Source: http://www.tdlnonprofit.org/mobbing.html
Timestamp: 2018-02-25 19:30:23+00:00
Document Index: 22576621

Matched Legal Cases: ['art.32', 'art. 2087', 'art. 2103', 'art. 2087', 'art. 323', 'art. 582', 'art. 594', 'art. 609', 'art. 1223']

Tutela Diritti e Lavoro - Mobbing
Il mobbing può essere definito come un atteggiamento persecutorio realizzato tramite una serie di violenze psicologiche, prepotenze, violenze morali, dequalificazioni e soprusi, perduranti nel tempo, eseguite ad arte da un superiore gerarchico (mobber) e/o da colleghi, al fine di isolare e danneggiare il lavoratore (vittima) e, normalmente, per estrometterlo dall'attività lavorativa.
Già la Costituzione all'art.32 tutela il diritto alla salute, in quanto fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.
Nel tempo, nell'ambiente di lavoo si sono riscontrati, con una preoccupante frequenza, comportamenti tesi all'umiliazione, alla mortificazione e alla marginalizzazione del lavoratore, tali da arrecargli disturbi di natura psico-fisica, danni alla salute e alla personalità, passati alla cronaca come mobbing.
Manca, infatti, nel nostro ordinamento, una qualificazione giuridica della fattispecie e un apposito apparato sanzionatorio, che potrebbero rendere piugrave agevole per il lavoro mobbizzato il riconscimentoroprio diritto al risarcimento.
Tutela vittima di mobbing
Il lavoratore sottoposto a mobbing dispone di tutele sia in sede civile che in sede penale.
Sotto il primo aspetto, il mobbing è stato innanzitutto inquadrato nell'ambito dell'art. 2087 c.c., che pone a carico del datore di lavoro l'obbligo di tutelare non solo la persona fisica, ma anche la personalità morale del lavoratore.
La responsabilità datoriale per il mobbing è, quindi, di natura contrattuale, in quanto non ha adempiuto ad un obbligo specifico cui è tenuto in forza del rapporto di lavoro che lo lega al lavoratore.
Un diverso modo di inquadrare il mobbing è possibile quando esso consiste nella dequalificazione professionale, ovvero il c.d. demansionamento, cioè nel assegnare al lavoratore mansioni inferiori fino alla privazione totale di compiti ed alla forzosa inattività sul luogo di lavoro.
In tali ipotesi, il lavoratore mobbizzato può chiedere la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno alla professionalità ex art. 2103 c.c. e/o, se ha subito pregiudizi alla salute, anche ex art. 2087 c.c.
Sotto il profilo penale, possono venire in rilievo, a seconda del tipo di comportamento avuto dal mobber, a titolo esemplificativo, le seguenti norme:
- art. 323 c.p., se le vessazioni, compiute nell'ambito di un ufficio pubblico, configurino l delitto di abuso d'ufficio;
- art. 582 e 583 c.p., nei casi più gravi, se dal mobbing sono derivate lesioni;
- art. 594 c.p., se il mobbing si è sostanziato anche in ingiurie;
- art. 609bis c.p., se i comportamenti hanno assunto la veste della violenza sessuale.
La giurisprudenza e la dottrina hanno individuato i danni che possono derivare al lavoratore mobbizzato:
- danno biologico: consiste in una lesione dell'integrità pscico-fisica, suscettibile di valutazione medico legale, che stabilisca l'esistenza di una patologia;
- danno morale: si identifica nello stato di sofferenza acuta interiore e di turbamento dello stato d'animo del lavoratore;
- danno esistenziale: il pregiudizio provocato al lavoratore tale da alterare le sue abitudini di vita e le relazioni con le altre persone, tali da compromettere la stessa qualità della vita.
Resta fermo in ogni caso la possibilità di ottenere il risarcimento di specifici danni patrimoniali (lucro cessante e danno emergente), purchè sia una conseguenza immediata e diretta dell'atto lesivo (art. 1223 c.c.).
Mobbing, fondamento giuridico