Source: https://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/2007/09/24/
Timestamp: 2019-09-16 00:28:54+00:00
Document Index: 3065227

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ']

2007 settembre 24 «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
Dal 2008 anche la Cina avrà il diritto del lavoro lunedì, Set 24 2007
avvocato and diritto del lavoro and disegno di legge and lavoro and studi legali mgraziamei 9:47 am
La Cina dal prossimo 1° gennaio volta pagina sul diritto del lavoro. E, dopo anni di tentativi di riforma, si adegua ai principi del diritto del lavoro occidentali. Vale a dire: contratto di lavoro scritto obbligatorio, periodi di prova più limitati, contratti a tempo indeterminato meno vantaggiosi per i datori di lavoro, freni ai licenziamenti collettivi, risarcimenti per licenziamenti illegittimi, limite ai patti di non concorrenza, maggior potere ai sindacati sia per l’informazione sia per quanto riguarda il negoziato sui livelli contrattuali previsti, limiti all’apprendistato infinito e alle retribuzioni arbitrariamente inferiori ai minimi legali. D’altra parte anche per i lavoratori, ovviamente operai dell’industria manifatturiera, scattano obblighi finora quasi sconosciuti o ignorati: tra questi un limite e delle penalità alle dimissioni improvvise nonché una maggior tutela per i segreti industriali. C’è aria di Occidente in questa nuova svolta che oggi conosciamo articolo per articolo, ben 98, all’esame di giuristi e studiosi, ma ben presto anche delle aziende che già operano o che vorranno operare in Cina. E che d’ora in poi dovranno fare i conti con una rete di vincoli in precedenza inesistenti.
Ecco le novità da tenere d’occhio in vigore in Cina dal 1° gennaio 2008
– Il contratto di lavoro deve essere scritto: i “rapporti di fatto” si considerano a tempo indeterminato dopo un anno dalla richiesta di contratto nero su bianco
– Il periodo di prova scatta solo per contratti a partire da tre mesi in su
– Ci sono nuovi limiti al contratto di lavoro a tempo determinato
– I Iicenziamenti superiori ai venti dipendenti o al 10% del totale devono essere concordati con i sindacati e per i licenziamenti collettivi non basterà più la semplice motivazione della “carenza finanziaria”
– Licenziamenti illegittimi: scatta il diritto al risarcimento pari a due mensilità per anno lavorato ma non è più possibile dimettersi senza preavviso alcuno né portarsi dietro segreti aziendali
– Limiti al patto di non concorrenza (che va adeguatamente remunerato)
– Il sindacato deve essere informato di ogni tipo di licenziamento e coinvolto nell’applicazione dei contratti collettivi
Privacy in azienda a rischio lunedì, Set 24 2007
avvocato and decreto bersani and diritti del lavoratore and diritto civile and diritto del lavoro and lavoro and proposte di legge and studi legali mgraziamei 8:59 am
Accordo bipartisan: via gli obblighi per le imprese. La proposta in commissione. Appello sul web per evitare che la legge sia svuotata.
ROMA – Privacy sotto scacco. La tutela dei nostri dati personali è a rischio: parlamentari di entrambi gli schieramenti starebbero infatti cercando di svuotare la legge che protegge la riservatezza. Come? Con semplici emendamenti al ddl Bersani sulle liberalizzazioni. A denunciarlo sono Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti e Arturo Di Corinto, che giovedì scorso hanno lanciato un appello sul web (www. adunanzadigitale. org/privacy/), già firmato da oltre 150 persone.
Sull’argomento, la “madre dei tutte le leggi” è il Codice della privacy, entrato in vigore il primo gennaio 2004. All’esame della Commissione Industria del Senato (che si dovrebbe riunire oggi pomeriggio) sono invece gli emendamenti alla cosiddetta “lenzuolata Bersani”.
