Source: https://www.iuranovitcuria.it/magazine/2019/07/23/titolo-articolo/
Timestamp: 2020-01-19 05:21:34+00:00
Document Index: 50186245

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 29', 'art. 23', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 23', 'art. 97', 'art. 13', 'art. 27', 'art. 97', 'art 18', 'art. 6', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 29', 'art. 13', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 97', 'art 18']

Corte Costituzionale – sentenza del 19 luglio 2019 n. 192. – Iura Novit Curia
Giorgio Lattanzi, Presidente, Silvana Sciarra, Redattore
(Ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri notificato il 10-17 settembre 2018, depositato in cancelleria il 18 settembre 2018, iscritto al n. 62 del registro ricorsi 2018 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell’anno 2018.
1.- Pubblica Amministrazione – personale – art. 23-bis comma 7, DLgs. n. 165 del 2001 – ratio ed ambito applicativo.
2.- Pubblica Amministrazione – personale – articolo 19, comma 5-bis, del d.lgs. 165 del 2001 – ratio ed ambito applicativo.
3.- Costituzione Italiana – art. 6, comma 2, della legge della Regione Toscana 11 luglio 2018, n. 32 – illegittimità costituzionale per contrarietà agli artt. 3 e 117 Cost. – non sussiste.
L’art. 6, comma 2, della legge Reg. Toscana n. 32 del 2018, nella parte in cui inserisce il comma 9-ter nell’art. 29 della legge Reg. Toscana n. 1 del 2009, prevede l’utilizzazione, da parte della Regione, di personale temporaneamente assegnato da altre amministrazioni per la realizzazione di singoli progetti, sulla base di «appositi protocolli». Si dà, in tal modo, applicazione all’art. 23-bis, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, che individua una particolare forma di mobilità temporanea dei lavoratori pubblici fra amministrazioni pubbliche, ma anche fra amministrazioni pubbliche e imprese private, attraverso l’assegnazione temporanea di personale, sulla scorta di appositi protocolli. L’istituto, introdotto dall’art. 7 della legge 15 luglio 2002, n. 145 (Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l’interazione tra pubblico e privato), ha caratteri del tutto particolari, perché si prefigge di soddisfare contestualmente sia le esigenze di una circolazione più efficiente e flessibile delle professionalità all’interno delle amministrazioni pubbliche (e delle imprese), sia il contenimento dei costi per il personale pubblico. Esso è stato introdotto dal legislatore statale al fine di consentire la realizzazione di specifici progetti di interesse per l’amministrazione di appartenenza e per quella destinataria, per un tempo definito e al di fuori dell’ordinaria amministrazione. Ciò implica che sia acquisito il consenso del lavoratore interessato, prima che sia siglato il protocollo d’intesa con cui le parti «disciplinano le funzioni, le modalità di inserimento», nonché «l’onere per la corresponsione del trattamento economico da porre a carico delle imprese destinatarie».
In questa prospettiva di efficienza organizzativa si inserisce la norma regionale di cui all’art. 6, comma 2, della legge Reg. Toscana n. 32 del 2018, che promuove la sottoscrizione di protocolli in vista della realizzazione di specifici progetti condivisi, per l’erogazione dei servizi di propria competenza. Per incentivare la mobilità del personale proveniente da altre amministrazioni, la medesima norma assicura che l’assegnazione temporanea, così come non può in alcun modo modificare la posizione del personale assegnato (il rapporto di lavoro alle dipendenze dell’amministrazione di appartenenza resta delineato sulla base dell’originario contratto di lavoro), non incide sul relativo trattamento economico, che resta quello definito prima dell’avvio della mobilità, secondo la normativa vigente. Nell’accollarsi un tale onere la Regione rinvia al protocollo d’intesa, come previsto dall’art. 23-bis, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, la puntuale disciplina di tutti gli aspetti.
Si tratta della disciplina di aspetti dell’organizzazione amministrativa che, nell’ambito della propria competenza residuale, la Regione esercita seguendo obiettivi di efficienza e valorizzazione della professionalità di quanti, provenendo da altre amministrazioni, accedono alla mobilità temporanea sulla base di appositi protocolli, idonei, tra l’altro, a garantire il contenimento della spesa: in sintesi, il legislatore toscano attua quanto previsto dal legislatore statale, senza violare la sfera di competenza di quest’ultimo in materia di «ordinamento civile».
La norma di cui all’articolo 19, comma 5-bis, del d.lgs. 165/2001, inserita dalla legge n. 145 del 2002, prevede che le pubbliche Amministrazioni possano conferire incarichi dirigenziali «entro il limite del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui […] all’articolo 23 e del 5 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia […], anche a dirigenti non appartenenti ai ruoli di cui all’articolo 23, purché dipendenti delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2» (testo originario). Essa ha integrato la previsione, di cui al comma 6 del medesimo articolo, che riguarda il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni, «di particolare e comprovata qualificazione professionale» entro il medesimo limite «del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui all’articolo 23 e dell’8 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia».
Entrambe le disposizioni, in seguito modificate più volte, rispondono all’esigenza di attribuire, anche temporaneamente, la direzione delle strutture fondamentali dell’apparato burocratico a soggetti muniti di adeguate competenze, se necessario esterne all’amministrazione, in mancanza di dipendenti che ne vantino analoghe, , con la precipua finalità di assicurare il buon andamento dell’amministrazione. Esse riflettono, inoltre, l’esigenza di contenere entro limiti quantitativi ristretti simili deviazioni dalla regola generale che attiene al conferimento degli incarichi ai dirigenti inquadrati nei ruoli dell’amministrazione, al fine di non vanificare, nei fatti, le esigenze tutelate dall’art. 97 Cost. .
Si tratta, in sintesi, di soddisfare esigenze diverse, fra loro complementari, proprio perché riconducibili al buon andamento dell’amministrazione e riferite alla direzione di strutture burocratiche fondamentali, cui compete lo svolgimento delle attività ordinarie, in vista del perseguimento delle finalità istituzionali delle medesime amministrazioni pubbliche.
Le previsioni, inserite nel Capo II (Dirigenza) del Titolo II (Organizzazione) del d.lgs. n. 165 del 2001, si applicano alle amministrazioni dello Stato (art. 13), ma vincolano anche le Regioni, quanto ai «principi» (art. 27), fissati dal legislatore statale a garanzia del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione, ravvisabile nel ragionevole contemperamento dell’esigenza di integrare le professionalità interne con altre che l’amministrazione non sia in grado di reperire, attingendo al suo personale con qualifica dirigenziale. Il travaso di professionalità provenienti da altre pubbliche Amministrazioni, che può anche risultare in una mobilità “virtuosa” fra le stesse, avviene in armonia con l’art. 97 Cost., in un’ottica di organizzazione e programmazione: tale è, nello specifico, da ritenere l’ottica adottata dalla Regione Toscana, nel definire i limiti al conferimento degli incarichi dirigenziali, secondo quanto previsto dall’art 18-bis della legge regionale n. 1 del 2009.
Diverso è l’orizzonte della norma regionale di cui all’art. 6, comma 2, della legge Reg. Toscana n. 32 del 2018: l’assegnazione temporanea del personale di altre amministrazioni è prevista per la gestione di un progetto comune tra l’Amministrazione e altri soggetti, pubblici o privati, che presuppone un interesse condiviso, per un tempo definito, al di fuori dell’ordinaria amministrazione. Come per il comma 9-ter, si tratta di uno strumento di carattere eccezionale, per la specificità e temporaneità del progetto. Per questo motivo il personale dirigente, assegnato all’Amministrazione regionale solo per il tempo necessario alla realizzazione del progetto, non ricopre posti di dotazione organica, poiché non rientra fra quanti, per categoria e profilo professionale necessari allo svolgimento dell’attività dell’ente, contribuiscono al conseguimento degli obiettivi e delle finalità istituzionali dello stesso. L’assegnazione temporanea non comporta, infatti, la direzione di strutture burocratiche fondamentali preposte all’attività ordinaria dell’amministrazione, poiché il dirigente indirizza la sua attività alla realizzazione di un progetto specifico e “straordinario”. La norma regionale, anche in questo caso orientata a delineare una modalità di azione della stessa amministrazione regionale, non fa altro che dare attuazione all’art. 23-bis del d.lgs. n. 165 del 2001, senza ledere la sfera di competenza statale.
Vanno dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2, della legge della Regione Toscana 11 luglio 2018, n. 32 (Disposizioni in materia di reclutamento speciale finalizzate al superamento del precariato. Modifiche alla l.r. 1/2009 in materia di capacità assunzionale e assegnazione temporanea dei dipendenti), nella parte in cui inserisce i commi 9-ter e 9-quater nell’art. 29 della legge della Regione Toscana 8 gennaio 2009, n. 1 (Testo unico in materia di organizzazione e ordinamento del personale), promosse, in riferimento agli artt. 3 e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione.
Tale norma stabilisce che l’ente che utilizza il personale deve rimborsare all’amministrazione di appartenenza del lavoratore gli oneri relativi al solo trattamento fondamentale, come determinato in base al contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) allo stesso direttamente applicabile, senza nulla dire sul trattamento accessorio. Quanto a quest’ultimo, il ricorrente precisa che esso, secondo una regola generale ormai consolidata nella prassi amministrativa, dovrebbe essere corrisposto al dipendente dall’ente presso il quale lo stesso svolge la sua prestazione, al fine di evitare situazioni di disparità di trattamento tra lavoratori addetti ai medesimi compiti.
Secondo questa norma l’ente che utilizza il personale deve rimborsare all’amministrazione di appartenenza del lavoratore gli oneri relativi al solo trattamento fondamentale, come determinato in base al contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) allo stesso direttamente applicabile. Nulla è detto sul trattamento accessorio. Quest’ultimo, secondo una regola generale ormai consolidata nella prassi amministrativa, dovrebbe essere corrisposto al dipendente dall’ente presso il quale lo stesso svolge la sua prestazione, al fine di evitare situazioni di disparità di trattamento tra lavoratori addetti ai medesimi compiti.
Le previsioni, inserite nel Capo II (Dirigenza) del Titolo II (Organizzazione) del d.lgs. n. 165 del 2001, si applicano alle amministrazioni dello Stato (art. 13), ma vincolano anche le Regioni, quanto ai «principi» (art. 27), fissati dal legislatore statale a garanzia del buon andamento e dell’imparzialità dell’amministrazione (sentenza n. 251 del 2016), ravvisabile nel ragionevole contemperamento dell’esigenza di integrare le professionalità interne con altre che l’amministrazione non sia in grado di reperire, attingendo al suo personale con qualifica dirigenziale. Il travaso di professionalità provenienti da altre pubbliche amministrazioni, che può anche risultare in una mobilità “virtuosa” fra le stesse, avviene in armonia con l’art. 97 Cost., in un’ottica di organizzazione e programmazione. È questa l’ottica adottata dalla Regione Toscana, nel definire i limiti al conferimento degli incarichi dirigenziali, secondo quanto previsto dall’art 18-bis della legge regionale n. 1 del 2009.