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Timestamp: 2016-12-03 15:43:21+00:00
Document Index: 91562965

Matched Legal Cases: ['art. 90', 'art. 67', 'art. 90', 'art. 67', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 148', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art.\n10', 'art. 10', 'art. 37', 'art. 10', 'art. 90', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 90', 'art. 69', 'art. 90', 'art. 90']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 9 del 25.01.2007
Istanza di interpello - Art. 90, comma 18,
legge 27 dicembre 2002, n. 289 - Centro Sportivo ALFA Società Sportiva
Dilettantistica S.R.L.
Il Centro Sportivo ALFA,
società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata, fa presente di
avere ad oggetto la gestione di un centro polivalente la cui amministrazione è
affidata, in via disgiuntiva, ai tre soci fondatori, i quali "oltre
all'attività di gestione in senso stretto (...) partecipano in maniera diretta
allo svolgimento dell'attività sportiva, nella qualità di Istruttori
L'ente interpellante riferisce che per le attività
anzidette i soci fondatori non percepiscono finora alcuna retribuzione e che la
struttura del centro sportivo, di proprietà degli stessi, è stata concessa in
comodato d'uso alla società.
Premesso che è sorta "la necessità di
compensare" i soci fondatori per le attività rese, "anche
trasformando l'uso del centro sportivo (...) da comodato d'uso in
locazione", l'interpellante chiede di sapere:
1) se "l'amministratore della società
sportiva dilettantistica, che sia anche socio", possa percepire compensi
per lo svolgimento dell'anzidetta carica sociale "senza che ciò configuri
una forma indiretta di distribuzione di proventi dell'attività", vietata
ai sensi dell'art. 90, comma
18, lett. d), della legge del 27 dicembre 2002, n. 289;
2) se l'amministratore-socio della società
sportiva "partecipante in maniera diretta all'attività sportiva
dilettantistica dell'ente (in qualità di istruttore, atleta, allenatore,
ecc.)" possa percepire i compensi di cui all'art. 67, comma 1, lett. m), del Testo
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, senza che ciò configuri violazione del
divieto di distribuzione, anche indiretta, dei proventi dell'attività sociale
di cui all'art. 90, comma 18,
lett. d), della legge n. 289 del 2002;
3) se il canone eventualmente percepito dal
socio amministratore della società sportiva dilettantistica per la concessione
in locazione dell'impianto sportivo in favore della medesima società
costituisca "una forma indiretta di distribuzione dei proventi
dell'attività sociale".
L'ente interpellante ritiene,
con riferimento al primo quesito, che "nel caso in cui l'amministratore sia
anche socio della società, se le somme corrisposte sono commisurate al lavoro
svolto per l'esercizio del mandato sociale, esse conservano la natura di
compenso" e che, al contrario, solo "se l'ammontare delle somme
corrisposte sono sproporzionate rispetto al lavoro effettivamente svolto esse
possono configurare una indebita distribuzione di utili o avanzi di
In relazione al secondo quesito, l'ente istante ritiene
che agli amministratori che partecipano in maniera diretta all'attività
sportiva dilettantistica sia applicabile la disciplina di favore relativa ai
compensi erogati per prestazioni sportive dilettantistiche di cui all'art. 67, comma 1, lett. m), del TUIR e
che la percezione di tali compensi, in quanto diretti a remunerare l'attività
di "sportivo dilettante" e non di amministratore, non violi il divieto
lett. d), della legge n. 289 del 2002.
Riguardo al terzo dei quesiti formulati, l'ente istante
ritiene che "se il canone di affitto corrisposto al proprietario di un
bene, che è anche socio amministratore della società sportiva dilettantistica
locataria (...), è congruo rispetto alla natura e qualità del bene
affittato" detto canone non configura distribuzione indiretta degli utili
sociali, rappresentando, invece, "il compenso per l'uso da parte di terzi
di un bene proprio".
L'art. 90, comma 17, della legge n. 289
del 2002 prevede che "le società e associazioni sportive dilettantistiche
devono indicare nella denominazione sociale la finalità sportiva e la ragione o
la denominazione sociale dilettantistica" e stabilisce che le stesse
possono assumere, fra l'altro, la forma di "società sportiva di capitali o
cooperativa costituita secondo le disposizioni vigenti, ad eccezione di quelle
che prevedono le finalità di lucro".
In forza dell'articolo 90, comma 1, della legge n. 289
del 2002, alle società sportive dilettantistiche costituite in società di
capitali senza fine di lucro si applicano "le disposizioni della legge 16
dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni, e le altre disposizioni
tributarie riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche (...)".
Al fine di usufruire del trattamento fiscale
agevolativo proprio delle associazioni sportive dilettantistiche, il successivo
comma 18 dell'articolo 90
della legge n. 289 del 2002 prevede che, al pari di queste ultime, le società
sportive dilettantistiche devono costituirsi con atto scritto recante le
clausole statutarie indicate alle lettere da a) ad h) del medesimo comma 18.
Gli anzidetti vincoli statutari sono diretti a
garantire, tra l'altro, l'assenza di fini di lucro, nonché l'organizzazione
dell'ente secondo un ordinamento interno a base democratica.
In particolare, con riferimento alla non lucratività
degli enti di cui trattasi, il comma 18, lett. d), dell'art. 90 della legge n. 289 del 2002
prevede che nello statuto delle società e delle associazioni sportive
dilettantistiche deve essere espressamente prevista "l'assenza di fini di
lucro e la previsione che i proventi della attività non possono, in nessun
caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette".
Riguardo alla nozione di distribuzione indiretta dei
proventi dell'attività sociale fra i soci, con circolare n. 124/E del 22 maggio
1998 è stato chiarito, al paragrafo 5.3, con riferimento all'applicabilità del
regime fiscale previsto dall'art. 148,
comma 3, del TUIR alle tipologie di enti associativi ivi previste (comprese le
associazioni sportive dilettantistiche), che in mancanza di espressa indicazione
legislativa soccorrono, in proposito, "i criteri stabiliti all'art. 10,
comma 6" del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.
Tale ultima disposizione, relativa alla disciplina
tributaria delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale,
nell'individuare alcune fattispecie che "costituiscono in ogni caso
distribuzione indiretta di utili o avanzi di gestione", può, infatti,
considerarsi come norma di valenza generale.
Pertanto, la stessa deve ritenersi applicabile anche
agli enti di tipo associativo ai fini della determinazione del requisito di non
lucratività previsto per l'applicazione dei regimi fiscali agevolativi agli
stessi riservati dalla legge.
Il citato art. 10, comma 6, del citato D. Lgs. n. 460
del 1997 dispone, in particolare, alla lett. b), che costituisce in ogni caso
distribuzione indiretta di utili "l'acquisto di beni o servizi per
corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro
valore normale".
La successiva lett. c) del comma 6 del medesimo
articolo 10 stabilisce che si considera "in ogni caso distribuzione
indiretta di utili o di avanzi di gestione (...) la corresponsione ai componenti
gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui
superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della
Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645, e dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239,
convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e
integrazioni, per il presidente del collegio sindacale delle società per
La lett. e) dello stesso comma 6 dell'articolo 10
citato prevede che costituisce distribuzione indiretta di utili anche "la
corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20
per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le
medesime qualifiche".
La previsione dei limiti quantitativi previsti dalle
citate lettere b), c) ed e) dell'art. 10, comma 6, del D. Lgs. n. 460 del 1997
nell'erogazione di corrispettivi e compensi è finalizzata ad evitare che,
attraverso la corresponsione degli stessi, si realizzi indirettamente
distribuzione dei proventi dell'attività dell'ente.
Circa la portata dell'art. 10, comma 6, del D. Lgs. n.
460 del 1997, con circolare n. 168/E del 26 giugno 1998 è stato chiarito che la
disposizione individua alcune fattispecie che "costituiscono in ogni
caso" indici di una distribuzione indiretta di utili o di avanzi di
gestione e che assumono "valore di presunzione assoluta".
Ciò comporta che il concreto verificarsi di una delle
fattispecie individuate dalla disposizione in argomento costituisce, in ogni
caso, distribuzione indiretta di utili.
Con risoluzione n. 294/E del 10
settembre 2002 è stato, altresì, precisato che le disposizioni di cui all'art.
