Source: https://paperzz.com/doc/5262903/1-la-crisi-della-democrazia-rappresentativa-fra-ordinamen
Timestamp: 2017-09-22 20:53:14+00:00
Document Index: 62920799

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art 223', 'art. 49', 'art. 47', 'art. 8', 'art. 49']

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SOMMARIO: 1) La crisi dello Stato nella prima metà del novecento come crisi della sovranità, non della costituzione;
2) La crisi attuale della sovranità come crisi della costituzione: la degenerazione dello Stato sociale come premessa alla
vitalità dei gruppi parlamentari europei: la progressiva emersione di linee di divisione partitica e di “fratture” endogene
comunitario come terreno di coltura per verificare la possibilità di una sintesi fra democrazia rappresentativa,
1. La crisi dello Stato nella prima metà del novecento come crisi della sovranità, non della
La dottrina più qualificata evidenzia da tempo la crisi della costituzione, nella sua essenza di
Il fenomeno è assolutamente singolare e lontano anni luce dall’erosione della sovranità descritta
Quella crisi era, per così dire, interna allo Stato; era crisi della sovranità, non della costituzione.
Agli inizi del novecento lo Stato moderno, “un ente a sé che riduce ad unità gli svariati elementi di
cui consta, ma non si confonde con nessuno di essi” non disarmò al cospetto di “una serie di
solo principio di libertà, nella sua accezione “negativa”.
IDEM, 5 e 26. Il riferimento è alle “federazioni o sindacati di operai, sindacati patronali, industriali, mercantili, di
agrari, di funzionari, società cooperative, istituzioni di mutualità, camere del lavoro, leghe di resistenza o di
l’eguaglianza costituiva un limite all’espressione della libertà negativa, nel senso che vi sarebbe
stato un conflitto insanabile fra principio di eguaglianza e diritti di libertà.
In realtà, com’è stato chiarito, la contrapposizione fra libertà ed eguaglianza era ed è un puro non
senso. La contrapposizione, in alcuni casi concreti, fra eguaglianza e libertà, non è determinata da
un’incompatibilità in senso logico, ma è il frutto di precipue opzioni politiche5.
Ed invero, la democrazia contemporanea non può fare a meno della libertà perché senza tutela
dei diritti fondamentali essa si ridurrebbe a pura apparenza. Ma la democrazia neppure può fare a
meno dell’eguaglianza, perché senza l’eguaglianza l’universalità del suffragio verrebbe a mancare.
Si può concludere che solo il riconoscimento del suffragio universale consente l’affermazione
dell’eguaglianza sostanziale, perché “l’eguaglianza sostanziale si fonda proprio sull’idea del pari
pregio sostanziale della personalità”6.
Per certi versi, la parabola del principio di legalità induce a conclusioni analoghe, superando le
obiezioni relative alla presunta incompatibilità tra Stato di diritto e Stato sociale7.
Com’è noto, il suddetto principio si limitava ad assumere una connotazione “procedurale” nello
Stato di diritto liberale, ovvero di mera garanzia delle libertà individuali, dal momento che nel
cosiddetto Stato monoclasse la legge era elaborata da un ceto politico in simbiosi con la società
pluralità degli interessi e dei valori in continuo contrasto non può limitarsi al rispetto delle
Così, la tensione fra i ceti sociali ha consentito l’affermazione della “legalità costituzionale”,
solo i diritti di libertà erano i diritti su cui fondare la rivoluzione, sicché la minorità dei diritti sociali sul piano logico
formale è solo presunta. Nella medesima prospettiva anche EICHENHOFER E., Costituzione e diritto sociale, in Dir.
LUCIANI M., L’antisovrano e la crisi delle costituzioni, in Riv. dir. cost., 1996, 129 nonché IDEM, Sui diritti sociali,
Stato sociale tedesco non è il risultato della clausola dello Stato sociale come oggi è attuato, ma è opera della
essenziali per l’esistenza riguarda un settore che è estraneo alla costituzione di uno Stato di diritto, che perciò deve
(trad. di MICCU’ R.,), in ATRIPALDI V., Il pluralismo come innovazione. Società, Stato e Costituzione in Ernst
sottolinea come anche la libertà positiva, allo stesso modo della libertà negativa, deve essere riferita alla persona umana;
i due tipi di libertà sono garantiti con la stessa forza e lo stesso valore (art. 2 Cost.).
sociale sotto l’usbergo della “legalità costituzionale”, costituiscono due corollari della
Ma, a ben riguardare, neppure la rappresentanza politica è estranea alle tensioni tra liberalismo e
Secondo Carl Schmitt, l’antinomia fra l’aspirazione alle libertà del liberalismo e la tensione
rappresentanza politica aveva significato solo nella monarchia costituzionale, per la necessità di
rappresentare istanze presso l’autorità (re ad presentare). Tale esigenza poteva dirsi superata nello
Stato democratico, dal momento che la democrazia si fonda sull’identità fra governanti e
In poche parole l’opinione, tipica del parlamentarismo liberale, secondo cui la rappresentanza è
della rappresentanza: il partito presidia la rappresentanza stimolando l’inclusione sociale dei ceti più
Di nuovo, la crisi della sovranità trovava adeguata ricomposizione nella nuova funzione dello
2. La crisi attuale della sovranità come crisi della costituzione: la degenerazione dello Stato
Invero, la crisi attuale è molto più complessa perché alle costituzioni sembra sfuggire la materia
prima, cioè il “potere”; in breve: la crisi della sovranità è crisi della costituzione.
In tale ambito, si può fare riferimento a quanto avviene nel mondo dei traffici commerciali e
finanziari, nonché alle vicende relative alla sfera, per così dire, “esistenziale”16.
ciò stesso il principio rappresentativo, in quanto il popolo nella sua natura di soggetto politicamente unitario non per
ciò solo sarebbe idoneo all’azione”.
LEIBHOLZ G., Das Wesen der Repräsentation unter besonderer Berücksichtigung des Repräsentativsystems, de
Così CASSESE S., La crisi dello Stato, Roma – Bari, 2001, 137.
della società”, con la conseguenza che la funzione giurisdizionale assurge a propulsore della dinamica costituzionale.
IRTI N., Tramonto della sovranità e diffusione del potere, in Dir. e soc., 2009, 465 ss.
ormai caduti entro la volontà manipolatrice dell’uomo”17.
Da un lato, il motore economico sfugge ai confini, è a- topico; dall’altro, lo sviluppo della
facendo sì che non avesse più senso la rigida cesura fra zoé e bios, fra vita naturale e vita politica,
l’uomo è rimasto quel che era in Aristotele: un animale vivente ed inoltre capace di un’esistenza
Preliminarmente, va chiarito che la crisi della sovranità è la crisi dello Stato sociale, ossia di
In tale ambito, la premessa di qualsiasi analisi è costituita dalla crisi fiscale dello Stato sociale.
Com’è noto, lo Stato sociale coltiva l’ambizione di predisporre adeguati “servizi sociali” in
apparati, lo Stato sociale è sembrato, a taluni, degenerare in “Stato amministrativo”22.
Sennonché, si è rafforzata l’idea secondo cui la crisi dello Stato sociale sarebbe, in realtà,
soltanto la crisi di un modo di concepire il rapporto fra “servizi” e “diritti” sociali23, tant’è che una
FOUCAULT M., La volontà di sapere, Milano, 2005, 127.
IRTI N., Tramonto della sovranità , cit., 479.
SCHMITT C., Il custode della Costituzione, Milano, 1981, 127, secondo cui “La società fattasi stato è uno stato
dell’economia, della cultura, dell’assistenza, della beneficenza, della previdenza… Non c’è più nessun settore rispetto
al quale lo stato possa osservare una incondizionata neutralità nel senso del non intervento”. Sul pensiero di Schmitt,
NIGRO M., Carl Schmitt e lo Stato amministrativo, in SCHMITT C., Scritti giuridici, III, Milano, 1996, 1774 ss.. Così
già ROSE R., Il ruolo dello Stato nel “Welfare Mix”, in AA.VV., I limiti della democrazia, (a cura di BALDASSARRE
A.), Bari, 1985, 143 ss., secondo cui i programmi statali di assistenza “sono ciò che lo Stato produce e non quello che gli
individui possono volere, un aumento dell’attività dalla parte di chi fornisce i servizi non può essere identificato con un
inglese secondo cui “quando le autorità decisero di fornire asili nido, lavorarono per anni per creare un sistema
favore di uno e a danno dell’altro”. Secondo Fohrstoff occorre prendere atto dell’impossibilità di una fusione completa
mezzo Stato sociale di diritto. La tesi dell’inconciliabilità non è unanime fra i classici. Così HABERMAS J., Morale,
amministrativo, ritiene comunque che lo Stato sociale sia una forma più evoluta dello Stato di diritto. Nello stesso senso
anche HÄBERLE P., Le libertà fondamentali nello Stato costituzionale, (a cura di RIDOLA P.), Roma, 1993.
Così, espressamente, BARCELLONA P., Crisi dello Stato sociale e strategia dei diritti. Un’ipotesi critica, in Studi in
Quad. cost., 2002, 713 ss.. Secondo Torchia, il welfare italiano è stato tradizionalmente orientato alla protezione del
parte della dottrina ha proposto di sganciare l’effettività dei diritti sociali dal rapporto necessario
più in termini di diritti a prestazioni25, bensì come autentiche libertà sociali26.
Orbene, si può senz’altro condividere l’opinione che i rimedi alla crisi fiscale dello Stato, come
elaborati a partire dal Convegno della Trilateral28, hanno pretermesso la rappresentanza e che si è
affermato “proprio a partire dalla metà degli anni settanta un inopinato modo di intendere la
sovranità” caratterizzato dalla “inesorabile conversione del principio della sovranità popolare ai
Com’è stato affermato di recente, la crisi della rappresentanza si manifesta con l’affermazione
rischi o bisogni che non siano direttamente connessi alla posizione della persona sul mercato del lavoro e ha fatto sì che
Così anche ROSANVALLON P., Lo Stato provvidenza. Tra liberalismo e socialismo, Roma, 1984, 104, secondo cui
collettivi… Finché le frontiere tra lo Stato e la società, tra il privato e il pubblico, resteranno rigide, saremo
secondo cui è rilevante il risultato costituzionalmente tutelato, ossia l’effettivo godimento dei diritti, a prescindere dalla
Un’efficace ricostruzione di questi passaggi è in PASTORI G., Diritti e servizi oltre la crisi dello Stato sociale, in
l’ipertrofia degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti.
Così MASTROPAOLO A., Crisi dei partiti o decadimento della democrazia, in Rappresentanza politica, cit., 175177.
DE FIORES C., Sovranità popolare, partiti politici e Costituzione, in AA.VV. (a cura di CHIEFFI L.),
riferirsi a profili di democrazia interna ai partiti italiani ed a questioni relative alla funzionalità complessiva del sistema
interessi: “ Nel passaggio da Kelsen a Schumpeter non è cambiata esclusivamente l’idea di
partito … è … cambiato il significato della parola democrazia”31.
Per certi versi la predetta opinione coglie nel segno, dal momento che non vi è dubbio che la
democrazia moderna si è accompagnata alla rappresentanza. Ma la democrazia è molto di più,
siccome copre l’intera area delle funzioni pubbliche, ossia la concezione complessiva della società 32.
Parlamento europeo, sicché si renderebbe inevitabile preservare la funzione dei Parlamenti
Ma le considerazioni del BVG suscitano qualche perplessità.
Sembra che il Tribunale confonda democrazia e rappresentanza, tant’è che il problema del deficit
democratico riceve una risposta insoddisfacente, che è fondata sulla semplice invocazione del ruolo
Eppure, può essere sufficiente surrogare l’assenza di un demos europeo con il mero ricorso a
Per altri versi, le obiezioni della dottrina più sensibile ad una ortodossa difesa del principio della
sovranità statale sono meditate35.
tedesco; CASSETTI L., Il “Sì, ma” del Tribunale costituzionale federale tedesco sulla ratifica del Trattato di Lisbona
compatibilità del Trattato di Lisbona con il Grundgesetz: una guida alla lettura, tutti in www.federalismi.it, n. 14/2009,
1003-1007; MANZELLA A., La sentenza del Bundesverfassungsgericht sulla costituzionalità del Trattato di Lisbona e
i suoi effetti sulla costruzione dell’Unione europea; PINELLI C., Perché Karlsruhe non convince sul Trattato di
costituzionalità del Trattato di Lisbona e i suoi effetti sulla costruzione dell’Unione europea”, in www.astrid-online.it.
Così FERRARA G., In difesa della sentenza del Bundesverfassungsgericht del 30 giugno 2009 sul Trattato di
Lisbona, Relazione al Seminario di Astrid su “La sentenza del Bundesverfassungsgericht sulla costituzionalità del
In ogni modo, se pure si può condividere l’opinione che la “parlamentarizzazione” dell’Unione
governo” parlamentare perché è fondato sulla governance. Al più si potrebbe evocare la
Ne consegue la necessità di un previo accordo tra Consiglio europeo e Parlamento in ordine alla
Alla medesima ratio risponde la norma secondo cui la Commissione è responsabile
collegialmente verso il Parlamento europeo, che può approvare con la maggioranza dei due terzi dei
indagine, perché le forme di governo “non possono essere né classificate né studiate…
Allo stesso tempo “il regime parlamentare da solo non dà democrazia”, essendo necessario
4. La vitalità dei gruppi parlamentari europei: la progressiva emersione di linee di
La vicenda dei partiti politici europei non è giunta ancora ad uno stato di maturità.
prima ancora, nell’Assemblea comune della Comunità economica del carbone e dell’acciaio.
necessaria perché è presupposto essenziale per l’instaurazione di una democrazia costituzionale nel nostro continente,
Così, espressamente, CARDUCCI M., Una forma di governo a fiducia parlamentare multilivello?, in E. Castorina (a
governo assoluto, e considero una cooperazione parlamentare, ben praticata, tanto necessaria ed utile, quanto è a mio
giudizio pericolosa e impossibile una sovranità parlamentare”.
peraltro nel solco di una strategia che aveva già indotto i partiti nazionali a dare luogo a federazioni
europeo e, più di recente, dal Partito democratico dei popoli d’Europa - Alleanza libera europea40.
In ogni modo, le peculiarità dei due partiti determinano interessanti risvolti per la comprensione
Del resto il fenomeno non è nuovo come conferma il modello inglese, ove il gruppo è l’organo di
decisione politica e il partito lo strumento di diffusione dell’azione politica nella comunità
regolamento del Parlamento europeo, secondo il criterio delle “affinità politiche”.
In ogni caso l’adesione non è obbligatoria, per cui si dà vita all’istituto del parlamentare “non
Il contenzioso sulla clausola dell’ “affinità politica” è stato risolto a favore del principio per cui
modifica dell’art. 29 Reg. che ha fatto seguito a quelle controversie: “Non è necessario di norma
che il Parlamento valuti l’affinità politica dei membri di un gruppo. Al momento di formare un
superata la concezione del gruppo come mero organo del partito, prospettata in dottrina da RESCIGNO P., L’attività di
CASTALDI F., I gruppi parlamentari alla Camera dei deputati tra rappresentanza democratica e funzionalità politicoparlamentare, in Il Filangieri, quaderno 2007 (Il Parlamento del bipolarismo. Un decennio di riforme dei regolamenti
un’affinità politica. Soltanto quando questa è negata dai deputati interessati è necessario che il
Parlamento valuti se il gruppo è costituito in conformità al regolamento”44.
Sennonché l’istituto del deputato “non iscritto” costituisce una pura declamazione, perché costui
non è “destinatario degli specifici diritti e competenze dei gruppi”45.
Peraltro, la centralità del gruppo è testimoniata da una “frattura” endogena e peculiare al solo
Indubbiamente, la dialettica tra maggioranza ed opposizione non è ancora definita ed il ritardo,
probabilmente, è dovuto alla “marginalità del Parlamento nel processo decisionale europeo”47.
In ogni modo, il rapporto fra maggioranza ed opposizione è determinato anche dai sistemi
elettorali e dal grado di omogeneità fra i partiti48. Non a caso si possono sicuramente condividere le
Nondimeno, la dottrina più avvertita ha sostenuto che la forma di governo parlamentare conosce
compromissorio”, in cui il ruolo dell’opposizione è sicuramente più marginale50.
