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Timestamp: 2018-06-24 00:57:46+00:00
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Novità fiscali del 17 settembre 2009: studi di settore: niente accertamento induttivo per la aziende contabilmente in regola; principio contabile internazionale (IAS) 39: pubblicato regolamento; la disciplina fiscale nell’ambito della normativa rallenta l’impresa sociale; scudo fiscale: prime osservazioni alla bozza della circolare pubblicate dalle Entrate | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 17 settembre 2009: studi di settore: niente accertamento induttivo per la aziende contabilmente in regola; principio contabile internazionale (IAS) 39: pubblicato regolamento; la disciplina fiscale nell’ambito della normativa rallenta l’impresa sociale; scudo fiscale: prime osservazioni alla bozza della circolare pubblicate dalle Entrate
1) Niente accertamento induttivo (sulla base degli studi di settore) per la aziende contabilmente in regola
2) Principio contabile internazionale (IAS) 39: Pubblicato in G.U. (UE) del 16.09.2009 il neo regolamento
3) Adempimenti tributari del custode giudiziario
4) La disciplina fiscale nell’ambito del Decreto n. 155/2006 rallenta l’impresa sociale
5) Scudo fiscale: le prime osservazioni alla bozza della circolare pubblicate dalle Entrate
Per le imprese minori, con i libri contabili in regola, non si applica l’accertamento induttivo basato solo sugli studi di settore.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19632 del 11.09.2009.
La Suprema Corte, in particolare ha rilevato che l’accertamento induttivo non è valido se, in presenza di una contabilità in apparenza regolare, l’Ufficio si è limitato a rilevare l’applicazione di una differente percentuale di ricarico rispetto al settore di appartenenza, senza fornire nessun altro elemento di fatto o indizio tale da dimostrare l’inesattezza dei dati forniti dal contribuente.
Studi di settore o redditometro
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili, nel comunicato stampa del 15.09.2009, ha evidenziato come nella lotta all’evasione fiscale un contributo determinante può venire dal redditometro, anche perché gli studi di settore hanno ormai dimostrato di essere uno strumento utile, ma limitato e sostanzialmente inefficace.
In particolare, lo ha affermato Claudio Siciliotti, Presidente del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, nel corso del convegno “Il contrasto all’evasione fiscale, l’analisi del rischio e le nuove strategie di controllo” tenutosi oggi a Bari, nell’ambito della 73° Fiera del Levante, al quale hanno partecipato anche il Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.
“L’attuale redditometro – ha precisato Siciliotti – va riveduto e corretto, ma è di tutta evidenza che un meccanismo basato sulla incongruità tra reddito dichiarato dal contribuente e suo tenore di vita è assai più solido e condivisibile di un meccanismo basato sull’incongruità tra ricavi dichiarati da un contribuente e medie del settore di appartenenza.
In atto pare si assiste ad un ridimensionamento della valenza gli studi di settore e, contestualmente, alla definitiva riscoperta del redditometro.
E’ una direzione di marcia che i commercialisti apprezzano e che, per la parte di loro competenza, hanno sollecitato”.
Peraltro, a differenza degli studi di settore, il redditometro si applica a tutti i contribuenti (e non solo a quelli con partita Iva), indipendentemente dal tipo di attività o dalla categoria di appartenenza.
Sia per un disoccupato, un lavoratore dipendente, un libero professionista o un imprenditore: se i conti non tornano, tra come si vive e cosa si dichiara, il metodo di controllo parte per tutti allo stesso modo e con gli stessi risultati.
2) Principio contabile internazionale (IAS) 39: Pubblicato in G.U. della UE il Regolamento (CE) N. 839/2009 della Commissione del 15.09.2009
Riguardo al Principio contabile internazionale (IAS) 39 é stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (L 244/6 del 16.09.2009) il Regolamento (CE) N. 839/2009 della Commissione del 15.09.2009 che ha modificato il regolamento (CE) n. 1126/2008 della Commissione che adotta taluni principi contabili internazionali conformemente al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio.
Nell’allegato al regolamento (CE) n. 1126/2008, il Principio contabile internazionale (IAS) 39 Strumenti finanziari: Rilevazione e valutazione è modificato come indicato nell’allegato al neo regolamento.
Le imprese applicano le modifiche allo IAS 39 al più tardi a partire dalla data di inizio del loro primo esercizio finanziario che comincia dopo il 30 giugno 2009. Il regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Con l’avvenuta aggiunta nella guida operativa di taluni paragrafi, adesso emerge che:
– E’ possibile designare tutte le variazioni dei flussi finanziari o del fair value (valore equo) di un elemento coperto in una relazione di copertura.
Si può anche designare solo le variazioni dei flussi finanziari o del fair value (valore equo) dell’elemento coperto al di sopra o al di sotto di un determinato prezzo o in base ad altra variabile (rischio unilaterale);
si consente a di designare elementi coperti diversi dalla variazione complessiva del fair value (valore equo) o dalla variabilità dei flussi finanziari di uno strumento finanziario.
a) tutti i flussi finanziari di uno strumento finanziario possono essere designati relativamente a variazioni di flussi finanziari o del fair value (valore equo) attribuibili ad alcuni rischi (ma non a tutti); o
b) alcuni (ma non tutti i) flussi finanziari di uno strumento finanziario possono essere designati relativamente a variazioni di flussi finanziari o del fair value (valore equo) attribuibili a tutti o solo ad alcuni rischi (questo significa che una «parte» dei flussi finanziari di uno strumento finanziario può essere designata per variazioni attribuibili a tutti o solo ad alcuni rischi).
Per essere qualificabili ai fini della contabilizzazione come operazioni di copertura, i rischi designati e le parti devono essere componenti dello strumento finanziario identificabili separatamente e le variazioni dei flussi finanziari o del fair value (valore equo) dell’intero strumento finanziario derivanti da variazioni delle parti e dei rischi designati devono poter essere valutate attendibilmente.
Contabilizzazione delle operazioni di copertura: Valutazione dell’efficacia della copertura
Si permette di separare il valore intrinseco e il valore temporale di un contratto di opzione e di designare come strumento di copertura solo la variazione del valore intrinseco del contratto di opzione.
Tale designazione può risultare in una relazione di copertura perfettamente efficace nel compensare le variazioni dei flussi finanziari attribuibili a un rischio unilaterale coperto di un’operazione programmata, se le condizioni principali dell’operazione programmata e dello strumento di copertura sono uguali.
Se una entità designa un’opzione acquistata nella sua interezza come lo strumento di copertura di un rischio unilaterale derivante da un’operazione programmata, la relazione di copertura non sarà perfettamente efficace.
Ciò poichè il premio pagato per l’opzione include il valore temporale e un rischio unilaterale designato non include il valore temporale di un’opzione. Pertanto, in tale situazione non vi è la compensazione tra i flussi finanziari relativi al valore temporale del premio dell’opzione pagato e il rischio coperto designato.
Il custode giudiziario, nominato dal giudice per amministrare i beni pignorati, non è obbligato ad emettere la fattura per conto del debitore che ne ha perso la detenzione ma non la titolarità del diritto di proprietà dei beni pignorati.
E’ questa l’osservazione fatta dalla Commissione studi del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili (C..N.D.C.E.C.) contenuta nel proprio documento del 18/06/2009, che ha fatto luce sui punti poco chiari della normativa e sulle assenza interpretative da parte del fisco.
Al custode giudiziario viene, infatti. affidata “la conservazione e l’amministrazione dei beni pignorati”.
Con la nomina viene individuato un terzo che ha il compito di amministrare i beni pignorati, comprendendo nella custodia anche “tutti gli accessori, comprese le pertinenze ed i frutti”.
La custodia non determina alcuna modifica nella titolarità del diritto di proprietà dei beni pignorati.
Pertanto, il Custode non assume la titolarità dei beni che sono oggetto della custodia, ma si limita alla loro gestione.
Peraltro, come è stato rilevato dalla Commissione studi del C.N.D.C.E.C., il tema degli obblighi tributari che ricadono sul soggetto nominato custode giudiziario (professionista o altro) vede la presenza di lacune nella normativa.
In particolare, i chiarimenti fatti dall’Amministrazione Finanziaria, esclusivamente tramite circolari e risoluzioni, non hanno risolto tutte le problematiche operative.
Per contribuire a risolvere tale problematica, la suddetta Commissione Studi del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili, ha, quindi, analizzato i connessi adempimenti tributari suddividendo relazionando in tre sezioni le seguenti discipline: IVA, Imposte sul reddito e Altre Imposte indirette. Si veda anche nell’articolo di Vincenzo D’Andò, in La Settimana Fiscale de Il Sole 24 Ore n. 34 del 17.09.2009.
La disciplina contenuta nel D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 155 è rivolta non soltanto alle società ed enti, ma anche ad altri soggetti, che hanno una rilevanza esclusivamente ai fini tributari, quali gli enti non commerciali e le Onlus.
Nel diritto tributario, infatti, i soggetti passivi non sono soltanto quelli giuridicamente capaci secondo l’ordinamento civile, ma anche quegli enti con autonomia patrimoniale imperfetta, che godono di una capacità giuridica di diritto comune (le società semplici, le società di fatto, le associazioni non riconosciute).
E’ questo uno degli aspetti rilevato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili all’interno dei “quaderni non profit” n. 1/2009, che ha rilevato come la normativa contenuta nel decreto che ha istituto la forma giuridica dell’impresa sociale, se da un lato reca una disciplina civilistica organica delle imprese sociali, dall’altro non contiene alcuna ulteriore disposizione di ordine tributario di tipo agevolativo, né di tipo impositivo.
Secondo il C.N.D.C.E.C. “é, in realtà, proprio il trattamento tributario a costituire il vero limite di questa nuova categoria normativa, essendo stato volutamente trascurato dal Legislatore delegante, in particolar modo laddove non è stato previsto alcuno specifico beneficio fiscale, sebbene da più parti richiesto.
Ad oggi, la mancanza di incentivi, nonché i problemi di coordinamento con le norme fiscali in materia di enti non commerciali e con le disposizioni speciali vigenti, nonché la mancata previsione di un regime tributario ad hoc dell’impresa sociale rischiano di condizionare negativamente le scelte degli imprenditori del settore non profit, non influenzati dall’appeal del profilo fiscale di fronte alla scelta se sottoporsi o meno ad una serie di controlli e vincoli, al fine di fregiarsi della qualifica di impresa sociale.
La mancanza di agevolazioni fiscali, oltre ad una scarsa conoscenza da parte del sistema economico della nuova figura dell’impresa sociale, rallenta inevitabilmente lo sviluppo della qualifica di impresa sociale”.
Mancata previsione di uno specifico regime fiscale dell’impresa sociale
Pertanto, il decreto n. 155/2006 non contiene le disposizioni di carattere tributario, né di tipo agevolativo né di carattere impositivo.
L’Agenzia delle Entrate, come aveva preannunciato (comunicato stampa del 16.09.2009), ha iniziato a pubblicare sul proprio sito http://www1.agenziaentrate.it/servizi/scudofiscale/report.htm le prime osservazioni poste alla bozza della circolare sullo scudo fiscale pubblicata il 16.09.2009.
Tra i primi interventi è stato consigliato di specificare riguardo agli acquisti di immobili regolarmente acquistati tramite intermediari in paesi UE (non produttivi di reddito) per i quali erroneamente non si è compilato il quadro RW nel solo esercizio di acquisto, se vadano sanati, e per quale importo.
Mentre è stata lamentata la circostanza che la preclusione automatica all’accertamento, viene considerata solo nei casi in cui esiste una correlazione tra gli imponibili eventualmente accertati e le somme che hanno costituito oggetto di rimpatrio.
Inoltre, che la disciplina dello scudo pare che imponga la restrizione alla libertà di circolazione dei capitali tra l’Italia e paesi terzi, nonché certi paesi SEE, nell’obbligare al rimpatrio gli investimenti ivi tenuti alla data del 31.12.2008 in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale.
Vengono chiesti chiarimenti su alcune parti della circolare, ritenute poco chiare e, talvolta, contrastanti tra loro.
Seguono, infine, ulteriori quesiti posti dai lettori che chiedono delucidazioni all’Amministrazione finanziaria.
Si ricorda che le Entrate hanno già chiarito come il nuovo scudo fiscale sia stato introdotto dal D.L. n. 78/2009 (art. 13-bis), convertito in Legge n. 102/2009.
Si tratta del decreto che ha previsto un’imposta straordinaria sui capitali detenuti o esportati all’estero prima del 31.12.2008 pari al 5% del valore delle attività indicate nella dichiarazione di emersione.
Infatti, l’imposta dovuta è stabilita con aliquota del 50% sul rendimento presunto annuo del 2% per i cinque anni antecedenti l’operazione di rimpatrio o regolarizzazione.
Soggetti che devono presentare la dichiarazione
Possono aderire le persone fisiche, gli enti non commerciali, le società semplici e le associazioni equiparate ai sensi dell’art. 5 del Tuir fiscalmente residenti in Italia, che intendono dichiarare le attività finanziarie e patrimoniali detenute al di fuori dello Stato anteriormente al 31.12.2008, per le quali non sono state osservate le disposizioni sul “monitoraggio fiscale” (compilazione del quadro RW del modello Unico).
