Source: https://www.comitatodifesasalutessg.com/
Timestamp: 2019-03-24 13:34:45+00:00
Document Index: 22506537

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Lo sapeva la direzione dell'azienda.
Lo sapeva l'assessorato alla sanità.
Lo sapevano tutti, e non gli operai ...
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Centro di Iniziativa Proletaria
Grande soddisfazione di MD e AIEA per la conferma in Corte d’Appello a Milano delle condanne per i responsabili ex Fibronit dei decessi causati dall’amianto
Grande soddisfazione di Medicina Democratica, AIEA, l’Associazione Italiana Esposti Amianto e del CAL, Coordinamento Amianto Lombardia, per la sentenza emessa ieri pomeriggio dalla Corte d’Appello di Milano che ha confermato le condanne stabilite in primo grado dal Tribunale di Pavia contro gli imputati, dirigenti ex Fibronit di Broni per circa 200 decessi, causati dall’amianto, fra i lavoratori, ma anche fra la popolazione civile: Michele Cardinale, condannato a 3 anni e 10 mesi e Lorenzo Mo a 3 anni, “Con questa sentenza, la giudice, dott.ssa Giovanna Ichino, ha interrotto la lunga sequela di assoluzioni emesse dalla V sezione penale del Tribunale di Milano.
Possiamo dire che finalmente c’è un minimo di giustizia per i troppi morti per amianto della Fibronit, oltre 200!”, hanno dichiarato Fulvio Aurora, responsabile vertenze giudiziarie di Medicina Democratica e Maura Crudeli, presidente nazionale AIEA , costituiti come parti civili in questo come in altri processi simili, in corso in varie parti d’Italia.
La sentenza di oggi,la prima del genere a Milano, che di fatto, salvo qualche prescrizione, interrompe la sequenza di assoluzioni di questi ultimi anni, apre nuovi scenari e offre nuove speranze a quanti si battono per il riconoscimento delle responsabilità per i tanti decessi causati dall’amianto fra i lavoratori e anche fra la popolazione civile, che fanno della Lombardia la Regione con il più alto numero di morti in Italia.
Anche di questo si parlerà oggi. venerdì 22 marzo, al convegno preannunciato nei giorni scorsi “Amianto e (in) giustizia: la scienza è neutrale?”: ” L’avvocata di parte civile Laura Mara, protagonista del processo in rappresentanza delle parti civili- hanno sottolineato Fulvio Aurora e Maura Crudeli- entrerà nel vivo della vicenda e potrà illustrarne i diversi passaggi, e potrà spiegare il perché della sua e della nostra gioia!” Appuntamento, quindi, alle ore 9:30, Sala Vitman
Acquario Civico, in Viale Gadio 2 ( MM linea 2 Lanza)
Maura Crudeli, cell. 392 976 5786
Sentenza storica: per la Corte di Cassazione la Marina Militare è responsabile della morte di due marinai a causa dell'amianto “respirato” sulle navi: reso noto il dispositivo della sentenza del 6 novembre scorso. Rmandato il processo per la terza volta alla Corte di Appello di Venezia
Non c'è alcun dubbio: per la III Sezione della Corte di Cassazione i vertici della Marina Militare , 5 ammiragli ( in origine 6) sono responsabili della morte per mesotelioma pleurico di due marinai, per essere stati esposti all’amianto senza le dovute protezioni, in quanto non sono state applicate le leggi a salvaguardia della salute dei lavoratori.
Si apre, quindi, un nuovo capitolo nella complessa vicenda processule alla ricerca della giustizia per la morte del capitano di vascello Giuseppe Calabrò, di Siracusa, e del meccanico Giovanni Baglivo, di Tricase (Lecce), deceduti nel 2002 e nel 2005, entrambi a Padova, dove erano stati ricoverati per la gravissima patologia.
E' questa, infatti la sostanza della sentenza del 6 novembre dello scorso anno, i cui dispositivi sono stati resi noti ieri: “Una sentenza clamorosa- ha dichiarato Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di Medicina Democratica- con cui la Corte di Cassazione ha di fatto respinto la sentenza di assoluzione del 16 marzo 2017, esattamente due anni fa, della Corte di Appello di Venezia e ha rinviato, per la terza volta alla stessa Corte di Appello di Venezia, ma in altra composizione, il processo contro i responsabili della Marina Militare per la morte dei due marinai. E Questa volta le motivazioni sono stringenti e non lasciano molti spazi al nuovo procedimento.”
SOLIDARIETÀ’ PROLETARIA ALLA CASA ROSSA ROSSA
AMIANTO AL TEATRO SCALA MILANO
Rinvio anche per un altro testimone – un lavoratore del Teatro della Scala malato di mesotelioma (e il mesotelioma non è una malattia che ti conceda tanto tempo…), che avrebbe dovuto testimoniare questo pomeriggio.
Quindi tutto rimandato di un mese, la prossima udienza si terrà il 27 marzo.
La legge sarà – almeno così è scritto nelle aule – uguale per tutti ma la giustizia non lo è per niente. Chi ha soldi e tempo può permettersi di aspettare; chi non li ha e piange i suoi morti vede questa “giustizia” inumana e di parte allontanarsi sempre di più. Aspettando una giustizia che non arriva mai, altri lavoratori si sono ammalati e due sono morti. Intanto avanza anche la prescrizione.
Ormai l’abbiamo capito bene, i processi per le morti di decine e decine di operai e lavoratori per amianto non si devono fare e il Tribunale di Milano è in prima fila nell'applicare questa direttiva assolvendo ogni volta i responsabili, tra l’altro sulla base di argomentazioni antiscientifiche rifiutate anche dalla Suprema Corte in una recente sentenza.
Non ci illudiamo ma non siamo disposti ad arrenderci. Continueremo ovunque, nei tribunali, nelle strade, a pretendere giustizia, non solo per chi non c’è più ma perché altri non debbano percorrere questo calvario.
Sesto San Giovanni (Mi), 26 febbraio 2019
SOLIDARIETA’ INCONDIZIONATA ALLA
BANDA DEGLI OTTONI A SCOPPIO.
Due compagni, componenti della banda degli Ottoni a Scoppio (riconosciuta anche con l’Ambrogino d’oro) - da sempre a fianco delle lotte operaie, sociali, studentesche e antifasciste - saranno processati il 26 febbraio per un gesto di solidarietà proletaria per fatti che risalgono al 7 dicembre 2014, durante le contestazioni alla “prima” della Scala.
In quell’occasione la Banda degli Ottoni a Scoppio, storica banda militante di strada che ogni anno accompagna anche con la sua musica il corteo per commemorare le vittime dell’amianto a Sesto San Giovanni, è intervenuta a difesa di alcuni manifestanti contro le forze dell’ “ordine” e chi cercava a tutti i costi lo scontro per poi criminalizzare il dissenso.
Siamo al fianco della Banda degli Ottoni senza se e senza ma.
La loro lotta è nostra lotta ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà militante a Spinash e a Juan Carlos, oltre che a tutta la Banda.
NO alla criminalizzazione di chi si oppone al potere che legittima lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Sesto San Giovanni (Mi) , 7 febbraio 2019
Grande interesse degli studenti del 5° anno dell’Istituto “E. DE NICOLA di Sesto San Giovanni questa mattina nell’ incontro con il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio sul Tema: COSA SI SA SULL’AMIANTO E COSA SI DOVREBBE FARE.
IL RISCHIO AMIANTO IN LOMBARDIA: Il comitato fa prevenzione nelle scuole.
Sabato 9 febbraio il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio sarà all’Istituto “E. DE NICOLA di Sesto San Giovanni per un incontro con gli studenti del 5° anno, dalle ore 11.00 alle 13.00.
Tema dell’incontro: COSA SI SA SULL’AMIANTO E COSA SI DOVREBBE FARE.
Nell'incontro verranno proiettati alcuni brevi filmati e forniti i dati sulla presenza di amianto della cintura industriale di Milano e Sesto San Giovanni e sulla condizione di grave rischio, in particolare per alcuni istituti scolastici e per le case popolari.
I dati dei casi di mesotelioma a partire dal 2000 riportano cifre da bollettino da guerra. Il registro dei mesoteliomi lombardo riporta, per il periodo dal 2000 al 2014, un totale di 5.897 casi. Si va dai 355 casi del 2000 ai 480 del 2011. Il VI Rapporto Mesoteliomi INAIL dell’ottobre 2018 conferma i dati fino al 2015: 5.680 casi di mesotelioma. I dati sono in costante aumento: rispetto ai casi del 2000 (277) già nel 2010 i casi segnalati sono stati 409; per il 2013 472, e per il 2017 sono più di 500 i casi di mesotelioma.
