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Timestamp: 2018-03-22 08:17:10+00:00
Document Index: 119514085

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 385', 'art. 385', 'art. 385', 'art. 306', 'art. 416', 'sentenza ', 'art. 13']

Cesare Battisti, passato e futuro di un latitante che non ha il coraggio di chiedere perdono. | Fatto & Diritto
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Cesare Battisti, passato e futuro di un latitante che non ha il coraggio di chiedere perdono.
Posted by Avv. Tommaso Rossi on 13 settembre 2011 in Le grandi biografie | 69 Views | Leave a response
SAN PAOLO- BRASILE – Tre mesi dopo la sua uscita dal carcere di Papuda, Cesare Battisti chiede a suo modo “perdono” per le vittime degli attentati commessi in Italia negli anni ’70 e ammette tra i denti le proprie ”responsabilità politiche” per quella stagione di terrore e sangue. Ma non si assume alcuna responsabilità diretta per quegli omicidi orrendi, lontano com’è questo uomo odioso dal pentirsi. In un’intervista rilasciata gli scorsi giorni all’ANSA, Cesare Battisti ripercorre il suo passato di morte e si apre a progetti per un futuro che parla di libertà e spiagge brasiliane, drink a Copacabana e belle donne. Un futuro che le sue vittime non hanno potuto nemmeno sognare. E neanche i figli di queste vittime, che per avere un futuro chiedevano giustizia per il passato spezzato.
Nelle parole dell’ex militante dei PAC (Proletari armati per il comunismo), condannato in Italia a quattro ergastoli, si scorge una appena accennata autocritica, ma niente che abbia a che fare con il pentimento. “E’ una parola che non mi piace, è una ipocrisia, è sinonimo di delazione, è legata alla religione”- ha detto Battisti con il suo consueto ghigno sarcastico di chi sa di averla “scampata bella”.
L’autocritica è rivolta soprattutto alla lotta armata: “Alla luce di oggi, illudersi che si potessero cambiare le cose in Italia così è stato un errore”, ammette. Ma al contempo difende a spada tratta le ragioni del suo sottrarsi alla giustizia italiana, le sue fughe all’estero, Francia, Messico e poi Brasile, la sua nuova patria. “Altrimenti” -afferma con il volto contrito di chi, dopo lunghi anni, ha ormai convinto se stesso- “avrei rischiato di pagare con l’ergastolo in Italia delitti che non ho mai commesso”.
Poi emerge l’istrione Battisti, gli occhi si velano di lacrime e la voce si fa incerta: “Mi porto dentro l’Italia del passato, quella che ancora sognava, un paese che lottava per la giustizia”. “Ho tanti ricordi visto che dall’Italia sono uscito non da bambino ma da adulto. Là c’é la mia infanzia, la mia famiglia”.
Durante l’intervista fa capolino Joyce, la giovane fidanzata nata in quella Rio de Janeiro dove l’ex terrorista sogna di trascorrere la sua pensione dorata di latitante.
E Battisti asciuga gli occhi lucidi e parla del futuro, raccontando di aver ricevuto da poco il contratto dalla casa editrice di San Paolo per la pubblicazione del libro intitolato “Ai piedi del muro”. Il suo futuro, quello che le sue vittime non potranno avere.
“Sono cose che fanno male, che amareggiano – commenta Alberto Torregiani, figlio di Pierluigi, gioielliere ucciso nel ’79 dai Pac, e a sua volta rimasto paraplegico a seguito dell’attentato- quest’estate sono stato male. Tutta la fatica per ottenere giustizia e la sofferenza che mi porto dentro da quando avevo 15 anni si sono fatte sentire”. Il suo futuro, quello che non potrà più avere.
Ma chi è Cesare Battisti? Proviamo a ripercorrere brevemente i passaggi salienti della sua vicenda:
Dopo un paio di arresti da minorenne, per rapine, Battisti fu arrestato nel 1977 e rinchiuso nel carcere di Udine dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo, che lo accolse nell’organizzazione.
Una volta libero, si trasferì a Milano e iniziò a partecipare alle azioni del gruppo, che si caratterizzarono prima per una serie di rapine a banche e supermercati in nome dei cosiddetti “espropri proletari”, e successivamente anche di alcuni omicidi di commercianti e appartenenti alle forze di polizia, omicidi rispetto ai quali Battisti ha sempre proclamato la sua estraneità. Battisti venne arrestato nel 1979 e condannato a 13 anni e 5 mesi di reclusione per l’omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani e al ferimento del figlio, nel febbraio 1979
Il 4 ottobre1981 Battisti riuscì ad evadere dal carcere di Frosinone e a rifugiarsi in Francia dove per circa un anno visse da clandestino a Parigi. In quel periodo conobbe la sua compagna e futura moglie, con la quale poi si trasferì in Messico, dove nacque la sua prima figlia. Lì iniziò a scrivere e fondò la rivista “Via Libre”.
Nel periodo della latitanza messicana intervengono le condanne italiane in contumacia.
Con sentenza della Corte d’assise d’appello di Milano nel 1988 (sentenza divenuta definitiva in Cassazione nel 1993), fu infatti condannato all’ergastolo per omicidio plurimo, oltre che per i reati di banda armata, rapina e detenzione di armi.
In totale in Italia Cesare Battisti è stato dichiarato reponsabile di quattro omicidi: in tre è stato ritenuto concorrente nell’esecuzione mentre in uno come ideatore e mandante:
1) Il 6 giugno 1978 a Udine, omicidio di Antonio Santoro, maresciallo della polizia penitenziaria accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti; il delitto viene rivendicato il giorno dopo dai PAC con una telefonata al Messaggero Veneto.
2) Il 16 febbraio 1979 a Milano, omicidio di Pierluigi Torregiani, gioielliere, reo di aver ucciso mesi prima un rapiuatore durante un tentata rapina e ferimento del figlio. Il delitto fu rivendicato dai Nuclei Comunisti per la Guerriglia Proletaria. Battisti fu condannato come co-ideatore e organizzatore.
3) Il 16 febbraio 1979 , dopo alcune ore dal precedente, a Santa Maria di Sala, viene ucciso durante un tentativo di rapina Lino Sabbadin, che svolgeva attività di macellaio a Mestre; Battisti fu dichiarato colpevole come complice nell’omicidio facendo da “copertura ” all’esecutore Diego Giacomin.
4) Il 19 aprile 1979 a Milano, omicidio di Andrea Campagna, agente della Digos che aveva compiuto alcuni arresti legati al delitto Torregiani. Il delitto fu subito rivendicato dai PAC.Battisti fu riconosciuto esecutore materiale.
Successivamente alle condanne italiane, Battisti dal Messico fece ritorno a Parigi, dove poteva contare su una rete di appoggi e conoscenza con altri terroristi latitanti italiani, che lì trovavano un porto sufficientemente sicuro grazie alla cosiddetta “dottrina Mitterrand”. Intanto scrisse un altro romanzo e si guadagnava da vivere traducendo in italiano racconti di autori noir francesi.
Poco tempo dopo, però, venne arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. Nell’aprile 1991, dopo circa quattro mesi di detenzione, la Chambre d’accusation di Parigi lo dichiarò non estradabile.
Nel 2002 i ministri della giustizia italiano e francese, Castelli e Perbén firmarono un patto che limitava l’estradabilità per i reati anteriori al 1982 ai soli casi di eccezionale gravità.
Battisti fu nuovamente arrestato a Parigi nel 2004.
La magistratura italiana richiese nuovamente la sua estradizione, che il 30 giugno fu concessa dalle autorità francesi, dove nel frattempo si era insediato alla presidenza Jacques Chirac, che, contrariamente al suo predecessore Mitterandt, si disse favorevole all’estradizione di Battisti in caso di esito negativo del ricorso in Cassazione. Il Consiglio di Stato francese e la Corte di Cassazione, con due distinte deliberazioni sulla richiesta di estradizione, autorizzarono la consegna di Battisti alle autorità italiane, segnando la fine della cosiddetta dottrina Mitterrand.
Battisti, da vera primula rossa, riuscì nuovamente a rendersi latitante e a far perdere le sue tracce dalla Francia.
I suoi legali presentarono un ulteriore ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo che fu respinto nel dicembre del 2006 in quanto manifestamente infondato.
Cesare Battisti arriva in Brasile nel 2004 e viene poi arrestato, a Rio de Janeiro, il 18 marzo del 2007.
Il 3 aprile 2008 la procura generale di Rio de Janeiro concede l’estradizione richiesta dall’Italia, a condizione che Roma commuti l’ergastolo in una pena di 30 anni.
Poco dopo viene respinta la richiesta di Battisti di ottenere lo status di rifugiato politico. I legali dell’ex terrorista presentano ricorso al ministro della Giustizia, Tarso Genro.
Nel gennaio 2009, contrariamente alla decisione del Conare, Genro concede l’asilo politico. L’ultima parola passa all’STF (supremo tribunale federale).
Dopo due rinvii, il 18 novembre 2009 l’ STF da il via definitivo, 5 voti a 4, all’estradizione. Poco dopo, in un secondo dibattimento, gli stessi giudici stabiliscono, anche questa volta per 5 a 4, che sia il presidente Lula ad avere l’ultima parola sulla decisione finale.
Il 31 dicembre 2010 , nell’ultimo giorno della sua presidenza, Lula annuncia di non concedere l’estradizione, sulla scia di quanto scritto dall’ Avvocatura generale dello stato, che si è a sua volta basato sulle “clausole del trattato di estradizione in vigore fra Brasile e Italia”.
Dopo vari ricorsi dell Stato italiano, tutti considerati inammissibili, la difesa di Battisti chiede all’Stf la scarcerazione dell’ex terrorista e il 9 giugno scorso, la Corte Suprema brasiliana, per 6 voti a 3, vota contro l’estradizione di Battisti in Italia e ne dispone la definitiva scarcerazione.
Proviamo ora a capire cosa significano alcune figure giuridiche che, purtroppo, sono state piuttosto ricorrenti nella storia di Battisti:
D: cosa si intende per evasione?
R: Il reato di evasione c.d. generica -art. 385 codice penale- consiste nel sottrarsi all’arresto o detenzione ed è punito con la reclusione da 6 mesi ad 1 anno. Sono previste due aggravanti speciali qualora il fatto venga commesso con violenza o minaccia verso persone o mediante effrazione (reclusione da 1 a tre anni) e qualora la violenza e minaccia sia commessa con armi o da più persone riunite (reclusione da 3 a 5 anni). E’ altresì prevista una circostanza attenuante speciale qualora l’evaso si costituisca in carcere prima della condanna.
Esistono altre due ipotesi di evasione (c.d. impropria): la prima (art. 385, comma 3 c.p.) consiste nel fatto di colui che, trovandosi agli arresti domiciliari presso la propria abitazione o in altro luogo (es. luogo di cura o assistenza), se ne allontana senza autorizzazione o in ogni caso non rispetta le prescrizione impostegli. La seconda (art. 385, comma 3, seconda parte) si verifica qualora il condannato, ammesso a lavorare fuori dal carcere, si allontana dal luogo di lavoro designato dal Giudice.
D: Cosa significa invece essere latitante?
R: Il soggetto che si sottrae ad un mandato di cattura per una pena definitiva o ad una ordinanza applicativa di misura cautelare custodiale si dice latitante. La latitanza è una aggravante laddove nel periodo di latitanza si commettano altri reati ma non costituisce autonomo reato. La differenza con l’evasione, autonomo reato, consiste nel fatto che in quest’ultima la restrizione della libertà personale (carcere o arresti domiciliari) è già avvenuta ed il soggetto si sottrae ad essa.
D: Cos’è il reato di banda armata?
R:E’ un reato che consisten nel formare o partecipare ad una particolare associazione a delinquere con lo scopo di commettere uno o più tra i più gravi dei delitti contro la personalità dello Stato (art. 306 c.p.). Rispetto all’associazione a delinquere si differenzia per il diverso fine (la commissione di reati contro la personalità dello stato) e per la presenza di armi che, a differenza della circostanza aggravante di scorrere in armi le campagne o le pubbliche vie prevista dall’art. 416 c.p., nel delitto di banda armata è elemento costitutivo del reato.
Per la costituzione di una banda armata la pena è della reclusione da 5 a 15 anni. Per la partecipazione la pena è della reclusione da 3 a 9 anni.
D: In cosa consiste l’estradizione?
R: E’ la consegna, da parte dello Stato cui perviene la richiesta allo Stato richiedente, di una persona ricercata o perché oggetto di una sentenza di condanna definitiva ad una pena detentiva o ad una misura di sicurezza (estradizione esecutiva) o perchè oggetto di una ordinanza di custodia cautelare (estradizione processuale). L’estradizione è normata, nell’ordinamento italiano, dalla Costituzione (artt. 10 e 26), dall’art. 13 c.p. e dagli artt. 696 – 722 c.p.p., dalle Convenzioni internazionali e dalle norme di Diritto internazionale. L’estradizione può essere passiva: consegna dall’Italia ad uno Stato estero e attiva: consegna da uno Stato estero all’Italia.
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