Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2100-codice-civile-obbligatorieta-del-cottimo
Timestamp: 2016-12-04 20:16:12+00:00
Document Index: 7519300

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'sentenza ', 'art. 2099', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 37', 'art. 35', 'art. 5', 'art. 40', 'art. 1340', 'art. 8', 'art. 36', 'art. 2100', 'art. 6', 'art. 45', 'art. 2100', 'art. 11', 'art. 36', 'art. 2100', 'art. 2100', 'art. 2100', 'art. 2100']

Art. 2100 codice civile: Obbligatorietà del cottimo
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Il prestatore di lavoro deve essere retribuito secondo il sistema del cottimo quando, in conseguenza dell’organizzazione del lavoro, è vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo, o quando la valutazione della sua prestazione è fatta in base al risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione.
Le norme corporative determinano i rami di produzione e i casi in cui si verificano le condizioni previste nel comma precedente e stabiliscono i criteri per la formazione delle tariffe.
CommentoCottimo: [v. 2099].
La norma prevede le ipotesi in cui il cottimo è considerato dalla legge obbligatorio. L’obiettivo del legislatore è quello di garantire al lavoratore una maggiorazione di retribuzione per adeguarla al ritmo di produzione al quale è vincolato (es.: catena di montaggio).
Giurisprudenza annotataImpiegati delle Ferrovie dello Stato
In tema di lavoro a cottimo, l'apprezzamento in ordine all'adeguatezza della retribuzione rispetto all'attività in concreto svolta dal lavoratore, ai fini dell'osservanza del precetto di cui all'art. 36 Cost., deve tener conto della contrattazione collettiva di categoria e della specificità del tipo di lavoro svolto, la cui considerazione osta ad un'automatica e completa applicazione dei criteri parametrici oggetto di valutazione negli altri tipi di lavoro, e impone altresì di distinguere tra cottimo semplice e cottimo misto, essendo la differenziazione tra i criteri di determinazione delle relative retribuzioni un effetto consequenziale della disciplina codicistica nonché della contrattazione collettiva e dei criteri di formazione delle tariffe. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale, rilevato che per il cottimo c.d. straordinario ed il cottimo c.d. aggiuntivo, in concreto praticati dalle Ferrovie dello Stato, le parti sociali avevano previsto un emolumento ulteriore rispetto a quello del cottimo ordinario, aveva escluso il diritto dei lavoratori ad ulteriori compensi, in quanto gli stessi si sarebbero tradotti in un'ingiustificata moltiplicazione degli aumenti retributivi, non essendo stato provato lo svolgimento di lavoro straordinario).
Cassazione civile sez. lav. 04 marzo 2009 n. 5218 Con riguardo ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato retribuiti con il sistema del cottimo misto, il diritto soggettivo alla equiparazione retributiva tra corrispettivo delle prestazioni eccedenti una determinata franchigia e corrispettivo per il lavoro straordinario è subordinato allo svolgimento delle prestazioni oltre l'orario normale di lavoro, di cui deve essere data la prova, stante l'ontologica differenza tra lavoro a cottimo e straordinario, che è alla base della normativa codicistica (art. 2099 e 2108 c.c.); differenza ribadita nella normativa speciale sulle competenze accessorie del personale in argomento (art. 33 l. n. 34 del 1970, art. 3 d.P.R. n. 1188 del 1977 e, in precedenza, art. 37 l. n. 685 del 1957), che attribuisce anche al direttore generale la possibilità di autorizzare il sistema di lavoro a cottimo e di fissare norme particolari per l'esecuzione di detto lavoro (art. 35 l. n. 34 del 1970, art. 5 d.P.R. n. 1188 del 1977 e, in precedenza, art. 40 l. n. 685 del 1957). Né il diritto suddetto, all'adeguamento sulla base delle variazioni in aumento del lavoro straordinario introdotte con norme di legge, può fondarsi: sulla mera prestazione fissata dalle circolari autorizzative, che non fanno venire meno l'ontologica differenza tra le prestazioni; su un uso negoziale ai sensi dell'art. 1340 c.c., per l'estensione di tale parametrazione a periodi successivi, essendo rimasto soggetto il rapporto di lavoro in questione alla disciplina pubblicistica sino al giugno 1988, mentre tale uso presuppone un ambito di autonomia privata; su un uso normativo (art. 8 prel.), che opera solo nei casi in cui è la stessa legge a rinviare ad esso; sull'art. 36 cost., valevole per il complesso della retribuzione e non per le singole componenti; sulla formazione di tariffe di cottimo non modificabili se non con il rispetto degli art. 2100 e 2101 c.c., stante la non permeabilità della disciplina pubblicistica sino al giugno 1988, e la mancanza delle condizioni per l'applicabilità dei suddetti articoli per il periodo successivo; ferma restando la mancanza di rilievo decisorio delle norme pattizie successive (art. 6 del contratto collettivo nazionale di lavoro del 1987 e art. 45 del contratto collettivo nazionale di lavoro del 1990). (Cassa Trib. Palermo 19 ottobre 2001 e decide nel merito).
Cassazione civile sez. un. 07 marzo 2005 n. 4813 Lavoro subordinato
La legittimità o meno di un accordo aziendale in tema di cottimo e di determinazione delle relative tariffe deve essere dal giudice del merito verificata mediante una compiuta analisi dell'accordo stesso in relazione ai parametri normativi stabiliti dagli art. 2100 e 2101 c.c. ed alle disposizioni in materia della contrattazione collettiva nazionale di categoria, tenendo conto, quanto al problema delle conseguenze disciplinari del mancato rispetto dei ritmi di cottimo, che le sanzioni applicabili al lavoratore per tale condotta, configurabile come scarso rendimento, vanno ricercate nel codice disciplinare predisposto dal contratto collettivo di categoria, non occorrendo che esse siano predeterminate dall'accordo aziendale predetto. (Principio affermato in relazione all'accordo 4 marzo 1981 - del quale l'impugnata sentenza, cassata dalla S.C., aveva escluso l'idoneità a determinare la caducazione del regime di cottimo libero - ed all'art. 11 del c.c.n.l. del 1979 per le aziende metalmeccaniche).
Cassazione civile sez. lav. 08 luglio 1988 n. 4524 In caso di sciopero di rendimento attuato da lavoratori retribuiti a cottimo misto - i quali non hanno diritto a due distinte retribuzioni, una a tempo e l'altra ad incentivo, ma ad un'unica retribuzione che, globalmente considerata, deve essere conforme ai canoni di cui all'art. 36 cost. - il datore di lavoro non può decurtare la retribuzione complessiva proporzionalmente al calo del ritmo di rendimento normalmente raggiunto nel periodo precedente lo sciopero, ove tale rendimento non sia sceso al di sotto di quello espressamente definito come minimo con accordo tra le parti. (Nella specie la Suprema Corte ha cassato la pronuncia del giudice del merito il quale aveva ritenuto immotivatamente legittima la decurtazione della retribuzione complessiva in un'ipotesi in cui la produttività era scesa sotto l'indice di rendimento previsto contrattualmente come massimo, e normalmente raggiunto prima dello sciopero, ma si era tenuto al di sopra del rendimento previsto come minimo).
Cassazione civile sez. lav. 16 giugno 1987 n. 5340 Salvo che non sia diversamente stabilito con apposita pattuizione, il solo fatto della presenza nel posto di lavoro non attribuisce al cottimista il diritto al minimo di cottimo, qualora il suo rendimento sia stato inferiore a quello minimo previsto, poiché, come, nel caso di retribuzione a tempo, la semplice messa a disposizione delle energie lavorative non realizza pienamente l'obbligazione del prestatore, tenuto, invece, all'impegno di utile collaborazione (con la conseguente configurabilità dello scarso rendimento quale insolto adempimento), così, ove il creditore delle opere resti privato di quel minimo di rendimento che è connaturale al sistema del cottimo misto, è configurabile un inesatto adempimento del cottimista, specie qualora questi volontariamente riduca la propria attività (nella specie, per aderire ad una particolare forma di sciopero).
Cassazione civile sez. lav. 30 ottobre 1984 n. 5558 A norma dell'art. 2100 c.c. l'obbligatorietà del cottimo si verifica soltanto quando sia richiesta al lavoratore una prestazione più intensa di quella del normale lavoro in economia e la realizzazione di un risultato produttivo predeterminato, superiore a quello conseguibile in detta ipotesi normale: il che può verificarsi o in conseguenza dei ritmi produttivi imposti da una particolare organizzazione del lavoro (come nel caso di linea a catena o di linea a flusso continuo) o quando la valutazione della mercede da corrispondere avvenga sulla base dell'unità di tempo mediamente necessario per il conseguimento di un dato risultato produttivo e sia già il risultato della misurazione dei tempi di lavoro. (Nel caso in esame la Corte Suprema ha ritenuto che correttamente i giudici del merito avessero negato l'applicabilità dell'art. 2100 c.c. allorché il datore di lavoro, avendo accertato che l'introduzione di nuovi macchinari si era tradotta in un incremento della produttività aziendale, aveva offerto ai propri dipendenti un incremento percentuale della paga base, destinato a rimanere fisso, indipendentemente da eventuali variazioni in più o meno di siffatto incremento).
Cassazione civile sez. lav. 24 aprile 1981 n. 2481 A norma dell'art. 2100 c.c. l'obbligatorietà del cottimo si verifica soltanto quando sia richiesta al lavoratore una prestazione più intensa di quella del normale lavoro in economia o la realizzazione di un risultato produttivo predeterminato, superiore a quello conseguibile in detta ipotesi normale: il che può verificarsi o in conseguenza dei ritmi produttivi imposti da una particolare organizzazione del lavoro (come nel caso di linea a catena o di linea a flusso continuo) o quando la valutazione della mercede da corrispondere avvenga sulla base dell'unità di tempo mediamente necessario per il conseguimento di un dato risultato produttivo e sia così il risultato della misurazione dei tempi di lavoro. (Nel caso in esame la Suprema Corte ha ritenuto che correttamente i giudici del merito avessero negato l'applicabilità dell'art. 2100 c.c. allorché il datore di lavoro, avendo accertato che l'introduzione di nuovi macchinari si era tradotta in un incremento della produttività aziendale, aveva offerto ai propri dipendenti un incremento percentuale della paga base, destinato a rimanere fisso, indipendentemente da eventuali variazioni in più o in meno di siffatto incremento).
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