Cosa c’entrano con la riservatezza? “È in corso al Senato – spiegano i promotori dell’appello – un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entrambe gli schieramenti hanno infatti proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali. Prima dell’estate la Camera aveva già introdotto questo esonero per le imprese con meno di 15 dipendenti”….[continua…]
Il risarcimento dei danni da lesione di interesse legittimo lunedì, Set 24 2007
avvocato and Cassazione and giurisprudenza and risarcimento danni and sentenza and studi legali mgraziamei 8:05 am
All’alba del pieno riconoscimento della risarcibilità degli interessi legittimi, ad opera della celeberrima sentenza delle SS.UU della Cassazione n. 500 del 1999, si è aperto un vasto dibattito circa il giudice competente a conoscere di tale tipo di azione nonché, su altro versante, sui rapporti tra azione di annullamento e azione risarcitoria.
Una prima apertura alla risarcibilità degli interessi legittimi, in realtà, si era avuta ad opera della legge 142/1992 – c.d. legge comunitaria per il 1991- , che all’art. 13 stabiliva: “I soggetti che hanno subito una lesione a causa di atti compiuti in violazione del diritto comunitario in materia di appalti pubblici di lavori o forniture e delle relative norme interne di recepimento possono chiedere all’amministrazione aggiudicatrice il risarcimento del danno. La domanda di risarcimento è proponibile dinanzi al giudice ordinario da chi ha ottenuto l’annullamento dell’atto lesivo con sentenza del giudice amministrativo.”.
Per quanto concerne il primo aspetto, la querelle ha raggiunto il capolinea grazie all’intervento legislativo ad opera della legge n. 205 del 2000 che, all’art. 7 co. 4, ha stabilito: “Il tribunale amministrativo regionale, nell’ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni relative all’eventuale risarcimento del danno, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, e agli altri diritti patrimoniali consequenziali.”.
Sicchè, è venuto meno il sistema delineato dalla richiamata sentenza della Cassazione n. 500/1999 che voleva distinti in capo a due giudici diversi i due tipi di azione, azione di annullamento dinanzi al giudice amministrativo e azione risarcitoria dinanzi al giudice ordinario, concentrandole – così come sembra sia più consono al nostro ordinamento, nonostante l’esistenza del sistema binario -, nelle mani del medesimo giudice.
Più articolato e di difficile soluzione sembra, invece, il dibattito sui rapporti tra giudizio annullatorio e giudizio risarcitorio.
Le posizioni prevalenti erano, e sono tutt’ora, due e diametralmente opposte tra di loro.
Da una parte, vi è la tesi della pregiudizialità amministrativa, espressione con cui si vuole identificare la situazione in base alla quale l’azione di risarcimento dei danni provocati da una attività provvedimentale della PA è ammissibile solo previa tempestiva impugnazione del provvedimento ritenuto illegittimo e solo una volta che tale giudizio sia portato a termine con successo, ovverosia, solo una volta che il provvedimento sia stato annullato…[continua…]
Offerte promozionali: il prezzo deve essere definito in maniera chiara e completa lunedì, Set 24 2007
avvocato and diritto civile and studi legali mgraziamei 7:53 am
L’Osservatorio sulla Pubblicità Ingannevole del Movimento Consumatori, da sempre impegnato nel controllo e nella segnalazione alle Autorità competenti di casi di pubblicità ingannevole, ha accolto con soddisfazione l’entrata in vigore, dallo scorso venerdì 21 settembre, delle nuove norme contenute nel decreto legislativo, apparso sulla Gazzetta Ufficiale del 6 settembre, che modificano la disciplina in materia.
Con le nuove norme aumenteranno i poteri assegnati all’Antitrust, che potrà intervenire in via preventiva, sospendere il messaggio o l’attività promozionale e addirittura, per i casi più gravi, sospendere l’attività d’impresa fino a 30 giorni; l’Autorità potrà inoltre chiedere l’intervento della Guardia di Finanza.
Il prezzo, sottolinea il Movimento Consumatori, deve essere definito in maniera chiara e completa. E’ inoltre vietato creare confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente, nonché promuovere quella pubblicità rivolta ai bambini ed adolescenti che può, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza.