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Timestamp: 2018-04-21 05:55:51+00:00
Document Index: 23607078

Matched Legal Cases: ['art.5', 'art. 2233', 'art. 636', 'art. 9', 'art. 636', 'art. 2233', 'art. 1', 'art. 9']

Etica e deontologia professionale per gli ingegneri
etica, ingegneri, ordine degli ingegneri
Quali sono, secondo Lei, i punti salienti che ripercorrono la storia del nostro Ordine professionale?
Ing. Alberto Sartori. L’Ordine nacque nel 1923 allo scopo di tutelare il titolo d’Ingegnere (e d’Architetto), gli ambiti d’attività vennero tratteggiati sommariamente nel regolamento del 1925. Solo nel 1938 si stabilì che l’esercizio della professione comportava l’obbligatorietà dell’iscrizione all’Ordine. Venne istituito come una società ”perfetta”, ovvero dotata di tutti i poteri: potere legislativo (norme interne per gli iscritti), potere esecutivo (far eseguire le disposizioni del Consiglio), potere giudiziario, ovvero foro interno e possibilità di giudicare gli iscritti comminando pene. La quota di iscrizione era intesa nel senso che tale organismo non doveva pesare sulle casse dello Stato. L’Ordine nacque autocefalo, ovvero nessuno aveva (e non ha ancor oggi) autorità gerarchica sul Consiglio dell’Ordine, tranne la Magistratura, nei casi di legge. L’Ordine non aveva capacità di rappresentanza degli iscritti, ma solo di governo (in sintesi quel che accade con il Presidente del Consiglio dei Ministri, che non rappresenta legalmente gli italiani, i quali sono rappresentati dal Presidente della repubblica). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, ricostituiti gli Ordini per decreto del Luogotenente del regno, si istituì il Consiglio Nazionale, solo in quanto ogni tribunale deve avere una sede di appello: ecco che il Consiglio dell’Ordine, in sede giudiziaria interna (ovvero quando giudicava i colleghi), doveva poter essere appellato. Il CNI, non ha mai avuto, ne ha ora, compiti di sovra ordinamento ma solo di coordinamento istituzionale. La legislazione, dagli anni ’80 in poi, senza tanto clamore ma con atti concreti, sottrasse progressivamente i poteri del Consiglio dell’Ordine, conferendogli però (novità del 2005) il potere di rappresentanza degli iscritti. Pertanto ora il Presidente del Consiglio dell’Ordine ha la rappresentanza degli iscritti, non ha la giurisdizione giudiziaria interna, che spetta al Consiglio di Disciplina, ma conserva modesti poteri legislativi e di imposizione tributaria (quota di iscrizione). A tutto suo vantaggio, quando parla, lo fa per tutti gli ingegneri iscritti all’Albo, pertanto ha assunto un valore “politico” di senso primario, molto importante e significativo.
Successivamente all’abrogazione dei minimi tariffari gli Ingegneri si sono trovati leggermente spiazzati nel rapporto “economico” con il cliente, che cosa ci consiglia di fare per evitare l’insorgere di spiacevoli malintesi al momento della parcella?
Avv. Massimo Adami: è fondamentale la conclusione di un contratto scritto tra il professionista e il cliente al momento del conferimento dell’incarico. Questo consente di evitare, o comunque di ridurre sensibilmente, le complicazioni e i tempi processuali qualora si rendesse necessario agire in giudizio per il recupero del compenso e, in linea di principio, permette di escludere la liquidazione giudiziale secondo i parametri, con conseguente valutazione di congruità da parte del Giudice. A tal proposito segnalo che una parte della giurisprudenza, a seguito dell’abrogazione delle tariffe, esclude ora la facoltà di ricorrere al procedimento di ingiunzione, per cui il professionista senza contratto rischia di dover istaurare un giudizio ordinario con tempi di definizione assai più lunghi. Consiglio di pattuire il compenso per ogni “fase” dell’incarico (tenendo ad esempio distinta la progettazione dalla direzione lavori e dalle altre prestazioni), poiché così facendo è più agevole identificare con precisione il compenso dovuto nel caso di cessazione anticipata del rapporto con il cliente. È bene poi precisare se le spese ed anticipazioni sono comprese o escluse, e pattuire pagamenti alla conclusione di ogni singola fase o acconti con scadenze ben individuate. Ciò va anche a vantaggio del cliente, il quale è così in grado di sapere quanto gli costerà la prestazione e di programmare sin dall’inizio i tempi per i pagamenti. In sintesi un contratto chiaro e preciso pone le basi, altrettanto chiare e precise, per evitare, o quanto meno ridurre, possibili malintesi con il cliente sia nel corso del rapporto professionale, sia nell’ipotesi in cui questo venga a cessare.
