Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=176
Timestamp: 2020-02-18 04:02:46+00:00
Document Index: 176711694

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 49', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 49', 'art. 117', 'art. 23', 'art. 49', 'art. 23', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 49', 'art. 40', 'art. 9', 'art. 23', 'art. 49', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 50', 'art. 23', 'art. 50', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 52']

Sentenza 176/2010 (ECLI:IT:COST:2010:176)
Udienza Pubblica del 01/12/2009; Decisione del 10/05/2010
Norme impugnate: Art. 23, c. 1°, 2°, 3° e 4° del decreto legge 25/06/2008, n. 112, convertito con modificazioni in legge 06/08/2008, n. 133.
Massime: 34658 34659 34660 34661 34662 34663
Atti decisi: ric. 69, 70, 72, 74, 76, 80, 82, 85 e 87/2008
Massima n. 34658 Massima successiva
Ricorsi delle Regioni Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Toscana, Basilicata, Piemonte, Marche, Puglia e Lazio - Impugnazione di numerose disposizioni del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 - Trattazione delle sole questioni riguardanti l'art. 23 - Decisione sulle altre disposizioni impugnate riservata a separate pronunce.
decreto legge 25/06/2008 n. 112 art. 23
Massima n. 34659 Massima successiva Massima precedente
Lavoro e occupazione - Disciplina del contratto di apprendistato - Modifiche all'art. 49 del d.lgs. n. 276 del 2003 - Ricorso della Regione Veneto - Rinuncia al ricorso accettata dalla controparte - Estinzione del processo.
In relazione alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 23, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, va dichiarata l'estinzione del processo, in quanto la Regione Veneto - che è l'unica ad aver proposto questione di legittimità costituzionale del comma 3 dell'art. 23 del decreto-legge n. 112 del 2008 - ha rinunciato al ricorso e il Presidente del Consiglio dei Ministri ha accettato la rinuncia.
decreto legge 25/06/2008 n. 112 art. 23 co. 3
Massima n. 34660 Massima successiva Massima precedente
Lavoro e occupazione - Disciplina del contratto di apprendistato - Modifiche all'art. 49 del d.lgs. n. 276 del 2003 - Eliminazione della durata minima del contratto - Ricorso della Regione Toscana - Ritenuta violazione dell'art. 117 Cost. - Eccezione di inammissibilità della questione per generica prospettazione dell'ambito competenziale asseritamente violato - Implicita evocazione della competenza regionale in tema di formazione professionale - Reiezione.
In relazione alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 23 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, va rigettata l'eccezione di inammissibilità della questione per generica prospettazione dell'ambito competenziale asseritamente violato, stante l'implicita evocazione della competenza regionale in tema di formazione professionale.
Massima n. 34661 Massima successiva Massima precedente
Lavoro e occupazione - Disciplina del contratto di apprendistato - Modifiche all'art. 49 del d.lgs. n. 276 del 2003 - Eliminazione della durata minima del contratto - Ricorso della Regione Toscana - Ritenuta violazione della competenza regionale in tema di formazione professionale - Esclusione - Non fondatezza della questione.
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 23, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che ha modificato il testo originario dell'art. 49, comma 3, del d.lgs. n. 276 del 2003, per il quale la durata del contratto di apprendistato professionalizzante non poteva essere «inferiore a due anni e superiore a sei», stabilendo che il predetto contratto non può avere una durata «superiore a sei anni», e così eliminando la previsione della durata minima. Non può, infatti, ritenersi lesa la competenza delle Regioni, le quali possono, comunque, contribuire alla disciplina della formazione professionale, dettando norme che prevedano, per il conseguimento di determinate qualifiche professionali, una durata del rapporto non inferiore a due anni. Invero, il d.lgs. n. 276 del 2003, da un lato, ha previsto un incisivo coinvolgimento delle Regioni per quel che riguarda la stessa definizione di «libretto formativo del cittadino» e, dall'altro lato, all'art. 51, dopo aver stabilito che «la qualifica professionale conseguita attraverso il contratto di apprendistato costituisce credito formativo per il proseguimento nei percorsi di istruzione e di istruzione e formazione professionale» (comma 1), ha precisato che le Regioni devono partecipare alla definizione delle modalità di riconoscimento dei suddetti crediti formativi (comma 2). Il decreto-legge n. 112 del 2008 ha date per acquisite dette funzioni regionali, come si desume sia dal fatto che, con riferimento al nuovo "canale" di accesso al contratto di apprendistato professionalizzante introdotto dal comma 5-ter dell'art. 49, si è richiamata tout court la registrazione nel libretto formativo (che, a sua volta, per la mansione svolta, rinvia alla qualifica SIL), sia dalla circostanza che l'art. 40, comma 4, del decreto-legge n. 112 del 2008 ha modificato l'art. 9, comma 6, della legge 12 marzo 1999, n. 68, in materia di avviamento al lavoro dei disabili, proprio nel senso di valorizzare la necessità di «assicurare l'unitarietà e l'omogeneità del sistema informativo lavoro» e di potenziare il coinvolgimento delle Regioni in materia, attraverso lo strumento dell'intesa.
