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Timestamp: 2016-10-24 18:28:29+00:00
Document Index: 85356800

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 415 del 31.10.2008
Applicazione dell'imposta sostitutiva del 10% alle retribuzioni per lavoro
straordinario - art. 2, comma 5, del Decreto Legge 27 maggio 2008, n. 93
L'Unione Nazionale ALFA chiede di precisare l'esatta interpretazione
dell'art. 2, comma 5, del Decreto Legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito con modificazioni dalla Legge 24 luglio 2008, n.
126, il quale stabilisce,
in relazione al beneficio concernente l'applicazione dell'imposta
sostitutiva del 10% alle retribuzioni per lavoro straordinario, che "Le
disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 hanno natura sperimentale e
trovano applicazione con esclusivo riferimento al settore privato e per
i titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore, nell'anno 2007, a
In particolare, si chiede di chiarire se la tassazione agevolata,
trovare applicazione anche nei confronti degli "addetti alle sistemazioni idrauliche-agrarie e idraulico forestali", che sono assunti da
amministrazioni pubbliche, nel caso di specie dalle Comunità montane, ma prestano servizio sulla base di uno specifico contratto nazionale di lavoro
privatistico, diverso, cioè, da quelli disciplinati dal decreto legislativo
n. 165/2001, richiamato nell'art. 2 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93.
L'istante ritiene che gli addetti alle sistemazioni idrauliche-agrarie
e idraulico forestali siano da considerare tra i potenziali beneficiari della nuova normativa fiscale, dal momento che il particolare regime di
tassazione, previsto dal decreto-legge 93/2008, non
è applicabile ai soli dipendenti delle amministrazioni pubbliche che abbiano con essa un rapporto
di lavoro regolato dall'art. 1, comma 2, del Decreto Legislativo n. 165/2001.
Una diversa interpretazione, infatti, creerebbe, sempre a parere
dell'istante, una disparità di trattamento fiscale tra lavoratori che, pur avendo il medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro, verrebbero a
beneficiare della nuova disciplina in ragione della natura pubblica o
privata del datore di lavoro.
Con riferimento alla richiesta presentata, occorre rilevare, in via
preliminare, che l'istanza di interpello in esame è da ritenersi inammissibile in quanto non sussistono i presupposti stabiliti dall'articolo
3, del decreto 26 aprile 2001, n. 209, sulle
modalità di esercizio dell'interpello. In particolare il comma 1, lettera b), dell'articolo 3, del
citato decreto chiarisce che l'istanza di interpello deve riferirsi ad un
caso concreto e personale del contribuente.
Dall'esame della documentazione trasmessa si evince, invece, che la
richiesta di consulenza non è riconducibile ad interessi personali ma ad
interessi di rilevanza generale.
Per tali motivi, la scrivente ritiene che la richiesta presentata non
possa essere trattata come "interpello del contribuente" sul piano degli
prospettata, rappresentando qui di seguito un parere che non è produttivo
degli effetti tipici dell'interpello di cui all'art. 11 della legge 27
Il decreto-legge 27 maggio 2008 n. 93, convertito con modificazioni nella legge 24 luglio 2008, n.
126, recante "Disposizioni urgenti per
salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie", ha introdotto, in via
sperimentale, all'art. 2, un particolare regime di tassazione agevolata per
"...le somme erogate a livello aziendale:
rese in funzione di clausole elastiche effettuate nel periodo suddetto e con esclusivo riferimento a contratti di lavoro a tempo
c) in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed
efficienza organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all'andamento economico dell'impresa.".
Per tali emolumenti, che devono essere riferiti al periodo 1 luglio -
31 dicembre 2008 e il cui importo non deve essere superiore ai 3.000 euro lordi,
è, infatti, prevista l'applicazione di una imposta sostitutiva
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10%, salvo,
però, che il lavoratore non manifesti,
espressamente, di voler rinunciare a tale regime di tassazione.
Tale disciplina è, però, riservata, per espressa statuizione del
comma 5 del richiamato art. 2 del D.L. n. 93
del 2008, ai soli dipendenti
del settore privato che, nel 2007, siano stati titolari di reddito da lavoro
dipendente non superiore a 30.000 euro.
Infatti, solo dopo il periodo di sperimentazione e la conseguente
verifica degli effetti del nuovo regime, verrà valutata l'eventuale estensione del provvedimento ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche
di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e
Il testo del richiamato comma 5, rende palese la circostanza che i
soggetti esclusi dalla misura agevolativa in discorso sono i "dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo
1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.".
In relazione a tali soggetti, non è influente la circostanza che il
rapporto di lavoro sia eventualmente disciplinato dai contratti collettivi stipulati per settori privati.
Nel caso di specie, poiché le comunità montane rientrano tra gli
enti pubblici elencati nell'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull'ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche, i lavoratori alle dipendenze delle stesse non possono fruire della tassazione sostitutiva delle
retribuzioni relative al lavoro straordinario.
La disparità di trattamento tra settore pubblico e privato, collegata
all'applicazione dell'art. 2 del D.L. n. 93
del 2008, trova la sua
giustificazione nella natura sperimentale e transitoria della disposizione
normativa, che richiede un'attenta valutazione in vista di una sua eventuale e
più completa applicazione.
A conferma di ciò, il quinto comma dell'art. 2 prevede una procedura
sulla base della quale i Ministeri competenti, insieme alle organizzazioni
sindacali dei lavoratori e alle organizzazioni dei datori di lavoro,
valuteranno la possibilità di estendere la suddetta normativa ai dipendenti