Source: http://iusetlabor.it/2013/11/04/forme-di-lavoro/
Timestamp: 2020-05-30 04:22:31+00:00
Document Index: 98605842

Matched Legal Cases: ['art. 2060', 'art. 409', 'art. 2087', 'art. 38', 'art. 2222', 'art. 2230', 'art. 2083', 'art. 2222', 'art. 1678', 'art. 1742', 'art. 2100', 'art. 1742', 'art. 409', 'art. 2222']

FORME DI LAVORO | Studio Carbonara - Consulenza Fiscale e del Lavoro
da Redazione | Nov 4, 2013 | Fisco | 1 commento
La disciplina del mercato del lavoro trae fondamento dai principi costituzionali e affonda le sue radici nell’esigenza di protezione del prestatore di lavoro. Il fine principale di tale disciplina si rinviene nella tutela dell’interesse dei lavoratori all’occupazione, costituzionalmente garantito anche sotto il profilo del diritto e del dovere al lavoro e, nello stesso tempo, dell’interesse collettivo.
In senso politico e sociale il lavoro rappresenta l’elemento fondativo della Repubblica e il caposaldo di ogni diritto e di ogni dovere nella prospettiva di una società più giusta ed evoluta sul piano materiale e spirituale (artt. 1 e 4 della Costituzione).
In senso economico il lavoro, quale fonte di produzione e di scambio di beni e servizi, concorre a migliorare la condizione umana e la libera autodeterminazione.
In senso giuridico il lavoro riempie di contenuto l’obbligo contrattualmente assunto nei confronti di un altro soggetto (datore di lavoro, committente, organismo cooperativo, ecc…).
“Il lavoro è tutelato in tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali” (Libro V – art. 2060 c.c.).
– Lavoro subordinato, assimilato all’origine, in mancanza di specifici riferimenti legislativi, alla locatio operarum (prestare le proprie energie lavorative) rappresentativa del concetto di energie lavorative distinte dal lavoratore che le presta.
– Lavoro autonomo in cui l’obbligo contrattuale si esaurisce nel compimento di un servizio o nella realizzazione di un’opera (locatio operis) senza alcun vincolo di subordinazione.
– Parasubordinazione: “… e altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione d’opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato” (art. 409 c.p.c.).
– Lavoro cosiddetto atipico in parte riconducibile alle collaborazioni (D.Lgs n. 276/2003.
1 – Lavoro subordinato
Si definisce lavoro subordinato il rapporto di lavoro complesso, giuridicamente configurabile come un contratto a prestazioni corrispettive, nel quale un soggetto (lavoratore) esplica in posizione di subordinazione un’attività contrattualmente dovuta nell’interesse di altro soggetto (datore di lavoro, imprenditore) per avere in cambio una retribuzione (artt. 2086 e 2094 c.c.).
Obbligazioni accessorie connesse allo svolgimento del rapporto di lavoro sono:
– obbligo di sicurezza ai sensi dell’art. 2087 c.c. tale da garantire al lavoratore di poter svolgere la prestazione di lavoro senza pregiudizio della propria integrità fisica e morale;
– tutela assicurativa e previdenziale per assicurare ai lavoratori “ mezzi adeguati alle loro esigenze di vita” (Cost. art. 38)
Criteri distintivi ed essenziali della subordinazione:
– esercizio del potere direttivo, di vigilanza e controllo da parte del datore di lavoro
– subordinazione del lavoratore al potere gerarchico e disciplinare del datore di lavoro a fronte delle esigenze tecniche e funzionali dell’impresa.
– assenza di rischio economico del lavoratore.
Altri elementi di particolare rilevanza ai fini della qualificazione del rapporto ritenuti anche dalla giurisprudenza come indici di orientamento:
– definizione contrattuale del rapporto: c.d. “nomen iuris (prevalente in assenza di altri elementi di prova);
– predeterminazione dell’orario di lavoro;
– forma di retribuzione.
2 – Lavoro autonomo
Nel codice civile non è presente una definizione di lavoro autonomo che pertanto si ricava dal contratto d’opera di cui all’art. 2222 c.c. (Codice civile), in cui l’obbligo contrattuale si esaurisce nel compimento di un servizio o nella realizzazione di un’opera (locatio operis) senza alcun vincolo di subordinazione.
