Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2007/12/novita-fiscali-del-13-dicembre-2007-in-evidenza-imposta-sostitutiva-sulle-rivalutazioni-di-tfr-versamento-dellacconto.html
Timestamp: 2018-02-26 01:41:03+00:00
Document Index: 113606025

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 39', 'art. 2', 'art. 2636', 'art. 2636', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ']

1) Fisco: La notifica degli avvisi bonari “in automatico” al contribuente<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
In merito alle comunicazioni di irregolarità il nostro Legislatore ci ha ripensato.
Infatti, l’art. 39 del D.L. n. 159/2007, convertito dalla legge n. 222/2007, nel comma 8bis, ritorna a prevedere che l’invio degli “avvisi bonari” vada effettuato all’intermediario, che si occupa della presentazione delle dichiarazioni fiscali, solo nell’ipotesi in cui tale adempimento sia previsto nell’incarico di trasmissione delle dichiarazioni (ad es. con la barratura, a cura dello stesso contribuente, nella specifica casella del frontespizio del modello Unico, prevista per comunicare all’Amministrazione finanziaria che il citato contribuente sceglie di fare notificare le eventuali comunicazioni di irregolarità al proprio consulente o commercialista, in qualità di intermediario abilitato).
In particolare, è stato disposto che l’invio dei cd. avvisi bonari relativi ai modelli Unico, Iva, Irap e 770 possano essere inviati all’intermediario abilitato, solo a condizione che questa facoltà venga indicata nell’incarico di trasmissione delle dichiarazioni, in base a quanto disciplinato dal neo art. 39, comma 8-bis del citato D.L. 159/07, il quale, peraltro, è entrato in vigore il 1/1/2007.
In sostanza, la situazione torna ad essere come era in precedenza, da quando sono stati creati i noti avvisi bonari.
Dal lato tecnico, si stabilisce che, nell’art. 2-bis del D.L. 30/9/2005, n. 203, convertito dalla Legge 2/12/2005, n. 248, siano apportate le seguenti modifiche:
“Nel comma 1, lettera a), dopo le parole: «regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, che» sono inserite le seguenti: «se previsto nell’incarico di trasmissione»”.
2) Reati società: Rientra tra i reati societari la simulazione di atti per ottenere la maggioranza in assemblea sia pure per fini leciti
Integra la fattispecie di “atti simulati” anche l’interposizione reale, ove costituisca un artificioso stratagemma per il conseguimento di un risultato che la legge, o lo statuto societario, non avrebbe altrimenti consentito.
Due soggetti si sono avvalsi di un prestanome per acquistare azioni di una società in quantità tale da consentire loro il raggiungimento della maggioranza relativa, e quindi il controllo della società medesima.
Tale operazione ha loro consentito la sostituzione del Consiglio di Amministrazione e l’azzeramento il capitale sociale, poi ricostituito con una procedura di aumento a pagamento.
Tuttavia, il tribunale ha poi annullato il sequestro preventivo delle azioni di tale società per il reato di cui all’art. 2636 del C.c., contestato a detti due soggetti.
Ciò poiché, a parere del medesimo tribunale, gli atti compiuti erano leciti, trattandosi di una simulazione non per interposizione fittizia, ma per interposizione reale, ed erano orientati a un fine lecito.
La Suprema Corte di Cassazione, non ha, invece, ritenuta corretta la tesi del Tribunale, stabilendo, al contrario, che la locuzione “atti simulati” contenuta nell’art. 2636 del C.c. contiene la previsione simultanea dell’alternativa “o fraudolenti” che caratterizza una più ampia tipologia di comportamenti idonei a creare una falsa rappresentazione della realtà, dalla quale deriva l’alterazione della maggioranza assembleare.
Per escludere la sussistenza del reato, quindi, non è di per sé sufficiente né che l’atto sottoposto a giudizio integri un’interposizione reale, né che il ricorso sia lecito.
Necessita, invece, osservare l’operazione nel suo complesso, al fine di verificare se questa abbia dato origine aa un artificioso stratagemma per il conseguimento di un risultato che la legge, o lo statuto societario, non avrebbe, comunque, consentito.
(Corte di Cassazione, sezione penale, Sentenza 22/11/2007, n. 43092)
3) IRAP: Non può essere accolta la richiesta di rimborso per le annualità d’imposta definite con il condono
In merito alla definizione automatica prevista dall’art. 9 della L. 27/12/2002, n. 289, la presentazione della relativa istanza preclude al contribuente ogni possibilità di rimborso per le annualità d’imposta definite in via agevolata, compreso il rimborso di imposte sicuramente non applicabili per assenza del relativo presupposto (nel caso di specie, l’IRAP).
Ciò poiché, il condono, giacché rivolto a definire, mediante “transazione” la controversia sull’esistenza di tale presupposto, mette il contribuente di fronte ad una libera scelta tra trattamenti distinti e che non si collegano tra loro.
Pertanto, il contribuente o decide di coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo se del caso il rimborso delle somme indebitamente pagate, oppure sceglie di pagare quanto dovuto per la definizione agevolata, ma senza la possibilità di riflessi o interferenze con quanto eventualmente già corrisposto in via ordinaria.
(Corte di Cassazione, Sentenza 03/12/2007, n. 25240)
4) Imposta sostitutiva sulle rivalutazioni di TFR: E’ vicina la scadenza per il versamento dell’acconto per il 2007 – Adempimenti contabili
E’ l’art. 11, co. 3, del D.Lgs n. 47/2000 che prevede, come sui redditi derivanti dalle rivalutazioni dei fondi per il trattamento di fine rapporto vada applicata un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura dell’11% delle rivalutazioni maturate in ciascun anno, e ciò in anticipo rispetto al prelievo dell’IRPEF sul TFR che avviene, nei casi usuali, in occasione della erogazione della indennità (criterio di cassa).
L’imposta è dovuta dai soggetti indicati agli artt. 23 e 29 del D.P.R. n. 600/1973 (sostituti d’imposta privati e pubblici) e deve essere versata con un sistema di acconti e saldi.
– entro il 16 dicembre deve essere versato l’acconto commisurato al 90% delle rivalutazioni maturate;
– entro il 16 febbraio dell’anno successivo deve essere versato il saldo pari alla differenza tra l’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni di TFR maturate e quanto versato a titolo di acconto.
In atto il termine è fissato al 17/12/2007 poiché il termine del 16/12 cade di domenica, quindi, slitta al lunedì.
Il codice tributo, da inserire nel modello F24 On line, è il seguente: 1712 (acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi derivanti dalle rivalutazioni del trattamento di fine rapporto versata dal sostituto d’imposta)
Registrazioni contabili per l’imposta sostitutiva.
Ai sensi dell’art. 11, comma 4, del citato D.Lgs., che l’imposta versata, contabilmente, va imputata a riduzione del fondo relativo al TFR e non influenza, quindi, il conto economico. Queste di seguito sono le scritture contabili per il versamento dell’acconto e la rilevazione dell’imposta sostitutiva:
1) in sede di versamento dell’acconto (16/12/2007)
CREDITI VERSO ERARIO PER
2) in sede di chiusura dei conti (ove sia dovuto un importo a titolo di saldo da versare, entro il 16/2/2008, codice tributo 1713 in seno al modello F24 On line):
PER IMPOSTA SOSTITUTIVA TFR
DEBITI VERSO ERARIO PER
5) Aiuti di Stato: Modificate le norme procedurali e il metodo di calcolo dei tassi di interesse per il recupero degli aiuti illegali
La Commissione UE ha fornito chiarimenti sulle proprie norme per la notifica degli aiuti di Stato, al fine di garantire procedure più rapide, ed ha modificato il regolamento che prevede le disposizioni procedurali per l’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato del Trattato CE.
E’ stato pure modificato il metodo per il calcolo dei tassi d’interesse per il recupero degli aiuti illegali, per tenere conto dei cambiamenti della metodologia per la fissazione dei tassi di riferimento e di attualizzazione.
(Comunicato stampa Commissione UE 12/12/2007, n. IP/07/1911)
6) Redditometro: Quando l’accertamento è illegittimo per il professionista
Se la rilevazione della metratura dello studio professionale viene effettuata in maniera errata, l’accertamento emesso dall’Amministrazione finanziaria è illegittimo.
Non è, quindi, valido l’avviso di accertamento con cui l’Ufficio ha rettificato il reddito di un professionista, utilizzando i coefficienti presuntivi di cui al D.P.C.M. 23/12/1992 (c.d. redditometro), quando la metratura dello studio professionale del contribuente sia stata erroneamente rilevata in misura maggiore di quella effettiva.
Finalmente, si è avuta, una sentenza sul cd. redditometro favorevole ai contribuenti, dopo la lunga serie di questi ultimi anni che inchiodano, invece, i possessori di svariati ed ingenti beni patrimoniali, senza il necessario riscontro reddituale o personale (ad es. un indigente senza reddito, ma con molteplici immobili ereditati, può appunto dimostrare come ha acquisito tali beni).
(Corte di Cassazione, Sentenza, Sez. Trib., 05/12/2007, n. 23566)
7) Accertamento fiscale: Le matrici degli assegni hanno anche valore probatorio a favore del contribuente
Le matrici degli assegni bancari emessi dal contribuente possono essere legittimamente utilizzate per disattendere le risultanze di un accertamento fiscale.
Nel caso di specie si trattato dell’accertamento sintetico (cd redditometro).
Infatti, la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, ha ritenuto che sia possibile attribuire valenza probatoria processuale alle matrici degli assegni.
Una altra sentenza pro-contribuente e sempre sul cd. redditometro.
Poiché, come è noto, negli estratti conto bancari, viene riportato il solo numero dell’assegno emesso e l’importo addebitato, ma non viene indicato il nominativo del beneficiario di tale somma, la Suprema Corte ha considerato valida la specifica del cognome e nome indicato nelle matrici degli assegni emessi, come peraltro, avviene, in caso contrario, a favore dell’Erario, il quale, ad es. per le imprese, in caso di rinvenimento di matrici cd. “non ufficiali” può presumere pagamenti a fornitori fatti, per acquisti, senza l’emissione di relativa fattura.
Ritornando al caso esaminato nella sentenza, il contribuente aveva ricevuto in donazione dal proprio genitore degli importi rilevanti, tramite assegni, con i quali ha acquisito rilevanti beni patrimoniali, che avevano fatto scattare l’applicazione dell’accertamento sintetico.
Il citato contribuente, non avendo un reddito annuale, sufficiente a dimostrare la disponibilità di tali beni, si è difeso dimostrando all’Agenzia delle Entrate, le matrici degli assegni, che, però, non state ritenute valide dalla stessa Agenzia delle Entrate.
Di parere opposto, invece, la Suprema Corte che, sconfessando, l’operato del fisco, ha accolto il ricorso presentato dal contribuente.
(Corte di Cassazione, Sentenza, Sez. Trib., 10/12/2007, n. 25702)
8) Dal 1/1/2008 si utilizzano i nuovi codici tributo per l’addizionale comunale
I vecchi codici non saranno più utilizzabili dopo il 31/12/2007.
Pertanto, sarà necessario utilizzare i nuovi codici tributo nel modello F24 per effettuare il versamento dell’addizionale comunale all’Irpef direttamente all’ente locale di riferimento, come previsto dalla legge finanziaria dello scorso anno.
Per le somme dovute in caso di ravvedimento, i sostituti d’imposta dovranno cumulare i relativi interessi al tributo oggetto di regolarizzazione; i contribuenti, invece, verseranno gli stessi con l’apposito codice tributo 1998.
I nuovi codici saranno operativi dal 1/1/2008.
Codice tributo Decreto 5/10/2007
Codice ente/comune
Rateazione/mese riferimento
INTERESSI SUL RAVVEDIMENTO ­ADDIZIONALE COMUNALE ALL’IRPEF ­AUTOTASSAZIONE ­ART. 13 D.LGS. N. 472 DEL 18/12/1997
ADDIZIONALE COMUNALE ALL’IRPEF ­AUTOTASSAZIONE ­ACCONTO
RATA (NNRR)
ADDIZIONALE COMUNALE ALL’IRPEF ­AUTOTASSAZIONE ­SALDO