Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/06/news_570.htm
Timestamp: 2020-02-28 23:17:29+00:00
Document Index: 22346889

Matched Legal Cases: ['art. 57', 'art. 109', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 2']

Newsletter n. 570 del 14 giugno 2018
focus primus
Agevolazioni per professionisti e lavoratori autonomi, come usufruire dei contributi regionali per avviare le nuove attività
Il servizio raccolta rifiuti non è efficiente? La Tari si dimezza!
Compensi CTU: il giudice deve motivare come ha calcolato il compenso?
La Basilicata adotta il Regolamento edilizio unico
Sport bonus, sgravi per ristrutturare piccoli impianti sportivi pubblici
Il nuovo Apple Watch 4 sarà 100% touch?
Sono in consultazione pubblica fino al 9 luglio 2018 le nuovissime linee guida sul BIM dell’ANAC, in cui si affrontano due temi che riguardano i servizi di progettazione:
il progressivo ricorso al BIM
il principio dell’equo compenso
Relativamente alla questione BIM, l’ANAC fornisce alle stazioni appaltanti alcune indicazioni di massima per la graduale implementazione delle novità introdotte dal decreto BIM (dm 560/2017) che definisce le modalità di ingresso del building information modeling nelle opere pubbliche.
Il documento dell’Anac cerca di indirizzare correttamente gli operatori del mercato durante la fase transitoria prevista dal decreto.
Uso di metodi e strumenti elettronici specifici
Al fine di garantire la continuità e la coerenza tra i diversi livelli della progettazione, e soprattutto per conseguire al meglio i vantaggi dei metodi e strumenti elettronici in termini di una più efficiente gestione delle attività di progettazione, le stazioni appaltanti possono ricorrere all’uso degli stessi fin dalla progettazione di fattibilità tecnica ed economica.
Secondo l’ANAC, le disposizioni di cui al decreto 560/2017 possono ritenersi applicabili agli interventi la cui progettazione di fattibilità tecnica ed economica sia attivata successivamente alla data di entrata in vigore del decreto medesimo, facendo riferimento al momento in cui si dà concreto avvio all’attività di progettazione di fattibilità tecnica ed economica, ossia al provvedimento con il quale la stazione appaltante individua il tecnico interno cui demandare le attività di progettazione o alla stipula del contratto per l’incarico ai professionisti esterni.
È possibile ricorrere ai metodi e agli strumenti elettronici anche per le opere la cui progettazione sia stata attivata prima dell’entrata in vigore del decreto n. 560/2017, partendo quindi da un livello precedente di progettazione sviluppato con i metodi tradizionali.
Secondo l’ANAC, per sfruttare appieno le potenzialità offerte dagli strumenti elettronici, le stazioni appaltanti possono valutare, al momento dell’avvio delle attività di progettazione, se lo sviluppo di uno dei livelli di progettazione dell’intervento possa, presumibilmente, ricadere nell’obbligo di ricorso ai metodi e agli strumenti elettronici come definito all’articolo 6 del decreto n. 560/2017. In tal caso, è opportuno prendere in considerazione la possibilità di ricorrere all’uso dei metodi e degli strumenti elettronici dal livello iniziale della progettazione anche in assenza dell’obbligo di ricorso agli stessi.
L’ANAC prevede che in fase di prima applicazione le stazioni appaltanti non debbano prevedere quali requisiti di partecipazione la dimostrazione di un’esperienza pregressa nell’utilizzo di metodi e strumenti elettronici nonché la partecipazione a corsi e/o attività formative.
Inoltre, i requisiti devono essere tali da garantire la più ampia partecipazione alle procedure di gara.
Per selezionare un operatore adeguatamente qualificato, l’ANAC suggerisce di valorizzare l’esperienza maturata in materia di metodi e strumenti elettronici nell’ambito dell’offerta economicamente più vantaggiosa, attraverso il criterio della professionalità e adeguatezza dell’offerta e, soprattutto, del criterio delle caratteristiche metodologiche dell’offerta
Si potrebbe prevedere un sub-criterio relativo ai servizi ritenuti significativi dal concorrente espletati con il ricorso ai metodi e agli strumenti elettronici.
Per l’analisi dettagliata si rinvia al documento allegato.
Attenzione all’offerta per la gestione informativa
L’Offerta per la gestione informativa è il documento in cui il concorrente descrive le modalità di implementazione dei metodi e strumenti elettronici nell’esecuzione del servizio oggetto di affidamento, in coerenza con quanto richiesto dalla stazione appaltante nel Capitolato informativo.
L’Offerta per la gestione informativa è l’elemento cardine dell’offerta in quanto rappresentativo delle modalità di espletamento del servizio, in termini di
soggetti coinvolti, con i relativi ruoli e responsabilità,
scambio delle informazioni (formati, livelli di sviluppo, ecc.)
tempi di consegna, ecc»
La richiesta di un’impostazione dell’Offerta per la gestione informativa in coerenza con il Capitolato informativo predisposto dalla stazione appaltante sarebbe anche di ausilio alla commissione di gara per la valutazione delle offerte pervenute
L’Offerta per la gestione informativa dell’aggiudicatario a seguito della stipula del contratto può assumere la denominazione di Piano di gestione informativa, che recepisce le proposte del concorrente approvate dalla stazione appaltante e diviene documento contrattuale, sulla cui base verificare in sede di espletamento della prestazione il corretto adempimento delle prestazioni contrattuali.
In attesa della pubblicazione in Gazzetta del decreto, il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ha reso noto i contenuti sul bonus pubblicità 2018 tramite un comunicato sul proprio sito.
Il decreto attuativo farà chiarezza su chi avrà diritto all’agevolazione fiscale per gli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sia sulla stampa cartacea e online che su radio e tv, introdotta dall’art. 57-bis del dl 50/2017.
La norma, ricordiamo, ha previsto un’importante agevolazione di natura fiscale, nella forma di credito di imposta, anche detto bonus pubblicità 2018.
Si tratta, quindi, di un credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali (con incremento minimo dell’1% rispetto agli analoghi investimenti dell’anno precedente) effettuati da
sulla stampa (giornali quotidiani e periodici, locali e nazionali) e sulle emittenti radio-televisive a diffusione locale, nella misura del 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90% nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative.
Il bonus prevede l’erogazione di 62,5 milioni di euro, di cui 50 milioni per gli investimenti sulla stampa, anche online (20 per gli investimenti effettuati nel secondo semestre del 2017, più 30 per quelli da effettuare nel 2018) e 12,5 milioni per gli investimenti da effettuare nel 2018 sulle emittenti radio-televisive.
Il bonus consiste in un credito d’imposta al 75% del valore incrementale degli investimenti, che arriverà fino al 90% per microimprese, PMI, e Startup Innovative soltanto dopo la pronuncia della Commissione Europea sulla compatibilità con gli aiuti di Stato.
Il credito d’imposta, inoltre, è utilizzabile esclusivamente in compensazione, tramite il modello F24.
Possono accedere al beneficio i soggetti titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo ed enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, sulla stampa quotidiana e periodica anche on line e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi di almeno l’1% gli analoghi investimenti effettuati nell’anno precedente sugli stessi mezzi di informazione.
Sono ammissibili al credito d’imposta gli investimenti riferiti a acquisto di spazi pubblicitari e inserzioni commerciali su giornali quotidiani e periodici, nazionali e locali, anche on-line, ovvero nell’ambito della programmazione di emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.
Sono escluse dal credito d’imposta le spese sostenute per l’acquisto di spazi destinati a servizi particolari, come ad esempio:
servizi di pronostici
giochi o scommesse con vincite di denaro
chat-line con servizi a sovraprezzo.
Le spese per gli investimenti si considerano sostenute secondo le regole generali in materia fiscale previste dall’art. 109 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, recante il Testo unico delle imposte sui redditi.
Inoltre, se il credito d’imposta richiesto sia superiore alla soglia di 150.000 euro, la sua concessione richiederà anche l’accertamento preventivo di regolarità presso la Banca Dati Nazionale Antimafia del Ministero dell’interno.
Per la presentazione della domanda è necessario una comunicazione telematica (prenotazione) su apposita piattaforma dell’Agenzia delle Entrate, secondo il modello che ha definito la medesima Agenzia, usufruendo di una finestra temporale di trenta giorni, a decorrere dal sessantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale.
il costo complessivo degli investimenti pubblicitari effettuati, o da effettuare, nel corso dell’anno; laddove gli investimenti riguardino sia la stampa che le emittenti radio-televisive, i costi andranno esposti distintamente per le due tipologia di media;
il costo complessivo degli investimenti effettuati sugli analoghi media nell’anno precedente (per media analoghi si intendono la stampa, da una parte, e le emittenti radio-televisive dall’altra; non il singolo giornale o la singola emittente);
Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Toscana, ecco i bandi regionali con agevolazioni per professionisti e lavoratori autonomi, dalle spese per locali, arredi ad hardware, software e pubblicità
Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Toscana, questa è la selezione dei 3 bandi regionali (fatta dal Sole 24 Ore) in aiuto di professionisti e lavoratori autonomi che stanno avviando una libera attività e aperto da poco una partita Iva.
Si tratta di risorse cofinanziate con i fondi UE FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale) per un totale di circa 18,5 milioni di euro, con diverse tipologie di finanziamento a seconda della Regione. Valido per tutte le regioni il requisito della territorialità: è necessario dimostrare di esercitare la propria attività nel territorio della Regione a cui si chiedono le agevolazioni.
Le agevolazioni, a cui possono accedere non solo le imprese ma anche per i lavoratori autonomi, sono riferite proprio alla fase di avvio dell’attività, quali:
spese per locali
arredi o utenze
contributi per i praticanti e più in generale per i dipendenti
acquisizione di brevetti
Friuli Venezia Giulia: Supporto alle nuove realtà imprenditoriali
Per quanto riguarda la regione Friuli Venezia Giulia il bando è denominato “Supporto alle nuove realtà imprenditoriali“.
Il bando prevede un contributo a fondo perduto, pari al 60% della spesa ritenuta ammissibile, che non deve superare i 100.000 euro.
Per il Friuli Venezia Giulia è prevista una copertura finanziaria pari a 8,5 milioni di euro.
lavoratoti autonomi che intendono avviare un’attività
lavoratoti autonomi che hanno da poco avviato un’attività
Tra le spese finanziate:
affitto locale (anche in coworking)
spese di ristrutturazione dei locali
servizi e prestazioni specialistiche
I professionisti devono, oltre al requisito della territorialità, essere registrati da non più di 24 mesi all’Agenzia delle Entrate.
Inoltre, è necessaria la presentazione di un business plan, come succede per le piccole e medie imprese che richiede la descrizione, tra l’altro, della
potenzialità del progetto
Bisogna compilare un documento di 14 pagine contenente il nome e la descrizione del progetto, la localizzazione, il mercato potenziale, l’analisi della concorrenza, le
stime di fatturato e le previsioni economico-finanziarie.
La domanda deve essere inviata via internet, con termine ultimo fissato al 21 dicembre 2018, con 2 chiusure intermedie: 30 giugno ne 30 settembre.
In Lombardia il bando in esame è denominato “Intraprendo” finalizzato all’avvio e allo sviluppo di nuove attività dei liberi professionisti.
Il bando prevede agevolazioni combinate: un finanziamento agevolato a tasso zero che si abbina ai contributi a fondo perduto.
Sono stanziati circa 9 milioni di euro a valere sul fondo Fers.
Il bando è rivolto a giovani professionisti per l’avvio e lo sviluppo di una nuova attività.
beni strumentali materiali e immateriali (marchi e berevetti)
utenze (luce, gas, acqua, telefono, internet, ecc. )
I professionisti devono essere
in attività da non più di 24 mesi
aspiranti professionisti che si impegnano ad aprire una partita Iva entro 90 giorni dal decreto di assegnazione delle agevolazioni
Il requisito del business plan è tra quelli richiesti nel bando della Lombardia (come in Friuli Venezia Giulia); il modello, scaricabile dal sito di Finlombarda, consiste di 10 pagine.
Infine, per essere ammessi al finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto, occorre anche ricevere un endorsement da parte di un cliente, un collega, un’associazione professionale che sostenga la qualità dell’idea professionale.
La domanda deve essere inviata online tramite la piattaforma Siage.
Toscana: Fondo per la concessione di garanzie e di contributi in conto interessi a favore delle professioni
In Toscana il bando esaminato è il “Fondo per la concessione di garanzie e di contributi in conto interessi a favore delle professioni“.
Il bando è rivolto ai giovani professionisti, praticanti, tirocinanti, ordini collegiali professionali o associazioni.
Le risorse ammontano ad 1 milione di euro.
contributi in conto interessi fino al 100% del prestito, fino ad un massimo di 25.000 euro per i professionisti e 4.500 euro per praticanti e tirocinanti
garanzie gratuite fino ad un massimo dell’80% dei prestiti e risorse a copertura degli interessi nei finanziamenti che i professionisti ottengono dalle banche
Sono agevolabili le spese per:
acquisto di strumenti informatici
avvio o lo sviluppo degli studi
acquisto di beni strumentali (anche innovativi, tecnologici)
messa in sicurezza dei locali
Per accedere all’agevolazione, al momento della presentazione della domanda:
i professionisti devono avere un’età inferiore ai 40 anni
i tirocinanti e praticanti devono avere un’età inferiore ai 30 anni per
L’invio della domanda, tramite modello scaricabile dal sito, va inviata a mezzo PEC.
Commissione tributaria provinciale di Roma: in caso di grave disservizio nella raccolta dei rifiuti, il contribuente ha diritto ad una riduzione Tari (50%)
L’emergenza raccolta rifiuti è negli ultimi anni sempre più al centro dell’attenzione mediatica: spesso vengono segnalate situazioni di cassonetti colmi e strade piene di sacchetti di spazzatura abbandonati sui marciapiedi.
Segnaliamo al riguardo la recente sentenza 6269/2018 della Commissione Tributaria Provinciale, CTP, di Roma intervenuta in un caso di smaltimento rifiuti “del tutto inidoneo e irregolare” per cui viene chiesto il dimezzamento della Tari, la tassa sui rifiuti.
Il caso riguarda il lunghissimo ricorso di un privato cittadino contro la municipalizzata del Comune di Roma e l’invito al pagamento della Tari per l’anno d’imposta 2015.
Il ricorrente fin dal 2012 aveva segnalato, con telefonate e lettere di diffida accompagnate da fotografie, un forte disservizio per la mancata raccolta dei rifiuti e la presenza costante di rifiuti proprio davanti la sua finestra.
In considerazione di tale situazione di disagio il contribuente chiedeva, quindi, la riduzione del 50% dell’importo dovuto in riferimento alla Tari, corredando il ricorso con una cospicua documentazione fotografica attestante la situazione di degrado.
Dopo un lungo iter giudiziario il verdetto arriva dalla CTP di Roma.
Decisione della CTP
La CTP accoglie il ricorso e riduce del 50% l’importo dovuto.
