Source: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:C:2016:371:FULL&from=MT
Timestamp: 2019-11-20 09:42:57+00:00
Document Index: 156521070

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Gazzetta ufficiale C 371/10 o
Causa C-369/16 P: Impugnazione proposta il 5 luglio 2016 dall’Irlanda avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione ampliata) del 22 aprile 2016, cause riunite T-50/06 RENV II e T-69/06 RENV II, Aughinish Alumina Ltd/Commissione europea
Causa C-383/16: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal College van Beroep voor het Bedrijfsleven (Paesi Bassi) l’11 luglio 2016 — Vion Livestock BV/Staatssecretaris van Economische Zaken
Causa C-397/16: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte d’appello di Milano (Italia) il 18 luglio 2016 — Acacia Srl/Fallimento Pneusgarda Srl, Audi AG
Causa C-398/16: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi) il del 18 luglio 2016 — X BV/Staatssecretaris van Financiën
Causa C-399/16: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi) l'8 luglio 2016 — X NV/Staatssecretaris van Financiën
Causa C-427/16: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Sofiyski rayonen sad (Bulgaria) il 1o agosto 2016 — Chez Elektro Balgaria AD/Yordan Kotsev
Causa C-428/16: Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rayonen sad Sofia (Bulgaria) il 1o giugno 2016 — FrontEx International EAD/Emil Yanakiev
Causa T-370/16: Ricorso proposto il 12 luglio 2016 — Anheuser-Busch Inbev e Ampar/Commissione
Causa T-399/16: Ricorso proposto il 25 luglio 2016 — CK Telecoms UK Investments/Commissione
Causa T-400/16: Ricorso proposto il 27 luglio 2016 — Maximum Play/EUIPO (MAXPLAY)
Causa T-409/16: Ricorso proposto il 31 luglio 2016 — Makhlouf/Consiglio
Causa T-410/16: Ricorso proposto il 31 luglio 2016 — Makhlouf/Consiglio
Causa T-417/16: Ricorso proposto il 28 luglio 2016 — Achemos Grupė e Achema/Commissione
Causa T-423/16: Ricorso proposto il 29 luglio 2016 — De Masi/Commissione
Causa T-430/16: Ricorso proposto il 29 luglio 2016 — Intercontinental Exchange Holdings/EUIPO (BRENT INDEX)
Causa T-431/16: Ricorso proposto il 1o agosto 2016 — VIMC/Commissione
Causa T-433/16: Ricorso proposto il 3 agosto 2016 — Pometon/Commissione
Causa T-437/16: Ricorso proposto il 5 agosto 2016 — Italia/Commissione
Causa T-446/16 P: Impugnazione proposta il 10 agosto 2016 da CC avverso la sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 21 luglio 2016, causa F-9/12 RENV, CC/Parlamento
Causa T-453/16: Ricorso proposto il 10 agosto 2016 — Ellinikos Syndemos Epicheiriseon gia ti Diacheirisi ton Diethnon Protypon GS1/EUIPO — 520 Barcode Ellas (520 Barcode Hellas)
Causa T-465/16: Ricorso proposto il 23 agosto 2016 — Cotecnica/EUIPO — Visán Industrias Zootécnicas (cotecnica OPTIMA)
Causa T-466/16: Ricorso proposto il 23 agosto 2016 — NRW. Bank/SRB
Causa T-474/16: Ricorso proposto il 25 agosto 2016 — Société wallonne des aéroports/Commissione
Causa F-41/16: Ricorso proposto l’11 agosto 2016 — ZZ/SEAE
Causa F-42/16: Ricorso proposto il 12 agosto 2016 — ZZ/BEI
Causa F-43/16: Ricorso proposto il 18 agosto 2016 — ZZ/Commissione
Causa F-44/16: Ricorso proposto il 19 agosto 2016 — ZZ/Commissione
Causa F-45/16: Ricorso proposto il 17 agosto 2016 — ZZ/BEI
Causa F-46/16: Ricorso proposto il 26 agosto 2016 — ZZ/Commissione
Causa F-47/16: Ricorso proposto il 26 agosto 2016 — ZZ/Commissione
Causa F-48/16: Ricorso proposto il 26 agosto 2016 — ZZ/Commissione
Causa F-19/13: Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica del 29 agosto 2016 — Boyd/Commissione
Causa F-70/14: Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica del 29 agosto 2016 — Cobo Benito/Commissione
Causa F-128/15: Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica del 29 agosto 2016 — Marinozzi e Cat/Commissione
GU C 364 del 3.10.2016
GU C 350 del 26.9.2016
GU C 343 del 19.9.2016
GU C 335 del 12.9.2016
GU C 326 del 5.9.2016
GU C 314 del 29.8.2016
GU C 305 del 22.8.2016
Impugnazione proposta il 5 luglio 2016 dall’Irlanda avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione ampliata) del 22 aprile 2016, cause riunite T-50/06 RENV II e T-69/06 RENV II, Aughinish Alumina Ltd/Commissione europea
(Causa C-369/16 P)
Lingua processuale:l'inglese
Ricorrente: Irlanda (rappresentanti: E. Creedon, T. Joyce, agenti, P. McGarry, Senior Counsel)
Altre parti nel procedimento: Aughinish Alumina Ltd, Commissione Europea
annullare la sentenza;
annullare la decisione (1);
L’Irlanda deduce quattro motivi di appello:
La sentenza del Tribunale è viziata da un errore di diritto, nella parte in cui ha dichiarato che l’Irlanda e l’Aughinish Alumina Ltd non hanno applicato e/o non si sono avvalse del principio della certezza del diritto, nonostante il ritardo inescusabile da parte della Commissione nell’adottare la decisione impugnata.
Il Tribunale è incorso un errore di diritto nel dichiarare che non ricorreva era alcuna violazione del principio del legittimo affidamento, sebbene abbia constatato che il ritardo della Commissione nell’indagine fosse ingiustificato e inescusabile.
Il Tribunale ha commesso un errore nel considerare che l’aiuto in questione «costituisse un regime di aiuti» ai sensi dell’articolo 1, lettera d), del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio (2); inoltre, il Tribunale è incorso un errore nel considerare che il cd. «periodo limite» (termine di prescrizione) di cui all’articolo 15 del regolamento n. 659/1999 decorresse a partire dalla data di importazione degli oli minerali da parte dell’Aughinish Alumia Ltd.
Il Tribunale ha commesso un errore nel rifiutare di accogliere la domanda sulla base del fatto che tale aiuto poteva essere definito come aiuto preesistente all’adesione.
(1) 2006/323/CE: Decisione della Commissione, del 7 dicembre 2005, relativa all’esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nella regione di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna cui hanno dato esecuzione la Francia, l’Irlanda e l’Italia rispettivamente [notificata con il numero C(2005) 4436] (GU L 119, pag. 12).
(2) Regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE (GU L 83, pag. 1).
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal College van Beroep voor het Bedrijfsleven (Paesi Bassi) l’11 luglio 2016 — Vion Livestock BV/Staatssecretaris van Economische Zaken
(Causa C-383/16)
Ricorrente: Vion Livestock BV
Resistente: Staatssecretaris van Economische Zaken
Se gli articoli 5, paragrafo 4, e 8, paragrafo 2, del regolamento CE n. 1/2005 (1) del Consiglio, del 22 dicembre 2004, sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate (…), in combinato disposto con le disposizioni sul giornale di viaggio, di cui all’allegato II di tale regolamento, debbano essere interpretati nel senso che essi, in caso di un trasporto di animali verso un paese terzo, impongono all’organizzatore del trasporto e/o al detentore degli animali l’obbligo di tenere il giornale di viaggio sino al luogo di destinazione in detto paese terzo.
Se gli articoli 5 e 7 del regolamento (UE) n. 817/2010 (2) della Commissione, del 16 settembre 2010, recante modalità d’applicazione ai sensi del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio per quanto riguarda le norme in materia di benessere degli animali vivi della specie bovina durante il trasporto ai fini della concessione di restituzioni all’esportazione (…), in combinato disposto con l’articolo 4 di tale regolamento, debbano essere interpretati nel senso che le restituzioni all’esportazione devono essere recuperate se il giornale di viaggio non è stato tenuto sino al luogo di destinazione nel paese terzo, in quanto il trasportatore ha soddisfatto l’obbligo, imposto all’allegato II, punto 7, del regolamento n. 1/2005, di consegnare il giornale di viaggio al veterinario ufficiale del punto di uscita.
Se gli articoli 5 e 7 del regolamento n. 817/2010, in combinato disposto con l’articolo 4 di tale regolamento, debbano essere interpretati nel senso che le restituzioni all’esportazione devono essere recuperate se l’esportatore non è in grado di provare di aver soddisfatto le condizioni di cui al regolamento n. 1/2005, nella situazione in cui il veterinario, nell’ambito dei controlli che è chiamato ad effettuare nel paese terzo a norma dell’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento n. 817/2010, non possa verificare se le informazioni sullo schema di viaggio (il giornale di viaggio) siano soddisfacenti, vale a dire conformi al regolamento n. 1/2005 (e pertanto non possa neppure dichiarare che il risultato dei controlli è soddisfacente), in quanto il trasportatore ha consegnato il giornale di viaggio al veterinario ufficiale del punto di uscita.
(1) GU 2005, L 3, pag. 1.
(2) GU 2010, L 245, pag. 16.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte d’appello di Milano (Italia) il 18 luglio 2016 — Acacia Srl/Fallimento Pneusgarda Srl, Audi AG
(Causa C-397/16)
Appellante: Acacia Srl
Appellate: Fallimento Pneusgarda Srl, Audi AG
Se (a) i principi in materia di libera circolazione delle merci e di libertà di prestazione dei servizi nel mercato interno; (b) il principio di effettività delle regole di concorrenza europee e della liberalizzazione del mercato interno; (c) i principi dell’effetto utile e dell’applicazione uniforme del diritto europeo all’interno dell’Unione europea; (d) le disposizioni di diritto secondario dell’Unione europea quali la Direttiva n. 98/71 (1) e in particolare il suo art. 14, l’art. 1 del Reg. n. 461/2010 (2), il Reg. UN/ECE n. 124, ostino ad un’interpretazione dell’art. 110 del Reg. n. 6/2002 (3), contenente la clausola di riparazione, che escluda il cerchione replica, esteticamente identico al cerchione originale di primo impianto, omologato sulla base del citato Reg. UN/ECE n. 124, dalla nozione di componente di un prodotto complesso (automobile) allo scopo di consentirne la riparazione e di ripristinarne l’aspetto originario;
in caso di risposta negativa al primo quesito, se le norme sulle privative industriali riguardanti i modelli registrati, previo bilanciamento degli interessi di cui al primo quesito, ostino all’applicazione della clausola di riparazione in riferimento a prodotti complementari replica che possono essere diversamente scelti dal cliente, sul presupposto che la clausola di riparazione debba essere interpretata in senso restrittivo e invocabile limitatamente a parti di ricambio a forma vincolata, vale a dire a componenti la cui forma è stata stabilita in modo sostanzialmente immutabile rispetto all’aspetto esteriore del prodotto complesso, con esclusione di altre componenti da ritenersi fungibili e liberamente applicabili a gusto del cliente.
In caso di risposta positiva al quesito n. II, quali misure deve adottare il produttore di cerchioni replica al fine di assicurare la legittima circolazione dei prodotti rivolti a finalità di riparazione e ripristino dell’aspetto esteriore originale del prodotto complesso.
(1) Direttiva 98/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 ottobre 1998 sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli (GU L 289, pag. 28).
(2) Regolamento (UE) n. 461/2010 della Commissione, del 27 maggio 2010, relativo all’applicazione dell’articolo 101, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea a categorie di accordi verticali e pratiche concordate nel settore automobilistico (GU L 129, pag. 52).
(3) Regolamento (CE) n. 6/2002 del Consiglio, del 12 dicembre 2001, su disegni e modelli comunitari (GU 2002, L 3, pag. 1).
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi) il del 18 luglio 2016 — X BV/Staatssecretaris van Financiën
(Causa C-398/16)
Ricorrente in cassazione: X BV
Resistente: Staatssecretaris van Financiën
Se gli articoli 43 e 48 CE (attualmente divenuti articoli 49 e 54 TFUE), debbano essere interpretati nel senso che essi ostano ad un regime nazionale in forza del quale ad una società controllante stabilita in uno Stato membro non è consentita la deduzione degli interessi relativi ad un prestito connesso ad un conferimento di capitale in una società controllata stabilita in un altro Stato membro, mentre essa potrebbe godere di siffatta deduzione se la società controllata fosse inclusa in un’entità fiscale unica — con caratteristiche come quelle dell’entità fiscale unica olandese — con la medesima società controllante, in quanto in tal caso, grazie al consolidamento, non sarebbe percepibile alcun nesso con il conferimento di capitale in parola
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi) l'8 luglio 2016 — X NV/Staatssecretaris van Financiën
(Causa C-399/16)
Ricorrente in cassazione: X NV
Se gli articoli 43 e 48 CE (attualmente divenuti articoli 49 e 54 TFUE) debbano essere interpretati nel senso essi ostano ad una normativa nazionale sulla base della quale una società controllante stabilita in uno Stato membro non può prendere in considerazione alcuna perdita di cambio relativa all’importo da essa investito in una società controllata stabilita in un altro Stato membro, mentre potrebbe farlo se tale società controllata fosse inclusa in un’entità fiscale unica — con le caratteristiche analoghe a quelle dell’entità fiscale unica olandese — con detta società controllante stabilita nel primo Stato membro, e ciò in conseguenza del consolidamento all’interno dell’entità fiscale unica.
In caso di risposta affermativa alla prima questione, se, ai fini della fissazione della perdita di cambio da prendere in considerazione, si possa o si debba partire dal presupposto che anche (una o più de) le società direttamente o indirettamente controllate dalla società controllante in parola, detenute per il tramite di tale società controllata e stabilite nell’Unione europea, siano incluse nell’entità fiscale unica.
In caso di risposta affermativa alla prima questione, se occorra tenere conto soltanto di perdite finanziarie che, in caso di inclusione nell’entità fiscale unica della società controllante, sarebbero state realizzate negli anni a cui si riferisce la controversia, oppure se debbano essere presi in considerazione anche i risultati valutari che sarebbero stati realizzati in anni precedenti.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Sofiyski rayonen sad (Bulgaria) il 1o agosto 2016 — «Chez Elektro Balgaria» AD/Yordan Kotsev
(Causa C-427/16)
Ricorrente:«Chez Elektro Balgaria» AD
Resistente: Yordan Kotsev
Se l’articolo 101, paragrafo 1, TFUE (divieto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza) osti all’articolo 36, paragrafo 2, della legge sull’ordine forense, per effetto del quale un’associazione di soggetti esercenti libere professioni (Consiglio superiore dell’ordine forense) disponga del potere discrezionale, sulla base di prerogative attribuite dallo Stato, di predeterminare l’importo minimo dei corrispettivi delle prestazioni erogate dai soggetti medesimi (onorari di avvocato).
In caso di risposta affermativa alla questione sub 1): Se l’articolo 78, paragrafo 5, del codice di procedura civile, in fine, (nella parte in cui detta disciplina non consente di ridurre l’onorario d’avvocato al di sotto di un importo minimo stabilito) sia in contrasto con l’articolo 101, paragrafo 1, TFUE.
In caso di risposta affermativa alla questione sub 1): se l’articolo132, punto 5, della legge sull’ordine forense (in relazione all’applicazione dell’articolo 136, paragrafo 1, di detta legge) sia in contrasto con l’articolo 101, paragrafo 1, TFUE.
Se l’articolo 56, primo comma, TFUE (divieto di restrizioni alla libera prestazione dei servizi) sia in contrasto con l’articolo 36, paragrafo 2, della legge sull’ordine forense.
Se l’articolo 78, paragrafo 8, del codice di procedura civile sia in contrasto con l’articolo 101, paragrafo 1, TFUE.
Se l’articolo 78, paragrafo 8, del codice di procedura civile sia in contrasto con la direttiva 77/249/CEE (1) (relativamente al diritto dei soggetti rappresentati da consulenti giuridici interni di pretendere onorari d’avvocato).
Se l’articolo 2a delle disposizioni integrative al regolamento n. 1, che consente di considerare l’IVA come parte integrante del corrispettivo della prestazione erogata nell’esercizio di una libera professione (in relazione all’inclusione dell’IVA come componente dell’onorario dovuto all’avvocato), sia in contrasto con la direttiva 2006/112/CE (2).
(1) Direttiva 77/249/CEE del Consiglio, del 22 marzo 1977, intesa a facilitare l’esercizio effettivo della libera prestazione di servizi da parte degli avvocati (GU L 78, pag. 17).
(2) Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto (GU L 347, pag. 1).
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rayonen sad Sofia (Bulgaria) il 1o giugno 2016 — «FrontEx International» EAD/Emil Yanakiev
(Causa C-428/16)
Ricorrente:«FrontEx International» EAD
Resistente: Emil Yanakiev
(1) Direttiva 77/249/CEE del Consiglio, del 22 marzo 1977, intesa a facilitare l’esercizio effettivo della libera prestazione di servizi da parte degli avvocati (GU L 78, pag. 17)
Impugnazione proposta il 2 agosto 2016 dalla Bank Mellat avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione) del 2 giugno 2016, causa T-160/13: Bank Mellat/Consiglio
(Causa C-430/16 P)
Ricorrente: Bank Mellat (representante: S. Zaiwalla P. Reddy, Z. Burbeza, Solicitors, M. Brindle QC, R. Blakeley, J. MacLeod, Barristers)
annullare l’articolo 1, punto 15, del regolamento 1263 (1) nella sua interezza oppure nella parte in cui riguarda la ricorrente;
dichiarare che l’articolo 1, punto 6, della decisione 635 (2) è inapplicabile alla ricorrente, e
condannare il Consiglio a sopportare le spese del giudizio d’impugnazione e quelle del procedimento dinanzi al Tribunale.
La ricorrente, Bank Mellat (la «Bank»), propone appello contro la sentenza del Tribunale (Prima Sezione) del 2 giugno 2016 nella causa T-160/13, Bank Mellat/Consiglio, EU:T:2016:331 (la «sentenza»). In sintesi, la Bank sostiene che il Tribunale ha errato perché non ha accolto la sua richiesta di annullare o dichiarare inapplicabili alla Bank diverse misure costitutive di un «Embargo finanziario» nei confronti della Bank, vale a dire:
l’articolo 1, punto 15, del Regolamento del Consiglio (UE) n. 1263/2012;
l’articolo 1, punto 6, della decisione 2012/635/PESC.
In particolare, la Bank ha identificato tre motivi d’impugnazione relativi a errori di diritto nella valutazione del merito del ricorso della Bank da parte del Tribunale:
Il Tribunale ha errato in diritto nell’interpretazione ed applicazione del requisito della «necessità» di cui all’articolo 215 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea («TFUE») (primo motivo).
Il Tribunale ha errato nel dichiarare che il Financial Embargo era proporzionato, con conseguenti ulteriori specifici errori di diritto (secondo motivo).
Il Tribunale ha errato nel ritenere che il Financial Embargo fosse rispettoso di altri principi generali del diritto dell’UE (terzo motivo).
La Bank ha inoltre identificato due motivi generali d’impugnazione riguardo ad errori di diritto nella valutazione da parte del Tribunale dell’ammissibilità di talune parti del ricorso della Bank:
Il Tribunale ha erroneamente separato taluni elementi del Financial Embargo e ha ritenuto che il ricorso della Bank nei loro riguardi fosse inammissibile (quarto motivo).
Il Tribunale ha errato nel ritenere in particolare di non avere giurisdizione, ai sensi dell’articolo 275 TFUE, per statuire sull’impugnazione dell’articolo 1, punto 6, della decisione 2012/635/PESC da parte della Bank (quinto motivo).
La Bank chiede rispettosamente alla Corte di annullare la sentenza e di pronunciare una decisione che accolga le sue richieste.
(1) Regolamento (UE) n. 1263/2012 del Consiglio, del 21 dicembre 2012 , che modifica il regolamento (UE) n. 267/2012, concernente misure restrittive nei confronti dell’Iran (GU 2012, L 356, pag. 34).
(2) Decisione 2012/635/PESC del Consiglio, del 15 ottobre 2012 , che modifica la decisione 2010/413/PESC concernente misure restrittive nei confronti dell'Iran (GU 2012, L 282, pag. 58).
Ricorso proposto il 12 luglio 2016 — Anheuser-Busch Inbev e Ampar/Commissione
(Causa T-370/16)
Ricorrenti: Anheuser-Busch Inbev (Bruxelles, Belgio) e Ampar (Lovanio, Belgio) (rappresentanti: A. von Bonin, O. Brouwer e A. Haelterman, avvocati)
annullare la decisione della Commissione europea dell’11 gennaio 2016 relativa al regime di aiuti di Stato sulle esenzioni degli utili in eccesso SA.37667 (2015/C) (ex 2015/NN);
condannare la Commissione alle spese, conformemente all’articolo 134 del regolamento di procedura del Tribunale, comprese quelle sostenute da qualsiasi parte interveniente.
Primo motivo, vertente su un errore di diritto e su un errore manifesto di valutazione nell’identificazione del presunto aiuto di Stato e nella sua qualificazione come regime di aiuti ai sensi dell’articolo 1, lettera d), del regolamento n. 2015/1589, del 13 luglio 2015, recante modalità di applicazione dell’articolo 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dell’articolo 107 TFUE.
Secondo motivo, vertente su un errore di diritto e sull’errata applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, in quanto la Commissione ha ritenuto che il sistema di adeguamento degli utili in eccesso costituisca un aiuto di Stato.
Terzo motivo, vertente su un errore manifesto di valutazione nell’identificazione dei gruppi come beneficiari del presunto aiuto e sulla violazione del principio di legalità e dell’articolo 16, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015, recante modalità di applicazione dell’articolo 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Quarto motivo, vertente sulla violazione dei principi di certezza del diritto, di tutela del legittimo affidamento e di buona amministrazione.
Ricorso proposto il 27 luglio 2016 — Maximum Play/EUIPO (MAXPLAY)
(Causa T-400/16)
Ricorrente: Maximum Play, Inc. (San Francisco, California, Stati Uniti) (rappresentante: M. Graf, avvocato)
Marchio controverso interessato: il marchio dell’Unione europea denominativo «MAXPLAY» — Domanda di registrazione n. 14 047 963
Decisione impugnata: la decisione della quarta commissione di ricorso dell’EUIPO del 26 maggio 2016 nel procedimento R 2273/2015-4
Violazione degli articoli 7, paragrafo 1, lettera b), e 7, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 207/2009;
mancata considerazione, in modo adeguato, di un marchio dell’Unione europea anteriore e di registrazioni nazionali, nonché di una domanda di registrazione nazionale.
Ricorso proposto il 31 luglio 2016 — Makhlouf/Consiglio
(Causa T-409/16)
di conseguenza, annullare la decisione (PESC) 2016/850 del 27 maggio 2016, nonché i conseguenti atti di esecuzione, nella parte in cui riguardano il ricorrente;
A sostegno del ricorso, il ricorrente deduce cinque motivi che sono in sostanza identici o simili a quelli invocati nell’ambito della causa T-410/16, Makhlouf/Consiglio.
(Causa T-410/16)
di conseguenza, annullare la decisione (PESC) 2016/850 del 27 maggio 2016 e i suoi conseguenti atti di esecuzione, nei limiti in cui riguardano il ricorrente;
A sostegno del ricorso, il ricorrente deduce cinque motivi.
Primo motivo, vertente sulla violazione dei diritti della difesa e del diritto a una tutela giurisdizionale effettiva, di cui agli articoli 6 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (in prosieguo: la «CEDU»), dall’articolo 215 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (in prosieguo: il «TFUE») nonché dagli articoli 41 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Secondo motivo, vertente sulla violazione dell’obbligo di motivazione, in quanto la motivazione fornita dal Consiglio non soddisfarebbe l’obbligo che incombe alle istituzioni dell’Unione europea previsto dall’articolo 6 della CEDU, dall’articolo 296 TFUE nonché dall’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Terzo motivo, vertente su un errore manifesto di valutazione che il Consiglio avrebbe commesso in merito al coinvolgimento del ricorrente nel finanziamento del regime siriano.
Quarto motivo, vertente sul fatto che le misure impugnate limiterebbero in maniera ingiustificata e sproporzionata i diritti fondamentali del ricorrente, e in particolare i suoi diritti di proprietà previsti dagli articoli 1 del primo protocollo addizionale alla CEDU e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, il suo diritto al rispetto della reputazione, previsto dagli articoli 8 e 10, paragrafo 2, della CEDU, il principio della presunzione di innocenza, previsto dagli articoli 6 della CEDU e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la sua libertà di espressione, prevista dall’articolo 10 della CEDU, nonché il suo diritto di libera circolazione, previsto dall’articolo 2, paragrafo 2, del protocollo n. 4 alla CEDU.
Quinto motivo, vertente sulla violazione degli orientamenti del Consiglio, del 2 dicembre 2005, relativi all’attuazione e alla valutazione di misure restrittive (sanzioni) nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea (documento 15114/05 del Consiglio del 2 dicembre 2005).
Ricorso proposto il 28 luglio 2016 — Achemos Grupė e Achema/Commissione
(Causa T-417/16)
Ricorrenti: Achemos Grupė UAB (Vilnius, Lituania) e Achema AB (Jonava, Lituania) (rappresentanti: R. Martens e C. Maczkovics, avvocati)
annullare la decisione C(2013) 7884 final della Commissione, del 20 novembre 2013, relativa all’aiuto di Stato SA.36740 (2013/NN) della Lituania a favore di Klaipėdos Nafta «terminale GNL», Bruxelles, (GU 2016, C 161, pag. 1); e
Primo motivo, vertente sulla violazione delle norme procedurali previste dall’articolo 108, paragrafo 2, TFUE e dall’articolo 4, paragrafo 4, del regolamento n. 2015/1589 (1) nonché del principio di buona amministrazione, poiché, nonostante le serie difficoltà che implica la valutazione della compatibilità delle misure di aiuto di Stato in questione con il mercato interno, la Commissione si è basata unicamente su un esame preliminare di tali misure, mentre, considerate tali serie difficoltà, essa era tenuta ad avviare il procedimento di cui all’articolo 108, paragrafo 2, TFUE e all’articolo 6 del regolamento n. 2015/1589.
Secondo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), TFUE, in quanto la Commissione non avrebbe correttamente applicato i criteri di valutazione previsti al considerando 135 della decisione impugnata, posto che:
in primo luogo, per quanto riguarda l’adeguatezza e la necessità delle misure, la Commissione avrebbe dovuto valutare dette misure in concreto e accertare se esistessero altri strumenti più mirati;
in secondo luogo, la Commissione avrebbe dovuto concludere per la mancanza di effetto incentivante, poiché la KN è per legge tenuta a sviluppare il terminale GNL;
in terzo luogo, la Commissione avrebbe dovuto verificare se la dimensione del terminale GNL sovvenzionato fosse proporzionata alla realizzazione dell’obiettivo perseguito e non creasse sovraccapacità.
Terzo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 106, paragrafo 2, TFUE, della disciplina SIEG (2) e di principi generali quali la parità di trattamento e la tutela del legittimo affidamento, nonché delle norme in materia di appalti pubblici di cui alla direttiva 2004/18 (3) e dell’articolo 14 di quest’ultima direttiva, poiché la Commissione, accettando di affidare un incarico alla KN per un periodo di 55 anni con beneficio corrispondente al tasso di rendimento interno del progetto, avrebbe applicato in maniera errata la disciplina SIEG, posto che:
in primo luogo, il periodo dell’incarico avrebbe dovuto essere giustificato in base a criteri oggettivi, senza eccedere il periodo previsto per l’ammortamento (finanziario) dei principali attivi necessari alla prestazione del SIEG;
in secondo luogo, l’aggiudicazione della KN non avrebbe potuto prescindere dalle norme in materia di appalti pubblici a motivo della tutela in interessi essenziali (di sicurezza) ai sensi dell’articolo 14 della direttiva 2004/18, poiché nella fattispecie esistono mezzi alternativi, meno restrittivi di un’aggiudicazione diretta;
in terzo luogo, considerato il grado di rischio sopportato dalla KN, il beneficio di quest’ultima avrebbe dovuto essere limitato al tasso di swap pertinente (eventualmente rivalutato per tener conto della scadenza) maggiorato di un premio di 100 punti base.
(1) Regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015, recante modalità di applicazione dell’articolo 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (GU L 248, 2015, pag. 9).
(2) Comunicazione della Commissione — Disciplina dell’Unione europea relativa agli aiuti di Stato concessi sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico (2011) (GU 2012, C 8, pag. 15) (in prosieguo: la «disciplina SIEG»).
(3) Direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi (GU L 134, 2004, pag. 114).
Ricorso proposto il 29 luglio 2016 — De Masi/Commissione
(Causa T-423/16)
Ricorrente: Fabio De Masi (Bruxelles, Belgio) (rappresentante: Professor A. Fischer-Lescano)
annullare la decisione della convenuta del 20 maggio 2016 avente ad oggetto la domanda di accesso ai documenti del Gruppo «Code of Conduct»;
annullare la decisione della convenuta del 13 luglio 2016 avente ad oggetto la domanda di accesso ai documenti del Gruppo «Code of Conduct»;
condannare la convenuta, ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 2, del regolamento di procedura del Tribunale, alle spese del presente giudizio e a quelle sostenute dagli eventuali intervenienti.
Primo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1049/2001 (1)
Il ricorrente sostiene che le decisioni della convenuta del 20 maggio 2016 e del 13 luglio 2016 violano il diritto a una decisione appropriata della domanda confermativa, previsto dalla disposizione sopra citata.
Secondo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 15, paragrafo 3, TFUE, in combinato disposto con l’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1049/2001
Il ricorrente fa valere, inoltre, che il rifiuto di accesso integrale ai documenti relativi al gruppo «Codice di condotta» (Tassazione delle imprese) istituito dal Consiglio viola altresì il suo diritto alla consultazione di tali documenti, garantito dalle disposizioni sopra citate.
In tale contesto, il ricorrente fa valere che le eccezioni all’obbligo di trasparenza previste dall’articolo 4, paragrafo 3, e 1, lettera a), quarto trattino, del regolamento (CE) n. 1049/2001 non sono applicabili nel presente caso.
Inoltre, sussisterebbero un difetto di ponderazione e di motivazione e un interesse pubblico prevalente alla diffusione dei documenti.
Ricorso proposto il 29 luglio 2016 — Intercontinental Exchange Holdings/EUIPO (BRENT INDEX)
(Causa T-430/16)
Ricorrente: Intercontinental Exchange Holdings, Inc. (Atlanta, Georgia, Stati Uniti) (rappresentante: P. Heusler, avvocato)
Marchio controverso interessato: il marchio dell’Unione europea denominativo «BRENT INDEX» — Domanda di registrazione n. 14 284 947
Decisione impugnata: la decisione della quarta commissione di ricorso dell’EUIPO del 2 giugno 2016 nel procedimento R 8/2016-4
Violazione degli articoli 7, paragrafo 1, lettera b), e 7, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 207/2009.
Ricorso proposto il 1o agosto 2016 — VIMC/Commissione
(Causa T-431/16)
Ricorrente: VIMC — Vienna International Medical Clinic GmbH (Kulmbach, Germania) (rappresentante: R. Bramerdorfer, avvocato)
annullare la decisione della Commissione, del 27 maggio 2016 (caso AT.40231 — VIMC/WK&FGB), e
Con il presente ricorso la ricorrente chiede l’annullamento della decisione C (2016) 3351 final della Commissione, del 27 maggio 2016, che ha respinto la denuncia della ricorrente sul fondamento dell’articolo 13 del regolamento (CE) n. 1/2003 (1).
A sostegno del ricorso la ricorrente deduce un unico motivo, vertente sullo sviamento di potere.
In tale contesto la ricorrente sostiene che l’applicazione o la mancata applicazione dell’articolo 13 del regolamento (CE) n. 1/2003 non rientra nel potere discrezionale della Commissione. La Commissione dovrebbe, anzi, tener conto delle particolari circostanze del caso di specie e non potrebbe, sulla base di tale disposizione, respingere senza una minima motivazione una richiesta di cui si è già occupata un’altra autorità statale.
Ricorso proposto il 3 agosto 2016 — Pometon/Commissione
(Causa T-433/16)
Ricorrente: Pometon SpA (Martellago, Italia) (rappresentanti: E. Fabrizi, V. Veneziano e A. Molinaro, avvocati)
in via principale, annullare la decisione impugnata;
in via subordinata, annullare o ridurre la sanzione inflitta a Pometon;
condannare la convenuta alla restituzione degli importi eventualmente corrisposti dalla ricorrente nelle more del giudizio in esecuzione della decisione impugnata, nonché al rimborso di ogni altro costo sostenuto dalla ricorrente in esecuzione della medesima decisione impugnata;
in ogni caso, condannare la convenuta a sopportare le spese legali e ogni altra spesa e onere della ricorrente connessa al presente giudizio.
Il presente ricorso si rivolge contro la decisione C(2016) 3121 definitiva della Commissione, del 25 maggio 2016 (caso AT.39792 — Steel Abrasives), relativa ad un procedimento ai sensi dell’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea («TFUE») e dell’articolo 53 dell’accordo SEE («decisione impugnata»).
Primo motivo, vertente sulla violazione del principio d’imparzialità del giudizio, del principio della presunzione d’innocenza e del diritto di difesa, per avere la convenuta attribuito a Pometon comportamenti specifici nel contesto della decisione C(2014) 2074 definitiva, del 2 aprile 2014 («decisione di transazione»), adottata nei confronti di Ervin Industries Inc. e Ervin Amasteel, Winoa SA e WHA Holding SAS, Metalltechnik Schmidt GmbH & Co. KG e Eisenwerk Würth GmbH (di seguito, «parti»), e per avere, quindi, assunto la decisione impugnata senza aver potuto valutare serenamente e in assenza di condizionamenti la posizione di Pometon e gli argomenti difensivi da essa svolti.
Nella decisione di transazione — quindi, prima che a Pometon fosse data la possibilità di difendersi — la Commissione ha espressamente attribuito alla ricorrente la medesima condotta imputata alle altre parti, alle quali, sempre nella decisione di transazione, è stata poi ascritta, proprio in ragione di quella condotta, una specifica violazione dell’articolo 101 del TFUE e dell’articolo 53 dell’Accordo SEE. Ciò avrebbe inevitabilmente e insanabilmente minato la capacità della Commissione di esprimere un giudizio davvero imparziale nei confronti della ricorrente.
Secondo motivo, vertente sulla violazione e falsa applicazione dell’articolo 101 del TFUE e dell’articolo 53 dell’Accordo SEE, sull’insufficienza e contraddittorietà della motivazione, sulla violazione dei diritti della difesa e del principio dell'onere della prova, per avere la convenuta imputato alla ricorrente, in assenza di prove, il coinvolgimento in un’asserita intesa a cui essa non ha, in realtà, partecipato.
La Commissione avrebbe addotto a supporto delle proprie tesi elementi imprecisi, contraddittori e di dubbia interpretazione, insufficienti a dimostrare la partecipazione di Pometon all’asserita infrazione.
Terzo motivo, vertente sulla violazione e falsa applicazione dell'art. 101 del TFUE e dell’art. 53 dell’Accordo SEE, su errori di valutazione, su difetto di istruttoria e illogicità manifesta, per avere la convenuta ritenuto che la condotta addebitata alla Pometon avesse ad oggetto una restrizione della concorrenza.
Quarto motivo, vertente sulla violazione e falsa applicazione dell’art. 101 del TFUE e dell’art. 53 dell’accordo SEE, su difetto di motivazione e d’istruttoria, sulla violazione dell’onere della prova con riferimento alla durata della presunta partecipazione della ricorrente all’asserita infrazione e, per l’effetto, sulla violazione degli artt. 23(2), 25(1) e 25(5) del regolamento n. 1/2003 (1), sulla violazione del principio della certezza del diritto, per avere la Commissione irrogato una sanzione pecuniaria alla ricorrente nonostante l’intervenuta prescrizione.
La data di cessazione dell’asserita partecipazione di Pometon alla presunta infrazione addebitatale nella decisione impugnata non può, secondo la ricorrente, certamente coincidere con la data individuata dalla Commissione, ma, al più, con una data di gran lunga anteriore, sicché il potere della Commissione di infliggere ammende dovrebbe ritenersi prescritto.
Quinto motivo, vertente sul difetto assoluto di motivazione, sulla violazione dei principi di proporzionalità e parità di trattamento nella fissazione dell’importo dell’ammenda in sede di modifica dell’importo di base ai sensi del punto 37 degli Orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell'articolo 23, paragrafo 2, lettera a), del regolamento n. 1/2003.
La Commissione avrebbe utilizzato l’art. 37 degli Orientamenti sul calcolo delle ammende in maniera palesemente discriminatoria, applicando, nel caso di Pometon, una percentuale di riduzione della sanzione nettamente inferiore a quella applicata alle altre parti.
(1) Regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del Trattato (testo rilevante ai fini del SEE [GU 2003 L 1, pag. 1].
Ricorso proposto il 5 agosto 2016 — Italia/Commissione
(Causa T-437/16)
annullare il bando di concorso generale EPSO/AD/322/16 per la formazione di un elenco di riserva di 86 posti per la copertura di posti vacanti di Amministratore (AD 5 e 7) nel settore dell’audit, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 12 maggio 2016, numero C 171 A;
condannare la Commissione alle spese del giudizio.
Primo motivo, vertente sulla violazione degli artt. 263, 264, 266 TFUE.
La Commissione ha violato l’autorità della sentenza della Corte nella causa C-566/10 P, che dichiara illegittimi i bandi che limitino al solo inglese, francese, tedesco, le lingue che i concorrenti ai concorsi generali dell’Unione possono indicare come lingua 2.
Secondo motivo, vertente sulla violazione degli artt. 342 TFUE; 1 e 6 del regolamento 1/58, che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea (DO 1958, 17, p. 385).
Si fa valere a questo riguardo che, limitando a tre lingue quelle eleggibili come lingua 2 dai concorrenti ai concorsi generali dell’Unione la Commissione ha in pratica dettato un nuovo regolamento linguistico delle istituzioni, invadendo la competenza esclusiva del Consiglio in questa materia.
Terzo motivo, vertente sulla violazione degli artt. 12 CE, ora 18 TFUE; 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione; 6 n. 3 EU; 1 par. 2, e 3 Allegato III allo Statuo dei funzionari; 1 e 6 del Regolamento 1/58; 1 quinquies nn. 1 e 6, 27 n. 2, 28 lett. f) Statuto dei funzionari.
Si fa valere a questo riguardo che la restrizione linguistica apportata dalla Commissione è discriminatoria perché le norme citate vietano di imporre ai cittadini europei e agli stessi funzionari delle istituzioni restrizioni linguistiche non previste in via generale e obiettiva dai regolamenti interni delle istituzioni contemplati dall’art. 6 del reg. 1/58, e finora non adottati, e vietano di introdurre siffatte limitazioni in assenza di uno specifico, e motivato interesse del servizio.
Quarto motivo, vertente sulla violazione dell’art. 6 n. 3 UE nella parte in cui statuisce il principio della tutela del legittimo affidamento quale diritto fondamentale risultante dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri.
Si fa valere a questo riguardo che la Commissione ha violato l’affidamento dei cittadini nella possibilità di scegliere come lingua 2 una qualsiasi delle lingue dell’Unione, come costantemente avvenuto fino al 2007 e come autorevolmente ribadito dalla sentenza della Corte di giustizia nella causa C-566/10 P.
Quinto motivo, vertente sullo sviamento di potere e sulla violazione delle norme sostanziali inerenti alla natura e finalità dei bandi di concorso.
Si fa valere a questo riguardo che, restringendo preventivamente e in modo generalizzato a tre le lingue eleggibili come lingua 2, la Commissione ha di fatto anticipato alla fase del bando e dei requisiti di ammissione la verifica delle competenze linguistiche dei candidati, che dovrebbe effettuarsi invece nell’ambito del concorso. In tal modo, le conoscenze linguistiche divengono determinanti rispetto alle conoscenze professionali.
Sesto motivo, vertente sulla violazione degli artt. 18 e 24 n. 4 TFUE; 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; 2 regolamento 1/58; e 1 quinquies nn. 1 e 6 Statuto dei funzionari.
Si fa valere a questo riguardo che, prevedendo che le domande di partecipazione debbano obbligatoriamente essere inviate in inglese, francese o tedesco, e che nella medesima lingua l’Epso invii ai candidati le comunicazioni inerenti allo svolgimento del concorso, si è violato il diritto dei cittadini europei ad interloquire nella propria lingua con le istituzioni, e si è introdotta una ulteriore discriminazione a danno di chi non ha una conoscenza approfondita di quelle tre lingue.
Settimo motivo, vertente sulla violazione degli artt. 1 e 6 regolamento 1/58; 1 quinquies nn. 1 e 6, e 28 lett. f) dello Statuto dei funzionari, 1 n. 1 lett. f) dell’allegato III dello Statuto dei funzionari; e 296 n. 2 TFUE (difetto di motivazione), nonché violazione del principio di proporzionalità. Travisamento dei fatti.
Si fa valere a questo riguardo che la Commissione ha motivato la restrizione alle tre lingue con l’esigenza che i nuovi assunti siano subito in grado di comunicare all’interno delle istituzioni. Questa motivazione travisa i fatti perché non risulta che le tre lingue in questione siano le più usate per la comunicazione tra gruppi linguistici diversi all’interno delle istituzioni; ed è sproporzionata rispetto alla restrizione di un diritto fondamentale come quello a non subire discriminazioni linguistiche.
Impugnazione proposta il 10 agosto 2016 da CC avverso la sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 21 luglio 2016, causa F-9/12 RENV, CC/Parlamento
(Causa T-446/16 P)
Ricorrente: CC (Bridel, Lussemburgo) (rappresentante: G. Maximini, avvocato)
Controinteressato nel procedimento: Parlamento europeo
dichiarare l’impugnazione ricevibile e fondata;
annullare di conseguenza la sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 21 luglio 2016, causa F-9/12 RENV (CC/Parlamento europeo), fatto salvo il punto 3 del dispositivo relativo alle spese;
per l’effetto, riconoscere la responsabilità extracontrattuale del Parlamento europeo per gli errori in cui è incorso nel gestire l’elenco dei candidati idonei in cui è inserita la ricorrente e l’obbligo di risarcire il conseguente danno;
statuire dunque conformemente alla conclusioni presentate dalla ricorrente nel suo ricorso in primo grado,
di conseguenza, dichiarare quanto segue:
La sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 21 luglio 2016 nella causa F-9/12 RENV (CC/Parlamento europeo) è annullata, fatto salvo il punto 3 del dispositivo relativo alle spese.
Il Parlamento europeo è condannato a corrispondere alla ricorrente l’importo di EUR 749 449,30 a titolo di risarcimento del danno materiale, valutato per il periodo dicembre 2003–dicembre 2011, oltre ai contributi pensionistici, e per il periodo successivo sino all’età legale della pensione di vecchiaia, il pagamento mensile degli importi netti corrispondenti alle retribuzioni mensili stabilite per i funzionari di grado AD a partire dal grado AD 9, scatto 2, secondo anno, tenendo conto di una carriera normale di un funzionario dello stesso grado, oltre ai corrispondenti contributi pensionistici e ai contributi per la cassa malattia, il tutto maggiorato degli interessi di mora al tasso della Banca centrale europea aumentato di 2 punti.
Inoltre, il Parlamento europeo è condannato a pagare alla ricorrente l’importo di EUR 70 000 a titolo di risarcimento del danno morale.
Il Parlamento europeo sopporta le proprie spese ed è condannato a sopportare tutte le spese sostenute dalla ricorrente per il presente giudizio.
A sostegno del suo ricorso, la ricorrente deduce sei motivi.
Primo motivo, vertente su un errore di diritto relativamente all’eccezione di irricevibilità dei nuovi elementi di prova;
snaturamento dei fatti, assenza di motivazione, violazione del principio di imparzialità e del diritto a un equo processo (articolo 47, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea), violazione del principio nemo potest venire contra factum proprium e snaturamento dei fatti riguardo alla presunta tardività della presentazione dei nuovi elementi di prova;
omesso riconoscimento della violazione del dovere di trasparenza e di leale cooperazione del Parlamento nei confronti del Tribunale;
errore manifesto di valutazione riguardo alla modifica apportata alla numerazione dell’elenco dei candidati idonei da EUR/A/151/98 in EUR/A/151.
Secondo motivo, vertente su un errore di diritto relativamente all’assenza di qualificazione giuridica e di motivazione della decisione del segretario generale del 19 maggio 2005 e sulla violazione della sentenza di annullamento del Tribunale dell’Unione europea;
assenza di qualificazione giuridica della decisione del segretario generale del 19 maggio 2005;
violazione della sentenza di annullamento T-457/13 P.
Terzo motivo, vertente sullo snaturamento dei fatti circa la corrispondenza dell’EPSO.
Quarto motivo, vertente sullo snaturamento della lettera del 15 ottobre 2007 del Parlamento riguardo all’affermazione che la ricorrente sarebbe stata informata della distruzione del fascicolo di concorso ad essa relativo.
Quinto motivo, vertente sull’errore di diritto riguardante la qualificazione giuridica della decisione del presidente del Parlamento europeo del 25 febbraio 2003.
Sesto motivo, vertente sulla violazione della sentenza di annullamento relativamente al calcolo del danno.
Ricorso proposto il 10 agosto 2016 — Ellinikos Syndemos Epicheiriseon gia ti Diacheirisi ton Diethnon Protypon GS1/EUIPO — 520 Barcode Ellas (520 Barcode Hellas)
(Causa T-453/16)
Ricorrente: Ellinikos Syndemos Epicheiriseon gia ti Diacheirisi ton Diethnon Protypon GS1 (Argiroupoli Attikis, Grecia) (rappresentante: A. Mouzaki, avvocato)
Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso: 520 Barcode Ellas — AE Diacheirisis Diethnon Protypon kai Parochis Symvouleutikon Ypiresion (Kifisia Attikis, Grecia)
Marchio controverso interessato: Marchio dell’Unione europea figurativo contenente gli elementi denominativi «5 201000 603856 520Barcode Hellas» — Domanda di registrazione n. 10 881 861
Decisione impugnata: Decisione della quarta commissione di ricorso dell’EUIPO del 14 giugno 2016 nel procedimento R 238/2015-4
condannare l’EUIPO alle spese sostenute dalla ricorrente.
Violazione degli articoli 75 e 76, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 207/2009.
Ricorso proposto il 23 agosto 2016 — Cotecnica/EUIPO — Visán Industrias Zootécnicas (cotecnica OPTIMA)
(Causa T-465/16)
Ricorrente: Cotecnica, SCCL (Bellpuig, Spagna) (rappresentanti: J. Devaureix, J. C. Erdozain López, e J. Galán López, avvocati)
Controinteressata dinanzi alla commissione di ricorso: Visán Industrias Zootécnicas, SL (Arganda, Spagna)
Marchio controverso interessato: Marchio dell’Unione europea figurativo contenente gli elementi denominativi «cotecnica OPTIMA» — Domanda di registrazione n. 13 292 479
Decisione impugnata: Decisione della seconda commissione di ricorso dell’EUIPO del 13 giugno 2016 nel procedimento R 229/2016-2
annullare e privare di efficacia la decisione impugnata;
Violazione dell’articolo 8, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 207/2009 e della giurisprudenza del Tribunale, in particolare, della sentenza del 20 gennaio 2009, causa T-424/07, Pioneer Hi-Bred International/UAMI (OPTIMUM).
Ricorso proposto il 23 agosto 2016 — NRW. Bank/SRB
(Causa T-466/16)
Ricorrente: NRW. Bank (Düsseldorf, Germania) (rappresentanti: A. Behrens, J. Kraayvanger e J. Seitz, avvocati)
Convenuto: Comitato di risoluzione unico (SRB)
Annullare la decisione del convenuto sul contributo annuale dovuto dalla ricorrente per il Fondo di risoluzione unico per il periodo contributivo dal 1 gennaio al 31 dicembre 2016;
Condannare il convenuto alle spese sostenute dalla ricorrente.
Primo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 103, paragrafi 2 e 7, della direttiva 2014/59/UE (1) e dell’articolo 70, paragrafo 2, del regolamento (UE) 806/2014 (2).
La ricorrente ritiene che la decisione del convenuto circa il suo contributo annuale sia illegittima, in quanto, ai fini della riduzione del contributo, considera solo la sua attività di promozione ma non la sua attività di promozione ausiliaria. Per tale ragione il contributo annuale della ricorrente al Fondo di risoluzione unico per il periodo contributivo dal 1 gennaio al 31 dicembre 2016 sarebbe stato fissato in un importo troppo elevato.
Secondo motivo, vertente sulla violazione delle decisioni di esecuzione della direttiva 2014/59/UE e del regolamento (UE) 806/2014 che, in accordo a tali atti giuridici, vanno interpretati nel senso che privilegiano anch’essi l’attività di promozione ausiliaria.
Terzo motivo, in via subordinata, vertente sull’illegittimità delle decisioni di esecuzione della direttiva 2014/59/UE e del regolamento (UE) 806/2014.
A tal proposito, la ricorrente sostiene che, ove non fosse possibile un’interpretazione delle decisioni di esecuzione in accordo alla direttiva 2014/59/UE e al regolamento (UE) 806/2014, le decisioni di esecuzione sarebbero illegittime. Per tale ragione sarebbe illegittima anche la decisione del convenuto basata sulle citate decisioni di esecuzione.
(1) Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU. 2014, L 173, pag. 190).
(2) Regolamento (Ue) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010 (GU. 2014, L 225, pag. 1).
Ricorso proposto il 25 agosto 2016 — Société wallonne des aéroports/Commissione
(Causa T-474/16)
Ricorrente: Société wallonne des aéroports SA (SOWEAR) (Namur, Belgio) (rappresentanti: A. Lepièce e H. Baeyens, avvocati)
dichiarare ricevibile e fondata l’istanza della ricorrente riguardante la riunione della presente causa con la causa T-818/14;
dichiarare il presente ricorso ricevibile e fondato,
annullare gli articoli 3, 4, 5 e 6 della decisione della Commissione del 1o ottobre 2014 n. SA.14093, concernente il regime di aiuti al quale il Belgio ha dato esecuzione a favore di Brussels South Charleroi Airport e Ryanair;
Primo motivo, vertente sull’errore di diritto nel quale la Commissione sarebbe incorsa in quanto avrebbe esaminato i diritti versati da Brussels South Charleroi Airport (BSCA) alla ricorrente alla luce dell’articolo 107 TFUE, mentre le decisioni di investire, procedere alla costruzione delle infrastrutture aeroportuali e metterle a disposizione di BSCA sarebbero state adottate prima della pronuncia della sentenza del 12 dicembre 2000, Aéroports de Paris/Commissione (T-128/98, EU:T:2000:290), confermata dalla Corte di giustizia nella sua sentenza del 24 ottobre 2002, Aéroports de Paris/Commissione (C-82/01 P, EU:C:2002:617).
Secondo motivo, vertente sull’errore di diritto nel quale la Commissione sarebbe incorsa nel qualificare l’Instrument Landing System (ILS) e il servizio di segnaletica delle piste, come apparecchiature e servizi di natura economica.
Terzo motivo, vertente sul fatto che il ragionamento della Commissione per determinare i diritti su base annua dovuti per il mercato da parte di BSCA sarebbe basato su un metodo e su fattori di calcolo erronei aventi un’incidenza rilevante sull’importo degli aiuti e sarebbe inoltre inficiato da un manifesto difetto di motivazione.
Quarto motivo, vertente sull’errore di diritto nel quale la Commissione sarebbe incorsa, da un lato, per aver inserito nell’importo dei diritti che deve essere recuperato presso BSCA gli aiuti concessi per la missione di sicurezza (ossia la sovvenzione «servizi antincendio e di manutenzione») e, dall’altro, per non aver preso in considerazione la riduzione della «sovvenzione per il servizio antincendio-manutenzione» nel 2014 e nel 2015.
Ricorso proposto l’11 agosto 2016 — ZZ/SEAE
(Causa F-41/16)
Ricorrente: ZZ (rappresentante: M. Meyer, avvocato)
La dichiarazione di nullità, segnatamente l’annullamento, delle decisioni dell’autorità che ha il potere di nomina (AIPN) di imporre al ricorrente la restituzione delle indennità scolastiche asseritamente percepite in modo indebito e di negare al ricorrente ulteriori indennità scolastiche, nonché la condanna del convenuto al rimborso delle somme prelevate.
dichiarare la nullità della decisione del convenuto, del 12 maggio 2016, relativa ai reclami del ricorrente R/18/16 e R/19/16 e alle disposizioni in merito all’anno scolastico 2014/15 con essi impugnate;
in subordine, annullare la decisione del convenuto, del 12 maggio 2016, relativa ai reclami del ricorrente R/18/16 e R/19/16 e alle disposizioni in merito all’anno scolastico 2014/15 con essi impugnate;
condannare il convenuto a rimborsare al ricorrente le somme prelevate indebitamente sulla base di tale decisione;
condannare il SEAE alle spese.
