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Timestamp: 2017-10-20 05:07:13+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 127', 'art. 127', 'art. 129', 'art. 99', 'art. 11', 'art. 99', 'art. 83', 'art. 10']

T.R.G.A. Trento, 23 giugno 2011
Sulla natura dell’intervento consistente nella realizzazione di un muro di contenimento
La circostanza che sia stata altresì eseguita la sistemazione ed il livellamento o riempimento del terreno naturale a ridosso del muro non vale a mutare l’entità e le caratteristiche dell’opera “muro di contenimento” e la sua configurabilità come intervento soggetto a D.I.A ed autorizzazione paesaggistica sindacale.
I due ricorsi in epigrafe vanno previamente riuniti, attesa la loro connessione soggettiva ed oggettiva.
Col ricorso n. 199/2009 i sig.ri Bortoli Nadia e Boscheri Sergio espongono di aver presentato al Comune di Castel Tesino una D.I.A. ed una successiva variante, precedute dall’autorizzazione paesaggistica rilasciata dallo stesso Comune, per opere di recinzione dei fondi di rispettiva loro proprietà e per la costruzione di un muro di contenimento dell’altezza di ml. 1,00.
L’Amministrazione tuttavia provvedeva all’inibizione degli interventi per presunto abuso edilizio, prima richiedendo documentazione integrativa, quindi comunicando l'avvio del procedimento amministrativo per "presunti interventi abusivi" sulle proprietà di ricorrenti, infine disponendo la sospensione immediata dei relativi lavori.
Le relative determinazioni sono state impugnate col ricorso introduttivo.
Con motivi aggiunti, successivamente notificati, sono state impugnate due ordinanze di rimessa in pristino: n. 101/2009 relativa al muro di contenimento a confine tra le p.f. 5317/2 e 5320/1; n. 102/2009, relativa al muro di contenimento a confine tra le p.f. 5317/2 e 5319 e la p.ed. 1241, nonché ad un barbecue con relativa bombola di alimentazione.
Con ulteriori motivi aggiunti è stata impugnata la determinazione comunale che, anziché definire in sede comunale il procedimento di sanatoria edilizia, nel frattempo introdotto dalla sig.ra Bortoli, ha inviato gli atti al Comprensorio della Bassa Valsugana e Tesino sull'assunta sua competenza ad esprimere il parere paesaggistico in sede di coordinamento della sanzione ex art. 127 L.P. 22/1991.
Infine, con terzo atto di motivi aggiunti è stata impugnata la deliberazione n. 238/2010 della Commissione comprensoriale per la tutela paesaggistico-ambientale nel Comprensorio della Bassa Valsugana e del Tesino che, esaminando la pratica di sanatoria relativa al "muro di sostegno" eretto sulla p.f. 5317/2, ha ritenuto che le opere "contrastano con rilevanti interessi paesaggistico-ambientali ai sensi dell'art. 127, comma 2 lettera c) della L.P. 22/1991”.
Avverso tutte le determinazione che precedono sono state dedotte più censure di violazione di legge e di eccesso di potere sotto vari profili.
Incidentalmente è stata proposta istanza cautelare, accolta da questo Tribunale con ordinanza n. 109/2010, sorretta dalla seguente motivazione: “Considerato che i motivi aggiunti proposti avverso l’atto comunale del 16.4.2010 – in questa fase di sommaria delibazione - appaiono assistiti da sufficiente fumus boni iuris in quanto l’interpretazione logica del combinato disposto degli artt. 99 e 127 della L.p. 5.9.1991, n. 22 è nel senso che la competenza al rilascio delle autorizzazioni in sanatoria, per muri di sostegno fino ad un metro e mezzo di altezza, spetta all’autorità comunale, indipendentemente dal fatto che la sanatoria riguardi opere realizzate in difformità o in assenza dal titolo, identica essendo la ratio sottesa all’attribuzione legislativa della competenza”.
A seguito della citata misura cautelare, il Comune di Castel Tesino ha rilasciato il richiesto provvedimento di sanatoria in data 5.10.2010, relativamente al muro di sostegno sulla p.f. 5317/2, previo parere favorevole della Commissione edilizia comunale sotto i profili sia urbanistico che paesaggistico.
Anche la Commissione comprensoriale per la tutela paesaggistico-ambientale nel Comprensorio della Bassa Valsugana e del Tesino, con deliberazione 9.2.2011 n. 23/2011 ha annullato in autotutela le proprie deliberazioni n. 238/2010 e n. 378/2010.
