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Timestamp: 2019-02-21 05:58:05+00:00
Document Index: 10760788

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 98', 'art.1', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte dei Conti, Seziona Giurisdizionale del Lazio, sentenza 1 agosto 2016 n. 228. Sindaco, Commissario Prefettizio, dirigente e funzionari rispondono del danno erariale per la mancata riscossione dei canoni di locazione di alloggi comunali. - Sdanganelli & Associati Privacy Policy
Corte dei Conti, Seziona Giurisdizionale del Lazio, sentenza 1 agosto 2016 n. 228. Sindaco, Commissario Prefettizio, dirigente e funzionari rispondono del danno erariale per la mancata riscossione dei canoni di locazione di alloggi comunali.
Se in seguito all’assegnazione di alloggi di proprietà comunale destinati in locazione a inquilini sfrattati l’Amministrazione comunale non ha mai stipulato nessun contratto di locazione, né preteso il pagamento dei canoni di locazione arretrati, né applicato la sanatoria prevista da una legge regionale per la regolarizzazione delle occupazioni dei predetti alloggi, emerge un ingente danno per l’erario pubblico per: omessa stipula dei contratti di locazione ed omessa riscossione dei relativi canoni di locazione; omessa riscossione delle indennità di occupazione. In tal caso, la responsabilità erariale grava sul Sindaco, Commissario Prefettizio e funzionari cui va imputata una condotta omissiva, a titolo gravemente colposo, derivante dalla mancata esecuzione di una deliberazione della Giunta Comunale, integrando la piena infedeltà ed indegnità a ricoprire un pubblico ufficio. Risponde della sua condotta dolosa il convenuto che abbia consapevolmente ritardato ogni attività propedeutica alla riscossione dei canoni dovuti dagli occupanti degli alloggi in questione, con manifesto disprezzo per l’integrità delle casse comunali.
Corte dei Conti, Seziona Giurisdizionale del Lazio, sentenza 1 agosto 2016 n. 228. Presidente: Maggi; relatore: Pozzato.
L’atto di introduzione del presente giudizio deduce la sussistenza di danno erariale, pari a € 470.914,68, da porre in relazione ai colpevoli comportamenti dei convenuti Fiorito Franco, Noto Carlo, Cortina Paolo, Magnante Massimo e Salvatori Antonio.
E’ in particolare chiesta la condanna dei predetti, in solido, in favore del Comune di Anagni, secondo le seguenti quote: Fiorito € 207.202,46; Noto € 98.892,08; Cortina € 61.218,91; Salvatori € 56.509,76; Magnante € 47.091,47.
Ad avviso di parte attrice i convenuti, amministratori e funzionari del Comune di Anagni, avrebbero dolosamente omesso di incassare le somme dovute per la sanatoria di cui alla L.R. n. 18/2000 (di regolarizzazione delle occupazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica) arrecando con tale comportamento un danno alle casse del comune di Anagni pari, allo stato, a € 470.914,68, a far data dal 1989 (conteggi effettuati dal Nucleo Polizia Tributaria di Frosinone).
In tale prospettiva, riferisce la procedente Procura che:
i Sindaci Fiorito e Noto, l’assessore Cortina, i dirigenti Magnante e Salvatori, avrebbero omesso di completare il procedimento previsto dalla L. R. n. 2/2003, relativamente alla regolarizzazione delle occupazioni di n. 36 alloggi di proprietà del Comune di Anagni (FR), posti in Anagni, località Tofe e Pistone, assegnati in data 06.07.1991 e destinati in locazione a inquilini sfrattati e non morosi;la mancata applicazione della sanatoria prevista da L.R. n. 2/2003 ha causato un danno all’ente per l’omessa stipula dei relativi contratti di locazione, la mancata riscossione dei canoni di locazione e delle indennità di occupazione e per la conseguente evasione dell’imposta di registro dovuta sui relativi contratti.
Tutti gli intimati hanno controdedotto con atti scritti, chiedendo altresì di essere sentiti personalmente (Noto, Cortina, Parretta, Raio, Leto).Nei confronti degli odierni convenuti, nonché dei signori Tagliaboschi Paolo (Assessore al Patrimonio dal 2004 al 2005), Parretta Domenico (responsabile dell’Ufficio comunale Patrimonio dal 21.01.2004 al 22.12.2004), Tucciarelli Alessandro (responsabile dell’Ufficio comunale ragioneria e tributi dal 20.07.2005 al 19.05.2006), Leto Lucia (Segretario comunale dal 18.07.2001 al 18.09.2006), Raio Ernesto (Commissario prefettizio straordinario dal 29.04.2008), è stato quindi emesso l’invito di cui all’art. 5 del D.L. 15.11.1993, n. 453, convertito, con modificazioni, nella L. 14.1.1994, n. 19.
Valutate tali controdeduzioni, la procedente Procura ha quindi emesso atto di citazione nei confronti dei convenuti, con richiesta di condanna al pagamento, a favore dell’Erario (con rivalutazione monetaria e interessi) del complessivo importo di € 470.914,68, oltre agli interessi e rivalutazione monetaria.
Secondo parte attrice nei confronti dei signori Tagliaboschi Paolo, Parretta Domenico, Tucciarelli Alessandro, Leto Lucia, Raio Ernesto, non sussistono le condizioni per l’esercizio dell’azione di responsabilità, in quanto il Tagliaboschi ha ricoperto per brevissimo tempo la carica di Assessore e gli altri hanno fornito idonee e esaustive giustificazioni con riguardo all’addebito loro contestato.
