Source: http://www.ristretti.it/areestudio/stranieri/ricerche/balbo1.htm
Timestamp: 2018-01-17 11:17:13+00:00
Document Index: 51765142

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 68', 'art. 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 13']

Articolo di Paola Balbo
Il detenuto straniero alla luce delle recenti modifiche legislative
di Paola Balbo (Giudice Onorario - Tribunale Sorveglianza Torino)
Essere detenuto può significare più di quanto si pensi e certo presuppone una prima essenziale apertura concettuale che vada oltre la visione nazionalistica. Non è tautologico e affatto di scarso rilievo che tutti siamo al tempo stesso cittadini e stranieri. Questa considerazione in apparenza superficiale nasce da un cambio di prospettiva cui il mandato d’arresto europeo e la nuova normativa in tema di lotta al terrorismo ci devono condurre inevitabilmente: non è più possibile ed è un lusso che non ci possiamo più permettere di ragionare in termini noi e gli altri. La natura di una serie di fattispecie di reato, la loro interazione sul piano internazionale, la possibilità di perseguire attraverso una maggior cooperazione di polizia e giurisdizionale e minori pesi politici soggetti sospettati, imputati o condannati, ci mette nella condizione di riconoscere la connaturale natura di straniero insita in tutti in relazione allo Stato, membro o non, in cui si spostiamo.
Si tratta di un tassello in più rispetto al cambiamento rilevante introdotto dalla legge n. 189/2002, da risegnalare in questo approccio transnazionale del diritto penale avviatosi con il mandato d’arresto europeo[2], è dato dai rilievi foto-dattiloscopici per ciascuna persona che richieda il permessi di soggiorno o il suo rinnovo – ora reso il tutto più restrittivo dalla legge anti-terrorismo - (art. 5, comma 4bis).
- sicurezza, difesa nazionale e relazioni internazionali,
- politica finanziaria (collegata con le associazioni criminali che abbiano la centrale in qualsiasi parte o si servano di stranieri ),
- ordine pubblico, prevenzione e repressione della criminalità public,
- ad ottenere il permesso di soggiorno, le autorizzazione, i documenti etc,
- a vedere riconosciuto lo status di rifugiato o la richiesta di asilo, (che oggi potremmo e dovremmo leggere anche nell’ottica del collaboratore in tema di indagini sui terroristi o sospettati tali, di collaboratori nella cattura dei trafficanti di immigrati clandestini e del favoreggiamento della tratta degli esseri umani)
- ottenere protezione temporanea e tutte le misure umanitarie o il soddisfacimento di quanto sia necessario in termini di immigrazione,
- concedere i permessi di soggiorno per ragioni di lavoro e familiare, la partecipazione alla vita pubblica e sociale.
Sul piano esecutivo, ove si verifichi la necessità di comminare l’isolamento disciplinare (soprassediamo su quello sanitario che ha sue connotazioni specifiche), compete sempre al direttore dell’istituto penitenziario disporre in via cautelare, con provvedimento motivato, che il detenuto o l'internato, autore di una infrazione sanzionabile con l’esclusione dalle attività in comune, sia tenuto in una camera individuale, in attesa della convocazione del consiglio di disciplina la cui convocazione è di sua competenza. Subito dopo l'adozione del provvedimento cautelare, il sanitario ha il dovere di visitare il soggetto, rilasciando la certificazione prevista per legge. Qualora il sanitario certifichi che le condizioni di salute del soggetto non gli permettono di sopportare la sanzione della esclusione dalle attività in comune, questa è eseguita quando viene a cessare la causa che ne ha impedito l'esecuzione.
