Source: https://www.docsity.com/it/istituzioni-di-diritto-privato-trimarchi-8/4604/
Timestamp: 2019-04-22 04:13:37+00:00
Document Index: 119086805

Matched Legal Cases: ['art 315', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 1768', 'art. 1168', 'art. 2044', 'art. 1358', 'art. 1500', 'art. 1459', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 42', 'art. 2', 'art. 1425', 'art. 318', 'art. 2048', 'art. 324', 'art. 330', 'art. 343', 'art. 348', 'art. 357', 'art. 424', 'art. 414', 'sentenza ', 'art. 429', 'art. 400', 'art. 413', 'art. 120', 'art. 591', 'art. 775', 'art. 428', 'art 428', 'art. 2046', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 43', 'art. 48', 'art. 49', 'art. 58', 'art. 66', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 25', 'art. 28', 'art. 27', 'art. 39', 'art. 41', 'art. 42', 'art. 14', 'art. 24', 'art. 1418', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 27', 'art. 21', 'art. 30', 'art. 2415', 'art 832', 'art. 1174', 'art. 810', 'art. 812', 'art. 2643', 'art. 1350', 'art 817', 'art 820', 'art 820', 'art. 2059', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 2049', 'art. 2054', 'art. 2051', 'art. 2055', 'art. 2056', 'art 1333', 'art. 1362', 'art. 1368', 'art. 1369', 'art. 1370', 'art. 1371', 'art. 1415', 'e contrario']

Istituzioni di diritto privato, Trimarchi - Docsity
12345 27 aprile 2010
Istituzioni di diritto privato, Trimarchi, Appunti di Diritto Privato
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Rielaborazione personale dei primi 52 capp del testo di trimarchi
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ISTITUZIONI DI DIRITTO PRIVATO Pietro Trimarchi
SEZIONE PRIMA INTRODUZIONE
DIRITTO: insieme di comandi rivolti ai consociati per dare ordine alla loro convivenza e organizzare le loro attività.
NORMA GIURIDICA: comando giuridico generale ed astratto. Questo suo carattere è necessario per garantire maggior ordine nella vita sociale e per evitare che essa possa favorire o danneggiare una persona determinata e per impedire discriminazioni al momento della sua applicazione. La norma giuridica quasi sempre si collega con uno o più rimedi o MECCANISMI SANZIONATORI, i quali possono essere:
- PENA: il timore nei suoi confronti entra nel gioco delle motivazioni dei consociati e porta al rispetto della norma;
- COAZIONE DIRETTA: intervento da parte della forza pubblica per impedire il compimento di un atto vietato (violazione di domicilio);
- ESECUZIONE FORZATA: intervento della forza pubblica per eliminare una situazione antigiuridica (edificio costruito abusivamente verrà demolito).
Altre volte il diritto attribuisce particolari VANTAGGI subordinandoli ad alcune condizioni. Per esempio si riconosce efficacia ad un contratto, ma solo se esso è lecito e fatto secondo le sue prescrizioni. Altrimenti esso sarà INVALIDO, l’invalidità si può considerare una sanzione. Tuttavia non tutte le norme sono collegate in modo diretto al meccanismo sanzionatorio. Esempio art 315 cod. civ. Tali regole sono comunque giuridiche, in quanto si collegano con altre a formare quel complesso sistema di norme che è detto: ORDINAMENTO GIURIDICO.
L’intero sistema giuridico si fonda sul principio che il giudice deve decidere secondo la legge, ma non vi è rimedio contro una sentenza sbagliata del giudice di ultima istanza.
FONTI DEL DIRITTO: ad esse sono dedicate alcune disposizioni anteposte al Cod. civ., ovvero le disposizioni sulla legge in generale. L’ordine nelle quali vengono elencate esprime una precisa gerarchia. Sono:
- COSTITUZIONE, prima per il suo carattere intrinseco di norma fondamentale che regge la comunità degli italiani e perché esprime i principi fondamentali dell’ordinamento. Inoltre essa getta i pilastri su cui si basa la democrazia repubblicana;
- LEGGI ORDINARIE, la differenza principale con quelle costituzionali sta nel fatto che quest’ultime non solo regolano i privati, i giudici e gli organi dello Stato, ma anche il Parlamento stesso. Le leggi ordinarie devono sottostare alla costituzione e se vengono considerate non conforme ad essa se ne dichiara l’invalidità. Le principali norme del diritto privato sono contenute nel CODICE CIVILE emanato nel 1942.
- LEGGI REGIONALI, emanate solo per alcune circoscritte materie stabilite dalla costituzione. Devono sottostare ai limiti e ai principi delle leggi ordinarie e costituzionali e non possono essere in contrasto con quelle di altre regioni. Vi sono alcune regioni, definite a STATUTO SPECIALE, che hanno un’autonomia legislativa più accentuata,
- REGOLAMENTI, si distinguono in varie categorie a seconda della materia regolata. Per ciò che concerne il diritto privato vi sono i REGOLAMENTI DI ESECUZIONE: disciplinano
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l’applicazione delle leggi statali e regionali, specificandole e completandole. La loro invalidità è rilevata del giudice ordinario;
- USI o CONSUETUDINI; nascono dalla tradizione. Per la loro esistenza sono necessari un ELEMENTO MATERIALE OGGETTIVO, ovvero la pratica costante e uniforme tenuta per lungo tempo dalla generalità, e un ELEMENTO PSICOLOGICO SOGGETTIVO, ossia la convinzione che la pratica sia obbligatoria in quanto conforme a una regola giuridica. Il ruolo della consuetudine nel diritto è particolarmente ridotto. Essa ha valore solo se sia direttamente richiamata dalla legge o dal regolamento. I maggiori richiami avvengono in materia agricola, commerciale e marittima.
ATTIVITA’ GIURISDIZIONALE
Come già detto la norma giuridica è generale e astratta, ma alla fine è sempre un fatto concreto, una situazione che deve essere giudicata giuridica o meno, lecita o illecita e in tal modo si deve giungere ad un giudizio non più generale e astratto, ma bensì individuale e concreto. Tale giudizio viene espresso dal giudice nella SENTENZA, la quale deve essere conforme alla norma generale e può essere accompagnata da DISPOSIZIONI e ORDINI che ne conseguono. Il procedimento d’applicazione della norma generale e astratta è considerato come un SILLOGISMO: norma premessa maggiore, fatto premessa minore e sentenza conclusione. Tutto ciò non consiste nella semplice riproduzione di un articolo di norma di legge, ma spesso essa deve essere interpretata, talvolta non esiste una norma direttamente applicabile al caso e quindi deve essere creata con particolari tecniche.
L’INTERPRETAZIONE: questo problema riguarda qualsiasi legge e non solo quelle che sono formulate in modo imperfetta. Questo perché ogni legge viene espressa con parole e ogni formulazione verbale può portare a problemi interpretativi. L’interpretazione va condotta in relazione al contesto e ciò porta alla conseguenza che la medesima parola può assumere significati differenti. Esempio la parola “famiglia” in alcuni casi si intende solo i coniugi e i figli, in altri, invece, verrà intesa in senso più ampio prendendo in considerazione anche i parenti più lontani. A tale proposito l’art. 12 comma 1 delle disposizioni sulla legge in generale stabilisce che nell’applicare la legge non si può attribuire ad essa alcun significato se non quello fatto palese dalla parole secondo la connessione di esse e dall’intenzione del legislatore. Questo articolo non è di grande aiuto, poiché nella prima parte fa un espresso richiamo all’attività del giudice e al suo dovere di fedeltà alle legge e nella parte finale il concetto dell’intenzione del legislatore è un qualcosa di particolarmente complesso. Questo perché la legge è il risultato di una complessa elaborazione di politici ed esperti e quindi non esiste un’unica intenzione o interpretazione della legge comune a tutti. Per comprendere ciò basta analizzare i lavori preparativi di una norma nei quali emorgono opinioni differenti e spesso confuse. Da tutto questo emerge la chiara volontà di limitarsi a dettare le direttive centrali per poi lasciare al giudice il compito di specificare e adattare ai casi concreti la legge. L’interpretazione di ciascuna norma deve essere condotta con riferimento al complesso dell’ordinamento giuridico e ai problemi della società, quindi anche se una norma specifica non viene modificata può variare la sua interpretazione in base a cambiamenti di altre leggi e allo sviluppo della società: INTERPRETAZIONE EVOLUTIVA.
PROCEDIMENTO ANALOGICO: non sempre esiste una norma che può essere applicata direttamente al caso concreto. Infatti i problemi che si possono presentare sono una moltitudine e non esistono leggi per tutti. In tal caso è compito del giudice andare a crearne una tenendo conto delle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe, art. 12 comma 2 delle disposizioni sulla legge in generale.
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Il momento essenziale di tale procedimento è la DETERMINAZIONE DELLLA RAGIONE GIUSTIFICATRICE della norma per poter stabilire se essa può giustificare l’applicazione del medesimo trattamento nel caso analogo non previsto. Il giudice dovrà preferire lo scopo più coerente, più utile e degno. In altri casi si dovrà decidere in base ai principi generali dell’ordinamento giuridico, come quello d’uguaglianza, responsabilità delle proprie azioni……. Esempi di procedimento per analogia: art. 1768 cod. civ. dispone che il depositario deve usare nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia, ma aggiunge che se il deposito è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore. Da qui si ricava un principio generale, ovvero “chi rende una prestazione gratuitamente è assoggettato a una responsabilità minore rispetto a chi agisce per corrispettivo”.
LEGGI ECCEZIONALI: se si prende in considerazione il senso puramente logico-formale si può affermare che qualsiasi norma può considerarsi l’eccezione di un’altra, ma ciò non è corretto quindi si deve operare una valutazione politico-giuridica che porta a considerare eccezionali solo quelle leggi per cui l’applicazione analogica sia pericolosa o inopportuna ai fini di un corretto funzionamento del meccanismo di produzione del diritto. Per chiarire questo concetto è opportuno fare una distinzione:
- LEGGI STRUTTURALI, esprimono principi stabili e portano e giudizi consolidati e accertati;
- LEGGI CONGIUNTURALI, dettate da contingenti variabili e di conseguenza la loro applicazione analogica giudizi di valore non consolidati.
In base a questa distinzione si arriva alla vera e propria definizione di leggi eccezionali: sono leggi eccezionali tutte le leggi congiunturali e quindi ad esse non sono applicabili per analogia. Ciò per la necessità di avere decisioni giudiziarie adeguate, oggettive, uniforme e prevedibili.
CLAUSULE GENERALI: quando il legislatore si limita a fissare i principi lasciando al giudice il compito di specificare in relazione ai vari tipi di casi intervengono esse che possono essere:
- buona fede; - correttezza; - buon costume; - ordine pubblico; - giustificato motivo; - e molti altri.
Un ruolo importante lo assume l’EQUITA’: si contrappone alla rigidità della norma, esprimendo l’ideale di una giustizia perfettamente adeguata alle particolarità di ogni caso concreto. Autorizzare il giudice a decidere secondo equità significa autorizzarlo a derogare in alcuni casi all’applicazione rigida della legge. Egli deve tener conto di tutte le circostanze del caso concreto che appaiono rilevanti in base al comune sentimento di giustizia.
GIUDICE: la sua funzione non è semplicemente quella di prendere delle decisioni relative a un determinato caso in base alle norme formulate dal legislatore, ma egli, come si è già visto, può e deve decidere anche in base a regole create da sé o da egli interpretate. E’ ovvio che tali regole non hanno la medesima efficacia delle norme giuridiche, infatti esse non sono vincolanti per gli altri casi. Anche se in tal modo si vengono a creare i cosiddetti PRECEDENTI che possono influenzare le future controversie. Spesso è accaduto che con il passare del tempo le interpretazioni o le decisioni prese dai giudici nei singoli casi siano divenute delle vere e proprie leggi.
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1. INTERPRETAZIONE: notevole importanza in campo politico e costituzionale, in quanto attiene alla produzione del diritto e ai rapporti tra potere legislativo e giudiziario. Questo aspetto si comprende se si osserva la storia. – 17 e 18 secolo: le cause sono decise esclusivamente in base alla legge riguardante il caso specifico e l’interpretazione non era ammessa. In caso di mancanza di norma intervenivano gli esperti a cui era concessa l’interpretazione. – Sviluppo degli stati moderni: nascono i tribunali superiori. Nel contempo si accentua la tendenza del sovrano a riservarsi l’interpretazione, in particolare riguardo i suoi editti e le sue ordinanze. Il potere di produrre il diritto era suddiviso quindi tra i tribunali e il sovrano. – Rivoluzione francese: l’interpretazione è affidato esclusivamente al legislatore, mentre il giudice aveva solo il compito di applicare la legge. – 1804: Codice civile francese. Abolizione di tutte le decisioni precedenti e concessione al giudice di decidere anche in mancanza di norma specifica del caso concreto. Di conseguenza gli venne concessa l’interpretazione, ma non vi era il precedente giudiziario. – ‘800 e ‘900: Scuola della libera ricerca del diritto, la quale dà al giudice l’obbligo di rispettare i comandi espressi dalla legge, ma laddove non vi sia una legge precisa o che risulti dubbia spetta a lui ricercare una soluzione consona.
2. POTERI DEL GIUDICE: la loro ampiezza dipende dalla tecnica legislativa. Una legislazione fatta di principi generali lascia largo spazio all’interpretazione giurisprudenziale. Ma tutto ciò comporta alcuni inconvenienti: - INCERTEZZA: diversi giudici potrebbero decidere in maniera differente riguardo il medesimo caso; - la possibilità di elaborare regole davvero ADEGUATE; - INFLUENZA POLITICA da parte del giudice nell’interpretazione. Infatti egli potrebbe decidere in basi a propri criteri politici.
L’ordinamento giuridico si suddivide in: - DIRITTO PUBBLICO, ha per oggetto l’organizzazione dello Stato, degli enti pubblici
territoriali e gli altri enti pubblici, ovvero quelli che sono costituiti per realizzare interessi collettivi. Inoltre rientrano nel diritto pubblico i rapporti reciproci di questi enti quando riguardano l’esercizio delle loro funzioni pubbliche e i rapporti di questi con i privati quando in essi si manifesta la supremazia dell’ente pubblico e la soggezione del privato;
- DIRITTO PRIVATO regola i rapporti reciproci degli individui sia nel campo personale che in quello patrimoniale. Regola anche l’organizzazione e l’attività di società, associazioni e altri enti privati. Esso nel secolo scorso era considerato lo “statuto dei privati”, inteso come la specificazione dei diritti dell’uomo ed era caratterizzato da un forte individualismo. Oggi esso si caratterizza per l’adozione di particolari strumenti tecnici: come impresa-proprietà-contratto-società-obbligazione. E di particolari principi: come uguaglianza-autonomia-concorrenza-divieto dell’autotutela.
Si è detto che il diritto pubblico assume un carattere di supremazia nei confronti di quello privato, ma ciò non è sempre vero. Infatti i poteri di supremazia sono contenuti in limiti definiti in relazione alle necessità pubbliche e ad un giusto contemperamento tra interessi pubblici e privati. Di conseguenza al di fuori di tali limiti trovano applicazione le regole dettate dal diritto privato. E’ importante da ricordare anche che spesso l’ente pubblico preferisce ricorrere agli strumenti del diritto privato, per esempio nel caso in cui un comune vuole acquistare un determinato terreno.
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ASPETTI GENERALI DEL DIRITTO PRIVATO
DIVIETO DELL’AUTOTUTELA PRIVATA: la regola giuridica ha la finalità di assicurare il pacifico convivere e lo sviluppo dei consociati. Per raggiungere ciò non basta indicare cosa spetti a ciascuno, ma è necessario disciplinare il procedimento di attuazione del diritto. Tutti gli ordinamenti progrediti vietano al privato di farsi giustizia da sé. Il divieto riguarda qualsiasi atto di chi, al fine di realizzare un proprio interesse, leda un diritto dell’obbligato o lo privi del potere di fatto finora esercitato su una cosa. Esempio art. 1168 cod. civ. passaggio su un terreno. L’autotutela implica responsabilità civile e, talvolta, nei casi più gravi costituisce reato ed è soggetta a sanzioni penali. Tuttavia esiste qualche deroga a tale divieto ed è consentita dalla legge in particolari casi. Per esempio quando sia necessaria per difendere un proprio o altrui diritto contro un’aggressione attuale, ma la difesa deve essere sempre proporzionata all’offesa: art. 2044 cod.civ. Un altro caso in cui l’autotela è consentita consiste nel fatto che un creditore che detiene un bene del suo debitore può trattenerlo finchè il debitore non adempi il debito.
DIRITTO SOGGETTIVO: nel mondo giuridico esistono varie posizioni i cui schemi sono espressione della realtà storica. Nel diritto privato la più importante è proprio il diritto soggettivo. Insieme di pretese, facoltà, immunità e poteri riconosciuti al singolo per la soddisfazione di un suo interesse secondo il suo libero apprezzamento. Esso è definito in modo tale che ad esso corrisponda sempre un dovere. I diritti soggettivi si distinguono in: - diritti relativi: attribuiscono a una persona pretese che questa può far valere solo nei confronti di una o più persone determinata (credito di una somma di denaro). Questi possono anche avere per oggetto un’astensione (diritto derivante da un patto di non concorrenza); - diritti assoluti: attribuiscono a una persona pretese che questa può far valere nei confronti di una moltitudine di persone indeterminata (diritto di proprietà, il brevetto). Da un altro punto di vista i diritto soggettivi si distinguono in:
- diritti della personalità: diritto alla vita, al nome, all’onere, alla libertà di movimento, all’integrità fisica. Questo tipo di diritti sono intrasmissibili;
- diritti patrimoniali: hanno per contenuto un’utilità economica e sono trasmissibili. Essi a loro volta si suddividono in: 1. diritti patrimoniali assoluti: proprietà, diritti assoluti sulle cose e sulle opere dell’ingegno e le invenzioni; 2. diritti patrimoniali relativi, ovvero quelli di credito e i rapporti che ne derivano: obbligazioni.
Carattere essenziale del diritto soggettivo è la libertà nel suo esercizio da ogni intervento esterno, attribuendo al singolo una zona di potere nella quale egli può muoversi liberamente . Questo aspetto appare chiaramente il diritto soggettivo viene messo a confronto con la nozione di POTESTA’, ovvero potere attribuito a una persona per l’esercizio di una FUNZIONE rivolta a proteggere e realizzare un interesse altrui. La figura principale di tale potere consiste nella DISCREZIONALITA’: possibilità di decisione finalizzata proprio alla realizzazione dei determinati interessi. Ciò non vuol dire comunque che non sia sottratta a controlli esterni e nemmeno a sanzioni giuridiche in caso di abuso.
AUTONOMIA PRIVATA: potere del singolo di regolare nel modo che ritiene maggiormente opportuno i rapporti giuridici. Essa si esplica tramite i NEGOZI GIURIDICI: dichiarazioni dispositive alle quali l’ordinamento fa seguire effetti giuridici conformi all’intento del dichiarante e si svolge entro i limiti posti dal diritto. Questi richiedono l’accordo di entrambi le parti che sono coinvolte.
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Altri aspetti fondamentali del diritto privato sono:
- STABILITA’ - DINAMICA - CONCORRENZA - SOLIDARIETA’.
NORMA GIURIDICA: consiste in un comando. Quindi se a un soggetto è comandato di tenere un certo comportamento è oggetto di un dovere. Da qui nasce la definizione di DOVERE GIURIDICO: esso può avere per oggetto un’azione (pagare, trasportare) oppure un’astensione (non costruire, non diffamare). Esso è sempre imposto per la realizzazione di un determinato interesse. Se di questo interesse è portatore un soggetto al quale sia attribuita la possibilità di pretendere l’adempimento del dovere, diciamo che questi è titolare di una PRETESA. Per esempio al dovere del debitore corrisponde la pretesa del suo creditore. La presenza della pretesa correlata al dovere è una costante del diritto privato, ma non del diritto pubblico.
OBBLIGO: dovere corrispondente ad una pretesa. Termine strettamente correlato a quello di pretesa. Infatti dire che A ha nei confronti di B l’obbligo di tenere un certo comportamento equivale a dire che a B spetta la corrispondente pretesa nei confronti di A.
FACOLTA’: possibilità di scelta. Per esempio il proprietario di una macchina ha la facoltà di utilizzarla, demolirla e così via. L’esercizio di una facoltà presuppone che esso non sia impedito da altri. Tuttavia essa è protetta contro certi tipi di interferenza, ma non verso altri. Per esempio la facoltà di un commerciante di trattare un affare con un cliente non è protetto contro la concorrenza di chi voglia cercare di sottrarglielo offrendo condizioni migliori, ma è protetto contro la concorrenza sleale.
POTERE: possibilità di operare modifiche, creazioni, trasferimenti o estinzioni di pretese e obblighi nel modo voluto.
SOGGEZIONE: situazione di chi subisce le conseguenze dell’esercizio del potere giuridico.
IMMUNITA’: deriva dalla mancanza di potere. Se A non ha il potere di modificare una certa situazione giuridica di B, diciamo che B ha una corrispondente immunità. Esempio importante è quello del debitore e il creditore. Infetti il creditore non soddisfatto potrà appropriarsi dei beni del debitore, ma non di tutti, i quali sono soggetti all’immunità, come quelli sacri.
DIRITTO SOGGETTIVO: vedi cap 4.
ASPETTATIVA: avviene quando alcuni elementi da cui dipende l’acquisizione di un diritto non si sono ancora verificati. Quando essa non viene presa in considerazione dalla legge è chiamata, aspettativa di fatto. Esempio i figli di una persona si attendono di succederle alla sua morte. Al contrario quando la legge tutela l’aspettativa questa viene detta, aspettativa di diritto. Esempio quando si vieta atti che possano impedire il perfezionarsi del diritto (art. 1358 cod. civ.). Essa si può definire come un diritto in formazione e assume la natura del diritto che sta andando a formare.
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DIRITTO POTESTATIVO: potere di determinare, mediante un proprio atto di volontà, una modificazione della sfera giuridica di un altro soggetto, il quale non può che subirla . Esempio il diritto di riscatto (art. 1500 cod. civ. oppure il diritto di prelazione).
ONERE: comportamento non obbligatorio, ma richiesto come presupposto per l’esercizio di un potere. Esempio il compratore di una cosa difettosa, se vuole potersi valere dei rimedi di legge, ha l’onere di denunciare i difetti al venditore entro otto giorni dalla scoperta (art. 1459 comma 1 cod. civ.).
SEZIONE SECONDA I SOGGETTI
CAPACITA’ GIURIDICA: capacità di una persona di essere soggetta di diritti e di obblighi. La capacità giuridica si acquista al momento della nascita: art. 1 cod. civ. Tuttavia la legge prende in considerazione anche il concepito. Infatti egli può ricevere per donazione o per successione a causa di morte, alla condizione che successivamente egli nasca vivo: art. 1 comma 2 cod. civ. Il nascituro potrà rimanere in vita anche solo per pochi attimi, ma questi bastano per consolidare l’acquisto, con la conseguenza che il bene verrà trasmesso agli eredi legittimi. Inoltre la legge ammette che vengano lasciati beni al figlio non ancora concepito di una data persona vivente. Questo acquisterà l’eredità se e quando nascerà, altrimenti il bene verrà trasmesso secondo le disposizioni sussidiarie dettate dallo stesso testatore o in alternativa dalla legge: art. 42 comma 3 cod. civ.
