Source: http://docplayer.it/10296671-Decreto-ingiuntivo-e-nuovi-parametri-e-ancora-necessario-il-visto-dell-ordine-tribunale-varese-sez-i-civile-decreto-11-10.html
Timestamp: 2017-10-19 20:25:51+00:00
Document Index: 25781715

Matched Legal Cases: ['art. 640', 'art. 633', 'art. 642', 'art. 9', 'art. 2233', 'art. 636', 'art. 636', 'art. 636', 'art. 633', 'art. 633', 'art. 9', 'art. 2233', 'art. 640', 'art. 633', 'art. 634', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 636', 'art. 9', 'art. 633', 'art. 9', 'art. 642', 'art. 641', 'art. 645', 'art. 641']

Decreto ingiuntivo e nuovi parametri: è ancora necessario il visto dell Ordine?Tribunale Varese, sez. I civile, decreto - PDF
Decreto ingiuntivo e nuovi parametri: è ancora necessario il visto dell Ordine?Tribunale Varese, sez. I civile, decreto
Download "Decreto ingiuntivo e nuovi parametri: è ancora necessario il visto dell Ordine?Tribunale Varese, sez. I civile, decreto 11.10."
1 Decreto ingiuntivo e nuovi parametri: è ancora necessario il visto dell Ordine?Tribunale Varese, sez. I civile, decreto commento (Andrea Bulgarelli) Il decreto ingiuntivo del tribunale di Varese 11 ottobre 2012 suona conferma della tesi proposta nell'articolo "Avvocato e nuovi parametri: ridotti gli strumenti per recuperare il credito" pubblicato poco dopo l entrata in vigore dei nuovi parametri. Anche se, per le ragioni di cui a breve, il provvedimento in commento è stata forse una mera occasione per condividere gli argomenti allora proposti senza che gli stessi costituiscano il motivo fondante l accoglimento della domanda del ricorrente. Nel caso concreto l ottimo giudice varesino ha, infatti, accolto un ricorso per decreto ingiuntivo depositato da un dottore commercialista che a supporto della sua domanda, avente ad oggetto il pagamento di proprie spettanze professionali, aveva depositato prima solo la sua parcella e poi, a seguito di richiesta d integrazione ex art. 640 c.p.c., anche il contratto concluso col cliente. Documento, quest ultimo, che in quanto avente le caratteristiche richieste dall art. 633 n. 1 c.p.c. sarebbe stato già di per sé sufficiente all emissione dell ingiunzione, per di più in forma provvisoriamente esecutiva (art. 642, comma 2, c.p.c.) invece incomprensibilmente non concessa. Si è comunque preso spunto dalla vicenda per affermare che, in dipendenza di quanto previsto dall art. 9, comma 1, del decreto abrogativo delle tariffe professionali (D.L. 24 gennaio 2012, n. 1 convertito, con modificazioni nella L. 24 marzo 2012, n. 27) e del successivo comma 5 che ha disposto l abrogazione anche delle disposizioni vigenti che, per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe di cui al comma 1, risultano implicitamente abrogati:
2 l art. 2233, comma 1, c.c. ( Il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell'associazione professionale a cui il professionista appartiene ) nella parte in cui la disposizione prevede l acquisizione giudiziale del parere del Consiglio dell Ordine; l art. 636 c.p.c. ( Nei casi previsti nei numeri 2 e 3 dell'articolo 633, la domanda deve essere accompagnata dalla parcella delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale. Il parere non occorre se l'ammontare delle spese e delle prestazioni è determinato in base a tariffe obbligatorie. Il giudice, se non rigetta il ricorso a norma dell'articolo 640, deve attenersi al parere nei limiti della somma domandata, salva la correzione degli errori materiali ). Norme che, secondo il decreto in esame, presupporrebbero la vigenza delle abrogate tariffe prevedendo un contributo dell Organo di tutela della categoria alla quantificazione del compenso del professionista e in definitiva una sua partecipazione alla loro applicazione. Tali conclusioni sono condivisibili e di fatto confortate dall articolo 9, comma 2, della legge abrogativa delle tariffe laddove stabilisce che la liquidazione del compenso del professionista da parte di un organo giurisdizionale vada effettuata con riferimento ai parametri stabiliti col decreto del Ministro vigilante, con ciò intendendo evidentemente rimettere solo al giudice ogni decisione in merito. Anche l articolo 1 del predetto decreto ministeriale, suona conferma di una tale tesi, laddove prevede una competenza del giudice ormai svincolata da ogni altro criterio e/o controllo che non siano le disposizioni dallo stesso previste. Il giudice, insomma (quantomeno ove sia applicabile il nuovo sistema parametri), sarebbe divenuto l unico soggetto in grado di surrogare, con la sua valutazione
3 discrezionale, il contenuto del contratto di mandato o d opera professionale, fissando l'oggetto dell obbligazione principale del cliente del professionista. Si potrebbe, dunque, in tali casi, prescindere da qualsiasi intervento del Consiglio dell ordine nella determinazione dei compensi della categoria professionale di riferimento ciò che appare in perfetta coerenza con la filosofia di fondo volta alla liberalizzazione dell attività libero professionale in un'ottica di apertura dei mercati, già sottesa ai recenti provvedimenti legislativi di riforma. Ne consegue, in definitiva, che l organo giurisdizionale richiesto di un provvedimento di condanna o d ingiunzione del pagamento di un compenso professionale, in mancanza della prova di un valido contratto scritto concluso col cliente che determini in modo preciso ed esaustivo il corrispettivo della prestazione: in sede di cognizione dovrebbe procedere senza sentire «l associazione professionale» come previsto dall art c.c.; in sede monitoria non potrebbe più riconoscere all avvocato il privilegio di provare il proprio credito professionale (solo) mediante la produzione della parcella delle spese e prestazioni munita della sua sottoscrizione e corredata dal parere della competente associazione professionale (art. 636 c.p.c.). Come ovvia conseguenza il Consiglio dell Ordine dovrebbe considerarsi aver perso il potere di scrutinare ex art c.c. o art. 636 c.p.c. l entità della prestazioni del professionista pur nel quadro della compatibilità con il decoro e la dignità professionali (Corte Costituzionale 4 maggio 1984, n. 137). Il professionista che agisca per il recupero di propri crediti in sede monitoria, in particolare, dovrebbe allegare alla domanda non più la sua parcella, ma un documento scritto avente efficacia probatoria secondo le regole del codice civile che
4 provi l incarico ricevuto e l entità del compenso pattuito, così come previsto per ogni altro creditore dall art. 633, n. 1, c.p.c. Il procedimento monitorio, in definitiva, anche per i professionisti sarebbe passato da puro a documentale non rivestendo più la dichiarazione unilaterale del professionista (sotto forma di parcella) il valore di prova scritta privilegiata. Ove non sia stato concluso un previo contratto col cliente, la parcella, sotto forma di chiara e specifica indicazione delle attività professionali e di loro monetizzazione, non potrebbe insomma più avere un autonoma efficacia probatoria in grado di fondare una domanda d ingiunzione per le spese e le prestazioni su cui si fonda il credito fatto valere. E ciò in quanto i nuovi parametri sono stati concepiti esclusivamente per la limitata e residuale funzione indicata e per il loro utilizzo da parte del giudice e non possono considerarsi utilizzabili dal legale, in sede monitoria, quale indicata misura del compenso preteso. Non costituiscono più insomma la determinazione degli onorari, dei diritti e delle indennità spettanti agli avvocati per le prestazioni giudiziali, in materia civile, amministrativa, tributaria, penale e stragiudiziali come prevedeva la rubrica del D.M. 127/2004. Si vuole dire che l avvocato, al di fuori di un contratto, non potrà ora fare riferimento, per basarvi la propria parcella, ai parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi dei professionisti, come se fossero di fatto succeduti alle previgenti tariffe professionali. Abrogate le tariffe, poiché i nuovi parametri appaiono destinati solo alla liquidazione operata da parte del giudice (non a caso la rubrica del provvedimento recita:
5 Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia [ ] ) in carenza di contratto col cliente, il professionista ha perso il provvedimento dal quale derivare l iniziale quantificazione del proprio compenso che prima invece trovava nelle abrogate tariffe sulla base delle quali poteva redigere la propria parcella. Il decreto in commento appare tuttavia molto interessante per un accenno della sua parte motiva. Chiedendosi infatti quale documentazione sia necessaria per soddisfare i requisiti di cui all art. 633 c.p.c. il giudice ritiene sufficiente non solo l accordo col cliente, ma anche il solo preventivo previsto dall art. 9, comma 4, del D.L. 1/2012. Ciò in quanto si tratterebbe comunque di documenti che testimoniano il rapporto professionale ed il suo contenuto economico. Sembrerebbe quasi di poter arguire un nuovo trattamento di favore per le professioni regolamentate nella fase di recupero crediti. Solo così potrebbe spiegarsi il riferimento al preventivo che, in quanto avente natura di proposta contrattuale, è un atto prenegoziale essenzialmente unilaterale. Una sorta di fiducia per chi esercita una professione dopo aver prestato un giuramento ed è soggetto ad una deontologia svolgendo anche in parte funzioni pubblicistiche e un servizio di pubblica necessità (Cass. pen., Sez. V, 28 aprile 2005, n in Riv. Pen., 2006, 6, 749) e non un attività per fini meramente egoistici.
6 Trattamento di favore che però in assenza di una precisa norma di legge ed alla luce dei requisiti di forma richiesti dall art. 2233, comma 3, c.c. per gli accordi sui compensi, non pare trovare altro spazio che quello previsto dall art c.c. nel limitato ambito del giudizio di cognizione, unica sede nella quale potrebbe eccezionalmente ammettersi una prova per testi. Riconoscere al professionista un nuovo privilegio probatorio nel momento in cui ne viene eliminato un altro apparirebbe, inoltre, quantomeno contraddittorio. A meno che non ci si sia voluti riferire al preventivo accettato dal cliente che però assumerebbe le caratteristiche essenziali di un vero e proprio contratto e come tale dovrebbe portarne il nome. Solo un contratto può infatti fondare quel rapporto professionale ed il suo contenuto economico che costituisce la fonte della pretesa obbligatoria del professionista al quale si riferisce il giudice estensore del decreto in esame. Per sapere se il riferimento al preventivo sia stato un accenno di una tesi originale, o una mera imprecisione terminologica volendosi in realtà pur sempre far riferimento al contratto, non rimane che attendere un futuro provvedimento chiarificatore dell ottimo giudicante varesino. Nel frattempo, venendo verosimilmente a mancare nei bilanci degli Ordini le entrate derivanti dagli opinamenti delle parcelle (anche per la più tutelante abitudine dei professionisti regolamentati nel sistema ordinistico di redigere contratti coi clienti), attendiamo rassegnati i quasi certi rincari delle tasse d iscrizione agli albi.. Nota di Andrea Bulgarelli) Tribunale di Varese
7 Sezione I Civile Decreto 11 ottobre 2012 (est. G. Buffone) La parte ricorrente svolge la professione di Dottore Commercialista e, in ragione del rapporto professionale avuto con il destinatario della ingiunzione, presenta richiesta per decreto ingiuntivo, allegando una posta creditoria pari ad Euro 5.813,37, giusta incarico professionale dell 8 giugno La parte ricorrente non allega il parere dell associazione professionale: su tale omissione è stata invitata a volgere deduzioni difensive, giusta decreto interlocutorio, ex art. 640 c.p.c., del 17 settembre All esito delle deduzioni della ricorrente, depositate in data 5 ottobre 2012, reputa questo Tribunale che l ingiunzione possa essere concessa. Ai sensi dell art. 633, comma I, n. 3 c.p.c., l ingiunzione di pagamento può essere concessa se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti a professionisti esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata. In questo caso, in virtù dell art. 634 c.p.c., la domanda deve essere corredata dal parere della competente associazione professionale. Vi è, tuttavia, che l art. 9 della legge 24 marzo 2012, n. 27 (di conversione, con modificazioni, del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1) ha abrogato le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico affidando al D.M. 20 luglio 2012, n. 140 la previsione dei nuovi criteri per la liquidazione giudiziale dei compensi. Il comma V dell art. 9 ha, inoltre, previsto l abrogazione delle disposizioni vigenti che per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe. In questo contesto, alcuni commentatori hanno ritenuto la conseguente abrogazione,
8 tra l altro, dell art comma I c.c. nella parte in cui la disposizione prevede l acquisizione giudiziale del parere dell Associazione professionale, in quanto meccanismo partecipe dell applicazione del sistema tariffario. Condividendo tale ultimo rilievo, non è difficile intuire come anche la struttura morfologica dell art. 636 c.p.c., in realtà, contribuisca alla quantificazione del compenso, attingendo al bacino delle (abrogate) tariffe: se ne deve inferire la conseguente rimozione dell Ordinamento, in conseguenza del già citato art. 9 comma V. Posto che, per i professionisti, l ingiunzione non richiede più il parere professionale, vi è allora da chiedersi, però, quale documentazione sia necessaria per soddisfare i requisiti di cui all art. 633 c.p.c. Certamente sufficiente è l accordo con il cliente di cui all art. 9 comma IV l. 27/2012 oppure il preventivo di cui discute sempre la medesima norma: si tratta di documenti che testimoniano il rapporto professionale ed il suo contenuto economico. Per quanto qui di rilevanza, tale principio è sufficiente: il creditore, infatti, ha allegato il contratto scritto con il suo cliente (incarico) che offre una base probatoria solida per riconoscere al credito un valore liquido, certo ed esigibile. Gli interessi decorrono dalla messa in mora del 14 novembre L istanza ex art. 642 c.p.c. non può essere accolta in quanto il creditore non ha allegato, in termini di deduzioni fattuali precise, i requisiti costitutivi della norma de qua. p.q.m. letti ed applicati gli artt. 633, 641 c.p.c. ingiunge
9 al destinatario dell ingiunzione: s.r.l. Come identificata in ricorso di pagare alla parte ricorrente: la somma di ,37 oltre interessi legali dalla data del e sino al saldo. Vanno, anche, riconosciute le spese del procedimento che, atteso il valore del credito il giudice Liquida per le spese e le competenze ai sensi dell art. 641, comma III, c.p.c. e ne ingiunge il pagamento come segue: Spese. 111,00 Compenso
10 . 600,00 oltre CPA ed IVA come per Legge, il tutto entro quaranta giorni dalla notifica del presente decreto. Avverte Il destinatario dell ingiunzione che entro il termine di quaranta giorni (40 gg) può essere proposta opposizione al decreto ingiuntivo davanti a questo Ufficio giudiziario, ai sensi dell art. 645 c.p.c. e che in caso di mancanza di opposizione si procederà ad esecuzione forzata (art. 641, comma I, c.p.c.). Varese lì 11 ottobre 2012 Il Giudice
Alla cortese attenzione del Liquidatore di Artianum S.r.l. Dott. Michele Scognamiglio Via e-mail: miscog@libero.it
Corso A. Lucci, 137, 80142 - Napoli T + 39 081 200302 F + 39 081 19574742 Napoli, 10 marzo 2015 Spettabile Artianum S.r.l. Piazza R. Cimmino, 1 80022 Arzano (NA) Alla cortese attenzione del Liquidatore