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Timestamp: 2020-02-17 17:06:09+00:00
Document Index: 11580009

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 58', 'art. 366', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cassazione II Civile Ordinanza n. 7293 del 30 marzo 2011 - testo integrale Sentenza
Cassazione II Civile Ordinanza n. 7293 del 30 marzo 2011
Contravvenzioni · compensazione spese · tariffe · avvocati · minimi inderogabili · riduzione · motivazione
"Risulta quindi evidente che l'abolizione dei minimi tariffari può operare nei rapporti tra professionista e cliente, ma l'esistenza della tariffa mantiene la propria efficacia allorquando il giudice debba procedere alla regolamentazione delle spese del giudizio in applicazione del criterio della soccombenza."
Ritenuto che Tizia Tizia impugna per cassazione, con ricorso notificato al Comune di Roma, la sentenza n. 15325, depositata il 9 luglio 2009, con la quale il Tribunale di Roma ha accolto l'appello da lei proposto avverso la pronuncia del Giudice di pace di Roma, che aveva accolto la sua opposizione a cartella esattoriale e tuttavia aveva compensato le spese di lite;
che, con la sentenza impugnata, il Tribunale di Roma, ha accolto il gravame, perché la statuizione di compensazione era del tutto immotivata, e, in applicazione del principio della soccombenza, ha condannato il Comune al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio, liquidate complessivamente in euro 280,00 oltre oneri, avuto riguardo alla natura del procedimento;
che la ricorrente propone due motivi di ricorso;
che, con il primo, deduce violazione o falsa applicazione dell'art. 1 d.m. 8 aprile 2004, n. 127 e dell'art. 4 del capo I delle tariffe ad esso allegate, dolendosi del fatto che il Tribunale abbia derogato ai minimi degli onorari e dei diritti fissati dalla tariffa professionale;
che, con il secondo motivo, la ricorrente deduce nuovamente violazione o falsa applicazione dell'art. l d.m. 8 aprile 2004, n. 127 e dell'art. 4 del capo I delle tariffe ad esso allegate, dolendosi del fatto che il Tribunale abbia ridotto le somme esposte nella nota spese depositata senza illustrare le ragioni di tale riduzione;
che l'intimato Comune di Roma resiste con contrari- corso;
che, essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio, è stata redatta relazione ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ., che è stata comunicata alle parti e al pubblico ministero.
Rilevato che il relatore designato, nella relazione depositata il 10 novembre 2010 e comunicata alle parti e al Pubblico Ministero, ha formulato la seguente proposta di decisione:
«[...] Deve preliminarmente essere disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso per inidoneità dei quesiti di diritto formulati a conclusione di entrambi i motivi di ricorso.
La sentenza impugnata è infatti stata depositata il 9 luglio 2009 ed è quindi soggetta all'applicazione della legge n. 69 del 2009 - entrata in vigore il 4 luglio 2009 e applicabile, ai sensi dell'art. 58, comma 5, alle controversie nelle quali il provvedimento impugnato con il ricorso per cassazione è stato pubblicato ovvero, nei casi in cui non sia prevista la pubblicazione, depositato successivamente alla detta data di entrata in vigore la quale ha disposto l'abrogazione dell'art. 366-bis cod. proc. civ.
Non può infatti essere condivisa la tesi del Comune di Roma, secondo cui sarebbe venuta meno l'obbligatorietà dei minimi tariffari con riferimento alla liquidazione giudiziale delle spese di lite.
Se è vero, infatti, che, il d.l. n. 223 del 2006 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006), ha disposto all'art. 2, comma l, che, "In conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonché al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta nell'esercizio dei propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali: a) l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti", è altresì vero che al comma 2 il medesimo articolo dispone che "Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l'esercizio delle professioni reso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonché le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti. Il giudice provvede alla liquidazione delle spese di giudizio e dei compensi professionali, in caso di liquidazione giudiziale e di gratuito patrocinio, sulla base della tariffa professionale". Risulta quindi evidente che l'abolizione dei minimi tariffari può operare nei rapporti tra professionista e cliente, ma l'esistenza della tariffa mantiene la propria efficacia allorquando il giudice debba procedere alla regolamentazione delle spese del giudizio in applicazione del criterio della soccombenza.
Nel caso di specie, il Tribunale di Roma è incorso nella denunciate violazioni sia perché ha liquidato cumulativamente le spese del giudizio di primo e di secondo grado, sia perché la misura complessivamente liquidata appare lesiva delle tariffe professionali specificate nel ricorso, sia infine perché lo scostamento dalla nota spese depositata dal difensore non è sorretto da alcuna motivazione. In tema di liquidazione di spese processuali, infatti, il giudice, in presenza d'una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, non può limitarsi ad una globale determinazione dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, in misura inferiore a quelli esposti, ma ha l'onere di dare adeguata motivazione dell'eliminazione e della riduzione di voci da lui operata. E il Tribunale si è limitato a determinare gli onorari, in misura onnicomprensiva, in considerazione della natura del procedimento, adottando cioè - contrariamente a quanto sostenuto dal Comune - un provvedimento inidoneo a dare conto della scelta operata (Cass., n. 14563 del 2008).
Sussistono, pertanto, le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio, perché il ricorso è manifestamente fondato».
Considerato che il Collegio condivide la proposta di decisione ora richiamata, alla quale non sono state rivolte critiche di sorta;
che la sentenza impugnata va quindi cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio al Tribunale di Roma che, in diversa composizione, provvederà a nuova determinazione delle spese del giudizio di primo grado e di quello di appello, oltre che alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti, e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Roma in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile della Corte suprema di Cassazione, il 10 dicembre 2010.
Contravvenzioni Compensazione spese Tariffe Avvocati Minimi inderogabili Riduzione Motivazione