Quali sono gli errori più grossi che vede commettere con più frequenza?
Avv. Massimo Adami: Più che di errori si tratta di sottovalutazioni dei possibili scenari verificabili nell’ipotesi di deterioramento del rapporto professionale, a cui l’Ingegnere raramente pone attenzione e che, in effetti, è difficile prevedere nella loro totalità. Mi riferisco, ad esempio, all’incarico per la redazione di un progetto ove il compenso venga pattuito all’ottenimento del titolo edilizio (e non, ad esempio, alla presentazione del progetto): in tal caso la prestazione potrebbe essere considerata di risultato e non di mezzi, con conseguente rischio di perdere il diritto al compenso qualora, ad esempio, il progetto non venga approvato. Va inoltre tenuto presente che il credito per spese e anticipazioni non gode del privilegio generale mobiliare accordato ai compensi, per cui è bene prevedere che dette spese e anticipazioni, vengano rimborsate il prima possibile, ad esempio a semplice richiesta, chiara- mente documentata del professionista. Anche l’individuazione precisa del cliente assume una rilevanza fondamentale. Spesso il cliente è il committente, ma non necessariamente. In ogni caso, se trattasi di società, consiglio di verificare tramite visura camerale la denominazione esatta e soprattutto la sussistenza dei poteri rappresentativi in capo al soggetto che sottoscrive l’incarico.
Che ruolo hanno le Commissioni Pareri di Congruità (ex- Commissioni Parcelle) degli Ordini Professionali nell’attuale quadro normativo?
Ing. Alessandro Zuccotti: Il rilascio dei pareri sulle controversie professionali e la liquidazione dei compensi professionali agli iscritti all’Albo sono di competenza dei Consigli dell’Ordine territoriale a norma del punto 3 dell’art.5 della legge 24 giugno 1923 n. 1395, nonché dell’art. 2233 del Codice Civile e dell’art. 636 del Codice di Procedura Civile.
L’art. 9 del D.L. n. 1/2012, (convertito in legge con la Legge n° 27 del 24/03/2012) con cui sono state abrogate le tariffe profes- sionali, non ha determinato l’abrogazione del potere dei Consigli degli Ordini di esprimersi sulla congruità delle parcelle dei professionisti.
Quindi il parere di congruità sulla scorta della normativa vigente resta obbligatorio: per il professionista che, ai sensi dell’art. 636 c.p.c., intenda attivare lo strumento “monitorio” della domanda di ingiunzione di pagamento; per il giudice che, ai sensi dell’art. 2233 c.c., in sede di liquidazione giudiziale degli emolumenti, dovrà “sentire” neces- sariamente il parere del Consiglio, pur non essendovi vincolato in ordine alla determinazione del “quantum”. L’attività e la procedura che devono seguire oggi i Consigli degli Ordini, avvalendosi delle Commissioni Pareri di Congruità (che sono organi consultivi), per il rilascio dei pareri di congruità tuttavia è radicalmente modificato rispetto al passato. Infatti, come chiarito recentemente dalla giurisprudenza (TAr Veneto sent. 13/02/2014 n. 183), il pareri di congruità è espressione dell’esercizio di una potestà amministrativa e strumentale alla soddisfazione di un pubblico interesse. In quest’ottica ed ai fini della legittimità formale e sostanziale del parere di congruità è necessario che il procedimento per il suo rilascio si conformi ai principi generali di cui alla Legge n. 241/1990 (si ricorda che gli Ordini/ Collegi Professionali sono enti pubblici non economici) ed in particolare si dovrà: – garantire la certezza del tempo dell’azione amministrativa con la predeterminazione dei termini massimi di durata del procedimento;
– garantire la partecipazione al procedi- mento amministrativo;
– garantire l’accesso alla documentazione amministrativa ex artt. 22 ss Legge n. 241/1990;
– garantire una istruttoria completa ed una congrua motivazione della decisione assunta.
