Source: https://www.consiglio.marche.it/attivita/assemblea/sedute/scheda.php?seduta=18&leg=IX
Timestamp: 2020-04-02 17:00:42+00:00
Document Index: 180848674

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 14', 'e contrario', 'e contrario']

Consiglio - Assemblea legislativa regionale delle Marche - Resoconto della seduta n.18 del 30/09/2010
Resoconto della seduta n.18 del 30/09/2010
SEDUTA N. 18 DEL 30 SETTEMBRE 2010
PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 17 del 28 settembre 2010, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento interno.
- n. 40/2010, in data 28 settembre 2010, ad iniziativa del Consigliere Solazzi, concernente: “Modifica alla legge regionale 14 aprile 1986, n. 9 “Commissione regionale per le pari opportunità tra uomo e donna”, assegnata alla I Commissione in sede referente.
- n. 62/2010, dei Consiglieri Ortenzi, Perazzoli, Traversini, Giorgi, Bucciarelli, Ricci, Latini, Binci, Eusebi, Malaspina, Pieroni, Cardogna, Massi, Marangoni, Marinelli: “Passaggio al digitale terrestre, Piano nazionale assegnazione delle frequenze (PNAF), problematiche per le emittenti locali e per il pluralismo dell’informazione”;
- n. 63/2010 dei Consiglieri Marangoni, Zaffini: “Abbonamento studenti scuole medie superiori anche la sola andata o il solo ritorno in ambito urbano”;
- n. 64/2010 dei Consiglieri Marangoni, Zaffini: “Sistema regionale per la tutela della cultura dell’identità alimentare”;
- n. 65/2010 del Consigliere Silvetti: “Processo di statizzazione Pergolesi”.
Il Presidente della Giunta regionale ha trasmesso, in data 20 settembre 2010, le seguenti deliberazioni:
- n. 1342: “Art. 29, comma 1 della l.r. n. 31/2001 e art. 26, comma 1 della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi vincolati a scopi specifici e delle relative spese. € 57.884,82";
- n. 1343: “Art. 29, comma 1, della l.r. n. 31/2001 e art. 26, comma 1 della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte dello Stato vincolati a scopi specifici e delle relative spese. € 1.596.794,86";
- n. 1344: “Art. 29, comma 1, della l.r. n. 31/2001 e art. 26, comma 2, della l.r. n. 32/2009 – Iscrizione nel bilancio di previsione per l’anno 2010 di entrate derivanti da assegnazione di fondi da parte di soggetti terzi vincolati a scopi specifici e delle relative spese. € 4.867.427,86";
- n. 1345: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni”. € 550.000,00;
- n. 1346: “Art. 29, comma 2, della l.r. n. 31/2001 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. € 15.000,00;
- n. 1347: “Art. 22 della l.r. n. 31/2001 – Prelevamento dal fondo di riserva di cassa per l’integrazione dello stanziamento di cassa ai capitoli di spesa del bilancio 2010. € 2.5000.000,00 – Modifica tecnica al POA 2010 approvato con d.g.r. n. 2191/2009";
- n. 1348: “Art. 6, comma 2, della l.r. n. 31/2009 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale 2010 approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 2191/2009 e sue successive modificazioni ed integrazioni. Spese di personale. € 6.400,00”;
- n. 1349: “Art. 29 della l.r. n. 31/2001 e art. 27 della l.r. n. 32/2009 – Variazione compensativa al Programma operativo annuale per l’anno 2010. € 423.000,00".
Hanno chiesto congedo l’Assessore Donati ed il Consigliere Carloni.
Proposta di atto amministrativo n. 17
“Legge regionale 4 agosto 2010, n. 12 – Individuazione delle aree non idonee di cui alle linee guida previste dall’articolo 12 del decreto legislativo n. 387/2003 per l’installazione di impianti fotovoltaici a terra e indirizzi generali tecnico amministrativi”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 17 ad iniziativa della Giunta regionale.
Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Giancarli.
Enzo GIANCARLI. Cercherò di non dilungarmi perché di fatto ne abbiamo già parlato il 30 luglio in sede di approvazione della legge n. 12 e anche perché sicuramente molti di voi sono stati coinvolti in numerose riunioni e incontri avvenuti non soltanto a livello istituzionale.
Il fotovoltaico è diventato argomento di discussione, in molte sedi politiche, durante l’estate se ne è parlato molto in incontri pubblici sia del centro-destra che del centro-sinistra, della sinistra, della destra. E tutto questo credo abbia contribuito a far acquisire a tutti noi la consapevolezza della delicatezza della materia di cui stiamo parlando.
Il fotovoltaico contribuisce con 193 GWh allo 0,1% della produzione energetica annua italiana e con 9,8 GWh allo 0,2% della produzione energetica annua della regione Marche. Questi valori corrispondono, in rapporto alle sole fonti rinnovabili, allo 0,5% della produzione energetica annua italiana da fonti rinnovabili e all’1,4% della produzione energetica annua da fonte rinnovabili locale; nelle Marche risultano attivi 1.367 impianti per una potenza efficiente lorda di 24,8 MW ed una producibilità media di 0,0071 GWh.
Da questi dati è evidente che le riconosciute esternalità positive del fotovoltaico, date dalla produzione di energia da fonte rinnovabile e di opportunità lavorativa, sono controbilanciate da esternalità negative, quale, in primis, la ridotta producibilità; ad esempio mentre un impianto idroelettrico lavora almeno 6.000 ore l’anno, un impianto fotovoltaico siccome ha bisogno di luce lavora per circa un quarto. E nel caso del fotovoltaico a terra in aree caratterizzate da particolari emergenze ambientali e paesaggistiche, tale fattore deve essere poi sommato ad effetti, quali la rilevante occupazione di suolo e le interferenze specifiche con le caratteristiche dell’area in cui si inserisce l’impianto.
A marzo 2010 il Gestore per i servizi energetici riportava 167 MW di nuova potenza fotovoltaica installata in Italia, poi ad aprile tale valore scende. L’andamento mensile registra installazioni di 42 e 51 MW a novembre e dicembre 2009, per salire a 127, 117 e 167 MW per il primo trimestre del 2010. Confrontando le annualità per quanto riguarda il nuovo installato si evidenza un trend in forte crescita dai 9 MW installati nel corso del 2006 ai 720 MW installati nel 2009. Le stime Gestore per i servizi energetici per il 2010 indicano circa 850 MW di nuovo installato entro fine anno. Il nuovo Conto energia (DM 6 agosto 2010 “Incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare”) incrementa tali soglie obiettivo. L’articolo 3 comma 1 fissa in 8.000 MW la soglia da raggiungere al 2020; il comma 2 fissa in 3.000 MW il limite massimo della potenza elettrica cumulativa degli impianti solari fotovoltaico (distinti dagli “impianti fotovoltaico solari integrati con caratteristiche innovative” e da “impianti a concentrazione”) che possono ottenere le tariffe incentivanti; anche in questo caso è previsto l’ottenimento degli incentivi per quegli impianti che entrano in esercizio a 14 mesi dalla comunicazione del raggiungimento della soglia dei 3.000 MW.
Il Conto energia 2010 comporta una grande novità in termini di incentivi: sono notevolmente ridotti; sono favoriti gli impianti installati su edifici, sia con un maggiore incentivo rispetto agli altri, che con premi per un uso efficiente dell’energia; sono favoriti con un incremento del 5% della tariffa incentivante gli impianti ubicati in zone classificate dagli strumenti urbanistici, alla data di entrata in vigore del decreto, come industriali, commerciali, cave o discariche esaurite, aree di pertinenza di discariche o di siti contaminati.
A tutti gli effetti pertanto le aree agricole sono quelle che godono della più ridotta quota di incentivo, ovvero quella base indicata nella tabella A del Conto energia che fissa per tale tipologia di impianti con soglia superiore a 0,5 MW un incentivo di 0,297 €/kW per impianti installati entro il 30 aprile 2011, per essere poi ridotti progressivamente a 0,275 € entro il 31 agosto 2011 e a 0,251 € al 31 dicembre 2011.
Con l’approvazione del Piano energetico ambientale regionale la Regione Marche ha individuato, tra le tre strategie prioritarie per la riduzione delle emissioni di gas effetto serra, lo sfruttamento delle energie rinnovabili.
E qui voglio rifarmi alla precedente relazione che svolsi in occasione dell’approvazione della legge n. 12. Ossia, noi dobbiamo essere fermi su un punto, cioè il piano energetico ambientale, quindi l’energia come grande opportunità di crescita economica, tecnologia e industriale e anche come grande capacità progettuale, ma, ripeto, come dicevo allora, spetta a questa Assemblea legislativa stabilire in quello strumento le scelte energetiche. Qui stiamo parlando di un aspetto e soprattutto stiamo parlando di territorio, di agricoltura, poi di energia, di paesaggio, ma anche di molte altre cose. Quindi credo che in riferimento alle politiche energetiche della Regione Marche dobbiamo rifarci, certo, a questa legge, alle linee guida, ma soprattutto allo strumento di programmazione che ci siamo dati, e lì fare le verifiche se quello è uno strumento efficace o meno.
Il PEAR ha individuato il settore edilizio come settore prioritario per l’impiego dell’energia solare, favorendo quindi l’integrazione di impianti fotovoltaici negli edifici e quindi la loro installazione su superfici già antropizzate (parcheggi, coperture edifici, capannoni industriale, centri commerciali, ecc.).
Nel settore agricolo il Piano di sviluppo rurale individua l’impiego dell’energia solare come mera attività d’integrazione e diversificazione del settore agricolo.
Le semplificazioni autorizzative introdotte dalla legge comunitaria 2009 (Legge 4 giugno 2010, n. 96 Art. 17 lettera d) per gli impianti per la produzione di energia elettrica con capacità di generazione non superiore ad 1 MW elettrico, stanno favorendo la diffusione del fotovoltaico a terra con forte impatto ambientale e paesaggistico in termini di sottrazione i territorio agricolo produttivo e potenziali danni estesi ad aree pregiate del paesaggio marchigiano. Si è creata quindi una forte esigenza, segnalata da più parti, di limitare il fenomeno della proliferazione del fotovoltaico installato su terreno agricolo, che non a caso ha portato l’Assemblea regionale ad approvare la l.r 4 agosto 2010, n. 12 che modifica la l.r. 14 aprile 2004, n. 7 “Disciplina della procedura di valutazione di impatto ambientale”.
La l.r 12/2010, nel rispetto della competenze assegnate dal d.lgs. 152/2006, tende a limitare l’impatto paesaggistico ambientale dovuto alla diffusione non controllata degli impianti fotovoltaici a terra e delle strutture ad essi connesse, riducendo la soglia di potenza degli impianti da assoggettare alle procedure di valutazione d’impatto ambientale (VIA) dagli attuali 1000 Kw a 200 Kw in relazione alla presenza di ambiti di tutela del PPAR e con attenzione anche ad eventuali impatti cumulativi in aree contigue.
La legge regionale in questione si configura come norma transitoria, predisposta in attesa dell’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa di questo atto contenente l’individuazione delle aree non idonee .
Il 18 settembre 2010 è stato pubblicato il d.m. 10 settembre 2010 con il quale sono state approvate le linee guida nazionali di cui all’articolo 12 comma 10 del d.lgs. 387/2003, per lo svolgimento del procedimento di autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
L’articolo 12, comma 10, del d.lgs. 387/2003 stabilisce che “in attuazione ditali linee guida, le Regioni possono procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti…”.
Il decreto ministeriale, entra in vigore dal 3 ottobre 2010.
In virtù di quanto previsto dall’articolo 12, comma 10, del d.lgs. 387/2003, con la delibera di Giunta regionale n. 1336/2010 concernente “Individuazione delle aree non idonee di cui alle linee guida previste dall’articolo 12 del d.lgs 387/2003 per l’installazione di impianti fotovoltaici a terra e indirizzi generali tecnico amministrativi”, la Giunta regionale ha approvato lo schema di atto da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea legislativa regionale.
Questa proposta di atto amministrativo è stata ovviamente approvata dalla Commissione competente, su cui ci sono, come vedete, molti emendamenti, di cui la Commissione, dopo avervi posto attenzione, propone di accoglierne alcuni.
Questo atto contiene l’elenco delle aree non idonee e gli indirizzi tecnico amministrativi per l’attuazione delle procedure di cui alla legge regionale n. 12/2010, demandandone ai Comuni l’individuazione cartografica e la relativa pubblicazione.
La struttura dell’atto contenente l’individuazione delle aree non idonee è perfettamente conforme a quella delle linee guida nazionali e contestualmente richiama i principi del PPAR.
Obiettivo dell’atto è di rendere semplice l’individuazione delle aree non idonee all’installazione di impianti fotovoltaici. Tali aree sono immediatamente operative perché, di norma, già contenute negli elaborati urbanistici dei Comuni trattandosi di PRG adeguati al PPAR e al PAI.
Nelle altre casistiche l’elenco contiene elementi normativi di riferimento, il che costituisce certezza per gli operatori del settore e snellimento delle procedure per gli enti locali coinvolti.
Una regione come la nostra, e concludo, che vuole continuare a crescere e al tempo stesso è laboratorio della green economy, dà sicuramente a questa legge un grande valore in quanto contiene appunto obiettivi importanti.
Il primo è quello di restituire all’agricoltura il proprio ruolo, un ruolo primario, quello di un’agricoltura che deve produrre alimenti, cibo, altri aspetti sono invece la tutela del territorio, dell’ambiente e del paesaggio.
Inoltre incentiva la produzione di energie rinnovabili nelle aree urbanizzate, dà certezza agli imprenditori che vogliono intervenire con il fotovoltaico a terra, perché è stabilito con chiarezza il quadro delle opportunità come pure il quadro delle non idoneità.
Semplifica le procedure degli enti locali e, al tempo stesso, consentitemelo, mette anche in evidenza l’efficienza di questa Regione, intesa come istituzione nel suo insieme, come persone che in essa lavorano. Perché, come ricordavo prima, il decreto ministeriale è del 10 settembre, la pubblicazione è del 18 settembre, l’entrata in vigore delle linee guida ministeriali è il 3 ottobre. Insomma, noi siamo la prima Regione ad essere pronti. E questo lo dobbiamo al Presidente Solazzi, al Presidente Spacca, lo dobbiamo a tutti voi colleghi Consiglieri che per questa legge avete garantito la presenza in due sedute straordinarie, oggi e il 30 luglio, inoltre lo dobbiamo alla Commissione assembleare. Infine lo dobbiamo, ma non per ultimo perché sono stati protagonisti veri, alle persone della Commissione e del Servizio che hanno lavorato per predisporre questi atti.
Daniele SILVETTI. Mi associo subito a questi ringraziamenti fatti nei confronti degli uffici e di tutto il personale che ha lavorato anche in periodi di ferie, a cui va riconosciuto un lavoro importante che ha messo in condizione la Commissione e l’Assemblea tutta di poter oggi esprimere un voto e un giudizio su questo percorso che sta facendo la Regione.
Io sono veramente rimasto impressionato positivamente, certamente del lavoro fatto dai funzionari e dal personale degli uffici, ma anche dalla volontà politica dimostrata da questa maggioranza, in particolare di questa Giunta nella persona dell’Assessore Petrini, con cui però non ho avuto modo di confrontarmi in quanto nell’ultima seduta assembleare straordinaria, che venne convocata in poche ore, ero assente. Ma ora credo non sia opportuno polemizzare bensì riflettere su ciò che è emerso da questo iter istruttorio.
Innanzitutto abbiamo di fronte un tema, quello del fotovoltaico, che ha vissuto un percorso tortuoso, che io definisco addirittura singolare e unico in Italia.
La Giunta inizia a trattare questo delicato tema a febbraio di quest’anno, si adegua alla normativa nazionale che prevede il tetto del megawatt, per poi accorgersi che sul territorio stava succedendo un qualcosa fuori controllo. Allora il 30 luglio approva in fretta e furia una legge con cui si abbassa il tetto del megawatt a 200 kilowatt, la legge diventa efficace a fine agosto, ed oggi, una volta prodotte le linee guida nazionali, si appresta ad approvare l’ennesima modifica al testo normativo – come è ovvio che sia – per rendere efficaci queste linee guida sul territorio.
E’ chiaro che il lavoro doveva essere fatto, non potevamo sottrarci, ma la sensazione concreta è che purtroppo sarà un atto inutile. Sostanzialmente stiamo viaggiando su un binario morto, come percorre un binario morto la Regione Marche nel momento in cui dimostra ancora una volta di non avere una seria programmazione in tema di energia.
Nel documento istruttorio si fa riferimento – lo ha citato poc’anzi anche il Presidente Giancarli – che è assolutamente strategico e prioritario per la Regione Marche l’impiego di energia solare, il ricorso alle energie rinnovabili, come si è fatto un gran parlare di green economy e quindi di fonti alternative. Ma secondo me in realtà non è ben chiara quale sia la strategia e quale sia la fonte energetica a cui appigliarsi per cercare di soddisfare il fabbisogno energetico di questa regione.
Il precedente complesso ideologico, che in qualche modo ha limitato e fortemente compromesso la rivisitazione e la modifica al piano energetico, oggi sta dimostrando tutti i suoi limiti e sopratutto i propri paradossi.
In molti passaggi di questo atto amministrativo – che sono assolutamente legittimi – ci sono infatti degli aspetti squisitamente ideologici. Noi riteniamo, per quanto lodevole sia il concetto di dover tutelare il paesaggio, le bellezze, le tradizioni, la cultura, molte coltivazioni, angoli unici che questa regione può mostrare al mondo intero, che ci sia però la particolare tendenza – e non soltanto in questo settore – di voler fortemente limitare la proprietà privata, la libertà di impresa, insomma la possibilità di sviluppo del territorio.
Queste linee guida in certi frangenti danno sì un’idea apprezzabile di quello che è lecito e di quello che non lo è, di quello che è possibile e quello che non è possibile, ma credo che questo atto sia andato anche oltre e lo ha fatto in alcuni frangenti, in alcuni aspetti; è per questo che abbiamo presentato alcuni emendamenti che in via ufficiosa mi è stato detto che verranno accolti, vedremo poi se al voto questo avverrà.
Ovvero, la Regione, che con queste linee guida deve soltanto individuare la non idoneità di alcuni territori, è andata oltre nel momento in cui è andata ad individuare la metratura di linee di rispetto, di distanze, di confini, che non sono assolutamente previste nelle linee guida nazionali.
Ecco perché ci siamo preoccupati, se non altro per dare efficacia autentica a questo atto, di eliminare quelli che potrebbero essere aspetti che possono incorrere in vizi di legittimità. E in questo senso il nostro apporto non è ideologico, addirittura è forse troppo tecnico.
Le considerazioni che ho fatto all’inizio, che non sono nemmeno troppo generali, prendono spunto anche da quelle che sono state le valutazioni fatte in Commissione.
Ricorderà il collega Cardogna – con cui era stato anche piacevole discutere – il dibattito nel quale si evidenziava che si parla di agricoltura, di tutela, di privilegiare il ruolo primario dell’agricoltura, però poi non si sa bene che tipo di progettualità e di programma stia svolgendo questa Regione o che cosa abbia in mente di fare a favore dell’agricoltura.
Oggi allora che ci accorgiamo che l’agricoltura potrebbe essere penalizzata da questa apparente esplosione dello sviluppo del fotovoltaico, ci accorgiamo anche che l’agricoltura è un bene primario ed è assolutamente una risorsa per questa regione.
Però io sinceramente non vedo negli angoli dell’azione politica di questa Regione che cosa si stia facendo di concreto. Sicuramente risponde – l’Assessore mi consentirà una battuta polemica – alle aspettative e alle richieste pressanti in particolare di una associazione di categoria che ha fortemente voluto questa legge. Legge che, ricordo, non rappresenta e non soddisfa le esigenze e le aspettative di tutte le categorie del settore agricolo, anzi, tutt’altro!
Inoltre vediamo anche una forte contraddizione, perché se da una parte si dice che si vogliono le energie rinnovabili, dall’altra non si sostengono.
Qui apro e chiudo una parentesi. Sappiamo benissimo quale deficit hanno tutti gli impianti già costruiti o che sono in procinto di essere conclusi per quanto riguarda il collegamento energetico nazionale, quindi mi riferisco al rapporto che con l’ENEL deve essere in qualche modo risolto. Ossia l’ENEL non sta dando le risposte ai nostri operatori, a coloro che hanno investito soldi importanti, che hanno creato occupazione e contribuiscono allo sviluppo di questa regione.
Questo dunque è un deficit ulteriore che però la Regione continua a non colmare.
In questa panoramica generale, quindi, dovranno essere salvaguardati in modo autentico i principi generali delle linee guida, però senza sconfinare, come dicevo prima, nel paradosso ideologico o nella volontà di non decidere. E su questo i nostri emendamenti sono molto chiari. Sono emendamenti su cui abbiamo discusso, in qualche modo sono stati anche concordati, alcuni infatti li abbiamo anche ritirati per senso di responsabilità e per oggettiva incongruenza con la filosofia e con gli aspetti più tecnici dell’atto amministrativo.
Pertanto ora, alla luce degli interventi e alla luce appunto anche della valutazione degli emendamenti, preannuncio a titolo informativo che penseremo a rivalutare anche il voto contrario come espresso in Commissione. Ciò dimostra il fatto che ci interessa produrre qualcosa a favore del territorio, senza pregiudizi ideologici ma a tutela del territorio.
PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Massi.
Francesco MASSI. Oggi continuiamo in maniera più approfondita quel dibattito urgentemente convocato inusitatamente il 30 luglio scorso.
Il relatore di minoranza ha già riassunto gli aspetti tecnici, politici e amministrativi sui quali naturalmente il nostro Gruppo si riconosce appieno, ma ora vorrei riproporre velocemente un argomento complessivo.
Ripeto quello che abbiamo detto martedì riguardo ad un altro argomento, Assessore, la campagna elettorale è finita. Voi appena sei mesi fa avete detto in tutto il territorio marchigiano che la proposta della maggioranza Spacca era quella di incentivare l’investimento sulle fonti rinnovabili per tranquillizzare un certo ambiente – magari non l’avete detto palesemente viste le grandissime contraddizioni per esempio sul rigassificatore di Porto Recanati – e per dire in fondo che i “no” sono su nucleare, turbogas, rigassificatore.
Vi si sono evidenziate dentro la vostra maggioranza quelle enormi contraddizioni enormi che derivano da quella allucinante approvazione del PEAR di cinque anni fa. Non prendetemi per fissato, ma vi devo riproporre quello che voi avete risottolineato per mandare messaggi, non ho capito a chi, e per costruire qualcosa, non ho capito che cosa. Stanno ancora lì sul vostro al tavolo, vi pesano come un macigno, le 24 micro centrali turbogas ideate da Amagliani. Ce le avete ancora lì, avete abrogato quell’articolo? Non credo!
Navigate a vista! Alcuni bollettini ufficiali della regione – che non sono quelli editi dalla Regione, sono editi da privati che sono certo più bravi nel fare il panegirico della Regione e della Giunta – a giugno, dopo le elezioni, hanno riportato vostre interveniste in cui chiedete ai piccoli imprenditori marchigiani di investire sul fotovoltaico. L’avete detto a giugno! Dopo quaranta giorni qui in Assemblea legislativa, dopo sessanta giorni queste proposte!
Non penso che avete la direzione della cabina di regia e della bussola su dove bisogna andare e cosa bisogna fare. Sinceramente appare questo! Che poi vi abbiano votato lo stesso sarà stato perché avete saputo vendere bene il prodotto, certo, della contraddizione e della fumosità! Qui non si sa dove andare!
Mi preme ora ripetere solo un argomento. Ossia che continuate a mandare le richieste di pareri ai Comuni di Loreto, di Porto Recanati ecc. sul rigassificatore. Ancora chiedete i pareri! Ma abbiamo fatto un’Assemblea legislativa all’unanimità! Volete le delibere del Consiglio comunale, pensate un po’! (…) Come no, abbiamo i protocolli, le fotocopie delle lettere! Non si capisce! Non vorrei si dica sì a Roma e no qui. Ripeto, vi muovete in una confusione mentale – io non penso mai alla malafede –, una volta in questi casi si diceva: “ritiratevi in convento”! A parte le battute, cercate di fare voi stessi il punto della situazione. Perché dovete rendervi conto che sul fotovoltaico andate avanti probabilmente su pressioni che magari saranno anche legittime, ma che non danno l’impressione di una vostra precisa strategia sullo sviluppo e sul deficit energetico che c’è. Su questo non credo ci siano state risposte da parte della maggioranza.
Noi con i nostri emendamenti cerchiamo di migliorare questo testo. E che nessuno si azzardi a farci passare per distruttori dell’ambiente, una vecchia vostra strategia che penso abbiate superata, Consigliere Ricci. L’ambiente ovviamente interessa anche a noi, però rendetevi conto che appena novanta giorni fa avete chiesto ulteriori investimenti su questo settore, dopodiché il 30 luglio c’è stata una frenata incredibile, e ora c’è questo testo!
Noi comunque cerchiamo di migliorarlo, quindi l’appello che facciamo è di accogliere i nostri emendamenti bipartisan, come noi valuteremo anche quelli portati dalla maggioranza. Noi vogliamo dare risposte equilibrate al nostro territorio.
Umberto TRENTA. Noi Consiglieri rappresentanti del PdL abbiamo caro un verbo, quello del “fare”. Noi certamente non siamo mai contro un qualcosa che produce ricchezza, che produce lavoro, un qualcosa che dà, considerato il momento attuale di incertezza economica mondiale, una piccola speranza anche alle Marche. Però alcune riflessioni le debbo fare.
Fotovoltaico nelle Marche: futuro incerto e difficoltoso.
Il Presidente della IV Commissione Giancarli, che è uno dei Consiglieri che osservo più attentamente, ha una cultura di fondo comune a poche persone, è sicuramente una persona moderata, così come dovrebbe essere il ruolo di un relatore di maggioranza, nella sua relazione ha sicuramente esplicato in maniera chiara. Però voglio dire questo.
Questa proposta di atto amministrativo n. 17/10 ha per oggetto: “Individuazione delle aree non idonee di cui alle linee guida previste dall’articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003 n. 387 per l’istallazione di impianti fotovoltaici a terra e indirizzi generali tecnico amministrativi”. Dunque quando parliamo di individuazione delle aree e proponiamo un atto amministrativo, diamo di per scontato che andiamo a prevedere qualcosa che verrà. Allora qui manca qualche cosa. Infatti una legge in quanto tale dovrebbe garantire il diritto di tutti, qui invece non è come la pubblicità della Tim dove Totti dice a Ilary: “E’ per totti. Ah! No, è per tutti” –, qui non è per “tutti” è proprio per “totti”! Sta cioè a significare che la ridotta producibilità e gli effetti di rilevante occupazione del suolo pubblico riguardano un qualcosa che è stato già realizzato.
Per zonizzazione della regione Marche, considerando i macro sistemi basati sul concetto delle province, potrei citare alcuni esempi di realizzazioni sconsiderate.
Allora questa legge che oggi va ad individuare aree non idonee come si sarebbe espressa su quelle aree dove alcuni pionieri di questo fotovoltaico hanno precorso i tempi e la legge?
Qui vedo un atto che è più piccolo degli emendamenti presentati in Aula! Comunque osservo con interesse quelli presentati dal Presidente Giancarli, allora vado un passo più avanti.
Io chiamerei questa legge “condono energetico”, però ben specificando, Assessore Petrini, “con-dono”. E debbo capire il rapporto tra la Giunta e la Coldiretti o, se preferisce, la Coldiretti e la Giunta. Perché qui non trovo altri comparti sociali.
I comparti sociali rappresentano una variegata società di imprenditori, agricoltori ecc. e tutti sono interessati a questo provvedimento. Allora chiedo: è equanime quello che stiamo approvando oggi in Aula? Oppure, rubando una violenta espressione Di Pietro alla quale ormai ci ha abituati, è stata stuprata la democrazia!
Di fatto questa legge evidenzia un principio ormai consolidato dalle linee guida di questa Giunta, ovvero, la disparità di trattamento nei vari comparti della società organizzata sulla ripartizione degli utili derivati e derivanti.
Mi riservo in dichiarazione di voto di essere più approfondito.
Dino LATINI. Il mio intervento nasce dalla miriade di emendamenti che ho presentato insieme ad altri Consiglieri, che non vogliono essere una valutazione diversa sull’impostazione di queste linee guida, sicuramente necessarie per un settore che, come ha detto giustamente il Consigliere Silvetti, è esploso nell’arco di pochi anni, dal 2005 in avanti. E’ una materia dal contenuto innovativo, non ci sono infatti precedenti di natura legislativa o di natura normativa o, ancora di più, di natura esperienziale. Questo ci permette di dare un’impostazione seria di come vogliamo fare, e come, con questi parametri indicati nelle linee guida sicuramente, sicuramente farà la Regione.
Gli emendamenti sono tesi a valutare seriamente un contrasto giuridico che nasce – mi rivolgo all’Assessore Petrini – in maniera profonda tra le indicazioni degli allegati A e B delle linee guida e il PPAR.
Mi riferisco in particolar modo all’articolo 60 del PPAR in cui è previsto che tutti gli impianti di produzione di energia elettrica sono esentati da qualsiasi vincolo, per cui l’esenzione totale permette di realizzare gli impianti di energia rinnovabile, in particolar modo il fotovoltaico, dovunque si possano costruire anche impianti di produzione elettrica di altro tipo, per esempio un impianto di energia idroelettrica.
Questa è una discrasia profonda che segnalo, su cui credo – vado a memoria, non ho su questo un appunto formale – sia intervenuto anche l’ufficio legislativo della Regione Marche.
Gli emendamenti vogliono pertanto sottolineare proprio questa discrasia. Ovvero, se da un lato il PPAR ci dice che gli impianti di produzione di energia elettrica si possono fare dappertutto, dall’altro queste linee guida, pur non modificando l’articolo 60 del PPAR, impongono alcune restrizioni, giuste, legittime e comunque discrezionali dal punto di vista della valutazione che si vuole dare alle linee guida stesse, ma certamente andremo incontro ad un marasma che sarà di difficile interpretazione. E questo sopratutto quando i Comuni e le Province saranno chiamate a scrivere pareri che appunto si devono rifare a tutte le norme che presiedono allo svolgimento dell’attività amministrativa regionale.
Per cui questi emendamenti, che ho presentato con il Consigliere Pieroni, che ringrazio, tendono proprio a segnalare questa difficoltà che appunto potrà esplodere nel momento dell’attuazione delle linee guida che avverrà tra pochissimi giorni. E queste sono linee guida che andranno a regolare una materia e una serie di domande che sono veramente enormi rispetto a quello che è il volume caratteristico di altri permessi di costruire.
E tra parentesi voglio sottolineare che non ho nulla di personale in questa storia, come invece forse si è già vociferato anche fuori da questa eminente Aula. Per quanto mi riguarda ho realizzato insieme ai miei familiari un impianto di produzione fotovoltaica, so un po’ come è la storia, è già andato in produzione, si chiude qua. Quindi non lo faccio per me, ma proprio perché avendo accanto alla mia esperienza di amministratore locale anche questa particolare posso segnalarvi le difficoltà che si rischiano di incontrare.
La prima parte delle linee guida sono sicuramente non solo accettabili ma anche dovute. Riguarda le aree direttamente indicate dalle linee guida ministeriali, quindi anche quelle inserite nel patrimonio mondiale dell’Unesco, le aree di notevole interesse culturale, quelle della parte seconda del d.lgs. n. 42/2004, gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico ai sensi dell’articolo 136 del d.lgs. 42/2004, le zone in cui ci sono coni visuali e quindi l’immagine è storicizzata.
La seconda parte è invece più oggetto di valutazioni e di riflessioni che appunto gli emendamenti vogliono mettere in luce.
In particolar modo vorrei sottolineare l’articolo 6 del PPAR dove sono indicate fra le aree non idonee le aree GB, che credo sia in profondo contrasto con il PPAR stesso in quanto le GB rappresentano aree montane e medie collinari in cui gli elementi geologici e geomorfologici costituiscono un elemento di insieme della zona montana e medio collinare delle Marche.
Quindi la prima discrasia che segnalo in richiamo proprio all’articolo 60 è questo.
Come anche le aree che sono indicate nel PPAR come GC dove sono presenti aree di valore intermedio con carattere geomorfologici e geologici che distinguono il paesaggio collinare e medio collinare della regione.
L’articolo 20 del PPAR secondo me va rivisto nelle aree non idonee rispetto a quelle relative all’unità di paesaggio che esprimono la qualità diffusa del nostro paesaggio; parlo delle case coloniche, delle ville, delle alberature e anche della produzione di nuclei e paesaggi agrari storici, emergenze naturalistiche.
Ugualmente vanno distinte, secondo me, le aree V che comprendono le aree di alta percettività visuale relative alle vie di comunicazione ferroviarie, autostradali e stradali di maggiore intensità di traffico, da quelle che effettivamente meritano salvaguardia, demandando il compito ai Comuni interessanti nell’ambito di quella cartografia tanto contestata al momento della richiesta da parte della Regione agli enti locali stessi.
Infine l’articolo 29 e l’articolo 31 del PPAR sono due limiti che vanno rivisti. L’art. 29 riguarda la tutela dei corsi d’acqua, situazioni dove la difficoltà della non applicazione dell’impianto fotovoltaico si deve collegare proprio con l’indicazione del PPAR stesso. L’art. 31 riguarda invece i versanti, dove la pendenza superiore al 30% dovrebbe impedire la realizzazione dell’impianto fotovoltaico, ma non certamente quella inferiore.
L’altra parte degli emendamenti riguarda indicazioni di carattere generale sostanzialmente propositive in termini di miglioramento degli indirizzi generali e che riguardano la modalità di applicazione.
C’è ad esempio un emendamento a firma di altri Consiglieri sul pagamento nelle zone agricole 0,02, come onere generale a favore dell’ente, portato allo 0,03. Segnalo anche che in un emendamento c’è la possibilità da parte dei Comuni di aumentare del 40% l’ICI sugli impianti di produzione fotovoltaica, da intendersi come contributo a favore di quegli enti che tutelano l’applicazione delle linee guida, lasciando di questo 40% un 20% al comune interessato e un 20% fra Regione e Provincia.
Quindi oneri istruttori, garanzie, indicazioni generali di carattere tecnico, la pubblicità e l’indicazione anche per quanto riguarda le modalità degli impatti cumulativi fanno parte della seconda serie degli emendamenti.
Prima di chiudere questo mio intervento, e chiedo scusa, Presidente, se ho sforato nel tempo, vorrei dare la valutazione finale.
Dobbiamo tenere innanzitutto presente che in questa materia l’obiettivo generale della Regione è proprio l’applicazione in maniera concreta della green economy o energia rinnovabile o economia verde, sposandola con la cultura della preservazione del nostro territorio, su cui si compie un altro importante passaggio obiettivale, quello del turismo e della cultura. Per cui oserei dire di non aver paura del nuovo, di affrontarlo tenendo conto di tutti gli interessi in gioco, primo fra tutti quello degli agricoltori per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici a terra. Dobbiamo mettere in campo procedure che non siano così farraginose e così complicate da rischiare di farci perdere un’occasione importante.
Sappiamo benissimo che la produzione di energia fotovoltaica non contribuirà a quel fabbisogno generale nazionale e anche regionale. E sappiamo benissimo che basterebbe coprire 1 milione e 500 mila tetti di industrie per dare una produzione sufficiente. Ma dobbiamo tener conto di altri aspetti, fra cui sottolineo – lo accennava qualcuno che mi ha preceduto – quello dell’esigenza di dare una sussidiarietà a quella che è una mancanza profonda di reddito – lo sa bene l’Assessore Petrini – che viene dall’agricoltura, ovvero quella possibilità per i piccoli produttori, i piccoli coltivatori di poter avere un reddito che possa in qualche modo costituire quasi una sorta di integrazione, quasi una cassa integrazione autonoma, che è appunto quella dell’impianto fotovoltaico.
Giacomo BUGARO. Andrò nel merito della questione entro un certo limite, lascio ai componenti della Commissione e ai relatori di maggioranza e di minoranza il compito di illustrare più nelle more il testo e gli emendamenti, però vorrei cogliere l’occasione per fare alcune considerazioni intorno alla politica energetica di questa Regione.
Abbiamo assistito in questi anni a una difesa ad oltranza di alcune produzioni energetiche, le rinnovabili in testa, e nell’ultima campagna elettorale questa è stata una delle maggiori argomentazioni che il Presidente Spacca ha portato all’attenzione degli elettori.
L’Italia oggi per andare avanti – giusto per avere il quadro di riferimento – necessità di 55 mila MW, l’attuale produzione nazionale si attesta a 90 mila MW. Le richieste di allacci per nuovi impianti arrivano a 170 mila MW. E nelle Marche, qualora si proseguisse nell’installazione di nuovi impianti fotovoltaici, il GRTN non sarebbe in grado di sopportare l’immissione nella rete di nuova energia.
Se vogliamo essere onesti intellettualmente, questo è lo stato delle cose per chi vive, dal punto di vista industriale, dal punto di vista gestionale, una situazione che oggi è appunto assolutamente paradossale, ma più che paradossale è soprattutto insostenibile.
Quindi voler pervicacemente insistere in questo tipo di politica significa andare completamente fuori dal quadro. Perché il fotovoltaico è avviato a un naturale binario morto. Perché stante così la situazione, essendoci questo surplus di energia rispetto a quella di cui il Paese ha bisogno, necessariamente lo Stato dovrà fare delle scelte, e sceglierà quelle formule che sono sicuramente meno impattanti, ma anche meno costose. Non dovremmo mai dimenticarci che vengono fatti gli investimenti per il fotovoltaico solo perché c’è un contributo esterno che rende l’operazione sostenibile. Ma siccome questo contributo già dal prossimo anno scenderà e progressivamente sarà cancellato, fare impianti fotovoltaici non avrà più nessun senso.
Voi mi chiederete: ma come mai di fronte a una richiesta di assorbimento energetico e a una produzione molto più ampia si parla di investimenti nel campo energetico? Perché, ad esempio, il nucleare? Ma è normale! Perché si dovranno andare a sostituire le centrali a carbone, le centrali più impattanti… (…) Certo che è economico! Mi sorprende che dica questo, eppure lei ha fatto l’amministratore! L’amministratore deve viaggiare con due tipi di occhi, quello al quotidiano per risolvere il problemi di oggi e quello nel lungo periodo nel pianificare il futuro.
Apro qui una parentesi perché il collega me l’ha sollecitata, così rimane agli atti. Pensate voi quanto ad esempio la cultura ambientalista è costata a questo Stato! Noi abbiamo studiato e lavorato per farci una cultura e un know how nucleare, poi le centrali nucleari le abbiamo fatte, dopodiché le abbiamo chiuse, e tutto questo ovviamente è costato. Nel frattempo abbiamo iniziato ad acquistare energia prodotta dal nucleare nei paesi limitrofi, arricchendoli, ad iniziare dalla Francia. Oggi abbiamo deciso di ritornare al nucleare, così andiamo in Francia a comperare la tecnologia e rinvestiamo per ricostruire le centrali. Cinque passaggi avanti e indietro, è il 30% del debito pubblico nazionale! E tutto questo solo perché questo Paese schizofrenico dopo Chernobyl decise di cancellare quello che era all’epoca un vanto – invece oggi chiaramente nelle centrali di quarta generazione non abbiamo più nessun tipo di tecnologia, di know how –, si decise di cancellare quel tipo di formula produttiva che tanta competitività avrebbe potuto dare al nostro Paese. Noi l’abbiamo regalata agli altri, ovvero a quelli che oggi sono i nostri concorrenti e i nostri fornitori.
Torniamo con i piedi nelle Marche. Se vogliamo continuare ad alimentare le nostre aziende, le nostre case, i nostri agi – un conto infatti era venti anni fa, un conto è oggi, tutti vogliamo avere il condizionatore, l’elettrodomestico, e tutto questo è assorbimento energetico – non si può continuare a negare che altre formule più moderne di produzione energetica sono il futuro.
La crescente richiesta di energia non può essere affidata, come fa la Giunta regionale, solamente alle rinnovabili che, come ripeto, sono su un binario morto, sono a scadenza. E un’amministrazione che vuole guardare al futuro questo non può negarlo, non può mettere la testa sotto la sabbia come fa lo struzzo o mettere la polvere sotto il tappeto, perché qualcuno prima o poi – come dice giustamente il Presidente Spacca, le amministrazioni si succedono, cambiano. – tirerà su quel tappeto e troverà quello che qualcun altro in precedenza ci ha messo sotto.
Quindi ritengo che oggi votiamo un atto di tampone – se posso così definirlo –, ma questa Assemblea, colleghi Consiglieri, dovrà comunque interrogarsi al più presto su uno degli atti fondamentali che la Costituzione, per me sbagliando, ha intestato come responsabilità alle Regioni, ovvero sull’energia. Perché il Piano energetico ambientale regionale (PPAR) – siamo l’unica Regione che ci ha messo anche la A – è un problema reale, è un problema che condizionerà il nostro futuro, è una delle maggiori responsabilità in capo alla Giunta regionale e all’Assemblea legislativa regionale. Quindi non possiamo disconoscere, non possiamo far finta che non si è compiuto nei suoi intenti, il gap energetico nel corso di vigenza dell’attuale piano è aumentato, e certamente, così come impostato, non è utile al futuro e alla crescita del nostro territorio.
Mirco RICCI. Ringrazio innanzitutto la Commissione, il Presidente, il Vicepresidente per il lavoro svolto su un tema così importante e interessante che è al centro di un dibattito non solo locale. Insomma, il treno dell’economia verde è partito, vi stanno salendo in molti, pubblico, privato, investitori. E’ giusto sia così, quindi stiamo cercando di sostenerlo a tutti i livelli.
Le Marche è una di quelle Regioni che prima di altre ha adottato il Piano energetico ambientale regionale.
L’economia verde da un lato è la ricerca di fonti rinnovabili di energia, dall’altro è un settore dell’economia moderna – al punto tale che facciamo il verso a Obama! –. La green economy sembra sia la soluzione di tante questioni che hanno a che fare con la debolezza di un sistema economico finanziario internazionale, per cui ci si investe tanto, si fa ricerca, ricerca di siti, ecc.. Abbiamo fatto sicuramente bene ad approfondire a questo livello. E ciò al di là di come la pensa ognuno di noi magari in merito ad un sito o ad un altro, a un ambiente o un altro, a una soluzione o ad un’altra. Personalmente culturalmente ho la grande difficoltà a pensare che in agricoltura si inserisca per forza una filiera energetica, ma è comunque un dubbio mio personale.
Certo, che ora non sto a dire qui ad affrontare, semmai lo farò sul dibattito di una legge che sosterrò, che sosterremo. Ad esempio c’è un grande tema che è stato posto da alcuni territori, cioè l’utilizzo delle aree già antropizzate, che in una regione come le Marche, come in tante altre, rappresentano centinaia di migliaia di ettari, su cui appunto si può intervenire.
Queste linee guida del decreto ministeriale hanno la necessità di tenere insieme da un lato la tutela ambientale, il paesaggio come volano di sviluppo di un territorio come appunto le Marche, che fa di questo anche un’eccellenza, dall’altro anche l’opportunità di dare un contributo all’agricoltore. Certo, dobbiamo in qualche modo incentivare la difficoltà che ha l’agricoltore, e ne ha tantissima, ognuno di noi sa bene di cosa parliamo, mi sta bene, ma a me rimane un dubbio. E questa legge secondo me cerca di andare nella direzione giusta.
Io penso che questa legge abbia una funzione importante, ossia quella di aiutare anche i territori a pianificare l’intervento sul fotovoltaico. Alcune Province hanno scelto di intervenire prevalentemente sulle aree industriali, sui parcheggi, sulle aree dismesse, sulle aree marginali, noi introduciamo la questione dell’ambito agricolo.
Tenendo conto, qui sono d’accordo con il Consigliere Massi, che occorre anche avere equilibrio. Al di là delle polemiche e delle strumentalizzazioni, bisogna, se possibile, gestire un tema del genere con il consenso più ampio, magari attraverso l’accoglimento di un emendamento o di un altro, come ha fatto pazientemente anche il Presidente Giancarli, per cercare di costruire attorno a questo tema un consenso più ampio. E questo certamente va bene. Però, ecco, l’incremento del reddito all’agricoltura con il fotovoltaico in area agricola cerchiamo di vederlo insieme, ma secondo me è un discorso del tutto secondario, del tutto marginale.
Io credo che il Piano energetico ambientale regionale per non illudere uno dei temi principali, perché poi le rinnovabili stanno là entro, stanno nell’attuazione del PEAR, non sono così stolto da non riconoscere che su questo settore bisogna fare molto di più. Sappiamo bene, infatti, che un piano come il PEAR è considerato uno dei tempi più alti dal punto di vista di tutela, ma deve essere anche un piano che produce energia rinnovabile. E per fare in modo che produca energia rinnovabile ha bisogno di tanto equilibrio, affinché dal fotovoltaico ci sia un incremento vero di energia prodotta, dall’eolico ci sia un incremento vero di energia prodotta, dalle biomasse allo stesso modo, dal risparmio, dalla cogenerazione. Cioè cono tanti i settori che devono concorrere a produrre energia rinnovabile, tanti, ma attualmente, come ricordava anche il Presidente Giancarli nella sua relazione, come dinamica nazionale, purtroppo, anche le Marche è in questo filone, da questa fonte di energia rinnovabile incrementa qualche zero virgola GW, cioè siamo molto in ritardo, come tantissime altre regioni.
Allora quando un decreto tenta di introdurre anche in campo agricolo la produzione fotovoltaica a me sta bene, però mi sta bene nella misura che consente di fare questo atto, cioè incrementare anche il reddito agricolo ma mantenendo il più possibile integro il nostro paesaggio rurale. Paesaggio rurale che è esso stesso un elemento e un motore di sviluppo. Questa Giunta qualche anno fa ha scelto di mettere a fianco ai tre-quattro settori principali quello del sistema cultura-paesaggio-turismo. Questa cosa qua non è secondaria!
Tra l’altro le domande presentate vanno tutte da produzioni di 1, 1 e mezzo, 2 MW, pensate se le traduco in metri quadri o in ettari, quando sono probabilmente centinaia di possibili domande, poi chiederanno la VIA – questa legge introdurrà elementi di vincolo rispetto alle aree dove non si può fare – ecc.. Per cui mi immagino un paesaggio abbastanza ricco di pannelli fotovoltaici nel territorio marchigiano. Insomma, ci vuole tanto equilibrio.
Io ho fatto uno sforzo personale per aderire a questo atto, se però allargherà il campo ma non troppo. Mi pare che con l’insieme degli emendamenti presentati si possa fare un lavoro per costruire un percorso il più unitario, su un tema, ripeto, che è centrale, quello dell’economia verde, del fotovoltaico, del rinnovabile, è centrale per questa Giunta, per questo territorio e ovviamente per tutti noi.
Giancarlo D’ANNA. Avendo presentato nella scorsa legislatura una mozione orientata a chiedere un impegno affinché ci fosse una regolamentazione sulla questione degli impianti fotovoltaici, dovrei essere abbastanza contento che oggi a distanza di più di due anni si arriva a un qualcosa che va a definire se non altro alcuni punti.
Francamente però di questa proposta di atto amministrativo non sono contento. Perché? Perché, considerato anche il numero degli emendamenti presentati, mi sembra di vedere quei momenti di quando si vota il bilancio, dove ognuno deve trovare qualche cosa di specifico oppure da difendere e tutelare, quindi si presentano una serie di emendamenti, poi l’uno contro l’altro armati per difendere una categoria, una situazione, una posizione, ecc..
Credo che la questione del fotovoltaico sia sfuggita di mano soprattutto alla maggioranza, ma ha visto una disattenzione un po’ da parte di tutti, ad esempio anche delle associazioni di categoria, perché oggi rispetto a problematiche reali e anche visive, come in genere si dice, si è chiusa la stalla quando i buoi sono scappati.
Chi ha avuto modo di girare nel nostro entroterra si può rendere conto cosa sia già successo in alcune di quelle zone, le stesse che poi si vogliono evidenziare anche con campagne di comunicazione. Voglio ad esempio ricordare la pubblicità “Qui”, per cui ora mi immagino quel tipo di pubblicità rivolta alla Comunità europea con le immagini delle nostre colline ma con gli specchi! Doveste allora avere il coraggio di fare due pubblicità, una delle quali sarà “qui c’era la campagna e adesso c’è il fotovoltaico”!
