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Timestamp: 2018-06-23 23:48:56+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 365', 'art 139', 'art. 139', 'art. 10', 'art. 52', 'art. 53', 'art. 16', 'art. 53', 'art. 2']

Amianto e INAIL | MAI DA SOLI
LA TUTELA DEL DIRITTO ALLA SALUTE SUI LUOGHI DI LAVORO
La Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini il diritto alla salute sui luoghi di lavoro. Il nucleo di questa garanzia sta nell’articolo 32 della Carta Costituzionale, che individua la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività tutelato dallo Stato.
La tutela del diritto alla salute sui luoghi di lavoro avviene in primo luogo attraverso la prevenzione, cioè il rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro (Decreto Legislativo n. 81 del 9/4/2008 integrato e modificato dal Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n. 106).
Lo Stato interviene sulla prevenzione posta in essere dai datori di lavoro attraverso incentivi economici alle imprese, erogati dall’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro – ente pubblico non economico erogatore di servizi a carattere nazionale, con personalità giuridica e autonomia di gestione) sotto forma sia di “sconti” sui premi assicurativi delle “aziende virtuose” (oscillazione per prevenzione del tasso di tariffa) sia di finanziamenti alle piccole e medie imprese già destinati a realizzare progetti di adeguamento dell’ambiente di lavoro alla normativa sulla sicurezza, di sperimentazione di soluzioni innovative ed di informazione e formazione dei lavoratori e di tutti i soggetti coinvolti nel processo lavorativo.
Con i bandi ISI 2011 (uno per ogni Regione), scaduti il 7 marzo 2012, l’INAIL ha stanziato 205 milioni di euro ripartiti in budget regionali, destinandoli “a progetti di investimento e all’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale” realizzati da imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura.
L’incentivo è costituito da un contributo in conto capitale (= a fondo perduto; max € 100.000) nella misura del 50% dei costi del progetto.
Tra i progetti finanziabili è compreso lo smaltimento dell’amianto che rientri in un progetto complessivo volto al miglioramento delle condizioni di salute dei lavoratori dell’azienda nel quale è compresa la rimozione dell’amianto ad esempio presente in coperture, per coibentazione, ecc.
A titolo esemplificativo, si allegano l’Avviso di Bando 2011 PIEMONTE. (vedasi in particolare sull’amianto il punto 7 a pagina 5) e la Allegato 1 – Progetti investimento 2011 PIEMONTE relativi alla Regione Piemonte.
Il Controllo preventivo è invece principalmente attribuito allo S.Pre.S.A.L. Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro, la struttura dell’ASL che svolge funzioni di vigilanza e polizia giudiziaria in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e che ricopre tra l’altro un ruolo primario nella prevenzione, assistenza e vigilanza nelle attività di bonifica.
Le principali funzioni dello S.Pre.S.A.L infatti sono quelle di svolgere attività di:
I) indagine di Polizia Giudiziaria e di Polizia Amministrativa relative ad interventi preventivi o ad accertamenti su malattie professionali e infortuni;
II) acquisizione e valutazione dei piani di lavoro e delle notifiche per lavori di rimozione materiali contenenti amianto o che espongono a rischio amianto.
Ecco una Breve Guida SPRESAL al problema amianto.
IL RAPPORTO ASSICURATIVO
Il diritto alla salute dei lavoratori viene poi tutelato anche nella fase successiva, in cui l’integrità psicofisica del lavoratore subisca un danno a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, grazie alla costituzione obbligatoria di un rapporto assicurativo affidato alla gestione dell’INAIL, a cui il datore di lavoro deve pagare un premio proporzionato al grado di rischiosità dell’attività lavorativa svolta, e che, al verificarsi dell’infortunio o della malattia, eroga al lavoratore assicurato una serie di prestazioni economiche e sanitarie volte a tenerlo indenne rispetto ai danni subiti alla propria salute ed alla conseguente perdita di capacità lavorativa.
Il premio pagato dal datore di lavoro serve ad esimerlo dall’onere di risarcire i danni al lavoratore infortunato o ammalatosi sul lavoro. Questo onere infatti, è assunto in ogni caso direttamente dall’INAIL, che però, in caso di mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte del datore di lavoro – accertato con sentenza penale divenuta definitiva per passaggio in giudicato – ha diritto di esercitare un’azione di regresso nei confronti del datore stesso volta a recuperare quanto preventivamente erogato al lavoratore.
Si definisce infortunio sul lavoro un evento traumatico verificatosi nello svolgimento dell’attività lavorativa, da cui derivino morte o inabilità, permanente o temporanea (maggiore di tre giorni).
La malattia professionale è definita dalla legge come quell’evento dannoso che agisce in modo lento e progressivo sull’organismo del lavoratore. La malattia professionale è quindi l’effetto nocivo di materiale o lavoro, protratto nel tempo.
Ai sensi del Testo Unico sugli infortuni e malattie professionali contenuto nel DPR N. 1124 DEL 30/06/1965 e successive modifiche, l’INAIL assicura tutti coloro che svolgono attività lavorativa retribuita utilizzando macchine, apparecchi, impianti o che operano in ambienti organizzati, sia in Italia che all’estero, in qualunque settore lavorativo, alle dipendenze o in rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (D.Lgs. 38/2000) rispetto qualunque datore di lavoro, persone fisica o giuridica, di natura priva o pubblica.
Gli artigiani, i pescatori autonomi e associati in cooperative e compagnie della piccola pesca ed i lavoratori autonomi dell’agricoltura sono tenuti ad assicurare anche se stessi. La legge n. 493/99 ha introdotto l’obbligo assicurativo anche per le casalinghe.
Il costo dell’assicurazione, chiamato premio, è ad esclusivo carico del datore di lavoro. in possesso dei requisiti di legge. Il premio assicurativo INAIL si calcola moltiplicando un millesimo della retribuzione su base annuale per il tasso di rischio che viene associato a quel lavoro. Di conseguenza, più è considerato rischioso il lavoro, più il premio assicurativo per assicurare quel lavoro sarà alto.
Al verificarsi dell’evento infortunistico o patologico il lavoratore, per non perdere il diritto immediato alle prestazioni, ha l’onere di trasmettere rapidamente (subito per l’infortunio ed entro 15 giorni per la malattia) il certificato medico al datore di lavoro, che, a sua volta, è obbligato ad inoltrare la relativa denuncia all’INAIL e all’Autorità di Pubblica Sicurezza entro termini temporali molto ristretti (24 ore per infortunio mortale o con pericolo di vita, 2 giorni per infortunio giudicato non guaribile entro 3 giorni e 5 giorni per malattia), a pena di ingenti sanzioni pecuniarie di natura amministrativa.
Le prestazioni dell’INAIL vengono erogate ai lavoratori anche nel caso in cui il datore di lavoro non sia in regola con il pagamento del premio (automaticità delle prestazioni).
Questo principio non è applicabile però alle casalinghe e ai lavoratori autonomi, a cui si erogano le prestazioni solo se in regola con il versamento dei premi assicurativi.
Le prestazioni economiche INAIL, tranne l’indennità di temporanea, non sono soggette a tassazione, non sono pignorabili né cedibili.
Ecco quali sono le principali prestazioni erogate dall’INAIL.
► La malattia professionale
Le malattie professionali si suddividono in:
malattie professionali “tabellate”, che sono quelle elencate nel testo normativo. Il lavoratore deve denunciare di aver contratto una malattia professionale e dimostrare di essere addetto, o esserlo stato, ad una determinata lavorazione che, essendo inserita in tabella, si presume provochi danni alla salute
malattie professionali “non tabellate”, che sono quelle non indicate nelle tabelle di legge. Il lavoratore per farsi riconoscere la malattia deve dimostrarne l’origine professionale attraverso una diagnosi medica che accerti un nesso causale tra malattia e condizione lavorativa. Deve cioè provare che, la patologia di cui è affetto, è stata contratta a causa dell’attività lavorativa espletata.
L’Asbestosi e il Mesotelioma per esempio sono malattie professionali tabellate, in quanto ricomprese negli elenchi normativi che prendono il nome di “Nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura”, approvate con decreto ministeriale 9 aprile 2008 (G.U. n. 169 del 21 luglio 2008) entrato in vigore il 22 luglio 2008.
Le tabelle sono state aggiornate con decreto ministeriale 11 dicembre 2009 (G.U. 19 marzo 2010, n. 65) integrato con la pubblicazione dell’elenco sul S.O. n. 66 alla G.U. 1° aprile 2010, n. 76.
Gli accertamenti svolti riguardo alle malattie professionali da parte di soggetti pubblici sono principalmente affidati:
a) allo S.Pre.S.A.L. (Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro delle A.S.L) che conduce indagini sul luogo di lavoro per verificare l’eventuale violazione delle norme di igiene e sicurezza sul lavoro al fine di poterne ripristinare il rispetto ed allo scopo di segnalarlo alla Procura della Repubblica affinchè proceda all’instaurazione dei necessari procedimenti penali nei confronti dei presunti responsabili
b) all’INAIL, che tramite i propri organi di vigilanza, effettua un controllo sul rischio lavorativo, al fine del corretto inquadramento assicurativo dell’attività svolta e nell’ottica di favorire un eventuale recupero dei costi delle prestazioni erogate al lavoratore.
La procedura per attivare la tutela assicurativa INAIL, in caso di malattia professionale, prevede alcune fasi qui di seguito descritte.
►Cosa deve fare il medico che accerti o sospetti una malattia professionale:
1) deve innanzitutto inviare il “referto all’autorità giudiziaria”, in sostanza alla Procura della Repubblica (ai sensi dell’ art. 365 C.P. e 334 C.P.P.) e la denuncia di Malattia Professionale all’ASL (ai sensi dell’art 139 del D.P.R. 1124/1965 e L. 833/2000).
Molti preferiscono svolgere questa segnalazione congiuntamente in una unica segnalazione ai Servizi di Prevenzione della ASL (S.Pre.S.A.L.) in quanto all’interno di questi Servizi sono presenti Ufficiali di Polizia Giudiziaria (attenzione tuttavia che alcune Procure non danno questa interpretazione)
2) deve inviare la denuncia alla Direzione Provinciale del Lavoro ( ai sensi dell’art. 139 D.P.R. 1124/1965)
3) deve inoltre inviare la denuncia all’INAIL (ai sensi dell’art. 10 D.L. 38/2000)
4) infine deve compilare il Primo certificato di Malattia Professionale e consegnarlo al Lavoratore il quale potrà decidere se consegnarlo al Datore di Lavoro o meno (entro 15 giorni)
Il medico che, in presenza di una malattia di sospetta origine professionale, non procede ad effettuare il referto alla autorità giudiziaria è sanzionabile penalmente.
►Cosa deve fare il lavoratore:
1) se il lavoratore svolge attività lavorativa, deve denunciare la malattia al datore di lavoro entro 15 giorni dal suo manifestarsi a pena di decadenza dal diritto all’indennizzo per il periodo precedente la denuncia (art. 52, DPR n. 1124/1965)
2) presentare al datore di lavoro il primo certificato medico e, in caso di prosecuzione delle cure, il certificato compilato dal medico curante. Il datore di lavoro invierà all’INAIL i certificati originali
3) se il lavoratore NON svolge attività lavorativa può presentare direttamente all’INAIL domanda di riconoscimento della malattia professionale.
►Cosa deve fare il datore di lavoro:
La denuncia della malattia professionale (mod. 101I) deve essere trasmessa dal datore di lavoro all’INAIL entro i 5 giorni successivi a quello in cui il lavoratore ha fatto denuncia al datore stesso della manifestazione della malattia (art. 53, Dpr n. 1124/1965); .on deve essere inviata copia all’autorità di P.S.
1) l’indicazione delle ore lavorate e la retribuzione percepita dal lavoratore nei 15 giorni precedenti la malattia professionale
2) il certificato medico. Se il lavoratore invia il certificato medico all’INAIL, quest’ultimo richiederà l’inoltro della denuncia al datore di lavoro
3) il codice fiscale del lavoratore
In caso di indicazione mancata oppure inesatta, è prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa (L. 251/1982, art. 16).
In caso di denuncia mancata, tardiva, inesatta oppure incompleta è prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa (D.P.R. n. 1124/1965, art. 53 e L. 561/1993, art. 2, comma 1, lett. B).