Source: http://fiscocsen.it/fiscocsen-risponde/?quesito=171
Timestamp: 2018-06-23 02:31:22+00:00
Document Index: 26620072

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 5', 'art. 2195', 'art. 2195', 'art. 55', 'art. 2195', 'art. 2195', 'art. 148', 'art. 143', 'art. 4']

Buonasera, siamo una a.s.d. con personalità giuridica iscritta allo Csen. Svolgiamo una disciplina sportiva il wushu kung fu (disciplina cinese) ,che comprende anche le ginnastiche cinesi per la salute rientranti nel qigong, tutte definite attività sportive come dalle delibere del Coni 1566/2016 e successive modifiche.
Il nostro statuto prevede altresì oltre all'attività sportiva, anche lo svolgimento di servizi sociali, sanitari e parasanitari.
Dal 2006 aderiamo al progetto di Attività Fisica Adattata (A.F.A. ex A.M.A.) istituito dalla Regione ,che ha stabilito modalità e tariffe per i partecipanti , tariffe molto basse per permettere a tutti di poterne usufruire. Tale progetto è stato divulgato attraverso la Società della Salute e le ASL. Questa convenzione con la Regione è a titolo gratuito.
Al progetto ci aderiamo con la nostra ginnastica cinese, rientrante e rispettante tutti i parametri occorrenti richiesti dal protocollo, tanto la sua validità ed efficacia è estesa, e iscriviamo tutti i frequentanti come soci ordinari, iscrivendoli nel libro soci regolarmente, e tesserandoli allo Csen.
Negli anni sono cambiate diverse modalità di accesso al servizio, inizialmente occorreva un certificato medico, poi è stato abolito (dal 2015) e istituita una visita preliminare dai fisioterapisti dell’Asl.
Il verbale della Regione Toscana del 7/8/2017 stabilisce che: “non necessita di certificazione preventiva ai fini della partecipazione ai corsi, come precisato dal parere n.37/2015 del Consiglio Sanitario Regionale, recepito con DGR n.677 del 25 maggio 2015.”
Ora, non obbligando più le persone alla certificazione medica per sport non agonistico, seppur a basso impegno cardiovascolare, le quote sociali versate non potrebbero essere considerate come attività istituzionale, ma commerciale, portando così a una forte contraddizione, oltre che a un onere economico non indifferente.
Facciamo presente che la stessa attività che svolgiamo da 30 anni, viene praticata anche dai soci che non aderiscono per scelta all’A.F.A., a tariffe stabilite dal consiglio direttivo, e che portano il certificato medico per sport non agonistico, quindi incamerandole come attività istituzionale.
La domanda sorge spontanea: come possiamo superare questa problematica di effettuare un’attività sportiva, perché il Coni la riconosce, ma senza il certificato, perché la Regione Toscana ha autonomia legislativa di eliminarlo, e al contempo attività sociale e introitare le entrate come attività istituzionali esentasse?
Nelle attività dell’associazione rientrano anche i centri estivi per bambini, e dato che anche questo è un servizio sociale, e che le attività sono molteplici e non solo sportive, ma ludiche e ricreative e artistiche, e non portano certificato medico, data la temporaneità dell’attività, potrebbero essere considerate esentasse?
Facciamo anche presente che l’assicurazione infortuni dello Csen non copre senza certificato medico, e che nell’ipotesi non tesserassimo più i soci che svolgono l’afa e i centri estivi allo Csen perché senza certificato, perché svolgenti attività solo sociale, la Rct non li coprirebbe .
Vi ringraziamo molto per l'attenzione e i consigli che potrete indicarci.
Saluti cordiali, affiliata CSEN Scandicci (FI).
L'Associazione di Scandicci che si è rivolta a FiscoCsen espone con apprezzabile puntualità il contesto in cui opera e i correlati riferimenti normativi.
Si tratta di Associazione con personalità giuridica, affiliata Csen, al cui interno si pratica il Wushu Kung Fu, sport codificato al n. 102 dell'elenco ufficiale CONI, comprendente le discipline contraddistinte dal progressivo nr. 384 fra cui in particolare il Qigong, antichissima pratica di incontro fra le arti marziali e le tecniche di respirazione e meditazione in stretto collegamento con il benessere psico-fisico.
L'Associazione è altresì in convenzione Asl Regione Toscana per lo svolgimento, con tecniche Qigong, di Attività Fisica Adattata, percorso motorio di assistenza alla persona afflitta da condizioni di ipomobilità, che la Delibera della Giunta Regionale Toscana n. 595/2005 ha sancito rientrare nel campo della “educazione salutistica e della promozione di stili di vita corretti”, in ciò indicando quanto ulteriormente espresso con parere del Consiglio Sanitario Regionale n. 37/2015 circa la non necessarietà di preventiva certificazione di idoneità medico-sportiva, trattandosi di percorso di cure e non di attività sportiva non agonistica (infatti non rientra in alcuna delle fattispecie indicate nel Decreto Balduzzi del 24/4/2013) né di attività ludico-motoria; del resto il percorso A.F.A è prescritto dal medico, dunque sarebbe effettivamente illogico occorresse perfino un certificato di idoneità.
Volendo comunque eseguire un piccolo ripasso, ad oggi i soggetti tenuti all’obbligo del certificato “non agonistico” sono: 1) gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dagli organi scolastici nell’ambito delle attività para-scolastiche, esclusa l’Educazione Motoria curriculare; 2) le persone fisiche, tesserate in Italia, svolgenti attività organizzate (…) dalle associazioni e società sportive affiliate alle FSN, DSA e EPS, che non siano considerate atleti agonisti ex D.M. 18/2/1982; 3) le persone fisiche partecipanti ai ai giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale; non sono tenuti a tale certificazione i tesserati svolgenti attività sportive che non comportano impegno fisico ed i tesserati che non svolgono alcuna attività sportiva (es. dirigenti).
Il certificato per attività “ludico-motoria” è facoltativamente richiedibile (spesso a supporto della polizza assicurativa stipulata dal club) ai soggetti che non siano tesserati a FNS, EPS, DSA e svolgano attività fisica per finalità igieniche o ricreative (come narra la Legge Regionale Toscana 35/2003) o per il raggiungimento e mantenimento del benessere psico-fisico (come narra il D.M. 24/4/2013).
Con circolare del 10/6/2016 lo stesso CONI ha precisato quanto richiesto dal Ministero della Salute con note del 16/6/2015 e 28/10/2015 circa l'insussistenza dell'obbligo certificativo sia in seno alla pratica di discipline riconosciute ma caratterizzate da ridotto impegno cardiovascolare, sia relativamente ai tesserati “non praticanti”: consultando i citati documenti si noterà l'assenza di previsione per l'Attività Fisica Adattata, sia in ambito nazionale (decreti e relative note esplicative) sia in quello regionale (per effetto dell'art. 117 della Costituzione che attribuisce alle Regioni la legislazione, fra l'altro, in materia di sanità e sport).
Appare dunque evidente che l'A.F.A. sia totalmente svincolata dall'obbligo di certificazione di idoneità sportiva o ludico-motoria.
La scelta dell'Associazione di tesserare i partecipanti a percorsi A.F.A. organizzati attingendo al Qigong (che troviamo nell'elenco delle discipline CONI), merita una riflessione particolare.
Come riporta lo stesso quesito, la presente risposta parte dal presupposto che fra le finalità statutarie dell'Associazione vi sia appunto la pratica delle attività fin qui descritte: come si vedrà in seguito, la previsione statutaria è elemento determinante per il corretto inquadramento fiscale.
Occorre adesso andare, come è abitudine dello scrivente, a verificare le norme federali di riferimento.
Il CONI, fra le Discipline Sportive Associate, riconosce la FIWuK, Federazione Italiana Wushu Kung Fu, il cui regolamento sanitario (approvato con delibera n. 11 del 23/1/2018) dispone all'art. 5, fra l'altro, che “il Medico Sociale, nominato dal Consiglio o organo amministrativo dell'Asd o Ssd affiliata, iscritto alla Federazione Medici Sportivi Italiani, vigila assieme al Presidente di questa sull'osservanza delle leggi dello Stato e della Regione sulla tutela sanitaria delle attività sportive e sul rispetto delle norme federali in tema sanitario”. Il successivo articolo 8 comma 7 prevede che “coloro i quali svolgono o intendono svolgere, nell'ambito della FIWuK, attività sportiva agonistica, non agonistica o amatoriale, come regolamentata dal regolamento dell'attività agonistica federale, sono tenuti all'osservanza delle normative statali e regionali inerenti la tutela delle attività sportive, in ordine al tipo di accertamenti previsti ed alla loro periodicità.” Il comma 8 prevede inoltre “controlli random” ai club affiliati da parte della Commissione Medica Federale “richiedendo copia del certificato medico di idoneità specifica all'attività sportiva agonistica o non agonistica”. Il comma 9 precisa che l'età di inizio dell'attività agonistica è 13 oppure 12 anni, per le discipline regolamentate da FIWUK, a seconda che siano discipline rispettivamente da combattimento o di natura tecnico-combinatoria, con limite superiore al quarantesimo anno di età: se ne può dedurre che i tesserati under 12 e over 40 sono sicuramente “non agonisti”. Va peraltro evidenziato che il successivo comma 17, riferendosi alle linee guida del Ministero della Salute e alla circolare Coni già esaminate più sopra, chiarisce come i tesserati svolgenti attività sportiva regolamentata, non agonistica, finalizzata all'apprendimento delle discipline FIWUK, o prevalentemente allo svago e al raggiungimento e mantenimento del benessere psicofisico della persona, hanno obbligo di certificazione di idoneità non agonistica. Per quanto fin qui riportato, emerge la regola federale di natura generale secondo cui il certificato medico (agonistico o non agonistico) è necessario; tuttavia sopravviene la clausola esonerativa inserita nel successivo comma 18 che si riporta integralmente: “in deroga a quanto stabilito al precedente comma 17, i tesserati che praticano la disciplina del Qigong (Health Qigong) ricadono all'interno della categoria dei tesserati che svolgono attività sportiva che non comporta impegno fisico. I tesserati di cui al presente comma non sono tenuti all'obbligo di certificazione sanitaria, ma si raccomanda in ogni caso un controllo medico prima dell'avvio dell'attività sportiva.”
Ne discende che la stessa federazione di riferimento (i) esonera i praticanti del Qigong dalla certificazione di idoneità, pur raccomandando un controllo preventivo, e (ii) rimanda (almeno) al Presidente e al Medico Sociale la responsabilità di verificare che l'esonero descritto riguardi solo chi pratichi Qigong e non altri.
L'Associazione che ha inoltrato l'interessante quesito è affiliata CSEN, dunque occorre cercare la connessione fra norme FIWuK e CSEN, che troviamo sia nello statuto di quest'ultimo, sia nei suoi regolamenti: all'articolo 1 dello statuto si precisa infatti che “le attività sportive dilettantistiche, che dovessero essere eventualmente esercitate a carattere agonistico, dovranno rispettare quanto sancito dai regolamenti tecnici delle FSN e/o DSA per il miglior raggiungimento delle specifiche finalità”. Il Regolamento Organico di CSEN precisa al paragrafo B) che può ottenere il Tesserino Nazionale Tecnico (..) chi sia in possesso di titoli rilasciati dalle FSN e DSA riconosciute dal CONI; mentre il successivo paragrafo C) chiarisce che “in ordine alle modalità tecniche delle singole discipline si fa riferimento al corrispondente Regolamento Tecnico di settore ove esistente o, in mancanza, al Regolamento della Federazione Competente”.
Dopo aver individuato la necessaria connessione fra FIWuK e CSEN, possiamo riepilogare che:
1) le linee guida nazionali in tema di certificazione di idoneità sportiva non includono l'A.F.A.;
2) la corrispondente normativa regionale addirittura accoglie l'A.F.A. in ambito salutistico e l'indirizzo medico regionale ne esclude espressamente l'obbligo di certificazione preventiva di idoneità;
3) le regole federali escludono in maniera esplicita la pratica del Qigong fra quelle per le quali occorra il certificato medico di idoneità sportiva;
4) il collegamento fra norme FIWuK e norme CSEN consente di non individuare elementi ostativi ai punti da 1) a 3), che nel caso di specie riguardano lo svolgimento dei percorsi A.F.A. attingendo al Qigong senza che i partecipanti siano preventivamente dotati di certificato di idoneità medico-sportiva, non trattandosi tecnicamente di attività sportiva.
Veniamo all'aspetto fiscale.
Il terzo comma dell'articolo 148 del Dpr 917/86 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, d'ora in poi anche TUIR) neutralizza la regola generale di rilevanza fiscale per i corrispettivi specifici, quando siano versati a favore (fra gli altri) delle ASD da parte degli associati, iscritti o partecipanti, a fronte dello svolgimento di attività in diretta attuazione degli scopi istituzionali.
Nel caso di specie, l'Associazione che ha formulato il quesito sembra ritenere che la non tassabilità dei proventi derivanti dai percorsi A.F.A. (svolti attingendo al Qigong, disciplina riconosciuta CONI) imponga di tesserare chi vi partecipa, ma che da ciò derivi anche l'obbligo del certificato: si è appena chiarito che il certificato non occorre né per l'A.F.A., né per il Qigong, neppure se chi pratica l'una o l'altro è tesserato per via di una clausola prevista dalla polizza assicurativa in convenzione con la FSN o l'EPS.; per rispondere ad una specifica sub-domanda del quesito, i frequentatori non tesserati (per i quali non varrà la polizza in convenzione) potranno comunque essere assicurati mediante una separata assicurazione infortuni con Compagnia di proprio gradimento, semmai bastando che essi siano soci del club (si rimanda a quanto già trattato in occasione di altri quesiti sulla differenza fra socio e tesserato).
Nel caso di specie, prima ancora della normativa sulle agevolazioni tributarie, è il riconoscimento ai fini sportivi ad imporre, fra l'altro:
a) che l'associazione sia realmente esistente e funzionante in quanto tale;
b) che il suo statuto preveda lo svolgimento dell'A.F.A. nonché del Qigong da parte dei frequentatori, soci e/o tesserati, e che tali attività siano effettivamente svolte;
c) che il frequentatore sia socio o tesserato oppure entrambi.
Val la pena soffermarsi sull'evoluzione in corso riguardante la pratica sportiva dilettantistica, le discipline riconosciute dal CONI e le mansioni pagabili coi cosiddetti rimborsi sportivi, questione emersa un anno e mezzo fa per necessità di riordino lavoristico del settore ma che riguarda anche la fruibilità delle agevolazioni inerenti le imposte sui redditi e l'Iva sui corrispettivi specifici conseguiti dalle ASD e SSD. L'ormai noto elenco ufficiale delle discipline sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI perimetra la possibilità di decommercializzare i proventi da iscrizione ai corsi sportivi alle sole discipline inserite in tale elenco: la Legge di Bilancio 2018 ha chiesto al CONI di fornire un ulteriore elenco, quello delle mansioni per le quali (e solo per esse) si potrà continuare a erogare rimborsi sportivi in attenuazione fiscale e previdenziale, ma già adesso sappiamo che i ricavi derivanti dallo svolgimento di discipline non riconosciute dal CONI non fruiscono della decommercializzazione speciale.
Dunque, sapendo che l'Attività Fisica Adattata non è inclusa fra le discipline riconosciute dal CONI, è pacifico che:
a) se l'A.F.A. non è neppure prevista dallo statuto del club, essa genera ricavi commerciali, ancorchè sia svolta attingendo al Qigong;
b) “forzare” il percorso A.F.A. sostenendo che in realtà si tratta di un corso di Qigong appare inconferente, se non imprudente o addirittura illegale;
c) la previsione del certificato medico e del tesseramento per i frequentatori del percorso A.F.A. non rende di per sé tale attività conforme al CONI né, quindi, agevolabile ai fini fiscali.
