Source: https://sergiomorabito.wordpress.com/
Timestamp: 2017-07-28 16:41:55+00:00
Document Index: 10026042

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1284', 'art. 25', 'art. 1283', 'art. 1283', 'art. 1194']

Il blog di Sergio Valentino Morabito | Consulente del Lavoro
Il blog di Sergio Valentino Morabito
Il costo del lavoro nero*
Rispondi	La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – su dati del Ministero del Lavoro, Inps e Inail 2014/2015 – ha elaborato e pubblicato uno studio sul costo del lavoro nero per la collettività: è stata stimata l’incredibile cifra di 25 miliardi di euro di mancato gettito nelle casse dello Stato. La stima del mancato gettito si basa sulla media delle giornate sottratte agli oneri sociali.
In media un lavoratore ha 241 giornate l’anno di lavoro retribuite e la retribuzione media giornaliera è pari a 86,80 euro (come si può leggere nell’ultimo Rapporto coesione sociale 2013, prodotto da Ministero del Lavoro, Inps e Istat). Se consideriamo che la retribuzione annua non assoggetta a oneri ammonta a 41,8 MLD di euro, il mancato gettito previdenziale è di 14,6 MLD di euro (aliquota del 35% calcolata in media tra le classi di contribuzione), il mancato gettito fiscale è di 9,3 MLD di euro (aliquota media del 24,5% al netto di detrazioni fiscali) e il mancato gettito Inail è di 1,2 MLD euro (aliquota media del 27‰).
In Italia sono presenti circa 6 milioni di imprese registratealle Camere di commercio, oltre a 1 milione di ulteriori aziende e/o organismi non iscritti. Nel corso del 2014 sono state ispezionate 221.476 aziende da Ministero del Lavoro, Inps e Inail. Da quest’attività di vigilanza sono stati scoperti 77.387 rapporti di lavoro non denunciati, quindi gestiti “in nero”. Si tratta di una percentuale del 34,94%. Nel primo semestre 2015 è andata un po’ meglio, ma su 106.849 imprese ispezionate da Ministero del Lavoro, Inps e Inail, sono stati individuati circa 31.394 lavoratori totalmente “in nero”, ossia il 29,38%. In media ogni tre aziende ispezionate si scopre un lavoratore totalmente non registrato. Tenuto conto dei sopracitati dati forniti daMinistero del Lavoro, Inps e Inail, la stima nazionale è di oltre 2 milioni di soggetti che ogni anno lavorano completamente in nero. Si tratta di lavoratori completamente sconosciuti alle autorità.
I dati 2014/2015 risultano in linea con quanto diffuso ufficialmente negli anni precedenti. “Sono dati che devono fareriflettere sia dal punto di vista della sicurezza sociale che dal punto di vista economico-finanziario”, commenta Rosario De Luca, Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. “Avere rapporti di lavoro regolari crea certamente unalimitazione ai casi di tragico sfruttamento, d’attualità purtroppo non solo in questi giorni. E metterebbe a disposizionedella collettività cifre molto importanti, vicine a quelle di una Legge di Stabilità. Al decisore politico spetta creare lecondizioni normative per incentivare le assunzioni, ad esempio con la riduzione strutturale del costo del lavoro; agli imprenditori di regolarizzare i propri dipendenti”, conclude De Luca.
Ad essere colpite dal mancato gettito ci sono anche le regioni. Portando ad esempio la Calabria, vediamo che al 31 dicembre 2014 le risorse economiche sottratte a vario titolo all’erario regionale sono pari a 2 miliardi di euro l’anno. Questo è un dato diffuso dalla Commissione regionale per l’emersione del lavoro non regolare, presieduta da Benedetto Di Iacovo. La stessa commissione ha prodotto un rapporto sull’argomento, in collaborazione con il Centro Studi delle Politiche Economiche e Territoriali dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, diretto da Domenico Marino.
Nel X rapporto sull’Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria, spiega una nota, “viene anche tracciato il quadro strutturale dell’economia e del mercato del lavoro calabrese. Il lavoro nero e l’economia non regolare costituiscono, come si è ampiamente detto fino ad oggi e nei precedenti rapporti, un indicatore di un utilizzo non efficiente dei fattori produttivi, di evasione fiscale e contributiva di disagio economico e sociale”. Inoltre, “il lavorosommerso comporta tutta un serie di costi sociali che uniti a quelli economici lo rende una piaga da combattere con forza”, afferma la nota.
Il rapporto suggerisce anche la realizzazione di “politiche per governare i processi di cambiamento e di innovazione che, necessariamente, dovranno caratterizzare la regione nei prossimi anni per aumentarne il livello di competitività”. La Calabria deve innovare e crescere economicamente “se si vuole assicurare ai giovani non un lavoro qualsiasi o contagiato da forme irregolari o elusive delle norme contrattuali, ma un lavoro regolare e di qualità”.
Il lavoro nero, e lo sfruttamento che ne discende, sono lo specchio di un Paese che non perdona ai giovani la pretesa di voler essere indipendenti e il desiderio di un futuro meno precario.
*Articolo pubblicato anche su Helios Magazine (http://www.heliosmag.it/)
Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized il 23 ottobre 2015 da moraser80.	Il ritorno dell’anatocismo bancario
Rispondi	Avv. Stefania A. Pedà – stefania.peda@live.it
Ripetutamente messo alla porta, ancora una volta l’anatocismo bancario viene fatto entrare “dalla finestra” dal Governo di turno. Non sufficientemente soddisfatti delle disposizioni già presenti in seno alla Legge di stabilità 2014, ad appena sei mesi dalla sua entrata in vigore, si è sentita l’esigenza di provvedere in maniera più incisiva sul tema, con lo strumento normativo preposto alle questioni di maggiore “necessità ed urgenza”.
L’annosa questione dell’imputazione di interessi sugli interessi rimbalza come una pallina da ping pong tra le aule delle Corti giurisdizionali e quelle legislative. Ma tra i due contendenti, il cittadino esce comunque sconfitto.
Ed infatti, la liquidazione degli interessi operata dalle banche determina l’inclusione nel conto corrente di un debito per interessi, con notevole costo per il correntista.
Tra le novità, il decreto legge n. 91 del 24 giugno 2014 consentirebbe la contrattualizzazione di interessi anatocistici con capitalizzazione non inferiore ad un anno.
Ma già le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, sul tema, si erano pronunciate con sentenza n. 21095/04, a cui si sono poi uniformate le successive sentenze delle Corti di merito, nonché la Corte di Cassazione Sez. Civile nel 2011 (sent. n. 9695/11).
In quell’occasione, il Supremo Collegio aveva dichiarato la nullità delle clausole anatocistiche che prevedessero la capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi, poiché in contrasto con la cadenza temporale rilevabile dall’art. 1284 codice civile, che prevede, invece, la cadenza annuale.
Peraltro, la Corte -in parte motiva- riprendeva la pronuncia della Corte Costituzione n. 425/2000, la quale aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 25, 3° co., del d.lgs. n. 342/99, con cui si era tentato di far sopravvivere le clausole anatocistiche stipulate prima dell’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. del 2000 sulla trasparenza bancaria.
Ed infatti, si era stabilito che suddette clausole erano da considerare nulle, poiché stipulate in violazione dell’art. 1283 c.c., nonché fondate su mere prassi.
Ciò, peraltro, che non appare affatto chiaro nel d.l. n. 91/14 è la previsione di una contrattazione relativa ad interessi anatocistici non ancora scaduti, purchè comunque maturati nell’arco temporale non inferiore all’anno.
Quanto sopra è in netto contrasto con l’art. 1283 c.c., che si riferisce chiaramente ad interessi scaduti. Ed ancora, in tema di imputazione degli interessi, diversamente a quanto stabilito in precedenza, ora la stessa non verrebbe effettuata prima su interessi e spese e poi sul capitale, così come disposto dall’art. 1194 c.c..
Si tornerebbe, infatti, all’antico regime della prevalenza della prassi bancaria sulla norma codicistica, per cui gli interessi anatocistici verrebbero imputati contestualmente a capitale, interessi e spese.
Vecchio e nuovo si mescolano nel tentativo di creare dei salvagenti per le banche, lasciando i risparmiatori alla deriva.
E mentre l’Italia affonda inesorabilmente, i nostri governanti si dividono tra quelli che piazzano di nuovi e più appuntiti iceberg e quelli che-impassibili- continuano a suonare il violino. Avv. Stefania A. Pedà – Foro di Reggio Calabria
stefania.peda@live.it
Fonte: Il d.l. 91/14 e il ritorno dell’anatocismo bancario: prime riflessioni. (www.StudioCataldi.it) Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized il 6 luglio 2014 da moraser80.	Il monito degli economisti: Continuando così l’Europa deflagrerà
Rispondi	Keynes blog
View original post 942 altre parole	Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized il 23 settembre 2013 da moraser80.	Vivere e lavorare in Germania
Rispondi	Probabilmente cercare lavoro è il mestiere più antico del mondo. Ritrovarsi nella selva oscura dei curricula e delle porte sbattute può risultare alquanto frustrante. Un primo passo è certamente quello di sfruttare ogni tipo di risorsa che il web ci regala. Ad esempio, a chi voglia proiettarsi all’estero, oggi consiglio la visita del sito http://jobboerse.arbeitsagentur.de/, portale dell’agenzia tedesca per il lavoro. Scegliendo la lingua italiana, è possibile accedere alle offerte di lavoro del collocamento in Germania, inserendo luogo di lavoro e qualifiche personali. I cittadini degli Stati membri dell’Unione europea non hanno bisogno di un permesso di lavoro. Informazioni generali sul tema “Vivere e lavorare in Germania” e di questioni connesse, come l’approvazione dei titoli, opportunità di lavoro, le assicurazioni sociali e altro ancora possono essere trovati presso: http://www.arbeitsagentur.de/nn_572438/Navigation/Dienststellen/besondere-Dst/ZAV/arbeiten-in-deutschland/EN/English-Nav.html
Questo articolo è stato pubblicato in Lavoro il 16 settembre 2013 da moraser80.	Blog su WordPress.com.