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Timestamp: 2020-07-07 13:58:14+00:00
Document Index: 94726830

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 2', 'art. 1173', 'art. 43', 'art. 2', 'art. 111', 'art. 10']

Sentenza Cassazione Civile n. 10488 del 12/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10488 del 12/05/2011
Cassazione civile sez. I, 12/05/2011, (ud. 15/03/2011, dep. 12/05/2011), n.10488
sul ricorso 16435/2009 proposto da:
D.B.R. (c.f. (OMISSIS)), + ALTRI OMESSI
VIA QUINTILIO VARO 133, presso l’avvocato GIULIANI Angelo, che li
rappresenta e difende, giusta procure in calce al ricorso;
15/03/2011 dal Consigliere Dott. ROSA MARIA DI VIRGILIO;
Con il decreto depositato il 20 maggio 2008, la Corte d’appello di Roma, riuniti i ricorsi, trattandosi di procedimenti del tutto analoghi, ha riconosciuto a favore dei ricorrenti D.B.R. ed altri la somma di Euro 5000,00 ciascuno, oltre al rimborso delle spese di lite, liquidate in Euro 880,00 per onorari, Euro 6000,00 per diritti ed Euro 2000,00 per spese, con distrazione a favore del difensore antistatario, per il danno non patrimoniale sofferto per la durata irragionevole del giudizio, promosso per il riconoscimento dell’indennità non pensionabile prevista L. n. 121 del 1981, ex art. 43, per il personale della Polizia di Stato, pendente dinanzi al TAR del Lazio dal 10 giugno 1996 al 28 marzo 2000, e, in secondo grado, dinanzi al Consiglio di Stato, dal 1 giugno di quello stesso anno al 6 aprile 2006.
Propongono ricorso per cassazione D.B.R. ed altri (non hanno proposto ricorso R.A., C.L., W. C., M.E. e B.L.) sulla base di due motivi.
1.1.- Con il primo motivo, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e dell’art. 1173 c.c., per avere attribuito la corte territoriale ai ricorrenti la somma di L. 5000,00 ciascuno, oltre interessi legali dalla data del decreto e non da quella del deposito della domanda dinanzi alla Corte d’appello.
Le spese di entrambi i gradi del giudizio seguono la soccombenzsi, con distrazione a favore dell’avv. Giuliani, antistatario.
Va rilevato a riguardo che, per quanto consta sulla base del decreto impugnato e dallo stesso ricorso, i ricorrenti sono stati parti di uno stesso procedimento avanti al Giudice amministrativo, avente ad oggetto il riconoscimento dell’indennità non pensionabile, della L. n. 121 del 1981, ex art. 43; ciononostante, pur essendo la domanda di riconoscimento dell’equo indennizzo per l’eccessiva durata di tale procedimento basata sullo stesso presupposto giuridico di fatto, le parti hanno depositato nello stesso giorno distinti ricorsi alla Corte d’appello, con il patrocinio del medesimo difensore.
E’ stata già affrontata la questione dell’utilizzo dello strumento processuale con modalità tali da arrecare non solo un danno al debitore senza necessità o anche solo apprezzabile vantaggio per il creditore, ma anche da interferire: con il funzionamento dell’apparato giudiziario: tale condotta è stata ritenuta lesiva sia del canone generale di buona fede oggettiva e correttezza, in quanto contrastante con il dovere di solidarietà di cui all’art. 2 Cost., sia contraria ai principi del giusto processo, in quanto l’inutile moltiplicazione dei giudizi produce un effetto inflattivo confliggente con l’obiettivo costituzionalizzato della ragionevole durata del processo, di cui all’art. 111 Cost. (vedi la pronuncia delle Sezioni unite, n. 23.726 del 2007). Tali principi possono trovare applicazione anche in fattispecie quale quella in esame, ove l’evento causativo del danno, e quindi giustificativo della pretesa, sia identico, come unico sia il soggetto che ne deve rispondere e plurimi siano solo i danneggiati, che, dopo aver agito unitariamente nel processo presupposto, così dimostrando una carenza di interesse alla diversificazione delle posizioni, ed avere assunto la stessa condotta in fase di richiesta dell’indennizzo, agendo con lo stesso difensore, hanno instaurato singolarmente procedimenti diversi, pur destinati inevitabilmente alla riunione. Una tale condotta, priva di alcuna apprezzabile motivazione ed incongrua rispetto alle rilevate modalità di gestione, sostanzialmente unitaria delle comuni pretese, contrasta con l’inderogabile dovere di solidarietà sociale, che osta all’esercizio di un diritto con modalità tali da arrecare un danno ad altri soggetti, che non sia l’inevitabile conseguenza di un interesse degno di tutela dell’agente, danno che nella fattispecie graverebbe sullo Stato debitore, a causa dell’aumento degli oneri processuali, ma contrasta altresì soprattutto con il principio costituzionalizzato del giusto processo, inteso come processo di ragionevole durata, posto che la proliferazione oggettivamente non necessaria dei procedimenti incide negativamente sull’organizzazione giudiziaria a causa dell’inflazione dell’attività, con il conseguente generale allungamento dei tempi processuali.
Dal riscontrato abuso dello strumento processuale non può tuttavia conseguire la sanzione dell’inammissibilità dei ricorsi, posto che non è l’accesso in sè allo strumento che è illegittimo, ma le modalità con cui è avvenuto, ma l’eliminazione per quanto possibile degli effetti distorsivi dell’abuso e quindi, nella fattispecie, la valutazione dell’onere delle spese come se unico fosse stato il procedimento sin dall’origine.
Ciò posto, ritenuto il valore della controversia, ex art. 10 c.p.c., comma 2, pari alla somma delle singole pretese riconosciute, l’Amministrazione va condannata per il giudizio di merito al pagamento di Euro 3789,00, di cui Euro 2200,00 per onorari ed Euro 1539,00 per diritti.
La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore dei ricorrenti degli interessi in misura legale dalla data della domanda al saldo, nonchè al pagamento delle spese del giudizio di merito, che liquida in Euro 2200,00 per onorari ed Euro 1539,00 per diritti, oltre Euro 50,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge, nonchè di quelle del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 600,00 per onorari ed Euro 100,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge;
spese di entrambi i gradi da distrarsi in favore dell’avvocato Giuliani, antistatario.