Source: https://www.invaliditapalermo.com/
Timestamp: 2020-08-12 20:09:37+00:00
Document Index: 105781472

Matched Legal Cases: ['art.74', 'art. 38', 'art.3', 'art. 33', 'art.2', 'art.1', 'art.3', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5']

Invalidità Civile Palermo – consulenza giuridica per le prestazioni assistenziali per le minorazioni civili, stato di handicap, indennizzi ex L.210/92
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Ci occupiamo di fornire un servizio specializzato in ricorsi giudiziali con il gratuito patrocinio per tutte le prestazioni assistenziali che concernono le minorazioni civili (invalidità civile; pensione d’inabilità totale civile; indennità di accompagnamento; invalidità civile dei minori cosiddetta indennità di frequenza; cecità assoluta o parziale; sordità, sordocecità – indennità di comunicazione) e lo stato di handicap, gli indennizzi ex L.210/92 (danni da trasfusioni, contatto con il sangue e vaccinazioni).
Lo Stato Italiano con il D.P.R. del 30/05/2002 n.115 (Testo Unico in materia di Spese di Giustizia), a tutti i soggetti che non possono permettersi di pagare un Avvocato ed affrontare i costi di un processo (art.74 del D.P.R. 115/2002), ha assicurato l’assistenza legale gratuita o “GRATUITO PATROCINIO” .
Tempi Massima di Risposta
Invalidità Civile … a chi spetta?
… A tutti quei soggetti che a causa delle loro menomazioni fisiche e di tutte le patologie di cui sono affetti, la Legge e l’art. 38 della nostra Costituzione, riconosce loro delle prestazioni assistenziali a prescindere dallo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa.
PENSIONE D'INABILITÀ CIVILE
INVALIDITÀ CECITÀ CIVILE
INVALIDITÀ SORDITÀ CIVILE
AUTISMO: LEGGE N.134/2015
IDENNIZZO DA TALASSEMIA MAJOR
INDENNIZZO DA TALIDOMIDE
MINORI: INDENNITÀ DI FREQUENZA
INDENNIZZO DA SANGUE INFETTO
PENSIONE ORDINARIA DI INVALIDITÀ LAVORATIVA
L’assegno d’invalidità civile è incompatibile con altre invalidità derivanti per causa di guerra, di lavoro o di servizio quindi anche con le pensioni dirette di guerra e con le rendite INAIL, salvo optare per il trattamento economico più favorevole;
l’assegno d’invalidità, è ,altresì, compatibile con l’indennità di disoccupazione (Naspi, Aspi, Mini Aspi, Asdi, etc.);
Percentuale per il suo riconoscimento 100%.
“Soggetti aventi diritto”. – 1°comma. E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
Al comma 3° dell’art.3, Legge n. 104/92, troviamo invece la definizione della gravità dello stato di handicap. “GRAVITA’” 3°comma. Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.
Ricordiamo, inoltre, che l’amministratore di sostegno, che cura gli interessi del disabile, non è legittimato alla fruizione delle agevolazioni previste dalla Legge 104/1992, art. 33.
La diagnosi di autismo è basata su parametri di tipo comportamentale ed è necessario che venga effettuata da strutture specializzate e accreditate dal Servizio Sanitario Nazionale in riferimento a situazioni di osservazione standardizzate e adottando scale di valutazione opportunamente elaborate per il comportamento autistico secondo protocolli raccomandati dalle Linee Guida accreditate. Al termine del suddetto percorso diagnostico e al fine di evitare ripetuti disagi al minore affetto e alla sua famiglia, la Commissione Medica Superiore ritiene che si debba evitare la previsione di rivedibilità, sia in tema di invalidità civile che di handicap, entro il compimento del 18esimo anno di età, ad eccezione dei casi in cui le strutture di riferimento attestino disturbo dello spettro autistico di tipo lieve o borderline con ritardo mentale lieve o assente”.
INPS: Linee guida valutazione su atti del disturbo autistico del 2 Aprile 2015 ad integrazione della comunicazione tecnico-scientifica del 2 Marzo 2015 (integrazione è sul desktop)
In considerazione della peculiarità del disturbo autistico che è una sindrome comportamentale con deficit sociale che deve essere valutato da strutture specializzate e accreditate del Servizio Sanitario Nazionale, si dispone che, in presenza di documentazione sanitaria probante proveniente da centri di riferimento si debba procedere ad accertamento su atti. È necessario infatti evitare inutili disagi ai minori e alle famiglie per un accertamento medico legale le cui evidenze clinico-obiettivo sarebbero comunque insufficienti in assenza di documentazione sanitaria attestante ripetute osservazioni nel tempo.
la documentazione sanitaria necessaria per esprimere giudizio su atti:
La diagnosi della patologia deve essere formulata secondo i criteri diagnostici del DSM-IV-TR o del DSM-5 o del ICD-10 (si rimanda alla comunicazione tecnico scientifica del 02.03.2015).
Il percorso diagnostico deve dare atto di un’osservazione ripetuta nel tempo.
Nella stratificazione della gravità del disturbo si dovrà attenere particolare importanza agli strumenti che consentono una valutazione della disabilità intellettiva (Q.I. verbale e non verbale); assume, inoltre, particolare rilievo la valutazione delle capacità adattive che possono essere stimate con vari strumenti diagnostici il più usato dei quali è la Vineland Adaptive Behaviour Scale (VABS).
Deve essere acquisita, inoltre, la documentazione sanitaria comprovante eventuali comorbilità (ad es. epilessia).
– il beneficio economico è rivolto a tutti i lavoratori, dipendenti, autonomi, liberi professionisti che abbiano maturato un’anzianità contributiva non inferiore a 10 anni;
– non è richiesto alcun limite di reddito;
– l’indennità viene corrisposta per 13 mensilità e viene determinata ricorrendo al trattamento minimo delle pensioni a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti;
Per tale motivo è stata emanata la L.n. 244 di cui all’art.2, comma 363, integrata dal d.l. n.207 del 2008, a sua volta modificata e convertita con la L. n.14/2009, il cui regolamento di esecuzione è il D.M. n.163 del 2009, in cui lo Stato prevede ai soggetti affetti da sindrome da talidomene, nelle forme dell’amelia, emimelia, focomelia e micromelia e nati negli anni dal 1959 al 1965, la corresponsione di un indennizzo.
ai cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di una assistenza continua (art.1 L.n.508/1988).
Viene riconosciuta l’indennità di frequenza ai minori che presentino i requisiti infra riportati:
l’indennità di frequenza è incompatibile con qualsiasi forma di ricovero e non è concessa ai minori che hanno titolo o che già beneficiano dell’indennità di accompagnamento di cui alle leggi 28 marzo 1968, n. 406, 11 febbraio 1980, n. 18, e 21 novembre 1988, n. 508, nonché ai minori beneficiari della speciale indennità in favore dei ciechi civili parziali o della indennità di comunicazione in favore dei sordi prelinguali, di cui agli articoli 3 e 4 della legge 21 novembre 1988, n. 508. Resta salva la facoltà dell’interessato di optare per il trattamento più favorevole (art.3 Legge n. 289/1990).
Termini ed iter di presentazione della richiesta d’indennizzo
La presentazione della domanda di richiesta indennizzo deve avvenire entro e non oltre 3 anni per i casi di vaccinazioni o di epatiti post-trasfusionali, mentre nei casi di contrazione d’infezione HIV il termine previsto è di 10 anni.
In tutti questi casi i termini perentori di 3 e 10 anni decorrono nel momento in cui la patologia risulta essere permanente generando un danno irreversibile, non decorrono dalla mera scoperta.
La richiesta d’indennizzo si presenta con istanza all’A.S.L. di residenza territoriale, allegando tutta la documentazione del caso specifico. In seguito l’A.S.L. trasmette la domanda alla Commissione Medica Ospedaliera (CMO), la quale convoca a visita l’istante, verifica la documentazione medico-sanitaria, valuta l’esistenza di un nesso causale fra la patologia riportata e la trasfusione ed infine stila apposito verbale. Il verbale della Commissione Medica Ospedaliera verrà portato a conoscenza dell’istante mediante notifica. Se l’esito, contenuto nel verbale, dovesse risultare sfavorevole al riconoscimento dell’indennizzo, il danneggiato ha trenta giorni di tempo dalla notifica del verbale per proporre, in via amministrativa, ricorso al Ministero della Salute.
Se anche in sede amministrativa il ricorso non dovesse essere accolto dal Ministero della Salute, il danneggiato entro e non oltre 1 anno dalla notifica del rigetto della domanda d’indennizzo potrà rivolgersi all’Autorità Giudiziaria la cui competenza specifica a decidere è attribuita al Giudice del Lavoro; nel caso in cui il Ministero della Salute entro 4 mesi, dalla ricezione del ricorso, non inviasse alcuna comunicazione all’istante, lo stesso potrà rivolgersi al Giudice del Lavoro sempre entro e non oltre 1 anno dalla mancata comunicazione (art. 5 Legge n.210/1992).
Il soggetto danneggiato da trasfusioni o vaccinazioni obbligatori oltre all’indennizzo può chiedere anche il risarcimento del danno.
Nell’ipotesi di richiesta del danno occorrerà dimostrare la responsabilità colposa o dolosa dell’Autorità Sanitaria facendo ricorso alle vie giudiziali.
“si considera invalido, ai fini del conseguimento del diritto ad assegno nell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti ed autonomi gestita dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, l’assicurato la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle sue attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo.
L’assegno di invalidità di cui al presente articolo è calcolato secondo le norme in vigore nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, ovvero nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Qualora l’assegno risulti inferiore al trattamento minimo delle singole gestioni, è integrato, nel limite massimo del trattamento minimo, da un importo a carico del fondo sociale pari a quello della pensione sociale di cui all’articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni e integrazioni.
L’integrazione di cui al comma precedente non spetta ai soggetti che posseggono redditi propri assoggettabili all’imposta sul reddito delle persone fisiche per un importo superiore a due volte l’ammontare annuo della pensione sociale di cui all’articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni ed integrazioni. Per i soggetti coniugati e non separati legalmente, l’integrazione non spetta qualora il reddito, cumulato con quello del coniuge, sia superiore a tre volte l’importo della pensione sociale stessa. Dal computo dei redditi predetti è escluso il reddito della casa di abitazione.
Per l’accertamento del reddito di cui al precedente comma, gli interessati devono presentare alle gestioni previdenziali di competenza la dichiarazione di cui all’articolo 24 della legge 13 aprile 1977, n. 114.
L’assegno di invalidità di cui al presente articolo non è reversibile ai superstiti. Agli stessi spetta la pensione di reversibilità, in base alle norme che, nelle gestioni previdenziali di competenza, disciplinano detta pensione in favore dei superstiti di assicurato. Ai fini del conseguimento dei requisiti di contribuzione di cui al secondo comma del successivo articolo 4, si considerano utili i periodi di godimento dell’assegno di invalidità, nei quali non sia stata prestata attività lavorativa.
L’assegno è riconosciuto per un periodo di tre anni ed è confermabile per periodi della stessa durata, su domanda del titolare dell’assegno, qualora permangano le condizioni che diedero luogo alla liquidazione della prestazione stessa, tenuto conto anche dell’eventuale attività lavorativa svolta. La conferma dell’assegno ha effetto dalla data di scadenza, nel caso in cui la domanda sia presentata nel semestre antecedente tale data, oppure dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, qualora la stessa venga inoltrata entro i centoventi giorni successivi alla scadenza suddetta.
Dopo tre riconoscimenti consecutivi, l’assegno di invalidità è confermato automaticamente, ferme restando le facoltà di revisione di cui al successivo articolo 9.
I periodi di contribuzione effettiva, volontaria e figurativa, successivi alla decorrenza originaria dell’assegno, sono utili ai fini della liquidazione di supplementi secondo la disciplina di cui all’articolo 7 della legge 23 aprile 1981, n. 155. In caso di nuova liquidazione dell’assegno di invalidità, l’ammontare dello stesso sarà determinato in misura non superiore all’assegno precedentemente liquidato, incrementato dagli aumenti di perequazione automatica e maggiorato per effetto della contribuzione successivamente intervenuta, valutata secondo la disciplina dell’articolo 7 sopra citato.
Al compimento dell’età stabilita per il diritto a pensione di vecchiaia, l’assegno di invalidità si trasforma, in presenza dei requisiti di assicurazione e di contribuzione, in pensione di vecchiaia. A tal fine i periodi di godimento dell’assegno nei quali non sia stata prestata attività lavorativa, si considerano utili ai fini del diritto e non anche della misura della pensione stessa. L’importo della pensione non potrà, comunque, essere inferiore a quello dell’assegno di invalidità in godimento al compimento dell’età pensionabile.
All’assegno di invalidità di cui al presente articolo si applica la disciplina del cumulo prevista dall’articolo 20 della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni ed integrazioni.
A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’assegno mensile di cui all’articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118, è incompatibile con l’assegno di invalidità”.
è riconosciuto ai lavoratori: dipendenti, autonomi e parasubordinati purchè iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (esempio: INPS o Casse Previdenziali dei Lavoratori Autonomi, etc.) ;
l’assegno ordinario d’invalidità al sopraggiungere dell’età pensionabile d’ufficio viene trasformato in pensione di vecchiaia.
“si considera inabile, ai fini del conseguimento del diritto a pensione nell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti ed autonomi gestita dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, l’assicuratore il titolare di assegno di invalidità con decorrenza successiva alla data di entrata in vigore della presente legge il quale, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.
La concessione della pensione al soggetto riconosciuto inabile è subordinata alla cancellazione dell’interessato dagli elenchi anagrafici degli operai agricoli, dagli elenchi nominativi dei lavoratori autonomi e dagli albi professionali, alla rinuncia ai trattamenti a carico dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e ad ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione. Nel caso in cui la rinuncia o la cancellazione avvengano successivamente alla presentazione della domanda, la pensione è corrisposta a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello della rinuncia o della cancellazione.
La pensione di inabilità, reversibile ai superstiti, è costituita dall’importo dell’assegno di invalidità, non integrato ai sensi del terzo comma del precedente articolo, calcolato secondo le norme in vigore nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti ovvero nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e da una maggiorazione determinata in base ai seguenti criteri:
La pensione di inabilità è incompatibile con i compensi per attività di lavoro autonomo o subordinato in Italia o all’estero svolte successivamente alla concessione della pensione. È, altresì, incompatibile con l’iscrizione negli elenchi anagrafici degli operai agricoli, con l’iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori autonomi o in albi professionali e con i trattamenti a carico dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e con ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione. Nel caso in cui si verifichi una delle predette cause di incompatibilità, il pensionato è tenuto a darne immediata comunicazione all’ente erogatore che revoca la pensione di inabilità sostituendola, sempreché ne ricorrano le condizioni, con l’assegno di cui all’articolo 1, con decorrenza dal primo giorno del mese successivo al verificarsi della incompatibilità medesima. Nel caso in cui sia riconosciuto il diritto all’assegno di invalidità, la restituzione delle somme indebitamente percepite da parte dell’interessato avverrà limitatamente alla differenza tra l’importo della pensione di inabilità e quello dell’assegno di invalidità.
Ove l’inabilità sia causata da un infortunio sul lavoro o malattia professionale da cui derivi il diritto alla relativa rendita, la maggiorazione di cui alle lettere a) e b) del terzo comma è corrisposta soltanto per la parte eventualmente eccedente l’ammontare della rendita stessa”.
Dal 1° gennaio 1996 l’art. 2, comma 12, della legge 335/95 ha esteso la pensione d’inabilità per i lavoratori privati di cui alla legge 222/84 anche al PUBBLICO IMPIEGO. Questo tipo di pensione, a differenza dei trattamenti di cui si è appena parlato, richiede una inabilità ben piu’ grave, tale da determinare una “inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa”. Per ottenere la prestazione in parola è necessario che l’iscritto abbia maturato un minimo di cinque anni di anzianità contributiva, di cui almeno tre nell’ultimo quinquennio e che risulti inabile in via assoluta allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa
il soggetto beneficiario della pensione ordinaria d’inabilità che si trova nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di un’assistenza continua, può richiedere l’assegno mensile per l’assistenza personale e continuativa; tale assegno non è dovuto in caso di ricovero in istituti di cura o di assistenza a carico della Pubblica Amministrazione (art. 5, Legge n.222/1984).
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Tabelle Importi Invalidità Civile 2018
22 Novembre, 2018 in Approfondimenti
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