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Timestamp: 2020-05-28 04:19:36+00:00
Document Index: 61484879

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 69', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 55', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 61', 'art. 64', 'art. 3', 'art. 56', 'art. 57', 'art. 58', 'art. 59', 'art. 60', 'art. 62', 'art. 63', 'art. 58', 'art. 62', 'art. 69', 'art. 16', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 58', 'art. 63', 'art. 65', 'art. 6', 'art. 67', 'art. 11', 'art. 67', 'art. 68']

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Circolare della Guardia di Finanza sull’antiriciclaggio. Per le violazioni ante 4 luglio applicabile il favor rei
“Per le violazioni commesse in epoca antecedente al 4 luglio 2017, deve essere verificata in concreto se la normativa all’epoca vigente sia o meno più favorevole per il trasgressore”. Questa è solo una delle importanti affermazioni contenute nella circolare n. 210557, del 7 luglio 2017, diffusa (attraverso il proprio sito web www.gdf.it) dalla Guardia di Finanza, (III Reparto Operazioni – Ufficio Tutela Economia e Sicurezza Sezione Antiriciclaggio e Tutela Mezzi di Pagamento) a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 90, recante: «Attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e attuazione del regolamento (UE) n. 2015/847 riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) n. 1781/2006». Decreto delegato pubblicato nel supplemento ordinario n. 28/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 140 del 19 giugno 2017 ed in vigore dal 4 luglio 2017.
Di seguito uno stralcio della circolare riguardante disciplina sanzionatoria:
7. DISCIPLINA SANZIONATORIA PER I SOGGETTI OBBLIGATI.
L’art. 5 del D.Lgs. n. 90/2017 sostituisce integralmente il titolo V del D.Lgs. n. 231/2007 in materia di disciplina sanzionatoria.
Le norme introdotte sono finalizzate ad allineare il quadro normativo ai più recenti orientamenti europei ed internazionali che, anche in materia di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, richiedono ai legislatori nazionali l’adozione di sistemi sanzionatori basati su misure effettive, proporzionate e dissuasive, da applicare nei confronti delle persone fisiche e delle persone giuridiche responsabili delle violazioni, nonché agli organi di controllo degli enti che, con la loro condotta negligente o omissiva, abbiano agevolato o comunque reso possibile l’illecito.
In questa prospettiva, le fattispecie penali, contenute nell’art. 55 della nuova formulazione del D.Lgs. n. 231/2007, sono circoscritte alle sole condotte di grave violazione degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione, perpetrate attraverso frode o falsificazione, nonché del divieto di comunicazione dell’avvenuta segnalazione.
Più nel dettaglio, l’art. 55 in esame prevede le seguenti sanzioni penali:
a. reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 10.000 a 30.000 euro, a carico del soggetto che, in sede di adeguata verifica della clientela, falsifica dati ed informazioni relativi al cliente, al titolare effettivo, all’esecutore, allo scopo o alla natura del rapporto, della prestazione o dell’operazione. Alla stessa pena soggiace chi utilizza tali dati ed informazioni;
b. reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 10.000 a 30.000 euro, per chiunque tenuto agli obblighi di conservazione, acquisisce o conserva dati falsi o informazioni non veritiere relativi al cliente, al titolare effettivo, all’esecutore, allo scopo o alla natura del rapporto, della prestazione o dell’operazione, ovvero si avvale di mezzi fraudolenti per pregiudicarne la corretta conservazione;
c. reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 10.000 a 30.000 euro, per la condotta del soggetto che, tenuto a fornire gli elementi necessari per il corretto adempimento dell’obbligo di adeguata verifica della clientela, fornisce dati falsi o informazioni non veritiere;
d. arresto da 6 mesi a 1 anno e ammenda da 5.000 a 30.000 euro, in caso di violazione del divieto di comunicazione dell’avvenuta effettuazione di una segnalazione di operazione sospetta.
Infine, l’art. 55, comma 5, riproduce il contenuto del previgente art. 55, comma 9, in materia di falsificazione, alterazione ed indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento, ovvero di qualsiasi altro documento che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, confermando la pena della reclusione da uno a cinque anni e la multa da 310 a 1.550 euro.
La disciplina sanzionatoria di carattere amministrativo è, invece, contenuta negli articoli da 56 a 69 del D.Lgs. n. 231/2007.
In tale contesto, deve essere subito sottolineata l’assoluta rilevanza del disposto dell’art. 69 in materia di successione di leggi nel tempo, ai sensi del quale:
e. nessuno può essere sanzionato per un fatto che alla data di entrata in vigore della nuova normativa non costituisce più illecito;
f. per le violazioni commesse in epoca antecedente all’entrata in vigore del nuovo provvedimento, si applica la legge vigente all’epoca della commessa violazione, solo se più favorevole.
Tali disposizioni, che replicano sul piano amministrativo il principio penalistico dell’irretroattività della norma sfavorevole al reo, sancito nell’art. 25 Cost. e nell’art. 2 c.p., comportano sul piano concreto importanti ricadute operative.
In primo luogo non possono più essere oggetto di contestazione le violazioni in materia di registrazione previste dalla normativa previgente.
Risultano pertanto tacitamente abrogate le sanzioni in materia di:
g. omessa registrazione, prevista dall’art. 55, comma 4 del previgente D.Lgs n. 231/2007, dapprima sanzionata penalmente e successivamente depenalizzata a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8;
h. omessa istituzione dell’archivio unico informatico, di cui all’art. 57, comma 2 del previgente D.Lgs. n. 231/2007;
i. omessa istituzione del registro della clientela, di cui all’art. 57, comma 3 del previgente D.Lgs. n. 231/2007.
In merito deve essere, infatti, rimarcata la liberalizzazione delle modalità di conservazione dei dati e delle informazioni utili a prevenire o accertare eventuali attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, ora disciplinate negli articoli 31 e 32 del D.Lgs. n. 231/2007.
Nella nuova formulazione della normativa in esame, infatti, viene eliminato ogni riferimento agli obblighi di registrazione, così come all’archivio unico informatico, la cui adozione non viene più espressamente prevista in quanto in contrasto con l’articolo 15, comma 2, lettera e) della legge delega 12 agosto 2016 n. 170, che poneva in capo al Governo proprio un onere di semplificazione degli adempimenti richiesti ai fini della conservazione.
Del resto tale impostazione risulta necessitata anche alla luce del disposto dell’articolo 32, comma primo, lettera c) della legge 24 dicembre 2012, n. 234 che, nel recare principi e criteri direttivi generali di delega per l’attuazione del diritto dell’Unione europea afferma, in particolare, che «gli atti di recepimento di direttive dell’Unione europea non possono prevedere l’introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive stesse (…)».
Non prevedendo, dunque, la IV direttiva (Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, Capo V, articoli da 40 a 44) modalità specifiche di registrazione per l’assolvimento degli obblighi di conservazione, tale onere non può essere introdotto dal legislatore nazionale.
Altra conseguenza derivante dal contenuto del menzionato articolo 69 è, poi, che, per le violazioni commesse in epoca antecedente al 4 luglio 2017, deve essere verificata in concreto se la normativa all’epoca vigente sia o meno più favorevole per il trasgressore.
Al fine di agevolare tale ricostruzione, in allegato 4(Omissis)viene riportato uno schema comparativo dei comportamenti illeciti sanzionati in via amministrativa con l’evidenziazione della normativa più favorevole da applicare.
In sintesi, oltre alla disciplina sanzionatoria in precedenza esaminata, specificamente riservata ai soggetti convenzionati e agenti di prestatori di servizi di pagamento (art. 61) e ai distributori ed esercenti nel comparto del gioco (art. 64), sono previste, in linea generale, sanzioni amministrative pecuniarie in relazione ai seguenti comportamenti illeciti posti in essere dai soggetti obbligati di cui all’art. 3:
j. inosservanza degli obblighi di adeguata verifica ed astensione (art. 56);
k. inosservanza degli obblighi di conservazione (art. 57);
l. inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette (art. 58);
m. inosservanza degli obblighi di comunicazione da parte dei componenti degli organi di controllo dei soggetti obbligati (art. 59);
n. inosservanza degli obblighi informativi nei riguardi dell’U.I.F. e degli ispettori del Ministero dell’economia e delle finanze (art. 60);
o. violazioni commesse da soggetti obbligati vigilati (art. 62);
p. inosservanza delle disposizioni in materia di limitazione della circolazione del contante (art. 63).
Di particolare rilievo risulta essere la previsione di cui all’art. 58, comma 5, ai sensi della quale quando con una o più azioni od omissioni, si commettono, anche in tempi diversi, una o più violazioni della stessa o di diverse norme in materia di adeguata verifica della clientela e di conservazione da cui derivi, come conseguenza immediata e diretta, l’inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta, si applicano unicamente le sanzioni previste per quest’ultima infrazione.
Per quanto concerne il procedimento sanzionatorio, nel rimandare per gli aspetti di carattere generale alla circolare n. 83607/12 in data 19 marzo 2012 di questo Comando Generale – III Reparto Operazioni, la competenza all’irrogazione delle sanzioni per la violazione degli obblighi previsti dal decreto antiriciclaggio nei confronti dei soggetti obbligati non vigilati dalle Autorità di vigilanza di settore è attribuita al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Tale ultimo Dicastero è anche competente per l’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie nei confronti dei titolari di funzioni di amministrazione, direzione e controllo dei soggetti vigilati che, non assolvendo in tutto o in parte ai compiti correlati alla funzione o all’incarico, hanno facilitato, agevolato o comunque reso possibile la violazione dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta.
Restano ferme le competenze di Banca d’Italia, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB) e Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS), in relazione alle specifiche attribuzioni, per l’irrogazione delle sanzioni previste dall’art. 62 nei confronti dei soggetti obbligati vigilati.
Nel prospetto in allegato 5(Omissis)sono indicati, per ciascuna Autorità interessata, gli Uffici a cui indirizzare i verbali redatti, nonché i relativi indirizzi pec da utilizzare.
L’art. 69, comma 2, prevede, infatti, che l’invio dei verbali di contestazione all’amministrazione procedente, competente per la definizione del procedimento sanzionatorio, deve essere effettuato esclusivamente tramite posta elettronica certificata.
Il procedimento sanzionatorio per le violazioni di cui agli articoli 44, 49, commi 1, 2, 3, 5, 6, 7 e 12, 50, 51, comma 1 e 63 è svolto dagli uffici delle Ragionerie territoriali dello Stato individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 17 novembre 2011.
La possibilità di beneficiare dell’istituto dell’oblazione di cui all’art. 16 della legge n. 689/81 sussiste in relazione alle violazioni di cui all’art. 49, commi 1, 2, 5, 6, 7 ed all’art. 51, il cui importo non sia superiore a 250.000 euro ed a condizione che il soggetto verbalizzato non si sia già avvalso della medesima facoltà nei 365 giorni precedenti la ricezione dell’atto di contestazione concernente l’illecito per cui si procede.
In relazione alle violazioni relative all’inosservanza dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette (art. 58) e a quelle in materia di limitazione della circolazione del contante (art. 63), l’art. 65, comma 10, del D.Lgs. 231/2007 prevede che la responsabilità solidale di cui all’art. 6 della legge 689/81 sussiste anche quando l’autore della violazione non è identificabile o non più perseguibile.
Come già anticipato trattando delle sanzioni applicabili ai soggetti convenzionati e agenti di prestatori di servizi di pagamento, nonché agli esercenti e distributori del gioco, la maggior parte delle sanzioni base previste per l’inosservanza delle disposizioni sancite dalla normativa antiriciclaggio prevede ipotesi aggravate, con applicazione di una pena pecuniaria decisamente più alta nel massimo e nel minimo, in caso di violazioni gravi, ripetute, sistematiche o plurime.
Al riguardo sarà, pertanto, cura dei militari operanti indicare adeguatamente negli atti compilati gli elementi di fatto rilevati a supporto della configurazione della condotta illecita nell’ipotesi base ovvero quale fattispecie aggravata di cui agli articoli 56, comma 2, 57, comma 2 e 58 comma 2.
In tale ambito, si richiama ulteriormente l’attenzione, sempre nell’ottica di indirizzare l’attività operativa dei Reparti in sede di verbalizzazione, circa il disposto dell’art. 67 del D.Lgs. n. 231/2007 che illustra i criteri cui il Ministero dell’economia e delle finanze, nonché le Autorità di vigilanza di settore in relazione ai profili di rispettiva competenza, dovranno attenersi nel graduare l’entità della sanzione da irrogare all’interno del range previsto per le varie tipologie di violazioni.
In particolare, dovrà essere oggetto di specifica ed attenta valutazione:
q. la gravità e la durata della violazione;
r. il grado di responsabilità e la capacità finanziaria della persona fisica o giuridica;
s. l’entità del vantaggio ottenuto e del pregiudizio cagionato a terzi;
t. il livello di cooperazione fornito alle autorità competenti;
u. l’adozione di misure adeguate di valutazione e mitigazione del rischio;
v. le precedenti violazioni alle disposizioni antiriciclaggio.
