Source: http://www.francobampi.it/liguria/vienna/odiata_annessione.htm
Timestamp: 2018-11-16 23:16:19+00:00
Document Index: 58736303

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 13']

1814: le condizioni per «l'odiata annessione» di Genova
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Bollettino «A Compagna», n. 1 - Gen.-Feb. 2000
1814: le condizioni per «l'odiata annessione» di Genova al Regno di Sardegna
La passione del Brignole nel difendere l'indipendenza, e nel denunciare l'inaccettabilità di quella annessione, tra tutte la più odiosa per i Genovesi, è l'argomento più veritiero, di fronte alle Potenze, che si fa a Genova un torto. (1)
Clemente Venceslao Lotario principe di Metternich
Il Marchese Brignole appena intese questa definitiva deliberazione, si affrettò a protestare altamente presso tutti i ministri e, per render meno duri i mali che sovrastavano alla sua patria, chiese alle Potenze alleate che fosse garantita ai Genovesi una costituzione sulle basi che lui stesso si premurò di indicare. Così commenta lo Spinola. Ammettendo la necessità e la possibilità di correggere e di migliorare l'elaborato lavoro proposto da Brignole, io sono convinto che nessun vorrà unirsi alla pretensione del San Marzano (4), il quale voleva imporre ai Genovesi una annessione incondizionata. Imperocché è un principio indubitato che allorquando un Paese possiede un Governo con migliori leggi e istituzioni politiche di quelle possedute da quelli i quali vengono aggregati, sarà per gli ultimi un grande benefizio l'essere annessi incondizionatamente e completamente parificati nelle leggi e nelle istituzioni. Prova ne sieno i recenti plebisciti della Lombardia, dell'Emilia, della Toscana, del Regno delle due Sicilie, per far parte del Regno costituzionale italiano di Vittorio Emanuele II. Ora è incontestabile che nell'anno 1814 tale non era la condizione del Piemonte riguardo a Genova, e per conseguenza il disegno del Plenipotenziario piemontese di sottoporre i Genovesi allo stesso regime di Governo a sui erano assoggettati gli altri sudditi di Sua Maestà, il Re di Sardegna, si deve considerare come un'ingiustizia intollerabile.
Nella seduta del primo dicembre la Commissione respinse la domanda d'una annessione condizionata mediante la Costituzione speciale per il Regno di Liguria e stabilì che il Re di Sardegna avrebbe aggiunto agli altri suoi titoli quello di Duca di Genova. Statuì quindi in 18 articoli le condizioni e i privilegi da accordarsi ai Genovesi. Per apprezzare le condizioni compilate dai Commissari, è interessante riferire il giudizio di un storico poco parziale ai Genovesi, Luigi Carlo Farini (5) (Russi, Ravenna, 1812 – Quarto, Genova, 1866), il quale sentenziava che i capitoli di Vienna: Non fossero sufficienti a dare soddisfazione ad una città in cui era grande la superbia delle passate glorie, ed erano ancor fresche le speranze di franco Stato, e dell'antica forma di governo, che il Bentinck vi avea nutrite; e perciò non essere da meravigliarsi, se i Liguri di tutti i ceti, tranne poche eccezioni, tenevano il broncio al nuovo Governo, adottando una dignitosa astensione, col rifiutarsi dall'accettarne impieghi e cariche.
Lo Spinola ci informa che, prima del Farini, Ferdinando Dal Pozzo (Moncalvo, Asti, 1768 – Torino, 1843) aveva scritto: che l'eguaglianza dei Genovesi co' Piemontesi per essere ammessi agli impieghi (art. 1 e art. 16), il confondere insieme la Nobiltà dei due paesi (art. 1), l'incorporare in un solo esercito le truppe dei due paesi (art. 2), l'inquartar gli stemmi de' due paesi (art. 3) (6), il ritirare ed ammettere nelle stesse casse dello Stato monete d'oro e d'argento dei due paesi (art. 10), il fare eguali leve d'uomini (art. 11), l'imporre eguali tributi (art. 6), l'istituire uguali tribunali e corpi amministrativi nei due paesi (art. 9 e art. 15), il conservare in Genova un corpo insegnante (art. 14), l'istituir una compagnia delle guardie del corpo genovese (art. 12), il dividere il corpo amministrativo della città di Genova in quaranta nobili, in venti borghesi, ed in venti negozianti (art. 13): tali condizioni non si possono chiamare privilegi, poiché ad altro non tendono che a equiparare e livellare i diritti dei Genovesi a quelli degli altri sudditi del Re di Sardegna.
Felice Guascone: il destino della Liguria mercanteggiato dalle potenze francesi
Significative al riguardo sono le affermazioni di Federico Sclopis (8) (Torino, 1798 – ivi 1878): È noto che il Congresso di Vienna prescrivendo la riunione degli Stati di Genova a quelli di S. M. Sarda aveva aggiunte alcune condizioni. Il re Vittorio Emanuele ne inserì la sostanza nelle regie patenti del 30 dicembre 1814 colle quali prendeva legalmente possesso del Territorio aggiunto, e così senza ripetere ciò che a tutti era noto, fece mostra di assumere spontaneamente gli impegni. Lo Sclopis nota che tra queste condizioni le più importanti erano quelle stabilite negli articoli 5 e 6 concernenti l'istituzione dei Consigli provinciali, che non vennero mai dal Governo piemontese convocati. Il dotto scrittore piemontese spiega tale fatto dicendo: che Vittorio Emanuele I mai non aderì spontaneamente a condizioni limitative della sua piena autorità nell'ordinamento interno dei suoi stati e ricevette come condizione imposta all'unione di Genova i capitoli del Congresso di Vienna, che però non eseguì.
Che la conoscenza del nostro glorioso passato
sia da stimolo e da guida
per un prospero futuro della nostra terra
Défense de Gênes (particolare)
(2) Per i primi due scritti si veda Bampi F., 1796: una convenzione segreta tra Genova e Francia, Bollettino «A Compagna», n. 4/5 – Lug.-Ott. '99, Bampi F., 1814: gli inutili tentativi per salvare Genova, Bollettino «A Compagna», n. 6 – Nov.-Dic. '99.
(8) Sclopis F., Storia della Legislazione del Piemonte – memorie dell'Accademia di Torino, serie 2, Tomo 19