Source: http://www.globusmagazine.it/171448-2/
Timestamp: 2020-08-13 20:58:08+00:00
Document Index: 15793888

Matched Legal Cases: ['art. 416', 'art. 629', 'art. 424', 'art. 75', 'art. 23', 'art. 416']

GDF REGGIO CALABRIA: 10 ARRESTI PER GLI ESPONENTI DELLA COSCA DI ‘NDRANGHETA'GLOBUS Magazine
GDF REGGIO CALABRIA: 10 ARRESTI PER GLI ESPONENTI DELLA COSCA DI ‘NDRANGHETA’
redazione | 02/08/2019
Esecuzione di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 10 persone, appartenenti o contigue alla cosca di ‘ndrangheta “CORDÌ” di Locri
1. ALÌ Gianfranco, nato a Locri il 01.08.1982, ivi residente;
2. ALÌ Cosimo, nato a Locri il 29.3.1957, ivi residente;
3. ALBATOAEI Vasile Iulian (alias “Giuliano”), nato in Romania il 18.07.1986, residente a Locri; 4. BRUSAFERRI Guido, nato a Lodi (MI) il 18.3.1965, residente a Locri;
5. CORDÌ Domenico, nato a Locri il 7.2.1979, ivi residente;
6. CORDÌ Domenico, nato a Locri il 6.5.1991, ivi residente;
7. CORDÌ Antonio, nato a Locri il 3.6.1997, ivi residente;
L’esecuzione dell’odierna misura costituisce l’epilogo dell’unificazione di tre distinte e convergenti attività d’indagine condotte dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri, dalla Stazione Carabinieri e dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Locri che, coordinati dal Procuratore Aggiunto Giuseppe LOMBARDO e dai Sostituti Procuratori Giovanni CALAMITA e Diego CAPECE MINUTOLO, ed ha permesso di ricostruire l’attuale operatività di gruppi criminali facenti capo alla storica cosca locrese dei “CORDÌ”, ai cui partecipi vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), danneggiamento seguito da incendio (art. 424 c.p.), illecita concorrenza con minaccia o violenza (513-bis c.p.), violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale (art. 75 l. n. 159/2011), detenzione e porto in luogo pubblico di armi (art. 23 co. 1, 3 e 4 l.n. 110/1975), con l’aggravante di cui all’art. 416-bis.1, avendo agito per favorire gli interessi della ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale nota come cosca “CORDÌ”.
I Carabinieri, in particolare, partendo da alcuni iniziali episodi delittuosi di tipo estorsivo, hanno sviluppato un’articolata attività d’indagine su alcuni sodali, collegati per diretti vincoli di sangue o da certificati vincoli associativi. Il variegato contesto delittuoso su cui si è poi operato ha permesso di poter delineare una serie di estorsioni consumate e tentate facendo leva sulla forza intimidatrice che deriva dal blasone ‘ndranghetista del sodalizio d’appartenenza (“Non c’è bisogno che parliamo…c’è bisogno solo che ci vedono…”) al fine di convincere le vittime a “mettersi a posto” e per garantire loro “protezione e sicurezza”.
In particolare, le indagini hanno permesso di ricostruire le pretese estorsive rivolte – con il coinvolgimento, a vario titolo, degli indagati ZUCCO Gerardo, CORDÌ Domenico cl. ’79 e ZUCCO
Bruno – in danno di un imprenditore edile, affidatario di alcuni lavori banditi dal Comune di Locri (“lavori di realizzazione di un teatro in regione Moschetta”, per un valore di 600.000 euro, “ristrutturazione dell’edificio scolastico Maresca”, per 210.000 euro, subappalto “valorizzazione di Palazzo Nieddu Del Rio”, per 150.000 euro, nonché la manutenzione idraulica dei valloni che attraversano il territorio comunale, per 48.450 euro) e di appalti privati (lavori per la ristrutturazione della “Casa Bennati” di Locri, commissionati dalla Diocesi di Locri-Gerace), con richieste variabili dai 1.500 ai 18.000 euro in relazione al valore del lavoro. In un caso, gli estortori hanno tentato di imporre all’imprenditore anche la cessione in subappalto ad una ditta locrese priva dei requisiti di legge poiché non inserita nella white list prefettizie.
In un altro caso, sono state compiutamente documentate analoghe condotte criminali poste in essere dall’indagato MICALE Emmanuel che, facendo leva sul timore indotto dalla sua vicinanza alle note famiglie di ‘ndrangheta dei “CORDÌ” e “ALECCE”, ha ripetutamente tentato di costringere il titolare di una rivendita di tabacchi a “mettersi a posto” consegnando euro 1.500 al mese al fine di garantirsi “protezione e sicurezza per sè e per il proprio locale”, non riuscendo nell’intento a causa delle difficili condizioni economiche dell’imprenditore, già sottoposto ad estorsione da un altro indagato, DIENI Salvatore.
L’ingerenza nelle attività economiche afferenti al cimitero di Locri.
A seguito del susseguirsi di gravissimi eventi chiaramente collegati agli interessi economici sul cimitero di Locri, le indagini dei Carabinieri hanno infatti permesso di validare l’ipotesi che elementi della famiglia ALÌ (in particolare Gianfranco Alì) abbiano acquisito il controllo del settore delle attività cimiteriali locresi, imponendo un regime di fatto monopolistico attraverso gravi azioni intimidatorie e danneggiamenti in danno di ditte concorrenti, privati cittadini e amministratori pubblici.
In particolare, nel periodo compreso tra il 29 maggio 2017 ed il 27 giugno 2019 si sono verificati nel comune di Locri una serie di episodi delittuosi accomunati dal contrapposto interesse economico, nella gestione delle attività cimiteriali, tra tutte le vittime e gli ALÌ: con una tempistica che non lascia margine di incertezza, coloro che svolgevano attività concorrenziale agli ALÌ o gli amministratori pubblici che avevano adottato atti volti a contrastare o, comunque, ad attenuare quel monopolio subivano danneggiamenti e minacce gravi arrivate fino all’incendio dei mezzi di lavoro, al posizionamento di un ordigno dinanzi all’abitazione di un funzionario comunale e, da ultimo, alla minaccia rivolta al Sindaco Giovanni CALABRESE di non fargli più ritrovare le spoglie dei suoi parenti sepolti nel cimitero di Locri (“Giovannoni domani dirò dov’è sepolto qualche tuo parente da tantissimi anni”).
La ditta di onoranze funebri è stata sottoposta a sequestro dai Carabinieri.
All’esito delle investigazioni, emergeva come i “Cordì”, con l’ausilio di una fitta rete di associati ed affiliati, effettui il controllo criminale su tutto il territorio del comune di Locri, anche tramite intimidazioni e vere e proprie perlustrazioni con cadenza quasi giornaliera, finalizzate a monitorare le diverse attività commerciali insistenti nel territorio di riferimento.
I militari dell’Arma hanno appurato anche diversi episodi delittuosi verificatisi a Locri, apparentemente estranei a contesti di criminalità organizzata, in realtà ragionevolmente imputabili ad un’unica matrice delittuosa riconducibile a componenti della famiglia ALÌ di Locri che da anni esercitava un’incontrastata egemonia delle attività riconducibili alla gestione dell’area cimiteriale, come le onoranze funebri e la vendita al dettaglio dei fiori proprio nei pressi del cimitero di Locri.
È stato inoltre documentato, grazie all’attività svolta dal Corpo, come la cosca eserciti un potere incontrastato nell’intero territorio comunale nel settore della consegna e della vendita del pane, che viene imposto senza possibilità di reso ad ogni singolo esercente del settore, così come in quello dell’organizzazione delle onoranze funebri.
La pericolosità ed il pregnante controllo del territorio della cosca “Cordì” è anche manifestato dalla disponibilità di armi e munizioni, così come è emerso dalle attività investigative svolte dal Corpo, tramite le quali è stato possibile sottoporre a sequestro, in pregiudizio della ‘ndrina, abilmente occultati all’interno di due tubi di cemento siti in un fondo pubblico ed avvolti in dei sacchi di plastica, 3 fucili semi-automatici e con canne mozzate, tutti con matricola abrasa, unitamente a cospicuo munizionamento.
All’esito delle operazioni, gli arrestati sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Locri a disposizione dell’Autorità Giudiziaria distrettuale.
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