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Timestamp: 2017-01-16 19:10:14+00:00
Document Index: 128401172

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art.60', 'art.\n60', 'art. 17', 'art. 26', 'art.60', 'art.17', 'art. 60', 'art 26', 'art. 26', 'art. 60']

Risoluzione Agenzia Entrate n.75 del 14.09.2016 REGISTRAZIONE GRATUITA
Risoluzione Agenzia Entrate n.75 del 14.09.2016 Interpello ordinario Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212 - articolo
60, settimo comma, DPR 26 ottobre 1972, n.633 - limiti all’applicazione
dell’istituto della scissione dei pagamenti di cui all’art. 17 ter DPR 26
ottobre 1972, n.633 Con l'interpello specificato in
oggetto, concernente l'interpretazione dell'art.60 del DPR 633/1972, è stato
La società istante è un operatore
nazionale attivo nell'approvvigionamento, nella vendita di energia elettrica e
gas naturale, nella promozione e diffusione dell’utilizzo di energia pulita. In riferimento ai processi verbali di
constatazione, redatti a seguito di un'attività di controllo degli Uffici
finanziari, sulla base dei quali è stata contestata l’applicazione
dell'aliquota Iva ridotta alle forniture di energia elettrica e gas, rese nei
confronti di enti comunali che gestiscono scuole e di altri soggetti passivi di
imposta, la società istante, ha provveduto a prestare adesione ai suddetti
verbali ai sensi dell'articolo 5-bis del d.lgs. n. 218 del 1997 mediante il
pagamento di quanto imputato. La società fa presente che
intende avvalersi del diritto di rivalsa previsto dal comma settimo dell'art.
60 del D.P.R. 633/1972 e che fra i clienti vi sono soggetti che, a partire dal
primo gennaio 2015, rientrano nell'ambito applicativo di cui all'art. 17-ter
del D.P.R 633/1972 (c.d. scissione dei pagamenti). L'interpellante chiede quale sia
la corretta modalità per applicare il diritto alla rivalsa nel caso di un
cliente che operi in regime di scissione dei pagamenti. Evidenzia, infatti, che, in tal
caso, stante quanto precisato al punto 7 della circolare n.15/E del 13 aprile
2015 ("Nell'ipotesi in cui il fornitore, ricorrendo i presupposti di cui
dell'art. 26, del DPR n. 633 del 1972, emetta una nota di variazione in
aumento, torna sempre applicabile il meccanismo della scissione dei pagamenti
e, pertanto, la stessa dovrà essere numerata, indicare l'ammontare della
variazione e della relativa imposta e fare esplicito riferimento alla fattura
originaria emessa"), dovendo emettere la fattura di rivalsa in regime di
scissione dei pagamenti, si genera l'impossibilità di un effettivo incasso di
quanto addebitato da parte della società istante con conseguente doppio
pagamento dell'imposta: - il primo pagamento viene effettuato
dall'istante, che ha saldato con il modello F24, quanto risulta dall'atto di
definizione; - il secondo pagamento viene effettuato, invece,
dal cliente che ricevendo la fattura in modalità scissione, provvederà
all'ordinario versamento mensile. SOLUZIONE
INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE Nessuna
soluzione prospettata. PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE
Il contribuente chiede
chiarimenti in merito alla compatibilità dell'istituto della rivalsa
disciplinato dall'art.60, comma settimo, del DPR 633/72, in presenza di
accertamento a carico del prestatore/cedente, con l'istituto della scissione
dei pagamenti, nell'ipotesi in cui il committente/acquirente sia un ente
pubblico per cui trova applicazione la disciplina di cui all'art.17 ter del
medesimo decreto. Giova ricordare che il comma settimo
dell'art. 60 del DPR 633/72 (introdotto con l'articolo 93 del D.L. n.1 del 24
gennaio 2012) è stato inserito allo scopo di garantire la conformità delle
disposizioni interne ai principi di neutralità e di detrazione, previsti dalla
normativa comunitaria in termini di caratteristiche immanenti all'intero
sistema dell'imposta sul valore aggiunto. A questo fine è stata
riconosciuta la possibilità, per il contribuente che subisca l'accertamento per
un'IVA versata in misura inferiore, di riaddebitare la maggiore imposta così
accertata al proprio cessionario/committente a titolo di rivalsa. In caso
contrario, per effetto della rettifica operata in sede d'accertamento, l'IVA
resterebbe a carico del soggetto passivo verificato, in violazione del
principio di neutralità dell'imposta. Ciò premesso, come precisato
nella circolare n.1/E del 2015, la disciplina della scissione dei pagamenti
persegue la finalità di arginare l'evasione da riscossione dell'IVA,
nell'ambito delle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei
confronti delle pubbliche amministrazioni indicate dalla norma, trasferendo il
pagamento del debito IVA dal relativo fornitore in capo alle amministrazioni
stesse. Si tratta di un trasferimento in
termini di obbligo di versamento che non comporta la traslazione della
soggettività passiva. Tale circostanza legittima l'Amministrazione finanziaria
a contestare la maggiore imposta dovuta al fornitore che abbia emesso fattura
con errata applicazione dell'IVA. Il successivo versamento, da parte
di quest'ultimo, in sede di definizione dell'accertamento, vale a dissipare
qualsiasi pericolo e rischio di mancato incasso dell'imposta, sotteso, come
visto, al meccanismo dello split payment. Quanto alla eventuale
regolarizzazione della fattura, in termini di variazione in aumento
dell'imposta dovuta, ai sensi dell'art 26, comma 3, del D.P.R. 633/72, la
stessa circolare n.15/E del 2015, richiamata dal contribuente, fa espresso
riferimento alla diversa ipotesi in cui la regolarizzazione sia potenzialmente
effettuabile non essendo ancora avvenuto alcun pagamento relativo all'imposta
erroneamente esposta in fattura in misura inferiore. Nel citato documento di prassi,
infatti, la scrivente, ha inteso precisare, "che laddove la PA -
interessata dal meccanismo della scissione dei pagamenti - non abbia
corrisposto al fornitore l'Iva, da questi erroneamente addebitata, il fornitore
potrà procedere a "regolarizzare" tale comportamento con l'emissione
di apposita nota di variazione ex art. 26, terzo comma, del DPR n. 633 del 1972
e l'emissione di un nuovo documento contabile recante l'indicazione
"scissione dei pagamenti". Dunque è solo in questa ipotesi, in cui
risulta ancora effettuabile la regolarizzazione del pagamento, che la PA dovrà
provvedere al versamento dell'imposta addebitata secondo la disciplina dello
split payment. Come detto, la circostanza che
l'imposta sia stata già versata dal fornitore, a seguito di attività di
accertamento, modifica il contesto dei rapporti tra i soggetti passivi convolti
per via dell'anticipazione della riscossione del credito erariale che
contraddistingue gli atti di definizione agevolata con la conseguenza, nei
termini sopra descritti, di arginare l'evasione da riscossione dell'IVA posta a
giustificazione della disciplina della scissione dei pagamenti. In questo ambito torna
applicabile il richiamato principio di neutralità che informa il sistema
dell'imposta sul valore aggiunto in forza del quale il legislatore italiano ha introdotto
il settimo comma dell'art. 60 citato, nella considerazione che un soggetto
passivo non può, in alcun caso, restare inciso dal tributo, neppure in presenza
di contestazioni in sede di controllo. In base alla detta disposizione, come
illustrato in premessa, al contribuente è garantito il diritto di esercitare la
rivalsa a condizione di aver effettivamente pagato all'Erario l'imposta
accertata, le sanzioni e gli interessi. Per le su esposte ragioni si ritiene, quindi, che l'IVA relativa
all'accertamento definito dalla società istante, a seguito dell'avvenuto
pagamento delle somme dovute, in deroga alle ordinarie disposizioni in materia
di split payment, potrà essere addebitata in via di rivalsa, ai sensi
dell'articolo 60, settimo comma, del DPR n. 633 del 1972, anche in presenza di
soggetti per i quali ordinariamente trovano applicazione le regole della
scissione dei pagamenti. Altri utenti hanno acquistato
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