Source: http://www.iustutor.com/2012/08/diritto-costituzionale-criteri-di.html
Timestamp: 2017-11-23 01:43:46+00:00
Document Index: 2041928

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 15', 'art. 11', 'art. 75', 'art. 15', 'art, 1', 'art. 134', 'art. 1', 'art.4', 'art. 134', 'art. 75']

IusTutor: Diritto Costituzionale: Criteri di risoluzione delle antinomie
Diritto Costituzionale: Criteri di risoluzione delle antinomie
Il sistema delle fonti è dunque il risultato del lavoro dell’interprete.
DISPOSIZIONE E NORMA: Con 'disposizione' si indica la proposizione scritta dal legislatore, il testo normativo licenziato da chi detiene il potere legislativo; con 'norma' ci si riferisce invece al significato ricavato attraverso l'interpretazione del testo.
Quando i testi normativi in vigore sono incoerenti, ossia producono "norme"
tra loro incompatibili, allora si ricorre ad un complesso di argomenti predisposto alla soluzione delle c.d. antinomie, ossia alla scelta della norma da privilegiare nel caso specifico.
- Il criterio cronologico {lex posterior derogat priori), la cui applicazione porta a dichiarare l’abrogazione della legge meno recente;
-il criterio gerarchico {lex superior derogai legi inferiori), che conduce invece a dichiarare l’invalidità della norma di grado inferiore;
-il criterio delle specialità {lex specialis derogat legi generali), che conduce a privilegiare nel contrasto la norma particolare rispetto a quella più generale;
-il criterio della competenza, che porta a risolvere il contrasto normativo decidendo quale sia l'atto o l'ordinamento competente a disciplinare la materia: questi sono appunto gli strumenti di base con cui l'interprete seleziona la norma da applicare al caso concreto, così da riportare a coerenza, a "sistema", un insieme di norme che è realistico attendersi altamente contraddittorio.
Si potrebbe obiettare che sono le norme positive a "costruire" il sistema giuridico, a partire dalle c.d. Preleggi, le Disposizioni sulla legge
in generale che precedono il Codice civile, le quali si occupano di disciplinare sia le modalità con cui la legge va interpretata (art. 12) sia gli stessi criteri di soluzione delle antinomie, qual è per esempio l'abrogazione (art. 15). Ma non è cosi. Il fatto è che il criterio cronologico era già da molto tempo consolidato nella cultura giuridica.
IL CRITERIO CRONOLOGICO E L’ABROGAZIONE:
Il criterio cronologico dice che, in caso di contrasto tra due norme, si deve preferire quella più recente a quella più antica (lex posterior derogai priori).
La prevalenza della norma nuova sulla vecchia si esprime attraverso la abrogazione. L'abrogazione è l'effetto che la norma più recente produce nei confronti di quella meno recente: l'effetto consiste nella cessazione dell'efficacia della norma giuridica precedente, che non sarà più idonea a produrre effetti giuridici.
'Per il principio di irretroattività degli atti normativi (codificato dall'art. 11 delle "Preleggi": "La legge non dispone che per l'avvenire: essa non ha effetto retroattivo").
L'effetto abrogativo può essere prodotto da fenomeni assai diversi fa parte esamineremo il caso del tutto particolare dell'abrogazione a seguito di referendum ex art. 75 Cost.) l'art. 15 delle "Preleggi" elenca tre ipotesi di abrogazione:
a) "per dichiarazione espressa del legislatore" (c.d. abrogazione espressa);
b) "per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti (c.d. abrogazione tacita);
c) "perché la per nuova legge regola l'intera materia già regolata dalla legge anteriore" (c.d. abrogazione implicitata).
Il codice del 1942 introduce però una novità: la gerarchia delle fonti tracciata dall'art, 1. La trascrizione nel codice 1942 ne sfrutta solo in parte le potenzialità, ponendola come strumento ordinatore delle relazioni tra legge e regolamento (che è poi il rapporto su cui si è inizialmente sviluppata la costruzione gerarchica) e tra questi e la consuetudine (oltre che le norme corporative).
IL CRITERIO GERARCHICO E L’ANNULLAMENTO:
Il criterio gerarchico afferma che in caso di contrasto tra due norme si deve preferire quella che nella gerarchia delle fonti occupa il posto più elevato (lex superior derogar legi inferiori).
Anche questo è un criterio indiscutibile, almeno negli ordinamenti moderni, che sono sempre strutturati secondo una pluralità di fonti disposte sui diversi gradini di una scala gerarchica. Quando la Costituzione dispone che la Corte costituzionale giudica della "legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge" (art. 134)/ disegna implicitamente una gerarchia, per cui in caso di contrasto la Costituzione prevale sulla legge e sugli atti a questa equiparati.
Analogamente, le "Preleggi" disegnano una gerarchia, ancora valida, tra la legge, i regolamenti e le consuetudini (art. 1), dicendo che la legge prevale sul regolamento (art.4) e questo sulla consuetudine.
GERARCHIE E COMPETENZE:
Il criterio della competenza non si presta, come i precedenti, a una definizione stringente in forma di regola per l'interprete; questo perché esso non è un criterio prescrittivo, ma svolge funzioni essenzialmente esplicative: serve cioè a spiegare come è organizzato attualmente iì sistema delle fonti, e non a indicare all'interprete come risolvere le antinomie.
La gerarchia delle fonti non basta più a darci il quadro esatto del sistema, perché all'interno dello stesso grado gerarchico, cioè tra atti che hanno la stessa posizione gerarchica, la stessa "forza", vi sono suddivisioni non spiegabili in termini, appunto, di "forza" (di gèrarchia), ma di "competenza”.
E’ la teoria che assume il compito di individuare i criteri con cui l'interprete "mette a sistema" le fonti.
Qui però la teoria si inceppa, per due difficoltà insormontabili: la prima è che non c'è nessun mezzo logico, nessun criterio sostanziale, nessun espediente pratico che consenta di distinguere in concreto tra ciò che è "principio e ciò che è"dettaglio": per cui la distinzione si rivela impraticabile.In secondo luogo, che la "prevalenza" della legge statale di principio sulla legge regionale di dettaglio non è dotata di strumenti procedurali che la facciano operare.
IL CRITERIO DELLA SPECIALITA’:
Il criterio della specialità suggerisce di preferire la norma speciale a quella generale, anche se questa è successiva (lex specialis derogai legi generali; lex posterior generalis non derogai legi priori speciali).
Questo criterio non è ben codificato, perche cosa sia "genere" e cosa "specie" è questione di opinioni: tuttavia può essere costruito come il rapporto tra regola generale ed eccezione. La preferenza per la norma speciale non si esprime né con riferimento all'efficacia della norma (come per l'abrogazione), né con riferimento alla sua validità (come per l'annullamento), ma guardando all'ambito di applicazione delle norme.
La deroga è l’effetto tipico della prevalenza della norma speciale su quella generale.
Etichette: art. 134, art. 75, criterio cronologico, criterio della competenza, criterio delle specialità, criterio gerarchico, Diritto Costituzionale, disposizione e norma