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Timestamp: 2019-02-18 23:17:34+00:00
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﻿ Massimo Cingolani | | lavocemetropolitana - Part 3
domenica, 12 Novembre 2017 di Massimo Cingolani
La Corte di Cassazione, sezione penale, con sentenza 48266/2017 ha affermato il principio secondo il quale il conducente deve sempre accertarsi con ogni mezzo che non sopraggiungono altri veicoli e tale ispezione deve proseguire per tutte le fasi della manovra. La vicenda ha riguardato il caso di un conducente il quale, nello svoltare a sinistra per parcheggiare, si era scontrato con una moto che si muoveva nella medesima direzione, mentre la stessa stava effettuando operazioni di sorpasso per evitare la colonna di macchine in coda. La Corte d’Appello, in secondo grado, aveva sostenuto che la colpa del conducente doveva essere esclusa in quanto, avendo incominciato la svolta a sinistra, non poteva avvedersi ,attraverso gli specchietti retrovisori, del tardivo sorpasso del motociclo, non essendo più nell’angolo di visuale, data la direzione di marcia dei mezzi.
La Cassazione ha deciso di annullare la sentenza assolutoria: “la verifica del conducente di non recare pericolo o intralcio durante il cambio di direzione – si legge – deve perdurare dall’inizio alla fine della manovra. Ciò in quanto la manovra di cambio di direzione, con particolare riguardo a quella di svolta a sinistra, determina una indiscutibile situazione di pericolo che esige da parte del conducente la massima prudenza e l’adozione di tutte le cautele, al fine di evitare conseguenze pregiudizievoli per la sicurezza della circolazione. Situazioni come queste sono all’ordine del giorno a Milano ed ormai sembra ma la maggiore occupazione della magistrature sia l’interpretazione del Codice della Strada.
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Per favore non riaprite i navigli
lunedì, 23 Ottobre 2017 di Massimo Cingolani
Si aggira su Milano una magnifica suggestione: quella di riaprire i navigli.Ma essendo la suggestione uno stato d’animo, come tale dovrebbe rimanere per mantenere il suo fascino.Si potrebbe recuperarne una parte,magari in Via San Marco: il “Tombon de San Marc”, una darsena che serviva da porto fluviale, famosa anche come meta di numerosi suicidi, in una prospettiva museale.Una degli elementi che mi lasciano perplesso è di ordine “culturale”, non credo che il livello di civiltà dei milanesi e l’efficienza degli addetti alla pulizia, siano in grado di gestire dei navigli aperti.I navigli, che anche Leonardo contribuì a progettare, avevano una funzione innovativa per l’irrigazione, il trasporto di merci e dal punto di vista militare.Preservare questo spirito leonardesco vuol dire guardare avanti, non farli diventare una spiaggia o un luogo dove bere birra per poi buttarne in acqua le lattine.Corro spesso sul naviglio Martesana, e anche se il luogo ha il suo fascino quando guardo nel canale vedo carrelli dell’Esselunga, e già mi chiedo che senso abbia non riportarlo al supermercato per buttarlo lì, poi pneumatici, sacchetti pieni della differenziata, e, purtroppo, ho visto anche un cane morto.Si potrebbe cominciare a gestire meglio e valorizzare quello che c’è.Ben altre sono le priorità di Milano, un benaltrismo nella sua accezione positiva, a differenza di come spesso è interpretato.Milano ha bisogno di più infrastrutture, soprattutto a livello informatico.Serve più fibra per una copertura veloce di internet, Milano deve guardare al 4.0 .La fibra nella nostra città arriva in teoria ovunque, in realtà spesso si ferma nelle via laterali, in quelle chiuse, in quelle che si intersecano; e gli uffici e i laboratori che sono ubicati anche in quelle zone non hanno una copertura efficiente.Servono infrastrutture di supporto ad una Milano in espansione.Milano sta diventando una città di interesse sia turistico che lavorativo, e per lo sviluppo non va privilegiata solo l’area C. Ad esempio per capire le esigenze di Milano, si potrebbero guardare i feedback dei Airbnb, visto che molti milanesi, per gestire meglio le loro risorse,affittano con questo sistema la casa ereditata dai genitori, oppure la propria abitazione nei periodi di non utilizzo.Al primo posto, soprattutto nelle zone fuori della cerchia, ma non solo, è la pulizia delle strade.Pulizia e arredo urbano sono il primo biglietto da visita di Milano, essendo troppo ovvio nessuna società di consulenza lo può affermare, dire che il re è nudo non giustifica grandi parcelle.Se non c’è già un comitato contro l’apertura dei navigli, ne propongo la costituzione.
