Source: http://www.diritto-penale.it/esercizio-abusivo-della-professione-di-commercialista.htm
Timestamp: 2017-11-24 20:25:05+00:00
Document Index: 152084177

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 348']

La Corte di Cassazione con la sentenza in commento (la n. 28614/2013, depositata il 3 luglio 2013), ha confermato la sentenza di condanna a carico del ricorrente per la violazione dell’art. 348 c.p., ovvero per aver abusivamente esercitato la professione di commercialista per la quale è richiesta, come noto, specifica abilitazione.
A nulla sono valse le argomentazioni proposte nel ricorso circa l’esiguità delle pratiche, in quanto, a parere delle Sezioni Unite così come richiamate nella pronuncia, ad integrare il reato de quo è il “compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti singolarmente in via esclusiva a una determinata professione, siano univocamente individuati come di competenza specifica di essa, allorché lo stesso compimento venga realizzato con modalità tali, per continuatività, onerosità e organizzazione, da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato”.
In tal senso acquisiscono primaria importanza le dichiarazioni rese da taluni soggetti-clienti che dichiaravano di ricevere “attività di consulenza da oltre 15 anni” o ancora “mi avvalgo di un commercialista … fino alla data odierna”
È proprio questa fiducia generata nei confronti di soggetti terzi a configurare, secondo la Suprema Corte, la responsabilità a carico del ricorrente a nulla rilevando, viceversa, le altre considerazioni circa il modesto numero di clienti (solo sei).
Testo sentenza n. 28614/2013, depositata il 3 luglio 2013
1.) Il ricorso, ritualmente proposto, nei due motivi di impugnazione denuncia nell'ordine: violazione di legge sull'applicazione dell'art. 348 cod. pen. e vizio di motivazione per contraddittorietà, avuto riguardo alla riconosciuta limitatezza della condotta contestata.
2.) l'impugnazione, contrariamente alle conclusioni del Procuratore generale, non solo non è accoglibile, ma non supera neppure la soglia dell'ammissibilità, avuto riguardo alla regola dl diritto fissata dalle S.U. con la citata decisione, la quale ha chiarito che integra il reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348 cod. pen.), il compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti singolarmente in via esclusiva a una determinata professione, siano univocamente individuati come di competenza specifica di essa, allorché lo stesso compimento venga realizzato con modalità tali, per continuatività, onerosità e organizzazione, da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un'attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato.