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Timestamp: 2020-06-02 18:24:34+00:00
Document Index: 186235359

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1418', 'art. 112', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 1419', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 32587 del 17/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32587 del 17/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 17/12/2018, (ud. 31/05/2018, dep. 17/12/2018), n.32587
sul ricorso 19921-2013 proposto da:
A.A.N., (OMISSIS), + ALTRI OMESSI, tutti domiciliati in
avverso la sentenza n. 51/2013 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
depositata il 24/05/2013 r.g.mn. R.G.N. 994/2011.
1. che con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Venezia ha confermato la sentenza di primo grado che aveva rigettato le domande di B.M.L. e dei litisconsorti indicati in epigrafe che, transitati dal Ministero dell’Istruzione al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (a seguito di accorpamento previsto dal D.Lgs. n. 300 del 1999), avevano lamentato di ricevere l’indennità di amministrazione in un importo inferiore rispetto a quello percepito, a parità di mansioni e qualifica, dal personale proveniente dall’ex Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, pure transitato al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che aveva accorpato i due Ministeri;
2. che avverso questa sentenza i ricorrenti indicati in epigrafe hanno proposto ricorso per cassazione affidato a nove motivi, illustrati da successiva memoria, al quale ha resistito con controricorso il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.
3. che i ricorrenti denunciano:
4. violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 2, 45 e 52, degli artt. 3 e 97 Cost. e dell’art. 1418 c.c. (primo motivo);
5. violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 2, 30 e 31, degli artt. 1406 e 1418 c.c. (secondo motivo);
6. violazione dell’art. 112 c.p.c. (terzo motivo)
7. violazione degli artt. 420,112 e 115 c.p.c. degli artt. 2727 e 2729 c.c. (quarto motivo);
8. violazione degli artt. 416,420 e 437 c.p.c. (quinto motivo).
9. violazione del principio costituzionale della giusta retribuzione, della dignità lavorativa di uguaglianza e di ragionevolezza di cui agli artt. 3,36,41 e 97 Cost. e chiedono che ove non siano accolte dette censure la questione del principio di parità di trattamento sia rimessa alla Corte Costituzionale (sesto motivo);
10. violazione del principio di non discriminazione, della L. n. 300 del 1970, artt. 15 e 16, degli artt. 1 e 3 e della L. n. 903 del 1977, della L.n. 125 del 1991, art. 4 del D.Lgs. n. 198 del 2006, artt. 36 e sgg dei D.Lgs. n. 215 del 2003 e D.Lgs. n. 216 del 2003, degli artt. 20 e sgg. della Carta di Nizza, degli artt. 151 e 157 TFUE, delle direttive 2000/42/CE e 2000/78/CE, della Convenzione generale dell’organizzazione internazionale del Lavoro del 6/22 giugno 1962, dell’art. 7 del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici di Nuova York del 16.12.1966, degli artt. 14 e 1 del protocollo n. 12 della CEDU e violazione dell’obbligo di fornire una interpretazione della normativa interna conforme al principio generale di uguaglianza e di non discriminazione (settimo motivo).
11. violazione degli artt. 10 e 117 Cost. (ottavo motivo);
12. violazione dei principi di cui agli artt. 3 e 97 Cost., sulla invarianza della spesa, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 40 e 52 e dell’art. 1419 c.c. (nono motivo);
13. che i nove motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente perchè connessi, non sono fondati alla luce dei principi, ai quali il Collegio intende dare continuità, affermati da questa Corte nella sentenza n. 10253 del 2016 (ribaditi nella più recente decisione n. 19043/2017) in fattispecie sostanzialmente sovrapponibile a quella oggetto del giudizio anche quanto al tenore delle censure formulate;
17. la pari dignità lavorativa è pregiudicata se un determinato trattamento economico deriva da autonome scelte in cui si estrinseca il potere del datore di lavoro, ma quando la disparità trova titolo non in queste scelte, ma nelle pattuizioni dell’autonomia collettiva e in queste non si riscontrano finalità illecite, bensì mere valutazioni comparative, non ricorre più il conflitto del lavoratore con il datore di lavoro, trattandosi di valutazioni operate dalle parti sociali, le quali operano su un piano tendenzialmente paritario e sufficientemente istituzionalizzato;
21. la dichiarazione congiunta n. 5 acclusa al C.C.N.L. comparto Ministeri 20022005 non sottrae la materia alla competenza delle parti sociali, trattandosi esclusivamente di affermazione (posta al di fuori delle clausole contrattuali) funzionale all’imputazione della spesa a risorse finanziarie diverse da quelle assegnate ai fondi per la contrattazione collettiva (Cass. 19043/2017);
25. che, in conclusione, il ricorso è da rigettarsi, essendosi, la Corte distrettuale, conformata ai principi di diritto innanzi richiamati;
26. che le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza;
27. che ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Condanna i ricorrenti a rimborsare al controricorrente le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 9.000,00, oltre spese prenotate a debito.