CAPACITA’ DI AGIRE: capacità di disporre dei propri diritti e di assumere impegni mediante manifestazioni di volontà. Le cause principali che possono escludere o limitare la capacità d’agire attengono alla mancanza o alla riduzione della capacità di intendere e di volere e consistono:
- MINORE ETA’: infatti la capacità d’agire si ottiene con il raggiungimento della maggiore età, ovvero al compimento dei 18 anni: art. 2 cod. civ., in quanto si ritiene che con essa venga raggiunta la maturità mentale per poter agire giuridicamente. Il negozio giuridico compiuto dal minore è annullabile: art. 1425 cod. civ. Qualora si tratti di parole dette da un bambino in tenera età il negozio giuridico e completamente inesistente quindi non è necessario chiedere l’annullamento. Per l’annullamento di un atto compiuto da minorenne non è necessario provare che esso procuri un danno. La cura del minore spetta ai genitori i quali hanno un insieme di poteri definito: POTESTA’. Con la riforma del 1975 tale potere fu attribuito a entrambi i genitori, ma fino ad allora spettava solo al padre. In caso di contrasto fra i genitori su questioni importanti è previsto l’intervento del giudice, il quale deve cercare di favorire un accordo in mancanza del quale prenderà la decisione migliore secondo la sua opinione. Qualora vi sia un’urgenza particolare la decisione aspetterà al padre andando anche contro il volere della madre. Dalla potestà derivano altri poteri: 1. MANTENIMENTO; 2. SORVEGLIANZA, implica il potere di tenere il figlio presso di sé o di scegliere una
determinata dimora. Se il figlio se ne allontana senza consenso hanno il potere di richiamarlo ricorrendo al giudice tutelare: art. 318 cod. civ. inoltre, devono controllare le frequentazioni del figlio e hanno il potere di intercettarne la corrispondenza. Tutto ciò deve comunque avvenire in base all’età del figlio. Da questo diritto deriva la
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RESPONSABILITA’ CIVILE dei genitori nei confronti degli atti illeciti commessi dal figlio: art. 2048 cod.civ.
3. POTERE D’EDUCAZIONE: facoltà di compiere scelte delicate riguardanti il percorso di studi e l’educazione religiosa;
4. POTERE-DOVERE DI AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E RAPPRESENTANZA LEGALE: ciò avviene negli atti che non presuppongono scelte strettamente personali. Qui si introduce il concetto di ORDINARIA AMMINISTRAZIONE: sono quegli atti di disposizione del reddito e atti che riguardano il miglioramento e la conservazione dei beni compresi nel patrimonio. Invece, sono considerati di STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE gli altri atti e in particolare quelli di disposizione del capitale. I genitori hanno l’USUFRUTTO LEGALE sui beni del figlio, tranne quelli che egli si è acquistato con il proprio lavoro: art. 324 cod. civ.
La sanzione per violazione di tali doveri consiste nella decadenza della potestà, nella rimozione dell’amministrazione, nella privazione o limitazione dell’usufrutto legale e altri provvedimenti che il tribunale ritiene opportuni: art. 330, 333, 334 cod. civ. Se entrambi i genitori sono morti o non possono esercitare la potestà, si apre la TUTELA: art. 343 cod. civ. Tale persona può essere nominata da colui che abbia esercitato per ultimo la potestà, oppure, in mancanza, viene nominato tutore una persona particolarmente vicina al minore: art. 348 cod. civ. Il tutore i compiti di: cura della persona, rappresentarla in tutti gli atti civili e amministrare i beni: art. 357 cod. civ. Tutto ciò avviene sempre sotto il controllo del giudice tutelare. Il minore che abbia compiuto i 16 anni potrà per gravi motivi e senza il permesso contrarre matrimonio, ciò vuol dire che egli ha acquistato l’EMANCIPAZIONE: capacità di compiere da solo gli atti di ordinaria amministrazione. Per gli altri, tuttavia, occorre l’assistenza del CURATORE, figura differente dal tutore in quanto non sostituisce il minore, ma lo assiste.
- INTERDIZIONE: abituale infermità di mente che rende incapace di provvedere ai propri interessi, quindi privo della generale capacità giuridica. Egli è assoggettato ad una tutela alla quale si applicano le disposizioni della tutela dei minori: art. 424 cod. civ;
- INABILITAZIONE: infermità mentale non grave la quale limita solo la capacità di compiere atti di straordinaria amministrazione e l’inabilitato viene affidato ad un curatore: art. 414 e 415 cod. civ. Forte somiglianza con i minori emancipati. Sono considerati tali coloro che per mancanza di capacità di intendere e di volere momentanea dovuta all’abuso di alcool o stupefacenti recano gravi danni a se stesse o ai loro famigliari. Inoltre anche i sordomuti o ciechi dalla nasciti che non hanno potuto ricevere un’adeguata educazione.
Entrambe queste due situazioni possono essere revocate con una sentenza quando venga a meno la causa in base all’art. 429 del codice civile.
- Per coloro che a causa di una menomazione fisica o mentale, dovuta in particolar modo all’età, la legge ha previsto la possibilità di disporre di un AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO. Egli agisce solo per determinati atti o categorie di atti, precisati nel provvedimento della sua nomina e può essere disposto anche solo per un tempo determinato. Il decreto con cui viene effettuata la sua nomina contiene anche le indicazioni sull’oggetto dell’incarico, degli atti che l’amministratore ha il potere di compiere in nome e per conto del suo beneficiario e quelli che, invece, il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore. Nello svolgimento del suo compito l’amministratore deve tener conto dell’interesse, dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario e deve sempre informarlo degli atti da compiere. In caso di contrasti con il beneficiario deve avvertire il giudice tutelare. Gli atti compiuti in violazione di disposizioni di legge sono annullabili. Qualora vengono meno i presupposti per l’amministrazione questa viene revoca dal giudice tutelare su istanza del
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beneficiario o dell’amministratore stesso. Tale figura è regolata a partire dall’art. 400 fino all’art. 413 cod. civ.
Tutte queste figure si trovano nello stato di INCAPACITA’ LEGALE che può essere: - ASSOLUTA: minori e interdetti i quali non possono stipulare validamente nessun negozio
giuridico; - RELATIVA: minori emancipati, inabilitati, beneficiari dell’amministratore di sostegno, i
quali possiedono una capacità d’agire limitata. Tale incapacità deve essere distinta da quella NATURALE: effettiva incapacità di intendere e di volere. Tra essi esiste una relazione, poiché l’incapacità legale sussiste nelle ipotesi in qui normalmente non vi è l’incapacità naturale. Ma si tratta di una coincidenza incompleta. Per esempio il minore precoce può avere una piena capacità di intendere e di volere, ma non possiede ancora la capacità giuridica di agire. Al contrario una persona può avere la piena capacità d’agire pur non avendo la capacità naturale, in quanto non è stato effettuato un provvedimento di interdizione. Quando vi è l’incapacità legale i negozi giuridici stipulati sono sempre annullabili. Più delicata la situazione diventa quando vi è esclusivamente l’incapacità naturale. Questo perché non essendoci l’incapacità legale l’annullamento non è immediato anche se si cerca di tutelare gli interessi dell’incapace. Qui, di conseguenza, si viene a creare un conflitto con la controparte che il diritto cerca di risolvere attraverso alcune leggi:
- i negozi del diritto di famiglia compiuti da chi si trovi in uno stato d’incapacità naturale possono essere annullati: art. 120 cod. civ;
- annullabile è anche il testamento: art. 591 comma 3 cod. civ. e la donazione: art. 775 cod. civ;
- gli atti unilaterali sono annullabili solo se gravemente dannosi per l’incapace: art. 428 comma 1 cod. civ;
- fortemente tutelato è il campo degli affari e quindi per annullare un contratto non è necessario provare il grave pregiudizio che reca all’incapace, ma si deve dimostrare anche la malafede del contraente: art 428 comma 2 cod. civ.
Infine l’incapace di intendere e di volere non risponde civilmente degli atti illeciti, a meno che il suo stato d’incapacità non si dovuto a sua colpa: art. 2046 cod. civ. Tale capacità è da valutarsi caso per caso e ha maggior rilevanza la capacità naturale rispetto che quella legale.
Il condannato alla reclusione superiore ai 5 anni, durante la pena, è considerato interdetto legale. Ciò implica gli stessi effetti dell’interdizione e quindi tutti i suoi atti sono nulli. A differenza dell’interdetto normale, il quale viene tutelato, il condannato vuole essere punito.
Per tutelare la personalità umana il diritto riconosce a ciascun individuo alcuni diritti e libertà fondamentali:
- INVIOLABILITA’ FISICA: ledere l’integrità fisica della persona altrui costituisce atto illecito;
- LIBERTA’ FISICA DI MOVIMENTO e LIBERTA’ DI FARE O NON FARE: tutto ciò deve avvenire nell’ambito del rispetto dei diritti altrui. Tali libertà danno origine a ben noti problemi di diritto pubblico. Per quanto riguarda il diritto privato ciascuno può impegnarsi contrattualmente a svolgere un’attività personale, ma a tutela della personalità umana la legge ammette vincoli precari o di breve durata. Per esempio il lavoratore può recedere il suo contratto qualora lo desideri, l’unico obbligo è quello del preavviso;
- LIBERTA’ DI RELIGIONE, DI PAROLA, DI OPINIONI POLITICHE: ognuno è libero di credere a ciò che vuole. Per il diritto privato sono previste alcune sanzioni e rimedi: dalla responsabilità civile di chi organizzi o partecipi a un boicottaggio contro appartenenti a un particolare gruppo religioso, alla nullità del licenziamento a causa di particolari idee politiche del lavoratore, inoltre, si considera illecito e privo di effetti il negozio che tenda ad influenzare l’esercizio di tali libertà con remunerazioni o altri incentivi;
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- DIRITTO AL NOME: la legge consente di agire in giudizio contro colui che contesti il diritto all’uso del proprio nome ed anche contro chi ne usi indebitamente cagionando danno. Danno che può essere di natura patrimoniale o non. In tale sede si potrà chiedere che venga eliminato il fatto illecito ed, inoltre, un risarcimento danni. La sentenza potrà essere pubblicata in giornali per togliere la confusione che è scaturita. Analoga sentenza è utilizzata anche per lo PSEUDONIMO: art. 9 cod. civ;
- DIRITTO ALL’ONERE: tutelato contro l’ingiuria e diffamazione; - DIRITTO ALLA RISERVATEZZA DELLA VITA PRIVATA: per ciò la costituzione
garantisce a ciascuno l’inviolabilità di domicilio e la segretezza della corrispondenza e ogni altra forma di comunicazione. La legge distingue in base all’art. 43 cod. civ: 1. DIMORA: luogo in cui la persona si trova attualmente, anche per breve tempo; 2. RESIDENZA: luogo in cui la persona ha la dimora abituale; 3. DOMICILIO: luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e
interessi. - DIRITTO ALLA VERITA’ PERSONALE: lesa quando si diffondono sul conto di una
determinata persona notizie non vere tali da alterarne la sua immagine agli occhi del pubblico.
Quando una persona non è più comparsa nel luogo del suo ultimo domicilio o della sua ultima residenza e non si hanno più notizie di essa il tribunale può nominare un curatore per la conservazione del patrimonio di tale persona: art. 48 cod. civ. Passati due anni dall’ultima notizia il tribunale può dichiarare l’ASSENZA e immettere nel possesso temporaneo del patrimonio coloro che ne sarebbero stati gli eredi: art. 49 e 50 cod. civ. Ma questi, pur potendo usufruire dei profitti dei beni, dovranno conservare il patrimonio in caso di ritorno dello scomparso. Dopo 10 anni dall’ultima notizia il tribunale può dichiarare la MORTE PRESUNTA: art. 58, 60 e 61 cod. civ. Quindi gli eredi acquisteranno la vera e propria proprietà del patrimonio e il coniuge potrà contratte un nuovo matrimonio. Se dopo tutto ciò la persona dovesse tornare o se ne prova l’esistenza recupererebbe il suo patrimonio nello stato in cui si trova: art. 66 cod. civ. e il nuovo matrimonio diventerebbe nullo.
PERSONE GIURIDICHE: enti i quali sono soggetti di rapporti giuridici e per ciò ad essi spettano gli stessi diritti e doveri delle persone fisiche. Tuttavia non è possibile porli sullo stesso piano, in quanto le persone giuridiche sono lo strumento delle persone fisiche e sono costituite da quest’ultime per realizzare i propri interessi. Lo Stato stesso è una persona giuridica!!! Le persone giuridiche vengono costituite per realizzare interessi di carattere generale, quindi è necessario che un ente si faccia portatore istituzionale di tali interessi. Altre volte può trattarsi di uno scopo non di carattere generale, ma, comunque, per il quale non bastano le forze di un singolo, ma occorrono le attività e i mezzi materiali coordinati di più persone. Nel diritto privato quando si parla di persone giuridiche si fa riferimento a:
- ISTITUZIONI: hanno uno scopo prestabilito nell’atto costitutivo ed è prevalentemente immutabile. Tale scopo ha per lo più un carattere generale, o, comunque, riguarda una particolare categoria di persone. Ma in qualsiasi caso ai beneficiari non spetta di dominare l’ente. Fra le istituzioni ritroviamo: 1. FONDAZIONI: creata da una o più persone con un atto pubblico o tramite testamento (art. 14 cod. civ.) per attuare la destinazione di un patrimonio a un determinato scopo. Questo può essere di natura culturale, scientifica, assistenziale. Tale scopo, come si può vedere, persegue finalità esterne ed è questa la caratteristica fondamentale delle fondazioni in particolare e delle istituzioni in generale.
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L’atto costitutivo contiene le denominazione dell’ente, l’indicazione dello scopo,del patrimonio e della sede e le norme sull’ordinamento e amministrazione e deve, anche, determinare i criteri e le modalità di erogazione delle rendite, art. 16 cod. civ. Una fondazione ottiene la personalità giuridica con il riconoscimento amministrativo, concesso o meno con gli stessi criteri delle associazioni (vedi di seguito). Tutti i fatti principali che riguardano la fondazione devono essere pubblicati sul REGISTRO DELLE PERSONE GIURIDICHE. Nell’atto costitutivo della fondazione si ritrovano, inoltre, le modalità con cui devono essere nominati gli amministratori, se ciò non avviene allora sarà l’autorità amministrativa a designarli in base all’articolo 25 comma 1 del codice civile. Quest’ultima inoltre controllerà l’attività di tali amministratori per assicurare che il patrimonio venga effettivamente utilizzato per lo scopo stabilito e non per interessi interni alla fondazione. Inoltre annulla tutte quelle deliberazioni contrarie o non previste nell’atto costitutivo, all’ordine pubblico e al buon costume e può sciogliere l’amministrazione, nominando un commissario straordinario qualora gli amministratori non agiscano secondo lo statuto o lo scopo scelto: art. 25 cod. civ. Come già detto lo scopo da raggiungere è stabilito dall’atto costitutivo e difficilmente può essere mutato. Ma se lo scopo si esaurisce oppure diviene impossibile o di scarsa utilità o, ancora, il patrimonio diviene insufficiente, l’autorità governativa può TRASFORMARE la fondazione, pur non allontanandosi troppo dallo scopo iniziale: art. 28 comma 1 cod. civ. Tuttavia ciò non può accadere quando i fatti che vi danno luogo sono considerati , nell’atto di costituzione, causa d’estinzione. Un’altra soluzione può essere quella della FUSIONE con altre fondazioni che abbiano uno scopo analogo. Infine, la fondazione si estingue per i motivi designati nello statuto, oppure in caso di raggiungimento dello scopo e nella sua impossibilità: art. 27 comma 1 cod. civ. sempre se l’autorità governativa non ne ordini la trasformazione; 2. COMITATI: gruppo di persone che raccolgono presso terzi fondi destinati ad uno scopo
annunciato. Per esempio i comitati promotori di opere pubbliche, mostre: art. 39 cod. civ.
Come in tutte le istituzioni lo scopo annunciato costituisce un vincolo che grava sui fondi raccolti. Qualora il comitato ottiene la personalità giuridica diviene una vera e propria fondazione: art. 41 cod. civ. In assenza di ciò delle obbligazioni assunte non risponde solo il fondo raccolto, ma anche i componenti personalmente e solidalmente. Tuttavia, i fondi possiedono una certa autonomia, in quanto non appartengono più a coloro che gli hanno donati e non appartengono nemmeno ai singoli componenti. Chi si occupa del patrimonio del comitato diviene personalmente e solidalmente responsabile di esso. Nel caso in cui i fondi non siano più sufficienti allo scopo o questo non sia più attuabile, o raggiunto lo scopo si abbia un residuo di fondi l’autorità governativa stabilisce la devoluzione dei beni se questa non è stata disciplinata al momento della costituzione: art. 42 cod. civ.
- CORPORAZIONI: gruppi che gestiscono personalmente la propria organizzazione e dispongono liberamente del patrimonio comune. Generalmente si tratte di enti con il fine di perseguire interessi personali o comunque interni a loro. Fra questi troviamo:
1. ASSOCIAZIONI: organizzazioni collettive private, formate da più persone che perseguono uno scopo comune di natura ideale (culturale, religioso, politico) o comunque diverso da un’attività economica. Nasce per effetto di un accordo: ATTO COSTITUTIVO redatto in forma pubblica (art. 14 e 2699 cod. civ.) e dovrà indicare la denominazione, il patrimonio e la sede. Tutti elementi sottoposti al controllo dell’autorità governativa. Inoltre in questo momento si stabiliscono le regole di funzionamento dell’associazione: STATUTO.
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In Italia la libertà di associazione è garantita dalla costituzione all’articolo 18. L’unico limite imposto è quello della laicità. Anche se c’è piena libertà di associarsi ogni associazione può decidere se accettare o meno un nuovo membro in base ai requisiti dettati dallo statuto. Inoltre un associato può sempre recedere dall’associazione se non ha assunto l’obbligo di adesione per un tempo determinato, a meno che non vi sia una giusta causa (art. 24 comma 2 cod. civ.). Qui la legge impone alcuni limiti. Infatti l’impegno dell’adesione a vita è considerato nullo. Annullabile è anche l’adesione per tempi troppo lunghi, 30 anni. Infine un simile impegno è sempre nullo nel caso di associazioni di carattere religioso o politico: art. 1418 e 1343 cod. civ. Un’associazione può escludere un proprio membro. Tuttavia l’esclusione deve essere deliberata dall’assemblea e per motivi gravi. Essa potrà venire impugnata, ma l’autorità giudiziaria potrà controllare solo se l’esclusione sia avvenuta secondo i criteri dettati dallo statuto e la presenza di motivazioni discriminatorie o un’esagerazione di motivazioni: art. 23 e 24 comma 3 cod. civ. Cessata l’appartenenza all’associazione l’escluso non può pretendere che gli venga liquidata una quota del patrimonio sociale in base agli art. 24 ultimo comma e 37 cod. civ. Anche le associazioni, come le istituzioni, ottengono la personalità giuridica con il riconoscimento da parte dell’autorità amministrativa. Ciò avviene quando vi è la più netta separazione tra il patrimonio dell’ente e le persone ad esso appartenenti. Il controllo dell’autorità amministrativa sarà sempre presente anche dopo il riconoscimento. Infatti essa dovrà esaminare e approvare le modificazioni dell’atto costitutivo e dello statuto. Gli atti più importanti delle associazioni dovranno essere pubblicati nel registro delle persone giuridiche Ciò che comporta il mancato riconoscimento è esclusivamente una riduzione del controllo dell’autorità amministrativa su di queste e delle differenze rispetto alla responsabilità per i debiti e la pubblicità, nelle quali è inferiore. L’organo principale dell’associazione consiste nell’ASSEMBLEA DEGLI ASSOCIATI. Essa delibera in base al principio maggioritario. La convocazione, le presenze per la validità degli atti e le maggioranze necessarie sono stabilite dalla legge secondo gli artt. 20 e 21 cod. civ. Tutte le deliberazioni dell’assemblea possono essere impugnate dinanzi all’autorità giudiziaria. La quale dovrà tutelare gli interessi dei singoli, senza però ledere quello dell’associazione. Importante è il DECENTRAMENTO. Per ciò che concerne l’estinzione, come tutti gli enti finora analizzati, si estingue quando lo scopo è stato raggiunto o è divenuto impossibile o, ancora, i mancanza di tutti gli associati (art. 27 cod. civ.). Inoltre vi è l’estinzione per decisione dell’assemblea degli associati (art. 21 cod. civ.). Prima della vera e propria estinzione c’è una fase definita LIQUIDAZIONE, nella quale si portano a termine i rapporti giuridici pendenti e si pagano i creditori. I beni rimanenti verranno devoluti secondo le disposizioni dello statuto o quelle dell’assemblea. In mancanza sarà l’autorità governativa a gestire la cosa. Esaurita la liquidazione l’associazione sarà estinta: art. 30 e 31 cod. civ; 2. SOCIETA’: l’unica differenza rispetto all’associazione consiste nella diversa natura dello scopo: alle società si partecipa per scopi economici il che dà diritto a una quota di liquidazione alla fine del rapporto.
Ritornando al concetto di persona giuridica, perché si possa parlare di persona giuridica occorre essere in presenza di un PATRIMONIO che sia staccato dal patrimonio di qualsiasi persona fisica e sia sottoposto a vicende autonome dirette a realizzare un determinato scopo. Per ciò si parla di AUTONOMIA PATRIMONIALE: patrimonio che subisce solo le operazioni deliberate e attuate dagli organi dell’ente, ma non le vicende dei singoli soggetti. L’autonomia può essere:
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- PERFETTA: separazione patrimoniale è netta e completa. I soci non rispondono dei debiti della società e il patrimonio non è assoggettato alle pretese dei creditori particolari dei singoli soci. Questo tipo d’autonomia la troviamo, in particolar modo, nelle società per azioni;
- ATTENUATA: il patrimonio non è del tutto insensibile alle vicende patrimoniali dei singoli partecipanti ed è soggetto a disgregazioni a causa delle pretese dei creditori di questi.
Quanto più netta è la separazione tanto più è rigorosa la disciplina di legge intesa ad assicurare la tutela dei creditori sociali, degli interessati e del pubblico in generale. Quindi si accentuano gli obblighi di pubblicità, controlli pubblici, formalità e cautele per le operazioni che possono pregiudicare i creditori sociali, tipicità delle strutture organizzative. L’autonomia patrimoniale, infine, implica che l’ente operi nel mondo del diritto come un soggetto giuridico distinto. Esso ha una denominazione, può stipulare contratti, acquistare diritti e assumere obblighi e stare in giudizio.
ORGANO AMMINISTRATIVO: elemento essenziale in tutte queste organizzazioni. Costituito da una o più persone che hanno il compito di amministrare il patrimonio dell’ente. ASSEMBLEA GENERALE: presente essenzialmente nelle corporazioni ed ha il compito di deliberare qualsiasi decisione. E’ costituita dai membri dell’ente. ORGANI DI CONTROLLO: presenti nelle società per azioni. ULTERIORI ORGANI: compito di rappresentare e difendere particolari interessi, art. 2415 cod. civ.
SEZIONE TERZA NOZIONI PRELIMINARI SUI BENI
E SUI DIRITTI PATRIMONIALI
Capitolo 10 e 11 e 12
Il diritto soggettivo attribuisce e garantisce al suo titolare determinate utilità. Esse derivano talvolta dall’uso (entro limiti più o meno ampi) di una cosa o di un’energia che abbia valore economico. Altre volte derivano da un comportamento altrui: la PRESTAZIONE, la quale può essere positiva o negativa: può cioè consistere in un’azione (dare o fare) o in un’astensione. A questa diversità d’oggetto si collega la distinzione tra i diversi tipi di DIRITTI PATRIMONIALI: - DIRITTI REALI: diritto di trarre da una cosa le sue utilità economiche legalmente garantite o alcune di esse. Correlativo al diritto reale è il dovere di chiunque di astenersi dall’impedirne o turbarne l’esercizio. Classificazione dei diritti reali: 1. PROPRIETA’: principale e consente di godere e disporre della cosa in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento: art 832 cod. civ;
2. DIRITTI REALI DI GODIMENTO: diritti di trarre determinate utilità dall’uso della cosa altrui e sono: - USUFRUTTO: usare la cosa altrui e trarne i frutti, rispettando però la destinazione economica; - USO: simile all’usufrutto, ma con contenuto più limitato, in quanto chi la usa può usufruire solo nella misura dei propri bisogni e della sua famiglia; - ABITAZIONE: abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della famiglia; - SUPERFICIE: utilizzare il suolo altrui per una costruzione; - SERVITU’: peso imposto sopra un fondo (servente) per l’utilità di un altro fondo (dominante) appartenente a diverso proprietario; - ENFITEUSI: utilizzare un fondo e farne propri i frutti, in perpetuo o per lunga durata, con l’obbligo di migliorare il fondo stesso e pagare al proprietario un canone periodico.
