Source: http://blog.avvocati-italia.com/category/blogodiritto/
Timestamp: 2013-12-07 16:18:46+00:00
Document Index: 116479839

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 57', 'art. 57', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 599', 'art. 1', 'sentenza ']

Archivio per la categoria ‘Blogodiritto’	Ammazzare i blog per ignoranza
( da Giornalettismo del 27 giugno 2013 ) Da qualche giorno si è tornato a parlare di norme “ammazza blog”. Si tratta dell’ennesimo disegno di legge (il terzo in questa legislatura – circostanza che ritengo un po’ inquietante) in tema di diffamazione. Parliamo dell’ iniziativa , come primo firmatario, dell’On. Dambruoso, in quota Scelta Civica, che si aggiunge ad altre due precedenti di analogo contenuto. Tutti i disegni di legge prevedono la cancellazione del carcere per la diffamazione a mezzo stampa o mediante altro mezzo di pubblicità (ad esempio, una pubblicazione telematica): che è cosa buona e giusta. I problemi, però, sorgono con le altre proposte di modifica alle norme vigenti, in particolare circa obbligo di rettifica e responsabilità del direttore. Limitiamoci alla proposta Dambruoso perché sembra essere quello più penalizzante, specie per le pubblicazioni non professionali. Certi obblighi esistono già. Sono previsti dall’art. 8 legge stampa ed hanno per oggetto “le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”. La proposta di riforma vorrebbe eliminare commenti e risposte con quale ottimizzazione delle forme. E, sin qui, si può anche concordare. Il punto è che si vorrebbe allargare tale disciplina anche a tutti i “siti informatici, ivi compresi i blog”, comprimendo i tempi in sole 48 ore. Premesso che l’espressione “siti informatici” (a maggior ragione con la specificazione dei blog), riguarda anche le pubblicazioni non professionali, è equo pretendere anche da queste ultime realtà adempimenti così gravosi? Pur non potendosi negare un diritto alla rettifica, i più attenti osservatori della Rete ritengono di no. L’argomento, insomma, non può essere affrontato in modo così tranchant, indiscriminato. Sembra una questione elementare. Un’altra proposta non meno critica è quella che riguarda la riforma dell’art. 57 c.p., cioè quello che, attualmente, prevede la punibilità del direttore per omesso controllo. In questo caso, non parliamo di blog o, in generale, di siti informatici. Ci riferiamo alla sola stampa, quella vera. Secondo una giurisprudenza sufficientemente acquisita, il direttore di una testata online non risponde per l’omesso controllo. Il disegno di legge, invece, riscrivendo la norma vorrebbe introdurla “se il delitto è conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul contenuto della pubblicazione. Sembra, pertanto, che la cosa riguarderebbe anche i commenti agli articoli. Sta di fatto che, anche in questo caso, la proposta di legge non considera ciò che è risultato più volte evidente anche ai giudici della Suprema Corte e, cioè, che la vita di una redazione online è ben diversa da quella della carta stampata e che soltanto nel secondo caso può, di regola , rendersi possibile un vero controllo prima dell’uscita di un prodotto finito e immutabile. In definitiva, il vero punto critico di molte proposte di riforma come quella in esame sembra essere la solita scarsa conoscenza del mezzo tecnologico che si vuole normare, inevitabilmente foriera di iniquità. Leggi la notizia originale qui:
Categorie:Altro, ammazzablog, art. 57, Articoli, blog, Blogodiritto, dambruoso, diffamazione, direttore, disegno di legge, enti, Giornalettismo, Iniziative di legge, Internet e stampa, IP, lazio, legge stampa, media, omesso controllo, pa, redazione, rettifica, siti, stampa, testata, Varie Legali	Tag: Stop all’anarchia del Web
Non sono le parole di Laura Boldrini (che ha smentito) ma, secondo me, l’estrema sintesi di una recente sentenza penale. Ne ho già scritto ieri, per LSDI , ma sento la necessità di rileggere la vicenda anche perché il caso è molto simile ad uno che ho trattato, come avvocato, proprio di recente (e conclusosi, però con un’ampia assoluzione, solidamente motivata). Mi riferisco alla condanna, per diffamazione, recentemente inflitta, a Varese, ad una giovane blogger: non per i propri scritti, ma per quelli di altri. C’è un blog, con annessa area forum, come ce ne sono tanti. Si occupa del sogno di scrivere. Lo gestisce una ventenne, poco più. Si discute delle difficoltà di pubblicare i propri scritti: animatamente, molto animatamente, troppo animatamente. E, così, scatta la querela. Tutto arriva in procura. Il blog è lì, con la sua pancia piena di dati tra cui anche quelli che possono far risalire al responsabile dell’illecito. Però, esattamente come nel mio caso, non si fa nulla. Si va semplicemente a cercare il gestore del blog che, immediatamente e senza alcuna riflessione critica, diventa responsabile, addirittura in sede penale (dove occorrerebbe un rigore decisamente maggiore). Non in concorso col vero diffamatore, ma “direttamente”, in proprio. Il capo d’imputazione cita tutto e di più: codice penale, legge sulla stampa, addirittura la legge Mammì sulla radiotelevisione. Usiamo tutte le armi, anche le corazzate in una battaglia campale, qualcosa succederà. Una gran confusione che, infatti, costringe addirittura il giudice a ricostruire la volontà dell’accusa. Comunque sia, qualcosa in effetti succede perché, incredibilmente, la giovane viene condannata. Prima, si fa un certo excursus sulla nozione di stampa ( excursus anche dotto, se vogliamo), dimenticando, però, che la Cassazione ha più volte negato l’equazione Internet=stampa. Vero è che, da noi, non vige la regola del precedente, ma la delicatezza dell’argomento avrebbe consigliato un certo confronto con le tesi della Suprema Corte. Secondo passaggio, abbastanza clamoroso. Internet può essere stampa, ma quel sito in concreto, con il suo àmbito di mera discussione, non lo è (e si può essere anche d’accordo, c’è un precedente specifico proprio sui forum). Però, va detto sin d’ora, alla fine alla fine ci sarà condanna senza alcuna concreta correzione del capo d’imputazione che, come detto, cita legge sulla stampa e legge Mammì. Terzo e ultimo passaggio: però, l’amministratrice è, comunque, responsabile per ciò che è stato scritto all’interno dello spazio dalla stessa gestito. Così, senza spiegazioni, e con la conseguenza immediata che, allora, in termini generali di ogni luogo di discussione è sempre e comunque responsabile chi lo gestisce, che moderi o non moderi gli interventi. In barba, per giunta, alle regole, oramai ben acquisite, che fissano solidi paletti circa le responsabilità dei soggetti della società dell’informazione (d.lgs. 70/2003). Da oggi, quindi, tutti saranno autorizzati a querelare Facebook oppure Twitter ( qualcuno l’ha già fatto…). Ignoranza o pregiudizio? Entrambe le cose, credo. Ignoranza perché, oltre a leggi e sentenze assai rilevanti sul tema, si sconosce il funzionamento di certi contesti telematici. Un tempo si credeva di poter pretendere certe responsabilità per fatto altrui perché vi era comunque una qualche possibilità di controllo (ad esempio, la lettura dei vari articoli che si assemblavano in una redazione). Oggi non è più così, però non ce ne si rende conto e si applicano leggi vecchie (oltre che discutibili) a contesti nuovi, rivoluzionati, diversi Anche pregiudizio, forse. Non sono stato l’unico a notarlo, mi fa piacere. Un significativo passaggio della sentenza, dai chiari toni paternalistici: “Le conseguenze sanzionatorie dei reati – si tratta di più azioni, unite dall’identità di disegno criminoso – possono essere contenute, in ragione della giovane età dell’imputata e di una sua possibile sottovalutazione delle condotte illecite, frutto di una diseducazione di cui essa stessa è vittima, in un contesto sociale di falsamente proclamata liceità di qualsiasi lesione dell’altrui personalità morale, tanto più se veicolata dai mezzi di comunicazione”. Povera piccola, credeva all’anarchia del Web. Notizia originale:
