Source: http://www.gazzettadisanta.eu/articoli/co_160611.html
Timestamp: 2017-02-24 12:41:20+00:00
Document Index: 155328872

Matched Legal Cases: ['art.6701', 'art. 600', 'art. 610', 'art. 544', 'art. 661', 'art. 688', 'art. 726', 'sentenza ', 'sentenza ']

I residenti di Santa sono diminuiti, ma balza evidente l'aumento di persone "estranee" e non riconosciute come turisti, che chiedono l'elemosina ai passanti e in alcuni casi bivaccano sul suolo pubblico.
Uno spettacolo decisamente incompatibile con una cittadina che cerca di sviluppare la sua principale industria, quella del turismo.
Un problema complesso per l'Amministrazione, presa nella morsa di mostrare che Santa è una città "di classe", ma non vuole apparire insensibile ai temi sociali.
Senza trascurare, ovviamente, una legislazione che pone paletti significativi a qualsiasi intervento.
Dal 1999 la legge 205 ha abrogato l'art.6701 del Codice Penale che puniva il reato di accattonaggio. A configurare un reato, tuttavia, possono essere le modalità con le quali avviene la richiesta di elemosina.
Sfruttare anziani o disabili, ad esempio, può configurare il reato di riduzione o mantenimento in schiavitù (art. 600 del CP); chiedere soldi in maniera insistente soldi può integrare il reato di violenza privata (art. 610 CP); utilizzare animali può rappresentarne una forma di maltrattamento (art. 544-ter CP).
Possono trovare applicazione anche altri articoli del Codice Penale: l'art. 661, Abuso della credulità popolare (chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare); l'art. 688, Ubriachezza (chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è colto in stato di manifesta ubriachezza); l'art. 726, Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio (chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza).
In ogni caso il disagio è evidente e deve essere gestito senza dimenticare, tuttavia, che di mezzo ci sono delle persone spesso in difficoltà e di diversa estrazione: da chi appartiene a culture nomadi (pensiamo agli zingari) a chi pratica il vagabondaggio, a coloro che, per i motivi più svariati, sono senza fissa dimora (senzatetto italiani, homeless inglesi, clochard francesi, sbrigativamente chiamati barboni2).
Da tempo è chiaro che il fenomeno dei senzatetto va al di là della mancanza di un "tetto sulla testa", ma investe dimensioni politiche, culturali, sociali e soprattutto relazionali: i suoi elementi distintivi vanno individuati nella rottura dei legami sociali e nel conseguente isolamento e abbandono di se stessi.
L'Art.8 del Regolamento di Polizia Urbana di Santa recita:
"Bivacco ed accattonaggio
Ai fini della salvaguardia della qualità della vita e dell'ambiente è vietato occupare abusivamente spazi pubblici o a fruizione collettiva, nonché assumere qualsiasi comportamento che risulti contrario alla pubblica decenza o al decoro urbano o che rechi molestia alla cittadinanza e turbi il diritto alla quiete e alla sicurezza sociale.
E' vietato in particolare:
occupare con vettovagliamenti di qualsiasi genere o con qualsiasi altro tipo di oggetto panchine, scale, portici, edifici pubblici o le soglie degli stessi, di luoghi di culto e qualunque spazio o area pubblica che risulti contrario alla pubblica decenza o al decoro urbano;
sdraiarsi o sedersi per terra, nelle strade, sotto i portici, nelle piazze, giardini e altri luoghi pubblicio comunbque a fruizione collettiva assumendo comportamenti non consoni ai luoghi;
praticare accattonaggio per qualsiasi motivo in modo da causare disturbo ai passanti od utilizzando animali per suscitarne la pietà, fatte salve in quest'ultima ipotesi, le disposizioni in materia di maltrattamento degli animali.
Il cittadino si chiede: perché le autorità (Carabinieri, Pubblica Sicurezza, Polizia Locale), in genere sollecite a far rispettare leggi e regolamenti, in questi casi non intervengono, oppure lo fanno in maniera del tutto saltuaria?
Perché la comunità religiosa, attenta a fornire servizi utili (mensa, vestiario, ), non fa nulla per assicurare un alloggio decente?
Eppure l'Art. 328 del Codice Penale afferma che "Il pubblico ufficiale, o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.": la classica omissione di atti d'ufficio.
Anche se la sentenza della Cassazione n.42610 del 2015 condiziona l'incriminazione alla mancata indicazione delle ragioni del ritardo; e ciò pone un'ulteriore domanda: perché nessun Consigliere comunale, di maggioranza o di minoranza, non ha mai effettuato una "diffida ad adempiere"? Infine, esiste un progetto dell'Amministrazione che indirizzi il fenomeno?
La riflessione attorno al tema dei senza fissa dimora si inserisce all'interno del più ampio dibattito sulle nuove povertà, caratterizzate non solo dalla precarietà economica, ma anche da una carenza affettivo-relazionale e da una condizione di esclusione sociale che interessa necessariamente tutta la città.
Anche perché non va dimenticato che l'Art.1 della legge n.1228 del 24 dicembre 1954 contempla la possibilità che siano registrati nell'anagrafe della popolazione residente, oltre ai cittadini che hanno fissato la propria dimora abituale nel Comune, anche persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel Comune il proprio domicilio. E se la persona non svolge una regolare attività lavorativa, il domicilio è individuato dal luogo ove si svolge abitualmente la maggioranza dei rapporti sociali nella vita quotidiana: dove prende i pasti, dove riceve eventuali forme di assistenza privata, dove compie eventuali acquisti, ecc. Il domicilio può anche essere la sede della struttura assistenziale di riferimento; quando manca l'assistenza, l'iscrizione deve essere effettuata nell'anagrafe del comune di nascita e, se la persona è nata all'estero, quello di nascita di un genitore. Come ultima possibilità, l'iscrizione può avvenire nell'apposito registro istituito presso il Ministero dell'interno. 1 Già la Corte costituzionale, con sentenza n. 519 del 28 dicembre 1995, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale del primo comma di tale articolo: non era possibile considerare illecita una richiesta di elemosina fatta per ottenere umana solidarietà, volta a far leva sul sentimento di carità e non idonea a intaccare l'ordine pubblico o la pubblica tranquillità.
2 Il termine italiano barbone proviene da birbone, cioè delinquente e malfattore e richiama situazioni di degrado fisico e mentale: una barba molto lunga, generalmente riconosciuta come segno di trascuratezza, sporcizia e mancanza d’igiene con tutte le caratteristiche derivanti come cattivo odore, malattie, aspetto sgradevole