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Timestamp: 2019-04-20 08:34:08+00:00
Document Index: 116105011

Matched Legal Cases: ['art. 734', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 181', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 173', 'art. 606', 'art. 51', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 585', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 51', 'art. 606', 'art. 51', 'art. 62', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 522', 'art. 480', 'sentenza ', 'art. 181', 'art. 734', 'sentenza ', 'art. 734', 'art. 51', 'art. 480', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 585', 'sentenza ']

Cass. Pen. Sez. III 15/12/2017 n. 56085 - Danneggiamento di bellezze naturali: deve essere effettivo? - Tuttoambiente.it
n. 56085
Il reato di cui all’art. 734 del codice penale, che punisce chi, attraverso costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali di luoghi protetti, richiede, ai fini della sua configurazione, l’effettivo danneggiamento delle aree sottoposte a protezione. Si tratta, infatti, di un reato di danno, che è tale in quanto subordinato all’effettiva compromissione delle bellezze protette, il cui accertamento è rimesso al giudice e prescinde sia dallo stato dei lavori sia dalla valutazione effettuata dalla pubblica amministrazione.
1.Con sentenza in data 19 dicembre 2016, la Corte d'appello di Lecce, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Lecce, emessa in data 19/05/2015, previa riqualificazione del reato di cui al capo b) quale violazione dell'art. 181 comma 1 d.lgs n. 42 del 2004, e quello di cui al capo d) quale violazione degli artt. 110, 480 cod.pen., ha rideterminato la pena inflitta a C.F., M.L. e M.V. a mesi sei di reclusione, eliminando la condizione della demolizione e della rimessione in pristino apposta al beneficio della sospensione condizionale della pena concesso a M.e M..
La medesima sentenza ha confermato la condanna di C.F., M.L. e M.V. in relazione al reato di cui all'art. 110 cod.pen. e 44 lett. c) d.P.R. n. 380 del 2001 (capo a), art. 181 del d.lgs n. 42 del 2004 (capo b), previa riqualificazione del fatto per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 56 del 2016, e artt. 110, 734 cod.pen. (capo c) per avere nelle rispettive qualità di proprietario committente il Cassiano, progettista e direttore dei lavori il M.e tecnico comunale, il M., eseguito lavori finalizzati alla costruzione di una civile abitazione in zona agricola fascia costiera, sottoposta a vincolo paesaggistico in assenza di permesso di costruire e di idonea autorizzazione paesaggistica, dovendosi considerare illegittimi e pertanto inesistenti sia il permesso a costruire che l'autorizzazione paesaggistica, con deturpamento delle bellezze naturali, nonché di condanna dei medesimi per il reato di cui agli artt. 110, 480 cod.pen. in relazione al permesso a costruire e alla autorizzazione paesaggistica attestante la conformità alle norme urbanistiche e la compatibilità ambientale dell'intervento, rilasciati dal Morciano, fondati su falsi presupposti contenuti nella relazione tecnica, predisposta dal M., attestante le conformità urbanistiche e ambientali.
2.Avverso la sentenza gli imputati hanno presentato ricorsi per cassazione, a mezzo del loro difensore di fiducia, e ne hanno chiesto l'annullamento per i seguenti motivi, alcuni dei quali comuni a tutti gli imputati, enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.:
2.Il ricorso nell'interesse di C.F. è affidato a quattro motivi.
2.1.Con il primo motivo deduce la violazione di cui all'art. 606 comma 1 lett. b) cod.proc.pen. in relazione all'erronea applicazione dell'art. 51 lett. g) della legge n. 56 del 1980 della Regione Puglia.
Lamenta il ricorrente la non corretta applicazione da parte della Corte d'appello della legge regionale n. 56 del 1980, la cui violazione, con riguardo alla disciplina dell'accorpamento di fondi, costituisce il presupposto del reato edilizio e paesaggistico, in quanto la stessa avrebbe cessato la sua efficacia a far data dall'emanazione del PUTT. In presenza di vuoto normativo, non potrebbe affermarsi l'illegittimità della cessione di cubatura tra terreni, come ritenuto nel caso in esame, affermazione cha sarebbe in contrasti principio di legalità di cui all'art. 25 Cost. Dalla legittimità dell'accorpamento consegue la non integrazione dei reati contestati.
Premesso che il reato è punito a titolo di dolo generico, argomenta, il ricorrente, che la motivazione della sentenza sarebbe del tutto carente con riguardo alla posizione del C., proprietario e committente che si era avvalso dell'opera di professionisti e sul conseguente legittimo affidamento della regolarità della procedura amministrativa, oltre tutto in una situazione nella quale era stata accertata la "prassi" di consentire l'accorpamento dei fondi.
3. Il ricorso nell'interesse di M.L. è affidato a sei motivi.
3.1.Deduce, con il primo motivo di ricorso, la violazione di legge processuale in relazione all'art. 585 cod.proc.pen. e art. 15 legge n. 67 del 2014. Premette il ricorrente di aver eccepito nei motivi d'appello la mancata notifica dell'estratto contumaciale della sentenza di primo grado, trattandosi di procedimento nel quale la sentenza di primo grado era stata emessa in data successiva all'entrata in vigore della legge numero 67 del 2014 e l'imputato era stato dichiarato contumace, notifica dell'estratto contumaciale dal quale iniziava a decorrere il termine di impugnazione, sicchè si sarebbe prodotto un vulnus nella difesa, sol che si consideri che M.L. avrebbe potuto impugnare in proprio la sentenza di condanna emessa a suo carico dal tribunale di Lecce.
3.2. Con il secondo motivo deduce la violazione di cui all'art. 606 comma 1 lett. b) cod.proc.pen. in relazione all'erronea applicazione dell'art. 51 lett. g) della legge n. 56 del 1980 della Regione Puglia stante la sua inefficacia a far tempo dall'emanazione del PUTT (cfr. par. 2.1.)
La Corte d'appello avrebbe apoditticamente affermato la responsabilità penale per il reato paesaggistico con mero richiamo all'illegittimo accorpamento di fondi, non rivenendosi alcuna motivazione sul requisito dell'assenza di autorizzazione paesaggistica non potendo questa essere inferita dalla non conformità dell'opera agli strumenti urbanistici. Peraltro, sarebbe del tutto illogico ritenere che il semplice sviluppo di una volumetria superiore rispetta quella consentita implichi di per sé la incompatibilità paesaggistica dell'intervento edilizio.
4. Il ricorso nell'interesse di M.V. è affidato a cinque motivi.
4.2. Con il secondo motivo si deduce la violazione di cui all'art. 606 comma 1 lett. b) cod.proc.pen. in relazione all'erronea applicazione dell'art. 51 lett. g) della legge n. 56 del 1980 della Regione Puglia stante la sua inefficacia a far tempo dall'emanazione del PUTT (cfr. par. 2.1.).
Infine, non sarebbe prospettabile il reato di falso con riguardo all'autorizzazione paesaggistica contenente un giudizio di "compatibilità ambientale" e "valorizzazione dell'assetto del sito", giudizi implicanti valutazione discrezionali incompatibili con una condotta di falso. Segnala anche, il ricorrente M., che la Sovraintendenza, il cui giudizio è insindacabile in questa sede, avrebbe avvallato l'operato del M..
In data 19/09/2017, M.L. ha depositato motivi nuovi. Con il primo motivo ha ribadito le argomentazioni in punto insussistenza del reato di falso e, con il secondo motivo, ha dedotto il vizio di motivazione in relazione al diniego di concessione delle circostanze di cui all'art. 62-bis cod.pen. escluse sulla mera assenza di elementi positivi di valutazione.
5.Il Procuratore Generale ha chiesto, in udienza, l'annullamento senza rinvio limitatamente ai capi b) e c) essendo i reati estinti per prescrizione con eliminazione della relativa pena, inammissibilità nel resto dei ricorsi.
1.I ricorsi sono parzialmente fondati per quanto di seguito esposto.
2.Deve preliminarmente essere disatteso il motivo processuale sollevato nel ricorso di M.L. (primo motivo) risultando dagli atti, a cui questa Corte ha accesso in presenza di un error in procedendo, la notifica dell'estratto contumaciale della sentenza del Tribunale agli avvocati F. e C. (cfr. aff. 135 e 136), sicchè la violazione di cui agli artt. 585 cod.proc.pen. e art. 15 legge n. 67 del 2014 è manifestamente infondata.
3.Parimenti deve essere disattesa la censura di nullità della sentenza per violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza ex art. 522 cod.proc.pen. devoluta nel primo motivo di ricorso di Morciano, per essere intervenuta condanna per il reato di cui all'art. 480 cod.pen. con riferimento alla falsità della relazione tecnica integrativa e della relazione paesaggistica non oggetto di contestazione, dunque, per essere intervenuta condanna per un fatto nuovo non contestato.
Nel caso in esame, dalla contestazione mossa, e ritenuta provata in sentenza, il M.è stato ritenuto responsabile, in concorso con il progettista e direttore dei lavori, del reato di falso di autorizzazione amministrativa (sia del permesso a costruire che dell'autorizzazione paesaggistica) fondati su falsi presupposti di compatibilità urbanistica e ambientale dell'intervento edilizio in progetto, rappresentati nella relazione tecnica integrativa e nella relazione paesaggistica redatte dal concorrente M., progettista e direttore dei lavori, sicchè alcun elemento estraneo al thema decidendum è ravvisabile.
Non di meno alcuna condanna per fatto diverso da quello contestato è ravvisabile. Secondo quanto affermato dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte, (Sez. U, n. 36551 del 15/07/2010, Carelli, Rv. 248051; Sez. U, n. 16 del 19/06/1996, Di Francesco, Rv. 205619) per aversi mutamento del fatto occorre una trasformazione radicale, nei suoi elementi essenziali, della fattispecie concreta sì da pervenire ad un'incertezza sull'oggetto dell'imputazione con conseguente reale pregiudizio dei diritti della difesa. La violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza, si realizza e si manifesta solo attraverso un'alterazione radicale della fattispecie ritenuta in sentenza nel senso di una radicale trasformazione della fattispecie concreta rispetto a quella contestata.
4.Passando all'esame dei motivi di merito, è fondato il vizio di motivazione con riguardo all'affermazione della responsabilità per il reato di cui all'art. 181 d.lvo n. 42 del 2004 e la violazione di legge in relazione all'art. 734 cod.pen. e il correlato vizio di motivazione della sentenza impugnata (terzo motivo M., secondo motivo M.e C.).
4.1.Sotto il primo profilo, come ha argomentato il Procuratore generale in udienza, la motivazione della corte territoriale è carente con riguardo alla violazione paesaggistica fondata con richiamo all'illegittimo accorpamento di fondi e alla violazione dei parametri urbanistici, ma non anche sotto il profilo della compatibilità ambientale, essendo gli ambiti pacificamente diversi.
4.2. Quanto all'affermazione della responsabilità penale per la contravvenzione di cui all'art. 734 cod.pen., la Corte d'appello ha omesso di motivare il profilo del danno cagionato, che costituisce, come ha ripetutamente affermato la giurisprudenza di legittimità (Sez. 3, n. 44012 del 24/09/2015, Buccarello, Rv. 265060; Sez. 3, n. 37472 del 06/05/2014, Coniglio, Rv. 259942), elemento costitutivo del reato e ciò in quanto, per l'integrazione della contravvenzione in oggetto non è sufficiente la realizzazione di un'opera edilizia in zona paesaggistica richiedendo l'effettivo danneggiamento delle aree sottoposte a protezione.
Per effetto della pronuncia di annullamento deve essere eliminata la pena per essi inflitta, come indicato nella sentenza, impugnata, pari a mesi uno e giorni di reclusione per ciascuno.
5.Manifestamente infondata è la comune censura svolte dai ricorrenti (primo motivo C., secondo motivo M.e M.) di violazione di legge in relazione all'erronea applicazione dell'art. 51 lett. g) della legge n. 56 del 1980 della Regione Puglia, da cui l'erronea pronuncia di condanna in relazione al reato edilizio.
5.1. Va anzitutto premesso che, nella specie, il reato edilizio è stato contestato ai ricorrenti sul presupposto dell'illegittimità del permesso a costruire n. 14/2009, in quanto contrastante con gli strumenti urbanistici giacchè avente ad oggetto la realizzazione, in zona E3 verde agricolo - fascia costiera, di una civile abitazione con volumetria (pari a mc. 128,10) superiore a quella massima ammissibile (pari a mc. 8,15), per effetto dell'illegittimo accorpamento di fondi non contigui, aventi diversa destinazione e diverso indice di fabbricabilità.
Parimenti priva di fondamento è l'assunto della difesa di C.F. secondo cui l'intervento edilizio sarebbe comunque compatibile alla luce del Piano di fabbricazione del Comune di Patù che prevede, in zona E3 verde agricolo fascia costiera, anche "case isolate per abitazione" con indice di fabbricabilità non superiore a 0,01 mc/mq, in quanto, pur ammessa la tipologia costruttiva la legittimità è esclusa attesa la volumetria che si prevedeva di realizzare, per effetto dell'accorpamenti di fondi, pari a mc. 128,10 in luogo di mc. 8,15, volumetria espressa in conseguenza della maggiore estensione dei fondi per effetto della cessione di cubatura.
Le su esposte considerazione conducono, anche, alla manifesta infondatezza del terzo motivo di ricorso di M.L. con cui si censura l'indeterminatezza del capo di imputazione in conseguenza del ritenuto vuoto normativo per effetto della cessazione dell'efficacia della legge regionale.
6.Anche i comuni motivi di ricorso in relazione all'affermazione della responsabilità per il reato di cui all'art. 480 cod.pen. non superano il vaglio di ammissibilità.
La corte territoriale ha fatto corretta applicazione dello ius receptum di questa Corte di legittimità secondo cui è configurabile il reato di falso ideologico nella valutazione tecnica in un contesto implicante la valutazione e accettazione di parametri normativamente determinati (Sez. 3, n. 41373 del 17/07/2014, P.M. in proc. Pasteris e altri, non mass.; Sez. 1, n. 45373 del 10/06/2013, Capogrosso e altro, Rv. 257895). In altri termini, se pure è vero che nel caso in cui il pubblico ufficiale sia libero nella scelta dei criteri di valutazione, la sua attività è assolutamente discrezionale e, come tale, il documento che contiene il giudizio non è destinato a provare la verità di alcun fatto, tuttavia, se l'atto da compiere fa riferimento, come è nel caso di specie, a previsioni normative che dettano criteri di valutazione, si è in presenza di un esercizio di discrezionalità tecnica, che vincola la valutazione ad una verifica di conformità della situazione fattuale a parametri predeterminati, con conseguente integrazione della falsità se detto giudizio di conformità non sia rispondente ai parametri cui esso è implicitamente vincolato (Sez. 2, n. 1417 del 11/10/2012, p.c. in proc. Platamone e altro, Rv. 254305; si vedano anche Sez. 5, n. 39360 del 15/07/2011, Gulino, Rv. 251533; Sez. 5, n. 14486 del 21/02/2011, Marini e altro, Rv. 249858).
E' evidente che il rilascio del permesso a costruire e la valutazione di compatibilità ambientale espressa nell'autorizzazione paesaggistica dal M. erano fondate su presupposti urbanistici contrastanti con i parametri normativi, giacchè si rappresentava un intervento edilizio realizzato, previa cessione di cubatura in favore di un fondo agricolo su fascia costiera, illegittimo non essendo i fondi contigui e medesimo indice di fabbricabilità, parametri che vengono in rilievo sia ai fini del rispetto degli strumenti urbanistici ce ai fini ambientali e sul giudizio di valorizzazione del sito. Sia l'autorizzazione paesaggistica che il permesso a costruire erano, così, la diretta conseguenza dei falsi parametri contenuti nella relazione tecnica integrativa e paesaggistica redatta dal M. e come tale anch'essa falsa.
Ne consegue che è prive di pregio il profilo di censura, svolta dai ricorrenti, laddove contestano la ravvisabilità del delitto di falso in presenza di violazione delle norme sulla cessione di cubatura, che attengono ai profili urbanistici non essendo, invece, normativamente prefissata la valutazione della compatibilità ambientale, valutazione questa che al più potrebbe essere illegittima, ma non falsa. La maggior volumetria del manufatto da realizzare in zona agricola fascia costiera e di pregio, per effetto dell'illegittimo accorpamento di fondi non confinanti, l'assenza di un intervento volto alla realizzazione di aziende agricole e finalizzato allo sviluppo e al recupero del patrimonio produttivo, la previsione, come da progetto, di una realizzazione di una abitazione ad uso esclusivo residenziale, costituiscono i dati maggiormente significativi sulla scorta dei quali deve essere formulato il giudizio di compatibilità ambientale, di tal chè deve ritenersi falsa l'autorizzazione paesaggistica che si esprime su tali basi in contrasto con i parametri normativi.
7.Del pari scevra da profili di illogicità e corretta è la motivazione della sentenza impugnata con riferimento al dolo del reato, oggetto di censura dei ricorrenti, dolo generico ritenuto in capo al pubblico ufficiale M.e nel progettista M.che, in ragione della perfetta conoscenza della normativa di riferimento, per essere tecnico del settore e professionista del settore, hanno consapevolmente e volontariamente ideologicamente falsificato il permesso a costruire e l'autorizzazione paesaggistica nei termini sopra descritti (par. 8), sicchè era da escludersi qualsiasi leggerezza (pag. 14), esclusa altresì dal rilievo che erano state accertate numerose pratiche edilizie aventi gli stessi connotati di falsità, nonché rilevanza all'autonomo "avvallo" della Sovraintendenza dedotto dal ricorrente M.(peraltro riferito alla posizione di "Renna" e dunque ad altro processo), semmai elemento probatorio che avvalora la "prassi" illecita di sistematica falsificazione dei permessi a costruire e delle autorizzazione paesaggistiche, di cui la sentenza impugnata dà conto.
Del pari, è stato ritenuto sussistente e congruamente motivato, il dolo in capo al Cassiano, privato committente delle opere edilizie abusive e beneficiario dell'autorizzazione paesaggistica e del permesso a costruire (pag. 16), privato che doveva affrontare le spese necessarie per realizzare lo strumento tecnico prescelto, basti pensare all'acquisito dei terreni da accorpare, sicchè la corte territoriale ha congruamente argomentato che non poteva seriamente dubitarsi che costui avesse agito in concorso con il progettista, suo professionista e il tecnico comunale, per la realizzazione del fine perseguito. Da qui la manifesta infondatezza del quarto motivo di M.e del sesto motivo di M.(e primo motivo aggiunto) e sesto motivo di C..
8.Di carattere generico è il devoluto vizio di motivazione in relazione al diniego di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche oggetto del quinto motivo di ricorso di M..
Nel pervenire a tale conclusione, la Corte d'appello si è attenuta al principio di diritto secondo il quale la concessione delle attenuanti generiche deve essere fondata sull'accertamento di situazioni idonee a giustificare un trattamento di speciale benevolenza in favore dell'imputato. Ne consegue che, quando la relativa richiesta non specifica gli elementi e le circostanze che, sottoposti alla valutazione del giudice, possano convincerlo della fondatezza e legittimità dell'istanza - l'onere di motivazione per il diniego dell'attenuante è soddisfatto con il richiamo alla ritenuta assenza dagli atti di elementi positivi su cui fondare il riconoscimento del beneficio (Sez. 3, n. 9836 del 17/11/2015, Piliero, Rv. 266460; Sez. 3, n. 44071, del 25/09/2014, Papini e altri, Rv. 260610), elementi rispetto ai quali il ricorso, che richiama la mera complessità della vicenda e delle questioni giuridiche, appare generico.
Invece, l'analogo motivo di ricorso di M., dedotto nel secondo dei motivi nuovi ex art. 585 comma 4 cod.proc.pen., è inammissibile perché non devoluto nei motivi principali.
9.Conclusivamente la sentenza va annullata senza rinvio limitatamente ai reati di cui ai capi b) e c) perché estinti per prescrizione ed eliminata la pena per essi inflitta ai ricorrenti di mesi uno e giorni 15 di reclusione, nel resto i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili.