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Timestamp: 2019-04-26 02:01:43+00:00
Document Index: 20193741

Matched Legal Cases: ['art. 59', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 59', 'art. 8', 'art. 8', 'art.2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 8']

Dipendenti pubblici ed opzione Tfr. Cosa succede dal 1° gennaio 2016?
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09/10/2015 - Piero Lauriola15 commento/i
Il prossimo 31 dicembre scade il termine per l’opzione per la trasformazione del Trattamento di fine servizio (Tfs) in Trattamento di fine rapporto (Tfr) per i dipendenti pubblici assunti prima del 2001 a tempo indeterminato ed in regime di Tfs che aderiscono ad un fondo negoziale di previdenza complementare. Il termine per l’esercizio di questa facoltà, inizialmente previsto per il 31 dicembre 2001 dall’articolo 2 dell’Accordo quadro Aran Confederazioni sindacali del 29 luglio 1999 in materia di trattamento di fine rapporto e previdenza complementare per i dipendenti pubblici (d’ora in poi AQN del 1999), è stato successivamente prorogato con successivi accordi e, da ultimo, fissato al 31 dicembre 20151.
Prima di valutare le conseguenze della scadenza di questo termine, qualora non fosse ulteriormente differito, è opportuno soffermarsi sul meccanismo dell’opzione2 e sui suoi collegamenti con la previdenza complementare. Occorre ricordare, innanzitutto, che i dipendenti pubblici contrattualizzati3, per i quali il rapporto di lavoro è disciplinato dai contratti collettivi di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono rientrare nel regime Tfr o Tfs a seconda della data di assunzione presso una pubblica amministrazione e delle caratteristiche del rapporto di lavoro, in base a quanto previsto dal citato AQN del 1999 e dal Dpcm 20 dicembre 1999 e s.m.i. che hanno dato applicazione alle norme di legge in materia di Tfs, Tfr e previdenza complementare4, stabilendo, tra l’altro le regole per la determinazione delle quote di Tfr5 da destinare ai fondi pensione.
Lavoratori assunti dopo il 31 dicembre 2000
Questo personale è in regime di Tfr e se aderisce ad un fondo pensione, destina integralmente a previdenza complementare gli accantonamenti di Tfr maturati successivamente all’adesione.
Lavoratori assunti a tempo determinato con contratto in corso o successivo al 30 maggio 2000 ma anteriore al 1° gennaio 2001
Anche questi lavoratori sono in regime Tfr. Per essi l’AQN del 1999 ed il Dpcm 20 dicembre 1999 e s.m.i. non indicano misure o condizioni per gli accantonamenti di Tfr da destinare a previdenza complementare che sono definiti, quindi, dalla contrattazione collettiva. Si tratta di un gruppo di lavoratori residuale all’epoca dell’emanazione del Dpcm poiché tutti i rapporti di lavoro in corso nel periodo che va dal 30 maggio al 31 dicembre 2000 si sono estinti e nel caso di successivi rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione questi stessi lavoratori sono rientrati nel gruppo degli assunti dopo il 31 dicembre 2000.
Lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato prima del 1° gennaio 2001
Questi lavoratori sono in regime di Tfs. Se aderiscono ad un fondo pensione negoziale, trasformano il Tfs in Tfr (mediante l’opzione) e destinano alla previdenza complementare quote di Tfr stabilite dalla contrattazione collettiva che, per il momento, non possono superare il 2% della retribuzione utile ai fini Tfr. La contrattazione collettiva di comparto può prevedere un innalzamento di questa quota. I dipendenti iscritti, ai fini Tfs e Tfr, alla gestione dei dipendenti pubblici Inps hanno diritto ad un’ulteriore quota di finanziamento della propria posizione di previdenza complementare a carico della gestione stessa e pari all’1,5% della retribuzione contributiva utile per il calcolo del Tfs.
L’opzione, allora, è il meccanismo mediante il quale i dipendenti pubblici in regime di Tfs che aderiscono ai fondi pensione negoziali trasformano il proprio trattamento di fine servizio6 in trattamento di fine rapporto al fine di disporre di quote di questa prestazione da destinare alla previdenza complementare. Il termine opzione richiama la nozione di facoltà ed, effettivamente, in questo modo era stata concepita dall’art. 59, comma 56, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. La disciplina di dettaglio contenuta nell’art. 2 dell’AQN del 1999 e nel successivo Dpcm 20 dicembre 1999 (di recepimento dei contenuti dell’accordo), tuttavia, ne ha modificato in parte la natura. L’opzione – che avviene mediante la sottoscrizione del modulo di adesione - non è una facoltà esercitabile in modo autonomo (sia pure in funzione propedeutica) rispetto alla previdenza complementare ma è strettamente connessa e non separabile dall’adesione al fondo pensione. Si può dire che l’opzione è una conseguenza necessaria dell’adesione da parte del lavoratore in regime di Tfs. In altre parole non è possibile optare per il Tfr senza aderire al fondo e l’adesione al fondo comporta in modo automatico l’esercizio dell’opzione.
Cosa fare se il termine non viene differito e se le parti intendono escludere dai fondi i dipendenti in regime Tfs che non hanno aderito entro il 31 dicembre 2015 con l’opzione
Se le parti contrattuali che hanno fissato un termine per l’opzione, decidessero di non differirlo ulteriormente quali sarebbero le conseguenze? I dipendenti pubblici in regime di Tfs potrebbero aderire ai fondi pensione previsti dalla contrattazione collettiva anche dopo il 2015?
In base a quanto previsto dall’AQN del 1999, la possibilità di adesione in regime di Tfs va esclusa. L’art. 10 dell’accordo, rubricato “destinatari” (con riferimento alla previdenza complementare), afferma testualmente che: ”Saranno associati ai fondi pensione i dipendenti già occupati alla data del 31 dicembre 1995 e quelli assunti dal 1° gennaio 1996 fino al giorno precedente alla data di entrata in vigore del Dpcm di cui all’art. 2, comma 1, che avranno esercitato l’opzione di cui all’art. 59, comma 56, della legge n. 449/97 e quelli assunti a far tempo dall’entrata in vigore del predetto Dpcm i quali chiedano l’iscrizione ai fondi stessi”.
Pertanto, qualora le parti contrattuali intendessero confermare questa esclusione, non dovrebbero modificare l’AQN del 1999. Negli accordi istitutivi, invece, sarebbe utile un richiamo della circostanza del venire meno della possibilità dell’opzione e della stessa adesione per chi è in Tfs, con una rettifica di quegli articoli nei quali si dettano le regole e la misura della contribuzione e degli accantonamenti figurativi genericamente riferiti al personale assunto a tempo indeterminato prima del 2001, precisando che esse valgono solo per chi ha aderito, esercitando l’opzione, entro il 2015.
Cosa fare se il termine non viene differito e se le parti intendono comprendere tra i destinatari dei fondi i dipendenti in regime Tfs che non hanno aderito entro il 31 dicembre 2015
Se l’orientamento delle parti fosse lasciar spirare il termine ma, come risulta (e pare giusto), con l’obiettivo di consentire comunque l’adesione anche al personale in regime Tfs, va verificato se e come intervenire nel quadro normativo vigente.
In primo luogo, occorre chiedersi se questa possibilità è ammessa in base alle attuali disposizioni legislative.
In base all’art. 8, commi 2 e 3, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 1247 è possibile un’adesione al fondo pensione senza l’obbligo di un passaggio dal Tfs al Tfr finalizzato alla devoluzione dello stesso Tfr al fondo in quanto l’obbligo di destinazione del Tfr vale solo per i lavoratori neoassunti dopo il 28 aprile 1993. Le norme speciali che integrano il d.lgs. 124/93 e che con esso costituiscono la disciplina attualmente vigente per i dipendenti pubblici hanno prodotto una traslazione dal 28 aprile 1993 al 31 dicembre 2000 del termine in relazione al quale la data di assunzione in pubblica amministrazione è discriminante per l’insorgenza dell’obbligo di destinazione integrale del Tfr che matura successivamente all’adesione. Quest’obbligo di integrale destinazione del Tfr, tuttavia, vale solo per i lavoratori che ne dispongono e non può tradursi in una preclusione dell’adesione per quei lavoratori dipendenti che sono privi di Tfr. A questo proposito la Covip, con l’orientamento del 4 settembre 2001 dedicato al vincolo di devoluzione del Tfr a forme pensionistiche complementari ai fini della deducibilità fiscale dei contributi, ha ritenuto compatibile con la normativa vigente l’adesione a previdenza complementare senza devoluzione di Tfr da parte di quei lavoratori dipendenti che non ne dispongono. La Commissione precisa che per questi lavoratori non può valere, di conseguenza, la destinazione del Tfr al fondo pensione quale condizione per la deducibilità dei contributi versati al fondo stesso, prevista dalla normativa fiscale valevole per la generalità dei lavoratori fino al 31 dicembre 2006 (ed anche successivamente per i dipendenti pubblici).
Accertato che, l’adesione ad un fondo pensione per chi è in regime di Tfs è possibile in base alle disposizioni di legge, occorre verificare se lo è anche in base al quadro delle disposizioni contrattuali e degli atti amministrativi di recepimento, previsti dal legislatore. A questa domanda, la risposta è stata già data ed è negativa in quanto tale possibilità è esclusa dall’articolo 10 dell’AQN del 1999. Come si è visto, questa disposizione indica l’esercizio dell’opzione quale condizione necessaria per l’adesione ai fondi pensione da parte del personale in Tfs. Pertanto, se si vuole consentire l’adesione al personale in Tfs questa condizione andrebbe rimossa con un accordo di integrazione e modifica dell’AQN del 1999. Si pone a questo punto la questione se la modifica dell’AQN del 1999 debba essere recepita o meno in un Dpcm. Si è del parere che in ragione della funzione svolta dal decreto8, nonché per esigenze di sistematicità sarebbe preferibile che anche la modifica dell’AQN del 1999 venisse recepita in apposito Dpcm integrativo di quello del 20 dicembre 1999, e smi.
L’opera di adeguamento dovrebbe estendersi anche alle fonti istitutive.
Dall’esame degli accordi istitutivi9 delle forme pensionistiche complementari dei dipendenti pubblici è emerso che in una parte di essi (6) si fa espresso riferimento alla disciplina della trasformazione del Tfs in Tfr connessa all’opzione che caratterizza l’adesione di chi è in regime di Tfs perché assunto a tempo indeterminato prima del 2001. Per questi accordi appare necessaria una modifica che precisi che il meccanismo dell’opzione è venuto meno e che è possibile aderire rimanendo in Tfs.
Nella parte restante di accordi e contratti (10) non si rinvengono riferimenti diretti all’opzione quale condizione per l’adesione per il personale in regime di Tfs.
Per tutti gli accordi istitutivi (compresi questi ultimi), tuttavia, sarebbero più che opportuni interventi di precisazione delle regole di contribuzione per chiarire, secondo quanto previsto dall’art. 8, comma 4, del d.lgs. 124/1993:
che l’Inps non accantona più quote virtuali di alcun tipo per il personale assunto prima del 2001 a tempo indeterminato e che aderisce dal 2016;
le aliquote di contribuzione per i lavoratori in Tfs;
la base di computo10 della contribuzione che, a parere di chi scrive, dovrebbe continuare ad essere quella utile ai fini Tfr.
Le operazioni di adeguamento delle fonti istitutive potrebbero avvenire con un unico atto che coinvolge tutte le parti istitutive che fanno capo ad ogni singolo fondo pensione.
Al termine di queste operazioni andrebbero poi aggiornate le note informative, le schede sintetiche e gli altri documenti informativi dei fondi.
1 Le proroghe del termine sono state disposte con i seguenti accordi:
Accordo quadro del 18 dicembre 2001 sul superamento del termine indicato nell'art.2, comma 3, dell'Aqn 29/07/99 sul tfr e sui fondi pensione complementare, che ne ha disposto il differimento al 31 dicembre 2005;
Accordo quadro del 2 marzo 2006 sul superamento del termine indicato all’art. 2, comma 3, dell’Aqn in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici, che ne ha disposto il differimento al 31 dicembre 2010;
Accordo quadro del 29 marzo 2011 sul superamento del termine dell’art. 2, comma 3, dell’Aqn 29 luglio 1999 in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici, che ne ha disposto il differimento al 31 dicembre 2015.
2 Per approfondimenti sul tema dell’opzione vedi; Inpdap, La previdenza complementare dei dipendenti pubblici – La particolarità e le prospettive dopo il decreto n. 252/2005, Milano, FrancoAngeli, 2006, capitolo 4, paragrafo II.4 pag. 97; Piero Lauriola, Previdenza complementare e pubblico impiego: proposte per la crescita, Working Paper Mefop n. 38/2015, capitolo 2, pagine 12-15.
3 Il personale cosiddetto non contrattualizzato, vale a dire quello in regime di diritto pubblico ed il cui rapporto di lavoro è regolato dall’ordinamento di appartenenza secondo quanto previsto dall’art. 3 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, rimane in regime di Tfs e non è destinatario delle norme sull’opzione per la trasformazione del Tfs in Tfr. In base alle attuali norme, l’estensione del Tfr e l’istituzione di fondi pensione negoziali può avvenire solo mediante modifiche dell’ordinamento di appartenenza. Si ricorda che rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti:
i professori ed i ricercatori universitari;
i dipendenti di enti preposti alla vigilanza sulle attività creditizie, finanziarie e di tutela del risparmio (di cui all’art. 1 del d.lgs. del Capo provvisorio dello stato del 17 luglio 1947, n. 691 e delle leggi n. 281/1985 e n. 287/1990).
4Articolo 2, commi 5-8, della legge 8 agosto 1995, n. 335; articolo 59, comma 56, della legge 27 dicembre 1997, n. 449; articolo 26, commi 18 e 19, della legge 23 dicembre 1998, n. 448; articolo 74 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
5 Sia le quote di Tfr sia le “quote Tfs” (un contributo dell’1,5% calcolato sulla base utile al calcolo del Tfs previsto per i lavoratori iscritti alla gestione dipendenti pubblici dell’Inps ai fini delle indennità di fine lavoro e che optano per il Tfr) destinate a previdenza complementare non affluiscono al fondo pensione con la periodicità dell’altra contribuzione, ma sono accantonate e rivalutate figurativamente presso la gestione dipendenti pubblici dell’Inps (ovvero presso l’amministrazione di appartenenza, quando il Tfs ed il Tfr sono erogati non dall’Istituto previdenziale ma dal datore di lavoro) per essere conferite al fondo al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
6 I trattamenti di fine servizio dei lavoratori pubblici sono:
l’indennità di buonuscita per i dipendenti dello Stato;
l’indennità premio di servizio per i dipendenti delle regioni, delle autonomie locali e del Sevizio sanitario nazionale;
l’indennità di anzianità per i dipendenti degli enti pubblici non economici e degli enti di ricerca.
7 Secondo quanto previsto dall’art. 23, comma 6, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 per i dipendenti pubblici trova applicazione esclusiva ed integrale la disciplina previgente costituita dal decreto legislativo o 21 aprile 1993, n. 124 e dalle norme speciali richiamate anche nella nota n. 4.
8 Secondo quanto affermato dall’art. 2, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335 a cui fa riferimento l’articolo 26, comma 19, della legge 23 dicembre 1998, n. 448 - che ne ripropone, con modifiche, il contenuto – il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della funzione pubblica di concerto con il ministro dell’economia e ed il ministro del lavoro, è adottato per dettare norme di esecuzione di quanto definito dalla contrattazione collettiva.
9 Sono stati analizzati i seguenti accordi istitutivi e contratti collettivi, suddivisi per fondo pensione di riferimento:
Accordo 14 marzo 2001 per l'istituzione del Fondo nazionale pensione complementare per i lavoratori della scuola
Fondo Fopadiva:
Accordo quadro per la regolamentazione del trattamento di fine rapporto e della previdenza complementare del 13 febbraio 2006 in Valle d’Aosta
Fondo Laborfonds:
Accordo provinciale del 22 marzo 2002 sull'avvio della previdenza complementare e del trattamento di fine rapporto (tfr) e sulla disciplina sperimentale della conciliazione per il personale docente della scuola a carattere statale della Provincia autonoma di Trento;
Accordo provinciale 22 marzo 2002 sull'avvio della previdenza complementare e del trattamento di fine rapporto (tfr) e sulla disciplina sperimentale della conciliazione per i dirigenti scolastici della scuola a carattere statale della Provincia autonoma di Trento;
Accordo 12 aprile 2002 per l'avvio della previdenza complementare e del trattamento di fine rapporto (tfr) per il personale dell’area non dirigenziale del comparto sanità della Provincia autonoma di Trento;
Contratto collettivo 10 ottobre 2003 per il personale non dirigenziale della regione Autonoma Trentino Alto Adige Quadriennio 2000-2003 (articoli 99-102);
Contratto collettivo provinciale 24 ottobre 2005 sulla previdenza complementare del personale docente ed educativo delle scuole elementari e secondarie di primo e secondo grado della Provincia di Bolzano;
Contratto collettivo provinciale del 24 ottobre 2005 sulla previdenza complementare del personale dirigente scolastico della Provincia di Bolzano.
Fondo Perseo:
Accordo istitutivo del fondo pensione complementare Perseo del 14 maggio 2007;
Fondo Sirio (dal 2014 fuso per incorporazione in Perseo che ha assunto la denominazione di fondo Perseo Sirio):
Accordo del 1° ottobre 2007 istitutivo del Fondo pensione complementare Sirio;
Accordo del 4 ottobre 2012 di integrazione accordo istitutivo del fondo nazionale di previdenza complementare per i lavoratori dei Ministeri, Enti pubblici non economici, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enac e Cnel;
Accordo del 4 ottobre 2012 per l’adesione da parte della dirigenza delle agenzie fiscali (area VI) al fondo nazionale di previdenza complementare per i lavoratori dei Ministeri, Enti pubblici non economici, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enac e Cnel;
Accordo del 4 ottobre 2012 per l’adesione da parte della dirigenza delle università e istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione (area VII) al fondo nazionale di previdenza complementare per i lavoratori dei Ministeri, Enti pubblici non economici, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enac e Cnel;
Accordo del 4 ottobre 2012 per l’adesione da parte del personale del comparto delle agenzie fiscali al fondo nazionale di previdenza complementare per i lavoratori dei Ministeri, Enti pubblici non economici, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enac e Cnel;
Accordo del 4 ottobre 2012 per l’adesione da parte del personale del comparto delle università al fondo nazionale di previdenza complementare per i lavoratori dei Ministeri, Enti pubblici non economici, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enac e Cnel;
Accordo del 4 ottobre 2012 per l’adesione da parte del personale del comparto delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione al fondo nazionale di previdenza complementare per i lavoratori dei Ministeri, Enti pubblici non economici, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enac e Cnel.
10 Per esigenze di semplificazione ed uniformità di comportamenti, un indirizzo generale per l’individuazione della base imponibile ai fini del calcolo della contribuzione potrebbe venire dall’accordo integrativo dell’AQN del 1999. Occorre tenere presente, tuttavia, che, ai sensi dell’art. 8, comma 4, del d.lgs. 124/1993 i contributi ai fondi pensione devono essere definiti in sede di determinazione del trattamento economico vale a dire nei contratti collettivi di comparto o di categoria ed, eventualmente, nella contrattazione di secondo livello solo se a ciò espressamente delegata dalla contrattazione di comparto.
È esperto di previdenza obbligatoria e complementare e svolge attività di consulenza.
Dal 1986 al 2001 ha lavorato nella Uil seguendo la previdenza ed il welfare.
Dal 2001 al 2015 ha lavorato prima in Inpdap e poi in Inps come dirigente responsabile dell’unita trattamenti di fine servizio, fine rapporto e previdenza complementare dei dipendenti pubblici della direzione centrale pensioni.
inviato da Piero Lauriola il 12 Dicembre 2017
Gentilissimo Gioponzi, se, come si può supporre dai dati forniti, lei è stato assunto prima del 1° gennaio 2001 in regime di buonuscita (che il correttore automatico ha probabilmente modificato in buonissima) allora è un lavoratore dipendente dall'amministrazione scolastica o da altra amministrazione statale. Aderendo al fondo pensione, ha trasformato il Tfs in Tfr e le prestazioni a cui ha diritto, in presenza dei requisiti previsti, sono le seguenti.
a) Una pensione di previdenza complementare liquidata sulla base di un montante costituito:
- dai contributi a carico suo e dell'amministrazione da cui dipende, pari al 2% (salvo eventuali ulteriori contribuzioni aggiuntive che lei ha scelto di versare volontariamente) della retribuzione utile ai fini Tfr con relativi rendimenti;
- dagli accantonamenti delle quote di tfr, pari al 2% della retribuzione utile, maturate dopo l'adesione e trasferite dall'Inps al fondo con relativi rendimenti alla cessazione del rapporto di lavoro;
- dagli accantonamenti delle quote aggiuntive dell'1,5% della base Tfs maturati con relativi rendimenti dopo l'adesione da lei maturati come "optante" e trasferite dall'Inps al fondo dopo la cessazione del rapporto di lavoro; il lavoratore optante è il lavoratore in regime di Tfs (buonuscita nel suo caso) che aderendo al fondo pensione trasforma il proprio Tfs in Tfr;
b)Un Tfr costituito dalla buonuscita maturata fino al momento dell'adesione, data a partire dalla quale diventa il primo accantonamento di Tfr a cui si aggiungono le quote di tfr (pari al 4,91% della base utile) non destinate a previdenza complementare nonché le relative rivalutazioni.
inviato da Gioponzi il 11 Dicembre 2017
Buongiorno, vorrei sapere oltre ad aver ricevuto la liquidazione dell '1% dei versamenti da me versati e di quelli della mia amministrazione cos'altro mi spetta? Mi avevano detto una percentuale degli anni di iscrizione della buonissima. Giusto? Grazie
Re: Trasferimento Tfr di ente pubblico a Pip di tipo assicurativo
inviato da Mefop il 29 Novembre 2017
Gentilissimo Giusdeto,
i dipendenti pubblici, a normativa vigente, non possono versare il Tfr pregresso, ma solo maturando (quanto accumulato a partire dalla data di iscrizione ad un Fondo pensione) esclusivamente al fondo negoziale di categoria, che nel suo caso dovrebbe essere Perseo Sirio (http://www.fondoperseosirio.it/).
L'adesione al Pip è comunque possibile versando una sua contribuzione individuale, ferma restando l'impossibilità del conferimento del Tfr e del contributo datoriale che invece spetta a chi versa il Tfr e un contributo individuale minimo al Fondo negoziale di categoria.
Trasferimento Tfr di ente pubblico a Pip di tipo assicurativo
inviato da Giusdeto il 29 Novembre 2017
Sono un infermiere di un ospedale pubblico (Asl). Potrei destinare il mio Tfr, anche quello pregresso, ad un Pip di tipo assicurativo o ad un fondo pensione?
Il mio assicuratore mi ha detto che non lo posso fare, ma leggendo varie notizie su internet, sembrerebbe di si.
inviato da paolo60 il 31 Agosto 2017
Sono dipendente universitario dal 1996 e non ho mai aderito a fondi pensione di categoria. Sto valutando se aderire ad un fondo pensione della mia banca (anche per ragioni di sgravio fiscale), è possibile dirottare il mio TFS maturando su un fondo pensione privato? E in questo caso l'Ente da contattare (che gestisce il TFS) sarebbe l'INPS o l'Amministrazione universitaria?
Re: Tfr/Tfs insegnante di ruolo
inviato da Mefop il 21 Febbraio 2017
Gentile Rosy, se è stata assunta successivamente al 1.1.2001, è in regime di TFR (Trattamento di Fine Rapporto). Il TFR è una somma calcolata ogni mese sulla base del suo reddito, che l’INPS Gestione Dipendenti Pubblici le verserà quando andrà in pensione o che, se vuole, può essere utilizzata per costruire una pensione integrativa aderendo ad un Fondo pensione.
Per i lavoratori della scuola esiste un Fondo pensione di categoria: Fondo Scuola Espero (www.fondoespero.it). L'adesione è volontaria.
