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Timestamp: 2019-02-20 08:19:56+00:00
Document Index: 14313994

Matched Legal Cases: ['art. 198', 'art. 23', 'art. 58', 'art. 191', 'art. 46', 'art. 58', 'art. 201', 'art. 191', 'art. 191', 'art. 192', 'art. 201', 'art. 201', 'art. 201', 'art. 91', 'art. 194', 'art. 90', 'art. 201', 'art. 292', 'art. 157', 'art. 91', 'art. 157', 'art. 90', 'art. 195', 'art. 46', 'art. 58', 'art. 195', 'art. 195', 'art. 195', 'art. 195', 'art. 195', 'art. 195', 'Cass. Sez. ', 'art. 64', 'art. 157', 'art.116', 'sentenza ', 'art. 194', 'art. 163', 'art. 167', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 210', 'art. 198', 'art. 87', 'art. 194', 'art. 184', 'sentenza ', 'art. 198', 'art. 198']

NOTE SU ASPETTI PROCEDURALI DELLA CONSULENZA TECNICA IN MATERIA CIVILE - PDF
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1 NOTE SU ASPETTI PROCEDURALI DELLA CONSULENZA TECNICA IN MATERIA CIVILE Febbraio 2011
2 A cura della Commissione Consulenza Tecnica di Ufficio Presidente Mario Giovanni Scandura Componenti Lucia Di Lauro (Segretario) Monica Baldassarre Gennaro Brescia Ciro Cozzolino Domenico Di Michele Alessandro Gallone Francesco Mancini Marco Manovelli Bianca Maria Vitali Segreteria tecnica Chiara Micarelli Mandato Area di delega Consigliere Delegato Consiglieri Co Delegati Funzioni Giudiziarie Felice Ruscetta Marcello Danisi Massimo Mellacina Giulia Pusterla 2
3 Indice 1. Vigilanza nel conferimento degli incarichi Nomina del Consulente tecnico e formulazione dei quesiti Astensione e ricusazione del consulente tecnico La posizione del consulente tecnico di parte Comunicazione alle parti. Inizio operazioni CTU e eventuali rinvii Svolgimento delle operazioni peritali e termini di deposito della relazione Verbale delle operazioni compiute e relazione di consulenza tecnica Acquisizione documentazione da parte del CTU L Esame contabile ex art. 198 C.P.C. ed il tentativo di conciliazione Le ipotesi di nullità della relazione di CTU Aspetti deontologici della funzione di consulente tecnico Responsabilità del CTU e relative sanzioni La liquidazione dei compensi Formulario
4 1. Vigilanza nel conferimento degli incarichi Il nuovo testo dell art. 23 delle disposizioni per l attuazione del codice di procedura civile ha introdotto il principio della natura essenzialmente routinaria della attribuzione degli incarichi agli esperti e, nel prevedere un dovere di sorveglianza da parte del Presidente del Tribunale, ha stabilito un tetto massimo (relativo) per gli incarichi conferibili al medesimo soggetto. La nuova norma prevede espressamente che Il presidente del Tribunale vigila affinché, senza danno per l amministrazione della giustizia, gli incarichi siano equamente distribuiti tra gli iscritti nell albo, in modo tale che a nessuno dei consulenti iscritti possano essere conferiti incarichi in misura superiore al dieci per cento di quelli affidati dall ufficio, e garantisce che sia assicurata l adeguata trasparenza del conferimento degli incarichi anche a mezzo di strumenti informatici. Tuttavia resta opportuno sottolineare come la prescrizione richiamata ha un operatività necessariamente posticipata, mentre il dato temporale rilevante, in mancanza di specificazione, si ritiene sia quello che individua l anno giudiziario, e quindi i 12 mesi precedenti. Quanto alle modalità pratiche di intervento del Presidente, nella norma non risulta indicata alcuna prescrizione e pertanto è stato ritenuto che la vigilanza del Presidente debba essere esercitata esclusivamente in via posticipata nel momento in cui il Presidente segnalerà al giudice il superamento del tetto stabilito e lo inviterà eventualmente a soprassedere per un certo periodo nella nomina di un dato consulente sino a rientrare nei limiti stabiliti dalle norme. Pur essendo stata auspicata da tempo la necessità di garantire un equa ripartizione e rotazione degli incarichi affidati ai CTU, è stato tuttavia rilevato come con le modifiche così come introdotte e riformulate dalla riforma del 2009 il giudice potrebbe restare apparentemente vincolato unicamente ad una equa distribuzione degli incarichi con il rischio che tale forzata turnazione non tenga, invece, conto della eventuale preparazione specialistica degli esperti iscritti negli Albi in relazione alle specifiche tecniche della controversia. A tal fine, va evidenziato come in effetti l inciso senza danno per l amministrazione della giustizia dovrebbe consentire al giudice di derogare al prescritto principio di rotazione in presenza di controversie su materie particolarmente specialistiche o in presenza di controversie molto complesse per le quali è richiesta una professionalità sufficientemente collaudata con la conseguenza che va ritenuta non sufficiente la semplice regola matematica restando, invece, 4
5 necessario contemperare l esigenza di equa distribuzione degli incarichi con il rapporto fiduciario che deve legare il consulente al giudice. In ultimo, va ricordata la disposizione, introdotta dalla riforma, che attribuisce al Presidente del tribunale il compito di garantire l'adeguata trasparenza del conferimento degli incarichi, anche a mezzo di strumenti informatici e/o con l eventuale inserimento di apposita sezione nell eventuale sito internet del Tribunale. 2. Nomina del Consulente tecnico e formulazione dei quesiti Con riferimento a tale aspetto, va riferito come la Legge numero 69 del 18 Giugno 2009, Disposizioni per lo Sviluppo Economico, la Semplificazione, la Competitività, nonché in materia di Processo Civile, in vigore dal 4 Luglio 2009, ha introdotto, tra le altre, alcune modifiche al Codice di Procedura Civile negli articoli 191 e 195, che trattano dell'incarico e dello svolgimento della Consulenza Tecnica. Una prima lettura delle novità introdotte con la riforma del processo civile del 2009 denota una evidente razionalizzazione e riduzione dei tempi di svolgimento delle attività relative alla consulenza tecnica di ufficio atteso lo scopo delle nuove norme che è stato infatti quello di accelerare l iter della consulenza tecnica anticipando la formulazione dei quesiti da sottoporre all esperto e prevedendo che il giudice provveda a ciò con la stessa ordinanza che ammette la consulenza tecnica di ufficio. Ricostruendo le linee della riforma, è stato anche affermato come il nostro legislatore abbia inteso realizzare una sorte di miniprocedimentalizzazione dell istituto della consulenza tecnica di ufficio, incentrando le trasformazioni essenzialmente sulla disciplina degli artt. 191 e 195 c. p. c. che, quali norme intese a regolarne lo svolgimento, possano garantire una efficace accelerazione dell iter della consulenza tecnica. In particolare, con riferimento alla entrata in vigore delle modifiche di legge e alla eventuale applicabilità ai processi già in essere, l art. 58 delle nuove norme (Disposizioni transitorie) ha stabilito che le nuove disposizioni in materia di C. t.u. che modificano il codice di procedura civile e le disposizioni per l attuazione del codice di procedura civile si applicano ai giudizi instaurati dopo 5
6 la data della sua entrata in vigore 1 tuttavia trattandosi di norme che non comportano decadenze o restrizioni alle facoltà e ai poteri delle parti non vi è alcun motivo ostativo che impedisca ai giudici, quando nominano il CTU in cause pendenti prima dell'entrata in vigore della riforma, di emanare le relative ordinanze secondo il contenuto indicato dai nuovi articoli 191, 1 comma e 195, 3 comma. Premesso ciò e volendo opportunamente procedere con una analisi comparativa tra vecchie e nuove norme, va riferito come il nuovo primo comma dell art. 191 dispone che il giudice istruttore, con l ordinanza con cui nomina il consulente, formula i quesiti e fissa l udienza nella quale il consulente deve comparire. VECCHIO TESTO TESTO RIFORMATO Art. 191 Nomina del consulente tecnico I. Nei casi di cui agli articoli 61 e seguenti il giudice istruttore, con l'ordinanza prevista nell'articolo 187, ultimo comma (1), o con altra successiva, nomina un consulente tecnico e fissa l'udienza nella quale questi deve comparire. II. Possono essere nominati più Art. 191 Nomina del consulente tecnico I. Nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti il giudice istruttore, con ordinanza ai sensi dell articolo 183, settimo comma, o con altra successiva ordinanza, nomina un consulente, formula i quesiti e fissa l udienza nella quale il consulente deve comparire. (1) 1 Art. 58. (Disposizioni transitorie) 1. Fatto salvo quanto previsto dai commi successivi, le disposizioni della presente legge che modificano il codice di procedura civile e le disposizioni per l attuazione del codice di procedura civile si applicano ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore. 2. Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616 del codice di procedura civile e l articolo 118 delle disposizioni per l attuazione del codice di procedura civile, come modificati dalla presente legge. 3. Le disposizioni di cui ai commi quinto e sesto dell articolo 155 del codice di procedura civile si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data del 1º marzo La trascrizione della domanda giudiziale, del pignoramento immobiliare e del sequestro conservativo sugli immobili eseguita venti anni prima dell entrata in vigore della presente legge o in un momento ancora anteriore conserva il suo effetto se rinnovata ai sensi degli articoli 2668 bis e 2668 ter del codice civile entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. 5. Le disposizioni di cui all articolo 47 si applicano alle controversie nelle quali il provvedimento impugnato con il ricorso per cassazione è stato pubblicato ovvero, nei casi in cui non sia prevista la pubblicazione, depositato successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. 6
7 consulenti soltanto in caso di grave necessità o quando la legge espressamente lo dispone. II. Possono essere nominati più consulenti soltanto in caso di grave necessità o quando la legge espressamente lo dispone. (1) Comma sostituito dall art. 46, comma 4, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.). Con le modifiche di cui sopra viene stabilito che, qualora il giudice ritenga di avvalersi dell apporto di conoscenze tecniche e specialistiche per la definizione della controversia procede con l ordinanza ammissiva dei mezzi di prova o con altra ordinanza successiva alla nomina del consulente, alla contestuale formulazione dei quesiti e alla fissazione della udienza nella quale il consulente sarà tenuto a comparire per l accettazione dell incarico e la prestazione del giuramento. Più in particolare, va rilevato come il provvedimento di ammissione della consulenza tecnica di ufficio dovrà dunque prevedere: - il nominativo dell esperto; - la compiuta formulazione dei quesiti da sottoporre al CTU - la fissazione dell udienza nel quale lo stesso dovrà comparire per l accettazione e il giuramento dell incarico, unitamente all ordine di convocazione a cura della cancelleria; - la succinta motivazione delle ragioni che giustificano l ammissione della consulenza tecnica; - la fissazione del termine ex art. 201 c.p.c. concesso alle parti per la nomina di propri consulenti tecnici. Secondo, quindi, le nuove disposizioni, il Giudice formula i quesiti già nel momento in cui dispone la Consulenza d'ufficio e nomina il Consulente e pertanto il CTU viene preventivamente informato 7
8 dell'oggetto della Consulenza stessa. Lo stesso quindi, attraverso l esame del fascicolo e dei nominativi della parti, potrà valutare se sussistano o meno eventuali condizioni ostative alla accettazione dell incarico e quindi eventualmente presentare una istanza di astensione al Giudice Istruttore che lo ha nominato. E stato infatti ritenuto che le nuove disposizioni introducono una maggiore incidenza del contraddittorio con i consulenti delle parti e una maggiore collaborazione fra il professionista e il giudice. La legge, accogliendo una prassi già utilizzata in alcuni Tribunali, ha inteso modificare l'art. 191, 1 comma, c.p.c. stabilendo che il giudice deve formulare i quesiti con la stessa ordinanza con la quale nomina il perito e fissa l'udienza per il giuramento. Lo scopo principale di tale modifica è quello di accelerare le operazioni di nomina e giuramento del consulente, anticipando le eventuali discussioni in ordine al quesito e riducendo il tempo dell udienza di giuramento, con la conseguenza che la modificazione del primo comma dell art. 191 dovrebbe, infatti, nelle intenzioni del legislatore tagliare gli usuali tempi morti che vedevano nel sistema previgente separate nel tempo nomina, formulazione dei quesiti e udienza di giuramento e conferimento dell incarico. Rassegna di giurisprudenza: 1. Tribunale Bari, sez. I, 20 Ottobre 2006, n Cassazione civile, sez. I. 02 maggio 2006 n Cassazione civile, sez. I, 07 febbraio 2006, n Cassazione civile, sez. II, 11 gennaio 2006, n Cassazione civile, sez. III, 7 Dicembre 2005, n Cassazione civile, sez. III, 30 Novembre 2005, n Cassazione civile, sez. III, 07 Luglio 2005, n Cassazione civile, sez. III, 22 giugno 2005 n Cassazione civile, sez. III, 27 Ottobre 2004 n
9 3. Astensione e ricusazione del consulente tecnico Il consulente tecnico d ufficio, in quanto ausiliario del magistrato, deve essere garanzia di terzietà e di imparzialità alla stregua del giudice e del pubblico ministero. Va riferito come, l art. 192 c.p.c. recita che: L ordinanza è notificata al consulente tecnico a cura del cancelliere, con invito a comparire all udienza fissata dal giudice. Il consulente che non ritiene di accettare l incarico o quello che, obbligato a prestare il suo ufficio intende astenersi, deve farne denuncia o istanza al giudice che l ha nominato almeno tre giorni prima dell udienza di comparizione; nello stesso termine le parti debbono proporre le loro istanze di ricusazione, depositando nella cancelleria ricorso al giudice istruttore. Questi provvede con ordinanza non impugnabile. Come si evince dalla lettura del testo, il consulente tecnico non ha l obbligo di astenersi, bensì la facoltà di farlo con la conseguenza che laddove il consulente tecnico non si astenga le parti possono invocare l istituto della ricusazione. La differenza sostanziale tra l astensione e la ricusazione è che la prima rappresenta una iniziativa posta in essere dal consulente nominato il quale rileva la sussistenza di motivi di incompatibilità con la funzione che deve esercitare nel giudizio, la seconda, invece, rappresenta il diritto che viene riconosciuto alle parti, dalla legge, affinché queste non vengano assoggettate all esame di persone che non abbiano i requisiti di oggettività e di imparzialità. Le principali giuste cause di ricusazione e astensione sono riconducibili innanzitutto al venir meno dei requisiti necessari per l iscrizione all Albo dei CTU, al venir meno della specchiata condotta morale del professionista, nonché all esistenza di rapporti di parentela, di coniugio e di amicizia e/o di inimicizia con una delle parti del giudizio, con i suoi parenti più prossimi o difensori e l aver svolto attività professionale o aver lavorato alle dipendenze di una delle parti del giudizio. Va riferito sul punto come l istanza di astensione e/o di ricusazione del CTU deve essere presentata con apposita istanza depositata in cancelleria almeno tre giorni prima dell udienza di comparizione. E stato anche ritenuto che l istanza di astensione possa essere richiesta anche verbalmente innanzi al cancelliere o al giudice attraverso la redazione di apposito processo verbale, tuttavia si ritiene opportuno che l ausiliario che intenda astenersi depositi ritualmente apposita istanza di astensione. 9
10 Va, tuttavia, riferito come tale possibilità successivamente resta preclusa con la conseguenza che la consulenza depositata rimane acquisita al processo. Nel caso in cui la situazione di incompatibilità dovesse emergere successivamente,occorrerà informare il giudice che ha nominato il CTU il quale valuterà la sua sostituzione. Va, infine, riferito come nel caso di presentazione di istanza di astensione il giudice provvede con ordinanza non impugnabile apposta in calce al ricorso. Rassegna di giurisprudenza: 1. Cassazione civile, sez. I. 22 Luglio 2004 n Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2004, n Cassazione civile, sez. Lav, 17 febbraio 2004, n La posizione del consulente tecnico di parte Secondo l'art. 201 del Codice di Procedura Civile (Consulente Tecnico di Parte): Il giudice istruttore, con l'ordinanza di nomina del consulente, assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico. Il consulente della parte, oltre ad assistere a norma dell'articolo 194 alle operazioni del consulente del giudice, partecipa all'udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con l'autorizzazione del presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche. E importante sul punto ricordare come la nomina del CTP deve essere, tassativamente, presentata in Cancelleria entro il termine stabilito dal Giudice (di solito, l'inizio delle operazioni peritali), e non al CTU in sede di apertura delle operazioni peritali, a pena di nullità della nomina stessa. L art. 201 c.p.c. stabilisce, infatti, che la nomina di consulenti tecnici di parte deve essere effettuata con dichiarazione ricevuta dal cancelliere senza la possibilità di delegare al CTU la ricezione della dichiarazione di nomina del CTP in quanto tale attività è demandata chiaramente ed inequivocabilmente alla cancelleria. Sul punto, va infatti rilevato come la semplice comunicazione a verbale, effettuata dal legale o la comunicazione via fax, della nomina del CTP costituirebbe una delega delle attività processuali dal Giudice al CTU, che invece è inammissibile. 10
11 Le disposizioni del richiamato art. 201 c.p.c. si integrano con quelle dell'art. 91 delle Disposizioni di Attuazione, (Comunicazione ai Consulenti di Parte): Nella dichiarazione di cui all'articolo 201 primo comma del Codice deve essere indicato il domicilio o il recapito del consulente della parte. Il cancelliere deve dare comunicazione al consulente tecnico di parte, regolarmente nominato, delle indagini predisposte dal consulente d'ufficio, perché vi possa assistere a norma degli articoli 194 e 201 del Codice. Resta pertanto opportuno evitare la nomina del Consulente tecnico di parte nel corso delle operazioni peritali mediante comunicazione e/o dichiarazione al CTU e in assenza della preventiva dichiarazione in Cancelleria. Va, invece, riferito come resta qualche dubbio interpretativo qualora vi sia necessità di sostituire il CTP al momento dell'apertura delle operazioni peritali, ovvero nel corso di queste, in relazione alla impossibilità materiale di depositare preventivamente la nuova nomina in Cancelleria. Rassegna di giurisprudenza: 1. Cassazione civile, sez. III., 01 marzo 2007, n Cassazione civile, sez. III, 26 settembre 2006, n Tribunale di Roma, 07 aprile Tribunale Nola, 30 Gennaio Comunicazione alle parti. Inizio operazioni CTU e eventuali rinvii Le modalità di svolgimento dell incarico da parte del consulente tecnico d ufficio sono contenute negli artt. 61, 62, 194, 195 e 197 c.p.c. Di regola, nonostante la scelta del legislatore volta a privilegiare il principio di oralità nello svolgimento e nel resoconto delle attività compiute dal consulente tecnico, accade nella prassi che le indagini vengono condotte senza l intervento del giudice, attraverso la redazione della relazione scritta. Ciò posto, prima di esaminare le modalità di svolgimento delle indagini peritali e le facoltà ed i poteri attribuiti al consulente tecnico, va osservato come anche in detta fase dell istruzione probatoria il legislatore ha inteso assicurare il pieno rispetto del principio del contraddittorio. 11
12 Quest ultimo, infatti, viene garantito mediante: 1) la possibilità data alle parti di partecipare alle operazioni e di nominare propri consulenti; 2) l obbligo del consulente tecnico d ufficio di dare avviso dell inizio delle operazioni peritali; 3) la facoltà riconosciuta alle parti ed ai loro consulenti tecnici di presenziare alle operazioni, fare richieste, domande ed osservazioni al consulente tecnico d ufficio, delle quali questi dovrà tenere conto; 4) la possibilità, per i consulenti tecnici di parte, di redigere consulenze di parte ed allegarle agli atti quali scritti difensivi; 5) la necessità che il giudicante, nell assumere e motivare la decisione, prenda in considerazione le contestazioni ed osservazione mosse dai tecnici di parte al consulente tecnico d ufficio; 6) la possibilità che i consulenti tecnici di parte siano presenti qualora il giudice anche collegiale ritenga di sentire a chiarimenti il consulente tecnico d ufficio in camera di consiglio. Quanto al diritto delle parti di presenziare, anche di persona, oltre che a mezzo dei difensori e tecnici di fiducia, alle operazioni del consulente tecnico, lo stesso è previsto dall art. 194, 2 comma c.p.c. con la conseguenza che le parti devono essere necessariamente avvisate dell inizio delle operazioni peritali per come previsto e stabilito dalle disposizioni di cui agli artt. 90, 1 comma e 91, 2 comma disp. att. c.p.c.. Il primo comma dell art. 90 impone, infatti, al consulente tecnico d ufficio, qualora venga autorizzato a compiere le indagini in assenza del giudice, di dare comunicazione alle parti del giorno, dell ora e del luogo di inizio delle operazioni, con dichiarazione inserita nel verbale di udienza o con biglietto a mezzo del cancelliere. Nell ipotesi in cui vi sia stata la nomina del consulente tecnico di parte ai sensi dell art. 201, 1 comma c.p.c., sarà il cancelliere a dover comunicare al consulente di parte la data delle indagini predisposte dal consulente tecnico d ufficio, affinché il tecnico di parte possa assistervi. Tuttavia va rilevato come le norme in questione, nella prassi, vengono di frequente derogate, in quanto, laddove l inizio delle operazioni peritali non venga già stabilito nel corso dell udienza di comparizione del consulente tecnico d ufficio (e quindi nel contraddittorio delle parti), è lo stesso CTU a comunicare a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento alle parti ed ai 12
13 consulenti di parte gli avvisi imposti dagli artt. 90, co. 1 e 91, co. 2 disp. att. c.p.c.. Poiché, ai sensi degli artt. 194, 2 comma c.p.c. e 90, 1 comma disp. att. c.p.c., alle parti va data comunicazione del giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni peritali, di regola l obbligo di comunicazione non riguarderebbe le indagini successive, incombendo alle parti l'onere di informarsi sul prosieguo di queste al fine di parteciparvi. Tuttavia, ove il consulente di ufficio rinvii le operazioni a data da destinare e successivamente le riprenda, ha comunque l'obbligo di avvertire nuovamente le parti e l'inosservanza di tale obbligo può dar luogo a nullità della consulenza (peraltro relativa e quindi sanabile se non dedotta nella prima difesa o udienza successiva), ma solo se quella inosservanza abbia effettivamente comportato, con riguardo alle circostanze del caso concreto, un pregiudizio del diritto di difesa. In ogni caso, è stato ritenuto come la comunicazione di cui sopra non vada eseguita nei confronti della parte contumace, trattandosi di atti non inclusi fra quelli per i quali tale notificazione è espressamente e tassativamente prevista dall'art. 292 c.p.c. E, invece, necessario notiziare dell inizio delle operazioni peritali il contumace, laddove la sua collaborazione sia indispensabile per l espletamento del mandato. Va riferito a tal fine come la mancata comunicazione alle parti delle date di inizio o di proseguimento delle indagini (nella sopra esposta ipotesi di rinvio delle operazioni da parte del consulente tecnico d ufficio a data da destinarsi) comporta la nullità della consulenza e la sua inutilizzabilità sia nel giudizio nel quale è stata esperita sia in un giudizio diverso (avente ad oggetto un analogo accertamento), restando priva di qualsiasi effetto probatorio, anche solo indiziario. Trattasi, come si è già accennato, di un ipotesi di nullità relativa, suscettibile di sanatoria a norma dell art. 157 c.p.c. in quanto dovrà necessariamente essere eccepita e dedotta dalla parte interessata, a pena di decadenza, nella prima udienza, o nella prima difesa, successiva al deposito della relazione. Per quanto concerne, poi, la eventuale violazione dell'obbligo di comunicazione, al consulente tecnico di parte, delle indagini predisposte dal consulente d'ufficio (art. 91, 2º comma, disp. att. c.p.c.), essa non produce nullità della consulenza di quest'ultimo, ove il consulente della parte interessata avrebbe potuto essere informato di tali operazioni dal difensore della medesima (tempestivamente notiziato dell inizio delle operazioni peritali), e va, comunque, dedotta 13
