Source: https://www.laleggepertutti.it/185324_pagamento-in-ritardo-del-prestito-quando-ce-la-segnalazione
Timestamp: 2018-04-20 22:16:19+00:00
Document Index: 74151241

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 13', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 6', 'art.\n13', 'art. 124', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 124', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

Pagamento in ritardo del prestito: quando c'è la segnalazione?
Lo sai che? Pagamento in ritardo del prestito: quando c’è la segnalazione?
Obbligo di comunicazione preventiva e tempi di permanenza nella banca dati cattivi pagatori: le regole del Garante.
Non hai ancora pagato una rata del finanziamento e temi che questo ritardo possa comportare una segnalazione nella banca dati dei cattivi pagatori. Non vuoi che ciò accada perché hai una reputazione commerciale da difendere con le banche ed, in più, potresti sempre bisogno, in futuro, di un ulteriore mutuo. In ogni caso il solo fatto di risultare “segnalato” non fa parte della tua persona e del tuo modo di essere: il pagamento in ritardo è infatti stato determinato da un inadempimento del datore di lavoro nel versamento dello stipendio, fatto che certamente non dipende da te. Ma questo, per come è ovvio, non interessa alla finanziaria, che non valuta le ragioni dell’inadempimento e si limita a prendere atto che il bonifico non è arrivato. A mali estremi, estremi rimedi: chiederai, in ultimo, un prestito a tuo fratello. Il punto su cui però si sposta la tua attenzione è su quando c’è la segnalazione per il pagamento in ritardo del prestito: quanti giorni di tolleranza sono dovuti ed è necessario avvisare il debitore con una comunicazione preventiva? La segnalazione avviene in qualsiasi caso di ritardo oppure è consentita una tolleranza nei confronti di chi, come te, resta un soggetto affidabile (assunto e con stipendio), ma ha avuto solo difficoltà economiche? Nell’ipotesi più nero in cui dovessi essere segnalato, per quanto tempo rimane la segnalazione nella banca dati? Alle tue domande ha fornito una risposta, in questi giorni, il Garante della Privacy che ha adottato un provvedimento pubblicato proprio ieri in Gazzetta Ufficiale [1]. Vediamo cosa ha detto l’Autorità per la protezione dei dati personali.
1 Il preavviso di imminente registrazione
2 Quando si può essere segnalati?
3 Per quanto tempo si resta segnalati?
4 Che succede in caso di ritardo nel pagamento?
5 Che succede se chiedo un finanziamento?
Il preavviso di imminente registrazione
Il primo punto toccato dal Garante in merito alla segnalazione per il pagamento in ritardo del prestito riguarda la preventiva comunicazione al debitore. La legge [2] prevede l’obbligo, per la banca o la finanziaria, di inviare al debitore, prima della segnalazione in Crif o in un tutte le altre banche dati definite Sic (così si chiamano i cosiddetti «Sistemi di informazioni creditizie»), una lettera in cui lo avvisa che, se non verserà il dovuto, verrà iscritto nella banca dati. Lo scopo della norma è rendere edotto l’interessato delle conseguenze di un perdurante inadempimento, dandogli così la possibilità di sanarlo prima dell’iscrizione. Ebbene, su come debba essere trasmessa questa comunicazione si sono registrate, in passato, posizioni discordanti. Solo in tempi recenti la giurisprudenza ha detto che il mittente deve dimostrare non tanto la spedizione della missiva, ma l’effettivo ricevimento da parte del debitore. Il Garante si allinea a questa interpretazione, più garantista per il soggetto finanziato, e chiarisce una volta per tutta che l’iscrizione nella lista nera può avvenire solo se la banca o la finanziaria dimostrano che l’avviso è stato ricevuto (o che l’interessato non lo ha voluto ricevere). In termini molto pratici significa che il preavviso di imminente registrazione va spedito con raccomandata a/r o posta elettronica certificata e non con lettera semplice. Se così fosse, non potendosi dimostrare l’effettivo ricevimento, l’iscrizione sarebbe illegittima e il debitore avrebbe diritto non solo alla cancellazione del nominativo, ma anche al risarcimento del danno.
Il preavviso va inviato almeno 15 giorni dell’iscrizione.
Quando si può essere segnalati?
Un ritardo di pochi giorni di una singola rata non può essere causa di segnalazione alla banca dati dei cattivi pagatori. L’episodio infatti potrebbe dipendere da una momentanea indisponibilità di liquidi (ad esempio è il caso dello stipendio pagato con qualche giorno di ritardo). Ci deve essere invece la prova di una effettiva situazione di difficoltà economica che renda improbabile il rispetto di tutti gli altri patti e, a catena, il ritardo anche sulle successive rate. Come abbiamo già detto in Pagamento in ritardo alla banca e segnalazione in Centrale Rischi,l’iscrizione alla centrale implica «una situazione del debitore non già di mero temporaneo e occasionale inadempimento, ma di vero e proprio stato di grave e non transitoria difficoltà economica del debitore, incapace di adempiere alle proprie obbligazioni». «Non è pertanto sufficiente – sostiene la Cassazione [3] – un mero ritardo nei pagamenti» ma è necessaria «una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione di insolvenza». In termini concreti vuol dire che, per la segnalazione alla Centrale rischi non è sufficiente che il debitore si sia solo dimenticato di pagare o non abbia potuto farlo per una transitoria difficoltà facilmente superabile; al contrario devono esserci fondati rischi che quest’ultimo si trovi davvero in crisi di liquidità ed è quindi verosimile che non paghi neanche le successive rate.
Altro problema affrontato dal Garante riguarda i tempi di segnalazione nelle banche dati come Crif. Questi tempi, dice l’Authority, non possono mai superare cinque anni dalla cessazione del rapporto. La cancellazione deve avvenire in automatico, senza cioè una richiesta inviata dal debitore. Vediamo allora quali sono i tempi di cancellazione delle segnalazioni negative in Cri e nelle altre Sic private:
anche una semplice richiesta di finanziamento viene segnalata. La durata è quella del periodo di tenuta dell’istruttoria del finanziamento e, comunque, non oltre 6 mesi. Se invece il cliente invece rinuncia al finanziamento, e quindi la procedura viene interrotta, i tempi di permanenza scendono a un mese soltanto;
finanziamenti rimborsati regolarmente: le restituzioni puntuali delle rate restano nelle banche dati per 36 mesi massimo dalla data di estinzione effettiva;
ritardi relativi a 1 o 2 rate o mensilità: 12 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano sempre regolari;
ritardi relativi a 3 o più rate o mensilità: ​24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 24 mesi i pagamenti siano sempre regolari;
Il punto affrontato dal Garante è da il momento a partire dal quale decorrono questi termini. Secondo l’Autorità si deve considerare la scadenza contrattuale o la cessazione del contratto, mentre per gli altri specifici casi previsti dal Codice (cessione del rapporto a società di recupero crediti, o la cessione in blocco e cartolarizzazione dei crediti), il tempo di conservazione non può comunque mai superare i cinque anni dalla data di scadenza del rapporto.
Che succede in caso di ritardo nel pagamento?
In caso di ritardo nel pagamento di una rata del finanziamento, la banca o la finanziaria mandano il sollecito al correntista con l’avviso che, in difetto di pagamento, invieranno la segnalazione entro 15 giorni alla centrale. Se regolarizzi subito il ritardo l’informativa non verrà recepita alle Sic e alla Crif. L’obbligo della segnalazione vale però solo per la prima rata. Non vi sono obblighi di informare il cliente in caso di ritardi successivi al primo; in tali ipotesi infatti la segnalazione avviene mensilmente senza previo invio di raccomandata al debitore.
Che succede se chiedo un finanziamento?
L’ultimo chiarimento fornito dal Garante della Privacy la cosiddetta «informativa personalizzata Secci», prevista dalla legge [4] nel caso in cui un cliente chieda solo un preventivo prima di formalizzare una vera e propria richiesta di finanziamento. In tale momento, banche e finanziarie devono tener conto solo ed esclusivamente delle informazioni rese, direttamente e spontaneamente, dal consumatore, senza possibilità di accedere ai sistemi di informazione creditizia.
[1] Garante Privacy provv. n. 438/2017 del 26.10.2017 in Gazz. Uff. del 29.11.2017.
[2] Articolo . 4 co. 7, codice deontologico operatori finanziari.
[4] Art. 124 Tub
dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componente, e del dott. Giuseppe
Busia, segretario generale;
Visti gli articoli 12 e 154, comma 1, lettera e), del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196 – Codice in materia di protezione
dei dati personali – (di seguito, «Codice»), i quali attribuiscono al
Garante il compito di promuovere nell’ambito delle categorie
interessate, nell’osservanza del principio di rappresentativita’ e
tenendo conto dei criteri direttivi delle raccomandazioni del
Consiglio d’Europa sul trattamento dei dati personali, la
sottoscrizione di codici di deontologia e di buona condotta per
determinati settori, verificarne la conformita’ alle leggi e ai
regolamenti anche attraverso l’esame di osservazioni di soggetti
interessati e contribuire a garantirne la diffusione e il rispetto;
Visto in particolare l’art. 117 del Codice, con il quale e’ stato
demandato al Garante il compito di promuovere la sottoscrizione di un
codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati
personali effettuato nell’ambito di sistemi informativi di cui sono
crediti al consumo, nonche’ riguardanti l’affidabilita’ e la
puntualita’ nei pagamenti da parte degli interessati;
Visto il «codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi
informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al
consumo, affidabilita’ e puntualita’ nei pagamenti» (di seguito,
«codice deontologico») adottato con provvedimento del Garante del 16
novembre 2004, n. 8, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23
dicembre 2004, n. 300, come modificato dall’errata corrige pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 2005, n. 56;
Visto l’art. 13, comma 10, del «codice deontologico», che
stabilisce il «periodico riesame e [l’]eventuale adeguamento alla
luce del progresso tecnologico, dell’esperienza acquisita nella sua
applicazione o di novita’ normative»;
Visto il provvedimento n. 203 del 17 aprile 2014, che il Garante ha
adottato in applicazione di tale disposizione (doc web n. 3070048) e
con il quale e’ stata disposta l’apertura dei lavori di revisione del
«codice deontologico»;
Ritenuto opportuno e non ulteriormente procrastinabile, sia in
considerazione del protrarsi dei lavori di revisione – e nelle more
di una eventuale conclusione dei medesimi, sia alla luce delle
numerose istanze (segnalazioni, reclami, richieste di parere e
ricorsi) pervenute nel tempo, fornire chiarimenti e indicazioni di
carattere generale su talune disposizioni del «codice deontologico»
particolarmente controverse, che hanno generato dubbi interpretativi,
incertezze e difficolta’ applicative sia per gli operatori (gestori e
altri soggetti titolari del trattamento dei dati contenuti nei
sistemi di informazioni creditizie), sia per gli interessati;
1.1. L’art. 4, comma 7, del codice deontologico.
La norma in epigrafe prevede «l’invio» agli interessati, da parte
degli operatori, di una comunicazione contenente il preavviso di
imminente registrazione nei «Sic» dei dati agli stessi riferiti al
verificarsi di ritardi nei pagamenti. La ratio della disposizione e’
evidentemente quella di rendere edotti gli interessati delle
conseguenze di un perdurante inadempimento, dando cosi’ loro la
possibilita’ di sanarlo prima di procedere all’effettiva iscrizione
dei nominativi nei «Sic». L’interpretazione che della medesima e’
stata data e l’applicazione pratica che ne e’ conseguita, hanno
generato un fitto contenzioso che, nel corso degli anni, si e’
risolto, con pronunce, spesso contrastanti, da parte degli organismi
a vario titolo chiamati a pronunciarsi (Autorita’ giudiziaria,
Garante, Arbitro bancario finanziario).
1.2. Le recenti pronunce giurisprudenziali e dell’Arbitro bancario
Solo in tempi recenti, la giurisprudenza si e’ univocamente
orientata nel senso che, benche’ non siano previste forme particolari
per la comunicazione del preavviso, incomba sul creditore l’onere di
provare l’effettivo adempimento all’obbligo di invio di tale
comunicazione, ritenendo non sufficienti elementi solo presuntivi,
quali, ad esempio, la produzione della copia delle missive
asseritamente inviate con modalita’ inidonee a provarne sia
l’avvenuta spedizione sia il ricevimento da parte del debitore (cosi’
in tribunale Verona, I Sez. Civ., sentenza n. 163 del 6 febbraio
2016). Ancora piu’ puntuale risulta, sul punto, il pronunciamento
della Corte di cassazione Sez. I Civ. che, con ordinanza del 13
giugno 2017, n. 14685, ha stabilito che «[…] l’atto di
«avvertimento con preavviso» ovvero di «avviso» – di cui [l’]art. 4,
comma 7, fa onere all’intermediario – integra una dichiarazione
recettizia, in quanto specificamente diretta alla persona
dell’interessato e intesa a manifestare la decisione
dell’intermediario medesimo di provvedere alla classificazione di
«cattivo debitore» del destinatario interessato, con tutti gli
effetti che ne conseguono, nel perdurante difetto di regolarizzazione
della propria posizione da parte di quest’ultimo entro il periodo di
preavviso. In quanto «dichiarazione a determinata persona», quella
prescritta dalla norma dell’art. 4, comma 7, risulta soggetta alle
prescrizioni generali di cui agli articoli 1334 e 1335 codice civile.
Percio’, l’efficacia della dichiarazione di «avviso» si produce
quando la stessa giunge a conoscenza del destinatario interessato,
con la presunzione relativa che la conoscenza si abbia nel momento in
cui la dichiarazione raggiunge l’indirizzo del destinatario.».
Lo stesso Arbitro bancario finanziario, che si era espresso in
passato in termini contrastanti (v. per tutte, Collegio di Napoli del
23 gennaio 2012, n. 234 e Collegio di Milano del 14 ottobre 2016, n.
9150), si e’, da ultimo, orientato nel senso che il mezzo adoperato
per l’invio debba integrare i requisiti necessari per poter
conseguire la prova legale non solo dell’invio, ma anche della
relativa ricezione, e pertanto che la comunicazione debba essere
pervenuta a conoscenza del destinatario (v. Collegio di Roma dell’11
novembre 2016, n. 10012 e Collegio di Bari del 6 aprile 2017, n.
Preso atto del consolidarsi dell’orientamento del quale si e’ dato
conto nel precedente paragrafo e alla luce del rilevante contenzioso
che l’applicazione dell’art. 4, comma 7, del codice deontologico
continua a generare, anche presso il Garante, si ritiene necessario
un intervento chiarificatore da parte dell’Autorita’.
Al riguardo, condividendo le motivazioni addotte dalla
giurisprudenza di merito e di legittimita’ della quale si e’ gia’
dato conto, anche il Garante ritiene che, al fine di rispondere alla
ratio della norma, sia imprescindibile considerare il preavviso di
imminente segnalazione un atto recettizio ai sensi degli articoli
1334 e 1335 codice civile, con la conseguenza che, per la
legittimita’ della segnalazione nei «Sic», i titolari del trattamento
(cioe’ gli operatori bancari e finanziari) debbano essere in grado di
dimostrare l’effettiva ricezione della comunicazione scritta
contenente il preavviso.
