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Timestamp: 2020-04-03 17:36:20+00:00
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Quando una condanna penale diventa definitiva?
7 Luglio 2017 | Autore: Antonio Ciotola
La condanna penale diventa definitiva quando sono stati esauriti i tre gradi di giudizio o sono inutilmente decorsi i termini per impugnare la sentenza.
Nel processo penale, a differenza di quello civile nel quale la sentenza di primo grado è «immediatamente esecutiva», la sentenza di condanna (o di assoluzione) diviene definitiva solo dopo che sono stati celebrati i cosiddetti «tre gradi di giudizio» o quando siano inutilmente decorsi i termini per impugnare la sentenza.
1 I tre gradi di giudizio
2 Il principio di non colpevolezza
3 Cosa significa che la sentenza è definitiva?
4 Cosa succede quando la condanna è definitiva?
4.1 La pena sospesa
4.2 Le misure alternative alla detenzione
5 Cosa succede se viene assolto un colpevole?
Come molti già sapranno, il nostro sistema processuale prevede tre gradi di giudizio: processo di primo grado, processo di appello, giudizio di cassazione. Quello che forse non tutti sanno è che mentre i primi due gradi di giudizio sono, per così dire, a cognizione piena, quello di cassazione è un giudizio esclusivamente di legittimità.
Volendo semplificare il concetto possiamo dire che mentre nel giudizio di primo grado e in quello di appello si tratta sia del «fatto» (inteso quale reato per il quale si è processati) sia del «diritto» (cioè dell’inquadramento giuridico e delle regole previste per lo svolgimento del processo), in cassazione ha rilievo solo il profilo giuridico, non potendo la corte di cassazione, trattare del fatto storico (reato) se non dal punto di vista più strettamente giuridico.
Il principio di non colpevolezza
Il fatto che la sentenza di condanna sia di primo grado che di appello, non sia immediatamente esecutiva, determina una serie di effetti, tra i quali quello, sancito nel principio costituzionale di non colpevolezza [1], secondo il quale l’imputato deve essere considerato «non colpevole» fino a quando non sarà condannato in via definitiva.
Questo significa anche, in buona sostanza e volendo semplificare, che nella «logica complessiva di sistema» la custodia cautelare (volgarmente detta: carcerazione preventiva) costituisce, a determinate condizioni, una eccezione nel senso che, con essa, viene a essere privato della libertà personale un soggetto formalmente innocente.
Cosa significa che la sentenza è definitiva?
La sentenza definitiva è quella che non può più essere impugnata con gli ordinari «mezzi di impugnazione» le cui statuizioni sono, perciò, da considerare irrevocabili. Mi spiego meglio facendo un esempio.
Immaginiamo che Tizio sia accusato di aver rubato in casa di Caio e che, per questo motivo, sia condannato in primo grado alla pena di quattro anni di reclusione e alla multa di cinquecento euro, perché ritenuto responsabile di «furto in abitazione» [2].
Entro specifici termini previsti dalla legge [3] Tizio potrà impugnare la sentenza di primo grado presentando «ricorso in appello». La presentazione del ricorso in appello avvierà un nuovo giudizio, dinanzi a giudici diversi (la Corte di appello) che ben potrebbe concludersi con la sua assoluzione. Avverso la sentenza di appello potrà, poi, proporre «ricorso per cassazione». Solo alla fine di questo iter (o se non ha impugnato la sentenza nei termini previsti dalla legge) potrà dirsi che Tizio è colpevole per aver rubato a casa di Caio e che per questo reato è stato condannato in via definitiva.
Cosa succede quando la condanna è definitiva?
La condanna definitiva deve essere, come si dice con terminologia giuridica, «eseguita» deve, cioè, darsi esecuzione alla condanna comminata in sentenza. Nell’esempio che poco sopra si è fatto, non a caso è stata indicata come condanna quella della reclusione a quattro anni perché, in pratica, non tutte le condanne anche a pene detentive determinano poi l’effetto di andare in prigione. Vediamo alcuni casi.
La pena sospesa
È anzitutto previsto, in via generale, la possibilità che il giudice nell’emettere sentenza di condanna alla pena non superiore ai due anni di reclusione, possa ordinare che la stessa resti sospesa se ritiene che il colpevole si asterrà per il futuro dal commettere altri reati [4]. Il beneficio può essere concesso anche più di una volta ma sempre nei limiti, complessivamente, degli anni due. In caso di ulteriore condanna per un altro reato commesso durante il periodo di sospensione, si procederà alla revoca e il condannato dovrà espiare entrambe le condanne.
Salvo che per alcuni e specifici reati giudicati di particolare allarme sociale (tra i quali si annovera anche il furto in abitazione) la legge prevede [5] che prima di procedere alla incarcerazione del condannato si debba procedere alla sospensione dell’«ordine di esecuzione».
L’ordine di esecuzione è un provvedimento (un atto) di competenza del pubblico ministero con il quale, in buona sostanza, si va a determinare la quantità di pena che deve essere espiata dal condannato. Se la condanna da eseguire non supera i tre anni la esecuzione rimane sospesa per trena giorni, entro i quali il condannato può avanzare richiesta di una delle «misure alternative alla detenzione» previste dalla legge sull’ordinamento penitenziario. Ai fini del calcolo della pena da eseguire la misura alternativa equivale a quella detentiva.
Cosa succede se viene assolto un colpevole?
Può accadere, e accade, che nonostante l’effettiva colpevolezza (il reato è stato veramente commesso) non si venga condannati perché, ad esempio, mancano le prove della responsabilità e il colpevole viene assolto. Anche per la sentenza di assoluzione valgono le stesse considerazioni che sono state fatte rispetto a quella di condanna circa il suo «passaggio in giudicato». Se il colpevole viene assolto con sentenza definitiva, non potrà più essere processato e condannato per quel reato anche se dovessero poi essere scoperte nuove prove che dimostrano certamente la sua responsabilità.
[1] Art. 27 cost.
[2] Art. 624 bis cod.pen.
[3] Art. 585 cod.proc.pen.
[4] Artt. 164 e ss cod.pen.
[5] Art. 656 cod.proc.pen
24/03/2019 alle 13:11
Sono giudicato, ma in primo grado condannato ad anni quattro, da giugno 2018 in carcere, oggi ai domiciliari, a maggio andrò in corte di appello, da premettere la prima volta in carcere, e la parte offesa sta dando l assenso sulla mia liberazione, la mia domanda è: resto ai domiciliari per tutto il tempo dei quattro anni? Il mio legale dice che proverà a fare un istanza chiedendo ai giudici, i giorni di buona condotta, e magari farmi dare qualche ora il mattino per commissioni.
Possibile che dovrò avere una pena simile per un litigio cosi banale?
24/03/2019 alle 17:53
quella che sta scontando ora non è la pena definitiva, ma una misura cautelare in attesa che la sentenza passi in giudicato, divenendo immodificabile. Il Suo avvocato tenterà di attenuare ulteriormente la misura cautelare, magari chiedendo l’obbligo di dimora oppure i domiciliari con permesso di uscire per qualche ora (ad esempio, per fare la spesa). Solamente quando saranno terminati tutti i gradi di giudizio la pena diventerà definitiva. Nella malaugurata ipotesi in cui i quattro anni venissero confermati, andrebbe comunque sottratto tutto il “presofferto”, cioè il periodo che ha scontato già in carcere o ai domiciliari. Ad esempio, se verrà confermata la pena di quattro anni e Lei ha già scontato due anni tra detenzione in carcere e ai domiciliari, la pena residua sarebbe di due anni.
25/03/2019 alle 00:31
Dott. Mariano Acquaviva, dimenticavo di dirle che sono gia hai domiciliari dal 14/12/2018. Per via di patologie, il carcere a ritenuto che non sono compatibile con esso, quindi mi sono stati dati i domiciliari presso mio fratello, la mia problematica è: ora dovrei fare il restante di detenzione ancora per quanto? Il mio legale vorrebbe chiedere i giorni di comportamento buono, cioè i 90 gg ogni 12 mesi, io ad oggi sono 9 mesi netti di carcerazione, fra domiciliari e carcere. Quanto ancora dovrei farmene?
16/04/2019 alle 14:34
Salve dottore Mariano Acquaviva , intanto grazie per le risposte nel blog ; a volte con i propri avvocati non ci si può capire reciprocamente . La mia domanda è questa : ho una condanna ormai definitiva e nel 2023 dovrei rinnovare il passaporto . Avrò dei problemi nel rinnovarlo , se non avrò ancora scontato la pena ?
30/09/2019 alle 21:50
Sera dottore ma se una condanna e di nove mesi per concorso morale in furto non facendo la Cassazione c’è il preavviso dei 30 giorni?? La prego risponda .
01/10/2019 alle 11:07
Quando si parla di una sentenza «passata in giudicato» o irrevocabile si intende una sentenza contro la quale sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione o quando non sono più proponibili per il decorso dei termini. Ricordiamo che i termini per impugnare la sentenza sono: 30 giorni per l’Appello; 60 giorni per il ricorso in Cassazione. Tali termini iniziano a decorrere da quando la sentenza viene notificata alla controparte. Poiché prima viene notificata la sentenza e prima decorrono i termini, e quindi prima diventa definitiva la pronuncia, è interesse di chi ha vinto la causa procedere alla notifica nei confronti della parte soccombente, affinché quest’ultima abbia meno tempo per improntare un’impugnazione. Se la sentenza però non viene notificata il termine è di sei mesi. Se questo termine cade durante il periodo che va dal 1° al 31 agosto, il conteggio si sospende e torna a decorrere dal 1° settembre. Ad esempio, una sentenza notificata il 16 luglio può essere impugnata fino al 15 settembre. Un’esigenza di certezza dei rapporti giuridici determina la necessità che il provvedimento del giudice, con il quale il processo è – sia pure solo parzialmente – definito (sentenza), produca effetti non più suscettibili di modifica. Tale esigenza, però, va contemperata con l’esigenza di ottenere una migliore giustizia, rendendo sempre possibile la modifica del provvedimento stesso.
In buona sostanza, la persona che è stata condannata in via definitiva, cessa di essere un presunto innocente – si è tali appunto sino a che non si è condannati in via definitiva – per divenire colpevole. A prescindere, perciò, dall’idea che ciascuno di noi ha relativamente alla responsabilità (o all’innocenza) del condannato da un punto di vista tecnico la responsabilità penale (o la innocenza, nel caso di sentenza di assoluzione definitiva) non può più essere messa in dubbio. Per il nostro ordinamento la condanna deve servire, infatti, oltre a punire il colpevole per il reato che ha commesso, alla sua rieducazione al fine di evitare, in questo modo, la cosiddetta recidivazione evitare, cioè, che il condannato ritornato libero, possa
commettere altri reati.
Per maggiori informazioni, consigliamo la lettura dei seguenti articoli:
-Cosa significa che la sentenza è definitiva? https://www.laleggepertutti.it/123938_cosa-significa-che-la-sentenza-e-definitiva
-Condanna per furto https://www.laleggepertutti.it/168508_condanna-per-furto
-Cosa succede con una condanna penale? https://www.laleggepertutti.it/181533_cosa-succede-con-una-condanna-penale
-Quando una sentenza diventa irrevocabile? https://www.laleggepertutti.it/179568_quando-una-sentenza-diventa-irrevocabile
04/12/2019 alle 15:08
Buonasera , ma io vorrei sapere una cosa , perchè con il mio avvocato sembra di parlare due lingue diverse .
ma se ho una condanna definitiva , può cadere anche in pescrizione ? e se si , da quale data , parte il conteggio dei mesi che necessitano per ottenere la pescrizione , quella dal giorno che è diventata definitiva o da altre date ? per favore mi rispondi , o almeno mi faccia capire .