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Timestamp: 2017-12-16 09:19:25+00:00
Document Index: 39469262

Matched Legal Cases: ['art. 194', 'art. 187', 'art. 187', 'art.210', 'art. 197', 'art. 500', 'art.392', 'art. 392', 'art. 392', 'art. 392', 'art. 392', 'art. 392', 'art. 392', 'art.210', 'art.392', 'art. 394', 'art. 526', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 362', 'art. 351', 'art. 500', 'art. 513', 'art. 357', 'art.115', 'art. 357', 'art.142', 'art. 500', 'art. 430', 'art. 430', 'art. 526', 'art. 500', 'art.238', 'art. 26', 'art.391', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 500', 'art. 499', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 500']

CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA Nona Commissione - Tirocinio e Formazione Professionale - PDF
1 CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA Nona Commissione - Tirocinio e Formazione Professionale Incontro di studio sul tema: Prova dichiarativa: meccanismi di ricordo, tecniche di escussione e criteri di valutazione. Roma, settembre 2011 Gruppo di lavoro sui temi: Le tecniche di escussione nelle fasi predibattimentali ed in quella dibattimentale Le tecniche di documentazione Scelte investigative e automatismi codicistici per l impiego dell incidente probatorio Scelta delle dichiarazioni predibattimentali da utilizzare per le contestazioni I vari meccanismi di recupero delle dichiarazioni predibattimentali: in particolare, il rifiuto di rispondere, la ritrattazione, la conferma indotta, il rifiuto di rispondere a singole domande, il rifiuto di sottoporsi al controesame Il rapporto tra lo status di persona offesa e quello di indagato di reato probatoriamente collegato Lo statuto della testimonianza de relato: in particolare, sul contrasto tra la deposizione del teste di primo grado e quella del teste di secondo grado I documenti a contenuto dichiarativo e le dichiarazioni intercettate La testimonianza dell ufficiale di polizia giudiziaria: divieti e limiti di ammissibilità. Note per la discussione e analisi di sentenze della Corte di Cassazione di Dott.ssa Marilia Di Nardo, giudice del Tribunale di Napoli
2 p. 2 Le tecniche di escussione nelle fasi predibattimentali ed in quella dibattimentale L oggetto dell esame dei testimoni è stabilito dall art. 194 c.p.p. e coincide con i fatti che possono costituire oggetto di prova ai sensi dell art. 187 c.p.p.: quelli che si riferiscono all imputazione, alla punibilità ed alla determinazione della pena o della misura di sicurezza. Ma è evidente che, non solo l escussione in sede dibattimentale attraverso la cross examination, ma anche la raccolta delle dichiarazioni in fase di indagini preliminari deve porsi quale obiettivo la raccolta del maggior numero di informazioni qualificate in ordine alle circostanze oggetto della prova, nel rispetto del disposto dell art. 187 c.p.p., e dunque della pertinenza con l imputazione. Naturalmente la diversa modalità di assunzione della fonte probatoria, segreta e unidirezionale nella fase delle indagini, pubblica e in contraddittorio nella fase dibattimentale finiscono con caratterizzarne la valenza. Va osservato che, anche se la testimonianza è un processo unitario che va dalla sensazione dalla narrazione, gli studiosi di psicologia della testimonianza hanno isolato sei momenti fondamentali di tale procedimento, al fine di meglio valutare come i processi che incidono sulla mente umana possono ripercuotersi sulla genuinità del racconto. Il primo momento è la SENSAZIONE, ossia la risposta dei recettori sensoriali situati nei nostri organi agli stimoli ambientali. Gli stimoli vengono poi trasmessi sotto forma di messaggio nervoso alla corteccia cerebrale e a questo livello si ha la PERCEZIONE. La percezione implica il riconoscimento e l interpretazione degli stimoli che colpiscono i sensi, l oggetto individuato viene confrontato con le tracce depositate nella mente e viene identificato come oggetto ignoto o come oggetto noto e comunque appartenente ad una categoria di oggetti con caratteristiche simili. A questo livello già possiamo incontrare i primi difetti di conoscenze derivanti dalla limitatezza delle capacità umane. Segue la fase della RIELABORAZIONE, allorché le informazioni vengono immagazzinate in memoria: questo avviene previa una rielaborazione a livello inconscio. In questa fase possono intervenire dei difetti che inquinano le originarie rappresentazioni: da un lato può avvenire che vengano rimossi i momenti o le percezioni dolorose, come meccanismo automatico di difesa della salute psichica del soggetto, o può avvenire che l immagine non completa venga integrata, eliminando contraddizioni e colmando lacune. Gli altri momenti sono la MEMORIA che è la facoltà che consente di conservare e mantenere nel tempo i contenuti di conoscenza provati in passato,
3 p. 3 la RIEVOCAZIONE che consiste nell attività di richiamo consapevole del materiale immagazzinato nella memoria, e l ESPRESSIONE, ossia il racconto orale. In questi momenti possono intervenire ulteriori fattori di errore. Sulla memoria invero possono incidono innanzitutto traumi e malattie, che comportano una perdita di memoria o amnesia, ma anche il passaggio del tempo. E evidente l impossibilità fisiologica di poter conservare alcuni tipi di informazioni (numeri telefonici, numeri di targa e in particolare tutti quei contenuti della cosiddetta memoria a breve termine) per un apprezzabile lasso di tempo. La memoria varia innanzitutto in rapporto all interesse: tanto meno il materiale percepito è significativo, tanto più labile è mantenere costante l attenzione. Così è più facile ricordare parole di senso compiuto, che lettere o sillabe senza senso, è più facile ricordare frasi con una sequenza logica, che parole non connesse. Le serie di numeri (targhe automobilistiche, numeri di telefono) sono uno dei materiali più difficili da ricordare perché non hanno di regola alcun significato. La memoria varia poi evidentemente in ragione del tempo trascorso dalla percezione: essa, di regole è più efficiente nelle prime ore successive al fatto mnemorizzato, questo almeno in linea di principio in quanto i tempi ottimali di efficienza della memoria variano in relazione al contenuto di ciò che deve essere ricordato. E stata per esempio provato che la memoria di riconoscimento, che viene in rilievo evidentemente nelle ricognizioni di persona non subisce significative alterazioni nella prima settimana, resta poi stabile anche a distanza di mesi solo per i volti atipici. Su questo dato sarebbe dunque opportuna una audizione del testimone vicina al fatto, cosa difficilmente immaginabile nei processi con rito ordinario, sì che, non essendo ipotizzabile (né possibile) procedere sempre con incidente probatorio, rileva l assunzione di informazioni compiuta dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero, senza contraddittorio, in tempi ravvicinati rispetto al fatto. E stato poi provato che i ricordi autobiografici restano per maggior tempo, ma è necessario rievocarli. Ma proprio la rievocazione può essere causa di errori, potendo incidere sul relativo processo fattori falsanti. - Il testimone può ad esempio aggiustare gli eventi che ricorda, temendo che la con la sua deposizione possa subire un danno personale o arrecarne ad altri. - Sulla rievocazione possono incidere gli stessi meccanismi inconsci che interferiscono con la conservazione, come ad es. il processo di integrazione delle informazioni lacunose.