Nozione di contratto d’opera che si collega a quella di cui all’art. 2230 c.c. che ha per oggetto la prestazione d’opera intellettuale, caratterizzandosi per essere vincolati rispettivamente al conseguimento di un risultato finale e alla semplice fornitura di un mezzo (esplicazione dell’attività professionale), essendo, nel caso della prestazione d’opera intellettuale, il risultato puramente aleatorio e perciò estraneo al contratto.
La nozione di lavoro autonomo pertanto può identificarsi nella realizzazione di un’opera o di un servizio di natura manuale o intellettuale, dietro corrispettivo e con totale assunzione del rischio del risultato concordato.
Dalla definizione precedente si evince che il lavoratore autonomo si distingue dal lavoratore subordinato per la totale mancanza di poteri direttivi e di controllo anche in presenza di eventuali limiti e condizioni contenuti nel contratto.
Nella categoria dei lavoratori autonomi possono comprendersi anche i piccoli imprenditori (art. 2083 c.c.), i quali, come nel contratto d’opera “esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia” per la produzione e cessione di un prodotto o servizio a differenza però del lavoratore autonomo di cui all’art. 2222 c.c. obbligato contrattualmente a fornire la prestazione pattuita.
Il contratto d’opera, inoltre, costituisce il fondamento di fattispecie giuridiche di altri tipi di lavoro autonomo per i quali esistono distinte discipline legislative: il contratto di trasporto (art. 1678 c.c.) e il contratto di agenzia (art. 1742 c.c.) nei quali è estranea ogni forma di subordinazione.
Caso limite tra autonomia e subordinazione è il contratto di lavoro a cottimo (art. 2100 c.c.) che pur rientrando a pieno titolo nella categoria del lavoro subordinato, ammette che la retribuzione in determinati casi venga calcolata in modo esclusivo (cottimo pieno) in rapporto al risultato o misto in rapporto al risultato nell’unità di tempo, anziché in rapporto alla durata della prestazione come avviene normalmente nel rapporto classico di lavoro dipendente.
3 – Lavoro parasubordinato
Antecedente della collaborazione coordinata e continuativa è rappresentato dal Contratto di agenzia che nell’art. 1742 c.c. riceve una propria disciplina. Con esso “una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata”
Un riconoscimento ufficiale del nuovo tipo di rapporto di lavoro avviene con la riforma del processo del lavoro (Legge n. 533/1973) che modificando l’art. 409 c.p.c. include anche “…altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione d’opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato”.
La disciplina legale della collaborazione coordinata e continuativa, già presente nella giurisprudenza e nella pratica attuazione di alcuni rapporti di lavoro atipici, viene introdotta nella forma di contratto a progetto negli artt. 61-69 del Decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276, modificato dal Decreto legislativo 6 ottobre 2004, n. 251, in attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30 e dalla Legge n.92/2012, cosiddetta riforma Fornero.
Il rapporto di lavoro a progetto, per le sue connotazioni, rientra nella categoria dei contratti di lavoro autonomo di cui all’art. 2222 c.c.
Non deve, pertanto, essere condizionato da qualsiasi vincolo gerarchico o da esigenze tecniche e organizzative dell’impresa del committente il quale potrà effettuare controlli in via preventiva fissando le condizioni per la regolare esecuzione del servizio o dell’opera e in fase di svolgimento del rapporto per verificare lo stato di avanzamento del progetto o programma.
Gli elementi essenziali della parasubordinazione nella modalità a progetto sono:
– l’autonomia della gestione dell’attività oggetto del contratto di collaborazione;
– la continuità della prestazione, intesa come prestazioni non meramente occasionali ed istantanee, bensì inserite in un rapporto di durata;
– la coordinazione con l’impresa del committente, intesa come collegamento funzionale tra le attività del prestatore e del committente;
– la prevalenza del carattere personale del lavoro svolto dal collaboratore come la prevalenza del valore “lavoro” sul “capitale” e dell’opera del prestatore su quella dei collaboratori o la qualificazione del rapporto di collaborazione: La certificazione, fino all’eventuale intervento giudiziario, conferisce piena forza legale al contratto.
#Mattias	il 4 Novembre 2013 alle 17:05
Tutte questi contratti non fanno altro che creare confusione!