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Timestamp: 2019-10-22 16:16:01+00:00
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E’ reato spiare nel telefono della moglie anche se lei sa di essere spiata
Mag 20 Postato da Giovanni Di Martino	in Giurisprudenza Cassazione Penale
I giudici della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 15071 del 5 aprile 2019, hanno deciso che commette reato il marito che installa sul cellulare della moglieun software che gli consente di intercettare le comunicazioni telefoniche. I giudici di legittimità hanno chiarito che il reato si configura anche nell'ipotesi in cui l'effettiva captazione delle conversazioni non sia mai avvenuta per malfunzionamento dell'applicazione o anche nel caso in cui, come nel caso di specie, la moglie, sapeva di esser spiata.
L'imputato, per il tramite del difensore, ricorreva avverso la sentenza della Corte di Appello di Milano, che aveva confermato la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio del 3 aprile 2017, che lo aveva condannato per il delitto di cui all'art. 617-bis cod.pen., commesso in danno della moglie in quanto aveva installato all'interno del telefono cellulare a lei in uso, uno spy-software idoneo ad intercettarne le comunicazioni telefoniche
Con il ricorso proposto veniva denunciato:
a)il vizio di violazione di legge, in relazione agli artt. 617-bis cod. pen. e 14 Preleggi cod.civ., eil vizio di motivazione, sul rilievo dell'applicazione analogica della norma incriminatrice in ragione dell'assimilazione all"apparato o allo strumento da essa contemplato del programma informatico installato all'interno del telefono cellulare della persona offesa;
b)il vizio di violazione di legge, in relazione agli artt. 49, 50 e 617 -bis cod. pen., e il vizio di motivazione, essendo il fatto di reato scriminato dal consenso dell'avente diritto, in quanto la moglie era stata informata dal figlio dell'istallazione del software sul proprio cellulare.
I giudici della Quinta Sezione per motivare l'infondatezza del primo motivo hanno richiamato la pronuncia della Cortea Sezioni Unite n. 26889 del 28/04/2016, Scurato, Rv. 266905, spiegando " che alla luce di tale autorevole interpretazione del diritto vivente, non è possibile dubitare dell'inclusione dei programmi informatici denominati 'spy –software' nella categoria degli "apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti" diretti all'intercettazione o all'impedimento di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone, di cui all'art. 617 -bis, comma 1, cod.pen., venendo in rilievo una categoria aperta e dinamica, suscettibile di essere implementata per effetto delle innovazioni tecnologiche che, nel tempo, consentono di realizzare gli scopi vietati dalla legge.
Anche il secondo motivo proposta è stato dichiarato infondato.
I giudici di legittimità hanno spiegato che la ratiodelreato previsto dall'art. 617-bis cod. pen. è quella di voler la tutelare la riservatezza e la libertà delle comunicazioni mediante l'incriminazione di condotte che si consumano ancor prima della lesione effettiva del bene protetto (riservatezza, corrispondenza comunicazione). Pertanto il legislatore ha voluto punire chi si rende responsabile della installazione di apparati o strumenti al fine di intercettare o impedire comunicazioni telefoniche
"Pertanto, ai fini della configurabilità del reato deve aversi riguardo alla sola attività di installazione e non a quella successiva dell'intercettazione o impedimento delle altrui comunicazioni, che rileva solo come fine della condotta, con la conseguenza che il reato si consuma anche se gli apparecchi installati, fuori dall'ipotesi di una loro inidoneità assoluta, non abbiano funzionato o non siano stati attivati (Sez. 2, n. 37710 del 24/09/2008, Pariota, Rv. 241456; nello stesso senso: Sez. 5, n. 37557 del 12/05/2015, Sinisi, Rv. 265789; Sez. 5, n. 3061 del 14/12/2010 - dep. 27/01/2011, Mazza, Rv. 249508). "
Alla luce di quanto sopra spiegato, i giudici della Quinta Sezione hanno evidenziato che quanto sostenuto dal ricorrente con il secondo motivo proposto in ordine all'eventuale esistenza del consenso all'intrusione, desumibile dal comportamento inerte della detentrice del telefono cellulare interessato dal software, ed in ordine all'assenza di un'effettiva lesione della libertà delle comunicazioni della destinataria delle condotte intrusive, sono prive di rilievo.
Per tali moti il ricorso è stato rigettato.
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