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Timestamp: 2020-08-08 00:07:33+00:00
Document Index: 108528678

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 27', 'art. 34', 'art. 27', 'art. 67', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 93', 'art. 27']

Voce: Soggetti pubblici > Operazioni di trattamento dei dati > Comunicazione e diffusione > Casi particolari > Anagrafe e stato civile
Pubblica amministrazione - Richiesta di accesso ai dati anagrafici - 3 settembre 1998 [41730]
SOGGETTI PUBBLICI > Operazioni di trattamento dei dati > Comunicazione e diffusione > Casi particolari > Anagrafe e stato civile
La legge n. 675/1996 non ha modificato né la normativa concernente la tenuta dei registri dello stato civile, né quella relativa alle anagrafi della popolazione, così come rispettivamente delineate dal r.d. n. 1238/1939, dal codice civile, dalla legge n. 1228/1954, dal d.P.R. n. 223/1989 e dalla legge n. 127/1997. Pertanto, ai sensi dell´art. 27, commi 2 e 3 della legge n. 675/1996, è lecito il rilascio a terzi, da parte del Comune, di certificazioni anagrafiche, purché risultino osservati i limiti stabiliti in materia dagli artt. 33, 34 e 35 del d.P.R. n. 223/1989; al contrario, deve ritenersi illegittima la prassi di un Comune di fornire dati ed elenchi a terzi (nel caso di specie i nominativi dei nati e dei deceduti nel territorio comunale alle redazioni dei giornali locali) al di fuori delle modalità previste dalla disciplina dei registri dello stato civile, degli atti anagrafici o di altra normativa.
Secondo la normativa sugli atti anagrafici, l´ufficiale di anagrafe deve rilasciare, a chiunque ne faccia richiesta, fatte salve le limitazioni di legge, soltanto i "certificati concernenti la residenza e lo stato di famiglia" degli iscritti (art. 33 del d.P.R. n. 223/1989), e può comunicare i dati, in forma aggregata ed anonima, agli interessati che ne facciano richiesta per fini statistici e di ricerca; può, infine, rilasciare elenchi degli iscritti alle amministrazioni pubbliche che ne facciano motivata richiesta, per esclusivo uso di pubblica utilità (art. 34, commi 1 e 2 del d.P.R. n. 223/1989). Considerato che, ai sensi dell´art. 27, comma 3 della legge n. 675/1996, i soggetti pubblici possono comunicare dati personali a privati solo quando tale operazione è prevista da puntuali norme di legge o di regolamento, risulta legittimo il diniego opposto da un Comune alla richiesta di un partito politico di ottenere l´elenco dei "capi famiglia" residenti nel territorio comunale, corredato dei relativi indirizzi.
Garante 3 settembre 1998, in Bollettino n. 6, pag. 137 [doc. web n. 41730]
La normativa sugli atti anagrafici prevede la possibilità per l´ufficiale di anagrafe di rilasciare, anche periodicamente, elenchi di iscritti nell´anagrafe della popolazione residente alle amministrazioni pubbliche che ne facciano motivata richiesta, "per esclusivo uso di pubblica utilità" (art. 34, comma 1 del d.P.R. n. 223/1989). Ne consegue che, in conformità con la speciale disciplina prevista per i soggetti pubblici dall´art. 27, comma 2 della legge n. 675/1996, i comuni possono comunicare alla A.S.L. tali elenchi al fine di effettuare uno screening dei tumori, provenendo la richiesta da un soggetto pubblico per un fine di pubblica utilità.
La circostanza che l´iscrizione nell´elenco degli elettori dei Comites, di per sé soggetta a pubblicità, venga effettuata d´ufficio sulla base degli schedari istituiti a norma dell´art. 67 del d.P.R. n. 200/1967 (c.d. anagrafe consolare), non consente un´estensione del medesimo regime di conoscibilità in favore di detti schedari, ostandovi non solo il dettato normativo di cui alla legge n. 205/1985, ma anche la disciplina fissata dall´art. 27, comma 3 della leggen. 675/1996 che, in relazione al trattamento dei dati in ambito pubblico, consente la comunicazione a terzi solo in presenza di una puntuale disposizione di legge o di regolamento.
La legge n. 675/1996 non modifica espressamente la normativa relativa ai registri dello stato civile e alla disciplina degli atti anagrafici, ne innova in materia di pubblicazioni di matrimonio, stabilendo, però, all´art. 27, comma 3, che la comunicazione e la diffusione da parte di soggetti pubblici a privati o a enti pubblici economici sono ammesse solo se previste da norme di legge o di regolamento.
Garante 17 febbraio 2000, in Bollettino n. 11/12, pag. 20 [doc. web n. 38969]
La diffusione, da parte degli uffici comunali, dei dati mediante affissione all´albo pretorio delle pubblicazioni matrimoniali è lecita anche dopo l´entrata in vigore della legge n. 675/1996, in quanto l´art. 93 c.c., che fissa un obbligo in tal senso a carico dell´ufficiale di stato civile, rappresenta una delle disposizioni che, ai sensi dell´art. 27, comma 3 della legge, rende legittima la pubblicazione diretta a rendere nota la volontà dei nubendi di contrarre matrimonio e a consentire agli interessati di manifestare eventuali opposizioni. Dette pubblicazioni, comunque, visionabili da chiunque e, eventualmente, anche riferibili da parte degli organi di stampa, non possono essere comunicate o diffuse da parte dell´ufficiale di stato civile al di fuori dei modi previsti dalla normativa in materia.
È illegittima la prassi di un comune di comunicare i dati personali dei cittadini residenti fuori dai casi e dei termini previsti dalla normativa in materia anagrafica (nella specie, all´esito di accertamenti ispettivi l´Autorità ha rilevato, e vietato, la prassi illegittima del comune di consentire l´accesso ai dati a soggetti privati non autorizzati per finalità commerciali).