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Timestamp: 2020-05-28 19:26:53+00:00
Document Index: 47889421

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 16 ottobre 2017, n. 24352 - Licenziamento collettivo - Accordo sindacale - Criteri di scelta - Carichi di famiglia - Prevalenza sugli altri criteri dell’anzianità e delle esigenze tecnico-produttive ed organizzative - Unico criterio - Selezione dei lavoratori senza margini di discrezionalità - Illegittimità - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 16 ottobre 2017, n. 24352 – Licenziamento collettivo – Accordo sindacale – Criteri di scelta – Carichi di famiglia – Prevalenza sugli altri criteri dell’anzianità e delle esigenze tecnico-produttive ed organizzative – Unico criterio – Selezione dei lavoratori senza margini di discrezionalità – Illegittimità
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 16 ottobre 2017, n. 24352
Licenziamento collettivo – Accordo sindacale – Criteri di scelta – Carichi di famiglia – Prevalenza sugli altri criteri dell’anzianità e delle esigenze tecnico-produttive ed organizzative – Unico criterio – Selezione dei lavoratori senza margini di discrezionalità – Illegittimità
1. La Corte di appello di Napoli, con sentenza del 30 dicembre 2014, in accoglimento del gravame svolto da Tavella Salvatore, dichiarava la nullità del licenziamento collettivo intimato dal C. R. S. s.r.l. al predetto lavoratore, in data 15 ottobre 2010, ordinando la reintegrazione nel posto di lavoro, con condanna della società al pagamento della retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento fino all’effettiva reintegra.
2. Riteneva la Corte territoriale assolti gli obblighi, prescritti dall’art. 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223, in ordine ai contenuti della comunicazione da inviare alle organizzazioni sindacali, per essere risultate non identiche le ragioni relative alla crisi aziendale che hanno riguardato la s.r.l. C. di R. S. e l’attuale società ricorrente (costituita per scissione parziale dalla s.r.I.) e sussistenti le ragioni, indicate nella predetta comunicazione, che avevano determinato la crisi e l’impossibile ricorso ad altre misure per evitare il licenziamento.
4. Avverso tale sentenza ricorre la s.p.a. Centro Riabilitazione Sanitaria, con ricorso affidato ad un unico articolato motivo con il quale, deducendo violazione di norme di diritto e omesso esame di un fatto decisivo, la società si duole che la Corte di merito abbia ritenuto non sorretta da indicazioni la scelta dell’unico criterio dei carichi di famiglia, trascurando di considerare la documentazione, allegata agli atti di causa e al ricorso per cassazione, recante specifiche richieste dei dipendenti di accordare priorità ai carichi di famiglia e attenendosi, come indicato nelle note esplicative inviate a fine procedura, al predetto criterio in considerazione del minore carico di famiglia del T., benché con maggiore anzianità di servizio; inoltre, come risultante dalla nota esplicativa accompagnatoria delle comunicazioni ex art. 4, comma 9 L. n.223 cit., il criterio delle esigenze tecnico-produttive-organizzative non aveva alcun rilievo per essere il T. e l’altra dipendente di pari mansioni e professionalità.
8. Come da ultimo ribadito da Cass. 19 settembre 2016, n. 18306, non essendo richiesto, per la legittimità del licenziamento collettivo, la giusta causa od il giustificato motivo e gravando sul lavoratore licenziato l’onere di allegare e provare la violazione dei criteri di scelta (legali o convenzionali), l’effettiva garanzia per il lavoratore licenziato è proprio di tipo procedimentale: il datore di lavoro comunica il criterio di selezione adottato «con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta» ed il lavoratore può contestare che la scelta sia stata fatta in «puntuale» applicazione di tale criterio.
9. Occorre quindi la «puntuale indicazione» – come prescrive l’art. 4, comma 9 citato – dei criteri di scelta e delle modalità applicative, nel senso che il datore di lavoro non può limitarsi alla mera indicazione di formule generiche, ripetitive dei principi dettati in astratto dalla disciplina contrattuale e legislativa sia pure specificamente riferiti ai singoli lavoratori R.M. che hanno impugnato il licenziamento, ma deve – nella comunicazione dallo stesso effettuata – operare una valutazione comparativa delle posizioni dei dipendenti potenzialmente interessati al provvedimento, quanto meno con riguardo alle situazioni raffrontabili per livello di specializzazione (cfr. Cass. 10.7.2013, n. 17119; Cass. 5.8.2008, n. 21138).
12. Peraltro, pur premessa la legittimità della determinazione di un criterio unico, Cass. 19 dicembre 2008, n. 29831 aveva già ritenuto che ciò non esonerava il datore di lavoro da effettuare la comunicazione di cui all’art. 4, comma 9, L. n.223 cit., con l’indicazione delle modalità di attuazione di tale criterio tra i lavoratori in servizio e quindi in comparazione tra loro, con apposita interlocuzione con le parti sociali.
13. Nella specie, l’adozione dell’unico criterio dei carichi di famiglia – a nulla rilevando che nell’indicazione della priorità di tale criterio avessero inciso specifiche richieste dei dipendenti – non consentiva di individuare, in via oggettiva e predeterminata, il lavoratore da sospendere, cosicché la scelta operata dall’imprenditore, indicando specificamente la soppressione della posizione lavorativa alla quale era preposto il T., si è nella realtà risolta in una valutazione di carattere prettamente discrezionale.
17. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del d.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228/2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.
Rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in euro 200,00 per esborsi, euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e spese generali in misura del quindici per cento. Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.
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