Nei confronti dei convenuti, per converso, sussistono tutte le condizioni per l’esercizio dell’azione di responsabilità amministrativo contabile.
Rileva la procedente Procura che:
in data 06.07.1991 furono assegnati nr. 36 alloggi di proprietà dell’Ente, siti in Anagni, località Tofe Pistone e destinati in locazione a inquilini sfrattati, non morosi;
l’Amministrazione comunale non ha mai stipulato nessun contratto di locazione, nonostante le varie richieste nel tempo;
la medesima Amministrazione, negli anni 1994 e 2000, ha preteso il pagamento dei canoni di locazione arretrati, senza mai indicare con atto pubblico quale fosse il canone da corrispondere mensilmente.
Evidenzia parte attrice che dalla relazione n. 0385188/10 del 3.8.2010 della Guardia di Finanza Nucleo di Polizia Tributaria di Frosinone cui si evince quanto segue:
la L.R. Lazio n 18/2000 aveva sancito la regolarizzazione delle occupazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa effettuate senza titolo o sulla base di apposito provvedimento comunale di utilizzazione di alloggi per assistenza alloggiativa in via provvisoria e/o temporanea;
con successivo regolamento regionale n. 2 in data 20.09.2000 venivano emanate ulteriori norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa ai sensi dell’art. 7, comma 1, della Legge Regionale 06/08/1999 nr. 12;
l’art. 98 della L. R. n. 2/2003 ha previsto la riapertura del termine per la presentazione delle domande di assegnazione in regolarizzazione dell’alloggio di cui all’art.1 della citata L. R. n. 18/2000, entro 90 giorni dall’entrata in vigore, fissando l’accertamento dei requisiti entro 180 dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande di regolarizzazione.
Non avendo il Comune di Anagni applicato la sanatoria prevista da tale normativa, veniva ad emergere un ingente danno per l’erario pubblico per:
omessa stipula dei contratti di locazione ed omessa riscossione dei relativi canoni di locazione;
omessa riscossione delle indennità di occupazione;
evasione dell’ imposta di registro dovuta su contratti di locazione.
Osserva la procedente Procura che la delibera di Giunta comunale n. 134 del 14.04.2005 evidenziava che “gli uffici del Patrimonio, Ragioneria e Tributi, ciascuno per quanto di competenza, dovevano provvedere alla determinazione dell’indennità di occupazione, alla riscossione della stessa, alla determinazione del canone di locazione, alla stipula dei contratti di locazione ed alla verifica di quanto eventualmente dovuto per le utenze di pubblici servizi”.
Al convenuto Fiorito vengono anzitutto addebitati comportamenti dannosi, in quanto:
– aveva volutamente trattenuto la delibera n. 134 del 14.04.2005 (mai pubblicata), con tutto il faldone della “Commissione Giuliani”;
– aveva, con prepotenze e minacce (“soggiogando” gli altri convenuti), ritardato quanto più possibile la regolarizzazione degli occupanti degli alloggi comunali in questione.
Al convenuto Noto viene imputato:
-di avere riconsegnato (con due anni di ritardo) il faldone con lo schema di delibera n. 134 del 14.04.2005, non firmata e senza allegati;
– volutamente ritardato la regolarizzazione degli occupanti degli alloggi comunali in questione, promuovendo solo nel 2010 l’adozione della delibera n. 321/2010 (che sostanzialmente riprendeva la delibera, non pubblicata, n. 134/2005), cui ha fatto seguito la delibera n. 141/2012, avente ad oggetto il recupero di somme in danno di alcuni degli occupanti (in questo contesto, si rileva che le successive transazioni stipulate con gli occupanti degli alloggi nulla hanno previsto per gli arretrati maturati per gli anni precedenti alla stipula di tali transazioni).
Ai convenuti Cortina e Salvatori viene imputato di non avere fatto nulla per impedire il protrarsi della situazione dannosa, in quanto “succubi” del Fiorito (prima Sindaco e poi Direttore generale del Comune di Anagni).
E’ quindi conclusivamente chiesta la condanna dei convenuti, chiamati dalla procedente Procura a risarcire il provocato danno erariale, quantificato in € 470.914,68, come segue:
il sig. Fiorito, per la parte di danno pari a € 207.202,46;
il dott. Noto, per la parte di danno pari a € 98.892,08;
il sig. Cortina, per la parte di danno pari a € 61.218,91;
l’ing. Antonio Salvatori, per la parte di danno pari a € 56.509,76;
il dott. Magnante, per la parte di danno pari a € 47.091,47.
Tutti i convenuti si sono costituiti in giudizio, rilevando che il danno manca dei caratteri di certezza e attualità essendo il Comune nel pieno diritto, perché non prescritto, di esigere dagli occupanti quanto dovuto a titolo di indennità sin dall’inizio dell’occupazione all’esito delle azioni giudiziarie intraprese a seguito della denunzia degli occupanti per il reato previsto dagli artt. 633 e 639 bis cp. per cui il credito del Comune di Anagni nei confronti dei richiedenti la regolarizzazione delle occupazioni degli alloggi di proprietà del Comune di Anagni è tuttora pienamente esigibile e, conseguentemente, non sussiste danno erariale.
