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Timestamp: 2020-06-02 22:10:44+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 80', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 38', 'art. 3', 'art. 41']

Pensione di invalidità e indennità di comunicazione per sordi: il permesso di soggiorno non è necessario - LAVORO | Diritto e Giustizia
previdenza | 12 Novembre 2015
L’art. 80, comma 19, della legge n. 388/2000 è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della pensione di invalidità civile per sordi e dell’indennità di comunicazione.
(Corte Costituzionale, sentenza n. 230/15; depositata l’11 novembre)
Lo ha stabilito la Corte costituzionale, con la sentenza n. 230, depositata l’11 novembre 2015.
Il caso. La pronuncia in commento trae origine dal giudizio promosso nei confronti dell’INPS da un cittadino straniero soggiornante in Italia, riconosciuto sordo senza necessità di revisione dall’apposita commissione medica, al fine di ottenere l’accertamento del diritto all’indennità di comunicazione ed alla pensione di invalidità civile per sordi. In sede amministrativa, infatti, l’INPS aveva negato la spettanza di tali provvidenze in quanto il richiedente non risultava titolare della carta di soggiorno o del permesso di soggiorno di lungo periodo.
Il giudice del lavoro adito, ravvisando una violazione delle norme poste a tutela del diritto alla salute e del principio di non discriminazione, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 80, comma 19, l. n. 388/2000, nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della pensione di invalidità civile per sordi e dell’indennità di comunicazione.
La Consulta ricorda la progressiva parificazione tra cittadini italiani ed extracomunitari in materia di previdenza. Chiamata a pronunciarsi sulla questione, la Corte Costituzionale ha richiamato le numerose occasioni in cui ha avuto modo di occuparsi, sotto diverse angolature ed in riferimento a differenti misure di carattere assistenziale, delle limitazioni previste per gli stranieri extracomunitari regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, derivanti dall’art. 80, comma 19, l. n. 388/2000. Secondo la disposizione ora nuovamente censurata, l’assegno sociale e le provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali sono concessi agli stranieri soltanto se titolari della carta di soggiorno, ora permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, per il cui rilascio viene, fra l’altro, richiesto il possesso, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità.
La lunga serie delle relative decisioni ha preso avvio dalle pronunce che hanno dichiarato l’incostituzionalità della norma in esame nella parte in cui subordinava l’attribuzione dell’indennità di accompagnamento per inabilità e la pensione di inabilità al possesso del livello minimo di reddito richiesto per ottenere la carta di soggiorno (rispettivamente, Corte Cost., n. 306/2008 e n. 11/2009).
Successivamente, la disposizione censurata è stata dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui subordinava al requisito del possesso della carta di soggiorno (e, quindi, delle condizioni di durata della permanenza per poterla ottenere) l’assegno mensile di invalidità (Corte Cost., n. 187/2010).
La stessa norma è stata, ancora una volta, dichiarata incostituzionale in relazione all’indennità di frequenza per i minori invalidi (Corte Cost., n. 329/2011).
Da ultimo, la disposizione è stata dichiarata costituzionalmente illegittima con riguardo alla pensione di invalidità ed alla speciale indennità in favore dei ciechi parziali (Corte Cost., n. 22/2015).
Patologie invalidanti: nessuna distinzione tra cittadini italiani ed extracomunitari. Alla luce dei precedenti sopra ricordati, la pronuncia in commento non può non avere analogo esito demolitorio. Ed infatti, la natura e la funzione della pensione di invalidità civile per sordi di cui alla legge n. 381/1970 e dell’indennità di comunicazione di cui alla legge n. 508/1988 impongono di estendere alla situazione di specie la ratio decidendi posta a base delle richiamate pronunce, per ciò che attiene alla riconoscibilità delle provvidenze anche ai cittadini extracomunitari regolarmente permanenti nel territorio dello Stato, ancorché non in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
Si tratta, infatti, anche in questo caso, di prestazioni economiche peculiari, che si fondano sull’esigenza di assicurare – in una dimensione costituzionale orientata verso la solidarietà come dovere inderogabile (art. 2 Cost.), verso la tutela del diritto alla salute anche nel senso dell’accessibilità ai mezzi più appropriati per garantirla (art. 32 Cost.), nonché verso la protezione sociale più ampia e sostenibile (art. 38 Cost.) – un ausilio in favore di persone svantaggiate, in quanto affette da patologie o menomazioni fortemente invalidanti per l’ordinaria vita di relazione e, di conseguenza, per le capacità di lavoro e di sostentamento.
La tutela di bisogni primari non consente differenziazioni basate su criteri meramente formali. La norma in questione determina, viceversa, una discriminazione nei confronti dei cittadini extracomunitari legalmente soggiornanti, attribuendo un non proporzionato rilievo alla circostanza della durata della permanenza legale nel territorio nazionale, così violando il principio costituzionale di eguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.): essa, infatti, appare idonea a compromettere esigenze di tutela che, proprio in quanto destinate al soddisfacimento di bisogni primari delle persone invalide, appaiono per sé stesse indifferenziabili e indilazionabili sulla base di criteri meramente estrinseci o formali; sempre che, naturalmente, venga accertata la sussistenza degli altri requisiti richiesti per il riconoscimento del beneficio e sempre che – nell’ottica della più compatibile integrazione sociale e della prevista equiparazione, per scopi assistenziali, tra cittadini e stranieri extracomunitari di cui all’art. 41, d.lgs. n. 286/1998 (Testo unico sull’immigrazione) – il soggiorno di questi ultimi risulti, oltre che regolare, non episodico né occasionale.
Per questi motivi, la Consulta dichiara l’illegittimità costituzionale della disposizione censurata.