Source: http://firenze.sentenze.ilcaso.it/riviste/CrisiImpresa/ultime_pubblicate
Timestamp: 2020-08-11 22:07:01+00:00
Document Index: 146759195

Matched Legal Cases: ['art. 93', 'art. 161', 'art. 186', 'art. 161', 'art. 161', 'art.27', 'art. 350', 'art. 389', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 38', 'art. 1176', 'art. 2236', 'art. 10', 'art. 186', 'art. 184']

Concordato preventivo: no alla proroga del termine per il deposito del piano in mancanza di prova della sua utilità.
Concordato preventivo – Covid-19 – Proroga del termine per il deposito del piano – Condizioni – Onere della prova – Valutazione demandata al tribunale – Fattispecie – Rigetto.
[Nel caso di specie, il tribunale ha respinto l’istanza, ritenendo che non sia stati indicati i “concreti e giustificati motivi” richiesti dalla citata disposizione per accordare la proroga richiesta.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 16 July 2020.
Domanda di ammissione al passivo, credito assistito da ipoteca e omissione dell’indicazione del bene oggetto di garanzia.
Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Credito assistito da ipoteca – Indicazione del bene – Omissione – Effetti.
In tema di ammissione al passivo fallimentare di crediti assistiti da ipoteca, ai sensi dell’art. 93 L. Fall. - nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla novella di cui al D.Lgs. n. 5 del 2006 - non è necessaria, nella domanda, l’indicazione del bene su cui grava la garanzia, in quanto l’eventuale omissione rileva unicamente nella fase attuativa, come impedimento di fatto all’esercizio della garanzia stessa, sicché la verifica dell’esistenza del bene non è questione da risolvere in fase di accertamento del passivo, ma, attenendo all’ambito dell’accertamento dei limiti di esercitabilità della prelazione, è demandata alla fase del riparto.
Allo stesso modo, nel regime post riforma, si è chiarito solo che la domanda di insinuazione deve indicare le oggettive ragioni della potenziale acquisibilità del bene alla procedura e descriva il bene su cui si intende far valere la prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 July 2020, n. 14960.
La sanzione per la violazione dell’art. 161 commi 6 e 9 l. fall. è la revoca del decreto di omologa del concordato preventivo da parte della Corte di Appello.
Concordato preventivo – Precedente dichiarazione di inammissibilità di istanza di pre-concordato – Elemento ostativo alla ammissione al concordato – Sussiste – Revoca ammissione concordato in sede di reclamo del creditore.
La precedente dichiarazione di inammissibilità di istanza di pre-concordato ostativa all’ammissione alla procedura. Va revocato il decreto di omologa del concordato preventivo con continuità aziendale ex art. 186-bis l. fall. se fondato su un precedente provvedimento di concessione dei termini per la presentazione del concordato pieno, a norma dell’art. 161, sesto comma, l.fall., emesso fuori dei casi previsti dalla legge e contro l’espressa previsione dell’art. 161, nono comma, l. fall. (Corrado Ferriani) (riproduzione riservata) Appello Torino, 09 July 2020.
Competenza in tema di procedure di composizione della crisi per le imprese di grandi dimensioni a seguito dell’entrata in vigore dell’art.27 CCI.
Procedure di regolazione delle crisi – Competenza ex art. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa – Presupposti – Fondamento.
Ai sensi del comb. disp. art. 389, 350, primo comma e 27 primo comma CCII, la competenza a conoscere delle procedure di concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione proposti da imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria è già propria dei tribunali sede di sezione specializzata in materia d’impresa, come istituite dall’art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168;
La locuzione dell’art. 27, co. primo, CCII relativa alle “imprese in amministrazione straordinaria” non può che essere riferita alle imprese aventi i requisiti per essere assoggettate ad amministrazione straordinaria poiché, diversamente, la norma non sarebbe mai applicabile con riguardo agli istituti di regolazione preventiva della crisi, non essendovene alcuno, tanto sotto il vigore della legge attuale che del CCII, proponibile per un’impresa già in amministrazione straordinaria e, dunque, precedentemente dichiarata insolvente.
L’entrata in vigore del criterio di competenza di cui agli artt. 27 primo comma e 350 primo comma CCII, pur facendo riferimento ai “procedimenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza”, determina sin d’ora la devoluzione della competenza a conoscere di ogni procedura concorsuale alternativa alla declaratoria d’insolvenza propedeutica all’apertura di amministrazione straordinaria in capo al tribunale sede di sezione specializzata in materia d’impresa entro il cui distretto vi è il centro principale degli affari dell’impresa medesima; in tal senso militano non solo argomenti di carattere letterale – non facendo la norma espresso riferimento agli istituti di regolazione della crisi “di cui al presente codice” – e sistematico – stante la modifica del d.lgs. 270/99 mediante la sostituzione del riferimento alla sede principale dell’impresa con quello di centro principale degli affari – ma soprattutto la manifesta irragionevolezza che deriverebbe dalla concorrenza di una competenza, per così dire, binaria ed alternativa di due fori, l’uno per il procedimento di concordato preventivo od accordo di ristrutturazione e l’altro per l’amministrazione straordinaria, con i conseguenti, potenziali conflitti di statuizioni in ordine alle due procedure, nonché per la regolazione della competenza in ipotesi, poi, di conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 08 July 2020.
Natura della responsabilità del curatore e concorso dell’organo giudiziale.
Fallimento – Organi – Responsabilità – Curatore – Natura contrattuale – Diligenza richiesta dalla natura dell’incarico – Concorso di responsabilità dell’organo giudiziale.
La riformulazione dell’art. 38 l.f., secondo il quale il curatore adempie ai doveri del proprio ufficio con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, laddove il precedente testo prevedeva solo che egli dovesse adempiere con diligenza ai doveri del proprio ufficio, e la conseguente applicazione della regola di cui al secondo comma dell’art. 1176 c.c. ("nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata"), costituisce una conferma della natura contrattuale della responsabilità di detto organo al quale è connaturata la diligenza professionale.
Dal curatore si pretende ora non già un livello medio di attenzione e prudenza, ma la diligenza correlata alla perizia richiesta dall’incarico professionale, secondo specifici parametri tecnici, sia pure con la conseguente facoltà di avvalersi, a fronte di problemi tecnici di particolare difficoltà, della limitazione di responsabilità contemplata dall’art. 2236 c.c. (esonero da responsabilità in caso di colpa lieve).
Ai fini della responsabilità del curatore fallimentare, risulta irrilevante l’eventuale autorizzazione del giudice delegato, la quale può semmai rilevare ai fini di un concorso di responsabilità dell’organo giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 July 2020, n. 13597.
Omesso versamento della cauzione, atti di frode, partecipazione del professionista e prededuzione.
Concordato preventivo – Attività del professionista che assiste il debitore – Fallimento – Prededuzione – Valutazione della funzionalità ex ante delle prestazioni rese dal professionista – Successivi inadempimenti – Mancato deposito della cauzione – Irrilevanza – Atti di frode – Insussistenza – Partecipatio fraudis del professionista – Necessità.
Affinché il mancato versamento della somma necessaria per le spese di procedura possa essere equiparato al compimento di atti di frode e la conseguente revoca dell'ammissione al concordato possa travolgere anche la prededucibilità del credito del professionista, occorre che sia inequivocabilmente accertata la "partecipatio fraudis" di quest'ultimo all'atto fraudolento del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 July 2020, n. 13596.
Concordato preventivo e compensazione tra crediti tributari.
Concordato preventivo - Richiesta di rimborso di credito IVA formatosi durante lo svolgimento della procedura concorsuale - Opponibilità in compensazione, da parte dell’Ufficio, di crediti sorti successivamente all’apertura della procedura - Ammissibilità - Inopponibilità in compensazione di crediti formatisi antecedentemente - Fondamento.
In materia di concordato preventivo, ove l'imprenditore concordante o i suoi aventi causa chiedano il rimborso di un credito IVA formatosi durante lo svolgimento della procedura concorsuale, l'amministrazione finanziaria può opporre in compensazione crediti che siano sorti successivamente all'apertura della procedura medesima, mentre - al contrario - non può opporre in compensazione crediti formatisi in epoca precedente l'apertura della procedura, stante il principio richiamato dagli artt. 56 e 169 l. fall., applicabile anche ai crediti erariali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 July 2020, n. 13467.
Autofallimento omisso medio nell’era Covid-19.
Ai sensi dell’art. 10, comma 2, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, come convertito con modificazioni da L. 5 giugno 2020 n. 40, è procedibile il ricorso per la dichiarazione di fallimento presentato dall’imprenditore in proprio che si trovi in concordato preventivo omologato quando l’insolvenza non è conseguenza dell’epidemia da COVID-19. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 24 June 2020.
Autorizzazione a stare in giudizio per il fallimento concessa nel corso del giudizio.
La mancanza di autorizzazione del giudice delegato al curatore perché intraprenda un giudizio, concernendo un'attività svolta nell'esclusivo interesse del fallimento procedente, è suscettibile di sanatoria con effetto "ex tunc", anche mediante successiva autorizzazione nel corso del processo, purché l'inefficacia degli atti non sia stata nel frattempo già accertata e sanzionata dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 June 2020, n. 12252.
Se il fallimento è stato dichiarato quando era ancora possibile la risoluzione del concordato preventivo, il creditore istante non è tenuto a sopportare gli effetti esdebitatori.
Concordato preventivo omologato - Successiva dichiarazione di fallimento - Azione di risoluzione o di annullamento del concordato - Carenza - Insinuazione al passivo - Falcidia concordataria - Applicabilità - Esclusione - Fondamento.
In tema di insinuazione al passivo, se il fallimento sia stato dichiarato quando era ancora possibile la risoluzione ex art. 186 l.fall. del concordato preventivo omologato, il creditore istante non è tenuto a sopportare gli effetti esdebitatori e definitivi ex art. 184 l.fall., posto che l'attuazione del piano è resa impossibile per l'intervento di un evento come il fallimento che, sovrapponendosi al concordato medesimo, inevitabilmente lo rende irrealizzabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 June 2020, n. 12085.
1234...234Succ