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Timestamp: 2016-12-04 22:55:30+00:00
Document Index: 80335921

Matched Legal Cases: ['arte 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 116', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 625', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 2325', 'art 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41', 'art.1372', 'art.1372', 'art. 1372', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'arte 3']

⭐L APPLICAZIONE DIRETTA DELLA COSTITUZIONE, LE SENTENZE INTERPRETATIVE, L INTERPRETAZIONE CONFORME A COSTITUZIONE DELLA LEGGE.
L APPLICAZIONE DIRETTA DELLA COSTITUZIONE, LE SENTENZE INTERPRETATIVE, L INTERPRETAZIONE CONFORME A COSTITUZIONE DELLA LEGGE.
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1 L APPLICAZIONE DIRETTA DELLA COSTITUZIONE, LE SENTENZE INTERPRETATIVE, L INTERPRETAZIONE CONFORME A COSTITUZIONE DELLA LEGGE Roberto Bin 1. Un tema e diverse prospettive da cui accostarlo. Il tema che mi è stato assegnato taglia l intero campo della storia della giurisprudenza costituzionale e della letteratura costituzionalistica che l ha accompagnata. L applicazione diretta della Costituzione evoca infatti il dibattito primigenio attorno alla natura precettiva o programmatica delle norme costituzionali, nonché quello parallelo sulla vis abrogativa della Costituzione rispetto alla legislazione previgente. Ma è un tema di cui in seguito si è parlato anche in altri contesti: per esempio a proposito della possibilità di utilizzare le norme costituzionali come base giuridica su di cui fondare il riconoscimento immediato senza cioè l interposizione del legislatore - dei diritti (e in particolare diritti di prestazione) da far valere nei rapporti verticali con gli apparati pubblici, ed anche il riconoscimento di regole da applicare nei rapporti orizzontali tra privati (la c.d. Drittwirkung). Poi è sempre il problema dell applicazione diretta della Costituzione che si prospetta dietro al tema dell interpretazione adeguatrice, della verfassungkonforme Auslegung delle leggi, nella quale si è scorta appunto l assunzione da parte dei giudici ordinari del potere di applicare direttamente le norme costituzionali come criteri interpretativi delle leggi. Il mio tema si allarga perciò ad una serie di interrogativi che si snoda lungo la linea di confine tra le funzioni della Corte costituzionale e quelle dei giudici ordinari. Provo a formularli assumendo il punto prospettico del giudice ordinario: a) può il giudice ordinario considerare abrogata la legge ordinaria che è in contrasto con una norma costituzionale successiva? Il quesito non è solo storico, perché si può riproporre ogni volta che si metta mano alla revisione costituzionale: ed infatti è riaffiorato a seguito della riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione; b) può il giudice ordinario riconoscere al privato un diritto, e in particolare un diritto di prestazione, fondandolo direttamente sulla norma costituzionale, in assenza di specifiche leggi ordinarie di attuazione? c) può il giudice ordinario fondare direttamente sulla Costituzione una regola da far valere nei rapporti tra privati? d) può il giudice ordinario evitare di investire la Corte costituzionale di una questione di legittimità operando semplicemente sul piano interpretativo? Sino a che punto può spingere la interpretazione conforme della legge? Se la Costituzione funge da canone ermeneutico delle leggi, tale canone prevale sugli altri, ossia sull argomento letterale, su quello teleologico, sulla regola della specialità e sui divieti di interpretazione analogica?2 Naturalmente altrettanti quesiti potrebbero essere formulati assumendo l angolo prospettico della Corte costituzionale. Anzi, guardando da esso, assumerebbero consistenza, per esempio, alcuni importanti interrogativi che attengono alle nuove tipologie di decisione della Corte, quelle cioè che tendono a condizionare o forzare l attività interpretativa riservata alla giurisdizione ordinaria, cercano di modificare il naturale decorso degli effetti temporali della dichiarazione di illegittimità delle leggi, o si esprimono solo in termini di principio non indicando al giudice con quali strumenti applicarlo nel suo giudizio. 