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Timestamp: 2019-12-06 06:16:42+00:00
Document Index: 137596417

Matched Legal Cases: ['art. 180', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 268', 'art. 184', 'art. 107', 'sentenza ']

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A cura dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Firenze
1. Fase introduttiva ed udienza ex art. 180 c.p.c. - 2. Fissazione delle udienze e rinvii per trattative - 3. Adempimenti connessi alla fissazione dell’udienza di trattazione prevista dall’art. 183 c.p.c. - 4. Memorie ex art. 183 cod. proc. civ. - 5. Proposte sugli adempimenti relativi alle istanze istruttorie ed alla loro ammissione - 6. Spunti problematici di dottrina e giurisprudenza ai fini dell’individuazione di una prassi uniforme - 6.1. Proposizione di domande da parte di uno dei convenuti nei confronti di altro convenuto - 6.2. Rilevabilit� o meno d’ufficio della tardivit� della “domanda nuova” e conseguente irrilevanza o meno della c.d. accettazione del contraddittorio sulla domanda nuova ad opera della controparte. - 6.3. Chiamata in causa del terzo da parte dell’attore ai sensi dell’art. 183, comma 4, c.p.c. - 6.3.1. La questione della rilevabilit� d’ufficio delle preclusioni - 6.3.2. La costituzione del terzochiamato. I poteri del terzo e delle parti originarie - 6.4. Intervento volontario del terzo - Applicazione dell’art. 268 c.p.c.
6.3.1. La questione della rilevabilità d'ufficio delle preclusioni
Affrontata prevalentemente con riguardo alla fase di trattazione si pone, in termini più o meno analoghi, con riguardo alle preclusioni istruttorie, rispetto alle quali pure si pone la questione della possibilità di un loro superamento a seguito di un atto di disposizione della parte a favore della quale sono maturate. Ebbene, richiamato il contrasto tuttora esistente su entrambe le questioni e ritenuto che alla base dei rispettivi orientamenti vi è l’opzione di fondo di ritenere le preclusioni poste nell’interesse delle parti ovvero anche nell’interesse pubblico, in questa sede può rilevarsi che l’opinione preferibile sembra essere quella prevalente della rilevabilità d’ufficio delle preclusioni istruttorie e dell’indisponibilità per le parti, nel senso che non sono consentite sanatorie né nel caso di mancata opposizione né in quello di rinuncia esplicita ad avvalersi della preclusione. Per quanto riguarda la “funzione ordinatrice delle preclusioni” si veda FABBRINI, “Preclusioni, contraddittorio, poteri del giudice” in Quaderni C.S.M., 1992 N° 60.
Autorevole dottrina (GRASSO, “Interpretazione delle preclusioni e nuovo processo civile di primo grado” in Rivista di diritto processuale 1993, pagine 639 e seguenti) osserva che lo scopo del sistema delle preclusioni adottato dal legislatore della riforma avrebbe dovuto essere quello di accelerare il processo, ma la critica mossa da questo autore volge nella constatazione che “non serve a nulla impedire che il processo torni sui suoi passi, quando non c’è modo di imprimere velocità a tali passi” (GRASSO, “Interpretazione”).
Il Tribunale di Milano con l’ordinanza 19 dicembre 1995, ha asserito che la decadenza della facoltà di chiamare in causa il terzo, giacché posta in ragione dell’interesse pubblico al sollecito e corretto svolgimento del processo, è rilevabile d’ufficio, e non solamente previa eccezione di parte. Essa è sanabile, salvo il caso di rimessione in termini ai sensi dell’art. 184 bis c.p.c. o salvo che il giudice non riscontri i presupposti e l’opportunità di ordinare la chiamata in causa di un terzo ai sensi dell’art. 107 c.p.c.
Autorevole dottrina nega la necessarietà del nesso tra preclusioni e profili pubblicistici, osservando che, per esempio, nell’arbitrato, dove il procedimento è in “totale dominio“ delle parti, quindi della loro autonomia privata, le preclusioni siano assolutamente necessarie perché esse servono l’interesse delle parti a raggiungere la “definizione della controversia”. Il contrasto tra rigidità ed elasticità non è la “trasposizione meccanica” del contrasto tra direzione del giudice e iniziativa delle parti. Tale dottrina osserva come gli ampi poteri di direzione dell’ufficio siano compatibili con un sistema di preclusioni flessibili, come proprio nel caso dell’arbitrato (BIAVITI, “Iniziativa delle parti e processo a preclusioni” in “Rivista Trimestrale di Diritto e Procedura civile” 1996, pag. 477 e ss.). Coerente con tale orientamento è la sentenza della Cassazione n. 4376 del 7 aprile 2000.