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Timestamp: 2020-05-31 02:32:27+00:00
Document Index: 107477647

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 1', 'art. 2135', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2']

Il Commercialista in Rete: Attività agricola
Imprese agricole con fotovoltaico, ricalcolo dell'acconto.
Le imprese agricole che producono energia elettrica da fonti agroforestali e fotovoltaiche, in sede di versamento dell'acconto delle imposte sui redditi per l'anno 2014, devono rideterminare l'acconto tenendo conto delle nuove regole introdotte dall'art. 22 del D.L. n. 66/2014, convertito nella Legge n. 89/2014. la norma di legge introduce la determinazione forfetaria del reddito per queste attività. Le imprese che non hanno versato entro il 16 giugno sono molte a causa del fatto che la legge di conversione porta la data del 23 giugno. Esse, pertanto, dovranno provvedere ora la versamento entro il 16 luglio con maggiorazione dello 0,40%.
Le imprese agricole che producono energia elettrica da fonti agroforestali e fotovoltaiche, in sede di versamento dell'acconto delle imp...
Etichette: Attività agricola, fotovoltaico
Le attività agricole connesse non costituiscono autonome prestazioni delle cooperative verso i soci.
Le attività agricole connesse, quali manipolazione e trasformazione, da parte di cooperative o consorzi che commercializzano i prodotti dei soci non costituiscono operazioni imponibili autonome , oltre alle cessioni di beni dai soci all’ente e dall’ente ai terzi. La risoluzione n. 65/E del 12 giugno dell’Agenzia delle Entrate ribadisce l’interpretazione già fornita nella ris. n.6 del 22 gennaio 1997.
Le attività agricole connesse, quali manipolazione e trasformazione, da parte di cooperative o consorzi che commercializzano i prodotti dei ...
alle giovedì, giugno 14, 2012
Lo svolgimento di un’attività agricola connessa da parte di una cooperativa (o di un consorzio) che commercializza i prodotti dei soci non ...
Una SRL di gestione immobiliare affitta un terreno ( bene patrimoniale) agricolo ad azienda s.s. agricola per € 20.000,00.- L'affitto...
Etichette: Attività agricola, Quesiti
alle venerdì, aprile 27, 2012
Reddito agricolo, per i nulla osta gli indici di ricchezza dell'emersione.
Viene diramata dal Ministero dell’Interno in particolare alle Prefetture la circolare del Ministero del lavoro che rendeva nota, gia’ lo scorso mese di febbraio, la posizione dell’Agenzia delle Entrate in ordine al raggiungimento della soglia minima di reddito richiesta dalla legge per i titolari di reddito di impresa agricola. Determinando, infatti, il reddito agrario su base catastale, difficilmente raggiungono la predetta soglia per la definizione delle pratiche di emersione.
Si ribadisce così in questa sede che possono ritenersi rilevanti indici di ricchezza quali il volume d’affari al netto degli acquisti risultanti dalla dichiarazione IVA, i dati della dichiarazione IRAP, tenuto conto anche dei contributi comunitari eventualmente ricevuti dall’imprenditore agricolo e debitamente documentati.
Il criterio di valutazione del reddito, come individuato per la valutazione delle pratiche di emersione dal lavoro irregolare per i titolari di aziende agricole, puo’ essere esteso, così la circolare del Ministero dell’Interno, a tutte le procedure di competenza dello Sportello Unico per l’Immigrazione che richiedono la valutazione del reddito ai fini del nulla osta all’assunzione di cittadini stranieri.
(Circolare Ministero interno 21/04/2011, n. 3080)
Viene diramata dal Ministero dell’Interno in particolare alle Prefetture la circolare del Ministero del lavoro che rendeva nota, gia’ lo sco...
Etichette: Attività agricola, Reddito
alle mercoledì, maggio 04, 2011
Regime dei minimi ai produttori agricoli.
La causa di esclusione dal regime dei contribuenti minimi rappresentata dalla partecipazione in società di persone o associazioni professionali o a società a responsabilità limitata, prevista dall’art. 1, comma 99, lettera d) della L. 244/2007, non opera nei casi in cui al socio sia attribuito un reddito diverso da quello d’impresa o di lavoro autonomo. È questo il parere dall’Agenzia delle Entrate, contenuto nella Risoluzione n. 27/E del 7 marzo 2011. La fattispecie oggetto del quesito riguarda un contribuente, lavoratore dipendente e socio al 50% con la moglie in una società semplice che svolge attività agricole, di cui all’art. 2135 c.c. ed attività connesse nei limiti dell’art. 32 del TUIR. Conseguentemente, il reddito imputato per trasparenza ai soci si qualifica come reddito fondiario (nella specie, agrario), e non d’impresa.
La causa di esclusione dal regime dei contribuenti minimi rappresentata dalla partecipazione in società di persone o associazioni profession...
Etichette: Attività agricola, Contribuenti minimi
alle mercoledì, marzo 09, 2011
Quesito: compravendita di terreni agricoli con casa.
Un imprenditore agricolo professionale che possiede già terreno e casa, se compra un altro terreno con casa a quali tassazioni è soggetto?
alle martedì, agosto 31, 2010
Le agevolazioni concesse, ai sensi dell'articolo 9 del Dlgs 504/1992, agli imprenditori agricoli individuali, non si applicano anche alle società di capitali che svolgono attività agricola, non rientrando queste ultime nella definizione di imprenditore agricolo a titolo principale.
Con la sentenza 5931 dell'11 marzo - che ribalta l'esito del precedente grado di giudizio, il quale riconosceva la natura di imprenditore agricolo a titolo principale a una società di capitali - la Suprema corte ha accolto il ricorso presentato da un Comune piemontese contro un'azienda agricola (Srl), chiudendo dunque definitivamente a favore dell'Ente locale il contenzioso.
Appellandosi al diritto comunitario, l'azienda aveva chiesto il riconoscimento delle agevolazioni previste per l'imprenditore agricolo a titolo principale. La Ctp respingeva il ricorso, e la Ctr riformando affermava che: ai fini Ici, la società esercente attività agricola, aveva diritto a essere considerata per l'anno 1996, quale imprenditore agricolo a titolo principale, dal momento che la qualificazione doveva ritenersi estesa, anche a seguito di intervento della Corte di giustizia, alle persone giuridiche esercenti attività agro-silvo-pastorale, nel testo all'epoca vigente. Inoltre, i giudici di appello aggiungevano che il terreno della società situato in area montana o di collina doveva considerarsi esente dall'imposta comunale sugli immobili (ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b), Dlgs 504/1992).
Sostanzialmente la Suprema corte, riallacciandosi a quanto già affermato in precedenza in tema di Ici (Cassazione 14145/2009), ha confermato che le agevolazioni previste dall'articolo 9 Dlgs 504/1992 per gli imprenditori agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale si applicano unicamente agli imprenditori agricoli individuali e non anche alle società di capitali che svolgono attività agricola, non rientrando queste ultime nella definizione di imprenditore agricolo a titolo principale quale risulta delineata dall'articolo 12 della legge 153/1975, attuativa delle direttive Ce nn. 72/159, 72/160 e 72/161 del Consiglio, del 7/4/1972.
Inoltre, i giudici di legittimità hanno precisato come la limitazione agli imprenditori agricoli individuali è stata successivamente ribadita e, anzi, ulteriormente ristretta dall'articolo 58, comma 2, Dlgs 446/1997, mediante la previsione della necessaria iscrizione delle persone fisiche negli appositi elenchi comunali.
Per cui, la definizione applicabile alla fattispecie è risultata quella contenuta nell'articolo12 della legge 153/1975 (versione antecedente alle modifiche introdotte col Dlgs 228/2001), secondo la quale si considerava "a titolo principale l'imprenditore agricolo che dedichi all'attività agricola due terzi del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dall'attività medesima almeno due terzi del proprio reddito globale risultante dalla propria posizione fiscale", ossia la persona fisica. Riguardo alla quale, l'articolo 12 precisava le caratteristiche, richiedendo, oltre al requisito del reddito, titolo di studio specifico o attività pregressa nel settore.
Il riferimento, poi, fatto alla giurisprudenza (comunitaria, contenuto nella sentenza della Ctr e richiamato dalla società, secondo la quale l'articolo 2, n. 5, del Regolamento Ce n. 797/85, relativo al miglioramento delle strutture agrarie, nella misura in cui conferisce agli Stati membri il compito di definire la nozione di imprenditore agricolo a titolo principale, non consente di escludere da detta nozione le società di capitali per il solo motivo della forma giuridica - Corte di giustizia 18 dicembre 1986 in C-312/85) non si attaglia alla fattispecie. La stessa Corte di giustizia, intervenuta con due successivi arresti in materia tributaria sulla nozione di "imprenditore agricolo a titolo principale", ha affermato che non è possibile ricavare dalle disposizioni del trattato o dalle norme di diritto comunitario derivato una definizione comunitaria generale e uniforme di "azienda agricola", valida per tutte le disposizioni di legge e di regolamento concernenti la produzione agricola (Corte di giustizia 15/10/1992 in C-162/91 par. 19), poiché il Regolamento 797/85 riguarda un regime di aiuti agli investimenti nel settore agricolo rigorosamente determinati, mentre altre modalità di aiuti (nella specie agevolazioni tributarie in tema di imposta di registro) riguardano esclusivamente il legislatore nazionale.
Concetto, quest'ultimo, riferibile evidentemente ad altri tributi (e nella specie all'Ici) e ribadito con la sentenza della stessa Corte 11/01/2001 n. 403 in C-403/98, nella quale si afferma che le disposizioni dei Regolamenti comunitari (e, nella specie, quelle dei Regolamenti 797/85 e 2328/91 in materia di aiuti agli investimenti nell'agricoltura) non producono tutte effetti immediati nell'ordinamento nazionale, ma richiedono norme attuative, in assenza delle quali "gli art. 2, n. 5, u.c. del reg. 797/85 e 5 n. 5 u.c. del reg. 2328/91 (che richiedono la parificazione delle persone giuridiche a quelle fisiche nel settore agricolo) non possono essere invocati davanti ad un giudice nazionale da società di capitali al fine di ottenere il riconoscimento dello status di imprenditore agricolo a titolo principale allorché il legislatore di uno Stato membro non ha adottato le misure necessarie per la loro esecuzione nel suo ordinamento giuridico interno", misure che possono in effetti riscontrarsi nel Dlgs 228/2001, di portata non retroattiva e che richiede comunque, per la società di capitali che svolga attività agricola, requisiti che la contribuente non ha un alcun modo provato - a fronte delle contestazioni di controparte - di possedere.
Si tratta, in sostanza, dell'applicazione del principio della "efficacia verticale" degli obblighi comunitari, che hanno efficacia diretta nell'ordinamento dello Stato membro sempre che siano dettati da norme incondizionate e sufficientemente precise (Cassazione 19771/2009, 23937/2006), mentre la sola previsione di norme attuative - non tempestivamente adottate dallo Stato membro - impedisce al privato di chiederne al giudice nazionale la loro immediata applicazione.
Infine, il supremo Collegio ha chiarito che:
•l'edificabilità di un'area va ritenuta per il solo inserimento, come tale, negli strumenti urbanistici, non potendo le eventuali cause di esclusione o di riduzione delle possibilità edificatorie trasformare il terreno edificabile in agricolo, ancorché il proprietario preferisca mantenerne tale ultima destinazione (Cassazione 13817/2003)
•la posizione del terreno sito in territorio montano non rileva ai fini dell'esenzione, in quanto l'Ici prevista dal Dlgs 504/1992, articolo 7, comma 1, lettera h), riguarda "i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina", e non i terreni edificabili che evidentemente esistono anche nei territori di montagna o di collina.
Le agevolazioni concesse, ai sensi dell'articolo 9 del Dlgs 504/1992, agli imprenditori agricoli individuali, non si applicano anche all...
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alle giovedì, marzo 25, 2010
Quesito: costruzione annesso rustico.
chiedo se la costruzione di un annesso rustico, uso attività
agricola, sia interessato ad agevolazioni IVA? (Tenendo in considerazione che
il proprietario non è coltivatore agricolo)
chiedo se la costruzione di un annesso rustico, uso attività agricola, sia interessato ad agevolazioni IVA? (Tenendo in considerazione che ...
alle sabato, gennaio 16, 2010
Via libera allo sgravio contributivo a favore delle imprese agricole colpite da eventi eccezionali. Le aziende danneggiate fruiranno di un e...
Etichette: Attività agricola, Contributi
alle venerdì, ottobre 30, 2009
Agevolazioni per energie rinnovabili nelle attività agricole.
Fisco in versione bio per gli agricoltori che investono sulle energie pulite. Con la circolare n. 32/E del 6 luglio, l'agenzia delle Entrate fa il punto sulla disciplina fiscale delle attività di produzione e vendita di elettricità, calore, carburanti e prodotti chimici. Chiarimenti anche sulla tariffa incentivante percepita dagli imprenditori del fotovoltaico e sui certificati verdi.
A questo proposito, vale la pena precisare che per fonti agroforestali si intendono le biomasse, ossia la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine agricola, tra cui rientrano, per esempio, le sostanze legnose che si ottengono dalla legna da ardere e i pellet ricavati dalla segatura. Le fonti fotovoltaiche sono, invece, i moduli o pannelli che convertono l'energia solare in energia elettrica. Nella categoria dei carburanti derivanti da produzioni vegetali sono inclusi, tra gli altri, il bioetanolo, il biodiesel e il biogas, mentre i prodotti della cosiddetta chimica verde sono i biopolimeri, le bioplastiche e gli altri materiali fabbricati usando amido e miscele di amido.
Reddito agrario o d'impresa?
Questa classificazione ha un ruolo di primo piano agli occhi del Fisco, per il quale dalle attività agricole connesse deriva un reddito agrario e non d'impresa. La differenza non è di poco conto: il reddito agrario, infatti, non viene calcolato su base analitica, facendo un confronto puntuale tra ricavi e costi, ma su base catastale, applicando tariffe d'estimo stabilite per ogni qualità e classe, così come stabilito dall'articolo 34 del Tuir. Se fino al 2006 questo sistema fiscale rappresentava il regime naturale esclusivo per le persone fisiche, le società semplici e gli enti non commerciali che svolgono attività agricola, a partire dal 1° gennaio 2007 la determinazione catastale del reddito agrario è stata resa opzionale anche per le società di persone, per quelle a responsabilità limitata e per le cooperative espressamente qualificate come società agricole.
Criterio di prevalenza all'opera
La tassazione del reddito su base catastale è però possibile solo se le attività agricole connesse vengono svolte utilizzando prevalentemente beni derivanti dallo svolgimento delle attività agricole principali. Stando al tenore letterale della norma (articolo 1, comma 369, della Finanziaria 2007), questo concetto dovrebbe valere soltanto per la produzione di carburanti e prodotti chimici, mentre in realtà è considerato valido anche per la generazione di elettricità e calore da fonti rinnovabili, che sono state assimilate per legge alle attività agricole connesse.
In sostanza, per tutte le attività verdi svolte dagli agricoltori è sempre necessario fare un confronto quantitativo fra i prodotti usati nello svolgimento delle attività connesse e ricavati dal fondo e quelli acquistati da terzi. Se questo paragone non è possibile a causa della natura particolare dei beni, si fa riferimento al rapporto tra il loro valore normale e il costo dei prodotti estranei all'impresa. Ancora, se le materie utilizzate nella produzione non hanno un valore stimabile, come nel caso dei residui zootecnici, si farà una comparazione a valle del processo produttivo tra l'energia derivante dai prodotti propri e quella ricavata dai prodotti comprati da terzi.
L'eccezione del fotovoltaico
Un'eccezione, da questo punto di vista, è rappresentata dalla produzione di energia attraverso pannelli fotovoltaici, che trasformano le radiazioni solari in elettricità o calore senza ricorrere all'uso di prodotti derivanti dalla coltivazione della terra, del bosco o dall'allevamento di animali. Si tratta di un'attività agricola connessa di natura atipica, che ha reso necessario individuare criteri alternativi i quali consentono comunque di ricollegare tale attività a quella tipicamente agricola. I parametri entro i quali considerare la produzione di energia fotovoltaica attività connessa e dunque produttiva di reddito agrario sono stati individuati dal ministero per le politiche agricole e forestali (Mipaaf).
In sintesi, stando a queste indicazioni, la produzione e la cessione di energia fotovoltaica da parte degli imprenditori agricoli producono sempre reddito agrario per la parte generata dai primi 200 kw di potenza nominale installata. La produzione di energia che supera questa soglia è considerata produttiva di reddito agrario solo se ricorre uno dei requisiti seguenti:
•se deriva da impianti con integrazione architettonica o parzialmente integrati realizzati su strutture aziendali esistenti
•se il volume d'affari legato all'attività agricola (esclusa la produzione di energia fotovoltaica) è superiore al volume d'affari della produzione di energia fotovoltaica eccedente i 200 kw
•entro il limite di 1 mw per azienda, per ogni 10 kw di potenza installata eccedente il limite dei 200 kw, l'agricoltore deve dimostrare di avere almeno un ettaro di terreno riservato all'attività agricola.
Al di là di questi tre casi, invece, il reddito derivante dalla produzione e vendita di energia costituisce reddito d'impresa, anche se solo per la parte eccedente i limiti ministeriali.
Com'è tassata la tariffa incentivante
Dal rispetto dei parametri del Mipaaf dipende anche la disciplina fiscale della tariffa incentivante erogata dal Gestore del sistema elettrico (Gse) agli agricoltori che producono elettricità col sistema fotovoltaico. Un incentivo di importo decrescente e di durata ventennale previsto per reintegrare i costi di investimento e di esercizio degli impianti.
Più precisamente, per quanto riguarda le imposte dirette, la tariffa incentivante è irrilevante se percepita da un imprenditore agricolo, una società semplice, un ente non commerciale o una società agricola titolare di reddito agrario. La quota di tariffa eventualmente riferibile all'energia prodotta oltre i limiti fissati dal ministero risulta, invece, rilevante come contributo in conto esercizio, mentre l'incentivo è interamente rilevante se è incassato da società agricole che hanno optato per la determinazione del reddito su base catastale ma producono oltre i limiti fissati dal ministero, o da società di capitali o di persone che non hanno scelto questa modalità di tassazione del reddito.
Inoltre, per società di persone, Srl e società cooperative, la tariffa è sempre soggetta alla ritenuta del 4%, anche quando l'impresa ha optato per la definizione del reddito su base catastale, mentre nei confronti di persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali, la ritenuta va operata soltanto in relazione alla parte di produzione di energia che va oltre i limiti richiesti affinché l'attività possa essere considerata agricola. Pertanto, il Gse deve acquisire, nel momento in cui corrisponde la tariffa, una dichiarazione resa dal fornitore attestante se l'energia è prodotta in regime d'impresa o meno.
Sul fronte dell'Iva, infine, la tariffa incentivante è fuori dal campo di applicazione dell'imposta.
La disciplina fiscale dei certificati verdi
La circolare dedica spazio anche al trattamento tributario dei certificati verdi, titoli emessi dal Gse per certificare la qualità e quantità di energia generata da fonti rinnovabili, negoziabili in un apposito mercato elettrico. Questi titoli sono considerati beni immateriali strumentali così come, per esempio, le licenze e le concessioni. Di conseguenza, il loro trasferimento da parte degli agricoltori sconta l'Iva con aliquota ordinaria. Sul fronte delle imposte dirette, gli introiti derivanti dalla cessione dei certificati verdi rientrano nel reddito calcolato su base catastale se il produttore agricolo è titolare di reddito agrario, mentre sono considerati plusvalenze se riferibili a una produzione energetica che va oltre i parametri indicati dal Mipaaf e che, quindi, genera reddito d'impresa.
Nell'ultimo capitolo, la circolare inquadra ai fini Iva e Irap le cessioni di elettricità da fonti verdi effettuate dagli agricoltori.
Per quanto riguarda l'Iva, torna applicabile l'aliquota ridotta del 10% prevista - dal punto 103) della tabella A, parte III, allegata al Dpr 633/1972 - per le cessioni di energia effettuate: per uso domestico; per uso di imprese estrattive, agricole e manifatturiere; per il funzionamento degli impianti irrigui, di sollevamento e di scolo delle acque; ai clienti grossisti, ecc.
Con riguardo all'Irap, si applica l'aliquota ridotta dell'1,9% per la parte di reddito determinata catastalmente, quella ordinaria del 3,9% per la parte di reddito relativa alla produzione e cessione di energia eccedente i parametri prestabiliti.
Fisco in versione bio per gli agricoltori che investono sulle energie pulite. Con la circolare n. 32/E del 6 luglio, l'agenzia delle Ent...
Etichette: Agevolazioni, Attività agricola, Risparmio energetico
alle martedì, luglio 07, 2009