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Timestamp: 2016-10-22 21:37:43+00:00
Document Index: 44971206

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'art. 1102', 'art. 1120', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1102', 'art. 907', 'art. 1102']

Condominio, ascensore esterno,distanze legali e decoro (Cass. II, 10852/2014). | immobilio - Forum Immobiliare
Condominio, ascensore esterno,distanze legali e decoro (Cass. II, 10852/2014).
Discussione in 'Comunione e Condominio' iniziata da StLegaleDeValeriRoma, 24 Maggio 2014.
Nella specie era applicabile l'art. 3 della legge n. 13 del 1989, prevedente deroga all'obbligo del rispetto delle distanze dalle vedute, il mutamento di destinazione delle unità immobiliari dei convenuti non era vietato dal regolamento condominiale e non sussistevano immissioni illegittime. La controversia da ultimo approdava in Cassazione e veniva decisa dalla sezione II con la sentenza 10852 del 16 maggio 2014.
Nel ricorso la difesa della condomina ricorrente formulava due quesiti di diritto: “Se l'ascensore, installato all'esterno di un edificio preesistente, sia pure a spese di un singolo partecipante alla comunione, che serva soltanto le unità immobiliari di questi e non consente il "pari uso" agli altri condomini; che muti o radicalmente trasformi la destinazione originaria dell'edificio; che ne alteri il decoro architettonico; che occupi suolo comune destinato a parcheggio, a tal fine rendendolo inservibile; che non rispetti le distanze legali dalle vedute come progettate originariamente e come esistenti, e che crei abusive servitù, ed immissioni moleste, in danno di unità immobiliari di altri condomini; costituisca fattispecie inquadrabile nella previsione dell'art. 1102 c.c. o non costituisca, piuttosto, innovazione vietata ai sensi dell'art. 1120 c.c., secondo comma”.
In applicazione di tale principio la Corte ebbe a cassare la sentenza impugnata che aveva ritenuto comunque operanti le norme sulle distanze. In motivazione si è chiarito che nella valutazione del legislatore, quale si desume dall'art. 1 della legge n. 13 del 1989 l'installazione dell'ascensore o di altri congegni, con le caratteristiche richieste dalla normativa tecnica, idonei ad assicurare l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici, costituisce elemento che deve essere necessariamente previsto dai progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici, ovvero alla ristrutturazione di interi edifici, ivi compresi quelli di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata, presentati dopo sei mesi dall'entrata in vigore della legge. Da tale indicazione si desume agevolmente che, nella valutazione del legislatore, l'ascensore o i congegni similari costituiscono dotazione imprescindibile per l'approvazione dei relativi progetti edilizi; in altri termini, l'esistenza dell'ascensore può senz'altro definirsi funzionale ad assicurare la vivibilità dell'appartamento, sia cioè assimilabile, quanto ai principi volti a garantirne la installazione, agli impianti di luce, acqua, riscaldamento e similari. Tale qualificazione è imposta dal legislatore per i nuovi edifici o per la ristrutturazione di interi edifici, mentre per gli edifici privati esistenti valgono le disposizioni di cui all'art. 2 della legge n. 13 del 1989; tuttavia, la assolutezza della previsione di cui all'art. 1 non può non costituire un criterio di interpretazione anche per la soluzione dei potenziali conflitti che dovessero verificarsi con riferimento alla necessità di adattamento degli edifici esistenti alle prescrizioni dell'art. 2.
Nella giurisprudenza di Cassazione si è infatti affermato il principio per cui le norme sulle distanze sono applicabili anche tra i condomini di un edificio condominiale, purché siano compatibili con la disciplina particolare relativa alle cose comuni, cioè quando l'applicazione di quest'ultima non sia in contrasto con le prime; nell'ipotesi di contrasto, la prevalenza della norma speciale in materia di condominio determina l'inapplicabilità della disciplina generale sulle distanze che, nel condominio degli edifici e nei rapporti tra singolo condomino e condominio, è in rapporto di subordinazione rispetto alla prima. Pertanto, ove il giudice constati il rispetto dei limiti di cui all'art. 1102 cod. civ., deve ritenersi legittima l'opera realizzata anche senza il rispetto delle norme dettate per regolare i rapporti tra proprietà contigue, sempre che venga rispettata la struttura dell'edificio condominiale. La Corte d'appello aveva correttamente escluso la violazione dell'art. 907 cod. civ., avendo ritenuto accertato che il manufatto realizzato dagli intimati su cose comuni avesse rispettato i limiti posti dall'art. 1102 cod. civ. all'uso della cosa comune. Il giudice di primo grado, recependo l'accertamento svolto dal consulente tecnico d'ufficio, aveva concluso nel senso della insussistenza del pregiudizio per l'utilizzazione della cosa comune in quanto l'impianto era stato realizzato in area esterna all'edificio.
La formulazione dei quesiti di diritto prospettati dalla ricorrente postulava l'accertamento di circostanze di fatto che invece la Corte d'appello, e prima il Tribunale, hanno invece escluso mentre l'eventuale mutamento di destinazione delle unità immobiliari dei resistenti è stato ritenuto dalla Corte d'appello irrilevante in considerazione del fatto che non era vietato dal regolamento di condominio. Altrettanto è a dirsi quanto alle distanze legali, che la ricorrente nella formulazione dei quesiti ritiene violate, laddove la Corte d'appello ha escluso l'applicazione della relativa normativa, in forza di quanto disposto dalla legge n. 13 del 1989.
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