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Timestamp: 2019-06-16 06:52:25+00:00
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Lavoratori Unicoop : agosto 2010
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Fiat fa scuola: negato il rientro nonostante una sentenza del giudice del lavoro. Oggi incontro in Prefettura Milano
“Reintegrare immediatamente i lavoratori che lavorano per il gruppo GS - Carrefour nel polo di Pieve Emanuele a carico del consorzio Gemal e, allo stesso tempo, l’assunzione di responsabilità da parte del gruppo francese nei confronti di una vicenda che non la vede assolutamente estranea”. A chiederlo è la vice segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, in merito alla vicenda che coinvolge 64 lavoratori, e un delegato sindacale, del polo logistico in provincia di Milano, licenziati e poi reintegrati dal giudice mentre l’azienda nega loro il rientro al lavoro.
Per oggi è in programma, dopo la continua mobilitazione della Cgil, un incontro presso la Prefettura di Milano a cui siederanno la Filt Cgil, il consorzio Gemal ed il gruppo GS-Carrefour. In contemporanea si terranno due presidi: uno sottola la Prefettura, l’altro davanti al supermercato del gruppo GS - Carrefour di Via Sottocorno 46 per informare tutti i cittadini e i clienti dell’ipermercato del trattamento riservato ai lavoratori del polo logistico di Pieve Emanuele.
Camusso ricorda che nel mese di agosto la Magistratura ha emesso due sentenze di condanna nei confronti della cooperativa RM e del consorzio Gemal di cui fa parte: “Le sentenze - osserva la vice segretaria generale Cgil - qui come a Melfi, vanno rispettate per garantire legalità e il rispetto dei diritti dei lavoratori: non si può pensare di agire calpestando le regole, così come la stessa GS - Carrefour non può nascondersi dietro responsabilità altrui perché in questa vicenda non è assolutamente estranea”. La dirigente sindacale, inoltre, punta il dito contro il trattamento riservato ai lavoratori della logistica che, dice, “vivono troppo spesso in assenza di tutele, costretti in una condizione di moderna schiavitù. A Pieve Emanuele - conclude - va ristabilita la legalità altrimenti il conflitto resterà aperto”.
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Sciopero all'Ipercoop di Livorno per chiedere l'immediata applicazione del CCNL. USB, che ha organizzato lo stato di agitazione parla di un'adesione pressoché totale dei dipendenti interessati.
Il successo di questa battaglia è importante, e pone il sindacato di base in una posizione di avanguardia nella tutela dei diritti dei lavoratori Coop, dopo decenni di stagnazione e connivenza con la dirigenza delle grandi Coop da parte della Cgil-Filcams e degli altri sindacati "autorizzati".
Da questa mattina le RSU USB presidiano la saletta sindacale dell'Ipermercato per fornire spiegazioni e chiarimenti, contestualmente hanno proclamato lo stato di agitazione (il quale potrà portare ad altre forme di protesta nei prossimi giorni) che si sono dichiarate pronte a revocare in caso di disponibilità aziendale a riavviare un dialogo sull'argomento. Inoltre per lunedì è annunciata un'assemblea dei dipendenti, per valutare quanto accaduto e decidere come proseguire la vertenza.
USB respinge al mittente l'attacco ai diritti e al salario delle lavoratrici e dei lavoratori e la riuscita di questo sciopero ne è la dimostrazione. Vedi anche:
Ancora agitazioni sindacali all'Ipercoop
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Oggi le cooperative fanno di testa loro. La cinghia di trasmissione con il partito si è rotta. E per la prima volta la Legacoop diserta un dibattito alla festa dell'Unità
Per la prima volta nella storia delle Feste dell’Unità (ora Feste democratiche), la Legacoop ha annunciato che diserterà un dibattito (tema: l’economia cittadina) a Bologna, capitale delle coop rosse. Che cosa sta succedendo tra le cooperative e il più grande partito del centrosinistra? Che cosa si è rotto? Il caso Bologna è solo una spia, la più clamorosa, di una trasformazione in atto: le coop fanno di testa loro, la vecchia “cinghia di trasmissione” del partito non funziona più.
Certo, il contesto bolognese è del tutto particolare: nella città che è stata anche la capitale del comunismo italiano, il primo partito della sinistra litiga su chi indicare come candidato sindaco. E una battuta fuorionda del segretario bolognese del Pd, Raffaele Donini (“Cevenini non piace al patron di Unipol, Stefanini”), scatena addirittura la rissa.
Pierlugi Stefanini è il presidente del gruppo assicurativo del mondo coop Maurizio Cevenini è il candidato favorito. Eppure non è amato dalle coop, che ora cercano però di raffreddare gli animi: “È stato montato un caso giornalistico sulla semplice non partecipazione a un dibattito”, spiegano dalla sede bolognese di Legacoop. “Ma i dirigenti delle cooperative erano presenti, giovedì, all’inaugurazione della festa e le singole aziende coop continuano, come gli anni scorsi, a finanziarla con i loro stand e le loro sponsorizzazioni. Noi ci tiriamo fuori dalla tombola dei nomi. Per noi contano i progetti politici. Certo che un bolognese su due è o socio o dipendente di una coop: dunque è giusto che la politica ascolti il mondo della cooperazione”.
Circa un terzo delle entrate di tutte le (ex) Feste dell’Unità arrivano dalle aziende coop. Quest’anno come in passato, spiega Lino Paganelli, responsabile feste della direzione nazionale Pd. Se infatti dalle beghe bolognesi si allarga lo sguardo alla situazione complessiva, si deve prendere atto che comunque molto è cambiato da quando il primo partito della sinistra si chiamava Pci e le coop erano sotto il suo ombrello politico (con una piccola parte che faceva riferimento invece al Psi e al Pri). “La cinghia non trasmette più”, dice chiaro Carlo Ghezzi, a lungo dirigente sindacale e oggi presidente della Fondazione Di Vittorio della Cgil. “Una volta pesava l’appartenenza, dunque il rapporto con il partito. Oggi contano di più le spinte di categoria”.
“Sì, c’è stato un progressivo distacco delle coop dai partiti”, conferma Guido Galardi, vicepresidente di Coop Lombardia. Il Pci è diventato Pds, poi Ds, infine Pd. La cinghia di trasmissione si è prima allentata, poi sfilacciata. In alcuni casi, ha cominciato addirittura a girare al contrario: nell’estate 2005, era Giovanni Consorte, allora presidente di Unipol, a decidere le strategie, trascinando il partito nell’avventura della scalata a Bnl. Il segretario di allora, Piero Fassino, doveva limitarsi a chiedere (“Allora, siamo padroni di una banca?”) e a fare il tifo.
Rifondazione comunista non ha mai stretto rapporti organici con il mondo coop. E, oggi, neppure Sinistra e libertà. I comunisti italiani del Pcdi sono stati per un attimo la boa a cui si è aggrappato Gianni Donegaglia, il vecchio padre padrone della Coop Costruttori di Argenta, ma non gli sono serviti a evitare né i guai giudiziari né il fallimento dell’impresa.
Dal fatale 2005 delle scalate, sono successe due cose. Da una parte il partito che poi è diventato Pd si è trasformato in una formazione magmatica, dove è difficile trovare l’ingranaggio che possa far girare una qualsiasi cinghia di trasmissione. Ha addirittura qualche imbarazzo a mostrarsi a viso aperto come il rappresentante del mondo cooperativo. Come se temesse che gli elettori, dietro il richiamo ai valori della cooperazione (che ci sono), vedessero ormai soltanto affari, appalti, spartizioni. Sospetto fondatissimo, dopo la brutta esperienza dei “furbetti” e, prima ancora, il pesante coinvolgimento delle coop in Tangentopoli.
Dall’altra parte, il movimento cooperativo è diventato orgoglioso della propria separatezza. Nell’assemblea dei delegati coop che si è tenuta a Firenze nel maggio scorso, il ritornello martellante degli interventi era: autonomia, autonomia e ancora autonomia. Lontananza dalla politica e dai vecchi rapporti. “Ma c’era anche, nello stesso tempo, il dispiacere di non sentirsi più rappresentati da niente e da nessuno”, spiega Galardi. “La politica di centrosinistra non ha più il coraggio di farsi interprete dei valori del movimento cooperativo, un mondo che cerca di tenere insieme ideali e interessi, valori e mercato. Un grande partito dovrebbe almeno tentare”.
Il mondo di Legacoop è fatto di 7 milioni di soci, 15 mila imprese, 500 mila addetti. Produce il 7 per cento del pil. È coop il 40 per cento della grande distribuzione e la cooperazione è ben piazzata anche nel settore delle costruzioni, dei servizi sociali, dell’agricoltura, dell’abitazione. Nelle prime 150 aziende italiane, 30 sono coop.
Senza punti di riferimento, le coop rosse si sono in più d’una occasione trovate a fianco di Cl, che pure non ha peso nel movimento cooperativo. Patto degli affari, spartizione degli appalti, certamente.
“Ma attenzione, c’è anche un motivo semplice. E nobile”, fa osservare Galardi. “Siccome non c’è più un pezzo della politica che ci rappresenta più degli altri, allora il movimento cooperativo fa tratti di strada insieme a chi difende i valori della cooperazione e chiede leggi che difendano il settore”.
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Lo annuncia la Filt-Cgil
Prosegue la mobilitazione dei lavoratori
"Questa mattina un'altra sentenza condanna al reintegro la cooperativa fantasma R.M. e il Consorzio Gemal per attività antisindacale nei confronti di un delegato della Filt-Cgil".
Lo annuncia lo stesso sindacato, spiegando che "il delegato era stato sospeso solo perché aveva organizzato uno sciopero" e che prosegue anche oggi la mobilitazione dei lavoratori di Pieve Emanuele (Milano) che da giugno non ricevono alcuna retribuzione e che, nonostante una sentenza del 3 agosto scorso che obbliga la coop a rentegrarli, non sono ancora stati riammessi dentro lo stabilimento.
Alla sentenza del 3 agosto scorso si aggiunge dunque la sentenza di questa mattina che stabilisce l'obbligo di riammissione del delegato sindacale a seguito di attività antisindacale della cooperativa R.M. e il Consorzio Gemal che lavora per conto del gruppo GS-Carrefour nel polo di Pieve Emanuele, dove ieri i lavoratori hanno organizzato due presidi all'entrata e all'uscita impedendo l'approvvigionamento dei prodotti da parte dei mezzi che riforniscono il gruppo GS-Carrefour.
Questa è la seconda sentenza nel mese di agosto contro la coop fantasma RM e contro il Consorzio Gemal di cui fa parte e quella di questa mattina conferma che la cooperativa e il consorzio pensano di poter agire in assenza di regole e il gruppo GS-Carrefour si nasconde dietro la responsabilità di altri" spiega Nino Cortorillo, segretario generale lombardo della Filt-Cgil, sottolineando che "a Pieve Emanuele i lavoratori sono costretti a una moderna schiavitù e una raffinata tratta delle braccia, simile a quelle del secolo scorso".
GS-Carrefour, consorzi e cooperative fantasma, si scordino che noi accetteremo ricatti o subiremo la loro illegalità" continua Cortorillo, sostenendo che "non c'é nessuna crisi, le finte cooperative nascono e muoiono per espellere i lavoratori che vogliono difendere i loro diritti e l'obiettivo è solo quello di aumentare i profitti e neppure i consumatori finali di GS-Carrefour ne traggono beneficio: questa situazione o viene ricondotta alla legalità oppure saremo costretti a tenere il conflitto aperto".
Il comportamento del consorzio Gemal oltre a danneggiare i lavoratori, compromette l'immagine del gruppo Carrefour GS - afferma Rocco Ungaro, segretario milanese della Filt-Cgil - eci aspettiamo che ora il gruppo impegni il consorzio al rispetto delle regole".
Per discutere della situazione, alle 16 di lunedì prossimo, presso la Prefettura di Milano è previsto un tavolo a cui siederanno la Filt-Cgil, il consorzio Gemal (date un'occhiata al sito, per curiosità - nota Blog) ed il gruppo GS-Carrefour.
Contemporaneamente il sindacato ha organizzato due presidi, uno sotto il palazzo del Governo in corso Monforte e l'altro davanti al supermercato del gruppo GS-Carrefour di via Sottocorno 46, "per informare tutti i cittadini e i clienti dell'ipermercato del trattamento riservato ai lavoratori del polo logistico di Pieve Emanuele".
Pubblicato da Lavoratori Unicoop a 14:12 1 commento:
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Negozio Unicoop Firenze di Via Carlo del Prete rinvenuti insaccati "scaduti" da quasi due mesi.
FIRENZE - Via Carlo del Prete: Insaccati "vecchi" di quasi 2 mesi, andavano consumati preferibilmente entro il 10 luglio.
Petrioli (ASL): "Oltre quella data peggiorano le qualità organolettiche".
Quando ha visto sugli scaffali del supermercato quei prodotti -soprattutto insaccati- ha prima ringraziato la sua abitudine a controllare scrupolosamente le date di scadenza prima di mettere la merce nel carrello, e poi è andata a protestare con i commessi.
Mille scuse, ma il giorno dopo nulla era cambiato. E così, dopo l'ennesima scoperta, una cliente della COOP di via Carlo del Prete ci ha segnalato una "cattiva abitudine" del supermercato in zona Firenze Nova. Macchina fotografica alla mano, mercoledì pomeriggio abbiamo verificato di persona: sugli scaffali della COOP c'erano effettivamente prodotti scaduti. O almeno, prodotti sui quali la data indicata in etichetta era già passata.
E nemmeno da poco: un lonzino di maiale era infatti scaduto da quasi tre settimane, l' 8 agosto scorso. Poco distante, un analogo pezzo di carne suina: prezzo leggermente superiore, identica data di produzione (il 9 febbraio) e soprattutto di scadenza. Il tempo di fare pochi passi e troviamo due confezioni di salame, in particolare due finocchione "suino cinto toscano" prodotte da un' azienda di Montaione: in questo caso, la data di scadenza è addirittura il 10 luglio scorso. Poco distante, in un grosso contenitore, troviamo altri insaccati di diverse marche,: tecnicamente dovrebbero essere tenuti sottovuoto, in realtà si vede chiaramente come all' interno ci sia aria.
"Me n'ero accorta per la prima volta qualche tempo fa - racconta la cliente - e sono andata più volte a segnalare la vicenda ai commessi. Specie quando trovai una confezione di olio di semi scaduta da oltre un anno. In qualche caso gli impiegati si sono scusati e mi hanno detto che avrebbero subito rimediato, in altri si sono giustificati dicendo che non potevano certo controllare tutti i prodotti.
Di certo, mi chiedevano sempre di non presentare reclami formali, per le conseguenze che ciò avrebbe potuto avere per loro. Eppure, soprattutto in estate, qui vengono a comprare molte persone anziane: nessuno pensa a loro, considerato che ormai sono in pochi a controllare l'etichetta dei prodotti?".
A onor del vero, in tutti e quattro i casi che abbiamo riscontrato l'etichetta indica quella data come quella entro cui il prodotto andrebbe consumato "preferibilmente". Una differenza sostanziale:"Quella dicitura -spiega Giuseppe Petrioli, direttore del Dipartimento di prevenzione dell' Asl- significa che passata la data di scadenza iniziano a peggiorare le qualità organolettiche del prodotto, ma non ci sono grossi rischi per il consumatore".
Pubblicato da Lavoratori Unicoop a 20:52 1 commento:
Etichette: Lavoro e Sicurezza, Unicoop Firenze
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L'aggressività antisindacale di Marchionne fa subito scuola e proseliti. E' Importante una reazione immediata e forte dei lavoratori conro questa feroce ondata padronale che nega diritti costituzionali, prima che sindacali.
La moda di non rispetare le leggi e le decisioni dei magistrati viene dall'alto ed è stata subito raccolta da chi vuole imporre la prepotenza e la prevaricazione sui lavoratori e i loro diritti.
All'origine della protesta il no dell'azienda a reintegrare 64 dipendenti
Pieve Emanuele come Melfi. Con un gruppo di lavoratori e un delegato sindacale licenziati che vengono reintegrati dal giudice, ma a cui l'azienda nega il rientro al lavoro. E ora i lavoratori della provincia di Milano protestano. La vicenda di Pieve comincia la scorsa primavera, spiegano dalla Filt-Cgil, quando la cooperativa R.M. decide di far licenziare i lavoratori e riassumerne solo una parte in una nuova società riducendo loro retribuzione e diritti.
Dopo uno sciopero dei lavoratori, la RM. sospende il delegato sindacale della Filt-Cgil e vieta l'entrata nello stabilimento dei lavoratori, che dallo scorso giugno ricevono la busta paga azzerata. Parte la causa e il 3 agosto scorso il giudice ordina alla cooperativa di reintegrare i 64 lavoratori. Il 4 agosto tutti si presentano ai cancelli del polo logistico Gs-Carrefour e gli viene comunicato l'impossibilità al reintegro.
Da allora i lavoratori sono in presidio permanente davanti ai cancelli e questa mattina alle 8, al termine di un'assemblea sindacale, hanno bloccato i cancelli di entrata e di uscita delle merci del polo logistico del gruppo Gs-Carrefour, concludendo la manifestazione solo dopo la garanzia della prefettura di riaprire lunedì prossimo il tavolo di confronto azienda-sindacati.
"La somiglianza con la vicenda di Melfi è inquietante, ancora una volta non vengono rispettate le sentenze della magistratura a danno della legalità e dei lavoratori", afferma Nino Cortorillo, segretario generale Filt-Cgil Lombardia, spiegando che "a differenza di Melfi, nello stabilimento di Pieve Emanuele da giugno i lavoratori e le loro famiglie non percepiscono alcuna retribuzione e nel frattempo l'azienda ha cercato di dirottare i lavoratori verso una new company, esattamente come si vorrebbe fare a Pomigliano, riducendo diritti e retribuzioni".
Pubblicato da Lavoratori Unicoop a 20:25 1 commento:
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Il giudice condanna la cooperativa RM, che opera in appalto per il Gruppo GS/Carrefour a riammettere in servizio 64 soci-lavoratori licenziati l’8 giugno
RM, per assegnarla ad un’altra Coop, La Gioventù, sempre facente parte del Consorzio ma che mai aveva operato in Lombardia e che, guarda caso, applicava al proprio interno le regole che il sindacato aveva rifiutato.
In questo spregiudicato gioco di prestigio nel quale i Consorzi e le Cooperative possono nascere e morire o uscire di scena per farne entrare di nuove, si chiedeva ai lavoratori di dimettersi dalla vecchia Cooperativa per esser assunti dalla nuova, alle nuove condizioni. A chi non ha accettato il ricatto il Gruppo Gs ha sbarrato i propri ingressi consentendo di fatto al Consorzio Gemal di licenziare tutti i lavoratori.
Il pronunciamento del Giudice, nel condannare RM alla riammissione in servizio, ha riconosciute le ragioni dei lavoratori cui era venuto meno sia il lavoro che il reddito, senza mai aver ricevuto nessuna lettera di licenziamento.
Con questa sentenza, che auspichiamo venga prontamente eseguita, esce sconfitto sia il comportamento dei committenti GS/ Carrefour che quello del Consorzio, fautori, di fatto, di una logicao barbarica nella gestione degli appalti.
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Per il PD di Montopoli sulla vicenda Conad-Alma Group trionfa la legalità.
Visto il clima di palese illegalità ed opacità che caratterizza alcune (molte?) cooperative sociali che hanno in appalto magazzini e logistica, dobbiamo agurarci che questo sia solo un primo passo verso una legalità ed una trasparenza più diffuse, indipendentemente dai colori di appartenenza della cooperativa.
Quella che segue è la ricostruzione del caso Conad di Montopoli da parte del PD locale e delle polemiche sindacali da una parte e dall'altra, seguite a causa della passata gestione dell'appalto del magazzino Conad dalla discussa cooperativa Alma Group, che parrebbe essere in qualche modo vicina a Cisl.
Crediamo che sia un intervento importante, ma auspichiamo che il PD (e la Cgil) segua con la stessa intransigenza e innalzi la bandiera della legagalità e dei diritti sindacali, se non addirittura umani, anche quando si tratta di altre cooperative. Tanto per essere più chiari, riportiamo un articolo di qualche tempo fa, che descriveva, non proprio in termini lusinghieri, le condizioni di lavoro dei soci-lavoratori della CFT che operano nei magazzini di Unicoop Firenze.
Polemiche sindacali come questa non nascono a caso. L'intervista del segretario Uilm Marcello Casati, lascia intendere, evitando molto cautamente di entare nel dettaglio, che la questione dei diritti non si ferma certo al caso Conad-Alma Group.
HA VINTO LA LEGALITA'
La relazione del CSM
Risposta a CISL e UIL
I documenti del PD in PDF
Conad chiarisca
Ha vinto la legalità
Documento PD provinciale
Speciale sul caso del magazzino Conad di Capanne.
Pubblicato da Lavoratori Unicoop a 13:47 Nessun commento:
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