Source: http://www.ordingrieti.it/professione/fatturazione-elettronica.html
Timestamp: 2017-09-22 04:16:54+00:00
Document Index: 65027255

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 74', 'art. 47', 'art. 49', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 9']

Cos'e la Fattura PA
Il meccanismo dello split payment
Esclusioni dallo split paynment
La circolare dell'Agenzia delle Entrate N. 1/E/2015
Split payment e modalità di certificazione dell'operazione
Violazioni in materia di split payment
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Esempio di fattura singola versione 1.1 che prevede, nell'intestazione, una visualizzazione attraverso il foglio di stile
Foglio di stile per la visualizzazione della FatturaPA versione 1.1 - xslt
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Di seguito si riassumono le principali caratteristiche dello split payment (senza la pretesa, in questa sede, di una trattazione esaustiva della materia) per poi analizzare i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate.
In particolare, l’Iva relativa a operazioni soggette a split payment deve essere versata all’erario dalle pubbliche amministrazioni acquirenti con le modalità e nei termini di cui agli artt. 4 e 5 del Decreto del MEF del 23 gennaio 2015, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 3 febbraio 2015.
Per quanto riguarda invece i fornitori soggetti passivi Iva, l’art. 2 del suddetto Decreto stabilisce che questi ultimi, relativamente alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate con il meccanismo dello split payment:
devono emettere regolarmente fattura con le indicazioni prescritte dall’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 (addebitando quindi l’Iva al fornitore) apponendovi l’annotazione “scissione dei pagamenti”;
devono registrare le fatture emesse ai sensi degli artt. 23 e 24 del D.P.R. n. 633/1972, senza però computare, nella liquidazione periodica, l’Iva a debito indicata in fattura: tale imposta infatti deve essere versata all’Erario, come si è detto, direttamente dalla pubblica amministrazione acquirente.
In base all’art. 17 ter, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, il meccanismo dello split payment non trova applicazione se la pubblica amministrazione acquirente è debitore d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia di Iva.
La Relazione accompagnatoria al D.M. 23 gennaio 2015 riporta, a titolo esemplificativo e non esaustivo, alcune ipotesi in cui il meccanismo dello split payment non trova applicazione poiché la pubblica amministrazione acquirente è debitore d’imposta:
pubblica amministrazione che acquista nell’esercizio d’impresa beni o servizi da un soggetto non stabilito nel territorio dello Stato, nel qual caso si applica il meccanismo dell’inversione contabile generalizzata di cui all’art. 17, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972;
pubblica amministrazione che acquista nell’esercizio d’impresa rottami di ferro,nel qual caso si applica in tal caso il meccanismo dell’inversione contabile interna di cui all’art. 74, comma 7, del D.P.R. n. 633/1972;
pubblica amministrazione non soggetto passivo, identificato agli effetti dell’Iva, che effettua acquisti intracomunitari di beni oltre la soglia di euro 10.000 annui, nel qual caso le fatture sono da registrarsi ai sensi dell’art. 47, comma 3, del D.L. n. 331/1993 e la relativa Iva va versata ai sensi dell’art. 49 dello stesso Decreto.
Il secondo comma dell’art. 17-ter stabilisce inoltre che il meccanismo dello split payment non trova applicazione relativamente ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta sul reddito.
L’Agenzia delle Entrate, durante Telefisco 2015 de Il Sole 24 Ore, ha chiarito che l’esclusione dallo split payment opera anche per le prestazioni di servizi assoggettate a ritenuta a titolo di acconto: per esempio, sonoescluse dal meccanismo dello split payment le prestazioni di servizi effettuate dai professionisti.
Si ricorda inoltre che l’Amministrazione finanziaria ha chiarito (durante il Videoforum 2015 di ItaliaOggi) che lo split payment non trova applicazione nel caso in cui il fornitore sia soggetto a un regime speciale Iva in base al quale non è prevista l’evidenziazione dell’Iva in fattura e che disponel’assolvimento dell’Iva secondo regole proprie (per esempio: regime del margine).
SPLIT PAYMENT E RIMBORSI IVA (CENNI)
L’introduzione dello split payment ha provocato molte proteste da parte delle imprese, poiché determinerà inevitabilmente uno strutturale incremento del credito Iva per i soggetti passivi Iva che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi con tale meccanismo.
Per ovviare (almeno in parte) a questa situazione, l’art. 1, comma 629, della Legge di Stabilità 2015 ha modificato l’art. 30, comma 2, lettera a) del D.P.R. n. 633/1972, includendo le operazioni assoggettate a split payment tra quelle da computare ai fini della richiesta di rimborso dell’eccedenza Iva detraibile (se di importo superiore a 2.582,28 euro) in base al criterio dell’aliquota media di cui allo stesso art. 30, comma 2, lettera a).
Inoltre, l’art. 8 del D.M. 23 gennaio 2015 (dando attuazione a quanto previsto nell’art. 1, comma 630, della Legge di Stabilità 2015) ha stabilito che i soggetti passivi Iva che effettuano operazioni assoggettate a split payment possono richiedere l’erogazione deirimborsi dell’eccedenza di Iva detraibile in via prioritaria ai sensi dall’art. 38 bis, comma 10, del D.P.R. n. 633/1972, a partire dalla richiesta relativa al primo trimestre dell’anno d’imposta 2015, a condizione che siano rispettati:
i presupposti di cui all’art. 30, comma 2, lettera a), del D.P.R. n. 633/1972;
le condizioni di cui all’art. 2 del D.M. 22 marzo 2007 (pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 marzo 2007).
I rimborsi saranno erogati in via prioritaria per un ammontare non superiore all’ammontare complessivo dell’Iva applicata alle operazioni di cui all’art. 17 ter del D.P.R. n. 633/1972 effettuate nel periodo in cui si è avuta l’eccedenza d’imposta detraibile oggetto della richiesta di rimborso.
LA CIRCOLARE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE N. 1/E/2015
Si analizzano ora i principali chiarimenti forniti in materia di split payment dall’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 1/E/2015.
SPLIT PAYMENT E MODALITÀ DI CERTIFICAZIONE DELL’OPERAZIONE
La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 1/E/2015 specifica che lo split payment trova applicazione esclusivamente per le operazioni documentate da fattura, emessa dai fornitori ai sensi dell’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972.
Sono invece escluse dal campo applicativo di tale meccanismo le operazioni certificate tramite:
ricevuta fiscale (di cui all’art. 8 della Legge n. 249/1976);
scontrino fiscale (di cui alla Legge n. 18/1983 e successive modificazioni) o non fiscale (per i soggetti che si avvalgono della trasmissione telematica dei corrispettivi ai sensi dell’art. 1, commi 429 e seguenti, della Legge n. 311/2004);
La Relazione accompagnatoria al D.M. 23 gennaio 2015 aveva chiarito che il regime dello split payment si applica alle stesse pubbliche amministrazioni già destinatarie delle norme in materia di Iva a esigibilità differita di cui all’art. 6, comma 5, secondo periodo, del D.P.R. n. 633/1972 (si ricorda peraltro che la disciplina dell’Iva a esigibilità differita non è applicabile se l’operazione va assoggettata a split payment, come stabilito dall’art. 3, comma 3, del D.M. 23gennaio 2015).
Tuttavia la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 1/E/2015 specifica che, pur se l’elenco delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 17 ter del D.P.R. 633/1972 è analogo a quello contenuto nell’art. 6, comma 5, secondo periodo, dello stesso D.P.R. n. 633/1972 in materia di esigibilità differita dell’Iva, la ratio delle due norme è diversa.
L’esigibilità differita dell’Iva è infatti una misura agevolativa per il fornitore, invece la disciplina dello split payment risponde a esigenze di contrasto all’evasione da riscossione dell’Iva.
Di conseguenza, l’Amministrazione Finanziaria sostiene che per la disciplina dell’Iva a esigibilità differita non è possibile un’interpretazione estensiva dei soggetti destinatari della norma, invece per il meccanismo dello split payment i destinatari della norma vanno individuati sulla base di valutazioni sostanziali di ordine più generale.
Fatta questa premessa, la Circolare n. 1/E/2015 elenca le pubbliche amministrazioni che rientrano nel campo applicativo dello split payment (si veda tabella seguente).
L’Amministrazione Finanziaria specifica inoltre che sono escluse dalla disciplina dello split payment le operazioni effettuate nei confronti dei soggetti di cui alla tabella seguente.
La Circolare n. 1/E/2015 specifica infine che, per individuare con maggiore certezza i soggetti pubblici destinatari della disciplina sulla scissione dei pagamenti, è possibile consultare l’Indice delle Pubbliche amministrazioni (Ipa), accessibile a questo link.
Vengono fornite inoltre alcune esemplificazioni di categorie Ipa riconducibili nell’ambito applicativo della disciplina dello split payment (riportate nella tabella seguente) con la precisazione che restano in ogni caso esclusi dall’applicazione dello split payment gli enti privati eventualmente inquadrati in queste categorie.
Poiché tuttavia le suddette categorie Ipa non forniscono un quadro esaustivo, l’Agenzia delle Entrate conclude che, qualora permanessero dubbi sull’applicabilità dello split payment, è possibile inoltrare specifica istanza di interpello ai sensi dell’art. 11 della Legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente).
L’art. 1, comma 632, della Legge di Stabilità 2015 stabilisce che, nelle more del rilascio della misura di deroga da parte del Consiglio dell’Unione Europea (il meccanismo dello split payment dovrà infatti essere autorizzato dal Consiglio UE in quanto introduce una deroga all’ordinario meccanismo di applicazione dell’Iva), le disposizioni sullo split payment trovano comunque applicazione per le operazioni per le quali l’Iva è esigibile a partire dal 1 gennaio 2015.
In base all’art. 3, comma 1, del D.M. 23 gennaio 2015, l’Iva sulle operazioni soggette a split payment diviene esigibile al momento del pagamento dei corrispettivi (il comma 2 specifica ulteriormente che le pubbliche amministrazioni possono comunque optare per l’esigibilità anticipata al momento della ricezione della fattura).
A sua volta, l’art. 9, comma 1, del D.M. 23 gennaio 2015 dispone che il meccanismo dello split payment si applica “alle operazioni per le quali è stata emessa fattura a partire dal 1 gennaio 2015”.
Tutto ciò premesso, la Circolare n. 1/E/2015 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che il meccanismo dello split payment si applica alle operazioni in relazione alle quali il corrispettivo è stato pagato dopo il 1 gennaio 2015 e sempre che le stesse non siano state fatturate anteriormente a tale data.
Il meccanismo dello split payment non è invece applicabile alle operazioni per le quali è stata emessa fattura entro il 31 dicembre 2014.
VIOLAZIONI IN MATERIA DI SPLIT PAYMENT COMMESSE FINO ALL’8 FEBBRAIO 2015
Per quanto riguarda infine gli aspetti sanzionatori, la Circolare n. 1/E/2015 precisa che, vista l’incertezza in materia e considerato che la disciplina sullo split payment ha trovato applicazione già in relazione alle fatture emesse dal 1 gennaio 2015, in ottemperanza ai principi dello Statuto del contribuente non verranno sanzionate le violazioni relative alle modalità di versamento dell’Iva afferente le operazioni in regime di split payment eventualmente commesse prima dell’emanazione della Circolare n. 1/E/2015, ossia fino all’8 febbraio 2015.
L’Amministrazione finanziaria chiarisce poi il comportamento da tenere relativamente agli eventuali errori commessi nell’applicazione dello split payment per il periodo che va dal 1 gennaio 2015 all’8 febbraio 2015:
se il soggetto pubblico ha corrisposto al fornitore l’Iva addebitata in fattura e il fornitore ha computato l’Iva incassata in sede di liquidazione secondo le modalità ordinarie, non occorre effettuare nessuna variazione;
se invece il fornitore ha erroneamente emesso fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti” per un’operazione non soggetta a split payment, lo stesso fornitore dovrà correggere il proprio operato ed esercitare la rivalsa nei modi ordinari. In tal caso le pubbliche amministrazioni dovranno corrispondere al fornitore anche l’Iva relativa all’operazione ricevuta.