Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2016/03/
Timestamp: 2017-06-25 08:39:32+00:00
Document Index: 115237870

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il Commercialista in Rete: 03/2016
Fino al 31/12/2016Descrizione codici tributoDal 1°/1/2017Descrizione codici tributo
1004RITENUTE SUI REDDITI ASSIMILATI A QUELLI DI LAVORO DIPENDENTE1001RITENUTE SU RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA' AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO
1013RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO
1033ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS - ART. 33, C.2, DEL DL 78/2010
1685RITENUTE SU RETRIBUZIONI RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1686RITENUTE SU RETRIBUZIONI RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1059ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS VERSATA IN SICILIA, SARDEGNA E VALLE D'AOSTA E MATURATI FUORI DALLE PREDETTE REG.-A.33,C.2,DL 78/101301RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E CONGUAGLI SICILIA SARDEGNA E VALLE D’AOSTA IMPIANTI FUORI REGIONE
1693RITENUTE SU RETRIBUZIONI CORRISPOSTE DA SOSTITUTI D'IMPOSTA CON DOMICILIO FISCALE IN SICILIA SARDEGNA O VAL D'AOSTA MA DI COMPETENZA ESCLUSIVA DELL'ERARIO RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE1301
1694RITENUTE SU RETRIBUZIONI CORRISPOSTE DA SOSTITUTI D'IMPOSTA CON DOMICILIO FISCALE IN SICILIA SARDEGNA O VAL D'AOSTA MA DI COMPETENZA ESCLUSIVA DELL'ERARIO RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1054ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN SICILIA E VERSATA FUORI REGIONE - ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/20101601RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN SICILIA
1613RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO IMPIANTI IN SICILIA
1687RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SICILIA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1688RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPET. D. REGIONE SICILIA RIALL.U.SOLUZ.
1055ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D’IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN SARDEGNA E VERSATA FUORI REGIONE – ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/20101901
1689RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SARDEGNA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1690RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE SARDEGNA RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE
1913RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI 2 MESI DELL'ANNO SUC IMPIANTI SARDEGNA
1056ADDIZIONALE OPERATA DAL SOSTITUTO D'IMPOSTA SU COMPENSI EROGATI A TITOLO DI BONUS E STOCK OPTIONS MATURATI IN VALLE D'AOSTA E VERSATA FUORI REGIONE - ART. 33, C.2, DEL D.L. 78/20101920RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN VALLE D’AOSTA
1691RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE VALLE D'AOSTA RIALLINEAMENTO PAGAMENTO RATEALE
1692RITENUTE SU RETRIBUZIONI DI COMPETENZA DELLA REGIONE VALLE D'AOSTA RIALLINEAMENTO UNICA SOLUZIONE1920RETRIBUZIONI PENSIONI TRASFERTE MENSILITA’ AGGIUNTIVE E RELATIVO CONGUAGLIO IMPIANTI IN VALLE D’AOSTA
1916RITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI 2 MESI DELL'ANNO SUC IMPIANTI IN VALLE D'AOSTA
1038RITENUTE SU PROVVIGIONI PER RAPPORTI DI COMMISSIONE DI AGENZIA DI MEDIAZIONE E DI RAPPRESENTANZA1040RITENUTE SU REDDITI DI LAVORO AUTONOMO COMPENSI PER L’ESERCIZIO DI ARTI E PROFESSIONI
3815ADDIZIONALE REGIONALE ALL'IRPEF SOSTITUTO D'IMPOSTA TRATTENUTA DI IMPORTO MINIMO3802ADDIZIONALE REGIONALE ALL’IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE SOSTITUTI D’IMPOSTA
111ERITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO100ERITENUTE SUI REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE E ASSIMILATI
122ERITENUTE SU CONGUAGLIO EFFETTUATO NEI PRIMI DUE MESI DELL'ANNO SUCCESSIVO IMPIANTI IN VALLE D'AOSTA192ERITENUTE OPERATE SU TRATTAMENTI PENSIONISTICI E REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE ED ASSIMILATI, MATURATE IN VALLE D’AOSTA E VERSATE FUORI DALLA REGIONE STESSA
Quando verrà il momento di utilizzare i codici 1001, 1601, 1901 e 1920 (che hanno accolto le funzioni dei numeri 1013, 1613, 1913 e 1916) per versare le ritenute sul conguaglio effettuato nei primi due mesi dell’anno successivo, la risoluzione “suggerisce” di indicare nel modello F24, nel campo “rateazione/regione/prov/mese rif.”, mese “12” e anno di competenza del conguaglio.Stesso discorso per i codici tributo 100E e 192E (nei quali sono confluiti il 111E e il 122E) che, però, vanno riportati nell’F24EP.Infine, passiamo agli otto codici che hanno cambiato nome. Eccoli:1012 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata”1312 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - Sicilia Sardegna e Valle d'Aosta impianti fuori regione”1612 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Sicilia”1912 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Sardegna”1914 “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Valle d'Aosta”110E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata”117E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - Valle d'Aosta impianti fuori regione”121E “ritenute su indennità per cessazione di rapporto di lavoro e prestazioni in forma di capitale soggette a tassazione separata - impianti in Valle d'Aosta”.
Prestazioni economiche di malattia, di maternità e di tubercolosi. Premessa
· assegno di maternità (in misura piena) pari a euro 338,89 mensili per complessivi euro 1.694,45; · indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.) con riferimento ai nuclei familiari con tre componenti pari a euro 16.954,95.
Le novità di Unico Sc 2016: i cambiamenti del quadro RS.
Il Dlgs 156 modifica alcune disposizioni contenute nell’articolo 30 della legge 724/1994.
Nel quadro RS, nell’apposito prospetto, le società di capitali verificano la sussistenza o meno delle condizioni di operatività e, nel caso, determinano il reddito minimo, come anche i soggetti ritenuti in “perdita sistematica” (articolo 2, commi 36-decies e 36-undecies, del Dl 138/2011).
La disciplina prevede la possibilità di richiedere all’Agenzia delle Entrate la disapplicazione delle predette disposizioni tramite interpello. Tale interpello delle società di comodo presenta caratteristiche che lo rendono assimilabile – si legge nella relazione illustrativa – agli interpelli probatori di cui alla lettera b) del nuovo articolo 11, comma 1, dello Statuto.
Il regime di aiuto alla crescita economica (Ace) comporta la possibilità di dedurre dal reddito complessivo netto un importo pari al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio valutato, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015, mediante l’applicazione dell’aliquota del 4,5% alla variazione in aumento del suddetto capitale rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010.
I soggetti che vogliono fruire di tale agevolazione devono compilare l’apposito prospetto della dichiarazione dei redditi.
Il “decreto interpelli e contenzioso” interviene a integrare il comma 8 dell’articolo 1 del Dl 201/2011.
Il contribuente ha facoltà di interpellare l’amministrazione finanziaria per dimostrare che le operazioni effettuate non comportano duplicazioni del beneficio. Anche in questo caso, il contribuente che intende fruire del beneficio Ace ma non ha presentato l’istanza di interpello prevista ovvero, avendola presentata, non ha ricevuto risposta positiva, deve separatamente indicare nella dichiarazione dei redditi gli elementi conoscitivi da individuarsi con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
Le operazioni richiamate sono quelle che comportano le limitazioni all’operatività del regime previste dalle disposizioni antielusive contenute nel decreto 14 marzo 2012. Considerando l’interpello come probatorio, l’assenza di duplicazioni del beneficio può essere fornita sia in sede di interpello, sia successivamente.
Altra modifica al quadro RS riguarda il prospetto degli “Investimenti in Start-up innovative”, dove è stata prevista la casella “PMI innovativa” (righi da RS160 a RS162).
Il Dl 3/2015 ha previsto l’applicazione delle disposizioni relative alle agevolazioni per la deduzione dell’investimento in start-up contenute nel Dl 179/2012 alle Pmi innovative che operano sul mercato da meno di sette anni dalla loro prima vendita commerciale, nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dall’articolo 21 del regolamento (Ue) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014. Quindi, la nuova casella (colonna 4) va barrata se l’investimento è stato effettuato in piccole e medie imprese.
La casa di lusso non lascia fuori i vani occupati da porte e finestre.
La Corte esamina una questione di diritto riguardante la decadenza dall’agevolazione dell’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 4% per gli acquisti delle case di abitazione non di lusso secondo i criteri di cui al DM LL.PP. 2 agosto 1969 [Tabella A, parte seconda, n. 21), allegata al DPR n. 633 del 1072].
Il citato DM, all’art. 6, reca la disciplina delle caratteristiche delle abitazioni di lusso facendo riferimento alle “singole unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine)”. Dunque, in materia di IVA e di imposta di registro, il legislatore ha effettuato la scelta – espressione di insindacabile discrezionalità politica – di adottare ai fini fiscali, quale unico criterio di determinazione della “superficie utile”, quello stabilito dal menzionato art. 6 del DM LL.PP. n. 1072 del 1969. Ciò comporta che è escluso, in assenza di elementi di incertezza sulla portata semantica della disposizione, il ricorso ad integrazioni “ab externo” del contenuto prescrittivo della norma, mediante trasposizione o rinvio a differenti criteri di calcolo definiti da altre fonti normative a fini diversi dalla imposizione tributaria.
Sulla base di tali criteri, la sentenza della CTR che, ai fini del calcolo della superficie utile, ricomprenda nelle aree da escludere anche i vani porta e finestra, non espressamente considerati dalla norma agevolativa, in considerazione della “non abitabilità” di tali vani, è censurabile per violazione dell'art. 1, nota 2 bis, Tabella, Parte Prima, allegata al DPR n. 131 del 1986, nonchè del DM n. 1072 del 1969, art. 6, e per violazione dell'art. 14 preleggi in combinato disposto con le predette norme, essendo inconferente il riferimento al DM LL.PP. 10 maggio 1977, recante la disciplina del costo di costruzione dei nuovi edifici, che stabilisce che la “superficie di pavimento degli alloggi” debba essere computata senza includere i vani di porte e finestre (in materia fiscale le norme agevolative hanno natura eccezionale e sono, quindi, di stretta interpretazione, ai sensi dell’art. 14 preleggi, non essendo consentito all’interprete il ricorso al criterio analogico per estenderne l’applicazione oltre i casi e le condizioni dalle stesse espressamente considerati).
Sentenza n. 4333 del 4 marzo 2016 (udienza 22 giugno 2015)
Agevolazione acquisto case non di lusso – Applicazione criteri D.M. Lavori pubblici 2 agosto 1969 – Calcolo della “superficie utile”
La fiscalità del trust: adempimenti per il monitoraggio.
L'articolo 4 del Dl 167/1990 stabilisce che "le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate residenti in Italia, che, nel periodo d'imposta, detengono investimenti all'estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi".
Si tratta dell'obbligo di monitoraggio fiscale, assolto mediante la compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi.
Dalla lettura della citata disposizione, si evince che, in linea di principio, anche i trust residenti in Italia aventi natura di enti non commerciali sono soggetti agli obblighi di monitoraggio fiscale e, pertanto, al pari di tutti gli altri contribuenti residenti rientranti nell'ambito soggettivo della normativa in esame, sono tenuti alla compilazione del quadro RW nell'ipotesi di detenzione di attività estere, finanziarie e patrimoniali, a titolo di proprietà o di altro diritto reale, indipendentemente dalle modalità della loro acquisizione (e, quindi, anche se derivanti da eredità o donazioni). Tuttavia, la particolare struttura del trust impone di considerare la questione da una prospettiva più articolata, sulla quale ci si soffermerà a breve.
Agli obblighi di monitoraggio fiscale sono altresì tenuti i soggetti sopra indicati (persone fisiche, enti non commerciali e società semplici ed equiparate residenti in Italia) che, "pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, siano titolari effettivi dell'investimento secondo quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, lettera u), e dall'allegato tecnico del Dlgs 231/2007" (recante norme di materia di antiriciclaggio).
L'estensione degli obblighi in materia di monitoraggio fiscale anche ai "titolari effettivi" dell'investimento all'estero o delle attività estere di natura finanziaria si è avuta per effetto della riformulazione del testo dell'articolo 4 operata con l'articolo 9 della legge 97/2013 ("Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2013").
In tal modo, il legislatore nazionale ha inteso ampliare l'ambito soggettivo della normativa in commento per meglio garantire l'adempimento dell'obbligo di presentazione del quadro RW (che, quindi, non riguarda più soltanto i possessori diretti o formali e coloro che hanno la disponibilità o la possibilità di movimentazione dell'investimento ovvero delle attività finanziarie estere, ma anche chi, sotto un profilo sostanziale, ne sia l'effettivo titolare), con ciò adeguandosi peraltro anche alle indicazioni provenienti dalla Unione europea.
In ordine alle novità introdotte in materia di monitoraggio fiscale dalla legge 97/2013, l'Agenzia delle Entrate ha avuto modo di fornire dettagliate precisazioni nella Circolare 38/E del 23 dicembre 2013 (che ha fatto seguito al provvedimento del 18 dicembre 2013, emanato per dare attuazione alle richiamate disposizioni normative).
Con particolare riferimento al trust, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che "l'obbligo di compilazione del quadro RW sussiste non soltanto nel caso di possesso diretto delle attività da parte del contribuente, ma anche nel caso in cui le predette attività siano possedute dal contribuente per il tramite di interposta persona. E' il caso, ad esempio, di soggetti che abbiano l'effettiva disponibilità di attività finanziarie e patrimoniali "formalmente" intestate ad un trust (sia esso residente o non residente)". Pertanto, "ogni qualvolta il trust sia un semplice schermo formale e la disponibilità dei beni che ne costituiscono il patrimonio sia da attribuire ad altri soggetti, disponenti o beneficiari del trust, lo stesso deve essere considerato come un soggetto meramente interposto ed il patrimonio (nonché i redditi da questo prodotti) deve essere ricondotto ai soggetti che ne hanno l'effettiva disponibilità. Al fine di individuare i casi in cui il trust deve essere considerato interposto si può fare riferimento alle fattispecie esemplificative indicate nella circolare 43/E del 10 ottobre 2009, paragrafo 1 e nella circolare n. 61/E del 27 dicembre 2010".
Alla luce di quanto appena ricordato, quindi, attualmente l'individuazione dei soggetti tenuti all'adempimento degli obblighi di monitoraggio fiscale risponde a criteri di natura sostanziale e di effettività. In particolare, la definizione di "titolare effettivo" rilevante ai fini della seconda parte del comma 1, dell'articolo 4, Dl 167/1990, è stata mutuata dal legislatore dalla definizione contenuta nella normativa antiriciclaggio, di cui all'articolo 1, comma 2, lettera u), Dlgs 231/2007, e all'articolo 2 dell'allegato tecnico al medesimo decreto.
Pertanto, come si evince dalla lettura della circolare 38/2013, in caso di entità giuridiche, quali le fondazioni e di istituti giuridici, quali i trust, che amministrano e distribuiscono fondi, per "titolare effettivo" ai fini degli obblighi di monitoraggio fiscale devono intendersi:
la persona fisica o le persone fisiche beneficiarie del 25% o più del patrimonio di un'entità giuridica, se i futuri beneficiari sono già stati determinati
la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l'entità giuridica, se le persone che beneficiano dell'entità giuridica non sono ancora state determinate
la persona fisica o le persone fisiche che esercitano un controllo sul 25% o più del patrimonio di un'entità giuridica.
In altri termini, l'obbligo dichiarativo riguarda anche i casi in cui le attività estere, pur essendo intestate a entità giuridiche diverse dalle società (ad esempio, fondazioni o trust), siano riconducibili a persone fisiche in qualità di "titolari effettivi" delle attività stesse.
La circolare 38/E precisa che "ai fini della determinazione della percentuale rilevante per essere considerato "titolare effettivo" di società e di altre entità giuridiche (quali i trust, ndr), si devono computare anche le partecipazioni imputate ai familiari indicati nell'articolo 5, comma 5, Tuir (…). Il contribuente è tenuto a verificare se durante l'intero periodo d'imposta lo status di titolare effettivo si è realizzato anche per un solo giorno".
Alla luce dell'assetto normativo sopra sinteticamente descritto, il sorgere dell'obbligo dichiarativo ai fini del monitoraggio fiscale deve quindi essere determinato in concreto, prendendo in considerazione le diverse ipotesi riscontrabili nella pratica.
Con particolare riferimento al caso in cui un contribuente detenga investimenti o attività estere per il tramite di un trust, si possono verificare distinte fattispecie a seconda del veicolo attraverso il quale si realizza o meno il requisito della titolarità effettiva.
Innanzitutto, come anticipato poco sopra, si ribadisce che i trust, aventi la natura di enti non commerciali, residenti in Italia, non fittiziamente interposti, sono in linea di principio tenuti agli adempimenti di monitoraggio fiscale per gli investimenti all'estero e le attività estere di natura finanziaria da essi detenuti.
Tuttavia, è necessario precisare che, in caso di trust trasparenti residenti, ossia quando il reddito o il patrimonio (o parte di esso) del trust sono direttamente riferibili a beneficiari individuati (ossia a soggetti titolari del diritto di pretendere dal trustee l'assegnazione degli stessi), gli obblighi di monitoraggio delle attività estere ricadono:
sul trust (sempreché sia un ente non commerciale), se i beneficiari individuati non rivestono la qualifica di "titolari effettivi" ai sensi della predetta normativa antiriciclaggio (ad esempio, perché destinatari di una quota inferiore al 25% del patrimonio). In tal caso, il trust deve indicare nel quadro RW della propria dichiarazione dei redditi il valore delle attività estere e della percentuale del patrimonio non attribuibile ai "titolari effettivi", se presenti
sui beneficiari, qualora gli stessi possano essere qualificati come "titolari effettivi" delle attività estere detenute dal trust (ad esempio, perché la percentuale di attribuzione del patrimonio o di controllo è pari o superiore al 25%). I beneficiari individuati titolari effettivi sono tenuti a indicare nel quadro RW della propria dichiarazione dei redditi il valore delle attività estere nonché la percentuale di patrimonio a essi riconducibile. Ad esempio, si pensi al caso di un beneficiario individuato di un trust trasparente che sia destinatario di una quota pari al 25% del patrimonio detenuto all'estero dal trust. In tale ipotesi, il contribuente, in qualità di titolare effettivo degli investimenti all'estero e delle attività estere di natura finanziaria del trust, deve indicare nel quadro RW il valore complessivo delle attività estere (obbligazioni, immobili e conti correnti) nonché la percentuale di patrimonio a esso riconducibile (25%). Il trust, se ente non commerciale residente, deve indicare nel proprio RW il valore dei predetti investimenti e attività e la percentuale del patrimonio non attribuibile al "titolare effettivo" (75%).
