Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-1718-del-25-01-2011
Timestamp: 2020-05-30 12:04:36+00:00
Document Index: 106355128

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 88', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 70', 'art. 43', 'art. 88', 'art. 70', 'art. 1', 'art. 70', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 70', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 88', 'art. 70', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 1718 del 25/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1718 del 25/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 25/01/2011, (ud. 21/12/2010, dep. 25/01/2011), n.1718
avverso la sentenza n. 463/2006 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,
depositata il 05/02/2007 R.G.N. 278/05;
Con il ricorso di primo grado davanti al Tribunale di Isernia, la attuale parte intimata, D.N.A., dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione come docente di ruolo aveva proposto domanda, nei confronti del suddetto Ministero, nonche’ nei confronti del Ministero delle Finanze, di accertamento del proprio diritto alla percezione del compenso relativo alle due ore eccedenti le diciotto ore settimanali obbligatorie, svolte negli anni scolastici dal 1999 al 2004, computando nel trattamento economico anche l’indennita’ integrativa, con condanna dell’Amministrazione alla corresponsione delle differenze retributive, oltre agli accessori di legge.
Nel contraddittorio con i due Ministeri, che si opponevano alla domanda, il Tribunale la rigettava Su impugnazione del lavoratore soccombente la Corte d’appello di Campobasso riformava la statuizione di primo grado, condannando il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia per quanto di rispettiva competenza, al pagamento della quota di indennita’ integrativa speciale per le ore di servizio eccedenti la diciottesima settimanale, con condannava altresi’ al corretto ricalcolo della tredicesima mensilita’. La Corte adita si fondava sul disposto del D.P.R. n. 417 del 1974, art. 88, comma 4, laddove stabilisce che ogni ora di insegnamento eccedente per qualsiasi motivo le 18 ore settimanali, comprese le ore di insegnamento supplementare facoltativo previsto dalle norme vigenti e quelle eventualmente incluse nell’orario di cattedra, e’ compensata per il periodo di effettiva durata della prestazione in ragione di 1/18 del trattamento economico in godimento, con esclusione della sola aggiunta di famiglia e dell’assegno di cui alla L. 30 luglio 1973, n. 477, art. 12 Soggiungeva la Corte territoriale che analoga disposizione era prevista per i docenti supplenti dal D.P.R. 10 aprile 1987, n. 209, art. 6 laddove si prevedeva che ogni ora eccedente le 18 settimanali venisse compensata con 1/78 della retribuzione mensile iniziale di livello, ivi compresa la quota di indennita’ integrativa speciale. Anche il D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, in relazione alle ore eccedenti per gli anni 1988/1990, aveva richiamato il citato D.P.R. n. 209 del 1987. Indi con l’art. 70 del CCNL 1995-1998 del Comparto Scuola si era stabilito che Per il pagamento delle ore di insegnamento eccedenti l’orario d’obbligo non rientranti nelle attivita’ aggiuntive di insegnamento di cui all’art. 43, comma 2, il cui finanziamento grava sul fondo di istituto, si applica il calcolo di cui al D.P.R. 31 maggio 1974, n. 417, art. 88, comma 4. Ogni ora eccedente effettivamente prestata viene pertanto retribuita in ragione di 1/78 dello stipendio tabellare in godimento dell’interessato. Cio’ premesso e considerato che, indubbiamente, sulla base dei DPR citati, le ore eccedenti dovessero essere compensate in misura comprensiva dell’indennita’ integrativa speciale, la Corte territoriale disattendeva la tesi dei Ministeri per cui questo sistema sarebbe venuto meno a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 70 del CCNL citato, osservando che questo richiamava il D.P.R. del 1974, il quale faceva riferimento al trattamento economico in godimento, escludendo solo l’aggiunta di famiglia e l’assegno di cui alla L. n. 477 del 1973, art. 1. Soggiungeva la Corte adita che la espressione “stipendio tabellare” di cui alla seconda parte dell’art. 70, era da considerarsi usata in modo improprio, perche’ essa invece rimandava alla retribuzione in concreto percepita dai docenti interessati.
Avverso detta sentenza il Ministero dell’Istruzione CSA di Isernia propone ricorso con un motivo. La parte privata e’ rimasta intimata.
Con l’unico motivo il Ministero ricorrente censura la sentenza per violazione dell’art. 70 del CCNL Comparto Scuola del 4.8.95 e difetto di motivazione, perche’, contrariamente a quanto affermato dalla sentenza impugnata, il citato art. 70 del CCNL sarebbe chiaro nell’escludere l’indennita’ integrativa speciale dal compenso per le ore eccedenti, mentre il richiamo al D.P.R. n. 417 del 1974, art. 88, comma 4 avrebbe la mera funzione di individuare un criterio di calcolo, i cui elementi vengono pero’ stabiliti dalla stessa norma collettiva che fa riferimento allo stipendio tabellare. Irrilevante sarebbe la giurisprudenza amministrativa che riteneva inclusa l’indennita’ integrativa speciale, in quanto concernente periodi anteriori all’entrata in vigore del citato art. 70 del CCNL, il quale fa appunto riferimento allo stipendio tabellare, da tenersi distinto dalla indennita’ integrativa speciale, come risultante dall’art. 63 del medesimo CCNL sulla struttura della retribuzione, la quale comprende, come trattamento fondamentale, lo stipendio tabellare e, separatamente, l’indennita’ integrativa speciale. Inoltre, solo con il CCNL del 2003, e quindi solo dal primo gennaio 2003, e’ stato stabilito che la indennita’ integrativa speciale cessa di essere corrisposta come singola voce retributiva e viene conglobata nella voce stipendio tabellare.
Invero, in relazione alla misura del compenso spettante per lavoro straordinario, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 470 del 2002, ha dichiarato non fondata la questione di legittimita’ costituzionale del D.L. 19 settembre 1992, n. 384, art. 7, comma 5, convertito, con modificazioni, nella L. 14 novembre 1992, n. 438, e successive proroghe, sollevata in riferimento all’art. 36 Cost., nella parte in cui – prevedendo un meccanismo di “blocco” delle retribuzioni – produce il risultato ovvero consente che il lavoro straordinario prestato dai dipendenti delle Ferrovie dello Stato venga retribuito in misura inferiore al lavoro ordinario o comunque non garantisce “un compenso proporzionato alla maggiore penosita’ del lavoro protratto oltre i limiti dell’orario normale”. In detta sentenza la Corte ha affermato che “La proporzionalita’ e l’adeguatezza della retribuzione, di cui al principio stabilito all’art. 36 Cost., vanno riferite – secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale – non gia’ alle sue singole componenti, ma alla globalita’ di questa. Ne consegue – secondo quanto gia’ affermato nella sentenza n. 164 del 1994 – che “il silenzio dell’art. 36 Cost. sulla struttura della retribuzione e sull’articolazione delle voci che la compongono significa che e’ rimessa insindacabilmente alla contrattazione collettiva la determinazione degli elementi che concorrono a formare, condizionandosi a vicenda, il trattamento economico complessivo dei lavoratori, del quale il giudice potra’ poi essere chiamato a verificare la corrispondenza ai minimi garantiti dalla norma costituzionale”.
In primo luogo, com’e’ noto, le disposizioni della Carta non hanno efficacia diretta nell’ordinamento interno degli Stati contraenti, ma si concretano in impegni giuridici di carattere internazionale nei rapporti fra gli Stati medesimi, ai quali, percio’, e’ demandata l’attuazione dei principi e dei diritti in essa contemplati, con ampia discrezionalita’ quanto ai modi, ai tempi e ai mezzi;
Inoltre questa Corte ha gia’ affermato che rileva in ogni caso la distinzione tra straordinario legale e contrattuale, e che i vincoli derivanti dalla Carta riguardano soltanto quello legale (Cass. 14 marzo 2003 n. 3770; Cass. 1 febbraio 2006 n. 2245; n. 6264/2010), mentre, nella specie, e’ in questione la remunerazione spettante per le ore eccedenti le diciotto settimanali.
LA CORTE accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta la domanda originaria dell’insegnante in epigrafe.