Source: https://renatodisa.com/2017/10/05/le-societa-cooperative-e-le-mutue-assicuratrici/5/
Timestamp: 2018-04-26 00:27:42+00:00
Document Index: 172808695

Matched Legal Cases: ['art. 2522', 'art. 2525', 'art. 2527', 'art. 2528', 'art. 2525', 'art 2518', 'art. 2519', 'art. 2521', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 2467', 'art. 2519', 'art. 2537', 'art. 2535', 'art. 2533', 'art. 2538', 'art. 2545', 'art. 2516', 'art. 2519', 'art. 2519', 'art. 2378', 'art. 700', 'art. 2358', 'art. 2519', 'art. 2358', 'art. 2358', 'art. 2358', 'art. 2393', 'art. 115', 'art. 2548', 'art. 5', 'art. 2354', 'art. 107', 'art. 2437', 'art. 2526', 'art. 2541', 'art. 2529', 'art. 2530', 'art. 2530', 'art. 2523', 'art 2531']

Le società cooperative e le mutue assicuratrici - Pagina 5 di 13 - Avvocato Renato D'Isa
4) DELLE QUOTE E DELLE AZIONI
(Codice Civile – Libro V del lavoro – Titolo VI delle società – Capo I disposizioni generali cooperative a mutualità prevalente – sez III Delle quote e delle azioni – 2525 – 2537)
Le società cooperative, per lo svolgimento della loro attività economica, hanno le medesime necessità di finanziamento di qualunque altra organizzazione collettiva di impresa.
COOPERATIVE PER AZIONI
COOPERATIVE PER QUOTE
La società non può essere costituita da un solo socio
art. 2522 [62] c.c. numero dei soci
Può essere costituita una società cooperativa da almeno tre soci quando i medesimi sono persone fisiche e la società adotta le norme della società a responsabilità limitata.
art. 2525 [63] c.c. quote e azioni
Il valore nominale di ciascuna azione o quota non può essere inferiore a venticinque euro né per le azioni superiore a cinquecento euro[64].
L’atto costitutivo (1 – A – condizione), nelle società cooperative con più di cinquecento soci (2 – A – condizione), può elevare il limite previsto nel precedente comma sino al due per cento (3 – A – condizione) del capitale sociale. Le azioni eccedenti tale limite possono essere riscattate o alienate nell’interesse del socio dagli amministratori e, comunque, i relativi diritti patrimoniali sono destinati a riserva indivisibile a norma dell’articolo 2545-ter (si ritiene che fino al loro riscatto o alla loro alienazione, i diritti amministrativi connessi possono essere esercitati dal socio).
Alle azioni si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 2346 , 2347, 2348 , 2349, 2354 e 2355. Tuttavia nelle azioni non è indicato l’ammontare del capitale né quello dei versamenti parziali sulle azioni non completamente liberate
STRUTTURA c.d. APERTA: (c.d. porta aperta)
Il limite previsto dal 1°co risponde alla volontà di consentire l’ingresso nelle coop a persone poco abbienti che rientrano nelle categorie sociali ai cui bisogni essa si propone di sopperire, e in pari tempo di concederla, almeno tendenzialmente, a tutte queste persone.
Inoltre per la stessa ragione l’atto costitutivo deve indicare anche le condizioni per l’ammissione dei soci, < secondo criteri non discriminatori coerenti con lo scopo mutualistico e l’attività economica svolta >.
Ma in taluni segmenti della cooperazione, il principio della porta aperta ha, in passato incontrato forti resistenze, e lo spirito della legge è stato eluso, stabilendo le condizioni per l’ammissione con criteri restrittivi; né sembra che la riforma del 2003, solo perché impone < criteri non discriminatori >, sia in grado di determinare un’effettiva inversione di tendenza.
Il principio della porta aperta può dirsi così valido sia in entrata che in uscita, e spiega i frequenti mutamenti nel corpo sociale, anche quando la società sia chiusa al mercato: anche in questo caso, frequenti mutamenti sono possibili, perché essi non richiedono di necessità il trasferimento delle azioni o della quota ma si possono avere attraverso l’ammissione di nuove soci (che sottoscrivono nuove azioni o quote effettuando i relativi conferimenti) e conseguente aumento del capitale; o attraverso il recesso o l’esclusione dei vecchi soci (cui spetta la liquidazione delle proprie azioni o quote sulla base del bilancio dell’esercizio in corso al momento del recesso o dell’esclusione: 2535) e conseguente riduzione del capitale.
Come già scritto, per recente Cassazione[65], la disposizione dell’articolo 2345 c.c., diretta a vietare i conferimenti in denaro nelle società per azioni, risultasse incompatibile ex articolo 2516 c.c. con la disciplina delle cooperative – al quale si intende qui dare continuità, secondo cui non può di regola essere demandato nè all’assemblea nè tantomeno agli organi della cooperativa il potere di imporre al socio versamenti in denaro ulteriori rispetto all’iniziale conferimento, salvo che tale potere non sia stabilito da una clausola statutaria per i fini dell’espletamento dell’attività della cooperativa e per il perseguimento dello scopo sociale[66].
art. 2527 [67] c.c. requisito dei soci
L’atto costitutivo stabilisce i requisiti per l’ammissione dei nuovi soci e la relativa procedura, secondo criteri non discriminatori coerenti con lo scopo mutualistico e l’attività economica svolta
Non possono in ogni caso divenire soci quanti esercitano in proprio imprese in concorrenza con quella della cooperativa[68].
art. 2528 [69] c.c. procedura di ammissione e carattere aperto della società
l’ammissione di un nuovo socio è fatta con deliberazione degli amministratori su domanda dell’interessato. La deliberazione di ammissione deve essere comunicata all’interessato e annotata a cura degli amministratori nel libro dei soci.
Il nuovo socio deve versare, oltre l’importo della quota o delle azioni, il soprapprezzo eventualmente determinato dall’assemblea in sede di approvazione del bilancio su proposta dagli amministratori.
Qualora la domanda di ammissione non sia accolta dagli amministratori, chi l’ha proposta può entro sessanta giorni dalla comunicazione del diniego chiedere che sull’istanza si pronunci l’assemblea, la quale delibera sulle domande non accolte, se non appositamente convocata, in occasione della sua prossima successiva convocazione.
Per il tribunale Trevigiano[70] nelle società cooperative la qualità di socio si acquista con la delibera di ammissione da parte degli amministratori, che ha natura di fatto costitutivo del vincolo associativo. La trascrizione di detta delibera nel libro delle deliberazioni del Consiglio di amministrazione e nel libro dei soci ha, invece, mero valore documentale. In mancanza di tale trascrizione nel libro dei soci, pertanto, la prova del possesso della qualità di socio può essere fornita con qualsiasi altro mezzo ed essere anche desunta dal comportamento tenuto dallo stesso socio. (Nella specie in considerazione il possesso della qualità di socio da parte di un soggetto che si dichiarava estraneo alla compagine sociale è stata desunto dalla circostanza che quest’ultimo, in una fattura, avesse sottoposto la merce fornita alla società cooperativa al regime fiscale prescritto per i conferimenti sociali).
In precedenza la Cassazione[71] aveva affermato che in tema di società cooperative, la rivendicazione della qualità di socio non richiede altro che la allegazione della delibera di ammissione adottata, all’uopo, dagli amministratori della società, atto necessario e sufficiente a determinare, in via di accettazione della proposta dell’aspirante, la nascita del rapporto sociale, senza che l’insorgenza della qualità di socio possa, altresì, ritenersi condizionata all’annotazione della delibera “de qua” nel libro soci (art. 2525 comma secondo c.c.) da parte degli stessi amministratori.
art 2518 [72] c.c. responsabilità per le obbligazioni sociali
Per la S.C.[73] in tema di responsabilità del socio di società cooperativa a responsabilità limitata, deve ritenersi legittima la clausola statutaria che preveda l’obbligo dei soci di rimborsare alla società tutte le spese e gli oneri per il suo funzionamento, non implicando essa un’incidenza sulla tipologia societaria così da far assumere alla cooperativa la veste di società a responsabilità illimitata, in quanto detta clausola non impegna i soci per le obbligazioni sociali verso i terzi, ma regola solo i rapporti interni alla società ed è, inoltre, pienamente compatibile con la realizzazione dell’oggetto sociale, afferendo ad una prestazione accessoria ad esso funzionale.
Secondo il tribunale Tarantino[74] in merito al rapporto che lega la cooperativa al singolo socio, i principi regolatori della materia escludono la responsabilità personale del socio nelle società di capitali e, di riflesso, non consentono al liquidatore della società cooperativa a responsabilità limitata, in caso di insufficienza del suo patrimonio, di imporre ulteriori versamenti ai soci per il ripianamento delle obbligazioni sociali. Invero, nella cooperativa a r.l., essendo una società senza responsabilità sussidiaria, in difetto di diversa previsione statutaria, non è consentito porre a carico del singolo socio una quota del debito sociale, sia pure al fine di evitare, con modesto sacrificio, l’inizio di una procedura fallimentare e la possibile perdita del bene assicurato dallo strumento cooperativistico.
art. 2519 [75] c.c. norme applicabili
Non si applicano in tema di S.r.l.[76]
1) 2462 nella parte in cui vi è riferimento al socio unico –
2) 2463 che fissa il contenuto dell’atto costitutivo, ovviamente assorbito dall’art. 2521 –
3) 2466 – in tema di socio moroso –
4) 2467 – in tema di postergazione – i finanziamenti erogati dalle compagnie finanziarie ai sensi dell’art. 17 della l. n. 49 del 1985, come modificato dall’art. 12 della l. n. 57 del 2001, in qualità di soci sovventori di società cooperative ex art. 4 della l. n. 59 del 1992, non sono soggetti alla postergazione prevista dall’art. 2467 c.c., atteso che, giusta l’art. 2519 comma 1, c.c., alle cooperative risulta applicabile la disciplina delle società per azioni che non riproduce l’effetto postergativo[77].
5) 2469 in tema di trasferimento delle partecipazioni
6) 2471 derogato espressamente dall’art. 2537
7) 2471 bis – in tema di pegno, usufrutto e sequestro della partecipazione sociale –
8) 2473 – in tema di liquidazione della quota del socio receduto essendo derogato dall’art. 2535 –
9) 2473 bis – sostituito dall’art. 2533.
10) 2479 bis co 2 e 4 – in tema di quorum assembleari sostitutio da ciò che è previsto dall’art. 2538 –
11) 2482 ter – in tema di riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale è sostituito dall’art. 2545 duodecies
Come già scritto in riferimento all’art. 2516 c.c.[78], si riportano qui di seguiro alcune pronunce di merito e di legittimità sulla normativa applicabile in forza del richiamo di cui all’art. 2519 c.c.
Per il Tribunale Fiorentino[79] in materia societaria lo strumento cautelare tipico della sospensione delle deliberazioni assembleari si è ritenuto applicabile anche alle società cooperative per effetto dell’espresso rinvio previsto dall’art. 2519 c.c. che ha appunto riconosciuto l’applicabilità dello strumento impugnatorio di cui all’art. 2378 comma 3° c.c. Sarebbe infatti irragionevole escluderne l’applicabilità alle società cooperative riservando alle medesime, quale unico strumento di tutela cautelare il ricorso alla procedura d’urgenza, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., trattandosi di uno strumento del tutto residuale ed essendo ammissibile sono nel caso in cui non sussistano i presupposti di fatto e di diritto per accedere a diversi rimedi.
