Source: https://danielemajori.com/2015/01/19/lattestazione-soa-non-e-cedibile-e-in-caso-di-cessione-di-ramo-dazienda-bisogna-chiedere-una-nuova-attestazione-di-qualificazione/
Timestamp: 2020-07-07 12:56:16+00:00
Document Index: 120029677

Matched Legal Cases: ['art. 76', 'art. 76', 'art. 98', 'art. 98', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 52', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 4']

Il Consiglio di Stato osserva che l’attestazione SOA non è cedibile e che – in caso di cessione di ramo d’azienda, ai sensi dell’art. 76, co. 11, d.P.R. n. 207/2010 – sia la cedente sia la cessionaria che intendano avvalersi dell’attestazione di qualificazione devono richiedere alla SOA una nuova attestazione, che avrà però efficacia solo dopo il suo rilascio (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha perciò respinto l’appello, confermando l’illegittimità dell’aggiudicazione, atteso che, a seguito della cessione del ramo d’azienda effettuata dalla società ausiliaria, la società aggiudicataria era risultata temporaneamente priva della prescritta qualificazione, requisito necessario per l’aggiudicazione). | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in ai fini dell’attestazione di un nuovo soggetto, art. 76 comma 11 d.P.R. n. 207/2010, attestazione di qualificazione, attestazione SOA, ausiliaria, cedente, cessionaria, cessione del complesso aziendale o di un suo ramo, cessione di ramo d'azienda, codice dei contratti pubblici, efficacia, esclusivamente sulla base dei requisiti acquisiti successivamente alla cessione del complesso aziendale o del suo ramo, l’attestazione di qualificazione rilasciata da una SOA non è cedibile, le SOA accertano quali requisiti di cui all’articolo 79 sono trasferiti al cessionario con l’atto di cessione, nell’ipotesi in cui lo stesso utilizzi l’istituto della cessione del complesso aziendale o di un suo ramo, nuova attestazione, nuovo procedimento di valutazione dei requisiti oggetto di trasferimento e di quelli acquisiti successivamente allo stesso, Regolamento di esecuzione e attuazione del Codice dei contratti pubblici, riferita ai requisiti oggetto di trasferimento, rilascio
(Consiglio di Stato, sez. V, 16 gennaio 2015, n. 70)
«Ritiene la Sezione che l’appello sia infondato e vada respinto: va infatti condivisa la ragione posta a base della ordinanza resa dalla sezione nella fase cautelare ex art. 98 c.p.a., là dove, ai fini della reiezione dell’istanza di sospensiva ex art. 98 cit., è stato fatto richiamo all’art. 76, comma 11, del d.P.R. n. 207/2010, in ordine alla necessità che le SOA accertino quali requisiti sono trasferiti al cessionario con l’atto di cessione (l’art. 76, comma 11, cit. prevede che “ai fini dell’attestazione di un nuovo soggetto, nell’ipotesi in cui lo stesso utilizzi l’istituto della cessione del complesso aziendale o di un suo ramo, le SOA accertano quali requisiti di cui all’articolo 79 sono trasferiti al cessionario con l’atto di cessione. Nel caso in cui l’impresa cedente ricorra alla cessione del complesso aziendale o di un suo ramo, la stessa può richiedere alla SOA una nuova attestazione, riferita ai requisiti oggetto di trasferimento, esclusivamente sulla base dei requisiti acquisiti successivamente alla cessione del complesso aziendale o del suo ramo”).
Di conseguenza, nel caso di cessione di ramo d’azienda, né il cedente né il cessionario possono valersi della attestazione di qualificazione posseduta dall’azienda ceduta, pur potendo richiederne una nuova alla società di attestazione.
La nuova attestazione avrà però efficacia solo dopo il suo rilascio, vale a dire dopo che sono stati effettuati tutti i controlli del caso, lasciando l’azienda cessionaria, durante il periodo che intercorre tra l’incorporazione del ramo e l’ottenimento della nuova attestazione SOA, priva dell’attestato di qualificazione».
« Anche il Tar Lazio conferma l’inammissibilità del ricorso notificato a mezzo PEC in assenza di previa autorizzazione presidenziale ex art. 52, co. 2, c.p.a. (considerando, in particolare, che all’opzione interpretativa secondo cui la notificazione a mezzo PEC potrebbe essere reputata possibile giusta l’art. 1 l. n. 53 del 1994, si contrappone il disposto dell’art. 16-quater, co. 3-bis, d.l. n. 179/12, che escluderebbe l’applicabilità al processo amministrativo del meccanismo di notificazione in argomento).
Per il Tar Lombardia, gli studi legali possono partecipare – anche in forma di raggruppamento temporaneo – alle gare pubbliche per l’affidamento di servizi di assistenza legale di natura stragiudiziale (fermo restando che, nella fase esecutiva, dovrà comunque essere rispettato l’art. 4, co. 1, della nuova legge professionale n. 247/2012, nella parte in cui dispone che, in caso di associazioni tra professionisti, “l’incarico professionale è tuttavia sempre conferito all’avvocato in via personale”). »