Source: http://www.sdanganelli.it/tag/pubblico/
Timestamp: 2018-04-19 15:50:37+00:00
Document Index: 50440415

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 640', 'art. 640', 'art.116', 'sentenza ']

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Pubblicato il 23 marzo 2018 da uxs04548
E’ illegittima la revoca dell’autorizzazione rilasciata per l’esercizio dell’attività di trasporto mediante noleggio di autovettura da rimessa con conducente ove l’ente, accertata la sopravvenuta mancanza di un requisito prescritto per l’esercizio della professione, non conceda all’interessato il termine per la regolarizzazione previsto dal regolamento comunale. Benchè la concessione del termine costituisca una mera facoltà, ciò non implica che l’Amministrazione possa decidere a proprio arbitrio di concederla o meno, senza alcuna motivazione, a fronte di una richiesta che, come nel caso di specie, è esplicitamente formulata dall’interessato. Il potere pubblico è sempre funzionalizzato alla tutela dell’interesse pubblico e tanto vale non solo per gli atti doverosi ma anche, e a maggior ragione, per quelli al cui esercizio l’ente è facoltizzato da una disposizione normativa che, nel caso di specie, le imponeva di prendere in esame la richiesta del ricorrente ed eventualmente anche respingerla, dando però conto del motivo della decisione, a compimento di scelte ragionevoli finalizzate nel senso sopraindicato, secondo un percorso logico esplicitato adeguatamente con congrua motivazione, in relazione all’interesse pubblico di volta in volta rilevante.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato accertata, amministrazione, arbitrio, atti, attività, autorizzazione, autovettura, comunale, Comune, concessione, conducente, congrua, conto, decisione, discrezionale, disposizione, doverosi, esame, esercizio, esplicitamente, facoltà, formulata, funzionalizzato, illegittima, interessato, interesse, interesse pubblico, mancanza, motivazione, motivo, noleggio, normativa, potere pubblico, prendere, prescritto, previsto, professione, pubblico, ragionevoli, regolamento, regolarizzazione, requisito, revoca, richiesta, rilevante, rimessa, scelte, sdanganelli, senza, sopravvenuta, termine, trasporto, tutela
Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 21 marzo 2018 n. 1827
Pubblicato il 22 marzo 2018 da uxs04548
Ai sensi dell’art. 8-ter del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato con l’art. 8 del D.lgs. n. 229/99, l’autorizzazione alla realizzazione di strutture e quella all’esercizio di attività sanitarie sono provvedimenti diversi e autonomi – logicamente e cronologicamente – rispetto all’accreditamento istituzionale, pur costituendo il necessario presupposto di quest’ultimo, qualora la struttura voglia accedervi e sia in possesso di ulteriori requisiti di qualificazione. L’autorizzazione all’esercizio di attività sanitaria concerne l’erogazione di prestazioni a totale carico dell’utente privato e non comporta oneri finanziari per il bilancio regionale, essendo rilasciata sulla base di presupposti minori (requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi) rispetto a quelli richiesti per l’accreditamento, i quali ultimi attengono alla complessità organizzativa e funzionale della struttura, alla competenza e alla esperienza del personale richieste, alle dotazioni tecnologiche necessarie e in relazione all’attuazione degli obiettivi prioritari definiti dalla programmazione nazionale e regionale. L’accreditamento, comportando la possibilità che il servizio sanitario pubblico si avvalga per la prestazione del servizio delle strutture private, con oneri a carico del bilancio pubblico, richiede la presenza di ulteriori requisiti di qualificazione, strutturali, tecnologici e organizzativi, definiti dalle Regioni con l’individuazione di specifici standard di qualità, nonché l’accertamento della funzionalità delle strutture rispetto agli indirizzi di programmazione regionale e la verifica positiva dell’attività svolta e dei risultati raggiunti, e dà titolo alla stipula di contratti con le ASL.L’istanza di accreditamento, pur in presenza dell’autorizzazione rilasciata tempestivamente dal Comune sulla scorta di parere favorevole di compatibilità regionale, non avrebbe potuto essere presentata ed esaminata prima dell’imminente accorpamento di due aziende sanitarie, poiché il mutamento soggettivo degli enti rende necessaria ulteriore e diversa valutazione di compatibilità con la programmazione regionale sanitaria, atteso che l’accreditamento determina la possibilità che il servizio sanitario pubblico si avvalga delle prestazioni rese dal centro diagnostico privato, con oneri a carico del bilancio pubblico.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato accertamento, accorpamento, accreditamento, art. 8-ter del d.lgs. 30 dicembre 1992 n. 502, ASL, attività, attuazione, autonomi, autorizzazione, aziende sanitarie, bilancio, bilancio pubblico, carico, centro, compatibilità, competenza, complessità organizzativa e funzionale della struttura, contratti, definiti, diagnostico, diversa, diversi, dotazioni, due, enti, erogazione, esaminata, esercizio, esperienza, finanziari, funzionalità, imminente, indirizzi, individuazione, istanza, istituzionale, minimi, minori, mutamento, nazionale, obiettivi, oneri, organizzativi, personale, positiva, presentata, presenza, prestazioni, presupposti, prima, prioritari, privato, programmazione, programmazione regionale, provvedimenti, pubblico, qualificazione, qualità, raggiunti, realizzazione, regionale, Regioni, requisiti, risultati, sanitaria, sanitarie, sdanganelli, servizio sanitario, soggettivo, specifici, standard, stipula, strutturali, strutture, strutture private, svolta, tecnologiche, tecnologici, tecnologici e organizzativi, totale, ulteriore, ulteriori, utente, valutazione, verifica
Pubblicato il 3 febbraio 2018 da uxs04548
La costituzione di parte civile nel processo penale dell’Amministrazione danneggiata, produce effetti interruttivi della prescrizione, anche nei confronti della Procura della Corte dei Conti, sino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il processo.Le occasionali interferenze derivanti dalla possibilità che l’ordinamento giuridico consenta una pluriqualificazione giuridica dei medesimi fatti materiali oggetto della cognizione dei diversi plessi giurisdizionali pone esclusivamente un problema di proponibilità dell’azione a fronte di un titolo giudiziale già perfezionatosi, eseguito e totalmente satisfattorio della pretesa esercitata, risolvibile secondo i principi della preclusione, ma non un problema di giurisdizione. L’occultamento doloso del danno, correlato alla condotta di cui all’art. 640 bis, c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) stante le acclarate modalità truffaldine della condotta contestata all’appellante, preclude il decorso del termine di prescrizione, prima che la Procura contabile, titolare dell’azione risarcitoria, abbia avuto conoscenza completa e qualificata dei fatti forieri di danno erariale, al punto da non poter attribuire rilevanza alla scoperta del danno ad opera di altri organi dello Stato. Nel giudizio di responsabilità amministrativa, il giudice può porre a fondamento della decisione anche prove atipiche, ovvero innominate in quanto non espressamente previste dal codice di rito (scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale; gli atti dell’istruttoria penale o amministrativa; i verbali di prove espletate in altri giudizi; le sentenze rese in altri giudizi civili o penali, comprese le sentenze di patteggiamento; le perizie stragiudiziali; i chiarimenti resi dal CTU, le informazioni dal medesimo assunte, le risposte eccedenti il mandato e le CTU rese in altri giudizi fra le stesse o altre parti), in base alle quali – previo contraddittorio tra le parti – può formare il proprio libero convincimento ex artt. 115 e 116 c.p.c. (v. ora artt. 94 e 95 c.g.c.), purché di tale utilizzazione fornisca adeguata motivazione.Ove il conseguimento del finanziamento pubblico sia il frutto di un’artificiosa e truffaldina simulazione di requisiti in verità insussistenti e dunque di un comportamento illecito che vizia tutto il programma di erogazione e sottrae pubblico denaro ad altre iniziative produttive e ad altri soggetti imprenditoriali, va esclusa la detraibilità dal danno di quella parte di finanziamento eventualmente utilmente impiegata.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato adeguata, altri, altri giudizi; sentenze, amministrativa; verbali, amministrazione, appellante, art. 640 bis c.p., art.116 c.p.c., artificiosa, artt. 115 c.p.c., artt. 94 e 95 c.g.c., azione, azione risarcitoria, chiarimenti, civili, codice, cognizione, completa, comportamento, condotta, conoscenza, conseguimento, consenta, contenuto testimoniale; atti, contestata, contraddittorio, convincimento, corte dei conti, costituzione di parte civile, CTU, danneggiata, danno, decisione, decorso, definisce, denaro, detraibilità, diversi, doloso, effetti, erariale, erogazione, eseguito, esercitata, espletate, fatti, finanziamento, fondamento, frutto, giudicato, giudice, giudiziale, giudizio, giuridica, giuridico, giurisdizionali, giurisdizione, illecito, impiegata, imprenditoriali, iniziative, innominate, insussistenti, interruttivi, interruzione, istruttoria penale, libero, materiali, medesimi, modalità, motivazione, occultamento, oggetto, ordinamento, organi, parte, parti, passaggio, patteggiamento, penale, penali, perfezionato, perizie stragiudiziali, plessi, pluriqualificazione, porre, preclude, preclusione, prescrizione, pretesa, principi, problema, processo, Procura contabile, Procura della Corte dei Conti, produttive, programma, proponibilità, proprio, prove, prove atipiche, pubblico, qualificata, requisiti, responsabilità amministrativa, responsabilità erariale, rilevanza, rito, satisfattivo, satisfattorio, scoperta, scritti provenienti da terzi, sdanganelli, sentenza, simulazione, soggetti, sottrae, stato, termine, titolare, titolo, totalmente, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, truffaldina, truffaldine, utilizzazione, utilmente, vizia
Corte d’Appello di Genova, Sezione Lavoro, sentenza 29 novembre 2017 n.478
Pubblicato il 4 dicembre 2017 da uxs04548
E’ contraria al canone di buona fede e correttezza del datore di lavoro pubblico la sospensione provvisoria delle indennità relative alla posizione di alta professionalità sul presupposto dell’affievolimento del rapporto fiduciario con la P.A. a causa di una condanna penale a carico del dipendente e dell’avvio di un procedimento disciplinare. Anziché incidere sulla parte economica correlata allo svolgimento delle funzioni inerenti all’incarico di alta professionalità, l’amministrazione avrebbe dovuto, a seguito dei fatti di rilievo penale e disciplinare, destinare il dipendente ad altro incarico, facendo venire meno il titolo per il riconoscimento dell’alta professionalità – in ordine al quale non sussiste il diritto del dipendente ad ottenerlo – e del pagamento della conseguente indennità.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato affievolimento, alta professionalità, altro, amministrazione, buona fede, canone, condanna, correttezza, corte d’appello di genova, datore, destinare, dipendente, diritto, disciplinare, fiduciario, funzioni, incarico, indennità, lavoro, mansioni, non sussiste, ottenerlo, pagamento, parte economica, penale, posizione, presupposto, procedimento, provvisoria, pubblico, rapporto, sdanganelli, sospensione, titolo riconoscimento