Source: http://www.diritto-civile.it/Proprieta-e-Condominio/elettrosmog-inquinamento-elettromagnetico.html
Timestamp: 2020-07-08 11:02:16+00:00
Document Index: 80167404

Matched Legal Cases: ['art. 700', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 674', 'art. 674', 'art. 674']

Dal 12/06/09 13560501
Elettrosmog e inquinamento elettromagnetico: profili civili e penali
Con riferimento alle fattispecie note come inquinamento elettromagnetico o elettrosmog è bene preliminarmente fornire alcune precisazioni terminologiche e concettuali.
La dottrina usa distinguere tra emissione di radiazione ionizzanti e non a seconda della capacità di rompere il legame atomico che lega le singole molecole. Le emissioni non ionizzanti si suddividono in emissioni ad alta e bassa frequenza. Le onde elettromagnetiche sono il frutto del combinato agire di due tipi di propagazione, onde elettriche e magnetiche. Per ciò che riguarda le onde elettriche esse, a bassa frequenza, non hanno effetti patogenetici sul corpo umano. Ciò che si discute, con riferimento ai fenomeni di inquinamento elettromagnetico, è se l'emissione a bassa frequenza delle onde elettromagnetiche elf abbiano effetti patogenetici. Studi scientifici i materia di elettrosmog, sono pervenuti alla conclusione che non è possibile affermare con assoluta certezza la pericolosità dell'emissione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza elf sul corpo umano.
Questi studi concludono per il possibile carattere cancerogeno di questo genere di emissioni. C'è, dunque, una valutazione di possibilità di pericolosità e nocività per il corpo umano ed è nato il protocollo sui principi di precauzione, trasfuso nella legge n 36 del 2001, volto a contemperare, con riferimento ai fenomeni di elettrosmog, l'esigenza di mantenere le strutture produttive di tali emissioni con la minimizzazione dei rischi conseguenti ai fenomeni di inquinamento elettromagnetico.
La legge n. 36 del 2001 si fonda sul principio comunitario di precauzione, essa distribuisce sui diversi livelli di governo la competenza dei vari enti per fronteggiare i pericoli derivanti dall'elettrosmog. I livelli di governo interessati sono tre: Stato, Regioni Comuni.
Lo Stato interviene come ente con competenza esclusiva nella disciplina del fenomeno dell'inquinamento elettromagnetico. Al riguardo, si è formato un nutrito contenzioso davanti ai TAR con riferimento ad ordinanze contingibili ed urgenti dei Comuni volte ad impedire che le compagnie telefoniche installassero delle stazioni radio base nel loro territorio. Tali ordinanze extra ordinem venivano impugnate davanti ai Tar che le annullavano, sul rilievo che le stesse non erano supportate da adeguata istruttoria ed in quanto, sulla base della ripartizione della Legge n. 36 del 2001, la materia della tutela della salute spettava allo Stato. In capo alle regioni vi era il compito dell'individuazione delle zone del territorio da destinare alle strutture produttive di onde elettromagnetiche (come, ad esempio, le stazioni radio base). Ai Comuni erano devoluti compiti di miglioramento delle condizioni di vita (ad esempio, la giurisprudenza amministrativa ha ritenuto legittima la disciplina, mediante regolamenti comunali, delle distanze tra le strutture produttive di onde elettromagnetiche ed altre strutture pubbliche, si pensi alle scuole; tale regolamentazione doveva, tuttavia, essere generale ed astratta e non concreta).
La legge n. 36 del 2001, in materia di elettrosmog, detta una tripartizione tra limiti di esposizione, valori di attenzione e obiettivi di qualità. I limiti di esposizione sono quei valori di campo che non possono essere mai superati, il superamento determina una presunzione (relativa) di pericolosità. I valori di attenzione sono, invece, quei valori di campo che devono caratterizzare determinati ambienti dove la presenza dell'uomo è prolungata. Infine esisono gli obiettivi di qualità che riguardano la progettazione di nuove linee elettriche in zone residenziali e che mirano ad abbassare i valori di campo stratificati negli anni.
Prima della legge n. 36 del 2001, la giurisprudenza, con riferimento alle azioni ex art. 700 cpc, manteneva posizioni differenziate. In una prima fase vi era un orientamento multiforme; in taluni casi veniva concessa la tutela in altri esclusa sul rilievo della carenza dei presupposti scientifici. In una seconda fase, successiva all'approvazione del dpcm del 1992 che distingueva tra immissioni innocue e immissioni pregiudizievoli per la salute, si sviluppò, da un lato, un movimento giurisprudenziale filonormativo, secondo cui il Giudice doveva solo accertare se l'immissione superasse o meno il limite tabellare; dall'altro lato, si sviluppò un orientamento normogenetico per il quale, pur non disconoscendo i dati tabellari, il Giudice doveva effettuare una valutazione caso per caso indipendentemente dal superamento del limite tabellare.
Tale orientamento, normogenetico, è stato accolto da Cass CIv. n. 9893 del 2000, che rappresenta una pietra miliare nel campo dell'inquinamento elettromagnetico. Con questa pronuncia, come detto, la Cassazione aderisce alla concezione normogenetica secondo cui il Giudice ha il dovere di esaminare la situazione concreta.
La Suprema Corte giunge ad abbracciare questo principio sostenendo l'erronea interpretazione della norma tabellare che rappresenta un obbligo di rispetto per il costruttore ma non giustifica, di per sè, l'installazione di impianti che emttano onde inferiori rispetto al parametro tabellare attesa la necessità di verificare la pericolosità caso per caso.
La pronuncia si espone a due ordini di critiche in certo qual modo correlate: 1) sotto il profilo processuale, infatti, c'è da osservare che il Giudice dovrà necessariamente rivolgersi ad un CTU per stabilire la pericolosità di un impianto e, tuttavia, ciò determinerà una sorta di cortocircuito in quanto è dificile immaginare che un solo CTU possa sovvertire dati scientifici che sono stati elaborati da commissioni scientifiche di esperti; 2) su un piano di inquadramento giuridico generale, inoltre, allorchè il Giudice si discosta dai limiti tabellari, finisce per disapplicare la fone normativa che stabilisce le soglie e, tuttavia, rispetto a una norma tecnica risalente, la disapplicazione potrebbe concepirsi in quanto i parametri tabellari sono il frutto del progresso scientifico ma quando la norma tecnica disapplicata è recente e conforme all'attuale sapere scientifico la disapplicazione crea sconcerto.
Ulteriore modalità di tutela in campo civilistico nei confronti delle immissioni elettromagnetiche, è quello di cui all'art. 844 cc. I presupposti per l'applicazione dell'art. 844 cc sono: 1) la misurabilità dell'immissione e la sua natura indiretta (l'immissione deve provenire da un luogo e finire in un altro); 2) la propagazione deve riguardare fondi contigui; 3) ci deve essere attualità dell'immissione.
Con riferimento alle onde elettromagnetiche, l'applicabilità dell'art. 844 cc è giustificata dal riferimento alle simili propagazioni contenuto nel richiamato articolo.
L'art. 844 cc contempera, ai fini della concessione della tutela, le ragioni della produzione e quelle della proprietà, utilizzando il parametro della normale tollerabilità e, in via residuale, quello della priorità dell'uso. Con riferimento all'art. 844 cc si è sviluppata un'opera creativa della giurisprudenza che è giunta ad individuare tre categorie di immissioni: a) immissioni che non superano la normale tollerabilità e che sono lecite; b) immissioni che superano la normale tollerabilità e sono funzionali al progresso economico, esse devono essere tollerate assicurando al soggetto che risente pregiudizio un indennizzo (si tratta della medesima ratio della norma che disciplina l'esercizio di attività pericolose); 3) immissioni illecite in quanto aggressive di valori costituzionalmente tutelati (ad es. diritto alal salute) che devono essere sempre inibite (Cass Civ sez II 23 1 2007 n. 1391 ha negato la tutela risarcitoria, avanzata ex art. 844 cc con riferimento ad un'immissione rispettosa dei limiti tabellari, in quanto ha affermato che solo un accertamento in concreto della pericolosità dell'immissione avrebbe giustificato la concessione della tutela richiesta; si ribadisce, perciò, la tesi desumibile dalla pronuncia del 2000 secondo cuil'azione inibitoria deve essere adeguatamente supportata da adeguati supporti peritali che superino la presunzione costituita dal mancato superamento del limite tabellare).
Ulteriore correlato problema è quello della prova del nesso di causalità nel caso di mancato superamento del limite tabellare; il danneggiato è, infatti, ostacolato dalla presunzione della non nocività delle immissioni rispettose del limite tabellare. Con riferimento alla questione del nesso di causalità deve, peraltro, evidenziarsi come la più recente giurisprudenza civile (sent. SS.UU. n. 584 del 2008) abbia osservato che il sistema della responsabilità aquiliana sia un sottosistema dell'ingegneria sociale in forza del quale deve essere trasferito un danno che la collettività ha subito; il diritto civile, a livello di macrosistema, di fronte ad un impoverimento, si cura di individuare chi debba sopportarne le conseguenze e, al riguardo, il criterio d'imputazione non è quello dell'oltre ogni ragionevole dubbio sussistente nel diritto penale ma quello del: più probabile che no. Nella menzionata decisione, la Suprema Corte afferma che il Giudice civile non deve raggiungere un giudizio di quasi certezza, ma che può accontentarsi di una valutazione di probabilità in termini statistici ed in termini logici
Nel campo del diritto penale il superamento dei limiti tabellari può determinare l'insorgenza della fattispecie penale del getto pericoloso di cose di cui all'art. 674 cp. L'eventuale superamento del limite tabellare non determina, tuttavia, automaticamente l'applicazione della sanzione penale ex art. 674 cp in quanto il superamento del limite deve essere accompagnato dalla verifica concreta della lesività dell'emissione medesima in armonia con il principio dell'offensività ed all'esclusione delle fattispecie penali di mera disubbidienza.
Secondo la dottrina, peraltro, la fattispecie del getto pericoloso di cose sarebbe da escludere anche sulla base di ulteriori considerazioni. L'applicazione dell'art. 674 cp alle fattispecie di inquinamento elettromagnetico violerebbe il principio di determinatezza in quanto il termine gettare indica l'azione di spostare una cosa da un luogo ad un altro ed in quanto il getto presuppone la preesistenza della cosa e la sua materialità mentre le onde elettromagnetiche non sono tangibili e l'emissione non è una proiezione di una res preesistente ma ne costituisce la nascita; la res non esiste, infatti, prima dell'emissione ma nasce con l'emissione stessa.