Source: http://www.previdenza-professionisti.it/infortunio-in-itinere-risarcimento-e-tutela-Inail-non-si-cumulano
Timestamp: 2018-11-14 20:53:00+00:00
Document Index: 43605147

Matched Legal Cases: ['art. 1223', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 1223', 'art. 1916', 'art. 13', 'art. 1916']

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Compensazione del lucro con il danno. Le Sezioni Unite fanno il punto e specificano che il danneggiato non può cumulare i benefici conseguiti dall'Inail per effetto dell'infortunio in itinere con l'integrale risarcimento ad opera del terzo o della sua compagnia assicurativa
Le Sezioni Unite, di recente, si sono occupate con una serie di pronunce di ampio respiro in merito al tema della compensatio lucri cum damno.
In dottrina, infatti, come evidenziato dall'ordinanza n. 15534 del 2017 di rimessione della questione alle Sezioni Unite, si ravvisano ben tre orientamenti diversi: alcuni autori negano del tutto che nel nostro ordinamento esista un istituto giuridico definibile come "compensatio lucri cum damno"; altri ammettono che in determinati casi danno e lucro debbano compensarsi, ma negano che ciò avvenga in applicazione di una regola generale; altri ancora fanno della compensatio lucri cum damno una regola generale del diritto civile.
Chi aderisce al primo orientamento fa leva principalmente sulla mancanza di una regola ad hoc che definisca l'istituto e aggiunge un immancabile richiamo alla "iniquità" di un istituto che ha l'effetto di sollevare l'autore d'un fatto illecito dalle conseguenze del suo operato.
Chi aderisce al secondo orientamento condivide l'affermazione secondo cui non esiste nel nostro ordinamento alcuna norma generale che sancisca l'istituto della compensatio lucri cum damno, ma soggiunge che il problema delle individuazione delle conseguenze risarcibili d'un fatto dannoso è una questione di fatto, da risolversi caso per caso; e che nel singolo caso non può escludersi a priori che concause preesistenti o sopravvenute al fatto illecito consentano alla vittima di ottenere un vantaggio.
Chi aderisce al terzo orientamento, infine, sostiene che l'istituto della compensatio lucri cum damno - il quale ha radici storiche antiche e ramificatesi nel tempo sino ai giorni nostri (muovendo dalle fonti romane per transitare attraverso il diritto dei glossatori e la dogmatica pandettistica) - è implicitamente presupposto dall'art. 1223 c.c., là dove ammette il risarcimento dei soli danni che siano "conseguenza immediata" dell'illecito e che, inoltre, quel principio generale è desumibile da varie leggi speciali (tra queste, la L. 14 gennaio 1994, n. 20, art. 1, comma 1-bis, o il D.P.R. 8 giugno 2011, n. 327, art. 33, comma 2).
Le Sezioni Unite, nell'affrontare, in linea di premessa, la generale questione dell'inquadramento giuridico della compensatio lucri cum damno, ne postulano e argomentano l'esistenza dalla portata dell'art. 1223 c.c. che, in definitiva, stabilisce un criterio risarcitorio che valuti, nel suo complesso, la situazione che si determina per effetto dell'illecito. In tale prospettiva, laddove, per effetto dell'illecito, al danneggiato derivino, nell'ambito della medesima sfera giuridica lesa, pregiudizi e vantaggi, questi ultimi dovranno essere detratti dal risarcimento spettante determinandosi, altrimenti, una forma di duplicazione, foriera di un arricchimento ingiusto, esclusa dall'ordinamento. Nell'ambito, però, di tale impostazione generale preliminare, le Sezioni Unite, hanno offerto una soluzione calibrata su singoli casi mediando tra l'ingiustizia di una soluzione che consenta all'autore dell'illecito di avvantaggiarsi del beneficio che sia derivato al danneggiato ad altro titolo e quella che eventualmente consenta al danneggiato di conseguire un risarcimento superiore rispetto al danno subito.
