e deturpazione della veduta, né un’alterazione del decoro architettonico, né un inquinamento acustico.
La corte d’appello respingeva il gravame osservando che le immissioni provenienti dal motore del condizionatore non superavano la normale tollerabilità e l’installazione dell’impianto nella parte di tetto comune (terrazzino) non configurava abuso, non comprometteva il decoro estetico, la stabilità e la sicurezza dell’immobile e non era lesivo del diritto degli altri condomini. Avverso tale decisione è stato proposto ricorso in cassazione articolato sulla base di sette motivi, due dei quali accolti con la decisione in commento.
La nozione di immissioni è contenuta nell’art. 844 c.c., norma compresa nelle disposizioni generali in tema di proprietà fondiaria, concernente i rapporti tra i proprietari di fondi, anche non confinanti, e trova applicazione anche in materia di condominio. Da tempo, infatti, la giurisprudenza ha ritenuto applicabili i principi dettati in relazione alle propagazioni di fumi, calore, odori e rumori anche negli edifici in con-dominio e quindi sia ai casi in cui un condomino, nel godimento della propria porzione immobiliare e delle parti comuni, dia luogo ad immissioni moleste o dannose nelle proprietà di altri condomini, sia ai casi in cui esse provengano da beni o impianti comuni.
Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo vicino, se non superano la normale tollerabilità. La valutazione della “normale tollerabilità” deve essere valutata avuto riguardo alle condizioni dei luoghi e il contemperamento delle esigenze della produzione con le ragioni della proprietà va effettuata riconoscendo la prevalenza delle esigenze personali di vita connesse all’abitazione.
Il limite di tollerabilità non è assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, secondo le caratteristiche della zona, per cui tale limite è più basso in zone destinate ad insediamenti abitativi, ma è anche vero che la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza assoluta di rumore: non è per il sol fatto che il rumore è percepito che esso diviene intollerabile. La normale tollerabilità va riferita alla sensibilità dell’uomo medio. Affinché le immissioni abbiano giuridica rilevanza esse devono avere carattere materiale, indiretto e continuo, esse cioè devono concretarsi in conseguenze o ripercussioni fisicamente misurabili e valutabili sul fondo vicino, tali da influenzare indirettamente anche se non compiute direttamente sul fondo altrui; devono poi avere il requisito della continuità, o quantomeno della periodicità, tale da tradursi in una situazione attuale di intollerabilità.
Non è invece necessario che le immissioni provengano dal fondo confinante, dovendosi interpretare la vicinanza o contiguità dei fondi in senso funzionale, vale a dire che condizione necessaria e sufficiente per la rilevanza giuridica dell'immissione è la sussistenza del nesso tra l'influenza e l'uso di un fondo come luogo di esplicazione dell'attività che la causa.
L’elenco delle immissioni suscettibili di divieto contenuto nell’art. 844 c.c. è esemplificativo: oltre alle immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti, seguono le parole "e simili propagazioni", perciò, considerando sia le caratteristiche delle immissioni espressamente menzionate, sia la necessità che si tratti di "propagazioni", sia, infine, la ratio della norma, essa trova applicazione, per interpretazione estensiva, in tutti i casi in cui si presentino i requisiti della materialità della immissione. Ciò esige che essa cada sotto i sensi dell'uomo ovvero influisca oggettivamente sul suo organismo (ad es.: radiazioni nocive) o su apparecchiature (ad es. correnti elettriche ed onde elettromagnetiche). La norma si applica, inoltre, anche quando ricorra il carattere indiretto o mediato dell'immissione, potendo costituire ripercussione di fatti compiuti direttamente o indirettamente dall'uomo nel fondo da cui si propaga. Ed ancora, si richiede l'attualità di una situazione di intollerabilità, e non il semplice pericolo di essa, derivante da una continuità, o almeno periodicità, anche se non ad intervalli regolari, dell'immissione. L’ipotesi ricorre nel caso di infiltrazioni d’acqua dal fondo altrui, prodotta dall’assidua irriga-zione del proprio fondo.