Sono state previste due opzioni:
– Rimpatrio: denaro e altre attività finanziarie detenute all’estero in qualsiasi Paese europeo o extraeuropeo per le quali si chiede il trasferimento in Italia;
– regolarizzazione: somme di denaro e altre attività finanziarie, investimenti esteri come, ad esempio, immobili e fabbricati, oggetti preziosi, yacht, opere d’arte, detenute in Stati Ue o aderenti allo See (Spazio economico europeo) con i quali vige uno scambio effettivo di informazioni di carattere fiscale. Si tratta di capitali e attività per i quali il contribuente non richiede il trasferimento nel nostro Paese.
La dichiarazione, che va presentata in forma riservata a un intermediario residente in Italia o che abbia nel nostro Stato una stabile organizzazione ( banche, società d’intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio, società fiduciarie, agenti di cambio, Poste italiane Spa), deve essere prodotta in quattro copie:
Una spetta al dichiarante come ricevuta dell’avvenuta presentazione, tre, invece, rimangono all’intermediario (una per la presentazione e le altre due come documentazione necessaria per eventuali operazioni di rimpatrio delle attività).
Il modello deve contenere i dati del dichiarante, del suo eventuale rappresentante e dell’intermediario che presenta la dichiarazione.
Nel quadro A va indicato l’ammontare delle attività rimpatriate e/o regolarizzate e la relativa imposta straordinaria dovuta.
Nel quadro B, invece, vanno inseriti gli importi relativi alle singole attività (denaro, altre attività finanziarie, beni immobili e diritti immobiliari, altri investimenti di natura non finanziaria), differenziandole tra rimpatriate e regolarizzate mantenute all’estero.
Infine, sono stati definiti i cambi (elenco allegato allo stesso provvedimento) per determinare il controvalore in euro delle attività finanziarie e degli investimenti espressi in valuta.
– Per i medici del S.S.N., poiché manca l’autonomia dell’organizzazione, non si applica l’IRAP
Anche la Commissione Tributaria Provinciale Torino, con la sentenza, Sez. XIII, n. 74/2009 ha stabilito che compete il rimborso dell’Imposta regionale sulle attività produttive per il medico che esercita l’attività prevalentemente in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale e, solo marginalmente, in forma privata.
– Il fermo amministrativo blocca l’iscrizione ipotecaria
Non possono essere adottate misure cautelari sproporzionate.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria provinciale di Massa Carrara, sez. I, sentenza n. 250/2009, la quale ha annullato l’iscrizione ipotecaria che il concessionario per la riscossione aveva notificato nonostante al contribuente, per gli stessi ruoli, fossero già stati emessi due fermi amministrativi su alcuni veicoli.
L’iscrizione di ipoteca effettuata ad ulteriore garanzia di un credito già assistito dalla garanzia del fermo di beni mobili registrati, deve essere cancellata se il debito del contribuente trova già ampia garanzia nel provvedimento di fermo, ancor di più se il contribuente ha già iniziato a pagare il suo debito.
La tutela del diritto dell’Amministrazione finanziaria non può comunque ledere l’integrità patrimoniale del contribuente.
– Non spetta la disoccupazione se il part time è verticale
Secondo la Cassazione (sentenza n. 19253 del 04.09.2009) “la stipulazione del part time verticale, dipendendo dalla libera volontà del lavoratore contraente, non dà luogo a disoccupazione involontaria nei periodi di pausa, con la conseguenza che ai lavoratori impiegati con tale tipo di contratto non può estendersi in via analogica la disciplina della disoccupazione involontaria” .
– Accertamento “viziato” salvato dalla collaborazione del contribuente
L’accertamento viziato da irregolarità procedurali commesse va considerato sanato qualora lo stesso soggetto controllato manifesti, anche solamente in maniera implicita, la volontà di collaborare con l’ufficio procedente per chiarire la propria posizione.
In tali casi, pertanto, sono pienamente utilizzabili, ai fini del controllo tributario, le risultanze scaturenti dall’accertamento “viziato”.
(Corte di cassazione, sentenza n. 17210/2009)
– Accertamento bancario: Prove a carico del contribuente
Nell’ambito di un accertamento bancario, avente a oggetto la contestazione di movimentazioni di denaro sul conto corrente del contribuente, l’Amministrazione finanziaria non deve fornire alcuna prova sul quanto preteso. Viceversa, compete al contribuente provare, con giustificazioni precise e analitiche, l’irrilevanza, ai fini reddituali, delle movimentazioni contestate.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 18339/2009)