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Timestamp: 2017-07-25 02:52:23+00:00
Document Index: 78792904

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 117', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 117']

Una sentenza della Corte Costituzionale in materia di tutela della concorrenza, energia e ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni | IRPA
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La sentenza n. 158/2016 della Corte Costituzionale, depositata lo scorso 7 luglio, affronta un’interessante questione concernente la potestà legislativa regionale in materia di energia, originante da un ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, con il quale è stata promossa questione di legittimità costituzionale dell’art. 7 della legge della Regione Piemonte 24 dicembre 2014, n. 22, per violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione.
Nel ricorso viene osservato come la disposizione sottoposta al giudizio della Consulta ha stabilito la misura del canone annuo per l’uso di acqua pubblica a fini energetici e di riqualificazione dell’energia; tale canone è diversificato all’interno dell’utilizzazione idroelettrica, in maniera decrescente e proporzionata alla potenza media di concessione. La disciplina emanata dalla Regione Piemonte si porrebbe in contrasto con la normativa statale (art. 37, comma 7, del d.l. n. 83 del 2012), che ha previsto che «[a]l fine di assicurare un’omogenea disciplina sul territorio nazionale delle attività di generazione idroelettrica e parità di trattamento tra gli operatori economici, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono stabiliti i criteri generali per la determinazione, secondo principi di economicità e ragionevolezza, da parte delle regioni, di valori massimi dei canoni delle concessioni ad uso idroelettrico». A giudizio del Governo centrale, dunque, la determinazione dei canoni sarebbe stata attratta nell’ambito di tale disciplina e quale espressione della competenza statale esclusiva in materia di «tutela della concorrenza»: se ne dedurrebbe un’indebita invasione dell’attribuzione statale esclusiva dello Stato, da parte della disciplina regionale, in violazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione.
La difesa della Regione Piemonte ha argomentato in ordine al tenore letterale dell’articolo 37, comma 7, precedentemente richiamato, sostenendo che tale norme prevede che i canoni di concessione vadano fissati all’interno ed entro i valori massimi stabiliti dallo Stato; il decreto ministeriale dovrebbe invece stabilire i criteri generali cui le Regioni dovrebbero attenersi nella determinazione dei valori massimi dei canoni di concessione. Richiamando talune precedenti pronunzie della medesima Corte, la Regione sostiene che, in assenza del decreto ministeriale previsto dalla norma primaria, il solo principio nel cui perimetro deve essere esercitata la potestà legislativa concorrente in materia di energia è costituito dall’onerosità della concessione e dalla determinazione del canone in base all’effettiva entità dello sfruttamento della risorsa idrica. In ultima analisi, dunque, sino all’emanazione del decreto ministeriale la disciplina de qua non sarebbe attratta dalla materia della tutela della concorrenza.
La Corte Costituzionale dichiara non fondata la questione di legittimità proposta contro la disciplina regionale. In particolare, la Corte ha ricordato di aver già ricondotto la quantificazione della misura dei canoni idroelettrici alla competenza legislativa concorrente in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia» di cui all’articolo 117, comma 3, Cost., nelle precedenti pronunce n. 85/2014 e 64/2014, in conformità a quanto già deciso in relazione al contiguo comparto delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua per uso idroelettrico (sentenze n. 205/2011 e 1/2008). I giudici costituzionali proseguono osservando che, con l’art. 37, comma 7, del d.l. n.83/2012, lo Stato è intervenuto in tema di canoni delle concessioni ad uso idroelettrico al solo fine di demandare a un successivo decreto ministeriale la definizione dei «criteri generali» per la determinazione dei «valori massimi»: quest’ultima deve essere operata, tuttavia, dalle Regioni medesime, venendo così ribadita espressamente la competenza regionale alla determinazione dei canoni, fermo il rispetto dei predetti criteri generali.
La Corte ha dunque precisato, riferendosi alla propria decisione n. 28/2014, richiamata dalla difesa statale, che è ascrivibile alla materia della tutela della concorrenza non l’intera disciplina della determinazione dei canoni delle concessioni ad uso idroelettrico, ma la sola definizione dei criteri generali; ciò anche in linea con la lettura di tale competenza statale quale «a natura trasversale», e dunque idonea a «intersecare qualsivoglia titolo di competenza legislativa regionale, ma «nei limiti strettamente necessari per assicurare gli interessi» cui è preposta (sentenze n. 452 del 2007 e n. 272 del 2004)». Riscontrato il perdurare della mancata emanazione del d.m., la Corte sottolinea come le Regioni possano continuare a determinare i canoni idroelettrici nel rispetto dei principii fondamentali statali in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia (ex art. 117, comma 3, Cost.), ovvero quelli richiamati dalla stessa difesa della Regione Piemonte (quello della onerosità della concessione e della proporzionalità del canone alla entità dello sfruttamento della risorsa pubblica e all’utilità economica che il concessionario ne ricava).
La Corte concluse osservando che, con l’adozione della normativa censurata, la Regione Piemonte non ha adottato «criteri generali» per la determinazione dei canoni idroelettrici, demandati a un futuro decreto ministeriale, ma provveduto a stabilire la misura dei canoni idroelettrici. Per tali ragioni, la Corte ha così deciso: