Source: https://www.quagliarella.com/revoca-dichiarazione-improduttivita-avviso-accertamento/
Timestamp: 2020-06-04 07:40:21+00:00
Document Index: 24454924

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 24', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ']

﻿ La revoca e dichiarazione di improduttività di effetti giuridici dell’avviso di addebito
2020-03-24T08:43:53+00:00
Nella pendenza di un ricorso avverso un avviso di accertamento redatto ai fini IRPEF-IRAP-IVA, notificato dall’Agenzia delle Entrate, non è possibile che l’INPS notifichi un avviso di addebito per somme aggiuntive e per maggiori contributi ritenuti dovuti in virtù dell’accertamento, gravate da sanzioni e interessi di mora.
Questo principio è stato affermato dal Tribunale di Cassino in data 7 marzo 2019, riconoscendo la mancanza assoluta di presupposti per l’iscrizione a ruolo da parte dell’Inps di maggiori contributi, nonché improcedibilità dell’avviso a seguito del ricorso avverso l’avviso di accertamento.
Per l’iscrizione a ruolo dei crediti degli enti previdenziali, l’art. 24 del D.Lgs. n. 46/99, al co. 3, prevede che “Se l’accertamento effettuato dall’ufficio è impugnato davanti all’ autorità giudiziaria, l’iscrizione a ruolo è eseguita in presenza di provvedimento esecutivo del giudice”, mentre al successivo co. 4 prevede che, “…In caso di gravame amministrativo contro l’accertamento effettuato dall’ufficio, l’iscrizione a ruolo è eseguita dopo la decisione del competente organo amministrativo e comunque entro i termini di decadenza previsti dall’articolo 25”.
Già la Corte di Cassazione ha stabilito un principio di diritto particolarmente importante in base al quale “…in materia d’iscrizioni a ruolo dei crediti degli enti previdenziali il D. Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 3, il quale prevede la non iscrivibilità a ruolo del credito previdenziale sino a quando non vi sia provvedimento esecutivo del giudice qualora l’accertamento su cui la pretesa creditoria si fonda sia impugnato davanti all’autorità giudiziaria, va interpretato nel senso che l’accertamento, cui la norma si riferisce, non è solo quello eseguito dall’ente previdenziale, ma anche quello operato da altro ufficio pubblico, come l’Agenzia delle Entrate, né è necessario, ai fini di detta non iscrivibilità a ruolo, che, in quest’ultima ipotesi, l’INPS sia messo a conoscenza dell’impugnazione dell’accertamento davanti all’autorità giudiziaria anche quando detto accertamento è impugnato davanti al Giudice tributario”
In base a tale decisione l’INPS non può emettere l’avviso di addebito prima della conclusione della controversia dinanzi la Commissione Tributaria. Lo stesso art. 25 del D. Lgs n. 46/99, al co. 2, prevede infatti che “…Dopo l’iscrizione a ruolo l’ente, in pendenza di gravame amministrativo, può sospendere la riscossione con provvedimento motivato notificato al concessionario ed al contribuente. Il provvedimento può essere revocato ove sopravvenga fondato pericolo per la riscossione”.
Anche la sentenza n. 4032/2016, nella quale la Cassazione ha affermato che “L’iscrizione a ruolo dei crediti degli enti previdenziali è subordinata, ai sensi dell’art. 24, co 3, del d.lgs. n. 46 del 1999, all’emissione di un provvedimento esecutivo del giudice ove l’accertamento su cui la pretesa creditoria si fonda sia impugnato davanti all’autorità giudiziaria, senza distinguere se esso sia eseguito dall’ente previdenziale ovvero da altro ufficio pubblico e senza richiedere la conoscenza, da parte dell’ente creditore, dell’impugnazione proposta”.
L’orientamento è stato seguito anche dalle Corti territoriali in pronunce relative alla validità dell’avviso di addebito emesso a seguito di avviso di accertamento e in pendenza di ricorso al Giudice Tributario, tra le quali la sent. n. 1353/2015 Tribunale di Milano, n. 144/2016 del Tribunale di Parma, n. 156/2016 Tribunale di Rimini, n. 3571/2017 e 196/2018 Tribunale di Lecce. Analogamente, la recente sentenza n. 181/18 del Tribunale di Lucca ha specificato che è illegittimo l’avviso che richiama un precedente avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate impugnato dal medesimo ricorrente.
Da ultimo, il Tribunale di Catania, con la recente pronuncia n. 669/2019, nel pronunciarsi su un caso analogo a quello sottoposto alla nostra attenzione, (nel quale il ricorrente, già prima dell’emissione dell’avviso di addebito impugnato aveva proposto ricorso alla Commissione Tributaria avverso l’accertamento effettuato dall’Agenzia delle Entrate, posto a fondamento dell’avviso di addebito opposto), concludeva affermando che “…Tale impugnazione costituisce un impedimento legale alla iscrizione a ruolo del credito contributivo scaturente dall’accertamento, con la conseguenza che la stessa, essendo comunque stata eseguita, va considerata illegittima e annullata, e ciò a prescindere dall’eventuale esito del giudizio tributario.”
In pendenza del ricorso anche se non ancora divenuto definito, Il ricorrente si vedeva notificare avviso di addebito per somme aggiuntive per maggiori contributi ritenuti dovuti in virtù dell’accertamento già notificatogli dall’Agenzia delle Entrate e al riguardo, produceva in giudizio copia del ricorso avverso l’avviso di accertamento depositato presso la Commissione Tributaria Prov.le con relativa ricevuta di iscrizione a ruolo, nonché copia dell’avviso di trattazione per l’udienza.
Provava, in tal modo, che alla data di formazione dell’avviso di addebito da parte dell’INPS, notificatogli in data 2 gennaio 2018, era già pendente il ricorso avverso l’avviso di accertamento compiuto dall’Agenzia delle Entrate presso la Commissione Tributaria Prov.le (depositato il 5 settembre 2017).
La difesa dell’INPS è stata solo formale in quanto eccepiva l’inammissibilità dell’opposizione all’avviso di addebito per tardività della contestazione, per essere stato depositato il ricorso oltre il termine di 40 giorni dalla notifica dell’avviso di addebito, nonché la propria carenza di legittimazione passiva.
La prova documentale attestava invece che il termine di 40 giorni non era ancora decorso e di conseguenza, si ritiene che tale eccezione non meritava di essere accolta, stante la proposizione del ricorso avvenuta entro il termine di 40 giorni.
Analogamente, il Tribunale ha ritenuto che anche l’eccezione di carenza di legittimazione passiva dell’INPS non potesse trovare accoglimento in quanto, come già osservato nella pronuncia del Tribunale di Catania su richiamata (n. 669/2019), ”indipendentemente dal soggetto che ha proceduto alla iscrizione a ruolo, il predetto Ente è comunque il soggetto creditore dei contributi e somme aggiuntive pretese con gli avvisi di addebito opposti.”
Per quanto illustrato il ricorso è stato accolto, ma ciò che preme segnalare è che l’Inps nulla ha sostenuto per altri aspetti di invalidità del ricorso.
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