4 p. 4 - Altra variabile che può contaminare l originario ricordo in questa fase è poi proprio l interrogatorio cui sia sottoposto il teste, eventualmente prima del dibattimento. Studi di psicologia della testimonianza hanno evidenziato come l inquirente può influenzare il ricordo del teste attraverso la forma e il contenuto delle sue domande. E quel che avviene quando le domande sia formulate con domande chiuse con due sole possibilità alternative di risposta (ad es. Aveva o non aveva un cappello? ), allorché, si è rilevato, l interrogato tende a scegliere l alternativa che gli viene posta in forma positiva. In ogni caso può essere la stessa domanda che rimane nella memoria del teste, che inserisce nel proprio ricordo quanto viene introdotto con la domanda (ad es. Le ha detto X che era stato ferito con un arma? ), il teste ricorderà che nell episodio si era parlato di un arma e potrà ritenere, allorché sia sentito a distanza di tempo, che di un arma abbia parlato X piuttosto che l inquirente che lo aveva sentito. Contaminano il ricordo del teste anche domande che inseriscono alcuni dettagli che il teste tende a recepire come pacifici ( Ha visto se X aveva una camicia bianca sotto la giacca?, allorché il testimone tende a dare per scontato che la persona in questione avesse una giacca), immagazzinando nella memoria la relativa informazione. Vi sono poi le domande disgiuntive parziali ( X aveva capelli biondi o neri? ) che condizionano il teste che aveva il ricordo di una persona con capelli castani e che tende a rispondere in modo che più si avvicina al proprio ricordo (biondi se ricorda un castano chiaro, neri se ricorda un castano scuro), comunque alterando il dato effettivo come percepito. Anche l uso di determinati termini può influenzare la risposta: la domanda: A che velocità viaggiavano le auto che si sono fracassate? può indurre una risposta diversa, condizionando il teste che indicherà una velocità superiore, rispetto alla domanda: A che velocità viaggiavano le auto che si urtate?. Condizionanti sono altresì le domande condizionali positive o condizionali negative ( Ma era mica bianca l auto davanti alla banca?, o Non era forse bianca l auto? ) che possono spingere il teste a rispondere come ci si attende da lui (ossia, nel primo caso che l auto in questione non era bianca, nel secondo che certamente l auto era bianca). Anche l ultimo momento della testimonianza, ossia l espressione, il racconto orale, può essere condizionato da errori. Non tutti sono in grado di tradurre correttamente in linguaggio ciò che ricordano. Carenze linguistiche, limitatezza del vocabolario, scarso livello di istruzione possono portare a semplificazioni o generalizzazioni del racconto, se non anche ad alterazioni. Una narrazione libera ( Riferisca ciò che ricorda? ) di regola è più genuina, ma potrebbe essere meno precisa e tralasciare particolari rilevanti importanti per il corso del processo.
5 p. 5 La narrazione guidata, con domande puntuali e circostanziate, è più completa, ma potrebbe contenere od indurre a maggiori errori. In relazione alle tecniche escussione potrebbe allora osservarsi che, in termini generali, essendo obiettivo di ogni intervista, dibattimentale o predibattimentale, quella di ottenere una descrizione accurata e fedele del fatto narrato che sia collocato con esattezza nel tempo e nello spazio, è opportuno che il ricordo dell intervistato sia stimolando, con domande mirate, ma mai invasive e condizionanti. I quesiti devono tendere ad una ricostruzione completa della vicenda evitando, sin dalla primissima fase investigativa, domande suggestive, chiuse o, addirittura, comprensive della stessa risposta. Da questo punto di vista è preferibile verbalizzare anche le domande oltre che, naturalmente, riportare fedelmente le risposte: questo al fine di rendere più agevole la successiva attività di valutazione. Per l escussione di bambini e minori e soggetti più deboli e influenzabili, è tendenzialmente da evitare la frammentazione della escussione attraverso ripetute interviste. La tecnica di escussione dovrebbe essere opportunamente modulata in relazione alla tipologia di reato ed ai rapporti esistenti tra indagato ed interrogato. Così, se si tratta di escutere una persona che abbia soltanto assistito ad un fatto o che ne sia occasionalmente vittima può normalmente incentrarsi l intervista sulla descrizione, quanto più possibile articolata e dettagliata, di ciò che sia stato osservato; diversa metodologia dovrebbe richiedersi per la escussione di soggetti che abbiano particolari rapporti con l indagato o l imputato al fine di raccogliere anche elementi che possano valere a scandagliarne adeguatamente la credibilità soggettiva. Nella raccolta di dichiarazioni provenienti da soggetti interessati è quindi necessario che l escussione offra elementi adeguati a saggiare l affidabilità della fonte, introducendo informazioni circa i rapporti pregressi tra le parti, l esistenza di eventuali motivi di contrasto ed in generale la genesi delle propalazioni accusatorie. Sarebbe inoltre utile far indicare alla persona escussa eventuali elementi di verifica esterna per lo svolgimento di attività di riscontro. Evidentemente, una adeguata escussione nella fase investigativa e l uso di una valida tecnica documentativa agevolano notevolmente l escussione nella fase dibattimentale. Infatti, con un materiale predibattimentale completo l interrogante, seguendo la medesima metodologia di escussione, potrà veicolare il patrimonio conoscitivo della fonte dichiarativa al processo, anche, ove necessario, attraverso lo strumento delle contestazioni. Quanto all intervento del giudice in sede dibattimentale, le domande di questi dovrebbero limitarsi al chiarimento di circostanze rispetto alle quali si ravvisi l indispensabilità di un
6 p. 6 approfondimento, o che non siano state affrontate nel corso dell esame e del controesame, rifuggendo dalle tentazioni di una nuova integrale escussione, magari per la mera esigenza di un diverso ordine sistematico delle vicende ricostruite o delle questioni affrontate. Le tecniche di documentazione Un momento particolarmente delicato è, come già accennato, la documentazione della raccolta delle dichiarazioni. E sempre opportuna la verbalizzazione anche della domanda. Particolarmente precisa ed accurata dovrebbe essere poi la documentazione di attività quali la ricognizione e l individuazione fotografica: non di rado in fase dibattimentale sorgono problemi in relazione alla documentazione di dette attività. Al riguardo sarebbe utile l adozione di protocolli operativi, richiedendo che il dichiarante riferisca innanzitutto tutte le circostanze di cui ha memoria, precisando le condizioni di percezione (quali erano le condizioni di luce, di visibilità, quale era la distanza), la durata della percezione, descrivendo poi liberamente o con domande mirate, ma non chiuse, le caratteristiche fisiche della persona da identificare (altezza, corporatura, colore dell incarnato, dei capelli degli oggi, segni particolari, caratteristiche del volto, tipo di capigliatura), l abbigliamento, altri particolare ritenuti significativi, e solo dopo procedere all individuazione fotografica o di persona. Quanto alle individuazioni fotografiche dovrà essere specificato il numero di fotografie che sono state sottoposte a chi procede alla ricognizione, la loro provenienza, la loro tipologia (cartacea o digitale) e, specie allorché l attività abbia un esito positivo, la data in cui è stata realizzata la fotografia oggetto di individuazione. Per le individuazioni personali sarebbe utile documentare l atto, anche magari con l allegazione delle fotografie degli altri soggetti messi a confronto, per consentire di valutare la idoneità dell atto, posto che in sede dibattimentale spesso sorgono contestazioni circa l effettiva somiglianza delle persone sottoposte alla ricognizione all individuando. Quanto alla documentazione dell eventuale riconoscimento è opportuno evitare il ricorso a formule stereotipe del tipo riconosco senza ombra di dubbio, ma verbalizzare fedelmente quanto riferito dal dichiarante, riportando eventuali incertezze e perplessità o, al contrario, l assoluta sicurezza della indicazione. Scelte investigative e automatismi codicistici per l impiego dell incidente probatorio
7 p. 7 Dovendosi evidenziare, dal punto divista investigativo, in quali spazi può essere prevedibile, in prospettiva dibattimentale, un rischio di dispersione della prova dichiarativa, si può pensare: - alla possibilità che l imputato dichiarante contra alios nello stesso processo, si avvalga della facoltà di non rispondere e manchi il consenso alle letture acquisitive da parte dei chiamati in correità; - alla possibilità che si astengano dal rispondere i soggetti di cui all art.210 c. p. p. (i quali non possano divenire testimoni, vedi art. 197 lett. a 12 lett. a, c. p. p.), dichiaranti contro terzi, e questi ultimi non prestino il consenso alle letture acquisitive; - alla possibilità che testimoni, prossimi congiunti dell imputato in sede dibattimentale si avvalgano della facoltà di non deporre; - alla possibilità che i futuri testimoni e/o i futuri testi assistiti perdano memoria di (dimentichino) quanto dichiarato - alla possibilità che i futuri testimoni e/o futuri testi assistiti restino silenti, omettendo in tutto o in parte di rispondere alle domande poste in sede dibattimentale e le altri parti non consentano alle contestazioni e alle conseguenti letture acquisitive di cui all art. 500 co.7 c.p.p.; - alla possibilità che i futuri testimoni e/o i futuri testi assistiti ritrattino o cambino versione in dibattimento, e non sia consentito il recupero delle precedenti dichiarazioni, stante le prevedibili difficoltà di accertamento dell eventuale condotta illecita, inquinante la genuinità della testimonianza. In tutti questi casi, il P.M. potrà esaminare la possibilità di ricorrere all incidente probatorio. In base all art.392 c.p.p. l assunzione della testimonianza a mezzo di incidente probatorio è ammissibile - quando vi è fondato motivo di ritenere che la persona da escutere non potrà essere esaminata nel dibattimento per infermità o altro grave impedimento (art. 392, comma 1, lett. a, c. p. p.); - quando, per elementi concreti e specifici, vi è fondato motivo di ritenere che la persona sia esposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità affinché non deponga o deponga il falso (art. 392, comma 1, lett. b, c. p. p.) - quanto trattasi di porre a confronti persone che in altro incidente probatorio o al pubblico ministero hanno reso dichiarazioni discordanti, quando ricorre una delle circostanze previste sopra (art. 392, comma 1, lett. e, c. p. p.) - quando occorre procedere a una perizia o a un esperimento giudiziale, se la prova riguarda una persona (oltre che una cosa o un luogo) il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile (art. 392, comma 1, lett. f, c. p. p.);
8 p. 8 - in caso di ricognizione, quando particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l'atto al dibattimento (art. 392, comma 1, lett. g, c. p. p.). Cfr. nel senso che in sede di incidente probatorio si può procedere anche all'individuazione fotografica, la cui forza dimostrativa non sta, come per la ricognizione formale, nell'atto in sé, ma nel complesso delle necessarie valutazioni di supporto - espressione del libero convincimento del giudice - che possono concernere il soggetto dichiarante, le circostanze dell'osservazione, la stessa fotografia o altri elementi rilevanti, Cass., Sez. 1, Sentenza n del 02/07/2008 Ud. (dep. 01/08/2008 ) Rv Nella specie, in cui l'individuazione era avvenuta nel corso di rituali esami testimoniali, la Corte ha ritenuto la sua piena validità e utilizzabilità. Ai sensi del co 1-bis dell art. 392 c. p. p. comunque nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies del codice penale il pubblico ministero o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minore degli anni sedici, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1. Quanto all esame dell indagato e dei soggetti di cui all art.210, contemplato dall art.392 co. 1, lett. c) e d), c. p. p. non sono richieste più condizioni di ammissibilità. Il fondato sospetto, basato su elementi concreti e specifici, per procedere con incidente probatorio all assunzione dei teste che potrebbero essere coartati, intimiditi o pressati richiesto dalla norma, è di prospettazione abbastanza agevole nei procedimenti di criminalità organizzata, ove la forza di intimidazione del vincolo associativo, e la condizione di assoggettamento interno ed esterno che ne deriva, possono considerarsi immanenti, meno agevole è negli altri casi. Quid juris in caso di ordinanda del G.I.P. di rigetto della richiesta di procedere all assunzione anticipata della prova? La Cassazione è costante nel ritenere che non è impugnabile per il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione - e non è ricorribile in cassazione, in quanto non è abnorme - l'ordinanza di inammissibilità, emessa dal G.i.p., della richiesta di incidente probatorio. Così testualmente Cass., Sez. 4, Sentenza n del 07/10/2009 Cc. (dep. 05/11/2009 ) Rv , nei termini Cass., Sez. 3, Ordinanza n del 14/12/2004 Cc. (dep. 31/01/2005) Rv Di contro si è invece ritenuto abnorme l'ordinanza del giudice delle indagini preliminari che, nel rigettare la richiesta di archiviazione disponendo indagini suppletive, ordini al
9 p. 9 pubblico ministero di richiedere l'incidente probatorio per svolgere un accertamento peritale, atteso che così facendo il giudice si surroga all'organo dell'accusa, cui è rimessa in via esclusiva la scelta in ordine all'attivazione di tale procedura. Cfr. Cass., Sez. 4, Sentenza n del 12/06/2008 Cc. (dep. 07/07/2008 ) Rv e che è affetta da abnormità l'ordinanza con cui il Giudice, in esito all'udienza camerale fissata a seguito di opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione, nel rigettare quest'ultima, disponga l'assunzione di una testimonianza nelle forme dell'incidente probatorio su richiesta della persona offesa, spettando solo al P.M. ed all'indagato il potere di proporre la richiesta. Cass., Sez. 3, Sentenza n del 27/05/2010 Cc. (dep. 22/06/2010 ) Rv Nella specie, il G.i.p. - all'esito dell'udienza camerale nella quale la persona offesa, anziché osservare il disposto dell'art. 394 cod. proc. pen., si era limitata a sollecitare verbalmente l'assunzione di una testimonianza nelle forme dell'incidente probatorio - dopo essersi riservato ed aver, in assenza di contraddittorio, richiesto al P.M. di esprimere il suo "assenso", lo aveva disposto d'ufficio, fissando l'udienza camerale in prosecuzione per l'escussione). Scelta delle dichiarazioni predibattimentali da utilizzare per le contestazioni Il principio su cui è fondato il nostro sistema processualpenalistico, secondo cui «il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento» (art. 526 comma 1 c.p.p.), trova della eccezioni espressamente contemplate e anche le prove raccolte in fase predibattimentale possono entrare nel processo e assumere rilievo al fine della decisione. A proposito della prova dichiarativa ciò può avviene, oltre che con l assunzione della testimonianza attraverso un contraddittorio anticipato nell incidente probatorio, attraverso il meccanismo delle contestazioni come previsto dall art. 500 c. p. p. o con il recupero della precedenti dichiarazioni nei casi disciplinati dagli artt. 512 e 512 bis c. p. p. Nel caso di dichiarazioni rese in sede dibattimentale in modo contrastante con quanto affermato in precedenza, al dichiarante (testimone o parte che sia) viene contestato di aver reso una differente dichiarazione in un momento anteriore al dibattimento e ciò al fine, da una parte, di verificare la sua credibilità e, dall altra, per consentirgli di dare una spiegazione della diversa versione. Ex art. 500 c.p.p., «le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della credibilità del teste», per cui nell ipotesi in cui permanga il contrasto, le dichiarazioni
10 p. 10 non possono costituire prova dei fatti in esse affermati), salva l ipotesi di teste minacciato o subornato. Il precedente difforme non può dunque essere acquisito al fascicolo del dibattimento, non può mai servire ad affermare positivamente alcunché ma semplicemente a negare che sia provato ciò che si afferma in dibattimento (TONINI). A norma dell art. 500, comma 2, c.p.p. sono utilizzabili per le contestazioni le dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Dalla interpretazione che la giurisprudenza ha fornito di tale disposizione si evince che possono utilizzarsi: a) le dichiarazioni rese dal testimone nel corso delle indagini preliminari al pubblico ministero ex art. 362 c.p.p., ovvero alla polizia giudiziaria ex art. 351 c.p.p.; Nel senso che non è necessario che siano state raccolte su delega del P.M., dal momento che l'art. 500, comma primo, cod. proc. pen. fa generico riferimento alle "dichiarazioni precedentemente rese", senza prevedere, a differenza dell'art. 513, la delega del P.M, Cass., sez. 5, Sentenza n del 26/10/2004 Ud. (dep. 25/03/2005 ) Rv ; Cass., Sez. 4, Sentenza n del 24/05/2000 Ud. (dep. 24/06/2000 ) Rv b) le dichiarazioni rese dal testimone documentate attraverso l annotazione di cui all art. 357, comma 1, c.p.p., secondo le formalità minime previste dall art.115 disp att. c.p.p.; Il verbale previsto dall'art. 357, comma 2, c.p.p. (documentazione dell'attività di polizia giudiziaria) si distingue dalla semplice annotazione di cui al precedente comma 1 essenzialmente per la contiguità spazio temporale fra quanto è oggetto di documentazione e l'attività di formazione della documentazione stessa, la cui certa provenienza dal pubblico ufficiale abilitato che ne figura autore deve risultare da lui attestata mediante apposita sottoscrizione. Non ha invece decisivo rilievo il rispetto delle forme e modalità prescritte dalla legge per la redazione del verbale, la cui eventuale inosservanza non altera la natura del documento ne' dà luogo a nullità, salvo che nelle ipotesi previste dall'art.142 c.p.p.(incertezza assoluta sulle persone intervenute o mancata sottoscrizione del pubblico ufficiale), Cass., Sez. 1, Sentenza n del 20/04/1999 Ud. (dep. 24/06/1999 ) Rv (Nella specie, in applicazione di tali principi, la S.C. ha escluso che dovesse qualificarsi come mera annotazione e non invece come verbale, utilizzabile quindi ai fini delle contestazioni previste dall'art. 500 c.p.p., l'atto con il quale la polizia giudiziaria aveva raccolto le dichiarazioni rese dopo il ricovero in ospedale dalla persona
11 p. 11 offesa, la cui mancata sottoscrizione, peraltro, era stata giustificata con le precarie condizioni in cui detta persona, al momento, si trovava). c) le dichiarazioni trasfuse nella querela e nella denuncia sporta dalla persona offesa; cfr. Cass., sez. 2, Sentenza n del 28/03/1995 Ud. (dep. 08/06/1995) Rv ; Cass., Sez. 2, Sentenza n del 27/10/1999 Ud. (dep. 18/12/1999) Rv Dal testo di quest ultima: Che la denuncia sia introduttiva della notizia di reato è naturalmente fuori discussione. Ma non si vede la ragione perché ciò sia in grado di impedire che la denuncia orale documentata attraverso verbale dalla polizia giudiziaria (come nel caso in esame) possa divenire oggetto di giudizio comparativo con la successiva dichiarazione dibattimentale del denunciante - una prova dichiarativa -, attesi la sua natura e i suoi contenuti del pari schiettamente dichiarativi. Recentemente proprio in relazione alla consultazione della querela v. Cass., Sez. 4, Sentenza n del 07/05/2009 Ud. (dep. 25/06/2009 ) Rv d) le dichiarazioni acquisite nel corso dell attività integrativa d indagine con le limitazioni fissate dal nuovo art. 430 bis c.p.p.; Cfr. nel