Source: http://studiogalleano.it/la-tutela-delle-vittime-dei-reati-lintollerabile-mancata-attuazione-della-direttiva-80-del-2004-1/
Timestamp: 2017-12-11 13:29:46+00:00
Document Index: 58152978

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Nel 1977 il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa approvò una risoluzione – denominata (77) 27 – sul “risarcimento delle vittime dei crimini” che costituiva una disciplina di diritto convenzionale finalizzata all’impegno degli Stati aderenti ad introdurre ed a sviluppare regimi di risarcimento in favore delle vittime da parte dello Stato sul cui territorio sono stati commessi reati violenti, segnatamente per i casi in cui l’autore del reato sia ignoto o privo di mezzi , precisando anche i livelli minimi per la tutela efficace delle vittime.
Tale decisione, però, sembra trovare conferma anche nella precedente decisione Giovanardi del 12 luglio 2012 (8) che, in relazione alla richiesta incidentale finalizzata a verificare la compatibilità della normativa che vieta la richiesta di costituzione di parte civile in sede penale delle vittime di un incidente ferroviario nei confronti di persone giuridiche chiamate a rispondere della responsabilità ‘amministrativa’ da reato presa in considerazione dal D.Lgs. 231/2001 nei confronti di Rete ferroviaria italiana , incidenter tantum, afferma: 37 Innanzitutto occorre porre in evidenza l’irrilevanza della direttiva 2004/80. Difatti, come risulta segnatamente dal suo articolo 1, essa è diretta a rendere più agevole per le vittime della criminalità intenzionale violenta l’accesso al risarcimento nelle situazioni transfrontaliere, mentre è pacifico che, nel procedimento principale, le imputazioni riguardano reati commessi colposamente, e, per di più, in un contesto puramente nazionale.
8. Solo con l’adozione della Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/Gai, e che entrerà in vigore il prossimo 16 novembre 2015, l’elemento della trans nazionalità verrà a perdere il suo rilievo [es. art. 4 , co.l, lett. g.); art. 17; considerando 49], alla luce di una compiuta ponderazione dei principi di sussidiarietà (considerando 67).
15 È vero che, secondo una giurisprudenza costante, anche in una simile situazione, la Corte può procedere all’interpretazione richiesta nell’ipotesi in cui il diritto nazionale imponga al giudice del rinvio, in procedimenti come quello principale, di riconoscere ai cittadini nazionali gli stessi diritti di cui il cittadino di un altro Stato membro, nella stessa situazione, beneficerebbe in forza del diritto dell’Unione (v. , in particolare, sentenza del 21 febbraio 2013, Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia e a., C 111/12, punto 35 e giurisprudenza ivi citata). Tuttavia, non spetta alla Corte prendere l’iniziativa in tal senso se dalla domanda di pronuncia pregiudiziale non risulta che al giudice del rinvio è effettivamente imposto siffatto obbligo (v., in tal senso, sentenza del 22 dicembre 2010, Omalet, C 245/09, Racc. pag. I 13771, punti 17 e 18).
17 Orbene, nel caso di specie, è sufficiente constatare che, mentre la Commissione europea ha sostenuto nelle sue osservazioni scritte che siffatto obbligo deriva dal diritto costituzionale italiano, dalla decisione di rinvio stessa non risulta che il diritto italiano imponga al giudice del rinvio di riconoscere alla sig.ra C. gli stessi diritti di cui un cittadino di un altro Stato membro , nella medesima situazione, beneficerebbe in forza del diritto dell’Unione.
Del resto la Corte europea ha ripetutamente affermato tale principio. Si legge infatti nella sentenza Cicala del 21.12.2011 al punto 18: Invero, la Corte ha sottolineato a questo proposito che, quando una normativa nazionale intende conformarsi per le soluzioni che essa apporta a situazioni puramente interne a quelle adottate nel diritto dell’Unione, al fine, ad esempio, di evitare che vi siano discriminazioni nei confronti dei cittadini nazionali o eventuali distorsioni di concorrenza , oppure di assicurare una procedura unica in situazioni paragonabili, esiste un interesse certo dell’Unione a che, per evitare future divergenze d’interpretazione, le disposizioni o le nozioni riprese dal diritto dell’Unione ricevano un’interpretazione uniforme, a prescindere dalle condizioni in cui verranno applicate (sentenza Agafiţei e a., cit., punto 39, e la giurisprudenza ivi citata).
E nella sentenza Ordine ingegneri Verona del 21.02.13 (10) , al punto 35: A tale riguardo, occorre ricordare che, indubbiamente, la Corte non è competente a rispondere ad una questione pregiudiziale quando è manifesto che la disposizione di diritto dell’Unione sottoposta alla sua interpretazione non può trovare applicazione, come, ad esempio, nel caso di situazioni puramente interne. Tuttavia, anche in una simile situazione, la Corte può procedere all’interpretazione richiesta nell’ipotesi in cui il diritto nazionale imponga al giudice del rinvio, in procedimenti come quello principale, di riconoscere ad un cittadino nazionale gli stessi diritti di cui il cittadino di un altro Stato membro, nella stessa situazione, beneficerebbe in forza del diritto dell’Unione (v., in tal senso, in particolare , sentenze del 1° giugno 2010, Blanco Pérez e Chao Gómez, C 570/07 e C 571/07, Racc. pag. I 4629, punto 39; del 22 dicembre 2010, Omalet, C 245/09, Racc. pag. I 13771, punto 15, nonché del 21 giugno 2012, Susisalo e a., C 84/11, punti 17 e 20). Sussiste quindi un interesse certo dell’Unione a che la Corte proceda all’interpretazione della disposizione del diritto dell’Unione di cui trattasi.
10 In causa C- 111/12