Source: https://www.raffaelegreco.it/page/19/
Timestamp: 2020-08-14 00:12:36+00:00
Document Index: 63626985

Matched Legal Cases: ['art 19', 'art. 19', 'art. 52', 'art. 76', 'art. 499', 'art. 4']

Avvocato Raffaele Greco - Salerno - - Part 19
Tarsu, le stanze d’albergo come quelle di casa.
Raffaele Greco Contenzioso tributario, Diritto tributario Avviso di accertamento, Tarsu, Tributi locali
Ai fini Tarsu le stanze di albergo contano come quelle delle civili abitazioni.
E’ irragionevole, infatti, ritenere che un nucleo familiare in vacanza produca maggiori rifiuti di quelli generati normalmente nelle proprie case.
A pronunciarsi in tal senso la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce.
Una società immobiliare ricorre contro un comune per una rettifica Tarsu in relazione ad una struttura alberghiera di sua proprietà. Secondo la ricorrente il municipio ha erroneamente applicato una tariffa più elevata rispetto a quanto avviene, a parità di superficie per le abitazioni.
L’ente locale chiamato in giudizio, infatti, si è discostato dalle previsioni della legge Tarsu che, ai fini della classificazione delle categorie e sottocategorie di locali, pone sullo stesso piano “i locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze” e gli “esercizi alberghieri”.
Le ragioni della Ctp Lecce
Ciò, secondo i giudici salentini, provoca un pregiudizio a danno del contribuente, ossia il titolare dell’hotel.
A parità di occupanti e di metri quadrati utilizzati, non c’è ragione per ritenere che i villeggianti producano maggiori rifiuti (giustificando, così, un prelievo più elevato) di quanto non facciano a casa propria.
Questo discorso non vale per le altre superfici aperte al pubblico alle quali, conclude la Commissione Tributaria leccese, hanno accesso numerose persone e quindi hanno una potenzialità di creare maggiori rifiuti.
La natura stagionale dell’attività
E’ respinta, invece, la doglianza del ricorrente finalizzata ad ottenere un’ulteriore riduzione legata alla natura stagionale dell’attività. Come prescritto dalla legge Tarsu, per ottenere lo sconto di un terzo della tariffa, la discontinuità temporale deve risultare esplicitamente dalla licenza o autorizzazione rilasciata dagli organi competenti.
Nel caso qui riportato, però, la licenza ha validità annuale. Pertanto l’accertamento è stato annullato solo in parte.
Spetterà al comune rideterminare la Tarsu dovuta.
*Parte di questo articolo è tratto da fonti web.
Dilazione delle cartelle Equitalia. Il nuovo regime delle 120 rate.
L’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Fare (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98) rende operative nuove norme per la semplificazione in materia fiscale.
Come già anticipato in altro articolo, tra le novità più importanti vi è la possibilità di ottenere una estensione del periodo di rateizzazione dei debiti tributari iscritti a ruolo e lo stop ai pignoramenti Equitalia sulla prima casa.
Il decreto Fare interviene sull’art. 19 del DPR 602/1973 lasciando invariato il regime ordinario che permette ai contribuenti che versano in situazione di obiettiva difficoltà di ottenere una dilazione, per il pagamento di somme iscritte a ruolo, fino a 72 rate mensili (6 anni).
E’ introdotta la facoltà di chiedere l’estensione del piano di rientro fino a 120 rate mensili (10 anni) di importo non inferiore a 100 euro ciascuna.
Questo ulteriore beneficio viene riconosciuto a condizione che il contribuente dimostri di versare in uno stato di difficoltà derivante dall’attuale congiuntura economica la quale:
non gli permette di eseguire il pagamento del suo debito tributario già sottoposto a rateazione ordinaria;
il contribuente risulti comunque in grado di rispettare il nuovo piano di rateazione.
La rateazione automatica per debiti fino a 50.000 euro
Grazie alla recentissima direttiva 7 maggio 2013, è prevista la rateazione automatica, fino a 72 rate mensili, dei debiti fino a 50.000 euro. E’ bastevole un’istanza motivata a Equitalia, senza altra documentazione comprovante lo stato di difficoltà, per fruire del beneficio.
Per debiti superiori a 50.00 euro, al contrario, la situazione di difficoltà continua a dover essere documentata.
Decreto Fare. Stop pignoramenti prima casa Equitalia, come funziona.
Raffaele Greco Diritto tributario Equitalia, Riscossione dei tributi
Con l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Fare (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98) sono state introdotte misure per la semplificazione in materia fiscale.
Senza dubbio, tra le novità più importanti, l’allungamento del periodo di rateizzazione dei debiti tributari fino a 120 rate mensili (ne parlerò nei prossimi giorni) e lo stop ai pignoramenti Equitalia sulla prima casa.
La legge di conversione del decreto Fare, al di là degli annunci stampa, ci permette di fare chiarezza sugli ultimi interventi in materia tributaria.
Stop pignoramenti sulla prima casa, Equitalia può intervenire in altre procedure esecutive!
Al primo comma dell’art. 52, il decreto fare riscrive la prima parte dell’art. 76 del DPR 602/1973 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito):
l’agente della riscossione, nelle ipotesi di riscossione a mezzo ruolo, non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso, è adibito ad uso abitativo e lo stesso debitore vi risiede anagraficamente.
In altre parole Equitalia non può ottenere il pignoramento solo ed esclusivamente quando il debitore si trovi nelle seguenti condizioni:
che detto immobile sia adibito ad uso abitativo;
che l’immobile non abbia le caratteristiche di “abitazione di lusso” cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, e comunque il fabbricato non sia classificato nelle categorie catastali A/8 (abitazioni in ville) ed A/9 (Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici);
Un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, individuerà un paniere di “beni essenziali” (vedremo a decreto pubblicato se si tratterà di beni mobili ovvero altre tipologie di beni immobili) che Equitalia non può comunque pignorare.
Il nuovo dettato normativo vigente, tuttavia, introduce una clausola di salvaguardia a favore di Equitalia.
E’ sempre fatta salva, infatti, “la facoltà di intervento ai sensi dell’art. 499 del codice di procedura civile”.
Ciò significa che laddove il contribuente debitore avesse subito il pignoramento della prima casa (anche se è l’unico immobile di proprietà), su iniziativa di soggetti diversi da Equitalia (ad esempio, banche, creditori privati, ecc.), la stessa potrebbe intervenire nella procedura esecutiva concorrendo al riparto sul ricavato della vendita del bene staggito.
Il pignoramento Equitalia degli immobili per debiti superiori a 120.000 euro
Nei casi di contribuenti proprietari di due o più immobili (ad uso abitativo e non), sempre fatta salva la facoltà di intervento di cui sopra, Equitalia può farsi promotrice del pignoramento di beni del contribuente debitore a condizione che il credito da riscuotere superi 120.000 euro.
L’espropriazione può essere avviata se:
è stata iscritta ipoteca sugli immobili del debitore;
siano già trascorsi 6 mesi dall’iscrizione ipotecaria senza che il debito sia stato estinto.
Decreto Lavoro, cosa cambia per le start-up innovative.
Con la conversione in legge del Decreto Lavoro (decreto legge 28 giugno 2013, n. 76) sono state introdotte significative novità riguardo il regime giuridico della cosiddette Start-up innovative. Ciò al fine di agevolare il configurarsi di un panorama giuridico più organico e stimolare la nascita di nuove imprese innovative nel nostro Paese.
Si definisce start-up innovativa una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano o Società Europea, le cui azioni o quote non sono quotate in un mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione.
In termini più semplici, possono assumere la qualifica di start-up innovativa solo ed esclusivamente le Srl (anche nella forma di Srl semplificata ed a capitale ridotto), le SpA, le SapA e le società cooperative.
Il Decreto Lavoro ha abrogato la disposizione per cui la maggioranza del capitale sociale e dei diritti di voto in assemblea ordinaria dovessero essere detenuti da persone fisiche al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi.
