Source: http://studiolobrutto.blogspot.com/2008/
Timestamp: 2017-10-20 08:47:58+00:00
Document Index: 86277264

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art.4', 'art 26', 'art.6', 'art. 18', 'sentenza ']

SICUREZZA E QUALITA': 2008
Prorogati alcuni adempimenti relativi alla sicurezza sul lavoro
E’ stata approvata la proroga di alcuni termini in scadenza previsti dal D. Lgs. n. 81 del 2008 ed in particolare al 30 giugno 2009 quella relativa agli adempimenti relativi alla valutazione dei rischi. Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 18 dicembre 2008, ha approvato un Decreto Mille proroghe che reca, tra le altre cose, anche la proroga dei termini legislativi in scadenza.
Tale decreto ha spostato alcuni termini previsti dal D. Lgs. n. 81/2008, a suo tempo in parte già rinviati con la legge n.129/2008, art. 4, commi 2 e 2 bis e cioè al 16 maggio 2009 gli adempimenti relativi alla comunicazione all'Inail degli infortuni che comportano assenza dal lavoro superiore ad un giorno, al divieto delle visite preassuntive, all’invio del DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi) per i contratti di appalto stipulati anteriormente al 25 agosto 2007 ed ancora in corso alla data del 31.12.2008, nonché al 30 giugno 2009 gli adempimenti relativi alla valutazione dei rischi.
Riguardo al rinvio del termine per la valutazione dei rischi, si evidenzia che il nuovo differimento riguarda esclusivamente le novità contenute nel D. Lgs. n. 81/2008 e non anche la valutazione dei rischi come regolata dall'art.4 del D. Lgs. n. 626/1994, disciplina che rimane transitoriamente in vigore.
L’art 26 del D.Lgs. n. 81 del 2008 disponeva che: "Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto o di opera. Ai contratti stipulati anteriormente al 25 agosto 2007 ed ancora in corso alla data del 31 dicembre 2008, il documento di cui al precedente periodo deve essere allegato entro tale ultima data". Con il nuovo Testo unico quindi, viene introdotto un documento importante ai fini della tutela della sicurezza dei lavoratori, che risulta essere strettamente complementare ai contratti d’appalto e pertanto molto vicino al D. Lgs. n.163/06.
Le Norme Tecniche per le Costruzioni hanno introdotto importanti novità per il settore del calcestruzzo preconfezionato, fra le quali va sicuramente annoverato anche l’ambito della certificazione del Sistema di Controllo del Processo produttivo cosiddetto FPC – Factory Production Control.
Le Norme introducono infatti l’obbligo per tutti gli impianti di produzione di calcestruzzo preconfezionato di dotarsi di adeguate procedure di controllo del processo produttivo.
Tale controllo deve essere certificato da un ente terzo indipendente e in possesso di determinate caratteristiche stabilite dal provvedimento e garantite dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici mediante un’autorizzazione rilasciata a seguito di un decreto del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
La certificazione FPC dovrà essere posseduta da ciascun impianto di produzione di calcestruzzo preconfezionato con processo industrializzato. In base al parere formale fornito dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici in data 10 marzo 2006, per calcestruzzo prodotto con processo industrializzato “si intende quello prodotto mediante impianti, strutture e tecniche organizzate sia in cantiere che in uno stabilimento esterno al cantiere stesso”.
• calcestruzzo prodotto in impianti fissi
• calcestruzzo prodotto nell’ambito di impianti e stabilimenti industrializzati di prefabbricazione (fissi)
• calcestruzzo prodotto in impianti industrializzati istallati nei cantieri (temporanei).
Un elemento fondamentale da tenere presente è che la certificazione FPC non va assolutamente confusa con la certificazione ISO 9001, la quale è volontaria e può essere adottata dalle imprese per applicare all’intera azienda un Sistema di Gestione per la Qualità.
L’attività di certificazione del Sistema di Controllo del Processo in stabilimento di preconfezionamento si configura piuttosto come analoga a quella prevista proprio nel d.p.r. 246/93 riguardo l’attestazione di conformità dei prodotti da costruzione ai fini della marcatura CE (dir. 89/106/CE).
PER INFORMAZIONI SULLA NOSTRA ATTIVITA' CONSULENZIALE RELATIVA AL CONTROLLO DELLA PRODUZIONE DEL CALCESTRUZZO POTETE CONTATTARCI ALLO 0934542970 E-MAIL: info@studiolobrutto.eu
Il d.lgs. n°113 del 30.6.08, ha previsto una serie di proroghe, tra le altre, per quanto concerne il settore della prevenzione incendi, l'art.6 ha ulteriormente prorogato, al 30 giugno 2009, il termine per completare l'adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministero dell'Interno 9 aprile 1994.
Modifiche al TU sicurezza
il 25 giugno è stato pubblicato in G.U. il decreto legge n°112, con il quale il Governo ha previsto una serie di disposizioni di carattere urgente finalizzate alla promozione dello sviluppo economico e alla competitività dell'Italia oltre che alla stabilizzazione della finanza pubblica. Tra le varie novità e argomenti trattati, ve ne sono alcuni attinenti alla disciplina propria della sicurezza sul lavoro che hanno portato ad alcune modifiche al d.lgs. n°81; in particolare, è stata eliminata la sanzione prevista a carico del datore di lavoro di munire i propri lavoratori che svolgono attività in regime di appalto di apposita tessera di riconoscimento, ed è stato eliminato uno dei tre casi in cui gli organi di vigilanza del Ministero del Lavoro possono adottare provvedimenti di sospensione dell'attività imprenditoriale, ovvero "in caso di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale".
Privacy: regole interne per la cancellazione dei dati
La scheda cliente non può essere conservata all'infinito. Ogni azienda deve fissarsi una regola interna per la cancellazione dei dati. Tanto più che alcuni nominativi potrebbero non essere utili per promozioni commerciali o comunque non aggiornati. La scadenza di conservazione, se non deriva da un obbligo normativo, deve essere frutto di una autoregolamentazione aziendale. Questo il principio posto a base di un provvedimento del Garante che ne ha dato notizia nella newsletter del 1° luglio. Nella stessa newletter il Garante ha informato del rinnovo delle Autorizzazioni Generali al trattamento dei dati sensibili. Queste ultime, senza significative modifiche, saranno efficaci dal 1° luglio 2008 al 31 dicembre 2009. Le autorizzazioni servono a legittimare il trattamento di dati sensibili nel settore privato. I sette provvedimenti, in corso di pubblicazione in G.U. riguardano, come di consueto, datori di lavoro, operatori sanitari, associazioni, banche, assicurazioni, liberi professionisti, investigatori privati che per ragioni di lavoro utilizzano dati sensibili.
Privacy: il cambio di rotta del Garante. Meno formalismi e più sostanza
Il Garante, con provvedimento del 19 giugno, ha eliminato adempimenti rituali, costosi ed inutili focalizzando gli aspetti di tutela sostanziale della persona. Il provvedimento, in G.G. n°152 dell'1 luglio, si rivolge ai soggetti pubblici e privati. Queste le novità in materia di semplificazione:
Marketing: chi ha venduto un prodotto o fornito un servizio può utilizzare senza il consenso i recapiti dell'interessato ai fini dell'invio di materiale pubblicitario, per il compimento di proprie ricerche di mercato o per comunicazioni commerciali. Rimane fermo che non è possibile utilizzare dati sensibili per profilare il cliente. Inoltre, l'interessato, al momento della racolta e in occasione dell'invio di ogni comunicazione, deve essere informato sulla possibilità di opporsi al trattamento in maniera agevole e gratuita. Informativa: l’obiettivo è semplificare l’informativa rispetto allo svolgimento di correnti finalità amministrative e contabili. Diventa una unica informativa con una ricostruzione organica dei trattamenti e con linguaggio semplice, ispirata ad essenzialità e sinteticità. È consigliata una prima infortiva breve, di cui il Garante fornisce un modello e che può essere inserita negli spazi utili nel materiale cartaceo. Alla prima può seguire una seconda informativa completa messa a disposizione anche sul sito web o comunque facilmente disponibile (affissione in bacheca). Informative specifiche o ad hoc sono necessarie solo per particolari trattamenti: raccolta dati genetici, forme inusuali di utilizzazione, o in caso di rischi specifici per gli interessati (per esempio forme di uso di dati biometrici, impronte digitali, controllo delle attività dei lavoratori, videosorveglianza). Nomina incaricato: altre semplificazioni riguardano la nomina di incaricato del trattamento. Sono da evitare singole nomine e preferire le nomine collettive. Consenso: il Garante afferma in maniera chiara a non chiedere il consenso degli interessati quando il trattamento dei dati è svolto, anche in relazione all'adempimento di obblighi contrattuali, precontrattuali o normativi, esclusivamente per correnti finalità amministrative e contabili, nonché quando i dati provengono da pubblici registri ed elenchi pubblici conoscibili da chiunque, o sono relativi allo svolgimento di attività economiche o sono trattati da un soggetto pubblico. Notificazione: il Garante richiama a non effettuare notifiche inutili non previste per legge.
