Source: https://www.101professionisti.it/guida/condominio/sentenze/e-vietata-la-realizzazione-di-una-caldaia-all-interno-di-un-vano-scale-in-quanto-incompatibile-con-3427.aspx
Timestamp: 2020-05-25 22:01:51+00:00
Document Index: 77133551

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 1120']

E' vietata la realizzazione di una caldaia all'interno di un vano scale in quanto incompatibile con il contemporaneo e pari godimento del bene comune da parte degli altri condomini (Condominio) - 101Professionisti.it
101professionisti.it > Condominio > Sentenze > E' vietata la realizzazione di una caldaia all'interno di un vano scale in quanto incompatibile con il contemporaneo e pari godimento del bene comune da parte degli altri condomini
E' vietata la realizzazione di una caldaia all'interno di un vano scale in quanto incompatibile con il contemporaneo e pari godimento del bene comune da parte degli altri condomini
Al singolo condomino è consentito servirsi in modo esclusivo di parti comuni dell'edificio soltanto alla duplice condizione che il bene, nelle parti residue, sia sufficiente a soddisfare anche le potenziali, analoghe esigenze dei rimanenti partecipanti alla comunione e che lo stesso, ove tutte le predette esigenze risultino soddisfatte, non perda la sua normale ed originaria destinazione, per il cui mutamento è necessaria l'unanimità dei consensi (Cass. nn. 1062/11, 13752/06, 972/06 e 1737/05). Pertanto, è vietata la realizzazione di una caldaia all'interno di un vano scale in quanto incompatibile con il contemporaneo e pari godimento del bene comune da parte degli altri condomini.
Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 21 settembre 2011, n. 19205
Dott. Felice MANNA - Consigliere Rel. -
Dott.ssa Maria Rosaria SAN GIORGIO - Consigliere -
sul ricorso R.G. n. 29893/05 proposto da
Lu. Gi. (c.f. (...)) e Ca. Gi. (c.f. (...)) elettivamente domiciliati in Ro., Via Si. D. Sa. Bo. (...), presso lo studio dell'avv. Ma. Di., che li rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso -
De. Bo. ved. Fi. (c.f. (...)), Fr. Fi. (c.f. (...)), e Iv. Fi. (c.f. (...)), elettivamente domiciliate in Ro., Viale An., (...), presso lo studio dell'avv. Ma. Sc., che le rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all'avv. An. No. giusta procura in calce al ricorso -
avverso la sentenza n. 33 della Corte d'appello di Ancona, depositata il 24.1.2005;
udito l'avv. Di. Pe., per delega del difensore dei ricorrenti, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso;
udito l'avv. Ma. Sc., difensore delle controricorrenti, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Russo L.A., che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Con sentenza del 24.1.2005, resa all'esito di una complessa controversia tra proprietari di appartamenti facenti parte di uno stabile condominiale posto in fraz. Va. di An., via Ca., (...), la Corte d'appello di Ancona - per quanto ancora rileva in questa sede - in parziale riforma della sentenza di primo grado, provvedendo su domanda di Ca. Gi. e Lu. Gi., condannava De. Bo. e Fr. Fi. e Iv. Fi. a demolire le pareti murarie che delimitavano un ripostiglio realizzato nel vano scala, ma rigettava, fra l'altro, la domanda diretta alla rimozione della caldaia appoggiata al muro del vano scale e delle relative tubazioni, compensando le spese del doppio grado di merito per un terzo e condannando i predetti attori al pagamento della restante frazione.
Per la cassazione di tale sentenza ricorrono Lu. Gi. e Ca. Gi., con due motivi di annullamento, illustrati da memoria.
Resistono con controricorso De. Bo. e Fr. Fi. e Iv. Fi.
Il ricorso è stato notificato anche a Gi. Ba. e Ma. Gr. Ca., parti, in quanto condomini, del giudizio di merito, che non hanno svolto attività difensiva.
1. - Preliminarmente va respinta l'eccezione, sollevata dalla parte controricorrente, d'inammissibilità del ricorso per difetto di autosufficienza, in quanto erroneamente riferita al requisito dell'art. 366, primo comma, n. 3 c.p.c. La sommaria esposizione dei fatti di causa, proprio perché di necessità concisa e compendiosa, non impone affatto la trascrizione degli atti e documenti richiamati. L'autosufficienza, per contro, è un requisito da apprezzare in rapporto ad ogni singolo motivo di cassazione, a misura della sua idoneità ad essere valutato sulla base del solo contenuto del ricorso.
2. - Il primo motivo deduce la violazione e falsa applicazione dell'art. 1120 c.c., contraria alla stabilità, alla sicurezza e al decoro architettonico dell'edificio.
3. - Con il secondo motivo parte ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. nonché l'omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, lamentando che, tenuto conto delle conclusioni che gli appellati avevano svolto in via subordinata, per il caso di accoglimento dell'appello, le domande di questi ultimi che infine risultano essere state rigettate sono tre delle cinque proposte, e dunque gli appellati risultano soccombenti in misura ben maggiore rispetto alla parte appellante.
4. - E' fondata la prima delle varie censure contenute nel primo motivo. 4.1. - La giurisprudenza di questa Corte ha più volte affermato che al singolo condomino è consentito servirsi in modo esclusivo di parti comuni dell'edificio soltanto alla duplice condizione che il bene, nelle parti residue, sia sufficiente a soddisfare anche le potenziali, analoghe esigenze dei rimanenti partecipanti alla comunione e che lo stesso, ove tutte le predette esigenze risultino soddisfatte, non perda la sua normale ed originaria destinazione, per il cui mutamento è necessaria l'unanimità dei consensi (Cass. nn. 1062/11, 13752/06, 972/06 e 1737/05).