La start-up, per essere considerata innovativa, secondo le nuove disposizioni integrative introdotte dal Decreto Lavoro, deve soddisfare almeno uno dei seguenti criteri:
sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 15% del maggiore importo tra il costo e il valore della produzione (prima del decreto lavoro tale percentuale era fissata al 20%);
impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro ovvero in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’art. 4 del d.m. n. 270/2004;
La società in possesso dei requisiti suddetti può, al momento della sua costituzione, optare per l’iscrizione nella apposita sezione del Registro delle imprese al fine di poter usufruire dei benefici introdotti dalla normativa e nel contempo garantire la massima pubblicità e trasparenza.
Quali sono i benefici giuridici e fiscali per una start-up innovativa?
Per consentire una gestione più flessibile e più funzionale alle esigenze di governance tipiche delle start-up, soprattutto se costituite in forma di S.r.l., sono introdotte le seguenti facoltà:
facoltà di estendere alla chiusura del secondo esercizio il periodo di c.d. “rinvio a nuovo” delle perdite e, nei casi di riduzione al di sotto del minimo legale, di consentire il differimento della decisione sulla ricapitalizzazione entro la chiusura dell’esercizio successivo;
applicazione anche per le start-up innovative costituite in forma di S.r.l. di istituti ammessi, normalmente, solo per le S.p.A. In particolare: delibera di determinazione dei diritti attribuiti ai soci, attraverso la creazione di categorie di quote anche prive di diritti di voto o con diritti di voto non proporzionali alla partecipazione, o l’emissione di strumenti finanziari partecipativi;
offerta al pubblico di quote di partecipazione in start-up innovative costituite in forma di S.R.L., consentendo di facilitarne l’accesso al capitale indipendentemente dalla forma giuridica prescelta;
facoltà di emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci.
La start-up innovativa dal momento dell’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese, è esonerata dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché dal pagamento del diritto annuale.
L’esenzione è subordinata al mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e dura comunque non oltre il quarto anno di iscrizione.
E’ previsto un regime fiscale e contributivo di favore per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni, quote o titoli similari ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori delle imprese startup innovative e degli incubatori certificati.
Il reddito derivante da questi strumenti finanziari o diritti non concorre alla formazione della base imponibile, sia a fini fiscali che contributivi. Viene agevolata la partecipazione diretta al rischio di impresa, ad esempio attraverso l’assegnazione di stock options al personale dipendente o ai collaboratori di un’impresa startup.
Per gli anni 2013, 2014 e 2015 è consentito alle persone fisiche e giuridiche detrarre o dedurre dal proprio reddito imponibile una parte delle somme investite in imprese start-up innovative, sia direttamente che attraverso fondi specializzati.
Raccolta diffusa di capitali ed accesso al credito agevolato
Alle start-up innovative viene consentita la raccolta di capitale di rischio attraverso portali online (crowdfunding).
Per quanto riguarda l’accesso al credito, le potranno usufruire gratis e in modo semplificato del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, anche mediante la previsione di condizioni di favore in termini di copertura e di importo massimo garantito.
Gestione della crisi nell’impresa startup innovativa
Dato l’elevato tasso di mortalità fisiologica delle startup si vuole indurre l’imprenditore a prendere atto il prima possibile del fallimento del programma imprenditoriale.
La scelta è quella di sottrarre le startup alle procedure concorsuali vigenti, prevedendo il loro assoggettamento, in via esclusiva, alla disciplina della gestione della crisi da sovra-indebitamento, applicabile ai soggetti non fallibili che non prevede la perdita di capacità dell’imprenditore ma la mera segregazione del patrimonio destinato alla soddisfazione dei creditori.
Per facilitare l’avvio di start-up innovative si prevede che, una volta decorsi 12 mesi dall’iscrizione nel Registro delle imprese del decreto di apertura della procedura liquidatoria, i dati relativi ai soci non siano più accessibili al pubblico ma esclusivamente all’autorità giudiziaria ed alle autorità di vigilanza.