Source: http://www.dossier.net/guida/forum/quesiti/098b.htm
Timestamp: 2018-06-20 15:33:13+00:00
Document Index: 106012216

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 2946', 'art. 6', 'art. 74', 'art. 540']

Forum Ici - Risposte quesiti imposta comunale immobili - Pagina 098b
Imposta sulla parte dell'edificio ancora in costruzione
Quesito inviato da Stefano in data 29 luglio 2003.
Nel 2000 ho accatastato l'abitazione principale comprensiva di un vano ancora grezzo (da ultimare). Nel gennaio del 2002, l'Ufficio del Territorio mi notifica la rendita definitiva "estrapolando" il vano grezzo al quale è stato attribuito un numero di subalterno autonomo, distinto dal subalterno relativo al resto dell'abitazione principale.
La particolarità consiste nel fatto che per quanto attiene il subalterno relativo al locale grezzo, non è stata attribuita rendita; dagli atti catastali per questo subalterno risulta "rendita in corso di definizione".
Al riguardo chiedo se l'ICI va pagata anche per il locale grezzo e, se sì, in che misura va pagata.
Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 04 agosto 2003.
Per la parte dell'edificio ancora in costruzione, l'imposta va pagata sull'area fabbricabile ridotta in base al rapporto esistente tra la volumetria complessiva del fabbricato risultante dal progetto approvato e la volumetria della parte già costruita ed autonomamente assoggettata ad imposizione come fabbricato.
Decorrenza degli interessi in tema di rimborsi
Quesito inviato da Luigi in data 31 luglio 2003.
Ho letto la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Brindisi n. 7370101 del 16 ottobre 2001, in merito al rimborso Ici su una rendita presunta maggiore di quella effettiva. Come propende la vostra tesi, c'è stato effettivamente il rimborso per la maggior imposta pagata, ma gli interessi invece che calcolarli dal momento dell'indebito pagamento, sono stati calcolati dal momento della domanda, in quanto secondo la commissione c'è stata buona fede dell'accipiens, discendente dalla debenza del tributo in base alla normativa in vigore alla data della sua riscossione...(Cass. Civ. 23 gennaio 1987, n. 635, in Mass. Civile 1987).
In merito alla decisione della Commissione tributaria provinciale di Brindisi n. 737 del 16 ottobre 2001, a prescindere dalla nostra perplessità sull'esatto giudicato sostanziale della sentenza, giova evidenziare che la decisione in questione, al pari delle altre pronunce, non spiega alcun effetto al di fuori del processo in cui è stata formulata (in senso conforme, Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenze n. 1761 del 26 luglio 1965, n. 6689 del 14 giugno 1995 e n. 9631 del 5 novembre 1996).
Per quanto concerne la decorrenza degli interessi, occorre invocare la disposizione di cui al comma 4 dell'art. 1 del decreto del Ministero delle Finanze n. 367 del 24 settembre 1999, in forza della quale "Gli interessi decorrono dalla data di presentazione della domanda di rimborso; decorrono, invece, dalla data di esecuzione del versamento indebito, nei casi in cui il diritto al rimborso risulti sulla base dei dati ed elementi direttamente desumibili dalla dichiarazione del contribuente, oppure consegua alla liquidazione effettuata ai sensi dell'articolo 11, comma 1, terzo periodo, del decreto legislativo n. 504 del 1992".
Del resto non potrebbe essere diversamente, dato che la particolare procedura di liquidazione prevede espressamente la restituzione d'ufficio delle somme versate in eccedenza, maggiorate degli interessi, senza la necessaria presentazione dell'istanza del contribuente.
Si ricorda infine che il contribuente, ove ricorrano i presupposti, può richiedere al comune anche il pagamento degli interessi anatocistici (in tal senso, Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenze n. 5790 del 19 aprile 2001 e 10628 dell'11 agosto 2000; sezione I civile, sentenza n. 552 del 22 gennaio 1999).
Sulle somme da rimborsare vanno calcolati gli interessi
Quesito inviato da Marco in data 31 luglio 2003.
Ho versato nel 2001 l' Ici ad un comune per 3 immobili, sbagliandomi in quanto ne ho solamente 2. Ho chiesto il rimborso delle somme versate in eccedenza: ho ragione? Se sì, mi spettano anche gli interessi e in che misura?
Ai sensi del 1° comma dell'art. 13 del D.Lgs. 504/92, lei può chiedere il rimborso delle somme versate e non dovute, unitamente agli interessi calcolati nella misura del 2,5% per ogni semestre compiuto.
La P.A. non deve trarre profitto dagli errori dei contribuenti
1° Quesito inviato da Nicola in data 31 luglio 2003.
Sono un dipendente di un comune e mi sto occupando dei rimborsi Ici su rendite presunte maggiori di quelle effettive; sto procedendo ai rimborsi ai sensi dell'art. 11 del D. Lgs. 504/92.
In un caso particolare, però, mi è stata fatta domanda di rimborso per pagamenti in base a rendite presunte maggiori di quelle effettive dal 1994-2000, indicando l'art. 13 del D. Lgs. 504/92. Sappiamo che nell'art. 13 è menzionato il rimborso di somme a 3 anni dal pagamento; quindi, secondo me, anche se il rimborso dovrebbe essere effettuato d'ufficio applicando l'art. 11, in questo caso visto che è stata fatta domanda di rmborso ai sensi dell'art. 13, devo liquidare solamente gli ultimi 3 anni con relativi interessi e non fino al 1994. Agisco bene?
1a Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 04 agosto 2003.
Tutta la pubblica amministrazione, compresi quindi i comuni, dovrebbe improntare lo svolgimento della propria attività, non a trarre profitto dall'errore del cittadino o del contribuente, ma a principi di correttezza, imparzialità e buona amministrazione, così come stabilito dall'art. 97 della Costituzione (Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza n. 4878 del 27 gennaio 1988). Ciò premesso, nel caso di specie, il comune impositore deve provvedere d'ufficio alla restituzione delle somme versate in eccedenza, unitamente agli interessi, in attuazione della previsione di cui al terzo periodo del comma 1 dell'art. 11 del D.Lgs. n. 504 del 1992.
La domanda di rimborso presentata dal contribuente non deve servire da pretesto per disapplicare la predetta disposizione, ma va intesa come sollecitazione all'adempimento di legge e, soprattutto, come atto per interrompere il termine di prescrizione ordinaria decennale previsto dall'art. 2946 del Codice civile per il pagamento dell'indebito.
2° Quesito inviato da Nicola in data 05 agosto 2003.
Sono sempre il funzionario del comune. Abbiamo richiesto al contribuente la ricevuta dei bollettini Ici degli anni passati: lui però dice che ce li dovremmo avere e che si configura l'ipotesi di abuso d'ufficio. Il fatto è che la copia dei bollettini Ici li ha il concessionario Monte Paschi di Siena. Abbiamo facoltà di richiederli al contribuente così come la visura catastale, oppure ha ragione il cittadino?
2a Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 12 agosto 2003.
Nel primo periodo del comma 4 dell'art. 6 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente), il legislatore ha espressamente disposto che "Al contribuente non possono , in ogni caso, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dal contribuente".
Del resto, già nella circolare n. 4602/93 del 22 giugno 1993, il segretario generale del Ministero delle Finanze ebbe modo di reputare essenziale, tra l'altro, che "non venga rivolta al contribuente la richiesta di informazioni delle quali l'Amministrazione è già in possesso o alle quali essa deve essere comunque in condizione di accedere".
Ciò premesso, giova ricordare il principio giurisprudenziale secondo il quale gli uffici commettono abuso di potere quando richiedono al contribuente la presentazione di documenti già in proprio possesso (Commissione tributaria centrale, sezione XXVI, decisione n. 5606 del 12 novembre 1996).
Nel caso di specie, dunque, il cittadino-contribuente ha pienamente ragione.
Avviso di accertamento per le quote degli eredi e per omessa dichiarazione
Quesito inviato da Alessandro in data 04 agosto 2003.
Mio padre nel 1993 ha acquistato una casa. L' Ici è stata sempre pagata su rendita presunta ed il comune non ha mai mandato avviso di rendita effettiva. Ora mi chiedono l'integrazione per il 1997 e 1998. La richiesta è giusta? Il 1997 non è andato in prescrizione?
Inoltre nel 1999 mio padre è deceduto e gli eredi hanno pagato regolarmente l' Ici (per 2 anni solo a nome del defunto).
Nel 2001 abbiamo fatto la dichiarazione. Il comune per il '99 ha mandato avviso di accertamento per le quote dei figli eredi e per omessa dichiarazione. In quale caso è accettata la tardiva dichiarazione?
Risposta inviata da Redazione dossier.net in data 08 agosto 2003.
Nel caso prospettato occorre anzitutto evidenziare che l'annualità 1997 è caduta in prescrizione e che gli avvisi di liquidazione o di accertamento emessi sulla base delle attribuzioni o modificazioni delle rendite catastali costituiscono anche notificazione delle rendite stesse (art. 74, comma 3, della legge n. 342 del 21 novembre 2000). Inoltre, con il decesso del contribuente, soggetto passivo di imposta è unicamente il coniuge superstite, essendo titolare del diritto reale di abitazione ai sensi del secondo comma dell'art. 540 del Codice civile. Pertanto, gli obblighi fiscali relativi alla casa coniugale ricadono esclusivamente sul coniuge superstite, anche se ci sono altri eredi che continuano a vivere con lui (i figli, ad esempio).
Dal punto di vista pratico, nell'anno successivo alla data di decesso del contribuente, gli eredi (o almeno uno di essi a nome di tutti) avrebbero dovuto presentare una denuncia di variazione come nuovi proprietari. Uno di loro, poi, doveva compilare una denuncia a nome del defunto, evidenziando nel quadro riservato al "Contribuente" i dati del de cuius e quelli propri nel quadro dedicato al "Denunciante".
Per quanto concerne la tardiva presentazione della denuncia, va rilevato che, a differenza delle dichiarazioni Irpef e Irap, la cui presentazione è considerata omessa se effettuata con ritardo superiore a 90 giorni, la disciplina dell'Ici non contempla alcuna specifica disposizione in tal senso (si veda circolare ministeriale n. 184/E del 13 luglio 1998). Sarebbe quindi logico desumere che la presentazione tardiva della denuncia non fa scattare né la violazione di omessa presentazione né l'accertamento d'ufficio.
Tutto ciò premesso, si consiglia di chiedere al comune impositore l'adozione dell'istituto di autotutela al fine di correggere gli atti impositivi. Non si deve, comunque, far trascorrere il termine perentorio di 60 giorni dalla data di notifica dei provvedimenti, per proporre ricorso alla competente Commissione tributaria provinciale, perché altrimenti gli atti diventerebbero definitivi anche se illegittimi o infondati. Al riguardo, si rammenta che dal 1° agosto al 15 settembre c'è la cosiddetta "sospensione feriale", per cui i termini dell'impugnativa ricominciano a decorrere dal 16 settembre.