Source: https://femministerie.wordpress.com/2017/03/02/san-camillo-non-ce-violazione-dei-diritti-dei-medici-obiettori/
Timestamp: 2017-07-25 22:51:35+00:00
Document Index: 45885770

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 117']

San Camillo: non c’è violazione dei diritti dei medici obiettori | femministerie
Con i due bandi (autorizzati dal Decreto del Commissario ad Acta dell’8 giugno 2015, n. U00227) attraverso i quali si mira ad assumere due medici non obiettori di coscienza nella stessa struttura si intende innanzitutto dare effettiva applicazione all’art. 9 della legge n. 194 del 1978 che, nel riconoscere il diritto di obiezione di coscienza (in ogni caso precisamente limitato alle sole attività e procedure tese in modo specifico e necessario all’interruzione di gravidanza, con esclusione sia delle attività di assistenza precedente e successiva all’intervento sia dei casi in cui il personale intervento anche del medico obiettore sia necessario per salvare la vita della donna), stabilisce un espresso dovere organizzativo in capo agli ospedali e anche alle Regioni, che “in ogni caso” devono organizzarsi in modo tale da garantire sempre il servizio.
In secondo luogo, questa iniziativa concretizza i precisi doveri che gravano sul nostro ordinamento, a seguito delle due decisioni con cui il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha accertato che l’Italia viola il diritto alla salute e il principio di non discriminazione nei confronti delle donne che non riescono o incontrano difficoltà ad accedere al servizio (artt. 11 ed E della Carta Sociale Europea) e i diritti al lavoro e alla dignità sul posto di lavoro dei medici non obiettori di coscienza (artt. 1 e 26 della Carta Sociale Europea).
Si tratta delle due decisioni rese pubbliche l’8 marzo 2014 e l’11 aprile 2016, assunte dal Comitato Europeo a fronte dei Reclami collettivi nn. 87 del 2012 e 91 del 2013, presentati rispettivamente dall’organizzazione internazionale non governativa International Planned Parenthood Federation European Network e dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro, rappresentate e difese dall’Avv. Prof. Marilisa D’Amico e dall’Avv. Benedetta Liberali, con il sostegno e il lavoro dell’Associazione LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/1978).
Poste queste preliminari considerazioni che devono inquadrare il preciso contesto in cui si inserisce l’iniziativa dell’ospedale S. Camillo, a fronte della formulazione adottata e dei requisiti richiesti dai bandi si può ritenere che essi non determinano alcuna violazione dei diritti dei medici obiettori di coscienza.
1) I bandi non obbligano i medici obiettori di coscienza (sia in servizio nella struttura, sia aspiranti candidati) a effettuare le attività e le procedure tese in modo specifico e necessario a interrompere la gravidanza (nel pieno rispetto di quanto prevede l’art. 9 della legge n. 194 del 1978): si intende, infatti, selezionare due medici che intendano applicare la legge n. 194, ossia che intendano offrire proprio quelle attività e prestazioni che i medici obiettori di coscienza rifiutano (sulla base dello stesso art. 9);
2) i bandi non obbligano i medici obiettori di coscienza (che siano in servizio nella struttura) a revocare la propria obiezione, al fine di svolgere le attività di interruzione di gravidanza: i bandi, infatti, mirano ad assumere due medici che intendano svolgere quelle attività e quelle prestazioni che – dirette all’interruzione di gravidanza – vengono rifiutate dai medici obiettori di coscienza;
3) i bandi non prevedono che, a fronte dell’assunzione di due medici che offrano tali prestazioni, si proceda al licenziamento di due medici obiettori di coscienza, per mantenere immutato il numero complessivo dei componenti dell’organico della struttura;
4) i bandi non sembrano discriminare nemmeno la categoria di medici obiettori di coscienza che – non prestando già servizio in quella stessa struttura – ambiscono a ottenere i due posti messi a bando: la struttura ospedaliera ha necessità, per garantire sempre il servizio e dunque una idonea organizzazione come richiesto dall’art. 9 della legge n. 194 e anche dal Consiglio d’Europa (in particolare dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali con le due decisioni richiamate e dal Comitato dei Ministri che attende ancora l’invio di adeguata documentazione che dimostri la risoluzione dei problemi accertati dal Comitato Europeo e ha inviato due risoluzioni nei confronti del nostro ordinamento), di avere nel proprio organico due medici ginecologi che effettuino quel tipo di prestazioni; la struttura ospedaliera non ha bisogno di medici ginecologi che non offrano tali prestazioni, poiché tutte le altre sono offerte, in modo adeguato, dal personale sanitario già in servizio (e potrà trattarsi, appunto, dei medici obiettori di coscienza, il cui numero rende invece necessaria la presenza di medici non obiettori per garantire le prestazioni necessarie e specifiche per l’interruzione di gravidanza).
In definitiva, sembra che la misura organizzativa assunta dall’ospedale S. Camillo di Roma costituisca non solo l’indispensabile strumento per dare applicazione all’art. 9 e per superare l’attuale condizione di violazione della Carta Sociale Europea (e, dunque, anche dell’art. 117, primo comma, della nostra Costituzione che impone al legislatore il rispetto degli obblighi internazionali), ma anche – e forse ancora più significativamente – un modo per garantire alla stessa categoria di medici obiettori di coscienza la propria scelta, senza compromettere il diritto alla salute e il principio di non discriminazione delle donne e i diritti al lavoro e alla dignità sul lavoro dei medici non obiettori di coscienza.
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