Source: https://www.edizioniesi.it/en/e-shop/estratti-pdf/gpc/il-giusto-processo-civile-2015/il-giusto-processo-civile-2-2015/vecchi-e-nuovi-problemi-in-tema-di-intervento-dei-creditori-nell-esecuzione-note-a-margine-di-cass-s-u-n-61-del-7-gennaio-2014.html
Timestamp: 2019-12-07 00:15:51+00:00
Document Index: 166896088

Matched Legal Cases: ['art. 499', 'art. 512', 'art. 499', 'art. 499', 'art. 499', 'art. 512', 'art. 499']

SKU: 9915270008
Muovendo dalla decisione delle Sezioni Unite della Cassazione n. 61 del 7 gennaio 2014, l’autore coglie l’occasione per riesaminare le vecchie e nuove problematiche sottese all’intervento dei creditori nel processo esecutivo. Il primo tema affrontato è quello della par condicio creditorum, che viene esaminata nella sua storia evolutiva dal Code Napoleon, al suo periodo di massima estensione, dato dal codice del 1940, fino al suo ridimensionamento a seguito delle riforme del 2005. Esamina quindi la possibilità del possibile superamento quoad effectum della distinzione tra intervento di creditori con titolo e senza titolo, alla luce delle evoluzioni della giurisprudenza, nel 1978, 2009 e, infine, nel 2014. E ciò con particolare riferimento a quei creditori sine titulo il cui credito non sia stato contestato dal debitore escusso e che concorrano, così, alla distribuzione. Nell’ultimo paragrafo viene esaminata la possibilità per gli altri creditori di opporsi all’intervento del creditore sine titulo all’udienza ex art. 499 c.p.c. (utendo iuribus, in via surrogatoria in caso di inerzia del debitore), ovvero in sede di distribuzione, ex art. 512 c.p.c. Conclude che il solo soggetto pregiudicato dalla mancata contestazione del credito ex art. 499 c.p.c. sia proprio il debitore. Si osserva infine che lo sforzo ravvisabile nella legislazione degli ultimi dieci essere raggiunto, a meno di non eliminare in radice: a) la sussistenza nel nostro ordinamento di titolo esecutivi stragiudiziali, di origine negoziale; – lo stesso principio della par condicio creditorum, e le conseguenti possibilità di intervento nell’esecuzione. Si conclude, però, che una simile rivoluzione provocherebbe benefici solo apparenti, dal momento che determinerebbe ‘aumento dei pignoramenti autonomi dei singoli creditori e dei processi di cognizione dirette a formare titoli esecutivi giudiziali.
Moving from the decision of the Sezioni Unite n. 61/2014, the author takes the opportunity to re-examine old and new problems related to the intervention of creditors in the forceable execution. The first major theme concerns par condicio creditorum, which is examined in its evolutionary history since the Code Napoleon, through its period of maximum extension (the Code of 1940), until its reduction as a result of the reforms of 2005. The author examines the possibility to overcome, quoad effectum, the distinction between sine titulo et cum titulo interveners in light of jurisprudence’s evolution between 1978, 2009 and 2014. The possibility in particular concerns those creditors sine titulo the where credit has not been contested (ex art. 499 c.p.c.) by the debtor seek payment, and partecipate to distribution. In the last section the author examines the possibilities for other creditors to contest the intervention of the creditor sine titulo, ex art. 499 c.p.c. (utendo iuribus, in subrogation in case of inaction of the debtor), or in the distribution phase, ex art. 512 c.p.c. He concludes that the only person that will be really damaged if he doesn’t contest – ex art. 499 c.p.c. – the credit it is precisely the debtor. He also notes that in the legislation of the last decade the apparent effort to reduce the numbers of judicial enquiry, incidental to forceable execution, will never be achieved unless it’s eliminated in radice: a) the existence in our system of extrajudicial enforcement titula; b) the same par condicio creditorum principle, and the consequent possibility of intervention of third party in the execution. It concludes, however, that a revolution like the aforesaid explained would be only apparently advantageous; since it would lead to increase autonomous expropriations (one for each creditor, who can, today, intervene), and to increment judicial enquiries in order to form enforceable judgments.