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Timestamp: 2020-01-28 10:03:04+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 131', 'art. 615', 'art. 51', 'art. 131', 'art. 54', 'art.361', 'art. 131']

Cassazione V penale del 26 luglio 2018, n. 35792 - testo integrale Sentenza
Cassazione V penale del 26 luglio 2018, n. 35792
Whistleblowing · Accesso abusivo informatico · dipendente · fedelta' · segnalazione illeciti · lavoro · dipentente · pubblico · legalgeek · internet
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"3.2. Così sinteticamente delineata la disciplina invocata dal ricorrente quale fonte di un dovere giuridico a cui l’imputato avrebbe inteso ottemperare, emerge, all’evidenza, come la normativa citata si limiti a scongiurare conseguenze sfavorevoli, limitatamente al rapporto di impiego, per il segnalante che acquisisca, nel contesto lavorativo, notizia di un’attività illecita, mentre non fonda alcun obbligo di attiva acquisizione di informazioni, autorizzando improprie attività investigative, in violazione dei limiti posti dalla legge.
"Siffatta evidente limitazione dell’articolato normativo alla tutela del segnalatore e – soprattutto – la mancata previsione di un obbligo informativo non consente di ritenerne la configurazione neanche in forma putativa, non profilandosi come scusabile alcun errore riguardo l’esistenza di un dovere che possa giustificare l’indebito utilizzo di credenziali d’accesso a sistema informatico protetto – peraltro illecitamente carpite in quanto custodite ai fine di tutelarne la segretezza – da parte di soggetto non legittimato.
"In tal senso, l’insussistenza dell’invocata scriminante dell’adempimento del dovere è fondata sui medesimi principi che, in tema di “agente provocatore”, giustificano esclusivamente la condotta che non si inserisca, con rilevanza causale, nell’ iter criminis, ma intervenga in modo indiretto e marginale, concretizzandosi prevalentemente in un’attività di osservazione, di controllo e di contenimento delle azioni illecite altrui (ex multis Sez. 4, Sentenza n. 47056 del 21/09/2016 Ud. (dep. 09/11/2016) Rv. 268998, n. 11634 del 2000 Rv. 217253, n. 31415 del 2016 Rv. 267517).
"3.3. Sussiste, pertanto, l’antigiuridicità del reato contestato, correttamente ricostruito e razionalmente giustificato nella sentenza impugnata."
1. Con la sentenza impugnata, la Corte d’Appello di Bologna ha dichiarato l’improcedibilità, ai sensi dell’art. 131 bis cod. pen., del reato di cui all’art. 615 ter cod. pen. per il quale il tribunale in sede aveva affermato la penale responsabilità di G.C.
La corte territoriale ha ritenuto integrato l’illecito accesso al sistema informatico dell’Istituto Comprensivo di B., in cui l’imputato si era introdotto utilizzando l’account e le password di altra dipendente e mediante il quale aveva elaborato un falso documento di fine rapporto a nome di persona che non aveva mai prestato servizio presso l’amministrazione, cancellandolo subito dopo la compilazione, reputando non conducente – in punto di esclusione dell’antigiuridicità del fatto tipico – l’asserita funzione di sperimentazione della vulnerabilità del sistema, prospettata dal ricorrente.
2. Avverso la sentenza, ha proposto ricorso l’imputato, per mezzo del difensore, deducendo, con il primo motivo, violazione di legge e vizio di motivazione in riferimento alla valutazione dell’antigiuridicità della condotta, per avere la corte territoriale omesso di motivare in ordine all’esclusione della rilevanza penale del fatto in conseguenza della finalità di denuncia che ha ispirato l’accesso. Sul ricorrente, persona incarica di pubblico servizio, gravava l’obbligo di segnalazione di condotte illecite di cui fosse venuto a conoscenza nell’esercizio del servizio, con conseguente sussistenza della causa di giustificazione di cui all’art. 51 cod. pen.
Con il secondo motivo, denuncia mancanza di motivazione in relazione alla richiesta del beneficio della non menzione della declaratoria ex art. 131 bis cod. pen.
2. Nel riproporre la prospettazione avanzata nei motivi d’appello, il ricorrente deduce la sussistenza della causa di giustificazione, anche in forma putativa, dell’adempimento del dovere, fondato sul vincolo di fedeltà che lega il pubblico dipendente all’amministrazione derivante dagli artt. 54 e 54 bis del d. lgs. 165/2001, disposizioni che prevedono obblighi di informazione finalizzati alla prevenzione di fenomeni illeciti, quali la corruzione, a cui è correlata la non punibilità, sotto il profilo disciplinare e antidiscriminatorio, del dichiarante.
3.1. L’art. 54 bis del d. lgs. 165/2001, introdotto dall’articolo 1, comma 51, del d. lgs. 190/2012, nel testo aggiornato dall’articolo 1 della legge 30.11.2017, n. 179, recante disciplina della “segnalazione di illeciti da parte di dipendente pubblico”, intende tutelare il soggetto, legato da un rapporto pubblicistico con l’amministrazione, che rappresenti fatti antigiuridici appresi nell’esercizio del pubblico ufficio o servizio.
L’istituto, che presenta analogie con altre figure di ambito internazionale (da cui deriva anche il termine whistleblowing), si conforma strutturalmente all’art.361 cod. pen. ma se ne distingue in riferimento ai presupposti ed all’ambito di operatività, nella doppia declinazione della tutela del rapporto di lavoro e del potenziamento delle misure di prevenzione e contrasto della corruzione.
In tal senso, l’insussistenza dell’invocata scriminante dell’adempimento del dovere è fondata sui medesimi principi che, in tema di “agente provocatore”, giustificano esclusivamente la condotta che non si inserisca, con rilevanza causale, nell’ iter criminis, ma intervenga in modo indiretto e marginale, concretizzandosi prevalentemente in un’attività di osservazione, di controllo e di contenimento delle azioni illecite altrui (ex multis Sez. 4, Sentenza n. 47056 del 21/09/2016 Ud. (dep. 09/11/2016) Rv. 268998, n. 11634 del 2000 Rv. 217253, n. 31415 del 2016 Rv. 267517).
L’articolo 3, comma 1, lettera f), del d.P.R. 313 del 2002 indica – tra gli atti soggetti ad iscrizione nel casellario giudiziale – i provvedimenti giudiziari definitivi che hanno prosciolto l’imputato o dichiarato non luogo a procedere per difetto di imputabilità, o disposto una misura di sicurezza, nonchè — in seguito alla novella introdotta con d. lgs. n. 28 del 16 marzo 2015 – quelli che hanno dichiarato la non punibilità ai sensi dell’articolo 131-bis del codice penale.
Ed invero la possibilità, riconosciuta alla Corte di cassazione, di applicare il beneficio della non menzione della declaratoria ex art. 131 bis cod. pen. Sulla base delle statuizioni del giudice di merito, procedendo ad un annullamento senza rinvio, è circoscritta alle ipotesi in cui alla situazione da correggere possa porsi rimedio senza necessità dell’esame degli atti dei processi di primo e secondo grado e della formulazione di giudizi di merito, obiettivamente incompatibili con le attribuzioni del giudice di legittimità (Sez. 3, Sentenza n. 792 del 25/05/2017 Ud. (dep. 11/01/2018) Rv. 271829, n. 21049 del 2004 Rv. 229233, n. 24742 del 2010 Rv. 247747, n. 38972 del 2014 Rv. 261407, n. 25625 del 2016 Rv. 267217).
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