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Timestamp: 2020-01-25 07:40:55+00:00
Document Index: 121517716

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.\n380', 'art. 32', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 13', 'Cass. Sez. ']

Sentenza Cassazione Civile n. 16739 del 06/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16739 del 06/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/07/2017, (ud. 01/02/2017, dep.06/07/2017), n. 16739
sul ricorso 25809/2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 5658/372014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 23/09/2014;
vista la memoria depositata dalla ricorrente ai sensi dell’art.
380-bis c.p.c..
1. in fattispecie relativa a due avvisi di accertamento emessi a titolo di Irap, Irpef ed altro, a seguito di rideterminazione del reddito di lavoro autonomo (anno 2001) e del reddito d’impresa (2002) del contribuente sulla base delle movimentazioni finanziarie del conto corrente bancario, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, l’amministrazione ricorrente censura la sentenza con cui la C.T.R. ha accolto parzialmente l’appello del contribuente, alla luce della “documentazione prodotta dall’interessato” e dei “chiarimenti dallo stesso forniti”, che avevano consentito di ritenere giustificati “gran parte dei movimenti registrati sul conto corrente”;
2. con l’unico motivo di ricorso proposto, lamenta la violazione delle norme sopra richiamate, ritenendo in particolare che il giudice d’appello abbia erroneamente ritenuto che “con la produzione della denuncia di successione” il contribuente avesse “colmato una deficienza documentale riscontrata dal primo giudice” e che essa abbia recepito “acriticamente la tesi del contribuente secondo cui questo si era limitato a utilizzare e investire la cospicua disponibilità di liquidità lasciatagli dal padre deceduto nel 2000”;
3. all’esito della camera di consiglio in riconvocazione, il Collegio ha disposto l’adozione della motivazione in forma semplificata.
4. il ricorso è inammissibile, in quanto veicola – sotto l’apparenza di un vizio di violazione di legge – una censura rivolta in realtà alla valutazione del materiale probatorio acquisito nel corso del giudizio di merito, peraltro sulla base di argomentazioni non del tutto conformi al canone di autosufficienza;
5. nè può mancarsi di rilevare come tra le movimentazioni ritenute non giustificate l’Ufficio avesse incluso sia versamenti che prelevamenti, mentre la Corte Costituzionale, nel dichiarare con sentenza n. 228/14 l’illegittimità costituzionale dell’art. 32, comma 1, n. 2, secondo periodo, come modificato dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 402, lett. a), n. 1), limitatamente alle parole “o compensi”, ha ritenuto la presunzione ivi prevista (anche) nei confronti dei lavoratori autonomi lesiva del principio di ragionevolezza e della capacita contributiva, essendo arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale, a sua volta produttivo di reddito (v. Cass. sez. 6-5, Ord. n. 19970/16; Cass. n. 23041/15);
6. il ricorso va quindi dichiarato inammissibile senza necessità di statuizione sulle spese, non avendo l’intimato svolto difese;
7. risultando soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato, in quanto amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (Cass. Sez. U. sent. n. 9338/14; conf. Cass. sez. 4-L, ord. n. 1778/16 e Cass. 6-T, ord. n. 18893/16).