Source: https://www.dirittiregionali.it/2011/04/20/corte-cost-n-1222011-tutela-della-igiene-e-della-sanita-ricerca-scientifica-e-principi-di-coordinamento-della-finanza-pubblica-attraverso-la-disciplina-degli-i-z-s-la-corte-ordina-le-competen/
Timestamp: 2018-07-19 18:49:47+00:00
Document Index: 50056931

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 117', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 117']

[Corte cost., n. 122/2011] Tutela dell'igiene e della sanità, ricerca scientifica e principi di coordinamento della finanza pubblica: attraverso la disciplina degli I.Z.S. la Corte ordina le competenze Stato-Regioni - Diritti Regionali
/ Archivio (2011-2015) / [Corte cost., n. 122/2011] Tutela dell’igiene e della sanità, ricerca scientifica e principi di coordinamento della finanza pubblica: attraverso la disciplina degli I.Z.S. la Corte ordina le competenze Stato-Regioni
Lo Stato ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, co. 4, 3, co. 4, 4, co. 2, e 5, co. 1 e 4, della legge della regione Abruzzo, 5 maggio 2010, n. 13 (“Funzionamento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, G. Caporale di Teramo“) emanata a seguito del Protocollo d’intesa dell’11 dicembre 2009, stipulato tra il Ministero della salute e le Regioni Abruzzo e Molise.
Secondo il ricorrente tali disposizioni sarebbero infatti in contrasto con i principi fondamentali contenuti nel d.lgs. 270/1993 (“Riordinamento degli istituti zooprofilattici sperimentali, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera h, della legge 23 ottobre 1992, n. 421”) nonché con l’art. 3 ter, l. 502/1992 (“Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421”) relativamente ad una materia (i.e. la “tutela della salute”) ricavata nell’alveo della competenza legislativa concorrente, ex art. 117, co. 3, Cost. Al di fuori della medesima competenza – in ordine ai principi di coordinamento della finanza pubblica, in specie dettati dall’art. 16, l. 196/2009 (“Legge di contabilità e finanza pubblica”) – si porrebbe altresì l’art. 3, co. 4.
In base a tali premesse, la Corte intanto rileva come gli I.Z.S. operano non soltanto nel campo della tutela dell’igiene e della sanità, ma anche della ricerca sperimentale scientifica – che è ugualmente materia di competenza concorrente – alla quale inerisce la finalità della «protezione e tutela degli animali impiegati a fini scientifici e sperimentali» propria di tali istituti. Ai sensi della giurisprudenza costituzionale più recente «mentre non vi è dubbio che spetti allo Stato la determinazione dei programmi della ricerca scientifica a livello nazionale ed internazionale» non si deve escludere, invece, che le Regioni possano svolgere autonomamente una propria attività sui «singoli progetti dei quali ogni regione abbia assunto, specificamente, la responsabilità della realizzazione» (cfr. Corte cost., sent. 422/2006). Pertanto la Corte ritiene le questioni relative ai commi 1 e 4 dell’art. 5 – aventi ad oggetto i compiti e le funzioni degli organi dell’I.Z.S. ed impugnati sul presupposto che il loro contenuto derogasse ai principi previsti dall’art. 3, d.lgs. 270/1993, in merito alle funzioni di indirizzo, di verifica, di gestione e di controllo attribuite, rispettivamente, al Consiglio di amministrazione, al direttore generale e al collegio dei revisori, nonché alla necessaria separazione tra le stesse – non siano fondate.
Ciò posto, la Corte assume però la fondatezza della censura relativa all’art. 3, co. 4, della legge regionale. Tale disposizione individua, quale componente ministeriale del collegio dei revisori dell’Istituto, un rappresentante del Ministero della salute in luogo di un rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze; e ciò diversamente da quanto disposto dal legislatore statale con il principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica fissato nell’art. 16, l. 196/2009, che ha individuato come necessaria, negli organi collegiali di revisione contabile delle amministrazioni pubbliche, la presenza di un rappresentante del Ministero dell’economia, al fine di dare attuazione alle prioritarie esigenze di controllo e di monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica. Già nella sentenza 370/2010, la Corte rilevava come l’attività svolta dai servizi ispettivi di finanza pubblica spettasse allo Stato – in quanto propedeutica all’esercizio della funzione di coordinamento della finanza pubblica – di conseguenza attribuendo al Ministero dell’economia e delle finanze il compito di acquisire ogni utile informazione allo scopo di assicurare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica (in tal senso l’art. 28, co. 1, l. 289/2002). È in tal senso che il summenzionato art. 16 si pone, dunque, come vera e propria norma di principio, che stabilisce una specifica modalità di concretizzazione della finalità di coordinamento della finanza pubblica.
Per le stesse ragioni la Corte accoglie la censura relativa all’art. 4, co. 2, nella parte in cui stabilisce che il Ministro della salute provveda ad individuare ulteriori modalità di finanziamento per assicurare che «l’Istituto possa assolvere ai compiti nazionali e internazionali, svolti per il Ministero e per le Regioni»; prevedendo forme di finanziamento statale per compiti anche di matrice regionale, essa è infatti costituzionalmente illegittima per contrasto con l’art. 117, co. 3, Cost., in quanto viola un principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica.