Source: https://www.rivista231.it/Legge231/Pagina.asp?Id=1007
Timestamp: 2019-05-23 03:22:47+00:00
Document Index: 91087471

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5']

Ai fini della configurabilità della responsabilità da reato dell'ente, l'interesse dell'autore del reato può anche solo coincidere con quello della persona giuridica, alla quale sarà imputabile l'illecito anche quando l'agente, perseguendo il proprio autonomo interesse, finisca per realizzare obiettivamente quello dell'ente (Sez. V, sentenza n. 10265 del 4 marzo 2014, CED Cass. n. 258574).
I criteri ascrittivi della responsabilità da reato degli enti, rappresentati dal riferimento contenuto nell'art. 5 del D.Lgs. 231 del 2001 all'interesse o al vantaggio, evocano concetti distinti e devono essere intesi come criteri concorrenti, ma comunque alternativi, in quanto il richiamo all'interesse dell'ente valorizza una prospettiva soggettiva della condotta delittuosa posta in essere dalla persona fisica da apprezzare "ex ante", mentre il riferimento al vantaggio evidenzia un dato oggettivo che richiede sempre una verifica "ex post" (Sez. V, sentenza n. 10265 del 4 marzo 2014, CED Cass. n. 258575).
"2. Con il primo motivo la ricorrente lamenta che i reati presupposto contestati sarebbero stati commessi nell'interesse esclusivo delle persone fisiche autrici dei medesimi, circostanza che, ai sensi del secondo comma dell'art. 5 d. Igs. n. 231/2001, integrerebbe quello che è normativamente disciplinato come un vero e proprio limite negativo della fattispecie complessa da cui scaturisce la responsabilità dell'ente, con la conseguenza che quest'ultimo avrebbe dovuto essere assolto da ogni accusa. In tal senso la sentenza impugnata sarebbe, dunque, doppiamente viziata dall'errata applicazione della legge sostanziale e dal difetto di motivazione sulla questione evidenziata, pur prospettata con il gravame di merito, avendo imputato ad Italease la responsabilità per i reati contestati esclusivamente in forza del vantaggio che la stessa avrebbe conseguito dalla loro commissione. Tali doglianze sono però infondate.
3. Va innanzi tutto ricordato sul punto che i criteri oggettivi di imputazione della responsabilità amministrativa da reato sono individuati nel primo comma dell'art. 5 del d. Igs. n. 231/2001, il quale prevede che l'ente risponde dei reati commessi "nel suo interesse o a suo vantaggio" dai suoi vertici apicali ovvero da coloro che sono sottoposti alla direzione o alla vigilanza dei medesimi.
3.1 In proposito la Relazione allo Schema del decreto legislativo ha ritenuto opportuno chiarire che «H richiamo all'interesse dell'ente caratterizza in senso marcatamente soggettivo la condotta .....