Source: http://www.slideshare.net/eambiente/standardizzazione-degli-interventi-dopo-tp-24-11-2012
Timestamp: 2015-06-03 22:26:30+00:00
Document Index: 83639953

Matched Legal Cases: ['art. 242', 'art. 242', 'art. 242', 'art.40', 'art. 240', 'art. 5']

MODALITA’ DI INTERVENTO DI BONIFICA E DI MESSA IN SICUREZZA DEI SUOLI…
MODALITA’ DI INTERVENTO DI BONIFICA E DI MESSA IN SICUREZZA DEI SUOLI E DELLE ACQUE DI FALDA. ACCORDO DI PROGRAMMA 16 APRILE 2012 – ART. 5, COMMA 5
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Il Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ha sottoscritto, a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale del Veneto, i quattro protocolli attuativi dell'Accordo di programma per la bonifica e la
MODALITA’ DI INTERVENTO DI BONIFICA E DI MESSA IN SICUREZZA DEI SUOLI EDELLE ACQUE DI FALDA. ACCORDO DI PROGRAMMA 16 APRILE 2012 – ART. 5,COMMA 50) PremessaIl SIN di Porto Marghera è catalogabile come un sito caratterizzato da una contaminazionederivante dalle modalità con le quali è stata realizzata l’area, mediante imbonimento di unaporzione della laguna di Venezia mediante l’utilizzo anche di rifiuti derivanti dalle attivitàindustriali svolte nella Prima Zona Industriale.A tale inquinamento “storico” si è aggiunto quello indotto dalle attività produttive svoltenell’intera area industriale che, come noto, è stata ed è tutt’ora sede di aziende della chi-mica organica ed inorganica.Nel SIN di Porto Marghera, peraltro, sono stati realizzati e sono tutt’ora in corso di realiz-zazione importanti interventi di messa in sicurezza (marginamenti dei Canali Industriali) adopera del Magistrato alle Acque di Venezia.La Regione del Veneto, inoltre, ha realizzato un impianto per il trattamento dei reflui indu-striali, delle acque di dilavamento delle aree e delle acque di falda contaminate (SistemaIntegrato PIF), in grado di servire l’intera area industriale, evitando il proliferare di impiantidi trattamento a sevizio delle singole aziende.Gli interventi sopra descritti sommariamente sono tali da consentire un approccio integratoe unico nel suo genere nel panorama nazionale, per la gestione della bonifica delle acquedi falda e dei suoli di Porto Marghera.In ragione di tale specificità e unicità delle infrastrutture presenti nell’area, è possibile defi-nire modalità di intervento “sito specifiche”, nel rispetto della normativa ambientale vigentee senza derogare minimamente ai principi di salvaguardia ambientale e di tutela della sa-lute pubblica.Deve essere evidenziato, altresì, che l’esperienza sin qui maturata dagli Enti Pubblici nellavalutazione dei progetti di bonifica presentati dagli interessati, consente di definire modali-tà di bonifica e messa in sicurezza standardizzate,efficaci e rapide, volte a raggiungere gliobbiettivi del risanamento ambientale nei tempi più rapidi possibili, senza inutili aggravi in-dotti dall’interpretazione discrezionale di norme tecniche e amministrative.Su queste basi è stato predisposto il presente documento che si compone di quattro parti: 1 2.
1) ricognizione del percorso procedurale ordinario, sia per gli inquinamenti successivi all’entrata in vigore della disciplina delle bonifiche, sia per gli inquinamenti storici;2) standardizzazione delle tecniche di bonifica e di messa in sicurezza;3) dossier di progetto e varianti in corso d’opera;4) interventi realizzati dalla pubblica amministrazione. 2 3.
1) RICOGNIZIONE DEL PERCORSO PROCEDURALE PROCEDURE AMMINISTRATIVEIn via ordinaria, il procedimento amministrativo di bonifica prende avvio con la comunica-zione che «il responsabile dell’inquinamento» deve inoltrare («immediatamente») al Co-mune, alla Provincia, alla Regione ed al Prefetto «al verificarsi di un evento che sia poten-zialmente in grado di contaminare il sito», con l’obbligo, anche, di mettere in opera «entroventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione», ossia di messa in sicurezzad’emergenza o d’urgenza (art. 242, comma 1, d.lgs. n. 152/2006).Per i fatti pregressi, invece, il procedimento deve essere avviato «all’atto di individuazionedi contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento dellasituazione di contaminazione» (seconda parte del medesimo art. 242, comma 1, d.lgs. n.152/2006). ***Schematicamente, il procedimento amministrativo ordinario – gravante sul «responsabiledell’inquinamento» – si sviluppa attraverso le seguenti fasi: 1. accadimento di un evento che possa aver contaminato o che possa determinare la contaminazione di un sito (fatto presupposto); 2. comunicazione immediata dell’evento a Comune, Provincia, Regione e Prefettura (atto introduttivo del procedimento amministrativo); 3. adozione delle misure di prevenzione e contenimento di pronto intervento; 4. indagine preliminare con campionamenti ed analisi nelle zone interessate dalla con- taminazione: 4.1. se il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) non è stato su- perato: – ripristino della zona contaminata; – notizia, con apposita autocertificazione, a Comune e Provincia (conclusione del procedimento); 4.2. se il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) è stato superato anche per un solo parametro: – immediata notizia a Comune e Provincia; – misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza; 5. entro trenta giorni, presentazione a Comune, Provincia e Regione del piano di carat- terizzazione; 6. entro i trenta giorni successivi approvazione del piano di caratterizzazione (Regione o Provincia delegata, previa conferenza di servizi); 7. esecuzione della caratterizzazione; 8. sulla base degli esiti della caratterizzazione, analisi del rischio sito specifica per la determinazione delle concentrazioni soglia di rischio (CSR); 3 4.
9. presentazione alla regione dei risultati dell’analisi di rischio (entro sei mesi dall’approvazione del piano di caratterizzazione); 10.approvazione del documento di analisi di rischio (entro sessanta giorni dalla ricezio- ne dello stesso): 10.1. se la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è inferiore alle con- centrazioni soglia di rischio (CSR), si conclude il procedimento; 10.2. se la concentrazione dei contaminanti è superiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR), predisposizione del progetto di bonifica o messa in sicu- rezza; 11.presentazione alla Regione del progetto di bonifica o di messa in sicurezza, operati- va o permanente (sei mesi dall’approvazione del documento di analisi di rischio); 12.approvazione del progetto (Regione o Provincia delegata, previa conferenza di ser- vizi); 13.esecuzione del progetto; 14.verifica finale e certificazione di avvenuta bonifica (Provincia). ***Per gli eventi di contaminazione storica (salvo presentino rischi immediati per l’ambiente oper la salute pubblica) il procedimento amministrativo di norma inizia con la presentazionedel piano di caratterizzazione (punto 5 della scansione in fasi sopra riportata).Specificamente, per il SIN di Porto Marghera, tenuto conto dell’Accordo di Programma del16 Aprile 2012, il procedimento amministrativo è però ulteriormente semplificato, in quantoil piano di caratterizzazione non necessita di approvazione. Schematicamente si articolanelle seguenti fasi: 1. predisposizione e presentazione ai componenti la Segreteria Tecnica congiunta e ad ARPAV – Dipartimento Provinciale di Venezia del piano di caratterizzazione solo per i terreni; 2. entro 15 giorni dalla presentazione del piano di caratterizzazione, Regione del Vene- to, Provincia di Venezia e Comune di Venezia verificano congiuntamente la comple- tezza della documentazione presentata e la rispondenza della stessa ai criteri indi- cati nel “Protocollo Operativo per la caratterizzazione dei siti ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e dell’Accordo di Programma per la chimica di Porto Marghera” revisionato ai sensi dell’Accordo di Programma 16.04.2012. 3. entro i successivi 10 giorni, sopralluogo di ARPAV, Comune, Provincia, Regione per verificare i punti di campionamento. Il relativo verbale di avvenuta verifica sarà re- datto dalla Regione entro 5 giorni dal sopralluogo. Entro 30 giorni dalla presentazio- ne del piano di cui al punto 1, La Regione comunica gli esiti della verifica alla Ditta proponente e ai componenti la Conferenza di Servizi; 4. esecuzione del piano di caratterizzazione con contestuale verifica dei risultati da parte di ARPAV secondo le modalità contenute nell’Allegato 3 al documento “Proto- collo operativo per la caratterizzazione dei siti ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e s.m.e i. e dell’Accordo di Programma per la Chimica di Porto Marghera”, ovvero, prevalen- 4 5.
