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Timestamp: 2020-06-01 20:49:19+00:00
Document Index: 43941781

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 69', 'art. 1', 'art. 69', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 2']

Corte d'Appello Napoli, Sezione L civile Sentenza 19 gennaio 2009, n. 6693 Data udienza 13 novembre 2008 Integrale Rapporto di lavoro - Trattamento economico e normativo - Festività coincidenti con la domenica - Doppia retribuzione giornaliera per i dipendenti delle pp. aa. - Non spetta anche prima dell'entrata in vigore della l 23.12.2005, n. 266 - Natura interpretativa dello jus superveniens - Illegittimità costituzionale - Non sussiste.
Corte d'Appello Napoli, Sezione L civile
Sentenza 19 gennaio 2009, n. 6693
Data udienza 13 novembre 2008
Rapporto di lavoro - Trattamento economico e normativo - Festività coincidenti con la domenica - Doppia retribuzione giornaliera per i dipendenti delle pp. aa. - Non spetta anche prima dell'entrata in vigore della l 23.12.2005, n. 266 - Natura interpretativa dello jus superveniens - Illegittimità costituzionale - Non sussiste.
dr. Alessandro Bavoso - Presidente
dr. Giovanna Maria Rossi - Consigliere rel.
dr. Gabriele Di Maio - Consigliere
riunita in camera di consiglio ha pronunciato in grado di appello all'udienza del 13-11-2008 la seguente
nella causa civile iscritta al n. 7571/2005 r. g. sezione lavoro, vertente tra Provincia di (omissis), in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti (Omissis) e (Omissis) con cui elett.te domiciliata in (omissis) alla (omissis)
appellato-contumace
Con ricorso depositato presso questa Corte il 3-8-05 la Provincia di (omissis), ha impugnato la sentenza del Tribunale di (omissis) depositata l'1-4-05 che, in accoglimento del ricorso proposto dal dipendente N.M. aveva dichiarato il diritto del ricorrente a percepire, per le festività civili del 25-4-99 e del 2-6-02 coincise con la domenica, una quota giornaliera della retribuzione mensile e condannato la Provincia al pagamento della somma richiesta di Euro 105,9 e delle spese di lite.
L'appellato non si è costituito in giudizio, restando contumace.
All'udienza odierna la Corte ha deciso la causa come da dispositivo.
Oggetto della controversia è il pagamento di una quota giornaliera della retribuzione mensile che il pubblico dipendente ha sostenuto essergli dovuta a titolo di trattamento economico per ciascuna festività coincisa con la domenica.
La soluzione della controversia deve tenere necessariamente conto dello jus supervenies costituito dall'art. 1, comma 224, della legge 266 del 2005 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato), che ha così disposto:
"Tra le disposizioni riconosciute inapplicabili dall'art. 69, comma 1, secondo periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a seguito della stipulazione dei contratti collettivi del quadriennio 1994/1997 è ricompreso l'articolo 5, terzo comma, della legge 27 maggio 1949, n. 260, come sostituito dall'art. 1 della legge 31 marzo 1954, n. 90, in materia di retribuzione nelle festività civili nazionali ricadenti di domenica. E' fatta salva l'esecuzione dei giudicati formatisi alla data di entrata in vigore della presente legge".
Il 1° comma dell'art. 69 citato statuisce a sua volta: "Salvo che per le materie di cui all'art. 2, comma 1, lett. c), della legge 23 ottobre 1992 n. 421, gli accordi sindacali recepiti in decreti del Presidente della Repubblica in base alla legge 29 marzo 1983, n. 93, e le norme generali e speciali del pubblico impiego, vigenti alla data del 13 gennaio 1994 e non abrogate, costituiscono, limitatamente agli istituti del rapporto di lavoro, la disciplina di cui all'art. 2, comma 2. Tali disposizioni sono inapplicabili a seguito della stipulazione dei contratti collettivi del quadriennio 1994-1997 in relazione ai soggetti e alle materie dagli stessi contemplati. Tali disposizioni cessano in ogni caso dì produrre effetti dal momento della sottoscrizione, per ciascun ambito dì riferimento, dei contratti collettivi del quadriennio 1998-2001."
La disposizione di cui alla legge n. 266/05 si atteggia, sostanzialmente, a norma di tipo interpretativo, nel senso che prospetta l'inquadramento dell'art. 5 della legge n. 260/49 fra le norme generali del pubblico impiego ed. privatizzato, laddove richiama l'art. 69 del d.lgs. n. 165/01 che al primo comma definisce il tessuto della nuova disciplina del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti.
Essa peraltro, a prescindere dalla individuazione della sua natura, esprime in maniera chiara ed inequivocabile l'intento del legislatore di voler escludere, per i rapporti di pubblico impiego, ogni possibilità di applicazione delle norme disciplinanti la materia della retribuzione nelle festività civili nazionali ricadenti di domenica a decorrere dalla stipulazione dei contratti collettivi del quadriennio 1994/97, laddove fa diretto riferimento al secondo periodo dell'art. 69 del d.lgs. n. 165/01 che, per l'appunto, detta disapplicazione statuisce.
La norma introdotta dalla legge n. 266/05 ha, dunque, certamente portata retroattiva, con diretta applicazione alle controversie in corso, come è dimostrato sia dal collegamento temporale dei suoi effetti con l'avvenuta "stipulazione dei contratti collettivi del quadriennio 1994/1997", sia dalla previsione che "è fatta salva l'esecuzione dei giudicati formatisi alla data di entrata in vigore della presente legge", deroga che non avrebbe alcun senso se la norma non fosse di immediata applicazione alle fattispecie concrete già realizzatesi.
Né al riguardo sono prospettabili questioni di illegittimità costituzionale.
In proposito appare opportuno richiamare quanto già asserito dalia Corte di Cassazione in relazione a problematiche affini a quella in questa sede trattata (cfr. Cass., 1/4/04 n. 6459; id., 24/4/04 n. 7870), laddove ha precisato che per pervenire alla conclusione della legittimità della norma "non appare necessario accertare se la disposizione anzidetta abbia carattere interpretativo o innovativo, in quanto, secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale, il carattere retroattivo della norma, purché non violi il disposto dell'art. 25 della Costituzione in materia penale e non si ponga in contrasto con il principio di ragionevolezza o con altri valori ed interessi costituzionali specificamente protetti, non costituisce, di per sé solo, un profilo di illegittimità della norma stessa" (cfr., ex plurimis, Corte Cost. n. 263 e n. 440 del 2002; n. 136 del 2001; n. 374 del 2000; n. 229 del 1999), neppure quando, come nel caso in esame, incida su diritti di natura economica (sentenze nn. 374 del 2000 e 432 del 1997).
Non si ritiene che nella fattispecie sussistano specifici profili che inducano a sospettare della legittimità costituzionale della norma, ove si consideri che non è violata la funzione giurisdizionale, in quanto con la norma interpretativa il legislatore ordinario non ha inciso sulla potestas iudicandi, ma si è mosso sul piano generale ed astratto delle fonti, costruendo il modello normativo cui la decisione giudiziale deve riferirsi (Corte Cost., n. 432 del 1997; n. 374 del 2000; n. 229 del 1999) e, proprio per questo, l'intervento legislativo non incide sul diritto alla tutela giurisdizionale (Corte Cost, n. 29 del 2002 e n. 419 del 2000). Inoltre la disposizione di cui si discute non determina, sul piano giurìdico, alcuna disparità di trattamento rispetto a coloro che abbiano eventualmente ottenuto il trattamento rivendicato per effetto di precedenti giudicati. La diversità di condizione tra chi abbia conseguito la retribuzione nelle festività civili ricadenti di domenica in virtù di sentenza definitiva favorevole e chi invece non possa ottenere l'identico beneficio, pur avendo proposto a tal fine domanda giudiziale, non realizza infatti una ingiustificata disparità di trattamento, dal momento che quest'effetto deriva dalla necessità di rispettare il giudicato già formatosi in ordine a singoli rapporti (vedi, in relazione a problematiche di analogo tenore, sentenze della Corte Cost. nn. 229 del 1999 e 15 del 1995; ordinanza n. 167 del 1996), per cui è anche da escludere che l'intervento legislativo realizzi una correzione concreta dell'attività giurisdizionale (Corte Cost, n. 374 del 2000).
Né sono ipotizzabili profili di disparità di trattamento fra la categoria dei lavoratori soggetti alle norme del rapporto di lavoro privato e quella dei lavoratori soggetti alla disciplina propria del pubblico impiego. Non può negarsi, invero, che si verta in ipotesi di compendi normativi non omogenei ed assolutamente non comparabili, ove solo si voglia far riferimento alla caratteristica propria della disciplina del pubblico impiego che rimette alle parti sociali, ed alle disposizioni dei contratti collettivi che dall'incontro di esse deriva, la piena regolamentazione dei rapporti di lavoro, anche in deroga alla legislazione previgente.
Il richiamato art. 2 del d.lgs. n. 165/01 prevede, infatti, che i rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono regolati contrattualmente e che l'attribuzione dei trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante lo strumento della contrattazione collettiva o di quella individuale. La ratio della disposizione e la conseguente differenziazione rispetto al regime sancito per il rapporto di lavoro privato risponde alla peculiare natura del rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, ispirata a suoi propri ed insopprimibili criteri di coerenza dei costi pubblici e della sostenibilità degli stessi, rispetto agli strumenti di programmazione e di bilancio.
Considerato altresì che il trattamento retributivo in occasione delle festività coincidenti con la domenica non rientra nell'ambito della retribuzione minima garantita, deve ritenersi manifestamente infondato ogni sospetto di illegittimità della norma con riferimento anche agli artt. 3 e 36 Cost, avendo il legislatore esercitato al riguardo poteri discrezionali a lui riservati.
Le osservazioni sinora esposte, da reputarsi logicamente assorbenti rispetto alle ulteriori deduzioni formulate dalle parti, inducono ad accogliere l'appello e rigettare in toto la domanda formulata con il ricorso di primo grado.
Ricorrono evidenti giusti motivi per compensare le spese del doppio grado, essendo stata la soluzione della controversia determinata dallo jus superveniens.
La Corte così provvede: accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della impugnata sentenza, rigetta la domanda proposta in primo grado; compensa fra le parti le spese del primo grado; nulla per il secondo.