Source: https://criminaljusticenetwork.eu/it/temi/privacy
Timestamp: 2020-08-04 04:46:43+00:00
Document Index: 82361591

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 9']

Novità dal Regno Unito: il riconoscimento facciale supera il vaglio della High Court of Justice
L’autore analizza una recente sentenza della High Court of Justice dell’Inghilterra e Galles, la quale è stata, a più voci, presentata come la prima decisione giudiziale a livello globale ad aver affrontato, in modo analitico, la tematica della compatibilità con il diritto alla riservatezza dell’utilizzo da parte delle forze di polizia di software di riconoscimento facciale. Pur non essendo riuscita a sedare l’acceso contrasto britannico tra sostenitori e detrattori dei facial recognition systems, siffatta pronuncia presenta aspetti di grande interesse anche per l’ordinamento italiano, nel quale gli strumenti in questione sono in dotazione alle autorità di law enforcement, ma non hanno una regolazione normativa soddisfacente.
Diritto penale e "culto del littorio"
Dora Tarantino
L'articolo sottopone ad analisi critica le principali posizioni dottrinali e giurisprudenziali in materia di repressione dell'attività neofascista, seguendo tre direttrici di indagine. In primo luogo, muovendo dall'esame delle più recenti sentenze, ci si sofferma sulla rilevanza penale dell'uso di simboli e rituali fascisti e sulla riconducibilità di un tale uso all'art. 5 l. 645/1952 (c.d. legge Scelba), ovvero all'art. 2 d.l. 122/1993 (c.d. legge Mancino): al fine di distinguere le aree di applicabilità delle due fattispecie, la prima parte del lavoro è dedicata ad approfondire il tema della loro oggettività giuridica. L'esame delle decisioni relative all'art. 5 l. 645/1952 sollecita, peraltro, una riflessione sulla reale praticabilità processuale dello schema del pericolo concreto, imposto dalle indicazioni interpretative della Consulta in questa materia; i percorsi ermeneutici alternativamente seguiti dalla giurisprudenza, e gli esiti disomogenei cui essa perviene, suggeriscono di interrogarsi sulla possibilità di svincolare l'applicazione della norma dalla prognosi di pericolosità in concreto, superando al contempo il dubbio che, ricostruita come reato di pericolo astratto, la fattispecie possa contrastare con l'art. 21 Cost. Infine, il tema del pericolo implica una riflessione sulla sua attualità e, conseguentemente, sull'adeguatezza funzionale e la perdurante necessità di una repressione penale dell'attività neofascista.
Il compendio sanzionatorio della nuova disciplina privacy sotto la lente del ne bis in idem sovranazionale e della Costituzione
Il lavoro si propone di analizzare l’impianto sanzionatorio previsto dalla vigente normativa in materia privacy, recentemente oggetto di importanti modifiche a livello comunitario e nazionale. Nell’ambito di una concisa ricostruzione degli illeciti amministrativi e penali oggi previsti dal cd. GDPR e dal Codice Privacy, si evidenziano le criticità connesse alla formulazione normativa dei suddetti illeciti, non sempre di univoca interpretazione. Il Legislatore pare aver adottato il cd. doppio binario sanzionatorio: la seconda parte dell’elaborato è dunque dedicata alla valutazione della compatibilità di tal impostazione con il principio del ne bis in idem, così come elaborato dai giudici sovranazionali. Infine, alcune riflessioni sulla ratio sottesa alla reiterata scelta legislativa del citato doppio binario e la prospettazione di una via d’uscita dalla problematica: la riconduzione di entrambe le categorie di illeciti ad un unico sistema punitivo, con applicazione del principio di specialità ex art. 9, l. 689/1981.
La moltiplicazione dei garanti nel settore della tutela dei dati personali: riflessi penalistici del GDPR
Gaia Fiorinelli
L’individuazione delle posizioni di garanzia nel settore della tutela dei dati personali costituisce un tema quasi inesplorato, sia da parte degli studiosi della materia, sia da parte della giurisprudenza, di merito e di legittimità. Tale tema, tuttavia, merita un rinnovato interesse a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali e del relativo decreto di adeguamento (d.lgs.101/2018): è la stessa architettura di tali complessi normativi, infatti, a polarizzare l’attenzione sulla gestione del rischio e sulla accountability dei soggetti individuati quali garanti dell’integrità e della sicurezza dei dati e dei sistemi informatici. Il presente contributo mira, dunque, alla ricostruzione delle posizioni di garanzia nel settore della tutela dei dati e al conseguente inquadramento delle relazioni intersoggettive tra i garanti.
Il rapporto tra libertà di informazione e buon andamento della giustizia, con particolare riferimento al processo penale, costituisce una tematica di grande attualità alla luce delle ricorrenti polemiche connesse ai fenomeni degenerativi del c.d. “processo mediatico”. Nel prisma del diritto costituzionale, nella consapevolezza della difficoltà di ricostruire una «carta dei rapporti giustizia-media», emerge la necessità di un’opera di bilanciamento, resa ardua per la pluralità dei principi e dei valori coinvolti. In questo senso, l’analisi della giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo risulta fondamentale, anche in una prospettiva di possibili innovazioni legislative. Infatti, una recente direttiva dell’Unione europea (2016/343/UE) che dovrà essere attuata entro il 1 giugno 2018, “recependo” indicazioni provenienti dalla giurisprudenza EDU, sembra ormai attestare un’interpretazione estensiva della presunzione di innocenza, da garanzia destinata ad operare non soltanto sul piano processuale a diritto della personalità, ovvero diritto a non essere presentato come colpevole prima che la responsabilità sia stata legalmente accertata.