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Timestamp: 2020-05-31 16:06:03+00:00
Document Index: 14592557

Matched Legal Cases: ['art. 195', 'art. 182', 'art. 195', 'art. 30', 'art. 32', 'art. 195', 'art. 32', 'art. 195', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 32', 'art. 195', 'art. 30', 'art. 195', 'art. 32']

30 ottobre 1991 Ordinanza del Tribunale di Modena - Aeranti
30 ottobre 1991 Ordinanza del Tribunale di Modena
ORDINANZA DEL TRIBUNALE DI MODENA
Sulla richiesta di riesame proposta dall’indagato XY presentata il 12/10/1991 pervenuta il — e riguardante il decreto di sequestro preventivo di impianti radioelettrici di pertinenza della WZ emesso dal G.I.P. presso la Pretura di Modena il 2/10/1991.
Letti gli atti osserva:
Con il decreto indicato in premessa il G.I.P. presso la locale Pretura ha ordinato il sequestro preventivo degli impianti radioelettrici di pertinenza della emittente KK sul rilievo che gli stessi apparivano esercitati in un ipotizzato contrasto con quanto dispone l’art. 195 del D.P.R. 29/3/1973 n. 156.
Tanto premesso, il collegio ritiene che l’appello sia fondato e debba essere accolto.
Va in primo luogo rilevato che non sembra determinante il dedotto vizio di illegittimità la mancata spedizione dell’informazione di garanzia, tenuto conto che il XY venne avvertito dell’inizio delle operazioni della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. Né risulta che la nullità sia stata eccepita nel termine di cui all’art. 182, comma 2°, c.p.p.
Le ulteriori considerazioni formulate dall’appellante vanno condivise.
Occorre premettere che, sebbene dal riesame del decreto di sequestro esuli ogni valutazione riguardante il merito dell’imputazione, il giudice che ne è investito ha il potere-dovere di cogliere la conferenza dell’oggetto e della finalità della misura cautelare rispetto alla fattispecie legale ipotizzata, onde può sottrarsi all’obbligo di stabilire se vi sia una palese difformità tra la medesima e la fattispecie concreta, di cui al procedimento pendente davanti al giudice che ha emesso il provvedimento impugnato. A tale stregua appare corretto ritenere con l’appellante che la condotta censurata non integra il reato di cui all’art. 195 del D.P.R. 156/73 modificato dall’art. 30 della Legge 6/8/1990, n. 223. Invero che il XY esercitasse l’impianto di cui si discute al momento dell’entrata in vigore della Legge citata appare pacifico alla luce della documentazione prodotta, a nulla rilevando il mutamento della postazione, non derivando da ciò la “novitá” dell’impianto (laddove si dà atto nella stessa informativa che le caratteristiche frequenze erano rimaste invariate). Del resto proprio muovendo dalla considerazione che si trattava di un impianto esistente al momento dell’entrata in vigore della Legge 223/90, il Direttore del Circostel di Bologna con l’ordinanza 13/8/1991 (impugnava davanti al T.A.R., che ha accordato la sospensiva) aveva disposto la disattivazione dell’impianto per l’intervenuta modifica della funzionalità tecnico-operativa del medesimo (art. 32, commi 2° e 5°, della legge citata), disattivazione alla quale si fa espresso riferimento nell’informativa di reato (pag. 5). Stando così le cose, merita accoglimento la prospettazione difensiva circa l’insussistenza del reato di cui al più volte menzionato art. 195 del Codice postale (novellato dalla Legge 223/90), alla luce di quanto recita l’art. 32, 5° comma, della legge predetta, il quale per l’inosservanza delle disposizioni di cui ai precedenti commi (ovvero per la “radiodiffusione di trasmissioni consistenti in immagini o segnali sonori fissi e ripetitivi”) prevede la sola disattivazione degli impianti da parte del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, ma non richiama l’art. 195 né altre norme penali: il che oltre tutto appare in linea con il carattere transitorio del regime contemplato dal suddetto art. 32. Né può ritenersi che alla norma penale rinvii il successivo art. 33, perchè esso richiama, dichiarandoli applicabili ai “soggetti di cui all’art. 32 i quali eserciscano rispettivamente, alla data di entrata in vigore della presente legge, reti nazionali ovvero emittenti e reti locali”, alcuni articoli della legge e “le connesse disposizioni sanzionatorie di cui agli artt. 30 e 31”, onde deve escludersi che il richiamo sia esteso all’art. 195 del D.P.R. 156/73, modificato dall’art. 30, 7° comma, che punisce l’installazione e l’esercizio di impianti di telecomunicazione senza concessione o autorizzazione (laddove i soggetti di cui trattasi sono autorizzati all’esercizio, ex lege, nel periodo transitorio).
Mette conto aggiungere che le norme penali sostanziali non sono suscettibili di interpretazione analogica (e nemmeno possono essere interpretate estensivamente), per cui sono pienamente condivisibili i rilievi dell’appellante in ordine all’impossibilità di ritenere perseguibili, ai sensi del ricordato art. 195, interventi su impianti esercitati da soggetti che abbiano inoltrato domanda di concessione ex art. 32, 1° comma, della Legge 223/90, in presenza di una norma che commina a carico di chi li abbia posti in essere esclusivamente una sanzione amministrativa.
L’accoglimento dell’istanza di riesame comporta il dissequestro degli impianti di pertinenza della WZ
Visti gli artt. 322 e 324 C.P.P., in riforma del decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. presso la Pretura Circondariale di Modena in data 2/10/1991
il dissequestro degli impianti radioelettrici di pertinenza della WZ siti in XX, Via YY;
per l’esecuzione ufficiali di P.G. della Direzione Compartimentale Poste e Telecomunicazioni – Ufficio II° – Ispezione Reparto Escopost e Escoradio di Bologna.
Modena, 30/10/1991