Il contenzioso è ricostruito in maniera puntuale da CIANCIO A., I partiti politici europei e il processo di
Così CACCAVALE P., Partiti europei e gruppi parlamentari nella sesta legislatura del Parlamento europeo, 1119;
concorsuale: “In molte società profondamente divise, la regola maggioritaria porta alla dittatura della maggioranza e
alla guerra civile, e non alla democrazia. Ciò di cui ha bisogno questo tipo di società è un regime democratico che
ponga l’accento sul consenso più che sull’opposizione, che includa più di escludere e che tenti di allargare al massimo
le dimensioni della maggioranza di governo, anziché accontentarsi di una maggioranza risicata. A queste esigenze
anche in virtù di “principi comuni a tutti gli Stati membri”. Il principio è stato ripreso dall’art 223 della versione
confermando altresì la necessaria approvazione delle disposizioni in tal modo elaborate da parte degli Stati membri,
ciascuno in conformità alle proprie norme costituzionali. Secondo CIANCIO A., op. cit., 16, “La svolta tuttavia non si è
verificata poiché il Consiglio, lasciando cadere la proposta, nella decisione del 2002 di modifica dell’Atto del 1976
sulla procedura elettorale del Parlamento europeo, si è limitato ad imporre agli Stati membri pochi e generici criteri”;
per il momento, pertanto, si è proceduto ad un semplice ravvicinamento dei sistemi nazionali sulla base di principi
comuni quali elezione a scrutinio di lista, uninominale preferenziale, carattere proporzionale del voto, possibilità di
“contribuiscono a formare una coscienza europea e ad esprimere la volontà politica dei cittadini
questione di incostituzionalità dei partiti “che per le loro finalità o per il comportamento dei loro
Con riferimento all’art. 49 Cost., le interpretazioni più recenti offrono interessanti spunti di
disegno razionale, bensì per effetto di una serie di circostanze contingenti, frutto della strategia (o
democratico e rispettino la libertà e le personalità umana, secondo i principi di libertà e di
democratico”) sia nell’azione esterna, condizionata dai principi di libertà ed uguaglianza.
modello di un partito chiamato ad osservare nel programma e nell’attività concreta i principi
fondamentali di democrazia, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto, “in modo che la volontà
In ogni modo, la formulazione che sancì il compromesso costituzionale mortificò ogni anelito, in considerazione di
valutazioni di parte e non perché quei principi fossero estranei al clima politico e culturale, come dimostra appunto
e l’area del concorso fu riservata ai soli partiti, con esclusione della società civile, alla stregua di
valutazioni di mera opportunità politico parlamentare, non di ordine teorico o sistematico.
Ciò contribuì a neutralizzare il ruolo della società civile e dei gruppi parlamentari, creando le
dottrina più attenta56.
elettorali e sulla stampa e di altre leggi”. Dunque, il primo articolo negava che il principio di libertà potesse essere
invocato come limite all’attività esterna dei partiti e teneva fermo il solo metodo democratico. Peraltro, il metodo
contenere anche la connotazione riferita all’organizzazione interna. Il dibattito è ricostruito da ELIA L., A quando una
distruggere le libertà umane e civili del cittadini ed ha portato il paese alla rovina …” (Resoconto sommario della
“fallì, però, proprio per la pratica impossibilità di definire quali funzioni costituzionali avrebbero dovuto essere
attribuite ai partiti… ed anche perché gli esponenti della Dc parvero rendersi improvvisamente conto che il criterio di
volta raggiunto quell’accordo in Commissione, il dibattito in Assemblea, benché serrato, non riuscì a scalfirne
camera.it, cit). Merlin consentì di preservare l’accordo affermando l’eccentricità rispetto al dato testuale dell’art. 47 di
“pretese di controllo della democraticità all’interno dei partiti”. Allo stesso tempo, la “politica nazionale” fu intesa in
Governo dovevano essere di dominio esclusivo dei partiti. In realtà, solo successivamente GALIZIA M., Studi sui
La premessa consente di chiarire che la formulazione dell’art. 8 del Trattato di Lisbona non può
essere tacciata di eccessiva frigidità nei confronti dei partiti, perché si incorrerebbe nell’errore di
indagare i partiti europei con istituti nati già vecchi e senza un respiro razionale di fondo (l’art. 49
A tacer d’altro, perché l’ordinamento comunitario avrebbe dovuto optare per un puntuale
inkorporation, per giunta in un momento storico in cui si è abbandonata la formula dello Stato di
A ben riguardare, si ripropone una forma di dibattito che ha già coinvolto il tema dei diritti
A lungo si è sostenuto che i diritti sociali non erano nemmeno esplicitamente enunciati dalle
norme comunitarie e da ciò si concludeva per la frigidità sociale dell’ordinamento comunitario,
invero facendo proprio l’insegnamento della dottrina più qualificata, alla cui stregua non si può
aspira a realizzare uno “sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, una
miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà
Eppure, la semplice affermazione dei diritti nelle Costituzioni non è senza conseguenze in
Naturalmente, il semplice catalogo dei diritti non è sufficiente a garantirne la vitalità61.
Il riferimento è a MORTATI C., Relazione sui diritti pubblici subiettivi, in Ministero per la Costituente, Commissione
fondamentali “dà vita ad un particolare tipo di Stato, ed è il tipo di Stato che necessariamente influisce sulla forma del
dell’Unione europea ad una molteplicità di Stati con economie dissestate, potrebbe far “apparire i molteplici diritti
è necessario un “accordo sostanziale effettivo… fra le forze politiche più efficienti… intorno al sistema dei diritti e
doveri fra cittadino e Stato, essendo alla concretezza e saldezza di questo accordo subordinata la vitalità della
Invero, il passaggio dalla democrazia dei partiti alla democrazia del pubblico non fa sì che i
democrazia rappresentativa, non costituiscono più unità ben definite dotate di identità durature 63,
L’erosione della fedeltà ai partiti si accompagna all’ulteriore fenomeno della partecipazione
In realtà, l’attivismo civico non esclude la democrazia rappresentativa, come conferma la stessa
principio peraltro sostenuto da Benjamin Constant che affermò “il diritto, per ognuno, d’influire
sull’amministrazione del governo… a mezzo di rimostranze, petizioni, richieste, che l’autorità è più
Il panorama è ancora più variegato ove si ponga mente al preponderante sviluppo delle forme di
riconosciuti degni di tutela” dipende anche il grado di effettività dei diritti sociali che possono essere “norme vere e
già CALAMANDREI P., L’avvenire dei diritti di libertà, Firenze, 1975, 42, secondo cui “i diritti sociali che si leggono
in molte Costituzioni apparentemente democratiche… sono rimasti nella realtà allo stato di vaghi indirizzi
Secondo alcuni la stessa Costituzione europea, benché recepisca la Carta dei diritti di Nizza, poi ne svaluta il
mancano riferimenti alle politiche sociali ma, in tutti i casi in cui questo avviene, è operato un rinvio a come nella
Parte Terza queste sono tradotte in pratica”. Così la Parte Terza sarebbe prevalente sulle prime due, per cui i principi
CONSTANT B., De la liberté des anciens comparée à celle des modernes, 1819, trad. it. La libertà degli antichi
Rispetto ad una concezione della sovranità in cui la demarcazione fra poteri, pubblici e privati, si
fa sempre più incerta ed in cui l’idea stessa di potere si scontra con i temi della vita e del corpo,
moderna” derivante “dal configurarsi di movimenti immediatamente “costituenti”, capaci cioè di
Orbene, si può senz’altro ritenere meritorio il recupero dell’istituzionalismo, che aspirava a
valorizzare i corpi intermedi come base dell’effettività dell’ordinamento giuridico.
istituzionaliste, in particolare la convinzione che lo Stato non sarebbe nulla di più e diverso dai
gruppi sociali, dai quali si distinguerebbe solo dalla specialità delle funzioni70.
democrazia perché “il decentramento e partecipazione … compensano la tendenza delle leggi al
In ogni modo, non può essere sottaciuta la considerazione che la governance corrode la
La rappresentanza degli interessi non è un fenomeno nuovo in quanto può dirsi iscritta nel codice
genetico degli Stati Uniti, in cui la dimensione associativa è stata sempre praticata, appunto per dare
voce agli interessi, tant’è che le organizzazioni degli interessi sono state riconosciute già nel 1946,
Dunque, la peculiarità dell’ordinamento statunitense è costituita dall’assenza del divieto di
pubblici e privati, soggetti istituzionali e movimenti della società, organizzazioni internazioni e forme di autoorganizzazione locale e metropolitana, in meccanismi aperti e reticolari di confronto e risoluzione dei conflitti, per
Così BURNS T.R., ANDERSEN S., L’Unione e la politica postparlamentare, Milano, 1998, n. 47, 419 ss.
NEGRI A., Sovranità, oggi. Vecchie frammentazioni, nuove eccedenze, in M. BLECHER M., BRONZINI G.,
CICCARELLI R., HENDRY J., JOERGES C. (a cura di), Governance, società civile e movimenti sociali. Rivendicare
Così Harold Laski. L’itinerario intellettuale di Laski, dal pluralismo al marxismo, è ricostruito da PALAZZOLO C.,
La libertà alla prova. Stato e società in Laski, Pisa, 1979.
Una puntuale ricostruzione del dibattito è in PETRILLO P. L., Democrazie sotto pressione. Parlamenti e lobby nel
interesse, partiti politici e burocrazia”, 300, nonché in RISOVECCHI G., Il ruolo delle assemblee rappresentative di
“Si diffonde sempre più, negli Stati Uniti, un costume che finirà per rendere vane le garanzie del governo
condotta e gli impongano un certo numero di obblighi positivi da cui egli non può in nessun modo allontanarsi. Tolti i
tumulti, è come se la maggioranza stessa deliberasse sulla pubblica piazza”, DE TOCQUEVILLE A., Scritti politici, II,
Invece, la dimensione degli interessi si è diffusa in Europa con notevole ritardo76, sotto la spinta
“Con la governance, il velo della rappresentanza politica si è squarciato definitivamente,
Il risultato è che oggi le lobbies costituiscono un attore della governance europea79.
Ma la crisi della rappresentanza è resa più complessa da ulteriori due fenomeni, ovvero
nonché in www.arsae.it, sostiene: “Se i parlamenti sono stati superati – sulla base del processo di democratizzazione –
dai partiti, anche questi hanno oramai da tempo perso capacità di articolare e ridurre la domanda politica in favore di
individui e gruppi. Si verifica così una riqualificazione delle funzioni della rappresentanza parlamentare. Negli
esecutivi stabili sulla base di partiti e/o di leader) spesso vi è, addirittura, la certificazione che il personale politico
parlamentare della maggioranza si è trasformato in lobbista nei confronti del proprio esecutivo (v. rapporto Nolan in
sussidiarietà orizzontale: profili teorici, in www.federalismi.it, 9 marzo 2006, ha segnalato il rischio che il principio di
sussidiarietà orizzontale possa essere utilizzato dai gruppi economici più forti per scavalcare le sedi della
rappresentanza politica; il modello di “amministrazione capovolta”, espressione della società e non più del potere dello
Stato, presenterebbe il rischio della “società corporatista”, in cui il ruolo pervasivo di una formazione intermedia come
Così anche DE MARCO E., Integrazione e democrazia partecipativa, relazione al Convegno “Costituzionalismo e
La democrazia deliberativa è stata oggetto di profonde censure da parte di alcuni studiosi. In particolare PINTORE
Invece, la democrazia partecipativa non è altro che l’orizzonte pratico delle teorie sulla
democrazia deliberativa82; in ogni caso, ciò che rileva in questa sede è la considerazione che “c’è
dunque un rapporto di contiguità tra queste tre forme di democrazia, non di alternatività”, la cui
In altri termini, la democrazia “non è più solo un problema costituzionale di
procedimentalizzazione decisoria delle capacità”, perché è diventata “una questione di
canale di collegamento fra “Stato – apparato” e “Stato - comunità”, che si aggiunge a quello
corrispondenza dell’attività degli organi di indirizzo politico alle posizioni presenti nella società 86.
come meri delegati del loro collegio. Ciò renderebbe impossibile la deliberazione parlamentare87.
come ragionevolezza, imparzialità, mutuo rispetto, dimenticando che la ragion d’essere della democrazia è
precisamente quella di trattare i conflitti etico – politici anche intorno a tali valori, i quali non possono perciò essere
(e di controllarne l’operato, con facoltà sanzionatoria), sia quello di partecipare con appositi istituti alle decisioni
è, appunto, partecipazione istituzionale, e cioè - per un verso - tramite istituti giuridicamente previsti e regolati e - per
Così CARDUCCI M., Tecniche di “democrazia partecipativa” tra inclusione sociale e “riserva del possibile”, in
Su questi temi, in particolare sulla distinzione tra meccanismi deputati a far sì che vi sia corrispondenza tra le scelte
politiche di input e di output, ovvero del governo da parte del popolo ed il governo per il popolo, fondamentale è il
nell’ordinamento comunitario: sviluppi attuali e prospettive, in www.astrid-online.it, 15, nonché in Diritto pubblico,
Bachelet”, afferma che “gli ostacoli pure esistenti, quali la diversità della storia e dello sviluppo dei sistemi di
rappresentanza nei vari Stati membri, la diversa attitudine della società civile di tali Stati ad interagire con le rispettive
istituzioni, il rischio che si verifichi soltanto una mera “ritualità partecipatoria”, richiedono, anche al livello europeo,
PETIT P., Depoliticising Democracy, in S. Bosson, J. L. Martì (a cura di), Deliberative Democracy and its
possibilità di una sintesi fra democrazia rappresentativa, democrazia deliberativa, governance,
dell’Unione europea non può essere affrontato evocando il puro e semplice trasferimento di
su di un piano più ampio, che trascende i confini degli Stati89.
sovranità statale e dimensione della comunità politica” che ha consentito lo sviluppo dello stato
Ecco perché risulta rafforzata l’opinione secondo cui l’Ue è più un processo91 che un luogo. Le
Diversamente dallo Stato nazione, il cui scopo è integrare, assimilare e unificare i diversi
interessi all’interno dei propri confini, l’Ue non ha uno scopo del genere. Al contrario, il suo ruolo è
esattamente opposto a quello di uno Stato nazionale: facilitare e regolamentare un flusso di attività e
democratizzzazione, in www.astrid-online.it, 30, sostiene che “non si produce, almeno nel breve termine, né una
funzione di “rimobilitazione” della democrazia elettorale, né una “più auspicabile” di “combinazione” o cumulo delle
due forme di democrazia, ma semmai una di “sostituzione” “che peraltro sarebbe già qualcosa”.
Ovvero della continua evoluzione del parametro costituzionale attraverso i giudizi di costituzionalità, in Quad. cost.,
Così RIFKIN J., Il sogno europeo, Milano, 2004.
Pertanto può essere condivisa l’opinione secondo cui l’Ue costituisce uno “Stato negoziale, che organizza il
palcoscenico e i dialoghi, e dirige lo spettacolo”. Tale definizione è in BECK U., The Reinventation of Politics:
Politics, Tradition and Aesthetics in the Modern Social Order, Stanford University Press, 1994, 39. La difficoltà di
ricondurre l’Unione europea nell’ambito delle categorie tradizionali della sovranità, della Confederazione di Stati o
dello Stato federale è stata segnalata da FENUCCI F., Autonomia e pluralismo istituzionale: la prospettiva dell’Unione
l’Autore sostiene che gli Stati membri, pur alienando una parte della sovranità all’Unione, non hanno perso la propria,
per cui l’ordinamento comunitario è un ordinamento derivato, con alcune caratteristiche proprie dell’autonomia. “Del
resto, tertium non datur: non vi è una terza ipotesi fra l’ordinamento sovrano e quello derivato. Se si esclude il primo,
non resta che il secondo. Se l’Unione è priva di sovranità, il suo non può non qualificarsi ordinamento derivato, sia
pure a forte autonomia”. Inoltre, l’A. riconosce che l’autonomia dell’Unione è anomala, diversa da quelle conosciute, in
quanto presenta aspetti di sovraordinazione rispetto agli Stati membri. Ciò si realizza sia sul piano normativo, con la
della moneta, la politica finanziaria e il bilancio. Tuttavia tale subordinazione è precaria in quanto ogni Stato membro
può attivare la clausola di recesso, come previsto anche dalla Costituzione europea.
In tale contesto, come si è fatto cenno, anche il tema della rappresentanza politica e, quindi, dei
assenza di un’esplicita inkorporation, per cui sarà interessante verificare come saranno attuati gli
costituito dall’ordinamento comunitario, non dagli Stati Uniti, appunto perché a differenza degli
l’ordinamento comunitario appare più variegato di quest’ultimo in considerazione della diffusione
Particolarmente interessante è la posizione di BIONDO F., Cittadinanza europea e post democrazia, in Rass. Dir.
procedimenti legislativi e amministrativi alla partecipazione della società civile; la costante osservazione dei temi che
necessità sociali; la prevalenza nei dibattiti parlamentari di uno scambio di argomenti razionali o ragionevoli rispetto
a logiche di negoziazione tra i partiti e i gruppi di potere”; così STARITA M., Democrazia deliberativa e Convenzione
Il lavoro muove dall’esame della crisi attuale della sovranità come crisi della costituzione e del
potere. Sul rilievo che l’origine della crisi è da rinvenirsi nella degenerazione dello Stato sociale, a
dei partiti politici. Ed invero, la vitalità del diritto parlamentare europeo, è dimostrata dalla
comunitario, per cui la mancata inkorporation dei partiti ad opera dei Trattati può costituire una
del pubblico”. In conclusione, l’ordinamento comunitario sembra costituire il terreno di coltura più
adeguato per verificare la possibilità di una sintesi fra democrazia rappresentativa, democrazia
of parties dividing courses of action and social order internal "fractures" so that the failure of
transition from parties democracy to "audience democracy".