Source: https://www.eius.it/giurisprudenza/2019/479
Timestamp: 2019-08-19 11:03:44+00:00
Document Index: 160064056

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 16']

EIUS - Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 24 luglio 2019, n. 5243
Sentenza 24 luglio 2019, n. 5243
Con nota 1° settembre 2018, prot. 5680/II.9, l'Istituto di Istruzione Superiore via Domizia Lucilla - Roma ha emanato un avviso esplorativo per l'individuazione di operatori economici da invitare a presentare offerta per l'affidamento del servizio di assistenza scolastica specialistica agli alunni con disabilità nell'anno scolastico 2018/2019.
Successivamente l'amministrazione aggiudicatrice ha pubblicato il bando di gara nel quale si prevedeva, tra l'altro, che "per garantire la continuità didattica l'offerta dovrà necessariamente prevedere la conferma e l'utilizzo in servizio per conto dell'affidatario di almeno il 50% degli operatori già operativi negli istituti della rete nell'anno scolastico da poco conclusosi".
Il costituendo RTI tra la S. Onofrio Cooperativa Sociale Onlus (d'ora in poi solo S. Onofrio), e la Tiresia Consorzio Sociale di Solidarietà Onlus - società cooperativa Sociale Onlus a r.l. (di seguito solo Tiresia) ha partecipato alla gara per il lotto n. 2.
All'esito della valutazione delle offerte tutti i concorrenti hanno ottenuto il medesimo punteggio, per cui la stazione appaltante, in ossequio al bando di gara, ha proceduto al sorteggio fra i partecipanti che ha determinato l'aggiudicazione del lotto n. 1 alla Eureka 1 e quella del lotto n. 2 all'Associazione ANAFI.
Ritenendo aggiudicazione e bando di gara illegittimi la S. Onofrio e la Tiresia li hanno impugnati con ricorso al T.A.R. Lazio - Roma, il quale, con sentenza 15 marzo 2019, n. 3479, lo ha in parte respinto e in parte dichiarato inammissibile.
Per resistere al ricorso si sono costituiti in giudizio il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e l'Istituto di Istruzione Superiore via Domizia Lucilla - Roma.
Alla pubblica udienza del giorno 11 luglio 2019 la causa è passata in decisione.
In termini generali occorre premettere che, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, che la Sezione condivide, la c.d. "clausola sociale" (nella fattispecie sotto forma di clausola di riassorbimento), ammessa dall'art. 50 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, deve essere interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, risultando altrimenti essa lesiva della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando ultroneamente la platea dei partecipanti, nonché atta a ledere la libertà d'impresa, riconosciuta e garantita dall'art. 41 Cost., che sta a fondamento dell'autogoverno dei fattori di produzione e dell'autonomia di gestione propria dell'archetipo del contratto di appalto; in sostanza, tale clausola deve essere interpretata in modo da non limitare la libertà di iniziativa economica e, comunque, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente. Conseguentemente l'obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell'appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve essere armonizzato e reso compatibile con l'organizzazione di impresa prescelta dall'imprenditore subentrante; i lavoratori, che non trovano spazio nell'organigramma dell'appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall'appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali; la clausola non comporta invece alcun obbligo per l'impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata il totale del personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria (C.d.S., Sez. III, 7 gennaio 2019, n. 142 e 5 maggio 2017, n. 2078; Sez. V, 17 gennaio 2018, n. 272 e 7 giugno 2016, n. 2433; Corte di Giustizia dell'Unione Europea 9 dicembre 2004 in C-460/2002 e 14 luglio 2005 in C-386/2003).
Nel caso che occupa è vero che il bando imponeva di riassumere, a pena di esclusione dalla gara, solo il 50% dei lavoratori impiegati dal precedente gestore del servizio; tuttavia, il contestuale operare di tale clausola e del criterio di valutazione dell'offerta tecnica volto a premiare la riassunzione del maggior numero dei detti lavoratori, con l'assegnazione di un punteggio addirittura pari alla metà (25 punti) di quello complessivamente attribuibile, al concorrente che si fosse impegnato a riassorbire tutto il restante 50% del personale in parola, produce effetti sostanzialmente analoghi a quelli di una clausola sociale di riassunzione pressoché totalitaria, con la conseguenza di condizionare in maniera significativa e oltremodo rilevante le scelte dell'imprenditore in ordine alle modalità più appropriate di allocazione dei fattori della produzione in base all'organizzazione d'impresa prescelta, imponendogli, così, un vincolo incompatibile con la libertà d'impresa, poiché idoneo a comprimere i valori di cui all'art. 41 Cost. in modo eccessivo rispetto a quanto ragionevolmente esigibile nei confronti dell'operatore economico, il quale finirebbe per dover impropriamente assumere obblighi sostanzialmente riconducibili alle politiche attive del lavoro (C.d.S., Sez. V, 28 agosto 2017, n. 4079).
A tali imprese, il citato decreto legislativo, riconosce la legittimazione a esercitare in via stabile e principale un'attività economica organizzata per la produzione e lo scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità d'interesse generale (art. 2), con l'unico divieto, posto dall'art. 3, di provvedere alla distribuzione di utili al di fuori degli specifici casi previsti dal terzo comma del medesimo art. 3 e dal successivo art. 16.