Se vuole maggiori informazioni sull'importanza e i vantaggi della pensione complementare può consultare il portale www.sonoprevidente.it.
Tfr/Tfs insegnante di ruolo
inviato da rosy il 20 Febbraio 2017
Sono stato assunta come insegnante a seguito concorso dal 1-9-2015
ho sentito parlare del tfr-tfs- io per averlo devo fare domanda? o viene fatto obbligatoriamente senza essere messa al corrente? devo firmare qualcosa?
inviato da piero lauriola il 5 Ottobre 2016
Gentile signora Di Franco, l'accantonamento annuo del Tfr è calcolato sulle voci utili della retribuzione considerate al 100%. Le voci utili ai fini Tfr sono le stesse utili ai fini Tfs alle quali la contrattazione collettiva di comparto può aggiungere ulteriori elementi. Se il lavoratore che aderisce è optante (vale a dire in regime di Tfs in quanto assunto a tempo indeterminato prima del 2001 e perché con l'adesione trasforma il suo Tfs in Tfr) allora è pari al 4,91% la quota del Tfr maturando dopo l'adesione che, aggiungendosi al Tfs calcolato al momento dell'adesione stessa, costituirà il montante della prestazione finale erogata alla cessazione del rapporto di lavoro dall'ente previdenziale (o dal datore di lavoro). La rimanente quota del 2% di Tfr maturando dopo l'adesione è destinata, invece, a previdenza complementare. Se il lavoratore optante è iscritto all'Inps - gestione dipendenti pubblici, ai fini Tfs/Tfr, allora viene destinata a previdenza complementare un'ulteriore quota figurativa aggiuntiva (a carico dell'Inps) pari all'1,5% della base imponibile Tfs, nella quale le voci retributive utili sono computate all'80% e non al 100%.
Base 100 o base 80?
inviato da Provincia di Pisa il 5 Ottobre 2016
Gentile dott. Lauriola, per fornire una consulenza efficace ai dipendenti dell'amministrazione presso la quale lavoro, ho bisogno di aver chiaro se l'accantonamento annuo del 6,91 al TFR è calcolato sulla retribuzione al 100% oppure come per il TFS sull'80%.In caso di optanti mi sembra di capire che l'accantonamento è del 4,91% perchè il 2% va al fondo. Può aiutarmi a fare chairezza?
Lidia Di Franco
inviato da Piero Lauriola il 19 Settembre 2016
Il 25 maggio 2016 è stato sottoscritto in via definitiva l'accordo che proroga al 31 dicembre 2020 il termine per l'esercizio dell'opzione della trasformazione del Tfs in Tfr connessa all'adesione alla previdenza complementare da parte dei dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato prima del 2000 (il blog Mefop lo ha anticipato il 1° febbraio 2016 facendo riferimento all'ipotesi di accordo siglata dalle parti il 15 gennaio 2016).
L'adesione conviene. Occorre solo fare attenzione al momento in cui aderire se si sta per fare un importante avanzamento di carriera. Per esempio se si è vinto il concorso da dirigente, è opportuno attendere che sia avvenuto il passaggio nel nuovo ruolo. A quel punto conviene aderire dopo aver fatto passare il tempo necessario perché il Tfs che si calcola al momento dell'opzione (coincidente con la sottoscrizione della domanda di adesione) e che diventa il primo accantonamento del Tfr sia determinato sulle retribuzioni da dirigente e non da funzionario. Se non ci sono avanzamenti di carriera a breve ed importanti, conviene aderire prima possibile.
inviato da Maximo il 16 Settembre 2016
Assunto sanità nel 1999; Cosa conviene fare oggi?
Passaggio da Tfs a Tfr in caso di adesione: altri elementi per valutare la convenienza
inviato da Piero Lauriola il 28 Dicembre 2015
Fatte le valutazioni sulle prospettive di carriera, che incidono sull’opportunità del passaggio al Tfr, la convenienza dell’adesione e del passaggio al tfr è data anche dai seguenti elementi:
-	il contributo del datore di lavoro pari all’1% della retribuzione, che si perde se non si aderisce al fondo;
-	una quota aggiuntiva dell’1,5% sulla base di calcolo del Tfs (pari circa all’1,2% sulla base di calcolo Tfr) a carico della gestione dipendenti pubblici dell’Inps, che si perde se non si aderisce al fondo.
La disponibilità di queste risorse comporta che, per una contribuzione base complessiva del 5,2% (1% a carico del lavoratore + 1% a carico del datore di lavoro + 2% di Tfr + 1,2% a carico della gestione dipendenti pubblici dell’Inps), per ogni euro che va al fondo pensione 42 centesimi non li mette il lavoratore ma altri (il datore di lavoro e l’Inps). Il lavoratore mette 58 centesimi che però gli valgono un euro, senza contare i vantaggi fiscali che accrescono ulteriormente la convenienza. Questo vuol dire che anche in caso di rendimenti negativi, per qualche anno ed entro un certa soglia, c’è convenienza ad aderire perché sono più che compensati da queste somme che altri mettono nel fondo a favore del lavoratore. Queste informazioni ed altro ancora sono disponibili sul sito del fondo pensione (che può effettuare valutazioni di convenienza del passaggio dal Tfs al Tfr ed alla complementare), sulla nota informativa scaricabile dallo stesso sito, sul sito Mefop e sul sito Inps.
Passaggio da Tfs a Tfr in caso di adesione: quando conviene
In risposta alla domanda sulla convenienza, si fa presente che, nella maggior parte dei casi, conviene il passaggio dall’indennità premio di servizio (o tfs) al tfr connesso all’adesione al fondo pensione. Cominciamo a vedere quando non conviene: si tratta di quei particolari casi in cui si fanno significativi avanzamenti di carriera (p.e. da funzionario a dirigente) nell’ultima fase della vita lavorativa. Se non ci sono avanzamenti di carriera o se questi non sono significativi, il Tfr insieme con la pensione complementare sono più vantaggiosi del Tfs o indennità premio di servizio.
Questo è il punto da considerare prima di aderire al fondo per chi è in regime Tfs: quanta carriera (e quando la) si farà fino alla cessazione del rapporto di lavoro?
Se si fa carriera solo alla fine, e tanta ( p.e. passaggio a dirigente), allora non conviene aderire.
Se si fanno avanzamenti significativi di carriera e poi ci si ferma, allora conviene aderire, con il meccanismo della cosiddetta opzione, dopo gli avanzamenti.
Se non si hanno prospettive di avanzamenti significativi di carriera, allora conviene aderire.
Passaggio da Tfs a Tfr in caso di adesione: cosa comporta
In risposta alla domanda su cosa comporta il passaggio dal Tfs al Tfr, va ricordato che questo avviene in caso di adesione alla previdenza complementare (fino al 31 dicembre 2015 o ad un eventuale nuovo termine deciso dalla contrattazione collettiva) di un lavoratore in regime di Tfs. In particolare il trattamento di fine servizio maturato al momento della sottoscrizione del modulo di adesione viene determinato nel suo importo a quella data e diventa il primo accantonamento del Tfr a cui si aggiungono gli accantonamenti successivi per la parte che non viene destinata a previdenza complementare vale a dire per il 4,91% della retribuzione utile ai fini Tfr che, con il primo accantonamento (il tfs maturato al momento dell’adesione), si rivalutano su base composta del tasso fisso annuo dell’1,5% maggiorato dei ¾ del tasso di inflazione. In base al meccanismo di calcolo dell’indennità premio di servizio (il tfs dei dipendenti del servizio sanitario nazionale e degli enti locali), invece, la prestazione finale è pari ad 1/15 dell’80% della retribuzione degli ultimi 12 mesi moltiplicato per gli anni utili.
inviato da aleelle il 27 Dicembre 2015
sicuramente tra le righe è ben spiegato cosa è meglio fare, prendere il treno che parte il 31/12/2015 come "optante" o lasciare le cose come sono. Ma chi, come me, è concentrato quotodianamente nel tentare di far bene il suo lavoro fatica a capire cosa sia maggiormente conveniente scegliere. Assunta nel comparto sanità pubblica, sono una fisioterapista, nell'aprile 1990 passare dal regime TFS al TFR cosa comporta? Dov'è la convenienza? Oramai il tempo stringe...