Source: https://studiocominottocantoni.it/it/articoli-approfondimento/fallimento/67-la-dichiarazione-di-fallimento.html
Timestamp: 2019-09-19 03:24:30+00:00
Document Index: 50780000

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2424', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 44', 'art. 48', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 2901']

I SOGGETTI CHE POSSONO FALLIRE
Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo (art. 1 R.D. 267/42) gli imprenditori che esercitano un’attività commerciale, mentre sono esclusi gli enti pubblici.
Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo (art. 1 R.D. 267/42) gli imprenditori commerciali che dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
attivo patrimoniale (art. 2424 c.c.), nei tre esercizi precedenti o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, non superiore a 300.000,00 euro annui;
ricavi lordi, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi precedenti o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, per un ammontare complessivo annuo non superiore a 200.000,00 euro;
debiti anche non scaduti inferiori a 500.000 euro;
È inoltre previsto, all'articolo 15, comma 9, che non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l'ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore a euro 30.000. Tale importo è periodicamente aggiornato.
LA PRESENTAZIONE DELL'ISTANZA DI FALLIMENTO
Ai sensi dell'art. 6 L.F. l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento spetta ad uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero.
Possiamo distinguere le diverse iniziative per la dichiarazione di fallimento come segue:
La richiesta di fallimento deve essere avanzata dal debitore (fallimento in proprio) che si trovi in stato di insolvenza mediante ricorso; non è necessario il patrocinio del di un difensore. Nel caso di una impresa appartenente a un minore o a un interdetto, che sia gestita dal genitore, la richiesta di fallimento dovrebbe essere autorizzata dal giudice.
In entrambi i casi, per agevolare la pratica, è in uso presso gli uffici giudiziari la predisposizione di uno stampato, distribuito dalla cancelleria, a seconda che l’imprenditore di cui si chiede il fallimento sia una società di persona ovvero una società di capitali. E ciò sia ai fini dell’iscrizione a ruolo del ricorso sia al fine della documentazione probatoria da allegare al ricorso, anche per rendere più celere l’istruttoria pre-fallimentare da parte del Tribunale fallimentare.
Nell’ipotesi di ditta individuale o di società di persone, il ricorso può essere presentato personalmente in cancelleria dall’imprenditore o personalmente da tutti i soci. Ciò è necessario affinché il cancelliere possa procedere ad identificare i ricorrenti ed autenticare le firme apposte sul ricorso.
Nel caso delle società di capitali, il ricorso sarà depositato dall’amministratore della società che abbia i poteri per gli atti di straordinaria amministrazione e autorizzato dall’assemblea dei soci (verbale notarile di assemblea straordinaria).
Il ricorso si presenta al Tribunale, in composizione collegiale, del luogo ove l’imprenditore ha la sede principale (competenza funzionale e inderogabile) e si propone con istanza da depositare presso la cancelleria fallimentare esente da bollo ed allegando:
a) la nota di iscrizione a ruolo;
b) la ricevuta di versamento del contributo unificato a mezzo marca contributo unificato, del modello F23 o lottomatica per un importo di € 70,00;
alternativamente secondo le seguenti modalità:
c/c n. 57152043 intestato a “Sezione Tesoreria Provinciale dello Stato di Viterbo”, causale “contributo unificato spese atti giudiziari DPR 126/01”
o, mod. F23 codice-tributo “941T” denominato contributo unificato spese atti giudiziari DPR 126/01.
o, c/o rivendite di generi di monopolio e di valori bollati abilitate.
c) una marca da bollo da € 8,00;
1) Certificato visura CCIAA della società aggiornata da non più di sei mesi (obbligatorio);
5) Nel caso in cui il ricorso riguarda una società di persone è necessario allegare un certificato contestuale dei soci;
1) la nomina del Giudice delegato alla procedura;
La sentenza è notificata al debitore e comunicata per estratto al Pubblico Ministero, al curatore e al richiedente il fallimento. E’ annotata inoltre presso l’Ufficio del registro delle imprese ove l’imprenditore ha la sede legale.
La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’art. 133 c.p.c.; nei confronti dei terzi gli effetti si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’art. 17, comma secondo L.F..
Consultazione del fascicolo fallimentare
GLI EFFETTI DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO IN CAPO AL FALLITO
La sentenza che dichiara il fallimento produce una serie di effetti di natura privata, processuale e penale, tanto nei confronti del fallito, quanto riguardo ai creditori e ai terzi.
1) NEI CONFRONTI DEL FALLITO
Gli effetti per il fallito sono disciplinati dagli artt. 42-49 della legge fallimentare, così come modificata dalla novella del 2006.
Sostanzialmente, il fallito viene privato, a far data dalla dichiarazione di fallimento, della disponibilità e dell'amministrazione dei suoi beni, anteriori al fallimento e quelli che dovessero provenirgli durante la procedura.
A norma dell'art. 46 non sono compresi nel fallimento:
I limiti previsti nel primo comma, n. 2), sono fissati con decreto motivato del giudice delegato che deve tener conto della condizione personale del fallito e di quella della sua famiglia.
L'art. 44 dispone che tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori.
Fermo quanto previsto dall'articolo 42, secondo comma, sono acquisite al fallimento tutte le utilità che il fallito consegue nel corso della procedura per effetto degli atti di cui al primo e secondo comma.
A norma dell'art. 48 il fallito persona fisica è tenuto a consegnare al curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento.
L'art. 49 dispone che l'imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.
È importante notare che nelle controversie, anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore. Il fallito può intervenire nel giudizio solo per le questioni dalle quali può dipendere un'imputazione di bancarotta a suo carico o se l'intervento è previsto dalla legge. L'apertura del fallimento determina l'interruzione del processo.(Art. 43 L.F.)
2) NEI CONFRONTI DEI CREDITORI
Il fallimento apre il concorso dei creditori
I debiti pecuniari e non pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento
Le somme spettanti ai creditori condizionati vengono accantonate
La dichiarazione di fallimento sospende il corso degli interessi convenzionali o legali per gli effetti del fallimento
I crediti infruttiferi subiscono una decurtazione qualora il riparto avvenga prima della loro scadenza
Sono precluse le azioni individuali dei creditori sui beni del fallito (art. 51 L.F.)
3) NEI CONFRONTI DEI TERZI (revocatoria fallimentare)
Gli atti a titolo oneroso (nonché i pagamenti e le garanzie) compiuti dal fallito nei due anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento e che presentino delle irregolarità (ad es. la vendita di un bene ad un prezzo sensibilmente inferiore al valore di mercato) sono dichiarati inefficaci e revocati
Gli atti a titolo oneroso (nonché i pagamenti e le garanzie) compiuti dal fallito nell'anno antecedente alla dichiarazione di fallimento che non presentino delle irregolarità, quando il curatore provi che l'altra parte era a conoscenza dello stato di insolvenza, sono dichiarati inefficaci e revocati
Gli atti che non rientrano nelle categorie precedenti possono essere revocati con l'azione ordinaria di cui all'art. 2901 c.c.