Source: https://www.comitatopaulrougeau.org/07-08-2003
Timestamp: 2020-07-06 18:15:47+00:00
Document Index: 59640005

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07/08-2003 | comitatopaulrougeau
Numero 109 - Luglio / Agosto 2003
In questo numero trovate gli appelli per Philip Workman, per Muhammad Said al Sakhri (Amnesty), per sei detenuti a Guantanamo (Amnesty). Ci sono notizie positive per Kevin Stanford, per Calvin Burdine - il condannato che fu difeso da un avvocato dormiente - e per Tommy Zeigler.
1) Mobilitiamoci di nuovo in favore di Philip Workman !
2) Una vergogna per l'Italia il tradimento della famiglia al Sakhri
3) Come la pena di morte danneggia l'umanità
4) Bush designa sei clienti per i 'tribunali canguro' di Guantanamo
5) Cattive persone anche quelli innocenti
6) Una prima risposta alla mobilitazione di agosto per W. Zeigler
7) Il governatore Patton risparmia la vita di Kevin Stanford
8) Fuori dal braccio Burdine che fu difeso da un avvocato dormiente
9) In carriera Alberto Gonzales: aiutava Bush a negare le grazie
10) Importante sentenza sulla qualità della difesa legale
11) Processo Moussaoui: l'Amministrazione contro la giudice Brinkema
12) Non ci stancheremo mai di ripeterlo: basta con i testimoni oculari!
13) Altri due esonerati: occorre una moratoria di tutte le esecuzioni
14) Notiziario: Bangladesh, Indonesia, Iran, Nigeria, Pakistan, Ruanda
La Corte Suprema del Tennessee ha fissato ancora una volta la data di esecuzione per Philip Workman, si tratta del 24 settembre p.v. Il condannato ha esaurito tutti i suoi appelli, sia a livello statale che presso le corti federali, per cui non gli resta che sperare in una commutazione della condanna a morte da parte del nuovo governatore, Phil Bredesen, entrato in carica nel gennaio scorso. Il precedente governatore Don Sundquist aveva negato la grazia a Workman su proposta unanime della Commissione per le Grazie. Bredesen ha assicurato che esaminerà a fondo il caso e verificherà le procedure adottate dalla Commissione per le Grazie.
Workman giunse a due giorni dall'esecuzione il 6 aprile 2000, poi gli fu fissata una nuova data il 31 gennaio 2001 e infine l'iniezione letale gli fu sospesa per la terza volta, 42 minuti prima dell'ora stabilita, il 30 marzo 2001. Lo stato del Tennessee non ha ucciso altri detenuti da 40 anni a questa parte, ad eccezione di Robert Glen Coe, "giustiziato" nell'aprile 2000.
Ripercorriamo la storia del caso di Philip, peraltro già nota alla maggior parte dei nostri soci, perché il Comitato si è attivato, ad ogni data di esecuzione, per salvare la vita a quest'uomo che ha compiuto un grande cammino di ravvedimento da quando è rinchiuso nel braccio della morte del Tennessee.
Philip Workman fu accusato dell'omicidio di un poliziotto, Ronald Oliver, durante una rapina in un ristorante di Memphis nel 1981. Oliver e altri due poliziotti furono i primi ad arrivare in seguito all'attivazione di un allarme nascosto. Mentre Workman - che non ha mai negato la partecipazione alla rapina - fuggiva, furono sparati dei colpi e Oliver fu ucciso da un proiettile. Al processo i due poliziotti sopravvissuti testimoniarono che non avevano sparato, ma ammisero di non aver visto Workman sparare a Oliver. Un altro testimone, Harold Davis, disse di aver visto Workman sparare al poliziotto. L'avvocato difensore non effettuò alcuna indagine o prova balistica e non interrogò Harold Davis.
Dopo il processo, tuttavia, Harold Davis ha ritrattato la sua testimonianza, dicendo di aver mentito per le pressioni della polizia. Un testimone si è presentato a dichiarare che almeno uno degli altri poliziotti sparò. Esperti di balistica hanno dichiarato che il proiettile fatale non poteva provenire dall'arma di Workman, ammettendo la possibilità che Oliver fosse stato ucciso da uno degli altri poliziotti. Sulla base di una radiografia del corpo della vittima, occultata dall'accusa e scoperta solo a distanza di anni dal processo, un medico legale ha dichiarato che il tipo di ferite prodotto dal proiettile assassino non può conseguire dall'arma di Workman bensì dell'arma in dotazione alla polizia.
Cinque giurati del processo originario hanno firmato degli affidavit in cui dichiarano che non avrebbero votato neppure per l'incriminazione per omicidio di primo grado e men che meno per la pena di morte, se fosse stata loro mostrata questa prova.
La figlia della vittima e la figlia di Philip Workman sono diventate amiche e da anni insieme si battono per salvare la vita di Philip.
Vedi anche il sito: www.saveworkman.org
Alla luce di tutti questi fatti sembra impossibile che il giudice della contea di Shelby, John Colton, cui era stato ordinato dalla Corte Suprema di rivedere il caso, abbia decretato che le nuove prove a discarico difficilmente avrebbero potuto indurre la giuria ad emettere un verdetto diverso da quello originario. La Corte d'Appello e la Corte Suprema dello stato hanno confermato il verdetto del Giudice Colton (vedi n. 103). Tutto ciò ha portato a questa nuova data di esecuzione.
Si rende indispensabile mobilitarci ancora una volta per tentare di salvare Philip dalle mani del boia. Invitiamo tutti a scrivere, con la massima urgenza, al Governatore Phil Bredesen, esortandolo a commutare la pena di Philip in ergastolo, essendoci una grande probabilità che non abbia ucciso Oliver. Occorre, come sempre, indicare nella petizione i propri dati precisi: nome, cognome ed indirizzo postale completo.
Qui di seguito trovate le istruzioni per preparare e inviare con facilità il vostro appello. Scegliete tra le varie opzioni che vi diamo.
Potete inviare e-mail/telegrammi/fax/lettere per posta prioritaria (affrancatura 0,77 euro) riproducendo il seguente testo (o meglio, se ne siete capaci, componendo in inglese un vostro breve testo personale). Riportiamo anche gli indirizzi e-mail di alcuni organi di stampa del Tennessee. Chi è in grado di scrivere una breve lettera al Direttore (Editor) dei giornali - completa di tutti i propri dati compreso il n. di tel. (non verrete mai chiamati) - deve tener presente che il Tennessean non accetta lettere che vadano oltre le 300 parole, le parole ammesse sono ridotte a 100 per gli altri quotidiani. E' necessario inviare messaggi separati ai vari giornali (in altre parole: non mettete l'indirizzo di più di un destinatario in ogni messaggio).
Governor Bredesen: mailto:Phil.Bredesen@state.tn.us
- fax: 001 615 5329711
TENNESSEAN: mailto:letters@tennessean.com
- fax 001 615 2598093
NASHVILLE SCENE: mailto:editor@nashvillescene.com%22
CITY PAPER : mailto:letters@nashvillecitypaper.com
KNOXVILLE NEWS SENTINEL mailto:letters@knews.com
CHATTANOOGA TIMES FREE PRESS mailto:letters@timesfreepress.com
Nel caso vi cimentiate nella composizione di un appello personale tenete conto di questi consigli:
* esprimete simpatia per la famiglia, gli amici e i colleghi di Ronald Oliver, e dichiarando che non giustificate assolutamente i crimini violenti;
* esprimete preoccupazione profonda sul fatto che Philip Workman sta per affrontare l'esecuzione sulla base di una testimonianza poi ritrattata dell'unico testimone non direttamente coinvolto nella sparatoria;
* notate che gli esperti di balistica hanno dichiarato che il proiettile fatale non poteva provenire dall'arma di Philip Workman;
* notate che cinque giurati hanno affermato che non avrebbero votato per condannare Philip Workman per delitto di primo grado e tanto meno alla pena di morte se avessero saputo ciò che sanno ora;
* chiedete al Governatore di commutare la sentenza di morte di Philip Workman in ergastolo. Il testo da noi preparato (da fotocopiare o stampare in un foglio a parte, corredare dei propri dati e spedire) è il seguente:
Nashville, TN 37243-0001 - USA
Philip Workman is scheduled to be executed on September 24, 2003. We urge you to halt this execution.
Mr. Workman did not receive a fair trial, and credible evidence indicates he is not guilty of murder. The only civilian witness who testified against Mr. Workman has since admitted that he lied and, in fact, never saw Mr. Workman shoot anyone.
Forensic experts have testified that their examination of the evidence indicates that Mr. Workman did not kill Ronald Oliver.
Five jurors of the original trial have signed an affidavit in which they state they would not even convict Mr. Workman of first degree murder, had they known about the evidence which at that time had not been shown to them.
Mr. Workman has deeply changed and reformed during these years spent on death row and is now a quite different and better man than the one who robbed the restaurant twenty-two years ago.
We feel deep sorrow for the victim, and for his family, and in no way we want to justify criminality.
Mr. Workman was actually guilty of the robbery during which Mr. Oliver was killed, but there are many proofs underlining that he was not the perpetrator of the murder. It would be horrible for a democratic state to put a man to death without the certainty of his guilt.
The last word about this man's fate is yours and yours only, dear Governor, and we are sure you do not want to be the final promoter of an unfair execution. We, therefore, heartily urge you to grant clemency to Mr. Workman and to commute his punishment to life in prison.
Traduzione: E' stata fissata per il 24 settembre 2003 la data di esecuzione di Philip Workman. Il Sig. Workman non ha avuto un processo giusto, e prove attendibili indicano che egli non è reo di omicidio. L'unico testimone civile che testimoniò contro il Sig. Workman ha da allora ammesso di aver mentito e, di fatto, di non aver mai visto il Sig. Workman sparare a nessuno. Esperti forensi hanno testimoniato che l'esame delle prove indica che il Sig. Workman non ha ucciso Ronald Oliver.Cinque giurati del processo originale hanno firmato un affidavit in cui dichiarano che non avrebbero neppure incriminato il Sig. Workman di omicidio di primo grado, se avessero saputo delle prove che a quell'epoca non furono loro mostrate. Il Sig. Workman ha percorso un notevole cammino di ravvedimento in carcere e ora è un uomo completamente diverso e migliore di quello che effettuò la rapina 22 anni fa. Proviamo profondo dolore per la vittima, e per la sua famiglia, e non vogliamo in alcun modo giustificare la criminalità. Il Sig. Workman era in effetti colpevole della rapina durante la quale il Sig. Oliver fu ucciso, ma ci sono molte prove che sottolineano che egli non fu l'autore dell'omicidio. Sarebbe orribile per uno stato democratico mettere a morte un uomo senza la certezza della sua colpa. L'ultima parola riguardo al destino di quest'uomo e sua e sua soltanto, caro governatore, e siamo sicuri che lei non vuole essere il promotore finale di un'esecuzione ingiusta. La preghiamo pertanto di concedere clemenza al Sig. Workman e di commutare la sua pena in ergastolo. (Grazia)
Il governo italiano non solo ha negato ad un oppositore politico siriano il sacro diritto di asilo ma lo ha consegnato, con l'inganno, insieme ai suoi familiari, nelle mani dei suoi aguzzini.
Ora per il dottor Muhammad Said al Sakhri, detenuto in incommunicado fin dal suo rientro forzato in Siria nel novembre scorso, si teme seriamente la morte sotto tortura o la condanna capitale.
Al Sakhri era arrivato in Italia proveniente dall'Iraq il 23 novembre ed aveva chiesto asilo politico per sé, per la moglie per i quattro figli che hanno un'età compresa tra i 2 e gli 11 anni. Il 28 novembre è stato detto ad al Sakhri: 'tutto è stato sistemato'. Poi lo hanno invitato a salire su una aereo. L'aereo era diretto in Siria. Tutta la famiglia è stata incarcerata all'arrivo. La moglie e i bambini sono stati in seguito rilasciati ma vengono ancora tenuti sotto stretta sorveglianza. Nulla si sa del capo famiglia.
Il 5 luglio scorso si era diffusa la notizia della morte di al Sakhri sotto tortura. La notizia non è stata confermata né smentita. Una successiva dichiarazione dell'Ambasciatrice siriana, convocata al Ministero degli Esteri, si riferisce al detenuto come ancora vivo.
"Il Governo italiano ha assunto la Presidenza dell'Unione Europea senza aver ancora risolto il caso di Muhammad Sa'id al-Sakhri, che da ormai otto mesi è scomparso nelle carceri siriane dopo essere stato espulso dall'Italia" ha dichiarato l'8 luglio Marco Bertotto presidente della Sezione italiana di Amnesty International. "L'Italia lo ha respinto - insieme alla moglie e ai quattro bambini - obbligandolo a tornare nel paese dal quale gli al-Sakhri erano fuggiti 20 anni prima e violando le convenzioni sul diritto di asilo e contro la tortura. La Siria dal canto suo continua a detenerlo senza dargli assistenza medica né legale, al di fuori del diritto internazionale".
Giustamente la Sezione italiana di Amnesty International il 28 maggio ha voluto dare un inequivocabile e sinistro segnale alle nostre autorità e alla stampa lasciando una sedia vuota per al Sakhri durante la presentazione del Rapporto annuale del 2003. Inutili sono state fino ad ora le richieste rivolte da Amnesty al nostro governo di impegnarsi adeguatamente per riparare per quanto possibile la sua tremenda omissione nei riguardi di al Sakhri.
Un appello in favore della famiglia di Muhammad Said al Sakhri si può firmare nel sito della Sezione italiana di Amnesty International all'indirizzo:
http://www.amnesty.it/campaign/diritti_in_europa/appello_siria.php3
Chi non è collegato ad Internet può scrivere al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri. Vi esortiamo a protestare in maniera ferma ma molto educata per non danneggiare la causa di al Sakhri. Chiedete che il Governo si impegni al massimo livello per la salvezza di Muhammad Said al Sakhri e della sua famiglia. Indirizzi:
3) COME LA PENA DI MORTE DANNEGGIA L'UMANITA'
Kenneth Foster, nostro corrispondente dal braccio della morte del Texas, ci ha proposto di pubblicare il seguente articolo scritto da Donna Siepiela, una sua amica. La Siepiela ritiene che un approccio medico e scientifico al problema della criminalità possa contribuire grandemente alla riduzione del numero dei reati.
Kenneth ricorda ai lettori che non l'hanno già fatto di visitare il nuovo sito a lui dedicato, molto ben realizzato e ricco di informazioni sia sul suo caso che sulle condizioni di vita nel braccio della morte in generale. Si chiama "Visions for Life" e il suo indirizzo è: http://www.visionsforlife.net/
Il giorno in cui Timothy McVeigh fu giustiziato, rivolgendomi a mio marito ho esclamato "Che spreco! Come potremo impedire che una cosa del genere accada di nuovo? L'umanità spreca troppo tempo ed energia nella vendetta quando dovrebbe invece concentrarsi sulla prevenzione! Perché non cerchiamo di imparare dai criminali incarcerati invece di distruggerli? Perché non cerchiamo di scoprire cosa c'è di diverso in loro?"
Studi hanno dimostrato che la pena di morte non costituisce un deterrente all'omicidio, come si pensava un tempo. Gli stati che non avevano la pena di morte e che in un secondo tempo l'hanno inserita nel loro sistema legale non hanno registrato nessun calo nel tasso di omicidi. Anzi, il tasso di omicidi di fatto è a volte aumentato in seguito ad un'esecuzione molto pubblicizzata. Allora perché giustiziamo i criminali?
Circa 4000 anni fa un re babilonese, Hammurabi, scrisse un codice che includeva la frase "un occhio per un occhio". Ciò rendeva legale uccidere una persona che aveva ucciso un altro essere umano. Da allora abbiamo fatto dei progressi, ma non molti. Non mettiamo più a morte una persona se ne ha uccisa un'altra accidentalmente e alcuni stati ritengono inaccettabile uccidere una persona malata di mente, o ritardata mentale, o troppo giovane per capire. Ma la scienza e la comprensione del comportamento umano e la psicologia hanno fatto progressi dai tempi di Hammurabi. La scienza è progredita, ma non le leggi. E' tempo di mutare la nostra filosofia e di aggiornare il sistema. Adesso conosciamo certi fenomeni scientifici, come gli effetti violenti della eccessiva produzione di estrogeni nei maschi, gli effetti dell'alcol sul cervello umano, molti problemi legati ai neuro-trasmettitori, lo scompenso della regolazione degli impulsi e lo scompenso ossessivo e gli effetti degli abusi e dei maltrattamenti sui bambini.
Sappiamo che esami effettuati sulla popolazione carceraria maschile hanno dimostrato che la grande maggioranza dei detenuti ha una sovrabbondanza di estrogeni nel suo sistema ormonale. Un eccesso di estrogeni nei maschi ha come conseguenza diretta un comportamento violento. Oggigiorno esistono cure per gli squilibri ormonali. E' possibile che un numero maggiore di controlli sugli ormoni e di cure avrebbe prevenuto crimini più di quanto non riesca a farlo la protezione fornita dalla polizia?
Sappiamo che una grande quantità di crimini violenti è legato all'uso di alcol. Una sola condanna per un crimine compiuto sotto l'effetto dell'alcol dovrebbe bastare a vietare per sempre a quella persona di consumare alcolici. Che cosa costerebbe mettere una annotazione sui documenti identificativi di una persona cosicché i negozianti di alcolici e i baristi sapessero che non devono venderle alcolici? Questo piccolo cambiamento nella filosofia americana potrebbe porre fine al sovraffollamento delle carceri e riportare a un livello più gestibile il numero dei processi da effettuare!
E cosa dite degli abusi e dei maltrattamenti sui bambini come fattori determinanti nei crimini? Le cifre dimostrano che esiste un rapporto diretto. Tuttavia le persone esitano ancora a denunciare gli abusi sui bambini. Gli stati non forniscono ancora alle agenzie deputate a proteggere l'infanzia i fondi necessari a proteggere e a prendersi cura di tutti i bambini. Le scuole superiori non insegnano ancora lo sviluppo dei fanciulli e il modo adeguato per averne cura. Ogni giorno molti bambini in questo paese vengono picchiati, stuprati, utilizzati per commettere crimini e lasciati morire di fame. E poi ci stupiamo del numero così grande di delinquenti minorili!
Lo scompenso del controllo degli impulsi è una malattia che impedisce alle persone di controllare i loro impulsi. E' determinata da anomalie nei neuro-trasmettitori del cervello ed ha come conseguenza una grande quantità di comportamenti asociali che vanno dal furto alla piromania e molti altri.
Per esempio, un bambino colpisce il suo fratellino più piccolo. Sua madre gli domanda: "Cosa succede quando colpisci il tuo fratellino?" Egli risponde: "Devo stare seduto in castigo". Il bambino si rende conto delle conseguenze del suo comportamento, tuttavia l'impulso a compiere il gesto di colpire ha il sopravvento sulla consapevolezza delle conseguenze. Nella maggior parte delle persone la maturità porta ad un maggiore controllo dei propri impulsi. Tuttavia alcune persone non sviluppano per molto tempo i procedimenti mentali che permetterebbero loro di avere un tale controllo. Il risultato è che queste persone sanno quali saranno le conseguenze di un comportamento criminale, tuttavia l'impulso ha il sopravvento ed essi non riescono a sviluppare i processi mentali che gli farebbero capire che andranno in prigione. Si tratta di uno scompenso curabile. Si dovrebbero fare degli esami di controllo di questo squilibrio sui detenuti per stabilire quanto questo fenomeno è diffuso e quali cure si potrebbero usare per prevenire ulteriori crimini. Credo proprio che un gran numero di detenuti soffra di questo scompenso e gli studi hanno dimostrato che più un criminale invecchia, meno si dimostra propenso a commettere nuovi crimini.
Anche lo scompenso ossessivo deriva da problemi dei neuro-trasmettitori nel cervello. Chi ne soffre è angustiato da paure ossessive di cose che in realtà non esistono. Anche in questo caso occorrerebbe effettuare dei controlli sui detenuti e si dovrebbero fornire delle cure.
E da dove potrebbe provenire il denaro per effettuare questi esami e queste cure? Costa TRE VOLTE DI PIU' processare e giustiziare una persona nel braccio della morte di quanto non costi tenerla viva all'ergastolo. Abolendo la pena di morte e introducendo l'ingiunzione di collaborare alla ricerca scientifica, non soltanto faremmo risparmiare ai cittadini contribuenti milioni per ogni detenuto, ma impareremmo a prevenire futuri crimini. Perché continuare ad aggrapparci alla pena di morte, che ci impedisce di fare davvero qualcosa che potrebbe prevenire gli omicidi e i crimini violenti? Abbiamo in ogni stato prigioni piene di persone da cui potremmo imparare subito come prevenire crimini futuri! Sono certa che molti si offrirebbero volontari per questo tipo di ricerca.