decreto legge 25/06/2008 n. 112 art. 23 co. 1
Massima n. 34662 Massima successiva Massima precedente
Lavoro e occupazione - Disciplina del contratto di apprendistato - Modifiche all'art. 49 del d.lgs. n. 276 del 2003 - Assegnazione alla contrattazione collettiva della funzione di fonte esclusiva, in luogo di quella regionale, nella definizione della nozione di formazione aziendale - Unilaterale attribuzione, da parte dello Stato, del potere di disciplinare le fonti normative per identificare il discrimine tra formazione aziendale (la cui disciplina gli spetta) e formazione professionale extra aziendale (di competenza delle Regioni), escludendo così qualsiasi partecipazione di queste ultime - Conseguente violazione della competenza legislativa della Regioni in materia di formazione professionale nonché del principio di leale collaborazione - Illegittimità costituzionale, limitatamente alle parole «non opera quanto previsto dal comma 5. In questa ipotesi», «integralmente» e «definiscono la nozione di formazione aziendale e».
E' costituzionalmente illegittimo, con assorbimento delle questioni riferite agli artt. 39 e 118 Cost., l'art. 23, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 , convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nella parte in cui modifica l'articolo 49 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, limitatamente alle parole «non opera quanto previsto dal comma 5. In questa ipotesi», «integralmente» e «definiscono la nozione di formazione aziendale e». Se è vero che la formazione aziendale all'interno delle aziende inerisce al rapporto contrattuale, sicché la sua disciplina rientra nell'ordinamento civile, e che spetta invece alle Regioni e alle Province autonome disciplinare quella pubblica, non è men vero che nella regolamentazione dell'apprendistato né l'una né l'altra appaiono allo stato puro, ossia separate nettamente tra di loro e da altri aspetti dell'istituto», con la conseguenza che «occorre perciò tener conto di tali interferenze. Orbene, nella specie, di tali interferenze non si è tenuto conto e ciò determina l'illegittimità costituzionale della norma - per contrasto con gli artt. 117 e 120 Cost. nonché con il principio di leale collaborazione - in primo luogo con riguardo alle parole «non opera quanto previsto dal comma 5. In questa ipotesi», dal momento che siffatta inapplicabilità finisce per rendere inoperante, senza alcun ragionevole motivo, il principio enunciato nel primo periodo del comma 5, secondo cui «la regolamentazione dei profili formativi dell'apprendistato professionalizzante, è rimessa alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, d'intesa con le associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano regionale», nel rispetto di criteri e principi direttivi successivamente enunciati, nonché, per l'effetto, della legislazione regionale intervenuta, o che potrebbe intervenire, ai sensi della disposizione citata, che fa riferimento alla legge della Regione Lazio 10 agosto 2006, n. 9. Occorre parimenti dichiarare l'illegittimità costituzionale della norma de qua limitatamente alla parola «integralmente», la quale rimette esclusivamente ai contratti collettivi di lavoro o agli enti bilaterali i profili formativi dell'apprendistato professionalizzante, nonché alle parole, riferite ai contratti collettivi e agli enti bilaterali, secondo le quali essi «definiscono la nozione di formazione aziendale e». Nella specie lo Stato, con le su indicate espressioni, si è unilateralmente attribuito il potere di disciplinare le fonti normative per identificare il discrimine tra formazione aziendale (la cui disciplina gli spetta) e formazione professionale extra aziendale (di competenza delle Regioni), escludendo così qualsiasi partecipazione di queste ultime.
In tema di formazione aziendale, v. citata sentenza n. 418/2006, n. 50/2005.
decreto legge 25/06/2008 n. 112 art. 23 co. 2
Massima n. 34663 Massima precedente
Lavoro e occupazione - Disciplina del contratto di apprendistato - Modifiche all'art. 50 del d.lgs. n. 276 del 2003 - Attivazione dell'apprendistato di alta formazione attraverso apposite convenzioni stipulate dai datori di lavoro con le Università e le altre istituzioni formative, "in assenza di regolamentazioni regionali" - Ricorsi delle Regioni Piemonte, Marche e Basilicata - Ritenuta violazione del principio di leale collaborazione nonché delle potestà legislative ed amministrative regionali in materia di formazione professionale - Erroneo presupposto interpretativo - Introduzione di una norma "cedevole" destinata a perdere efficacia nel momento in cui la Regione eserciti il proprio potere legislativo - Non fondatezza della questione.
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 23, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che ha ha aggiunto all'art. 50, comma 3, del d.lgs. n. 276 del 2003, dopo le parole «e le altre istituzioni formative», i seguenti periodi: «In assenza di regolamentazioni regionali l'attivazione dell'apprendistato di alta formazione è rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai datori di lavoro con le Università e le altre istituzioni formative. Trovano applicazione, per quanto compatibili, i principi stabiliti all'articolo 49, comma 4, nonché le disposizioni di cui all'articolo 53». La censura si basa sull'erroneo presupposto interpretativo per il quale la disposizione censurata imporrebbe, per l'attivazione dell'apprendistato di alta formazione, la messa a punto di apposite convenzioni stipulate dai datori di lavoro con le Università e le altre istituzioni formative. Tale lettura non è in alcun modo confortata dalla formulazione della disposizione in oggetto. Lo Stato, infatti, indicando uno strumento per ovviare all'eventuale assenza di regolamentazione regionale, ha permesso di dar luogo effettivamente ai contratti di apprendistato di alta formazione in quelle Regioni ove ancora non sia stata posta una disciplina in tal senso, peraltro con una regolamentazione ispirata a criteri di ragionevolezza (convenzione tra datori di lavoro e Università). Nulla impedisce, poi, alle Regioni di legiferare, riappropriandosi della propria competenza in tema di formazione. L'espressione «in assenza di regolamentazioni regionali» va infatti interpretata come se equivalesse a «fino all'emanazione di regolamentazioni regionali». Così facendo lo Stato ha introdotto una norma "cedevole", cioè una disposizione destinata a perdere efficacia nel momento in cui la Regione eserciti il proprio potere legislativo. Non è, pertanto, ravvisabile alcuna lesione delle competenze regionali, in quanto le Regioni possono far venire meno, in qualsiasi momento, l'operatività della norma statale, dettando una disciplina in materia di apprendistato di alta formazione.
decreto legge 25/06/2008 n. 112 art. 23 co. 4
SENTENZA N.176
Non va, infatti, dimenticato che da quando, con decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell'articolo 1 della L. 15 marzo 1997, n. 59), sono stati istituiti i servizi regionali per l’impiego, tra loro coordinati nell’ambito del “sistema informativo lavoro” (SIL), le Regioni esercitano importanti funzioni di programmazione, monitoraggio e verifica nell’ambito del mercato del lavoro di rispettiva competenza e, quindi, anche sui contratti di apprendistato. Questa situazione è stata presa in considerazione nell’ambito del d.lgs. n. 276 del 2003 che, da un lato, ha previsto un incisivo coinvolgimento delle Regioni per quel che riguarda la stessa definizione di «libretto formativo del cittadino» (art. 2, comma 1, lettera i, d.lgs. n. 276 del 2003, sulla base del quale è stato emanato il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 10 ottobre 2005, recante «Approvazione del modello di libretto formativo del cittadino, ai sensi del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 2, comma 1, lettera i») e, dall’altro lato, all’art. 51, dopo aver stabilito che «la qualifica professionale conseguita attraverso il contratto di apprendistato costituisce credito formativo per il proseguimento nei percorsi di istruzione e di istruzione e formazione professionale» (comma 1), ha precisato che le Regioni devono partecipare alla definizione delle modalità di riconoscimento dei suddetti crediti formativi (comma 2).
Infatti, come già si è detto, la nuova disciplina non ha inciso sulle funzioni già svolte dalle Regioni in materia di mercato del lavoro, sulla base della normativa antecedente il d.lgs. n. 276 del 2003, né ha modificato la disciplina contenuta in tale ultimo decreto a proposito del libretto formativo e dei crediti formativi conseguenti allo svolgimento del contratto di apprendistato che attribuiscono un ruolo incisivo alle Regioni, nell’ambito del SIL. Del resto, ciò è finalizzato ad assicurare che i profili formativi siano coerenti con l’istituendo Repertorio delle professioni che definirà gli standard minimi nazionali (in base a quanto previsto dall’art. 52 del d.lgs. n. 276 del 2003), onde assicurare una migliore attuazione alla decisione 2241/2004/CE del 15 dicembre 2004 del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea, inerente la definizione di un «Quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze - Europass» e favorire, così, una maggiore cooperazione europea in materia di istruzione e formazione professionale, come ribadito anche dal Consiglio dell’Unione europea e dai rappresentanti dei Governi degli Stati nella Conclusione 24 gennaio 2009, n. 2009/C18/04.