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Timestamp: 2017-01-17 21:57:13+00:00
Document Index: 97774921

Matched Legal Cases: ['art 2', 'art.416', 'art. 130', 'art.416', 'art. 416', 'art.12']

⭐PARTE PRIMA: L ANALISI DELLA SITUAZIONE DI PARTENZA 1. L ANALISI DEL CONTESTO DI RIFERIMENTO 1.1. GENERALITÀ
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1 PARTE PRIMA: L ANALISI DELLA SITUAZIONE DI PARTENZA 1. L ANALISI DEL CONTESTO DI RIFERIMENTO 1.1. GENERALITÀ La sicurezza attiene a quell ordine di fattori sociali destinati, per loro intrinseca natura, a determinare effetti che vanno ben oltre l ambito specifico di competenza, imprimendo un impatto diretto al complesso di valori e percezioni che una comunità civile tende ad edificare intorno a se stessa. L importanza rivestita da tale tematica nel nostro Paese è testimoniata dal risalto conferitole dalla pubblica opinione 1 : il 55,3% degli italiani individua nella criminalità la principale preoccupazione e detta percentuale sale fino all 80,7% in talune aree delle regioni obiettivo 1. Oltre che nei consueti indici di criminalità, la percezione di insicurezza trova origine in altri indicatori di (in)vivibilità del territorio: forte presenza di tossicodipendenza, spaccio diffuso, teppismo giovanile, prostituzione. Il complesso di tali elementi crea una grave distonia nel rapporto cittadinanza/territorio, incidendo grandemente anche sul quadro generale sia civile che economico. In una analisi del contesto socioeconomico finalizzata alla individuazione e gerarchizzazione dei bisogni, la sicurezza riveste pertanto un ruolo primario in particolare nelle regioni del meridione italiano, tutte interessate al fenomeno sia pure con valenze e sensibilità non omogenee. La situazione attuale è facilmente monitorabile e in qualche misura quantificabile attraverso gli ordinari indicatori di contesto rappresentati dagli indici di delittuosità e dagli altri indicatori di disagio sociale. I delitti denunciati all Autorità giudiziaria dalla Polizia di Stato, dall Arma dei Carabinieri e dal Corpo della Guardia Di Finanza sono passati da dell anno 1986 ai del 1997, con un incremento di quasi il 66%. Tale incremento, pur distribuito su tutto il territorio nazionale, è stato particolarmente significativo in alcune aree del Mezzogiorno e in particolare in Campania (+ 13% nel solo 1997). Non può certamente apparire occasionale la constatazione che il persistere o il moltiplicarsi di fenomeni di criminalità si manifesti, per le regioni del Meridione italiano, come una sorta di effetto a latere di una stagnazione economica di tale persistenza da aver assunto, in taluni segmenti territoriali, i connotati della cronicità. Pur senza dimostrare un chiaro nesso di causa-effetto, l inquinamento del tessuto sociale da fenomeni di criminalità, specialmente di criminalità organizzata, determina congiunture sfavorevoli nel complesso della mappa degli indicatori economici di molti dei territori in argomento: bassi i livelli di produzione e di lavoro, apparentemente inattivati i meccanismi di crescita diffusa del reddito. 1 Il sondaggio è stato reso pubblico dall ISTAT, Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel2 Criminalità come problema prioritario nazionale Si sente poco sicuro se esce di sera Numero di reati subiti per 100 persone Nord-Ovest 55,1 28,4 53,1 Nord-Est 50,9 23,9 44,6 Centro 52,4 27,5 56,8 Sud 62,5 34,8 66,1 Isole 53,7 28,0 47,1 Italia 55,3 28,8 54,6 Fonte ISTAT. Rapporto I PUNTI DI DEBOLEZZA DEL CONTESTO Come è stato autorevolmente sottolineato 2, all indomani della nascita dell Unione economica e monetaria, le regioni del Mezzogiorno presentano i tratti di un economia in bilico, tra il rischio di un impoverimento indotto dallo spostamento di risorse verso aree più competitive e l occasione di un balzo dello sviluppo, con il deciso rafforzamento delle tendenze di crescita già visibili in alcune aree e distretti 3. Agli occhi di chi opera in settori di primaria valenza sociale quali la Giustizia e la Sicurezza, quella meridionale sembra in verità una intera società in bilico, vacillante tra l eventualità di essere soffocata da antichi e nuovi malesseri che ne determinino la definitiva marginalizzazione e la possibilità di inserire il proprio enorme potenziale di intelligenze nella costruzione di un articolato sociale basato su principi di efficacia e legittimità. Una società pertanto in mezzo al guado che tuttavia conserva intatta la forza e l opportunità di guadagnare la riva dello sviluppo e della legalità. I due aspetti sono così connessi che, come non è agevole indicare una prospettiva di sviluppo economico senza effettuare un contestuale riferimento a criteri di legalità (quali, ad esempio, il libero e pieno accesso al lavoro, il contrasto al disagio e alla devianza sociale o la piena garanzia del rispetto delle obbligazioni sottoscritte), non è egualmente facile eseguire una compiuta disamina del quadro complessivo dell ordine 2 Orientamenti per il programma di sviluppo del Mezzogiorno, DPS, Roma, 30 aprile Come nota il Prof. F. BARBAGALLO in Problemi dello sviluppo e ceto politico nel Mezzogiorno di Fine Novecento in Strutture e metodi del consenso nell Italia Repubblicana, Pisa 1995, il Mezzogiorno rappresenta una opportunità e un vincolo per l economia italiana. Esso è senz altro un vincolo e un peso non più sostenibile nelle condizioni attuali del bilancio statale se continuerà ad assorbire risorse per sostenere i suoi traballanti equilibri economici e quel sistema politico e criminale che su di essi si è sviluppato. Ma potrà rappresentare una rilevante opportunità di sviluppo per un economia e un industria italiane che non affidino le proprie sorti a fuggevoli vantaggi congiunturali, come quelli offerti dalla svalutazione della lira, o ad improbabili rincorse sul terreno dei costi di lavoro nei mercati e nei prodotti tradizionali. 43 e sicurezza pubblica in un area specifica senza collegarla a indicatori macroeconomici (l occupazione, il lavoro sommerso, il reddito medio procapite). E con riguardo pertanto anche a questi e analoghi indicatori che sarà necessario formulare una analisi delle disparità delle Regioni di cui all obiettivo 1 con particolare riguardo ai punti di forza e di debolezza che emergono con intensità nel confuso agitarsi di talune tipiche contraddizioni. I numerosi elementi di debolezza del quadro socioeconomico del Mezzogiorno italiano sono connessi alle note disarmonie che sono state riscontrate nelle politiche di coesione nel nostro Paese dall Unità al secondo dopoguerra. Tra queste è possibile indicare: Una Pubblica Amministrazione non sempre efficiente, ritenuta talvolta di scarso supporto per le esigenze della popolazione. L insufficienza nella rete dei trasporti, che ha reso ancor più acuta la marginalizzazione geografica di molti territori. L assenza di infrastrutture in grado di canalizzare lo sviluppo agricolo e industriale (acquedotti, aree portuali attrezzate, ecc.). La mancanza di servizi di base ed innovativi per le aziende, anche a causa di una densità relativamente bassa di imprese. La difficoltà di accedere al credito, anche per i tassi di interesse superiori rispetto a quelli del restante Paese. La scarsa disponibilità di aree industriali attrezzate, con le connesse deficienze strutturali delle reti idriche ed elettriche. La presenza di una capillare criminalità organizzata che ha imposto, in molte regioni, la propria violenza estorsiva e parassitaria. Termometro fedele di queste ed altre gravi debolezze strutturali è stato il fenomeno emigrativo che si è sviluppato lungo un secolo di storia con destinazione verso il nord industrializzato e verso l Europa e il Nord America. Sembrava un fenomeno archiviato in un meridione che ormai da qualche tempo è perfino divenuto luogo di accoglienza per migliaia di profughi ed immigrati entrati in Italia; invece, poco meno di centomila meridionali, l anno scorso, hanno abbandonato le loro regioni di origine e si sono trasferiti altrove a cercare lavoro. Un valore quasi doppio di quello riscontrato a inizio decennio (53mila) e più che triplicato rispetto alla metà degli anni ottanta (27mila). Appare ancor più significativo il fatto che, nonostante questo esodo abbia chiara motivazione occupazionale, il numero dei disoccupati nel Sud sia aumentato dal 22,2% del 1997 al 22,8% dell anno scorso 4. Non meno importante, nella analisi sia pur necessariamente sommaria che è possibile svolgere in questa sede, è il punto di debolezza rappresentato nel quadro contestuale 4 Fonte ISTAT, Rapporto cit. 54 dalla mancata emersione del lavoro sommerso. Il valore del sommerso italiano viene infatti stimato dall Unione Europea tra il 25% e il 35% del PIL, con percentuali ancora più gravi per quanto concerne il Mezzogiorno, contro un sommerso medio delle economie europee dell ordine del 15%. Le connessioni tra sicurezza pubblica e contrasto del lavoro sommerso saranno affrontate successivamente, ma è sicuramente già utile sottolineare in quale misura il rispetto diffuso delle norme fiscali, delle regole contrattuali e della normativa a tutela dei lavoratori gioverebbe alla diffusione di una legalità di sistema che, come sarà di seguito approfondito, rappresenta uno degli obiettivi specifici del profilo sicurezza per quanto concerne la programmazione in esame. Segnalato elemento di debolezza contestuale, con forti implicazioni anche nell ambito della sicurezza, è rappresentato dalla non sempre adeguata efficienza della macchina burocratica. 5 A fronte, infatti, di una sempre più avvertita esigenza di monitoraggio e di controllo delle attività economiche soggette al grave rischio di inquinamento da capitali di origine criminosa e dalla necessità, altrettanto rilevante, di garantire la trasparenza nell espletamento dei pubblici appalti, si pone la priorità, più volte indicata dal mondo dell imprenditoria come condizione necessaria di sviluppo, di abbattere il costo degli adempimenti e dei ritardi burocratici, che frenano l'economia del nostro Paese. In tale direzione va, come noto, la legge Bassanini che ha costituito un quadro normativo in grado di garantire importanti semplificazioni burocratiche sulle singole procedure e la creazione di sportelli unici per le imprese a livello locale I PUNTI DI FORZA Tra gli indicatori in grado di fornire l esatta misura della vivacità di un sistema economico, individuandone i contesti territoriali maggiormente trainanti e significativi, viene sovente utilizzato l andamento delle esportazioni. In tale quadro, l analisi svolta dall annuale Rapporto ISTAT nei confronti delle imprese unilocalizzate nel Mezzogiorno, sulla base di un semplice indicatore di competitività definito dal rapporto esportazioni su addetti, ha individuato almeno tre tipologie di sistemi locali. I sistemi locali consolidati, come Isernia, Solofra, Lanciano, Nocera inferiore, Casoli, Castellammare di Stabia, Tricase, Lucera, Venafro, che presentano livelli di 5 Tra le politiche settoriali che compongono la politica di missione per il Mezzogiorno, messa in evidenza dai documenti della Nuova programmazione per lo sviluppo delle regioni meridionali, un ruolo importante rivestono le azioni volte ad accelerare l attuazione delle riforme dell amministrazione pubblica a tutti i livelli di settore e territoriali ed il miglioramento della sua efficienza: in particolare con il rafforzamento tecnico delle strutture, anche attraverso linee e azioni specifiche di assistenza tecnica dotate di adeguate risorse finanziarie, nonché attraverso interventi di informatizzazione e di integrazione con il Sistema Statistico Nazionale, con la razionalizzazione degli assetti organizzativi, con la semplificazione delle procedure, con la riqualificazione delle risorse umane con la crescente responsabilizzazione della dirigenza, con l individuazione di meccanismi di promozione e con l attuazione della contrattazione tali da assicurare condizioni remunerative dei dipendenti pubblici più propriamente legate al merito. Ministero dell Economia e delle Finanze, Orientamenti per il Programma di Sviluppo del Mezzogiorno,5 competitività superiori alla media nazionale e che possono confrontarsi in condizioni non svantaggiose sul mercato nazionale ed internazionale; I sistemi locali emergenti, quali Torre Annunziata, Battipaglia, Atri, Caserta, Matera e molti altri, che presentano livelli di competitività superiori alla media del Mezzogiorno ma inferiori alla media nazionale: essi si caratterizzano per la presenza di un tessuto produttivo di imprese unilocalizzate dinamico che riesce a collocare parte della propria produzione sul mercato estero. I restanti sistemi locali che nel Mezzogiorno presentano livelli di competitività modesti, anche se in taluni casi (Avezzano, Marsala) con valori ormai prossimi alla media delle Regioni obiettivo 1. Risulta pertanto confermato quanto enunciato nel Rapporto interinale per il settore prioritario sicurezza quando si ribadiva che il Sud dell Italia non è privo di tradizioni e risorse produttive (basti pensare, ad esempio, al settore turistico e alberghiero, alla conservazione e commercializzazione industriale di prodotti ortofrutticoli, al settore florovivaistico, alle produzioni vitivinicole, per restare solo nell ambito di già esistenti e consolidati microsistemi territoriali) e sussistono tutte le condizioni altrove ritenute sufficienti per avviare una politica di incentivazione di nuovi investimenti; tuttavia l attivazione di nuove ulteriori potenzialità necessita che venga affrontato il nodo di taluni fabbisogni propedeutici ( ) con un programma di intervento diretto non solo al consolidamento e all allargamento della base produttiva bensì alla creazione di condizioni per una riduzione strutturale, e non contingente ed emergenziale, delle primarie motivazioni del mancato sviluppo. In effetti, esistono numerose specificità nell economia meridionale rispetto alla media nazionale: il peso dell agricoltura e del terziario, in termini sia di prodotto sia di occupazione, risulta elevato, mentre l industria, che pur fornisce complessivamente un contributo modesto, presenta comunque molti casi di evidente distrettualizzazione, come quelli precedentemente esemplificati. Si può anche sottolineare una buona incidenza occupazionale nel settore delle costruzioni (l 8,7 per cento delle unità di lavoro a fronte del 7,2 per cento della media nazionale) e enormi margini di miglioramento nel settore turistico, dove nel 1996 il Mezzogiorno assorbiva solo il 19% del flusso complessivo diretto in Italia, che scendeva perfino al solo 13% se si aveva riguardo al turismo straniero. Tutto ciò non contrasta con le non positive note sul Mezzogiorno espresse in esordio. E nel Mezzogiorno infatti che si concentra quel grave spreco di risorse umane che risponde ai nomi di disoccupazione, occupazione sommersa, disagio sociale. Tuttavia non esiste una sola tipologia di Mezzogiorno ma una articolata pluralità di contesti territoriali: ci sono, come si è più volte riferito, aree del Sud che hanno ridotto fortemente il divario rispetto al centro-nord e che possono avere un effetto trainante per far cogliere il desiderato versante alla economia meridionale in bilico. Non è difficile far emergere differenze tra aree e province del Sud tenendo conto, in luogo di fattori strettamente economici, di indicatori di attività criminale. 76 Potremo pertanto distinguere 6 in: Province a forte condizionamento criminoso o a grave rischio: Agrigento, Caltanissetta, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Enna, Foggia, Lecce, Messina, Reggio Calabria, Ragusa, Salerno, Trapani, Vibo Valentia. Si tratta di capoluoghi di dimensioni medie o medio-piccole, caratterizzate da una intensa attività criminosa in rapporto alla popolazione residente oppure dall incrementarsi di fenomeni aventi carattere prodromico (estorsioni, attentati dinamitardi, usura) Molte di queste province fanno inoltre registrare un elevata mortalità e natalità di imprese, che, in considerazione della debolezza strutturale del locale sistema economico, appare come un probabile sintomo del tentativo di penetrazione nell economia legale da parte della criminalità organizzata. Tale fenomenologia delinquenziale è talvolta tradizionalmente presente (Agrigento, Caltanissetta, Caserta, Trapani, Reggio Calabria) altre volte (Lecce, Foggia) di recente insediamento, altre ancora ad uno stadio grave ma recuperabile (Messina, Cosenza), in tutte l andamento della delittuosità è connessa al mancato sviluppo economico e accompagnato da situazioni di disagio sociale e di non adeguata acculturazione. Città e metropoli caratterizzate da evidenti segni di degrado: Bari, Brindisi, Cagliari, Napoli, Palermo, Siracusa e Taranto. Si tratta di centri di dimensioni grandi o medio grandi, col peculiare connotato di una forte presenza di criminalità diffusa e di delinquenza minorile, anche se in qualche caso (Napoli, Palermo) riferibile al presidio e controllo del territorio operato dalla criminalità organizzata. La maggior parte di queste province manifestano fenomeni di deindustrializzazione; si tratta infatti di aree che un tempo presentavano significativi apparati industriali oggi in via di smantellamento. Questo dato è causa di un forte disagio sociale. Il contrasto alla criminalità deve, in queste città, essere inquadrato in una più ampia strategia di riqualificazione e recupero imprenditoriale onde impedire che l ulteriore degrado del tessuto economico e l intensificarsi delle problematiche occupazionali possa fungere da moltiplicatore nella già diffusa cultura dell illegalità. Città e provincie in espansione o con grandi potenzialità di sviluppo economico: Avellino, Benevento, Campobasso, Isernia, Nuoro, Oristano, Potenza, Sassari. Si tratta di piccoli o medi centri urbani, caratterizzati da discreti o buoni livelli occupazionali, livelli di reddito superiori a quelli medi del Meridione, significativa crescita economica, discreta presenza di imprese di servizi. Sono contesti non particolarmente afflitti da fenomeni di macrocriminalità (in taluni casi praticamente inesistente, in altri, come nel caso delle province campane, molto sotto la media regionale) sui quali bisogna semmai operare per consolidare la sensibilità alla legalità e allo sviluppo socioculturale, contrastare l incremento della criminalità diffusa e accompagnare il considerevole potenziale di crescita economica. 6 La seguente tripartizione è stata parzialmente mutuata dall ottima analisi Censis L intreccio tra sviluppo e criminalità nelle province meridionali. 87 1.4. LE OPPORTUNITÀ PRESENTI Paradossalmente le Regioni del Sud d Italia, essendo quelle dove di massima si presenta maggiore la distanza tra scenari positivi e quelli negativi, sono - nonostante ciò, anzi proprio per questo motivo - i territori dove, in termini di strategia di sviluppo e di crescita economica e occupazionale, ci si può attendere il più alto rendimento. Non mancano infatti le opportunità per estendere a tutti i territori meridionali progetti capaci di ricollocare capitali, stimolare il lavoro specializzato, sfruttare adeguatamente le risorse presenti e talvolta tali opportunità possono perfino trovare origine in fattori ritenuti critici: lo stesso sopirsi del cospicuo flusso di trasferimenti pubblici che, in passato, aveva sostenuto i consumi del Mezzogiorno, può divenire, ad esempio, incentivo a riconvertire intelligenze e professionalità in precedenza dedicate prevalentemente ad una attività di mediazione tra risorse e istanze. Ma perché tutto ciò si realizzi non è sufficiente solo un imponente sforzo di investimento, occorrono condizioni di fiducia nelle istituzioni, di stabilità sociale ed economica, di ordine e sicurezza pubblica. Tale obiettivo sarà infatti raggiunto solo se, come è stato autorevolmente ribadito dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi 7, saremo in grado di investire nella costruzione di quel capitale sociale indispensabile allo sviluppo, e cioè la sicurezza del territorio, una più intensa attività di formazione, una amministrazione efficace della giustizia,( ) relazioni di fiducia all interno delle comunità locali, fra imprenditori, fra capitale e lavoro, fra attori privati e pubblici, fra amministrazioni pubbliche diverse Sicurezza. Giustizia. Formazione. Collaborazione e Sensibilizzazione. Queste direttive impongono un grande impegno sia di analisi sia operativo. Esse non esauriscono l ampio ventaglio di opportunità di crescita e sviluppo che si offre al Mezzogiorno d Italia ma ne rappresentano una significativa e determinante componente. Il presente P.O. va nella direzione indicata. 