Con riguardo specifico al beneficio conseguito dall'Inail in relazione ad un infortunio lavorativo in itinere ed al concorso della responsabilità del terzo che abbia causato l'infortunio e, per esso, della compagnia assicurativa per la responsabilità civile per i danni conseguenti alla circolazione dei veicoli, le Sezioni Unite hanno escluso la cumulabilità dell'indennizzo assicurativo (e/o del risarcimento) e della rendita Inail, specificando che il danneggiato potrà conseguire dal terzo responsabile e/o dalla compagnia assicurativa di quest'ultimo esclusivamente l'eventuale quota parte di risarcimento non coperta dall'assicurazione sociale. Le Sezioni Unite hanno, al riguardo, evidenziato che il beneficio assicurativo apprestato dall'Istituto ha la funzione di offrire ristoro al medesimo tipo di pregiudizio alla cui eliminazione concorre la responsabilità extracontrattuale e, d'altronde, sottolineato come l'Inail sia ammessa ai sensi dell'art. 1916 c.c., comma 4°a surrogarsi nei diritti di credito del danneggiato nei confronti del terzo responsabile.
In analogia con il meccanismo già previsto in favore del lavoratore allorchè questi agisca nei confronti del datore di lavoro per conseguire il risarcimento del danno differenziale, laddove egli agisca nei confronti del terzo (anzichè del datore di lavoro), non potrà conseguire l'intero risarcimento dovendo defalcare il valore capitalizzato della rendita erogata dall'I.n.a.i.l.
Cassazione civile, sez. un., 22/05/2018, (ud. 13/02/2018, dep.22/05/2018), n. 12566
1. - La questione rimessa all'esame di queste Sezioni Unite è se dal computo del pregiudizio sofferto dal lavoratore a seguito di infortunio sulle vie del lavoro causato dal fatto illecito di un terzo, vada defalcata la rendita per l'inabilità permanente costituita dall'INAIL.
2. - La questione è posta con il primo motivo di ricorso.
Secondo il ricorrente, neppure sarebbe fondata la considerazione, fatta propria dalla Corte d'appello, secondo cui, ammettendosi il cumulo, il danneggiato verrebbe a fruire di una duplicazione di risarcimento. Tale evenienza, infatti, potrebbe in concreto verificarsi solo allorchè l'assicuratore sociale non si surroghi nei diritti del danneggiato verso il danneggiante. Se l'INAIL non si avvale della facoltà di surroga, il danneggiato, ancorchè abbia già riscosso l'indennità assicurativa, potrebbe agire per il risarcimento totale senza che il terzo responsabile possa opporgli l'avvenuta riscossione dell'indennità stessa...
E poichè nella specie (trattandosi di infortunio occorso il (OMISSIS), anteriormente all'ambito temporale di applicazione del D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 13) l'INAIL ha provveduto ad indennizzare il danno patrimoniale subito dal B., erogando una rendita per invalidità del valore capitale di Euro 160.194,85, correttamente la Corte d'appello ha ritenuto che le somme riconosciute dal Tribunale a carico dei danneggianti allo stesso titolo, pari a Euro 120.157,09, sono da intendere interamente assorbite dal superiore indennizzo INAIL.
Non rileva che l'INAIL, una volta corrisposta la rendita per l'invalidità permanente, si sia limitato ad intimare al M., alla Pe-drotec e alla Vittoria Assicurazioni di provvedere al rimborso delle spese sostenute per le prestazioni erogate, senza far valere in giudizio il proprio diritto di surrogazione a fronte dell'inadempimento dei terzi responsabili e del loro assicuratore della responsabilità civile. Nel sistema dell'art. 1916 c.c., infatti, è con il pagamento dell'indennità assicurativa che i diritti contro il terzo si trasferiscono, ope legis, all'assicuratore sociale, sicchè deve escludersi un ritrasferimento o un rimbalzo di tali diritti all'assicurato per il solo fatto che l'INAIL si sia astenuto dall'esercitarli in giudizio.
Dal 12/06/09 15846663