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Timestamp: 2017-08-23 06:20:37+00:00
Document Index: 102975944

Matched Legal Cases: ['art. 1495', 'art. 1455', 'art. 1490', 'art. 1492', 'art. 1495', 'art. 1490', 'art. 1492', 'art. 1494', 'art. 1492', 'art. 1494', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 83', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 81', 'art. 584', 'art. 582', 'art. 82']

Autore Topic: Come redigere un parere vincente (Letto 26124 volte)
« Risposta #45 il: 16 Novembre 2003, 17:09:44 »
« Risposta #46 il: 25 Novembre 2003, 10:54:05 »
« Risposta #47 il: 05 Dicembre 2003, 16:35:55 »
« Risposta #48 il: 05 Dicembre 2003, 16:42:01 »
« Risposta #49 il: 15 Dicembre 2003, 10:34:41 »
« Risposta #50 il: 15 Dicembre 2003, 18:05:04 »
A tutti coloro che sono ormai prossimi alla fatidica 3 giorni: UN GROSSO IN BOCCA AL LUPO. Mi raccomando, tanta concentrazione e NIENTE PANICO!
« Risposta #51 il: 15 Dicembre 2003, 18:21:36 »
Anche se in ritardo, mi permetto di postare qualche suggerimento sui pareri.
Ho fatto lo scritto l'anno scorso per la prima volta e ho superato gli orali quest'anno, all'inizio di dicembre.
Anche se sembro impopolare, io consiglierei di fare il parere più difficile (sempre che lo si sappia risolvere), in quanto i commissari apprezzano lo sforzo.
Per quanto concerne la stesura, mi permetto di conigliare delle premesse CHIARISSIME sulla situazione di fatto e delle conclusioni schematiche e alterattanto chiare: la commissione legge per prima cosa la soluzione del quesito, poi le premesse e se sono giuste legge la parte centrale.
Io sono sempre stato abituato dal Magistrato che faceva il corso l'anno scorso a sviluppare il parere in questo modo: un'analitica trattazione in punto di diritto, senza alcun riferimento al fatto.
Sviluppata la parte di diritto citando la giurisprudenza più rilevante (mai parafrasare la giurisprudenza ma metterla tra virgolette e non esagerare!), si passa al fatto riassumendo brevemente la traccia a facendo riferimetno alle conclusioni cui si è pervenuti.
circa la lunghezza, il Magistrato che ha tenuto il corso ci ha sempre detto di non eccedere le 6/8 facciate.
Un ultimo consiglio che mi è stato dato è stato quello di fare il parere DIRETTAMENTE IN BELLA: con molta calma, scrivendo i periodi più aritcolati in brutta e riportarli in bella: le ore a disposizione sembrano tante ma non lo sono: molta gente lascia la brutta nel compito: la commissione odia questa cosa.
Infine, un GRANDE IN BOCCA AL LUPO A TUTTI.
« Risposta #52 il: 15 Dicembre 2003, 20:06:35 »
- fate il parere su cui vi sentite più sicuri;
- se collegarsi anche più volte al fatto, nella stesura del parere, vi sembra più ovvio, fatelo;
- alcune sentenze possono essere riportate tra virgolette, ma se qualcuna si parafrasa va bene lo stesso;
- scrivete quanto vi sentite, basta che scriviate chiaro e senza errori;
- se siete abituati a scrivere prima la brutta fatelo, lasciando le due ore finali per ricopiare e andare via con calma;
- state tranquilli: non esistono regole da seguire se non quella di dare il meglio di se'
« Risposta #53 il: 26 Settembre 2004, 18:13:43 »
Il mio amico LC mi ha comunicato che abbiamo una nuova amica che per il momento ci legge solamente - un po' di timidezza all'inizio credo sia più che normale - ma che presto entrerà a pieno titolo nella nostra community.
Ad ogni modo, la nostra collega sosterrà l'esame scritto a dicembre, e naturalmente è interessata a reperire informazioni, suggerimenti e tutto quanto possa essere utile in previsione della tre giorni di fuoco.
L'anno scorso avevo aperto io questo thread. Spero ti possa essere utile, carissima.
« Risposta #54 il: 26 Settembre 2004, 18:57:24 »
Qui voglio ringraziarti anche pubblicamente,cara Amica mia! Sei eccezionale come sempre! Credo che presto si farà viva anche lei tra queste pagine....sono convinto che sarà simpatica a molti e meriterà parecchia stima da parte di tutti! Lei è la persona che mi sopporta per molta parte della giornata che,come per quasi tutti qui,è lavorativa. Credo che prima o poi la faranno Santa!
« Risposta #55 il: 22 Ottobre 2004, 09:39:16 »
Sperando di far cosa gradita a chi si appresta a sostenere l'esame scritto, trascrivo qui di seguito le tracce e lo svolgimento di due pareri (civile-penale) relativi alla sessione 2002.
Fermi restando tutti i consigli già riportati in questo topic (e di cui questi elaborati possono costituire, in certa misura, l'applicazione pratica), posso solo riferire, per quanto occorrer possa, che gli stessi sono stati ritenuti sufficienti dalla commissione esaminatrice (CdA Subalpina).
PARERE DI DIRITTO CIVILE – TRACCIA N. 1 (ESAME 2002)
La ditta Alfa, a mezzo del proprio legale, richiede alla ditta Beta il pagamento di Euro 10.000=, quale prezzo di una fornitura di materiale destinato ad essere utilizzato nel ciclo di lavorazione della ditta acquirente, esercente attività siderurgica.
Il titolare della ditta Beta si reca dal proprio legale al quale espone i fatti come segue.
La merce oggetto del rapporto aveva evidenziato vizi a causa dei quali si era dovuto scartare parte del materiale e si erano registrate lamentele da parte di clienti destinatari del prodotto finito. Inoltre, fa presente al legale di aver inviato alla società venditrice – dopo la consegna del materiale e dopo aver rilevato i vizi in parola – una lettera con la quale aveva dichiarato di essere disposto a pagare, riservandosi di addebitarle il danno subito. Conclude manifestando la sua intenzione di chiedere la risoluzione del contratto – o, in subordine, la riduzione del prezzo – e la condanna della società venditrice al risarcimento del danno.
Il candidato, assunte le vesti del legale, premessi brevi cenni sull’azione di risoluzione del contratto e sull’azione di riduzione del prezzo (quanti minoris), rediga motivato parere, illustrando le problematiche sottese alla fattispecie posta al suo esame.
Il caso proposto verte in tema di garanzia per i vizi della cosa venduta e, più in particolare, concerne le condizioni di esperibilità delle diverse azioni a mezzo delle quali viene assicurata la tutela del compratore.
Nello specifico, deve ritenersi che, qualora i lamentati vizi siano di tipo redibitorio e la loro denuncia sia stata tempestiva, la ditta Beta possa quasi certamente agire per ottenere la riduzione del prezzo e/o il risarcimento del danno subito, mentre ben difficilmente la stessa potrebbe ottenere la risoluzione del contratto stipulato con Alfa.
Sul punto, va innanzitutto rilevato che l’azione di risoluzione (c.d. “redibitoria”) e quella di riduzione del prezzo (c.d. “estimatoria” o “quanti minoris”) costituiscono lo strumento tipico a mezzo del quale, in concreto, si manifesta la tutela legale a favore dell’acquirente e, quindi, l’effetto dell’obbligazione di garanzia posta a carico del venditore.
Le condizioni di esercizio dell’azione, comuni ad entrambe le fattispecie, vanno ricavate dal combinato disposto degli artt. 1490, 1492 e 1495 c.c.; esse sono, da un lato, l’esistenza di un vizio di tipo “redibitorio” (ovvero, tale che renda la cosa venduta inidonea all’uso a cui è destinata, o che ne diminuisca in modo apprezzabile il valore); dall’altro, la tempestività della denuncia del vizio al venditore, ai sensi dell’art. 1495 c.c.
Va quindi rilevato che le due azioni hanno natura strettamente alternativa e che, peraltro, la discrezionalità del compratore, nell’optare per l’una o per l’altra, non è assolutamente preclusa dall’eventuale maggiore o minor grado di gravità del vizio denunciato. Sul punto, del resto, è stato opportunamente chiarito (Cass., SS. UU., n° 2565/88) che la disciplina a cui le due azioni in parola sono soggette è del tutto autonoma e, quindi, non integrabile con il principio ex art. 1455 c.c., sulla gravità dell’inadempimento; di conseguenza, sussistendo le condizioni previste dall’art. 1490 c.c., entrambe le azioni sono esperibili ed, anzi, fondandosi esse sui medesimi presupposti, deve ritenersi “radicalmente esclusa” la possibilità che fra le due domande possa instaurarsi un vincolo di subordinazione (Cass. SS. UU. Citata). In altri termini, all’acquirente che agisca in garanzia, non è riconosciuta la possibilità di proporre – anche solo in via alternativa – entrambe le domande, dovendo egli necessariamente optare per una delle due.
La possibilità di scelta, che diviene irrevocabile, una volta effettuata con domanda giudiziale, è peraltro esclusa nelle ipotesi previste al 3° comma dell’art. 1492 c.c. In particolare, con riferimento al caso in oggetto, va rilevato che se la cosa venduta è stata alienata o trasformata dal compratore, questi può agire in garanzia soltanto per chiedere la riduzione del prezzo.
Ciò premesso, in relazione ai mezzi di tutela di cui Beta potrebbe concretamente giovarsi, va necessariamente verificato se sussistano le condizioni di applicabilità della garanzia, vale a dire l’esistenza di un vizio redibitorio e la denuncia tempestiva dello stesso.
Dando per scontata la prima (parte della merce è stata scartata e il vizio di essa ha inficiato anche il prodotto finito), va rilevato, quanto alla seconda, che il termine di otto giorni per la denuncia decorre, ex art. 1495 c.c., dal momento della “scoperta” del vizio, dovendosi intendere la stessa come il momento in cui l’acquirente acquista la certezza – e non il mero sospetto – che il vizio sussista. Nel caso in oggetto, quindi, trattandosi di materia da sottoporre a trasformazione fisico-chimica, non va escluso che tale certezza possa essere stata acquisita solo al momento di esaminare il prodotto finito. Maggior rilievo, peraltro, assumono le modalità con cui Beta ha operato la denuncia, vale a dire una lettera recante la disponibilità al pagamento, salvo il diritto al risarcimento del danno: detta lettera, invero, va ritenuta ai fini in esame, posto che, allo scopo di porre il venditore in condizione di verificare la veridicità della doglianza, anche una denuncia generica può essere sufficiente (in tal senso, Cass. Civ. n° 6234/2000).
Se, quindi, le condizioni ex art. 1490 c.c. sono in effetti sussistenti ed il compratore non è decaduto dal diritto alla garanzia, non può sottacersi come la risoluzione del contratto di compravendita, auspicata dal titolare di Beta, sembri essere un risultato irraggiungibile, in forza dell’espresso disposto dell’art. 1492 c.3 c.c., già richiamato: Beta, infatti, ha scartato parte del materiale e, soprattutto, ne ha trasformata altra, successivamente venduta, di guisa che, con ciò solo, si è preclusa l’azione di risoluzione e può agire solo per la riduzione del prezzo.
Va peraltro riferito, sul punto, che in giurisprudenza si è ritenuto che la trasformazione o l’alienazione della cosa non implichi, necessariamente, l’esclusione della risoluzione del contratto; tale esclusione, infatti, sussiste solo allorquando dalla condotta dell’acquirente sia desumibile la volontà di utilizzare ed accettare comunque la cosa (Cass. Civ. n° 489/2001), come in effetti, del resto, pare essere accaduto nel caso di specie.
Oltre alla domanda di risoluzione, Beta potrà formulare in giudizio anche quella di risarcimento del danno. L’azione ex art. 1494 c.c., infatti, è senz’altro cumulabile con le azioni ex art. 1492 c.c. (Cass. Civ. n° 7718/2000) ed, inoltre, essa è soggetta ai medesimi requisiti di procedibilità (sussistenza del vizio e tempestività della denuncia) delle azioni di garanzia. Diversamente che non per queste ultime, d’altro canto, al venditore è concessa la prova liberatoria (il cui onere è a suo carico) di avere ignorato, senza colpa, i vizi della cosa.
Da ultimo, si rileva che, in effetti, nella comunicazione inviata dal titolare di Beta potrebbe anche ritenersi sussistente una rinuncia all’azione di risoluzione – posto che lo stesso si dichiara comunque disponibile al pagamento. Ciò, in ogni caso, non escluderebbe affatto la proponibilità dell’azione di risarcimento ex art. 1494 c.c., posto che la stessa, pur fondandosi sui medesimi presupposti, è del tutto autonoma dalle azioni di garanzia (Cass. Civ. n° 15104/2000).
