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Timestamp: 2020-07-12 12:00:02+00:00
Document Index: 82648786

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2935', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1283', 'art. 1282', 'art. 1283', 'art. 1283']

ANATOCISMO – PRESCRIZIONE AZIONE DI RIPETIZIONE
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | DOMENICA 12 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 14:0
Sui termini per esperire l’azione di ripetizione in riferimento ad interessi anatocistici illegittimamente percepiti dalla banca
Corte Costituzionale, 5 aprile 2012, n. 78
Obbligazioni pecuniarie – interessi – anatocismo – nullità – azione di ripetizione – prescrizione - decorrenza
Va dichiarata la illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 61, decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), inserita in sede di conversione dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, secondo cui «In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'art. 2935 c.c. si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione degli importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».
La Corte costituzionale, con la sentenza in commento, torna nuovamente ad occuparsi della disciplina dell’anatocismo bancario, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 61, del d.l. 29 dicembre 2010, n. 225, qualificato, fin dalla sua emanazione, quale norma salva banche.
Com’è noto, tale pronuncia costituisce l’ultimo e forse non definitivo tassello di una vicenda interpretativa tra le più travagliate, che – a partire dal 1999 – ha visto più volti contrapposti Suprema Corte e Legislatore, che si è mostrato a più riprese, senza dubbio, ‘sensibile’ a tutelare gli interessi degli istituti di credito.
Giova, allora, ripercorrere – in modo sintetico considerato anche l’ampio apparato motivazionale della sentenza in rassegna – i profili di maggior rilievo di questa ‘querelle’ interpretativa ormai più che decennale.
Con il termine anatocismo si fa riferimento al diritto, previsto dall’art. 1283 c.c., «agli interessi sugli interessi»[1].
Tale disposizione prevede che «in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti per almeno sei mesi».
Sul piano sistematico, si ritiene che tale disposizione abbia carattere imperativo[2] e natura eccezionale[3] rispetto ai principi generali previsti dall’art. 1282 c.c. Dalla collocazione della disposizione e dalla formulazione della stessa, se ne ricava l’applicabilità a qualsiasi tipologia di interessi, ovvero moratori, corrispettivi o compensativi[4].
Dalla lettura dell’art. 1283 c.c. è possibile individuare tre tipologie di interessi anatocistici:
legali, che discendono da espressa domanda giudiziale, che deve avere ad oggetto esclusivamente interessi scaduti e dovuti da almeno sei mesi;
convenzionali, che trovano origine in un’apposita convenzione successiva alla scadenza degli interessi primari;
derivanti dagli usi.
Rispetto al punto 3., va ricordato come il disposto dell’art. 1283 c.c. faccia salvi gli «usi contrari», senza specificare se il riferimento sia ai soli usi normativi o anche a quelli negoziali. Oggi è pacifico che gli usi, a cui possa essere riconosciuta la capacità di derogare al divieto di anatocismo, siano esclusivamente quelli ‘normativi’, formatisi anteriormente all’entrata in vigore del codice del 1942.
[1] C.M. Bianca, Diritto civile. IV, L’obbligazione, Milano, 1995, 197.
[2] Cass., 25 febbraio 2005, n. 4092, in Foro It., 2006, 6, 1, 1764
[3] Cass., 10 ottobre 1992, n. 11065
[4] Anche questo costituisce un principio costante, cfr., da ultimo, Cass. 18 gennaio 2006, n. 870, in Contratti, 2006, 922 ss.