Source: http://architetticampagna.blogspot.it/2017/03/dpr-3117-ed-esenzione.html
Timestamp: 2017-09-21 15:40:05+00:00
Document Index: 133896462

Matched Legal Cases: ['art. 136', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 136', 'art. 4', 'art. 136', 'art. 17', 'art. 167', 'art. 4']

L'articolo 2 del decreto è netto e imperativo: tutte le opere indicate all'allegato A sono da considerarsi escluse da qualunque autorizzazione paesaggistica, anche se poi in molte definizioni si legge che l'esclusione vale solo se il vincolo non ricade tra quelli di cui all'art. 136 comma 1 lettere a), b) e c) (ma per quest'ultima con ulteriori specifiche): molte di queste definizioni si ritrovano elencate all'allegato B (e quindi sono soggette a semplificata e comunque non ad ordinaria) ma va considerato che l'art. 4 introduce un secondo livello di semplificazione "potenziale" per cui in alcuni casi, di cui parlerò in calce al post, anche alcune opere dell'allegato B possono essere comunque libere da qualunque autorizzazione.
A2. elenca una serie di interventi esterni che possono capitare molto spesso come rifacimento intonaci e coloriture o anche integrazione o sostituzione di vetrine di locali commerciali o anche di infissi (questa è molto importante, perché prima anche solo la sostituzione infissi in area vincolata era soggetta ad autorizzazione) purché nel rispetto delle caratteristiche morfo-tipologiche esistenti e dei materiali. Il punto A2 è diviso in due periodi: occhio perché le opere elencate al secondo periodo sono normate anche all'art. 4 di cui parlerò in calce. le opere del secondo periodo sono infatti leggermente più invasive, prevedendo anche la "realizzazione o modifica di aperture esterne o di finestra tetto" ma l'esenzione in questo caso vale solo se gli interventi sono eseguiti su aree soggette a vincoli diversi da quelli imposti dall'art. 136 del Codice dei beni culturali comma 1 lettere a), b) e c) (quest'ultima con alcune limitazioni); per esempio quindi le disposizioni del secondo periodo non valgono nei centri storici. tuttavia, l'art. 4 consente in alcuni casi di considerarle comunque libere. Facciamo un esempio, abbastanza comune soprattutto per quanto riguarda le sanatorie: lo spostamento di una finestra. In base alle disposizioni urbanistiche, è un opera che ricade nella definizione di ristrutturazione edilizia e quindi soggetta a DIA (che tra poco scomparirà venendo inglobata nella SCIA); ora in base alle nuove disposizioni di questo decreto, se ci troviamo in un vincolo normato dall'art. 136 comma 1 lettera d) o lettera c) - per la lettera c) al di fuori dei centri storici o in uno degli altri casi indicati - allora l'intervento non richiede più autorizzazione paesaggistica, nemmeno in sanatoria (vedi art. 17 di questo decreto).
A5. sono elencate le opere di installazione di impianti tecnologici purché non su facciate visibili dal suolo pubblico o comunque all'interno di chiostrine o pozzi di luce: questa è una innovazione importante perché prima non vi era ufficialmente distinzione tra facciate interne ed esterne e di fatto l'autorizzazione era a discrezione del dirigente di turno. Purtroppo comunque la definizione non è del tutto chiara quindi prevedo numerosi ricorsi sull'interpretazione di questo passaggio. Sono escluse dall'applicazione dell'intero punto le aree sempre all'art. 167 comma 1 lett a, b, c: dunque anche qui nei centri storici continuano ad essere necessarie le autorizzazioni per installazioni impiantistiche anche in facciate non visibili all'esterno, ma anche per questo articolo può valere l'ulteriore estensione dell'art. 4.
Mariarosaria Sidoni 25 marzo 2017 10:59
Mariarosaria Sidoni 25 marzo 2017 17:26
Daniele Piccinin 30 marzo 2017 22:54
Giorgio Ricci 2 giugno 2017 09:13
Giona Foti 13 giugno 2017 11:49
Giona Foti 13 giugno 2017 13:14