Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-18946-del-16-07-2019
Timestamp: 2020-08-10 18:50:32+00:00
Document Index: 149835211

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1591', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 115', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 2729', 'art. 2729', 'art. 2729', 'art. 360', 'art. 2729', 'art. 360', 'art. 2729', 'art. 2729', 'art. 360', 'art. 2729', 'Cass. Sez. ', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 18946 del 16/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18946 del 16/07/2019
Cassazione civile sez. III, 16/07/2019, (ud. 07/06/2019, dep. 16/07/2019), n.18946
Mario Liscio, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via
degli Estensi, n. 91;
avverso la sentenza della Corte d’appello di Bari, n. 422/2017,
pubblicata il 10 maggio 2017;
Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 7 giugno 2019
generale Dott. CARDINO Alberto, che ha concluso chiedendo
l’accoglimento del primo motivo.
1. All’esito della fase di merito di procedimento per convalida di sfratto, per quanto ancora di esso interessa, in accoglimento delle domande proposte da O.S. e T. nei confronti di F.M., il Tribunale di Foggia, Sezione distaccata di Cerignola, ha dichiarato risolto per inadempimento di quest’ultima il contratto di locazione ad uso non abitativo intercorso tra le parti, condannando l’intimata al rilascio dell’immobile e al pagamento del complessivo importo di Euro 27.554,12, oltre interessi, imputato in parte (Euro 14.667,18) a canoni scaduti e non pagati dall’1/1/2004 al 1/11/2009, in parte (Euro 12.886,94) a “mensilità figurative” dovute, in base al valore di mercato stimato dal c.t.u., per il periodo di protratta occupazione dell’immobile dal 1/12/2009 al 30/9/2011.
2. Con la sentenza in epigrafe la Corte d’appello di Bari in parziale accoglimento dell’appello interposto da F.M. ha limitato la somma dalla stessa dovuta al solo importo di Euro 14.667,18, escludendo la fondatezza della pretesa riferita dai locatori al periodo compreso tra il 1 dicembre 2009 (prima mensilità successiva all’intimazione di sfratto) e il 30 settembre 2011 (data di esecuzione del sequestro giudiziario ordinato in corso di causa): ciò in ragione della accertata insussistenza, ancora nel 2013 al momento del deposito della c.t.u., delle condizioni di agibilità, manutentive e impiantistiche, necessarie per la destinazione dell’immobile ad uso commerciale e, dunque, della impossibilità di ritenere provato il maggior danno ex art. 1591 c.c., costituendo, in detto contesto, il valore locativo indicato dal consulente tecnico d’ufficio, “parametro virtuale e non attuale”.
3. Avverso tale decisione O.T. e S. propongono ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, cui resistono F.M. e O.G. depositando controricorso.
1. Con il primo motivo i ricorrenti denunciano, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 1224,1587 e 1591 c.c., nonchè dell’art. 112 c.p.c., e, contestualmente, “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, in relazione al mancato riconoscimento della dovutezza del canone nel periodo successivo alla intimazione di sfratto fino all’esecuzione del sequestro (1/12/2009 – 30/9/2011).
2. Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 1590,1591,2697 e 2729 c.c., nonchè dell’art. 115 c.p.c., e, contestualmente, “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, per avere la Corte d’appello ritenuto mancante la prova del maggior danno, sebbene proprio le precarie condizioni manutentive in cui è stato rilasciato l’immobile e l’entità dei lavori necessari per ricollocarlo sul mercato dovessero farne presumere il ritardo per tale ricollocazione, con conseguente perdita di chance in capo ad essi richiedenti.
3. Con il terzo motivo i ricorrenti deducono, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 1219,1587 e 1591 c.c., nonchè dell’art. 112 c.p.c., e, contestualmente, “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, per avere la Corte d’appello ritenuto assorbita, dal rigetto della domanda nei confronti di F.M., la domanda di risarcimento del danno proposta anche nei confronti di O.G..
4. Con il quarto motivo i ricorrenti denunciano infine, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione degli artt. 91,92,283 e 351 c.p.c., in relazione alla operata compensazione per metà delle spese di primo e secondo grado nel rapporto con l’appellante principale F.M..
5. E’ fondato il primo motivo di ricorso, nei termini e nei limiti appresso precisati.
6. Il secondo motivo prospetta diverse censure, che vanno distintamente scrutinate.
“aa) il giudice di merito (ma è caso scolastico) contraddice il disposto dell’art. 2729 c.c., comma 1, affermando (e, quindi, facendone poi concreta applicazione) che un ragionamento presuntivo può basarsi anche su presunzioni (rectius: fatti), che non siano gravi, precise e concordanti: questo è un errore di diretta violazione della norma;
“bb) il giudice di merito fonda la presunzione su un fatto storico privo di gravità o di precisione o di concordanza ai fini della inferenza dal fatto noto della conseguenza ignota, così sussumendo sotto la norma dell’art. 2729 c.c., fatti privi di quelle caratteristiche e, quindi, incorrendo in una sua falsa applicazione, giacchè dichiara di applicarla assumendola esattamente nel suo contenuto astratto, ma lo fa con riguardo ad una fattispecie concreta che non si presta ad essere ricondotta sotto tale contenuto, cioè sotto la specie della gravità, precisione e concordanza.
“Con riferimento a tale secondo profilo, si rileva che, com’è noto, la gravità allude ad un concetto logico, generale o speciale (cioè rispondente a principi di logica in genere oppure a principi di una qualche logica particolare, per esempio di natura scientifica o propria di una qualche lex artis), che esprime nient’altro – almeno secondo l’opinione preferibile – che la presunzione si deve fondare su un ragionamento probabilistico, per cui dato un fatto A noto è probabile che si sia verificato il fatto B (non è condivisibile, invece, l’idea che vorrebbe sotteso alla “gravità” che l’inferenza presuntiva sia “certa”).
“La precisione esprime l’idea che l’inferenza probabilistica conduca alla conoscenza del fatto ignoto con un grado di probabilità che si indirizzi solo verso il fatto B e non lasci spazio, sempre al livello della probabilità, ad un indirizzarsi in senso diverso, cioè anche verso un altro o altri fatti.
“La concordanza esprime – almeno secondo l’opinione preferibile – un requisito del ragionamento presuntivo (cioè di una applicazione “non falsa” dell’art. 2729 c.c.), che non lo concerne in modo assoluto, cioè di per sè considerato, come invece gli altri due elementi, bensì in modo relativo, cioè nel quadro della possibile sussistenza di altri elementi probatori considerati, volendo esprimere l’idea che, in tanto la presunzione è ammissibile, in quanto indirizzi alla conoscenza del fatto in modo concordante con altri elementi probatori, che, peraltro, possono essere o meno anche altri ragionamenti presuntivi.
“Ebbene, quando il giudice di merito sussume erroneamente sotto i tre caratteri individuatori della presunzione fatti concreti accertati che non sono invece rispondenti a quei caratteri, si deve senz’altro ritenere che il suo ragionamento sia censurabile alla stregua dell’art. 360 c.p.c., n. 3, e compete, dunque, alla Corte di cassazione controllare se la norma dell’art. 2729 c.c., oltre ad essere applicata esattamente a livello di proclamazione astratta dal giudice di merito, lo sia stata anche a livello di applicazione a fattispecie concrete che effettivamente risultino ascrivibili alla fattispecie astratta.
“Essa può, pertanto, essere investita ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 dell’errore in cui il giudice di merito sia incorso nel considerare grave una presunzione (cioè un’inferenza) che non lo sia o sotto un profilo logico generale o sotto il particolare profilo logico (interno ad una certa disciplina) entro il quale essa si collochi. La stessa cosa dicasi per il controllo della precisione e per quello della concordanza.
“In base alle considerazioni svolte la deduzione del vizio di falsa applicazione dell’art. 2729 c.c., comma 1, suppone allora un’attività argomentativa che si deve estrinsecare nella puntuale indicazione, enunciazione e spiegazione che il ragionamento presuntivo compiuto dal giudice di merito – assunto, però, come tale e, quindi, in facto per come è stato enunciato – risulti irrispettoso del paradigma della gravità, o di quello della precisione o di quello della concordanza.
“Occorre, dunque, una preliminare attività di individuazione del ragionamento asseritamente irrispettoso di uno o di tutti tali paradigmi compiuto dal giudice di merito e, quindi, è su di esso che la critica di c.d. falsa applicazione si deve innestare ed essa postula l’evidenziare in modo chiaro che quel ragionamento è stato erroneamente sussunto sotto uno o sotto tutti quei paradigmi.
“Di contro la critica al ragionamento presuntivo svolto da giudice di merito sfugge al concetto di falsa applicazione quando invece si concreta o in un’attività diretta ad evidenziare soltanto che le circostanze fattuali in relazione alle quali il ragionamento presuntivo è stato enunciato dal giudice di merito, avrebbero dovuto essere ricostruite in altro modo (sicchè il giudice di merito è partito in definitiva da un presupposto fattuale erroneo nell’applicare il ragionamento presuntivo), o nella mera prospettazione di una inferenza probabilistica semplicemente diversa da quella che si dice applicata dal giudice di merito, senza spiegare e dimostrare perchè quella da costui applicata abbia esorbitato dai paradigmi dell’art. 2729, comma 1 (e ciò tanto se questa prospettazione sia basata sulle stesse circostanze fattuali su cui si è basato il giudice di merito, quanto se basata altresì su altre circostanze fattuali).
“In questi casi la critica si risolve in realtà in un diverso apprezzamento della ricostruzione della quaestio facti e, in definitiva, nella prospettazione di una diversa ricostruzione della stessa quaestio e ci si pone su un terreno che non è quello dell’art. 360 c.p.c., n. 3, (falsa applicazione dell’art. 2729 c.c., comma 1), ma è quello che sollecita un controllo sulla motivazione del giudice relativa alla ricostruzione della quaestio facti.
“Terreno che, come le Sezioni Unite (Cass. Sez. U. nn. 8053 e 8054 del 2014) hanno avuto modo di precisare, vigente il nuovo n. 5 dell’art. 360 c.p.c., è percorribile solo qualora si denunci che il giudice di merito ha omesso l’esame di un fatto principale o secondario, che avrebbe avuto carattere decisivo per una diversa individuazione del modo di essere della detta quaestio ai fini della decisione, occorrendo, peraltro, che tale fatto venga indicato in modo chiaro e non potendo esso individuarsi solo nell’omessa valutazione di una risultanza istruttoria”.
7. All’accoglimento del primo motivo, nei termini sopra esposti, consegue l’accoglimento del terzo e l’assorbimento del quarto.