I dati della Provincia di Milano sono i seguenti: Milano hinterland: 882; Sesto San Giovanni: 138; Milano 1: .502; Milano 2: 242; Milano Città: 653.
In Lombardia c’è ancora il 33% di tutto l’amianto giacente in Italia: oltre 210.000 siti censiti nella nostra regione - di cui il 12% nel settore pubblico e l’88% in quello privato - con 6 milioni di mq. che vanno bonificati e smaltiti, altrimenti ci saranno ulteriori esposti, malati e decessi correlati. La presenza di coperture in cemento amianto in Lombardia è stimata, a tutt'oggi, in almeno 2.053.524 mc., di cui la maggior parte (566.916 mc.) si trova nella zona di Milano-Monza Brianza.
Parlarne con i giovani, perché essere informati è il primo passo nella lotta contro l’amianto, è fondamentale e questo è il senso che vogliamo dare a questo incontro.
mail: cip.mi@tiscali.it Sesto San Giovanni 7 febbraio 2019
Roma , 06 febbraio 2019
"Esprimiamo viva preoccupazione per il rinvio dell'udienza in Cassazione del processo per le vittime dell'amianto all'ILVA di Taranto", ha detto Salvatore Nania, presidente del CNA, Coordinamento Nazionale Amianto, a cui fanno capo 18 associazioni-comitati-movimenti di lotta perchè venga fatta giustizia per i morti di amianto in Italia.
Il rinvio è stato infatti notificato, come da allegato, a meno di 24 ore dalla seduta della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione a Roma, prevista per martedì 5 febbraio a partire dalle ore 9:00. La motivazione, stupefacente, di "omessa notifica agli imputati non ricorrenti" come è scritto nella notifica del Presidente. "Quanto ancora bisognerà attendere-ha aggiunto Nania, al termine della riunione nazionale del CNA, indetta in giornata- per la convocazione di una nuova
udienza e per conoscere la sentenza per i 5 imputati, ex dirigenti dello stabilimento ex ITALSIDER, oggi ILVA di Taranto, ritenuti responsabili della morte per mesotelioma pleurico di 5 lavoratori?"
Si tratta, così sembrerebbe, di un rinvio per "distrazione", una banale dimenticanza, che però si è abbattuta come una clava nel cuore dei familiari e delle persone già in viaggio per Roma, o già arrivate nella capitale per testimoniare con un sit-in la loro volontà di giustizia per i propri cari, deceduti a causa delle fibre killer di amianto, respirate nel posto di lavoro.
"Questo rinvio in una vicenda processuale iniziata nel 2011- ha aggiunto Nania- è la fotocopia di troppe vicende processuali che riguardano le vittime dell'amianto nei luoghi di lavoro, la cui durata sembra dilatarsi all'infinito, fra tempi tecnici, veri e presunti, cavilli burocratici, alchimie giuridiche e/o dimenticanze: basti citarne alcuni, come FIBRONIT di Broni, Breda Termomeccanica di Milano, Franco Tosi di Legnano, FINCANTIERI di Palermo, Fonderie Valbruna, TEKSID di Torino, ex ENEL di Turbigo ed ex ENEL di Larderello (PI), Marina Militare 1 Padova e Venezia, Pirelli di Torino, Pirelli di Milano, di cui alcuni iniziati nel 2008, come quello della Marina Militare 1 e ancora in corso. Una situazione inaccettabile per questi nostri "morti senza riposo", per i quali non ci stancheremo di chiedere giustizia!"
MALATI AL LAVORO, LAVORO MALATO,
Sabato 2 febbraio 2019 - ore 15,30 - ASSEMBLEA del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” Via Magenta 88 Sesto San Giovanni.
OdG: 1) prossime iniziative di lotta. 2) resoconto delle attività del Comitato e informazione sulle cause penali in cui siamo parte civile, cause di lavoro e civili in cui il nostro Comitato è impegnato. 3) varie
MORTI SUL LAVORO NEL 2018
MORTI SUL LAVORO NELLA GUERRA DÌ CLASSE FRA CAPITALE E LAVORO. PER I CAPITALISTI IL PROFITTO PRIMA DELLA SICUREZZA.
Secondo i dati resi noti dall’INAIL più infortuni sul lavoro nel 2018 i morti sono stati 1133 con un aumento del 10% rispetto al 2017.
I dati dell’Istituto registrano anche una crescita delle denunce d’incidenti e vittime in ambito lavorativo e di patologie di origine professionale denunciate, che sono state quasi 60mila.
Nel dettaglio i dati Inail relativi al 2018 su infortuni e morti sul lavoro, registrano che le denunce di infortunio tra gennaio e dicembre 2018 sono state 641.261 (+0,9% rispetto al 2017, quando erano state 635.433). Di queste, 1.133 con esito mortale (+10,1%, ossia 104 in più rispetto alle 1.029 del 2017).
I padroni nella ricerca del massimo profitto sfruttano al massimo i lavoratori e risparmiano anche pochi centesimi sulla sicurezza non esitando a mandare a morte consapevolmente migliaia di lavoratori. Non è un caso che anche le patologie di origine professionale sono in aumento: quelle denunciate nel 2018, sono state 59.585 (+2,5%, pari a 1.456 casi in più rispetto ai 58.129 dell'anno precedente).
Secondo Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro e i dati INAIL sono sottostimati perché i lavoratori morti nel 2018, contando i morti sulle strade e in itinere, considerati dallo Stato e dall’INAIL come morti sul lavoro, arrivano a oltre 1450 lavoratori morti per infortuni.
Un bollettino di guerra che non accenna a fermarsi. Nonostante le chiacchiere del capo dello stato Mattarella, del governo del “cambiamento” lega e 5stelle, e delle istituzioni non esiste sicurezza sui posti di lavoro. I morti sul lavoro dall’inizio del 2019 a oggi 29 gennaio sono già 45. Persone, esseri umani usciti al mattino, per andare a guadagnare il pane per i loro cari e mai più tornati e, almeno altrettanti lavoratori sono morti sulle strade e in itinere.
Ormai da molto tempo i sindacati confederali CGIL-CISL-UIL-UGL, sono diventati i principali sostenitori dell’economia capitalista e dello sfruttamento operaio a cui subordinano gli interessi operai e la sicurezza sul lavoro. A questi sindacati di regime recentemente si sono accodati anche alcuni sindacati extraconfederali o di base che in cambio di un piatto di lenticchie si sono venduti. Ex sindacati di base (lampante è l’esempio dell’UsB su ILVA di Taranto) che hanno abbandonato il loro ruolo conflittuale, anticapitalista di difesa degli interessi operai e, che pur di avere una rappresentanza riconosciuta dai padroni e sedersi ai tavoli di trattativa vengono meno al loro ruolo conflittuale di lotta contro lo sfruttamento capitalista. Sindacati che vanno ai tavoli di trattativa non certo per rappresentare gli interessi operai e proletari ma i loro interessi di organizzazione usufruendo di permessi sindacali, distacchi e altri privilegi che il padrone concede ai suoi servi. Gli operai disorganizzati, con sindacati venduti e senza un loro partito che difenda i loro interessi, sono solo carne da macello per i padroni.
E’ L’AUMENTO DELLO SFRUTTAMENTO LA CAUSA PRINCIPALE DELL’AUMENTO DEGLI INFORTUNI, DEI MORTI SUL LAVORO E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI.
