Source: https://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/acqua/?s_item=339a18def9898dd60a634b2ad8fbbd58
Timestamp: 2019-10-21 13:07:31+00:00
Document Index: 56880763

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 137', 'art. 2', 'art. 59', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 131']

Cass. Pen. Sez. III 07/08/2017 n. 38946 - La disciplina delle acque è applicabile allo scarico accidentale? - Tuttoambiente.it
n. 38946
La disciplina delle acque trova applicazione in tutti quei casi nei quali si è in presenza di uno scarico di acque reflue in acque superficiali, suolo, sottosuolo o rete fognaria, effettuato tramite un sistema stabile di tubazioni. Non rileva che lo scarico avvenga solo in maniera occasionale, periodica o discontinua: nulla cambia, infatti, se lo scarico è accidentale. Di conseguenza, quando risulti accertata, in fatto, la continuità (cioè il collegamento stabile) tra l’origine dello scarico ed il corpo ricettore, si applica la disciplina degli scarichi e non quella dei rifiuti. Tuttavia, va dato atto che nel caso di uno sversamento non ragionevolmente prevedibile, provocato dalla negligenza del soggetto agente, non si può pretendere da quest’ultimo la presentazione di una regolare richiesta di autorizzazione.
1. Il Tribunale di Pordenone, con sentenza del /12/2016 ha riconosciuto S.D.G. responsabile del reato di cui all'art. 137, comma 1 d.lgs. 152\06, perché, quale legale rappresentante di un'azienda vinicola, effettuava lo scarico non autorizzato in pubblica fognatura di acque reflue industriali derivanti da attività di cantina (fatto commesso in Azzano Decimo il 20/9/2013) e l'ha condannata alla pena dell'ammenda.
Data tale premessa, rileva che la disciplina applicabile nella fattispecie sarebbe quella concernente i rifiuti liquidi e non anche scarichi.
Osserva, inoltre, che trattandosi, in ogni caso, di una immissione o scarico assolutamente occasionale, il giudice del merito avrebbe dovuto applicare la disciplina derogatoria di cui alla legge regionale 15 maggio 2002 e successive modificazioni, la quale richiama i criteri di assimilazione alle acque reflue domestiche di cui all'art. 2 del d.P.R. 19 ottobre 2011, n. 227, in quanto l'azienda da lei rappresentata risponderebbe alle caratteristiche di cui al punto 22 della tabella A del menzionato decreto.
Dalle testimonianze di due dipendenti dell'azienda il Tribunale apprendeva che vi sarebbe stato uno sversamento accidentale tra i 20 ed i 60 litri di liquido durante le operazioni di travaso e che quanto fuoriuscito veniva fatto oggetto di una "sciacquatina" mediante le acque di raffreddamento e poi convogliato nella caditoia previo taglio della griglia per favorire il passaggio dei residui solidi.
L’immissione occasionale, originariamente prevista dal previgente d.lgs. 152/99, non è più contemplata dalla normativa attuale, pur mantenendo rilevanza con riferimento alla disciplina sul divieto di abbandono di rifiuti.
Infatti, prima dell'entrata in vigore del d.lgs. 258\2000, l'originario testo del previgente d.lgs. 152\99 prevedeva anche la nozione di "immissione occasionale", contemplata nelle disposizioni relative alle sanzioni. Contrariamente a quanto avveniva per il concetto di 'scarico, del quale il d.lgs. 152\99 forniva una definizione, nulla si diceva in merito alle immissioni occasionali, delle quali non fa peraltro menzione neppure il d.lgs. 152\06. Tale situazione portava a ritenere che l'immissione occasionale non fosse più contemplata come reato con riferimento alla mancanza di autorizzazione; assumendo, al contrario, rilevanza penale in relazione al superamento dei limiti di immissione come espressamente previsto dall'art. 59 comma 5, poi modificato, come si è detto, dal d.lgs. 258\2000.
La giurisprudenza di questa Corte ha anche evidenziato la irrilevanza, in ordine alla nozione di scarico, di considerazioni attinenti alla accidentalità dello scarico stesso o alla sua episodicità, pur dandosi atto che, nel caso di uno sversamento, non ragionevolmente prevedibile, provocato da negligenza del soggetto agente, non possa pretendersi la presentazione da parte di quest'ultimo di una regolare richiesta di autorizzazione (Sez. 3, n. 5239 del 15/12/2016 (dep. 2017), Buja, Rv. 26898901. V. anche Sez. 3, n. 47038 del 7/10/2015, Branca, Rv. 26555401).
Quanto alla invocata accidentalità o occasionalità dello scarico, il dato certo, risultante dalla sentenza di merito, della quantità di liquido sversato e, soprattutto, del taglio della grata di protezione della caditoia, appositamente effettuato per favorire il deflusso, evidenziano, al contrario, che il convogliamento in pubblica fognatura era in effetti voluto, tanto che si operava sulla caditoia per modificarne l'originaria apertura e che l'evento, asseritamente accidentale, dello sversamento per errore di parte del vino grezzo in fase di travaso, sarebbe stato comunque antecedente allo scarico, avvenuto dopo la predisposizione della caditoia e l'ulteriore impiego delle acque di raffreddamento per la pulizia di quanto versato.
La legge regionale 15 maggio 2002, n.13 stabilisce, nell'art. 18, comma 25 che "ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni, per quanto non disposto dal comma 26, si applicano i criteri di assimilazione alle acque reflue domestiche indicati all'articolo 2 del decreto Presidente della Repubblica 19 ottobre 2011, n. 227 (Regolamento per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle imprese, a norma dell'articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122)".
Sostiene la ricorrente che, nel caso in esame, andrebbero applicati i criteri di assimilazione alle acque reflue domestiche di cui all'art. 2, comma 1, lett. c) del d.RR. 227/2011, il quale si riferisce alle "acque reflue provenienti dalle categorie di attività elencate nella tabella 2 dell'Allegato A, con le limitazioni indicate nella stessa tabella", segnatamente richiamando il punto 22 della citata tabella, nella quale vengono considerate le "piccole aziende agroalimentari appartenenti ai settori lattiero-caseario, vitivinicolo e ortofrutticolo, che producano quantitativi di acque reflue non superiori a 4000 m3/anno e quantitativi di azoto, contenuti in dette acque a monte della fase di stoccaggio, non superiori a 1000 kg/anno".
A quanto è dato rilevare dal tenore del ricorso, il riferimento riguarderebbe la lettera c) del comma 7, la quale contempla i reflui provenienti da imprese dedite alle attività di coltivazione del terreno e/o silvicoltura o di allevamento di bestiame che esercitano anche attività di trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente dall'attività di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità.
Una simile necessità è già stata affermata, in passato, dalla giurisprudenza di questa Corte, seppure con riferimento a disposizioni normative ormai abrogate (cfr. Sez. 3, n. 4500 del 17/11/2005 (dep. 2006), Boschetti, Rv. 23328301 e la ancor meno recente Sez. 3, n. 421 del 10/11/1982 (dep.1983), Mazzola, Rv. 15696301).
9. Resta da ricordare, riguardo al terzo motivo di ricorso, che, per quanto è dato rilevare dalla sentenza impugnata e dal ricorso, l'imputato ed il suo difensore non hanno prospettato al giudice del merito la questione della particolare tenuità del fatto e, secondo quanto già affermato da questa Corte, quando la sentenza di merito è successiva alla vigenza della nuova causa di non punibilità, la questione dell'applicabilità dell'art. 131-bis cod. pen. non può essere posta per la prima volta nel giudizio di legittimità come motivo di violazione di legge (cfr. Sez. 6, n. 20270 del 27/4/2016, Gravina, Rv. 26667801; Sez. 7, n. 43838 del 27/5/2016, Savini, Rv. 26828101), né può affermarsi, in assenza di specifica richiesta, che nella fattispecie il giudice avesse l'obbligo di pronunciarsi comunque.