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Timestamp: 2018-03-24 04:32:28+00:00
Document Index: 156801640

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Uso appropriato dei termini di resa, alcune novità. - Center 2000
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La sentenza “Electrosteel” della Corte di giustizia UE (causa C-87/10) aveva suscitato estremo interesse fra gli operatori, per avere stabilito il principio, (fino a quel momento non pacifico in giurisprudenza), secondo il quale gli Incoterms della Camera di Commercio Internazionale possono costituire una pattuizione sul luogo di consegna della merce rilevante ai fini della competenza giurisdizionale nelle controversie transfrontaliere, derivanti da contratti di compravendita di merce in ambito europeo.
La Corte dunque, coerentemente con la ratio del Regolamento, aveva dimostrato di preferire il cosiddetto “criterio fattuale ed economico” al criterio “normativo” – sino a quel momento seguito da una parte della giurisprudenza – secondo il quale viceversa occorreva individuare ai fini giurisdizionali il luogo di consegna della merce in base alle disposizioni della legge di volta in volta applicabile al contratto, il che spesso conduceva a risultati pratici ben diversi (cfr. ad esempio l’art. 31 della Convenzione di Vienna).
La successiva sentenza “Electrosteel” aggiungeva dunque un tassello importante, statuendo che “Al fine di verificare se il luogo di consegna sia determinato in base al contratto, il giudice nazionale adito deve tenere conto di tutti i termini e di tutte le clausole rilevanti di tale contratto che siano idonei a identificare con chiarezza tale luogo, ivi compresi i termini e le clausole generalmente riconosciuti e sanciti dagli usi del commercio internazionale, quali gli Incoterms (International Commercial Terms), elaborati dalla Camera di commercio internazionale, nella versione pubblicata nel 2000.”
Peraltro, la Corte rimetteva al giudice del rinvio la valutazione se la clausola “Resa: Franco [nostra] sede” che era stata sottoposta alla sua attenzione nel caso specifico, corrispondesse o meno all’Incoterm “Ex Works” o comunque ad una clausola o ad un altro uso abitualmente impiegato nel commercio, idoneo a identificare con chiarezza, senza necessità di ricorrere al diritto sostanziale applicabile al contratto, il luogo di consegna dei beni conformemente a tale contratto. Coincidenza della quale, peraltro, autorevole dottrina ha, a nostro avviso condivisibilmente, dubitato.
Frattanto, con effetto dal 10 gennaio 2015, il Regolamento 44/2001 veniva sostituito dal nuovo Regolamento (UE) n. 1215/2012 del parlamento europeo e del consiglio del 12 dicembre 2012 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. L’art. 7 del Regolamento 1215/12, peraltro, riprendeva pressoché immutate le disposizioni di cui all’art. 5 del Regolamento 44 sul punto.
La società tedesca contesta il difetto di giurisdizione della corte di Rotterdam con una duplice argomentazione: la presenza di una clausola nelle proprie condizioni generali di vendita indicante la giurisdizione tedesca, e – in base all’art. 7(1)(b) del Reg.1215/12 – la circostanza che la consegna del macchinario sarebbe avvenuta in Germania con la consegna al primo vettore.
La corte di Rotterdam rigetta il primo argomento per difetto di prova circa l’accettazione della clausola che fissava in Germania il foro competente (non essendo stati dimostrati i requisiti di cui all’art. 25 del Reg. 1215/12 per la validità dell’accordo).
Tribunale di Padova, sentenza 3 maggio 2012: “la presenza della clausola Incoterms 2000 “carriage paid to customer warehouse” non determina un mutamento del luogo di destinazione finale della merce e, dunque, del luogo in base al quale va determinato il giudice competente; …….. nel caso di specie la clausola in questione comportava solo l’obbligo per il venditore di sostenere tutte le spese di trasporto della merce fino al magazzino del cliente, rilevando, dunque, solo sulla ripartizione tra le parti dei costi, ma non determinando alcuno spostamento del luogo di consegna finale dei beni convenzionalmente pattuito.”
Tribunale di Piacenza, sentenza 14 maggio 2013: non rileva il riferimento agli Incoterms inserito da una sola delle parti nella propria conferma d’ordine, poiché è necessario verificare la sussistenza di una inequivoca volontà di entrambe le parti anche in tema di individuazione della giurisdizione. (Nella specie peraltro era emersa un’incongruenza tra la conferma d’ordine con clausola ex works ed i documenti di consegna che invece riportavano “franco destino”).
Corte di Cassazione, ordinanza 21 gennaio 2014 n.1134: “…non rilevano … le modalità di esecuzione del trasporto, il luogo di consegna delle merci al vettore, il fatto che il vettore possa essere stato incaricato dal compratore, la presenza di clausole “Frei Haus/Free of Charge/Départ usine”, in mancanza di una espressa e congiunta volontà delle parti in merito alla modificazione del luogo di consegna materiale dei beni compravenduti.”
Corte di Cassazione, ordinanza 14.11.2014 n.24279: non può assumere valore la dicitura Ex Works unilateralmente inserita nelle fatture della fornitrice italiana, non dimostrando un accordo contrattuale; né le indicazioni relative al luogo di presa in carico della merce contenute nei documenti di viaggio (CMR); viene per contro dato rilievo all’indicazione del luogo di consegna presso la società destinataria in Slovenia, contenuto nelle stesse CMR.
Tribunale di Milano, sentenza 21.1.13 n.73: non dà rilievo alla pattuizione Ex Works, pur provata, affermando che debba comunque prevalere un criterio economico che porta inevitabilmente al luogo di destinazione finale.
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