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Timestamp: 2020-08-12 19:11:21+00:00
Document Index: 46348405

Matched Legal Cases: ['art. 2932', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 9576 del 13/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9576 del 13/04/2017
Cassazione civile, sez. un., 13/04/2017, (ud. 21/03/2017, dep.13/04/2017), n. 9576
sul ricorso 26205/2015 proposto da:
R.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DEL
data 27/07/2015.
21/03/2017 dal Consigliere Dott. ANGELINA MARIA PERRINO;
R.G. è assegnatario di un immobile edificato ai sensi della L. n. 52 del 1976, ossia dall’Istituto per l’edilizia abitativa agevolata della Provincia di Trento (ITEA) per conto dello Stato ed in quanto tale destinato al personale delle Forze di Polizia in relazione alla prestazione del proprio servizio. Sostenendo di aver conseguito il diritto ad acquistare l’immobile a seguito e per effetto della L. n. 560 del 1993, egli convenne in giudizio l’Agenzia del demanio, con azione sostitutiva degli effetti del contratto di compravendita non concluso, ex art. 2932 c.c., oltre al risarcimento dei danni, in via subordinata, per ottenere la condanna dell’Amministrazione alla definizione della cessione ed all’avvio di tutte le procedure all’uopo necessarie e, in ulteriore subordine, per sentir condannare l’Amministrazione al risarcimento dei danni subiti mediante reintegrazione in forma specifica o per equivalente.
Il Tribunale di Trento dichiarò il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore di quella del giudice amministrativo e la Corte d’appello di Trento ha respinto il successivo appello proposto dall’odierno ricorrente. Ha osservato al riguardo il giudice d’appello che l’immobile, entrato nel patrimonio indisponibile dello Stato per effetto della sua costruzione in base alla L. n. 52 del 1976, in mancanza di declassificazione con atto avente pari rango, fa tuttora parte di tale patrimonio, di modo che la sua assegnazione è da ritenere avvenuta mediante concessione amministrativa. Di qui la conseguente giurisdizione del giudice amministrativo, che ha competenza giurisdizionale esclusiva, ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett. b), c.p.a., in ordine alle controversie relative a rapporti di concessione di beni pubblici, ad eccezione di quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi.
Contro questa sentenza propone ricorso R.G. al fine di ottenerne la cassazione, che affida a due motivi, cui l’Agenzia del demanio reagisce con controricorso.
Il ricorrente deposita altresì memoria ex art. 378 c.p.c..
1.- Col primo motivo di ricorso R.G. censura la statuizione di carenza di giurisdizione del giudice ordinario. Secondo il ricorrente l’immobile indicato in narrativa è stato acquisito al patrimonio indisponibile dello Stato non già per effetto di per sè della L. n. 52 del 1976, sibbene dei successivi provvedimenti amministrativi che vi hanno dato attuazione, di modo che non era necessario che la declassificazione avvenisse con un atto di rango pari a quello che ha classificato l’immobile. Atto di pari rango che, ha sottolineato, è comunque intervenuto, dovendosi ravvisare nella L. n. 560 del 1993, art. 1, il quale ha sancito l’alienabilità anche degli alloggi costruiti a norma della L. n. 52 del 1976. A tanto il ricorrente ha aggiunto che numerosi provvedimenti amministrativi hanno riconosciuto che l’attuale ed effettiva destinazione degli alloggi realizzati a norma della L. n. 52 del 1976, non è volta al pubblico servizio, trattandosi di immobili per lo più occupati da personale in pensione e da vedove.
1.1.- La L. n. 52 del 1976, art. 5, ha stabilito che “nelle province di Trento e di Bolzano i finanziamenti di cui all’art. 1, vengono utilizzati per la costruzione di alloggi di servizio a favore del personale civile e militare della pubblica sicurezza, dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza e del Corpo degli agenti di custodia, ai sensi del D.P.R. 22 marzo 1974, n. 381, art. 24. Gli alloggi restano di proprietà dello Stato e vengono concessi al personale di cui all’art. 1, in relazione alla prestazione del proprio servizio nelle località dove gli alloggi sono ubicati. La concessione viene meno col cessare del rapporto di servizio del concessionario e con il suo trasferimento in altra sede”.
1.2.- La sorte degli alloggi è stata successivamente regolata dalla L. n. 560 del 2003, art. 1, il quale, per un verso, ha previsto il passaggio nella categoria degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di quelli “acquisiti, realizzati o recuperati, ivi compresi quelli di cui alla L. 6 marzo 1976, n. 52, a totale carico o con concorso o con contributo dello Stato…” (comma 1) e, per altro verso, ha escluso dall’applicazione della legge “gli alloggi di servizio oggetto di concessione amministrativa in connessione con particolari funzioni attribuite a pubblici dipendenti” (comma 3).
1.3.- Si può al riguardo convenire col ricorrente che l’esclusione stabilita dal comma 3, della norma si debba riferire agli alloggi effettivamente strumentali all’espletamento di particolari funzioni attribuite a pubblici dipendenti, e ciò in base anzitutto al tenore della L. n. 53 del 1976, art. 5, secondo cui, come si è già indicato, “la concessione viene meno col cessare del rapporto di servizio del concessionario…”. Tanto risponde altresì all’esigenza di una nuova tassonomia dei beni pubblici, da svolgere alla luce dei valori costituzionali affermati con forza immediatamente cogente dagli artt. 2, 29 e 42 Cost., che arricchisca la disciplina codicistica, incardinata sulla distinzione tra beni demaniali e beni patrimoniali in base a criteri formali, per indagarne, sul piano sostanziale, la funzionalità al perseguimento e al soddisfacimento degli interessi della collettività (Cass., sez. un., 16 febbraio 2011, n. 3811; 14 febbraio 2011, n. 3665). Soltanto se il bene sia in concreto destinato al soddisfacimento di interessi superindividuali (nella specie, a quelli connessi alle particolari funzioni attribuite a pubblici dipendenti), si giustifica l’applicazione del regime speciale, che al perseguimento di tali interessi è indirizzato; altrimenti, non v’è ragione di sottrarre i beni all’applicazione del regime generale stabilito per gli alloggi realizzati col contributo dello Stato, che è quello dell’edilizia residenziale pubblica.
2.2.- La controversia in questione va quindi devoluta al giudice amministrativo, in quanto volta giustappunto ad indurre la pubblica amministrazione ad esercitare il proprio potere di dismissione del bene mediante alienazione. La L. n. 560 del 2003, art. 1, difatti, nel prevedere la cessione in proprietà degli alloggi in questione, si limita a disciplinarne l’assegnazione ai privati, la quale soltanto determina, in uno con l’effetto traslativo, la perdita della qualità pubblica degli alloggi stessi, determinando il passaggio alla fase contrattuale-esecutiva di pertinenza del giudice ordinario (per considerazioni di segno analogo, vedi Cass. 27 febbraio 2012, n. 2962).
3.- Le considerazioni che precedono comportano il rigetto della censura, che determina l’assorbimento del secondo motivo di ricorso, concernente l’omesso esame del fatto decisivo del giudizio costituito dall’espresso riconoscimento da parte dell’Amministrazione dell’alienabilità degli immobili oggetto di causa in un momento anteriore alla proposizione del giudizio. Espresso riconoscimento che, anche se sussistente, non potrebbe introdurre una deroga al regime previsto per legge dinanzi ricostruito.
Sussistono i presupposti per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.