senso che L'illegittimo diniego di consentire alle parti la contestazione delle dichiarazioni rese al P.M. in sede di attività integrativa di indagine, non determina la nullità dell'esame dibattimentale dell'imputato di reato connesso, ma implica solamente, qualora l'errore sia riconosciuto nel prosieguo del dibattimento, la possibilità di rinnovare l'esame per consentire le contestazioni, Cass., Sez. 6, Sentenza n. 325 del 26/11/2003 Ud. (dep. 09/01/2004) Rv V. anche Cass. sez. 3, Sentenza n del 11/04/2001 Ud. (dep. 25/05/2001) Rv , nel senso che In tema di attività integrativa di indagine consentita ex art. 430 c.p.p. al pubblico ministero anche dopo la emissione del decreto che dispone il giudizio, i presupposti di natura processuale per ritenere che la documentazione possa essere inserita nel fascicolo del pubblico ministero sono: la pertinenza degli atti integrativi di indagine alla vicenda processuale, la finalizzazione di tali atti alle richieste del pubblico ministero al giudice del dibattimento, la garanzia di conoscenza e disponibilità degli atti stessi mediante il deposito in segreteria della documentazione con facoltà di prenderne visione ed estrarne copia. In tal caso le parti possono chiedere al giudice del dibattimento l'assunzione delle fonti di prova così acquisite, nel rispetto dell'art. 526 c.p.p., ed utilizzare gli atti ai fini delle contestazioni ex art. 500 e 503 c.p.p.. e) i verbali di prova assunti in un procedimento penale o civile ai sensi dell art.238, comma 4, c.p.p., qualora non ricorrano le situazioni indicate nei commi 1, 2, 2 bis e 3 e la parte non presti il consenso alla piena utilizzazione;
12 p. 12 f) le dichiarazioni rese al giudice incompetente per materia ai sensi dell art. 26 comma 2 c.p.p.; g) le dichiarazioni inserite nel fascicolo del difensore, raccolte secondo le formalità fissate dall art.391 ter c.p.p.. Una volta emesso il decreto che dispone il giudizio si applica viceversa la disciplina di cui all'art. 500 c.p.p., per la quale le dichiarazioni raccolte dal difensore possono essere usate per contestare il contenuto delle deposizioni testimoniali ed inserite nel fascicolo del dibattimento se sussiste difformità; di tali dichiarazioni, tuttavia, non si può dare lettura ex artt. 512 e 512 bis c.p.p., giacché tali previsioni riguardano soltanto le dichiarazioni assunte dalla polizia giudiziaria, dal pubblico ministero o dal giudice dell'udienza preliminare, o in generale le dichiarazioni assunte a verbale. (Fattispecie antecedente alla entrata in vigore della legge 7 dicembre 2000 n. 397, recante disposizioni in materia di indagini difensive). Così Cass., Sez. 3, Sentenza n del 28/09/2000 Ud. (dep. 29/11/2000 ) Rv Può essere contestato quanto già riferito in sede dibattimentale? In proposito la cassazione ha affermato che ai soggetti sottoposti ad esame possono certamente essere "contestate" dichiarazioni (in ipotesi divergenti) rese dagli stessi soggetti nel corso del dibattimento. La contestazione, in questi casi, non è collegata a un meccanismo di recupero di atti di indagine, con gli effetti di utilizzazione previsti, a seconda dei casi, dagli artt. 500 e 503 c.p.p., ma costituisce solo un legittimo strumento dialettico offerto alle parti che intendano porre il dichiarante di fronte a una contraddizione tra diverse dichiarazioni dibattimentali da lui rese, tutte in ugual modo formalmente utilizzabili e criticamente valutabili dal giudice. (Cass., Sez. 6, Sentenza n. 325 del 26/11/2003 Ud. (dep. 09/01/2004) Rv ). Per quanto riguarda i contenuti contestabili, possono essere contestate non solo le dichiarazioni strictu sensu narrativo, ma qualsiasi dichiarazione resa dall esaminato, anche in un contesto diverso dalla raccolta di s.i.t. (o dall interrogatorio). Assolutamente costante è la cassazione nel senso che sono contestabili: -l individuazione di persona; Cfr.: L'individuazione di persona nel corso delle indagini preliminari è formalmente una dichiarazione e pertanto il relativo verbale è legittimamente utilizzato per le contestazioni nel corso della deposizione dibattimentale del
13 p. 13 testimone che l'ha effettuata. (cfr., ad es., Cass., Sez. 4, Sentenza n del 25/02/2009 Ud. (dep. 30/03/2009) Rv la ricognizione personale; Specificamente nel senso che Il regime delle contestazioni è applicabile anche alla ricognizione personale, Cass., Sez. 4, Sentenza n del 13/01/2011 Ud. (dep. 02/03/2011) Rv Nel caso di specie il riconoscimento fotografico dell imputato effettuato dalla persona offesa era stato smentito da una successiva ricognizione personale operata dalla stessa persona in sede di incidente probatorio: cassando sul punto la decisione di merito la Cassazione ha ritenuto che, se è vero che il riconoscimento fotografico eseguito dalla polizia giudiziaria, di propria iniziativa o su delega del p.m., costituisce accertamento di fatto utilizzabile in virtù dei principi della non tassatività dei mezzi di prova e del libero convincimento, dunque, fermo il principio della ammissibilità e utilizzabilità di riconoscimenti "a forma libera" (quali, oltre a quello della ricognizione fotografica, anche a quello del riconoscimento informale in aula effettuato dal testimone), non si può attribuire alla individuazione fotografica una attendibilità e una efficacia probatoria superiore alla ricognizione di persone. D altro canto, neppure può con assolutezza affermarsi che l esito negativo della ricognizione debba in ogni caso costituire prova piena "resistente" a qualsiasi smentita, potendo risultare da precisi elementi processualmente emersi che esso sia effetto di "violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità" (art. 500 c.p.p., comma 4), posto che il regime delle contestazioni di cui all art. 500 c.p.p. è applicabile anche alla ricognizione. Solo in tal caso riprenderebbero vigore il valore indiziario del riconoscimento fotografico e l efficacia probatoria dell esame testimoniale. -le dichiarazioni di individuazione fotografica; Così nel senso che, mentre sono inseribili nel fascicolo per il dibattimento le fotografie utilizzate per l'individuazione fotografica svolta nel corso delle indagini preliminari, le dichiarazioni di individuazione possono ivi trasmigrare una volta che siano state utilizzate per le contestazioni nel corso dell'esame dibattimentale, Cass., Sez. 5, Sentenza n del 21/10/2010 Ud. (dep. 06/12/2010 ) Rv ed anche il riconoscimento della voce. Nel senso che è contestabile il riconoscimento della voce effettuato in sede investigativa, Cass., Sez. 3, Sentenza n. 296 del 27/10/1995 Ud. (dep. 12/01/1996) Rv ).
