Source: http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-18-6422_it.htm
Timestamp: 2019-03-25 10:52:49+00:00
Document Index: 22796140

Matched Legal Cases: ['CGUE ', 'CGUE ', 'sentenza ', 'CGUE ', 'CGUE ', 'CGUE ', 'CGUE ']

European Commission - PRESS RELEASES - Press release - Negoziati sulla Brexit - Che cosa prevede l'accordo di recesso
Negoziati sulla Brexit - Che cosa prevede l'accordo di recesso
Che cosa abbiamo concordato oggi?
I negoziatori della Commissione europea e del Regno Unito si sono accordati sull'integralità dell'accordo sul recesso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall'Unione europea e dalla Comunità europea dell'energia atomica, secondo quanto previsto dall'articolo 50 del trattato sull'Unione europea.
L'accordo di recesso stabilisce le condizioni dell'uscita del Regno Unito dall'UE, assicura un recesso ordinato e offre certezza del diritto una volta che al Regno Unito cesseranno di applicarsi i trattati e il diritto dell'UE.
L'accordo di recesso regola gli aspetti indicati qui di seguito.
Disposizioni comuni: stabiliscono le clausole tipo per l'interpretazione e il funzionamento corretti dell'accordo di recesso.
Diritti dei cittadini: tutelano le scelte di vita di oltre tre milioni di cittadini dell'UE nel Regno Unito e di oltre un milione di cittadini del Regno Unito nei paesi dell'UE, garantendo loro il diritto di soggiorno e la possibilità di continuare a dare un contributo alle rispettive comunità.
Disposizioni relative alla separazione: permettono una cessazione senza intoppi dei regimi attuali e predispongono un recesso ordinato (ad es., per consentire alle merci immesse sul mercato prima della fine della transizione di proseguire verso la loro destinazione; per tutelare i diritti di proprietà intellettuale esistenti, indicazioni geografiche comprese; per concludere i casi in corso di cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale e le altre procedure amministrative e giudiziarie; per usare i dati e le informazioni scambiati prima della fine del periodo di transizione; per regolare le questioni collegate all'Euratom; in altri ambiti).
Periodo di transizione, durante il quale l'UE tratterà il Regno Unito come se fosse uno Stato membro, fatta eccezione per la partecipazione alle istituzioni e alle strutture di governance dell'UE. In particolare il periodo di transizione permetterà alle amministrazioni, alle imprese e ai cittadini di adeguarsi alla situazione risultante dal recesso del Regno Unito.
Liquidazione finanziaria: le disposizioni assicurano che il Regno Unito e l'UE adempieranno a tutti gli obblighi finanziari assunti quando il Regno Unito era uno Stato membro dell'Unione.
Assetto di governance dell'accordo di recesso: assicura l'efficace gestione, attuazione e applicazione dell'accordo, compresi adeguati meccanismi di risoluzione delle controversie.
Termini di una soluzione di salvaguardia giuridicamente operativa, intesa a scongiurare la creazione di una frontiera fisica tra Irlanda e Irlanda del Nord. Il protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord contiene altresì l'impegno del Regno Unito a non sminuire i diritti sanciti dall'accordo del Venerdì Santo (accordo di Belfast) del 1998 e a proteggere la cooperazione nord-sud. Prevede la possibilità di mantenimento delle intese relative alla zona di libero spostamento tra l'Irlanda e il Regno Unito e preserva il mercato unico dell'energia elettrica nell'isola d'Irlanda.
Protocollo sulle zone di sovranità a Cipro: tutela gli interessi dei ciprioti che vivono e lavorano nelle zone di sovranità in seguito al recesso del Regno Unito dall'Unione.
Protocollo su Gibilterra: prevede una stretta cooperazione tra Spagna e Regno Unito nei confronti di Gibilterra per l'attuazione delle disposizioni dell'accordo di recesso in materia di diritti dei cittadini e regola la cooperazione amministrativa tra le autorità competenti in una serie di ambiti di intervento.
Come si è arrivati all'accordo - Cronistoria
Il 29 marzo 2017 la Primo ministro Theresa May ha notificato al Consiglio europeo l'intenzione del Regno Unito di recedere dall'Unione europea (articolo 50 del trattato sull'Unione europea). La sua lettera a Donald Tusk, Presidente del Consiglio europeo, ha avviato formalmente il processo di recesso del Regno Unito dall'UE.
L'articolo 50, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea prevede che l'Unione negozi e concluda con il Regno Unito un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione.
I negoziati sui termini del recesso del Regno Unito sono stati avviati il 19 giugno 2017, appena dopo le elezioni politiche nel Regno Unito. È stato convenuto che avrebbero affrontato per prima cosa le principali aree di incertezza conseguenti al recesso del Regno Unito, ossia la tutela dei diritti dei cittadini dopo la Brexit, la liquidazione finanziaria e la necessità di evitare una frontiera fisica nell'isola d'Irlanda. Come stabilito negli orientamenti del Consiglio europeo (Articolo 50) del 29 aprile 2017, prima di discutere del quadro delle future relazioni UE-Regno Unito era necessario conseguire "progressi sufficienti" su tali questioni relative al recesso.
L'8 dicembre 2017 l'UE e il Regno Unito hanno pubblicato una relazione congiunta in cui erano indicati i punti su cui avevano raggiunto un'intesa circa le tre questioni relative al recesso e altri problemi inerenti alla separazione. La relazione era accompagnata da una comunicazione della Commissione europea contenente una valutazione dello stato di avanzamento dei negoziati.
Il 28 febbraio 2018 la Commissione europea ha pubblicato un progetto di accordo di recesso tra l'Unione europea e il Regno Unito, che traduceva in termini giuridici la relazione congiunta di dicembre. Il 19 marzo 2018 la Commissione europea e il Regno Unito hanno pubblicato una versione modificata del progetto di accordo di recesso, nella quale i punti di accordo o di disaccordo erano evidenziati in verde o in giallo ovvero lasciati su sfondo bianco.
Sempre il 19 marzo 2018, in una lettera al Presidente Tusk la Primo ministro May ha ribadito l'impegno a favore di una soluzione di salvaguardia giuridicamente operativa nell'ambito dell'accordo di recesso che permettesse di evitare una frontiera fisica tra l'Irlanda e l'Irlanda del Nord. A marzo il Consiglio europeo (Articolo 50) ha accettato la proposta del Regno Unito di prevedere un periodo di transizione e ha adottato degli orientamenti sul quadro delle future relazioni.
Il 19 giugno 2018 è stata pubblicata una dichiarazione congiunta che illustrava gli ulteriori progressi compiuti nei negoziati sull'accordo di recesso.
Il 14 novembre 2018 i negoziatori della Commissione europea e del Regno Unito hanno raggiunto un'intesa sull'accordo di recesso nella sua integralità e su una bozza di dichiarazione politica relativa alle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito.
Come sono stati condotti i negoziati?
L'accordo è stato negoziato alla luce degli orientamenti emanati dal Consiglio europeo e in linea con le direttive di negoziato stabilite dal Consiglio.
Per tutta la durata dei negoziati la Commissione europea ha improntato il processo all'inclusione, tenendo con i 27 Stati membri dell'UE riunioni periodiche a diversi livelli. I contatti sono stati stretti e regolari anche con il Parlamento europeo, in modo da poter prendere nella debita considerazione le opinioni e posizioni da esso espresse. Grazie inoltre ai contributi apportati dagli organi consultivi dell'UE e dai portatori di interessi la Commissione europea ha potuto tracciare un quadro realistico dell'effetto che il recesso del Regno Unito dall'UE avrebbe prodotto in tutta l'Unione.
I negoziati si sono svolti all'insegna di una trasparenza senza precedenti. La Commissione europea ha pubblicato i documenti negoziali - condivisi con gli Stati membri dell'UE, il Consiglio dell'Unione europea, il Parlamento europeo e il Regno Unito - così come gli orientamenti del Consiglio europeo, i documenti che via via fissavano i principi essenziali della posizione negoziale dell'UE e tutti gli altri documenti pertinenti. La Commissione europea ha messo a disposizione questa documentazione sul proprio sito web dedicato ai negoziati.
