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Timestamp: 2020-02-27 05:08:25+00:00
Document Index: 147720920

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art, 1', 'art.1', 'art. 1', 'art 1', 'art 1', 'art. 1', 'art 3', 'art. 24', 'art 1', 'art. 1', 'art 1', 'art 24', 'art. 7', 'art.1', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 2', 'art.2', 'art. 69', 'art.24', 'art. 1', 'art. 24', 'art.24']

﻿ Utilizzo contributi - 50ePiùEnasco
Contributi: sono indispensabili ai fini pensionistici e per questo è bene monitorarne l’avanzamento. In base a quanto si è maturato, viene calcolato l’ammontare dell’assegno pensionistico.
Gli iscritti alla gestione separata che posseggono periodi contributivi accreditati nel fondo pensioni lavoratori dipendenti, nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi o presso le forme di previdenza obbligatoria esclusive o sostitutive dell’A.G.O, possono chiedere, ai sensi dell’art. 3 del D.M 282/1996, il computo nell’ambito della Gestione
Separata di detti periodi contributivi ai fini del diritto e della misura della pensione a carico della Gestione stessa.
I periodi contributivi eventualmente posseduti nelle diverse Casse professionali non sono presi in considerazione perché, per espressa disposizione legislativa, sono esclusi dal computo. Pertanto, l’iscritto alla gestione separata può accedere al trattamento pensionistico a
carico della gestione stessa, computando per il diritto a pensione i periodi non coincidenti temporalmente; mentre per la relativa misura computando tutti i periodi, anche se coincidenti. Il sistema di calcolo applicabile è quello contributivo.
La facoltà di computo è esercitata all’atto della presentazione della domanda di pensione ed una volta esercitata tale facoltà questa diventa irrevocabile. È, però, possibile evitarne l’applicazione solo rinunciando alla domanda di pensione presentata.
Condizioni per l’esercizio del computo
Le condizioni per poter esercitare la facoltà del computo da parte degli iscritti alla gestione separata sono le medesime previste per l’esercizio dell’opzione al sistema contributivo:
a) Iscrizione nella gestione separata;
b) anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31.12.1995;
c) anzianità minima contributiva di 15 anni di cui almeno 5 nel sistema
contributivo, cumulando le gestioni per le quali le norme vigenti prevedono la possibilità di effettuare il cumulo (es. fondo dipendenti e gestioni autonome) dei periodi contributivi, computando tutti periodi non coincidenti nonché la contribuzione post 1995 accreditata nella Gestione Separata o nelle forme esclusive o sostitutive dell’A.G.O.
Trattamenti pensionistici in regime di computo
 Pensione di vecchiaia
 Pensione anticipata (dal 1° gennaio 2012)
 Assegno ordinario di invalidità
 Pensione di inabilità
 Pensione ai superstiti
 Pensione supplementare
 Supplemento di pensione (**)
Misura della pensione e sistema di calcolo con l’esercizio del computo
Con l’esercizio della facoltà di computo, l’assicurato consegue un trattamento a carico della gestione separata. Pertanto la prestazione ottenuta soggiace alla normativa prevista per i trattamenti erogati nella suddetta gestione e viene di conseguenza calcolata interamente con il sistema contributivo, fermo restando che, ai fini della
determinazione del montante individuale per i periodi anteriori o successivi al 1996, devono trovare applicazione le aliquote di computo delle singole gestioni di appartenenza.
I soggetti che esercitano la facoltà di computo conseguono il diritto ai trattamenti pensionistici in base ai requisiti anagrafici e contributivi previsti per gli iscritti dal 1° gennaio 1996 alla Gestione Separata.
Il diritto a pensione di vecchiaia, per gli iscritti alla Gestione Separata che esercitino la facoltà di computo, può essere raggiunto sulla base dei seguenti requisiti:
 70 anni e 7 mesi d’età (nel triennio 2016-2018), ed almeno 5 anni di
 in presenza degli stessi requisiti previsti per il raggiungimento della pensione di vecchiaia dei lavoratori autonomi: 66 anni e 7 mesi d’età per gli uomini ( per il triennio 2016 – 2018) e 66 anni ed 1 mese per le donne ( per biennio 2016/2017) , che diverranno, dal 2018 , 66 anni e 7 mesi; sono inoltre richiesti 20 anni di contributi, ed una pensione che superi di 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale.
La pensione di vecchiaia liquidata con il computo non può avere decorrenza anteriore al primo giorno del mese successivo a quello in cui la facoltà di computo è stata esercitata. Permane, ovviamente, la condizione della cessazione dell’attività di lavoro dipendente alla data di decorrenza del trattamento pensionistico.
 al compimento dei 63 anni e 7 mesi di età ( nel triennio 2016-2018), facendo valere almeno 20 anni di contributi (esclusi i contributi figurativi), a condizione che l’ammontare mensile della pensione sia almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale;
 al raggiungimento degli stessi requisiti contributivi utili alla pensione anticipata per gli iscritti alle altre gestioni (41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, nel triennio 2016 -2018).
Qualora ne ricorrano le condizioni, è possibile esercitare la facoltà di computo sia ai fini dell’assegno di invalidità che della pensione di inabilità. Pertanto, qualora all’iscritto alla Gestione Separata sia riconosciuta una capacità lavorativa inferiore a un terzo, avrà diritto all’assegno di invalidità; se invece all’iscritto sia riconosciuta un’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi lavoro, avrà diritto alla pensione di inabilità. In entrambi i casi, saranno necessari almeno 5
anni di contributi versati nella Gestione Separata, di cui almeno tre accreditati nei 5 anni precedenti alla domanda.
In caso di liquidazione di pensione di inabilità in computo, i periodi contributivi maturati nelle gestioni pensionistiche interessate dal computo concorrono con quelli maturati nella Gestione separata nella determinazione dell’anzianità contributiva complessiva
non superiore a 40 anni.
