Source: http://www.urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=117&stat=
Timestamp: 2019-06-18 14:01:34+00:00
Document Index: 65849241

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 905', 'art. 905', 'art. 873', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 903', 'art. 905']

L'art. 9 del DM 1444/1968 stabilisce l'obbligo di osservare la distanza prevista quando anche una sola delle pareti fronteggiantisi sia finestrata e, nella norma, non vi è alcun vuoto normativo che possa lasciar spazio a un'integrazione da parte della normazione locale, pertanto l'esistenza di una finestra è un dato di fatto, che non può essere sovvertito da alcuna diversa previsione di un regolamento edilizio.
NEL CASO DI FABBRICATO AVENTE IL MURO PERIMETRALE FINESTRATO, IL PROPRIETARIO DELL'AREA CONFINANTE NON PUÒ COSTRUIRE IN ADERENZA
Nel caso di esistenza, sul confine tra due fondi, di un fabbricato avente il muro perimetrale finestrato, il proprietario dell'area confinante che voglia, a sua volta, realizzare una costruzione sul suo terreno deve mantenere il proprio edificio ad almeno dieci metri dal muro altrui, con esclusione, nel caso considerato, della possibilità di esercizio della facoltà di costruire in aderenza.
Il metodo di misurazione legale del distacco che deve ammettersi per la veduta da una finestra si calcola in modo radiale, mentre i distacchi tra gli edifici vanno misurati con il metodo lineare
SCALE, BALLATOI E PORTE POSSONO CONFIGURARE VEDUTE QUANDO È POSSIBILE IN CONCRETO ESERCITARE PROSPECTIO E INSPECTIO SU O VERSO IL FONDO DEL VICINO
In tema di limitazioni legali della proprietà, con particolare riferimento alle scale, ai ballatoi e alle porte, che fondamentalmente sono destinati all'accesso dell'edificio, e soltanto occasionalmente od eccezionalmente utilizzabili per l'affaccio, esse possono configurare vedute quando - indipendentemente dalla funzione primaria del manufatto - risulti obiettivamente possibile, in via normale, per le particolari situazioni o caratteristiche di fatto, anche l'esercizio della "prospectio" e "inspectio" su o verso il fondo del vicino.
LA PRESENZA DI TERRENO DI RIPORTO ALL’INTERNO DI UN MURO RENDE ILLEGITTIME LE COSTRUZIONI A MENO DI 10 METRI
Ciò che rileva ai fini delle distanze non è la preesistenza o meno di un muro di contenimento rispetto alla costruzione frontistante, ma se la funzione dello stesso sia volta a contenere un dislivello naturale o artificiale. La presenza di un considerevole strato di terreno di riporto determina l'illegittimità, per difetto di istruttoria, del permesso di costruire rilasciato nonostante la violazione delle distanze legali in virtù di mere presunzioni, nonostante la presenza una pluralità di elementi che inducono a ritenere che il terrapieno non sia di origine naturale.
LE TERRAZZE POSSONO CONFIGURARE VEDUTA A CARICO DEL FONDO VICINO SOLO SE MUNITE DI RINGHIERA O PARAPETTO
Le terrazze possono configurare veduta a carico del fondo vicino solo se munite di solidi ripari, come ringhiera o parapetto, tali da permettere di sporgere la testa senza pericolo verso detto fondo.
IL PRINCIPIO DELLA PREVENZIONE SI APPLICA SOLO ALLE DISTANZE TRA COSTRUZIONI, NON PER L'APERTURA DELLE VEDUTE
Mentre nel caso della distanza tra costruzioni è applicabile il principio della prevenzione - in base al quale il proprietario del fondo che costruisce per primo può ubicare la costruzione rispetto al confine nel modo ritenuto più opportuno - tale criterio non è utilizzabile nell'ipotesi prevista dall'art. 905 c.c., che disciplina la distanza fra l'apertura delle vedute, dovendo comunque il proprietario che costruisce per primo tenere le vedute dirette a distanza non minore di un metro e mezzo dal confine, anche del vicino fondo che sia inedificato.
LA DISCIPLINA DELLA DISTANZA DELLE VEDUTE DAL CONFINE EX ART. 905 C.C. NON PUÒ RITENERSI INTEGRATA DA EVENTUALI REGOLAMENTI LOCALI SALVO SPECIFICO RIFERIMENTO
La disciplina della distanza delle vedute dal confine, in quanto finalizzata alla tutela del mero interesse privato alla salvaguardia del fondo vicino dalle indiscrezioni dipendenti dalla loro apertura, trova la sua fonte esclusivamente nell'art. 905 c.c. (che richiede una distanza di un metro e mezzo), norma che, a differenza di quanto stabilito dall'art. 873 c.c., non può ritenersi integrata da eventuali regolamenti locali in tema di distanze, salvo che la maggior distanza delle costruzioni, prevista dai regolamenti locali, sia riferita specificamente al confine, nel qual caso le norme regolamentari regolano anche la distanza delle vedute dal confine.
LA DIZIONE "PARETI FINESTRATE" IN UN REGOLAMENTO EDILIZIO CHE SI ISPIRI ALL'ART. 9 DEL D.M. 1444/1968 VA RIFERITA SOLO ALLE VEDUTE E NON ALLE LUCI
SPETTA A CHI ASSUME CHE UN INTERVENTO EDILIZIO DETERMINI UNA ILLEGITTIMA SERVITÙ DI VEDUTA DIMOSTRARE LA DIFFORMITÀ DELLA NUOVA VEDUTA RISPETTO A QUELLA PREESISTENTE
In caso di intervento edilizio che si assuma determini il possesso di una illegittima servitù di veduta, chi afferma che la nuova veduta sia stata aperta in sostituzione di un'altra veduta di cui ammetta o non contesti la conformità al diritto, deve dimostrare il presupposto su cui si basa la sua pretesa, cioè la difformità della nuova veduta rispetto a quella preesistente.
DISTANZE: LA QUALIFICAZIONE DI UNA APERTURA COME “LUCE” O COME “FINESTRA” DIPENDE DALL'UTILIZZO CHE ESSA CONSENTE A PRESCINDERE DALLA SUA POSIZIONE ESTERNA
Agli effetti del rispetto delle norme sulle distanze, la qualificazione di una apertura come "luce" o come "finestra" va rapportata alla possibilità di utilizzo che essa consente, la quale prescinde dalla sua posizione esterna.
La disposizione contenuta nell'art. 9 del D.M., che prescrive la distanza di dieci metri che deve sussistere tra edifici antistanti,ha carattere inderogabile: si tratta, infatti, di norma imperativa, la quale predetermina in via generale ed astratta le distanze tra le costruzioni, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell'applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi.
LE FINESTRE APERTE CON INTERVENTO DI RISTRUTTURAZIONE DEVONO RISPETTARE I DIECI METRI DALLE PARETI FRONTISTANTI
In ragione della sensibilità dei valori tutelati dall'art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968, la distanza minima di dieci metri fra pareti finestrate deve essere comunque rispettata, e ciò anche in caso di interventi riconducibili alla categoria della ristrutturazione edilizia, salvo ovviamente le ipotesi in cui tali interventi si sostanzino in un mero recupero di beni - realizzati prima dell'entrata in vigore della norma - che già non rispettavano tale prescrizione, non essendo possibile dare alla norma stessa applicazione retroattiva.
L'ESPRESSIONE PARETI FINESTRATE SI RIFERISCE ESCLUSIVAMENTE ALLE PARETI MUNITE DI FINESTRE QUALIFICABILI COME VEDUTE
LA FACOLTÀ DI TRASFORMARE UNA VEDUTA ILLEGITTIMA IN LUCE PRESUPPONE CHE ANCHE QUESTA DEBBA ESSERE APERTA LUNGO IL MEDESIMO MURO PREESISTENTE
La facoltà di trasformare una veduta illegittima in luce, quale si desume dall'art. 903 c.c., presuppone che anche questa debba essere aperta lungo il medesimo muro preesistente, in mancanza del quale non può darsi trasformazione dell'una apertura nell'altra. È pertanto da escludere che la veduta esercitata da un balcone posto a distanza inferiore a quella di cui all'art. 905 cpv. c.c., possa essere eliminata e tras
Una grande verità è una verità il cui opposto è allo stesso tempo una grande verità (Thomas Mann)