Source: http://www.camera.it/leg17/522?tema=gli_interventi_in_materia_ambientale
Timestamp: 2019-03-22 18:20:58+00:00
Document Index: 162957285

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 180', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 35', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 46', 'art. 34', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 194', 'art. 194', 'e contrario', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 41', 'art. 19', 'art. 25', 'art. 10', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 43', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 219', 'art. 41', 'art. 185', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 34']

La citata norma contenuta nell'art. 29 della direttiva è stata recepita nell'ordinamento nazionale con l'art. 180, comma 1-bis, del D.Lgs. 152/2006, che ha altresì previsto che il Ministero dell'ambiente presenti alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, a decorrere dal 2013, una relazione recante l'aggiornamento del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e contenente anche l'indicazione dei risultati raggiunti e delle eventuali criticità registrate nel perseguimento degli obiettivi di prevenzione dei rifiuti. In attuazione di tale disposizione, il Ministero dell'ambiente ha presentato le relazioni recanti l'aggiornamento del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti aggiornate al 2014, 2015 e 2016 (Doc. CCXXIV).
La prevenzione dei rifiuti rappresentava una delle finalità perseguite dal pacchetto di misure sull'economia circolare, adottato dalla Commissione europea nel luglio 2014, al cui interno, in particolare, era contenuta la comunicazione "Verso un'economia circolare: un programma a zero rifiuti per l'Europa" (COM(2014)398), su cui la Commissione Ambiente del Senato ha approvato, nella seduta del 19 novembre 2014, la risoluzione Doc. Senato XVIII, n. 80.
Nel corso del processo di elaborazione del nuovo pacchetto sull'economia circolare, il 25 giugno 2015 la Commissione europea ha organizzato una consultazione pubblica, nell'ambito della quale la 13a Commissione (Territorio, ambiente e beni ambientali) del Senato ha inviato alla Commissione europea la risoluzione Doc. Senato XXIV n. 51, approvata il 30 luglio 2015, a conclusione dell'esame assegnato in materia di rifiuti (Atto n. 580).
Tale nuovo pacchetto (i cui contenuti sono sintetizzati nel comunicato stampa della Commissione UE del 2 dicembre 2015) è composto dalla comunicazione "L'anello mancante - Piano d'azione dell'Unione europea per l'economia circolare" (COM(2015) 614 fin), con annesso cronoprogramma, accompagnata da proposte legislative per la revisione delle seguenti direttive europee:
direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE – proposta COM(2015) 595;
direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio 1994/62/CE – proposta COM(2015) 596;
direttive sui rifiuti da apparecchiature elettriche e ed elettroniche, pile, accumulatori e veicoli fuori uso (direttive 2012/19/UE, 2006/66/CE e 2000/53/CE – proposta COM(2015) 593;
direttiva sulle discariche 1999/31/CE – proposta COM(2015) 594.
Le Commissioni VIII e 13a di Camera e Senato hanno svolto numerose audizioni nel corso dell'esame del pacchetto sull'economia circolare. In particolare la 13a Commissione (Ambiente) del Senato ha effettuato una consultazione pubblica, terminata con l'approvazione, nella seduta del 14 giugno 2016, della risoluzione Doc. Senato XVIII, n. 134. L'esame dell'VIII Commissione (Ambiente) della Camera si è invece concluso nella seduta del 20 dicembre 2016, con l'approvazione di una serie di pareri sugli atti del pacchetto.
Ulteriori audizioni sono state svolte dalla 13a Commissione del Senato sulla comunicazione "Il ruolo della termovalorizzazione nell'economia circolare" (COM (2017) 34 def.) nonché sulla relazione della Commissione europea sull'attuazione del piano d'azione per l'economia circolare (COM (2017) 33 definitivo). Successivamente, la Commissione Ambiente del Senato ha approvato la risoluzione 7-00336.
Vista la complessità e la rilevanza dell'economia circolare sul "Sistema Paese", il Ministero dell'ambiente ha avviato, nel mese di giugno 2017, una consultazione pubblica sul tema per elaborare un documento condiviso e partecipato. A tal fine il Ministero ha pubblicato il documento "Verso un modello di economia circolare per l'Italia" che ha l'obiettivo di fornire un inquadramento generale sull'economia circolare e di sviluppare una strategia italiana in materia. Su tale documento si è svolta l'audizione del Ministro dell'ambiente presso le Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) nel corso della seduta del 28 novembre 2017.
La tematica "rifiuti zero" è stata altresì oggetto di un disegno di legge di iniziativa popolare (Atto Camera n. 1647) che è stato esaminato dalla Commissione Ambiente della Camera, senza tuttavia giungere all'approvazione.
In linea con gli obiettivi enunciati dal Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (PNPR) e, a livello europeo, dal pacchetto sull'economia circolare, il Parlamento ha approvato la legge 19 agosto 2016, n. 166, con cui sono state dettate disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi.
Tra gli obiettivi della legge figurano infatti quello di contribuire alla limitazione degli impatti negativi sull'ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti, e quello di contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal PNPR e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (PINPAS) previsto dal medesimo PNPR, nonché alla riduzione della quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica.
Per tali finalità la legge (che è stata modificata in più punti dal comma 208 dell'art. 1 della L. 205/2017) prevede, tra l'altro, misure preventive (anche di carattere finanziario) in materia di riduzione degli sprechi e la riduzione dei rifiuti alimentari; la distribuzione di articoli e accessori di abbigliamento usati a fini di solidarietà sociale; nonchè disposizioni in materia di cessione gratuita di derrate alimentari, di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale. Sono altresì previste riduzioni della tariffa relativa alla tassa sui rifiuti per le utenze non domestiche che producono o distribuiscono beni alimentari, e che a titolo gratuito cedono tali beni alimentari agli indigenti e alle persone in maggiori condizioni di bisogno ovvero per l'alimentazione animale.
Con il D.M. 3 gennaio 2017, in attuazione della legge 166/2016, sono state dettate disposizioni concernenti le modalità di utilizzo del fondo nazionale contro gli sprechi. Con il successivo decreto 29 dicembre 2017 è stato definito il programma annuale contro gli sprechi per l'anno 2017, a valere sulle risorse del citato fondo.
Si segnala altresì la pubblicazione da parte dell'ISPRA, nel novembre 2017, del rapporto Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali.
il rapporto rifiuti urbani 2017, che fornisce dati relativi a produzione e raccolta differenziata dei rifiuti urbani e loro successiva gestione, nonché alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e al sistema tariffario;
il rapporto rifiuti speciali 2017, che fornisce dati relativi alla produzione e alla gestione di tali rifiuti.
Un'analisi sintetica dello stato attuale del sistema di gestione dei rifiuti e della relativa governance è stata fornita, dal Ministro dell'ambiente, in risposta alle interrogazioni 4-15605 e 4-14775.
L'istituzione dell'ARERA è stata successivamente disposta dai commi 527-530 della legge di bilancio 2018 (L. 205/2017).
Le proposte sull'economia circolare COM(2015)614, COM(2015)595, COM(2015)596, COM(2015)593, COM(2015)594
n°Es040 pubblicato il 12 gennaio 2016
Collana: Progetti di legge n°266, pubblicato il 27 gennaio 2015
Senato della Repubblica - 13ª Commissione permanente, Consultazione pubblica sull'economia circolare (maggio 2016)
AGCM, Indagine conoscitiva sul mercato dei rifiuti urbani (10 febbraio 2016)
Per una analisi sintetica di tali norme si rinvia alla scheda Collegato ambientale.
Al fine di pervenire ad un recepimento completo della direttiva 2010/75/UE e, conseguentemente, superare le censure mosse dalla Commissione europea nell'ambito del Caso EU Pilot 8978/16/ENVI (aperto proprio per notificare al Governo italiano l'incompleta attuazione della direttiva), l'art. 18 della legge europea 2017 (L. 167/2017) ha previsto, tra l'altro, una serie di modifiche alle disposizioni sugli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti contenute nel Titolo III-bis alla parte quarta del Codice ambientale e nei relativi allegati.
I commi 3, 4 e 5 definiscono le caratteristiche prestazionali (richiamando la formula di efficienza indicata dalla nota 4 del punto R1 dell'allegato C alla parte IV del Codice ambientale; tale nota è stata poi riscritta dal D.M. Ambiente n. 134/2016, recante "Regolamento concernente l'applicazione del fattore climatico CFF alla formula per l'efficienza del recupero energetico dei rifiuti negli impianti di incenerimento", pubblicato nella G.U. del 20 luglio 2016) e i parametri di funzionamento degli impianti di recupero energetico da rifiuti sia esistenti che da realizzare. In particolare viene previsto che, ove possibile, gli impianti siano autorizzati a saturazione del carico termico. I successivi commi 6 e 7 disciplinano il trattamento, in tali impianti di recupero energetico, di rifiuti provenienti da altre regioni, stabilendo che esso può avvenire solo per la disponibilità autorizzata che residua dopo il soddisfacimento del fabbisogno regionale e dietro versamento di un contributo determinato dalla Regione nella misura massima di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di provenienza extraregionale. Si prevede, inoltre, la riduzione dei termini previsti per l'espletamento delle procedure di espropriazione per pubblica utilità (comma 8) e l'applicazione del potere sostitutivo in caso di mancato rispetto dei termini fissati (dai commi 3 e 5) per la verifica degli impianti e l'adeguamento delle autorizzazioni, nonché dei nuovi termini abbreviati delle procedure autorizzative (previsti dal comma 8). Per un commento approfondito delle norme citate v. scheda relativa all'art. 35 tratta dal dossier.
Dopo il parere formulato dalla Conferenza delle Regioni nella seduta del 20 gennaio 2016, la Conferenza Stato-Regioni ha infine adottato, in data 4 febbraio 2016, il proprio parere sullo schema di decreto attuativo dell'art. 35, comma 1, del D.L. 133/2014.
In ragione del ritardo nell'emanazione del decreto attuativo, sono state svolte numerose interrogazioni parlamentari finalizzate a chiedere informazioni sull'iter del decreto medesimo (5-06942 e 3-01887 negli ultimi mesi del 2015; 4-09936, 4-12863 e 5-09431 nell'estate 2016).
Il decreto attuativo (D.P.C.M. 10 agosto 2016) è stato pubblicato nella G.U. del 5 ottobre 2016. Tale decreto provvede all'individuazione, a livello nazionale:
In ragione di tale fabbisogno viene prevista la realizzazione di 8 nuovi impianti di incenerimento sul territorio nazionale, collocati nelle seguenti regioni: Umbria (con una capacità di 130.000 t/a); Marche (190.000 t/a); Lazio (210.000 t/a); Campania (300.000 t/a); Abruzzo (120.000 t/a); Sardegna (101.000 t/a) e Sicilia (in cui sono previsti 2 impianti, con una capacità complessiva di 690.000 t/a). Viene altresì previsto il potenziamento di 70.000 t/a per gli impianti della regione Puglia e di 20.000 t/a per la Sardegna. In risposta all'interrogazione 4/12094, il Ministro dell'ambiente ha sottolineato che "con la auspicata realizzazione delle ulteriori 1,8 milioni di tonnellate di incenerimento, l'Italia raggiungerebbe una percentuale di incenerimento rispetto al rifiuto urbano prodotto pari al 26 per cento perfettamente in linea con la nuova proposta legislativa della Commissione europea".
