Source: http://www.gazzettaforense.com/2015/03/12/diritto-amministrativo-ladunanza-plenaria-dubita-della-legittimita-costituzionale-dellistituto-della-revocazione-per-contrasto-con-la-disciplina-cedu/
Timestamp: 2019-06-18 11:00:04+00:00
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Diritto Amministrativo. L’Adunanza Plenaria dubita della legittimità costituzionale dell’istituto della revocazione per contrasto con la disciplina CEDU - Gazzetta Forense
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Diritto Amministrativo. L’Adunanza Plenaria dubita della legittimità costituzionale dell’istituto della revocazione per contrasto con la disciplina CEDU
Il Supremo Consesso di Giustizia Amministrativa, con sentenza pronunciata in Adunanza Plenaria in data 04 marzo 2015, solleva questione di costituzionalità degli artt. 106 del Codice del processo amministrativo e degli artt. 395 e 396 c.p.c., in relazione agli artt. 117, comma 1, 111 e 24 Cost., nella parte in cui non prevedono un diverso caso di revocazione della sentenza quando ciò sia necessario, ai sensi dell’art. 46, par. 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, per conformarsi ad una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Ad originare la rimessione al Giudice delle leggi si pongono due sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Staibano c. Italia e Mottola c. Italia) che, pronunciandosi sul ricorso proposto da taluni soccombenti nel giudizio definito con sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 4/2007, “addebitano” allo Stato italiano la violazione sia dell’art. 6 par. 1 della Convenzione relativamente al diritto di accesso ad un tribunale che dell’art 1 del protocollo n. 1 della Convenzione. I giudici europei ritengono infatti che lo Stato non abbia sufficientemente garantito un giusto equilibrio tra gli interessi pubblici e privati in gioco, e che la decisione del Consiglio di Stato n. 4/2007 abbia svuotato di ogni sostanza l’aspettativa legittima dei ricorrenti, privandoli di ogni possibilità di far valere il proprio diritto di credito relativo al trattamento pensionistico.
All’esito di tali sentenze, alcuni dei ricorrenti soccombenti nel giudizio di appello definitosi con sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 4/2007 e alcuni dei quali parti del giudizio instauratosi davanti la Corte di Strasburgo, si rivolgono pertanto al Consiglio di Stato chiedendo la revocazione della sentenza n. 4/2007, e, a tal fine, invocano un’interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 106 c.p.a. e 395 e 396 c.p.c., e, in via subordinata, la proposizione di questione di legittimità costituzionale dell’art. 106 c.p.a e degli artt. 395 e 396 c.p.c. per violazione degli artt. 111 e 117, co. 1 Cost.
I giudici di Palazzo Spada rilevano come il Consiglio di Stato, al pari di ogni altro giudice, non possa autonomamente disapplicare la norma interna che ritenga incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in quanto sulle norme interne contrastanti con le norme pattizie internazionali, ivi compresa la CEDU, spetta esclusivamente alla Corte Costituzionale un sindacato di costituzionalità accentrato (Corte Cost., n.348 e n. 349 del 2007; n. 39 del 2008; n. 311 e n. 317 del 2009; n. 138 e n. 187 del 2010; n. 1, n. 80, n. 113, n. 236, n. 303, del 2011). Le norme della CEDU, così come interpretate dalla Corte di Strasburgo, assumono rilevanza nell’ordinamento italiano quali norme interposte, così integrando il parametro di cui all’art. 117, comma 1, Cost. che vincola i legislatori nazionali, statale e regionali, a conformarsi agli obblighi internazionali assunti dallo Stato. Tale impostazione non è mutata a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il cui art. 6, nel prevedere l’adesione dell’Unione Europea alla Convenzione CEDU, non ha “comportato un mutamento della collocazione delle disposizioni della CEDU nel sistema delle fonti, tale da rendere ormai inattuale la concezione delle norme interposte” (Corte Cost. n. 80 del 2011).
Di conseguenza, qualsiasi giudice, qualora si trovi a decidere di un contrasto tra la CEDU e una norma di legge interna, è tenuto a sollevare un’apposita questione di legittimità costituzionale.
Nel caso sottoposto all’esame dell’Adunanza Plenaria, il Supremo Consesso rileva profilarsi una tensione tra le norme interne che disciplinano la revocazione della sentenza amministrativa passata in giudicato e l’obbligo assunto dall’Italia di conformarsi alle decisioni della Corte di Strasburgo (art. 46 CEDU) nei limiti in cui le norme processuali nazionali che disciplinano i casi di revocazione delle sentenze del giudice amministrativo (art. 106 c.p.a. e artt. 395 e 396 c.p.c.) si paleserebbero in contrasto con il vincolo per il legislatore statale di rispetto degli obblighi internazionali sancito dall’art. 117, comma 1, Cost. Invero, non contemplando tra i casi di revocazione la necessità di conformarsi ad una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo, le norme processuali appaiono in contrasto con l’art. 46 CEDU che, invece, sancisce tale obbligo per gli Stati aderenti. Inoltre, l’assenza nell’ordinamento italiano di un apposito rimedio volto a riaprire il processo giudicato “iniquo” dalla Corte europea sembra potersi porre in contrasto con i principi sanciti dall’art. 111 Cost. e con l’art. 24 Cost.
La Corte ritiene che il rilevato contrasto non possa essere risolto tramite una “mera” interpretazione adeguatrice: “basti dire” osserva la Corte “che i casi di revocazione delle sentenze amministrative ammessi dal nostro ordinamento sono tassativamente elencati dal combinato disposto degli artt. 106 c.p.a. e 395 e 396 c.p.c. Un’interpretazione volta ad ammettere un ulteriore caso di revocazione quale quello di cui qui si discute non è configurabile alla stregua di alcun canone ermeneutico e comporterebbe un intervento oltremodo creativo del giudice tale da usurpare il ruolo spettante al Legislatore o al Giudice delle leggi”. Esclusa la soluzione ermeneutica, non resta che la strada obbligata della rimessione della “questione di legittimità costituzionale degli artt. 106 c.p.a. e 395 e 396 c.p.c. in relazione agli artt. 117 co.1, 111 e 24 Cost nella parte in cui non prevedono un diverso caso di revocazione della sentenza quando ciò sia necessario, ai sensi dell’art. 46 par. 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, per conformarsi ad una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo”.
Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, 04.03.2015, n. 2
Università degli Studi di Napoli Federico II, rappresentato e difeso dall’avv. Angelo Abignente, con domicilio eletto presso Angelo Abignente in Roma, piazza Cairoli, 2; Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli; Inps Gestione ex Inpdap, rappresentato e difeso dagli avv. Dario Marinuzzi, Maria Morrone, con domicilio eletto presso Dario Marinuzzi in Roma, Via Cesare Beccaria, 29;
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