In definitiva, pare da ritenere che, nel caso di specie, la ditta Beta dovrebbe poter citare in giudizio Alfa, per ottenere la riduzione del prezzo del materiale venduto ed il risarcimento del danno subito, che si estende a tutto l’interesse positivo, sì da porre il compratore nella situazione economica equivalente a quella in cui si sarebbe trovato se la cosa venduta fosse stata esente da vizi.
PARERE DI DIRITTO PENALE – TRACCIA N. 2 (ESAME 2002)
Si arma, quindi, di pistola, lo attende nei pressi della di lui abitazione e, al suo arrivo, spara al suo indirizzo un colpo, ferendolo al dito mignolo della mano destra.
Sempronio, casualmente presente sul luogo, viene colpito dal proiettile che, di rimbalzo, lo ferisce all’addome, cagionandone poco dopo la morte.
Tizio si rivolge, quindi, ad un legale, per conoscere le conseguenze penali della sua azione.
Il candidato, assunte le vesti del legale, premessa la trattazione della tematica dell’aberratio, rediga motivato parere, soffermandosi dsulle problematiche sottese alla fattispecie in esame.
La fattispecie delittuosa descritta nel caso proposto deve essere inquadrata nella categoria del cosidetto “reato aberrante” e, in particolare, in quella della c.d. “aberratio ictus plurilesiva”, delineata dall’art. 82 c. 2 c.p..
Sul punto, innanzitutto, dev’essere quindi affrontato il tema dei c.d. “reati aberranti”, ovvero di quelle peculiari fattispecie criminose – espressamente previste e regolate dagli artt. 82 e 83 c.p. – a mente delle quali la condotta dell’agente realizza, per ragioni diverse, un risultato differente da quello in effetti voluto.
L’aberratio può essere cagionata da un errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato o da altra causa e si manifesta in due forme tipiche: l’aberratio ictus (art. 82 c.p.), allorquando l’agente cagiona un’offesa a una persona diversa da quella a cui l’offesa era diretta; l’aberratio delicti (art. 83 c.p.) allorquando è l’evento cagionato ad essere diverso da quello voluto.
In entrambi i casi, quindi, il reato è caratterizzato da un errore-fatto, commesso dall’agente, che si manifesta e sviluppa nella fase esecutiva del reato e che conduce il medesimo ad un risultato effettivamente diverso e non voluto, del quale comunque egli deve rispondere.
Le due fattispecie, peraltro, si differenziano in base al titolo per il quale il reo è ritenuto responsabile: nel caso dell’aberratio deliciti, infatti, l’art. 83 c.p. prevede espressamente che il colpevole risponda dell’evento non voluto a titolo di colpa (a condizione, però, che il fatto sia punibile come delitto colposo).
Per l’aberratio ictus, invece, l’art. 82 c. 1 c.p. prevede che, quando l’errore del colpevole cade sul soggetto passivo del reato, egli ne risponde “come se” il reato fosse stato effettivamente commesso in danno della vittima originariamente designata.
In altri termini, del reato commesso nell’ipotesi de qua, il colpevole risponde comunque a titolo di dolo e ciò anche se, in effetti, l’eventualità di offendere una persona diversa era assolutamente estranea alla sua sfera psichica. In questo caso, infatti, la lettera dell’art. 82 consente di operare una vera e propria ‘fictio iuris’, in forza della quale l’elemento psicologico del dolo (anche nella forma meramente eventuale), senz’altro sussistente in relazione al reato che si voleva commettere, assume la medesima rilevanza anche in relazione all’offesa cagionata alla vittima “estranea”.
Il legislatore, dunque, ha in tal modo ritenuto di sanzionare il disvalore del momento psicologico che ha determinato l’agente a delinquere, prescindendo del tutto dall’errore che ha successivamente inciso sul decorso causale del reato.
Tale valutazione trova la sua ratio in riferimento alla tutela che l’ordinamento accorda ai beni-interessi facenti capo ai consociati: nel caso dell’aberratio ictus, infatti, il soggetto che agisce lede un bene-interesse della stessa natura di quello che intendeva effettivamente ledere, sia pur in capo a una persona diversa e, pertanto, il disvalore della sua volizione rimane il medesimo. Viceversa, nell’aberratio delicti, l’agente lede un bene-interesse di natura diversa, del che egli risponde soltanto a titolo di colpa.
Fra l’altro, non a caso, la fattispecie ex art. 83 c.p. è prevista come residuale rispetto a quella ex art. 82 c.p..
Ciò considerato, va pure evidenziato che la “aberratio ictus” – la quale, ai nostri fini, assume precipua rilevanza – può essere sia monolesiva (com’è nel caso tipico, sopra descritto), sia plurilesiva, fattispecie quest’ultima che ricorre (ex art. 82 c. 2 c.p.) allorquando la condotta dell’agente, oltre ad offendere la vittima “estranea” abbia comunque comportato l’offesa della vittima designata ab origine.
Per tale eventualità, la norma ex art. 82 c. 2 c.p. delinea un peculiare regime sanzionatorio e, sottraendo la fattispecie alla generale disciplina del concorso formale di reati, ex art. 81 c. 1 c.p., prevede che, in presenza delle due offese (una voluta e l’altra aberrante), “il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato più grave, aumentata fino alla metà”.
Venendo quindi al caso in esame, appare evidente che la condotta di Tizio ricadrà nella fattispecie di aberratio ictus plurilesiva, posto che egli, da un lato, ha effettivamente realizzato l’intento di procurare lesioni a Caio, mentre dall’altro ha pure cagionato la morte di Sempronio.
A questo proposito, va sin d’ora evidenziato che tale ulteriore evento potrebbe senz’altro essere contestato a Tizio a titolo di omicidio preterintenzionale, dato che, in forza di quanto già sopra rilevato, all’evento aberrante va “associato” il momento psicologico proprio del reato effettivamente voluto. Di conseguenza, l’elemento soggettivo posto a base della morte di Sempronio andrebbe individuato nel dolo diretto a procurare lesioni e ciò, ai sensi dell’art. 584 c.p. – nella parte in cui richiama l’art. 582 c.p., in tema di atti volontariamente diretti a cagionare lesioni – integra, di per sè, il delitto di omicidio preterintenzionale (in tal senso, ex multis, Cass. Pen., V^, n. 2146/2000).
La condotta di Tizio, pertanto, potrebbe essere perseguita e sanzionata, ai sensi dell’art. 82 c. 2 c.p., con la condanna alla pena prevista per l’omicidio preterintenzionale (fra l’altro, anche aggravata ex artt. 577 n. 3 e 589 c. 2 c.p., per la premeditazione e l’uso delle armi) e, quindi, aumentata sino alla metà.
E’ evidente che, in applicazione di tali istituti, la pena che si profila per Tizio sarebbe estremamente pesante ma, d’altro canto, i maggiori vantaggi concreti che lo stesso potrebbe cercare di ottenere andrebbero perseguiti cercando di superare la già citata fictio iuris e, quindi, dimostrare che l’omicidio di Sempronio è imputabile solo a titolo di colpa. In tal caso, potrebbe perseguirsi il concorso formale tra le lesioni volontarie e tale delitto.
Spero che vi possano servire; in bocca al lupo a tutti :-)
« Risposta #56 il: 11 Novembre 2004, 10:39:33 »
ecco qui il topic che 13 mesi fa (auch, come passa il tempo!!! :shock: )la scalpitante dr. DTK aprì a beneficio proprio e di altri compagni di ventura.
Per quel che può valere, la neo-avv. DTK oggi vi può confermare che i consigli ricevuti qui sono stati davvero preziosi. in alcuni casi praticamente risolutivi.
Mi permetto anche di suggerirvi una lettura molto molto attenta dei pareri di Dr. Nick, che a me furono generosamente elargiti in anteprima proprio il giorno del mio compleanno. Da manuale.
« Risposta #57 il: 11 Novembre 2004, 10:54:13 »
« Risposta #58 il: 01 Dicembre 2006, 17:19:29 »
I prossimi esaminandi facciano caso a questo topic, puo' sempre essere prezioso
« Risposta #59 il: 09 Dicembre 2006, 00:24:46 »
E se invece si cambiasse radicalmente impostazione?
Ecco una diversa prospettazione dell'ipotesi redazionale:
1) soluzione immediata;
2) arresti giurisprudenziali sul punto, partendo dall'orientamento sfavorevole e proseguendo con quello/i più aderente/i alla soluzione di cui al punto 1);
3) dimostrazione dell'aderenza della soluzione prescelta all'istituto giuridico di riferimento(o, in caso di discordanza, delle motivazioni logiche poste a fondamento della propria tesi);
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