Source: https://curia.diocesialesterralba.va.it/it/node/69
Timestamp: 2018-12-10 06:25:12+00:00
Document Index: 121364694

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 2', '§ 3', '§2', '§4', '§ 4', '§3', '§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§3', '§ 1', '§ 2']

Decreto circa la Celebrazione del Matrimonio Canonico | Curia
Sab, 09/16/2017 - 12:21
Decreto circa la Celebrazione del Matrimonio Canonico nella Diocesi di Ales-Terralba
NORME CIRCA LA CELEBRAZIONE DEL MATRIMONIO CANONICO
nella Diocesi di Ales-Terralba
Prot. Decr. 8/17
Accogliendo la richiesta di numerosi parroci perché siano uniformate in Diocesi scelte attinenti al luogo e al tempo della celebrazione del matrimonio canonico così come altre questioni circa la celebrazione di questo sacramento e volendo rispondere alla richiesta espressa nel Direttorio di Pastorale Familiare che chiede al Vescovo direttive specifiche sul tema, con il presente Decreto stabilisco alcune norme da osservare in tutte le parrocchie della Diocesi. Pertanto, alla luce delle indicazioni dei Documenti del Magistero e dell’Istruzione della Congregazione del Culto divino e dei Sacramenti sul Rito del Matrimonio, del Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa italiana e del Decreto generale sul Matrimonio Canonico
I1 matrimonio, «è un segno prezioso, perché quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si rispecchia in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi». Esso, come tutti i sacramenti, è un atto ecclesiale e non un avvenimento semplicemente privato. Il luogo ordinario della celebrazione del matrimonio è la chiesa parrocchiale di uno o l’altro degli sposi o di quella nella quale il nuovo nucleo familiare andrà a inserirsi.
2. § 1. L’eventuale richiesta di celebrare il matrimonio in altra parrocchia può essere accolta solo per seri e comprovati motivi. La relativa licenza sarà rilasciata in forma
scritta dal Parroco che ha compiuto l’istruttoria matrimoniale od eccezionalmente dall’Ordinario. Per questo motivo, altri parroci, come pure rettori di chiese non parrocchiali, non potranno accettare la richiesta di celebrare il rito nuziale sprovvisti di licenza. In collaborazione con i pastori delle parrocchie interessate, orientino i fedeli, con coraggio, saggezza e determinazione, a celebrare il Matrimonio nella comunità parrocchiale alla quale appartengono, o apparterranno (cfr. disposto al n°1).
§ 2. Per eventuali eccezioni, derivanti da motivi di necessità o di convenienza pastorale, il Parroco che ha curato l’istruttoria o l’Ordinario, possono concedere la licenza ad altro Parroco. Nei casi dubbi è necessario consultare l’Ordinario.
§ 3. La celebrazione del matrimonio nelle cappelle private, negli oratori annessi agli Istituti religiosi, scuole, centri giovanili, case di cura o di riposo e nelle cappelle devozionali non è consentita. Così pure resta proibita la celebrazione del matrimonio nelle ville o all'aperto, e in genere in quei luoghi dove la celebrazione rivesta il carattere di cerimonia privata ed esclusiva. La celebrazione del matrimonio è anche vietata nei Santuari e nelle Chiese non parrocchiali, incluse le chiese succursali e le chiese campestri, salvo quanto disposto al Can. 1118, §2 e al Can. 1228 e al §4 di questo Decreto.
§ 4. In Deroga al punto 2 §3, il Santuario di S. Mariaquas, in considerazione del suo status di chiesa speciale per la Diocesi, può continuare ad accogliere la celebrazione del matrimonio di fedeli che provengono sia dalle parrocchie di Sardara, sia da altre parrocchie della diocesi o fuori diocesi, ma solo a condizione che i nubendi siano provvisti di licenza del parroco di provenienza e dell’attestato di partecipazione ai percorsi di fede in preparazione al Matrimonio. Il parroco pro tempore della B.V. Assunta di Sardara o il Rettore del Santuario, nel caso che sia persona diversa dal parroco summenzionato, è incaricato di predisporre l’agenda della celebrazione dei matrimoni nel Santuario, vigilando che sia osservato quanto disposto dai nn. 6 al 21 del presente Decreto e curando di lasciare tempi e spazi per la preghiera dei pellegrini che accorrono al Santuario.
3. Si dovrà insistere, attraverso una paziente opera di formazione, e soprattutto mediante una viva testimonianza di comunione delle comunità parrocchiali, perché i futuri sposi trovino in essa l'ambiente idoneo per celebrare la loro unione in Cristo e nella Chiesa.
4. L'accoglienza dei nubendi in vista della preparazione del matrimonio sia fatta esclusivamente dal Parroco della chiesa o da altro sacerdote da lui delegato. L'incontro sia improntato al rispetto, all'ascolto e al dialogo, con la preoccupazione di chiarire eventuali ambiguità intorno alla richiesta del sacramento ed offrire un aiuto concreto per la preparazione.
5. I parroci da parte loro aderiscano volentieri, per quanto è possibile, alla richiesta dei fidanzati che domandano loro di presiedere la celebrazione del matrimonio, quando questa si svolge, per ragioni plausibili, fuori della propria parrocchia. L'esperienza conferma che si tratta di una preziosa occasione di incontro umano e di evangelizzazione.
IL GIORNO DELLA CELEBRAZIONE
6. Il Rito del matrimonio in giorno di domenica o festivo di precetto, a partire dalla sera del sabato o della vigilia, è consentito alle seguenti condizioni:
§ 1. La celebrazione domenicale del Matrimonio deve inserirsi nel contesto del significato ecclesiale del “Giorno del Signore” e delle esigenze prevalenti della comunità. Preferibilmente la si inserisca nelle Messe d’orario, evitando in ogni caso che scadenze troppo frequenti disturbino i ritmi della vita comunitaria. In Avvento, in Quaresima o in altri giorni a carattere penitenziale, si tenga conto delle caratteristiche proprie di questi tempi liturgici.
§ 2. Il parroco può celebrare nei giorni feriali i matrimoni fuori delle messe di orario.
7. Poiché la celebrazione del matrimonio, come quella degli altri sacramenti, è un atto ecclesiale, occorre che rivesta un carattere veramente comunitario.
8. Si curi perciò che i presenti partecipino attentamente all'azione liturgica, predisponendo per loro sussidi e strumenti idonei. Quando la celebrazione del matrimonio avviene durante la S. Messa non dovrebbe essere disattesa la partecipazione all'Eucarestia da parte degli sposi e dei presenti, se ne hanno le disposizioni, ma sempre nel rispetto del disposto n°12. Siano favorite le celebrazioni con la partecipazione della comunità cristiana e si provveda alla presentazione e all'accoglienza degli sposi da parte della Parrocchia prima e dopo la celebrazione del matrimonio.
9. La celebrazione non si improvvisa. Per questo i sacerdoti e gli altri gli operatori pastorali che curano la preparazione dei fidanzati dedichino una cura speciale, nell'imminenza delle nozze, alla catechesi dei riti e delle preghiere, alla scelta delle letture, ecc. Non si trascuri l'invito perché tutta la festa nuziale sia ispirata ai principi evangelici della semplicità e della sobrietà.
10. In una prospettiva pastorale che si preoccupa di evangelizzare mediante la celebrazione e in occasione di essa, grande valore deve essere attribuito all'omelia, che non può ridursi ad un discorso di circostanza ma deve essere un annuncio della Parola di Dio che si attualizza nella vita della nuova famiglia.
11. Durante la preparazione al matrimonio i futuri sposi siano coinvolti nella scelta delle letture della S. Scrittura che saranno commentate nell’omelia. Tuttavia nella celebrazione del Sacramento siano altri lettori a leggere, in quanto proprio gli sposi sono i primi destinatari della Parola proclamata. Non compiano incarichi di altri ministri (accolito, cantore...) e non stiano accanto al sacerdote che presiede, particolarmente durante la Preghiera Eucaristica. Si utilizzino, invece, tutte le possibilità espressive della Liturgia come suggerite dal Rituale. Il sacerdote non trascuri di invitare tutti, all’inizio della celebrazione, al rispetto e al raccoglimento.
12. Pur raccomandando la partecipazione sacramentale alla Messa del loro Matrimonio, si porrà attenzione, per evidenti ragioni, a non forzare gli sposi a fare la Comunione, specialmente se sono lontani dalla pratica cristiana. Qualora non fossero in grado di recuperare una consapevole partecipazione sacramentale, si consideri l’opportunità di celebrare il matrimonio senza la Messa, con tutta la solennità prevista dal Rituale (celebrazione della Parola di Dio, benedizione degli sposi, ecc.…).
13. Sono sempre più frequenti le richieste di celebrare insieme matrimonio e battesimo dei figli. La richiesta ha alla base motivazioni molto diverse che richiedono discernimento e riflessione. La Chiesa italiana ha espresso un orientamento pastorale: «L’accompagnamento di coppie di sposi può essere importante per prepararsi al battesimo, consentendo di fare esperienza della chiesa domestica che hanno formato celebrando il sacramento del matrimonio. In ogni caso, non si inserisca il battesimo dei figli nella stessa celebrazione di nozze» . È opportuno incoraggiare un serio discernimento di ogni singolo caso, una attenta valutazione delle motivazioni personali, una possibile apertura, lì dove ritenuta opportuna, ad una celebrazione dei due sacramenti accostati, ma non uniti.
§ 1. Si lascia ai parroci di valutare alcune modalità: celebrare il matrimonio nella Messa e subito dopo il rito del Battesimo fuori dalla Messa; celebrare il rito del matrimonio nella Liturgia della Parola, a cui fa seguito la celebrazione del Battesimo nella Messa; oppure la celebrazione del rito del matrimonio nella liturgia della Parola, seguita dal rito del Battesimo senza la Messa.
§ 2. Il luogo proprio del battesimo è la chiesa parrocchiale nel caso degli adulti mentre per i bambini è la chiesa parrocchiale dei genitori a meno che una giusta causa non suggerisca diversamente. Sono proibiti gli altri luoghi indicati al n. 2 §3 di questo Decreto.
14. Non è lecito far dipendere il battesimo di un bambino nato fuori del matrimonio canonico dalla celebrazione delle nozze dei suoi genitori. Così facendo quel matrimonio risulterà essere viziato fin dal principio, quindi nullo, per mancanza di libertà dei nubendi e a seguito di costrizione esterna esercitata dal sacerdote stesso.
15. I1 Parroco o il Rettore della chiesa avrà cura che ogni celebrazione nuziale abbia la dignità e la sobrietà che conviene ad una celebrazione festiva.
16. § 1. Il canto e la musica nella celebrazione del Matrimonio, utili a sottolineare il carattere festivo delle nozze, favoriscano la partecipazione corale e la preghiera dell’assemblea, secondo le sue capacità espressive. Essi siano, perciò, inseriti al momento opportuno e con testi adeguati. In ogni caso i canti siano di solido contenuto teologico e pertinenti al momento rituale: occorrerà aiutare intelligentemente gli sposi nella loro scelta. Si eviti di affidare l’animazione del canto a cantori o strumentisti che non favoriscono un coinvolgimento dell’assemblea, non propiziano il raccoglimento e la preghiera e rischiano di offrire esclusivamente una propria esibizione artistica, rendendo teatrale la celebrazione liturgica.
§ 2. Prima e dopo la celebrazione è consentita una maggiore libertà, sempre nel rispetto del luogo sacro (cfr. Direttorio Pastorale Familiare n. 80).
17. La decorazione floreale sia contenuta e sobria. L’uso dei fiori in chiesa è segno di festa, pertanto è consentito, rispettando i tempi liturgici e le caratteristiche di semplicità e sobrietà. Ostentazioni troppo ricercate, infatti, contraddicono il valore religioso del Rito. In ogni caso, è opportuno che la collocazione e la sistemazione delle composizioni floreali sia sempre concordata con il parroco. Le piante e i fiori usati per la celebrazione, restino in chiesa a ornamento della casa di Dio anche dopo il Matrimonio. È vietato l’uso di fiori finti.
18. I fotografi o gli operatori di riprese filmate, nello svolgimento del loro servizio in occasione della celebrazione di un Matrimonio, intervengano e agiscano con la massima discrezione, attenendosi al rispetto delle norme e accordandosi precedentemente con il Parroco. In ogni caso, si ricorda che sono ammesse foto o riprese all’ingresso degli sposi, durante il Rito del Matrimonio, a conclusione della celebrazione della Messa; mentre, perché sia dato ampio spazio al clima dell’ascolto e della preghiera, appare opportuno, evitare ogni ripresa fotografica, soprattutto se ciò dovesse comportare l’utilizzo di flash, durante la liturgia della Parola e durante la Preghiera Eucaristica. I familiari e gli invitati evitino di spostarsi dal proprio posto nell’assemblea solo nell’intento di scattare delle foto o utilizzare la telecamera.
CELEBRAZIONE DEL MATRIMONIO E CARITA’
19. La celebrazione dei sacramenti, e quindi anche del matrimonio, rientra nell'azione pastorale e nella missione del Parroco. Di per sé è dunque un servizio gratuito che il Pastore d'anime è tenuto a prestare al popolo affidato alle sue cure. I fedeli tuttavia da parte loro hanno il dovere di partecipare la propria gioia alla comunità cristiana nella quale sono stati educati e quindi anche di contribuire, nella misura delle loro possibilità, alle necessità della Chiesa e dei poveri.
20. D'altra parte si ricordi che da un punto di vista educativo è sempre valida la richiesta di un contributo, non solo per venire incontro alle necessità dei luoghi di culto, ma anche per sensibilizzare i fedeli, in occasioni come questa, ai bisogni della Chiesa locale nella quale sono inseriti.
21. I1 Parroco, con la collaborazione del sacerdote eventualmente invitato a benedire le nozze, si adoperino per eliminare gli inconvenienti del lusso e dello spreco ed educhino gradualmente i fedeli ad un senso di solidarietà e di riguardo verso coloro che hanno minori disponibilità economiche, per non favorire uno spirito di pericolosa emulazione e per un senso di rispetto al luogo sacro. I nubendi siano invitati a fare delle loro nozze anche un'occasione di carità verso i più bisognosi, suggerendo loro gesti di attenzione e di condivisione per i fratelli più poveri, per qualche infermo, per chi è più abbandonato.
22. Si effettui negli incontri di Forania e delle Unità pastorali, così come nel Consiglio Presbiterale Diocesano, una verifica dell’attuazione di queste norme e delle eventuali difficoltà che fossero state riscontrate.
Le presenti disposizioni di Diritto Particolare, che andranno in vigore dal 30 settembre 2017 sono affidate allo studio attento e all'applicazione esatta e concorde degli operatori della pastorale matrimoniale.
Ales, 08 settembre 2017
Mons. Francesco Murgia
Conferenza Episcopale Italiana, Direttorio di Pastorale Familiare (25 luglio 1993), 82
Francesco, Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, 19 marzo 2016, 121
Conferenza Episcopale Italiana, Rito del Matrimonio, Presentazione, 5; Direttorio di Pastorale Familiare, 69-70
Codice di Diritto Canonico, can 1118
Codice di Diritto Canonico, can. 1115
Decreto generale sul Matrimonio canonico, 24
Ivi, 4 e 23
Cfr. Codice di Diritto Canonico, can. 558
Cfr. Decreto generale sul Matrimonio canonico, 24 e Codice di Diritto Canonico, cann. 1219; 558; 559
Conferenza Episcopale Italiana, Direttorio di Pastorale Familiare, 74
Cfr. Rituale romano del sacramento del matrimonio, Introduzione, 13; Rito della celebrazione del matrimonio, 2ª ed. n. 32
Conferenza Episcopale Italiana, Direttorio di Pastorale Familiare, 70
Conferenza Episcopale Italiana, Direttorio di Pastorale Familiare, 71
Rito della celebrazione del matrimonio, 2a ed., n. 29
Si veda, per analogia, quanto detto al n. 59 dell’Ordinamento del Messale Romano
Ivi, 75-76
Conferenza Episcopale Italiana, Commissione Episcopale per la famiglia e la vita, Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia (22 ottobre 2012), 26
Codice di Diritto Canonico, Can. 857
Ivi, 78
Set 20, 2018 - 11:40
Nomine 28 Agosto 2018
Set 4, 2018 - 13:12