In risposta all'interrogazione 4/03558, il Ministro dell'ambiente, nella seduta del 2 agosto 2017, ha ricordato come "l'attuale tasso di incenerimento in Italia non risulti affatto adeguato a chiudere il ciclo dei rifiuti, come evidenziato dalla Corte di giustizia europea che ha condannato l'Italia a pagare 40.000 euro al giorno fino alla realizzazione di una capacità di incenerimento aggiuntiva pari a 1.190.000 tonnellate per la sola gestione dei rifiuti in Campania (sentenza della Corte di giustizia europea, terza sezione,16 luglio 2015). L'aumento contenuto (meno di 2 milioni di tonnellate) della capacità, previsto dal predetto decreto, non ostacola in alcun modo lo sviluppo futuro delle misure di prevenzione, della raccolta differenziata né tantomeno il raggiungimento dell'obiettivo di riciclo del 2020 e degli obiettivi più ambiziosi posti dal nuovo pacchetto sull'economia circolare. Infatti, tale limitato fabbisogno residuo è stato calcolato tenendo conto esclusivamente della frazione residua del rifiuto a valle di tutte le azioni di prevenzione e di una raccolta differenziata elevatissima (tra il 65 ed il 70 per cento a seconda delle regioni), idonea a supportare anche i futuri aumenti delle percentuali di riciclo dei rifiuti urbani".
In risposta all'interrogazione 4/13745, nella seduta del 30 novembre 2017 lo stesso Ministro ha altresì evidenziato che "con la auspicata realizzazione delle ulteriori 1,8 milioni di tonnellate di incenerimento, l'Italia raggiungerebbe una percentuale di incenerimento rispetto al rifiuto urbano prodotto pari al 26 per cento, perfettamente in linea con la nuova proposta legislativa della Commissione che prevede una percentuale di riciclaggio del 65 per cento, una percentuale di discarica pari al 10 per cento e quindi implicitamente una percentuale di incenerimento pari al 25 per cento".
Occorre inoltre ricordare che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 244/2016, ha dichiarato infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate da alcune regioni nei confronti dell'art. 35 del D.L. 133/2014.
Norme in materia di inceneritori, dal punto di vista del loro assoggettamento alla c.d. ecotassa (la cui disciplina è dettata dai commi 24 e seguenti dell'art. 3 della L. 549/1995), sono contenute negli articoli 34 e 35 della legge n. 221/2015. Tali disposizioni sono infatti finalizzate, tra l'altro, ad estendere il tributo anche ai rifiuti inviati agli impianti di incenerimento senza recupero energetico e ad assoggettare al pagamento dell'ecotassa, nella misura ridotta del 20%, in ogni caso, tutti gli impianti classificati esclusivamente come impianti di smaltimento mediante incenerimento a terra.
Oltre all'intensa attività conoscitiva volta ad ottenere informazioni sull'iter e sugli effetti del decreto attuativo dell'art. 35 del D.L. 133/2014 (v. supra), si segnala la risoluzione Doc. Senato XXIV, n. 66, approvata dalla Commissione Ambiente del Senato, nella seduta del 2 novembre 2016, a conclusione dell'esame dell'Affare assegnato n. 302, sulle problematiche ambientali connesse alla realizzazione di impianti di trattamento a caldo di rifiuti, anche con riferimento agli impianti di pirogassificazione e di pirolizzazione.
Nella legge di stabilità 2014 (L. 147/2013) è stata inserita una norma che ha lo scopo di pervenire alla chiusura del contenzioso in atto a livello europeo per l'esistenza, nel territorio italiano, di numerose discariche funzionanti illegalmente e senza controllo delle autorità pubbliche (elementi in proposito sono stati forniti dal Governo in risposta all'interrogazione 5-07544).
La dotazione del fondo è aumentata di 30 milioni di euro (10 milioni per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018) dal comma 839 della legge di stabilità 2016 (L. 208/2015). Lo stesso comma 839 prevede che il Ministero dell'ambiente provveda alla pubblicazione nel sito internet istituzionale di un cronoprogramma degli interventi attuativi previsti nel piano e ad indicare progressivamente quelli effettivamente realizzati.
Le finalità del comma 113 sono state riprese dall'articolo 22 del D.L. 113/2016. I commi 1-7 di tale articolo prevedono, infatti, disposizioni volte a far confluire, nella contabilità speciale di una struttura commissariale, appositamente costituita, tutte le risorse ancora non impegnate destinate alla messa a norma delle discariche abusive oggetto della sentenza di condanna della Corte di Giustizia dell'UE del 2 dicembre 2014 (relativa alla procedura di infrazione comunitaria n. 2003/2077), al fine esplicitato nella norma di garantire la dotazione finanziaria necessaria per la realizzazione dei necessari interventi di bonifica delle discariche medesime. A tal fine, la norma prevede la revoca delle predette risorse (comma 1), disciplina il loro trasferimento nella contabilità speciale commissariale (commi 2 e 3), regola gli adempimenti del commissario straordinario (commi 5 e 6) e consente alle amministrazioni locali e regionali di contribuire alla messa a norma delle discariche con proprie risorse (comma 7). Nel corso della sua conversione in legge, il decreto è stato integrato, tra l'altro, con alcune modifiche ai commi 5 e 6, volte a rendere più stringenti e ad estendere gli adempimenti informativi del Commissario, che devono essere resi anche alle commissioni parlamentari competenti. Sempre al fine di garantire la massima trasparenza, è stata prevista la pubblicazione sul sito internet del Ministero dell'ambiente dei dati e degli elementi di informazione relativi alle attività conseguenti al contenzioso europeo in atto (comma 7-ter). Ulteriori disposizioni per il finanziamento delle bonifiche nei siti non oggetto della procedura di infrazione n. 2003/2077 sono contenute nel comma 7-bis.
Con un comunicato stampa datato 29 dicembre 2016, il Ministero dell'ambiente ha dato notizia dell'avvenuta nomina del Commissario unico per le discariche abusive, nella persona di Donato Monaco, generale di brigata del Corpo Forestale dello Stato. L'incarico è stato poi affidato (con la delibera del Consiglio dei Ministri del 24 marzo 2017, pubblicata nella G.U. n.109 del 12 maggio 2017) al generale Giuseppe Vadalà dell'Arma dei Carabinieri.
Informazioni sull'avanzamento delle opere di bonifica sono state fornite dal Ministro dell'ambiente in risposta ad alcune interrogazioni svolte nei mesi di novembre e dicembre 2016 (4-11400, 4-10851 e 4-13481), nonché in risposta ad ulteriori atti di sindacato ispettivo svolti nel corso del 2017 (2-01668 e 3-03093). In particolare il Ministro ha indicato un indirizzo internet ove reperire le informazioni di dettaglio. Tale indirizzo è stato tuttavia modificato: l'elenco delle discariche ancora oggetto di infrazione, le sanzioni comunicate dalla Commissione europea, nonché gli stati di attuazione delle bonifiche delle singole discariche sono ora disponibili nella pagina "Discariche abusive" del sito web del Ministero dell'ambiente.
Con un comunicato del 22 novembre 2017, il Ministero dell'ambiente ha reso noto che il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente, ha "disposto il commissariamento di 22 discariche abusive in sei Regioni italiane oggetto di infrazioni europee, per le quali da tempo sono scaduti i termini delle diffide" e che tali siti si aggiungono ai "51 già oggetto dell'attività commissariale, per i quali occorrono urgenti operazioni di messa in sicurezza permanente o di bonifica".
Al fine di superare le criticità interpretative derivanti dalla lettura dell'art. 6 del D.M. 27 settembre 2010, emerse successivamente alle modifiche introdotte dal D.M. 24 giugno 2015, il Ministero dell'ambiente ha emanato la circolare n. 17669 del 14 dicembre 2017.
Il termine di entrata in vigore di tale divieto è stato nuovamente prorogato dall'art. 10, comma 1, del D.L. 150/2013, fino al 31 dicembre 2014, successivamente fino al 31 dicembre 2015, dall'art. 9, comma 1, del D.L. 192/2014 (c.d. decreto milleproroghe 2015, convertito con la legge n. 11/2015), e poi fino al 29 febbraio 2016 dall'art. 8, comma 3, del D.L. 210/2015 (c.d. decreto milleproroghe 2016). Sulla norma oggetto di proroga è intervenuto l'art. 46 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (c.d. collegato ambientale), che ha previsto l'abrogazione del divieto.
Con circolare del 21 aprile 2017, n. 5672, il Ministero dell'ambiente ha affermato la non vincolatività per le imprese di tali criteri definiti dall'ISPRA e la necessità del loro recepimento con apposito decreto ministeriale (integrativo del D.M. 27 settembre 2010), in linea con quanto anticipato, nella seduta del 30 marzo 2017, in risposta all'interrogazione 5-10990. Come sottolineato dal Ministro dell'ambiente, in risposta all'interrogazione 4/16936, nella seduta del 6 ottobre 2017, i citati criteri Ispra individuano "l'IRDP quale parametro utile a garantire l'avvenuta stabilizzazione dei rifiuti biodegradabili e di conseguenza la possibilità di essere allocati in discarica".
Cassa depositi e prestiti, Obiettivo discarica zero (febbraio 2014)
Nel corso della XVII legislatura sono state emanate numerose disposizioni per disciplinare la gestione dei rifiuti in alcune regioni in cui è stato dichiarato in passato lo stato di emergenza e nelle quali permangono criticità gestionali. Per una rassegna delle misure emanate per la gestione ed il superamento delle situazioni di criticità esistenti nel territorio nazionale (Calabria, Campania, Lazio e Sicilia) si rinvia all'approfondimento Le emergenze rifiuti.
Si ricorda altresì che l'apparato sanzionatorio previsto dal cd. Codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/2006) per contrastare smaltimenti e traffici illegali di rifiuti è stato recentemente potenziato dalla legge n. 68/2015, che ha introdotto, nel codice penale, ulteriori fattispecie, aventi natura di delitto, incentrate sulla produzione di un danno all'ambiente (si rinvia, in proposito, al tema Delitti contro l'ambiente e il patrimonio culturale).
Informazioni sulla verifica dell'attuazione della legge 22 maggio 2015, n. 68, sono contenute nella relazione approvata, nella seduta del 23 febbraio 2017, dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Doc. XXIII, n. 26).
Al fine di contrastare le spedizioni transfrontaliere illegali di rifiuti, in attuazione del regolamento (UE) n. 660/2014 (che ha modificato il regolamento europeo sulle spedizioni transfrontaliere di rifiuti e previsto l'obbligo per gli Stati membri di elaborare uno o più piani di ispezione), il Ministero dell'ambiente ha emanato il D.M. 22 dicembre 2016, intitolato "Adozione del Piano nazionale delle ispezioni di stabilimenti, imprese, intermediari e commercianti in conformità dell'art. 34 della direttiva 2008/98/CE, nonché delle spedizioni di rifiuti e del relativo recupero o smaltimento" e pubblicato nella G.U. n. 7 del 10 gennaio 2017.
Per una trattazione delle norme relative alla tassazione dei rifiuti approvate nel corso della legislatura, si rinvia al tema La Tari e le altre imposte indirette.
Si segnala che la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, nella seduta del 14 febbraio 2018, ha approvato una "Relazione sull'applicazione e la riscossione della tassa sui rifiuti" (Doc. XXIII, n. 41).
Prima di tale data è intervenuto l'art. 11 del D.L. 101/2013, che ha apportato una serie di modifiche alla disciplina del SISTRI, circoscrivendo la platea dei soggetti obbligati ad aderire al sistema e fissando le norme per la specificazione dei soggetti e l'individuazione di ulteriori categorie cui applicare il sistema medesimo. L'articolo ha fissato, inoltre, i nuovi termini per l'operatività del SISTRI, dettato norme per l'applicazione delle sanzioni, per la semplificazione del sistema medesimo, nonchè norme relative ai rapporti con la società concessionaria del sistema e per l'istituzione di un tavolo tecnico di monitoraggio (successivamente istituito con il D.M. Ambiente 1 luglio 2016; alla nomina del Presidente del citato tavolo tecnico si è poi provveduto con il D.M. Ambiente 12 luglio 2016).
L'art. 14, comma 2, del D.L. 91/2014, ha previsto la semplificazione del sistema di tracciabilità dei rifiuti. Al fine di addivenire a tale semplificazione, ai sensi dell'articolo 188-bis, comma 4-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è stato emanato il D.M. 30 marzo 2016, n. 78, che tra l'altro ha abrogato il D.M. 52/2011 (cd. testo unico del SISTRI).
Ulteriori disposizioni relative al SISTRI si rinvengono nel D.L. 91/2014, che (all'art. 10, comma 12-bis) contiene una disposizione (cui è stata data attuazione con il decreto interministeriale 15 gennaio 2015) volta a consentire l'interconnessione diretta al SISTRI da parte del Corpo forestale dello Stato, al fine di contrastare le attività illecite nella gestione dei rifiuti, con particolare riferimento al territorio campano.
Degno di nota è anche il D.M. 24 aprile 2014, con cui il Ministero dell'ambiente ha dettato una serie di norme finalizzate, in particolare, a disciplinare le modalità di applicazione a regime del SISTRI per le attività di trasporto intermodale nonché a specificare le categorie di soggetti obbligati ad aderire al SISTRI.
Ulteriori norme, contenute nel comma 1135 della legge di bilancio 2018 (L. 205/2017), sono finalizzate a disciplinare i contributi SISTRI. In particolare sono dettate disposizioni per il recupero dei contributi dovuti in materia di SISTRI (nuovo art. 194-bis, commi 4-6, del Codice dell'ambiente, di cui al D.Lgs. 152/2006).
Il comma 1135 della legge di bilancio 2018 (L. 205/2017) detta disposizioni finalizzate a consentire di effettuare in formato digitale gli adempimenti relativi alle modalità di compilazione e tenuta del registro di carico e scarico e del formulario di trasporto dei rifiuti (nuovo art. 194-bis, commi 1-3, del Codice dell'ambiente).
Per quanto riguarda l'attività parlamentare di indirizzo e controllo, oltre alle numerose interrogazioni (tra cui si ricordano in particolare le interrogazioni 5-06943 e 4-13331 e 5-12144), si ricorda l'approvazione, avvenuta nella seduta del 17 giugno 2015 della Commissione VIII (Ambiente), della risoluzione 8-00119, con la quale si è impegnato il Governo a valutare una riduzione del contributo annuale di iscrizione al SISTRI nonché a fornire indicazioni operative da impartire a Consip nell'ambito delle succitate procedure per l'affidamento della nuova concessione del SISTRI.
Informazioni sul SISTRI sono state fornite periodicamente al Parlamento mediante la relazione sul funzionamento del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Doc. CCXXI). L'ultima di tali relazioni, aggiornata al 30 giugno 2017, è stata trasmessa alle Camere nel mese di agosto 2017.
Il punto sulla gestione amministrativa della "vicenda SISTRI" è stato invece fornito dalla relazione della Corte dei conti allegata alla delibera n. 4/2016/G del 7 giugno 2016.
Sul tema dell'utilizzo del CSS nei cementifici e sulle implicazioni del D.M. 22/2013 entrambi i rami del Parlamento hanno svolto un'intensa attività di indirizzo. Si ricorda, in particolare, alla Camera, l'approvazione della mozione 1-00193 (discussa congiuntamente alle mozioni nn. 1-00030, 1-00188, 1-00189, nel corso della seduta del 22 ottobre 2013) e, al Senato, nella seduta del 12 settembre 2013, della mozione n. 1-00135.
Non è invece stato emanato, a tutt'oggi, il regolamento sull'utilizzo del CSS in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale su cui l'VIII Commissione (Ambiente) della Camera ha espresso parere contrario nella seduta dell'11 febbraio 2013 (per approfondimenti si veda il fascicolo completo dell'atto del Governo n. 529 della XVI legislatura).
Con la circolare n. 15786 del 10 novembre 2017, il Ministero dell'ambiente ha fornito chiarimenti interpretativi con riferimento alla disciplina delle matrici materiali di riporto ed all'utilizzo che di tali materiali possono farsi anche in considerazione delle disposizioni introdotte dal D.P.R. 120/2017.
In attuazione di tali disposizioni il Ministero ha svolto la citata fase di consultazione ed ha trasmesso alle Camere lo schema di decreto n. 269 nel marzo 2016. Il regolamento è stato poi adottato con il D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120.
