Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20120515.htm
Timestamp: 2018-02-23 18:38:47+00:00
Document Index: 27587271

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 7', 'art. 1283', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 1283', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 1283', 'art. 7', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 7']

Sulla possibilità per il correntista bancario di ottenere la restituzione da parte della banca della capitalizzazione degli interessi (c.d. anatocismo bancario) senza alcuna limitazione temporale (anche per il periodo successivo alla data del 30 giugno 2000) - Tidona e Associati
“Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell'esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori”.
L’art. 2 della Delibera CICR ha previsto espressamente che nel conto corrente l'accredito e l'addebito degli interessi debba avvenire sulla base di tassi e con le periodicità contrattualmente stabiliti e che il saldo periodico produca interessi secondo le medesime modalità.
Il richiamo alle “condizioni precedentemente applicate”, riportato nell’art. 7 della Delibera, deve essere ricondotto alla nullità dell’anatocismo trimestrale, risultante difatti dalla normativa vigente (l’art. 1283 c.c.) - oltre che dalla costante giurisprudenza - precedentemente alla Delibera medesima, con ciò verificandosi un peggioramento delle condizioni in precedenza applicate e dunque richiedendosi una espressa approvazione scritta da parte del cliente.
Approfondendo la questione, occorre precisare che con sentenza n. 425/2000 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 25, comma 3 del d. lgs. 342/99 nella parte in cui aveva stabilito la validità ed efficacia - sino all’entrata in vigore della Delibera CICR - delle clausole contrattuali precedentemente stipulate e che prevedevano una periodica capitalizzazione degli interessi. Per effetto dell’intervento della Corte Costituzionale, ne è conseguito che le clausole anatocistiche, in base al principio che regola la successione delle leggi nel tempo, restano disciplinate dalla normativa antecedentemente in vigore: dunque sono soggette a nullità, in quanto in palese violazione dell’art. 1283 c.c.
“In tema di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi per il cliente, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 425/00, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 76 Cost., l’art. 25, comma terzo, D. lgs. n. 342/99, il quale aveva fatto salva la validità e l’efficacia - fino all’entrata in vigore della Delibera CICR di cui al comma 2 del medesimo art. 25 - delle clausole anatocistiche stipulate in precedenza, siffatte clausole, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, sono disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore e, quindi sono da considerare nulle in quanto stipulate in violazione dell’art. 1283 c.c.”.
Quindi per i contratti già in essere all’entrata in vigore della Delibera CICR, la applicazione di una periodica capitalizzazione degli interessi - seppure con pari periodicità per gli interessi passivi e per quelli attivi - ha comportato un peggioramento delle condizioni, con la conseguente necessità di una previsione scritta ed approvata dal cliente ex art. 7 della Delibera CICR. In difetto, nessuna periodica capitalizzazione avrebbe dovuto essere applicata, nemmeno per il periodo successivo al 30 giugno 2000.
“Invero, tenuto conto che per le ragioni esposte la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori fino alla citata modifica legislativa doveva ritenersi in radice nulla, con esclusione pertanto di qualsiasi capitalizzazione degli interessi, va da sé che, nel momento in cui la banca, senza concludere un nuovo contratto, ma intervenendo unilateralmente sulle originarie previsioni negoziali, modifica la periodicità di capitalizzazione dei frutti creditori al fine (nella sua intenzione) di “sanare” e salvare l’originaria clausola relativa alla capitalizzazione trimestrale degli interessi, che altrimenti - come detto - sarebbe nulla, introduce una variazione del tasso di interesse sfavorevole al cliente: ebbene, detta condotta, non risultando alcuna previsione per iscritto rilasciata in tal senso dal cliente medesimo, non è legittima e la relativa nuova clausola risulta nulla ai sensi dell’art. 117 del TUB” (Tribunale di Venezia, sent. del 22 gennaio 2007; conf.: Tribunale di Benevento, sent. n. 252 del 18 febbraio 2008; Tribunale di Padova, sentenza del 27 aprile 2008).
Quand’anche si ipotizzasse che l’adeguamento - nei contratti antecedenti all’entrata in vigore della Delibera CICR - alle previsioni relative alla capitalizzazione degli interessi e di cui alla Delibera medesima, non comportasse un peggioramento delle condizioni in essere, le banche e gli intermediari finanziari avrebbero avuto comunque l’onere di provvedere agli adempimenti di cui all’art. 7, comma 3 della Delibera CICR.