Source: https://renatodisa.com/2011/11/28/corte-costituzionale-sentenza-25-novembre-2011-n-322-disconoscimento-di-paternita-termini-sospesi-anche-per-linfermo-di-mente-non-interdetto/
Timestamp: 2018-11-18 19:22:28+00:00
Document Index: 147098909

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 428', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte Costituzionale, sentenza 25 novembre 2011 n. 322. Disconoscimento di paternità, termini sospesi anche per l'infermo di mente non interdetto - Avvocato Renato D'Isa
Corte Costituzionale, sentenza 25 novembre 2011 n. 322. Disconoscimento di paternità, termini sospesi anche per l’infermo di mente non interdetto
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Il rimettente – osservato che, dagli accertamenti effettuati e dalle conclusioni rassegnate dai consulenti tecnici nel corso dei due giudizi di interdizione e di nullità del matrimonio, emerge («senza che nessuna effettiva contestazione» sia stata mossa dalle parti convenute sull’esistenza di tale incapacità) che l’attore è «soggetto che sin dalla nascita ha manifestato un ritardo mentale di tale gravità da renderlo incapace non solo di provvedere materialmente ai propri interessi, ma altresì di esprimere giudizi […] possedere capacità di critica tali da autodeterminarsi […] e, dunque formarsi una autonoma volontà e consapevolezza degli eventi esterni e, in sintesi, radicalmente privo della capacità di intendere e di volere» – rileva che la norma censurata (insuscettibile di applicazione analogica) fa specifico richiamo allo «stato di interdizione per infermità di mente» e si riferisce unicamente alle ipotesi in cui il soggetto interessato sia giuridicamente incapace per effetto della conclusione del procedimento di interdizione; e pertanto pone l’incapace naturale nella medesima condizione del soggetto pienamente capace di intendere e di volere e di acquisire conseguentemente piena consapevolezza dei fatti che fondano l’azione (a differenza di quanto avviene per il compimento di atti e negozi giuridici, ex art. 428 cod. civ.).
Il rimettente – premesso che (precedentemente alla proposizione del giudizio a quo) l’attore era stato dichiarato interdetto con sentenza del 30 gennaio 2004, e che, con successiva sentenza del 6 luglio 2007, era stata altresì dichiarata la nullità, per infermità mentale, del matrimonio contratto con la convenuta in data 15 dicembre 1990, da cui, il 19 febbraio 1992, era nato il figlio – osserva che, dagli accertamenti effettuati e dalle conclusioni rassegnate dai consulenti tecnici nel corso di predetti giudizi, l’attore è «soggetto che sin dalla nascita ha manifestato un ritardo mentale di tale gravità da renderlo incapace non solo di provvedere materialmente ai propri interessi, ma altresì di esprimere giudizi […] possedere capacità di critica tali da autodeterminarsi […] e, dunque formarsi una autonoma volontà e consapevolezza degli eventi esterni e, in sintesi, radicalmente privo della capacità di intendere e di volere».
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2011-11-28T17:15:46+00:0028 novembre 2011|Corte Costituzionale 2011, Delle persone e della Famiglia, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti