Source: https://www.diritto.it/gli-accordi-di-third-party-ownership-tpo-nel-calcio-professionistico/
Timestamp: 2018-07-20 12:58:21+00:00
Document Index: 107880580

Matched Legal Cases: ['art.18', 'art.18', 'sentenza ', 'art.2', 'art.18', 'art.18']

Per accordo di Third-party ownership (TPO) si intende un tipo di investimento che terze parti, non facenti parte dell’ordinamento sportivo (es. fondi di investimento, soggetti privati), effettuano acquisendo in tutto o in parte i diritti economici di sportivi professionisti, al fine di ricavare profitto da eventuali trasferimenti futuri di tali atleti. Queste pratiche risultano essere diffuse soprattutto nel calcio.
La rapida diffusione e l’utilizzo non sempre trasparente delle TPO è stata discussa a vari livelli all’interno della comunità calcistica internazionale. La FIFA ha coordinato le discussioni a livello internazionale, che si sono svolte in diversi comitati permanenti della FIFA, come il Football Committee, il Committee for Club Football and the Players’ Status Committee. È stato quindi creato un gruppo di lavoro con l’intento di studiare maggiormente il fenomeno delle TPO.
Diversi organismi calcistici nel mondo sono giunti a vietare le TPO (FIFA, ma anche FA Premier League) ritenendo queste pratiche una minaccia per l’integrità delle competizioni, per lo sviluppo dei giovani calciatori e per il vincolo troppo stretto e poco trasparente che si instaura tra i calciatori e la parte terza proprietaria del cartellino.
In sede FIFA si è pervenuti alla pubblicazione della Circolare 1464/2014[1] con la quale la FIFA comunicava alle varie Federazioni calcistiche nazionali ad essa associate che il Regolamento sullo Status e sui Trasferimenti dei Calciatori (RSTP – Regulations on the Status and Transfer of Players) sarebbe stato modificato includendo nuove disposizioni in materia di TPO e diritti economici dei calciatori (art.18 ter[2]) per le quali nessun club o giocatore potrà stipulare accordi con terze parti per i quali il terzo possa ricevere compensi per il trasferimento di un calciatore da un club ad un altro, ovvero stipulare accordi per i quali il terzo possa risultare beneficiario di un diritto economico sul futuro trasferimento di un giocatore. Il divieto TPO è entrato in vigore il 1 ° maggio 2015. Le nuove disposizioni sono vincolanti e devono essere incluse senza modifiche nei regolamenti delle Federazioni calcistiche nazionali associate alla FIFA. In precedenza nel Regolamento RSTP era stata inserita una norma riguardante i rapporti tra Third-party e club calcistici, al fine di escludere qualsiasi tipo di ingerenza della Third-party sulle scelte societarie. L’art.18 bis[3] del Regolamento sullo Status e sui Trasferimenti dei Calciatori della Fifa prevede che “nessuna società può stipulare contratti che permettano a qualsiasi altra parte che figuri all’interno del contratto o a terzi di acquisire la capacità di influire sui rapporti di lavoro e sulle questioni relative ai trasferimenti, sulla sua autonomia sulle scelte politiche o sull’attività della propria squadra”.
