Source: http://www.prontoprofessionista.it/articoli/2671/il-regime-iva-delle-lavorazioni-intracomunitarie/
Timestamp: 2018-05-22 05:55:56+00:00
Document Index: 117124466

Matched Legal Cases: ['art.7', 'art. 50', 'art. 41', 'art. 13', 'art. 41', 'art. 50', 'art. 41', 'art. 41']

Il regime IVA delle lavorazioni intracomunitarie - dott. Michele Tomasi
Di conseguenza se i beni lavorati da un terzista italiano non rientrano nello Stato membro del committente UE, ne consegue che per tale operatore comunitario si configura un acquisto intraUe di beni in Italia, per il quale si rende necessario il possesso di una posizione Iva italiana (direttamente o per il tramite di un rappresentante fiscale in Italia), per assolvere, in qualità di debitore, l'imposta relativa alla nuova operazione venutasi a generare per l'omesso trasferimento dei beni lavorati nel Paese del committente.
Il terzista italiano effettua un'operazione non soggetta a Iva ai sensi dell'art.7-ter c. 1, lett. a) del D.P.R. n.633/1972 nei confronti del committente soggetto passivo, stabilito in un altro Paese membro. In pratica, la disciplina della lavorazione non è influenzata dal trattamento Iva dei movimenti intracomunitari di beni a scopo di lavorazione.
Il terzista italiano deve eseguire le annotazioni nel registro dei beni in lavorazione, da tenersi, ai sensi dell’art. 50 del D.L. n. 331/1993, sia al momento della ricezione dei beni in conto lavorazione sia, successivamente, al momento della consegna dei beni lavorati. Inoltre, deve presentare il modello Intra1-quater per la lavorazione e, se tenuto alla periodicità mensile, il modello Intra2-bis, al momento della ricezione, e il modello Intra1-bis, alla restituzione dei medesimi, compilando in entrambi i casi solo la parte rilevante ai fini statistici.
2. BENI TRASPORTATI DALL'ITALIA IN UN ALTRO PAESE UE PER LAVORAZIONE
Come noto, l'art. 41 c. 3 del D.L. n. 331/1993 escludeva dalle cessioni intraUE assimilate, di cui al comma 2, lettera c), l'invio dei beni in altro stato UE oggetto di lavorazione, prescindendo dal luogo di invio dei beni al termine della lavorazione.
Quindi risultava irrilevante la successiva destinazione dei beni lavorati.
L'art. 13, c. 1, lett. b) della L. n.115/2015 ha modificato il comma 3 del citato art. 41 del D.L. n. 331/1993.
In particolare non rientrano tra le cessioni IntraUE i trasferimenti in altro stato UE di beni oggetto di lavorazione soltanto a condizione che i beni stessi siano successivamente trasportati o spediti in Italia al committente soggetto passivo.
Il committente italiano deve:
· annotare i beni spediti nel registro dei beni in lavorazione ex art. 50, c.5 del D.L. n. 331/1993, sia al momento della consegna dei beni per la lavorazione sia al momento della successiva restituzione dei beni lavorati;
· integrare la fattura del prestatore comunitario, relativa alla lavorazione, con l'indicazione dell'imponibile e dell'imposta e annotare la stessa nel registro delle fatture emesse e in quello degli acquisti;
· presentare il modello Intra2-quater per la lavorazione e, se tenuto alla periodicità mensile, il modello Intra1-bis, al momento della consegna dei beni da lavorare, e il modello Intra2-bis, alla restituzione dei medesimi, compilando in entrambi i casi solo la parte rilevante ai fini statistici.
Nel caso in cui i beni oggetto della lavorazione siano restituiti al committente italiano, ma con trasporto o spedizione degli stessi in un altro stato UE o extraUE, non può più trovare applicazione il regime di sospensione di cui all'art. 41, c. 3 del D.L. n. 331/93.
Conseguentemente per il committente italiano l’invio dei beni nello stato UE del prestatore si configura come una cessione intraUE di beni assimilata, che impone allo stesso l'applicazione dell'Iva all'acquisto intraUE, realizzato nello Stato UE nel quale avviene la lavorazione.
L’operatore italiano, in tale caso, dovrà identificarsi nello Stato UE del prestatore, aprendo una posizione IVA in tale paese, ed emettere una fattura non imponibile, ai sensi dell’art. 41 del D.L. n. 331/1993 verso la propria partita IVA comunitaria, che registrerà la stessa in reverse charge ed eseguirà tutti gli adempimenti fiscali collegati.
Il successivo trasporto/spedizione dei beni lavorati in un altro Stato UE o extraUE configurano una cessione intraUE di beni o una esportazione dallo Stato di lavorazione.
Qualora i beni lavorati siano ceduti ad un acquirente comunitario non privato del medesimo Paese in cui sono stati oggetto di lavorazione, si configura una cessione interna, per la quale deve essere emessa fattura in inversione contabile (c.d. reverse charge) dal committente italiano con indicazione della posizione IVA acquisita nello Stato UE di lavorazione.
articolo del 29/11/2015 alle 11:24
Dott. Michele Tomasi - Arzignano (VI)
L'articolo a mio avviso è scritto molto bene. Ben schematizzato e chiaro sotto i vari aspetti. Complimenti!
In risposta al commento di Vania Molon
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