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Timestamp: 2019-07-22 23:06:10+00:00
Document Index: 185824917

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 49', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3']

(1) Il presente Titolo, contenente gli articoli da 544-bis a 544-sexies, è stato inserito dall’art. 1, L.20 luglio 2004, n. 189 recante «Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate» (in vigore dal 1° agosto 2004).
Di seguito si riportano gli ulteriori articoli della
L. n. 189/2004 cit. e succ. modif. (l’art. 2 è stato così modificato prima dall’art. 2, D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 47 ed infine dall’art. 49, L. 4 giugno 2010,n. 96):
«Art. 2. Divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli e pellicce e disposizioni sanzionatone sul commercio dei prodotti derivati dalla foca.
1. E vietato utilizzare cani (Canis lupus familiaris) e gatti (Felis silvestris) per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli o dalle pellicce dei medesimi, nonché commercializzare, esportare o introdurre le stesse nel territorio nazionale.
2-bis. Chiunque produce, commercializza, esporta o introduce nel territorio nazionale qualunque prodotto derivato dalla foca, in violazione dell’articolo 3 del regolamento (CE) n. 1007/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, è punito con l’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro.
3. Alla condanna, o all’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, o all’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale consegue in ogni caso la confisca e la distruzione del materiale di cui ai commi 1 e 2-bis.
3-bis. In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per i reati previsti dai commi 1 e 2-bis, il giudice con la sentenza o con il decreto penale di condanna applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della licenza per un periodo da tre mesi ad un anno, e, in caso di reiterazione della violazione, la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della stessa.
3-ter. Al fine dell’esecuzione delle sanzioni amministrative accessorie, la sentenza o il decreto penale di condanna divenuti irrevocabili sono trasmessi senza ritardo, a cura del cancelliere, all’autorità amministrativa competente per l’adozione dei conseguenti provvedimenti.
Art. 3. Modifica alle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale. Omissis.
Art. 4. Norme di coordinamento. 1. All’articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116, al comma 8, le parole: «ai sensi dell’articolo 727 del codice penale» sono sostituite dalle seguenti: «con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro».
Art. 5. Attività formative. 1. Lo Stato e le regioni possono promuovere di intesa, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, l’integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia comportamentale degli animali e del loro rispetto, anche mediante prove pratiche.
Art. 6. Vigilanza. 1. Al fine di prevenire e contrastare i reati previsti dalla presente legge, con decreto del Ministro dell’interno, sentiti il Ministro delle politiche agricole e forestali e il Ministro della salute, adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di coordinamento dell’attività della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo forestale dello Stato e dei Corpi di polizia municipale e provinciale.
Art. 7. Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni. 1. Ai sensi dell’articolo 91 del codice di procedura penale, le associazioni e gli enti di cui all’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge.
Art. 8. Destinazione delle sanzioni pecuniarie. 1. Le entrate derivanti dall’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla presente legge affluiscono alle entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero della salute e sono destinate alle associazioni o agli enti di cui all’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale.
2. Con il decreto di cui all’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie el codice penale, sono determinati i criteri di ripartizione delle entrate di cui al comma 1, tenendo conto in ogni caso del numero di animali affidati ad ogni ente o associazione.
Art. 9. Entrata in vigore. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quella della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale».
In materia di illeciti penali nei confronti di animali, vedi anche il D.M. (Interno) 23 marzo 2007 (recante «Individuazione delle modalità di coordinamento delle attività delle Forze di polizia e dei Corpi di polizia municipale e provinciale, allo scopo di prevenire e contrastare gli illeciti penali commessi nei confronti di animali»), riportato alla voce Coordinamento delle Forze di Polizia.
Si riporta, inoltre, anche l’Ordinanza del Ministro della Salute del 6 agosto 2013 recante «Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani», pubblicata nella G.U. 6 settembre 2013,n. 209), con originaria efficacia di 24 mesi poi prorogata, con ordinanza del Ministero della Salute del 28 agosto 2014 (pubblicata in G.U. 8 settembre 2014, n. 208) per 12 mesi dal giorno di pubblicazione in G.U. di tale ultima ordinanza (in precedenza,la materia era disciplinata dall’ordinanza del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 3 marzo 2009, con efficacia di 24 mesi a decorrere dal giorno di pubblicazione nella G.U. n. 66 del 23 marzo 2009; detto provvedimento era stato poi modificato anche dall’ordinanza 22 marzo 2011 che, fra l’altro, ne aveva prorogato l’efficacia di ulteriori 24 mesi a decorrere
dal 13 maggio 2011):
«Art. 1. 1. Il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o lesioni a persone, animali o cose provocati dall’animale stesso.
5. Sono istituiti percorsi formativi per i proprietari di cani, in conformità al decreto ministeriale 26 novembre 2009, con rilascio di un attestato di partecipazione denominato patentino. I percorsi formativi sono organizzati dai comuni congiuntamente ai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali, i quali possono avvalersi della collaborazione dei seguenti soggetti: ordini professionali dei medici veterinari, facoltà di medicina veterinaria, associazioni veterinarie e associazioni di protezione animale. Il comune, su indicazione del servizio veterinario ufficiale, individua il responsabile scientifico del percorso formativo tra i medici veterinari esperti in comportamento animale o appositamente formati dal Centro di referenza nazionale per la formazione in sanità pubblica veterinaria, istituito presso l’Istituto zoo profilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna.
Art. 2. 1. Sono vietati:
Art. 3. 1. Fatto salvo quanto stabilito dagli articoli 86 e 87 del decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, recante “Regolamento di polizia veterinaria”, a seguito di morsicatura o aggressione i servizi veterinari attivano un percorso mirato all’accertamento delle condizioni psicofisiche dell’animale e della corretta gestione da parte del proprietario.
Art. 4. 1. È vietato possedere o detenere cani registrati ai sensi dell’articolo 3, comma 3:
Art. 5. 1. La presente ordinanza non si applica ai cani in dotazione alle Forze armate, di polizia, di protezione civile e dei Vigili del fuoco.
Art. 6. 1. Le violazioni delle disposizioni della presente ordinanza sono sanzionate dalle competenti autorità secondo le disposizioni in vigore.
Art. 7. 1. La presente ordinanza ha efficacia per 12 mesi a decorrere dal giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana».
Ancora in materia di illeciti nei confronti degli animali, si riportano gli artt. 4, 5, 6, 7 e 8 della L. 3 novembre 2010, n. 201 (il cui art. 3 ha modificato gli artt. 544-bis e 544-ter c.p.) recante «Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno» (pubblicata nella G.U. del 3 dicembre 2010, n. 283):
«Art. 4. Traffico illecito di animali da compagnia. 1. Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, reiteratamente o tramite attività organizzate, introduce nel territorio nazionale animali da compagnia di cui all’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, privi di sistemi per l’identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale, è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da euro 3.000 a euro 15.000.
Art. 5. Introduzione illecita di animali da compagnia. 1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque introduce nel territorio nazionale animali da compagnia di cui all’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, privi di sistemi per l’identificazione individuale, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 100 a euro 1.000 per ogni animale introdotto.
Art. 6. Sanzioni amministrative accessorie. 1. Il trasportatore o il titolare di un’azienda commerciale che, nel periodo di tre anni, commette tre violazioni delle disposizioni previste dall’articolo 5, accertate in modo definitivo, è soggetto alla sospensione dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività per un periodo da uno a tre mesi. Se il periodo intercorrente tra le due violazioni è inferiore a tre mesi, è applicata la durata massima della sospensione.
Art. 7. Procedimento di applicazione delle sanzioni amministrative. 1. Ai fini dell’accertamento e dell’irrogazione delle sanzioni previste dalla presente legge si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto compatibili.
5. Le autorità competenti all’irrogazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge sono il Ministero della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, negli ambiti di rispettiva competenza.
Art. 8. Entrata in vigore. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale».