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Timestamp: 2016-10-25 05:02:54+00:00
Document Index: 124745936

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2504']

Interpello articolo 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Soggetto passivo
d'imposta nel concordato fallimentare con l'intervento di un terzo assuntore
- articolo 26 del DPR n. 600 del 1973 e articolo 79 del DPR n. 917 del 1986
dell'articolo 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 e dell'articolo 79 del
DPR 22 dicembre 1986 n. 917 è stato esposto il seguente
La società ALFA S.p.A. (di seguito, in breve, "l'istante") ha
incorporato, con atto di fusione del ... 2008, la società BETA S.p.A. (di seguito, in breve, la
"Società").
Nel corso del 2007 la Società, in qualità di assuntore, ha presentato
al Tribunale di ... proposta di concordato fallimentare relativa alla società debitrice GAMMA S.p.A. in liquidazione.
In data ... 2007 il Tribunale ha omologato la suddetta proposta di
concordato e ha richiesto alla Società "di mettere a disposizione i fondi
su un conto appositamente indicato dal Curatore".
In ottemperanza a tali indicazioni, la Società ha versato la
liquidità necessaria su un apposito conto intestato a "GAMMA S.p.A. in
fallimento c/o studio DELTA" già esistente prima del concordato e
utilizzato per le normali operazioni della procedura.
Tali somme sono state, in seguito, "trasferite dal Curatore al
libretto di deposito, aperto dalla procedura nel 1999, in cui
sostanzialmente confluiva tutto l'attivo della procedura quando non
investito" e in un "nuovo libretto di deposito creato proprio per effettuare
i pagamenti previsti nella sentenza di omologa", entrambi intestati alla società fallita.
Ciò premesso, l'istante chiede "quale sia il soggetto passivo d'imposta
per la tassazione degli interessi attivi maturati sui libretti di deposito
della procedura e, conseguentemente, quale sia il soggetto legittimato
all'esercizio del correlato diritto allo scomputo delle ritenute d'acconto subite".
L'istante evidenzia che "nel concordato con assunzione i beni (e/o le
attività) escono per sempre ed irrevocabilmente dal ciclo fiscale
dell'impresa in crisi ed entrano nella disponibilità giuridica e
finanziaria dell'assuntore". In particolare, "a nulla rileva che le somme
che costituivano le disponibilità liquide della procedura siano fisicamente
rimaste su depositi bancari intestati alla società fallita".
Di conseguenza, il contribuente ritiene che esista "il diritto esclusivo
di BETA (ora ALFA) alla contabilizzazione e tassazione degli interessi maturati sul conto deposito aperto a seguito dell'assunzione delle
obbligazioni concordatarie e gestito dal Curatore a titolo fiduciario per il soddisfacimento delle
passività assunte, con esclusione del soggetto
fallito (poi tornato in bonis) da qualsiasi diritto ed obbligo in proposito".
La fattispecie del concordato fallimentare con l'intervento di un terzo
assuntore è prevista dall'articolo 124 della legge fallimentare.
In particolare, il concordato sottoposto all'attenzione della
scrivente si realizza con l'impegno da parte della Società di accollarsi,
alle percentuali ed alle condizioni concordatarie, tutte le passività della
Il fallito, pertanto, è liberato dai propri debiti dall'assuntore il
quale riceve in cambio ogni attivo della procedura fallimentare.
Al riguardo, occorre evidenziare che con il passaggio in giudicato
della sentenza che omologa il concordato si attua il trasferimento dei beni
all'assuntore (Cass. 27 maggio 1987, n. 4715; Cass. 23 dicembre 1992, n.
13626; Cass. 4 settembre 2002, n. 12862; Cass. 8 novembre 2002, n. 15716) e,
come precisato nella risoluzione n. 191/E del 1 ottobre 2003, si chiude il
periodo d'imposta della procedura fallimentare.
In particolare, l'assuntore si accolla le passività e diviene
proprietario di tutte le attività della società fallita ad un valore
fiscale coincidente con il valore delle passività accollate: queste ultime,
infatti, rappresentano il costo sostenuto dall'istante per l'acquisizione delle
attività in parola (cfr. risoluzione del 28 maggio 2007, n. 118/E).
Il risultato della procedura fallimentare, relativo al periodo
compreso tra l'inizio della procedura ed il passaggio in giudicato della
sentenza di omologa, sarà costituito, ai sensi dell'articolo 183, comma 2
del TUIR "dalla differenza tra il residuo attivo e il patrimonio netto dell'impresa o della
società all'inizio del procedimento, determinato in
base ai valori fiscalmente riconosciuti".
Poiché il residuo attivo è pari al valore di quanto realmente
restituito al soggetto ex fallito (cfr. circolare n. 42/E del 4 ottobre
2004) nel caso di concordato fallimentare con intervento di un terzo che si
assume l'obbligo di soddisfare i creditori insinuati al passivo fallimentare in cambio di tutto l'attivo fallimentare, il residuo attivo per la procedura
fallimentare è sempre pari a zero, in quanto il patrimonio della massa
fallimentare viene interamente trasferito al terzo assuntore.
Quanto appena affermato trova conferma nella sentenza dell'11
dicembre 2000 n. 15568 della Corte di Cassazione, secondo la quale alla
chiusura del fallimento "non vi sono residui attivi, perché gli stessi sono
devoluti all'assuntore quale mezzo al fine del perfezionamento del concordato, e non possono al contempo integrare proventi dell'impresa
fallita. Il risultato dell'amministrazione fallimentare perde il carattere di reddito dell'impresa fallita, diventa corrispettivo (o porzione del
corrispettivo) dell'accollo da parte dell'assuntore, e potrà essere tassato
a carico di quest'ultimo, nel corso delle relative condizioni, come profitto o plusvalenza (per
l'entità eventualmente eccedente il costo dell'accollo)".
Nel caso di specie, pertanto, gli interessi maturati sui depositi della
procedura rilevano ai fini fiscali in capo al soggetto assuntore,
considerato che con il passaggio in giudicato della sentenza di omologa del
concordato si chiude il periodo d'imposta della procedura fallimentare.
La materiale esecuzione degli impegni assunti in sede concordataria,
quindi, è interamente riferibile all'assuntore che, con la chiusura della
procedura fallimentare, è divenuto l'unico soggetto a cui far riferimento
per l'attribuzione dei frutti derivanti dagli impegni assunti nel concordato.
Ciò considerato, si ritiene che la tassazione dei predetti
interessi attivi, ivi compreso il diritto allo scomputo delle ritenute
d'acconto subite, deve essere individuata in capo alla società "ALFA
S.p.A." che ha incorporato nel 2008 la società assuntrice "BETA S.p.A.".
Si ricorda, al riguardo, che ai sensi dell'art. 2504 - bis del
codice civile, "la società che risulta dalla fusione o quella incorporante
assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione,
proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione".