Source: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=TETPVJR77RVCDEYJGFFDMQFULM&q=
Timestamp: 2019-01-18 21:39:37+00:00
Document Index: 151319899

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 97', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 47']

N. 05449/2018 REG.PROV.COLL.
N. 04343/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 4343 del 2017, proposto da Istituto Paritario del Majo s.r.l.s. in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Carlo Rienzi, con domicilio digitale come da PEC dei registri di giustizia e domicilio fisico eletto presso lo studio dell’avv. Giuseppe Ursini in Napoli, corso Umberto I° n. 191;
Ministero dell’Istruzione Universita' e Ricerca (MIUR) – Ufficio Scolastico Regionale (USR) della Campania, in persona del Ministro pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, con domicilio digitale come da PEC registri giustizia e fisicamente domiciliata ex lege in Napoli, via Armando Diaz, 11;
-del decreto prot. AOODRCA registro ufficiale (u) 0014182 del 7 luglio 2017, con il quale l'USR della Campania ha rigettato l'istanza di riconoscimento dello status di scuola paritaria a decorrere dall'a.s. 2017/2018 dell’Istituzione scolastica paritaria denominata appunto “Del Majo” con sede in Pagani (SA) – via Amendola n. 93 indirizzi: - I.T. Economico – Indirizzo Amministrazione Finanza e marketing Del Majo Sezioni A-B-C; - I.T. Economico – indirizzo Turismo Del Majo Sez. A; - I.T. Tecnologico, indirizzo Meccanica, Meccatronica ed Energia, articolazione Meccanica e Meccatronica Del Majo Sez. A; - I.T. Tecnologico, indirizzo Elettronica ed Elettrotecnica, articolazione Elettronica Del Majo Sez. A; - I.T. Tecnologico indirizzo Elettronica ed Elettrotecnica, articolazione Elettronica Del Majo Sez. A; - I.T. Tecnologico indirizzo Informatica e Telecomunicazioni, articolazione Informatica Del Majo Sez. A; - I.T. Tecnologico indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio Del Majo Sez. A; - Liceo scientifico Del Majo Sez. A; - Liceo Linguistico Del Majo Sez. A; - I.P. settore Servizi Socio-Sanitari Del Majo Sez. A;
- del successivo provvedimento confermativo del suddetto decreto prot. AOODRCA/17999 dell'11 settembre 2017 in pari data conosciuto, con il quale l’USR confermava l'impossibilità di concessione della parità scolastica per l'a.s. 2017/18;
- della comunicazione di avvio del procedimento di rigetto della richiesta di parità scolastica degli indirizzi meglio specificati in epigrafe (prot. AOODRCA/12438 del 13 giugno 2017);
- degli accertamenti ispettivi disposti dalla predetta Direzione ed effettuati dal DT incaricato in data 26 maggio 2017;
- della circolare applicativa prot. 4135/U del 22 febbraio 2017 concernente le disposizioni operative per il riconoscimento della parità per l'A.S. 2017/2018;
- la nota USR Campania 0010495.20-07-2016 così come confluita nella nota prot. Nr. 0014860.19-07-2017 nella parte in cui illegittimamente stabilisce il termine per la notifica del funzionamento al 20 settembre 2017;
- la nota prot. n. 2025 del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Dipartimento per l'istruzione, Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l'Autonomia Scolastica, Ufficio X del 16 marzo 2010;
- la C.M.21/2003 per come successivamente modificata e del D.M. 267 del 29.11.2007 del Ministro dell'Istruzione, Regolamento recante “disciplina delle modalità procedimentali per il riconoscimento della parità scolastica e per il suo mantenimento, ai sensi dell'articolo 1-bis, comma 2, del D.L. 5 Dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni nella legge 3 febbraio 2006, n. 27” (pubblicato sulla G.U. n. 23 del 28/1/2008) nella parte in cui, illegittimamente, possa autorizzare l'interpretazione fornita dall'Amministrazione.
- il D.M. MIUR n. 83 del 10 ottobre 2008 recante le linee guida per l'attuazione del predetto regolamento (D.M. 267/2007).