14 tempestivamente ai sensi dell'art. 157, 2º comma, c.p.c. E stata infatti ritenuta non viziata da nullità la comunicazione di inizio e/o prosecuzione delle operazioni di CTU inviata ai soli legali domiciliatari, anziché ai consulenti di parte, mentre l avviso dato ai soli consulenti di parte e non ai legali domiciliari comporta nullità relativa della consulenza tecnica di ufficio espletata. Rassegna di giurisprudenza: 1. Cassazione civile, sez. I. 07 maggio 2008 n Cassazione civile, sez. III, 24 Aprile 2008, n Cassazione civile, sez. III, 26 Novembre 2007, n Cassazione civile, sez. I, 22 novembre 2007, n Cassazione civile, sez. I., 5 Luglio 2007, n Cassazione civile, sez. III, 20 febbraio 2007 n Cassazione civile, sez. II, 25 Ottobre 2006, n Cassazione civile, sez. III, 11 Ottobre 2006, n Cassazione civile, sez. I, 07 aprile 2006, n Cassazione civile, sez. III, 29 marzo 2006, n Svolgimento delle operazioni peritali e termini di deposito della relazione Le parti possono intervenire alle operazioni in persona o tramite propri consulenti o difensori e presentare al consulente per iscritto od a voce osservazioni ed istanze. Come già riferito l omissione dell avviso dell inizio delle operazioni peritali può determinare una ipotesi di nullità dell elaborato peritale in quanto è impedito alle parti di poter esercitare il diritto alla difesa. Se le indagini non possono esaurirsi in una sola volta, ed il CTU ne rinvii il prosieguo ad altra data, occorre distinguere varie ipotesi: - data di invio fissata in esito alla prima riunione. Se la data di prosecuzione delle operazioni viene fissata in esito alla precedente seduta di indagini, non va fatto nessun avviso alle parti, in quanto la data di rinvio si reputa infatti nota alle parti presenti, o che avrebbero potuto essere presenti, in quanto è loro preciso onere quello di seguire nel proprio 14
15 interesse lo svolgimento della consulenza tecnica; - data di rinvio non fissata in esito ala prima riunione. Se, la data di prosecuzione delle indagini non viene indicata dal CTU in esito alla seduta precedente, ad esempio perché il CTU rinvii il prosieguo delle indagini a data da destinarsi, è necessario un nuovo avviso alle parti ed ai cc.tt.pp. Lo stesso dicasi allorché le operazioni sospese e poi riprese: in questo caso, infatti, non di rinvio si tratta, ma di un vero e proprio nuovo inizio (come nel caso di rinnovazione), ed è pertanto necessaria la comunicazione di cui all art. 90 disp. att. cod. proc. civ. Va anche riferito come il CTU ha l obbligo di dare avviso alle parti anche allorché si avvalga, per lo svolgimento dell incarico affidatogli, di un esperto. In questo caso, in particolare, le parti debbono essere tempestivamente avvertite delle indagini eseguite dall ausilio del CTU, e poste in grado di muovere le loro osservazioni. Novità assai importante introdotta dalla riforma (nonostante alcuni Giudici utilizzano tale prassi già da tempo) riguarda lo svolgimento delle operazioni peritali, in quanto, ex art. 195 c.p.c., il Giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse. La relazione deve essere depositata in cancelleria nel termine che il giudice fissa. Art. 195 Art. 195 Processo verbale e relazione I. Delle indagini del consulente si forma processo verbale, quando sono compiute con l'intervento del giudice istruttore, ma questi può anche disporre che il consulente rediga relazione scritta. Processo verbale e relazione I. Delle indagini del consulente si forma processo verbale, quando sono compiute con l'intervento del giudice istruttore, ma questi può anche disporre che il consulente rediga relazione scritta. II. Se le indagini sono compiute senza l'intervento del giudice, il consulente 15
16 II. Se le indagini sono compiute senza l'intervento del giudice, il consulente deve farne relazione, nella quale inserisce anche le osservazioni e le istanze delle parti. III. La relazione deve essere depositata in cancelleria nel termine che il giudice fissa. deve farne relazione, nella quale inserisce anche le osservazioni e le istanze delle parti. III. La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all'udienza di cui all'articolo 193. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse. (1) (1) Comma sostituito dall art. 46, comma 5, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.). Con le trasformazioni della disciplina dell art. 195, comma 3 si prevede che l elaborato peritale debba essere trasmesso alle parti prima di essere depositato in cancelleria e ciò per consentire a queste di trasmettere a loro volta all esperto osservazioni e note scritte delle quali l esperto dovrà fornire espressa e sintetica risposta contestualmente al deposito della relazione. Si ritiene a tal fine che l esperto, solo all esito della compiuta esplicazione del contraddittorio, potrà provvedere al deposito in cancelleria della relazione, delle osservazioni delle parti e di una 16
17 sintetica valutazione delle stesse. Il CTU, quindi, dovrà far conoscere alle parti la risposta motivata ai quesiti entro un primo termine fissato dal Giudice; queste (attraverso i CTP eventualmente nominati) dovranno entro un secondo termine, di regola estremamente breve, comunicare al CTU le proprie osservazioni e controdeduzioni; infine, il CTU dovrà depositare, entro l'ultimo termine stabilito, la relazione finale, contenente anche le risposte alle osservazioni delle parti. Per comprendere tale innovazione negli aspetti procedurali della CTU è importante evidenziare come prima delle modifiche di cui all art. 195 c.p.c. le memorie di osservazione alla CTU avevano di regola lo scopo di richiamare il CTU a chiarimenti ovvero di sollecitare una rinnovazione o un supplemento di CTU con la conseguenza che spesso si rendevano necessari uno o più rinvii per l audizione del consulente del giudice con l effettuazione di onerosi supplementi. Negli altri casi, quando le memorie rappresentavano semplici argomentazioni critiche, senza finalità ulteriori sullo svolgimento dell istruttoria, queste potevano essere ricomprese nelle memorie conclusionali o nella discussione orale della causa, senza bisogno di un termine apposito. Recependo le indicazioni contenute nel parere dell Associazione Nazionale Magistrati, le commissioni riunite del Senato in sede di esame del pdl S1082, nel testo trasmesso dalla Camera hanno ulteriormente modificato il testo dell art. 195, che ora così dispone: La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all'udienza di cui all'articolo 193. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse. Con le modifiche richiamate è stato previsto un termine interno alle operazioni peritali e utilizzando una utile prassi già sperimentata in alcuni Tribunali è stato consentito ai consulenti di parte di svolgere le loro osservazioni nel corso delle operazioni peritali al fine di garantire il contraddittorio con le parti ed evitando un inutile passaggio in udienza. Nel verbale di giuramento, dunque, il giudice deve indicare al consulente d ufficio: - un primo termine, entro il quale costui deve inviare alle parti una relazione provvisoria, per il loro esame; - un secondo termine per far pervenire al consulente d ufficio le (eventuali) memorie critiche 17
18 dei consulenti di parte; - un terzo termine, con scadenza anticipata rispetto all udienza di rinvio (di modo che sia le parti, sia il giudice, possano prenderne visione per tempo), entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione conclusiva; questa dovrà necessariamente contenere le osservazioni delle parti e la sintetica risposta del consulente d ufficio alle stesse. Questo meccanismo consente di anticipare le discussioni che normalmente si aprivano all udienza successiva al deposito e che spesso comportavano ulteriore attività istruttoria; inoltre, riconduce le osservazioni dei consulenti di parte nell ambito suo proprio, e cioè nel contraddittorio con l ausiliario tecnico del giudice. Va, in ogni caso, riferito come il termine stabilito per il deposito della relazione viene qualificato come meramente ordinatorio sulla scorta del rilievo della mancata previsione dello stesso a pena di decadenza e pertanto, in mancanza di una espressa declaratoria di perentorietà sembra dunque doversi ritenere che tutti i tre termini, previsti dall art. 195, comma 3, per come riformato, siano da considerarsi ordinatori restando comunque ferma la necessità che, in caso di proroga del termine per l invio della relazione alle parti richiesta dal consulente e autorizzata dal G.I., saranno conseguentemente prorogati a catena tutti i termini previsti dall art. 195, III comma, c.p.c. E di tutta evidenza che la concessione dei termini previsti dal riformato art. 195 c.p.c. è finalizzata a consentire alle parti, attraverso i propri consulenti nominati, il compiuto esercizio del contraddittorio sulle risultanze peritali e pertanto la mancata concessione del termine per formulare osservazioni dovrebbe integrare una ipotesi di nullità o inutilizzabilità della stessa relazione di consulenza tecnica. A ciò aggiungasi come il mancato svolgimento di tale attività da parte del CTU in contraddittorio con i consulenti di parte dovrebbe giustificare la eventuale richiesta delle parti perché siano disposte a cura dell esperto ulteriori indagini suppletive o comunque di chiamare lo stesso a chiarimenti. Rassegna di giurisprudenza: 1.Cass. Sez. Lav. 18/2/86 n. 978, 2.Cass. 2 Sez., 14 agosto 1986, n. 5058; 2.Cass. 1 sez., 7 febbraio 1996, n. 986; 18
19 2.Cass., 1 sez., 19 aprile 2001, n. 5775; 3.Cass. 3 sez., 27 gennaio 1981 n. 617; 4.Cass., 3 sez., 5 dicembre 1985 n. 6099; 5.Cass., 2 sez., 14 agosto 1986 n. 5058, 6.Cass., 2 sez., 10 ottobre 1989 n. 4054; 7.Cass., 1 sez., 24 aprile 1993 n. 4821; 8.Cass., 3 sez., 5 dicembre 1985, n Verbale delle operazioni compiute e relazione di consulenza tecnica Prima di trattare della verbalizzazione delle operazioni di CTU e della relazione di consulenza tecnica, è importante precisare come le varie fasi delle operazioni peritali hanno inizio con l accettazione dell incarico da parte del perito ai sensi dell art. 64 c.p.c. Va a tale fine precisato che l accettazione dell incarico è obbligatoria (a meno che sussista un giusto motivo di astensione), mentre solo quando si è in presenza di un CTU che non proviene dall Albo del Tribunale, egli ha la facoltà di rifiutare. Successivi all accettazione sono il giuramento e il conferimento dell incarico da parte del Giudice e la formulazione dei quesiti a cui il CTU si deve attenere, nonché la fissazione della data entro cui la relazione con il relativo verbale delle operazioni compiute va depositata. Gli articoli 193 e 194 c.p.c. stabiliscono, infatti, tutte le varie fasi e gli adempimenti a cui il CTU nominato si deve attenere e relazionare. Come già riferito, fondamentale importanza, nell ambito del processo civile, riveste il principio del contraddittorio: alle parti deve essere data la possibilità concreta di svolgere le proprie osservazioni e contestazioni e dunque le proprie difese: pertanto, di ogni attività del CTU le parti devono essere preventivamente informate affinchè esse possano parteciparvi. Come già rilevato particolare importanza riveste la comunicazione da effettuare alle parti e ai CTP eventualmente nominati, dell inizio delle operazioni peritali in cui verranno indicati il luogo, la data e l ora fissati per l accesso, ove non già indicati in sede di udienza di conferimento incarico. Di regola nessuna comunicazione è dovuta per la prosecuzione della consulenza, costituendo onere delle parti seguire lo svolgimento delle operazioni, mentre nel caso di prosecuzione delle operazioni in precedenza rinviate a data da destinarsi, il CTU dovrà darne comunicazione alle parti. 19
20 Va evidenziato conseguentemente come qualora la data di inizio operazioni peritali sia stata stabilita al momento dell accettazione dell incarico nel verbale d udienza, il CTU non ha l obbligo di farne comunicazione alle parti. E opportuno che di ogni accesso e/o riunione operazioni CTU venga redatto un verbale delle operazioni compiute riportando le osservazioni delle parti e l indicazione dell eventuale documentazione e delle osservazioni prodotte dai singoli CTP. La relazione di consulenza tecnica rappresenta il completamento delle operazioni peritali e quindi i risultati delle indagini e delle osservazioni e documentazioni prodotte dalle parti, nonché i risultati degli accertamenti compiuti. Nonostante di regola la relazione di CTU viene redatta in formato cartaceo, il DPR n.123 del ha introdotto una nuova forma di redazione della consulenza cioè quella informatica che deve essere depositata per via telematica e con sottoscrizione con firma digitale. La relazione di CTU deve essere depositata presso la cancelleria del giudice insieme a tutta la documentazione utilizzata, entro il termine indicato nel provvedimento di nomina (cfr. novità introdotte dalla L. del 18/6/2009 n. 69). Gli eventuali ritardi possono comportare sanzioni di carattere economico, ma anche la sostituzione del consulente, tuttavia qualora sussistono delle motivate necessità e/o giustificazioni si può chiedere prima della scadenza uno slittamento della data del deposito previa autorizzazione da parte del Giudice che stabilisce il periodo di proroga. La relazione si compone di più parti e precisamente : - l epigrafe in cui il consulente riporta i nomi delle parti, le domande ed il quesito; - la parte narrativa in cui il CTU ripercorre le varie fasi temporali degli accertamenti compiuti; - la parte descrittiva in cui il CTU indica il materiale utilizzato ed i fatti su cui ha fondato il proprio convincimento; - la parte valutativa in cui il CTU risponde ai quesiti del giudice motivando e documentando le sue risposte nel modo più preciso possibile; - infine la parte conclusiva in cui il CTU espone in modo sintetico quanto esposto precedentemente. Come tutti i mezzi di prova assunti in un qualsiasi giudizio la relazione di CTU può essere viziata di 20
21 nullità per cause sia formali che sostanziali. La relazione può essere inficiata da un vizio di nullità per causa formale come la mancanza di sottoscrizione del CTU, oppure per cause sostanziali come nel caso che una delle parti dimostra di non aver ricevuto l avviso di convocazione per il giorno e l ora stabilita, per cui gli è stato impedito dal CTU di essere presente agli accertamenti compiuti. La consulenza in quest ultimo caso è nulla per violazione dei diritti di difesa. Come già riferito tale nullità non è assoluta in quanto non deve essere pronunciata in ogni caso e tanto meno d ufficio da parte del giudice. Soltanto la parte nel cui interesse è stato stabilito un requisito può opporre la nullità dell atto per mancanza del requisito necessario ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all atto o alla notizia di esso (art. 157, co 20 c.p.c.). Nella fattispecie in esame la nullità può essere pronunciata soltanto se la parte l eccepisca e la deduca nella prima udienza successiva o nella prima difesa successiva al deposito della relazione. Con riferimento alla materia di interesse, particolare tipologia assumono le relazioni di consulenze tecniche in materia: - di analisi di bilancio e verifiche contabili - di lavoro - di invalidità civile - di esecuzione forzata. In materia di analisi di bilancio e verifiche contabili, l art comma c.p.c. e 2 comma, prevede che il CTU, nominato per esaminare i documenti contabili e i registri, deve esperire in primo luogo il tentativo di conciliazione tra le parti. Se l accordo viene raggiunto, il verbale di conciliazione sottoscritto dalle parti e dal CTU acquista efficacia di titolo esecutivo in seguito all emissione del decreto del giudice il quale rileverà gli elementi di prova per le sue decisioni ai sensi dell art.116 co 2 cpc.. Se la conciliazione non si raggiunge il CTU deposita la propria relazione in cui riporterà il tentativo di conciliazione e le dichiarazioni delle parti dalle quali il giudice rileverà gli elementi di prova per le sue decisioni ai sensi dell Art. 116 co2 cpc. La Relazione peritale in materia di lavoro può avere natura contabile e quindi può prevedere anche un tentativo di conciliazione che si concluderà con il verbale sottoscritto dalle parti che il 21
22 giudice riporterà nella sua sentenza, oppure può avere natura medico legale o tecnica sui macchinari se si tratta di infortunio sul lavoro. La relazione riguardante l invalidità civile deve prevedere il litisconsorzio necessario tra il Ministero dell economia e delle finanze e il richiedente per cui il CTU deve comunicare a pena di nullità l inizio delle operazioni peritali. La Relazione in materia di esecuzione forzata scaturisce dalla procedura esecutiva entrata in vigore il Tale nuova normativa si basa principalmente sull attività dell esperto stimatore che non deve relazionare alle parti, ma solo ed esclusivamente al giudice per cui non è prevista la presenza delle parti. In sostanza il procedimento di stima viene esaurito anteriormente alla prima udienza in modo che in tale sede sia già disponibile la stima e si possa fissare l udienza conclusiva per addivenire alla sentenza definitiva. Rassegna di giurisprudenza: 1. Cassazione civile, sez. I. 7 Luglio 2008 n Cassazione civile, sez. III. 24 Aprile 2008, n Cassazione civile, sez. III, 26 Novembre 2007, n Cassazione civile, sez. I. 05 Luglio 207, n Cassazione civile, sez. III, 20 Febbraio 2007, n Cassazione civile, sez. II, 25 Ottobre 2006, n Cassazione civile, sez. I, 07 Aprile 2006, n Cassazione civile, sez. III, 29 Marzo 2006, n Cassazione civile, sez. III, 23 Febbraio 2006, n Cassazione civile, sez. II, 11 gennaio 2006, n Acquisizione documentazione da parte del CTU Va riferito come di regola i difensori e i consulenti di parte possono sottoporre al CTU due tipi di atti processuali (art. 194 c.p.c. e 90, comma II, disp. att., c.p.c.): osservazioni e istanze. Entrambi, e solo questi, pur non dovendo essere necessariamente trascritti nella relazione, devono costituire oggetto di adeguata valutazione da parte del consulente d ufficio. Con riferimento alla possibilità di acquisire eventuale documentazione dalle parti, si rileva come 22
