Source: https://www.exeo.it/site/d_NewsList.asp?IDCatN=422
Timestamp: 2018-05-27 19:18:07+00:00
Document Index: 117671876

Matched Legal Cases: ['art. 1277', 'art. 1219', 'art. 474', 'art. 633', 'art. 643', 'art. 3', 'art. 120', 'art. 25']

Il decreto ingiuntivo, in mancanza di opposizione entro quaranta giorni dalla notifica, viene dichiarato definitivamente esecutivo con decreto dello stesso giudice e ad istanza del ricorrente. La legge tuttavia prevede l’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo debba o possa essere dichiarato provvisoriamente esecutivo dal giudice, ad istanza del ricorrente da avanzare nel medesimo ricorso per l’emissione di decreto ingiuntivo, appunto, provvisoriamente esecutivo.
L’instaurazione del processo esecutivo in modo pressoché immediato si verifica quando il creditore non ha la necessità di agire preliminarmente per ottenere in via giudiziale un titolo esecutivo, proprio in virtù del fatto che già possiede un titolo esecutivo stragiudiziale, formatosi fuori da un procedimento giudiziario, al quale comunque la legge attribuisce la qualità di titolo esecutivo. Titoli esecutivi stragiudiziali sono le scritture private autenticate, le cambiali e i titoli di credito.
Il processo esecutivo ha come obiettivo l’esecuzione forzosa, cioè l’attuazione coattiva anche contro la volontà del debitore, del diritto di credito accertato nel titolo esecutivo e di cui si é intimato formalmente il pagamento nell’atto di precetto. L’esecuzione forzata pertanto viene avviata dal creditore quando, nonostante la notifica del titolo esecutivo e dell’atto di precetto, il debitore perduri nel proprio comportamento inadempiente.
Il pignoramento di crediti presso terzi è la forma di espropriazione più utilizzata per la sua qualità prontamente satisfattiva del creditore. L’ordinanza di assegnazione del credito pignorato, emanata a seguito della dichiarazione positiva del terzo, è l’unico possibile provvedimento conclusivo del pignoramento presso terzi. La natura prontamente satisfattiva del provvedimento in questione deriva dalle qualità del terzo e dalla natura del credito di questo nei confronti del debitore.
L’art. 1277 c.c. afferma il principio nominalistico, per cui l’obbligazione con oggetto una somma di denaro si esegue con il versamento del corrispondente importo nominale e non del suo valore concreto ed effettivo. Cioè l’importo dovuto sarà pari alla quantità nominale di moneta pattuita anche se dal momento della pattuizione a quello dell’adempimento ovvero della scadenza del termine per adempiere, il valore di scambio, cioè il potere di acquisto della moneta, si è modificato.
Le conseguenze dell’inadempimento dell'obbligazione si producono dal giorno della costituzione o messa in mora del debitore. A tal fine occorre la sussistenza di tre presupposti: l’esigibilità del credito, l’inadempimento ingiustificato dell’obbligazione ed imputabile al debitore, la richiesta o intimazione fatta per iscritto dal creditore o la ricorrenza di una delle ipotesi, di cui al comma secondo dell’art. 1219 c.c., per le quali la richiesta non è necessaria e la mora è automatica.
L’attività di recupero del credito si articola principalmente in due macrofasi ed una eventuale fase intermedia: la fase stragiudiziale e, quale conseguenza dell’insuccesso di questa, la fase giudiziale, nonché una fase intermedia tra le due che costituisce una fase di supporto all’ulteriore fase giudiziaria da compiersi e si concretizza nell’esecuzione di attività di accesso ad atti e ad informazioni riguardanti il debitore, al fine di compiere accertamenti di tipo economico-patrimoniale.
Il titolo esecutivo nella fase giudiziale del recupero crediti
L’obiettivo principale della fase giudiziale è ottenere l’emanazione di un provvedimento che abbia, immediatamente o decorso un certo termine, forza esecutiva o comunque ottenere la concessione dell’esecutorietà di un titolo già in possesso del creditore. Lo scopo di questa fase è pertanto quello di ottenere un titolo esecutivo, poiché ai sensi dell’art. 474 c.p.c. l’esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile.
Per poter validamente instaurare un procedimento d’ingiunzione, ai sensi dell’art. 633 c.p.c., occorre essere creditori «di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili», ed occorre dare prova scritta del diritto fatto valere. L’introduzione del procedimento avviene su impulso del creditore, il quale domanda al giudice competente di ottenere nei confronti del debitore una ingiunzione di pagamento, conformemente alle prove allegate a tale domanda.
Il decreto ingiuntivo deve essere notificato al debitore ingiunto entro 60 giorni dalla data di emissione (se emesso dal tribunale), ovvero dalla data del deposito in cancelleria (se si tratta di giudice di pace). L’originale del ricorso e del decreto rimane depositato in cancelleria e il ricorso con pedissequo decreto è notificato in copia autentica ex art. 643 c.p.c..
La notifica del titolo esecutivo e dell’atto di precetto costituiscono, da un lato, gli atti preliminari rispetto all’esecuzione forzata, in quanto devono precedere ed essere compiuti prima dell’inizio di questa, e dall’altro, atti preparatori che preannunciano al debitore la volontà del creditore di procedere all’esecuzione, consentendogli sia la possibilità di adempiere l’obbligazione evitando ulteriori spese processuali, sia eventualmente di contestarne la validità o legittimità.
La conclusione secondo cui, a partire dall'entrata in vigore del t.u.b., nei contratti di mutuo fondiario, al pari di quanto previsto per ogni altro contratto di mutuo bancario, non è più ammessa l'automatica capitalizzazione degli interessi trova ulteriore conforto nell'art. 3 della delibera 9.2.2000 del CICR (emessa in attuazione del disposto dell'art. 120, comma 2, del t.u.b. medesimo, introdotto dal D.Lgs. n. 342 del 1999, art. 25), il quale prevede che nelle operazioni di fina ...
Il diritto al credito agrario agevolato sorge dal negozio di diritto privato, concluso nell'ambito di un rapporto paritario tra l'imprenditore agricolo e la banca, che non è obbligata per effetto del diritto di richiesta del titolare dell'azienda danneggiata a erogare il finanziamento, posto che la previsione di un istituto bancario quale soggetto idoneo alla concessione del finanziamento non impedisce al medesimo di valutare la posizione di solvibilità del richiedente.
Se i Consorzi per lo Sviluppo Industriale hanno natura di enti pubblici e svolgono funzioni pubblicistiche d'interesse generale, alla luce di un tale assetto vanno interpretati i contratti attraverso i quali i consorzi stessi perseguono i propri fini istituzionali. In particolare, i relativi provvedimenti sono inquadrabili nelle concessioni di beni ove la funzione dell'atto risieda nella verifica della compatibilità dello stesso, per la sua funzione pubblicistica, ad essere suscettibile ...