Source: http://www.psicologiaecounseling.com/
Timestamp: 2019-10-14 00:58:04+00:00
Document Index: 14574594

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art 33', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 21', 'art, 21']

Questo blog nasce dalla volontà di ricercare strategie di co-esistenza e possibile collaborazione tra psicologi e counselors. Una possibilità che rappresenta una realtà consolidata in molti paesi civili e che, in Italia, è tuttora oggetto di un acceso dibattito che assume talvolta le forme di una aspra contrapposizione. Un conflitto che trova comprensibili motivazioni nel desiderio degli psicologi di tutelare la loro professione e le già difficili occasioni di lavoro, ma che dovrebbe trovare una soluzione all’interno di un quadro normativo che preveda spazi di applicazione alle relazioni di aiuto meno professionalizzate senza dover ricorrere a procedimenti giudiziari dall’esito spesso incerto.
All’interno di questo quadro di riferimento, il blog si propone di rappresentare uno spazio di consultazione e di dibattito a partire da un fatto concreto rappresentato dalla ricorso avanzato da alcuni psicologi e organizzazioni professionali contro iniziative intraprese dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL) tese a contrastare la formazione nel counseling.
Segue una ricostruzione della complessa vicenda che verrà corredata da una documentazione atta a favorire una più approfondita valutazione da parte di professionisti o semplici cittadini interessati in vario modo a questa vicenda che per sua natura esce da un ambito limitato e specialistico per toccare un argomento di vasto interesse per la società contemporanea relativo alla accessibilità o meno sul mercato di professioni “affini” alla psicologia (come counselors, mediatori familiari, mediatori in ambito lavorativo, couch, psicopedagogisti, educatori etc.) che svolgono attività nella “relazione di aiuto” pur non essendo in possesso della laurea in psicologia e medicina che unicamente abilitano in Italia – in forza della Legge 56/89 - alla iscrizione ad un corso nella psicoterapia presso una scuola riconosciuta dal Ministero dell’Università e Ricerca scientifica
a cura di Riccardo Zerbetto, direttore del Centro Studi di Terapia della Gestalt (CSTG)
Il punto critico sta tuttavia nel paragrafo d.8 della “carta etica” nel quale si dice che:
“Lo psicologo, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche. È fatto salvo l’insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche”.
E’ questa delibera, che non ha avuto alcuna reale forma di divulgazione, è stata impugnata con RICORSO AL TRIBUNALE del 22.3.2011 e discusso il 26 maggio e per il quale si è reso disponibile l’Avvocato Vittorio Angiolini, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università Statale di Milano con lo scopo di bloccare la pubblicazione ufficiale della Carta Etica e la iniqua discriminazione nei confronti delle Scuole di formazione che impartiscono corsi a non-psicologi. La discriminazione colpisce implicitamente gli stessi professionisti-psicologi che, per il fatto stesso di impartire insegnamenti a non-psicologi, si espongono ad essere perseguito in quanto il loro comportamento non è in linea con il codice deontologico, cosa di per sé grave, a detta dell’avv. Angiolini, se al dettato di legge si volesse dare coerente applicazione repressiva.
L’Ordine della Toscana porta di fronte al TAR l’Università di Firenze rea di “insegnare tecniche psicoterapeutiche” anche a chi non ne sarebbe autorizzato ex artt. 3 e 35 della 56/89 (ovvero medici e psicologi). Il TAR respinge il ricorso (ricorsi in appello n.10538 del 2003)
Merita ricordare come l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, nel citato parere reso il 22 giugno 1998, ha denunciato l’illegittimità dell’art. 21 del Codice deontologico: “l’Autorità ha ritenuto (…) che essa potesse introdurre un limite in relazione alle categorie di soggetti a cui gli psicologi possono insegnare alcune attività che non trova alcun sostegno in disposizioni legislative. Pertanto, è stato concordato con il Consiglio Nazionale degli Psicologi il testo di una circolare esplicativa, che sarà inviata ai Consigli regionali, nella quale si chiarisce che il divieto è limitato solo alla diffusione di test psicologici, la cui conoscenza da parte del pubblico potrebbe inficiarne la validità, o alla divulgazione a soggetti non abilitati di strumenti operativi utilizzati dai professionisti, escludendosi quindi che il divieto si riferisca alla diffusione di conoscenze teoriche. Il Consiglio Nazionale si e impegnato modificare in conformità al testo della circolare l’art. 21 del Codice deontologico, nella prossima occasione di revisione dello stesso” . Modifica che, a tuttora, non è stata adottata.
A seguito di una approfondita consultazione alcuni Ricorrenti sono addivenuti, anche su indicazioni del Legale avv. Angiolini, a ritenere che vi fossero ampi margini per un ricorso onde perseguire una strategia coerente ed efficace per:
- Tutelare le scuole di formazione nella psicoterapia che vengono discriminate nel non poter comparire nella lista promossa dall’OPL come aderenti al “codice etico”e che risulterebbero paradossalmente svantaggiate nella formazione nel counseling di fronte alle scuole che non utilizzano psicologi per i corsi di formazione nel counseling.
Molte scuola di psicoterapia hanno sempre promosso corsi nella psicoterapia per psicologi e non-psicologi. Con la pubblicazione della legge 56/89 ha differenziato tali corsi in corsi riconosciuti dal MIUR per medici e psicologi da quelli destinati a coloro che avevo le motivazioni alla formazione ma non erano in possesso della laurea in medicina o psicologia. Tale iniziative didattiche vengono adottate di fatto da circa il 70% delle scuole di formazione nella psicoterapia. Ben il 55% delle scuole che si riconoscono nel Coordinamento Nazionale delle Scuole d Psicoterapia (CNSP) – che ne raccoglie la maggioranza – si riconosce anche nella associazione “parallela” del Coordinamento Nazionale per il Counsleing Professionale (CNCP) mentre molte altre scuole che ad aderiscono ad altri raggruppamenti – come la Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia (FAIP) aderiscono alle 9 associazioni nazionali di counseling (Assocounseling, SICo, AICO, Ancore, etc.) recentemente confederate nel Coordinamento Italiano delle Associazioni di Counsleing (CIAC) per poter aderire alla European Association for Cousneling (EAC).
Si è riitenuto quindi di dover procedere a testa alta nella formazione in tali ambiti e difendendo la legittimità dei due ambiti professionali:
1. uno fortemente professionalizzato come la psicoterapia che richiede una formazione che la legge limita a laureati in psicologia e/o medicina
2. ed uno che abilita allo svolgimento di attività collegate alla “relazione di aiuto” svolte da persone che ne siano motivate e che posseggano i requisiti previsti dalla Associazione Europea di Counseling a cui aderiscono le associazioni di categoria della maggior parte dei paesi europei
In concreto, hanno sottoscritto il RICORSO: il Centro Studi di Terapia della Gestalt (CSTG) il Movimento Psicologi indipendenti (MOPI) e l’Istituto Shiniu di Bergamo, oltre a 12 psicologi iscritti all’Ordine degli Psicologi della Lombardia
“Se solo si fosse fermato a riflettere più attentamente. L’Ordine degli psicologi si sarebbe reso conto che il vietare agli psicologi abilitati di “insegnare” la propria scienza e le proprie tecniche nei corsi di “counseling”, o dedicati ad altre professioni non regolamentate, può solo concorrere a rendere futuri “counselor” o altri futuri professionisti ignoranti di ciò che è “atto tipico” riservato alla psicologia come professione protetta , moltiplicando anziché ridurre le occasioni di un esercizio professionale abusivo”.
Hanno inoltre dato sostegno alla azione legale sotto forma di ”INTERVENTO ADESIVO” legali rappresentanti di organizzazioni di categoria come counselors e altri professionisti.
Con SENTENZA N. 10288/2011 PUBBLICATA DAL TRIBUNALE DI MILANO sez civile composta da F. Malaspina (presidente) e dai giudici A. Borrelli e C. Apostoliti in data 8 agosto 2011 il RICORSO è stato RIFIUTATO. In conclusione, nonostante l’art 33 della Costituzione stabilisca che “Le arti e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento”, la sentenza stabilisce che tale insegnamento possa essere perseguito (fino alla radiazione dall’albo, si dice espressamente) di fronte alla possibilità che tale insegnamento venga utilizzato da non-psicologi per adempiere a funzioni riservate agli psicologi laddove, tuttavia, si precisa come tali funzioni non sono state ancora definite (… da 23 anni dalla data della pubblicazione della Legge 56/89) in quanto “atti tipici” da tutelare (come ad esempio i test) distinguendoli da quei comportamenti che non possono definirsi tali.
Nella conclusione della stessa sentenza si legge:
“E poiché l’art. 1.1. della L.56/89 stabilisce che “la professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento” deve convenirsi con la difesa del resistente che l’insegnamento dell’uso degli strumenti a persone estranee equivale in tutto e per tutto a facilitare l’esercizio abusivo della professione, ciò che la legge e il codice deontologico (art. 9) tutelano direttamente prescrivendo comportamenti attivi per impedirlo”.
In conclusione: “Al riguardo non può essere contestato che la difesa della qualità della professione degli psicologi si basa anche sul fatto che non deve essere divulgato l’uso degli strumenti conoscitivi e cioè i test psicologici concretamente somministrati per non pregiudicarne la validità: il che costituisce il nucleo essenziale delle delibere impugnate, in conformità alla prescrizione del codice deontologico”.
A commento di tale conclusione merita sottolineare come la sentenza:
- definisca l’esercizio del counseling come “esercizio abusivo della professione” senza recepire, in tale valutazione, l’ampia messe di esperienza e di letteratura internazionale che definisce con sufficiente chiarezza la diversità dei due ambiti di intervento. analogie si potrebbero fare tra il geometra e l’architetto, come pure tra l’odontoiatra e il dentista laureato, come infine, in modo più proprio, tra un intervento sul disagio esistenziale e quello maggiormente caratterizzato da elementi di psicopatologia che presuppongo un maggiore bagaglio di informazione scientifica.
- se il criterio-guida è, come deve essere, il vantaggio che ne possa derivare alla società ed alla tutela della sua salute, merita sottolineare come la sentenza del Tribunale di Lucca (vedi allegato) sia addivenuta ad una conclusione diametralmente opposta avendo precisato che l’esercizio del counseling giova alla società a patto che non venga spacciato come intervento psicologico.
- la interdizione all’insegnamento degli strumenti conoscitivi, a cui allude la sentenza, menziona esplicitamente (e rafforzandola con un “cioè”) “ i test psicologici” evidenziando un chiaro misunderstanding del punto in questione dal momento che i test psicologici non sono mai oggetto di insegnamento nei corsi di counseling e non rappresentano in alcun modo oggetto del contendere nonostante la Sentenza definisca questo punto come “nucleo essenziale delle delibere impugnate”.
In considerazione di un parere valutato come inadeguato alcuni Ricorrenti hanno ritenuto di ricorrere in appello, non dopo aver esplorato lem possibilità di un confronto con la Presidenza di OPL alla ricerca di una soluzione negoziale che si è anche tradotta in un tentativo di “conciliazione” inviato prima della scadenza dei termini.
“La decisione della Corte d’Appello di Milano, riformando e dunque cancellando la pronuncia del Tribunale (1), ha dichiarato inammissibile il ricorso degli psicologi poiché, al momento, non sarebbe stata lesa la loro libertà professionale. Secondo la Corte, la deliberazione impugnata dell’Ordine lombardo, con cui il Codice deontologico è stato interpretato in modo da vietare ai professionisti di insegnare la psicologia a chi non sia psicologo né destinato a diventarlo, avrebbe un mero effetto interpretativo, non creando vincoli immediati (2)
La Presidenza di OPL si trova ora a dover decidere se
perseguire i “rei confessi” di insegnare la psicologia a non psicologi con gli spiacevoli corollari che inevitabilmente ne seguirebbero perché sono migliaia che lo fanno solo in Lombardia) o
RICORRERE IN CASSAZIONE?
Entro fine agosto esiste la possibilità di confermare l’incarico all’Avv. Vittorio Angiolini, docente di diritto costituzionale presso l’Università statale di Milano, per ricorrere in Cassazione (con termine di data per il 20 settembre 2012), confermando l’impegno coerente a confutare l’incostituzionalità dell’art. 21 la che è (ovviamente e fortunatamente) sostanzialmente inapplicato da 23 anni dalla sua emanazione.
Se i diritti menzionati sono considerati legittimi (per non dire sacrosanti) allora invitiamo TUTTI coloro che li condividono a “mettersi una mano sul cuore ed una sul portafogli”, come si dice, e dare un sostegno ideale, responsabile e concreto alla causa.
In caso di mancato raggiungimento della copertura finanziaria per coprire i costi del ricorso in cassazione (le 18.000 euro), le somme raccolte VERRANNO RESTITUITE ENTRO IL 20 SETTEMBRE, data ultima di scadenza del ricorso. I versamenti verranno del pari rimborsati in caso di vittoria
Per concludere, il ricorso alla Corte di Cassazione, tenuto conto delle sentenze avverse in primo e secondo grado, non sembra poter legittimare forti aspettative di successo, nonostante toccherà in modo più esplicito il nucleo di “diritto” che la vertenza comporta e che rappresenta l’aspetto cruciale della vertenza stessa volta a rivendicare ilo rispetto del citato articolo 33 della nostra Costituzione.
L’ipotesi di ricorrere alla Corte Europea, appare prematuro e inutile. Si tratta di cause costosissime e se anche si vincesse, si otterrebbe solo una sanzione per l’Italia, ma l’Italia è piena di sanzioni subite dalla CEE, senza che questo di per sposti necessariamente gli equilibri. La legge rimarrebbe la stessa.
Questa vertenza, ne siamo ben convinti, non può venire risolta unicamente ad un livello giuridico, ma va allargata ad un ampio dibattito scientifico-culturale e quindi socio-politico affinchè appaia palese la logica corporativa e protezionistica ormai superata ma tuttora difesa dall’art, 21. In questo stesso periodo si sono determinati dei movimenti di ampio respiro che hanno spostato il baricentro politico verso aperture che sembrano poter mettere in discussione la posizione dell’attuale maggioranza di OPL.
Questo mutamento apre spiragli di cambiamento a livello politico che vanno riempiti di contenuti e resi efficaci grazie ad un ampio coinvolgimento di Colleghi che non si riconoscono nell’attuale maggioranza di OPL.
Sono maturi i tempi per SOSTENERE UNA ALTERNATIVA ALL’ATTUALE MAGGIORANZA OPL, obiettivo per il quale sono già in corso alcuni contatti significativi.
Tutti i documenti citati sono disponibili sul presente blog “www.psicologiaecounseling.com” sul quale sarà possibile essere aggiornati in tempo reale sulla evoluzione di questa vicenda per la quale ci auguriamo di poter contare, in prospettiva, sulla solidarietà di tutti coloro che ne condividono le istanze ideali.
Direttore del CSTG