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Timestamp: 2018-12-13 14:23:03+00:00
Document Index: 62995379

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 5', 'sentenza ']

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sez. II ter, ha SENTENZA - PDF
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1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sez. II ter, ha pronunziato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 7113/2006 proposto dalla società MIKAEL SACRI SAPORI ITALIANI s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Sergio Scicchiatano ed elettivamente domiciliato presso lo studio dello stesso, sito in Roma, alla Via Faà di Bruno n. 4; contro - il Comune di Roma, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso in giudizio dall Avv. Brigato ed elettivamente domiciliato presso gli uffici dell Avvocatura comunale, siti in Roma, alla Via Tempio di Giove n. 15; per l'annullamento previa sospensiva della determinazione dirigenziale n del del Comune di Roma, con la quale è stata revocata la precedente determinazione dirigenziale n del di chiusura dell attività della comunità alloggio in quanto sprovvista di autorizzazione amministrativa nonché del certificato di agibilità
2 del manufatto- ed è stata autorizzata la società ricorrente all esercizio dell attività socio assistenziale per n. 12 utenti autosufficienti o parzialmente autosufficienti presso la struttura sita in via Torcegno n. 119 in Roma, con diffida ad ospitare un numero maggiore di persone rispetto all autorizzazione; nonché di ogni atto presupposto, connesso e consequenziale; Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'amministrazione intimata; Vista l O.C.I. n. 4879/2006 del ; Vista l ordinanza n. 5315/2006 del ; Viste le memorie depositate dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti di causa; Designato relatore alla pubblica udienza del il Consigliere Maria Cristina Quiligotti, ed uditi gli avvocati delle parti come da verbale di causa agli atti del giudizio; FATTO Con ricorso notificato il e depositato il , la società ricorrente ha impugnato determinazione dirigenziale n del del Comune di Roma, con la quale è stata revocata la precedente determinazione dirigenziale n del di chiusura dell attività della comunità alloggio in quanto sprovvista di autorizzazione amministrativa nonché del certificato di agibilità del manufatto- ed è stata
3 autorizzata la società ricorrente all esercizio dell attività socio assistenziale per n. 12 utenti autosufficienti o parzialmente autosufficienti presso la struttura sita in via Torcegno n. 119 in Roma, con diffida ad ospitare un numero maggiore di persone rispetto all autorizzazione, deducendone l illegittimità per i seguenti motivi di censura: 1- Violazione degli artt. 5 e 7 della L.R. n. 41 del ed eccesso di potere per travisamento dei fatti, difetto di idonea motivazione, illogicità e contraddittorietà. Ai sensi dell art. 7, co. 1, lett. b), il numero massimo di persone da accogliere nelle strutture a ciclo residenziale per disabili è pari a n. 20, per cui risulterebbe incomprensibile come il Comune si sia determinato a concedere la richiesta autorizzazione limitatamente a n. 12 utenti. Il regolamento di attuazione della normativa regionale, in quanto in vigore solo dal 2005, non sarebbe applicabile alla fattispecie in oggetto, considerato anche la struttura funzionerebbe sin dal 2000 con la ricettività massima prevista delle n. 20 persone ospitate. 2- Eccesso di potere per sviamento, disparità di trattamento, ingiustizia manifesta e difetto dei presupposti. Le autorizzazioni sanitarie rilasciate dalla AUSL competente per territorio avrebbero sempre riguardato il numero massimo di n. 20 persone ospitate nella struttura.
4 Il Comune si è costituito in giudizio con comparsa di mera forma in data Con l ordinanza n. 4879/2006 del , eseguita l , è stata accolta provvisoriamente l istanza di sospensione dei provvedimenti impugnati e sono stati disposti incombenti istruttori, con richiesta di deposito di tutti gli atti del procedimento ( in particolare è stato depositato agli atti il certificato sanitario di idoneità rilasciato dalla AUSL RM D del su istanza n del con la recettività totale non superiore a n. 20 per ospiti autosufficienti o parzialmente autosufficienti). Con l ordinanza n. 5315/2006 del è stata accolta la istanza di sospensione dei provvedimenti impugnati, alla luce del depositato certificato sanitario di idoneità locali per attività alloggio anziani per recettività non superiore a 20 ospiti e del pregiudizio per gli anziani assistiti già accolti nella struttura. Con memoria del il Comune ha dedotto la infondatezza nel merito del ricorso, del quale ha chiesto il conseguente rigetto. Alla pubblica udienza del il ricorso è stato preso in decisione alla presenza dei procuratori delle parti come da verbale di causa agli atti del giudizio i quali hanno insistito nelle rispettive difese. DIRITTO
5 Il ricorso non appare fondato nel merito per le considerazioni che seguono e deve, pertanto, essere respinto. Ed infatti, dall esame della normativa regionale sulla materia di cui trattasi è possibile cogliere la differenza tra comunità alloggio per disabili di cui all art. 7 e comunità alloggio per anziani di cui all art. 8 di cui alla Legge Regionale LAZIO del 12/12/2003 n. 41. In particolare l art. 8 della richiamata legge regionale, rubricato Strutture a ciclo residenziale per anziani, dispone testualmente che: 1. Le strutture a ciclo residenziale per anziani si distinguono, indipendentemente dalia denominazione, nelle seguenti tipologie: a) casa-famiglia, rientrante nelle strutture di tipo familiare di cui all'articolo 5, comma 1, lettera c), destinata ad accogliere persone anziane, autosufficienti o parzialmente non autosufficienti; b) comunità alloggio, rientrante nelle strutture a carattere comunitario, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b), destinata ad accogliere tra le sette e le dodici persone anziane, autosufficienti o parzialmente non autosufficienti; c) casa di riposo, rientrante nelle strutture a prevalente accoglienza alberghiera, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera c), destinata ad accogliere persone anziane autosufficienti o parzialmente non autosufficienti, nella quale vengono assicurati, oltre alle prestazioni di tipo alberghiero,
6 interventi culturali e ricreativi nonché servizi specifici a carattere socioassistenziale; d) casa-albergo, rientrante nelle strutture a prevalente accoglienza alberghiera, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera c), destinata ad accogliere persone anziane autosufficienti, sole o in coppia, e consistente in un complesso di appartamenti provvisti di servizi sia autonomi sia centralizzati, ubicata in zone urbanizzate e fornita di adeguate infrastrutture e servizi sociali. A sua volta il richiamato art. 5, rubricato Strutture a ciclo residenziale, dispone testualmente che: 1. Le strutture a ciclo residenziale sono suddivise nel modo seguente: a) strutture di tipo familiare, destinate ad accogliere fino ad un massimo di sei utenti, per i quali la permanenza nel nucleo familiare sia temporaneamente o permanentemente impossibile o contrastante con il piano personalizzato, e che devono possedere i requisiti strutturali previsti per gli alloggi destinati a civile abitazione; b) strutture a carattere comunitario, caratterizzate dalla flessibilità organizzativa, destinate ad accogliere fino ad un massimo di venti utenti, a seconda delle caratteristiche degli utenti stessi, privi del necessario supporto familiare o per i quali la permanenza nel nucleo
7 familiare sia temporaneamente definitivamente contrastante con il piano personalizzato; c) strutture a prevalente accoglienza alberghiera, destinate ad accogliere non più di ottanta anziani autosufficienti o parzialmente non autosufficienti. 2. Le strutture di cui al comma l si distinguono in relazione. alle caratteristiche degli utenti nelle tipologie individuate agli articoli 6, 7,8 e Il limite di cui al comma 1. lettera a) può essere derogato fino ad un massimo di otto utenti con i provvedimenti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), numero 1).. Dall esame della documentazione depositata nel corso del giudizio da parte della ricorrente e del Comune, ed in particolare dalla istanza del , di cui al prot. n del Comune, di variazione dell attività da casa di riposo con somministrazione a comunità alloggio con somministrazione nonché dalla istanza del , di cui al prot. n del Comune, di rilascio di autorizzazione amministrativa per comunità alloggio, deve rilevarsi che non è stato specificato che si trattava di comunità alloggio per anziani ai sensi dell art. 8 della L.R. n. del ; né, peraltro, che la richiesta fosse da intendersi, diversamente, ai sensi del precedente art. 7, concernente invece la comunità alloggio per disabili.
8 Tuttavia tutta la precedente istruttoria nonché le autorizzazioni richieste concernevano sempre e specificatamente gli anziani e non invece i disabili. Valga, a titolo esemplificativo, il certificato sanitario di idoneità rilasciato dalla AUSL RM D del , su istanza n del , con recettività totale non superiore a n. 20 per ospiti autosufficienti o parzialmente autosufficienti, che attiene, specificatamente, a comunità alloggio per anziani ; od anche la istanza di proroga del termine di 180 gg., ai fini della chiusura per l acquisizione dei pareri mancanti, del , nella parte in cui, ancora, il riferimento viene fatto esclusivamente agli anziani e non invece ai disabili. Peraltro la stessa società ricorrente, nel ricorso introduttivo, ribadisce che la destinazione della struttura di cui trattasi è rivolta agli anziani ( pag. 7 in fondo e pag. 8 secondo cpv.). Ne consegue che la norma di riferimento è, appunto, proprio l art. 8 e non invece l art. 7 della richiamata norma regionale, la quale prevede, per le comunità alloggio destinate all accoglienza degli anziani tra le sette e le dodici persone anziane, autosufficienti o parzialmente non autosufficienti; e, pertanto, proprio il numero massimo delle n. 12 persone autorizzate dal Comune con il provvedimento impugnato. Peraltro l art. 5, nel prevedere la diversa tipologia delle strutture di accoglienza, dispone, al co. 2, che la distinzione tra queste è effettuata in
9 relazione alle caratteristiche degli utenti nelle tipologie individuate agli articoli 7,8.. ed al co. 3 che il limite di cui al comma 1, lettera a), può essere derogato. Ne consegue che, essendo specificamente indicato il numero massimo per la comunità alloggio in n. 12 anziani e non essendo stata specificatamente prevista la possibilità di deroga, come, invece, effettuato per la diversa tipologia di cui alla lett. a) del co.1 ( con esclusione, pertanto, della lett. b) che invece è quella che, come in precedenza verificato, interessa in questa sede), il detto tetto massimo deve ritenersi inderogabile. Conseguentemente legittimamente il Comune, con impugnata determinazione dirigenziale, nel revocare la precedente determina di chiusura della struttura, ha autorizzato la ricorrente allo svolgimento della attività socio assistenziale di comunità alloggio per n. 12 anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti., con la diffida ad ospitarvi un numero maggiore di persone. Conclusivamente il ricorso deve essere respinto siccome infondato nel merito. Sussistono, tuttavia, giusti motivi per disporre la compensazione delle spese del giudizio. PQM
10 Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Seconda ter, respinge il ricorso in epigrafe. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dalla Autorità Amministrativa. Così deciso in Roma il , in Camera di Consiglio, con l'intervento dei signori magistrati: Antonio Amicuzzi, Presidente f.f. Antonio Vinciguerra, Consigliere Maria Cristina Quiligotti, Consigliere estensore