Source: http://documenti.camera.it/leg15/dossier/testi/UE0002.htm
Timestamp: 2020-01-28 11:51:44+00:00
Document Index: 77449470

Matched Legal Cases: ['§ 4', '§ 4', '§ 6', '§ 6', '§ 1', '§ 1', 'art. 161', 'art. 2']

Camera dei deputati Dossier UE0002 servizio studi
Autore: Servizio Studi - Dipartimento affari comunitari
Titolo: Rendiconto 2005 - Assestamento 2006 - A.C. 1253 e A.C. 1254 - Commissione Politiche dell'Unione europea
Serie: Progetti di legge Numero: 25 Progressivo: 14
Organi della Camera: XIV - Politiche dell'Unione europea
A.C. 1253 e A.C. 1254
n. 25/14
Dipartimento affari comunitari
File: UE0002.doc
§ 4.1 I saldi di competenza 11
§ 4.2 I saldi di cassa 12
6. Profili di interesse della XIV Commissione 16
§ 6.1 Premessa 16
§ 6.2 Il Conto consuntivo della spesa del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Tabella 3 allegata)16
Tavole riepilogative 23
1. L’assestamento del bilancio dello Stato 35
§ 1.1 Funzione dell’assestamento del bilancio dello Stato 35
§ 1.2 La struttura e il contenuto del disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato per l’esercizio 2006 36
2. I saldi del bilancio dello Stato risultanti dalle previsioni assestate 40
3. Profili di interesse della XIV Commissione 43
Tavole riepilogative 45
Parte III: Il Dipartimento per le politiche comunitarie
1. La struttura del bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Dipartimento per le politiche comunitarie 55
2. I dati di spesa del Dipartimento per le politiche comunitarie nel 2005 56
§ Tabella 3 allegata al consuntivo del Ministero dell’economia e delle Finanze del Rendiconto generale dello Stato relativa ai flussi finanziari tra Italia e Unione europea nel 2005 61
GLOSSARIO DEI PRINCIPALI TERMINI MACROECONOMICI E DI FINANZA PUBBLICA 211
4.1 I saldi di competenza
4.2 I saldi di cassa
6. Profili di interesse della XIV Commissione
Per quanto riguarda i profili di interesse della XIV Commissionesi evidenzia che nel Conto consuntivo del Ministero dell’Economia e delle Finanze nella Tabella allegata n. 3 sono esposti i flussi finanziari tra Italia e Unione europea per il 2005.
Per quanto riguarda invece i dati relativi al Dipartimento per le politiche comunitarie questi non sono contenuti nel Rendiconto dello Stato, bensì nell’autonomo DPCM che annualmente approva il conto consuntivo ed il rendiconto della Presidenza del Consiglio, in relazione all’autonomia finanziaria riconosciuta a tale organo dal D.Lgs. n. 303 del 1999 (Cfr. La Parte III del presente dossier).
6.2 Il Conto consuntivo della spesa del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Tabella 3 allegata)
6.2.1 I Flussi finanziari Italia-UE
Per quanto riguarda il Rendiconto generale dello Stato per l’anno 2005, nel Conto consuntivo del Ministero dell’Economia e delle Finanze è allegata l’esposizione contabile dei flussi finanziari intercorsi nell'anno 2005 tra l'Italia e l'Unione europea (prevista dall’articolo 5, comma 2 del D.L. n. 547 del 1994[1]), nonché la situazione delle corrispondenti erogazioni effettuate dalle Amministrazioni nazionali. Ciò consente di rendere noti al Parlamento i dati consolidati sull’entità delle risorse movimentate nel settore degli interventi di politica comunitaria, nonché l’attuazione degli interventi cofinanziati dall’UE, attraverso le erogazioni del Fondo di rotazione.