se sono titolari effettivi, devono indicare nel quadro RW le attività detenute all'estero dal trust
Si ricordi che, in ogni caso, il trustee non può essere qualificato "titolare effettivo", poiché egli amministra e gestisce i beni in trust "secondo il regolamento del trust o le norme di legge e non nel proprio interesse".
Nella ipotesi di trust con beneficiari non individuati (trust opaco), la circolare 38/2013 evidenzia che "non è pertinente al monitoraggio il criterio utilizzato ai fini della disciplina dell'antiriciclaggio per individuare il titolare effettivo (…).In tal caso, infatti, l'articolo 2, comma 1, lettera b), n. 2), dell'allegato tecnico al decreto legislativo n. 231 del 2007, specifica che per "titolare effettivo" si intende la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce l'entità giuridica. Considerato, infatti, che la dizione "categoria di persone" non consente di individuare puntualmente un soggetto tenuto all'obbligo di monitoraggio, il quadro RW deve essere compilato dal trust stesso, ricorrendone i presupposti", e cioè nel caso in cui si tratti di trust (opaco) non commerciale residente.
Inoltre, la circolare 38/E precisa che il "titolare effettivo" del trust, individuato secondo i parametri sopra descritti, deve indicare nel quadro RW le attività estere che il trust detiene direttamente e per il tramite di altri soggetti esteri situati in Paesi non collaborativi e fintantoché permanga la condizione di titolarità effettiva degli investimenti.
Per consentire ai "titolari effettivi" del trust di adempiere ai prescritti obblighi dichiarativi, il trustee è tenuto non solo a individuare i titolari effettivi degli investimenti e delle attività detenuti all'estero dal trust, ma altresì a comunicare agli stessi i dati utili per la compilazione del quadro RW, e cioè:
Indetraibilità della palestra.
La spesa per l'iscrizione a una palestra non rientra tra quelle detraibili. Non può, infatti, essere qualificata spesa sanitaria, anche se accompagnata da un certificato medico che prescriva una specifica attività motoria. Tale attività, anche se svolta a scopo di prevenzione o terapeutico, va inquadrata in un generico ambito salutistico di cura del corpo e non può essere invece riconducibile a un trattamento sanitario qualificato (punto 2.3 della circolare 19/E del 2012).
Le specifiche tecniche di Unico Pf.
Diritto alla detrazione Iva.
Nell’ambito di operazioni intracomunitarie di acquisto di beni o servizi, l’omessa annotazione delle fatture ricevute da fornitori residenti in altri Paesi membri dell’Unione europea nei registri degli acquisti e delle vendite non determina la perdita del diritto alla detrazione, purché siano soddisfatte le condizioni sostanziali per l’esercizio del diritto, che devono, pertanto, emergere – con certezza – dalla documentazione in possesso del contribuente ed esibita all’Amministrazione finanziaria in sede di verifica.
Lo ha affermato la Corte di cassazione nella sentenza n. 3586 del 24 febbraio 2016.
La controversia trae origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento, con il quale l’ufficio ha recuperato a carico della società contribuente, tra l’altro, l’imposta dovuta a titolo di Iva per l’anno 1998.
Il recupero trae origine dalla circostanza per cui la società ha effettuato acquisti intracomunitari (prestazioni di servizi e di consulenza), con emissione di fatture da parte di soggetti residenti in altri Stati membri dell’Unione europea, che tuttavia non sono state, dalla stessa, annotate nei registri Iva. Infatti, il cessionario o committente deve numerare e integrare la fattura relativa all’acquisto intracomunitario con l’indicazione del controvalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono a formare la base imponibile dell’operazione, espressi in valuta estera, nonché dell’ammontare dell’imposta, calcolata secondo l’aliquota dei beni, ovvero deve emettere autofattura (articolo 46, Dl 331/1993) e deve annotare distintamente le fatture, sia nel registro delle fatture emesse sia nel registro degli acquisti (articolo 47, Dl 331/1993).
La Commissione tributaria provinciale ha accolto il ricorso della società.
A seguito di appello dell’ufficio, la Commissione tributaria regionale ha confermato la pronuncia dei giudici di prime cure, affermando che la mancata annotazione delle fatture nei registri contabili integra un’infrazione meramente formale “atteso che l’imposta a debito risultava equivalente all’imposta a credito, con la conseguenza che la pretesa dell’ufficio doveva considerarsi illegittima, tanto in relazione alla maggiore Iva, quanto alla sanzione pecuniaria”.
A seguito del ricorso per cassazione, proposto dall’Agenzia delle Entrate, la vicenda approda al vaglio della Corte suprema.
Con la pronuncia in commento, la Corte di cassazione ha rigettato l’impugnazione, ritenendo corrette le conclusioni formulate dal giudice del merito, alla luce delle più recenti pronunce emesse dalla Corte di giustizia, in relazione alla questione controversa e recepite dalla giurisprudenza di legittimità.
In particolare, secondo la Corte suprema, la tesi secondo cui la violazione degli obblighi contabili determinerebbe la “perdita del diritto” alla detrazione dell’Iva non può essere sostenuta alla luce del sistema normativo del tributo armonizzato.
La giurisprudenza comunitaria, infatti, ha evidenziato che, in difetto di una specifica disciplina in tal senso all’interno della sesta direttiva (applicabile ratione temporis), spetta agli Stati membri adottare misure idonee a consentire la rettifica e la correzione di eventuali errori formali e materiali, garantendo, da un lato, il rispetto del principio della neutralità, dall’altro, la lotta contro fenomeni di frode (cfr Corte giustizia, sentenza 19 settembre 2000 in causa C-454/98, Schmeink & Cofreth AG e Manfred Strobel; sentenza 21 marzo 2000, in cause riunite C-110/98 e C-147/98, Gabalfrisa; richiamate, inoltre, le sentenze: 8 maggio 2008, emessa nelle cause riunite C-95/07 e C-96/07, Ecotrade s.p.a., con riferimento alla disciplina della sesta direttiva e, in particolare, al sistema della inversione contabile previsto per gli acquisiti intracomunitari; 21 ottobre 2010, causa C-385/09, Nidera Handelscompagnie BV; 12 luglio 2012, causa C-284/11, EMS Bulgaria Transport OOD).
Al riguardo, per quanto concerne l’inosservanza di taluni obblighi “aggiuntivi e altre irregolarità contabili”, relativi alle formalità di esercizio del diritto a detrazione determinate dagli Stati membri, la Corte di cassazione evidenzia che la giurisprudenza comunitaria “è ferma nel principio che: - il diritto alla detrazione Iva in quanto modalità di attuazione del principio di neutralità fiscale è da porre a fondamento del sistema del tributo armonizzato e non può pertanto trovare di norma alcun limite … il presupposto costitutivo del diritto alla detrazione deve individuarsi esclusivamente nella duplice condizione: a) che la obbligazione in rivalsa, avente ad oggetto la imposta detraibile, sia stata adempiuta dal soggetto passivo ovvero sia divenuta esigibile… ; b) che il soggetto passivo abbia destinato i beni e servizi acquistati/utilizzati per i quali è tenuto in rivalsa al pagamento della imposta, «ai fini di sue operazioni soggette ad imposta»”.
Da ciò consegue che, nell’ambito di operazioni intracomunitarie per beni o servizi resi da parte di soggetti residenti in altri Paesi membri che hanno emesso regolari fatture consegnate al cessionario o committente italiano, il quale assume la posizione di soggetto tenuto al pagamento dell’imposta, “la omessa annotazione di tali fatture nei registri Iva degli acquisti e delle vendite ai fini della compensazione dell’Iva a debito con l’Iva a credito in attuazione del principio di neutralità fiscale, non determina la perdita del diritto alla detrazione”.
Tale soluzione, tuttavia, non assume carattere assoluto, ma – come precisato dalla Corte suprema – solo “laddove siano state soddisfatte le condizioni sostanziali della esigibilità della imposta dovuta dal cessionario/committente e della destinazione dei beni o servizi, da quello acquistati od utilizzati, ad operazioni assoggettate ad imposta, sempre che tali condizioni sostanziali emergano con certezza dalla documentazione in possesso del contribuente ed esibita alla Amministrazione finanziaria in sede di verifica”.
