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Timestamp: 2020-08-09 18:29:25+00:00
Document Index: 17656399

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 384', 'sentenza ', 'art. 6']

Sentenza Cassazione Civile n. 10794 del 16/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10794 del 16/05/2011
Cassazione civile sez. I, 16/05/2011, (ud. 10/12/2010, dep. 16/05/2011), n.10794
P.F., elettivamente domiciliato in Roma, via Giulia di
avverso il decreto della Corte d’appello di Venezia in data 8 marzo
2008, nella causa iscritta al n. 1254/06 RR;
procuratore generale, Dott. FUCCI Costantino, che nulla ha osservato;
1. P.F. ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, avverso il decreto della Corte di appello di Venezia in data 8 marzo 2008 in materia di equa riparazione L. n. 89, del 2001, ex art. 2, con il quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata condannata a corrispondere un indennizzo in favore del ricorrente di Euro 2.666,66, pari ad Euro 500,00 per ogni anno di durata non ragionevole determinata in complessivi cinque anni e quattro mesi, in conseguenza del superamento del termine ragionevole di durata, fissato in tre anni, di un giudizio introdotto davanti alla Corte dei conti con ricorso del 18 giugno 1998 e deciso con sentenza del 25 ottobre 2006;
2. in via preliminare deve rilevarsi che appare sprovvisto di legittimazione passiva il Ministero dell’Economia e delle Finanze alla stregua della normativa applicabile alla fattispecie ratione temporis, poichè il ricorso per equa riparazione è stato proposto prima dell’1 gennaio 2007 e detto Ministero non è stato comunque parte nel giudizio di merito; 3. i due motivi di ricorso, con i quali si lamenta la liquidazione dell’indennizzo in misura inferiore ai parametri fissati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di cassazione, appaiono manifestamente fondati, in quanto la liquidazione dell’indennizzo nella misura di Euro 500,00 per ogni anno di durata non ragionevole è irragionevolmente inferiore a quella applicata in casi simili da questa Corte, sulla scorta dei principi fissati dalla giurisprudenza della CEDU, per un ammontare di Euro 750,00 ad anno per i primi tre anni di durata non ragionevole e di Euro 1.000,00 per ogni ulteriore anno successivo;
3. alla stregua delle considerazioni che precedono e qualora il collegio condivida i rilievi formulati, si ritiene che il ricorso possa essere trattato in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.”; B) osservato che il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso le argomentazioni esposte nella relazione; che deve essere dichiarato inammissibile il ricorso proposto nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con compensazione delle spese del relativo giudizio di cassazione, avendo detto Ministero erroneamente eccepito il difetto di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri; che deve essere invece accolto il ricorso nei confronti di detta Presidenza con conseguente annullamento del decreto impugnato;
che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2; che in particolare, determinata in cinque anni e quattro mesi la durata non ragionevole del giudizio presupposto secondo l’accertamento del giudice del merito non specificamente censurato dal ricorrente, il parametro per indennizzare la parte del danno non patrimoniale subito in detto giudizio va individuato nell’importo non inferiore ad Euro 750,00 per anno di ritardo, alla stregua degli argomenti svolti nella sentenza di questa Corte n. 16086 del 2009;
secondo tale pronuncia, in tema di equa riparazione per violazione del diritto alla ragionevole durata del processo e in base alla giurisprudenza della Corte dei diritti dell’uomo (sentenze 29 marzo 2006, sui ricorsi n. 63261 del 2000 e nn. 64890 e 64705 del 2001), gli importi concessi dal giudice nazionale a titolo di risarcimento danni possono essere anche inferiori a quelli da essa liquidati, “a condizione che le decisioni pertinenti” siano “coerenti con la tradizione giuridica e con il tenore di vita del paese interessato”, e purchè detti importi non risultino irragionevoli, reputandosi, peraltro, non irragionevole una soglia pari al 45 per cento del risarcimento che la Corte avrebbe attribuito, con la conseguenza che, stante l’esigenza di offrire un’interpretazione della L. 24 marzo 2001, n. 89, idonea a garantire che la diversità di calcolo non incida negativamente sulla complessiva attitudine ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo, evitando il possibile profilarsi di un contrasto della medesima con l’art. 6 della CEDU (come interpretata dalla Corte di Strasburgo), la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata;
2010/819); nel caso di specie si deve, di conseguenza, riconoscere al ricorrente, in relazione ad una durata non ragionevole di cinque anni e quattro mesi, l’indennizzo di Euro 5.584,00, oltre agli interessi legali dalla domanda al saldo, al cui pagamento deve essere condannata la Presidenza soccombente;
ritenuto che le spese del giudizio di merito e quelle del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, in base alle tariffe professionali previste dall’ordinamento italiano con riferimento al giudizio di natura contenziosa (Cass. 2008/23397; 2008/25352), con distrazione delle spese del giudizio di merito in favore dei difensori del ricorrente, avv.ti Francesco e Gabriele De Paola, dichiaratisi antistatari.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e compensa le relative spese processuali. Accoglie il ricorso nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna detta Presidenza al pagamento in favore del ricorrente della somma di Euro 5.584,00, oltre agli interessi legali a decorrere dalla domanda. Condanna inoltre la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore del ricorrente delle spese del giudizio di merito, che si liquidano in Euro 1.140,00, di cui Euro 600,00 per competenze ed Euro 50,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge, nonchè di quelle del giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro 665,00 di cui Euro 565,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge, con distrazione, per le spese del giudizio di merito, in favore del difensore del ricorrente, avv.ti Francesco e Gabriele De Paola, dichiaratisi antistatari.