Source: https://www.abcdeidiritti.it/website/2018/08/22/assenze-per-lespletamento-di-visite-terapie-prestazioni-specialistiche-od-esami-diagnostici-ai-lavoratori-sono-riconosciuti-specifici-permessi-per-lespletamento-di-visite-terapie/
Timestamp: 2020-01-25 05:15:10+00:00
Document Index: 179107780

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 40', 'art. 71', 'art. 62', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Assenze per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici CCNL SANITA’ PUBBLICA
Ai lavoratori sono riconosciuti specifici permessi per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, fruibili su base sia giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore annuali, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro.
I permessi orari di cui al comma 1 possono essere fruiti anche cumulativamente per la durata dell’intera giornata lavorativa.
In tale ipotesi, l’incidenza dell’assenza sul monte ore dei permessi a disposizione del dipendente viene computata con riferimento all’orario di lavoro convenzionale nella giornata di assenza di cui all’art. 27, comma 10 (Orario di lavoro).
In caso di rapporto di lavoro a tempo parziale, si procede al riproporzionamento delle ore di permesso di cui al comma 1.
La domanda di fruizione dei permessi è presentata dal dipendente nel rispetto di un termine di preavviso di almeno tre giorni.
Nei casi di particolare e comprovata urgenza o necessità, la domanda può essere presentata anche nelle 24 ore precedenti la fruizione e, comunque, non oltre l’inizio dell’orario di lavoro del giorno in cui il lavoratore intende fruire del periodo di permesso giornaliero od orario.
L’assenza per i permessi di cui al comma 1 è giustificata mediante attestazione di presenza, anche in ordine all’orario, redatta dal medico o dal personale amministrativo della struttura, anche privata, che hanno svolto la visita o la prestazione.
Nel caso di concomitanza tra l’espletamento di visite specialistiche, l’effettuazione di terapie od esami diagnostici e la situazione di incapacità lavorativa temporanea del dipendente conseguente ad una patologia in atto, la relativa assenza viene imputata alla malattia con la conseguente applicazione della disciplina legale e contrattuale in ordine al relativo trattamento giuridico ed economico.
In tale ipotesi, l’ assenza per malattia è giustificata mediante:
attestazione di malattia del medico curante individuato in base a quanto previsto dalle vigenti disposizioni, comunicata all’Azienda o Ente secondo le modalità ordinariamente previste in tali ipotesi;
attestazione di presenza, redatta dal personale sanitario o dal personale amministrativo della struttura, anche privata, che hanno svolto la visita o la prestazione, secondo le previsioni dei commi 9 e 10.
Analogamente a quanto previsto dal comma precedente, nei casi in cui l’incapacità lavorativa è determinata dalle caratteristiche di esecuzione e di impegno organico delle visite specialistiche, degli accertamenti, esami diagnostici e/o delle terapie, la relativa assenza viene imputata alla malattia, con la conseguente applicazione della disciplina legale e contrattuale in ordine al relativo trattamento giuridico ed economico.
In tale caso l’assenza è giustificata mediante l’attestazione di cui al comma 11, lett. b).
Nell’ipotesi di controllo medico legale, l’assenza dal domicilio è giustificata dall’attestazione di presenza presso la struttura, ai sensi delle previsioni dei commi 9, 10, 11.
Nel caso di dipendenti che, a causa delle patologie sofferte, debbano sottoporsi periodicamente, anche per lunghi periodi, a terapie comportanti incapacità al lavoro, è sufficiente anche un’unica certificazione, anche cartacea, del medico curante che attesti la necessità di trattamenti sanitari ricorrenti comportanti incapacità lavorativa, secondo cicli o un calendario stabilito.
I lavoratori interessati producono tale certificazione all’Azienda o Ente prima dell’inizio della terapia, fornendo il calendario previsto ove esistente.
A tale certificazione fanno seguito le singole attestazioni di presenza, ai sensi dei commi 9,10,11, dalle quali risulti l’effettuazione delle terapie nelle giornate previste, nonché il fatto che la prestazione è somministrata nell’ambito del ciclo o calendario di terapie prescritto dal medico.
L’articolo riconosce specifici permessi per l’espletamento di quanto sopra indicato, fruibili sia su base giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore annuali, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro.
Il comma 11 disciplina l’ipotesi di concomitanza tra l’esercizio del diritto al permesso, per l’espletamento di visite specialistiche, l’effettuazione di terapie od esami diagnostici, e la situazione di incapacità lavorativa temporanea derivante da una patologia in atto.
Presupposto per l’applicazione è la cosiddetta “concomitanza”, in presenza della quale l’assenza è imputata alla malattia, con la consequenziale applicazione della disciplina legale e contrattuale al relativo trattamento economico-giuridico.
Ne discende che, vista la “patologia in atto” che comporta incapacità lavorativa temporanea, l’assenza dal posto di lavoro è giustificata attraverso i seguenti documenti:
a) Attestazione di malattia del medico curante, prevista secondo le modalità ordinariamente previste in tali ipotesi, che chiaramente certifica lo stato di malattia del dipendente;
b) Attestazione di presenza (secondo quanto previsto dai commi 9 e 10 dell’art. 40 necessaria per
giustificare l’assenza, per l’espletamento della visita, esame diagnostico ecc., dal luogo in indirizzo
di reperibilità alla c.d. visita fiscale (comma 13).
Il comma 12 rileva che, con l’assenza della lett. a) così come prevista dal comma da ultimo analizzato, in tale fattispecie la giustificazione per l’assenza dal posto di lavoro è adempiuta attraverso la sola attestazione di presenza già in precedenza analizzata.
Il comma 14, disciplina il caso in cui il dipendente, a causa delle patologie sofferte, debba sottoporsi periodicamente, anche per lunghi periodi, a terapie, da cui derivi incapacità lavorativa.
In tal caso il dipendente dovrà, prima dell’inizio della terapia, presentare all’Amministrazione un’unica certificazione, anche cartacea, del medico curante (specialista) che attesti la necessità dei trattamenti sanitari ricorrenti, comportanti l’incapacità da ultimo citata, secondo cicli o calendari stabiliti e fornendo il calendario previsto ove sussistente.
A tale certificazione dovranno seguire le singole attestazioni di presenza dalle quali dovranno risultare l’effettuazione delle terapie, nelle giornate previste, nonché la circostanza che le prestazioni sono state somministrate nell’ambito del ciclo o calendario di terapie prescritte dal medico.
L’assenza, nel comma 14, di un rinvio al comma 13 comporta che, durante la somministrazione delle terapie, il dipendente non soggiace all’obbligo reperibilità visita fiscale.
Periodo di comporto e trattamento economico
Detti permessi sono assimilabili alle assenze per malattia ai fini del computo del periodo di comporto e sono sottoposti al medesimo regime economico.
I permessi di cui trattesi:
se fruiti cumulativamente, in modalità giornaliera, l’assenza è soggettata alla medesima decurtazione economica prevista per i primi 10 giorni di malattia dall’art. 71 della Legge 133/2008 ed è computata ai fini del periodo di comporto
se fruiti in modalità oraria, invece, non sono soggetti alla decurtazione, inoltre tali permessi orari sono incompatibili con l’utilizzo nella medesima giornata delle altre tipologie di permessi fruibili ad ore, previsti dalla legge e dallo stesso CCNL.
Riproporzionamento delle assenze e dei permessi per i lavoratori a part-time verticale.
Si riporta quanto previsto nella circolare ARAN: con riguardo alle disposizioni dell’art. 62, comma 9, del CCNL 2016/2018 in materia di ripropozionamento delle assenze e dei permessi nei confronti dei lavoratori in regime di part- verticale, si ritiene che la recente pronuncia della Corte di Cassazione in tema di permessi ex legge 104/1992, intervenuta con sentenza n. 22925 depositata il 29 settembre 2017, per l’autorevolezza della fonte, rappresenti un indirizzo applicativo concreto e fattuale e non in contraddizione con il principio generale espresso nella clausola contrattuale in oggi di cui, anzi, condivide la logica.
La decisione della Corte che, confermando la sentenza di primo grado, aveva accolto la domanda di un lavoratore a cui erano stati ridotti, da tre a due giorni, i permessi mensili ex legge 104/1992 a lui necessari per accudire un figlio minore con grave handicap.
Il datore di lavoro riteneva di dover riproporzionare la fruizione dei permessi in quanto il rapporto di lavoro si era trasformato in part-time verticale su quattro giorni a settimana al posto di sei.
I Giudici respingono il ricorso basando la loro decisione su una valutazione comparativa delle esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori, pervenendo quindi ad una distribuzione in misura paritaria degli oneri e dei sacrifici connessi all’adozione del rapporto di lavoro part-time.
Il criterio che può ragionevolmente desumersi da tale indicazioni è quello di una distribuzione in misura paritaria degli oneri e dei sacrifici connessi all’adozione del rapporto di lavoro part-time e, nello specifico, del rapporto part-time verticale. In coerenza con tale criterio, valutate le opposte esigenze, appare ragionevole distinguere l’ipotesi in cui la prestazione di lavoro part-time sia articolata sulla base di un orario settimanale che comporti una prestazione per un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario, da quello in cui comporti una prestazione per un numero di giornate di lavoro inferiori, o addirittura limitata solo ad alcuni periodi nell’anno e riconoscere, solo nel primo caso, stante la pregnanza degli interessi coinvolti e l’esigenza di effettività di tutela del disabile, il diritto alla integrale fruizione dei permessi in oggetto.” Pertanto, nel caso in oggetto:” sulla base di un orario lavorativo settimanale pari a quattro giorni su sei, corrispondente ad un part-time verticale al 67 %, la sentenza impugnata deve essere confermata.”
Rapporto di lavoro: risoluzione consensuale
Permessi per visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici CCNL SANITA’ PUBBLICA