Source: http://legalionline.com/html/cassazione10356-2009.html
Timestamp: 2020-02-25 15:28:16+00:00
Document Index: 90785568

Matched Legal Cases: ['art. 2909', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1159', 'art. 360', 'sentenza ']

DONAZIONE DI COSA ALTRUI ED USUCAPIONE
CASSAZIONE CIVILE SEZ. II 5 MAGGIO 2009 N.10356
DONAZIONE - OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - USUCAPIONE	»	Cass. civ. Sez. II, 05-05-2009, n. 10356
1. - Con il primo motivo (violazione dell'art. 2909 c.c., artt. 324 e 100 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4) la ricorrente deduce che il C. non ha proposto uno specifico motivo di appello contro il rigetto della domanda, da esso proposta, di rivendicazione, ma si è limitato a censurare la decisione del primo giudice perchè, con il diniego dell'ammissione della consulenza tecnica, avrebbe impedito l'accertamento di un preteso errore commesso in suo danno nel corso dell'esecuzione della sentenza resa in sede possessoria. Posto che il motivo di gravame non aveva alcun legame logico con la domanda di revindica proposta in primo grado e con le ragioni del suo rigetto, la Corte salernitana avrebbe dovuto dichiarare l'inammissibilità del proposto appello (e dichiarare inammissibile, altresì, per carenza di interesse, il motivo di appello relativo alla domanda riconvenzionale proposta dalla S.T.).
1.1. - E' infondata la tesi in base alla quale il C., rivolgendo specificamente un unico sostanziale motivo d'appello contro la pronuncia con cui era stata accolta la domanda riconvenzionale diretta alla declaratoria d'acquisto della proprietà della particella di terreno contesa per usucapione, avrebbe implicitamente rinunciato ad impugnare la statuizione di rigetto della domanda principale di rivendicazione, con la conseguenza che la Corte salernitana, riformando sul punto la sentenza di primo grado, avrebbe violato il, dedotto dall'appellata, giudicato interno formatosi su tale parte della controversia.
Dagli atti - ai quali è possibile accedere, essendo denunciato un vizio in procedendo - risulta che la sentenza di primo grado, avendo dichiarato la fondatezza della domanda riconvenzionale della S.T. di declaratoria dell'intervenuta usucapione decennale ex art. 1159 c.c., ha dedicato al rigetto della domanda attrice di rivendicazione soltanto un fugace accenno, ritenendo che "dall'espletata istruttoria, anche documentale, non si rinviene alcun elemento diretto a provare la pretesa proprietà dell'attore su porzione di part. (OMISSIS) maggiore di quella, di fatto posseduta dalla S.".
3. - Il terzo motivo (violazione degli artt. 1141 e 1158 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5) lamenta che la Corte d'appello abbia negato che, nel caso di specie, sia stata fornita la prova, certa ed obiettiva, dell'intervenuto possesso, decennale o ventennale. La motivazione al riguardo sarebbe scarna e contraddittoria. La Corte d'appello - assume la ricorrente - non avrebbe adeguatamente considerato la deposizione dei testi G.G. e St.Vi., non contraddette da testi I.M. e I.L.; non avrebbe valutato le sentenze sul possesso rese dal Pretore di Eboli e dal Tribunale di Salerno; nè avrebbe preso in esame la circostanza della omessa indicazione, da parte del C., del fondo di cui si discute nella denuncia di successione della madre, la quale sarebbe indicativa della ritenuta appartenenza ad altri della porzione del fondo stesso.
Nella specie la Corte di Salerno ha escluso l'idoneità, al fine predetto, del possesso addotto dalla odierna ricorrente, sulla base del rilievo che i testi escussi non avrebbero fornito la prova certa ed obiettiva del possesso, decennale o ventennale, del bene da parte della S.T., accertato solo ai fini dell'interdetto possessorio.
In effetti, per come risulta dalle risultanze processuali puntualmente trascritte dalla ricorrente, i testi non si sono limitati a riferire che il confine tra i fondi prima del terremoto del 1980 era delimitato da una rete metallica e che tale recinzione fu tolta dalla S.T. e fu collocata lungo un fienile di proprietà del C., ma hanno anche evidenziato: che il fondo posseduto dalla S.T. arrivava fino al fienile ed era formato dall'intera particella (OMISSIS), oltre ad una porzione della particella (OMISSIS); che il fondo per cui è causa è sempre stato posseduto nella medesima dimensione dalla S.T., e prima di lei dalla madre e dalla nonna; ancora, che il fondo era originariamente coltivato dalla madre della S.T.. Il contenuto di tali deposizioni corrisponde inoltre ai risultati degli accertamenti che già erano stati svolti dal Pretore di Salerno, sezione distaccata di Eboli, nel giudizio possessorio, nel quale, stando alla sentenza conclusiva, è rimasto dimostrato che la S.T. "ebbe ad esercitare il possesso dell'orto dedotto in controversia negli ultimi tempi antecedenti alla condotta del C., dopo che, in precedenza, era stato esercitato dalla madre e dai nonni".