Source: https://danielemajori.com/2015/12/17/lindennita-di-espropriazione-mediante-permuta-e-applicabile-soltanto-ai-piani-di-riabilitazione-urbana-mentre-nelle-altre-ipotesi-vale-la-regola-generale-dellindennizzabilita-nell/
Timestamp: 2020-07-12 10:21:48+00:00
Document Index: 80601632

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 36', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 27', 'art. 36', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 49', 'art. 88']

L’indennità di espropriazione mediante permuta è applicabile soltanto ai piani di riabilitazione urbana, mentre, nelle altre ipotesi, vale la regola generale dell’indennizzabilità nella misura del valore venale dei beni espropriati per le opere private di pubblica utilità (escluse le opere di edilizia residenziale convenzionata agevolata, etc.). | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in art. 27 comma 5 l. n. 166/2002, art. 36 d.P.R. n. 327/2001, in natura, indennità di espropriazione, opere di edilizia residenziale convenzionata agevolata, opere per la realizzazione dei piani di riqualificazione urbana e di mobilità disciplinati dall’art. 27 l. 166/2002, opere private di pubblica utilità, permuta, piani di riabilitazione urbana, piano di lottizzazione, proprietari espropriati non aderenti al Consorzio, valore venale dei beni espropriati
(Tar Puglia, Bari, sez. III, 3 dicembre 2015, n. 1590)
«Il Collegio deve pronunciarsi […] sulla legittimità della scelta del Comune di seguire il modello tipico del procedimento di espropriazione previsto dall’art. 27 comma 5 l. 166/2002 che si pone a valle del procedimento di pianificazione di iniziativa privata nel quale il fatto che il DRAG [Documento Regionale di Assetto Generale; n.d.r.] sia stato approvato, rileva solamente ai fini della legittimazione del Consorzio maggioritario a proporre il piano, che il ricorrente, come detto, non discute.
Il punto decisivo è allora stabilire se il Comune avesse il potere di indennizzare in natura i proprietari espropriati non aderenti al Consorzio, come stabilito dal comma 5 dell’art. 27 l. 166/2002, che la parte resistente ritiene ormai elevato a modello generale, grazie al rinvio contenuto nell’art. 36 d.P.R. 327/2001 ove si legge: 1. Se l’espropriazione è finalizzata alla realizzazione di opere private di pubblica utilità, che non rientrino nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica, convenzionata, agevolata o comunque denominata nonché nell’ambito dei piani di insediamenti produttivi di iniziativa pubblica, l’indennità di esproprio è determinata nella misura corrispondente al valore venale del bene e non si applicano le disposizioni contenute nelle sezioni seguenti.
1-bis. È fatto salvo il disposto dell’ articolo 27, comma 5, della legge 1 agosto 2002, n. 166. ”.
E’ noto che la natura speciale o generale di una disposizione dipende dal contenuto e dal contesto normativo nel quale è posta.
Così se una disposizione regola ipotesi, non diversamente disciplinate da altre fonti di pari rango ai fini della cura dell’interesse perseguito, ricorre una normazione di tipo generale, mentre se ad essa si affianca una deroga per ipotesi specifiche rientranti nella classe di ipotesi già disciplinate, ricorre una normazione di tipo speciale.
Dal fatto che la disposizione speciale ha un’applicazione più ristretta, rispetto alla disposizione generale, deriva che la prima non comporta mai l’abrogazione della seconda, ma ne riduce il campo di applicazione sottraendo ad essa quelle ipotesi che richiedono, appunto, una disciplina particolare.
Nel caso in decisione invece, seguendo la tesi del Comune, si avrebbe l’effetto di abrogare la disposizione generale posta dal comma 1 del citato art. 36.
Infatti l’art. 36 detta la regola generale: per le opere private di pubblica utilità (escluse le opere di edilizia residenziale convenzionata agevolata etc.) l’indennità di esproprio è commisurata al valore venale del bene.
Fra queste rientrano pacificamente le opere per la realizzazione dei piani di riqualificazione urbana e di mobilità disciplinati dall’art. 27 l. 166/2002.
Se con il rinvio ex art. 36 comma 1 bis all’art. 27 l. 166/2002 il legislatore avesse inteso estendere, in via generale, a tutte le opere private di pubblica utilità l’indennità di espropriazione mediante permuta, l’ambito oggettivo di applicazione dell’art. 27 coinciderebbe esattamente con quello dell’art. 36, determinandone l’abrogazione.
Un tale effetto è evidentemente incompatibile con la lettera dell’art. 36 comma 1 bis che, invece, con la locuzione “salvo il disposto dell’ articolo 27, comma 5, della legge 1 agosto 2002, n. 166”, introduce, in coerenza con i consueti canoni di tecnica legislativa, una clausola di salvaguardia finalizzata ad escludere che la regola dell’indennizzabilità nella misura del valore venale dei beni espropriati per le opere private di pubblica utilità, ivi compresi i piani di riabilitazione urbana, possa di fatto sovrapporsi, abrogandola ratione temporis, alla previgente disciplina dettata dall’art. 27 citato, che solo per questi ultimi ammette l’indennità mediante permuta.
Per queste ragioni il Collegio condivide l’orientamento di C.d.S. n. 323/2013 che afferma la natura speciale dell’art. 27 l. 166/2002 e ne esclude l’estensione, intravedendovi una inammissibile operazione interpretativa analogica, anche ad ipotesi, come quella del piano di lottizzazione, ispirata da diverse e particolari esigenze urbanistiche».
« Sia per la quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione che per quella relativa al costo di costruzione, il termine di prescrizione del diritto di credito comincia a decorrere dal momento stesso del rilascio della concessione edilizia (il Tar ha rilevato che, nella fattispecie, la prescrizione del credito sussisteva anche seguendo la tesi giurisprudenziale secondo cui il termine prescrizionale inizierebbe a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’ultimazione delle opere, in quanto – dovendo l’opera essere comunque ultimata entro tre anni dal rilascio della concessione – a tutto concedere il “dies a quo” poteva essere portato avanti di un triennio, per cui, anche in mancanza dell’allegazione della dichiarazione di ultimazione lavori, delle due l’una: o i lavori non erano ultimati alla scadenza dei tre anni e allora la concessione edilizia era venuta meno, ovvero erano terminati, e allora l’Amministrazione avrebbe dovuto richiedere il pagamento del contributo in questione).
Avvalimento: la specificità richiesta dall’art. 49 d.lgs. n. 163/2006 e dall’art. 88 d.P.R. n. 207/2010 deve essere apprezzata con riferimento al singolo requisito, oggetto di avvalimento, e non secondo un criterio astratto o uno schema-tipo, adeguato o inadeguato a secondo delle prospettive e delle prospettazioni più varie (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha ritenuto che i contratti di avvalimento esaminati non risultassero affatto generici e indeterminati, considerato anche che il requisito del fatturato ha un carattere globale e che, d’altro canto, erano ben indicati nei contratti sia il requisito del servizio analogo, con riferimento alle due pregresse esperienze nel settore dell’ausiliaria, sia il possesso della certificazione UNI EN ISO 9001). »