7 C.A. CIAMPI Esposizione economico-finanziaria ed esposizione relativa al bilancio di previsione discorso alla Camera dei Deputati del 1 ottobre8 Forze di lavoro nel 1998 (migliaia di unità, media annua) Aggregati 1998 Variazioni assolute rispetto all anno precedente Variazioni % rispetto all anno precedente Mezzogiorno Occupati ,2-0,7-0,1 0,6 Persone in cerca di occupazione ,6 3,1 3,0 4,2 Forze di lavoro ,0 0,1 0,6 1,4 Centro Nord Occupati ,1 0,8 0,0 0,5 Persone in cerca di occupazione ,7-0,7 0,5-2,9 Forze di lavoro ,3 0,7 0,0 0,3 Italia Occupati ,5 0,4 0,0 0,6 Persone in cerca di occupazione ,4 1,4 1,5 1,1 Forze di lavoro ,2 0,5 0,2 0,6 Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT e SVIMEZ 1.5. LA MINACCIA CRIMINALE Pur ritenendo, in linea di massima, anche allo scopo di evitare il perpetuarsi di luoghi comuni e pregiudizi sulla questione del difficile sviluppo del Sud, che la presenza della criminalità organizzata non può e non deve assumere il ruolo di spiegazione polivalente e di alibi onnicomprensivo, è tuttavia necessario ribadire che la criminalità (non solo quella organizzata) è certamente una concreta e formidabile minaccia per ogni forma di crescita economica e civile. Come è stato altrove lumeggiato 8, l impatto negativo della criminalità sull economia legale col suo effetto depressivo e distorsivo sugli investimenti produttivi è infatti ormai un dato difficilmente controvertibile. Gli esperti concordano sul fatto si può leggere in un recentissimo rapporto 9 che tra le varie tipologie di attività illecite che hanno un impatto negativo sull economia vi sia, in primo luogo, l attività estorsiva, seguita dall usura, dal traffico e spaccio di droga e dalle rapine. L usura è una relativa 8 Programma Operativo Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno d Italia pag Fondazione Caesar Sicurezza e Legalità per un nuovo ciclo di sviluppo nel Mezzogiorno, Catania, 29 giugno9 novità, per molte organizzazioni mafiose. Solo di recente infatti elementi, anche di spicco, si dedicano a questa attività che può anche connettersi ad operazioni di lavaggio di capitali sporchi. Per quanto concerne le forme esplicite di controllo criminale sull economia, esse si estendono a gran parte del sottosistema economico legale che spesso, peraltro, esercita funzioni di copertura. Il settore più coinvolto è sicuramente quello delle opere pubbliche, anche se in grado molto minore rispetto al passato a causa della recente politica nazionale di rigore. L intreccio economia - criminalità organizzata coinvolge anche altri settori produttivi, quali il commercio, l edilizia e il credito. Tali considerazioni ci permettono di interpretare in modo corretto l interazione che corre tra economia e criminalità organizzata nel Meridione, ove quest ultima deve essere considerata una concausa e non un effetto della situazione di sottosviluppo economico. Come è stato posto in rilievo da un economista 10 studioso di problemi della criminalità, è stata la criminalità organizzata, anche grazie alla sua collusione sistematica con taluni ceti imprenditoriali e politici, a contribuire a determinare in passato una configurazione economica di importanti parti del Mezzogiorno di sostanziale dipendenza da appalti pubblici. Non vi è alcun dubbio sul fatto che la presenza del crimine organizzato agisca da deterrente allo sviluppo economico e sociale, in particolare limitando le iniziative imprenditoriali, inibendo la formazione di una classe dirigente locale e scoraggiando gli investimenti. Essa, anche per le Regioni attualmente non interessate o interessate solo marginalmente al fenomeno, rappresenta una esiziale minaccia, un rischio gravissimo da prevenire per non vanificare l ingente sforzo già operato o che l intero Paese si accinge a produrre. 10 Centorrino, Economia assistita da mafia. 1110 2. ANALISI SWOT PER ASSE PRIORITARIO: TRASVERSALITÀ E COERENZA 2.1. ASPETTI GENERALI Per quanto concerne l attuazione di una politica integrata di intervento sulle aree Obiettivo 1, la programmazione dei fondi strutturali ha puntato, fin dai primi passi, su specifici assi di intervento che la pregressa esperienza e la diffusa domanda sociale hanno posto al centro delle decisioni di spesa di cui amministrazioni centrali, regionali e locali devono farsi carico nel perfezionamento di infrastrutture di sistema. I cinque assi di intervento (portati poi, ma con conseguenze ininfluenti per il settore specifico di intervento, a 6 a seguito dell elaborazione del documento Orientamenti, anche sulla base di suggerimenti emersi nel corso del Seminario di Catania) sono stati individuati il primo, nella valorizzazione delle risorse naturali e ambientali per una fruizione del territorio che tenga conto sia della riduzione dei rischi idrologici e sismici sia dell ottimale utilizzo delle risorse, in particolare idriche; il secondo nella valorizzazione delle risorse umane, culturali e storiche per migliorare la conservazione di questo patrimonio e, nel contempo, aumentare la capacità di renderlo produttivo di reddito e occupazione; il terzo nel miglioramento delle qualità della vita e delle città, delle istituzioni locali e della vita associata, dove importanti e innovativi investimenti sono già in corso nei campi della sicurezza, della riqualificazione urbana, della formazione dei funzionari delle amministrazioni pubbliche; il quarto nello sviluppo di sistemi produttivi locali e il quinto nel collegamento fisico e immateriale con le altre aree nelle quali si sono voluti enfatizzare investimenti importanti nella rete ferroviaria e dei trasporti, portuale, aerea, nella rete telematica, logistica ed elettrica nonché in tutti quei servizi necessari ad assicurare l accesso effettivo, per famiglie e imprese che operano nel Mezzogiorno, alle informazioni che transitano sulla rete. La progettualità concernente il profilo settoriale della Sicurezza opera trasversalmente su tutti gli assi individuati e non è possibile, prescindendone, perseguire gli obiettivi economici e sociali prefissati per ognuno di essi RISORSE NATURALI E SICUREZZA Sono sempre più comuni nel nostro Paese, e specialmente nelle aree meridionali, fenomeni di illegalità ambientale che hanno reso la tutela delle risorse naturali e paesaggistiche una priorità assoluta e ciò proprio quando finalmente l opinione pubblica, non solo nazionale, ha preso coscienza del ruolo che l ambiente può svolgere in un rinnovato modello di sviluppo che garantisca un futuro migliore alle nuove generazioni. Le connessioni con la sicurezza sono fin troppo evidenti. Il termine Ecomafia è entrato a pieno titolo nel dizionario della lingua italiana: Ecomafia (comp. di eco e mafia, 1994) s.f. Settore della mafia che gestisce attività altamente dannose per l ambiente come l abusivismo edilizio e lo smaltimento 1211 clandestino dei rifiuti tossici. - Lo Zingarelli 1999, e sottolinea come i fenomeni di aggressione ambientale restino di estrema attualità. Il Governo ed il Parlamento italiano stanno predisponendo la riforma del Codice Penale con l introduzione del titolo VI bis concernente i reati contro l ambiente, per cui saccheggiare impunemente il territorio, inquinare le falde idriche e i corsi d acqua e trafficare in rifiuti diventerà un delitto, sebbene già il D. Lvo. 22/97 recante Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CEE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio e il D. Lvo. 152/99 recante Disposizioni sulla tutela delle acque dall inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall inquinamento provocato ai nitrati provenienti da fonti agricole, abbiano di fatto introdotto pesanti sanzioni per lo smaltimento illegale dei rifiuti e l inquinamento delle acque. Ma l emergenza