temente condotta, salva diversa indicazione della Conferenza di Servizi, e comun- que con pari efficacia, ai sensi dell’Allegato 2 alla parte IV – Titolo V del D.Lgs. 152/2006, mediante controlli a campione effettuati presso il sito di campionamento e presso il laboratorio di analisi, al fine di accertare la corretta applicazione delle pro- cedure operative di caratterizzazione. Resta ferma la facoltà dell’Agenzia di effettua- re in qualsiasi momento le verifiche analitiche ritenute necessarie al fine dell’espletamento delle funzioni di controllo attribuite;5. sulla base degli esiti della caratterizzazione, redazione del documento di analisi del rischio sito specifica per la determinazione delle concentrazioni soglia di rischio (CSR) relativamente alle sostanze rilevate in sede di caratterizzazione oltre le con- centrazioni soglia di contaminazione (CSC);6. presentazione dei risultati dell’analisi di rischio;7. approvazione del documento di analisi di rischio: 7.1. se la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è inferiore alle concen- trazioni soglia di rischio (CSR), si conclude il procedimento (ferma restando l’adesione al PIF o altro sistema di bonifica della falda inquinata); 7.2. se la concentrazione dei contaminanti è superiore ai valori di concentrazione soglia di rischio (CSR) o CSC nel caso di CSR stimate inferiori a CSC, predi- sposizione del progetto di bonifica e/o di messa in sicurezza;8. presentazione del progetto di bonifica e/o di messa in sicurezza corredato da crono- programma (rif. contenuti di dettaglio del dossier di progetto);9. approvazione del progetto (Ministero, previa conferenza di servizi);10.avvio dell’esecuzione del progetto entro sei mesi dall’approvazione;11.esecuzione del progetto secondo il crono programma approvato e con controlli AR- PAV in corso d’opera e a completamento;12.verifica finale (ARPAV) e certificazione di avvenuta bonifica/messa in sicurezza in conformità al progetto realizzato e verificato da ARPAV (Provincia). I costi delle veri- fiche sono a carico del proponente;13.identificazione/annotazione nello strumento urbanistico degli esiti della certificazione provinciale. 5 6.
2) STANDARDIZZAZIONE DELLE TECNICHE DI BONIFICA E DI MESSA IN SICUREZZAGli esiti della caratterizzazione e dell’analisi di rischio costituiscono i “dati di progetto” perla predisposizione della bonifica/messa in sicurezza.La bonifica di un sito inquinato è, infatti, finalizzata ad eliminare l’inquinamento delle matri-ci ambientali rimuovendo le sostanze inquinanti in suolo, sottosuolo, acque sotterranee esuperficiali, o, quanto meno, riconducendo il loro tenore entro le concentrazioni soglia dicontaminazione (CSC) stabilite in via generale dalla legge o entro le concentrazioni sogliadi rischio (CSR) definite tramite analisi di rischio specifica per il sito oggetto di intervento.La messa in sicurezza permanente, invece, è finalizzata ad impedire che, nonostante lapresenza della contaminazione del sito, le sostanze inquinanti possano migrare creandopericolo per la salute umana e per l’ambiente, e tale risultato è perseguito isolando com-pletamente la fonte dell’inquinamento.La messa in sicurezza permanente (parziale o totale) del sito, in sostituzione (parziale ototale) della rimozione delle sorgenti di inquinamento, è progettata prioritariamente sullabase della valutazione del rischio sanitario correlata alla misurazione delle effettive emis-sioni in atmosfera di inquinanti presenti nei suoli e nelle acque di falda. D’altro canto lasussistenza di rischio sanitario “misurato” e sperimentalmente accertato costituisce il pre-supposto della necessità della messa in sicurezza.Gli interventi di messa in sicurezza permanente vengono progettati sulla base di valuta-zioni sito-specifiche, eventualmente assistite da apposita analisi di rischio condotta in mo-dalità diretta, che tengano conto delle effettive caratteristiche del suolo contaminato e/odel rifiuto da confinare, delle caratteristiche del sito e dell’uso previsto per le aree. In talicasi non si applicano necessariamente i criteri di progettazione delle discariche per rifiutipericolosi e non pericolosi (Allegato 1 del D.lgs.36/2003). Gli interventi di bonifica, di mes-sa in sicurezza permanente e di messa in sicurezza operativa possono essere eseguiti inconcomitanza di interventi edificatori, qualora detti interventi edificatori siano in tutto o inparte comuni a quelli necessari alla bonifica o messa in sicurezza.Le aree oggetto di bonifica possono comunque essere utilizzate durante l’attuazione delprogetto di bonifica approvato, compatibilmente con i limiti dovuti alle esigenze di sicurez-za durante i lavori e in conformità alla loro destinazione urbanistica, purchè l’utilizzo nonrisulti incompatibile con gli interventi di bonifica medesimi e purchè non si evidenzino rischiper la salute umana, da accertare mediante analisi di rischio sito-specifica, condotta inmodalità diretta per i bersagli e gli scenari di esposizione effettivamente presenti nel sito enelle condizioni di utilizzo previste.Nel corso dellespletamento delle procedure di cui allart. 242, sono inoltre immediatamen-te eseguibili gli interventi edilizi riguardanti sedimi di intervento risultati conformi ai valoritabellari definiti dalla tabella 1 dell’allegato 5 alla parte quarta, titolo V, del d.lgs.n.152/2006, a seguito di specifica indagine ambientale del sedime interessato, condotta suindicazione del Comune di Venezia, in accordo con Arpav, e secondo le modalità tecnicheindicate nei Protocolli operativi di caratterizzazione vigenti. 6 7.
Posto che tutti gli interventi di bonifica e messa in sicurezza devono essere eseguiti da a-ziende iscritte alla categoria 9 dell’Albo Gestori Ambientali, secondo le potenzialità dellaclasse di appartenenza, qualora l’intervento coincida con un’opera edificatoria, l’impresache la esegue deve avere l’iscrizione all’Albo. Resta fermo che possono essere svolte daaziende non iscritte alla categoria 9 dell’Albo Gestori Ambientali le indagini preliminari equelle condotte nella fase di caratterizzazione delle aree, oltre che, ovviamente tutte leopere edilizie che non siano contemporaneamente interventi di bonifica o di messa in sicu-rezza.Ai sensi dell’art.40 del D.L. 201 del 6.12.2011, convertito con L. 214 del 22.12.2011, gli in-terventi di manutenzione ordinaria e straordinaria possono essere autorizzati purchè noncompromettano i successivi interventi di bonificaPer quanto attiene la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, ai progetti di bonifi-ca si applica quanto previsto dalla Delibera della Giunta Regionale del Veneto n. 4145 del29 Dicembre 2009 ( pubblicata nel B.U.R. n. 12 del 9 Febbraio 2010), con la quale vienespecificato che, nell’ambito di un progetto di bonifica, sono soggetti a Valutazione di Impat-to Ambientale esclusivamente gli impianti di stoccaggio definitivo (discarica) e di inceneri-mento e la DGRV n. 1539 del 27 Settembre 2011 (pubblicata nel B.U.R. n. 76 del 11 Otto-bre 2011) che conferma i contenuti della DGRV 4145/2009. ***Nel seguito vengono elencate e brevemente descritte le tecnologie di comune utilizzo chepotranno essere applicate sia in fase di bonifica che di messa in sicurezza dei siti. Graziead una matrice delle tecnologie creata ad hoc, potranno essere facilmente individuate letecnologie applicabili ai diversi casi di studio e potrà essere velocemente individuatal’applicabilità di ciascuna tecnologia sia in base ai contaminanti presenti nel sito che alletempistiche richieste per la conclusione dell’intervento. 7 8.
Tabella 1 Composti Inorga- gg nici Composti Organici Altri metalli e composti inorganici Idrocarburi Policiclici Aromatici g g Idrocarburi Aromatici Ammine aromatiche Fenoli non clorurati Diossine e furani a lungo termine Fenoli clorurati Clorobenzeni Nitrobenzeni Fitofarmaci se naturali Arsenico Mercurio Cadmio Piombo cancer. Cromo rogeni Tempi Zinco cer. p1. SUOLO, SEDIMENTI1.1. Trattamento biologico in situa) Bioventing ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ● ● ● ○ ● ○ ● ○ ○ ◌ ● ●b) Bioremediation ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ● ● ● ● ● ● ◌ ● ○ ○ ◌ ○ ●c) Phytoremediation ● ● ◌ ◌ ● ● ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ○ ● ◌ ◌ ◌ ○ ○ ○ ● ●1.2. Trattamento chimico-fisico in situa) Ossidazione chimica ○ ○ ◌ ○ ○ ○ ◊ ○ ○ ● ● ◌ ◌ ◌ ○ ◌ ○ ◌ ◌ ● ○ ◌b) Soil Flushing ● ● ● ● ● ● ● ◌ ◌ ● ● ● ○ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ○ ○ ◌c) Soil Vapour Extraction ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ● ● ● ○ ○ ● ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◌d) Solidificazio- ● ● ● ● ● ● ● ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◌ ○ ◌ ◌ ◌ ◌ ● ○ ◌ ne/Stabilizzazione1.3. Trattamento termico in situa) Trattamento termico ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ● ● ● ○ ● ● ● ● ● ● ● ○ ○1.4. Trattamento biologico ex situ (con escavazione)a) Biopile ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◊ ● ● ● ● ● ○ ● ● ● ◌ ◌ ◌ ◌ ● ●b) Compostaggio ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ◌ ◌ ◌ ● ● ● ◌ ◌ ○ ○ ◌ ● ●c) Landfarming ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ◌ ◌ ◌ ◊ ◌ ● ◌ ● ◌ ◌ ◌ ● ●d) Bioreattori ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◊ ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ○ ○ ◌ ○ ●1.5. Trattamento chimico-fisico ex situ (con escavazione)a) Estrazione chimica ● ● ● ● ● ● ● ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ○ ● ◌ ● ● ● ○ ◌ ○ ○b) Ossidazione/riduzione chi- ○ ○ ● ○ ○ ○ ○ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ● ◌ ◌ micac) Soil Washing ● ● ● ● ● ● ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ○ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ● ○ ○d) Solidificazio- ● ● ● ● ● ● ● ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◌ ○ ◌ ◌ ◌ ● ● ◌ ◌ ne/Stabilizzazione 8 9.
Composti Inorga- gg nici Composti Organici Altri metalli e composti inorganici Idrocarburi Policiclici Aromatici g g Idrocarburi Aromatici Ammine aromatiche Fenoli non clorurati Diossine e furani a lungo termine Fenoli clorurati Clorobenzeni Nitrobenzeni Fitofarmaci se naturali Arsenico Mercurio Cadmio Piombo cancer. Cromo rogeni Tempi Zinco cer. p1.6. Trattamento termico ex situ (con escavazione)a) Incenerimento/Pirolisi ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ○ ○b) Desorbimento termico ○ ○ ○ ○ ● ○ ○ ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ○ ○1.7. Altroa) Copertura superficiale ● ● ● ● ● ● ● ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ● ● ○ ◌ ○ (Capping)b) Scavo e smaltimento in di- ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ○ scarica2. ACQUE SOTTERRANEE, ACQUE SUPERFICIALI2.1. Trattamento biologico in situa) Bioremediation ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◊ ● ● ● ● ● ◌ ◌ ● ◌ ● ◌ ◌ ◊ ○ ●b) Attenuazione naturale moni- ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ◌ ◌ ◌ ○ ◌ ● ◌ ◌ ◌ ◌ ◊ ○ ● toratac) Phytoremediation ● ● ◌ ◌ ● ● ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ○ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ○ ● ●2.2. Trattamento chimico-fisico in situa) Air Sparging ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ◌ ◌ ◌ ○ ◌ ● ◌ ◌ ◌ ◌ ● ● ◌b) Ossidazione chimica ○ ○ ◌ ○ ○ ○ ◊ ○ ○ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ○ ◌ ○ ◌ ◌ ● ● ◌c) Dual/Multi Phase Extraction ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ● ● ● ○ ● ● ● ● ● ● ◌ ○ ○d) Barriere permeabili reattive ○ ○ ● ● ○ ● ◊ ◌ ◌ ● ● ● ● ● ◌ ● ● ● ● ○ ◌ ●2.3. Trattamento biologico ex situa) Bioreattori ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ● ● ● ● ◌ ● ◌ ● ○ ○ ◌ ◌ ◌b) Lagunaggi ● ● ◌ ● ◌ ● ● ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ● ◌ ◌ ◌ ◌ ○ ○ ◊ ◌ ◌2.4. Trattamento chimico-fisico ex situ (con estrazione delle acque e conferimento in idoneo impianto)a) Processi di ossidazione a- ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◊ ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ○ ○ ◌ vanzatab) Air Stripping ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ● ● ● ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◌c) Carboni attivi ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◊ ● ● ● ● ● ◊ ● ● ● ● ● ● ○ ○ ◌e) Piump and treat ● ● ● ● ● ● ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ◌ ● ○ ○ ○f) Scambio ionico ● ● ● ● ● ● ● ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ◌ ● Efficace 9 10.
Composti Inorga- gg nici Composti Organici Altri metalli e composti inorganici Idrocarburi Policiclici Aromatici g g Idrocarburi Aromatici Ammine aromatiche Fenoli non clorurati Diossine e furani a lungo termine Fenoli clorurati Clorobenzeni Nitrobenzeni Fitofarmaci se naturali Arsenico Mercurio Cadmio Piombo cancer. Cromo rogeni Tempi Zinco cer. p ○ Poco efficace ◌ Mediamente efficace ◊ Non applicabileMATRICE FALDAA) “falda nel riporto” e “prima falda”Per tutte le aree ricadenti nella perimetrazione S.I.N. del D.M. 23.02.2000, la bonifica dellematrici “falda nel riporto” e “prima falda” (suolo saturo), viene attuata mediante l’utilizzo delsistema marginamento+PIF. La redazione del Progetto di Bonifica di tali matrici ambientali,in questo caso si sostanzia nella dichiarazione di adesione al predetto sistema. L’adesioneal sistema marginamento+PIF comporta la decadenza di ogni prescrizione, anche pre-gressa, relativa alla caratterizzazione delle matrici oggetto della bonifica.In considerazione dei programmi di marginamento approvati per le macroisole del S.I.N.quale misura di sicurezza e bonifica delle acque di falda delle macroisole stesse, nelle mo-re dell’esecuzione degli interventi medesimi, l’interessato che abbia aderito al sistema PIFnon sarà tenuto ad alcun intervento sulla falda, con esclusione degli interventi specifica-tamente elencati all’ art. 240, lett. t) del D.Lgs. 152/2006, nonché degli eventuali ulterioriinterventi che dovessero rendersi necessari in relazione a condizioni di rischio per la salu-te umana dovuti alla sorgente falda per i recettori presenti nell’area e le loro specifichemodalità di esposizione, che restano in capo al soggetto obbligato.Qualora il soggetto interessato non aderisca al sistema marginamento + PIF, potra’ optareper interventi in tutto o in parte autonomi sottoposti alle ordinarie procedure di autorizza-zione.I soggetti pubblici firmatari dell’AdP 16/04/12, si avvalgono del sistema marginamento +PIF, nelle forme che verranno definite nel Regolamento per il servizio di fognatura e di de- 10 11.
purazione per reflui di tipo B nel SIN di Porto Marghera.In considerazione dei diversi studi sito-specifici finora condotti all’interno del S.I.N. e vali-dati da Arpav, qualora a seguito dell’avvenuta caratterizzazione, lo stato di potenziale con-taminazione di un sito sia riconducibile esclusivamente al superamento delle concentra-zioni soglia di contaminazione di cui alla tabella 2 dell’allegato 5 alla parte quarta, titolo V,del d.lgs. n.152/2006, per i parametri Arsenico, Ferro, Manganese e Ione Ammonio conte-nuti nelle acque di falda, gli stessi si ritengono attribuibili all’origine naturale o comunquediffusa, fatti salvi i casi in cui non se ne sospetti la sorgente antropica all’interno del sito.B “seconda falda”Visti i risultati dell’indagine idrogeologica svolta sulla “seconda falda” di cui alla D.G.R.V. n.4879 del 27 dicembre 1999, n. 4225 del 22 dicembre 2004, n. 3359 del 8 novembre 2005e n. 3615 del 22 novembre 2005 e visto che con tale indagine sono state acquisite le in-formazioni qualitative sufficienti relative alla seconda falda, tale matrice non necessita diulteriori indagini.Gli eventuali interventi riguardanti la “seconda falda” saranno definiti dagli Enti localinell’ambito della gestione delle acque prevista dal Piano Regionale di Tutela delle Acque. ***Per quanto concerne l’inquinamento della falda, gli interessati potranno optare per le solu-zioni di seguito riportate, 1) adesione al PIF con pagamento della relativa tariffa in base al regolamento in corso di definizione da parte della Regione Veneto; 2) adesione al PIF con pretrattamento delle acque per la rimozione degli inquinanti de- rivanti dalla lisciviazione dei terreni contaminati presenti in sito e successivo convo- gliamento delle acque pretrattate al PIF, con pagamento della relativa tariffa in base al regolamento in corso di definizione da parte della Regione Veneto; 3) trattamento con scarico autonomo in fognatura o in recettore idrico opportunamente autorizzato; 4) trattamento per riutilizzo nel processo produttivo.Anche per la falda sono state definite e riassunte in tabella 1 tutte le tecnologie ad oggiconosciute ed applicate, per facilitarne la scelta, la standardizzare e le tempistiche degli in-terventi.MATRICE SUOLO (INSATURO)La valutazione in merito ai superamenti di CSC viene condotta tenuto conto dei valori defi-niti di fondo naturale, senza necessità di ulteriori attestazioni. Parimenti, il riutilizzo di ter-reni per il recupero morfologico delle aree soggette a scavo di bonifica, avviene nel rispet-to dei valori di CSC compatibili con la destinazione d’uso del sito, tenuto conto dei valori 11 12.
del fondo naturale. Nella stessa area è ammesso il riutilizzo di terreni che rispettino leCSR, anche ai fini della messa in sicurezza.Nel caso in cui le CSR stimate con analisi di rischio sito specifica risultino inferiori alleCSC di riferimento, ai fini della bonifica si adotterà quale obiettivo la CSC stessa.Ai fini della definizione degli obiettivi di bonifica delle aree aventi uso reale di tipo industria-le/commerciale e destinazione urbanistica vigente di tipo verde/residenziale, nell’ambitodell’analisi di rischio è ammesso l’utilizzo dell’uso reale del sito, purché lAdR sia poi ripe-tuta ove larea venisse in futuro ad essere utilizzata, anche parzialmente, ad usi residen-ziali o assimilati. Di tale obbligo deve essere fatta specifica menzione nel Certificato di De-stinazione Urbanistica. In ogni caso, l’AdR dovrà verificare la compatibilità all’uso delle a-ree con destinazione industriale/commerciale qualora vi siano insediate attività di tipo resi-denziale (o assimilate).Sono ricompresi fra gli interventi di bonifica dei siti contaminati, gli interventi di interruzionedei percorsi di esposizione (es. pavimentazioni) la cui efficacia sia dimostrata sulla basedelle valutazioni condotte tramite apposito monitoraggio di valutazione del rischio sanita-rio.In particolare, al fine dell’interruzione dei percorsi di esposizione diretta nelle aree ver-di/residenziali non pavimentate, si ritiene compatibile l’interposizione di uno strato pari a50 cm di materiale idoneo (terreno vegetale, ghiaia, …)Di tale vincolo deve essere fatta specifica menzione nel Certificato di Destinazione Urba-nistica.La messa in sicurezza d’emergenza per la tutela igienico/sanitaria nei confronti dei sogget-ti che fruiscono dell’area, potrà essere prescritta, come misura immediata e provvisoria,solo in caso di inquinamento da sostanze molto tossiche, cancerogene e persistenti, cosìcome definite dall’ISS, che superino di oltre 10 volte (hot spot) i valori tabellari definiti dallavigente normativa per i suoli e per le acque sotterranee, operando: a) con riferimento alle sostanze volatili, qualora sulla base di misure di soil-gas condotte secondo i protocolli operativi vigenti, e/o sulla base di valutazioni sulla reale esposizione dei bersagli (lavoratori e/o residenti), eseguite di concerto con Arpav e ASL, siano evidenziati rischi per la salute derivanti dalle matrici ambien- tali contaminate; b) con riferimento alle sostanze non volatili, mediante mitigazione e/o chiusura dei percorsi di esposizione, qualora a seguito di verifica, condotta congiuntamente ad Arpav e ASL, siano evidenziati rischi per la salute derivanti dalla reale possi- bilità di esposizione per contatto dermico e da ingestione di contaminanti presen- ti sul suolo superficiale.Nelle more dell’esecuzione degli interventi di bonifica/MISP/MISO, Arpav e ASL valutano,di concerto con il soggetto interessato, la compatibilità degli usi reali connessa agli even-tuali ulteriori superamenti non riconducibili ad hot spot.Dovranno comunque essere valutati, ai sensi della normativa vigente in materia di sicu-rezza e salute dei lavoratori (D.Lgs. 81/08 s.m.i.), i rischi per i lavoratori derivanti dal con- 12 13.
tatto con le acque ed i terreni contaminati durante le attività di bonifica / messa in sicurez-za.TECNICHE DI BONIFICA ALLE MATRICI CONTAMINATELe modalità degli interventi di bonifica vanno sempre valutate in ragione della loro pratica-bilità e compatibilità economica mirando a quelle che consentano il conseguimento dei ri-sultati migliori a costi sostenibili (BATNEEC).Tali interventi sono catalogabili in tre macro tipologie: 1) interventi in situ: svolti senza movimentazione o rimozione della matrice contamina- ta quali: bioventing, air sparging, bioslurping, ossidazione chimica, trattamento termi- co; 2) interventi ex situ on-site: effettuati con movimentazione e rimozione di materiali e suolo inquinato, ma con trattamenti eseguiti nell’area del sito come la stabilizzazione e l’inertizzazione, ovvero realizzando in una porzione del sito un deposito permanen- te in sicurezza; 3) interventi ex situ off-site: effettuati con movimentazione e rimozione dei materiali e suolo inquinato fuori dal sito, per avviarli ad impianti di trattamento autorizzati o in di- scarica.Esistono numerosi processi teoricamente applicabili al fine della decontaminazione di unsuolo e la scelta della migliore strategia non è sempre scontata, ma deve, piuttosto, esse-re valutata in funzione delle caratteristiche dello specifico contaminante e del sito in cuiquesto è presente.I processi standard sono classificati in funzione: 1) del luogo in cui vengono applicati in: • processi ex situ: nei quali il trattamento della matrice ambientale contaminata (a- ria, acqua o suolo) avviene in un ambiente diverso da quello naturale. Tali proces- si sono ulteriormente classificati a seconda che il trattamento avvenga in prossimi- tà del luogo di origine della matrice contaminata (on site) o preveda il trasporto verso un sito di trattamento esterno (off site) • processi in situ: nei quali il recupero della specifica matrice contaminata ha luogo nella sua sede geologica. 2) del principio operativo applicato in: • trattamenti biologici; • trattamenti fisici; • trattamenti chimici.I trattamenti biologici si basano sulla decomposizione delle molecole organiche ad operadell’attività metabolica di microrganismi naturalmente presenti nel suolo (colonie autocto-ne) ovvero ivi opportunamente inoculati (colonie alloctone); in entrambi i casi è general-mente necessario garantire la presenza di sostanze indispensabili per il sostentamento 13 14.
dell’attività batterica (nutrienti, donatori di elettroni per i metabolismi aerobici ed accettori dielettroni per quelli anaerobici) e di adeguate condizioni ambientali (pH, temperatura, Eh) alfine di accelerare processi che altrimenti potrebbero risultare estremamente lenti.Trattamenti biologici in situ sono ad esempio il Bioventing e le varie tecnologie di Biore-mediation. A seguito di escavazione, invece, i terreni possono essere trattati in Biopile,Bioreattori o tramite Compostaggio e Landfarming. – Bioventing: tale tecnologia è un trattamento in situ, che stimola ed ottimizza i proces- si spontanei di biodegradazione aerobica, apportando aria e ossigeno ai microrgani- smi autoctoni nella zona vadosa (biosparging se l’insufflazione arriva nella zona satu- ra). Uno dei parametri più significativi per l’individuazione dei composti adatti ad es- sere trattati mediante tale tecnica è la pressione di vapore dell’inquinante: <10-3 atm non può essere rimosso facilmente per biodegradazione ma può essere biodegrada- to aerobicamente; 10-3 ÷ 1 atm rimosso per biodegradazione e volatilizzazione; > 1 atm volatilizza troppo velocemente. Le principali caratteristiche che condizionano l’applicabilità della bioventilazione in situ sono la proprietà del terreno, le caratteristi- che dei contaminanti e della flora microbica e i parametri ambientali che influiscono le attività. – Bioremediation: questa tecnica è basata sull’accelerazione o l’attivazione dell’attività microbica mediante controllo della concentrazione di nutrienti (N, P) e l’aggiunta di altri reagenti per ottenere la mineralizzazione del composto organico o la sua tra- sformazione in composti organici diversi meno nocivi. Si producono delle condizioni ambientali ottimali per la biodegradazione. – Phytoremediation: sfrutta la capacità delle piante di rimuovere, immobilizzare o tra- sformare composti organici ed inorganici presenti nelle varie matrici ambientali. Tale tecnologia trova spesso impiego nella rimozione dei metalli pesanti, che facilmente vengono assorbiti dall’apparato radicale delle piante. – Biopile: il suolo inquinato viene scavato e disposto in cumuli (con altezza compresa tra 1 e 4 m) in aree predisposte al trattamento. Per stimolare la degradazione aerobi- ca vengono aggiunti nutrienti, minerali ed altri reagenti. I cumuli sono mantenuti in condizioni di aereazione e umidità controllate e si hanno sistemi di raccolta del per- colato che può formarsi a seguito dei processi fermentativi. – Ladfarming: il suolo inquinato viene depositato in strutture chiuse (es. serbatoi), for- mando uno spessore di circa 15-20 cm, e miscelato con opportuni ammendanti, per ottimizzare le condizioni per una rapida biodegradazione.I trattamenti chimici riguardano la trasformazione dello stato chimico degli inquinanti, fina-lizzato alla produzione di sostanze caratterizzate da minore tossicità o da una ridot-ta/incrementata mobilità; questi comprendono: – Soil Vapour Exctraction: questa tecnica prevede l’installazione di pozzi di estrazione e di iniezione per la decontaminazione di zone vadose inquinate. La tecnologia pre- vede l’applicazione di aria compressa attraverso i pozzi di iniezione, che permette di trascinare i contaminanti sotto forma di vapore e gas verso i pozzi di estrazione ai quali è stato applicato il vuoto. I gas estratti dai pozzi possono essere ulteriormente trattati mediante assorbimento su carbone attivo, incenerimento, ossidazione cataliti- 14 15.
ca, o semplicemente per condensazione. L’assorbimento su carbone attivo è il più comunemente usato soprattutto perché si adatta ad una vasta gamma di composti organici volatili. – Ossidazione chimica: viene realizzata iniettando nella matrice contaminata (suolo in- saturo o saturo) una miscela costituita da un opportuno agente ossidante (perossido di idrogeno, permanganato di potassio, ozono e reagente di Fenton), che consente la completa trasformazione della sostanza organica inquinante in anidride carbonica e acqua, o la sua parziale detossificazione. Può essere applicata anche in opportune vasche/reattori a valle dell’escavazione del materiale. – Riduzione: viene impiegata per trasformare alcuni composti dalla forma ossidata a quella ridotta, qualora quest’ultima presenti una minore tossicità, mediante l’impiego di agenti chimici riducenti. Può essere applicata anche in opportune vasche/reattori a valle dell’escavazione del materiale. – Estrazione con solventi: consiste nel trasferimento degli inquinanti dalla fase solida alla quella liquida del suolo tramite agenti liscivianti (solventi organici, tensioattivi, a- cidi e alcali) al fine di poter successivamente raccogliere ed estrarre un percolato concentrato da avviare ad opportuno trattamento in superficie. Si parla di soil flushing per i trattamenti in situ e di soil washing per quelli ex sito. – Fissazione tramite agenti chelanti: prevede il ricorso all’iniezione di agenti chimici che, legandosi con i contaminati (ad esempio i metalli pesanti), ne riducono la mobili- tà nel suolo, consentendone l’accumulo in porzioni di suolo determinate che possono successivamente essere rimosse e trattate in impianti ex situ.I trattamenti fisici sono associati alla variazione dello stato fisico degli inquinanti, che neconsente il trasferimento tra le diverse fasi del suolo. Tra questi possono essere menzio-nati i seguenti: – Solidificazione/stabilizzazione: si basano sull’aggiunta di agenti chimici (inorganici o organici), che producono una massa stabile caratterizzata da una accresciuta integri- tà fisica e da una ridotta permeabilità rispetto alla matrice solida del suolo; Può esse- re applicata anche in opportune vasche/reattori a valle dell’escavazione del materiale – Trattamenti termici: si basano sull’incenerimento, la gassificazione o la pirolisi che comportano in ogni caso, a differenti condizioni di temperatura, la volatilizzazione degli inquinati e la loro rapida ossidazione con formazione di composti inorganici (CO2, ossidi di azoto e zolfo, ecc). In questa categoria rientra anche la fusione del suolo a temperature estremamente elevate (1000 - 1700°C) con conseguente forma- zione di una matrice solida amorfa nella quale si concentrano gli inquinanti che non volatilizzano (vetrificazione). Trattamenti termici meno spinti, con ripristino delle con- dizioni chimico-fisiche dei terreni, sono i trattamenti di desorbimento termico applica- bili sia in sito che ex-sito. – Deposito permanente (discarica). Nell’area di Porto Marghera non si possono autorizzare nuove discariche fino all’esaurimento di quella pubblica prevista dall’Accordo di Programma del 31 Marzo 2008. E’ necessario, infatti, evitare la realizzazione di siti di smaltimento che com- portano un impegno definitivo del territorio, compromettendone il corretto sviluppo 15 16.
sotto il profilo urbanistico – edilizio e ambientale, anche nell’ottica di una pianifica- zione ambientale delle aree da riconvertire e restituire agli usi legittimi.Le principali tecnologie attualmente applicate per la rimozione degli inquinanti dalle acquesono ugualmente riconducibili ai trattamenti biologici, e ai trattamenti chimico-fisici.I principali trattamenti biologici applicabili direttamente in situ sono: Bioremediation, Atte-nuazione naturale monitorata, Fitodepurazione. A seguito del pompaggio, le acque di faldapossono invece essere trattate in bioreattori e tramite lagunaggio. – Bioremediation: insieme di tecniche di bonifica che consentono di decontaminare le acque stimolando le capacità biodegradative dei batteri per il recupero e la detossifi- cazione dell’ambiente. – Fitodepurazione: sistema di depurazione naturale delle acque, che riproduce il prin- cipio di autodepurazione tipico degli ambienti acquatici e delle zone umide.I principali trattamenti chimico-fisici sono: ossidazione chimica, barriere permeabili reattive,Air Sparging, Multhi Phase Extraction, Pump&Treat. – Trattamenti chimico-fisici: a seconda del tipo di contaminante da rimuovere, può es- sere applicata una reazione di ossidazione/riduzione, un trattamento di precipitazione chimica o fisica oppure un semplice trattamento di omogeneizzazio- ne/neutralizzazione. Tali trattamenti vengono eseguiti mediante l’aggiunta di reagenti chimici e/o flocculanti che esplicano la loro azione trasformando gli inquinanti e por- tandoli dalla fase solubile a quella insolubile che, precipitando, può essere rimossa con una successiva filtrazione. – Air Sparging: è un processo di insufflaggio di aria nel terreno mediante un compres- sore collegato a dei pozzi di piccolo diametro, atto a velocizzare ulteriormente la va- porizzazione dei contaminanti, poi estratti dallo SVE, e la proliferazione dei micror- ganismi aerobici che aumentano la capacità di decomposizione organica dei conta- minanti. – Multhi Phase Extraction: tecnologia di bonifica che permette di rimuovere in situ si- multaneamente i contaminanti presenti nella zona instaura e nella zona satura del terreno. Mediante una serie di pozzi, a cui è applicato un sistema da vuoto, vengono estratti sia l’acqua di falda sia i vapori presenti nell’insaturo. L’applicazione del vuoto provoca un abbassamento della falda e, di fatto, aumenta lo spessore della zona in- satura dalla quale possono essere vaporizzati i contaminanti. In questo modo, la ve- locità di bonifica della falda viene aumentata poiché i contaminanti sono rimossi sia in fase acquosa sia in fase vapore. – Pump&Treat: sistema di captazione delle acque attraverso pozzi barriera o trincee drenanti e trattamento delle stesse con diversi mezzi filtranti quali carboni attivi, zeoli- ti sintetiche apolari, sabbia, pirolusite attivata, resine a scambio ionico.TECNICHE DI MESSA IN SICUREZZAGli interventi di messa in sicurezza sono volti a proteggere la salute umana interrompendoi percorsi di possibile migrazione degli inquinanti che possono comportare diffusione pervia atmosferica degli inquinanti stessi presenti in sito in concentrazioni superiori alle CSR 16 17.
(definite a seguito di analisi di rischio) o CSC nel caso di CSR stimate inferiori a CSC.Vanno pertanto predisposti in ragione della prevista presenza di persone e, per quanto ri-guarda la porzione di SIN costituita da zona industriale, riguardano aree dove: • è in atto l’attività produttiva; • si intende riconvertire/modificare un’attività preesistente (anche non più attiva) senza interventi edificatori primari;Il tipo di barriera da realizzarsi va scelto in relazione: • al tipo ed entità delle emissioni effettivamente misurate in sede di valutazione del ri- schio sanitario (in particolare distinguendo se si tratta di emissioni di sostanze volatili o di sostanze contenute nelle polveri o di entrambe); • alla morfologia dell’area; • alla destinazione d’uso della stessa o di sua porzione (parcheggi, strade, piazzali, area verde, edifici esistenti, ecc.).Per quanto concerne le tipologie di barriere possibili si individuano • asfaltatura; • soletta in cemento con o senza geomembrana in HPDE; • nuova edificazione (per gli inquinanti contenuti nella porzione di terreno sottostante non asportata); • terreno vegetale con piantumazione non destinata a ciclo alimentare.Le misure di messa in sicurezza operativa si applicano a tutti i siti aventi destinazioni d’usodiversa da quella residenziale, verde, agricola, terziaria. Gli interventi di MISO possonocomunque essere costituiti sia da interventi di interruzione dei percorsi che da interventi dimitigazione e trattamento dei terreni contaminati. Nelle aree oggetto di messa in sicurezzaoperativa sono ammessi tutti gli usi compatibili con la destinazione urbanistica dell’areamedesima, tali da non compromettere l’efficienza dei presidi ambientali realizzati. Di talevincolo, così come dell’obbligo di bonifica dei suoli, deve essere fatta specifica menzionenel certificato di destinazione urbanistica.La messa in sicurezza permanente deve garantire l’isolamento delle fonti inquinanti pre-senti nel sito dalle matrici ambientali circostanti. A tal fine essa dovrà essere costituita: • da una barriera perimetrale costituita da diaframma plastico dello spessore minimo di 50 cm o da palancolato metallico a tenuta idraulica; la barriera deve essere intestata per almeno 50 cm nel primo livello impermeabile sottostante le matrici contaminate; • da un capping superficiale, realizzato secondo le tecnologie di seguito individuate.Per ciascuna tecnologia viene sinotticamente indicata, con commento qualitativo,l’efficacia nei riguardi dei diversi tipi di rischio (ingestione, inalazione, contato dermico,quindi con riferimento a contaminazione solida, liquida e gassosa); sono anche presi inconsiderazione: • i rischi potenziali di anomalie o danneggiamenti; 17 18.
• le cautele da assumere in sede di progettazione ed in fase di costruzione, ivi com- presi gli spessori per quanto necessario; • i controlli da eseguire; • le manutenzioni da programmare.L’adozione dei criteri riportati permette di escludere i rischi relativi a specifici percorsi diesposizione. efficacia efficacia sui sui cautele Controlli percorsi Controlli eI tecnolo- percorsi progettuali (nb: uniti OUTDOOR Rischi manuten-D gia INDOOR di e con manu- di zione costruttive tenzione) pore pore soli- soli- liqui liqui va- va- di di di di 1 ricopri- I/M/ Ins Pes I/M/ Pes Pes • spesso- • spessore • eliminare mento con S s S s s re insuf- ≥ 50cm essenze materiale ficiente • adozione fittonanti terroso, • inter- di telo im- • interventi venti in permeabi- mirati in profon- le alla ba- caso di dità se se atti- fauna: • appro- vo il per- · derattiz- fondi- corso di zazioni mento esposizio- · messa in di radici ne per ina- opera di • azione lazione dissuaso- di ani- • tessuto- ri mali non tessu- · cambiare (tane, to per in- o ag- gallerie) terfaccia giungere con strato dispositivi sottostan- al cap- te ping • mantenere strato di ricopri- mento ≥ 50cm 18 19.
efficacia efficacia sui sui cautele Controlli percorsi Controlli eI tecnolo- percorsi progettuali (nb: uniti OUTDOOR Rischi manuten-D gia INDOOR di e con manu- di zione costruttive tenzione) pore pore soli- soli- liqui liqui va- va- di di di di2 con ve- NA NA NA Dis Dis Dis • intasa- Da spiega- • ispezione spaio mento re meglio annuale (camere delle vie • caso 1: delle vie d’aria) a daria specifici daria ed ventilazio- dispositivi eventuale ne natura- (p.es. "i- pulizia le gloo" pla- stici) • caso 2: a- rido gros- solano (ti- po ballast) • sempre: reti che impedi- scano lin- gresso di animali nelle vie daria • preferibil- mente vie daria dif- fuse e non puntuali • ammissibi- le se lato minimo della pian- ta del ve- spaio ≤30m 19 20.
efficacia efficacia sui sui cautele Controlli percorsi Controlli eI tecnolo- percorsi progettuali (nb: uniti OUTDOOR Rischi manuten-D gia INDOOR di e con manu- di zione costruttive tenzione) pore pore soli- soli- liqui liqui va- va- di di di di3 con ve- NA NA NA Dis Dis Dis • intasa- • portata ) • su pompe spaio menti daria ≥ 1 e eventua- (camere delle vie vol/h li filtri sui d’aria) a daria, • espulsione camini ventilazio- malfun- aria in po- • su funzio- ne forzata, ziona- sizione namento per grandi mento che non delle sof- dimensioni delle interessi fianti che non soffianti bersagli • su diffe- consento- umani renziale di no la ven- • in alterna- pressione tilazione tiva filtri sui filtri naturale GAC sui eventuali camini • sostituibili- tà parti e- lettromec- caniche in meno di 5 giorni o ri- dondanza (ricambi o sovradi- mensio- namento del nume- ro di pom- pe) 20 21.
efficacia efficacia sui sui cautele Controlli percorsi Controlli eI tecnolo- percorsi progettuali (nb: uniti OUTDOOR Rischi manuten-D gia INDOOR di e con manu- di zione costruttive tenzione) pore pore soli- soli- liqui liqui va- va- di di di di4 in c.a. Dis I/M/ I/M/ Dis I/M/ I/M/ • carichi • spessore • verifica vi- S S S S o urti ≥10cm siva dopo ecce- compatibi- almeno 30 zionali, le con ca- giorni dal cedi- richi o urti getto menti, eccezio- • ripristini in ritiri o nali, caso di fessu- • adeguato danneg- razioni, copriferro giamenti, corro- garantito ritiri o fes- sione e • stato limite surazioni, affiora- della fes- corrosione mento surazione: e affiora- delle · ≤w1 se mento del- armatu- sp≤20cm le armatu- re · ≤w2 se re sp≤35cm · ≤w3 se sp>35cm • trattamenti superficiali impre- gnanti e/o coprenti 21 22.
efficacia efficacia sui sui cautele Controlli percorsi Controlli eI tecnolo- percorsi progettuali (nb: uniti OUTDOOR Rischi manuten-D gia INDOOR di e con manu- di zione costruttive tenzione) pore pore soli- soli- liqui liqui va- va- di di di di5 in c.a. con Ott Ott Ott Ott Ott Ott • come in • adegua- • ispezioni interposta 4 per tezza in fase di barriera al c.a. e scheda posa in vapore come in materiali e opera, ve- punto 8 prove di rifica sal- per laboratorio dature, ri- mem- su fornitu- spetto so- brana re vrapposi- • stato limite zioni e in- della fes- collaggi surazione • ripristini se non rile- danneg- vante giamenti, • protezione ritiri o fes- dei teli in surazioni, fase di corrosione posa dal e affiora- contatto mento del- con strato le armatu- di appog- re gio e da successi- ve lavora- zioni • spessore membrana ≥0.7mm • materiale adeguato per tipo di contami- nazione con ga- ranzia di prestazio- ne almeno decennale dalla fab- bricazione 22 23.
efficacia efficacia sui sui cautele Controlli percorsi Controlli eI tecnolo- percorsi progettuali (nb: uniti OUTDOOR Rischi manuten-D gia INDOOR di e con manu- di zione costruttive tenzione) pore pore soli- soli- liqui liqui va- va- di di di di6 in conglo- Dis I/M/ I/M/ NA NA NA • fessu- • rispetto • • CBR o merati bi- S S razioni, standard analoghe tuminosi cedi- costruttivi sul sotto- chiusi menti e di forni- fondo diffe- tura com- • verifica renziali, ponenti formazio- inter- (bitumi, ne di ce- venti su inerti, rul- dimenti, sotto- latura) fessura- servizi • prove de- zioni o flettome- fratture a triche sullo cadenza strato fini- almeno to a segui- annuale to della con ripri- costruzio- stino dei ne danneg- giamenti7 in conglo- Ott Ott Ott NA NA NA • come in • come in 6 • come in 6 merati bi- 6 per con- tuminosi glomerati con inter- e come in posta bar- 5 per riera al membrana vapore 23 24.
efficacia efficacia sui sui cautele Controlli percorsi Controlli eI tecnolo- percorsi progettuali (nb: uniti OUTDOOR Rischi manuten-D gia INDOOR di e con manu- di zione costruttive tenzione) pore pore soli- soli- liqui liqui va- va- di di di di 8 in san- Dis Ott Ott Dis Ott Ott • punzo- • cuciture, • rispon- dwich di namen- saldature, denza del geotessili to, lace- sovrappo- costruito (accop- razione, sizioni, al progetto piamento sco- zavorre, • riparare gli di geotes- stamen- ancoraggi, eventuali sili in ma- to dei deformabi- danneg- teriali di- teli lità mate- giamenti versi, bi- • inter- riali, cedi- (punzo- tuminosi, venti in menti dif- namento, polietilene, profon- ferenziali lacerazio- pvc, ecc) dità • scelta dei ne, sco- materiali stamento rispetto a dei teli) sollecita- zioni e condizioni di posa • laccop- piamento con geo- compositi bentonitici o strati di membrana con spes- sore > = 0,7 mm LEGENDA ottimo Ott discreto Dis indifferen-I/M/ te/medio/sufficiente S insufficiente Ins Pes pessimo s non applicabile NALa messa in sicurezza permanente è comprensiva delle azioni di monitoraggio e controllofinalizzate alla verifica per un periodo pari a n. 5 anni delle soluzioni adottate. 24 25.
Il capping superficiale può essere costituito anche dall’intervento di pavimentazio-ne/fondazione previsto dal progetto edilizio, associato con idonei sistemi impermeabili, i-donei a interrompere i percorsi di esposizione dei contaminanti presenti nelle acque di fal-da e nei suoli.Nelle macroisole conterminate dagli interventi di marginamento, tale intervento è conside-rato efficace ai fini della diaframmatura perimetrale, a condizione che sia dimostratal’efficacia del sistema per il contenimento delle acque di falda contaminate.All’interno della MISP non potranno essere allocati terreni contaminati provenienti da areeesterne al perimetro di intervento della messa in sicurezza medesima, prioritariamenteconferibili invece nella discarica Moranzani, fino al suo esaurimento. Il soggetto Gestoredella discarica Moranzani si impegna a dare riscontro entro 60 gg alle richieste di conferi-mento applicando la tariffa stabilita in base all’Accordo di Programma del 31 Marzo 2008.Nelle aree oggetto di messa in sicurezza permanente sono ammessi tutti gli usi compatibilicon la destinazione urbanistica dell’area medesima, tali da non compromettere l’efficienzadei presidi ambientali realizzati. Sono pertanto esclusi gli interventi di manomissione delcapping della MISP se non per ragioni manutentive dello stesso; qualsiasi opera connessaal riutilizzo dellarea dovrà pertanto essere realizzata in rilevato, non dovendo interferirecon il capping realizzato. Le limitazioni duso suddette devono essere riportate nel Certifi-cato di destinazione urbanistica dell’area opportunamente frazionata a cura del titolare;nello stesso certificato deve essere fatta specifica menzione dei valori massimi consentitidi carico statico/dinamico/accidentale asseverati dal proponente.Il progetto di bonifica / messa in sicurezza (permanente/operativa) può essere articolatoper fasi progettuali distinte e può essere attuato per fasi temporali successive, portando al-la progressiva restituzione agli usi legittimi delle areeFONDAZIONI PROFONDECon riguardo alla previsione di fondazioni profonde, la preoccupazione principale è che lestesse possano innescare percorsi di filtrazione verticale che consentano la migrazionedella contaminazione fra falde diverse e oltre. L’obiettivo è di identificare una serie di con-dizioni, progettuali e realizzative, rispettate le quali non occorrono altre valutazioni per ac-cogliere il progetto.Nel quadro sinottico allegato sono prese in considerazione le diverse soluzioni tecnologi-che per realizzare fondazioni profonde con sistemi prefabbricati, realizzati in opera e misti;a ciascuna tecnologia sono state associate le pertinenti caratteristiche rispetto agli effetticomplessivi sull’ambiente (vibrazioni, maggiore o minore produzione di smarino, costipa-mento o rilassamento del suolo, uso di fanghi o di camicie), utili a identificare quali cauteleadottare nella progettazione e nella costruzione affinché siano ridotti o meglio esclusi i ri-schi di cui sopra.Se da un lato di fatto e in letteratura non c’è evidenza che i pali e i diaframmi a Margheraabbiano causato fenomeni di diffusione verticale della contaminazione (le preoccupazioni“storiche” sono piuttosto imputabili ai pozzi), dall’altro è chiaro che i rischi prospettati di-pendono da un insieme complesso di variabili e dal modo in cui esse interagiscono con ilpalo o il diaframma costruiti nei diversi modi: 25 26.
• stratigrafia e in particolare lo spessore dei livelli coesivi che separano le falde rispetto al diametro e alla lunghezza di scorrimento del palo; • densità degli spessori granulari (le opere possono provocarne l’addensamento con conseguente produzione di sovrappressioni interstiziali); • pressione delle falde; • soggiacenza delle falde.In ogni caso: 1. se le fondazioni interessano volumi messi in sicurezza (i.e. acque interstiziali separa- te permanentemente dalla circolazione sotterranea) diventa irrilevante preferire una tecnologia rispetto ad altre; 2. esistono limiti di utilizzabilità delle tecnologie, specie con riferimento a diametro e lunghezza, per cui alcune tecniche normalmente migliori sul piano dei rischi ambien- tali di cui si tratta in certi casi possono essere inadeguate (p.es. se occorrono elevate capacità portanti corre l’obbligo di considerare elementi trivellati, escludendo disposi- tivi battuti o vibrati).In considerazione di quanto sopra, le indicazioni incluse nel quadro sinottico definiscanoquali cautele adottare in modo tale da rendere minimo il rischio che si creino percorsi di fil-trazione verticale come conseguenza della costruzione di pali o diaframmi.Va comunque considerato che, sempre che sia possibile che ci siano degli effetti indeside-rati, questi sarebbero variabili in diminuzione col tempo: l’eventuale interruzione di unostrato coesivo, entro certi limiti, è suscettibile di autonomo ripristino per progressivo clog-ging degli interstizi venutisi a creare con la realizzazione delle opere. Il che ulteriormenteminimizza il rischio, ove siano osservate le indicazioni di cui sopra. cemento con asportazione percussione trivellazione con fanghi vibrazione laterale terreno / scavo g note sulla cautele progettuali eID tecnologia tecnologia costruttive g1 pali in c.a o c.a.c pre- S N N N N N N • maggiore costi- • evitare il jetting (perfo- fabbricati pamento latera- razione tramite inie- le se conici zione di acqua ad alta • limite in profon- pressione) dità e diametro • preferire diversa tec- • possibilità di nologia qualora lo trascinamento spessore dello strato del terreno cir- di separazione tra le costante il palo falde sia confrontabile ai livelli sotto- con il diametro del pa- stanti lo 26 27.
cemento con asportazione percussione trivellazione con fanghi vibrazione laterale terreno / scavo g note sulla cautele progettuali eID tecnologia tecnologia costruttive g2 profilati metallici S S N N N N N • limite in profon- • evitare il jetting (perfo- dità e caratteri- razione tramite inie- stiche dei terre- zione di acqua ad alta ni attraversati pressione) (difficilmente realizzabili in presenza di ghiaia e trovan- ti)3 profilati metallici e inie- S S N N N S N • limite in pro- nessuna zione di boiacche fondità e caratte- ristiche dei ter- reni attraversati (difficilmente realizzabili in presenza di ghiaia e trovanti)4 pali a elica continua N N S P N S N • costipamento • verificare lassenza di laterale del ter- elevati gradienti idrau- reno con ridu- lici, causa di potenzia- zione di per- le dilavamento dei meabilità fanghi o del cls • ridotto materia- le di risulta • limite in profon- dità e diametro5 pali a elica con camicia N N S P N S N • costipamento nessuna laterale del ter- reno con ridu- zione di per- meabilità • limite in profon- dità e diametro • possibilità di realizzazione in presenza di e- levati gradienti piezometrici 27 28.
cemento con asportazione percussione trivellazione con fanghi vibrazione laterale terreno / scavo g note sulla cautele progettuali eID tecnologia tecnologia costruttive g6 pali rotopressati a costi- N N S N N S N • costipamento nessuna pamento laterale laterale del ter- reno con ridu- zione di per- meabilità • ridotto materia- le di risulta • limite in profon- dità e diametro7 pali trivellati e sostegno N N S S S N P • in presenza di riporto scavo con bentonite contaminato o molto permeabile (k ≥ 10-3 m/s) si effettui un pre- scavo e/o si utilizzi una prima camicia di diametro maggiore di quello del palo finito • in alternativa: - la pressione idrostati- ca allinterno del foro risulti ad ogni livello superiore a quella della falda circostante - in presenza di falda contaminata la si isoli tramite infissione di camicia per lintero spessore dellacquife- ro8 pali trivellati con camicia N S S S N N P • camicia come • in presenza di ri- sostegno dello porto contaminato o scavo molto permeabile (k ≥ 10-3 m/s) si effettui un prescavo e/o si utilizzi una prima camicia di diametro maggiore di quello del palo finito9 pali trivellati con camicia N S S S S N N • camicia per by- • verificare che la ben- e fanghi passare strati tonite sia sempre in contaminati o grado di contrastare la falde trasmissi- pressione dellacqua di ve falda 28 29.
cemento con asportazione percussione trivellazione con fanghi vibrazione laterale terreno / scavo g note sulla cautele progettuali eID tecnologia tecnologia costruttive g10 pali battuti e gettati in S S N N N S N • la tecnica pre- • evitare il jetting (perfo- opera vede l’infissione razione tramite inie- di una camicia zione di acqua ad alta senza asporta- pressione) zione di terre- no, la posa dell’armatura e il getto, l’estrazione del- la camicia me- diante apertura del fondello • limite in profon- dità e diametro11 micropali N N S S S N P • limite in profon- • la pressione idrostati- dità e diametro ca allinterno del foro risulti ad ogni livello superiore a quella del- la falda circostante12 micropali valvolati N N S S S N N • limite in profon- • si effettui il getto pri- dità e diametro mario e l’iniezione se- • possibilità di i- condaria niezioni secon- darie ad occlu- sione di even- tuali cavità re- sidue e miglio- ramento dell’aderenza laterale13 diaframmi con cassero e N S S S N N P • cassero come • corretta realizzazione scavo con benna sostegno dello dei giunti ai fini della scavo tenuta • la pressione idrostati- ca allinterno del foro risulti ad ogni livello superiore a quella del- la falda circostante 29 30.
cemento con asportazione percussione trivellazione con fanghi vibrazione laterale terreno / scavo g note sulla cautele progettuali eID tecnologia tecnologia costruttive g14 diaframmi scavati con N N S S S N P • in falde con e- • corretta realizzazione benna e sostegno scavo levato gradiente dei giunti ai fini della con bentonite e permeabilità tenuta elevati (veq ≥ • in alternativa: 0.01 m/s) - la pressione idrostati- • rischio di dila- ca allinterno del foro vamento del cls risulti ad ogni livello superiore a quella della falda circostante - in presenza di falda contaminata la si isoli tramite infissione di camicia per lintero spessore dellacquife- ro • in presenza di riporto contaminato o molto permeabile (k ≥ 10-3 m/s) si effettui un pre- scavo e/o si utilizzi una camicia di diame- tro maggiore di quello del palo finito15 diaframmi con idrofresa N N S S S N P • in falde con e- • in alternativa: levato gradiente - la pressione idrostati- rischio di dila- ca allinterno del foro vamento dei risulti ad ogni livello fanghi o del superiore a quella calcestruzzo della falda circostante - in presenza di falda contaminata la si isoli tramite infissione di camicia per lintero spessore dellacquife- ro 30 31.
cemento con asportazione percussione trivellazione con fanghi vibrazione laterale terreno / scavo g note sulla cautele progettuali eID tecnologia tecnologia costruttive g16 jettiniezioni N N N N N S N • limite in profon- nessuna dità trattamento terreno • difficoltà di con- trollo delle ca- ratteristiche di resistenza finali • riduzione della permeabilità dei terreni trattati per lutilizzo di leganti • basso rendi- mento in pre- senza di argille LEGENDA si S parziale P no N NOTE 1 Si ritengono sempre ammissibili le tecnologie per le quali nella tabella qui sopra non sono indicate specifiche cautele 2 Le tecnologie che non rientrano nella fattispecie di cui al precendente punto 1, se giustificate per motivi strutturali, sono anchesse sempre ammissibili a con- dizione che siano adempiute le specifiche cautele indicate 3 Se la fondazione interessa un volume messo in sicurezza (sul perimetro e sul bottom) la scelta del tipo di fondazione può essere effettuata solo in base a questioni strutturali 4 Se la fondazione interessa un volume compreso allinterno di un unico acquife- ro indistinto e in assenza di contaminanti in movimento per gradiente di densità non è possibile produrre alterazioni significative nel regime della falda e dun- que, ferma restando lopportunità di minimizzare la dispersione di fanghi bento- nitici nei casi di permeabilità elevata (≥10-3 m/s), la scelta del tipo di fondazione può essere effettuata solo in base a questioni strutturali 31 32.
3) DOSSIER DI PROGETTO E VARIANTI IN CORSO D’OPERAContenuti del dossier di progettoLe procedure di approvazione del progetto di bonifica non sono subordinate alla definizio-ne degli eventuali obblighi transattivi in tema di danno ambientale.Dati come presupposti la caratterizzazione dei suoli oggetto di intervento e l’analisi di ri-schio con la definizione delle CSR per le sostanze risultate eccedenti le CSC, in sede dicaratterizzazione, il dossier del progetto di bonifica/messa in sicurezza per l’adesione alpresente protocollo standard dovrà soddisfare i seguenti punti: 1) Definizione del “problema” e degli obiettivi in ragione della destinazione d’uso previ- sta e degli eventuali interventi da realizzarsi: – problema: stato di fatto accertato in sede di caratterizzazione e valutato tramite analisi di rischio e misurazione delle emissioni; – destinazione d’uso ed interventi eventualmente previsti: edificazione, manteni- mento dell’attività in essere, attuazione di interventi minori per implementazione dell’attività, ecc.; – obiettivi: rimozione totale o parziale delle sorgenti, contenimento delle sostanze emesse in atmosfera residue. Nel caso di intervento misto (bonifica e messa in sicurezza) devono essere indivi- duate le porzioni di aree oggetto di interventi di bonifica e quelle oggetto di messa in sicurezza. Al fine della corretta trascrizione nei certificati di destinazione urbanistica, le aree oggetto degli interventi di bonifica e messa in sicurezza (permanente e operativa) dovranno essere individuate in ragione della tipologia e delle diverse caratteristiche degli interventi medesimi, e comunicate sia su supporto geografico digitale georefe- renziato che in formato catastale. 2) Tecniche di intervento: • individuazione della o delle tecniche standard che saranno adottate per la bonifica e/o per la messa in sicurezza. La scelta dovrà essere giustificata in ragione del ti- po di inquinanti e dei loro effetti, nonché della compatibilità economica, soprattut- to nel caso di ricorso a tecniche di bonifica ex situ on site; • resta ferma la possibilità di prevedere ulteriori tecniche diverse da quelle standar- dizzate; in tale caso occorrerà una dettagliata descrizione anche con dimostra- zione dei risultati già conseguiti in interventi già realizzati, in mancanza occorre at- tivare la procedura di cui all’art. 5, comma 21, dell’accordo 16 aprile 2012. 3) Cronoprogramma con indicazione delle verifiche in corso d’opera (quali in particolare quelle di fondo scavo) e finali. 4) Eventuale impiantistica necessaria all’attuazione degli interventi, allegando l’elenco delle autorizzazioni e di tutti gli altri atti amministrativi di consenso necessari per la realizzazione degli interventi contemplati dal progetto stesso. 32 33.
Di norma il decreto di approvazione del progetto di bonifica/messa in sicurezza costi- tuisce anche autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dei relativi impianti ed in- clude, ove necessaria, la valutazione di impatto ambientale. A tal fine è necessario che il progetto contenga, per tali eventuali opere tutti gli elementi necessari e suffi- cienti a consentire alle amministrazioni competenti di esprimersi in ordine alla loro autorizzabilità in sede di conferenza dei servizi. Ove sia previsto l’utilizzo di impianti mobili, deve essere allegata l’autorizzazione ge- nerale degli stessi, mentre l’assenso alla campagna mobile viene ricompreso nell’autorizzazione al progetto di bonifica/messa in sicurezza. 5) Verifica finale come da cronoprogramma (validazione ARPAV); 6) Protocollo delle verifiche in corso d’opera e finali; 7) Monitoraggio periodico successivo all’esecuzione della messa in sicurezza.Varianti in corso d’operaQualora nel corso dell’esecuzione della bonifica/messa in sicurezza, in particolare in occa-sione delle verifiche in corso d’opera programmate, dovesse verificarsi la necessità di va-rianti esecutive in ragione di una più esatta cognizione dello stato ambientale o comunquedi altre evenienze, tali variazioni, qualora qualificate dall’autorità tutoria come non sostan-ziali, sono soggette a sola comunicazione ai componenti la Conferenza di Servizi, conte-nente, se necessario, l’individuazione di tecniche di intervento alternative/integrative ido-nee al conseguimento comunque degli obiettivi individuati.Costituiscono quindi variante non sostanziale del progetto di bonifica, e pertanto attuabili aseguito di semplice comunicazione scritta ai componenti la Conferenza di Servizi, le se-guenti fattispecie: - variazione della profondità degli scavi, sia in più che in meno, fermo restando il controllo di fondo scavo e l’incidenza sulla falda sottostante ; - variazione dimensionale della superficie degli interventi di bonifica e/o messa in si- curezza superficiale (capping) previsti, nell’ambito del medesimo perimetro di inter- vento, anche realizzandoli in alternativa l’uno con l’altro, fermi restando la compati- bilità dei permessi edilizi ed il conseguimento dei risultati di progetto; - sostituzione o integrazione delle tecnologie di intervento sempre nell’ambito delle tecnologie standardizzate di cui al capitolo 2) – tabella 1, sempre fermo restando il conseguimento dei risultati di progetto. - sostituzione dei materiali di riempimento degli scavi di bonifica, qualora aventi me- desime caratteristiche di efficacia ai fini della compatibilità degli usi previsti - modifica delle modalità di finitura dell’area, qualora aventi medesime caratteristiche di efficacia ai fini della compatibilità degli usi previstiCostituiscono invece variante sostanziale, che comporta la necessità di approvazione invariante del decreto approvato, le modifiche che comportano- la variazione delle CSR, che costituiscono obiettivo di bonifica, 33 34.
- la variazione del tipo di intervento approvato: sostituzione della bonifica con messa in si- curezza (operativa o permanente) e viceversa della messa in sicurezza con la bonifica. 34 35.
4) INTERVENTI REALIZZATI DALLE PP.AA.Gli interventi di caratterizzazione, bonifica e /o messa in sicurezza realizzati dalle PP.AAnelle macroaree potenzialmente soggette ad inquinamento passivo individuate dal “MasterPlan per la bonifica dei siti inquinati di Porto Marghera” (approvato dalla Conferenza diservizi Accordo per la Chimica del 22/04/2004), in ragione del preminente interesse pub-blico connesso alle esigenze di tutela igienico-sanitaria ed ambientale delle aree medesi-me, non costituiscono crediti esigibili. Restano soggetti sia al privilegio speciale immobilia-re che alla ripetizione delle spese, gli interventi esplicitamente attivati in via sostitutiva delsoggetto obbligato/proprietario/interessato ai sensi degli artt. 250 e 252 del D.lgs. 152/06. 35 Recommended
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