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Timestamp: 2019-04-20 10:58:36+00:00
Document Index: 109659511

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2740', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 8', 'art. 88']

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Corte di Cassazione – Sez. Un. civ. – sentenza n. 30416 del 23-11-2018
A sentenza che accoglie la domanda revocatoria, sia essa ordinaria o sia fallimentare, in forza di un diritto potestativo comune, al di là delle differenze esistenti tra le medesime, ma in considerazione dell’elemento soggettivo di comune accertamento da parte del giudice, quantomeno nella forma della scientia decoctionis, ha natura costitutiva, in quanto modifica “ex post” una situazione giuridica preesistente, sia privando di effetti, atti che avevano già conseguito piena efficacia, sia determinando, conseguentemente, la restituzione dei beni o delle somme oggetto di revoca alla funzione di generale garanzia patrimoniale (art. 2740 c.c.) ed alla soddisfazione dei creditori di una delle parti dell’atto.
Non è ammissibile un’azione revocatoria, non solo fallimentare ma neppure ordinaria, nei confronti di un fallimento, stante il principio di cristallizzazione del passivo alla data di apertura del concorso ed il carattere costitutivo delle predette azioni; il patrimonio del fallito è, infatti, insensibile alle pretese di soggetti che vantino titoli formatisi in epoca posteriore alla dichiarazione di fallimento e, dunque, poiché l’effetto giuridico favorevole all’attore in revocatoria si produce solo a seguito della sentenza di accoglimento, tale effetto non può essere invocato contro la massa dei creditori ove l’azione sia stata esperita dopo l’apertura della procedura stessa.
Corte di Cassazione – I sez. civ. – sentenza n. 27680 del 30-10-2018
La prima sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, ai fini della composizione di un rilevato contrasto sulle modalità di formulazione dell’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca allorchè il correntista domandi la restituzione di somme indebitamente versate, ed in particolare se l’eccezione di prescrizione, per essere validamente proposta, debba contenere anche l’allegazione delle singole rimesse aventi natura solutoria operate nel corso del rapporto.
Tribunale di Siracusa – II sez. civ. – ordinanza del 11-10-2016
Tribunale di Perugia – I sez. civ. – sentenza del 09-02-2019
Non può, allora, dirsi contrastante con l’ordine pubblico, la trascrizione dell’atto di nascita formato in Spagna, perfettamente valido ed efficace in quello Stato, nel quale è certificata la nascita di un figlio da due donne, per il solo fatto che il legislatore nazionale non preveda o vieti il verificarsi di una simile fattispecie sul territorio italiano.
Corte di Cassazione – VI sez. civ. – sentenza n. 4360 del 14-02-2019
Tribunale di Napoli – VI sez. civ. – sentenza del 05-02.2019
Tribunale di Siena – sez. civ. – sentenza del 04-12-2018
In presenza di un danno permanente alla salute, costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione d’una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno biologico, e l’attribuzione d’una ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi di cui è già espressione il grado percentuale di invalidità permanente (quali i pregiudizi alle attività quotidiane, personali e relazionali, indefettibilmente dipendenti dalla perdita anatomica o funzionale: ovvero il danno dinamicorelazionale)
Corte di Cassazione – III sez. civ. – ordinanza n. 30998 del 30-11-2018
Corte di Cassazione – III sez. civ. – sentenza n. 31235 del 04-12-2018
Non solo perchè prospetta un vizio (l’insufficienza o la contraddittorietà della motivazione) previsto da una norma non più applicabile ratione temporis al presente giudizio (ovvero l’art. 360 c.p.c., n. 5, nel testo anteriore alle modifiche di cui alla D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134); ma soprattutto per carenza di interesse.
Tribunale di Roma – IX sez. civ. – ordinanza del 26-06-2018
L’obbligo di partecipazione in mediazione effettiva a carico di entrambe le parti si desume dal disposto ex art. 8 co. 4 bis. Nell’ipotesi di mancata partecipazione si deve intendere non solo l’assenza ma anche il rifiuto ingiustificato, trattandosi di condotte omissive equivalenti, in quanto idonee a frustrare la stessa possibilità di tentare la mediazione (in coerenza anche con l’art. 88 c.p.c. sul dovere di lealtà). Tale condotta omissiva o comunque non collaborativa, può contrastare con l’interesse ad ottenere un provvedimento immediatamente esecutivo qual è la richiesta di provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.