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Timestamp: 2019-07-15 23:42:38+00:00
Document Index: 62215042

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Nella causa C‑441/17,
composta da K. Lenaerts, presidente, A. Tizzano, vicepresidente, M. Ilešič, L. Bay Larsen, T. von Danwitz, J. Malenovský ed E. Levits, presidenti di sezione, A. Borg Barthet, J.‑C. Bonichot, A. Arabadjiev, S. Rodin, F. Biltgen, K. Jürimäe, C. Lycourgos ed E. Regan (relatore), giudici,
i) sono in pericolo (…) oppure
2. Gli Stati membri adottano misure analoghe per le specie migratrici non menzionate all’allegato I che ritornano regolarmente, tenuto conto delle esigenze di protezione nella zona geografica marittima e terrestre a cui si applica la presente direttiva per quanto riguarda le aree di riproduzione, di muta e di svernamento e le zone in cui si trovano le stazioni lungo le rotte di migrazione. (…)
4. Gli Stati membri adottano misure idonee a prevenire, nelle zone di protezione di cui ai paragrafi 1 e 2, l’inquinamento o il deterioramento degli habitat, nonché le perturbazioni dannose agli uccelli che abbiano conseguenze significative in considerazione degli obiettivi del presente articolo. (…)».
35 La sezione 1 della decisione n. 52 prevede la creazione, in questi due distretti forestali, di «zone funzionali di riferimento», nelle quali si procederà unicamente, a decorrere dal 1o aprile 2016, a una gestione forestale basata su processi naturali. Essa prevede, in tal senso, che l’attività di gestione esercitata in tali zone, le quali, si precisa, non includono le riserve naturali, debba limitarsi, in particolare, al taglio di alberi che costituiscono un pericolo per la sicurezza pubblica e un rischio di incendio, a lasciare spazio al rinnovamento naturale, a mantenere le risorse forestali in uno stato che limiti al minimo la penetrazione delle foreste da parte dell’uomo e alla creazione di una cintura di protezione, lungo i limiti di dette zone, installando trappole a feromoni volte a impedire il passaggio, da e verso queste stesse zone, di organismi nocivi in misura tale da minacciare la sopravvivenza delle foreste.
56 Con ordinanza del 27 luglio 2017, Commissione/Polonia (C‑441/17 R, non pubblicata, EU:C:2017:622), il vicepresidente della Corte ha provvisoriamente accolto quest’ultima domanda fino alla pronuncia dell’ordinanza di chiusura del procedimento sommario.
59 Con ordinanza del 20 novembre 2017, Commissione/Polonia (C‑441/17 R, EU:C:2017:877), la Corte ha accolto la domanda della Commissione, sino alla pronuncia della sentenza definitiva nella presente causa, pur autorizzando, a titolo eccezionale, la Repubblica di Polonia ad attuare le operazioni previste all’allegato del 2016 e alla decisione n. 51 ove queste siano strettamente necessarie, e nei limiti in cui siano proporzionate, per garantire, in maniera diretta e immediata, la sicurezza pubblica delle persone, e a condizione che altre misure meno radicali non siano possibili per ragioni oggettive. La Corte ha altresì ordinato alla Repubblica di Polonia di comunicare alla Commissione, entro quindici giorni dalla notifica di tale ordinanza, tutti i provvedimenti che avrà adottato per rispettarla pienamente, precisando, in maniera motivata, le operazioni di gestione forestale attiva che essa intende proseguire in quanto necessarie per garantire la sicurezza pubblica. La Corte si è riservata di decidere sulla domanda complementare della Commissione volta a far ingiungere il pagamento di una penalità di mora.
60 Inoltre, con ordinanza dell’11 ottobre 2017, Commissione/Polonia (C‑441/17, non pubblicata, EU:C:2017:794), il presidente della Corte ha deciso d’ufficio di trattare la presente causa con procedimento accelerato ai sensi dell’articolo 23 bis dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea e dell’articolo 133 del regolamento di procedura.
64 Occorre ricordare che lo scopo del procedimento precontenzioso è di dare allo Stato membro interessato l’opportunità di conformarsi agli obblighi che gli incombono in forza del diritto dell’Unione o di sviluppare un’utile difesa contro gli addebiti formulati dalla Commissione. La regolarità del procedimento precontenzioso costituisce una garanzia essenziale non soltanto a tutela dei diritti dello Stato membro di cui trattasi, ma anche per garantire che l’eventuale procedimento contenzioso verta su una controversia chiaramente definita (sentenza del 16 settembre 2015, Commissione/Slovacchia, C‑433/13, EU:C:2015:602, punto 39 e giurisprudenza ivi citata).
65 Secondo una costante giurisprudenza della Corte, l’oggetto di un ricorso per inadempimento, in applicazione dell’articolo 258 TFUE, è determinato dal parere motivato della Commissione, cosicché il ricorso dev’essere basato sui medesimi motivi e mezzi di detto parere (sentenze dell’8 luglio 2010, Commissione/Portogallo, C‑171/08, EU:C:2010:412, punto 25, e del 5 aprile 2017, Commissione/Bulgaria, C‑488/15, EU:C:2017:267, punto 37).
66 Tuttavia, ciò non significa che debba sussistere in ogni caso una perfetta coincidenza tra l’esposizione degli addebiti nel dispositivo del parere motivato e le conclusioni del ricorso, purché l’oggetto della controversia, come definito nel parere motivato, non sia stato ampliato o modificato (v., in particolare, sentenza del 9 novembre 2006, Commissione/Regno Unito, C‑236/05, EU:C:2006:707, punto 11).
67 In particolare, l’oggetto di un ricorso per inadempimento può estendersi a fatti successivi al parere motivato, purché siano della medesima natura di quelli considerati in detto parere e siano costitutivi di uno stesso comportamento (v., in particolare, sentenze del 4 febbraio 1988, Commissione/Italia, 113/86, EU:C:1988:59, punto 11; del 9 novembre 2006, Commissione/Regno Unito, C‑236/05, EU:C:2006:707, punto 12, e del 5 aprile 2017, Commissione/Bulgaria, C‑488/15, EU:C:2017:267, punto 43).
106 Occorre ricordare che l’articolo 6 della direttiva «habitat» impone agli Stati membri una serie di obblighi e di procedure specifiche intesi ad assicurare, come risulta dall’articolo 2, paragrafo 2, della medesima, il mantenimento o, se del caso, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e delle specie di fauna e flora selvatiche di interesse per l’Unione europea, al fine di conseguire l’obiettivo più generale della stessa direttiva che è quello di garantire un livello elevato di tutela dell’ambiente per quanto riguarda i siti protetti in forza della stessa (v., in tal senso, in particolare, sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 36, e dell’8 novembre 2016, Lesoochranárske zoskupenie VLK, C‑243/15, EU:C:2016:838, punto 43).
107 A tale proposito, le disposizioni della direttiva «habitat» mirano a che gli Stati membri adottino misure di salvaguardia appropriate al fine di mantenere le caratteristiche ecologiche dei siti che ospitano tipi di habitat naturali (sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 38, e del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 36).
108 A tal fine, l’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat» prevede una procedura di valutazione volta a garantire, mediante un controllo preventivo, che un piano o un progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione del sito interessato, ma tale da incidere in maniera significativa sullo stesso, sia autorizzato solo se non pregiudicherà l’integrità di tale sito (v., in particolare, sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 28, e del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 43).
109 A tale riguardo, occorre precisare che, per quanto concerne le zone classificate come ZPS, gli obblighi derivanti da tale disposizione sostituiscono, conformemente all’articolo 7 della direttiva «habitat», gli obblighi derivanti dall’articolo 4, paragrafo 4, prima frase, della direttiva «uccelli», a decorrere dalla data di classificazione in forza di tale direttiva qualora quest’ultima data sia successiva alla data di entrata in vigore della direttiva «habitat» (v., in tal senso, in particolare, sentenza del 24 novembre 2016, Commissione/Spagna, C‑461/14, EU:C:2016:895, punti 71 e 92 nonché giurisprudenza ivi citata).
111 La prima fase, prevista alla prima frase della suddetta disposizione, richiede che gli Stati membri effettuino un’opportuna valutazione dell’incidenza di un piano o di un progetto su un sito protetto quando è probabile che tale piano o progetto pregiudichi significativamente detto sito (sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 29, e del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 44).
112 In particolare, tenuto conto del principio di precauzione, si deve ritenere che un piano o un progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione di un sito, qualora rischi di comprometterne gli obiettivi di conservazione, possa pregiudicare significativamente tale sito. La valutazione di detto rischio va effettuata, in particolare, alla luce delle caratteristiche e delle condizioni ambientali specifiche del sito interessato da tale piano o progetto (v., in particolare, sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 30, e del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 45).
113 L’opportuna valutazione dell’incidenza sul sito interessato di un piano o di un progetto che deve essere effettuata a norma dell’articolo 6, paragrafo 3, prima frase, della direttiva «habitat» implica che siano individuati, alla luce delle migliori conoscenze scientifiche in materia, tutti gli aspetti del piano o del progetto di cui trattasi che possano, da soli o in combinazione con altri piani o progetti, pregiudicare gli obiettivi di conservazione di tale sito (v., in particolare, sentenze del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 51, e del 26 aprile 2017, Commissione/Germania, C‑142/16, EU:C:2017:301, punto 57).
114 La valutazione effettuata ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, prima frase, della direttiva «habitat» non può, dunque, comportare lacune e deve contenere rilievi e conclusioni completi, precisi e definitivi, atti a dissipare qualsiasi ragionevole dubbio scientifico in merito agli effetti dei lavori previsti sul sito protetto in questione (v., in particolare, sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 44, e del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 50).
115 La seconda fase, prevista all’articolo 6, paragrafo 3, seconda frase, della direttiva «habitat», che interviene una volta effettuata detta opportuna valutazione, subordina l’autorizzazione di un tale piano o progetto alla condizione che lo stesso non pregiudichi l’integrità del sito interessato, fatte salve le disposizioni del paragrafo 4 del medesimo articolo (sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 31, e del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 46).
116 Il fatto di non pregiudicare l’integrità di un sito nella sua qualità di habitat naturale, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, seconda frase, della direttiva «habitat», presuppone di preservarlo in uno stato di conservazione soddisfacente, il che implica il mantenimento sostenibile delle caratteristiche costitutive del sito interessato, connesse alla presenza di un tipo di habitat naturale il cui obiettivo di preservazione ha giustificato la designazione di tale sito nell’elenco dei SIC, ai sensi di tale direttiva (v., in particolare, sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 39, e del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 47).
117 L’autorizzazione di un piano o di un progetto, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva «habitat», può, quindi, essere concessa solo a condizione che le autorità competenti abbiano acquisito la certezza che esso è privo di effetti pregiudizievoli duraturi per l’integrità del sito interessato. Ciò avviene quando non sussiste alcun dubbio ragionevole da un punto di vista scientifico quanto all’assenza di tali effetti (v., in tal senso, in particolare, sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 40, e dell’8 novembre 2016, Lesoochranárske zoskupenie VLK, C‑243/15, EU:C:2016:838, punto 42).
118 Tale disposizione integra quindi il principio di precauzione e consente di prevenire efficacemente i pregiudizi all’integrità dei siti protetti dovuti ai piani o ai progetti previsti. Un criterio di autorizzazione meno rigoroso non può garantire in modo altrettanto efficace la realizzazione dell’obiettivo di protezione dei siti cui è volta detta disposizione (sentenze dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 41, e del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 53).
119 Le autorità nazionali competenti non possono, pertanto, autorizzare interventi che rischino di compromettere stabilmente le caratteristiche ecologiche dei siti che ospitano tipi di habitat naturali di interesse comunitario o prioritari. Ciò avverrebbe, in particolare, qualora un intervento rischi di condurre alla scomparsa o alla distruzione parziale e irreparabile di un simile tipo di habitat naturale presente nel sito interessato (v., in tal senso, in particolare, sentenze del 24 novembre 2011, Commissione/Spagna, C‑404/09, EU:C:2011:768, punto 163, e dell’11 aprile 2013, Sweetman e a., C‑258/11, EU:C:2013:220, punto 43).
120 Secondo una giurisprudenza costante, è al momento in cui viene adottata la decisione che autorizza la realizzazione del progetto che non deve sussistere alcun ragionevole dubbio dal punto di vista scientifico circa l’assenza di effetti pregiudizievoli per l’integrità del sito interessato (v., in particolare, sentenze del 26 ottobre 2006, Commissione/Portogallo, C‑239/04, EU:C:2006:665, punto 24, e del 26 aprile 2017, Commissione/Germania, C‑142/16, EU:C:2017:301, punto 42).
137 Orbene, una valutazione non può essere considerata «opportuna», ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3, prima frase, della direttiva «habitat», allorché mancano dati aggiornati riguardanti gli habitat e le specie protette (v., in tal senso, sentenza dell’11 settembre 2012, Nomarchiaki Aftodioikisi Aitoloakarnanias e a., C‑43/10, EU:C:2012:560, punto 115).
148 Tuttavia, un’opportuna valutazione dell’incidenza sul sito interessato del piano o del progetto deve precedere l’approvazione dello stesso (v., in particolare, sentenza del 7 settembre 2004, Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging, C‑127/02, EU:C:2004:482, punto 53). Essa non può dunque essere concomitante o posteriore a esso (v., per analogia, sentenze del 20 settembre 2007, Commissione/Italia, C‑304/05, EU:C:2007:532, punto 72, e del 24 novembre 2011, Commissione/Spagna, C‑404/09, EU:C:2011:768, punto 104).
154 Orbene, il regime di tutela che tali direttive prevedono per i siti appartenenti alla rete Natura 2000, sebbene non vieti, come sostiene la Repubblica di Polonia, qualsivoglia attività umana all’interno di tali siti, subordina tuttavia l’autorizzazione di dette attività al rispetto degli obblighi da esse previsti (v., in tal senso, sentenza del 21 luglio 2011, Azienda Agro-Zootecnica Franchini e Eolica di Altamura, C‑2/10, EU:C:2011:502, punto 40).
158 Al fine di accertare una violazione dell’articolo 6, paragrafo 3, seconda frase, della direttiva «habitat», la Commissione, tenuto conto del principio di precauzione, il quale, come indicato al punto 118 della presente sentenza, è integrato a tale disposizione, non è tenuta a provare un nesso di causa ed effetto tra le operazioni di gestione forestale attiva in questione e il pregiudizio all’integrità di tali habitat e specie, ma è sufficiente che essa dimostri l’esistenza di una probabilità o di un rischio che tali operazioni provochino un tale pregiudizio (v., in tal senso, sentenza del 24 novembre 2011, Commissione/Spagna, C‑404/09, EU:C:2011:768, punto 142 e giurisprudenza ivi citata).
188 Infine, in quinto luogo, nei limiti in cui la Repubblica di Polonia, giustificando talune delle operazioni di gestione forestale attiva in questione sulla base di motivi riguardanti la sicurezza pubblica o la necessità di sfruttare, per ragioni economiche e/o sociali, le risorse della foresta, intenda avvalersi dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva «habitat», occorre ricordare che poiché, certamente, lo scopo principale di tale direttiva è di promuovere il mantenimento della biodiversità, tenendo conto al tempo stesso delle esigenze economiche, sociali, culturali e regionali, la conservazione di tale biodiversità può, in alcuni casi, richiedere, nel rispetto di tale disposizione, il mantenimento, o persino la promozione, di attività umane (v., in tal senso, sentenza dell’11 settembre 2012, Nomarchiaki Aftodioikisi Aitoloakarnanias e a., C‑43/10, EU:C:2012:560, punto 137).
189 Tuttavia, occorre sottolineare che, in quanto disposizione derogatoria rispetto al criterio di autorizzazione previsto all’articolo 6, paragrafo 3, seconda frase, della direttiva «habitat», l’articolo 6, paragrafo 4, della medesima dev’essere interpretato restrittivamente e può trovare applicazione solo dopo che gli effetti di un piano o di un progetto siano stati esaminati conformemente alle disposizioni di detto paragrafo 3 (v., in particolare, sentenza del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 60 e giurisprudenza ivi citata).
190 In forza dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva «habitat», infatti, nel caso in cui, nonostante conclusioni negative della valutazione effettuata in conformità all’articolo 6, paragrafo 3, prima frase, di tale direttiva, un piano o un progetto debba tuttavia essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, e in mancanza di soluzioni alternative, lo Stato membro adotta ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale di Natura 2000 sia tutelata (v., in particolare, sentenza del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 62).
191 Ciò premesso, la conoscenza delle incidenze di un piano o di un progetto, con riferimento agli obiettivi di conservazione relativi al sito in questione, costituisce un presupposto imprescindibile ai fini dell’applicazione dell’articolo 6, paragrafo 4, di detta direttiva, dato che, in assenza di tali elementi, non può essere valutato alcun requisito di applicazione di tale disposizione di deroga. L’esame di eventuali motivi imperativi di rilevante interesse pubblico e quello dell’esistenza di alternative meno dannose richiedono, infatti, un giudizio di bilanciamento con i danni che il piano o il progetto in questione cagiona a detto sito. Inoltre, il pregiudizio del sito dev’essere identificato con precisione, al fine di stabilire il tipo delle eventuali misure compensative (v., in particolare, sentenze del 24 novembre 2011, Commissione/Spagna, C‑404/09, EU:C:2011:768, punto 109, e del 14 gennaio 2016, Grüne Liga Sachsen e a., C‑399/14, EU:C:2016:10, punto 57).
208 Inoltre, occorre rilevare che l’articolo 4 della direttiva «uccelli» prevede un regime specificamente mirato e rafforzato sia per le specie elencate nell’allegato I di tale direttiva sia per le specie migratrici non previste in tale allegato, che ritornano regolarmente, che trova giustificazione nel fatto che si tratta, rispettivamente, delle specie più minacciate e delle specie che costituiscono un patrimonio comune dell’Unione. Gli Stati membri hanno dunque l’obbligo di adottare le misure necessarie alla conservazione di dette specie (sentenza del 13 dicembre 2007, Commissione/Irlanda, C‑418/04, EU:C:2007:780, punto 46 e giurisprudenza ivi citata).
209 Tali misure devono poter garantire, in particolare, la sopravvivenza e la riproduzione delle specie di uccelli menzionate nell’allegato I della direttiva «uccelli» nonché la riproduzione, la muta e lo svernamento delle specie migratrici non considerate in tale allegato che ritornano regolarmente. Esse non possono limitarsi a ovviare ai danni e alle perturbazioni esterne causati dall’uomo, ma devono anche comprendere, in funzione della situazione di fatto, misure positive per la conservazione e il miglioramento dello stato del sito (sentenza del 13 dicembre 2007, Commissione/Irlanda, C‑418/04, EU:C:2007:780, punti 153 e 154).
218 Ne risulta che l’attuazione delle operazioni di gestione forestale attiva in questione porta alla scomparsa di una parte del sito Natura 2000 Puszcza Białowieska. Simili operazioni non possono costituire misure che assicurano la conservazione di tale sito, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva «habitat» (v., per analogia, sentenza del 21 luglio 2016, Orleans e a., C‑387/15 e C‑388/15, EU:C:2016:583, punto 38).
231 Il rispetto di tale disposizione impone agli Stati membri non solo l’adozione di un quadro normativo completo, bensì anche l’attuazione di misure di tutela concrete e specifiche. Parimenti, il regime di rigorosa tutela presuppone l’adozione di misure coerenti e coordinate di carattere preventivo. Un tale regime di rigorosa tutela deve pertanto consentire di evitare effettivamente la cattura o l’uccisione deliberata nell’ambiente naturale nonché il deterioramento o la distruzione dei siti di riproduzione o delle aree di riposo delle specie animali di cui all’allegato IV, lettera a), della direttiva «habitat» (v., in tal senso, sentenza del 9 giugno 2011, Commissione/Francia, C‑383/09, EU:C:2011:369, punti da 19 a 21).
252 L’articolo 5 della direttiva «uccelli» richiede quindi che gli Stati membri adottino un quadro normativo completo ed efficace (sentenze del 12 luglio 2007, Commissione/Austria, C‑507/04, EU:C:2007:427, punti 103 e 339, e del 26 gennaio 2012, Commissione/Polonia, C‑192/11, non pubblicata, EU:C:2012:44, punto 25), attraverso l’attuazione, al pari di quanto prevede l’articolo 12 della direttiva «habitat», di misure concrete e specifiche di protezione che devono consentire di garantire il rispetto effettivo dei divieti summenzionati diretti, in sostanza, a proteggere i siti di riproduzione e le aree di riposo degli uccelli rientranti in tale direttiva. Inoltre, tali divieti devono applicarsi senza restrizione nel tempo (sentenza del 27 aprile 1988, Commissione/Francia, 252/85, EU:C:1988:202, punto 9).
257 La valutazione dell’incidenza del 2015 non consente, contrariamente a quanto sostiene la Repubblica di Polonia, di mettere in discussione tale conclusione, atteso che tale valutazione si limita a indicare, al punto 4.2.3, che «si dovrà garantire (…) la sospensione delle operazioni di gestione forestale durante il periodo di nidificazione», senza tuttavia constatare che sono state adottate le misure necessarie per instaurare un regime generale di protezione di tutte le specie di uccelli selvatici.
262 In secondo luogo, nella misura in cui la Repubblica di Polonia sostiene che le popolazioni di uccelli in questione sono rimaste stabili, o che addirittura sono aumentate, occorre rilevare che la Corte ha già statuito che una simile circostanza non può mettere in discussione l’esistenza di una violazione dell’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva «uccelli», il quale impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per evitare il deterioramento degli habitat nonché le perturbazioni dannose agli uccelli, in quanto gli obblighi di protezione sussistono già prima che si registri una diminuzione del numero di uccelli o che si concretizzi il rischio di estinzione di una specie di uccelli protetta (sentenze del 14 gennaio 2016, Commissione/Bulgaria, C‑141/14, EU:C:2016:8, punto 76, e del 24 novembre 2016, Commissione/Spagna, C‑461/14, EU:C:2016:895, punto 83).