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Timestamp: 2018-12-19 00:57:15+00:00
Document Index: 176775834

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 12', 'sentenza ']

VARIE ED EVENTUALI sulla Valle Versa
TAR: no al pozzo petrolifero ENI
6563 messaggi Inserito il - 14 Novembre 2004 : 23:33:42
questa la sentenza emessa venerd� 29 ottobre 2004 dal TAR del Piemonte che ha respinto il ricorso dell'ENI spa contro il diniego alla trivellazione per ricerca idrocarburi - pozzo Asti Nord, che doveva realizzarsi in Valle Versa a Castell'Alfero, nei pressi dei confini con Frinco.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte - 1^ Sezione - Reg. Sent. n.2852/04 - Reg. Gen. n. 1910/01
Visto il ricorso n. 1910/2001 proposto dalla spa Eni, corrente a Roma in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall�avvocato Mario Bucello, con lui domiciliata presso l�avv. Antonella Borsero in corso Vittorio Emanuele 68 a Torino
Regione Piemonte, in persona del presidente in carica, rappresentato e difeso dall�avvocato Anita Ciavarra, con lei elettivamente domiciliata a Torino, in pazza Castello 165
Comune di Castell�Alfero in persona del sindaco
Comune di Villa san Secondo in persona del sindaco
Comune di Frinco in persona del sindaco
Unione di Comuni �comunit� collinare Val Rilate�, in persona del presidente
per l�annullamento
della deliberazione 17.7.2001, n. 6-3551 con cui la giunta della regione Piemonte ha espresso giudizio negativo di compatibilit� ambientale, relativamente al progetto di perforazione di un pozzo esplorativo di idrocarburi denominato Asti nord 1, localizzato a Castell�Alfero;
del verbale della prima conferenza dei servizi 9.5.2001, relativa al progetto di perforazione citato;
del verbale della seconda conferenza dei servizi 30.5.2001.
Visto l�atto di costituzione in giudizio dell�amministrazione regionale resistente:
viste le memorie depositate dalle parti costituite;
Relatore il primo referendario Paolo Peruggia uditi gli avvocati Bassi per delega dell�avvocato Mario Bucello ed Anita Ciavarra
La spa Eni present� una domanda per ottenere il prescritto parere di compatibilit� ambientale, relativo al progetto per la prospezione di un terreno ubicato a Castell�Alfero, in vista del possibile sfruttamento del bacino petrolifero ricercato.
Il parere � stato espresso negativamente, ed avverso tale determinazione � stato notificato l�atto 13.11.2001, depositato il 29.11.2001, con cui viene dedotto:
violazione e falsa applicazione dell�art. 12, comma 6 e dell�art. 13, comma 6 della legge Regione Piemonte 14.12.1998, n. 40, eccesso di potere per manifesta irragionevolezza, difetto di istruttoria e carenza di motivazione.
Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 3 della direttiva CEE 27.6.1985, n. 337. Violazione e falsa applicazione dell�art. 2 del dpr 12.4.1996. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seguenti della legge regione Piemonte 14.12.1998, n. 40. Violazione e falsa applicazione dell�art. 31 della legge 21 luglio 1967, n. 613 e dell�art. 32 del d.lvo 23.5.2000, n. 164. Violazione e falsa applicazione dell�art. 29 del d.lvo 31 marzo 1998 n. 112, eccesso di potere per erroneit� della motivazione e sviamento.
Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 3 della direttiva cee 27.6.1985, n. 337; violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seguenti della legge regionale 14.12.1998, n. 40, violazione e falsa applicazione dell�art. 2 del dpr 12.4.1996. Eccesso di potere per travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria, erroneit� della motivazione e sviamento.
Violazione e falsa applicazione degli att. 2 e 3 della direttiva cee 27.6.1985, n. 337. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seguenti della legge regionale 14.12.1998, n. 40, violazione e falsa applicazione dell�art. 2 del dpr 12.4.1996, violazione e falsa applicazione dell�art. 3 del dpcm 27.12.1988. Eccesso di potere per travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria, erroneit� e perplessit� della motivazione e sviamento.
Violazione e falsa applicazione degli att. 2 e 3 della direttiva cee 27.6.1985, n. 337. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seguenti della legge regionale 14.12.1998, n. 40, violazione e falsa applicazione dell�art. 2 del dpr 12.4.1996, eccesso di potere per travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria, erroneit� e perplessit� della motivazione e sviamento.
La regione Piemonte si � costituita in giudizio con atto 17.12.2001 con cui ha chiesto respingersi l�impugnazione.
I comuni intimati non si sono costituiti in giudizio.
La ricorrente ha depositato memorie datate 12.12.2001 e 13.10.2004: la regione Piemonte ha depositato uno scritto datato 13.10.2004. All�odierna udienza il difensore della ricorrente ha dichiarato di rinunciare alla domanda cautelare a suo tempo proposta.
Il contenzioso riguarda il diniego opposto dalla Regione Piemonte alla domanda presentata dalla ricorrente per la valutazione dell�impatto ambientale che potrebbe avere la progettata prospezione del terreno nel comune di Castell�Alfero, al fine di individuare l�eventuale esistenza di bacini di idrocarburi.
Con il primo articolato motivo l�interessata lamenta di non aver potuto partecipare ai lavori delle conferenze dei servizi, da cui � derivato il parere negativo impugnato in questa sede.
La doglianza � smentita testualmente dalla documentazione che comprova l�intervento di due rappresentati della societ� petrolifera agli incontri ed ai sopralluoghi effettuati (doc. 2 di produzione dell�amministrazione). La censura va pertanto disattesa.
Sempre con il primo motiva si deduce la violazione dell�art. 12, comma 6 della legge Regione Piemonte 14 dicembre 1998, n. 40, in quanto l�amministrazione ha respinto la richiesta, senza richiedere i chiarimenti che la legge impone, allorch� il procedimento non pu� concludersi positivamente.
Il giudice deve concordare sul punto con la difesa regionale, nella parte in cui rileva che la previsione denunciata va correttamente interpretata, nel senso che la richiesta di ulteriore documentazione e chiarimenti va inviata allorch� si ritenga possibile una positiva conclusione della vicenda: al contrario la serie di atti pu� essere chiusa con un diniego, allorch� l�organo decidente ravvisi l�incolmabile divario tra la fattispecie concreta e quella normativa. Tale � il caso in questione, per cui non si pu� ritenere che la regione fosse onerata di richiedere atti, in una situazione che non appariva suscettibile di emenda: questa conclusione non � pregiudizievole della posizione soggettiva dell�interessata, che pu� ripresentare un�altra istanza, fondandola eventualmente su presupposti differenti.
Con la seconda censura la ricorrente denuncia l�erronea lettura data dalla p.a. alle norme vigenti sul procedimento di v.i.a., in quanto la regione sarebbe giunta ad apprezzare nel merito le iniziative economiche della societ�, senza limitarsi al controllo della loro compatibilit� ecologica.
In particolare la societ� riduce la valutazione commessa alla p.a. decidente ad una considerazione del solo fattore ambientale, e denuncia l�erroneit� della motivazione dell�atto negativo impugnato, che ha fatto riferimento anche a profili non strettamente attinenti all�ambiente.
Il giudice rileva che la corte costituzionale (ad esempio, sent. 26 luglio 2002, n. 407) riconosce in molte sentenze un carattere trasversale all�ambiente, le cui esigenze devono pertanto informare sempre di pi� l�azione amministrativa in numerosi settori della vita associata. A tale stregua sarebbe incongruo accedere alla tesi limitativa argomentata dalla difesa della ricorrente, e negare all�amministrazione la potest� di operare un apprezzamento integrato del mutamento che la prospezione in progetto potr� apportare all�area interessata.
Ne consegue che il motivo � infondato e va disatteso.
Con la terza doglianza l�interessata denuncia l�illegittimit� della pronuncia della regione, perch� ha ritenuto incompleto lo studio di compatibilit� presentato, in quanto risulta carente della trattazione circa l�impatto che l�eventuale sfruttamento del pozzo potr� avere sul territorio interessato. Osserva la ricorrente che la richiesta formulata alla regione riguardava la trivellazione, per cui la considerazione della estrazione di idrocarburi appare ultronea.
Il giudice pu� comprendere che una societ� petrolifera operi, anche concettualmente, su piani distinti, e distingua la ricerca della materia prima dal suo sfruttamento. Un ente pubblico che deve invece tutelare l�ambiente inteso nell�ampio senso sopra indicato deve necessariamente porsi il problema di quale potr� essere l�impatto, se non altro in termini di stabilit� di un impianto come quello in progetto adattato all�estrazione degli idrocarburi.
Dalle norme citate, anche se intese in senso letterale, non � possibile dedurre quanto � stato accreditato dalla difesa della ricorrente: la censura va pertanto disattesa.
Con il quarto motivo la societ� interessata lamenta l�illegittimit� del diniego impugnato, che si basa indebitamente sul contrasto che sussisterebbe tra l�attivit� di prospezione con le linee di sviluppo dell�area interessata: l�atto introduttivo del giudizio insiste sul profilo unicamente ambientale che avrebbe dovuto caratterizzare l�accertamento dell�amministrazione.
Il giudice rileva che quello in questione � solo uno dei profili che pu� essere individuato nella vicenda, posto che il passaggio motivazionale denunciato in questa sede non appare essere stato determinante nella formazione della volont� lesiva. Tuttavia, anche a voler ritenere che l�assunto in questione sia centrale per la giustificazione dell�atto, si deve richiamare quanto osservato a proposito della pervasivit� della valutazione ambientale, che comporta la necessit� di inserire il progetto di che si tratta in un pi� ampio disegno, all�interno del quale la pianificazione riveste un ruolo di rilievo. Ne consegue che non pu� ritenersi impedito ad un�amministrazione di valutare un�infrastruttura rilevante come un pozzo di petrolio sul territorio come conformato.
L�atto pianificatorio con cui contrasta il progetto di prospezione va individuato nella documentazione allegata dalla Comunit� collinare, che delinea con compiutezza taluni profili di sviluppo futuro che sono previsti per la comunit� insediata sul territorio.
Da tutto quanto precede, di deve dichiarare che anche questa censura � infondata e va respinta.
Con l�ultima doglianza l�interessata lamenta l�illegittimit� della determinazione, perch� ha ritenuto che lo studio presentato sia carente nell�illustrazione dell�inserimento dell�impianto nella situazione economica e sociale esistente. La parte privata ribadisce che, trattandosi del progetto per una semplice prospezione, non � possibile calcolarne gli effetti sulla vita e sull�economia degli abitanti vicini al sito interessato.
Il giudice ribadisce al riguardo che la prospettiva in cui si deve porre un�amministrazione con cura dell�ambiente non pu� essere ristretta alla valutazione della prospezione, posto che nessuna impresa inizia una simile attivit�, in assenza della prospettiva dello sfruttamento.
Questa � la ragione per cui deve ritenersi corretta la motivazione addotta dalla p.a. a conforto dell�atto negativo impugnato: anche questo motivo � infondato e va respinto.
In conclusione il ricorso non merita accoglimento, potendosi peraltro compensare le spese tra le parti costituite, dati i giusti motivi.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte - 1^ Sezione -
Respinge il ricorso e compensa le spese.
La presente sentenza sar� eseguita dall�Amministrazione.
Torino, 27 ottobre 2004
6563 messaggi Inserito il - 27 Novembre 2004 : 23:38:57
chi non avesse lo "storico" della vicenda petrolio in Valle Versa...
pu� cliccare qui:
http://castellalfero.interfree.it/petrolio.htm
vi sono alcune pagine dove venne trattato a suo tempo l'argomento