Tale lettura e’ infatti da condividere anche sotto lo specifico
profilo della normativa in materia di protezione dei dati personali,
considerato, in particolare che:
trattandosi di uno dei profili oggetto di maggiore contenzioso
tra le parti, e’ necessario, anche in ragione delle conseguenze che
l’iscrizione nei «Sic» comporta per l’interessato, che gli operatori
creditizi si avvalgano di mezzi di invio che garantiscano la certezza
e l’effettivita’ della ricezione;
il preavviso di segnalazione, espressione del principio di
correttezza nel trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 11
del Codice, ha lo scopo di consentire all’interessato – venuto a
conoscenza dell’imminente segnalazione del suo nominativo nei «Sic» –
di adempiere al proprio obbligo creditizio prima che la segnalazione
sia effettuata.
In alternativa all’invio delle comunicazioni a mezzo posta di uso
tradizionale (quali la raccomandata con ricevuta di ritorno e il
telegramma, strumenti espressamente previsti dall’art. 9-bis della
legge 12 dicembre 1990, n. 386 per il preavviso di iscrizione nella
Centrale di Allarme Interbancaria – CAI in caso di emissione di
assegni in mancanza di provvista), gli operatori si potranno avvalere
dei mezzi considerati legalmente equivalenti, come la posta
elettronica certificata. Ovviamente saranno anche considerati
correttamente ricevuti i preavvisi che risulteranno noti
all’interessato in virtu’ di successivi comportamenti significativi
2. Tempi di conservazione dei dati in caso di inadempimenti non
La disposizione stabilisce che le informazioni relative a
conservate nei «Sic» «[…] non oltre trentasei mesi dalla data di
scadenza contrattuale del rapporto oppure, in caso di altre vicende
rilevanti in relazione al pagamento, dalla data in cui e’ risultato
necessario il loro ultimo aggiornamento, o comunque dalla data di
cessazione del rapporto».
Detta norma rende incerta l’individuazione della data di decorrenza
del termine di conservazione dei dati relativi a inadempimenti non
regolarizzati. Infatti, se, da un lato, si vuole evitare che il
termine di trentasei mesi dalla prevista cessazione degli effetti del
rapporto contrattuale comporti automaticamente la cancellazione di
informazioni relative a inadempimenti non (ancora) regolarizzati,
dall’altro la genericita’ del testo che, a tal fine, considera
rilevanti una pluralita’ di accadimenti, rischia di rendere
difficilmente determinabile ex ante il momento in cui i dati
personali verranno cancellati, con conseguente incertezza per gli
interessati e per gli operatori del settore. Di fatto, l’esperienza
di questi anni ha palesato l’esistenza di prassi operative
diversificate fra i vari «Sic», a conferma dell’opportunita’ di un
intervento chiarificatore del Garante.
In ossequio ai principi generali stabiliti in materia di
trattamento dei dati personali (art. 11 del Codice), appare congruo
ritenere che il termine massimo di conservazione dei dati relativi a
inadempimenti non successivamente regolarizzati – fermo restando il
termine «normale» di riferimento di trentasei mesi dalla scadenza
contrattuale o dalla cessazione del rapporto di cui all’art. 6, comma
5, del «codice deontologico» -, non possa comunque mai superare –
all’eventuale verificarsi delle altre ipotesi previste dal citato
art. 6, comma 5 – i cinque anni dalla data di scadenza del rapporto,
quale risulta dal contratto di finanziamento. Tale termine tiene
conto dei tempi massimi di conservazione dei dati «negativi» fissati
in relazione ad altre banche dati assimilabili a quelle in questione
(ad esempio, archivio CAI, banca dati protesti). Cio’ corrisponde
alla necessita’ di non rendere aleatorio e indefinito il termine
finale di conservazione dei dati. Nel senso di una determinazione
meno discrezionale di tale termine, si pone anche la nuova disciplina
in materia di protezione dei dati personali contenuta nel regolamento
(UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile
2016, la quale, in materia di informativa da fornire all’interessato,
prevede che «[…] per garantire un trattamento corretto e
trasparente […]», il titolare indichi, tra l’altro, «[…] il
periodo di conservazione dei dati personali oppure, se non e’
possibile, i criteri utilizzati per determinare tale periodo» (art.
13, paragrafo 2, lettera a)).
3.1. Informativa personalizzata (SECCI) prevista dalle modifiche
apportate all’art. 124 del decreto legislativo del 1° settembre
1993, n. 385 – Testo unico bancario.
L’art. 5 del «codice deontologico» prescrive che «[a]l momento
della raccolta dei dati personali relativi a richieste/rapporti di
credito, il partecipante informa l’interessato ai sensi dell’art. 13
del Codice anche con riguardo al trattamento dei dati personali
effettuato nell’ambito di un sistema di informazioni creditizie» e
che tale informativa deve essere resa obbligatoriamente per iscritto
secondo il modello allegato al «codice deontologico» e, «[…] se
inserita in un modulo utilizzato dal partecipante, [deve essere]
adeguatamente evidenziata e collocata in modo autonomo ed unitario,
in parti o riquadri distinti da quelli relativi ad eventuali altre
finalita’ del trattamento effettuato dal medesimo partecipante».
L’informativa personalizzata SECCI (denominata anche IEBCC –
Informazioni europee di base sul credito ai consumatori, informativa
precontrattuale o documento conforme) e’ un modello di informativa,
proposto e fornito dal finanziatore al cliente prima che lo stesso
sia vincolato da un contratto e recante tutte le informazioni
necessarie per avere completa chiarezza delle condizioni economiche e
delle caratteristiche principali del finanziamento. Essa viene
predisposta conformemente a quanto disposto dalla Banca d’Italia (v.
provvedimento del 9 febbraio 2011 «Trasparenza delle operazioni e dei
servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra
intermediari e clienti») in attuazione dell’art. 124 decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385 recante il «Testo unico delle
leggi in materia bancaria e creditizia» nel testo novellato in sede
di recepimento della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di
credito ai consumatori – in vigore dal 1° giugno 2011. Detta norma
prevede che «[i]l finanziatore o l’intermediario del credito, sulla
base delle condizioni offerte dal finanziatore e, se del caso, delle
preferenze espresse e delle informazioni fornite dal consumatore,
forniscono al consumatore, prima che egli sia vincolato da un
contratto o da un’offerta di credito, le informazioni necessarie per
consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato,
al fine di prendere una decisione informata e consapevole in merito
alla conclusione di un contratto di credito» (articolo cosi’
sostituito dall’art. 1 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n.
141, come modificato dall’art. 1 del decreto legislativo 14 dicembre
2010, n. 218 e dall’art. 1, comma 1, lettera c), decreto legislativo
19 settembre 2012, n. 169).
Tenuto conto che il «codice deontologico» si applica solo in
presenza di una richiesta/rapporto di credito e non nella fase
propedeutica alla formulazione di una richiesta di finanziamento, si
ritiene che, nella predisposizione dell’informativa personalizzata
SECCI, si debba tener conto esclusivamente delle informazioni
eventualmente rese, direttamente e spontaneamente, dal consumatore
senza possibilita’, in questa fase, di accedere ai sistemi di
ai sensi degli articoli 154, comma 1, lettera h) e 12, comma 1, del
Codice, stabilisce che nell’interpretazione e applicazione del
«codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi
affidabilita’ e puntualita’ nei pagamenti», i titolari del
trattamento tengano conto delle indicazioni fornite con il presente
provvedimento (punti 1.3.; 2.2.; 3.2.).
Si dispone che copia del presente provvedimento sia trasmessa al
italiana e sia resa disponibile nel sito web dell’Autorita’