Relativamente all’ordinanza n. 102/2009, che ha per oggetto il diverso muro di contenimento a confine tra le p.f. 5317/2 e 5319 e la p.ed. 1241, nonché un barbecue con relativa bombola di alimentazione, la parte ricorrente rileva che la domanda di sanatoria è stata presentata dal sig. Marighetto, che ha riconosciuto così la sua esclusiva responsabilità.
In esito a tali successive vicende procedimentali, che hanno comportato la sanatoria del muro sulla p.f. 5317/2, la parte ricorrente ha conclusivamente dichiarato che è venuto meno il suo interesse a coltivare il ricorso n. 199/2009. Anche il difensore dell’Amministrazione ha dato atto che è cessata la materia del contendere.
La confinante sig.ra Paola Boso, costituitasi in giudizio, ha invece diffusamente contestato la fondatezza del gravame concludendo per la sua reiezione.
Con ricorso n. 289 del 2010, la stessa sig.ra Paola Boso, controinteressata nel ricorso che precede, ha impugnato a sua volta il provvedimento di sanatoria prot. n. 7087 datato 5.10.2010 ed il presupposto parere 11.8.2010 della Commissione edilizia comunale.
A sostegno del ricorso ha svolto i seguenti motivi:
1) violazione dell’art. 129 L.p. 22/1991, in quanto sulla domanda di sanatoria si era già formato il silenzio-rifiuto allorquando l’Amministrazione ha rilasciato il provvedimento di sanatoria;
2) violazione del piano urbanistico comunale e degli artt. 93 e ss. L.p. 22/1992; incompetenza; eccesso di potere sotto vari profili, nel rilievo che l’opera, realizzata sulla proprietà della ricorrente, è un terrapieno o terrazzamento con scavi e riporti di terra, non un semplice muretto. Tale opera è, perciò, soggetta ad autorizzazione paesaggistica della Commissione tecnica comprensoriale, non del Sindaco, e non rientra tra gli interventi di cui all’art. 99 L.p. 22/1991. L’Amministrazione non ha motivato sulle osservazioni presentate dalla ricorrente.
3) violazione degli artt. 133 e 135 della L.p. 1/2008 ed eccesso di potere sotto vari profili, per le stesse ragioni anzidette, valide anche se si ritenga applicabile la nuova normativa urbanistica provinciale recata dalla L.p. 1/2008.
All’odierna pubblica udienza il difensore della Sig.ra Boso ha chiesto il rinvio della trattazione dei due ricorsi in esame per riunione ad altri due nuovi gravami (n. 120/2011 e n. 127/2011), asseritamente connessi, recentemente depositati in Segreteria.
Si tratta di ricorsi diretti, rispettivamente:
a) contro la deliberazione 9.2.2011 n. 23/2011 della Commissione comprensoriale per la tutela paesaggistico-ambientale nel Comprensorio della Bassa Valsugana e del Tesino che ha annullato in autotutela le proprie deliberazioni n. 238/2010 e n. 378/2010;
b) contro la nota sindacale che autorizza la prosecuzione dei lavori e l’autorizzazione paesaggistica 17.12.2010.
Il Collegio si è riservato di decidere su tale istanza preliminare di rinvio per riunione.
Quindi, dopo ampia discussione in rito e nel merito, i ricorsi sono stati trattenuti in decisione.
Ciò premesso, va anzitutto esaminata l’anzidetta istanza di rinvio.
Ebbene, il Collegio osserva che secondo una risalente giurisprudenza, la riunione di ricorsi tra loro connessi costituisce un apprezzamento discrezionale del giudice (cfr., ad es.: Cons. Stato, sez. V, 14 febbraio 2011, n. 965) ; nella fattispecie, le ragioni di connessione non sono tali da rendere necessario, e nemmeno opportuno, il rinvio della trattazione delle cause odierne, in quanto i recenti ricorsi proposti dalla sig.ra Boso hanno ad oggetto atti consequenziali, non pregiudiziali all’esito dei due odierni gravami la cui decisione non ne può essere pregiudicata.
Dunque, il rinvio finirebbe per porsi in contrasto con le esigenze di economicità e di tempestività del giudizio.
La relativa domanda va perciò disattesa.
Ciò posto, nell’ordine logico va per primo esaminato il ricorso n. 289/2010 proposto dalla confinante sig.ra Boso contro il provvedimento di sanatoria rilasciato dal Comune di Castel Tesino alla sig.ra Bortoli per la realizzazione del muro di sostegno sulla p.f. 5317/2 a confine con la p.f. 5320/1.
Come risulta dal sopralluogo in data 5.8.2009, eseguito dai tecnici comunali, si tratta di un muro di contenimento in calcestruzzo e sassi di lunghezza ml. 11,40 ed altezza ml. 0,98 che insiste “sulla p.f. 5312/2”, cioè sul terreno della sig.ra Bortoli.
