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Timestamp: 2020-05-26 17:09:37+00:00
Document Index: 114133333

Matched Legal Cases: ['art. 2082', 'art 2195', 'art. 2135', 'art. 2135', 'art. 2083', 'art. 2214', 'art.2195', 'art. 2555', 'art. 2095', 'art. 2571', 'art. 2557']

Impresa | Classificazione delle Imprese | VetrinaFacile.it
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21 Maggio 2020 21 Maggio 2020 VetrinaFacile.it & Bacheca Immobiliare
Impresa | Classificazione delle imprese
Obblighi per l’agente immobiliare (agente affari in mediazioni)
Impresa | Il piccolo imprenditore
Capacità di esercitare un’impresa commerciale
Impresa | Collaboratori dell’imprenditore
Impresa | Institore
Leggi anche: Società per Azioni
Segni distintivi dell’impresa | Ditta Insegna e Marchio
Impresa | Il Registro delle Imprese
Impresa | Successione nei debiti
Impresa | Diritto commerciale
Impresa. L’art. 2082 del c.c. definisce l’imprenditore come “… chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi.” Quindi è l’imprenditore, che esercita con carattere di continuità e abitualmente (professionalmente) una attività lucrativa (economica), attraverso una organizzazione di fattori produttivi (capitale e lavoro), al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi da immettere sul mercato.
La professionalità è anche indice di esercizio prevalente dell’impresa. Per quanto riguarda l’impresa si distingue tra:
lucro soggettivo, cioè il movente psicologico dell’imprenditore,
lucro oggettivo, cioè l’utilizzo all’interno dell’impresa di modalità di gestione oggettivamente volte a massimizzare i ricavi.
L’art 2195 del c.c. definisce gli imprenditori commerciali come coloro che esercitano attività:
industriale diretta alla produzione di beni e servizi;
altre attività ausiliarie alle precedenti ed in questa categoria rientra l’agente immobiliare, il titolare di agenzia di viaggio e l’agente di pubblicità.
L’imprenditore commerciale è tenuto all’iscrizione al Registro delle Imprese, è soggetto alle procedure concorsuali e deve tenere le scritture contabili quali:
Il libro giornale: in cui vengono registrati cronologicamente tutti i fatti aziendali, tutte le operazioni compiute all’interno della impresa.
Bilancio: è il documento contabile composto dallo stato patrimoniale o libro degli inventari. È un libro obbligatorio nel quale sono riportate all’inizio dell’attività e al termine di ogni esercizio finanziario le attività e le passività. Insieme al libro degli inventari o Stato Patrimoniale vi è anche il Conto economico che riporta i costi e i ricavi dell’impresa e che permette di determinare il risultato dell’esercizio (utile o perdita). Infine vi è la cosiddetta nota integrativa definita anche bilancio in forma abbreviata dove si evidenzia la perdita o l’utile dell’esercizio finanziario ed è indirizzata solo ai soci.
L’imprenditore commerciale deve altresì tenere le altre scritture che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa e conservare ordinatamente per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute e spedite.
Le scritture contabili devono essere conservate per dieci anni dall’ultima registrazione.
Anche per l’agente immobiliare in quanto imprenditore commerciale incombe l’obbligo di tenere le scritture contabili appena citate. Generalmente però, possono essere adottati dei documenti equipollenti. Ad esempio il registro iva delle fatture (emesse o attive), il registro iva degli acquisti e il registro dei beni ammortizzabili. Nel primo si registrano le provvigioni percepite, nel secondo le spese sostenute e nel terzo i beni strumentali. Questi libri sono obbligatori dal punto di vista fiscale mentre per la legge antiriciclaggio è obbligatorio avere in agenzia o in sede il c.d. “archivio unico” cartaceo o informatico dove obbligatoriamente registrare giornalmente (o entro 30 giorni) i preliminari e i definitivi che si sono conclusi per mezzo dell’Agente Immobiliare.
L’art. 2135 del c.c. definisce le imprese agricole le imprese che svolgono un’attività diretta alla coltivazione del fondo, all’allevamento del bestiame e attività connesse. L’ Agriturismo è un’attività agricola per connessione in base al criterio dell’accessorietà e complementarietà sulle attività agricole.
Una ulteriore definizione di imprenditore agricolo professionale è contenuta nel D. Lgs. 2004/99 infatti viene definito “ IAP“. Chi in possesso di conoscenze e competenze professionali dedichi alle attività agricole indicate nell’art. 2135 del c.c. direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo. E che ricavi dall’attività medesima almeno il 50% del proprio reddito globale.
Gli imprenditori agricoli rientrano nella categoria del piccolo imprenditore il quale è importante ricordare che è esonerato a differenza dell’imprenditore commerciale dalla tenuta delle scritture contabili ed é soggetto all’iscrizione nella sessione speciale del Registro delle Imprese.
L’art. 2083 definisce il piccolo imprenditore come “i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, piccoli commercianti e coloro che esercitano una attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia”. Nella nozione di piccolo imprenditore è essenziale sia la presenza dell’organizzazione del lavoro che dell’elemento azienda. Quando tali requisiti non sussistono, si ha la figura del lavoratore autonomo.
Elemento caratterizzante della piccola impresa rispetto all’impresa è proprio la prevalenza del lavoro del titolare dell’impresa e dei suoi familiari rispetto a quello di eventuali prestazioni lavorative di terzi, sia rispetto al capitale. Perché possa parlarsi di piccolo imprenditore occorre tener conto dell’attività economica esercitata, e dei soggetti che vi collaborano. Il piccolo imprenditore è esonerato dalla tenuta delle scritture contabili (art. 2214 c.c.), si iscrive alla sezione speciale del Registro delle Imprese (pubblicità notizia) e risulta escluso dalla procedura fallimentare se non assoggettabile in base ai presupposti stabiliti.
Una particolare impresa individuale è l’impresa familiare. È stata introdotta con la riforma del diritto di famiglia ed è quell’impresa in cui collaborano in maniera continuativa il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo grado dell’imprenditore. L’impresa familiare gode di un vantaggio dal punto di vista fiscale rispetto alle altre attività individuali: il reddito conseguito dall’impresa è imputato per il 51% al capo famiglia e per il restante 49% agli altri collaboratori. In caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell’azienda i partecipanti all’impresa familiare hanno diritto di prelazione sull’azienda. La costituzione dell’impresa familiare deve avvenire per tramite scrittura privata autenticata o con atto pubblico.
In base a quanto detto fin qui, esistono tre criteri principali, di classificazione dell’imprenditore e della sua attività:
qualitativo: che si basa sulla diversa natura della attività economica esercitata e pertanto comporta la distinzione tra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale;
quantitativo: che tiene conto delle dimensioni dell’attività imprenditoriale e che comporta la distinzione tra imprenditore e piccolo imprenditore;
personale: che tiene conto del numero dei soggetti che esercitano, assumono il rischio e dirigono l’impresa e in questo caso distinguiamo tra imprenditore individuale che può comunque avvalersi dell’opera di collaboratori e imprenditore collettivo.
Le imprese pubbliche sono quelle gestite dalla Stato e dagli enti pubblici per soddisfare interessi collettivi.
La qualità di imprenditore commerciale si acquista, per il solo fatto di esercitare professionalmente una attività economica tra quelle indicate dall’art.2195 del c.c. Però il rischio che implica l’esercizio è la possibilità che l’imprenditore ha del ricorso al credito. Questo giustifica una particolare disciplina in materia di capacità ad esercitare un’impresa commerciale, ed infatti:
l’assolutamente incapace, come il minore non emancipato e l’interdetto, non possono in nessun caso iniziare l’esercizio di impresa commerciali;
l’assolutamente incapace, può invece continuare l’esercizio di un’impresa commerciale che a lui pervenga attraverso una successione o donazione generalmente sempre con un’apposita autorizzazione del tribunale su parere del giudice tutelare;
anche l’inabilitato può soltanto continuare l’esercizio di un’impresa commerciale se autorizzato dal tribunale, su parere del giudice tutelare;
il minore emancipato può essere autorizzato ad iniziare l’esercizio di una nuova impresa commerciale e a continuare quella di un’impresa già esistente. In questo caso ha piena capacità (può compierli da solo) anche per gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione;
Un impiegato dello stato non può esercitare un’impresa commerciale.
L’art. 2555 del c.c. definisce l’azienda quale “… complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio d’impresa”. Fanno parte di questi beni:
quelli materiali (merci, macchinari e locali);
beni immateriali (opere dell’ingegno come i brevetti).
