Source: https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/omologa-accordi-ristrutturazione-il-privilegio-preteso-da-mcc-in-caso-di-surroga
Timestamp: 2018-09-24 07:10:23+00:00
Document Index: 23403465

Matched Legal Cases: ['art. 1203', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 1203', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 1203', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 23', 'art. 8']

OMOLOGA ACCORDI RISTRUTTURAZIONE: il privilegio preteso da MCC in caso di surroga - Expartecreditoris
Nota di commento a cura dell’Avv. Corrado Allora Abbondi del Foro di Milano
Quando la banca beneficiaria escute la garanzia nei confronti del Gestore/mandatario del Fondo, il gestore si surroga ex art. 1203 c.c. nella posizione della banca originaria finanziatrice (nel caso di specie chirografaria). Pur trattandosi di garanzia diretta prestata dal Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (Fondo PMI), fondo istituito ex art. 2, comma 100, l. 662/96 e s.m. […] il diritto del Gestore non è altro che una surroga legale nei diritti dell’originario creditore.
In caso di surroga legale da parte del creditore che ha pagato altro creditore, una eventuale ragione di privilegio, come impropriamente indicato dall’art. 9 d.lg. 123/98, sarebbe in contrasto con i principi che regolano la surroga nei diritti del creditore, perché attribuirebbe (in violazione dell’art. 1203 c.c.) al garante che soddisfa il creditore surrogato una qualità del credito poziore rispetto a quella che aveva il credito del creditore originario. Né può, nel caso di specie, essere invocato il privilegio di cui all’art. 8-bis, comma 3, l. n. 33/2015.
Non può essere invocato il privilegio di cui all’art. 8-bis, comma 3, l. n. 33/2015, disposizione entrata in vigore in data 24.03.2015, in quanto norma innovativa, di natura non interpretativa e non retroattiva, come da questo ufficio già statuito (Trib. Milano, 17 marzo 2016, data decisione), in quanto la suddetta disposizione non viene qualificata quale disposizione interpretativa, né tanto meno di interpretazione autentica ed in considerazione del fatto che la suddetta disposizione non può ritenersi di interpretazione autentica neanche in termini sistematici, non solo per la formulazione della stessa, ma anche perché non vi era un vero e proprio contrasto in giurisprudenza sull’interpretazione della disposizione istitutiva del diritto di surroga (art. 9 d.lg. 123/98), essendo tale privilegio negato dalla maggior parte della giurisprudenza di merito, compreso questo ufficio.
Questi sono i principi espressi dal Tribunale di Milano Pres. Palucowski, Rel D’Acquino con decreto del 1 marzo 2018 che ha confermato il suo orientamento in merito alla (corretta) qualifica di credito chirografario per tutte quelle posizioni vantate da MCC in surroga ex art. 1203 c.c. nei confronti dei precedenti creditori chirografari ed i relazione a rapporti sorti prima del 2015.
In primo luogo la ricorrente ha rilevato e documentato come i crediti garantiti da MCC sono però sorti in date antecedenti all’entrata in vigore della citata disposizione e in finanziamenti erogati da due Istituti a favore della ricorrente nel 2010 e nel 2013 senza che nessuno di tali finanziamenti fosse assistito da garanzia ipotecaria o da privilegio legale o convenzionale alcuno.
Sulla base di tali elementi la ricorrente ha qualificato come chirografari i crediti vantati da MCC in quanto (i) non potrebbero essere qualificati diversamente da come erano originariamente inquadrati (chirografari) i crediti concessi a titolo di finanziamento da parte delle due banche; (ii) la disciplina di cui all’art. 9 co. 5 D.lgs 123/1998 non risulta applicabile ai suddetti crediti previsti dalla Legge 662/1996, in quanto nessun rinvio recettizio a dette norme e nessun richiamo a quel Fondo è contenuto in quella e altre disposizioni del suddetto decreto legislativo, come dimostrato da ampia giurisprudenza in merito (tra tutte vedasi il Decreto del 3 luglio 2014 del Tribunale di Milano); e (iii) anche il disposto di cui all’art. 8 bis L. 33/2015 non è applicabile al caso di specie non essendo applicabile l’estensione del privilegio per crediti sorti ampiamente prima dell’emanazione della norma che dispone tale privilegio, non avendo e non potendo avere la stessa norma alcuna efficacia retroattiva.
1. la suddetta disposizione non viene qualificata quale disposizione interpretativa, né tanto meno di interpretazione autentica;
2. la suddetta disposizione non può ritenersi di interpretazione autentica neanche in termini sistematici, non solo per la formulazione della stessa, ma anche perché non vi era un vero e proprio contrasto in giurisprudenza sull’interpretazione della disposizione istitutiva del diritto di surroga (art. 9 d. lg. 123/98), essendo tale privilegio negato dalla maggior parte della giurisprudenza di merito, compreso questo ufficio.”
Sul punto però la parte ricorrente ha fornito ulteriori elementi a supporto della qualifica dell’art. 8 bis legge 33/2015 e della sua natura innovativa che quindi non permette una applicazione retroattiva del suo contenuto, richiamando in primo luogo una recente sentenza della Corte Costituzionale (Corte Cost., sentenza 13 luglio 2017, n. 176) che ha confermato come le “disposizioni che introducono nuovi privilegi non possono essere retroattive”.
La Corte Costituzionale afferma che l’applicazione immediata delle nuove disposizioni in materia di privilegi viola sia i principi di uguaglianza e di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost., sia l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’art. 6 CEDU, in considerazione del pregiudizio che la nuova disposizione arreca alla tutela dell’affidamento legittimo e della certezza delle situazioni giuridiche, in assenza di motivi imperativi di interesse generale costituzionalmente rilevanti, che possano giustificare la applicazione retroattiva della nuova norma. Partendo da quanto disposto dalla Corte Costituzionale (in merito all’art. 23, comma 39, d.l. n. 98 del 2011) il medesimo principio può essere applicato all’art. 8 bis legge 33/2015, facendo peraltro emergere dubbi circa la corretta qualifica di norma di interpretazione autentica, che permetterebbe una applicazione retroattiva, in violazione dei principi costituzionali in merito.
Sino ad ora la Corte Costituzionale ha affrontato ripetutamente l’incidente di costituzionalità relativo alla retroattività delle norme di legge e, pur nella varietà delle fattispecie, l’orientamento seguito dalla Consulta non ha mai lasciato spazio ad equivoci di sorta.
La possibilità quindi di introdurre norme che abbiano efficacia retroattiva è stata riconosciuta dalla Corte Costituzionale, con il solo limite che le stesse non contrastino con altri diritti o valori garantiti dalla medesima carta costituzionale, che la stessa Corte individua: a) nel rispetto del principio generale di ragionevolezza, che si riflette nel divieto di introdurre ingiustificate disparità di trattamento; b) nella la tutela dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti quale principio connaturalo allo Stato di diritto; c) nella coerenza e nella certezza dell’ordinamento giuridico; d) nel rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario (Corte Costituzionale Sentenza 170/2013).
Numero Protocolo Interno : 165/2018