Source: http://www.olir.it/documenti/delibera-28-marzo-2018-n-365-2018/
Timestamp: 2019-04-26 01:53:39+00:00
Document Index: 42027677

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 35', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 3']

Delibera 28 marzo 2018, n.365/2018 - Olir
Enti ecclesiastici e patrimonio, Terzo settore, Fabbricerie
Enti religiosi, Italia, Paesi Unione europea
Fabbricerie, ANAC, Qualificazione giuridica, Codice dei contratti pubblici, Procedure per l'affidamento
Si ringrazia per la segnalazione il Professor Giuseppe Casuscelli
Veniva, poi, evidenziato che “neppure può ritenersi che lo Stato designi in autonomia più della metà dei membri del consiglio dell'Opera di Santa Croce, occorrendo – per i cinque componenti nominati dal Ministro dell’Interno – il parere dell'Arcivescovo di Firenze ed essendo il Presidente, seppure nominato con decreto ministeriale, comunque eletto dal Consiglio tra i suoi membri (art. 3 dello Statuto e art. 35 DPR 33/1987)”.
Infine, veniva rilevato che “la questione dell'assoggettabilità della scrivente agli obblighi discendenti dall'applicazione della normativa anticorruzione è al vaglio del Consiglio di Stato, al quale – come noto – il Ministero dell'Interno ha richiesto un parere (l’affare ha assunto il n. 2226/2016). Più precisamente si è in attesa che pervengano al Consiglio di Stato i contributi sul punto richiesti, in data 21.12.2016, in particolare a Codesta Autorità ed alla Conferenza Episcopale Italiana, in rappresentanza dei vescovi della Chiesa cattolica in Italia”.
Tale ultima determinazione veniva assunta nell’ambito dell’istruttoria resa in relazione alla richiesta formulata dal Ministero dell’Interno, in attuazione del parere interlocutorio n. 249 del 26 gennaio 2017 del Consiglio di Stato, Sez. I, con il quale è stato richiesto al Ministero di interessare l'ANAC e gli altri soggetti compartecipi della funzione di utilità sociale demandata alle Fabbricerie, ritenendo che “ … per un ottimale approfondimento della tematica debba acquisirsi l’apporto dei soggetti sui quali la corretta interpretazione della normativa di riferimento viene ad incidere”.
Nell’ambito delle valutazioni condotte, l’Autorità ha rilevato tra l’altro che “nonostante rimangano inalterati il potere di ingerenza e il penetrante regime di vigilanza del Ministero, per l'Opera di Santa Croce e per le fabbricerie in generale risulterebbe carente una delle condizioni previste nell'attuale formulazione dell'art. 2-bis, co.2, lett. c), del d.lgs. 33/2013, per assimilare un soggetto di diritto privato alle società controllate, con la conseguenza che – secondo le indicazioni contenute nella bozza di LG – verrebbe meno, per la fabbriceria, l'obbligo di nominare il RPCT e di adottare misure di prevenzione della corruzione mediante la predisposizione del PTPC o l'integrazione del modello organizzativo 231, in conformità al PNA”.
La Corte di Giustizia ha altresì chiarito che “ … è indifferente che, oltre alle attività volte a soddisfare esigenze di interesse generale, il soggetto di cui trattasi svolga anche altre attività a scopo di lucro sul mercato concorrenziale (v., in tal senso, sentenza del 15 gennaio 1998, Mannesmann Anlagenbau Austria e a., C 44/96, EU:C:1998:4, punto 25, nonché dell’aprile 2008, Ing. Aigner, C 393/06, EU:C:2008:213, punto 47 e giurisprudenza citata)» (CGE, C-567-15 del 5.10.2017)”.
Al riguardo si ribadisce che l'Opera – secondo le previsioni dello Statuto – persegue come suo scopo, senza ingerenza alcuna nei servizi di culto, finalità di utilità sociale, tra le quali la tutela, promozione e valorizzazione della Basilica e del complesso monumentale di S. Croce. Si tratta di beni pubblici (appartenenti al FEC e al comune di Firenze), gestiti dall'Opera ai fini della valorizzazione e della fruibilità collettiva degli stessi.
Inoltre – contrariamente a quanto affermato nel parere legale dell’Opera – ai sensi dell'art. 7 dell'Accordo del 2016, l'ente svolge tali compiti con entrate derivanti dai proventi della gestione unitaria del complesso, ma anche con contributi pubblici e privati, circostanza che sembrerebbe escludere l'assunzione del rischio di gestione dei beni da parte dell'ente.
Appare quindi evidente che l'Opera soddisfa il requisito teleologico previsto dall'art. 3, comma 1, del Codice, poiché persegue finalità di utilità sociale, in assenza di logiche imprenditoriali e di scopo di lucro, soddisfacendo esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale. Qualora svolga altre attività, anche dirette a soddisfare le esigenze della Chiesa cattolica, tale circostanza – secondo l'indirizzo giurisprudenziale richiamato – non esclude la configurabilità dell'Opera come organismo di diritto pubblico.
In riferimento a tali risultanze, l’Opera, nel ribadire la mancata applicazione nei riguardi della medesima delle previsioni del d. lgs. 50/2016, ha tuttavia precisato di attenersi, per l'affidamento dei propri contratti, ad alcune regole, codificate nei propri regolamenti sull'affidamento degli appalti di lavori e sugli acquisti, rilevando che “L'Opera persegue quindi un'oculata gestione delle proprie risorse, procedendo – in vista degli affidamenti – all 'attivazione di confronti competitivi che prevedono, ad esempio, l'acquisizione di più preventivi da confrontare” ed allegando relativa documentazione riferita ai 4 specifici contratti d’appalto oggetto d’indagine.
« Decisione 17 ottobre 2018, n.2807/2016 » Sentenza 14 novembre 2018, n.C-342/17