permane: tutte le Regioni dell Obiettivo 1 sono commissariate per l emergenza rifiuti o per l emergenza idrica ovvero abbisognano di interventi di bonifica e di ripristino ambientale dei siti inquinati. Dai rapporti forniti dalle Autorità ambientali nazionali si evince come lo Stato spenda annualmente non meno di 1500 miliardi per interventi in campo ambientale, compresa la riparazione dei guasti causati da imprenditori senza scrupoli e dalle organizzazioni criminali. L attività di contrasto delle Forze dell Ordine è pressante ma spesso è resa più difficile dalla poca visibilità dello stato iniziale del reato ambientale (per es. interramento abusivo di rifiuti tossici o tossico-nocivi, estrazioni non autorizzate di inerti e così via), che spesso ne comporta l individuazione a stadio avanzato, con successivi problematici interventi e di valutazione dei reali effetti di degrado raggiunti e di quantificazione dei costi necessari al ripristino o alla bonifica. Pubbliche istituzioni, Enti locali e Associazioni ambientaliste, come Legambiente, concordano ormai univocamente sulla necessità di tecnologie avanzate per le attività di monitoraggio e vigilanza, preparazione specifica del personale, adeguamento dei sistemi di comunicazione e gestione dati. Si tratta, quindi di fornire risposte indispensabili alla richiesta di soccorso dell ambiente; tutte di carattere tecnologico e informativo, che si presentano perfettamente in linea, ad esempio, con il ruolo e le attività svolte negli Stati Uniti dalle strutture tecniche ( come il National Enforcement Investigation Center of Denver, Colorado) e da quelle investigative ( come la Criminal Division dell Epa). Il progetto contenuto nel presente P.O. risulta dall elaborazione di proposte specifiche analizzate nell ambito del Tavolo tecnico coordinato dall Arma dei Carabinieri, nella cui articolazione figura un Nucleo specializzato in materia, e contempla azioni scaturenti dall esperienza istituzionale del Corpo Forestale dello Stato e dalla compartecipazione della sezione specialistica della Guardia di Finanza, oltre a recepire le istanze provenienti dal partenariato istituzionale e socio-economico. 1312 2.3. RISORSE CULTURALI E SICUREZZA Una strategia volta alla tutela, valorizzazione, gestione e fruizione delle risorse culturali è in grado certamente di costituire condizioni di sviluppo economico diffuso 11 che veda quale elemento trainante il turismo culturale con i connessi significativi effetti occupazionali. In tale contesto, la sicurezza delle aree archeologiche, dei complessi museali e di quelli monumentali adibiti ad archivi e biblioteche, assume rilievo prioritario; inoltre, la loro tutela si presenta particolarmente complessa e delicata, se si considera che tali beni devono, per una utilizzazione ottimale sia sotto l aspetto economico che culturale, essere concessi alla fruizione più ampia possibile del pubblico. Un intervento in materia di sicurezza per la tutela delle risorse culturali del Mezzogiorno d Italia, nel quadro della programmazione dei fondi strutturali è stata vigorosamente sostenuta dal Ministero per i beni e le attività culturali che ha presentato un ventaglio di proposte, ampiamente recepite. Nel settore, inoltre, opera un Nucleo specializzato dell Arma dei Carabinieri e uno della Guardia di Finanza RISORSE UMANE E SICUREZZA Tra le esigenze maggiormente sentite ed esplicitate, nel quadro di quella che è stata definita Nuova Programmazione, e formulate nel rapporto Orientamenti QCS per quanto concerne l Asse III, vi è la necessità di: ridurre progressivamente le aree di emarginazione e di esclusione sociale e culturale attraverso interventi (di riduzione della dispersione scolastica e formativa, di lotta all analfabetismo di ritorno, di offerta di percorsi integrati di orientamento, di capacità di autopromozione, di promozione di imprese sociali, ecc.) a favore di individui che attualmente risultano emarginati ed esclusi e di quelli, soprattutto giovani e giovanissimi, che vivono in contesti o in condizioni che ne potrebbero determinare l emarginazione o l esclusione futura; favorire l integrazione culturale, sociale e produttiva dei gruppi svantaggiati, in particolare degli immigrati. Queste note sarebbe già sufficienti, oltre che a sancire la necessità di una interconnessione operativa con la molteplicità di soggetti (Pubblica Istruzione, Affari Sociali, Pari Opportunità, Volontariato, ecc ), a sottolineare l esigenza di un profilo mirato alla sicurezza (intesa nel senso più ampio di prevenzione ed intervento sociale); ma, per quanto concerne molti territori delle Regioni comprese nell Obiettivo 1, la coerenza dell intervento settoriale viene soprattutto enfatizzata dallo stratificarsi di gravi forme disgreganti che ha favorito il consolidarsi di una 11 Tutelare, difendere e valorizzare( ) le ricchezze materiali e culturali significa rispettare prima di tutto noi stessi. La memoria della nostra civiltà, proiettandone i valori nel futuro Massimo D ALEMA, discorso di insediamento alla Camera, cit. 1413 economia criminale ( ) che necessita per prosperare del perpetuarsi di una cultura di rassegnata sfiducia nei confronti delle Istituzioni. 12 Estendere la c.d. cultura della legalità consentirà di migliorare enormemente le capacità di fruizione delle opportunità di sviluppo da parte degli individui, liberando iniziative, risorse ed intelligenze ed elevando pertanto i livelli occupazionali SISTEMI LOCALI DI SVILUPPO E SICUREZZA La connessione, giustamente sottolineata, tra sistemi locali di sviluppo e territorio, ove il territorio è vissuto come rilevante punto di accumulazione e valorizzazione dei fattori immobili di sviluppo, postula l esigenza di assicurare condizioni durature di crescita e di irrobustimento del tessuto produttivo e sociale, in particolare intervenendo in modo da ridurre il complesso delle diseconomie esterne che gravano sulle imprese meridionali. Come descritto in un noto saggio 13, il Meridione è stato in passato teatro di una crescita senza sviluppo, con un aumento significativo di redditi e di consumi ma con una struttura produttiva estremamente gracile. Questo prodotto è stato probabilmente l effetto delle politiche pubbliche basate sull intervento straordinario che non hanno consentito, di fatto, l estrinsecarsi della responsabilizzazione e della mobilitazione della società locale. Basti pensare che la distribuzione territoriale delle piccole e medie imprese italiane è caratterizzata dalla presenza di distretti industriali. Questo modello produttivo ha suscitato ovunque interesse per la capacità di coniugare concorrenza e cooperazione. La competizione deriva dalla contiguità, anche territoriale, che favorisce l osservazione delle scelte del concorrente e dal desiderio di affermazione e di primato in ambito ambientale; la cooperazione ha invece origine dal fatto che le zone distrettuali si caratterizzano per l alto sviluppo della cosiddetta società civile, i cui principi risalgono talvolta fino all età dei Comuni. Buona amministrazione locale, diffuso associazionismo, spirito civico, collaborazione