Fac-simile di informativa breve da inserire nelle comunicazioni al cliente:
"Utilizziamo, anche tramite collaboratori esterni, i dati che la riguardano esclusivamente per nostre finalità amministrative e contabili, anche quando li comunichiamo a terzi. Informazioni dettagliate, anche in ordine al suo diritto di accesso e agli altri suoi diritti, sono riportati sul sito web......"
Colpo di spugna sul decreto per la sicurezza degli impianti negli edifici. La nuova manovra finanziaria prevede l'abrogazione integrale del decreto ministeriale n°37/2008 che ha introdotto una serie di obblighi di certificazione e garanzia a carico di chi vende o loca un immobile. La bozza di manovra prevede la sparizione dell'obbligo di riportare nell'atto di trasferimento dell'immobile l'esplicita garanzia del venditore che gli impianti siano dotati di dichiarazione di conformità. Rimarrebbe comunque l'obbligo per i proprietari di conservare la documentazione amministrativa e tecnica, nonchè il libretto d'uso e manutenzione e di consegnarli agli acquirenti ed inquilini. Quest'ultimo punto è sanzionato con multe che vanno da € 100,00 ad € 1.000,00 a seconda dell'entità e complessità dell'impianto, al grado di pericolosità e alle circostanze del caso.
Ci sarà più tempo per valutare i rischi aziendali. L'obbligo per le imprese, imposto dal Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, di identificare i pericoli derivanti dal tipo di attività è in scadenza il 29 luglio. Ma slitterà al 1° gennaio 2009 (in linea con il rinvio già disposto della comunicazione all'Inail degli infortuni di un giorno). La proroga è stata inserita, un po' inattesa, nel disegno di legge di conversione del Dl 97/08. Nel prosieguo dell'iter a Palazzo Madama (l'Aula esaminerà l'articolato dall'8 luglio) non dovrebbero esserci ripensamenti. Il Dl 97/08 dovrà essere poi trasformato in legge con il via libera della Camera entro il 2 agosto. Il congelamento delle norme sulla valutazione dei rischi, del resto, risponde a un preciso intento dell'Esecutivo. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, non ha mai fatto mistero di non condividere l'impianto del decreto legislativo 81/08 (in molte parti già entrato in vigore il 15 maggio 2008) e di volerlo sottoporre a una verifica generale. Per Sacconi va superata la spaccatura che si è verificata durante la precedente legislatura tra organizzazioni imprenditoriali e sindacati nella predisposizione delle nuove regole a tutela della salute dei lavoratori. E una pausa di riflessione può rivelarsi utile per tutti. Il dicastero del Welfare si proporrà come un interlocutore "terzo" tra le parti sociali che sono state esortate a esprimere avvisi comuni sugli aspetti più controversi del Testo unico. Ad esempio, in materia di organismi bilaterali e di rappresentanza dei lavoratori all'interno delle realtà produttive. Contemporaneamente, però, Sacconi ha dato mandato agli uffici tecnici del ministero di potenziare alcune misure delineate nel D.lgs. n° 81 e di accelerarne l'attuazione: a partire dalla formazione e dalla vigilanza. Si stanno già tenendo da qualche settimana incontri con le parti sociali, le Regioni, le Asl e gli altri soggetti interessati per dare vita a piani straordinari di controlli nei cantieri e nelle fabbriche e ad iniziative di prevenzione e formazione da avviare subito dopo l'estate. Infine, potrebbero essere apportate modifiche all'attuale quadro delle regole sulla valutazione dei rischi e all'apparato sanzionatorio per riequilibrare quello che Sacconi ha più volte definito come un testo troppo sbilanciato sugli elementi repressivi.
Recepite le norme europee sullo stress da lavoro. Imprese e sindacati infatti hanno sottoscritto un accordo interconfederale di recepimento delle direttive CE. Un passo avanti, quindi, verso la nuova valutazione dei rischi. L'accordo europero appena recepito è richiamato espressamente dal nuovo Testo Unico sulla sicurezza che lo ascrive tra le norme da seguire per la valutazione di tutti i rischi aziendali. Quest'ultima, pertanto, deve prendere in considerazione i casi di stress riconducibili al lavoro. Questo stress, in base alle disposizioni UE, è un problema dei datori di lavoro e dei lavoratori che, potenzialmente, può colpire in qualunque luogo di lavoro a prescindere dalla dimensione dell'azienda, dal campo di attività, tipo di contratto o di rapporto di lavoro. Al fine dell'individuazione dei problemi di stress l'accordo fornisce alcuni indicatori non esaustivi: alto assenteismo, elevata rotazione del personale, conflitti interpersonali, lamentele frequenti da parte dei lavoratori. Una volta indetificato il problema spetta al datore di lavoro individuare le misure per prevenirlo, eliminarlo o ridurlo.
Il decreto legge n°97/2008 ordina il rinvio all'1 gennaio 2009 delle disposizioni in tema di comunicazione da parte del datore di lavoro all'INAIL o all'IPSEMA, dei dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un'assenza dal lavoro di almeno un giorno, oltre a quello nel quale è avvenuto l'infortunio. Alla stessa data devono scattare anche le disposizioni previste in materia di sorveglianza sanitaria e visite mediche: quest'ultime non potranno più essere effettuate in fase preassuntiva.
Con l'entrata in vigore del Testo Unico, i campi, i boschi e gli altri terreni facenti parte di una azienda agricola e/o forestale devono essere considerati a tutti gli effetti "luoghi di lavoro". Tale novità comporta per i datori di lavoro l'obbligo di adeguarli ai requisiti prescritti nell'Allegato IV del d.lgs. n°81/08. Per esempio, le stalle non devono comunicare direttamente con i locali di abitazione e nemmeno con i dormitori e devono avere pavimenti impermeabili. Il datore di lavoro che disattende alle prescrizioni è punibile con l'arresto fino a 6 mesi o l'ammenda fino ad € 10.000,00. Tra l'altro, le imprese agricole dovranno dotarsi di adeguati mezzi di pronto soccorso (le aziende che occupano almento 5 lavoratori devono tenere il pacchetto di medicazione, quando il numero superi le 50 unità dovranno munirsi della cassetta di pronto soccorso, devono, altresì, tenere a disposizione dei lavoratori addetti al bestiame i mezzi di dinfezione necessari per evitare il contagio delle malattie infettive).
E' stata rinviata la nuova denuncia Inail sugli infortuni di almeno un giorno oltre a quello dell'evento. Poichè finalizzata ai fini statistici ed informativi, la nuova comunicazione entrerà in vigore solo dopo che saranno operative le regole di funzionamento del Sinp, il sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Il rinvio è stato formalizzato dal Ministero del lavoro tramite la nota n°6587 del 21 maggio. Il Ministero precisa, anche, che nulla è mutato rispetto agli altri adempimenti previsti ai fini assicurativi e relativi alla denunzia degli infortuni ed all'obbligo di annotazione dell'evento sull'apposito registro.
Violare le norme sulla sicurezza, dal 15 maggio, può significare il blocco dell'attività dell'impresa. Il Testo Unico riscrive completamente la disciplina relativa al provvedimento di sospensione dell'attività della azienda, abrogando le vecchie disposizioni. Lo stop può colpire qualunque attività d'impresa nel caso di gravi violazioni così come riportato nel seguente elenco:
mancata elaborazione del piano di gestione delle emergenze;
mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del responsabile;
mancata elaborazione del piano sicurezza e coordinamento;
mancata elaborazione del POS;
mancata nomina del coordinatore per l'esecuzione;
mancato utilizzo della cintura di sicurezza contro le cadute dall'alto;
mancanza delle protezioni verso il vuoto;
mancata applicazione delle armature di sostegno;
mancanza di protezione contro il rischio di elettrocuzione;
mancata notifica all'organo competente del rischio di esposizione ad amianto.
Diffuso il modello che i datori di lavoro/dirigenti devono utilizzare per la comunicazione degli infortuni ai fini statistici previsto dal nuovo testo unico in materia di sicurezza sul lavoro. Il D.Lgs. 81/2008, infatti, prevede che vengano segnalati all'INAIL, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni che comportano un'assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell'infortunio. La segnalazione deve essere effettuata a mezzo fax o per posta ordinaria, inviando alla Sede Inail competente il modulo di comunicazione. Le Sedi INAIL possono accettare anche comunicazioni effettuate senza l'utilizzo del modulo, purché riportino la seguente dicitura: "Comunicazione del datore di lavoro a fini statistici e informativi - Decreto Legislativo 8 aprile 2008, n. 81, art. 18, comma 1, lettera r) - T.U. Sicurezza". Per questo adempimento non deve essere utilizzata la denuncia di infortunio on line, che è invece dedicata alle finalità assicurative.
Dal 15 maggio è in vigore il decreto legislativo 81/08, il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Ma con tre deroghe: il termine per l'aggiornamento della valutazione dei rischi, l'entrata in vigore delle disposizioni riguardanti i campi elettromagnetici e quella delle norme riguardanti le radiazioni ottiche, ad esempio i raggi laser. Le norme sui campi elettromagnetici (titolo VIII capo IV) entreranno in vigore il 30 aprile 2012. La nuova data deriva dalla pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea» L114 del 26 aprile 2008 della direttiva 2008/46/CE, che ha modificato l'articolo 13, paragrafo 1 della direttiva 2004/40/CE, articolo citato al comma 3 dell'articolo 306 del decreto 81/08. Lo stesso articolo 306 prevede l'entrata in vigore delle disposizioni riguardanti le radiazioni ottiche il 26 aprile 2010. Le due proroghe non significano però che non si debba effettuare la valutazione dei rischi sull'esposizione dei lavoratori a questi agenti fisici fino alle nuove date, ma solamente che i valori limite fissati per legge entreranno in vigore a quelle date. Infatti è sempre un obbligo del datore effettuare una valutazione di tutti i rischi ai quali un lavoratore può essere esposto durante la propria attività. Si consiglia, pertanto, di non tener conto di queste proroghe, in quanto un ispettore potrebbe considerare incompleto un documento di valutazione dei rischi nel quale questi, se esistenti, non siano stati considerati e quindi valutati. La vera proroga riguarda il documento sulla valutazione dei rischi. L'articolo 306 concede 90 giorni di tempo dalla pubblicazione per applicare le nuove disposizioni. Il nuovo documento deve, quindi, essere predisposto entro il 29 luglio 2008. È evidente che se il documento in possesso del datore di lavoro contiene già tutti gli elementi previsti dalla nuova legislazione, cioè se la valutazione è stata effettuata correttamente tenendo conto di tutti i rischi e di tutte le situazioni lavorative presenti nell'azienda, il datore non deve fare assolutamente nulla. Per esempio, se la valutazione del rischio di movimentazione manuale dei carichi è già stata effettuata separatamente per i lavoratori di sesso diverso, questa già rispetta i disposti di legge e non richiede, per questo rischio, nessun aggiornamento. Dovranno invece preoccuparsi quei datori che, nonostante il decreto legislativo 626/94 in vigore da molti anni, non hanno mai fatto la valutazione dei rischi, in quanto la nuova legge prevede in questo caso la chiusura dell'attività. Le altre disposizioni del Testo unico entrano in vigore il 15 maggio. Alcune tuttavia sono di difficile applicazione immediata, come la comunicazione a Inail o Ipsema, in relazione alle rispettive competenze, a fini statistici e informativi, dei dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un'assenza dall'attività di almeno un giorno, escluso quello dell'evento. È evidente che se questa segnalazione deve essere effettuata a fini statistici, occorre che sia redatta su moduli predisposti per una successiva elaborazione elettronica. Questi modelli non esistono, ma il non aver comunicato l'infortunio comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 7.500 euro. Si consiglia pertanto di utilizzare, fino a quando non saranno disposti appositi moduli, quelli predisposti per la denuncia di infortuni superiori a tre giorni. Altro problema difficile da risolvere entro domani è l'obbligo di registrazione dell'informazione, della formazione e dell'addestramento fornito ai singoli lavoratori sul «libretto formativo del cittadino», come imposto dall'articolo 37. Questo libretto viene rilasciato dalle Regioni, per cui è impensabile che possa essere distribuito a tutti entro domani. Si consiglia, quindi, di indicare su un registro interno appositamente predisposto tutte le informazioni, le formazioni e gli addestramenti erogati ai dipendenti (dirigenti, preposti e lavoratori) dal 15 maggio in avanti.
Pubblicato sul Supplemento Ordinario n. 109/L alla Gazzetta ufficiale del 30 aprile 2008 n. 101 il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, recante il nuovo Testo Unico sulla sicurezza dei lavoratori.
Il provvedimento sostituirà lo "storico" D.lgs. n°626/1994, ampliando il campo di applicazione della normativa sulla sicurezza dei lavoratori, rafforzando il ruolo delle rappresentanze dei medesimi e semplificando alcuni obblighi formali nonchè inasprendo il sistema sanzionatorio a carico dei datori di lavoro.
- il 15 maggio 2008 per gli aspetti generali (15 giorni dopo la pubblicazione)
- il 29 luglio 2008: le disposizioni di cui agli articoli 17, comma 1, lettera a), e 28, nonché le altre disposizioni in tema di valutazione dei rischi che ad esse rinviano, ivi comprese le relative disposizioni sanzionatorie, (novanta giorni dalla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale)
- le disposizioni di cui al titolo VIII, capo IV entrano in vigore alla data fissata dal primo comma dell'articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 2004/40/CE; le disposizioni di cui al capo V del medesimo titolo VIII entrano in vigore il 26 aprile 2010.
Per scaricare il Testo legislativo cliccate sul seguente link:
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2008-04-30&task=dettaglio&numgu=101&redaz=008G0104&tmstp=1209581161939
Toppi dati per le "fidelity card": interviene il Garante
Troppi dati per le "carte di fedeltà". Il Garante privacy ha vietato a quattro società - di un gruppo di cinque sottoposto a controlli - l'uso di dati personali trattati in modo illecito: troppi i dati raccolti per i programmi di fidelizzazione, moduli poco chiari e con informazioni incomplete, impossibilità di esprimere liberamente il consenso per i trattamenti di dati a fini di marketing. Supermercati, catene di negozi, agenzie di viaggi raggiunti dal divieto non potranno più utilizzare i dati e dovranno conformarsi alle misure prescritte. Prosegue senza sosta, anche attraverso accertamenti della Guardia di finanza, l'azione del Garante a tutela dei consumatori che aderiscono ai programmi di fidelizzazione promossi da operatori economici della grande distribuzione, telefonia, trasporti, viaggi. Gli accertamenti, effettuati a livello nazionale, rientrano nel piano di verifiche programmate per accertare la corretta applicazione della normativa privacy e in particolare del provvedimento sulle "fidelity card" adottato nel febbraio del 2005. Il quadro che emerge dalle verifiche mostra numerose irregolarità. Innanzitutto le società raccolgono troppi dati: oltre a nome, cognome luogo e data di nascita necessari per attribuire sconti, premi o bonus connessi all'uso della carta, richiedono anche titolo di studio, e-mail, professione e numero dei componenti del nucleo familiare. Dati ritenuti non pertinenti ed eccedenti dal Garante che ne ha quindi vietato l'uso ed ha ordinato alle società di cancellarli o di renderli anonimi. Altre irregolarità sono state riscontrate nelle informative date ai consumatori e nella raccolta del consenso. Gli operatori dovranno riformulare l'informativa, sia cartacea sia on line, specificando, in particolare, quali dati sia obbligatorio indicare al momento dell'adesione al progetto e quali siano invece facoltativi. Dovranno inoltre precisare i diritti (di accesso, rettifica, cancellazione) che la normativa riconosce e chiarire che il consenso per autorizzare l'uso dei dati per altre finalità (marketing, profilazione) è libero. E, soprattutto, dovranno mettere il consumatore in condizione di poter scegliere liberamente se e quali trattamenti di dati autorizzare. Scelta che non era invece possibile effettuare in alcuni dei moduli esaminati, dove con un'unica firma si aderiva al programma di fidelizzazione ma si autorizzava anche l'utilizzo dei dati a fini di marketing. Per quanto riguarda poi l'uso di dati facoltativi raccolti a fini statistici il Garante ha prescritto alle società di adottare opportuni accorgimenti che impediscano di ricondurre i dati all'interessato fin dal momento della raccolta.
Privacy in albergo: vietato spiare i gusti dei clienti
Occorre un consenso specifico del cliente per l'uso dei dati a fini di marketing. Anche quando raccolgono via web, a fini di marketing, informazioni su gusti abitudini o preferenze dei clienti, le catene alberghiere devono richiedere uno specifico consenso per poter utilizzare quei dati. Per le finalità di marketing e di promozione commerciale la richiesta di consenso deve essere chiaramente distinta dal resto della scheda normalmente utilizzata per la raccolta dei dati ai fini della fornitura del semplice servizio alberghiero.
Lo ha ribadito il Garante con un provvedimento, adottato a seguito di una serie di accertamenti, con il quale ha vietato ad una catena alberghiera il trattamento dei dati raccolti illecitamente mediante il proprio sito. La catena alberghiera, a differenza di quanto correttamente fatto per i moduli sottoposti ai clienti presso le sedi degli alberghi, non aveva messo a punto un modello on line di richiesta del consenso conforme alla disciplina della privacy. Il modulo presente nella scheda da compilare via web non consentiva, infatti, al cliente di esprimere un consenso libero e specifico al trattamento dei dati a scopo commerciale.
Oltre al divieto di trattamento i dati illecitamente raccolti, la società alberghiera dovrà individuare specifiche modalità per la richiesta del consenso per finalità di marketing.
Prosegue l'iter del decreto sulla sicurezza
Prosegue l’iter del Decreto Legislativo sulla Salute e Sicurezza sul lavoro. Dopo l’approvazione, il 1 aprile, da parte del Consiglio dei Ministri, lo scorso 9 aprile il Presidente della Repubblica, Napolitano, ha emanato il Decreto, in attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007 n. 123. In particolare il Decreto Legislativo prevede l’istituzione di organismi interministeriali di indirizzo politico, consultivi e di coordinamento con enti pubblici che hanno compiti di prevenzione, formazione, vigilanza, salute e sicurezza del lavoro; l’individuazione degli obblighi di datori di lavoro e dirigenti nonché dei requisiti della delega di funzioni; l’individuazione degli obblighi e delle responsabilità che gravano sui vari soggetti coinvolti nel processo di produzione; la definizione dell’oggetto e delle modalità di valutazione del rischio; la regolamentazione della protezione e prevenzione del rischio; l’obbligo del datore di lavoro alla formazione, informazione e addestramento del lavoratore; titoli e requisiti del medico competente alla sorveglianza sanitaria; le disposizioni in materia di intervento per emergenza, pronto soccorso, prevenzione degli incendi; le modalità di consultazione e partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori; le statistiche degli infortuni e delle malattie professionali; il nuovo apparato sanzionatorio.
Sicurezza sul lavoro: il CDM approva il decreto
Via libera definitivo dal consiglio dei Ministri al decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Lo ha annunciato il ministro della salute, Livia Turco. "Ce l'abbiamo fatta, il decreto legislativo non era scontato - ha commentato il responsabile del Lavoro Cesare Damiano - è il testo più avanzato nella legislazione europea". "La legge prevede un cambiamento di mentalità nei confronti della sicurezza, puntando sull'assunzione di responsabilità piuttosto che sulla punizione o sulla proibizione. - ha detto il ministro Turco - E' stato introdotto il libretto sul rischio sanitario, è stato rafforzato il rapporto tra luogo di lavoro e Asl, è stata rinvigorita la figura del medico competente, è stata promosso l'attività per la formazione dei datori di lavoro ed è stata introdotta anche la figura del rappresentante della sicurezza nei luoghi di lavoro". Il presidente del Senato Franco Marini ha definito l'approvazione della legge "un fatto importantissimo e una questione di civiltà". Marini, che stamane ha incontrato, nel cantiere di piazza Conca d'Oro, un gruppo di lavoratori edili della metropolitana di Roma, ha ricordato che il Presidente della Repubblica "da più di un anno si rivolge al sottoscritto e al presidente della Camera per sollecitarci a far camminare il più rapidamente possibile i provvedimenti che riguardano la sicurezza sul lavoro perchè in Italia gli incidenti mortali sui luoghi di lavoro hanno una incidenza molto più alta che negli altri paesi e l'edilizia è uno dei settori più esposti, proprio ieri si sono verificati tre casi drammatici". La nuova normativa prevede piena tutela contro gli incidenti a tutte le lavoratrici e i lavoratori, compresi quelli a tempo determinato "flessibili", a domicilio e a distanza come nel caso del telelavoro. Per combattere le morti bianche, le aziende che non rispetteranno le regole sulla sicurezza (comprese quelle per la messa in regola dei dipendenti) saranno tagliate fuori dalla possibilità di lavorare per le opere pubbliche; e le imprese che hanno oltre il 20% di lavoratori in nero verranno sanzionate. Il testo prevede poi provvedimenti a favore della formazione e iniziative scolastiche per favorire una migliore cultura della sicurezza. Le sanzioni introdotte dal decreto sono state però ampiamente contestate da Confindustria e da altre associazioni imprenditoriali. "Inasprendo le pene non si salva nemmeno una vita umana perché bisogna prevenire. L'impianto è tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole", ha detto nei giorni scorsi il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo.
Arriva la privacy per chi naviga on line. L'ordine del Garante è ai gestori telefonici che non possono conservare informazioni sui portali cliccati neanche per fini di giustizia. E il presidente dell'authority, Francesco Pizzetti, annuncia per la prossima settimana un provvedimento generale, in applicazione del decreto Pisanu, sulla protezione dei dati telematici.
A Telecom, Vodafone e H3G, il Garante ha imposto la cancellazione di notizie sul traffico on line, "custodite illegittimamente", che rivelano gusti, fedi religiose, orientamenti politici, abitudini sessuali degli utenti. I gestori - e tra questi anche Wind - dovranno adottare specifiche misure tecniche per la messa in sicurezza dei dati personali archiviati per legge. Entro due mesi le informazioni sul traffico on line dovranno essere cancellate.
"I provvedimenti - commenta Mauro Paissan, membro dell'authority - affermano un principio innovativo importante: va tutelata la riservatezza della navigazione in internet dell'uso dei motori di ricerca. Viene in questo modo riaffermata l'estrema delicatezza delle visite ai siti web e delle ricerche on line".
Il Decreto Legge "milleproroghe" dà più respiro all'adeguamento degli impianti.
Rinviato fino al 31.03.2008 il termine di entrata in vigore delle norme contenute nel Testo Unico dell'edilizia per l'adeguamento degli impianti degli immobili a uso non abitativo alle disposizioni di sicurezza. Il rinvio riguarda gli impianti elettrici, elettronici, termici, idrosanitari e del gas, oltre agli impianti degli ascensori, montacarichi, scale mobili e di protezione antincendio.
Sicurezza del lavoro a 360° per tutti i settori di attività e per tutte le tipologie di lavoro. Stop al doppio ruolo di controllore e consulente in materia di prevenzione. Nuovo slancio all'attività della commissione consultiva permanente, alla quale sono affidati, tra gli altri, i compiti di definire i criteri per la qualificazione delle imprese e la promozione delle azioni di prevenzione. Definizione dei modelli organizzativi per evitare la responsabilità amministrativa per i casi di omicidio o lesioni colpose conseguenti alla violazione delle norme sulla sicurezza. Maggiore chiarezza sulle sanzioni conseguenti alla sospensione dell'attività o alla mancata valutazione dei rischi. Sono questi i temi contenuti nella 1° parte del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro che il Ministro Damiano a posto all'attenzione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. Un provvedimendo composto da 54 articoli che sarà ulteriormente modificato ed integrato alla luce delle osservazioni che CGIL, CISL e UIL hanno fatto emergere nel corso dell'incontro.
E' di estrema importanza sottolineare come la violazione dei divieti di assunzione di lavoratori a termine o in somministrazione da parte di aziende che non hanno effettuato la valutazione dei rischi, o che la stessa non rispecchi la realtà dell'azienda, sarà sanzionata con la trasformazione del contratto di lavoro a termine con un contratto a tempo indeterminato.
Il datore di lavoro può leggere le e-mail aziendali dei dipendenti senza rischiare una condanna penale a una sola condizione: che l'impresa abbia imposto la comunicazione della password del PC e della posta al superiore gerarchico. E' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 47096, ha respinto il ricorso presentato dalla Procura di Torino contro l'assoluzione pronunciata dal Tribunale piemontese nei confronti di un datore di lavoro che aveva letto le e-mail aziendali di un dipendente, poi licenziata per via dei contenuti.
Di mobbing è lecito parlarne solamente con lo svolgimento dell’attività lavorativa. Nell’ambito lavorativo, la parola mobbing assume il significato di pratica persecutoria o, più in generale, di violenza psicologica perpetrata dal datore di lavoro o da colleghi (mobber) nei confronti di un lavoratore (mobbizzato) per costringerlo alle dimissioni o comunque ad uscire dall’ambito lavorativo. Il mobbing è considerato dall'Inail malattia professionale. I motivi della persecuzione possono essere i più svariati.: invidia, razzismo, diversità religiosa o culturale rispetto al gruppo prevalente, carrierismo sfrenato, o semplice gusto nel far del male ad un altra persona.
Il mobbing di tipo verticale è quello messo in atto da parte dei datori di lavoro verso i dipendenti per indurli a licenziarsi da soli, schivando così eventuali problemi di origine sindacale. Spesso si tratta di vere e proprie "strategie aziendali" per le quali è stato coniato il termine di Bossing; in tal caso sono i dirigenti dell’azienda ad agire.
La sicurezza sul lavoro continua a essere uno dei temi drammatici che la cronaca non smette di portare in evidenza quasi ogni giorno. Ogni anno mediamente il 6% dei lavoratori italiani subisce un incidente sul lavoro. Si tratta di quasi un milione di incidenti di diversa natura e gravità, dei quali circa 600 mila con esiti di inabilità superiore a tre giorni, oltre 27 mila determinano una invalidità permanente nella vittima, e più di 1.300 ne causano la morte. Ciò equivale a dire che ogni giorno tre persone perdono la vita per disgrazie legate alla propria attività lavorativa. Tappa fondamentale in tal senso è la legge 626, che ha introdotto importanti innovazioni nel campo della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, focalizzando l'attenzione sulle regole e gli strumenti operativi.
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