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Timestamp: 2018-09-22 18:23:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 52', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 89', 'art. 89', 'art. 96', 'art. 49', 'art. 2403']

Diario quotidiano del 29 giugno 2015, monitoraggio fiscale: quadro RW del Modello Unico 2015 | Commercialista Telematico
Diario quotidiano del 29 giugno 2015, monitoraggio fiscale: quadro RW del Modello Unico 2015
1) Imposta sostitutiva sulla rivalutazione: ecco i codici tributo per pagare con F24
2) Studi di settore: disponibile il software di compilazione anomalie 2015
3) Voucher per l’internazionalizzazione: domande dal 22 settembre
4) Monitoraggio fiscale: quadro RW del Modello Unico 2015
5) Rimborsi Iva: approvati i nuovi modelli di polizza e fideiussione bancaria
6) Immobili posseduti da cittadini italiani residenti all’estero: IMU, TASI e TARI, tutti i chiarimenti dal MEF
7) Audizione alla Camera del Direttore Generale del Tesoro: la Via sui derivati
8) Regime fiscale per i piccoli imprenditori: le nuove misure verranno inserite nella Legge di Stabilità
9) Pensioni: ad agosto il pagamento degli arretrati per la rivalutazione 2012-2013
10) Procedura Ds web: rilascio servizi per indennità NASpI
11) Semplificazione in materia di DURC: circolare INPS
12) Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: le collaborazioni con il Decreto Legislativo 81/2015
13) Misure di sicurezza per le imprese familiari
14) Nuova comunicazione per il lavoro accessorio
15) Principi contabili, principi di revisione e sistemi di controlli: guida operativa del CNDCEC
Vanno utilizzati, entro il 30 giugno 2015, per rideterminare il valore dei terreni a destinazione agricola ed edificatoria e delle partecipazioni in società posseduti al 1° gennaio 2015.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 62/E del 25 giugno 2015, ha istituito i codici tributo per pagare, tramite il modello F24 EP, l’imposta sostitutiva (o la prima rata della stessa) relativa alla rideterminazione dei valori d’acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni edificabili e con destinazione agricola, posseduti non in regime d’impresa alla data del 1°gennaio 2015 (articolo 1, comma 626, della legge 190/2014).Per il versamento dell’imposta si devono, quindi, adottare i seguenti codici tributo:
– 855E, per le partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati;
– 856E, per i terreni edificabili o con destinazione agricola.
In sede di compilazione del modello F24EP andranno esposti nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando nel campo “riferimento B” l’anno di possesso dei beni per il quale si opera la rivalutazione.
Il software, il cui invio telematico è previsto a partire dal prossimo 4 luglio, è destinato ai soggetti destinatari nel 2015 di una comunicazione relativa ad anomalie riscontrate sulla base dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore dichiarati per le annualità 2011, 2012 e 2013.
Per l’invio telematico della comunicazione (possibile dal 4 luglio 2015) è sufficiente possedere il Pincode (codice personale), indispensabile per utilizzare i servizi Internet dell’Agenzia delle Entrate, oppure aver ottenuto l’autorizzazione per accedere al servizio Entratel.
Presentazione delle domande a partire dalle ore 10.00 del 22 settembre 2015. Non è solo questo l’adempimento e la data che si devono segnare le imprese interessate ai Voucher per l’internazionalizzazione, perché la trafila per la procedura inizia ancora prima:
A partire dalle ore 10.00 del 1° settembre 2015, le imprese interessate potranno registrarsi tramite la procedura informatica resa disponibile nell’apposita sezione “Voucher per l’internazionalizzazione” del sito internet del Ministero dello sviluppo economico; dalle ore 10.00 del 15 settembre 2015 le imprese, acquisita la password di accesso con la procedura di registrazione, potranno avviare e completare le fasi di compilazione della domanda di accesso alle agevolazioni; dalle ore 10.00 del 22 settembre 2015 e fino al termine ultimo delle ore 17.00 del 2 ottobre 2015 potranno essere presentate esclusivamente on-line le istanze d’accesso firmate digitalmente.
È questa la tempistica fissata dal MISE con il Decreto Direttoriale del 23 giugno scorso che fissa modalità e termini di presentazioni delle domande di concessione dei “Voucher per l’internazionalizzazione”, finalizzati a sostenere le PMI e le reti di imprese nella loro strategia di accesso e consolidamento nei mercati internazionali con 10 milioni di risorse stanziate, ai sensi del D.M. 15 maggio 2015 (vedi nostra news del 22 giugno per conoscere i dettagli sulla misura agevolativa e i suoi destinatari).