Nel verdetto la CTP ha sottolineato, infatti, che dalla documentazione allegata risultava evidente il disservizio nello smaltimento dei rifiuti, ossia:
un grave disservizio sia per la mancata raccolta dell’immondizia sia per la posizione con cui erano stati collocati i cassonetti nelle immediate vicinanze – come si evince dalle motivazioni del collegio giudicante – della propria abitazione e in dettaglio davanti alla propria finestra, creando un’inevitabile situazione di carenza igienico-ambientale.
Tale disservizio consente a previsione di una riduzione della tariffa dovuta al 50% come richiesto dallo stesso ricorrente.
Cassazione: la determinazione dei compensi CTU da parte del giudice non richiede una motivazione specifica, ma rientra nel suo potere discrezionale
La determinazione dei compensi spettanti al CTU, consulente tecnico di ufficio, nei procedimenti civili non richiede da parte del giudice una motivazione specifica in quanto rientra nell’esercizio del suo potere discrezionale.
A ribadire il principio è la Corte di cassazione, con l’ordinanza 8233/2018.
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro il decreto di liquidazione emesso da parte del giudice istruttore a favore di un consulente tecnico di ufficio, nominato nei procedimenti civili tra il ricorrente e l’altro cittadino, per la somma complessiva di 5.064,37 euro per onorario, indennità e spese documentate.
La perizia aveva ad oggetto la stima di diverse unità immobiliari, facenti parte di due distinti immobili ubicati nel Comune Lagonegro, nonché un fabbricato in costruzione. Pertanto, in considerazione della loro diversa ubicazione e struttura gli immobili oggetto di stima dovevano, quindi, considerarsi dotati di autonome caratteristiche valutative. Da qui la necessità da parte del CTU di procedere a 3 diverse stime e riconoscere l’importo massimo in ragione dell’oggetto e del valore della controversia, della natura e dell’importanza dei compiti di accertamento in fatto e di valutazione, del tempo e dell’impegno profusi dall’ausiliare, nonché per la complessità dell’incarico svolto.
Il ricorrente lamentava, invece, che nonostante la prestazione non presentasse alcuna difficoltà e l’elaborato non brilli per completezza né per pregio, il tribunale aveva applicato i massimi tariffari per la determinazione del compenso, enunciando le ragioni che astrattamente lo avrebbero consentito ma senza motivarle.
Il tribunale di Lagonegro accoglie il ricorso proposto contro il decreto di liquidazione evidenziando che il decreto impugnato si limita a liquidare le competenze del consulente tecnico d’ufficio in conformità di quanto richiesto, privo di motivazione in ordine ai parametri di liquidazione applicati e che la consulenza espletata consiste nella stima di immobili ai sensi degli artt. 49 ss del dpr 115 del 2002 e dall’art. 4, comma 1°, della I. 319 del 1980 e dell’art. 13 del d.m. 30/5/2002.
In particolare, se l’incarico conferito al consulente ha ad oggetto la determinazione di una serie di immobili aventi caratteristiche analoghe o uguali, la liquidazione del compenso deve essere determinata cumulando le somme stimate (art. 13); qualora, invece, si tratta di una pluralità di immobili diversi tra loro, l’importo stimato è quello corrispondente ad ogni singola stima di immobile che abbia autonome caratteristiche valutative.
Tuttavia, il tribunale ha ritenuto di compensare le spese del procedimento in base al principio che “i vizi riscontrati nell’atto impugnato non sono imputabili a parte resistente, bensì sono frutto di valutazioni discrezionali dell’autorità che lo emanato”.
Il ricorrente chiede, quindi, la cassazione dell’ordinanza che liquida il compenso al consulente; il CTU resiste con controricorso.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, in quanto il provvedimento impugnato ha di fatto concretamente valutato le difficoltà, il tempo e l’impegno profusi dal consulente nella redazione della relazione peritale nonché la sua complessità ed ha, in relazione a ciò, determinato il compenso ritenendo implicitamente che la relazione stessa avesse corrisposto ai quesiti posti.
Infatti , in base all’orientamento della Corte:
nel procedimento di opposizione al decreto che liquida il compenso al consulente, il giudice deve accertare se l’opera svolta dall’ausiliare sia rispondente ai quesiti postigli dal giudice che conferì l’incarico e valutarne, quindi, la qualità e la completezza ai fini della liquidazione del compenso (Cass. n. 7294 del 2013).
Gli ermellini hanno confermato, inoltre, il principio secondo il quale, in tema di compensi spettanti a periti e consulenti tecnici:
La determinazione degli onorari costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice del merito, e pertanto, se contenuta tra il minimo ed il massimo della tariffa, non richiede motivazione specifica e non è soggetta al sindacato di legittimità, se non quando l’interessato deduca la violazione di una disposizione normativa oppure un vizio logico di motivazione, specificando le ragioni tecnico-giuridiche secondo le quali debba ritenersi non dovuto un certo compenso oppure eccessiva la liquidazione (Cass. n. 27126 del 2014).
L’indirizzo espresso dalla giustizia amministrativa è verso la riserva di competenza degli architetti per ogni tipologia di intervento su edifici vincolati, ad eccezione delle attività propriamente tecniche di edilizia civile
Nella sentenza n. 3718 del 5 giugno 2018 il Tar Campania ha chiarito che la direzione lavori su edifici vincolati spetta all’architetto e non all’ingegnere; questa riserva di competenza dei professionisti in possesso della qualifica di architetto sussiste per ogni tipologia di intervento su immobili gravati da vincolo storico-artistico, ad eccezione delle attività propriamente tecniche di edilizia civile per le quali l’art. 52 del R.D. n. 2537/1925 prevede la competenza anche degli ingegneri; la competenza degli architetti si estende anche agli interventi realizzati su immobili non assoggettati a vincolo quando presentino ‘rilevante interesse artistico’.
Il caso in questione ha inizio a seguito di ricorso presentato dall’ingegner A contro la decisione di un comune campano di aver disposto, con determina dirigenziale, che l’incarico di direzione lavori per lavori di riqualificazione ed adeguamento della struttura comunale adiacente un Palazzo storico da destinarsi a Centro Polifunzionale spettasse ad un professionista con qualifica di architetto individuato tramite specifica procedura selettiva.
L’ingegnere, per la medesima struttura, aveva ricevuto l’affidamento dell’incarico per la progettazione esecutiva ed il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione.
I giudici amministrativi campani rigettano il ricorso presentato dall’ingegnere.
Con la sentenza il Tar ha legittimato la decisione dell’ente locale di riservare la direzione dei lavori su un immobile sottoposto a tutela culturale e ambientale (e per i quali la Soprintendenza aveva espresso parere con precise prescrizioni) ad un professionista in possesso della qualifica di architetto.
La nota della Soprintendenza competente recante parere favorevole all’affido dei lavori in oggetto ad impresa qualificata per la categoria del restauro (OG2), dato l’interesse storico-artistico dell’immobile, chiarisce la natura dell’immobile (messa in discussione dal ricorrente) e legittima la scelta dell’amministrazione comunale di riservare la direzione dei lavori ad un professionista in possesso della qualifica di architetto.
Questo in virtù dell’art. 52 del R.D. n. 2537/1925 “regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto”, secondo cui
“le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla L. 20 giugno 1909, n. 364, per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere”.
E’ inoltre interessante notare il chiarimento del giudice amministrativo in merito al trattamento del professionista ingegnere ed architetto.
Nella sentenza infatti viene richiamata quella n. 21/2014 del Consiglio di Stato, con cui lo stesso organo ha chiarito come non sia esatto affermare che l’ordinamento comunitario riconosca a tutti gli ingegneri di Paesi dell’U.E. diversi dall’Italia l’indiscriminato esercizio delle attività tipiche della professione di architetto (tra cui le attività relative ad edifici vincolati in quanto ritenuti di interesse storico-artistico); al contrario, giusta la normativa comunitaria, si è ritenuto che l’esercizio di tali attività, in regime di mutuo riconoscimento, è consentito ai soli professionisti che possano vantare un percorso formativo adeguatamente finalizzato all’esercizio delle attività tipiche della professione di architetto.
Anche la Basilicata ha adottato il Regolamento edilizio unico. I Comuni hanno 180 giorni per adeguare i propri regolamenti edilizi allo schema tipo
Con Deliberazione n. 471 del 31 maggio 2018 la Giunta regionale della Basilicata ha recepito l’Intesa della Conferenza Unificata del 20 ottobre 2016 e si è dotata, quindi, del Regolamento edilizio unico (o schema tipo).
Ricordiamo, che lo schema di Regolamento è finalizzato a garantire l’uniformità di impianto, la semplificazione e standardizzazione in materia edilizia in conformità ai contenuti dell’Agenda per la Semplificazione 2015/2017.
Dalla data di pubblicazione della deliberazione sul Bur della Regione, i Comuni hanno 180 giorni per adeguare i propri regolamenti edilizi allo schema di regolamento tipo ed ai relativi allegati, quali:
il quadro delle definizioni uniformi
la ricognizione delle disposizioni incidenti sugli usi e le trasformazioni del territorio e sull’attività edilizia, integrata con la normativa regionale
la norma transitoria in attesa degli adempimenti comunali
Ricordiamo che il regolamento edilizio tipo si articola in 2 parti:
Principi generali e disciplina generale dell’attività edilizia
Disposizioni regolamentari comunali in materia edilizia
Le 42 definizioni uniformi, Allegato A, trattano tutte quelle comuni,: dalla “superficie netta” alla “superficie utile”, dal “soppalco” alla “sagoma”, oppure anche solo “l’altezza dell’edificio”; l’Allegato B, invece, elenca invece 118 norme statali che hanno un impatto sull’edilizia nel nuovo regolamento comunale (qualsiasi norma statale viene richiamata esclusivamente attraverso il rinvio all’Allegato B).
Il Regolamento indica, in pratica, i requisiti prestazionali degli edifici, con particolare riguardo alla sicurezza e al risparmio energetico; deve essere adottato dai Comuni veneti entro 180 giorni dalla data di approvazione del provvedimento di recepimento. In caso di mancato recepimento da parte della Regione, i Comuni possono comunque provvedere all’adozione dello schema di regolamento edilizio tipo e relativi allegati.
Qualora i Comuni non provvedano nei 180 giorni, le definizioni uniformi e le disposizioni sovraordinate in materia edilizia trovano diretta applicazione, prevalendo sulle disposizioni comunali con esse incompatibili (art. 2, comma 3, dell’Intesa).
Situazione attuale delle Regioni
Ad oggi sono 12 le Regioni che hanno dato attuazione all’Intesa e recepito il Regolamento edilizio unico:
“Sport bonus”: le indicazioni per usufruire del credito d’imposta pari al 50% delle donazioni fatte dalle imprese nel 2018 per ristrutturare impianti sportivi pubblici
Pubblicato in Gazzetta (n. 130 del 7 giugno 2018) il dpcm del 23 aprile 2018 recante la disciplina dell’incentivo “sport bonus“, introdotto dalla legge di Bilancio 2018, che prevede il riconoscimento di un contributo, sotto forma di credito d’imposta, per le erogazioni liberali in denaro effettuate nel 2018 per gli interventi di restauro o ristrutturazione degli impianti sportivi pubblici (articolo 1, commi da 363 a 366, legge 205/2017).
In pratica lo Stato mette a disposizione 10 milioni di euro a beneficio delle imprese private che intendono fare donazioni (erogazioni liberali) finalizzate alla ristrutturazione di impianti sportivi pubblici, con un credito di imposta pari al 50% della somma donata, fino a un massimo di 40.000 euro.
Lo sport bonus è riconosciuto a favore di:
tutte le imprese (esercitate in forma individuale e collettiva)
stabili organizzazioni in Italia di imprese non residenti
Si tratta di una detrazione pari al 50% delle erogazioni liberali in denaro per le imprese che donano fondi finalizzati alla realizzazione di interventi di restauro, di risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia di impianti sportivi pubblici, anche se in regime di concessione amministrativa.
Il beneficio è riconosciuto nel limite del 3 per mille dei ricavi annui, fino a 40.000 euro, effettuate nell’anno solare 2018. Il credito d’imposta è riconosciuto, nel limite complessivo di spesa di 10 milioni di euro, in 2 finestre temporali di 120 giorni ciascuna, che si aprono rispettivamente il 1° aprile e il 20 agosto 2018. Visto il ritardo nella pubblicazione del decreto, dovrebbe essere attiva una sola finestra temporale: dal 20 agosto al 20 settembre 2018.
Le erogazioni liberali, per poter usufruire dello sport bonus, devono essere eseguite attraverso uno dei seguenti sistemi di pagamento:
carte di debito, carte di credito e prepagate
Il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale, ricevute le somme, ne dà comunicazione all’ufficio, indicando la data e l’ammontare della donazione. Eseguite le opportune verifiche, l’ufficio pubblica, quindi, l’elenco dei soggetti a cui è riconosciuto il credito d’imposta. Solo a decorrere dal giorno lavorativo successivo a quello di pubblicazione del suddetto elenco sul sito istituzionale dell’Ufficio per lo sport, il credito d’imposta è quindi utilizzabile in 3 quote annuali di pari importo, negli esercizi finanziari 2018, 2019 e 2020.
Il credito d’imposta potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione presentando il modello F24 mediante i canali Entratel/Fisconline. Inoltre, il credito d’imposta non rileva ai fini delle imposte sui redditi e Irap, dovendo comunque essere indicato nelle dichiarazioni dei redditi del periodo d’imposta di riconoscimento e di quelli successivi.
Le imprese che vogliono usufruire dello sport bonus devono presentare apposita richiesta all’ufficio per lo Sport (presso la Presidenza del Consiglio dei ministri) entro 30 giorni dall’apertura della finestra: dal 20 agosto al 20 settembre 2018. La richiesta deve essere redatta sul modulo disponibile sul sito dell’ufficio e inviata via PEC, indicando l’importo dell’erogazione e il futuro beneficiario.
Rimarrà a cura dell’’ufficio pubblicare l’elenco degli ammessi in base al criterio temporale di ricevimento delle richieste; successivamente le imprese potranno erogare la somma al beneficiario indicato nell’istanza. Sarà , poi, il beneficiario a dare comunicazione all’ufficio, indicandone la data e l’ammontare della donazione.
Dopo aver effettuato le opportune verifiche, l’ufficio pubblicherà l’elenco dei soggetti a cui è riconosciuto il benefico, ossia il credito d’imposta.
Utilizzazione credito d’imposta
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione (mediante F24), in 3 quote annuali di pari importo, rispettivamente per il 2018, 2019 e 2020, a partire dal quinto giorno lavorativo successivo alla pubblicazione dell’elenco dei soggetti a cui lo stesso è riconosciuto.
L’F24 deve essere presentato attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Il credito non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui è stato riconosciuto, nonché nella dichiarazione successive, fino a quando non si esaurisce il suo utilizzo.
Revoca del credito
Il credito d’imposta è revocato nel caso in cui venga accertata l’insussistenza di uno dei requisiti previsti dalla relativa disciplina; accertata l’eventuale indebita fruizione, sia essa totale o parziale, l’Agenzia delle Entrate lo comunica all’ufficio per lo Sport, che provvede al recupero degli importi (con applicazione di sanzioni e interessi).
Dai Consulenti del Lavoro i chiarimenti sulla tracciabilità delle retribuzioni: modalità di pagamento, soggetti ammessi e quelli esclusi. Sanzione da 1.000 a 5.000 euro per chi non si adegua
Dal 1° luglio scatta il divieto dei contanti nel pagamento delle retribuzioni: datori di lavoro e committenti dovranno pagare stipendi ed anticipazioni dei lavoratori solo con assegno, bonifico o pagamento elettronico, qualunque sia il rapporto di lavoro instaurato.
Questo per effetto della norma contenuta nella legge di Bilancio 2018 (legge 205/2017), commi 910 a 913, che impone appunto la tracciabilità nel pagamento delle retribuzioni, al fine di verificare che la retribuzione corrisposta non sia inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva.
La norma introduce 2 novità fondamentali sul piano sanzionatorio e su quello probatorio. Rispettivamente: nel caso di utilizzo di mezzi diversi da quali espressamente previsti per il pagamento, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro; la firma apposta sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.
Segnaliamo al riguardo il documento di approfondimento a cura della Fondazione Consulenti del Lavoro contenente tutte le novità in tema di retribuzioni e le relative modalità operative che i datori di lavoro dovranno seguire per adempiere al nuovo obbligo sulla tracciabilità delle retribuzioni.
L’ambito di applicazione riguarda tutti i rapporti di lavoro dipendente e assimilati; in particolare, ai sensi del comma 912 della legge 205/2017:
collaborazioni coordinate e continuative (quindi anche i lavoratori autonomi NON a partita Iva)
contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 142/2001
Il documento chiarisce che l’applicazione ai rapporti di lavoro subordinato è prevista indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto.
Pertanto, rientrano nell’applicazione tutte le tipologie contrattuali quali, ad esempio: i contratti a tempo determinato, a tempo parziale, di apprendistato, di lavoro intermittente.
Sono esclusi, invece, i rapporti di lavoro domestico e quelli con la Pubblica Amministrazione, così come devono ritenersi esclusi i compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti
autonomi di natura occasionale.
Tutti i pagamenti di stipendi ed anticipazioni dovranno essere effettuati soltanto con una delle seguenti modalità, per poter essere tracciabili:
emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato
Viene inoltre precisato che gli anticipi di cassa per fondo spese, rimborsi spese ed altre somme corrisposte al lavoratore, diverse da quelle contrattuali, si ritiene sono esclusi dall’obbligo di tracciabilità.
La retribuzione verrà versata attraverso un istituto di credito o un ufficio postale (il lavoratore deve avere, quindi, un conto o un Iban) o può essere anche liquidata con assegno o con strumenti di pagamento elettronico. Il contante può essere versato al lavoratore, con mandato di pagamento, solamente presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro ha un conto corrente.
Nel caso di utilizzo di mezzi diversi da quali espressamente previsti per il pagamento è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria che va dai 1.000 ai 5.000 euro.
Inoltre, come chiarito nella nota n. 4538 del 22 maggio 2018 dell’Ispettorato del lavoro, si deve ritenere che la violazione risulti integrata:
quando la corresponsione delle somme avvenga con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore
nel caso in cui, nonostante l’utilizzo dei predetti sistemi di pagamento, il versamento delle somme dovute non sia realmente effettuato, ad esempio, nel caso in cui il bonifico bancario in favore del lavoratore venga successivamente revocato ovvero l’assegno emesso venga annullato prima dell’incasso
circostanze che evidenziano uno scopo elusivo del datore di lavoro che mina la stessa ratio della disposizione
Pertanto, sul piano probatorio, la firma apposta sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. Ne consegue quindi che, ai fini della contestazione, si ritiene sia necessario verificare non soltanto che il datore di lavoro abbia disposto il pagamento utilizzando gli strumenti previsti, ma anche che lo stesso sia andato a buon fine.
La misura che introduce l’obbligo di stipendio tracciabile (comma 912) stabilisce anche che la firma apposta sulla busta paga non è più prova di avvenuto pagamento, ossia non ha più valore probatorio. In pratica è necessario verificare non soltanto che il datore di lavoro abbia disposto il pagamento utilizzando gli strumenti previsti, ma anche che lo stesso sia andato a buon fine.
Chiude il documento una tabella riepilogativa cd un esempio di lettera con le indicazioni sulle modalità di pagamento delle retribuzioni da inviare al cliente.
scheda tecnica autogrù
verbale di prima verifica periodica autogrù
Ricordiamo il precedente articolo di BibLus-net riguardante la guida Inail su Apparecchi di sollevamento materiali di tipo mobile gru su autocarro.
Secondo indiscrezioni l’Apple Watch 4 potrebbe perdere il tasto fisico e la corona digitale laterali, in favore di controlli completamente touch
Come sarà l’ Apple Watch 4?
Il prossimo smartwatch di Cupertino, in uscita per settembre 2018, dovrebbe avere uno schermo più grande del 15% rispetto a quello attuale, sarà più veloce e reattivo, avrà una memoria con più spazio di archiviazione e nuove funzionalità come il monitoraggio del sonno e il monitoraggio della salute.
E sarà touch.
In pratica in Apple starebbero pensando di eliminare tutti i tasti fisici a favore di tasti ‘fissi’ che daranno la sensazione di quelli materiali, ma che in realtà non si muovono: cosa che già avviene per il tasto Home degli iPhone 7 (e successivi), che è fisso ma si comporta come se fosse un tasto meccanico.
Sull’orologio, quando si premerà sul tasto della corona digitale e su quello posizionato nella parte laterale della scocca, il Taptic Engine integrato vibrerà al fine di offrire una sensazione di interazione fisica. La corona digitale potrà essere ruotata come avviene sugli attuali modelli in modo da scorrere fra i contenuti delle schermate, ma perderà il tasto fisico il cui movimento sarà, quindi, solamente emulato.
apple smartwatch serie3
I vantaggi di una soluzione di questo tipo sono ben chiari.
L’Apple Watch 4 sarà più resistente e solido sia in relazione alla prova del tempo che all’intrusione di liquidi. Ma c’è anche un motivo meno scontato: riducendo le componenti fisiche si guadagnerà spazio nel volume interno del dispositivo, probabilmente a beneficio di una batteria più ampia (che non guasta mai) o di altre funzionalità.
A parte l’eliminazione dei tasti fisici non sono attese grandi rivoluzioni sul prossimo Apple Watch Serie 4, soprattutto sul piano estetico.
Le novità attese sull’ Apple Watch 4
Il futuro Apple Watch manterrà l’attuale configurazione composta di pulsante laterale e corona, ma nessuno dei due tasti si potrà fisicamente premere. Piuttosto si tratterà di protuberanze fisse, in grado però di vibrare dando una realistica risposta alla pressione. La corona digitale continuerà comunque a ruotare per sfogliare i contenuti sul display del dispositivo.
Diverse le voci che si rincorrono al riguardo. Alcune fonti parlano della possibilità che Apple stravolga in toto il design dell’Apple Watch 4. In effetti Apple ha presentato un brevetto con uno smartwatch con il display tondo, un design con fattore di forma più trendy. Ma è probabile attendersi un cambio del genere più in là nel tempo.
Per ora è molto più probabile che registreremo una riduzione delle cornici per aumentare le dimensioni dello schermo. Il prossimo smartwatch di Cupertino avrà perciò uno schermo più grande del 15% rispetto a quello attuale, senza aumentare le dimensioni dello smart watch.
Lo sviluppo in termini di prestazione del nuovo Apple Watch 4 lo porteranno ad essere più veloce e reattivo e ad avere una memoria con più spazio di archiviazione.
Si prevede che il nuovo dispositivo includerà il monitoraggio del sonno ed altre funzionalità legate al monitoraggio della salute come il monitoraggio del cuore ed un vero e proprio elettrocardiogramma.
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Apple Watch: novità anche per la ‘band’ (cinturino)
In America sono certi che novità interesseranno anche il design delle band: ci sono numerosi brevetti al riguardo.
UNo di questi si riferisce ad un Magnetic Wristband. Si tratta di un cinturino per Apple Watch che presentera una serie di magneti incorporati, consentendo alle due parti di unirsi.
Per l’utente questo significa che, una volta indossati, i magneti terranno l’Apple Watch in posizione, ma è quando l’orologio viene tolto che la nuova band si distingue.
Il cinturino potrebbe essere avvolto intorno all’orologio, che potrebbe quindi ‘contenere’ lo schermo al centro delle cinghie: ideale per la protezione durante il trasporto.
Oltre a offrire una protezione aggiuntiva, il cinturino sarebbe estremamente utile come supporto (ideale per poggiarlo ad esempio sul comodino) poiché è stato progettato per arrotolarsi dietro l’orologio, puntellandolo verso l’alto.
La ‘lista dei desideri’ degli utenti Apple Watch
Dagli utilizzatori dello smart watch di Apple sono tante le novità più richieste.
Ad oggi ha una durata potenziale di un paio di giorni con un uso ‘leggero’. La maggior parte dei Fitbits dura da tre a quattro giorni con una carica e gli orologi Garmin di fascia più alta possono durare fino a due settimane. Ecco perché potremmo attenderci qualche modifica che consenta una batteria più ampia per una maggiore durata (3-4 giorni).
design più ‘robusto’
Essendo divenuto compagno insostituibile “di mille avventure”, per molti il desiderio è quello di una versione “rugged”, ossia capace di sopravvivere a forti urti, immersioni, impatti violenti e qualsiasi sport estremo senza alcun tipo di problema.
più dettagli di tracciamento della forma fisica
Per molti sarebbe interessante, oltre che utile e ‘scontata’, una gestione nativa dell’app Podcast che non richieda alcun intervento dell’iPhone.
Certamente non per guardare film e programmi TV, ma c’è una buona ragione per desiderare il video: le telecamere di sicurezza. Immagina di essere in grado di controllare rapidamente chi è alla porta con il polso, quindi parlare con gli ospiti o lasciarli entrare.
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