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Timestamp: 2019-05-25 21:02:18+00:00
Document Index: 141992526

Matched Legal Cases: ['art. 1321', 'art. 1374', 'art. 1346', 'art. 1350', 'art. 1418', 'art. 1470']

» OBBLIGAZIONI E CONTRATTI
L’obbligazione regola i rapporti tra il creditore di una prestazione ed il debitore della stessa.
Il debitore può essere obbligato nei confronti del creditore o a dare qualche cosa, o a fare una specifica attività, ovvero a non fare qualcosa di determinato.
Generalmente le obbligazioni derivano da un contratto, ovvero da un fatto illecito.
Dall’obbligazione deriva il rapporto giuridico obbligatorio, che lega il debitore al creditore.
Il debitore è obbligato ad eseguire la prestazione dovuta in favore del creditore; l’adempimento dell’obbligazione, secondo le modalità stabilite dal codice civile, conduce all’estinzione dell’obbligazione.
La mancata esecuzione della prestazione genera l’inadempimento della obbligazione.
Il debitore che non esegue la prestazione è responsabile per l’inadempimento; l’inadempimento comporta l’obbligo di risarcire il danno prodotto.
La legge vieta che siano pattuiti interessi usurari e sanziona con la nullità le clausole che introducono interessi in tal senso.
La legge sanziona anche penalmente l’usura.
La legge stabilisce che il Ministero del Tesoro stabilisca periodicamente l’aliquota, oltre la quale gli interessi sono considerati usurari.
Chiunque può denunciare all’Autorità Giudiziaria la richiesta di interessi usurari e può chiedere la dichiarazione di nullità di clausole che introducono interessi usurari.
Secondo l’art. 1321 del codice civile “il contratto è l’accordo di due o più parti diretto a costituire, modificare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”.
L’art. 1374 del codice civile stabilisce che “ il contratto ha forza di legge tra le parti”.
Secondo l’art. 1346 del codice civile “l’oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile”.
Con l’art. 1350 si prescrive che una serie di contratti determinati devono necessariamente essere stipulati per atto pubblico o per scrittura privata, sotto pena di nullità.
Le parti possono subordinare il contratto ad una condizione.
Il contratto deve essere interpretato ed eseguito secondo buona fede.
Quando per il contratto è prevista la forma scritta, può essere stipulato per atto pubblico, davanti a pubblico ufficiale cui sono demandati i poteri di pubblicità, generalmente un notaio, ovvero per scrittura privata, che non comporta la necessaria partecipazione del pubblico ufficiale.
Secondo l’art. 1418 del codice civile “il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente”.
L’azione di nullità può essere fatta valere davanti al Giudice da chiunque ne abbia interesse e non si prescrive.
Il codice civile sancisce l’annullabilità del contratto per diverse fattispecie: in primo luogo per l’incapacità delle parti; per altro aspetto per i vizi del consenso, rappresentati nell’errore, la violenza ed il dolo.
L’azione di annullamento può essere proposta solo dalla parte nel cui interesse è stabilita dalla legge e si prescrive in cinque anni.
La rescissione. Il codice civile stabilisce che il contratto può essere rescisso nel caso in cui sia stato concluso in stato di pericolo, ovvero nel caso in cui vi sia una grave sproporzione tra le prestazioni delle parti, dipesa dallo stato di bisogno di una delle parti, di cui l’altra parte ha approfittato per trarne un vantaggio.
La risoluzione. Nel caso di contratti a prestazioni corrispettive, il contratto può essere risolto per inadempimento, per impossibilità sopravvenuta e per eccessiva onerosità sopravvenuta.
Inadempimento. Il codice civile stabilisce che, in caso in cui uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può chiedere l’adempimento ovvero la risoluzione del contratto.
La risoluzione ha effetto retroattivo.
Impossibilità sopravvenuta. Il codice stabilisce che “la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione”.
Eccessiva onerosità sopravvenuta. Il codice stabilisce che “nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto”.
Secondo le Direttive Comunitarie devono essere tutelati la salute, la sicurezza e gli interessi dei consumatori.
In esecuzione delle Direttive Comunitarie, lo Stato Italiano ha varato una sorta di testo unico, detto Codice del Consumo , che disciplina i rapporti contrattuali stipulati tra un professionista ed un consumatore finale.
La normativa si impone per ogni tipo di contratto. Essenzialmente è volta alla individuazione delle clausole cosiddette vessatorie, sanzionate con la nullità.
Nella vendita di beni di consumo il venditore è responsabile di qualsiasi difetto di conformità della cosa venduta, esistente al momento della consegna del bene.
La garanzia del bene ha una durata di due anni.
Sono state introdotte da tempo procedure preventive obbligatorie di conciliazione davanti ai CO.RE.COM., organismi pubblici deputati al tentativo di composizione bonaria delle vertenze tra gli utenti e le aziende del settore delle comunicazioni.
La protezione del consumatore è assicurata attraverso obblighi imposti al finanziatore in materia di pubblicità degli elementi base del contratto, in ordine alla informazione precontrattuale, alla forma scritta dei patti e predeterminazione legale delle clausole essenziali del contratto.
Particolari norme regolano anche i rapporti con Banche, Istituti Finanziari e Compagnie Assicurative, soggetti a controlli da parte della Banca d’Italia, della CONSOB e dell’IVASS.
I Contratti Tipici – La Compravendita
Secondo l’art. 1470 del codice civile “la vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo”.
La compravendita realizza quindi lo scambio di un diritto contro un prezzo. E’ un contrato oneroso ed a prestazioni corrispettive.
E’ un contratto consensuale; l’accordo tra le parti determina il trasferimento del diritto.
Nella vendita di beni mobili sono vigenti gli usi che stabiliscono che la garanzia di buon funzionamento è dovuta anche in mancanza di patto espresso. Se il venditore ha garantito il buon funzionamento della cosa venduta, il compratore, salvo patto contrario, deve denunziare al venditore il difetto di funzionamento entro trenta giorni dalla scoperta, sotto pena di decadenza.
Per la vendita di beni immobili la legge prescrive la forma scritta.
Generalmente l’atto di compravendita viene stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, per poter essere trascritto nei Registri Immobiliari, ai fini della pubblicità e dell’opponibilità dell’atto ai terzi.
E’ consentita la trascrizione dell’atto preliminare di compravendita (cosiddetto compromesso); in questo caso è necessario che il preliminare sia stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, davanti ad un notaio, per poter essere trascritto nei Registri Immobiliari, ai fini della pubblicità e dell’opponibilità dell’atto ai terzi.
Anche l’atto di compravendita viene stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, davanti ad un notaio, per poter essere trascritto nei Registri Immobiliari, ai fini della pubblicità e dell’opponibilità dell’atto ai terzi.
L’agenzia immobiliare può svolgere la funzione di semplice intermediario della trattativa volta alla compravendita dell’immobile; in ogni caso, in mancanza di patto contrario espresso, compete all’agenzia, regolarmente iscritta negli albi degli intermediari immobiliare, una provvigione alla conclusione della trattativa.
All’agenzia immobiliare possono essere conferiti anche incarichi ulteriori, con corrispettivi da concordare.
I Contratti Tipici – La Locazione
La locazione è un contratto con il quale il locatore si obbliga a far godere al conduttore o locatario, comunemente definito inquilino in caso di appartamento, una cosa mobile o immobile per un dato tempo, verso un determinato corrispettivo, comunemente denominato canone.
L’affitto si distingue dalla locazione perché ha ad oggetto il godimento di una cosa produttiva, sia mobile, sia immobile.
Obblighi del locatore sono quelli di garantire il pacifico godimento della cosa, consegnarla in buono stato di manutenzione e mantenerla in tale stato.
Obblighi del conduttore sono quelli di ricevere la cosa, usufruirne per l’uso pattuito nel contratto, pagare il corrispettivo pattuito e riconsegnarla alla fine del rapporto in buono stato locativo, salvo il deterioramento per normale usura.
Particolare rilievo assume la locazione di beni immobili.
A seconda dell’uso, la normativa regola in modo differente la locazione ad uso abitativo da quella cosiddetta ad uso commerciale; in quest’ultimo concetto ricadono tutte le attività commerciali, produttive e professionali.
Sin dagli anni cinquanta del passato secolo, quindi con successive leggi del 1978, del 1992 e del 1998 sono stati introdotti regimi vincolistici in materia di locazione di immobili urbani, che hanno disciplinato soprattutto le materie della durata del rapporto e della misura del canone di locazione.
Differenti sono stati i regimi vincolistici per le locazioni ad uso abitativo e per quelle ad uso commerciale; entrambi le tipologie di regime, peraltro, sono caratterizzate soprattutto dalla tutela degli interessi del conduttore.
La legge prescrive la forma scritta per la stipula di contratti di locazione ad uso abitativo.
L’ultima riforma del 1998 per le locazioni ad uso abitativo ha introdotto due modelli di contratto.
In un caso la misura del canone è rimessa alla libera contrattazione delle parti, mentre la durata del contratto è fissata in quattro anni, con rinnovazione tacita di pari durata.
Nell’altro caso la legge determina la durata minima del contratto in tre anni, con proroga di diritto per altri due, mentre le altre condizioni, inclusa la misura del canone, sono determinate dagli accordi fra le associazioni di categoria.
Per i contratti di locazione ad uso commerciale è rimasta in vigore la disciplina del 1978 (cosiddetta legge dell’equo canone), con libera determinazione dell’importo del canone e durata del rapporto fissata da legge in sei anni, con rinnovazione tacita di pari durata.
Il rapporto di locazione termina naturalmente con la scadenza pattuita dal contratto o con quella differente imposta in determinate circostanze dal legislatore.
Alla scadenza del contratto, in caso di rifiuto da parte del conduttore di restituire la cosa oggetto della locazione, il locatore può accedere alla procedura speciale di sfratto per finita locazione, davanti al Tribunale competente; in caso di mancata opposizione da parte del conduttore, il Tribunale convalida lo sfratto e fissa la data per l’esecuzione dello stesso.
In caso di opposizione, la procedura continua secondo le regole di un normale giudizio contenzioso.
Successivamente alla eventuale concessione di provvedimento di sfratto, occorre instaurare la procedura esecutiva dello sfratto stesso, che, per gli uffici dell’Ufficiale Giudiziario, conduce alla restituzione della cosa in favore del locatore.
In caso di mancato pagamento del canone di locazione, il locatore ha accesso alla procedura speciale di sfratto per morosità davanti al Tribunale competente; anche in questo caso, in mancanza di opposizione da parte del conduttore, il Tribunale convalida lo sfratto e fissa la data per l’esecuzione dello stesso.
Nel corso degli ultimi cinquanta anni, peraltro, accanto alle leggi vincolistiche, volte a disciplinare il contratto di locazione con norme di carattere cogente, il Legislatore è più volte intervenuto per sospendere o posticipare l’esecuzione di provvedimenti di sfratto resi esecutivi da pronunzie della Magistratura.