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Timestamp: 2020-08-03 18:21:03+00:00
Document Index: 185263186

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Sentenza Cassazione Civile n. 1736 del 23/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1736 del 23/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/01/2017, (ud. 20/12/2016, dep.23/01/2017), n. 1736
sul ricorso 28323/2015 proposto da:
STENI SYSTEM S.R.L., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MARIANNA DIONIGI 29,
presso lo studio dell’avvocato MARINA MILLI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato RICCARDO CANILLI, giusta procura
speciale a margine della seconda pagine del ricorso;
EQUITALIA NORD S.P.A., ((OMISSIS)), in persona del procuratore
presso lo studio LEGALITAX rappresentata e difesa dagli avvocati
GIUSEPPE PARENTE, MAURIZIO CIMETTI, giusta procura speciale in calce
MECPOL S.R.L.;
avverso la sentenza n. 1102/2015 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA del
14/04/2015, depositata il 27/04/2015;
che, con ricorso affidato a quattro motivi, la Steni System s.r.l. ha impugnato la sentenza della Corte di appello di Venezia, in data 27 aprile 2015, che, dichiarata la nullità della decisione di primo grado, in accoglimento della domanda proposta da Equitalia Nord S.p.A. (già Equitalia Nomos S.p.A.), dichiarava inefficace nei suoi confronti, ai sensi dell’art. 2901 c.c., la compravendita immobiliare intercorsa il (OMISSIS) tra l’alienante Steni s.r.l. (attualmente Mecpol sii) e l’acquirente Steni System s.r.l.;
che resiste con controricorso Equitalia Nord S.p.A., mentre non ha svolto attività difensiva la Mecpol s.r.l.;
che con il primo mezzo è denunciata violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2943 c.c., artt. 112 e 183 c.p.c., per aver la Corte territoriale ritenuto, d’ufficio e sulla base della documentazione prodotta in primo grado, interrotta la prescrizione dell’azione revocatoria, trattandosi invece di eccezione di parte;
che il motivo è manifestamente infondato, essendo ormai principio consolidato quello per cui l’eccezione di interruzione della prescrizione integra un’eccezione in senso lato e non in senso stretto e, pertanto, può essere rilevata d’ufficio dal giudice sulla base di elementi probatori ritualmente acquisiti agli atti, dovendosi escludere, altresì, che la rilevabilità ad istanza di parte possa giustificarsi in ragione della (normale) rilevabilità soltanto ad istanza di parte dell’eccezione di prescrizione, giacchè non ha fondamento di diritto positivo assimilare al regime di rilevazione di una eccezione in senso stretto quello di una controeccezione, qual è l’interruzione della prescrizione (tra le altre, Cass. n. 18602/2013);
che con il secondo mezzo è dedotto omesso esame di un fatto decisivo e violazione dell’art. 2901 c.c., per essere “una considerevole porzione del prezzo” delle compravendita (Euro 684.666,09 su Euro 900.000,00) destinata al pagamento di debiti scaduti, quale difesa che si assume fatta valere con l’atto di citazione di appello (pp. 12 e 13) e con la comparsa conclusionale di appello (pp. 10, 14 e 15),
che il motivo è in parte manifestamente infondato (là dove assume l’omesso esame del fatto della destinazione di parte del prezzo della compravendita al pagamento di debiti scaduti, che invece risulta scrutinato dalla Corte territoriale: cfr. 13) e in parte inammissibile (là dove manca di fornire puntuali deduzioni circa la tempestiva allegazione – a sostegno di eccezione in senso stretto, quale è quella in esame, e dunque non veicolabile per la prima volta in appello, nè tanto meno in questa sede: Cass. n. 16793/2015 – degli elementi comprovanti la necessità di procedere ad alienazione quale unico mezzo di ricorso alla provvista per adempiere al debito scaduto: Cass. n. 7747/2016);
che con il terzo mezzo è prospettata violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2901 e 2729 c.c., perchè sarebbero stati violati i principi in materia di prova presuntiva circa la sussistenza dei presupposti dell’azione revocatoria ordinaria;
che il motivo è inammissibile, in quanto è censurato, in realtà, l’accertamento in fatto rimesso esclusivamente al giudice del merito, il quale ha adeguatamente motivato (pp. 12/16 della sentenza di appello), in base ad una valutazione complessiva degli elementi presuntivi, la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 2901 c.c.;
che con il quarto mezzo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 2901 c.c., perchè la Corte territoriale non avrebbe motivato sul requisito della “dolosa preordinazione”, essendo i crediti sorti successivamente alla compravendita oggetto della revocatoria;
che il motivo è inammissibile, giacchè contrasta irrimediabilmente con l’accertamento in fatto del giudice del merito, secondo cui i crediti tutelati con l’azione ex art. 2901 c.c., erano sorti prima della compravendita immobiliare (cfr., segnatamente, p. 16 della sentenza di appello), senza che tale accertamento neppure venga fatto oggetto di specifica censura;
che il ricorso va, pertanto, rigettato e la società ricorrente condannata al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014;
rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 17.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.