Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-15113-del-19-06-2017
Timestamp: 2020-01-28 05:04:20+00:00
Document Index: 77049310

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 332', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'Cass. Sez. ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 8', 'art. 32', 'art. 91']

Sentenza Cassazione Civile n. 15113 del 19/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15113 del 19/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/06/2017, (ud. 10/05/2017, dep.19/06/2017), n. 15113
sul ricorso 15232/2016 proposto da:
elettivamente domiciliata in ROMA, L.G. FARAVELLA 22, presso lo
unitamente e disgiuntamente all’avvocato ROSA PINO;
S.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA Q. MAIORANA 9,
presso lo studio dell’avvocato AURORA FRANCESCA NOTARIANNI, che lo
avverso la sentenza n. 170/2016 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 24/3/2016;
– con l’indicata sentenza, la Corte di appello di Messina, in riforma della decisione del Tribunale della stessa sede, dichiarava l’illegittimità dei contratti di arruolamento (imbarco a viaggio e/o a termine) stipulati tra S.S. e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. dal 1997 al 2008 per insufficienza delle indicazioni contenute negli stessi a configurare un pieno adempimento dell’osservanza delle norme imperative volte a prevenire gli abusi e così dell’art. 332 c.n., l’instaurazione tra le parti di un rapporto a tempo indeterminato sin dal 10/9/1997 e condannava la società a corrispondere all’appellante l’indennità risarcitoria quantificata in 12 mensilità nonchè a versargli la retribuzione dalla data della sentenza fino alla riassunzione, detratto l’aliunde perceptum;
– avverso tale sentenza Rete Ferroviaria S.p.A. propone ricorso per cassazione affidato a due motivi;
– S.S. resiste con controricorso;
– la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;
– il lavoratore ha depositato memoria;
– con il primo motivo la società denuncia violazione e falsa applicazione degli arti. 1362, 1372 e 2697 c.c. e degli artt. 100 e 115 c.p.c., in relazione al mancato rilievo dell’intervenuta risoluzione per mutuo consenso per il comportamento concludente delle parti. Evidenzia che, nella specie, andava valorizzato il lungo lasso temporale decorso dal primo dei contratti stipulati tra le parti ed andava altresì tenuto conto delle ulteriori circostanze del caso concreto oggetto di esame e così, in particolare, del conseguimento da parte dello S. di altra stabile occupazione;
– nel caso in esame, la Corte di appello ha respinto l’eccezione di scioglimento del vincolo contrattuale sul rilievo che, dopo il contratto del 1996, lo S. era stato nuovamente chiamato al lavoro ed aveva stipulato con la stessa società altri contratti ma sempre a viaggio ovvero a tempo determinato: non aveva dunque conseguito una stabile occupazione nè rifiutato una o più chiamate al lavoro che potessero essere significative di un disinteresse al ripristino della piena funzionalità del rapporto; nè circostanza significativa poteva considerarsi l’accettazione senza riserve del t.f.r. all’atto della cessazione del rapporto o il mero decorso del tempo (che, pur di per sè rilevante, per essere espressivo di una tacita rinuncia a coltivare il diritto a far accertare l’illegittimità del termine apposto al contratto, necessario concorra con altri elementi convergenti, ad indicare, in modo univoco ed inequivoco, la volontà di estinguere ogni rapporto di lavoro tra le parti – cfr. da ultimo Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2016 n. 21691, Cass. Sez. Un., 15 novembre 2016, n. 23226 -;
– con il secondo motivo la società denuncia violazione della L. n. 183 del 2010, art. 32, per avere la Corte di appello disatteso la richiesta di riduzione dell’indennità risarcitoria formulata da R.F.I. S.p.A.;
– la Corte di merito ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto corretta la determinazione in dodici mensilità dell’indennità di cui all’art. 32 cit. individuandole, da un lato, nelle dimensioni aziendali, dall’altro, nel numero dei contratti stipulati tra le parti. Si tratta, all’evidenza, di una corretta applicazione dei criteri di cui alla L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8 (richiamati dal comma 5 dell’art. 32) involgente, peraltro, valutazioni di merito che non possono essere sindacate in questa sede (Cass. 22 gennaio 2014, n. 1320 e, le già citate, Cass. 5 marzo 2014, n. 5198, Cass. 17 marzo 2014, n. 6122, Cass. 8 settembre 2014, n. 18902);
– con il terzo motivo la società denuncia la violazione dell’art. 91, in relazione alla mancata compensazione delle spese per non essere state ritenute fondate tutte le doglianze dell’appello incidentale proposta dal lavoratore;
– corretta è stata la valutazione della Corte di merito che ha ritenuto, nel complesso, prevalente la soccombenza della società. Si ricorda che, come ripetutamente affermato da questa Corte, non è neppure sufficiente a supportare una pronuncia di compensazione delle spese la mera riduzione della domanda, permanendo comunque una sostanziale soccombenza della controparte che deve essere adeguatamente riconosciuta anche sotto il profilo della suddivisione del carico delle spese (v., per tutte, Cass. 11 febbraio 2016, n. 2709, Cass. 23 gennaio 2012, n. 901, Cass. 8 marzo 2010, n. 5598). Del resto, il criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza non può essere basato sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna delle parti ma comporta una valutazione nel suo complesso dell’oggetto della lite (cfr. Cass. 24 gennaio 2013, n. 1703). Egualmente, il rigetto tanto dell’appello principale quanto di quello incidentale (e nella specie l’appello incidentale è stato anche parzialmente accolto) non obbliga il giudice a disporre la compensazione totale o parziale delle spese processuali, il cui regolamento, fuori della ipotesi di violazione del principio della soccombenza per essere stata condannata la parte totalmente vittoriosa, è rimesso, anche per quanto riguarda la loro compensazione, al suo potere discrezionale (Cass. 2 luglio 2008 n. 18173, Cass. 23 maggio 1980, n. 3405);