Trasformazione in vecchiaia dell’assegno ordinario di invalidità
conseguito con il computo
Sia l’assegno di invalidità liquidato in gestione separata con la facoltà di computo che la relativa trasformazione in pensione di vecchiaia devono essere calcolati con il sistema contributivo. Qualora il soggetto a cui sia stato riconosciuto e confermato l’assegno ordinario di invalidità conseguito col computo, versi successivamente al riconoscimento dell’assegno ulteriore contribuzione, l’utilizzo della stessa ai fini della trasformazione dell’assegno in pensione di vecchiaia avviene secondo modalità diverse a seconda che la contribuzione versata successivamente alla titolarità dell’assegno in computo sia o meno diversa dalla contribuzione che è stata oggetto di computo e che è confluita nell’assegno liquidato in gestione separata.
Peraltro, la facoltà di computo esercitata, a suo tempo, per la liquidazione dell’assegno non è vincolante per un successivo trattamento pensionistico nell’ipotesi in cui l’assegno sia revocato o non confermato. Pertanto il soggetto, cui sia stato revocato o non confermato l’assegno in computo può richiedere, ove ricorrano le condizioni previste dalla legge, una prestazione pensionistica calcolata con il sistema misto.
Pensione indiretta ai superstiti in computo
La facoltà di computo può essere esercitata dai superstiti di assicurato per la liquidazione della pensione indiretta; la condizione per esercitare la facoltà di computo deve essere riferita al de cuius che pertanto, alla data del decesso, deve risultare in possesso, considerando tutti i periodi di contribuzione non coincidenti, delle condizioni per l’opzione al contributivo di cui all’articolo 1, comma 23, della legge n. 335 del 1995.
In caso di esercizio della facoltà di computo da parte del superstite di assicurato, la liquidazione del relativo trattamento ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso dell’assicurato.
La contribuzione versata successivamente al pensionamento potrà essere valorizzata solo nel caso in cui è stata accreditata a carico della Gestione Separata. La liquidazione del supplemento può essere richiesta, per la prima volta, quando siano trascorsi almeno 2 anni dalla data di decorrenza della pensione e, successivamente, dopo 5 anni dalla decorrenza del precedente supplemento. Non essendo richiesto, per la liquidazione dei supplementi a carico della Gestione
Separata il compimento dell’età pensionabile, nessuna rilevanza assume, ai predetti fini, l’elevazione dell’età pensionabile introdotta dalle diverse leggi succedutesi nel tempo.
L’abrogazione della Legge n. 322/1958, ad opera della Legge n. 122/2010, che consentiva, a titolo gratuito, la costituzione della posizione assicurativa presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD) dell’Inps da parte dei pubblici dipendenti che cessavano dal servizio senza aver maturato il diritto a pensione, ha indotto il legislatore ad intervenire nuovamente sulla materia dal momento che ingenerava disparità di trattamento tra i dipendenti statali iscritti alla Cassa Stato (CTPS), per i quali la costituzione operava d’ufficio, e gli altri dipendenti pubblici iscritti alla Casse CPDEL, CPS, CPI e CPUG, per i quali operava soltanto a domanda.
Per sanare la situazione sopra descritta, l’art. 1, comma 238, della legge n. 228/2012, ha previsto, quindi, per gli iscritti:
 alla cassa pensione per i dipendenti degli Enti locali (CPDEL);
 alla cassa per le pensioni ai sanitari (CPS);
 alla cassa per le pensioni agli insegnanti d’asilo e di scuole elementari parificate (CPI);
 alla cassa per le pensioni agli ufficiali giudiziari e agli aiutanti ufficiali giudiziari (CPUG);
 cessati dall’iscrizione senza il diritto a pensione entro il 30 luglio 2010.
La facoltà di costituire “a domanda”, per il corrispondente periodo di iscrizione alle suddette casse la propria posizione assicurativa nell’A.G.O., mediante versamento dei contributi determinati secondo le regole dell’A.G.O. stessa.
L’esercizio di tale facoltà non dà, comunque, diritto alla corresponsione di ratei di pensione, pertanto, sia in sede di prima liquidazione che di ricostituzione della pensione non vengono riconosciuti arretrati riferiti a
periodi anteriori alla data della domanda per la costituzione della posizione assicurativa nel f.p.l.d. In caso di decesso dei soggetti interessati, la facoltà di costituire la posizione assicurativa può essere
esercitata dai loro superstiti per il diritto e la misura della pensione indiretta o di reversibilità.
Facoltà di recesso dagli artt. 1 e 2 della Legge n. 29/1979
L’art, 1, comma 247, della Legge n. 228/2012, ha disciplinato una particolare facoltà di recesso dalle domande di ricongiunzione presentate ai sensi degli artt. 1 e 2 della Legge n. 29/1979, nel periodo compreso tra il 1° luglio 2010 e il 1° gennaio 2013.
La disposizione consentiva agli iscritti alla CPDEL, CPS, CPI, CPUG , cessati dal servizio entro il 30 luglio 2010, che, non potendo accedere alla costituzione della posizione assicurativa nel FPLD, avevano esercitato la facoltà di ricongiunzione ai sensi degli artt. 1 e 2 della Legge n. 29/1979, di recedere dall’operazione di ricongiunzione, con restituzione dell’onere, entro 1 anno dall’entrata in vigore della Legge n. 228/2012 (1°
gennaio 2013), a condizione che avessero contestualmente chiesto di avvalersi della costituzione della posizione assicurativa di cui all’art.1, comma 238, della Legge n. 228/2012.
La facoltà di recesso rimaneva, comunque, preclusa nei casi in cui l’operazione di ricongiunzione avesse già comportato la liquidazione del trattamento pensionistico.
A decorrere dal 1° gennaio 2013 è stato introdotto dalla Legge n. 228/2012 (art. 1, comma 239) un nuovo regime di cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti, posseduti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori autonomi, presso le forme sostitutive ed esclusive dell’A.G.O, nonché presso la Gestione Separata, finalizzato al perfezionamento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, di inabilità e ai superstiti di assicurato deceduto senza aver acquisito il diritto a pensione (Circ. Inps n. 120/2013).
Ferme restando le vigenti disposizioni di legge in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi (D.lgs.n. 42/2006 ) e di ricongiunzione degli stessi (Legge n. 29/1979), la facoltà di cumulo deve
avere ad oggetto tutti i periodi contributivi accreditati nelle gestioni assicurative interessate dalla disciplina del cumulo.
L’art 1comma 195 della legge 232/2016 ( legge di bilancio 2017), ha modificato in maniera sostanziale l’art 1 comma 239 della legge 228/2012, ha introdotto diverse novità in materia di cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti al fine di conseguire una unica pensione.
In particolare le tre grandi novità del nuovo cumulo gratuito sono:
 estensione della norma agli iscritti alle Casse Professionali;
 l’ introduzione delle Pensione Anticipata;
 la liquidazione delle prestazioni anche in presenza di un diritto autonomo maturato in una delle gestioni coinvolte nel cumulo.
Tra gli aspetti connessi al nuovo cumulo gratuito, ci sono inoltre:
 il recesso dalla ricongiunzione della Legge 29/79 art. 1 e 2 e le modalità di restituzione di quanto versato per i soggetti titolari di più periodi assicurativi ai sensi del comma 239 della Legge 228/2012;
 la rinuncia alla domanda di totalizzazione (Decreto legislativo 42/2006);
 i termini di pagamento delle indennità di fine servizio comunque denominate di cui all’art 3 del decreto Legge n. 79 del 1997, convertito con modifica, dalla legge 140/1997.
Prestazioni conseguibili in cumulo
4. Pensione ai superstiti
Pensione di vecchiaia (a formazione progressiva)
A decorrere dal 1 gennaio 2017, è data la facoltà di conseguire la pensione in regime di cumulo anche ai soggetti in possesso di contributi per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una o più gestioni coinvolte dal cumulo stesso.
a) Non essere titolare di una pensione;
b) aver maturato il requisito contributivo di 20 anni (considerando tutte le contribuzioni cronologicamente non sovrapposte);
c) aver perfezionato il requisito anagrafico previsto dalla legge di Riforma 214/2011 c.d. Monti-Fornero (66 anni e 7 mesi di età a partire dal 2018), adeguato prospetticamente alla speranza di vita come disposto dalla L. 122/2010.
Nel caso di un assicurato che utilizzi il cumulo per conseguire la pensione di vecchiaia e che abbia anche contribuzione afferente ad una Cassa Previdenziale Privata Ordinistica, nella quale il requisito interno/specifico per la pensione di vecchiaia sia superiore rispetto a quello ordinario INPS, il pro-quota relativo alla contribuzione della Cassa – benché questa concorra a determinare il diritto alla pensione -, sarà erogato solo al raggiungimento del requisito interno/specifico della Cassa medesima.
Si precisa inoltre che la pensione di vecchiaia in cumulo non potrà comunque avere decorrenza anteriore al 01/02/2017 (mese successivo all’entrata in vigore della Legge di stabilità 2017).
Per la pensione anticipata il requisito contributivo è univoco e stabilito L. 232/2016, e a questo tutte le Gestioni e Casse afferenti al cumulo devono attenersi.
In sostanza, l’assicurato dovrà possedere complessivamente i requisiti contributivi previsti dall’art. 24, c. 10 della L. 214/2011 con prospettico adeguamento a speranza di vita (con scatti biennali a partire dal 2019), come sotto sintetizzati:
(pari a 2227 settimane) 41 anni e 10 mesi*
In questo caso, a differenza della pensione di vecchiaia in cumulo, non si avrà alcuna formazione progressiva della pensione, ma un unico trattamento da subito erogato al ricorrere delle condizioni richieste, applicando esclusivamente i requisiti contributivi della 214/2011 e tenendo conto – ai fini del diritto a pensione -, non solo dei contributi versati nelle Gestioni INPS, ma anche delle annualità contributive accantonate presso le Casse Previdenziali per Liberi Professionisti iscritti ad Albo.
la pensione di Inabilità in regime di cumulo, è esercitabile anche dai soggetti che presentino periodi di contribuzione presso gli Enti di Previdenza Privati. Tuttavia, dato che il riconoscimento è conseguito in base ai requisiti di assicurazione e di contribuzione, nonché agli ulteriori requisiti richiesti dalla forma assicurativa nella quale il soggetto interessato è iscritto al momento del verificarsi dello stato inabilitante, sarà necessario operare una ricognizione degli specifici requisiti delle diverse Casse.
La maggiorazione convenzionale dovrà essere ripartita tra le diverse forme assicurative che cumulano, dividendo l’anzianità contributiva utile per la misura della pensione posseduta dal soggetto interessato in ciascuna forma e l’anzianità contributiva utile per la misura acquisita complessivamente dal soggetto nelle diverse forme interessate.
La pensione ai superstiti in regime di cumulo, come previsto dall’articolo 1, comma 242, della legge n. 228 del 2012, è conseguita in conformità con quanto disposto dall’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 42 del 2006 (Totalizzazione).
In particolare, si potranno verificare quattro fattispecie:
a) Se il dante causa non era titolare di una pensione, la pensione indiretta si consegue in base ai requisiti di assicurazione e di contribuzione e agli ulteriori requisiti richiesti dalla forma assicurativa, nella quale il dante causa era iscritto al momento del decesso. Per il perfezionamento dei predetti requisiti si tiene conto della somma dei periodi di assicurazione e contribuzione non coincidenti presso le singole forme assicurative, ove il dante causa sia stato iscritto.
b) Se il dante causa era titolare di una pensione diretta in cumulo, questa è reversibile nei limiti previsti da ogni forma pensionistica. Solo le forme assicurative che riconoscono il diritto alla pensione di reversibilità ai familiari superstiti liquidano il relativo pro-quota.
c) Se il dante causa era titolare di pensione di vecchiaia in cumulo parziale (con pagamento di alcuni pro-quota), in quanto aveva soddisfatto i requisiti minimi per il cumulo della contribuzione presso la Cassa, ai fini della pensione di reversibilità si deve tenere conto anche dell’ulteriore quota a carico della Cassa da determinarsi secondo il relativo ordinamento con riferimento ai familiari superstiti e alle aliquote di reversibilità.
d) Se il dante causa era titolare di pensione di vecchiaia in cumulo completa (con pagamento di tutti i pro-quota), che avesse maturato il requisito contributivo ventennale nelle Gestioni INPS, la Cassa liquiderà l’eventuale quota a sua carico secondo il proprio regolamento.
Ai fini della conversione dei periodi di iscrizione nelle diverse gestioni previdenziali, la Circolare n.140 ha esposto i criteri, che per comodità si riportano in tabella sintetica:
Parametro giornaliero Valore temporale equivalente
6 giorni 1 settimana
26 giorni 1 mese
78 giorni 1 trimestre
312 giorni 1 anno
Ente Istruttore della domanda di Pensione ed Ente Pagatore
I soggetti che intendono esercitare la facoltà di cumulo devono – nella generalità dei casi -, presentare la relativa domanda all’Ente previdenziale di ultima iscrizione ed in particolare alla forma assicurativa dove risulta accreditata l’ultima contribuzione a favore del lavoratore. Esistono tuttavia due deroghe a quanto appena affermato:
a) nel caso in cui il soggetto interessato al cumulo risulti da ultimo iscritto a più forme assicurative ha facoltà di scegliere quella alla quale inoltrare la domanda;
b) nel caso di pensione di vecchiaia, qualora risultino perfezionati i requisiti di cui all’articolo 24, commi 6 e 7, della Legge n. 214 del 2011 (per intenderci gli attuali 66 anni e 7 mesi) e non anche quelli previsti dall’ordinamento della Cassa Professionale ( per intenderci i 68 anni dell’esempio precedente ), l’interessato, deve presentare la domanda di pensione all’INPS stesso che avrà cura di inoltrarla alla Cassa Professionale di ultima iscrizione per la relativa istruttoria.
Ai fini dell’accertamento della sussistenza del diritto alla prestazione richiesta, l’Ente Istruttore acquisisce dalle altre Gestioni/Ordinamenti interessati dal cumulo:
i dati relativi all’anzianità contributiva utile per il diritto;
i periodi cui si riferiscono tali contributi;
(Solo per la pensione di vecchiaia) la data del perfezionamento dei requisiti previsti dalla Casse Private qualora questi siano diversi da quelli stabiliti dai citati commi 6 e 7 della legge n. 214 del 2011.
Il pagamento delle pensioni in cumulo sarà materialmente effettuato sempre dall’INPS.
La pensione in regime di cumulo costituisce un’unica pensione, pertanto gli istituti giuridici connessi al trattamento pensionistico ossia:
– Perequazione automatica;
– Integrazione al trattamento minimo (Art. 6 della legge n. 638 del 1983);
– Maggiorazione sociale (Art. 1 della legge n. 544 del 1988 e Art. 38 della legge n. 448 del 2001);
– Somma aggiuntiva (articolo 1, comma 187, della legge n. 232 del 2016),
verranno liquidati con riferimento al trattamento unico complessivamente considerato.
Si precisa, inoltre, che le prestazioni in parola, saranno liquidate sempreché tra le quote di pensione che compongono la pensione cumulata ve ne sia almeno una a carico delle forme assicurativa per le quali è previsto tale beneficio.
Per coloro che hanno presentato domanda di totalizzazione ai sensi del decreto legislativo 42/2006 in data anteriore al 1 gennaio 2017 e il cui procedimento amministrativo non risulta concluso, possono presentare richiesta di revoca e accedere alla pensione in regime di cumulo gratuito.
Tale istanza di rinuncia può essere avanzata anche dai superstiti dell’assicurato deceduto.
Recesso dalla ricongiunzione di cui gli articoli 1 e 2 della legge 29 del 1979
L’ art 1 comma 197 della legge di bilancio 2017, prevede per i soggetti titolari più posizioni assicurative, la possibilità di recedere dalle domande di ricongiunzione presentate ai sensi degli art. 1 e 2 della legge 29 /1979 e di chiedere il relativo rimborso ovvero la restituzione delle somme versate laddove non sia stato perfezionato il pagamento integrale dell’importo dovuto.
Il recesso può essere manifestato sia presentando una domanda in forma esplicita sia attraverso il semplice comportamento omissivo nel pagamento delle rate di onere.
La quota di onere versato ex Legge 29 /1979 è rimborsato a domanda degli assicurati.
Il citato carattere transitorio non si applica :
ai recessi avvenuti successivamente al 1° gennaio 2018;
ai soggetti che non possono far valere i requisiti del cumulo entro il 1° Gennaio 2017;
ai recessi effettuati entro il 31/12/216.
Si ribadisce che per coloro che hanno pagato interamente l’onere della ricongiunzione non è prevista la possibilità di recedere o chiedere la restituzione di quanto versato.
Il comma 197 dell’art 1 della legge 232/2016, si applica esclusivamente alle ricongiunzioni della Legge 29/79 e non a quelle esercitate ai sensi della Legge 45/1990.
Termini di pagamento di fine servizio
Per il personale che cessa dal servizio usufruendo del cumulo gratuito, il pagamento del relativo trattamento di fine servizio sarà liquidato a partire dai 12 mesi successivi al compimento dell’età anagrafica prevista dall’art 24 comma 6 della legge 214/2011 e non dalla cessazione del rapporto di lavoro.
La totalizzazione –introdotta D.lgs. n. 42/2006 – , consente agli iscritti a due o a più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, alle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, nonché alle forme pensionistiche obbligatorie gestite dagli Enti di cui ai decreti legislativi n. 509/1994 e n. 103/1996 (Inpgi), che non siano già titolari di trattamento pensionistico autonomo in una delle predette gestioni, di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti , al fine del conseguimento di un’unica pensione.
– dagli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti;
– dagli iscritti alle forme sostitutive , esclusive ed esonerative dell’A.G.O.;
– dagli iscritti alle forme pensionistiche obbligatorie, agli appositi albi o elenchi gestiti dagli Enti previdenziali privatizzati;
– dagli iscritti alla gestione separata dei lavoratori parasubordinati;
– dagli iscritti al fondo di previdenza per il clero secolare e per i ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica.
