Source: https://opentechne.wordpress.com/2014/06/26/approvata-la-legge-sulle-professioni-dei-bbcc-cosa-cambia-e-cosa-invece-non-cambia/
Timestamp: 2019-06-26 20:13:14+00:00
Document Index: 127563314

Matched Legal Cases: ['art 9', 'art. 9', 'arte 2', 'arte 3', 'arte 2', 'arte 1']

Approvata la legge sulle professioni dei BBCC: cosa cambia? E cosa invece non cambia? – Open Téchne
Open Téchne
Approvata la legge sulle professioni dei BBCC: cosa cambia? E cosa invece non cambia?
Il 25 giugno 2014 la VII Commissione della Camera ha definitivamente approvato la proposta di legge in materia di professionisti competenti ad eseguire interventi sui Beni Culturali, introducendo alcune modifiche al “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42). In particolare viene introdotto l’art 9-bis:
“Art. 9-bis. – (Professionisti competenti ad eseguire interventi sui beni culturali). – 1. In conformità a quanto disposto dagli articoli 4 e 7 e fatte salve le competenze degli operatori delle professioni già regolamentate, gli interventi operativi di tutela, protezione e conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla valorizzazione e alla fruizione dei beni stessi, di cui ai titoli I e II della parte seconda del presente codice, sono affidati alla responsabilità e all’attuazione, secondo le rispettive competenze, di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di beni culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali e storici dell’arte, in possesso di adeguata formazione ed esperienza professionale”.
L’articolo è molto chiaro e non lascia spazio a dubbi: d’ora in avanti qualsiasi intervento che riguarda i Beni Culturali deve essere realizzato – e non solo diretto – da persone in possesso dei necessari titoli di studio. Si tratta di un importante riconoscimento professionale che finalmente sottolinea la necessità di affidare il nostro patrimonio alle mani di professionisti qualificati, escludendo di fatto tutti coloro che non sono in possesso dei necessari titoli di studio e che finora, complice proprio una legislazione approssimativa, potevano svolgere incarichi alla pari dei professionisti qualificati. La speranza è che questo cambiamento possa effettivamente portare maggiori opportunità lavorative a tutti i professionisti del nostro settore.
Il disegno di legge prosegue all’articolo 2 in questo modo:
2. Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le rispettive associazioni professionali, individuate ai sensi dell’articolo 26 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, e successive modificazioni, e della legge 14 gennaio 2013, n. 4, e le organizzazioni sindacali e imprenditoriali maggiormente rappresentative, per gli ambiti e nei limiti delle rispettive competenze, in conformità e nel rispetto della normativa dell’Unione europea, stabilisce, con proprio decreto, le modalità e i requisiti per l’iscrizione dei professionisti negli elenchi nazionali di cui al comma 1 del presente articolo nonché le modalità per la tenuta degli stessi elenchi nazionali in collaborazione con le associazioni professionali. I predetti elenchi sono pubblicati nel sito internet istituzionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il decreto di cui al presente comma è emanato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia.”
Anche qui tutto molto chiaro: l’obiettivo del MiBACT è creare degli elenchi di professionisti in possesso dei requisiti di cui all’Art. 9-bis. Entro 6 mesi il MiBACT, con un apposito decreto, dovrà indicare le modalità per la creazione di questi elenchi, nonché i requisiti necessari per iscriversi.
Qui potrebbe iniziare il problema, dato che, a quanto pare, la discriminante sarà data dai titoli di studio: certamente un grosso ostacolo sarà la frammentarietà della formazione in ambito culturale del nostro paese tra laurea vecchio ordinamento, corsi professionalizzanti, corsi triennali, laurea specialistica e magistrale, master, scuole di specializzazione e dottorati, che vanno moltiplicati per tutti gli ambiti formativi da cui spesso provengono gli operatori culturali, quindi Scienze MM.FF.NN., Lettere, Architettura. In tal senso una buona notizia è che gli elenchi verranno organizzati in collaborazione con le associazioni professionali, che, rispetto al MiBACT, hanno certamente maggiore conoscenza della reale situazione del proprio settore di competenza. Tuttavia, ancora una volta, si rischia una frammentazione tra le innumerevoli associazioni operanti sul territorio per ognuno degli ambiti professionali previsti nell’art. 9-bis: “archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di beni culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali e storici dell’arte”.
Aspettiamo quindi con trepidazione il decreto del MiBACT e iniziamo ad assaporare la possibilità molto concreta di veder finalmente riconosciuta la nostra professionalità e di non dover più competere – per un incarico, un progetto o un posto di lavoro – con persone non in possesso dei titoli necessari.
Se è possibile immaginare che questo disegno di legge possa portare a maggiori opportunità lavorative ai professionisti qualificati, è però difficile pensare che tutto ciò possa portare anche sensibili cambiamenti nell’ambito contrattuale ed economico. Ci potrà essere maggior peso nella contrattazione di un contratto da parte di un professionista qualificato, questo è certo, ma considerando l’alto numero di laureati in questo settore e le scarse possibilità occupazionali (in rapporto al numero di laureati) l’offerta continuerà a rimanere più alta della richiesta e finché sarà tale rimarrà difficile ottenere migliori condizioni contrattuali.
Ovviamente qui si potrebbe aprire un discorso senza fine su temi come le false partite IVA, i falsi contratti a progetto, il contratto dell’edilizia…. – ma non è il caso, un passo alla volta.
Per ora godiamoci questo cambiamento.
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4 pensieri su “Approvata la legge sulle professioni dei BBCC: cosa cambia? E cosa invece non cambia?”
Per una disoccupata laureata in Storia dell’ Arte quindi non cambierà assolutamente niente, giusto?:)
Aspettiamo di vedere cosa conterrà il decreto del MiBACT con le modalità per la creazione degli elenchi di professionisti.
Bravi! così oggi che leggo sta cosa rido tanto per non piangere!..siete così open che alla fine siete contenti di chiudere il vostro giardinetto a chi come me si sta formando, con spesa di tempo ed energie, per acquisire le competenze tecniche nell’utilizzo delle nuove tecnologie utili alla ricostruzione tridimensionale dei beni culturali.
Io sono un designer (detta tra noi spero che non facciano mai nessun albo dei designer) quindi credo che non potrò mai aver titolo per impiegare le mie conoscenze tecniche sul patrimonio culturale italiano..mentre mi pare di capire che un bibliotecario che segue 3 tutorial su Python Photogrammetry Tool per assurdo può andare a scansionare la Pietà di Michelangelo..Solite buffonate in cui non si vede mai riconosciuto il merito a favore della casta!!!
Ciao Francesco, innanzitutto credo che l’essere open (come dici te), che io intendo nel senso di condivisione (di idee, dati, informazioni, competenze…), non deve essere confuso con la completa deregolamentazione. Il fatto che chiunque oggi possa realizzare un rilievo 3D utilizzando soluzioni low cost, non implica certo che tutti possono diventare professionisti del rilievo; si tratta di un settore molto complesso, sia dal punto di vista pratico sia dal punto di vista teorico. Ciò non toglie che se un “blbliotecario” vuole fare il rilievo della Pietà e condividerlo con qualcuno o semplicemente averlo sul proprio PC oggi lo può fare.
Diverso è naturalmente il discorso professionale.
Essere open non significa fare ciascuno ciò che si vuole. In qualsiasi campo per cui è richiesta una professionalità elevata, è di conseguenza richiesta una formazione universitaria e/o post-universitaria di un certo livello. Se io voglio fare il chirurgo devo studiare per farlo e avere certi titoli, non vedo quindi dove sia lo scandalo se per lavorare in uno scavo archeologico (io sono archeologo) verrà in futuro richiesta obbligatoriamente la laurea in archeologia. Tieni presente che adesso invece non è ancora richiesta e questo porta ad avere spesso sugli scavi persone non adeguatamente preparate con una conseguente scarsa qualità del lavoro finale.
Eseguire un lavoro di rilievo o, ancora di più, una ricostruzione 3D tramite modellazione di un contesto archeologico, di un edificio storico o in generale di un bene culturale richiede in ogni caso la presenza di una persona con una formazione nel settore culturale, fermo restando che sicuramente continueranno ad esserci collaborazioni con topografi e rilevatori in generale, spesso più preparati sugli aspetti più tecnici del rilievo. Pensiamo ad esempio ai rilievo da drone: se si deve rilevare un sito archeologico, dovrà esserci per forza un archeologo a programmare il rilievo, ma ovviamente dovrà anche esserci un pilota e probabilmente qualcuno che si occupa di rilievo GPS e TS. Se poi si dovrà fare una ricostruzione virtuale del sito, dovrà esserci un acheologo a curare gli aspetti di ricostruzione in modo che siano filologicamente corretti, mentre probabilmente ci sarà qualcuno (magari proprio un designer) che si occuperà della parte più tecnica di modellazione.
Hai sottolineato che spendi tempo e energie per formarti, ma anche chi si è formato nel settore culturale ha fatto altrettanto e ha diritto a veder riconosciuta la propria professionalità, avendo spesso, oltre la laurea, anche specializzazioni, master e dottorato.
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