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Timestamp: 2019-05-24 16:06:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 17', 'sentenza ', 'art. 53', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 2495', 'art. 53', 'art. 53', 'sentenza ']

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La notifica dell’appello
L’appello, ai sensi dell’art. art. 17 co. 3 del DLgs. 546/92, va notificato con riferimento all’elezione di domicilio o alla dichiarazione di residenza evincibili dagli atti di primo grado, ferma restando la validità della notifica in mani proprie, a meno che il domicilio non sia variato, con comunicazione alle altre parti e alla segreteria. L’appello è proposto (nelle stesse forme del ricorso alla Commissione tributaria provinciale), nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e deve essere depositato, entro trenta giorni dalla proposizione, nella segreteria della Commissione tributaria regionale adita.
La variazione del domicilio eletto
La regola di carattere generale, più volte ribadita dalla giurisprudenza di legittimità, è quella secondo cui le variazioni del domicilio eletto, della residenza e della sede, per essere opponibili, devono essere notificate alla segreteria e alle parti costituite (tra le altre, cfr Cassazione, 4151/2014 e 16699/2013); di conseguenza, in difetto della notifica della denuncia di variazione, gli atti del processo continuano a essere validamente notificati nel luogo originariamente dichiarato (cfr Cassazione, 15389/2013 e 14586/2014).
Variazione del domicilio del difensore eletto
L’onere di notificazione della variazione del domicilio eletto non opera nel caso di elezione di domicilio presso lo studio del difensore, perché questi non è tenuto a comunicare il cambiamento di indirizzo del proprio studio ed è quindi onere del notificante effettuare le apposite ricerche per individuare il luogo di notificazione, dovendo quest’ultima essere effettuata al domicilio reale del difensore, con la conseguenza che ricade sul notificante il rischio dell’eventuale esito negativo della notificazione (cfr Cassazione, 20209 e 8199 del 2015; 10014/2014; 24940, 21437 e 13366 del 2013).
L’accertamento del domicilio effettivo del difensore deve essere effettuato, anche tramite consultazione on line, “presso l’albo professionale, il quale rappresenta la fonte legale di conoscenza del domicilio degli iscritti e nel quale il procuratore ha l’obbligo di fare annotare i mutamenti della sua sede” (cfr Cassazione, 20323/2014 e 21637/2013).
Come si notifica l’appello?
La notifica dell’appello può avvenire (ai sensi del combinato disposto degli artt. 20 e 53 del DLgs. 546/92) mediante ufficiale giudiziario, consegna diretta o spedizione a mezzo posta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento. L’invio in busta chiusa non comporta l’inesistenza della notifica bensì una mera irregolarità, che rimane sanata ove l’appellato si costituisca senza contestare il contenuto della busta (Cass. 11.1.2005 n. 333 e Cass. 2.9.2004 n. 17702).
La notifica diretta a mezzo posta
In base al comma 3 dell’articolo 16 del Dlgs 546/1992, sia le parti private che l’ufficio possono eseguire le notificazioni “anche direttamente (cosiddetta notificazione “diretta”, cioè senza intermediazione dell’ufficiale giudiziario o di altro agente notificatore, ndr) a mezzo del servizio postale mediante spedizione dell’atto in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, sul quale non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto…”.
Gli atti introduttivi del giudizio tributario sia di primo che di secondo grado, ai sensi degli articoli 22 (per il ricorso) e 53 (per l’appello) del Dlgs 546/1992, devono essere depositati presso la segreteria della Commissione tributaria adita, entro trenta giorni dalla loro proposizione.
Quali documenti vanno depositati?
Con il deposito del ricorso (e dell’appello) devono essere allegati:
La fotocopia della ricevuta di spedizione postale;
L’avviso di ricevimento della raccomandata;
La copia dell’appello.
Deposito di fotocopia della ricevuta di spedizione postale
Com’è stato precisato dalla Corte di legittimità il mancato deposito, nel termine per la costituzione in giudizio, della ricevuta di spedizione postale “è sanzionato – al pari dell’omesso deposito della copia del ricorso – con l’inammissibilità dell’impugnazione, rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo e non sanabile nè per effetto della costituzione del resistente (conf. Cass. 24182/06, 1025/08)” (Cassazione, sentenze 7373/2011, 8664/2011 e 10312/2011), né attraverso la tardiva produzione del documento mancante (Cassazione, sentenza 20787/2013).
Sul punto, è stato altresì chiarito che, poiché la data di spedizione del plico, indispensabile per il controllo della tempestività della notifica, “è normalmente riportata anche nell’avviso di ricevimento…, la presenza o meno in atti della ricevuta di spedizione postale del ricorso è processualmente ininfluente ove sia comunque prodotto tempestivamente (vale a dire, entro il termine per la costituzione in giudizio, ndr) l’avviso di ricevimento del plico” (Cassazione, sentenze 23593/2012 e 7645/2014).
Nonostante quanto precisato dalla giurisprudenza da ultimo richiamata, prudenzialmente, in caso di notificazione del ricorso o dell’appello principale in via “diretta” a mezzo del servizio postale, si deve provvedere, entro il termine per la costituzione in giudizio, al deposito nella segreteria della Commissione tributaria adita della fotocopia della ricevuta di spedizione dell’impugnazione oltre che degli altri documenti allegati all’atto di impugnazione (1).
(1) Il DLgs. 175/2014 ha abrogato, per gli appelli notificati dal 13.12.2014, l’art. 53 co. 1 secondo periodo del DLgs. 546/92, secondo cui l’appello notificato tramite forme diverse da quella a mezzo ufficiale giudiziario è inammissibile se non è depositato presso la segreteria della C.T. Prov.. La modifica è coerente con l’orientamento della Cassazione, ove è stato affermato diverse volte che le cause di inammissibilità, poichè comportanti la perdita del diritto di azione, devono essere oggetto di interpretazione restrittiva.
Deposito dell’avviso di ricevimento della raccomandata
Al fine di dimostrare l’effettiva ricezione da parte del destinatario non costituito in giudizio del ricorso/appello spedito a mezzo del servizio postale e, quindi, la corretta instaurazione del contraddittorio, il ricorrente/appellante è tenuto a depositare presso la segreteria della Commissione tributaria copia dell’avviso di ricevimento della raccomandata utilizzata per l’invio dell’atto.
Al riguardo, con orientamento consolidato, la Cassazione ha chiarito che “nel processo tributario, allorché l’atto di appello (ma il medesimo principio vale anche con riguardo al ricorso, ndr) sia notificato a mezzo del servizio postale… e l’appellato non si sia costituito, l’appellante ha l’onere – a pena di inammissibilità del gravame – di produrre in giudizio, prima della discussione, l’avviso di ricevimento attestante l’avvenuta notifica, od in alternativa di chiedere di essere rimesso in termini… per produrre il suddetto avviso e di essersi attivato per tempo nel richiedere un duplicato all’amministrazione postale, previa dimostrazione di averlo incolpevolmente perduto” (Cassazione, sentenze 23188/2012, 12284/2013 e 16906/2013).
Il termine ultimo entro il quale deve essere effettuato il deposito in questione è stato fissato dalla giurisprudenza di legittimità nei venti giorni liberi prima della data di trattazione, previsti dal comma 1 dell’articolo 32 del Dlgs 546/1992 per il deposito dei documenti (Cassazione, sentenze 3006/2008, 3343/2011 e 4340/2011).
Deposito di copia dell’appello presso la segreteria del giudice a quo
Con specifico riguardo alla ritualità dell’atto di appello, occorre altresì tener conto di quanto stabilito dall’articolo 53, comma 2, secondo periodo, del Dlgs 546/1992, ai sensi del quale: “Ove il ricorso non sia stato notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, l’appellante deve, a pena di inammissibilità, depositare copia dell’appello presso l’ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata”.
Il deposito di copia dell’appello presso la Ctp a quo deve essere effettuato entro il termine – di trenta giorni dalla proposizione del ricorso/appello – stabilito per la costituzione in giudizio del ricorrente/appellante, secondo quanto chiarito con orientamento consolidato dalla Corte costituzionale (sentenze 321/2009, 43/2010, 17/2011 e 141/2011) e dalla Cassazione (tra le più recenti, 8963/2013, 202532013, 4817/2014, 4818/2014, 4819 /2014 e 12861/2014).
Per garantire la corretta esecuzione dell’onere in parola e per evitare possibili contestazioni di controparte o rilievi d’ufficio da parte del giudice, è altresì necessario: allegare alla copia dell’appello depositato presso la segreteria della Ctp che ha emesso la sentenza impugnata la fotocopia della ricevuta della spedizione del medesimo atto per raccomandata a mezzo del servizio postale; depositare, in sede di costituzione in giudizio presso la Ctr, oltre ai documenti di rito, anche la copia della ricevuta in cui la segreteria del giudice di prime cure attesta l’avvenuto deposito presso di essa della copia dell’atto di appello.
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francesc 17 Dicembre 2017 at 12:05
scusatemi, ma questo articolo mi sembra fuorviante nella arte in cui commenta l’art. 53 DLGS 564 DEL 92; infatti, il nuovo testo dell’art. 53 ha eliminato il comma 2 che prevede il deposito del ricorso in appello all CTP che ha emesso la sentenza in tutte le ipotesi di notifica
giuseppe 17 Dicembre 2017 at 12:16
Ha perfettamente ragione, non avevamo aggiornato l’articolo. Grazie per la segnalazione.
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