Source: http://gnosis.aisi.gov.it/sito/Rivista12.nsf/ServNavig/7
Timestamp: 2017-06-28 03:45:51+00:00
Document Index: 76313709

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 4', 'art. 538', 'art. 392', 'art. 615', 'art. 419', 'art. 266', 'art. 392', 'art. 392', 'art. 635', 'art. 392', 'art. 614', 'art. 635', 'art. 614', 'art. 615', 'art. 491', 'art. 271', 'art. 268', 'art. 268']

Per Aspera Ad Veritatem n.12	sommario
1. Premessa Credo si possa affermare che il fenomeno del computer crime sia stato portato all'attenzione del grande pubblico dei Paesi industrializzati ad opera dei mass media secondo un'ottica giornalistica che privilegiava soprattutto l'aspetto, per così dire folcloristico, del fenomeno in questione. I primi studi al riguardo sono opera dei socio-criminologi statunitensi seguiti da quelli tedeschi, francesi ed italiani.
Su questo argomento ritornerò in seguito (1). 2.	L'uso illecito di INTERNET: le iniziative internazionali e nazionali 2.1.	Unione Europea Nella riunione informale del Consiglio CEE tenutasi a Bologna il 24 aprile 1996, i Ministri europei delle telecomunicazioni e quelli della cultura hanno identificato il problema dei contenuti illegali e dannosi su INTERNET come problema alla cui soluzione occorreva dare una urgente priorità. Venne quindi richiesto alla Commissione di elaborare un'analisi del problema e di esaminare in particolare la desiderabilità di una legislazione ad hoc a livello europeo o internazionale.
Per quanto riguarda poi il contenuto dannoso, la risoluzione chiede alla Commissione di incoraggiare lo sviluppo di un sistema internazionale di filtraggio compatibile con il protocollo PICS (Platform for INTERNET Content Selection) e sufficientemente flessibile per contemperare le varie differenze culturali. 2.2.	Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) Nel corso delle ultime riunioni del comitato ICCP e dei gruppi di lavoro sulla sicurezza delle informazioni, sulla protezione della privacy e della proprietà intellettuale, la Francia e il Belgio hanno presentato due documenti e cioè la Francia una "Carta di cooperazione internazionale su INTERNET" e il Belgio una proposta di convenzione che mirava a vietare la trasmissione sulla rete INTERNET di informazioni e di messaggi che favorivano lo sfruttamento o la violenza sessuale nei confronti di minori.
Nel secondo meeting è stato deciso di procedere alla revisione del rapporto preliminare predisposto dal Segretariato (Approaches to content on the INTERNET) sulla base dei contributi forniti dai vari Paesi. 2.3.	Consiglio d'Europa Il CDPC (Comitato Direttore per i Problemi Criminali) nella sua ultima riunione (1996) decise di costituire un Comitato di esperti sul problema della criminalità nel "Cyberspazio" affidando a tale Comitato, tra l'altro, il compito di redigere un progetto di convenzione internazionale per combattere e reprimere la criminalità nello spazio cibernetico. La prima riunione del Comitato in oggetto ha avuto luogo a Strasburgo nella prima metà dell'aprile scorso e la seconda si è tenuta a Strasburgo nell'ottobre scorso.
A sua volta il Comitato Giuridico sulla protezione dei dati ha elaborato nel maggio scorso un progetto di codice di condotta per i prestatori di servizi su INTERNET. 2.4.	Altre iniziative internazionali A Bonn, dal 6 all'8 luglio 1997 si è tenuta una Conferenza Ministeriale Internazionale dal titolo "Global Information Networks: Realising the Potential" ospitata dalla Repubblica Federale di Germania e organizzata in cooperazione con la Commissione Europea, alla quale hanno partecipato 29 Paesi europei. La Conferenza si è conclusa con tre dichiarazioni formulate rispettivamente dai Ministri europei dell'Industria e dai rappresentanti degli utenti.
I partecipanti hanno elaborato dei principi fondamentali ed individuato un piano di azione relativamente a due particolari iniziative: migliorare la capacità di investigazione per perseguire gli high tech crimes e sollecitare la creazione di un regime internazionale nel settore della cooperazione giuridica allo scopo di evitare che criminali potessero trovare rifugio in qualche parte del mondo. 2.5.	Il Gruppo di esperti sul tema "Misuse on International Data Networks" (emanazione del c.d. Carnegie Group) Il Gruppo di cui sopra è nato da una iniziativa dei Ministri e degli "Advisors of Science" degli Stati del G7, della Russia e dell'Unione Europea (il c.d. "Carnegie Group") nel 1996 e consiste in un Gruppo di esperti giuridici e tecnici nel settore delle reti informatiche e telematiche internazionali degli Stati membri.
Ed infine, nella Repubblica Federale di Germania, la recentissima legge entrata in vigore il 1.8.97 dal titolo "Legge sui servizi di informazione e di comunicazione" (IuKDG) ha emendato varie leggi, tra cui l'art. 11, co. 3, del c.p. stabilendo all'art. 4 che "suoni e registrazioni visive, sistemi di stoccaggio di dati, illustrazioni ed altre rappresentazioni sono considerati equivalenti agli scritti nelle previsioni che si riferiscono a questo articolo. (Anche gli artt. 74, 86, 184 del c.p. sono stati emendati). 3.	I nuovi orizzonti della criminalità: cybermafia e cyberterrorismo Gli esperti sostengono che è vitale per le organizzazioni criminali il fatto di assicurasi un flusso di risorse finanziarie, che poi devono essere necessariamente reinvestite e servono anche come mezzo per corrompere i pubblici funzionari. Ed INTERNET, sostengono gli esperti, si presta ottimamente a tali scopi sia consentendo lo sviluppo di giochi d'azzardo sia favorendo il riciclaggio del denaro sporco.
Nella risoluzione n. 2, trattando di principi generali per quanto riguarda le comunicazioni e le videoinformazioni, la Conferenza richiama gli Stati "a vigilare affinché le misure prese per combattere la diffusione di azioni o idee incitanti all'odio razziale, alla xenofobia ed all'antisemitismo ed a qualsiasi altra forma di intolleranza attraverso i mezzi di comunicazione ed informazione, rispettino tuttavia la libertà di opinione ed il segreto della corrispondenza", riferendosi evidentemente anche a quella elettronica (E-mail). 4.	Vecchi e nuovi criminali: gli hackers ed i cyberpunks Sugli hackers e sulle loro imprese, la letteratura mondiale può dirsi sterminata. C'è tuttavia chi continua a considerarli come innocui ragazzini ed a diffondere addirittura le loro azioni... Dagli Stati Uniti ci giungono notizie aggiornate circa le loro gesta. Marta Stansell-Gamm, alto funzionario del U.S. Department of Justice, offre qualche flash al riguardo e cioè:
Le scomposte reazioni di certi ambienti underground rispetto alle iniziative legislative adottate in Italia nel settore della tutela del software e della repressione della criminalità informatica, peraltro obbligate per il nostro Paese a causa di precise Direttive comunitarie o di Raccomandazioni del Consiglio d'Europa, sembrano riecheggiare certa antica retorica berkeleyana, fatta propria in seguito dalla sinistra extraparlamentare e, recentemente, dai gruppi cyberpunks e poi dagli squatters. Come non ricordare, a proposito anche del saccheggio del software, i tristemente famosi "espropri proletari"? 5.	Le responsabilità dei providers e dei sysops Passiamo ora ad esaminare la situazione giuridica del sysop e del provider collegati al concetto di BBS o News Group.
Per concludere, si può affermare che molte questioni relative ai poteri ed alle responsabilità dei sysops e dei providers potranno essere risolte in sede di clausole del contratto di abbonamento (identificazione dell'utente, possibilità di blocco anche temporaneo, recesso unilaterale in caso di gravi violazioni da parte dell'utente, obbligo di segnalazione degli illeciti di cui si è avuta comunque conoscenza, divieto di copiatura illecita, ecc.). 6.	Un nuovo pericolo: la pedofilia telematica (4)
A questo proposito e considerando che sempre più frequente appare il fenomeno dell'adescamento di minori da parte di pedofili che si servono delle reti telematiche, potrebbe aggiungersi alla legge 20.258 n. 75 in tema di lotta allo sfruttamento della prostituzione, un articolo (il 4 bis) che preveda esplicitamente il fatto di adescare un minore di anni 18 servendosi delle reti informatiche o telematiche. Il reato potrebbe comportare una pena da sei mesi a tre anni di reclusione e la multa da lire 500.000 a 5 milioni, applicandosi le sanzioni accessorie previste dalla detta legge e dall'art. 538 c.p. 7.	La normativa italiana in tema di criminalità informatica: problemi di interpretazione In questa sede tratteremo delle più importanti innovazioni e cioè di quelle relative: - alla introduzione del concetto della "violenza tecnologica" (art. 392); - dell' "accesso abusivo" (art. 615 ter); - del documento informatico (art. 419 bis) nonché di alcune disposizioni procedurali (art. 266 bis e segg.). 7.1.	L'art. 392 c.p. Come si rileva dalla relazione al disegno di legge, all'art. 392 è stato aggiunto un secondo comma con il quale viene estesa, agli effetti della legge penale, la nozione giuridica di "violenza sulle cose" ad alcuni comportamenti relativi ai programmi informatici o telematici o al funzionamento di un sistema, creando il nuovo concetto di "violenza tecnologica".
Con riguardo al nuovo reato di cui all'art. 635 bis, secondo cui "chiunque distrugge, deteriora o rende in tutto o in parte, inservibili, sistemi informatici o telematici altrui" rispetto al quale vi è una quasi totale identità dell'oggetto della tutela, secondo il commentatore, che si rifà alla linea giurisprudenziale della Corte Suprema, vi sarebbe assorbimento di quei fatti che, pur costituendo di per se stessi reato, rappresentano elementi costitutivi del primo, quali il danneggiamento rispetto all'ipotesi di cui all'art. 392, e la violazione di domicilio (art. 614 c.p.). Tuttavia, quando manchi tra i due soggetti o non sia in corso alcuna contesa in ordine alla titolarità o all'esercizio di un diritto, il delitto sussistente è senz'altro quello di cui all'art. 635 bis in concorso, eventualmente, con altri reati tra cui quello di cui al citato art. 614 c.p. a meno che il fatto della introduzione nei locali in cui esistono gli oggetti della contesa non sia avvenuto con violenza alle cose o alle persone nel qual caso si verificherebbe un concorso di reati. 7.2.	L'art. 615 ter L'articolo punisce l'accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, o il mantenimento in esso contro la volontà espressa o tacita dell'avente diritto.
Il caso si è verificato realmente a Milano ed è descritto in un articolo pubblicato nella rivista Diritto penale e processo, n. 4 del 1997 (Riflessioni sull'attuazione delle norme a tutela dei sistemi informatici, Alma e Perroni). 7.3.	L'art. 491 bis E' stata inserita nel capo III del titolo II del libro II del codice penale, la previsione del "falso informatico" e cioè della falsificazione dei documenti informatici. La norma contiene anche la nozione giuridica del "documento informatico".
Trattasi probabilmente di una dimenticanza del legislatore il quale non ha adeguato l'art. 271 c.p.p. alle esigenze sorte in conseguenza della modifica dell'art. 268 c.p.p.: ad essa può porsi però rimedio, seguendo la tesi di chi (Picotti) afferma che a tali inconvenienti può porsi rimedio estendendo l'applicazione della norma considerata anche in caso di violazione del comma 3 bis dell'art. 268, trattandosi di analogia a favore dell'indagato. (*) Documento elaborato dal Dott. Carlo Sarzana di Sant'Ippolito per l'incontro di lavoro tenutosi a Roma il 16 aprile 1998 sul tema: "La criminalità informatica in Italia". (1) Secondo la Commissione CEE, INTERNET può trasferire dei contenuti illegali o nocivi ed essere utilizzata come strumento di attività criminali. Come tutte le altre tecnologie delle comunicazioni, quali il telefono o il GSM, INTERNET può dunque essere utilizzata, secondo la Commissione, dai criminali per facilitare le loro attività... Inoltre, osserva ancora la Commissione, le caratteristiche specifiche di INTERNET possono rendere più difficile l'applicazione della legge e rendere certi tipi di controllo tecnico inefficaci (Comunicazione sul contenuto illegale e nocivo di INTERNET adottata dalla Commissione il 16.10.1996). (2) Vedi l'articolo dal titolo "Ready for cyberwar?" di P. Guerra e G. Tavaioli, nel volume collettaneo dal titolo "Osservatorio sulla criminalità informatica. Rapporto 1997", Milano, 1997, pp. 19 e segg. Gli autori affermano che ... "L'ipotesi dell'utilizzo delle reti, da parte dei terroristi, è emersa con forza il 31 luglio scorso, quando molti quotidiani, commentando il presunto attentato all'aeromobile della TWA precipitato a New York e la bomba nel parco olimpico di Atlanta, hanno dato grande rilievo al fatto che i terroristi forniscano informazioni utili anche a confezionare ordigni o armi letali, attraverso il cyberspace". L'argomento comunque qui viene appena accennato in considerazione del fatto che esso viene trattato da altri relatori.