Source: https://ita.habitants.org/campagna_sfratti_zero/operazione_zimbabwe/appello_zimbabwe
Timestamp: 2019-12-07 16:55:09+00:00
Document Index: 138667697

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 14', 'art. 27', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 7']

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Appello: ristabilire il diritto alla casa in Zimbabwe
Noi, associazioni di abitanti, reti internazionali, gruppi di volontariato, ong, enti pubblici, cittadini del mondo, siamo profondamente feriti e denunciamo l’”Operazione Murambatsvina” (spazza via l’immondizia) lanciata dal Governo dello Zimbabwe. Sottoscrivi l'appello ora!
Hanno firmato l'appello 1963 persone!
Gli abitanti delle baraccopoli dello Zimbabwe non sono immondizia!
Gli sgomberi stanno infatti colpendo in pieno inverno:
1,5 milioni di abitanti costretti a restare senza tetto, principalmente ad Harare, Bulawayo, Victoria falls, Chitungwiza, Chipinge, Kariba, Chinhoyi, Beitbridge Gwanda, su un totale di circa 12 milioni di abitanti
300.000 bambini già forzati ad abbandonare la scuola
42.000 arrestati tra le persone che si opponevano agli sgomberi
decine di morti, tra cui bambini, schiacciati nelle operazioni di demolizione o negli scontri con la polizia
Il Governo dello Zimbabwe sta violando la normativa internazionale: l’art. 11 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, in particolare i Commenti Generali n. 4 e 7 che vietano gli sgomberi senza rilocazione adeguata e concordata, l’art. 14 della Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna che richiede agli stati di assicurare adeguate condizioni di vita nelle zone rurali, l’art. 27 della Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino che impone agli stati il rispetto del diritto dei bambini ad una casa adeguata, l’art. 7 e l’art. 17 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici che proibisce i trattamenti crudeli, inumani e degradanti e l’uso arbitrario della forza, l’art. 7(1)(d) e l’art. 7 (2)(d) dello Statuto della Tribunale Internazionale Criminale che codificano il trasferimento forzato della popolazione civile come crimine contro l’umanità.
Perciò, nel quadro della Campagna Sfratti Zero, sostenendo la Dichiarazione congiunta lanciata lo scorso 23/6/05 da oltre 200 associazioni e reti africane ed internazionali contro l’Operazione Murambatsvina, e l’Appello “Cancellare il debito per alloggiare i poveri del mondo”
Al Governo dello Zimbabwe di:
fermare immediatamente le demolizioni e gli sgomberi
provvedere alla rilocazione degli sgomberati, e definire un piano di recupero degli slum concordato con le comunità interessate, nel rispetto della normativa internazionale
garantire il diritto alla riparazione per tutte le vittime degli sgomberi, compreso l’accesso alla giustizia, la restituzione, il recupero, la compensazione, la soddisfazione e la garanzia che queste violazioni non si ripetano
Al G8 e ai Paesi creditori dello Zimbabwe di:
concedere la cancellazione del debito solo se le risorse liberate sono destinate allo sviluppo di politiche abitative ed urbane per i poveri, in particolare siano canalizzate in Fondi Popolari per la Terra e la Casa controllati da tutte le parti in causa, compresi gli abitanti e la società civile organizzata, con chiari meccanismi per garantirne la trasparenza
bloccare qualsiasi investimento nello Zimbabwe se gli effetti violano la normativa internazionale sui diritti.
Alle Nazioni Unite, all’Unione Africana e all’Unione Europea di attivarsi immediatamente per:
condannare pubblicamente l’Operazione Murambatsvina
vigilare il rispetto della normativa internazionale sui diritti anche con l’invio di un contingente di volontari civili che funga di aiuto e interposizione
favorire un tavolo di concertazione tra il governo dello Zimbabwe e tutte le parti interessate, comprese le rappresentanze riconosciute dei baraccati, le reti internazionali, le ong e gli enti locali per rilocare le persone sgomberate in maniera concordata con le comunità interessate
garantire la sicurezza abitativa, la costituzione dei Fondi Popolari per la Terra e la Casa, la riforma e la redistribuzione della terra e l’accesso ai servizi pubblici di base.
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