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Timestamp: 2020-07-15 17:08:25+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 52']

Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 18 febbraio – 10 giugno 2014, n. 13104 - testo integrale Sentenza
Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 18 febbraio – 10 giugno 2014, n. 13104
Divorzio · assegno divorzile · quantificazione · attivita' svolte · civile
fonte:http://www.divorzista.org/sentenza.php?id=8427
" Ha tenuto conto dell'attivita' di bed and breakfast svolta recentemente dalla M. ma ha rilevato, sulla base degli accertamenti svolti dal C. T. U. , la variabilita' e la relativa modestia dei redditi percepiti. Ha messo a confronto i redditi pensionistici dei due ex coniugi che divergono in proporzione di 1 a 5 a favore dello S.. Sulla base di queste valutazioni, oltre che della durata del matrimonio (contratto nel 1970), della dedizione della M. al lavoro domestico e alla cura ed educazione dei figli, la Corte di appello e' pervenuta alla conclusione della attendibilita' ed equita' della determinazione dell'assegno divorzile effettuata dal giudice di primo grado sia con riferimento all'epoca precedente alla percezione della pensione da parte della M., sia con riferimento a quella successiva. "
Rilevato che in data 28 novembre 2013 e' stata depositata relazione ex art. 380 bis che qui si riporta senza modifiche sostanziali:
1. Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 15966/2008, a definizione del giudizio di divorzio, ha determinato in 1.200 euro mensili l'assegno divorzile dovuto da R.S. a P.M. con decorrenza dalla sentenza.
2. L'appello proposto da R.S. e l'appello incidentale proposto da P.M. sono stati integralmente respinti dalla Corte di appello, salvo la fissazione di una diversa decorrenza dall'agosto 2007 dell'assegno divorzile, conseguente all'accertamento del percepimento da parte della M., da quella data, di una pensione di 800 euro mensili, che aveva gia' indotto il Tribunale ad abbassare a 1.200 euro mensili l'assegno divorzile determinato nel precedente corso del giudizio in 2.000 euro. La Corte distrettuale ha altresi' compensato interamente le spese processuali.
3. Propone ricorso per cassazione R.S. affidandosi a due motivi di impugnazione con i quali deduce: a) nullita' della sentenza della Corte di appello perche' viziata da error in procedendo per violazione ed erronea applicazione e/o interpretazione dell'art. 112 c.p.c. (art. 360 n. 4 c.p.c.); b) contraddittoria e insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione al disposto di cui all'art. 360 n. 5 c.p.c.
4. Si difende con controricorso P.M..
5. Il primo motivo di ricorso e' formulato erroneamente come violazione dell'art. 112 c.p.c. mentre in realta' prospetta una insufficienza della motivazione in quanto si riferisce alla pretesa non considerazione delle critiche mosse alla c.t.u. dall'odierno ricorrente e dal suo c.t.p. Come tale il primo motivo di ricorso appare inammissibile. Va inoltre ribadito che il giudice del merito, quando aderisce alle conclusioni del consulente tecnico che nella relazione abbia tenuto conto, replicandovi, dei rilievi dei consulenti di parte, esaurisce l'obbligo della motivazione con l'indicazione delle fonti del suo convincimento; non e' quindi necessario che egli si soffermi anche sulle contrarie allegazioni dei consulenti tecnici di parte che, seppur non espressamente confutate, restano implicitamente disattese perche' incompatibili con le conclusioni tratte. In tal caso, le critiche di parte, che tendano al riesame degli elementi di giudizio gia' valutati dal consulente tecnico, si risolvono in mere argomentazioni difensive, che non possono configurare il vizio di motivazione previsto dall'art. 360 n. 5 cod. proc. civ. (cfr. Cass. civ. sezione I, n. 282 del 9 gennaio 2009). Ma a parte tali rilievi, se si legge la motivazione della sentenza impugnata, appare con evidenza che la Corte di appello ha fatto un uso del tutto prudenziale delle stime del patrimonio immobiliare dell'odierno ricorrente e ha tenuto ben conto delle valutazioni critiche del suo consulente di parte. La Corte distrettuale ha inoltre escluso il reddito derivante dall'attivita' professionale di avvocato perche' iniziata dal ricorrente dopo la separazione. Ha tenuto conto dell'attivita' di bed and breakfast svolta recentemente dalla M. ma ha rilevato, sulla base degli accertamenti svolti dal C. T. U. , la variabilita' e la relativa modestia dei redditi percepiti. Ha messo a confronto i redditi pensionistici dei due ex coniugi che divergono in proporzione di 1 a 5 a favore dello S.. Sulla base di queste valutazioni, oltre che della durata del matrimonio (contratto nel 1970), della dedizione della M. al lavoro domestico e alla cura ed educazione dei figli, la Corte di appello e' pervenuta alla conclusione della attendibilita' ed equita' della determinazione dell'assegno divorzile effettuata dal giudice di primo grado sia con riferimento all'epoca precedente alla percezione della pensione da parte della M., sia con riferimento a quella successiva. Si tratta di una decisione adottata all'esito di un iter motivazionale svolto in modo esauriente e privo di contraddizioni logiche a fronte del quale le censure mosse dal ricorrente con il secondo motivo di ricorso appaiono fondate su asserzioni di merito frutto di ipotesi reddituali attribuite alla M. che non trovano riscontro in riferimenti all'attivita' istruttoria svolta e rendono pertanto il ricorso privo di autosufficienza.
6. Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l'impostazione della presente relazione verra' condivisa dal Collegio per la dichiarazione di inammissibilita' o il rigetto del ricorso.
La Corte, lette le memorie difensive delle parti, che appaiono riproduttive delle argomentazioni difensive gia' svolte, ritiene che la relazione sia condivisibile per essere infondate le censure mosse dal ricorrente alla motivazione;
ritenuto che pertanto il ricorso deve essere respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione;
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in 2.200 euro di cui 200 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalita' e gli altri dati identificativi a norma dell'art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.
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