Source: https://ens.it/notizie/148-primo-piano/8549-una-legge-per-tutti-sordi-italianii
Timestamp: 2018-02-25 21:21:24+00:00
Document Index: 65381152

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 24', 'art. 30']

Articolo Precedente 26 Novembre, Roma. Assemblea Informativa Nazionale ENS dei Dirigenti e Soci ENS
Articolo Successivo Una legge per tutti i sordi italiani
Il Presidente dell'Ente Nazionale Sordi, Giuseppe Petrucci, si trova costretto a replicare all'articolo uscito sulla testata Superando.it, intitolato “Perché quel Testo Unico non va bene”, a firma del Presidente Nazionale della FIADDA, Antonio Cotura. Ecco le parole del Presidente dell'ENS.
In qualità di Presidente dell’Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordi – Onlus, che tutela e rappresenta le persone sorde in Italia ex lege 12 maggio 1942, n. 889 e 21 agosto 1950, n. 69, mi trovo costretto a replicare al consueto articolo a firma di Antonio Cotura “Perché quel Testo Unico non va bene” pubblicato su Superando. Siamo avvezzi a leggere queste bordate contro qualsiasi iniziativa legislativa, progetto, attività in cui venga menzionata la lingua dei segni, anche se si tratta di risultati di battaglie condotte dalle persone sorde stesse, ma non è superfluo ribadire alcuni concetti.
In primis ben venga il dibattito, sempre promosso dall’ENS in qualsiasi contesto, che sia un’assemblea, un raduno di piazza o un tavolo di lavoro istituzionale, ma che venga fatto con trasparenza e di persona nelle sedi opportune. Siamo stanchi di questo gettare fango sul lavoro delle persone attraverso i media e i social network, affiancato dalla completa assenza di volontà di confronto e dalla cronica povertà di proposte costruttive.
Il testo attuale AC 4679 ha avviato il suo iter nel 2013 ed è frutto di un meticoloso lavoro di unificazione e limatura di numerose proposte di legge relative all’abbattimento delle barriere della comunicazione e al riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana, un testo che sin dall’inizio è stato elaborato per rispettare il principio del diritto alla libertà di scelta da parte della persona sorda e della propria famiglia, e tale principio è il motore che anima l’intera Legge. Lo Stato si deve fare garante dell’accessibilità di ambienti, servizi, risorse e della presenza e possibilità di poter scegliere le tecnologie e le modalità di comunicazione e interazione che per ogni persona sorda è più confacente al proprio percorso educativo e di vita.
Se tale proposta di legge è stata, come si riporta nell’articolo, “accolta con molto favore ed enfasi” da varie componenti della nostra società, forse è il caso di pensare che sia una buona proposta, sempre perfettibile come tutte le proposte. Premesso che la Fiadda non rappresenta in nessun modo le persone sorde - che vivono la disabilità sulla propria pelle - ed è per lo più composta da pochi familiari, le critiche che questa muove sono come sempre evanescenti. A noi sembra che sia questo articolo ad essere confuso, non il testo di legge. Nei primi tre paragrafi ci viene semplicemente detto che nella proposta sono contenute molte cose, il che non appare poi così negativo.
Entrando nello specifico, viene da domandarsi se il testo sia stato veramente letto. Ad es. circa il fatto che la risoluzione delle criticità degli alunni sordi a scuola sia affidata all’introduzione di interpreti LIS “a prescindere dalla loro assoluta mancanza di conoscenze pedagogiche e didattiche, tanto per promuovere l’insegnamento LIS agli alunni udenti affinché essi aiutassero pretestuosamente i compagni sordi”. L’art. 5 del testo relativo all’inclusione scolastica ha l’obiettivo di “garantire…i servizi volti al sostegno e all’inclusione…dell’insegnante di sostegno, dell’assistente alla comunicazione nel caso di alunni sordi e dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione nel caso di alunni sordociechi, dell’interprete in LIS e LIS tattile, di ausili tecnologici e di altre risorse e operatori che assicurino la piena partecipazione e l’accessibilità alle attività scolastiche ed extra-scolastiche”. Cosa che ora non accade.
Inoltre si tiene “conto delle esigenze d’insegnamento della LIS e della LIS tattile agli studenti sordi, con disabilità uditiva in genere e sordociechi che abbiano optato per queste lingue”: nessun compagno udente che aiuta compagni sordi, per quanto tale scenario inclusivo che tanto spaventa la Fiadda sia altamente auspicabile, già frutto del lavoro di eccellenza di numerose scuole con esperienze di bilinguismo Italiano/LIS.
Il testo poi si fa carico di assicurare proprio che le figure professionali che operano a diretto contatto con gli alunni sordi e con cittadine e cittadini adulti poi, seguano percorsi di formazione di qualità, garantiti e controllati dalla Pubblica Amministrazione. Nello stesso articolo leggiamo infatti “Al fine di disporre di professionisti debitamente qualificati per l’insegnamento della LIS e della LIS tattile e per i differenti ruoli di assistente alla comunicazione, di assistente all’autonomia e alla comunica-zione e di interprete in LIS e LIS tattile … con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca…sono determinati gli standard nazionali dei percorsi formativi per l’accesso a tali professionalità …”.
Peraltro se la Legge 104/92 garantisse già tutti i principi contenuti nel testo AC4679 non assisteremmo alle innumerevoli criticità che ogni anno impediscono l’accesso a scuola degli alunni sordi, perché mancano norme e procedure chiare su modalità, tempi, responsabilità della presenza degli Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione, figure fondamentali per gli studenti sordi, qualsiasi sia il loro tipo di background e scelta linguistico-comunicativa.
Cotura poi continua a parlare di mistificazioni, ci racconta che non gli garbi neanche il titolo della proposta di legge – peraltro deciso dalla stessa Commissione Affari Costituzionali – e tantomeno l’estensione di possibili benefici a una più ampia platea di persone con disabilità uditiva. Ovvero, se con l’approvazione del testo un museo o nelle stazioni ferroviarie o nell’ambito di una campagna informativa sulla salute per i cittadini verranno realizzati dei video sottotitolati, questi dovrebbero andare a beneficio solo di una parte della popolazione. Non riteniamo che tale approccio sia molto inclusivo.
Nella seconda parte l’articolo, oltre a ripetere che il testo di legge mistifica la realtà, come se quella associazione fosse detentrice assoluta dell’unica visione possibile sulla sordità, cosa smentita dai fatti, attacca anche il concetto di bilinguismo in quanto è “problematico e non facilita affatto l’aumento di competenza linguistica”, in barba a tutta la letteratura presente sull’argomento e alle esperienze di chi è cresciuto con esperienze di bi- e multilinguismo - dentro e fuori il mondo della sordità – acquisendo competenze straordinariamente ricche e complesse.
In conclusione l’articolo ci dice che certamente non si intende “andare contro chi si trova nel bisogno di usare la LIS come modalità per comunicare” ed emerge come di consueto lo spettro dei sordi come minoranza linguistica, di cui il testo non fa menzione, e che rievoca quella paura della lingua dei segni per cui rimandiamo ad altri approfondimenti (si veda, ad es. il numero speciale “Chi ha paura della lingua dei segni?” della rivista di Psicologia Clinica e dello Sviluppo n. 3, 2014: https://www.rivisteweb.it/doi/10.1449/78367).
E se per la Fiadda lo status quo va bene così non gettasse fango, almeno, su di un testo di legge che ha proprio l’obiettivo di andare oltre anacronistiche divisioni e garantire accessibilità, declinata sulla base delle esigenze di ciascuna persona con disabilità.
Se vogliamo dimenticare che la Convenzione ONU – esplicitando subito (art. 2) che per linguaggio si intendono “le lingue parlate e la Lingua dei Segni, come pure altre forme di espressione non verbale”, in diversi passaggi (art. 9 “Accessibilità”; art. 21 “Libertà di Espressione e Opinione, ed Accesso all’informazione”; art. 24 “Istruzione”; art. 30 “Partecipazione alla Vita Culturale, Ricreativa, al Divertimento e allo Sport”)- impegna gli Stati a riconoscere, promuovere, tutelare, diffondere, facilitare l’utilizzo delle lingue dei segni presenti nei Paesi che, come l’Italia, l’hanno ratificata, almeno non dimentichiamoci delle richieste delle persone disabili.
L’articolo cui replichiamo di fatto non solo ripete le stesse cose dette dallo stesso autore nel novembre 2014, sullo stesso sito, senza fornire nessuna proposta concreta ma soprattutto, ed è la cosa che più deprime, dimenticando che dietro le intenzioni di questo testo – perfettibile come ogni testo scritto da esseri umani - non vi è un lavoro da salotto, ma l’impegno e le voci di migliaia di persone sorde che sono scese in piazza dal 2014 ad oggi con sit in di protesta di fronte al Parlamento, petizioni e imponenti manifestazioni in occasione delle Giornate Mondiali del Sordo dell’ultimo quadriennio.
Forse è il momento di ascoltare queste voci.