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Timestamp: 2020-07-11 01:17:08+00:00
Document Index: 91781571

Matched Legal Cases: ['art. 948', 'art. 948', 'art. 948', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1158', 'art. 2697', 'art. 948', 'art. 1168', 'art. 1170', 'art. 948', 'art. 1158', 'art. 1102', 'art. 700']

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Articolo 948 Codice civile
Fonti → Codice civile → LIBRO TERZO - Della proprietà → Titolo II - Della proprietà → Capo IV - Delle azioni a difesa della proprietà
Il proprietario(1) può rivendicare la cosa da chiunque la possiede o detiene e può proseguire l'esercizio dell'azione anche se costui, dopo la domanda, ha cessato, per fatto proprio, di possedere o detenere la cosa(2). In tal caso il convenuto è obbligato a recuperarla per l'attore a proprie spese, o, in mancanza, a corrispondergliene il valore, oltre a risarcirgli il danno [2789].
L'azione di rivendicazione non si prescrive, salvi gli effetti dell'acquisto della proprietà da parte di altri per usucapione(3).
(1) Solo il proprietario del bene può agire in rivendica, al fine di vedere riconosciuto il suo diritto, provando, con ogni mezzo, di essere il titolare. Il legislatore non considera con favore i modi di acquisto a titolo derivativo, che possono, in teoria, derivare anche da chi non è proprietario (a non domino).
Viceversa, si deve dimostrare la legittimità di tutti gli acquisti a titolo derivativo, sino ad arrivare ad un acquisto a titolo originario.
Se, in particolare, il bene rivendicato è immobile, l'attore ha la possibilità di unire il suo possesso a quello del suo dante causa, dimostrando che la cosa è stata posseduta per tutto il tempo necessario ad usucapirla.
(2) Si tratta di un'actio in rem, cioè di un'azione reale esperibile contro chiunque. Il suo presupposto è insito nella natura stessa dei diritti reali, caratterizzati dal diritto di seguito, che consente al titolare di seguire la cosa presso chiunque lo possieda.
Solo chi può rendere il bene è legittimato passivo e tale non può che essere, dunque, colui che ne detiene la materiale disponibilità, anche se non si tratta della stessa persona che ha sottratto il bene al titolare, ed anche se è un puro e semplice detentore della cosa.
(3) L'azione di rivendica è imprescrittibile perché tale è il diritto di proprietà che ne sta a fondamento.
“ Actio petitoria ”
“ Exceptio rei venditae et traditae ”
“ Possessio uti dominus ”
“ Possideo quia possideo ”
“ Probatio diabolica ”
“ Rei vindicatio ”
“ Ubi rent meam invenio, ibi vindico ”
Spiegazione dell'art. 948 Codice civile
Massime relative all'art. 948 Codice civile
Cass. civ. n. 25052/2018
L'azione personale di restituzione è destinata ad ottenere l'adempimento dell'obbligazione di ritrasferire un bene in precedenza volontariamente trasmesso dall'attore al convenuto, in forza di negozi giuridici (tra i quali la locazione, il comodato ed il deposito) che non presuppongono necessariamente nel "tradens" la qualità di proprietario; da essa si distingue l'azione di rivendicazione, con la quale il proprietario chiede la condanna al rilascio o alla consegna nei confronti di chi dispone di fatto del bene nell'assenza anche originaria di ogni titolo, per il cui accoglimento è necessaria la "probatio diabolica" della titolarità del diritto di chi agisce.
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 25052 del 10 ottobre 2018)
Cass. civ. n. 21940/2018
(Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 21940 del 10 settembre 2018)
Cass. civ. n. 14734/2018
Il rigore della regola secondo cui chi agisce in rivendicazione deve provare la sussistenza del proprio diritto di proprietà o di altro diritto reale sul bene anche attraverso i propri danti causa, fino a risalire ad un acquisto a titolo originario o dimostrando il compimento dell'usucapione, non riceve attenuazione per il fatto che la controparte proponga domanda riconvenzionale ovvero eccezione di usucapione, in quanto chi è convenuto nel giudizio di rivendicazione non ha l'onere di fornire alcuna prova, potendo avvalersi del principio "possideo quia possideo", anche nel caso in cui opponga un proprio diritto di dominio sulla cosa rivendicata, dal momento che tale difesa non implica alcuna rinuncia alla più vantaggiosa posizione di possessore.
(Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 14734 del 7 giugno 2018)
Cass. civ. n. 1210/2017
Colui il quale agisca per ottenere il mero accertamento della proprietà o comproprietà di un bene, anche unicamente per eliminare uno stato di incertezza circa la legittimità del potere di fatto esercitato sullo stesso, è tenuto, al pari che per l’azione di rivendicazione ex art. 948 c.c., alla “probatio diabolica” della titolarità del proprio diritto, trattandosi di onere da assolvere ogni volta che sia proposta un'azione, inclusa quella di accertamento, che fonda sul diritto di proprietà tutelato "erga omnes".
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1210 del 18 gennaio 2017)
Cass. civ. n. 19653/2014
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19653 del 18 settembre 2014)
Cass. civ. n. 7305/2014
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 7305 del 28 marzo 2014)
Cass. civ. n. 26992/2013
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 26992 del 2 dicembre 2013)
Cass. civ. n. 16864/2013
L'accertamento della comunione di una via privata, costituita "ex collatione agrorum privatorum", non è soggetto al rigoroso regime probatorio della rivendicazione, potendo tale comunione, al pari di ogni altra "communio incidens", dimostrarsi con prove testimoniali e presuntive, concernenti l'uso prolungato e pacifico di essa e la sua rispondenza allo stato dei luoghi, nonché l'effettiva destinazione alle esigenze comuni di passaggio, sempre che l'asserito partecipante, il quale non vanti un diverso titolo di acquisto, abbia contribuito al conferimento del sedime della strada, presupposto d'insorgenza della comunione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16864 del 5 luglio 2013)
Cass. civ. n. 705/2013
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 705 del 14 gennaio 2013)
Cass. civ. n. 30606/2011
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 30606 del 30 dicembre 2011)
Cass. civ. n. 22598/2010
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 22598 del 5 novembre 2010)
Cass. civ. n. 14092/2010
Chi agisce in giudizio per essere dichiarato proprietario di un bene, affermando di averlo usucapito, deve dare la prova di tutti gli elementi costitutivi della dedotta fattispecie acquisitiva e, quindi, non solo del "corpus", ma anche dell'"animus"; quest'ultimo elemento, tuttavia, può eventualmente essere desunto in via presuntiva dal primo, se vi è stato svolgimento di attività corrispondenti all'esercizio del diritto di proprietà, sicché è allora il convenuto a dover dimostrare il contrario, provando che la disponibilità del bene è stata conseguita dall'attore mediante un titolo che gli conferiva un diritto di carattere soltanto personale. Pertanto, per stabilire se in conseguenza di una convenzione (anche se nulla per difetto di requisiti di forma) con la quale un soggetto riceve da un altro il godimento di un immobile si abbia possesso idoneo all'usucapione, ovvero mera detenzione, occorre fare riferimento all'elemento psicologico del soggetto stesso ed a tal fine stabilire se la convenzione sia un contratto ad effetti reali o ad effetti obbligatori, in quanto solo nel primo caso il contratto è idoneo a determinare l'"animus possidendi" nell'indicato soggetto. Chi agisce in giudizio per essere dichiarato proprietario di un bene, affermando di averlo usucapito, deve dare la prova di tutti gli elementi costitutivi della dedotta fattispecie acquisitiva e, quindi, non solo del "corpus", ma anche dell"animus"; quest'ultimo elemento, tuttavia, può eventualmente essere desunto in via presuntiva dal primo, se vi è stato svolgimento di attività corrispondenti all'esercizio del diritto di proprietà, sicché è allora il convenuto a dover dimostrare il contrario, provando che la disponibilità del bene è stata conseguita dall'attore mediante un titolo che gli conferiva un diritto di carattere soltanto personale. Pertanto, per stabilire se in conseguenza di una convenzione (anche se nulla per difetto di requisiti di forma) con la quale un soggetto riceve da un altro il godimento di un immobile si abbia possesso idoneo all'usucapione, ovvero mera detenzione, occorre fare riferimento all'elemento psicologico del soggetto stesso ed a tal fine stabilire se la convenzione sia un, contratto ad effetti reali o ad effetti obbligatori, in quanto solo nel primo caso il contratto è idoneo a determinare l"'animus possidendi" nell'indicato soggetto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14092 del 11 giugno 2010)
Cass. civ. n. 9303/2009
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9303 del 17 aprile 2009)
Cass. civ. n. 21834/2007
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 21834 del 17 ottobre 2007)
Cass. civ. n. 11774/2006
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11774 del 19 maggio 2006)
Cass. civ. n. 5161/2006
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5161 del 10 marzo 2006)
Cass. civ. n. 15248/2005
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15248 del 20 luglio 2005)
Cass. civ. n. 7777/2005
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7777 del 14 aprile 2005)
Cass. civ. n. 23086/2004
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 23086 del 10 dicembre 2004)
Cass. civ. n. 15145/2004
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15145 del 6 agosto 2004)
Cass. civ. n. 14395/2004
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14395 del 29 luglio 2004)
Cass. civ. n. 3648/2004
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3648 del 24 febbraio 2004)
Cass. civ. n. 16094/2003
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16094 del 27 ottobre 2003)
Cass. civ. n. 12091/2003
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12091 del 18 agosto 2003)
Cass. civ. n. 15716/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15716 del 8 novembre 2002)
Cass. civ. n. 13186/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13186 del 10 settembre 2002)
Cass. civ. n. 12984/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12984 del 6 settembre 2002)
Cass. civ. n. 3568/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3568 del 12 marzo 2002)
Cass. civ. n. 7894/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7894 del 9 giugno 2000)
Cass. civ. n. 696/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 696 del 22 gennaio 2000)
Cass. civ. n. 2485/1999
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2485 del 18 marzo 1999)
Cass. civ. n. 1635/1999
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1635 del 25 febbraio 1999)
Cass. civ. n. 8930/1998
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8930 del 9 settembre 1998)
Cass. civ. n. 8176/1998
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8176 del 19 agosto 1998)
Cass. civ. n. 5980/1998
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5980 del 16 giugno 1998)
Cass. civ. n. 11605/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11605 del 21 novembre 1997)
Cass. civ. n. 5711/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5711 del 26 giugno 1997)
Cass. civ. n. 1925/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1925 del 4 marzo 1997)
Cass. civ. n. 1634/1996
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1634 del 2 marzo 1996)
Cass. civ. n. 1480/1996
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1480 del 26 febbraio 1996)
Cass. civ. n. 2334/1995
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2334 del 1 marzo 1995)
Cass. civ. n. 1044/1995
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1044 del 28 gennaio 1995)
Cass. civ. n. 3947/1994
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3947 del 26 aprile 1994)
Cass. civ. n. 9096/1991
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9096 del 24 agosto 1991)
Cass. civ. n. 4836/1991
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4836 del 3 maggio 1991)
Cass. civ. n. 4650/1991
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4650 del 27 aprile 1991)
Cass. civ. n. 3669/1987
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3669 del 13 aprile 1987)
Cass. civ. n. 3340/1987
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3340 del 7 aprile 1987)
Cass. civ. n. 1840/1986
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1840 del 18 marzo 1986)
Cass. civ. n. 4704/1985
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4704 del 19 settembre 1985)
Cass. civ. n. 3398/1984
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3398 del 5 giugno 1984)
Cass. civ. n. 2210/1984
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2210 del 5 aprile 1984)
Cass. civ. n. 120/1983
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 120 del 7 gennaio 1983)
Cass. civ. n. 1004/1982
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1004 del 17 febbraio 1982)
Cass. civ. n. 2799/1977
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2799 del 29 giugno 1977)
Cass. civ. n. 736/1977
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 736 del 18 febbraio 1977)
Cass. civ. n. 3859/1976
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3859 del 25 ottobre 1976)
Cass. civ. n. 1122/1976
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1122 del 29 marzo 1976)
Cass. civ. n. 814/1976
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 814 del 10 marzo 1976)
Cass. civ. n. 952/1975
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 952 del 13 marzo 1975)
relative all'articolo 948 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 948 Codice civile - Azione di rivendicazione | Quesito Q202025286
CLAUDIO Z. chiede
giovedì 09/04/2020 - Lazio
“Il mio Amministratore di condominio ha affermato, nell'ambito di una PEC inviata al mio avvocato, che, dalla documentazione in suo possesso, una certa chiostrina che si trova nel palazzo è condominiale.
