Source: https://edizioniduepuntozero.it/aggiornamenti/anno/2019?page=8
Timestamp: 2020-08-11 21:02:56+00:00
Document Index: 44904035

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 73', 'art. 247', 'art. 247', 'art. 247', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 116']

Ricorso per accesso alle informazioni sulla famiglia di origine dell’adottato
Aggiornamento del 22/11/2019
Nonostante il nostro ordinamento sia caratterizzato da un impianto normativo improntato alla tutela della riservatezza di tutti i protagonisti del rapporto adottivo, il legislatore italiano, a seguito della L. n. 176 del 27 maggio 1991 di ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo firmata a New York il 20 novembre 1989, ha accordato una maggiore tutela all’interesse dell’adottato a conoscere le proprie origini, modificando la disciplina sulla segretezza dell’adozione prevista dalla L. n. 184/1983 (c.d Legge sulle adozioni). L’art. 28, comma V, della Legge sulle adozioni, infatti, in materia di accesso alle origini, consente all’adottato venticinquenne che sia stato riconosciuto alla nascita di accedere alle informazioni che riguardano “la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici”. Inoltre, qualora sussistono “gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica” l’età minima richiesta si riduce a diciotto anni. La relativa istanza – di cui il presente aggiornamento riporta fac simile – deve essere presentata al Tribunale per i minorenni del luogo di residenza.
Liquidazione dell'IVA di gruppo
L’Agenzia delle Entrate, con provvedimento n. 24 del 19 novembre 2019, ha espresso il principio di diritto in virtù del quale il campo di applicazione della procedura di liquidazione dell’IVA di gruppo, istituto di matrice comunitaria, disciplinato dall’art. 73, comma III, del d.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972 (c.d. Decreto IVA) e dalle disposizioni applicative di cui al D.M. del 13 dicembre 1979, non si estende ai soggetti residenti in Paesi extra UE.
Ricorso per nomina di curatore speciale al convenuto minorenne
Aggiornamento del 20/11/2019
L’art. 247 c.c. dispone che, nel giudizio di disconoscimento, il presunto padre, la madre ed il figlio sono litisconsorti necessari (art. 247, comma I, c.c.). Ove, quindi, una delle parti è minorenne, l'azione è proposta in contraddittorio con un curatore nominato dal giudice davanti al quale il giudizio deve essere promosso (art. 247, comma II, c.c.). L’aggiornamento riporta un fac simile di ricorso ex artt. 247 c.c. e 78 c.p.c. per la nomina di un curatore speciale, esperibile, nell’ambito di un procedimento di disconoscimento di paternità, nel caso in cui il figlio, quale litisconsorte necessario, non abbia raggiunto la maggiore età.
Aggiornamento del 19/11/2019
La gestione del rischio connesso allo svolgimento della professione di consulente fiscale continua a essere una materia fluida, di volta in volta oggetto di esame da parte della giurisprudenza di legittimità, che attua interventi chiarificatori; tale professione, inoltre, è costretta a confrontarsi con l’aspettativa della collettività, che pretende che il consulente si esima da condotte d’istigazione, concorso o favoreggiamento dell’illecito penal-tributario del contribuente da lui assistito. Il presente aggiornamento riporta un approfondito excursus sui recenti arresti giurisprudenziali di legittimità in materia, soffermandosi, in particolare, sulla disamina della sentenza della Corte di Cassazione n. 28158 del 27 giugno 2019 - con la quale è stato stabilito che il professionista risponde a titolo di dolo eventuale qualora sia a conoscenza delle gravi anomalie contabili del cliente -, della sentenza della Corte di Cassazione n. 36461 del 27 agosto 2019 - nella quale si precisa che la prova del concorso del professionista nei reati tributari deve risultare dal contributo consapevole e ispiratore della frode del consulente stesso -, nonchè della sentenza della Suprema Corte n. 3612 del 19 agosto 2019 - ove si chiarisce che l’aggravante ex art. 13-bis del D.lgs. n.74/2000 si applica anche al professionista che non agisce soltanto come consulente ma che sia direttamente interessato a evadere l’imposta -.
Accertamento della paternità: la valenza del rifiuto di sottoporsi ad esami ematologici
La Suprema Corte, con ordinanza n. 28886 dell’8 novembre 2019, ha chiarito che, nel giudizio promosso per l’accertamento della paternità, il rifiuto di sottoporsi ad indagini ematologiche costituisce un comportamento valutabile da parte del giudice, ex art. 116, comma II, c.p.c., di così elevato valore indiziario da poter valere come prova per l’affermazione della paternità, nonché come dimostrazione della fondatezza della relativa domanda.
Aggiornamenti al 11/08/2020