Source: https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=21261
Timestamp: 2019-04-21 02:24:16+00:00
Document Index: 41618803

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

PENSIONI - La sentenza 173/2016 sul contributo di solidarietà e sulla rivalutazione decrescente spiegata, fatto insolito, con una sintesi di 6 pagine ("PER CAPIRE") dalla stessa Corte costituzionale: "Per superare lo scrutinio “stretto” di costituzionalità, quel contributo «deve: operare all’interno del complessivo sistema della previdenza; essere imposto dalla crisi contingente e grave del predetto sistema; incidere sulle pensioni più elevate (in rapporto alle pensioni minime); presentarsi come prelievo sostenibile; rispettare il principio di proporzionalità; essere comunque utilizzato come misura una tantum», nel senso che «non può essere ripetitivo e tradursi in un meccanismo di alimentazione del sistema previdenziale». Legittima la «rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici» in misura progressivamente decrescente dal 100 al 40 per cento. Ciò in quanto si è ravvisato non un “blocco integrale” della rivalutazione, bensì una misura di rimodulazione della percentuale di perequazione automatica, rispondente «a criteri di progressività, parametrati sui valori costituzionali della proporzionalità e della adeguatezza dei trattamenti di quiescenza».
1. Con la sentenza n. 173 del 2016, la Corte costituzionale ha preso in esame le censure formulate da varie Sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti, relative al cosiddetto «contributo di solidarietà» (dal 6 al 18 per cento) introdotto nel triennio 2014-2016 sulle pensioni di importo più elevato, e cioè superiore da 14 a oltre 30 volte al trattamento annuo minimo INPS. Si tratta delle disposizioni di cui all'art. 1, comma 486 della legge n. 147 del 2013. La Corte ha dichiarato non fondate tutte le questioni sollevate. Ha ritenuto infatti che il contributo di solidarietà in contestazione non colpisce le pensioni erogate negli anni (2011-2012), colpite dal precedente contributo perequativo, dichiarato costituzionalmente illegittimo, in ragione della sua accertata natura tributaria, con la sentenza n. 316 del 2013; «colpisce, invece, sulla base di differenti presupposti e finalità, pensioni di elevato importo nel successivo periodo, a partire dal 2014». E ciò esclude che la disposizione impugnata eluda il giudicato costituzionale di cui alla sentenza n. 316, e che violi l'articolo 136 della Costituzione.
Ciò in quanto si è ravvisato non un “blocco integrale” della rivalutazione (come quello dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 70 del 2015), bensì una misura di rimodulazione della percentuale di perequazione automatica, rispondente «a criteri di progressività, parametrati sui valori costituzionali della proporzionalità e della adeguatezza dei trattamenti di quiescenza» (come già riconosciuto nella stessa sentenza n. 70 del 2015). (TESTO IN http://www.cortecostituzionale.it/documenti/sinossi/2016/2016_173.pdf ).