Source: https://www.laleggepertutti.it/144314_si-puo-fare-testamento-con-una-lettera
Timestamp: 2018-04-26 11:46:43+00:00
Document Index: 22655224

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Si può fare testamento con una lettera?
Lo sai che? Si può fare testamento con una lettera?
Il testamento può essere fatto anche con una lettera: in tal caso le ultime volontà hanno valore a condizione che sia inequivocabile l’intenzione di disporre in un determinato modo del proprio patrimonio.
Immaginiamo che una persona, verso gli ultimi anni della propria vita, anziché scrivere il tradizionale testamento, in un foglio di carta firmato e conservato in casa, e magari affidato in copia anche ad amici e parenti, preferisca spedire una lettera ai propri futuri eredi anticipando loro le proprie ultime volontà e chiarendo come vorrebbe che fosse ripartito, alla sua morte, il suo patrimonio. La lettera è, in tutto e per tutto, identica, nel contenuto, a un normale testamento: non manca né la firma, né la data, né l’indicazione dei beneficiari e del testatore. La sola differenza è che viene comunicata in forma colloquiale ai destinatari della stessa. Si può considerare, tale comunicazione, come testamento?
La risposta offerta dalla Cassazione è affermativa [1].
Secondo la Corte, la lettera, indirizzata a una o più persone, a prescindere dal fatto che queste siano o meno gli eredi, può essere considerata un valido testamento purché si evincano, dal testo, le ultime volontà del testatore e il contenuto della stessa sia riconducibile inequivocabilmente a lui. Questo significa, ad esempio, che la lettera deve essere scritta e firmata completamente di proprio pugno e non anche redatta e stampata con il computer e poi inviata ai destinatari.
Non rileva – si legge in sentenza – il fatto che il testamento non sia stato scritto nelle forme classiche, ma solamente con una lettera indirizzata a uno dei beneficiari, se dagli elementi del documento si possono ricavare con sufficiente certezza la sua volontà e la riferibilità delle disposizioni al testatore.
Naturalmente, la lettera con le ultime volontà sarà considerata come testamento olografo. La lettera, purché firmata, può essere inviata anche a uno dei beneficiari, purché sussistano tutti i presupposti di legge, tra cui la certezza della sottoscrizione e sia chiara l’effettiva volontà del testatore, comunque essa sia espressa.
Del resto, da sempre la giurisprudenza ha ritenuto che il testamento olografo possa essere redatto in qualsiasi forma, purché in presenza di elementi univoci, quali la sottoscrizione del testatore e l’espressione della sua volontà testamentaria. In altre parole deve risultare indicata, senza possibilità di interpretazione, la sua volontà di lasciare i beni secondo lo schema indicato nella missiva.
[1] Cass. sent. n. 26791/16 del 22.12.2016. Così anche:
Cass. sent. n. 11504/1992: Poiché l’art. 602 c.c. respingendo ogni rigore formale riconosce valore alla sottoscrizione del testamento olografo anche se non è fatta con l’indicazione del nome e cognome, purché designi con certezza la persona del testatore, deve ritenersi valida la manifestazione della volontà testamentaria in uno scritto avente forma di lettera, sottoscritto con l’indicazione del rapporto di parentela con i beneficiari delle disposizioni quando comporti la certezza sull’identità della persona del testatore. (Nella specie, in applicazione del principio di cui in massima, la S.C. ha confermato la sentenza dei giudici del merito i quali avevano desunto la certezza dell’identità della testatrice in base al collegamento della sottoscrizione, mediante il termine “mamma”, con altri elementi inseriti nella scrittura, quali la destinazione dello scritto “ai cari figli”, la specificazione di fatti compiuti e di spese sopportate dagli stessi nell’interesse della genitrice, la rievocazione di altre vicende familiari, nonché la disposizione della “casa” unico bene del patrimonio della testatrice).
Cass. sent. n. 8668/1990: Nell’interpretazione del testamento il ricorso ad elementi estrinseci è consentito soltanto in via sussidiaria, ove cioè dal testo dell’atto non emerga con certezza l’effettiva volontà del de cuius, sempreché trattisi di elementi riferibili allo stesso, quali ad esempio la sua mentalità, cultura, condizione sociale, consuetudine di rapporti ecc., e non anche ai fini dell’indagine volta a stabilire se una lettera, e cioè uno scritto non avente la veste formale di un testamento, abbia il contenuto di una disposizione di ultima volontà dell’autore, senza che al riguardo possa attribuirsi rilevanza ad una dichiarazione resa ad un notaio dal coniuge del de cuius, dovendo l’anzidetta indagine essere condotta alla stregua dell’esclusivo esame dell’atto.
App. Trento, sent. del 19.12.1998: È riconoscibile la natura testamentaria di una lettera se olografa, datata e sottoscritta dal “de cuius”, quando costui, anche sommariamente, vi esprima la volontà di attribuire, all’apertura della propria successione, un immobile al figlio, configurandosi disposizione di erede, non di legato, se lo stesso cespite sia parte rilevantissima dell’eredità, costituita anche da terreni.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 21 ottobre – 22 dicembre 2016, n. 26791
1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di “violazione e falsa applicazione dell’art. 587 c.c. ai sensi dell’art. 360, n. 3 c.p.c.”.
2.- Con il secondo motivo del ricorso – si deduce il vizio di “violazione e falsa applicazione dell’art. 602 c.c. in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.c.”.
Viene, inoltre, addotta la mancanza di una firma per esteso del de cuius, della circostanza della sottoscrizione (“grazie ed un abbraccio M. “), che avrebbe dovuto indurre a ritenere l’assenza di una volontà di testare.
3.- Con il terzo motivo si prospetta la “violazione e falsa applicazione dell’art. 602 c.c. ai sensi dell’art. 360, n. 3 c.p.c.”.
Viene dedotta la presenza in sentenza “di una sola riga per respingere uno dei motivi di appello” inerente l’incertezza dei beneficiari.
Orbene, al di là della estremamente concisa affermazione al cennato rigo della decisione gravata (“nessun elemento di incertezza è ravvisabile”) va ribadito che il denunciato vizio e la dedotta incertezza non sussiste.