Source: https://www.diritto.it/sui-limiti-di-eta-nei-concorsi-pubblici/
Timestamp: 2018-01-23 00:09:15+00:00
Document Index: 76533072

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3']

Mancuso Raffaele, 29 dicembre 2011
Con riferimento alla problematica in oggetto, l ’art. 3, comma 6, della L. 15 maggio 1997 n. 1271, nel prevedere che la partecipazione a concorsi indetti dalla P.A. non è soggetta a limiti di età, fa salve solo le deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità2; non può pertanto essere applicata ad un concorso il limite di età di 18 anni, fissato per l’accesso al rapporto d’impiego dall’art. 3, comma 1, lett. b) del D.M. 4 giugno 2001 n. 103, atteso che quest’ultimo decreto non ha natura regolamentare, non essendo stato adottato con il procedimento indicato dall’art. 17 della L. 400 del 1988, e non essendo qualificato neppure come regolamento nel testo.
La normativa dell’UE in materia di occupazione garantisce livelli minimi di protezione che valgono per tutti coloro che vivono e lavorano nell’Unione europea,tutela contro ogni forma di discriminazione fondata su sesso, razza, religione, età, disabilità e orientamento sessuale.
Per principio di parità di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’età o dell’orientamento sessuale.
Il Trattato di Amsterdam, introducendo l’art. 13 al Trattato istitutivo della Comunità Europea, ha infatti conferito al Consiglio il potere di adottare “i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.
Da ultimo, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Nizza 2000) ha sancito espressamente il diritto di uguaglianza davanti alla legge (art. 20) e il divieto di qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali (art. 21).
L’obiettivo della direttiva 2000/43/CE è quello di favorire la partecipazione di tutte le persone alla società democratica a prescindere dalla razza o dall’origine etnica, attraverso azioni che rendano effettivo il principio della parità di trattamento nell’ambito dell’attività di lavoro dipendente o autonomo, come anche in altri ambiti quali l’istruzione, la protezione sociale, la sicurezza sociale e l’assistenza sanitaria, le prestazioni sociali, l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura.
La DIRETTIVA EUROPEA 2000/43/CE- NOZIONE DI DISCRIMINAZIONE (ART.2) recita : Si ha una discriminazione diretta quando una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe stata trattata un’altra in una situazione analoga a causa della sua razza od origine etnica. Si ha una discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere persone di una determinata razza od origine etnica in una posizione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone a meno che non siano giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari
La stessa direttiva al CAMPO DI APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA (ART.3) statuisce: si applica a tutte le persone (anche a favore dei cittadini dei paesi terzi) nei seguenti settori: occupazione; orientamento e formazione professionale; protezione sociale; prestazioni sociali; istruzione; accesso ai beni e servizi, compreso l’alloggio.
All’ART. 5 titolato AZIONI POSITIVE statuisce : per assicurare l’effettiva e completa parità gli Stati membri possono mantenere o adottare misure specifiche dirette a evitare o compensare svantaggi connessi con una determinata razza o origine etnica, continua all’art. 7 dicendo : Gli Stati membri adottano misure per garantire alle vittime, in caso di lesione del principio di parità di trattamento, il diritto di accesso a procedure giurisdizionali e amministrative. I principi della parità di trattamento e della non discriminazione sono al centro del modello sociale europeo e rappresentano uno dei capisaldi dei diritti e dei valori fondamentali dell’individuo che sono alla base dell’odierna Unione europea.
La Nostra Costituzione non permette alcuna forma di discriminazioni, sia la Legge 30/2003-, nota come Legge Biagi che vieta l’inserimento di barriere anagrafiche nelle offerte di lavoro.
Per le forze armate e di polizia si va in “deroga”, cioè si dice: la legge in linea generale dice che non ci dovrebbe essere limite di età nei concorsi pubblici, ma per motivazioni “connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione” , sono poste delle eccezioni per le Forze Armate e di Polizia.
Nella pagina per il reclutamento Polizia di Los Angeles (California – Stati Uniti), nelle domande frequenti per l’arruolamento si chiede: “L’età rappresenta una discriminante?” – Risposta “No”
La direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000 , fissa un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, prevedendo il divieto della discriminazione basata sull’età.
È vero anche che l’articolo 4, paragrafo 1, sancisce che le disparità di trattamento in ragione dell’età non costituiscono discriminazione laddove siano oggettivamente e ragionevolmente giustificate da una finalità legittima e da un requisito proporzionato. Tuttavia, la Commissione europea ha reso noto che , nel 2004, diciassette procedure di infrazione erano in corso per il recepimento non conforme della direttiva 2000/78/CE. La Commissione europea ha ricordato che in virtù dell’ articolo 3, paragrafo 4, della direttiva 2000/78/CE , gli Stati membri possono prevedere che la stessa direttiva non si applichi alle Forze armate per quanto concerne le discriminazioni fondate sulla disabilità e sull’età.
In tal senso il 1 febbraio 2010 , con un primo timido passo si propone: Modifica all’articolo 4 della legge 23 agosto 2004, n. 226, concernente il limite di età per il reclutamento dei volontari in ferma prefissata di un anno , nel quale sono elencate le restrizioni per il reclutamento dei volontari in ferma prefissata di un anno (VFP1) e , in particolare, il comma 1, lettera b) , che reca un limite di età fissato tra i diciotto e i venticinque anni non compiuti. Ai soli VFP1 sono aperti i concorsi sia per l’accesso alla ferma prefissata di quattro anni, sia alle carriere iniziali delle Forze di polizia (Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Corpo forestale dello Stato, Corpo della guardia di finanza). Il nuovo limite esclude la fascia di età tra i venticinque e i ventotto anni, prefigurando un vero e proprio sbarramento dei candidati che hanno tra i ventisei e i ventotto anni nei concorsi per maresciallo, che richiedono un anno di ferma prefissata o di appartenere già alle Forze armate per poter concorrere in questa fascia di età e per questo tipo di concorso.
Il dipartimento della funzione pubblica ricorda, in Circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica 26 agosto 1998, n. 9 (in GU 3 settembre 1998, n. 205), che la legge 15/5/1997, n. 127, entrata in vigore il 18 del predetto mese, recante: «Misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo», all’art. 3, comma 6, stabilisce testualmente che «la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o a oggettive necessità dell’amministrazione».
In proposito, va evidenziato come il sistema contemplato dall’art. 3, comma 6, della legge n. 127/1997, nel prevedere l’adozione di deroghe al principio di non assoggettamento a limiti di età per la partecipazione a concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni, prescrive che a tale esigenza si provveda esclusivamente mediante regolamenti qualora ricorrano i parametri in precedenza evidenziati.
Le risultanze dei lavori parlamentari fanno emergere che la norma prevista dall’art. 3, comma 6, della legge n. 127/1997 deriva dall’emendamento n. 362 dell’onorevole Cananzi approvato in data 12/2/1997 nella sede referente dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati nel corso dell’esame dell’allora disegno di legge A.C. 2564, già A.S. 1034. Tale disposizione venne poi confermata dall’assemblea della stessa Camera dei Deputati (cfr. A.C. 2564/a) e del Senato della Repubblica (cfr. A.S. 1i034/B).
Il principio della limitazione dell’accesso in relazione all’età è stato sostituito dal principio della libertà dell’accesso, indipendentemente dall’età. Ciò consegue ai grandi mutamenti sociali che, negli ultimi decenni, hanno visto elevarsi progressivamente l’età d’ingresso nel mondo del lavoro ed estendersi il periodo della formazione con l’introduzione di percorsi postuniversitari, onde il limite dei 30 anni, prima stabilito in favore dell’amministrazione, rischiava di divenire penalizzante per l’amministrazione stessa, posta nell’impossibilità di reclutare, specie a livello di carriera direttiva e ai livelli iniziali della carriera dirigenziale, spesso proprio le persone con esperienze formative o lavorative di più alto livello.
La legislazione europea ha incrementato in maniera significativa il livello di protezione dalla discriminazione in tutta l’UE, fungendo da catalizzatore nell’elaborazione di un approccio all’uguaglianza e alla non discriminazione più coerente e basato sui diritti.
Occorre, a sommesso avviso dello scrivente, tuttavia continuare a lavorare con impegno per garantire che il principio di non discriminazione venga efficacemente applicato nell’Unione europea. La discriminazione permane una realtà quotidiana per milioni di persone che vivono e lavorano nell’UE.
Queste rivendicazioni sociali meritano attenzione. L’evoluzione culturale non può arrestarsi di fronte a criteri storici che diedero vita al limite anagrafico.
Documenti-correlati:
CONSIGLIO DI STATO SEZ. I, parere 19-11-2003, n. 3927, pag. http://www.lexitalia.it/p/cds/cds1_2003-11-19.htm (sui limiti di applicabilità dell’abolizione del requisito dell’età ex art. 3 L. n. 127/1997 per l’accesso a posti di pubblico impiego).
TAR LAZIO – ROMA SEZ. I BIS, sentenza 26-5-2005, n. 4200, pag. http://www.lexitalia.it/p/51/tarlazi…2005-05-26.htm (sulla legittimità della previsione di limiti massimi di età per la partecipazioni a taluni tipi di concorso e sulle modalità di computo del limite di età – fattispecie relativa a concorso per Vigile del Fuoco per il quale è previsto il limite dei 37 anni di età).
TAR EMILIA ROMAGNA – BOLOGNA SEZ. II, sentenza 3-6-2005, n. 807, pag. http://www.lexitalia.it/p/51/taremilabo2_2005-06-03.htm (sulla legittimità delle disposizioni che prevedono dei limiti di età per l’ammissione al concorso per posti di notaio).
TAR PUGLIA – BARI SEZ. II, sentenza 29-8-2005, n. 3611, pag. http://www.lexitalia.it/p/52/tarpugl…05-08-29-2.htm (sull’impossibilità di applicare l’art. 3 della L. n. 127/1997 che ha abolito i limiti di età nei concorsi pubblici ad un concorso la cui fase di ammissione si sia esaurita alla data di entrata in vigore della suddetta norma).
1 Dispone l’art. 3, comma 6, della L. 15 maggio 1997 n. 127, che: “La partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”.
2 In applicazione di tale norma nella specie è stato ritenuto illegittimo il provvedimento di esclusione da un concorso per il conferimento di supplenze nella scuola di un candidato per mancato compimento dei 18 anni di età alla data di presentazione della domanda, atteso che il limite di anni 18 era stato fissato per l’accesso al rapporto d’impiego dall’art. 3, comma 1, lett. b) del D.M. 4 giugno 2001 n. 103, il quale non ha natura regolamentare.