I. Che cosa prevedono le disposizioni comuni dell'accordo di recesso?
La parte sulle disposizioni comuni stabilisce le clausole necessarie per la comprensione, l'interpretazione e il funzionamento corretti dell'accordo di recesso. Costituisce la base di un'applicazione corretta dell'accordo. Sin dall'inizio dei negoziati l'UE ha attribuito grande importanza alla necessità di garantire che le disposizioni dell'accordo di recesso abbiano inequivocabilmente nel Regno Unito gli stessi effetti giuridici che hanno nell'UE e nei suoi Stati membri.
L'accordo prevede espressamente un obbligo in questo senso: entrambe le parti dovranno garantire nei rispettivi ordinamenti giuridici il primato e l'efficacia diretta, nonché un'interpretazione coerente con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) pronunciata fino al termine del periodo di transizione. L'efficacia diretta è menzionata esplicitamente in riferimento a tutte le disposizioni dell'accordo di recesso che a norma del diritto dell'Unione soddisfano le condizioni per l'efficacia diretta, il che significa fondamentalmente che le parti interessate possono invocare l'accordo di recesso direttamente dinanzi ai giudici nazionali sia nel Regno Unito sia negli Stati membri dell'UE.
L'accordo va obbligatoriamente interpretato applicando i metodi e attenendosi ai principi generali di interpretazione applicabili nell'UE, ad esempio interpretando i richiamati concetti o disposizioni del diritto dell'Unione coerentemente con la Carta dei diritti fondamentali.
I giudici del Regno Unito devono rispettare il principio dell'interpretazione coerente con la giurisprudenza della CGUE pronunciata fino al termine del periodo di transizione e tenere debitamente conto della giurisprudenza della CGUE pronunciata dopo tale data.
L'accordo impone specificamente al Regno Unito di garantire il rispetto delle disposizioni citate attraverso il diritto primario interno, conferendo espressamente alle autorità giudiziarie e amministrative del Regno Unito il potere di disapplicare la normativa nazionale non conforme o incompatibile.
La parte sulle disposizioni comuni precisa che i rimandi al diritto dell'Unione contenuti nell'accordo di recesso comprendono le modifiche apportate fino all'ultimo giorno del periodo di transizione, con poche eccezioni, in particolare per alcune disposizioni specifiche in materia di liquidazione finanziaria - così da evitare di imporre obblighi aggiuntivi al Regno Unito - e per il periodo di transizione, durante il quale il diritto dell'Unione continuerà ad applicarsi dinamicamente al Regno Unito e nel Regno Unito. Sono da considerare compresi anche gli atti che integrano o attuano le disposizioni cui è fatto riferimento.
L'accordo prevede che al termine del periodo di transizione il Regno Unito sia scollegato da tutte le banche dati e reti dell'UE salvo specifica disposizione contraria.
II. Che cosa è stato concordato sui diritti dei cittadini?
Il diritto di ciascun cittadino dell'UE e dei suoi familiari di vivere, lavorare o studiare in qualsiasi Stato membro dell'UE è uno dei fondamenti dell'Unione europea. Molti cittadini dell'UE e del Regno Unito hanno operato scelte di vita basandosi sui diritti connessi alla libera circolazione garantita dal diritto dell'Unione. Difendere le scelte di vita di questi cittadini e dei loro familiari è stata la prima priorità sin dall'inizio dei negoziati.
L'accordo di recesso preserva il diritto di soggiornare e di proseguire l'attività svolta attualmente per oltre tre milioni di cittadini dell'UE nel Regno Unito e per oltre un milione di cittadini del Regno Unito nei paesi dell'UE.
Chi è tutelato dall'accordo di recesso?
L'accordo di recesso tutela i cittadini dell'UE che risiedono nel Regno Unito e i cittadini del Regno Unito che risiedono in uno dei 27 Stati membri dell'UE al termine del periodo di transizione, purché il loro soggiorno sia conforme al diritto dell'UE in materia di libera circolazione.
L'accordo di recesso tutela anche i familiari a cui il diritto dell'Unione conferisce diritti (coniugi e partner registrati, genitori, nonni, figli, nipoti e persone in una relazione stabile), garantendo loro il ricongiungimento futuro qualora ancora non vivano nello stesso Stato che ospita il cittadino dell'Unione o il cittadino del Regno Unito.
L'accordo tutela i minori, siano essi nati prima o dopo il recesso del Regno Unito, all'interno o al di fuori dello Stato ospitante in cui risiede il cittadino dell'UE o del Regno Unito che esercita la responsabilità genitoriale nei loro confronti. L'unica eccezione prevista interessa i minori nati dopo il recesso del Regno Unito qualora il genitore titolare di un diritto di affidamento esclusivo, ai sensi del diritto di famiglia applicabile, non rientri nei casi contemplati dall'accordo.
Quali diritti sono tutelati?
L'accordo di recesso consente ai cittadini dell'Unione e ai cittadini del Regno Unito, così come ai rispettivi familiari, di continuare a esercitare per tutta la vita i diritti di cui godono a norma del diritto dell'Unione nel territorio dell'una o dell'altra parte, laddove tali diritti si fondino su una scelta di vita operata prima della fine del periodo di transizione.
I cittadini dell'Unione e i cittadini del Regno Unito, così come i rispettivi familiari, possono continuare a vivere, lavorare o studiare esattamente come oggi, alle stesse condizioni sostanziali previste dal diritto dell'Unione, beneficiando pienamente dell'applicazione del divieto di discriminazione in base alla cittadinanza e del diritto alla parità di trattamento rispetto ai cittadini dello Stato ospitante. Si applicano unicamente le restrizioni derivanti dal diritto dell'Unione o previste dall'accordo. L'accordo di recesso non osta a che il Regno Unito o gli Stati membri siano più generosi nella concessione di diritti.
Sostanzialmente le condizioni di soggiorno sono e rimarranno invariate rispetto a quelle previste dal vigente diritto dell'UE sulla libera circolazione. Se lo Stato ospitante ha optato per un sistema di registrazione obbligatoria, la decisione sulla concessione del nuovo status di soggiorno ai sensi dell'accordo di recesso è adottata in base a criteri oggettivi (senza alcuna discrezionalità) e esattamente alle stesse condizioni stabilite dalla direttiva sulla libera circolazione (direttiva 2004/38/CE): gli articoli 6 e 7 danno diritto a soggiornare fino a cinque anni alle persone che lavorano o dispongono di risorse finanziarie sufficienti e di un'assicurazione malattia, mentre gli articoli da 16 a 18 conferiscono il diritto di soggiorno permanente alle persone che hanno soggiornato legalmente nel paese per cinque anni.
In sostanza, i cittadini dell'UE e i cittadini del Regno Unito soddisfano queste condizioni in una delle seguenti ipotesi: sono lavoratori subordinati o autonomi; dispongono di risorse sufficienti e di un'assicurazione malattia; sono familiari di una persona che soddisfa tali condizioni; non sono più soggetti ad alcuna condizione avendo già acquisito il diritto di soggiorno permanente.
L'accordo di recesso non richiede la presenza fisica nello Stato ospitante al termine del periodo di transizione: sono ammesse le assenze temporanee che non incidono sul diritto di soggiorno e le assenze di più lungo periodo che non incidono sul diritto di soggiorno permanente.
Le persone tutelate dall'accordo di recesso che non hanno ancora acquisito il diritto di soggiorno permanente (non avendo vissuto per almeno cinque anni nello Stato ospitante) saranno pienamente tutelate dall'accordo e potranno continuare a soggiornare nello Stato ospitante e acquisire il diritto di soggiorno permanente anche dopo il recesso del Regno Unito.
I cittadini dell'Unione e i cittadini del Regno Unito che arrivano nello Stato ospitante durante il periodo di transizione avranno in virtù dell'accordo di recesso esattamente gli stessi diritti e gli stessi obblighi di coloro che sono giunti nello Stato ospitante prima del 30 marzo 2019. I loro diritti saranno anche soggetti alle stesse restrizioni e limitazioni. Qualora risultassero assenti dallo Stato ospitante da più di cinque anni, gli interessati non potranno più beneficiare dell'accordo di recesso.