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 luglio 2018 la dott.ssa Maria Barbara Cavallo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
In dettaglio, l’impugnato provvedimento si fonda sul rilievo che gli ispettori hanno rilevato in modo irrituale, tardivo ed incongruo una serie di diciassette criticità di seguito elencate (mancanza dati anagrafici del coordinatore delle attività educativo-didattiche e documento scaduto; contratti di locazione con decorrenza da settembre 2017 e quindi scopertura al 31 marzo; mancanza di dati identificativi catastali dell'immobile; mancata asseverazione della relazione tecnica del tecnico incaricato, sostitutiva del certificato di agibilità; categoria catastale dell’immobile errata - A10 invece che B5 (locali destinati ad attività scolastiche); certificato di idoneità statica che non riporta gli identificativi catastali dell'immobile; mancata verifica di vulnerabilità sismica; carenze contenutistiche e mancata asseverazione della relazione tecnica per la richiesta del parere igienico sanitario; mancanza degli arredi dichiarati presenti in sede; irregolarità nelle misure anticendio; irregolarità delle dichiarazioni di conformità degli impianti elettrici e assenza di documentazione sull'impianto idrico, termico e di protezione dalle scariche atmosferiche, nonché sull’ascensore; non è stato approntato il PTOF; non è presente la palestra né risulta idonea a tal fine la struttura privata in convenzione; il laboratorio di scienze integrate presenta dimensioni insufficienti per il numero di alunni delle classi I e II, mentre i materiali, le apparecchiature e i sussidi didattici sono inadeguati in relazione agli obiettivi formativi; assenza dei laboratori del secondo biennio e monoennio finale degli indirizzi IT Informatica, IT Elettronica, IT Elettrotecnica, IT Meccanica/Meccatronica, IT CAT, IP Servizi socio sanitari e Liceo Linguistico; mancanza di software didattici dedicati per i laboratori delle discipline di indirizzo.
3. All'udienza pubblica del 18 luglio 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
1.2.2.Va premesso che l'articolo 17-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241(“ Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici ”), introdotto dall'articolo 3 della legge 7 agosto 2015, n. 124, estende l'istituto del silenzio-assenso anche ai rapporti tra pubbliche amministrazioni, disponendo che gli “ atti di assenso, concerto o nulla osta comunque denominati” devono intendersi implicitamente acquisiti qualora siano decorsi trenta giorni dal ricevimento, da parte dell'Amministrazione procedente, dello schema del procedimento, corredato della relativa documentazione, “senza che sia comunicato l'assenso, il concerto o il nulla osta ” della Amministrazione codecidente.
Il termine può essere interrotto una sola volta nel caso in cui si rappresentino esigenze istruttorie o richieste di modifica motivate e formulate in modo puntuale. In tal caso, l'assenso è reso nei trenta giorni successivi al ricevimento degli elementi istruttori richiesti o del nuovo schema di provvedimento. Scaduto inutilmente anche tale termine, l'assenso si intende comunque acquisito.
Si tratta di un silenzio-assenso endoprocedimentale, perché ha valenza all'interno di un procedimento. Esso, pertanto, si differenzia da quello previsto dall'art. 20 della legge n. 241/1990 nei rapporti tra pubblica amministrazione e privati, che è invece qualificabile come silenzio provvedimentale, consistendo in un fatto legalmente tipizzato dagli effetti equipollenti all'accoglimento dell'istanza avanzata da un privato e perciò di definizione dell'assetto degli interessi coinvolti.
1.2.3. Sulla disposizione in questione, la Commissione Speciale del Consiglio di Stato del 23 giugno, con il parere n. 1640/16, depositato in data 13 luglio 2016, ha risposto ad un articolato quesito, trasmesso dall'Ufficio legislativo del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, con nota del 31 maggio 2016, concernente il problema generale, di grande rilevanza, che attiene all'operatività dell'istituto del silenzio assenso, non solo tra pubbliche amministrazioni ma anche tra amministrazioni e privati ex art. 20 della legge n. 241/1990, nonché alcuni problemi applicativi tra i quali quello della operatività del silenzio-assenso della concertante, di per sé idoneo al perfezionamento dell'atto, quando quest'ultimo sia però esposto al rischio di una eventuale illegittimità per difetto di motivazione o di istruttoria.