14 p. 14 Discutibile è se possano effettuarsi contestazioni in negativo, nel senso cioè di contestare al dichiarante di non aver riferito nella fase delle indagini preliminari preliminari una o più dichiarazioni rese, invece, per la prima volta in dibattimento. Da un lato può osservarsi che non può contestarsi ciò che non è stato detto e che il sistema delineato dall art. 500 c.p.p. impone il confronto, susseguente a lettura, tra dichiarazioni rese, e dunque omesse, dall altro non può non rimarcarsi che anche l omissione può rilevare al fine del giudizio complessivo della credibilità del dichiarante e della genuinità della deposizione e che, dunque, è rilevante per una o l altra della parti processuali far emergere, e per la stessa autorità che deve giudicare conoscere, tale circostanza in vista di una più completa valutazione. Lo stesso risultato potrebbe comunque essere raggiunto chiedendo al testimone il motivo per cui non abbia riferito quella circostanza in precedenza, ma, ove insorgesse contrasto sul punto tra le parti, così procedendo (ossia, senza formale contestazione) probabilmente non potrebbe sottoporsi all esame del Tribunale il verbale delle dichiarazioni predibattimentali. Altra questione è quella delle cosiddette contestazioni cd. non probatorie, ossia della ammissibilità di contestazioni al teste (o ad altro dichiarante) di prove diverse dalle sue stesse dichiarazioni precedentemente acquisite, dibattimentali o predibattimentali. A rigore di codice «le parti per contestare il contenuto della deposizione possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese e contenute nel fascicolo del pubblico ministero» (art. 500, co 1, c. p. p. Si afferma comunque che sicuramente può essere contestato al teste qualsiasi contenuto dichiarativo presente non solo nel fascicolo del P. M., ma anche in quello dibattimentale. La dottrina (TONINI) è altresì incline a ritenere che possano essere contestati anche gli atti e i documenti presenti nel fascicolo del Pubblico Ministero, sia pure al solo fine di demolire la credibilità del dichiarante. Così ad un teste potrebbero essere contestate le precedenti dichiarazioni rese da altro teste e potrebbe essergli contestato un documento (per esempio ad un teste che nega di aver mai conosciuto una persona potrebbe essere contestata detta circostanza mostrando una fotografia che li ritrae insieme, in una situazione conviviale). Quanto al momento per effettuare le contestazioni, esse vanno fatte dopo l esame del teste. Non è tuttavia necessario che il testimone abbia esaurito l intera deposizione, ma è sufficiente che abbia deposto sul fatto o sulla circostanza da contestare; anzi è opportuno che la contestazione avvenga immediatamente su ogni singolo argomento della
15 p. 15 deposizione, al fine di ottenere un chiarimento immediato o una rettifica. Tale regola, peraltro, va intesa elasticamente, per non precludere alla parte che conduce l esame l attuazione della propria strategia. In ogni caso, per poter acquistare gli effetti previsti dall art. 500 c. p. p, la contestazione deve avvenire mediante la lettura integrale della dichiarazione precedente e non può essere solo riassuntiva. La finalità della contestazione è sia quella di mettere in dubbio la credibilità del soggetto che in dibattimento cambia la versione dei fatti, sia quella di permettere allo stesso soggetto di rettificare la dichiarazione resa in dibattimento o, comunque, di dare una spiegazione della diversa versione. Posto che le contestazioni nell'esame testimoniale costituiscono l'unico strumento processuale per far rilevare la divergenza tra le dichiarazioni rese dal teste in dibattimento e quelle dallo stesso rese in fase di indagini preliminari, la parte che non si sia avvalsa di tale strumento non potrebbe successivamente lamentarsi della divergenza dichiarativa, pretendendo di farla valere nelle fasi processuali successive al dibattimento. Così Cass., Sez. 3, Sentenza n del 05/06/2009 Ud. (dep. 09/10/2009) Rv Dal testo: Essendo pacifico che, a norma dell'art. 500 c.p.p., fermi restando i divieti di lettura e di allegazione, per contestare in tutto o in parte la deposizione resa dal teste bisogna ricorrere allo strumento delle contestazioni, dopo che il teste abbia già deposto. Non sono consentiti, né sono previsti altri meccanismi o momenti (diversi dalla sede propria del dibattimento) per contestare le deposizioni del teste; tantomeno in sede di appello è consentita l'acquisizione, mediante parziale rinnovazione del dibattimento, dei verbali delle dichiarazioni rese nella fase delle indagini preliminari. Se, quindi, la parte non si è avvalsa dello strumento delle contestazioni per far emergere in sede dibattimentale presunte contraddizioni o inverosimiglianze, non può richiedere una rinnovazione parziale del dibattimento in appello per farle valere. Naturalmente le contestazioni non possono valere come prova nel procedimento in cui sono effettuate, esse sono tuttavia pienamente utilizzabili a fini valutativi nell eventuale processo per il reato di falsa testimonianza che sia seguito. Esplicita in tal senso la Cassazione, nel senso che: in tema di falsa testimonianza, la disciplina delle contestazioni dibattimentali di cui all'art. 500 cod. proc. pen. è applicabile unicamente nell'ambito del processo in cui sono state rese le deposizioni testimoniali, e non invece nell'ambito del processo conseguentemente instaurato per accertare la sussistenza del delitto di falsa testimonianza. (Cass.,
16 p. 16 Sez. 6, Sentenza n del 04/06/2009 Ud. (dep. 28/09/2009 ) Rv ). In motivazione, la S.C. ha osservato che il giudice di merito, evocando l'art. 500 cod. proc. pen., aveva impropriamente ritenuto di non poter effettuare il confronto comparativo tra dichiarazioni procedimentali e dichiarazioni dibattimentali, per dedurne la corrispondenza al vero delle prime e la falsità delle seconde. Chi può procedere alle contestazioni? Ai sensi dell art. 500 c. p. p alle contestazioni possono procedere «le parti». Il presidente del collegio (o il giudice monocratico), ai sensi dell art. 499, comma 6,c. p. p. deve vigilare sulla correttezza delle contestazioni, ma non potrebbe egli stesso servirsi di questo istituto: del resto egli non dispone degli atti all uopo utilizzabili, a meno che non si tratti di utilizzare dichiarazioni già acquisite al fascicolo per il dibattimento. Non potrebbe però il giudice contestare circostanze emerse dagli stessi verbali che ha acquisito a seguiti di pregresse contestazioni. Invero la facoltà prevista per il giudicante di ordinare l esibizione della parte di verbale usata per le contestazioni è finalizzata esclusivamente a dirimere eventuali contrasti tra