Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-14460-del-15-07-2016
Timestamp: 2020-06-05 18:50:05+00:00
Document Index: 146574441

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 12', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 14460 del 15/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14460 del 15/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 15/07/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 15/07/2016), n.14460
sul ricorso 30059/2014 proposto da:
S.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso
la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ROSARIO SANTESE
ROSE, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, giusta
mandato speciale a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 586/2014 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
dell’11/05/2016 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI;
udito l’Avvocato Emanuele De Rose difensore del controricorrente che
La Corte di appello di Salerno ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa citta’ che aveva rigettato la domanda di S.A. volta ad ottenere l’iscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli del Comune di appartenenza negli anni 1998-2006 in relazione al rapporto di lavoro intercorso con l’azienda agricola di ” V.U.”.
La Corte territoriale in esito all’istruttoria svolta ha ritenuto che non fosse stata acquisita una prova rassicurante dell’esistenza di un rapporto di lavoro tra la Santoro e l’azienda agricola V. nel periodo in contestazione.
Per la cassazione della sentenza ricorre S.A. che censura la sentenza per avere attribuito valore decisivo ai verbali redatti dagli Ispettori dell’Istituto trascurando le risultanze dell’istruttoria testimoniale.
L’Inps si e’ difeso con controricorso.
Tanto premesso va rilevato che la Corte territoriale e’ pervenuta alla decisione di confermare la sentenza di primo grado in esito ad una attenta analisi comparativa delle emergenze istruttorie acquisite al processo.
In particolare ha posto a confronto le risultanze dei verbali ispettivi con le emergenze della prova testimoniale acquisita nel corso del giudizio di appello pervenendo al motivato convincimento che non fosse stata acquisita la prova dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato protrattosi con le medesime modalita’ dal 1998 al 2005 tra la S. e l’Azienda agricola “Umberto V.”.
Ha osservato infatti che a fronte degli accertamenti svolti dagli ispettori, con l’ausilio dei carabinieri e con l’acquisizione delle dichiarazioni dell’acquirente dei capannoni dell’azienda dichiarata fallita, riportati nei verbali ispettivi prodotti dall’Istituto le prove testimoniali presentavano tali incongruenze (tra queste la circostanza che le testi asseritamente dipendenti dell’azienda agricola ne ignoravano il fallimento e la vendita dei capannoni) da risultare non credibili.
Le doglianze della ricorrente, pur rubricate come vizio di violazione e falsa applicazione di norma di diritto si sostanziano nella pretesa di una diversa valutazione delle emergenze istruttorie, secondo una ricostruzione piu’ favorevole alla ricorrente, che non e’ consentita nel giudizio di legittimita’ La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, ratione temporis, applicabile al giudizio in esame, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimita’ sulla motivazione.
Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Cass. s.u. n. 8053 del 2014).
In conclusione le censure sono inammissibili e la controversia deve essere definita con ordinanza in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., n. 5.
La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilita’ del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17. Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poiche’ l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non e’ collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (cosi’ Cass., Sez. Un., n. 22035/2014).
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio che liquida in Euro 2.500,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge e rimborso spese forfettarie nella misura del 15%.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.