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Timestamp: 2020-05-29 09:52:50+00:00
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D.Lgs. 490/99 Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali (abrogato) • Carlo Pagliai • Ingegnere urbanista
D.Lgs. n. 490/99 del 29 ottobre 1999.
Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell’articolo 1 della legge 8 ottobre, n. 352 – Gazzetta Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 1999 – Supplemento Ordinario n. 229.
Testo originario – provvedimento vigente fino al 30-04-2004 dal D.Lgs. 42/2004.
E’ approvato l’unito testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, composto di 166 articoli e dell’allegato A, vistato dal Ministro proponente.
I beni culturali che compongono il patrimonio storico e artistico nazionale sono tutelati secondo le disposizioni di questo Titolo, in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione.
Sono beni culturali disciplinati a norma di questo Titolo:
Sono comprese tra le cose indicate nel comma 1, lettera a):
a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civilta’;
c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, i documenti notevoli, gli incunaboli, nonche’ i libri, le stampe, le incisioni aventi carattere di rarita’ e pregio;
d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarita’ e di pregio artistico o storico;
e) le fotografie con relativi negativi e matrici, aventi carattere di rarita’ e di pregio artistico o storico;
Sono comprese tra le collezioni indicate nel comma 1, lettera c), quali testimonianze di rilevanza storico-culturale, le raccolte librarie appartenenti a privati, se di eccezionale interesse culturale.
Sono beni archivistici:
Sono beni librari le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato e degli enti pubblici, quelle indicate nel comma 3 e, qualunque sia il loro supporto, i beni indicati al comma 2, lettere c) e d).
Non sono soggette alla disciplina di questo Titolo, a norma del comma 1, lettera a), le opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.
Indipendentemente dalla loro inclusione nelle categorie elencate all’articolo 2, sono altresi’ beni culturali ai fini delle specifiche disposizioni di questo Titolo che li riguardano:
d) le fotografie e gli esemplari delle opere cinematografiche, audiovisive o sequenze di immagini in movimento o comunque registrate, nonche’ le documentazioni di manifestazioni sonore o verbali comunque registrate, la cui produzione risalga ad oltre venticinque anni;
e) i mezzi di trasporto aventi piu’ di settantacinque anni;
f) i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica aventi piu’ di cinquanta anni.
Beni non ricompresi nelle categorie elencate agli articoli 2 e 3 sono individuati dalla legge come beni culturali in quanto testimonianza avente valore di civilta’.
I predetti enti e persone giuridiche hanno l’obbligo di denunciare le cose non comprese nella prima elencazione nonche’ quelle che in seguito verranno ad aggiungersi per qualsiasi titolo al loro patrimonio, inserendole nell’elenco.
I beni elencati nell’articolo 2, comma 1, lettera a) che appartengono ai soggetti indicati al comma 1 sono comunque sottoposti alle disposizioni di questo Titolo anche se non risultano compresi negli elenchi e nelle denunce previste dai commi 1 e 2.
Salvo quanto disposto dal comma 4, il Ministero dichiara l’interesse particolarmente importante delle cose indicate all’articolo 2, comma 1, lettera a) appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati all’articolo 5, comma 1.
Il Ministero dichiara altresi’ l’interesse particolarmente importante delle cose indicate all’articolo 2, comma 1, lettera b), l’eccezionale interesse delle collezioni o serie di oggetti indicati all’articolo 2, comma 1, lettera c) e il notevole interesse storico del beni indicati all’articolo 2, comma 4, lettera c).
Gli effetti della dichiarazione sono stabiliti dall’articolo 10.
La Regione competente per territorio dichiara l’interesse particolarmente importante delle cose indicate nell’articolo 2, comma 2, lettera c) di proprieta’ privata. In caso di inerzia della Regione, il Ministero procede a norma dell’art. 9, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 3.
Il Ministero avvia il procedimento di dichiarazione previsto dall’articolo 6 direttamente o su proposta formulata dal soprintendente, anche su richiesta della Regione, della Provincia o del Comune, dandone comunicazione al proprietario, possessore o detentore.
La comunicazione ha per oggetto gli elementi identificativi del bene e la sua valutazione risultante dall’atto di iniziativa o dalla proposta, l’indicazione degli effetti previsti dal comma 4 nonche’ l’indicazione del termine, comunque non inferiore a trenta giorni, per la presentazione di eventuali osservazioni.
Allorche’ il procedimento riguardi complessi immobiliari, la comunicazione e’ inviata anche al Comune interessato.
La comunicazione comporta l’applicazione, in via cautelare, delle disposizioni previste dalla sezione I del Capo II e dalla sezione I del Capo III di questo Titolo.
Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla scadenza del termine del procedimento di dichiarazione che il Ministero stabilisce a norma dell’articolo 2, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
Le regioni applicano le disposizioni indicate ai commi precedenti nell’esercizio delle funzioni indicate all’articolo 6, comma 4.
La dichiarazione prevista dall’articolo 6 e’ notificata al proprietario, possessore o detentore delle cose che ne formano oggetto.
Ove si tratti di cose soggette a pubblicita’ immobiliare la dichiarazione, su richiesta del Ministero, e’ trascritta nei registri immobiliari ed ha efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo.
Le dichiarazioni adottate dalle regioni a norma dell’articolo 6, comma 4, sono trasmesse al Ministero.
Accertamento dell’esistenza di beni archivistici
I privati proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di archivi dei quali facciano parte documenti anteriori all’ultimo settantennio sono tenuti, entro novanta giorni dall’acquisizione, a farne denuncia al soprintendente archivistico.
Il soprintendente archivistico accerta d’ufficio l’esistenza di archivi o di singoli documenti, anche di data piu’ recente, del quali siano proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, i privati e di cui sia presumibile il notevole interesse storico.
Le disposizioni dei Capi seguenti di questo Titolo si applicano:
Le disposizioni del Capo II, sezioni I e II, e del Capo III, sezioni I e II, di questo Titolo si applicano alle cose indicate nell’articolo 2, comma 1, lettera a) di proprieta’ privata, nonche’ ai beni indicati nell’articolo 2, comma 4, lettera c), solo se sia intervenuta la notifica della dichiarazione prevista dall’articolo 6.
Con decreto del Presidente della Repubblica, adottato a norma dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e’ emanato il regolamento per l’attuazione delle disposizioni di questo Titolo.
Fino all’emanazione del regolamento previsto al comma 1 restano in vigore, in quanto applicabili, le disposizioni del regolamenti approvati con regi decreti 2 ottobre 1911, n. 1163 e 30 gennaio 1913, n. 363 e ogni altra disposizione regolamentare attinente alle norme contenute in questo Titolo.
In questo Titolo si intende per “regolamento” il provvedimento emanato a norma del comma 1.
Nel termine stabilito dal regolamento, il Ministero procede alla dichiarazione di bene culturale nei confronti dei beni immobili indicati nell’articolo 2 per i quali non siano state rinnovate e trascritte le notifiche precedentemente effettuate a norma delle leggi 20 giugno 1909, n. 364 e 11 giugno 1922, n. 778.
Le notifiche indicate al comma 1 restano comunque valide, agli effetti di questo Titolo, fino alla scadenza del termine prescritto dallo stesso comma 1.
Le notificazioni eseguite a norma degli articoli 2, 3 e 5 della legge 1 giugno 1939, n. 1089 e le dichiarazioni adottate a norma dell’articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409 conservano piena efficacia.
Restano salve le disposizioni relative alle raccolte artistiche ex-fidecommissarie, impartite con legge 28 giugno 1871, n. 286, legge 8 luglio 1883, n. 1461, regio decreto 23 novembre 1891, n. 653 e legge 7 febbraio 1892, n. 31.
La vigilanza sui beni culturali compete al Ministero e, per quanto concerne i beni oggetto di delega di funzioni amministrative, anche alle regioni.
Il Ministero esercita la vigilanza anche con la cooperazione delle regioni.
Il Ministero e le regioni cooperano altresi’ all’impostazione e alla definizione delle modalita’ d’attuazione, anche in collaborazione con le universita’, di programmi concernenti studi, ricerche ed iniziative scientifiche in tema di catalogazione, inventariazione e restauro.
Il Ministero assicura la catalogazione dei beni culturali per il censimento del patrimonio storico ed artistico nazionale.
Le regioni, le province e i comuni curano la catalogazione dei beni culturali loro appartenenti e, informatone il Ministero, degli altri beni culturali presenti sul proprio territorio. I dati affluiscono al catalogo nazionale del beni culturali.
La catalogazione e’ effettuata secondo le procedure e con le modalita’ stabilite dal regolamento, previa definizione, con la cooperazione delle regioni, di metodologie comuni per la raccolta e l’elaborazione dei dati a livello nazionale e la integrazione in rete delle banche dati regionali o locali.
I dati concernenti le dichiarazioni a norma dell’articolo 6 e gli elenchi previsti dall’articolo 5 affluiscono nella catalogazione e sono trattati separatamente dagli altri; la loro consultabilita’ e’ disciplinata in modo da garantire la sicurezza dei beni e la tutela della riservatezza.
I comitati di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali sono facoltativamente consultati in relazione ai provvedimenti di tutela e di valorizzazione previsti da questo Titolo che investono problemi di speciale importanza.
Il parere del comitati indicati al comma 1 e’ obbligatorio per i provvedimenti che comportano spese superiori alle soglie stabilite con decreto del Ministro, udito il Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali.
Sono fatte salve le disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 20 settembre 1973, n. 791 per gli interventi di restauro e di risanamento conservativo in Venezia insulare, nelle isole della laguna e nel centro storico di Chioggia, ed ogni altra disposizione di legge speciale avente ad oggetto singole citta’, complessi architettonici, siti od aree di interesse storico, artistico od archeologico.
Quando si tratti di beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa Cattolica o di altre confessioni religiose, il Ministero e, per quanto di competenza, le regioni provvedono, relativamente alle esigenze del culto, d’accordo con le rispettive autorita’.
Si osservano, altresi’, le disposizioni stabilite dalle intese concluse a norma dell’articolo 12 dell’Accordo di modificazione del Concordato lateranense firmato il 18 febbraio 1984, ratificato e reso esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121, ovvero dalle leggi emanate sulla base delle intese sottoscritte, a norma dell’articolo 8, comma 3, della Costituzione, con le confessioni religiose diverse dalla cattolica.
L’attivita’ di tutela e valorizzazione dei beni culturali si conforma ai principi di cooperazione tra Stati, anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, stabiliti dalle convenzioni rese esecutive in Italia in materia di protezione del patrimonio culturale mondiale e del patrimoni nazionali.
I beni culturali non possono essere demoliti o modificati senza l’autorizzazione del Ministero.
Essi non possono essere adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico od artistico oppure tali da creare pregiudizio alla loro conservazione o integrita’.
Le collezioni non possono, per qualsiasi titolo, essere smembrate senza l’autorizzazione prescritta al comma 1.
Gli archivi non possono essere smembrati, a qualsiasi titolo, e devono essere conservati nella loro organicita’. Il trasferimento di complessi organici di documentazione di archivi di persone giuridiche a soggetti diversi dal proprietario, possessore o detentore e’ subordinato ad autorizzazione del soprintendente.
Lo scarto di documenti degli archivi di enti pubblici e degli archivi privati di notevole interesse storico e’ subordinato ad autorizzazione del soprintendente archivistico.
I beni culturali non possono essere rimossi senza l’autorizzazione del Ministero.
I beni appartenenti agli enti contemplati dall’articolo 5 sono fissati al luogo di loro destinazione nel modo indicato dalla soprintendenza.
Nel caso in cui il trasporto di beni mobili appartenenti a privati, dichiarati a norma dell’articolo 6, avvenga in dipendenza del cambiamento di dimora del detentore, questi ne da’ notizia alla soprintendenza, la quale puo’ prescrivere le misure che ritenga necessarie perche’ i beni medesimi non subiscano danno.
Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano agli archivi correnti degli enti pubblici e degli organi amministrativi e giudiziari dello Stato.
I proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, dei beni culturali indicati all’articolo 2, comma 1, lettere a), b) e c) hanno l’obbligo di sottoporre alla soprintendenza i progetti delle opere di qualunque genere che intendano eseguire, al fine di ottenerne la preventiva approvazione.
Il provvedimento di approvazione sostituisce l’autorizzazione prevista all’articolo 21.
L’approvazione prevista dall’articolo 23 relativa ad interventi in materia di edilizia pubblica e privata e’ rilasciata entro il termine di novanta giorni dalla presentazione della richiesta, restando comunque impregiudicato quanto disposto dagli articoli 25 e 26.
Qualora la soprintendenza chieda chiarimenti o elementi integrativi di giudizio, il termine indicato al comma 1 e’ sospeso fino al ricevimento della documentazione.
Ove la soprintendenza proceda ad accertamenti di natura tecnica, dandone preventiva comunicazione al richiedente, il termine e’ sospeso fino all’acquisizione delle risultanze degli accertamenti d’ufficio e comunque non oltre trenta giorni. Decorso tale termine, previa diffida a provvedere nei successivi trenta giorni, le richieste di approvazione si intendono accolte.
Nei procedimenti relativi ad opere pubbliche incidenti su beni culturali assoggettati alle disposizioni di questo Titolo, ove si ricorra alla conferenza di servizi, l’approvazione prevista dall’articolo 23 e’ rilasciata in quella sede dal Ministero con dichiarazione motivata, acquisita al verbale della conferenza, contenente le eventuali prescrizioni al progetto.
Qualora il Ministero esprima motivato dissenso l’amministrazione procedente puo’ richiedere, purche’ non vi sia stata una precedente valutazione di impatto ambientale negativa, la determinazione di conclusione del procedimento al Presidente del Consiglio del Ministri, previa deliberazione del Consiglio del Ministri.
L’amministrazione che provvede all’esecuzione dei lavori informa il Ministero dell’adempimento delle condizioni dell’approvazione.
Per i progetti di opere comunque soggetti a valutazione di impatto ambientale a norma dell’articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, l’approvazione prevista dall’articolo 23 e’ rilasciata da parte del Ministero in sede di concerto sulla compatibilita’ ambientale, sulla base del progetto definitivo da presentarsi ai fini della valutazione di impatto ambientale medesima.
Qualora dall’esame del progetto effettuato a norma del comma 1 risulti che l’opera non e’ in alcun modo compatibile con le esigenze conservative del bene culturale sul quale essa e’ destinata ad incidere il Ministero si pronuncia negativamente, dandone comunicazione al Ministero dell’ambiente. In tal caso, ovvero qualora vi sia una valutazione contraria del progetto da parte del Ministero dell’ambiente, la procedura di valutazione di impatto ambientale si considera conclusa negativamente.
Se nel corso dei lavori risultino comportamenti contrastanti con l’approvazione, tali da porre in pericolo l’integrita’ degli immobili soggetti a tutela, il Ministero ordina la sospensione del lavori.
Nel caso di assoluta urgenza possono essere eseguiti i lavori provvisori indispensabili per evitare danni notevoli al bene tutelato, purche’ ne sia data immediata comunicazione alla soprintendenza, alla quale sono inviati nel piu’ breve tempo i progetti dei lavori definitivi per l’approvazione.
Il soprintendente puo’ ordinare la sospensione dei lavori iniziati contro il disposto degli articoli 23, 26 e 27 ovvero condotti in difformita’ dall’approvazione.
La stessa facolta’ spetta al soprintendente per i lavori relativi alle cose indicate nell’articolo 2, comma 1, lettere a), b) e c), anche quando non sia intervenuta la dichiarazione a norma dell’articolo 6.
Nel caso previsto al comma 2 l’avvio del procedimento di dichiarazione e’ comunicato non oltre trenta giorni dall’ordine di sospensione: se entro tale termine non e’ effettuata la comunicazione, l’ordine di sospensione si intende revocato.
Per l’applicazione degli articoli 21, 22 e 23 nei riguardi delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici territoriali, il Ministero puo’ procedere mediante accordi ed intese.
Gli organi giudiziari e amministrativi dello Stato versano all’archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato i documenti relativi agli affari esauriti da oltre quarant’anni, unitamente agli strumenti che ne garantiscono la consultazione. Le liste di leva e di estrazione sono versate settant’anni dopo l’anno di nascita della classe cui si riferiscono. Gli archivi notarili versano gli atti notarili ricevuti dai notai che cessarono l’esercizio professionale anteriormente all’ultimo centennio.
Il soprintendente all’archivio centrale dello Stato e i direttori degli archivi di Stato possono accettare versamenti di documenti piu’ recenti, quando vi sia pericolo di dispersione o di danneggiamento.
Nessun versamento puo’ essere ricevuto se non sono state effettuate le operazioni di scarto. Le spese per il versamento sono a carico delle amministrazioni versanti.
Gli archivi degli uffici statali soppressi e degli enti pubblici estinti sono versati all’archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato, a meno che non se ne renda necessario il trasferimento, in tutto o in parte, ad altri enti.
Presso gli organi indicati nel comma 1 sono istituite commissioni, delle quali fanno parte rappresentanti del Ministero e del Ministero dell’interno, con il compito di vigilare sulla corretta tenuta degli archivi correnti e di deposito, di collaborare alla definizione del criteri di organizzazione, gestione e conservazione dei documenti, di proporre gli scarti di cui al comma 3, di curare i versamenti previsti al comma 1, di identificare gli atti di natura riservata. La composizione e il funzionamento delle commissioni sono disciplinati con regolamento. Gli scarti sono autorizzati dal Ministero.
Le disposizioni del presente articolo non si applicano al Ministero per gli affari esteri; non si applicano altresi’ agli stati maggiori dell’esercito, della marina e dell’aeronautica per quanto attiene la documentazione di carattere militare e operativo.
La Presidenza della Repubblica conserva i suoi atti presso il proprio archivio storico, secondo le determinazioni assunte dal Presidente della Repubblica, con proprio decreto, su proposta del Segretario generale della Presidenza della Repubblica. Con lo stesso decreto sono stabilite le modalita’ di consultazione e di accesso agli atti conservati presso l’archivio storico della Presidenza della Repubblica.
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica conservano i loro atti presso il proprio archivio storico, secondo le determinazioni dei rispettivi uffici di presidenza.
La Corte Costituzionale conserva i suoi atti presso il proprio archivio storico, secondo le disposizioni stabilite con regolamento adottato a norma dell’articolo 14 della legge 11 marzo 1953, n. 87, come sostituito dall’articolo 4 della legge 18 marzo 1958, n. 265.
I soprintendenti possono in ogni tempo, in seguito a preavviso, procedere ad ispezioni per accertare l’esistenza e lo stato di conservazione e di custodia dei beni culturali.
I controlli conservativi previsti dalle disposizioni della presente sezione che riguardano i beni indicati all’articolo 2, comma 2, lettera c) sono esercitati dalla Regione competente per territorio. In caso di inerzia della Regione, il Ministero procede a norma dell’art. 9, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 3.
Ai fini del presente Capo, per restauro si intende l’intervento diretto sulla cosa volto a mantenere l’integrita’ materiale e ad assicurare la conservazione e la protezione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale.
Il restauro ad iniziativa del proprietario, possessore o detentore di beni culturali sottoposti alle disposizioni di questo Titolo e’ autorizzato o approvato a norma degli articoli 21 e 23.
Con l’approvazione del progetto, il soprintendente si pronuncia, a richiesta dell’interessato, sull’ammissibilita’ dell’intervento ai contributi statali, certificandone eventualmente il carattere necessario ai fini della concessione delle agevolazioni tributarie previste dalla legge.
Le disposizioni che escludono le procedure semplificate di controllo urbanistico-edilizio in relazione all’incidenza dell’intervento su beni culturali non si applicano ai lavori di restauro espressamente approvati a norma dell’articolo 23. A tal fine il soprintendente invia copia del progetto approvato al Comune interessato.
Il Ministero ha facolta’ di provvedere direttamente agli interventi necessari per assicurare la conservazione ed impedire il deterioramento dei beni culturali.
Il Ministero puo’ imporre al proprietario, possessore o detentore l’esecuzione degli interventi previsti dal comma 1. La spesa occorrente e’ posta a carico del proprietario, salvo quanto disposto dall’articolo 41, comma 2.
Ai fini dell’articolo 37 il soprintendente redige una relazione tecnica e dichiara la necessita’ dei lavori da eseguire.
La relazione tecnica e’ comunicata al proprietario, possessore o detentore del bene, che puo’ far pervenire le sue osservazioni entro trenta giorni dall’avvenuta comunicazione.
Il soprintendente, se non ritiene necessaria l’esecuzione diretta dell’intervento, assegna al proprietario, possessore o detentore un termine per la presentazione del progetto esecutivo dei lavori da effettuarsi, conformemente alla relazione tecnica.
Il progetto presentato e’ approvato dal soprintendente con le eventuali prescrizioni e con la fissazione del termine per l’inizio dei lavori. Per i beni immobili il progetto e’ trasmesso al Comune interessato, che puo’ esprimere parere motivato entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione.
Se il proprietario, possessore o detentore del bene non adempie all’obbligo di presentazione del progetto, o non provvede a modificarlo secondo le indicazioni del soprintendente nel termine da esso fissato, ovvero se il progetto e’ respinto, si procede con l’esecuzione diretta.
In caso di urgenza il soprintendente puo’ adottare immediatamente le misure conservative.
I provvedimenti previsti negli articoli da 34 a 38 che riguardano i beni indicati all’articolo 2, comma 2, lettera e) sono adottati dal Ministero o dalle regioni a norma dell’articolo 9, comma 1, lettera d) del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 3.
Lo Stato ha facolta’ di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla meta’ della stessa.
Per gli interventi disposti a norma dell’articolo 37 l’onere della spesa puo’ essere sostenuto in tutto o in parte dallo Stato qualora si tratti di opere di particolare interesse, ovvero eseguite su beni in uso o godimento pubblico.
Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche agli interventi sugli archivi storici disciplinati dall’articolo 40.
I contributi previsti dai commi 1 e 3 possono essere concessi anche ad enti ecclesiastici o ad istituti e associazioni di culto proprietari, possessori o detentori di archivi che, a giudizio del soprintendente archivistico, rivestono interesse storico. La concessione del contributo e’ condizionata all’osservanza, da parte del beneficiario, degli obblighi di conservazione e di accesso del pubblico previsti per gli archivi dichiarati di notevole interesse storico a norma dell’articolo 6.
Il contributo e’ concesso dal Ministero a lavori ultimati e collaudati sulla spesa effettivamente sostenuta dal proprietario.
Nel caso di opere eseguite a norma degli articoli 37, comma 2, e 40, commi 1 e 2, possono essere erogati acconti sulla base degli stati di avanzamento dei lavori regolarmente certificati.
Per la determinazione della percentuale del contributo si tiene conto di eventuali altri contributi pubblici.
Lo Stato puo’ concedere contributi in conto interessi sui mutui accordati da istituti di credito ai proprietari, possessori o detentori degli immobili sottoposti alle disposizioni di questo Titolo, per la realizzazione degli interventi di restauro approvati a norma dell’articolo 23.
Il Ministero autorizza la concessione del contributo nella misura massima corrispondente agli interessi calcolati ad un tasso annuo di sei punti percentuali sul capitale concesso a mutuo. Il mutuo e’ assistito da privilegio sugli immobili ai quali si riferisce.
Il contributo e’ corrisposto direttamente dall’amministrazione all’istituto di credito secondo modalita’ da stabilire con convenzioni.
Per gli interventi eseguiti a norma degli articoli 37, comma 1, e 38, comma 5, il Ministero determina, applicando l’articolo 41, comma 2, l’ammontare della spesa da porre definitivamente a carico del proprietario.
Per la riscossione della somma determinata a norma del comma 1 si provvede nelle forme previste dalla normativa vigente in materia.
Gli immobili di proprieta’ privata, restaurati a carico totale o parziale dello Stato, o per i quali siano stati concessi contributi in conto capitale o in conto interessi, restano accessibili al pubblico secondo modalita’ fissate, caso per caso, da apposite convenzioni da stipularsi fra il Ministero ed i singoli proprietari.
Le convenzioni stabiliscono i limiti temporali dell’obbligo di apertura al pubblico, tenendo conto della tipologia degli interventi, del valore artistico e storico degli immobili e dei beni in essi esistenti.
Il Ministero provvede alle esigenze di restauro dei beni culturali di proprieta’ dello Stato sentita l’amministrazione che li ha in uso o in consegna. Previo accordo con l’amministrazione interessata, la progettazione e l’esecuzione degli interventi su beni immobili puo’ essere assunta dall’amministrazione medesima, ferma restando la competenza del Ministero all’approvazione del progetto ed alla vigilanza sui lavori.
Per i beni culturali degli enti pubblici territoriali, le misure previste dagli articoli 37 e 38 sono disposte, salvo i casi di assoluta urgenza, in base ad accordi o previe intese con l’ente interessato.
Per l’esecuzione degli interventi previsti dal comma 1 relativi a beni immobili il Ministero trasmette il progetto e comunica l’inizio dei lavori al Comune interessato.
Gli interventi di conservazione dei beni culturali che coinvolgono piu’ soggetti pubblici e privati e che possono implicare decisioni istituzionali ed impegnare risorse finanziarie dello Stato, delle regioni e degli enti locali sono programmati, di norma, secondo le procedure previste dall’articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, dall’articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 e dagli articoli da 152 a 155 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
Il Ministero ha facolta’ di far trasportare e temporaneamente custodire in pubblici istituti i beni culturali mobili al fine di garantirne la sicurezza, assicurarne la conservazione o impedirne il deterioramento, oppure quando cio’ si renda necessario per l’esecuzione di un intervento di restauro, incluse le eventuali indagini preliminari e la documentazione dello stato di conservazione.
I privati proprietari, possessori o detentori di archivi o di singoli documenti possono chiedere di depositarli presso i competenti archivi di Stato.
La stessa facolta’ spetta agli enti pubblici per i loro archivi storici. Le spese per il deposito sono a carico dell’ente.
Il Ministero, anche su proposta del soprintendente, ha facolta’ di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrita’ delle cose immobili soggette alle disposizioni di questo Titolo, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro.
L’esercizio di tale facolta’ e’ indipendente dalle previsioni del regolamenti edilizi e degli strumenti urbanistici.
La comunicazione di avvio del procedimento e’ eseguita con le modalita’ previste dall’articolo 7, comma 2, ovvero, se per il numero di destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, mediante idonee forme di pubblicita’. Con la comunicazione personale l’amministrazione ha facolta’ di adottare provvedimenti cautelari.
Le prescrizioni dettate in base al presente articolo sono trascritte nei registri immobiliari e hanno efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore, a qualsiasi titolo, della cosa cui le prescrizioni stesse si riferiscono.
Nel caso di complessi immobiliari, alla comunicazione si applica anche la disposizione dell’articolo 7, comma 3.
E’ vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicita’ sugli edifici e nei luoghi di interesse storico artistico o in prossimita’ di essi. Il soprintendente puo’ autorizzare il collocamento o affissione quando non ne derivi danno all’aspetto, al decoro e al pubblico godimento di detti immobili.
Lungo le strade site nell’ambito e in prossimita’ di edifici o di luoghi di interesse storico e artistico, e’ vietato collocare cartelli o altri mezzi di pubblicita’, salvo autorizzazione rilasciata a norma dell’articolo 23, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, previo parere favorevole della soprintendenza sulla compatibilita’ della collocazione o della tipologia dell’insegna con l’aspetto, il decoro e il pubblico godimento degli edifici o del luoghi soggetti a tutela.
Chi dispone e chi esegue il distacco di affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri ornamenti esposti o non alla pubblica vista deve ottenere l’autorizzazione dal soprintendente.
Non sono soggetti ai provvedimenti di rilascio previsti dalla normativa vigente in materia di locazione di immobili urbani quegli studi d’artista il cui contenuto in opere, documenti, cimeli e simili e’ tutelato, per il suo storico valore, da un provvedimento ministeriale che ne prescrive l’inamovibilita’ da uno stabile del quale contestualmente si vieta la modificazione della destinazione d’uso.
Non puo’ essere modificata la destinazione d’uso degli studi d’artista a tale funzione adibiti da almeno venti anni e rispondenti alla tradizionale tipologia a lucernario.
Con provvedimento del soprintendente o nei regolamenti di polizia urbana sono individuate le aree aventi valore archeologico, storico, artistico e ambientale in cui l’esercizio del commercio previsto dalla legge 28 marzo 1991, n. 112 non e’ consentito o e’ consentito solo con particolari limitazioni. In tale ultimo caso l’esercizio del commercio e’ subordinato al preventivo nulla osta del soprintendente che, per quanto attiene alla somministrazione di alimenti e bevande, puo’ essere concesso solo per le installazioni mobili.
Sono fatte salve le norme regionali emanate in applicazione dell’articolo 28, comma 12 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
I beni culturali indicati nell’articolo 822 del codice civile appartenenti allo Stato, alle regioni, alle province, ai comuni costituiscono il demanio storico, artistico, archivistico e bibliografico e sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico.
E’ soggetta ad autorizzazione del Ministero l’alienazione:
Il Ministero puo’ autorizzare l’alienazione dei beni culturali indicati nel comma 1, qualora non abbiano interesse per le raccolte pubbliche e dall’alienazione stessa non derivi danno alla loro conservazione e non ne sia menomato il pubblico godimento.
E’ altresi’ soggetta ad autorizzazione l’alienazione dei beni culturali indicati nell’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), e comma 4, lettera c) appartenenti a persone giuridiche private senza fine di lucro. L’autorizzazione e’ concessa qualora non ne derivi un grave danno alla conservazione o al pubblico godimento dei beni.
Il Ministero puo’ autorizzare la permuta dei beni indicati all’articolo 55 e di singoli beni appartenenti alle pubbliche raccolte con altri appartenenti ad enti, istituti e privati anche stranieri, qualora dalla permuta stessa derivi un incremento del patrimonio culturale nazionale ovvero l’arricchimento delle pubbliche raccolte.
Per i beni indicati all’articolo 2, comma 1, lettera e), il Ministero chiede il parere della Regione che e’ tenuta a renderlo entro il termine perentorio di trenta giorni.
Le disposizioni dell’articolo 55 si applicano anche alle costituzioni di ipoteca e di pegno ed ai negozi giuridici che possono comportare l’alienazione dei beni culturali indicati nello stesso articolo.
Gli atti che comportano l’alienazione di beni culturali a favore dello Stato, ivi comprese le cessioni in pagamento di obbligazioni tributarie, non sono soggetti ad autorizzazione.
Gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprieta’ o la detenzione di beni culturali sono denunciati al Ministero.
La denuncia e’ presentata al competente soprintendente del luogo ove si trova il bene.
Il Ministero ha facolta’ di acquistare i beni culturali alienati a titolo oneroso al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione.
Qualora il bene sia alienato con altri per un unico corrispettivo o non sia stato previsto un corrispettivo in denaro ovvero sia ceduto in permuta, il valore economico e’ determinato d’ufficio dal Ministero.
Ove l’alienante non ritenga di accettare la determinazione effettuata dal Ministero, il valore della cosa e’ stabilito da una commissione di tre membri da nominarsi uno dal Ministero, l’altro dall’alienante ed il terzo dal presidente del tribunale. Le spese relative sono anticipate dall’alienante.
La determinazione della commissione e’ impugnabile in caso di errore o di manifesta iniquita’.
Il diritto di prelazione puo’ essere esercitato anche quando il bene sia a qualunque titolo dato in pagamento.
Il diritto di prelazione e’ esercitato nel termine di due mesi dalla data di ricezione della denuncia prevista dall’articolo 58.
Entro il termine indicato dal comma 1 il provvedimento di prelazione e’ notificato all’alienante ed all’acquirente. La proprieta’ passa allo Stato dalla data dell’ultima notificazione.
In pendenza del termine prescritto dal comma 1 l’atto di alienazione e’ inefficace ed all’alienante e’ vietato effettuare la consegna della cosa.
Nel caso in cui il Ministero eserciti il diritto di prelazione su parte delle cose alienate, il compratore ha facolta’ di recedere dal contratto.
Il soprintendente, ricevuta la denuncia di un atto soggetto a prelazione, ne da’ immediata comunicazione alla Regione, alla Provincia ed al Comune nel cui territorio si trova il bene. Trattandosi di bene mobile, la Regione ne da’ notizia sul proprio Bollettino Ufficiale ed eventualmente mediante altri idonei mezzi di pubblicita’ a livello nazionale, con la descrizione dell’opera e il prezzo.
La regione, la provincia ed il comune, nel termine di quaranta giorni dalla denuncia, formulano al Ministero la proposta di prelazione, dichiarando l’eventuale irrevocabile intento di acquistare il bene e di corrisponderne il prezzo all’alienante.
Il Ministero, qualora rinunci all’acquisto, emette, nel termine previsto dall’articolo 60, comma 1, il decreto di prelazione a favore dell’ente richiedente.
Obbligo di denuncia dell’attivita’ commerciale e di tenuta del registro
Chiunque esercita il commercio dei beni elencati nell’allegato A di questo Testo Unico invia al soprintendente e alla Regione copia della dichiarazione prevista dall’articolo 126 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
I soggetti indicati al comma 1 annotano giornalmente le operazioni eseguite nel registro prescritto dall’articolo 128 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, descrivendo le caratteristiche dei beni acquistati o venduti con le modalita’ stabilite dal regolamento. Il registro e’ esibito, a richiesta, ai funzionari del Ministero e della Regione.
Il soprintendente verifica, con ispezioni periodiche a cadenza almeno semestrale, la regolare tenuta del registro e la fedelta’ delle annotazioni in esso contenute. Il verbale dell’ispezione e’ notificato all’interessato ed alla locale autorita’ di pubblica sicurezza.
Attestati di autenticita’ e di provenienza
Chiunque esercita l’attivita’ di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di opere di pittura, di scultura, di grafica, di oggetti di antichita’ o di interesse storico od archeologico ha l’obbligo di porre a disposizione dell’acquirente gli attestati di autenticita’ e di provenienza delle opere e degli oggetti medesimi, che comunque si trovino nell’esercizio o nell’esposizione.
All’atto della vendita i soggetti indicati al comma l sono tenuti a rilasciare all’acquirente copia fotografica dell’opera o dell’oggetto con retroscritta dichiarazione di autenticita’ e indicazione della provenienza, recanti la sua firma.
I titolari di case di vendita ed i pubblici ufficiali preposti alle vendite mobiliari hanno l’obbligo di comunicare al soprintendente archivistico l’elenco dei beni archivistici posti in vendita.
Entro tre mesi dalle comunicazioni previste dal comma 1 il Ministero puo’ provvedere a norma dell’articolo 6, comma 2.
E’ vietata, se costituisce danno per il patrimonio storico e culturale nazionale, l’uscita dal territorio della Repubblica dei beni indicati nell’articolo 2 e di quelli indicati nell’articolo 3, comma 1, lettere a), e) ed f), salvo quanto previsto all’articolo 69, comma 9.
E’ comunque vietata l’uscita:
b) di determinate categorie di beni indicati nel comma 1 in relazione alle loro caratteristiche oggettive, alla loro provenienza od appartenenza, quando l’esportazione di singoli beni, rientranti in dette categorie, costituisce danno per il patrimonio nazionale tutelato da questo Titolo. Il divieto di uscita e’ disposto, in via preventiva e per periodi definiti, dal Ministro, sentito il competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali.
Chi intenda far uscire dal territorio della Repubblica beni culturali indicati nell’articolo 65 deve farne denuncia e presentarli ai competenti uffici di esportazione, indicando, contestualmente e per ciascuno di essi, il valore venale, al fine di ottenere l’attestato di libera circolazione.
L’ufficio di esportazione, entro tre giorni dall’avvenuta presentazione del bene, ne da’ notizia al competente ufficio dell’amministrazione centrale, che puo’, entro i successivi dieci giorni, inibire il rilascio dell’attestato di libera circolazione.
L’ufficio di esportazione, accertata la congruita’ del valore indicato, rilascia o nega, con motivato giudizio, l’attestato di libera circolazione.
L’attestato di libera circolazione e’ rilasciato dall’ufficio di esportazione non prima di quindici giorni e comunque non oltre quaranta giorni dalla presentazione del bene.
Nella valutazione circa il rilascio o il rifiuto dell’attestato di libera circolazione gli uffici di esportazione si attengono a indirizzi di carattere generale stabiliti dal competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali.
L’attestato di libera circolazione ha validita’ triennale ed e’ redatto in tre originali dei quali:
a) uno e’ depositato agli atti d’ufficio;
b) un secondo e’ consegnato all’interessato e deve accompagnare la circolazione del bene;
c) un terzo e’ trasmesso all’ufficio centrale del Ministero per la formazione del registro ufficiale degli attestati.
In caso di diniego, i beni sono sottoposti al regime previsto dall’articolo 6.
Per i beni culturali di proprieta’ della Regione o di enti sottoposti alla sua vigilanza, l’ufficio di esportazione sente la Regione, il cui parere e’ reso nel termine perentorio di trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta e, se negativo, e’ vincolante.
Restano ferme le competenze delegate alle regioni in materia di esportazione dei beni indicati all’articolo 2, comma 2, lettera c).
Avverso il diniego dell’attestato, l’interessato puo’ presentare, entro i successivi trenta giorni, ricorso al direttore generale.
Copia del ricorso e’ contestualmente inviata all’ufficio di esportazione interessato.
Il direttore generale, sentito il competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, decide sul ricorso entro il termine di novanta giorni dalla presentazione dello stesso.
Qualora il direttore generale accolga il ricorso, l’ufficio di esportazione, nei venti giorni successivi, rilascia l’attestato di libera circolazione.
L’ufficio di esportazione puo’ proporre al Ministero e alla Regione l’acquisto coattivo del bene per il quale e’ richiesto l’attestato di libera circolazione, dandone contestuale comunicazione all’interessato. In tal caso il termine per il rilascio dell’attestato e’ prorogato di sessanta giorni.
Entro il termine di novanta giorni dalla denuncia, il Ministero o la Regione nel cui territorio si trova l’ufficio di esportazione hanno la facolta’ di acquistare il bene per il valore indicato nella denuncia.
I beni culturali per i quali operi il divieto previsto dall’articolo 65, commi 1 e 2 possono uscire temporaneamente dal territorio nazionale per manifestazioni, mostre o esposizioni d’arte di alto interesse culturale, sempre che ne siano garantite l’integrita’ e la sicurezza.
Al fine dell’uscita disciplinata dal comma 1, l’interessato chiede l’assenso del Ministero, indicando il responsabile della custodia del bene all’estero.
Il Ministero rilascia o nega l’assenso, dettando le prescrizioni necessarie. Il provvedimento di assenso indica il termine massimo per il rientro del bene, comunque non superiore a un anno dall’uscita dal territorio nazionale. Il termine indicato nel provvedimento e’ prorogabile su richiesta dell’interessato, fermo restando il termine massimo di cui sopra.
L’assenso e’ sempre subordinato all’assicurazione delle opere da parte dell’interessato, per il valore stabilito dal Ministero.
Per le mostre e le manifestazioni promosse all’estero dal Ministero o, con la partecipazione statale, da enti pubblici, dagli istituti italiani di cultura all’estero, o da organismi sovranazionali, l’assicurazione puo’ essere sostituita dall’assunzione dei relativi rischi da parte dello Stato.
Il rilascio della garanzia statale avviene con decreto del Ministero, adottato di concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
L’uscita del bene e’ garantita mediante cauzione, costituita anche da polizza fidejussoria, per un importo superiore del dieci per cento al valore stimato del bene, rilasciata da un istituto bancario o da una societa’ di assicurazione. La cauzione e’ incamerata dall’amministrazione ove gli oggetti ammessi alla temporanea esportazione non rientrino nel territorio nazionale nel termine stabilito. Non si applica la cauzione per i beni appartenenti allo Stato e alle amministrazioni pubbliche. Il Ministero puo’ esonerare dall’obbligo della cauzione istituzioni di particolare importanza culturale.
I mezzi di trasporto aventi piu’ di settantacinque anni possono uscire temporaneamente dal territorio nazionale per partecipare a mostre e raduni internazionali. Ad essi non si applicano i commi precedenti, salvo che presentino l’interesse previsto dall’articolo 2.
La spedizione in Italia da uno Stato membro dell’Unione europea o l’importazione da un Paese terzo dei beni indicati nell’articolo 65 e’ certificata, a domanda, dall’ufficio di esportazione.
Il certificato di avvenuta importazione e’ rilasciato osservando le procedure e modalita’ stabilite dal regolamento.
Il certificato di avvenuta spedizione e’ rilasciato in base a documentazione idonea alla identificazione della cosa e a comprovarne la provenienza, fornita o autenticata da una autorita’ dello Stato membro di spedizione.
Nella presente sezione e nelle sezioni III di questo Capo e II del Capo VII si intendono:
a) per “regolamento CEE” e “direttiva CEE”, rispettivamente il regolamento (CEE) n. 3911/92 del Consiglio, del 9 dicembre 1992, come modificato dal regolamento (CE) n. 2469/96 del Consiglio, del 16 dicembre 1996, e la direttiva 93/7/CEE del Consiglio, del 15 marzo 1993, come modificata dalla direttiva 96/100/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 febbraio 1997;
L’esportazione al di fuori del territorio dell’Unione europea dei beni culturali indicati nell’allegato A di questo Testo Unico e’ disciplinata dal regolamento CEE e dal presente articolo.
La licenza di esportazione prevista dall’articolo 2 del regolamento CEE e’ rilasciata dall’ufficio di esportazione contestualmente all’attestato di libera circolazione previsto dall’articolo 66, comma 3, ed e’ valida per sei mesi. La licenza di esportazione e’ altresi’ rilasciata dal medesimo ufficio che ha emesso l’attestato di libera circolazione in data non anteriore a trenta mesi.
Nel caso di esportazione temporanea di un bene elencato nell’allegato A di questo Testo Unico, l’ufficio di esportazione rilascia la licenza di esportazione temporanea in conformita’ all’assenso espresso dal Ministero a norma dell’articolo 69, comma 4.
Le disposizioni della sezione I di questo Capo e dell’articolo 134 non si applicano ai beni culturali entrati nel territorio dello Stato e accompagnati da licenza di esportazione rilasciata da altro Stato membro dell’Unione europea a norma dell’articolo 2 del regolamento CEE, per la durata di validita’ della licenza medesima.
Ai fini del regolamento CEE gli uffici di esportazione del Ministero sono autorita’ competenti per il rilascio delle licenze di esportazione di beni culturali. Il Ministero ne forma e conserva l’elenco, comunicando alla Commissione delle Comunita’ europee eventuali aggiornamenti entro due mesi dalla loro effettuazione.
I beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro dell’Unione europea dopo il 31 dicembre 1992 sono restituiti a norma delle disposizioni della presente sezione.
Sono considerati beni culturali quelli qualificati, anche dopo la loro uscita dal territorio dello Stato richiedente, in base alle norme ivi vigenti, come appartenenti al patrimonio culturale nazionale, secondo quanto stabilito dall’articolo 30 del Trattato istitutivo della Comunita’ economica europea, ratificato e reso esecutivo con legge 14 ottobre 1957, n. 1203, sostituito dall’articolo 6 del Trattato di Amsterdam, ratificato e reso esecutivo con legge 16 giugno 1998, n. 209.
La restituzione e’ ammessa per i beni culturali ricompresi in una delle seguenti categorie:
b) beni facenti parte di collezioni pubbliche, inventariate in musei, archivi e fondi di conservazione di biblioteche; si intendono pubbliche le collezioni di proprieta’ dello Stato, di altre autorita’ territoriali, di enti qualificati pubblici in conformita’ alla legislazione nazionale, nonche’ le collezioni finanziate in modo significativo dallo Stato o da altri enti pubblici territoriali;
E’ illecita l’uscita dei beni culturali avvenuta in violazione del regolamento CEE o della legislazione dello Stato richiedente in materia di protezione del patrimonio culturale nazionale, ovvero determinata dal mancato rientro alla scadenza del termine di uscita o di esportazione temporanea.
Si considerano altresi’ illecitamente usciti i beni dati in uscita o esportazione temporanea qualora siano violate le prescrizioni stabilite con il provvedimento previsto nell’articolo 69, comma 4.
La restituzione e’ ammessa se le condizioni indicate nei commi 4 e 5 sussistono al momento della proposizione della domanda.
L’autorita’ centrale prevista dall’articolo 3 della direttiva CEE e’, per l’Italia, il Ministero. Esso si avvale, per i vari compiti indicati nella direttiva, dei suoi organi centrali e periferici, nonche’ della cooperazione degli altri Ministeri, degli altri organi dello Stato, delle regioni e degli altri enti territoriali e locali.
Per il ritrovamento e la restituzione dei beni culturali appartenenti al patrimonio di altro Stato membro, il Ministero:
a) assicura la propria collaborazione alle autorita’ competenti degli altri Stati membri dell’Unione europea;
d) agevola le operazioni che lo Stato membro interessato esegue, per verificare la sussistenza dei presupposti indicati all’articolo 73, sul bene del quale sia stata effettuata la notifica di uscita illecita presunta a norma della lettera c), purche’ tali operazioni vengano effettuate entro tre mesi dalla notifica stessa; qualora la verifica non sia eseguita entro il prescritto termine non sono applicabili le disposizioni contenute nella lettera e);
e) dispone, ove necessario, la rimozione e la temporanea custodia presso istituti pubblici, nonche’ ogni altra misura necessaria per la conservazione del bene;
f) favorisce l’amichevole composizione, tra Stato richiedente e possessore o detentore del bene culturale, di ogni controversia concernente la restituzione; a tal fine, tenuto conto della qualita’ dei soggetti e della natura del bene, il Ministero puo’ proporre allo Stato richiedente e ai soggetti possessori o detentori la definizione della controversia mediante arbitrato da svolgersi secondo la legislazione italiana e raccogliere, per l’effetto, il formale accordo di entrambe le parti.
Gli Stati membri dell’Unione europea possono esercitare l’azione di restituzione davanti all’autorita’ giudiziaria ordinaria per i beni culturali usciti illecitamente dal loro territorio secondo quanto previsto dall’articolo 73.
L’azione e’ proposta davanti al tribunale del luogo in cui il bene si trova.
Oltre ai requisiti previsti nell’articolo 163 del codice di procedura civile, l’atto di citazione deve contenere:
a) un documento descrittivo del bene richiesto che ne certifichi la qualita’ di bene culturale;
b) la dichiarazione delle autorita’ competenti dello Stato richiedente relativa all’uscita illecita del bene dal territorio nazionale.
L’atto di citazione e’ notificato altresi’ al Ministero per essere annotato nello speciale registro di trascrizione delle domande giudiziali di restituzione.
Il Ministero notifica immediatamente l’intervenuta trascrizione alle autorita’ centrali degli altri Stati membri.
L’azione di restituzione e’ promossa nel termine perentorio di un anno a decorrere dal giorno in cui lo Stato richiedente ha avuto conoscenza che il bene uscito illecitamente si trova in un determinato luogo e ne ha identificato il possessore o detentore.
L’azione di restituzione si prescrive in ogni caso entro il termine di trenta anni dal giorno dell’uscita illecita del bene dal territorio dello Stato richiedente.
L’azione di restituzione non si prescrive per i beni indicati nell’articolo 73, comma 3, lettere b) e c).
Il tribunale, nel disporre la restituzione del bene, puo’, su domanda della parte interessata, liquidare un indennizzo determinato in base a criteri equitativi.
Per ottenere l’indennizzo previsto dal comma 1, il soggetto interessato e’ tenuto a dimostrare di aver acquisito in buona fede il possesso del bene.
Il soggetto che abbia acquisito il possesso del bene per donazione eredita’ o legato non puo’ beneficiare di una posizione piu’ favorevole di quella del proprio dante causa.
Lo Stato richiedente che sia obbligato al pagamento dell’indennizzo puo’ rivalersi nei confronti del soggetto responsabile dell’illecita circolazione residente in Italia.
L’indennizzo e’ corrisposto da parte dello Stato richiedente contestualmente alla restituzione del bene.
Del pagamento e della consegna del bene e’ redatto, a cura di un notaio, di un ufficiale giudiziario, ovvero di funzionari all’uopo designati dal Ministero, processo verbale, che viene rimesso in copia al Ministero stesso.
Il processo verbale indicato nel comma 2 costituisce titolo idoneo per la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale.
Sono a carico dello Stato richiedente le spese relative alla ricerca, rimozione o custodia temporanea del bene da restituire, le altre comunque conseguenti all’applicazione dell’articolo 74, nonche’ quelle inerenti all’esecuzione della sentenza che dispone la restituzione.
L’azione di restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio italiano e’ esercitata dal Ministero, d’intesa con il Ministero degli affari esteri, davanti al giudice dello Stato membro dell’Unione europea in cui si trova il bene culturale.
Il Ministero si avvale dell’assistenza dell’Avvocatura generale dello Stato.
Qualora il bene culturale restituito non appartenga allo Stato, il Ministero provvede alla sua custodia fino alla consegna all’avente diritto.
La consegna del bene e’ subordinata al rimborso allo Stato delle spese sostenute per il procedimento di restituzione e per la custodia del bene.
Quando non sia conosciuto chi abbia diritto alla consegna del bene, il Ministero da’ notizia del provvedimento di restituzione mediante avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficialedella Repubblica italiana e con altra forma di pubblicita’.
Qualora l’avente diritto non ne richieda la consegna entro cinque anni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficialedell’avviso previsto dal comma 3, il bene e’ acquisito al demanio dello Stato. Il competente Ufficio dell’amministrazione centrale, sentiti il competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali e le regioni interessate, dispone che il bene sia assegnato ad un museo, biblioteca o archivio dello Stato, di una Regione o di altro ente pubblico al fine di assicurarne la migliore tutela e il pubblico godimento nel contesto culturale piu’ opportuno.
Il Ministro informa la Commissione delle Comunita’ europee delle misure adottate dall’Italia per assicurare l’esecuzione del regolamento CEE e acquisisce le corrispondenti informazioni trasmesse alla Commissione dagli altri Stati membri.
Il Ministro trasmette annualmente al Parlamento, in allegato allo stato di previsione della spesa del Ministero, una relazione sull’attuazione del presente Capo, nonche’ sull’attuazione della direttiva CEE e del regolamento CEE in Italia e negli altri Stati membri.
Il Ministro, sentito il Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, predispone ogni tre anni la relazione alla Commissione indicata al comma 1 sull’applicazione del regolamento CEE e della direttiva CEE. La relazione e’ trasmessa al Parlamento.
Presso il Ministero e’ istituita la banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti.
Le modalita’ di attuazione della banca dati sono determinate dal regolamento.
Accordi con gli alti Stati membri dell’Unione europea
Al fine di sollecitare e favorire una reciproca maggiore conoscenza del patrimonio culturale nonche’ della legislazione e dell’organizzazione di tutela dei diversi Stati membri dell’Unione europea, il Ministero promuove gli opportuni accordi con le corrispondenti autorita’ degli altri Stati.
Le ricerche archeologiche e, in genere, le opere per il ritrovamento di beni culturali indicati all’articolo 2, in qualunque parte del territorio nazionale, sono riservate allo Stato.
Ai fini del comma 1, il Ministero puo’ con suo decreto ordinare l’occupazione temporanea degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.
Il proprietario dell’immobile ha diritto ad un indennizzo per i danni subiti, che, in caso di disaccordo, e’ determinato con le norme stabilite dagli articoli 65 e seguenti della legge 25 giugno 1865, n. 2359. Il Ministero puo’ rilasciare al proprietario, che ne faccia richiesta, i beni ritrovati, o parte di essi, quando non interessino le raccolte dello Stato.
Il Ministero puo’ dare in concessione ad enti o privati l’esecuzione di ricerche e di opere indicate nell’articolo 85 ed emettere a favore del concessionario il decreto di occupazione degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.
In caso di inosservanza, la concessione e’ revocata.
La concessione puo’ altresi’ essere revocata quando il Ministero intenda sostituirsi nell’esecuzione o prosecuzione delle opere. In tal caso sono rimborsate dallo Stato le spese occorse per le opere gia’ eseguite ed il relativo importo e’ fissato dal Ministero.
Ove il concessionario non ritenga di accettare la determinazione ministeriale, l’importo e’ stabilito da un perito tecnico nominato dal presidente del tribunale. Le relative spese sono anticipate dal concessionario.
La concessione prevista al comma 1 puo’ essere data anche al proprietario degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.
Chiunque scopra fortuitamente beni mobili o immobili indicati nell’articolo 2 ne fa denuncia entro ventiquattro ore al soprintendente o al sindaco, ovvero all’autorita’ di pubblica sicurezza e provvede alla conservazione temporanea di essi, lasciandoli nelle condizioni e nel luogo in cui sono stati rinvenuti.
Ove si tratti di beni mobili dei quali non si possa altrimenti assicurare la custodia, lo scopritore ha facolta’ di rimuoverli per meglio garantirne la sicurezza e la conservazione sino alla visita dell’autorita’ competente, e, ove occorra, di chiedere l’ausilio della forza pubblica.
Agli obblighi di conservazione e custodia previsti nei commi 1 e 2 e’ soggetto ogni detentore dei beni scoperti fortuitamente.
Le eventuali spese sostenute per la custodia e rimozione sono rimborsate dal Ministero.
I beni indicati nell’articolo 2, da chiunque e in qualunque modo ritrovati, appartengono allo Stato. A seconda che siano beni immobili o mobili essi fanno parte, rispettivamente, del demanio pubblico o del patrimonio indisponibile dello Stato a norma degli articoli 822 e 826 del codice civile.
Il Ministero corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate:
a) al proprietario dell’immobile dove e’ avvenuto il ritrovamento;
Qualora il proprietario dell’immobile abbia ottenuto la concessione prevista dall’articolo 86 ovvero sia scopritore del bene ha diritto ad un premio non superiore alla meta’ del valore delle cose ritrovate.
Nessun premio spetta allo scopritore che si sia introdotto e abbia ricercato nel fondo altrui senza il consenso del proprietario o del possessore.
Il premio puo’ essere corrisposto in denaro o mediante rilascio di parte delle cose ritrovate.
Il Ministero provvede alla determinazione del premio spettante agli aventi titolo a norma dell’articolo 89, previa stima delle cose ritrovate. A richiesta degli aventi titolo che non accettano la stima del Ministero, il valore delle cose ritrovate e’ determinato da una commissione costituita da tre membri da nominarsi uno dal Ministero, l’altro dal richiedente e il terzo dal presidente del tribunale. Le spese della perizia sono anticipate dal richiedente.
I beni culturali mobili e immobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilita’, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini del godimento pubblico dei beni medesimi.
L’espropriazione puo’ essere disposta a favore delle regioni, delle province, dei comuni, di altro ente pubblico o di persona giuridica privata senza fine di lucro.
Possono essere espropriate per causa di pubblica utilita’ aree ed edifici quando cio’ sia necessario per isolare o restaurare monumenti, assicurarne la luce o la prospettiva, garantirne o accrescerne il decoro o il godimento da parte del pubblico, facilitarne l’accesso.
Il Ministero puo’ procedere all’espropriazione di immobili al fine di eseguire interventi di interesse archeologico o per il ritrovamento di beni culturali.
La dichiarazione di pubblica utilita’ e’ fatta con provvedimento del Ministero o, nel caso dell’articolo 92, anche con atto della Regione.
Nei casi previsti dagli articoli 92 e 93 l’approvazione del progetto equivale a dichiarazione di pubblica utilita’.
Indennita’ di esproprio per i beni culturali
Nel caso dell’articolo 91 l’indennita’ consiste nel giusto prezzo che il bene avrebbe in una libera contrattazione di compravendita all’interno dello Stato.
Il decreto di esproprio e’ emesso dal prefetto dopo il deposito dell’indennita’ offerta dall’espropriante ed accettata dall’espropriato, oppure determinata dal perito nominato dal presidente del tribunale.
Nei casi disciplinati dagli articoli 92 e 93 l’indennita’ e la procedura di esproprio sono regolate dalle disposizioni generali in materia di espropriazione per opere pubbliche.
Gli interventi di valorizzazione sono comunque soggetti alle disposizioni del Capo II del presente Titolo in quanto applicabili.
I beni culturali indicati nell’articolo 54 sono destinati al godimento pubblico.
L’apertura al pubblico dei musei, dei monumenti, delle aree e dei parchi archeologici statali, degli archivi di Stato e delle biblioteche pubbliche statali e’ disposta e regolamentata dal Ministero.
Ai fini del comma 1 si intende per:
L’accesso ai luoghi indicati nell’articolo 99, comma 1, e’ consentito, di regola, dietro pagamento di un biglietto.
Sono stabiliti dal regolamento:
c) le modalita’ di emissione, di distribuzione, di vendita del biglietto d’ingresso e di riscossione del corrispettivo, anche mediante convenzioni con soggetti pubblici e privati. Per la gestione dei biglietti d’ingresso possono essere impiegate nuove tecnologie informatiche, con possibilita’ di prevendita e vendita presso terzi convenzionati.
Gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti d’ingresso sono destinati all’adeguamento strutturale e funzionale dei locali adibiti a sedi di musei, gallerie, archivi e biblioteche dello Stato, alle misure di prevenzione degli incendi, alla installazione dei sistemi antifurto e di ogni altra misura di prevenzione nei locali stessi, nonche’ all’espropriazione e all’acquisto, anche mediante l’esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato di beni di interesse artistico e storico. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e’ autorizzato a riassegnare, con propri decreti, alle competenti unita’ previsionali di base dello stato di previsione del Ministero le somme affluite all’entrata del bilancio dello Stato a norma del presente comma.
Le ricerche e letture per ragioni di studio effettuate negli archivi di Stato e nelle biblioteche pubbliche statali sono gratuite.
Il Ministero dichiara, a richiesta dell’interessato, il rilevante interesse scientifico o culturale delle mostre o esposizioni di opere d’arte ai fini dell’applicazione delle agevolazioni fiscali
E’ soggetto ad autorizzazione ministeriale il prestito alla mostra o all’esposizione:
a) di opere d’arte di proprieta’ dello Stato, assentito dall’ufficio competente;
b) di opere d’arte costituenti beni culturali a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera a), di proprieta’ di enti pubblici e di persone giuridiche private senza fine di lucro, o dichiarati a norma dell’articolo 6;
La richiesta di autorizzazione e’ presentata almeno quattro mesi prima dell’inizio della manifestazione ed indica il responsabile della custodia delle opere in prestito.
Il regolamento individua i criteri per il rilascio dell’autorizzazione, in relazione alle esigenze di integrita’ e fruizione pubblica delle opere.
L’autorizzazione puo’ essere subordinata all’adozione delle misure necessarie alla salvaguardia delle opere.
L’autorizzazione prevista dal comma 2 produce gli effetti di quella prevista dall’articolo 22.
I provvedimenti indicati dal presente articolo sono adottati dalle regioni nelle ipotesi previste dal decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 3.
Il Ministero, con il concorso delle regioni, vigila affinche’ siano rispettati i diritti di uso e godimento che il pubblico abbia acquisito sui beni soggetti alle disposizioni di questo Titolo.
Il Ministero, le regioni e gli enti locali cooperano alla promozione e allo sviluppo della fruizione dei beni culturali nelle forme previste dall’articolo 152 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
Al fine di promuovere e sviluppare la fruizione dei beni culturali il Ministero, oltre a concludere accordi con amministrazioni pubbliche ed altri soggetti privati, puo’ stipulare apposite convenzioni con le associazioni di volontariato che svolgono attivita’ per la salvaguardia e la diffusione della conoscenza dei beni culturali.
Sono soggette a visita da parte del pubblico per scopi culturali:
a) i beni culturali immobili indicati all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b) gia’ dichiarati a norma dell’articolo 6 che rivestano altresi’ un interesse eccezionale;
L’interesse eccezionale degli immobili indicati alla lettera a) del comma 1 e’ dichiarato con atto del Ministero, sentito il proprietario.
Le modalita’ di visita sono concordate con il proprietario; in caso di mancato accordo possono essere disposte dal Ministero, tenuto conto delle esigenze del domicilio e della proprieta’.
Sono fatte salve le disposizioni dell’articolo 45.
I documenti conservati negli archivi di Stato sono liberamente consultabili, ad eccezione di quelli dichiarati di carattere riservato a norma dell’articolo 110 relativi alla politica estera o interna dello Stato, che diventano consultabili cinquanta anni dopo la loro data, e di quelli riservati relativi a situazioni puramente private di persone, che lo diventano dopo settanta anni. I documenti dei processi penali sono consultabili settanta anni dopo la data della conclusione del procedimento.
Il Ministero dell’interno, d’intesa con il Ministero, puo’ permettere, per motivi di studio, la consultazione di documenti di carattere riservato anche prima della scadenza dei termini previsti nel comma 1. Ai fini di tale autorizzazione, il Ministero dell’interno ha facolta’ di avvalersi del parere del competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, in relazione al valore storico-culturale dei documenti riservati dei quali sia stata richiesta la consultazione.
I documenti di proprieta’ dei privati, e da questi depositati negli archivi di Stato o agli archivi medesimi donati o venduti o lasciati in eredita’ o legato, sono assoggettati alla disciplina stabilita dai commi 1 e 2.
I depositanti e coloro che donano o vendono o lasciano in eredita’ o legato documenti agli archivi di Stato possono tuttavia porre la condizione della non consultabilita’ di tutti o di parte dei documenti dell’ultimo settantennio. Tale limitazione, come pure quella generale stabilita dal comma 1, non opera nei riguardi dei depositanti, dei donanti, dei venditori e di qualsiasi altra persona da essi designata. La limitazione e’ altresi’ inoperante nei confronti degli aventi causa dei depositanti, dei donanti, dei venditori, quando si tratti di documenti concernenti oggetti patrimoniali, ai quali siano interessati per il titolo di acquisto.
Le disposizioni dell’articolo 107 si applicano agli archivi storici degli enti pubblici.
Salvo quanto disposto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, in materia di accesso agli atti della pubblica amministrazione, e’ disciplinata con regolamento la consultazione a scopi storici degli archivi correnti e di deposito delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici.
I privati proprietari, possessori o detentori degli archivi o dei singoli documenti dichiarati a norma dell’articolo 6, comma 2, hanno l’obbligo di permettere agli studiosi, che ne facciano motivata richiesta tramite il soprintendente archivistico, la consultazione dei documenti che, d’intesa con lo stesso soprintendente, non siano riconosciuti di carattere riservato.
Le modalita’ di consultazione sono concordate tra il privato e il soprintendente. Le spese sono a carico dello studioso.
L’accertamento dell’esistenza e della natura degli atti non liberamente consultabili a norma degli articoli 107, 108 e 109 e’ effettuato dal Ministero dell’interno, d’intesa con il Ministero.
Il Ministero, le regioni e gli altri enti territoriali favoriscono la fruizione del patrimonio culturale e scientifico da parte degli studenti, stipulando con le scuole di ogni ordine e grado apposite convenzioni nelle quali sono fissate, tra l’altro, le modalita’ per la predisposizione di materiali, sussidi e percorsi didattici.
Gli oneri derivanti dalle convenzioni sono ripartiti tra la scuola richiedente ed il Ministero o l’ente interessato.
Servizi di assistenza culturale e di ospitalita’
Nei luoghi indicati all’articolo 99, comma 1, possono essere istituiti servizi di assistenza culturale e di ospitalita’ per il pubblico.
I servizi riguardano in particolare:
I servizi indicati all’articolo 112 possono essere affidati in concessione a privati, qualora risulti finanziariamente conveniente e i servizi medesimi non possano essere assicurati mediante le risorse umane e finanziarie dell’amministrazione.
Le concessioni per i servizi previste al comma 1 possono essere integrate, ai fini di una gestione comune, con l’affidamento dei servizi di pulizia e di vigilanza e biglietteria.
I funzionari preposti agli istituti di cui all’articolo 99, comma 1, d’ora in poi indicati come “capo dell’istituto” provvedono all’affidamento in concessione a norma delle vigenti disposizioni in materia di appalti di servizi.
La concessione ha durata quadriennale e puo’ essere rinnovata, esclusa la rinnovazione tacita, per non piu’ di due volte.
Al fine di garantire il coordinamento ovvero l’integrazione dei servizi, possono essere stipulate apposite convenzioni con regioni, province, comuni ed altri enti pubblici e soggetti privati titolari di istituti corrispondenti a quelli indicati nell’articolo 99, comma 1.
Il Ministero puo’ concedere l’uso dei beni dello Stato che abbia in consegna per finalita’ compatibili con la loro destinazione culturale.
Il capo dell’istituto determina il canone dovuto e adotta il relativo provvedimento.
Uso strumentale e precario – riproduzione dei beni culturali
Il capo dell’istituto puo’ concedere l’uso strumentale e precario nonche’ la riproduzione dei beni in consegna al Ministero, fatte salve le vigenti disposizioni in materia di diritto d’autore.
I canoni di concessione ed i corrispettivi connessi alle riproduzioni di beni culturali sono determinati dal capo dell’istituto tenendo anche conto:
a) del carattere delle attivita’ cui si riferiscono le concessioni d’uso;
b) dei mezzi e delle modalita’ di esecuzione delle riproduzioni;
I canoni e i corrispettivi sono corrisposti in via anticipata.
Nessun canone e’ dovuto per le riproduzioni richieste per uso personale o per motivi di studio. I richiedenti sono comunque tenuti al rimborso delle spese eventualmente sostenute dal Ministero.
Nei casi in cui dall’attivita’ in concessione possa derivare un pregiudizio ai beni culturali, il capo dell’istituto determina l’importo della cauzione, costituita anche mediante fideiussione bancaria o assicurativa. Per gli stessi motivi, la cauzione e’ dovuta anche nei casi di esenzione dal pagamento dei canoni e corrispettivi.
La cauzione e’ restituita, con l’assenso del capo dell’istituto, quando sia stato accertato che i beni in concessione non hanno subito danni e le spese sostenute dall’amministrazione sono state rimborsate.
Con decreto del Ministro sono fissati gli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per l’uso e la riproduzione dei beni.
Il capo dell’istituto, all’atto della concessione, per fini di raccolta e catalogo di immagini fotografiche e di riprese in genere di beni culturali, prescrive:
I canoni ed i proventi derivanti dall’applicazione delle norme dettate nella sezione II, articoli 112 e 113, e nella sezione III di questo Capo sono versati alla sezione di tesoreria provinciale dello Stato, anche mediante versamento in conto corrente postale intestato alla tesoreria medesima, ovvero sul conto corrente bancario aperto da ciascun capo di istituto presso un istituto di credito. In tale ultima ipotesi l’istituto bancario provvede, non oltre cinque giorni dalla riscossione, al versamento delle somme affluite alla sezione di tesoreria provinciale dello Stato.
I canoni ed i proventi indicati al comma 1 affluiscono ad apposita unita’ previsionale di base dello stato di previsione dell’entrata per essere riassegnati alle competenti unita’ previsionali di base dello stato di previsione della spesa del Ministero e destinati, in misura non inferiore al cinquanta per cento del loro ammontare, agli istituti di provenienza.
E’ punito con l’arresto da 6 mesi ad 1 anno e con l’ammenda da lire 1.500.000 a lire 75.000.000:
La stessa pena prevista dal comma 1 si applica in caso di inosservanza dell’ordine di sospensione dei lavori impartito dal soprintendente a norma dell’articolo 28.
E’ punito con l’arresto da 6 mesi ad 1 anno e con l’ammenda da lire 1.500.000 a lire 75.000.000 chiunque destina i beni culturali indicati nell’articolo 2 ad uso incompatibile con il loro carattere storico od artistico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrita’.
E’ punito con l’arresto da 6 mesi ad 1 anno e con l’ammenda da lire 1.500.000 a lire 75.000.000 chiunque omette di fissare al luogo di loro destinazione, nel modo indicato dal soprintendente, beni appartenenti agli enti di cui all’articolo 5.
Alla stessa pena soggiace il detentore che omette di dare notizia alla competente soprintendenza del trasporto, dipendente dal suo cambiamento di dimora, di beni culturali dichiarati a norma dell’articolo 6, ovvero non osserva le prescrizioni date dalla soprintendenza affinche’ i beni medesimi non subiscano danno.
E’ punito con l’arresto da 6 mesi ad 1 anno e con l’ammenda da lire 1.500.000 a lire 75.000.000 chiunque non osserva le prescrizioni date dal Ministero a norma dell’articolo 49, comma l.
L’inosservanza dei provvedimenti cautelari adottati dal Ministero a norma dell’articolo 49, comma 3 e’ punita a norma dell’articolo 129.
E’ punito con la reclusione fino ad un anno e la multa da lire 3.000.000 a lire 150.000.000:
b) chiunque, essendovi tenuto, non presenta, nel termine indicato all’articolo 58, comma 2, la denuncia degli atti di trasferimento della proprieta’ o della detenzione di beni culturali;
Chiunque trasferisce all’estero cose di interesse artistico, storico, archeologico, demo-etno-antropologico, bibliografico, documentale o archivistico, nonche’ quelle indicate all’articolo 3, comma 1, lettere d), e) e f), senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione, e’ punito con la reclusione da uno a quattro anni o con la multa da lire 500.000 a lire 10 milioni.
La pena prevista al comma 1 si applica nei confronti di chiunque non fa rientrate nel territorio nazionale, alla scadenza del termine, beni culturali per i quali sia stata autorizzata l’uscita o l’esportazione temporanee.
Il giudice dispone la confisca delle cose, salvo che queste appartengano a persona estranea al reato. La confisca ha luogo in conformita’ delle norme della legge doganale relative alle cose oggetto di contrabbando.
Se il fatto e’ commesso da chi esercita attivita’ di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di oggetti di interesse culturale, alla sentenza di condanna consegue l’interdizione a norma dell’articolo 30 del codice penale.
E’ punito con l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da lire 600.000 a lire 6.000.000:
Chiunque si impossessa di beni culturali indicati nell’articolo 2 appartenenti allo Stato a norma dell’articolo 88 e’ punito con la reclusione sino a tre anni e con la multa da lire sessantamila a un milione.
La pena e’ della reclusione da uno a sei anni e della multa da lire duecentomila a due milioni se il fatto e’ commesso da chi abbia ottenuto la concessione di ricerca prevista dall’articolo 86.
La pena applicabile per i reati previsti dagli articoli 123 e 125 e’ ridotta da uno a due terzi qualora il colpevole fornisca una collaborazione decisiva o comunque di notevole rilevanza per il recupero dei beni illecitamente sottratti o trasferiti all’estero.
E’ punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e con la multa da lire 200.000 fino a 6.000.000:
a) chiunque, al fine di trarne profitto, contraffa’, altera o riproduce un’opera di pittura, scultura o grafica, ovvero un oggetto di antichita’ o di interesse storico od archeologico;
b) chiunque, anche senza aver concorso nella contraffazione, alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello Stato, o comunque pone in circolazione, come autentici, esemplari contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura, grafica o di oggetti di antichita’, o di oggetti di interesse storico od archeologico;
c) chiunque, conoscendone la falsita’, autentica opere od oggetti, indicati alle lettere a) e b), contraffatti, alterati o riprodotti;
d) chiunque mediante altre dichiarazioni, perizie, pubblicazioni, apposizione di timbri od etichette o con qualsiasi altro mezzo accredita o contribuisce ad accreditare, conoscendone la falsita’, come autentici opere od oggetti indicati alle lettere a) e b) contraffatti, alterati o riprodotti.
Se i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attivita’ commerciale la pena e’ aumentata e alla sentenza di condanna consegue l’interdizione a norma dell’articolo 30 del codice penale.
La sentenza di condanna per i reati previsti dal comma 1 e’ pubblicata su tre quotidiani con diffusione nazionale designati dal giudice ed editi in tre diverse localita’. Si applica l’articolo 36, comma 3, del codice penale.
E’ sempre ordinata la confisca degli esemplari contraffatti, alterati o riprodotti delle opere o degli oggetti indicati nel comma 1, salvo che si tratti di cose appartenenti a persone estranee al reato. Delle cose confiscate e’ vietata, senza limiti di tempo, la vendita nelle aste dei corpi di reato.
Casi di non punibilita’
Le disposizioni dell’articolo 127 non si applicano a chi riproduce, detiene, pone in vendita o altrimenti diffonde copie di opere di pittura, di scultura o di grafica, ovvero copie od imitazione di oggetti di antichita’ o di interesse storico od archeologico, dichiarate espressamente non autentiche all’atto della esposizione o della vendita, mediante annotazione scritta sull’opera o sull’oggetto o, quando cio’ non sia possibile per la natura o le dimensioni della copia o dell’imitazione, mediante dichiarazione rilasciata all’atto della esposizione o della vendita. Non si applicano dei pari ai restauri artistici che non abbiano ricostruito in modo determinante l’opera originale.
Salvo che il fatto non costituisca piu’ grave reato, chiunque non ottempera ad un ordine impartito dall’autorita’ preposta alla tutela dei beni culturali in conformita’ del presente Titolo e’ punito con le pene previste dall’articolo 650 del codice penale.
Salvo che il fatto costituisca reato, ai rappresentanti degli enti di cui all’articolo 5 che non presentano o non aggiornano l’elenco descrittivo dei beni indicati nell’articolo 2, comma 1, lettera a) di loro spettanza nel termine loro assegnato dal Ministero, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 600.000 a lire 6.000.000.
Il Ministero dispone la compilazione dell’elenco a spese dell’ente inadempiente. La nota delle spese e’ resa esecutoria con provvedimento del Ministero. All’esazione si procede nelle forme previste per le entrate patrimoniali dello Stato.
Se per effetto della violazione degli obblighi di conservazione stabiliti dalle disposizioni del Capo II di questo Titolo il bene culturale subisce un danno, il Ministero ordina al responsabile l’esecuzione a sue spese delle opere necessarie alla reintegrazione.
Qualora le opere da disporre a norma del comma 1 abbiano rilievo urbanistico-edilizio l’avvio del procedimento e il provvedimento finale sono comunicati anche al Comune interessato.
In caso di inottemperanza all’ordine impartito a norma del comma 1, il Ministero provvede all’esecuzione d’ufficio a spese dell’obbligato. Al recupero delle somme relative si provvede nelle forme previste per le entrate patrimoniali dello Stato.
Quando la reintegrazione non sia possibile il responsabile e’ tenuto a corrispondere allo Stato una somma pari al valore della cosa perduta o alla diminuzione di valore subita dalla cosa.
Se la determinazione della somma, fatta dal Ministero, non e’ accettata dall’obbligato, la somma stessa e’ determinata da una commissione composta di tre membri da nominarsi uno dal Ministero, uno dall’obbligato e un terzo dal presidente del tribunale. Le spese relative sono anticipate dall’obbligato.
Le misure previste nell’articolo 131 si applicano anche a chi cagiona un danno ai beni culturali indicati all’articolo 88, trasgredendo agli obblighi indicati agli articoli 86 e 87.
Chiunque, senza l’autorizzazione prevista dall’articolo 50, colloca o affigge cartelli o altri mezzi di pubblicita’ sugli edifici e nei luoghi di interesse storico o artistico, o in prossimita’ di essi, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 250.000 a lire 5.000.000.
Il responsabile della violazione e’ inoltre tenuto alla rimozione dei mezzi di pubblicita’, nel termine assegnato dal soprintendente. In caso di inottemperanza, il soprintendente provvede all’esecuzione d’ufficio a spese dell’obbligato.
Nei confronti di coloro che, senza l’autorizzazione prescritta dall’articolo 50, collocano cartelli o altri mezzi pubblicitari lungo le strade site nell’ambito e in prossimita’ di edifici o di luoghi di interesse storico e artistico, si applicano le sanzioni previste dall’articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
Se, per effetto della violazione degli obblighi stabiliti dall’articolo 5 ovvero dalle disposizioni della sezione I del Capo III e della sezione I del Capo IV, il bene culturale non sia piu’ rintracciabile o risulti uscito dal territorio nazionale, il trasgressore e’ tenuto a corrispondere allo Stato una somma pari al valore della cosa.
Se il fatto e’ imputabile a piu’ persone queste sono tenute in solido al pagamento della somma.
Se la determinazione della somma fatta dal Ministero non e’ accettata dall’obbligato, la somma stessa e’ determinata da una commissione composta di tre membri da nominarsi uno dal Ministero, uno dall’obbligato e un terzo dal presidente del tribunale. Le spese relative sono anticipate dall’obbligato.
Le alienazioni, le convenzioni e gli atti giuridici in genere, compiuti contro i divieti stabiliti dalle disposizioni di questo Titolo, o senza l’osservanza delle condizioni e modalita’ da esso prescritte, sono nulli.
Resta sempre salva la facolta’ del Ministero di esercitare il diritto di prelazione a norma delle disposizioni contenute nella sezione II del Capo III.
Omessa esibizione di documenti per l’esportazione
Fuori dei casi di concorso nel delitto previsto dall’articolo 123, comma 1, chiunque trasferisce all’estero i beni indicati nella stessa disposizione non accompagnati dall’attestato di libera circolazione o dalla licenza di esportazione e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 150.000 a lire 900.000.
Chi, effettuata l’esportazione di un bene culturale al di fuori del territorio dell’Unione europea a norma del regolamento CEE, non rende al competente ufficio di esportazione l’esemplare n. 3 del formulario previsto dal regolamento (CEE) n. 752/93, della Commissione, del 30 marzo 1993, attuativo del regolamento CEE, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 200.000 a lire 1.200.000.
Sono beni ambientali, tutelati secondo le disposizioni di questo Titolo in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione:
Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo in ragione del loro notevole interesse pubblico:
a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarita’ geologica;
d) le bellezze panoramiche considerate come quadri e cosi’ pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
Dei beni indicati alle lettere a) e b) e delle localita’ indicate alle lettere c) e d) dell’articolo 139 le regioni compilano su base provinciale due distinti elenchi, ai fini della dichiarazione di notevole interesse pubblico.
La compilazione di detti elenchi e’ affidata a una commissione istituita in ciascuna Provincia con provvedimento regionale.
La commissione dura in carica quattro anni ed e’ composta dai rappresentanti regionali e provinciali e dai sindaci dei comuni interessati. Della commissione fanno parte di diritto il soprintendente per i beni ambientali ed architettonici ed il soprintendente per i beni archeologici competenti per territorio.
La commissione aggrega, di volta in volta, un esperto in materia mineraria o un rappresentante del Corpo forestale dello Stato o altri esperti la cui presenza sia ritenuta opportuna a seconda della natura dei beni e delle localita’ da tutelare.
Le proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico delle diverse localita’ contenute negli elenchi, le relative planimetrie ed ogni variante che venga determinata dalla commissione sono pubblicati per un periodo di tre mesi all’albo pretorio di tutti i comuni interessati della Provincia e depositati presso i competenti uffici degli stessi comuni.
Dell’avvenuta compilazione e pubblicazione degli elenchi e’ altresi’ data contestualmente notizia su almeno due quotidiani diffusi nella Regione territorialmente interessata, nonche’ su un quotidiano a diffusione nazionale.
Entro tre mesi dalla pubblicazione dell’elenco i soggetti interessati possono presentare osservazioni alla Regione, che ha altresi’ facolta’ di indire un’inchiesta pubblica.
La Regione, sulla base della proposta formulata dalla commissione, esaminate le osservazioni e tenuto conto dell’esito dell’eventuale inchiesta pubblica, approva l’elenco, apportandovi le modifiche ritenute opportune.
Pubblicita’ dell’elenco
L’elenco approvato e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italianae nel Bollettino Ufficialedella Regione.
Copia della Gazzetta Ufficialee’ affissa per un periodo di tre mesi all’albo pretorio di tutti i comuni interessati. Copia dell’elenco e delle relative planimetrie resta depositata a libera visione del pubblico presso gli uffici comunali.
Dichiarazione dei beni indicati alle lettere a) e b) dell’articolo 139
Sulla base dell’elenco dei beni indicati alle lettere a) e b) dell’articolo 139, la Regione emette il provvedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico, notificandolo ai proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo degli immobili. Tale dichiarazione viene trascritta a richiesta della stessa Regione sui relativi registri immobiliari e depositata presso il Comune con le modalita’ previste all’articolo 142, comma 2.
Il Ministero ha facolta’ di integrare gli elenchi dei beni e delle localita’ indicati all’articolo 139, su proposta del soprintendente competente.
La proposta, corredata dalla relativa planimetria, e’ inviata dal Ministero ai comuni interessati affinche’ provvedano alla pubblicazione a norma dell’articolo 140, comma 5. Copia della proposta e della relativa planimetria resta altresi’ depositata a libera visione del pubblico presso gli uffici comunali. Il Ministero provvede altresi’ alla pubblicazione come previsto dall’articolo 140, comma 6.
Entro il termine di sessanta giorni dall’avvenuta pubblicazione le regioni, gli enti territoriali e gli altri soggetti interessati possono presentare osservazioni al Ministero.
L’integrazione dell’elenco e’ approvata con decreto del Ministro, sentito il competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, che si pronuncia anche sulle eventuali osservazioni formulate a norma del comma 3.
Gli elenchi dei beni e delle localita’ indicati all’articolo 139 approvati dal Ministero prima dell’entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, nonche’ le integrazioni previste dall’articolo 144, non possono essere revocati o modificati se non previo parere del competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali che si pronuncia nel termine di quarantacinque giorni dalla data della richiesta.
Sono comunque sottoposti alle disposizioni di questo Titolo in ragione del loro interesse paesaggistico:
a) i territori costieri compresi in una fascia della profondita’ di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondita’ di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi;
Le disposizioni previste dal comma 1 non si applicano alle aree che alla data del 6 settembre 1985:
La disposizione del comma 1 non si applica ai beni ivi indicati alla lettera c) che, in tutto o in parte, siano ritenuti irrilevanti ai fini paesaggistici e pertanto inclusi in apposito elenco redatto e reso pubblico dalla Regione competente. Il Ministero, con provvedimento adottato con le procedure previste dall’articolo 144, puo’ tuttavia confermare la rilevanza paesaggistica dei suddetti beni.
La disposizione del comma 2 non si applica ai beni indicati all’articolo 139, individuati a norma degli articoli 140 e 144.
I beni e le aree indicati agli articoli 139 e 146 sono censiti, catalogati e individuati anche su cartografia informatizzata da restituirsi in scala idonea all’identificazione del bene. A tal fine il Ministero, d’intesa con la Conferenza unificata, predispone tecniche di rappresentazione e sistemi informatici tra loro compatibili e interscambiabili.
L’attivita’ di tutela e valorizzazione dei beni ambientali si conforma ai principi di cooperazione tra Stati, anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, stabiliti dalle convenzioni in materia, rese esecutive in Italia.
Le regioni sottopongono a specifica normativa d’uso e di valorizzazione ambientale il territorio includente i beni ambientali indicati all’articolo 146 mediante la redazione di piani territoriali paesistici o di piani urbanistico-territoriali aventi le medesime finalita’ di salvaguardia dei valori paesistici e ambientali.
La pianificazione paesistica prescritta al comma 1 e’ facoltativa per le vaste localita’ indicate alle lettere c) e d) dell’articolo 139 incluse negli elenchi previsti dall’articolo 140 e dall’articolo 144.
Fermo il disposto dell’articolo 164 il Ministero, d’intesa con il Ministero dell’ambiente e con la Regione, puo’ adottare misure di recupero e di riqualificazione dei beni tutelati a norma di questo titolo i cui valori siano stati comunque compromessi.
Le linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale per quanto riguarda i valori ambientali, con finalita’ di orientamento della pianificazione paesistica, sono individuate a norma dell’articolo 52 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
I piani regolatori generali e gli altri strumenti urbanistici si conformano, secondo l’articolo 5 della legge 17 agosto 1942, n. 1150 e le norme regionali, alle previsioni dei piani territoriali paesistici e dei piani urbanistico-territoriali di cui all’articolo 149. I beni e le aree indicati agli articoli 139 e 146 sono comunque considerati ai fini dell’applicazione dell’articolo 7, n. 5, della legge 17 agosto 1942, n. 1150, come sostituito dall’articolo 1 della legge 19 novembre 1968, n. 1187.
I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni ambientali inclusi negli elenchi pubblicati a norma dell’articolo 140 o dell’articolo 144 o nelle categorie elencate all’articolo 146 non possono distruggerli ne’ introdurvi modificazioni, che rechino pregiudizio a quel loro esteriore aspetto che e’ oggetto di protezione.
I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo dei beni indicati al comma 1, hanno l’obbligo di sottoporre alla Regione i progetti delle opere di qualunque genere che intendano eseguire, al fine di ottenere la preventiva autorizzazione.
L’autorizzazione e’ rilasciata o negata entro il termine perentorio di sessanta giorni.
Le regioni danno immediata comunicazione delle autorizzazioni rilasciate alla competente soprintendenza, trasmettendo contestualmente la relativa documentazione. Il Ministero puo’ in ogni caso annullare, con provvedimento motivato, l’autorizzazione regionale entro i sessanta giorni successivi alla ricezione della relativa comunicazione.
Decorso inutilmente il termine indicato al comma 3, nei successivi trenta giorni e’ data facolta’ agli interessati di richiedere l’autorizzazione al Ministero che si pronuncia entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta. L’istanza, corredata da triplice copia del progetto di realizzazione dei lavori e da tutta la relativa documentazione, e’ presentata alla competente soprintendenza e ne e’ data comunicazione alla Regione.
Non e’ richiesta l’autorizzazione prescritta dall’articolo 151:
b) per gli interventi inerenti l’esercizio dell’attivita’ agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attivita’ ed opere che non alterino l’assetto idrogeologico del territorio;
c) per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati alla lettera g) dell’articolo 146, purche’ previsti ed autorizzati in base alle norme vigenti in materia.
Indipendentemente dalla inclusione di un bene ambientale negli elenchi previsti agli articoli 140 e 144 e dalla notifica prescritta dall’articolo 143 la Regione e il Ministero hanno facolta’ di:
Il provvedimento di inibizione o sospensione dei lavori incidenti su di un bene non ancora dichiarato e notificato di notevole interesse pubblico si intende revocato se entro il termine di novanta giorni non sia stata comunicata agli interessati la deliberazione della commissione provinciale di cui all’articolo 140 o la proposta della soprintendenza prevista all’articolo 144.
Il provvedimento cautelare nonche’ gli atti successivi indicati al comma 2 sono comunicati anche al Comune interessato.
Per lavori su beni ne’ precedentemente inclusi negli elenchi previsti dagli articoli 140 e 144, ne’ precedentemente dichiarati e notificati di notevole interesse pubblico, dei quali sia stata ordinata la sospensione, senza che fosse stata intimata la preventiva diffida di cui all’articolo 153, comma 1, l’interessato puo’ ottenere il rimborso delle spese sostenute sino al momento della notificata sospensione. Le opere gia’ eseguite sono demolite a spese dell’autorita’ che ha disposto la sospensione.
Nel caso di aperture di strade e di cave, nel caso di condotte per impianti industriali e di palificazione nell’ambito e in vista delle localita’ indicate alle lettere c) e d) dell’articolo 139, ovvero in prossimita’ delle cose indicate alle lettere a) e b) dello stesso articolo, la Regione ha facolta’ di prescrivere le distanze, le misure e le varianti ai progetti in corso d’esecuzione, le quali, tenendo in debito conto l’utilita’ economica delle opere gia’ realizzate valgano ad evitare pregiudizio ai beni protetti da questo Titolo.
La medesima facolta’ spetta al Ministero che la esercita previa consultazione della Regione.
Qualora la richiesta di autorizzazione prevista dall’articolo 151 riguardi opere da eseguirsi da parte di amministrazioni statali, ivi compresi gli alloggi di servizio per il personale militare, il Ministero puo’ in ogni caso rilasciare o negare entro sessanta giorni l’autorizzazione, anche in difformita’ della decisione regionale.
Per i progetti di opere comunque soggetti a valutazione di impatto ambientale a norma dell’articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349 e da eseguirsi da parte di amministrazioni statali, l’autorizzazione prescritta dal comma 1 e’ rilasciata secondo le procedure previste all’articolo 26.
Per le attivita’ minerarie di ricerca ed estrazione di cui al regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, l’autorizzazione del Ministero prevista dal comma 1 e’ rilasciata sentito il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato. Restano ferme le competenze del Ministero dell’ambiente in materia di cave e torbiere.
Nell’ambito e in prossimita’ dei beni ambientali indicati nell’articolo 138 e’ vietato collocare cartelli e altri mezzi pubblicitari se non previa autorizzazione della Regione.
Lungo le strade site nell’ambito e in prossimita’ dei beni indicati nel comma 1 e’ vietato collocare cartelli o altri mezzi pubblicitari, salvo autorizzazione rilasciata a norma dell’articolo 23, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, previo parere favorevole della Regione sulla compatibilita’ della collocazione o della tipologia dell’insegna con l’aspetto, il decoro e il pubblico godimento degli edifici o dei luoghi soggetti a tutela.
La Regione puo’ ordinare che nelle localita’ contemplate dalle lettere c) e d) dell’articolo 139, sia dato alle facciate dei fabbricati, il cui colore rechi disturbo alla bellezza dell’insieme, un diverso colore che con quella armonizzi.
In caso di inadempienza, la Regione provvede all’esecuzione d’ufficio.
Le funzioni di vigilanza sui beni ambientali tutelati da questo Titolo sono esercitate dal Ministero e dalle regioni.
Le notifiche di importante interesse pubblico delle bellezze naturali o panoramiche, eseguite in base alla legge 11 giugno 1922, n. 778 e gli elenchi compilati a norma della legge 29 giugno 1939, n. 1497 sono validi a tutti gli effetti di questo Titolo.
Con decreto del Presidente della Repubblica, adottato a norma dell’articolo 17, comma 1 della legge 23 agosto 1988, n. 400 e’ emanato il regolamento per l’attuazione delle disposizioni di questo Titolo.
Fino all’emanazione del regolamento previsto al comma 1 restano in vigore, in quanto applicabili, le disposizioni del regolamento approvato con regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357.
Fino all’approvazione dei piani previsti all’articolo 149 non e’ concessa l’autorizzazione prevista dall’articolo 151 per i beni individuati a norma dell’articolo 1-terdel decreto legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito con modificazioni nella legge 8 agosto 1985, n. 431, e per quelli interessati da provvedimenti adottati a norma dell’articolo 1-quinquiesdel medesimo decreto e pubblicati in data anteriore al 6 settembre 1985.
Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformita’ da essa
Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformita’ di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni ambientali e’ punito con le pene previste dall’articolo 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.
Con la sentenza di condanna viene ordinata la rimessione in pristino dello stato dei luoghi a spese del condannato. Copia della sentenza e’ trasmessa alla Regione ed al Comune nel cui territorio e’ stata commessa la violazione.
Ordine di rimessione in pristino o di versamento di indennita’ pecuniaria
In caso di violazione degli obblighi e degli ordini previsti da questo Titolo, il trasgressore e’ tenuto, secondo che la Regione ritenga piu’ opportuno, nell’interesse della protezione dei beni indicati nell’articolo 138, alla rimessione in pristino a proprie spese o al pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione. La somma e’ determinata previa perizia di stima.
Con l’ordine di rimessione in pristino e’ assegnato al trasgressore un termine per provvedere.
In caso di inottemperanza, la Regione provvede d’ufficio per mezzo del prefetto e rende esecutoria la nota delle spese.
Le somme riscosse a norma del comma 1 sono utilizzate per finalita’ di salvaguardia, interventi di recupero dei valori ambientali e di riqualificazione delle aree degradate.
Violazione in materia di collocamento o affissione di mezzi di pubblicita’
Chiunque non osserva il divieto di collocamento o affissione di manifesti, cartelli, iscrizioni ed altri mezzi di pubblicita’ adottato dall’autorita’ preposta alla tutela paesaggistica a norma dell’articolo 157, comma 1 e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 250.000 a lire 5.000.000.
Il responsabile della violazione e’ tenuto alla rimozione dei mezzi di pubblicita’, nel termine assegnato dall’autorita’ amministrativa. In caso di inottemperanza, la medesima autorita’ provvede all’esecuzione d’ufficio a spese dell’obbligato.
Nei confronti di coloro che, senza l’autorizzazione prescritta dall’articolo 157, comma 2, collocano cartelli o altri mezzi pubblicitari lungo le strade site nell’ambito e in prossimita’ dei beni ambientali indicati nell’articolo 138, si applicano le sanzioni previste dall’articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
Salvo quanto previsto nel comma 2, sono abrogate le seguenti disposizioni:
– legge 1 giugno 1939, n. 1089;
– decreto legge 5 luglio 1972, n. 288, convertito, con modificazioni, nella legge 8 agosto 1972, n. 487;
– legge 1 marzo 1975, n. 44, limitatamente agli articoli 10 e 15 -21;
– decreto legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito con modificazioni nella legge 8 agosto 1985, n. 431, ad eccezione dell’articolo 1-tere dell’articolo 1-quinquies;
– decreto legge 9 dicembre 1986, n. 832, convertito con modificazioni nella legge 6 febbraio 1987, n. 15, limitatamente all’articolo 4-bis;
– decreto legge 14 novembre 1992, n. 433, convertito con modificazioni nella legge 14 gennaio 1993, n. 4, limitatamente agli articoli 3, comma 1, e 4, commi 3, 5 e 5-ter;
– decreto legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito con modificazioni nella legge 22 marzo 1995, n. 85, limitatamente all’articolo 47-quater;
– legge 25 marzo 1997, n. 78, limitatamente all’articolo 1, commi 2 e 4;
– legge 8 ottobre 1997, n. 352, limitatamente agli articoli 3, 5,8;
In questo Testo Unico sono inserite le disposizioni legislative vigenti alla data del 31 ottobre 1998. Fino all’entrata in vigore del primo decreto legislativo emanato a norma dell’articolo 1, comma 4, della legge 8 ottobre 1997, n. 352, restano ferme le disposizioni legislative concernenti le materie disciplinate da questo Testo Unico entrate in vigore a decorrere dal 1 novembre 1998, ivi comprese quelle dei decreti legislativi 20 ottobre 1998, n. 368 e 30 luglio 1999, n. 300, per effetto delle quali alle denominazioni di Ministro e Ministero per i beni culturali e ambientali sono state sostituite quelle di Ministro e Ministero per i beni e le attivita’ culturali, denominati in questo Testo Unico, rispettivamente, “Ministro” e “Ministero”.
Reperti archeologici aventi piu’ di cento anni provenienti da:
Elementi, costituenti parte integrante di monumenti artistici, storici o religiosi e provenienti dallo smembramento dei monumenti stessi, aventi piu’ di cento anni.
Mosaici diversi da quelli delle categorie 1 e 2 realizzati interamente a mano con qualsiasi materiale (1)e disegni fatti interamente a mano su qualsiasi supporto.
Incisioni, stampe, serigrafie e litografie originali e relative matrici, nonche’ manifesti originali (1).
Opere originali dell’arte statuaria o dell’arte scultorea e copie ottenute con il medesimo procedimento dell’originale (1), diverse da quelle della categoria l.
Fotografie, film e relativi negativi (1).
Incunaboli e manoscritti, compresi le carte geografiche e gli spartiti musicali, isolati o in collezione (1).
Libri aventi piu’ di cento anni, isolati o in collezione.
Carte geografiche stampate aventi piu’ di duecento anni.
Archivi e supporti, comprendenti elementi di qualsiasi natura aventi piu’ di cinquanta anni.
Mezzi di trasporto aventi piu’ di settantacinque anni.
Altri oggetti di antiquariato non contemplati dalle categorie da 1 a 14, aventi piu’ di cinquanta anni.
Valori applicabili alle categorie indicate nella lettera A (in lire):
beni culturali.D.Lgs. 490/99paesaggisticavincoli