Source: http://www.sapere-come-fare.it/come-indire-un-referendum/
Timestamp: 2020-07-13 04:19:11+00:00
Document Index: 77657553

Matched Legal Cases: ['art. 75', 'art.81', 'art. 138', 'art. 75', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art.116', 'art.116', 'art. 138', 'art. 71']

Come indire un referendum | Sapere Come Fare
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Scritto da Ilaria Costa in data 5 Febbraio 2013
Come indire un referendum? Ecco una guida dettagliata per capire come si fa ad indire un referendum abrogativo.
Il referendum popolare è un tipico istituto di democrazia diretta attraverso il quale il corpo elettorale è chiamato a deliberare sull’abrogazione totale o parziale di leggi o atti aventi forza di legge (ossia, decreti legge e decreti legislativi emanati dal Governo).
Il referendum abrogativo è disciplinato dall’articolo 75 della nostra Costituzione il quale stabilisce che:
La legge determina le modalità di attuazione del referendum[1].”
Ora spieghiamo bene come si fa ad indire un referendum abrogativo:
Come indire un referendum abrogativo
Innanzitutto, l’art. 75 prevede che esso può essere proposto da 500.000 elettori o da 5 Consigli regionali, quindi, il procedimento si differenzia in primo luogo in base a chi richiede il referendum.
a) Richiesta popolare: l’iniziativa parte dai promotori, cioè un gruppo di almeno dieci cittadini iscritti nelle liste elettorali, i quali depositano presso la cancelleria della Corte di Cassazione il quesito che intendono sottoporre a referendum; ne viene data notifica in Gazzetta Ufficiale. Entro 3 mesi devono essere raccolte, su appositi fogli vidimati, le 500.000 firme, debitamente autenticate, e devono essere depositate presso la cancelleria della Corte di Cassazione.
b) Richiesta regionale: i Consigli di almeno 5 Regioni devono approvare la richiesta a maggioranza assoluta, indicando lo stesso quesito referendario. La richiesta va depositata sempre presso la cancelleria della Cassazione.
Le richieste, sia popolari che regionali, possono essere depositate tra il 1° gennaio e il 30 settembre di ciascuno anno. Tuttavia, vi sono due casi in cui non può essere depositata alcuna richiesta: nell’anno precedente alla scadenza ordinaria della legislatura e nei sei mesi successivi alla convocazione dei comizi elettorali.
La seconda fase per indire un referendum abrogativo chiama in causa la Cassazione: al suo interno, infatti, si costituisce l’Ufficio centrale per il referendum che esamina le richieste per giudicare se sono conformi alla legge o meno. Entro il 31 ottobre può rilevare le eventuali irregolarità e proporre modifiche, che possono essere apportate. Questa fase deve chiudersi entro il 15 dicembre, con una decisione definitiva dell’Ufficio sulla legittimità dei quesiti referendari.
Nella terza fase, i quesiti dichiarati legittimi vengono trasmessi alla Corte Costituzionale che ne giudica l’ammissibilità, usando come parametro di giudizio la Costituzione (ad esempio, se un quesito è in contrasto con la Costituzione o ne viola una parte, esso sarà inammissibile). La decisione della Corte deve essere pubblicata entro il 10 febbraio dell’anno successivo.
Successivamente, se la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il referendum, il Presidente della Repubblica deve fissare il giorno della votazione tra il 15 aprile e il 15 giugno. Gli elettori troveranno stampato sulla scheda il quesito (“Volete che sia abrogata …”) e potranno votare “SI” o “NO”.
Infine, l’Ufficio centrale per il referendum accerta che alla votazione abbia preso parte la maggioranza degli aventi diritto al voto (50% più uno), ossia che venga raggiunto il quorum (altrimenti l’iniziativa fallisce e la legge non può essere abrogata). Uno volta accertata la somma dei voti validi favorevoli e di quelli contrari, l’Ufficio proclama il risultato del referendum. Se il referendum fallisce, lo stesso quesito non può essere riproposto prima che siano trascorsi cinque anni. Se, invece, il risultato è favorevole all’abrogazione, il Presidente della Repubblica dichiara l’avvenuta abrogazione della legge con proprio decreto, che viene immediatamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazione.
[1] V. legge 352/1970.
indirereferendum
14 Marzo 2013 at 0:13
Buona sera , Le sarei grato se potessimo metterci in contatto telefonicamente , ho necessita’ di portare avanti velle iniziative importanti. Grazie
377 24 94 003
Buona sera , come posso mettermi in contattto con la sopra citata Ilaria Costa?
ti lascio la mia e-mail ilariacosta@hotmail.it così puoi contattarmi e spiegarmi bene le tue iniziative! A presto
23 Maggio 2015 at 14:39
Salve la mia domanda e’ : si potrebbe indire un referendum e stabilire noi popolo lo stipendio dei politici e dirigenti vari. sono sicura che solo cosi’ l’italia non affondera’ e il popolo paghera’ meno tasse :'(
24 Aprile 2016 at 14:34
Ciao, anche io volevo fare la stessa domanda ma prima di formulare volevo sapere se avevi avuto risposta da qualcuno grazie. Se non hai avuto risposta sarei felice di partecipare alla raccolta delle firme per non far mangiare quei ladroni.
14 Marzo 2013 at 7:44
La Dottoressa Ilaria Costa è stata appena avvisata!
salve io avrei intenzione di proporre un referendum abrogativo per la tassa più assurda che abbiamo in italia l’IMU sulla prima casa. secondo lei ilaria sarebbe possibile o no??
28 Marzo 2013 at 8:38
Ciao Andrea! Certo che si può indire un referendum sull’IMU. Se non sbaglio, lo scorso anno la Lega iniziò una raccolta firme proprio per questo referendum. Ti ricordo però che occorre rispettare tutti i tempi e le procedure previste!
Sono a disposizione per qualsiasi altra informazione!
Mi scusi Ilaria,
Si puo’ indire un referendum su una legge costituzionale, nello specifico mi riferisco all’art.81 che impone il pareggio di bilancio. Grazie in anticipo!
1 Maggio 2013 at 9:37
certo che si può indire referendum su leggi costituzionali. Infatti, secondo l’articolo 138 della Costituzione italiana le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali possono essere sottoposte a referendum popolare se ne fanno domanda 1/5 dei membri di una Camera o 500.000 elettori o 5 Consigli regionali. Tuttavia, non vi può essere referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna Camera a maggioranza dei 2/3 dei suoi componenti. (V. art. 138 Cost., e legge 25 maggio 1970, n.352).
Nel caso specifico di cui parli te, cioè il pareggio di bilancio, devo precisare che lo scorso anno, il governo Monti ha approvato, recependo la normativa comunitaria (il cosiddetto Fiscal Compact), una legge costituzionale (Legge 1/2012) che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014. Tale legge di revisione costituzionale ha raggiunto il quorum dei 2/3 dei componenti nella seconda votazione, sia alla Camera, sia al Senato, quindi non può essere sottoposta a referendum.
“Quindi niente referendum costituzionale sul pareggio di bilancio”.
Per qualsiasi altra informazione non esitare a scrivermi!
buonasera ilaria.E’possible indire un referendum sulla questionedell’euro
in quanto a causa di esso,la nostra bella italia,stà attravarsando un per
iodo non troppo felice,con tutte le conseguenze attuali che purtroppo fan
no notizie ogni giorno.Vedi fallimenti industriali di vario genere,aument
o della disoccupazione e del lavoro che diventa sempre di meno?perchè io credo che da quando cè stato il cambio della moneta,dalla lira all’euro,
non ci sono stati i dovuti controlli sul corretto uso della nuova moneta
unica europea;mi spiego:esempio banale,ma credo logico.se con la lira,si poteva acquistare il pane a mille lire al kg;con l’avvento dell’euro,devo acquistare il pane ad un euro(1euro)al kg.ciò significa
che con la nuova moneta,il pane mi costa almeno il doppio rispetto alla
lira.Anzi attualmente oltre il doppio rispetto alla vecchia lira.Io mi chiedo come mai sia stato possibile far passare per buono questi prezzi
Questo purtroppo ha fatto si che ogni articolo di prima necessità e non
nel tempo sono rimasti confermati nei costi tutti al raddoppio,cosìcome pure tutto il resto che ci circonda,compreso le tasse che ci affliggono
su ogni cosa.Io il pane avrei dovuto pagarlo,50centesimi al kg,no 1 euro.fermo restando che le buste paghe,tra l’altro sono rimaste invariate,senza il giusto valore adeguato all’euro stesso.sono buste paga senza valore.e,credo che continuando ancora di questo passo,sprofo
nderemo ancora di più.Bisogna dare una svolta a questa situazione critica,ripartendo di nuovo dall’inizio,e fare quei famosi dovuti contr
olli che non furono fatti all’ora nella giusta misura che dovevano esse
re fatti per far camminare l’euro nella giusta direzione per il bene di
tutti,e non sul fallimento nazionale.spero che il mio commento possa
aprire un briciolo di lucidità a chi purtroppo tiene le redini in mano.
sono Matteo da Battipaglia(SA)cell:3202391648;malfinito82@gmail.com.
posso avere una risposta a questo esposto-grazie
Ciao Matteo! Purtroppo non è possibile indire un referendum sulla permanenza o meno dell’Italia nella zona euro o sul mantenimento della moneta unica e questo perché dovremmo modificare la nostra costituzione. Ti spiego bene cosa intendo: l’euro è stato introdotto dal trattato di Maastricht firmato nel 1992 dagli allora stati membri della Cee, tra cui l’Italia. Il nostro Paese ha poi ratificato il tale trattato. In questo passaggio c’è il primo ‘sbarramento’ a un eventuale referendum abrogativo che cancelli la legge di ratifica. Infatti, l’art. 75 della nostra Costituzione vieta di sottoporre a referendum abrogativo le leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Dunque se si volesse procedere in questo senso, bisognerebbe modificare la costituzione in questo punto con il procedimento aggravo previsto dall’art. 138.
Stesso discorso vale per il referendum ‘consultivo’. Tale strumento non è previsto dalla Costituzione e l’unico precedente della storia repubblicana è quello del 1989 quando si chiese al popolo italiano di esprimersi sul conferimento del mandato al Parlamento europeo per redigere un progetto di Costituzione europea. Fu quasi un plebiscito, con l’88 per cento di voti favorevoli. In quel caso il Parlamento italiano approvò una legge costituzionale per far sì che si potesse tenere tale referendum. Dunque l’unica possibilità per indire un referendum comsultivo sull’euro sarebbe quella di far approvare in Parlamento una legge costituzionale che ammetta tale referendum.
Per qualsiasi altra domanda non esitare a scrivermi! Ciao a presto!
con questa risposta, così ben dettagliata, ha distrutto tutti i nostri sogni !!!!
accetti i complimenti per la sua eleganza e professionalità che dedica per le nostre “curiosità”
7 Dicembre 2016 at 7:52
Ho di abrogare l’articolo 75 della costituzione.. giusto?
9 Maggio 2013 at 12:27
In merito ad una possibile legalizzazione della cannabis e delle droghe leggere in genere, c’è già una possibilità di referendum a breve? In caso non sia in atto una proposta del genere, vi è possibilità di portarla avanti senza ritorsioni di sorta?
Lo scorso 10 aprile i Radicali hanno presentato in Corte di Cassazione alcuni quesiti referendari e tra questi vi è anche quello relativo alla depenalizzazione e legalizzazione delle droghe leggere. In realtà, poichè l’Italia ha stipulato convenzioni a livello internazionale, una legalizzazione completa non è possibile.
Comunque il quesito referendario proposto dai Radicali mira a eliminare la pena detentiva per tutte le violazioni che riguardano fatti di lieve entità (ad es. coltivazione domestica, possesso e trasporto di quantità medie, condotte border line tra consumo e piccolo spaccio), mentre rimarrebbe la sanzione penale pecuniaria della multa da 3mila a 26 mila euro.
Per il momento si stanno raccogliendo le firme (sono necessarie 500mila firme per far si che il quesito referendario venga ammesso).
2 Giugno 2013 at 5:37
Cara Ilaria, dopo il pronunciamento della Corte Europea di Strasburgo propongo di indire un referendum abrogativo relativo alla legge che impone il numero chiuso per alcune facoltà universitarie italiane. Come possiamo muoverci? Non possiamo aspettare i tempi di questa politica, i cittadini hanno diritti irrinunciabili e quello all’istruzione è uno dei fondamentali.
Aspetto una tua risposta. Buon Lavoro,
la legge che impone il numero chiuso per l’accesso alle università italiane è la L. 2 agosto 1999 n. 264 “Norme in materia di accesso ai corsi universitari”. Se si procede con richiesta popolare, l’iniziativa parte dai promotori, cioè un gruppo di almeno dieci cittadini iscritti nelle liste elettorali, i quali depositano presso la cancelleria della Corte di Cassazione il quesito che intendono sottoporre a referendum; ne viene data notifica in Gazzetta Ufficiale. Entro 3 mesi devono essere raccolte, su appositi fogli vidimati, le 500.000 firme, debitamente autenticate, e devono essere depositate presso la cancelleria della Corte di Cassazione. La richiesta può essere depositata tra il 1° gennaio e il 30 settembre di ciascuno anno. Poi segue tutta la fase di controllo di legittimità da parte della Corte di Cassazione e se questa ha esito positivo si passa al giudizio di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale e se anche questa fase si rivolve positivamente, il referendum può avere luogo.
Per qualsiasi altra informazione non esitare a scrivermi.
4 Agosto 2013 at 4:21
Buongiorno Ilaria. Desidero sapere se è possibile promuovere un referendum confermativo della nostra costituzione nella sua interezza per evitare lo smembramento di essa ad opera del Parlamento. Altrimenti se ciò non fosse possibile come si potrebbe procedere affinché i cittadini siano chiamati ad un voto popolare prima che la riforma costituzionale venga attuata? La ringrazio e la saluto cordialmente in attesa di suo gentile riscontro marcello
il referendum confermativo può essere indetto per richiedere il consenso popolare perché una legge o una norma costituzionale possa entrare in vigore. Ne è un esempio quello del giugno 2006 quando la maggioranza dei votanti ha respinto la riforma costituzionale varata nella XIV legislatura che modificava la seconda parte della nostra Costituzione.
Ti ricordo che, secondo l’art. 138 della nostra Costituione, le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali possono essere sottoposte a referendum popolare se ne fanno domanda 1/5 dei membri di una Camera o 500.000 elettori o 5 Consigli regionali. Tuttavia, non vi può essere referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna Camera a maggioranza dei 2/3 dei suoi componenti. (V. art. 138 Cost., e legge 25 maggio 1970, n.352).
Quindi se in questa legislatura viene approvata una riforma costituzionale (e se questa non raggiunge nella seconda votazione la maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera) i soggetti sopra elencati (1/5 dei membri di una Camera, 500.000 elettori o 5 Consigli regionali) possono proporre referendum entro 3 mesi dalla pubblicazione della nuova legge costituzionale.
I cittadini, perciò, non possono esprimersi su una riforma costituzionale prima che venga attuata, questo perchè una cosa del genere richiederebbe tempo, denaro e limiterebbe l’opera del Parlamento. I nostri padri costituenti quando redassero la Costituzione inserirono un meccanismo che lascia spazio al Parlamento, essendo quest’ultimo diretta emanazione dei cittadini, lasciando poi ai cittadini stessi la possibilità di ricontrollare il suo operato, tramite referendum.
Resto a disposizione per ogni altra domanda.
26 Settembre 2013 at 5:11
è possibile indire un referendum popolare sull’abrogazione dei finanziamenti ai partiti e sull’abrogazione del’attuale legge elettorale?
30 Settembre 2013 at 16:46
entrambe le tue domande trovano risposta positiva. Per quanto riguarda il referendum abrogativo sui finanziamenti ai partiti abbiamo un precedente, e cioè il referendum del 1993 promosso dai radicali che abrogò i finanziamenti pubblici ai partiti in seguito allo scandalo “tangentopoli”. Questi finanziamenti sono stati poi sostituiti dai cosiddetti “rimborsi elettorali” che nel 2000 furono anch’essi sottoposti a referendum abrogativo ma in quell’occasione non si raggiunse il quorum.
Per quanto riguarda un eventuale referendum abrogativo sulla legge elettorale attuale occorre ricordare che tra il 2011 e il 2012 un comitato promosse due quesiti referendari per abrogare la legge Calderoli, il cosiddetto “porcellum”, ma la Consulta li respinse entrambi in seguito alla dichiarazione di inammissibilità avanzata dalla Corte Costituzionale. La Corte ritenne pericoloso eliminare del tutto una legge elettorale e questo perchè a suo giudizio si sarebbe creato un vuoto normativo in una materia “costituzionalmente necessaria”, in parole semplici non si poteva stare senza legge elettorale.
Per ogni altro dubbio non esitare a contattarmi.
13 Ottobre 2013 at 18:03
ciao ilaria volevo sapere se è possibile indire dei referendum popolari a livello comunale e come fare il quesito è far uscire il comune dal parco nazionale del cilento grazie
se non sbaglio ci sono già stati dei tentativi di referendum su questa tematica (vedi il comune di Camerota che nel 2002 propose un referendum per uscire dal Parco Nazionele del Cilento). Girando qua e là sul web sono venuta a conoscenza di un movimento secessionista che mira a una separazione del Cilento dalla regione Campania e alla contestuale realizzazione di un progetto volto all’istituzione di una ipotetica nuova regione Salerno-Lucana. Oltre a questo movimento, dal 2007 si è affacciata un’altra iniziativa, denominata Progetto Grande Lucania che punta all’aggregazione dei territori del Cilento e della Valle di Diano alla Basilicata, territori che peraltro facevano parte della regione storica Lucania.
Ti riporto di seguito l’articolo 132 della Costituzione italiana che è la disposizione da chiamare in causa per quanto attiene le questioni di organizzazione territoriale.
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Ciao Ilaria, si può indire referendum popolare per opporsi alla decisione presa dal governo in ambito al debito pubblico di far carico sui cittadini per risanare debiti di enti privati quali MPS e altri gruppi bancari?
purtroppo quello di cui parli te è una questione complessa, si tratta di intervenire su un qualcosa che prende il nome di politica economica.
Prendiamo ad esempio il caso MPS: MPS ha un debito nei confronti dello Stato Italiano pari a circa 4 miliardi di euro. Lo Stato italiano se non vuole far incrementare ulteriormente il debito pubblico deve cercare di salvare tale banca e per farlo il modo più veloce e immediato è l’incremento del gettito fiscale, ossia tutte quelle entrate nelle casse dello Stato che derivano dall’imposizione fiscale sui cittadini contribuenti, che di fatto rappresentano la parte più cospicua delle entrate statali. Il nocciolo della questione sta tutto nel rispetto del cosiddetto fiscal compact imposto dall’UE e approvato dall’Italia, sotto il governo Monti e con l’approvazione di tutti i partiti, con legge costituzionale (Legge 1/2012) che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014. Tale legge di revisione costituzionale ha raggiunto il quorum dei 2/3 dei componenti nella seconda votazione, sia alla Camera, sia al Senato, quindi non può essere sottoposta a referendum.
In estrema sintesi, se l’Italia non vuole incorrere in sanzioni da parte dell’UE deve mantenere basso il suo debito pubblico e per farlo deve, tra le altre cose, sanare anche i debiti che enti pubblici e privati hanno nei suoi confronti, e per sanare questi debiti il metodo più efficace è l’incremento delle tasse.
Le istituzioni nazionali ed europee dovrebbero trovare un meccanismo che impedisca agli Stati di far gravare questi salvataggi sulle tasche dei contribuenti. In questi mesi sono al vaglio varie possibilità tra cui quella del fondo Salva Stati (ESM), staremo a vedere!
Salve Ilaria, volevo sapere se c’era la possibilità di indire un referendum per la riduzione delle pensioni d’oro a 3000 euro, ed aumentare le minime a 1000 euro, ed inoltre imporre un tetto massimo agli stipendi parlamentari.
9 Aprile 2014 at 15:16
Ciao Ilaria,trovo il tuo articolo molto interessante.In particolare volevo chiederti se si può indire un referendum per fermare le trivellazioni o,quanto meno,far si che decidano le Regioni in materia,e non lo il governo centrale.In tal caso come dovrebbe essere formulata la richiesta,perchè sia valida(P.S.:in caso di chiarimenti e/o altro posso contattarti per e-mail)?Grazie.
13 Aprile 2014 at 16:27
Ciao Antonio! Innanzitutto, grazie per l’interesse. La risposta alla tua domanda è positiva, ossia è sicuramente possibile indire un referendum per mettere fine alle trivellazioni e ti anticipo che le iniziative in materia sono molte soprattutto da parte di Legambiente e varie Regioni italiane (in primis la Puglia che si batte contro le trivellazioni, o meglio prospezioni, al largo delle Isole Tremiti). Inoltre, Puglia, Molise, Abruzzo, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Montenegro hanno fondato una Lega Adriatica, un progetto che si batte contro le trivellazioni del Mare Adriatico e del suo fondale. Comunque, per questo tipo di iniziativa occorrerebbe procedere con un referendum di tipo abrogativo che vada appunto ad abrogare l’articolo 35 della Legge n. 134 del 7 Agosto 2012 “Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi”. Ecco il link per prendere visione della norma http://www.leggioggi.it/allegati/decreto-sviluppo-testo-dl-83-2012-convertito-legge-134-2012/
Purtroppo non sono un’esperta della materia, però posso provarci, quindi se hai bisogno di altre informazioni contattami via email!
1 Giugno 2014 at 11:51
Gentile Dott.ssa Costa,
È possibile indire un referendum per cancellare l’Autonomia della Regione Siciliana?
La Sicilia e poche altre regioni sono a statuto speciale ma la Sicilia è in mano a delinquenti… Abolire l’Autonomia sarebbe un primo modo per abbattere quei maledetti privilegi.
Se Lei vivesse in Sicilia saprebbe bene come quei politici stanno dissanguando questa terra.
Per rispondere al tuo quesito ti riporto l’articolo 138 della Costituzione italiana:
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. ”
In sostanza, la Regione siciliana è una regione a statuto speciale e questo suo inquadramento è disciplinato dalla nostra costituzione (art.116 Cost.), quindi si dovrebbe intervenire con una riforma della costituzione che abroghi parzialmente l’art.116 eliminando la particolare condizione di autonomia prevista per la Sicilia. Tale riforma, poi, potrebbe essere sottoposta a referendum popolare per avere conferma o meno. Si tratta di un processo che deve necessariamente partire a livello politico; purtroppo, in materia costituzionale è sovrano il Parlamento e non il singolo cittadino, anche se il Parlamento si configura come emanazione diretta della sovranità popolare.
Purtroppo non so se lo Statuto regionale prevede delle disposizioni in materia, sarebbe necessario un approfondimento.
Comunque ti consiglio di consultare anche la legge 25 maggio 1970, n.352 che disciplina il referendum previsto dall’art. 138 Cost.
3 Giugno 2014 at 19:08
mi chiedevo, cosa devo fare e come posso propormi per avviare un iniziativa popolare? Vorrei proporre la sterelizzazione felina e canina obbligatoria per il privato..partendo anche da una regione..
Grazie, e bravissima, bella cosa che fai!
Grazie per il complimento, è un piacere aiutare le persone che hanno coscienza civica e si interessa della vita politica del proprio paese.
Purtroppo non sono molto ferrata in materia, però credo che si possa procedere con un’iniziativa legislativa popolare o a livello nazionale o regionale.
La legge di iniziativa popolare è prevista dalla Costituzione italiana all’art. 71, secondo comma, mediante il quale i cittadini facenti parte del corpo elettorale possono, attraverso una raccolta di firme, presentare al Presidente di Camera o Senato un progetto di legge redatto in articoli, affinché questo sia poi discusso e votato.
Per le leggi a carattere nazionale, da presentare in Parlamento, è necessario raccogliere almeno 50.000 firme e presentare la proposta alla Corte di Cassazione. I moduli per la raccolta firme sono dei fogli prestampati su quattro facciate in formato uso bollo, che devono però essere espressamente vidimati. La vidimazione dei moduli, cioè l’apposizione di un timbro autentico e sottoscritto dal pubblico ufficiale, è operata prima che questi vengano utilizzati, e può essere effettuata dalle Cancellerie delle Corti d’Appello e dei Tribunali o dalle segreterie dei Comuni.
Spetta poi alla Camera presso cui è presentato il progetto di legge provvedere alla verifica ed al computo delle firme dei richiedenti al fine di accertare la regolarità della richiesta. Tutti i progetti di legge sono accompagnati da una relazione scritta, che ne illustra l’oggetto e la finalità.
Ad oggi purtroppo nessuna legge di iniziativa popolare, per quanto regolarmente presentata, è stata presa in considerazione dagli organi competenti.
Per quanto riguarda l’iniziativa legislativa popolare a livello regionale, invece, il numero degli elettori richiesto per la presentazione della proposta di legge varia da Regione a Regione, in base alla diversa consistenza demografica: si passa dai 3000 richiesti dall’Umbria ai 15.000 della Puglia. Con riguardo poi all’oggetto dei ddl popolari, soltanto il Piemonte ha previsto l’iniziativa popolare su atti diversi dalle leggi, ovvero su provvedimenti amministrativi di interesse generale, mentre tutti gli altri Statuti l’hanno focalizzata sulle leggi. Le modalità di presentazione (progetto di legge redatto in articoli e accompagnato da una relazione illustrativa) sono identiche in tutti gli Statuti, mentre la procedura successiva (es., raccolta e autenticazione firme) è solitamente demandata a leggi regionali di attuazione. Alcuni Statuti prevedono poi delle materie nelle quali l’iniziativa popolare non può essere esercitata (es., leggi di revisione dello Statuto, leggi tributarie e di bilancio) e individuano l’organo deputato alla verifica del quorum richiesto o a giudicare sull’ammissibilità dell’iniziativa (es, la Consulta di garanzia statutaria in Emilia, o l’Ufficio di presidenza del Consiglio, nelle Marche).
Spero che queste indicazioni possano risultarti utili. Per ogni dubbio sono a disposizione!
Secondo te: è possibile fare un referendum per modificare e obrogare il decreto legge sulle l’ uso del pagamento elettronico obbligatorio?
la Legge entrata in vigore oggi favorisce di fatto le lobby dei banchieri, vedi canoni e commissioni che si intascheranno e di fatto non è vero che serve a combattere l evasione, l’ evasione fiscale di solito è un accordo tra chi non emette il documento fiscale e chi per convenienza non lo richiede, quindi in questa situazione si continuerà a pagare in contanti, sarebbe, secondo me più, opportuno aumentare le sanzioni perchì viene pizzicato ad non emettere il documento fiscale e a chi non lo richiede
3 Ottobre 2014 at 13:33
la tua domanda trova risposta positiva poichè il Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 90 è stato convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114. Pertanto, può essere indetto un referendum che abroga la legge in questione.
17 Luglio 2014 at 15:23
e se volessimo indire un referendum per abrogare e modificare lo stesso articolo 75, in modo da rendere i referendum validi anche per le tributarie e magari diminuirne il quorum e/o le soglie per l’ammissibilità di un referendum?
20 Luglio 2014 at 11:19
Ciao Ilaria e se io vorrei fare un referendum per eliminare dall’Italia la democrazia in un’altra cosa potrei farlo ?
4 Agosto 2014 at 17:27
la democrazia oltre ad essere, tecnicamente parlando, un sistema di governo e oggi una forma di Stato, è soprattutto una conquista storica che non può essere eliminata da un referendum. All’articolo 1 la nostra Costituzione recita così: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. L’articolo 1 appartiene ai principi fondamentali, che essendo definiti principi supremi dell’ordinamento costituzionale, non possono essere oggetto di modifica attraverso il procedimento di revisione costituzionale previsto dai successivi articoli 138 e 139.
Abbiamo bisogno di un cambiamento , perché la demo
8 Agosto 2014 at 18:17
Abbiamo bisogno di un cambiamento , perché la democrazia non è una forma di governo che limita la corruzione anzi l’aumenta e perché dovremmo farci governare da persone che preferiscono i soldi alle persone e io ci sto male , perché dovrei guardare i miei concittadini che quasi non c’è la fanno a vivere , se si riducono gli ” sfizi ” allora perché vivere ? Per dare soldi a chi ci fa trovare in una situazione di crisi sempre più ampia ? No non mi sta bene
4 Giugno 2017 at 13:40
Ho guardato sul vocabolario il significato della parola “democrazia” e vedo che é molto chiara : Governo dove il popolo esercita la sovranità” …. conclusione in Italia la democrazia é inesistente visto che sono i partiti politici che esercitano la sovranità in quanto i parlamentari non rappresentano il popolo ma solamente i loro partiti politici !!!!
Io e molti altri concittadini troviamo assurde e dannose le decisioni che il sindaco di Roma Ignazio Marino ci sta imponendo. L’ultima decisione presa dal consiglio comunale è stata quella di aumentare del 50% il costo del parcheggio sulle strisce blu ed abolire la possibilità di acquistare un abbonamento mensile. Come é noto a Roma i mezzi pubblici sono peggio di carri bestiame e molte persone per motivi diversi (età, salute, distanza da posto di lavoro)sono costrette ad utilizzare la propria auto. C’è un sistema per contrastare queste imposizioni ?
Ti ringrazio in anticipo e ti faccio i complimenti per la competenza e la professionalità che metti in ogni risposta.
19 Agosto 2014 at 0:56
Salve Ilaria. Secondo Lei è possibile indire un referendum per rifondare il glorioso regno di Sardegna?
24 Settembre 2014 at 14:05
Ciao Ilaria ho una domanda….è possibile indire un referendum popolare per eliminare i privilegi dei politici e della casta in generale?
sono una studentessa e vorrei muovermi per migliorare il nostro paese perché non credo che la soluzione sia trasferirsi all’estero!
Come posso muovermi per indire un referendum popolare al fine di tagliare gli stipendi dei parlamentari?
Dario Chiapello
Buon giorno dottoressa, le sottopongo un quesito:
esiste qualche norma di legge che impedisca di tenere un referendum consultivo comunale in concomitanza con altro referendum nazionale o elezione, al fine di ridurre i costi per l’Amministrazione Comunale?
In caso affermativo, che valore hanno le restrizioni o l’esclusione di tale possibilità eventualmente previste nel relativo Regolamento comunale?
Grazie per la cortese attenzione. Dario Chiapello, Associazione Cittadini per passione – Cuneo
Mi chiamo Pippo e vorrei sapere se è possibile con un referendum togliere dalla circolazione la moneta, in modo nessuno (inizialmente possa……..)