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3. DIRITTI REALI DI GARANZIA: attribuiscono il potere di disporre di una determinata cosa qualora il credito, che con essa si è voluto garantire, non venga soddisfatto dal debitore. E consistono in: - PEGNO: oggetto cosa mobile non iscritta al pubblico registro; - IPOTECA: oggetto cosa immobile e altri beni iscritti al pubblico registro.
- DIRITTI DI CREDITO: l’oggetto immediato è il comportamento del debitore. Questo diritto attribuisce al creditore la pretesa di esigere una prestazione da una o più persone determinate. Il rapporto tra creditore e debitore è detto: OBBLIGAZIONE o RAPPORTO OBBLIGATORIO. Il contenuto di quest’ultima può essere il più vario. Occorre però che si tratti di una prestazione suscettibile di valutazione economica, ovvero di una prestazione di carattere patrimoniale: art. 1174 cod. civ. Questo tipo di rapporto ha una struttura assai complessa ed è soggetto a sviluppi e mutamenti. Se la prestazione primariamente dovuta non viene adempiuta esattamente, sorgono obblighi di restituzione, riparazione o risarcimento del danno che si affiancano a quello iniziale. L’obbligazione ha una duplice rilevanza giuridica: è giusta causa e dà azione al creditore per conseguire ciò che gli spetta. Qualora, infatti, il debitore non adempie il creditore può rivolgersi all’autorità giudiziaria: AZIONE. Però vi sono delle obbligazioni, dette IMPERFETTE, che hanno un solo aspetto e le manca quello dell’azione. Esempio i debiti di gioco. Debiti che non derivano da un comando giuridico, ma esclusivamente da un imperativo di coscienza e di onore e quindi la loro attuazione forzata non è considerata necessaria per il bene della società.; - DIRITTI SULLE OPERE DELL’INGEGNO: diritti d’autore, il brevetto per invenzioni e modelli. Questi diritti tutelano la creazione intellettuale dalla concorrenza.
Per la comprensione di tutto il discorso sui beni e i diritti patrimoniali, che si sta affrontando, è necessario porre delle definizioni e distinzioni sul concetto di BENI MATERIALI: cose e energie suscettibili ad appropriazione e che possono formare oggetto di diritti: art. 810 e 814 cod. civ.
1. MOBILI E IMMOBILI: gli ultimi sono i terreni e tutto ciò che sia materialmente incorporato al suolo. Ad essi si aggiungono i mulini, i bagni e altri edifici galleggianti, quando siano saldamente assicurati alla riva e siano destinati ad esserlo in modo permanente. I primi, invece, sono tutti gli altri (art. 812 cod. civ). L’esercizio dei diritti di proprietà immobiliare è assoggettato a maggiori restrizioni di diritto pubblico, sia perché può influire su condizioni ambientali di interesse generale, sia perché il suolo può presentare in alcune zone particolari problemi di scarsità, infine, anche perché una regolamentazione di diritto pubblico su tali beni risulta essere più efficace i quali, così, risultano essere maggiormente controllati. Questo perché è possibile compiere una registrazione dei trasferimenti e delle altre vicende giuridiche in pubblici registri in modo da ottenere una PUBBLICITA’ IMMOBILIARE: art. 2643 cod. civ. Una pubblicità simile la si può avere anche per navi, aeromobili e auto: BENI MOBILI REGISTRATI. Per i beni mobili in generale ciò non può avvenire, quindi i trasferimenti possono manifestarsi ai terzi solo attraverso lo spostamento effettivo della PROPRIETA’, ovvero del potere di fatto esercitato sulla cosa. Infine, importante da sottolineare è il fatto che i beni immobili hanno un valore notevole a differenza di quelli mobili, i quali generalmente sono cose di valore modesto. Di conseguenza il loro trasferimento può avvenire senza seguire forme particolari come l’atto scritto: art. 1350 cod.civ.
2. FUNGIBILI E INFUNGIBILI: i primi sono quelle cose che si possono sostituire indifferentemente, perché uguali quantità di cose del medesimo genere sono del tutto equivalenti ai fini dell’utilizzazione. A questa categoria appartengono i prodotti dell’agricoltura, delle miniere, i generi alimentari, sostanze chimiche e i prodotti di serie finchè nuovi. Fungibili sono anche i soldi, in quanto essi valgono solo come simbolo di un’astratta somma di denaro. I secondi sono le cose prodotte in esemplari unici e tutte le
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cose usate. Sono infungibili gli immobili. Tuttavia tale distinzione deve essere fatta in relazione alle circostanza concrete e valutata dalle parti.
3. CONSUMABILI E NON: le prime sono suscettibili di un uso continuativo o ripetuto, perché vengono consumate dal primo atto di utilizzazione, come il cibo e il denaro. Per cose non consumabili, invece, si intende quelle cose in suscettibili di utilizzazione ripetuta, anche se questa finica per deteriorarle, come i vestiti e le macchine.
4. PERTINENZE: cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa, senza esserne parte costitutiva. La destinazione può essere operata dal proprietario della cosa principale o da chi ne ha un diritto reale sulla medesima: art 817 cod. civ.
5. UNIVERSALITA’ DI MOBILI: pluralità di cose che appartengono alla stessa persona e hanno una destinazione unitaria come un gregge. Anche qui, come nelle pertinenze la destinazione dipende dalla volontà del possessore. Gli atti e i rapporti giuridici possono avere per oggetto l’universalità, ma anche un singolo oggetto: si può vendere l’intero gregge, ma anche la singola pecora.
6. FRUTTI: vi è la distinzione tra: - NATURALI: provengono direttamente dalla cosa, come i prodotti agricoli, parti di animali,
prodotti di miniere, cave: art 820 comma 1 cod.civ. Essi appartengono al proprietario della cosa che li produce.
- CIVILI: si ritraggono da una cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia, per esempio corrispettivo di una locazione o di un affitto: art 820 comma 3 cod. civ.
SEZIONE QUARTA ATTI ILLECITI E RESPONSABILITA’ CIVILE
ATTO ILLECITO: atto dannoso vietato. Può venire preventivamente impedito se possibile ed una volta commesso dà luogo a responsabilità per i danni. RESPONSABILITA’: ha la funzione di risarcire il danneggiato e costituisce, al tempo stesso, una sanzione che colpisce chi si è comportato in modo vietato e la cui minaccia dovrebbe scoraggiare il compimento di atti illeciti.
L’articolo 2043 del codice civile offre una precisa definizione di atto illecito: QUALUNQUE FATTO DOLOSO O COLPOSO CHE CAGIONA AD ALTRI UN DANNO INGIUSTO. Tale definizione rende aperto l’elenco degli atti da considerare illeciti, in modo che si possano aggiungere altre figure a quelle espressamente indicate in norme specifiche. Il compito di valutare un atto come illecito spetta all’interprete, il quale, appunto, deve specificare come meglio ritiene opportuno il concetto “danno ingiusto”. Per arrivare a una soluzione corretta di ciò il criterio più adeguato è quello della VALUTAZIONE COMPARATIVA DI DUE INTERESSI CONTRAPPOSTI: l’interesse minacciato da un certo tipo di condotta e l’interesse che l’agente con quella condotta realizza o tende a realizzare. Il criterio in base al quale tale valutazione deve essere eseguita è quello della PUBBLICA UTILITA’. Il quale risulta particolarmente evidente dove il diritto regola le attività dei consociati e in specifico la concorrenza economica.
FIGURE DI ATTI ILLECITI: sono considerati illeciti:
- atti lesivi della vita, dell’integrità fisica, della salute e della libertà altrui. Una lesione della saluta può essere non solo materiale, ma anche dovuta a parole o atti che procurino uno shock nervoso o turbamento d’animo di una certa gravità. La libertà della persona è tutelata
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sia contro la costrizione fisica, ma anche minaccia e inganno. In caso di uccisione di una persona ai famigliari spetta un determinato risarcimento. Esso può essere patrimoniale nel caso in cui la vittima provvedeva al mantenimento dei famigliari e non patrimoniale per il dolore derivante dalla perdita;
- illeciti contro l’onore, la riservatezza e la verità della persona (vedi anche cap.6). Costituiscono DIFFAMAZIONE e sono illecite le comunicazioni di notizie, voci, apprezzamenti che offendono la reputazione altrui. La responsabilità civile può derivare anche per colpa, ovvero per negligenza (vedi di seguito): si pensi alla pubblicazione per errore. La tutelala dell’onore si può trovare in conflitto con la libertà di parola e opinione quindi la legge, talvolta, pone delle giustificazioni necessarie per mantenere vivo il dibattito e la critica in ambiti come quello politico, scientifico, storiografico e altri. Quindi sono riconosciute: immunità dei membri del parlamento nell’esercizio delle loro funzioni; esercizio di funzioni giurisdizionali e l’esercizio di funzioni amministrative. Inoltre vi è giustificazione per l’esercizio della cronaca e della critica di fatti di pubblico interesse, comunicazioni di notizie nello svolgimento di un rapporto professionale purchè i giudizi sia veri e proporzionati allo scopo che li giustifica. Qualora le notizie riferite sui riguardi di una determinata persona le quali non siano vere anche se non diffamatorie costituisce lesione del suo diritto d’identità e verità personale se ciò comporta un danno patrimoniale o ideale di sufficiente rilevanza. Ne segue la responsabilità per il danno patrimoniale quando sussiste. Mentre per ciò che concerne il danno non patrimoniale esso è dovuto solo nei casi espressamente indicati dalla legge: art. 2059 cod. civ. Il danneggiato può richiedere la pubblicazione della sentenza per far si che venga ripristinata la sua situazione precedente. Infine si è parlato di riservatezza alla vita privata, cioè ad una sfera personale sottratta alla curiosità di estranei. La violazione di ciò può portare sia a sanzioni penali che a quelle civili. La legge civile vieta di esporre e pubblicare l’immagine di una persona senza il consenso di questa e ciò viene applicato analogicamente anche alla voce registrata su nastri o dischi. Però questo diventa lecito nel caso si tratti di una persona nota o comunque per scopi giuridici, politici, scientifici, didattici o culturali. Importante da porre in evidenza è la limitazione che la legge pone alla raccolta dei dati personali nei confronti della banche dei dati. Infatti la gestione di qualsiasi tipo d’informazione relativa ad una persona necessita del consenso di quest’ultima;
- lesione dei diritti reali: atti che danneggiano materialmente la cosa o la distruggono. Il diritto reale può essere leso anche con l’impossessamento o la disposizione della cosa. In tal caso la responsabilità si ha solo nel caso in cui vi sia malafede o colpa grave: colui che ha agito in buona fede è obbligato al risarcimento solo nei limiti di un proprio risarcimento. Questo deriva dalla necessità di non intralciare la disposizione e lo sfruttamento dei beni economici;
- danni all’ambiente: ovvero danni causati alla situazione generale dello spazio in cui si svolge la vita di tutti, con le sue caratteristiche di sobrietà, il suo equilibrio ecologico e i pregi estetici e culturali del paesaggio. I mezzi principali di tutela di ciò sono offerti principalmente dal diritto pubblico. La responsabilità comporta un risarcimento che comprende il costo utile per il ripristino della situazione precedente all’atto illecito;
- pregiudizio a posizioni contrattuali: la più ovvia consiste quando il debitore non adempi la prestazione dovuta o lo faccia con ritardo o in malo modo. In oltre ciò può essere causato anche da un terzo quando egli agisca in cooperazione con il debitore nell’inadempimento. Egli non diviene responsabile, ma lo è solo il debitore. Il terzo, però, sarà soggetto a responsabilità quando è mosso dall’intento di cagionare danno al creditore;
- concorrenza sleale e illeciti contro l’impresa: la prima si ha quando l’imprenditore compia atti idonei a creare confusione della propria attività e dei propri prodotti con attività e prodotti del concorrente, oppure diffonda notizie ed apprezzamenti idonei a determinare il discredito dei prodotti e dell’attività del concorrente, o ancora, si appropri di pregi dell’impresa del concorrente. Art. 2598 cod. civ;
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- falsa informazione: illecito civile quando colposa, ma quando si tratti di un’informazione di cortesia non può far scaturire responsabilità se non per dolo o colpa grave. Questo si giustifica con l’esigenza di non scoraggiare gli atti di cortesia;
- illeciti connessi con l’amministrazione della giustizia: il primo consiste nella DENUNCIA PENALE DELL’INNOCENTE: essa è colpita con sanzione solo se vi è malafede del denunciante, in quanto non si vuole scoraggiare la collaborazione dei cittadini nell’attuazione del diritto. Inoltre vi è l’AGIRE O RESISTERE IN GIUDIZIO CIVILE AVENDO TORTO: fonte di responsabilità per i danni solo se risulta che la parte soccombente era in malafede o in colpa grave: art. 96 comma 1 doc. civ. Infine vi sono i DANNI CAGIONATI DAL GIUDICE PER INGIUSTA SENTENZA: ciò è un problema delicato e importante. Mettere il giudice sotto a responsabilità per le sue decisioni lo porterebbe ad una situazione di sottopressione e di timore quotidiano. Quindi la legge limita la responsabilità del giudice solo in caso di dolo e particolari ipotesi ben definite di colpa grave. Il danneggiato non può agire contro il giudice, ma deve chiedere un risarcimento allo stato, il quale in seguito eserciterà un’azione di rivalsa contro il magistrato in questione per una misura non superiore ad un terzo del suo stipendio annuale;
- omissione: illecita quando costituisca la violazione di un specifico dovere giuridico d’agire, il quale può derivare dalla legge o da un contratto o da un precedente comportamento attivo;
- responsabilità dei genitori: la madre e il padre sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati che abitano con loro: 2048 cod. civ. Ciò trova il fondamento nella presunzione di una colpa nella sorveglianza, la quale può venire eliminata con la prova di non aver potuto impedire il fatto. Inoltre si deve provare di aver impartito al figlio un’educazione adeguata. La responsabilità viene a meno anche quando il figlio non coabiti con i genitori, a meno che ciò non sia dovuto proprio per colpa di essi. Le stesse regole valgono pure per il tutore e analoghe sono le regole per i precettori e coloro ce insegnano un mestiere.
CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE: alcuni atti che in realtà possono essere considerati antigiuridici trovano una giustificazione in particolari situazioni, come si è già osservato. Tra le più importanti ritroviamo:
- esercizio di un diritto: per esempio nello svolgimento di un rapporto commerciale è consentito fornire informazioni vere su fatti che diminuiscano il prestigio o l’onore di una persona, senza incorrere in responsabilità per diffamazione;
- consenso dell’avente diritto: non è responsabile chi lede un diritto con il consenso della persona che può validamente disporne;
- legittima difesa: non è colpevole chi ha commesso l’illecito per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale, purchè la difesa sia proporzionata all’offesa;
- stato di necessità: agire per salvare sé o altri da un pericolo, salvo che il pericolo non sai stato causato da lui volontariamente ne era altrimenti evitabile. Inoltre vale solo se il pericolo consisteva in un qualcosa di grave che riguardava la persona. Esempio per evitare di investire un passante colui che guida la macchina sale sul marciapiede e sfonda la vetrina di un negozio.
Per poter imputare all’agente un particolare atto illecito è necessario il presupposto della capacità di intendere a di volere nel momento in cui l’ha commesso. Qui si parla esclusivamente di capacità naturale. Quindi la responsabilità viene eliminata in mancanza di questa dovuta a insufficiente maturità per la giovane età, malattia mentale, altre minorazioni, stati ipnotici, ubriachezze e intossicazione di sostanze stupefacenti. Tuttavia, risulta ovvio che se gli ultimi due stati avvengono per colpa dell’agente la responsabilità resta.
Fondamentali da chiarire sono il concetto di DOLO e COLPA differenza fornita dall’articolo 2043 cod. civ.
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DOLO Il dolo consiste nella coscienza e nella volontà di cagionare l’evento dannoso. Il dolo non può essere escluso per ignoranza della norma che vieta il comportamento: per esempio l’imprenditore che organizzi il boicottaggio di un concorrente agisce con dolo anche se è convinto che ciò non sia vietato.
COLPA L’illecito è colposo quando l’evento dannoso non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia. L’evento si può imputare all’agente per colpa solo nelle ipotesi in cui lui avrebbe potuto e dovuto evitare il fatto, oppure ridurre i danni. Inoltre si deve tener conto delle menomazioni fisiche: età, malattia. La colpa può consistere anche nel fatto di aver affrontato volontariamente una particolare situazione pur sapendo di non essere in grado di portarla a termine senza causare danno ad altri. Perché si possa parlare di colpa occorre che il rischi vada oltre la misura che si considera socialmente giustificata e tollerabile. Questa non dipende solo dalla probabilità dell’evento dannoso, ma anche dalla gravità del danno che risulta. Inoltre questi vanno confrontati con l’utilità sociale del tipo di condotta in questione. Quanto maggiore è l’utilità tanto maggiore è il rischio che si p disposti a correre. Infine è necessario anche tenere conto delle spese delle misure idonee per ridurre o eliminare il rischio.
RESPONSABILITA’ OGGETTIVA: attività che sono consentite, ma obbligano al risarcimento dei danni che ne derivano. Per esempio il proprietario di un fondo non può impedire immissioni di fumo, calore, rumore o esalazioni, quando sono giustificate da esigenze della produzione che abbiano importanza prevalente, ma in tal caso ha diritto al risarcimento dei danni. Inoltre vi sono numerose attività che sono rischiose anche quando vengono condotte con le ragionevoli cautele e tuttavia sono consentite per la loro utilità sociale, come il traffico aereo e automobilistico. Ma coloro che esercitano tali attività sono responsabili dei danni causati anche se ad essi non si possa rimproverare alcuna imprudenza o negligenza. Da tutte queste attività sorge, appunto, tale responsabilità detta anche RESPONSABILITA’ SENZA COLPA. La responsabilità oggettiva, come appena detto, non è fondata sulla colpa, ma bensì sulla PRESUNZIONE DI COLPA. Una simili responsabilità è prevista dalla legge in particolari ipotesi:
- art. 2049 cod. civ. dice che i padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti. Qui il datore di lavoro non si può liberare della responsabilità provando di non avere colpa, né si può pretendere che il fatto illecito commesso dal dipendente dimostri la colpa del datore di lavoro. Ma si può pretendere che egli dia buone istruzioni ai propri dipendenti ed esegua alcuni controlli, ma ciò non lo esonera dalla responsabilità oggettiva;
- analogamente funziona l’art. 2054 cod. civ. responsabilità del proprietario di un veicolo per i danni cagionati dal conducente;
- responsabilità oggettiva per i danni cagionati da cose. Si stabilisce che il proprietario o altri particolari soggetti indicati dalla legge sono responsabili se l’incidente è dovuto a vizio di costruzione o a difetto di manutenzione. In relazione al difetto di costruzione è chiaro che la responsabilità può operare indipendentemente dalla colpa, perché può accadere che il difetto sia occulto. Invece per ciò che riguarda il difetto di manutenzione sarà spesso imputabile a trascuratezza del proprietario, ma può anche accadere che essa sia mancata senza colpa. Come nel caso in cui si affidi la propria macchina al meccanico per una riparazione del freno, ma questa venga svolta in malo modo e in tal modo si causa un incidente, il proprietario è responsabile senza colpa;
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- nel diritto aeronautico l’esercente risponde di qualsiasi danno che l’aeromobile abbia cagionato a persone e beni sulla superficie anche per causa di forza maggiore, con la sola eccezione dei danni dovuti al fatto doloso di un terzo e dei danni causati esclusivamente da colpa del danneggiato;
- uso dell’energia nucleare: l’esercente di una centrale nucleare è responsabile di ogni danno alle persone o cosa quando sia provato che il danno è causato da un incidente nucleare avvenuto nell’impianto nucleare o connesso con questo. Da simile responsabilità è possibile liberarsi solo se vi è la dimostrazione che l’incidente sia causato da un conflitto armato, guerra civile, insurrezione o cataclisma naturale;
- danno causato da cose e animali:art. 2051 e 2052 cod. civ. La dimostrazione di aver adottato tutte le precauzioni necessarie ad impedire il fatto non è necessario per escludere la responsabilità. Questa responsabilità si estende fino al CASO FORTUITO: il danno è dovuto a un evento imprevedibile e inevitabile, estraneo alla cosa o all’animale e alla sfera del proprietario.
Il DANNO può essere: - PATRIMONIALE: perdita, distruzione o danneggiamento di un bene patrimoniale, perdita
di un guadagno o sopravvenuta necessità di compiere determinate spese. In questo ambito si possono distinguere in primo luogo il DANNO EMERGENTE, ovvero la diminuzione del patrimonio e poi il LUCRO CESSANTE, il quale consiste nell’esclusione di un incremento patrimoniale che si sarebbe verificato in mancanza del fatto dannoso. Per esempio viene danneggiato un taxi: le spese per le riparazioni costituiscono il danno emergente, mentre il guadagno mancato nel periodo in cui il veicolo è fermo costituisce il lucro cessante;
- NON PATRIMONIALE: perdita o lesione di un bene personale che non possa essere oggetto di scambio e di valutazione economica, come la salute, la libertà, l’onore. Spesso indirettamente determina anche un danno patrimoniale, spese di cura, mancati guadagni a causa di una malattia.
In entrambi i casi il danno è risarcibile se deriva esclusivamente dalla lesione di un interesse lecito e degno di tutela. Quindi solo se consiste nella conseguenza di un atto illecito o fatto fonte di responsabilità oggettiva perciò di grande importanza è il rapporto di causalità, detto anche CAUSALITA’ DEL FATTO. L’atto illecito è condizione necessaria dell’evento dannoso. La vittima non ha alcun diritto a essere risarcita se il danno sarebbe potuto accedere anche senza l’avvento del fatto illecito. Esempio: A ferisce B che viene ricoverato in ospedale per un certo periodo di tempo. B il giorno della sua dimissione esce e dopo pochi metri viene investito. Qui A è responsabile del primo illecito, ma non risponde dell’incidente successivo all’uscita dall’ospedale, in quanto il rischi per B di essere investito per strada sarebbe stato uguale anche se non fosse stato ferito. Può accadere che un atto illecito possa cambiare tutto il corso della vita della vittima e quindi essere condizione di tutti gli altri eventi dannosi che ne possano seguire ( le calunnie di A costringono B a licenziarsi e a cambiare città), ma in tal caso la responsabilità dell’autore dell’illecito non deve estendersi ad essi tutti, altrimenti ne deriverebbe una sorta di assicurazione per il danneggiato. Da ciò si può desumere un criterio particolare di CAUSALITA’ GIURDICIA: la responsabilità è esclusa per i rischi ai quali il danneggiato sarebbe stato sostanzialmente esposto comunque. Un altro criterio consiste nel fatto che il danno non è risarcibile se non è la realizzazione di quel rischio in considerazione del quale la condotta è illecita. Esempio: chi ha parcheggiato in una zona di sosta vietata non è responsabile nei confronti di coloro che siano andati a cozzare contro, se la sosta era vietata per una ragione differente dal pericolo di incidenti. Al contrario egli diventa responsabile se il divieto di sosta era per tutelare una fonte di pericolo della circolazione.
