Source: https://www.ilcalcioillustrato.it/tesseramento-sostanziale-o-di-fatto-2/
Timestamp: 2019-01-22 09:21:44+00:00
Document Index: 173545135

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 30', 'art 1', 'art. 43', 'art. 3', 'art. 73', 'art. 39']

Tesseramento “sostanziale” o “di fatto” – Il Calcio Illustrato
martedì 22 gennaio 2019 / 9:21 am
Tesseramento “sostanziale” o “di fatto”
by Aniello Merone
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Con la decisione n. 66 del 12 settembre 2017 il Collegio di Garanzia del CONI ha offerto una nuova interpretazione del concetto di tesseramento, declinato nelle forme di “tesseramento sostanziale” o tesseramento di fatto, inteso quale “rapporto giuridico-sportivo” che si realizza per aver intrattenuto una “relazione” di tipo organizzativo con la Federazione, indipendentemente dalla circostanza dell’effettivo rilascio di una tessera. In tale prospettiva, i concetti di “tesseramento” e “tessera” vengono scissi, affermando che la seconda non si limiterebbe a documentare un preesistente tesseramento ma avrebbe altresì una sua funzione autonoma, ossia quella di permettere la partecipazione alle competizioni sportive.
Oggetto di impugnazione innanzi al Collegio di Garanzia era una decisione della Corte d’Appello Federale del Tennis, che aveva affermato il proprio difetto di giurisdizione rispetto ad un’atleta non tesserato al momento di commissione dell’illecito, non potendosi applicare il “vincolo di giustizia” in assenza di un volontario e consapevole assoggettamento alle norme federali.
È ben noto come ai fini dell’esercizio dell’azione disciplinare da parte della procura federale rilevano l’esistenza del tesseramento nel momento in cui il fatto contestato si è verificato ed in quello in cui si concretizza la contestazione con l’inizio del procedimento disciplinare, non assumendo alcun rilievo la circostanza che il tesserato, dopo aver commesso un illecito, cessi volontariamente di appartenere alla Federazione per sottrarsi ai provvedimenti sanzionatori degli organi della giustizia sportiva. Tale condotta, infatti, è inidonea a determinare la “reviviscenza della giurisdizione statale, attesa l’indisponibilità dei presupposti di operatività dei criteri di riparto tra giurisdizione settoriale sportiva e giurisdizione generale statale” (così CdS, Sez. VI, 24 gennaio 2012, n. 302; CdS, Sez. V, 9 marzo 2017, n. 1173).
Inoltre, nel caso in cui il tesserato decida di revocare il proprio tesseramento dopo aver commesso l’illecito disciplinare, ma prima dell’inizio del procedimento (condotta a sua volta passibile di sanzione in alcuni ordinamenti), l’art. 45 del Codice di Giustizia CONI è chiaro nel prevedere come questi non potrà confidare nella prescrizione dell’azione disciplinare, atteso il tenore del comma 5, secondo cui “la sopravvenuta estraneità all’ordinamento federale da parte di chi abbia commesso o concorso a commettere violazioni di qualsiasi natura non impedisce l’esercizio dell’azione disciplinare ma sospende la prescrizione finché non sia nuovamente acquisita posizione rilevante nell’ordinamento sportivo”. In tal modo, si evita che il soggetto reo di aver commesso un fatto illecito, possa decidere di uscire in via strumentale dall’ordinamento sportivo, al solo fine di beneficiare della maturanda prescrizione dell’azione.
Tuttavia, come detto, nel caso di specie l’atleta non era tesserata neppure al momento della commissione del fatto e il suo rapporto con la Federazione era disciplinato da un contratto (“Accordo per la preparazione agonistica per l’anno 2015”), ove a fronte del diritto per l’atleta di ottenere il rimborso delle spese sostenute per partecipare all’attività internazionale la stessa si impegnava ad ottemperare ad una serie di obblighi, incluso quello di tesserarsi, che rimaneva pacificamente inadempiuto.
In genere, solo la rilevanza del bene tutelato – ad esempio, la salute dell’individuo e la lealtà sportiva rispetto alle fattispecie in materia di doping – consente e giustifica un intervento della giustizia sportiva indipendentemente dall’esistenza del rapporto di tesseramento, ma di là da ipotesi circoscritte e oggetto di specifica indicazione normativa, la giustizia federale tende ad escludere che da un mero rapporto contrattuale possa discendere l’assoggettamento al vincolo di giustizia, atteso che quelle derivanti da un contratto (come quello summenzionato) rimangono obbligazioni privatistiche con efficacia eso-federale, ossia esterna all’ordinamento sportivo, e la relativa tutela dev’essere richiesta innanzi alla giurisdizione ordinaria (rectius in sede arbitrale, ove sia presente una clausola compromissoria).
Rispetto al caso di specie e all’ordinamento federale del tennis, la centralità del tesseramento pare indubbia, ove si osservi che sia gli atleti che svolgono attività agonistica sia i giocatori amatoriali devono essere tesserati per il tramite di un circolo affiliato e, in virtù di tale “status”, accettano le norme federali e assumono l’impegno di risolvere eventuali controversie avvalendosi degli organi della giustizia sportiva. Peraltro, sono numerose le norme che attribuiscono diritti ed obblighi unicamente ai “tesserati” (si veda, ex multis, gli artt. 10 e 11 dello Statuto FIT e gli artt. 1 e 56 del Regolamento di Giustizia FIT), i quali avranno sia la facoltà di far valere i propri diritti avanti alla giustizia federale sia, parimenti, potranno vedere censurati i loro comportamenti che si assumono contrari ai doveri che promanano dalle regole federali.
Per queste ragioni, nel corso del procedimento, la Procura aveva richiesto di applicare analogicamente le norme della Federazione Italiana Giuoco Calcio che, in alcuni casi, estendono la giurisdizione anche ai soggetti non tesserati. In particolare, l’art. 30, co. 1, dello Statuto della FIGC, prevede: «I tesserati, le società affiliate e tutti i soggetti, organismi e loro componenti, che svolgono attività di carattere agonistico, tecnico, organizzativo, decisionale o comunque rilevanti per l’ordinamento federale, hanno l’obbligo di osservare il presente Statuto e ogni altra norma federale e degli organismi internazionali a cui la FIGC è affiliata». Analogamente, il Codice di Giustizia della FIGC, all’art 1, co. 5, recita: «Sono tenuti alla osservanza delle norme contenute nel presente Codice e delle norme statutarie e federali anche i soci e non soci cui è riconducibile, direttamente o indirettamente, il controllo delle società stesse, nonché coloro che svolgono qualsiasi attività all’interno o nell’interesse di una società o comunque rilevante per l’ordinamento federale». È agevole ricavarne come la FIGC abbia ritenuto di estendere la propria giurisdizione anche a soggetti che, sebbene non tesserati, svolgono le loro prestazioni a favore di sodalizi che concorrono a costituire i soggetti dell’ordinamento federale» e analoghe disposizioni sono rinvenibili anche nell’ordinamento della pallavolo (artt. 1 e 6 del Regolamento giurisdizionale FIPAV) e della pallacanestro (l’art. 43 Statuto e art. 3 Regolamento di giustizia FIP).
Tuttavia, per la Corte d’Appello FIT va esclusa qualsiasi applicazione analogica delle medesime in quegli ordinamenti federali dove non è dato rinvenire alcuna disposizione di tal segno e, per contro, siano presenti specifiche statuizioni che limitano l’efficacia delle proprie norme ai soli “tesserati”.
Muovendo da tali premesse, il Collegio di Garanzia, nell’accogliere il ricorso proposto avverso la decisone, ha offerto una lettura fortemente innovativa, evidenziando innanzitutto come «il tema va posto diversamente da come rappresentato dalle parti ed ha ad oggetto la diversità, logica e giuridica, che intercorre tra il “rapporto di tesseramento” e la “tessera”» atteso che «il tesseramento, inteso quale rapporto giuridico-sportivo, è altro rispetto alla sua documentazione». In questa prospettiva, il rapporto giuridico non si costituisce con il rilascio della tessera ma preesiste logicamente alla medesima, mentre il rilascio del documento assume unicamente valore probatorio per i fini previsti dalla normativa federale.
In altre parole, per le Sezioni Unite del Collegio di Garanzia del Coni, la costituzione di un rapporto giuridico-sportivo tra atleta e federazione non è dovuta al rilascio della tessera, ma alla sussistenza di una relazione, sia di contenuto organizzativo, sia relativa allo svolgimento di una attività sportiva diretta dalla federazione, che sarebbe sufficiente a produrre l’assoggettamento alle norme federali ed alla giurisdizione sportiva. Per altro verso, la richiesta della tessera e tutti gli adempimenti burocratici susseguenti sarebbero unicamente preordinati al suo rilascio, che comprova un tesseramento preesistente e costituisce l’unico documento che permette la partecipazione alle competizioni. Nell’argomentare la tesi summenzionata, il Collegio di Garanzia richiama gli articoli da 73 a 83 del Regolamento Organico FIT, raccolta di regole attuative delle norme statutarie, ma, invero, tale operazione ermeneutica non sembra aliena dal sollevare perplessità, specie qualora si intendesse attribuire ai suoi esiti valenza generale.
La netta distinzione tra “tesseramento” e “tessera” rompe il tradizionale schema (in apparenza ricavabile anche dalla lettura dell’art. 73 R.O. FIT) secondo cui si considera il tesseramento come il rapporto giuridico-sportivo che lega una persona fisica alla federazione e la tessera come lo strumento esclusivo di documentazione di detto rapporto giuridico-sportivo, poiché si finisce per considerare le formalità previste dai diversi Statuti e regolamenti federali non come fasi di un unico procedimento volto alla piena integrazione della fattispecie di tesseramento e alla sua corretta documentazione, ma come attività finalizzate al solo rilascio della tessera, mentre la costituzione e continuità del rapporto giuridico sportivo rileverebbe in via fattuale.
Pur in presenza di locuzioni generiche, come quelle accolte dalla normativa FIGC, che estendono l’esercizio della giurisdizione ad altri soggetti sebbene non tesserati, appare difficile includere tra questi gli atleti ovverosia ritenere possibile una deroga in via interpretativa alla precisa scelta normativa, propria di tutti gli ordinamenti federali, che ai fini della costituzione del rapporto giuridico sportivo richiede un atto di formale ed espressa manifestazione di volontà del soggetto, abitualmente concretantesi nella richiesta di tesseramento.
D’altronde, il necessario adempimento di alcune formalità volte ad ottenere il tesseramento, e non il semplice rilascio della tessera, pare tanto comprensibile quanto necessario proprio a tutela degli atleti (e in genere delle persone fisiche) che interagiscono con la federazione, tenuto conto delle rilevanti conseguenze circa l’assoggettamento al vincolo sportivo e agli altri doveri e obblighi statutari.
L’art. 39 delle NOIF, ad esempio, richiede il deposito o l’invio di una tempestiva richiesta sottoscritta su moduli predisposti dalla FIGC ed è alla data di tale adempimento che si ricollega, ad ogni effetto, la decorrenza del tesseramento, fatta salva, per i soli calciatori professionisti, la concessione di un visto di esecutività da parte della Lega di appartenenza. Adempimento quest’ultimo che in altri ordinamenti federali viene sostituito dall’omologa o dall’iscrizione in un albo federale, ma sempre all’interno di iter procedimentali che figurano difficilmente compatibili con un tesseramento per fatti concludenti.
Pertanto, sembrerebbe da accogliere con cautela il nuovo orientamento del Collegio di Garanzia, chiamato necessariamente a convivere con un’interpretazione rigorosa delle norme che attribuiscono centralità all’effettivo tesseramento, onde evitare l’insorgere di nuove (e inevitabili) incertezze legate alla pretesa equipollenza di fattispecie derivanti da inevase obbligazioni contrattuali o altre mere situazioni di fatto.
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