Source: http://anabases.revues.org/769
Timestamp: 2017-04-30 18:43:39+00:00
Document Index: 165803809

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 213', 'art. 373', 'art. 73', 'art. 377', 'art. 391', 'art. 373', 'art. 29', 'art. 12']

Français English Italiano La lecture d’une inscription peinte sur le portrait réalisé par Antonio Moro révèle que Hubertus Goltzius reçut le titre de Civis Romanus. Ce titre lui est conféré par ailleurs dans le décret de civitas émanent du Sénat de Rome en 1567. Le texte du senatusconsultum est analysé dans le détail et comparé avec le privilège similaire accordé à Michel de Montaigne, en 1581. La comparaison conduit à quelques réflexions sur la valeur de la civitas à Rome au xvie siècle, instrument d’agrégation et de renforcement des groupes sociaux éminents, originairement distincts mais aussi progressivement intégrés à la Papauté. En outre, surtout pour l’importante production culturelle en lien avec l’exaltation du nomen Romanum, on remarque la bienveillance considérable dont jouit Goltzius parmi les milieux de pouvoir de l’Urbs, mieux et davantage considéré que Michel de Montaigne, esprit critique intéressé par sujets différents.
Mots clés :civitas, commune laïque, Essais, Goltzius Hubertus, Montaigne, papauté, Pie IV, xvie siècle, sénat romain, voyage
Keywords :civitas, lay commune, Essais, Goltzius Hubertus, Montaigne, papacy, Pius IV, xvith century, Roman senate, voyageHaut de page
Tra comune laico e potere pontificio, la civitas. Osservazioni ConclusiveHaut de page
1L’ultimo dipinto di Antonio Moro1 ritrattista ufficiale alla corte di Spagna2 e celebre pittore nell’Europa del Rinascimento3, è il ritratto di Hubertus Goltzius di Venloo, oggi al Museum of Fine Arts of Belgium, a Bruxelles. Nelle sue Vite degli illustri pittori fiamminghi, olandesi e tedeschi, del 1604, il van Mander ambienta in un clima di sodale familiarità tra i due l’occasione dell'esecuzione del quadro4, sul quale, sovradipinta in alto, è leggibile una iscrizione datata 15765, che ha contribuito alla sicura identificazione del personaggio rappresentato. Essa così recita : hubertus goltzius herbipolita venlonianus civis romanushistoricus et totius antiquitatis restaurator insignis ab antonio moro philippi iihispaniarum regis pictore ad vivum delineatus an. a chr. nat. m.d. lxxvi.
2L’espressione historicus et totius antiquitatis restaurator insignis evoca l’attività di Hubertus Goltzius6 come historicus, autore di ricostruzioni di aspetti del mondo antico, e come restaurator insignis, distintosi nel recupero e nella trasmissione di antichità all’età presente. Per inciso, la voce insignis evoca la semantica materiale del signum come « marchio », « contrassegno », « incisione » ; ed è Goltzius stesso a predisporre le incisioni delle proprie opere, incluse le Tavole monetali. La qualifica di civis romanus è invece termine tecnico specifico e implica l’ammissione effettiva di Goltzius alla Civitas Romana, la sua ufficiale iscrizione nei registri municipali dei cives di Roma. Nato e vissuto nelle Fiandre, tra la natale Venloo e i poli di Liegi, Anversa, Bruges, Hubertus Goltzius (1526-1583) risulta molto noto agli ambienti di cultura e di potere dell’Europa del Cinquecento come eccellente pittore, incisore, umanista, storico, numismatico, editore, mercante d’arte (attività quest’ultima intrapresa negli anni di Anversa e dell’incontro con il geografo e amico Ortelius, dal 1546 in poi). Deve però la maggiore notorietà alle sue opere, nelle quali la documentazione numismatica (con l’epigrafia, sia pure in misura minore) funge da agente documentale predominante. Egli così risponde per un verso alle richieste degli ambienti intellettuali del momento, caratterizzati dall’appassionato collezionismo di oggetti particolari e materiali antichi, in particolare di monete e medaglie greche e romane, ma nel contempo trascendeva l’invalsa prospettiva corrente di raccolta e accumulo, con risvolti di prestigio sociale oltre che economici spesso non trascurabili. 7 La definizione cinquecentesca di antiquaria è ricostruita in A. Momigliano, “Ancient History and th (...)
3Parallelamente, nell’Europa del secolo xvi si sviluppa tutto un filone letterario dal carattere che oggi definiremmo erudito, ma che per l’epoca rappresentava una tipologia di umanesimo metodologicamente fondata su criteri di scientificità, un aspetto dell’antiquaria7. Si afferma l’esigenza di ordinare, classificare, riprodurre in forma sistematica i materiali antichi emersi da rinvenimenti fortuiti, o per così dire archeologici, e da acquisti e scambi tra privati, esibiti nelle collezioni personali e familiari a memoria imperitura8. L’esame della documentazione numismatica, in particolare dell’iconografia monetale, si carica di valenze simboliche nella sua rappresentazione immaginifica del passato avvertito come sede ideale di valori vivi, e nella sua funzione di tramite tra antichità e presente, impulso anche per la letteratura emblematica propria di questa fase. 9 Vivae omnium fere imperatorum imagines, a C. Iulio Caesare usque ad Carolum 5. et Ferdinandum eius (...)
8I modelli antichi richiamati instaurano relazioni, legami, forme di continuità tra Repubblica e Impero ; la connessione con l’operato del Senato municipale si stempera nella storia imperiale. E, come si osserverà più avanti, le politiche papali non risultano incompatibili con i modelli repubblicani evocati ; accomunate dal culto per l’antichità e dal collezionismo, esse diventano accondiscendenti, ove non favorevoli, nei confronti di elementi culturali potenzialmente antagonisti e tuttavia riducibili, con tacito accordo della controparte, a spessore puramente erudito rispondente alla logica della condivisione urbana del potere. Gli stranieri, i non-romani, cooptati con la civitas nel corpo civico e nel ceto nobiliare, chiamati a condividere privilegi e doveri con i cittadini di pieno diritto, sono resi grati e deferenti nei confronti dell’autorità romana, che è innanzitutto pontificia, mentre idealmente si identificano nel modulo mitico e insieme attuale di Roma « madre di tutti i popoli ». 18 Herbipolita per l’origine da Würzburg, latinamente Herbipoli, in Baviera, del padre Roger; Venlonia (...)
9L’ammissione di Hubertus Goltzius alla Romana civitas nel 1567 può dunque porsi agevolmente in rapporto con tale sua produzione, nota all’Europa e all’Italia dei circoli di cultura e di potere, al culmine di una lunga fase di studio e di ricerca sull’antica Roma che egli intendeva fondata su criteri innovativi. La qualifica di civis Romanus si osserva per la prima volta nella firma dell’A. al Caesar Augustus, del 1574 : a Huberto Goltzio Herbipolita Venloniano auctore et sculptore18, si aggiunge qui ciue Romano. Sfogliando l’opera, dedicata all’imperatore Massimiliano II d’Austria figlio di Ferdinando d’Asburgo19, tale qualifica si ripropone in apertura di ogni sezione al ricorrere della firma dell’Auctor, dall’epistola di dedica imperiale e dalla Ad lectorem praefatio, fino alla Vita et Res Gestae Caesaris Augusti e alle dediche encomiastiche degli amici (ad esempio nei versi celebrativi, con dichiarata finalità esegetica del frontespizio dell’opera, di Ludovicus Carrio, di Johannes Posthius Gemerschemius, di Johachimus Tydichius) fino alla epistola laudatoria a firma di Joannes Sambucus Pannonius Tirnaviensis, il medico ungherese umanista, assai noto come autore di Emblemata. Tale qualifica di civitas non viene però altrimenti illuminata o documentata in questa sede. 10È tuttavia possibile leggere integralmente il testo del decreto di cittadinanza romana per Hubertus Goltzius emesso dal Senato di Roma perché trascritto e pubblicato dallo stesso beneficiario nella successiva sua opera, Sicilia et Magna Graecia, del 1576, peraltro la prima palesemente dedicata al mondo greco, e poi ancora nel Thesaurus huberrimus, del 1579. Possiamo dunque procedere con l’esame del testo del senatusconsultum quo Hubertus Goltzius civitate Romana donatus est, datato 9 maggio 1567.
11Exemplar senatusconsultiquo hubertus goltzius civitateRomana donatus est.Stephanus Paparonius, Hieronymus Grossus, Hieron. Bubalus almae Urb. Coss. ad posteritatis monumentum his litteris scire omnes volumus inter praeclara maiorum Romanorum instituta illud fuisse praeclarissimum, insignes scilicet virtute et probitate viros augendae reipubl. gratia, civitate donare, ut praestantiss. civibus aucta, domi forisque omnium nationum res gestas superaret. Quorum nos imitatione atque exemplo Pyrrho Tario i.v.d.20 Hectore Muttinio, Vincentio Rubeo, tribus ex quattuorviris civitatis donandae frequentique senatu assistentibus, Hubertum Goltzium Herbipolitam Venlonianum, bene de Romana republ. meritum, cuiusque virtus singularisque erga Romanum nomen observantia cum praeclarissimorum civium testimonio, tum editis nuper scriptis senatui plane claruit, civem Romanum ex s.c. creavimus, creatum in senatum venire, magistratus gerere, ius ferendi suffragii habere, sacerdotia obtinere, bona eius libera atque immunia esse, ceterisque Romanorum civium honoribus atque privilegiis honestari quibus illi fruuntur qui cives Romani nati aut iure optimo facti sunt, decrevimus et censuimus. Ea tamen lege, ut urbem Romam, sicut optimum quemque civem decet, sua virtute attollat, fideliter a quocumque vexante tueatur, iura pontificia Romanis concessa, atque senatus consulta observet, Romanosque omni dilectione prosequatur. Dantes scribis senatus p.q.r. auctoritatem, fidei ergo atque ad perpetuam posteritatis memoriam, acta haec atque decreta in publicas tabulas subscriptione referre cum sigilli s.p.q.r. appendice. Datum in palatio Capitolino Idus mai m.d.lxvii.Iulius Horologius scriba s.p.q.r.Horatius Fuscus sacri s.p.q.r. scriba.
22 Con il simbolo ■ ho inteso evidenziare le tre sezioni costitutive, a mio avviso, del testo. 23 L’espressione imitatione atque exemplo parrebbe indicare il motivo dell’attribuzione del privilegio (...)
12« Copia del senatoconsultocon cui a Hubertus Goltzius fu conferita la cittadinanza romana Noi, Consoli della benevola21 Città, Stefano Paparonio, Geronimo Grosso, Geronimo Bubalo, a monumento della posterità, con questo testo vogliamo che tutti conoscano tra le più illustri istituzioni degli avi (dei) Romani quella che fu la più illu­stre in assoluto, di conferire la cittadinanza a uomini chiaramente stimati per valore e probità per rendere più grande lo stato, affinché onorato da questi uomini nobilissimi in patria e fuori superi le imprese di tutte le genti.■22 Tra essi noi per l’emulazione e per l’esempio23, essendo presenti Pirro Tario, dottore in diritto canonico e civile, Ettore Muttinio, Vincenzo Rubeo, tre dei quattuorviri preposti al conferimento della cittadinanza e il senato numeroso, abbiamo nominato cittadino romano per decreto del senato Hubertus Goltzius Herbipolita Venloniano, benemerito dello stato romano, il valore del quale e la singolare devozione nei confronti del nomen romano sia per la testimonianza dei cittadini più illustri sia per gli scritti da poco editi, al senato fu ben chiaro, (egli cittadino romano) una volta nominato abbiamo stabilito e decretato che venga in senato, ricopra le magistrature, abbia il diritto di voto, ottenga cariche ecclesiastiche, siano i suoi beni liberi ed esenti da tributi ed egli sia onorato con gli altri onori e privilegi propri dei cittadini romani dei quali fruiscono coloro che nacquero cittadini romani o lo divennero di pieno diritto. Tuttavia per quella legge (si prescrive) che, come si addice a tutti i migliori cittadini, egli elevi la città di Roma con la sua virtù, fedelmente la tuteli da chiunque l’attacchi, osservi le leggi pontificie concesse ai Romani e i decreti del senato, tratti i Romani con tutto l’apprezzamento possibile.■ Dando noi l’autorità agli scribi del Senato e del Popolo Romano, a garanzia e dunque a perpetua memoria della posterità, questi atti e decreti si riportino firmati nei registri ufficiali con l’apposizione del sigillo S.P.Q.R. conferito sul palazzo del Campidoglio il VII giorno delle idi di maggio 1567.Giulio Orologio, scriba del S.P.Q.R.Orazio Fusco, scriba del santo/sacro S.P.Q.R. ».
Il decreto può dunque ripartirsi sostanzialmente in tre sezioni. 14A) La premessa, con l’intervento dei Consoli ; il motivo propagandistico della vetustà del privilegio indicato come il più illustre istituto tra quelli degli avi, a ulteriore raccordo con Roma antiqua ; l’indicazione delle finalità (ad monumentum posteritatis ; […] [reipublicae] omnium nationum res gestas superaret) e dei caratteri dell’institutum praeclarissimum : assegnando la cittadinanza romana onoraria a personalità di spessore culturale universalmente riconosciuto, stimate virtute et probitate, viene ad incrementarsi il prestigio della stessa Urbs. 32 Mori, Tot reges, p. 390. Tale commissione durava in carica da uno a quattro anni. 15B) Il decreto proprio, con la designazione del civis, solo ora indicato nominalmente, da parte dei Consoli e per il tramite dei IVviri civitatis donandae, e quindi la motivazione del privilegio, unitamente a un elenco di diritti e di obblighi così fatti propri. Tale motivazione viene espressamente connessa con le opere dello stesso Goltzius in cui egli ha mostrato rispetto e cura per il nomen Romanum e con le attestazioni in suo favore di cives praeclarissimi, nei quali potrebbe forse riconoscersi la commissione di funzionari eletti ad acquisire informazioni sulle qualità dei futuri cittadini romani già attiva nel 1519 e rinnovata periodicamente, dal 1580 ufficialmente registrata negli Statuti32. In grazia di tale civitas a Hubertus Goltzius si assegnano ampi privilegi, attivi e passivi, di cui segue elenco : integrazione nel senato municipale, possibilità di ricoprire magistrature e cariche sacerdotali, diritto di voto, esenzione dai tributi sui beni, onori e privilegi ulteriori non precisati. Alla classificazione dei diritti fanno seguito i doveri più genericamente enunciati, nella sostanza riconducibili all’apprezzamento ufficiale nei confronti dell’Urbs, con proponimento di tutela a quocumque vexante e con obbligo di rispetto, nell’ordine, degli iura pontificia Romanis concessa e dei senatusconsulta. Attraverso il richiamo all’osservanza delle sue leggi, la sovranità del papa, massima autorità politica dello Stato Pontificio ma anche suprema autorità religiosa per la cristianità, entra così manifestamente nel formulario repubblicano e laico del decreto evocante la Roma pre-cattolica e pre-pontificia, in una sorta di attualizzazione conclusiva che ristabilisce nella « corretta » direzione l’equilibrio tra « il Comune antico » e la supremazia papale. 16C) La clausola di chiusura, con cui i consules accordano agli scribae l’auctoritas di trascrivere e sottoscrivere gli acta haec atque decreta in publicas tabulas, con luogo (il palatium del Campidoglio), data e firma dei due scribasenato, Julius Horologius e Horatius Fuscus.
17Per il xvi secolo un utile confronto con il nostro testo è rappresentato dal noto decreto di cittadinanza romana per un illustre esponente della cultura d’oltralpe, Michel de Montaigne. Il privilegio data 13 marzo 1581, quattordici anni dopo il senatusconsultum di Goltzius. Lo scribasenato di Goltzius, Horatius Fuscus33, è firmatario pure per Montaigne e anche in questo caso il testo è a noi noto per la trascrizione e la pubblicazione da parte dell’assegnatario. È difatti lo stesso Montaigne a riprodurre il suo decreto nel terzo libro degli Essais, dichiarando di aver così inteso soddisfare una eventuale curiosità del lettore e descrivendo la bolla nel suo lussuoso aspetto esteriore (« pomposa in sigilli e lettere dorate ») ma nel contempo ammettendo la propria umana vanità34 :Essais III 9
« Parmy ses faveurs vaines, je n’en ay point qui plaise tant à ceste niaise humeur, qui s’en paist chez moy, qu’une bulle authentique de bourgeoisie romaine : qui me fut octroyée dernierement que j’y estois, pompeuse en seaux, et lettres dorées : et octroyée avec toute gratieuse liberalité. Et par ce qu’elles se donnent en divers stile, plus ou moins favorable : et qu’avant que j’en eusse veu, j’eusse esté bien aise, qu’on m’en eust montré un formulaire : je veux, pour satisfaire à quelqu’un, s’il s’en trouve malade de pareille curiosité à la mienne, la transcrire icy en sa forme […] ». « Tra i suoi favori vani, io non ne ho alcun altro che piaccia tanto a questo stupido umore che io provo, che una bolla autentica di borghesia ( = cittadinanza) romana : che mi fu concessa nell’ultimo periodo che io vi sono stato, enfatica in sigilli e lettere dorate : e concessa con graziosissima liberalità. E dal momento che esse si danno in diverso stile, più o meno encomiastico : e che prima che ne avessi viste, io sarei stato ben contento, che mi si fosse mostrato un formulario : voglio, per soddisfare qualcuno, se se ne trova (uno) malato di curiosità simile alla mia, trascriverla qui nella sua forma.[…] ».
Quod Horatius Maximus, Martius Cecius, Alexander Mutus, almae urbis Conservatores, de Illustrissimo viro Michaele Montano, equite Sancti Michaelis, et a cubiculo regis Christianissimi, Romana Civitate donando, ad Senatum retulerunt, S. P. Q. R. de ea re ita fieri censuit. Cum veteri more et instituto cupide illi semper studioseque suscepti sint, qui, virtute ac nobilitate praestantes, magno Reip. nostrae usui atque ornamento fuissent vel esse aliquando possent, Nos, maiorum nostrorum exemplo atque auctoritate permoti, praeclaram hanc Consuetudinem nobis imitandam ac servandam fore censemus. Quamobrem, quum Illustrissimus Michael Montanus, Eques sancti Michaelis, et a Cubiculo Regis Christianissimi, Romani nominis studiosissimus, et familiae laude atque splendore et propriis virtutum meritis dignissimus sit, qui summo Senatus Populique Romani Iudicio ac studio in Romanam Civitatem adsciscatur, placere Senatui p.q.r. Illustrissimum Michaelem Montanum, rebus omnibus ornatissimum atque huic inclyto populo charissimum, ipsum posterosque in Romanam Civitatem adscribi ornarique omnibus et praemiis et honoribus quibus illi fruuntur qui Cives Patriciique Romani nati aut jure optimo facti sunt. In quo censere Senatum p.q.r. se non tam illi Ius Civitatis largiri quam debitum tribuere, neque magis beneficium dare quam ab ipso accipere qui, hoc Civitatis munere accipiendo, singulari Civitatem ipsam ornamento atque honore affecerit. Quam quidem s. c. auctoritatem iidem Conservatores per Senatus p.q.r. scribas in acta referri, atque in Capitolii curia servari, privilegiumque hujusmodi fieri, solitoque urbis sigillo communiri curarunt. Anno ab urbe condita cxc.ccc.xxxi. post Christum natum m.d.lxxxi. iii. idus Martii. Horatius Fuscus, Sacri s. p. q. r. scriba.Vincen. Martholus, Sacri s. p. q. r. scriba.
18« In base a quanto riferirono al Senato, Orazio Massimo, Marzio Cecio, Alessandro Muto, Conservatori della benevola Città, sulla concessione della cittadinanza romana all’illustrissimo Michel de Montaigne, cavaliere dell’Ordine di San Michele e gentiluomo della camera del Re Cristianissimo, il Senato e il Popolo Romano hanno così decretato che si faccia relativamente a tale argomento : poiché per antica usanza e istituzione sono sempre stati accolti fra noi con calore e zelo coloro che, eminenti per virtù e nobiltà, fossero stati di grande servigio e onore per il nostro stato o potevano esserlo un giorno, Noi, mossi dall’esempio e dall’autorità dei nostri antenati, crediamo nostro dovere imitare e conservare tale nobile consuetudine.■ Quindi, poiché l’illustrissimo Michel de Montaigne, cavaliere di San Michele e gentiluomo della camera del Re Cristianissimo, amantissimo del nome romano, sia per la nobiltà e il lustro della sua famiglia sia per le eminenti virtù personali è oltremodo degno di essere ammesso alla cittadinanza romana per supremo giudizio e volontà del Senato e del Popolo Romano, è piaciuto al Senato e al Popolo Romano che l’illustrissimo Michel de Montaigne, adorno di ogni merito e assai caro a questo nobile popolo, fosse iscritto alla cittadinanza romana, lui e la sua discendenza, e ammesso e adornato di tutti i privilegi e gli onori di cui godono coloro che nacquero cittadini e patrizi di Roma o lo divennero a giustissimo diritto. Nel che il Senato e il Popolo Romano ritennero non tanto di accordargli un diritto di cittadinanza quanto di pagare un debito, non tanto di dare un beneficio quanto di riceverlo da lui stesso che, accettando questo diritto di cittadinanza ha dato singolare lustro ed onore alla città stessa.■ I medesimi Conservatori invero hanno fatto riportare agli atti questo senatoconsulto dagli scribi del Senato e del Popolo Romano, conservarlo nella curia del Campidoglio, e hanno fatto redigere questo atto e apporvi secondo la regola il sigillo della città. L’anno 2331 dalla fondazione di Roma ; il 1581 dalla nascita di Cristo, 13 di marzo.Orazio Fusco, Scriba del santo/sacro Senato e del Popolo RomanoVincenzo Martolo, Scriba del santo/sacro Senato e del Popolo Romano »
Anche questo testo si mostra costituito da tre sezioni. 35 Ordine cavalleresco fondato nel 1469 dal re Luigi XI in competizione con l’Ordine del Toson d’Oro. (...)
20A) La premessa, con i nominativi dei Conservatori, in cui si richiamano i caratteri e le finalità dell’istituzione e si introduce il nuovo civis, subito presentato con i suoi titoli : Cavaliere dell’ordine di San Michele35, il cui Gran Maestro era il re di Francia, e a cubicolo Regis Christianissimi, ossia Gentiluomo Ordinario della Camera del Re più religioso nel cristianesimo, ancora il re di Francia. Del resto Michel de Montaigne opera alla corte di Carlo IX di Valois (re di Francia fino al 1574), che risulta averlo insignito del titolo di Gentiluomo di Camera nel 157136 ; collabora successivamente con Enrico III (fratello dello stesso Carlo IX e re fino al 1589)37 e quindi con Enrico IV (re di Francia dal 1589 al 1610, già re di Navarra dal 1577, ugonotto convertitosi una volta salito al trono) che nel 1577, ancora re di Navarra, lo nomina anch’egli gentilhomme de sa Chambre38. Dal momento che il nostro privilegio data 1581 e che il re in questione è christianissimo, il riferimento si può intendere plausibile per Carlo IX e anche per Enrico III. 21A ogni modo, tali qualifiche prospettano il personaggio come straordinario, per nobiltà di natali oltre che per le onorificenze e i legami privilegiati con la monarchia francese : illustrissimus vir, più avanti è tra i virtute ac nobilitate praestantes e ancora, gli si assegnano gli onori dei cives patriciique nati […] e non solo dei cives, come invece per Hubertus Goltzius. In virtù di tali elementi l’attribuzione al Montaigne della civitas onoraria si propone come finalizzata a rendere più illustre l’Urbs, veteri more et instituto, sull’esempio e l’autorità dei maiores. 22B) La sezione centrale, che contiene il decreto vero e proprio, con le motivazioni del privilegium, in parte anticipate nella premessa (nobiltà familiare, virtù personali). In essa si elencano i diritti del civis unitamente alla considerazione, a carattere convenzionale, che con tale approvazione il Senato non ritiene di accordare un diritto quanto di pagare un debito. 39 Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, ad es. 151v (per Julius Jacoboni (...)
23C) La clausola di chiusura, consistente nella disposizione dei Conservatori agli scribi di trascrizione del decreto con sigillo e data, indicata secondo la doppia modalità, laica e cristiana (ab Urbe condita e a Christo nato), il che è riscontrabile per questa fase pure in altri decreti39. Anche il testo di Goltzius si concludeva con datazione « mista », ma senza tale espressa distinzione, con giorno-mese secondo il calendario romano, anno secondo l’era cristiana. I due scribae sottoscrivendo si dichiarano entrambi sacri S.P.Q.R., « del santo (o sacro) Senato e del Popolo Romano ». Per la formula si potrebbe forse richiamare a confronto la Sacra Romana Respublica di Cola di Rienzo del precedente secolo, scevra da riferimenti religiosi. Nel nostro caso, se sacer (S.P.Q.R.), riferito al Senato, ha valore di « santo », la qualifica rende palese l’egida pontificia sull’istituto municipale e la presenza contestuale del potere del papa, evocata anche dalla datazione ; se l’accezione corretta è però « sacro », nel senso di « inviolabile », viene evocata la sacralità laica dell’istituzione, in tal caso nel solco della tradizione classica. Tale ambiguità semantica ha comunque una sua funzionalità. Che già nel decreto per Goltzius, Horatius Fuscus si fosse firmato sacri [S.P.Q.R.], lungi dall’indicare l’appartenenza a un ulteriore senato a predominante carattere religioso (cardinalizio, peraltro esistente40), potrebbe spiegarsi come una sorta di ininfluente opzione da una formula standard a discrezione degli scribi : da una scorsa alle minute dei privilegia, conservate presso l’Archivio Storico Capitolino41, su cui si tornerà, si evince che lo stesso Julius Horologius, scriba S.P.Q.R. nel decreto di Goltzius, in altri privilegia civilitatis del 156042 si firma scriba sacri S.P.Q.R. ; e mentre nel decreto del Montaigne entrambi gli scribasenato si definiscono sacri S.P.Q.R., essi stessi, spesso in coppia, non sempre rispettano tale modalità di sottoscrizione, pur nel loro caso predominante43. 24Diversamente da Michel de Montaigne, di Hubertus Goltzius non si elogiano origini gentilizie, peraltro non altrimenti documentate, né suoi eventuali autorevoli titoli onorifici : pur nel riprodursi formulare dei modelli, questi privilegi contengono elementi di originalità e attualità connessi alle individuali caratteristiche del destinatario. Goltzius è tra gli insignes virtute et probitate viri, tra i praestantissimi cives, ma non tra gli illustres o nobiles, pur essendo personaggio assai noto e ben introdotto negli ambienti europei di corte e di potere del xvi secolo (come tra l’altro comprova, ancora una volta, il suo stesso elenco dal C. Julius Caesar). L’ideale equiparazione del suo stato sociale acquisito è con i cives Romani e non con i cives patriciique Romani (nati). 44 Come nel caso del decreto per Petrus e Aloysius Maior, del 1561, Registro di Privilegi di Cittadini (...)
26Dettagliati i diritti del civis Goltzius : egli può prendere parte alle sedute del senato, ricoprire magistrature, avere il diritto di voto, conseguire sacerdotia, avere proprietà di beni non soggetti a imposta e infine, complessivamente, godere degli onori e dei privilegi dei cives romani nati (o divenuti tali) di pieno diritto (optimo iure). I suoi obblighi, più generici, consistono nell’esaltare e tutelare l’Urbs dagli attacchi alla Romana virus, nel rispetto di iura pontificia e senatusconsulta e infine nel trattare i Romani stessi con il più grande apprezzamento. 45 Cap. 74. Per il testo vd. infra.
27Nella corrispondente sezione del decreto di Montaigne, qualificato come Romani nominis studiosissimus, accanto al valore delle virtutes personali, concetto evocato anche più oltre (rebus omnibus ornatissimum), e al rinnovato richiamo alla nozione di nobiltà familiare, si aggiunge la predilezione del popolo romano nei suoi confronti (atque huic inclyto populo charissimum), elementi tutti motivanti il giudizio senatorio di idoneità. Come si accennava, non si menzionano meriti intellettuali connessi alle opere del Montaigne, come se esse nella Roma pontificia del Cinquecento non fossero conosciute o (piuttosto) non apprezzate. A questo punto si introduce il formulario dei diritti e degli obblighi inerenti la nuova condizione di civis, ma l’esposizione diviene generica, per nulla confrontabile con la parallela sezione del privilegio di Goltzius. Si legge difatti : ornarique omnibus et praemiis et honoribus, quibus illi fruuntur, qui cives patriciique Romani nati […], o che sono tali iure optimo (in tal caso, come per il Goltzius) ; a tale approssimazione, si aggiunge la mancanza di ogni riferimento agli obblighi. Anche se nel Voyage45 e, si è detto, negli Essais, il Montaigne descrive il diploma ricevuto come celebrativo e di grande effetto, magnifico per sigilli e lettere d’oro, dalla tipologia ricercata e non dissimile dall’analogo decreto per il figlio del papa46, anche se la sua riconosciuta nobiltà di natali e le sue altissime relazioni lo pongono su un piano superiore, il Privilegium Romanae Civilitatis di Montaigne, in apparenza magniloquente, è in realtà ripetitivo, talora impreciso e generico, o almeno tale appare nel raffronto con il parallelo testo elaborato dalle medesime istituzioni e in anni non lontani per Hubertus Goltzius. 47 Mori, Tot reges, p. 96, 386, 390-392. 48 Mori, Tot reges, p. 381.
51 Mori, Tot reges, p. 390-392. 52 Mori, Tot reges, p. 387.
31A un esame cursorio delle concessioni di civitas per il xvi secolo, si osserva subito il notevole numero di decreti registrati55, pur non risultando sempre agevole la distinzione tra beneficiari italiani e stranieri, dal momento che spesso i nominativi sono riprodotti in forma italianizzata fin nell’originale e non è talora agevole evincere località di nascita o provenienze degli interessati se non altrimenti noti ; a ogni modo, e prevedibilmente, si può rilevare una netta prevalenza degli assegnatari italiani, soprattutto dal centro-nord56. Il riscontro autoptico con le minute dei privilegi di pugno degli scribi mostra nella maggioranza trascrizioni frettolose di privilegia civilitatis in forma abbreviata, talora anche molto scarna, generalmente a firma di uno scriba solo57 o anche apparentemente non firmate, presumendosi l’ultima firma valida per i privilegi successivi58 ; dopo la registrazione dei nominativi dei tre Consoli/Conservatori, in questi decreti ci si limita a registrare tra i cives i personaggi indicati. Ci sono però anche privilegia riprodotti in forma ampia e in modalità articolate e talora complesse, impreziositi da ampi formulari denotanti pur nella stereotipia una ricchezza tipologica, con varianti peculiari. Tali divergenze trovano presumibile spiegazione nelle identità ovvero nella rilevanza sociale dei destinatari. I decreti più ampi e dettagliati sono difatti indirizzati a personaggi del mondo della cultura, dell’arte o legati agli ambienti del potere laico e religioso59. I decreti più scarni devono invece rivolgersi a destinatari considerati di minore rilevanza innanzitutto dagli scribi ; potrebbe trattarsi di personaggi meno abbienti, ma, per quanto ridotta sia la registrazione, è certo che essi non possono presumersi nullatenenti. Gli stranieri che richiedono la cittadinanza sono già residenti ed evidentemente interessati a fruire almeno di parte dei benefici dei cives ; per essi le condizioni prescritte sine qua non sono : l’abitazione in città, il possesso di una vinea entro cinque miglia da Roma, la permanenza nella capitale per i tre quarti dell’anno con la famiglia ovvero l’ubicazione cittadina delle attività lavorative. In questo caso, la cittadinanza consiste nel riconoscimento di uno stato di fatto, la residenza e anzi il radicamento in città. Essa dimostra una integrazione avvenuta, assimilando di fatto stranieri residenti spesso già da più di una generazione, e cives nati60 ; e del resto all’interno di entrambe le categorie una consistente maggioranza non godeva dei pieni diritti. Difatti per gli stranieri residenti cives facti non si prevedeva la cittadinanza piena, con diritto elettorale attivo e dunque la possibilità di ricoprire cariche pubbliche nel governo cittadino ; tale esercizio del potere doveva restringersi alla nobiltà e ad essi non veniva concesso più di un attestato61. Precedentemente incolae urbis ma non cives62, potevano trasmettere la civitas conseguita dietro loro richiesta a figli e discendenti con diritti connessi, che restavano parziali63. 64 Pavan, Cives, p. 37.
33Nelle minute alcuni elementi convenzionali si ripropongono stereotipati e abbreviati a vari livelli : ad esempio, in apertura, la sigla Pri : ro : (o, per esteso, privilegium civilitatis ro :) + obtentum per I./Ill. + nome del civis (generalmente in accusativo), quindi i nominativi dei tre Consoli-Conservatori (Consss./ Conss. ; Cons.res/ Conser.). Ma, raffrontando le minute dei nostri due decreti66, c’è un elemento che immediatamente colpisce : la differente lunghezza delle due stesure manuali a confronto con i testi pubblicati, che risultano invece di ampiezza sostanzialmente analoga (quindici - sedici righe). La minuta del privilegio del Montaigne mostra un testo estremamente abbreviato, di poco più di cinque righe in tutto inclusa l’intestazione ; esso è integrato in un’unica pagina insieme ad altri quattro decreti ugualmente brevi e presumibilmente destinati a personaggi non rilevanti. Michaelis Montagna (nel decreto pubblicato Michaelis Montanus) vi è presentato con i suoi titoli, cui seguono i nominativi dei Conservatori, un primo segno di abbreviazione e la sezione iniziale della premessa, da « cum veteri more » a « suscepti sint » con un secondo segno di abbreviazione (per sottintendere il seguito), senza data né firma degli scribi. Anche nella minuta del Goltzius manca la firma degli scribi (ma sono registrati luogo e data). Tuttavia il decreto per Hubertus Goltzius occupa lo spazio di una intera pagina del registro di minute distinguendosi nettamente dai vicini privilegia, e inoltre riproduce abbastanza fedelmente il testo pubblicato, fatta eccezione per qualche rara abbreviazione. Non c’è confronto : tale minuta, vicinissima all’originale pubblicato come non quella del Montagne, è riprodotta dal trascrittore, altrimenti frettoloso e approssimativo, con l’attenzione e la cura destinate ai privilegia civilitatis dei non-romani di riconosciuta rilevanza culturale e sociale. 67 Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, ad es. 55, 64, 65 r-v, 68 v, 70 (...)
76 Vd. n. prec. 35Per la formula introduttiva del senatoconsulto di Goltzius, con i nomi dei consules senza il quod + ad posteritatis monumentum […] omnium nationum res gestas superaret, invece, a un controllo delle minute non si rinvengono precisi riscontri. Proseguendo, per l’espressione relativa all’accrescimento della respublica romana (« augendae reipubl. gratia ») come finalità della cittadinanza onoraria possono rinvenirsi confronti in molti decreti, ma mai in forma di letterale riproduzione, bensì nella formula fissa, già qui richiamata, « cum ad augendam » + segno di abbreviazione71 o più estesamente « cum ad augendam servandamque Rempublicam […]72 ». L’elenco dettagliato delle prerogative che il nuovo civis può esercitare, nella modalità in cui sono esposte per Goltzius, trova invece riscontri diversi, ad esempio nel decreto per i fratelli Maior o per Julius Jacobonius73 ; tale formula, che prevede tra l’altro un ruolo attivo del civis nelle magi­strature laiche e religiose o, meglio ancora, la sua applicazione (che resti potenziale o si traduca in pratica politica), deve considerarsi intrinsecamente connessa con l’esercizio esclusivo del potere politico da parte della nobiltà romana74. L’espressione successiva, sulla claritas dell’istituzione e sulle sue finalità, è parafrasata, variata e adattata per il Goltzius su un formulario di base, come prova il raffronto con qualche altro decreto, sempre tra quelli più dettagliati, che presenta locuzioni similari, comunque non analoghe75 ; e che ci sia una consapevolezza nelle opzioni e non si tratti di una evoluzione diacronica di moduli standardizzati lo dimostra il raffronto con un decreto del 1561, precedente anche al privilegio di Goltzius, in cui si riproducono formule in tutto analoghe a quelle del decreto del Montaigne di quattordici anni dopo, per personaggi tra l’altro dalle qualifiche in parte affini (Petrus e Aloysius Maior a cubiculo Serenissimi Ferdinandi Archiducis Austriae […])76. 36Il testo approntato per Goltzius risulta così più originale e accurato anche sotto il profilo stilistico.
37Dalla documentazione superstite è riscontrabile la prassi secondo cui chi desiderava ottenere la civitas romana poteva presentare una supplica, sorta di richiesta ufficiale, ai Conservatori, da ratificarsi nel Consiglio segreto. Un registro che raccoglie tali documenti è attualmente visionabile presso l’Archivio Capitolino77. Al controllo, si è potuta individuare la supplica del Montaigne, che potrebbe essere stata scritta di suo pugno dal momento che egli conosceva la lingua italiana78 ; di essa segue trascrizione. Non è stato invece possibile identificare la supplica di Hubertus Goltzius (Uberto Goltzi, così italianizzato dal Magni) che parrebbe mancare. « Illmi : Sigri :Desiderando da V. S. Illme : et da codesto inclito Popolo essere aggregato nel numero delli altri loro Cittadini, vengo a supplicarle che si degnino conumerare me, et miei figlioli, fra loro Cittadini con concedermi li soliti privileggi, che tutto ripporterò per grazia singolare, offerendomi a VV. SS. Illme : et a codesto inclito Popolo espore la propria vita in loro servitio di casa. Il di XII di marzo 1581 [espressione non chiara, forse così decodificabile]Di VV. SS. Illme : ServitoreMichele di Montagna cavallier de l’ordine del re christianissimo & gentiluomo ordinario de la su camera ».
43In un libro recente, Inquisitori, censori e filosofi sullo scenario della controriforma91, Saverio Ricci indaga tra l’altro sul rapporto tra Michel de Montaigne e la Chiesa di Roma, valorizzando la tappa romana del Voyage e mettendo in luce gli elementi di ambiguità nell’accoglienza ricevuta dall’ambiente ecclesiastico, apparentemente benevolo. Proprio le strette relazioni con Caterina de’ Medici ed Enrico III di Valois, pur nella esortazione dello stesso Pontefice al Montaigne, a seguitare nella devozione alla Chiesa e al re di Francia, possono rappresentare un punctum dolens della questione, dal momento che i Valois, dopo San Bartolomeo, non perseverano nella lotta contro il protestantesimo, mentre a Roma si è in pieno Concilio Tridentino. Si può aggiungere a ciò la resistenza francese alla piena attuazione dei decreti tridentini e l’apertura agli eretici e all’Inghilterra da parte del duca di Anjou, fratello di Enrico III92. In Italia la lotta contro l’eresia sta invece comportando l’istituzione di un sistema censorio vieppiù capillare che confluirà negli Indici93, il cui obiettivo finale è il dominio sulla spiritualità stessa del mondo cattolico anche mediante la censura preventiva delle opere destinate alla pubblicazione e alla diffusione ; il che implicherà come conseguenza una sorta di autocensura degli Autori stessi. Anche la devozione alla Chiesa da parte del Montaigne può essere risultata di non piena credibilità all’ambiente ecclesiastico romano : egli aveva tradotto (1569) la Theologia Naturalis di Raymond Sebond senza considerare il divieto di lettura dell’opera94 e negli Essais elogiava Giorgio Buchanan e Theodoro de Bèze95, condannati dalla Chiesa per le loro traduzioni di testi biblici, dando più di un segno della propria libertà di pensiero, in Francia del resto apprezzata. Pur accostandosi spesso nelle proprie convinzioni alle posizioni della Chiesa cattolica, nella sua sostanziale a-religiosità96, il Montaigne mostra inoltre in più di un episodio concordanze ideologiche con il « rovinoso » Machiavelli e, ancora, una concezione di fortuna più simile all’idea degli antichi che all’ortodossia cattolica ; senza considerare la parziale giustificazione di Giuliano l’Apostata. 97 Per mancanza di conoscenza della lingua.
46Dunque, le politiche papali non solo non risultano incompatibili con i modelli repubblicani evocati ; accomunate dal culto per l’antichità e dal collezionismo, esse diventano accondiscendenti, ove non favorevoli, nei confronti di elementi culturali potenzialmente antagonisti e tuttavia riducibili, con tacito accordo della controparte, a uno spessore puramente erudito rispondente alla logica della condivisione urbana del potere. Gli stranieri, i non-romani, cooptati nel corpo civico e nel ceto nobiliare, chiamati a condividere privilegi e doveri con i cittadini di pieno diritto, sono grati all’autorità romana che è innanzitutto papale, e si identificano nel modulo mitico e attuale insieme di Roma « madre di tutti i popoli ». 102 A. Menniti Ippolito, Il governo dei papi, p. 62-64. 103 Nella preparazione della partenza dello stesso Paolo III per Nizza Alessandro Farnese (1545-1592) c (...)
51Entrambi i nostri decreti rientrano in questa seconda tipologia. Per Hubertus Goltzius (1567) l’adesione è piena. Si è osservato come la formula impiegata per elencare i suoi diritti di civis sia assai circostanziata : […] nos (consules) […] frequentique senatu assistentibus, Hubertus Goltzius Herbipolitam Venlonianum, bene de Romana republ. meritum, [...] civem Romanum ex s.c. creavimus, creatum in senatum venire, magistratus gerere, ius ferendi suffragii habere, sacerdotia obtinere, bona eius libera atque immunia esse, ceterisque Romanorum civium honoribus atque privilegiis honestari quibus illi fruuntur qui cives Romani nati aut iure optimo facti sunt. In quanto civis, Goltzius può non solo accedere al senato ma anche alle altre magistrature capitoline in rapporto alle quali può eleggere ed essere eletto, ottenere incarichi ecclesiastici, avere libertà e immunità di beni, conseguire gli altri onori e privilegi dei cittadini originari o di pieno diritto. In mancanza di un sacerdozio municipale, la menzione dei sacerdotia da obtinere rappresenta in forma classicheggiante una ulteriore riprova della benevolenza degli ambienti clericali di potere, disponibili, parrebbe, a conferire al Goltzius anche incarichi ecclesiastici ; peraltro un tale intervento in un decreto di civitas, dal dichiarato carattere laico, unitamente agli altri elementi valutati e indizianti l’operatività del potere religioso, assume un suo significato. Adulato ed esaltato dalla corte pontificia e dal Comune laico, in una fase in cui il Papa mostra il controllo del Consiglio, Goltzius mantiene a Roma relazioni elevate con il Pontefice stesso, i cardinali, i vescovi, gli intellettuali e gli artisti attivi nell’entourage ecclesiastico. Anche grazie alle mediazioni di Abraham Ortelius e soprattutto di Marc Laurin, egli è molto apprezzato dagli Asburgo di Spagna e d’Austria, oltre che dai circoli e dai personaggi di potere e di cultura più potenti d’Europa ; basti pensare, solo a titolo di esempio, alle relazioni con i banchieri Függer di Augusta e con gli Schetz di Anversa132. 133 Opportune riflessioni su tale tematica in Feci, Migrazioni, p. 6-8. 52Per il Montaigne (1581), la formula relativa ai suoi diritti di civis diverge perché scarsamente o per nulla circostanziata : ipsum posterosque in Romanam Civitatem adscribi ornarique omnibus et praemiis et honoribus quibus illi fruuntur qui Cives Patriciique Romani nati aut jure optimo facti sunt. Egli può trasmettere la cittadinanza in forma ereditaria e conseguire tutti i privilegi e gli onori dei cittadini e nobili romani originari o di pieno diritto, senza alcuna specificazione o dettaglio ; non v’è cenno ai doveri. Tale dicitura generica se non esprime restrizioni nella gestione effettiva delle prerogative della civitas, non elencandoli non rende espliciti i diritti nel loro possibile esercizio ; né è sufficiente essere civis Romanus per condividere e praticare in forma unitaria e omogenea tutte le prerogative del ceto. La cittadinanza, in particolare se onoraria, dovrebbe costituire uno strumento di integrazione indifferenziata sia in rapporto al corpo sociale nella sua interezza che all’oligarchia dominante ; e tuttavia così non è. La genericità nello stile e nei contenuti, la facies dimessa della stesura del decreto del pur nobile Montaigne, nella sua analogia formale con i privilegia consueti per stranieri altrimenti ignoti, a confronto con il magniloquente e circostanziato testo per Goltzius che tutto dettaglia e consente, ne sono indizio. Dunque pur ponendosi tra le contrapposte possibilità del distinguere sulla base di limitazioni o di privilegi e dell’uniformare i cives alla medesima normativa giuridica133, lo strumento della cittadinanza non si presenta unitario nella formulazione e nell’esercizio.
53Si può però legittimamente dubitare del reale interesse del Montaigne per l’aspetto « operativo » della Romana Civitas, tanto ambita dalla sua umana vanità. A Roma non destano il suo interesse i resti monumentali del passato, scarsamente rappresentativi dell’antica grandezza134 ; piuttosto lo attrae la storia stessa dell’Urbs, con le grandi personalità che ne hanno scandito momenti irripetibili, in una sorta di visione relativistica del divenire storico e dell’uomo in cui ogni elemento ha valore in sé e non può costituire modello o, con altri, sistema di riferimento135. L’idea di Roma antiqua non rivela esemplarità di per sé, mentre l’esperienza romana è costantemente confrontata dal Montaigne con la propria sensibilità critica, con lo scetticismo del pensatore libero e perciò anche consapevole dei vincoli dell’esistenza136. La tanto ricercata Romana civitas deve aver avuto per lui, come per altri intellettuali di questi anni, non più che il valore di una personale adesione all’ideale cosmopolita e di riferimento per i popoli che Roma, l’Alma Urbs, nel Cinquecento universalmente esprimeva137. Haut de page
2 Accolto presso la corte di Spagna per il tramite del cardinale di Granvela, Antonio Moro diviene soprattutto celebre come ritrattista dei potenti. Dal 1552 lavora per Carlo V, quindi per Filippo II ; trasferitosi poi a Bruxelles, collabora con il Duca d’Alba, ottenendone i favori. Per il confronto con i modelli artistici italiani, in particolare Tiziano, Michelangelo, Raffaello, vd. ora J. Woodall, Anthonis Mor: Art and Authority, Zwolle, 2008, p. 20-25, 40, 96, 109-111, 131, 170 ss., 188, 209-212, passim; per il modello rappresentato da Roma antiqua vd. ibid., p. 95-133, passim. Sulle relazioni di A. Moro con gli ambienti di corte e di potere europei del xvi secolo vd. tra gli altri : K. van Mander, Le vite degli illustri pittori fiamminghi, olandesi e tedeschi, a cura di R. de Mambro Santos, Roma, 2000 [1604], p. 193-195 ; F. de Boni (a cura di), Biografia degli artisti, Venezia, 1840, p. 681-2 ; H. Hymans, Antonio Moro. Son oeuvre et son temps, Brussels, 1910; L. Cust, “Notes on Pictures in the Royal Collections-XVIII. On Some Portraits Attributed to Antonio Moro and on a Life of the Painter by Henri Hymans”, The Burlington Magazine Publications 91 (1910), p. 5-12.; D. Catton Rich, “A Portrait by Antonio Moro”, Bulletin of the Art Institute of Chicago (1907-1951) 26 (1932), p. 13-15, part. 14; A. Sebastiani (a cura di), I Fiamminghi e l’Italia, Esposizione Bruges-Venezia-Roma 1951, Venezia, 1951, p. 42; Collection of Mediaeval and Renaissance Paintings, Fogg Art Museum, Harvard, 2004, p. 308 e passim; E. Du Gue Trapier, Catalogue of Paintings (16th, 17th and 18th), extracted from: Hispanic Notes & Monographs Essays, Studies and Brief Biographies Issued by the Hispanic Society of America Catalogue of Paintings in the Collection of the Hispanic Society of America, New York, 2007, p. 15-30 e passim; Woodall, Anthonis Mor, p. 18-22, 26, 135-138, 184 ss., 339, passim. 3 Lusinghiero il giudizio del Vasari: « [Antonio Moro] di Utrec in Olanda, pittore del Re Cattolico, del quale nel ritrarre ciò che vuole di naturale dicono contendere con la natura, e ingannare gli occhi benissimo. Scrivemi il detto Lampsonio che il Moro, il quale è di gentilissimi costumi, ha fatto una tavola bellissima d’un Cristo che risuscita con due angeli, e San Piero e San Paolo, che è una cosa meravigliosa […] » (G. Vasari, Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architetti, a cura di G. Della Valle, Siena, 1794, p. 71-72).
5 L’iscrizione è aggiunta al dipinto, datato al 1574 sulla base di una lettera ad Abraham Ortelius del 21 febbraio 1574 in cui si menziona il quadro (J.H. Hessels [edidit], Epistulae Ortelianae. Abrahami Ortelii [Geographi Antverpiensis] et virorum eruditorum ad eundem et ad Jacobum Colium Ortelianum [Abrahami Ortelii sororis filium] Epistulae, cum aliquot aliis epistulis et tractatibus quibusdam ab utroque collectis [1524-1628], ex autographis mandante Ecclesia Londino-Batava, 1887 ; reproductio phototypica : O. Zeller, Osnabrück, 1969, p. 109). 6 Su Hubertus Goltzius (Venloo 1526 - Bruges 1583) e in particolare sulla sua nozione di Magna Graecia è in corso una ricerca di dottorato di chi scrive per l’Università degli Studi di Napoli « Federico II ». Sull’opera goltziana i contributi più accurati e accessibili sono certamente quelli di C.E. Dekesel, che ha studiato tale produzione editoriale con particolare riguardo alla prima pubblicazione del 1557, Imagines imperatorum (C.E. Dekesel, Hubertus Goltzius the Father of Ancient Numismatics. An Annoted and Illustrated Bibliography, Gandavum Flandrorum, 1988; Id., Bibliotheca Nummaria. Bibliography of 16th Century Numismatic Books, London, 1997; Id., “Hubertus Goltzius [Venloo 1526 – Bruges 1583] and his Icones Imperatorum Romanorum”, in R. Pera [a cura di], L’immaginario del potere. Studi di iconografia monetale, Roma, 2005, p. 259-277). Le qualifiche indicate da Antonio Moro nell’iscrizione implicano una selezione tra le molteplici attività del Goltzius, per indicazione forse dello stesso studioso. Non v’è cenno all’attività artistica, di pittore e di incisore, agli interessi antiquari e al collezionismo, mentre resta nell’ombra il lavoro della officina editoriale, forse da intendersi incluso nella espressione totius antiquitatis restaurator. 7 La definizione cinquecentesca di antiquaria è ricostruita in A. Momigliano, “Ancient History and the Antiquarian”, Journal of the Warburg and Courtauld Institutes 13 (1950), p. 285-315: più del semplice storico, l’antiquario collazionava e studiava le testimonianze antiche nel loro complesso, la documentazione letteraria, quella epigrafico-numismatica e i reperti materiali in genere, in vista di una ricostruzione esaustiva dell’antico che oggi definiremmo storica.
8 Per la valorizzazione del documento numismatico nel complesso della produzione editoriale europea del xvi secolo sull’antichità, soprattutto romana, vd. in particolare e tra gli altri F. Bassoli, Monete e medaglie nel libro antico dal xv al xix secolo, Firenze, 1985, p. 7-17; J. Cunnally, Images of the Illustrious. The Numismatic Presence in the Renaissance, Princeton, 1999, p. 3-9, 34-37. 9 Vivae omnium fere imperatorum imagines, a C. Iulio Caesare usque ad Carolum 5. et Ferdinandum eius fratrem, ex antiquis veterum numismatis solertissime, non vt olim ab aliis, sed vere ac fideliter adumbratae, nec non eorundem vitae, acta, mores, virtute, vitia, suis coloribus historico penicillo delineatae. [...] per Hubertum Goltzium Wirtzburgensem pictorem, Antuerpiae, 1557 (Excus. Antuerpiae: cura & aere Huberti Goltzii, in officina Aegidij Copenij Diesthemij). 10 Per i cui lettori fa predisporre due versioni, in toscano e in italiano, oltre al testo in latino che ha destinazione « universale ».
17 A conclusione dell’opera, il Goltzius pubblica un lungo elenco di personaggi che intende così ringraziare per la disponibilità con cui essi gli avevano consentito la visione e lo studio delle proprie collezioni monetali, con l’indicazione delle località loro sedi, in cui Goltzius aveva sostato nei suoi due viaggi in Europa (1558-60). 18 Herbipolita per l’origine da Würzburg, latinamente Herbipoli, in Baviera, del padre Roger; Venlonianus perché nato a Venloo, nell’attuale Olanda. 19 Massimiliano d’Asburgo, primogenito dell’imperatore del Sacro Romano Impero Ferdinando I d’Asburgo (cui succede al trono nel 1563, garantendo la continuità del cattolicesimo in Germania, nonostante le personali inclinazioni luterane) rappresentava un referente importante anche per intellettuali e collezionisti. Per lui e per l’imperatore suo padre, l’umanista Jacopo Strada aveva approntato diversi volumi di riproduzioni monetali; a lui lo stesso Strada si rivolge per iscritto con l’obiettivo di difendersi dagli attacchi del suo rivale viennese, lo storiografo imperiale Wolfgang Lazius (D.J. Jansen, “Antonio Agustín and Jacopo Strada”, in M.H. Crawford [ed. by], Antonio Agustín, between Renaissance and Counter-Reform, London, 1993, p. 211-245, part. 213-4 ; per un’altra richiesta dello Strada a Massimiliano II, ibid., p. 236-238).
21 Alma è propriamente da intendersi come « nutrice », « datrice di vita », in tal senso « benevola ». L’espressione Alma Urbs (come Alma Roma) è convenzionale e di largo uso, impiegata anche sulla medaglia incisa in occasione del giubileo del 1500 : così A. Giardina, A. Vauchez, Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini, Roma-Bari, 2008, p. 91-2. 22 Con il simbolo ■ ho inteso evidenziare le tre sezioni costitutive, a mio avviso, del testo. 23 L’espressione imitatione atque exemplo parrebbe indicare il motivo dell’attribuzione del privilegio : nell’accezione più ovvia si renderebbe « per l’emulazione e per l’esempio », sottintendendo un’espressione del tipo « dei nostri avi » o simile, di cui peraltro è documentazione nel decreto di cittadinanza del Montaigne, qui esaminato di seguito : […] Nos, maiorum nostrorum exemplo atque auctoritate permoti […]. Un’altra resa potrebbe essere « per l’imitazione e per la rappresentazione » allusiva agli studi di antichità del Goltzius e più specificatamente alle speciali sue competenze nel riprodurre (imitatio) e nel raffigurare, disegnare, copiare (exemplum) gli elementi della cultura materiale antica, soprattutto numismatici.
24 Privilegium Romanae Civilitatis è la nomenclatura costante nelle minute dei decreti. Nell’impiego la civitas (- civis) tende a sovrapporsi e a coincidere con la civilitas (- civilis) : vd. A. Ernout, A. Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine. Histoire des mots, Paris, 19854, s.v. cīvis, p. 124. Il campo semantico di civilitas è propriamente più ampio e dunque meno tecnico, nell’accezione di una « cittadinanza » da intendersi come d’uso più informale. 25 La storia di Roma repubblicana è connotata dalla costante dialettica, talora contrastiva, tra l’autorità dei consules e quella del senatus (su cui ad es. F. De Martino, “Il Senato Romano. Introduzione”, in Il Senato nella storia. I. Il Senato nell’età romana, Roma, 1998, p. 6-10, 27) ; successivamente prevarrà la tensione tra princeps/dominus e senatus. Nel nostro caso i consoli sono i promotori della proposta di assegnazione, ma essa non potrebbe aver sèguito senza la ratifica del senato ; dunque i due istituti si integrano nell’operato, ma i consoli ricoprono un ruolo più attivo e propositivo ove non decisionale. 26 L’istituzione senatoria sopravvive alla fine dell’Impero Romano d’Occidente, ma la sua decadenza continua irrimediabile : ancora a inizio vii sec. d.C. il senato, costituito da un esiguo numero di laici, si riuniva associandosi alle manifestazioni ecclesiastiche presiedute dal Papa, cui era vincolato anche nella propaganda. Successivamente quasi scomparso nei testi, riaffiora poi nella nomenclatura di assemblee romane di diverso carattere in nuove realtà storico-politiche. Il richiamo alla continuità con il passato antico di Roma aeterna assumerà puro valore ideologico e strumentale, con finalità di auto-proclamazione da parte dei nuovi ceti dominanti. Sulla questione vd. tra gli altri L. Cracco Ruggini, “Il Senato tra due crisi (iii-vi secolo)”, in Il Senato nella storia I, p. 223-375, part. 373-375 ; sul senatusconsultum come ratifica formale della posizione assunta dal senato sulle differenti questioni, sulla procedura di promulgazione, sul (discusso) valore normativo vd. F.M. d’Ippolito, “Le origini del Senato e la prima età repubblicana”, in Il Senato nella storia I, p. 29-83, part. 73-78, con precedente bibliografia. 27 Per la quale un parallelo possibile è con la civitas per honorem o per meriti individuali nella Roma antica ; per i magistrati locali allo scadere del mandato c’era la possibilità di divenire cittadini romani, concessione estensibile all’intero nucleo familiare, dai genitori e figli ai discendenti ; questa civitas onoraria, assegnata spesso per intervento dell’imperatore stesso, era celebrata con orgoglio in dediche e iscrizioni (A.N. Sherwin-White, The Roman Citizenship, Oxford, 1996 [1939] ; P. Donati Giacomini, G. Poma, Cittadini e non cittadini nel mondo romano. Guida ai testi e ai documenti, Bologna, 1996, p. 149 s.). Tale cittadinanza aveva carattere individuale e strettamente personale, e poteva, come la civitas in genere, designare anche collettività, come tribù, comunità o gruppi sociali (G. Crifò, Civis. La cittadinanza tra antico e moderno, Roma-Bari, 2005, p. 33). 28 La concessione della cittadinanza romana agli alleati latini e italici a partire dalla guerra sociale (91-89 a.C.) si accompagnava a un’organizzazione fondata sullo schema del municipium con una costituzione uniformata che faceva capo quasi ovunque a un collegio di quattro magistrati, appunto Quattuorviri (Quattuorviri Iure Dicundo e Quattuorivi Quinquennales, due e due, con funzioni censorie e anche consolari) : U. Laffi, “I Senati locali nello stato municipale e nel I sec. d.C.”, in Il Senato nella storia I, p. 377-398, part. 377-381. Per i Quattuorviri Civitatis Donandae e anche per gli Scribae S.P.Q.R. non parrebbero risultare puntuali corrispondenze. Scribae a Roma erano i notai o gli impiegati stipendiati dallo stato e utilizzati nella compilazione del bilancio pubblico, nella trascrizione delle leggi e nella registrazione degli atti dei funzionari statali. Divisi in compagnie o classi (decuriae), erano attribuiti per sorteggio ai magistrati con mansioni di segretari. Così, dai funzionari cui erano assegnati, prendevano il nome di [Scribae] Quaestorii, Aedilicii, Praetorii.
29 L’indicazione relativa al sigillo si intende ovviamente finalizzata alla forma definitiva e solenne del decreto, in pergamena e con cordone in seta dorata ; anche in seguito questo resterà il bollo ufficiale delle concessioni di cittadinanza e anche, insieme, di nobiltà, quindi del solo patriziato : E. Mori, « “Tot reges in urbe Roma quot cives”. Cittadinanza e nobiltà a Roma tra Cinque e Seicento », in Il Comune di Roma. Istituzioni locali e potere centrale nella capitale dello Stato Pontificio, Roma moderna e contemporanea 2 (1996), p. 379-401, part. 391. 30 Ad es. vd. A.N. Sherwin-White, The Roman Citizenship, p. 38-58, 200-214, 304-6, 317, 336; G. Mousourakis, The Historical and Institutional Context of Roman Law, Auckland, 2003, p. 27, 67; C. Williamson, The Laws of the Roman People. Public Law in the Expansion and Decline of the Roman Republic, University of Michigan Press, 2005, p. 197 s. 31 M. Fischer, W. Pedrotti, Le città italiane nel medioevo. La geografia delle Signorie, Roma, 1997, p. 43 : già i Consigli dei Comuni medievali eleggevano in molte città magistrati con autorità di governo, denominati Consoli ; nonostante il palese richiamo alla magistratura romana nella società comunale i consoli erano generalmente più di due ; tre a Roma, potevano raggiungere altrove anche il numero di venti o trenta. Un dettaglio : nella citata lista dal C.J. Caesar di Goltzius compare per Roma anche un tale Hieronymus Paparonus, forse un consanguineo del console Stefano del decreto goltziano.
32 Mori, Tot reges, p. 390. Tale commissione durava in carica da uno a quattro anni. 33 Il Fusco, in qualità di notaio capitolino, pare avesse ottenuto il Segretariato delle Fonti come incarico vitalizio a partire dal 1581 e dopo una disputa con Ermete Gracco (D. Sinisi, “I Notari Magistrorum Stratarum nel'500”, Roma moderna e contemporanea iv, 2 [1996], p. 363-378, part. 373).
35 Ordine cavalleresco fondato nel 1469 dal re Luigi XI in competizione con l’Ordine del Toson d’Oro. I 36 cavalieri prestavano giuramento di fedeltà al re, loro Capo Supremo; l’Arcangelo san Michele era ritenuto il protettore della Francia dal momento che l’aveva tutelata contro l’Inghilterra nella Guerra dei Cent’anni. Il Montaigne era stato insignito del cavalierato nel 1571 dal re Carlo IX. Sull’ordine di Saint-Michel si vd. ora B. de Fauconpret, Les chevaliers de Saint-Michel, 1665-1790, Paris, 2007. 36 G. Tomasi di Lampedusa, Invito alle lettere francesi del Cinquecento, Milano, 1979 (Montaigne: p. 95-112), p. 99; I.G. Burnham, G. Norton (ed. by), A Handbook to the Essays of Michel De Montaigne, Whitefish (Montana), 2005, p. 1762; L.-A. Colliard, Montaigne. Nouvelles lumières sur l’auteur des Essais, Fasano, 2007, p. 31. Il Montaigne da sindaco di Bordeaux divenne consigliere al Parlamento della città, esercitando le proprie funzioni con diverse missioni alla corte di Francia e per molti anni.
40 Il collegio dei cardinali è l’organismo parallelo al Senato laico in ambito ecclesiastico. “Senatori della Chiesa Universale”, i cardinali costituiscono una sorta di Senato pontificio ben più autorevole di quello municipale per peso politico ma di integrità discussa, anche perché diviso in fazioni sotto controllo del Pontefice, della nobiltà romana e delle principali potenze europee che tentano di condizionare la scelta di un nuovo papa anche molto prima della sua designazione ufficiale (A. Menniti Ippolito, « I due “senati” del sovrano-pontefice: il Collegio dei cardinali e il Municipio romano in età moderna », in Il Senato nella storia, I, p. 453-490; Id., Il governo dei papi nell’età moderna. Carriere, gerarchie, organizzazione curiale, Roma, 2007, p. 50-55). 41 Sui fondi contenuti nell’Archivio Storico Capitolino e sulla sua storia: L. Guasco, L’Archivio Storico Capitolino, Roma, 1946; E. Mori, “Gli archivi gentilizi”, p. 28-31 e in generale i contributi ne Il Comune Antico e il suo archivio, Comune di Roma, Assessorato alla Cultura, Centro di Coordinamento Didattico, Roma, 1989; P. Pavan, “Tra erudizione e storiografia: il caso dell’Archivio Capitolino”, p. 101-113 e M. Franceschini, “L’Archivio Storico Capitolino e il problema degli strumenti di ricerca”, p. 278-293, in Archivi e archivistica a Roma dopo l’unità. Genesi storica, ordinamenti, interrelazioni, Atti del Convegno (Roma, 12-14 marzo 1990), Roma, 1994.
42 Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43: 8 decreti, in cui egli si definisce « scriba sacri senatus Almae Urbis, cum sigillo senatus P.Q.R. appenso »; ma da p. 44, a partire ancora dal 1560, Horologius si firma anche solo scriba senatus P.Q.R, aggiungendo la descrizione delle raffigurazioni ufficiali di Roma sul sigillo: « cum appensione sigilli argentei solidi a cuius altero later‘ erant arma SPQR ab altero erat Roma triumphans sedens sup= spoliys ». 43 Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, 154 e passim.
47 Mori, Tot reges, p. 96, 386, 390-392. 48 Mori, Tot reges, p. 381.
58 Sulle mansioni dello scribasenato vd. Pavan, Cives, p. 38 e 40 n. 18 ; tra le prerogative ufficiali dello scribasenato negli Statuta Almae Urbis authoritate Gregori XIII a Senatu Populoque Romano edita et reformata, (Romae, 1611, l. III, cap. 9, 137 s.) è, ovviamente, « privilegia eorum qui Cives Romani a Magistratu vel Populo creantur, et in cives assumuntur notare et publicare ». 59 Sulla questione vd. Pavan, Cives, p. 39. Tra i numerosi decreti per notabili, trascritti nelle minute in forma ampia e curata, il Gregorovius (F. Gregorovius, “Alcuni cenni storici sulla cittadinanza romana”, Reale Accademia dei Lincei, Classe di Scienze Morali 1 [1877], p. 1-35, part. 29 s.) valorizza e discute, tra gli altri, i privilegi del cardinale Ottone Truchsess di Augusta, amico dei Farnese, e di suo fratello (1560), del card. Cristoforo Madruzzi (1560), di Carlo Sigonio, autore tra l’altro di Fasti consulares (1560), di Pirro Ligorio (1560), di Paolo Manuzio fratello di Aldo (1561), del cardinale Carlo Borromeo (1563). Rari i decreti per le donne : Maddalena de’ Medici, sorella del Papa ; Claudia Rangona (p. 139v-140r), che acquista visibilità attraverso il nobile padre da cui parrebbe derivarle anche il nome ; egli garantisce per lei anche presentando i propri meriti gentilizi. Nel tempo i decreti di cittadinanza nelle minute diventano molto meno curati e più scarni, mentre le differenze si appianano ; le firme degli scribi scompaiono anche dai pochi decreti più ampi, fino al 1609 (ultimo decreto raccolto nel t. I del Cred. I), dal 1593, data dell’ultima firma per Horatius Fuscus e Vincentius Martholus entrambi « scriba sacri SPQR ». 60 S. Feci, “Cambiare città, cambiare norme, cambiare le norme. Circolazione di uomini e donne e trasformazione delle regole in antico regime”, in A. Arru, F. Ramella (a cura di), L’Italia delle migrazioni interne. Donne, uomini, mobilità in età moderna e contemporanea, Roma, 2003, p. 3-31, part. 12-14.
61 La Mori (Tot reges, p. 388-390) osserva come, tra il 1560 e il 1608, più della metà dei privilegi di cittadinanza siano stati concessi a personaggi di cui si premette la nobiltà della famiglia (come per il Montaigne), in misura molto minore la concessione è motivata da virtù intellettuali e meriti culturali (è il caso del Goltzius) o da particolari relazioni con la Curia Pontificia. A tutti costoro, dietro loro richiesta o per iniziativa degli organismi preposti, veniva attribuita la cittadinanza di pieno diritto. I restanti, non rinomati per meriti culturali o altro, mai sarebbero entrati nel Consiglio perché preventivamente sottoposti a rigidi criteri di selezione. 62 Pavan, Cives, p. 37 : incola, che non è sinonimo di civis (ex origine vel privilegio), indica lo straniero che dimora a Roma, vi esercita un’attività, vi possiede beni stabili, ma non accede ai pubblici uffici e alle magistrature deliberanti ; ad esempio (ibid., p. 38) non può sedere nel Consiglio pubblico e, se registrato come cittadino, non prima di un quinquennio ; non può essere nominato scriba senatus, ufficio per il quale si deve essere cives originarii ex patre cive originario e incensurato.
63 La cittadinanza acquisita, dunque, non comportava in tutti i casi il pieno godimento dei diritti civici. Come si vedrà anche più oltre, l’oligarchia municipale non avrebbe potuto concedere indistintamente a tutti i nuovi cives il diritto elettorale attivo. 64 Pavan, Cives, p. 37.
66 Goltzius: Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, 91 v – 92 r; Montaigne: ibidem, Cred. I, tomo 1, 154 v). Il Magni riporta per il privilegio del Montaigne la data del 1580, ma è evidentemente un suo errore, in quanto l’anno 1581 è confermato dalla supplica dello stesso Montaigne e dalla registrazione della sua nomina per il 13 marzo 1581 (volume dei Decreti di consiglio, Cred. I Tomo 28, sempre all’Archivio Storico Capitolino, a 59 v, 13 marzo 1581, tra i cives « nominati » [nominati vero pro futura civilitate ossequenda...] cui è aggiunta la nota qui omnes supranominati tamque Ill.mi etiam cives ro. creati fuerunt). Nel Registro dei privilegi (Cred. I. tomo I, 154 v) si osserva che il privilegio precedente che è del 1580 e che il privilegio di Montaigne risulta senza data; è dunque possibile che il Magni si sia confuso. Il privilegio successivo, di Pietro e Hieronimo Victricius, reca la data III Idus Martii 1581; del resto, nel volume dei Decreti, i Victricii risultano cittadini creati insieme al Montaigne. Desidero ringraziare anche per tali rilievi le dottoresse dell’Archivio Storico Capitolino Cristina Falcucci ed Elisabetta Mori. 67 Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, ad es. 55, 64, 65 r-v, 68 v, 70 r, parzialmente 90 v, 91 v, 92 v, 93 r-v, 94 r-v, 95 r-v, 152 r-v, 153, 162, passim.
71 Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, ad es. 92 r-v, 93 r-v, 94 r-v, 95 r, 96, 97 v., 150, 152 r-v, 153, 154 r-v, 155, 156, 189, 190, passim. Tra fine xvi e inizio xvii secolo si assiste nei registri delle minute a una prevalenza della schematizzazione minima dei privilegia Romanae Civilitatis, mentre i decreti « maggiori », dettagliati e curati, finiscono per scomparire. 72 Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, 97 r.
