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Timestamp: 2020-08-12 19:05:35+00:00
Document Index: 100452423

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 5', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 22653 del 11/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22653 del 11/09/2019
Cassazione civile sez. trib., 11/09/2019, (ud. 05/03/2019, dep. 11/09/2019), n.22653
sul ricorso 7556-2013 proposto da:
CASALINI E VISCARDI SRL in persona del legale rappresentante pro
della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dagli Avvocati
MARIA CARIDDI, VINCENZO BASTA giusta delega in calce;
FEDERICO giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 130/2012 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,
05/03/2019 dal Consigliere Dott. D’OVIDIO PAOLA;
TASSONE KATE che ha concluso per la fondatezza del 1^ motivo di
dell’Avvocato DEL FEDERICO che si riporta e chiede il rigetto.
1. Casalini e Viscardi s.r.l. proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Lecco avverso l’avviso di accertamento ICI per attribuzione di rendita catastale definitiva, relativa agli anni 2005 e 2006, notificatole dal Comune di Merate per un immobile sito nello stesso Comune, in (OMISSIS).
1. Con l’unico motivo di ricorso si prospetta la “violazione e falsa applicazione del disposto di cui alla L. n. 342 del 2000, art. 74”.
Nella specie l’atto di attribuzione della rendita era stato notificato il 6/12/2004, era stato prontamente impugnato dalla società contribuente, ed il 2/11/2005 le parti erano addivenute ad una conciliazione giudiziale, quantificando la rendita in Euro 48.497,00.
L’esito dell’iter previsto dalla L. n. 342 del 2000, art. 74, doveva pertanto ritenersi applicabile anche agli anni 2004-2005-2006.
La prima (efficacia) decorre dalla notifica degli atti attributivi o modificativi, ai sensi della L. n. 342 del 2000, art. 74, invocato dalla ricorrente; la seconda (applicabilità) presuppone la c.d. messa in atti, ovvero che la variazione sia iscritta in catasto, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 2, il quale prevede che la base imponibile per i fabbricati è costituita dalla rendita iscritta in catasto al 1^ gennaio dell’anno di imposizione successivo a quello nel corso del quale è stata annotata negli atti catastali.
In proposito questa Corte ha infatti chiarito che, in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), ai fini del computo della base imponibile, il provvedimento di modifica della rendita catastale, emesso dopo il primo gennaio 2000 a seguito della denuncia di variazione dell’immobile presentata dal contribuente, è utilizzabile, a norma della L. 21 novembre 2000, n. 342, art. 74, anche con riferimento ai periodi di imposta anteriori a quello in cui ha avuto luogo la notificazione del provvedimento, purchè successivi alla denuncia di variazione. Stabilendo, infatti, con il citato art. 74, che dal primo gennaio 2000 gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, il legislatore non ha voluto restringere il potere di accertamento tributario al periodo successivo alla notificazione del classamento, ma piuttosto segnare il momento a partire dal quale l’amministrazione comunale può richiedere l’applicazione della nuova rendita ed il contribuente può tutelare le sue ragioni contro di essa, non potendosi confondere l’efficacia della modifica della rendita catastale – coincidente con la notificazione dell’atto – con la sua applicabilità, che va riferita invece all’epoca della variazione materiale che ha portato alla modifica (cfr. Cass., sez. 5, 26/10/2005, n. 20775, Rv. 586035 – 01, nonchè da Cass., sez. 5, 27/07/2012, n. 13443, Rv. 623510 – 01).
Trattandosi di ricorso notificato (in data 20/3/2013) successivamente al 30 gennaio 2013, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, ai sensi dello stesso art. 13, comma 1 -bis.
– condanna la parte ricorrente a pagare al Comune di Merate le spese del presente giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 2.280,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie ed agli accessori di legge.
Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 -bis.
Così deciso in Roma, dalla 5^ sezione civile della Corte di cassazione, il 5 marzo 2019.