Source: https://www.netconsulting.srl/news/sistemi-allerta-assetti-organizzativi-un-esempio-concreto-parte-2-2/
Timestamp: 2020-07-13 23:42:46+00:00
Document Index: 85628276

Matched Legal Cases: ['arte 2', 'art. 2086', 'art. 2086', 'art. 3', 'art. 13', 'arte 1']

Home » News » SISTEMI DI ALLERTA E ASSETTI ORGANIZZATIVI: UN ESEMPIO CONCRETO – Parte 2 di 2
In precedente scritto ci si è già addentrati sul concetto di assetto organizzativo, amministrativo e contabile previsto dal novellato art. 2086 del Codice civile, in particolare tratteggiando le modalità di concreta costruzione del modello.
Come già illustrato, si tratta di predisporre delle regole organizzative atte a generare in maniera sistematica e tempestiva dei flussi di informazioni che consentano all’organo amministrativo di avere sotto costante controllo l’andamento della gestione, lo stato di salute aziendale ed ottenere basi conoscitive idonee a prendere decisioni appropriate.
Tornando ora all’esempio concreto di assetto organizzativo, poiché la norma civilistica in argomento prevede che sia adeguato alla natura e alla dimensione dell’impresa, nel precedente intervento era stata presa a riferimento una impresa definibile medio-ordinaria, intendendo per tale, ad esempio, una società che superi i nuovi limiti dimensionali previsti per la nomina dell’organo di controllo: il modello potrà poi essere opportunamente semplificato per le imprese più piccole e invece adeguatamente potenziato per quelle di maggiori dimensioni.
Ciò premesso, questo è il perimetro delle aree che, come minimo, il sistema organizzativo di allerta preventiva dovrebbe prevedere e regolamentare:
Ancora più nello specifico, qui di seguito viene fornito un esempio delle possibili procedure da istituire. A livello operativo il sistema potrebbe essere formalizzato, specie nelle imprese più strutturate, in un apposito Manuale emanato e/o approvato dal C.d.A., con modalità analoghe a quelle adottate, con i dovuti distingui, ai fini della legge 231/01.
Per le imprese minori si potrebbe invece procedere tramite una delibera dell’organo amministrativo che contenga nel dettaglio le regole organizzative da istituire, del seguente tenore:
“……… L’art. 2086 del Codice Civile ed anche l’art. 3 del Codice della crisi d’impresa, prevedono l’obbligo per le imprese di adottare misure ed assetti organizzativi finalizzati alla tempestiva rilevazione di una eventuale crisi d’impresa e alla pronta adozione di idonee iniziative per la sua soluzione.
In adempimento a tale norma, con delibera del Consiglio di Amministrazione del XX è stato deciso di implementare le seguenti procedure organizzative:
PROCEDURE FINALIZZATE ALLA PRODUZIONE DI ADEGUATI FLUSSI INFORMATIVI PER LA TEMPESTIVA VALUTAZIONE DEI SINTOMI DELLA CRISI E LA PERDITA DELLA CONTINUITA’ AZIENDALE
1) aggiornamento delle scritture contabili: all’ufficio contabilità viene assegnato il compito di aggiornare le registrazioni contabili, incluse le movimentazioni finanziarie, entro il giorno 20 del mese successivo a quello di riferimento. Il controllo del rispetto di tale scadenza è affidato al responsabile dell’ufficio contabilità;
2) chiusura di bilanci provvisori infrannuali: al responsabile amministrativo viene assegnato il compito di predisporre e consegnare al C.d.a. (o il consigliere all’uopo delegato), entro venticinque giorni dalla fine di ciascun trimestre contabile, un bilancio provvisorio infrannuale corredato delle scritture di integrazione ed assestamento;
3) verifica dell’equilibrio economico-finanziario e della continuità aziendale: entro venticinque giorni dalla chiusura di ciascun trimestre contabile il responsabile finanziario è tenuto:
a) a richiedere a Banca d’Italia la più recente Centrale Rischi e a valutare l’esistenza di eventuali criticità in essa contenute, anche attraverso l’ausilio di specifici software a ciò dedicati;
b) ad applicare un adeguato cruscotto di indicatori quali-quantitativi idonei a valutare il principio di continuità aziendale (going concern) alla luce del principio di revisione Isa 570;
c) ad accertare l’equilibrio economico-finanziario e la probabilità di default della Società, sulla base di strumenti diagnostici idonei alla valutazione del merito creditizio aziendale;
d) a verificare, attraverso appositi software, la non sussistenza degli indicatori della crisi emanati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili ai sensi dell’art. 13 del Codice della crisi;
e) a trasmettere al C.d.a. i risultati delle suddette analisi;
4) budget d’esercizio e analisi scostamenti:
a) è compito del C.d.a. elaborare, con l’ausilio di affidabili software a ciò dedicati, ed approvare entro il 31.12, il budget dell’esercizio successivo, nella sua completa dimensione economica, patrimoniale e finanziaria, incluso un budget di cassa mensile e/o budget di tesoreria relativo ad almeno i successivi sei mesi;
b) il responsabile finanziario è tenuto ad effettuare, entro venticinque giorni dal termine di ciascun trimestre contabile, l’analisi degli scostamenti tra i dati previsionali e quelli consuntivi, aggiornare il budget di cassa/tesoreria relativamente ad almeno i successivi sei mesi, e trasmettere i risultati al C.d.a. per le valutazioni del caso e la eventuale riformulazione del budget aziendale;
5) business plan: il C.d.a. è tenuto all’elaborazione, attraverso l’uso di specifici software, di un completo business plan quinquennale quale strumento di orientamento delle decisioni direzionali in presenza di significativi piani investimenti e/o rilevanti nuove strategie aziendali;
6) pagamenti: il responsabile finanziario è tenuto ad informare prontamente il C.d.a. qualora si verifichino:
a) sconfinamenti di conto corrente, a meno che abbiano natura occasionale e prevedibilmente non ripetibile;
b) mancato pagamento entro i termini previsti e a causa di indisponibilità finanziarie di: debiti di fornitura; debiti erariali; debiti rateali (mutui, leasing, ecc.); similari;
c) eventi pregiudizievoli intervenuti a carico della società di qualsiasi natura e ragione (inclusi decreti ingiuntivi infondati e similari);
7) analisi dei rischi: il Sig. XXX viene nominato Risk Manager, con il compito di:
a) individuare e analizzare i potenziali rischi in cui può incorrere l’impresa;
b) proporre le forme di possibile loro mitigazione, anche assicurativa;
c) monitorare i rischi più rilevanti;
d) riferire ogni tre mesi al C.d.a.;
8) Valutazione finale della classe di rischio dell’impresa: entro trenta giorni dal termine di ciascun trimestre contabile, il C.d.a., anche attraverso propri incaricati e specifici software, esaminerà tutti i flussi informativi come sopra ricevuti, e valuterà la classe di rischio in cui ricade l’impresa.“
Queste regole possono ad esempio essere adatte in presenza di un basso livello di rischio dell’impresa. Tuttavia la delibera e/o il Manuale approvati dall’organo amministrativo dovranno sin da subito definire anche le procedure relative ai casi:
In generale, i segnali che stanno provenendo dal mondo delle imprese sono molto confortanti. Ciò che si constata nella pratica professionale è in linea con gli esiti del sondaggio promosso recentemente da PwC Tls: la maggioranza delle imprese intervistate considera le novità introdotte dalla normativa un occasione per migliorare il controllo di gestione e la pianificazione economico-finanziaria, e non un mero aggravio burocratico.
Sistemi di Allerta e assetti organizzativi: un esempio concreto (parte 1 di 2)