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Timestamp: 2019-12-10 01:58:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 317', 'art. 317', '§ 1', 'sentenza ']

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Dal Brasile – Il TRF-4 ha giudicato Lula come nemico
Pubblichiamo un recente articolo di Cristiano Zanin Martins, avvocato difensore dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, in merito alla persecuzione giudiziaria contro Lula con una nuova condanna da parte di un tribunale di Porto Alegre.
Il TRF-4 ha giudicato Lula come nemico
Il TRF-4 [Tribunale Regionale Federale n.4, con sede in Porto Alegre], pochi istanti prima dell’inizio del processo d’appello del caso “Podere di Atibaia”, si è trasformato in un vero scenario di guerra. Da camion e veicoli sono sbarcati poliziotti pesantemente armati. Strade e viali vicino al tribunale sono stati chiusi con barriere d’accesso.
Nell’edificio pubblico è stato permesso l´accesso solo ai magistrati, ai funzionari pubblici, agli avvocati e ai giornalisti precedentemente registrati. Chiaramente non c’era una vera minaccia, ma lo scenario bellico era necessario per chiarire che la corte avrebbe giudicato un nemico. È il “lawfare” [1] che si sviluppa in uno scenario di guerra convenzionale.
In precedenza, l’ex presidente Lula non aveva avuto il diritto che fossero accettati i ricorsi effettuati al TRF-4. Quando l´altroieri è stato presentato il ricorso dinanzi alla corte, c´erano altri 1.941 ricorsi simili in attesa di giudizio nell’8a commissione.
Il processo era stato fissato esattamente il giorno (8/11) in cui abbiamo ottenuto una decisione giudiziaria, basata su una delibera della plenaria della Corte Suprema, che ha permesso a Lula di lasciare la prigione dopo 580 giorni di reclusione illegale. Cioè, questo processo sembra non essere mai stato inteso per fare una revisione legale di una condanna ingiusta, ma piuttosto per reagire alla sentenza della Corte Suprema sulla libertà di Lula.
La sincronia tra l’organo giudiziario di accusa e l’organo di giudizio nell’elaborazione di questo appello confermerebbe, in una certa misura, ciò che è stato rivelato dalla Vaza Jato [2]. Il 23/10 il Pubblico ministero ha presentato al TRF-4 una petizione nello stesso giorno in cui il giudice Gebran Neto (relatore) ha deciso che avrebbe portato in giudizio il 30/10 soltanto una delle numerose richieste di nullità che abbiamo presentato per motivi di appello. A quel tempo, ha deciso l’annullamento parziale del caso sulla base delle decisioni rese dalla Corte suprema in merito al diritto degli imputati denunciati di presentare le loro accuse definitive dopo il denunciante. Ma la situazione è cambiata.
Da allora Lula ha lasciato la prigione e l’STJ [Corte Suprema Federale] ha riconosciuto la nullità che abbiamo sottolineato nel formato del processo previsto dal TRF-4. Tali circostanze hanno indotto lo stesso pubblico ministero regionale, che in precedenza aveva sostenuto che la nullità parziale del caso fosse depositata il 19/11 (vale a dire meno di un mese dopo la precedente petizione), a sostenere che anche l’invalidità parziale del caso avrebbe dovuto essere riconosciuta.
Nella stessa direzione, sono stati espressi i voti dei giudici federali dell’ottava giuria del TRF-4, che hanno reso evidente, soprattutto per l’assertività del voto del relatore, che erano in grado di contestare la posizione della Corte Suprema sulla nullità dei procedimenti penali nei quali i trasgressori segnalati non avevano potuto testimoniare dopo i correi delatori.
Di fatto, tutte le richieste di nullità presentate per motivi di ricorso sono state respinte. È stato ignorato il fatto che la stessa Corte Suprema Federale ci avesse riconosciuto (Pet. 6.780) che le delazioni degli ex dirigenti della Odebrecht [3] relative al “podere di Atibaia” dovevano essere prese in considerazione dal Tribunale Federale di San Paolo. Sergio Moro, che ha guidato l’intera fase delle indagini, ha ricevuto ancora una volta l’etichetta artificiale del giudice imparziale – come se nessuno in quel tribunale fosse a conoscenza degli atti politicamente prevenuti dell’allora magistrato per raggiungere la sua posizione attuale di Ministro della Giustizia e dei messaggi rivelati dalla Vaza Jato [2].
Da parte sua, la sentenza del giudice federale Gabriela Hardt eseguita “approfittando” della sentenza Moro nel “caso dell´attico” è stata elogiata – come se in quella corte non ci fosse stato giorni prima un giudizio che ha annullato un’altra sentenza della stessa magistrata per il fatto che sussistevano dubbi se “vi fosse stata un’intercettazione illegale” e che sarebbe inammissibile “riprodurre come propri argomenti di terzi utilizzati copiando un documento procedurale senza indicarne la fonte”.
Per essere chiari: l ‘”uso” della sentenza Moro non è stato indicato nella decisione del magistrato, ma è stato sottolineato da noi, dalla difesa di Lula, attraverso una perizia effettuata dall´eminente Celso Del Picchia. Il caso, quindi, era identico a quello giudicato pochi giorni fa dalla stessa giuria.
