Source: https://www.avvocatoabologna.it/avvocato-bologna/separati-cosa-vuol-dire-meglio-separazione-consensuale.html
Timestamp: 2020-07-14 11:57:03+00:00
Document Index: 166898523

Matched Legal Cases: ['art. 150', 'art. 154', 'art. 155', 'sentenza ', 'art. 143', 'art. 143', 'art. 146']

separati-cosa-vuol-dire? MEGLIO SEPARAZIONE CONSENSUALE BOLOGNA
da Sergio Armaroli | Set 12, 2019 | AVVOCATO BOLOGNA
separati-cosa-vuol-dire? MEGLIO SEPARAZIONE
COME OTTENERE UN SEPARAZIONE DAL VALORE LEGALE SE SI E’ SEPARATI DI FATTO, PARLIAMONE
SEPARATI DI FATTO COSA VUOL DIRE?
Quando si parla di separazione di fatto, si fa riferimento
a una interruzione effettiva della vita matrimoniale da
parte di un coniuge.
Se si ha una separazione consensuale, ecco che si ha la possibilità di richiedere poi il divorzio in appena 6 mesi.
Mentre se non esiste questa prerogativa si deve poi agire con separazione giudiziarie per giungere a veri e propri processi che si protraggono per qualche anno.
In effetti la consulenza privata con un Avvocato Separazione Consensuale Bologna vi porta comunque ad avere diversi vantaggi e anche a sapere molte cose che sono cambiate nel corso del 2019.
Coniuge o di tutti e due, che comporta anche il venir meno del contributo del coniuge o dei coniugi alla vita psicologica e morale della famiglia. Essa si concretizza anche senza un provvedimento specifico da parte del giudice: i coniugi, quindi, non devono essere autorizzati a vivere in maniera separati. Nel testo originario la locuzione utilizzata dal legislatore era “separazione legale”, con la novella tale locuzione è stata modificata con “separazione personale”.
La correzione è stata del tutto opportuna dal momento che l’espressione “separazione legale” risulta atecnica rispetto all’altra “separazione personale” utilizzata dal legislatore nel titolo dell’art. 150, nel corpus dell’art. 154 relativo alla riconciliazione e nel testo previgente art. 155 (oggi abrogato in virtù dell’omologazione del regime giuridico relativo ai figli nati nel matrimonio e fuori di esso e sostituito dalla disciplina normativa contenuta nel Capo II del titolo IX).
Proprio questo è il discrimine tra la separazione di fatto e la separazione legale: nel secondo caso non si può fare a meno di un vaglio da parte dell’autorità giudiziaria, attraverso cui le parti possono sapere quali sono le condizioni da rispettare, sia nel caso di una separazione consensuale (per cui è sufficiente un decreto di omologazione degli accordi che i partner hanno già raggiunto), sia nel caso di una separazione giudiziale (per cui c’è bisogno di una sentenza vera e propria).
Cosa succede se ci sono dei figli?
ALLONTAMENTO DALLA CASA CONIUGALE
Separazione e divorzio – Addebitabilità – Comportamenti dei coniugi rilevanti ai fini dell’addebito – Allontanamento dalla casa coniugale
In tema di separazione giudiziale dei coniugi costituisce di per sé motivo di addebito l’abbandono del domicilio coniugale volontario, unilaterale e definitivo, che non sia stato preceduto dalla proposizione della domanda di separazione, atteso che tale condotta pone fine alla convivenza, salvo che il coniuge responsabile non offra, a propria giustificazione, la prova di una preesistente situazione di intollerabilità della convivenza stessa. Infatti, la proposizione della domanda di separazione costituisce giusta causa dell’allontanamento dalla residenza familiare. In tal modo è legittimato un comportamento in precedenza giudicato di regola illecito, perché in violazione dell’art. 143 c.c., ed è consentito al coniuge, che giudichi anche solo soggettivamente intollerabile la prosecuzione della convivenza, di sottrarsi a essa con decisione unilaterale, all’unica condizione di proporre la domanda di separazione. Ma tale agevolazione comporta conseguenze di rilievo nel caso in cui, immotivatamente, quella condizione non sia stata soddisfatta. L’art. 143 c.c. comporta, infatti, il principio di diritto in forza del quale il coniuge, il quale provi che l’altro ha volontariamente e definitivamente abbandonato la residenza familiare senza aver proposto domanda di separazione personale, non deve ulteriormente provare l’incidenza causale di quel comportamento illecito sulla crisi del matrimonio, implicando esso la cessazione della convivenza e degli obblighi a essa connaturati, e gravando sull’altra parte l’onere di offrire la prova contraria, che quel comportamento fosse giustificato dalla preesistenza di una situazione d’intollerabilità della coabitazione, nonostante l’assenza della giusta causa prevista dall’art. 146 c.c. c.p.v.. (Cass. civ. Sez. I, Sent., 14-02-2012, n. 2059)
Non può esserci addebito della separazione al coniuge che abbandona la casa coniugale a causa dei continui dissidi con la suocera convivente. (Cass. civ. Sez. I, Ord., 24 febbraio 2011, n. 4540)
Separazione e divorzio – Addebitabilità – Comportamenti dei coniugi rilevanti ai fini dell’addebito – Nesso di causalità tra comportamento di un coniuge e intollerabilità della convivenza – fattispecie
Ai fini dell’addebitabilità della separazione è necessario accertare se la crisi coniugale sia ricollegabile al comportamento di uno o entrambi i coniugi e se sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il verificarsi dell’intollerabilità della convivenza. Risulta, nella specie, fattore integrante il nesso di casualità, rispetto all’insorgere di detta intollerabilità, il comportamento del coniuge il quale, con atteggiamento dispotico e non rispettoso della dignità della moglie, cerchi di impedire alla stessa di frequentare un corso professionale, rifiutandole ogni finanziamento al riguardo, utilizzando violenza fisica, nonché ostacolando i suoi rapporti con la famiglia di origine. Tali valutazioni, risultano inoltre circostanziate, congrue e specifiche, e considerano il comportamento del marito abituale, per cui ne risulta implicito l’accertamento della predetta causalità. (Cass. civ. Sez. I, 03/04/2009, n. 8124)