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Timestamp: 2018-07-22 03:08:34+00:00
Document Index: 78301940

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Bloggato: Stalin in tribunale
Stalin in tribunale
Il primo passo sulla strada per Norimberga
Le informazioni sui crimini di Stalin pubblicate dalla “Novaja gazeta” sono state riconosciute corrispondenti alla realtà. Questo emerge dalla sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj [1]
Giovedì scorso in qualità di querelati abbiamo ricevuto una copia della sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj di Mosca sul procedimento civile n. 2-2576/09. Questo procedimento storico, ricordiamo, fu aperto su querela del nipote di Stalin E.Ja. Džugašvili nei confronti della “Novaja gazeta” e del nostro autore Anatolij Jablokov in difesa dell'onore e della dignità di I.V. Džugašvili [3]. Le udienze del tribunale del quartiere Basmannyj hanno attratto un raro interesse da parte del pubblico russo e dei mezzi di informazione di massa, senza esagerare, di mezzo mondo. Perciò riteniamo indispensabile pubblicare la sentenza del tribunale – con alcuni tagli di cose non fondamentali dovuti alle dimensioni delle colonne di un giornale.
Pubblichiamo anche un frammento dell'intervento in tribunale del querelato Jablokov – essenzialmente testimone del crimine di Katyn' [3].
Dalla sentenza del tribunale del quartiere Basmannyj
In nome della Federazione Russa
13 ottobre 2009, città di Mosca
Il tribunale del quartiere Basmannyj della città di Mosca
nella persona del presidente Lopatkina A.S.,
in presenza del segretario Kil'deeva D.M.,
visto in udienza aperta il procedimento civile n. 2-2576/09 su querela di Džugašvili Evgenij Jakovlevič nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” [4] e di Jablokov Anatolij Jur'evič per ottenere il riconoscimento delle informazioni come inventate, non corrispondenti alla realtà, lesive per l'onore e la dignità, l'obbligo a pubblicare smentite e un risarcimento del danno morale,
Džugašvili Evgenij Jakovlevič si è rivolto al tribunale con una querela nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” (in seguito: ANO [5] RID “Novaja gazeta”) e di Jablokov Anatolij Jur'evič, in cui, precisando le richieste legate alla querela da lui dichiarate, ha chiesto che fossero riconosciute inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive per l'onore e la dignità di Stalin I.V. le seguenti informazioni, contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. "Berija è stato indicato come colpevole", pubblicato nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009:
“Stalin e i cekisti [6] sono coperti di una grande quantità di sangue…”,
“…Stalin e i membri del Politbjuro del VKP(b) [7], che hanno preso la decisione, obbligatoria per gli esecutori, di fucilare i polacchi, sono sfuggiti alla responsabilità morale per crimini gravissimi…”,
“…antropofago assetato di sangue…”,
“Nei protocolli segreti del Patto Molotov-Ribbentrop era previsto che l'URSS, nonostante il patto di non belligeranza in vigore con la Polonia, dovesse prender parte insieme alla Germania all'attacco alla Polonia. Dopo che il 1 settembre 1939 la Germania entrò in guerra con la Polonia, l'URSS, adempiendo i propri obblighi con la Germania, il 17 settembre 1939 invase la Polonia…”,
“Nel corso delle indagini si è stabilito che in effetti 14700 prigionieri di guerra polacchi di tre lager dello NKVD [8] e 7305 cittadini polacchi detenuti nelle prigioni dell'Ucraina occidentale e della Bielorussia occidentale, per disposizione del Politbjuro del VKP(b) nell'aprile-maggio 1940 furono fucilati da agenti dello NKVD dell'URSS e sepolti nel territorio delle dacie dell'UNKVD [9] e in altri luoghi”,
“Nonostante le deposizioni dell'ex presidente del KGB dell'URSS Šelepin, dell'ex capo della Direzione per i prigionieri di guerra dello NKVD Soprunenko, del capo dell'UNKVD della regione di Kalinin [10] Tokarev e di altri che confermavano la realtà di questi documenti, l'autenticità di questi è stata ulteriormente verificata con accuratezza”,
“Per la prima volta è stato confermato dai documenti che le circa 22000 vittime del crimine di Katyn' furono uccise per decisione del Politbjuro del CC del VKP(b) per motivi politici e nazionali come “incalliti, incorreggibili nemici del potere sovietico… per oltre il 97% di nazionalità polacca”,
“…Le circostanze di questo omicidio di massa sono confermate non solo da questi documenti, ma anche da deposizioni di testimoni e da materiale raccolto durante le esumazioni nei luoghi di sepoltura”. (…)
Dopo aver ascoltato le parti in causa e studiato le testimonianze del caso, tra cui i materiali scritti inerenti, la corte ritiene che le richieste del querelante non vadano esaudite per i seguenti motivi. (Qui e in seguito messo in rilievo da noi – nota del redattore).
Secondo il comma 1 dell'art. 152 del Codice Civile della Federazione Russa un cittadino ha il diritto di esigere in via giudiziaria la smentita di informazioni che ledano il suo onore, la sua dignità e la sua reputazione professionale, se chi ha diffuso tali informazioni non dimostra che queste corrispondono alla realtà.
Su richiesta degli interessati è consentita la difesa dell'onore e della dignità di un cittadino anche dopo la sua morte. (…)
Secondo il comma 7 della Disposizione n. 3 del Plenum della Corte Suprema della Federazione Russa del 24 febbraio 2005 “Sulla pratica giudiziaria nei casi di difesa dell'onore e della dignità dei cittadini e della reputazione professionale di cittadini e persone giuridiche” circostanze aventi in forza dell'art. 152 del Codice Civile della Federazione Russa significato per il caso, sono la diffusione da parte del querelato di informazioni sul querelante, il carattere lesivo di queste informazioni e la non corrispondenza di queste con la realtà. (…)
Informazioni non corrispondenti alla realtà sono affermazioni su fatti o avvenimenti che non hanno avuto luogo realmente nel momento a cui si riferiscono le informazioni messe in discussione.
In mancanza di una sola delle circostanze indicate la richiesta non può essere esaudita dalla corte. (…)
In tal modo, secondo la vigente legislazione civile il criterio distintivo delle affermazioni su fatti e avvenimenti dai giudizi di valore (opinioni, convinzioni) è la possibilità di verificare tali informazioni quanto alla corrispondenza di queste con la realtà.
L'opinione espressa dall'autore dell'articolo rappresenta una valutazione soggettiva di Džugašvili (Stalin) I.V. come figura storica e del suo ruolo nella politica degli anni '30-inizio '50 del ХХ secolo e anche una valutazione personale del contenuto dei materiali del procedimento penale sui tragici avvenimenti di Katyn' nell'aprile-maggio 1940 riguardanti i prigionieri di guerra polacchi e altri cittadini e dei materiali di altri procedimenti riguardanti persone vittime di repressioni divenuti accessibili all'autore dell'articolo Jablokov A.Ju. come persona che ha preso parte in qualità di inquirente all'inchiesta della Procura militare centrale sul detto crimine e di addetto della sezione per la riabilitazione delle vittime di repressioni politiche della Procura militare centrale. (…)
Le espressioni “legati da una grande quantità di sangue” e “antropofago assetato di sangue” nel detto articolo hanno un carattere esclusivamente metaforico. (…)
Valutando il contenuto del secondo frammento dell'articolo, messo in discussione dal querelante, sul fatto che “… Stalin e i membri del Politbjuro del VKP(b) [7], che hanno preso la decisione, obbligatoria per gli esecutori, di fucilare i polacchi, sono sfuggiti alla responsabilità morale per crimini gravissimi…”, la corte prende spunto dalle disposizioni dell'articolo 10 della Convenzione sulla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali, secondo cui ognuno ha diritto a esprimere liberamente la propria opinione; questo diritto include la libertà di mantenere la propria opinione e la libertà di ricevere e diffondere informazioni e idee senza alcun impedimento da parte dei pubblici poteri e indipendentemente dalle frontiere nazionali.
Peraltro in forza dell'articolo 1 della legge federale del 30.03.1998 n. 54-F3 “Sulla ratifica della Convenzione sulla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dei Protocolli ad essa collegati” la corte tiene conto della posizione giuridica della Corte Europea per i diritti umani espressa nelle sue disposizioni.
In accordo con la pratica stabilita dai precedenti della Corte Europea la libertà di espressione delle opinioni è una delle basi essenziali della società democratica e una delle principali condizioni per il suo progresso e per l'autorealizzazione di ogni cittadino. (…)
La stampa svolge una funzione importantissima in una società democratica.
