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Timestamp: 2016-05-28 09:46:50+00:00
Document Index: 149055492

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art.40', 'art. 2967', 'art.115', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art.2051', 'art.2697', 'art.2051', 'art. 2697', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 2051', 'art. 2051']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 2 settembre 2013, n.20055
SABATO 28 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 11:46	Sezioni
RESPONSABILITÀ CIVILE E FATTI ILLECITI (2043 – 2057 C.C.) Danno ex art. 2051 c.c. CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 2 settembre 2013, n.20055MASSIMAIn tema di responsabilità extracontrattuale ai sensi dell'art. 2051 c.c., al fine di provare il rapporto causale tra la cosa in custodia ed il danno, l'attore parte lesa deve allegare un elemento estrinseco o intrinseco come fatto costitutivo idoneo a radicare il nesso eziologico, senza però poter modificare nel corso del giudizio la allegazione iniziale; per contro, il custode, per liberarsi della presunzione di responsabilità per il danno cagionato dalla cosa, deve provare il caso fortuito tale da prevenire lo evento dannoso o da ridurne le conseguenze.CASUS DECISUSIl giorno (omissis) alle ore 10 C.R. , di ventinove anni, incinta all'ottavo mese, entra a fare la spese nel negozio C.D.G., appena aperto al pubblico e senza sostenersi ad altre persone. Il gestore del negozio C.D. ed il teste B.F. pur non assistendo all'incidente testimoniano della caduta della signora appena entrata e confermano la circostanza che il pavimento era ancora bagnato e reso scivoloso dalla acqua saponata. A seguito della caduta la C. riporta la frattura del femore destro.
2. Con citazione, C.R. conviene dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata la società C.D.G. di C.D. per ottenere di risarcimento dei danni biologici, patrimoniali e morali, per le lesioni gravi subite.
Resiste la società e contesta il fondamento della domanda. La lite viene istruita con prove orali e consulenza medico legale.
3. Contro la decisione propone appello la C. deducendo l'error in iudicando in ordine alla errata applicazione degli artt. 2043 e 2051 del codice civile, sul rilievo che la caduta risulta provocata dall'insidia costituita dal pavimento scivoloso e dalla relativa situazione di pericolo non debitamente segnalata. Resiste la società e chiede il rigetto del gravame.
La Corte di appello di Napoli con sentenza del 5 marzo 2007, non notificata, rigettava lo appello, ravvisando nel fatto dannoso la esclusiva condotta negligente, per disattenzione, del soggetto danneggiato, condotta equiparabile al caso fortuito e tale da esonerare la responsabilità del proprietario del negozio, sia per il neminem laedere che agli effetti della responsabilità per il danno da cose in custodia di cui all'art. 2051 del codice civile. Le spese del grado erano poste a carico della appellante.
4. Contro la decisione ricorre la C. deducendo tre motivi di gravame e relativi quesiti. Non resiste la controparte, citata il 15 ottobre 2007.
TESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 2 settembre 2013, n.20055 - Pres. Berruti – est. Petti
Il ricorso è meritevole di accoglimento in ordine ai motivi dedotti.
chiarezza espositiva se ne offre una sintesi descrittiva ed a seguire la
valutazione in diritto del loro fondamento giuridico.
primo motivasi deduce l'error in iudicando in relazione allo art. 2051 c.c. in
relazione al capoverso dell'art.40 del codice penale, ai cui sensi 'non
impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a
cagionarlo', cui si aggiunge la violazione dell'art. 2967 secondo comma e
dello art.115 c.p.c. in tema di valutazione delle prove. La tesi, viene svolta
nel quesito al ff 11 del ricorso, con la indicazione della sintesi descrittiva
riferita al decisum e la indicazione della regula iuris alternativa, nei
'Dica
la Corte se il giudice debba esaminare e motivare e ritenere la imputabilità
per colpa e la responsabilità del custode ai sensi dello art. 2051 c.c. per un
fatto causale accertato e pacifico da esso posto in essere - nella specie lo
avere il gestore del negozio dopo il lavaggio del pavimento omesso di
asciugarlo e di avere aperto il negozio al pubblico in una situazione di
pericolo determinato dalla scivolosità del pavimento- e se debba escludersi la
sussistenza del caso fortuito, allorquando lo evento non sia stato determinato
da una carenza strutturale o deficienza della cosa in custodia ma
dall'intervento su di essa del di un fatto del custode che ha determinato un
pericolo ed il conseguito evento dannoso; e se quando si ravvisi la concorrenza
pure di un fatto altrui o dello stesso danneggiato ciò comporti comunque la
impossibilità di configurare il caso fortuito per la mancanza del requisito
della esclusività causale di una colpa del terzo o dello stesso
danneggiato'.
seconda censura, a ff 13 del ricorso, concerne il malgoverno della valutazione
delle prove, dopo che la Corte aveva ricondotto la fattispecie nell'ambito
dello art. 2051 c.c. per la responsabilità del custode, sul rilievo che ben due
testi M.M. e B.F. , di cui si riportano le deposizioni, ebbero a confermare la
immediatezza della caduta della giovane donna sul pavimento bagnato del negozio
già aperto al pubblico; deposizioni non meglio approfondite dalla Corte che
invece le ritiene inattendibili, pur ritenendo provato lo stato scivoloso della
pavimentazione lavata ma non ancora asciutta, come si legge a ff.4 della
QUESITO a ff 15 viene esposto nei seguenti termini:
la Corte se ai sensi dello art.2051 cc e dello art.2697 secondo comma c.c.
debba ritenersi a carico del danneggiato la sola prova delle modalità dello
evento dannoso e della situazione che lo ha determinato, ed a carico invece del
custode ogni prova esimente la presunzione legale della sua colpa e
responsabilità e costitutiva del caso fortuito; e pertanto se costituisca
violazione o falsa applicazione della presunzione di colpa, posta dallo
art.2051 e dell'onere probatorio del custode anche ai sensi del secondo comma
dello art. 2697 c.c. nonché dell'obbligo del giudice di sentenziare ai sensi
dello art. 115 c.p.c. iuxta alligata et probata, escludere la colpa del custode
adducendo un fatto semplicemente ipotetico e soggettivo - nella specie la
conoscenza del pericolo da parte della danneggiata - che non risulti deducibile
da alcuna prova; se lo omesso esame delle risultanze testimoniali costituisca,
oltre che un vizio di motivazione omessa e insufficiente anche la violazione
del principio di disponibilità delle prove di cui al citato art. 115
c.p.c.'.
una terza censura è proposta sotto il punto C a pag 16 e seguenti come vizio
della motivazione su punto decisivo, sempre tenendo conto della veridicità
delle testimonianze raccolte, e sotto il profilo della necessità, per potere
configurare il caso fortuito, della imprevedibilità ed inevitabilità del
sinistro da parte del custode. Il quesito a ff.19 è proposto nei seguenti
la Corte se per configurare caso fortuito contro la presunzione di colpa del
custode ai sensi dello art. 2051 c.c. occorre anche che il fatto non sia stato
né prevedibile né evitabile dal custode e se lo omesso esame di questo punto
decisivo e delle risultanze testimoniali acquisite- sulla consapevolezza da
parte del custode del pericolo da esso determinato e di conseguenza della
prevedibilità e prevenibilità dello evento dannoso, nella specie asciugando il
pavimento dal lavaggio prima di aprire il negozio al pubblico-costituiscano,
oltre al vizio di motivazione omessa o insufficiente, anche error in iudicando
per la violazione degli artt. 2051 cc e 115 c.p.c.'.
RAGIONI DELLO ACCOGLIMENTO IN PUNTO DI DIRITTO.
ragioni dello accoglimento delle censure alla motivazione illogica e
contraddittoria della Corte di appello, derivano da una interpretazione
giuridicamente errata dei criteri di ermeneutica per il danno da cose in
custodia, secondo i principi di diritto delineati da questa Corte, in relazione
alla fattispecie in concreto accertata. Sussiste pertanto e l'error in
iudicando e l'error in motivando, per le seguenti considerazioni.
In tema di responsabilità extracontrattuale ai sensi dell'art. 2051 c.c., al
fine di provare il rapporto causale tra la cosa in custodia ed il danno,
l'attore parte lesa deve allegare un elemento estrinseco o intrinseco come
fatto costitutivo idoneo a radicare il nesso eziologico, senza però poter
modificare nel corso del giudizio la allegazione iniziale - vedi sul punto il
recente arresto di questa Corte sez. 3, 21 marzo 2011 n.6677. Orbene nel caso
di specie mentre la parte lesa adduce lo elemento estrinseco della
pavimentazione bagnata, cui segue la rovinosa caduta, avvertita dai testimoni
presenti nel negozio, e tale elemento costituisce, per la cliente, una insidia
imprevista e imprevedibile, non tempestivamente segnalata, ad esempio con un
cartello o segnale di pericolo che vietava lo ingresso, tale da determinare la
perdita di equilibrio e la caduta, assolvendo così all'onere di provare
circostanze che e costituiscono fatti idonei a radicare il nesso eziologico tra
la caduta,il danno e la responsabilità del custode; per contro in alcun modo il
custode, per liberarsi della presunzione di responsabilità per il danno
cagionato dalla cosa, ha provato il caso fortuito tale da prevenire lo evento
dannoso o da ridurne le conseguenze, non avendo chiesto né dedotte prove su
tale punto - vedi sul punto l'arresto di Cass. 3, 27 gennaio 2005
n.1655.Pertanto del tutto apodittica ed illogica è la considerazione svolta
dalla Corte di appello in ordine al fatto che alle ore 10 del mattino vi era la
piena visibilità dell'umido e che la situazione di pericolo era prevedibile ed
evitabile con la dovuta attenzione, posto che il dato di fatto della comune
esperienza cui il giudice del riesame fa riferimento postula invece che, nella
situazione di rischio che proviene dal pavimento bagnato, il custode debba
prevenire il pericolo della caduta con adeguate misure di sicurezza o
segnalazioni di pericolo ed esercitando i poteri di vigilanza che gli
tre quesiti riassunti, indicano chiaramente i principi di diritto che la Corte
di appello ha disapplicato ed il relativo vizio della motivazione, vuoi in
punto di riparto dell'onere probatorio, vuoi in punto di valutazione del
testimoniale, ritenuto inattendibile ma senza la indicazione delle relative
cassazione è dunque vincolante in relazione al principio del mancato
superamento dell'onere probatorio dell'onere probatorio relativo al caso
fortuito o al comportamento colposo del danneggiato da solo idoneo ad
interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e del danno stesso, ma
lo annullamento è necessariamente con rinvio dovendosi pervenire finalmente
alla riparazione del danno, avvenuto ormai nel lontano 1990, applicandosi gli
attuali criteri di valutazione per il danno biologico e per quello non
patrimoniale e le valenze attuali del debito di valore. Il giudice del rinvio,
Corte di appello di Napoli, in diversa composizione, provvedere anche in ordine
alle spese di questo giudizio di cassazione.
il ricorso, cassa e rinvia anche per le spese del giudizio di cassazione, alla
Corte di appello di Napoli in diversa composizione.