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Timestamp: 2020-06-06 16:12:11+00:00
Document Index: 101272293

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 15']

Permessi Legge 104: a chi spettano e a quali condizioni - Obiettivo Scuola
Permessi Legge 104: a chi spettano e a quali condizioni
Pubblicato: 16 Novembre 2019 | Stampa	| Visite: 487
Al lavoratore dipendente che assiste persona disabile in situazione di gravità, spettano tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.
Il testo vigente della legge 104/92 dopo le modifiche introdotte dalla Legge 53/2000, dal D.Lgs 151/2001, dalla Legge 183 del 4.11.2010 (art. 24) e, in ultimo, dal d.lgs. n. 119/2011 recita:
A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa".
I permessi in parola spettano per l'assistenza alla persona disabile in situazione di gravità certificata quindi ai sensi dell'art. 3 comma 3 della Legge 104/1992. Di conseguenza, non spettano nel caso di assistenza a persona con disabilità non grave (art. 3 comma 1 della Legge 104/1992) anche se accompagnata da invalidità civile superiore ai 2\3.
RICOVERO PRESSO STRUTTURE SPECIALIZZATE
L’articolo 33 della Legge 104/1992 prevede che i permessi lavorativi non possono essere concessi nel caso in cui il disabile sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati. Non vengono menzionati i ricoveri ospedalieri di altro tipo.
I permessi in questione spettano a tutti i lavoratori, compreso il personale con contratto a tempo determinato nel limite della durata del rapporto di lavoro alle stesse condizioni dei lavoratori a tempo indeterminato.
In particolare spettano al coniuge, parente o affine entro il secondo grado ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Quindi in linea di principio il diritto spetta ai parenti o affini entro il secondo caso salvo il verificarsi delle condizioni suddette che permettono di fruire dei permessi anche ai parenti e affini entro il terzo grado.
CONVIVENZA, CONTINUITÀ ED ESCLUSIVITÀ
Per usufruire dei permessi non è richiesto il requisito della convivenza con il soggetto disabile in quanto l'art. 20 della Legge 53/2000 ha eliminato tale vincolo. Tuttavia la stessa norma ha introdotto ulteriori due requisiti: la continuità e l'esclusività dell'assistenza da parte del lavoratore richiedente.
Poiché l’art. 24 della legge 183/2010 non ha più menzionato i requisiti della continuità e dell’esclusività dell’assistenza, il requisito della convivenza e della continuità ed esclusività dell’assistenza, non sono più elementi considerati essenziali ai fini del godimento dei permessi legge 104 art. 3 comma 3. Pertanto, la presenza di familiari conviventi e non conviventi che possono prestare assistenza non impedisce ad altro familiare lavoratore di usufruire dei permessi.
In presenza dei requisiti previsti dalla normativa vigente, il soggetto che intendesse fare richiesta dei permessi, potrà farla indipendentemente dalla presenza di altri soggetti legittimati a prestare assistenza. Inoltre, non è necessario acquisire alcuna dichiarazione di rinuncia da parte di eventuali altri familiari aventi diritto.
Ovviamente resta fermo il principio secondo cui il diritto alla fruizione dei permessi non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità.
Solo nel caso di assistenza allo stesso figlio disabile grave, il diritto ai permessi viene riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente.
DISTANZA SUPERIORE A 150 CHILOMETRI
Il D.Lgs 119/2011 ha modificato la legge 104/1992 introducendo il comma 3 bis dell'art. 23, che innova quanto precedentemente disposto relativamente ai casi in cui il lavoratore che presta assistenza risieda in comune differente dal familiare disabile assistito. In particolare, il lavoratore che usufruisce dei permessi per assistere il familiare in condizione di grave disabilità, residente in un comune differente dal proprio e comunque ad una distanza stradale superiore a 150 km, debba attestare l’effettivo raggiungimento del familiare con disabilità, al quale presta assistenza, e quindi il suo luogo di residenza.
In questo caso il lavoratore deve attestare con titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell’assistito.
La circolare Inps n. 32 del 6 marzo 2012, al punto n. 5 prevede che:
Il soggetto che fruisce dei permessi dovrà provare di essersi effettivamente recato, nei giorni di fruizione degli stessi, presso la residenza del familiare da assistere, mediante l’esibizione del titolo di viaggio o altra documentazione idonea. Conseguentemente, a titolo esemplificativo, dovrà essere preferito l’uso di mezzi di trasporto pubblici quali aerei, treni, autobus, ecc…, in quanto consentono di esibire al datore di lavoro il titolo di viaggio.
Sempre in riferimento all’onere della prova, in via del tutto residuale e nell’ipotesi dell’impossibilità o non convenienza dell’uso del mezzo pubblico, l’utilizzo del mezzo privato dovrà tener conto della necessità di munirsi di idonea documentazione comprovante l’effettiva presenza in loco.
L’assenza non può essere giustificata a titolo di permesso ex lege 104/92 nell’ipotesi in cui il lavoratore non riesca a produrre al datore di lavoro la idonea documentazione prevista".
RETRIBUZIONE E FERIE
L'art. 15 comma 6 del CCNL 2007 comparto scuola prevede che i permessi in questione sono retribuiti e non sono computati ai fini del raggiungimento del limite di permessi fissato dai precedenti commi nè riducono le ferie; essi devono essere possibilmente fruiti dai docenti in giornate non ricorrenti.
Parimenti i giorni di permesso sono computati ai fini dell'anzianità di servizio.
PREAVVISO E PIANO DEI PERMESSI
Il CCNL comparto scuola prevede che i giorni di permesso dovranno essere fruiti "possibilmente" in giornate non ricorrenti. L'avverbio possibilmente è stato interpretato non tanto come un vincolo giuridico ma piuttosto come un'esortazione morale, fermo restando che sarà sempre il docente a scegliere in quali giorni fruire del permesso.
Tuttavia, il Dipartimento della Funzione pubblica, con il parere n. 13 del 2008, ha precisato:
Al fine di evitare la compromissione del funzionamento dell’organizzazione, le amministrazioni dovrebbe concordare preventivamente con il lavoratore le giornate o le ore di permesso. A questo scopo può essere utile elaborare un piano per la fruizione dei permessi, che naturalmente è solo lo strumento formale dell’accordo lavorativo, il cui contenuto si può riempire sulla base della sussistenza del presupposto della legittimazione al congedo per il lavoratore”.
Lo stesso Dipartimento, con la circolare n. 13 del 2010, ha ribadito:
Salvo dimostrate situazioni di urgenza, per la fruizione dei permessi, l’interessato dovrà comunicare al dirigente competente le assenze dal servizio con congruo anticipo, se possibile con riferimento all’intero arco temporale del mese, al fine di consentire la migliore organizzazione dell’attività amministrativa”.
Alla luce di ciò, è opportuno concordare preventivamente con il Dirigente Scolastico un piano per la fruizione dei permessi in modo da consentire la migliore organizzazione dell'attività scolastica.