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Timestamp: 2020-01-23 00:22:36+00:00
Document Index: 12487457

Matched Legal Cases: ['art. 81', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 201', 'art. 36', 'art. 8', 'art. 81', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 94', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 201', 'art. 360']

Niente continuazione se l’infrazione è ripetuta, sì al cumulo delle multe – Sentenza n. 5252 del 04 marzo 2011 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Sentenza n. 5252 del 04 marzo 2011
Niente continuazione se l’infrazione è ripetuta, sì al cumulo delle multe. Assenza della contestazione immediata e utilizzo delle porte telematiche.
Il principio penalistico del “reato continuato” (valido per i reati penali ai sensi dell’art. 81 c.p.) non può essere applicato nel caso di più violazioni del codice della strada, con la conseguenza che si dovranno pagare le diverse sanzioni pecuniarie irrogate.
Lo ha afferma la Corte di cassazione nella recentissima sentenza n. 5252 depositata il 4 marzo 2011 per il caso di un ricorso contro una serie di multe collezionate da un automobilista per aver acceduto, senza esservi autorizzato, all’interno della zona urbana a traffico limitato (ztl).
Secondo quanto precisato dai Giudici della Suprema Corte, in caso di pluralità di illeciti amministrativi in violazione della medesima norma, ciascuna infrazione è assoggettabile a sanzione non essendo applicabile l’articolo 8 della legge 689/1981 sia perché la menzionata L. n. 689 del 1981, art. 8, al comma 2, prevede una simile disciplina solo per le suddette violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatoria (evidenziandosi così l’intento del legislatore di non estendere detta disciplina ad altri illeciti amministrativi), sia perché la differenza qualitativa tra illecito penale e illecito amministrativo non consente che attraverso l’interpretazione analogica le norme di favore previste in materia penale possano essere estese alla materia degli illeciti amministrativi.
Nello specifico, con riguardo alle violazioni dello Ztl, secondo i giudici di cassazione, va altresì escluso l’obbligo di contestazione immediata in quanto tale violazione rientra fra quelle tipizzate dal codice della strada, per cui non è obbligatorio fornire le motivazioni del motivo per il quale non è stato possibile contestare immediatamente sul posto la violazione. Infatti, è nella natura stessa di tali violazioni la motivazione del perché non è stato possibile “stoppare” l’automobilista. Valgono, dunque, le consuete regole in materia di notifica. In alcuni passi della Sentenza menzionata si legge che “in tema di accertamento delle infrazioni del codice della strada, l’espressa previsione contenuta nell’articolo 201, comma 1 bis […] ha assoggettato ad identica disciplina, ai fini dell’esonero dell’obbligo di contestazione immediata, sia l’accesso alle zone a traffico limitato sia la circolazione sulle corsie riservate” . In tal modo si è reso da subito possibile l’utilizzazione delle cosiddette “porte telematiche”.
A seguito di ricorso tempestivamente depositato avverso tre distinti verbali di accertamento elevati dal Comando di Polizia municipale di Bologna nei confronti di R.M. (tutti per violazione dell’art. 7 c. strada relativamente all’avvenuto transito in z.t.l. del Comune di Bologna), il giudice di pace adito, con sentenza n. 4071/2004 (depositata il 1 dicembre 2004), rigettava, in via principale, l’opposizione proposta, dichiarava sussistenti giusti motivi per la riduzione dell’importo dovuto all’opposta P.A. entro il limite del minimo edittale e compensava tra le parti le spese del giudizio.
Avverso la suddetta sentenza del giudice di pace di Bologna ha proposto ricorso per cassazione (notificato al Comune di Bologna il 10 giugno 2005) R.M., basato su tre motivi, avverso il quale si è costituito in questa fase l’intimato ente con apposito controricorso (notificato il 15 luglio 2005). Il difensore della ricorrente ha depositato memoria illustrativa.
In particolare il nuovo comma 1 bis dell’art. 201 (prima dell’integrazione recentemente apportata dall’art. 36, comma 1, della l. 29 luglio 2010, n. 120), così complessivamente disponeva nella sua versione originaria (applicabile specificamente nell’ipotesi esaminata dal giudice di pace di Bologna): “Fermo restando quanto indicato dal comma 1, nei seguenti casi la contestazione immediata non è necessaria e agli interessati sono notificati gli estremi della violazione nei termini di cui al comma 1:
E per questo che la giurisprudenza di questa Corte (v., tra le tante, Cass. 16 dicembre 2005, n. 27799; Cass. 21 maggio 2008, n. 12974, e Cass. 6 ottobre 2008, n. 24655), alla quale si è correttamente conformato il giudice di pace nell’impugna sentenza, ha statuito, a più riprese, che in tema di sanzioni amministrative pecuniarie, l’art. 8 l. n. 689 del 1981 prevede il cumulo cosiddetto “giuridico” delle sanzioni per le sole ipotesi di concorso formale, omogeneo od eterogeneo, di violazioni, ossia nelle ipotesi di più violazioni commesse con un’unica azione ad omissione; non lo prevede, invece, nel caso di molteplici violazioni commesse con una pluralità di condotte. In tale ultima ipotesi non è applicabile per analogia la normativa in materia di continuazione dettata per i reati dall’art. 81 c.p., sia perché il menzionato art. 8 della legge n. 689 del 1981, al comma 2, prevede una simile disciplina solo per le suddette violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatoria (evidenziandosi così l’intento del legislatore di non estendere detta disciplina ad altri illeciti amministrativi), sia perché la differenza qualitativa tra illecito penale e illecito amministrativo non consente che attraverso l’interpretazione analogica le norme di favore previste in materia penale possano essere estese alla materia degli illeciti amministrativi.
Solo con il nuovo art. 8 bis, introdotto per effetto dell’art. 94 del d.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, nel quadro di un’innovazione più ampia facente riferimento all’istituto generale della “reiterazione delle violazioni” (che, in un certo qual senso, riprende la regolamentazione propria della recidiva rilevante nell’ambito penale), il legislatore ha inteso – con la previsione inclusa nel comma 4 della recente disposizione – conferire un rilievo diverso ed attenuato alla continuazione con riguardo a tutti gli illeciti amministrativi, disponendo che, nel caso di violazioni successive (alla prima), le stesse non sono valutate ai fini della reiterazione quando sono commesse in tempi ravvicinati e si prospettano riconducibili ad una programmazione unitaria. In sostanza, perciò, la rilevanza dell’unicità del “disegno trasgressivo” non è stata prevista in funzione dell’applicazione di una sanzione unica e ridotta nella sua determinazione quantitativa complessiva bensì quale situazione ostativa alla produzione degli effetti che altrimenti conseguirebbero in virtù del riconoscimento della sussistenza della “reiterazione”, disciplinata nei precedenti commi del medesimo art. 8 bis.
Pertanto, nell’attuale quadro normativo, al di là di questo limitato (ed improprio) effetto conferito alla continuazione in relazione alla sua attitudine ad escludere le conseguenze della reiterazione, l’unificazione, ai fini dell’applicazione della sanzione – nella misura massima del triplo di quella prevista per la violazione più grave – in ordine a plurime trasgressioni di diverse disposizioni o della medesima disposizione, riguarda, ai sensi del comma 1 dell’art. 8 in questione, esclusivamente l’ipotesi in cui la pluralità delle violazioni discenda da un’unica condotta e, quindi, non opera nel caso di condotte distinte, quantunque collegate sul piano dell’identità di una stessa intenzione plurioffensiva (al di fuori ovviamente delle violazioni attinenti alla materia previdenziale ed assistenziale, indicate nel comma 2), nella cui ipotesi, perciò, trova applicazione il criterio generale del cumulo materiale delle sanzioni. In definitiva, in tema di sanzioni amministrative, l’istituto della reiterazione nell’illecito, previsto dall’articolo 8 bis della legge 24 novembre 1981 n. 689, introdotto dall’articolo 94 d.lgs. 30 dicembre 1999 n. 507, rappresenta il corrispondente in materia amministrativa di alcune forme della recidiva penale (specifica ed infraquinquennale, articolo 99, comma 2, numeri 1 e 2, c.p.), fungendo da circostanza aggravante nei casi espressamente previsti dalla legge. Pertanto, esso non opera quale elemento unificante ai fini della sanzione del precedente articolo 8 a guisa di continuazione (articolo 81, comma 2, c.p.), e non ha modificato il principio generale, desumibile dal citato articolo 8, secondo cui la sanzione più grave aumentata sino al triplo non può essere irrogata, salve le ipotesi eccezionali del secondo comma (violazioni delle norme previdenziali ed assistenziali), che nei soli casi di concorso formale (corrispondente al primo comma dell’articolo 81 c.p.). La previsione di cui al comma 4 del medesimo articolo 8 bis della legge 24 novembre 1981 n. 689, relativa alle “violazioni amministrative … commesse in tempi ravvicinati e riconducibili ad una programmazione unitaria”, è dettata al solo fine di escludere l’effetto aggravante che deriverebbe dalla reiterazione e non in funzione dell’unificazione della sanzione.
3. Con il terzo motivo la ricorrente ha assunto la violazione e falsa applicazione dell’art. 201, comma 4, c. strada, nonché l’omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia (con riferimento all’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, cpc), con riguardo all’illegittimo addebito delle spese per l’accertamento della titolarità del ciclomotore mediante il quale erano state commesse le violazioni contestate.