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Timestamp: 2020-06-02 18:47:45+00:00
Document Index: 43623054

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Sentenza Cassazione Civile n. 23046 del 17/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23046 del 17/09/2019
Cassazione civile sez. trib., 17/09/2019, (ud. 07/05/2019, dep. 17/09/2019), n.23046
sul ricorso 14928-2017 proposto da:
D.L., elettivamente domiciliato in ROMA VIA PANAMA 68,
difende, giusta procura a margine;
avverso la sentenza n. 7851/2016 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
udito per il ricorrente l’Avvocato PUOTI che ha chiesto
udito per il controricorrente l’Avvocato BACHETTI che si riporta
chiedendo l’inammissibilità e in subordine il rigetto.
Con sentenza n. 7851 depositata in data 26.10.2016 la CTR di Roma accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate – Territorio nei confronti di G.A.M. con cui era stato annullato l’avviso di accertamento avente ad oggetto la revisione parziale del classamento di 4 immobili ubicati in (OMISSIS) a seguito di revisione parziale classamento della microzona (OMISSIS) ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
La pronunzia di appello affermava infatti che nella parte motiva dell’atto impugnato erano state messe in luce le ragioni di fatto e diritto idonee a giustificare la modifica del classamento che si collegavano ai cambiamenti del tessuto urbano intervenuti nel tempo, i quali, a loro volta, avevano prodotto nell’ambito territoriale in questione una consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare e della connessa redditività in misura superiore rispetto alla rivalutazione economica riscontrata in altre zone della città, sì da rendere non più congruenti i classamenti originari.
La sentenza osservava sempre nella stessa prospettiva che nell’atto di accertamento erano espressamente indicati le caratteristiche delle unità oggetto della revisione e quelle utilizzate come parametro di raffronto per l’attribuzione del nuovo classamento.
Tali deduzioni, ad avviso della Commissione tributaria regionale, consentivano al contribuente di conoscere i presupposti del riclassamento.
Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione D.L., quale erede di G.A.M., affidandosi a sei motivi di ricorso cui resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.
Entrambe le parti hanno presentato memorie illustrative. Con un primo motivo denuncia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per omessa pronuncia sull’eccezione di illegittimità costituzionale della disposizione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335.
Lamenta infatti di aver sollevato sia in primo che in secondo grado l’eccezione di incostituzionalità in relazione all’art. 3 Cost. e all’art. 53 Costituzione.
Con un secondo motivo deduce la nullità della sentenza per omessa pronuncia sull’eccepita illegittimità sotto vari profili delle deliberazioni n. 163/2005 e n. 30.11.2010 dell’Agenzia del territorio nonchè di ogni altro presupposto.
In particolare il ricorrente si duole dell’incompetenza dell’Agenzia del territorio in merito all’individuazione della percentuale di scostamento da considerarsi ” significativa” ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, ed inoltre denuncia l’illegittimità in merito alle modalità di determinazione dei rapporti fra il valore medio catastale e quello di mercato previsti dal menzionato articolo.
Con il terzo motivo il contribuente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, e della L. n. 241 del 2004, art. 3, in relazione alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, e al profilo della pretesa sufficienza motivazionale.
Censura in particolare la decisione della CTR nella parte in cui ha ritenuto sufficientemente motivato l’atto di accertamento malgrado la genericità delle asserzioni poste a base della riclassificazione e proprio per questo inidonee a far comprendere le ragioni della pretesa.
Con il quarto motivo deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo e controverso per il giudizio oggetto di discussione fra le parti.
Sostiene infatti di aver fornito in causa, attraverso una perizia di parte, la prova dell’incongruità della motivazione addotta in relazione al riconosciuto classamento.
Evidenzia che in tale atto erano state illustrate le caratteristiche degli immobili e le ragioni di incongruenza con la classificazione operata dall’Ufficio soprattutto in relazione al passaggio dalla categoria A/2 alla categoria A/1 dell’immobile del contribuente.
Con il quinto motivo denuncia la nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, e dell’art. 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.
Lamenta infatti che la motivazione posta a base della decisione impugnata in quanto disancorata da qualsivoglia riferimento concreto non sarebbe rispondente ai requisiti prescritti dall’art. 111 Cost., dall’art. 132 c.p.c. e dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, i quali impongono al giudice di esplicitare le ragioni di fatto e di diritto su cui si fonda il provvedimento emesso.
Con l’ultimo motivo il ricorrente deduce la nullità della sentenza per mancata indicazione degli elementi che avrebbero giustificato la parziale revisione del classamento per la microzona considerata in relazione all’art. 360 c.p.c., n.4 nonchè la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7.
Afferma che nelle precedenti fasi di giudizio era stata denunciata con riferimento all’atto impugnato la carenza degli elementi fondanti la parziale revisione del classamento per la microzona considerata.
Evidenzia che in esso non erano state esplicitate le concrete modalità di determinazione dello scostamento e l’impossibilità di verificare se detto scostamento fosse effettivamente superiore rispetto alla soglia di significatività del 35% prevista nel provvedimento del 16.2.2005 dell’Agenzia del Territorio.
Ragioni di priorità logica giuridica impongono di iniziare la disamina dai motivi 3, 4, 5 e 6 fra loro intimamente connessi e che introducono la questione su quale debba essere il contenuto motivazionale minimo necessario dell’atto di accertamento per rendere adeguato a parametri di tutela del contribuente e di trasparenza amministrativa la revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali ed anomale.
Relativamente alla prima fase è preliminare la suddivisione del territorio comunale in microzone che presentino al loro interno i caratteri di omogeneità previsti dall’art. 2 Reg. emanato con D.P.R. n. 23 marzo 1998 n. 138.
Occorre poi che l’unità immobiliare oggetto di accertamento sia situata in una delle c.d. microzone anomale e cioè in una delle microzone nelle quali, come prevede il comma 335, il rapporto tra il valore medio di mercato delle unità immobiliari ivi esistenti e il corrispondente valore medio catasta le è significativamente maggiore dell’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali. Nell’ipotesi di cui al comma 335, infatti, la causa petendi non è la mera evoluzione dei valori del mercato immobiliare.
Nè ha alcun rilievo il fatto che il valore di mercato della singola unità sia superiore di molto o di poco al suo valore catastale. Quel che conta è esclusivamente la considerazione comparativa dell’andamento dei valori di mercato (in rapporto ai valori catastali) delle varie microzone, nel senso che sono soggette alla revisione del classamento in oggetto solo quelle microzone nelle quali la crescita dei valori di mercato – ed il conseguente loro scostamento dai valori catastali – sono stati significativamente (nel senso specificato in seguito) superiori alla crescita di valore economico e allo scostamento di esso dal valore catastale che si sono verificati, in media, nella generalità delle microzone in cui è suddiviso il territorio comunale.
Di conseguenza, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento in termini sintetici e quindi generici al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, senza specificare le fonti, i modi e i criteri con cui questi dati sono stati ricavati ed elaborati (cfr fra le tante Cass. n. 3156 del 17/02/2015, Cass. n. 22900 del 29/09/2017;Cass. 2018 n. 16368; Cass. 2019 n. 10403; Cass. 2019 n. 361;Cass. 2019 n. 11577; tutte concordi nell’affermare la necessità che nell’avviso di accertamento l’obbligo motivazionale sia assolto in modo rigoroso con la precisazione delle ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a modificare d’ufficio il classamento originario e non già facendo richiamo agli astratti presupposti normativi che hanno giustificato l’avvio della procedura).
In definitiva, il contribuente deve essere posto in condizione di poter compiutamente controllare e se del caso contestare – sul piano giuridico oltre che sul piano fattuale
– la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della revisione del classamento di cui al comma 335.
A questo difetto radicale di motivazione circa la sussistenza e – preliminarmente – l’identificazione dei presupposti per la revisione del classamento L. n. 301 del 2004, ex art. 1, comma 335, si aggiunge poi un altrettanto radicale difetto di motivazione circa i criteri utilizzati per tradurre il riallineamento della microzona in questione in specifica rideterminazione delle rendite catastali delle unità immobiliari in essa situate.
Come si è detto all’inizio, infatti, una volta accertata la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della revisione di cui al comma 335, l’amministrazione ha l’onere di dedurre e provare i parametri, i fattori determinativi ed i criteri per l’applicazione della riclassificazione alla singola unità immobiliare. Anche per questo profilo la norma non contiene disposizioni applicative espresse e tanto meno disposizioni di dettaglio. Il problema interpretativo che qui si pone appare peraltro risolvibile sulla base della finalità perequativa e di riallineamento tra le varie microzone che rappresenta l’obiettivo della revisione prevista dalla norma in esame. Il presupposto è la sussistenza di microzone nelle quali il rapporto tra il valore medio di mercato e il corrispondente valore medio catastale si discosta significativamente (e cioè per più del 35 per cento, salva maggiore determinazione comunale) dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali. La finalità della revisione è quella di riallineare i rapporti tra valori medi di mercato e valori medi catastali, riducendo il rapporto (e cioè aumentando il denominatore rappresentato dalle rendite catastali) delle microzone in cui esso è attualmente maggiore di oltre il 35 per cento rispetto al rapporto tra valore di mercato e valore catastale mediamente presente sul territorio comunale. Ne consegue che la rendita catastale di ciascuna unità immobiliare compresa nella microzona “anomala” potrà essere aumentata in misura percentualmente corrispondente a quella necessarià e sufficiente per rendere il rapporto tra il valore medio di mercato ed il valore medio catastale delle unità immobiliari della microzona non superiore per più del 35 per cento rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali.
Si legge infatti che “i cambiamenti del tessuto urbano, intervenuti nel tempo, hanno prodotto nello specifico ambito territoriale, una consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare e della connessa redditività che, superiore rispetto a quella riscontrata in altre zone della città, rende non più congruenti i classamenti originari.
Si sottolinea poi nell’impugnata decisione per quanto attiene al contesto locale che costituisce un fatto di comune conoscenza l’aumento del valore corrente del mercato immobiliare correlato alla riqualificazione urbanistica ed edilizia della zona censuaria in oggetto.
Va inoltre sottolineato che il ricorrente, con la produzione di una consulenza di parte, ha illustrato le ragioni di incongruenza della classificazione operata dall’Ufficio con particolare riferimento al passaggio dalla categoria A/2 a quella A/1 (cfr. pag. 3 e 9 della consulenza allegata come documento 5) ragioni che non state contrastate e contestate dall’Ufficio e neppure prese in esame dal Giudice di appello il che sarebbe stato invece particolarmente necessario, posto che non si vede come il riclassamento di cui al comma 335 possa incidere oltre che sulla classe, anche sulla categoria, che notoriamente non è determinata da fattori posizionali.
Le considerazioni sopra esposte portano ad accogliere, con l’assorbimento dei rimanenti profili di censura, l’originario ricorso della contribuente non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto (art. 384 c.p.c., comma 2).
Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie l’originario ricorso della contribuente;
compensa le spese dell’intero procedimento