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Timestamp: 2019-06-26 16:16:47+00:00
Document Index: 44991005

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T.A.R. Toscana, Sezione prima, sentenza 30 maggio 2016 n. 931. La chiusura di un ufficio postale non si giustifica per l'economicità della gestione senza tutelare ragioni di coesione sociale. - Sdanganelli & Associati Privacy Policy
T.A.R. Toscana, Sezione prima, sentenza 30 maggio 2016 n. 931. Presidente: Massari; relatore: Bellucci
Con nota del 4 febbraio 2015, Poste Italiane s.p.a. ha comunicato al Comune di Pontedera la chiusura dell’ufficio postale di Treggiaia, con decorrenza dal 13 aprile 2015, deducendo la necessità “di adeguare l’offerta di Poste Italiane all’effettiva domanda dei servizi postali nel territorio comunale”.
Avverso tale atto è insorto il Comune ricorrente che ne ha chiesto l’annullamento deducendo:
1. Violazione del contratto di programma 2009/2011 tra Ministero dello Sviluppo Economico e Poste Italiane s.p.a. Omessa dimostrazione della situazione di disequilibrio economico dell’ufficio interessato. Ingiustizia manifesta. Eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria.
2. Violazione dell’art. 3 della l. n. 241/1990 e del contratto di programma 2009/2011 tra Ministero dello Sviluppo Economico e Poste Italiane s.p.a.; omesso interpello del Comune al fine di richiedere un sostegno economico. Difetto assoluto di motivazione e di istruttoria.
3. Violazione dell’art. 3, co. 1 e 8, d.lgs. n. 261/1999 e della direttiva 96/67/CE. Violazione del principio di ragionevolezza e uguaglianza. Vizio di motivazione.
4. Violazione del d.m. 7.10.2008 e della delibera n. 342/14/CONS dell’AGCOM. Eccesso di potere nell’individuazione dei criteri di distribuzione territoriale degli uffici postali. Ingiustizia manifesta. Vizio di motivazione.
Successivamente è pervenuta al Comune la nota del 2 luglio 2015, con cui la società resistente, facendo riferimento alla precedente comunicazione oggetto dell’atto introduttivo del giudizio, ha confermato il precedente provvedimento di chiusura dell’ufficio postale, in asserita ottemperanza all’art. 2, comma 6, del vigente Contratto di programma 2009-2011, a decorrere dal 7.9.2015.
L’atto in questione è stato impugnato con i motivi aggiunti, riproducendo le censure già proposte con l’atto introduttivo del giudizio.
Con ordinanza n. 686 dell’8 ottobre 2015 veniva accolta l’istanza incidentale di sospensione degli atti impugnati.
Alla pubblica udienza del 20 aprile 2016 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.
1. Il Comune di Pontedera, agendo quale ente esponenziale degli interessi della collettività, impugna il provvedimento in epigrafe con cui Poste Italiane S.p.A., in considerazione dell’asserita necessità di adeguare la propria offerta “all’effettiva domanda dei servizi postali nel territorio comunale”, preannunciava la chiusura dell’ufficio postale di Treggiaia, con decorrenza dal 13 aprile 2015.
1.1. Con i motivi aggiunti successivamente depositati viene contestato anche il provvedimento di cui alla nota del 2 luglio 2015, con cui la società resistente, facendo riferimento alla precedente comunicazione oggetto dell’atto introduttivo del giudizio, confermava il proprio intendimento di chiusura dell’ufficio postale in questione.
A sostegno dell’attrazione della controversia de qua nel perimetro giurisdizionale esclusivo del giudice amministrativo possono altresì “essere utilmente invocati, in via analogica, gli artt. 1 ss. del d.lgs. 20 dicembre 2009, n. 198 (Attuazione dell’articolo 4 della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ricorso per l’efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici), i quali, ugualmente affidandone la cognizione al giudice amministrativo in sede esclusiva (art. 1, comma 7), delineano un rimedio i cui connotati tipologici presentano strette affinità con quelli caratterizzanti l’azione esercitata con il ricorso in esame, ovvero:
– la finalizzazione al ripristino della corretta erogazione del servizio pubblico interessato (art. 1, comma 1);
– la valenza rappresentativa ed esponenziale – equiparabile a quella di una associazione o comitato (art. 1, comma 4) – del Comune ricorrente, titolare “mediato” degli interessi giuridicamente rilevanti ed omogenei degli utenti residenti nel relativo territorio;
– la veste di concessionario del servizio pubblico postale della società evocata in giudizio (art. 1, comma 1);
– la derivazione, dall’atto impugnato, di una lesione diretta, concreta ed attuale degli interessi degli utenti del servizio postale, identificabile nelle nuove e più gravose condizioni di accesso al servizio medesimo conseguenti alla soppressione degli uffici con lo stesso disposta” (TAR Campania, Salerno n. 530/2013 cit.).
2.2. In ordine all’ulteriore profilo di inammissibilità invocato dalla resistente, è sufficiente rilevare che il ricorso è sorretto da censure che involgono autonomamente l’atto impugnato e, quanto agli atti presupposti, essi vengono evocati dal Comune ricorrente non per contestarli, bensì proprio al fine di dimostrarne l’omessa applicazione al caso di specie.
In questa sede, sia sufficiente ricordare che la disciplina comunitaria (direttiva 97/67/CE) e quella nazionale assegnano particolare rilievo alle esigenze degli utenti del servizio universale, evidenziando l’obbligo del gestore di “garantire il rispetto delle esigenze essenziali”, di “offrire agli utenti, in condizioni analoghe, un trattamento identico”, di “evolvere in funzione del contesto tecnico, economico e sociale, nonché delle esigenze dell’utenza”, nonché di svolgere “un ruolo fondamentale nella funzione di coesione sociale ed economica sul territorio nazionale”, allo scopo prevedendo la possibilità del concorrente finanziamento pubblico degli oneri per la fornitura del servizio universale (art. 3 d.lgs. n. 261/1999).
Alla luce delle considerazioni sopra riportate, la giurisprudenza ha variamente interpretato la facoltà di Poste Italiane di procedere alla chiusura degli uffici postali “nell’ottica del contenimento dei costi del servizio universale”, affermando: che la chiusura di un ufficio postale non può essere disposta solo per ragioni di carattere economico, senza considerare il criterio di distribuzione degli uffici postali di cui all’art. 3, d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261 e, soprattutto, senza ponderare il pregiudizio alle esigenze degli utenti derivante dalla chiusura dell’ufficio individuando valide soluzioni alternative, a tutela della coesione sociale e territoriale (Consiglio di Stato sez. III, 6 giugno 2014 n. 2873; id., sez. III, 27 maggio 2014 n. 2720); che è illegittimo, per difetto di motivazione, il provvedimento di chiusura permanente di un ufficio postale, che faccia generico riferimento ad un “piano di efficientamento volto all’adeguamento dell’offerta all’effettiva domanda dei servizi postali in tutti i Comuni del territorio nazionale in ragione del comprovato disequilibrio economico di cui alla erogazione del servizio postale universale”, atteso che tale motivazione risulta disancorata da qualunque esplicitazione di fatti riferibili al caso di specie, tanto da ridursi ad una mera clausola di stile, replicabile in maniera identica in qualunque situazione (T.A.R. Sardegna, sez. I, 16 ottobre 2015, n. 1068).
Quanto a tale ultimo profilo è sufficiente la lettura della nota di Poste Italiane in data 27 aprile 2015 da cui si evince che la stessa Amministrazione “ha avviato un più ampio processo di dialogo con le Istituzioni Locali per l’analisi di dettaglio dei territori in relazione agli interventi di attuazione del Piano” conseguendone che “a valle di questo confronto Azienda-Istituzioni Locali durante il quale sarà approfondito il tema della presenza territoriale di Poste Italiane, verrà concretamente avviato… il Piano di razionalizzazione e di efficientamento”.
5.1. Le spese del giudizio seguono la soccombenza come in dispositivo liquidate.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi in motivazione precisati.
Condanna Poste Italiane s.p.a. al pagamento, a favore del ricorrente, delle spese di giudizio che si liquidano in € 3.000,00, oltre accessori di legge.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2016 con l’intervento dei magistrati:
Bernardo Massari, Presidente FF
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