A tale proposito si ricorda che il sistema di finanziamento dell’Unione, previsto dall’articolo 269 del Trattato CE, stabilisce che il bilancio generale dell’Unione Europea sia integralmente finanziato dalle cosiddette “risorse proprie”, ossia dai mezzi finanziari conferiti da ciascuno Stato membro per garantire il funzionamento dell’amministrazione comunitaria e la realizzazione delle relative politiche. Tali risorse, attualmente disciplinate dalla decisione del Consiglio n. 597 del 29 settembre 2000, sono costituite da:
§ risorse proprie tradizionali (R.P.T.): derivano dall’esistenza di uno spazio doganale unificato e sono riscosse dai Paesi membri e poi versate alla Comunità, al netto delle spese di riscossione; esse sono costituite dai dazi doganali riscossi dai Paesi membri negli scambi con paesi terzi, dai prelievi sulle importazioni di prodotti agricoli, derivanti da scambi con paesi terzi, nonché da contributi provenienti dall’imposizione di diritti alla produzione dello zucchero;
§ risorsa I.V.A., è costituita da un contributo a carico di ciascuno stato membro calcolato applicando un’aliquota uniforme all’imponibile nazionale dell’IVA;
§ risorsa R.N.L. (Reddito Nazionale Lordo, già P.N.L.), definita “risorsa complementare” in quanto finalizzata a finanziare le spese di bilancio non coperte dalle R.P.T. e dalla Risorsa IVA, che consiste in un contributo degli Stati membri commisurato alle quote parte dei RNL nazionali sul RNL comunitario.
La risorsa I.V.A. e la risorsa R.N.L. rappresentano attualmente la maggior parte delle risorse del bilancio UE.
Sono gli Stati membri ad accertare e versare quanto dovuto, mentre il controllo è effettuato principalmente da organismi comunitari (Commissione e Corte dei Conti europea).
Nel nostro Paese alla suddetta decisione n. 2000/597/CE è stata data esecuzione con l’articolo 77 della legge finanziaria per il 2002.
Si ricorda che il sistema di risorse proprie in vigore dal 1° gennaio 2002 ècaratterizzato dai seguenti aspetti[2]:
- mantenimento del massimale delle risorse proprie all'1,27% del PNL europeo;
- spese di riscossione delle risorse proprie tradizionali fissate al 25%;
- aliquota massima di prelievo IVA fissata allo 0,75% nel periodo 2002-2003 e allo 0,50% a partire dal 2004.
Dall’esposizione dei flussi finanziari con l’UE allegata al Rendiconto risulta che: nelle previsioni definitive di bilancio dell’UE per il 2005 la quota di contribuzione italiana all’UE relativa alle risorse proprie è pari a 13.511 milioni di euro, pari al 13,73% del totale della contribuzione a livello UE[3].
Di questa, la parte maggiore è costituita dalla risorsa RNL pari a 9.408 milioni di euro (pari ad una quota del 13,6%) La risorsa IVA, pari a 2.881 milioni di euro, vede invece una quota di contribuzione italiana pari al 19,5%: tale quota appare elevata anche in ragione del fatto che su tale risorsa si versa una parte della correzione dovuta al Regno Unito.
I versamenti realmente effettuati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze risultano superiori (14.130 milioni di Euro) alle previsioni definitive, in ragione principalmente del gettito effettivo delle R.P.T., dei conguagli e rimborsi su I.V.A., R.N.L., e sulla c.d. “Correzione Britannica” relativi ad anni precedenti.
Si ricorda che per “Correzione (rebate) britannica” si intende il ristorno finanziario di circa 4,6 miliardi di euro l'anno di cui il governo inglese beneficia dal 1984 come compensazione ex-post per lo squilibrio fra versamenti alle casse di Bruxelles e ritorni diretti (agricoltura ed aiuti regionali) - nell’ambito dei negoziati sulle prospettive finanziarie dell’Unione.
Nella XIV Legislatura l’argomento è stato oggetto di discussione dell’interrogazione DELMASTRO DELLE VEDOVE 5-04377 del 2/5/2005 (discussa il 22/6/2005): nella risposta del Governo si è evidenziato come tale correzione ad hoc per un solo Paese, nel contesto di un'Unione allargata a 25 e poi a 27 Stati membri, caratterizzata da forti disparità di sviluppo, appaia difficilmente giustificabile. Infatti, rispetto al 1984, la situazione è profondamente cambiata ed in particolare il Regno Unito presenta attualmente uno dei redditi pro capite più alti dell'Unione, non essendo più il solo Paese a presentare squilibri di bilancio, in quanto altri Stati membri (fra l'altro, meno prosperi della Gran Bretagna in termini relativi) presentano una situazione simile.
La contribuzione italiana è costituita ora per la maggior parte, pari al 68,98% (9.746,689 milioni di euro), dalla risorsa complementare (RNL), per il 21,47% dall’IVA (3.033,412 milioni di euro) e per il restante 9,55% (1.350,1 milioni di euro) dalle risorse proprie tradizionali.
Dal momento che in base alla decisione del Consiglio n. 597 del 2000 a partire dal 2004 è stata ridotta allo 0,50% l’aliquota massima dell’IVA, la risorsa RNL ha pertanto assunto un peso crescente.Si ricorda, infatti che nel 2004 la contribuzione italiana era costituita per il 66,17% dalla risorsa RNL e per il 24,31% dall’IVA, mentre nel 2003 le percentuali erano scese rispettivamente del 62,33% e del 28,65%.
I versamenti effettivi al bilancio UE del 2005 (pari a 14.130 milioni di euro), a raffronto con quelli del 2004, che erano stati pari a 13.039 milioni di euro, evidenziano un aumento dell’8,36%, pari a 1.090 milioni di euro, dovuti principalmente all’aumento delle spese di bilancio da finanziare.
Per quanto riguarda invece la contribuzione dell’Unione europea in favore dell’Italia, essa consegue alle politiche comuni di sviluppo poste in essere dall’Unione in vari settori e si realizza concretamente con gli Strumenti finanziari costituiti dai Fondi strutturali e dal FEOGA-Garanzia. Attraverso di essi l’Unione destina ingenti risorse a favore degli Stati membri.I principali strumenti finanziari sono:
- FEOGA sezione Orientamento (finanzia il miglioramento delle strutture agricole) e FEOGA sezione Garanzia (che finanzia la Politica Agricola Comune intervenendo direttamente sui prezzi dei prodotti agricoli);
- Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) che sovvenziona la politica regionale nelle regioni in ritardo;
- Fondo sociale europeo (FSE) che finanzia interventi di formazione professionale per la politica sociale e l’occupazione);
- SFOP (Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca);
- Fondo di coesione (istituito dall’art. 161 del Trattato CE), di cui beneficiano solo Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo e che interviene nei settori dell’ambiente e delle reti transeuropee nel settore delle infrastrutture di trasporto.
Si tratta di strumenti a carattere polivalente che vengono attivati nell’ambito di programmi di sviluppo plurisettoriali e definiti in compartecipazione tra le autorità dell’UE e quelle nazionali, secondo il principio del “cofinanziamento”.
Tra le politiche dell’Unione, la Politica Agricola Comune (PAC) assorbe tradizionalmente le quote di finanziamento comunitario più consistenti. Essa da un lato favorisce l’uso di nuove tecnologie e dall’altra opera per il sostegno dei mercati.
Per quanto attiene alle altre politiche socio-strutturali, il periodo di programmazione 2000-2006 (in base al Regolamento n. 1260/1999), prevede il finanziamento di 3 obiettivi prioritari di sviluppo:
o obiettivo 1: per la promozione, lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo;
o obiettivo 2: per la riconversione economica e sociale delle zone con problemi strutturali;
o obiettivo 3: per l’adattamento e l’ammodernamento delle politiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione.
Nell’esercizio 2005 sono stati accreditati all’Italia contributi per 9.899,36 milioni di euro[4], con un aumento del 4,88% rispetto al precedente anno 2004[5], pari a 230,11 milioni di euro.
La parte più importante (5.499,732 milioni di euro, pari al 55,56% del totale) attiene alle azioni cofinanziate dal FEOGA-Garanzia (interventi per la Politica Agricola Comune).
Rispetto allo scorso anno la contribuzione risulta essere aumentata del 9,87% come pure risulta aumentata del 19,19% quella relativa al FESR (che è stata pari nel 2005 a 2.666,241 milioni di euro pari al 26,93%) e quella relativa al FEOGA sez. Orientamento, che ammonta a 545,485 milioni di euro (+0,29%).
Risultano invece diminuite del 40,08%, le contribuzioni al Fondo Sociale Europeo, per il cofinanziamento delle iniziative di formazione professionale (la contribuzione nel 2005 è stata pari a 1.051,701 milioni di euro), e del 36,51% quelle relative allo SFOP (20,957 milioni di euro nel 2005) per il settore della pesca.
Per quanto riguarda in particolare i fondi strutturali, i dati del rendiconto evidenziano anche la ripartizione delle somme accreditate dall’UE all’Italia disaggregate in relazione ai singoli Obiettivi dei Fondi stessi. Si tratta di somme corrisposte sia in base alla programmazione 1994-1999 sia in base ai finanziamenti previsti nella programmazione 2000-2006.
In particolare, dai dati risulta che nel 2005 l’Unione europea ha accreditato all’Italia per interventi localizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Obiettivo 1), complessivamente 2.954,625 milioni di euro.
Di questi, 2.899,603 milioni di euro sono relativi alla programmazione 2000-2006 e sono stati così distribuiti:
§ FESR: 2.038,483 milioni (le principali erogazioni sono state: il 16,20% alla regione Campania, il 12,60% alla regione Sicilia, il 13,68% alla regione Puglia, il 4,73% alla regione Calabria, il 7,51% alla regione Sardegna ed il 18,63% al Programma Operativo di sviluppo dell’imprenditoria locale);
§ FSE: 402,928 milioni (le principali erogazioni sono state: il 11,96% alla regione Puglia, il 4,87% alla regione Sicilia, il 28,01% alla regione Campania, il 14,68% alla regione Sardegna, il 6,35% al Programma Operativo Ricerca, Sviluppo e Alta formazione ed il 19,13% al Programma Operativo Scuola per lo sviluppo);
§ FEOGA Orientamento: 481,723milioni (le maggiori erogazioni sono state alla Sicilia con il 26,53% ed alla Campania, con il 24,59%);
§ SFOP: 20,957 milioni.
Per quanto riguarda l’Obiettivo 2, che favorisce le Regioni colpite da declino industriale, le somme complessivamente accreditate all’Italia nel 2005 sono state pari a 488,583 milioni di euro, di cui 488,068 milioni di euro relativi alla programmazione 2000-2006, tutti erogati dal FESR (di cui il 21,02% alla regione Piemonte, il 10,31% alla regione Veneto, il 13,62% alla regione Lazio ed il 10,54% alla regione Toscana).
L’Obiettivo 3, relativo a finanziamenti legati al fenomeno della disoccupazione, ha visto accreditate somme nel 2005 pari a 559,026 milioni di euro, di cui 558,042 erogate dal Fondo Sociale Europeo per la programmazione 2000-2006.
6.2.2. L’attuazione degli interventi cofinanziati dall’Unione europea
Per quanto riguarda invece l’attuazione degli interventi cofinanziati dall’Unione europea, questa si può desumere sia dai dati relativi al Fondo di rotazione per le politiche comunitarie, sia dai dati relativi ai trasferimenti effettuati dalle Amministrazioni statali, riportati entrambi nella Tabella dei flussi finanziari Italia- UE, allegata al Rendiconto generale dello Stato.
Nell’ambito del Conto consuntivo del Ministero dell’Economia per l’anno finanziario 2005, sono infatti riportate le erogazioni effettuate dal Fondo di rotazione per le politiche comunitarie, istituito dall’articolo 5 della legge n. 183/1987. Si tratta di un Fondo che dà un quadro complessivo degli interventi cofinanziati dall’UE: ad esso infatti affluiscono disponibilità provenienti sia dal bilancio comunitario che quelle provenienti dal bilancio nazionale, è dotato di amministrazione autonoma e di gestione fuori bilancio e si avvale di due conti correnti infruttiferi presso la Tesoreria centrale dello Stato:
- l’uno che registra i movimenti di entrata e uscita che fanno capo ai versamenti comunitari, denominato: Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie: finanziamenti UE (conto corrente n. 23211);
- l’altro che registra le analoghe operazioni a carico dei finanziamenti nazionali, denominato: Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie: finanziamenti nazionali (conto corrente n. 23209).
Il Fondo di rotazione presenta annualmente il proprio rendiconto alla Corte dei Conti.
Nell’anno 2005 ai conti correnti suindicati sono affluite le seguenti risorse:
§ conto corrente n. 23211 (finanziamenti UE): 4.399,62 milioni di euro
§ conto corrente n. 23209 (finanziamenti nazionali): 4.665,92 milioni di euro.
Nell’anno 2005 risultano affluiti al Conto dei finanziamenti nazionali[6] 4.345,86 milioni di euro, quasi interamente (per il 93,14%) costituiti da accrediti da parte del bilancio dello Stato, ed al Conto finanziamenti UE[7] 4.399,62 milioni di euro.
A fronte di queste risorse, sono state effettuate nel 2005 erogazioni da parte del Fondo di rotazione per finanziare interventi, sia a valere sulla quota nazionale (per 4.219,71 milioni di euro), che su quella comunitaria (per 4.008,78 milioni di euro). Si tratta di interventi relativi alle finalità individuate in sede comunitaria (per gli Obiettivi 1, 2, 3, 5a e 5b), nonché a specifici progetti ad hoc, sempre definiti in sede comunitaria.
