Source: http://www.centrostudi-sv.com/index.php/servizi/articoli/1748-il-d-l-34-rilancia-le-autodichiarazioni-sostitutive-dei-privati-e-delle-imprese-e-le-liberalizzazioni-per-gli-interventi-edilizi-temporanei-per-le-misure-di-sicurezza-da-covid
Timestamp: 2020-07-13 20:16:49+00:00
Document Index: 17430823

Matched Legal Cases: ['art. 264', 'art. 18', 'art. 43', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 15', 'art. 264', 'art. 264', 'art. 21', 'art. 264', 'art. 47', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 264', 'art. 75', 'art. 264']

Sono queste, in sintesi, le novità contenute nell’art. 264 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19”, battezzato “Decreto Rilancio”.
Premessa - Le diposizioni sulle autodichiarazioni fanno parte del nostro ordinamento ormai da diversi anni, ma per il legislatore non sono sufficienti a semplificare e accelerare i procedimenti e, quindi, sente di continuo la necessità, di ritoccarle, senza curarsi però nè di rafforzare, sotto l'aspetto operativo, il sistema dei controlli, che non ha funzionato e non funziona, e neppure di formare i dipendenti pubblici che dovrebbe applicare le norme e controllare le autodichiarazioni.
Eppure, l’art. 18 della L. 241 del 1990 è chiaro e di facile lettura: “ 2. I documenti attestanti atti, fatti, qualità e stati soggettivi, necessari per l'istruttoria del procedimento, sono acquisiti d'ufficio quando sono in possesso dell'amministrazione procedente, ovvero sono detenuti, istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni. L'amministrazione procedente può richiedere agli interessati i soli elementi necessari per la ricerca dei documenti. 3. Parimenti sono accertati d'ufficio dal responsabile del procedimento i fatti, gli stati e le qualità che la stessa amministrazione procedente o altra pubblica amministrazione è tenuta a certificare”.
Altrettanto chiaro è l’art. 43 del DPR n. 445 del 2000, secondo cui “Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d'ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonché' tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell'interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall'interessato”.
Risale addirittura al 2012 la novella dell’art. 40 dello stesso DPR n. 445 del 2000 (in vigore dal 30 giugno dello stesso anno per effetto di proroga), secondo cui agli uffici pubblici è vietato rilasciare certificati da esibire ad altre pubbliche amministrazioni ed ai gestori di pubblici servizi e che sanziona con la nullità i certificati privi della la dicitura: "Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi" (art. 40 del DPR n. 445, come modificato dall’art. 15, co 1, lett. a) della L. 183/2011).
Nonostante queste disposizioni, chiare e di facile lettura, da tempo presenti nel nostro ordinamento, ancora oggi alcuni uffici, anche di rilevanza nazionale, richiedono i certificati di cui sono in possesso le pubbliche amministrazioni e, all'obiezione degli interessati, rispondono che hanno ragione, ma se producono i documenti, il procedimento si velocizzza.
Cosa non funziona? La risposta alla domanda è semplice, la soluzione al problema è difficile, ma possibile. Non funziona la collaborazione fra le pubbliche amministrazioni interessate e il sistema dei controlli sulle autodichiarazioni, sui quali lo stesso art. 264 del D.L. "Rilancio" interviene, ma in modo debole e criticabile nella parte cui aggrava di molto la responsabilità dei privati. La soluzione sarebbe di non perdere tempo a modificare di continuo le norme, ma preoccuparsi di fare funzionare quelle in vigore, richiamando al loro dovere le pubbliche amministrazioni che non collaborano nello scambio delle informazione e gli uffici pubblici che non eseguono i controlli, due comportamenti deteminanti per il successo delle semplificazioni in materia di dichiarazioni sosttutive di certificati e attestati di notorietà.
Le disposizioni transitorie – L’art. 264 del D.L. "Rilancio", rubricato “Liberalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi in relazione all'emergenza COVID-19”, contiene alcune disposizioni valide fino al 31 dicembre 2020, altre a regime proprio sulle autodichiarazioni sostitutive di certificati e di atti di notorietà, e altre ancora transitorie ma con possibili efftti permanenti, relativi agli interventi edilizi necessari per le opere di sicurezza imposte dall'emergenza Covid-19.
Riduzione del potere di autotutela - Non solo. Il comma 1 riduce da diciotto a tre mesi il tempo a disposizione dell’Amministrazione per annullare, in sede di autotutela, gli atti adottati e i vantaggi economici concessi se sussistono ragioni di pubblico interesse, ai sensi degli artt. 19 e 21-nonies della n. 241 del 1990. Tale limite temporale per rimuovere l’atto illegittimo con effetti ex tunc, non si applica solo se gli atti e i benefici sono stati decisi in base a “false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenze di condanna passate in giudicato”. come già dispone l’art. 21- nonies della legge n. 241.
Disposizioni transitorie ma con possibili effetti permanenti - L’art. 264 introduce al comma 1, lett. f) alcune misure di liberalizzazione per gli interventi edilizi, contingenti e temporanei, necessari ad assicurare l’osservanza delle misure di sicurezza prescritte per fronteggiare l’emergenza epidemiologica,di regola destinate ad essere rimosse con la fine dello stato di emergenza ma che il privato può richiedere di mantenere, se conformi sotto l'aspetto urbanistico.
Per la realizzazione delle opere contingenti e necessarie,diverse da quelle rientranti nell’ambito dell'articolo 6 del DPR. n. 380 del 2001, sulle attività edilizie libere, occorre la previa comunicazione all'amministrazione comunale di avvio dei lavori, asseverata da un tecnico abilitato e corredata da una dichiarazione del soggetto interessato che, ai sensi dell'art. 47 del D.P.R. n. 445 del 2000, attesta che si tratta di opere necessarie per ottemperare alle misure di sicurezza prescritte per fronteggiare l'emergenza sanitaria da COVID-19.
In realtà, l’art. 6 del TU edilizia prevede già fra le attività libere “le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni, previa comunicazione di avvio lavori all'amministrazione comunale” (lett. e-bis, aggiunta dal D.L. 133/20014). Rispetto alle tipologie di interventi della lett. e-bis) dell’art. 6, quelli provvisori di ottemperanza alle misure di sicurezza prescritte per il COVID non sono soggette neppure alla previa comunicazione all’amministrazione comunale. Se però sono diversi da quelli di manutenzione ordinaria o comunque rientranti fra le attività libere, richiedono non solo la comunicazione all’amministrazione comunale, ma anche l’asseverazione da parte di un tecnico abilitato e un’autodichiarazione dell’interessato circa la loro necessità per assicurare l’osservanza delle misure di sicurezza Covid-19.
Gli effetti permanenti - Come anticipato, l’interessato può chiedere il mantenimento delle opere edilizie realizzate, se conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente, con istanza da presentare entro il 31 dicembre 2020. La richiesta di mantenimento delle opere è assentita, previo accertamento della loro conformità, entro sessanta giorni dalla presentazione con provvedimento espresso, con esonero dal contributo di costruzione eventualmente previsto.
Sanzioni - L’art. 264, comma 2, lett. a) prevede, infatti, oltre alla “decadenza” dal beneficio prevista dall’art. 75, l’espressa previsione:
Livelli essenziali - L’art. 264 chiude con la disposizione del comma 4 che include le disposizioni nell’ambito dei livelli essenziali delle prestazioni, che, trattandosi di materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato di cui all'articolo 117, comma 2, lettera m), della Costituzione, prevalgono su ogni diversa disciplina regionale.
Come è successo e succede di continuo, il pericolo è ancora una volta che la violazione delle regole assuma forme patologiche proprio a causa della mancanza di un sistema effettivo di verifiche e controlli da parte della P.A., e l'aggravamento delle sanzioni somigli sempre più alle famose ed inutili "grida manzoniane".
Questa "cattiva amministrazione" radica la convinzione di impunità in chi per conseguire benefici e vantaggi che non gli competerebbero è propenso ad accettare il basso rischio di essere scoperto, sapendo che ha un'alta probabilità di farla franca, proprio grazie alla mancanza di controlli, sistematici, seri ed estesi.