Nel precedente DPR 29 aprile 1976 n. 431, art. 68, n. 6 si precisava che “Le condizioni degli imputati durante l’istruttoria e degli arrestati nel procedimento di prevenzione, che sono in isolamento, non devono differire da quelle degli altri detenuti, salvo le limitazioni disposte dall’autorità giudiziaria che procede”; mentre l’attuale art. 73 DPR 230 del 30 giugno 2000, n. 6 così recita: “Le condizioni delle persone sottoposte ad indagini preliminari che sono in isolamento non devono differire da quelle degli altri detenuti, salvo le limitazioni disposte dall’autorità giudiziaria che procede”. Allora la domanda che ci si pone è se il silenzio a proposito degli arrestati nel procedimenti di prevenzione sia estensibile a quanti sia in attesa di essere consegnati sub condizione della richiesta di mandato d’arresto europeo ovvero sussista la discrezionalità di applicare misure particolarmente restrittive e in quali termini esse vadano lette non sussistendo ovviamente i presupposti tipici della fase delle indagini – demandata allo Stato richiedente - e tenuto conto che lo scopo del trattenimento in carcere dovrebbe rivestire il puro scopo di un tentativo di sottrarsi alla consegna.
“2. Il mandato d'arresto europeo è una decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro dell'Unione europea, di seguito denominato "Stato membro di emissione", in vista dell'arresto e della consegna da parte di un altro Stato membro, di seguito denominato "Stato membro di esecuzione", di una persona, al fine dell'esercizio di azioni giudiziarie in materia penale o dell'esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale.”
“3. L'Italia darà esecuzione al mandato d'arresto europeo alle condizioni e con le modalità stabilite dalla presente legge, sempre che il provvedimento cautelare in base al quale il mandato è stato emesso sia stato sottoscritto da un giudice, sia motivato, ovvero che la sentenza da eseguire sia irrevocabile”.
“1. La consegna di un imputato o di un condannato all'estero non può essere concessa senza la decisione favorevole della corte di appello.
5. Nel caso in cui la persona sia stata arrestata dalla polizia giudiziaria ai sensi dell'articolo 11, la competenza a decidere sulla consegna appartiene alla corte di appello del distretto in cui è avvenuto l'arresto”.
“1. Il mandato d'arresto europeo deve contenere le seguenti informazioni:
c) i dati segnaletici ed ogni altra possibile informazione atta a determinare l'identità e la nazionalità della persona della quale è domandata la consegna”.
d) f) se il mandato d'arresto europeo ha per oggetto un reato politico, fatte salve le esclusioni previste dall'articolo 11 della Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici mediante utilizzo di esplosivo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 15 dicembre 1997, resa esecutiva dalla legge 14 febbraio 2003, n. 34; dall'articolo 1 della Convenzione europea per la repressione del terrorismo, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1977, resa esecutiva dalla legge 26 novembre 1985, n. 719; dall'articolo unico della legge costituzionale 21 giugno 1967, n. 1;
e) g) se dagli atti risulta che la sentenza irrevocabile, oggetto del mandato d'arresto europeo, non sia la conseguenza di un processo equo condotto nel rispetto dei diritti minimi dell'accusato previsti dall'articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, resa esecutiva dalla legge 4 agosto 1955, n. 848, e dall'articolo 2 del Protocollo n. 7 a detta Convenzione, adottato a Strasburgo il 22 novembre 1984, reso esecutivo dalla legge 9 aprile 1990, n. 98, statuente il diritto ad un doppio grado di giurisdizione in materia penale;
f) l) se il reato contestato nel mandato d'arresto europeo è estinto per amnistia ai sensi della legge italiana, ove vi sia la giurisdizione dello Stato italiano sul fatto;
g) q) se è stata pronunciata, in Italia, sentenza di non luogo a procedere, salvo che sussistano i presupposti di cui all'articolo 434 del codice di procedura penale per la revoca della sentenza;
h) r) se il mandato d'arresto europeo è stato emesso ai fini della esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale, qualora la persona ricercata sia cittadino italiano, sempre che la corte di appello disponga che tale pena o misura di sicurezza sia eseguita in Italia conformemente al suo diritto interno;
i) u) se la persona richiesta in consegna beneficia per la legge italiana di immunità che limitano l'esercizio o il proseguimento dell'azione penale;
j) v) se la sentenza per la cui esecuzione è stata domandata la consegna contiene disposizioni contrarie ai princípi fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano”.
“1. L'esecuzione del mandato d'arresto europeo da parte dell'autorità giudiziaria italiana, nei casi sotto elencati, è subordinata alle seguenti condizioni:
c) se la persona oggetto del mandato d'arresto europeo ai fini di un'azione penale è cittadino o residente dello Stato italiano, la consegna è subordinata alla condizione che la persona, dopo essere stata ascoltata, sia rinviata nello Stato membro di esecuzione per scontarvi la pena o la misura di sicurezza privative della libertà personale eventualmente pronunciate nei suoi confronti nello Stato membro di emissione”.
Van citato l’art. 23, comma 6: “6. All'atto della consegna, la corte di appello trasmette all'autorità giudiziaria emittente le informazioni occorrenti a consentire la deduzione del periodo di custodia preventivamente sofferto in esecuzione del mandato d'arresto europeo dalla durata complessiva della detenzione conseguente alla eventuale sentenza di condanna ovvero per la determinazione della durata massima della custodia cautelare”;
Il principio di specialità soccorre, sempre nella procedura passiva, all’art. 26, comma 2, lett. b), c): “1. La consegna è sempre subordinata alla condizione che, per un fatto anteriore alla stessa e diverso da quello per il quale è stata concessa, la persona non venga sottoposta a un procedimento penale, né privata della libertà personale in esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, né altrimenti assoggettata ad altra misura privativa della libertà personale”; e per la procedura attiva di consegna, l’art. 30: “1. Il mandato d'arresto europeo contiene le informazioni seguenti, nella presentazione stabilita nel modello di cui all'allegato annesso alla decisione quadro:
I riferimenti qui riportati vanno poi interpretati alla luce dell’art. 6, comma 5 ultimo paragrafo: “5. Se lo Stato membro di emissione non provvede, il presidente della corte di appello o il magistrato da questi delegato richiede al Ministro della giustizia l'acquisizione del provvedimento dell'autorità giudiziaria in base al quale il mandato d'arresto europeo è stato emesso, nonché la documentazione di cui al comma 4, informandolo della data della udienza camerale fissata. Il Ministro della giustizia informa l'autorità giudiziaria dello Stato membro di emissione che la ricezione del provvedimento e della documentazione costituisce condizione necessaria per l'esame della richiesta di esecuzione da parte della corte di appello. Immediatamente dopo averli ricevuti, il Ministro della giustizia trasmette al presidente della corte di appello il provvedimento e la documentazione unitamente ad una loro traduzione in lingua italiana”
e comma 7: “7. Il mandato d'arresto europeo dovrà pervenire tradotto in lingua italiana”;
l’art. 13, comma 1: “1. Entro quarantotto ore dalla ricezione del verbale di arresto, il presidente della corte di appello o un magistrato della corte da lui delegato, informato il procuratore generale, provvede, in una lingua alla stessa conosciuta e, se necessario, alla presenza di un interprete, a sentire la persona arrestata con la presenza di un difensore di ufficio nominato in mancanza di difensore di fiducia. Nel caso in cui la persona arrestata risulti ristretta in località diversa da quella in cui l'arresto è stato eseguito, il presidente della corte di appello può delegare per gli adempimenti di cui all'articolo 10 il presidente del tribunale territorialmente competente, ferma restando la sua competenza in ordine ai provvedimenti di cui al comma 2”;
e 14, comma 2: “2. Il consenso può essere espresso anche successivamente mediante dichiarazione indirizzata al direttore della casa di reclusione e dallo stesso immediatamente trasmessa al presidente della corte di appello, anche a mezzo telefax, ovvero con dichiarazione resa nel corso dell'udienza davanti alla corte e fino alla conclusione della discussione”.