Source: https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/5530-rivista-italiana-di-diritto-e-procedura-penale-n-12017
Timestamp: 2020-02-26 23:17:00+00:00
Document Index: 79573366

Matched Legal Cases: ['art. 325', 'art. 596', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 111', 'art. 60', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 572', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 452', 'art. 197', 'art. 213']

DPC | Rivista italiana di diritto e procedura penale n. 1/2017
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Rivista italiana di diritto e procedura penale n. 4/2018
Gian Luigi Gatta, Maria Chiara Ubiali,
Con l'autorizzazione dell'editore Giuffrè anticipiamo di seguito gli abstract dei lavori pubblicati nell'ultimo numero della Rivista italiana di diritto e procedura penale (n. 1/2017).
Romano M., Ripensare il diritto penale: (a dieci anni dalla scomparsa di Federico Stella), p. 1 ss.
Dopo un ricordo del compianto collega a cui il convegno è dedicato, l'Autore si sofferma sui vari tipi di diritto penale (inteso in senso lato) e ne osserva la crescita in ogni settore, favorita anche dal continuo afflusso di norme di derivazione dall'UE. In alcuni ambiti, come in diritto penale economico, l'influenza europea è stata a volte positiva, ma l'ipertrofia resta il primo difetto del nostro diritto penale. Possibili rimedi sono una riduzione del “penale/penale”, l'introduzione di nuovi tipi di pena, la sperimentazione di forme di giustizia riparativa. Altro serio difetto del diritto penale è l'incertezza multilivello del complesso di norme delle diverse fonti. La loro applicazione pratica, complicata dal rapporto del nostro ordinamento con quelli sovranazionali (UE e CEDU) e acuita dalle difficoltà di dialogo delle Corti europee tra loro (e talora con la Corte costituzionale), rischia di diffondere nei fatti una pericolosa sensazione di quasi precarietà o casualità del diritto. Un esempio per tutti è la stessa approssimatività dei criteri Engel, i quali, sebbene coniati al fine di ampliare le garanzie del cittadino, non riescono a rendere certa neppure la nozione primaria di “matière pénale”. Al termine, l'Autore sottolinea l'esigenza del recupero di un sistema ordinato e coerente e i compiti della dottrina al riguardo. Conclude tuttavia con una nota di moderato ottimismo nel constatare il progressivo affermarsi di un diritto penale meno ingiusto rispetto al passato, attento sia alla vittima del reato che alla persona del reo.
Donini M., An impossible exchange? Prove di dialogo tra civil e common lawyers su legalità, morale e teoria del reato, p. 14 ss.
Lo studio ha per oggetto le difficoltà e gli equivoci della comparazione, emergenti anche dopo decenni di tentativi di dialogo, sul modello del rapporto tra common e civil law, e viene condotto attorno ai temi della legalità (e del precedente), della morale (e del rimprovero) e dell'analisi del reato (scriminanti vs. scusanti, illecito e colpevolezza). Il banco di prova del processo, e della conoscenza dei formanti, in tutti e tre i casi, si rivela decisivo per evitare dialoghi apparenti e per cercare uno scambio reale. L'opera di G.P. Fletcher rappresenta un termine costante di riferimento nel corso dell'indagine.
Bernardi A., L’ordinanza Taricco della Corte costituzionale alla prova della pareidòlia, p. 48 ss.
In questo lavoro l’analisi della ordinanza n. 24/2017 della Corte costituzionale relativa al celeberrimo caso Taricco si incentra su tre questioni in essa affrontate, concernenti rispettivamente la natura della prescrizione, l’efficacia diretta dell’art. 325 TFUE e la competenza nazionale in tema di prescrizione, la distinzione tra il caso Taricco e il caso Melloni. Al riguardo l’autore critica le scelte operate e gli argomenti utilizzati dalla Consulta nel suo rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia; scelte e argomenti rivelatori, a suo giudizio di un approccio “sovranista” ai rapporti tra ordinamento nazionale e ordinamento UE. In particolare, l’autore avrebbe preferito che la Corte costituzionale avesse assunto posizioni meno “difensiviste” e più dialogiche, meno “antagoniste” e più desiderose di favorire una integrale riforma della disciplina italiana della prescrizione, nella prospettiva di una reale integrazione tra ordinamento nazionale e ordinamento europeo.
Mantovani M., Exceptio veritatis e scriminante putativa del diritto di cronaca: un problema ancora attuale?, p. 86 ss.
Muovendo dall'introduzione dell'exceptio veritatis all'interno del novellato testo dell'oltraggio a pubblico ufficiale, il contributo ne esamina i punti di distacco rispetto alla figura contemplatane dall'art. 596 c.p.. Ciò offre all'autore lo spunto per rimarcare l'influsso esercitato da tale ultima disposizione in ordine ai sempre controversi orientamenti giurisprudenziali in tema di esercizio putativo del diritto di cronaca. Infatti, se pur è vero che oggi questi si potrebbero prestare ad una lettura conforme alla c.d. strenge Schuldtheorie di matrice tedesca, resta parimenti incontestabile che questa chiave di lettura non si adatti agli indirizzi dello stesso segno maturati prima della sentenza 364/1988 della Corte Costituzionale. Ciò porta l'autore ad affrontare, sempre nello specchio della verità putativa nell'esercizio del diritto di cronaca, alcuni nodi cruciali della problematica dell'errore sulle scriminanti nei suoi contorni attuali.
Catalano E. M., Le invalidità alla deriva, p. 104 ss.
Le colonne portanti del sistema delle invalidità, ancorato ai canoni tradizionali di legalità e di tassatività, rischiano di sgretolarsi, minate alle fondamenta dalle influenze promananti dalla logica flessibile delle Corti europee, dalle suggestioni di una rilettura dei vizi processuali in chiave sostanzialistica, dalla diffusione di una interpretazione massimalistica del canone di celerità processuale. La tendenza giurisprudenziale a cedere alla tentazione di un antiformalismo spesso strabico coesiste con una spinta uguale e opposta verso un overuse delle sanzioni processuali, legato a logiche emergenziali e dotato di analoga capacità eversiva dell’ordinamento. La rivalutazione della dimensione etica del rituale giudiziario, unitamente alla riscoperta di istanze di umanesimo processuale, rappresenta un sicuro punto di riferimento in grado di arginare la deriva del sistema delle invalidità.
Bontempelli M., Tutela delle libertà e decorso del tempo nel processo penale agli enti, p. 127 ss.
Un circolo virtuoso fra decorso del tempo e tutela delle libertà salvaguardate dalle norme sul processo penale caratterizza le condotte riparatorie dell'ente ai sensi dell'art. 17 d.lgs. n. 231/2001, in funzione delle quali operano le fattispecie sospensive di cui agli artt. 65 e 49. Peraltro, il cit. decreto non ha un modo univoco di rapportarsi al diritto dell'ente di essere giudicato in tempi ragionevoli (art. 111 comma 2º Cost.). Se si considera la decadenza dalla contestazione che scatta quando il reato da cui dipende l'illecito amministrativo è estinto per prescrizione (art. 60), ben si può dire che il d.lgs. n. 231/2001 concepisce questo istituto di diritto penale sostanziale, in funzione di garanzia della speditezza processuale. Anche la disciplina della prescrizione della sanzione amministrativa (art. 22 d.lgs. n. 231/2001), con il risalto dato al momento effettuale dell'illecito, rafforza la tesi dell'uso della prescrizione come strumento di tutela della ragionevole durata in via sanzionatoria. Più problematica è la compatibilità costituzionale del regime di sospensione della prescrizione della sanzione amministrativa dopo la contestazione, fino al giudicato (art. 22 comma 4): mancando un “tetto massimo” agli aumenti del tempo necessario a prescrivere, è precluso il funzionamento della prescrizione sostanziale come mezzo di tutela contro l'irragionevole durata del processo.
Caputo M., Colpevolezza della persona fisica e colpevolezza dell'ente nelle manovre sulla pena delle parti, p. 148 ss.
L'autore rileva il ruolo crescente della giustizia negoziata nella definizione dei procedimenti penali che riguardano l'ente ex d.lgs. 231/2001. Le intese negoziali tra Procure e persone giuridiche attendono una convincente legittimazione teorica che faccia salvo il principio di personalità della responsabilità penale. Le pratiche di giustizia riparativa e i tentativi di costruire una colpevolezza attraverso contributi attivi dell'imputato rappresentano esperienze suscettibili di essere replicate anche nel campo della responsabilità delle persone giuridiche. Senza cadere nella fallacia dell'immedesimazione organica, occorre concepire una responsabilità dell'organizzazione che faccia leva su una colpevolezza da mancata reazione all'illecito, in grado di allargarsi alla considerazione degli apporti post factum delle organizzazioni complesse, da apprezzare all'interno delle trattative tra le parti. La lezione della diplomazia internazionale maturata nel c.d. jus post bellum funge da metafora in grado di spiegare il ruolo di impulso che gli accordi sulla sanzione svolgono nella prospettiva di un miglioramento della prevenzione anti-reato, anche attraverso una cauta valorizzazione delle funzioni dell'organismo di vigilanza quale garante di una nuova e più efficace compliance.
Falcinelli D., La “violenza assistita” nel linguaggio del diritto penale. Il delitto di maltrattamenti in famiglia aggravato dall'art. 61 n. 11 quinquies c.p., p. 173 ss.
La recente previsione normativa della circostanza aggravante ex art. 61 n. 11 quinquies c.p. ha espressamente immesso nello scenario del reato la fenomenologia della c.d. violenza assistita, già anzitempo valsa, nei risultati delle scienze sociologiche e psicologiche, ad ampliare la platea delle vittime dei reati di violenza familiare con riguardo ai minori che assistano o comunque vivano la realtà “maltrattante”, e ne subiscano gli effetti psicologici e materiali. Le perplessità sollevate dalle prese di posizione della giurisprudenza sul tema fanno da sfondo alla proposta di una lettura penale dell'ipotesi circostanziata sviluppata all'insegna di una ragionevole frammentarietà, che muove da una riflessione sull'offensività nel delitto di maltrattamenti in famiglia ex art. 572 c.p., e sulla sua struttura tipica, per approdare ad una stretta delimitazione dell'area dell'aggravamento disegnato dalla violenza assistita dal minore.
Corda A., L'incerto futuro dei metodi di esecuzione della pena di morte negli Stati Uniti. Scenari emergenti e prospettive dopo la sentenza Glossip v. Gross, p. 198 ss.
L'articolo analizza la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso Glossip v. Gross del 2015 e le sue possibili implicazioni rispetto ai metodi di esecuzione della pena capitale. La sentenza ha affrontato il tema della compatibilità con l'Ottavo Emendamento della Costituzione americana (divieto di imporre pene crudeli e inusuali) dell'uso del midazolam, un blando anestetico impiegato quale farmaco iniziale nel protocollo per l'iniezione letale adottato dallo Stato dell'Oklahoma. Prima di soffermarsi sulla sentenza e sulle sue conseguenze, lo scritto traccia l'evoluzione dei metodi di esecuzione succedutisi nella storia della pena capitale in America. Diverse tecniche di esecuzione sono state prima adottate e in seguito abbandonate nella costante ricerca di un metodo per l'inflizione della morte quale estrema sanzione penale capace di ridurre al minimo, se non annullare del tutto, la sofferenza del condannato. L'avvento dell'iniezione letale pareva avere fornito una risposta tendenzialmente definitiva. Le recenti difficoltà incontrate dagli Stati non abolizionisti nell'ottenimento dei farmaci da impiegare nelle esecuzioni per iniezione letale hanno però rimesso tutto in discussione.
Corso S.M., Un nuovo soggetto processuale penale: il civilmente obbligato per il ripristino dello stato dei luoghi a seguito di delitto ambientale (art. 452 duodecies c.p.), p. 234 ss.
La normativa penale sull’ambiente delinea una nuova figura di civilmente obbligato, chiamato a rispondere – in caso di condanna della persona fisica imputata – non solo della pena pecuniaria ma anche (o solo) del ripristino dello stato dei luoghi. A questo nuovo soggetto processuale vanno riconosciuti tutti i diritti a sua volta riconosciuti alla persona giuridica ai sensi dell’art. 197 c.p.
Cupelli C., Il caso Taricco e l’ordinanza 24 del 2017: prove di dialogo a senso unico, p. 266 ss.
Il contributo affronta i risvolti problematici più significativi del caso Taricco alla luce della recente ordinanza n. 24 del 2017 della Corte costituzionale, con la quale è stato disposto un (nuovo) rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia. Dopo la ricostruzione dei punti fermi in materia di legalità penale (in particolare sotto il profilo della determinatezza e dell’irretroattività) e le precisazioni sulla natura sostanziale della prescrizione, il lavoro analizza la scelta ‘diplomatica’ dei giudici costituzionali, delineando i possibili scenari che essa dischiude e concludendo con alcuni interrogativi in merito alla sua effettiva dimensione dialogica.
Pascucci N, La natura controversa della ricognizione fotografica, p. 287 ss.
La sentenza, che aderisce a un orientamento giurisprudenziale consolidato, inquadra la ricognizione fotografica come prova atipica, nonché come species del più ampio concetto di “dichiarazione” e ritiene implicitamente non necessari gli adempimenti preliminari ex art. 213 c.p.p., in quanto l'“individuazione” mutua forza probatoria non dalle forme impiegate, ma dall'attendibilità del dichiarante. L'Autore critica tale interpretazione, ritenendo inutilizzabili i riconoscimenti “per immagini”, benché effettuati in incidente probatorio o in dibattimento.
Silva C., Suicidio assistito in Svizzera. Riflessioni in ordine alla rilevanza penale della condotta di agevolazione, p. 308 ss.
La pronuncia in commento prende in esame la fattispecie dell'istigazione al suicidio con riferimento al tema drammaticamente attuale del c.d. suicidio assistito e alla rilevanza, ai fini del reato de quo, della condotta del mero accompagnamento in Svizzera. Il Gup si occupa di definire i confini della condotta di “agevolazione in qualsiasi modo dell'esecuzione” del suicidio, individuando la stessa nella diretta e strumentale connessione con l'attuazione materiale del suicidio, con ciò escludendo la sussistenza del reato per l'ipotesi di esclusivo accompagnamento.
Pisani M., Note brevi su temi penalistici, p. 323 ss.
AA.VV., Misure patrimoniali nel sistema penale: effettività e garanzie, Giuffrè, Milano, 2016, pp. 191. (S. Finocchiaro)
Canzio G., Cerqua L.D., Luparìa L., (a cura di), Diritto penale delle società. Accertamento delle responsabilità individuali e processo alla persona giuridica, II ed., Cedam, Padova, 2016, pp. 1198. (V. F. Mettica)
Catalano E.M., Ragionevole dubbio e logica della decisione. Alle radici del giusnaturalismo processuale, Giuffrè, Milano, 2016, pp. 208. (A. M. Capitta)
Falato F., La relatività del giudicato processuale. Tra certezza del diritto e cultura delle garanzie nell’Europa dei diritti, Editoriale Scientifica, Napoli, 2016, pp. 369. (B. Romanelli)
Fasani F., Terrorismo islamico e diritto penale, Milano, 2016, pp. 491. (F. Bacco)
Gallucci E. , L’esercizio del potere di grazia. Regole e prassi del procedimento per la concessione della clemenza individuale (Presentazione di Giorgio Lattanzi), Giuffré editore, 2016, pp. 256. (C. Cupelli)
Guarnieri C., Insolera G., Zilletti L. (a cura di), Anatomia del potere giudiziario. Nuove concezioni, nuove sfide, Carocci, Roma, 2016, pp. 103 (A. Remelli)
Manna A. (a cura di), Il problema dell’interpretazione nella giustizia penale. Convegno prin 2010-2011, Pisa University Press, Pisa, 2016, pp. 298. (A. Giudici)
Merenda I., I reati a concorso necessario tra coautoria e partecipazione, Dike, Roma, 2016, pp. 219. (V. Valentini)