Il mio avvocato ha richiesto tale documentazione all'Amministratore tramite PEC per ben due volte (una volta nell'ottobre 2019 e l'altra nel febbraio 2020).
L'amministratore NON risponde.
Si chiede quali azioni legali può intraprendere il mio avvocato (al momento non riesco a contattarlo).
Da quanto descritto, par di capire che l’amministratore di condominio, nell’adempimento dei suoi compiti, abbia rivendicato come condominiale la proprietà di una parte dell’edificio, la chiostrina, che, sicuramente, l’autore del quesito utilizza in maniera esclusiva impedendo agli altri proprietari di accedervi.
L’effetto della comunicazione inviata è quello di interrompere il computo del termine ventennale di cui all’art.1158 del c.c. utile per usucapire la chiostrina. Così facendo, l’amministratore si pone come obbiettivo quello di evitare che quella parte dell’edificio, ritenuta condominiale dagli altri condomini, diventi di proprietà esclusiva di un singolo a danno della restante parte dei proprietari.
L’avvocato dell’autore del quesito nella corrispondenza intercorsa con il condominio avrà sicuramente contestato quanto sostenuto nella pec e sollecitato l’amministratore a consegnare tutta la documentazione utile a provare la natura condominiale della chiostrina.
Il silenzio dell’amministratore alle richieste avanzate è assolutamente positivo per gli interessi dell’autore del quesito, in quanto potrebbe essere indicativo del fatto che questa documentazione semplicemente non esiste.
In applicazione del principio dell’onere della prova racchiuso nell’art. 2697del c.c., chi agisce per rivendicare la proprietà ai sensi dell’’art. 948 del c.c., ha l’onere di provare il proprio diritto anche attraverso i propri danti causa fino a risalire ad un acquisto a titolo originario, o dimostrando l’intervenuto acquisto per usucapione (si veda tra le tante Cass. Civ., Sez.II, Ord. n.32386 del 14.12.2018).
In altre parole l’iniziativa se instaurare o meno una causa volta ad accertare la natura condominiale della chiostrina spetta al condominio, e sarà suo onere fornire la prova che tale parte sia effettivamente di proprietà comune, onere che, sicuramente, non può ricadere sulla parte convenuta che nel caso specifico è l’autore del quesito. Allo stato attuale, quindi, la cosa più giusta da fare è quella di non prendere alcuna iniziativa, attendendo che il condominio faccia la prima mossa notificando eventualmente o una istanza di mediazione o un atto giudiziario. Ovviamente questo accadrà se l’assemblea dei proprietari, a cui lo stesso autore del quesito dovrà essere convocato, autorizzerà l’amministratore ad intraprendere il percorso giudiziario, posto che all’oggi non si ha traccia di alcuna documentazione a sostegno della natura condominiale della chiostrina.
Nel frattempo si consiglia di continuare a comportarsi come se nulla fosse, usando la chiostrina in maniera esclusiva come, si immagina, si è fatto fino ad oggi: non sempre la miglior difesa è l’attacco!
Norma di riferimento: Articolo 948 Codice civile - Azione di rivendicazione | Quesito Q202024769
Ferdinando G. chiede
giovedì 23/01/2020 - Campania
“I miei genitori negli anni 70 costruirono un fabbricato di tre piani e negli anno 80 donarono a ciascuno dei tre figli la nuda proprietà di un piano continuando loro ad abitare a piano terra; poiché sono ingegnere provvidi personalmente al frazionamento prima e alla sanatoria successivamente. Nel 2004 mi fu donato anche l'usufrutto dell'appartamento oltre ad un garage costruito sui beni comuni e provvidi alla redazione dell'elaborato planimetrico e all'accatastamento dello stesso aggraffandolo al mio appartamento. Mio padre è morto nel 2009 mentre mia madre tuttora vivente, sulla carta resta usufruttuaria per 500/1000 dei beni degli altri due figli.
Qualche tempo fa, volendo recintare la mia area esclusiva a piano terra e adiacente al giardino comune (agli altri due era stata data un'area scoperta prospiciente la strada su cui poi hanno costruito delle verande abusive) ho richiesto copia dell'elaborato planimetrico. Ho dovuto riscontrare che lo stesso era stato stravolto, non compariva più la mia area esclusiva e la legnaia, bene comune, era stata accatastata come bene esclusivo di un mio fratello che nel frattempo se ne era appropriato e la trasformava e usava in maniera esclusiva. Della variazione dell'elaborato planimetrico nessuno aveva avuto notizia, io ne sono venuto a conoscenza solo fortuitamente. L'appropriazione della legnaia è avvenuta anche con danneggiamento delle utilità esclusive (Serbatoi gpl e impianto autoclave) presenti nell'area comune e a seguito di numerosi atti di emulazione (la protervia era degenerata tanto che avevo preferito trasferirmi piuttosto che passare un guaio con questo soggetto particolare). Ultimamente a ridosso della ex legnaia è comparsa una recinzione in lamiera che ci esclude da circa un terzo del giardino comune.
E' lecito variare l'elaborato planimetrico all'insaputa dei comproprietari? cosa fare per ripristinare la situazione preesistente e come ottenere il rilascio dei beni comuni occupati con violenza.
Il tribunale di competenza è quello di (omissis), se ne esistono i presupposti si valuterà l'azione da esperire.
Il primo chiarimento che viene chiesto attiene alla modalità di variazione di un elaborato planimetrico, dovendosi a tal riguardo precisare che con tale espressione si intende quel documento volto a rappresentare graficamente il perimetro dell’edificato, le porzioni comuni, la suddivisione delle aree scoperte e gli accessi alle singole unità immobiliari (così si legge nella Circolare della Direzione generale del catasto e dei servizi tecnici erariali n. 2 del 20.01.1984).
Esso è obbligatorio quando si intendono costituire beni comuni censibili e beni comuni non censibili, viene rilasciato dal catasto e può essere richiesto da chiunque vi abbia interesse, a prescindere dalla titolarità sull’immobile.
Questi pochi elementi, sicuramente ben noti a chi pone il quesito (in quanto trattasi di un ingegnere), ma qui precisati perché probabilmente utili per eventuali terzi lettori che non conoscono la materia, inducono a dover rispondere che deve ritenersi lecita la sua variazione all’insaputa dei comproprietari, potendo tale variazione essere richiesta da chiunque, anche da chi non riveste la qualità di proprietario o titolare di altro diritto reale sugli immobili interessati.
Detto questo, il problema fondamentale che adesso si pone è quello di come difendere la comproprietà dei beni comuni, e precisamente della legnaia e del giardino, e di come sistemare sotto il profilo planimetrico l’area esclusiva a piano terra, adiacente al giardino comune.
