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Timestamp: 2020-05-28 06:30:27+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25262 del 09/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25262 del 09/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 09/12/2016, (ud. 04/10/2016, dep. 09/12/2016), n.25262
sul ricorso 13266/2014 proposto da:
PAM PANORAMA S.P.A., (già SUPERMERCATI PAM S.P.A.) P.I. (OMISSIS),
domiciliata in ROMA, VIA MONTE ZEBIO 37, presso lo studio
dell’avvocato ALESSANDRO GRAZIANI, che la rappresenta e difende
unitamente agli avvocati MARIO SCOPINICH, MAURIZIO OLIVETTI, giusta
avverso la sentenza n. 559/2013 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
depositata il 26/11/2013 r.g.n. 1204/2012;
04/10/2016 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;
Con sentenza n. 559/2013, depositata il 26/11/2013, la Corte di appello di Venezia respingeva il gravame proposto da Pam Panorama S.p.A. e confermava la sentenza di primo grado, con la quale il Tribunale di Vicenza, pronunciando in via definitiva sul ricorso di D.C.V. per la dichiarazione di illegittimità del licenziamento alla stessa intimato il 25/9/2007, aveva condannato la società al risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni globali di fatto dal giorno del recesso a quello dell’effettiva reintegrazione, detratto l’aliunde perceptum come da CUD ed estratti previdenziali.
La Corte rilevava innanzitutto come la lettera di impugnazione del licenziamento e la richiesta di conciliazione avanti alla DPL recassero la data rispettivamente del 13/11 e del 26/11/2007 e il ricorso giudiziale fosse stato depositato il 3/6/2008; osservava poi come il lavoratore, una volta assolto l’onere di proporre tempestivamente la domanda giudiziale per ottenere l’annullamento del recesso illegittimo, non fosse soggetto ad ulteriori oneri di diligenza, costituiti dalla ricerca di un nuovo lavoro, i quali dovevano considerarsi eccedenti l’ambito di una pur doverosa cooperazione che la parte deve prestare, nell’esercizio del proprio diritto, per evitare danni alla controparte: con la conseguente irrilevanza, ai fini della determinazione dell’ammontare del risarcimento, del tempo trascorso tra l’impugnazione del licenziamento e il successivo deposito del ricorso giudiziale.
Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza la società con unico motivo; la lavoratrice è rimasta intimata.
Con unico motivo la ricorrente, deducendo omessa e/o insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ex art. 360 c.p.c., n. 5, censura la sentenza impugnata per avere la Corte di appello trascurato di considerare che la lavoratrice non aveva proposto una tempestiva domanda giudiziale e per essere pervenuta ad escludere un comportamento di colpevole inerzia della stessa sulla base di un inadeguato procedimento logico.
Esso, infatti, non si conforma allo schema normativo del nuovo art. 360 n. 5 c.p.c., quale risultante dalla modifica introdotta con il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134, n. 5, pur in presenza di sentenza di appello depositata in data 26/11/2013 e, pertanto, in data posteriore all’entrata in vigore della novella legislativa (11 settembre 2012).
Come precisato da questa Corte a Sezioni Unite con le sentenze 7 aprile 2014 n. 8053 e n. 8054, l’art. 360 n. 5, così come riformulato, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia); con la conseguenza che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decìsività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie. Nella specie, è peraltro di tutta evidenza che il fatto della correlazione temporale tra il ricorso in giudizio per la dichiarazione di illegittimità del licenziamento e la lettera di impugnazione (stragiudiziale) dello stesso ha formato oggetto di esame nella sentenza impugnata, che ricostruisce e precisa, anche nelle date rispettive, la sequenza degli atti posti in essere dalla lavoratrice a tutela del proprio diritto, traendone conseguenze, sul piano giuridico, conformi a Cass. n. 11786/2002 e a Cass. n. 21066/2007, richiamata in motivazione e relativa a fattispecie sovrapponibile alla presente.