Source: http://www.sindacatofsi.it/2010/07/20/contratto-interpretazione-elemento-psicologico/
Timestamp: 2019-03-24 05:01:57+00:00
Document Index: 116000770

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'art. 2103', 'art. 700', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2103']

Contratto, interpretazione, elemento psicologico | Sindacato FSI
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Contratto, interpretazione, elemento psicologico
Sentenza 19 febbraio 2010
(Giudice Baroncini)
Con ricorso depositato in data 27.4.2009 P. L. A. adiva il Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, chiedendo la fissazione dell’udienza di discussione nella causa così promossa avverso **** spa, avente ad oggetto, previo accertamento dell’illegittimità ed ingiustificatezza del trasferimento, la declaratoria di illegittimità del licenziamento e, per l’effetto, la condanna della società resistente all’immediata reintegra di esso ricorrente nel posto di lavoro, con assegnazione presso la sede di ****; al risarcimento del danno pari alle mensilità dal giorno del licenziamento a quello dell’effettiva reintegra, oltre interessi e rivalutazione monetaria; alla regolarizzazione della posizione previdenziale; al pagamento dell’indennità di trasferta dal **** al ****; al risarcimento degli ulteriori danni non patrimoniali, biologico ed esistenziale, da liquidarsi in misura equitativa, con vittoria delle spese di lite, da distrarsi in favore del difensore antistatario.
Deduceva il ricorrente a sostegno della pretesa azionata:
che con sentenza n. 115/01, emessa ex art. 2932 cc in data 11.12.2001 e depositata in data 2.1.2002 – poi confermata dalla sentenza Corte d’Appello n. 1402/05 – il Tribunale di Roma aveva condannato la società resistente “ad assumere il sig. A. P. L., già dipendente della società dedotta, con immediata immissione in servizio presso la sede di ****, con qualifica di impiegato al IV livello del ccnl delle imprese assicuratrici, con decorrenza ****, con ogni conseguente obbligo retributivo, compresi gli accessori di legge e previdenziale”;
che, ciononostante, l’**** spa in data **** lo aveva invitato a prendere servizio presso la Direzione di ****;
che aveva preso servizio presso la Direzione di **** in data ****, precisando tuttavia che tale “collocazione” avrebbe dovuto essere considerata come trasferta, in attesa della definitiva assegnazione presso gli uffici di ****;
che, con nota del ****, **** spa gli aveva comunicato il trasferimento presso la sede di ****, Direzione Generale Attività Assicurative – Mtd Corporate, Unità Trasporti a decorrere dal ****;
che con nota del **** aveva impugnato il trasferimento da **** a ****, anche perché in violazione dell’art. 2103 cc in quanto fondato su esigenze aziendali relative alla sede di **** e non alla sede contrattuale di ****;
che peraltro in data **** aveva ottenuto i benefici di cui alla legge 104/92 in ragione della condizione di portatrice di handicap in situazione di gravità nel frattempo riconosciuta alla madre, residente a ****;
che il trasferimento da **** a **** veniva quindi impugnato anche in sede giudiziale ai sensi dell’art. 700 cpc, ma il relativo procedimento cautelare si concludeva con declaratoria di cessazione della materia del contendere, per effetto dell’intervenuto licenziamento motivato dalla circostanza di non avere preso servizio presso la sede di ****.
Contestualmente e in unico atto parte ricorrente promuoveva un procedimento d’urgenza avente il medesimo oggetto che veniva respinto da questo giudice con ordinanza del 5.6.2009, confermata in sede di reclamo.
Ritualmente notificati ricorso e decreto di fissazione udienza, si costituiva **** spa, contestando la fondatezza della pretesa – in ragione della mancata contestazione della sussistenza di esigenze tecniche produttive e organizzative legittimanti il trasferimento da **** a ****; dell’assoluta inattualità della pretesa a vedere considerata quale propria sede effettiva ****, nonché dell’irrilevanza del riconoscimento dello status di portatrice di handicap grave in capo alla madre in quanto non residente a ****, bensì a **** – e chiedendo pertanto il rigetto della domanda, con vittoria delle spese di lite.
Nelle more, verosimilmente in considerazione dell’esito del procedimento cautelare, parte ricorrente intendeva modificare la domanda, sostenendo che sarebbe la richiesta di reintegrazione “sic et simpliciter” a costituire oggetto del presente giudizio, mentre l’assegnazione presso gli uffici di **** ne rappresenterebbe solo “petitum mediato” come tale emendabile, risultando comunque incidentalmente impugnato il trasferimento da **** a ****.
Non essendosi ritenuto necessario espletare attività istruttoria ulteriore rispetto alle produzioni documentali in atti, all’odierna udienza, esaurita la discussione previo deposito di note conclusive autorizzate, il Giudice decideva come da dispositivo.
La domanda è infondata e, pertanto, non meritevole di accoglimento.
Questo giudice intende in primo luogo riportarsi a quanto già argomentato in sede cautelare in punto di insussistenza del “fumus” e precisamente “vero è che, in forza alla sentenza del Tribunale di Roma 115/01, emessa in data 11.12.2001, depositata in data 2.1.2002, confermata in appello e divenuta irrevocabile, l’**** spa – oggi **** spa – veniva condannata, in qualità di cessionaria della **** spa in l.c.a. ‘ad assumere il sig. A. P. L., già dipendente della società decotta, con immediata immissione in servizio presso la sede di ****…’, altrettanto vero è che in data **** la società invitava il ricorrente a prendere servizio presso la Direzione di **** e costui, pur rappresentando l’illegittimità della destinazione a quella sede, prendeva servizio, anziché agire esecutivamente per la corretta attuazione della decisione giudiziale.
È chiaro che costui non avrebbe potuto ottenere l’esecuzione in forma specifica della sentenza – trattandosi di un obbligo incoercibile – ma avrebbe potuto quantomeno ottenere in via esecutiva l’attribuzione delle retribuzioni.
Decideva tuttavia di accettare l’assegnazione a ****, pur precisando nei rapporti epistolari con l’azienda di intendere detta assegnazione quale trasferta, benché all’evidenza costituente a tutti gli effetti un vero e proprio trasferimento, rispetto all’assunzione secondo le modalità delineate nella pronunzia richiamata, stante il difetto del carattere della temporaneità.
Tale trasferimento non è stato mai formalmente impugnato, anzi dalla documentazione prodotta da parte resistente si evince come il P. L. abbia rifiutato la possibilità offertagli di lavorare a ****, presso una società del Gruppo (doc. 16 fascicolo **** spa).
Solo oggi, ad esito del licenziamento, nell’impugnare quest’ultimo in sede cautelare il ricorrente sostanzialmente impugna quello stesso trasferimento, chiedendo l’immediata reintegra in via esclusiva presso la sede di ****.
Il decorso di ben sette anni rende tale domanda del tutto intempestiva e consente di rigettare l’invocata tutela d’urgenza a prescindere dalla disamina della legittimità del licenziamento.
Non è stata infatti articolata alcuna richiesta subordinata per la reintegra nel posto di lavoro occupato al momento del licenziamento, presso la sede di **** e ciò rende ultroneo l’esame della validità del recesso datoriale, atteso che il giudice non potrebbe comunque adottare il provvedimento di reintegra richiesto, né tanto meno, con evidente vizio di ultrapetizione, disporre la reintegra presso altra sede”.
Più diffusamente argomentando, ritiene questo giudicante che debba configurarsi, nel caso di specie, una sorta di intervenuta adesione del ricorrente per comportamento concludente alla prosecuzione del rapporto presso la sede di ****.
L’esecuzione conforme del rapporto alle dipendenze di **** spa per circa sette anni, senza avanzare alcuna riserva o contestazione, a prescindere dall’iniziale precisazione di intendere il servizio a **** come trasferta, è idonea ad integrare adesione per comportamento concludente, alla prosecuzione del rapporto con le nuove modalità.
In tal senso si è ripetutamente pronunciata – seppure nella diversa materia della cessione d’azienda – la giurisprudenza di legittimità, secondo cui la progressiva tendenza a delimitare gli ambiti di rilevanza della volontà dei contraenti, intesa come momento psicologico, in favore di un’“oggettivazione” del contratto comporta l’attribuzione di valore di dichiarazione negoziale a comportamenti sociali valutati in modo tipico, come appunto nel settore dei rapporti di lavoro, dove dalla loro conforme esecuzione si ricava la manifestazione della volontà di stipulazione, proprio per la natura sinallagmatica della prestazione, ossia per il complesso intreccio di molteplici obbligazioni reciproche (Cass. 13891/04 e Cass. 15264/07).
L’enunciazione di tale principio di carattere generale appare, con i dovuti adeguamenti, compatibile con la fattispecie in esame, ove la condotta dell’odierno ricorrente è stata univocamente improntata nel senso della tacita accettazione del trasferimento, anche alla luce del rifiuto di due diverse collocazioni, presso una società del gruppo o in posizione di distacco, comunque in ****.
Vi è più anche in questa sede comunque non è stata avanzata alcuna formale contestazione della sussistenza delle esigenze tecnico organizzative produttive che nel **** avrebbero indotto la società datrice al trasferimento del ricorrente presso la sede di ****, limitandosi a richiamare il giudicato formatosi sulla questione della sede di assunzione “coattiva” del ricorrente.
Del tutto fantasioso risulta poi il tentativo di configurare tale settennale permanenza presso la sede di formale assegnazione come “trasferta”, atteso il carattere ontologicamente temporaneo della stessa ed il fatto che non siano mai state reclamate sino ad oggi le relative indennità.
Alla netta presa di posizione del giudicante in sede cautelare, parte ricorrente tentava di porre rimedio sostanzialmente con un’inammissibile “mutatio libelli”, che si sforzava di contrabbandare per una semplice e legittima “emendatio”.
La questione non può tuttavia ridursi ad una mera modifica del “petitum” mediato, in quanto l’intero impianto del ricorso, ed in primo luogo la “causa petendi” risultano orientate nel senso esaminato in sede cautelare.
Per rendersi appieno conto di ciò è sufficiente una puntuale lettura della parte in diritto dell’atto introduttivo del giudizio, in specie laddove individua le cause di illegittimità ed inefficacia del trasferimento in quanto “a) risulta fondato su esigenze tecnico-organizzative relative ad una sede lavorativa (id est ****) diversa da quella contrattualmente spettante al ricorrente (id est ****) … c) se la sede lavorativa contrattuale è **** (come da giudicato) quella di **** è solo sede di trasferta; di conseguenza il trasferimento a **** avrebbe dovuto essere motivato, in ipotesi, con esigenze aziendali relative alla sede di ****, non di ****. Pertanto il provvedimento di trasferimento è all’evidenza nullo per violazione dell’art. 2103 cc…”.
Solo in tale prospettiva assume d’altronde senso il richiamo alla spettanza dei benefici ex legge 104/92 in favore della madre, residente in ****, quale causa ostativa al trasferimento, non potendo configurarsi alcun precostituito rapporto di assistenza, tanto meno esclusiva, tra **** e ****.
Non può oggi parte ricorrente lamentare l’insussistenza di esigenze tecnico-organizzative rispetto alla sede di ****, chiedendo di essere comunque reintegrato, anche presso tali uffici, in primo luogo perché tale domanda è del tutto nuova rispetto al thema decidendum introdotto con il ricorso, in secondo luogo perché non è stata mai contestata la sussistenza delle esigenze tecnico, produttive, organizzative rispetto alla sede medesima, essendo stato esclusivamente eccepito che il trasferimento era illegittimamente fondato su esigenze aziendali relative a ****, anziché a ****.
In difetto di tale contestazione, nessun onere probatorio gravava sul datore di lavoro sotto tale profilo.
Per quanto concerne infine la lamentata violazione degli accordi sindacali del 16.3.2007 e del 4.12.2008 in punto di consenso al trasferimento, non è dato capire quale portata ed ampiezza il ricorrente intenda attribuire alla previsione.
Secondo tali accordi, l’azienda sarebbe stata tenuta a cercare per lui una diversa posizione lavorativa, non necessariamente corrispondente al suo inquadramento contrattuale da espletare comunque a ****, se il lavoratore avesse manifestato interesse a restare presso tale sede, ciò che il P. non ha mai fatto.
In difetto di contestazione della sussistenza delle ragioni sottostanti al trasferimento da **** a ****, deve necessariamente ritenersi illegittima la condona del lavoratore che non prendeva servizio presso la sede di destinazione nel termine a lui assegnato, con conseguente accertamento di legittimità del provvedimento datoriale di recesso.
Il ricorso deve pertanto essere rigettato perché infondato.
Il giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa: rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla refusione delle spese di lite che liquida in euro 1.500,00 oltre accessori