Source: https://osservatorio.giur.uniroma3.it/abdel-raheem-muhammad-hussein/
Timestamp: 2020-03-29 06:33:45+00:00
Document Index: 61274514

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 25']

o Abdel Raheem Muhammad Hussein - Osservatorio sulla Corte Penale InternazionaleOsservatorio sulla Corte Penale Internazionale
Abdel Raheer Hussein
L’imputato: Abdel Raheem Muhammad Hussein, al momento dell’attacco perpetrato dal Governo Sudanese in collaborazione con le milizie Janjaweed nei confronti delle tribù ribelli residenti in Darfur, ricopre la carica di Ministro degli Interni e Rappresentante Speciale del Presidente in Darfur. Attualmente è Ministro della Difesa Nazionale, carica che riveste dal 2005. Egli viene imputato di una serie di fatti compiuti contro le popolazioni Fur, Zaghawa e Masalit presso i villaggi di Bindisi, Kodoom, Mukjar ed Aratala, gli stessi già imputati a Ahmad Harun ed Ali Kushayb, tra cui omicidi, deportazioni, persecuzioni, stupri, saccheggi, torture ed altri atti inumani e contro la dignità umana.
Gli addebiti: in particolare, il Procuratore ritiene che possano essergli addebitati sia crimini contro l’umanità che crimini di guerra. Precisamente, sotto il primo profilo si ritengono commessi i seguenti crimini: persecuzione ai sensi dell’art. 7(1)(h) dello Statuto; omicidio, di cui all’art. 7(1)(a); trasferimento forzato della popolazione, secondo l’art. 7(1)(d); stupro, ai sensi dell’art. 7(1)(g); imprigionamento o altri gravi forme di privazione della libertà personale, di cui all’art. 7(1)(e); tortura, ai sensi dell’art. 7(1)(f); altri atti inumani, secondo l’art. 7(1)(k). Gli vengono inoltre addebitati, quali crimini di guerra: omicidio, di cui all’art. 8(2)(c)(i) dello Statuto; attacchi contro la popolazione civile, ai sensi dell’art. 8(2)(e)(i); distruzione di proprietà ai sensi dell’art. 8(2)(e)(xii); stupro, secondo l’art. 8(2)(e)(vi); saccheggio, di cui all’art. 8(2)(e)(v); violazione della dignità personale, ai sensi dell’art. 8(2)(c)(ii).
Il procedimento: Hussein viene ritenuto responsabile ai sensi dell’art. 25(3)(a) dello Statuto, in quanto co-autore indiretto dei fatti addebitatigli: la Corte ritiene che ci siano ragionevoli motivi di credere che grazie al suo ruolo di Ministro degli Interni e Rappresentante Speciale del Presidente in Darfur, e come influente membro del Governo della Repubblica del Sudan, egli abbia fornito contributi essenziali per l’ideazione e realizzazione del piano comune, in particolare coordinando le forze di sicurezza nazionali, statali e locali e provvedendo al reclutamento, equipaggiamento e finanziamento delle forze di polizia e delle milizie Janjaweed in Sudan; inoltre, sostiene sempre la Corte che ci siano ragionevoli motivi di credere che Hussein fosse a conoscenza dei crimini commessi contro la popolazione civile e che egli volesse che tali crimini fossero commessi. In considerazione di ciò, la Pre-Trial Chamber I spicca mandato d’arresto nei confronti di Hussein il 1 marzo 2012, la cui esecuzione è ancora pendente.
In data 26 giugno 2015, la PTC II ha deciso di riferire al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la mancata cooperazione da parte del Sudan rispetto all’arresto di Abdel Raheem Muhammad Hussein, il quale – nonostante il mandato emesso dalla Corte il 1° marzo 2012 e l’obbligo di cooperazione stabilito dalla risoluzione ONU 1593 – continua a mantenere pubblici incarichi in Sudan.
Lo status: mandato d’arresto pendente.