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Timestamp: 2020-08-06 10:55:00+00:00
Document Index: 379363

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 374', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 19113 del 01/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19113 del 01/08/2017
Cassazione civile, sez. III, 01/08/2017, (ud. 23/03/2017, dep.01/08/2017), n. 19113
sul ricorso 14389-2015 proposto da:
GENERALI ITALIA SPA (OMISSIS), in persona dei legali rappresentanti
Dott. P.V. e Dott. D.G., elettivamente
dell’avvocato VALENTINO FEDELI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato LUCA VECCHIONI giusta procura in calce al
R.W., S.D.;
R.W., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la
dall’avvocato MAURIZIO DE MITRI giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 426/2014 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,
23/03/2017 dal Consigliere Dott. CIRILLO FRANCESCO MARIA;
Sostituto Procuratore generale Dott. SGROI CARMELO che ha concluso
chiedendo la rimessione alle Sezioni Unite, a norma dell’art. 374
c.p.c., della decisione in ordine alla risoluzione del contrasto
sulla possibilità di detrarre, dalle somme spettanti a titolo di
risarcimento del danno da fatto illecito, le erogazioni che spettano
per legge, a qualsiasi titolo, allo stesso danneggiato in
conseguenza del medesimo fatto;
– in subordine, chiede la trattazione del presente ricorso nella
che R.W. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Trieste, S.D. e la Generali Assicurazioni s.p.a., quest’ultima quale impresa designata del Fondo di garanzia per le vittime della strada, chiedendo che fossero condannati in solido al risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un sinistro stradale nel quale egli, alla guida della propria moto, era stato investito dalla moto condotta dal convenuto, priva di copertura assicurativa;
che si costituì in giudizio la società di assicurazione, chiedendo che il danno fosse comunque liquidato entro il massimale ed esercitando il diritto di regresso nei confronti dello S.;
che nel procedimento intervenne l’INPS al fine di far valere il proprio diritto di surroga della somma di Euro 193.642,78, pari al valore dell’assegno di invalidità riconosciuto al R.;
che il Tribunale, dichiarata l’inammissibilità dell’intervento e disposta una c.t.u., accolse la domanda, condannò i convenuti in solido al risarcimento dei danni, respinse la domanda di mala gestio nei confronti della società di assicurazione, accolse la domanda di regresso di quest’ultima e condannò i convenuti al pagamento delle spese di giudizio;
che la pronuncia è stata appellata da entrambe le parti e la Corte d’appello di Trieste, dopo aver espletato una nuova c.t.u, con sentenza del 25 novembre 2014, in parziale riforma di quella del Tribunale, ha modificato le percentuali di responsabilità del sinistro, ponendo il 75 per cento a carico dello S. ed il 25 per cento a carico del R.; ha rideterminato il danno complessivo nella misura di Euro 150.531,75 per danno patrimoniale e di Euro 715.651,84 per danno non patrimoniale; ha condannato lo S. e la società di assicurazione a pagare al R. la differenza, detraendo la somma di Euro 418.047,83, già versata al danneggiato ed ha regolato le spese;
che contro la sentenza della Corte d’appello di Trieste propone ricorso principale la Generali Italia s.p.a., con atto affidato a cinque motivi;
che resiste R.W. con controricorso contenente ricorso incidentale affidato ad otto motivi;
che la società di assicurazioni resiste con controricorso al ricorso incidentale;
che S.D. non ha svolto attività difensiva in questa sede;
che il Procuratore generale ha presentato requisitoria scritta, chiedendo che venga rimessa all’esame delle Sezioni Unite di questa Corte la questione relativa all’ammissibilità della c.d. compensatio lucri cum damno e, in subordine, che la causa venga trattata alla pubblica udienza.
che con il terzo motivo del ricorso principale si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 1223,1909,1910 e 2059 c.c.;
che la società assicuratrice rileva che la Corte d’appello avrebbe errato nel non operare la compensazione con quanto liquidato dall’INPS a titolo di trattamento pensionistico;
che il ricorso richiama, sul punto, la sentenza 13 giugno 2014, n. 13537, di questa Corte, che avrebbe riconosciuto l’operatività del principio della compensatio lucri cum damno in base al principio per cui il danneggiato non può cumulare il risarcimento con il trattamento di pensione erogato dall’INPS e non può trovarsi, dopo la liquidazione, in una situazione migliore di quella in cui si sarebbe trovato se il fatto dannoso non si fosse verificato;
che su tale questione appare opportuno rimettere la trattazione alla pubblica udienza.
La Corte dispone che la trattazione del presente ricorso avvenga in pubblica udienza presso questa Terza Sezione Civile.