Ricorso proposto il 12 agosto 2016 — ZZ/BEI
(Causa F-42/16)
Ricorrente: ZZ (rappresentante: N. Lhoëst, avvocato)
Convenuta: Banca europea per gli investimenti (BEI)
L’annullamento della domanda di risarcimento presentata dal ricorrente per i danni che egli ritiene di aver subito dal novembre 2013.
Condannare la BEI a pagare al ricorrente una somma pari a otto volte la sua retribuzione annua sulla base dell’articolo 33bis del Regolamento del personale e dell’articolo 9.1.1 delle Disposizioni amministrative applicabili al personale;
Annullare la decisione della BEI del 4 giugno 2015 che dispone la chiusura del conto RCVP del ricorrente con effetto dal 28/02/2015 e ottenere la condanna della BEI a pagare al ricorrente:
Un importo corrispondente ai versamenti che la BEI avrebbe continuato a versare sul conto RCVP del ricorrente (3 % della retribuzione annua del ricorrente) se la BEI non avesse chiuso il suo conto, a decorrere dal 28/02/2015 fino alla data della riapertura effettiva del conto RCVP del ricorrente;
Gli interessi che il capitale sul conto RCVP del ricorrente avrebbe continuato a produrre se il suo conto RCVP non fosse stato chiuso il 28/02/2015 e se il ricorrente e la BEI avessero potuto continuare i loro rispettivi versamenti a concorrenza del 3 % della retribuzione annua del ricorrente, fino alla data della riapertura effettiva del conto RCVP del ricorrente,
Condannare la BEI a risarcire i danni valutati ex aequo et bono in EUR 15 000 a titolo di risarcimento per il danno morale subito;
Ricorso proposto il 18 agosto 2016 — ZZ/Commissione
(Causa F-43/16)
Ricorrente: ZZ (rappresentante: M. Cornacchia, avvocato)
L’annullamento della decisione di esclusione del ricorrente dal concorso EPSO/AST-SC/03/15 a motivo del fatto che egli non ha informato l’EPSO del suo legame familiare con un membro della commissione giudicatrice del suddetto concorso.
Annullare la decisione del 19 maggio 2016, adottata in risposta alla richiesta di riesame presentata dal ricorrente il 5 novembre 2015, con la quale il presidente della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AST-SC/03/15 ha confermato la decisione di escludere il ricorrente dal suddetto concorso nonché, se del caso, la decisione di rigetto del reclamo e la decisione iniziale;
Ricorso proposto il 19 agosto 2016 — ZZ/Commissione
(Causa F-44/16)
Ricorrente: ZZ (rappresentanti: avv.ti N. de Montigny e J.-N. Louis)
L’annullamento della decisione della commissione giudicatrice del concorso EPSO/AST-SC/01/14 di non iscrivere la ricorrente nell'elenco di riserva di detto concorso in quanto essa non possiede i requisiti relativi al diploma e all’esperienza professionale richiesti per parteciparvi.
Annullare la decisione del 18 febbraio 2015 del capo dell’unità del comitato di selezione dell’EPSO, con la quale si informava la ricorrente che la sua candidatura al posto di segretaria (n. EPSO/ASTSC/01/14) era respinta in quanto essa non avrebbe posseduto il diploma e l’esperienza professionale per l’accesso al concorso in parola;
annullare la decisione del 17 settembre 2015 del capo dell’unità del comitato di selezione dell’EPSO recante rigetto della domanda di riesame della ricorrente e conferma della decisione del 18 febbraio 2015;
annullare, per quanto necessario, la risposta esplicita di rigetto del reclamo del 12 maggio 2016;
Ricorso proposto il 17 agosto 2016 — ZZ/BEI
(Causa F-45/16)
Ricorrente: ZZ (rappresentante: avv. B. Maréchal)
Ricorso diretto al risarcimento del danno materiale e morale asseritamente subito dal ricorrente a seguito del riconoscimento della sua invalidità totale e permanente, che egli ritiene di origine professionale.
Il ricorrente chiede il risarcimento del danno o di parte del danno qualora parte del danno sia risarcito dall’assicurazione della BEI, la AXA Belgio.
Risarcire il danno morale causato al ricorrente per un importo di EUR 150 000;
rimborsare le spese future di assistenza medica e psicologica connesse con i problemi di salute causati al ricorrente dal grave stress, e che non sono rimborsati dal regime di assicurazione della BEI;
rimborsare le spese di assistenza medica e psicologica fino ad ora sostenute, connesse con i problemi di salute causati dal grave stress e che non sono rimborsati dal regime di assicurazione della BEI;
condannare la convenuta alle spese del presente procedimento per un importo provvisorio di EUR 30 000.
Ricorso proposto il 26 agosto 2016 — ZZ/Commissione
(Causa F-46/16)
Ricorrente: ZZ (rappresentante: L. Levi e A. Blot, avvocati)
L’annullamento della decisione della Commissione recante esecuzione di una sentenza del Tribunale della funzione pubblica nella parte in cui rifiuta di assumere la ricorrente come funzionaria al posto per la copertura del quale essa aveva già rifiutato di assumerla e che è stata oggetto della decisione che è stata annullata da detta sentenza.
Annullare la decisione del 27 ottobre 2015 con cui la DG Risorse umane della Commissione europea ha adottato provvedimenti di esecuzione della sentenza del Tribunale della funzione pubblica del 6 ottobre 2015, F-119/14 FE/Commissione;
annullare la decisione dell’APN del 19 maggio 2016 con la quale l’APN ha respinto il reclamo proposto dalla ricorrente avverso la suddetta decisione;
condannare la convenuta al pagamento di EUR 25 000 a titolo di risarcimento del danno morale, importo fissato in via provvisionale;
(Causa F-47/16)
Ricorrente: ZZ (rappresentanti: avv.ti S. Orlandi e T. Martin)
Domanda volta all’annullamento della decisione di non includere il ricorrente nell’elenco dei funzionari promossi nell’ambito dell’esercizio annuo di promozione 2015.
Annullare la decisione dell’APN di non promuovere il ricorrente a titolo dell’esercizio di promozione 2015,
(Causa F-48/16)
Ricorrente: ZZ (rappresentante: J. Abiks, avvocato)
Annullamento della decisione che fissa il numero di annualità riconosciute nell’ambito del regime pensionistico dell’UE a seguito di una richiesta di trasferimento dei diritti pensionistici, e risarcimento del danno cagionato alla parte ricorrente a causa dell’inosservanza di un termine ragionevole nel trattare tale richiesta.
Annullare la decisione del 6 novembre 2015, con cui l’autorità che ha il potere di nomina ha adottato la decisione definitiva di fissare l’importo trasferito al regime pensionistico dell’UE a EUR 135 955,38 anziché EUR 155 237,25;
condannare la convenuta a risarcire la perdita di EUR 10 739,28 subita dalla parte ricorrente in conseguenza della violazione del principio di buona amministrazione da parte dei servizi della Commissione;
condannare la convenuta a risarcire la parte ricorrente del danno morale subito in conseguenza della decisione definitiva impugnata, con importo lasciato alla discrezione del Tribunale ma non inferiore a EUR 1 000;
Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica del 29 agosto 2016 — Roest/Commissione
(Causa F-85/12) (1)
(1) GU C 295 del 29.9.2012. pag. 35.
Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica del 29 agosto 2016 — McMichael/Commissione
(Causa F-18/13) (1)
(1) GU C 114 del 20.4.2013, pag. 47.
Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica del 29 agosto 2016 — Boyd/Commissione
(Causa F-19/13) (1)
(1) GU C 123 del 27.4.2013, pag. 30.
Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica del 29 agosto 2016 — Cobo Benito/Commissione
(Causa F-70/14) (1)
(1) GU C 388 del 3.11.2014, pag. 28.
Ordinanza del Tribunale della funzione pubblica del 29 agosto 2016 — Marinozzi e Cat/Commissione
(Causa F-128/15) (1)
(1) GU C 414 del 14.12.2015, pag. 43.