Source: http://www.diritto-penale.it/art-3-cp.htm
Timestamp: 2020-02-26 03:41:23+00:00
Document Index: 46042287

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 13', 'art. 52', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 341', 'art. 2', 'art. 594', 'art. 2', 'art. 341', 'sentenza ']

Dal 12/06/09 7537677
Articolo 3 del Codice Penale: obbligatorietà della legge penale con la giurisprudenza di legittimità
La legge penale italiana obbliga altresì tutti coloro che, cittadini o stranieri si trovano all'estero, ma limitatamente ai casi stabiliti dalla legge medesima o dal diritto internazionale.
Cassazione penale sez. V - 19 settembre 2012 n. 46340
L'immunità penale dell'agente consolare straniero, prevista dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 marzo 1963, ratificata e resa esecutiva in Italia con l. 9 agosto 1967 n. 804, è più circoscritta di quella diplomatica disciplinata dalla Convenzione di Vienna del 18 aprile 1961 ed è limitata agli atti compiuti nell'esercizio della funzione consolare.
Colui che, quale organo di uno Stato straniero, ponga in essere "iure imperii" atti previsti dalla legge italiana come reato è soggetto alla giurisdizione penale italiana, non essendo rinvenibile nel diritto internazionale una norma consuetudinaria che riconosca in tal caso una immunità funzionale in materia penale. (solo corsivo
Cassazione penale sez. VI - 28 gennaio 2009 n. 22700
In Italia le tradizioni di alcuni popoli di relegare le proprie donne in un ruolo subordinato, di vessarle e sottoporle a violenza integrano il reato di maltrattamenti in famiglia.
Cassazione penale sez. I - 19 giugno 2008 n. 25972
Cassazione penale sez. I - 07 novembre 2007 n. 44306
In tema di illeciti penali commessi a bordo di una nave straniera, sussiste la giurisdizione dello Stato italiano in relazione a fatti idonei ad interferire nella vita della comunità costiera: pertanto, è compito del giudice verificare in concreto se dal fatto contestato siano derivate conseguenze estesesi allo Stato rivierasco ovvero se il medesimo fatto sia stato di per sé idoneo a turbare la pace pubblica del Paese o il buon ordine del mare territoriale, dovendosi escludere, in entrambe le ipotesi, il difetto di giurisdizione dell'Autorità giudiziaria italiana. (In motivazione, la S.C. ha affermato che con la ratifica della Convenzione di Ginevra del 29 aprile 1958 - art. 19 -, lo Stato italiano ha rinunciato alla giurisdizione in relazione ad illeciti penali commessi a bordo di una nave straniera che abbiano rilevanza solo all'interno della comunità viaggiante sulla stessa; richiamando anche la prassi internazionale, la Corte, inoltre, ha precisato che per riconoscere la giurisdizione dello Stato costiero devono farsi riferimento al requisito del "disturbo effettivo" e a quello del "disturbo morale", quest'ultimo relativo a fatti la cui natura è solo potenzialmente idonea a turbare l'ordine pubblico e la sicurezza della comunità territoriale; nel caso di specie, è stata ritenuta la giurisdizione dello Stato italiano in considerazione delle ripercussioni all'esterno del fatto contestato - un tentato omicidio - e dell'allarme creato nella comunità locale, evidenziato dall'attivazione dell'apparato sanitario di emergenza e dell'apparato di polizia).
Cassazione penale sez. V - 18 maggio 2004 n. 28006
Al reato di diffamazione a mezzo stampa, anche se aggravato dall'attribuzione di un fatto specifico (ex art. 13 l. 47 del 1948), anche se commesso prima dell'entrata in vigore del d.lg. n. 274 del 2000, è comunque applicabile la disciplina sanzionatoria più favorevole dettata dall'art. 52 d.lg. n. 274 del 2000, in applicazione del generale principio di cui all'art. 3, comma 2 c.p., a condizione che esso sia stato accertato con sentenza non ancora passata in giudicato.
Uff. Indagini preliminari Milano 19 novembre 1999
L'abrogazione dell'art. 341 c.p. non è riconducibile all'ipotesi di "abolitio criminis" di cui all'art. 2 comma 2 c.p., in quanto la norma abrogata ha carattere speciale rispetto a quella più generale di cui agli art. 594 e 61 n. 10 c.p. (ingiuria aggravata). L'ipotesi rientra invece nella previsione di cui all'art. 2 comma 3 c.p., in quanto la norma generale che trova ora applicazione ai fatti di lesione dell'onore del p.u. è norma sicuramente più favorevole rispetto all'art. 341 c.p., sia con riferimento alla minor pena edittale prevista, sia con riferimento al regime di procedibilità a querela di parte anziché d'ufficio. Pertanto, se al momento dell'entrata in vigore della l. 25 giugno 1999 n. 205 il giudizio è ancora in corso, va dichiarata l'improcedibilità dell'azione penale per difetto di querela, mentre nel caso in cui sia intervenuta sentenza irrevocabile di condanna, appare preclusa l'applicabilità della norma più favorevole.