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CONCORSO DI RESPONSABILI: se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate al risarcimento del danno. La loro responsabilità è SOLIDALE. Questo vuol dire che il danneggiato può pretendere il risarcimento per intero anche da un solo dei danneggianti, il quale successivamente potrà rivalersi nei confronti dei corresponsabili, nella misura determinata dalla gravità della colpa di ciascuno e dell’entità delle conseguenze che ne sono derivate: art. 2055 cod. civ. Il concorso può consistere anche semplicemente nel partecipare all’elaborazione del piano o all’istigare a commettere l’atto illecito. Ma può anche accadere che più persone concorrano a cagionare il medesimo danno operando indipendentemente l’una dall’altra (l’imprudenza di due automobilisti provoca un incidente, che procura danno a un passante). Una regola simile a questa vale anche nel caso in cui il danno sia realizzazione di più rischi concorrenti sottoposti al regime della responsabilità oggettiva. Come nell’ipotesi che, a causa di un improvviso e imprevedibile guasto ai freni, un autoveicolo si scontri con un altro che trasporti un carico di benzina, così che questo si incendi e propaghi fuoco alla zona circostante. Qui il danno provocato dall’incendio è riconducibile tanto alla responsabilità oggettiva del custode della benzina, quanto alla responsabilità oggettiva del proprietario della macchina. Di conseguenza ciascuno il danno si ripartisce in proporzione dell’entità del rischio creato da ciascuno. Infine possono concorrere anche colpe e in tal caso il risarcimento dovrà essere ripartito in modo adeguato sia alla gravità delle colpa, sia all’entità dei rischi creati.
CONCORSO DI COLPA DEL DANNEGGIATO: il risarcimento può venire ridotto o abolito quando la negligenza o l’imprudenza del danneggiato abbia concorso a cagionare il danno. Questo perché il diritto non solo impone a ciascuno il dovere di astenersi dal danneggiare ingiustamente altri, ma impone anche l’onere di usare una ragionevole diligenza per tutelare se stessi e gli altri. Il risarcimento viene diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate: art. 2056 comma 1 cod. civ. e il risarcimento non è dovuto per tutti quei danni ulteriori che sono conseguiti al primo fatto e che il danneggiato può benissimo evitare usando l’ordinaria diligenza. Quindi se viene danneggiata una macchina il risarcimento è pari al lucro cessante pari al tempo necessario per le riparazione, ma se il proprietario per sua negligenza allunga i tempi di riparazione i danni che ne conseguono rimangono totalmente a suo carico. La disposizione sul concorso di colpa la si applica anche nel caso in cui sia il rappresentante legale, il dipendente o ausiliario del danneggiato a commettere la negligenza. Tutto ciò però non può essere invocato dal danneggiante che abbia agito con dolo. Dalla concorso per colpa vengono esclusi, anche, coloro che possiedono l’incapacità naturale, in quanto l’ordinaria diligenza la si può pretendere solo da coloro che possiedono la capacità di intendere e di volere.
RISARCIMENTO: per lo più esso avviene pagando al danneggiato una somma di denaro equivalente al danno patrimoniale che egli ha subito. Può avvenire che si chieda il risarcimento per un danno non ancora accaduto alla condizione che sia ragionevolmente certo. Infatti il risarcimento del danno d’invalidità permanente deve coprire anche le ulteriori spese di cura che prevedibilmente si renderanno necessarie e la diminuzione dei guadagni professionali. Ciò, tuttavia, non è facile da determinare e la legge stabilisce che il giudice debba compiere una VALUTAZIONE EQUITATIVA. Tale forma di risarcimento può non dare soddisfazione al danneggiato, il quale può chiedere che venga ristabilita la situazione che si sarebbe avuta in mancanza del fatto dannoso: REINTEGRAZIONE IN FORMA SPECIFICA. Oltre al danno patrimoniale può anche essere risarcito quello non patrimoniale. Nel diritto italiano la riparazione del danno non patrimoniale non è imposta dalla legge, salvo in alcuni casi particolari:
- danno che deriva da un reato; - danno che deriva dalla lesione di diritti della personalità che godono di tutela costituzionale; - danno alla vita di relazione; - danno esistenziale.
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AZIONE INIBITORIA: azione con la quale si chiede giudizialmente che venga impedito il fatto lesivo. E’ espressamente concessa in una serie di particolari situazioni:
- tutela del nome contro l’uso che altri indebitamente ne faccia; - tutela dell’immagine contro la sua esposizione e pubblicazione abusiva; - tutela del proprietario il quale abbia ragione di temere pregiudizio dall’altrui affermazione di
inesistenti diritti sulla cosa; - tutela contro atti di concorrenza sleale; - contro violazioni di diritti di brevetto, marchio d’impresa e diritto d’autore.
Per la concessione di tale azione la legge richiede che un atto illecito sia già stato compiuto e se ne tema la ripetizione o la continuazione. Altre volte invece si considera sufficiente l’esistenza di atti preparatori diretti in modo non equivoco al compimento dell’illecito. Una forma di tutela che si attua durante l’azione consiste nei PROVVEDIMENTI CAUTELARI concesse qualora vi siano fondati motivi per temere che durante il tempo necessario per l’azione il diritto in questione sia minacciato.
SEZIONE QUINTA IL NEGOZIO GIURIDICO E IL CONTRATTO
AUTONOMIA PRIVATA: possibilità per i singoli di regolare da sé nel modo voluto i rapporti giuridici con altre persone. Strumento per ciò è il NEGOZIO GIURIDICO: atto, o insieme di atti di più persone rivolto a produrre effetti riconosciuti e garantiti dall’ordinamento giuridico. Tali atti consistono in DICHIARAZIONI. Talvolta possono essere comportamenti che diano materialmente attuazione a un assetto negoziale di interessi. Si pensi al comportamento di chi sale sul tram e con ciò conclude un contratto di trasporto. La volontà non basta a giustificare l’efficacia del negozio. Ciò che crea il vincolo è la posizione di un regolamento di interessi nei confronti di altre persone attraverso la dichiarazione o l’attuazione negoziale: assunzione di un impegno, trasferimento di un diritto. Quindi la DICHIARAZIONE NEGOZIALE corrisponde a ciò che il dichiarante vuole. A volte accade che il dichiarante abbia nel proprio intimo un’intenzione differente da quella dichiarata effettivamente: riserva mentale, la quale tuttavia resta irrilevante. Tale potere di ciascuno di regolare i propri interessi trova dei limiti nell’esigenza che tali interessi non siano in contrasto con gli interessi altrui e con quelli della società. Di conseguenza una serie di limiti dell’autonomia privata:
- l’ordinamento giuridico, in alcuni casi, consente solo la scelta fra determinati tipi di negozi giuridici. Nel diritto di famiglia esiste un numero chiuso di negozi tipici: matrimonio, adozione. Questo principio lo si incontra anche in ambito patrimoniale: titoli di credito, negozi in materia di successione ereditaria, costituzioni di persone giuridiche;
- in alcuni casi la legge determina rigidamente tutti gli effetti del negozio tipico.
Al di fuori di queste particolari situazioni vi è il grande campo dei negozi ATIPICI: contratti: negozio giuridico con il quale due o più parti costituiscono, regolano o estinguono rapporti giuridici patrimoniali. Il codice civile designa alcuni tipi che sono i più frequenti e importanti: compravendita, locazione, appalto, ma le parti possono liberamente determinare il contenuto e possono concludere anche contratti che non rientrano in questi tipi. Normalmente chi stipula un negozio giuridico non pensa a regolarne tutti gli effetti. Due persone possono stipulare una compravendita accordandosi sulla cosa e sul prezzo, ma senza determinare il luogo, le ipotesi di patologia, difetti o distruzione durante il trasporto. In questi casi la lacuna del regolamento negoziale è colmata dalle disposizioni di legge, la quale si muove con il principio di
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EQUITA’. Ovviamente ciò può avvenire solo per i particolari meno importanti, infatti, le parti hanno l’obbligo di decidere dettagliatamente le parti essenziali del negozio, le quali costituiscono il nucleo di esso. Se le parti non hanno raggiunto un accordo sulle questioni principali il negozio sarà nullo.
I negozi possono essere: - unilaterali: costituito dalla dichiarazione di volontà o dal comportamento negoziale di una sola parte: testamento o abbandono della cosa mobile. Anche se si deve specificare che il termine “parte” può designare non solo una singola persona, ma anche un gruppo di persone che si pone rispetto al negozio come un unico centro di interessi. Questi atti riguardano direttamente il solo patrimonio di chi li compie. Inoltre vi sono atti unilaterali che determinano modificazioni anche sfavorevoli di un patrimonio altrui: recesso di un contratto o da un’associazione; - bilaterali o plurilaterale: costituito dalla dichiarazione di volontà o dai comportamenti negoziali di due o più parti. Qui risulta evidente che è necessario il consenso di tutti i partecipanti qualora si conclude un negozio giuridico con il quale ciascuno assume obbligazioni o disposizioni di propri diritti. Tale necessità viene a meno nelle attribuzioni a titolo gratuito o nelle ipotesi in cui una sola parte dà, promette o rinuncia in favore dell’altra parte. Un’eccezione è rappresentata dalla DONAZIONE, infatti, qui è richiesta l’accettazione. Essa consiste nell’aumentare il patrimonio del donatario per spirito di liberalità attribuendogli un diritto proveniente dal patrimonio del donante. Dal bisogno di accettazione restano esclusi particolari atti come la promessa di pagare un debito, di prestazione gratuita di un servizio, remissione di un debito. Per essi la legge non richiede l’accettazione, ma consente al beneficiario il rifiuto nel termine richiesto. In mancanza di tale rifiuto il contratto è concluso.
DELIBERAZIONI: dichiarazioni negoziali approvate, all’unanimità o maggioranza, dall’organo collegiale di una persona giuridica o di un gruppo organizzato: assemblea di soci, assemblea di condominio. Esse valgono come regolamento negoziale del gruppo e quindi si considerano unilaterali.
DICHIARAZIONE DI VOLONTA’ a seconda che la loro efficacia giuridica sia subordinata alla ricezione nella sfera di particolari soggetti oppure no si distingue in:
- RECETTIZIE: produce effetto dal momento in cui perviene a conoscenza della persona alla quale è destinata. Se questi non prova di essere stato senza colpa nell’impossibilità di averne notizia essa si reputa conosciuta nel momento in cui raggiunge l’indirizzo del destinatario. Nel negozio bilaterale o plurilaterale la dichiarazione è destinata alla controparte e quindi è sempre recettizia. Tali possono essere anche alcuni tipi di negozi unilaterali come il recesso unilaterale da una società;
- NON RECETTIZIE: negozi la cui dichiarazione di volontà non deve essere destinata a nessuno. Pare ovvio che si tratta di negozi unilaterali in particolare testamento, accettazione d’eredità e promessa in pubblico.
Inoltre vi è anche un’altra distinzione: - ESPRESSA: per mezzo della parola scritta o parlata o con qualsiasi altro segno che valga
come mezzo di comunicazione: gesto affermativo, negativo, levare il braccio per votare….; - TACITA: con il silenzio o attraverso un COMPORTAMENTO CONCLUDENTE, ovvero
un comportamento che non costituisce direttamente un mezzo di espressione e di comunicazione, ma che presuppone e realizza una volontà e così indirettamente la manifesta. Se in un negozio self-service un cliente si serve di una cosa posta in vendita conclude in tal modo un contratto d’acquisto. A volte il significato del comportamento è posto dalla legge: la volontaria esecuzione di un contratto annullabile, da parte del
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contraente cui spettava l’azione di annullamento e che conosceva il motivo dell’annullabilità, costituisce la convalida del contratto stesso. Ancora se il creditore restituisce al debitore il documento con il quale quest’ultimo si era impegnato nei suoi confronti, ciò presuppone e manifesta la volontà di liberarlo. In altri casi, invece, sono le circostanze concrete che attribuiscono ad un comportamento un significato negoziale: un commerciante avendo ricevuto la richiesta di fornitura la esegua immediatamente senza un’espressa dichiarazione di accettazione. Per quanto riguarda il primo aspetto, quello del silenzio esso in particolari circostanze può assumere un valore dichiarativo: presidente di un’assemblea domanda chi sia contrario alla deliberazione, qui il silenzio di fronte alla domanda vale come espressione di un voto favorevole. Un simile significato deriva solo dalla legge: art 1333cod. civ., oppure da un precedente accordo tra le parti o ancora dal principio di buona fede nelle trattative tenendo conto degli usi di una particolare cerchia di persone e di un gruppo sociale. In particolari casi la legge stabilisce che il silenzio produca un risultato analogo a quello della rinuncia: acquisto di un diritto alla condizione che l’interessato emetta una corrispondente dichiarazione entro un termine stabilito, trascorso il quale l’acquisto è precluso. Ciò anche se la mancata dichiarazione sia dovuta a forza maggiore, dimenticanza o incapacità di intendere e di volere.
INTERPRETAZIONE DEL NEGOZIO GIURDICO: anche qui vi è il medesimo problema che esiste per la singola norma. Le parole e gli altri segni variano il loro significato a seconda del contesto e delle circostanze. Di conseguenza può accadere che la dichiarazione negoziale non abbia un significato univoco e quindi esse viene intesa diversamente dal dichiarante, dal destinatario e dai terzi eventualmente interessati. Da qui la grande importanza, ancora una volta, dell’interpretazione. Essa non si riduce alla ricerca empirica di ciò che ciascuno voleva intendere, ma richiede anche una scelta giuridica fra i diversi significati possibili. In materia contrattuale i criteri di scelta sono forniti dalla legge e tali disposizioni sono applicabili anche ai negozi unilaterali tra vivi e per certi aspetti anche per il testamento. In primo luogo è necessario fare la distinzione tra:
- INTERPRETAZIONE SOGGETTIVA: significato concordamente attribuito alle dichiarazioni dalle parti al tempo della conclusione del contratto, posto che tale comune intenzione sia esistita e sia accertabile: art. 1362 cod. civ. Così se le parti si sono accordate per la compravendita di azioni della Fiat senza, però, specificare se si tratti di azioni ordinarie o privilegiate, ma risulta che entrambe intendevano riferirsi alle azioni privilegiate, il contratto avrà valore secondo la comune intenzione della parti. Questo risulta dall’articolo 1362 che determina che il contratto deve essere interpretato in base alla comune intenzione delle parti e non limitandosi al senso letterale delle parole. Inoltre di fondamentale importanza risulta essere il comportamento complessivo delle parti. Infatti si terrà conto delle trattative, di ciò che le parti usavano praticare nei loro rapporti precedenti, il loro comportamento posteriore alla conclusione del contratto;
- INTERPRETAZIONE OGGETTIVA: scelta del significato più ragionevole. Tale interpretazione si attua qualora le parti non attribuiscono il medesimo significato alla dichiarazione negoziale, quindi è necessario stabilire se ad uno di essi spetta la prevalenza. E sarà tale il significato che appaia meglio giustificato e dunque il più ragionevole. Per tale scelta la legge indica alcuni criteri:
1. il contratto o le singole clausole debbano essere interpretate nel senso in cui possono avere qualche effetto;
2. ha prevalenza ciò che si pratica generalmente: art. 1368 cod. civ; 3. quello che appare più conveniente alla natura e all’oggetto del contratto: art. 1369 cod. civ;
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4. se si tratta di una clausola inserita nelle condizioni generali di contratto da uno dei contraenti essa va interpretata a favore della controparte: art. 1370 cod. civ;
5. se nonostante questi criteri il negozio rimane oscuro deve essere inteso nel senso meno gravoso per l’obbligato, se è a titolo gratuito, e nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli interessi delle parti, se invece è a titolo oneroso: art. 1371 cod. civ.
Un limite alla prevalenza del significato oggettivamente più ragionevole è rappresentato dal principio della buona fede. Tali regole sono ordinate secondo un criterio di gerarchia: l’interpretazione soggettiva ha prevalenza su quella oggettiva e fra questa la buona fede prevale su tutte, mentre la legge 1371 cod. civ. chiude la gerarchia.
SIMULAZIONE: il dichiarante e il destinatario sono d’accordo nel non volere gli effetti della loro dichiarazione negoziale. Essa costituisce una vera e propria finzione destinata ad ingannare i terzi. Dietro tale dichiarazione vi è una CONTRODICHIARAZIONE OCCULTA, che esprime la volontà effettiva delle parti. La simulazione è possibile nei contratti, nei negozi unilaterali recettivi, come la promessa di pagamento. Invece essa è esclusa quando si tratta di dichiarazioni negoziali non recettizie. Il suo scopo è quello di recare pregiudizio ai diritti di terzi o di occultare la violazione di norme imperative. Spesso, inoltre, il motivo principale di simulazione consiste nella frode fiscale. Tuttavia può anche avere uno scopo lecito. Essa può essere:
- ASSOLUTA: le parti fingono di porre in essere un negozio, ma in realtà non ne vogliono nessuno: un debitore finge di vendere alcuni beni ad un amico, col quale è d’accordo, al fine di sottrarli all’imminente azione esecutiva di creditori;
- RELATIVA: le parti fingono di porre in essere un negozio, ma in realtà ne vogliono un altro risultante dalla controdichiarazione. La diversità tra il negozio apparente, quello simulato, e quello effettivo, dissimulato, può stare nella natura del negozio: donazione dissimulata dietro apparente compravendita. Oppure nell’oggetto: si dichiara di vendere a 1000, invece il prezzo reale è 2000. Oppure può riguardare il soggetto: A finge di vendere a B, ma in realtà vende a C. In questo caso alla controdichiarazione devono partecipare tutti e tre: INTERPOSIZIONE FITTIZIA DI PERSONA.
EFFETTI: l’atto simulato non produce alcun effetto fra le parti per la ragione che esso non è effettivamente voluto. Quindi se si tratta di una compravendita e si tratta di una simulazione assoluta, la proprietà della cosa venduta non si trasmette realmente al vero compratore ne egli diviene il debitore del prezzo. Invece se si tratta di una simulazione relativa, fra le parti ha effetto il diverso contratto che esse hanno voluto effettivamente concludere, purchè tale atto sia lecito. Un appartamento è venduto per 300.000 euro, ma è dichiarato un prezzo apparente di 150.000 euro a scopo di evasione fiscale, la simulazione è illecita, ma la compravendita al prezzo effettivamente voluto è perfettamente lecita e valida. Per ciò che concerne i terzi, essi hanno sempre il diritto di far valere la realtà nascosta del negozio simulato: art. 1415 cod. civ. Quindi il creditore potrà sottoporre a esecuzione forzata anche qui beni che il debitore abbia finto di alienare ad altri. Tuttavia vi sono anche terzi che hanno l’interesse a far prevalere l’apparenza. Qui gli effetti rispetto ad essi sono regolati in maniera differente a seconda che essi siano:
- AVENTI CAUSA: A alieni simulatamene un bene a B e questo, approfittando disonestamente della falsa apparenza, lo vende a un terzo in buona fede. Il proprietario effettivo rimane A, il quale potrebbe far valere il suo diritto anche contro il terzo. Ma una simile conseguenza che va a precludere la TUTELA DELL’AFFIDAMENTO non è accettabile. Di conseguenza a pagare di questa situazione non deve essere il terzo estraneo
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alla simulazione, ma entrambe le parti di essa, ovvero A e B. A perde la proprietà della cosa e potrò rivolgersi solo contro B per ottenere il risarcimento del danno. Lasimulazione non può essere opposta ai terzi che in buona fede hanno acquistato diritti dal titolare apparente;
- CREDITORI: il creditore del simulato alienante può far dichiarare la simulazione al fine di sottoporre ad esecuzione forzata il bene uscito dal patrimonio del suo debitore. Al contrario il creditore del simulato acquirente ha l’interesse a far prevalere la simulazione, in modo da potersi soddisfare sul bene apparentemente appartenente al suo debitore. Se il creditore ha acquistato in buona fede il suo affidamento è tutelato. Ma se non ha acquistato nessuna garanzia reale la simulazione può essergli opposta.
NEGOZIO FIDUCIARIO: il fiduciante trasferisce al fiduciario la proprietà di una cosa o un altro diritto, imponendogli, o di trasferirlo ad un terzo o di farne un uso determinato. La sua caratteristica sta proprio in tale LIMITAZIONE OBBLIGATORIA. Il bene viene trasferito con l’intesa che il fiduciario lo utilizzi o lo venda e a richiesta egli lo restituirà al fiduciante o in caso di vendita gli dia il ricavato. Se il fiduciario non rispetta gli impegni assunti il sfiduciante potrà agire in giudizio nei suoi confronti per ottenere il risarcimento del danno. Se la cosa viene trasferita ad un terzo senza che ciò sia consentito entra in gioco la tutela dell’affidamento e quindi l’acquisto del terzo è salvo. Il sfiduciante potrà solo chiedere il risarcimento danni al fiduciario, sempre che il terzo abbia agito in buona fede. Altrimenti egli diviene complice del fiduciario e quindi sarà tenuto alla restituzione della cosa e al risarcimento del danno causato. Questo tipo di negozio è particolarmente usato come garanzia: la proprietà della cosa viene trasferita al creditore, con l’intesa che questi la restituirà quando il debito sia pagato.
ERRORE NELLA FORMAZIONE DI UN NEGOZIO: l’errore consiste in una falsa conoscenza o nell’ignoranza di situazioni, qualità, rapporti. Esso può influire sulla formazione in diversi modi:
- può ricadere sulla dichiarazione: ERRORE OSTATIVO. Questo avviene per distrazione o per ignoranza del significato delle parole o dei segni usati, si dichiara una cosa differente da quella che si vorrebbe: scrivo 650 invece vorrei scrivere 560, ho male inteso il presidente che aveva invitato ad alzare la mano a coloro che erano favorevoli alla delibera, io l’ho alzata anche se contrario,
- può ricadere su circostanza che influenzano la volontà: ERRORE VIZIO. Accetto di acquistare l’oggetto che mi è stato offerto, perché credo che sia d’oro, ma in realtà è di altro metallo. Quindi non vi è errore nella dichiarazione, ho dichiarato ciò che voglio, ma la mia volontà si è formata sulla base di un errore. Di tale errore si può parlare solo quando ci si riferisce a fatti passati o presenti.
L’errore determina la formazione di un negozio non idoneo alla funzione che gli è propria: tutelare gli interessi delle parti che l’hanno creato. Quindi vi è la necessità di negare efficacia al negozio viziato da errore. Tuttavia occorre considerare che con il negozio si vanno a regolare i propri interessi nei rapporti con altre persone, le quali fanno affidamento sull’assetto negoziale creato. Conseguentemente negando efficacia al negozio giuridico si va a deludere l’affidamento fatto su di esso, da qui nasce la TUTELA DELL’AFFIDAMENTO, di cui si è già accennato nei capitoli precedenti. Riguardo quest’aspetto vi è un differente trattamento a seconda che si tratti di:
- contratto a titolo ONEROSO: solitamente prevale la tutela dell’affidamento. Tuttavia se l’errore è stato rilevato dall’altra parte, non vi è alcun affidamento da tutelare e il contratto viene annullato. Questo in quanto la legge impone a ciascun contraente un onere di attenzione all’esistenza di eventuali vizi della volontà o della dichiarazione e di conseguenza solo l’affidamento sorto nonostante tale attenzione merita di essere tutelato. A tale proposito si parla di ERRORE RICONOSCIBILE: è tale quando, in relazione al contenuto, alle
sara_asero
grazie mille, fatto bene
gloria_mosa
kristy.92
andrebbe bene studiare su questi appunti per affrontare l'esame?
erikavonni
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