La sentenza della Corte di cassazione in argomento si pone in continuità con altre precedenti pronunce, che recepiscono la posizione espressa dalla Corte di giustizia sulla questione (cfr più di recente, Cassazione 5072/2015, ma anche, sentenza 17588/2010, concernente un’ipotesi di erronea annotazione del registro degli acquisti di fatture relative a operazioni intracomunitarie indicate come ‘escluse da imposta’; sentenza 10819/2010, concernente un’ipotesi di omessa autofatturazione; sentenza 24912/2011, concernente un’ipotesi di emissione dell’autofattura in unica copia; sentenze 6925, 8038 e 8039 del 2013, concernenti un’ipotesi di omessa autofatturazione per prestazioni di servizi resi da non residente.
Sin dalla nota sentenza dell’8 maggio 2008, emessa nelle cause riunite C-95/07 e C-96/07 (Ecotrade vs Agenzia delle Entrate – Ufficio di Genova 3), la Corte di giustizia ha affermato che osta al diritto comunitario una prassi di rettifica e di accertamento “... che sanziona un’irregolarità contabile – consistente ... nell’erronea iscrizione delle operazioni controverse nel solo registro degli acquisti in esenzione Iva, irregolarità che ha viziato anche le dichiarazioni fiscali compilate dalla Ecotrade – con il diniego del diritto a detrazione in caso di applicazione del regime dell’inversione contabile”.
In particolare, la Corte di giustizia precisa che:
laddove si applichi il regime dell’inversione contabile, l’articolo 18, n. 1, lettera d) della sesta direttiva (vigente ratione temporis) autorizza gli Stati membri a fissare talune formalità che il soggetto passivo deve assolvere per poter esercitare il diritto alla detrazione (punto 57)
ai sensi dell’articolo 22, nn. 2 e 4, della medesima direttiva, ogni soggetto passivo deve tenere una contabilità che sia sufficientemente particolareggiata, così da consentire l’applicazione dell’Iva e i relativi controlli da parte dell’Amministrazione fiscale, e presentare una dichiarazione nella quale devono figurare tutti i dati necessari ad accertare l’importo dell’imposta esigibile e quello delle detrazioni da operare; per far sì che ogni soggetto passivo adempia tali obblighi, detto articolo 22 autorizza gli Stati membri ad adottare le misure a tal fine necessarie, e ciò anche nel caso dell’inversione contabile (punto 59)
per quanto riguarda gli obblighi derivanti dall’articolo 18, n. 1, lettera d), della sesta direttiva, “se è vero che tale disposizione consente agli Stati membri di fissare le formalità riguardanti l’esercizio del diritto a detrazione nel caso dell’inversione contabile, l’inosservanza di queste ultime da parte del soggetto passivo non può privarlo del suo diritto a detrazione. Infatti, poiché il regime dell’inversione contabile è incontestabilmente applicabile alle cause principali, il principio di neutralità fiscale esige che la detrazione dell’Iva a monte sia accordata se gli obblighi sostanziali sono soddisfatti, anche se taluni obblighi formali sono stati omessi dai soggetti passivi ” (punto 63);
di conseguenza, poiché l’Amministrazione fiscale dispone delle informazioni necessarie per dimostrare che il soggetto passivo, in quanto destinatario della prestazione di servizi di cui trattasi, è debitore dell’Iva, essa non può imporre, riguardo al diritto di quest’ultimo di detrarre l’imposta in questione, condizioni supplementari che possono avere l’effetto di vanificare l’esercizio dello stesso.A parere dei giudici comunitari, nel caso di specie, la prassi di rettifica e accertamento italiana eccede quanto necessario per conseguire l’obiettivo di garantire il corretto adempimento degli obblighi previsti dalla sesta direttiva, “posto che il diritto comunitario non vieta agli Stati membri di irrogare, se del caso, un’ammenda o una sanzione pecuniaria proporzionata alla gravità dell’infrazione, allo scopo di sanzionare l’inosservanza dei detti obblighi” (punto 67).
Le conclusioni adottate in sede comunitaria sono state fatte proprie dall’Amministrazione finanziaria con la risoluzione 56/E del 6 marzo 2009.
In seguito, i giudici comunitari – nella sentenza 11 dicembre 2014 emessa nella causa C-590/13 (Idexx Laboratories Italia Srl vs. Agenzia delle Entrate) – hanno ribadito che le medesime conclusioni possono essere affermate anche nelle ipotesi di totale inosservanza degli obblighi contabili, dovendosi distinguere tra “requisiti formali” e “requisiti sostanziali” del diritto alla detrazione.
Più specificamente, i requisiti sostanziali sono quelli che stabiliscono il fondamento stesso e l’estensione del diritto alla detrazione: “per quanto riguarda gli acquisti intracomunitari di beni imponibili i requisiti sostanziali esigono che tali acquisti siano stati effettuati da un soggetto passivo, che quest’ultimo sia parimenti debitore dell’Iva attinente a tali acquisti e che i beni di cui trattasi siano utilizzati ai fini di proprie operazioni imponibili”.
I requisiti formali del diritto a detrazione, invece, disciplinano le modalità e il controllo dell’esercizio del diritto medesimo, nonché il corretto funzionamento del sistema dell’Iva, quali gli obblighi di contabilità, di fatturazione e di dichiarazione.
La mancata osservanza delle diposizioni che dettano i requisiti formali “in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, non può determinare la perdita del diritto medesimo”.
La “tutela” del generale principio della neutralità dell’Iva deve in ogni caso essere contemperata con l’esigenza di tutelare un altro obiettivo fondamentale perseguito dalle norme comunitarie ovvero la tutela da fenomeni di abuso e di frode.
Per tale motivo, è necessario che il mancato adempimento dei requisiti formali (nel caso esaminato, l’omessa annotazione nei registri Iva) non si sia riflesso sulla possibilità di riscontrare i requisiti sostanziali.
In tal senso, la Corte di cassazione afferma che il diritto a detrazione deve essere riconosciuto purché “tali condizioni sostanziali emergano con certezza dalla documentazione in possesso del contribuente ed esibita alla Amministrazione finanziaria in sede di verifica”.
Tassi in calo e prezzi vantaggiosi: più acquisti assistiti da mutui.
Il tasso d’interesse medio iniziale diminuisce di 0,65 punti percentuali, passando dal 3,40% nel 2014 al 2,75% nel 2015. Questo andamento del costo del credito favorisce la ripresa delle compravendite assistite da mutuo.
Sono state le persone fisiche ad aver approfittato di più di questo fenomeno; infatti, per questo segmento, l’incidenza degli acquisti con anticipazione di credito sul totale delle compravendite sale al 45,5%, guadagnando quasi 5 punti percentuali rispetto allo stesso rapporto calcolato nel 2014.
Rate mensili più leggere
Un altro dato interessante riguarda l’importo medio della rata iniziale, che scende dai circa 630 euro del 2014 ai 590 euro del 2015, diminuendo del 6,2% in un anno e confermando il trend di contrazione che continua da diversi anni. La rata media iniziale è in diminuzione in tutte le aree italiane; il maggiore decremento si regista nel centro Italia (- 7,4%), in cui il costo mensile medio del mutuo passa da circa 720 a 660 euro.
La riduzione della rata mensile iniziale è la logica conseguenza di un insieme di fattori, quali la diminuzione del tassi di interesse, la stabilità del capitale erogato e dei prezzi delle abitazioni; questi ultimi, infatti, continuano a essere vantaggiosi, seppure non siano più in calo come negli anni precedenti.
Il capitale complessivamente erogato nel 2015 ammonta a circa 23miliardi di euro, con un incremento, anche in questo caso, vicino al 20% rispetto a quanto osservato nel 2014. Il capitale medio erogato per singola abitazione è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2014, pari a circa 119mila euro; è costante sia al Centro che al Nord, mentre al Sud l’importo cala da 106 a 105mila euro. La durata media dei mutui stipulati nel corso del 2015 è di 22 anni e mezzo, dunque un dato che non diminuisce, ma rimane in linea con quello dell’anno precedente.
Detrazione per acquisto box pertinenziale.
Gli acquirenti di box e posti auto pertinenziali a un'abitazione possono fruire della detrazione Irpef per le spese imputabili alla realizzazione/costruzione di tali pertinenze (articolo 16-bis, lettera d del Tuir). È necessario, a tal fine, che le stesse siano comprovate da apposita attestazione rilasciata dal costruttore. Il beneficio consiste nella detrazione del 50% (fino al 31/12/2016, poi del 36%) delle spese di realizzazione del box (e non sul costo effettivo di acquisto) come attestate dall'impresa costruttrice con apposita dichiarazione. Per fruire dell'agevolazione, è necessario dichiarare la pertinenzialità nel rogito. Il pagamento deve essere effettuato con bonifico bancario o postale, da cui risultino la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o numero di partita Iva del destinatario del pagamento. La detrazione è fruibile in dieci quote annuali di pari importo.
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