Source: https://www.dariochielli.com/blog/si-e-obbligati-ad-esibire-il-documento-identificativo-su-richiesta-delle-forze-dellordine
Timestamp: 2020-06-04 19:40:57+00:00
Document Index: 24888808

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 651', 'art. 349', 'Cass. Sez. ', 'art. 494', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 11']

Si è obbligati ad esibire il documento identificativo su richiesta delle forze dell’ordine?
CliccaLa domanda sembra banale e di facile soluzione ma così non è affatto.
Innanzitutto è opportuno chiarire cosa si intende per identità e per documento di identità.
L’identità è quel complesso dei dati personali, caratteristici e fondamentali, che consentono l’individuazione o garantiscono l’autenticità, specialmente dal punto di vista anagrafico o burocratico. Si tratta, in sintesi, dell’insieme dei caratteri fisici e somatici uniti alle generalità che consentono di identificare, per l’appunto, un individuo.
Il principale documento d’identità è la carta d’identità, istituto previsto dall’art. 3 del TULPS; in tutti i casi in cui è richiesto un documento di identità esso può essere sostituito dal documento di riconoscimento equipollente. Sono equipollenti alla carta d’identità:
- il passaporto;
- la patente nautica;
- il libretto di pensione;
- il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici;
- il porto d’armi;
- le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equipollente, rilasciate da una amministrazione dello Stato.
La legge prevede che l’autorità di pubblica sicurezza possa ordinare alle persone pericolose e sospette (e solo ad esse) di munirsi ed esibire la carta d’identità ad ogni richiesta degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza (art. 4 TULPS).
Chi è l’autorità di pubblica sicurezza? E chi sono gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza?
L’Autorità di pubblica sicurezza è innanzitutto, a livello nazionale, il Ministero dell’Interno (legge 121/1981); in precedenza il TULPS distingueva solamente due categorie: autorità provinciale e locale.
Le attribuzioni dell’autorità provinciale sono esercitate del prefetto e dal questore (art. 1 TULPS). Nei capoluoghi di provincia il questore è anche autorità locale; negli altri comuni sono autorità locale i funzionari di P.S., i funzionari preposti ai commissariati di pubblica sicurezza ed ove questi non siano istituiti le attribuzioni sono esercitate dal Sindaco quale ufficiale di Governo.
Per quanto riguarda gli ufficiali e gli agenti l’elenco è molto più lungo ed oltre a comprendere gli ufficiali e gli agenti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza ecc.. al suo interno vi sono anche alcune categorie peculiari come guardie campestri, guardie venatorie, guardie telegrafiche ecc..
Pertanto, ai sensi dell’art. 4 del TULPS, per chi non sia in precedenza gravato dall’ordine dell’Autorità di P.S., quale persona pericolosa o sospetta ex art. 4 TULPS, di munirsi del documento, non vi è nessun l’obbligo di esibire la carta d’identità ad ogni richiesta degli ufficiali e agenti di P.S. (G. Calesini, Leggi di pubblica sicurezza e illeciti amministrativi, Ed. Laurus, p. 102).
Ed allora, si arriva al successivo e conseguente interrogativo: cosa accade per chi debba essere identificato, magari, nell’ambito di procedimenti sanzionatori di carattere amministrativo?
In questo caso sussiste soltanto l’obbligo di dichiarare le proprie generalità, beninteso, qualora il richiedente sia un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. L’obbligo in questione è sanzionato dall’art. 651 del codice penale, pertanto chi si dovesse altresì rifiutare di dichiarare le generalità commetterebbe il reato di “rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale” che prevede la pena dell’arresto fino a un mese e dell’ammenda fino a € 206.
A questo punto, però, il soggetto che si è rifiutato di indicare le proprie generalità sarà portato negli uffici della polizia giudiziaria per l’identificazione prevista ai sensi dell’art. 349 del codice di procedura penale perché si è reso responsabile della condotta di reato esaminata che presuppone e rende necessario identificare il responsabile ai fini dell’indagine penale.
A tal proposito è opportuno specificare che il potere-dovere del pubblico ufficiale che, nell’esercizio delle funzioni, richieda le generalità è rimesso alla scelta discrezionale dello stesso e che tale aspetto non può essere sindacato dal giudice, il quale potrà soltanto verificare la legittimità della richiesta valutando la sussistenza della qualifica soggettiva del richiedente (pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni), la competenza e contingenza delle funzioni (esercizio in concreto delle pubbliche funzioni di cui è investito) e la causa dell’ordine (ad esempio se è stato precedentemente contestato o meno un illecito, cfr. Cass. Sez. I, n. 7250 del 1993).
Pertanto, il soggetto a cui è richiesto di indicare le proprie generalità si potrà rifiutare laddove non sussistano i predetti elementi.
Che cosa si intende per generalità?
Il concetto di generalità comprende tutte quelle caratteristiche atte a identificare una persona, quindi nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza e domicilio, paternità e maternità.
Che cosa succede se si indicano generalità false?
Nel caso in cui dietro richiesta si diano generalità false si può essere ritenuti responsabili del reato previsto e punito dall’art. 494 c.p. che prevede la pena della reclusione fino ad un anno.
E’ opportuno segnalare anche che, ai sensi dell’art. 11 del D.L. 59/1978 gli ufficiali e gli agenti di polizia possono accompagnare nei propri uffici per l’identificazione chi dichiari delle generalità che appaiano false quando ricorrano a tal proposito sufficienti indizi.
In conclusione, tornando all’interrogativo principale del presente contributo, si può allora affermare che il cittadino italiano (o dell’ UE) non ha un generale obbligo di esibire il documento d’identità, a meno che ciò non gli sia stato imposto a monte dall’autorità di pubblica sicurezza in quanto soggetto pericoloso o sospetto.
Pertanto, una cosa è l’obbligo di fornire indicazioni sulla propria identità personale, cogente in presenza dei presupposti di legge, altra cosa è il dovere di documentarla.
In quest’ultimo caso le ipotesi sono soltanto quelle residuali di quelle di cui all’art. 4 del TULPS suddette.
- non esiste l’obbligo di esibire un documento d’identità a meno che ciò sia richiesto ad un soggetto pericoloso e sospetto cui in precedenza l’Autorità di P.S abbia ordinato munirsi del documento d’identità (Art. 4 TULPS);
- esiste l’obbligo di indicare le generalità al pubblico ufficiale che le richieda nell’esercizio delle sue funzioni (Art. 651 c.p. e Cass. Pen. 7250/1993 e 14811/2015);
- qualora si diano generalità false si commette il reato di “sostituzione di persona” (Art. 494 c.p.);
- qualora l’agente ritenga la sussistenza si sufficienti indizi che facciano apparire false le generalità del dichiarante può condurlo nei propri uffici per compierne l’identificazione (D.L. dell’art. 11 del D.L. 59/1978).