tra enti pubblici e privati: tutti elementi che possono compendiarsi in sicurezza sociale, sicurezza pubblica e cultura della legalità. Tutto questo caratterizza, in misura più o meno evidente, gli oltre 200 distretti industriali italiani. Nell intero meridione se ne contano, a fatica, meno di quindici. Appare evidente la necessità di riprodurre, in ambito meridionale, le condizioni che determinarono nel resto del Paese l insorgere dei distretti industriali. In tale quadro va considerato, in primo luogo, la portata della programmazione negoziata, introdotta Rapporto interinale per il profilo Sicurezza 13 Triglias C. Sviluppo senza autonomia 14 Più precisamente, l istituto della programmazione negoziata ha trovato origine nel decreto legge 8 febbraio 1995 n. 32 recante disposizioni urgenti per accelerare la concessione delle agevolazioni delle attività gestite dalla soppressa Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno ma è stato solo con la citata L. 662 che sono stati definiti denominazione e contenuto degli accordi riconducibili alle misure per il sostegno dell occupazione e dello sviluppo. 1514 dalla Legge n.662 del art 2, comma 203, punto f) e disciplinata dalla delibera CIPE del 21 marzo 1997, che ha avviato nuovi strumenti operativi, quali i Patti Territoriali e i Contratti d Area, finalizzati, mediante l accordo tra rappresentanti dei lavoratori, datori di lavoro, amministrazioni centrali e locali e altri soggetti interessati, ad accelerare lo sviluppo in determinate aree di crisi definite, per i contratti d area, con apposito DPCM. La concertazione tra le parti sociali e le amministrazioni locali prevista da questi nuovi strumenti stimola la cooperazione, apporta trasparenza nelle decisioni, impegna i contraenti all attuazione dei programmi, anche se, a causa di una non lieve farraginosità, molti imprenditori sembrano preferire la via della legge n.488 del La programmazione negoziata ha tuttavia un interesse duplice, sia di aiuto finanziario mediante i contributi indicati dal CIPE, sia di strumento metodologico per coniugare insieme dette risorse con quelle che dovranno essere attratte dal potenziamento dei servizi e dal perfezionamento delle procedure. In detto contesto, appare del tutto consequenziale, sul piano logico, che nella sottoscrizione del Contratto d Area o del Patto territoriale sia previsto, per le aree del Mezzogiorno, un Protocollo per la Legalità, inteso come impegno generalizzato di tutti i soggetti interessati, coordinati dal Ministero dell Interno tramite il Prefetto, a contribuire alla soddisfazione del bisogno, primario per lo sviluppo, della sicurezza sul territorio CITTÀ E SICUREZZA Come chiaramente espresso dall elaborato Orientamenti, 15 puntare sul rafforzamento dei centri urbani ha tre principali significati nella strategia complessiva del programma: a) consolidare e migliorare l offerta di servizi alle famiglie e alle imprese a supporto della residenza e delle attività produttive; b) rafforzare la capacità del territorio di relazionarsi con l esterno e attrarre investimenti in settori innovativi; c) aumentare il livello di coesione sociale intorno a un comune patrimonio di regole di convivenza civile che producano integrazione, senso di appartenenza e fiducia reciproca. Quest ultimo aspetto, continua quello che può essere definito il testo base per la presente programmazione, è rilevante sotto due punti di vista: contenere il degrado sociale e ridurre il rischio di deterioramento delle relazioni e delle forme di marginalità/illegalità/criminalità diffusa; reimmettere nei circuiti di vita civile e produttiva fasce di popolazione che si trovano in condizione di esclusione o sulla soglia dell emarginazione 2.7. RETI E NODI DI SERVIZIO E SICUREZZA Il sesto asse individuato dalla delibera Cipe del 14 maggio 1999 ricalca sostanzialmente il quinto della programmazione di sicurezza ( collegamenti materiali e immateriali ) concernendo di fatto il rafforzamento di tali collegamenti a livello locale con le reti nazionali, al fine di agevolare i flussi di merci, risorse finanziarie e capitale umano da e verso il Mezzogiorno nonché l innovazione dei metodi gestionali delle reti materiali e immateriali. 15 Orientamenti per il programma di sviluppo del Mezzogiorno15 Sia quando si tratti di collegamenti fisici o materiali sia quando si faccia riferimento alle reti telematiche e altre di tipo immateriale, la necessità di considerare, quale priorità assoluta, l elemento della sicurezza è stato ribadito in numerose occasioni. Presidiare un territorio, anche garantendo così la più assoluta e perfetta delle tutele, senza assicurare altrettanta sicurezza nei collegamenti che detto territorio ha e deve necessariamente avere col resto del mondo, potrebbe significare blindarlo e ghettizzarlo senza aprirlo allo sviluppo. Sia per quanto concerne le reti materiali (autostrade, ferrovie, ecc.) sia quelle immateriali, la Polizia di Stato ha tra le sue articolazioni Specialità dedicate. 1716 3. ANALISI DELLA SITUAZIONE DI PARTENZA RISPETTO AI LUOGHI 3.1. POLITICHE SETTORIALI E POLITICHE TERRITORIALI Il presente capitolo persegue due obiettivi solo apparentemente distinti. Il primo è di fornire un quadro, sommario ma sufficientemente preciso, dell andamento della criminalità nelle singole regioni meridionali 16, rincorrendo non tanto l aggiornamento del dato quanto la sua coerenza e consolidata presenza; il secondo è di offrire alcuni spunti di analisi innovativi sull immagine settoriale che ogni singola regione proietta, all interno e all esterno dei propri confini, per quanto concerne il peculiare rapporto con la legalità e le politiche territoriali che ne conseguono. Per quanto concerne il dato statistico, esso si basa naturalmente su fonti ufficiali, sia interne che esterne al sistema deputato al contrasto della delittuosità. La loro elaborazione, tuttavia, presenta un ventaglio di problemi di interpretazione maggiore rispetto a quelli che tipicamente si trova a dover affrontare chi utilizza tali fonti. Gli studiosi di statistica criminale distinguono, al riguardo, tra una criminalità apparente e una criminalità sommersa. La criminalità apparente o ufficiale viene definita come quel sottoinsieme del complesso delle violazioni del codice penale di cui i terminali del controllo sociale sono venuti a conoscenza (per denuncia della vittima o per azione delle Forze di Polizia) mentre la criminalità sommersa è costituita da quel numero di reati effettivamente commessi ma mai registrati. Evidentemente solo la criminalità apparente è oggetto di studio statistico, tuttavia la reale entità del sommerso è avvertita dalla sensibilità della pubblica opinione e contribuisce a determinare l effettiva immagine del contesto territoriale, determinando il reale senso di in/soddisfazione della cittadinanza e le relative politiche locali di settore. Anche questo secondo ambito dovrebbe pertanto essere adeguatamente esplorato LA SICUREZZA E LA SICILIA Questa regione ha rappresentato un esempio eclatante di interrelazione tra criminalità organizzata e mancato sviluppo economico e sociale. Molti osservatori ritengono che essa si collochi al primo posto per gravità della situazione della criminalità organizzata che, come noto, caratterizza in maniera significativa altre tre regioni (Calabria, Campania e Puglia). Tale triste primato nasce, in primo luogo, dalla 16 Appare innegabile ancor prima di sviluppare una articolata disamina sul rapporto tra sottosviluppo e criminalità, che sarà oggetto di un seguente paragrafo che la presenza di criminalità organizzata sul territorio abbia una incidenza diretta sullo sviluppo del Mezzogiorno. Tale incidenza. come chiarisce molto bene il rapporto Censis Gli ostacoli allo sviluppo del Mezzogiorno si manifesta però con modalità complesse. Tutte le analisi effettuate, tuttavia, smentiscono l esistenza di un semplice rapporto causa-effetto tra sottosviluppo e crimine organizzato.. Ne è una riprova il fatto che sono presenti, anche nel Mezzogiorno, realtà a basso sviluppo, come Basilicata e Sardegna, che però non hanno visto sorgere organizzazioni criminali paragonabili a quelle siciliane, campane o calabresi; per contro, la Puglia, che è senz altro una delle regioni che ha manifestato nel recente passato una buona vitalità economica, ospita in alcune sue province una organizzazione come la sacra corona unita. Rimane conclude il rapporto il fatto che laddove il crimine organizzato è maggiormente diffuso, esso si associa sempre ad un basso livello di sviluppo e viceversa, non vi è crescita economica e sociale in presenza di elevati livelli di criminalità organizzata. 1817 consolidata e notoria presenza di Cosa Nostra che, nella letteratura e nell immaginario collettivo dei non addetti ai lavori, si identifica sovente con la mafia tout court. In verità, all interno dell Isola, la situazione specifica della presenza criminale si presenta estremamente articolata. Forti e radicate presenze si registrano nella provincia di Palermo, Trapani e in gran parte delle province di Caltanissetta e Agrigento mentre segnali di preoccupante espansione si rilevano nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa, in particolare a Vittoria. Peraltro neppure le province di Enna e Messina possono ritenersi indenni dal fenomeno 17 Tuttavia, non mancano elementi di ottimismo. Le Forze dell Ordine, in stretta collaborazione con una magistratura particolarmente attenta ed impegnata, hanno concluso operazioni importanti causando un forte depotenziamento delle cosche palermitane e lo smantellamento della commissione guidata dai Corleonesi. Gli stessi indici di delittuosità, relativi al 1997, dimostrano sensibili flessioni nei delitti più tipici (omicidi 27,22 rapine 20,76 furti 1,05 associazioni ex art.416bis 24,62 Vedi tabella nr.3). Tutti i descritti risultati, pur affiancati da una grande mobilitazione civica, non sono ancora riusciti a rimuovere definitivamente la consolidata immagine della Sicilia quale terra madre della mafia. Queste e altre considerazioni hanno indotto la Regione Siciliana a redigere un proprio progetto sicurezza che si pone in un quadro di complementarietà col presente P.O. pervenendo perfino, in una quasi totale coincidenza di vedute, a sovrapporsi per alcuni aspetti. Scrive la Presidenza della Regione Siciliana: in una economia che impone una visione europea, l impegno verso lo sviluppo va misurato in termini di competitività tra aree regionali anche assicurando condizioni di parità tra imprese che operano in Sicilia e le imprese del resto dell Unione europea nel campo della sicurezza e della legalità. La Sicilia è sicura: per diffondere questo messaggio la Regione intende attivare un attenzione peculiare sui temi della sicurezza come complemento della sua funzione istituzionale, destinando un sovrappiù di attenzione ed utilizzando gli strumenti istituzionalmente destinati a tali finalità senza sovrapporsi alle competenze statali. A conferma di queste asserzioni, anche nel corso dell incontro 18 con l Amministrazione pilota per il profilo sicurezza, la Regione Siciliana ha ribadito una 17 Saltano, in base a queste considerazioni si può leggere nell ottimo Rapporto Sicurezza e Legalità per un nuovo ciclo di sviluppo del Mezzogiorno tutte le tradizionali dicotomie territoriali tra Sicilia greca e Sicilia fenicia e tra zone intaccate e zone indenni, Per usare un termine dialettale, non esistono più province babbe.non ci sono santuari, non ci sono paradisi: organizzazioni di stampo mafioso sono state individuate in tutte le province dell Isola. Considerazione sicuramente esatta ma che non esclude la diversa intensità del fenomeno sul territorio siciliano. 18 Nel corso dell incontro è stata esaminata la possibilità di contrastare adeguatamente la presenza di gravi delitti quali l usura, il racket delle estorsioni e l inquinamento degli appalti pubblici. L Amministrazione pilota, preso atto dell esistenza sul territorio siciliano di numerose organizzazioni antiracket ed antiusura nascenti dalla società civile, si è dichiarata disponibile a procedere con specifici moduli operativi, in stretta collaborazione col Commissario Straordinario del Governo per il 1918 particolare attenzione e disponibilità ad un diretto impegno, in particolare nella tutela delle aree industriali, ambientali e culturali LA SICUREZZA E LA SARDEGNA L insularità è caratteristica talmente pervasiva e condizionante la realtà socioeconomica di un territorio che l Unione Europea la riconosce esplicitamente come svantaggio per lo sviluppo (emendamento all art. 130a del Trattato). Tale caratteristica marca, sotto la quasi totalità degli aspetti, la condizione della regione Sardegna, non solo per i profili strutturali e macroeconomici (maggior costo dei trasporti, energetico, minori disponibilità idriche, minore disponibilità di forze di lavoro qualificato) ma anche sociali e culturali. Una certa insularità emerge pertanto anche nel rapporto tra Sardegna e criminalità e gli indicatori di delittuosità appaiono in verità atipici anche rispetto alle restanti regioni italiani dell obiettivo 1. Gli omicidi che nel 1997 sono stati in Italia 863, con un quoziente per 100mila abitanti pari all 1.52, sono stati in Sardegna ben 36, con una media per 100mila abitanti pari al 2,17, per contro le rapine gravi scendono al 4,59 contro il del dato nazionale (vedi tabella n.4). I sequestri di persona sono ancora un quarto dell intero ammontare del Paese (ma il delitto è ormai statisticamente rarissimo), l abigeato è ancora molto comune mentre in tutto il 1997 in Sardegna non si è avuta una sola denuncia per associazione ex art.416 bis (un solo caso nell anno precedente) LA SICUREZZA E LA CALABRIA Tutti gli studi sulla regione calabrese individuano gravi carenze nei settori infrastrutturali: insufficienza della rete dei trasporti, indisponibilità di aree attrezzate, carenza di formazione professionale nella manodopera, burocrazia ipertrofica 19. Tutti questi ostacoli, certamente rilevanti, sono resi ancor più gravi dall inefficienza di molte amministrazioni locali e dalla presenza radicata del crimine organizzato. Peculiarità della patologia calabrese è proprio il carattere pervasivo della attività della ndrangheta, capace di infiltrarsi in ogni settore dell economia. Sono tre le tipologie di reati cui si dedica principalmente la mafia calabrese: le estorsioni (talvolta, in verità sempre meno frequentemente, mediante sequestro di persona), il traffico di stupefacenti e quello di armi. Recentemente sembra sempre più attiva nei settori dell usura e nei condizionamenti negli appalti e nei subappalti. Particolarmente rilevante sarebbe la presenza della ndrangheta nei settori dell edilizia e della grande distribuzione commerciale. Nel 1997 sono state denunciate per associazione mafiosa ben 370 persone. coordinamento delle misure antiracket, in aderenza alle iniziative regionali e alla attuale legislazione. Per quanto concerne poi la trasparenza negli Appalti, l iniziativa regionale di uno specifico Osservatorio potrebbe essere armonizzata con quella nazionale descritta nel presente P.O. 19 Di tali carenze fa cenno anche il Rapporto interinale prodotto dalla Regione Calabria. 2019 Gli indici di criminalità (tabella n. 5) individuano un coefficiente per 100mila abitanti alla voce omicidi di 4,81 per l anno 1997 contro una media nazionale che si attesta appena intorno all 1,51. Anche le estorsioni (12,26) sono oltre il doppio della media italiana (5,87) per 100mila abitanti. Gli incendi dolosi (delitto tipicamente persuasivo rivolto prevalentemente contro gli operatori economici) sono addirittura 42,8 per 100mila abitanti contro il solo 15,16 della media nazionale LA SICUREZZA E LA BASILICATA Pur stretta tra Calabria, Campania e Puglia (tutte Regioni caratterizzate da forte presenza criminale) la Basilicata, con i suoi seicentomila abitanti, potrebbe sembrare un isola felice, priva di fenomenologie criminose di tipo organizzato. Tuttavia, almeno come area di transito, anche questa regione è oggetto di interesse da parte della criminalità e il fenomeno è destinato ad incrementarsi in relazione allo sviluppo dell industria estrattiva petrolifera, di quella automobilistica e di quella turistica. Anche questa regione è pertanto interessata ad incrementare i livelli di sicurezza soprattutto nell ambito ambientale, settore questo in cui la Regione ha già predisposto, unica fino a questo momento, uno specifico Osservatorio regionale che potrebbe diventare, anche nel quadro della presente programmazione, un esempio esportabile. Gli indici di criminalità sono (tabella n 6) attualmente tra i più bassi del meridione. Nella riunione tecnica che la Regione Basilicata ha effettuato con l Amministrazione pilota per il profilo sicurezza si è registrata ampia disponibilità a recepire il programma nazionale con riferimento alle specificità locali LA SICUREZZA E LA CAMPANIA. L esigenza di incrementare i livelli di sicurezza in Campania appare indiscussa, essendo l immagine della situazione della sicurezza pubblica in questa regione indissolubilmente legata, nel quadro offerto dai mass-media, alla presenza della camorra. In realtà altrettanto grave, almeno in alcune province, è la diffusione capillare di manifestazioni di microcriminalità e di devianza (prostituzione, tossicodipendenza) mentre esistono capoluoghi (quali Avellino e Benevento) che presentano indici di delittuosità assai meno gravi di quelli espressi dalla media regionale. Non a caso queste ultime due province mostrano taluni indicatori, in termini di sviluppo economico, sicuramente più confortanti rispetto a quelli espressi dalle aree a forte presenza delinquenziale (Caserta, Napoli). Quella campana è pertanto una realtà tutt altro che omogenea. Lo stesso fenomeno camorristico si presenta differenziato nella sua operatività delinquenziale e nella sua infiltrazione nell economia legale, rilevante in taluni settori e poco presente in altri. L importanza dello sviluppo della legalità in Campania è comunque tale che lo stesso Rapporto interinale regionale indica questo obiettivo come la prima priorità che va perseguita attraverso un insieme ampio di strumenti di natura culturale, economica, sociale ma anche repressiva Rapporto interinale regionale della Regione Campania per la programmazione dei fondi strutturali20 Gli indici di criminalità (vedi tabella n.7), relativi al 1997, indicano una preoccupante presenza di omicidi volontari (3,24 per 100mila ab contro l 1,51 della media nazionale) degli scippi (158,10 contro il 64,92 della m.n.) delle estorsioni (9,02 contro il 5,87 della m.n.). Le persone denunciate per associazione ex art. 416 bis sono state, nel corso dell anno, ben 777. Grave appare, come indicato da importanti documenti ufficiali, la situazione della criminalità minorile, che rileva la costante trasmigrazione di elementi della c.d. microcriminalità nelle fila di clan camorristici e molte delle storie personali degli affiliati ai clan confermano il rapporto esistente tra devianza minorile e crimine organizzato. Anche con la Regione Campania si è avuto modo di effettuare una riunione tecnica che ha evidenziato la piena disponibilità di quella Amministrazione regionale a recepire, per quanto compatibile, il programma nazionale di sicurezza LA SICUREZZA E LA PUGLIA L interesse della criminalità per questa Regione è determinato soprattutto dalla sua posizione geografica che ne fa il ponte di approdo e di transito ideale per le merci di contrabbando (tabacco, droga, armi) che arrivano dal Medio Oriente e dai Balcani. A queste attività storiche si è aggiunta recentemente quella della immigrazione clandestina, gestita in cooperazione tra la criminalità pugliese e quella d oltre Adriatico. La stessa criminalità organizzata, un tempo quasi una colonia 21 di quelle più antiche e titolate, ha assunto negli ultimi tempi caratteri propri (la sacra corona unita ) anche se in maggioranza mutuati dai fratelli maggiori. Gli indici di criminalità (tabella n. 8) sono ormai in linea con quanto espresso. Superiori alla media nazionale sia per quanto concerne gli omicidi (2,02 per 100mila abitanti nel 1997, contro una media del 1,51) le estorsioni (9,99 per 100mila abitanti contro la media nazionale del 5,87) ed i denunciati per associazione mafiosa (15,59 contro la media del 5,40). La Regione Puglia che sperimenta da tempo intense forme di collaborazione con l Amministrazione pilota per il profilo sicurezza, finalizzate al contrasto all immigrazione clandestina nel quadro di specifici P.I.C. Interreg ha ribadito, in una specifica riunione tecnica, la più ampia disponibilità verso il programma nazionale di sicurezza LA SICUREZZA E GLI ENTI LOCALI Il rapporto tra Amministrazioni Comunali e sicurezza non è da dimostrare, in quanto già formalizzato da disposizioni legislative e da talune prassi consolidate. In tale contesto intensa è stata la collaborazione con l Associazione Nazionale Comuni d Italia che ha consentito di evidenziare l attuale portata di problematiche comuni in materia di discariche abusive e di vigilanza per la repressione di crimini ambientali, 21 Vedi, al riguardo, Luciano VIOLANTE, Non è la Piovra, Torino, Einaudi, 1994 pag Vedere altro
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