Source: http://www.studiolegalegiuliano.eu/new/?start=3
Timestamp: 2018-08-18 14:23:48+00:00
Document Index: 127703200

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 172', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 172', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Nel rito penale il sabato non equivale alla domenica per la scadenza dei termini
Corte di Cassazione, sez. IV penale, sentenza 28 febbraio 2018, n. 9171
La Suprema Corte,con la sentenza in esame, ha ribadito che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 172 c.p.p. in relazione alla diversa disciplina dettata dall’art. 155 c.p.c., “in base al quale il termine stabilito a giorni che scade il sabato è prorogato al primo giorno non festivo, essendo rimessa al legislatore ogni valutazione in ordine alla necessità di una disciplina processuale dei termini differenziata”. L’art. 155 c.p.c. è norma che “riguarda in modo esclusivo il processo civile, non potendosi analogicamente estendere una simile scelta ad un sistema processuale, quale quello penale, che ha peculiarità diverse e proprie, inerenti, fra l’altro non solo i beni che ne formano oggetto, ma altresì ed in relazione a questi l’efficacia esecutiva delle sentenze di condanna, che nel processo penale divengono esecutive solo laddove irrevocabili, contrariamente a quelle civili”. Dunque, la mancata previsione di una regola all’interno dell’art. 172 c.p.p. che parifichi il sabato alla domenica, sotto il profilo dei termini scadenti nelle rispettive giornate, al primo giorno successivo non festivo, non corrisponde ad un vuoto normativo ma “alla precisa volontà legislativa di assicurare una disciplina diversa per le situazioni processuali del tutto diverse e non sovrapponibili, quali sono il processo civile e quello penale”.
Corte di Cassazione_sentenza n. 9171.2018
Urbanistica: quali conseguenze per l'inerzia dell’amministrazione nell’esercizio dei poteri repressivi per abusi edilizi?
Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 22 febbraio 2018, n. 1123
Il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, ha ribadito che in caso di abuso edilizio, l'inerzia dell'amministrazione nell'esercizio dei poteri repressivi non può radicare un affidamento di carattere 'legittimo' in capo al proprietario dell'abuso, giammai destinatario di un atto amministrativo favorevole idoneo a ingenerare un'aspettativa giuridicamente qualificata. Non si può applicare a un fatto illecito (l'abuso edilizio) il complesso di acquisizioni che, in tema di valutazione dell'interesse pubblico, è stato enucleato per la diversa ipotesi dell'autotutela decisoria. Questo anche nel caso in cui l'attuale proprietario dell'immobile non sia responsabile dell'abuso e non risulti che la cessione sia stata effettuata con intenti elusivi.Non è in alcun modo concepibile l’idea stessa di connettere al decorso del tempo e all’inerzia dell’amministrazione la sostanziale perdita del potere di contrastare l’abusivismo edilizio, ovvero di legittimare in qualche misura l’edificazione avvenuta senza titolo, non emergendo oltretutto alcuna possibile giustificazione normativa a una siffatta, e inammissibile, forma di sanatoria automatica.
Consiglio di Stato_sentenza n. 1123.2018
Canne fumarie: la Cassazione ribadisce la presunzione assoluta di nocività e pericolosità
Corte di Cassazione, sez. II civile, sentenza 24 agosto, n. 20357
Per la canna fumaria non basta, per essere in regola, averla costruita alle distanze prescritte dal regolamento edilizio. Con la sentenza in esame la Cassazione ha ribadito il principio delle tutele che prevalgono sulle regole urbanistiche, prima tra tutte quella della salute e della sicurezza. La parte più rilevante della sentenza è la risposta della Cassazione all'osservazione della proprietaria sul fatto che non era stato tenuto conto il parere del Ctu che aveva attestato la “buona qualità dell'aria”. La Corte, dichiarando inammissibile il motivo, ha ribadito che esiste una “presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nei casi in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisca la distanza medesima”. In assenza di regolamento la presunzione diventa relativa e spetta al proprietario dimostrare che “mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo al danno del fondo vicino”.
Corte di Cassazione_sentenza n. 20357.2017
Edilizia: è necessario il piano attuativo per il rilascio del permesso di costruire
Rimuovere una struttura amovibile autorizzata per la sola stagione estiva da un sito a valenza naturalistica non può mai essere un "atto invasivo"