I fatti che sono correttamente registrati nel fascicolo del caso sono stati sostituiti da narrazioni o letture distorte, in un autentica mistificazione giuridica. Per fare un esempio: Secondo il voto del relatore, Moro ha intercettato gli avvocati di Lula per errore, pensando che l’intercettazione fosse avvenuta sulle linee telefoniche di una società di conferenze di Lula. La realtà, che è evidenziata nella registrazione, è che si trattasse della linea telefonica principale del nostro ufficio legale che ha intercettato in tempo reale le nostre conversazioni e le strategie legali per 23 giorni – in un momento in cui la Corte Suprema Federale stava definendo se il caso di Lula sarebbe guidato dall’MPF [Pubblico Ministero] di Curitiba o da quello di San Paolo. Secondo il voto del relatore, l’avvocato Rodrigo Tacla Durán non avrebbe potuto essere ascoltato, tra le altre cose, perché il suo indirizzo all’estero sarebbe sconosciuto.
La realtà, evidenziata nel fascicolo, è che l´Operazione Lava Jato conosce l’indirizzo di Tacla Durán e lo ha persino convocato, per mezzo di lettera rogatoria, a partecipare a un’audizione in Spagna, che non si è verificata perché i pubblici ministeri brasiliani non erano presenti. Secondo il voto del relatore, sarebbe stato dimostrato che R$ 700.000 [circa 150mila euro] del “Settore delle operazioni strutturate di Odebrecht” sarebbero stati destinati a una delle ristrutturazioni effettuate nel “podere di Atibaia”. La realtà che è evidenziata nel file, attraverso un parere tecnico preparato dall’esperto perito Claudio Wagner – che ha identificato il percorso dei versamenti (“follow the money”) nelle presunte copie dei sistemi di Odebrecht – è che questo valore è stato ritirato a beneficio di uno dei massimi dirigenti di quel gruppo aziendale.
Nel merito, i voti della corte sono stati dedicati all’analisi se sul sito fossero state attuate riforme. Il problema è che se l’accusa fosse di corruzione passiva (Codice Penale, art. 317), la condanna sarebbe possibile solo se i giudici fossero stati in grado di dimostrare un rapporto diretto tra un atto che Lula avrebbe potuto praticare nelle sue attribuzioni come Presidente della Repubblica tra 2003 e 2010 (atto d’ufficio) e il ricevimento di un vantaggio indebito. Cioè, avrebbero dovuto dimostrare il verificarsi di uno scambio di favori.
Nessun voto, tuttavia ha evidenziato il verificarsi di questa relazione di scambio, semplicemente perché non esisteva. Nonostante ciò, non solo hanno confermato la condanna per il reato di cui sopra, ma hanno anche applicato un aumento della pena che presuppone l’effettiva esecuzione dell’atto di reato implicato nella presunta condotta criminale (CP, art. 317, § 1).
Anche la condanna di Lula per il crimine di riciclaggio di denaro è stata confermata, nonostante i voti espressi non abbiano indicato alcun comportamento dell’ex presidente volto a mascherare l’uso di valori illeciti, né la sua conoscenza di un qualsiasi uso di denaro sporco.
Se tali problematiche non fossero sufficienti, la condanna emessa dal TRF-4 è, ancora una volta, incompatibile con la stessa accusa presentata dal procuratore federale contro Lula, sulla quale è stata presentata la sua difesa. Secondo la denuncia, Lula avrebbe ricevuto indebiti vantaggi da otto contratti specifici firmati dalla Petrobras, attraverso ristrutturazioni effettuate in un podere di cui sarebbe stato “proprietario di fatto”. Il procuratore regionale della Repubblica presente alla sessione del processo ha riconosciuto che il podere non è di Lula. E il voto del relatore, insieme a quello degli altri giudici, ha riconosciuto che non è possibile identificare la destinazione dei valori del contratto dalla Petrobras a Lula o persino qualsiasi azione diretta dell’ex presidente in relazione a questi contratti.
In assenza di elementi giuridici per confermare la condanna di Lula, i giudici hanno abusato di argomenti politici, seguendo la linea di accusa orale, rafforzando il carattere illegittimo delle cause contro l’ex presidente – che sono solo mezzi per la pratica del cosiddetto “lawfare” contro l’ex presidente.
Tutte queste distorsioni, che sono legate alla stessa credibilità del sistema giudiziario, devono essere corrette dalla gerarchia giudiziaria. Indipendentemente dagli appelli che saranno specificamente presentati contro la sentenza emessa ieri del TRF-4, la radice dei mali sta nell’assenza di un processo equo, imparziale e indipendente per Lula, proprio come abbiamo sottolineato nell´habeas corpus sul ricorso contro l’ex giudice Sergio Moro, in attesa di giudizio alla Corte suprema.
Cristiano Zanin Martins, avvocato difensore dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva.
[1] “Lawfare”. Nel recente contesto politico brasiliano, il termine “lawfare” è sinonimo di utilizzo di strumenti legali a fini di persecuzione politica.
[2] “Vaza Jato” è il termine per il quale era noto il filtraggio delle conversazioni, effettuato tramite l’applicazione Telegram, tra l’ex Sergio Moro e il procuratore Deltan Dallagnol, nonché altri membri della task force dell’Operazione Lava Jato, nome dell´inchiesta giudiziaria in corso.
[3] “Odebrecht” è un’impresa multinazionale brasiliana operante nei settori dell’ingegneria, delle infrastrutture, dell’industria, dell’energia, dei trasporti e dell’ambiente.
Traduzione di Alessandro Vigilante