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Timestamp: 2020-08-12 13:37:00+00:00
Document Index: 115348923

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2946', 'sentenza ', 'art. 2946', 'art. 2946', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 2953', 'art. 30', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 27894 del 30/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27894 del 30/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 30/10/2019, (ud. 22/05/2019, dep. 30/10/2019), n.27894
sul ricorso 7-2018 proposto da:
FLAMINIA 135, presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI GIAMNLARIA,
G.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIOVANNI
PIERLUIGI DA PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA
CONTALDI, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati
PAOLO GIAMBRA, PAOLO CASETTA;
avverso la sentenza n. 645/2017 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
partecipata del 22/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA
la Corte d’Appello di Torino, a conferma della pronuncia resa in prime cure dal Tribunale stessa sede, ha rigettato l’appello proposto da Equitalia Nord s.p.a. accertando prescritto il credito vantato nei confronti di G.P. per varie cartelle esattoriali riguardanti crediti contributivi dovuti alle gestioni previdenziali Inps e Inail;
in particolare, la Corte territoriale, dando conto che nel corso del giudizio erano intervenute le Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 23397 del 2016, ha ritenuto prescritti nel termine quinquennale i crediti iscritti a ruolo da Inps e Inail di cui alle cartelle esattoriali notificate anteriormente al 13 ottobre 2009, ossia nei cinque anni precedenti alla notifica della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria avvenuta il 13 ottobre 2014;
la cassazione della sentenza è domandata dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione sulla base di un unico motivo; G.P. resiste con tempestivo controricorso;
con l’unico motivo di ricorso, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, parte ricorrente contesta ” Violazione dell’art. 2946 c.c.: la sentenza contro cui si ricorre è viziata nella parte in cui non ha applicato il termine di prescrizione ordinario decennale ex art. 2946 c.c., trattandosi di crediti iscritti a ruolo ed oggetto di cartelle di pagamento non impugnate dal debitore”; afferma la natura di titolo esecutivo ex lege del ruolo riportato nella cartella di pagamento, a cui si applicherebbe il termine ordinario di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c.;
la questione dell’efficacia dei titoli di riscossione coattiva in materia previdenziale è stata oggetto di approfondita trattazione da parte di questa Corte, la quale, con la sentenza delle Sezioni Unite n. 23397 del 2016, puntualmente richiamata in motivazione dalla sentenza della Corte d’appello di Torino che qui s’impugna, ha in particolare statuito che “La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (D.L. n. 78 del 2010, art. 30, conv., con modif., dalla L. n. 122 del 2010).”
pertanto, non introducendo il motivo dedotto elementi ulteriori che inducano a discostarsi dal principio di diritto sopra richiamato, il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese del presente giudizio, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità nei confronti di G.P., che liquida in Euro 200 per esborsi, Euro 3000 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento ed accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, dovuto/ per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 22 maggio 2019.