A marzo del 2016 quattro diversi club professionistici, Santos Futebol Clube (Brasile), Sevilla FC (Spagna), Club K St Truidense VV (Belgio) e Fc Twente (Paesi Bassi), sono stati sanzionati dalla FIFA per aver violato a vario titolo gli articoli 18 bis e 18 ter del Regolamento FIFA sullo Status e sui Trasferimenti dei Calciatori
Recentemente, nel marzo del 2017, il TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) con sede in Losanna ha emesso una sentenza molto importante in materia di TPO. Il TAS ha respinto il ricorso della squadra di calcio belga FC Seraing riconoscendo la legittimità del divieto alle Third-party ownership (TPO) disposto dalla FIFA nel Regolamento sullo Status e sui Trasferimenti dei Calciatori, in quanto tale divieto risulta essere perfettamente compatibile con le norme comunitarie in materia di concorrenza. Precedentemente con riguardo al caso specifico, nel settembre del 2015, la Commissione disciplinare della FIFA aveva condannato il club belga di seconda divisione FC Seraing con il blocco del mercato e una multa di 150 mila franchi svizzeri per la violazione del Regolamento sullo Status e sui Trasferimenti dei Calciatori in materia di divieto di TPO. Il club belga per la Fifa avrebbe ceduto parte dei diritti economici di diversi giocatori a una parte terza, avendo siglato contratti che permettevano alla stessa di influenzare le decisioni e l’indipendenza del club in materia di trasferimenti. La decisione della Commissione disciplinare della Fifa è stata confermata successivamente nel 2016 dalla Corte di Appello rigettando le motivazioni presentate in appello dal club belga.
La questione delle TPO è stata oggetto anche di dibattito in sede di Parlamento Europeo. L’11 Novembre 2015 il Parlamento Europeo ha presentato una “Dichiarazione scritta, presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento, sul divieto della proprietà di terze parti sui cartellini dei giocatori nello sport europeo”[4] con la quale condanna fermamente la proprietà da parte di investitori terzi del cartellino di uno sportivo.
Le ragioni di questa Dichiarazione sono di natura molteplice. Nella Dichiarazione viene rilevato, in primo luogo, che questo tipo di accordi rappresentano una pratica contraria ad uno dei principi cardine dell’Unione Europea, ossia il rispetto della dignità umana (art.2 del Trattato sull’Unione Europea): nel caso specifico l’Unione Europea mira ad affrontare efficacemente una tratta di esseri umani ed altresì a garantire l’integrità degli sportivi professionisti. In secondo luogo questa tipologia di contratti rappresenta una forte limitazione per gli atleti professionisti, alcuni dei quali giovanissimi, che non possono scegliere liberamente la propria carriera professionale in quanto il loro cartellino risulta essere di proprietà di investitori terzi/privati. Infine l’Unione Europea afferma che le Third-party ownership rappresentano un pericolo reale per la validità delle competizioni sportive. Queste pratiche spesso risultano essere poco trasparenti e risultano essere terreno fertile per attività criminali di vario genere, dalla manipolazione dei risultati sportivi al riciclaggio di denaro sporco.
Il dibattito sulle Third-party ownership risulta essere a tutt’oggi di estrema importanza ed attualità tenuto conto che questo tipo di meccanismi è ancora molto diffuso in Sudamerica dove le società calcistiche europee cercano nuovi talenti e nuovi affari.
[1] Circular Letter no 1464 del 22 Dicembre 2014 emanata dalla Fifa
[2] Il testo dell’art.18 ter nella versione originale in inglese denominato Third-Party ownership of players’ economic rights:
“1. No club or player shall enter into an agreement with a third party whereby a third party is being entitled to participate, either in full or in part, in compensation payable in relation to the future transfer of a player from one
club to another, or is being assigned any rights in relation to a future transfer or transfer compensation.
4. The validity of any agreement covered by paragraph 1 signed between one January 2015 and 30 April 2015 may not have a contractual duration of more than one year beyond the effective date.
6. The FIFA Disciplinary Committee may impose disciplinary measures on clubs or players that do not observe the obligations set out in this article.”
[3] Il testo dell’art.18 bis nella versione originale in inglese denominato Third-Party influence on clubs:
“1. No club shall enter into a contract which enables the counter club/counter clubs, and vice versa, or any third party to acquire the ability to influence in employment and transfer-related matters its independence, its policies or the
2. The FIFA Disciplinary Committee may impose disciplinary measures on clubs that do not observe the obligations set out in this article.”
[4] “Dichiarazione scritta, presentata a norma dell’articolo 136 del regolamento, sul divieto della proprietà di terze parti sui cartellini dei giocatori nello sport europeo” dell’11 Novembre 2015 del Parlamento Europeo (0066/2015)