Source: http://www.lavoro-sicurezza.info/2011/07/limpianto-elettrico-di-cantiere.html?showComment=1323898252240
Timestamp: 2019-02-23 23:55:56+00:00
Document Index: 7769276

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'arte 6', 'arte 6', 'art. 61', 'art. 10', 'art. 522', 'art. 704', 'art. 701', 'art. 704', 'art. 704', 'art. 704', 'art. 701', 'art. 512']

Lavoro e Sicurezza: L'IMPIANTO ELETTRICO DI CANTIERE
Ai sensi dell’art. 2, D.P.R. n. 462/ 2001, il datore di lavoro deve denunciare all’ISPESL la messa in esercizio degli impianti elettrici di messa a terra e dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche. La denuncia è effettuata dal datore di lavoro all’ISPESL compilando il modulo di inoltro della dichiarazione di conformità con allegata la copia della dichiarazione.
La dichiarazione di conformità, con i suoi allegati obbligatori, è il certificato di omologazione dell’impianto elettrico e, pertanto, comprende la protezione dai contatti indiretti (art. 2, D.P.R. n. 462/2001).
Per i cantieri gli allegati obbligatori che devono essere presentati in fase di controllo sono:
gli schemi elettrici unifilari dell’impianto elettrico che attestano l’impianto realizzato dalla ditta installatrice all’atto del rilascio della dichiarazione di conformità. Gli schemi sono molto importanti perché definiscono le responsabilità dell’installatore in un impianto che è in continua evoluzione con gli stati di avanzamento dei lavori;
l’indicazione della norma tecnica seguita per la realizzazione dell’impianto. La norma tecnica seguita è importante ai fini della verifica della rispondenza dell’impianto alla regola dell’arte (legge n. 186/1968);
la dichiarazione di aver installato componenti e materiali costruiti a regola d’arte e adatti al luogo di installazione. Questa dichiarazione attesta l’idoneità dei componenti elettrici installati in un ambiente soggetto a vari tipi di sollecitazioni come quelle atmosferiche (pioggia, umidità e polveri) o meccaniche derivanti dalle lavorazioni del cantiere come, per esempio, gli urti; la dichiarazione di aver controllato l’impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità avendo eseguito le verifiche richieste dalle norme e dalle disposizioni di legge con riferimento alla Parte 6, norma CEI 64/8, il che certifica l’impianto prima della sua messa in esercizio, con un esame a vista, per quello che è previsto di esaminare visivamente e con prove strumentali. Per quanto attiene alla protezione dai contatti indiretti, questa dichiarazione deve contenere: la misura dell’impianto di terra; le prove di continuità dei conduttori di protezione; le prove di scatto degli interruttori differenziali in modo strumentale (CEI 64/8, parte 6, verifiche).
Il rapporto di prova con i risultati delle verifiche effettuate deve essere consegnato dall’installatore al committente (art. 61.4.3, CEI 64/8).
Ai sensi dell’art. 10, decreto del Ministero dello Sviluppo economico n. 37/2008, gli impianti di cantiere, qualunque sia la potenza e il tipo di alimentazione TT o TN , sono esclusi dall’obbligo di progetto e, pertanto, la documentazione potrà essere firmata dal responsabile tecnico della ditta installatrice.
SELETTIVITÀ DIFFERENZIALE
La selettività differenziale molto spesso dimenticata in cantiere è un principio che riguarda non solo la funzionalità del cantiere ma soprattutto le condizioni di sicurezza dello stesso.
Scatti intempestivi dovuti a mancanza di selettività possono compromettere la sicurezza dei lavoratori del cantiere. Si pensi, infatti, a dispersioni che, in assenza di selettività, facciano intervenire l’interruttore generale, mettendo fuori servizio l’intero cantiere, proprio mentre è in uso la gru in rotazione con un carico sospeso in manovra di avvicinamento alla struttura dell’edificio, la mancanza di alimentazione mette fuori controllo dell’operatore la gru. Ilbraccio, restando libero di ruotare, continua la sua corsa impattando, prima di fermarsi, con la struttura dell’edificio con gli effetti che si possono immaginare.
POSA DEI CONDUTTORI
Nel cantiere è possibile distinguere essenzialmente due tipi di posa:
la posa fissa;
la posa mobile.
La posa fissa è quella che alimenta le utenze fisse del cantiere, principalmente il quadro generale, i sottoquadri, i quadri prese, la gru a torre, i gruppi silos, la molazza, la betoniera ecc.
Laposa fissa sidistinguea sua volta in:
posa aerea;
posa interrata.
La posa aerea è realizzata di norma su palificazione. I conduttori adatti a questa posa sono cavi multipolari con isolamentominimo 450/750 V.
Per la posa interrata il cavo deve avere un isolamento pari a 0,6 /1KV, quindi, con capacità di resistere a sollecitazioni meccaniche di sensibile entità in virtù dello spessore della guaina. La sigla di questi cavi è FG7R e FG7OR 8 (CEI 64/8, art. 522.8.1):
I cavi in posa mobile sono quei cavi che alla fine della giornata lavorativa sono destinati a essere raccolti e depositati in baracca.
Questi cavi alimentano le apparecchiature portatili di cantiere usate nelle parti più diverse della costruzione e hanno bisogno per essere alimentate da prolunghe.
I cavi adatti a questo tipo di posa hanno sigla H07RNF (CEI 64/8, art. 704.522.8.10) o cavi equivalenti.
Dalla consegna il cavo di alimentazione in via aerea o interrata, va ad attestarsi a un primo quadro di distribuzione principale e a eventuali sottoquadri.
Il quadro principale e i sottoquadri devono essere di tipo ASC (EN60439/4, CEI 17/13-4, CEI 64/ 8, art. 701.511.1) certificati, quindi, dal costruttore e possedere la documentazione tecnica rilasciata dallo stesso costruttore.
Gli stessi quadri, corredati della documentazione tecnica prevista dalla norma CEI 17/13, possono essere di tipo ANS, cioè assemblati dall’installatore che ne diventa il costruttore finale, qualora siano posti al riparo dagli urti e dalle sollecitazioni derivanti dalle lavorazioni del cantiere. Per concretizzarsi questa ipotesi il quadro deve essere conteneirizzato, quindi, installato dentro un box o in un manufatto in cemento (interpretazione CEI 22 giugno 1993, n. 932358). Sul quadro deve essere posta la targa di identificazione el costruttore contenente i dati di cui alla norma 17/13.
La distribuzione dal quadro generale ai sottoquadri e per finire ai quadri prese è effettuata, di norma, con derivazioni all’interno di scatole di derivazioni. Vista la temporaneità dell’impianto spesso sono usati cavi disponibili in cantiere che hanno sezioni diverse e, pertanto, nei punti di derivazione possono concretizzarsi cambi di sezione del cavo di alimentazione.
In questi casi occorre verificare che la nuova sezione di alimentazione resti coordinata con il dispositivo a monte di protezione.
QUADRI PRESE
Dal quadro di distribuzione generale (QG) e da eventuali sottoquadri partono le alimentazioni necessarie per l’utilizzo dell’energia all’interno del cantiere che vanno ad attestarsi sui quadri prese finali.
I quadri devono essere tutti di tipo ASC, apparecchiature di serie di cantiere (art. 704.511.1, CEI 64/ 8). La protezione dai pericoli derivanti dai contatti indiretti deve essere realizzata tramite interruttori differenziali da 0,03 A per quadri con a bordo prese fino a 32 A.
Esigenze diverse da quelle standard di fabbrica possono essere realizzate dall’installatore seguendo la scheda tecnica predisposta a questo scopo dal fabbricante che deve essere compilata dall’installatore che assembla il quadro e che ne attesta la rispondenza.
Nei quadri ASC possono trovarsi installate anche prese di amperaggio maggiore fino a 63 A, per utenze per esempio a servizio di gru a torre.
In questo caso la protezione dai contatti indiretti per queste prese può essere realizzata con dispositivo differenziale da 0,5 A, al fine di garantire la necessaria selettività con le altre utenze del quadro, restando valido per le rimanenti prese fino a 32 A la protezione da 0,03 A (CEI 64/8, art. 704.511.1).
L’alimentazione finale ai vari utensili portatili di cantiere è assicurata partendo dai quadri prese ASC finali con cavi in posa mobile più generalmente definite prolunghe.
Le prolunghe permettono di alimentare le parti più remote del cantiere nelle condizioni di posa più diverse e di sollecitazioni meccaniche più gravose; è necessario, pertanto, che questi cavi abbiano proprietà che permettano agli stessi di sopportare le condizioni sopra descritte.
Le prolunghe devono essere realizzate con cavi multipolari del tipo H07RNF, cavi certificati per le condizioni di posa riscontrabili in cantiere e, quindi, resistenti alle abrasioni e all’acqua (art. 704.522.8.10, CEI 64/8).
L’altro anello debole della catena della sicurezza elettrica è rappresentato dalle prese a spina mobili, per cui montate su cavi di prolunga nelle quali i conduttori sono sollecitati a trazione.
Le prese a spina di tipo mobile devono essere di tipo industriale conformi alla norma CEI 23-12.
Devono avere un grado di protezione minimo IP43 sia a spina inserita che a spina disinserita. Le prese a spina che possono essere soggette a spruzzi d’acqua o trovarsi mmerse in pozze d’acqua devono avere un grado di protezione IP67 (CEI 64/8, art. 701.51, e CEI 64/8, art. 512.2.1).
Sulle prese a spina di tipo mobile occorre verificare la continuità del conduttore di protezione in quanto la sollecitazione a trazione dovuta all’inserimento o al disinserimento della connessione spina-presa, quantunque in presenza di pressacavo, provoca spesso il distacco del conduttore di protezione o di un conduttore di fase privando la presa o la spina delle necessarie condizioni
FONTE: Ambiente&Sicurezza N.11 del 19/06/2011
Ma quale datore di Lavoro? quello della ditta che ha fatto l'impianto o quello della ditta edile che si occupa solo delle opere murarie?
Per datore di lavoro si intende quello della ditta che ha chiesto di realizzare l'impianto (nel caso commentato quindi quello della ditta edile). La ditta che realizza l'impianto è vista come istallatore. Si riporta l'articolo citato per chiarezza.
2. Messa in esercizio e omologazione dell'impianto.
1. La messa in esercizio degli impianti elettrici di messa a terra e dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche non può essere effettuata prima della verifica eseguita dall'installatore che rilascia la dichiarazione di conformità ai sensi della normativa vigente.
La dichiarazione di conformità equivale a tutti gli effetti ad omologazione dell'impianto.
2. Entro trenta giorni dalla messa in esercizio dell'impianto, il datore di lavoro invia la dichiarazione di conformità all'ISPESL ed all'ASL o all'ARPA territorialmente competenti.
14 dicembre 2011 22:30