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Timestamp: 2020-08-05 09:51:45+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 18029 del 14/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18029 del 14/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 14/09/2016, (ud. 07/06/2016, dep. 14/09/2016), n.18029
sul ricorso 27081/2010 proposto da:
CASATEX SRL, in persona dell’Amm.re Delegato, elettivamente
domiciliato in ROMA VIA L. MANCINELLI 65, presso lo studio
dell’avvocato ENRICO MOSCATI, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato RICCARDO GRAZIANO giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 85/2009 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,
udito per il controricorrente l’Avvocato MOSCATI che ha chiesto il
In data 9 giugno 2003 la Casatex s.r.l. ha presentato istanza di definizione di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9-bis, in relazione mancato versamento di imposte dovute per più annualità dal 1998 al 2002.
Effettuato il pagamento iniziale e avendo optato per l’ulteriore pagamento rateizzato, non ha effettuato però il versamento della prima rata originariamente dovuta per il 30 novembre 2003, risultando il versamento minimo già effettuato in data 16 maggio 2003 di Euro 6000 insufficiente a coprire le annualità predette.
In data 16 aprile 2004 la società ha quindi effettuato un versamento al fine di accedere “ex novo” alla citata sanatoria, avvalendosi della proroga dei termini disposta dal D.L. n. 143 del 2003, art. 1, comma 2, convertito in L. n. 212 del 2003, riservata ai “contribuenti che non hanno effettuato, anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto” – 25 giugno 2003 – “versamenti utili per la definizione…”, presentando indi in data 22 maggio 2004 seconda istanza di condono e optando nuovamente per la rateizzazione.
L’agenzia delle entrate ha notificato alla società provvedimento di diniego, in data 3 aprile 2006, ritenendo non perfezionato il primo condono e inammissibile il secondo, essendo stato già avanzata istanza precedente; previo sgravio di quanto versato e mantenimento delle sanzioni, è stata effettuata anche notificazione in data 7 aprile 2006 di cartella esattoriale scaturente da iscrizione a ruolo degli omessi versamenti di imposta.
Con distinti ricorsi la contribuente ha impugnato diniego e cartella.
La commissione tributaria provinciale di Pistoia ha accolto i ricorsi riuniti.
La sentenza, appellata dall’agenzia, è stata confermata dalla commissione tributaria regionale della Toscana in Firenze, che ha ritenuto che la proroga consentisse il perfezionamento della definizione.
1. – Con il primo motivo di ricorso, l’agenzia denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9-bis e del D.L. n. 143 del 2003, convertito in L. n. 212 del 2003. Sostiene che, a differenza di quanto ritenuto dalla commissione regionale, del D.L. n. 143 del 2003, art. 1, comma 2, convertito in L. n. 212 del 2003, che ha riaperto i termini per la definizione mediante condono a favore dei “contribuenti che non hanno effettuato, anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto” – 25 giugno 2003 – “versamenti utili per la definizione…”, è disposizione non applicabile nei confronti della contribuente, in quanto trattasi di norma entrata in vigore dopo le date del primo versamento e dell’istanza telematica operati dalla società stessa e non idonea a consentire rettifiche o integrazioni di errori o omissioni di chi già, come essa, avesse aderito al condono.
2. Con il secondo motivo di ricorso, l’agenzia denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione sotto altro profilo della L. n. 289 del 2002, art. 9-bis. Sostiene l’erroneità delle argomentazioni della commissione regionale idonee a sorreggere la tesi per cui, nell’ipotesi in cui il contribuente si avvalga della facoltà di versare ratealmente l’importo dovuto, soltanto l’omesso versamento della prima rata comporterebbe l’inefficacia dell’istanza di condono, mentre quello delle rate successive determinerebbe l’iscrizione a ruolo dell’importo dovuto con addebito di sanzione. Ritiene discendere dalla citata disciplina di legge l’opposta regola secondo cui solo il pagamento dell’intero importo entro le scadenze previste determina la novazione dell’obbligazione tributaria.
2. – I due motivi, in quanto riferibili alla specifica fattispecie, sono strettamente connessi e vanno esaminati congiuntamente. Essi – ammissibili, diversamente da quanto asserito dalla contribuente, in quanto aventi ad oggetto un tema (la fruizione dei termini prorogati) dedotto nel ricorso originario dalla stessa parte contribuente trattato nella sentenza impugnata – sono infondati.
3. – Questa corte ha già avuto modo di occuparsi (cfr. sez. 6 – 5, n. 13697 e 26709 del 2013; sez. 5, n. 4728 del 2015; per il principio, altresì nn. 23746, 23747 e 23750 del 2015 e 406, 409 e 410 del 2016; nonchè, in materia analoga, in generale, sez. 6 – 5, n. 8615 del 2014) delle proroghe previste dal D.L. 24 giugno 2003, n. 143, conv. nella L. 1 agosto 2003, n. 212, affermando che l’indicazione contenuta nel D.L. n. 143 cit., art. 1, comma 2 e nel D.M. 8 aprile 2004, art. 1, comma 2, lett. g) – che limita la platea dei destinatari della medesima proroga dei termini a quei contribuenti che alla data di entrata in vigore del D.L. n. 143, non avevano effettuato versamenti utili per la definizione degli adempimenti e degli obblighi tributari di cui all’art. 9 bis (tra gli altri) della L. n. 289 del 2002 – va inteso nel senso che i versamenti “utili” sono quelli effettuati in unica soluzione e, quindi, immediatamente estintivi dei suddetti obblighi.
Giusta tale lettura, dunque, la proroga dei termini opera anche per coloro che abbiano effettuato un versamento iniziale in epoca anteriore alla data di entrata in vigore del D.L. 24 giugno 2003, n. 143; ciò in senso contrario rispetto alla posizione dell’agenzia delle entrate che, come notato in una delle statuizioni giurisprudenziali citate, si rinviene già nella risoluzione 12/08/2005 n. 125.
La tesi dell’ufficio non è apparsa però convincente, perchè l’interpretazione della norma che essa propone condurrebbe al risultato che il versamento effettuato nel periodo compreso tra la scadenza del termine originario e la scadenza del termine prorogato perfezionerebbe il condono per i contribuenti che hanno pagato la prima rata dopo il 25 giugno 2003 (data di entrata in vigore del D.L. n. 143 del 2003) e non per quelli che l’hanno pagata prima.
Si tratta – si è ritenuto da parte di questa corte – di un approdo ermeneutico paradossale, tale da sollevare anche dubbi di legittimità costituzionale con riferimento al parametro della ragionevolezza ex art. 3 Cost., e che peraltro contrasterebbe con la “ratio legis”; se infatti, come appare evidente, lo scopo della riapertura dei termini di versamento recata dal D.L. n. 143 del 2003, era quello di aumentare il gettito dei condoni di cui alla L. n. 289 del 2002, ampliando la platea dei contribuenti coinvolti, escludere dal condono quei contribuenti che, avendo pagato in precedenza rate, rispettino il termine ultimo per il versamento di quelle ulteriori precluderebbe al fisco il celere incasso dei saldi dai medesimi ancora dovuti.
4. – Si deve dunque ritenere, secondo una interpretazione costituzionalmente orientata, che la proroga del termine di pagamento della predetta rata operi anche per coloro che – come la ricorrente – avevano pagato rate in epoca anteriore alla data di entrata in vigore del D.L. n. 143 del 2003; senza che rilevi la circostanza che in tal modo, nel caso di specie, la parte contribuente utilizzi il nuovo termine per correggere un inadempimento precedente. Invero, come detto, in relazione alle esigenze di interpretazione costituzionalmente orientata anzidette, la situazione di adempimento, intervenuta la proroga, va verificata con esclusivo riferimento ai nuovi termini da essa risultanti.
5. – Essendo incontestato e risultando dalle conformi narrazioni delle parti il rispetto dei termini prorogati da parte della contribuente, al collegio non resta, dunque, che rigettare – seppure per ragioni diverse rispetto a quelle poste a fondamento della pronuncia di appello, la cui motivazione è dalla presente sostituita l’impugnazione proposta dall’agenzia in relazione al primo motivo cui accede il secondo, con conseguente conferma delle determinazioni dispositive adottate con la decisione qui impugnata, a mente dell’art. 384 c.p.c., u.c..
6. – Le spese di lite possono essere integralmente compensate, a cagione dell’essersi consolidato l’orientamento interpretativo anzidetto dopo la pronuncia della sentenza impugnata.