Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/11/06/medico-competente-per-evitare-la-responsabilita-penale-il-professionista-deve-collaborare-attivamente-con-il-datore-di-lavoro-e-con-il-servizio-di-prevenzione/
Timestamp: 2020-02-22 00:52:34+00:00
Document Index: 177289264

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 58', 'sentenza ', 'art, 41', 'art. 58', 'art. 141', 'art. 15', 'art. 92', 'sentenza ']

Medico competente: per evitare la responsabilità penale il professionista deve collaborare attivamente con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Medico competente: per evitare la responsabilità penale il professionista deve collaborare attivamente con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione.
Con la sentenza n.38402/2018 la Corte di Cassazione è tornata a confrontarsi con la materia della responsabilità penale del medico competente all’interno della struttura aziendale e segnatamente al dovere di collaborazione con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e valutazione dei rischi.
Il giudizio penale di primo grado ed il ricorso.
Il Tribunale di Pistoia, ha condannato l’imputato, nella qualità di medico competente di una s.p.a. alla pena di euro 700 di ammenda per il reato di cui agli artt. 25, comma 1, lett. a), 41, comma 2, in relazione all’art. 58, comma 1, lett. c) d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 ritenendo che il giudicabile non abbia svolto i compiti prescritti dal T.U. in materia di sicurezza sul lavoro
Quest’ultimo, mediante il proprio difensore, ricorreva in Cassazione lamentando, tra i vari motivi di ricorso, di non poter essere chiamato a rispondere di eventi, quali la mancata visita di lavoratori interinali di cui il datore di lavoro non aveva comunicato l’esistenza al medico, che esulavano dalla sfera di conoscenza del professionista; che nulla era dato sapere sull’infortunio che aveva coinvolto i lavoratori interinali, sì che non era possibile conoscere il nesso causale tra infortunio e mancata sottoposizione a visita medica preventiva; che non vi era stata alcuna comunicazione del datore di lavoro circa la richiesta di intervento in conseguenza dell’utilizzazione dei lavoratori interinali successivamente infortunatisi.
La Suprema corte ha rigettato il ricorso giudicando non fondati i motivi di impugnazione; di seguito si riporta un estratto della parte motiva del provvedimento qui di interesse perché definisce il perimetrodella responsabilità del medico competente in relazione alla posizione di garanzia a lui riconosciuta dalla legge.
“… in tema di sicurezza sul lavoro, l’obbligo di collaborazione col datore di lavoro cui è tenuto il medico competente e il cui inadempimento integra il reato di cui agli artt. 25, comma primo, lett. a) e 58, comma primo, lett. c), del D.Lgs. n. 81 del 2008, non presuppone necessariamente una sollecitazione da parte del datore di lavoro, ma comprende anche un’attività propositiva e di informazione da svolgere con riferimento al proprio ambito professionale(Sez. 3, n. 1856 del 11/12/2012, dep. 2013, Favilli, Rv. 254268).
Ciò posto, alcuna prova è stata somministrata circa l’attività concretamente svolta dal medico competente della s.p.a. (omissis), laddove da un lato non risulta sottoscritto il documento di valutazione dei rischi, e dall’altro il teste assunto su istanza della stessa difesa aveva ricordato un’attività del tutto episodica di sorveglianza sanitaria. Alla stregua pertanto dei principi richiamati, il ricorrente non ha in realtà fornito alcun riscontro di quello che avrebbe potuto essere l’adempimento di un obbligo di collaborazione, che non poteva – proprio per i richiamati rilievi, che questa Corte non può che ribadire – tradursi in una mera inerte attesa delle iniziative del datore di lavoro”.
Il consiglio del legale.
La sentenza n.38402/2018 in commento si inserisce nell’alveo di una giurisprudenza nota agli operatori del diritto e della sicurezza sul lavoro che partendo dalla natura del reato – contravvenzionalequalificabile come permanente ed a pericolo astratto– rende assai gravosa l’attività di difesa tecnica.
La regola cautelare di condotta ex anteconsigliata al professionista per consentirgli poi di provarlo in sede processuale è quella che coincide con l’espressione del più alto livello di professionalità, anche in termini di autotutela.
Conseguentemente, il medico competente, nella prospettiva della piena collaborazione con il datore di lavoro che lo nomina quale proprio consulente, dovrà eseguire i compiti da quest’ultimo assegnatigli e adempiere a quanto prescritto dalla legge, per perseguire l’obiettivo dell’eliminazione o comunque la più alta riduzione possibile dei rischi sanitari legati all’attività di sorveglianza (art, 41 T.U.), avendo però al contempo l’accortezza di documentare per tabulas l’attività svolta con atto ricettizio (regolarmente sottoscritto ed avente data certa, ad a mezzo raccomandata A.R) da inviare ai soggetti che hanno potere decisionale e di spesa all’interno dell’impresa, specificando l’attività svolta e quella da svolgere, con l’indicazione degli eventuali rimedi da porre in essere. Tutto ciò nella prospettiva processuale, qualora venga elevata comunque imputazione a carico del medico competente per una delle fattispecie di reato previste dall’art. 58, comma 1, alle lettere a, b,c) del d.lg. 9 aprile 2008 n. 81, costituisce il presupposto indefettibile per adottare una corretta e prudenziale linea difensiva che tenga conto dell’attuale orientamento giurisprudenziale, consentendo di perseguire l’obiettivo della piena assoluzione per difetto della condotta colposa ascritta all’imputato ovvero, in subordine, per poter accedere (prima dell’apertura del dibattimento) all’istituto dell’oblazione con conseguente estinzione del reato, che comporta una valutazione discrezionale del giudice (acquisito il parere favorevole del PM) secondo quanto disposto dall’art. 141 disp. att. c.p.p., trattandosi di reati contravvenzionale puniti con pena alternativa (ammenda o arresto).
Art. 25. D.lgs. n. 81/2008: Obblighi del medico competente
f) (lettera soppressa dall’art. 15 del d.lgs. n. 106 del 2009 )
n) comunica, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e requisiti di cui all’articolo 38 al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto”.
Quadro giurisprudenziale di riferimento sulla responsabilità del medico competente:
Cassazione penale sez. III 15 dicembre 2000 n. 936
La prescrizione relativa alla custodia delle cartelle sanitarie dei dipendenti presso il datore di lavoro ha carattere accessorio ed integrativo della prescrizione relativa alla istituzione ed aggiornamento, sotto la responsabilità del medico competente, della cartella sanitaria e di rischio del lavoratore, così che alla violazione della stessa non può ritenersi estesa la sanzione penale di cui all’art. 92 d.lg. n. 626 del 1994. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto non integrare il reato “de quo” la tenuta delle cartelle presso lo studio del responsabile medico dei controlli sanitari).
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