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Timestamp: 2019-01-16 22:24:25+00:00
Document Index: 101825581

Matched Legal Cases: ['art 39', 'art.23', 'art. 39', 'art. 46', 'art. 71', 'art. 23', 'art. 27', 'art. 15', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 71']

Mercoledì 24 Luglio 2013 11:45
Gli Avvocati sono tanti. È una storia vecchia. Però, nessuno si sofferma a considerare quanto contributo danno gli Avvocati al PIL nazionale, anche movimentando flussi finanziari dai quali attinge risorsa un variegato "indotto" nel quale spicca proprio la figura dello Stato. Ciò è confermato anche dal fatto che una considerevole componente dei flussi finanziari che l'Avvocatura muove è costituita proprio dai pagamenti che ogni Avvocato incassa dal proprio cliente per riversarlo all'Amministrazione sotto forma di contributo unificato atti giudiziari (introdotto dal testo unico in materia di spese di giustizia, il D.P.R. 115/02), di diritti di cancelleria e di marche da bollo. Nell'attuale prassi, gli avvocati provvedono a tali versamenti mediante acquisto di "marche Lottomatica" presso rivendite di generi di monopoli, nel mentre si osserva che non sono affatto praticate dagli avvocati le alternative (modello F24 pagato per tramite bancario, ecc.) consentite dalla normativa per effettuare tali pagamenti. Nell'ambito della perseguita finalità di digitalizzazione e dematerializzazione delle attività processuali, sono state ormai favorevolmente avviate le esperienze del Processo Telematico, che hanno già manifestano le migliori evoluzioni nei settori giudiziari civile, amministrativo e tributario. Tale contesto ha costituito il proficuo "brodo di coltura" delle norme introdotte con il Decreto Legge 179/12, inerenti proprio la giustizia digitale ed i pagamenti telematici. Ciò ha sviluppato l'esigenza di consentire alla platea degli avvocati l'opportunità di fruire di forme di pagamento telematico che possano interfacciarsi direttamente con gli applicativi che gestiscono le risorse del Processo Telematico. La risorsa costituita dai pagamenti telematici ha già acquisito consistenza nell'ambito giudiziario civile, nel cui contesto é stata da tempo portata a termine -con successo- la sperimentazione e ne é stata avviata l'utilizzazione circoscritta, tuttavia, ai soli processi intrapresi secondo le modalità del Processo Telematico. È tuttavia ragionevole ritenere che il sistema dei pagamenti telematici verrà presto esteso a tutti gli ambiti processuali del settore civile e poi dilatato anche ai residui contesti del processo amministrativo e tributario. Ciò ha stimolato l'interesse degli operatori del mondo bancario (Unicredit e Bancoposta) e dei servizi forensi (Lextel), i quali si sono fortemente impegnati a fungere da "apripista", nella legittima aspettativa di radicare così il proprio posizionamento in rapporto a quel segmento di utenza interessato a tale genere di servizi. Insomma, dobbiamo crederci: anche nei pagamenti, l'avvocato telematico è già realtà!
Mi è stato chiesto perché le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi, venendo a conoscenza (ex art 39, d.P.R. 313/2002) delle iscrizioni complete esistenti nel Casellario giudiziale (così come è riservato alle richieste dell'autorità giudiziaria), presentino alla Procura della Repubblica denuncia per il reato di falsa dichiarazione ai soggetti che, richiesto, a proprio nome, il certificato del Casellario giudiziale (art.23, d.P.R. 313/02) e ottenutolo con la dicitura "nulla risulta", lo hanno esibito in uno con l'autocertificazione nella quale hanno dichiarato di non avere riportato condanne penali, sulla scorta della risultanza del certificato ottenuto allo sportello del Casellario. E' necessario preliminarmente alla risposta, precisare che le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi (ex art. 39, d.P.R. 313/02) possono "consultare" il sistema SIC al fine: 1) delle acquisizioni d'ufficio (di cui all'art. 46, d.P.R. 445/00 – dichiarazioni sostitutive di certificazioni); 2) dei controlli (art. 71, d.P.R. 445/00); 3) ai fini dell'acquisizione dei certificati di cui agli artt. 28 e 32, cioè certificati richiesti dall'interessato, tanto il certificato del casellario giudiziale richiesto dall'interessato (art. 23, d.P.R. 313/02) che il certificato del casellario dei carichi pendenti richiesto dall'interessato (art. 27, d.P.R. 313/02). Fatta questa doverosa e necessaria premessa un'altra se ne impone e cioè: in data 1 gennaio 2012, è entrata in vigore la L. 12.11.2011, n.183, il cui art. 15 ha rispettivamente:
a) inserito, all'art. 40, d.P.R. 445/00, i commi 01 e 02, che recitano rispettivamente:
02. Sulle certificazioni da produrre ai soggetti privati e' apposta, a pena di nullità, la dicitura: "Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi"»;
b) ha sostituito l'articolo 43, comma 1, col seguente:
1. Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d'ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonché tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell'interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall'interessato».
Ritengo, a questo punto, di potere rispondere alla domanda nei seguenti termini: appare chiaro che il caso prospettatomi è ovviamente, precedente alla data di entrata in vigore della L.12.11.2011, n.183, ed allora occorre distinguere se l'amministrazione o il gestore di pubblici servizi abbia chiesto all'interessato: 1) la sola produzione del certificato generale del casellario giudiziale; 2) oppure l'amministrazione pubblica abbia richiesto anche la dichiarazione dell'interessato (ex art. 46, comma 1, lett. aa), d.P.R. 445/2000): "di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l'applicazione di misure di sicurezza e di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi della vigente normativa" (dichiarazione sostitutiva di certificazione). Nel primo caso, le eventuali condanne sono quelle emergenti dal certificato rilasciato dal Casellario giudiziale all'interessato, e dallo stesso esibito all'amministrazione richiedente; in questo caso l'interessato non fa alcuna dichiarazione. Nell'altro caso (dichiarazione sostitutiva di certificazione) l'interessato ha il dovere/obbligo di dichiarare tutte le condanne riportate, anche quelle per esempio per le quali è stata concessa la "non menzione" nel casellario giudiziale (anche se il certificato del casellario giudiziale che dovesse produrre è stato correttamente rilasciata come "nulla risulta"); e l'omessa indicazione delle condanne riportate, obbliga, legittimamente, l'amministrazione in sede di controllo, come disposto dall'art. 71, commi 3 e 4, d.P.R. 445/00, rispettivamente: 3. Qualora le dichiarazioni sostitutive presentino delle irregolarità o delle omissioni rilevabili d'ufficio, non costituenti falsità, il funzionario competente a ricevere la documentazione dà notizia all'interessato di tale irregolarità. Questi è tenuto alla regolarizzazione o al completamento della dichiarazione; in mancanza il procedimento non ha seguito. 4. Qualora il controllo riguardi dichiarazioni sostitutive presentate ai privati che vi consentono di cui all'articolo 2, l'amministrazione competente per il rilascio della relativa certificazione, previa definizione di appositi accordi, è tenuta a fornire, su richiesta del soggetto privato corredata dal consenso del dichiarante, conferma scritta, anche attraverso l'uso di strumenti informatici o telematici, della corrispondenza di quanto dichiarato con le risultanze dei dati da essa custoditi. In conclusione, il soggetto che ricorre all'autocertificazione soltanto sulla scorta delle risultanze del certificato ottenuto allo sportello del Casellario, sbaglia (è irrilevante se con dolo o con colpa), e se ne assume, perciò, la conseguente responsabilità penale, se, avendo riportato condanne penali, che sul certificano (correttamente "ex lege") non vengono menzionate, omette di dichiararle.
* ALFREDO ROVERE
DIRIGENTE ISPETTORE MINISTERO GIUSTIZIA