Source: http://www.studentsoftskills.com/alternanza.html
Timestamp: 2020-01-26 20:38:08+00:00
Document Index: 44414037

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 6', 'art.1', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1']

ALTERNANZA - STUDENT SOFT SKILLS
Utilizza strumenti certificati per la valutazione delle soft skills
PROGETTI SULL'ALTERNANZA REALIZZATI NEL 2018: CASI.
Si riportano due casi realizzati nel 2018 relativi all'utilizzo del Questionario Skill View® nell'Alternanza Scuola Lavoro
Il primo caso fornisce i risultati di una selezione di studenti del triennio della scuola secondaria di secondo grado interessati alla mobilità all'estero. La selezione di studenti è stata effettuata dalla cooperativa Uniser di Forlì che è specializzata in progetti di mobilità all'estero.
Il secondo caso è relativo ad un progetto della Regione Veneto realizzato da Master srl "Skill up to move up"
Progetto cod. 1051-0001-355-2018 (dell’Istituto Volterra di San Donà di Piave). Di questo progetto si riprende, in questa pagina, la parte generale dalla relazione conclusiva, relativa alla normativa e valutazione delle Soft Skills. Mentre nel file scaricabile sono riportati anche i dati dell'analisi effettuata dal CUI.
report_mobilità_skillview_2018_uniser_01.pdf
master_valutazione_softskills_alternanza.pdf
Le scuole interessate ad utilizzare il test per gli studenti di tutte le classi del triennio interessato dall'alternanza possono attivare una Convenzione scrivendo a: dmacheda@originalskills.com
presentazione_modello_scuola_2018_breve.pdf
LA NORMATIVA SULL'ALTERNANZA E LA VALUTAZIONE DELLE SOFT SKILLS
Sono trascorsi quindici anni dal momento dell’introduzione in Italia della legge sull’alternanza scuola lavoro (“alternanza”). Permettere oggi agli studenti, con almeno quindici anni di età, di compiere esperienze di apprendimento al di fuori dell’ambito scolastico, addirittura all’estero, e di acquisire delle “conoscenza di base” e delle “competenze spendibili nel mercato del lavoro” rispecchia un’esigenza socio-educativa e formativa oramai sentita e diffusa che in Italia ha fatto fatica a decollare.
E mentre iniziano a emergere alcuni dati sulla sua concreta attuazione dell’alternanza nell’ultimo triennio, pare cominciare parallelamente, almeno nelle intenzioni dell’attuale legislatore, una nuova modulazione dell’alternanza sia in termini di ore e di contenuti (“Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”).
In considerazione di questi nuovi indirizzi legislativi, il progetto realizzato dal CUI, partner di Master srl, ha forse anticipato le intenzioni del legislatore. Conviene a questo punto ripartire proprio con brevi richiami alla legislazione sull’alternanza per riuscire a comprendere il contesto di realizzazione del progetto "Skill up to move up", anche in funzione di una sua successiva valorizzazione da parte delle Scuole.
1. La legge sull'alternanza e i progetti delle Scuole.
La metodologia del’alternanza scolastica si inserisce nel triennio del secondo ciclo della scuola e stimola la didattica ad ampliare il percorso di apprendimento degli studenti, valicando i confini della classe, per valorizzare le loro capacità di confrontarsi precocemente con la realtà economica, sociale e produttiva del mondo del lavoro. L’esperienza dell’alternanza, che è arriva ad essere parte integrante del programma scolastico, richiede di essere attentamente progettata, realizzata e valutata dall'istituzione formativa “in collaborazione con le imprese, con le rispettive associazioni di rappresentanza e con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura”.
La capacità di progettazione, realizzazione e valutazione sono gli elementi vincenti di ogni percorso di apprendimento e ciò vale soprattutto per l’alternanza. E l’art. 4 lett.c della legge 53/2003 affidava poi a un “apposito decreto legislativo” il compito d’indicare “le modalità di certificazione dell'esito positivo del tirocinio e di valutazione dei crediti formativi acquisiti dallo studente”.
Così l’art. 6, n.2, del d.lgs. n. 77/2005, dispose che fosse “l'istituzione scolastica o formativa, tenuto conto delle indicazioni fornite dal tutor formativo esterno, a valutare” e certificare gli apprendimenti degli studenti che costituiscono dei “crediti”. La certificazione dell’esito positivo dell’alternanza oltre a concorrere a formare il curriculum scolastico/lavorativo dello studente permette quindi il riconoscimento dei crediti formativi che hanno valore “sia ai fini della prosecuzione del percorso scolastico o formativo per il conseguimento del diploma o della qualifica, sia per gli eventuali passaggi tra i sistemi, ivi compresa l'eventuale transizione nei percorsi di apprendistato”.
Con il riordino dell’istruzione del 2° ciclo, messo a regime dal nuovo ordinamento degli istituti professionali, dei tecnici e dei licei (D.P.R. nn. 87-89/2010), l”alternanza”, insieme agli stage vennero considerati “strumenti didattici fondamentali per far conseguire agli studenti i risultati di apprendimento attesi e attivare un proficuo collegamento con il mondo del lavoro e delle professioni, compreso il volontariato ed il privato sociale” (punto 2.4. dell’allegato A al D.P.R. del 15-3-2010, n. 88).
L’alternanza sembra quindi declinarsi non solo come opportunità per lo studente di fare pratica di quello che apprende nell’aula scolastica (conoscenze) ma anche come prima apertura ad un mondo più ampio, da un’esperienza nel sistema economico e sociale costituito oltre che da imprese del primo e secondo settore (agricoltura e industria) anche dagli organismi sociali, dalle associazioni non profit, dalle organizzazioni di volontariato, dalle professioni regolamentate, ecc.
Questa apertura è presente nella legge 13 luglio 2015, n. 107 che ha ulteriormente promosso e allargato l’utilizzo della metodologia didattica dell'alternanza (art.1, n.7 lett. o) indicandone il contesto di svolgimento, la durata e la modalità (art. 1):
- “Al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell'ultimo
anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio. Le disposizioni del primo periodo si applicano a partire dalle classi terze attivate nell'anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. I percorsi di alternanza sono inseriti nei piani triennali dell'offerta formativa (art.1 punto 33).”
- “L'alternanza scuola-lavoro può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche secondo il programma formativo e le modalità di verifica ivi stabilite nonché con la modalità dell'impresa formativa simulata. Il percorso di alternanza scuola-lavoro si può realizzare anche all'estero. (art. 1, punto 35)”.
- “A decorrere dall'anno scolastico 2015/2016 è istituito presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura il registro nazionale per l'alternanza scuola-lavoro (art.1 punto 41).
La progettazione, realizzazione, valutazione e certificazione dei percorsi di alternanza è diventata per le scuole un’attività importante, inserita nel percorso di apprendimento, e che nel 2019 vedrà quindi la prima conclusione dell’esperienza triennale.
Nel momento della sua piena e recente attuazione legislativa, ci si accorge che l’“alternanza”, come momento didattico qualificante, teso a facilitare il passaggio tra scuola e lavoro, deve essere:
- supportata da risorse finanziarie adeguate,
- deve tener conto che l’economia è diventata più globale (progetti transnazionali di alternanza) e che “la quarta rivoluzione industriale”, digitale, interessa non solo la trasformazione dei processi produttivi e del lavoro ma anche i rapporti sociali e le stesse modalità delle scuole di formulare e proporre la loro offerta formativa.
E, quindi, come indicato al n. 29, l’art. 1 della legge 107/15, “il dirigente scolastico, di concerto con gli organi collegiali, può individuare percorsi formativi e iniziative diretti all'orientamento e a garantire un maggiore coinvolgimento degli studenti nonché la valorizzazione del merito scolastico e dei talenti. A tale fine, nel rispetto dell'autonomia delle scuole e di quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 1° febbraio 2001, n. 44, possono essere utilizzati anche finanziamenti esterni.” (n. 29).
1.1. I numeri dell’alternanza. I limiti nell'attuazione della legge.
La realizzazione di percorsi di alternanza è stata monitorata nell'ultimo biennio dal MIUR che, con la pubblicazione nel maggio del 2018 di un Focus “Alternanza scuola-lavoro”, per l’Anno Scolastico 2016/2017, fornisce una dimensione quantitativa dell’introduzione di questa metodologia didattica nella scuola italiana.
I dati del Focus indicano che:
- nell'anno scolastico 2016/2017 circa 6.000 scuole hanno svolto progetti di Alternanza scuola lavoro (ASL). Quindi il 94% delle scuole, in media, ha svolto percorsi di alternanza scolastica;
- il totale dei percorsi in alternanza attivati a partire dal terzo anno di corso sono stati 76.246;
- le studentesse e gli studenti del secondo biennio del percorso di studi che hanno svolto progetti di Alternanza scuola-lavoro sono stati 873.470.
E’ interessante notare che l’alternanza viene svolta nella maggior parte dei casi nelle imprese sia pur con accentuate diversità rispetto agli indirizzi scolastici:
- licei: 33,8%;
- tecnici: 49,9%;
- professionali: 60,6%.
Con l’anno scolastico 2017/2018 le quinte classi termineranno il primo triennio di obbligo di Alternanza scuola-lavoro introdotto da “la Buona Scuola”. E secondo recenti disposizioni legislative rese operanti nel momento della redazione della presente relazione, contrariamente a quanto previsto dalla legge 107/15 con l’anno scolastico 2018/2019 le esperienze di alternanza non saranno più oggetto di colloquio orale durante l’esame di stato.
Se si passa dai dati quantitativi a quelli qualitativi, emerge tutta la difficoltà per le scuole di effettuare percorsi scolastici di alternanza soprattutto nei licei. Come riporta il “Corriere della Sera” On Line[1] “ un’indagine della Rete degli Studenti con la Fondazione Di Vittorio e la Cgil ha evidenziato come l’alternanza sia «tutta da rivedere» soprattutto per i liceali. Anche prima della Buona scuola, gli studenti degli istituti professionali avevano tirocini e stage nelle aziende. Ma l’obbligo anche per i liceali ha evidenziato la mancanza di preparazione delle scuole che in molti casi hanno «improvvisato» percorsi senza una logica. Emblematico il caso del liceo scientifico Newton di Roma: da due settimane gli studenti lavorano in un call center. Secondo l’Uds il 40% degli studenti ha subito violazioni dei diritti sul luogo di lavoro.”
2. La valutazione delle Soft Skills nei progetti di alternanza.
Con l’alternanza scolastica lo studente del triennio è chiamato a mettere in atto le sue doti di apprendimento in maniera da impiegare caratteristiche e capacità personali a volte poco visibili nell’ambito del lavoro di classe.
Nel predisporre progetti di alternanza Scuola Lavoro risulta utile porsi la domanda circa quali competenze lo studente maturerà durante il percorso di apprendimento sul campo. E se da una parte è utile preparare progetti di alternanza coerenti con l’indirizzo scolastico seguito dallo studente, dall’altra parte si può individuare una trasversalità di tematiche esperienziali che possono essere ricondotte alle Soft Skills.
Le Soft Skills si differenziano dalle Hard Skills (collegate all'apprendimento esplicito, come imparare una lingua, saper fare operazioni matematiche, conoscere i diversi tipi di materiali, conoscere la programmazione del computer, sapere come funziona il web, ecc.) per il fatto di essere collegate alle caratteristiche più intime delle persone, alla loro personalità e alle abitudini apprese fin dalla prima infanzia.
Per i ragazzi che si affacciano nel mondo del lavoro la mancata conoscenza delle loro Skills comportamentali possono costituire a volte una barriera per l’accesso alla posizione lavorativa offerta dall’impresa. Essere diplomati al professionale, all'istituto tecnico o addirittura laureati in ingegneria, economia, statistica, ecc. conta naturalmente sempre molto ed è un pre-requisito per accedere a posizioni lavorative coerenti con il proprio titolo di studio. Le imprese tuttavia oggi valutano anche la personalità dei candidati, soft skills, gli interessi personali e la motivazione.
Così non è insolito che nei progetti predisposti dalle scuole sono generalmente contemplate delle azioni di orientamento e bilancio delle competenze volte a rendere cosciente lo studente delle sue peculiarità e stili comportamentali che possono incidere molto anche nella riuscita dell’Alternanza Scuola Lavoro.
Queste attività didattiche iniziali dell’alternanza organizzate dalle Scuole (che possono utilizzare strumenti come, ad esempio, questionari, colloqui individuali, incontri informativi, focus group, preparazione all'attività di stage, ecc.) hanno lo scopo di fornire una prima idea di come lo studente potrà affrontare l’apprendimento sul lavoro e di poter predisporre azioni preventive (come il tutoraggio preventivo anche tramite l’utilizzo di metodologie didattiche di coaching individuale e di gruppo) per ottimizzare l’esperienza formativa sul campo.
Ora se è facile comprendere il nuovo riguardo alle conoscenze (una nuova lingua…) è più difficile aiutare le persone a definire quelle Soft Skills che costituiscono il valore aggiunto di ogni prestazione umana (quanto sono in grado di comunicare rispetto agli altri ? come posso migliorare ? cosa devo fare ?).
Ad esempio, lo studente ha la possibilità di osservare, partecipando in prima persona presso organizzazioni esterne, quali sono le problematiche tipiche del lavoro o dell’istituzione dove compie l’esperienza e sarà chiamato a verificare le sue capacità, come ad es.
- di valorizzare l’esperienza e le abilità acquisite;
- di apprendere per imitazione di quanto si è osservato;
- di accettare consigli e i feedback per migliorare l’approccio allo studio e al lavoro;
- di partecipare alle attività seminariali intervenendo con proprie opinioni e di narrare le esperienze vissute in chiave di competenze;
- di problem solving rispetto a problemi reali, dove la risposta non è mai pre-definita, e una sola giusta, come spesso accade nell'insegnamento delle conoscenze scolastiche;
- di pensare, di schematizzare, di dare sintesi dell’esperienza svolta.
Queste capacità possono maturare con l’esperienza ma sono anche frutto di modalità comportamentali e di soft skills che ogni persona manifesta.
[1]13 ottobre 2017. https://www.corriere.it/scuola/ritorno-a-scuola/notizie/alternanza-scuola-lavoro-come-funziona-cosa-cambiare-9227024c-b04a-11e7-9acf-3e6278e701f3.shtml?refresh_ce-cp