Per quanto concerne questo secondo aspetto, si ritiene che, se non vi è stata alcuna appropriazione di fatto di quell’area esclusiva, sarà sufficiente procedere soltanto da un punto di vista tecnico alla variazione dell’elaborato planimetrico, potendo tale variazione, come detto prima, essere posta in essere da chiunque ed in qualunque momento (sugli aspetti propriamente tecnici, ovviamente, questa redazione non può essere in grado di fornire alcuna indicazione, in quanto esulano dalla materia giuridica).
Qualora, invece, il fratello, che adesso sta tentando di appropriarsi di circa un terzo del giardino comune, si sia anche appropriato sia dell’area esclusiva che della legnaia, allora il problema non può che porsi sotto un profilo prettamente giuridico di difesa della proprietà.
Purtroppo, considerate le espressioni temporali usate nel quesito, sembra di capire che si tratta di fatti ed azioni risalenti a più di un anno fa, il che induce a dover escludere la ricorrenza dei presupposti per avvalersi delle azioni possessorie.
Infatti, l'art. 1168 del c.c. e l'art. 1170 del c.c. consentono l’esercizio rispettivamente dell’azione di reintegrazione e di manutenzione qualora non sia trascorso più di un anno dall’avvenuto spoglio o dalla molestia.
In difetto dei presupposti per avvalersi di queste azioni, dunque, non resta che agire per il recupero dei beni illegittimamente usurpati mediante l’esercizio delle azioni a difesa della proprietà, ed in particolare dell’azione di rivendicazione della proprietà (art. 948 c.c.), attraverso la quale sarà ben possibile ottenere la restituzione di quell’area esclusiva, previa dimostrazione della esistenza di un valido titolo di proprietà.
Occorre tuttavia precisare che l’esercizio di tale azione non è consigliabile se sono già trascorsi venti anni da quando il fratello si è appropriato dell’area, in quanto sarà fin troppo semplice per lo stesso opporre l’intervenuto acquisto in suo favore a seguito di usucapione, modo di acquisto della proprietà previsto dall’art. 1158 del c.c..
In ordine, invece, ai beni comuni si suggerisce di avvalersi del disposto di cui all’art. 1102 del c.c., il quale vieta a ciascuno dei partecipanti di servirsi della cosa comune alterandone la destinazione e impedendone agli altri partecipanti di farne un pari uso.
Costituisce principio pacifico in giurisprudenza (cfr. Cass. 17208/2008 e Cass. 11287/2010) quello secondo cui lo sfruttamento esclusivo del bene da parte del singolo, che ne impedisca la simultanea fruizione degli altri, non può ricondursi alla facoltà di ciascun comunista di trarre dal bene comune la più intensa utilizzazione, ma ne integra un uso illegittimo.
Pertanto, ciò che può consigliarsi nell’immediato è di diffidare formalmente il fratello ad eliminare quella recinzione in lamiera, che ostacola il pari uso del giardino comune.
Qualora, come è molto probabile, non venga dato alcun seguito a quella diffida, per evitare che lo stesso possa un domani vantare di aver usucapito quel bene, non resterà altra soluzione che quella di avvalersi del procedimento di cui all’art. 700 c.p.c., attraverso cui chiedere al giudice di emettere un provvedimento di urgenza, per mezzo del quale ottenere la rimozione di quella recinzione e la rimessione in pristino del giardino comune.
Norma di riferimento: Articolo 948 Codice civile - Azione di rivendicazione | Quesito Q201513666
giovedì 16/07/2015 - Emilia-Romagna
Il volume approfondisce le singole azioni a tutela della proprietà quali l'azione di rivendicazione, negatoria, di regolamento di confini e l'azione per apposizione di termini. Nei primi capitoli si effettua una verifica generale dei diversi ambiti di operatività dei rimedi giuridici previsti dal nostro ordinamento a difesa della proprietà sui beni immobili, da un lato accertando quali sono attualmente e quale proficuità rivestono i relativi meccanismi di... (continua)