Source: http://lipscuola.it/blog/lettera-presidente-repubblica/
Timestamp: 2017-12-17 10:05:34+00:00
Document Index: 11806873

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 77', 'art.29', 'art.25', 'art. 25', 'art=3', 'art.3', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 6']

Il nostro impegno per la scuola della Repubblica ci ha portati ad elaborare collettivamente una Legge d’Iniziativa Popolare, nata direttamente dalla passione e dalla sensibilità di chi studia e lavora nelle scuole del nostro Paese: quell’articolato, sottoscritto in modo certificato da oltre 100.000 elettori dieci anni fa, fu affidato a chi è delegato dal popolo a fare approvare le leggi; purtroppo, nelle due legislature da allora trascorse, non venne mai discussa.
Riconoscendone ancora oggi l’importanza e l’attualità, negli ultimi mesi parlamentari di tutte le forze politiche ne hanno riproposto il testo, opportunamente aggiornato: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia” questo è il titolo del disegno di legge che ne è seguito, presentato sia alla Camera (Ddl 2630, 12/9/2014) che al Senato (Ddl 1583, 2/8/2014); primi firmatari – rispettivamente – Paglia e Mussini.
Ci chiediamo e chiediamo a Lei, unica Istituzione legittimata a giudicare in tal senso, se su una materia così complessa e di interesse generale sia giustificabile il carattere “d’urgenza e di straordinaria necessità” dell’annunciato decreto legge.
Il Governo, viceversa, pare intenzionato ad includere nel decreto annunciato non solo la regolarizzazione del personale precario imposta dalla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 26 novembre 2014 – unico aspetto dove il carattere d’urgenza appare indubbiamente giustificato – ma anche “tutto ciò che si riterrà utile per una riforma della scuola”.
Ci appelliamo pertanto al Suo ruolo di Garante della Costituzione e alla Sua sensibilità istituzionale perché intervenga nei modi che riterrà più opportuni, al fine di evitare il rischio di una palese forzatura nell’uso della decretazione d’urgenza, inibendo in tal modo anche le istanze di partecipazione dei cittadini.
Lettera aperta al Presidente della Repubblica contro l'uso distorto della decretazione d'urgenza. Chiediamo che la L.I.P sulla scuola sia ammessa alla discussione parlamentare.
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Al signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella c/o Palazzo del Quirinale 00187 - Roma Egregio Signor Presidente, nel complimentarci con Lei per l'elezione a Capo dello Stato, desideriamo innanzitutto porgerLe i nostri più sinceri e calorosi auguri di buon lavoro. Ascoltando il suo primo discorso a Camere riunite, abbiamo particolarmente apprezzato l’attenzione che ha voluto riservare al diritto allo studio e al futuro dei nostri studenti: "garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro". Chi le scrive rappresenta il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”, un insieme che raccoglie attorno a sé decine di migliaia di cittadine e cittadini, insegnanti, studenti, genitori, tecnici di laboratorio, collaboratori scolastici, personale amministrativo, studiosi ed esperti, da sempre fermamente impegnati nella promozione dei valori e dei princìpi incarnati dalla scuola pubblica così come disegnati dalla nostra Costituzione: una scuola accogliente, aperta a tutte e tutti, inclusiva, capace di confrontarsi con le migliori tradizioni europee, garanzia di uguaglianza e pari opportunità nella formazione delle nuove generazioni. Un vero e proprio Organo Costituzionale, come ebbe a definirla l’indimenticabile giurista Piero Calamandrei. Il nostro impegno per la scuola della Repubblica ci ha portati ad elaborare collettivamente, una Legge d’Iniziativa Popolare nata direttamente dalla passione e dalla sensibilità di chi studia e lavora nelle scuole del nostro Paese: quell’articolato, sottoscritto in modo certificato da oltre 100.000 elettori dieci anni fa, fu affidato a chi è delegato dal popolo a fare approvare le leggi; purtroppo nelle due legislature da allora trascorse, non venne mai discussa. Riconoscendone ancora oggi l’importanza e l’attualità, negli ultimi mesi, parlamentari di tutte le forze politiche ne hanno riproposto il testo, opportunamente aggiornato: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia” questo è il titolo del disegno di legge che ne è seguito, presentato sia alla Camera (Ddl 2630, 12/9/2014) che al Senato (Ddl 1583, 2/8/2014), primi firmatari, rispettivamente, Paglia e Mussini. E’ ormai di dominio pubblico l’intenzione del Governo di procedere, per il riordino del nostro sistema scolastico, con “un decreto in cui ci starà dentro tutto quello che riteniamo utile per la scuola italiana. Lo strumento del decreto ci consente di fare tutto in fretta perché sono molte le riforme che vanno in Parlamento ma poi si perdono in quella palude, quindi non si conclude mai una riforma utile della scuola” (Davide Faraone, sottosegretario alla pubblica istruzione, nel corso della trasmissione radiofonica Fahrenheit, canale pubblico Rai 3, 13 febbraio 2015) Ci chiediamo e chiediamo a Lei, unica Istituzione legittimata a giudicare in tal senso, se su una materia così complessa e di interesse generale, sia giustificabile il carattere “d’urgenza e di straordinaria necessità” dell’annunciato decreto legge. Sull’uso abnorme della decretazione d'urgenza Lei si è già opportunamente espresso nel suo discorso di insediamento e già ebbe modo di esprimersi a proposito della Riforma Gelmini (L. 133/2008) quando scrisse: “Ma il vero colpo di mano, sostanziale, sta nell’aver deciso una questione di questa portata con decreto legge: con poche righe viene travolto l’ordinamento, il modo di essere di un intero settore scolastico fondamentale. In questo modo si è riusciti a eludere confronto, discussione e un vero esame parlamentare”. Come non essere d’accordo! Siamo francamente convinti che la nostra proposta di legge, unitamente a quella prefigurata dal Governo, potrebbe avviare in Parlamento un fruttuoso e approfondito confronto, al fine di giungere ad una necessaria e peraltro attesa riforma del nostro sistema scolastico. Dopo i tanti insuccessi del passato, sarebbe più che auspicabile far sì che i rappresentanti del popolo che siedono in Parlamento progettassero il futuro della scuola con quanti, in essa, operano e vivono ogni giorno. Il Governo, viceversa, pare intenzionato ad includere nel decreto annunciato, non solo la regolarizzazione del personale precario imposta dalla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 26 novembre 2014 - unico aspetto dove il carattere d’urgenza appare indubbiamente giustificato - ma anche “tutto ciò che si riterrà utile per una riforma della scuola”. Ci appelliamo pertanto al Suo ruolo di Garante della Costituzione e alla Sua sensibilità istituzionale perché intervenga nei modi che riterrà più opportuni, al fine di evitare il rischio di una palese forzatura nell’uso della decretazione d’urgenza inibendo in tal modo anche le istanze di partecipazione dei cittadini. Auguri di buon lavoro, signor Presidente. per il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge “per una Buona scuola per la Repubblica”: Antonia Baraldi Sani, Marina Boscaino, Giovanni Cocchi 15 febbraio 2015
Sonia D’Aniello, “Coordinamento Genitori Democratici” di Pordenone
Renato Caputo, lavoratori autoconvocati delle scuole di Roma e del Lazio
Francesco Mele, Associazione Scuola Futura di Carpi (Mo)
Francesco Casale, Assemblea Difesa Scuola Pubblica, Vicenza
Giancarlo Vitali, Ass.ne nazionale “Una nuova primavera per la scuola pubblica”
Mariagrazia Contini, professore ordinario di Pedagogia, Università di Bologna
Antonio Genovese, già ordinario di Pedagogia interculturale, Università di Bologna
Maurizio Matteuzzi, associato Filosofia e Comunicazione, Università di Bologna
Ivano Marescotti, regista, attore, insegnante di teatro
Giorgio Tassinari, ordinario di Statistica aziendale, Università di Bologna
Renzo Cremante, già ordinario di Letteratura italiana, Università di Pavia
Antonella Palumbo, prof. associato di Economia politica all’Università Roma 3
Domenico Gallo, presidente Associazione per la Democrazia Costituzionale
Giuseppe Bagni, presidente nazionale CIDI- Centro Iniziativa Democratica degli Insegnanti
Renata Puleo, gruppo “No INVALSI”
Lino Manfredi, responsabile scuola e formazione A.Ge.D.O
Antonella Agnoli, esperta progettazione e gestione biblioteche pubbliche
Attilio Trezzini prof associato di Economia politica Università Roma3
Sergio Lariccia, docente emerito Diritto Amministrativo Univ. La Sapienza, Roma
Alberto Girlando, ordinario di Chimica Fisica Università di Parma
Fabrizio Tonelli, storico dell’architettura, Università di Parma
Nino Galloni, economista, già professore Università Cattolica di Milano
Antonio Maria Rinaldi, Docente di Finanza Aziendale Univ. d’Annunzio Chieti-Pescara
Silvia Bodoardo, professore associato Politecnico di Torino
Giovanni Cimbalo docente Diritto ecclesiastico Università di Bologna
Sergio Brasini, ordinario Scienze statistiche Università di Bologna
Sergio Zappoli, associato Chimica industriale Università di Bologna
Antonino Morvillo, associato Chimica Università di Padova
Rosaria Drago, ricercatrice Università di Bari
Fabiano Miceli, associato scienze agrarie e ambientali Università di Udine
Giancarlo Cavinato, Segretario nazionale Mce – Movimento Cooperazione Educativa
Alessandro Baldini presidente Salviamo la Costituzione Bologna
Gennaro Lopez, vicepresidente di Proteo Fare Sapere
Moni Ovadia, attore, drammaturgo, scrittore, compositore.
Rita Auriemma, direttore istituto Regionale per il patrimonio Culturale Friuli Venezia Giulia
Lia Bazzanini, Dirigente scolastico, Ferrara
Maria Rosa Pasini, Dirigente scolastico, Santarcangelo di Romagna (RM)
Domenico Trovato, già Dirigente scolastico Castelfranco Veneto
Concetta Logiudice, Presidente Ass.ne disabili dell’udito (Fiadda)
Paola Corea, organizzatrice presso il Teatro Testoni Ragazzi di Bologna
Diana Segarra Crespo, Docente all’ Universidad Complutense di Madrid
Marco Fincardi , Docente all’ Università Ca’ Foscari, Venezia
Francesco Basile, Docente Chimica Università di Bologna
Giulio Garuti, già Docente Università di Bologna
Mario Valente, già Docente università Roma
Stefano Severi, ricercatore bioingegneria elettronica e informatica Univ. Bologna
Gianluca De Lorenzo, ricercatore ingegneria Università della Calabria
Fiammetta Battaglia, ricercatrice Università di Firenze
Carla Maria Ruffini, Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione Univ. Bologna
Lidia Menapace, partigiana e saggista
Silvana Ronco, Associazione 31 ottobre per una scuola laica e pluralista
Giovanna Del Giudice, psichiatra, Presidente Conferenza Basaglia, Trieste
Assunta Signorelli, psichiatra di Trieste
Paolo Grillo, Segretario generale AID – Associazione Nazionale Insegnanti Diplomati
Pupa Garribba, corrispondente estera
Laura Romagnoli, Presidente del Consiglio Istituto Liceo Cavour di Roma
Rossi Paola, Presidente Consiglio Istituto ITIS Leonardo da Vinci Carpi (MO)
Giovanni Miccolis, Presidente Consiglio Istituto Liceo scientifico “Sante Simone” di Conversano (BA)
Matteo Fattore, Presidente Consiglio Istituto IC Maddalena Bertani Genova
Annarita Agostini Presidente Consiglio Istituto IC13 di Bologna
Maria Concetta Vitale Presidente del Consiglio d’Istituto IC 18 di Bologna
Federica Manaresi, Presidente Consiglio Istituto IC 19 di Bologna
Nicola Cerpelloni, Presidente Consiglio Istituto Liceo Laura Bassi di Bologna
Luisa Carpani, Presidente Consiglio Istituto IISS Keynes Castel Maggiore (BO)
Enrico Pollastri, Presidente Consiglio di Circolo di Zola Predosa (BO)
Daniele Lazzari, Presidente Consiglio Istituto IC Pieve di Cento-Castello d’Argile (BO)
Simone Guizzardi, Presidente Consiglio Istituto IC Crevalcore (BO)
Vincenzo Angelini, Presidente Consiglio di Istituto IC Argelato (BO)
Oriana Galletti, Presidente Consiglio di Istituto IC San Giorgio di Piano (BO)
Lamberto Forni, Presidente Consiglio di Istituto IC Malalbergo e Baricella (BO)
Michela Nanetti, Presidente Consiglio di Istituto IC Ozzano Emilia (BO)
Silvia Salomoni, Presidente Consiglio di Istituto IC Monghidoro (BO)
MARCO Basilici, Presidente Consiglio d’Istituto Professionale Scappi di Castel San Pietro (BO)
Daniela Tonioni, Presidente Consiglio di Istituto IC Borgonuovo di Sasso Marconi (BO)
Maurizio Bruni, referente Comitato Genitori ISIS ARCHIMEDE S. Giovanni in Persiceto (BO)
Giovanna Laface, Presidente del Comitato Genitori IC Verucchio (RN)
Marco Lepre, Presidente circolo Legambiente della Carnia
Angela Attianese referente Rete Laica Bologna
Iuas –“ Insieme un’altra scuola”, Comunità FB
“Lucidamente”, Associazione e Rivista di cultura ed etica civile
Claudio Musicò, membro del Consiglio Universitario Nazionale
Carla De Falco, scrittrice
Lucia Cibin, Dirigente scolastico Pordenone
Monica Carretto, Dirigente scolastico Savona
Anna Bazzanini, Dirigente scolastico Ferrara
Tiziana Tiengo, Dirigente scolastico Vignola (BO)
Rosa Maria Clemente, già Dirigente scolastica Caserta
Renata Puleo, già Dirigente scolastica Roma
Simonetta Fasoli, già Dirigente scolastica Roma
Paolo Collini, già Dirigente scolastico Firenze
Matteo Viviano, già Dirigente scolastico Genova
Silvana Borgese, già Dirigente scolastico Reggio Calabria
Heidrun Aschacher, già Dirigente scolastico Caltanissetta
Francesco Spanò, Research Assistant Royal Holloway University of London
Luca Illetterati, Docente di Filosofia Università di Padova
Rocco Pititto, Docente di Filosofia della Mente Univ. Federico II Napoli
Rosario Oliviero, Docente di Informatica Medica Seconda Università di Napoli
Giorgio Bellia, Docente di “Fisica”all’Università di Catania
Maria Luisa Barcellona, Docente Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania
Mauro Francesco Minervino, Docente Antropologia Accademia Belle Arti di Catanzaro
Salvatore Giuffrida, Docente di Geometria Università di Catania
Andrea Pennoni, ricercatore Dipartimento di Chimica Università dell’Insubria (Varese-Como)
Luigi Maria Caliò, ricercatore Archeologia classica Politecnico di Bari
Monica De Simone, ricercatrice dello Iom-Cnr
Tommaso Russo, progettista software, già docente Università di Trieste
Anna Maria Panzera, saggista e storica dell’arte, Roma
Dipartimento Sel Saperi – Scuola, università, Ricerca
Marcello Greco, giornalista TG3
Amelia De Angelis, giornalista, collaboratrice di “Tecnica della Scuola”
Costanza Boccardi, Presidente Consiglio Istituto sms Giacinto Diano – Pozzuoli
Gianluca Mazzini, Presidente Consiglio Istituto IC 5 di Bologna
Marisa Ferro, Presidente Consiglio Istituto di Anzola dell’Emilia (BO)
Giovanna Pedrini, Presidente Consiglio Istituto IC Castel San Pietro Terme (BO)
Silvia Vaccari, Presidente Consiglio Istituto IIS Mattei di san Lazzaro di Savena (BO)
Stefano Bernardi, Presidente Consiglio Istituto IC Granarolo Dell’Emilia (BO)
Angelo Delbene, amministratore scuole annesse al convitto “C. Colombo” di Genova
Berardino Derario, Presidente Consiglio d’Istituto Ic Calderara di Reno (BO)
Mariasole Santi, Presidente Consiglio di Circolo D.D Castel San Pietro Terme (BO)
Domenico Mastroscianna, Presidente Consiglio d’Istituto IC Sala Bolognese (BO)
Odette Turchi, Presidente comitato genitori IIS Majorana (BO)
Monica Carnesecchi, Presidente Comitato dei Genitori Ceprano (RM)
Luciano De Chirico, Dirigente Scolastico, Bari
Giuseppe Moncada, già Dirigente scolastico Scordia (CT)
Fabio Cacciapuoti. membro del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
Teresa Sardella, Docente Storia del cristianesimo Università di Catania
Giulio Bizzaglia, docente Sociologia dello sport Università “Tor Vergata” Roma
Elisabetta Colombo. Docente di Storia delle Istituzioni Politiche, Università di Pavia
Giovanna Borsellino, Docente Medicina all’Università di Roma Tor Vergata.
Alfonso Borghese, musicista, già docente all’Università Libera di Firenze
Massimo Menegozzo, già docente Università di Napoli
Sandra Guidi, ricercatrice Università di Bologna
Giuseppe Lombardo, ricercatore Università di Catania
Stefano Visentin, ricercatore Università di Padova
Lucia Pallottino, ricercatrice Università di Pisa
Luisa Barba, Ricercatrice CNR Trieste
Emanuela Maria Bussolati, autrice di libri per l’infanzia, Milano
Amedeo Benedetti, saggista, Genova
Fiamma Negri, attrice, Firenze
Antonello Rapuano, musicista
Edmon Karagozyan, Rete Scuola di Cittadinanzattiva Lazio
4,331 Renato Mancini Sernaglia ATA A.T. 29/11/2015
4,330 Feldiorean Cristina Roma Disoccupata 7/10/2015
4,329 LUIGI DEL PRETE GIUGLIANO IN CAMPANIA PENSIONATO 29/7/2015
4,328 PIER PAOLO VALGOGLIO TORINO DOCENTE SCUOLA SUPERIORE SERALE 12/7/2015
4,327 Francesca Tripodi Monasterace insegnante 11/7/2015
4,326 lucia Franceschi Pietrasanta docente di scuola secondaria di II grado 24/6/2015
4,325 luisa marrosu 24/6/2015
4,324 Anna Mannari Firenze Docente scuola superiore 23/6/2015
4,323 Enrico Grosso Rufina Docente 20/6/2015
4,322 Giulia Leone Penne Insegnante 8/6/2015
4,321 Daniela Bertuzzi San Biagio docente 31/5/2015
4,320 Francesco turano Messina insegnante 30/5/2015
4,319 Mariateresa Zagone Messina insegnante 28/5/2015
4,318 giuliana amuco messina genitore 28/5/2015
4,317 LAURA PETRONI ROMA DOCENTE 26/5/2015
4,316 claudia lombardi 21/5/2015
4,315 Federico Pipitone Alcamo Docente 19/5/2015
4,314 Ermes Pozzobon Montebelluna Studente 18/5/2015
4,313 pasqualina russo caserta docente 16/5/2015
4,312 Anna Odelli brescia educatrice scuola primaria e futura insegnante 13/5/2015
4,311 Bruna Colasurdo pescara docente scuola dell'infanzia 10/5/2015
4,310 Brunella Papiro Caserta insegnante 8/5/2015
4,309 Mariarosaria Elena Caserta docente 8/5/2015
4,308 Michele Zampollo Parigi Capo ricevimento 6/5/2015
4,307 rosella baffigo roma insegnante scuola superiore 5/5/2015
4,306 ANTONIO GIORDANO salerno docente 5/5/2015
4,305 marika Bianchini san Marzano di San gu casalinga 1/5/2015
4,304 Agnieszka Nosek roma disoccupata 30/4/2015
4,303 Maria soloperto san Marzano di san Giuseppe casalinga 30/4/2015
4,302 Milena Prudenzano San Marzano di san Giuseppe disoccupata 30/4/2015
4,301 DOMENICA CASTRONOVO CALTANISSETTA DOCENTE 28/4/2015
4,300 Rosa Maria Massafra Bavaro Bitritto docente 28/4/2015
4,299 lella Pezzino catania docente di lettere 26/4/2015
4,298 giulio valdinoci 22/4/2015
4,297 giuseppe menolascina BARI disoccupato 21/4/2015
4,296 Monica Mosca 21/4/2015
4,295 Palma Di Gaetano Aversa docente scuola primaria 20/4/2015
4,294 Fulvia Politi Roma Insegnante 19/4/2015
4,293 Maria Cristina Rossi Roma insegnante 18/4/2015
4,292 carmela musarra udine insegnante 17/4/2015
4,291 ANGELA GUIDICINI BOLOGNA IMPIEGATA 16/4/2015
4,290 Vita Lia MICELLI Bologna docente 16/4/2015
4,289 Silvano Pettinelli Roma Network Architect 15/4/2015
4,288 marco de marco roma operaio specializzato 15/4/2015
4,287 MIRIAM BILANCIA Torino Insegnante scuola primaria 14/4/2015
4,286 Roberta Donati Macerata Insegnante 13/4/2015
4,285 Maria Giovanna Irlante Napoli Insegnante scuola dell'infanzia 12/4/2015
4,284 Lidia Tedone palermo insegnante 12/4/2015
4,283 adriana darconzo Polignano a Mare insegnante 12/4/2015
4,282 nicoletta gemignani milano insegnante 12/4/2015
51 comments for “Lettera aperta al Presidente della Repubblica”
15 febbraio 2015 at 23:10
LIP LIP HURRÁ!
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Confermiamo quanto già segnalato al Presidente Sergio Mattarella, rimarcando l’anomalia di una “priorità” che dopo un intero anno diventerebbe straordinaria necessità e urgenza!
di Cosimo De Nitto, Vincenzo Pascuzzi – 11 febbraio 2015
esattamente un anno fa, il Governo appena costituito dichiarò: “La scuola è la priorità, poi riforme economiche e giustizia”.
Sei mesi dopo Matteo Renzi presentò – con un video messaggio – l’ormai ben noto progetto di riforma “La Buona Scuola” rassicurando “non calo la riforma dall’alto, ma propongo un anno di discussione insieme”.
La discussione è durata due soli mesi, ma la cosa importante è che la riforma governativa è stata bocciata dalla consultazione on-line e off-line. Di conseguenza appare grave e incomprensibile l’intenzione del governo di ignorare il verdetto negativo e di procedere ugualmente, senza apportare modifiche e solo per rispettare tempi e scadenze scelte da se stesso.
In realtà l’annunciato e ribadito ricorso a un decreto-legge per approvare la riforma non può rientrare fra i “casi straordinari di necessità e d’urgenza” (Cost. art. 77, c. 2). Necessità e urgenza risultano improprie (il tempo c’è stato e c’è ancora!), finalizzate non tanto ai problemi da risolvere, quanto a far accettare, per puntiglio e pretestuosamente, le scelte governative pur bocciate dal mondo della scuola.
Inoltre, dal punto di vista legislativo e politico, la situazione è paradossale. “La Buona Scuola” ha seguito finora un percorso extra-parlamentare: presentata con un video-messaggio, senza passare dal Consiglio dei Ministri, poi ha attraversato una consultazione on-line informale e con modalità e aspetti in parte non noti, né verificabili, vorrebbe usare il decreto-legge come un veloce shuttle-bus per attraversare Camera e Senato e senza nemmeno poter escludere il ricorso finale al voto di fiducia!
Non riteniamo di entrare nei contenuti della riforma e nemmeno nella situazione sulla quale pretende di operare. Basta il riferimento all’inchiesta di Riccardo Iacona su “Presa Diretta” dell’8 febbraio scorso e alle polemiche e agli strascichi in corso.
È forte la preoccupazione che la situazione della Scuola, settore complesso e che necessita di tempi distesi e di consensi reali, convinti e diffusi, possa peggiorare invece di migliorare con riforme che appaiono frettolose, semplicistiche, di sola facciata e non sono condivise dal mondo della scuola cioè da chi in essa – scuola – opera, vive e la conosce davvero.
Questo, in sintesi, il nostro punto di vista che vogliamo sottolineare e porre alla Sua attenzione.
16 febbraio 2015 at 18:57
Che i cittadini si rivolgano direttamente al Capo dello Stato, perchè Egli si attivi in difesa dei loro diritti e delle loro esigenze, è una INIZIATIVA FELICISSIMA per TUTTI quelli, che crediamo nello STATO DI DIRITTO.
piero emilio cerutti
10 marzo 2015 at 14:53
Concordo nel merito, ma mi sembra veramente triste che coloro che credono nello stato di diritto siano costretti a rivolgersi al Capo dello Stato per evitare che chi detiene il potere se ne usi per calpestare sacrosanti diritti.
Renzi è coerente con se stesso: ascolta tutti e fa quello che vuole minacciando di volta in volta i garantiti alle sedie del parlamento.
la scuola è MOLTO importante.
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Le parole del sottosegretario Faraone dimostrano una totale ignoranza della Costituzione, che all’articolo 77 dispone: “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.”. Al comma successivo disciplina l’uso del decreto legge, che – in conseguenza di tale esplicito divieto – è limitato ai “casi straordinari di necessità e d’urgenza”.
Dimostrano anche il disprezzo verso l’istituzione parlamentare, definita “palude”. Faraone vorrebbe risolvere le sue evidenti disfunzioni semplicemente abolendola: di questo si tratta, senza tanti giri di parole, quando il Governo rivendica per sé la funzione legislativa.
Dimostrano, infine, una smisurata arroganza.
Purtroppo nel nostro Paese prevale da troppo tempo un clima di assuefazione che ha contribuito a rendere del tutto naturali quelli che sono in realtà veri e propri stravolgimenti del tessuto democratico. L’abuso della decretazione d’urgenza è uno dei canali attraverso i quali è avvenuta questa trasformazione silenziosa. Ogni volta il confine è stato spostato un po’ più in là, fino a pretendere di riformare la scuola per decreto. Un decreto senza limiti (“ci sta dentro tutto quello che reputiamo essere utile per la scuola in Italia”), senza pudore.
Bisogna fare il possibile per impedire che questo avvenga. Bisogna manifestare il dissenso. Come primo passo, aggiungiamo la nostra firma a questa lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica.
ho ascoltato la trasmissione di radio3 sulla scuola: Faraone non ha risposto a nessuna delle domande poste, ed è stato l’unico degli interlocutori ad evadere, con notevole supponenza, ogni aspetto reale e concreto della scuola. Ha dato la netta impressione di non conoscere l’argomento di cui parla.
credo che l’impressione corrisponda alla realtà. come potrebbe conoscere la scuola?
18 febbraio 2015 at 8:03
In Italia si evade tranquillamente, la corruzione è ai massimi storici, come si è visto con gli scandali delle Regioni, del Mose, dell’Expo. E cosa fa il Governo? Un decreto d’urgenza sulla scuola intervenendo sulla carriera dei docenti e sui loro stipendi.
di Lucio Ficara – 17 febbraio 2015
Cosa fa il Governo al riguardo? Nulla non fa proprio nulla! In Italia si evade tranquillamente, la corruzione è ai massimi storici, come si è visto in questi anni con gli scandali delle Regioni, del Mose, dell’Expo. E cosa fa il nostro Governo? Un decreto d’urgenza sulla scuola intervenendo sulla carriera dei docenti e sui loro stipendi. Si avete capito bene un decreto d’urgenza per colpire la classe docente, rea di essere eccessivamente sindacalizzata, fannullona, che lavora poco e perciò è pagata poco. Mentre la Corte dei Conti chiede di intervenire d’urgenza contro la corruzione e l’evasione fiscale vera emergenza italiana, il governo Renzi propone per fine febbraio l’aumento dei carichi di lavoro per gli insegnanti, la valutazione dei docenti e la forte riduzione degli scatti di anzianità.
Ma cosa ci sarà di così nefasto per i docenti italiani in questo decreto legge, tanto da non riferire nulla nemmeno ai sindacati? Ufficialmente non è dato saperlo, ma la dichiarazione di ieri di Rino di Meglio coordinatore nazionale della Gilda è eloquente: “esiste il totale dissenso ad accettare eventuali modifiche per via legislativa di materie come l’orario di lavoro e la retribuzione dei docenti, che costituiscono oggetto di trattativa sindacale”.
http://www.tecnicadellascuola.it/easyblog/un-decreto-d-urgenza-per-colpire-la-classe-docente.html
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18 febbraio 2015 at 13:31
Il Capo dello Stato si attivi, con la sua autorevolezza, per impedire che il Governo adotti la PROCEDURA D’URGENZA per un provvedimento, che intende RIFORMARE LA SCUOLA DEL NOSTRO PARESE. LA RIFORMA DELLA SCUOLA è una questione, sulla quale si può decidere solo dopo avere ascoltato il parere di TUTTE le componenti interessate ( genitori, alunni, Dirigenti scolatici, personale ATA, pedagogisti e psicologi ).
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Pingback: Firma anche tu la lettera al Presidente della Repubblica per la LIP | ARCI Piera Bruno
19 febbraio 2015 at 7:38
Non calo riforma dall’alto, NOOO …. ma ve la scaravento con un decreto
Vincenzo Pascuzzi on 31 gennaio 2015
http://www.retescuole.net/rassegna-stampa/non-calo-riforma-dallalto-nooo-ma-ve-la-scaravento-con-un-decreto
http://www.aetnascuola.it/non-calo-riforma-dallalto-nooo-ma-ve-la-scaravento-con-un-decreto/
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22 febbraio 2015 at 9:01
“Concludo con una preghiera e un invito. La scuola rappresenta il futuro dei nostri figli: farne uno strumento di propaganda significa giocare direttamente sulla loro pelle. Non trasciniamo la scuola nell’arena politica.
Renzi, mi convinca che non è così, attendo il suo invito per parlare di scuola.”
http://www.mariamussini.it/2014/12/17/renzi-ci-fai-ci-sei/
22 febbraio 2015 at 9:03
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/27/la-buona-scuola-il-governo-renzi-e-gli-insegnanti-innamorati/1374105/
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di Vincenzo Pascuzzi – 22 febbraio 2015
All’iniziativa Pd sulla scuola di oggi (22 febbraio 2015), Matteo Renzi ha partecipato in doppia veste, ha recitato due ruoli. Il Renzi Presidente o Premier ha parlato di scuola al Renzi Segretario Pd che si è trovato pienamente d’accordo col Premier! Anche alcuni altri dei presenti avevano doppio ruolo o doppia casacca: sia quella del governo o del Miur, sia quella del Pd!
Del resto la sala del meeting nel Nazionale Spazio Eventi “location unica ed esclusiva localizzata nel cuore del tessuto secolare e stratificato di Roma”, era piccolina, non aveva la capacità della Stazione Leopolda, poteva contenere solo 400 persone.
Renzi, l’Italia riparte dalla scuola, cambiamo le regole
Renzi all’iniziativa Pd sulla scuola, la contestatrice: “Non si può fare spazzatura dei precari”
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Ho firmato la petizione al Presidente della Repubblica nella vana speranza che qualcosa di diverso , da quel che Renzi si è proposto di attuare ,possa accadere. E tuttavaia, dal modo con il quale hanno approvato i nuovi meccanismi di assunazione nel mondo del lavoro, e dal modo come ha rispoto ai docenti che si trovavano in sala durante il dibattito sulla Buona Scuola e da tante altre sue prese di posizione, son convinto che procederanno per la loro strada senza modificare in nulla quanto proporranno nel decreto del 27 febbraio.Ed allora non ci resta altro , dopo aver esaminato il famoso decreto del 27, di cercare di far capire ai docenti che molte delle loro proposte non potranno essere attuate , si risolveranno in um maggiore carico di lavoro per i docenti e alle famiglie e agli alunni che si attuierà un forte indebolimento della possibilità per le scuole di avere i giusti finanziamenti per una migliore organizzazione e didattica. Sarà un lavoro lungo e difficile ma è l’unico modo per invertire la corsa sotto le ali del nuov vincitore. Un esempio della loro presunzione sta nelle parole del demagogo faraone ” Si annullerà la malattia della supplentite” con l’organico funzionale. Non sarà così a meno che i docenti si adatteranno a fare i tappabuchi delle varie situazioni, così come hanno fatto in questo anno con l’aver frequentao i corsi fantasmi del CLIL per l’apprendimento dell’inglese. Oramai sono in pensione dal 2009 quale preside di un liceo che, con tutti i limiti che certamente vi son aveva la possibilità di fare culturalmente i giovani che lo ferquentavano.
23 febbraio 2015 at 20:34
È necessario che la scuola sia davvero “”bupna”””per poter crescere e divenirein “””Scuola:”
23 febbraio 2015 at 20:52
Questo è il male che affligge la scuola dell’autonomia, che soffre della megalomania sfrenata e smodata di quei dirigenti che pensano che tutto dipenda solo ed unicamente dall’avere il dominio e il controllo assoluto di tutto, invece non deve essere così, esistono regole, leggi e principi costituzionali a cui tutti ma proprio tutti dovrebbero ispirarsi.
LA DIRIGENZA SCOLASTICA MAL SOPPORTA COLLEGIALITÀ E SINDACABILITÀ
di Lucio Ficara – 23 febbraio 2015
In questi giorni si è aperto un importante dibattito sull’opportunità o meno di modificare la qualifica professionale dei dirigenti scolastici. In buona sostanza l’apertura di credito della Flc Cgil alla legge d’iniziativa popolare per una Buona Scuola per la Repubblica, ha messo in discussione i valori cardine su cui poggia, ormai da oltre quindici anni, la scuola dell’autonomia. Qualcuno ha gridato allo scandalo, sostenendo che il maggior sindacato della scuola, cioè la Flc Cgil, volesse abrogare, come previsto nell’art.29 della LIP riservato alle abrogazioni, l’art.25 del d.lgs 165/2001. Poi la Flc Cgil, attraverso il suo segretario, Mimmo Pantaleo, ha specificato che non è d’accordo con l’abrogazione dell’art. 25 del TU 165/2001 che definisce ruolo e funzione della dirigenza, ma è pienamente d’accordo con la ratio della LIP e con il metodo della proposta legislativa. Questo interessante dibattito, riguardante quello che è definibile come il “Totem” del ruolo dirigenziale nelle scuole, non ha toccato, secondo il mio parere, il vero punto focale del problema. La dirigenza scolastica odierna, fatte poche eccezioni, mal sopporta e mal digerisce la collegialità e la sindacabilità. Nelle scuole si è creato, piaccia o non piaccia, un dualismo pesante e contrastante tra democrazia collegiale e dirigenza autarchica, tra la concertazione sindacale e il “ghe pensi mi” dirigenziale. I Collegi dei docenti hanno perso e stanno continuando a perdere poteri deliberanti, in molti consigli di classe ci si lamenta, che anche i voti agli scrutini vengono dettati dalla dirigenza. Il dirigente scolastico è diventato il “Deus ex machina” che muove la scuola ed ha una idiosincrasia verso le norme contrattuali e verso le delibere democratiche. Se la dirigenza scolastica non avesse abusato, maldestramente e inopportunamente, dei poteri ricevuti, forse oggi non sarebbe in discussione il ruolo e la qualifica professionale dei dirigenti scolastici. Oggi che il dualismo tra democrazia collegiale e gerarchia dirigenziale è tornato d’attualità e crea dibattito, ecco che diventa giusto sostenere la proposta della LIP che si contrappone alla Buona scuola di Renzi, ed è del tutto ovvio che gli insegnanti e i sindacati tendano ad apprezzare, senza volere abrogare la qualifica dei capi d’Istituto, degli articoli di legge che restituiscono dignità al Collegio dei docenti, ai Consigli di classe, che diano spazio ai Consigli dei genitori e quello degli studenti. La scuola non può essere fatta da un solo uomo al comando, ma deve garantire la partecipazione democratica al suo governo da parte di docenti, educatori, personale ausiliario-tecnico-amministrativo, genitori e studenti. Questo è il male che affligge la scuola dell’autonomia, che soffre della megalomania sfrenata e smodata di quei dirigenti che pensano che tutto dipenda solo ed unicamente dall’avere il dominio e il controllo assoluto di tutto, invece non deve essere così, esistono regole, leggi e principi costituzionali a cui tutti ma proprio tutti dovrebbero ispirarsi.
http://www.tecnicadellascuola.it/blog-home/la-dirigenza-scolastica-mal-sopporta-collegialita-e-sindacabilita.html
grazie delle segnalazioni Vincenzo, la prossima volta le invii direttamente qui info@lipscuola.it , provvederemo poi a metterele in rassegna stampa
23 febbraio 2015 at 22:16
Le persone, che occupano, oggi, i posti di Governo, non hanno alcuna esperienza di quella, che è la vita scolastica dei docenti. Essendo completamente privi di questa necessaria esperienza, non hanno nè titolo, nè COMPETENZA per preparare un progetto di RIFORMA DELLA SCUOLA ITALIANA !
23 febbraio 2015 at 22:39
Sono un’insegnante di Scuola Primaria. Ho letto la vostra proposta di legge e la condivido pienamente, così come approvo la Lettera aperta al Presidente della Repubblica. Spero vivamente che il Presidente faccia sua la giusta richiesta che la L.I.P. sia presa in esame dal Parlamento e, finalmente, abbiano voce coloro che la scuola e nella scuola vivono ogni giorno, siano essi docenti, studenti, genitori e tutti gli operatori scolastici.
di Fabrizio Dacrema – 21 febbraio 2015
La confusione regna sovrana tra i sostenitori della LIP (progetto di legge di iniziativa popolare “La buona scuola della Repubblica”).
Uno degli esponenti del Comitato LIP LIP HURRAH ha cancellato i miei post dal suo sito perché si è irritato quando ho detto che mi sembrano confusi. Poi ha aggiunto alcune “verità” che lui considera definitive cui non ho potuto replicare. A me però non sembra sia così…
non è vero che la LIP vuole abolire la dirigenza scolastica, invece vuole un’altra dirigenza scolastica perché “un’altra dirigenza è possibile e perché un’altra scuola è possibile”;
se uno vuole un’altra dirigenza lo deve scrivere nel testo di legge, invece la LIP abroga la dirigenza scolastica attuale e reintroduce il Capo di Istituto, cioè la figura di vertice della scuola precedente all’autonomia scolastica. Tutto è possibile, anzi “un altra scuola” è persino auspicabile…basta volerlo e quindi scriverlo nel testo di legge che si presenta al Parlamento …
non è vero che la LIP vuole abolire l’autonomia, invece vuole “un’altra e vera autonomia”.
qui si entra in un campo che rasenta la dimensione escatologica…i ProLip vogliono un’altra autonomia … talmente ALTRA da essere ineffabile…infatti le parole “autonomia scolastica” sono presenti nella Costituzione Italiana ma non compaiono mai nella LIP – un progetto di legge di 29 articoli – …insomma per i ProLIp L’AUTONOMIA VERA non è di questo mondo…come dargli torto…
non è vero che la LIP vuole abolire la contrattazione sindacale decentrata e le RSU perché la contrattazione sindacale decentrata (ma anche quella nazionale) “è abolita da Renzi, è abolita dalla carenza di materia su cui trattare, è abolita dalla mancanza di un quadro normativo che dica cosa si fa in mancanza di composizione del conflitto, è abolita dalla figura monocratica del dirigente”.
L’introduzione dell’autonomia scolastica ha reso necessaria la figura del Dirigente Scolastico “responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio”…grazie a questi poteri più ampi rispetto a quelli attribuiti al Capo d’Istituto è possibile la contrattazione di scuola firmata dal dirigente scolastico e dalle RSU…se la LIP abroga il dirigente scolastico e torna al Capo di Istituto ne consegue che salta anche la contrattazione di scuola e il ruolo delle RSU…ora si dice che la contrattazione oggi non è più quella di una volta…però a me sembra che, proprio perché la contrattazione è stata attaccata e indebolita dai governi di destra e è ora sotto tiro anche da parte del governo Renzi, sia meglio non favorire le tendenze alla rilegificazione del rapporto di lavoro sostenendo la sua eliminazione per legge …vale sempre la metafora popolare ma non populista del coniuge che per far dispetto all’altro coniuge…tra l’altro migliaia di insegnanti e ata hanno dedicato il loro impegno e stanno ricandidandosi gratis et amore dei perché sono convinti che le RSU servono a difendere i diritti dei lavoratori e a far funzionare meglio la scuola.
http://www.pavonerisorse.it/buonascuola/LIPFLOP.htm
sottoscriviamo…..
25 febbraio 2015 at 8:15
24 febbraio 2015 at 18:06
Fuori: un gruppo di docenti dell’Usb, allontanati con la “persuasione” dalle forze dell’ordine, due dei quali portati in questura, identificati, perché intenti ad un atto sovversivo:volantinavano. Dentro, un altro gruppo è stato “silenziato” con metodi altrettanto persuasivi, come dimostrato dalle telecamere.
di Marina Boscaino – 23 febbraio 2015
E ci diranno che anche questa volta hanno ascoltato la scuola. E vorranno farvi credere che si è trattato di uno dei tanti incontri in cui questo democraticissimo partito-governo o governo-partitosi è dialogicamente posto all’ascolto. Niente di più falso. Ancora una volta – con il consueto scenario patinato – si è celebrato il nulla.
La kermesse è stata celebrata nella totale indifferenza all’“ascolto”, intollerante delle numerose voci di dissenso che anche ieri si sono alzate. Fuori: un gruppo di docenti dell’Usb, allontanati con la “persuasione” dalle forze dell’ordine, due dei quali portati in questura, identificati, perché intenti ad un atto sovversivo:volantinavano. Dentro, un altro gruppo è stato “silenziato” con metodi altrettanto persuasivi, come dimostrato dalle telecamere.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/23/renzi-la-messa-in-scena-dellascolto-sulla-riforma/1449069/
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2 marzo 2015 at 3:44
2 marzo 2015 at 9:52
2 marzo 2015 at 15:33
Perché un mese fa irridevano senza scriverne, da quando poi la FLC-CGIL, Gilda, UNICOBAS, altre associazioni professionali e sociali e tante personalità della cultura, della ricerca ma anche tanti docenti, studenti, genitori hanno dichiarato di volerla difendere, da quando il gruppo parlamentare trasversale che la sostiene comincia ad allargarsi …..
di Cosimo De Nitto – 2 marzo 2015 – 12:56
Dicono che la LIP è “vecchia”, “vuol portare la scuola agli anni ’70”, “è contro la dirigenza” e quindi, per necessaria deduzione(???) sarebbe “contro l’autonomia”, “non vale niente” e quindi “non vale la pena leggerla”, questo il j’accuse. C’è da chiedersi, perché allora scriverne in toni così allarmati, da panico quasi? Perché tanta violenza verbale contro chi la sostiene? Perché un mese fa irridevano senza scriverne, da quando poi la FLC-CGIL, Gilda, UNICOBAS, altre associazioni professionali e sociali e tante personalità della cultura, della ricerca ma anche tanti docenti, studenti, genitori hanno dichiarato di volerla difendere, da quando il gruppo parlamentare trasversale che la sostiene comincia ad allargarsi e per la prima volta nella storia repubblicana una Legge di Iniziativa Popolare “rischia” di fare il percorso parlamentare e quindi di imporsi all’attenzione e alla discussione nel Paese, perché da allora tutti questi si sono svegliati e improvvisamente hanno scoperto il nemico pubblico numero uno, la LIP, che impedisce il realizzarsi delle “magnifiche sorti e progressive” della Buona scuola di Renzi e gli stanno dando fretta perché sono preoccupati per la discussione seria che la LIP sta provocando in quote crescenti di insegnanti, esperti, genitori, studenti?
Finora accuse infondate solo da parte di alcuni dirigenti, o ex tali, ai quali è stato fatto credere, e loro senza paura di conflitto di interessi lo credono volentieri, che la scuola ruota intorno a questa loro figura di dirigente-manager, anzi si identifica con questa figura così concepita, monocratica e assoluta, come il sistema solare ruota intorno al sole ed essi sarebbero il sole. Ma la LIP crede che un’altra dirigenza è possibile, più vicina alla scuola, agli insegnanti, alla comunità per sostenere la didattica e la qualità della stessa, per essere d’aiuto nel rimuovere gli ostacoli, per sostenere la ricerca, la sperimentazione, l’innovazione. Una dirigenza che gratificherebbe professionalmente la stessa figura, e farebbe passare in secondo piano gli obblighi amministrativi, funzionariali, burocratici. E invece: l’insegnamento/apprendimento? Docenti, studenti, famiglie? Solo satelliti periferici, variabili dipendenti che esistono solo in quanto illuminate e vivificate dal nucleo centrale, dal sole, dall’elemento che solo ha valore e dà valore al sistema: il dirigente-manager. La LIP ha un’altra idea di scuola, concepisce la scuola come bene comune e costituzionale, diritto primario della collettività, comunità educativa ed educante che non può essere a misura di questa o di quella figura, anzi, essa ha una priorità ontologica, di significato e di finalità nell’insegnamento/apprendimento senza il quale non si può neppure parlare di scuola. Idee da anni ’70? No, idee sempre valide, avveniristiche, utopiche persino, se consideriamo come hanno ridotto la scuola e come vogliono stravolgerla assumendo modelli che non appartengono alla nostra storia e si sono già dimostrati fallimentari dove sono stati applicati.
Si scriveva di attacchi e critiche “solo” da parte di alcuni dirigenti perché Renzi e il suo cerchio magico si guardano bene persino dal nominare la LIP, hanno paura che in un confronto aperto, pubblico le persone possano conoscerla e possano sceglierla come alternativa politica e culturale della sua “Buona Scuola”, sintesi e realizzazione delle politiche scolastiche peggiori dal dopoguerra ad oggi.
La LIP è “vecchia” sì, nel senso che raccoglie le migliori tradizioni pedagogiche, didattiche e culturali della storia della nostra scuola, fonda su di esse la lettura e l’interpretazione dei bisogni attuali di chi entra in aula tutti i giorni, non basta, è un progetto complessivo di ampio respiro che guarda al futuro della scuola ma anche della società.
http://www.retescuole.net/senza-categoria/chi-ha-paura-della-lip
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6 marzo 2015 at 7:03
Voi politici, voi che inseguite i vostri interessi, dimentichi del servizio dovuto all’Italia, restituite immediatamente la scuola agli insegnanti, rendetela vivibile e significativa per gli alunni. E già che ci siete: dimettetevi subito!
E ACCANTO A BRUNETTA SI MATERIALIZZA LA GELMINI. ECCO A CHI VIENE RI-CONSEGNATA LA SCUOLA
di Caterina Altamore – 3 marzo alle ore 21.54
Delusa e amareggiata, osservo, mentre sulla scuola si addensano nubi inquietanti, cupe, dense di incertezza.
In chi abbiamo riposto fiducia? (in chi ho posto fiducia)
Attesa e fiducia sono state tradite, ancora una volta, da una folata di inutili parole.
Fino a poche ore fa, nell’aria si sentiva la sintesi delle promesse e delle azioni fatte:
le consultazioni, le email, i telegrammi, i ragionamenti, le assemblee:
Quante fatiche per affrontare lunghi e interminabili tour de force per riuscire ad essere presenti e partecipare attivamente ad un numero infinito di convegni e di assemblee!
E poi le dichiarazioni sulla buona scuola: “Abbiamo ascoltato tutti: docenti, dirigenti, panettieri, commercialisti, precari, benzinai …proprio tutti!
In un attimo, tutto è stato spazzato via.
Nel nulla …
Adesso la palla è passata nelle mani di Brunetta, di colui che ha offeso pubblicamente gli insegnanti, insultandoli e chiamandoli “la peggio Italia” (che questi insegnanti fossero o no precari fa poca differenza. I precari sono “docenti”: offendendo loro si offendono tutti. Questo Brunetta deve saperlo. Non glielo ha ancora detto nessuno???).
E accanto a Brunetta si materializza la Gelmini.
Come dire: la “peggiore politica dell’Italia”. Ecco a chi viene ri-consegnata la scuola (dopo avergliela tolta!).
Che umiliazione per chi ha sempre agito con coerenza.
E per l’ennesima volta, mio malgrado, mi trovo a ripetere “IO NON CI STO!”
Non ci sto a questo gioco al ribasso.
Non ci sto a distruggere la scuola.
Voi politici, voi che inseguite i vostri interessi,
dimentichi del servizio dovuto all’Italia,
restituite immediatamente la scuola agli insegnanti,
rendetela vivibile e significativa per gli alunni.
E già che ci siete: dimettetevi subito!
https://www.facebook.com/caterina.altamore
8 marzo 2015 at 8:11
l’unico punto fermo dello scenario è stata la quantità decrescente delle risorse dedicate al sistema dell’istruzione (inclusa l’università) a livelli di penuria che hanno pochi riferimenti all’estero.
di Giorgio Israel – 7 marzo 2015
http://gisrael.blogspot.it/2015/03/listruzione-senza-risorse-e-le-priorita.html
http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=3LAX8D&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1
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10 marzo 2015 at 8:07
“Ho lavorato per 43 anni nella scuola di Stato, prima come docente di scuola elementare, poi, per 21 anni, come direttrice didattica e, per i restanti 10 anni, come dirigente scolastica in scuole della periferia romana.
Ho anche svolto, per incarico del Ministero, per cinque anni, il compito di Presidente dell’Istituto Regionale per la Ricerca la Sperimentazione e l’Aggiornamento Educativo (IRRSAE) del Lazio.
Ho fondato, con colleghi dirigenti e docenti degli Istituti di Roma Est una Rete di circa trenta scuole, tuttora viva ed operante, per favorire la continuità fra ordini e gradi di scuola, per promuovere l’innovazione, la pratica della ricerca didattica e la diffusione di esperienze educative efficaci.
Ho diretto una Scuola a tempo Pieno della periferia romana a cui le amministrazioni locali e tanti genitori si sono rivolti, sia per la qualità dell’offerta formativa che per la disponibilità ad affrontare situazioni problematiche (disabilità, disagio sociale, integrazione di migranti).
Nella Scuola di tutti, quella statale, operano in piena libertà culturale, docenti di diversa formazione e provenienza culturale, i quali non “inculcano valori”, ma educano, istruendo e trasmettendo saperi disciplinari, con l’unico orizzonte valoriale che accomuna tutti: quello contenuto nella prima parte della Costituzione italiana, dove sono definiti i Principi Fondamentali su cui si fonda la Repubblica democratica .
Nella scuola di stato, quella aperta a tutti, c’è posto, laicamente, per opinioni, idee e anche fedi diverse.
Niente è assoluto, se non il valore dell’uguaglianza dei cittadini e la loro” pari dignità, sociale di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali” (art.3).
Poiché “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”(art. 33) ogni docente sa che non deve trasmettere certezze dogmatiche.
Nessun docente capace ed onesto “inculca” idee negli alunni.
Prego tutti i genitori che hanno fatto l’esperienza della ricchezza della scuola di tutti e che per i propri figli hanno scelto una scuola “libera” e non condizionata da indirizzi confessionali o ideologici di far sentire la propria voce e di spiegare al nostro Presidente del Consiglio che si fregia di essere un “liberale” che la scuola pubblica statale è scuola di democrazia e di pluralismo e che la partecipazione sociale è la condizione che ne garantisce la funzione sociale e la libertà.”
http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/03/01/news/la_lettera_-13061302/?fb_action_ids=960938707263063&fb_action_types=og.recommends&fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like
http://www.aetnascuola.it/la-lip-heidi-e-fernando-alonso-questo-mondo-che-adultizza-precocemente/
12 marzo 2015 at 20:25
gentile Vincenzo, grazie per le segnalazioni. La prossima volta può inviarcele tramite mail, le diffonderemo su facebook. Meglio diffonderle sui social piuttosto che come commenti agli articoli
domenico fiocchetti
11 aprile 2015 at 22:43
Questo DL è solo un modo mascherato per tagliare ancor di più fondi alle scuole, concentrando tutto il potere decisionale in mano a pochi soggetti, qualunque essi siano dirigenti presidi ecc.. che potranno addirittura decidere sul futuro di insegnanti in base a valutazioni personali momentanee, che non rispecchierebbero il valore intero di una carriera. Renzi che non è il Governo inteso come organo eletto democraticamente, non portando in parlamento una materia cosi’ importante utilizzando un DL sta operando con metodica irregolare in stile dittatoriale. Quindi URGENTE NECESSITA CHE LEI SIG. PRESIDENTE INTERCEDA e porti in Parlamento ciò che deve essere discusso ed approvato in nome del POPOLO SOVRANO.
Giancarlo Pignataro RSU
19 maggio 2015 at 8:06
Il Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico – Liceo Classico e Liceo Scientifico con opzione Scienze Applicate “FEDERICO QUERCIA” DI MARCIANISE si è riunito il 18 maggio 2015 ed ha approvato il documento che sintetizza in 17 punti la disamina (iniziata già in altri consessi e da diverso tempo) del DDL n. 2994, “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, presentato dal Governo alla Camera dei Deputati l’11 maggio U.S.
A seguito di ampia discussione, i docenti di questo collegio esprimono a maggioranza una valutazione fortemente negativa nei confronti del progetto di riforma della scuola del Governo Renzi per le seguenti ragioni:
1.	Tale riforma contrasta con i principi fondamentali della Costituzione Italiana e con gli articoli 33 –“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”- e 34 –“La scuola è aperta a tutti”-. Si ricorda a tal proposito la premessa del discorso del 1955 di Piero Calamandrei che, richiamando l’art. 3 della Costituzione: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”, dichiarò: E’ compito (della Repubblica) di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo – “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” – corrisponderà alla realtà.
2.	Il provvedimento si incentra meramente su aspetti di carattere tecnico-organizzativo-burocratico-economico e promuove un modello di scuola aziendalistico alieno alle necessità concrete degli studenti. Come dimostrato dalla pluriennale esperienza delle norme degli ultimi 15 anni.
3.	Il DDL sembra ignorare quasi del tutto le innumerevoli critiche e proposte elaborate in buona fede da migliaia di docenti e operatori scolastici nella piattaforma governativa on line, cosiddetta della “Buona scuola”, la quale, a questo punto, si rivela per quello che molti paventavano all’inizio, ovvero solo una grande operazione mediatica.
4.	Il DDL prevede la riduzione degli organi collegiali della scuola (Collegio dei docenti, Consiglio di Istituto) a meri organi consultivi, depotenziandoli significativamente, in quanto li priva di ogni potere deliberativo. Ciò comporta l’esclusione della componente studenti e famiglie dal processo decisionale della scuola. Ogni decisione, infatti, non solo organizzativa e amministrativa ma persino pedagogica e didattica è affidata al Dirigente Scolastico (il quale peraltro sarà caricato di enormi responsabilità e senza alcuna tutela).
5.	Il DDL comporta inesorabilmente un rischio in termini di favoritismo e clientelismo poiché prevede che il Dirigente Scolastico scelga i docenti dell’organico funzionale sulla base di criteri discrezionali.
6.	Discutibile l’attribuzione al solo Dirigente Scolastico della facoltà di assegnare ai docenti “meritevoli” una somma, definita “bonus” (art. 11, commi 2 e 3), della cui entità peraltro il DDL non fa menzione. La cosiddetta autovalutazione della scuola verrebbe così a risolversi in un meccanismo premiale rivolto ai singoli docenti con decisione unilaterale ed esclusiva del Dirigente.
7.	La formazione obbligatoria prevista nel DDL, nella misura di 50 ore annuali aggiuntive all’orario di servizio, non prevede alcuna retribuzione salariale e non prevede nessuna possibilità di autoformazione con il rischio di favorire centri di formazione di dubbia qualità. Inoltre non si prevede che il Collegio dei docenti possa esprimersi nella scelta del tipo di formazione necessaria lasciando al Dirigente Scolastico il potere di scelta ed aumentando i rischi di cui al paragrafo precedente.
8.	Il sistema di piani triennali da sottoporre da parte di tutte le istituzioni scolastiche nazionali al vaglio dell’Ufficio Scolastico Regionale e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca comporterà un aggravio burocratico di proporzioni immani. Ogni tre anni le scuole saranno gettate nel caos e le migliori energie si spenderanno per conteggiare burocraticamente posti, risorse, progetti.
9.	Il sistema dell’organico funzionale, così come congegnato, lede i più elementari diritti dei lavoratori, innanzitutto, quelli dei docenti precari (PAS, TFA, 3°FASCIA, GAE) che se non dovessero rientrare nel piano straordinario di assunzioni, verrebbero definitivamente espulsi dalla scuola pubblica.
10.	Ai docenti, sia quelli neoassunti sia tutti quelli che rientrano nelle operazioni di mobilità (compresi i soprannumerari), sarebbe impedita un’effettiva possibilità di mobilità nel territorio nazionale oltre che la possibilità, sancita per qualunque altro dipendente dello Stato, di poter operare una scelta su una sede.
11.	Il trasferimento dalla scuola al “cosiddetto” Albo territoriale comporterebbe così, analogamente alla riforma del lavoro già approvata dal Parlamento, un’imponente precarizzazione della classe docente estendibile anche ai Dirigenti scolastici e al personale ATA.
12.	Del tutto criticabile, inoltre, soprattutto dopo tanta retorica sulla scuola meritocratica, è la facoltà attribuita al DS di poter affidare la cattedra a docenti senza abilitazione che abbiano semplicemente il titolo di studio specifico.
13.	Assolutamente negative sono da valutare le aperture alle sponsorizzazioni di privati, che segnano la capitolazione dello Stato e il suo possibile progressivo disimpegno dalla spesa per la scuola pubblica, già tra le più basse d’Europa. Le sponsorizzazioni dei privati rischiano di generare clientelismi, indebite ingerenze, connivenze, producendo, inoltre, minori introiti per lo Stato (sono previsti dal DDL incisivi vantaggi fiscali) insieme a ulteriori, profonde disparità tra le scuole collocate in territori floridi ed economicamente produttivi e scuole di zone economicamente depresse.
14.	Le donazioni del “5×1000” alle singole scuole accentuerebbero le disuguaglianze socio-culturali tra scuole che insistono su territori diversi, condizionando pesantemente gli esiti scolastici. Sarebbe auspicabile che tali donazioni siano destinate al sistema scolastico nazionale che eventualmente stabilisca dei criteri oggettivi per la distribuzione.
15.	Incostituzionale è la defiscalizzazione delle rette per le scuole paritarie. Fatta salva la libertà di scelta educativa delle famiglie, lo Stato non può stornare parte della fiscalità generale a vantaggio degli istituti privati, sottraendo risorse alla scuola statale.
16.	Nessun riferimento è presente nel DDL riguardo alla spinosa questione del personale ATA, ignorato da questo governo e fatto oggetto di pesanti tagli da quelli precedenti.
17.	Abnormi e senza precedenti sono, infine, le deleghe che il Governo chiede al Parlamento per rivedere praticamente tutta la legislazione scolastica vigente dall’autonomia scolastica al sistema di conseguimento delle abilitazioni, dallo statuto giuridico del personale scolastico alla revisione degli organi collegiali, ai problemi della disabilità e così via, prefigurando un’ulteriore pericolosa compressione delle prerogative del Parlamento e della qualità della democrazia nel nostro Paese.
Questo Collegio dei docenti pertanto, sulla base dei suesposti elementi, invita (inviando formale copia del presente documento) il Governo e il Parlamento a tenere conto delle innumerevoli proposte di revisione e correzione del sistema nazionale dell’istruzione e della formazione (formulate da più parti, e non da ora, con leggi di iniziativa popolare, interventi sulla piattaforma “La Buona Scuola”, documenti, progetti, sperimentazioni) per elaborare reali e incisive migliorie del comparto scuola da sottoporre al vaglio delle forze politiche e del Governo.
Marcianise, 18 maggio 2015
19 maggio 2015 at 8:10
DOCUMENTO APPROVATO A MAGGIORANZA NEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL LICEO “QUERCIA” DI MARCIANISE NELLA SEDUTA DEL 18/05/2015 IN MERITO AL RINVIO DELL’ADOZIONE DEI LIBRI DI TESTO a.s. 2015-2016
Premesso che la normativa vigente sulle adozioni dei libri di testo prevede che il collegio dei docenti può adottare, con formale delibera, libri di testo ovvero strumenti alternativi, in coerenza con il piano dell’offerta formativa, con l’ordinamento scolastico e con il limite di spesa stabilito per ciascuna classe di corso (art. 6, comma 1, legge n. 128/2013).
Considerato che il Collegio dei docenti di questo Istituto intende proseguire l’azione di lotta intrapresa per il ritiro del DDL C-2994 “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” detto “La Buona Scuola” ma è determinato a scegliere modalità che abbiano la minor ricaduta negativa su studenti e famiglie.
Preso atto che la partecipazione massiccia alla protesta non sia sufficiente ad indurre una riflessione da parte degli Organi competenti ma che la stessa può assumere rilevanza solo se vengono insidiati gli interessi economici dei soggetti che ruotano attorno alla scuola (case editrici, agenzie di viaggio, ecc.).
Il Collegio dei docenti del Liceo “Quercia” delibera di non procedere, in questa seduta, ad alcuna adozione di libri di testo per l’a.s. 2015-2016 e di rinviare la discussione al 20 maggio (data in cui è prevista l’approvazione definitiva del DDL) con l’auspicio che vengano accolte le istanze sollevate riguardo al DDL suddetto.
Tale proposta accolta dalla maggioranza dei docenti che credono nel valore culturale imprescindibile degli ausili didattici, nasce come risposta al forte disagio suscitato in noi operatori della scuola dal DDL C-2994 “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” in questi giorni all’esame del Parlamento, promosso dal Governo e denominato capziosamente “La buona scuola”.
Spiace costatare che ormai da troppi anni la professione docente vede aumentare carichi di responsabilità, mansioni e compiti che distolgono i docenti dalla prioritaria azione educativo-formativa. Da anni tutto questo avviene in una scuola che taglia risorse, incrementando soltanto il numero medio di alunni per classe. La professionalità dei docenti della scuola pubblica italiana, con spirito di sacrificio e senso di responsabilità civile e umano, ha già operato con l’intento di mantenere inalterata l’offerta formativa. Ma il fosco scenario che il DDL lascia intravedere ci induce ad affermare con forza e determinazione che a queste condizioni e con queste prospettive non è più possibile andare avanti!
Non è accettabile che al disavanzo finanziario e di bilancio del nostro Paese, che nessuno dubita sia una priorità, venga posta come soluzione, ancora una volta, il taglio delle risorse destinate alla scuola e di quelle di chi nella scuola opera.
Altre strade possono essere percorse a tale scopo ed evitare che la scuola pubblica italiana sta per esalare l’ultimo respiro.
Le scuole, infine, non dispongono più dei fondi finora utilizzati per garantire il diritto allo studio, la partecipazione ai viaggi di istruzione e, in alcuni casi, lo stesso ampliamento dell’offerta formativa.
Queste scelte, che già nel loro lessico denunciano lo snaturamento di cui la scuola italiana è vittima (il preside è diventato un dirigente, un manager, “offriamo formazione” come un prodotto da banco da supermarket) portano ad un’ingiustizia sociale sempre più marcata e ad una discriminazione sempre più evidente fra chi (molti) versa in difficoltà economiche e chi (troppo pochi) può sostenere il costo di un’istruzione elitaria. La scuola pubblica non è un’industria che plasma la materia per realizzare, ad esempio, un oggetto né tanto meno un centro commerciale, che deve esporre la propria mercanzia in vetrine accattivanti; essa è una palestra dei saperi dove si allenano i cervelli della società del domani con garanzia di mobilità sociale e di libertà di pensiero.
Certamente dispiace dover porre in essere una protesta che potrà danneggiare altri lavoratori che speriamo comprendano il senso di quest’azione, ma siamo convinti che una presa di coscienza collettiva e trasversale possa incidere sul dibattito pubblico e possa ridare alla scuola l’attenzione che merita e ai ragazzi la possibilità di vedere ripristinato il diritto pieno e non discriminatorio allo studio, come sancito dalla Costituzione Italiana.