Semmai giova rammentare che CSEN è anche Associazione di Promozione Sociale iscritta al Registro nazionale tenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nonché Ente nazionale con finalità assistenziali riconosciuto dal Ministero degli Interni: si suggerisce di verificare se siano individuabili, all'interno del sodalizio che ha rivolto il quesito, gli elementi capaci di attribuirgli rilevanza sociale e assistenziale, visti i servizi “sociali, sanitari e parasanitari” che il testo del quesito descrive fra le attività istituzionali, cosicchè anche i ricavi non direttamente derivanti da attività sportive dilettantistiche ma riconducibili a codesti servizi (in quanto resi da associazione affiliata) possano essere “protetti” dalla pretesa fiscale; su questo tema si consiglia di valutare con attenzione i prossimi scenari legati all'entrata in vigore del Registro Unico del Terzo Settore, sui quali in questa sede non ci soffermiamo.
Ipotizzando la mancanza dei requisiti sociali e assistenziali, si ritiene che valido supporto sia contenuto nel primo comma dell'articolo 143 TUIR, il quale dispone che per gli enti associativi non sono considerate attività commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell'art. 2195 c.c. rese in conformità alle finalità istituzionali senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi non eccedenti i costi di diretta imputazione.
Analizzando tale norma, si ritiene essa contenga due importanti connotazioni.
Prima connotazione. L'art. 2195 c.c. parla di “attività industriali tese alla produzione di beni o servizi” laddove per “industriale” si può intendere sia la mera ripetitività (e un corso di A.F.A. potrebbe avere tale requisito), sia il rimando al concetto più articolato di Azienda (complesso di beni e fattore umano, organizzati dall'imprenditore per il raggiungimento del fine economico del conseguimento di utili). La stessa Cassazione propende per separare il concetto civilistico di impresa commerciale da quello fiscale, interessandosi ovviamente solo a questo secondo, definito secondo l'art. 55 del Dpr 917/86 come “l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate nell'art. 2195 c.c. ” e come “altre attività organizzate di prestazione di servizi non rientranti nell'art. 2195 c.c.”, da cui purtroppo la rilevanza “fiscale” di tutte le attività che le associazioni organizzano e svolgono dietro riscossione di corrispettivi specifici, rilevanza che viene neutralizzata, come si è già visto, grazie al terzo comma dell'art. 148 TUIR che agevola soltanto alcuni contesti, fra cui lo sport dilettantistico, le attività di promozione sociale e le attività assistenziali, svolte nei confronti di soci/associati, frequentatori, tesserati.
Seconda connotazione. Se rileggiamo il passaggio contenuto nell'art. 143 del Dpr 917/86 osserviamo che i ricavi derivanti da prestazioni organizzate e aventi caratteristiche imprenditoriali assumono, sì, rilevanza ai fini delle imposte sui redditi, ma allorquando i corrispettivi conseguiti superino i costi di diretta imputazione: lo stesso quesito riporta che la convenzione con Asl Regione Toscana è stata stipulata prevedendo “tariffe molto basse, per permettere a tutti di poterne usufruire” e che “questa convenzione con la Regione è a titolo gratuito”, da cui l'impressione che siamo di fronte ad un'attività poco remunerativa, forse capace appena di consentire un pareggio nel rapporto fra proventi e oneri del percorso A.F.A. da cui la conseguente non commercialità almeno ai fini reddituali, poiché l'ambito IVA (art. 4 Dpr 633/72) non prevede analoga esenzione per un ente non sportivo, non di promozione sociale, non assistenziale.
In ultimo, la frequente casistica dei centri estivi per bambini: per essa vale quanto già affermato in merito alla necessaria previsione statutaria ed alla possibilità del riconoscimento sociale e/o assistenziale delle attività istituzionali svolte dall'Associazione, dato che un centro estivo, a meno che non consista davvero in un corso sportivo riguardante una delle discipline CONI, non può ragionevolmente fruire di agevolazioni specifiche. In mancanza di tali requisiti, si potrà trovare nel già enucleato articolo 143 TUIR l'agevolazione ai fini reddituali qualora i corrispettivi non superino i costi di diretta imputazione.