Source: https://www.brocardi.it/codice-della-privacy/parte-i/titolo-ii/art7.html
Timestamp: 2019-08-20 12:09:01+00:00
Document Index: 98378487

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 1218', 'art. 2048', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 24']

Art. 7 codice della privacy - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti - Brocardi.it
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Articolo 7 Codice della privacy
Dispositivo dell'art. 7 Codice della privacy
Fonti → Codice della privacy → PARTE I - Disposizioni generali → Titolo II - Diritti dell'interessato
&lsqb;1. L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.
b) al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.&rsqb;
relative all'articolo 7 Codice della privacy
Norma di riferimento: Articolo 7 Codice privacy - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti | Quesito Q201719651
Antonio D. B. chiede
sabato 07/10/2017 - Trentino-Alto Adige
avrei un quesito sul quale necessito di un parere, se possibile: lo scorso venerdì recandomi alle 17.00 a prendere mia figlia al nido (un anno e mezzo di età) la maestra mi ha reso noto che durante il pranzo un compagno ha dato un morso al braccio della piccola, che effettivamente mostrava un'ecchimosi non molto ben definibile come morso, ma vistosa; comunque, alla mia domanda di come fossero andate le cose e soprattutto di quale altro piccolo ospite del nido fosse la "responsabilità" .. (se si può definire così) mi è stato risposto, nonostante le mie insistenze, che queste informazioni non vengono fornite per disposizioni superiori.
E' un comportamento corretto e previsto, oppure lesivo della possibilità di tutelare la salute di mia figlia, chiedendo maggiori attenzioni se il piccolo in questione si avvicina ancora, e posso quindi pretendere di avere l'informazione richiesta secondo Voi ??”
Consulenza legale i 17/10/2017
Va preliminarmente distinto tra il caso di danno che l’alunno cagiona a se stesso e quello cagionato a terzi.
Nel primo caso si configura una responsabilità contrattuale della scuola.
L’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo alla scuola, determina l’instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danni a se stesso.
Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell’istituto scolastico e dell’insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall’art. 1218 c.c..
Nel caso, invece, in cui l’alunno cagioni un danno ad altri, è applicabile la responsabilità extracontrattuale da fatto illecito: il minore stesso, se capace di intendere e volere, è responsabile del danno cagionato, ma accanto alla sua responsabilità si aggiunge quella dei genitori (per culpa in educando) e quella dei precettori (per culpa in vigilando).
La responsabilità di questi, disciplinata dall’art. 2048 c.c., è aggravata, perché la colpa (il difetto di educazione o vigilanza) si presume, salvo prova contraria.
Il costrutto teorico che fonda questa distinzione tra tipologie di responsabilità (contrattuale o extracontrattuale) viene individuato da Cass. SU 9346/02 nella circostanza che, nel caso di autodanneggiamento, manca il “fatto illecito” dell’allievo (violazione del precetto del neminem laedere) e quindi la possibilità di addebitare all’insegnante la responsabilità per fatto altrui.
E’ evidente, dunque, che se la scuola è responsabile di quanto avviene nell’ambito dell’Istituto, al genitore deve essere garantito il diritto di essere prontamente informato della dinamica dell’episodio che ha coinvolto il figlio, soprattutto quando il bambino è tanto piccolo da non poter compiutamente narrare tutte le circostanze del caso; mentre non vi è nessuna norma specifica che vieta la divulgazione dei nomi dei bambini che siano resi autori di comportamenti aggressivi e/o violenti.
Invero il Codice della Privacy vieta sì la divulgazione di dati personali a terzi, ma solo qualora la finalità di tale comunicazione sia estranea all’attività esercitata e nell'ambito della quale i dati vengono trattati (artt. 18 e 19 d.lgs. 196/2003).
D'altro canto l’art. 7 del d.lgs. 196/03 nel prevedere che “L’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile”, sancisce il diritto del titolare dei dati di avere tutte le informazioni su di sé detenute dal titolare del trattamento.
