Source: http://www.criminologia-aspetti.it/stalking/
Timestamp: 2018-12-12 05:16:35+00:00
Document Index: 129371394

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 612', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 612', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 612', 'art. 282', 'sentenza ']

Ogni tre giorni una donna viene uccisa: "la mavo troppo"
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12 giugno 2016 24 novembre 2017 giuseppe64 11125 Views 0 Comment "femminicidio", "marcela lagarde", "sara di pietrantonio", "stalking"
Stalking – gli Aspetti Normativi –
Stalking e femminicidio sono fenomeni, frutto anche di un’arretratezza culturale del nostro Paese e, seppur numericamente circoscritti, assumono rilevanza nell’ambito criminologico Il termine femminicidio, inquadrato nell’alveo della violenza di genere lo si adopera per lo più, quando in un crimine, il genere femminile della vittima diviene la causa essenziale, il movente, del crimine stesso Le casistiche rilevano che nella maggior parte dei casi il crimine è perpetuato in contesti familiari. Negli anni 90 una antropologa messicana di nome Marcela Lagarde tra le prime teorizzatrici del concetto di femminicidio, analizzò le violenze subite dalle donne messicane individuandone le cause nella loro marginalizzazione, in una cultura machista e in una società che non offriva dal punto di vista giuridico. Constatò inoltre, carenze nelle indagini lasciate pendere e verificò che lo stupro coniugale non era considerato come reato. Lagarde è la teorica del termine femminicidio. In esso, oltre all’omicidio, racchiude anche tutte le discriminazioni e pressioni psicologiche di cui una donna può essere vittima e lo definisce:“La forma estrema di violenza di genere contro le donne – scrive Lagarde – prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine (odio, avversione verso le donne) che comportano l’impunità tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa”. – Il termine stalking è stato importato dal linguaggio venatorio tradotto nella nostra lingua vuol significare “inseguire furtivamente”. In Italia la definizione più corretta quella fornita da Curci, Galeazzi e Secchi nel 2003 “ sindrome da molestie assillanti”. Si tratta di un crimine cosiddetto dal carattere “soggettivo” poiché viene descritto dalla percezione che la vittima ha di essere molestata. Lo stalking consta dunque di una serie di atteggiamenti, di comportanti diretti nei confronti di una specifica persona tesi alla ricerca, ripetitiva, reiterata di un contatto visivo o fisico: comunicazioni non consensuali, minace verbali o combinazioni di comportamenti che causano paura in almeno due o più occasioni. Il reato di Stalking cosi com’è ora denominato e conosciuto dalla stragrande maggioranza, è stato inserito nel nostro codice penale vigente piuttosto di recente essendo stata la norma varata nel 2009 con il d.l. Legge n. 11 del 2009 convertito dalla legge n.38/2009 Concerne l’ambito dei delitti contro la libertà morale intesa appunto come facoltà dell’individuo di autodeterminarsi. La fattispecie giuridica mira inoltre a tutelare l’incolumità individuale e della salute, la tranquillità psichica e la riservatezza dell’individuo, posto che ai fini della configurazione del reato è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità dell’equilibrio psicologico della vittima. Nel 2009 il legislatore perseguì lo scopo di tutelare il soggetto da comportamenti in grado da condizionarne pesantemente la tranquillità personale, procurando ansie, preoccupazioni e paure, ponendosi come fine precipuo, quello di tutelare la personalità dell’individuo da influenze in grado di turbare la propria quotidianità. La fattispecie delittuosa era in precedenza inquadrata nei reati di violenza e minaccia. Il fenomeno però è ahimé tuttavia molto meno recente, magari prima conosciuto sotto il nome di violenza, minaccia, maltrattamento o ancora violenza domestica aspetti differenti o magari per certi versi nemmeno tanto conosciuti. Il marito che dava un ceffone alla moglie, il fidanzato che terrorizzava la sua ex con atteggiamenti della serie: “o stai con me o con nessuno” non faceva più di tanto notizia in alcuni momenti della nostra storia, nonostante tutto ciò accadeva. Il problema dal canto suo è stato sottovalutato e non mi riferisco solo al punto di vista giuridico normativo, bensì anche al profilo culturale, civico della questione e le conseguenze sono purtroppo quotidianamente davanti ai nostri occhi. E’ opportuno rivalutare un concetto, i reati di violenza domestica non sono aumentati, è aumentata la capacità di diffusione della notizia in maniera reticolare. I mass media, i social network, oggi sono in grado di far viaggiare le notizie in tempo reale, decentrandole nei minimi termini tanto da raggiungere gli angoli più remoti della terra. Oggi a differenza di qualche tempo siamo in grado di conoscere fatti in tempo reale di fatti di cui prima eravamo del tutto ignari. Oggigiorno il legislatore sta cercando di correre ai ripari intensificando la normativa e inasprendo le sanzioni, servirà? ….pensateci bene se si è costretti ad inasprire le pene, è perché il legislatore si rende conto che la pena stabilita non basta come deterrente, chissà, forse sarebbe opportuno incrementare l’insegnamento alla cultura del rispetto del senso civico, educando in modo tale da prevenire e non essere costretti a reprimere in maniera definitiva il retaggio, l’eredità culturale figlia dei tempi. Avrà senso incrementare norme e sanzioni? e, visto come stanno andando le cose, non possiamo permetterci di aspettare l’ardua sentenza dei posteri, occorre intervenire in maniera pragmatica e repentina.
Premetto che mi limiterò a definirlo sotto il punto di vista giuridico senza entrare nel merito dell’ambito sociale o psicologico. Cerchiamo anzitutto di individuare colui o colei che potremo definire l’autore del reato di Stalking. Senza dover scrutare in maniera certosina nella norma penale e di come essa configuri, voglio solo farvi cenno su quali sono gli elementi necessari affinché un reato in genere si configuri . Il reato di per sé è la violazione alla norma penale. La norma penale altro non è ciò che in grammatica conosciamo essere una proposizione, al cui interno sono definiti un precetto ed una sanzione, il precetto che contiene un obbligo di fare o di non fare (un divieto) la sanzione invece la pena inflitta qualora quanto prescritto nel precetto non fosse stato osservato. Attraverso quali elementi essa si configura? vediamoli: L’elemento soggettivo, che concerne il soggetto agente, il soggetto attivo, chi pone in essere la condotta incriminata; L’evento, ossia il fatto che oggettivamente si sostanzia generato dalla condotta umana attuata dal soggetto agente o attivo. Il nesso di causalità o l’elemento psicologico da cui si determina la volontà da parte di chi agisce, se compie volontariamente o no quel determinato comportamento da cui è scaturito l’evento lesivo della norma penale. In pratica il nesso, lega la condotta all’evento. Si tratterà di determinare se quel dato evento sia scaturito o no dalla condotta del soggetto, e se questi abbia agito volutamente (dolo) oppure per negligenza, imprudenza, imperizia inosservanza di leggi o regolamenti (colpa). Nel nostro caso non abbiamo certo a che fare con elemento psicologico di tipo colposo, in genere lo Stolker premedita studia la sua “folle” persecuzione nei confronti dell’altro. Ricerche effettuate hanno perfino permesso di catalogare alcune delle condotte attuate dagli stolker, vediamole: • il “risentito”, caratterizzato da rancori per traumi affettivi ricevuti da altri a suo avviso ingiustamente (tipicamente un ex-partner di una relazione sentimentale); • il “bisognoso d’affetto”, desideroso di convertire a relazione sentimentale un ordinario rapporto della quotidianità; insiste e fa pressione nella convinzione che prima o poi l’oggetto delle sue attenzioni si convincerà; • il “corteggiatore incompetente”, che opera stalking in genere di breve durata, risulta opprimente e invadente principalmente per “ignoranza” delle modalità relazionali, dunque arreca un fastidio praticamente preterintenzionale; • il “respinto”, rifiutato dalla vittima, caratterizzato dal voler contemporaneamente vendicarsi dell’affronto costituito dal rifiuto e insieme riprovare ad allestire una relazione con la vittima stessa; • il “predatore”, il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale, trae eccitazione dal riferire le sue mire a vittime che può rendere oggetto di caccia e possedere dopo avergli incusso paura; è una tipologia spesso riguardante voyeur e pedofili. Ci soffermeremo più in là su questo punto che concerne l’elemento psicologico. Anche perché spesso oggetto di discussione che genera luoghi comuni del tutto sbagliati, soprattutto in merito alla configurabilità della fattispecie delittuosa che non incoraggia a denunciare chi invece dovrebbe farlo. Assistere la vittima e convincerla qualora se ne riconoscano gli estremi a denunciare i fatti è di fondamentale importanza ecco perché il primo intervento, solitamente compiuto agli assistenti sociali, o da persone in qualche modo vicine alla vittima, famigliari, amici può divenire di fondamentale importanza. Saltiamo dunque a piè pari le questioni sociologiche e psicologiche, non certo perché di minore importanza, per addentrarci nel contesto delittuoso concernente lo stolking o più esattamente “atti persecutori” cosi come titola l’art. 612 bis: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5/2/1992 n. 104, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia di ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 legge 5/2/1992, n.104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere di ufficio” Bene, vi ricordate quanto prima ho citato gli elementi costitutivi del reato, proviamo a cercarli qui nella definizione codicistica dettata dal legislatore. E’ punito dunque con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi? chiunque Con questo pronome relativo indefinito che indica generalmente qualunque persona, il legislatore individua il soggetto ossia la persona che compie l’azione, e siamo alla condotta… vi ricordate la condotta? Essa in pratica si sostanzi nella reiterazione o ripetizione di cosa? Minacce e violenza. Il legislatore dunque connota la condotta in minacce e violenza ripetute e l’evento? Cosa deve sfociare dalla condotta scaturire da essa?
Anche qui il legislatore lo chiarisce in maniera abbastanza netta vediamo: – un perdurante e grave stato di ansia o di paura; – ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso; – alterare le proprie abitudini di vita;
A questo punto sorge spontaneo domandarsi: Se reiterare, vuol significare ripetere, quante volte la condotta deve essere ripetuta affinché possa essere considerata reato? In tal senso è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza del 2013 la nr.45648 rappresentando che per la configurabilità del reato sono sufficienti anche due sole condotte di violenza o minaccia. I comportamenti che integrano il delitto di stalking possono essere ad esempio: le ripetute telefonate, l’invio di buste o sms, messaggi inviati tramite social, quindi tramite internet, video ingiuriosi messaggi ingiuriosi o dall’esplicito contenuto sessuale, il danneggiamento dell’auto della vittima (atteggiamento tipico dello stalker), aggressioni verbali, iniziative diffamatorie, tra l’altro anche reiterati apprezzamenti, di baci e sguardi insistenti e minacciosi. La giurisprudenza ha inoltre chiarito che, ai fini della sussistenza del perdurante stato di ansia o paura non è necessario l’accertamento di uno stato patologico bensì è sufficiente che gli atti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima. Per quanto riguarda il fondato timore per la propria incolumità, anche qui la giurisprudenza in alcune sue massime ha chiarito il concetto, adducendo che ogni condotta minacciosa o aggressiva, laddove rivolta verso cose e non verso la persona, può integrare in sé il reato di atti persecutori, a patto che, per le modalità di attuazione e la cadenza temporale in cui si è sviluppata, venga ritenuta idonea a cagionare concretamente alternativamente i tre eventi richiesti, dalla fattispecie incriminatrice. Per l’alterazione delle proprie abitudini di vita, deve intendersi quell’insieme di comportamenti che una persona solitamente tiene nel proprio ambito familiare, lavorativo, sociale e che, in quanto vittima è costretto a modificare in conseguenza dell’attività persecutoria che subisce dallo stalker. Anche qui non entro nel merito dei turbamenti psichici provocati dalla condotta dello stalking, e mi soffermo sulla configurabilità del reato. La violenza e la minaccia Non raffiguratevi la violenza cosi come vi appare nel vostro primo pensiero. Negli atti persecutori è un concetto di genere riferibile tanto a quella fisica generata appunto con percosse o lesioni che possono passare da lievissime a gravissime, quanto a quella morale. Nel diritto romano la minaccia nella sua modalità di condotta umana nasce proprio dal tronco della violenza Vis per staccarvisi e affiancarvisi come species, su un piano di tipo psicologico. La minaccia dunque è una vis morali non corpori, ma animo illata affatto estranea alla minaccia è l’idea di aggressione fisica tipo mettere le mani addosso, anche la minaccia è una forma di sopraffazione prepotente, al pari della violenza in senso stretto. Il diritto penale spesso associa il concetto di minaccia a quello di violenza alla persona, infatti troviamo numerose norme che riguardano condotte configurabili sia con la violenza che con la minaccia ad es.: violenza sessuale, esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, la violenza sessuale ex. Art. 609 c.p. che punisce chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali.
Provare lo stalking.
Partiamo dall’aspetto principale, affinché il reato di stalking si realizzi, trattandosi di un delitto che prevede eventi alternativi, basta la realizzazione di uno degli eventi previsti dal legislatore, non occorre quindi che in una fattispecie delittuosa tutti si configurino. La prova dell’evento non può certamente essere ancorata al turbamento psicologico, assumono perciò un’importante rilevanza sia le dichiarazioni rese della vittima sia i comportamenti conseguenti e successivi alla condotta posta in essere dal soggetto agente, ne deriva pertanto, che l’effetto destabilizzante deve risultare in qualche modo oggettivamente rilevabile e non rimanere confinato nella mera percezione soggettiva della vittima del reato. In pratica suscitare la ragionevole deduzione che la peculiarità di determinati comportamenti suscita in una persona comune l’effetto destabilizzante descritto dalla norma. La suprema Corte di Cassazione nella sentenza n.24135 del 2012 si è espressa in tal senso affermando checnon occorre il configurarsi di una lunga sequenza di azioni delittuose per ritenere integrato il reato di stalking. E’ sufficiente che tali sequenze siano di numero e consistenza tali da ingenerare nella vittima il fondato timore di subire offesa alla propria integrità fisica o morale (vi ricordate?… prima avevamo fatto cenno ad almeno due eventi). Inoltre, sul piano probatorio, non è necessaria una documentazione sanitaria relativa allo stato d’ansia o di paura della vittima, in quanto questo può essere dedotto anche dalla natura dei comportamenti tenuti dall’agente, qualora questi siano idonei a determinare in una persona comune tale effetto destabilizzante. Torniamo dunque all’elemento psicologico del reato cercate di seguire attentamente a questo punto. Entriamo quindi all’interno della norma e più esattamente all’ aspetto psicologico nella sua asserzione giuridica: Ai fini della configurazione del reato di stalking, ex art. 612 bis c.p., non occorre una rappresentazione anticipata del risultato finale, ciò che in giurisprudenza viene chiamato dolo specifico una forma di dolo in cui il legislatore richiede, per la consumazione del reato, che l’agente agisca per un fine particolare nel furto ad esempio: rubo quella cosa per impossessarmene. E’ sufficiente la consapevolezza costante, nel progressivo sviluppo della situazione, dei precedenti attacchi nonché dell’apporto che ognuno di questi arreca all’interesse protetto. Consapevolezza insita nella perdurante aggressione da parte del ricorrente della sfera privata della persona offesa. La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza 15 maggio 2013, n. 20993, ha precisato che trattandosi di reato abituale di evento, è sufficiente, per integrare l’elemento soggettivo, il dolo generico ovvero la volontà di porre in essere le condotte di minaccia o di molestia. Per una più agevole comprensione cito la vicenda da cui è poi scaturito il principio di cui vi ho parlato prima espresso appunto della Suprema Corte Suprema di Cassazione Nella vicenda oggetto di controversia un uomo era stato condannato per il reato di stalking dai giudici di merito, in considerazione delle numerosissime telefonate fatte alla “vittima”, dei molteplici messaggi sul cellulare, scenate di gelosia, nonché intrusioni moleste. La difesa dello stalker era basata sul fatto che avrebbe dovuto escludersi la configurabilità del reato contestato per assenza di dolo specifico e di uno scopo premeditato. Di contrario avviso furono però i giudici di legittimità dinanzi cui si era spostata la questione; secondo quanto precisato dalla Suprema Corte nella sentenza in commento, è evidente che affinché possa integrarsi il reato di stalking non è necessario che il persecutore sia consapevole dello scopo che vuole ottenere, in quanto è sufficiente che lo stesso abbia volontà e consapevolezza di assumere comportamenti minacciosi in grado di condizionare la vittima. Nella decisione in oggetto si legge testualmente: “ricordando precedenti sul tema, che “è configurabile il reato di stalking quando il comportamento minaccioso o molesto di taluno, posto in essere con condotte reiterate, abbia cagionato nella vittima un grave e perdurante turbamento emotivo ovvero abbia ingenerato un fondato timore per l’incolumità proprio o di un prossimo congiunto o di una persona allo stesso legata da una relazione affettiva ovvero ancora abbia costretto lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita, bastando, inoltre, ad integrare la reiterazione, quale elemento costitutivo del suddetto reato, anche due sole condotte di minaccia o molestia” (sul punto cfr. Cass. n. 8832/2011; Cass. n. 7601/2011; Cass. n. 16864/2011; Cass. n. 29872/2011; Cass. n. 24125/2012). Modifiche apportate con la legge n.119 del 15.10.2013. Una delle ultime modifiche apportate nella legge 15 ottobre 2013, n. 119 ha arricchito la normativa di nuove aggravanti e ampliato nel contempo le misure a tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica. Le principali novità riguardano la relazione affettiva: rilevante sotto il profilo penale è la relazione tra due persone a prescindere dalla convivenza o vincolo matrimoniale (attuale o pregresso). Per quanto riguarda la violenza assistita, il codice si arricchisce di una nuova aggravante comune, applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica, commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte. Quanto all’aggravante per lo stalking commesso dal coniuge, viene meno la condizione che vi sia separazione legale o divorzio. Aggravanti specifiche, inoltre, sono previste nel caso di violenza sessuale contro donne in gravidanza o commessa dal coniuge (anche separato o divorziato) o da chi sia o sia stato legato da relazione affettiva. Il decreto provvede inoltre la querela a doppio binario. Il nodo della revocabilita’/irrevocabilita’ della querela nel reato di stalking è sciolto fissando una soglia di rischio: se si è alla presenza di gravi minacce ripetute, ad esempio con armi, la querela diviene irrevocabile. Resta revocabile invece negli altri casi, ma la remissione può essere fatta solo in sede processuale davanti all’autorità giudiziaria, e ciò al fine di garantire (non certo di comprimere) la libera determinazione e consapevolezza della vittima. Quanto all’ammonimento il questore in presenza di percosse o lesioni ( fatti considerati ”reati sentinella) può ammonire il responsabile aggiungendo anche la sospensione della patente da parte del prefetto. Si estende cioè alla violenza domestica una misura preventiva già prevista per lo stalking.
Non sono ammesse segnalazioni anonime, ma è garantita la segretezza delle generalità del segnalante. L’ammonito deve essere informato dal questore sui centri di recupero e servizi sociali disponibili sul territorio. E’ previsto l’arresto obbligatorio in caso di flagranza e anche nei reati di maltrattamenti in famiglia e stalking. Al di fuori dell’arresto obbligatorio, la polizia giudiziaria se autorizzata dal pm e se ricorre la flagranza di gravi dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Chi e’ allontanato dalla casa familiare potrà essere controllato attraverso il braccialetto elettronico o altri strumenti elettronici. Nel caso di atti persecutori, inoltre, sarà possibile ricorrere alle intercettazioni telefoniche. A tutela della persona offesa scatta in sede processuale una serie di obblighi di comunicazione in linea con la direttiva europea sulla protezione delle vittime di reato. La persona offesa, ad esempio, dovrà essere informata della facoltà di nomina di un difensore e di tutto ciò che attiene alla applicazione o modifica di misure cautelari o coercitive nei confronti dell’imputato in reati di violenza alla persona. In analogia a quanto già accade in attuazione di direttive europee per le vittime di tratta, il permesso di soggiorno potrà essere rilasciato anche alle donne straniere che subiscono violenza, lesioni, percosse, maltrattamenti in ambito domestico. Sarà sempre però necessario un parere dell’autorità giudiziaria. I maltrattanti (anche in caso di condanna non definitiva) potranno essere espulsi. A prescindere dal reddito, le vittime di stalking, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili potranno essere ammesse al gratuito patrocinio. Nella trattazione dei processi viene data priorità assoluta ai reati di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, atti sessuali con minori, corruzione di minori e violenza sessuale di gruppo. Si accelerano anche le indagini preliminari, che non potranno mai superare la durata di un anno per i reati di stalking e maltrattamenti in famiglia.
Cos’ la querela? E’ d’uopo fare una premessa, nel diritto penale esistono reati cosiddetti perseguibili d’ufficio e reati perseguibili a querela della persona offesa. Lo stalking è un reato perseguibile per alcune fattispecie in esso insite, a querela della persona offesa per altre invece sussiste la perseguibilità d’ufficio. Prima di entrare nel merito, dovete sapere che esistono reati che so… ad esempio il sequestro di persona, l’estorsione, la rapina e altri ancora, per cui l’autorità giudiziaria venuta a conoscenza del concretarsi degli elementi almeno oggettivi necessari ad identificare la lesione di un bene tutelato dalla norma giuridica, procede, e avvia il meccanismo attraverso cui poter esercitare ex art. 50 c.p.p l’esercizio dell’azione penale. Per altri reati, il furto semplice, la truffa, e nel nostro caso il reato di stolking è punito con la querela della persona offesa. A differenza degli altri reati ove il termine di presentazione della querela decade dopo il novantesimo giorno, per il reato di stolking il tempo previsto per proporre la querela è di sei mesi e inizia a decorrere dalla consumazione del reato, ovverosia quando si manifestano gli eventi di danno di cui prima abbiamo fatto cenno, rivediamoli: alterazione delle proprie abitudini di vita, un perdurante stato di ansia o di paura o il fondato timore per l’incolumità proprio di un prossimo congiunto, in tal senso si è espressa la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.17082 del 2015. Nel reato di stolking però dobbiamo rilevare alcune eccezioni, la querela può essere rimessa solo in sede processuale e diviene irrevocabile quando ricorre l’aggravante prevista nel secondo comma dell’art. 612 bis e cioè, quando il reato è stato commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva con la persona offesa e come vedremo in seguito in caso di inosservanza all’ammonimento del Questore.
Il nodo da sciogliere forse il più importante e di cui il legislatore non ha tenuto conto, è valutare in sinergia con determinati studi di carattere criminologico, la capacità di chi è soggetto passivo nel reato di stalking, di proporre una denuncia querela, la capacità dunque di discernere se gli atteggiamenti di cui è vittima, potranno in un futuro prossimo sfociare in conseguenze ben più violente e dall’esito tragico. Occorre un intervento perentorio da parte del legislatore, nel riformulare la norma prescrivendo per tutti i casi di stalking la perseguibilità d’ufficio del reato. Non si può enucleare un legge che basa i suoi presupposti su elementi quali: “il perdurante e grave stato di ansia o di paura,ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso, alterare le proprie abitudini di vita” e poi pretendere che un soggetto gravato da queste determinate condizioni psicologiche possa essere ritenuto in grado di decidere se denunciare e sopratutto quando denunciare gli episodio di stalking di cui è fatto oggetto, sottoporli quindi all’attenzione di chi, è naturalmente in grado di rilevare cosa possono determinare e quale potrebbe essere il cosiddetto “punto di non ritorno” del soggetto attivo del reato, lo Stalker.
Quante Sara Di Pietrantonio dobbiamo ancora attendere prima che il legislatore si decida ad intervenire non più incrementando il codice con novelle legislative dal carattere squisitamente repressivo, ma operando in senso preventivo. Siamo ben consci oramai che l’innalzamento delle pene non è coinciso con il regredire della della fattispecie delittuosa in esame e conseguentemente non è la via più giusta per una risoluzione del problema.
L’Ammonimento.
Ci ricordate quando poco fa ho fatto cenno al fatto cosiddetto sentinella? E’ una procedura particolare che può essere intrapresa, instaurata prima che sia stata proposta la querela dalla parte offesa. Essa è definita dall’autorità di P.S il Questore. E’ una procedura ritenuta necessaria a far desistere lo stolker dalla sua condotta criminosa persecutoria e quindi far si che venga interrotta ogni attività persecutoria nel confronti della sua vittima. Sostanzialmente si articola in tre fasi: La prima: la vittima denuncia i fatti all’autorità avanzando richiesta esplicita al questore di procedere con ammonimento; La seconda: il questore compiute le dovute indagine assume le informazioni al riguardo della, convoca il presunto stalker ed eventuali persone informate sui fatti; La Terza: il questore in base agli elementi raccolti decide per l’accoglimento o meno della istanza di ammonimento e qualora emetta il provvedimento, in esso dovranno essere contenute le diffide a non proseguire nelle condotte persecutorie nei confronti della persona offesa. Anche dall’ammonimento possono scaturire sanzioni nei confronti dello stalker, tra queste: la sospensione delle autorizzazioni per la detenzione di armi e munizioni, e nel caso di inadempimento all’ammonimento posto dal Questore, qualora dalla vicenda scaturisse una condanna, questa sarà soggetta ad un aumento della pena irrogata ed inoltre, il reato sarà perseguibile d’ufficio. La norma recita: 1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall’articolo 7, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore. 2. Il questore, assunte se necessarie, informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. 3. La pena per il delitto di cui all’articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo. 4. Si procede d’ufficio per il delitto previsto dall’articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.
Il Divieto di Avvicinamento.
Misura prevista dall’art. 282 ter. c.p.p Il legislatore, consapevole dell’emergente allarme sociale ha come dire, dire ha ampliato lo spettro delle misure coercitive personali, inserendo appunto nel codice vigente, una nuova misura coercitiva: il divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dalla persona offesa. All’imputato è fatto divieto di avvicinarsi in determinati luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, ma qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela della vittima, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi in determinati luoghi frequentati anche dai prossimi congiunti della vittima o da persone con questa conviventi o comunque legata da relazioni affettive o comunque di mantenere una determinata distanza da determinati luoghi e persone. Inoltre vieta di comunicare qualora la frequentazione di determinati luoghi sia necessaria per motivi di lavoro o per esigenze di carattere abitativo. Attenzione! non è assolutamente necessario che il giudice indichi all’ indagato il luoghi esatti in cui non recarsi, egli può limitarsi a far riferimento a tutti i luoghi frequentati dalla vittima. Anzi una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, afferma che l’imputato in caso di incontri casuali dovrà ristabilire immediatamente la distanza minima imposta, consentendo alla persona offesa il completo svolgimento della vita sociale in condizioni di sicurezza. Conseguentemente la misura restrittiva, dovrà modellarsi secondo le esigenze, e non possono essere ex ante previste particolari prescrizioni.
Durante la mia lunga carriera, ho avuto modo di assistere a diverse vicende processuali concernenti il reato di atti persecutori. Ho visto la donna forte negli incidenti probatori che solitamente s’instaurano dopo poco tempo gli accadimenti delittuosi, ho visto la donna in dibattimento costellare il suo interrogatorio di tanti “ non ricordo”. E’ importante intervenire subito, è importante denunciare. La scelta di tranquillizzare l’opinione pubblica con la promessa di introdurre nuove e più pesanti sanzioni è un classico cui ormai siamo abituati da tempo. Un ostinato meccanismo demagogico che trascura quanto elevato possa essere il rischio di un fallimento degli interventi legislativi .
Il rischio pertanto è quello che pene più severe, quindi la certezza del carcere, siano solo uno strumento di retorica politica, del tutto inutile a prevenire. Per dirla con Ferrajoli, un uso garantista del diritto penale, auspicabile in un vero Stato di diritto, dovrebbe invece consistere in “una politica razionale, e non demagogica, che abbia a cuore la prevenzione dei delitti, insieme alla garanzia dei diritti fondamentali di tutti, e che consideri la giustizia penale come un’extrema ratio. La vera prevenzione della delinquenza è una prevenzione pre-penale, prima ancora che penale.” Spesso, molto spesso mi capita di sentire l’urlo di chi inneggia all’ingiustizia, quando qualcuno riesce a cavarsela o perché assolto o magari perché fatto oggetto di una pena esigua. Vedete… il processo non è altro che la ricostruzione di una vicenda di dati tratti delittuosi sicuramente accaduti in epoca diversa, ormai trascorsa. Si tratta dunque alla presenza di un giudice terzo, di ricostruire quella vicenda passata riportarla al presente attraverso cosa: fonti di prova, documenti e chi altro può essere considerato portatore della verità in un’aula di processo? Noi, con le nostre dichiarazioni, il nostro narrare di fatti accaduti cui abbiamo avuto modo di assistere, denunciando. E’ importante denunciare, è altrettanto importante narrare non precludersi e tantomeno essere reticenti impedendo alla verità di emergere e di raggiungere quell’aula di processo, perché solo percorrendo la via verità si può arrivare alla giustizia.
E’ rilevante, inoltre, che il legislatore prenda cognizione del fattore politico criminologico, valutando attraverso lo studio del modus operandi dello stalker di circoscrivere la fattispecie delittuosa in queste nell’alvo dei reati di pericolo astratto, ode prevenire il verificarsi di efferati crimini.
La questione politico criminale è stata ampiamente trattata in un altro caso di femminicidio. Noemi Durini -Storia di una morte annunciata -.
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