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Corte di Cassazione, sezione I civile, sentenza 9 febbraio 2017, n. 3463 - Renato D'Isa
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Anche in assenza di una espressa previsione nell’articolo 183 della legge fallimentare il termine per l’opposizione al decreto di omologazione del concordato preventivo è di 30 giorni
sentenza 9 febbraio 2017, n. 3463
sul ricorso 16643-2012 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;
(OMISSIS) S.A.S. (OMISSIS), in persona dei legali rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta procura in calce al controricorso e ricorso incidentale;
avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositato il 28/05/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 09/11/2016 dal Consigliere Dott. RENATO BERNABAI;
udito, per la controricorrente, l’Avvocato (OMISSIS), con delega avv. (OMISSIS), che si riporta;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SOLDI Anna Maria, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso principale, rigetto dell’incidentale.
Con ricorso depositato il 10 giugno 2010 la (OMISSIS) s.a.s. (OMISSIS) chiedeva di essere ammessa alla procedura di concordato preventivo. Dopo il conforme provvedimento del Tribunale di Monza, la proposta veniva approvata dai creditori, con il voto negativo dell’Agenzia delle Entrate, che proponeva opposizione all’omologazione, motivata con l’assenza di alcun riferimento all’obbligazione tributaria pendente, come pure di una transazione fiscale; oltre che con l’omessa indicazione del debito erariale dei soci illimitatamente responsabili.
Con decreto in data 6 aprile 2011 il Tribunale di Monza omologava il concordato, motivando che l’opposizione dell’Agenzia delle Entrate, limitata alle sole pretese vantate nei confronti dei soci accomandatari, era infondata, data la natura personale del debito a carico dei soci, e non della societa’ – estraneo quindi all’esdebitazione.
Il successivo reclamo dell’Agenzia delle Entrate era dichiarato inammissibile, per tardivita’, dalla Corte d’appello di Milano, con decreto 28 maggio 2012.
La corte territoriale motivava che il termine per l’impugnazione, pur in assenza di espressa previsione nella L. Fall., articolo 183, doveva intendersi di 30 giorni, in analogia con quanto disposto dalla L. Fall., articolo 18; e nella specie era decorso, dal momento che il reclamo era stato proposto in data 25 maggio 2011 nei confronti di un decreto di omologazione pubblicato nel Registro delle imprese il 6 aprile 2011.
Avverso il provvedimento, non notificato, l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione, articolato in due motivi e notificato il 27 giugno 2012.
1) la violazione della L. Fall., articolo 183, articoli 739 c.p.c. e segg., non potendosi applicare in via analogica la regola prevista dalla L. Fall., articolo 131 in ordine al concordato fallimentare: con la conseguenza che dovesse farsi riferimento alle regole proprie dei procedimenti in camera di consiglio e ritenere tempestivo il reclamo proposto entro il termine lungo di cui all’articolo 327 c.p.c., in assenza di notificazione del decreto del Tribunale di Monza;
2) l’omessa rimessione in termini per la proposizione del reclamo, in applicazione del principio dell’errore scusabile, ex articolo 153 c.p.c., comma 2, dato il contrasto giurisprudenziale, sul punto, nei precedenti arresti di legittimita’.
La (OMISSIS) s.a.s. resisteva con controricorso, ulteriormente illustrato con memoria ex articolo 378 c.p.c., e proponeva a sua volta ricorso incidentale sull’omessa condanna alla rifusione delle spese di giudizio ed al risarcimento dei danni da responsabilita’ aggravata, ai sensi dell’articolo 96 c.p.c..
All’udienza del 9 novembre 2016 il Procuratore generale e i difensori precisavano le rispettive conclusioni come da verbale, in epigrafe riportate.
La censura avverso la statuizione di tardivita’ del reclamo e’ fondata, con le precisazioni di cui appresso.
La L. Fall., articolo 183, nel testo introdotto dal Decreto Legislativo n. 169 del 2007, dispone che contro il decreto del tribunale che ha provveduto sull’omologazione del concordato preventivo, accordandola o negandola, “puo’ essere proposto reclamo alla corte dÃƒÆ’Ã†’Ãƒâ€šÃ‚Â­ appello, la quale pronuncia in camera di consiglio”.
Il comma 2 prevede, poi, che “con lo stesso reclamo e’ impugnabile la sentenza dichiarativa di fallimento, contestualmente emessa a norma dell’articolo 180, comma 7”.
Spiega la Relazione al cit. D.Lgs., che la norma – che sostituisce l’articolo 183 (testo originario), con inserimento della previsione del reclamo alla corte di appello avverso sia il decreto, sia l’eventuale sentenza di fallimento emessi all’esito del giudizio di omologazione – serve a chiarire e razionalizzare il regime dei relativi gravami, nel rispetto dei principi del giusto processo.
Nel silenzio della norma, si deve ritenere, quindi, che il termine per la proposizione del reclamo sia di trenta giorni, alla luce del richiamo contenuto nella Relazione al giusto processo e soprattutto del rilievo che la L. Fall., articolo 183, comma 2 prescrive che con lo stesso reclamo e’ altresi’ impugnabile la sentenza dichiarativa di fallimento, contestualmente emessa a norma dell’articolo 180, comma 7: reclamo, che ha preso il posto dell’appello nel novellato L. Fall., articolo 18 e che, per l’appunto, e’ soggetto al termine di trenta giorni (cosi’ come il reclamo in tema di concordato fallimentare ai sensi della L. Fall., articolo 131).
La circostanza che con il medesimo atto possano essere impugnati due distinti provvedimenti – di cui uno entro il termine specificato dalla L. Fall., articolo 18 – impone, per un’evidente lettura costituzionalmente orientata della disciplina, di ritenere applicabile tale termine anche all’impugnazione del solo decreto di omologazione, o di diniego di omologazione: non potendo esso mutare a seconda del contenuto del provvedimento impugnato e dell’eventualita’ che, contestualmente al diniego di omologazione, venga pronunciata, o no (ad esempio perche’ non vi siano istanze di creditori), una separata sentenza di fallimento.
Se sul termine di 30 giorni non vi sono sostanziale dissensi nella giurisprudenza di legittimita’ (Cass., sez.1, 20 settembre 2013 n. 21.606; Cass., sez.1, 19 marzo 2012 n.4304) e si puo’ quindi condividere la tesi esposta dalla corte territoriale, non appare invece esatto il riferimento al dies a quo costituito dall’iscrizione nel Registro delle imprese del decreto, in analogia con quanto disposto dall’art.18 legge fallimentare.
La similitudine tra le due fattispecie, presupposto per il ricorso all’analogia, e’ infatti solo apparente, in parte qua, dal momento che la parte che si oppone all’omologazione del concordato preventivo e’ soggettivamente individuata ed il termine nei suoi confronti decorre quindi dalla notificazione del provvedimento, secondo le regole generali; a differenza che per il reclamo avverso la sentenza di fallimento, che puo’ essere proposto, genericamente, da qualunque interessato: onde, la pubblicazione nel Registro delle imprese costituisce l’unica pubblicita’ idonea a portare a conoscenza della generalita’ dei soggetti la sentenza dichiarativa di fallimento.
Restano assorbiti gli ulteriori motivi del ricorso principale ed il ricorso incidentale.
Il decreto deve essere dunque cassato con rinvio alla Corte d’appello di Milano per un nuovo giudizio ed anche per il regolamento delle spese della presente fase di legittimita’.
– Accoglie il primo motivo del ricorso principale, cassa il decreto impugnato, con rinvio alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, anche per il regolamento delle spese della fase di legittimita’
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