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Timestamp: 2020-07-10 18:57:30+00:00
Document Index: 169223210

Matched Legal Cases: ['art. 696', 'art. 696', 'art. 644', 'art. 185', 'art. 5', 'art. 185', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1137', 'art. 5', 'sentenza ']

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Quali sono le materie obbligatorie della Mediazione Civile
- Risarcimento del danno derivante da responsabilita’ medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicita’
Un altro possibile strumento disciplinato dall’art. 696 bis c.p.c. che, in prospettiva, è destinato a diventare – nel campo della responsabilità medica – di analoga importanza rispetto alla mediazione.
Recentemente approvato il Ddl 2224 recante “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, che prevede una duplice scelta per l’individuo che si ritenga leso da un trattamento sanitario: da un lato, la mediazione; dall’altro, l’accertamento tecnico preventivo con finalità conciliativa di cui all’art. 696 bis. c.p.c., che prevede la nomina di un consulente tecnico da parte del Tribunale.
I due strumenti sono, l’uno in alternativa all’altro, condizione di procedibilità in tema di responsabilità sanitaria.
Se le parti non accettano la proposta transattiva o conciliativa formulata dal Giudice, quest’ultimo, potrà disporre la procedura di mediazione ex officio.
Così ha disposto la Prima Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Torino, con l’ordinanza depositata il 7 novembre 2016.
Nel caso che ci occupa, il convenuto opposto aveva chiesto la concessione dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo oggetto di opposizione, ma il Giudice adìto aveva rilevato che, per accogliere tale richiesta, dovesse sussistere il fumus del credito, ovvero una prova “adeguata” dei fatti costitutivi del diritto vantato dall’opposto, secondo i canoni del giudizio ordinario di merito. Tale requisito è presente quando la documentazione della fase sommaria ha valore di prova scritta anche nel giudizio di opposizione, o quando viene integrata da idonea ulteriore documentazione o, infine, quando non vi è stata contestazione dei fatti costitutivi da parte dell’opponente.
Nella vicenda in oggetto, la documentazione prodotta dalla parte opposta nella fase sommaria e nel giudizio di opposizione, non era sufficiente a superare l’eccezione proposta da controparte di inefficacia del decreto ingiuntivo opposto, essendo lo stesso stato notificato oltre il termine di cui all’art. 644 c.p.c., ai sensi del quale: “Il decreto d’ingiunzione diventa inefficace qualora la notificazione non sia eseguita nel, se deve avvenire nel territorio della Repubblica (escluse le province libiche), e di novanta giorni negli altri casi; ma la domanda può essere riproposta”;
Tuttavia, sebbene il decreto ingiuntivo de quo sia inefficace per notificazione tardiva, ciò non intacca la possibilità di qualificare il ricorso per ingiunzione come domanda giudiziale; pertanto, qualora in relazione a tale domanda si costituisca il rapporto processuale, il Giudice adito, secondo le comuni regole del processo di cognizione, ha il potere-dovere anche di pronunciarsi sulla fondatezza della pretesa creditoria sollevata avanzata dal creditore ricorrente.
Per tali ragioni, nella fattispecie in esame, il Giudice ha ritenuto opportuno formulare alle parti una proposta transattiva o conciliativa, ai sensi dell’art. 185 bis c.p.c. (inserito dal D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98), secondo cui: “II giudice, alla prima udienza, ovvero sino a quando è esaurita l’istruzione, formula alle parti ove possibile, avuto riguardo alla natura del giudizio, al valore della controversia e all’esistenza di questioni di facile e pronta soluzione di diritto, una proposta transattiva o conciliativa. La proposta di conciliazione non può costituire motivo di ricusazione o astensione del giudice.”. Con la precisazione che, qualora detta proposta non dovesse essere accolta dalle parti, sarebbe stata ordinata la mediazione delegata ex officio iudicis, quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, di cui all’art. 5, comma 2, D.lgs. n. 28/2010.
A tal riguardo, si osserva che, tenendo presente la natura della causa, lo stato dell’istruzione ed il comportamento delle parti, il Giudicante può disporre l’attivazione del procedimento di mediazione in qualunque grado del giudizio, anche di appello e fino alla precisazione delle conclusioni o discussione. Il ricorso a tale procedura non è impedito dal fallimento dell’eventuale precedente conciliazione obbligatoria e deve ritenersi potenzialmente applicabile a tutte le controversie relative a diritti disponibili (cfr. Tribunale Milano sez. IX, 14 ottobre 2015; Tribunale Milano ord. 29 ottobre 2013) e pendenti (Tribunale Brescia 28 novembre 2013); dunque non solo a quelle oggetto di mediazione obbligatoria. (Tribunale Prato 16 gennaio 2012).
Per tali motivi, con l’ordinanza in esame, il Giudice adìto ha formulato alle parti una proposta transattiva o conciliativa ai sensi dell’art. 185 bisc.p.c., avvisando le stesse che, qualora tale accordo non venisse accettato, avrebbe disposto la mediazione delegata ex officio iudicis, quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, prevista dall’art. 5, comma 2, D.lgs. n. 28/2010.
Quando si controverte su un immobile non agevolmente divisibile, il giudice può invitare le parti ad esperire il procedimento di mediazione (cd. iussu iudicis ovvero ex officio iudicis), nella finalità di sottrarre il bene dalla vendita all’asta e, per l’effetto, dai notevoli costi economici che ricadrebbero sui medesimi contendenti, unitamente alla probabilità che l’asta vada deserta.
La mediazione, nella disciplina in vigore, evita la dichiarazione di improcedibilità della domanda, e il mediatore risulta onerato dal formulare una proposta anche in assenza di una congiunta richiesta delle parti
Fonte http://www.condominioweb.com/divisione-di-immobile-mediazione.13479#ixzz4b907G8vD
Che cosa è la cartella esattoriale
“La cartella esattoriale è conosciuta anche come cartella di pagamento, è uno strumento di riscossione tributaria con la quale la Pubblica Amministrazione, attraverso Equitalia, attiva una procedura finalizzata al recupero di crediti, più o meno cospicui, vantati nei confronti del contribuente.”
E’ improcedibile la domanda della parte istante che non partecipa personalmente alla mediazione ordinata dal giudice
Nuova proposta della mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità
Come noto, il D.Lgs. 28/2010 aveva introdotto l’obbligo, incombente in capo a chi intendeva esercitare in giudizio un’azione relativa ad una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, di esperire, preliminarmente, il procedimento di mediazione (art. 5, co. 1, D.Lgs. 28/2010).
L’esperimento del tentativo era previsto a pena di improcedibilità della domanda giudiziale, da eccepire, a pena di decadenza, dal convenuto, ovvero rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza di trattazione.
Instaurato tempestivamente il procedimento di mediazione, il termine decadenziale di trenta giorni di cui all’art. 1137 c.c. si interrompe, salvo riprendere nuovamente a decorrere, ai sensi dell’art. 5, comma sesto, del decreto legislativo n. 28 del 2010, a far data dal deposito del verbale presso la segreteria dell’organismo di mediazione-
Tribunale di Milano, sentenza 2 dicembre 2016