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Timestamp: 2020-03-28 22:04:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 2961 del 07/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2961 del 07/02/2011
Cassazione civile sez. III, 07/02/2011, (ud. 10/01/2011, dep. 07/02/2011), n.2961
S.T. (OMISSIS), S.B.
E. (OMISSIS), S.L. (OMISSIS),
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA S. TOMMASO D’AQUINO 75, presso
lo studio dell’avvocato D’OVIDIO ETTORE, che li rappresenta e
Z.B., E.QU.I. SPA;
D.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA
GIULIANA 44, presso lo studio dell’avvocato ANTONANGELI LUIGI, che lo
rappresenta e difende giusta delega a margine dell’atto di
avverso la sentenza n. 2787/2004 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Sezione Prima Civile, emessa il 31/05/2004, depositata il 14/06/2005,
r.g.n. 2316/2001;
udito l’avvocato MARIO LACAGNINA (per delega dell’avvocato ETTORE
D’OVIDIO);
VELARDI Maurizio che ha concluso per l’inammissbilità o il rigetto
S.T., S.B.E. e S. L., quali eredi di S.P., propongono ricorso per cassazione nei soli confronti di D.A., affidato a tre motivi ed illustrato da successiva memoria, avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma che, in riforma della pronuncia di primo grado, ha tra l’altro rigettato la domanda di risarcimento danni per diffamazione a mezzo stampa proposta dal loro dante causa nei confronti del D., direttore del quotidiano “(OMISSIS)”, in relazione ad un articolo del giornalista Z.B. pubblicato sul numero del 16 novembre 1995.
Il D. ha depositato un atto di costituzione.
All’udienza del 6/11/09 la Corte, preso atto della mancata notifica del ricorso allo Z. ed alla editrice Equi S.p.A., parti del giudizio di appello, concedeva al ricorrente termine di giorni 120 per l’integrazione del contraddittorio.
Alla successiva udienza del 24 giugno 2010 la causa era rinviata a nuovo ruolo in attesa della decisione delle Sezioni Unite riguardo alle conseguenze della mancata citazione di alcuna delle parti nel giudizio di impugnazione in causa inscindibile.
1.- Con il primo motivo, sotto il profilo della violazione di legge, i ricorrenti censurano la sentenza nella parte in cui ha ritenuto l’insussistenza di un fatto diffamatorio, nell’affermazione fatta dallo Z. sull’Opinione, secondo cui – come riferito dal “(OMISSIS)” del (OMISSIS) – B.U., vice direttore generale di una delle imprese dell’IRI-Bonifica, avrebbe affermato davanti al giudice Paraggio che lo S. prendeva tangenti dell’ordine del 4-5% quando era ambasciatore ed in misura anche maggiore quando divenne Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo.
Assumono i ricorrenti l’erroneità in fatto dell’assunto da cui il giudice di appello muove, secondo cui lo S. non avrebbe mai contestato, in primo grado, la veridicità di quanto affermato dal B. al giudice P., e prospettano che l’effetto diffamatorio sarebbe conseguito “dal collegamento tra tali accuse ed il capzioso commento che tali accuse presuppone, se non veritiere, quanto meno attendibili”.
1.1.- Con il primo motivo – facente unicamente riferimento all’art. 360 cod. proc. civ., n. 3, – vengono inammissibilmente mosse censure anche alla ricostruzione in fatto della vicenda. Tali censure non vanno esaminate e la ricostruzione in fatto della vicenda contenuta nella sentenza impugnata resta pertanto ferma.
Da ciò consegue anche l’inammissibilità della dedotta violazione di legge, atteso che risulta del tutto nuova la prospettazione secondo la quale l’effetto diffamatorio sarebbe conseguito dal collegamento tra le accuse del B., di cui all’articolo del (OMISSIS), “ed il capzioso commento che tali accuse presuppone, se non veritiere, quanto meno attendibili”.
2.- Con il secondo motivo, sotto il profilo della violazione dell’art. 2697 cod. civ., i ricorrenti censurano la sentenza impugnata nella parte in cui addebita ad essi la mancata produzione dell’articolo del (OMISSIS) citato nell’articolo dello Z..
Il giudice di secondo grado ha correttamente rilevato che – se scopo dell’azione era dimostrare la non rispondenza al vero della notizia secondo cui, su “(OMISSIS)” del 22/’4/95, era apparso l’articolo relativo alle dichiarazioni del B. – l’onere di produrre il quotidiano gravava evidentemente sull’attore.
3.- Con il terzo motivo, sotto il profilo del vizio di motivazione, i ricorrenti contestano inoltre il vizio logico consistente nella mancanza di qualsiasi argomentazione in ordine agli altri presupposti dell’esimente del diritto di cronaca (oltre la contestata veridicità della notizia) e la contraddittorietà insita nel riconoscere sostanzialmente che lo Z. si era ben guardato dall’evidenziare la non condivisione della notizia riportata dal (OMISSIS).
3.1.- Non sussiste il denunziato vizio di motivazione, costituente l’unico profilo di censura, in quanto nella sentenza si legge che “lo Z. ha riferito semplicemente quanto detto da “(OMISSIS)”, senza far proprio il contenuto dell’informazione”.
4.- Il ricorso va pertanto rigettato, con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese, liquidate in Euro 2.200,00 di cui Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese, liquidate in Euro 2.200,00 di cui Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.