Source: https://www.laleggepertutti.it/150431_vendita-fuori-dai-locali-commerciali-e-tutela-del-consumatore
Timestamp: 2018-04-23 11:33:43+00:00
Document Index: 131312278

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 1469', 'art. 37', 'art. 129', 'art. 132', 'art. 132', 'art. 130', 'art. 131']

Vendita fuori dai locali commerciali e tutela del consumatore
Professionisti Vendita fuori dai locali commerciali e tutela del consumatore
Professionisti Pubblicato il 10 febbraio 2017
> Professionisti Pubblicato il 10 febbraio 2017
Codice del consumo: vendite concluse fuori dalle sedi commerciali, clausole vessatorie e vendite a distanza; il diritto di recesso e l’informativa all’acquirente.
Nella pratica commerciale, il consumatore rappresenta il contraente «debole» del rapporto contrattuale che abbia come controparte un professionista o un imprenditore, per cui necessita di una tutela peculiare.
La tutela del consumatore è contenuta nel D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, un testo unico con cui è stato varato il Codice del consumo, il quale ha riunito la frammentata legislazione precedente sulla materia. In esso, il consumatore è definito come la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta.
A)- Clausole vessatorie abusive dei contratti conclusi dal consumatore con il professionista
Clausole vessatorie sono quelle che determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; è necessario, inoltre, che tale squilibrio sia contrario al principio della buona fede oggettiva, in base al quale le parti hanno il dovere di comportarsi correttamente nella fase di formazione del contratto. Il legislatore ha provveduto poi a fornire, altresì, una elencazione esemplificativa delle clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria (art. 33, Codice del consumo, che ha ripreso il testo dell’art. 1469bis c.c.).
La sanzione comminata dal Codice del consumo è quella della nullità della clausola vessatoria (che ha sostituito la precedente «inefficacia»), anche se si tratta di una forma di invalidità particolare in quanto:
— è relativa, opera infatti solo a vantaggio del consumatore;
— è rilevabile d’ufficio dal giudice;
— è parziale, in quanto il contratto rimane per il resto valido.
Il legislatore, riferendosi esclusivamente ai contratti conclusi tra professionisti e consumatori, ha lasciato ferma, peraltro, la disciplina di carattere generale di cui agli artt. 1341-1342 c.c., di modo che quest’ultima continua a trovare applicazione relativamente ai contratti conclusi, sulla base di condizioni generali, tra professionisti o tra non professionisti.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato deve accertare la vessatorietà delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori che si concludono mediante adesione a condizioni generali di contratto o con la sottoscrizione di moduli, modelli o formulari (art. 37bis Codice del Consumo, introdotto dal D.L. 1/2012, conv. in L. 27/2012).
B)- Garanzie concernenti i beni di consumo
Per «bene di consumo» si intende qualsiasi bene mobile, anche da assemblare, tranne beni oggetto di vendita forzata, l’acqua e il gas, l’energia elettrica.
La relativa disciplina prevede:
— l’obbligo del venditore di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita (art. 129 Codice del consumo).
I beni di consumo si presumono conformi al contratto di vendita quando:
– sono idonei all’uso cui servono abitualmente beni dello stesso tipo;
– sono conformi alla descrizione del venditore e hanno le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
– presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, considerate la natura del bene e, se del caso, le dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte dal venditore o dal produttore, etc.;
– sono idonei all’uso particolare voluto dal consumatore, comunicato al venditore alla conclusione del contratto.
— la denuncia del difetto deve avvenire entro due mesi dalla data della scoperta, mentre le azioni si prescrivono entro 26 mesi dalla consegna (art. 132, Codice del consumo);
— la individuazione dei rimedi spettanti al consumatore in ipotesi di difetto di conformità: il venditore è infatti responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto esistente alla consegna del bene, per il periodo di due anni dalla consegna stessa (art. 132, Codice del consumo). Il consumatore ha a sua disposizione quattro rimedi: il ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione (a scelta del consumatore), ovvero la riduzione adeguata del prezzo, o la risoluzione del contratto (art. 130, Codice al consumo);
— il diritto di regresso riconosciuto al venditore finale: egli, quando è responsabile nei confronti del consumatore a causa di un difetto di conformità imputabile ad un’azione o ad un’omissione del produttore (o di un precedente venditore della medesima catena contrattuale), ha diritto di regresso nei confronti del soggetto responsabile facente parte della suddetta catena distributiva (art. 131, Codice del consumo).
C)- Contratti negoziati fuori dei locali commerciali e contratti di vendita a distanza
A seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 21-2-2014, n. 21 si considerano negoziati fuori dei locali commerciali i contratti tra il professionista e il consumatore: a) conclusi alla presenza fisica e simultanea del professionista e del consumatore, in un luogo diverso dai locali del professionista; b) per cui è stata fatta un’offerta da parte del consumatore, nelle stesse circostanze di cui alla lettera a); c) conclusi nei locali del professionista o mediante qualsiasi mezzo di comunicazione a distanza immediatamente dopo che il consumatore è stato avvicinato personalmente e singolarmente in un luogo diverso dai locali del professionista, alla presenza fisica e simultanea del professionista e del consumatore; d) conclusi durante un viaggio promozionale organizzato dal professionista e aventi lo scopo o l’effetto di promuovere e vendere beni o servizi al consumatore.
Quanto a quelli di vendita a distanza, si tratta dei contratti conclusi tra il professionista e il consumatore attraverso tecniche di comunicazione che non presuppongono la presenza fisica e simultanea delle parti, mediante l’uso esclusivo di uno o più mezzi di comunicazione a distanza fino alla conclusione del contratto. Il citato D.Lgs. 21/2014, attuativo della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, ha apportato rilevanti modifiche alla parte del Codice del consumo relativa ai contratti a distanza e ai contratti conclusi fuori dai locali. A partire dal 14 giugno 2014 (data di entrata in vigore della maggior parte delle disposizioni contenute nel decreto) sono previste maggiori informazioni precontrattuali per i consumatori: in particolare, il provvedimento intende consentire a ciascun consumatore di operare una scelta consapevole quando procede ad un acquisto ed ai professionisti di poter operare in maniera più trasparente.