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Timestamp: 2019-02-24 02:42:03+00:00
Document Index: 153511616

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 52', 'art. 34', 'art. 25', 'art. 34', 'art. 38', 'art. 44', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 45']

FATTURAZIONE CARTACEA, ELETTRONICA E CONSERVAZIONE DEI DOCUMENTI | Commercialista Telematico
FATTURAZIONE CARTACEA, ELETTRONICA E CONSERVAZIONE DEI DOCUMENTI
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PARTE I – NOVITÀ IN PILLOLE –
Tra le tante novità, il cliente (o un terzo) può emettere la fattura per conto del fornitore, così come è prevista l’emissione della fattura per operazioni triangolari senza necessità di preventiva autorizzazione ministeriale, mentre è ora possibile la trasmissione elettronica della fattura ma solo in caso di preventivo accordo tra le parti.
La fattura creata in forma elettronica (dotata del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata) può essere spedita o consegnata in forma cartacea se il destinatario (cliente) non dà il consenso alla trasmissione elettronica.
Le fatture di acquisto elettroniche ricevute da un operatore intracomunitario devono essere integrate con un documento. Tale documento, se emesso in forma elettronica, va allegato alla fattura originaria e reso immodificabile mediante l’apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata. Qualora, invece, il documento integrativo sia redatto su supporto cartaceo, si rende necessario materializzare la fattura estera, per conservarla insieme al citato documento, o, in alternativa, si deve convertire il documento integrativo in formato elettronico.
Il cliente che accetta la ricezione elettronica delle fatture emesse da alcuni fornitori, dovrà poi conservare in formato elettronico tutte le fatture di acquisto ricevute, comprese quelle di altri fornitori emesse in forma cartacea,.
In caso di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria, i libri e registri tenuti sotto forma di documenti informatici, devono essere resi statici ed immodificabili, dall’inizio dell’anno fino alla data dell’ispezione, mediante la conservazione elettronica, a nulla rilevando l’eventuale stampa degli stessi su supporto cartaceo.
Il contribuente non si può difendere ai fini dell’accertamento, in sede amministrativa o contenziosa, se rifiuta di esibire i libri, le scritture e i documenti controllo (art. 52 DPR 633/72).
Tale disposizione vale anche nel caso in cui i citati documenti e le scritture contabili siano tenuti in forma elettronica e qualora il contribuente dichiari di non possederli o li sottragga all’ispezione o, ancora, non renda possibile l’accesso ai dati (ad esempio, nel caso in cui non abbia installato delle apparecchiature elettroniche, non riveli i codici di accesso agli archivi elettronici o abbia apposto delle protezioni hardware come ad esempio un lucchetto fisico).
Il terzo che tiene la contabilità in formato elettronico, deve consentire l’ispezione documentale e si deve dotare di apparecchiature elettroniche idonee. Dal canto suo, il contribuente deve esibire l’attestazione che le scritture contabili (in formato cartaceo o elettronico) sono tenute presso un terzo. Se l’attestazione non viene esibita o se il terzo si oppone all’ispezione, rifiuta o volontariamente pone in essere delle azioni volte ad impedire l’ispezione documentale, si applica la disposizione di cui all’art. 52, 5° comma, del DPR n. 633/72, per cui la documentazione non può essere utilizzata a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa.
Si applica, infine, l’accertamento induttivo se risulta dal verbale di ispezione che il contribuente non ha emesso fatture (in formato cartaceo o elettronico) per una parte rilevante delle operazioni effettuate, o non ha conservato, o ha rifiutato di esibire o comunque ha sottratto all’ispezione tutte o una parte delle fatture emesse.
PARTE II – DISCIPLINA SULLA FATTURAZIONE CARTACEA E ELETTRONICA
Il D.Lgs. 20 febbraio 2004, n. 52, che ha recepito nell’ordinamento italiano le disposizioni contenute nella direttiva del Consiglio dell’Unione europea n. 2001/115/CE, disciplina la semplificazione, modernizzazione e armonizzazione delle modalità di fatturazione previste in materia di I.V.A..
L’articolo 21 del DPR n. 633/1972 dispone l’obbligo fatturare sia le operazioni imponibili, sia le operazioni che, pur non prevedendo l’addebito dell’imposta, sono comunque rilevanti ai fini IVA. In tal caso, in luogo dell’aliquota e dell’imposta, occorre annotare in fattura che trattasi di “operazione non soggetta, non imponibile, esente, o assoggettata al regime del margine”, riportando altresì gli estremi delle norme di riferimento.
Devono essere ugualmente documentate con fattura le cessioni non imponibili di beni che si trovano all’interno di un deposito IVA (articolo 50-bis del DL 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427), tranne il caso in cui il cedente ed il cessionario siano entrambi soggetti non residenti, non identificati ai fini IVA nel territorio dello Stato o con stabile organizzazione in Italia che non intervengano materialmente nell’operazione.
In tale ipotesi é richiesto solo l’invio al depositario di un documento commerciale che attesti l’avvenuta transazione.
Soggetti obbligati ad emettere la fattura
I contribuenti che effettuano operazioni rilevanti ai fini dellIVA nel territorio dello Stato hanno l’obbligo di emettere la fattura. Tuttavia, vi sono dei casi in cui l’obbligo di emettere fattura é a carico di soggetti diversi dal cedente o prestatore.
L’obbligo di emettere la fattura si trasferisce, a volte, in capo al soggetto cessionario o committente se soggetto passivo d’imposta.
E’ il caso ad esempio delle cessioni e delle prestazioni effettuate da soggetti non residenti, che non si siano identificati direttamente e che non abbiano nominato un rappresentante fiscale, per le quali, per effetto delle disposizioni di cui all’articolo 17, 3° comma, del DPR n. 633/72, si applica il meccanismo con cui il soggetto d’imposta, che acquista il bene o il servizio nell’esercizio d’impresa, arte o professione, in aggiunta all’obbligo di emettere fattura, assume la figura di debitore d’imposta nei riguardi dell’Erario, in luogo del soggetto che ha posto in essere l’operazione (c.d. reverse charge).
Ne consegue che il cessionario/committente adempie agli obblighi formali e sostanziali previsti dalla disciplina IVA ed é responsabile delle eventuali violazioni commesse. Tuttavia, nell’ipotesi in cui il cessionario non agisca come soggetto passivo d’imposta nazionale, il cedente resta debitore d’imposta e pertanto deve nominare un rappresentante fiscale o identificarsi direttamente e assolvere agli obblighi di fatturazione.
Nelle ipotesi di acquisti da agricoltori esonerati (art. 34), invece, il cessionario ha esclusivamente l’obbligo di autofatturarsi e di annotare il documento a norma dell’art. 25 poiché, a differenza dell’ipotesi precedente, non assume la figura di debitore d’imposta.
Emissione della fattura da parte del cliente o di un terzo
La pratica di affidare a terzi l’incarico di emettere fattura (outsourcing) è in uso da tempo in diversi paesi della Comunità europea, il legislatore comunitario ha ritenuto opportuno disporne la regolamentazione.
La fattura deve contenere l’indicazione che la stessa è compilata dal cliente, ovvero, per conto del cedente o prestatore, da un terzo. Il cedente/prestatore continua ad essere responsabile delle violazioni, connesse all’emissione della fattura. Se il cliente o terzo incaricato risieda in un Paese con il quale non siano in vigore strumenti per la reciproca assistenza in materia IVA, il cedente/prestatore é tenuto a comunicare, in via preventiva, all’Amministrazione finanziaria il possesso di alcuni requisiti, a garanzia della propria affidabilità.
In particolare, il Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 09.12.2004 stabilisce che il cedente/prestatore:
– deve avere iniziato l’attività da almeno cinque anni;
– non deve aver ricevuto, nel corso dei cinque anni precedenti, atti impositivi o di contestazione di violazioni sostanziali IVA.
Il primo dei predetti elementi testimonia la stabilità dell’attività nel tempo, il secondo l’affidabilità del soggetto interessato.
I cinque anni, da intendersi come anni solari, decorrono dalla data di attribuzione della partita IVA.
Per violazioni sostanziali si intendono le omissioni e gli erroriche incidono sulla determinazione e sul pagamento del tributo, violazioni rilevabili sia in sede di liquidazione dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione prodotta che in sede di rettifica della stessa.
Sono considerato atti impositivi gli avvisi di accertamento, compresi quelli parziali, di cui all’articolo 54, quinto comma, del DPR n. 633/72, nonché gli atti di contestazione ed avvisi di irrogazione sanzioni di cui agli articoli 16 e 17 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472.
Non rientrano, invece, nella categoria degli atti impositivi l’avviso di liquidazione, l’ingiunzione e il ruolo derivanti dalla mera liquidazione e riscossione del tributo e degli accessori.
Le modalità di compilazione, i contenuti e le procedure di invio telematico della comunicazione preventiva sono state definite con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia 9 dicembre 2004.
Le disposizioni in materia di outsourcing (esternalizzazione del processo di emissione di fatture) si applicano anche ai soggetti non residenti che operano nel territorio nazionale mediante una stabile organizzazione, un rappresentante fiscale ovvero che si sono identificati direttamente. Il soggetto passivo nazionale é colui che opera nel “territorio nazionale”.
Il cedente o prestatore deve autorizzare preventivamente il cliente o il terzo all’emissione della fattura, inoltre, entrambi le parti devono dare il consenso per le procedure di emissione da adottare. L’esigenza di dialogo tra le due parti deriva dalla necessità di comunicare gli elementi caratterizzanti l’operazione da fatturare e di rispettare l’obbligo di numerazione progressiva della fattura.
Tra l’altro, nell’ipotesi di emissione della fattura da parte del cliente o di un terzo non incaricato della gestione della contabilità, la fattura emessa deve essere inviata al cedente o prestatore, oppure al soggetto depositario delle scritture contabili da lui stesso indicato, in modo tale da consentire gli ulteriori obblighi di registrazione del documento, di liquidazione e di versamento dell’imposta dovuta.
Qualora il contribuente sia stato interessato da una operazione straordinaria e voglia affidare l’incarico della fatturazione ad un soggetto residente in un Paese con il quale non esistono rapporti di reciproca assistenza in materia di IVA, i requisiti di affidabilità vanno verificati con riferimento ai soggetti stessi che hanno partecipato all’operazione straordinaria.
La sussistenza dei requisiti (inizio dell’attività da almeno cinque anni e assenza nei cinque anni precedenti di atti impositivi e contestazione di violazioni) deve essere separatamente accertata in capo al conferente ed al conferitario.
Ciascuna delle due entità si potrà avvalere della possibilità di affidare l’incarico della fatturazione ad un soggetto residente in un Paese con il quale non esistono rapporti di reciproca assistenza in materia di IVA una volta verificato il rispetto dei due requisiti richiesti dalla norma.
Per conseguenza, se la conferitaria é una società di nuova costituzione, non si potrà avvalere della facoltà prevista dalla norma prima che siani trascorsi di cinque anni.
Lo stesso vale per i conferimenti in regime di neutralità.
I requisiti soggettivi posseduti dalle società partecipanti all’operazione di fusione si devono riferire all’incorporante o alla società risultante dalla fusione.
Il riscontro dell’esistenza dei requisiti di affidabilità va verificato per tutte le società partecipanti
Nelle operazioni di scissione parziale o totale in società beneficiarie neocostituite, le società scisse e/o alle beneficiarie sono considerate “affidabili” se la scissa aveva iniziato l’attività da almeno cinque anni e non aveva ricevuto, nel corso degli ultimi cinque anni, atti impositivi o di contestazione di violazioni sostanziali IVA.
Qualora le operazioni coinvolgano beneficiarie preesistenti, la verifica dei requisiti in capo ad esse deve tenere conto anche del loro particolare status. La sussistenza dei due requisiti richiesti deve essere verificata su tutti i soggetti partecipanti all’operazione.
Il legislatore comunitario ha definito il contenuto minimo obbligatorio della fattura. E’ data facoltà agli Stati membri di ampliare l’elenco degli elementi da indicare in fattura, in maniera da salvaguardare il principio della proporzionalità degli obblighi imposti al soggetto passivo nazionale rispetto agli altri operatori comunitari.
Ai sensi dell’articolo 21, comma 2, DPR n. 633/1972 la fattura deve essere datata e numerata progressivamente “per ciascun anno solare” e non, invece, per tutto il periodo di vita dell’impresa. La progressione numerica delle fatture IVA per anno solare va rispettata anche dalle imprese con esercizio sociale non coincidente con l’anno solare.
E’ possibile utilizzare più serie di numerazione (in presenza, ad esempio, di differenti centri di fatturazione, diversi prodotti, diverse sedi, ecc.), purché siano rispettati gli obblighi di registrazione. La numerazione progressiva deve essere rispettata anche quando la fattura non é emessa direttamente dal soggetto passivo ma, per suo conto, dal proprio cliente o da un terzo.
Inoltre, la fattura deve contenere:
a) tutti gli elementi necessari per identificare i soggetti tra i quali é intervenuta l’operazione, i dati del “rappresentante fiscale”, qualora sia parte dell’operazione (tale indicazione prima non era prevista), nonché l’ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti e la partita IVA del “cedente o prestatore”. Adesso il “soggetto emittente” può anche essere il cliente o un terzo per conto del fornitore;
b) tutti gli elementi identificativi del bene o della prestazione: Si tratta della natura, della qualità e della quantità;
c) l’ammontare dei corrispettivi e degli altri importi che partecipano alla determinazione della base imponibile, compreso il “valore normale” dei beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono di cui all’articolo 15, n. 2, del DPR n. 633/72;
d) il valore normale (prezzo di mercato) degli altri beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono, che non concorrono a formare la base imponibile;
e) l’aliquota, l’imposta e l’imponibile, arrotondati al centesimo di euro;
f) il numero di partita IVA del cessionario del bene o del committente del servizio, quando sia debitore d’imposta in luogo del cedente, con l’indicazione della relativa norma di riferimento (o quella comunitaria o quella nazionale). Analoga annotazione va effettuata da parte degli operatori che, in applicazione di particolari disposizioni normative, sono tenuti ad emettere “autofattura” (art. 34, comma 6 del DPR n. 633/72);
g) per le cessioni tra Paesi membri di mezzi di trasporto nuovi (di cui all’art. 38, comma 4, del DL n. 331/1993) occorre indicare nella fattura la data della prima immatricolazione o iscrizione in pubblici registri ed il numero dei chilometri percorsi, delle ore navigate o delle ore volate.
h) l’annotazione che la fattura é stata compilata da parte del cliente o, per conto del cedente o prestatore, da parte di un terzo, ogni volta che si verifichi tale circostanza.
Infine, non è previsto l’obbligo di sottoscrivere la fattura. Tuttavia, qualora sia emessa una fattura elettronica, i requisiti di autenticità dell’origine ed integrità del contenuto devono essere garantiti anche mediante l’apposizione della firma elettronica qualificata.
Nel caso in cui le operazioni da certificare siano soggette ad aliquote diverse, le informazioni concernenti la natura, qualità, e quantità, i corrispettivi e gli altri dati necessari per determinare la base imponibile, nonché l’imponibile e l’imposta, devono essere indicati separatamente, distinti per ciascuna aliquota applicabile.
La fattura può essere compilata anche in lingua straniera e gli importi indicati in qualsiasi valuta, purché l’imposta sia indicata in euro e che, a richiesta dell’Amministrazione finanziaria, si assicuri la traduzione in lingua nazionale (si tratta di una novità rispetto a prima). L’arrotondamento degli importi indicati in fattura va effettuato al centesimo di euro.
Nella fattura c.d. “differita”, poiché emessa in un momento diverso da quello della consegna o spedizione del bene, occorre riportare anche gli estremi del documento (di trasporto o altro documento idoneo ad individuare gli autori dell’operazione) da cui risulta l’operazione stessa.
La fattura emessa per certificare le operazioni non soggette, non imponibili, esenti, assoggettate al regime del margine, deve indicare la natura dell’operazione ed il relativo riferimento normativo.
Permangono le indicazioni aggiuntive, previste da altre disposizioni in materia IVA con riguardo ad ipotesi particolari, quali ad esempio:
– il numero di identificazione attribuito dallo Stato estero al soggetto acquirente (numero di partita IVA preceduto dal codice dello Stato membro), richiesto nel caso di cessione intracomunitaria non imponibile o di prestazione intracomunitaria non soggetta (art. 44 del DL n. 331/1993);
– gli estremi della dichiarazione d’intento in caso di cessioni ad esportatori abituali (articolo 8, comma 1, lettera c), del DPR n. 633/72);
– gli estremi della fattura relativa al trasporto dei beni da evidenziare sulla fattura separata emessa dagli autotrasportatori per certificare le operazioni accessorie (al fine di usufruire dell’agevolazione della fatturazione differita e dell’annotazione e pagamento dell’imposta nel trimestre solare successivo a quello dell’emissione, R.M. 12 luglio 1974, n. 501976 e C.M. 13 agosto 1996, n. 198/E).
Ai sensi dell’articolo 2250 del codice civile le società iscritte nel registro delle imprese hanno l’obbligo di indicare:
– l’ufficio del registro delle imprese presso il quale é registrata la società;
– il numero di iscrizione al registro;
– per le società di capitali, il capitale sociale;
– per le società a responsabilità limitata, l’indicazione dell’eventuale unico socio;
– l’eventuale stato di liquidazione della società.
Ai sensi dell’articolo 21, comma 4, del DPR n. 633/72, “la fattura é emessa al momento dell’effettuazione dell’operazione determinata a norma dell’articolo 6″.
In particolare, ai sensi del citato articolo 6, occorre distinguere tra:
– cessioni di beni immobili, che si considerano effettuate al momento della stipulazione dell’atto;
– cessione di beni mobili, per cui rileva il momento della consegna o spedizione dei beni;
– prestazioni di servizi, per cui rileva il momento del pagamento del corrispettivo.
Tuttavia, qualora prima che si verifichino tali eventi venga pagato, in tutto o in parte, il corrispettivo, l’operazione, per la somma corrisposta, si considera effettuata e sorge l’obbligo di emettere la fattura. In pratica, se si paga un acconto, anche per tale importo va emessa la fattura.
La norma individua una serie di eccezioni alle suddette disposizioni generali, che tengono conto della particolare natura e delle modalità di effettuazione dell’operazione (cessioni periodiche, somministrazioni, consumo personale, ecc.).
In particolare, lo stesso art. 21, comma 4, con riguardo alle cessioni di beni, dispone che, qualora la “consegna o spedizione risulti da documento di trasporto o da altro documento idoneo a identificare i soggetti tra i quali si realizza l’operazione (…), la fattura é emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello della consegna o spedizione e contiene anche l’indicazione della data e del numero dei documenti stessi”, in pratica viene consentita l’emissione della c.d. “fattura differita”.
Il documento di trasporto deve avere le caratteristiche previste dal DPR 14 agosto 1996, n. 472.
E’ possibile emettere un’unica fattura riepilogativa di tutte le cessioni effettuate nel corso del mese nei confronti dello stesso cliente.
Fatturazione differita per le operazioni triangolari
Ai sensi dell’art. 21, comma 4, il cessionario che, a sua volta, effettua un’operazione di cessione può emettere fattura entro il mese successivo a quello di consegna o spedizione del bene, qualora la cessione a terzi sia dal medesimo attuata per il tramite del proprio cedente (c.d. “cessione triangolare interna”). Il differimento opera ogni volta che il bene, acquistato dal cessionario e ceduto ad un terzo, venga trasferito, per disposizione del cessionario, direttamente al terzo acquirente a cura del primo cedente.
La norma previgente limitava tale facoltà, concessa solo in relazione a motivate esigenze e previa autorizzazione ministeriale, rinviando ad un decreto del Ministro delle finanze per la definizione delle modalità di tenuta e conservazione delle predette fatture. Mentre il nuovo testo dell’art. 21, che ha eliminato il riferimento all’autorizzazione preventiva, non prevede più l rinvio al decreto ministeriale. In precedenza, la C.M. n. 288/1998 aveva riconosciuto, senza necessità di specifiche istanze, la possibilità di avvalersi di tale procedura, nel rispetto di determinate condizioni (risoluzione 7 marzo 2002, n. 78).
L’art. 21, comma 1, ultimo periodo, dispone che “la fattura si ha per emessa all’atto della sua consegna o spedizione all’altra parte ovvero all’atto della sua trasmissione per via elettronica”.
Adesso, accanto alle tradizionali modalità di invio della fattura (tramite consegna o spedizione), viene consentita anche la “trasmissione per via elettronica”.
La trasmissione elettronica della fattura è fattibile solo in caso di preventivo accordo tra le parti.
La fattura (sia analogica che elettronica) spedita o consegnata nei modi tradizionali si considera emessa, rispettivamente, al momento della spedizione o della consegna.
Nell’ipotesi in cui l’incarico di emettere fattura sia affidato al cliente, destinatario del documento, l’emissione della fattura coincide con la sua compilazione, poiché viene a mancare una effettiva spedizione e/o trasmissione del documento redatto. Qualora, invece, l’incarico sia affidato ad un terzo, il momento di emissione coincide con quello della spedizione e/o trasmissione da parte del terzo al cliente.
La fattura elettronica inoltrata per via telematica si ha per emessa nel momento della sua trasmissione, ossia nel momento in cui il documento informatico è trasmesso per via elettronica al destinatario.
L’emissione della fattura può coincidere con il momento in cui la fattura elettronica é messa a disposizione del destinatario al quale venga inviato un semplice messaggio (e-mail) contenente un protocollo di comunicazione ed un link di collegamento al server ove la fattura è reperibile. In tal modo il destinatario, collegandosi al sito, può effettuare in qualsiasi momento il download della fattura, ossia scaricare il documento elettronico. In ogni caso, occorre che il ricevente sia nelle condizioni di leggere il documento così come messo a disposizione nel server e, pertanto, é indispensabile il preventivo accordo tra le parti.
L’art. 21, comma 3, prevede la possibilità di certificare mediante un’unica fattura “riepilogativa”, le diverse operazioni compiute nello stesso giorno nei confronti del medesimo cliente. Prima, la facoltà di emettere fattura riepilogativa era concessa solo per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risultava da documento di trasporto o altro documento idoneo ad identificare le parti dell’operazione.
Anche la fattura riepilogativa può essere emessa in forma cartacea o elettronica.
La fattura in formato cartaceo va compilata in duplice esemplare, di cui uno deve essere consegnato o spedito all’altra parte.
Tuttavia, il comma 5 dell’art. 21, prevede che la fattura sia emessa in unico esemplare nell’ipotesi di applicazione dell’IVA con il sistema del “reverse-charge” di cui all’articolo 17, 3° comma, del DPR n. 633/72, quando l’obbligo di emettere fattura è a carico del cessionario o committente o, per suo conto, di un terzo.
Anche la fattura in formato cartaceo può essere creata attraverso uno strumento informatico; tuttavia, a differenza della fattura elettronica, le parti dell’operazione hanno l’obbligo di materializzare il documento informatico su un supporto cartaceo, che costituisce, in questo caso, l’originale della fattura. In tale evenienza, la materializzazione si rende necessaria in quanto il documento é carente dei requisiti (riferimento temporale e firma elettronica qualificata) che caratterizzano la fattura elettronica, garantendone la data certa e l’immodificabilità del contenuto.
La novità è data dalla possibilità di emettere la fattura elettronica.
A tale proposito, con il D.M. 23 gennaio 2004 sono state definite le modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici e alla loro riproduzione su diversi tipi di supporto.
Per fattura elettronica si intende il documento informatico, predisposto in forma elettronica, secondo specifiche modalità che garantiscono l’integrità dei dati contenuti e l’attribuzione univoca del documento al soggetto emittente, senza necessità di provvedere alla stampa su supporto cartaceo.
L’emittente deve assicurare:
– l’attestazione della data;
– l’autenticità dell’origine;
– l’integrità del contenuto.
Tali requisiti sono rispettivamente garantiti mediante l’apposizione su ciascuna fattura, o sul lotto delle fatture destinate ad un unico soggetto, “del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata dell’emittente o mediante sistemi EDI di trasmissione elettronica (…)” (art. 21, 3° comma, quinto periodo, del DPR n. 633/72).
Riferimento temporale e firma elettronica qualificata
Il riferimento temporale consiste in una informazione associata ad uno o più documenti informatici che attesta la data e l’ora di formazione della fattura elettronica. Qualora l’informazione sia perfezionata contemporaneamente per più documenti associati questi ultimi sono contraddistinti dal medesimo riferimento temporale.
La firma elettronica qualificata consiste nell’insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di autenticazione informatica ottenuta attraverso una procedura informatica che garantisce la connessione univoca al firmatario e la sua univoca autenticazione informatica, creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo e collegata ai dati ai quali si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati. La firma elettronica deve essere basata su un certificato qualificato e realizzata mediante un dispositivo sicuro per la creazione della firma, quale l’apparato strumentale usato per la creazione della firma elettronica. Il “certificato qualificato” é un “certificato elettronico conforme ai requisiti di cui all’allegato I della direttiva 1999/93/CE, rilasciato da certificatori che rispondono ai requisiti di cui all’allegato II della medesima direttiva.
Il requisito di autenticità ed integrità della fattura è garantito dall’apposizione della “firma elettronica qualificata”.
La fattura elettronica ha l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile, fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura é prodotta ne riconosce la sottoscrizione, o se questa é legalmente considerata come riconosciuta. L’utilizzo del dispositivo di firma si presume riconducibile al titolare, salvo che sia data prova contraria.
Qualora il cedente o prestatore abbia incaricato il proprio cliente o un terzo di emettere per suo conto la fattura, occorre che l’origine e l’integrità del documento elettronico siano garantiti dal soggetto emittente il quale é tenuto ad apporre sia il riferimento temporale sia la propria firma elettronica qualificata.
Soggetto tenuto ad apporre la firma elettronica in base agli accordi tra le parti
Occorre tenere conto degli accordi intervenuti tra il cedente/prestatore ed il cliente/terzo, a seconda che questi prevedano l’invio del documento finale già redatto oppure il semplice flusso di dati da aggregare per la compilazione del documento finale. Nel primo caso l’emittente é sempre il cedente/prestatore che deve apporre la propria firma elettronica. Nel secondo, invece, emittente é il soggetto terzo, che provvede ad aggregare i dati e, quindi, a generare il documento e deve apporre la propria firma elettronica.
Inoltre, si deve indicare nella fattura l’annotazione che la stessa é stata compilata dal cliente o, per conto del cedente o prestatore, dal terzo.
L’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto del documento informatico possono essere garantiti mediante l’utilizzo di particolari sistemi di trasmissione elettronica di dati (EDI – Electronic Data Interchange).
L’EDI é un sistema di trasmissione dati caratterizzato, principalmente, dallo scambio diretto di messaggi commerciali tra sistemi informativi, a mezzo di reti di telecomunicazioni nazionali ed internazionali.
Le parti si devono attenere all’accordo predisposto dalla Commissione Europea (Raccomandazione della Commissione Ce n. 94/820/Ce del 19 ottobre 1994). Nel documento é chiarito che l’EDI é un sistema di trasmissione che si basa sull’impiego di messaggi strutturati e codificati secondo una norma concordata che possono essere elaborati dal computer automaticamente e senza ambiguità.
L’accordo tipo prevede che siano esplicitamente enunciate le procedure e misure di sicurezza riguardanti la verifica dell’origine, la verifica dell’integrità e il non disconoscimento dell’origine e del ricevimento nonché la riservatezza dei messaggi EDI.
Fattura inviata elettronicamente
L’emissione della fattura coincide con la consegna o spedizione (fattura analogica) o con la sua trasmissione per via elettronica (fattura elettronica).
Per trasmissione elettronica si intende l’invio della fattura mediante l’utilizzo di procedure informatizzate (quali il sistema di trasmissione EDI, la posta elettronica, il telefax, via modem) per le quali sia stato preventivamente acquisito il consenso del destinatario.
E’ ammesso anche un accordo che autorizzi la trasmissione elettronica delle fatture per un determinato periodo di tempo, o a tempo indeterminato fino a revoca.
L’incarico della trasmissione della fattura può essere affidato ad un terzo-outsourcer, sulla base di specifici accordi, intervenuti tra il cedente ed il terzo e, quindi, tra il terzo ed il cessionario.
Il terzo si impegna a ricevere le fatture per conto del destinatario e a metterne a disposizione il documento in formato elettronico o analogico.
La trasmissione elettronica é la forma ordinaria di invio della fattura emessa in formato elettronico. In tal caso, l’integrità, l’immodificabilità, la provenienza e l’autenticità del contenuto della fattura, trasmessa per via elettronica, é garantita dall’esistenza del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata nonché dall’assenza di macroistruzioni e codici eseguibili.
Le “macroistruzioni” sono comandi interni che, al verificarsi di determinati eventi, possono generare automaticamente modifiche o variazioni dei dati contenuti nel documento.
Occorre che, all’interno del documento informatico non siano inserite “macroistruzioni” che permettano, ad esempio, l’aggiornamento automatico della data dello stesso, al fine di impedire che, all’atto di apertura o della visualizzazione del documento, si verifichi un aggiornamento automatico dei dati che, per espressa previsione normativa, devono restare immutati.
I “codici eseguibili” sono “istruzioni, non sempre visibili all’utente, che consentono all’elaboratore di modificare il contenuto del documento informatico”. Esistono documenti o file cosiddetti “eseguibili” che, se opportunamente programmati, possono cambiare il contenuto informativo.
Fattura inviata elettronicamente in un unico lotto
E’ possibile trasmettere, per via elettronica, allo stesso destinatario, più fatture elettroniche raccolte in un unico lotto. In tal caso, il riferimento temporale e la firma elettronica qualificata dell’emittente devono essere apposti sul lotto e non su ogni singola fattura.
La norma consente di inserire una sola volta le informazioni comuni (come, ad esempio, le generalità dell’emittente e del ricevente, la partita IVA, la residenza o il domicilio, la data di emissione, l’annotazione che la fattura é compilata dal cliente o da un terzo per conto del cedente), purché per ogni fattura sia possibile accedere alla generalità delle informazioni.
Nel caso di impiego dei sistemi EDI, l’autenticità e l’integrità del documento informatico devono essere garantiti in conformità alla predetta Raccomandazione della Commissione europea 19 ottobre 1994, n. 94/820/CE.
Emissione tramite posta elettronica delle fatture cartacee o elettroniche: Particolarità e affinità
Sia le fatture in formato cartaceo sia quelle in formato elettronico possono essere spedite/trasmesse tramite posta elettronica o altri mezzi elettronici.
Per le fatture emesse in formato cartaceo, la posta elettronica é un mezzo di spedizione della fattura, per cui, colui che riceve la fattura “cartacea” deve necessariamente materializzarla su un documento cartaceo, con la fase della stampa. In tal caso non è obbligatorio che la fattura sia resa immodificabile mediante la firma elettronica qualificata e il riferimento temporale.
Invece, riguardo la fattura elettronica, la posta elettronica costituisce un sistema di trasmissione della fattura elettronica (per il quale è necessario il consenso del destinatario), ove non é richiesta la stampa della fattura su supporto cartaceo, a condizione che il documento sia reso immodificabile mediante la firma elettronica qualificata ed il riferimento temporale.
Modalità di trasmissione per via telematica della fattura: Ricevuta di invio o consegna
Se l’emittente non richiede una ricevuta di invio o una ricevuta di consegna, si deve fare riferimento alle disposizioni contenute nell’art. 45, 2° comma, del D.Lgs. n. 82/2005, il quale dispone che “il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore”.
In caso contrario, l’articolo 48 del medesimo decreto prevede che ” la trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna avviene mediante la posta elettronica certificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68 (…omissis…) ed equivale, nei casi consentiti dalla legge, alla notificazione per mezzo della posta”.
Pubblicato il 20 febbraio 2019 a cura di Nicola Forte