Il suo importantissimo dovere è la diffusione di informazioni e idee su tutte le questioni di interesse generale e la società ha diritto a ricevere dette informazioni. (…)
Le questioni toccate nel frammento dell'articolo indicato presentavano un significativo interesse per la società, ragion per cui Jablokov A.Ju. aveva il diritto di attirare su di esse l'attenzione del pubblico a mezzo stampa e il giudizio da lui espresso non viola il giusto equilibrio sociale, indispensabile in una società democratica, tra la difesa dell'onore e della dignità di un uomo politico e il diritto di un giornalista a diffondere informazioni su questioni che presentano un interesse generale, in quanto manca qualsiasi segno obbiettivo del fatto che l'autore sia uscito dai limiti di un livello di critica generalmente accettato. (…)
La corte non può prendere in considerazione neanche le affermazioni del querelante sul carattere offensivo dei frammenti dell'articolo messo in discussione, in quanto un'offesa è un'intenzionale lesione all'onore e alla dignità di una persona, espressa in forma indecente (cinica, profondamente contraria alle norme morali e alle regole di comportamento sociale), ma la corte non ha alcun motivo ragionevole di supporre che l'opinione di Jablokov A.Ju., di cui questi ha dato nell'articolo chiare e determinate spiegazioni, sia stata espressa nell'articolo proprio allo scopo di offendere Stalin I.V. in modo inadatto o indecente. (…)
Il cognome, il nome e il patronimico di Stalin I.V., come pure qualsiasi informazione personale su di lui non sono contenuti in questi (altri tra quelli elencati sopra – n.d.r.) frammenti dell'articolo (…).
In tal modo, le richieste del querelante di riconoscere inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive dell'onore e della dignità le informazioni contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. “Berija è stato indicato come colpevole” nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009 non vadano esaudite, in quanto sono state riconosciute evidentemente infondate dalla corte per i motivi precedentemente riportati. (…)
Sulla base di quanto detto e in forza degli artt. 194-199 del Codice di Procedura Penale, la corte
Quanto all'esaudimento delle richieste del querelante Džugašvili Evgenij Jakovlevič nei confronti dell'organizzazione non commerciale autonoma “Redakcionno-Izdatel'skij Dom “Novaja gazeta”” e di Jablokov Anatolij Jur'evič per il riconoscimento come inventate, non corrispondenti alla realtà e lesive dell'onore e della dignità delle informazioni contenute nell'articolo di Jablokov A.Ju. “Berija è stato indicato come colpevole” nell'appendice (edizione speciale) “La verità sul GULAG” n. 03 (14) del giornale “Novaja gazeta” del 22.04.2009, l'obbligo di pubblicare una smentita e un risarcimento del danno morale – di rifiutare.
La decisione può essere impugnata presso il tribunale cittadino di Mosca entro 10 giorni.
Il giudice A.S. Lopatkina
Deposizioni del testimone
Dall'intervento al tribunale del quartiere Basmannyj della città di Mosca del querelato su istanza del nipote di Stalin
…Ancor prima della trasmissione da parte di El'cin nel 1992 dei documenti di una cartella speciale, l'esistenza di questi documenti era stata dimostrata per via investigativa. Così, dal 1990 al 2004 la Procura militare centrale ha indagato il caso n. 159 (il “caso di Katyn'”), a cui io, querelato Jablokov, ho preso immediatamente parte nel periodo dal 1990 al 1994.
Nelle deposizioni dell'ex capo dell'UNKVD della regione di Kalinin Tokarev D.S. e dell'ex capo della Direzione per i prigionieri di guerra dello NKVD dell'URSS Soprunenko P.K. e di altri agenti dello NKVD da me interrogati all'inizio del 1991 in qualità di testimoni con l'aiuto di videoregistrazioni sono contenute informazioni dettagliate sul meccanismo della fucilazione dei prigionieri di guerra polacchi, sui luoghi di sepoltura di questi e sulla partecipazione del Politbjuro del CC del VKP(b) alla decisione della loro eliminazione.
Alla fine di ottobre del 1992 copie autenticate dei documenti della cartella speciale n. 1 giunsero dall'Archivio del presidente della Federazione Russa alla Procura militare centrale e furono da me studiati e acclusi agli atti del procedimento penale, fra cui dovrebbero trovarsi anche al momento presente.
Ai primi di dicembre del 1992 nell'Archivio del presidente della Federazione Russa fu da me condotta un'analisi di questi documenti con la partecipazione di specialisti dell'archivio e in proposito è stato redatto un protocollo dell'analisi di questi documenti. In seguito con la partecipazione degli esperti giuridici del VNIISÈ [11] e del CSML [12] del ministero della Difesa della Federazione Russa sono state ordinate e condotte analisi su commissione, di tipo tecnico-giuridico e grafologico, che hanno confermato l'autenticità di questi documenti e anche che le firme apposte a questi documenti a nome di Stalin, Vorošilov, Molotov, Mikojan e Berija sono state fatte proprio da queste persone. Tutti i documenti, come pure le conclusioni delle analisi giuridiche, i protocolli e le disposizioni sono stati acclusi agli atti del procedimento penale.
L'autenticità dei documenti conservati nella cartella speciale n. 1 è stata confermata nel corso dell'interrogatorio di un testimone, l'ex presidente del KGB dell'URSS Šelepin A.N.. In presenza di un altro ex presidente del KGB dell'URSS - Semičastnyj V.E.. Šelepin ha chiarito che allo scopo di nascondere il fatto della fucilazione di massa dei prigionieri di guerra polacchi da una possibile pubblicizzazione il principale cumulo di documenti del “caso di Katyn'” fu distrutto. Questi e altri protocolli degli interrogatori dei testimoni si trovano tra i materiali del procedimento penale n. 159.
E' indispensabile notare che anche se gli inquirenti non avessero ricevuto i documenti della cartella speciale n. 1, la colpevolezza dell'URSS nella fucilazione di oltre 22000 cittadini polacchi nel 1940 è stata provata in via investigativa dall'inchiesta della Procura militare centrale nel procedimento penale n. 159. (...)
Com'è noto, per la prima volta la scoperta del luogo di sepoltura dei prigionieri di guerra polacchi nel bosco di Katyn' fu annunciata nel 1943 e peraltro nel “Comunicato ufficiale…” tedesco si parlava della colpevolezza dell'URSS nella fucilazione dei polacchi. Al processo di esumazione compiuto dai tedeschi prese parte una commissione internazionale, tra cui una commissione tecnica della Croce Rossa polacca guidata da Skarzyński. Nonostante il fatto che secondo il rapporto di Skarzyński, la colpa della fucilazione dei prigionieri di guerra polacchi fosse ascritta all'URSS, per non essere accusati di indulgenza verso i tedeschi i polacchi rifiutarono di firmare conclusioni comuni e pubblicarono un proprio rapporto solo nel 1989.
Dopo la liberazione del territorio della regione di Smolensk [13] nel gennaio 1944 nel bosco di Katyn' lavorò la Commissione speciale guidata dall'accademico Burdenko N.N., che sulla base dei risultati delle analisi medico-legali dei cadaveri e dei documenti trovati presso di essi giunse alla conclusione contraria: che i prigionieri di guerra polacchi erano stati fucilati nel 1941 dai tedeschi.
La terza esumazione parziale non solo dei corpi sepolti nel bosco di Katyn', ma anche nel territorio delle dacie dell'UNKVD nelle regioni di Tver' e di Charkiv [14] fu condotta nel corso delle indagini legate al procedimento penale n. 159. Nel corso di questa terza esumazione, condotta dalla GVP [15], furono trovati numerosi documenti con date non precedenti febbraio-marzo 1940 e anche diversi oggetti e documenti che confermano che tutti i polacchi fucilati erano detenuti in precedenza nei lager di Starobel'sk [16] e Ostaškov [17] dello NKVD dell'URSS.
Nel corso dell'inchiesta legata al procedimento penale n. 159 è stato stabilito che la versione sovietica dei fatti, espressa nel Comunicato della Commissione speciale di Burdenko, fu falsificata per diretta intromissione degli organi dello NKVD dell'URSS. E' stato stabilito che ancora prima dell'arrivo nel gennaio 1944 dei membri della Commissione Burdenko nel bosco di Katyn' “lavorò” dall'ottobre 1943 al gennaio 1944 un gruppo operativo di indagine dello NKVD dell'URSS guidato da Rajchman, che aveva il compito diretto di dimostrare la colpevolezza dei tedeschi nella fucilazione dei polacchi. Sulla base dei risultati del lavoro di questo gruppo furono redatti i cosiddetti Materiali dell'indagine preliminare in due volumi e il segretissimo Elenco dei documenti trovati durante gli scavi nel luogo di sepoltura di Katyn'. Nove documenti datati 1941 che avrebbero dovuto essere stati trovati dalla Commissione Burdenko nel corso dell'esumazione, furono trovati negli abiti dei cadaveri già trafugati in precedenza dal luogo di sepoltura dagli agenti dello NKVD. Questi documenti non risultavano nell'Elenco dei documenti dello NKVD e la stragrande maggioranza di essi “fu trovata” dall'esperto legale Zubkov.
Dal procedimento penale, tratto da un archivio, nei confronti di Zubkov si è venuti a sapere che quando questi era nell'esercito fu fatto prigioniero dai tedeschi, collaborò con loro e lavoro come esperto medico-legale a Smolensk. Dopo la liberazione di Smolensk Zubkov fu arrestato per collaborazione con i tedeschi e processato. Tuttavia dopo che questi siglò la propria collaborazione segreta con gli organi dello NKVD il procedimento penale fu sospeso e questi fu cooptato in qualità di esperto legale per lavorare con la commissione Burdenko.
Nel corso delle indagini della GVP furono trovati dei documenti del 1942-1943, dai quali consegue che gli autori di questi documenti – i prigionieri di guerra Kučinskij e Otraškevič – sia pure detenuti nei lager dello NKVD dell'URSS, non furono fucilati né nel 1940, né nel 1941, ma furono utilizzati per gli interessi dello NKVD. Un altro documento - il “blocco note del sindaco di Smolensk Men'šagin” –, in cui era stato fatto un appunto sulla fucilazione dei polacchi da parte dei tedeschi, è pure risultato essere un falso dello NKVD. Questo blocco note sarebbe stato trovato dall'ex vice-sindaco di Smolensk Bazilevskij. Come consegue dal procedimento penale, tratto da un archivio, nei confronti di Bazilevskij, anche questi, per sfuggire alla responsabilità penale per collaborazione con i tedeschi, avrebbe siglato la propria collaborazione con gli organi dello NKVD e in seguito agì per loro ordine e dichiarò che Men'šagin sarebbe fuggito con i tedeschi in Occidente. In realtà Men'šagin a quel tempo si trovava nella prigione interna della Lubjanka e in seguito per altri 25 anni fu detenuto nella prigione di Vladimir [18] e non ha mai riconosciuto di aver avuto a che fare tanto con il blocco note ritrovato e l'appunto fatto in esso, quanto in generale con I fatti di Katyn'.
Secondo uno schema analogo gli organi dello NKVD agirono con oltre 100 testimoni, le cui deposizioni furono raccolte nei 2 volumi dell'“indagine preliminare”. La commissione speciale di Burdenko senz'alcuna verifica, con tutti gli errori presenti nei protocolli degli interrogatori di questi “testimoni”, riportò le deposizioni dei principali “testimoni” nel proprio Comunicato, che diventò la posizione sovietica ufficiale fino al 1990. Allo stesso tempo in 41 documenti, che sono stati realmente trovati sui cadaveri nel luogo di sepoltura di Katyn' e indicati nell'Elenco dei documenti, tutti i dati terminavano con il febbraio 1940 e in tal modo non confermavano la fucilazione dei polacchi da parte dei tedeschi. (...)
Il querelato
A.Ju. Jablokov
L'avvocato Genri Reznik: il tribunale di quartiere non ha messo in dubbio il fatto della repressione di persone innocenti
Nella pratica della Corte Europea, a cui si rifà nelle motivazioni della sentenza il giudice Lopatkin negli ultimi tempi sempre maggiore significato viene attribuito alla libertà di parola, di stampa e di opinione. Queste libertà sono effettivamente la base della società democratica. Ogni persona ha diritto alla propria valutazione del passato.
Di principio la maggior parte degli enunciati dell'articolo di Anatolij Jablokov “Berija è stato indicato come colpevole”, divenuto oggetto di querela, ha carattere di valutazione. “Antropofago assetato di sangue” riferito a Stalin è certamente, come ha giustamente stabilito il tribunale, una metafora: I.B. Džugašvili non ha mai mangiato carne umana a pranzo. Ma l'enunciato: “Stalin e i cekisti sono legati da una grande quantità di sangue” è una valutazione degli avvenimenti che ci sono stati nella storia. Si tratta delle repressioni di massa. I querelanti hanno una valutazione totalmente diversa dai querelati. Nelle udienze i rappresentanti del querelante le hanno espresse: sì, le repressioni di massa ci sono state, ma gli innocenti non hanno subito repressioni ad esclusione di errori giudiziari inevitabili, che hanno luogo in tutto il mondo e in tutti i tempi, inoltre tutte le condanne sono state emesse da organi giudiziari legali (a questi la parte del querelante ha ascritto anche le cosiddette trojki [19]). Inoltre, secondo loro, la riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche non significa che se ne riconosce l'innocenza (?!). In tal modo la posizione della parte del querelante sulle repressioni di massa dello stalinismo si può definire metaforicamente così: “Stalin e i cekisti si sono coperti di gloria immarcescibile nella lotta sanguinosa con i nemici del popolo”.
Se il tribunale avesse messo in dubbio il fatto delle repressioni politiche di massa di persone innocenti (successivamente riabilitati), avrebbe esaudito le richieste di E.Ja. Džugašvili nei confronti della “Novaja gazeta” e di A.Ju. Jablokov. Ma il tribunale ha riconosciuto questo fatto e ha trattato gli enunciati di Jablokov come affermazioni di valore che rimandano a dei fatti. Riconoscendo che le repressioni di massa di persone innocenti sotto Stalin hanno avuto luogo, il tribunale ha valutato la “copertura di Stalin e dei cekisti” come una metafora.
Per quanto riguarda il “caso di Katyn'”, il tribunale qui si è trovato in una situazione difficile. Questo procedimento penale, com'è noto, è stato reso segreto nel 2004 e un tribunale di quartiere non può declassificarlo. E un tribunale civile non può ricostruire fatti di rilevanza penale. Jablokov, sia nel suo articolo, sia negli interventi in tribunale si è rifatto ai dati dell'inchiesta sul “Caso di Katyn'”, che egli stesso ha condotto negli anni 1990-1994. E il tribunale ha mostrato fiducia nella posizione di Jablokov, ha perfino fatto allusione ad essa: “L'opinione espressa dall'autore dell'articolo si presenta (…) come una valutazione personale del contenuto dei materiali del procedimento penale sui tragici avvenimenti di Katyn' nell'aprile-maggio 1940 riguardanti i prigionieri di guerra polacchi e altri cittadini e dei materiali di altri procedimenti riguardanti persone sottoposte a repressioni divenuti accessibili all'autore dell'articolo Jablokov A.Ju. come persona che ha preso parte in qualità di inquirente all'inchiesta della Procura militare centrale riguardante il detto procedimento penale e come addetto della sezione della Procura militare centrale per la riabilitazione delle vittime delle repressioni”.
Il tribunale si è mosso cioè dalla presunzione di affidabilità di un inquirente.
E la cosa più importante: respingendo l'istanza di E.Ja. Džugašvili, il tribunale non ha messo in dubbio i fatti su cui si basavano I giudizi di merito dell'articolo che ha fatto tanto rumore.
[1] Tribunale tristemente noto per aver pronunciato molte sentenze “politiche” ai danni di avversari di Putin.
[2] Com'è noto il vero nome di Stalin era Iosif Vissarionovič Džugašvili.
[3] Villaggio della Russia occidentale dove nel 1940 i Russi uccisi circa 22000 prigionieri di guerra polacchi. Il massacro fu attribuito ai nazisti e solo nel 1990 Gorbačëv ammise la verità.
[4] “Casa di Redazione e di edizione della “Novaja gazeta””.
[5] Avtonomnaja Nekommerčeskaja Organizacija (Organizzazione Non Commerciale Autonoma).
[6] I membri della ČK (pronunciata Čè-Ka – abbreviazione di Črezvyčajnaja Komissija po bor'be s kontrrevoljucii i sabotažem, “Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e il sabotaggio”), la prima polizia politica e per estensione gli agenti segreti.
[7] Vsesojuznaja Kommunističeskaja Partija (Bol'ševikov) (Partito Comunista (dei Bolscevichi) dell'Unione).
[8] Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), la polizia politica di Stalin.
[9] Upravlenie Narodnogo Komissariata Vnutrennich Del (Direzione del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni).
[10] Nome sovietico della città di Tver', a nord-est di Mosca.
[11] Vsesojuznyj Naučno-Issledovatel'skij Institut Sudebnoj Èkspertizy (Istituto di Ricerca Scientifica per l'Analisi Giuridica dell'Unione).
[12] Central'naja Sudebno-Medicinskaja Laboratorija (Laboratorio Centrale di Medicina Legale).
[13] Città della Russia occidentale.
[14] Città dell'Ucraina nord-orientale.
[15] Glavnaja Voennaja Prokuratura (Procura Militare Centrale).
[16] Città dell'Ucraina orientale.
[17] Città della regione di Tver'.
[18] Città della Russia centrale.
[19] “Terzetti”, commissioni di tre persone dello NKVD che emettevano condanne extragiudiziali.
Pubblicato da Matteo Mazzoni a 14:31