10, comma 6, del D. Lgs. n. 460 del 1997, in quanto finalizzate "ad evitare
che la disciplina agevolata" applicabile alle ONLUS ed agli altri enti non
commerciali di tipo associativo "possa alimentare abusi" e prestarsi
ad utilizzi elusivi della normativa di favore in argomento, assolvono ad una
"funzione interpretativa" del concetto di distribuzione indiretta di
La medesima risoluzione ha precisato che l'art. 10,
comma 6, del D. Lgs. n. 460 del 1997 "è da considerare norma antielusiva
di tipo sostanziale, della quale può essere chiesta la disapplicazione" ai
sensi dell'art. 37-bis, comma 8,
Dalla ricostruzione sopra operata discende che il
mancato rispetto delle condizioni e dei limiti stabiliti dall'art. 10, comma 6,
del D. Lgs. n. 460 del 1997 configura di per sè un'indiretta distribuzione fra
soci dei proventi dell'attività sociale di cui all'art. 90, comma 18, lett. d), della
legge n. 289 del 2002, salvo la possibilità di chiedere, ove se ne verifichino
i presupposti, la disapplicazione ai sensi del citato articolo 37-bis, comma 8, del DPR n. 600 del
Fuori delle fattispecie individuate dall'art. 10, comma
6, del D. Lgs. n. 460 del 1997, le ipotesi di distribuzione indiretta di utili o
avanzi di gestione, e quindi l'intento di conseguire finalità lucrative, devono
essere verificati caso per caso in relazione agli specifici comportamenti
elusivi posti in essere.
In particolare, va accertato se il cumulo di più
compensi in capo allo stesso socio consenta, di fatto, di aggirare i limiti
quantitativi previsti da ciascuna fattispecie dell'art. 10, comma 6, del D. Lgs.
n. 460 del 1997 o eluda comunque, in concreto, il divieto di divisione dei
proventi derivanti dall'attività sociale recato dall'art. 90, comma 18, lett. d), della
legge n. 289 del 2002, tenuto conto dell'entità delle erogazioni
complessivamente corrisposte al socio (compresi i compensi che non concorrono a
formare il reddito), in relazione alle attività svolte dalla società e ai
redditi percepiti dallo stesso ente.
Tutto quanto considerato, con riferimento alla
fattispecie oggetto d'interpello si ritiene, in primo luogo, che i compensi
percepiti dal socio-amministratore per lo svolgimento della carica sociale
costituiscono distribuzione indiretta dei proventi se superano il limite
previsto dal DPR n. 645 del 1994 per la carica di presidente del collegio
sindacale delle società per azioni.
I compensi di cui alla lett. m) dell'articolo 67, comma 1, del TUIR, percepiti
dal socio in qualità di istruttore e allenatore nell'ambito dell'attività
sportiva dilettantistica, configurano distribuzione indiretta dei proventi se
superiori del 20 per cento rispetto ai salari o stipendi previsti per le
medesime qualifiche dai contratti collettivi di lavoro, compresi gli importi dei
suddetti compensi che, ai sensi dell'art. 69, comma 2, del TUIR non
concorrono a formare il reddito.
Per quanto concerne la configurabilità del canone di
locazione percepito dai soci fondatori della società sportiva dilettantistica
come forma indiretta di divisione dei proventi dell'attività sociale, si
ritiene che tale distribuzione, vietata dall'art. 90, comma 18, lett. d), della citata legge n. 289 del 2002,
si realizzi laddove il canone praticato sia superiore a quello di mercato,
determinato ai sensi dell'articolo 9
Quanto sopra precisato, va altresì verificato se, pur
nel rispetto dei limiti quantitativi sopra richiamati, stabiliti in relazione ai
compensi o corrispettivi singolarmente considerati, il cumulo dei medesimi
compensi si traduca in una sostanziale elusione del divieto di distribuzione
indiretta tra i soci dei proventi dell'attività sociale.
In sostanza, va accertato se, in concreto, attraverso
il cumulo di più incarichi o attività, i limiti quantitativi relativi a
ciascun incarico o attività vengano di fatto superati, consentendo
indirettamente una distribuzione di utili ai soci.
A tal fine va peraltro considerata, nel caso di specie,
la limitata compagine sociale, costituita da soli tre soci, nell'ambito della
quale ciascuno di essi svolge la funzione sia di amministratore che di
istruttore o allenatore ed è altresì destinato a percepire, in quanto
proprietario del centro sportivo polivalente, i relativi canoni di locazione.
Pertanto, alla luce di considerazioni riferite alla
specifica realtà sociale, da svolgere avendo riguardo all'ammontare complessivo
dei proventi percepiti dai soci, potrebbe ritenersi che la percezione da parte
dei soci dei compensi per l'attività di amministratore, di sportivo dilettante,
nonché la percezione dei canoni di locazione, possa costituire una forma di
indiretta distribuzione dei proventi dell'attività sociale, vietata ai sensi
dell'art. 90, comma 18, lett. d), della legge n. 289 del 2002.
con istanza presentata dalla Direzione Regionale della....., viene resa dalla
- Cosenza, 3 giorni fa	AteneoWeb s.r.l.