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Timestamp: 2020-08-06 07:38:26+00:00
Document Index: 24543962

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 112', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 112', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 26390 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26390 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep.20/12/2016), n. 26390
sul ricorso 27798-2014 proposto da:
NEW HOLLAND CONSTRUCTION MACHINERY SPA, in persona
GERMANO DONDI, DIEGO DIRUTIGLIANO giusta procura in calce al
S.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA B. RICASOLI
7, presso lo studio dell’avvocato STEFANO MUGGIA, che lo rappresenta
e difende unitamente agli avvocati SIMONE BISACCA, ROBERTO MUGGIA
avverso la sentenza n. 438/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO
dell’8/04/2014, depositata il 12/06/2014;
udito l’Avvocato Raffaele De Luca Tamajo difensore della ricorrente
1.- La Corte di appello di Torino ha accolto l’appello proposto da Raffaele S., dipendente della New Holland Construction Machinery s.p.a., ed ha condannato al società datrice a corrispondergli la somma di Euro 9.714,73 oltre rivalutazione ed interessi a titolo di risarcimento del danno in relazione all’accertata illegittimità della sospensione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) nel periodo dal 12 ottobre 2009 all’11 ottobre 2010.
1.1.- Il giudice di appello, nel richiamare alcuni suoi precedenti confermati dalla Corte di Cassazione, ha ritenuto che la società era rimasta inadempiente agli obblighi di comunicazione previsti dalla L. n. 223 del 1991, art. 1, comma 7 con specifico riferimento, in sede di avvio della procedura, all’indicazione delle ragioni della sospensione, dei criteri di scelta dei lavoratori da sospendere e di quelli adottabili per la rotazione.
1.5.- Precisa poi che nella specie il lavoratore non aveva conferito alle organizzazioni sindacali mandato a concluderli nè, tantomeno, ne aveva ratificato il contenuto e sottolinea che il vizio della procedura non può essere sanato dalla partecipazione di un rappresentante sindacale dell’organizzazione di appartenenza del S. agli accordi sopravvenuti mai ratificati neppure tacitamente dal lavoratore.
2.- Per la Cassazione della sentenza ricorre la New Holland Construction Machinery s.p.a. che articola sei motivi cui resiste con controricorso il S.. La ricorrente ha depositato memoria con la quale insiste nelle conclusioni già prese.
2.1.- Con il primo motivo di ricorso la ricorrente denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, consistente nella conclusione – in data 7 ottobre 2009 e dunque prima della sospensione in CIGS dei lavoratori del 12 ottobre 2009 – con le OO.SS e la RSU (cui aderiva anche il ricorrente) di un contratto collettivo aziendale per il ricorso alla integrazione salariale straordinaria. Sostiene la società che tanto sarebbe bastato per ritenere che, per effetto della sottoscrizione dell’accordo, si era pervenuti alla decisione consensuale di procedere alla sospensione dei rapporti in CIGS a far data dal 12 ottobre 2009. Sottolinea inoltre che, sempre in data antecedente l’inizio della sospensione la determinazione concordata di procedere alla CIGS era stata confermata con la sottoscrizione dell’accordo firmato l’8 ottobre 2009 dalle stesse RSU. Precisa infine che in tali accordi le parti avevano dato atto della necessità di ricorrere alla CIGS riservandosi di verificare l’esistenza delle condizioni per procedere ad una rotazione del personale interessato. Evidenzia che uno dei rappresentanti sindacali che aveva sottoscritto gli accordi richiamati era stato eletto nella lista presentata dal sindacato di appartenenza dello S. e dunque ben poteva essergli opposto. In ogni caso, secondo la ricorrente, il lavoratore, per non subire gli effetti degli accordi sottoscritti con le RSU, avrebbe dovuto diffidare il sindacato dal rappresentarlo e, comunque, avrebbe dovuto tempestivamente impugnarli posto che, in caso contrario, la condotta acquiescente integra un comportamento concludente nel senso della loro accettazione. In definitiva secondo la Società oggi ricorrente la sottoscrizione dell’accordo sindacale sanerebbe gli eventuali vizi della comunicazione iniziale e la bontà di tale ricostruzione sarebbe confermata dalla scelta operata dal legislatore, con la L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 45 che ha previsto che nell’ambito della mobilità (ben più rilevante quanto agli effetti sul rapporto) i vizi della procedura sono sanabili con accordo sindacale.
Sotto altro profilo, poi, evidenzia che il giudice di appello avrebbe omesso di considerare che le RSU nel concludere accordi in tema di distacco dei lavoratori avevano prestato acquiescenza all’ accordo presupposto sulla sospensione in CIGS. Per conseguenza erroneamente la Corte territoriale ritenendo che il S. non fosse vincolato agli accordi avrebbe erroneamente applicato le disposizioni denunciate nella premessa del motivo in tema di acquiescenza. Infine rammenta che la partecipazione alle trattative sindacali da parte del rappresentante del sindacato cui aderiva il lavoratore, senza la formulazione di alcuna riserva da parte di quest’ultimo, avrebbe dovuto convincere il giudice di appello, al quale l’eccezione era stata proposta, della violazione degli artt. 1337 e 1338 c.c. ed escludere il diritto del lavoratore al chiesto risarcimento del danno.
Va rammentato in primo luogo che secondo il costante orientamento di questa Corte, nel procedimento per la concessione della c.i.g.s. la normativa regolamentare introdotta con il D.P.R. 10 giugno 2000, n. 218 non presenta profili di incompatibilità con le disposizioni della L. 23 luglio 1991, n. 223. La disciplina regolamentare si limita a imporre all’imprenditore che intenda chiedere l’intervento straordinario di integrazione salariale l’obbligo di dare tempestiva comunicazione alle organizzazioni sindacali ed attiene unicamente alla fase amministrativa di concessione dell’ integrazione stessa ma non incide sul contenuto concreto della comunicazione nè detta alcuna disciplina in ordine ai criteri di scelta. Ne consegue che restano inalterati gli obblighi di rilevanza collettiva di cui alla L. n. 223 citata, art. 1, commi 7 e 8, ed i criteri di scelta e le modalità della rotazione devono essere precisati sin dal momento iniziale della comunicazione datoriale di avvio della procedura di integrazione salariale e non sono stati spostati a quello, immediatamente successivo, dell’esame congiunto (cfr. Cass. 26587 del 2011 e recentemente Cass. n. 193 del 2016). Diversamente opinando, il contenuto della norma di cui al D.P.R. n. 218, citato, art. 2 sarebbe del tutto estraneo all’esigenza di semplificazione del procedimento amministrativo, e avrebbe come conseguenza solo l’alleggerimento degli oneri della parte datoriale con la compressione dei diritti d’informazione spettanti al sindacato, reclamando un sistema di consultazione sindacale palesemente inadeguato (Cass. ult. cit.). Va ribadito allora che in riferimento “alla possibilità di una efficacia sanante di un accordo sindacale sui criteri di scelta, occorre pure rammentare che essa è stata ammessa solo in casi particolari e circoscritti, ma non nell’ipotesi in cui la comunicazione è strettamente funzionale a mettere in grado le organizzazioni sindacali di partecipare al confronto con la controparte adeguatamente informate e ai lavoratori di avere contezza delle prospettazioni aziendcali. Nè può essere ammessa, con effetto retroattivo, rispetto a scelte in concreto già operate” (Cass. 11 marzo 2015, n. 4886, anche per richiamo di: Cass. 12 dicembre 2011, n. 26587; Cass. 9 giugno 2009, n. 13240; Cass. 1 luglio 2009, n. 15393). Ne segue che, anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 92 del 2012, il vizio della comunicazione di avvio della procedura non può essere sanato con un successivo accordo seppur intervenuto prima della concreta sospensione dei lavoratori, come nel caso che qui si esamina.
Per effetto della proposta ricostruzione rimangono assorbite le censure che attengono alla pretesa violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione al denunciato omesso esame delle censure che investivano specificatamente l’incidenza degli accordi sopravvenuti sulla comunicazione aziendale di avvio della procedura.
3.3.- Con il terzo ed il quarto motivo è denunciata la violazione e falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 1, comma 7 e degli artt. 1362 e 1363 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con particolare riferimento al requisito di specificità, si è precisato (Cass. 2 ottobre 2013, n. 22540; Cass. 7 novembre 2013, n. 25100) che l’aggettivazione “non individua una specie nell’ambito del genere criterio di scelta ma esprime la necessità che esso sia effettivamente tale, e cioè in grado di operare da solo la selezione dei soggetti da porre in cassa integrazione”, atteso che un criterio di scelta generico non è effettivamente tale, ma esprime soltanto, non un criterio, ma un generico indirizzo nella scelta” (Cass. 1 luglio 2009 n. 15393, richiamante Cass. 23 aprile 2004 n. 7720 e in chiaro riferimento a Cass. s.u. 11 maggio 2000, n. 302).
3.5.- Con l’ultimo motivo di ricorso, infine è denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e della L. n. 164 del 1975, art. 5, della L. n. 223 del 1991, art. 1, comma 5 e del D.M. 18 febbraio 2002, n. 31826, art. 1, lett. e).
Sostiene la società ricorrente che neppure il lavoratore avrebbe disconosciuto la repentinità della crisi del settore di operatività della New Holland legata a fattori esterni all’azienda e dunque in violazione dell’art. 112 c.p.c. si sarebbe ritenuto che il peggioramento della situazione fosse noto all’azienda all’atto dell’avvio della procedura di Cassa integrazione straordinaria ed il crollo della domanda, diversamente da quanto affermato dal giudice di appello, costituirebbe l’evento non prevedibile che aveva determinato l’attivazione della procedura.
In conclusione il ricorso, manifestamente infondato deve essere rigettato con ordinanza ai sensi dell’art. 375 c.p.c..
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 4000,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie, accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R..