Il criterio di valutazione della normale tollerabilità delle immissioni in ambito condominiale non può prescindere dalla peculiarità dei rapporti condominiali e dalla destinazione assegnata all'edificio dalle disposizioni urbanistiche o, in mancanza, dai proprietari. Gli edifici condominiali, soprattutto quelli costituiti da edifici costruiti nella prima metà del secolo scorso, sono caratterizzati dalla compresenza di unità destinate a negozi aperti al pubblico posti al piano terra direttamente aperti sulla pubblica via, e sovrastanti unità destinate ad uso abitativo. Proprio nel caso in cui il fabbricato non adempia ad una funzione uniforme e le unità immobiliari siano soggette a destinazioni differenti, ad un tempo ad abitazione ed ad esercizio commerciale, il criterio dell'utilità sociale, cui è informato l'art. 844 c.c. impone di graduare le esigenze in rapporto alle istanze di natura personale ed economica dei condomini, privilegiando, alla luce dei principi costituzionali le esigenze personali di vita connesse all'abitazione, rispetto alle utilità meramente economiche inerenti all'esercizio di attività commerciali.
E’ stato affermato che la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza assoluta di rumore, perciò il fatto che un rumore venga percepito non significa anche che sia intollerabile.
In relazione all’inquinamento acustico è necessario distinguere caso per caso tenendo conto di parametri normativi e normale tollerabilità: infatti, mentre l’art. 844 c.c. ha come specifico riferimento l’ambito dei rapporti tra privati e le facoltà di godimento della proprietà, ben diverso è l’ambito della normativa sui limiti di tollerabilità ambientale che hanno lo scopo di tutelare interessi pubblici.
Alla materia delle immissioni sonore o da vibrazioni o scuotimenti atte a turbare il bene della tranquillità nel godimento degli immobili adibiti ad abitazione non è applicabile la legge 26.10.1995, n. 477, sull'inquinamento acustico, poiché tale normativa, come quella contenuta nei regolamenti locali, persegue interessi pubblici, disciplinando, in via generale ed assoluta, e nei rapporti cd. verticali fra privati e la p.a., i livelli di accettabilità delle immissioni sonore al fine di assicurare alla collettività il rispetto di livelli minimi di quiete. La regola delle immissioni moleste va ricercata invece nella disciplina dettata dall'art. 844 c.c., alla stregua delle cui disposizioni, quand'anche dette immissioni non superino i limiti fissati dalle norme di interesse generale, il giudizio in ordine alla loro tollerabilità va compiuto secondo il prudente apprezzamento del giudice che tenga conto delle particolarità della situazione concreta.
La sopportabilità delle immissioni va sempre valutata con specifico riferimento alla situazione di fatto, ciò di cui si deve tener conto non è del dato relativo alle “emissioni”, che rilevano ai fini della generalizzata accettabilità ambientale, ma delle “immissioni” da valutarsi secondo il criterio della normale tollerabilità, intesa come limite legale all’esercizio delle facoltà di godimento della proprietà immobiliare che deve essere riferito al luogo in cui le “propagazioni” vengono percepite da coloro che fruiscono del bene in conformità alla destinazione.
La decisione della corte di merito è stata cassata perché si è limitata ad accertare che le immissioni rumorose erano al di sotto dei 3 decibel, senza indicare, direttamente o indirettamente, lo stato dei luoghi, le abitudini degli abitanti della zona, omettendo altresì di precisare se nell’accertamento fosse o meno compreso il rumore di fondo, e se esso fosse stato rilevato di giorno o di notte. Ha inoltre errato la corte di merito quando ha ritenuto che fosse necessario dimostrare il danno: esso è in re ipsa in presenza di immissioni illecite.
Nessuna censura, invece, è stata espressa in relazione alla ritenuta legittimità dell’uso del terrazzino comune per collocarvi il motore dell’impianto di condizionamento: tale uso rientra nei limiti di cui all’art. 1102 c.c., non lede la stabilità, l’estetica e il decoro architettonico.