LA SALUTE E LA SICUREZZA DÌ MILIONI DÌ LAVORATORI VALGONO PIU’ DEI PROFITTI DEI PADRONI
MORTI AMIANTO TEATRO SCALA MILANO
Morti per amianto al Teatro alla Scala, il presidio davanti al tribunale è un concerto
Un mini concerto di ottoni. Così alcuni lavoratori del Teatro alla Scala hanno voluto fare sentire la loro voce davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, in occasione del processo a carico di 5 ex dirigenti del Piermarini con al centro la morte di una decina di persone, tra cui macchinisti di scena, un attrezzista, un falegname, una cantante lirica esposti ad amianto prima delle bonifiche dei locali. Al presidio ha partecipato una ventina di persone appartenenti ad alcuni comitati, tra cui Medicina democratica e il Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio. «Il Teatro alla Scala è il biglietto da visita della città di Milano», ha detto Pippo Fiorito, segretario generale della Cub Spettacolo, che chiede «giustizia e verità» per i morti. Sulle recenti assoluzioni a Milano in altri processi con al centro morti d’amianto, Fiorito ha ribadito che «il Tribunale ha una linea giuridica sbagliata». Nicolas Braile, del comitato Ambiente e salute del Teatro alla Scala ha sottolineato che ci sono «altri lavoratori che in questo momento si stanno ammalando, la situazione sta peggiorando». E ancora: «Se ne parla poco fuori ma anche dentro, c’è il timore un giorno di essere colpiti da questa malattia. C’è solidarietà tra i lavoratori, ma non se ne parla apertamente perché il mesotelioma è ancora un tabù».
Video di Manuela Messina
Annunciato ricorso in appello contro la sentenza assolutoria dei manager al processo Pirelli Bis per la morte di 28 lavoratori per mesotelioma pleurico: le motivazioni presentate a oltre due anni dalla sentenza e solo dopo le denunce delle associazioni e delle parti civili. "Un ritardo assurdo, ma noi non ci fermeremo, finché non avremo giustizia" , questa la dichiarazione del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e AIEA
"Non ci fermeremo, lo dobbiamo alle vittime e ai loro famigliari. Continueremo a lottare, finché non avremo giustizia e i responsabili di questo genocidio non saranno fermati e puniti: il nostro primo passo sarà il ricorso in appello! Questo non riporterà in vita i morti e non guarirà il dolore dei loro famigliari e dei malati, ma senz'altro ne eviterà altri perché non si può concedere l’impunità a padroni e manager con teorie antiscientifiche. Così si afferma nella pratica che uccidere i lavoratori non è reato!". E' quanto ha dichiarato Michele Michelino, presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, non appena conosciute le motivazioni della Sentenza della V Sezione del Tribunale di Milano, presieduta dalla giudice Annamaria Gatto, che ha mandato assolti al processo Pirelli Bis 9 ex manager della Pirelli, imputati di omicidio colposo plurimo per la morte per mesotelioma di 28 lavoratori che hanno lavorato nell'azienda milanese fra gli anni '70/'80. Ciò che è inaccettabile è che le motivazioni della sentenza siano state depositate a due anni di distanza dalla sua emissione, in data 19 dicembre 2016, e soltanto dopo la protesta dello stesso Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, di Medicina Democratica, dell' Associazione Italiana Esposti Amianto e delle parti civili, che il 6 dicembre hanno presentato una segnalazione al Presidente del Tribunale di Milano, Dr. Roberto Bichi, e al Presidente della V Sezione Penale del Tribunale di Milano, Dr. Ambrogio Moccia per denunciare il grave danno rappresentato da questo ritardo per le Parti Civili, rappresentate dall’avv. Laura Mara, impossibilitate di fatto ad agire.
" Quanto accaduto e le motivazioni della sentenza- ha aggiunto Michele Michelino ci inducono a pensare che il segnale politico che sta dando il tribunale di Milano sia chiaro: questi processi non si devono più fare".
Colpiscono- ha detto Fulvio Aurora, responsabile vertenze giudiziarie AIEA- le ragioni addotte dalla giudice Annamaria Gatto per motivare la sentenza di assoluzione, in quanto risultano decisamente in contrasto con alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione, quali ad esempio quella della Quarta Sezione della Corte di Cassazione sui morti d’amianto alla Centrale Enel di Chivasso (To) e quella della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione per il processo fincantieri di Monfalcone. La prima, che ha condannato i dirigenti per la morte dei lavoratori e la seconda che ha confermato le condanne per i numerosi casi di lavoratori deceduti per patologie derivanti dall’amianto presso la Fincantieri di Monfalcone". In tutte e due le sentenze di Cassazione si sostiene il principio che “Il superamento, alla stregua della letteratura scientifica ormai consolidata, della teoria della cosiddetta dose killer non può che comportare, sul piano logico, l’adesione all’ipotesi scientifica, avente fondamento epidemiologico, secondo cui l’aumento della esposizione produce effetti nel periodo di induzione e di latenza” e cioè, in buona sostanza, che assorbita una prima dose di polveri killer di amianto, continuare ad assorbirne non può che aggravare la patologia.
