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Timestamp: 2018-05-27 15:25:47+00:00
Document Index: 170315814

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 117', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 49', 'art. 1669']

L'archivio del Direttore (a r.): Appalto-Responsabilità del costruttore-Mancato rispetto norme isolamento acustico-Non sussiste.
Appalto-Responsabilità del costruttore-Mancato rispetto norme isolamento acustico-Non sussiste.
A mio avviso la migliore sentenza in materia di requisiti acustici degli edifici, in quanto è l’unica che analizza compiutamente tutta la normativa e ne approfondisce l’ambito applicativo.
Trib. Firenze Sez. III, Sent., 17-03-2014 (Dott. Alessandro Gherlandini)
2.2) la normativa in materia di acustica e la sua applicabilità alla fattispecie.
E' poi da escludere la responsabilità del costruttore quanto al mancato rispetto in sede di costruzione dell'edificio della normativa in materia di isolamento acustico.
La questione, già valutata in sede di ATP, non è stata fatta oggetto di accertamento peritale in sede di CTU nel corso del procedimento di merito, alla luce del disposto di cui all'art. 15, I co. lett.c), L. n. 96 del 2010 (legge comunitaria 2009), il quale aveva nella sostanza sospeso l'efficacia nei rapporti tra privati della disciplina statale in materia di inquinamento acustico di cui alla L. n. 447 del 1995, così come modificata dalla L. n. 88 del 2009 (che ne aveva sospeso l'applicazione per i rapporti sorti dopo l'entrata in vigore della modifica, con conseguente applicabilità della stessa per quelli sorti precedentemente, come nella fattispecie).
L'art. 15 citato, infatti, disposizione qualificata norma di interpretazione autentica e quindi avente efficacia retroattiva, aveva infatti previsto l'inapplicabilità tout court, anche per i rapporti pregressi, della normativa statale in materia acustica, e di quella di cui al D.P.C.M. 5 dicembre 1997 sui requisiti acustici passivi degli edifici, nei rapporti tra privati.
La relativa questione era pertanto divenuta, causa lo ius superveniens, sostanzialmente irrilevante.
La problematica in oggetto è invece tornata di attualità a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 103/2013, la quale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del citato art. 15, comma I, lett. c), per irragionevolezza, non trattandosi, secondo il Giudice delle Leggi, effettivamente di norma di interpretazione autentica, bensì di disposizione innovativa, e perché la retroattività di essa "produce disparità di trattamento tra gli acquirenti di immobili in assenza di alcuna giustificazione, e favorisce una parte a scapito dell'altra, incidendo retroattivamente sull'obbligo dei privati, in particolare dei costruttori-venditori, di rispettare i requisiti acustici degli edifici stabiliti dal D.P.C.M. 2 dicembre 1997, di attuazione dell'art. 3, comma 1, lettera e), della L. n. 447 del 1995".
Allo stato deve pertanto ritenersi, attesa la efficacia retroattiva delle sentenze di accoglimento della Corte Costituzionale, che la violazione delle disposizioni in materia di acustica negli edifici abbia tuttora rilevanza sotto il profilo contrattuale od extracontrattuale anche nei rapporti tra privati (ferma l'inapplicabilità di tale disciplina per i rapporti sorti dopo l'entrata in vigore della novella di cui alla L. n. 88 del 2009) .
Ciò posto, ritiene peraltro il Tribunale, che, sulla base del decisum della Corte, non possa aprioristicamente affermarsi la incondizionata operatività delle citate disposizioni nei rapporti tra privati sorti, come nella fattispecie, in epoca pregressa.
Malgrado che su tale questione di diritto, così come in ordine alla rilevanza della citata sentenza del Giudice delle Leggi, gli atti difensivi siano del tutto silenti, è necessario in questa sede evidenziare i termini giuridici della questione.
Il riferimento normativo fondamentale è infatti il D.P.C.M. 5.12.1997.
Trattasi di atto normativo con cui sono stati indicati i requisiti acustici passivi degli edifici con i relativi valori limite, emanato in osservanza degli artt. 2 e 3 della L. n. 447 del 1995 ( "legge quadro sull'inquinamento acustico").
Esso stabilisce i principi fondamentali in materia di tutela dell'ambiente esterno e dell'ambiente abitativo dall'inquinamento acustico, prevedendo le specifiche competenze in materia dello Stato, delle Regioni e dei Comuni.
In particolare, allo Stato è attribuita la competenza in materia di determinazione, tra l'altro dei requisiti acustici passivi degli edifici e dei criteri per la progettazione, l'esecuzione ed la ristrutturazione delle costruzioni edilizie e delle infrastrutture ... ai fini della tutela dall'inquinamento acustico (art. 3 lett. a), e) ed f))
Alle Regioni è poi attribuito il compito di definire con propria legge regionale a) i criteri con i quali i comuni. procedono alla classificazione del territorio; b) i poteri sostitutivi in caso di inerzia dei comuni.; le modalità, scadenze e sanzioni per l'obbligo di classificazione delle zone per i comuni che adottano nuovi strumenti urbanistici...; ecc..... (art. 4)
Infine ai Comuni è assegnata (art. 6) , tra le altre, la competenza per l'adozione di regolamenti per l'attuazione della disciplina statale e regionale per la tutela dall'inquinamento acustico (lett.e), nonché le funzioni di controllo, da effettuarsi in via preventiva all'atto del rilascio dei permessi di costruzione (arg. Ex art. 6 lett.d).
Da questa serie di disposizioni "a cascata" si può verificare come spetta:
1. al legislatore statale dettare le "norme cornice", ivi comprese quelle tecniche
(vedi DPCM), entro le quali si deve muovere la legislazione regionale;
2. a sua volta, alla legge regionale il potere di fissare le norme valide per il suo territorio nell'ambito della legge quadro;
3. ai comuni, infine, il potere - dovere recepire l'impianto normativo composto attraverso l'introduzione di esso nei regolamenti comunali, dandone attuazione e svolgendo le funzioni di controllo.
Alla luce di tale impianto normativo, tenuto conto della ripartizione di competenze tra Stato ed Enti Locali, e del ruolo centrale dei Comuni per l'attuazione della disciplina statale e regionale per la tutela dall'inquinamento acustico (art. 4 lett. E), ritiene il giudicante, che le disposizioni di cui al DPCM in esame, ed in generale di tutta la normativa statale e regionale emanata in esecuzione della Legge quadro, non abbiano efficacia diretta né nell'ambito dei rapporti pubblicistici inerenti l'esercizio dello ius edificandi, e quindi nei procedimenti amministrativi per il rilascio di titoli per l'edificazione, né, tantomeno in quelli privatistici, se non dal momento del loro recepimento nei regolamenti comunali di attuazione.
Sotto il primo profilo deve infatti ritenersi che il Comune, in assenza di apposito regolamento edilizio, od altro atto normativo comunale equivalente che ne recepisse il contenuto, non potrebbe legittimamente condizionare il rilascio di un permesso di costruire al rispetto della normativa tecnica statale o regionale in materia di inquinamento acustico.
Il dettato della Legge quadro sul punto non sembra consentire spazi per una diversa interpretazione, nella misura in cui rimette alla normazione regolamentare del Comune la concreta attuazione della disciplina statale (e regionale).
Ciò posto, appare allora assai discutibile sotto un profilo di coerenza sistematica ritenere che il mancato rispetto di tale normativa abbia, a prescindere dalla previa attuazione e/o recepimento da parte del Comune, comunque rilevanza nell'ambito dei rapporti tra privati, con conseguente responsabilità contrattuale od extracontrattuale a carico della parte venditricie rispetti i limiti di cui al citato DPCM.
La legge quadro n. 447/95 infatti appare essere più un atto normativo organizzativo e programmatorio, diretto a coinvolgere gli enti pubblici territoriali nella tematica in questione, che un atto normativo finalizzato a ridefinire con norma di immediata efficacia, a prescindere dal suddetto recepimento in atti normativi comunali, i contorni ed i contenuti dei rapporti privatistici in punto di qualità delle nuove costruzioni edilizie.
In sostanza il Legislatore del 1995, consapevole del sovrapporsi in materia di competenze legislative anche regionali (che si sono poi "rafforzate", con la riforma costituzionale del 2001) ha ritenuto opportuno, considerata anche la rilevanza degli interessi in gioco e la ricaduta che l'adozione di sistemi diversi e più costosi di costruzione possa avere per gli operatori del settore, rimettere alle singole amministrazioni locali la concreta attuazione delle disposizioni in materia di tutela dall'inquinamento acustico.
Non appare convincente invece il ritenere che vi sia stata la precisa intenzione di modificare la disciplina degli interessi privati comunque coinvolti, perché, diversamente, sarebbe stato assai più logico novellare direttamente il codice civile, ovvero intervenire con separata legge speciale (e non con legge quadro, ai sensi dell'art. 117 Cost.) .
D'altra parte, laddove il Legislatore ha inteso dare immediata attuazione e cogenza erga omnes alla normativa tecnica statale sui valori limite dell'inquinamento acustico, ciò è stato fatto in modo esplicito, così fugando ogni dubbio in materia.
Così nel D.M. 3 dicembre 1999 (Procedure antirumore e zone di rispetto negli aeroporti) all'art. 6, è espressamente previsto che i nuovi insediamenti realizzati nelle aree di rispetto devono attenersi alle prescrizioni di cui al D.P.C.M. 5 dicembre 1997.
Prevede infatti tale disposizione che "Per gli usi del suolo negli intorni aeroportuali, i piani regolatori comunali e loro varianti sono adeguati alle indicazioni di cui all'art. 7, comma 1, del D.M. del 31 ottobre 1997 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 267 del 15 novembre 1997).... aggiungendo che "I nuovi insediamenti realizzati nelle aree di rispetto devono attenersi alle prescrizioni del D.P.C.M. 5 dicembre 1997 recante "Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici".
Stante la perentorietà del precetto normativo del D.M. del 31 ottobre 1997, non vi è dubbio che i valori di cui al DPCM debbano trovare applicazione a prescindere dall'esistenza di un formale recepimento negli strumenti di pianificazione urbanistica o nei regolamenti edilizi comunali.
Né d'altra parte sul punto può ritenersi che tale opzione interpretativa comporterebbe una irragionevole disparità di trattamento tra cittadini residenti in Comuni, per così dire, "virtuosi", che cioè hanno recepito e dato attuazione alla normativa statale "antirumore", e cittadini di amministrazioni inadempienti al dettato normativo.
La scelta del Legislatore di rimettere alle singole amministrazioni locali la individuazione delle concrete modalità di attuazione della normativa statale risulta infatti da un lato imposta dall'attuale assetto costituzionale (art. 117 Cost.), dall'altro non appare irragionevole alla luce anche dei poteri di sostituzione e surroga attribuiti alle Regioni in caso di inadempienza da parte dei Comuni.
E' poi da dire che sotto il profilo meramente privatistico nulla impedisce alla parte acquirente di pretendere da quella venditrice una apposita dichiarazione che garantisca il rispetto dei requisiti di cui al DPCM, così integrando su base volontaristica e negoziale il contenuto dei contratti di compravendita e rendendo pienamente cogente la suddetta normativa tecnica.
Né d'altra parte sul punto possono trarsi spunti interpretativi decisivi dal disposto di cui all'art. 11 della L. n. 88 del 2009 (legge comunitaria) con il quale è stato previsto al quinto comma, che "In attesa del riordino della materia, la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti di cui all'art. 3 comma 1, lettera e) della legge (...) applicazione nei rapporti fra privati e, in particolare, nei rapporti fra costruttori - venditori e acquirenti di alloggi sorti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge"
La circostanza che il Legislatore abbia espressamente escluso l'applicabilità della disciplina relativa ai requisiti acustici degli edifici di cui all'art. 3 comma 1) lett.e) della L. n. 447 del 1995 ai rapporti tra privati sorti dopo la data di entrata della riforma, non consente infatti di ritenere in via interpretativa che, per il pregresso, la suddetta disciplina fosse sempre e comunque cogente tra privati.
Resta infatti del tutto irrisolta la problematica inerente l'immediata operatività della normativa tecnica statale, ben potendo la riforma essere stata dettata al fine specifico di escludere per il futuro la applicabilità tra privati del D.P.C.M. 5 dicembre 1997, nei casi in cui vi sia stato recepimento della stessa nella normativa comunale.
Infine va rilevato che gli unici (a quanto consta) precedenti giurisprudenziali in argomento (Trib. Milano sent. N. 2600/2001; Trib. Torino n. 2715/07), pur ritenendo immediatamente cogenti i limiti di cui al DPCM nei rapporti tra privati, non hanno minimamente affrontato la questione inerente la necessità del loro previo recepimento da parte della normazione comunale.
Il problema, come già accennato, nemmeno può dirsi risolto alla luce della citata pronuncia della Corte Costituzionale, la quale muovendo dal presupposto in diritto della applicabilità del D.P.C.M. 5 dicembre 1997 nei rapporti tra privati, non affronta la questione preliminare della sussistenza dei presupposti per la suddetta applicazione.
In punto di diritto va pertanto esclusa la automatica cogenza nei rapporti tra privati del D.P.C.M. 5 dicembre 1997, ove lo stesso non sia stato recepito dalla normativa attuativa comunale.
E' pertanto decisivo accertare se la normativa comunale abbia o meno recepito il disposto del DPCM in questione.
2.2.1) il Regolamento Edilizio del Comune di Figline Valdarno
Il Regolamento Edilizio del Comune di Figline Valdarno vigente all'epoca della costruzione prevedeva, quanto alla problematica dell'acustica degli edifici che (ART. 49 - REQUISITI ACUSTICI) " Dovrà essere effettuato controllo della pressione sonora in relazione ai rumori indotti dall'esterno e dall'interno, dai rumori provenienti dagli impianti, dalle apparecchiature ed attrezzature nei vani tecnici. Pertanto dovrà essere garantito l'isolamento acustico ai rumori trasmessi per via solida, per via aerea ed ai rumori d'impatto (pioggia, grandine); dovrà inoltre essere verificato il livello di rumore prodotto da elementi costituenti il sistema tecnologico e la riverberazione sonora per garantire il benessere auditivo negli spazi per attività comuni, sale riunioni, spettacolo e musica. Negli edifici di nuova costruzione, nelle sopraelevazioni, negli ampliamenti e nelle ristrutturazioni sostanziali di fabbricati esistenti, deve essere realizzato un adeguato isolamento delle strutture verticali ed orizzontali contro i rumori sia esterni che interni.
Le pareti perimetrali esterne degli alloggi devono avere in opera, a porte e finestre chiuse, un isolamento acustico normalizzato il cui indice di valutazione sia inferiore a 30 decibel.
Cura particolare dovrà essere osservata nelle murature di divisione tra i diversi alloggi che devono, come minimo, avere uno spessore minimo di 20 cm. e contenere un adeguato spessore acusticamente coibente. Gli impianti tecnici (ascensori, impianti idrosanitari, impianti di riscaldamento e di condizionamento, ecc.) devono essere opportunamente isolati per impedire la trasmissione del rumore di esercizio.
In particolare deve essere garantita un'adeguata protezione acustica degli ambienti per quanto riguarda:
- rumori di calpestio, di traffico o di apparecchi comunque installati nel fabbricato;
- rumori o suoni aerei provenienti da alloggi contigui e da locali o spazi destinati a servizi comuni o da locali per pubblici esercizi
- rumori provenienti da laboratori e da industrie.
Sono fatte salve le diverse o ulteriori prescrizioni deducibili dalla normativa vigente in materia”.
Sul punto, va evidenziato il mancato richiamo espresso alle disposizioni del DPCM, le quali nemmeno risulta siano state nella sostanza rispettate con riferimento al limite quantitativo dell'isolamento acustico delle pareti perimetrali (30 db).deducibili dalla normativa vigente
Né d'altra parte può ritenersi che il riferimento contenuto nell'ultimo comma dell'art. 49 ("sono fatte salve le diverse od ulteriori prescrizioni deducibili dalla normativa vigente in materia" ) consenta una sorta di automatico adeguamento della normazione comunale a quella "vigente", e quindi anche a quella Statale.
In primo luogo va infatti osservato che l'attuazione di una normativa di grado superiore non può essere effettuata sulla base di un mero richiamo, generico ed aspecifico, alla "normativa vigente" non meglio identificata.
In secondo luogo, si rileva che, al di là di facili suggestioni, è lo stesso comportamento applicativo tenuto dagli Uffici Comunali preposti ai controlli, così come evincibile dalla natura delle prescrizioni imposte in sede di rilascio del titolo abilitativo, ove nulla è detto circa i requisiti acustici degli immobili, che evidenziava che alla data di deposito della DIA il Comune di Figline riteneva di non poter effettuare alcun controllo sulla materia in esame.
Come evidenzia il CTU in sede di ATP (relazione depositata il 4.6.09, pag. 6 "alla pratica edilizia presentata al Comune per la ristrutturazione non è stato allegato alcun progetto per l'acustica, né la modulistica del Comune lo richiede espressamente, come invece richiede altri progetti a corredo di quello architettonico").
Ciò esclude che con il regolamento in questione il Comune abbia dato attuazione alla normativa statale e/o regionale in argomento, così come invece previsto dalla L. n. 447 del 1995, recependo il contenuto del D.P.C.M. 5 dicembre 1997, in quanto non vi è alcuna prova che l'ente territoriale abbia dato concreta applicazione alla suddetta normativa.
Discende da quanto sopra che la disciplina di cui al D.P.C.M. 5 dicembre 1997 non è applicabile alla costruzione di cui fa parte l'appartamento oggetto di causa.
La diversa valutazione giuridica del CTU di cui all'ATP citato, va pertanto senz'altro disattesa.
Ciò posto, resta solo da accertare se, al di là dalla mancata applicazione diretta del disposto del DPCM, la mancata rispondenza del fabbricato in esame ai limiti previsti dallo stesso possa integrare "mancato rispetto delle regole dell'arte" e quindi evidenziare sotto tale profilo, un inadempimento colpevole della convenuta.
Invero, trattandosi di norme tecniche non vincolanti per i privati, delle stesse non può evidentemente tenersi conto neppure al fine di accertare il corretto assolvimento da parte del costruttore degli obblighi contrattuali a lui facenti carico.
Diversamente argomentando, si addiverrebbe alla palese violazione del principio di diritto sopra enunciato in ordinanza alla carenza di efficacia cogente erga omnes delle disposizioni in esame.
D'altra parte non è stato nemmeno dedotto che la convenuta abbia utilizzato tecniche costruttive e materiali diversi da quelli comunemente impiegati in questo Circondario in epoca precedente alla concreta attuazione del D.P.C.M. 5 dicembre 1997.
E' pertanto da escludere che la accertata violazione dei parametri acustici, rilevata dal CTU in sede di ATP con riferimento ai vani soggiorno e cucina (peraltro rimediabile con esborso limitato), possa rilevare quale grave difetto della costruzione ai sensi dell'art. 1669 c.c.-
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