Sul punto, il Consiglio di Stato ha chiarito che, affinché operi la nuova norma, è necessario rispettare alcune condizioni oggettive e soggettive che devono essere puntualmente verificate nel corso dell'istruttoria da parte dell'Amministrazione procedente: lo schema di provvedimento deve essere presentato in merito a una fattispecie riconducibile a quelle per cui si applica il nuovo silenzio-assenso; inoltre l'Amministrazione che lo presenta deve essere legittimata a farlo ed esso deve essere presentato all'Amministrazione competente a riceverlo.
Infatti, secondo la giurisprudenza formatasi in relazione al meccanismo di silenzio-assenso ex art. 20 della legge n. 241/1990, non basta solo la presentazione della domanda da parte del privato e il decorso del tempo, ma è necessario altresì che l'istanza sia assistita da tutti i presupposti di accoglibilità, costituiti dai requisiti soggettivi e dalla documentazione allegata all'istanza, « non determinandosi “ope legis” la regolarizzazione dell'abuso, in applicazione dell'istituto del silenzio assenso, ogni qualvolta manchino i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla norma, ovvero ancora quando l'oblazione autoliquidata dalla parte interessata non corrisponda a quanto effettivamente dovuto, oppure quando la documentazione allegata all'istanza non risulti completa ovvero quando la domanda si presenti dolosamente infedele.” (cfr. Cons. St., sez. V, 13 gennaio 2014, n. 63).
In tal senso, si è sostenuto che “il termine iniziale per la formazione del silenzio-assenso [...] può decorrere solamente da quando la domanda sia completa di tutta la documentazione e di tutti i pareri necessari ” (ex plurimis, TAR Sardegna, Cagliari, sez. I, 22 aprile 1998, n. 435; pertanto, il silenzio-assenso non può formarsi in assenza della documentazione completa prescritta dalle norme, in quanto l'eventuale inerzia dell'amministrazione nel provvedere “ non può far guadagnare agli interessati un risultato che gli stessi non potrebbero mai conseguire in virtù di (un) provvedimento espresso”, cfr. Cons. St., sez. VI, 06 dicembre 2013, n. 5852).
La giurisprudenza prevalente ritiene dunque necessario ai fini della formazione del silenzio assenso tra Amministrazione e privato, che la domanda sia corredata dalla indispensabile documentazione prevista dalla normativa, non implicando il meccanismo del silenzio-assenso alcuna deroga al potere-dovere dell'Amministrazione di curare gli interessi pubblici nel rispetto dei principi fondamentali sanciti dall'art. 97Cost. e presupponendo quindi che l'Amministrazione sia posta nella condizione di verificare la sussistenza di tutti i presupposti legali per il rilascio dell'autorizzazione.
In senso conforme alla giurisprudenza sopra richiamata, la Commissione Speciale ribadisce l'importanza che l'Amministrazione procedente effettui, anche nei casi in cui opera il silenzio-assenso tra pubbliche amministrazioni di nuova introduzione, una attività istruttoria e preparatoria, sottolineando come la totale omissione della stessa ben potrebbe costituire indice di una radicale assenza di adeguata preparazione dell'esercizio del potere, con conseguente illegittimità del provvedimento finale emanato.
In tali casi, il Consiglio di Stato evidenzia come il silenzio assenso maturato, seppure di per sé idoneo al perfezionamento dell'atto, non sarebbe sufficiente per colmare un vizio essenziale del procedimento, vertendosi in ipotesi di sostanziale inidoneità dello « schema di provvedimento » inviato all'Amministrazione concertante, carente dei presupposti e delle condizioni per il formarsi del provvedimento finale.
Infatti, qualora l'istruttoria non sia stata effettuata o sia stata condotta in modo non corretto, il provvedimento finale emanato dopo l'assenso « per silentium » ben potrebbe risultare illegittimo, con conseguente responsabilità risarcitoria delle amministrazioni cui quest'ultimo è imputabile.
2.2.1. Va aggiunto, per completezza, che l’art. 18 bis della l. 241/90, inserito dall’art. 3, comma 1 a) della l. 126 del 2016, ha previsto che “dell'avvenuta presentazione di istanze, segnalazioni o comunicazioni e' rilasciata immediatamente, anche in via telematica, una ricevuta, che attesta l'avvenuta presentazione dell'istanza, della segnalazione e della comunicazione e indica i termini entro i quali l'amministrazione e' tenuta, ove previsto, a rispondere, ovvero entro i quali il silenzio dell'amministrazione equivale ad accoglimento dell'istanza. Se la ricevuta contiene le informazioni di cui all'articolo 8, essa costituisce comunicazione di avvio del procedimento ai sensi dell'articolo 7. La data di protocollazione dell'istanza, segnalazione o comunicazione non puo' comunque essere diversa da quella di effettiva presentazione. Le istanze, segnalazioni o comunicazioni producono effetti anche in caso di mancato rilascio della ricevuta, ferma restando la responsabilita' del soggetto competente.”
Parte ricorrente contesta la mancata valutazione delle suddette controdeduzioni da parte dell’USR e la loro mancata considerazione nel provvedimento del 7 luglio 2017, lamentando la violazione della disposizione in questione la quale prevede, al primo comma, che “dell'eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale”.
Nella prima ipotesi, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che l’Amministrazione non possa prescindere dalla comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, fatti salvi i casi di provvedimenti vincolati, in analogia con l'art. 21-octies della legge 241/90 che prescrive che il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti non è annullabile, qualora, per la sua natura vincolata, sia palese che il contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello concretamente adottato (ex plurimis, Cons. St., sez. IV, 16 giugno 2017 n. 2953) e, conseguentemente, nelle ipotesi in cui la dedotta violazione formale non abbia inciso sulla legittimità sostanziale dei provvedimenti impugnati (Tar Campania, Napoli, sez. VI 06 giugno 2017 n. 2999; id., sez. VIII 27 marzo 2017 n. 1645).
Ed infatti la giurisprudenza, accanto ai casi nei quali ha stabilito l’obbligo dell’Amministrazione di dare conto, in motivazione, delle osservazioni rese dalla parte ex art. 10 bis l. 241/90, ha considerato in più occasioni, che l'onere dell'amministrazione di valutare le medesime a seguito della ricezione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza, non ne comporta la puntuale confutazione analitica, essendo sufficiente (ai fini della giustificazione del provvedimento adottato) la motivazione complessivamente resa a sostegno dell'atto stesso (cfr. T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. II, 14 luglio 2017 n. 1120; T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. I, 9 febbraio 2016 n. 364), laddove sia palese che il contenuto dispositivo del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato, e questo sia nei casi di provvedimento vincolato (nel quale caso non vi è alcuna differenza con l’ipotesi del mancato invio del preavviso), sia perché - sebbene discrezionale - sia raggiunta la prova della sua concreta e sostanziale non modificabilità (Cons. St., sez. III 28 settembre 2015 n. 4532; id., 1 agosto 2014, n. 4127).
Infatti, anche in ragione dei principi di economicità, efficacia ed efficienza, che costituiscono corollario del canone di buon andamento dell'azione amministrativa, non occorre motivare in ordine alla mancata valutazione delle osservazioni al preavviso di rigetto laddove quest’ultimo non abbia sortito l’effetto al quale è preordinato, ossia far conoscere alle amministrazioni le ragioni fattuali e giuridiche dell'interessato che potrebbero contribuire a far assumere agli organi competenti una diversa determinazione finale, derivante dalla ponderazione di tutti gli interessi in campo e determinando una possibile riduzione del contenzioso fra le parti.
Nel caso di specie, più che di autocertificazioni si sarebbe dovuto trattare di dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà ai sensi dell’art. 47 del d.P.R. 445/2000, che nei rapporti con la pubblica amministrazione ne consente l’utilizzo per tutti gli stati, le qualità personali e i fatti non espressamente indicati nell'articolo 46 “ fatte salve le eccezioni espressamente previste per legge”.
4.1. Le spese di lite - liquidate in dispositivo tenendo conto dei parametri di cui al D.M. 10/03/2014, n. 55 in rapporto al valore della lite - vanno poste a carico della parte ricorrente in virtù del principio di soccombenza.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 18 luglio 2018 con l'intervento dei magistrati: