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Timestamp: 2018-12-18 10:44:52+00:00
Document Index: 39290719

Matched Legal Cases: ['art. 109', 'art. 19', 'art. 109', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 108', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 2', 'art.3', 'art. 4', 'art. 8']

Novità fiscali del 29 luglio 2010: quando le spese di ospitalità non sono spese di rappresentanza; termini fiscali di agosto: versamenti rinviati al 20; regolata la ritenuta del 10% sui bonifici per risparmio energetico e ristrutturazioni edilizie; sicurezza stradale: notifica delle multe entro 90 giorni in luogo di 150; diritto societario: via libera alle nuove norme di comportamento del collegio sindacale | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 29 luglio 2010: quando le spese di ospitalità non sono spese di rappresentanza; termini fiscali di agosto: versamenti rinviati al 20; regolata la ritenuta del 10% sui bonifici per risparmio energetico e ristrutturazioni edilizie; sicurezza stradale: notifica delle multe entro 90 giorni in luogo di 150; diritto societario: via libera alle nuove norme di comportamento del collegio sindacale
1) Quando le spese di ospitalità non sono spese di rappresentanza
2) Termini fiscali di agosto: Versamenti rinviati al 20
3) Regolata la ritenuta del 10% sui bonifici per risparmio energetico e ristrutturazioni edilizie
4) Sicurezza stradale è legge: Notifica delle multe entro 90 giorni in luogo di 150
5) Servizi pubblici locali di rilevanza economica: approvato in via definitiva il regolamento
6) Voucher negli enti locali conteggiati come spese del personale
7) Diritto societario: Via libera alle nuove norme di comportamento del collegio sindacale
Non sono spese di rappresentanza quelle spese di ospitalità (vitto, alloggio e viaggio) sostenute, per finalità diverse dalla promozione e dalle pubbliche relazioni, a favore di soggetti diversi dai clienti e potenziali clienti.
Il trattamento fiscale di tali spese segue il principio di inerenza di cui all’art. 109 del TUIR e le regole di detrazione dell’IVA di cui all’art. 19, comma 1, del DPR n. 633/1972.
Lo ha precisato l’A.D.C. di Milano (norma di comportamento n. 177).
Particolarmente, in presenza di una spesa di ospitalità a favore di soggetti diversi dai clienti o potenziali clienti, e di motivazioni economico-aziendali differenti dalla mera finalità promozionale o di pubbliche relazioni, viene esclusa la qualificazione dell’onere come spesa di rappresentanza.
Da ciò non deriva tuttavia automaticamente la deducibilità o l’indeducibilità dell’erogazione (pur se gratuita) ai fini delle imposte dirette e la detraibilità o l’indetraibilità dell’imposta ai fini IVA, ma ne consegue soltanto che la deducibilità e la detraibilità siano da verificare secondo i principi generali di determinazione del reddito di impresa (tra cui quello di inerenza di cui all’art. 109 TUIR) e dell’imposta sul valore aggiunto (art. 19, comma 1, D.P.R. 633/72).
In particolare nel caso dell’ospitalità offerta a fornitori, agenti e rappresentanti, di norma la finalità perseguita è quella di una migliore economicità nella gestione degli affari dell’azienda e, per questo motivo, la spesa va in genere ricondotta tra gli oneri di gestione inerenti all’attività dell’impresa qualora sia possibile provare che gli stessi siano correlati in senso ampio all’impresa in quanto tale, con la conseguente detraibilità dell’Iva e deducibilità del costo ai fini delle imposte sui redditi.
Tuttavia, non può viene escluso a priori che anche nelle offerte di ospitalità a favore di soggetti diversi dai clienti possano ravvisarsi finalità di pubbliche relazioni, ogni qual volta esse siano finalizzate esclusivamente a fornire una positiva immagine dell’azienda.
In tal caso gli oneri sono da qualificare come spese di rappresentanza, applicandosi l’indetraibilità dell’Iva (art. 19-bis 1, lett. h, D.P.R. 633/72) e la specifica disciplina di tali spese per le imposte sui redditi di cui all’art. 108 TUIR.
La disciplina si è completata con il Decreto 19 novembre 2008 pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 15 gennaio 2009 che ha previsto i criteri in base ai quali le spese di rappresentanza sono per disposizione di legge inerenti, individuandoli nel fatto:
– che le spese in questione siano caratterizzate dalla gratuità ed abbiano finalità promozionali o di pubbliche relazioni;
– che il loro sostenimento risponda comunque a criteri di ragionevolezza in funzione dell’obiettivo di generare, anche potenzialmente, benefici economici per l’impresa, ovvero sia comunque coerente con gli usi e le pratiche commerciali del settore in cui l’impresa si trova ad operare e competere.
