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Timestamp: 2017-01-24 03:03:33+00:00
Document Index: 80582429

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 645', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 653']

Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: pareri
Lo sai che? Pubblicato il 10 luglio 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: pareri L’AUTORE: Redazione
Opposizione a decreto ingiuntivo: nonostante l’intervento della Cassazione, permane l’incertezza su quale delle due parti, se opposto o opponente, debba attivare la mediazione obbligatoria.
Non è servito l’intervento della Cassazione dello scorso anno [1] a chiarire chi debba procedere ad attivare il tentativo di mediazione obbligatoria dopo la prima udienza del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Non è certo una questione di poco conto stabilire su chi gravi l’onere, poiché le conseguenze, nel caso di omissione, possono essere disastrose sia per l’una che per l’altra parte: in particolare, per l’opponente, l’omissione dell’invito comporta il rigetto dell’opposizione e, quindi, la conferma del decreto ingiuntivo; per l’opposto, invece, la conferma del decreto ingiuntivo e, quindi, l’obbligo di pagare a pena dell’esecuzione forzata.
Di recente il Tribunale di Vasto [2] ha aderito alla tesi sostenuta dalla Corte di Cassazione e da una parte della giurisprudenza di merito, ritenendo che l’onere di attivazione della procedura di mediazione sia a carico del debitore opponente: in caso di inerzia dello stesso, la conseguenza è l’improcedibilità della opposizione e la definitività del decreto ingiuntivo opposto.
La sentenza si contraddistingue perché, nello sviluppare le argomentazioni già messe in risalto dalla Cassazione, fa rilevare quali effetti positivi potrebbe avere propendere per la tesi prospettata: quella di disincentivare opposizioni pretestuose, anche in funzione in funzione deflattiva di controversie che possono risolversi con un accordo amichevole. Insomma, l’opponente si deve muovere solo se crede di avere effettivamente “ragione” e non certo per allungare i tempi del pagamento o “tentare la sorte”, portando sul banco del giudice prove non sempre certe e valide.
Riportiamo il provvedimento qui in calce, perché assai utile nella ricostruzione delle due tesi che attualmente si contrappongono in giurisprudenza.
Di segno opposto è la pronuncia del tribunale di Grosseto [3] secondo cui la citazione in opposizione non propone una nuova domanda, ma è volta solo a contestare la richiesta di pagamento del creditore, per cui il processo ha ad oggetto tale pretesa e non la legittimità dell’emanazione del decreto ingiuntivo: con la conseguenza che il soggetto onerato della mediazione resta solo il creditore opposto.
[1] Cass. sent. n. 24629/2015.
[2] Trib. Vasto, dott. Fabrizio Pasquale, sent. del 30.05.2016.
[3] Trib. Grosseto, sent. 7.06.2016.
Sentenza Allegato al verbale di udienza del 30.05.2016
dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, nel procedimento civile iscritto al n. _____ del Ruolo Generale Affari Civili, avente ad oggetto: MANDATO e vertente
___________, rappresentati e difesi dall’avv. ______ , presso il cui studio, sito in Vasto (CH), alla Via ___ n. ___ è elettivamente domiciliato;
_______, rappresentato e difeso dall’avv. ______ , presso il cui studio, sito in Vasto (CH), alla Via ___ n. ___ è elettivamente domiciliato;
Con decreto ingiuntivo n. 231/12 del 29/06/2012, il Tribunale di Vasto ingiungeva a ________ di pagare, in favore di _______, la somma di € 6.000,00, oltre interessi e accessori di legge.
Con atto di citazione ritualmente notificato, i debitori ingiunti proponevano opposizione avverso il menzionato decreto, ai sensi dell’art. 645 c.p.c.
Nel corso del procedimento, con ordinanza del 13.07.2015, il giudice istruttore, ritenuto che la natura puramente documentale della causa suggerisse il ricorso a soluzioni amichevoli della lite, disponeva – ai sensi dell’art. 5, secondo comma, del D. Lgs. n. 28/10 – l’esperimento del procedimento di mediazione. Alla successiva udienza del 03.03.2016, le parti dichiaravano di non aver attivato la procedura di mediazione (senza, peraltro, illustrare le motivazioni di tale decisione) e chiedevano fissarsi udienza di precisazione delle conclusioni.
È pacifico che nessuna delle parti in causa ha attivato la procedura di mediazione, con ciò contravvenendo a quanto disposto dal giudice ai sensi dell’art. 5, secondo comma, D.Lgs. n. 28/10. Non vi è dubbio, pertanto, che l’inosservanza delle disposizioni dettate con l’ordinanza del 13.07.2015 abbia determinato la sopravvenuta carenza di una condizione di procedibilità della domanda, ponendo una questione pregiudiziale che assume valore dirimente rispetto allo scrutinio nel merito delle argomentazioni difensive delle parti. Trattandosi di una opposizione a decreto ingiuntivo, il tema che questo giudice è chiamato ad affrontare concerne l’individuazione della parte sulla quale grava l’onere di attivazione della procedura di mediazione e le ripercussioni della eventuale inottemperanza a tale onere sulla sorte del decreto ingiuntivo opposto.
Sul tema si contrappongono due diversi orientamenti giurisprudenziali.
La Suprema Corte, nell’unico precedente di legittimità allo stato noto, ha accreditato la tesi appena esposta, partendo dalla considerazione che la disposizione di cui all’art. 5 D.Lgs. n. 28/10 debba essere interpretata conformemente alla funzione deflattiva che il
legislatore ha inteso attribuire all’istituto della mediazione e che mira a rendere il ricorso al processo la extrema ratio di tutela, cioè l’ultima possibilità dopo che tutte le altre sono risultate precluse. In tale prospettiva, l’onere di esperire il tentativo di mediazione deve logicamente allocarsi a carico della parte che ha interesse al processo, al fine di indurla a coltivare una soluzione alternativa della controversia che riconduca il ricorso alla tutela giurisdizionale nella descritta logica di residualità.
2.2. In base ad una seconda soluzione interpretativa, che valorizza il carattere unitario del giudizio di opposizione rispetto alla fase sommaria di richiesta e ottenimento del decreto e che ha trovato affermazione nella giurisprudenza di merito anche successivamente alla pronuncia della Corte di Cassazione (cfr., ex plurimis, Trib. Firenze, ord. 17.01.2016; Trib. Busto Arsizio, 03.02.2016), in caso di omesso esperimento del tentativo di mediazione, la declaratoria di improcedibilità avrebbe ad oggetto non l’opposizione, bensì la domanda sostanziale proposta in via monitoria. Ne consegue che l’onere di promuovere la mediazione sarebbe a carico del creditore opposto, atteso che questi riveste la natura di parte attrice titolare della pretesa azionata in giudizio e che la domanda giudiziale cui si riferisce l’art. 5 D.Lgs. n. 28/10 è la domanda monitoria e non già l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso in accoglimento della stessa. In caso di inerzia del creditore, deve pertanto disporsi la revoca del decreto ingiuntivo, posto che il mancato perfezionamento della condizione di procedibilità della domanda monitoria (e non dell’opposizione) impedisce il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo.
Nella diversità delle opinioni espresse sul punto, ritiene questo giudice di condividere l’assunto dei sostenitori del primo orientamento interpretativo, per le ragioni di seguito illustrate.
Nel disciplinare il procedimento di mediazione come condizione di procedibilità della domanda giudiziale, il legislatore ha inteso escludere dall’ambito di operatività della norma dettata dall’art. 5, comma 1 bis, D. Lgs. n. 28/10 le ipotesi in cui la domanda venga introdotta nelle forme del procedimento monitorio. Premesso che allo speciale procedimento d’ingiunzione può essere fatto ricorso solo quando la domanda abbia ad oggetto un diritto di credito che, per la natura o per l’oggetto o per la particolare attendibilità della prova offerta, rende più semplice e più probabile il giudizio di accertamento sulla effettiva esistenza del diritto, la logica sottesa alla scelta legislativa di circoscrivere il perimetro applicativo della mediazione obbligatoria va rinvenuta nella volontà di differenziare i casi in cui la domanda, quand’anche relativa ad una delle materie elencate nell’art. 5, comma 1 bis, veicoli in giudizio un diritto di credito che abbia quelle caratteristiche tali da poter essere tutelato in via monitoria, dai casi in cui la stessa domanda riguardi un credito privo dei predetti requisiti, prevedendo una condizione di procedibilità solo per questi ultimi, ma non anche per i primi.
Poiché per tutta la durata del giudizio di opposizione, e almeno fino a quando non interviene la sentenza che definisce il procedimento, permangono inalterati i peculiari requisiti del diritto di credito fatto valere in sede monitoria (e che hanno già costituito
oggetto di una cognizione sommaria, esitata in una valutazione positiva, da parte del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo), è corretto farne derivare la conseguenza che i presupposti che giustificano la decisione legislativa di escludere la condizione di procedibilità per la domanda monitoria continuino a sussistere anche nella fase di opposizione e, in particolare, anche dopo la pronuncia sulle istanze di concessione e/o sospensione della provvisoria esecuzione.
La correttezza della tesi qui sostenuta è corroborata dalla considerazione che il
processo ordinario (sul quale il legislatore ha inteso intervenire in termini deflattivi) e in cui si inserisce la condizione di procedibilità, si è instaurato non per iniziativa del creditore ingiungente (il quale si è avvalso di una speciale procedura sommaria per procurarsi il titolo giudiziale del quale dispone), ma su impulso del debitore ingiunto, che non solo ha l’interesse a coltivare la fase di giudizio che ha egli stesso intrapreso, al fine di ottenere la caducazione del titolo giudiziale in possesso della controparte, ma ha anche l’onere di far proseguire il giudizio, per evitare che questo si estingui per inattività delle parti e che, quindi, in applicazione dell’art. 653 c.p.c., il decreto ingiuntivo, che non ne sia già munito, acquisti efficacia esecutiva.
La tesi qui sostenuta non solo è coerente – come innanzi già chiarito – con le finalità deflattive sottese alla normativa sulla mediazione civile e commerciale, dal momento che incoraggia la desistenza dell’opponente e l’abbandono della lite eventualmente
promossa, ma ha, altresì, il pregio di evitare le illogiche conseguenze dell’impostazione avversaria, che – nell’affermare l’improcedibilità della domanda monitoria e la necessaria revoca del decreto ingiuntivo – produce come effetto quello di cancellare attività procedurali che il creditore opposto si troverà a dovere riproporre, con ulteriori dispendio di tempo e di risorse pubbliche.
Sulla scorta delle osservazioni finora esposte, deve concludersi che, nel caso di specie, l’onere dell’esperimento della mediazione delegata da questo giudice spettasse a ________, in qualità di debitori ingiunti e successivamente opponenti. L’inerzia serbata nell’attivazione della procedura si ripercuote in danno della procedibilità della domanda veicolata dall’atto di citazione introduttivo della presente fase di opposizione, con la conseguenza che – per effetto della declaratoria di improcedibilità della opposizione – il decreto ingiuntivo opposto deve essere dichiarato definitivamente esecutivo.
Quanto al regime delle spese processuali, l’assoluta novità della questione,
l’assenza di un consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità sul punto e la natura meramente processuale delle ragioni di reiezione della domanda, costituiscono eccezionali motivi che giustificano l’integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.
DICHIARA definitivamente esecutivo il decreto ingiuntivo n. 231/12, emesso dal Tribunale di Vasto il 29/06/2012 nei confronti di ________ e in favore di ___________;
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Non c’è incertezza dopo l’intervento della Cassazione, solo magistrati ignoranti (nel senso che ignorano).
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