Nel caso di specie, con gli accordi sottoscritti nel novembre 2012 con il Comune di Anagni, trenta occupanti degli alloggi che avevano presentato domanda di regolarizzazione hanno riconosciuto senza alcuna riserva l’indennità in corso di determinazione per tutto il periodo in cui gli stessi hanno occupato gli alloggi comunali. I convenuti rilevano che contrariamente a quanto dedotto dal Requirente, gli accordi non disciplinano gli effetti patrimoniali futuri dell’occupazione, ma per l’intero periodo in cui l’occupazione si è verificata dall’inizio della stessa. Tali atti integrano espresso riconoscimento del diritto del Comune di Anagni e consequenziale rinunzia alla prescrizione maturata da parte di ciascun occupante/stipulante a termini degli artt. 2944 e 2937 cod. civ. così da rendere il corrispondente credito del Comune tuttora certo ed esigibile sia per quanto attiene la sorte che gli interessi. A dimostrazione di ciò rilevano che il danno, a seguito di altri pagamenti, si è ulteriormente ridotto di 16 mila euro rispetto alla data di deposito della citazione.
Più in particolare, il convenuto Fiorito (prima Sindaco e poi Direttore generale del Comune) si è costituito (28.03.2014) con il patrocinio dell’avv. Enrico Pavia, rilevando l’insussistenza del danno erariale, posto che gli inquilini si sono obbligati a versare ratealmente al Come l’intero importo da essi dovuto dall’inizio dell’occupazione.
Il dott. Noto (Sindaco dal 2005) si è costituito (20.03.2014) con il patrocinio dell’avv. Massimo Cocco, parimenti rilevando l’insussistenza del danno erariale, posto che gli inquilini si sono obbligati a versare ratealmente al Comune l’intero importo da essi dovuto dall’inizio dell’occupazione; viene altresì rilevato che non possono essere imputati a un Sindaco di nuova nomina ritardi o omissioni nell’esecuzione di atti che erano di stretta competenza degli Uffici comunali.
Il convenuto Cortina (Assessore comunale alle Politiche per la Casa dal 23.098.2004 all’aprile 2008) si è costituito con il patrocinio dell’avv. Rodolfo Franco, rilevando l’insussistenza di profili di responsabilità nei propri confronti, atteso che tutte le funzioni in subjecta materia venivano svolte dall’Ufficio Tecnico Comunale; in questo contesto, nessun comportamento omissivo potrebbe essere imputato al Cortina.
L’ing. Salvatori (responsabile dell’Ufficio Patrimonio) si è costituito (21.03.2014) con il patrocinio dell’avv. Maria Luisa Pagano, rilevando l’insussistenza del danno erariale per inattualità dello stesso, essendo il credito del Comune tuttora pienamente esigibile (in questo contesto, è fra l’altro contestato l’importo stesso del credito dell’Ente); peraltro, risulta insussistente qualsiasi profilo di colpa grave da imputare al predetto convenuto.
Con sentenza – ordinanza n. 384/2014 questa Sezione ha:
– dichiarato inammissibile l’atto di citazione emesso nei confronti del convenuto Magnante;
– respinto la domanda di chiamata in garanzia proposta dal convenuto Cortina;
– ordinato al Segretario Generale del Comune di Anagni, (tenuto conto che ogni occupante si è impegnato a pagare la somma di € 70 mensili a titolo di acconto sull’indennità di occupazione comprensiva di interessi e accessori), di far conoscere:
-per ciascuno degli occupanti firmatari delle transazioni, la data in cui si prevede sarà completato il recupero dell’indennità per l’occupazione degli immobili dall’inizio sino alla data di applicazione della legge regionale 18/2000, nonché la prevedibile data di recupero di quanto dovuto a titolo di indennità di occupazione fino alla regolarizzazione.
-se l’amministrazione comunale abbia eventualmente previsto delle misure da adottare per la prosecuzione del recupero di quanto dovuto a titolo di indennità di occupazione nell’ipotesi in cui gli occupanti decidano di lasciare l’alloggio.
Con nota in data 31.12.2014 il Segretario Generale del Comune di Anagni ha comunicato, facendo seguito alla sentenza-ordinanza n. 384/2014, che:
– non possono essere fatte previsioni in ordine alla data di completamento del recupero dell’indennità di occupazione, non essendo reperibili né gli atti transattivi sottoscritti nel novembre 2012, né altra documentazione idonea;
– con nota del 15.05.2014 erano stati chiesti al responsabile del servizio patrimonio e al responsabile del servizio finanziario la documentazione in loro possesso, con riferimento agli alloggi ERP oggetto del presente giudizio;
– la scarsità delle informazioni fornite dai responsabili del servizio tecnico e del servizio finanziario ha reso necessario inoltrare medesima richiesta all’ATER, senza ottenere alcuna risposta;
– la Giunta comunale ha adottato la delibera n. 168 del 18.07.2014, avente ad oggetto la sottoscrizione di una convenzione con l’ATER per la gestione amministrativa e tecnica degli alloggi ERP di proprietà comunale;
– con determinazione del responsabile del servizio LL.PP. n. 213 del 05.09.2014 è stato affidato incarico per la redazione di relazione peritale per la determinazione degli arretrati dovuti per l’indennità di occupazione e canoni di affitto da corrispondere da parte degli occupanti degli alloggi comunali in località Tofe Pistone.
In data 05.04.2015 il Segretario Generale del Comune di Anagni ha inviato nota, corredata da documentazione, rilevando che:
l’Ente sta in atto predisponendo gli atti propedeutici alla sottoscrizione dei contratti di locazione;
si può prevedere di concludere il recupero di quanto dovuto, a titolo di indennità di occupazione fino al 2000 e a titolo di canone, maggiorato di interessi, entro 60 mesi dalla sottoscrizione;
l’ufficio contenzioso sta calcolando gli interessi dovuti sui canoni;
per le posizioni già definite è stata inviata comunicazione degli importi da corrispondere e invito a sottoscrivere il piano di rateizzazione del debito.
Sono allegate alla predetta nota: perizia asseverata per la determinazione del valore degli arretrati dovuti per indennità di occupazione e canoni di affitto;
due relazioni (redatte dall’avv. Spirito), inerenti alle occupazioni degli alloggi ERP in questione.
Questo Giudicante ha disposto, all’udienza del 14.04.2016, il rinvio della causa all’udienza del 14.07.2016, al fine di consentire al Comune di Anagni di aggiornare l’importo del danno arrecato all’erario pubblico.
Il Comune di Anagni ha trasmesso la nota prot. n. 13719 in data 6.06.2016.
La procedente Procura ha di seguito depositato verbale di audizione del 10.06.2016, corredato dalla precisazione delle proprie conclusioni. Riferisce parte attrice che in tale occasione la dott.ssa Marina Saccoccia (Segretario generale), l’arch. Alberto Pulcini (Responsabile del Servizio Patrimonio) ed il dott. Stefano Scerrato (Responsabile del Servizio Finanziario) del Comune di Anagni hanno:
1) depositato, con riferimento alla relazione n. 13719 del 6.6.2016, un prospetto riassuntivo (firmato dai medesimi) in cui si riepilogano gli importi che dovevano essere versati dai soggetti interessati in numero di 36 come specificati nella colonna 1 di detto prospetto;
2) precisato, ai fini della quantificazione del danno arrecato alle casse del Comune di Anagni, che:
a) secondo la relazione della Guardia di Finanza inviata a codesta Corte dei conti ammonta ad €446,57 il contenzioso relativo n. 5 inquilini (sigg. Ferretti Antonia/Tornatelli Nunziata; Di Marco Maria Luisa; Ercoli Antonia; Cianflone Domenico/Brogna Raffaele e Cristini Giuseppe);
b) circa altro contenzioso pendente sempre della medesima vicenda, di cui all’atto di citazione acquisito al Comune di Anagni al prot. n. 13517 del 6.6.2016 (Ascenzi Patrizia, Cerroni Elio, Cecilia Roberto, Pizzuti Giuseppe e Ronca Giacomo) la somma complessiva da recuperare ammonta ad € 68.490,42;
c) pertanto, la somma da recuperare comprensiva di quella indicata al punto b) (€ 68.490,42) ammonta ad oggi nell’importo complessivo di € 161.323,15 quale differenza tra le somme dovute ad aprile 2016 e quelle versate al 18 aprile 2016;
d) dai riscontri contabili effettuati dai competenti uffici del Comune di Anagni, consegue che allo stato le somme da recuperare ammontano ad € 443.769,72;
3) ribadito che nella vicenda in esame non si è formata alcuna prescrizione, in quanto come precisato nell’ultima colonna (quadro riepilogativo situazione inquilini case comunali) i termini prescrizionali sono stati interrotti con la sottoscrizione degli atti transattivi con cui gli interessati (dal numero 1 al numero 31 del citato prospetto), si obbligavano a corrispondere gli interessi;
4) evidenziato che se anche l’ATER sta procedendo alla rideterminazione dei canoni dovuti, le somme sopra indicate vanno recuperate in quanto attengono ad annualità pregresse.”.
Con memoria datata 22.06.2016 la procedente Procura ha concluso chiedendo la condanna dei convenuti Fiorito, Noto, Cortina e Salvatori alla complessiva somma di € 443.769,72, da ripartire con il vincolo di solidarietà (con l’originario atto di citazione veniva chiesta la condanna come segue: Fiorito, € 207.202,46; Noto, € 98.892,08; Cortina, € 61.218,91; Salvatori, € 56.509,76).
Nel riportarsi all’atto di citazione la procedente Procura evidenzia:
l’infondatezza dell’eccezione di prescrizione dei crediti comunali;
il dimostrato elemento psicologico a titolo di colpa grave/dolo a carico dei convenuti (sulla base delle deduzioni dei soggetti sentiti, con particolare riferimento a quanto rilevato dalla dott.ssa Leto, già Segretario comunale);
la grave responsabilità, nelle vicende in questione, del Sindaco Franco Fiorito, che aveva volutamente trattenuto la delibera di Giunta comunale n. 134/2005, con l’intero faldone contenente i lovori della “Commissione Giuliani”, soggiogando il Vice Sindaco (poi divenuto Sindaco) dott. Noto, al fine di poter ritardare quanto più possibile la regolarizzazione degli occupanti degli alloggi di Via Tofe Pistone in Anagni;
solo nel 2007 il dott. Noto (dopo continue rimostranze dell’Assessore Cortina, del dott. Magnante, dell’ing. Salvatori e dell’impiegato sig Valeri), riconsegnava il faldone con lo schema di delibera n. 134/2005, non firmata senza gli allegati;
il sig. Cortina, pur a conoscenza della situazione, non presentò alcuna denunzia, in quanto succube del Fiorito;
l’ing. Salvatori non provvide all’immediato recupero delle somme dovute, intrattenendo pretestuosamente una corrispondenza con richieste di direttive all’organo politico sugli adempimenti che le leggi regionali avevano fissato in materia di regolarizzazione di alloggi popolari.
Il Comune di Anagni ha depositato la nota n. 14368 del 10.06.2016 corredata di:
a) quadro riepilogativo situazione inquilini case comunali;
b) relazione/nota di aggiornamento dell’avv. Antonello Maio.
Il convenuto ing. Salvatori ha depositato memoria in data 24.06.2016, chiedendo la propria assoluzione sulla scorta dei seguenti motivi:
1) insussistenza del danno erariale, non essendo prescritti i crediti del Comune di Anagni; solo quando il diritto di credito viene meno il conseguente danno diviene certo e attuale; inoltre, esiste prova documentale che la prescrizione è stata interrotta mediante atti transattivi con riconoscimento di debito e promessa di pagamento versata in atti;
2) comunque, erroneità della misura della responsabilità erariale, avendo la procedente Procura disatteso la perizia effettuata dal rag. F. Marucci e versata in atti (sulla base di tale perizia l’ammontare dei canoni e/o indennità di occupazione insoluti ammontano a € 62.455,46;
3) insussistenza della responsabilità solidale dei prevenuti, che hanno avuto nella vicenda un ruolo ben differenziato; in questo quadro, si manifesta il tentativo della dott.ssa Leto (già Segretario generale del Comune) di addossare ai funzionari comunali responsabilità in realtà riconducibili alla stessa (che avrebbe avuto l’obbligo di impedire la sottrazione del fascicolo relativo alla delibera della G. C. n. 134/2005).
Nel corso dell’odierna udienza il rappresentante del P.M., V.P.G. dott. Maiello ha evidenziato che:
la Procura, nel quantificare il pregiudizio erariale, ha operato con riscontri oggettivi e ha audito nuovamente i dirigenti del Comune;
la prescrizione dei crediti comunali non risulta operante;
la genesi del danno va ricondotta al 2005, allorché il Sindaco Fiorito ha “sequestrato” i faldoni relativi agli alloggi popolari;
si verificano manifeste responsabilità dei dirigenti comunali che non hanno voluto procedere al recupero delle somme;
si verifica un pregiudizio collaterale nel momento in cui le somme non vengono percepite, creandosi uno “sbilancio” nelle risorse comunali; all’azione della procedente Procura si affianca il ripristino della legalità.
Insiste, conclusivamente, per l’accoglimento della pretesa attorea; conferma la ripartizione del danno come confermata nella memoria da ultimo prodotta;
concetto di solidarietà insito nell’atto di citazione, poi precisato;
il Noto, solo a seguito di insistenze di Cortina (che aveva espresso ripetute rimostranze), acquisiva il fascicolo nel 2007;
i dirigenti si sono limitati a scambiare corrispondenza con il Sindaco, senza mettere in atto alcuna iniziativa;
il mancato incasso delle spettanze determina una riduzione dei servizi da parte del Comune.
Controdeduce l’avv. Franco chiedendo la piena assoluzione del proprio assistito sig. Cortina. Evidenzia in particolare che:
in origine cinque soggetti erano stati ritenuti responsabili del danno erariale; la richiesta conclusionale, tuttavia, riguarda quattro convenuti (un incolpato non più presente per inammissibilità della citazione);
più o meno si tiene conto del grado di responsabilità nella citazione, sino alle richieste conclusionali, con cui si ipotizza una solidarietà nel risarcimento del danno;
il Cortina si è doverosamente attivato per la regolarizzazione degli occupanti;
non pare poter riconoscere l’attualità e la certezza dell’ipotizzato danno erariale.
L’avv. Cocco, per Noto, nel dare atto del massimo scrupolo nell’indagine svolta dalla procedente Procura, chiede la piena assoluzione del proprio assistito. Sottolinea che:
il dott. Noto era in realtà “prestato” alla politica (essendo medico legale), rilevando le funzioni svolte nelle successive amministrazioni comunali (prima vice Sindaco e poi Sindaco dal 2009 al 2013);
a fronte di occupazioni aventi origine negli anni novanta, nessuno aveva fatto nulla;
le problematiche connesse erano già nelle mani dei responsabili dei Servizi, che si sarebbero dovuti attivare;
il dott. Noto promosse molte delibere (65/2010 321, 309/2011), nonché molte attività finalizzate al recupero delle somme dovute;
le sottoscritte transazioni hanno valenza giuridica, dando possibilità di recupero dalla data dell’occupazione (gli atti di transazione garantiscono anche la riscossione delle indennità di occupazione dagli anni novanta);
gli Amministratori si sono attivati, rendendo possibile un recupero altrimenti molto difficoltoso;
l’insussistenza dei caratteri di attualità e certezza del danno, non essendosi persa la possibilità di acquisire le somme dovute;
è allegata agli la certificazione in cui si dà atto (18.03.2014) che la somma da riscuotere era poco più di € 60.000,00.
L’avv. Rosati, per Salvatori, conferma le richieste scritte di assoluzione del proprio assistito; evidenzia che:
dei quattro soggetti convenuti ben tre sono politici (solo uno è un dirigente);
la sparizione della documentazione è legata a intenzionale condotta del Fiorito;
la competenza del funzionario ing. Salvatori, in questo contesto, riguarda gli atti di gestione, posto che la rilevanza della questione implicava un intervento squisitamente politico, involgendo profili di ordine pubblico;
la responsabilità insorge con la perdita del diritto erariale;
non vi è prova dell’inesigibilità del credito;
le responsabilità devono essere trovate non nel ritardo, ma nelle modalità di formazione del contratto, nonché nelle modalità di occupazione degli alloggi (non furono adottate cautele), il che dovrebbe spostare le valutazioni di questa Corte a partire dal 1990;
gli atti interruttivi fin qui intervenuti hanno svolto piena efficacia, come dimostrano le perizie che vengono via via acquisite;
si ipotizza un termine di 60 mesi per il pieno recupero delle morosità; se vi fosse una condanna di questa Corte interverrebbe una duplicazione della percezione di somme in favore del Comune di Anagni.
Il presente giudizio concerne la responsabilità degli odierni convenuti, nelle rispettive qualità, per il danno cagionato, pari a € 443.769,72, per effetto del mancato incasso delle somme dovute per l’occupazione di alloggi (edilizia residenziale) siti nel Comune di Anagni, località Tofe e Pistone.
Il pregiudizio alle casse pubbliche è da riconnettere, secondo la procedente Procura, a plurimi inadempimenti di soggetti appartenenti al riferito ente locale. In particolare:
1) i Sindaci (Fiorito e Noto), l’assessore Cortina, il dirigente Magnante omisero di completare il procedimento previsto dalla L. R. n. 2/2003, per la “regolarizzazione” degli occupanti di n. 36 alloggi di proprietà del Comune di Anagni (FR), posti in località Tofe e Pistone, assegnati in data 06.07.1991 e destinati in locazione a inquilini sfrattati e non morosi;
2) in tale contesto, non essendo stato stipulato alcun contratto di locazione, il Comune non ha potuto incamerare alcun canone, né alcuna indennità di occupazione (neppure alcuna imposta conseguente alla registrazione dei contratti di locazione);
3) a tali mancati incassi è direttamente conseguito un pregiudizio erariale, quantificato, con la documentazione da ultimo acquisita con apposito supplemento istruttorio, a € 443.769,72.
Tale danno va ricondotto alla condotta rispettivamente contestata ai convenuti, essenzialmente di tipo attivo (Fiorito) e omissivo (Noto, Cortina, Salvatori).
Il Fiorito si adoperò in ogni modo (anche mediante dirette minacce agli altri soggetti qui convenuti), secondo parte attrice, per evitare che l’Amministrazione stipulasse i contratti di locazione con gli occupanti degli alloggi e riscuotesse quanto dovuto.
Agli altri convenuti vengono imputati comportamenti perlopiù omissivi, consistenti nel non essersi in alcun modo attivati perché venisse a cessare la situazione dannosa.
E’ quindi conclusivamente chiesta la condanna dei convenuti Fiorito, Noto, Cortina e Salvatori alla complessiva somma di € 443.769,72, da ripartire con il vincolo di solidarietà (con l’originario atto di citazione veniva chiesta la condanna come segue: Fiorito, € 207.202,46; Noto, € 98.892,08; Cortina, € 61.218,91; Salvatori, € 56.509,76).
Tutti i convenuti hanno opposto la mancanza dei caratteri di certezza e attualità essendo il Comune nel pieno diritto, perché non prescritto, di esigere dagli occupanti quanto dovuto a titolo di indennità sin dall’inizio dell’occupazione.
In tal modo qualificato l’oggetto dello scrutinio di questo Giudicante, occorre scrutinare la sussistenza dell’elemento essenziale su cui basa la pretesa attorea, consistente nella esistenza del danno e della conseguente azionabilità innanzi a questa Corte: occorre, in altre parole, verificare se sussistano concretezza e attualità del pregiudizio erariale.
Non è in alcun modo contestato, ontologicamente, il danno (anzi, tutti i convenuti affermano la piena riscuotibilità di quanto dovuto a seguito dell’occupazione degli alloggi popolari).
Neppure è da alcuno contestato che sussista un pregiudizio erariale per effetto del mancato incasso di canoni di locazione e indennità di occupazione; da ultimo, non risulta contestata la quantificazione del mancato recupero (ad oggi) da parte del Comune di Anagni, pari a € 443.769,72.
Osserva peraltro il Giudicante che nella specie (i soggetti sono di fatto convenuti per il ben diverso apporto dannoso e per differenti comportamenti nella causazione del danno erariale) solo a carico del Fiorito (cui vanno ascritti elementi di responsabilità di gran lunga preminenti) può riscontrarsi un riprovevole atteggiamento di piena dolosità.
Per tutti gli altri convenuti sono in sostanza riscontrabili contegni omissivi, a titolo gravemente colposo.
Non dubita questo Giudicante, sulla scorta dei princìpi espressi dall’attestata giurisprudenza (cfr., per tutte, Sez. Umbria, sent. n. 139/2011), che il danno erariale è da risarcire (secondo la quantificazione operata da ultimo dall’Amministrazione) con il solo limite dei canoni via via recuperati a seguito di spontaneo pagamento o di esecuzione di provvedimenti giudiziari.
In tale contesto questa Corte, in adesione alla giurisprudenza soprariferita, non può aderire alla prospettazione dei convenuti circa “l’insussistenza del danno in derivazione della pretesa incertezza della sua entità, progressivamente ridotta dai recuperi eseguiti”.
“L’entità del pregiudizio deve, necessariamente, esser quantificata secondo il dato certo alla data dell’odierna udienza e che, ovviamente, si riferisce alla data alla quale” il Comune di Anagni “ha fornito risposta all’ordinanza istruttoria. Va da sé che ogni somma eventualmente ed effettivamente recuperata (in termini di cassa, non di mera previsione) oltre quella presa a riferimento in questa sede dovrà esser restituita… in corso di esecuzione, poiché, diversamente, si determinerebbe un indebito arricchimento a favore dell’attuale danneggiato”.
Va altresì rammentato che (cfr. Sez. I app., sent. n. 446/1993) che “le eventuali iniziative di recupero non sono idonee a superare il carattere dell’attualità del danno erariale e quindi non esimono il Pubblico ministero presso la Corte dei conti dalla necessaria proposizione dell’azione di responsabilità amministrativa, in quanto se il danno viene recuperato successivamente alla citazione e prima della condanna, il giudizio viene a concludersi per cessazione della materia del contendere, mentre se il recupero ha luogo dopo la condanna, debbono attivarsi gli specifici strumenti all’uopo previsti (quali azioni di regresso o incidenti di esecuzione, ecc.)”.
In sostanza, il Giudicante è chiamato a accertare un pregiudizio patrimoniale certo e attuale con riguardo al momento dell’atto introduttivo del giudizio (cfr. Sez. Lazio, sent. n. 172/2015) fatta salve, in sede esecutiva, la somme effettivamente recuperate dal Comune di Anagni.
Tanto posto, emerge incontestamente dagli atti di causa che la delibera G.C. n. 134/2005 non ha avuto esecuzione in quanto, sebbene inviata (nota prot. 3868/UT in data 22.04.2005) all’Ufficio Tecnico, al Segretario Generale (per la sottoscrizione del Sindaco e del Segretario Generale), non è mai stata sottoscritta.
Il Fiorito, manifestando la sua piena infedeltà rispetto ai suoi doveri, con attività pretestuose ovvero minacciose nei confronti di Amministratori e dirigenti comunali, dando indubitabile prova di indegnità a ricoprire un pubblico ufficio, ha dolosamente ritardato ogni attività propedeutica alla riscossione dei canoni dovuti dagli occupanti degli alloggi in questione.
In particolare, ha più volte dichiarato di voler “verificare” con attenzione i documenti relativi agli occupanti, di fatto “insabbiando”, anche fisicamente (il documento è stato casualmente rinvenuto, privo di allegati e di sottoscrizioni) la delibera giuntale n. 134/2005, che avrebbe avviato i procedimenti di recupero di quanto dovuto da parte degli occupanti.
Nel novembre 2012 il Comune di Anagni ha concluso con trenta degli occupanti degli alloggi in questione un accordo, con cui i predetti soggetti riconoscono la dovutezza degli importi dovuti a titolo di canone e di indennità di occupazione (fin dall’inizio di quest’ultima, con rinunzia ad eccepire la prescrizione eventualmente maturata); rimane aperto un contenzioso, di vaste dimensioni economiche, con i rimanenti occupanti (che in sostanza rifiutano di pagare quanto dovuto al Comune di Anagni).
Tanto posto e in tal modo riassunti i fatti, accertata la sussistenza dell’evocato danno erariale, occorre scrutinare se esista una correlazione fra il concretarsi di quest’ultimo e comportamenti dolosi o gravemente colposi dei convenuti.
La dolosa e preminente responsabilità del Fiorito, prima nella sua qualità di Sindaco e poi di Dirigente generale del Comune di Anagni risulta inequivocabilmente dalle evidenze documentali e dalle unanimi dichiarazioni dei convenuti Noto, Cortina e Salvatori (nonché di altri soggetti auditi a vario titolo dalla procedente Procura).
Il Fiorito (prima nella sua qualità di Sindaco e poi di Dirigente generale) risulta aver volutamente sottratto dalla disponibilità di amministratori e dirigenti comunali la delibera giuntale n. 134 del 14.4.2005 (cui era allegata la pertinente documentazione, ovvero il faldone contenente i lavori della “Commissione Giuliani”), allo scopo di poter ritardare quanto più possibile la regolarizzazione degli occupanti degli alloggi comunali di via Tofe Pistone in Anagni, con manifesto disprezzo per l’integrità delle casse comunali.
Gli elementi di dolosità che caratterizzano i comportamenti del Fiorito, congiuntamente alla particolare riprovevolezza delle violazioni dei doveri di servizio del medesimo, inducono questo Giudicante a ritenere che il convenuto debba rispondere del danno causato nella misura di € 350.000,00.
A carico del dott. Noto, la cui personalità imbelle e sostanzialmente soggiogata dalle prepotenze del Fiorito tendeva a consentire l’infedele disegno di quest’ultimo, vanno del pari ravvisati elementi di grave colpevolezza.
Come riferito dalla procedente Procura il Noto, “solo dopo continue rimostranze e proteste dell’assessore Paolo Cortina, del dott. Magnante capo settore patrimonio, dell’impiegato Valeri, e dell’ing. Antonio Salvatori, nel 2007, ossia con 2 anni di ritardo riconsegnava il faldone con lo schema di delibera n. 134 del 14.4.2005, non firmata senza gli allegati; ritrovata dalla segretaria facente parte della segreteria sia del sindaco Carlo Noto che del direttore generale Franco Fiorito.”
Successivamente il Noto, sempre pressato dall’Assessore Cortina e nella contemporaneità di indagini avviate dalla Guardia di Finanza, si ritrovò praticamente costretto (non solo non diede prova di entusiasmo, ma manifestò una chiara tendenza all’immobilismo, pur nell’evidenza del danno a carico del Comune di Anagni) a provvedimenti di regolarizzazione degli occupanti degli alloggi comunali, iniziando un faticoso percorso di recupero delle somme dovute all’ente locale (delibere giuntali n. 321 del 9.12.2010 e n. 141
del 9.11.2012).
Gli elementi di grave colpevolezza che caratterizzano i comportamenti del Noto, inducono questo Giudicante a ritenere che il convenuto debba rispondere del danno causato nella misura di € 40.000,00.
Non sussistono elementi di responsabilità per colpa grave a carico del convenuto (assessore pro-tempore) Cortina, che risulta avere ripetutamente e formalmente incalzato (in più fasi e dal 2005 al 2010) l’imbelle Sindaco Noto al fine di promuovere la regolarizzazione degli occupanti.
Vale la pena osservare, nel quadro sopradescritto, che la soluzione della problematica legata all’occupazione di fatto degli alloggi (peraltro agevolata e consentita fin dal 1990 dai soggetti responsabili dell’Amministrazione comunale) era legata a:
1) indicazioni politiche al massimo livello;
2) formali messe in mora da parte dei funzionari e dirigenti comunali.
In tale contesto, a merito del convenuto ing. Salvatori (responsabile del Servizio Patrimonio comunale) risulta un generico impegno a promuovere gli adottandi provvedimenti comunali; a suo carico, però, va registrata un’insufficiente cura dei compiti di competenza, che si sarebbe dovuta sostanziare in precisi e formali atti di messa in mora sia del Sindaco Noto che degli occupanti abusivi.
In questo senso l’incuria dei propri compiti concreta elementi di colpa grave a carico del Salvatori, che avrebbe dovuto porre in essere ogni adempimento vòlto a un recupero subordinato alla valorizzazione della graduatoria approvata dalla c.d. “Commissione Giuliani”; è altresì verosimile che, nel contesto degli abusi e del regno della prepotenza legato al Fiorito, il Salvatori abbia volutamente ritardato la regolarizzazione e la riscossione dei canoni di locazione dovuti dagli occupanti (originando una pretestuosa corrispondenza con il Noto che aveva il solo fine di non attivare i procedimenti amministrativi).
Gli elementi di grave colpevolezza che caratterizzano i comportamenti dell’ing. Salvatori inducono questo Giudicante a ritenere che il convenuto debba rispondere del danno causato nella misura di € 10.000,00.
Nel contesto della valutazione delle responsabilità singolarmente ascrivibili ai convenuti, vale la pena di sottolineare che nella produzione del pregiudizio erariale in questione spiccano altri soggetti che non partecipano all’odierno giudizio: si pensi, fra gli altri, al Magnante e a Amministratori e dirigenti comunali di Anagni dal 1990 al 2005, che non ostacolarono (in qualche caso agevolarono) le illegittime occupazioni degli alloggi.
La mancata chiamata in giudizio di alcuni soggetti comporta la detrazione, dal quantum effettivamente risarcibile, delle quote astrattamente addossabili a tali soggetti.
Nel dispositivo sono liquidati gli onorari e i diritti spettanti al difensore del convenuto Franco ai fini del rimborso delle spese di patrocinio legale dovute in caso di definitivo proscioglimento (cfr. art. 2 bis del D.L. n. 543 del 23.10.1996 convertito in L. n. 639 del 20.12.1996, nonché art. 10 bis, c. 10, del D.L. n. 203 del 30.9.2005, convertito in L. n. 248 del 2.12.2005).
la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per il Lazio, definitivamente pronunciando
ASSOLVE
il convenuto sig. Paolo Cortina.
Si liquidano gli onorari e i diritti spettanti all’avv. Rodolfo Franco, nella sua qualità di difensore del sig. Cortina, in complessivi € 1.000,00 (mille/00), calcolati in misura forfettaria
il sig. Franco Fiorito al pagamento in favore del Comune di Anagni della somma di € 350.000,00 (trecentocinquantamila/00), comprensivi di rivalutazione, e interessi dalla data di pubblicazione della sentenza fino all’effettivo saldo;
il dott. Carlo Noto al pagamento in favore del Comune di Anagni della somma di € 40.000,00 (quarantamila/00), comprensivi di rivalutazione, e interessi dalla data di pubblicazione della sentenza fino all’effettivo saldo;
l’ing. Antonio Salvatori al pagamento in favore del Comune di Anagni della somma di € 10.000,00 (diecimila/00), comprensivi di rivalutazione, e interessi dalla data di pubblicazione della sentenza fino all’effettivo saldo;
condanna altresì gli stessi al pagamento delle spese di giustizia, che sino alla pubblicazione della sentenza si liquidano in € 2.206,47 (duemiladuecentosei/47).
Manda alla Segreteria della Sezione per gli adempimenti di competenza.
Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 14.07.2016
F.to dott. Marcovalerio Pozzato F.to dott.ssa Piera Maggi
Depositato in Segreteria il 1 agosto 2016
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