Diritti dei lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi e riconoscimento delle qualifiche professionali
Le persone contemplate dall'accordo di recesso hanno il diritto di svolgere un'attività lavorativa subordinata o autonoma. Manterranno inoltre tutti i diritti dei lavoratori conferiti loro dal diritto dell'Unione, ad esempio il diritto di non subire discriminazioni basate sulla cittadinanza per quanto riguarda l'impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro e di occupazione; il diritto di accedere e di svolgere un'attività conformemente alle norme applicabili ai cittadini dello Stato ospitante; il diritto di ricevere assistenza ai fini occupazionali alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato ospitante; il diritto alla parità di trattamento in materia di condizioni di lavoro e di occupazione; il diritto alle prestazioni sociali e alle agevolazioni fiscali; i diritti collettivi e il diritto dei figli di accedere all'istruzione.
L'accordo di recesso tutela i diritti dei lavoratori frontalieri o dei lavoratori autonomi frontalieri nei paesi in cui lavorano.
La persona contemplata dall'accordo di recesso la cui qualifica professionale è stata riconosciuta nel paese (Stato membro dell'UE o Regno Unito) in cui soggiorna al momento o, per i lavoratori frontalieri, in cui lavora può continuare a far valere, in tale paese, la decisione di riconoscimento per svolgervi l'attività professionale collegata all'uso di tale qualifica professionale. Se prima della fine del periodo di transizione ha già chiesto il riconoscimento della qualifica professionale, la sua domanda sarà trattata a livello nazionale conformemente alle norme dell'UE applicabili al momento della presentazione della domanda.
L'accordo di recesso prevede norme in materia di coordinamento della sicurezza sociale riguardanti sia coloro a cui si applica la parte dell'accordo di recesso riguardante i diritti dei cittadini sia altre persone che, al termine del periodo di transizione, si trovino in una situazione che, dal punto di vista della cooperazione in materia di sicurezza sociale, interessi sia il Regno Unito che uno Stato membro.
Queste persone manterranno il diritto all'assistenza sanitaria, alla pensione e ad altre prestazioni sociali e, se hanno diritto a una prestazione in denaro in uno Stato, potranno riceverla anche se decidono di vivere in un altro.
Le disposizioni dell'accordo di recesso in materia di sicurezza sociale disciplineranno i diritti dei cittadini dell'UE e dei cittadini del Regno Unito nelle situazioni transfrontaliere di sicurezza sociale che interesseranno il Regno Unito e (almeno) uno Stato membro alla fine del periodo di transizione.
Dette disposizioni possono essere estese a situazioni di sicurezza sociale "triangolari" che coinvolgono uno Stato membro (o più Stati membri), il Regno Unito e un paese dell'EFTA (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), in modo da tutelare i diritti dei cittadini dell'UE, dei cittadini del Regno Unito e dei cittadini dei paesi EFTA che si trovano in tale tipo di situazioni triangolari.
Ai fini dell'operatività devono essere applicabili tre diverse intese: un articolo dell'accordo di recesso che tuteli i cittadini dell'EFTA, disposizioni a tutela dei cittadini dell'UE nei corrispondenti accordi tra il Regno Unito e i paesi dell'EFTA e disposizioni a tutela dei cittadini del Regno Unito negli accordi corrispondenti tra l'UE e i paesi dell'EFTA.
L'articolo dell'accordo di recesso che tutela i cittadini dell'EFTA si applicherà soltanto se saranno stati conclusi e saranno applicabili gli altri due accordi. Spetterà al comitato misto istituito dall'accordo di recesso decidere sull'applicabilità dell'articolo.
Casi specifici contemplati dall'accordo di recesso
Caso 1 - Lavoratori. Sei un cittadino dell'UE arrivato nel Regno Unito due anni fa e lavori in un ospedale locale. Potrai rimanere nel Regno Unito dopo che questo sarà uscito dall'UE. Il diritto dell'UE in materia di libera circolazione continuerà ad applicarsi fino al termine del periodo di transizione. In seguito, l'accordo di recesso prevede che, se al termine del periodo di transizione sarai residente nel Regno Unito, potrai rimanervi sostanzialmente alle stesse condizioni di fatto previste dal diritto dell'UE in materia di libera circolazione: manterrai i diritti di soggiorno se continuerai a lavorare (o se smetterai di lavorare non per tua volontà a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, della direttiva sulla libera circolazione), diverrai un lavoratore autonomo o una persona autosufficiente (ossia dotata di risorse finanziarie sufficienti e di un'assicurazione malattia).
Dovrai tuttavia, a tal fine, richiedere alle autorità del Regno Unito un nuovo status di residente nel paese. Una volta maturati cinque anni di soggiorno legale nel Regno Unito, potrai chiedere che il tuo status di soggiorno nel Regno Unito sia trasformato in status di soggiorno permanente, che conferisce maggiori diritti e migliore tutela.
Caso 2 - Lavoratori frontalieri che si basano sulle qualifiche professionali. Sei un fisioterapista britannico che vive in Belgio e lavora come fisioterapista nei Paesi Bassi, dove la tua qualifica professionale ottenuta nel Regno Unito è stata riconosciuta prima della fine del periodo di transizione. Il diritto dell'UE in materia di libera circolazione continuerà ad applicarsi fino al termine del periodo di transizione. Se sarai ancora nella stessa situazione, l'accordo di recesso ti permetterà di continuare a risiedere in Belgio e svolgere l'attività professionale nei Paesi Bassi come lavoratore frontaliero o, secondo il caso, come lavoratore autonomo frontaliero. Potrai continuare a fondare l'esercizio della tua attività professionale sulla decisione di riconoscimento della tua qualifica professionale presa dalle autorità olandesi.
Caso 3 - Studenti. Sei un cittadino di uno Stato membro dell'UE che si trova attualmente nel Regno Unito per gli studi. Il diritto dell'UE in materia di libera circolazione continuerà ad applicarsi fino al termine del periodo di transizione. In seguito, se al termine del periodo di transizione sarai ancora studente nel Regno Unito, potrai rimanervi ma devi chiedere il nuovo status di soggiorno nel Regno Unito. Dopo cinque anni di soggiorno potrai chiedere un nuovo status di soggiorno permanente nel Regno Unito. Conserverai inoltre la possibilità di cambiare status, iniziando un'attività lavorativa subordinata o autonoma.
L'accordo di recesso riconosce allo Stato ospitante la facoltà di scegliere se imporre o no l'obbligo di presentare domanda quale condizione per il godimento dei diritti in esso previsti. Il Regno Unito ha già espresso l'intenzione di applicare un sistema di registrazione obbligatoria per le persone a cui si applica l'accordo di recesso. A coloro che soddisfano le condizioni previste sarà rilasciato un documento di soggiorno (che può essere in forma elettronica).
Anche alcuni Stati membri dell'UE hanno dichiarato che applicheranno un sistema di registrazione obbligatoria (il cosiddetto "sistema costitutivo"). In altri Stati membri, invece, i cittadini del Regno Unito che soddisfano le condizioni stabilite nell'accordo rientreranno automaticamente nei casi disciplinati dall'accordo di recesso (il cosiddetto "sistema dichiarativo"). In quest'ultimo caso, i cittadini del Regno Unito avranno il diritto di chiedere che lo Stato ospitante rilasci loro un documento di soggiorno che ne attesti lo status.
Per l'UE era particolarmente importante che i cittadini contemplati dall'accordo potessero esercitare i propri diritti con procedure amministrative semplici e agevoli: potranno essere richiesti soltanto gli adempimenti strettamente necessari e proporzionati alla necessità di determinare se siano soddisfatti i criteri per il soggiorno legale, senza oneri amministrativi superflui. Si tratta di un aspetto particolarmente pertinente se lo Stato ospitante opta per un sistema di registrazione obbligatoria. I costi di tali domande non devono superare quelli imposti ai cittadini del paese per il rilascio di documenti analoghi. Chi è già titolare di un documento di soggiorno permanente potrà permutarlo gratuitamente con lo "status speciale".
I requisiti indicati dovranno essere soddisfatti anche dalle procedure amministrative da seguire per le domande di "status speciale" che il Regno Unito o gli Stati membri istituiranno nell'ambito dell'accordo di recesso. Dev'essere stabilita una linea d'azione proporzionata circa gli errori, le omissioni involontarie o l'inosservanza del termine per la presentazione della domanda. L'obiettivo generale è delineare per i cittadini interessati un iter che sia il più possibile chiaro, semplice e libero da lungaggini burocratiche.
Attuazione e monitoraggio della parte dell'accordo di recesso relativa ai diritti dei cittadini
Il testo dell'accordo di recesso sui diritti dei cittadini è molto preciso, in modo da poter essere fatto valere direttamente dai cittadini dell'UE dinanzi ai giudici britannici e dai cittadini del Regno Unito dinanzi ai giudici degli Stati membri. Sarà necessario disapplicare le disposizioni del diritto nazionale che non sono conformi al disposto dell'accordo di recesso.
Per otto anni dopo la fine del periodo di transizione i giudici del Regno Unito potranno chiedere alla Corte di giustizia dell'Unione europea una pronuncia in via pregiudiziale circa l'interpretazione della parte dell'accordo di recesso relativa ai diritti dei cittadini. Per le domande di status di persona stabilmente residente nel Regno Unito il periodo di otto anni decorrerà dal 30 marzo 2019.
L'attuazione e l'applicazione dei diritti dei cittadini nell'UE saranno controllate dalla Commissione, che agirà in conformità dei trattati dell'Unione. Nel Regno Unito questa funzione sarà affidata a un'autorità nazionale indipendente, che disporrà di poteri equivalenti a quelli della Commissione europea e che quindi potrà ricevere ed esaminare le denunce dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari, condurre indagini di propria iniziativa e adire i giudici del Regno Unito per presunte violazioni da parte delle autorità amministrative del Regno Unito degli obblighi che incombono loro in virtù della parte dell'accordo di recesso relativa ai diritti dei cittadini.
L'autorità del Regno Unito e la Commissione europea si informano reciprocamente ogni anno, attraverso il comitato misto istituito dall'accordo di recesso, delle misure adottate per attuare e far rispettare i diritti dei cittadini previsti dall'accordo. Tali informazioni dovrebbero indicare, in particolare, il numero e la natura delle denunce trattate e ogni eventuale azione legale che hanno determinato.
Illustrazione dei diritti dei cittadini
Il grafico che segue illustra sinteticamente le disposizioni fondamentali dell'accordo di recesso. I dati utilizzati (3,2 milioni di cittadini dell'UE nel Regno Unito e 1,2 milioni di cittadini del Regno Unito nell'UE) sono stime basate sui dati del 2015 delle Nazioni Unite e del Regno Unito: i numeri effettivi possono essere diversi.
III. Che cosa è stato concordato sulle questioni relative alla separazione?
Conformemente agli orientamenti del Consiglio europeo (Articolo 50) l'accordo di recesso mira ove necessario a garantire un recesso ordinato, prevedendo le modalità necessarie per la conclusione dei processi e dei regimi in corso in una serie di ambiti politici.
Merci immesse sul mercato
L'accordo di recesso prevede che le merci legalmente immesse sul mercato dell'UE o del Regno Unito prima della fine del periodo di transizione possano continuare a circolare liberamente all'interno di questi due mercati e tra di essi, fino al raggiungimento degli utenti finali, senza alcuna necessità di modificare o rietichettare i prodotti.
Ciò significa che le merci che si troveranno ancora nella catena di distribuzione alla fine del periodo di transizione potranno raggiungere gli utenti finali nell'UE o nel Regno Unito senza dover soddisfare altri requisiti di prodotto. Potranno anche essere messe in servizio (se previsto dalle disposizioni applicabili del diritto dell'Unione) e continueranno a sottostare alla sorveglianza delle autorità di vigilanza sul mercato degli Stati membri e del Regno Unito.
In via eccezionale, la circolazione di animali vivi e di prodotti di origine animale tra il mercato dell'Unione e il mercato del Regno Unito sarà soggetta, dopo il periodo di transizione, alle norme delle parti applicabili in materia di importazioni e controlli sanitari alla frontiera, indipendentemente dal fatto che l'immissione sul mercato sia avvenuta prima della fine del periodo di transizione.
Si tratta di una disposizione necessaria dati gli elevati rischi sanitari associati a tali prodotti e la necessità di effettuare controlli veterinari efficaci quando gli animali vivi e i prodotti di origine animale entrano nel mercato dell'Unione o nel mercato del Regno Unito.
Perturbare il meno possibile le catene di distribuzione dopo il periodo di transizione
In base all'accordo di recesso la merce già immessa sul mercato potrà continuare a essere messa a disposizione nel mercato del Regno Unito e nel mercato unico dell'UE dopo la fine del periodo di transizione. Questo vale per tutte le merci che rientrano nella libera circolazione prevista dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea, quali: prodotti agricoli, prodotti di consumo (giocattoli, tessili, cosmetici, ecc.), prodotti sanitari (prodotti farmaceutici, dispositivi medici) e prodotti industriali quali veicoli a motore, equipaggiamento marittimo, macchine, ascensori, materiale elettrico, prodotti da costruzione, prodotti chimici.
Dopo la fine del periodo di transizione, tuttavia, gli animali vivi e i prodotti di origine animale (quali gli alimenti di derivazione animale) dovranno conformarsi alle norme dell'UE o del Regno Unito in materia di importazioni dai paesi terzi.
Seguono alcuni esempi di situazioni previste dall'accordo.
Un'apparecchiatura radiologica con marcatura CE venduta da un produttore dell'UE a 27 a un ospedale del Regno Unito ma non ancora spedita o non ancora consegnata materialmente prima della fine del periodo di transizione può essere spedita e consegnata all'ospedale dopo tale data in considerazione della sua conformità alle prescrizioni applicabili al momento dell'immissione sul mercato. Non sarà quindi necessario certificarla nuovamente nel Regno Unito né apporre su di essa una nuova marcatura di conformità di quel paese, così come non occorrerà adeguarla a nuovi requisiti di prodotto, neanche sotto forma di indicazioni da apporre sul prodotto o di informazioni di accompagnamento (manuale, istruzioni per l'uso o documentazione analoga).
Analogamente un'auto prodotta da un costruttore del Regno Unito in base a un'omologazione rilasciata dalle autorità di quel paese e venduta a un distributore dell'UE a 27 prima della fine del periodo di transizione può essere spedita al distributore, ulteriormente venduta a un cliente finale, immatricolata e messa in circolazione in qualsiasi Stato membro in considerazione della sua conformità alle prescrizioni applicabili al momento dell'immissione sul mercato.
Movimenti di merci in corso - La prospettiva doganale
Ai fini doganali, dell'IVA e delle accise, l'accordo di recesso provvede affinché le merci che hanno cominciato a circolare prima del recesso del Regno Unito dall'Unione doganale dell'UE siano autorizzate a completare i loro movimenti nel rispetto delle norme dell'Unione in vigore all'inizio della loro circolazione. Al termine del periodo di transizione alle operazioni transfrontaliere avviate prima di detto periodo continueranno ad applicarsi le norme dell'UE per quanto riguarda i diritti e gli obblighi dei soggetti passivi in materia di IVA, quali gli obblighi di dichiarazione, il pagamento e il rimborso dell'IVA. La stessa logica vale per la cooperazione amministrativa in corso che, al pari degli scambi d'informazioni iniziati prima del recesso, dovrebbe essere completata in base alle applicabili norme dell'UE.
In base all'accordo di recesso, sul territorio del Regno Unito sarà mantenuta la tutela accordata ai diritti di proprietà intellettuale dell'UE a carattere unitario esistenti (marchi, disegni e modelli registrati, privative per ritrovati vegetali, ecc.). Tutti questi diritti tutelati dovranno essere protetti dal Regno Unito come i diritti di proprietà intellettuale nazionali. La conversione di un diritto dell'Unione in un diritto del Regno Unito ai fini della sua protezione nel Regno Unito avverrà in automatico, senza alcun riesame e a titolo gratuito. Sarà così garantito il rispetto nel Regno Unito dei diritti di proprietà preesistenti e sarà offerta la certezza necessaria agli utenti e ai titolari dei diritti.
L'Unione europea e il Regno Unito hanno inoltre convenuto che le varie indicazioni geografiche (IG) esistenti approvate dall'UE saranno tutelate giuridicamente dall'accordo di recesso, a meno che e fino a quando non sarà concluso un nuovo accordo ad esse applicabile nel quadro delle future relazioni. Tali indicazioni geografiche costituiscono attualmente diritti di proprietà intellettuale esistenti nel Regno Unito e nell'UE.
Alle indicazioni geografiche esistenti il Regno Unito garantirà almeno lo stesso livello di tutela che vige attualmente all'interno dell'UE, attuando la tutela mediante norme nazionali.
Restano invariate e quindi tutelate nell'Unione le indicazioni geografiche approvate dall'UE che hanno denominazioni originarie del Regno Unito (ad es., "Welsh Lamb").
Oltre 3 000 indicazioni geografiche continueranno ad essere tutelate nel Regno Unito
Il diritto dell'UE tutela attualmente in tutta l'Unione, Regno Unito compreso, oltre 3 000 indicazioni geografiche sotto forma di diritti di proprietà intellettuale sui generis, spaziando dal Prosciutto di Parma allo Champagne, dalla Bayerisches Bier al formaggio Feta, dal vino Tokaj al Pastel de Tentúgal e al Vinagre de Jerez, ecc. Il recesso del Regno Unito dall'Unione europea non determinerà la perdita di tali diritti di proprietà intellettuale. In materia di indicazioni geografiche l'accordo comprende la denominazione di origine protetta, le indicazioni geografiche protette, le specialità tradizionali garantite e le menzioni tradizionali per i vini. L'accordo tutelerà anche le indicazioni geografiche con denominazione originaria del Regno Unito (ad es. il Welsh Lamb) che, oltre ad essere protette nel Regno Unito dal diritto di tale paese, manterranno l'attuale tutela nell'UE a norma del diritto dell'UE.
Le indicazioni geografiche hanno un valore importante per le comunità locali, dal punto di vista sia economico sia culturale: ciascuna indicazione protetta nell'UE rappresenta un prodotto agricolo, un alimento o una bevanda profondamente radicato nel territorio, la cui tutela in virtù del diritto dell'UE genera un considerevole valore per i produttori e la comunità locale. La qualità, la reputazione e le caratteristiche dei prodotti sono attribuibili alla loro origine geografica. La tutela di cui godono contribuisce a mantenerne l'autenticità, sostiene lo sviluppo rurale e promuove l'occupazione nella produzione, nella trasformazione e negli altri servizi connessi.
Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale in corso
L'accordo di recesso prevede norme sulla conclusione dei procedimenti giudiziari e di polizia in materia penale in corso che interessano il Regno Unito. Tali procedimenti dovrebbero comunque concludersi nel rispetto delle stesse norme dell'UE.
Esempi: come funzionerà in pratica la cooperazione di polizia e giudiziaria?
Il delinquente arrestato dal Regno Unito in base a un mandato d'arresto europeo dovrebbe essere consegnato allo Stato membro in cui è ricercato.
La squadra investigativa comune creata dal Regno Unito e da altri Stati membri dovrebbe proseguire le indagini.
Se un'autorità di uno Stato membro dell'UE riceve dal Regno Unito, prima della fine del periodo di transizione, la richiesta di procedere alla confisca di proventi di reato, la confisca dovrebbe essere eseguita conformemente alle norme applicabili dell'UE.
Cooperazione giudiziaria in materia civile e commerciale in corso
L'accordo di recesso stabilisce che il diritto dell'UE sulla competenza giurisdizionale internazionale nelle controversie transfrontaliere in materia civile continui ad applicarsi ai procedimenti giudiziari avviati prima della fine del periodo di transizione e che il diritto dell'UE in materia di riconoscimento ed esecuzione delle sentenze continui ad applicarsi alle sentenze pronunciate in tali procedimenti.
Come evolveranno i procedimenti giudiziari tra imprese pendenti dopo la fine del periodo di transizione?
A titolo di esempio, è possibile che alla fine del periodo di transizione sia pendente dinanzi a un giudice del Regno Unito un contenzioso fra un'impresa olandese e un'impresa del Regno Unito.
La competenza del giudice del Regno Unito a trattare la causa deriva dal diritto dell'UE. In base all'accordo di recesso, al termine del periodo di transizione il giudice del Regno Unito conserva tale competenza derivante dal diritto dell'UE.
In un altro esempio, è possibile che al termine del periodo di transizione un'impresa sia parte di un contenzioso che la oppone a un'impresa del Regno Unito dinanzi a un giudice francese.
In base all'accordo di recesso, dopo la fine del periodo di transizione il diritto dell'UE sul riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze continua ad applicarsi al riconoscimento e all'esecuzione, nel Regno Unito, della sentenza pronunciata dal giudice francese.
Uso dei dati e delle informazioni scambiati prima della fine del periodo di transizione
Nel corso dell'appartenenza del Regno Unito all'UE gli enti pubblici e privati del Regno Unito hanno ricevuto dati personali da imprese e amministrazioni di altri Stati membri.
L'accordo di recesso prevede che, dopo la fine del periodo di transizione, il Regno Unito continui ad applicare a tali dati personali le norme dell'Unione in materia di protezione dei dati, fino a quando l'UE non avrà stabilito, tramite una decisione formale (la cosiddetta decisione di adeguatezza) che il regime di protezione dei dati personali del Regno Unito offre garanzie di protezione dei dati "sostanzialmente equivalenti" a quelle dell'UE.
La decisione di adeguatezza dell'UE deve essere preceduta da una valutazione del regime di protezione dei dati applicabile nel Regno Unito. Qualora la decisione di adeguatezza fosse annullata o abrogata, i dati ricevuti rimarrebbero soggetti allo stesso livello "sostanzialmente equivalente" di protezione direttamente in virtù dell'accordo.
L'accordo di recesso garantisce la certezza del diritto con riferimento alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici in corso prima della fine del periodo di transizione, che dovrebbero essere completate conformemente al diritto dell'UE, quindi secondo le stesse norme procedurali e sostanziali in base alle quali sono state avviate.
Il Regno Unito, nel rispetto dell'accordo di recesso e in relazione al ritiro dall'Euratom e dalle misure di sicurezza da esso garantite, ha riconosciuto la propria responsabilità esclusiva riguardo al mantenimento dei controlli di sicurezza nucleare e il suo impegno a livello internazionale per un futuro regime che garantisca una copertura e un'efficacia equivalenti a quelle degli attuali accordi Euratom.
L'Euratom trasferirà al Regno Unito la proprietà delle attrezzature e degli altri beni relativi ai controlli di sicurezza presenti nel paese, per i quali riceverà un compenso al valore contabile.
L'Unione prende inoltre atto che il recesso comporterà la mancata applicazione degli accordi internazionali dell'Euratom al Regno Unito e che pertanto il Regno Unito dovrà impegnarsi in tale ambito con i partner internazionali.
L'Euratom trasferirà al Regno Unito il diritto di proprietà delle materie fissili speciali detenute nel Regno Unito da soggetti del Regno Unito. Per quanto riguarda le materie fissili speciali detenute nel Regno Unito da imprese dell'UE a 27, il Regno Unito ha accettato il proseguimento dei diritti dell'Euratom (ad esempio, il diritto di approvare la vendita o il trasferimento futuri di tali materie). Le due parti riconoscono che la responsabilità ultima del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi resta dello Stato in cui sono stati prodotti, in linea con le convenzioni internazionali e la normativa della Comunità europea dell'energia atomica.
Procedure giudiziarie e amministrative dell'Unione in corso
In virtù dell'accordo di recesso la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) resta competente dei procedimenti giudiziari che coinvolgono il Regno Unito registrati presso la cancelleria della Corte prima della fine del periodo di transizione; tali procedimenti dovrebbero proseguire fino a che una decisione definitiva vincolante sia adottata conformemente alle norme dell'Unione. Questo vale per tutte le fasi del procedimento, compresi i ricorsi o i rinvii al Tribunale. Le cause pendenti potranno così giungere a compimento in modo ordinato.
Il principio sopra citato risolve la questione delle cause pendenti, ma sarà possibile adire la CGUE anche dopo la fine del periodo di transizione per dirimere determinate cause concernenti il Regno Unito in base alle norme dell'Unione.
L'accordo stabilisce che, nei quattro anni successivi al termine del periodo di transizione, la Commissione può adire la CGUE con nuove procedure d'infrazione nei confronti del Regno Unito riguardanti violazioni del diritto dell'Unione avvenute prima della fine del periodo di transizione.
Entro lo stesso termine è altresì possibile ricorrere alla CGUE nei confronti del Regno Unito dopo la fine del periodo di transizione per inosservanza di una decisione amministrativa di un'istituzione o di un organo dell'Unione assunta prima della fine del periodo di transizione oppure per talune procedure specificamente indicate nell'accordo.
La competenza giurisdizionale della Corte di giustizia per questi nuovi casi rispetta il principio secondo cui la cessazione di un trattato lascia impregiudicati i diritti, gli obblighi e la situazione giuridica preesistenti delle parti. Sono così salvaguardati la certezza del diritto e la parità di condizioni tra gli Stati membri dell'UE e il Regno Unito per quanto riguarda le situazioni createsi quando il Regno Unito era sottoposto agli obblighi derivanti dal diritto dell'Unione.
Quanto alle procedure amministrative l'accordo di recesso prevede che quelle in corso continuino ad essere trattate conformemente alle norme dell'Unione. Si tratta delle procedure relative a questioni quali la concorrenza e gli aiuti di Stato che sono state avviate prima della fine del periodo di transizione dalle istituzioni, organi e organismi dell'Unione e che riguardano il Regno Unito oppure persone fisiche o giuridiche del Regno Unito.
Per quanto riguarda gli aiuti concessi prima della fine del periodo di transizione, per quattro anni dopo la fine di tale periodo la Commissione europea resta competente ad avviare nuove procedure amministrative in materia di aiuti di Stato nei confronti del Regno Unito. Anche trascorsi i quattro anni la Commissione è competente dei procedimenti avviati prima della fine di tale periodo.
Per quattro anni dopo la fine del periodo di transizione l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) è competente ad avviare nuove indagini su fatti accaduti prima della fine del periodo di transizione o su obbligazioni doganali insorte dopo la fine del periodo di transizione. La possibilità di avviare nuove procedure amministrative è coerente con l'idea che il Regno Unito resta vincolato totalmente dal diritto dell'Unione fino alla fine del periodo di transizione e che, pertanto, occorre garantire per tutto il periodo la conformità e la parità di condizioni con gli altri Stati membri.
Funzionamento delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione
Conformemente all'accordo di recesso, gli attuali privilegi e immunità dell'Unione dovrebbero rimanere in vigore per le attività avviate prima del termine del periodo di transizione. Entrambe le parti continueranno a garantire il rispetto degli obblighi relativi al segreto professionale. Le informazioni classificate e gli altri documenti ottenuti durante l'appartenenza del Regno Unito all'UE dovrebbero mantenere lo stesso livello di protezione di cui godevano prima del termine del periodo di transizione.
IV. Che cosa è stato concordato sul periodo di transizione?
L'accordo di recesso prevede un periodo di transizione sino a fine 2020. Continuando ad applicare il diritto dell'UE in tale periodo si darà alle amministrazioni nazionali e alle imprese il tempo di prepararsi alle nuove relazioni che s'instaureranno, e all'UE e al Regno Unito il tempo di negoziare le relazioni future.
Considerato che il Regno Unito aveva inizialmente chiesto un periodo di circa due anni, la transizione dovrebbe concludersi il 31 dicembre 2020, in concomitanza con la fine dell'attuale bilancio a lungo termine dell'UE (il quadro finanziario pluriennale 2014-2020).
Durante questo periodo l'intero acquis dell'Unione continuerà ad applicarsi nei confronti del Regno Unito e al suo interno come se di trattasse di uno Stato membro. Ciò significa che il Regno Unito continuerà a partecipare all'Unione doganale dell'UE e al mercato unico (con tutte e quattro le libertà) e a tutte le politiche dell'Unione. Qualsiasi modifica dell'acquis dell'Unione si applicherà automaticamente nei confronti del Regno Unito e al suo interno. Saranno preservati l'efficacia diretta e il primato del diritto dell'Unione. Si applicheranno tutti gli esistenti strumenti e strutture dell'Unione in materia di regolamentazione, bilancio, vigilanza, attività giudiziaria ed esecuzione, ivi compresa la competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea.
Nel corso di questo periodo di transizione il Regno Unito dovrà conformarsi alla politica commerciale dell'UE e continuerà a essere vincolato dalla competenza esclusiva dell'Unione, in particolare per quanto riguarda la politica commerciale comune.
Nel periodo di transizione il Regno Unito resterà vincolato agli obblighi derivanti da tutti gli accordi internazionali dell'UE. Nel commercio questo significa che i paesi terzi manterranno inalterato l'accesso al mercato del Regno Unito e che il Regno Unito non potrà vincolarsi autonomamente a nuovi accordi nei settori di competenza esclusiva dell'Unione, a meno che l'UE lo autorizzi in tal senso.
A decorrere dalla data del recesso (quindi anche nel periodo di transizione) il Regno Unito, essendo uscito dall'UE, non parteciperà più al processo decisionale dell'Unione. Non sarà più rappresentato in seno alle istituzioni, organi e organismi dell'Unione e le persone da esso designate o nominate ovvero che agiscono in sua rappresentanza o sono state elette nel Regno Unito non faranno più parte di tali istituzioni, organi e organismi.
Salvo eccezioni il Regno Unito non parteciperà più alle riunioni dei gruppi di Stati membri. Durante il periodo di transizione il Regno Unito non potrà fungere da "relatore" per le autorità europee (ad esempio, effettuare una valutazione dei rischi per conto dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche) né per gli Stati membri (ad esempio, valutare la sicurezza e l'efficacia di un farmaco).
Il periodo di transizione offre inoltre chiarezza e prevedibilità alle parti interessate, compresi i partner internazionali, nel settore della pesca, in quanto proroga per l'intera fase di transizione l'applicabilità al Regno Unito della politica comune della pesca (e delle condizioni degli accordi internazionali in materia). Il Regno Unito è vincolato dalle decisioni sulle possibilità di pesca fino al termine del periodo di transizione. Sarà consultato in varie fasi del processo decisionale annuale riguardo alle sue possibilità di pesca. Su invito dell'Unione e per quanto consentito dallo specifico contesto, il Regno Unito potrà partecipare alle consultazioni e ai negoziati internazionali al fine di preparare la futura adesione ai pertinenti consessi internazionali.
Eventuale proroga del periodo di transizione
L'accordo di recesso prevede la possibilità che il comitato misto proroghi il periodo di transizione. Il comitato misto può avvalersi di questa possibilità una sola volta e deve decidere in tal senso anteriormente al 1° luglio 2020.
Si tratta di una disposizione che offre al Regno Unito la possibilità di chiedere più tempo per assicurarsi di poter raggiungere, prima della fine del periodo di transizione un accordo futuro comprensivo delle disposizioni intese a evitare una frontiera fisica in Irlanda.
La proroga, che è possibile soltanto previo accordo tra l'Unione e il Regno Unito, lascerebbe invariati tutti gli altri termini concordati in marzo per la transizione, vale a dire, in sostanza, l'applicazione integrale del diritto dell'Unione al Regno Unito e i pieni poteri delle istituzioni dell'Unione, Corte di giustizia compresa.
Durante l'eventuale periodo di proroga della transizione, dal 2021 il Regno Unito sarebbe comunque considerato un paese terzo ai fini del futuro quadro finanziario pluriennale, nel cui ambito il Regno Unito potrà partecipare ai programmi dell'UE in virtù delle basi giuridiche applicabili ai paesi terzi che saranno stabilite nella normativa dell'UE.
La proroga del periodo di transizione implicherà un equo contributo finanziario del Regno Unito al bilancio dell'UE, che dovrà essere determinato dal comitato misto istituito dall'accordo di recesso.
Partecipazione del Regno Unito alla politica estera e di difesa dell'Unione nel periodo di transizione
La politica estera e di sicurezza comune si applicherà al Regno Unito durante il periodo di transizione. Il Regno Unito dovrà in particolare attuare le misure restrittive dell'Unione vigenti o introdotte nel periodo di transizione e appoggiare le dichiarazioni e posizioni adottate dall'UE nei confronti di paesi terzi e nelle organizzazioni internazionali.
Il Regno Unito avrà la possibilità di partecipare alle operazioni militari e alle missioni civili dell'UE varate nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), ma non potrà guidarle. Il comando operativo dell'operazione dell'UE Atalanta che combatte la pirateria è ad esempio trasferito da Northwood (Regno Unito) a Rota (Spagna).
Il Regno Unito avrà la possibilità di partecipare ai progetti degli organi attivi nel campo della politica estera e di sicurezza comune, fra cui l'Agenzia europea per la difesa, ma non potrà assumervi alcun ruolo decisionale.
Partecipazione del Regno Unito alla politica in materia di giustizia e affari interni nel periodo di transizione
La politica in materia di giustizia e affari interni continuerà ad applicarsi al Regno Unito durante il periodo di transizione in tutti i suoi elementi e il Regno Unito rimarrà vincolato dagli atti dell'UE ad esso applicabili alla data del recesso. Potrà decidere di esercitare il diritto di partecipazione o di non partecipazione per le misure che modificano o sostituiscono gli atti in questione o ne costituiscono uno sviluppo.
Nel periodo di transizione il Regno Unito non avrà tuttavia il diritto di partecipare alle misure completamente nuove; potrà soltanto essere invitato dall'UE a cooperare al riguardo, alle condizioni stabilite per la cooperazione con i paesi terzi.
Quali sono le conseguenze per gli accordi internazionali?
Gli accordi internazionali dell'UE fanno parte dell'acquis contemplato dalla transizione, ma presentano la peculiarità di costituire un acquis stabilito mediante negoziati e accordi con i partner internazionali dell'UE. Nel periodo di transizione il Regno Unito sarà vincolato dagli obblighi derivanti da tutti gli accordi internazionali dell'UE. Nel commercio questo significa che i paesi terzi manterranno inalterato il livello di accesso al mercato del Regno Unito Sono così garantite altresì l'integrità e l'omogeneità del mercato unico dell'UE e dell'Unione doganale.
L'UE informerà le altre parti degli accordi internazionali delle conseguenze del recesso del Regno Unito dall'UE, trasmettendo loro una notifica dopo la firma dell'accordo di recesso. La notifica riguarderà tutti gli accordi internazionali.
L'UE informerà i partner internazionali anche del fatto che, nel corso di un periodo di transizione concordato nell'ambito dell'accordo di recesso, il Regno Unito sarà equiparato a uno Stato membro ai fini degli accordi internazionali, compresi quelli che si applicheranno o entreranno in vigore in via provvisoria durante il periodo di transizione.
V. Che cosa è stato concordato sulla liquidazione finanziaria?
Gli orientamenti del Consiglio europeo del 29 aprile 2017 hanno chiesto una liquidazione finanziaria una tantum che regolasse gli aspetti legati al bilancio dell'UE, l'uscita del Regno Unito da tutte le istituzioni e tutti gli organi istituiti dai trattati e la partecipazione del Regno Unito ai fondi e meccanismi specifici collegati alle politiche dell'Unione. La liquidazione finanziaria concordata contempla tutti questi aspetti e regola i conti.
Conformemente all'accordo di recesso il Regno Unito onorerà la sua parte di contributo finanziario per tutti gli obblighi assunti nel periodo in cui è stato membro dell'Unione in relazione al bilancio dell'UE (e in particolare al quadro finanziario pluriennale 2014-2020, compresi i pagamenti che saranno erogati dopo la fine del periodo di transizione in merito alla chiusura dei programmi), alla Banca europea per gli investimenti, alla Banca centrale europea, allo strumento per i rifugiati in Turchia, ai fondi fiduciari dell'UE, alle agenzie del Consiglio e al Fondo europeo di sviluppo.
In questa linea i negoziatori della Commissione e del Regno Unito hanno concordato una metodologia equa per calcolare gli obblighi del Regno Unito nel contesto del recesso.
I principi alla base della metodologia concordata sono i seguenti:
nessuno Stato membro dovrebbe pagare di più o ricevere di meno a causa del recesso del Regno Unito dall'Unione;
il Regno Unito dovrebbe pagare la sua parte degli impegni assunti durante l'appartenenza all'UE;
il Regno Unito non dovrebbe pagare né di più né in anticipo rispetto a quanto avrebbe dovuto se fosse rimasto Stato membro. Ciò implica, in particolare, che il Regno Unito debba pagare in funzione dell'effettivo risultato del bilancio, ossia del risultato adeguato in base all'esecuzione.
Quanto pagherà il Regno Unito?
Con i negoziati l'obiettivo era regolare tutti gli obblighi che sussisteranno alla data del recesso del Regno Unito dall'Unione europea: non si trattava quindi di stabilire l'importo dell'obbligazione finanziaria del Regno Unito, bensì di concordare la metodologia per calcolarlo.
Le due parti hanno concordato una metodologia oggettiva che consente di onorare tutti gli impegni congiunti nei confronti del bilancio dell'Unione (2014-2020), compresi gli impegni ancora da liquidare alla fine del 2020 (gli "impegni residui") e le passività non compensate da attività.
Il Regno Unito continuerà a garantire i prestiti fatti dall'Unione prima del suo recesso e riceverà in restituzione la sua quota delle garanzie non utilizzate e dei recuperi successivi derivanti dall'attivazione delle garanzie per tali prestiti.
Il Regno Unito ha accettato di onorare tutti gli impegni ancora da liquidare dei fondi fiduciari dell'UE e dello strumento per i rifugiati in Turchia. Il Regno Unito resterà parte del Fondo europeo di sviluppo e continuerà a contribuire ai pagamenti necessari per onorare tutti gli impegni relativi all'attuale 11º FES e ai fondi precedenti.
Il capitale versato del Regno Unito nella Banca centrale europea (BCE) sarà rimborsato alla Banca d'Inghilterra e il Regno Unito cesserà di essere membro della BCE. Per quanto riguarda la Banca europea per gli investimenti il capitale versato del Regno Unito sarà rimborsato tra il 2019 e il 2030 in rate annuali, ma sarà sostituito da una garanzia richiamabile (supplementare). Il Regno Unito manterrà una garanzia sulle operazioni della BEI in essere dalla data del recesso fino alla conclusione del relativo ammortamento.
Il Regno Unito conserverà i privilegi e le immunità della BEI (protocolli 5 e 7 del trattato) per le operazioni esistenti alla data del recesso.
Tutti i progetti e i programmi dell'UE saranno finanziati come previsto nell'ambito dell'attuale quadro finanziario pluriennale (2014-2020). Ciò assicura certezza a tutti i fruitori dei programmi dell'Unione, compresi quelli del Regno Unito, che continueranno a beneficiare dei programmi dell'UE fino alla conclusione, ma non degli strumenti finanziari approvati dopo il recesso.
Com'è calcolata la quota del Regno Unito?
Il Regno Unito contribuirà al bilancio degli esercizi 2019 e 2020 e la sua parte sarà una percentuale calcolata come se fosse rimasto uno Stato membro. Per gli obblighi successivi al 2020 la sua parte sarà definita come il rapporto tra le risorse proprie versate dal Regno Unito nel periodo 2014-2020 e le risorse proprie versate da tutti gli Stati membri (compreso il Regno Unito) nello stesso periodo. Ciò significa che la parte del Regno Unito tiene conto della correzione concessa a suo favore.
Che quota della ricchezza dell'UE (patrimonio - immobili e liquidità) spetta al Regno Unito?
Poiché l'UE ha personalità giuridica, il suo patrimonio le appartiene e nessuno Stato membro può vantare diritti su di esso. La parte delle passività dell'UE a carico del Regno Unito sarà tuttavia ridotta delle attività corrispondenti: poiché non occorre finanziare le passività che sono coperte da attività, non è necessario che il Regno Unito le finanzi.
Per quanto tempo pagherà il Regno Unito?
Il Regno Unito verserà quanto dovuto fino all'estinzione dell'ultima passività a lungo termine. Non sarà tenuto a pagare in anticipo rispetto a quanto sarebbe successo se fosse rimasto nell'UE. È prevista la possibilità per entrambe le parti di concordare delle semplificazioni.
Il Regno Unito pagherà per il debito pensionistico della funzione pubblica dell'UE?
Il Regno Unito verserà la sua parte per finanziare le pensioni e altre prestazioni a favore dei lavoratori accumulate entro la fine del 2020. Tale pagamento sarà effettuato alla scadenza, come avviene per gli altri Stati membri.
Che implicazioni finanziarie comporterebbe la proroga del periodo di transizione?
Durante l'eventuale periodo di proroga della transizione, dal 2021 il Regno Unito sarebbe considerato un paese terzo ai fini del futuro quadro finanziario pluriennale. La proroga del periodo di transizione implicherà tuttavia il versamento di un contributo finanziario del Regno Unito al bilancio dell'UE, che dovrà essere determinato dal comitato misto istituito per assicurare la governance dell'accordo di recesso.
VI. Che cosa è stato concordato sulla governance dell'accordo di recesso?
L'accordo di recesso fissa l'assetto istituzionale che ne permetterà l'efficace gestione, attuazione e applicazione, compresi adeguati meccanismi di risoluzione delle controversie.
L'UE e il Regno Unito hanno concordato che l'accordo di recesso nel suo insieme avrà efficacia diretta e primato alle stesse condizioni applicabili nel diritto dell'Unione e che la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) manterrà l'ultima parola sulle questioni relative al diritto dell'UE o ai concetti del diritto dell'Unione. Si tratta di una garanzia necessaria del fatto che il diritto dell'Unione sia applicato coerentemente.
Una parte consistente dell'accordo di recesso si fonda sul diritto dell'Unione, al quale è fatto ricorso per garantire che il recesso avvenga in modo ordinato. È quindi viepiù importante che si applichino gli stessi effetti giuridici, metodi e principi interpretativi previsti per il diritto dell'Unione.
In caso di controversia sull'interpretazione dell'accordo di recesso una prima consultazione politica avrà luogo in seno a un comitato misto. Qualora non si giunga a una soluzione, ciascuna delle parti può deferire la controversia a un arbitrato vincolante. Nei casi in cui la controversia riguardi una questione di diritto dell'UE, il collegio arbitrale ha l'obbligo di sottoporre la questione alla CGUE per una decisione vincolante. Ciascuna delle parti può altresì chiedere al collegio arbitrale di sottoporre una questione alla CGUE. In tal caso il collegio arbitrale deve sottoporre la questione alla CGUE, a meno che ritenga che, di fatto, la controversia non implichi il diritto dell'UE. La valutazione del collegio deve essere motivata e le parti possono chiederne il riesame.
La decisione del collegio arbitrale sarà vincolante per l'Unione e per il Regno Unito. Se è accertata la non conformità, il collegio arbitrale può imporre che sia pagata una somma forfettaria o una penalità alla parte lesa.
Infine, qualora non si sia ancora giunti al ripristino della conformità, l'accordo consente alle parti di sospendere proporzionalmente l'applicazione dello stesso accordo di recesso (ad eccezione delle disposizioni concernenti i diritti dei cittadini) o di parti di altri accordi tra l'Unione e il Regno Unito. Tale sospensione è soggetta al riesame del collegio arbitrale.
VII. Protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord
Si rimanda al documento distinto Domande e risposte relative al protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord.
VIII. Che cosa è stato concordato sulle zone di sovranità a Cipro?
Come sottolinea la dichiarazione congiunta del 19 giugno 2018, l'UE e il Regno Unito si sono entrambi impegnati a definire modalità opportune per le zone di sovranità, in particolare allo scopo di tutelare gli interessi dei ciprioti che vi vivono e lavorano in seguito al recesso del Regno Unito dall'Unione, nel pieno rispetto dei diritti e degli obblighi previsti dal trattato istitutivo.
L'UE e il Regno Unito hanno convenuto i termini di un protocollo che darà attuazione a tale impegno e che è allegato all'accordo di recesso.
Il protocollo intende garantire, con riferimento alle zone stabilite nel protocollo 3 dell'atto di adesione di Cipro, che il diritto dell'UE continui ad applicarsi nelle zone di sovranità, senza perturbazioni o perdita di diritti, in particolare per i circa 11 000 civili ciprioti che vivono e lavorano nelle zone di sovranità. Ciò vale per una serie di ambiti di intervento quali la fiscalità, le merci, l'agricoltura, la pesca e le norme veterinarie e fitosanitarie.
Il protocollo conferisce alla Repubblica di Cipro la responsabilità di attuare ed eseguire il diritto dell'Unione in relazione alla maggioranza di tali ambiti, salvo le questioni militari e di sicurezza.
IX. Che cosa è stato concordato su Gibilterra?
Gli orientamenti del Consiglio europeo del 29 aprile 2017 stabiliscono che "nessun accordo tra l'UE e il Regno Unito potrà essere applicato al territorio di Gibilterra senza accordo tra il Regno di Spagna e il Regno Unito".
Si sono ormai conclusi i negoziati bilaterali tra Spagna e Regno Unito e il protocollo relativo agli accordi bilaterali raggiunti è allegato all'accordo di recesso.
Il protocollo fa parte di un unico pacchetto, insieme ai protocolli d'intesa bilaterali tra Spagna e Regno Unito su Gibilterra. Sono contemplati la cooperazione bilaterale sui diritti dei cittadini, sul tabacco e altri prodotti e sull'ambiente, la cooperazione di polizia e doganale e un accordo bilaterale sulla fiscalità e sulla tutela degli interessi finanziari.
Con riguardo ai diritti dei cittadini il protocollo getta le basi della cooperazione amministrativa tra le autorità competenti ai fini dell'attuazione del recesso per coloro che vivono nella zona di Gibilterra, in particolare i lavoratori frontalieri.
Riguardo alla normativa sui trasporti aerei, in caso di accordo tra Spagna e Regno Unito sull'utilizzo dell'aeroporto di Gibilterra il protocollo prevede la possibilità, nella fase di transizione, di rendere applicabile a Gibilterra la normativa dell'Unione precedentemente non applicabile.
Sul fronte della fiscalità e della tutela degli interessi finanziari il protocollo getta le basi della cooperazione amministrativa tra le autorità competenti, volta a conseguire la piena trasparenza in materia fiscale e di lotta alla frode, al contrabbando e al riciclaggio. Il Regno Unito si impegna inoltre a far rispettare a Gibilterra le norme internazionali in materia. Riguardo al tabacco il Regno Unito si impegna a ratificare alcune convenzioni nei confronti di Gibilterra e a che sia in vigore entro il 30 giugno 2020 un sistema di tracciabilità e di misure di sicurezza per i prodotti del tabacco. Per quanto concerne bevande alcoliche e benzina, il Regno Unito si impegna a garantire che a Gibilterra sia in vigore un sistema fiscale volto a prevenire le frodi.
Per la tutela dell'ambiente, la pesca e la cooperazione di polizia e doganale il protocollo getta le basi della cooperazione amministrativa tra le autorità competenti.
È inoltre istituito un comitato specializzato incaricato di vigilare sull'applicazione del protocollo.
MEMO/18/6422