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Timestamp: 2019-09-21 07:18:14+00:00
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Accertamento della servitù: la Cassazione precisa gli oneri probatori | Studio Legale Burrascano
Accertamento della servitù: la Cassazione precisa gli oneri probatori
Presidente Mazzacane
Con sentenza n. 47/2009 del 6 febbraio 2009, il Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Maglie, accoglieva la domanda proposta da R.M. e P.A. Maria, proposta con citazione del 26 giugno 2006 e volta ad ottenere la declaratoria di inesistenza di qualsiasi servitù di veduta a carico del giardino di loro proprietà, sito in (…), alla (…), ed in favore della proprietà del convenuto A.L.O. , condannando quest’ultimo al conseguente ripristino dello stato dei luoghi, previa rimozione della quarta linea superiore di conci del parapetto realizzato sul lastrico solare della conceria “(…)”, nonché alla regolarizzazione dei relativi affacci ed aperture irregolari, mediante l’installazione di “una griglia in legno o altra struttura di materiale naturale… che sia ad altezza tale da impedire qualsiasi introspezione sul giardino” degli attori.
Il Tribunale accoglieva anche la domanda tesa ad ottenere la regolarizzazione delle luci irregolari esistenti nel vano posto sul lato nord del confine, condannando l’O. altresì alla regolarizzazione delle stesse a norma dell’art. 901 c.c.. Il giudice di primo grado, inoltre, dichiarava l’esistenza a vantaggio del giardino dei coniugi attori R. e P. ed a carico della proprietà del convenuto O. di una servitù di presa d’acqua e di passaggio di una condotta di acqua da (…) fino alla loro proprietà, condannando, quindi, il medesimo convenuto a ripristinare lo stato dei luoghi ed a far cessare ogni turbativa.
Il Tribunale rigettava, invece, la domanda di risarcimento del danno arrecato al fondo di proprietà degli attori.
Avverso la sentenza di primo grado proponeva appello A.L.O. , e la Corte d’Appello di Lecce, con sentenza n. 30472011 del 31 marzo 2011, accogliendo in parte il gravarne, riformava la decisione del Tribunale, condannando A.L.O. a regolarizzare gli affacci e le aperture irregolari relative ai lastrici solari ai sensi dell’art. 901 c.c., e quindi dotando il parapetto di una inferriata e/o di una grata fissa in metallo. La Corte d’Appello rigettava, invece, la domanda di R.M. e P.A.M. diretta alla declaratoria della servitù di presa d’acqua e di passaggio della conduttura d’acqua da (…) fino alla loro proprietà: confermava per il resto l’impugnata sentenza di primo grado; condannava R.M. e P.A.M. alla rifusione delle spese del giudizio di gravame.
A.L.O. ha proposto ricorso articolato in tre motivi, cui resistono con controricorso R.M. e P.A.M. , i quali propongono, a loro volta, ricorso incidentale in quattro motivi. A.L.O. si difende con controricorso al ricorso incidentale. Le parti hanno presentato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
I. Il primo motivo del ricorso di A.L.O. denuncia insufficiente, erronea e contraddittoria motivazione in ordine alla risultanze istruttorie con riferimento alla domanda in forza della quale, a favore del lastricato solare dell’immobile ex conceria (…) di via (omissis) (ora proprietà O. ) ed a carico del sottostante giardino (ora proprietà R. -P. ), beni in origine entrambi di proprietà di Pa.Pa. , deceduta nel (…), fosse riconoscibile una servitù di veduta per destinazione del padre di famiglia con parapetto di altezza di metri 1,00, pari a quattro linee di conci in muratura. Le due distinte unità immobiliari vennero attribuite separatamente per testamento nel 1957 agli eredi della Pa. , ovvero il piano terreno ex conceria a M. , e il giardinetto a G. e D. . Assumono i ricorrenti che la consistenza della servitù di veduta per destinazione del padre di famiglia doveva essere compiuta dalla Corte d’Appello in base allo stato dei luoghi esistente nel 1957. Perciò denunciano l’erronea valutazione delle prove testimoniali, della documentazione fotografica e della CTU.
È corretta la premessa secondo cui la costituzione di una servitù prediale per destinazione del padre di famiglia, ai sensi dell’art. 1062 c.c., postula che le opere permanenti destinate al suo esercizio predisposte dall’unico proprietario preesistano al momento in cui il fondo viene diviso fra più proprietari (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 6592 del 05/04/2016). Deve trattarsi di opere stabili ed apparenti, in quanto la loro concreta consistenza, valutata all’atto della cessazione dell’appartenenza di due fondi all’unico proprietario, serve a rendere certi e manifesti il contenuto e le modalità di esercizio della servitù, essendo invece irrilevanti le successive modifiche di esse (arg. da Cass. Sez. 2, Sentenza n. 11348 del 17/06/2004). La Corte di Lecce ha, tuttavia, espresso il proprio convincimento che la situazione attuale del parapetto esistente sul lastrico sovrastante il giardino, dell’altezza di un metro, non fosse del tutto identica a quella precedente, quando il parapetto che favoriva l’instrospezione nel giardino non era più alto di 75 cm, e ciò valutando le fotografie prodotte, i testimoni assunti (in particolare il teste Zampilli) e la considerazioni esposte dal CTU (pagine 7 e seguenti di sentenza). Questo ha indotto i giudici dell’appello a ritenere provato l’aggravamento della condizione del fondo servente.
Visto il tenore delle critiche rivolte col primo motivo del ricorso principale, deve allora ricordarsi come la valutazione delle risultanze delle prove ed il giudizio sull’attendibilità dei testi, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice di merito, il quale è libero di attingere il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili. Spetta, invero, in via esclusiva al giudice di merito il compito di selezionare, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, assegnando prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, nonché la facoltà di escludere, anche attraverso un giudizio implicito, la rilevanza di una prova, dovendosi ritenere, a tal proposito, che egli non sia tenuto ad esplicitare, per ogni mezzo istruttorio, le ragioni per cui lo ritenga irrilevante, ovvero ad enunciare specificamente che la controversia può essere decisa senza necessità di ulteriori acquisizioni (cfr. Cass. Sez. L, Sentenza n. 16499 del 15/07/2009; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 11511 del 23/05/2014). Il controllo di legittimità sulle pronunzie dei giudici di merito demandato alla Corte Suprema di Cassazione non è, invero, configurato come terzo grado di giudizio, nel quale possano essere ulteriormente valutate le istanze e le argomentazioni sviluppate dalle parti ovvero le emergenze istruttorie acquisite nella fase di merito.