Source: http://officinelevante.org/2016/07/04/report-incontro-referendum-costituzionale-perunvotoconsapevole/
Timestamp: 2019-04-22 12:19:33+00:00
Document Index: 79271971

Matched Legal Cases: ['art. 68', 'art. 79', 'art. 71', 'art. 77', 'art. 75', 'art. 99']

Report Incontro Referendum Costituzionale #perUnVotoConsapevole - Officine del Levante
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Ecco il report dell’incontro sul Referendum Costituzionale tenuto dal Professor Alfonso che Officine del Levante ha incontrato lo scorso 27 giugno. L’intervento è suddiviso in due parti, la prima concerne il metodo, la seconda i contenuti.
Le critiche prendono le mosse sull’iniziativa da parte del governo e sulla Costituzione risultante dal dibattito parlamentare che non avrebbe le caratteristiche di Costituzione di tutti – come invece fu per quella del ’48 che utilizza solo 1000 parole di cui 900 di uso comune e rimase affissa un anno perché fosse conosciuta da tutti – bensì di una Costituzione “di parte”.
In realtà, è accaduto altre volte in passato, sia con il centro destra che con il centro sinistra (2001 e 2006). Certamente la Costituzione non è immodificabile, anzi ne contiene le modalità, anche con un referendum “integrativo” privo di quorum in mancanza di una approvazione parlamentare pari ai 2/3.
Una seconda critica consiste nella mancanza di una qualsivoglia analisi di fattibilità che dovrebbe in verità essere svolta preliminarmente per ogni legge per poterne valutare gli effetti. A maggior ragione, per la Costituzione, sarebbe stato estremamente opportuno valutarne prima gli effetti applicativi. Del resto alcune delle ultime riforme, proprio in quanto non pensate e valutate a priori, hanno dato risultati peggiori del testo originario (art. 68, art. 79 Cost.; Titolo V).
Da un terzo punto di vista, va considerata l’oggettiva eterogeneità delle riforme accomunate in un unico testo. Alcune sono da tutti ritenute oggettivamente utili ed opportune (abolizione del CNEL, semplificazione dell’accesso al referendum, statuto delle opposizioni), altre ridondanti, ma non discutibili, come la riaffermazione delle pari opportunità, altre ancora dubbie (modello regionale, nuovo senato). Alcuni propongono lo “spacchettamento” dei quesiti referendari. Non è previsto dal sistema, per cui si può solo ipotizzare un conflitto fra poteri alla Corte costituzionale, affinché lo valuti.
Dei 37 articoli del testo di legge costituzionale, due sono i blocchi principali e sensibili, il Senato e le autonomie.
Sul Senato si fa fatica ad affermare che la riforma sia chiara, utile e facilmente applicabile, sia sulla composizione che sulle funzioni. L’articolo relativo alle funzioni è oggettivamente un “melting pot” poco chiaro: è un senato delle autonomie, di garanzia, di controllo o bicamerale? Sono tipologie estremamente differenziate e poco collegabili.
Quanto alla composizione, non si capisce né chi ne farà parte né che rappresentatività territoriale avrà (solo sindaci di comuni piccoli e consiglieri, stante la necessità di non “distrarre dal governo” presidenti assessori di regioni, sindaci metropolitani o di grandi città?). Il sistema tedesco, richiamato in analogia, in realtà è diverso assai, in quanto i membri del Bundesrat sono designati (quando si parla, ad esempio, di tematiche specifiche, sono presenti in aula gli specialisti politici e tecnici dei Lander in quella materia).
Sarebbe forse stato più corretto passare al monocameralismo, perché così, invece, si può ravvisare persino una confusione di poteri in un quadro di bicameralismo assai imperfetto. Molte sono ancora le questioni in cui resta l’approvazione di entrambe le camere e comunque è statisticamente dimostrato che il problema della doppia lettura è solo in ragione di equilibri politici e che l’iter di leggi “desiderate” può essere ed è stato concluso in 50 giorni.
Quanto alla ripartizione dei poteri tra e stato regioni la mera lettura del testo non permette affatto la chiarezza che sarebbe indispensabile nel testo costituzionale.
Per quanto concerne l’elezione del presidente della Repubblica suscita perplessità il fatto che seppure alla settima votazione egli possa essere eletto dalla maggioranza dei presenti.
Altre riforme sono sicuramente corrette, dal punto di vista tecnico: si pensi alle nuove forme di referendum (art. 71), ai limiti al decreto-legge (art. 77), ai nuovi quorum per il referendum abrogativo (art. 75), alla abolizione del CNEL (art. 99 Cost.).
Qualche dubbio resta sulla abolizione delle province (Art. 114), che dovrebbero essere già state abolite per legge, ma la cui sostanziale sopravvivenza nei fatti dimostra l’esigenza di un più ampio ripensamento della articolazione territoriale dello stato.
Dubbia è anche l’introduzione di un sindacato preventivo sulla legge elettorale, in quanto muta la natura della Corte costituzionale, che – chiamata a pronunciarsi su leggi non ancora in vigore – come in Francia assume una colorazione più politica.