Nulla contro il fotovoltaico, però credo che anche questa sia un’opportunità persa. Per quale motivo? Di recente ho presentato una mozione che voleva stimolare la Giunta regionale ad intervenire, come hanno già fatto la Regione Toscana e la Provincia di Lecce, a una sorta di campagna, organizzata anche da Legambiente, che si chiama “Eternit Free” cioè liberti dall’eternit. Perché? Perché ci sono dei benefici e incentivi speciali da parte dello Stato (d.m.10 febbraio 2007, che tra l’altro scade nel dicembre 2010) che consentono di eliminare l’eternit per sostituirlo con il fotovoltaico.
E qualcosa di questo genere è accaduto proprio nella mia città dove la Profilglass, una ditta che si occupa di alluminio, ha investito 55 milioni di euro per 200 mila metri quadri di fotovoltaico sui capannoni, con una bonifica di 18.000 metri quadri di amianto.
Noi invece oggi qua stiamo discutendo solo di dove non mettere a terra il fotovoltaico. Cioè qui parliamo di 200 mila metri quadri fatti da un privato, quando ci sono altre Regioni che hanno stimolato addirittura i privati ad intervenire in quel senso. Parlo della Regione Toscana che ha investito 350 mila euro per studi di fattibilità per l’installazione da parte di privati e rimozione dell’amianto, e della Provincia di Lecce che ha aderito a questa campagna di rimozione dell’eternit attraverso gli incentivi per il fotovoltaico. Noi invece qui stiamo parlando di dove non metterlo a terra!
Abbiamo consumato nel corso degli anni tanto di quel territorio, se volete anche giustamente con le nostre imprese, abbiamo a disposizione tanto di quello spazio su cui mettere il fotovoltaico, ma poi in questo atto, ripeto, parliamo solo di dove non metterlo a terra...magari anche dei ghiacciai, viviamo nelle Marche e di ghiacciai perenni non mi sembra ce ne siano tanti, ma forse in previsione dei cambiamenti climatici si vuole una volta tanto anticipare i tempi!
Ripeto, necessariamente dobbiamo fare in modo che gli impianti fotovoltaici vengano messi a dimora sui capannoni industriali, altrimenti andremo a stravolgere completamente un equilibrio che non riusciremo più a recuperare. Non lo recupereremo più! Il nostro territorio ha avuto la fortuna rispetto ad altri, ad esempio rispetto alla Toscana e all’Umbria, di arrivare dopo con un turismo alternativo come quello ad esempio degli agriturismo, ha cioè avuto la possibilità di copiare dagli altri le cose positive e di evitare le cose negative. Ancora, la nostra regione è un centro di richiamo – l’avete sollecitato anche voi con il famoso articolo del Corriere della Sera di qualche settimana fa – è una zona dove tutti vorrebbero venire a vivere. Però poi mettiamo i pannelli, ma in giro per il mondo di paesaggi così chissà quanti ne troviamo!
Per cui se abbiamo la capacità di fare delle scelte coraggiose, in via prioritaria il fotovoltaico deve essere necessariamente messo sui capannoni industriali, sugli edifici pubblici e deve essere eventualmente incentivato sui privati. Invece qua non se ne parla assolutamente. Cioè si rinvia al futuro una decisione che doveva essere presa già sin dall’inizio di questo percorso, ovvero quando gli incentivi hanno fatto diventare tutti sensibili all’economia verde, seppure a buona parte non gliene importa assolutamente un tubo, perché poi tanto, si dice, alla fine c’è il business.
La Regione crede nell’agricoltura, crede nella difesa dell’agricoltura? Sono state fatte pressioni anche presso la comunità europea, che peraltro è quella che nel corso dei decenni ha fatto in modo che l’agricoltura venisse svilita, una volta c’è l’incentivo per mettere una cosa, un’altra volta c’è per espiantarlo, una volta c’è il set a side che dice non coltivate tanto vi do i soldi lo stesso ecc. ecc..
Insomma questi prodotti di qualità dei quali ci vantiamo tanto dove li piantiamo, sopra i pannelli fotovoltaici?!
Da una parte si è disincentivato da parte della Comunità europea o comunque l’agricoltura è stata messa in quella condizione che l’ha poi fatta arrivare al punto in cui si trova oggi, dall’altra si favoriscono le grosse lobby, che poi sono quelle che vanno a gestire tutti gli interessi e tutti gli incentivi che arrivano. Perché di questo si tratta! Ossia, i soldi ci sono, ma non ci sono gli spazi dove andarli a mettere. E dov’è più comodo metterli? A terra! Perché salire sopra il capannone evidentemente costa di più.
Scusate, di cosa vogliamo parlare! Qui vogliamo far apparire all’esterno che vogliamo tutelare il paesaggio, invece qui vogliamo semplicemente tutelare alcune situazioni, alcune categorie, quando già si è aperto un varco enorme.
Non siamo stati, anzi, non siete stati capaci, perché il suggerimento vi era anche arrivato, nemmeno di utilizzare gli incentivi per bonificare l’amianto. Amianto per il quale, tra l’altro, nella scorsa legislatura non avete mai voluto nemmeno portare in Commissione la nostra proposta di legge – questa volta invece noto con piacere, visto che è stata presentata addirittura da esponenti della maggioranza, che è arrivata subito in Commissione, ma io ho ripresentato anche la mia proposta perché non mi piace che la gente mi prenda per i fondelli! –.
Se si crede veramente alla tutela dell’ambiente questa era ed è l’occasione, perché gli incentivi speciali dello Stato scadono a dicembre 2010 e quindi se la Giunta vuole può sicuramente fare qualcosa di più di quello che ha fatto fino ad oggi – cioè niente! – su questa questione. Altrimenti parliamo semplicemente della tutela del paesaggio che però ormai in alcune realtà è compromesso. Ci sono delle piccole realtà come San Lorenzo in Campo dove non c’è più spazio per un albero perché lì stanno mettendo tutti il fotovoltaico.
Stiamo deturpando il paesaggio quando invece abbiamo a disposizione le vallate dei nostri fiumi che sono delle zone industriali sulle quali insistono una serie di capannoni che potrebbero benissimo ospitare il fotovoltaico indispensabile per garantire una copertura di energia.
Questo senza nulla togliere a piccoli impianti che possono essere anche a terra, ma che necessariamente devono venire dopo, altrimenti non faremo un’operazione intelligente che guarda al futuro. E la stessa cosa magari succederà anche con altre novità che arriveranno, ovvero quando ci sarà il solare termico sviluppato, l’eolico, ecc., ecc..
Altrimenti su cosa ci differenziamo! Troviamo pertanto una zona adeguata per fare questo tipo di interventi. In altre nazioni l’eolico lo mettono in mezzo al mare, da noi lo vogliamo mettere in mezzo alle case! A volte basta semplicemente copiare quello che fanno gli altri, invece questa volta ci siamo fatti superare dalla Provincia di Lecce per quanto riguarda l’utilizzo degli incentivi per la rimozione dell’amianto con la sostituzione del fotovoltaico e dalla Regione Toscana.
Ma io aggiungo che ci siamo fatti superare dalla storia. Ci siamo fatti superare dalla storia! Non ha nessun senso andare a mettere impianti fotovoltaici nelle nostre campagne. Se vogliamo difendere l’agricoltura interveniamo in altri modi. Peraltro per l’agricoltore essere costretto ad avere un reddito garantito piantando un impianto fotovoltaico piuttosto che una pianta credo sia anche una sconfitta.
Se in prospettiva vogliamo continuare ad essere quella regione che si vanta di avere dei prodotti di qualità, poi chi li produrrà! Perché se produrre vino mi fa incamerare meno di un impianto fotovoltaico io ci metto quest’ultimo!
Dove sta la politica agricola di questa Regione? Nella tutela di cosa?
Penso che questi interrogativi non se li pone solo il Consigliere D’Anna, ma sono ampiamente diffusi anche tra l’opinione pubblica. Si sta infatti recependo il messaggio che dietro il fotovoltaico c’è soprattutto l’interesse agli incentivi, l’interesse delle grosse lobby che hanno condizionato anche alcune scelte della Comunità europea, ma che noi qui continuiamo ad avallare con una legge che mette sì dei paletti ma non entra nella sostanza del problema.
Paolo PERAZZOLI. Signor Presidente, io faccio una fatica enorme a seguire discussioni che prescindono spesso dalle cose concrete. Io ho una formazione politica datata, purtroppo, che però mi porta ad intervenire sulle cose di cui si deve discutere.
Un mese fa nella regione Marche sono stati installati pannelli fotovoltaici che producono 84.451 KW, quindi 84 MW, che in una regione come la nostra occupa lo 0,0000 del territorio, cioè quasi niente. Sono 3.608 impianti, di cui 3.241 sotto i 20 KW. Per cui qui si parla di cose che sono esattamente l’opposto di quello che sta avvenendo.
Forse me lo spiego il perché, siccome molti di questi impianti sono concentrati nella provincia di Pesaro e di Ancona, e questa è una regione a doppia sensibilità, allora è più sensibile, perché se poi vado a vedere i progetti in itinere in questa fase vediamo che oltre 150 sono nella provincia di Pesaro, 60 nella provincia di Ancona, 50 nella provincia di Macerata, 9 nella provincia di Ascoli. Dopo bisogna anche vedere se per qualcuno forse è meglio!
Allora partiamo da questo, non dalle cose che si dicono per toccare l’udito sensibile di qualcuno. Partiamo dalla realtà.
Tra le cose che ha detto il Consigliere Bugaro una sola la condivido al 100%, ossia che siamo un paese schizofrenico. Molto schizofrenico! Non teniamo conto che oggi approviamo un atto in applicazione di direttive comunitarie – e tutti vogliamo far parte della Comunità europea –, di direttive nazionali, frutto della Conferenza Stato-Regioni, però poi nei territori le stesse persone dicono a seconda dell’uditorio cose diverse. Anche i colleghi! Io questo modo di fare, se proprio voglio essere buono, lo chiamo “contraddizioni in seno al popolo”, dove appunto ognuno dice quello che gli apre.
Siccome io ho una certa età non sono certamente uno che punta alla carriera, punto più ad essere coerente, quindi mi trovo spesso ad essere quello che difende una posizione moderata, ossia quella che vuole far fare gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, però poi mi ritrovo spesso colleghi che qui dicono cose diverse o con posizioni iperambientaliste. Altro che schizofrenia!
Diamoci una regolata e guardiamo le cose per quelle che sono.
Oggi noi approviamo un atto tempestivo, infatti non si poteva approvare prima delle direttive nazionali perché si rischiava, come hanno fatto alcune Regioni, di produrre un atto che poteva essere impugnato la cui efficacia è poi nulla. Certo, se poi per le direttive nazionali ci si mette sei-sette anni allora è un altro discorso.
E’ quindi un atto tempestivo, che con l’accoglimento di alcuni emendamenti coerenti con le direttive nazionali, sarà equilibrato riguardo la difesa del territorio.
Quando parliamo di costi, Consigliere Bugaro, è come la storia di un uomo, bisogna vedere quando nasce e quando muore. Così un impianto, bisogna vedere quando viene progettato, quando viene realizzato fino ad arrivare allo smaltimento di quello che rimane. E quando si valuta il costo di un impianto nucleare bisogna tenere conto anche dei costi, che durano secoli, per lo smaltimento delle scorie radioattive. E poi bisogna vedere quanto costa produrre quella fonte energetica.
Quando parliamo di ambiente dobbiamo sapere che l’ambiente riguarda un insieme di questioni, di cui il paesaggio è un elemento importante. Ma il paesaggio che oggi abbiamo è frutto principalmente dell’azione dell’uomo. Noi viviamo in questa regione il cui l’ambiente è stato costruito dall’uomo in secoli di storia, e dobbiamo sapere che con le regole che ci sono oggi le cose di cui ci vantiamo non si sarebbero potute realizzare. Altrimenti se non vogliamo questo andiamo ad abitare nelle foreste amazzoniche o nelle zone desertiche!
Comunque non possiamo un giorno parlare dell’inquinamento atmosferico e poi essere contro tutto il resto. Con le cose che diciamo deve esserci un minimo di coerenza.
La prospettiva futura sarà quella di utilizzare sempre di più le risorse energetiche rinnovabili, e su questo c’è una tecnologia che fa passi avanti enormi. Già oggi i pannelli fotovoltaici di prima generazione sono superati, ci sono pannelli più produttivi e sempre di più verranno ridotte le dimensioni potendo comunque produrre l’energia necessaria.
Io non pretendo che mi sia ragione, ma guardiamo i fatti. La cosa che è sembrata più logica da quando si è iniziato a parlare di pannelli fotovoltaici è stata quella di dire: “mettiamoli sui tetti, sui solai delle imprese”. Se però questa cosa non è andata avanti, chi parla sempre di questo si dovrà pur porre la domanda del perché non avviene! (…) Consigliere D’Anna, un conto è se si realizza un nuovo impianto e si progetta in quel modo, ma la maggior parte degli impianti industriali e artigianali sono di proprietà di società di leasing che non accettano. Allora o si supera questa impossibilità magari con una legge nazionale, oppure parliamo solo di cose che non si possono realizzare. Anche sugli stabilimenti balneari, una concessione dura sei anni, ma tu devi fare un contratto per venti anni, come fai? Insomma, si dicono cose senza conoscere gli argomenti.
Concludo dicendo che la produzione di energia da fonti rinnovabili è parte integrante di un equilibrio ambientale, quindi è giusto che si individuino le aree non idonee. Ed io avrei messo anche un altro limite, ovvero che ogni Comune non può superare l’1% del proprio territorio impegnato in questo senso, proprio perché deve essere una cosa residuale, le zone agricole devono rimanere principalmente agricole.
Questa è comunque un’opportunità che va data. Mi pare che dall’accoglimento di alcuni emendamenti l’atto oltre che tempestivo sarà anche un atto buono. Un atto che va nella direzione di mettere la regione Marche al passo con i tempi e per stimolare le decine di aziende che operano nella nostra regione e che hanno un alto livello di prestigio in tutta Italia e all’estero, affinché possano continuare a operare anche nel nostro territorio producendo sempre più ricerca, sviluppo tecnologico e occupazione.
Enzo MARANGONI. Accolgo l’invito alla sintesi, quindi non entrerò nel merito visto che lo hanno fatto i Consiglieri sia di maggioranza che di minoranza che mi hanno preceduto. Interverrò invece sul metodo.
Ossia intervengo sul metodo per fare i complimenti alla maggioranza perché sul mio tavolo, fino a questo momento – ogni tanto ne arriva qualcun altro – ci sono 78 emendamenti, di cui soltanto 14 della minoranza e ben 64 della maggioranza! E’ ovvio che i 14 della minoranza ci stanno, la minoranza deve fare emendamenti per migliorare le proposte, ma i 64 di maggioranza testimoniano la compattezza di questa maggioranza! Ovviamente apprezzerete il mio sarcasmo e la mia ironia.
Siete una maggioranza che discute, che si confronta al proprio interno e che viene in Aula portando un atto sul quale credete fino in fondo! Quindi complimenti a questa compattezza che garantisce sicuramente serietà a questi lavori!
Siamo a 64 emendamenti di maggioranza fino a questo momento, davvero una bella cosa! Tutto qua, complimenti, andate avanti così!
Raffaele BUCCIARELLI. Inizio il mio intervento, che sarà breve, con l’esternare un grande dispiacere. Mi distanzio dalla Lega anni luce per cultura politica, per storia, per pratica politica, ma devo comunque riprendere quello che ha detto il collega Marangoni, ed è qui il mio grande dispiacere.
Oggi la stampa riporta le dichiarazioni dello "stratega di Colbordolo" che dice che questa è una maggioranza compatta e massiccia, quando invece qui stiamo discutendo di un importante strumento normativo in assenza dell’Assessore che ha la delega per le politiche dell’energia e in presenza di decine di emendamenti della maggioranza. Quindi io comincio col salutare lo "stratega", anche se mi ricorda, devo essere sincero, il famoso detto “excusatio non petita...”, con quello che ne consegue!
Lo strumento che andremo a votare credo comunque meriti un voto favorevole per il semplice fatto che va nella direzione del piano energetico ambientale regionale che venne approvato da una maggioranza che era sicuramente più lungimirante di questa. Quindi va nella direzione da anni indicata relativamente alla fornitura e produzione di energia nel nostro territorio. Energia fotovoltaica che qui appunto viene regolata.
Questo strumento pone infatti delle regole e cerca di bilanciare con la possibilità di uno sviluppo alternativo, con la salvaguardia di beni immateriali come il paesaggio, come il benessere della popolazione della nostra regione. Cerca inoltre di salvaguardare gli interessi degli agricoltori che legittimamente sono rappresentati anche dalle loro organizzazioni, con gli interessi che vengono soprattutto dal mondo più energivoro, ossia quello dell’industria e dell’artigianato.
Certo, con questo strumento non si risolve il problema dell’energia – ad esempio il sottoscritto ha proposto una proposta di legge che tende a recuperare aree dismesse, parcheggi, tetti degli opifici industriali – tuttavia credo possa essere approvato. Nonostante l’assenza, ripeto, che non posso che leggere politicamente, dell’Assessore competente, senza ovviamente voler mancare di rispetto per il Vicepresidente Petrini che concluderà la discussione. Credo veramente che suoni molto strano che nel giorno in cui si discute uno strumento molto importante per quanto riguarda le politiche energetiche di questa Regione l’Assessore addetto sia assente, quindi la lettura, a mio modesto avviso, non può che essere politica.
Francesco ACQUAROLI. Sicuramente non ho le conoscenze storiche di questa Assemblea legislativa per poter affrontare in maniera approfondita tutta la storia del Piano regionale e tutto quello che è stato l’iter che ha portato alle scelte e all’atteggiamento che si è tenuto in quest’Aula di questo ultimo anno riguardo anche al fotovoltaico.
Non ho questa conoscenza diretta però sicuramente in questi sei mesi di mandato ho comunque elaborato alcune impressioni. La prima è sicuramente quella della mancanza di una linea precisa. Qualche mese fa l’Amministrazione regionale adattava delle linee strategiche generali che hanno poi consentito quello che è sotto gli occhi di tutti, ovvero un deturpamento dell’ambiente lasciato ai singoli, lasciato alle iniziative di chi aveva intenzione di investire qua nelle Marche, ma fatto senza avere una regola o senza strumenti precisi. Poi quando il danno era ormai fatto, ossia quando si sono viste le deturpazioni dei paesaggi, anche di quelli più belli e più suggestivi della nostra regione, di cui ci vantiamo, di cui vogliamo farne strumento turistico e di vendita del nostro patrimonio, ci siamo resi conto che qualcosa era sbagliato. A quel punto la Regione ha fatto marcia indietro con una legge fatta in fretta e furia.
Una legge che comunque condivido, infatti sia in Commissione – il Presidente Giancarli ne è testimone – sia nel Gruppo, sia in quest’Aula e anche al di fuori ho sempre cercato di apportare la mia sensibilità, di chi cioè non vuole fare dell’ambiente un’ideologia – credo che non sia questa la migliore risposta alle esigenze e ai tempi che viviamo –, ma vuole apportare una sensibilità che guarda al rispetto del nostro patrimonio ambientale e culturale, delle nostre campagne, dei nostri mestieri, della nostra economia, però non vuole neppure negare a chi si sente di investire – investimenti peraltro consentiti sia dall’Unione europea, sia dal Governo dalla stessa Regione Marche – sull’energia fotovoltaica.
Dunque questo cambio di strategia, l’ultimo fatto in ritardo, che appunto crea due danni, prima cioè è stata consentita la distruzione del territorio mentre oggi si mette mano ma soltanto alla facciata perché tanto i danni sono ormai in atto, ci deve fare riflettere.
Ci deve fare riflettere su quelle che sono le linee guida, che certamente è un elemento indispensabile, un atto dovuto ai cittadini, alle imprese, ai comuni, agli amministratori degli enti locali, che però devono essere prese in considerazione con una premessa, emersa in maniera forte e chiara anche dagli interventi che mi hanno preceduto. Ossia che su queste tematiche occorre una linea strategica, precisa e condivisa, che non veda in contrapposizione da una parte l’ambientalista e dall’altra chi è contro l’ambiente. Queste sono posizioni antistoriche, sono posizioni che creano solo danni al territorio.
In quest’Aula dobbiamo creare una strategia condivisa che tenga conto delle esigenze reali della nostra regione, ognuno deve spogliarsi dei pregiudizi che si hanno nei confronti di chi si ha davanti. La sfida non è tra centro-destra e centro-sinistra oppure tra ambientalisti e ambientalisti, la sfida è tra dare risposte serie all’economia e conservare l’ambiente, la sfida è tra dare opportunità di lavoro e cercare di tutelare il nostro patrimonio.
Questa è la sfida a cui siamo chiamati e a cui non dobbiamo sfuggire celandoci dietro un’appartenenza ideologica finta. Perché sicuramente è un’appartenenza ideologica finta quella che non risponde alle esigenze del nostro futuro.
Sicuramente il problema non è di tipo tecnico. Il Consigliere Marangoni ci parlava dei 78 emendamenti. Ieri in Commissione abbiamo parlato a lungo, cercando di sviscerarli nella loro essenza, quindi, ripeto, il problema non è tecnico, il problema è e resta un problema politico, è e resta un problema di strategia.
Allora o questa Amministrazione regionale e questa Assemblea legislativa si danno una strategia chiara, altrimenti non riusciremo – un rischio che è sotto gli occhi di tutti – a dare risposte serie all’agricoltura, non riusciremo a dare riposte serie a chi vuole investire in questa regione, non riusciremo a dare risposte serie alle esigenze e alle aspettative del nostro mondo economico, in più non riusciremo neanche a tutelare l’ambiente e il nostro paesaggio. Quindi faremo due danni.
Pertanto l’auspicio è che dopo l’approvazione di queste linee guida ci si avvii in maniera definitiva verso una strategia condivisa su questa tematica.
Adriano CARDOGNA. Non posso che rifarmi alle disposizioni generali delle linee guida per poter stare sul pezzo e per stare all’oggi. Così è scritto: “l’attività di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili si inquadra nella disciplina generale della produzione di energia elettrica ed è attività libera. A tale attività si accede in condizioni di uguaglianza, senza discriminazioni nelle modalità, condizioni e termini per il suo esercizio”. Bèh, proprio questo è stato, secondo me, il vulnus più grave, perché dal 2003 siamo arrivati al 2010 senza queste linee guida che permettono appunto “a che tale attività si accede in condizioni di uguaglianza….”..
Quindi se si arriva oggi ad individuare le aree non idonee non è imputabile, come è stato detto, a questo Governo e a questa maggioranza, anzi, la cosa viene fatta in modo tempestivo. Ricordo che già nel 2007 vi fu una legge della Regione Marche che appunto tentava di porre rimedio a questi ritardi, però poi venne impugnata dal Governo.
Qui qualcuno ha detto “si chiude la stalla quando i buoi sono scappati” che sta a significare che chi aveva danaro per fare investimenti li poteva fare nel dispregio della tutela ambientale. Allora qui c’è anche un ulteriore forte richiamo, ossia si dice che le Regioni e le Province autonome possono dare delle indicazioni secondo l’articolo 17. Come si fa allora a ritenere non stringente un provvedimento che, nel rispetto delle linee guida, è volto alla tutela dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, delle tradizioni agroalimentari locali, della biodiversità e del paesaggio rurale, identifica l’obiettivo di protezione non compatibili con l’insediamento, ecc.? Io invece proprio per queste aspettative trovo questo provvedimento adeguato, se fosse stato per me su diversi aspetti sarebbe stato ancora più stringente.
Per qui dichiaro fin d’ora che il mio voto sarà sicuramente favorevole, come già annuncio che sarò contrario a qualsiasi emendamento che tende ad allargare la maglia di quanto ci viene proposto, mentre sarò favorevole a qualsiasi emendamento che tenderà invece a restringerla.
Seppure sia fuori dubbio che una volta fatto questo occorrerà riprendere un cammino che punti all’autosufficienza energetica per le famiglie e per le aziende, che punti a rilanciare l’informazione per il risparmio energetico, che vale il 30% del nostro consumo energetico. Come dobbiamo anche riqualificare i nostri edifici e i nostri luoghi sempre in un’ottica di efficienza energetica.
E’ un cammino oscurato in questi ultimi anni per favorire dei business, ma credo che una volta sanato questo vulnus legislativo potremo sicuramente riprendere, e questo anche secondo gli auspici di diversi interventi della minoranza fatti in quest’Aula.
Giovanni ZINNI. Non voglio ingolfare il dibattito anche perché gli interventi dei Consiglieri del mio Gruppo sono stati abbastanza esaustivi. Vorrei però aggiungere alcuni elementi.
Innanzitutto parto dalla considerazione fatta dal Consigliere Marangoni di quando ha parlato di una maggioranza non coesa. Questo è un dato di fatto, su questa vicenda, infatti, c’è una maggioranza non coesa. Oggi probabilmente in quest’Aula ci sarà una sorta di prova muscolare, vale a dire che alcuni Consiglieri di maggioranza cercheranno di mantenere la loro dignità e integrità politica e la loro coerenza di percorso, e ci sarà una Giunta che probabilmente andrà ad accogliere soltanto quegli emendamenti che non verranno considerati sconvolgimenti all’interno di questa procedura.
E allo stesso tempo esiste una grande prova muscolare fra alcune categorie produttive ed economiche. Credo sia evidente ci sia una sorta di conflittualità di pensiero fra Coldiretti e Confindustria.
Francamente come Consigliere non amo le prove muscolari all’interno dei processi produttivi ed economici, ritengo che schierarsi per l’uno o per l’altro sia comunque una sorta di deregolamentazione della politica e di incapacità sostanziale di fare interessi collettivi più ampi.
Il Consigliere Bugaro ha ragione quando dice che bisogna avere il coraggio non di nascondersi dietro un atto come questo che in fondo ha possibilità di incidere abbastanza limitate – stiamo discutendo un atto che deve solo individuare le aree non idonee –, ma avere la forza come Istituzione di andare a spiegare alla gente, a tutti quelli che sono interessati e coinvolti, che il fotovoltaico è una parabola discendente dovuta dai grandi numeri dell’energia nazionale.
Ritengo che la green economy sia una grande risorsa. La green economy nasce dal basso, cioè dalla capacità di un imprenditore di essere elastico e di collegarsi ad un interesse legittimo diffuso nazionale e transnazionale, come ad esempio quello di avere un ambiente sano e uno sviluppo sostenibile.
E’ evidente che se la green economy non si cala nel territorio rischia di diventare solo un approccio ideologico. Io allora non sono personalmente disposto né a sposare tesi ideologiche estremiste di ambientalismo tout court, né sono disposto a cedere alla tentazione umana e politica di non avere da criticare alcunché al mondo delle categorie produttive.
Tutta questa premessa, che rischia di rimanere fumosa, è per dire che cosa? Faccio un esempio: mondo dell’agricoltura. Credo che il fotovoltaico oggi non possa essere considerato a freddo come un aspetto prettamente urbanistico e prettamente collegato alla green economy, dobbiamo necessariamente inserirlo in processi più ampi e probabilmente anche determinanti la vita di talune forme imprenditoriali.
Dico subito che l’agricoltura versa in condizioni pietose da un punto di vista di sostenibilità e di autosufficienza. Sappiamo tutti, senza tanta ipocrisia – e chi rinvia il problema non è un buon politico perché approfitta dell’ignoranza –, che i contributi della PAC in futuro caleranno. Sappiamo che l’allargamento ad est determinerà sempre meno aiuti ai territori dei Paesi europei fondanti l’Unione europea. Allora non possiamo far finta che operazioni come quelle di intrecciare aspetti energetici, come la green economy, ad altri comparti, come l’agricoltura, non siano un’esigenza.
E non possiamo nemmeno far finta di comprendere fino in fondo i valori di una parola che viene usata come slogan ma che slogan non è, ossia il termine filiera. Come non considerare oggi la necessità di tutelare la filiera intesa come valorizzazione economica ed identitaria di un territorio, e quindi come capacità di soddisfare sia l’agricoltore che il trasformatore industriale nell’ambito di un processo che in ultimo arriva alla distribuzione commerciale?
Ed in un simile meccanismo ho visto all’interno di questo dibattito alcun sprazzi e alcuni slanci, non dico ideologici ma fatti individualmente, di alcuni Consiglieri che rischiano di diventare problemi effettivi per mondi più ampi.
Uno di questi credo sia senza dubbio il fatto di partire da limitazioni che, ad esempio, sono fortemente penalizzanti per chi oggi è possessore di un certificato europeo di qualità come la DOP, spesso dei vini ex DOC e DOCG. Allora anche qui non possiamo fare finta di niente. Potrebbe accadere benissimo che un imprenditore all’interno di consorzi che ha questi titoli, abbia la necessità, per migliorare e ottimizzare il suo bilancio, di aggiungere ricavi magari per un 5-6% da un’operazione di fotovoltaico, come potremmo avere un altro imprenditore di questo tipo che invece dice l’esatto contrario, ad esempio, io parto dal presupposto che la mia certificazione è lo spartiacque fra me e il resto del mercato quindi ritengo che non debba essere minimamente toccato da impianti di fotovoltaico.
In una dialettica del genere all’interno di una stessa categoria omogenea diventa difficile andare a schierarsi, la politica non può fare questo. E diventa ulteriormente difficile anche andare a vedere altre categorie, che magari sono meno importanti da un punto di vista delle certificazioni europee – cito ad esempio il biologico –, che però hanno lo stesso tipo di necessità o di dibattito interno. Ad esempio potremmo avere un grande produttore biologico che vuole andare fino in fondo per l’ottenimento di riconoscimenti europei per la sua filiera, e quindi magari auspica una qualche certificazione più forte rispetto a quelle esistenti, oppure potremmo trovarci di fronte a un produttore di biologico che ha miseramente fallito nella sua capacità di aggredire il mercato rimanendo così escluso, ma che magari necessita di un impianto fotovoltaico per mettere una pezza a quello che è il suo disastro individuale.
Allora diventa molto antipatico approvare un atto che individua le aree non idonee, come peraltro ci viene giustamente richiesto, e calarlo a freddo sul territorio con dei processi di concertazione. Peraltro su questo mi sento di fare una critica alla Giunta, ossia che c’è stata una strana accelerazione su questa materia dopo che in realtà il grosso degli interventi è stato fatto. Quindi non è che oggi noi facciamo una norma che determina un 50% in meno di impianti realizzabili, ma facciamo una norma che andrà a impedire a piccoli investitori di far parte di questa partita quando in realtà il grosso è già stato fatto.
Allora non comprendo questa accelerazione perché quando leggo sui giornali che comunque c’è una prova muscolare fra un’associazione di categoria e un’altra, e vedo prove muscolari anche trasversali all’interno dell’Assemblea legislativa, non riesco a vedere l’utilità di questa accelerazione. Semmai vedo la necessità di una concertazione e una partecipazione più ampia dal basso per comprendere fino in fondo qual è il dato complessivo che l’adozione di questa norma può determinare sull’infiltrazione della green economy in altri comparti.
Quindi si poteva affrontare questa tematica in due modi.
Uno è quello freddo tecnico di dire: noi dobbiamo occuparci di individuare le aree non idonee, tutto il resto non ci appartiene, perché appartiene in parte alla normativa nazionale, in parte all’individuazione degli aspetti cartografici dai Comuni, alla fine io eseguo il compitino e mi limito a dire che se prima qualcuno è stato un pioniere furbo oggi chi si accoda è un fessacchiotto perché la partita è finita.
L’altro modo è che potevamo fare un altro tipo di intervento e cioè aprire una grande fase partecipativa. E qui mi si consenta la polemica che rivolgo all’Ufficio di Presidenza in senso bonario, ossia, non è pensabile, nell’architettura costituzionale dell’Assemblea legislativa delle Marche, che la concertazione la possa fare solamente la Giunta e che l’Assemblea legislativa debba prendere per oro colato quando un Assessore parla con Confindustria e con Coldiretti, e che non abbia la capacità di avere delle audizioni con il suo Ufficio di Presidenza e il Presidente di Commissione. Io invece vorrei capire quali sono i margini veri per trovare un accordo più ampio dal basso con tutte le categorie economiche.
Concludo il mio intervento dicendo che questo atto è necessario, perché rientra in un iter più ampio, ma è un atto che ha una miriadi di emendamenti schizofrenici che vanno dal fare come si pare all’impianto originario che cassa per tutti.
Per cui io voterò a seconda delle situazioni, perché, ripeto, alcuni comparti sono delicati e quindi bisogna avere una sensibilità più profonda. Un territorio piccolo come le Marche ha la necessità di vedersi declinare fino in fondo dal basso la green economy all’interno di processi più ampi.
Quindi credo che questa accelerazione oggi sia profondamente negativa.
Valeriano CAMELA. Con l’approvazione della presente proposta di atto amministrativo n. 17/10 viene finalmente superata l’emergenza dell’attuale fase governata da questa legge di transizione che proprio oggi esaurisce la sua validità. Quindi viene correttamente rispettata la tabella di marcia sulla regolamentazione del fotovoltaico nelle Marche. Tabella di marcia, peraltro, che mi pare abbastanza tempestiva perché proprio di recente, ossia il 18 settembre scorso, sono state emanate le linee guida nazionali.
Questa regolamentazione si è resa opportuna alla luce delle necessità dei numerosi stakeholders pubblici e privati – numerosi dei quali li abbiamo auditi – di conoscenza delle condizioni operative chiare e definitive rappresentante dall’individuazione delle aree non idonee nel rispetto delle linee guida nazionali di cui all’articolo 12 del d.lgs. 387/2003. Linee guida corredate da indirizzi generali tecnico-amministrativi per l’attuazione delle procedure previste.
Ritengo che il nostro dovere sia quello di cogliere l’occasione del fotovoltaico come risorsa per il territorio.
Analogo nostro dovere è quello di mitigare l’interferenza che esso ha sul paesaggio agricolo, rurale, nella consapevolezza di dover salvaguardare il nostro patrimonio paesaggistico, simbolo e volano riconosciuto ed incontestabile di identificazione delle eccellenze esclusive del nostro territorio che non riguardano solamente l’ambito turistico ed enogastronomico.
In coerenza con questa premessa ritengo di aver fornito, in qualità di componente della IV Commissione, un contributo di concretezza e di buonsenso attraverso alcuni emendamenti volti a dare risposte spero utili, equilibrate e praticabili nei confronti delle diverse esigenze in campo.
Luca ACACIA SCARPETTI. Intervengo anche perché, come ha giustamente detto il collega Bucciarelli, è assente l’Assessore all’ambiente Donati, che è mio amico di partito, per cui è giusto che l’Italia dei Valori rappresenti la propria posizione.
Io dico subito che o mi sono perso qualche passaggio del dibattito, e allora chiedo scusa anticipatamente ai colleghi, oppure si è persa l’occasione per fare una discussione un po’ più vera su quella che è la green economy.
Sentendo il dibattito sembra che la (green economy)uguale(otovoltaico a terra). Non è così, anzi, è l’esatto contrario. Il fotovoltaico a terra – per dirla in termini inglesi – è la più dirty della green economy, perché è una tecnologia non adeguata a quel tipo di produzione, è una tecnologia abbastanza vecchia, non fedele nel tempo. E ne sanno qualcosa i primi imprenditori che hanno fatto questi impianti che nel loro piano di ammortamento vedono dilatarsi i tempi di recupero proprio perché il fotovoltaico non è così fedele, non produce così tanto. Di questo se ne parla da decenni, esso produce lo 0,21% del fabbisogno nazionale di energia elettrica.
Per il fotovoltaico a terra si sta facendo lo stesso macroscopico errore che si fece negli anni settanta quando si diffusero a macchia d’olio gli impianti di riscaldamento singoli nelle case. Sicuramente sono aspetti diversi, all’epoca quella scelta fu proprio deleteria, dentro le abitazioni provocò anche migliaia e migliaia di morti, provocò miliardi di metri cubi di consumo di gas naturale in più. Insomma peccava di tecnicità.
Green economy è invece qualcosa di molto diverso, è molto più lungimirante e pulito, green economy è eolico, green economy è solare termico, green economy è soprattutto geotermia, green economy è biomasse (su quelle che comunque devi gestire). Ed il sogno della green economy sarà lo sfruttamento dell’energia delle maree e dell’idrogeno pulito, ottenuto per scissione chimica e non come avviene oggi con l’energia elettrica.
Questi sono i discorsi di ampio respiro da fare, io ce li ho tutti in testa, non ho preparato nessun discorso. Stamattina in un inserto de Il Resto del Carlino si dicono queste cose. Ad esempio la geotermia in Emilia Romagna è il doppio del fotovoltaico.
Ecco, per queste considerazioni sono in linea con il documento elaborato dalla Giunta.
Noi abbiamo un territorio fantastico, non è un territorio desertico o disabitato. Negli Stati Uniti d’America ci sono invece zone dove tra una strada e l’altra ci sono 800 chilometri di distanza, oppure nel deserto del Sahara hanno fatto i conti che facendo un quadrato di 500 chilometri per lato con il fotovoltaico si produrrebbe energia elettrica per tutto il mondo. Noi certamente non abbiamo questo, abbiamo borghi, castelli medievali e zone tutelate dall’Unesco, siamo un’altra cosa, ci fregiamo di questo anche con operazioni di marketing importantissime in tutto il mondo. Quindi sarebbe folle continuare a mettere in opera impianti fotovoltaici su questo nostro unico paesaggio.
Sono pienamente d’accordo, dicevo, con il documento licenziato dalla Giunta. Sono anche d’accordo, e non mi vergogno di dirlo per coerenza con quanto ho detto, con l’ordine del giorno presentato dall’amico D’Anna e dagli amici del centro-destra dove si dice che sarebbero da privilegiare gli impianti a terra. E seppure l’amico D’Anna faccia il solito pasticcio, ossia l’ha formulato in maniera intraducibile, comunque la penso come lui e come tanti altri in quest’Aula.
Inoltre sono d’accordo con quegli emendamenti che tengono dritta la barra su questa direzione. Sono invece meno d’accordo – anche se la maggioranza è una cosa seria per cui andranno ponderati uno per uno – con quegli emendamenti che tendono ad allargare troppe le maglie, perché qui la questione è prettamente tecnica. La Regione Marche è uscita, come dicevano in questi giorni il Presidente e l’Assessore Marcolini, da quel vicolo nero della sanità perché ha tenuto la barra dritta su alcune questioni tecniche del settore, qui allora dobbiamo fare altrettanto.
Annuncio il mio voto favorevole al documento integrale.
Massimo BINCI. Questo atto regola una tipologia di impianti di energia rinnovabile, ovvero gli impianti fotovoltaici su terreni agricoli. Le linee guida nazionali regolamentano sia questa che tutte le altre tipologie di energie rinnovabili. Quindi nelle prossime settimane dovremo confrontarci per affrontare la realizzazione delle linee guida regionali anche per tutte le altre tipologie di energia rinnovabile.
Le linee guida nazionali al punto 16 stabiliscono che nell’autorizzare progetti localizzati in zone agricole, caratterizzate da produzioni agricole alimentari di qualità (produzioni biologiche, produzioni DOP, IGP, STG, DOC, DOCG, produzioni tradizionali e di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico culturale), si deve verificare che l’insediamento e l’esercizio dell’impianto non comprometta o interferisca negativamente con le finalità perseguite sia in materia di sostegno sia in merito alla valorizzazione delle tradizioni agricole locali, alla tutela della biodiversità e al patrimonio culturale del paesaggio rurale.
Quindi le linee guida nazionali motivano e indicano in quale direzione devono andare le linee guida regionali.
Il Consigliere Latini nel suo intervento e anche con i suoi emendamenti dice che far riferimento al PPAR non è corretto. Ma qual è lo strumento della Regione in cui si indicano le tipologie delle valenze di tipo paesaggistico, ambientale e culturale? Sicuramente il PPAR! Per cui giustamente gli uffici, che ringrazio per il lavoro che svolgono, hanno puntualizzato le zone appunto per quanto riguarda le valenze di tipo paesaggistico, ambientale e culturale utilizzando i codici che fanno appunto riferimento a specifiche aree tipicizzate nel PPAR. In questo molto oltretutto si ha automaticamente sia la localizzazione delle aree, sia la cartografia, visto che più del 95% dei Comuni marchigiani hanno già adeguato i loro piani regolatori al PPAR. Quindi anche i cittadini se volessero fare impianti potranno sapere quali zone possono o non possono essere utilizzate.
Secondo me nelle linee guida è stato fatto un lavoro molto preciso anche nel merito. Perché? Perché ad ogni codice equivale l’idoneità o meno alla realizzazione di impianti per tre tipologie: dai 3 ai 20, dai 20 ai 200, dai 200 fino al megawatt, quindi piccolissimi, piccoli e medi.
Inoltre ritengo adeguate anche le non idoneità ivi previste.
Una questione emersa ieri in Commissione riguarda la tutela, anche questa prevista nelle linee guida regionali, dei territori agricoli di pregio. Oggi però ci sono alcuni emendamenti che vorrebbero rendere questi territori idonei per tutte e tre le dimensioni degli impianti (ora solo quelli da 0 a 20 KW sono idonei). Ma permettere di realizzare impianti da 20 a 200 e da 200 fino al megawatt su territori agricoli di pregio, che sono individuati in maniera precisa, secondo me non consentirebbe a questo atto di ottemperare a quanto previsto nelle linee guida regionali che appunto individuano nella tutela dei territori pregiati da un punto di vista della produzione agricola uno degli obiettivi della zonizzazione.
Chiedo pertanto all’Assessore all’agricoltura Petrini di puntualizzare, quando discuteremo di questi emendamenti, una riflessione in merito. Perché, ripeto, con queste modifiche si rischia di rendere idonee anche zone agricole pregiate che a quel punto non verrebbero minimamente tutelate. E quindi la valutazione di idoneità o meno rispetto alle linee guida rimarrebbe solo sugli aspetti paesaggistici, storici e culturali e di tutela ambientale, mentre sparirebbe del tutto la tutela dei territori agricoli di pregio a livello di produzione agricola.
Le rinnovabili e il PEAR. Per il fotovoltaico attualmente ci sono autorizzazioni per 80 MW e richieste per altri 200, quindi nell’arco di circa un anno, un anno e mezzo, ovvero quando saranno realizzati tutti gli impianti, si supererà, appunto già da quel momento, la produzione prevista nel PEAR per il 2015.
Dunque il lavoro da fare dovrà essere sulle linee guida per le altre rinnovabili.
Attualmente anche l’eolico è bloccato, e secondo me in maniera indiscriminata dalla Sovrintendenza, quindi anche per questo ci dovrebbero essere delle linee guida in cui si individui la tipologia degli impianti e l’idoneità o meno per le varie dimensioni degli stessi. Facendo dunque un lavoro di screening preventivo delle zone e del territorio e dopodiché permettere la realizzazione di impianti certamente nell’ottica della tutela del paesaggio, del territorio, la biodiversità, ecc.. Ad oggi infatti l’eolico non ha ancora dato, con un veto, ripeto, che ritengo indiscriminato e non corretto della Sovrintendenza, nessun contributo alla produzione di energia alternativa.
Il Consigliere Bugaro ha detto che le rinnovabili sono su un binario morto. Io non credo proprio, certamente, però, occorre mettere in campo gli strumenti regolamentari per permetterne la realizzazione. In questo momento lo stiamo facendo con il fotovoltaico a terra, ma lo dovremmo fare anche per il fotovoltaico sugli edifici. Perché giustamente, come qualcuno ha detto, non si sviluppa autonomamente, ci sono delle problematiche rispetto alle proprietà. A questo proposito, ad esempio, alcune Regioni hanno promosso l’albo dei proprietari di superfici disponibili a far impiantare sul proprio terreno il fotovoltaico, poi hanno prodotto, o a livello regionale o provinciale, dei bandi di gara per l’assegnazione di queste superfici. Sicché si fa emergere la disponibilità dei proprietari a concedere le superfici degli edifici a società che vogliono intervenire in questo senso.
Questa a mio parere è un’azione positiva. Preannuncio fin d’ora che presenterò una proposta di legge affinché appunto si costituisca un albo regionale delle superfici disponibili all’impianto di fotovoltaico sugli edifici.
Qui è stato detto che la legge è troppo restrittiva, quando invece va a tutelare un 50% del territorio agricolo, il che significa che l’altro 50% di territorio agricolo rimane disponibile per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Il territorio agricolo disponibile nelle Marche ho sentito dire che è di circa 9 mila chilometri quadrati, per cui eventualmente ce ne sarebbero altri 4.500, o forse di più…(…)
PRESIDENTE. Per favore, non interrompete, in ogni caso, Consigliere Binci, il tempo a suo disposizione è già scaduto, la prego di concludere.
Massimo BINCI. Insomma, penso che alcune migliaia di ettari disponibili siano più che sufficienti per la realizzazione di questi impianti.
Peraltro vorrei anche evidenziare alla Giunta quale sia il peccato originale. Il peccato originale è il conto energia! Infatti si dà lo stesso contributo per l’impianto fotovoltaico sia che produca energia sugli edifici sia che la produca su terra. Certamente allora bisognerebbe ridurre di molto il contributo per gli impianti che producono energia a terra.
Il mio voto sarà dunque vincolato al mantenimento della sostanza dell’atto, come pure al mantenimento della tutela dei territori agricoli pregiati nelle modalità che qui vengono indicate.
PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento lascio la parola all’Assessore Petrini. Prego, Assessore.
Paolo PETRINI. Noi oggi siamo qui per approvare questo atto, come appropriatamente ricordava il Consigliere Perazzoli, non per schiribizzo, ma perché un preciso provvedimento del Governo ci ha chiamato ad esprimerci, ci ha chiamato a dire la nostra su una questione che, tra l’altro, si pone in maniera del tutto evidente.
Infatti la domanda che dovremmo farci non è perché siamo qui oggi, ma è sul perché siamo la prima Regione che si esprime sulle linee guida per il fotovoltaico. Noi siamo la prima Regione per un fatto che è sotto gli occhi di tutti, non è solo sotto gli occhi della Coldiretti, della Cia, della Confagricoltura o della Copragri, così come dell’Anci o dell’Upi, ma è sotto gli occhi di ogni cittadino che non sta chiuso in casa e che gira un po’ il territorio, è sotto gli occhi di tutti i cittadini sensibili che in qualche modo capiscono che ormai sul territorio marchigiano si è raggiunto un livello non equilibrato nella realizzazione di questi impianti.
Purtroppo molti centri decisionali non ci appartengono, perché o sono delocalizzati a Bruxelles o sono localizzati a Roma, per cui sempre più spesso la volontà politica è disallineata rispetto a quelle che sono le procedure che la legge ci consente di percorrere. Ciò vale per gli impianti di rigassificazione, Consigliere Massi, ed è valso fino ad oggi in maniera molto forte anche per quanto riguarda il fotovoltaico a terra. Infatti per il fotovoltaico a terra noi non potevamo intervenire se non attraverso quella modalità che ci ha visti impegnati qui il 30 luglio scorso. Una modalità che la Giunta regionale, lo ricordo, aveva deliberato già nel 2009 e che poi aveva cercato di portare in Assemblea legislativa nel febbraio 2010 nella legge comunitaria, laddove però i problemi politici noti ne impedirono l’approvazione. E certamente è stata una responsabilità di quella maggioranza e in parte, quindi, anche dell’attuale. Ma questa è comunque la storia.
Oggi dunque possiamo intervenire nella pianificazione del territorio in merito alla realizzazione di impianti fotovoltaici perché abbiamo finalmente lo strumento, abbiamo finalmente la possibilità di farlo.
Fino ad oggi che cosa è accaduto? E’ che non potevamo intervenire con una specifica normativa di pianificazione del territorio, ed alcune Province e Comuni lo hanno fatto con norme che tutti sappiamo essere illegittime. Tra l’altro lo hanno fatto anche Province con maggioranza di centro-destra, come la Provincia di Ascoli, che addirittura lo ha fatto con provvedimenti che vanno davvero ben al di là di quello che proponiamo oggi.
Quindi abbiamo dovuto tradurre quello che il Governo nazionale ci ha indicato con le sue linee guida e lo abbiamo dovuto fare sapendo che siamo nella regione Marche, non in Lombardia o in Emilia Romagna, la nostra è infatti una regione che ha una determinata morfologia, oltre che degli interessi e delle strategie sotto il profilo economico ed anche energetico che sono comunque differenti.
Ma prima di arrivare a questo aspetto ci tengo a precisare alcune questioni, riprendendo anche l’intervento del Consigliere Bugaro.
Noi abbiamo, ricordo, un Piano energetico ambientale regionale che è stato approvato nel 2005 e che in effetti è bloccato per alcuni aspetti, quelli legati in particolare alle biomasse e alla microgenerazione, ma per quanto riguarda il fotovoltaico ha già prodotto quattro volte quello che si prevedeva allora – già quattro volte! – e siamo, purtroppo o per fortuna, questo lo lascio giudicare a voi, nella situazione in cui nel prossimo futuro non ci faranno attaccare più.
Quindi il fotovoltaico rimane una possibilità residuale per il futuro. Residuale perché non percorribile nelle dimensioni che sono state percorse sino ad oggi.
Allora, visto che non è più una di quelle opportunità strategiche, perché appunto già si è riempita la strategia del fotovoltaico, vogliamo che questa possibilità residuale venga utilizzata nei posti peggiori, cioè laddove c’è il maggiore impatto ambientale?! Mi sembra una cosa così evidente, ossia, vista la ridotta dimensione che il fotovoltaico potrà avere ancora nelle Marche, facciamo sì che possa essere realizzato laddove l’impatto è minore. Per cui nel lasciare quasi il 50% del territorio non pensiamo certo di aver limitato quella che è la possibilità di sviluppo residuale del fotovoltaico, anzi, ritengo se ne lasci ancora una possibilità molto larga vista questa residualità.
Credo, tra l’altro, che non sia neanche vero ciò che ogni volta si ripete, quello che in particolare ripete Confindustria, cioè si dice che malgrado sia una forma più virtuosa, quella di apporre pannelli fotovoltaici sui tetti dei nostri capannoni, non è possibile perché ci sono i leasing. Noi però viviamo nelle Marche, non viviamo, che so, a Bangalore dove hanno cominciato solo adesso a fare i capannoni, bensì viviamo in una regione dove c’è un modello di sviluppo spontaneo e virtuoso cominciato già cinquant’anni fa, i capannoni infatti, si sono cominciati a costruire negli anni sessanta, poi settanta, ottanta, tantissimi nel novanta, poi negli anni duemila. Forse quelli degli ultimi cinque, sette, dieci anni hanno questo problema, ma gli altri hanno un problema di leasing? Ma di che parliamo!
Tra l’altro mi risulta che l’assessorato all’ambiente abbia già messo in piedi tutti i tavoli per discutere con le società di leasing su come evitare questo problema, cioè come poter realizzare comunque questo intervento nei capannoni di non proprietà degli imprenditori.
Credo quindi che se circoscritto nella reale dimensione del fenomeno il provvedimento di cui parliamo questa mattina sia molto meno teso di quanto il dibattito non abbia in qualche modo dimostrato. Un dibattito, peraltro, che dovrebbe dismettere qualsiasi ideologia, soprattutto su questioni come appunto quella energetica da fonti rinnovabili o come quella sulla green economy.
Noi dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione finché gli stessi non arrivino a produrre un danno o un disequilibrio. Vale per le biomasse, vale per l’eolico e vale a maggior ragione, visto che ormai l’abbiamo potuto constatare, per il fotovoltaico.
Ritengo invece, questo sì, che dovremmo fare qualche ragionamento di coerenza politica vera sulle strategie che stiamo portando avanti in questa Regione. Ho già detto che se abbiamo quel piano energetico ambientale regionale che aveva quelle previsioni, oggi con l’approvazione di quest’atto certamente non siamo affatto incoerenti. Lo saremmo invece stati non approvandolo o magari annacquandolo eccessivamente rispetto ad altre politiche. Politiche anch’esse parimenti importanti, come quelle legate a uno sviluppo economico diverso da quello che abbiamo avuto sino ad oggi, uno sviluppo economico che faccia perno sulla qualità del territorio, quindi sulla qualità del paesaggio, del suolo, dell’aria, sulla qualità delle produzioni tipiche. Ovvero su una qualità che possa essere rappresentata in maniera oggettiva in una misura tale che a tutte le nostre produzioni si possa dare quella sufficiente reputazione che ci permetta di poter competere sui mercati internazionali, sia per quel che riguarda la manifattura, sia per quel che riguarda l’enograstronomia, sia in particolare per quel che riguarda il turismo.
E questa strategia non è che cerchiamo di eseguirla solo a parole, limitandoci a fare solo qualche pubblicità, ma la facciamo anche in maniera molto profonda, ed in particolare lo facciamo con quegli strumenti di cui dispone l’agricoltura, oltre che, certamente, altri settori di questa amministrazione.
Faccio solo un esempio. Il biologico nelle Marche in un sessennio, cioè in un periodo di programmazione, assorbe 100 milioni di euro, e non è che questi 100 milioni di euro vengono erogati per sostenere il reddito degli imprenditori, ma vengono erogati per produrre dei beni comuni, per produrre delle esternalità. Vengono erogati per far sì che questa strategia di qualità possa avvalersi di produzioni che la confermano, non solo perché il biologico è una produzione di qualità, ma perché il biologico tutela il suolo, tutela il paesaggio, i pascoli e tutte quelle cose che immagino sappiate tutti quanti.
E’ una strategia, quindi, del tutto coerente con quanto stiamo facendo in altri settori della nostra amministrazione regionale.
Credo quindi che l’atto di oggi in maniera equilibrata – poi se ci sarà bisogno di fare qualche correzione tecnica la faremo – si pone il problema di tradurre queste linee guida. E lo fa, Consigliere Latini, anche attraverso l’utilizzo del PPAR. Se non avessimo avuto il PPAR, come ho detto poc’anzi, come avremmo fatto a far tradurre ai nostri Comuni queste linee guida? Come avremmo fatto ad individuare ciò che avremmo dovuto escludere e ciò che avremmo dovuto tener dentro? Non so come faranno a calare queste linee guida le Regioni che non hanno il PPAR.
Ritengo, infine, che dobbiamo utilizzare tutto il buono che ci viene dalla green economy, che non è un principio ideologico, come dicevo prima, secondo il quale tutto quello che fa riferimento alla green economy in maniera critica deve calare sul territorio, e vale per il fotovoltaico, vale per le biomasse, vale per l’eolico, ma vale ancor di più per quello che può produrre ai fini economici. Noi viviamo un momento di transizione molto difficile, per cui dobbiamo supportare e aiutare le nostre imprese ad avvalersi anche di nuove opportunità, però lo dobbiamo fare non con questa forma del fotovoltaico a terra, che sotto il profilo economico raggiunge un obiettivo limitato per quanto riguarda le produzioni, la distribuzione, i montatori e tutto quello che è un indotto, ma lo dobbiamo fare soprattutto iniettando questi princìpi all’interno dei processi produttivi delle nostre imprese, quindi, in particolare, con l’efficienza energetica, il risparmio e l’utilizzo di tutti gli strumenti che sono a disposizione.
Pertanto, ripeto, la Giunta è aperta agli aggiustamenti tecnici, seppure, visto l’inquadramento che ho cercato ora di rappresentare, ritiene che questo atto debba mantenere inalterata la sua natura.
PRESIDENTE. Passiamo alla discussione e votazione degli emendamenti presentati, su cui prego il Presidente della Commissione competente di esprimere su ognuno il parere.
Do intanto comunicazione che sono stati ritirati gli emendamenti n. 4, 5, 6, 7 e quelli dal numero 10 al n. 43 compreso, tutti a firma dei Consiglieri Latini e Pieroni.
Massimo BINCI. Per far presente che all’emendamento n. 28 c’è un subemendamento agganciato...
PRESIDENTE. Però l’emendamento n. 28 è stato ritirato.
Massimo BINCI. Appunto, volevo farlo mio.
PRESIDENTE. Non è più possibile.
Massimo BINCI. Ma nella prassi passata quando qualcuno ritirava un emendamento qualcun’altro poteva farlo proprio.
PRESIDENTE. Ma ora l’emendamento è stato ritirato. Lei aveva presentato un altro emendamento?
Massimo BINCI. No.
PRESIDENTE. Allora, ora il tempo per presentare gli emendamenti è scaduto.
Massimo BINCI. Ma qui è nel senso che vorrei fare mio l’emendamento n. 28 ora ritirato.
PRESIDENTE. Consigliere, io credo non sia possibile, ma faccio fare un accertamento dagli uffici competenti e poi saprò essere più chiaro.
Massimo BINCI. Grazie.
PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione dell’emendamento n. 1 del Consigliere Perazzoli (…) Bene, allora anche gli emendamenti n. 1, 2, 3 sono ritirati.
Emendamento n. 8 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli:
Allegato I – Codice 9.4 Produzioni biologiche certificate. Eliminare dall’elenco.
Parere della Commissione?
Enzo GIANCARLI. Intanto vorrei dire, Presidente, che l’emendamento n. 43 è stato ritirato, ma c’è un emendamento n. 43 bis che è legato ai procedimenti in corso, sono norme tecniche, quindi credo debba rimanere...
PRESIDENTE. L’emendamento n. 43 bis non è agganciato all’emendamento n. 43, è solo un fatto di numerazione.
Enzo GIANCARLI. Sì, certo, lo dicevo solo per chiarezza prima di arrivare a quel punto.
Sull’emendamento n. 8 e anche sul n. 9 i pareri sono favorevoli perché poi c’è un subemendamento in merito alle produzioni vegetali tradizionali…(…)
PRESIDENTE. Scusate, Consiglieri, abbiate pazienza un attimo! Allora, per quanto riguarda la sua richiesta, Consigliere Binci, le comunico che è stata accolta, abbiamo verificato dal regolamento che è possibile farlo. Quindi lei fa proprio l’emendamento n. 28 che quindi rimane in piedi.
Torniamo all’emendamento n. 8, qual è il parere della Commissione?
Enzo GIANCARLI. Stavo dicendo, Presidente, visto che ha valore politico, che sugli emendamenti n. 8, n. 9, sul subemendamento 09, sull’emendamento n. 57 e sul subemendamento n 057, che vanno visti nel loro insieme, c’è un parere favorevole.
Massimo BINCI. Anch’io voglio chiamare in causa l’Assessore, perché questo emendamento n. 8 è diverso da quello a cui il relatore ha fatto riferimento. Nel senso che l’emendamento Perazzoli interviene sulle distanze su cui devono essere messi gli impianti rispetto a questa tipologia di produzione. Invece l’emendamento n. 8 dice di togliere dalle aree pregiate agricole la previsione… ovvero, le schede dicono che laddove ci sono produzioni agricole di qualità, quindi sui terreni pregiati, i pannelli fotovoltaici vanno realizzati fino a 20 KW. Mentre togliendoli e quindi rendendoli idonei su questi terreni pregiati, che sono le uniche tutele agricole che ci sono qui dentro, si dice che possono farsi a qualsiasi dimensione. Perché poi, ricordo, che se è possibile fino a 20, è possibile fino a 1 MW, è possibile anche inserire quelli a molti megawatt. Quindi cade in questa zonizzazione qualsiasi forma di tutela rispetto ai terreni dove attualmente ci sono produzioni di qualità, rispetto ai terreni pregiati delle Marche.
Ieri in Commissione in merito a questo non c’è stata nessuna votazione, quindi non penso che il Presidente possa dare un parere favorevole o contrario della Commissione, perché, ripeto, non c’è stato un voto.
PRESIDENTE. Va bene, allora è un parere personale del Presidente della Commissione.
Massimo BINCI. Esatto. Aggiungo che è gravissimo permettere impianti fino a 1 megawatt e oltre anche nelle aree di produzione biologica certificata.
Paolo PETRINI. Per dichiarare la mia condivisione per gran parte della proposta che ha fatto il Presidente della Commissione. Anche perché la previsione di produzioni vegetali tradizionali è una produzione veramente generica e non si riuscirebbe davvero a delimitarla sul territorio. Così come l’altro emendamento del Consigliere Perazzoli a questo agganciato.
Invece sull’esclusione di produzioni biologiche certificate, su questo no, anzi, è una delle questioni di maggiore importanza, è una delle questioni dove il monte di contributi che abbiamo, vista la certificazione dell’azienda legata al territorio, alla particella che dimostra di avere nella certificazione, verrebbe meno. Compromettendo quindi anche l’efficacia dei contributi che noi abbiamo erogato nel tempo, se non si dà continuità all’attività virtuosa dell’azienda.
Quindi su questo emendamento dichiaro la mia avversità.
Enzo GIANCARLI. Di fronte ad un atto come questo sono disponibile a… insomma, tanto per essere chiari, quello che conta per me è l’interesse generale, quindi di fronte ad una posizione del Vicepresidente della Giunta regionale ritiro il mio parere, ossia mi adeguo al parere della Giunta.
PRESIDENTE. Che quindi è contrario.
Emendamento n. 8. Lo pongo in votazione.
Subemendamento n. 09 (sostitutivo) dei Consiglieri Ciriaci, Trenta:
Al punto 9.5 dell’Allegato I, alla colonna 3 le parole “produzioni vegetali tradizionali” sono sostituite dalle parole: “produzione integrata certificata”.
Parere della Commissione? (…) Il parere è favorevole.
Emendamento n. 9. Decaduto.
Ora, considero che l’emendamento n. 28 è stato fatto proprio dal Consigliere Binci, preciso che gli emendamenti ritirati vanno dal n. 10 al n. 27.
Subemendamento n. 028 (sostitutivo) dell’Assessore Petrini:
Al punto 26 dell’allegato I le parole “non idonea” di cui alle colonne 5 e 6, sono sostituite dalle parole “idonea”.
Conseguentemente la motivazione di cui alla colonna 8 è così sostituita: “IL territorio delle Marche è caratterizzato in prevalenza da colline con versanti a bassa pendenza inferiore al 30% nelle quali l’impatto paesaggistico di impianti fotovoltaici a terra superiori a 200 KW di potenza sino a numerosi MW risulteremmo ambientalmente incompatibile.”.
Se viene approvato decadrà l’emendamento n. 28.
Emendamento n. 28, ora a firma del Consigliere Binci, decaduto.
Emendamenti dal n. 29 al n. 43. Ritirati.
Emendamento n. 43 bis della quarta Commissione:
Nell’Allegato II concernente “Indirizzi generali tecnico-amministrativi”, il paragrafo 1 “Norma generale di rimando” è sostituito dal seguente:
“Norma generale di rinvio e disposizioni transitorie
1.1. Per quanto non espressamente previsto nel presente provvedimento, si applicano le linee-guida di cui al Decreto del Ministero dello sviluppo economico 10 settembre 2010 (Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili), pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 219 del 18 settembre 2010.
1.2. I procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente atto sono conclusi ai sensi della previgente normativa.”.
Emendamento n. 44 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli. Ritirato.
Subemendamento n. 045 del Consigliere Foschi:
All’emendamento n. 45 sopprimere le parole da “ai fini del riconoscimento” a “dell’Agenzia delle Entrate.”
Di conseguenza l’Allegato I è così’ modificato: Al punto 10.7 nelle colonne 5 e 6 la parola “ non idonea” è sostituita dalla parola “idonea”.
Enzo GIANCARLI. Favorevole.
PRESIDENTE. Subemendamento n. 045. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 45, così come emendato, del Consigliere Foschi:
Allegato II, dopo il punto 2.3 inserire il punto 2.3 bis:
“In conformità all’art. 12, comma 3, lettera m), delle N.T.A. del P.A.I. (Piano di Assetto Idrogeologico) adottato con DACR 11612004, nelle zone agricole, come definite dalla l.r. 8 marzo 1990, n. 13 e successive modificazioni, all’interno delle aree di versante a rischio frana con livello di pericolosità P3 – di cui al codice 10.7 dell’Allegato I – sono ammessi gli impianti realizzati dalle imprese agricole e qualificati come “attività agricola connessa”, se non diversamente localizzabili nei terreni dell’azienda in riferimento all’assetto colturale ed idrogeologico dell’azienda. Ai fini del riconoscimento della qualifica di “attività .agricola connessa”, indipendentemente dal regime di conto energia scelto dal proponente, si applicano i criteri e i limiti dimensionali di cui al Par. 4 della Circolare nr. 32/E del 06.07.2009 dell’Agenzia delle entrate. Il rilascio dell’autorizzazione unica è subordinato alla verifica tecnica di cui all’art. 12, comma 5 delle N.T.A. del P.A.I. e alla istituzione del vincolo di destinazione di cui all’art. 14, comma 3, della l.r. 8 marzo 1990, n. 13 e s.m.i.”.
Emendamento n. 46 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli. Ritirato.
Emendamento n. 47 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli:
Allegato II, sostituire il punto 2.5 con il seguente:
“La Regione procede alla redazione di un nuovo allegato – Allegato III – “Planimetrie delle aree e dei siti dichiarati non idonei”. Sarà cura degli Enti locali interessati recepirne successivamente l’individuazione. L’individuazione delle atee non idonee cartografabili di cui all’Allegato III costituisce parte integrante delle presenti linee guida. I Comuni integrano i propri strumenti urbanistici con l’indicazione delle Aree non idonee così come cartografate nell’Allegato III’.
Enzo GIANCARLI. Contrario.
PRESIDENTE. Emendamento n. 47. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 47 bis della quarta Commissione:
Nell’Allegato Il della proposta di atto amministrativo n. 17/2010 concernente “Indirizzi generali tecnico-amministrativi”, al paragrafo 2.5 – Aree non idonee – le parole “dalla pubblicazione sul BURM” sono sostituite dalle seguenti “dalla approvazione del presente atto”.
PRESIDENTE. Emendamento n. 47 bis. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 48 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli:
Eliminare il punto 2.7 dell’allegato II.
Enzo GIANCARLI. Non è contemplato nelle linee guida nazionali, quindi è contrario.
PRESIDENTE. Emendamento n. 48. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 49 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli:
All’allegato II, punto 2.8, dopo le parole “non cartografabili” eliminare le seguenti parole: “ad esempio quelle individuate con autocertificazione di cui al punto 6.5”.
PRESIDENTE. Emendamento n. 49. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 49 bis della quarta Commissioni:
All’allegato II, concernente “indirizzi generali tecnico-amministrativi”, al paragrafo 4 – Oneri istruttori – le parole “0,2%” sono sostituite dalle parole “0,3%”.
Emendamento n. 50 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli:
All’allegato II, punto 6.5, eliminare le seguenti parole: “Che lo stesso terreno non sia stato oggetto di colture certificate e/o tradizionali (cod. 9 Allegato I) almeno nei tre anni antecedenti la presentazione della domanda”.
Parere della Commissione? (…) Contrario.
Emendamento n. 51 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli:
All’allegato II, sostituire il punto 6.6 con il seguente: “Tutti i manufatto dell’impianto fotovoltaico, con esclusione delle recinzioni, dovranno rispettare le distanze previste nei Regolamenti edilizi comunali”.
PRESIDENTE. Se viene approvato decadono gli emendamenti n. 51, 52, 53, 54 e 55. (…) Ha la parola il Consigliere Giancarli.
Enzo GIANCARLI. Questo emendamento non può avere, a mio avviso, un voto favorevole, altrimenti decadrebbe appunto l’emendamento n. 53 e il suo subemendamento. Non dà una risposta nel merito.
PRESIDENTE. Consigliere Giancarli, in ogni caso se non viene ritirato dai presentatori lo devo comunque mettere in votazione. Viene ritirato? (..) Va bene, allora mettiamo in votazione l’emendamento n. 51 con parere contrario della Commissione. (…) Ha chiesto la parola il Consigliere Silvetti, ne ha facoltà.
Daniele SILVETTI. Volevo soltanto dare un senso a questo emendamento, quindi vorrei spiegarlo. Siccome è stato sollevato un problema di legittimità di questo passaggio nell’atto amministrativo, c’era stato l’impegno da parte di chi ha sottoscritto questo emendamento di sanare il vizio di legittimità. Perché secondo noi, e devo dire anche secondo l’orientamento che era emerso anche in Commissione, individuare delle misure e le famose fasce di rispetto travalica il senso delle linee guida.
Invece con questo emendamento tendiamo a tagliare il riferimento ai 40 o 20 metri, e a demandare ai regolamenti edilizi comunali. Proprio perché non è competenza della Regione e siamo al di fuori di quello che è il solco…(…) Ho capito, ho solo voluto chiarire il senso del mio emendamento, ho cercato di spiegare qual era l’intenzione che, appunto, non è ideologica, non è politica, ma soltanto tecnica.
PRESIDENTE. Emendamento n. 51. Lo pongo in votazione.
Subemendamento n. 052 del Consigliere Latini:
All’emendamento n. 52, al punto 6.6, le parole “di cui al punto precedente” sono soppresse.
Emendamento n. 52 dei Consiglieri Latini, Pieroni:
Il punto 6.6 degli Indirizzi generali tecnico-amministrativi è sostituito dal seguente:
“Tutti i manufatto dell’impianto fotovoltaico, con esclusione delle recinzioni, dovranno rispettare una distanza minima dei confini di proprietà pari a metri lineari 20, ad eccezione delle cabine elettriche di cui al punto precedente e degli impianti di potenza inferiore o uguale a 200 kw, per i quali sono applicate le distanze previste nei Regolamenti edilizi comunali.”.
Se dovesse esser approvato decadranno gli emendamenti n. 53, 54 e 55.
PRESIDENTE. Emendamento n. 52. Lo pongo in votazione.
Subemendamento n. 053 (sostitutivo) del Consigliere Perazzoli:
Al punto 6.6. dell’Allegato Il le parole “a metri lineari 40” sono sostituite dalle seguenti “a quella prevista per le nuove abitazioni in zone agricole dalla legislazione regionale vigente”.
Se dovesse essere approvato decadrà l’emendamento n. 53.
Enzo GIANCARLI. Con questo subemendamento diamo una risposta nel merito all’emendamento n. 51 e altri. Quindi nel merito sono d’accordo con quanto diceva poc’anzi il Consigliere Silvetti e con questo subemendamento lo recepiamo.
PRESIDENTE. Subemendamento n. 053. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 53 del Consigliere Perazzoli. Decaduto.
Emendamento n. 54 del Consigliere Camela. Decaduto in quanto identico all’emendamento n. 53.
Emendamento n. 55 del Consigliere Perazzoli. Ritirato.
Emendamento n. 56 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli:
All’allegato II eliminare il punto 6.7.
Se dovesse essere approvato decadranno gli emendamenti n. 57 e n. 58.
Enzo GIANCARLI. E’ un parere contrario perché poi con l’emendamento n. 58 recuperiamo nel merito, facciamo come abbiamo fatto prima.
PRESIDENTE. Emendamento n. 56. Lo pongo in votazione.
Subemendamento n. 057 (sostitutivo) del Consigliere Perazzoli:
Nell’Allegato II “Indirizzi generali tecnico-amministrativi”, al punto 6.7 sopprimere le parole “e tradizionali”.
Se dovesse essere approvato decadrà l’emendamento n. 57.
Emendamento n. 57 del Consigliere Perazzoli. Decaduto.
Emendamento n. 58 del Consigliere Camela:
All’allegato II, alla sezione “Indirizzi generali tecnico-amministrativi”, al paragrafo 6 “Indicazioni generali di carattere tecnico”, al punto 6.7 dopo le parole “dovranno rispettare una distanza minima da tali colture superiore a” sostituire “200 metri” con “40 metri”.
Enzo GIANCARLI. Favorevole, anche perché dà risposta agli emendamenti precedenti, tra cui il n. 56 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli.
PRESIDENTE. Emendamento n. 58. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 59 dei Consiglieri Latini, Pieroni:
Il punto 6.8 degli “Indirizzi generali tecnico-amministrativi” è sostituito dal seguente:
“Ogni intervento deve prevedere le opere di mitigazione necessarie ad attutirne l’interferenza visiva con efficace barriere arboree o arbustive, tenendo conto delle visuali panoramiche, paesaggistiche e della visibilità da strade e da ogni altro spazio pubblico, nonché della vicinanza ad edifici di interesse documentario o artistico. Inoltre ogni intervento non deve mai alterare la naturale pendenza complessiva dei terreni e l’assetto idrogeologico dei suoli dei terreni interessati dall’intervento stesso.
Le infrastrutture (cabine elettriche), la viabilità e gli accessi indispensabili alla costruzione e all’esercizio dell’impianto dovranno essere esclusivamente quelle strettamente necessarie al funzionamento dell’impianto stesso ed a tale scopo dimensionate, la cui conformità sarà valutata in sede istruttoria tecnica d’ufficio.
Sulle aree in pendenza dovranno essere evitati movimenti di terra per la realizzazione di gradoni o di superfici piane per l’installazione dei pannelli che dovranno essere infissi a terra secondo il loro andamento naturale”.
Emendamento n. 60 dei Consiglieri Latini, Pieroni:
Il punto 6.8 degli “Indirizzi generali tecnico-amministrativi” è eliminato.
PRESIDENTE. Emendamento n. 60. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 61 del Consigliere Camela. Ritirato.
Emendamento n. 62 dei Consiglieri Latini, Pieroni:
Il punto 6.10 degli “Indirizzi generali tecnico-amministrativi” è eliminato.
PRESIDENTE. Emendamento n. 62. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 63 dei Consiglieri Latini, Pieroni:
Il punto 6.11 degli “Indirizzi generali tecnico-amministrativi” è sostituito con il seguente:
“Il titolare dell’impianto dovrà garantire la corretta tenuta delle aree, provvedendo, se necessario alla falciatura delle aree interessate e in generale alla corretta ed ordinata manutenzione del sito, ed in particolar modo a quello della regimazione delle acque. Il titolare dell’impianto dovrà inoltre provvedere alla stesura dei cavidotti in maniera interrata (salvo deroghe per motivate ragioni tecniche) e nel pieno rispetto della dislocazione identificata in una rappresentazione grafica che precisi il tracciato dei cavidotti stessi fino al punto di connessione con la linea elettrica Enel o altro gestore.
Al termine dei lavori il proponente dovrà procedere al ripristino della naturalità dei luoghi, alla stabilizzazione ed inerbimento di tutte le aree soggette a movimento terra ed al ripristino della viabilità pubblica qualora quest’ultima venga interessata dai lavori.”.
Enzo GIANCARLI. Contrasta con le linee guida statali, quindi contrario.
PRESIDENTE. Emendamento n. 63. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 64 dei Consiglieri Latini, Pieroni:
Il punto 6.12 degli “Indirizzi generali tecnico-amministrativi” è eliminato.
PRESIDENTE. Emendamento n. 64. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 65 del Consigliere Camela:
All’allegato II, alla sezione “Indirizzi generali tecnico-amministrativi” , al paragrafo 6 “Indicazioni generali di carattere tecnico”, dopo il punto 6.12 aggiungere:
“6.13. Tutti i manufatto dell’impianto fotovoltaico da realizzare con moduli a suolo di qualsiasi potenza dovranno rispettare una distanza minima dai confini di strutture ricettive e turistiche, che esercitano l’attività dal meno un anno, pari a metri lineari 200.”.
PRESIDENTE. Emendamento n. 65. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 66 del Consigliere Camela. Ritirato.
Emendamento n. 67 del Consigliere Perazzoli. Ritirato.
Emendamento n. 68 dei Consiglieri Silvetti, Massi, Marinelli:
All’allegato II, sostituire il comma 3 del punto 7 con il seguente: “La presente norma non si applica per gli impianti con potenza inferiore a 200 KW.”.
PRESIDENTE. Emendamento n. 68. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 69 dei Consiglieri Latini, Pieroni. Ritirato.
È stato presentato un ordine del giorno a firma dei Consiglieri D’Anna, Zinni, Natali, Romagnoli, Foschi, Ciriaci, Marinelli, Bugaro, Acquaroli:
“L’Assemblea legislativa regionale, considerato efficace ed efficiente anche dal punto di vista ambientale l’intervento di investimento sugli impianti fotovoltaici, impegna la Giunta regionale a predisporre specifica normativa affinché si utilizzino per gli impianti fotovoltaici in via prioritaria capannoni industriali, edifici pubblici e privati nei confronti degli impianti a terra.”.
Su questo ordine giorno sono stati presentati due emendamenti, uno dal Consigliere Ricci, l’altro dai Consiglieri Ricci e D’Anna:
L’emendamento n. odg 1/1 del Consigliere Ricci viene ritirato.
Emendamento n. odg 1/2 dei Consiglieri Ricci, D’Anna:
Nella parte dispositiva sostituire le parole da “predisporre” a “impianti a terra” con le seguenti: “ad attivare quanto già previsto dai numeri 3) e 4) della lettera n decies) del n. 6) dell’Allegato B2 della l.r. 7/2004 così come modificati dall’articolo 1 della l.r. 12/2010 ovvero affinché si utilizzino per gli impianti fotovoltaici in via prioritaria capannoni industriali, edifici pubblici e privati nei confronti degli impianti a terra.”.
Raffaele BUCCIARELLI. Voterò a favore sia dell’emendamento che dell’ordine del giorno per il semplice fatto che giace in Commissione una proposta di legge del sottoscritto su questi termini.
PRESIDENTE. Emendamento n. odg 1/1. Lo pongo in votazione.
Ordine del giorno n. 1, così come emendato.
Ha chiesto la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà
Dino LATINI. Vorrei fare una dichiarazione di voto sia sull’ordine del giorno che sull’atto amministrativo.
Sono d’accordo, come ho detto prima nel mio intervento, sulla presentazione di queste linee guida in quanto sono fondamentali, ma solo dal punto di vista tecnico vorrei rimarcare – e mi rivolgo in particolare all’Assessore Petrini – la difficoltà che a mio avviso c’è – mi auguro di essere contraddetto dagli atti – fra l’applicazione dell’articolo 60 del PPAR e queste linee guida e a maggior ragione nei confronti delle linee generali dello Stato.
Vorrei quindi sottolineare un dato fondamentale, rispetto a tutti gli emendamenti che abbiamo presentato, su un punto che forse non è stato indicato, cioè che nell’individuazione dei siti non idonei deve essere puntuale e non generica la motivazione.
Esprimendo ovviamente il mio voto positivo, voglio rimarcare questa possibile difficoltà che incontreremo, anche perché ci sono 90 giorni di tempo per presentare indicazioni diverse rispetto alle linee guida generali.
L’impianto, a mio avviso, è giustissimo, ma l’applicazione delle guide nazionali rispetto a quelle qui apportate deve trovare un’armonia sia fra le stesse che in relazione all’articolo 60 del PPAR.
Franca ROMAGNOLI. Per dichiarare che sono convintamente favorevole a questo ordine del giorno, che sicuramente risolverà buona parte delle problematiche anche oggi rappresentate. Spero assorba la maggior parte delle richieste degli impianti e sopratutto responsabilizzi le imprese che realizzano impianti per scopi di lucro, che quindi è giusto si carichino anche le responsabilità e i costi di impianti meno impattanti e che salvaguardino il più possibile l’ambiente.
In cauda venenum stigmatizzo l’assenza dell’Assessore all’ambiente che questa mattina è particolarmente pesante, credo indichi qualcosa di più di un semplice contrattempo.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, Consiglieri, ma per la verità nel concitato andare delle cose, visto che ci sono stati altri richiami oltre quello fatto ora dalla Consigliera Romagnoli, ho dimenticato di informare l’Aula che l’Assessore Donati è assente in quanto affetto da sindrome influenzale con febbre. Ovviamente questa indicazione andava data prima, quindi ho sbagliato io, me ne scuso.
Massimo BINCI. Soltanto per dire che voterò a favore di questo atto proposto dalla Giunta regionale che tutela e regolamenta in maniera puntuale, mantiene inalterata la possibilità per gli operatori agricoli di realizzare investimenti, inoltre tutela il territorio agricolo in misura addirittura maggiore di come sembrava dovesse uscire dalla discussione.
Daniele SILVETTI. Per ringraziare il Presidente della Commissione di essere stato corretto fino in fondo, io ho apprezzato molto il suo sforzo per cercare di addivenire ad un testo ampiamente condiviso. Quindi al mio Presidente do atto dell’impegno.
Dichiaro a nome del Popolo delle Libertà che il Gruppo si asterrà, seppure alcuni emendamenti siano stati recepiti e quindi il testo è stato migliorato per quello che ci competeva.
Credo sia stato fatto un grosso sforzo a favore del territorio, anche se rimangono tutte quelle perplessità che abbiamo esposto in materia di ambiente, di energia, e soprattutto nell’ambito dello sviluppo agricolo di questa regione.
PRESIDENTE. Proposta di atto amministrativo n. 17, così come emendata. La pongo in votazione.