73 Registro di Privilegi di Cittadini Romani Creati, Cred. I, tomo 1, 67, fratelli Maior (1561); 151, Julius Jacobonius (1580). Giulio Jacobonio era un noto erudito, autore, tra l’altro, dell’operetta Ad Marcellum Caroccium in Horatii gemini fratris obitu Julii Jacobonii consolatio (1580), su modello delle consolationes classiche, e di un’appendice all’opera di Joannes Baptista Fonteius, De prisca Caesiorum gente, commentariorum libri duo (1583). 74 Su cui vd. Mori, Tot reges, p. 391.
76 Vd. n. prec. 77 Memoriali de’ Cittadini Romani Creati, Cred. IV, tomo 64, 176.
93 Dopo la pubblicazione dei primi Indici romani dei libri proibiti (1559, 1564), tre organismi sono istituiti per portare a compimento il programma totalizzante : il Santo Uffizio, che vigila sull’ortodossia ; la Congregazione dell’Indice dei libri proibiti, che esercita la propria attività su tutto il mondo cattolico ; il Maestro del Sacro Palazzo, il teologo del papa, a Roma responsabile della censura. Il programma prevede due fasi. La prima consiste nella messa all’Indice preventiva delle opere che per una qualsiasi ragione possono apparire sospette. La seconda prevede l’intervento vero e proprio sui testi che, se giudicati recuperabili, sono sottoposti alla emendatio. Lungi dal limitare l’intervento all’eresia teologica, la Chiesa tende ad estendere il proprio controllo a tutti i campi del sapere, dagli studi politici e giuridici alla fisica, alla scienza, alla matematica, all’astronomia, ai trattati di magia, alle arti esoteriche. L’attività censoria investe anche la letteratura, antica e moderna, inclusi i poemi cavallereschi, la poesia erotica, i romanzi ; la maggiore imputata è però la filosofia (Giordano Bruno, Tommaso Campanella). 94 L’opera riduce il ruolo mediatore della Chiesa nella esegesi delle Scritture, a favore della dimostrabilità razionale delle verità ; tratta inoltre del libero arbitrio e dell’eccellenza dell’uomo. Negli Essays (II 12) può leggersene la difesa contro i detrattori (l’Apologia di Raymond Sebond : un’edizione italiana recente è quella curata da D. Fusaro, Milano, 2004) ; vd. anche Tomasi di Lampedusa, Lettere francesi, p. 105-107. 95 Essais I 26; II 17. Vd. D.B. Heitsch, Practising reform in Montaigne’s Essais, Leiden-Boston-Köln, 1968, p. 119; A. Johnson, Knowledge and society: a social epistemology of Montaigne’s Essais, Charlottesvilles, Virginia, 1994, p. 134-5, 167-8 n. 8 (Montaigne-de Bèze); N. Panichi, I vincoli del disinganno. Per una nuova interpretazione di Montaigne, Firenze, 2004, p. 255.
102 A. Menniti Ippolito, Il governo dei papi, p. 62-64. 103 Nella preparazione della partenza dello stesso Paolo III per Nizza Alessandro Farnese (1545-1592) cerca di ricomporre la contesa tra Francia e Spagna, tra Francesco I e Carlo V. Quindi, dopo un contrasto (1551-1552), superato, con il papa Giulio II, egli si reca presso Enrico II di Francia per poi rientrare in Italia. Gli si devono gli Horti Farnesiani, splendidi giardini sulle rovine del Palatino (1574) e il completamento di una sezione di Palazzo Farnese, che diviene una sorta di museo delle collezioni d’arte di famiglia. Appassionato d’arte, si fa ritrarre da Tiziano come i grandi dell’epoca e nel 1579 acquista la Farnesina su progetto del banchiere Agostino Chigi, con dipinti di Raffaello, del Sodoma, di Giulio Romano.
105 1500-1564. Nunzio apostolico in Francia nel 1530, ricopre incarichi diplomatici fino al 1535, anno in cui prende parte alle trattative per la pace tra Francesco I e Carlo V. Amante delle arti e mecenate, protegge gli artisti senza differenze di credo ed è noto anche come collezionista di statue, libri, codici e medaglie. 106 Federico Cesio (1500-1565), di famiglia nobile e cardinalizia, nominato cardinale da Paolo III ; amico di Carlo Borromeo, Ignazio di Lodola, Filippo Neri. 107 1505-1563. Mantovano, nato da Francesco II Gonzaga e Isabella d’Este, vescovo di Mantova, poi cardinale, tra i presidenti del concilio di Trento.
108 Giovanni Gerolamo Morone (1509-1580), diplomatico, noto per la sua opera di mediazione nei confronti delle eresie luterane ; per tale atteggiamento è sottoposto a processo sotto il papa Carafa, l’intransigente Paolo IV, scagionato quindi dal successore, Pio IV. 109 1538-1584. Considerato il massimo interprete dello spirito della Controriforma, Segretario di Stato a Roma, prende parte all’ultima fase del Concilio di Trento (1562-1563) interpretando il proprio ruolo alla luce del dettato tridentino, sulla base dei severi principi morali e della lotta contro le eresie. Con rigore riorganizza la struttura ecclesiastica del Milanese, impiegando anche il contributo, tra gli altri, dei gesuiti, cui assegna la gestione dei seminari e dei collegi fondati per educare una nuova classe dirigente laica ed ecclesiastica. 110 Giovanni di Cosimo I de’ Medici, detto il Giovane (1543-1562) : figlio secondogenito del Granduca di Toscana Cosimo I e di Eleonora di Toledo, destinato alla carriera ecclesiastica, è nominato cardinale da Pio IV nel 1560, ma muore presto di malaria. 111 Innocenzo Ciocchi del Monte (1532-1577). Di umili origini, è accolto e protetto dal cardinale Giovanni Maria del Monte, il futuro papa Giulio II, che lo fa adottare dal fratello maggiore e lo nomina « cardinal nepote » (istituzione che confligge con la trasmissione non genealogica del potere pontificio, innescando elementi di instabilità e di contrasto : A. Pinelli, “Introduzione”, in Roma del Rinascimento, p. V-XL, part. XVI), affiancandogli un cardinale segretario. Caduto in disgrazia sotto il papa Pio IV, rientra nell’Urbe in seguito alla elezione di Gregorio XIII. 112 Niccolò Caetani da Sermoneta : 1526-1585, cardinale dal 1536.
117 1507-66. Cultore di antichità e traduttore di classici, drammaturgo e poeta, legato ai Farnese e in particolare a servizio del cardinale Alessandro Farnese come suo segretario. 118 Journal de Voyage, cap. 72 : il giorno di Natale a San Pietro il Montaigne assiste alla messa tra il pubblico, pur da una postazione privilegiata, e i cardinali Farnese e Carafa officiano con il Papa. 119 Su cui vd. A. Modigliani , “La famiglia Porcari tra memorie repubblicane e curialismo”, in Un pontificato e una città. Sisto IV (1471-1484), Atti del Convegno (Roma, 3-7 dicembre 1984), Roma, 1986, 317-353; Ead., L’eredità di Cola di Rienzo. Gli statuti del Comune di Popolo e la riforma di Paolo II, 2, in A. Rehberg, A. Modigliani, Cola di Rienzo e il Comune di Roma, Roma, 2004, p. 118; A. D’Elia, “Stefano Porcari’s Conspiracy against Pope Nicholas V in 1453 and Republican Culture in Papal Rome”, Journal of the History of Ideas, 68 (2007), p. 207-231.
120 Ossia, tra gli altri, gli Esecutori di giustizia, i Conservatori, i Consoli delle Arti, i Caporioni: Modigliani, Cola di Rienzo, p. 118-9. 121 Testo e discussione in Modigliani, Cola di Rienzo, p. 129-131.
123 Per titoli e simbologia : il Pontefice vivifica il mito del pater patriae, del restaurator Urbis, del principe pius e iustus, così da legittimarsi nell’autorità politico-religiosa e nel potere temporale a prescindere dalla « donazione di Costantino ». 124 Si tratta del fedecommesso per la conservatio bonorum e la conservatio dignitatum familiarum, strumento giuridico per evitare l’estinzione del casato : in mancanza di eredi diretti si trasmettevano i beni e le insegne di nobiltà a esponenti scelti di altre famiglie.
132 Ancora dalla lista del C. Iulius Caesar, Antverpiae : Gaspar, Melchior, Balthasar, Chuonradus Schetz ; Augusta Vindelicorum (secondo viaggio) : Ioannes Iacobus Függer, Raimundus Függer. 133 Opportune riflessioni su tale tematica in Feci, Migrazioni, p. 6-8. 134 Journal de Voyage, cap. 72.
137 Journal de Voyage, cap. 74 (Roma 15 marzo-3 aprile 1581) : « Roma è la città più cosmopolita del mondo, in cui il fatto di essere stranieri e le differenze di nazionalità contano meno ; poiché per sua natura contiene forestieri dappertutto e ognuno vi si trova come a casa propria. » Si confronti l’opinione di Erasmo da Rotterdam, lettera a Jacopo Sadoleto, Basilea, 1 ottobre 1528, riportata in F. Gregorovius, Storia della città di Roma nel Medioevo, VIII, Milano, 1988 [1859-72], p. 610 : « La disgrazia di Roma [il sacco di Roma del 1527] fu disgrazia di tutte le nazioni poiché quella città non era soltanto la rocca della religione cristiana, la nutrice degli eletti ingegni, il tranquillissimo asilo delle Muse, ma anche la madre comune di tutti i popoli. E veramente quale mai fu l’uomo, per quanto pur nato in terra straniera, che quella città non accogliesse nel suo placito seno, che non ve lo riscaldasse, che non lo educasse ? Chi pareva di essere ivi straniero, fosse pur venuto dall’estremo angolo del mondo ? […]. » Gli osservatori dei secoli xvi-xvii riconoscono il carattere cosmopolita dell’Urbe, in cui per intellettuali e uomini di cultura stranieri non è difficile integrarsi, soprattutto mediante la cittadinanza (A. Menniti Ippolito, I due « senati », part. p. 457).Haut de page
Maria Luisa Napolitano, « Hubertus Goltzius e la Civitas almae urbis Romae », Anabases [En ligne], 11 | 2010, mis en ligne le 01 mars 2013, consulté le 30 avril 2017. URL : http://anabases.revues.org/769 ; DOI : 10.4000/anabases.769 Haut de page
marialuisa.napolitano@unina.itHaut de page
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