Non è possibile, inoltre, il rilascio di parere di congruità sulla base di documentazione incompleta, dubbia e generica, o sulla base di dichiarazioni non riscontrate e prive di obiettivo fondamento.
Pertanto i Consigli degli Ordini Territoriali (competenti in base alla legge professionale sulla “liquidazione di onorari e spese”) non devono travalicare le loro funzioni istituzionali e, soprattutto, per quanto detto, non devono assumere posizioni passibili di censura da parte delle Autorità di Vigilanza. In caso contrario il rischio è quello di venire sanzionati dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, come accaduto nel 2014 all’organismo nazionale di rappresentanza degli Avvocati, il CNF, che si è visto applicare dall’ANTI-TRUST una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 912.536,40 euro, “per avere ristretto la concorrenza, limitando l’autonomia degli Avvocati in materia di compensi professionali”.
Con le nuove normative gli ingegneri sono obbligati a fare il contratto-preventivo? Ing. Alessandro Zuccotti: Per consuetudine noi ingegneri non siamo stati abituati a lavorare con un contratto per prestazione d’opera intellettuale, fatta eccezione per incarichi svolti verso enti pubblici o importanti società. Infatti, la professione è sempre stata intesa come un rapporto fondato quasi esclusivamente sulla fiducia/stima tra professionista e cliente; non si è mai manifestata la necessità di legare ulteriormente il rapporto tra le parti con un atto formale come un contratto. Tale atto infatti poteva essere inteso come mancanza di fiducia reciproca tra le parti. Dalla nuova normativa (legge n° 27 del 24/03/2012) unitamente a quanto previsto dal DPr 137/2012 di riforma della professione, scaturisce che il compenso per le prestazioni professionali deve essere pattuito al momento del conferimento dell’incarico stesso, nella forma di un contratto-preventivo con il quale il professionista deve rendere noti al committente:
– tutte le informazioni utili ad ipotizzare gli oneri da sostenere nell’espletamento dell’incarico;
– gli estremi della polizza assicurativa;
– la regolarità nella formazione professio- nale continua;
– esporre i corrispettivi per le singole prestazioni richieste, specificando anche gli importi delle spese, degli oneri e dei contributi dovuti;
– indicare il compenso (con termini e modalità di pagamento) in relazione all’importanza dell’opera.
L’art. 1, sesto comma del DM n.140/2012 dispone che “l’assenza di prova del preventivo di massima di cui all’articolo 9, comma 4, terzo periodo, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, costituisce elemento di valutazione negativa da parte dell’organo giurisdizio- nale per la liquidazione del compenso”. Si è in presenza quindi di una previsione di “sfavore” per il professionista, che non abbia comunicato al cliente un preventivo di massima per la misura del compenso. L’intento del Legislatore è chiaro nel senso di sollecitare il professionista a fornire sempre un preventivo di massima “nelle forme previste dall’ordinamento”, pena le negative ricadute, in chiave sanzionatoria, in sede di liquidazione giudiziale. La disposizione in esame, tuttavia, va applicata dal giudice, in ogni caso, secondo il suo prudente apprezzamento e non già dai singoli Consigli dell’Ordine Territoriale, la cui valutazione si ferma invece alla verifica di rispondenza tra l’onorario richiesto e le prestazioni svolte dal professionista. La legge n. 27 del 24/03/2012 art. 9 c.4 “Il compenso per le prestazioni professionali è pattuito, nelle forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale. In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Al tirocinante è riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio” non obbliga la forma scritta. Tuttavia, dato che la norma investe il profilo probatorio in sede di contenzioso, il CNI (circolare n. 52/2012) suggerisce che il preventivo-contratto sia fatto preferibilmente secondo la forma scritta (dovendo riportare tutta una serie di informazioni) a tutela sia del professionista sia del cliente e rendere così più agevole la dimostrazione del diritto vantato in caso di contestazioni.
Quanto ai riflessi di natura deontologica, per l’eventuale mancata presentazione del preventivo, in assenza di espressa previsione legislativa, l’adozione di eventuali misure sanzionatorie nei riguardi del professionista è rimessa alla valutazione discrezionale dell’organismo competente (oggi Consiglio di Disciplina Territoriale), che dovrà valutare se una condotta costituisca “infrazione all’etica professionale”.
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