Occorre ricordare che il Garante della Privacy offre un'interpretazione molta ampia della nozione di "dati personali", arrivando ad includervi anche le opinioni espresse da altri sul proprio conto (cfr. provvedimento 18.07.2013), e dunque, partendo proprio da tale ampia interpretazione, potrebbe argomentarsi che, anche in questo caso, non si richiede di conoscere dati personali dell’altro bambino, né tantomeno suoi dati sensibili, quanto invece dati personali relativi al proprio figlio, e su quanto a lui accaduto, richiesta che deve essere accolta non ostandovi alcuna norma o disposizione di legge (1° co. art. 18 d.lgs. 196/2003).
Un'eventuale evocazione del diritto alla riservatezza del bambino "aggressivo", nel necessario bilanciamento degli interessi in gioco, si troverebbe a dover cedere il passo rispetto al diritto alla salute del bambino "aggredito".
E’ anche vero, però, che nell’ambito scolastico il titolare dei dati e del loro trattamento è il dirigente, poiché legale rappresentante dell'istituzione ed a lui è demandata per legge tale funzione (art. 4, 2° co. D.Lgs. n. 165/2001), ivi compresa quella di valutare la richiesta dell’interessato e fornire ovvero negare l'accesso ai dati.
Dunque, l'istanza volta a conoscere le circostanze dell'accaduto andrà rivolta al preside e non all'insegnante, formalmente per iscritto, così che, qualora questi non vi provveda entro 15 giorni dalla ricezione della richiesta ovvero neghi l'accesso ai dati, sarà possibile impugnare il provvedimento innanzi al Garante per la Privacy (artt. 141 e seg. Codice della Privacy).
A ciò deve aggiungersi che, in base all’art. 24 d.lgs. n. 241 del 1990 “Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici.[Omissis]" e quindi, se l’insegnante ha provveduto a relazionare per iscritto i fatti al dirigente, cosa che di norma avviene ma che potrebbe essere stata trascurata nel caso specifico, per ottenere le informazioni ricercate basterà esercitare il diritto di accesso agli atti.
Norma di riferimento: Articolo 7 Codice privacy - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti | Quesito Q201719522
Tamara N. chiede
venerdì 15/09/2017 - Emilia-Romagna
“Se i propri dati personali (Nome, Cognome, Indirizzo e Numero telefonico) sono stati a suo tempo presenti negli elenchi telefonici e pagine gialle cartacee e non si era provveduto a vietarne esplicitamente la pubblicazione in rete, ponendo che non si voglia che compaiano, si è omesso di fare qualcosa che andava fatto (e come?) a suo tempo? Volendo rimediare in un momento successivo all’avvento di internet e di google, cosa si deve fare?
Ho sentito l’esigenza che i miei dati personali (indirizzo abitazione e numero telefonico) fossero rimossi dalla rete
Anno 2016 - Il gestore della mia telefonia fissa è (omissis). Agli inizi di dicembre disdetto la linea e contemporaneamente chiedo che il mio numero fisso venga rimosso anche in rete.
Vodafone mi risponde che per quanto loro ne diano comunicazione, il numero resterà sugli ‘elenchi’ pagine bianche/gialle fino a una determinata scadenza annuale (che non ricordo) e Google e altri motori di ricerca continueranno a pescare i dati mostrandoli in rete finché non saranno deindicizzati - potrebbe volerci altro tempo.
[Trovo ridicolo che trattandosi di un servizio online e non cartaceo si debba ancora concepire la cancellazione come un’azione che può avvenire solo a partire da una determinata data e non invece su richiesta. Immagino che il servizio di cancellazione abbia un costo, ma si evidenzia in questo modo come il diritto all’autodeterminazione degli individui passi in secondo piano rispetto alle esigenze di una holding]
Dopo alcuni giorni dalla disdetta ricevo un’offerta di sospensione (della disdetta) da parte di (omissis) - o da chi per loro. Mi propongono di congelare il canone e nel frattempo posso decidere se restare, continuando nel frattempo a usare internet senza fare telefonate, o, in qualsiasi momento all'interno dei sei mesi, andarmene. Non sono convintissima della proposta, ma dopo aver chiesto a (omissis) - telefonando io stessa per accertarmi che non si fosse trattato di qualcuno che si spacciava per (omissis), ricevo conferma che quella possibilità è percorribile. L’operatrice che mi aveva originariamente chiamato e che avevo a mia volta tenuto in sospeso, mi richiama dopo qualche giorno e accetto l’offerta, per quanto resti vigile. Sono curiosa e inoltre non ho ancora le idee chiare su come riorganizzare il mio 'parco operatori, fra linea dati mobile, voce e casa. Avrei poi capito che in realtà si tratterebbe di finanziarie che operano in qualche modo collateralmente a (omissis) e avrei poi intuito, facendo ulteriori telefonate a (omissis) durante i sei mesi successivi, che se solo avessi ritardato di un giorno a disdire effettivamente dopo i sei mesi concessi, sarebbero scattati degli interessi, come se avessi chiesto un prestito. Ben mi sono guardata dal rischio di un ritardo, e ho disdetto ad aprile di quest'anno, anche perché (omissis) mi ha informata che servono circa 4 settimane perché le pratiche di disdetta vengano lavorate]
Nel frattempo, sempre agli inizi di dicembre 2016 avevo anche scritto a Italiaonline (che mi risulta il gestore di pagine bianche/gialle) chiedendo come fare perché un numero di telefono fisso (e i dati personali ad esso collegati) sia rimosso dai loro elenchi. Mi rispondono dicendo che hanno bisogno di sapere qual è il numero di telefono al quale mi riferisco. Scrivo di nuovo informadoli del numero da rimuovere con preghiera di dirmi se la richiesta che sto facendo è valida contemporaneamente per pagine gialle e per pagine bianche. Non ricevo più alcuna risposta da loro e oggi, a distanza di 9 mesi da quella richiesta, e di 5 mesi dalla disdetta effettiva a (omissis), il mio numero di telefonia fissa (che peraltro non ho più usato né in ricezione né in uscita da dicembre 2016), insieme al mio indirizzo, risultano ancora sui motori di ricerca. E' accettabile?
Che fare?”
Pagine Bianche e Pagine Gialle sono gli elenchi telefonici più diffusi, ma non gli unici.
Ad ogni modo, va precisato che tali elenchi ricavano i dati degli utenti da un database unico delle utenze telefoniche.
Dalle ricerche effettuate, risulta che, per essere cancellati dagli elenchi telefonici, è inutile rivolgersi a Pagine Bianche o chi per esso, dal momento che è solo il gestore telefonico che può modificare o cancellare i dati che compaiono sul succitato database.
Deve precisarsi, peraltro, che anche laddove venga inviata la comunicazione di cancellazione dei dati al proprio operatore telefonico, la cancellazione non sarà immediata, in quanto i dati continueranno a comparire, negli elenchi cartacei, (ovviamente), fino al momento della ristampa, e negli elenchi on-line, fino al momento dell'aggiornamento del software.
Di conseguenza, le consigliamo di inviare (se non l'ha già fatto) a Vodafone, formale richiesta di cancellazione dagli elenchi telefonici (esiste uno specifico modulo scaricabile on-line, dal relativo sito), dopodichè dovrà attendere che i vari elenchi (pagine bianche ecc), aggiornino i loro software: solo a partire dall'installazione dei nuovi aggiornamenti il suo numero non comparirà più.
Le precisiamo, peraltro, che laddove desideri non essere più "disturbata" da telefonate relative a offerte commerciali, esiste anche il "Registro delle opposizioni", istituito con il D.P.R. n. 178/2010.
Si tratta, in particolare, di un servizio istituito proprio a tutela degli utenti il cui numero di telefono compare negli elenchi telefonici pubblici, laddove questi non vogliano più ricevere telefonate a scopi commerciali o di ricerche di mercato.
Sul sito internet www.registrodelleopposizioni.it trova indicate tutte le modalità attraverso le quali chiedere l'inserimento in detto Registro.