L’affermazione della ricorrente, che comunque non forma oggetto di specifica censura, secondo cui il muro sarebbe stato realizzato sulla sua proprietà, è circostanza non dimostrata mentre risulta che la commissione edilizia aveva svolto un’apposita istruttoria in punto di verifica dei confini : ciò emerge dal verbale della commissione edilizia del 21.9.2009.
In ogni caso, il provvedimento di sanatoria è stato rilasciato salvi i diritti dei terzi. Perciò, non è pregiudicata la possibilità per la ricorrente di far valere le proprie ragioni nelle competenti sedi giudiziarie, diverse dal G. A.. Invero, i rapporti tra vicini hanno natura e rilevanza privatistica e non devono interessare l'amministrazione locale, che non è tenuta ad effettuare complessi ed approfonditi accertamenti sull’esistenza e validità di diritti reali, essendovi appunto la clausola di salvaguardia generale, prevista dall'art. 11 comma 3, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, che fa salvi i diritti dei terzi quando vi sia dubbio sul titolo privatistico, com’è questo il caso (cfr., ad es.: Cons. Stato, sez. V, 7 settembre 2009, n. 5223).
Passando all’esame del primo motivo di ricorso, esso è infondato in quanto l’eventuale formazione del silenzio-rifiuto sull’istanza di sanatoria presentata dalla controinteressata non ha comportato il venir meno, per avvenuta consumazione con il decorso del termine, del potere dell’amministrazione di provvedere sulla domanda stessa.
Invero, anche dopo che sia decorso il termine assegnato all’amministrazione e si sia formato il silenzio rifiuto sulla domanda di provvedimento edilizio, l'amministrazione conserva il potere-dovere di provvedere e la possibilità di adottare provvedimenti tardivi (cfr., ad es.: Cons. Stato, sez. V, 15 aprile 2004, n. 2130).
E’ infondato anche il secondo motivo di ricorso.
Invero l’opera sanata, come emerge dal citato sopralluogo in data 5.8.2009 eseguito dai tecnici comunali, nonché dalla documentazione fotografica, consiste, come già detto, nella ricostruzione di un muro di contenimento in calcestruzzo e sassi di lunghezza ml. 11,40 ed altezza ml. 0,98. Si tratta, cioè, di un manufatto di modesta entità, che rientra a pieno titolo tra gli interventi, soggetti ad autorizzazione paesaggistica sindacale, di cui all’art. 99, lett. d, della L.p. 22/1991 che contempla “muri di sostegno e di contenimento fino a un metro e mezzo di altezza.”
Si tratta inoltre di un’opera soggetta a D.I.A. ex art. 83, comma 1, lett. g, della stessa L.p. 22/1991, e non a concessione edilizia.
L’Amministrazione, poi, aveva consentito alla ricorrente di intervenire nel procedimento, comunicandole con nota 17.3.2010 che era stata presentata l’istanza di sanatoria dalla sig.ra Bortoli. Ma, circa l'obbligo di prendere in considerazione il contributo partecipativo della sig.ra Boso, ai sensi dell'art. 10 della l. n. 241/1990, esso non comportava la necessità di una puntuale confutazione delle argomentazioni svolte, essendo sufficiente, ai fini della giustificazione del provvedimento adottato, la congruità della decisione in rapporto alle risultanze istruttorie complessivamente acquisite, in relazione all'ampiezza dei poteri esercitati.
Ebbene, nella specie ciò emerge dal parere integrativo della commissione edilizia in data 24.11.2010, dove si dà atto che trattasi di “interventi minimali da un punto di vista paesaggistico e coerenti con il contesto prativo in cui si trovano le proprietà”.
Infine, col terzo motivo di ricorso vengono riproposte le stesse censure con riferimento tuzioristico alla L.p. n. 1 del 2008: esse vanno perciò anch’esse disattese.
Per le ragioni che precedono, quindi, il ricorso n. 289/2010 va respinto.
Passando all’esame del ricorso n. 199/2009, esso è divenuto effettivamente improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, come dichiarato sia dalla parte ricorrente, sia dall’Amministrazione, a seguito dell’intervenuta, legittima sanatoria del controverso abuso edilizio.
Le spese del giudizio possono essere integralmente compensate tra le parti, attesa la complessità della vicenda procedimentale all’esame.
Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento (Sezione Unica) definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti, li riunisce, rigetta il ricorso n. 289/2010 e, per l’effetto, dichiara improcedibile il ricorso n. 199/2009.
Spese dei giudizi riuniti compensate.
Così deciso in Trento nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2011 con l'intervento dei magistrati: