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Timestamp: 2018-10-20 11:48:16+00:00
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Matrimonio nullo: è dovuto l'assegno di mantenimento?
Matrimonio nullo: è dovuto l’assegno di mantenimento?
27 maggio 2018 | Autore: Gloria Mariani
Matrimonio nullo: l’assegno di mantenimento non deve più essere corrisposto all’ex coniuge. Ecco i dettagli e la nuova pronuncia della Cassazione
Siamo abituati a sentir parlare di assegno di mantenimento dell’ex coniuge in ambito di separazione o divorzio (per tutti i dettagli e le novità sul punto, leggi: Assegno di divorzio: di nuovo in base al tenore di vita?) Ma cosa succede nel caso in cui il matrimonio viene dichiarato nullo? In caso di intervenuto riconoscimento della nullità del matrimonio l’assegno di mantenimento deve essere corrisposto all’ex coniuge? A tanto risponderemo nel presente articolo. Prima però cerchiamo di fare chiarezza su alcuni aspetti di fondamentale importanza.
1 Matrimonio concordatario: cos’è?
2 Matrimonio: quando è nullo?
3 Matrimonio nullo: la sentenza ecclesiastica di nullità
4 Matrimonio nullo: spetta l’assegno di mantenimento?
5 Matrimonio nullo e assegno di mantenimento: la pronuncia della Suprema Corte
Matrimonio concordatario: cos’è?
Con l’espressione “matrimonio concordatario” si fa riferimento al matrimonio celebrato dinanzi al Ministro di culto cattolico (matrimonio religioso), vale a dire dinanzi al parroco, al quale la legge [1] riconosce, oltre agli effetti religiosi, anche quelli civili. Il matrimonio concordatario differisce, dunque, dal matrimonio civile che non ha alcun rilievo in ambito religioso ed è assoggettato alla sola normativa del codice civile e delle leggi speciali.
Quindi, mentre il matrimonio civile ha solo rilevanza giuridica; il matrimonio celebrato con il solo rito religioso acquisisce anche rilievo giuridico, a condizione che:
il parroco legga, durante la celebrazione, gli articoli del codice civile inerenti i diritti e gli obblighi dei coniugi;
vengano redatti due originali dell’atto di matrimonio;
l’atto di matrimonio venga trascritto nei registri dello stato civile.
Matrimonio: quando è nullo?
In determinate ipotesi il matrimonio religioso può essere dichiarato nullo. In pratica, il matrimonio nullo è come se non fosse mai stato celebrato.
I principali motivi di nullità del matrimonio possono esser così riassunti:
errore sull’identità della persona;
incapacità di assumere ed adempiere agli obblighi essenziali del matrimonio;
ignoranza, errore su una qualità dell’altra persona;
dolo, errore sull’unità o indissolubilità o dignità sacramentale del matrimonio;
violenza o timore, impedimenti dirimenti;
matrimonio rato e non consumato, impotenza.
In presenza delle condizioni predette, può essere instaurato un giudizio canonico, davanti al Tribunale competente che è quello del luogo di residenza o di domicilio dei coniugi, affinché il vincolo venga dichiarato nullo. Per produrre i suoi effetti nell’ordinamento civile, alla sentenza di nullità, deve seguire il decreto di esecutività del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e la delibazione da parte della Corte d’Appello competente.
Matrimonio nullo: la sentenza ecclesiastica di nullità
La sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale, emessa dal Tribunale della Chiesa, per essere riconosciuta nello Stato Italiano necessita della cosiddetta delibazione da parte della Corte d’Appello [2]. Con il termine “delibazione” è da intendersi quella procedura giudiziaria mediante la quale, in un determinato Stato, viene riconosciuta efficacia giuridica ad un provvedimento emesso da un’autorità giudiziaria di un altro Stato. Tra detti provvedimenti vi rientrano anche le sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale emesse dall’ordinamento giudiziario canonico.
La domanda di delibazione può essere presentata da un solo coniuge nei confronti dell’altro, oppure congiuntamente e deve essere sottoscritta da un legale. Successivamente al deposito della domanda e di tutta la documentazione richiesta, la Corte d’Appello, eseguiti tutti gli accertamenti del caso, verifica la sussistenza delle condizioni per rendere esecutiva la sentenza ecclesiastica.
La delibazione, per produrre i suoi effetti, ovvero il riconoscimento dell’efficacia civile alla sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del vincolo matrimoniale, deve essere poi trascritta nei registri dello stato civile. Con tale provvedimento, gli effetti civili del matrimonio vengono meno dal giorno della sua celebrazione e, nel caso in cui non sia ancora intervenuta, fa venir meno l’esigenza di esperire la domanda di divorzio.
Ciò posto, possiamo rispondere alla domanda che ci siamo posti ad incipit del presente articolo, vale a dire: in caso di matrimonio dichiarato nullo spetta l’assegno di mantenimento all’ex coniuge?
Sul punto, è bene sapere che nel corso del tempo si sono sviluppati diversi orientamenti giurisprudenziali.
Secondo una prima interpretazione [3], permane l’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento anche se il matrimonio viene dichiarato nullo.
Tale conclusione è nata dal fatto che quanto disposto dal giudice in sede di divorzio, con particolare riferimento alla sfera economica e patrimoniale, diventa, dopo il passaggio in giudicato della sentenza [4], intangibile. Ciò prescinde dalla sopravvenuta dichiarazione di invalidità originaria del matrimonio.
La Suprema Corte ha precisato che seppure le sentenze che hanno ad oggetto la cessazione degli effetti civili del matrimonio siano suscettibili di modifica [5], in presenza di mutamenti delle condizioni originarie, la nullità del vincolo non consentirebbe di apportare alcun mutamento, come quello di esonerare l’ex coniuge dal corrispondere l’assegno di mantenimento, perché tale circostanza non rientrerebbe tra quelle previste per legge (nel dettaglio, quelle idonee ad alterare l’assetto economico fra le parti o di relazione con i figli).
L’obbligo dell’assegno di mantenimento all’ex, stabilito in sede di separazione dei coniugi, viene meno nel caso di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario, anche se la sentenza di separazione è passata in giudicato [6].
[1] Concordato Lateranense del 1929 e Accordi di Villa Madama del 1984.
[2] Art. 8 n. 2 Concordato Lateranense.
[3] Cfr. Cass. Civ., sent. n. 4292/2001; Cass. Civ., sent. n. 4795/2005; Cass. Civ., sent. n. 3186/2008; Cass. Civ., sent. n. 12989/2012; Cass. Civ., sent. n. 21331/2013.
[4] Art. 2909 Cod. Civ.
[5] Art. 9 Legge 898/1970.
[6] Cass. Civ., ordinanza n. 11553 del 11.05.2018.