Categorie:Articoli, avvocato, blog, Blogodiritto, Cassazione, diffamazione, enti, facebook, formazione, Giornalettismo, Internet e stampa, Laura Boldrini, legge Mammì, legge stampa, Leggi, Lsdi, media, pa, penale, querela, redazione, responsabilità blogger, sdi, sentenze, Sentenze e sentenzine, stampa, tag, tribunale di Varese, twitter, Varie Legali	Tag: Free Generale Zhukov
L’avevo nel cassetto da anni e ne ho sempre rinviato la pubblicazione. Chi si ricorda della condanna del blogger “generale Zhukov” ad opera del Tribunale di Aosta ? Bene, questa è la sentenza di appello. La si trova spesso citata nella letteratura giuridica, pochi la conoscevano, in realtà non è del tutto inedita. Ne ho pubblicato una versione senza nomi (sebbene siano abbastanza noti e già pubblici) e limitatamente alle questioni giuridiche. La Corte torinese, pur tenendo ferma la condanna per fatti sicuramente attribuibili al blogger, lo assolve per uno scritto anonimo. Così viene fatta giustizia rispetto ad una sentenza di primo grado che, al di là della condanna per il singolo, aveva preoccupato molti. Due sono le conclusioni, in estrema sintesi: un blog, di per sé, non è assimilabile alla stampa, dunque il titolare non ha le stesse responsabilità di un direttore; in pratica, non è penalmente perseguibile se non rimuove contenuti illeciti; il blogger non ha alcun dovere di impedire la commissioni di reati mediante il suo blog (in legalese, si dice “reato omissivo improprio”). Ai tempi ne avevo già parlato e con me molti altri. Ora, visti anche i felici esiti della vicenda di Carlo Ruta , direi che il cerchio si è chiuso, speriamo definitivamente. Leggi il resto qui:
Categorie:blog, blogger aosta, Blogodiritto, carlo ruta, direttore, generale zhukov, Giornalettismo, giustizia, Internet e stampa, media, pa, penale, penale.it, Sentenze e sentenzine, siti, stampa, tribunale di aosta, Varie Legali	Tag: Due appuntamenti due (autopromozione)
Venerdì prossimo, il 5 ottobre, dalle 10, farò parte, in quota Lsdi , di un bel panel inserito nell’Internet Festival pisano. Si parlerà del giornalista e della sua identità digitale. Sono stato chiamato a commentare le motivazioni della sentenza di Cassazione che, finalmente, ha assolto Carlo Ruta dal reato di stampa clandestina. Vicenda che riguarda tutti coloro che hanno un qualche sito (non soltanto blog, per la verità): Giovedì 18 dicembre ottobre , invece, a Milano in contesto SMAU gestirò, per IWA Italy , uno slot gratuito da cui sortiranno indicazioni per realizzare un “sito a norma”. Tra il presuntuoso e l’eclettico, avrò modo di parlare di privacy, diritto d’autore, commercio elettronico e tutela del consumatore. Il sito dice che i posti a sedere sarebbero finiti, ma pare che si possa assistere anche stando in piedi. Originariamente pubblicato su:
Categorie:blog, Blogodiritto, carlo ruta, Cassazione, Commercio Elettronico, Diritto d'autore, enti, eventi, identità digitale, Internet e stampa, internet festival, pa, privacy, Privacy e dati personali, sdi, smau, stampa, stampa clandestina, Varie Legali	Tag: Giornalettismo > Perché i blog non sono stampa clandestina
( da Giornalettismo del 17 settembre 2012 ) Finalmente divulgate le motivazioni della sentenza che ha assolto Carlo Ruta dal reato di stampa clandestina e, si potrebbe anche dire, con lui tutto il Web. I siti Internet, ancorché di informazione, non sono tenuti a registrarsi come testate giornalistiche. Le motivazioni della decisione, in realtà depositate il 13 giugno ma diffuse soltanto nei giorni scorsi, poggiano sostanzialmente su quattro punti. La legge sulla stampa (l. 47/48) si applica al Web in quanto riguardante prodotti realizzati con un procedimento tipografico e all’esito di tale procedimento destinati alla pubblicazione. Ma le pubblicazioni telematiche non sono il risultato di tale procedimento. La legge 62/2001 – quella che molti sanno essere l’origine di tutti i problemi – ha introdotto la registrazione anche per i giornali online esclusivamente per motivi amministrativi e per poter accedere alle provvidenze riservate all’editoria: chi non le vuole, non è tenuto agli adempimenti burocratici. Ciò, in modo esplicito cristallino, è stato ribadito dal d.lgs. 70/2003. Infine – e qui sta la chiusura definitiva ad ogni tentazione punitiva – il riconoscimento di un obbligo di registrazione costituirebbe un’interpretazione analogica “in malam partem” (cioè sfavorevole all’imputato) vietata, addirittura, dalla Costituzione. Tutto così semplice? Sì, fin troppo, perché la Corte Suprema ha cassato le tesi sostenute in primo e secondo grado in meno di una pagina (il nucleo delle motivazioni), peraltro con orientamenti già noti e fortemente condivisi almeno in dottrina. Così, il minimalismo argomentativo della Cassazione pare proprio una pesante stroncatura dell’intera vicenda, dal suo inizio (la denuncia di una magistrato sentitosi offeso da alcuni scritti di Carlo Ruta e che aveva ipotizzato anche il reato di stampa clandestina) alla fine (non sfugga che il Procuratore Generale presso Cassazione aveva chiesto il rigetto del ricorso, dunque la conferma della condanna). Una stroncatura a quell’ardita perifrasi, che i più attenti ricorderanno, fatta in primo grado – e confermata in appello – culminata in un clamoroso errore interpretativo che ha rischiato di uccidere il Web italiano: la “società dell’informazione” scambiata per una società commerciale attiva nel campo dell’informazione con conseguente esclusione della possibilità di non registrarsi per i singoli come Carlo Ruta. Al di là dei tecnicismi, come detto l’assoluzione di Ruta vale per tutto il Web. E l’occasione sarebbe propizia per ripensare a leggi inevitabilmente anacronistiche che, come tali, andrebbero abrogate. Originariamente pubblicato su:
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“L’ Associazione Stampa Toscana in collaborazione con Digiti, Lsdi , con il patrocinio della Regione Toscana , della Provincia di Firenze e dell ’ Università degli Studi di Firenze organizza il primo evento nazionale dedicato a al giornalismo digitale in Italia” (copiato e incollato dai testi ufficiali). E’ Dig.it. Gionalismo digitale tra informazione e società , a Firenze il 4 e il 5 luglio 2012. Ci sarò anch’io dopo tanto tempo passato dietro le quinte. Parteciperò alla sessione “ Il giornalismo sotto pressione ” dove racconterò un po’ quello che so delle cause giudiziarie correlate all’informazione. Spero potrà essere l’occasione anche per dire qualcosa di più su un’ideuzza di cui abbiamo discusso già tempo addietro con Massimo e che, questa volta, potrebbe concretizzarsi. E’ possibile che lui anticipi qualcosa già domani, durante il suo intervento (fammi sapere…). P.S.: Grazie a Vittorio Pasteris che mi ha invitato e che ci ha sempre creduto malgrado la mia partecipazione si presentasse improbabile Come dicono i blogger “giusti”, “se volete ci vediamo lì”. Il resto della notizia:
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Domani la Cassazione si pronuncerà sull’obbligo di registrazione di blog e siti di informazione in genere. E’ il caso di Carlo Ruta, già su questi schermi . Domani potremmo essere tutti clandestini, sans papier. Oggi mi è stato offerto un megafono più potente per parlare del pericolo incombente: il blog di Massimo Mantellini su il Post . Leggi l’articolo qui:
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Non se ne può più. Dopo che l’intervento del buon Roberto Cassinelli aveva scongiurato ogni pericolo, la cosiddetta norma “ammazzablog” ritorna sempre in una proposta di riforma delle intercettazioni . La bozza, questa volta, ha provenienza ministeriale (Giustizia, ovviamente) ed è, proprio per questo, ancora più inaccettabile. Nella sostanza, ricordo i tratti principali della norma proposta: – 48 di tempo per le rettifiche, senza contraddittorio, “sulla fiducia”; – sanzione sino a 12.000 euro in caso di inottemperanza. Termini che possono riguardare la stampa, ma non certo le realtà amatoriali. Una norma scritta da persone radicalmente estranee alla realtà: e sono quelle che ci governano. Approfondisci:
Categorie:ammazza-blog, ammazzablog, blog, Blogodiritto, enti, giustizia, intercettazioni, IP, News, pa, roberto cassinelli, stampa, Varie Legali	Tag: Giornalettismo > Blog e diffamazione: il caso della provocazione
(da Giornalettismo del 16 marzo 2012 ) Forse si smuove qualcosa… Una sentenza della Cassazione salva il marito di una lavoratrice Il licenziamento della moglie effettuato con “modalità ritenute illegittime” (pertanto prontamente impugnato davanti al giudice del lavoro) rende non punibili le frasi offensive profferite dal marito della lavoratrice e pubblicate su un blog. E’ quanto ha stabilito la V sezione penale della Cassazione con al sentenza 9907/2012, peraltro confermando l’assoluzione pronunciata in appello dal tribunale di Milano. Come può essere accaduto? In realtà, per certi versi, la sentenza non è rivoluzionaria. I giudici di piazza Cavour, infatti, hanno semplicemente avallato l’applicazione dell’art. 599., comma 2, c.p. secondo il quale “non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 594 e 595 (ingiuria e diffamazione, ndr) nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso”. Così, è stato precisato che il “fatto ingiusto” può anche non avere rilevanza penale o civile (comunque, nel caso concreto, ci si trovava di fronte ad un licenziamento ritenuto in qualche modo illegittimo) e che anche qualora le offese provengano da un soggetto diverso (il marito, appunto) da chi ha subito l’ ingiustizia, esso può andare esente da pena per il riconoscimento della “provocazione” contemplata dalla norma citata. Il vento di novità, allora, sta nel fatto che finalmente, pur se in modo un po’ timido, alla Rete si applicano non soltanto i trattamenti sfavorevoli (si ricordino i tanti tentativi di assimilarla alla stampa), ma anche quelli favorevoli, come quelli della vicenda trattata dalla Cassazione. Post originale:
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La notizia gira da ieri, giorno del deposito delle motivazioni: il direttore responsabile di una testata telematica non è responsabile (mi si perdoni il bisticcio) per i commenti dei lettori. La pronuncia della Cassazione penale, la 44126 del 2011, è su Penale.it e, per sommi capi (nonché in attesa di un commento più articolato che spero di pubblicare) dice questo: – il direttore risponde (per omesso controllo) se lo scritto può chiamarsi giuridicamente ”stampa”; – secondo l’art. 1 l. 47/48 “”Sono considerate stampe o stampati, al fini dl questa legge, tutte le riproduzioni tlpograflche o comunque ottenute con mezzi meccanici o ñsico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione”; – i contenuti Internet non soddisfano dette condizioni; – per di più viste le particolarità del mezzo, è impossibile (non lo si può pretendere) il controllo preventivo dei contenuti; – dunque, l’art’. 57 c.p., previsto per la “stampa”, non si applica; – in conclusione, il direttore di una testata (ed io aggiungo, a maggior ragione, il gestore di un altro sito non registrato) non risponde per omesso controllo sui contenuti scritti da terzi (e io aggiungerei: compresi i giornalisti e non soltanto i “commentatori”). La sentenza in esame richiama anche il noto precedente dell’anno scorso e segnalo anche l’ampio articolo su Repubblica. Importante: va detto che, a maggior ragione, queste argomentazioni fatte per le testate professionali valgono anche per le realtà amatoriali, ad esempio i blog e i forum (sempre che, ovviamente, si parli di scritti di terzi). Una buona novella, credo. Visita il link:
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