Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25237-del-09-10-2019
Timestamp: 2020-04-02 23:09:47+00:00
Document Index: 178461294

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Sentenza Cassazione Civile n. 25237 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25237 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 09/10/2019, (ud. 08/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25237
sul ricorso 8306-2018 proposto da:
P.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SOANA, 22,
presso lo studio dell’avvocato CRISTINA PETTINELLI, rappresentato e
difeso dall’avvocato CRISTIANO SOLINAS;
rappresentata e difesa dall’avvocato VALENTINO TORRICELI;
– ricorrente successiva –
avverso la sentenza n. 3166/2017 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
che con sentenza in data 15 dicembre 2017 – 19 gennaio 2018 n. 3166 la Corte d’Appello di Lecce confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto l’opposizione proposta da P.R. nei confronti di EQUITALIA SUD S.p.A., dell’INPS e della Società di cartolarizzazione dei Crediti INPS (in prosieguo: SCCI) spa, per l’impugnazione della intimazione di pagamento per il recupero di crediti previdenziali notificata in data 2 novembre 2010, relativa alla cartella esattoriale (n. (OMISSIS)) notificata in data 1 febbraio 2005;
che a fondamento della decisione la Corte territoriale osservava che la questione di causa riguardava il termine di prescrizione applicabile nel periodo successivo alla definitività per mancata opposizione della cartella esattoriale. Gli appellanti EQUITALIA ed INPS assumevano essere applicabile il termine decennale di prescrizione in luogo del termine quinquennale previsto dalla L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9 e seguenti; tale deduzione era infondata, per quanto affermato dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, nell’arresto del 17 novembre 2016 numero 23397.
che avverso la sentenza ha proposto ricorso la AGENZIA DELLE ENTRATE- RISCOSSIONE quale successore ex lege delle società del gruppo EQUITALIA, articolato in un unico motivo; P.R. e l’INPS, anche quale mandatario di SCCI spa hanno resistito con controricorso;
che al procedimento è stato riunito il ricorso successivo depositato dalla medesima agenzia delle Entrate, pure articolato in un unico motivo;
che la parte ricorrente ha dedotto con l’unico motivo, comune ad entrambi i ricorsi – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, – violazione dell’art. 2946 c.c., e degli artt. 2948 e 2953 c.c..
Pur nella consapevolezza del principio enunciato dalle Sezioni Unite di questa Corte nell’arresto n. 23397/2016, ha dedotto che un diverso principio era stato successivamente espresso da questa Corte con ordinanza 6 febbraio 2017 n. 3095 secondo la quale a seguito della definitività della cartella esattoriale ciò che era soggetto a prescrizione non era più il diritto alla contribuzione ma la azione esecutiva riguardo alla quale, in difetto di disposizioni speciali, trovava applicazione il termine ordinario decennale.
In ogni caso sotto diverso profilo ha assunto che con la trasmissione del ruolo all’Agente della riscossione si determinerebbe un effetto novativo dell’obbligazione posta in riscossione: le singole obbligazioni per contributi, sanzioni, accessori e spese – dovute a separate ragioni di credito – verrebbero inglobate in un unico credito, senza che sia possibile scorporarne le voci; con la conseguenza che la prescrizione non seguirebbe il regime originario dei crediti contributivi portati dal ruolo.
Ferma la inapplicabilità dell’art. 2953 c.c., (come enunciata da Cass., SU, sentenza n. 23397/2016), il diritto ad azionare il credito da parte dell’Agente della riscossione, sarebbe dunque soggetto alla generale prescrizione di cui all’art. 2946 c.c..
Ha dedotto che una univoca indicazione nel senso dell’applicazione ai crediti esattoriali della prescrizione ordinaria si trarrebbe D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, a tenore del quale l’ente creditore, dopo il discarico dell’Agente della riscossione per inesigibilità del credito iscritto, può riaffidarlo in riscossione ove individui significativi elementi reddituali e patrimoniali riferibili ai debitori, a condizione che non sia decorso il termine di prescrizione “decennale”. La norma era applicabile alla generalità dei crediti da iscriversi a ruolo e da essa emergeva la individuazione in dieci anni del termine di prescrizione dopo l’affidamento del ruolo all’agente della riscossione. Il legislatore delle leggi esattoriali si era ispirato al criterio dell’adozione di una disciplina uniforme della riscossione a mezzo ruolo e quando aveva inteso limitare l’ambito di applicazione di talune disposizioni alle sole entrate tributarie -ovvero alle imposte sui redditi – lo aveva previsto espressamente. Gli artt. 19 e seguenti, erano tra l’altro contemplati nel capo secondo del D.Lgs. n. 112 del 1999, relativo ai principi generali dei diritti e degli obblighi del concessionario ed erano, dunque, applicabili alla generalità dei crediti da iscriversi a ruolo.
che le censure svolte con l’unico motivo non pongono in discussione il principio, enunciato dalle, sezioni Unite di questa Corte nell’arresto del 17 novembre 2016 n. 23397, secondo cui la scadenza del termine per proporre opposizione avverso la cartella esattoriale non determina la conversione del termine di prescrizione breve (nella specie quinquennale, L. n. 335 del 1995, ex art. 3, commi 9 e 10), in termine decennale, secondo il regime dell’art. 2953 c.c.; si assume, piuttosto, che lo stesso effetto derivi dalla novazione della obbligazione prodotta dalla iscrizione a ruolo, in ragione della disciplina prevista dal D.P.R. n. 602 del 1973.
Invero – anche a voler ammettere, come sostiene parte ricorrente, la applicabilità della procedura di discarico alla riscossione dei crediti previdenziali e la sua rilevanza anche esterna ai rapporti tra ente impositore ed agente della riscossione – resterebbe preclusivo il rilievo (cfr. sentenza citata, in motivazione, punto 19.6 e 19.7) che la norma fa riferimento al termine di prescrizione decennale, con espressione ellittica, unicamente in quanto trattasi del termine che si applica ordinariamente per la riscossione delle imposte, senza alcun possibile riferimento all’art. 2953 c.c., ed, a maggior ragione, ad un effetto novativo derivante dalla iscrizione a ruolo dei crediti (fiscali e previdenziali).
che le spese seguono la soccombenza nei confronti dell’INPS e di P.R.;
La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 200 per spese ed Euro 2.000 per compensi professionali in favore di ciascuna delle parti costituite oltre spese generali al 15% ed accessori di legge, per il P. con attribuzione al difensore anticipatario.