Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-primo/titolo-i/capo-iii/art61.html
Timestamp: 2020-07-07 05:17:51+00:00
Document Index: 177073375

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 2697', 'art. 61', 'art. 111', 'art. 61', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 170', 'art. 111', 'art. 327', 'art. 633', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 91', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 146', 'sentenza ', 'art. 210', 'art. 190', 'art. 1219', 'art. 1224', 'art. 602', 'art. 606', 'art. 63', 'art. 51', 'art. 192']

Art. 61 codice di procedura civile - Consulente tecnico - Brocardi.it
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Articolo 61 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 61 Codice di procedura civile
Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica [191, 217, 259, 260, 424, 441, 445, 689; c.c. 419] (1) (2).
La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta tra le persone iscritte in albi speciali formati a norma delle disposizioni di attuazione al presente Codice [disp. att. 13 e ss., 146] (3).
(1) La norma si riferisce al consulente tecnico nominato discrezionalmente dal giudice e scelto tra gli iscritti negli appositi albi. Tale professionista assume il ruolo di ausiliario del giudice ed il suo compito è quello di dare una valutazione puramente tecnica dei fatti della causa, di cui non può essere investito lo stesso organo giudicante.
(2) In via generale l'attività del c.t.u. non può essere considerata un mezzo di prova in senso proprio, in quanto ha solo la finalità di fornire al giudice una valutazione tecnica degli elementi acquisiti, fornendo una possibile soluzione a questioni che necessitano di specifiche conoscenze. Di conseguenza, si esclude che la consulenza tecnica possa essere sostitutiva dell'onere probatorio che incombe sulle parti (si cfr. art. 2697 del c.c.).
(3) Presso ogni Tribunale vengono istituiti gli albi dove vengono iscritti i professionisti che il giudice può nominare quali C.T.U.. Tali elenchi vengono suddivisi per categorie, al fine di agevolare la scelta del consulente da parte del giudice. Se il giudice ritiene di nominare una persona non iscritta in nessun albo, ma fornita della competenza tecnica particolare richiesta nella fattispecie, si deve rivolgere al Presidente del tribunale che dovrà esprimersi con un parere. Inoltre, è possibile procedere alla nomina dell'esperto, pur sempre abilitato, ma non iscritto ad alcun ordine professionale, sempre che le parti non si oppongano.
Spiegazione dell'art. 61 Codice di procedura civile
Il consulente tecnico svolge il ruolo di ausiliario del giudice ogniqualvolta quest’ultimo sia chiamato ad occuparsi di una materia per la quale sono richieste particolari cognizioni tecniche.
Le indagini che gli vengono sottoposte assumono la forma di quesiti, ai quali generalmente il consulente risponde con una relazione scritta, definita “perizia”.
Tre sono le funzioni che può svolgere una consulenza tecnica, e precisamente:
La sua natura giuridica è quella di mezzo istruttorio, sottratto alla disponibilità delle parti e affidato al prudente apprezzamento del giudice; non si tratta di vera e propria prova, risultando generalmente disposta al preciso scopo di fornire al giudice la valutazione di fatti già acquisiti sotto il profilo probatorio.
Come prima accennato, infatti, il consulente tecnico ha la funzione di fornire all’attività valutativa del giudice l’apporto di quelle cognizioni tecniche che egli non possiede, mentre il suo intervento non può esonerare le parti dalla prova dei fatti dalle stesse dedotti e posti a base delle rispettive richieste.
Tuttavia, può eccezionalmente assumere natura di fonte oggettiva di prova quando diviene strumento, oltre che di valutazione tecnica, anche di accertamento di situazioni di fatto rilevabili mediante il ricorso a particolari cognizioni tecniche (rimane, comunque, esclusa la possibilità che il consulente possa essere chiamato ad accertare fatti che generalmente possano formare oggetto di prova testimoniale ovvero esprimere giudizi).
Il giudice deve sempre adeguatamente motivare il rigetto dell’istanza di ammissione del C.T.U. proveniente da una delle parti, dimostrando di poter risolvere con adeguati criteri i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione.
Il provvedimento di ammissione della consulenza, invece, secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale, non deve essere notificato alla parte rimasta contumace, non risultando tale atto incluso tra quelli per i quali la notificazione è espressamente e tassativamente prevista.
Avverso il provvedimento con il quale il giudice accoglie o rigetta l’istanza di consulenza tecnica non può proporsi ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., e ciò in considerazione della sua natura meramente ordinatoria; trattasi, infatti, di provvedimento che, in quanto strumentale e preparatorio rispetto alla futura decisione, è privo dei requisiti della decisorietà e definitività, essendo sempre revocabile o modificabile da parte del giudice che lo ha emesso.
Potrebbe accadere che nel corso di un giudizio vengano nominati, in tempi successivi, due o più consulenti tecnici, i quali, espletato il proprio incarico, giungano a conclusioni difformi ed inconciliabili tra loro; in tal caso il giudice potrà liberamente decidere di scegliere l’uno o l’altro parere o anche discostarsi da tutti, purché motivi adeguatamente il suo convincimento, illustrando nel suo provvedimento i criteri probatori o gli elementi di valutazione specificamente seguiti.
L’attività svolta dal consulente tecnico va retribuita, ed il suo compenso viene liquidato secondo i criteri e le modalità stabilite dalla Legge 8 luglio 1980 n. 319; ovviamente, nella determinazione del compenso occorre tenere fondamentalmente conto del tipo di consulenza, valutato sulla base di ciò che viene chiesto dal giudice.
Alla liquidazione del compenso provvede il giudice con proprio decreto, il quale deve accertare se l’opera da lui svolta risponde ai quesiti che gli sono stati posti, valutandone qualità e completezza; avverso tale decreto è sempre possibile proporre opposizione.
Il compenso del consulente grava solidalmente a carico di tutte le parti del giudizio, e ciò perché l’attività da lui posta in essere è volta alla realizzazione del superiore interesse della giustizia.
Si ritiene ammissibile che il consulente possa avvalersi, a sua volta, dell’opera di esperti specialisti, e ciò qualora sorga la necessità di acquisire, mediante opportuni sussidi tecnici, tutti gli elementi di giudizio; a tal fine non occorre che il consulente si munisca di una preventiva autorizzazione giudiziale né una nomina formale, purchè lo stesso consulente si assuma la responsabilità morale e scientifica dell’accertamento e delle conclusioni raggiunte dal suo collaboratore (è comunque sempre fatta salva una valutazione successiva da parte del giudice in ordine alla necessità del ricorso a tale esperto esterno).
Massime relative all'art. 61 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 21963/2017
Il rimborso delle attività svolte dai prestatori d'opera di cui il consulente tecnico d'ufficio sia stato autorizzato ad avvalersi va effettuato applicando le medesime tabelle con cui si determina la misura degli onorari del consulente medesimo, attesa la natura di "munus publicum" che caratterizza l'incarico assegnato a quest’ultimo, del quale il professionista ausiliario non può ignorare l'esistenza e che, inevitabilmente, si riflette anche sul suo rapporto con il consulente.
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 21963 del 21 settembre 2017)
Cass. civ. n. 21487/2017
La c.t.u. costituisce un mezzo di ausilio per il giudice, volto alla più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico-scientifiche, e non un mezzo di soccorso volto a sopperire all'inerzia delle parti; essa, tuttavia può eccezionalmente costituire fonte oggettiva di prova, per accertare quei fatti rilevabili unicamente con l'ausilio di un perito. Ne consegue che, qualora la c.t.u. sia richiesta per acquisire documentazione che la parte avrebbe potuto produrre, l'ammissione da parte del giudice comporterebbe lo snaturamento della funzione assegnata dal codice a tale istituto e la violazione del giusto processo, presidiato dall'art. 111 Cost., sotto il profilo della posizione paritaria delle parti e della ragionevole durata.
(Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 21487 del 15 settembre 2017)
Cass. civ. n. 20478/2017
Il giudice, una volta definito il giudizio e regolato con sentenza l'onere delle spese processuali, non ha più il potere di provvedere alla liquidazione dei compensi in favore del consulente tecnico d'ufficio e, pertanto, ove emesso, tale provvedimento risulta abnorme; peraltro, trattandosi di atto reso da un giudice in carenza di potere ed idoneo ad incidere in modo definitivo su posizioni di diritto soggettivo, avverso lo stesso è ammissibile non già l'opposizione ex art. 170 del d.p.r. n. 115 del 2002, quanto il ricorso straordinario per cassazione, ex art. 111 Cost., da proporre nel rispetto del termine ex art. 327 c.p.c., senza che possa ravvisarsi alcuna lesione del diritto del consulente tecnico d'ufficio a ottenere il compenso per la propria prestazione, ben potendo egli chiedere il decreto ingiuntivo ex art. 633, n. 3, c.p.c..
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 20478 del 28 agosto 2017)
Cass. civ. n. 5200/2017
La patologia processuale dell'attività del consulente tecnico d'ufficio, idonea a determinare la nullità della relazione ed il conseguente venir meno del suo diritto alla liquidazione del compenso, deve essere necessariamente oggetto di declaratoria da parte del giudice del merito cui compete, in via esclusiva, detta valutazione.
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 5200 del 28 febbraio 2017)
Cass. civ. n. 21549/2016
In tema di liquidazione del compenso in favore del consulente tecnico d'ufficio, i chiarimenti non costituiscono un'attività ulteriore ed estranea rispetto a quella, già espletata e remunerata, oggetto di consulenza, ma un'attività complementare, integrativa e necessaria, al cui compimento il c.t.u. può essere tenuto qualora gli venga richiesto (ciò che normalmente accade quando la relazione depositata non possa dirsi esaustiva), sicchè, in relazione ad essi, non gli compete alcun compenso ulteriore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 21549 del 25 ottobre 2016)
Cass. civ. n. 17739/2016
Le spese della consulenza tecnica d'ufficio rientrano tra i costi processuali suscettibili di regolamento ex artt. 91 e 92 c.p.c., sicché possono essere compensate anche in presenza di una parte totalmente vittoriosa, costituendo tale statuizione una variante verbale della tecnica di compensazione espressa per frazioni dell'intero.
(Cassazione civile, Sez. VI-2, sentenza n. 17739 del 7 settembre 2016)
Cass. civ. n. 23133/2015
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 23133 del 12 novembre 2015)
Cass. civ. n. 4185/2015
Il provvedimento che dispone una consulenza tecnica di ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice del merito, insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente sostenuto dalla necessità di risolvere questioni implicanti specifiche cognizioni tecniche. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto insindacabile la valutazione di disporre consulenza tecnica contabile per l'accertamento di crediti retribuitivi, in relazione ad un rapporto di lavoro contestato nella sua esistenza, con formulazione di un quesito articolato su un doppio conteggio - avuto riguardo al c.c.n.l. applicabile ed ai principi normativi di riferimento - poiché giustificato dalle deduzioni delle parti).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4185 del 2 marzo 2015)
Cass. civ. n. 23522/2014
In tema di compenso dovuto al consulente tecnico d'ufficio, il decreto di liquidazione che pone lo stesso a carico di entrambe le parti (o di una di esse) non è implicitamente assorbito dalla regolamentazione delle spese di lite ex art. 91 cod. proc. civ., in quanto quest'ultima attiene al diverso rapporto tra parte vittoriosa e soccombente sicché, ove non sia espressamente modificato dalla sentenza in sede di regolamento delle spese di lite, resta fermo e vincolante anche nei confronti della parte vittoriosa, salvi i rapporti interni tra la medesima e la parte soccombente.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 23522 del 5 novembre 2014)
Cass. civ. n. 1183/2012
La liquidazione del compenso in favore del consulente d'ufficio, disposta genericamente da parte del giudice di merito a carico di "parte convenuta", implica l'obbligo del relativo pagamento a carico di tutti i convenuti, se più di uno, senza che al giudice dell'opposizione al precetto sia consentito, con un'inammissibile riapplicazione della normativa già apprezzata dal giudice cui risale la formazione del titolo esecutivo, procedere ad integrazione e sostanziale correzione di quest'ultimo, sul presupposto che la relativa condanna non sia stata pronunciata in modo conforme alla disciplina sulla liquidazione delle spese. (Nella specie, il giudice dell'opposizione a precetto aveva posto le spese di liquidazione della ctu solo a carico di alcuni dei convenuti).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1183 del 27 gennaio 2012)
Cass. civ. n. 24992/2011
In tema di liquidazione del compenso in favore del consulente tecnico medico, il criterio dell'onorario fisso stabilito dagli artt. 20 e 21 della tabella allegata dal d.m. 30 maggio 2002 è applicabile in riferimento agli accertamenti aventi ad oggetto lo stato di salute della persona; ne consegue che, ove la consulenza abbia avuto ad oggetto la verifica della correttezza, secondo le regole della scienza medica, dell'operazione chirurgica cui è stata sottoposta una delle parti, tale indagine ha una sua propria specificità, per cui in tal caso, mancando un'apposita previsione in tabella, il giudice può legittimamente fare ricorso al criterio fondato sulle vacazioni.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 24992 del 25 novembre 2011)
Cass. civ. n. 22959/2011
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 22959 del 4 novembre 2011)
Cass. civ. n. 19399/2011
Il consulente di parte svolge, nell'ambito del processo, attività di natura squisitamente difensiva, ancorchè di carattere tecnico, mirando a sottoporre al giudicante rilievi a sostegno della tesi difensiva della parte assistita; pertanto, il suo espletamento è riconducibile al contratto d'opera professionale; ne consegue che il relativo compenso deve essere determinato sulla base delle relative tariffe professionali, mentre non è possibile ricorrere ai criteri seguiti per la determinazione delle spettanze del consulente tecnico d'ufficio, la cui attività non si ricollega ad un rapporto contrattuale. (Applicando detto principio, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, che aveva confermato quello del giudice delegato al fallimento, con il quale, al consulente di parte nominato dalla procedura nell'ambito di un giudizio di revocatoria da essa promosso, era stato liquidato il compenso in base alla tariffa di cui al D.M. 30 maggio 2002, applicabile agli ausiliari del curatore).
