Source: https://www.siecom.org/2020/02/12/la-clausola-sul-diritto-allestinzione-anticipata-del-mutuo/
Timestamp: 2020-02-28 18:47:54+00:00
Document Index: 97522226

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 15', 'art. 136', 'art. 28', 'art. 27', 'art. 70', 'art. 41']

La clausola sul diritto all’estinzione anticipata del Mutuo - Adessonews Finanziamenti Agevolazioni Norme e Tributi
La clausola sul diritto all’estinzione anticipata del Mutuo
Il Notaio, un Pubblico Ufficiale per le parti,
Pubblicato il 16/09/2012 in “Diritto Civile”
La problematica coinvolge aspetti fiscali legati al riconoscimento dei benefici concessi per i mutuo a medio/lungo termine (18 mesi ed un giorno). E’ necessario contemperare la finalità fiscale con quella civile del diritto all’estinzione, sancito dal Testo Unico Bancario
DIRITTO ALL’ESTINZIONE ANTICIPATA DEL MUTUO
La clausola sul diritto all’estinzione anticipata da parte del soggetto finanziato è venuta recentemente in auge a seguito della sentenza Cassazione n. 11155 del 26/5/2005, a cui ha fatto seguito una presa di posizione da parte di alcune Conservatorie, che hanno inteso assoggettare alle ordinarie imposte gli atti di finanziamento privi di una clausola che escluda la possibilità di estinzione nel termine di 18 mesi e un giorno.
La sentenza della Cassazione e la presa di posizione delle Conservatorie ha, in verità, ribaltato l’esatto quadro normativo.
b) quale la posizione dell’amministrazione finanziaria;
c) quale, in ultimo, la posizione della Cassazione, con l’errore di valutazione commesso.
Secondo l’art. 15 del D.P.R. 601/72, godono di imposta sostitutiva i contratti di finanziamento a medio e lungo termine.
Secondo l’art. 40 del T.U.B. (D. Lgs. 385/1993) “i debitori hanno facoltà di estinguere anticipatamente, in tutto o in parte, il proprio debito……..(!) I contratti indicano le modalità di calcolo del compenso secondo i criteri stabiliti dal CICR, al solo fine di garantire la trasparenza delle condizioni.”
L’art. 40 impone che nei contratti vengono necessariamente evidenziate le modalità di calcolo del compenso omnicomprensivo, ed il tenore della norma esclude la possibilità che l’esercizio di tale diritto possa essere regolamentato, compresso o addirittura vanificato.
Oltre al divieto, infatti, dobbiamo persare alle varie ipotesi di regolamentazione del diritto. E’ frequente, ad esempio, la clausola secondo la quale l’estinzione anticipata parziale può avvenire solo se il suo ammontare raggiunga un ammontare minimo, ovvero che possa essere esercitato solo in alcuni giorni del mese e non in altri.
Questo tipo di regolamentazione, se pur giustificata da esigenze operative degli istituti, quando comprime eccessivamente il diritto all’estinzione anticipata parziale, si traduce, al pari del divieto, in vera e propria norma contraria alla legge, ossia al dettato di cui all’art. 40 T.U.B..
si pensi, infine, a divieti di estinzione parziale legati a cifre talmente alte da rendere praticamente impossibile l’estinzione anticipata stessa, riconducendo il tutto ad una vera e propria estinzione totale.
In tutti questi esempi, richiamando pure i principi del negozio in frode alla legge, non può non ravvisarsi un tale appesantimento del diritto all’estinzione anticipata, tale da equipararlo al divieto di estinzione.
Sembrerebbe che la Cassazione abbia statuito che il diritto all’estinzione anticipata sia fuori discussione ma che, qualora ciò avvenga prima dei 18 mesi e 1 giorno, non si abbia più il diritto a mantenere l’agevolazione fiscale prevista dall’art. 15 del DPR 601.
Infatti dice: “ciò viene a privare l’operazione della necessaria caratteristica temporale richiesta dalla disposizione agevolatrice”.
Ma dopo quello che prima si è detto, illustrando il “quadro nominativo” di fondo, non può non rilevarsi l’errore in cui è caduta la Suprema Corte, che ha affermato la decadenza dai benefici.
Se, quindi, vi fosse quell’aggravio del carico tributario voluto dalla Corte, si finirebbe, inevitabilmente, per limitare l’esercizio del diritto di recesso o di estinzione anticipata, diritto che, invece, la Corte non ha affatto inteso precludere o limitare.
Giustificate dal fatto che le modalità operative degli istituti non consentirebbero frequenti ed irrisorie richieste di estinzione anticipata parziale, queste varianti, teoricamente ammissibili poiché non rientranti né nel divieto né in assurde compressioni del diritto, potrebbero comunque rientrare nel campo delle clausole abusive se dovessero finire per alterare l’equilibrio contrattuale e se non sono state oggetto di trattativa (meglio = di trattazione – ma, come abbiamo visto, nei mutui per atto pubblico ciò è fuori discussione).
E qui sorge per il notaio l’obbligo di informativa, di esercizio dei propri doveri al meglio, pena la responsabilità disciplinare ex art. 136 L.N. oppure la sua responsabilità civile.
E trattandosi di nullità parziale, il notaio, anche questa volta, è tenuto ai soli doveri di informazione, ed è chiamato a dare ampio risalto alla clausola nulla, rilevabile d’ufficio, con il necessario tentativo di fare epurare il contratto da quella clausola contra legem.
Ma di fronte al rifiuto dell’istituto e di fronte alla richiesta dei clienti di voler comunque stipulare, e tenuto conto del fatto che l’art. 28 sembra inapplicabile alle ipotesi di nullità parziale, in quanto verrebbe a prelevare il paradigma legale, e tenuto, pure, conto dell’obbligo di prestare il proprio ministero (ex art. 27 L.N.), il notaio non potrebbe fare altro che andare avanti ma informando e sottolineando che il quadro contrattuale può essere ribaltato di fatto dal mutuatario il quale avrà comunque il diritto di recedere in qualsiasi momento, per qualsiasi importo, tutte le volte che vuole e senza dover corrispondere alcuna imposta integrativa in luogo di quella sostitutiva.
La circostanza che il notaio rogante si è soffermato sul punto controverso, con la dovuta accuratezza, potrà essere comprovata in un documento a latere, che si potrebbe definire: ” di incarico professionale”, con il quale si definiscono con precisione i confini del mandato professionale ricevuto.
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