Source: http://www.difesadellinformazione.com/ultime_notizie/76/da-storico-a-clandestino-la-vicenda-kafkiana-di-carlo-ruta/
Timestamp: 2013-05-21 19:49:34+00:00
Document Index: 163699529

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 25', 'art. 16', 'art. 1']

Bologna, 23 giugno 2008
Ma a fermarlo non è stata la mafia, ma un tribunale della Repubblica. Il tribunale di Modica (Ragusa) lo ha appena condannato per il reato previsto dall’art. 16, comma 1°, L. n. 47/1948 (legge sulla stampa), che punisce con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 250 “chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art. 5”. Gli hanno inflitto una pena pecuniaria di poche centinaia di euro (oltre alle spese legali), ma quanto basta per legittimare il precedente provvedimento con cui il giudice aveva impedito ogni accesso al sito disponendone il sequestro.
A detta del tribunale, Ruta avrebbe dovuto registrare il proprio sito presso la cancelleria del tribunale. Lo imporrebbe l’art. 1 della legge n. 62/2001, che ha introdotto nell’ordinamento il concetto di prodotto editoriale, includendovi anche il sito web, e sottoponendolo all’obbligo di registrazione, previsto dall’art. 5 della legge sulla stampa, quando risulti “diffuso al pubblico con periodicità regolare”. Il tribunale di Modica ha concluso per la regolare periodicità degli scritti di Ruta nonostante una perizia della polizia postale, disposta dallo stesso tribunale, avesse chiarito che l’aggiornamento del sito avveniva non quotidianamente, settimanalmente, mensilmente, trimestralmente, etc., ma “alla bisogna”, diciamo. E, non di meno, nonostante l’art. 7, comma 3°, del decreto legislativo n. 70/2003, emanato per recepire una direttiva comunitaria, stabilisca che “la registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001 n. 62”, ossia dei contributi che lo Stato riconosce alle testate telematiche con determinati requisiti. In altre parole, chi non è interessato a tali provvidenze non è obbligato alla registrazione.
L’art. 1 del codice penale stabilisce che “Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite”. Una formula molto simile a quella contenuta nell’art. 14 delle Disposizioni sulla legge in generale, entrate in vigore nel ’42 insieme al codice civile: “Le leggi penali […] non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati”. E’ il divieto di analogia in materia penale, cui viene unanimemente attribuita valenza costituzionale grazie alla formulazione dell’art. 25, comma 2°, Cost., secondo cui “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”.
Ed è proprio quello che è capitato al processo contro Carlo Ruta. Attualmente non esiste alcuna norma penale che "espressamente" punisce chi pubblica su un sito che andrebbe registrato. Invece il tribunale di Modica lo ha condannato per stampa clandestina, applicando (in via analogica) l’art. 16 della legge sulla stampa, nonostante l’art. 1 parli chiaro: “Sono considerate stampe o stampati, ai fini di questa legge, tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione”. In altre parole, allo stato attuale della legislazione penale e considerando il divieto di analogia, può commettere il reato di stampa clandestina soltanto chi lavora col cartaceo.