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Timestamp: 2020-04-03 19:23:39+00:00
Document Index: 2394951

Matched Legal Cases: ['art.25', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 24', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 285', 'art. 286', 'sentenza ', 'art. 2909', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.289', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 289', 'art. 289', 'art. 318', 'art. 299', 'art. 305', 'art. 287', 'art. 283']

Domenica 25 Aprile 2010 00:00	Francesco Annunziata
Confronto tra vecchia e nuova disciplina
In caso di liquidazione coatta amministrativa, nella vigenza della legge 990/69 - che, probabilmente, grazie anche al continuo ed incessante contributo della dottrina e giurisprudenza, era stata validamente interpretata in ogni sua parte per cui, scevra da ogni oscurantismo interpretativo e procedurale, aveva raggiunto il suo massimo splendore proprio nel momento in cui veniva soppiantata dall'incerto e claudicante D.Lgs. 209/2005 - l'art.25, derogando, per il solo risarcimento danni da r.c. e non anche per le azioni relative a danni di diversa natura, alle regole dettate dalla Legge Fallimentare in materia di improponibilità della azione fino alla conclusione di verificazione del passivo davanti al Commissario liquidatore, stabiliva:
"Le sentenze ottenute dal danneggiato contro l'assicuratore prima che sia intervenuto nei confronti del medesimo il provvedimento di liquidazione coatta con dichiarazione dello stato di insolvenza sono opponibili, se passate in giudicato, all'impresa designata per il risarcimento del danno a norma dell'art. 20 entro i limiti di risarcibilità fissati dall'art. 21, ultimo comma.
La disposizione di cui al primo comma si applica anche per le ordinanze ottenute dal danneggiato ai sensi dell'art. 24".
Quindi, i soli danni prodotti dalla circolazione dei veicoli e natanti venivano liquidati dalla impresa designata mentre per gli altri tipi di danni la liquidazione veniva effettuata dal Commissario liquidatore.
In concreto, ai sensi dell'art. 25 citato, erano ipotizzabili due situazioni:
1) sentenza ottenuta dal danneggiato nei confronti dell'assicuratore prima del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa.
2) caso in cui il detto provvedimento di liquidazione interveniva nel corso del giudizio;
Nel primo caso il danneggiato dopo aver notificato la sentenza ai sensi dell'art. 285 o se del caso ai sensi dell'art. 286 c.p.c. poteva opporla alla impresa designata che era tenuta ad eseguirla. Si parlava di efficacia riflessa della sentenza passata in giudicato la quale pur se, ai sensi dell'art. 2909 c.c. "fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa", in questo caso, era destinata a produrre i suoi effetti nella sfera giuridica - patrimoniale di un soggetto estraneo al processo (impresa designata).
Nel secondo caso (procedimento di liquidazione intervenuto nel corso del giudizio) il giudizio proseguiva ai sensi dell'art. 25, secondo comma, nei confronti dell'impresa posta in liquidazione ,o meglio del commissario liquidatore, e la sentenza ottenuta operava, nei confronti della l.c.a., quale pronuncia di mero accertamento del credito. Per la opponibilità della sentenza alla impresa designata era necessario che alla stessa impresa fosse stata data, a mezzo ufficiale giudiziario, comunicazione di pendenza di giudizio. La comunicazione di pendenza di giudizio non conteneva l'invito a comparire e pertanto, non poteva essere considerata come una vocatio in ius con la conseguenza che la impresa designate non acquisiva la posizione di parte processuale.
Ricorrendo il caso di cui si discorre, trovavano applicazione gli artt. 299 e segg. del codice di procedura civile con la conseguenza che il giudizio veniva interrotto se l'evento interruttivo era dichiarato, in udienza, dal procuratore costituito per la società posta in liquidazione oppure veniva dallo stesso notificato. Il giudizio interrotto poteva essere proseguito dal commissario liquidatore (ipotesi accademica) o riassunto dal danneggiato.
In caso di contumacia, invece, il giudizio, proseguiva, senza alcuna interruzione ed il danneggiato integrava il contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore e comunicava, a mezzo ufficiale giudiziario, la pendenza di giudizio alla impresa designata ai fini della opponibilità della emananda sentenza.
L'articolo 25 è stato sostituito dall' 289 del d.lgs.209/2005.
Art.289 - Effetti della liquidazione coatta sulle sentenze passate in giudicato e sui giudizi
I. Sentenze ottenute prima della dichiarazione di liquidazione coatta amministrativa.
Il primo comma dell'art.289 ha sostanzialmente riprodotto, in ogni sua parte il primo comma dell'art. 25 per cui le sentenze ottenute dal danneggiato, se passate in giudicato, sono opponibili alla impresa designata, la quale risponde, per i soli danni derivanti dalla circolazione stradale. Si veda, pertanto, il commento all'art. 25 L.990/69.
II. Liquidazione coatta amministrativa che interviene nel corso del giudizio.
Più complessa appare l'ipotesi in cui la liquidazione coatta amministrativa interviene nel corso del giudizio. In tale ipotesi la nuova disciplina si discosta , anche se solo parzialmente, da quella precedente in quanto:
a) il giudizio prosegue nei confronti sia del commissario liquidatore che della impresa designata, ai fini della opponibilità della emananda sentenza. Con la evidente conseguenza che l'impresa designata assume la veste di parte processuale mentre in precedenza alla stessa - che aveva solo il potere di intervenire in giudizio - veniva comunicata soltanto la pendenza del giudizio, "denuntiatio litis", ai fini della opponibilità della emananda sentenza.
b) è necessario il decorso del termine dei sei mesi dalla pubblicazione del decreto. In precedenza, invece, il giudizio proseguiva senza la necessità di attendere tale periodo di tempo.
I casi ipotizzabili, come già specificato per l'art. 25, sono due:
Il primo è quello in cui la impresa assicuratrice, che nel corso del giudizio, viene posta in liquidazione coatta amministrativa, è contumace.
In tal caso, il giudizio dovrebbe proseguire senza alcuna interruzione. E' tuttavia onere del danneggiato integrare il contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore e della impresa designata ai fini della opponibilità della emananda sentenza atteso che la sentenza emessa nei confronti della compagnia decotta sarebbe inutiliter data, stante la nullità del giudizio.
Pertanto, dopo la pubblicazione del provvedimento di liquidazione coatta, in corso di giudizio, il danneggiato dovrà chiedere al giudice di essere autorizzato, ex art. 289, secondo comma, ad integrare il contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore e della impresa designata. Attività che il danneggiato potrà compiere, decorsi sei mesi dalla pubblicazione del decreto di liquidazione coatta. Si determina, in tal modo, una situazione di quiescenza del giudizio che riprenderà a seguito della integrazione del contraddittorio dopo i sei mesi previsti. Pertanto, nella pratica, a fronte della richiesta di integrazione di cui innanzi, il giudice, dovrà concedere un termine di almeno otto - nove mesi (giudizi davanti al Giudice di Pace), atteso che, al termine di sei mesi previsto dall'art. 289, vanno aggiunti i termini a comparire di cui all'art. 318.
Ovviamente il termine di sei mesi è destinato, man mano a ridursi fino a scomparire del tutto allorquando dalla pubblicazione del decreto di liquidazione coatta sarà trascorso tale periodo. Probabilmente, la ratio di tale termine, favorevole alla impresa posta in liquidazione è di carattere meramente organizzativo, inesistente sotto il vigore della Legge 990/69.
A titolo di esempio, se in un giudizio ove la impresa assicuratrice, posta in liquidazione coatta con decreto del 20.04.2010, è rimasta contumace ed alla udienza del 21 luglio 2010 il danneggiato chiede di essere autorizzato ad integrare il contraddittorio nei confronti del Commissario e della Impresa designata, il termine che dovrà concedere il Giudice sarà quello di tre mesi (non più sei) oltre i termini a comparire. Ciò perchè, come testualmente recita la norma, i sei mesi decorrono non già dalla richiesta di integrazione ma dalla pubblicazione del decreto di liquidazione coatta amministrativa.
2) il secondo caso ipotizzabile si verifica nel caso in cui il procuratore costituito della compagnia di assicurazione posta in L.C.A. dichiara l'evento interruttivo per cui il giudizio si interrompe ex art. 299 e segg. c.p.c..
A differenza della legislazione precedente ove il giudizio poteva essere, immediatamente riassunto, l'attuale articolo 289 presuppone, anche in tale caso, il passaggio dei sei mesi per la prosecuzione del giudizio mentre, d'altra parte, l'art. 305 del codice di procedura civile, così come novellato dalla l. 18.06.2009, n. 69, in vigore dal 04.07.2009, stabilisce " Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il termine perentorio di tre mesi dall'interruzione, altrimenti si estingue".
Escluso che il commissario liquidatore, pur potendo, provveda alla prosecuzione del giudizio, ritengo che, in pratica, la procedura da seguire potrebbe essere la seguente: entro il termine perentorio di tre mesi dalla dichiarata interruzione del giudizio sarà presentata, dal danneggiato, la istanza per la fissazione della nuova udienza. Nel decreto con cui il giudice fissa la nuova udienza, terrà conto del termine già trascorso (dalla pubblicazione del decreto di liquidazione) al quale aggiungerà quello necessario al passaggio dei sei mesi nonchè i termini di comparizione.
Ovviamente anche in questo caso, per quanto innanzi specificato, il termine di sei mesi sarà destinato a ridursi fino a scomparire del tutto. Allora il processo potrà essere riassunto immediatamente.
III. Azione di risarcimento promossa dopo il provvedimento di liquidazione coatta.
L'ipotesi di risarcimento danni promossa dopo il provvedimento di liquidazione coatta è espressamente prevista dall'art. 287 del D.Lgs. 209/2005. Tale articolo stabilisce che, nell'ipotesi prevista dall'articolo 283, comma 1, lettera c), l'azione per il risarcimento dei danni può essere proposta solo dopo che siano decorsi sei mesi dal giorno in cui il danneggiato ha richiesto il risarcimento del danno.
L'art. 283, comma 1, lett. c) stabilisce "1.Il Fondo di garanzia per le vittime della strada, costituito presso la CONSAP, risarcisce i danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, nei casi in cui:(...) c) il veicolo o natante risulti assicurato presso una impresa operante nel territorio della Repubblica, in regime di stabilimento o di libertà di prestazione di servizi, e che al momento del sinistro si trovi in stato di liquidazione coatta o vi venga posta successivamente".
Condizione di proponibilità per l'esercizio dell'azione nei confronti della impresa designata è il previo invio della richiesta di risarcimento danni a mezzo raccomandata ed il passaggio del termine di sei mesi sia in caso di danni a cose che di lesioni personali.
Se l'azione di risarcimento è promossa dopo il provvedimento di liquidazione coatta, l'impresa designata assumeva ed assume la veste di legittimata passiva mentre il commissario liquidatore dell'impresa in liquidazione coatta sarà unicamente litisconsorte necessario.