La titolarità di una pensione ai superstiti non è preclusiva della possibilità di avvalersi dell’istituto della totalizzazione e, allo stesso modo, è possibile ottenere la pensione indiretta da totalizzazione per un familiare superstite già titolare di altro trattamento pensionistico diretto (Circ. Inps n. 69/2006)
Determinazione dell’anzianità contributiva
Pertanto, l’attribuzione di eventuali maggiorazioni contributive, il riconoscimento di accrediti figurativi, ovvero contrazioni della contribuzione utile per il diritto a pensione, dovranno essere attribuiti senza alcun riguardo al tipo di trattamento previsto per analoghe fattispecie negli ordinamenti delle altre gestioni dove l’assicurato possiede contribuzione da cumulare.
– considerati i contributi figurativi;
– attribuite le maggiorazioni contributive previste dalle specifiche disposizioni legislative (es. invalidità superiore al 74%, benefici amianto ecc…);
– contratti i periodi di attività lavorativa per i quali la retribuzione percepita è inferiore al minimale retributivo di accredito previsto dall’art. 7 della Legge n. n. 638/1983.
Valutazione della contribuzione estera
Per il perfezionamento dell’anzianità contributiva utile per ricorrere alla totalizzazione dei periodi assicurativi sono validi anche i periodi lavorativi svolti all’estero in Paesi comunitari e in Paesi legati all’Italia da convenzioni bilaterali di sicurezza sociale.
Periodi contributivi coincidenti
Premesso che i periodi contributivi totalizzabili ai fini pensionistici debbono non essere coincidenti, qualora ciò si verifichi, la contribuzione accreditata per periodi coincidenti deve essere conteggiata una volta sola.
Trattamenti pensionistici in regime di totalizzazione
Il D.lgs. n. 42/2006 ha disposto la concessione delle seguenti prestazioni:
– pensione indiretta ai superstiti.
Il diritto alla pensione di vecchiaia si matura al perfezionamento dei seguenti requisiti:
– raggiungimento dei 65 anni (più incremento dell’aspettativa di vita) di età, sia per gli uomini che per le donne ( per il 2019 il requisito è raggiunto a 66 anni);
– possesso di un’anzianità contributiva complessiva di almeno 20 anni (1040 contributi settimanali);
– sussistenza degli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, eventualmente previsti dai singoli ordinamenti per l’accesso alla pensione di vecchiaia (cessazione lavoro dipendente);
– 18 mesi di finestra mobile.
I requisiti anagrafici e contributivi previsti per l’accesso al pensionamento di vecchiaia in regime di totalizzazione prescindono da eventuali diversi requisiti di età e di anzianità contributiva prescritti dagli ordinamenti di tutte le gestioni interessate per il conseguimento della pensione di vecchiaia.
– con 40 anni e 3 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica;
– con gli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva eventualmente previsti dai singoli ordinamenti per l’accesso alla pensione di vecchiaia (cessazione rapporto lavoro dipendente).;
– 18 mesi di Finestra mobile
Il requisito contributivo dei 40 anni deve essere raggiunto escludendo i contributi figurativi accreditati per disoccupazione e malattia che saranno, invece, considerati per la misura della pensione (Circ. Inps n. 69/2006).
La totalizzazione puo’ essere richiesta dal lavoratore anche per ottenere la pensione per inabilità assoluta e permanente se matura, sommando i periodi assicurativi e contributivi non coincidenti versati nelle diverse gestioni indipendentemente dalla durata di ogni singolo periodo, i requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti nel fondo pensionistico in cui è iscritto al momento in cui si verifica lo stato invalidante.
Il medesimo fondo pensionistico accerta anche la sussistenza del requisito sanitario.
Se la gestione, che accerta il diritto a pensione e che coincide con quella in cui il lavoratore è iscritto al momento del verificarsi dello stato invalidante, prevede nel proprio ordinamento la concessione della maggiorazione convenzionale dell’anzianità assicurativa, detta maggiorazione dovrà essere ripartita tra tutte le gestioni incluse nella totalizzazione in proporzione all’anzianità assicurativa posseduta dall’assicurato al momento dell’evento inabilitante.
Dal 1° gennaio 2012 la maggiorazione convenzionale ai fini del “quantum” della prestazione viene calcolata con il sistema contributivo.
Titolarità di assegno ordinario di invalidità
La totalizzazione dei periodi assicurativi è preclusa ai titolari di assegno ordinario di invalidità in quanto titolari di trattamento pensionistico autonomo (art.1, comma 1, D.lgs. n. 42/2006), tuttavia, qualora le condizioni di salute del titolare dell’assegno si aggravino e lo stesso venga riconosciuto inabile, potrà chiedere la pensione di inabilità in totalizzazione, dal momento che si è in presenza di una revoca del precedente trattamento e della liquidazione del nuovo trattamento di inabilità.
La totalizzazione rimane, invece, preclusa in caso di trasformazione dell’assegno ovvero della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia in quanto non si è in presenza di una perdita di titolarità della prima prestazione, ma vi è un mutamento del titolo della stessa (Circ. Inps n. 9/2008).
Il familiare superstite, avente diritto, può chiedere la pensione ai superstiti in regime di totalizzazione per i contributi versata dall’assicurato deceduto prima di aver maturato il diritto a pensione se:
– il decesso è avvenuto in data successiva al 2 marzo 2006;
– la maturazione dei requisiti di assicurazione e contribuzione avviene nella forma pensionistica alla quale il lavoratore era iscritto al momento del decesso.
I predetti requisiti vanno verificati rispetto alla sommatoria dei periodi contributivi non coincidenti , indipendentemente dalla durata di ogni singolo periodo, risultanti presso le singole gestioni in cui il dante causa era stato iscritto, mentre, le quote del pro-rata di spettanza di ciascun superstite sono quelle vigenti nella gestione che accerta il diritto a pensione.
Reversibilità delle pensioni dirette liquidate in regime di totalizzazione
Le pensione dirette da totalizzazione (vecchiaia, anzianità, inabilità)sono reversibili ai superstiti con le modalità e nei limiti previsti da ogni singola gestione.
Sistema di calcolo da applicare per la liquidazione delle pensioni in totalizzazione
L’importo delle prestazioni pensionistiche viene determinato in “pro quota” da ciascuna gestione pensionistica interessata, in rapporto ai periodi di iscrizione maturati, anche se coincidenti con quelli accreditati presso altre gestioni e che non sono utilizzabili ai fini del diritto alle prestazioni stesse, con le seguenti modalità:
a) si applica il sistema di calcolo contributivo salvo che sia stato raggiunto il diritto autonomo in una gestione nella quale è previsto il calcolo retributivo in relazione ad un’anzianità complessiva non inferiore a 18 anni al 31.12.1995. In detto caso si applicano le regole di calcolo previste in quella gestione (Msg. Inps n. 017730 del 5.08.2008);
b) nei casi in cui il calcolo del pro-rata, secondo le regole della gestione dove è stato raggiunto il diritto autonomo a pensione, risulti meno favorevole rispetto al calcolo del pro-rata secondo le regole generali che disciplinano il calcolo contributivo, è data facoltà, previa domanda, di liquidare interamente la pensione con il calcolo contributivo (Msg. Inps n. 016583 del 12.10.2012).
N.B. Per la determinazione del sistema di calcolo, l’anzianità contributiva al 31.12.1995, deve essere computata considerando tutte le gestioni interessate alla totalizzazione, computando i periodi utili e non utili al diritto, non sovrapposti temporalmente.
Ai titolari di pensione totalizzata possono essere riconosciute, in presenza delle prescritte condizioni reddituali, le maggiorazioni sociali, a condizione che tra le quote di pensione che compongono la pensione totalizzata almeno una sia a carico di una gestione che preveda tale beneficio.
Sulle pensioni in totalizzazione vengono riconosciuti i trattamenti di famiglia. Se tra le quote che compongono la prestazione ve n’è almeno una a carico di una forma assicurativa dei lavoratori dipendenti deve essere concesso l’assegno al nucleo familiare, viceversa si applica il trattamento di famiglia previsto per le gestioni speciali dei lavoratori autonomi.
I titolari di pensione in totalizzazione, che posseggano periodi di contribuzione nel fondo pensioni lavoratori dipendenti esclusi dalla totalizzazione per il mancato possesso del limite minimo richiesto (6 anni fino al 31.12.2007 e 3 anni fino al 31.12.2011), possono richiedere, ricorrendo le altre condizioni di legge, la pensione supplementare nel Fondo, a condizione che la pensione totalizzata sia composta da almeno una quota a carico di un fondo sostitutivo od esclusivo dell’A.G.O.
I titolari di pensione in totalizzazione, che abbiano periodi di contribuzione nella gestione separata, esclusi dalla totalizzazione, possono conseguire, sussistendo gli ulteriori requisiti di legge, la pensione supplementare a carico della gestione stessa (Circ. Inps n. 9/2008).
Il pensionato che, dopo la liquidazione della pensione in totalizzazione, continua a lavorare e a versare i contributi in una delle gestioni comprese nel cumulo dei periodi assicurativi, potrà chiedere la liquidazione del supplemento sempre che detta gestione preveda nel proprio ordinamento l’istituto del supplemento.
In tale caso il supplemento dovrà essere liquidato secondo le disposizioni di legge della gestione dove risultano accreditati i contributi successivi alla decorrenza della pensione.
Al contrario, la contribuzione accreditata dopo la liquidazione della pensione in totalizzazione, in una gestione non compresa nel cumulo dei periodi assicurativi, non potrà dar luogo alla liquidazione del supplemento del pensione, venendo a mancare qualsiasi collegamento tra la contribuzione accreditata successivamente alla liquidazione della pensione e una gestione compresa nella pensione in totalizzazione (Msg. Inps n. 8959/2011).
Le pensioni in totalizzazione sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro sia dipendente che autonomo.
Le pensioni totalizzate non sono integrabili al trattamento minimo.
Trattamenti pensionistici di vecchiaia e di anzianità in totalizzazione
– La Legge n. 122/2010, ha disposto che ai trattamenti pensionistici liquidati in regime di totalizzazione decorrano 18 mesi dal perfezionamento dei requisiti.
Trattamenti pensionistici per inabilità assoluta e indiretti ai superstiti
– Le pensioni di inabilità assoluta concesse in regime di totalizzazione decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda se risultano perfezionati tutti i requisiti previsti, compreso quello sanitario.
Le pensioni indirette ai superstiti decorrono dal mese successivo al decesso del dante causa.
La domanda di pensione in regime di totalizzazione deve essere presentata all’Ente della forma assicurativa a cui da ultimo il lavoratore è o è stato iscritto.
Il pagamento complessivo dei trattamenti pensionistici in totalizzazione è effettuato unicamente dall’Inps, anche nel caso in cui la composizione della pensione non abbia alcuna quota di pertinenza dell’Istituto, mentre l’onere economico resta a carico delle singole gestioni interessate, ciascuna per la propria quota.
Compatibilità tra totalizzazione e ricongiunzione Legge n. 29/1979
La totalizzazione è incompatibile con la ricongiunzione e si verifica nel momento in cui vi sia accettazione della ricongiunzione da parte dell’interessato.
– in caso di domanda di ricongiunzione presentata a partire dal 3.3.2006 e già perfezionata con accettazione da parte dell’interessato (pagamento intero importo, pagamento prima rata, silenzio-assenso dopo 90 gg. dalla notifica se gratuita), la facoltà della totalizzazione è preclusa;
– in caso di domanda di ricongiunzione presentata antecedentemente al 3.3.2006 e per la quale non fosse stato completato il pagamento dell’intero onere, era stata concessa agli interessati la possibilità di rinunciare alla ricongiunzione, presentandone esplicita richiesta entro il termine perentorio del 2.3.2008. La predetta rinuncia consentiva di riacquistare la facoltà di avvalersi della totalizzazione e di avere la restituzione delle somme versate a titolo di ricongiunzione, maggiorate degli interessi legali.
Tutti i periodi assicurativi oggetto di ricongiunzione definita alla data del 2.3.2006 con l’avvenuto pagamento integrale dell’onere nella gestione pensionistica di destinazione, possono essere successivamente utilizzati ai fini della totalizzazione.
In sostanza, l’incompatibilità tra la ricongiunzione e la totalizzazione deve intendersi riferita alle sole ipotesi di ricongiunzione perfezionate dopo l’entrata in vigore del d.lgs. n. 42/2006 e cioe’ dal 3.3.2006, mentre, le ricongiunzioni concluse prima di tale data consentono di poter esercitare la facoltà di totalizzazione (Msg. Inps n. 30218/2009).
Enti interessati al D.Lgs. n. 509/1994
CF (Cassa avvocati e procuratori legali)
CNPADC (Cassa dottori commercialisti)
CPG (Cassa geometri)
CNPR (Cassa ragionieri e periti commerciali)
ENASARCO (rappresentanti di commercio) (*)
ENPAIA (impiegati dell’agricoltura)
Fondo per impiegati di imprese di spedizione e agenzie marittime
(*) Pur facendo parte degli Enti previdenziali privatizzati dal D.lgs. n. 509/1994 l’Enasarco non è interessato dalla totalizzazione contributiva dal momento che il trattamento previdenziale degli agenti rappresentanti di commercio ha natura integrativa di quello obbligatorio istituito nella gestione commercianti dell’Inps
La ricongiunzione deve riguardare la totalità dei servizi, anche se resi con iscrizione a più gestioni previdenziali, essendo la legge finalizzata al conseguimento della pensione unica, e pertanto non sono ammesse ricongiunzioni parziali. La gestione accentrante provvederà alla valutazione dei periodi assicurativi secondo le esigenze del proprio ordinamento pensionistico.
L’art. 1, della Legge n. 29/1979, dà la possibilità di ricongiungere presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti, gestito dall’Inps, tutti i contributi esistenti nelle altre gestioni sostitutive, esclusive o esonerative dell’Assicurazione obbligatoria (cosiddette gestioni “alternative” quali INPDAP, Fondi speciali Ferrovie, Volo, Elettrici, Telefonici,…) o nelle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi (Artigiani, commercianti e coltivatori diretti esclusa la Gestione separata dei parasubordinati).
Fino al 30 giugno 2010 la ricongiunzione nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti dei periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici “alternativi” avveniva senza oneri per il richiedente. Dal 01 luglio 2010 (art. 12 del D.L. n. 78/2010 convertito in Legge n. 122/2010) invece anche tale tipo di ricongiunzione è diventata onerosa. L’onere a carico del richiedente è pari al 50% della somma risultante dalla differenza tra la riserva matematica e le somme versate dalla gestione o dalle gestioni assicurative in cui è stata versata la relativa contribuzione.
La ricongiunzione in Fondi diversi dal Fondo pensioni Lavoratori Dipendenti (art. 2 della Legge n. 29/1979)
Secondo l’art. 2 della Legge n. 29/1979, il lavoratore che possa far valere periodi di iscrizione:
– nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti;
– in forme obbligatorie di previdenza sostitutive, esclusive od esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria predetta;
– nelle gestioni speciali per i lavoratori autonomi gestite dall’Inps
può chiedere in qualsiasi momento, a titolo oneroso, ai fini del diritto e della misura di un’unica pensione, la ricongiunzione di tutti i periodi di contribuzione dei quali sia titolare. L’interessato può esercitare la facoltà di ricongiunzione presso la gestione in cui risulti iscritto all’atto della domanda ovvero nella gestione, diversa da quella di iscrizione, nella quale possa far valere almeno otto anni di contribuzione versata in costanza di effettiva attività lavorativa.
La facoltà di ricongiunzione dei vari periodi in un’unica gestione può essere esercitata una sola volta. Può essere esercitata una seconda volta:
– dopo almeno dieci anni dalla prima, con almeno cinque anni di contribuzione per effettivo lavoro;
– al momento del pensionamento e solo nella stessa gestione nella quale ha operato la precedente ricongiunzione.
Ricongiunzione Legge 45/90
La Legge 5 marzo 1990, n. 45, consente di poter ricongiungere le posizioni assicurative esistenti presso l’AGO e le gestioni di essa sostitutive con quelle costituite presso le varie Casse di previdenza dei liberi professionisti.
La richiesta di ricongiunzione deve riguardare “tutti” i periodi di contribuzione maturati presso altre forme previdenziali nell’ambito di rapporti assicurativi non più in atto.
La facoltà di ricongiunzione può essere esercitata una sola volta, salvo che il richiedente non possa far valere successivamente alla prima ricongiunzione un periodo di assicurazione di almeno 10 anni, di cui almeno 5 di contribuzione continuativa in regime obbligatorio in relazione all’attività effettivamente esercitata.
L’onere del pagamento, su domanda dell’interessato, può essere rateizzato in un numero di rate mensili non superiore alla metà delle mensilità corrispondenti ai periodi ricongiunti, con la maggiorazione di un interesse annuo composto.
Periodi assicurativi utili
Sono considerati utili, anche se tra loro coincidenti, i periodi relativi ad attività lavorative effettivamente esercitate. Tale coincidenza, però, non determina alcuna maggiorazione dell’anzianità contributiva da riconoscere al lavoratore in conseguenza della ricongiunzione.
Se uno o più periodi relativi ad attività effettiva sono coincidenti con uno o più periodi non riguardanti attività effettiva (quali i periodi di riscatto degli anni del corso di laurea ed i periodi di contribuzione figurativa), nessuno di questi ultimi, per la parte coincidente, viene considerato ai fini della ricongiunzione.
Facoltà di ricongiunzione per i superstiti
La facoltà di ricongiunzione può essere esercitata anche dai superstiti del lavoratore entro 2 anni dal decesso dell’interessato.
L’articolo 1, comma 23, della Legge n. 335/1995 ha introdotto l’opzione al sistema di calcolo contributivo ossia la possibilità per i lavoratori con anzianità anteriore al 31/12/1995, di conseguire la pensione con le regole del sistema contributivo, a condizione che abbiano maturato un’anzianità’ contributiva pari o superiore a quindici anni di cui almeno cinque nel sistema medesimo”.
Tuttavia l’art.2, comma 1, del D.L. n. 355/2001, ha fornito l’interpretazione autentica del predetto articolo 1, stabilendo che la facoltà di opzione è concessa soltanto ai lavoratori in possesso alla data del 31.12.1995 di un’anzianità contributiva di meno di 18 anni (Circ. Inps n. 181/2001). Pertanto vengono esclusi i c.d. Retributivi.
Contribuzione utile per l’esercizio dell’opzione
Ai fini dell’esercizio della facoltà in parola sono utilizzabili i periodi di contribuzione obbligatoria, figurativa, volontaria e da riscatto, purché diano luogo ad un’anzianità contributiva complessiva non inferiore a 15 anni e purché almeno 5 anni di anzianità contributiva si collochino dopo il 31 dicembre 1995 (vedi Circ. Inps n. 108/2002, p. 3).
Categorie di lavoratori che possono avvalersi dell’opzione
La facoltà di opzione può essere esercitata anche nel corso della vita lavorativa da lavoratori in possesso di un’anzianità contributiva, ante e post 1996, inferiore a 18 anni alla data del 31.12.1995 e iscritti:
– all’A.G.O. (Fpld, gestioni lavoratori autonomi);
– alle forme di previdenza obbligatoria sostitutive ed esclusive dell’A.G.O.
La facoltà può essere esercitata anche dai familiari superstiti.
Calcolo di pensione e determinazione del montante contributivo
I lavoratori che optano per il sistema contributivo hanno la pensione calcolata in due quote:
a) quota di pensione per le anzianità maturate fino al 31.12.1995;
b) quota di pensione per le anzianità maturate dall’1.1.1996.
Il montante contributivo da determinare per il calcolo della prestazione pensionistica, viene computato sulla base di criteri che differiscono tra di loro a seconda della quota di pensione da calcolare. Più precisamente:
– per la quota A di pensione il periodo di contribuzione annua, costituito dagli ultimi dieci anni di anzianità contributiva precedenti la data del 31.12.1995, preso in considerazione per la determinazione del montante medio, è valutato per ciascun anno o frazione di anno mediante il rapporto tra l’aliquota contributiva vigente in detto anno e l’aliquota contributiva media vigente nei dieci anni di calendario precedenti quello in cui viene esercitata l’opzione.
– Per la quota B di pensione il montante individuale dei contributi maturati per i periodi successivi al 31.12.1995 è determinato con gli elementi di calcolo previsti per il sistema contributivo.
Per non penalizzare il lavoratore nella scelta, l’art. 69, comma 6, della Legge n. 388/2000, ha disposto che l’Ente previdenziale erogatore rilasci, a richiesta degli interessati, due schemi di calcolo della liquidazione del trattamento pensionistico rispettivamente con il sistema contributivo e con il sistema retributivo, di modo che si posseggano tutti gli elementi di cognizione necessari per l’esercizio dell’opzione (vedi Circ. Inps n. 108/2002, p. 7).
L’opzione, esercitata al momento del pensionamento sulla scorta del doppio calcolo pensionistico rilasciato dall’Ente previdenziale, una volta esercitata è irrevocabile. L’opzione, esercitata nel corso della vita assicurativa e, quindi, senza essere finalizzata all’accesso alla pensione, e’ revocabile finché non produce effetti sostanziali, come ad esempio il superamento del massimale contributivo da parte del lavoratore (Msg. Inps n. 219/2013).
Opzione al contributivo dal 1° gennaio 2012
Con l’entrata in vigore della legge di riforma previdenziale n. 214/2011, pur essendo stata fatta salva la facoltà di opzione per la liquidazione del trattamento pensionistico con le regole del sistema contributivo a condizione che gli interessati abbiano maturato 15 anni di anzianità contributiva di cui almeno 5 nel sistema medesimo, ai soggetti optanti sono applicati, a partire dal 1° gennaio 2012, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata previsti per i lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31.12. 1995 (art.24, comma 7, del D.L. 201/2011 convertito in Legge n. 214/2011).
Decorrenza della pensione di vecchiaia da opzione
Con riguardo alla decorrenza si rammenta che la pensione di vecchiaia, da liquidare nei confronti di lavoratori che hanno esercitato il diritto di opzione, non può decorrere, da data anteriore al 1° giorno del mese successivo a quello in cui è stata presentata domanda di opzione.
L’art. 1, comma 40, della Legge n. 335/1995 ha riconosciuto alle lavoratrici madri la possibilità di anticipare l’ accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo di 4 mesi per ciascun figlio fino ad un massimo di 12 mesi.
Con l’entrata in vigore, dal 1° gennaio 2012, della Legge di riforma n. 214/2011, le lavoratrici madri che maturano i requisiti per conseguire la pensione di vecchiaia nel predetto sistema contributivo anticipano l’età pensionabile in rapporto alle nuove età anagrafiche introdotte dall’art. 24, adeguate agli incrementi della speranza di vita (Msg. Inps 18730 del 2013).
Soggetti che maturano i requisiti per l’esercizio della facoltà di opzione a decorrere dal 1° gennaio 2012.
Ai soggetti che hanno maturato i requisiti per l’esercizio della facoltà di opzione a decorrere dal 1° gennaio 2012 e optano per la liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole di calcolo del sistema contributivo, si applicano i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata previsti per i lavoratori in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (Circ. Inps n. 35/ 2012).
N.B. nei confronti dei lavoratori di cui trattasi non si deve verificare il requisito relativo all’importo della pensione, non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale in virtù dell’art.24, comma 7, legge n. 214/2011, che ha soppresso, in materia di opzione, il rinvio ai requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo.
Il titolare di trattamento pensionistico diretto a carico dell’A.G.O, di un fondo sostitutivo ovvero di un fondo esclusivo dell’A.G.O, liquidato in regime di opzione al sistema di calcolo contributivo, se in possesso di ulteriori periodi di contribuzione a carico della Gestione separata può conseguire la pensione supplementare a carico di tale Gestione.
Ugualmente, il titolare di trattamento pensionistico diretto a carico di un fondo sostitutivo ovvero esclusivo dell’A.G.O, liquidato con l’opzione al contributivo, qualora abbia anche periodi di iscrizione all’A.G.O puo’, ricorrendone i prescritti requisiti di legge, ottenere la pensione supplementare a carico dell’A.G.O stessa.