Risulta, pertanto, di assoluta importanza che le Unità operative, negli atti compilati in materia, procedano a ricostruire dettagliatamente i comportamenti illeciti sui quali si fondano le violazioni contestate, ponendo in evidenza, in modo chiaro ed univoco, gli elementi informativi necessari per una corretta determinazione dell’importo della pena pecuniaria, in attuazione dei criteri sopra richiamati, che si pongono in rapporto di specialità rispetto alle disposizioni generali in materia contenute nell’art. 11 della legge n. 689/81.
In ragione di tale criterio di proporzionalità, la norma prevede, infatti, che per le violazioni di cui agli articoli 56, comma 1 e 57, comma 1, di minore gravità, l’importo della sanzione prevista dalle singole disposizioni possa essere ridotta da un terzo alla metà.
Altrettanto importante, in quanto elemento di definitiva chiarezza, è il disposto del terzo comma dell’art. 67 in esame che, per la prima volta, sancisce espressamente l’applicazione in materia delle disposizioni contenute negli articoli 8 e 8 bis della legge 689/81 in materia di cumulo giuridico e reiterazione delle violazioni.
Deve, quindi, ritenersi fugato ogni dubbio al riguardo, confermandosi pienamente l’impostazione già oggetto di condivisione a livello centrale con il Ministero dell’economia e delle finanze, sulla cui base sono state impartite puntuali direttive con la nota n. 309425/2016 in data 13 ottobre 2016 di questo Comando Generale – III Reparto Operazioni.
Da ultimo, si richiama anche il contenuto dell’art. 68 del nuovo decreto n. 231/2007 che prevede, in relazione ai procedimenti rientranti nella competenza del Ministero dell’economia e delle finanze, ipotesi di applicazione di sanzioni in misura ridotta, allo scopo di favorire l’adempimento spontaneo delle obbligazioni derivanti dall’irrogazione delle sanzioni previste dalla normativa antiriciclaggio.
Viene disciplinata, infatti, la possibilità di una definizione agevolata del procedimento sanzionatorio, che si pone come alternativa rispetto alla devoluzione della controversia all’Autorità giudiziaria e per tale motivo la richiesta di pagamento della sanzione in misura ridotta deve essere rivolta all’Amministrazione competente prima della scadenza del termine previsto per l’impugnazione del decreto.
La riduzioneconsentita è nella misura di un terzo dell’entità della sanzione irrogata, non essendo comunque ammessa a beneficio di chi se ne sia già avvalso nei cinque anni precedenti.
Al riguardo, si formula riserva di partecipare eventuali ulteriori elementi di dettaglio in relazione alle più corrette modalità di verbalizzazione delle violazioni in materia, all’esito dei confronti attualmente in corso a livello centrale con il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
In merito, si richiama, comunque, l’attenzione sulle disposizioni contenute nella citata circolare n. 83607 in data 19 marzo 2012 di questo Comando Generale – III Reparto Operazioni34, laddove è prevista35, in caso di criticità o dubbi emergenti dalla verbalizzazione delle infrazioni amministrative antiriciclaggio, la possibilità di intraprendere contatti con l’Ufficiale di collegamento del Nucleo Speciale Polizia Valutaria presso il Ministero dell’economia e delle finanze, utilizzando l’apposito indirizzo di posta elettronica.
Circolare della Guardia di Finanza del 7 luglio 2017, n. 210557, allegato 1 e allegato 2 (link al sito della Guardia di Finanza – www.gdf.it)
Link al testo del Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 90, recante: «Attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e attuazione del regolamento (UE) n. 2015/847 riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) n. 1781/2006».
2017, ANTIRICICLAGGIO, Decreto Legislativo 25 maggio 2017 n. 90, Recepimento della direttiva UE 2015/849	Modifiche al decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231, Normativa antiriciclaggio, Segnalazione delle operazioni sospette. Sanzioni per le violazione delle disposizioni antiriciclaggio
IV direttiva antiriciclaggio: approvate in via definitiva le disposizioni di attuazione
Approvate in via definitiva le disposizioni di attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 e che abroga la direttiva 2005/60/CE e la direttiva 2006/70/CE (Decreto legislativo – esame definitivo)
Il Consiglio dei ministri del 24 maggio 2017, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che detta disposizioni più severe in materia di antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento delle attività terroristiche. Il decreto delegato recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
La direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo
La direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione.
Essa costituisce la quarta direttiva antiriciclaggio, resa necessaria, tra l’altro, ai fini dell’allineamento alle nuove raccomandazioni del GAFI (Gruppo di azione finanziaria internazionale) adottate ed ampliate nel febbraio del 2012.
L’accordo sul testo della quarta direttiva antiriciclaggio è stato raggiunto dal Consiglio dell’Unione Europea con il Parlamento e la Commissione europea nel dicembre 2014 sotto la presidenza italiana. L’articolato è stato successivamente sottoposto alla procedura di formale adozione da parte del Consiglio e del Parlamento europeo.
I principali elementi di riforma al regime vigente sono:
– l’introduzione di un approccio basato sul rischio. Alla Commissione europea è affidato il compito di elaborare una valutazione “sovranazionale” dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo presenti nel mercato interno, tenendo conto dei pareri delle autorità europee di supervisione (EBA, EIOPA, ESMA). La Commissione formulerà su tali basi raccomandazioni agli Stati membri circa le misure da adottare alla luce dei rischi individuati. Agli Stati membri è affidata la valutazione dei rischi a livello nazionale e la definizione di adeguate politiche di mitigazione. A loro volta, i destinatari degli obblighi antiriciclaggio sono chiamati a valutare i rischi cui sono esposti e a dotarsi di presidi commisurati alle proprie caratteristiche;
– un nuovo regime degli obblighi rafforzati e semplificati di adeguata verifica della clientela: in particolare, la direttiva mira ad inasprire le norme sull’obbligo semplificato di adeguata verifica eliminando le esenzioni contemplate dalla terza direttiva antiriciclaggio; è inoltre ampliato il campo di applicazione dell’obbligo rafforzato di adeguata verifica, in modo da includervi sia le persone politicamente esposte che occupano importanti cariche pubbliche a livello nazionale sia quelle che lavorano per organizzazioni internazionali;
– nuove misure allo scopo di conferire maggiore chiarezza e accessibilità alle informazioni sulla titolarità effettiva: l’accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva deve essere conforme alle norme sulla protezione dei dati e può essere soggetto a registrazione online e al pagamento di una tassa;
– l’abolizione della cosiddetta “equivalenza positiva” dei Paesi terzi: in base a tale meccanismo, previsto dalla terza direttiva antiriciclaggio, è attualmente possibile consentire esenzioni dagli obblighi di adeguata verifica rispetto ad operazioni che coinvolgano Paesi terzi giudicati equivalenti agli Stati membri per i loro sistemi antiriciclaggio e/o di lotta al terrorismo;
– la previsione di un ampio spettro di sanzioni amministrative che devono essere adottate dagli Stati membri in caso di violazione degli obblighi fondamentali della direttiva (con particolare riguardo all’obbligo di adeguata verifica della clientela, di conservazione dei documenti, di segnalazione di operazioni sospette e di controlli interni). Le sanzioni e le misure adottate dagli Stati membri devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive;
– l’ampliamento e il rafforzamento della cooperazione tra le Unità di informazione finanziaria – FIU (Financial Intelligence Unit) (in Italia, l’Unità di informazione finanziaria per l’Italia – UIF);
– un nuovo e più razionale quadro funzionale previsto per le Autorità europee di vigilanza (dell’Autorità bancaria europea, dell’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali e dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati).
La quarta direttiva, inoltre, introduce innovative previsioni sulla trasparenza e sull’accesso a informazioni relative alla titolarità effettiva di società e trust; richiama l’applicazione delle regole in tema di trattamento dei dati personali, regolandone i rapporti con le esigenze dell’antiriciclaggio. Sul primo tema, viene prevista l’istituzione, in ogni Paese membro, di registri pubblici centrali con informazioni sulla titolarità effettiva di società, enti e trust, accessibili alle autorità competenti e a chiunque sia in grado di dimostrare un legittimo interesse.
La direttiva (UE) 2015/849 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 5 giugno 2015 ed è entrata in vigore il 25 giugno 2015. Il termine per il suo recepimento da parte degli Stati membri è il 26 giugno 2017.
A fianco della direttiva illustrata è stata adottato il regolamento UE 2015/847 del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi, il quale: amplia il novero delle informazioni a corredo dei trasferimenti di denaro, relative sia all’ordinante sia al beneficiario; conferma che la riconducibilità dei fondi alle parti coinvolte non deve interrompersi in presenza di più trasferimenti successivi; richiama la necessità di assicurare l’applicazione delle misure di congelamento e di segnalazione di operazioni sospette. Il regolamento si applica a decorrere dal 26 giugno 2017.
2017, ANTIRICICLAGGIO, IN EVIDENZA, Recepimento della direttiva UE 2015/849	Direttiva AMLD, Modifiche al decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231, Normativa antiriciclaggio, Segnalazione delle operazioni sospette