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Comune e insegnanti sono responsabili degli allievi anche fuori dalla scuola
domenica, 8 Ottobre 2017 di Massimo Cingolani
E’ iniziato il nuovo anno scolastico e torna alla ribalta la responsabilità degli insegnanti e del Comune in ordine all’integrità fisica degli allievi e all’obbligo di vigilanza anche fuori dall’edificio scolastico.
Con la sentenza 21593/2017, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale l’istituto scolastico è responsabile anche se l’infortunio allo studente dovesse avvenire fuori dall’edificio. In particolare i docenti hanno l’obbligo sia di assicurarsi che i bambini ad esempio salgano sul bus, sia di attendere i genitori qualora siano in ritardo.I Giudici della terza Sezione Civile sono stati chiamati a pronunciarsi sulla morte di un allievo investito da un autobus di linea fuori dall’edificio scolastico. Il Tribunale di Firenze aveva dichiarato l’autista del bus, il Comune e la scuola corresponsabili dell’incidente (un 40% autista e 20% ciascuno tra Comune e scuola), condannandoli a risarcire – per il danno subito – il padre, la madre e il fratello della vittima.
La Corte d’Appello aveva confermato la sentenza, ridefinendo le somme riconosciute in prima istanza ai genitori del piccolo.
I giudici di secondo grado avevano invece rigettato la richiesta di appello presentata dal Ministero della pubblica istruzione, proprio sulla base delle evidenze di responsabilità da parte della preside dell’istituto e dell’insegnante dell’ultima ora, emerse nel corso del processo penale.
La Cassazione ha ribadito: sussiste un preciso obbligo di vigilanza da parte del personale scolastico di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola gli alunni, compresi quelli delle scuole medie; tale obbligo può essere demandato al personale medesimo nel caso in cui i mezzi di trasporto ritardino. Il controllo e la vigilanza, da parte dell’amministrazione scolastica, dunque, – aggiunge la Corte – “non si sarebbe dovuta interrompere fino a quando gli alunni dell’istituto non fossero stati presi in consegna da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza, nella specie quella del personale addetto al trasporto”.
Un consiglio interessato: assicuratevi bene.
il 1917 non è solo l’anno di Lenin ma anche di J.P.Morgan & C……
domenica, 24 Settembre 2017 di Massimo Cingolani
Quando si parla di quello che accadde 100 anni fa, la mente va subito alla rivoluzione d’ottobre e a ciò che ha rappresentato nel secolo scorso.Ma ci sono almeno altri due eventi importanti, uno globale ed uno puramente nazionale.Cento anni fa entrarono in guerra gli Stati Uniti, con motivazioni economiche.Infatti gli USA avevano finanziato prevalentemente i governi di Russia, Francia, Gran Bretagna e Italia, attraverso J.P. Morgan & Co. Tutti i produttori, in particolare di materie prime e semilavorati, i petrolieri, i fabbricanti di tessuti, facevano grossi profitti. Dalla grande industria al piccolo contadino del middle west che vendeva il suo grano per sostenere lo sforzo bellico, c’era da mangiare per tutti.La scusa per intervenire fu l’affondamento di alcune navi americane da parte di sottomarini tedeschi, anche se erano di più quelle affondate dalle mine inglesi.Alla fine della guerra J.P.Morgan guadagnò decine di milioni di dollari di allora solo dall’1% di commissione sulle transazioni USA-Intesa.Alla conferenza di pace di Versailles, gli americani arrivarono con un grande potere contrattuale, dovuto ai debiti degli europei.Gli USA imposero una clausola linguistica, che sembrava di poco conto, cioè pretesero che l’inglese diventasse la lingua ufficiale della diplomazia al posto del francese, perchè il presidente Wilson non lo conosceva. La globalizzazione era iniziata e probabilmente l’altro avvenimento del ‘17, la rivoluzione dei Soviet, non è stato altro che una parentesi chiusasi nel 89.Ora il mondo è più globalizzato, ma molto più debole.Sempre nel 1917, un altro evento è accaduto nel nostro paese. Tra qualche giorno non è da escludere la solita retorica su Caporetto, dimenticandosi però, che l’Italia dopo quella crisi che portò ad una ritirata, seppe dare una buona prova sul Piave.
