Source: https://www.laleggepertutti.it/178408_assemblea-societaria-riunione-in-videoconferenza
Timestamp: 2018-04-20 16:42:05+00:00
Document Index: 149873973

Matched Legal Cases: ['art. 2437', 'art. 2352', 'art. 984', 'art. 1000', 'art. 2352', 'art. 2471', 'art. 984', 'art. 1000', 'art. 2468']

Assemblea societaria: riunione in videoconferenza
Lo sai che? Assemblea societaria: riunione in videoconferenza
Anche se lo statuto della società non lo prevede espressamente è sempre possibile la riunione a distanza tramite Skype o altri mezzi di videoconferenza o audioconferenza.
Quando i soci di una società si trovano in città diverse o anche nello stesso posto, non è sempre facile incontrarsi per dar vita alle assemblee. Il traffico cittadino e i tempi stretti con cui gli impegni quotidiani devono incastrarsi rendono più difficile trovare un luogo e un giorno per la riunione. Consapevole di ciò e per evitare l’assenteismo (e le difficoltà a deliberare), il codice civile è stato riformato nel 2003 e ora consente la riunione in videoconferrenza. La norma [1], in particolare, stabilisce che «lo statuto può consentire l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione ovvero l’espressione del voto per corrispondenza o in via elettronica. Chi esprime il voto per corrispondenza o in via elettronica si considera intervenuto all’assemblea».
La riforma non ha fatto altro che legittimare una prassi che già si era venuta consolidando, riconosciuta come lecita da alcuni tribunali, ma spesso fonte di contestazioni. È venuto allo stesso tempo meno uno dei principi cardine del diritto societario e, cioè, il principio in base il quale il diritto di voto deve essere espresso dai soci necessariamente in assemblea, con la presenza fisica. Skype e qualsiasi altra forma di videoconferenza a distanza diventa così legittima sia per discutere che esprimere il proprio voto. Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona la riunione in videoconferenza di una assemblea societaria.
1 Per quali società vale il voto in videoconferenza
2 Con quali strumenti deve avvenire la videoconferenza?
3 Come deve essere l’avviso di convocazione dell’assemblea?
4 In che luogo si considera avvenuta la riunione dell’assemblea?
5 A quali condizioni è possibile la riunione societaria in videoconferenza?
6 Massima dei Notai del triveneto n. H.B.29
6.1 Assemblea societaria: riunione in videoconferenza
Per quali società vale il voto in videoconferenza
Si ritiene che la norma che consente la riunione della assemblea societaria tramite videoconferenza possa essere applicata a tutte le società di capitali e, quindi, alle Srl, Spa e Sapa [2].
Con quali strumenti deve avvenire la videoconferenza?
La norma non specifica con quali strumenti debba avvenire la conferenza a distanza: si può trattare di qualsiasi strumento audio e/o video. Ad esempio, sarebbe legittima la riunione con uno o più soci che vi assistono in diretta telefonica o con una connessione tramite computer. Insomma, si può trattare di audio-conferenza o video-conferenza. L’importante è che il mezzo utilizzato consenta al presidente dell’assemblea di accertare l’identità e la legittimazione degli intervenuti virtualmente e constatare i risultati della votazione. Inoltre bisogna fare in modo che l’assemblea sia percepita in modo adeguato dai partecipanti a distanza i quali dovranno partecipare alla discussione e votazione in modo simultaneo.
Come deve essere l’avviso di convocazione dell’assemblea?
È comunque necessario che l’avviso di convocazione della riunione indichi i luoghi collegati a cura della società.
In che luogo si considera avvenuta la riunione dell’assemblea?
La riunione si ritiene svolta nel luogo ove è presente il presidente dell’assemblea.
A quali condizioni è possibile la riunione societaria in videoconferenza?
La norma del codice civile subordina la riunione in videoconferenza alla previsione dello Statuto della società. Secondo tuttavia i notai del Triveneto, in una massima di recente divulgata [3], l’assemblea si può svolgere con i partecipanti collegati in audio-conferenza o video-conferenza anche se non previsto dallo statuto (si pensi al caso di tutte le società costituite prima della riforma che, per forza di cose, non aveva inserito tale possibilità nel proprio atto di nascita). Quando il Codice civile afferma che «lo statuto può consentire l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione», ciò non significa che il collegamento dei partecipanti si può effettuare solo quando lo statuto lo consente, ma va interpretato nel senso che lo statuto può regolamentare in vario modo lo svolgimento delle assemblee in audio-video conferenza.
Del resto, come abbiamo anticipato in apertura, già prima della riforma del 2003 si riteneva possibile un intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione, con possibilità di discutere e di votare consapevolmente e simultaneamente sugli argomenti all’ordine del giorno a condizione che ciò consentisse al socio l’esercizio di tutte le prerogative riconosciutegli nell’ipotesi di intervento fisico ai lavori assembleari, e quindi garantendogli una partecipazione effettiva, la possibilità di percepire le opinioni altrui, di esprimere le proprie, di richiedere, se del caso, chiarimenti sugli argomenti posti all’ordine del giorno e di votare in modo consapevole sulle materie oggetto di deliberazione. Proprio perciò la previsione dello statuto non è vincolante ed è quindi sempre possibile la riunione a distanza.
La frase contenta nel codice civile secondo cui «lo statuto può consentire» deve quindi essere interpretata nel senso che lo statuto «può disciplinare» le forme di intervento mediante mezzi di telecomunicazione (ad esempio prescrivendo le modalità di convocazione dell’assemblea, le modalità di comunicazione, le modalità di intervento e di voto) e non nel senso che, in assenza di clausola statutaria, sono vietate la “partecipazione virtuale” all’assemblea.
Massima dei Notai del triveneto n. H.B.29
H.B. 39 – (INTERVENTO IN ASSEMBLEA MEDIANTE MEZZI DI TELECOMUNICAZIONE IN RELAZIONE ALLE POSSIBILI DIVERSE CLAUSOLE STATUTARIE – 1° pubbl. 9/17 – motivato 9/17)
Ove i mezzi di telecomunicazione siano previsti dall’avviso di convocazione, la società dovrà rispettare il principio di parità di trattamento dei soci.
Spetta al presidente dell’assemblea verificare il pieno rispetto del metodo collegiale, secondo principi di correttezza e di buona fede e, ove il collegamento sia predisposto dalla società, il rispetto della parità di trattamento dei soci. Resta salva la possibilità per lo statuto di disciplinare diversamente la materia, anche in deroga alle regole della collegialità, e fermo il diritto del socio di intervenire fisicamente in assemblea.
H.I. – SPA – Azioni e limiti alla loro circolazione
H.I.19 – (LIMITI DI VALIDITÀ DELLE CLAUSOLE STATUTARIE CHE OBBLIGANO DETERMINATI SOCI A CEDERE LE PROPRIE AZIONI NEL CASO IN CUI ALTRI SOCI DECIDANO DI ALIENARE LE LORO – 1° pubbl. 9/06 – modif. 9/17 – motivato 9/17)
Qualora le clausole statutarie di drag-along (quelle cioè che attribuiscono a determinati soci il diritto di vendere unitamente alle loro azioni anche quelle dei restanti soci) non siano strutturate come un diritto di opzione call ma come l’attribuzione ai soci di maggioranza del diritto di porre termine all’investimento comune effettuato da tutti i soci, le stesse appaiono introducibili nello statuto con le maggioranze richieste per la sua modifica (cfr. Trib. Milano, sez. VIII, decr. 22 dicembre 2014).
a) la cessione contestuale di tutte le azioni;
b) che sia garantito ad ogni socio il diritto ad essere liquidato con una somma non inferiore a quella che si determinerebbe all’esito della liquidazione formale della società (dunque con una somma almeno pari a quella determinata ai sensi dell’art. 2437 ter c.c.);
H.I.27 – (USUFRUTTO SULLE AZIONI – DIRITTO AGLI UTILI E ALLA DISTRIBUZIONE DI RISERVE – 1° pubbl. 9/17 – motivato 9/17)
L’art. 2352 c.c. disciplina soltanto l’attribuzione dei diritti amministrativi nel caso di usufrutto sulle azioni disinteressandosi di quelli economici.
Stante tale carenza si deve ritenere che all’usufruttuario di azioni spettino i diritti economici previsti dalla disciplina generale, cioè il diritto a percepire i frutti civili di cui all’art. 984 c.c..
Nel caso delle azioni societarie, hanno natura di frutti civili gli utili di esercizio di cui sia deliberata la distribuzione. Gli utili destinati a riserva non spettano dunque all’usufruttuario, in quanto la decisione di non distribuirli equivale ad una loro “capitalizzazione”, con definitiva apprensione al patrimonio della società delle somme accantonate. L’eventuale delibera di distribuzione di riserve, siano esse da utili o di capitale, equivale ad una attribuzione di somme che rappresentano un capitale e non al pagamento di un frutto civile, per cui il diritto alla loro riscossione spetta al socio nudo proprietario, il quale, ai sensi dell’art. 1000 c.c., dovrà esercitarlo in concorso con l’usufruttuario e sulle somme riscosse si trasferirà l’usufrutto.
I.I. – SRL – PARTECIPAZIONI E LIMITI AL LORO TRASFERIMENTO – DIRITTI PARTICOLARI
EX ART. 2468, COMMA 3, C.C.
I.I.25 – (LIMITI DI VALIDITÀ DELLE CLAUSOLE STATUTARIE CHE OBBLIGANO DETERMINATI SOCI A CEDERE LE PROPRIE PARTECIPAZIONI NEL CASO IN CUI ALTRI SOCI DECIDANO DI ALIENARE LE LORO – 1° pubbl. 9/06 – modif. 9/17 – motivato 9/17)
I.I.32 – (USUFRUTTO SULLE PARTECIPAZIONI – DIRITTO AGLI UTILI E ALLA DISTRIBUZIONE DI RISERVE – 1° pubbl. 9/17 – motivato 9/17)L’art. 2352 c.c., richiamato per le srl dall’art. 2471 bis c.c., disciplina soltanto l’attribuzione dei diritti amministrativi nel caso di usufrutto sulle partecipazioni sociali, disinteressandosi di quelli economici. Stante tale carenza si deve ritenere che all’usufruttuario di partecipazioni spettino i diritti economici previsti dalla disciplina generale, cioè il diritto a percepire i frutti civili di cui all’art. 984 c.c..
Gli utili destinati a riserva non spettano dunque all’usufruttuario, in quanto la decisione di non distribuirli equivale ad una loro “capitalizzazione”, con definitiva apprensione al patrimonio della società delle somme accantonate. L’eventuale delibera di distribuzione di riserve, siano esse da utili o di capitale, equivale ad una attribuzione di somme che rappresentano un capitale e non al pagamento di un frutto civile, per cui il diritto alla loro riscossione spetta al socio nudo proprietario, il quale, ai sensi dell’art. 1000 c.c., dovrà esercitarlo in concorso con l’usufruttuario e sulle somme riscosse si trasferirà l’usufrutto.
I.I.33 – (LEGITTIMITA’ DELL’ATTRIBUZIONE DI DIRITTI PARTICOLARI A SOCI INDIVIDUATI NELL’ATTO COSTITUTIVO IN MANIERA DETERMINABILE E/O DINAMICA – 1° pubbl. 9/17 – motivato 9/17)
I soci cui può essere attribuita la facoltà di designare i soci titolari dei diritti particolari possono essere determinati nell’atto costitutivo sia nominativamente sia attraverso la loro appartenenza ad un gruppo omogeneo, ad esempio: – membri di una medesima famiglia;
– costituenti una determinata percentuale del capitale sociale;
– aventi determinate caratteristiche personali (quali l’anzianità o il possesso di qualifiche professionali).
I.I.34 – (I DIRITTI PARTICOLARI INTESI COME DIRITTI “DIVERSI” – 1° pubbl. 9/17 – motivato 9/17)
Si ritiene possibile prevedere un diritto particolare ex art. 2468, co. 3, c.c. che non comporti necessariamente un
vantaggio o un privilegio per il socio che ne è titolare.
[1] Art. 2370 cod. civ.
[2] Consiglio Notarile di Milano con la massima n. 14 del 10 marzo 2004
[3] Notai del Triveneto massima n. H.B.29.