Trattamento imposte sui redditi
Pranzo per sviluppare pubbliche relazioni offerto a clienti o potenziali clienti.
Indetraibile
a) Deducibilità pari al 75%.
Spese per ospitalità di clienti o potenziali clienti (per viaggio, vitto e alloggio) in occasione di mostre, fiere, esposizioni o visite in sedi o stabilimenti. Trattamento estensibile per analogia agli agenti.
Deducibilità integrale ad eccezione delle spese di vitto e alloggio (deduzione al 75%).
Onere di documentare analiticamente la spesa (identificazione ospiti e motivi della visita).
Spese per ospitalità soggetti terzi (autorità, fornitori).
Deducibilità limitata al 75% per le spese di vitto e alloggio.
Spese per viaggi turistici;
Spese per feste ed eventi per ricorrenze aziendali o festività, inaugurazioni di nuove sedi o stabilimenti, mostre e fiere con esposizione beni e/o servizi prodotti dall’azienda.
Deduzione integrale nei limiti d’importo di cui al Decreto.
Contributi erogati per convegni ed altre spese.
Verifica dell’inerenza (rispetto del criterio di ragionevolezza economica e della coerenza con pratiche commerciali di settore);
Deduzione integrale nei limiti previsti
Spese di viaggio, vitto ed alloggio per partecipazione a fiere e eventi simili sostenute dall’imprenditore individuale
(sia per beni/servizi prodotti sia per fornitura da terzi di beni/servizi e beni
Deduzione integrale nei limiti
Peraltro, le spese di rappresentanza vanno commisurate all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo in misura pari:
– all’1,3% dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni;
– allo 0,5% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni;
– allo 0,1% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni.
I termini fiscali e le scadenze di versamento delle prime tre settimane di agosto sono stati rinviati al 20 agosto 2010.
E’ stato infatti firmato il 27 luglio 2010 il Decreto di proroga dei termini, quindi, rinviati i pagamenti in scadenza dal 1° agosto al 20 agosto.
Esclusi i versamenti in scadenza al 5 agosto, che riguardano i contribuenti interessati dagli studi di settore, che pagano le imposte con la maggiorazione dello 0,4% rispetto alla scadenza originale del 6 luglio scorso.
Le proroghe negli anni
Si tratta della ennesima proroga, con i vari provvedimenti che si sono susseguiti in maniera analoga, in particolare negli ultimi 4 anni.
Quali sono i versamenti che slittano
Come l’anno precedente, il rinvio dei termini porta con se i pagamenti con i modelli F24, compresi quelli previdenziali, secondo le regole fissate dalla convenzione tra Agenzia delle Entrate, Inps, Inail ed Enpals.
Scadenze studi settore escluse dalla proroga
E’, invece, confermata la scadenza, maggiorata dell’importo nella misura dello 0,4%, per effettuare i versamenti delle imposte per i soggetti in cui trovano applicazione gli studi di settore, quella che è stata prorogata dal 6 luglio 2010, al 5 agosto 2010.
Elenco dei tributi prorogati
I principali pagamenti interessati sono:
– l’Iva del mese di luglio per i contribuenti mensili;
– l’Iva del 2° trimestre per i contribuenti trimestrali;
– la 6° rata del saldo Iva 2009;
– la terza rata delle imposte per i contribuenti con partita Iva che hanno versato entro il 16.06.2010;
– la seconda rata delle imposte per i contribuenti con partita Iva che hanno pagato la prima rata entro il 16.07.2010;
– i contributi previdenziali e assistenziali relativi alle retribuzioni del mese precedente, in scadenza ordinaria dal 1° al 20.08.2010;
– ritenute d’acconto operate a luglio;
– imposta sugli intrattenimenti e sport per le ritenute operate dalle associazioni sportive dilettantistiche;
– accisa sui prodotti immessi in consumo a luglio.
La ritenuta del 10%, a titolo di acconto d’imposta, che banche e Poste Italiane
devono applicare sui bonifici relativi al pagamento di interventi di risparmio energetico e di recupero del patrimonio edilizio, deve essere calcolata sul totale del bonifico scorporato dell’Iva.
In questo caso, per esigenze di semplificazione, l’aliquota è sempre assunta al 20%, a prescindere da quella effettivamente applicabile alla singola operazione.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 40/E del 28 luglio 2010, contenente le istruzioni per la determinazione della base imponibile sulla quale effettuare la ritenuta d’acconto prevista dal D.L. n. 78 del 31 maggio 2010.
Su quale “base” operare la ritenuta
Le aliquote Iva possono essere diverse a seconda del tipo di intervento, ad esempio, l’Iva dovuta è del 10% per i lavori di ristrutturazione edilizia sulle abitazioni e del 20% per gli interventi di riqualificazione energetica su edifici diversi da quelli abitativi.
Poiché chi deve effettuare la ritenuta non conosce l’ammontare dell’Iva compreso nell’importo del bonifico, né l’aliquota applicata, per esigenze di economicità e semplificazione, nonché al fine di evitare errori, la base di calcolo su cui deve essere determinata la ritenuta d’acconto del 10% è costituita dal totale del bonifico decurtato dell’Iva del 20%.
Come evitare la “doppia” ritenuta
Nel caso di somme già soggette a ritenuta alla fonte – come accade ad esempio per i condomini, che operano la ritenuta d’acconto del 4% sui corrispettivi per le prestazioni relative all’appalto di opere o servizi – per evitare che l’impresa che effettua gli interventi di ristrutturazione edilizia o di risparmio energetico subisca più volte il prelievo alla fonte sullo stesso corrispettivo, si applicherà soltanto la ritenuta del 10% prevista dalla manovra correttiva.
In sede di prima applicazione niente sanzioni per le violazioni
Inoltre, la circolare citata ha precisato che, in sede di prima applicazione della disposizione del D.L. n. 78/2010, non saranno erogate sanzioni in relazione a violazioni della norma, data l’immediatezza della sua entrata in vigore (1 luglio 2010), la complessità degli adempimenti e le obiettive condizioni di incertezza sulla determinazione della base imponibile, rispettando quanto previsto dallo Statuto del contribuente.
Via libera dal Senato al nuovo codice: 145 i sì, 122 le astensioni e nessun voto contrario
Il Senato ha approvato in via definitiva il DDL di riforma del codice di sicurezza della strada.
I voti a favore sono stati 145, le astensioni 122 e nessun voto contrario. Il provvedimento era in quarta lettura.
Il prossimo esodo estivo avverrà dunque con le nuove norme sulla sicurezza.
Niente alcol per i neopatentati, divieto di vendere alcolici negli autogrill dopo le 22, ritiro della patente dopo tre infrazioni gravi.
Per il grande esodo di agosto gli italiani dovranno attenersi alle nuove regole sulla sicurezza stradale che il Senato ha approvato in via definitiva.
Il voto del 28 luglio 2010 a Palazzo Madama ha messo la parola fine a una discussione durata quasi due anni, nel corso della quale il disegno di legge si è arricchito di nuovi contenuti, fino alla versione attuale.
Le novità maggiori riguardano l’alcol, la causa numero uno, insieme alla stanchezza e alla distrazione, degli incidenti mortali sulla strade italiane.
I destinatari delle nuove regole sono soprattutto i giovani, ma il disegno di legge non riguarda solo loro.
Il divieto assoluto di bere anche un solo goccio di alcol riguarda chi ha preso la patente da meno di tre anni, ma anche tutti coloro che lavorano al volante: autisti, tassisti, camionisti.
Per costoro viene previsto il licenziamento per giusta causa se subiscono la sospensione della patente per guida in stato di ebbrezza.
Per tutti è previsto un aumento delle sanzioni se si è sorpresi a guidare con un tasso alcolico superiore a quello consentito dalla legge.
Sempre con l’obiettivo di limitare i danni del bere, il disegno di legge vieta la vendita degli alcolici nei locali pubblici:
Scatterà alle tre di notte e durerà fino alle sei di mattina, con deroghe previste solo per Ferragosto e Capodanno.
La stretta sarà più severa per gli autogrill, dove non potranno essere vendita superalcolici a partire dalle dieci di sera.
Per i ristoranti sarà obbligatorio possedere un etilometro, da mettere a disposizione dei clienti, per una prova prima di mettersi al volante.
Unica concessione agli amanti della bottiglia, la concessione di tre ore al giorno di guida per recarsi al lavoro o per assistere un familiare disabile per coloro che hanno avuto la patente sospesa.
Ma le nuove regole del codice della strada non riguardano solo la piaga dell’alcol sulle strade.
Tra un passaggio e l’altro in commissione, i parlamentari hanno avuto modo di dare il via libera alla targa personalizzata e di stabilire che per continuare a guidare gli ultraottantenni dovranno sottoporsi a una visita medica ogni due anni.
Un’altra mini-stretta riguarda minicar e motorini: decuplicate le sanzioni per chi produce e commercializza minicar che superano i 45 km/h (si rischieranno fino a 4.000 euro di multa) e per le officine che truccano i motocicli (multe fino a 3.119 euro).
Sulle minicar sarà obbligatorio l’uso delle cinture.
Infine, i limiti di velocità sulle autostrade. Al termine di una lunga discussione il Parlamento ha deciso di confermare la facoltà per le società autostradali di portare i limiti a 150 km/h nei tratti a tre corsie, a patto però che sia presente il tutor.
Notifiche multe
Sarà possibile dilazionare il pagamento delle multe superiori a 200 euro.
Si accorciano i tempi per le notifiche delle multe: infatti, il termine passa dagli attuali 150 a 90 giorni dall’accertamento della violazione.
(Ansa, nota del 28 luglio 2010)
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il regolamento attuativo della normativa sui servizi pubblici locali di rilevanza economica (art. 23-bis del D.L. 25 giugno 2008, n. 112).
Ambito di applicazione (art. 1)
Il regolamento trova applicazione nei riguardi dei servizi pubblici locali di rilevanza economica con l’esclusione dei servizi di distribuzione di gas naturale, di distribuzione di energia elettrica, di trasporto ferroviario regionale, di gestione delle farmacie comunali e dei servizi strumentali all’attività e al funzionamento degli enti affidanti.
Con riguardo al servizio idrico integrato, il regolamento precisa che restano ferme l’autonomia gestionale del soggetto gestore, la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, nonché la spettanza esclusiva alle istituzioni pubbliche del governo delle risorse stesse.
Misure in tema di liberalizzazione (art. 2)
Per una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali, gli enti locali devono limitare l’attribuzione di diritti di esclusiva ai casi in cui, in base ad un’analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulta idonea, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale ed efficienza, a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità.
La delibera dell’ente locale deve illustrare l’istruttoria compiuta ed evidenziare, per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l’equità all’interno della comunità locale che derivano dal mantenimento di un regime di esclusiva. La verifica, da effettuarsi prima di procedere al conferimento e al rinnovo della gestione dei servizi, deve essere inviata all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Requisiti dei bandi di gara (art.3)
Il regolamento introduce alcuni chiarimenti relativi alla disciplina contenuta nell’articolo 23-bis. Esso specifica che le società a capitale interamente pubblico possono partecipare alle gare per l’affidamento del servizio pubblico. Inoltre il provvedimento definisce le modalità da seguire quando viene indetta una gara. Ad esempio per favorire la più ampia partecipazione dei concorrenti, il bando di gara deve escludere che la disponibilità a qualunque titolo delle reti, degli impianti o delle altre dotazioni patrimoniali possa costituire elemento discriminante nella valutazione delle offerte. Inoltre, la durata dell’affidamento deve essere commisurata alla consistenza degli investimenti e non può essere superiore al periodo di ammortamento degli stessi. La valutazione delle offerte deve essere effettuata da una commissione nominata dall’ente affidante composta da soggetto esperti nella specifica materia. Il bando di gara deve prevedere l’adozione di carte di servizio al fine di garantire trasparenza informativa e qualità del servizio.
Nel caso di procedure aventi ad oggetto la qualità di socio e l’attribuzione di specifici compiti operativi, il bando di gara deve inoltre assicurare che i criteri di valutazione basati sulla qualità del servizio prevalgano su quelli riferiti al prezzo delle quote societarie. Il socio privato deve svolgere i compiti operativi per l’intera durata del servizio; in caso contrario si deve procedere a un nuovo affidamento. Devono essere previsti criteri di liquidazione del socio privato alla cessazione della gestione.
Parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (art. 4)
Gli enti locali che intendono affidare direttamente la gestione di un servizio pubblico a una società a capitale interamente pubblico (affidamento in house) sono tenuti a richiedere il parere all’Autorità garante della concorrenza del mercato. Tale parere è obbligatorio quando il valore economico del servizio oggetto dell’affidamento supera 200.000 euro annui.
Per i servizi relativi al settore idrico, nella richiesta del parere, l’ente locale può rappresentare specifiche condizioni di efficienza che rendono la gestione in house non svantaggiosa per i cittadini.
L’ente locale può far riferimento alla chiusura dei bilanci in utile, al reinvestimento nel servizio almeno dell’80 per cento degli utili per l’intera durata dell’affidamento, all’applicazione di una tariffa media inferiore alla media di settore, al raggiungimento di costi operativi medi annui con un’incidenza sulla tariffa che si mantenga al di sotto della media di settore. Le condizioni rappresentate dall’ente locale devono essere espressamente prese in considerazione ai fini dell’espressione del parere.
I vincoli per le società pubbliche (artt. 5-7)
Gli affidatari in house del servizio sono assoggettati al patto di stabilità interno. L’ente locale vigila sul rispetto di tali vincoli.
Le società in house e le società a partecipazione mista affidatarie di servizi pubblici sono tenute al rispetto della normativa sui contratti pubblici per l’acquisto di beni e servizi.
Infine per l’assunzione del personale o il conferimento degli incarichi le società a partecipazione pubblica non quotate che gestiscono servizi pubblici locali sono tenute al rispetto dei principi applicabili al pubblico impiego.
Incompatibilità (art. 8)
Al fine di separare le funzioni di regolazione dalle funzioni di gestione, il regolamento introduce particolari regole di incompatibilità per le nomine e gli incarichi deliberati successivamente all’entrata in vigore del regolamento stesso. Esso prevede ad esempio che i responsabili degli organismi che espletano o che hanno espletato nei tre anni precedenti funzioni di stazione appaltante non possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte di tali organismi. Il divieto si applica anche nei confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado, nonché nei confronti di coloro che prestano o che hanno prestato nel triennio precedente attività di consulenza o collaborazione a favore degli enti locali. Inoltre non possono essere nominati amministratori di società partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti la nomina hanno ricoperto la carica di amministratore negli enti locali che detengono quote di partecipazione al capitale della stessa società. Infine non possono essere nominati componenti della commissione di gara per l’affidamento del servizio coloro che hanno rivestito nel biennio precedente la carica di amministratore locale.
Altre disposizioni (artt. 9-11)
Nella parte finale il regolamento precisa che le imprese estere non appartenenti all’Unione europea possono partecipare alle gare per l’affidamento di un servizio pubblico a condizione di reciprocità.
Inoltre il testo prevede che alla scadenza dell’affidamento o in caso di cessazione anticipata, il gestore deve cedere i beni strumentali e le pertinenze necessarie per la prosecuzione del servizio al gestore subentrante. La cessione dei beni avviene a titolo gratuito, salvo che questi non siano stati interamente ammortizzati; in tal caso il gestore subentrante deve corrispondere al precedente un importo pari al valore contabile originario stabilito nel bando di gara, salvo che la normativa speciale o eventuali accordi tra le parti non dispongano diversamente.
Infine il regolamento prevede l’introduzione nei contratti di servizio della possibilità per gli utenti di promuovere la risoluzione stragiudiziale delle controversie in caso di violazione di un diritto o di un interesse giuridico rilevante e indica le disposizioni che devono intendersi abrogate.
(Assonime, documento del 27 luglio 2010)
Confermata dalla Corte dei Conti l’impossibilità di escludere il lavoro accessorio.
La deliberazione 722/pareri/2010 della Corte dei Conti della Lombarda ha affrontato per la prima volta la questione dei voucher Inps da quando la Finanziaria 2010 ha modificato la legge Biagi e ha esteso il lavoro accessorio anche agli enti locali definendo che i buoni lavoro dell’Inps usati dagli enti locali rientrano a pieno titolo nella spesa di personale, ai sensi dei commi 557 e 562 della Finanziaria 2007.
La Corte dei Conti della Lombardia ha precisato che il lavoro accessorio pagato attraverso i voucher Inps è una delle forme contrattuali flessibili di assunzione di impiego del personale di cui le amministrazioni possono valersi per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali.
Queste esigenze costituiscono la prima giustificazione per poter ricorrere all’attività lavorativa da pagare tramite i buoni lavoro (modalità che mai potrà essere usata per le attività ordinarie).
Il lavoro accessorio può fare riferimento a prestazioni occasionali e straordinarie nell’ambito dei lavori di giardinaggio, pulizia, manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, in occasione di manifestazioni sportive, fieristiche, culturali o caritatevoli, e in caso di lavori di emergenza e solidarietà.
Viene esclusa la possibilità di non conteggiare tra le spese di personale quelle che derivano da trasferimenti da quei centri di spesa tenuti al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica generale.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 28 luglio 2010)
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha approvato, in via preliminare, le nuove norme di comportamento del collegio sindacale nelle società non quotate.
Il testo verrà reso pubblico il 6 agosto, quando sarà