Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/dicembre00_2.htm
Timestamp: 2018-05-20 13:48:57+00:00
Document Index: 5366012

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art.4', 'art.1', 'art.1', 'art.1', 'art.19', 'art.1', 'art. 1269', 'art.1', 'art.1', 'art.11', 'art.11', 'art.107', 'art.4', 'art.94', 'art.129', 'art.2', 'art.26', 'art.2', 'art.26']

Natura e finalità delle cambiali finanziarie.
Come noto, con la legge 13 gennaio 1994 n. 43 sono state emanate le disposizioni che riguardano la disciplina delle cambiali finanziarie.
Con riferimento alla natura delle cambiali finanziarie, il primo profilo che emerge dalla lettera dell'art. 1, legge 13 gennaio 1994 n. 43, è che le stesse vengono qualificate titoli di credito all'ordine emessi in serie.
Inoltre, per espressa previsione legislativa, le cambiali finanziarie sono considerate valori mobiliari per qualsiasi finalità prevista dall’ordinamento (cfr. art.4 legge 13 gennaio 1994 n.43), vengono equiparate alle cambiali ordinarie ad ogni effetto di legge e sono girabili esclusivamente con la clausola “senza garanzia” o altra equivalente (cfr., art.1, secondo comma, legge 13 gennaio 1994 n.43).
Sennonché, la migliore dottrina ha evidenziato che detta equiparazione deve ritenersi che valga solo per quanto riguarda la disciplina prettamente civilistica e cartolare, in quanto, per gli aspetti relativi alla disciplina di mercato finanziario e di mercato mobiliare varranno le regole proprie di questo settore e delle sue specifiche esigenze (cfr., per tutti, RIGHINI, La nuova disciplina delle cambiali finanziarie, in Corr. giur., 1994, 527).
Delicate questioni solleva, invero, la qualificazione della cambiale finanziaria come titolo di credito emesso in serie.
Stante, infatti, l'accostamento delle cambiali finanziarie alle obbligazioni - enunciato nella stessa Relazione al progetto di legge - ci si chiede se il richiamo all'emissione in serie non voglia anche significare la sussunzione dei nuovi strumenti di finanziamento nella categoria dei cd. titoli di massa.
In proposito, va osservato che parte della dottrina ritiene inconciliabile la circolazione dei titoli cambiari con la loro natura individuale e la possibilità dell'azione di regresso con la fungibilità propria dei titoli in serie (cfr., STAGNO D'ALCONTRES, Tipicità ed atipicità nei titoli di credito, Milano, 1992, pag. 270).
La dottrina predominante, invero, ritiene che la cambiale finanziaria sia da identificare come una cambiale, anche se volta ad un'ulteriore funzione specifica e da configurare come una species nel più vasto genus del vaglia cambiario, con la conseguente applicazione, conforme al dettato legislativo, di tutta la disciplina cambiaria, mentre la rilevanza dell'emissione in serie e della sottoposizione al regime dei valori mobiliari si coglie in una diversa logica, quella dell'operazione di finanziamento e della tutela del risparmio e del mercato finanziario (cfr., per tutti, MASI, Primo approccio alle cambiali finanziarie, in Banca, borsa e titoli di credito 1994, I, 586; SCHIAVON, Le nuove cambiali finanziarie: analogie e differenze rispetto ad altri strumenti creditizi, in Impresa c.i., 1994, 3154).
A tale proposito, si ricorda, brevemente, che nella Relazione accompagnatoria alla legge in commento, è affermato che le cambiali finanziarie "nella loro qualità di titoli di indebitamento a breve termine, sono destinate ad affiancarsi, nella gestione corrente delle strutture societarie nazionali, alle obbligazioni, ordinario strumento di indebitamento a medio termine".
L'accostamento della cambiale finanziaria ai titoli obbligazionari è, comunque, sostenibile, da un punto di vista descrittivo, solo in via di immediata approssimazione.
Infatti, l'opinione assolutamente prevalente è nel senso di ritenere che ciò che differenzia le accettazioni bancarie, ed anche le cambiali finanziarie, dalle obbligazioni, è che le prime - seppure emesse in serie - in quanto titoli cambiari, conservano una loro individualità, nonostante si prestino, di fatto, ad un uso di massa: esse, pur presentando molteplici analogie con i titoli obbligazionari - riconducibilità dell'emissione ad un'operazione unitaria di finanziamento, assenza di un nesso coordinativo con un sottostante rapporto di natura commerciale, preventiva determinazione dell'ammontare complessivo dell'operazione, possibilità di serie programmate, caratteristiche omogenee per ciascuna serie - hanno strutturalmente i connotati tipici della tratta, configurandosi come titoli individuali contenenti un'obbligazione letterale ed astratta (cfr., FERRI, Le promesse unilaterali, I titoli di credito, Milano, 1972, pag. 69; PELLIZZI, Banca, borsa, titoli di credito, 1978, I, 142-143; SPINELLI-GENTILE, Diritto bancario, Padova, 1991, pag. 500; COZZI, Rassegna di diritto civile, 1985, pag. 394).
Per le cambiali finanziarie, se ci si attiene alla lettera della legge, non c'è dubbio che l'esplicita equiparazione "per ogni effetto di legge" alle cambiali ordinarie, di cui all'art.1, secondo comma, legge n. 43/1994, e la stessa denominazione di "cambiale", inducono a ricondurre tale fattispecie nella categoria dei titoli individuali emessi in serie, e non anche in quella dei titoli di massa.
Pertanto, tenute presenti le distinzioni tra titoli individuali e titoli di massa, può affermarsi l'applicazione delle regole cambiarie sulla sottoscrizione - del resto ricompresa tra i requisiti richiamati dall'art.1 legge 43/1994 - e di quelle sulla circolazione, sul pagamento e sulla qualità di titolo esecutivo.
Per effetto della assunzione della forma giuridica del vaglia cambiario, le cambiali finanziarie devono, pertanto, qualificarsi come promesse incondizionate di pagare la somma emessa sul titolo, interamente assoggettate alla disciplina cartolare dei titoli cambiari e quindi dotate delle caratteristiche dell'incorporazione, della letteralità e dell'astrattezza di questo tipo di titoli.
Nè crea valida perplessità il fatto che la trasferibilità è ammessa solo con la clausola "senza garanzia", poichè, come emerge dall'art.19 R.D. 14 dicembre 1933 n.1669, la funzione di garanzia è un elemento naturale, ma non essenziale della girata cambiaria.
Al riguardo, la dottrina, con espresso riferimento alle accettazioni cambiarie, ha sempre ritenuto che l'apposizione di detta clausola non facesse venir meno la natura cambiaria del titolo (cfr., per tutti, LIBONATI, Accettazioni cambiarie, in Enc. Giur. Treccani, Roma, 1988, 2).
Con riferimento, poi, alla funzione svolta dalle cambiali finanziarie, va osservato che tali documenti rappresentano un nuovo strumento finanziario destinato alle imprese, tale da consentire loro di reperire fondi a breve scadenza, evitando gran parte delle problematiche emergenti dalle procedure necessarie a conseguire un diretto indebitamento bancario.
A partire dagli anni ottanta, i mercati hanno, infatti, dimostrato una spiccata e crescente propensione all'uso di strumenti titolarizzati (cd. securitisation): l'incorporazione del credito in un titolo ed il suo collocamento sul mercato, direttamente o per il tramite di intermediari finanziari bancari e non bancari, mentre consente alle imprese di approviggionarsi di capitali a costi mediamente più vantaggiosi di quelli offerti dal sistema creditizio, rende al tempo stesso l'operazione di finanziamento più appetibile al mercato, in quanto più facilmente liquidabile (cfr., CHIARANDA, R. dott. comm., 1991, 571; QUAGLIATA, Tributi 91, fasc. 12, 141; IMI, Il mercato unico degli enti creditizi, I, Roma, 1989, pag. 9).
Il particolare regime di circolazione delle cambiali finanziarie.
Le cambiali finanziarie, sul piano strutturale, sono titoli all'ordine soggette alla disciplina formale della cambiali ordinarie, ma che da esse si distinguono sul piano funzionale, in quanto vengono emesse dalle imprese commerciali allo scopo di ricevere finanziamenti, a titolo di mutuo collettivo, direttamente dal pubblico dei risparmiatori che possono acquistarle a scopo di investimento.
