Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23665-del-10-10-2017
Timestamp: 2020-06-07 10:40:14+00:00
Document Index: 62207645

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Sentenza Cassazione Civile n. 23665 del 10/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23665 del 10/10/2017
Cassazione civile, sez. III, 10/10/2017, (ud. 18/07/2017, dep.10/10/2017), n. 23665
sul ricorso 3647-2016 proposto da:
D.M.D., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE DI
PIETRA PAPA 21, presso lo studio dell’avvocato MAURO LONGO, che lo
avverso la sentenza n. 42633/2015 del GIUDICE DI PACE di ROMA,
PEPE ALESSANDRO che ha concluso per l’improcedibilità o in
subordine accoglimento motivi 1 e 2.
1. Con sentenza del 4 novembre 2015 il Giudice di pace di Roma, adito da D.M.D. con opposizione al precetto che gli era stato notificato il 31 dicembre 2013 per la somma di Euro 2614,46 da Allianz S.p.A. in relazione alla condanna nei suoi confronti pronunciata dalla sentenza del Giudice di pace di Roma n. 28432/2013 alla rifusione delle spese di lite – nella misura di Euro 1000, oltre a spese generali, Iva e CPA – e alla sanzione ex art. 96 c.p.c., u.c. – nella misura di Euro 500, oltre interessi legali dalla pronuncia al saldo -, riqualificata l’opposizione come opposizione agli atti esecutivi, ne dichiarava conseguentemente la tardività, rigettandola e condannando l’opponente a rifondere a controparte le spese.
2. Ha presentato ricorso il D.M. sulla base di quattro motivi, illustrati anche in memoria.
Il primo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 615 e 617 c.p.c., adducendo che l’opposizione era stata proposta avverso errori presenti nell’atto di precetto e che l’opposizione agli atti esecutivi concerne i casi di mancata o inesatta indicazione del titolo o mancata indicazione della somma dovuta, mentre l’opposizione ex art. 615 c.p.c. riguarda il diritto a procedere ad esecuzione forzata per difetto originario o sopravvenuto di titolo esecutivo o di pignorabilità dei beni. Nel caso di specie sarebbe stata quindi proposta una opposizione ex art. 615 c.p.c., onde errata e illogica sarebbe la dichiarazione della sua tardività.
Il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.M. n. 585 del 1994 e del D.M.n. 140 del 2012 quanto alle spese indicate nel precetto, non essendo applicabile, come ritenuto invece dal giudice di merito, il D.M. n. 585 del 1994.
Il terzo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 479 e 306 c.p.c. quanto alla rinuncia al precetto, alla notifica di un nuovo precetto e alla non rinuncia all’azione esecutiva, adducendo che la rinuncia al precetto non richiede accettazione di controparte e non determina cessazione della materia del contendere, per cui il giudice di merito avrebbe dovuto condannare controparte ai sensi degli artt. 91 e 96 c.p.c..
Il quarto motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c., in quanto vi sarebbero state comunque “ampie e giustificate ragioni” per compensare le spese di lite, in considerazione della particolare complessità e della novità delle questioni trattate.
Non si difende l’intimata Allianz S.p.A..
Deve anzitutto rilevarsi che la sentenza impugnata fu pubblicata il 4 novembre 2015 e che nell’incipit del ricorso si afferma che sarebbe stata notificata il 29 dicembre 2015. Risulta altresì che il ricorso è stato notificato a mezzo PEC il 27 gennaio 2016, per cui, qualora la sentenza fosse stata notificata appunto il 29 dicembre 2015, sarebbe tempestivo in rapporto al termine breve dei sessanta giorni stabilito dall’art. 325 c.p.c., comma 2, che per la fattispecie di ricorso per cassazione decorre, ex art. 326 c.p.c., comma 1, dalla notifica della sentenza. Peraltro il ricorrente non ha prodotto copia autentica della sentenza con relata di notifica, e tale copia non è risultata comunque reperibile negli atti.
Premesso che i termini che il codice di rito concede per proporre ricorso per cassazione sono entrambi perentori, deve osservarsi, allora, che se il ricorrente adduce che la sentenza impugnata gli è stata notificata, la sua dichiarazione riveste in effetti una valenza confessoria ai fini processuali, impedendo di applicare, per valutare la tempestività della impugnazione, il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c. (cfr. S.U. ord. 16 aprile 2009 n. 9005). Pertanto, il giudicante dovrà in tal caso procedere all’accertamento della osservanza del termine breve concesso dalla legge per l’esercizio del diritto di impugnazione. Tuttavia, pregiudiziale alla valutazione della tempestività, id est dell’ammissibilità del ricorso, va ritenuta la valutazione della procedibilità dello stesso sotto il profilo dell’adempimento dell’onere del deposito della copia autentica della sentenza impugnata con relazione di notifica nel rispetto dell’art. 369 c.p.c. (v. ancora S.U. ord. 16 aprile 2009 n. 9005).
A proposito di quest’ultimo profilo sono intervenute assai recentemente le Sezioni Unite con sentenza n. 10648 del 2 maggio 2017. Come nel caso di specie, quello esaminato dalle Sezioni Unite concerneva un ricorso per cassazione avverso una sentenza che il ricorso stesso, nel suo incipit, dichiarava essere stata notificata al ricorrente in una data che, se fosse stata realmente quella della notifica, avrebbe reso tempestivo e quindi ammissibile il ricorso. E come nel caso di specie, il ricorrente non aveva prodotto una copia autentica della sentenza impugnata con la relazione di notifica. In tale caso, tuttavia, si rinveniva agli atti una copia del genere in quanto prodotta da parte resistente. Le Sezioni Unite hanno pertanto riconosciuto che, seguendo l’insegnamento fino ad allora da esse impartito (S.U. ord. 16 aprile 2009 n. 9005, cit., e prima ancora S.U. 25 novembre 1998 n. 11932), il ricorso sarebbe stato improcedibile ex art. 369 c.p.c., non sussistendo equipollenti idonei ad esonerare dall’adempimento dell’onere di deposito previsto dallo stesso art. 369, ma altresì hanno deciso, alla luce di rilievi sistematici e tenendo in conto pure la normativa sovranazionale, di superare quelli che hanno definito “rigori formalistici”, affermando che non è “possibile applicare la sanzione dell’improcedibilità allorquando il documento mancante sia nella disponibilità del giudice per opera della controparte o perchè la documentazione sia stata acquisita mediante l’istanza di trasmissione del fascicolo d’ufficio”.
Si è pertanto verificato se agli atti, nel caso in esame, è rinvenibile una copia autentica della sentenza con relata di notifica, ma l’esito – come già si anticipava – è stato negativo. Assorbendo ogni altro profilo, in conclusione, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2. Non vi è luogo a pronuncia sulle spese processuali, l’intimata non essendosi difesa.
Sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art..
Dichiara improcedibile il ricorso e dichiara non luogo a pronuncia sulle spese processuali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.