le parti e dichiarazioni così acquisite non possono valere nella loro totalità ad integrare il patrimonio conoscitivo del giudice che ai fini della decisione potrà servirsi solo delle dichiarazioni effettivamente contestate dalle parti. Non potrebbe il giudice nemmeno stimolare chiarimenti o rettifiche delle deposizioni dibattimentali divergenti rispetto alle dichiarazioni contenute nella querela, che pure è agli atti del suo fascicolo, in quanto tale inserimento è previsto al solo fine di accertare la sussistenza della condizione di procedibilità. E evidente la frustrazione in cui viene a trovarsi il giudicante che si trova ad apprendere comunque di differenti versioni rese dal teste che sta ascoltando o che ha ascoltato e che, di fronte all inerzia sul punto delle parti, non può intervenire e non può servirsi del contenuto dichiarativo comunque appreso, neanche per motivare un giudizio di inattendibilità del testimone. Cfr., nel senso che Le dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero, utilizzate per le contestazioni, possono essere acquisite al fascicolo del dibattimento nella loro interezza, esse possono tuttavia essere utilizzate ai fini della decisione limitatamente alle parti del verbale che sono state effettivamente contestate ed a quelle che possono servire per meglio comprenderne il contenuto. (Cfr. Cass. Sez. 1, Sentenza n del 20/02/2006 Ud. (dep. 26/04/2006 ) Rv ). Fattispecie relativa ad annullamento della sentenza che aveva utilizzato un verbale di dichiarazioni, usate per la contestazione in relazione ad un fatto criminoso, anche per altro fatto criminoso non oggetto di contestazione.
17 p. 17 I vari meccanismi di recupero delle dichiarazioni predibattimentali: in particolare, il rifiuto di rispondere, la ritrattazione, la conferma indotta, il rifiuto di rispondere a singole domande, il rifiuto di sottoporsi al controesame Allorché il soggetto (teste o dichiarante) esaminato in dibattimento non risponda diverse possono essere le motivazioni di detto comportamento (o che offre a giustificazione di detto suo comportamento): può non rispondere perché non ricorda, o perché dice di non ricordare, può non rispondere perché vuole evitare la cross examination, ovvero perché vuole sottrarsi alle domande di una sola o di alcune delle parti processuali, può darsi che non risponda perché è stato sottoposto a violenze, minacce o ad altre pressioni. In quali ipotesi è possibile il recupero delle eventuali dichiarazioni rese in sede predibattimentale? IL TESTE IMMEMORE e il VUOTO DI MEMORIA. Le contestazioni in aiuto alla memoria. Può avvenire che il teste in dibattimento, a fronte delle domande che gli sono poste, dichiari di non ricordare. E possibile procedere a contestazioni in mancanza di una difformità, in aiuto alla memoria? La giurisprudenza è pacifica nel ritenerne l ammissibilità. cfr. Nel corso dell'esame dibattimentale del testimone e delle parti private può procedersi alla contestazione delle dichiarazioni rese in precedenza tutte le volte in cui vi sia difformità con la dichiarazione dibattimentale, sia che con questa il soggetto sottoposto ad esame manifesti una conoscenza diversa, sia che riveli di non ricordare le vicende o i fatti su cui ha riferito in precedenza. Cass. Sez. 6, Sentenza n del 20/04/2005 Ud. (dep. 16/02/2006) Rv E possibile difatti affermare che la risposta «non ricordo» rappresenta comunque il contenuto di una sia pur minimale deposizione, legittimante il ricorso al meccanismo delle contestazioni. La tesi, pure sostenuta da certa dottrina, secondo cui la dichiarazione di non ricordare è equivalente al silenzio sulla domanda e il silenzio è un semplice comportamento che non giustifica contestazioni non pare possa accogliersi: chi è silente non risponde perché non vuole rispondere, chi non ricorda non risponde non per sua volontà, ma perché non è in grado di ricordare. In questo caso le contestazioni sono non solo ammissibili, ma spesso utili e opportune:
18 p. 18 possono consentire, invero, innanzitutto al teste in buna fede di ricordare effettivamente informazioni e circostanze che ha solo momentaneamente rimosse come in una sorta di rievocazione guidata effettuata in psicologia; possono far emergere l opportunità o anche la necessità di procedere con una perizia sulla capacità a testimoniare; possono evidenziare un comportamento reticente, come magari nel caso che poco tempo prima erano state rese sullo stesso fatto dichiarazioni precise, circostanziate, nitide, valutabile dal giudice al fine di desumere che il teste è stato sottoposto a violenze minacce o altre pressioni perché non deponga. L esito delle contestazioni in aiuto alla memoria può essere diverso. Nulla quaestio se, dopo la contestazione, il dichiarante afferma di ricordare non solo di aver reso la dichiarazione, ma altresì quanto dichiarato, confermandone il contenuto che adesso riaffiora nella sua memoria così come in precedenza verbalizzato («E vero, è così come ho detto, ora ricordo»): le dichiarazioni lette per le contestazioni vengono acquisite al patrimonio conoscitivo del giudice, il quale può farne oggetto di valutazione, così come nel caso in cui, dopo le contestazioni su diverse dichiarazioni, il testimone risolva il conflitto dichiarativo, confermando quanto affermato in antecedenza durante la fase delle indagini preliminari, magari precisando che quando era stato esaminato aveva un ricordo più fresco della vicenda. Cfr.: Ha valore probatorio la conferma del testimone, nel corso della deposizione dibattimentale, delle dichiarazioni rese nella fase delle indagini preliminari, con la precisazione in seguito a contestazione che le dichiarazioni allora rese erano frutto di un più vivido ricordo della vicenda. Cass., sez. 1, Sentenza n del 14/05/2009 Ud. (dep. 04/06/2009 ) Rv Più problematica può essere una conferma del tipo laconico «Confermo», ove il teste, aiutato nel ricordo, non dichiara di ricordare quanto contestato, ma, con una affermazione lapidaria, conferma le sue precedenti dichiarazioni. Questa ipotesi pone le stesse difficoltà della più generale questione del valore da attribuire a una deposizione in cui il teste si limiti a confermare dichiarazioni già rese in precedenza, in assenza di contraddittorio senza un ulteriore rievocazione. In questi casi sarebbe opportuno far precisare al teste se ora ricorda e, se la risposta è affermativa, fargli ribadire la propria versione in sede di esame o verificarla in sede di controesame, sollecitandolo su singole circostanze. La Cassazione pare ritenere comunque idonee a integrare il patrimonio probatorio acquisito al fascicolo processuale anche dichiarazioni predibattimentali confermate in termini laconici.
19 p. 19 Cfr. Le dichiarazioni predibattimentali utilizzate per le contestazioni al testimone, che siano state successivamente confermate - anche se in termini laconici -, vanno recepite e valutate come dichiarazioni rese direttamente dal medesimo in sede dibattimentale. Cass., Sez. 4, Sentenza n del 09/03/2009 Ud. (dep. 06/05/2009) Rv Vi è poi l ipotesi in cui il teste, anche dopo la contestazione in aiuto alla memoria, dichiari ancora di non ricordare («Chi ha detto questo?, Io?», «Non ricordo di aver detto questo»), magari asserendo anche, come avviene di frequente, di non ricordare neanche di essere stato sentito («Non ricordo di essere stato sentito», «Non sono ricordo di essere stato in commissariato o in procura»), - risposta questa sintomatica spesso di una volontaria reticenza ove si consideri che, quando non si tratti di testimone professionista (ad es. di dichiaranti), il fatto di essere sentiti da organi inquirenti rappresenta un fatto atipico che resta impresso a lungo nella memoria - ovvero che ricorda di aver reso dichiarazioni alla polizia giudiziaria o dal P. M., ma di non essere in grado in questo momento e neanche dopo la lettura, di rammendare l episodio o la circostanza indicata nei verbale letto («Ricordo di essere stato sentito, ma non ricordo quello che ho detto o non ricordo specificamente se ho detto questo») - ipotesi questa talvolta credibile, ove si richieda al teste di riferire su fatti che possono essere ritenuti in memoria solo per breve tempo (numeri di targa, numeri telefonici, particolari recepiti come secondari). Orbene, premesso che l ipotesi in cui il testimone dichiari di non ricordare i fatti già riferiti durante le indagini preliminari non può essere assimilata alla volontaria sottrazione all'esame dibattimentale, Cfr.: La dichiarazione del testimone di non ricordare i fatti già riferiti alla polizia giudiziaria, durante le indagini preliminari, non equivale alla volontaria sottrazione all'esame dibattimentale, sicché trova applicazione, la disciplina delle contestazioni prevista dal testo dell'art. 500 cod. proc. pen. (Cass., Sez. 4, Sentenza n del 14/10/2008 Ud. (dep. 09/12/2008 ) Rv )- pronuncia queste in relazione a fattispecie in cui trovava applicazione la formulazione previgente. se, dopo le contestazioni, il teste ribadisce di non ricordare, quanto contestato non può valere come prova, ma evidentemente può formare oggetto di valutazione il fatto stesso della contestazione e la risposta data. Nel senso che le contestazioni nel corso dell'esame testimoniale concorrono a formare il materiale oggetto del libero convincimento del giudice per la parte in cui consentono di desumere l'esistenza di atteggiamenti reticenti v. Cass., Sez. 1, Sentenza n del 09/12/2009 Ud. (dep. 27/01/2010 ) Rv
20 p. 20 Vi è poi l ipotesi del teste che affermi dopo le contestazioni affermi «Non ricordo, ma se l ho detto, lo confermo», spesso stimolato in tal senso dagli stessi interroganti con domande del tipo: «Ma quando è stato sentito ha detto la verità?», «Lei l ha detto, lei è solito dire la verità, vero?», domande inutili in quando se il teste ha dichiarato di non ricordare il fatto, non può neanche dire se ha detto la verità, a meno di non fare una professione aprioristica, e il fatto che il teste sia persona solita a dire il vero non significa nulla. Non pare possono corretto interpretare queste risposte come vere conferme e fondare su di esse la prova di un fatto: il teste che continua a non ricordare non può coscientemente confermare le dichiarazioni rese proprio ancora non ricorda e, anche se normalmente dice il vero, non può assumersi la responsabilità anche penale di una conferma. Tra l altro se non ricorda e conferma solo non potrebbe essere neanche controesaminato sulle dichiarazioni rese che verrebbero veicolate nel compendio probatorio senza un effettivo contraddittorio. D altra parte sarebbe iniquo anche sottrarre queste informazioni al patrimonio conoscitivo del giudice che di troverebbe a dover assolvere un imputato, o di converso condannarlo, perché un teste d accusa, o nell altra ipotesi un teste a discarico, non è in grado di riferire a dibattimento un numero di targa o un numero telefonico, un nome, un particolare che pure aveva fedelmente riferito in precedenza. Connessa alla problematica delle contestazioni è poi l ipotesi in cui il teste, chiamato a deporre, affermi subito e genericamente di non avere più diretta memoria dei fatti sui cui è interrogato, e prima ancora che gli vengano conteste le sue stesse dichiarazioni, affermi di riportarsi comunque integralmente a quanto dichiarato nella fase delle indagini, confermandone aprioristicamente la verità («Ora non ricordo, ma confermo quello che ho detto quando sono stato sentito»). Vi è da chiedersi se in tale ipotesi si possa utilmente far ricorso alla lettura delle singole dichiarazioni rese nella fase delle indagini e se tali letture possano essere qualificate alla stregua di vere e proprie contestazioni. In questo caso, invero, le letture non sarebbero idonee a stimolare conferme, avendo il soggetto già preliminarmente confermato quanto già detto in precedenza. Si è in merito osservato (ROSSI) che in realtà, il generico richiamo da parte del teste a precedenti dichiarazioni di cui egli attesta a priori la veridicità non può in alcun modo essere considerato come seria ed impegnativa deposizione e, conseguentemente, non può neppure costituire il punto di avvio di alcuna specifica contestazione. La legittimazione di una tale prassi aprirebbe la strada allo svuotamento dell esame incrociato ed alla reviviscenza di
LA CROSS EXAMINATION: TECNICHE E REGOLE Daniele Caria COMPITO dell'indagine giudiziaria: eliminare le possibili ricostruzioni alternative del fatto in favore di quella più plausibile e coerente con il
Comunico che il Consiglio Superiore della Magistratura nella seduta del 21 settembre 2000:
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