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Timestamp: 2018-06-22 11:33:52+00:00
Document Index: 168928231

Matched Legal Cases: ['art. 132', 'art. 131', 'art. 132', 'art. 47', 'art. 130', 'art. 11', 'art. 131', 'art. 131', 'art. 114', 'art. 131', 'art. 132', 'art. 107', 'art. 111', 'art. 112', 'art. 130', 'art. 131', 'art. 130', 'art. 42', 'art. 132', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 131', 'art. 166', 'art. 132', 'art. 106', 'art. 3', 'art. 106', 'art. 113', 'art. 106', 'art. 575', 'art. 576', 'art. 584', 'art. 589']

Banca e finanza. Esercizio abusivo dell'attività finanziaria in "Il Libro dell'anno del Diritto"
Banca e finanza. Esercizio abusivo dell'attività finanziaria
di Renato Bricchetti - Libro dell'anno del Diritto 2012
Negli ultimi anni, e fino a tutto il 2010, si sono susseguiti interventi di riforma della disciplina delle attività finanziarie che hanno interessato anche i profili penali del sistema di tutela, e che pongono nuovi problemi di ricostruzione e interpretazione. Nel presente contributo, dopo una ricostruzione sintetica del quadro normativo pertinente, viene in particolare esaminata la portata delle novità introdotte riguardo all’esercizio abusivo delle attività finanziarie, attraverso la nuova scrittura dell’art. 132 del d.lgs. n. 385/1993, ed attraverso il rinnovato assetto delle norme precettive e organizzative cui si riferisce la sanzione penale.
c) dell’attività di prestazione di servizi di pagamento, delitto punito – a far tempo dal 1.3.2010 - con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da 2.066 euro a 10.329 euro (art. 131 ter)3;
d) di una o più attività finanziarie nei confronti del pubblico previste dall’articolo 106, comma 1, vale a dire «dell’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma»: delitto punito – secondo la versione dell’art. 132 in vigore dal 19.9.2010 – con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da euro 2.065 ad euro 10.3294. Si tratta di reati «comuni», concepiti per sanzionare la trasgressione di disposizioni amministrative e, di riflesso, costruiti secondo la tecnica del rinvio. Le norme configurano reati di «pericolo astratto» posti a tutela, contro le insidie che potrebbero derivare da operatori esercenti l’attività finanziaria e bancaria non affidabili sotto i profili tecnici, strutturali, patrimoniali, professionali e dell’onorabilità, del regolare ed efficiente funzionamento del mercato, quindi essenzialmente del pubblico degli investitori-risparmiatori e, in ultima analisi, del risparmio come valore di rango costituzionale (art. 47 Cost.)5. L’abusivismo è fatto coincidere in relazione alla contravvenzione di cui all’art. 130, nella violazione dell’art. 11 t.u. banc. che, al secondo comma, vieta la raccolta del risparmio tra il pubblico ai soggetti diversi dalle banche; quanto al delitto di cui all’art. 131 nel mancato conseguimento del titolo abilitativo; in ordine al delitto di cui all’art. 131ter nella carenza dell’autorizzazione della Banca d’Italia di cui all’art. 114 novies (delitto punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da 2.066 euro a 10.329 euro (art. 131ter); rispetto al delitto di cui all’art. 132 nell’assenza dell’autorizzazione della Banca d’Italia di cui all’art. 107 o dell’iscrizione di cui all’art. 111 ovvero dell’art. 112. L’ipotesi contravvenzionale di cui all’art. 130 (esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico) richiede l’effettiva raccolta, non la mera sollecitazione del risparmio. È arduo, pertanto, individuarne il momento consumativo che va teoricamente collocato nel tempo e nel luogo in cui la raccolta assuma i tratti dell’attività. L’esercizio abusivo dell’attività bancaria ex art. 131 comporta che la raccolta di risparmio tra il pubblico e l’erogazione del credito siano svolte in connessione tra loro, vale a dire che la raccolta del risparmio sia avvenuta con l’intento, desumibile dall’esistenza di una qualsiasi organizzazione all’uopo predisposta, di reimpiegare i depositi dei risparmiatori in operazioni di credito6. I delitti anzidetti richiedono la sussistenza del dolo ma, trattandosi di reati di pura creazione legislativa, che recepiscono regole amministrative, essi si risolvono nella mera volizione di una condotta inosservante di dette regole. Alla contravvenzione ex art. 130 dovrebbe applicarsi la disposizione generale di cui al quarto comma dell’art. 42 c.p. («nelle contravvenzioni ciascuno risponde della propria azione od omissione cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa»); ciò nondimeno la colpa non sembra conciliarsi con il richiamo alla nozione di attività, vale a dire alla reiterazione di condotte, quindi al carattere abituale del reato7.
Come si è accennato, la disposizione incriminatrice in materia di attività finanziaria abusiva è stata profondamente modificata dal d.lgs. 13.8.2010, n. 141, in vigore dal 19.9.2010. Il nuovo testo dell’art. 132 recita: «chiunque svolge nei confronti del pubblico una o più attività finanziarie previste dall’articolo 106, co. 1, in assenza dell’autorizzazione di cui all’articolo 107 o dell’iscrizione di cui all’articolo 111 ovvero dell’articolo 112, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da euro 2.065 ad euro 10.329». Colpisce, al primo impatto, il ritorno alle originarie e meno severe pene detentive e la scomparsa dell’ipotesi contravvenzionale. Ad una più meditata analisi ci si avvede, peraltro, che le modificazioni sono assai più consistenti. Va premesso che è stato riformulato l’art. 106 t.u. banc., con previsione di un unico albo al quale saranno iscritti tutti i soggetti (intermediari finanziari autorizzati, vale a dire soggetti, i quali - pur operando sul mercato dei capitali - si propongono di prestare attività non riservate in via esclusiva ad altri intermediari abilitati - banche, SGR, SIM, ecc.10) che intendano esercitare nei confronti del pubblico l’attività di concessione di finanziamenti. Ciò detto, si constata anzitutto una limitazione della riserva alle sole attività di concessione di finanziamenti. La novella, infatti, ha compreso la sola «concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma» tra le attività finanziarie la cui prestazione è riservata agli intermediari finanziari. Il precedente testo dell’art. 106 ricomprendeva – come si è visto - tra le attività soggette a riserva ed esercitabili soltanto da intermediari qualificati e riconosciuti come tali per effetto dell’inclusione nell’apposito elenco generale degli intermediari finanziari ex art. 106 tenuto dalla Banca d’Italia, anche la prestazione dei servizi di pagamento, l’intermediazione in cambi e l’attività di assunzione di partecipazioni. È necessario in proposito segnalare che ora l’esercizio abusivo dell’attività di prestazione dei servizi di pagamento ha – già se ne è fatto cenno – una propria autonoma disciplina nell’art. 131 ter t.u. banc., introdotto dal d.lgs. 27.1.2010, n. 11, in vigore dal 1° marzo 2010; l’attività di intermediazione in cambi potrebbe – ma la questione è complessa e l’affermazione discutibile – essere qualificata come servizio di investimento con conseguente rilevanza penale ex art. 166 t.u.f.11; l’attività di assunzione di partecipazioni non costituisce, invece, più attività riservata12. Le attività di concessione di finanziamenti, le uniche oggi oggetto della riserva in esame e dunque le sole sanzionate ex art. 132, saranno definite, ai sensi dell’art. 106, co. 3, t.u. banc. dal Ministero dell’economia e delle finanze sentita la Banca d’Italia. Nelle more dell’emanazione può farsi riferimento alle indicazioni fornite dal decreto 17.2.2009, n. 29 del Ministero dell’economia e delle finanze, ove si precisa (art. 3) che «tale tipologia di attività deve intendersi nella sua accezione più ampia di attività di concessione di credito, comprendente tra l’altro (a fini meramente esemplificativi) la concessione di finanziamenti connessi con operazioni di: locazione finanziaria; acquisto di crediti; credito al consumo; credito ipotecario; prestito su pegno; rilascio di fideiussioni, avallo, apertura di credito documentaria, accettazione e girata, impegno a concedere credito; e rilascio di garanzie sostitutive del credito e di impegni di firma». Come si è visto, la nuova lettera dell’art. 106 prevede che la concessione di finanziamenti sia soggetta a riserva soltanto se prestata nei confronti del pubblico. Ciò ha determinato il superamento della previgente disciplina di cui all’art. 113 t.u. banc. (ora abrogato, con conseguente venir meno della menzionata fattispecie contravvenzionale), che regolava l’esercizio in via prevalente, non nei confronti del pubblico, delle attività indicate nell’art. 106. La novella non indica infatti in quali situazioni l’attività riservata debba considerarsi esercitata nei confronti del pubblico e anche in tal caso la definizione è demandata al Ministero dell’economia e delle finanze sentita la Banca d’Italia. Nel frattempo potrà farsi riferimento al già citato decreto n. 29/2009 il quale prevede che dette attività si considerano esercitate nei confronti del pubblico «qualora siano svolte nei confronti di terzi con carattere di professionalità»13. La stessa giurisprudenza ha affermato (e il principio può ritenersi ancora attuale) che, ai fini della configurabilità del reato in esame, che richiede tra l’altro che l’attività sia «professionalmente organizzata con modalità e strumenti tali da prevedere e consentire la concessione sistematica di mutui e finanziamenti in favore di un numero potenzialmente vasto di soggetti», non deve intendersi per «pubblico» una collettività indifferenziata di persone interessate all’attività finanziaria per scopi che possono essere i più diversi, ben potendosi invece qualificare come «pubblico» anche quello costituito da una limitata cerchia di soggetti operanti in un determinato settore, indipendentemente dalle finalità per le quali tali soggetti chiedono ed ottengono le prestazioni finanziarie14.
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