Un'altra cosa riguardo alla pena di morte. Gli errori. La scienza del DNA sta provando che una percentuale troppo grande di persone condannate a morte erano innocenti! Sempre più spesso sentiamo di qualcuno che è stato liberato dal braccio della morte perché il test del DNA ha dimostrato che era del tutto innocente.
In Oklahoma 294 persone sono state condannate a morte tra il 1973 e il 1999. Tra queste, ci furono 128 casi in cui la sentenza o la condanna fu annullata per varie ragioni. Questi rappresentano il 43,9% del totale!
Dire "Oops!" non giustifica l'esecuzione di un numero così grande di innocenti.
A quelli di voi che reclamano giustizia! Non c'è alcuna giustizia. Nulla riporta in vita la vittima di un crimine sia che sia stata uccisa da un omicida o dallo stato. Nulla può annullare uno stupro. La cosa che POSSIAMO FARE è studiare il criminale e imparare a prevenire futuri crimini. E allora perché non lo stiamo facendo? Non c'è prezzo per le vite che potrebbero essere salvate. Se vostro figlio avesse uno di quegli scompensi, non preferireste che gli venisse effettuato un esame che lo provasse e che ricevesse una cura PRIMA che commettesse un crimine violento?
La conoscenza dei fatti scientifici conduce a credere che la pena di morte sia primitiva, barbara e controproducente.
Per commentare questo articolo scrivete a: mailto:warner@oklatel.net
Alle voci fatte circolare in giugno riguardo alla costituzioni delle 'commissioni militari' per giudicare cittadini stranieri e alla costruzione di una camera della morte nel Campo Delta di Guantanamo Bay (v. n. 108), l'Amministrazione americana ha fatto seguire il 3 luglio la notizia sensazionale che il presidente Bush ha già designato sei imputati da giudicare tramite le 'commissioni'. Tra questi vi sono due cittadini inglesi, Moazzam Begg e Refoz Abbasi, e un cittadino australiano: David Hicks; degli altri tre non si conosce l'identità. Per tutti e sei vi sarebbero prove che hanno frequentato campi di addestramento 'terroristici' e il sospetto che si siano occupati del finanziamento di al Qaeda, del reclutamento di nuovi adepti per tale organizzazione e della protezione di Osama bin Laden. Tutte accuse che, secondo le precedenti indiscrezioni delle autorità militari, lasciano ai giudici la facoltà di emettere una sentenza capitale.
Subito dopo l'annuncio si sono levate energiche proteste non solo di Amnesty International e di altri gruppi umanitari ma anche da parte dell'Unione Europea e dei governi inglese ed australiano, strettamente alleati con gli Stati Uniti nella 'lotta al terrore' e guerre connesse. Con una tattica ampiamente sperimentata negli ultimi due anni, l'Amministrazione statunitense ha fatto una momentanea marcia indietro per arginare la bordata di critiche, riservandosi di riprendere l'iniziativa al momento opportuno. Sono state immediatamente sospese le procedure giudiziarie nei riguardi dei sei accusati. In uno stringente lavoro diplomatico ad alto livello è stato riconosciuto ai detenuti inglesi e australiano un trattamento di favore nel momento in cui verranno celebrati i processi: niente pena di morte e concessione, in deroga a quanto stabilito per il funzionamento delle commissioni militari, di alcuni diritti nella difesa legale. Inoltre: controinformazione sulla stampa con la giustificazione dei fondamenti giuridici dell'ordinamento delle 'commissioni' - conseguenza inderogabile dello stato di necessità costituito dalla minaccia terroristica di al Qaeda - il tutto addolcito da ampie assicurazioni sulle intenzioni di procedere con estrema correttezza nei riguardi degli imputati. E' proverbiale la correttezza dei militari americani - si dice - saranno perciò corretti i processi fatti dai militari. (Peccato che perfino il colonnello Will A. Gunn, incaricato di coordinare gli avvocati difensori a Guantanamo, non sia estraneo agli ambienti politici: era uno stretto collaboratore di George Bush Sr.)
Ci si domanda a questo punto in che cosa potrebbe consistere la correttezza dei processi fatti contro coloro che sono stati catturati nelle circostanze e nei posti più disparati, spesso per errore o in base a delazioni a pagamento, deportati, segregati, umiliati e maltrattati al di là di ogni decenza per quasi due anni. Una cosa è certa: la prospettiva del deferimento alle 'commissioni militari' equivale ad una minaccia di morte e verrà usata per 'convincere' i 'terroristi' ad accettare una lunga pena detentiva e a diventare 'collaboratori' degli americani.
Un appello in favore dei sei detenuti destinati alle 'commissioni militari' può essere firmato nel sito della Sezione italiana di Amnesty International, all'indirizzo:
www.amnesty.it/primopiano/usa_guantanamo_bay/
Il 17 luglio il presidente Bush ha dichiarato dei prigionieri detenuti a Guantanamo: "La sola cosa che so per certo è che sono cattive persone". Il giorno dopo, 37 prigionieri del Campo Delta sono stati liberati in segreto e riportati in Afganistan, evidentemente non erano cattive persone o, per lo meno, erano innocenti agli occhi degli americani. Inchieste giornalistiche hanno scoperto che una buona percentuale dei circa 660 detenuti di Guantanamo - secondo il parere degli stessi servizi segreti che li perseguono - non hanno a che fare né con i talebani né con al Qaeda. Alcuni sono bambini...
Nella prima metà di agosto abbiamo colto al volo l'opportunità di mobilitarci in favore di William "Tommy" Zeigler, rinchiuso da oltre 27 anni nel braccio della morte della Florida: abbiamo infatti saputo che il suo caso veniva esaminato dalla Commissione per le Grazie e dal Governatore. Data l'urgenza, abbiamo immediatamente contattato soci e simpatizzanti via Internet.
La vicenda di Tommy Zeigler è ben nota al Comitato che nel 2001 ha reso noto il suo caso promuovendo una campagna affinché gli fosse concesso di far eseguire dei test del DNA sulle grandi quantità di sangue che impregnano gli abiti delle persone coinvolte in una sparatoria avvenuta alla vigilia di Natale del 1975.
La storia incredibile di Tommy Zeigler (vedi n.83) non ha mancato di sollevare preoccupate riflessioni nelle più grandi associazioni cattoliche e laiche del nostro Paese e nelle Confederazioni sindacali. Tommy Zeigler nel 1976 fu condannato a morte per l'uccisione della moglie, dei suoceri e di una quarta persona che si trovava in quel momento nel suo negozio di mobili. Tommy stesso riportò in quella tragica occasione una gravissima ferita da arma da fuoco all'addome che lo ridusse in fin di vita. Ripresosi, si vide accusare del quadruplice omicidio e di essersi procurato da solo la ferita al ventre per simulare un'aggressione esterna. Da allora egli ha sempre sostenuto la sua innocenza, presentando una versione dei fatti completamente diversa da quella fornita dall'accusa. Nel corso degli anni sono emerse prove suffraganti la sua dichiarazione, tra cui un rapporto originario della polizia che era stato a suo tempo occultato, e una videocassetta su cui sono registrate le minacce profferite dagli investigatori nei confronti di due testimoni oculari che avrebbero potuto avvalorare la tesi di Zeigler.
Anche grazie alla nostra campagna e alla mobilitazione di altre organizzazioni umanitarie tra cui il Coordinamento Non uccidere, nel 2001 a Zeigler fu concesso di effettuare i test del DNA sui reperti biologici relativi al crimine. I risultati di questo esame, che convalidano in pieno la tesi di Zeigler, sono stati resi noti nel 2002 (v. n. 98), ma Tommy, nonostante ciò, si trova ancora nel braccio della morte e nessuna udienza per l'esame delle nuove prove è stata decisa nel suo caso. Un mese fa abbiamo saputo che il Gabinetto della Florida - agendo in qualità di Commissione per le Grazie - aveva deciso di esaminare il caso di Tommy Zeigler in vista della concessione di un possibile perdono da parte del Governatore Jeb Bush. Non potendo pubblicare la proposta di mobilitazione sul nostro bollettino, che sarebbe uscito troppo tardi, abbiamo provveduto a inviare a tutti i nostri soci provvisti di casella e-mail un messaggio urgente con la richiesta di attivarsi entro la metà di agosto, inviando messaggi al Governatore della Florida, ai tre membri della Commissione per le Grazie e alla Coordinatrice della Commissione.
Nonostante il periodo di vacanze, si è avuta una sostanziosa adesione al nostro appello che è stato ripreso anche dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Coalit: a quanto ci risulta sono state inviate alcune decine di fax e di messaggi e-mail con un totale di oltre 300 firme di partecipanti alla campagna. I primi risultati delle nostre pressioni sono stati positivi: il Governatore Bush si è premurato di far pervenire una cortese riposta a numerosi mittenti, in cui assicura che la sua Amministrazione sta esaminando con la massima cura il caso di Tommy Zeigler. I messaggi di risposta provenienti dalla Florida - con piccole variazioni - suonano così:
"Caro amico XXX, grazie per aver scritto al Governatore per richiedere il perdono per il detenuto del braccio della morte William "Tommy" Zeigler. Il Governatore ha ricevuto il suo messaggio e mi ha pregato di risponderle. Il caso del sig. Zeigler è attualmente sotto esame da parte della Commissione per le Grazie. Una volta che l'esame sarà stato completato, il Governatore rivedrà accuratamente e in modo imparziale tutti gli aspetti attinenti la concessione del perdono prima di prendere una decisione sul caso. Ancora grazie per aver scritto. J. Bauer. Ufficio relazioni con i cittadini."
Ora non resta che aspettare e sperare che finalmente giustizia possa essere riconosciuta a quest'uomo che da oltre 27 anni sta languendo nell'orribile braccio della morte della Florida.
Una buona notizia: a metà giugno il governatore del Kentucky ha reso noto che interverrà per evitare l'esecuzione di Kevin Stanford. Non ha ancora deciso la natura del provvedimento di clemenza che adotterà entro dicembre: per Kevin potrebbe esserci la detenzione a vita oppure prospettarsi una liberazione nel futuro.
Lanciando una petizione in favore di Kevin Stanford (v. n. 101) avevamo espresso la speranza che il governatore Paul Patton intervenisse in favore di Kevin, condannato a morte per un crimine commesso a 17 anni di età. Kevin, che ha compiuto nel braccio della morte 39 anni, si è positivamente evoluto in prigione riscattandosi da un'adolescenza disgraziata conseguita ad un'infanzia di abusi e privazioni. Ringraziamo i lettori che hanno partecipato alla petizione nel novembre scorso.
Le organizzazioni abolizioniste statunitensi danno un particolare rilievo alla decisione del governatore del Kentucky che potrebbe influenzare il comportamento di altri governatori e favorire una decisione federale contro la pena di morte ai minorenni. Come abbiamo discusso in un articolo nel n. 101 ("Strenua resistenza su una posizione indifendibile") sono ormai maturi i tempi per una evoluzione positiva dell'atteggiamento in materia della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha già emesso due storiche e contrastate sentenze, nel 1989 e nell'ottobre scorso, proprio sul caso Stanford.
Ad ottobre con 5 voti contro 4 la massima corte rifiutò di intervenire sulla base all'appello di Stanford. In aprile, sempre a stretta maggioranza, la Corte Suprema revocò la sospensione della sentenza a Scott Hain, anche lui minorenne all'epoca del delitto. Nel feroce stato dell'Oklahoma, Scott Hain fu immediatamente 'giustiziato' (v. n. 106).
A metà giugno si è saputo che Calvin Burdine, in un patteggiamento con l'accusa, ha accettato di dichiararsi colpevole di tre gravissimi reati pur di evitare un nuovo processo capitale. E' stato pertanto rimosso dal braccio della morte del Texas. Si chiude così sommessamente un esasperato procedimento giudiziario pieno di colpi di scena sul quale si potrebbe scrivere un libro (v. ad es. nn. 82, 82, 83, 88).
Burdine, consigliato dai suoi attuali avvocati d'ufficio, ha accettato di dichiararsi colpevole di assalto con arma letale, possesso di un'arma e omicidio volontario. Si discute ora se le relative pene dovranno essere scontate consecutivamente - come sostiene l'accusa - ovvero se una parziale sovrapposizione degli anni di carcere potrà consentire - almeno in teoria - una lontana possibilità di uscita dal carcere sulla parola. Attualmente Calvin Burdine ha 50 anni.
Calvin Burdine fu condannato a morte nel 1984, per l'uccisione del suo convivente, al termine di un processo di 6 giorni in cui il difensore d'ufficio James Cannon, immotivato, inefficiente e prevenuto, si addormentò almeno 10 volte. Nel 2001 la Corte federale di Appello del Quinto Circuito ha accolto la tesi che ha fatto annullare il processo originario di Burdine: "un avvocato che dorme non è un avvocato". In precedenza la tesi: "un imputato ha diritto ad un avvocato ma non ad un avvocato necessariamente sveglio" aveva consentito allo stato del Texas di far giungere il condannato a pochi minuti dall'iniezione letale.
La grande notorietà nazionale ed internazionale assunta dal caso ha certamente contribuito all'annullamento della condanna a morte di Calvin Burdine. Altri condannati meno noti di Burdine - difesi dallo stesso Cannon o da altri avvocati dormienti - sono stati nel frattempo 'giustiziati'.
In favore di Burdine, un omosessuale, ha giocato il riconoscimento dei pregiudizi emersi durante il processo. Gli atti processuali contengono un gran numero di espressioni inammissibili mai contestate. Ad esempio si può rilevare il fatto che l'avvocato dormiente non abbia contestato una domanda tendenziosa fatta dall'accusa a Burdine: se egli preferisse "essere un uomo o una donna" o l'osservazione che "una condanna al carcere non si può certo ritenere una gran punizione per un omosessuale". Cannon rimase in silenzio anche quando l'accusa chiese a Burdine come mai egli continuò ad essere omosessuale dopo le violenze carnali che subì a 10 anni di età da parte del padre.
Mentre era governatore del Texas George Bush ha lasciato 'giustiziare' 152 persone. Non ha preso in considerazione la possibilità di concedere una grazia anche in presenza di processi ingiusti o quando ci erano fortissime attenuanti o seri dubbi sulla colpevolezza dei condannati a morte. Ha dichiarato innumerevoli volte: "Sono assolutamente sicuro che chiunque sia stato messo a morte era colpevole del crimine contestatogli e, inoltre, aveva avuto pieno accesso alle corti di giustizia".
L'incrollabile sicurezza di Bush è apparsa, fin dagli anni novanta, in stridente contrasto con la realtà dei fatti. Ora apprendiamo, da un'inchiesta di Alan Berlow giornalista del The Atlantic Monthly, i particolari agghiaccianti del modo sbrigativo in cui l'ex governatore del Texas eseguiva il compito di 'rivedere accuratamente i casi capitali' prima delle esecuzioni. Bush impiegava da 15 a 30 minuti per esaminare un caso. Bush impiegava così poco tempo per rivedere un caso perché si limitava a leggere un pro-memoria di qualche pagina che "ripetutamente ometteva di informare il governatore sui punti cruciali di ciascun caso: inefficace difesa legale, conflitti di interesse, circostanze attenuanti o prove di innocenza". A preparare tali pro-memoria dal 1995 al 1997 fu il suo consigliere legale Alberto R. Gonzales, un personaggio che ha fatto una folgorante carriera al seguito di George Bush. Nel 1997 Gonzales divenne Segretario di Stato, per essere nominato l'anno dopo da Bush membro della Corte suprema del Texas. Gonzales ha seguito poi Bush a Washington e attualmente funge da consigliere legale della Casa bianca.
Con grande preoccupazione, apprendiamo che Alberto Gonzales è in cima alla lista delle candidature a giudice della Corte Suprema federale. Come sappiamo negli Stati Uniti i nove giudici della Corte Suprema sono nominati a vita dal Presidente. Voci insistenti danno per dimissionari a breve due dei giudici attuali, il presidente della Corte William H. Rehnquist e la giudice Sandra Day O'Connor. Secondo la strategia dell'attuale gruppo dirigente, nei punti chiave del potere statunitense devono essere piazzati fedeli servitori dell'Amministrazione più che persone capaci ed attente ai loro doveri istituzionali. Bene, il primo dei papabili per il massimo organo giudiziario degli Stati Uniti è proprio l'uomo che aiutò in 57 casi George Bush a sbarazzarsi dei residui scrupoli di coscienza un momento prima di dar luogo alle esecuzioni capitali.
Alan Barlow, che è riuscito a mettere le mani sui pro-memoria preparati a suo tempo da Gonzales, illustra numerosi casi in cui questioni determinanti per la concessione di una grazia non furono comunicate al governatore.
Terry Washington fu 'giustiziato' nel 1997. La giuria che lo condannò a morte non seppe che era un ritardato mentale e che subì terribili abusi da bambino. Gonzales nel suo promemoria di tre pagine per Bush indugiò nel descrivere l'omicidio compiuto da Washington ma omise quasi del tutto di accennare agli errori giudiziari. Le 30 pagine della petizione finale inoltrata dagli avvocati difensori alla Commissione per le Grazie illustravano a fondo le questioni della inefficace difesa legale e del ritardo mentale dell'imputato ma nel pro-memoria di Gonzales vi erano solo due righe che dicevano che la Commissione per le Grazie aveva rigettato la petizione di Washington.
Un altro degli esempi citati da Barlow è quello di David Wayne Stoker, anche lui 'giustiziato nel 1997. Il testimone chiave dell'accusa contro Stoker dopo il processo aveva ritrattato la sua testimonianza. Un altro testimone aveva mentito sul fatto di aver ottenuto la cancellazione di accuse per traffico di droga e possesso di armi in cambio di una deposizione contro Stoker. Funzionari statali mentirono nel corso del processo in merito a tale patteggiamento. Uno psichiatra testimoniò che Stoker costituiva un pericolo per la società senza averlo neppure visto. Un altro esperto chiamato a testimoniare dall'accusa era stato privato della facoltà di esercitare la professione medica per aver falsificato delle prove. Gonzales non accennò a nessuno di questi fatti nel memoriale sul caso Stoker preparato per Bush.
Alberto R. Gonzales è seriamente candidato ad un posto nella Corte Suprema federale. Si sottolinea il fatto che sarebbe il primo latino-americano a ricoprire l'altissimo incarico ma occorrerebbe ricordare che è certamente una persona spietata e senza scrupoli, proprio come molti bianchi ultraconservatori.
10) IMPORTANTE SENTENZA SULLA QUALITA' DELLA DIFESA LEGALE
Trattando il caso di Kevin Wiggins, condannato a morte in Maryland, la Corte Suprema federale ha emesso una importante sentenza concernente la qualità della difesa legale che deve essere assicurata nei casi capitali. La massima corte ha annullato la sentenza di morte di Wiggins (ma non la condanna per omicidio capitale che comporta almeno la massima pena detentiva) perché i suoi difensori legali non fecero indagini riguardo agli incredibili abusi da lui subiti nell'infanzia e non presentarono tali abusi quale attenuante nella fase del processo in cui venne irrogata la pena. A giudizio della Corte Suprema, se la giuria avesse preso conoscenza delle prove riguardo agli abusi, avrebbe potuto condannare l'imputato al carcere a vita invece che alla pena di morte. Pertanto Kevin Wiggins dovrà essere di nuovo sottoposto ad un'udienza per l'inflizione della pena.
A scrivere la sentenza è stata la giudice Sandra O'Connor che nella sua lunga carriera ha molto contribuito a difendere la pena di morte nei suoi aspetti più aberranti ma che negli ultimi tre anni ha avuto qualche ondeggiamento.
L'attuale sentenza rappresenta senz'altro un notevole progresso rispetto agli standard di difesa legale nei casi capitali fino ad ora affermati dalle corti (si pensi a Joe Cannon e ai tanti altri condannati a morte per i quali la difesa omise di presentare alla giuria le prove degli abusi subiti nell'infanzia, per i quali si è proceduto comunque all'esecuzione) e si pone in controtendenza con recenti sentenze emesse da corti inferiori. Nel caso di Anthony Graves, ad esempio, la Corte criminale di Appello del Texas ha affermato nel gennaio del 2002 che durante i ricorsi a livello federale un condannato ha diritto ad un avvocato ma non necessariamente ad un avvocato efficiente, tanto è vero che il giudice Tom Price - in dissenso con la maggioranza - scrisse che il concetto di avvocato va oltre alla mera constatazione che vi sia un essere umano dotato di licenza e di battito cardiaco. (Osserviamo tuttavia che tale sentenza del 2002 riguarda la fase federale dell'iter giudiziario mentre la sentenza di oggi della Corte Suprema riguarda la difesa a livello statale.)
11) PROCESSO MOUSSAOUI:L'AMMINISTRAZIONE CONTRO LA GIUDICE BRINKEMA
Un conflitto probabilmente insanabile si sta svolgendo tra l'Amministrazione statunitense che persegue Zacarias Moussaoui, sospetto cospiratore in seno ad al Qaeda per l'effettuazione di attacchi aerei suicidi, e la Giudice Leonie L. Brinkema incaricata di presiedere al processo che dovrebbe svolgersi ad ottobre contro Moussaoui. Nelle udienze preliminari, dopo un intricato ed interminabile braccio di ferro riguardo alla segretezza di vari aspetti processuali (v. nn. 106, 107), lo scontro si è radicalizzato sull'accoglimento o meno della richiesta dell'accusato di giovarsi della testimonianza di Ramzi Binalshibh, alto esponente di al Qaeda catturato dagli americani nel settembre del 2002. Le motivazioni addotte da Moussaoui sono due: giovarsi di un'attestazione di Binalshibh sulla propria estraneità alla preparazione dell'attacco alle Torri gemelle e sottrarre per un certo periodo l'esponete di al Qaeda alle torture alle quali sarebbe sottoposto.
Moussaoui ha chiesto la presenza di aula di Ramzi Binalshibh in qualità di testimone. La presidente Brinkema ha permesso un contatto indiretto tramite videoregistrazioni tra l'imputato e il testimone.
Il Ministero della Giustizia, che aveva chiesto perfino la cancellazione del nome di Binalshibh dalle carte processuali, si è opposto recisamente ad ogni contatto anche indiretto dell'imputato e dei sui difensori con Ramzi Binalshibh; il rifiuto formale è stato notificato alla Brinkema il 14 luglio.
L'Amministrazione ha motivato il suo rifiuto con la necessità di non interrompere gli interrogatori di Ramzi Binalshibh, che durano da 11 mesi, pena gravi ripercussioni sulla sicurezza nazionale. Questo rifiuto aumenta le preoccupazioni sul trattamento riservato a Binalshibh, detenuto in incommunicado in una località segreta. Infatti quale turbativa potrebbe conseguire a normali interrogatori dallo scambio di alcune domande e risposte tramite videoregistrazioni ?
A questo punto la giudice Leonie Brinkema ha la possibilità di annullare alcuni o tutti e sei i capi di imputazione contro Moussaoui, oppure di cancellare l'opzione della pena di morte contro di lui, oppure di annullare il processo rimandandolo ad una corte civile. La contromossa più probabile dell'Amministrazione sarebbe di spostare il procedimento contro Moussaoui davanti alle 'commissioni militari' di Guantanamo nelle quali tutte le regole sono stabilite dall'Amministrazione stessa. Con una prevedibile ulteriore complicazione: una protesta della Francia, infatti Moussaoui è cittadino francese.
La psicologa Kathy Pezdek dell'Università di Clarmont in California, è stata assunta dalla difesa in un caso capitale come esperta nelle testimonianze oculari.
Il caso di cui si sta occupando è un esempio lampante della totale inaffidabilità di questo tipo di testimonianze, che pure all'apparenza paiono dover essere attendibili ( chi meglio di un testimone oculare sembrerebbe poter confermare l'identità di un criminale ? ) e sono di fatto molto care agli avvocati dell'accusa proprio perché facilmente manipolabili e adattabili alle situazioni.
Nel caso in questione, la fidanzata della vittima ha dichiarato, durante il primo colloquio con la polizia: "Non ho visto il volto del tizio (che ha ucciso il mio fidanzato)".
Questo costituisce ovviamente un problema per l'accusa. Entro poche ore dal crimine la polizia pesca qualcuno in strada e lo mostra alla ragazza. "Potrebbe essere lui" dice la donna.
Due giorni dopo le viene mostrata una serie di foto segnaletiche. "Naturalmente - afferma la Pezdek - lei riconosce l'unica persona che le sembra familiare" E' l'uomo che ha visto arrestare il giorno dell'omicidio, e la polizia le dice "Brava, hai riconosciuto la persona giusta".
La Pezdek è sicura che, addestrandola ancora un poco, l'accusa farà di lei una perfetta testimone oculare al banco dei testimoni durante il processo. "Il problema è che la giuria non avrà assistito alla sua progressione da 'Non ho mai visto la sua faccia', a 'potrebbe essere lui' a 'sì, ne sono certa'".
La nostra memoria è come una videoregistrazione lacunosa di scene viste nel passato in cui spesso si inseriscono immagini artefatte. Charles Weaver, dell'Università di Baylor, un esperto di ricostruzioni mnemoniche, ha compiuto studi che dimostrano, inoltre, come la gente tenda a divenire più sicura delle proprie affermazioni ogni volta che ripete la stessa narrazione. Da qui la possibilità per gli avvocati di manipolare i testimoni. Fai loro qualche domanda ben mirata e avrai un testimone che ti racconta la vicenda proprio come vuoi tu.
Questo nuovo esempio di testimonianza oculare, che speriamo la Pezdek sarà in grado di confutare di fronte alla giuria, ci fa ripercorrere, con un brivido, la triste vicenda del nostro amico Gary Graham: nel suo caso, la sola testimonianza oculare della signora Bernardine Skillern, la cui certezza sull'identità di Gary progredì proprio come nella storia sopra descritta, fu sufficiente a spedirlo nelle mani del boia, nonostante tutte le dimostrazioni dell'inaffidabilità di quella testimonianza fossero fatte presenti negli appelli di volta in volta presentati alle varie corti.
Purtroppo al processo iniziale di Gary non c'era un esperto come la Pezdek a dargli una mano! Ma solo un avvocato rassegnato e ubriacone.
Grazie ai test del DNA altri due condannati a morte sono stati scagionati del crimine loro attribuito: uno, Joe Amrine, è uscito in questi giorni dal carcere in Missouri, diventando la 109° persona liberata prima dell'esecuzione; l'altro, James Yarris, ha per ora soltanto i risultati del test, che, aggiungendosi ad altre prove, suggellano la dimostrazione dell'innocenza del condannato. L'accusatore - bontà sua - si è riservato di riesaminare il caso alla luce delle nuove prove.
Amrine ha trascorso in carcere 16 anni della sua vita per un crimine che non ha commesso. Yarris è nel braccio della morte da 21 anni e si aspettava di uscirne solo dopo morto. Con parziali e contraddittorie 'confessioni' dettate dalla disperazione ha finito per ingarbugliare il suo caso. Da 14 anni chiedeva i test del DNA. Solo ora è stato accontentato.
Questi casi, come numerosi altri che li hanno preceduti, sono storie a lieto fine di un incubo durato comunque troppo a lungo (e per Yarris il finale non è ancora del tutto garantito, né prossimo, considerata la spiccata fantasia dimostrata dagli avvocati accusatori per impedire ad ogni costo la dimostrazione dei loro precedenti fallimenti), ma troppi innocenti hanno ormai lasciato questo mondo nelle mani di un boia in qualche stato americano, grazie alla mancanza degli allora inesistenti test del DNA. O, peggio, altri innocenti sono stati "giustiziati" con la consapevolezza di uccidere un innocente, grazie ai cavilli escogitati dagli accusatori o dai giudici, essi davvero autentici criminali.
La società americana, così pronta a commuoversi di fronte alle crudeltà sui bambini o ai maltrattamenti verso gli animali, non sembra scandalizzarsi di questo perpetuarsi di crimini verso tanti innocenti e non si mobilita, come dovrebbe, per spingere insistentemente la Corte Suprema a promulgare una moratoria su tutte le esecuzioni, in attesa di rendere più equa la giustizia criminale.
Agli avvocati difensori d'ufficio che si addormentano durante i processi capitali, ai testimoni corrotti che mentono contro l'imputato, alle confessioni estorte con la violenza dalla polizia, alle giurie razziste, si aggiunge una grossa collaborazione ad uccidere gli innocenti fornita direttamente dal sistema giudiziario in sé e per sé, che non ammettendo i propri errori e limiti, continua ad applicare la pena di morte in modo assolutamente ingiusto e raccapricciante.
Bangladesh. Trenta condanne a morte nei Tribunali per i Processi veloci.
Le speciali corti 'per i processi veloci' istituite in Bangladesh nell'ottobre del 2002 hanno fino ad ora inflitto 30 condanne a morte, 26 condanne a vita e 70 condanne ad altre pene detentive.
Bangladesh. Condannato a morte per lo sfregio della moglie bambina.
Un uomo - di cui non si conosce il nome - è stato condannato a morte per impiccagione nel Bangladesh per aver sfregiato la moglie di nove anni gettandole sul capo dell'acido che l'ha resa parzialmente calva e cieca. La moglie, sposata senza il consenso dei genitori di lei, non voleva andare a vivere con lui. Nello scorso anno in Bangladesh si sono registrati 315 attacchi con acido contro donne e bambine.
Indonesia. Malcelata soddisfazione dei politici australiani per la condanna a morte di Amrozi.
La straordinaria escalation di attentati dinamitardi che si è avuta dopo lo scatenamento della "guerra al terrore" da parte di George Bush contribuisce a minare il rispetto per i diritti umani in tutto il mondo e ad eccitare gli animi alla vendetta e alla violenza. In questo contesto riprende quota il sostegno alla pena di morte anche in regioni in cui il problema sembrava ormai definitivamente superato. Il 7 agosto è stato condannato a morte in Indonesia Amrozi bin Nurhasyim, detto l'assassino sorridente, reo confesso di partecipazione all'attentato dinamitardo nell'isola di Bali dell'ottobre 2002 che fece 202 morti tra cui 88 cittadini australiani. Sia la maggioranza che l'opposizione parlamentare australiane hanno evitato di criticare la sentenza di morte. Anzi il Primo ministro John Howard ha dichiarato di essere favorevole ad un dibattito sul ripristino della pena di morte, abolita in Australia nel 1985. La presa di posizione di Howard ha sollevato accese polemiche. Peraltro un sondaggio ha successivamente rivelato che il 70 % degli australiani avrebbero preferito, alla pena di morte, una condanna a vita per Amrozi. Costui si appresta a morire da martire incitando gli islamici ad ulteriori attentati.
Iran. Condannato a quattro anni il professor Aghajari.
Il professore universitario Hashem Aghajari, oppositore moderato al regime clericale iraniano e vicino alle posizioni del Presidente Kathami, era stato condannato a morte per blasfemia nel novembre 2002. La sua sentenza era stata annullata a furor di popolo nel febbraio scorso (v. n. 104). Il 26 aprile Aghajari è stato condannato a 4 anni di carcere e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. La pena accessoria di 74 frustate è caduta. La sentenza è stata comunicata all'interessato il 9 giugno ma resa di pubblico dominio il 13 luglio a causa dei moti studenteschi verificatisi in giugno in Iran.
Nigeria. Minacciato un bagno di sangue in difesa della pena di morte.
Il presidente della federazione nigeriana Olosegun Obasanjo nell'ultimo anno si è mosso sempre con estrema prudenza in risposta agli appelli internazionali in favore di Amina Lawal, condannata a morte per lapidazione da una corte islamica, e il caso di Amina resta praticamente congelato. Ex perseguitato politico e uomo di larghe vedute, Obasanjo è favorevole all'abolizione della pena di morte nel suo paese ma deve fare i conti con la forte resistenza degli stati islamici del nord della federazione. All'inizio di luglio sia Obasanjo che il presidente del Parlamento federale, Alhaji Aminu Bello Masari, hanno manifestato l'intenzione di avviare un dibattito parlamentare che porti all'abolizione della pena di morte nel paese, quale logica conseguenza della moratoria delle esecuzioni in atto da quattro anni. Immediate e virulente sono state le reazioni dei leader islamici nigeriani che hanno minacciato la guerra civile se verrà toccata la pena di morte che è una componente fondamentale della legge coranica della Sharia. Tali minacce sono purtroppo estremamente credibili. Il presidente del Consiglio nazionale Nigeriano della Sharia Ibrahim Datti Ahmad ha dichiarato: "Anche negli Stati Uniti in cui è presidente Bush la gente viene ancora giustiziata se commette crimini passibili di morte. Perché gli agenti dell'imperialismo federale portano questo attacco ai Nigeriani di fede islamica?". Datti ha aggiunto che anche se verrà abolita la pena di morte le sentenze capitali continueranno ad essere irrogate negli stati islamici della Nigeria.
Pakistan. Una sentenza di morte per blasfemia.
Il 6 luglio Chaudary Bashir, un uomo di 60 anni, è stato condannato a morte per blasfemia nella provincia del Punjab in Pakistan. L'uomo era stato accusato da un chierico nel 2001 di predicare una personale versione dell'Islam e di attribuirsi lo stesso status del profeta Maometto.
Ruanda. 11 condanne capitali per genocidio.
Il 1° agosto una corte ruandese ha condannato 11 uomini alla pena capitale in relazione al genocidio del 1994 in cui furono uccise oltre 800 mila persone tra Tutsi e Huto moderati. Nello stesso processo vi sono state 73 condanne a vita, 21 condanne ad altre pene detentive e 37 assoluzioni. Le autorità hanno dichiarato che finora sono state processate da corti ordinarie per crimini connessi col genocidio 6500 persone di cui 700 sono state condannate a morte. Circa 100 mila prigionieri sono in attesa di giudizio. Solo 23 esecuzioni sono state eseguite negli anni passati. I condannati a morte sperano negli appelli o nella grazia del presidente Paul Kagame. I responsabili del genocidio dovevano essere perseguiti dal Tribunale Internazionale per il Ruanda istituito dalle Nazioni Unite nel 1994. Questo tribunale finora è riuscito ad incriminare solo poche persone. Sembra che il 15 settembre l'accusatrice Carla Del Ponte, impegnata anche nel Tribunale Internazionale per la ex Iugoslavia, verrà sostituita.
Questo numero è stato chiuso il 15 Agosto 2003