Secondo il Tribunale lagunare[80], in ordine all’esclusione dell’applicabilità dell’art. 2358 c.c. alle società cooperative, lo stesso non si fonda su argomenti di carattere testuale ma su valutazioni di incompatibilità. In riferimento alle banche popolari, ai fini della compatibilità a cui l’art. 2519 c.c. ricollega l’applicazione dell’art. 2358 c.c. alle società cooperative, deve tenersi conto della peculiare disciplina per esse dettata ed, in via generale, della considerazione che la mutualità nelle banche popolari si atteggia in maniera peculiare attesa la cumulabilità con finalità lucrative. Nella fattispecie si ravvisava una stretta correlazione tra il finanziamento concesso e gli acquisti di azioni della banca convenuta, nonostante il divieto previsto dall’art. 2358 c.c. La violazione del predetto divieto determina la nullità delle specie delle nullità virtuali per le quali il criterio generale di selezione della legittimazione è rappresentato dall’interesse a farla valere. Del resto, chi acquista o sottoscrive azioni di una società impiegando prestiti messi a disposizione dalla medesima, è portatore di un interesse alla regolarità dell’operazione che dipende dal rispetto dell’art. 2358 c.c., avendo interesse all’effettività del patrimonio della società di cui ha acquistato o sottoscritto azioni, pur se con prestiti forniti dalla stessa società ed alla tenuta finanziaria di quest’ultima.
Per il Tribunale Milanese[81] l’azione di responsabilità cosiddetta sociale prevista, per le società cooperative che non hanno optato in sede di costituzione per la applicabilità della disciplina della società a responsabilità limitata, dal combinato disposto degli artt. 2393 e 2519, comma 1, c.c., deve essere preceduta, ai sensi dell’art. 2393, comma 1. c.c., dalla delibera dei soci in sede assembleare. L’adozione di detta deliberazione costituisce, invero, condizione speciale dell’azione, alla cui carenza in alcun modo può supplire il principio di non contestazione di cui all’art. 115, comma 1, ultima parte, c.p.c. La eventuale persistente carenza della predetta deliberazione anche al momento della decisione può e deve essere rilevata ex officio dal giudice (come nella specie).
la legge li ammette per consentire una più ampia raccolta di capitale di rischio; si tratta dei soci che partecipano alla vita sociale mossi non già dallo scopo, mutualistico, di conseguire beni o servizi o occasioni di lavoro o di vendita a condizioni vantaggiose, bensì da uno scopo di natura squisitamente lucrativa.
31.1.1992, n. 59 – artt. 5 – 6
Le coop, eccezion fatta per le coop di credito ed assicurative e per quelle operanti nel settore dell’edilizia abitativa, hanno la facoltà di ammettere soci sovventori, purchè lo statuto preveda la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale. Raccolta di capitale di rischio anche fra i soggetti sprovvisti degli specifici requisiti soggettivi richiesti per partecipare all’attività mutualistica. I conferimenti dei soci sovventori sono rappresentati da azioni o quote nominative liberamente trasferibili. Al fine di evitare che la partecipazione dei soci sovventori sia animata da scopi esclusivamente speculativi, è però stabilito che il tasso di remunerazione non può essere maggiorato in misura superiore al 2% rispetto a quello stabilito per gli altri soci. Possono essere nominati anche amministratori ma non in numero tale che possano ottenere la maggioranza all’interno del c.d.a.
Per questa legge, infatti, può consentire in analogia con quanto previsto dall’art. 2548 c.c. per i fondi di garanzia delle MUTUE ASSICURATRICI[82], la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale mediante speciali conferimenti da parte di soci cooperatori e non soci, attribuendo anche a quest’ultimi la qualità di soci.
Questi soci – che la stessa legge chiama soci sovventori – per disposizione statutaria possono godere:
A) di un trattamento privilegiato nella ripartizione degli utili e nella liquidazione delle azioni o delle quote
B) e del diritto di voto, ma i loro voti non devono in ogni caso superare 1/3 dei voti spettanti a tutti i soci.
SOCI DI PARTECIPAZIONE COOPERATIVA
Non ricorda quella dei soci sovventori delle mutue assicuratrici, bensì quella degli azionisti di risparmio delle società con azioni quotate.
Le coop che abbiano adottato procedure di programmazione pluriennale finalizzate allo sviluppo o all’ammodernamento aziendale, possono emettere azioni di partecipazione cooperativa che costituiscono una particolare categoria di azioni, le quali analogamente alle azioni di risparmio, sono prive del diritto di voto e sono privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale sociale – art. 5, co2 L. 59/1992.
Possono essere emesse per un ammontare non superiore al valore contabile delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultanti dall’ultimo bilancio certificato e depositato presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e devono contenere, oltre alle indicazioni prescritte dall’art. 2354 c.c., la denominazione di <azioni di partecipazione cooperativa >.
Devono essere offerte in misura non inferiore alla metà in opzione ai soci e ai lavoratori dipendenti.
Le azioni di partecipazione cooperativa – come le azioni di risparmio – possono essere:
A) nominative o al portatore
B) sono prive del diritto di voto (ma non quello d’intervento) nelle assemblee sociali
C) godono di un privilegio nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale
D) in particolare a queste azioni spetta una remunerazione maggiorata del 2% rispetto a quella delle altre quote o azioni
E) all’atto di scioglimento della società hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l’intero valore nominale
F) la riduzione del capitale sociale in conseguenza di perdite non comporta riduzione del loro valore nominale, se non per la parte della perdita che eccede il valore nominale complessivo delle altre azioni o quote.
Inoltre, questa categoria, dispone di un’organizzazione, articolata su un’assemblea speciale e un rappresentante comune, con poteri che richiamano quelli dell’assemblea speciale e del rappresentante comune degli azionisti di risparmio.
I limiti e i criteri di emissioni delle obbligazioni sono fissati dal CICR (< per un ammontare che, unitamente alla raccolta di cambiali finanziarie e certificati d’investimento, non può eccedere il limite del capitale versato e delle riserve risultanti dall’ultimo bilancio approvato >), ferma restando l’applicabilità della restante disciplina dettata per la società per azioni – artt. 2410 c.c. e ss.
L’emissione di obbligazioni è, invece, preclusa alle società cooperative svolgenti attività finanziarie non iscritte nell’elenco speciale previsto dall’art. 107 del T.U.B.
Si registrano due differenze rispetto alla disciplina prevista per la S.p.A. –
A) la prima consiste nel fatto che gli apporti a fronte dei quali vengono emessi gli strumenti finanziari nelle società cooperative possono essere anche imputati a capitale;
B) la seconda che ai possessori degli strumenti finanziri può essere riconosciuto il diritto di voto nell’assemblea generale degli azionisti, con la conseguenza che gli stessi titolari ai quali sia stato riconosciuto il diritto di voto hanno la possibilità di recedere dalla società ai sensi dell’art. 2437.
Ove la coop emettesse degli strumenti finanziari privi del diritto di voto in assemblea generale, ai possessori di tali strumenti è permesso di riunirsi in un’assemblea speciale, come disciplinata dagli artt. previsti in materia di S.p.A., e di essere rappresentati da un unico soggetto nell’assemblea generale.
art. 2526 [83] c.c. soci finanziatori e altri sottoscrittori di titoli di debito
L’atto costitutivo stabilisce i diritti patrimoniali o anche amministrativi o attribuiti ai possessori degli strumenti finanziari e le eventuali condizioni cui è sottoposto il loro trasferimento. I privilegi previsti nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale non si estendono alle riserve indivisibili a norma dell’articolo 2545-ter. Ai possessori di strumenti finanziari non può, in ogni caso, essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all’insieme dei soci presenti ovvero rappresentati in ciascuna assemblea generale[84] (affinché sia mantenuto il potere deliberativo in mano ai soci copperatori, anche per evitare che la presenza dei finanziatori possa snaturare la natura di scopo mutualistico della stessa società cooperativa).
La cooperativa cui si applicano le norme sulla società a responsabilità limitata può offrire in sottoscrizione strumenti privi di diritti di amministrazione solo a investitori qualificati[85].
art. 2541 [86] c.c. assemblee speciali dei possessori degli strumenti finanziari
se sono stati emessi strumenti finanziari privi di diritto di voto, l’assemblea speciale di ciascuna categoria delibera:
2) sull’esercizio dei diritti ad essa eventualmente attribuiti ai sensi dell’articolo 2526;
Il rappresentante comune deve provvedere all’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea speciale e deve tutelare gli interessi comuni dei possessori degli strumenti finanziari nei rapporti con la società cooperativa.
Il rappresentante comune ha diritto di esaminare i libri di cui all’articolo 2421, numeri 1) e 3) e di ottenere estratti; ha altresì il diritto di assistere all’assemblea della società cooperativa e di impugnarne le deliberazioni
art. 2529 [87] c.c. acquisto delle proprie quote o azioni
l’atto costitutivo può autorizzare gli amministratori ad acquistare o rimborsare quote o azioni della società, purché sussistano le condizioni previste dal secondo comma dell’articolo 2545-quinquies e l’acquisto o il rimborso è fatto nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato
Osservanza di un duplice limite
1 – il rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento della società deve essere superiore ad ¼
2 – l’acquisto o il rimborso deve essere effettuato nei limiti degli utili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilanci regolarmente approvato
art. 2530 [88] c.c. trasferibilità della quota o delle azioni
la quota o le azioni dei soci cooperatori non possono essere cedute con effetto verso la società, se la cessione non è autorizzata dagli amministratori (la funzione di gradimento dell’organo amministrativo è finalizzata a garantire nella società coop il rispetto delle norme inderogabili sui requisiti del socio).
(SILENZIO ASSENSO) Decorso tale termine, il socio è libero di trasferire la propria partecipazione e la società deve iscrivere nel libro dei soci l’acquirente che abbia i requisiti previsti per divenire socio.
Il provvedimento che nega al socio l’autorizzazione deve essere motivato. Contro il diniego il socio entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione può proporre opposizione al tribunale.
Qualora l’atto costitutivo vieti la cessione della quota o delle azioni il socio può recedere dalla società, con preavviso di novanta giorni. Il diritto di recesso (vedi pag. successiva), in caso di divieto statutario di trasferimento della partecipazione, non può essere esercitato prima che siano decorsi due anni dall’ingresso del socio nella società.
Secondo la S.C.[89] ai sensi dell’art. 2530, primo comma, c.c., che riproduce l’art. 2523 c.c., nella formulazione vigente anteriormente alla novella introdotta con il d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, le quote o le azioni della società cooperativa non possono essere cedute con effetto verso la società, se la cessione non è autorizzata dagli amministratori; tuttavia, la mancanza dell’autorizzazione degli amministratori determina un’efficacia solo relativa dell’atto di disposizione, che rimane valido ed efficace rispetto ai soggetti diversi dalla cooperativa, mirando la disposizione ad impedire che alla cooperativa siano imposti mutamenti non graditi delle persone dei soci.
Per la Corte dell’Aquila[90], il negozio di trasferimento di quota sociale di cooperativa deve necessariamente avvenire mediante un atto a forma vincolata, nel senso che deve essere redatto nella forma della scrittura privata autenticata o dell’atto pubblico, sul presupposto di specialità dell’oggetto della disponibilità (appunto quote di cooperativa) la cui appartenenza risponde a requisiti soggettivi ben precisi, e per finalità sociali ben note, con la conseguenza che la semplice scrittura privata, o comunque una qualsivoglia caratura in forma libera può avere un rilievo ed un valore obbligatorio inter partes, al più quale promessa di donazione. Nel caso specifico, la dichiarazione unilaterale dell’appellato, indirizzata al presidente della cooperativa affinché provvedesse alla intestazione della propria quota in capo all’appellante, non può essere definita quale contratto o negozio, né come cessione di quota indirizzata alla cooperativa alla quale non è stata spedita, assumendo le vesti di una richiesta rivolta alla cooperativa, sicché correttamente il primo Giudice ha interpretato e valutato lo scritto, al quale l’appellante era rimasto estraneo, quale mera manifestazione di intento, mai perfezionata e, pertanto, inidonea a costituire obbligo dell’appellato di darvi seguito. Correttamente, dunque, il primo Giudice riteneva lo scritto inidoneo ad integrare una cessione di quote, in quanto avente i caratteri dell’atto unilaterale e non redatto nella forma dell’atto pubblico o scrittura privata autenticata, non potendo nemmeno essere valutato come preliminare di cessione a titolo gratuito, stante il divieto di legge, l’assenza di determinazione dell’oggetto ed anzi la diversità dell’oggetto della disposizione contenuta nell’atto posto a fondamento della domanda.
art 2531 [91] c.c. mancato pagamento delle quote o delle azioni
Visite totali ad oggi: 11,525,519