Attenzione: il Ministero procederà alla concessione dei Voucher secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande di agevolazione e nei limiti delle risorse disponibili, potendo chiudere lo sportello in via anticipata tenuto conto delle istanze già pervenute e della dotazione finanziaria residua.
Peraltro, ogni soggetto proponente può presentare un’unica domanda di agevolazione, pena l’esclusione di tutte le domande inoltrate dal medesimo soggetto; mentre nel caso in cui un’impresa presentante istanza di accesso alle agevolazioni faccia parte di una rete contratto ovvero di una rete soggetto a loro volta richiedenti l’assegnazione del Voucher, si considerano decadute entrambe le istanze. Sempre nel caso di rete, la condizione di ammissibilità inerente la soglia minima di fatturato (500.000 euro), laddove il soggetto proponente sia una rete soggetto ovvero l’impresa capofila di una rete contratto, deve essere cumulativamente soddisfatta da tutte le imprese facenti parte dell’aggregazione per effetto della sottoscrizione del contratto di rete.
Le agevolazioni sono concesse, entro 45 giorni dal termine ultimo per la presentazione delle domande di agevolazione con decreto a firma del Direttore Generale per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi.
Oltre all’elenco degli oneri informativi previsti, sono allegati al Decreto del 23 giugno 2015:
– il modulo per l’accesso al voucher;
– la dichiarazione sostitutiva per conflitto d’interesse;
– la richiesta di erogazione del voucher; la relazione finale di intervento;
– la dichiarazione sostitutiva per la liberatoria della società fornitrice;
– la dichiarazione dell’impresa.
Il quadro RW e il calcolo delle imposte Ivafe e Ivie: La compilazione del quadro RW in Unico assolve, dal 2013, la duplice funzione di monitoraggio fiscale e di esposizione dei dati necessari per la liquidazione delle imposte patrimoniali estere Ivafe e Ivie.
Pertanto per la compilazione del quadro RW occorre individuare il valore dell’investimento estero, da esporre nel modello Unico, alla luce del mutato contesto normativo di riferimento, introdotto dall’art. 9, Legge n. 97/2013, c.d. “Legge Europea 2013”, che ha sostituito gli artt. 4, 5 e 6 del D.L. n. 167/90.
Intreccio con la voluntary disclosure
Quest’anno la compilazione del quadro RW 2015 si incrocia con la procedura della volontary disclosure, tramite la quale i contribuenti regolarizzano le violazioni commesse fino a Unico 2014 (periodo di imposta 2013). Per le attività oggetto di emersione resta ferma la compilazione del quadro RW, con le regole ordinarie, di Unico 2015 relativo al periodo di imposta 2014. A tal fine è opportuno attendere quanto meno la presentazione della istanza di collaborazione volontaria (se non addirittura la definizione della stessa, ricorrendo poi al ravvedimento).
La lettura delle istruzioni al quadro RW contenute nel fascicolo 2 del Modello Unico persone fisiche 2015 offre lo spunto per qualche segnalazione in merito alle novità. Innanzitutto, si rileva una nuova indicazione contenuta nelle istruzioni. È chiarito che in presenza di più operazioni della stessa natura, il contribuente può aggregare i dati per indicare un insieme di attività finanziarie omogenee caratterizzate, cioè, dai medesimi codici “investimento” e “Stato Estero”.
In tal caso, il contribuente indicherà nel quadro RW i valori complessivi iniziali e finali del periodo di imposta, la media ponderata dei giorni di detenzione di ogni singola attività rapportati alla relativa consistenza, nonché l’Ivafe complessiva dovuta per il gruppo di attività.
Nel quadro RW si indicano:
Attività patrimoniali. Si tratta dei beni detenuti all’estero da contribuenti residenti in Italia, quali:
– immobili situati all’estero e diritti reali immobiliari (usufrutto, nuda proprietà o multiproprietà);
– oggetti preziosi ed opere d’arte situati all’estero;
– imbarcazioni e altri beni mobili detenuti all’estero e/o registrati in pubblici registri esteri (o che, pur non essendo iscritti in tali registri, avrebbero i requisiti per essere iscritti in Italia);
– immobili situati in Italia ma detenuti tramite fiduciarie estere o soggetti interposti residenti all’estero (si veda a tal proposito la risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 134/E/2002).
Sono le attività da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera, ad esempio (si veda anche circolare n. 38/E/2013 pagg. 34 e 35):
– depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero, indipendentemente dalle modalità di alimentazione (stipendi, pensione, compensi ecc.);
– valute estere e metalli preziosi;
– partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti;
– obbligazioni estere e titoli similari;
– polizze di assicurazione;
– contratti di natura finanziaria con controparti non residenti (es: finanziamenti, pronti contro termine);
– attività finanziarie italiane (es: titoli pubblici emessi in Italia, partecipazioni in soggetti residenti in Italia) nel caso in cui siano detenute all’estero, anche tramite fiduciarie estere o soggetti esteri interposti.
Vanno ad esempio indicati conti correnti, immobili, case per vacanze o multiproprietà, i terreni, gioielli e preziosi, le opere d’arte, gli yachts, il contenuto delle cassette di sicurezza, finanziamenti o partecipazioni.
Imposta sulle attività finanziarie (Ivafe)
E’ dovuta un’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (azioni, obbligazioni, ed altri titoli o strumenti finanziari), da parte di persone fisiche residenti nel territorio dello Stato. L’imposta è dovuta, in rapporto ai giorni, nella misura dello 0,2% per il 2014 (era lo 0,15% nel 2013 e lo 0,1% nel 2012).
Per attività finanziarie si devono intendere, anche le azioni e gli strumenti finanziari assimilati, quotati e non, le quote di società in genere ancorché non rappresentate da titoli, i titoli obbligazionari, i certificati di massa, le polizze assicurative produttive di redditi finanziari, le valute estere ed i metalli preziosi.
La base imponibile è data dal valore di mercato delle attività finanziarie, rilevato al 31/12 di ciascun anno, o al termine del periodo di possesso, come determinato nel luogo di detenzione, anche sulla scorta della documentazione rilasciata dall’intermediario estero. In mancanza rilevano il valore nominale o quello di rimborso. Quindi, se fosse acceso un deposito titoli presso una banca francese, e questa rilasciasse un prospetto dal quale si desume il valore corrente delle attività finanziarie, la base imponibile sarà rappresentata dal valore desumibile da tale documentazione.
Nella circolare n. 28/E/2013 l’Agenzia delle entrate ha evidenziato che quando l’investimento estero ha sia il valore nominale che quello di rimborso, la base imponibile è costituita dal valore nominale; in assenza sia del valore nominale che di quello di rimborso, va fatto riferimento al costo di acquisto.
Dall’imposta italiana (Ivafe) è detraibile l’imposta patrimoniale versata nello Stato in cui le attività finanziarie sono detenute, nel limite dell’imposta dovuta in Italia.
Imposta patrimoniale sugli immobili esteri (Ivie)
E’ tenuto al pagamento della patrimoniale sugli immobili esteri il soggetto persona fisica residente in Italia, quindi qualsiasi soggetto iscritto all’anagrafe di un comune italiano, indipendentemente dalla sua nazionalità, che detiene a titolo di proprietà o altro diritto reale, terreni o fabbricati, a qualsiasi uso destinati.
Quindi anche il cittadino russo, residente in Italia, per qualsiasi immobile detenuto all’estero, a prescindere dalla sua natura (abitativa o commerciale), e dal suo utilizzo (in proprio, locato, ecc.), in forza di un diritto reale, principalmente proprietà e usufrutto, e tenendo conto delle diverse quote di possesso in funzione di eventuale contestazione.
– individuare il titolo di possesso e la quota di proprietà, in quanto elementi che condizionano l’importo dell’imposta dovuta;
– l’imposta è dovuta in proporzione alla durata del possesso come si è protratto nel corso dell’anno. Conseguentemente, si dovrà individuare precisamente questo arco temporale, considerando mese il possesso intervenuto per più di quindici giorni;
– l’imposta è dovuta in misura pari allo 0,76% del valore degli immobili (0,4% per gli immobili abitativi ad abitazione principale, con una franchigia di € 200,00 nel periodo dell’anno in cui l’immobile è stato adibito ad abitazione principale);
– dall’imposta così calcolata è detraibile, fino a concorrenza del relativo ammontare, l’eventuale imposta patrimoniale pagata all’estero, per l’anno di riferimento, nello stato estero in cui è ubicato l’immobile.
Le sanzioni amministrative previste per l’errata o mancata compilazione del quadro RW vengono ridotte nella misura variabile dal 3% al 15% (rispetto alle previgenti misure dal 10% al 50%) e continuano ad essere elevate al doppio (dal 6% al 30%) per gli investimenti esteri in paesi a fiscalità privilegiata. E’ stata inoltre eliminata la sanzione accessoria della confisca per equivalente.
Dal 26 giugno 2015, sul sito internet www.agenziaentrate.it, sono disponibili i nuovi schemi di polizza fideiussoria e fideiussione bancaria da utilizzare per i rimborsi dell’Iva, in alternativa alla cauzione in titoli di Stato o garantiti dallo Stato.
Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia del 26 giugno 2015, infatti, sono stati approvati i modelli che sostituiscono lo schema di fideiussione approvato con il provvedimento delle Entrate del 10 giugno 2004.
Inoltre, lo stesso Provvedimento apporta alcune modifiche al modello per la costituzione di deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, approvato con provvedimento del 30 dicembre 2014.
In particolare, l’allegato modello deve essere utilizzato per il rilascio della polizza fideiussoria o fideiussione bancaria ai fini dell’esecuzione dei rimborsi, ai sensi del comma 5 dell’articolo 38-bis del DPR n. 633/72.
In considerazione dell’accelerazione in atto nel processo di erogazione dei rimborsi e coerentemente con la ratio delle disposizioni in materia di rimborsi IVA contenute nel citato Decreto Legislativo n. 175 del 2014, dirette a contrarre le tempistiche e a ridurre i costi per l’esecuzione dei rimborsi, il periodo presuntivo sul quale calcolare gli interessi da garantire per il ritardo nell’esecuzione dei rimborsi in procedura ordinaria (annuali e trimestrali) viene ridotto da 120 a 60 giorni.
Detti interessi non vengono computati nel calcolo degli interessi da garantire per il periodo di validità della garanzia.
Per ragioni di coerenza con il modello di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria, il punto 2 del presente Provvedimento apporta alcune modifiche al modello per la costituzione di deposito vincolato in titoli di Stato o garantiti dallo Stato per il rimborso dell’IVA, approvato con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 dicembre 2014.
In particolare, l’anzidetto modello viene modificato con riferimento al computo degli interessi da considerare ai fini del calcolo dell’ammontare garantito.
Sulla base delle considerazioni espresse, le modifiche apportate eliminano dall’ammontare da garantire per l’esecuzione dei rimborsi in procedura semplificata gli interessi per il ritardo nell’esecuzione dei rimborsi. In tal senso viene ritenuto aggiornato il paragrafo 2.4 della circolare n. 32/E del 30 dicembre 2014 relativamente alla determinazione dell’importo da garantire alla luce delle novità contenute nell’articolo 14 del decreto legislativo n. 175 del 2014.
Con riferimento ai rimborsi in procedura ordinaria, il periodo presuntivo sul quale calcolare gli interessi da garantire per il ritardo nell’esecuzione dei rimborsi (annuali e trimestrali) viene ridotto da 120 a 60 giorni.
Gli interessi per il ritardo nell’esecuzione dei rimborsi, sono, altresì, esclusi dal computo degli interessi da garantire per il periodo di validità del deposito vincolato.
La pensione in convenzione internazionale (anche se si può totalizzare la contribuzione versata in Italia con quella versata in un Paese estero) é, a tutti gli effetti, una pensione per entrambe le componenti a carico dei due Stati.
E’ questa una precisazione fatta dal Ministero delle Finanze, con la circolare n. 6/DF del 26 giugno 2015, incentrata sugli immobili posseduti da cittadini italiani residenti all’estero: IMU, TASI e TARI.
Infatti, sono stati chiesti chiarimenti in merito al regime della tassazione locale relativo agli immobili posseduti cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), poiché, a seguito delle novità legislative introdotte, in materia di imposta municipale propria (IMU), Tributo per i servizi indivisibili (TASI) e Tassa sui rifiuti (TARI), dall’art. 9-bis del D. L. 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni dalla legge 23 maggio 2014, n. 80, numerosi connazionali residenti all’estero hanno lamentato una difforme informazione proveniente dai vari comuni presso i quali gli stessi risultano iscritti in merito agli obblighi tributari gravanti su tale categoria di contribuenti.
Pertanto, se il Paese estero che eroga la pensione, in convenzione internazionale o autonoma, è anche il Paese di residenza del soggetto, può applicarsi il beneficio in questione.
Diverso è, invece, il caso in cui il pensionato risiede in un Paese estero diverso da quello che eroga la sua pensione, sempre autonoma o in regime di totalizzazione internazionale (ad es. un contribuente che percepisce una pensione italo-svizzera e risiede in Francia). In questa ipotesi non può trovare applicazione la norma in commento dal momento che, trattandosi di una norma di deroga e, quindi, eccezionale, va interpretata restrittivamente.
In merito a tale requisito, viene, tuttavia, precisato che la norma si riferisce genericamente al trattamento pensionistico e ciò comporta che si possa ricomprendere in tale trattamento, fermo restando quanto appena illustrato, qualunque tipo di pensione e, quindi, ad esempio anche quella di invalidità.
Al di fuori dell’ipotesi tassativa di equiparazione all’abitazione principale prevista dalla norma, che esclude il versamento dell’IMU, viene evidenziato che i comuni non possono, attraverso l’esercizio della potestà regolamentare, arrivare a stabilire ulteriori ipotesi di esclusione dall’IMU, poiché verrebbero violati i limiti imposti dall’art. 52 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, vale a dire la “individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi”.
Viene, quindi, precisato che, per le unità immobiliari possedute dai cittadini italiani residenti all’estero per le quali non risultino soddisfatte le condizioni stabilite dal comma 2 dell’art. 13 del D. L. n. 201 del 2011, il comune può, comunque, stabilire, nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, un’aliquota agevolata, purché non inferiore allo 0,46%, atteso che il comma 6 del citato art. 13 del D. L. n. 201 del 2011 consente al comune di modificare l’aliquota di base, in aumento o in diminuzione, entro il limite di 0,3 punti percentuali.
Per quanto concerne, invece, la TASI, i comuni possono, sempre nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, arrivare all’azzeramento del tributo in virtù del combinato disposto dei commi 676 e 683 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, laddove questi ultimi dispongono che il comune può ridurre l’aliquota di base della TASI fino all’azzeramento e che può, altresì, differenziare l’aliquota del tributo in ragione della destinazione degli immobili.
Infine, riguardo la TARI viene ricordato che, in virtù del comma 659 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, il comune può prevedere, con regolamento, riduzioni tariffarie ed esenzioni di abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero.
Si è svolta il 25 giugno 2015 presso la Commissione finanze della Camera un’audizione del Direttore generale del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Vincenzo La Via, sulle tematiche relative agli strumenti finanziari derivati. L’iniziativa si inquadra nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla materia avviata dalla Commissione di Montecitorio.La Via ha svolto un dettagliato intervento per sottolineare l’integrazione tra la politica di emissione di uno Stato sovrano e l’attività in strumenti derivati, in considerazione dei contesti di mercato in cui esse si collocano nel tempo. Il Direttore generale del Tesoro si è soffermato sui principi generali di gestione del debito pubblico, riconosciuti dalla comunità finanziaria internazionale, e sui rischi che incorre il gestore del debito. I derivati rientrano negli strumenti che uno Stato sovrano utilizza per ridurre tali rischi. Una parte della relazione di La Via ha riguardato l’esperienza italiana della gestione del debito negli ultimi 20 anni e il panorama internazionale da cui si evince che i Paesi vicini all’Italia ad punto di vista istituzionale ed economia ricorrono ai derivati. Alcuni di essi, come Francia, Belgio o Spagna, lo fanno in modo occasionale, altri Paesi – come Germania, Olanda, Svezia e Danimarca – ricorrono allo strumento in modo strutturale.
In tema di comunicazione, La Via ha ricordato che il Tesoro italiano divulga da molto tempo una quantità considerevole di informazioni con cadenza regolare sul suo sito per quanto riguarda l’attività di emissione e gestione sul mercato dei titoli. Inoltre, sia nel Documento di economia e finanza che nella legge di stabilità, oltre che nelle relazioni trimestrali di cassa al Parlamento e nelle linee-guida per la gestione del debito per l’anno successivo, produce regolarmente una mole consistente di informazioni. Fornisce poi alla Banca d’Italia il mark to market del proprio portafoglio derivati, con tutte i dati necessari per la redazione, da parte della Banca stessa, dell’elaborazione dei conti finanziari secondo la metodologia richiesta dall’Eurostat. Più di recente, anche per quanto riguarda i derivati è stata resa al pubblico una disclosure ampia e piuttosto dettagliata di dati e chiarificatrice di strategie.
(MEF, nota del 25 giugno 2015)
Casero: “Le misure fiscali per le PMI saranno inserite nella Legge di Stabilità”. “Il governo è più che mai intenzionato a varare misure fiscali per le piccole e medie imprese, che verranno inserite nella prossima Legge di Stabilità”. Il Vice Ministro all’Economia, Luigi Casero, ribadisce la volontà dell’Esecutivo, dopo le preoccupazioni espresse da Rete Imprese Italia circa il fatto che tra i provvedimenti attuativi della delega fiscale, che saranno esaminati al prossimo Consiglio dei Ministri, non figurano i decreti legislativi che modificano e semplificano il regime fiscale per i piccoli imprenditori.
“Tali provvedimenti richiedono una copertura finanziaria – spiega Casero – che trova migliore collocazione nella Legge di Stabilità”.
(MEF, comunicato n. 133 del 25 giugno 2015)
Il 1° agosto saranno corrisposte le somme arretrate spettanti per effetto della mancata rivalutazione dei trattamenti pensionistici d’importo superiore a tre volte il minimo Inps, per gli anni 2012 e 2013, in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale 70 del 2015.
La perequazione è riconosciuta ai trattamenti a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle relative gestioni per i lavoratori autonomi, nonché dei fondi sostitutivi, esclusivi ed esonerativi e dei fondi integrativi ed aggiuntivi.La misura della rivalutazione automatica è riconosciuta in base all’importo complessivo dei trattamenti pensionistici degli aventi diritto.
L’INPS, nella circolare 125 del 25 giugno 2015, riporta anche un esempio di rivalutazione.
(INPS, circolare 125 del 25 giugno 2015)
La definitiva procedura di liquidazione della NASpI verrà rilasciata entro il 15 luglio 2015.
Lo precisa l’INPS, con il messaggio 4334 del 25 giugno 2015.
A seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 22 e della pubblicazione della circolare attuativa INPS n. 94 del 12 maggio 2015 è stata immediatamente rilasciata la procedura di acquisizione telematica delle domande di indennità NASpI, rendendo disponibile per tutte le strutture il servizio di ricezione.
La procedura di calcolo e pagamento della prestazione è attualmente in corso di sperimentazione.
La stessa, infatti, ha necessitato di importanti implementazioni rispetto alla precedente procedura di liquidazione disoccupazione ASPI; ciò in considerazione dell’ampiezza del periodo di osservazione (quadriennio) ai fini della ricerca del requisito contributivo, della complessità della determinazione della durata della prestazione – derivante dal non computo dei periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle diverse prestazioni di disoccupazione succedutesi nel tempo (DS Ordinaria, Ds requisiti ridotti, ASpI, miniASpI e miniASpI 2012) – nonché dei correttivi imposti dall’esigenza di limitare l’impatto della NASpI, sotto il profilo della durata, per la categoria del lavoratori stagionali.
La procedura di liquidazione della NASpI sarà rilasciata in versione definitiva per tutte le strutture territoriali entro il 15 luglio 2015.
(INPS, messaggio 4334 del 25 giugno 2015)
A decorrere dal 1° luglio 2015 a seguito dell’entrata in vigore del Decreto interministeriale 30 gennaio 2015 emanato in attuazione dell’art. 4, del d.l. 20 marzo 2014 n. 34 convertito, con modificazioni, dalla legge 16 maggio 2014 n. 78, la verifica della regolarità contributiva nei confronti dell’INPS, dell’INAIL e delle Casse Edili, avviene con modalità esclusivamente telematiche ed in tempo reale indicando esclusivamente il codice fiscale del soggetto da verificare.
L’INPS, con la circolare n. 126 del 26 giugno 2015, fornisce le opportune indicazioni operative in ordine all’applicazione della richiamata disciplina a seguito della realizzazione da parte dell’INPS e dell’INAIL del nuovo servizio “Durc On Line”.
