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Matched Legal Cases: ['art.6', 'art.6', 'art. 3', 'art.21', 'art.21', 'art. 6', 'art. 28', 'art.6', 'art.6', 'art.21', 'art.6']

Preavvisi di fattura o notule pro-forma: gli accorgimenti da osservare per evitare irregolarità | Commercialista Telematico
Pubblicato il 13 febbraio 2005
Nella prassi commerciale generalmente invalsa, è spesso posta la questione della legittimità o no di avvalersi del cosiddetto “preavviso di fattura” o della “notula pro forma” per avvalersi – con esclusivo riguardo alle prestazioni aventi ad oggetto prestazioni di servizio – del differimento dell’esigibilità dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo.
In linea teorica, non vi sono preclusioni normative all’adozione – con riferimento alle prestazioni di servizio – della procedura del cosiddetto preavviso di fattura, anche se è necessario fare bene attenzione ad evitare l’insorgenza del presupposto impositivo IVA dipendente dal momento di emissione della fattura.
L’art.6 del DPR 633/72 definisce il “momento impositivo” IVA delle operazioni, intendendosi tale il momento in cui l’operazione si considera “effettuata” ai fini IVA e, quindi, è ad esso che occorre fare riferimento, oltre che per la determinazione dell’aliquota applicabile, anche per la decorrenza dei termini previsti per l’effettuazione dei conseguenti adempimenti contabili.
Stante quanto previsto dal terzo comma del citato art.6, per le prestazioni di servizi il momento impositivo è costituito dal pagamento dei corrispettivi ovvero, in caso di emissione anticipata della fattura, dalla data di emissione della fattura stessa, ancorché limitatamente alla parte fatturata.
Resta ferma invece, per le cessioni di beni mobili, la fissazione del momento impositivo alla data della consegna o della spedizione.
Va ricordato – per inciso – che a decorrere dal 1 luglio 1994, è stato posto l’obbligo di registrare le fatture sul registro IVA vendite entro 15 giorni dall’emissione della fattura, “con riferimento alla data della loro emissione” (art. 3, comma 1, lett. b) del D.L. 30.12.1993, n. 557). A decorrere dal 1° luglio 1994, pertanto, la data di emissione della fattura deve apparire obbligatoriamente sul registro, anche se già in precedenza essa veniva evidenziata “spontaneamente” dal contribuente, pur essendo la sua indicazione solo facoltativa.
Al momento della liquidazione mensile dell’IVA, l’imposta da versare dovrà essere calcolata sulla base di tutte le fatture “emesse” nel corso del mese precedente (quindi, con data compresa nel mese precedente), anche se, per ipotesi, registrate nello stesso mese di liquidazione.
Ciò stante, ove il cliente paghi il 27 novembre il corrispettivo per una prestazione di servizi, il fornitore deve emettere la fattura con data non successiva a quella cennata del 27 novembre e sebbene essa possa essere annotata nel registro vendite entro il 12 dicembre, il debito verso l’erario per l’IVA deve essere determinato con riferimento al mese di novembre relativo all’emissione del documento, non con riferimento al mese di dicembre della registrazione.
Stanti le precisazioni dell’Amministrazione finanziaria (Cfr. le Risoluzioni n.551041 del 06-12-1989 e n.363519 del 25-1-1978), nel caso di pagamento mezzo conto corrente la data del pagamento deve essere identificata con riferimento al “momento in cui la Società interessata riceve comunicazione dell’avvenuto accreditamento delle somme a lei spettanti”.
Autorevole dottrina (Cfr. Mandò – Imposta sul valore aggiunto – Ipsoa 1999, pag.1142) ha chiarito che nella nozione di “fattura” alla quale fare riferimento per determinare l’insorgenza anticipata dell’imponibilità IVA è “soltanto quella prevista dall’art.21” del DPR 633/72 “contenente cioè l’addebito dell’IVA”.
Pertanto, con riferimento alle prestazioni di servizi, è consentito dalla legge “emettere un documento, anche nella forma di fattura commerciale pro-forma .. ai fini della richiesta di pagamento del corrispettivo dovuto dal committente, senza che ciò comporti come conseguenza il sorgere del momento di effettuazione dell’operazione”.
In senso conforme è la giurisprudenza tributaria (Cfr. la decisione della Commissione tributaria centrale, Sez.I decisione n.3592 del 12/5/90).
E’ quindi importante che l’avviso di fattura non somigli neanche lontanamente ad una vera e propria fattura.
In particolare è necessario che essa:
– non rechi numerazione (l’identificazione del documento può essere effettuata tramite la data e il protocollo di corrispondenza);
– esponga l’importo del corrispettivo al lordo dell’IVA, senza separata indicazione di quest’ultima;
– riporti in calce la seguente dicitura: “Il presente documento non costituisce in maniera assoluta fattura ai sensi dell’art.21 del DPR 633/72 e quindi non genera esigibilità di imposta per il prestatore (e non dà diritto alla detrazione dell’imposta per il committente). La fattura verrà emessa non appena ricevuta la comunicazione dell’avvenuto accredito delle somme”.
Sul piano amministrativo, va tenuto conto che:
– la normativa afferente il tributo del bollo (art. 6 della tabella allegato B al D.P.R. 26-10-1972, n. 642, così come sostituito, con effetto 1-1-1983, dall’art. 28 del D.P.R. 30-12-1982, n. 955) prevede l’esenzione, in modo assoluto, dall’imposta per fatture, ricevute, quietanze, note, conti, distinte, lettere e altri documenti di addebitamento e di accreditamento di somme, riguardanti il pagamento di corrispettivi di operazioni “assoggettate” ad IVA;
– per i documenti sui quali, come nel caso in esame, non risulta evidenziata l’IVA, l’esenzione è applicabile a condizione che gli stessi contengano l’indicazione che “trattasi di documenti emessi in relazione al pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad imposta sul valore aggiunto (art.6, comma 2, del DPR 642/72)”
E’ corretto ritenere che il cennato regime di esenzione dall’imposta di bollo è sicuramente applicabile anche per quei documenti riguardanti operazioni i cui corrispettivi “saranno” assoggettati ad IVA, cioè, in definitiva, documenti emessi “prima” del rilascio della fattura relativa all’operazione effettuata (in questo senso vedasi la Nota Min. Fin. Dip. Ent. Dir. Reg. Entrate Lombardia, n. 46923/96);
– è necessario, all’atto dell’emissione del preavviso di fattura, rilevare in contabilità i crediti per fatture da emettere per la componente del solo imponibile (crediti per fatture da emettere);
– la fattura emessa all’atto del pagamento deve essere emessa già quietanzata. Per la quietanza vige l’esenzione dal bollo ai sensi del citato art.6 del DPR 642/72.
Prot. N. XX
Oggetto: Contratto XX – Verbale di collaudo YY del XX
Con riferimento alla prestazione di cui all’oggetto, si chiede il pagamento dell’importo di
Euro .xxx,xx
che comprende l’ammontare dell’IVA di YY.YY che verrà addebitata in sede di fatturazione, non appena ricevuta la comunicazione dell’avvenuto accredito delle somme.
Il presente documento non costituisce in maniera assoluta fattura ai sensi dell’art.21 del DPR 633/72 e quindi non genera esigibilità di imposta per il prestatore (e non dà diritto alla detrazione dell’imposta per il committente).
Trattasi di documento emesso in relazione al pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad imposta sul valore aggiunto (art.6, comma 2, del DPR 642/72)