23 nel processo civile i documenti possono essere prodotti dalle parti in vari modi: - con atto di citazione, al momento della costituzione (art. 163, comma 2, n. 5, c.p.c.); - con la comparsa di risposta, al momento della costituzione (art. 167 c.p.c.); - con le eventuali memorie, entro i termini di cui all art. 183, comma 6, c.p.c.; - mediante deposito in cancelleria e comunicazione alle altre parti dell elenco dei documenti depositati, entro i termini di cui all art. 183, comma 6, c.p.c.; - mediante ottemperanza ad un ordinanza di esibizione (art. 210 c.p.c.), entro il termine fissato nell ordinanza. Il CTU può esaminare solo i documenti ritualmente prodotti dalle parti nelle forme sopra descritte, e cioè validamente acquisiti nel materiale probatorio. Documenti eventualmente prodotti dalle parti al di fuori di questi canali tipici non possono essere utilizzati dal giudice, e quindi neanche dal CTU. Deve perciò ritenersi non corretta l eventualità che il CTU accetti, esamini e ponga a fondamento della relazione documentazione che l avvocato, o talora la stessa parte sostanziale del processo, abbia consegnato direttamente al CTU brevi manu, al momento stesso delle indagini peritali, in quanto tale possibilità è scorretta perchè impedisce la possibilità di un effettivo contraddittorio sul documento consegnato al CTU. Si ricorda, tuttavia, che, a differenza di quanto previsto per il CTU ordinario, la legge espressamente consente al CTU contabile di esaminare documenti non prodotti in causa, e di menzionarli nella relazione (art. 198, comma 2, c.p.c.). L una e l altra possibilità, però, sono subordinate al consenso unanime delle parti in mancanza di tale elemento la suddetta attività dell ausiliare è, al pari di ogni altro vizio della consulenza tecnica, fonte di nullità relativa Proprio con riferimento alla acquisizione di documentazione da parte del CTU, nel dichiarare la nullità della relazione di CTU, è stato stabilito che il materiale sul quale il CTU può fondare le proprie osservazioni deve essere il medesimo sul quale il giudice fonderà poi la sua decisione. Non è infatti ammissibile che una prova, inutilizzabile dal giudice, potesse essere utilizzata dal CTU, per raggiungere conclusioni che possano rifluire nella motivazione della sentenza, con la conseguenza che, in materia di prova documentale, quel che è inutilizzabile per il giudice, è del pari inutilizzabile per il CTU 23
24 Ne consegue che i documenti prodotti dalle parti in modo irrituale, non potendo essere utilizzati dal giudice, non possono esserlo neanche dal CTU. Deve perciò ritenersi non corretto l operato del consulente il quale accetti, esamini, e ponga a fondamento della relazione la documentazione che l avvocato, o la stessa parte sostanziale del processo, gli abbia consegnato brevi manu, al momento stesso delle indagini peritali. Questa prassi è scorretta sia da un punto di vista formale, sia da uno sostanziale. In particolare, tale prassi è formalmente scorretta perché: a) l art. 87 disp. att. c.p.c. non prevede la possibilità di depositare documenti durante lo svolgimento delle indagini peritali; b) l art. 194 c.p.c. consente al CTU, ove autorizzato dal giudice, di richiedere alle parti chiarimenti, ma non di raccogliere da esse prove documentali; c) nel rito civile è previsto un rigido sbarramento per le deduzioni istruttorie, superato il quale non è più possibile alcuna produzione documentale (art. 184, vecchio testo, c.p.c.). E poiché i termini per la produzione dei mezzi di prova, sono espressamente qualificati perentori, ne discende che: (c ) la violazione di essi è rilevabile d ufficio; (c ) la violazione di essi non può essere sanata dall acquiescenza delle parti. Dal punto di vista sostanziale tale prassi è di fatto scorretta perché impedisce la possibilità di un effettivo contraddittorio sul documento consegnato al CTU e sul punto è stato affermato che il CTU non può esaminare documenti non ritualmente prodotti in giudizio, e che, se il CTU esamina documenti irritualmente prodotti, e le sue conclusioni vengono recepite dal giudice, la sentenza deve ritenersi viziata nella motivazione. Rassegna di giurisprudenza: 1. Cassazione civile, sez. III, 26 Novembre 2007, n Tribunale Roma, 02 Febbraio Cassazione civile, sez. III, 10 Agosto L Esame contabile ex art. 198 C.P.C. ed il tentativo di conciliazione L esame contabile è un particolare tipo di consulenza tecnica, avente ad oggetto l esame di 24
25 scritture contabili (bilanci, registri, prime note, ecc.) al fine prevalentemente di accertare: - l ammontare di un debito; - il valore di un bene; - l entità di un danno; - la ricostruzione di flussi di reddito. Il CTU contabile ha poteri maggiori rispetto al CTU ordinario e quindi è estremamente importante stabilire se la controversia pendente tra le parti abbia o meno natura contabile. Tenuto conto della formula estremamente generica ( quando è necessario esaminare documenti contabili e registri ), la natura contabile della controversia non dipende dal tipo di domanda formulata dall attore, né dal tipo di eccezione sollevata dal convenuto, ma dal tipo di istruzione che occorre compiere. L esame contabile soggiace a tutte le regole dettate in generale per la consulenza tecnica, ma si differenzia essenzialmente per due particolarità. La prima è che la legge espressamente consente al CTU di esaminare documenti non prodotti in causa, e di menzionarli nella relazione, tuttavia l una e l altra possibilità, però, sono subordinate al consenso unanime delle parti. L art. 198 cod. proc. civ. esige una duplice manifestazione di consenso dai litiganti: un preliminare consenso, affinché il CTU possa esaminare i documenti prodotti in giudizio, ed un secondo consenso affinché possa farne menzione nella relazione. La ragione di tale norma si collega alla possibilità per il CTU contabile di esperire il tentativo di conciliazione con le parti con la conseguenza che se la parte avesse consentito al CTU di prendere visione dei propri documenti non prodotti, nella speranza di poter raggiungere una transazione, e poi questa non riesce chi aveva dato il consenso all esame dei documenti può legittimamente vietare che di essi si faccia menzione nella relazione. La seconda particolarità dell esame contabile, come anticipato, è che il CTU può esperire tra le parti il tentativo di conciliazione. Qualora il tentativo vada a buon fine il CTU redige verbale della intervenuta conciliazione sottoscrivendolo insieme alle parti. Tale verbale, una volta depositato in cancelleria, sarà reso esecutivo dal giudice con proprio decreto. 25