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Timestamp: 2019-08-18 14:41:04+00:00
Document Index: 183511440

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 106', 'art. 2059', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 19']

08 Aprile 2016 | di Luigi Paolo Comoglio
La Corte di giustizia UE, con la sentenza del 10 dicembre 2015, in causa C350/14, si è pronunciata con chiarezza – in sede di rinvio pregiudiziale – sull'interpretazione da darsi all'art. 4, comma 1, del Reg. CE n. 864/2007 (Regolamento «Roma II»), con riguardo specifico alla c.d. lex loci damni, applicabile nei conflitti di norme, fra ordinamenti diversi dell'Unione europea, in materia di obbligazioni extracontrattuali darivanti da incidente stradale. L'Autore sottopone ad analisi sia il dato letterale, sia la ratio peculiare delle norme di riferimento, al fine di giustificare razionalmente la parziale deroga che, per effetto del citato Regolamento, viene apportata al criterio generale della lex loci commissi delicti.
04 Aprile 2016 | di Andrea Penta
Il terzo può essere chiamato in causa - ai sensi dell'art. 106 c.p.c. - sia perché risponda in luogo del convenuto, sia perché venga condannato a rispondere di quanto il convenuto sarà eventualmente tenuto a prestare all'attore.
30 Marzo 2016 | di Luca Della Ragione
Danno non patrimoniale: nozione unitaria o composita?
17 Marzo 2016 | di Patrizia Ziviz
Sulle controverse questioni trattate nel Focus del Direttore scientifico dr. Damiano Spera «Il danno non patrimoniale (biologico, morale, esistenziale) è risarcibile solo come danno da sofferenza?», Ridare ha deciso di aprire un Forum con la partecipazione di autorevoli giuristi cultori della materia. Il secondo intervento che pubblichiamo è a firma della Professoressa Patrizia Ziviz.
Il danno iure hereditatis: i presupposti ed i criteri per la determinazione e quantificazione
12 Marzo 2016 | di Ludovico Berti
La Sezioni Unite della Cassazione (Cass., Sez. Un., 22 luglio 2015, n. 15350) hanno definitivamente negato la risarcibilità del danno cd. da morte istantanea che il soggetto patisce per la perdita della vita. Ne consegue che gli eredi sono legittimati a richiedere il risarcimento del danno iure hereditatis solo se tra evento ed exitus sia trascorso un lasso di tempo durante il quale la vittima abbia coscientemente avvertito l'approssimarsi del decesso. Si tratta di un danno non patrimoniale biologico di natura temporanea e morale, per la cui determinazione un primo orientamento giurisprudenziale si riferiva al criterio meramente temporale e cioè dando rilevanza alla durata del periodo di sofferenza, mentre successive pronunce danno maggior rilevanza all'intensità della sofferenza patita, per il cui accertamento sono stati elaborati nuovi criteri, tra i quali quello serietà del danno e dell'odiosità della condotta tenuta dal responsabile.
La Corte di Cassazione e il danno non patrimoniale
09 Marzo 2016 | di Marco Rossetti
Sulle controverse questioni trattate nel Focus del Direttore scientifico dr. Damiano Spera "Il danno non patrimoniale (biologico, morale, esistenziale) è risarcibile solo come danno da sofferenza?", Ridare ha deciso di aprire un "Forum" con la partecipazione di autorevoli giuristi cultori della materia. Il primo intervento che pubblichiamo è a firma del dr. Marco Rossetti.
03 Marzo 2016 | di Cesare Trapuzzano
Vademecum della Suprema Corte per la corretta liquidazione del danno alla salute permanente e temporaneo
01 Marzo 2016 | di Roberta Nocella
L’Autore prende le mosse dalla Cass., sent., n. 16788/2015, che, a suo giudizio, costituisce una sintesi dell’elaborazione giurisprudenziale in tema di danno non patrimoniale inteso come concetto giuridico unitario ex art. 2059 c.c., posto a presidio del divieto di duplicazioni risarcitorie e distinto da quello patrimoniale previsto dall’art. 2043 c.c.. La sentenza contiene, inoltre, una sorta di vademecum per il giudice del merito per procedere ad una corretta liquidazione del danno biologico.
26 Febbraio 2016 | di Andrea Penta
La compensatio lucri cum damno non può essere elevata a principio giuridico autonomo del nostro ordinamento, quanto, piuttosto, va considerata uno strumento di analisi del danno, che può concretarsi in un criterio o in un mezzo di valutazione in via equitativa del danno stesso. In tale ottica, si inserisce nel novero di quegli strumenti che la tradizione interpretativa e dottrinale mette a disposizione del giudice nella sua funzione di liquidatore del danno in via equitativa. In questa sua veste, il giudice non assume il ruolo - non suo - di perito contabile che iscrive a bilancio le poste del danno e dell'eventuale vantaggio allo scopo di ottenerne algebricamente il risultato che corrisponde al danno effettivamente patito dal danneggiato; piuttosto, seguendo il suo prudente apprezzamento, egli valuterà il danno ed eventualmente, ove ne ricorrano i già ricordati presupposti - e cioè il vantaggio per il danneggiato e la unicità del nesso eziologico - in una prospettiva di valutazione equitativa del danno, avrà a disposizione lo strumento della compensatio lucri cum damno, allo scopo di soddisfare efficacemente la fondamentale funzione equilibratrice alla quale deve sempre tendere il risarcimento del danno.
Responsabilità civile e penale connessa alle attività sciistiche
23 Febbraio 2016 | di Paolo Mariotti , Raffaella Caminiti
Responsabilità nelle attività sportive agonistiche e non
La diffusione delle attività sportive che si praticano sulla neve, tradizionalmente durante il periodo invernale (sci di discesa nelle sue varie articolazioni, snowboard, sci di fondo, slitta, slittino, snowtubing e similari) ha fatto acquisire, nel tempo, a tali pratiche ricreative una sempre maggiore rilevanza sociale ed economica. A queste attività sono connesse responsabilità di carattere civile e penale che possono sorgere in capo ai maestri e alle scuole di sci, ai gestori degli impianti di risalita e delle piste da sci, oltre che di coloro che praticano tali sport. Si esaminano le principali norme di riferimento e, in particolare, la presunzione di pari responsabilità in caso di scontro tra sciatori, di cui all’art. 19, L. 24 dicembre 2003, n. 363.