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 19399 del 22 settembre 2011)
La mancanza o l'invalidità della iscrizione nell'albo dei consulenti tecnici non è motivo di nullità della relativa nomina da parte del giudice, la cui scelta è insindacabile in sede di legittimità, così come quella di attenersi, in tutto o in parte, al relativo parere, ove la stessa sia sorretta da adeguata motivazione.
Cass. civ. n. 28094/2009
In tema di consulenza tecnica di ufficio, il compenso dovuto al consulente è posto solidalmente a carico di tutte le parti, atteso che l'attività posta in essere dal professionista è finalizzata alla realizzazione del superiore interesse della giustizia, che invece non rileva nei rapporti interni tra le parti, nei quali la ripartizione delle spese è regolata dal diverso principio della soccombenza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 28094 del 30 dicembre 2009)
Cass. civ. n. 23586/2008
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 23586 del 15 settembre 2008)
Cass. civ. n. 6414/2007
Il principio secondo cui l'indeterminabilità del valore della causa si deve intendere in senso obiettivo, ovvero quale conseguenza di un'intrinseca inidoneità della pretesa ad essere tradotta in termini pecuniari, al momento di proposizione della domanda, vale, anche ai fini dell'applicazione delle tariffe per la liquidazione dei compensi del consulente tecnico d'ufficio, sicché, al fine di stabilire il valore della causa a tale scopo, gli elementi di valutazione sono solo quelli che risultino precostituiti e disponibili fin dall'introduzione del giudizio, essendo invece irrilevanti quelli acquisiti nel corso dell'istruttoria, anche attraverso la stessa consulenza tecnica.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6414 del 19 marzo 2007)
Cass. civ. n. 20314/2006
Qualora il giudice civile, nel liquidare il compenso ad un consulente tecnico d'ufficio, abbia disposto che la somma dovuta sia «anticipata provvisoriamente da tutte le parti in causa, con quote di egual misura» il giudice dell'opposizione all'esecuzione — proposta da una di tali parti contro il titolo esecutivo recante la liquidazione, nel presupposto di non dover rispondere solidalmente con le altre per l'intero compenso —, poiché l'obbligazione delle parti per il corrispettivo del consulente ha natura solidale, deve interpretare il titolo esecutivo — di per sé suscettibile, in ragione dell'indicata formulazione, di essere inteso come impositivo sia di un'obbligazione parziaria, sia di un'obbligazione solidale — in questo secondo senso, restando esclusa l'interpretazione del provvedimento di liquidazione nel senso che imponga la solidarietà solo se esso individui come obbligata soltanto una parte o escluda espressamente la solidarietà. In difetto di tali ipotesi, qualora l'opposizione all'esecuzione venga introdotta avanti al giudice di pace, l'interpretazione nel senso della solidarietà costituisce principio informatore, al cui rispetto quel giudice è tenuto ove debba decidere secondo equità.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 20314 del 19 settembre 2006)
Cass. civ. n. 7632/2006
In tema di compenso agli ausiliari del giudice, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 319 del 1980, costituiscono prestazioni eccezionali per le quali è consentito l'aumento fino al doppio degli onorari previsti nelle tabelle, quelle prestazioni che, pur non presentando aspetti di unicità o, quanto meno, di assoluta rarità, risultino comunque avere impiegato l'ausiliare in misura notevolmente massiva, per importanza tecnico-scientifica, complessità e difficoltà. Pertanto, mentre l'ampiezza dell'incarico affidato all'ausiliare costituisce un elemento di giudizio nella determinazione degli onorari variabili tra il minimo e il massimo ai sensi dell'art. 2 legge n. 319 del 1980 (secondo cui il giudice deve al riguardo tenere conto della difficoltà dell'indagine, della completezza e del pregio della prestazione), ai fini dell'applicabilità della disposizione di cui all'art. 5 citato, occorre che il tasso di importanza e di difficoltà della prestazione, che le legge prescrive debba essere «eccezionale», sia necessariamente maggiore rispetto a quello che deve essere compensato con l'attribuzione degli onorari nella misura massima.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7632 del 31 marzo 2006)
Cass. civ. n. 21288/2005
Il ricorso previsto dall'art. 11 della legge 8 luglio 1980, n. 319 avverso il provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti al consulente tecnico d'ufficio può essere proposto dal difensore che assiste la parte nel giudizio nel cui ambito la consulenza è stata disposta, senza necessità di una specifica procura: il mandato ad litem infatti, attribuisce al difensore la facoltà di proporre tutte le domande che siano comunque ricollegabili all'originario oggetto della causa, ivi compresa quella di verifica della correttezza della liquidazione, la quale è innegabilmente collegata alla domanda per la cui valutazione è stata disposta la consulenza
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 21288 del 3 novembre 2005)
Cass. civ. n. 11975/2002
Nel procedimento civile nel quale il P.M. è litisconsorte (nella specie adozione di minore), il P.M. stesso, in assenza di qualsiasi potere di iniziativa in materia di compensi al consulente tecnico d'ufficio, non può proporre ricorso per cassazione contro la relativa liquidazione, né può impugnare l'ordinanza che ne conclude e definisce il procedimento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11975 del 8 agosto 2002)
Cass. civ. n. 2315/2000
Ai sensi dell'art. 11, quarto comma, legge 8 luglio 1980 n. 319, il decreto di liquidazione del compenso al Ctu, emesso dal giudice, costituisce titolo provvisoriamente esecutivo e pertanto, per il principio ne bis in idem, il Ctu non può ottenere un decreto ingiuntivo per la medesima causa petendi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2315 del 2 marzo 2000)
Cass. civ. n. 10443/1998
Il compenso al Ctu è liquidabile con il criterio della commisurazione al tempo (cosiddette vacazioni), anziché a percentuale, per prestazioni che rientrano nelle corrispondenti tabelle di cui al D.P.R. 14 novembre 1983, n. 820 e successivi aggiornamenti, o ad esse analoghe, soltanto se il valore della controversia non è determinabile e pertanto il giudice del merito deve motivare al riguardo nel provvedimento di liquidazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10443 del 21 ottobre 1998)
Cass. civ. n. 3687/1998
Il criterio di determinazione degli onorari del consulente tecnico con riferimento al valore della controversia può ritenersi inapplicabile, e si rende quindi necessaria la commisurazione degli stessi al tempo necessario per lo svolgimento dell'incarico (art. 1 delle tabelle ex D.P.R. 27 luglio 1988, n. 352), solo in caso di controversia di valore indeterminabile secondo i criteri al riguardo utilizzabili in materia di competenza (art. 9 c.p.c.), e quindi la determinazione dei compensi a percentuale è applicabile anche in caso di mancata specificazione del quantum nell'atto introduttivo del giudizio, quando lo stesso sia determinabile, ed eventualmente proprio a ciò tenda la consulenza tecnica ammessa dal giudice.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3687 del 9 aprile 1998)
Cass. civ. n. 1952/1996
La disciplina dettata dal combinato disposto degli artt. 11 della legge n. 319 del 1980 e 29 della legge n. 794 del 1942 — in tema di liquidazione del compenso spettante a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori nominati dall'autorità giudiziaria — ha carattere di specialità; essa, pertanto, può essere applicata soltanto agli ausiliari del giudice elencati nelle menzionate norme. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha escluso che la citata disciplina sia applicabile al commissionario giudiziale per la vendita del prodotto agrario sequestrato, affermando che a lui ed alla parte obbligata a corrispondergli il compenso sono offerti i rimedi che derivano, secondo la legge processuale, dalla natura monitoria del decreto e che valgono ad attuare la tutela dei loro diritti).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1952 del 11 marzo 1996)
Cass. civ. n. 5164/1994
In tema di liquidazione dei compensi ai periti e consulenti tecnici, la norma di cui all'art. 8 della L. 8 luglio 1980, n. 319, va interpretata nel senso che l'accertamento se il ritardo nell'espletamento dell'incarico sia conseguente o non a «fatti sopravvenuti e non imputabili» deve essere effettuato in sede di liquidazione del compenso; all'esito di siffatta indagine, in caso di risposta positiva, non deve essere applicata alcuna sanzione ed il compenso deve essere liquidato senza tener conto del ritardo stesso, mentre, in caso di risposta negativa, ossia se il ritardo è imputabile all'ausiliare; si deve: a) procedere alla determinazione delle vacazioni senza tener conto del periodo successivo alla scadenza; b) ridurre gli onorari di un quarto; c) applicare le altre sanzioni previste dai codici di rito penale e civile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5164 del 26 maggio 1994)
Cass. civ. n. 4714/1983
La scelta dell'ausiliare è rimessa al potere discrezionale del giudice, il quale - non esistendo alcun espresso divieto al riguardo - può, nel giudizio di appello nominare lo stesso consulente che abbia già prestato assistenza in primo grado, salvo il potere delle parti di far valere mediante istanza di ricusazione ai sensi degli artt. 63 e 51 c.p.c. gli eventuali dubbi circa l'obiettività e l'imparzialità del consulente stesso, i quali, ove l'istanza di ricusazione non sia stata proposta, non sono più deducibili mediante il ricorso per cassazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4714 del 12 luglio 1983)
Cass. civ. n. 1074/1983
L'iscrizione dei consulenti tecnici negli albi dei tribunali, in ragione della loro competenza specifica, è diretta a facilitare la scelta del giudice, nonché ad assicurare una distribuzione degli incarichi, ma non comporta un limite al potere di scelta del giudice medesimo, in quanto l'inosservanza dei criteri fissati in proposito dagli artt. 61 c.c. e 22 disp. att. c.p.c., con l'affidamento dell'incarico a consulente iscritto all'albo di altro tribunale, o non iscritto in alcun albo, non incide sulla validità della consulenza tecnica.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1074 del 10 febbraio 1983)
Cass. civ. n. 412/1982
Le norme che disciplinano la scelta del consulente tecnico hanno natura e finalità semplicemente direttive; pertanto, la scelta di tale ausiliario, anche con riferimento alla categoria professionale di appartenenza e alla sua competenza qualificata, è riservata all'apprezzamento discrezionale del giudice del merito e la inosservanza di tali norme non produce alcuna nullità, non avendo esse carattere cogente. Né tale carattere può evincersi, nei processi relativi a domande di prestazioni previdenziali ed assistenziali, dall'art. 146 disp. att. c.p.c. (il quale prescrive che nell'albo dei consulenti tecnici istituito presso ogni tribunale debbono essere inclusi, per i processi suindicati, i medici legali e delle assicurazioni e i medici di lavoro), in quanto l'obbligo dell'iscrizione di tali professionisti — nel quale si sostanzia la portata innovativa della norma — è rivolto all'organo che presiede alla formazione dell'albo, non al giudice, e non introduce, perciò, un limite al potere di scelta di quest'ultimo.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 412 del 21 gennaio 1982)
relative all'articolo 61 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 61 Codice proc. civile - Consulente tecnico | Quesito Q201718335
lunedì 06/02/2017 - Campania
“Egregio studio brocardi con la presente chiedo al vs. studio come già vi siete messi a disposizione consigliandomi per il passato con delle consulenze di cui ho fatto tesoro e affrontando i vari problemi relativi ad una causa di divisione ereditaria e di cui sono entusiasta delle vs consulenze, ora vi chiedo delle risposte a dei quesiti che mi accingo a descrivere.
Nella valutazione della massa ereditaria sono in contrasto con il c.t.u., il quale ha valutato i cespiti in modo arbitrario a secondo della propria fantasia. Le ricordo che dopo la dipartita della titolare dei beni immobili ho redatto Denuncia di successione scrivendo i valore dei vari immobili applicando i coefficienti forniti dall’ufficio delle entrate. In seguito alla presentazione della denuncia di successione l’ufficio delle entrate ha proceduto all’accertamento del valore di detti cespiti ed ha delegato l’ufficio del territorio che rappresenta l’organo superiore ai fini di valutare il valore degli immobili, sia essi fabbricati che terreni, che più o meno erano in linea con i valori dichiarati nella denuncia di successione da me redatta ed ha notificato ad ogni erede un documento relativo ai valori accertati che ritengo idonei.
Quindi con la presente chiedo al vostro studio legale il c.t.u. è obbligato a rispettare i valori accertati dall’ufficio del territorio che dopo aver preso in considerazione la posizione, appartenenza ad una determinata zona del piano regolatore e rendita associata ha stabilito il prezzo medio di mercato e notificato detto documento a tutti gli eredi e ha fatto pagare le dovute imposte, cosa che solo in due hanno provveduto a pagare, in sede di successione oppure può fissare una quotazione a suo gradimento?
Il suddetto documento relativo alla valutazione degli immobili trovasi nel fascicolo della vertenza che il c.t.u ha ignorato totalmente per cui chiedo se posso iniziare qualche azione legale per il comportamento del c.t.u. Altro quesito che pongo è questo: al momento del decesso la defunta ha lasciato dei problemi insoluti come debiti bancari ,debiti verso inps, liquidazioni ai dipendenti non pagate ed altri debiti gravanti sulla proprietà. A questi il sottoscritto con un altro erede hanno provveduto ad appianare il tutto, somme che sono state riconosciute, per cui per queste ho chiesto la restituzione di detti importi maggiorate degli interessi legali nonché rivalutazione monetaria in sede di divisione ereditaria con sentenza, cosa che la legge preveda oppure no? in tal caso come devo comportarmi? Qualora l’importo di quanto dovuto è maggiore della quota parte dell’asse ereditario quale lo è questi va decurtato d’ importo pari al debito dovuto oppure l’asse ereditario non può essere decurtato come ho chiesto al signor giudice? N.B. il sottoscritto è in possesso di un documento a firma della defunta la quale dichiara di spontanea volontà che per i debiti ripianati da parte dei propri eredi questi possono avere o soldi oppure proprietà corrispondenti in controvalore. Distinti saluti”
Il Consulente Tecnico d’Ufficio è un ausiliario del giudice (artt. 61 e ss. c.p.c.), che può essere chiamato dallo stesso organo giudicante quando si rendono necessarie specifiche competenze e/o conoscenze tecnico-professionali per cercare di fare luce sui fatti oggetto di causa.
Nel caso di specie, il CTU è stato chiamato a svolgere operazioni peritali di stima e valori di immobili facenti parte di un patrimonio ereditario. La discrepanza tra il valore dei beni sì come stimato dall’Ufficio del Territorio e quello dato dal CTU è senz’altro da rinvenirsi nel fatto che, mentre il primo si basa sulla rendita catastale del bene immobile, il CTU potrebbe avere fornito una stima più vicina al valore commerciale del bene, che di solito è più elevato rispetto al valore catastale dello stesso.
La Cassazione, in tema di valore dei beni immobili in sede di divisione ereditaria, afferma come “la stima dei beni deve essere compiuta con riferimento al loro valore venale al tempo della decisione della causa” (C. Cass., 4/5/2005 n. 9207); in uno con tale affermazione, non è radicalmente esclusa una stima anche più risalente nel tempo, ma “soltanto se si accerti che, nonostante il tempo trascorso, per la stasi del mercato o per il minore apprezzamento del bene in relazione alle sue caratteristiche, non sia intervenuto un mutamento di valore che renda necessario l'adeguamento di quello stabilito al tempo della stima”, posto che il fine primario della valutazione è quello di ottenere un valore il più possibile corrispondente alle quote ereditarie attualizzate (C. Cass., 21/5/2003 n. 7961; C. Cass., 16/2/2007 n. 3645)
Inoltre, “il riferimento della stima di beni ereditari al tempo dell'apertura della successione, ovvero ad un'epoca pregressa ed indipendente da quella successiva del giudizio divisorio, non ha alcun fondamento sul piano giuridico” (C. Cass., sez. II, 29/4/2009 n. 10037).
Naturalmente, laddove si ritenga comunque di dover confutare quanto affermato dal CTU, è ben possibile la formulazione di osservazioni e confutazioni da parte del consulente tecnico di parte (ove nominato ai sensi dell’art. 210 c.p.c.). Laddove ciò non fosse possibile, si potrebbe chiedere al giudice di effettuare una nuova consulenza, visto che il documento contenente la stima esatta del valore degli immobili è già agli atti o, comunque far valere in sede di comparsa conclusionale la discrepanza tra la stima validata dall’Ufficio del Territorio e quella effettuata dal CTU (art. 190 c.p.c.).
Inoltre, posto che le valutazioni espresse dal CTU non hanno efficacia vincolante per il giudice (essendo il CTU solo un suo ausiliario), questi può disattenderle attraverso una valutazione critica che sia necessariamente ancorata alle risultanze processuali (la stima validata agli atti) e indicando gli elementi che egli ritiene erronei sui quali si è basato il consulente (il valore degli immobili). Ciò in applicazione del principio per cui “iudex peritus peritorum”, in virtù del quale è consentito al Giudice di merito di valutare la complessiva attendibilità delle conclusioni peritali e, se del caso, disattenderne le sottese argomentazioni tecniche laddove queste risultino intimamente contraddittorie o erronee (cfr. ex plurimis: C. Cass., sez. I, 3/3/2011 n. 5148; sez. I, 22/11/2010 n. 23592; sez. III, 11/6/2009 n. 13530; sez. III, 18/11/1997 n. 11440).
Venendo al secondo quesito, Lei e il coerede bene avete fatto nel richiedere la restituzione di quanto pagato a titolo di sanatoria del debito contratto dalla de cuius. Non parrebbe invero possibile richiedere la somma maggiorata di interessi legali e rivalutazione monetaria, in quanto tali obbligazioni c.d. accessorie sorgono per debiti e ritardi nel pagamento dei predetti. Visto che il pagamento da parte Sua e del secondo coerede è avvenuto spontaneamente, non si vede perché richiedere l’aumento agli altri coeredi. Ciò – si badi – vale se e solo se gli altri coeredi non siano stati messi in mora (art. 1219 c.c.), vale a dire non sia stato loro intimato il pagamento di quanto dovuto, e il pagamento poi non sia avvenuto. In tal caso, infatti, ai sensi del successivo art. 1224 c.c. al creditore spettano gli interessi legali che decorrono dal giorno della messa in mora.
Venendo ora alla possibile interpretazione del documento sottoscritto dalla de cuius e a Sue mani, esso potrebbe essere interpretato alla stregua di un atto di ultima volontà, assimilabile ad un testamento olografo, contenente un legato ereditario. In tal caso, a Lei e all’altro coerede adempiente spetterebbe il bene o la somma di denaro indicata dalla defunta in aggiunta alla quota ereditaria spettante ex lege. Il legato, infatti, grava sul c.d. patrimonio disponibile e pertanto – nel caso di specie – sarebbe un’aggiunta alla quota di eredità a voi comunque spettante. Naturalmente, il legato dovrebbe essere eseguito dagli altri coeredi. In caso di mancata esecuzione, per Lei e l’altro coerede sarebbe ben possibile agire per l’adempimento dell’obbligazione contenuta nel testamento. Infatti, tale obbligazione è soggetta alla normativa generale in materia di rapporti obbligatori ed è da ritenersi comunque esigibile a far data dalla morte del de cuius.
Si badi che tale impostazione è valevole solo se si considera quel documento come testamento olografo (art. 602 c.c.).
Tre sono i requisiti stabiliti dalla legge per aversi tale tipologia di testamento:
l’autografia (deve essere scritto di proprio pugno dal testatore);
la presenza della data;
la sottoscrizione (la firma del testatore posta in calce).
In caso di assenza di autografia e/o sottoscrizione, l’art. 606 c.c. prescrive la nullità del testamento; in caso di assenza della data, il testamento è annullabile con domanda giudiziale proponibile da chiunque vi abbia interesse entro cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie;
Occorrerebbe analizzare lo scritto citato per poterne comprendere appieno la natura giuridica e dare quindi un parere definitivo.
E' evidente che tale documento è centrale nella soluzione di tutta la vicenda.
Norma di riferimento: Articolo 61 Codice proc. civile - Consulente tecnico | Quesito Q20112558
venerdì 25/02/2011 - Campania
“Salve, volevo sapere se esistono incompatibilità in merito alla nomina del consulente tecnico in sede civile. Può un giudice scegliere un consulente tecnico che si è già espresso negativamente sullo stesso atto in sede penale, in un processo archiviato? Il caso di specie attiene ad un testamento olografo. Sono state già effettuate due perizie : una in sede penale dal consulente X nominato dal giudice che ha prodotto esito negativo (il testamento è valido); l'altra di parte in sede civile che ha prodotto esito positivo (il testamento è contraffatto). Il giudice del processo civile ha nominato un perito d'ufficio per avere un' ulteriore elemento di valutazione, ma ha nominato il consulente X che si è già espresso in sede penale. Lo può fare? non c'è incompatibilità? si può obbligare il giudice a nominare un altro perito?
La scelta del consulente tecnico è rimessa al potere discrezionale del giudice. Per il C.T.U. non trova applicazione l'istituto dell'astensione previsto per il giudice (per questo la mancata astensione del consulente non è ritenuta fonte di nullità della consulenza né degli atti che la presuppongono).
E' invece possibile che le parti propongano istanza di ricusazione ai sensi dell'art. 63 del c.p.c. e art. 51 del c.p.c., esponendo gli eventuali dubbi circa la obiettività e l'imparzialità del consulente stesso (Cass. civile, sez. Lavoro, 17 novembre 1997, n. 11412).
Si ricorda che se la parte non presenta istanza di ricusazione del consulente tecnico nei termini indicati dall'art. 192 del c.p.c., non può successivamente far valere la condizione di ricusabilità del consulente per contestare l'efficacia della consulenza, che rimane pertanto ritualmente acquisita al processo (Cass. civ., 1 febbraio 1993 n. 1215).
Norma di riferimento: Articolo 61 Codice proc. civile - Consulente tecnico | Quesito Q20101681
“il termine per il deposito della perizia del CTU decorre dalla data del giuramento del CTU stesso, o dal giorno del sopralluogo se previsto?”
La consulenza tecnica in materia civile consiste in un parere non vincolante su speciali problemi tecnici, che il giudice non è in grado di risolvere da solo. Il consulente scelto tra gli iscritti all'albo ha l'obbligo di prestare il suo ufficio. Il conferimento dell'incarico comprende il giuramento, la proposta dei quesiti ed il termine ultimo per il deposito della relazione scritta. Il termine per il deposito della perizia decorre dalla data del giuramento del CTU. Il termine non è però perentorio. Sovente capita che il consulente tecnico non rispetti il termine iniziale, e ometta di depositare la relazione anche all'udienza di rinvio fissata dal giudice. In tal caso appare condivisibile la prassi di adottare di un mero provvedimento di sollecito, tramite la cancelleria, al deposito dell'elaborato peritale, atteso che un immediato provvedimento di sostituzione del consulente inottemperante provocherebbe un notevole appesantimento dell'attività processuale. Il nuovo consulente, infatti, dovrebbe compiere ex novo tutte le azioni peritali.