Come sopra osservato, con riferimento al regime di circolazione, l’art.1, secondo comma, legge 43/1994 dispone che le cambiali finanziarie sono girabili … con la clausola “senza garanzia” o equivalenti.
Ne discende, in primo luogo, che la circolazione delle cambiali finanziarie, in conformità alla loro natura di titoli all'ordine e, precisamente, di vaglia cambiario, deve aver luogo tramite girata.
Come noto, per girata si intende l'ordine che un prenditore o un portatore successivo rinnova al debitore di pagare ad altro possessore accompagnato dalla consegna materiale del titolo di credito, appunto detto all'ordine.
Si tratta di ordine al debitore emittente di eseguire la prestazione a favore del giratario, per cui viene ripetuto lo schema della delegazione di pagamento previsto dall'art. 1269, secondo comma, codice civile, con la differenza che mentre l'analoga dichiarazione del delegante viene intesa quale semplice autorizzazione, cui il debitore può ottemperare o meno, quella del girante ha effetto vincolante, data la presenza di una previa accettazione del debitore il quale, assumendo un impegno cartolare nella forma di un titolo all'ordine, contestualmente si dichiara pronto ad effettuare la prestazione a favore di qualsiasi soggetto al quale il titolo si trasferisca mediante girata (cfr., MARTORANO, Girata in nome altrui, continuità della serie, acquisto a non domino: nuove riflessioni, in Banca Borsa e Titoli di Credito, 1970, I, 122).
La girata attesta, dunque, il trasferimento del credito ed è necessaria per la legittimazione all'esercizio del diritto cartolare e per la qualificazione del possesso ai fini dell'acquisto a non domino.
Ne discende che, qualità essenziale della girata è l'effetto di legittimazione, poichè il giratario è il solo che possa far valere l'azione cartolare. La girata è, quindi, la forma necessaria e sufficiente di legittimazione del creditore cartolare, privando il girante della legittimazione che viene così attribuita al giratario (cd. effetto traslativo della girata) (cfr., TEDESCHI, Titoli all'ordine, in Digesto delle discipline privatistiche, vol. XV, Torino, 1998, pag. 456 e ss.).
In secondo luogo, come sopra ricordato, l'art.1, secondo comma, legge n. 43/1994 prescrive che, nelle cambiali finanziarie, la girata deve contenere la clausola "senza garanzia" o altra equivalente.
La clausola “senza garanzia”, pur escludendo la responsabilità cambiaria del girante che l'ha apposta, non fa perdere al titolo nè la sua natura ed efficacia cambiaria, nè l'idoneità a valere come titolo esecutivo contro tutti gli obbligati cambiari.
In altre parole, essa fa sì che il girante garantisca solo la sussistenza e non anche l'esigibilità del credito cambiario (cfr., PARTESOTTI, Il trasferimento della cambiale, Padova, 1977, pag. 184; AA.VV. Diritto Commerciale, Bologna 1993, pag. 890).
Occupandosi della clausola "senza garanzia" apposta sulle cambiali ordinarie, la dottrina ha da tempo sottolineato come essa sia generalmente guardata con sfavore nella prassi commerciale, essendo interpretata come un segnale di sfiducia del girante nel pagamento del titolo; nelle cambiali finanziarie la prospettiva è, invece, esattamente rovesciata, nel senso che l'apposizione della clausola, ora resa obbligatoria per legge, nel momento in cui solleva da responsabilità il girante, tende ad agevolare la circolazione del titolo, rendendolo più facilmente negoziabile (cfr., ANELLO-RIZZINI BISINELLI, Commercial paper e cambiali finanziarie dopo la legge n. 43/1994, in Le società, 1994, 3, 319-321).
Il legislatore, in sostanza, vuole che i risparmiatori accettino di far credito dietro rilascio delle cambiali finanziarie solo in ragione delle garanzie offerte dal soggetto emittente, che può essere facilmente identificato e sottoposto a vincoli e non invece per la fiducia verso coloro che, volta a volta, intervengono a girare le cambiali presumibilmente a fine di smobilizzo (cfr., GRAZIANI - MINERVINI - BELVISO, Manuale di diritto commerciale, Napoli, 1994, 622-623).
I soggetti emittenti.
Ai sensi del disposto di cui all’art.1, terzo comma, legge 43/1994 l’emissione di cambiali finanziarie costituisce raccolta del risparmio ai sensi dell’art.11 del decreto legislativo 1 settembre 1993 n.385 ed è disciplinata dalle disposizioni del medesimo articolo.
In particolare, è raccolta del risparmio tra il pubblico l’acquisizione di fondi con obbligo di rimborso, sia sotto forma di depositi sia sotto altra forma.
L’art.11, secondo comma, d.lgs. 385/1993, nel ribadire il principio in virtù del quale la raccolta del risparmio verso il pubblico è vietata, in generale, ai soggetti diversi dalle banche, riconosce a tali soggetti talune possibilità di raccolta.
In particolare, per come emerge dalle istruzioni emanate dalla Banca d’Italia in attuazione della delibera C.I.C.R. del 3 marzo 1994 e del Decreto del Ministro del Tesoro del 29 marzo 1995, la raccolta del risparmio tra il pubblico viene consentita entro il limite del capitale versato e delle riserve. Essa può essere effettuata sia dalle società ed enti con titoli negoziati in un mercato regolamentato sia dalle altre imprese. Per queste ultime si richiede un risultato di bilancio in utile negli ultimi tre esercizi e la sussistenza, per ciascuna emissione di titoli, di garanzia rilasciata da un intermediario vigilato, ossia banche autorizzate in Italia e banche comunitarie, società finanziarie iscritte nell’elenco speciale di cui all’art.107 Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, società ed enti di assicurazione (cfr., per approfondimenti, con riferimento alle sole imprese di assicurazione, Provvedimento ISVAP del 29 dicembre 1997 n. 761, Limiti e condizioni per il rilascio di garanzie a fronte dell’emissione di cambiali finanziarie da parte delle imprese di assicurazione).
I titoli devono essere assistiti da garanzia, in misura non inferiore al 50 per cento del loro valore di sottoscrizione, rilasciata dai citati soggetti vigilati. L’identità del garante e l’ammontare della garanzia prestata devono essere chiaramente indicati sui titoli (cfr., Estratto della Banca d’Italia, 140° aggiornamento del 27 aprile 1998 alla circolare n. 4 del 29 marzo 1988, Raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche, Sezione II, Raccolta del risparmio tra il pubblico).
Ne discende che, oltre che con lo strumento obbligazionario, la raccolta di risparmio tra il pubblico può essere effettuata mediante cambiali finanziarie, con durata compresa tra tre e dodici mesi e con un taglio minimo fissato in misura idonea (cento milioni) per selezionare, dal lato della domanda, gli investitori in grado di valutare il rischio di impresa.
Da ultimo, per completezza espositiva, si evidenzia che ai sensi del disposto di cui all’art.4 legge 43/1994, le cambiali finanziarie sono considerate valori mobiliari per qualsiasi finalità prevista dall’ordinamento.
Le cambiali finanziarie, quali valori mobiliari, possono essere offerte da tutti gli intermediari abilitati, con l’obbligo di rispettare la disciplina prevista dal Testo Unico della Finanza in relazione alla sollecitazione all’investimento.
In particolare, ai sensi dell’art.94, d.lgs.24 febbraio 1998 n.58, Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, coloro che intendono effettuare una sollecitazione all’investimento – nel caso che ci occupa, il collocamento delle cambiali finanziarie presso il pubblico dei risparmiatori – devono darne preventiva comunicazione alla CONSOB, allegando il prospetto informativo destinato alla pubblicazione, contenente le informazioni che, a seconda delle caratteristiche dei prodotti finanziari e degli emittenti, sono necessarie affinché gli investitori possano pervenire ad un fondato giudizio sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria e sull’evoluzione dell’attività dell’emittente, nonché sui prodotti finanziari e sui relativi diritti.
A ciò si aggiunga che, ai sensi del disposto di cui all’art.129 d.lgs. 385/1993, Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, trattandosi di valori mobiliari, le relative emissioni devono essere comunicate alla Banca d’Italia, a cura degli interessati, se di ammontare eccedente i cento miliardi di lire.
La comunicazione alla Banca d’Italia indica le quantità e le caratteristiche dei valori mobiliari nonché le modalità e i tempi di svolgimento dell’operazione. Entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione, la Banca d’Italia può chiedere informazioni integrative. L’operazione può essere effettuata decorsi 20 giorni dal ricevimento della comunicazione ovvero, se richieste, delle informazioni integrative.
A tale obbligo di comunicazione sono del pari assoggettate le operazioni che, deliberate o da effettuarsi in più riprese, superino complessivamente il predetto limite nell’arco di dodici mesi.
Recenti proposte di riforma alla legge 13 gennaio 1994 n.43.
La legge 13 gennaio 1994 n.43 ha istituito, nel nostro ordinamento, la figura delle cambiali finanziarie, come uno strumento per la raccolta diretta a breve termine del risparmio, utilizzabile dai cd. “soggetti non bancari”, cioè le imprese. La legge citata ha permesso alle imprese italiane di accedere direttamente al mercato dei capitali, attraverso strumenti flessibili ed alternativi al tradizionale indebitamento bancario, così come avviene, in forme più massicce, in altri Paesi industrialmente più sviluppati.
Invero, per questi nuovi strumenti si registra una scarsa esperienza applicativa, per via di alcuni ostacoli che, ove rimossi, potrebbero permettere uno sviluppo maggiore dello strumento.
In sostanza, per come emerge dalle relazioni di due recenti proposte di legge (cfr., Atto Parlamentare C.2264, di iniziativa dei deputati Stradella ed altri, Norme in materia di cambiali finanziarie, presentata il 19 settembre 1996, di seguito, per brevità, solo C.2264, e Atto Parlamentare C.7035, di iniziativa dei deputati Targetti ed altri, Allargamento del mercato degli strumenti per la raccolta diretta del risparmio da parte delle imprese, presentata il 31 maggio 2000, di seguito, per brevità, solo C.7035), le ragioni dello scarso entusiasmo degli operatori verso questi nuovi strumenti sarebbero dovute da ostacoli posti dalla stessa normativa disciplinante le cambiali finanziarie.
In sintesi, le ragioni della scarsa diffusione delle cambiali finanziarie sarebbero dovute:
· per le imprese quotate: da motivi fiscali, legati al non assoggettamento della ritenuta di cui al d.lgs. n.239 del 1996 dei redditi relativi alle cambiali finanziarie; da motivi regolamentari, legati alla durata minima troppo elevata (tre mesi) prevista per le cambiali finanziarie posto che, ad esempio, le commercial papers, negli USA, sono emesse in quantità maggiori, con durate comprese fino ad un mese;
· per le medio/grandi imprese non quotate, da motivi regolamentari, quali la durata minima e la materializzazione del titolo e dalla necessità di emettere le cambiali ricorrendo necessariamente al supporto di una garanzia bancaria (come previsto dalla normativa vigente) anche per imprese con buono standing finanziario;
· per le piccole e medie imprese: da motivi fiscali, legati alle norme relative al tasso anti-elusione che rende attualmente impossibile l’emissione di titoli a medio termine; da motivi normativi, legati alla necessità di dover ottenere per l’emissione una parziale garanzia bancaria ed altresì legati alla durata minima e massima delle cambiali finanziarie (cfr., C.7035).
Con le proposte di legge citate si è, quindi, proposta la modifica della legge 13 gennaio 1994 n.43 al fine di espandere l’emissione delle cambiali finanziarie.
Tra le modifiche proposte, si segnalano, in particolare, le seguenti:
· garanzie (certificazione, rating/scoring): come noto, le piccole e medie imprese incontrano diversi problemi per l’accesso al mercato finanziario. Una delle ragioni è da ascrivere alla difficoltà, da parte del sistema bancario, di ottenere informazioni economico-finanziarie certe e sistematiche, nonché alla valutazione della capacità di credito delle piccole e delle medie imprese, che richiede analisi condotte non solo su dati di tipo finanziario. Ne discende che, interventi che aumentino la certezza delle informazioni economico-finanziarie delle imprese e aiutino a valutare il rischio sul puntuale pagamento dei debiti, potrebbero agevolare l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese. Questi interventi sono costituiti dalla certificazione dei bilanci, dal rating e dallo scoring. L’attività nota con il nome di rating consiste nella valutazione, da parte di un soggetto esterno e indipendente (l’Agenzia di rating), della capacità di un emittente di fare fronte puntualmente al pagamento del capitale e degli interessi relativi ad una specifica emissione di titoli di debito o della valutazione della solvibilità generale di un debitore; tali valutazioni sono destinate ed accessibili agli investitori presenti su tutto il mercato finanziario (questa novità è stata introdotta in quanto, successivamente all’entrata in vigore della legge n. 43 del 1994, hanno iniziato ad operare più diffusamente anche in Italia apposite società specializzate nel rilascio del rating - tra queste, si ricorda, tra le altre, la ITALRATING DCR S.p.A., prima agenzia di rating italiana costituita da Mediocredito, Nomisma e Databank ed operativa dal 1995). Il giudizio, fondato sia su dati e informazioni pubbliche che su informazioni riservate fornite dall’emittente, è relativo al rischio creditizio sottostante all’emissione, elemento fondamentale nella valutazione di opportunità alternative di investimento. Lo scoring è una valutazione sulla solvibilità in generale di una impresa, effettuata sempre da un soggetto esterno specializzato, destinata principalmente agli enti finanziatori dell’impresa stessa e, pertanto, ne agevola la valutazione del merito del credito. Lo scoring, di norma, non viene pubblicato. Tra i vantaggi di una diffusione della certificazione, del rating e dello scoring si ricordano, in particolare: 1) miglioramento del rapporto con gli enti creditizi, come conseguenza della maggiore trasparenza e certezza dei dati contenuti nei bilanci e classificazione della classe di rischiosità; 2) migliore accesso alle fonti di finanziamento non solo nazionali; 3) diminuzione del costo dell’indebitamento; 4) possibilità di interloquire con partner esteri per accordi sia commerciali sia di partecipazione; 5) maggiore visibilità sul mercato finanziario, utile, ad esempio, per una eventuale quotazione nei mercati regolamentati; 6) il giudizio sulla solvibilità dei titoli di debito emessi costituisce, inoltre, un periodico monitoraggio sull’andamento dell’azienda. In particolare, verso l’obiettivo del rating si muovono entrambe le proposte di legge. Al riguardo, va ricordato che la legge n. 130 del 1999 sulla cartolarizzazione ha stabilito i criteri per l’individuazione dei soggetti abilitati al rilascio del rating sui titoli offerti al pubblico dalle società di cartolarizzazione e la CONSOB ha emanato il relativo decreto attuativo; esiste già, dunque, una regolamentazione di questi istituti, che potrebbe essere agevolmente estesa anche al caso di rating di cambiali finanziarie;
· contributi a fondo perduto per i programmi di certificazione e/o rating/scoring per le piccole e medie imprese: la principale difficoltà alla diffusione della certificazione, del rating e dello scoring nelle piccole e medie imprese è costituita principalmente dal costo. Generalmente, infatti, per arrivare alla certificazione del bilancio sono necessari due o tre esercizi ed il rating e lo scoring richiedono analisi approfondite, il cui costo è alto per un’impresa di piccole dimensioni. Né può ipotizzarsi, in caso di diffusione di detti strumenti, una sostanziale riduzione del costo, stante la necessità che certificazione, rating e scoring siano assegnati solo dopo approfondite analisi e verifiche, la cui qualità è bene non venga ridotta. Pertanto, la concessione di un contributo a fondo perduto per le piccole e medie imprese, che intendano utilizzare detti strumenti, amplierebbe il numero e diminuirebbe la dimensione delle stesse che si “possono permettere” questi strumenti di trasparenza, i cui benefici vanno, peraltro, a vantaggio di tutta la comunità finanziaria. La proposta di legge n. C.7035, si propone, pertanto, di agevolare con un contributo a fondo perduto, i programmi di certificazione, rating/scoring delle piccole e medie imprese sia industriali che di servizi. I programmi agevolabili hanno le seguenti durate:
1) massimo cinque anni, se si tratta di programmi di certificazione, rating e/o scoring, di cui massimo tre anni per la parte certificazione; 2) massimo tre anni se i programmi prevedono la sola certificazione o il solo rating o il solo scoring. E’, altresì, prevista l’agevolabilità di programmi già avviati per la parte antecedente un anno dalla data di entrata in vigore della legge. Le spese agevolabili sono costituite dai costi esposti dalle società di certificazione, di rating o di scoring, oltre ad un costo relativo all’impiego di personale interno coinvolto in azienda per tali finalità, forfettariamente stimato nel 10% dell’importo del programma agevolabile. Si è, inoltre, ipotizzato di agevolare la certificazione eseguita dalle sole società iscritte all’apposito albo della CONSOB. Per quanto riguarda le società di rating, si fa riferimento ai criteri che dovranno avere in base a quanto sarà individuato dalla CONSOB in relazione al disposto di cui all’art.2 legge 30 aprile 1999 n.130, in materia di cartolarizzazione; per lo scoring si rimanda ad un apposito albo da redigere a cura del Ministero dell’Industria, del commercio e dell’artigianato, tenuto conto dei criteri di professionalità e serietà che devono essere soddisfatti da parte delle società incaricate di rilasciare lo scoring;
· durata minima e massima:per quanto riguarda la durata minima, la stessa avrebbe la funzione di impedire di fatto la raccolta di risparmio con strumenti a vista, riservata alle banche, tramite il periodico rinnovo dei titoli di durata brevissima. Questa preoccupazione può essere salvaguardata riducendo la durata minima al primo mese, in quanto la durata di tre mesi impedisce l’uso della cambiale finanziaria in situazioni di discesa dei tassi e limita grandemente l’uso della cambiale finanziaria per la copertura di punte di fabbisogni di tesoreria, come avviene in altri Paesi. Con riferimento alla durata massima, si ricorda che la cambiale finanziaria ha un ulteriore vantaggio rispetto, ad esempio, al certificato di investimento: è un titolo esecutivo e, come tale, ha la priorità nel pagamento da parte dell’emittente rispetto ad un altro titolo. La cambiale finanziaria è, dunque, per il sottoscrittore, un titolo intrinsecamente meno rischioso di altri titoli e per le banche una forma di indebitamento meno soggetta a sofferenza. E’ importante allora sfruttare questa caratteristica delle cambiali finanziarie allorquando l’emittente intende effettuare una raccolta di risparmio a più lunga scadenza, oggettivamente più rischiosa di una a breve. Questa è la ragione per cui nella proposta di legge C.7035 si prevede di allungare anche la durata massima delle cambiali finanziarie portandola sino a diciotto mesi, proprio per permettere l’utilizzazione di questo strumento intrinsecamente meno rischioso per la raccolta del risparmio a medio termine. Ovviamente, per una armonizzazione fra gli strumenti finanziari, occorrerà innalzare la durata minima dei certificati di investimento portandola da dodici a diciotto mesi, modifica, quest’ultima, che potrà essere apportata dal CICR;
· smaterializzazione del titolo: un altro problema che impedisce la diffusione delle cambiali finanziarie è costituito dalla sua necessaria materialità. In un mercato finanziario globalizzato composto quasi completamente da titoli dematerializzati e trattato telematicamente, questa situazione è completamente anacronistica. Occorre pertanto incidere su questa caratteristica della cambiale finanziaria rendendola immateriale senza però intaccare la sua natura di titolo esecutivo che, come sopra evidenziato, permette alla stessa di offrire una rischiosità ai sottoscrittori inferiore agli altri titoli di debito. Questi obiettivi antitetici possono essere raggiunti solo incanalando l’emissione delle cambiali finanziarie tramite gli intermediari vigilati (banche ed finanziarie) i quali possono agire da “notai”, certificando verso i terzi l’esistenza dell’emissione delle cambiali finanziarie e delle loro caratteristiche (importo, taglio, data di emissione e scadenza, ammontare dei proventi, caratteristiche dell’emittente, poteri di firma dell’emittente, esistenza della garanzia laddove prevista) e dell’identità del possessore virtuale in relazione alle varie girate comprovate dalle scritture di acquisto e di vendita del titolo presso di loro originate da ordini di acquisto e di vendita da parte della clientela. Infatti, nel progetto di legge n. C.7035 è previsto che l’emittente si possa limitare ad incaricare l’intermediario vigilato di emettere le cambiali finanziarie dematerializzate semplicemente con una lettera in cui siano indicate le caratteristiche delle cambiali dematerializzate, facendo fede verso i possessori del titolo virtuale e l’emittente le scritture contabili dell’intermediario;
· trattamento fiscale: da ultimo, si osserva che, ad oggi, le cambiali finanziarie sono soggette all’art.26 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 che prevede una ritenuta alla fonte, la quale, in sostanza, è un acconto su un prelievo fiscale complessivo del percipiente il reddito da cambiale finanziaria, il quale soggetto è tenuto al conguaglio in sede di pagamento globale delle imposte su tutti i suoi redditi. Circa l’aliquota, valgono, per la cambiale finanziaria, come per i titoli obbligazionari in generale, due regimi (di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n.600 del 1973, come modificato dall’art.2, comma primo, lettera a) numero 1, del d.lgs. n. 505/1999, relativo al riordino della disciplina dei redditi di capitale): se il tasso di rendimento effettivo è inferiore al tasso ufficiale di sconto (TUS) maggiorato di due/terzi si applica una ritenuta del 12,5%; se il rendimento è superiore, si applica una ritenuta ordinaria del 27%. Questo doppio tasso viene chiamato tasso anti-elusivo. Ebbene, con la proposta di modifica della legge n. 43 del 1994 contenuta nel progetto di legge n. C.7035 si propone di assoggettare le cambiali finanziarie al regime fiscale previsto dal d.lgs. 1 aprile 1996 n.239, per le obbligazioni emesse da società con titoli quotati in mercati regolamentati che prevede una imposta sostitutiva del 12,5% al posto della trattenuta prevista dall’art.26 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 e successive modificazioni. Ciò in quanto, l’applicazione della ritenuta (sui cd. “lordisti” o investitori istituzionali), indipendentemente dal soggetto sottoscrittore, determina una perdita di valuta. Nel caso degli investitori istituzionali, tale perdita graverebbe su di loro, i quali, di conseguenza, o richiedono un aumento corrispondente del tasso di emissione o, per evitare tale costo aggiuntivo, acquistano eurocommercial papers. Circa le aliquote, si ricorda che la ratio della norma dei due regimi di cui si è detto è volta ad evitare che i soci finanzino l’impresa con l’acquisto di obbligazioni emesse dalla stessa impresa, anziché ricapitalizzare l’impresa medesima. Questa esigenza anti-elusiva va salvaguardata. Tuttavia, con la proposta n. C.7035 si vogliono proporre due modifiche. La prima riguarda l’eliminazione del riferimento al tasso anti-elusione se i sottoscrittori sono investitori istituzionali. La seconda riguarda il parametro di riferimento del tasso anti-elusivo (che, si ricorda, riguarda non solo le cambiali finanziarie, ma tutte le emissioni obbligazionarie) che non dovrebbe essere il tasso ufficiale di sconto (TUS), che è un tasso di interesse a breve termine, ma l’IRS (Interest Rate Swaps) che è più congruo in riferimento a titoli a medio termine. In tal caso la maggiorazione potrebbe limitarsi al 50%.
In conclusione, l’eventuale approvazione dei provvedimenti sopra illustrati (ed in particolare, del progetto di legge n. C.7035) amplierebbe il mercato dei titoli a medio termine che possono essere emessi dalle imprese e soprattutto dalle piccole e medie imprese, garantirebbe la tutela del sottoscrittore, data la natura di titolo esecutivo della cambiale finanziaria, ridurrebbe il costo dell’indebitamento delle imprese, fornirebbe agli investitori istituzionali uno strumento per far confluire il risparmio alle piccole e medie imprese ed, infine, incentiverebbe la capitalizzazione delle imprese, soprattutto medio/piccole, per il fatto che l’emissione di cambiali finanziarie è correlata al valore del capitale sociale.
Nella seduta del 2 novembre 2000 la VI Commissione (Finanze), in sede referente, presieduta dal Presidente Giorgio BENVENUTO, ha iniziato l’esame in dettaglio delle citate proposte di legge.
Non resta, quindi, che attendere …