Source: https://studiobugamelli.it/circolari-tributarie/2015/circolare-numero-1
Timestamp: 2018-12-12 08:28:17+00:00
Document Index: 75581420

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 10', 'art. 29', 'art. 23', 'art. 2364', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 216']

Studio Bugamelli | Circolare Tributaria numero 1 del 2015
Fiscalità e diritto di famiglia
Separazione e divorzio, divorzio breve
La programmazione fiscale dei redditi dei coniugi o degli ex-coniugi può assumere un peso rilevante nella determinazione dell&apos;assegno di mantenimento e agevolare la composizione della lite, considerato che la reciproca modificazione delle basi imponibili, in aumento per l&apos;assegnatario e in diminuzione per l&apos;obbligato, può comportare una variazione dell&apos;aliquota marginale.
Si segnala che la Circolare n. 17/E/2015 dell&apos;Agenzia delle Entrate ha ammesso la deduzione degli importi dovuti al coniuge separato o all&apos;ex coniuge a titolo di spese per alloggio e per oneri condominiali qualora il pagamento di tali somme sia:
disposto con provvedimento giudiziale;
quantificabile (anche per relationem, ad esempio rispetto al contratto di affitto);
Per converso tali somme, deducibili dall&apos;obbligato, costituiscono materia imponibile tassabile in capo al coniuge percipiente. Il tutto con i dovuti distinguo per i quali si rinvia alla Circolare (es. sulle spese riferibili pro quota al mantenimento della prole, non deducibili).
Di qui l&apos;importanza di dare l&apos;esatta veste giuridica agli importi che vanno a costituire l&apos;assegno di mantenimento o di divorzio, a seconda delle concrete situazioni reddituali delle parti, in ragione degli effetti fiscali che ne conseguono.
Quanto sopra rappresenta come, anche in assenza di conflittualità tra i coniugi, potrebbe convenire avvalersi delle ordinarie procedure giudiziali, in luogo del c.d. divorzio breve avanti all&apos;Ufficiale di stato civile ex art. 12 D.L. 132/14, per garantire la deducibilità dell&apos;assegno.
La Circolare n. 17/E/2015 si sofferma anche sul regime di deducibilità delle spese sostenute dai genitori adottivi per le procedure di adozione di minori stranieri (art. 10, co. 1, lett. l-bis, D.P.R. 917/86). In proposito va ponderata l&apos;ammissibilità della deduzione per le spese di consulenza professionale.
Fiscalità e diritto fallimentare
Transazione fiscale e concordato preventivo
La Circolare n. 19/E/15 dell&apos;Agenzia delle Entrate è intervenuta sul tema della transazione fiscale rivedendo, alla luce delle innovazioni legislative e degli arresti giurisprudenziali, le sue precedenti posizioni. I principi ai quali l&apos;Agenzia delle Entrate intende adeguarsi sono:
impossibilità di falcidiare i debiti fiscali derivanti dalle ritenute applicate e non versate (art. 29, co. 2, DL 78/2010);
impossibilità di falcidiare l&apos;Iva, rispetto alla quale la transazione fiscale può solo dilatare i tempi del pagamento;
non impugnabilità autonoma dell&apos;assenso o del diniego dell&apos;Agenzia delle Entrate alla proposta di transazione fiscale, i cui strumenti di tutela vanno reperiti in seno alla legge fallimentare;
la transazione fiscale non è condizione di ammissibilità della proposta di concordato preventivo, che può comunque determinare la riduzione dell&apos;entità delle obbligazioni tributarie prescindendo dalla transazione;
l&apos;omologazione del concordato non solleva dalla responsabilità penale l&apos;amministratore della società che ha omesso il versamento dell&apos;Iva, salvo che l&apos;ammissione alla procedura sia precedente alla scadenza del versamento e il piano concordatario preveda la dilazione del pagamento del tributo, fattispecie nella quale l&apos;omesso versamento è la naturale conseguenza della procedura concorsuale.
La Circolare ricorda la facoltà dell&apos;imprenditore agricolo di applicare la disciplina sulla ristrutturazione dei debiti e sulla transazione fiscale (art. 23, co. 43, DL 98/2011).
L&apos;Agenzia delle Entrate si sofferma anche sugli istituti relativi all&apos;accordo di composizione della crisi, piano del consumatore e liquidazione dei beni, che interessano principalmente i soggetti esclusi dalla legge fallimentare.
Fiscalità e diritto societario
Responsabilità dell&apos;organo amministrativo per mancata o tardiva approvazione del bilancio
Scaduto ad oggi il termine ordinario per l&apos;approvazione del bilancio societario 2014 (30 aprile), si evidenzia come la sua mancata approvazione legittima l&apos;Amministrazione finanziaria ad adottare il c.d. accertamento induttivo-extracontabile col quale ricostruire in aumento il reddito di impresa tramite presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. Su questa premessa si innesta la problematica della responsabilità professionale che può coinvolgere l&apos;organo amministrativo laddove:
sussista un fatto colposo o doloso dell&apos;amministratore che ha determinato la mancata approvazione del bilancio;
l&apos;accertamento fiscale induttivo-extracontabile comporti l&apos;emersione di un utile civilisticamente inesistente ma fiscalmente rilevante in quanto frutto della peculiare tipologia di accertamento.
Ne consegue che l&apos;amministratore può astrattamente dover rispondere per le maggiori imposte e sanzioni a carico della società.
Similari riflessioni possono essere estese all&apos;ipotesi di approvazione del bilancio nel termine lungo di centottanta giorni (art. 2364, co. 2, c.c.) ove l&apos;organo amministrativo non abbia congruamente motivato tale dilazione e da ciò consegua la contestazione da parte dell&apos;Agenzia delle Entrate del tardivo versamento delle imposte in relazione alle tempistiche dettate dall&apos;art. 17, D.P.R. 435/2001.
Fiscalità e professione
La Corte di Cassazione (Sent. n. 8638 del 2015), sulla scia di decisioni ondivaghe in tema di Irap, ha ritenuto che i lavori di ristrutturazione e di arredo dello studio professionale possono costituire indice della sussistenza di autonoma organizzazione sulla scorta della mera entità della spesa e comportare l&apos;assoggettamento ad Irap del singolo professionista, anche se egli non è affiancato da dipendenti e collaboratori.
Omesso versamento delle ritenute certificate
L&apos;omesso versamento delle ritenute applicate sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti, delitto previsto dall&apos;art. 10-bis del D.Lgs. 74/00, non è giustificato dallo stato di insolvenza pre-fallimentare; difatti il versamento non esporrebbe l&apos;imprenditore alla responsabilità per reato di bancarotta preferenziale di cui all&apos;art. 216, co. 3, R.D. 267/42, poiché le somme ritenute non fanno parte del patrimonio del fallendo (sul punto Cass. pen., sez. V, 30/09/2014 n. 40344).
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