Esito di irregolarità della verifica e procedimento di regolarizzazione
Il nuovo sistema di verifica è stato progettato per consentire di fornire al richiedente una risposta in tempo reale in ordine alla regolarità contributiva.
La Fondazione Studi, del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, ha pubblicato la circolare n. 13 del 25 giugno 2015, in materia di collaborazioni, associazioni in partecipazione e modifiche alla normativa sulle mansioni.
Con il Decreto Legislativo n. 81/2015 cambia l’impostazione legislativa sulle false collaborazioni coordinate e continuative. La riforma sposta, infatti, l’indice di valutazione sulla modalità organizzativa adottata dall’azienda, attribuendo le medesime tutele previste per i lavoratori subordinati, anche a quelle forme di collaborazione – con o senza partita iva – che per caratteristiche di tempo e di luogo – e quindi per i profili organizzativi – sono sostanzialmente simili al lavoro subordinato.
La circolare n. 13/2015 della Fondazione Studi analizza in dettaglio la nuova norma e fornisce agli addetti ai lavori un primo indirizzo interpretativo su come attuare la riforma nelle azienda assistite.
Ministero del Lavoro: applicazione dell’art. 96 del d.lgs. n. 81/2008 alle imprese familiari.
La Commissione per gli interpelli del Ministero del Lavoro ha fornito, alla Federazione Nazionale UGL Sanità, risposta ad un interpello in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
In particolare, il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 3 del 24 giugno 2015, Con ha dato parere in merito alla applicazione dell’art. 96 del d.lgs. n. 81/2008 alle imprese familiari. In particolare l’istante chiede di sapere se le imprese familiari, che operano in un cantiere temporaneo e mobile, devono redigere il piano operativo per la sicurezza di cui all’art. 89, co. 1, lett. h, del d.l.vo n. 81/2008 riportando tutti i contenuti minimi previsti dall’allegato XV del d.l.vo n. 81/2008.
“…Qualora le imprese familiari si trovino ad operare all’interno di un cantiere temporaneo o mobile, ai sensi dell’art. 89, co 1, lett. a), del d.l.vo n. 81/2008, esse devono redigere il piano operativo di sicurezza, come previsto dall’art. 96 del decreto in parola.
Tale piano deve riportare tutti i punti dell’allegato XV, ad eccezione dei punti i cui obblighi non trovano applicazione nella fattispecie delle imprese familiari. A titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, nei POS delle imprese familiari non potrà essere indicata la figura del responsaible del servizio di prevenzione e protezione, i nominativi degli addetti al primo soccorso, ecc.”.
Il legislatore con l’art. 49, co. 3 del D.L.vo n. 81/2015 (in vigore dal 25/06/2015) ha previsto, per il lavoro accessorio, in analogia con quanto già contemplato per le comunicazioni preventive dei lavoratori intermittenti, una comunicazione, da parte dei committenti imprenditori o professionisti, prima dell’inizio della prestazione lavorativa (o con riferimento ad un arco temporale non superiore ai 30 giorni successivi) che riporti:
I dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore;
La novella prevede che tale comunicazione vada effettuata alla DTL territorialmente competente per via telematica (ivi compresi sms o email).
Nelle more di una circolare del Ministero del Lavoro che dia specifiche istruzioni operative in merito, pare che il suddetto obbligo possa essere assolto mediante trasmissione alla DTL tramite posta elettronica all’indirizzo: DTL-xxxx@lavoro.gov.it ovvero sulla pec: DTL.xxxx@pec.lavoro.gov.it) (dove la xxxx deve essere sostituita dalla Provincia competente).
Guide operative: Attività di viglilanza del collegio sindacale delle società non quotate nell’ambito dei controlli sull’assetto organizzativo.
Su questa tema è incentrata la guida pubblicata dal CNDCEC, sul proprio sito internet, il 26 giugno 2015.
Al fine di fornire ai Sindaci un valido ausilio per lo svolgimento dei compiti di vigilanza loro affidati dalla legge, è stato elaborata dalla Commissione Collegio Sindacale dell’ODCEC di Roma e validata dal Gruppo di studio per le Norme di comportamento degli Organi di controllo legale delle Società del CNDCEC la presente guida operativa che individua le attività di vigilanza da eseguire nell’ambito dei controlli sull’assetto organizzativo adottato della Società.
La guida operativa, destinata ai Sindaci delle Società non quotate, costituisce un utile strumento operativo e interpretativo delle raccomandazioni contenute nelle Norme di comportamento del Collegio Sindacale, elaborate del Consiglio Nazionale e, più specificatamente, nella Norma 3.4..
Nel documento infatti, vengono individuate e descritte le verifiche che il Collegio Sindacale potrà compiere per vigilare sull’adeguatezza e sul concreto funzionamento dell’assetto organizzativo.
Si tratta, a ben vedere, di un documento a “struttura aperta” poiché le verifiche in ordine all’assetto organizzativo dovranno essere operativamente declinate e applicate in funzione della tipologia, della dimensione, della complessità, della struttura aziendale e delle altre caratteristiche della Società oggetto di controllo.
Nello svolgimento dei doveri di vigilanza di cui all’art. 2403 del codice civile, e per consentire in particolare la vigilanza sul complessivo assetto adottato dalla Società, il Collegio Sindacale, oltre a raccogliere le informazioni e i dati aziendali mediante l’esecuzione di specifiche verifiche, dovrà acquisire, analizzare e valutare i flussi informativi generati dai diversi organi e dalle differenti funzioni aziendali presenti nella Società. E’ il caso di precisare che alla vigilanza sull’adeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili le Norme di comportamento dedicano particolare attenzione in quanto risulta di fondamentale importanza che il Collegio Sindacale si confronti con i soggetti che, a vario titolo, sono preposti alle funzioni organizzative e di controllo interno, nonché, per quanto di sua competenza, con il soggetto incaricato dalla revisione legale, qualora presente. Compito del Collegio Sindacale è (anche) quello di verificare che l’assetto organizzativo adottato dalla Società sia capace di generare efficaci ed efficienti flussi informativi, i quali potranno essere acquisiti dai Sindaci, in via diretta, mediante l’esecuzione di apposite verifiche oppure nel corso di incontri periodici con i competenti organi e funzioni aziendali e, in via indiretta, tramite la produzione da parte di questi ultimi di report periodici indirizzati alla Direzione e al Collegio stesso.
Come precisato nei paragrafi iniziali del documento, un assetto organizzativo, pur modulato secondo le specifiche caratteristiche dell’impresa, può definirsi adeguato quando è grado di assicurare lo svolgimento – in maniera efficiente ed efficace – delle funzioni aziendali.
Ai fini della valutazione dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo, il documento suggerisce al Collegio Sindacale di verificare, in particolare, se il sistema organizzativo adottato dalla Società sia in grado di i) individuare in maniera sufficientemente chiara e precisa le funzioni, i compiti e le linee di responsabilità, ii) garantire – mediante adeguate procedure e concrete modalità operative – che l’attività decisionale e direttiva della Società sia effettivamente esercitata dai soggetti ai quali sono attribuiti i relativi poteri; iii) prevedere e applicare procedure che assicurino la presenza di personale con adeguata competenza a svolgere le funzioni ad esso assegnate; iv) implementare le direttive e le procedure aziendali in modo da garantire un costante aggiornamento di queste ultime, nonché l’effettiva diffusione delle stesse tra il personale dipendente. Ai controlli sull’esistenza di questi fondamentali requisiti sono dedicati i primi sottoparagrafi del terzo paragrafo della guida.
Una trattazione specifica, poi, viene effettuata in ordine alle verifiche in ordine al sistema informatico aziendale che in questi ultimi decenni ha assunto un’importanza strategica crescente per l’impresa. Lo sviluppo tecnologico pone a disposizione delle imprese sistemi informativi integrati in grado di supportare la gestione dei processi, di rendere disponibili le informazioni aziendali in tempo reale e di automatizzare una serie di operazioni nell’ambiente informatico. Al contempo, l’utilizzo di sistemi informatici richiede un’attenta analisi e un efficace monitoraggio dell’assetto organizzativo della Società in questo specifico ambito, un costante aggiornamento delle procedure e dei processi adottati dalla Società, nonché un tempestivo superamento dei punti di debolezza eventualmente riscontrati.
Il documento si occupa, infine, delle attività di vigilanza volte a verificare l’esistenza di specifiche procedure che disciplinano l’acceso e l’uso dei beni aziendali e la loro idoneità ad assicurare la tutela dell’integrità del patrimonio aziendale.
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