Per quanto riguarda le erogazioni effettuate dalle singole Amministrazioni statali, a carico degli stanziamenti dei propri stati di previsione, anche questi dati vengono riportati nella tabella allegata al Rendiconto.
Questi dati dovrebbero contribuire a fornire il quadro dei movimenti finanziari legati alla partecipazione all’Unione europea, anche se l’effettiva partecipazione delle Amministrazioni al cofinanziamento non risulta in realtà di facile individuazione, in quanto spesso le erogazioni effettuate delle singole Amministrazioni rappresentano semplicemente l’utilizzo di risorse in precedenza messe a loro disposizione dal Fondo di rotazione e non veri cofinanziamenti degli interventi: vi sono infatti casi in cui le risorse del Fondo, sia di provenienza nazionale che comunitaria, vengono assegnate alla singola Amministrazione quale soggetto responsabile dell’attuazione dei programmi cofinanziati, perché queste li eroghino ai destinatari finali. Non sempre si tratta quindi di casi di vero cofinanziamento. Di questo dato bisogna quindi tenere conto nell’analisi dei dati relativi alle Amministrazioni centrali.
Nell’Allegato 3 al Rendiconto dello Stato sono riportati (tabella 36) gli impegni complessivi delle Amministrazioni centrali dello Stato, che sono stati nel 2005 di 31,402 milioni di euro. I pagamenti effettuati nello stesso periodo, in conto competenza ed in conto residui, sono stati complessivamente pari a 101,717 milioni di euro.
Per quanto riguarda le previsioni dientrata, poiché esse sono il frutto di una valutazione di carattere tecnico, eventuali modifiche possono essere determinate dall’evoluzione della base imponibile e dagli effetti derivanti dall’applicazione della normativa vigente.
- dai prelievi dal fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine (ivi compresi i prelievi necessari alla reiscrizione dei residui passivi perenti di conto corrente[8])edal fondo di riserva delle spese impreviste (articoli 7 e 9 della legge n. 468/1978), nonché dal fondo di riserva per l'integrazione delle autorizzazioni di cassa (di cui all’articolo 9-bis della legge n. 468/1978, inserito dall'articolo 8 della legge n. 94/1997) e dal fondo di riserva per l’integrazione delle autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente inserite nella Tabella C della legge finanziaria (di cui all’articolo 9-ter della legge n. 468/1978, inserito dall’art. 2 della legge n. 208/1999);
- gli slittamenti di copertura, vale a dire l’utilizzo di quote dei fondi speciali stanziate nel bilancio di previsione per l’esercizio precedente e non utilizzate entro il termine di tale esercizio, ai sensi dell’articolo 11-bis, comma 5, della legge n. 468/1978[9];
- il trasporto all’esercizio in corso di titoli di spesa rimasti insoluti alla chiusura dell'esercizio precedente, con la conseguente integrazione delle autorizzazioni di cassa, ai sensi dell’articolo 17, ultimo comma, della legge n. 468/1978[10].
3. Profili di interesse della XIV Commissione
Si segnala soltanto che il disegno di legge di assestamento 2006 registra l’accertamento nelle previsioni assestate 2006, relative al Fondo di rotazione per le politiche comunitarie (UPB 4.2.3.8/Economia), di residui pari a 1.575,8 milioni di euro[11]rispetto alle previsioni iniziali.
Il ddl di assestamento 2006 non apporta alcuna modifica allo stanziamento complessivo a carico del Fondo di rotazione (UPB 4.2.3.8/Economia - Cap. 7493), inizialmente previsto per l’anno 2006. Pertanto esso risulta invariato rispetto alle previsioni iniziali di bilancio 2006 e pari a 2.050 milioni di euro di spesa.
Altro elemento di interesse collegato ai rapporti con l’Unione europea e contenuto nel disegno di legge di assestamento 2006 è costituito dal dato relativo all’ammontare dei finanziamenti al bilancio dell’Unione europea. Riguardo a tali profili, il disegno di legge di assestamento 2006, con specifico riferimento alla voce di spesa corrente costituita dalle risorse proprie della Comunità (UPB 4.1.2.8/Economia), non apporta alcuna variazione rispetto alle previsioni iniziali.
La previsione di spesa reca quindi sempre una spesa di parte corrente per il finanziamento del bilancio dell’Unione pari a 15.850 milioni di euro. Si tratta, come evidenziato nel Quadro riassuntivo per categoria contenuto nella tabella 2 allegata al bilancio, di una spesa classificata tra quelle vincolate in quanto giuridicamente obbligatoria.