Non fanno invece parte dell’azienda i contratti, i crediti e i debiti che fanno capo direttamente all’imprenditore anche se possono essere ricollegati all’azienda e anche gli stessi collaboratori dell’imprenditore, non sono beni, bensì persone fisiche e come tali sono estranee all’azienda. L’azienda può essere trasferita definitivamente con atto di cessione di azienda ma anche temporaneamente (usufrutto e affitto di azienda).
La cessione è un’operazione unitaria indirizzata a permettere ad un terzo la continuazione dell’impresa. L’operazione può riguardare l’intera azienda o più aziende possedute dallo stesso imprenditore ovvero un solo ramo dell’azienda oggetto di cessione. La cessione di un’azienda può avvenire in forma scritta ai fini probatori.
Nella successione nell’azienda per causa di morte la ditta si trasmette al successore salvo diversa disposizione testamentaria. Chi aliena l’azienda deve astenersi per il periodo di cinque anni dal trasferimento dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta (patto di non concorrenza).
In Italia, il diritto del lavoro ci insegna che i lavoratori subordinati si suddividono in quattro categorie: dirigenti, quadri, impiegati, operai. Questa suddivisione è contenuta nell’art. 2095 del c.c. Tutti i dipendenti rientrano in questa ripartizione, pubblici e privati. Si può parlare, quindi, di categorie “legali” di lavoratori che si affiancano a categorie previste dai contratti collettivi, che possiamo definire “sindacali“. Le quattro categorie:
Il dirigente è il lavoratore subordinato che, nell’ambito dell’impresa o dell’ente, svolge funzioni con elevata professionalità, autonomia decisionale, responsabilità nei confronti dell’imprenditore o del funzionario superiore; inoltre, ha poteri di coordinamento e controllo dell’intera attività aziendale o di un ramo autonomo dell’impresa oppure, per i dirigenti pubblici, di un settore/ufficio. Per questi motivi, spesso, il dirigente è definito l’Alter Ego dell’imprenditore.
I quadri hanno avuto riconoscimento formale soltanto con la L. 190/85. Si tratta di lavoratori, subordinati intermedi come posizione tra dirigenti e impiegati, che dipendono direttamente dall’imprenditore o dai dirigenti, che svolgono attività di rilevante importanza per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
L’impiegato si intende un lavoratore subordinato che svolge la sua attività professionale alle dipendenze di un datore di lavoro (privato o pubblico), fornendo una prestazione prevalentemente intellettuale, con esclusione di prestazioni di mera manodopera.
L’operaio è un lavoratore che esegue un lavoro manuale o tecnico, subordinato.
Una delle figure più importanti come collaboratore (ausiliario subordinato) dell’imprenditore è la figura dell’institore o direttore generale/amministratore delegato. L’institore è la persona preposta dal titolare all’esercizio di un’impresa commerciale o, di una sede secondaria o di un ramo particolare di un’impresa. È un collaboratore subordinato dell’imprenditore. L’institore ha funzioni direttive ed ha la rappresentanza generale dell’imprenditore in relazione chiaramente a tutti quegli atti riguardanti l’esercizio di impresa. Ha una procura generale per gli atti di ordinaria amministrazione e proprio per questo risponde insieme all’amministratore degli obblighi in materia di iscrizione nel registro delle imprese e di obbligo di tenuta dei libri contabili.
Nel caso sia preposto all’intera impresa dipenderà solo dall’imprenditore, nel caso sia preposto ad una filiale o ad un ramo dell’impresa si potrà trovare in posizione subordinata rispetto ad altro institore (direttore generale dell’impresa). L’institore gode di ampi poteri di gestione, di poteri rappresentativi che riguardano proprio la sua funzione e non richiedono quindi una procura, questa è necessaria solo quando l’imprenditore voglia limitare i poteri che la legge attribuisce a tali figure.
La procura con sottoscrizione del preponente autenticata deve essere depositata per l’iscrizione presso il competente ufficio del registro delle imprese. In mancanza dell’iscrizione la rappresentanza si reputa generale e le limitazioni di essa non sono opponibili ai terzi, se non si prova che questi le conosceva al momento della conclusione dell’affare. Tuttavia non può alienare o ipotecare i beni immobili dell’impresa se non è stato a ciò espressamente autorizzato. Accanto agli ausiliari subordinati vi sono i collaboratori autonomi quali: il mandatario, l’agente di commercio, il mediatore, il commissionario, lo spedizioniere.
La ditta è il nome sotto il quale l’imprenditore svolge la sua attività e a differenza del marchio e dell’insegna che hanno carattere facoltativo, la ditta è un mezzo necessario dell’impresa. L’imprenditore nel creare la ditta deve rispettare due principi: quello della verità e quello della novità. In base al principio della verità la ditta si distingue in:
Originaria, in quanto formata dall’imprenditore e deve contenere il cognome di quest’ultimo;
Derivata, è la ditta trasferita dall’imprenditore insieme all’azienda. In questo caso viene meno il principio di verità.
Il principio della verità impone che l’attività economica sia esercitata in nome proprio dell’imprenditore e infatti per questo è stabilito che in qualunque modo sia formata la ditta deve contenere almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore stesso. La ditta originaria ha la stessa importanza della ditta derivata. Il secondo principio, cioè quello della novità vuol dire che la ditta deve essere anche nuova, ossia deve individuare una nuova impresa differenziandola da imprese simili. La ditta non può essere trasferita separatamente dall’azienda e nel trasferimento tra vivi la ditta non passa all’acquirente senza il consenso dell’alienante.
Nelle società di persone, il nome con il quale si esercita l’attività è la “ragione sociale” e deve contenere al suo interno almeno il nome di un socio illimitatamente responsabile e la sigla giuridica della società (es. S.n.c. di Mario Rossi & Fratelli). Nelle società di capitali si parlerà invece di “denominazione sociale” e potrà essere formata liberamente, l’importante è che sia seguita dalla sigla giuridica della società (es. Immobiliare S.r.l.).
L’insegna è il segno distintivo del locale nel quale si svolge l’attività dell’imprenditore, può corrispondere alla ditta, ma può anche avere un contenuto diverso e quindi essere formata oltre che da una denominazione anche da figure o simboli. Anche l’insegna deve presentare i caratteri della originalità (verità ) e della novità.
Il marchio è il segno distintivo del prodotto e può consistere sia in un nome che in un segno, purché rappresenti un carattere distintivo e cioè abbia il carattere della novità e non sia contrario alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume. La funzione del marchio è quella di differenziare il prodotto di un imprenditore da quello simile immesso sul mercato dai concorrenti. Il marchio attualmente non distingue soltanto i beni ma anche le attività che producono servizi, come imprese assicurative o bancarie. I marchi si distinguono in diversi tipi:
marchio di fabbrica: indica la provenienza del prodotto da una determinata impresa industriale;
di commercio: serve ad indicare che esso è posto in vendita da una determinata impresa (es. grandi magazzini e supermercati);
marchio di forma: che consiste nella forma dell’involucro o anche del prodotto (es. la bottiglia della coca-cola)
di categoria o collettivo: che tende a proteggere indistintamente i prodotti di un gruppo di persone associate tra di loro (es. “Pura lana vergine” per i capi di lana).
Ogni imprenditore ha diritto di avvalersi in modo esclusivo del marchio da lui prescelto e questo diritto si può acquistare in due modi:
con la registrazione e abbiamo il cosiddetto marchio registrato che viene effettuato dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
con l’uso di fatto il cosiddetto marchio non registrato e i­n base all’art. 2571 del c.c. chi ha fatto uso dì un marchio non registrato ha la facoltà di continuare ad usarlo, nonostante la registrazione fatta da altri nei limiti in cui anteriormente se ne é avvalso.
Il marchio non registrato gode di una tutela minore da quello registrato e infatti chi ha la registrazione gode di una protezione estesa su tutto il territorio nazionale, invece colui che ha solo l’uso di fatto di un marchio non registrato deve prima di tutti provarlo e riceverà quindi una tutela limitata all’ambito in cui questo uso è avvenuto; inoltre questo marchio ha di fatto una tutela penale più limitata anche in tema di azioni della concorrenza sleale e di risarcimento del danno ed infine l’esclusività non si estende mai ai prodotti affini a quelli individuati generalmente al marchio di fatto. Il marchio può essere trasferito separatamente dall’azienda.
La protezione giuridica del marchio è data a quelli registrati e in qualche caso a marchi non registrati. Per essere protetto infatti il marchio di fatto deve essere utilizzato, essere riconosciuto come segno distintivo (e non come semplice ornamento) e garantire un ricordo presso i consumatori (cosicché possa espletare la sua funzione, appunto, di segno distintivo presso il pubblico). Il diritto all’uso esclusivo del marchio può essere trasferito soltanto con l’azienda.
Un brevetto tutela e valorizza un’innovazione tecnica, ovvero un prodotto o un processo che fornisce una nuova soluzione a un determinato problema tecnico. È un titolo in forza del quale viene conferito un monopolio temporaneo di sfruttamento sull’oggetto del brevetto stesso. Consistente nel diritto esclusivo di realizzarlo, di disporne e di farne un uso commerciale, vietando tali attività ad altri soggetti non autorizzati. Possono costituire oggetto di brevetto: le invenzioni industriali e i modelli di utilità.
Il brevetto conferisce al titolare nel caso in cui l’oggetto del brevetto sia un prodotto, il diritto di vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di produrre, usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto in questione. Nel caso in cui l’oggetto del brevetto sia un procedimento, il diritto di vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di applicare il procedimento, nonché di usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto direttamente ottenuto con il procedimento in questione. È importante notare che un brevetto non attribuisce al titolare la “libertà di uso” o il diritto di sfruttare la tecnologia coperta dal brevetto, ma solo il diritto di escludere dall’utilizzo dello stesso altri soggetti. I brevetti per invenzione sono infatti protetti da un utilizzo non autorizzato per un periodo di 20 anni (e quelli per modelli di utilità per 10) a partire dalla data di deposito degli stessi.
Il brevetto per invenzione industriale gode di una tutela civilistica, penalistica e amministrativa. Per essere considerata brevettabile, un’invenzione deve avere le seguenti caratteristiche:
novità, che l’invenzione non sia già stata resa disponibile al pubblico con una descrizione scritta o orale, con una utilizzazione o qualsiasi altro mezzo;
attività inventiva, non ovvia;
industrialità, l’applicabilità a qualsiasi tipo di produzione industriale;
Il modello di utilità è una forma nuova di un prodotto industriale che dà al prodotto stesso una particolare efficacia o comodità di applicazione o di impiego. I modelli di utilità sono tutelati da una particolare forma di brevetto, definito brevetto per modello di utilità. I modelli di utilità si distinguono dall’invenzione per il fatto che, nel caso di modello di utilità, manca una vera e propria nuova soluzione ad un determinato problema tecnico. Si distinguono, inoltre, da un’altra tipologia di modelli industriali, definiti nel nostro ordinamento come disegni e modelli, che rappresentano un ritrovato estetico ma anche ergonomico e funzionale.
Più specificatamente le invenzioni sono idee per la soluzione di un problema tecnico suscettibile di applicazione industriale; dal punto di vista ontologico l’invenzione può configurarsi alternativamente come di prodotto, di procedimento o d’uso. Anche nel modello di utilità vi è la soluzione di un problema tecnico. Si tratta dello specifico problema tecnico di conferire particolare efficacia o comodità di applicazione o di impiego intervenendo sulla forma delle macchine o parti di esse, degli strumenti, degli utensili e degli oggetti di uso in genere. I brevetti per invenzione e per modello di utilità si distinguono dai disegni e modelli ornamentali come la tecnologia si distingue dal design industriale.
Il diritto d’autore è quella branca dell’ordinamento giuridico italiano che disciplina l’attribuzione di un insieme di facoltà a colui che realizza un’opera dell’ingegno di carattere creativo, con l’intento di riservargli diritti morali ed economici. Appartiene alla categoria dei diritti personali. Bisogna ricordare che non è necessario alcun tipo di registrazione dell’opera (o dell’autore) per godere della tutela del diritto d’autore. Esiste comunque un registro presso il quale depositare, se si vuole, l’opera. Questo registro pubblico generale è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre la SIAE si occupa di tenere un registro pubblico speciale per le opere cinematografiche. La registrazione fa fede fino a prova contraria dell’esistenza dell’opera e della sua pubblicazione. Nel caso in cui il diritto di autore viene trasmesso ad altro soggetto, quest’ultimo acquista solo la componente patrimoniale del diritto.
Il Registro è nato con il codice civile nel 1942 con lo scopo di sottoporre ad un regime di pubblicità non solo le imprese collettive ma anche le imprese individuali, questa pubblicità serve per far conoscere a terzi i fatti più importanti dell’impresa e anche la sua struttura. Vi è l’obbligo di registrazione su tutti gli imprenditori individuali, sulle società (imprese collettive ) e anche per gli Enti Pubblici che svolgono attività commerciale come la SIAE. Devono essere registrati tutti i fatti dell’impresa e cioè:
l’eventuale estinzione.
L’iscrizione avviene generalmente su domanda dell’interessato, talvolta l’iscrizione avviene grazie al notaio che soprattutto iscrive le società di capitali che nascono solo nel momento in cui vengono iscritte, in questo caso l’efficacia di tale iscrizione è costitutiva ed infatti con tale iscrizione tali società acquistano personalità giuridica. L’imprenditore occulto risponde per i debiti dell’impresa se viene individuato.
L’imprenditore può trasferire a terzi soggetti sia i singoli elementi dell’azienda, sia l’azienda nel suo complesso e questo trasferimento può aversi per atto tra vivi in varie forme. Ad esempio per vendita – affitto, usufrutto per un massimo di 30 anni e con altre regole si può trasferire per donazione o anche per permuta. Questi trasferimenti devono avvenire obbligatoriamente per forma scritta anche se questo obbligo è relativo solo ai fini della prova e per le sole imprese che sono soggette alla registrazione per la loro costituzione. Vi è inoltre la necessità della forma scritta anche qualora il trasferimento dell’azienda comporti che nell’azienda ci siano dei beni immobili e se nel trasferimento non è stabilito diversamente. L’acquirente subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale (contratto di locazione del locale commerciale). Quindi questi contratti sono i contratti che servono per l’esercizio dell’impresa e sono:
contratto di locazione dove opera azienda
contratti di somministrazione delle materie luce, gas, ecc
contratto di assicurazione relative all’impresa
Sono esclusi i contratti che abbiano carattere personale e cioè quelli basati sulle qualità personali e professionali dell’imprenditore originario. I crediti e i debiti sono così regolati: nel primo caso cioè nella successione nei crediti, comporta che la loro cessione a favore dell’acquirente ha effetto nei confronti dei terzi debitori dal giorno della notifica al debitore, o dal momento dell’iscrizione nel Registro delle Imprese del trasferimento dell’Azienda.
Nel caso di successione nei debiti, per tutelare i creditori che non debbono subire danni dal trasferimento accade diversamente. L’alienante (cioè colui che vende) rimane obbligato per le obbligazioni anteriori al trasferimento e l’acquirente è responsabile in solido con l’alienante per questi debiti aziendali, a condizione però che risultino dalle scritture contabili obbligatorie. Nel caso di Azienda che viene concessa in affitto o data in usufrutto, l’usufruttuario e l’affittuario hanno l’obbligo di esercitare l’azienda sotto la ditta che la identifica e devono gestirla senza modificarne la destinazione. Devono ricostituire le normali scorte e sostituire gli impianti deteriorati dall’uso.
Inoltre, subentrano automaticamente nei contratti aziendali per la durata dell’usufrutto o dell’affitto. In base a quanto disposto dall’art. 2557 c.c. chi aliena un’azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento (limite legale), dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta. Il patto di astenersi dalla concorrenza per un periodo più ampio da quello previsto è valido, purché non impedisca ogni attività professionale dell’alienante. Gli atti di concorrenza sleale si configurano come illeciti di tipo civile.
L’avviamento è la capacità potenziale dell’impresa di produrre reddito. I fattori che contribuiscono alla determinazione di tale valore sono costituiti dalla clientela, dall’ubicazione dell’attività, dal fatturato, ecc. Tale valore è fondamentale nella cessione d’azienda per la formazione del prezzo finale.
Il diritto commerciale è quella branca del diritto privato che comprende varie ed articolate materie legate agli aspetti giuridicamente rilevanti delle attività economiche. Più in particolare, regola ed ha per oggetto gli atti e le attività dell’impresa. In Italia, le sue fonti sono contenute nel codice civile o in leggi speciali. Ciò ci differenzia da quanto accade in altri ordinamenti giuridici, che dispongono di un vero e proprio codice di commercio.
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