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Timestamp: 2018-02-23 08:45:25+00:00
Document Index: 9334735

Matched Legal Cases: ['art. 2048', 'art. 2048', 'art. 1218', 'art. 2048', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 61', 'art. 2048', 'art. 2043', 'art. 2049', 'art. 2049', 'art. 2048', 'art. 2050', 'art. 2048', 'art. 2048', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 360']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE , SENTENZA 19 luglio 2016, n.14701
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE , SENTENZA 19 luglio 2016, n.14701RICOGNIZIONE
La Corte di Cassazione nella pronuncia in commento si occupa della responsabilità degli istituti scolastici in caso di lesioni riportate da un alunno minore all’interno dell’istituto stesso.
Secondo quello che è ormai divenuto l’orientamento costante della giurisprudenza di merito e legittimità, quando ricorre un’ipotesi di danno arrecato dal minore a se stesso trattasi di responsabilità contrattuale. Diversamente, quando il danno è patito dal minore per fatto altrui, l’istituto di riferimento è quello della responsabilità aquiliana ed in particolare l’art. 2048 c.c. che configura una speciale ipotesi di responsabilità indiretta per fatto altrui. Tale dicotomia tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale è stata stabilita definitivamente dalla nota pronuncia delle Sezioni Unite della Suprema Corte del 2002 n. 9346 la quale, ripercorrendo le vicende interpretative dell’art. 2048 c.c., ha stabilito che “nel caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale, atteso che - quanto all'istituto scolastico - l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso; e che - quanto al precettore dipendente dell'istituto scolastico - tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona. Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico e dell'insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall'art. 1218 c.c., sicché, mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sull'altra parte incombe l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile nè alla scuola nè all'insegnante”.
Ciò che le due ipotesi di responsabilità condividono è il presupposto di fatto dell’affidamento del minore alla struttura scolastica che in entrambi i casi costituisce momento genetico del rapporto obbligatorio. Altro non condividono dal punto di vista del diritto sostanziale le due ipotesi di responsabilità, deve infatti escludersi che possa configurarsi una capacità espansiva della presunzione di colpa di cui all’art. 2048 c.c. poiché trattasi di norma speciale la cui applicazione analogica, per altro, non si rende necessaria a fronte della configurabilità della responsabilità dell’istituto scolastico in termini contrattuali. Sorge infatti in capo all’istituto uno specifico dovere di protezione e vigilanza nei confronti del minore e ciò sia nel caso di istituto privato che di scuola pubblica.
Si è discusso, in tempi ormai risalenti, circa la configurabilità degli obblighi di sorveglianza in ipotesi di strutture pubbliche. Si sosteneva infatti che un rapporto contrattuale non potesse sorgere con i dipendenti pubblici i quali, ma questa in vero è giurisprudenza ormai preistorica, avrebbero lo specifico dovere di educare il minore, ma non di sorvegliarlo. Tale giurisprudenza è stata disattesa e la Corte, nella citata sentenza a Sezioni Unite, ha fatto riferimento alla responsabilità da contatto sociale, concetto elaborato in materia di responsabilità medica. In questo modo era pacifico il riconoscimento della responsabilità contrattuale non solo dell’istituto pubblico oltre che di quello privato, ma anche dei precettori i quali, esattamente come i medici operanti entro la struttura ospedaliera, pubblica o privata, sono legati all’alunno/paziente da un rapporto contrattuale che non ha la propria fonte in un contratto, bensì nel c.d. contatto sociale. La Suprema Corte a Sezioni Unite nella sentenza del 2002 ha affermato anche l’applicazione del disposto dell’art. 61 comma 2 L. n. 312/1980 ai casi di responsabilità contrattuale dell’istituto scolastico per cui la legittimazione passiva nella causa di risarcimento del danno dell’alunno c.d. “autolesionista” spetta alla Pubblica Amministrazione salva possibilità di rivalsa nei confronti dell’insegnante.
Per quanto attiene all’art. 2048 c.c., esso sancisce la responsabilità degli insegnanti per il “fatto illecito dei loro allievi nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza” a meno che non provino di “non aver potuto impedire il fatto”. Trattatasi di una responsabilità che esula dallo schema classico e sempre più marginale dell’art. 2043 c.c. e che è stata variamente interpretata dalla dottrina e dalla giurisprudenza. La dottrina maggioritaria parla in proposito di responsabilità indiretta per fatto altrui (Galgano, I fatti illeciti, Cedam, 2008) e di presunzione di colpa (Corsaro, Sulla natura giuridica della responsabilità del precettore, in Riv. dir. comm., 1967, I, 38), ma vi è anche chi riconduce tale ipotesi a quella della responsabilità per rischio al pari di quella dei padroni e committenti ex art. 2049 c.c. In proposito giova sottolineare che, tuttavia, tra le ipotesi della responsabilità dei padroni e committenti e quella degli insegnanti o dei sorveglianti di soggetti incapaci corre una importante differenza. Infatti l’art. 2049 c.c., contrariamente agli artt. 2047 e 2048 c.c., non prevede alcun tipo di prova liberatoria ed in ogni caso il preponente è chiamato a rispondere del fatto illecito, che pur deve essere imputabile soggettivamente al preposto, in ragione del rischio inerente all’attività lavorativa svolta da altri in proprio favore. Una parte della dottrina ha cercato di utilizzare il medesimo criterio del rischio anche per descrivere la responsabilità degli insegnanti (Montaneri, La responsabilità civile, UTET, 1998), ma in vero esso è di difficile utilizzazione per un duplice motivo: manca il vantaggio che il preponente trae dall’attività altrui, mentre per l’insegnante è ammessa prova liberatoria in termini di presunzione di colpa. E’ innegabile la differenza strutturale tra i due tipi di responsabilità.
L’art. 2048 c.c. sembra affermare una vera e propria presunzione di colpa laddove prevede che l’insegnante non venga chiamato a rispondere solo qualora fornisca la prova di non aver potuto impedire il fatto. Trattasi dunque di una prova liberatoria che attiene al profilo della colpa e non a quello, richiesto invece nelle ipotesi di responsabilità c.d. oggettiva, del nesso causale (così ad esempio nei casi di responsabilità per attività pericolose ex art. 2050 c.c.). Così anche la giurisprudenza non manca di sottolineare come gli insegnanti, nonché gli altri soggetti di cui all’art. 2048 c.c., “rispondono del fatto illecito altrui in quanto sia configurabile a loro carico un fatto illecito proprio consistente nel mancato adempimento dell’obbligo di sorveglianza dell’incapace” (ex multis C. Cass. n. 12965/2005; C. Cass. n. 1148/2005).
Tuttavia la dottrina da tempo mette in luce come l’interpretazione estremamente rigorosa della prova liberatoria offerta dalla giurisprudenza snaturi la funzione della responsabilità fondata sulla culpa in vigilando poiché viene richiesto di provare lo specifico ostacolo che ha impedito di svolgere l’attività di vigilanza e quindi, in sostanza, si richiede che la condotta lesiva fosse del tutto imprevedibile (così ad esempio Salvi, La responsabilità civile, Giuffrè 2005). Ne deriva che detta responsabilità ha un profilo misto conservando caratteristiche proprie della responsabilità per colpa, ma avendo anche qualità proprie della responsabilità indiretta con profili di oggettività soprattutto per come concretamente interpretata dalla giurisprudenza (Salvi, op. cit. , Comporti, Fatti illeciti: le responsabilità presunte, Giuffrè, 2005, Galgano, op. cit.).
La giurisprudenza più recente da una parte tende ad affievolire i profili oggettivi della responsabilità parametrando il livello di vigilanza richiesto all’età e al grado di discernimento dell’allievo, ma dall’altra pone la prova liberatoria sul profilo dell’assetto organizzativo rendendo così sempre più simile la responsabilità dell’insegnante a quella oggettiva dell’imprenditore o del preponente.
Nel caso di specie la responsabilità dell’istituto scolastico era stata esclusa dai giudici del merito in quanto essi avevano ritenuto che lo specifico dovere di vigilanza ex art. 2048 c.c. non potesse dirsi sorto sino al momento del verificarsi dell’evento lesivo in quanto verificatosi prima del formale inizio delle lezioni. La Corte di Cassazione ribalta le conclusioni dei giudici di merito facendo riferimento, al fine di individuare il momento in cui il minore può dirsi entrato nella sfera di vigilanza del precettore, al concreto affidamento del minore e non al mero dato formale dell’orario teorico di ingresso a scuola. Così infatti nella sentenza di cui si tratta si afferma come gli obblighi di sorveglianza sorgono in capo alla scuola sin dal momento in cui il bambino entra nell’edificio e permangono fino a quando egli non viene “effettivamente licenziato”.
1. La responsabilità della scuola per le lesioni riportate da un alunno minore all’interno di un istituto di istruzione in conseguenza della condotta colposa del personale scolastico, ricorre anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto al di fuori dell’orario delle lezioni, ove ne sia consentito l’anticipato ingresso nella scuola o la successiva sosta, sussistendo l’obbligo delle Autorità scolastiche di vigilare sul comportamento degli scolari per tutto il tempo in cui costoro vengono a trovarsi legittimamente nell’ambito della scuola fino al loro effettivo licenziamento.
2. La responsabilità della scuola scatta dal momento in cui il minore si reca all’interno della scuola dove c’è del personale addetto proprio al controllo (bidelli) degli studenti la cui giovanissima età doveva indurre il personale ad adottare le opportune cautele preventive, indipendentemente da qualsiasi segnalazione di pericolo da parte degli stessi. Ed infatti, incombe sempre sulla scuola il dovere di organizzare la vigilanza degli alunni sia in relazione all’uso degli spazi comuni durante l’entrata, sia all’uscita da scuola, sia sul controllo dei materiali e prodotti in uso. (Nel caso di specie il minore era entrato all’interno della scuola per recarsi in classe sotto l’osservanza del personale scolastico, nella specie bidelli).
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE , SENTENZA 19 luglio 2016, n.14701 - Pres. Amendola – est. Pellecchia
4.1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce "il vizio di omessa pronuncia per violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 115, 244, 245, 246, 253 c.p.c in relazione all’art. 360 n.4 c.p.c. (error in procedendo) per avere la corte territoriale Aquilana erroneamente posto a base della decisione di rigetto dell’appello fatti impeditivi a torto ritenuti suscettibili di provocare la reiezione della domanda attorea, fatti ed accadimenti mai eccepiti e dedotti dalle parti convenute e tanto meno spesi a supporto di tesi confutative della stessa".
4.2. Con il secondo motivo, denuncia il "vizio di omessa pronuncia: error in procedendo rilevante ai sensi dell’art. 360 n. 4 c.p.c. per avere la corte territoriale Aquilana omesso alcun cenno quanto ai motivi d’appello aventi ad oggetto la contestazione (per altro già esternata e sollevata ritualmente in primo grado) dall’ammissione della prova testimoniale sollecitata dalla convenuto ministero vieppiù con riferimento alla escussione dei testi S.M. e R.R. ".
4.3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta la "violazione e falsa applicazione degli artt. 2047 e 2048 c.c., nonché dell’art. 2697 c.p.c. in tema di riparto dell’onere probatorio in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. per avere erroneamente la corte territoriale aquilana rigettato l’appello e con esso la domanda attorea al rilievo che il ministero convenuto aveva fornito idonea prova liberatoria".
4.4. Con il quarto motivo, il ricorrente lamenta il "vizio di omessa pronuncia rilevante agli sensi dell’art. 360 n. 4 c.p.c. con conseguente violazione degli artt. 91 e 269 c.p.c. in merito alle eccezioni concernenti la contestata ritualità della chiamata in garanzia della compagnia assicuratrice da parte del ministero segnatamente con riferimento alle spese e competenze legali liquidate a favore del chiamato e poste a carico degli attori. Anomala ed irrituale determinazione delle spese di lite posta a carico degli attori senza imputazione e senza riferimento ai soggetti interessati. Totale difetto di motivazione in merito alla quantificazione degli importi".