Source: https://www.ladynomics.it/costituzionedelledonne-art-2-diritti-inviolabil/
Timestamp: 2019-07-16 19:11:11+00:00
Document Index: 130302703

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 37', 'art. 48', 'art. 51']

La #CostituzioneDelleDonne Articolo 2: Quali sono i diritti inviolabili delle donne? - Ladynomics
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La #CostituzioneDelleDonne Articolo 2: Quali sono i diritti inviolabili delle donne?
di Giovanna Badalassi | 2 Maggio 2019
L’Articolo 2 della Costituzione parla dei “diritti inviolabili dell’uomo”, diritti così alti che superano anche la Legge: lo Stato non ne può infatti disporre. Questo Articolo rappresenta una sorta di rivoluzione copernicana: dopo 20 anni di dittatura fascista nella quale lo Stato ha disposto delle libertà personali a proprio piacimento, le madri e i padri costituenti trovano qui infatti la forza, la speranza e la visione di ribaltare prospettiva.
L’individuo, l’”uomo” torna al centro di tutto e viene prima dello Stato, che si deve invece mettere al suo servizio per favorirne lo sviluppo.
I diritti inviolabili riguardano dunque la persona,
sia nella sua specifica individualità che come componente di gruppi sociali. Devono avere alcune caratteristiche: assoluti, indisponibili, inalienabili, irrinunciabili, imprescrittibili, insopprimibili, analogamente ai diritti inviolabili riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo adottata dall’ONU nel 1948.
Se numerosi diritti inviolabili vengono poi espressamente esplicitati nella Costituzione negli altri Articoli a seguire, il merito di questo Articolo 2, nella sua genericità, è soprattutto quello di lasciare aperta una porta sul futuro. Gli studiosi lo definiscono infatti un “catalogo aperto” che consente alla Giurisprudenza e al Legislatore ordinario di riconoscere nuovi diritti inviolabili per cogliere e rappresentare i mutamenti della società.
Ma anche i diritti delle donne sono inviolabili?
Siano obbligati a chiedercelo e a rispondere di sì, perché l’Articolo 2 è talmente alto e all’origine di tutto che deve, per forza, comprendere le donne.
Nella realtà sappiamo bene come le disuguaglianze sociali, economiche e politiche che ci sono ancora oggi tra donne e uomini lo rendono ancora un obiettivo verso il quale tendere.
I diritti saranno infatti davvero inviolabili per tutti in uguale misura quando si sarà effettivamente realizzata la reale parità tra donne e uomini. Un risultato per il quale dovremo aspettare ancora parecchio, dal momento che, secondo il Global Gender Gap Report, ci vorrà ancora più di un secolo per raggiungerla. Ciò non toglie che “I diritti delle donne sono diritti umani, e i diritti umani sono i diritti delle donne” a cominciare dal loro diritto all’integrità fisica e psicologica, violato almeno una volta nella vita per il 33% delle italiane vittime della violenza maschile (Istat).
C’è dunque nella condizione femminile, nel 1947 come ancora oggi, un elemento di fragilità sociale, economica e politica che rende necessario adottare misure per tutelare in modo specifico i diritti inviolabili delle donne.
E’ per questo, infatti, che la Costituzione se ne occupa in diversi punti: nel principio generale di eguaglianza davanti alla legge (art. 3 comma 1), nell’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi (art. 29), nella protezione della maternità (art. 31), nella parità nel lavoro (art. 37), nella parità nella partecipazione politica (art. 48), nella parità nell’accesso alle cariche pubbliche (art. 51).
Si tratta di un riconoscimento di diritti specifici per le donne che, se oggi ci può apparire in alcuni tratti scontato, obsoleto o insufficiente, per l’epoca deve essere stato davvero coraggioso, premiando tra l’altro la strenua battaglia delle madri costituenti che, ricordiamolo, erano solo in 21 su 552.
Le donne nel 1947 ne venivano infatti da 20 anni di fascismo e subalternità femminile, avevano votato per la prima volta solo l’anno prima, e avrebbero dovuto aspettare altri 20 anni per vedere la stagione del femminismo e dell’emancipazione.
Questo articolo è quindi importante per le donne soprattutto per la scelta di lasciare aperta per il futuro la definizione dei diritti inviolabili.
E’ stata infatti questa la base istituzionale sulla quale, assieme al principio di uguaglianza di fronte alla legge senza distinzioni di sesso (Articolo 3), si sono appoggiati gli ultimi 72 anni di evoluzione normativa sui diritti delle donne.
Un percorso lento ma inarrestabile, del quale ricordiamo solo alcune leggi fondamentali: la legge sul divorzio (1970), sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (1978), sulla riforma del diritto di famiglia (1975), sulla chiusura delle case chiuse (1958), sull’abolizione del matrimonio riparatore e del delitto d’onore (1981), sul riconoscimento dello stupro come reato contro la persona (1996), sui maltrattamenti domestici (2001), sullo stalking (2009), sul femminicidio (2013), sulle madri lavoratrici (1950), sull’ingresso delle donne in magistratura (1956), nella polizia (1959), nella carriera militare (1999), sulla parità di trattamento e la non discriminazione delle donne nel lavoro (1977) e contro le dimissioni in bianco (2007).
Molto è stato quindi fatto, ma non abbastanza.
Non abbastanza rispetto ad altri paesi occidentali:
il Global Gender Gap Report 2018 pone infatti l’Italia alla 70esima posizione su 149 paesi relativamente alla distanza che ancora separa le donne dal raggiungere la parità con gli uomini.
Non abbastanza rispetto ai cambiamenti sociali, economici e politici
che stiamo fronteggiando, e che ci pongono di fronte ad una nuova stagione di sfide, sia nell’acquisizione di nuovi diritti che nella difesa di quelli già acquisiti. Basti pensare alle minacce ai diritti delle donne insiti nel Disegno di Legge Pillon, o alle difficoltà per approvare il reato di Revenge Porn nel Disegno di Legge sul Codice Rosso.
Quindi, sì, se l’Articolo 2 è stato molto importante per l’affermazione dei diritti delle donne negli ultimi 70 anni, molto di più lo sarà in futuro: nel 1947 la Costituzione è stata infatti solo scritta, e bene.
Oggi spetta invece a noi attuarla e costruirla, giorno per giorno, articolo per articolo, diritto per diritto.