Source: https://job.fanpage.it/zes-come-funzionano-le-zone-economiche-speciali/
Timestamp: 2019-08-21 17:45:11+00:00
Document Index: 1375218

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art.4', 'art. 107', 'art. 6', 'art. 3', 'art.4', 'art. 5', 'art. 1']

Dalla Campania a tutta l’Italia, la normativa del Decreto SUD prevede il lancio delle ZES, le zone economiche speciali. Dalle agevolazioni, agli incentivi, dagli investimenti alle condizioni e caratteristiche, vediamo come funzionano le ZES in Italia.
Fisco 31 ottobre 2018 16:19
Partono anche in Italia, come già accade nel resto del mondo, le ZES e cioè le zone economiche speciali. Si tratta di aree geografiche nelle quali sono previsti strumenti e agevolazioni agli operatori economici che vi operano.
In Italia le ZES partono dalla Campania, la prima regione ad approvare il Piano di Sviluppo Strategico della Zona Economica Speciale.
Nel mondo le ZES sono già una realtà, si veda ad esempio Shenzen in Cina o anche le zone economiche speciali istituite in Polonia. In Italia, l’istituzione delle ZES è legata al D.L. 91/2017, cioè il Decreto Sud, che prevede una serie di misure per favorire la crescita economica nelle aree del Mezzogiorno.
Tuttavia, l’istituzione di una zona economica speciale non è né automatica né immediata, sono necessarie una serie di condizioni e di caratteristiche per poterla costituire.
Vediamo nello specifico come nasce una ZES, da cosa è caratterizzata e quali agevolazioni comporta.
Zone economiche speciali: definizione di ZES
Zone economiche speciali in Italia: come nascono
Durata di una ZES: da 7 a 14 anni
Zone economiche speciali Italia: requisiti
ZES interregionali
ZES: agevolazioni e benefici
Volendo dare una definizione quasi testuale di Zone economiche speciali (ZES) possiamo dire che si tratta di “aree geografiche nell’ambito delle quali un’Autorità governativa offre incentivi a beneficio delle aziende che vi operano attraverso strumenti e agevolazioni che agiscono in un regime derogatorio rispetto a quelli vigenti per le ordinarie politiche nazionali”.
Al capo II art. 4 e 5, il Decreto Sud istituisce e regola le zone economiche speciali (ZES). Nello specifico al comma 2 art.4 il D.L. 91/2017 da una definizione di ZES indicando anche le caratteristiche che la stessa deve avere. Nello specifico è disposto che: “Per ZES si intende una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T). Per l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali le aziende già operative e quelle che si insedieranno nella ZES possono beneficiare di speciali condizioni, in relazione alla natura incrementale degli investimenti e delle attività di sviluppo di impresa”.
Tuttavia per la definizione delle modalità di istituzione, della durata e di altre caratteristiche e condizioni speciali delle ZES, si fa riferimento al D.P.C.M. 25 gennaio 2018, n. 12 cioè il Regolamento recante istituzione di Zone economiche speciali (ZES).
Nonostante le ZES siano state recepite in Italia con D.L. 91/2017 è stato poi il D.P.C.M. 25 gennaio 2018, n. 12 a regolarne la vera e propria istituzione definendo:
le modalità per l’istituzione di ZES, comprese le ZES interregionali;
i criteri per l’identificazione e la delimitazione dell’area della ZES;
i criteri che disciplinano l’accesso delle aziende;
L’istituzione delle zone economiche speciali è attivata a seguito di proposte di istituzioni di ZES presentate dalle regioni meno sviluppate come Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia o regioni in transizione quali Abruzzo, Molise e Sardegna.
Tali regioni sono state individuate dalla normativa europea, ammissibili alle deroghe previste dall’art. 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (si tratta delle Regioni del Mezzogiorno).
Si fa presente che le aree non contigue devono comunque essere collegate alle aree portuali da infrastrutture adeguate alla realizzazione del Piano di sviluppo strategico che le regioni dovranno presentare per l’istituzione delle ZES.
Inoltre, secondo l’art. 6 del D.P.C.M. n. 12 del 2018, il Piano di sviluppo strategico deve contenere:
la documentazione di identificazione delle aree individuate con l’indicazione delle porzioni di territorio interessate con evidenziazione di quelle ricadenti nell’Area portuale;
l’elenco delle infrastrutture esistenti e delle infrastrutture di collegamento tra aree non territorialmente adiacenti;
una relazione illustrativa del Piano di sviluppo strategico con i dati e gli elementi identificative del tipo di attività che verranno svolte nella ZES, un’identificazione delle attività che si vogliono rafforzare e che hanno un nesso economico-funzionale con l’area portuale o con i porti nel caso si tratti di aree non adiacenti;
l’individuazione delle semplificazioni amministrative, di propria competenza, per la realizzazione degli investimenti che la Regione si impegna ad adottare per le iniziative imprenditoriali localizzate nella ZES;
l’indicazione di pareri, nulla osta e atti di assenso rilasciati dagli enti locali e da tutti gli enti interessati con riguardo alle attività funzionali del piano strategico;
l’indicazione delle agevolazioni ed incentivazioni, che possono essere concessi dalla regione, senza oneri a carico della finanza statale, nei limiti dell’intensità massima di aiuti e con le modalità previste dalla legge;
l’elenco dei soggetti pubblici e privati consultati per la predisposizione del Piano e le modalità di consultazione adottate e gli esiti delle stesse;
il nominativo del rappresentante della regione o delle regioni, in caso di ZES interregionale, nel Comitato di indirizzo;
le modalità che le strutture amministrative delle regioni e degli enti locali interessati utilizzeranno per assicurare lo svolgimento delle funzioni amministrative e di gestione degli interventi di competenza regionale previsti nella ZES. Tali modalità dovranno rispettare gli ordinamenti regionali e potranno essere svolte anche attraverso propri uffici e personale, nonché attraverso accordi con le amministrazioni centrali dello Stato e convenzioni con organismi, ovvero strutture nazionali a totale partecipazione pubblica;
l’individuazione delle aree escluse, per esigenze di sicurezza portuale e di navigazione.
Quando si decide di istituire una ZES si deve tener presente che non tutta l’area regionale può essere adibita a zona economica speciale. La ZES è infatti una zona geograficamente delimitata e identificata e la zona dove sorge deve avere determinati requisiti e caratteristiche.
Un’area geografica per poter essere definita ZES deve avere i seguenti requisiti: si deve trattare di una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata nei confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale tra di loro, e che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, sugli orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TENT).
Come stabilito all’art. 3 del D.P.C.M. 13 del 2018, la zona economica speciale può includere anche aree della stessa regione che non siano territorialmente adiacenti, che presentino però un nesso economico funzionale e che comprendano almeno un'Area portuale.
Come si dimostra il nesso economico funzionale. Il nesso economico funzionale tra aree non territorialmente adiacenti sussiste qualora vi siano già, oppure potranno essere sviluppate, le attività economico-produttive, indicate nel Piano di sviluppo strategico, o vi siano adeguate infrastrutture di collegamento tra le aree interessate.
La norma chiarisce che tali aree, tenuto conto anche del volume complessivo di merci in transito, sono anche i porti che non presentano le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013, purché essi abbiano una rilevanza strategica per le attività di specializzazione territoriale che si intende rafforzare e dimostrino un nesso economico funzionale con l’Area portuale.
Le ZES sono caratterizzate da territori quali porti, aree retroportuali, anche di carattere produttivo e aeroportuale, come definiti dalle norme vigenti, piattaforme logistiche e Interporti, non può comprendere zone residenziali.
Grandezza massima della ZES. Per ogni regione l'area complessivamente destinata alla ZES non può superare la superficie complessivamente indicata per la regione nell'allegato 1 del D.P.C.M.
Oltre che la singola regione, l’istituzione di una ZES può anche essere avanzata da più regioni insieme, si parla in questo caso di ZES interregionali.
Le ZES interregionali sono disciplinate all’art.4 del D.P.C.M. 13 del 2018.
Quando in una regione non è presente nessuna area portuale mentre in un’altra Regione è presente almeno un’Area portuale, queste regioni possono presentare congiuntamente istanza di istituzione di una ZES.
L’area complessivamente a disposizione per l’istituzione di ZES nelle due regioni non può̀ superare la somma delle superfici indicate per ogni regione nell’allegato 1 al D.P.C.M. 25 gennaio 2018, n. 12.
Le regioni che non hanno Aree portuali, se contigue, possono presentare istanza di istituzione di una ZES in forma associativa, includendo uno o più porti che non rientrino nella categoria di Aree portuali.
Anche in questo caso l'area complessiva della ZES non può eccedere la sommatoria delle superfici indicate per ciascuna regione nell'allegato 1.
La cooperazione interregionale di questo tipo di ZES è stabilita dalle singole regioni secondo le forme stabilite dai rispettivi ordinamenti.
Una volta esaminato a lungo cos’è una ZES, come e chi può istituirla, è il momento di capire quali sono le agevolazioni e gli effettivi vantaggi che la stessa apporta agli operatori economici che già operano nella zona definita ZES e per quelli che metteranno in piedi nuove attività.
L’art. 5 capo II D.L. 91/2017 è dedicato proprio ai benefici fiscali e alle semplificazioni che operare in una ZES comporta.
Le aziende nuove e quelle già operative insediate nella ZES che inizieranno o incrementeranno attività economiche imprenditoriali nella ZES beneficeranno innanzitutto di:
procedure amministrative semplificate;
accesso alle infrastrutture esistenti e previste nel Piano di sviluppo strategico della ZES.
Per quanto riguarda il credito d’imposta per gli investimenti al Sud previsto dall’ art. 1, c. 98-108, Legge n. 208/2015, questo sarà commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2020 nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro.
Tuttavia le agevolazioni ed i benefici concessi agli operatori economici della ZES sono soggette a due condizioni, cioè che:
le imprese beneficiarie mantengano la loro attività nell’area ZES per almeno sette anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti;
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