Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-6829-del-16-03-2017
Timestamp: 2020-05-29 01:57:00+00:00
Document Index: 167368790

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 177', 'art. 360', 'art. 177', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 2054', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 6829 del 16/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6829 del 16/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 16/03/2017, (ud. 02/02/2017, dep.16/03/2017), n. 6829
sul ricorso 26547/2015 proposto da:
L.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EMANUELE
FILIBERTO 61, presso lo studio dell’avvocato VALTER ARNALDO
PECORARO, rappresentata e difesa dall’avvocato LORELLA BOVONE;
GENERALI ITALIA SPA, in persona del procuratore speciale,
avverso la sentenza n. 764/2015 del TRIBUNALE di TREVISO, depositata
1. L.C. convenne in giudizio, davanti al Giudice di pace di Treviso, la Toro Assicurazioni chiedendo il risarcimento dei danni patiti in un sinistro stradale nel quale ella, alla guida della propria auto, si era scontrata ad un incrocio con l’ambulanza condotta da T.P. che era in fase di svolgimento di un servizio di soccorso.
Il Giudice di pace rigettò la domanda e compensò le spese di lite.
2. La pronuncia è stata impugnata dalla L. in via principale e dalla società di assicurazione in via incidentale e il Tribunale di Treviso, con sentenza del 30 marzo 2015, ha rigettato l’appello principale, ha accolto quello incidentale e, in parziale riforma della decisione del Giudice di pace, ha condannato la L. all’integrale rifusione delle spese del giudizio di primo grado, nonchè di quelle del giudizio di appello.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre L.C. con atto affidato a due motivi.
Resiste con controricorso la Generali Italia s.p.a., quale incorporante la s.p.a. Alleanza Toro.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione in Camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c. e la ricorrente ha depositato memoria.
1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 177 C.d.S.; con il secondo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 177 cit. unitamente all’art. 2054 c.c..
Si sostiene che il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che l’uso dei segnali acustici esoneri il conducente dell’ambulanza dall’obbligo di osservare la necessaria diligenza e prudenza e che immotivatamente sarebbe stata superata la presunzione di pari responsabilità dei conducenti.
1.1. I motivi, da trattare congiuntamente, sono, quando non inammissibili, comunque privi di fondamento.
1.2. Nel caso specifico il Tribunale ha ricostruito analiticamente la dinamica dell’incidente alla luce dei verbali e delle testimonianze ed è giunto alla conclusione che lo stesso fosse da ascrivere a colpa esclusiva della L.. Ed infatti, mentre era provato che l’ambulanza aveva impegnato l’incrocio avendo i segnali acustici e luminosi in funzione, era palese che la L. non aveva agito con la dovuta prudenza, tamponando l’ambulanza nella parte posteriore destra, con ciò dimostrando che lo scontro era avvenuto quando il mezzo di soccorso aveva ormai praticamente oltrepassato l’incrocio, sebbene proveniente da sinistra rispetto alla vettura dell’attrice.
A fronte di tale motivazione, le censure contenute nel ricorso – tutte chiaramente finalizzate ad una nuova valutazione del merito -muovono alla sentenza impugnata accuse infondate, poichè il Tribunale non ha affatto affermato che l’uso dei segnali acustici e luminosi assolva il conducente di un’ambulanza da ogni obbligo di prudenza, bensì ha positivamente accertato le colpe, dando ragione anche del superamento delle presunzioni di cui all’art. 2054 c.c.. Fuor di luogo è, poi, il richiamo alla sentenza 16 novembre 2005, n. 23218, di questa Corte, posto che essa risulta seguita dalla sentenza impugnata, ancorchè non esplicitamente richiamata (v. sul punto anche le sentenze 15 ottobre 2009, n. 21907, e 23 febbraio 2016, n. 3503).
La Corte retta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.300, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 2 febbraio 2017.