Source: https://hospitalitylawlab.net/news/page/7/
Timestamp: 2020-07-03 11:25:50+00:00
Document Index: 80602538

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 52', 'art. 5', 'art. 323', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

NEWS – Pagina 7 – HOSPITALITY LAW LAB
A torto o a ragione, sono sempre più numerosi e severi i controlli sulle violazioni alle normative sulla Hospitality in tutta Italia. E sempre più spesso seguiti da sanzioni davvero pesanti, specialmente in alcune Regioni. Tra le contestazioni più temute, quella del peculato – previsto dall’Art. 314 cod. pen. – per il mancato versamento della imposta di soggiorno, qualora sia prevista dal Comune di riferimento. Sono in molti a non saperne gran che, di questo tributo: i destinatari della norma penale possono essere i gestori di alberghi ma anche di strutture ricettive non alberghiere, spesso di dimensioni molto contenute come gli affittacamere o anche i B&B o le CAV.
Più controversa la questione quando la violazione della normativa sull’imposta di soggiorno viene posta in essere da alcune categorie di locatori – o da intermediari e portali – talvolta anch’essi obbligati, ma a diverso titolo e con responsabilità di altra natura, ad alcuni adempimenti relativi a questo atipico tributo. Situazione non trattata nel presente approfondimento.
Quanto alle strutture ricettive, in caso di violazione delle disposizioni sull’imposta di soggiorno la normativa penale viene ormai applicata con crescente rigore e le Procure procedono decise con i rinvii a giudizio. La pena edittale ex Art. 314 cod. pen. è molto seria: è prevista la reclusione da 4 anni a 10 anni e 6 mesi.
Utilie rivedere, sul punto, i passaggi salienti della recente sentenza della Corte di Cassazione, Sez. VI Penale, del 7 febbraio 2019 n. 6130. Questa la vicenda, opportunamente semplificata alla luce delle finalità di questo sito.
Al gestore di un albergo che non aveva debitamente versato l’imposta di soggiorno (in realtà gli imputati – rispettivamente AD della proprietà alberghiera e direttore del albergo- erano due, in concorso) era stata contestata l’appropriazione dei relativi importi incassati dai clienti della struttura alberghiera. Il Tribunale di Milano condannava dunque il gestore per il reato di peculato di cui all’Art. 314 cod. pen. e la Corte d’Appello ne confermava la decisione.
Il gestore ricorreva quindi alla Suprema Corte di Cassazione trattando numerosi aspetti. Tra i tanti, contestava la “qualifica dei gestori di strutture alberghiere quali pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio” o anche la “violazione di legge in relazione alla L. n. 2248 del 1965, artt. 4 e 5 con riferimento alla omessa disapplicazione del Regolamento comunale della città di Milano sull’imposta di soggiorno per contrasto con gli artt. 23 e 36 Cost.“. Il gestore ricorrente prospettava anche una “questione di legittimità costituzionale del D. Lgs. n. 23 del 2011, art. 4, con riferimento al D. Lgs. n. 446 del 1997, art. 52, per contrasto con gli artt. 23 e 36 Cost.“: il ricorrente, in particolare, sottolineava che l’attività di riscossione in questi casi non poteva essere paragonabile a quella di altre categorie, (come quella dei tabaccai), in quanto si tratterebbe di “un’imposizione unilaterale, senza la possibilità di sottrarsi e imponendo la prestazione a titolo gratuito“. Altro aspetto è quello della “violazione dell’art. 5 cod. pen. e al principio espresso dalla Corte costituzionale (sent. n. 364 del 1988) in tema di ignoranza inevitabile, quanto alla qualifica pubblica assunta con il Regolamento comunale sull’imposta di soggiorno nella città di Milano“. Ciò in quanto “all’epoca dei fatti la normativa in esame era sicuramente oscura quanto ai profili giuridici dell’attività delegata ai gestori di strutture ricettive dai regolamenti comunali, tenuto conto dell’apparato sanzionatorio dagli stessi previsto (sanzioni di tipo amministrativo)”.
Oltre ad altri aspetti, il ricorrente albergatore sosteneva anche che “le condotte previste dalla normativa regolamentare e da quella penale sarebbero del tutto coincidenti e sovrapponibili e la circostanza che il legislatore non abbia previsto sanzioni penali per punire gli inadempimenti in ordine alla riscossione dell’imposta di soggiorno renderebbe evidente l’intenzione del legislatore di affidarne la punizione alla sola sanzione amministrativa”, speciale rispetto a quella penale. Interessante anche il rilievo in merito alla “mancata concessione dell’attenuante di cui all’art. 323 bis cod. pen.” in quanto “il ricorrente aveva provveduto a versare tutte le somme dovute, con i relativi interessi, dimostrando che la condotta non era connotata da alcuna gravità. Pertanto, andava riconosciuta la sopra indicata circostanza mitigatrice della pena, tenuto conto anche delle condizioni in cui versava il ricorrente all’epoca dei fatti e della poca chiarezza del quadro normativo.”
Questo secondo la ricorrente struttura alberghiera. Ma la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso “infondato in ogni sua articolazione”, rigettandolo.
Questo perché “la questione della configurabilità del reato di peculato nel caso di appropriazione da parte del gestore di una struttura alberghiera o ricettiva residenziale delle somme riscosse a titolo di imposta di soggiorno per conto dell’ente comunale è stata già affrontata” in modo conforme dalle precedenti pronunce di legittimità, contribuendo a creare un orientamento ad oggi consolidato, di cui la nuova sentenza riassume il percorso.
“La disciplina dell’imposta di soggiorno è contenuta nel D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, art. 4, contenente disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale”: e l’imposta di soggiorno propriamente denominata è esclusivamente quella individuata dal primo comma dell’art. 4, il quale dispone che “i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio“.
Sarebbe dunque chiaro, secondo la Corte, il perimetro normativo del tributo, avendone il legislatore individuato il presupposto, costituito dal soggiorno nelle strutture ricettive localizzate entro il territorio degli enti locali impositori, nonché i soggetti passivi, rappresentati dagli ospiti di tali strutture, la misura e la destinazione del gettito del tributo, disponendo che le entrate sono destinate a finanziare interventi in materia di turismo.
La disciplina di dettaglio non è ancora stata varata, con la conseguenza che, in sede di regolamentazione del tributo i Comuni capoluogo di Provincia sono espressamente autorizzati a disporre “ulteriori modalità applicative del tributo“, nonché a prevedere esenzioni in quanto, nel caso di mancata emanazione del regolamento nei termini previsti, i Comuni possono comunque procedere alla istituzione del tributo.
“La qualifica assunta dai gestori delle strutture ricettive esula dall’ambito della responsabilità d’imposta, sicché il gestore è un terzo rispetto alla obbligazione tributaria ed il suo coinvolgimento avviene ad altro titolo, ossia quale destinatario di obblighi formali e strumentali all’esazione del tributo comunale.”
“Ne discende che il rapporto tributario intercorre esclusivamente tra il Comune (come soggetto attivo) e colui che alloggia nella struttura ricettiva (soggetto passivo) “
La Corte di Cassazione riprende poi la posizione già assunta sul punto dalla Corte dei Conti, secondo cui “i soggetti operanti presso le strutture ricettive, ove incaricati della riscossione e poi del riversamento nelle casse comunali dell’imposta di soggiorno corrisposta da coloro che alloggiano in dette strutture, assumono la funzione di agenti contabili, tenuti conseguentemente alla resa del conto giudiziale della gestione svolta‘”.
“In tal senso giova anche richiamare il recente arresto in tema di imposta di soggiorno delle Sezioni Unite civili della Corte cassazione (ord. 19654 del 24/07/2018, Rv. 649978), secondo cui tra il gestore della struttura ricettiva (o ‘albergatore’) ed il Comune si instaura un rapporto di servizio pubblico con compiti eminentemente contabili, che implicano il maneggio di denaro pubblico“.
“Ne consegue che il rapporto tra società ed ente si configura come rapporto di servizio, in quanto il soggetto esterno si inserisce nell’iter procedimentale dell’ente pubblico, come compartecipe dell’attività pubblicistica di quest’ultimo, e la società concessionaria riveste la qualifica di agente contabile, non rilevando in contrario né la sua natura di soggetto privato, né il titolo giuridico in forza del quale il servizio viene svolto “.
Muovendo da tali premesse, la Suprema Corte ha ritenuto che il gestore della struttura, incaricato della riscossione dell’imposta di soggiorno in esame, rivesta la qualità di incaricato di pubblico servizio, anche in assenza di un preventivo, specifico incarico da parte della pubblica amministrazione, in considerazione della natura prettamente pubblicistica della sua attività.
La Corte non accoglie nemmeno il riferimento alla ignoranza scusabile: infatti “non sussisteva alcun dubbio ragionevole che le somme andassero riversate al Comune (il ricorrente si era astenuto da qualsiasi attività volta a documentare la riscossione, dimostrando plasticamente la volontà di non voler effettuare alcun riversamento)”.
Esclusa l’applicabilità della scriminante specifica e delle attenuanti generiche, la Suprema Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Pubblicato dahospitalitylawlab Maggio 9, 2019 Maggio 16, 2019 Pubblicato inUncategorisedLascia un commento su Peculato per il gestore della struttura che non riversa l’imposta di soggiorno
L’Avvocatura generale della Corte di Giustizia UE ritiene di poter qualificare come “servizi della società dell’informazione” le attività svolte da Airbnb Ireland in Francia. In Italia, recentemente, i giudici del Tar Lazio avevano respinto il ricorso di Airbnb Ireland e Airbnb Payments contro alcune disposizioni (e relative interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate) del D.L. 5072017 sulla cui base il portale (semplificando) avrebbe dovuto operare l’obbligo di ritenuta del 21% del canone o corrispettivo versato. Ad opposte conclusioni sembra esser giunta l’Avvocatura generale, chiamata a esprimersi su un contenzioso francese (relativa a diverso argomento, la c.d. “legge Hoguet”). In entrambe le vicende, la italiana e la francese, ai giudici veniva richiesto, tra l’altro, di valutare la possibilità di qualificare il servizio fornito da Airbnb Ireland quale “servizio della società dell’informazione ai sensi della direttiva 2000/31/CE”.
Ma vediamo, sempre semplificando per quanto possibile e con qualche necessaria approssimazione, i punti di intersezione delle due posizioni.
1. Innanzitutto il Tar Lazio. Airbnb fra i motivi di ricorso presentati lamentava “l’omessa disapplicazione dell’art. 4 del d.l. 50/2017 quale atto normativo in contrasto con la direttiva 1535/2015/UE per omessa previa comunicazione alla Commissione europea dell’introduzione di regole tecniche nella società dell’informazione”. La citata direttiva del 9 settembre 2015 n. 1535 prevede una particolare procedura di notifiche in relazione alle regole relative ai servizi delle società d’informazione: ne conseguirebbe che l’omessa previa notificazione alla Commissione europea determinerebbe automaticamente l’inopponibilità di tali regole. Secondo quanto sostenuto da Airbnb in tali ricorsi, di conseguenza, “l’amministrazione resistente avrebbe dovuto disapplicare il d.l. n. 50/2017 ed astenersi dal dare alcuna attuazione alle misure tecniche qui in rilievo, e tale omessa disapplicazione costituisce motivo di annullamento del provvedimento impugnato, per violazione di legge e travisamento in diritto”.
Il TAR Lazio, in ogni caso, rigettava il ricorso presentato da Airbnb, sostenendo che “come ha rilevato la Corte di giustizia nel caso Uber contro Francia (…) in fattispecie non certo identica ma caratterizzata da profili di interesse per la vicenda in esame, in caso di servizi di intermediazione effettuati in via elettronica occorre distinguere tra il servizio della società di informazione e il servizio oggetto dell’attività di intermediazione (nel caso di Uber c/ Francia, il servizio di trasporti, nel nostro caso, il servizio di locazione breve di immobili). Nel caso della sentenza Uber, la Corte di giustizia UE ha riconosciuto l’intermediazione come meramente accessoria rispetto al servizio di trasporto, in quanto “il servizio di intermediazione fornito dalla società interessata era indissolubilmente legato all’offerta di servizi di trasporto urbano non collettivo creata dalla stessa” (par. 21). Nel caso oggetto del presente giudizio, vale l’esatto contrario del caso Uber: l’attività di intermediazione di Airbnb è ben distinta da quella di locazione breve posta in essere dai proprietari di immobili, la quale peraltro non è regolata da disciplina comunitaria ed è soggetta, per quanto riguarda i proventi della locazione, alla disciplina nazionale della tassazione sui redditi (…). Nel caso di specie, pertanto, non è possibile applicare la normativa in materia di servizi alle società dell’informazione, con riferimento alle prestazioni di servizio di locazione di imm obili che deveono essere tenute distinte”
2. Diverso il caso francese portato davanti alla Corte di Giustizia. A fronte della causa avviata da parte del Parquet de Paris (procura di Parigi) nel 2017 quanto affermato da parte dell’avvocato generale della Corte di Giustizia UE Marciej Szpunar nelle proprie conclusioni sembra prediligere l’interpretazione di Airbnb Ireland. La questione era stata sollevata sulla base del contenzioso fra l’Association pour un hébergement et un tourisme professionnel (AHTOP) e Airbnb Ireland e ipotizzava una supposta violazione della normativa francese (“legge Hoguet”) in materia di attività di agente immobiliare. Airbnb Ireland negava di agire in qualità di agente immobiliare contestando quindi l’applicabilità alla propria posizione della “legge Hoguet” per incompatibilità con la direttiva relativa ai servizi delle società dell’informazione. Le conclusioni dell’avvocato generale Maciej Szpunar si soffermano proprio sulla possibilità di qualificare il servizio fornito da parte di Airbnb Ireland quale “servizio della società dell’informazione ai sensi della Direttiva 2000/31/CE”, sottolineando che “un servizio consistente nell’intermediazione, tramite una piattaforma elettronica, tra potenziali locatari e locatori che offrano prestazioni di alloggio di breve durata, in una situazione in cui il prestatore di detto servizio non eserciti un controllo sulle modalità essenziali di tali prestazioni, costituisce un servizio della società dell’informazione ai sensi di dette disposizioni. Il fatto che detto prestatore proponga parimenti altri servizi a contenuto materiale non osta alla qualificazione del servizio fornito elettronicamente come servizio della società dell’informazione, a condizione che quest’ultimo servizio non rappresenti un tutto inscindibile con i servizi medesimi”; di conseguenza, secondo quanto affermato dall’Avvocatura generale, “uno Stato membro, diverso da quello sul cui territorio un prestatore di servizi della società dell’informazione sia stabilito, non può, per motivi ricompresi nell’ambito regolamentato, restringere la libera circolazione dei servizi medesimi invocando, nei confronti di un prestatore di servizi della società dell’informazione, d’ufficio e senza che sia necessario un esame delle condizioni sostanziali, prescrizioni come quelle relative all’esercizio della professione di agente immobiliare, fissate dalla legge Hoguet”.
Le conclusioni dell’avvocato generale Maciej Szpunar sono state comunicate alla Corte di Giustizia e sembrano favorire la posizione di Airbnb Ireland che potrebbe attendere in tale sede una pronuncia favorevole.
Conclusioni Avvocatura GeneraleScarica
Pubblicato dahospitalitylawlab Maggio 2, 2019 Maggio 9, 2019 Pubblicato inUncategorisedLascia un commento su Dall’Europa: buone notizie per Airbnb Ireland
Pubblicato dahospitalitylawlab Aprile 25, 2019 Aprile 25, 2019 Pubblicato inaffitti brevi, Airbnb, Hospitality, Locatore, ospitalità, Sentenza, Serviced ApartmentsLascia un commento su Alloggio e servizi: nuova generazione di contratti Real Estate
Pubblicato dahospitalitylawlab Aprile 18, 2019 Aprile 18, 2019 Pubblicato inUncategorisedLascia un commento su Agenti immobiliari: cosa cambia
Da una parte, il Governo perde di fronte alla Corte costituzionale, che con sentenza depositata oggi dichiara l’infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale delle disposizioni – si tratta dell’art. 1 comma 1, lettere a) b) e c) della L.R. Lombardia 7/18 che integra la L.R. Lombardia 27/2015 – che prevedono l’istruzione del Codice Identificativo di Riferimento (c.d. CIR) anche per gli appartamenti o le porzioni di appartamento concessi in locazione con finalità turistica.
Dall’altra, il Governo persegue i suoi obbiettivi nel settore turistico anche attraverso il DEF, che lascia intravedere l’intento di normare questo Codice Identificativo a livello statale.
Riportiamo quindi alcuni estratti della bozza del DEF 2019. Trattandosi di un documento di programmazione in materia di economia e finanza, non utilizza un linguaggio tecnico- giuridico ma piuttosto termini più adesivi al mercato e al mondo politico ed economico. Riportiamo di seguito i passaggi salienti della bozza attualmente in circolazione.
Già dal 1° gennaio 2019 tutte le attività in materia di turismo sono trasferite al Dipartimento del Turismo con il personale transitato nei ruoli del MiPAAFT.
Nella bozza del DEF, sezione “Politiche del Turismo”, si legge che il Governo dà atto di aver ridefinito le attribuzioni relative al turismo, spostando la materia dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo (MIPAAFT).
Il Governo prepone poi alcuni riferimenti generici per inquadrare il fenomeno del turismo gestito dal nuovo ministero.
“Il turismo all’interno del MiPAAFT si intende – secondo una visione sinergica sostanziale – come il linguaggio di valorizzazione concreta, reale, dinamica e aggiornata del contesto territoriale del Paese sotto il profilo agricolo e alimentare, rappresentandone al meglio le diversità e le specificità, stimolando e supportando le dinamiche evolutive del tessuto imprenditoriale e professionale di riferimento.”
Un’altra novità riguarda la governance: “la legge prevede la creazione di un nuovo Dipartimento del Turismo all’interno del MiPAAFT che avrà un compito importante in quanto non si occuperà solo delle politiche del turismo, ma anche di politiche di promozione e valorizzazione dei territori in ottica enogastronomica, con azione integrata e di sostegno al settore nei suoi vari comparti professionali ed industriali”. Appena nominato anche il nuovo Capo Dipartimento, il Consigliere Caterina Cittadino.
Sono previsti inoltre interventi di carattere giuridico.
“Sul piano normativo diverse questioni verranno affrontate in ambito di Conferenza Stato Regioni, di concerto con i dicasteri competenti e sentite le principali categorie professionali ed industriali”
Quanto alla Hospitality, “nell’ambito del rinnovamento del sistema di classificazione alberghiera, sono previsti standard qualitativi più elevati, consoni e rispondenti alle reali esigenze di mercato e, parimenti, quadri migliorativi anche per l’esercizio del controllo”.
E, anche se un po’ incidentalmente, il Governo chiarisce nella bozza che verranno “altresì promosse diverse misure come la definizione di un Codice Identificativo Unico, a supporto della lotta all’abusivismo nel settore ricettivo”. Ma, come si è detto, questa impostazione potrebbe essere modificata alla luce della odierna sentenza della Corte Costituzionale sulla questione lombarda.
La bozza prevede inoltre la “creazione di un ambito di contrattazione con i Comuni per una ridefinizione organica della regolamentazione applicativadell’imposta di soggiorno come effettiva tassa di scopo a sostegno del turismo locale e nazionale. Allo stesso modo, particolare attenzione sarà dedicata all’approfondimento del regolamento sugli affitti brevi”, privilegiando il termine atecnico con cui il fenomeno dei contratti di locazione e di ospitalità di breve durata negli appartamenti si è imposto nel mercato turistico grazie ai portali e intermediari on line.
“Parte essenziale di questa nuova visione strategica sarà anche la revisione dell’approccio operativo e funzionale di ENIT, l’Agenzia Italiana del Turismo, che nel 2019 compirà 100 anni”, si annuncia inoltre nell’attuale bozza, mentre con riferimento “alle iniziative normative in ambito statistico, si intende avviare la trasformazione digitale della rilevazione dati e la relativa rielaborazione, nel contesto della diffusione del wi-fi a livello nazionale, con l’ambizione di costituire un contesto integrato di supporto anche alla digitalizzazione dell’offerta turistica”.
Trattandosi di un progetto politico ancora in bozza, non vengono proposti in questa sede pareri di carattere legale né sul DEF né più in particolare in materia di Codice Identificativo. Si propone però il testo della sentenza depositata in data odierna dalla Corte costituzionale che decide per la legittimità del CIR lombardo.
C Cost 84_2019Scarica
Pubblicato dahospitalitylawlab Aprile 11, 2019 Aprile 11, 2019 Pubblicato inUncategorisedLascia un commento su Governo tra Consulta e DEF
Pubblicato dahospitalitylawlab Aprile 4, 2019 Aprile 8, 2019 Pubblicato inHospitality News, TaxesTag: DDLLascia un commento su Legge delega sul turismo: progetto o chimera?
In occasione dell’uscita nelle librerie del testo giuridico “LA NUOVA OSPITALITA’ TURISTICA – Dalle strutture ricettive tradizionali alle nuove formule” uno dei nostri professionisti, co-autori dell’opera, è stato intervistato da Hospitality-News sulla situazione attuale e sulle prospettive del diritto del turismo e della ricettività in Italia.
Leggi l’intervista con l’avv. Donatella Marino
Pubblicato dahospitalitylawlab Marzo 30, 2019 Aprile 4, 2019 Pubblicato inUncategorisedLascia un commento su Ospitalità turistica: l’evoluzione dal punto di vista giuridico
LOCATORE PER UN GIORNO
Un immobile può essere ceduto in locazione per un solo giorno? E magari essere replicato quotidianamente? Oppure la necessità di occuparsi in modo continuativo del riassetto, della pulizia, della gestione dei rifiuti, del rifacimento dei letti e cambio biancheria ritagliato sul numero di ospiti, dello scambio di comunicazioni e informazioni con ciascuno di loro, della manutenzione ordinaria e di ogni tipo di riparazione nell’alloggio occupato trascina il rapporto verso le più sfumate soluzioni dell’atipico contratto di ospitalità turistica (in cui all’ospite viene reso disponibile oltre alla possibilità di soggiornare anche alcuni servizi minimi necessari ad assicurare il cosiddetto “comodo ricetto”)? Sarebbe poco corretto e fuorviante rispondere in astratto a questi interrogativi in assenza di pronunce giurisprudenziali, ma è bene porsi il problema di fronte a ogni caso pratico. Diverso è il tema di carattere amministrativo. Se viene concesso con un contratto di ospitalità il godimento di una unità immobiliare a uso abitativo, non aperta al pubblico, è corretto ritenere che quest’ultima si trasformi ipso facto in una struttura ricettiva con le relative implicazioni, per la sola ragione che viene offerto qualche servizio ad personam? Come spiegato anche nel testo giuridico “La nuova ospitalità turistica” edito da Key Editore, è evidente che “dalla prassi sta affiorando una nuova esigenza: l’elaborazione di una figura negoziale idonea a regolare gli interessi delle parti ma anche agevolmente inquadrabile nell’ordinamento. L’antica datazione della disciplina di riferimento, prevalentemente (se non esclusivamente) riconducibile al 1942 …, la difficoltà di coordinarla con le ulteriori disposizioni successivamente intervenute … unitamente all’ambigua portata del concetto di “turismo” … rendono estremamente difficile la ricostruzione di questo nuovo tipo di accordo”. I due mondi del Real Estate e della ricettività ormai stanno convergendo e la contrapposizione giuridica ancora esistente diventa sempre più anacronistico. Per il momento, nell’attesa dell’auspicato competente intervento del Legislatore, solo una buona prassi del settore e un adeguato supporto di dottrina e giurisprudenza possono offrire qualche aiuto.
Pubblicato dahospitalitylawlab Marzo 30, 2019 Marzo 31, 2019 Pubblicato inHospitality News, LocatoreLascia un commento su LOCATORE PER UN GIORNO
AIRBNB al TAR del Lazio
Conclusa la vicenda giudiziaria di Airbnb davanti al TAR Lazio. Airbnb contestava le circolari dell’Agenzia delle Entrate che davano attuazione ad alcuni aspetti del D.L. 50/2017 che la interessavano, tra cui l’obbligo posto a carico di intermediari e portali – che incassano i canoni per conto dei locatori – di operare una ritenuta del 21%. La questione era passata anche davanti al Consiglio di Stato che aveva chiesto al TAR Lazio, in linea con la posizione di Airbnb, di assicurarsi che alcuni principi cardine dell’Unione europea fossero rispettati. Ora il Tribunale amministrativo laziale ha deciso: non ci sono violazioni, le circolari dell’AdE non sono da annullare e Airbnb le dovrà eseguire. Non sappiamo cosa succederà nei prossimi mesi. Airbnb dichiara che intende proseguire il percorso giudiziario e insistere sulle sue motivazioni. Intanto alcuni dei nostri professionisti stanno esaminando le diverse questioni e hanno reso a Milano Finanza alcuni primi commenti.
Pubblicato dahospitalitylawlab Marzo 8, 2019 Marzo 31, 2019 Pubblicato inAirbnb, Sentenza, Tax