Source: https://www.laleggepertutti.it/162241_immobile-abusivo-se-sequestrato-si-deve-demolire
Timestamp: 2019-02-22 11:31:29+00:00
Document Index: 155692030

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 321', 'art. 85', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.85', 'art.21', 'art. 31']

Immobile abusivo: se sequestrato si deve demolire?
L’ordine di demolizione di un immobile sottoposto a sequestro penale non incontra ostacoli. Ma non per tutti i giudici.
Che succede se un immobile, sottoposto a sequestro penale perché costruito senza permessi – e quindi abusivo – viene raggiunto da un ordine di demolizione? Quale dei due provvedimenti sarà tenuto a rispettare il proprietario: quello che, con il sequestro, gli impone di astenersi da qualsiasi utilizzo (o, peggio, distruzione) dell’abuso edilizio o quello che, invece, gli impone lo smantellamento dell’opera? La questione è piuttosto delicata perché, se non si chiarisce correttamente al cittadino cosa fare, questi potrebbe subire un ulteriore procedimento penale. E, a dire il vero, la risposta non è chiara neanche agli stessi giudici. A fronte, infatti, di una interpretazione maggioritaria secondo cui è legittima l’ordinanza di demolizione emessa dal Comune anche in pendenza di sequestro penale sul manufatto abusivo [1], il Consiglio di Stato ha di recente sposato la tesi opposta [2]. Ma procediamo con ordine.
L’ordine di demolizione dell’abuso edilizio nonostante il sequestro
Dicevamo, l’orientamento prevalente ritiene che l’esistenza di un sequestro penale su una costruzione abusiva, oggetto di ingiunzione comunale di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi entro il termine di 90 giorni, non sospende il decorso di tale termine per provvedere allo smantellamento dell’opera. Così, in caso di inottemperanza, si ha l’acquisizione gratuita dell’immobile al patrimonio del Comune. Secondo tale tesi, infatti, il sequestro non rientra tra gli impedimenti assoluti che non consentono di dare esecuzione all’ingiunzione del Comune. Pertanto è legittima l’ordinanza di demolizione emessa dall’Amministrazione anche in pendenza di sequestro penale sul manufatto abusivo, poiché tale evenienza non esclude di per sé la possibilità di procedere alla demolizione delle opere abusive, ben potendo il privato chiedere all’autorità giudiziaria il dissequestro allo scopo di provvedere direttamente alla loro eliminazione. Infatti, il proprietario di un bene in sequestro può chiederne la riconsegna al giudice competente, il quale se del caso potrà accogliere la richiesta, dettando le necessarie prescrizioni e garanzie; di conseguenza il sequestro penale non è inquadrabile tra gli impedimenti assoluti all’esecuzione dell’ingiunzione di demolizione e perciò non determina la sospensione del termine di novanta giorni per l’esecuzione della stessa.
E così, secondo i giudici [3], il mancato rispetto dell’ordine di demolizione non può essere giustificato dalla circostanza che le opere abusive siano state oggetto di sequestro penale, in quanto è sempre possibile richiedere all’Autorità giudiziaria il dissequestro allo scopo di eseguire il predetto ordine di demolizione, in modo quantomeno da evitare l’acquisizione di diritto del bene e dell’area al patrimonio del Comune. Del resto, la pendenza di un sequestro penale sull’immobile abusivo non preclude la possibilità per il Comune di acquisirlo al proprio patrimonio. Infatti, l’acquisto coattivo dell’Amministrazione è finalizzato proprio alla demolizione d’ufficio dell’immobile ed è illegittimo solo quando il destinatario dell’ordine a demolire ha richiesto al giudice la revoca del sequestro allo scopo di poter procedere alla demolizione da sé.
L’orientamento opposto
Di diverso avviso la sentenza del Consiglio di Stato richiamata in apertura secondo cui l’ordine di demolizione di un immobile colpito da un sequestro penale è nullo: non si può infatti imporre al proprietario dell’immobile un comportamento (la demolizione) su un bene sottratto ormai alla sua disponibilità. Egli, infatti, se eseguisse l’ordinanza, commetterebbe il reato di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposto a sequestro nel corso di un procedimento penale [4].
Secondo il Consiglio di Stato, non è possibile pensare a un «dovere di collaborazione del responsabile dell’abuso edilizio, ai fini dell’ottenimento del dissequestro e della conseguente attuazione dell’ingiunzione». L’acquisizione al patrimonio del Comune della costruzione non demolita è una sanzione che richiede sempre una «colpa» del responsabile: colpa che, però, in questo caso, non vi sarebbe per via del divieto ad agire sul bene imposta dall’altro provvedimento giudiziario (il sequestro). Infine, sulla base di un principio di equità, «non può esigersi che il cittadino impieghi tempo e risorse economiche per ottenere la restituzione di un bene di sua proprietà, ai soli fini della sua distruzione».
Dunque, finché il sequestro perdura, «la demolizione certamente non può eseguirsi». E ciò implica «l’interruzione o, quantomeno, la sospensione del decorso del termine assegnato per demolire», che riprenderà poi a decorrere non appena l’immobile verrà dissequestrato.
[1] Cfr. ex plurimis, Tar Catania (Sicilia), sent. n. 324/2017 e sent.n. 173/2017. Tar Roma (Lazio) sent n. 10821/2016 secondo cui: « Non costituisce motivo di illegittimità dell’ordine di demolizione la circostanza che l’area su cui insistono gli illeciti edilizi sia sottoposta a sequestro preventivo, in quanto, nel sistema delineato dalla normativa urbanistica, l’esercizio del potere repressivo di un abuso edilizio costituisce un atto dovuto privo di discrezionalità e autonomo rispetto ad altri poteri repressivi rimessi ad altre autorità, rispetto al quale, dunque, la contestuale circostanza che l’abuso sia oggetto di un provvedimento di sequestro preventivo penale resta irrilevante ai fini del corretto esercizio del potere sanzionatorio dell’autorità comunale. Ciò anche perché il provvedimento di sequestro di cui all’art. 321 c.p.p. è finalizzato a impedire l’ulteriore protrazione del reato e non preclude l’ottemperanza a un ordine di ripristino, sempre possibile, previa espressa autorizzazione del giudice penale competente. Di talché la ricorrente, siccome tenuta ad eseguire l’ordine amministrativo, può richiedere il dissequestro dell’abuso edilizio finalizzato all’esecuzione dell’ordine di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi». Tar Ancona (Marche), sent. n. 566/2016: « Ai sensi dell’art. 85, disp. att., c.p.p. l’esistenza di un sequestro penale su un manufatto abusivo oggetto di ingiunzione di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi non rientra tra gli impedimenti assoluti, tali da non consentire di dare esecuzione all’ingiunzione stessa; pertanto, il soggetto che intenda evitare l’effetto del provvedimento dell’acquisizione gratuita legato ope legis alla scadenza del termine per ottemperare all’ordine di demolizione, ove il manufatto sia stato sottoposto a sequestro penale, deve tenere un comportamento attivo volto ad eliminare l’abuso perpetrato o comunque a sollecitare il dissequestro all’autorità giudiziaria, allo scopo di poter provvedere direttamente alla sua eliminazione».
[2] Cons. St. sent. n. 2337/17 del 17.05.2017.
[3] Tar Catania (Sicilia) sent. n. 2268/2016.
[4] Art. 334 cod. pen.
Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 2 marzo – 17 maggio 2017, n. 2337
Presidente De Francisco – Estensore Deodato
1. – Con la sentenza impugnata il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche respingeva il ricorso e i motivi aggiunti proposti dalla Oasi s.r.l. avverso, rispettivamente, il provvedimento n.44/III Settore del 19 marzo 2015 con cui il Comune di Gabicce Mare aveva irrogato alla società ricorrente la sanzione pecuniaria di 20.000,00 Euro, per non aver ottemperato all’ordinanza n.99 del 9 luglio 2013 di riduzione in pristino dello stato dei luoghi a seguito della realizzazione di opere abusive, e il provvedimento n.147/III Settore del 17 giugno 2015 con cui era stata disposta l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale del fabbricato oggetto degli interventi abusivi.
Avverso la predetta decisione proponeva appello la società Oasi, contestando la correttezza del gravato giudizio di legittimità dei provvedimenti sanzionatori impugnati in primo grado, insistendo nel sostenere l’invalidità di questi ultimi e concludendo per il loro annullamento, in riforma della sentenza appellata.
Resisteva il Comune di Gabicce Mare, difendendo la decisione appellata e domandandone la conferma, previa reiezione dell’appello.
4. – Il Collegio non ignora che l’indirizzo giurisprudenziale prevalente, sia amministrativo (cfr. ex multis Cons. St., sez. VI, 28 gennaio 2016, n.283), sia penale (Cass. Pen., sez. III, 14 gennaio 2009, n.9186), ritiene irrilevante la pendenza di un sequestro, ai fini della legittimità dell’ordine di demolizione, della sua eseguibilità e, quindi, della validità dei conseguenti provvedimenti sanzionatori, sulla base della non qualificabilità della misura cautelare reale quale impedimento assoluto all’attuazione dell’ingiunzione, in ragione della possibilità, per il destinatario dell’ordine, di ottenere il dissequestro del bene ai sensi dell’art.85 disp. att. c.p.p.; ma reputa di dissentire da tale orientamento, per le ragioni di seguito sinteticamente (tenendo conto, per quanto possibile, della forma semplificata della presente sentenza) esposte.
5. – Con una prima, e, per certi versi, dirimente, argomentazione, l’ordine di demolizione di un immobile colpito da un sequestro penale dovrebbe essere ritenuto affetto dal vizio di nullità, ai sensi dell’art.21-septies l. n.241 del 1990 (in relazione agli artt. 1346 e 1418 c.c.), e, quindi, radicalmente inefficace, per l’assenza di un elemento essenziale dell’atto, tale dovendo intendersi la possibilità giuridica dell’oggetto del comando.
7. – Si aggiunga, ancora, che le misure contemplate dall’art. 31, commi 3 e 4-bis, del d.P.R. n.380 del 2001, rivestono carattere chiaramente sanzionatorio e, come tali, esigono, per la loro valida applicazione, l’ascrivibilità dell’inottemperanza alla colpa del destinatario dell’ingiunzione rimasta ineseguita, in ossequio ai canoni generali ai quali deve obbedire ogni ipotesi di responsabilità.
10. – Sulla base delle considerazioni che precedono, si deve, quindi, accogliere l’appello della Oasi s.r.l. e, in riforma della decisione appellata, annullare i provvedimenti sanzionatori impugnati (con il ricorso introduttivo e con i motivi aggiunti) dinanzi al TAR, in quanto fondati sul rilievo dell’inottemperanza all’ordine di demolizione n. 99 del 2013, ancorchè invalidamente (e, comunque, inefficacemente) adottato, ai fini che qui rilevano, nonostante l’immobile fosse stato già colpito dal sequestro penale disposto dal GIP presso il Tribunale di Pesaro il 10 marzo 2010.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della decisione impugnata, accoglie il ricorso e i motivi aggiunti proposti in primo grado dalla Oasi s.r.l. e annulla gli atti del Comune di Gabicce Mare con essi impugnati.