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Timestamp: 2017-11-18 23:37:20+00:00
Document Index: 137541897

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 32', 'art. 2043', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 2932']

VINCOLI A VIABILITÀ E PARCHEGGI: NON DECADONO
Non può attribuirsi carattere ablatorio ai vincoli che regolano la proprietà privata finalizzandola al perseguimento di obiettivi di interesse generale, quali il vincolo di inedificabilità che consegue alla destinazione ad attrezzature ricreative, sportive e a verde pubblico, data dal piano regolatore ad aree di proprietà privata, che comporta l'imposizione sulle stesse di un vincolo conformativo funzionale all'interesse pubblico generale conseguente alla zonizzazione del territorio urbano.
L'urgenza richiesta dall'articolo 22-bis TUES è configurata dall'esigenza di evitare l'applicazione di una gravose sanzioni a carico degli enti interessati, cosa che l'art. 97 cost. impone di fare laddove prescrive che gli enti pubblici assicurano l'equilibrio dei bilanci.
Con il decreto di esproprio sanante ex art. 32 della L.P. BZ n. 10/1991 il legislatore provinciale ha inteso fornire all'Amministrazione un veloce strumento da attivare in via amministrativa per la formazione di un titolo idoneo alla regolarizzazione tavolare di un acquisto già avvenuto extratavolarmente, sottraendola alle lungaggini dell'ordinario accertamento della situazione di diritto sostanziale nella competente sede giurisdizionale, accertamento comunque fatto salvo. Lo strumento in questione, che dà prevalenza all'interesse pubblico agevolando l'azione amministrativa pur mantenendo ferme le garanzie e gli strumenti a tutela della proprietà privata, si giustifica solo in presenza di un'opera pubblica che, ricorrendo precisi indici, possa ritenersi, sotto il profilo sostanziale, di proprietà pubblica, benché ancora trascritta a nome del privato.
Una volta immessa nel possesso di un bene sottoposto a procedura ablatoria, l'autorità procedente è abilitata ad eseguire, per il tramite delle ditte assuntrici dei lavori, tutti gli interventi necessari per l'esecuzione a regola d'arte dell'opera pubblica, ivi compresi quelli che, pur non previsti nei progetti regolarmente approvati, si rendano indispensabili o anche solo utili alla luce delle sopravvenienze fattuali. Naturalmente, laddove in sede di esecuzione di tali interventi sia cagionato un danno al proprietario, tale danno, a seconda dei casi, va risarcito ai sensi dell'art. 2043 c.c. o ristorato mediante corresponsione di una maggiorazione dell'indennità di espropriazione inizialmente stabilita. In entrambi i casi, però, le relative controversie sono di competenza dell'A.G.O., o ex lege (art. 53 del T.U. n. 327 del 2001) oppure in base alla regola generale di riparto della giurisdizione.
L'ordine contenuto in una sentenza di condanna al risrecimento del danno passata in giudicato non impedisce alla P.A. di acquisire l'area ex art. 42 bis d.P.R. n. 327 del 2001, quando l'impossibilità fattuale di addivenire alla restituzione delle aree, ormai irreversibilmente trasformate con l'esecuzione delle opere, conferma la ragionevole impraticabilità di differenti soluzioni per l'esecuzione dello stesso giudicato. Sussiste una autonomia tra il giudicato amministrativo e l'azione amministrativa volta al ripristino della legalità tramite il procedimento di cui all'art. 42 bis, i due modi di azione ponendosi su piani differenti, tanto da impedire al giudice amministrativo di considerare lo strumento dell'acquisizione sanante come mezzo per l'ottemperanza della sentenza.
Nel caso in cui siano stati stipulati eventuali contratti preliminari, con impegno a cedere i terreni di cui è causa ad un prezzo concordato, l'autorità potrà adire il Giudice Ordinario ai sensi dell'art. 2932 C.C., fermo restando che il provvedimento di acquisizione sanante può essere adottato esclusivamente dall'Autorità amministrativa titolare del potere ablatorio, pure quando i beni immobili vengono utilizzati per finalità di interesse pubblico da soggetti privati.
L'orientamento dominante ritiene che il criterio della decadenza quinquennale si estende anche ai vincoli c.d. strumentali, cioè ai vincoli che subordinano l'edificabilità di un'area all'inserimento della stessa in un programma pluriennale oppure alla formazione di uno strumento esecutivo. La nozione di "vincolo strumentale" è comunque riferibile a quelle prescrizioni che producano una pressoché totale ablazione del diritto di proprietà, essendo tanto intensi da annullare o ridurre notevolmente il valore degli immobili cui si riferiscono, ivi compresa l'ipotesi di imposizione temporanea di inedificabilità fino all'entrata in vigore dei piani particolareggiati, per la cui redazione non sia fissato alcun termine finale certo.
La mancata notifica degli atti espropriativi ai proprietari effettivi, diversi da quelli indicati in catasto, non soltanto non assume carattere invalidante degli atti espropriativi stessi, ma nemmeno legittima una difesa tardiva da parte di questi ultimi - sia nella fase dell'impugnazione giurisdizionale, che della presentazione di osservazioni in sede amministrativa - in ordine alle scelte compiute dalla P.A.: è, infatti, onere del privato interessato curare l'esatta corrispondenza delle risultanze catastali alla reale situazione giuridica del bene oggetto della procedura ablatoria, senza che eventuali sue negligenze possano andare comunque a discapito del buon andamento dell'azione amministrativa.