2. La vis abrogativa della Costituzione I quesiti che ho provato ad elencare si sono concretamente posti all attenzione in momenti diversi, man mano che la giurisprudenza della Corte costituzionale cercava di affinare le proprie tecniche di giudizio e le sue soluzioni richiamavano l attenzione da parte della dottrina. Bisogna dire che tra i commentatori si è costantemente manifestata una considerevole resistenza ad accettare le soluzioni individuate dalla Corte costituzionale: una resistenza basata su presupposti teorici forti, imperniati sulla funzione normativa della Costituzione, sul significato della sua rigidità e sulla natura del sindacato accentrato, sulla contrapposizione tra legalità costituzionale e legalità legislativa, tra interpretazione della Costituzione e interpretazione della legge. Naturalmente non è neppure immaginabile che si tracci qui un quadro sinottico della enorme letteratura che si è sviluppata su questi temi. Mi basta osservare che la Corte costituzionale si è mostrata piuttosto decisa nel tenere ferme le sue scelte, poco sensibile alle obiezioni mosse dalla dottrina (per altro non compatta). L unica eccezione si è registrata forse a proposito della possibilità di regolare gli effetti temporali delle sentenze dichiarative dell illegittimità costituzionale. In quell occasione, in effetti, la Corte chiuse rapidamente la parentesi che aveva aperto con alcune pronunce concentrate in massima parte 1 nel biennio : del resto, come avrebbe potuto insistere su quella strada se, negli stessi anni, aveva elevato un così severo monito alla Corte di giustizia della Comunità europea denunciandone la prassi di limitare - appunto - l effetto retroattivo delle proprie sentenze di annullamento 2? 1 Si potrebbe infatti indicare come precedente la sent. 37/1969, in cui la Corte dichiarava l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 22 luglio 1966, n. 607, in materia di enfiteusi e di prestazioni fondiarie perpetue, limitatamente alla parte in cui comprende nella normativa anche i rapporti, che formano oggetto della legge, conclusi successivamente alla data del 28 ottobre Su questo ed altro precedente di sentenze di accoglimento datate cfr. A. CERRI, Materiali e riflessioni sulle pronunzie di accoglimento datate, in Giur.cost. 1988, II, 2437 ss., Questa tipologia di sentenze ha avuto qualche strascico ancora negli anni successivi (sentt. 1 e 124/1991 e 416/1992) per poi sfumare in altre nuove e più complesse tipologie: per tutti, anche a commento dell ampissima dottrina in materia, cfr. R. PINARDI, La Corte, i giudici ed il legislatore, I1 problema degli effetti temporali delle sentenze di incostituzionalità, Milano, 1993, F. POLITI, Gli effetti nel tempo delle sentenze di accoglimento della Corte costituzionale, Padova 1997, M. RUOTOLO, La dimensione temporale dell'invalidità della legge, Padova 2000, C. GIUNTA, L'efficacia temporale delle sentenze d1 accoglimento della Corte costituzionale tra tecniche processuali e collaborazione istituzionale, in Arch. Giur. 2005, 335 s. 2 Il riferimento è alla nota sent. 232/1989.3 Non voglio apparire eccessivamente giustificazionista, ma a me sembra che la linea seguita dalla Corte costituzionale mostri una notevole coerenza e si presti ad una lettura unitaria. Quando la Corte con la sua prima sentenza ha tolto di mezzo ogni residua idea di programmaticità delle norme costituzionali ed è giunta perciò ad ipotizzare sia pure con una prudenza che sfociava nell ambiguità 3 che la Costituzione funzionasse come una legge, come un atto normativo capace anche di abrogare i precedenti atti legislativi contrastanti, oltre che a funzionare da parametro nel giudizio di legittimità di tutti gli atti legislativi, antecedenti o successivi all entrata in vigore della Carta costituzionale, essa ha piantato un seme che ha prodotto frutti lungo tutti i primi cinquant anni della sua vita. È vero che la Corte non ha mai espressamente dichiarato l avvenuta abrogazione, ad opera della Costituzione, della norma di legge sottoposta al suo giudizio; ma ciò non significa affatto che sia prevalsa l idea contraria a riconoscere la vis abrogativa della Costituzione, o la convinzione piuttosto diffusa che l istituto dell abrogazione male si attaglia a norme di grado diverso 4 od ancora la tesi di chi fa dipendere l accertamento della abrogazione da un implicito giudizio di invalidità della legge, per ciò stesso riservato alla Corte 5. Semplicemente l abrogazione della norma legislativa avviene nella prassi e nei giudizi ordinari. Del resto, che le norme costituzionali abroghino tacitamente le disposizioni legislative precedenti contrastanti è un fenomeno che, per quanto riguarda la disciplina dell organizzazione dello Stato, è stato ritenuto del tutto normale sia a seguito dell entrata in vigore della Costituzione del , sia in tempi più recenti, a seguito delle revisioni costituzionali. Quando la legge cost. 3/2001 ha modificato l art. 116 Cost. aggiungendo il nome tedesco o francese alla denominazione, rispettivamente, dell Alto Adige o della Valle d Aosta, nessuno ha seriamente pensato che si dovessero cambiare le leggi precedenti per procedere in via amministrativa a mutare le insegne stradali o le intestazioni dei documenti ufficiali. Non sarà una grande esempio, ma si tratta di un caso evidente di applicazione diretta della Costituzione nella forma di un possibile effetto abrogativo diretto nei confronti di atti legislativi previgenti. Così come di applicazione diretta della nuova norma costituzionale sono esempio alcune decisioni del Consiglio di Stato che ritengono venute meno le disposizioni legislative attributive del potere regolamentare al Governo in materie non incluse nelle competenze esclusive dello 3 Sul fatto che la sent. 1/1956 non abbia segnato una svolta netta rispetto al dibattito precedente, lasciando impregiudicato il punto se il contrasto con la Costituzione possa produrre abrogazione della legge e non solo e sempre la sua incostituzionalità, cfr. V. CRISAFULLI, Incostituzionalità o abrogazione?, in Giur. cost. 1957, 271 ss., C. CERETI, Norme costituzionali e leggi ordinarie, in Foro pad. 1948, IV, 77ss., Cfr. C. MORTATI, Abrogazione legislativa e instaurazione costituzionale, in Riv. dir. proc. 1957, p. 365 ss. 6 Cfr. P. BARILE, A. PREDIERI, Efficacia abrogante delle norme della Costituzione, in Commentario sistematico alla Costituzione italiana, a cura di P. Calamandrei e A. Levi, Firenze 1950, 69 ss. Per uno sguardo retrospettivo cfr. S. BARTOLE, Interpretazioni e trasformazioni della Costituzione repubblicana, Bologna 2004, 52 e, con riferimento alle norme sulla giurisdizione, 55.4 Stato 7. È stata la stessa Corte costituzionale a indicare la normalità di questa strada, quando ha invitato le Regioni a prendere ciò che la Costituzione dà loro, senza necessità di rimuovere previamente alcun impedimento normativo 8 : evidentemente l impedimento normativo era già stato rimosso dalla legge di revisione costituzionale 9. Come diceva la Corte nella sua sentenza d esordio, il campo dell abrogazione è più ristretto, in confronto di quello della illegittimità costituzionale, e i requisiti richiesti perché si abbia abrogazione per incompatibilità secondo i principi generali sono assai più limitati di quelli che possano consentire la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una legge. Che le condizioni per cui si produce l effetto abrogativo ad opera di norme costituzionali siano tali per cui il fenomeno risulti assai raro o forse semplicemente ben poco vistoso non ha rilievo: il fatto è che la vis abrogativa è parte integrante della diretta applicabilità della Costituzione, sicché il riconoscimento dell'avvenuta abrogazione di una norma rientra nella competenza del giudice ordinario La vis interpretativa della Costituzione L interpretazione conforme alle norme di grado superiore è un canone interpretativo molto accreditato in tutti i sistemi giuridici. Come scrisse Crisafulli 11 all indomani dell entrata in vigore della Costituzione, anche le sue norme programmatiche hanno efficacia giuridica interpretativa delle norme subordinate disciplinanti le materie cui si riferiscono, le quali dovranno essere interpretate nel modo più coerente con i principi stessi. Che la Costituzione venga applicata dai giudici come guida dell interpretazione delle leggi lo possiamo dare per comunemente accettato. Molto meno è però il suo corollario, ossia che la Corte costituzionale imponga ai giudici ordinari l obbligo dell interpretazione conforme a Costituzione, rigettando (o dichiarando inammissibili) le questioni prospettatele senza adempiere a questo obbligo. Già in una delle sue primissime decisioni (sent. 3/1956), la Corte delinea il modello delle sentenze interpretative di rigetto, assieme al controtema del diritto 7 Indicazioni in G. DI COSIMO, I regolamenti nel sistema delle fonti, Milano 2005, 40 ss., che sottolinea però le incertezze che emergono dagli orientamenti del Consiglio di Stato e dalla linea di maggior prudenza che, in base al principio di continuità dell ordinamento, ha seguito la Corte costituzionale. 8 Sent. 422/ In un certo modo, lo stesso art. 10 della legge cost. 3/2001, che contiene la clausola di maggior favore per le Regioni speciali, prevedendo un adeguamento automatico (sent. 370/2006) della attribuzioni di queste Regioni alla più ampia autonomia garantita dalla riforma costituzionale alle Regioni ordinarie, invita implicitamente ad un applicazione diretta delle norme costituzionali, sostituendole come nuovo titolo di competenza alle precedenti norme legislative, di attuazione dello Statuto e degli Statuti regionali speciali. 10 Così la sent. 193/1985. Ed in effetti non sono mancate coraggiose dichiarazioni di abrogazione tacita della legislazione antecedente alla Costituzione, per quanto riguarda, ad es., i reati contro la religione di Stato, la disciplina dei culti ammessi, le restrizione della libertà personale, la libertà domiciliare, di circolazione, di associazione ecc. Si tratta però di casi controversi, assai spesso smentiti in sede di riesame: cfr. la Rassegna di giurisprudenza sulla Costituzione e sugli Statuti regionali, in Giur.cost. 1956, 272 ss. 11 Sull efficacia normativa delle diposizioni di principio della Costituzione (1948), in La Costituzione e le sue disposizioni di principio, Milano 1952, 41.5 vivente. Ben note sono le reazioni critiche della dottrina, reazioni che hanno lungamente accompagnato lo svilupparsi di questo filone giurisprudenziale. La prima critica nasce dal fatto che questo tipo di pronunce appare segnare l abdicazione della Corte dal ruolo di interprete monopolista della Costituzione, allargando a dismisura quelli che vengono chiamati gli elementi di controllo diffuso : alla fine è il giudice ordinario, e non la Corte, a dire che cosa significhino le disposizioni della Costituzione e a rispondere alle eccezioni di illegittimità sollecitate dalle parti. Infatti la Corte fissa questo canone non soltanto per giustificare le proprie sentenze interpretative di rigetto, che sconfessano l interpretazione non adeguata proposta dal giudice a quo: non meno frequente, specie negli ultimi tempi, è che la Corte dichiari inammissibile la questione sottopostole se il giudice remittente non si è premurato di provare ad elaborare un interpretazione adeguatrice e a motivare le ragioni del fallimento del suo tentativo, oppure la Corte avverta il sospetto che quello a cui il giudice intende compiere con l eccezione di incostituzionalità sia un improprio tentativo per ottenere dalla Corte costituzionale l'avallo a favore di un'interpretazione, contro un'altra interpretazione, senza che da ciò conseguano differenze in ordine alla difesa dei principi e delle regole costituzionali 12. La Corte insomma mostra di non considerarsi affatto la detentrice monopolista dell interpretazione costituzionale, ritenendo viceversa che spetti anzitutto al giudice ordinario il compito di interpretare la Costituzione utilizzandola come fonte dell ordinamento, dotata della stessa produttività normativa delle altre fonti. Si fissano così due punti essenziali: anzitutto che non c è separazione tra l ordine costituzionale e l ordine legislativo, né tra gli interpreti del primo e gli interpreti del secondo; in secondo luogo, che la collaborazione tra la Corte costituzionale e i giudici ordinari intercorre tra due soggetti che si distinguono per i loro specifici compiti, non per la diversa natura della rispettiva funzione. Entrambi sono interpreti del diritto (quale sia la fonte che lo produce), restando però alla Corte il compito esclusivo di rimuovere le disposizioni (o le norme) di legge che impediscono al giudice di svolgere il suo compito, cioè risolvere il caso giuridico concreto. La Corte costituzionale non può imporre al giudice la corretta interpretazione della legge (compito che semmai appartiene alla funzione nomofilattica della Cassazione), ma il giudice non può sottrarsi al compito di svolgere la corretta interpretazione delle disposizioni vigenti (quelle costituzionali incluse), e cercare invece di scaricarlo sulla Corte. Il risultato è che la norma del caso che il giudice applica nel suo giudizio potrà avere un origine complessa, essere cioè formata da significati desunti tanto dalla legge ordinaria che dalla Costituzione 13. In molti casi è la Corte costituzionale a 12 Sent. 356/1996. Di solito la Corte, di fronte al mancato tentativo di interpretazione conforme, blocca il giudizio in limine litis, pronunciando un ordinanza di manifesta inammissibilità. 13 Ecco per es. come elabora il principio di diritto la sent. della Cassaz. civ., sez. III, n /2008: Sussiste dunque l'errore di diritto, in via di principio, cui segue la cassazione con rinvio, sul rilievo che il Giudice del riesame dovrà attenersi al seguente principio di diritto: «Il risarcimento del danno non patrimoniale non richiede che la responsabilità dell'autore del fatto illecito sia stata accertata in un procedimento penale, in quanto la interpretazione conforme a Costituzione dell'art c.c., comporta che il danno ingiusto non sia identificato soltanto nel danno morale soggettivo, ma anche nel danno derivante da ogni ingiusta lesione di un valore inerente alla6 fissare il precedente da cui i giudici ordinari derivano in seguito l interpretazione conforme delle leggi 14. Quando invece la saldatura 15 tra le due fonti non è possibile, perché il testo della legge non consente un interpretazione adeguatrice, l intervento demolitorio della Corte costituzionale si rende indispensabile: solo con la rimozione della disposizione legislativa potrà essere consentito al giudice di ottenere una norma del caso che non contraddica la Costituzione. Scegliere l una o l altra via è un compito che non può che spettare al giudice, l unico che possa valutare sino a quale punto può spingersi un interpretazione adeguatrice della disposizioni de qua senza violarne la lettera. La seconda critica rovescia il punto prospettico, e denuncia che la Corte, con queste pronunce, insidierebbe il ruolo nomofilattico della Corte di cassazione, ingenerando infiniti dubbi circa l efficacia di queste sentenze e il vincolo che esse possono esercitare in relazione nei confronti dei giudici 16. Eppure che i princìpi costituzionali avessero in primo luogo una efficacia interpretativa era stato già messo in rilievo nei classici studi di Vezio Crisafulli. Eppure era stato già Ascarelli 17 - colui che per primo aveva importato nella letteratura italiana i pungoli del realismo giuridico americano - ad avvisare che nulla di nuovo segnavano queste sentenze se non il riconoscimento esplicite e sincero che le disposizione delle leggi non esprimono una e una sola norma giuridica, che la loro interpretazione non è mai univoca, che la norma giuridica vive come norma solo nel momento nel quale viene applicata e perciò appunto ogni applicazione di una norma richiede l interpretazione di un testo e cioè la formulazione (ai fini dell applicazione) della persona umana, specie se di rilevanza costituzionale, quale è l'offesa alla reputazione professionale e della dignità del medico di base, che subisca una discriminazione ingiustificata con perdita della clientela che lo ha scelto(come appare nella fattispecie in esame)". 14 Un esempio celebre è la sentenze della Corte costituzionale in materia di danno biologico (sent. 184/1986), che era una pronuncia interpretativa di rigetto. Ma molto spesso è il giudice ordinario a procedere all interpretazione costituzionalmente orientata, senza alcun bisogno di attendere l intervento della Corte costituzionale: così nel noto caso Dorigo la Cassazione penale, sollecitata dalla Corte EDU, raggiunge con l'utilizzazione del criterio ermeneutico dell'analogia legis un interpretazione adeguatrice dell art. 625 c.p.p. accreditando la regola della parziale «rimozione» del giudicato, nella parte in cui esso si è formato nel giudizio di legittimità mediante un vulnus al diritto di difesa (Cassaz. pen., sez. VI n /2008). Mentre le c.d. sentenze gemelle della Cassazione (Cassaz. civ., sez. III, nn e n. 8828/2003) sfruttano gli argomenti della decisione della Corte costituzionale citata poc anzi per andare molto oltre, proponendo, a proposito del rinvio alla legge che l art cod. civ. pone per la determinazione delle ipotesi di risarcibilità del danno non patrimoniale, una lettura della norma costituzionalmente orientata [che] impone di ritenere inoperante il detto limite se la lesione ha riguardato valori della persona costituzionalmente garantiti atteso che il riconoscimento nella Costituzione dei diritti inviolabili inerenti alla persona non aventi natura economica implicitamente, ma necessariamente, ne esige la tutela, ed in tal modo configura un caso determinato dalla legge, al massimo livello, di riparazione del danno non patrimoniale. In questo caso, anzi, è stata la Corte costituzionale (sent. 233/2003, anch essa un interpretativa di rigetto ) ad adeguarsi all interpretazione costituzionalmente orientata della Cassazione. 15 Il termine è di O. CHESSA, Drittwirkung e interpretazione: brevi osservazioni su un caso emblematico, in Il giudizio sulle leggi e la sua "diffusione", a cura di E. Malfatti, R. Romboli, E. Rossi, Torino 2002, 420 ss., Il dibattito è ricostruito da G. SORRENTI, L interpretazione conforme a Costituzione, Milano Nella vasta letteratura sul tema si veda da ultimo il volume collettaneo Interpretazione conforme e tecniche argomentative, a cura di M. D Amico e B. Randazzo, Torino 2009, nonché R. ROMBOLI, Qualcosa di nuovo anzi d antico: la contesa sull interpretazione conforme della legge, in Studi in memoria di G. G. Floridia, Napoli 2009, 677 ss. 17 Giurisprudenza costituzionale e teoria dell interpretazione, in Riv. Dir. proc. 1957, 351 ss., 352.7 norma. Eppure era stato Andrioli 18, pur movendo in una prospettiva metodologica affatto diversa da quella di Ascarelli 19, a giungere alla conclusione che tanto il giudice ordinario quanto la Corte costituzionale si trovano impegnati nelle stesse operazioni, a verificare l intera operazione di raffronto senza distinguere tra interpretazione e determinazione della proposizione normativa, e tra proposizione ordinaria e proposizione sopraordinata. Vorrei prendere le mosse da queste indicazioni così autorevoli e suggestive per proporre una chiave di lettura particolare delle questioni che rientrano nel tema assegnatomi. Questa lettura mi sembra coerente con la giurisprudenza della Corte costituzionale, meno con le obiezioni mosse dai suoi critici; e mi sembra aiutare a capire il ruolo che svolge il sindacato accentrato di legittimità costituzionale nel nostro sistema. 3. Il ruolo della Corte e il ruolo del giudice Alla radice culturale del nostro tema si dice di solito - vi è la contrapposizione ideale e scolastica tra due modelli di procedimento di controllo delle leggi: il modello concreto che si costruisce sull esperienza nordamericana e il modello astratto di impostazione europea. Nel primo modello la Costituzione è una legge come le altre, e come altre è applicata nelle aule dei tribunali laddove si discute dei diritti e degli interessi concreti delle persone: prevale sulle altre leggi, ma equivale, per funzione e intensità normativa, alle altre leggi; nel secondo modello la Costituzione è una fonte non solo sovraordinata alle leggi, ma che si distingue da esse anche per la funzione. Essa non serve a regolare i diritti degli individui, quanto le attribuzioni dei poteri dello Stato e i loro limiti: limiti che, in una Costituzione che incorpora in un quadro conflittuale valori e principi contrapposti, non possono che imporsi, anzitutto, alle contingenti maggioranze di governo e alle leggi che esse legittimamente esprimono. Solo in una prospettiva che è segnata dalla scelta per il controllo accentrato di costituzionalità si dovrebbe perciò porre un problema di applicazione diretta della Costituzione. Ed è un problema che si pone in tutti i contesti istituzionali che quella prospettiva condividono. È vero che come da tempo sottolinea Pizzorusso 20 - i due modelli stanno velocemente avvicinandosi, stemperando le caratteristiche che più li distanziavano. Ma è anche vero che alcuni tratti genetici resistono alle modificazioni e devono essere tenuti a mente se si vuole comprendere il funzionamento del sistema. A me sembra, per esempio, di poter identificare un primo cromosoma del sistema di controllo di legittimità italiano nel fatto che la Corte costituzionale non sia progettata come un giudice dei diritti. Non intendo affatto però prendere con ciò posizione, nella vexata contrapposizione di modelli, a favore del carattere obiettivo 540 s. 118 ss Motivazione e dispositivo nelle sentenze delle Corte costituzionale, in Riv.trim.dir.proc.civ. 1962, 529 ss., 19 Cfr. le acute osservazioni di A. PUGIOTTO, Sindacato di costituzionalità e "diritto vivente", Milano 1994, 20 I sistemi di giustizia costituzionale: dai modelli alla prassi, in Quad. cost., 1982, p. 521 ss., in Quad. cost.8 e astratto del sindacato di legittimità, essendo per altro ormai accertato, mi sembra, il carattere eclettico del giudizio di legittimità, così come è modellato dalle norme in vigore 21 : semplicemente vorrei ragionare fuori da questi schemi. Il giudice dei diritti nel nostro sistema è il giudice ordinario (e, con i noti problemi di distinzione, quello amministrativo); il principio dominante è che ogni posizione di diritto (e di interesse) debba essere azionabile davanti alla giurisdizione. L immagine che meglio rappresenta la Corte costituzionale è invece quella del collegio arbitrale, chiamato a regolare il conflitto latente e strutturante tra il potere legislativo e il potere giudiziario: conflitto strutturante perché è proprio sul gioco di spinte e controspinte tra il circuito della politica e della volontà legislativa, da un lato, e quello della tecnica interpretativa e dell attività di applicazione della legge al caso concreto, dall altro, tra lex e jus, tra politica e diritto che si regge l edificio dello Stato di diritto 22. L introduzione della Costituzione rigida in questi contesti aggiunge un ulteriore stratificazione alle complesse sovrapposizioni tra i piani del diritto e quelli della politica: sovrapporre alla volontà politica della massima autorità rappresentativa, il legislatore democratico, un ulteriore livello di regole inderogabili significa, come è ovvio, innalzare anche il ruolo dei giudici che il diritto interpretano e applicano. Per scongiurare il rischio di un conflitto tra chi è investito del potere democratico di legiferare e chi è chiamato al ruolo sacerdotale di difendere il diritto (e la legalità costituzionale in primis), è stata introdotta quella giurisdizione particolarissima rappresentata dalla Corte costituzionale: particolarissima essenzialmente per questo, perché è chiamata a svolgere un ruolo arbitrale tra il mondo della legislazione e quello dell interpretazione-applicazione della legge. Non si può non restare ammirati perciò dalla scelta dei costituenti di comporre la Corte esattamente come si compongono gli organi arbitrali: i rappresentanti delle due parti, tra cui si frappongono i giudici nominati da chi è chiamato a rappresentare super partes l unità della Repubblica. Che invece non sia stato previsto un ricorso diretto alla Corte costituzionale sul modello della Verfassungsbeschwerde o dell amparo non appare dunque un difetto, né una scelta sbagliata, ma un indice che concorre a connotare il sistema e a conferirgli coerenza. La questione dell applicazione diretta della Costituzione e i suoi corollari possono essere utilmente riletti come questioni relative all attribuzione di poteri costituzionali e alla separazione delle competenze attribuite alla legislazione e alla giurisdizione. Al centro è il potere di interpretare e applicare la Costituzione: in ultima analisi, il tema è la funzione stessa della Costituzione. 4. Il caso esemplare della Comunità europea 21 Cfr. F. PIZZETTI, G. ZAGREBELSKY, Non manifesta infondatezza e rilevanza nella instaurazione incidentale del giudizio sulle leggi, Milano 1972, spec. 78 ss. 22 Per la sovrapponibilità delle strategie argomentative impiegate dalla Corte costituzionale nei conflitti tra poteri e nel giudizio di legittimità, cfr. P. VERONESI, I poteri davanti alla Corte - "Cattivo uso" del potere e sindacato costituzionale, Milano 1999, 218 ss.9 Per spiegare il punto, vorrei prescindere dalle vicende storiche italiane, a tutti ben note, troppe volte rilette e commentate. E siccome questo Convegno è dedicato alla circolazione dei modelli, vorrei richiamare un esperienza apparentemente molto lontana dal sistema costituzionale italiano, ma che è invece esemplare e illumina il punto che voglio mettere in risalto: l esperienza della Comunità europea. Certo, non si tratta di un sistema statale e solo metaforicamente si può accostare il Trattato ad una Costituzione e la Corte di giustizia ad una Corte costituzionale. Ma proprio per questo l insegnamento che ci viene dalla storia del radicamento dell ordinamento comunitario è particolarmente istruttivo. Come Carlo Mezzanotte 23 ha sottolineato una volta, nella visione dei nostri costituenti probabilmente era forte l idea che la Costituzione fosse separata dal resto dell ordinamento: ciò corrisponde, come si è detto poc anzi, al modello scolastico del controllo accentrato di costituzionalità. Ordine costituzionale e ordine legislativo hanno destinatari diversi e sistemi diversi che ne assicurano l effettività. Questa separazione, che nel nostro sistema è un immagine ideale, nel sistema comunitario è addirittura fisica, essendo segnata dalla perdurante sovranità degli stati. Quando, nel caso Van Gend en Loos (C-26/62), il giudice olandese sollevò il problema se l aumento di una tassa di importazione nel commercio infra-comunitario possa o meno considerarsi compatibile con il trattato; oppure quando, nel caso Costa c. Enel (C-6/64), fu un giudice conciliatore italiano a porre alla Corte di giustizia il problema della compatibilità comunitaria delle legge sulla nazionalizzazione dell energia elettrica, il problema strategico che allora si profilava era se il Trattato istitutivo potesse o meno avere un applicazione diretta. L alternativa era secca e preludeva a percorsi mai più conciliabili. Gli Stati membri intervennero in giudizio per difendere la politicità dell istituzione comunitaria: eccepirono l inammissibilità assoluta della domanda perché il giudice nazionale è tenuto ad applicare la legge nazionale, mentre la competenza delle Corte di giustizia sarebbe circoscritta all interpretazione del trattato (e del diritto derivato) senza poter ingerirsi in questioni che riguardano il modo in cui il diritto comunitario viene applicato in seno agli ordinamenti interni; come il Trattato sia applicato non è un problema giuridico, ma una questione politica, che deve essere trattata attraverso i canali propri della politica, ossia la procedura d infrazione. Il rischio di una saldatura tra il giudice nazionale e quello comunitario che produca un inattesa giuridicizzazione del diritto comunitario è dunque immediatamente percepita dai governi degli Stati membri. La risposta della Corte è perentoria e gravida di conseguenze. Naturalmente la Corte non contesta la netta divisione dei ruoli che, a norma di Trattato, distingue la sua competenza di interprete del Trattato da quella dei giudici nazionali, applicatori del diritto interno. Ma la Comunità è una comunità di diritto come avrebbe iniziato a chiamarla esplicitamente alcuni anni dopo 24 cioè un ordinamento che si fonda sui principi dello Stato di diritto, nel senso che né gli Stati che ne fanno parte, né le sue istituzioni sono sottratti al controllo della conformità dei loro atti ss. 23 La Corte costituzionale: esperienze e prospettive, in Attualità e attuazione della Costituzione, Bari 1979, Sent. Les Verts, in C-294/83. Vedere altro
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