In contrasto con queste motivazioni che hanno determinato la condanna dei responsabili nei rispettivi processi, la giudice Gatto scrive invece, a pag.69/70 delle motivazioni della sentenza, che “ Si può ritenere ormai del tutto superata la discussione sulla dipendenza della asbestosi dalla esposizione ad amianto mentre rimangono dubbi soprattutto in ambito clinico sulla derivazione del mesotelioma dallo stesso agente nocivo”. E ancora. “La durata dell’induzione o latenza minima è più difficilmente individuabile e l’unico elemento che incontra un significativo consenso è l’affermazione che per determinare l’inizio dell’induzione si deve far riferimento alla prima – e quindi più risalente – esposizione ad amianto. Incontra un significativo consenso anche l’affermazione che, una volta terminata l’induzione le esposizioni successive non hanno alcuna rilevanza nella storia del mesotelioma. Diversamente è ancora molto dibattuta la questione relativa all’effetto acceleratore che possono avere le cd “dosi cumulative”.
In altre parole, per la giudice sono rilevanti solo le prime esposizioni, quindi se i lavoratori sono stati contaminati nei primi anni di lavoro possono tranquillamente continuare a lavorare con la fibra killer o i cancerogeni perché il continuo avvelenamento è irrilevante! "E inoltre- sottolinea Fulvio Aurora- sembrerebbe mettere in discussione la correlazione amianto-mesotelioma, da decenni acclarata da tutta la letteratura scientifica a livello internazionale!"
IL GIORNO SABATO 29 DICEMBRE 2018
mail: cip.mi@tiscali.it Milano, 28/12/2018
PROCESSO PIRELLI PER I MORTI D’AMIANTO
Presentato al Presidente del Tribunale di Milano Dr. Roberto Bichi e al Presidente della V Sezione Penale del Tribunale di Milano Dr. Ambrogio Moccia una segnalazione che denuncia un grave nocumento per le Parti Civili rappresentati dall’avv. Laura Mara.
Intanto, mentre il processo stancamente ristagna, le vittime e le loro associazioni senza le motivazioni della sentenza non possono neanche presentare appello. Non si ferma invece la conta dei morti fra chi ha lavorato alla Pirelli, in attesa di una giustizia che non arriva mai, altri ex lavoratori continuano ad ammalarsi e morire.
Tanti compagni e amici per l'ultimo saluto a Mariolone
ULTIMO SALUTO A MARIOLONE
ULTIMO SALUTO A MARIOLONE (nella foto in tribunale secondo da sinistra)
Lunedì 26 novembre alle ore 14,30 presso la camera mortuaria dell’Ospedale di Cantù il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, i compagni e gli amici ricorderanno e saluteranno per l’ultima vola il compagno Mario Amiranda, Mariolone.
I compagni che vogliono partecipare con noi possono chiamare al n. 3357850799 o venire all'Ospedale.
CIAO MARIOLONE
CIAO MARIOLONE, AMICO E COMPAGNO DI TANTE BATTAGLIE
Con profondo dolore annunciamo sgomenti la morte del nostro compagno Mario Amiranda - Mariolone, come lo chiamavamo affettuosamente - avvenuta stanotte, a causa di un avvelenamento di barbiturici.
Ricoverato in ospedale, nonostante le cure, è deceduto durante la notte.
Mariolone è stato un amico sincero, un caro compagno di lotta, una persona dolce, generosa, sensibile, sempre pronto ad aiutare gli altri e battersi contro ogni forma di ingiustizia. Ma questa volta, purtroppo, ha pensato che nessuno potesse aiutare lui. Ora ci lascia un profondo senso di disorientamento e di colpa per non aver capito fino in fondo il suo dramma e non essere riusciti ad aiutarlo.
Mariolone, operaio di una ditta di autobus, da oltre un anno si era messo in aspettativa per curare il padre gravemente malato. Non voleva abbandonarlo in una casa di riposo, ma la solitudine e la mancanza di socialità sono stati questa volta più forti di lui.
Mariolone ….sempre in prima fila nelle lotte operaie: da più di un decennio faceva parte del nostro Comitato e del Centro di Iniziativa Proletaria, partecipando, prendendo permessi e ferie sul lavoro, a tutte le iniziative di lotta. Sempre al fianco delle vittime dell’amianto nei tribunali, nelle manifestazioni contro il governo per i diritti dei lavoratori, contro l’INAIl, portando con la sua presenza la solidarietà operaia concreta a chi lottava contro lo sfruttamento e contro l’ingiustizia, dai terremotati dell’Aquila ai famigliari della strage ferroviaria di Viareggio.
Dopo tanti morti per amianto, oggi siamo ancora più tristi e arrabbiati per la perdita, di cui non riusciamo a capacitarci, di un compagno e di un amico.
Ciao Mariolone, che la terra ti sia lieve. Con affetto e amore, i tuoi compagni
Sesto San Giovanni, 23 novembre 2018
INVITO SENATO.pdf
COMUNICATO ASSOCIAZIONI E COMITATO
Sembrerebbe lo slogan della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. Per la verità nel giro di pochi giorni sono arrivate due sentenze di assoluzione da parte di questa Corte d'Appello, ambedue per amianto: la prima riguardava la Fibronit di Broni , la seconda - quella di oggi - si riferiva ai 27 morti della Pirelli di Milano, i cui imputati sono stati mandati assolti per non aver commesso il fatto.
Eppure il Tribunale di Torino in due processi analoghi contro i vertici Pirelli ha emesso sentenza di condanna, confermata dalla Corte d'Appello di Torino, in relazione ai medesimi reati.
Perché' queste differenze? Perché la Cassazione, nella gran parti dei casi, ha confermato le condanne inflitte dalle Corti di merito? Perché invece anche in primo grado la quinta sezione del Tribunale di Milano assolve? Perché la Suprema Corte di Cassazione ha affermato e riaffermato nel tempo solidi principi giuridici - (in punto di anti-scientificità della trigger dose, di antigiuridicità dei TLV, di affermazione della teoria multistadio nei casi di mesotelioma come la più autorevole e accredita nella comunità scientifica, di prevenibilità e prevedibilità dell’evento, di accelerazione della latenza, di posizioni di garanzia dei componenti del CDA quali effettivi datori di lavoro sui quali gravava, anche in caso di delega, un dovere di vigilanza e di intervento sostitutivo non demandabile a nessuno, di piena conoscenza da parte del mondo industriale italiano della cancerogenicità dell’amianto quanto meno a partire dal 1964, anno in cui si celebrò la Conferenza di New York) - che vengono sistematicamente disattesi dalla Corte d’Appello di Milano?
E' una posizione giuridica o è una posizione politica?
Lo renderemo noto anche alla Commissione del Senato per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che il 29 novembre p.v. ha invitato le associazioni alla presentazione della bozza di Testo Unico delle leggi sull'amianto (Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani – Sala Zuccari ore 9,30).
Sarà una legge che aiuterà a fare giustizia? Toglierà la prescrizione per i reati contro la salute e sicurezza sul lavoro? promuoverà un piano per l'eliminazione totale dell'amianto? Renderà semplice e automatico il riconoscimento delle malattie professionali e delle esposizioni all'amianto? Sottoporrà gli ex esposti a sorveglianza sanitaria? Aiuterà le vittime e i loro famigliari a denunciare e ne sosterrà le spese?
AMIANTO PIRELLI. PER I MORTI NESSUNA GIUSTIZIA
Amianto:Comitato vittime,morta giustizia
Presidente Michelino critica la sentenza di assoluzione
(ANSA) - MILANO, 24 NOV - "La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei Tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c'è licenza di uccidere e impunità". Lo ha detto Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro (parte civile), commentando la sentenza con cui oggi, ribaltando il verdetto di primo grado, la Corte d'Appello di Milano ha assolto 11 ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali, secondo l'accusa, causate dall'esposizione all'amianto.
"Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo", ha spiegato Michelino con a fianco Silvestro Capelli, esponente del comitato e ex operaio che, come ha spiegato, ha lavorato "per 17 anni in un'altra fabbrica, la Breda a Milano, e poi mi sono ammalato".
ANCORA UN'INGIUSTIZIA
161124 COMUNICATO PIRELLI b.pdf
ROMA: II° ASSEMBLEA NAZIONALE AMIANTO