Schema di D.P.R. concernente regolamento recante disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo
Collana: Atti del Governo n°279, pubblicato il 9 marzo 2016
Al decreto n. 49 si accompagna il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27, di recepimento della direttiva 2011/65/UE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE). Gli allegati di tale decreto n. 27 sono stati modificati dal D.M. Ambiente 25 luglio 2014, emanato in attuazione delle direttive delegate 2014/69/UE, 2014/70/UE, 2014/71/UE, 2014/72/UE, 2014/73/UE, 2014/74/UE, 2014/75/UE, 2014/76/UE, che hanno modificato, adattandoli al progresso tecnico, gli allegati III e IV della direttiva 2011/65/UE, introducendo specifiche esenzioni al divieto di utilizzo del piombo e del mercurio nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. L'articolo 19 del citato decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27 è stato modificato dal D.Lgs. 15 giugno 2016, n. 124. Si segnala, altresì, l'emanazione del D.M. Ambiente 3 marzo 2017 sulla restrizione di determinate sostanze pericolose nelle AEE, che ha apportato alcune modifiche all'allegato IV del D.Lgs. 27/2014. Ulteriori disposizioni dovranno essere adottate per il recepimento della direttiva 2017/2102/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2017, recante modifica della direttiva 2011/65/UE.
Alcune puntuali modifiche al decreto n. 49 sono state apportate dal comma 4-bis dell'articolo 13 del D.L. 91/2014, che ha novellato in più punti l'articolo 10 del citato decreto legislativo, che disciplina i sistemi collettivi per la gestione dei RAEE. Le modifiche sono volte a: assicurare la libertà dell'adesione al sistema collettivo; disciplinare la forma dei contratti stipulati e lo statuto-tipo; garantire la capacità finanziaria minima e la regolarità fiscale e contributiva dei sistemi collettivi; prevedere obblighi di rappresentanza di quote di mercato.
D.M. Ambiente 31 maggio 2016, n. 121, contenente il regolamento recante modalità semplificate per lo svolgimento delle attività di ritiro gratuito da parte dei distributori di RAEE di piccolissime dimensioni, nonché requisiti tecnici per lo svolgimento del deposito preliminare alla raccolta presso i distributori e per il trasporto (attuativo dell'art. 11, commi 3 e 4, del D.Lgs. 49/2014);
D.M. Ambiente 10 giugno 2016, n. 140, con cui è stato approvato il regolamento recante criteri e modalità per favorire la progettazione e la produzione ecocompatibili di AEE (attuativo dell'art. 5, comma 1 del D.Lgs. 49/2014);
D.M. Ambiente 17 giugno 2016, che disciplina le tariffe per la copertura degli oneri derivanti dal sistema di gestione dei RAEE (attuativo dell'art. 41, comma 5, del D.Lgs. 49/2014);
D.M. Ambiente 25 luglio 2016, recante "Misure volte a promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie per il trattamento e il riciclaggio dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche" (attuativo dell'art. 19, comma 10, del D.Lgs. 49/2014);
D.M. Ambiente 9 marzo 2017, n. 68, recante "Regolamento concernente le modalità di prestazione delle garanzie finanziarie da parte dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche" (attuativo dell'art. 25, comma 1, del D.Lgs. 49/2014);
D.M. Ambiente 13 dicembre 2017, n. 235, recante "Regolamento recante approvazione dello statuto-tipo dei consorzi per la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)" (attuativo dell'art. 10, comma 3, del D.Lgs. 49/2014).
Informazioni sull'attuazione dell'art. 18, comma 4, del D.Lgs. 49/2014 (che prevede l'emanazione, da parte del Ministro dell'ambiente, di criteri e modalità tecniche di trattamento ulteriori rispetto a quelli contenuti agli allegati VII e VIII, e delle relative modalità di verifica, in conformità alle norme minime di qualità definite dalla Commissione europea), sono contenute nella risposta, fornita nella seduta del 3 marzo 2016, all'interrogazione 3-02432. Il citato comma 4 è stato modificato dal comma 122 dell'art. 1 della legge annuale per il mercato e la concorrenza (L. 124/2017) al fine, tra l'altro, di consentire l'emanazione del decreto attuativo "anche nelle more della definizione delle norme minime di qualità" definite a livello europeo.
Tra le varie disposizioni contenute nell'art. 43 si segnalano quelle volte a disciplinare la riassegnazione al Ministero dell'ambiente dei proventi derivanti dalle tariffe connesse all'attività di monitoraggio e vigilanza sui RAEE nonché alle attività svolte in materia di pile e accumulatori (tenuta del registro, vigilanza e controllo). Viene altresì stabilito che, nelle more dell'emanazione del decreto ministeriale che deve determinare criteri e modalità di trattamento dei RAEE (ulteriori rispetto a quelli fissati dalla normativa vigente contenuta nel D.Lgs. 49/2014), continuano ad applicarsi gli accordi, conclusi dal Centro di coordinamento RAEE (CdC RAEE) con le associazioni di categoria dei soggetti recuperatori, per i soggetti che vi hanno aderito. Viene inoltre chiarito, riguardo all'obbligo, per i sistemi individuali e collettivi, di dimostrare il possesso di un sistema di gestione della qualità, che il possesso delle certificazioni ISO 9001 e 14001 è alternativo alla certificazione EMAS. Tale ultima disposizione accoglie l'invito formulato dall'VIII Commissione (Ambiente) con l'approvazione, avvenuta nella seduta del 10 giugno 2015, della risoluzione n. 8-00116.
Documentazione consegnata nel corso delle audizioni nell'ambito dell'esame dello schema di d.lgs. di recepimento della direttiva 2013/56/UE
Uno dei primi provvedimenti emanati nel corso della XVII legislatura in materia di imballaggi e rifiuti di imballaggio è stato il D.M. Ambiente 22 aprile 2014, che ha specificato, con esempi illustrativi, i criteri che definiscono cosa sia o cosa non sia "imballaggio" ai sensi della normativa. Con tale decreto è stata data attuazione alla direttiva 2013/2/UE, recante modifica dell'allegato I della direttiva 94/62/UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
Con l'art. 11, comma 2-bis, del cd. decreto-legge competitività (D.L. 91/2014) è stato invece dato il via all'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista, dall'art. 2, comma 4, del D.L. 2/2012, per la commercializzazione:
Il recepimento della direttiva 2015/720/UE è stato previsto e disciplinato dalla legge di delegazione europea 2015 (L. 170/2016) che, all'art. 4, ha stabilito criteri direttivi specifici per l'esercizio della delega, per il recepimento della direttiva, concessa in virtù dell'inserimento della direttiva medesima nell'elenco di cui all'allegato B della medesima legge.
In attuazione di tale delega è stato presentato alle Camere uno schema di decreto legislativo (Atto del Governo n. 357), su cui l'VIII Commissione (Ambiente) ha espresso parere favorevole, con osservazioni, nella seduta del 20 dicembre 2016. Tale schema di decreto non è tuttavia mai stato emanato. Le disposizioni in esso contenute sono però state trasposte nell'art. 9-bis del D.L. 91/2017.
Con il D.M. 26 aprile 2013 è stato approvato lo schema-tipo dello statuto dei Consorzi costituiti per la gestione degli imballaggi. In seguito alle sentenze del Consiglio di Stato nn. 4675, 4676 e 4677 del 24 settembre 2015, che hanno annullato parzialmente il citato decreto, il Ministero dell'ambiente, di concerto con quello dello sviluppo economico, ha emanato il D.M. 24 giugno 2016 (su cui sono intervenute le correzioni apportate dal D.M. Ambiente 3 maggio 2017). Con il successivo D.M. Ambiente 23 novembre 2017 è stato approvato lo statuto del Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica (COREPLA).
Disposizioni in materia di consorzi sono contenute nella legge annuale per il mercato e la concorrenza (L. 124/2017). L'articolo 1, comma 120, di tale provvedimento ha modificato in più punti la disciplina relativa alle modalità da seguire, da parte dei produttori di imballaggi, per il riconoscimento del sistema autonomo alternativo all'adesione al CONAI (COnsorzio NAzionale Imballaggi) o a uno dei c.d. consorzi di filiera costituiti per ognuno dei materiali di imballaggio. In particolare, viene sospeso l'obbligo di corrispondere il contributo ambientale CONAI a seguito del riconoscimento del progetto di istituzione del sistema autonomo e fino al provvedimento definitivo che accerti il funzionamento o il mancato funzionamento del sistema (lettere a) e b) del comma 120).
Informazioni sull'entità del contributo sono state fornite dal Ministro dell'ambiente in risposta all'interrogazione 4/16672.
Occorre ricordare che il CONAI è stato oggetto di un'attività istruttoria dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (avviata nel luglio 2014), che si è conclusa con la deliberazione n. 25609 (pubblicata a pag. 8 del bollettino AGCM del 21 settembre 2015) che, tra le varie misure previste, ha reso obbligatori, per CONAI e COREPLA, gli impegni presentati all'Autorità da tali Consorzi, nonché la presentazione, da parte dei consorzi medesimi, di una relazione annuale dettagliata sull'attuazione degli impegni assunti, dando conto, tra l'altro, "delle eventuali istanze di riconoscimento di sistemi autonomi di gestione dei rifiuti da imballaggio in plastica speciali presentate al Ministero e dell'esito delle stesse".
Informazioni sul riconoscimento di sistemi autonomi sono state fornite dal Ministro dell'ambiente in risposta all'interrogazione 4/00916, nel corso della seduta del 3 febbraio 2017, nonché con il documento (disponibile sul sito del Ministero) preparato per l'audizione svolta nella seduta del 19 aprile 2017 presso la 13a Commissione del Senato.
Con il D.M. Ambiente 29 luglio 2016, pubblicato nella G.U. del 16 agosto 2016, è stato approvato lo schema tipo dello Statuto del Consorzio nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene.
Con il D.M. Ambiente 7 dicembre 2016 (pubblicato nella G.U. del 24 dicembre 2016) è stato invece approvato lo schema di statuto-tipo per il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati. Lo statuto del Consorzio è stato poi approvato con il D.M. Ambiente 7 novembre 2017.
Nel mese di ottobre 2017 la Commissione VIII (Ambiente) della Camera ha iniziato l'esame, senza tuttavia concluderlo, della proposta di legge n. 4502, recante "Incentivi per favorire la diffusione dei prodotti derivanti da materiale post-consumo a base plastica (plasmix e scarti non pericolosi dei processi di selezione e di recupero), nonché disposizioni concernenti la realizzazione dei veicoli".
Le finalità della citata proposta sono state riprese dai commi 96-99 della legge di bilancio 2018 (L. 205/2017) , che riconoscono un credito d'imposta del 36 per cento alle imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali derivati da plastiche miste provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi o da selezioni di rifiuti urbani residui.
La tematica del "plasmix" è stata oggetto anche di interrogazioni parlamentari. In particolare si ricorda l'interrogazione 4/07915.
L'articolo 39 del collegato ambientale (L. 221/2015) ha introdotto, in via sperimentale (per la durata di 12 mesi) e su base volontaria del singolo esercente, il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo (nuovo art. 219-bis del D.Lgs. 152/2006).
Nella seduta del 30 gennaio 2018, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha approvato la relazione sui consorzi e il mercato del riciclo, che non riguarda solamente i consorzi degli imballaggi e degli oli (minerali e vegetali), ma anche il sistema RAEE, i pneumatici ed altri soggetti.
Collana: Atti del Governo n°358, pubblicato il 5 dicembre 2016
In attuazione della direttiva 2014/87/Euratom, che modifica la direttiva 2009/71/Euratom che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari, è stato emanato il decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 137.
Riguardo al tema della localizzazione del Deposito nazionale previsto dal Titolo III del D.Lgs. n. 31/2010, presso la Camera si è svolta un'intensa attività di indirizzo e controllo, di cui vale la pena segnalare soprattutto la risoluzione n. 8-00032 e le numerose interrogazioni, in risposta alle quali il Ministro dell'ambiente ha illustrato lo stato dell'iter che dovrà portare alla pubblicazione della CNAPI (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione) e indicato i passi che restano da compiere per giungere alla localizzazione del citato Deposito (sul punto sono state svolte, nel corso del 2016, le interrogazioni nn. 4/04705, 4/10665 e 3-02449).
Si segnala che la materia dei rifiuti radioattivi è stata oggetto d'esame della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, che nella seduta del 1° ottobre 2015 ha approvato una "Relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia e sulle attività connesse" (Doc. XXIII, n. 7), nonché la relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi prodotti nelle attività sanitarie (Doc. XXIII, n. 40), approvata nella seduta del 14 febbraio 2018.
Utili elementi di informazione sono altresì contenuti nella Relazione della Corte dei conti sulla gestione della Società gestione impianti nucleari (SOGIN S.p.A.) relativa all'esercizio 2016, allegata alla Determinazione del 25 gennaio 2018, n. 7.
Ulteriori disposizioni contenute nella legge di bilancio 2018 (L. 205/2017) riguardano l'istituzione, presso il Ministero dell'ambiente, di un fondo per il finanziamento di interventi di messa in sicurezza e risanamento dei siti con presenza di rifiuti radioattivi prodotti da interventi di bonifica di installazioni industriali contaminate da sostanze radioattive a seguito di fusione accidentale di sorgenti radioattive o per il rinvenimento di sorgenti orfane (comma 536). La dotazione del fondo è pari a 15 milioni di euro (5 milioni per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020).
Un secondo intervento è stato operato dall'art. 41 della legge n. 154/2016, che ha modificato l'articolo 185 del D.Lgs. 152/2006, che disciplina i casi di esclusione dalla disciplina dei rifiuti, al fine di ampliare (mediante riscrittura della lettera f) le esclusioni previste per gli sfalci e le potature. Per un esame più approfondito delle modifiche rispetto al testo previgente del citato art. 185 e dei suoi effetti si rinvia alla scheda "Le norme in materia di rifiuti contenute nella legge n. 154/2016 (cosiddetto collegato agricolo)".
- e la decisione 2014/955/UE, la quale ha modificato la decisione 2000/532/CE relativa all'elenco europeo dei rifiuti (recepito nell'ordinamento nazionale dall'allegato D alla parte IV del D.Lgs. 152/2006) provvedendo, in particolare, alla riscrittura di tale elenco.
Camera dei deputati - Servizio studi, Commento all'art. 9 del D.L. 91/2017 (27 luglio 2017)
Con il D.M. Ambiente 13 ottobre 2016, n. 264 sono stati adottati "Criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti". Al fine di chiarirne i profili interpretativi ed operativi e consentirne un'uniforme applicazione è stata emanata la circolare 30 maggio 2017, n. 7619.
In materia si segnala, più che la disposizione introdotta al comma 8, lettera b-quater) dell'art. 14 del D.L. 91/2014 (che modifica l'articolo 188, comma 3, lettera b), del D.Lgs 152 del 2006, stabilendo che la provincia è l'unico soggetto competente anche a ricevere la documentazione relativa al trasporto transfrontaliero di rifiuti), l'adozione, con D.M. Ambiente 22 dicembre 2016, del Piano nazionale delle ispezioni di stabilimenti, imprese, intermediari e commercianti in conformità dell'art. 34 della direttiva 2008/98/UE, nonché delle spedizioni di rifiuti e del relativo recupero o smaltimento.
La tematica dell'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura è stata oggetto sia di un disegno di legge esaminato ma non approvato dalla Commissione Ambiente del Senato (Atto Senato n. 2323), sia di una proposta di risoluzione da parte della Commissione Ambiente della Camera (n. 7-00925). Nel corso dell'esame di tali provvedimenti le Commissioni hanno svolto numerose audizioni.
La materia è stata altresì oggetto di una serie di interrogazioni. In particolare, in risposta all'interrogazione 4/13953, il Ministro dell'ambiente ha fornito una ricostruzione della normativa e delle principali criticità, mentre nello svolgimento dell'interrogazione 5/12891 è stato trattato il tema della presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nei fanghi da utilizzare in agricoltura.
L'articolo 30 del c.d. collegato ambientale (L. 221/2015) ha previsto, per i produttori iniziali o i detentori dei rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi che non provvedono al loro trattamento, un obbligo di consegna a determinati soggetti e ha stabilito, altresì, che non si applica alla raccolta e al trasporto di tali rifiuti il regime semplificato che, di regola, vige per il trasporto di rifiuti effettuato dai soggetti abilitati allo svolgimento delle medesima attività in forma ambulante.
In attuazione di tali disposizioni è stato emanato il D.M. Ambiente 1 febbraio 2018, recante "Modalità semplificate relative agli adempimenti per l'esercizio delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi di metalli ferrosi e non ferrosi".
A tale norma è stata data attuazione con il D.P.C.M. 7 marzo 2016.
A fronte del ripetersi di episodi di incendi in impianti di trattamento di rifiuti, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha svolto un approfondimento d'inchiesta al termine del quale ha approvato, nella seduta del 17 gennaio 2018, una Relazione sul fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti.
Il tema è stato oggetto anche di alcuni atti di sindacato ispettivo svolti dalla Commissione VIII (Ambiente) della Camera. Si ricordano le interrogazioni 5/12146 e 4/16260.
Nella legge di bilancio 2018 (L. 205/2017) sono contenute numerose disposizioni in tema di rifiuti.