Infatti sul fiume, furono ufficiali inferiori, spesso rimasti isolati dai comandi, a resistere e motivare gli uomini.Come spesso succede nella nostra nazione, quando le classi dirigenti si defilano, sono i quadri intermedi della società quelli a cui tocca mandare avanti la “baracca”, e salvare il salvabile.Più o meno come adesso, anche se fortunatamente non siamo in guerra.Ricapitolando, il 1917 non è solo l’anno di Lenin.
Il Generale Garibaldi come il Generale Lee?
domenica, 17 Settembre 2017 di Massimo Cingolani
Nel luglio di quest’anno il Consiglio Regionale della Puglia ha approvato l’istituzione della “giornata della memoria per ricordare le vittime meridionali dell’Unità d’Italia”.Non ci sarebbe da stupirsi se anche l’ex Lombardo-Veneto, con la stessa logica, desse vita ad una giornata dal nome analogo.Diversi lombardi nel 18589 combatteremo nell’ Imperial Regio Esercito Austriaco, i veneti fino al 1866.Baldissera futuro comandante dell’Esercito Italiano in Eritrea, a Custoza era un giovane ufficiale austriaco.Per non parlare di trentini e dalmati, non sono pochi, con la divisa austriaca nella prima guerra mondiale. Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Nazario Sauro non furono la norma.
Tra poco qualcuno chiederà di abbattere le statue di Garibaldi, ma il Generale Garibaldi non è il Generale Lee.
Il fatto che a più di 150 anni dall’unità d’Italia, non ci sia una memoria condivisa è perchè la memoria non esiste proprio.Molti italiani non sanno che esiste una storia unitaria pre repubblicana.Non ci sono feste come il 14 Luglio in Francia, o il 4 Luglio negli Stati Uniti, che identificano un inizio reale della storia nazionale moderna.Una delle motivazioni è che chi ha contribuito all’unità , casa Savoia, non era adeguata.Perchè? forse che Washingthon, proprietario di schiavi era migliore? per non parlare di Jefferson che amava le schiave giovani e poi ne vendeva i figli, come si fa con i cuccioli di razza.La rivoluzione francese non è solo libertè, egalitè, fraternitè. Robespierre e Saint-Just erano contro il voto alle donne e pensavano dovessero usare solo”i riguardi dovuti alla conservazione della castità”.Napoleone, che ha rinnovato le istituzioni europea introducendo un nuovo Codice, ha anche reintrodotto la schiavitù nelle colonie.Da noi persistono i guasti dell’ideologia del secolo breve, che, decontestualizzandola, tende a negare la storia.L’occasione per recuperare un po’ di memoria, potrebbe essere un’adeguata celebrazione del 1918 e del centenario della fine della prima guerra mondiale. A Milano sarebbe significativo riqualificare il Sacrario dei caduti milanesi nella prima guerra mondiale. Il monumento progettato da Giovanni Muzio con la collaborazione di Gio Ponti, contiene diecimila nomi di caduti scolpiti in bronzo e un ossario, nel quale sono tumulati i resti dei caduti della nostra città. Gli otto lati della costruzione sono orientati in direzione delle otto porte di Milano a ricordare le vie attraverso le quali i soldati lasciarono la città per unirsi alle truppe italiane; i quattro lati principali, occupati da quattro grandi archi, recano simboli dedicati a ciascuno dei quattro anni di durata della guerra. Molti ci posteggiano davanti e non si domandano neanche cosa rappresenti.
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Il PIL e la Felicità:Cambiare i paradigmi è importante
domenica, 10 Settembre 2017 di Massimo Cingolani
Il PIL non può più essere usato per misurare lo sviluppo. Ad una modesta crescita non corrisponde necessariamente un aumento dei consumi e dell’occupazione, come dimostrato anche dagli ultimi dati.Infatti i maggiori centri studi delle imprese ,pur constatando un buon ritmo di crescita complessiva a livello mondiale, sono preoccupati di alcuni fattori di criticità quali:
la reflazione, cioè la moderata nuova inflazione successiva alla deflazione, che, positiva per i fatturati delle aziende, potrebbe però indurre i consumatori a contrarre le spese.
Il fatto che il ciclo degli investimenti e dei consumi è in gran parte finanziato dal debito, sia pubblico sia privato.
Il protezionismo che si sta diffondendo dagli Usa alla Russia.
La difficoltà a reagire ad una nuova congiuntura, perché si potrebbe non avere recuperato sufficientemente prima della prossima crisi.
Il rischio politico, dai negoziati della Brexit, alle prossime elezioni in Italia.
Il PIL ,nato in un periodo di difficoltà per misurare la potenzialità produttiva, con il contributo significativo dell’economista Simon Kuznet (premio Nobel nel 1971) è: “il valore totale dei beni e servizi prodotti in un Paese da parte di operatori economici residenti e non residenti nel corso di un anno, e destinati al consumo dell’acquirente finale, agli investimenti privati e pubblici, alle esportazioni nette (esportazioni totali meno importazioni totali”.I beni immateriali ormai sono più di ¾ della produzione di beni, la nostra felicità è data da servizi come istruzione, salute, divertimento.Invece i criteri di misurazione sulla qualità della vita è ancora centrata sui beni. La città che ha la migliore qualità della vita per il possesso di televisori e frigoriferi, non ha neanche un teatro, e un’alta percentuale di suicidi tra i giovani.Non si può misurare lo sviluppo con parametri vecchi.Ad esempio, per salvare la montagna servono più autostrade informatiche che strade asfaltate, perché i bisogni di un giovane pastore non sono quelli di percorrere più velocemente una mulattiera, ma potersi connettere per avere una finestra sul mondo ,e magari vendere i propri prodotti on-line.Cambiare i paradigmi è importante, altrimenti non si capisce come mai gli elettori non votino sulla base di dati che indicano una ripresa, un aumento del PIL.Cambiare la narrazione, è fondamentale, non solo perché c’è il rischio di un corto circuito comunicativo. Non si può sempre dire che le cose vanno ottimamente per lo zero virgola in più di crescita, quando poi le città e le strade sono una pattumiera. Basta guardare fuori dal finestrino della propria autovettura.Il benessere di una persona è dato anche da una città pulita, da un’area cani attrezzata, ecc., anche la sicurezza diventa un bene immateriale, che condiziona la qualità della vita e dei voti.Capire che i bisogni sono cambiati non è una novità.Negli anni 70, Agnes Heller parlava di bisogni radicali, che riguardano, l’introspezione, l’amicizia, l’amore, la convivialità ed il gioco. La loro natura non è quantitativa ma qualitativa, ciò che conta è la loro profondità.E’ interessante rileggere l’intervento di Claudio Martelli alla conferenza programmatica del PSI di Rimini del 1982:Per un’ alleanza riformista tra il merito e il bisogno. Intervento sul quale l’Unità ironizzò dicendo che” Martelli insegna al PSI che le classi non esistono”.
Se qualcuno ha dei dubbi, basta che faccia un giro in città.
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domenica, 9 Luglio 2017 di Massimo Cingolani
Mentre il parlamento dibatte di una legge elettorale che non appassiona gli italiani e che ricorda “l’eterno riorno dell’eguale”, la Corte di Cassazione conclude la prima trilogia sul Codice della Strada, dopo aver sentenziato su: parcheggio disabili, passaggio con il giallo, interviene ora sul comportamento dei pedoni.Il maggior interesse degli
italiani e del legislatore per il Codice della Strada, è motivato dal fatto che molte volte dall’interpretazione di una condotta, può cambiare la vita di una persona normale.Cosa succede se un pedone non rispetta il Codice della Strada o, per precisione, non si attiene a regole di buon senso e di cautela e viene investito?La giurisprudenza risulta molto rigorosa al riguardo, soprattutto con i conducenti di mezzi. Chi investe un pedone commette reato, anche se quest’ultimo attraversa la strada fuori dalle strisce e, prima di attraversare, non guarda da ambedue i lati della circolazione. È quanto stabilisce la sentenza 27513/17 del 1 giugno 2017.Secondo la Corte di Cassazione, chiamata ad una interpretazione normativa in materia di investimento fuori dalle strisce pedonali ,è l’automobilista a dover tenere un comportamento alla guida vigile e attento per avvedersi delle eventuali manovre incaute del pedone, quali attraversamento fuori dalle apposite strisce pedonali, passaggio con il rosso, attraversamento improvviso e senza girarsi a destra e a sinistra, e di conseguenza arrestare la marcia, evitando l’investimento. I giudici ricordano, inoltre, che il guidatore che noti sul percorso la presenza di pedoni che tardano a scansarsi, deve rallentare la velocità e, occorrendo, anche fermarsi; e ciò allo scopo di prevenire inavvertenze e indecisioni pericolose dei pedoni stessi, che si presentino ragionevolmente prevedibili e probabili. E questo perché , secondo i magistrati , la circostanza che i pedoni attraversino la strada in modo repentino è un rischio tipico prevedibile.Ne deriva che l’investitore commetterà sempre il reato di lesioni colpose o, nei casi più gravi, di omicidio stradale. Pertanto, nonostante la copertura assicurativa: per il conducente si darà l’inizio all’incriminazione e al conseguente processo penale.
Attenzione agli aspiranti suicidi.
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Viaggiando ancora in periferia
lunedì, 3 Luglio 2017 di Massimo Cingolani
Riparte il mio viaggio nelle periferie. Sempre come assicuratore sono andato in una semiperiferia, quella che una volta era caratterizzata da tessuto sociale misto.Sono al Nolo, il Nord Loreto , qui abitava il ceto medio in salita nell’ascensore sociale, ci sono bei condomini in Viale Padova e begli scorci ,come in Piazza Governo Provvisorio, la
Martesana potrebbe essere un’opportunità, invece è un enorme cartello vendesi.Gli appartamenti valgono la metà o anche meno, o forse niente, perché nessuno li compra.Gli unici che potrebbero comprali sono stranieri, ma ,se l’accesso al credito è difficile per gli italiani,figuriamoci per loro.Via Esterle, un traversa di Viale Padova, dopo l’annuncio della costruzione della moschea è in discesa.Per la verità ,vi è chi suggerisce che dietro il degrado della zona ,c’è la scelta precisa di favorirlo per comprare sottocosto molti appartamenti ,e tra qualche anno, rilanciare una nuova zona navigli, come è successo all’Isola con la Stecca in mano agli spacciatori e al degrado, prima del Bosco Verticale.Parlo con una portinaia ucraina, come da accordi con l’ amministratore, mi presento come l’assicuratore per un sopraluogo.Mi spiega che gli immigrati non si parlano, ogni comunità è chiusa in se stessa, neanche per i cattolici ,per i quali la religione potrebbe essere un collante, perché ogni gruppo ha la sua parrocchia, ucraini al Sacro Volto, filippini in Santa Maria del Carmine, sudamericani in Via Copernico.Come da altre parti, il problema principale è che alcuni appartamenti venduti a immigrati sono messi a reddito con subaffitti e non vengono pagati gli oneri condominiali. Quello delle spese è un problema, perché delle volte non c’è cattiva fede, nessuno ha spiegato che sarebbero state maggiori dell’affitto. Gli stabili sono degli anni 60, hanno bisogno di una manutenzione straordinaria, di mettere a norma l’impianto elettrico, ristrutturare quello idraulico, i fumi degli scaldabagni, magari anche il giardino ,che ora ha perdite d’acqua nei box.Le assemblee di condominio vengono convocate ma non c’è il numero legale per deliberare.Il problema delle assemblee è particolare ,per molti proprietari, acquistare l’immobile è stato un grande sacrifico, non andare all’assemblea è l’unico modo per non spendere. Questo è l’astensionismo da condominio.Forse il PD, invece di investire su amministratori pubblici che gestiscono paesi di 10000 abitanti o meno, dovrebbe chiedere consigli a chi gestisce supercondomini di periferia più popolosi di un piccolo comune.Come non si va a votare in assemblea, così non si va a votare alle elezioni.La politica a livello generale è poco stimata, a livello locale è apprezzata quella come CAF,SPI,ma la considerazione si esaurisce all’uscita della sede. Anzi diciamo che è usata come un taxi, però senza pagare.L’opinione pubblica si forma all’area per cani (tenute proprio male), al supermercato. Internet conta, anche per chi non ce l’ha, perché ha un nipote o un amico che gli riferisce le notizie. Dopo tutto negli anni 50 la televisione l’avevano in pochi, ma tutti l’ascoltavano o la raccontavano.Piccola riflessione sul voto, se le periferie sono un mercato perso e lo si vuole riconquistare ,è necessario valutare se la rete di vendita è riconvertibile, o se è il caso di cambiarla. Renzi aveva buttato lo sguardo oltre il vecchio elettorato, ma poi il partito è rimasto lo stesso e gli elettori sono più attenti di quanto si pensi. Non ci sono solo boy scout e giovani lupi, si poteva allargare alle competenze ,al mondo del volontariato non ideologico, ecc.. Forse c’è ancora tempo.Per avere un’idea di queste dinamiche senza annoiarsi consiglierei di guardare su Sky, chi non ce l’ha lo cerca su internet, la miniserie “A Hero” della HBO che parla della battaglia di un giovane sindaco democratico contro la segregazione razziale nel New Jersey della fine degli anni 70.L’arrivo di famiglie afroamericane abbassa il valore degli immobili , Il Partito Democratico che governa la citta, formato principalmente da italiani, polacchi e irlandesi entra in crisi e una parte di elettori democratici, in particolare italoamericani, passa tra i Repubblicani.Nella finction il sindaco idealista si spara, noi potremmo imparare per gestire la situazione
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domenica, 18 Giugno 2017 di Massimo Cingolani
La corruzione tra privati, quella che non si vede ma c’è, e che ammazza l’economia
domenica, 4 Giugno 2017 di Massimo Cingolani
Qualche giorno fa è passata quasi inosservata un’inchiesta dei pm Bocassini e Storari, del Dipartimento distrettuale antimafia di Milano.Si tratta dell’indagine che ha coinvolto la Lidl Italia. Alcuni dirigenti infedeli erano riusciti, attraverso una serie di società paravento ,ad entrare nell’economia del gruppo, condizionandone gli appalti in cambio di dazioni in denaro.Fino a qualche anno fa , che un dirigente d’azienda pilotasse appalti e forniture ad amici e parenti ,non solo era la norma, ma non si configurava nessun reato.Tant’è vero che Valletta ,il presidente della Fiat dal 46 al 66,sosteneva che un direttore dell’ufficio acquisti che rubava solo il 20% era onesto.Tutto è cambiato con la legge 231, che ha istituito il reato di corruzione tra privati, e costretto aziende e associazioni a dotarsi di codici etici e modelli organizzativi, per contrastare questo tipo di comportamenti.Per precisone la 231 è stata votata, poco dopo il giuramento dell’ultimo Governo Berlusconi, da un’ampia maggioranza, a riprova che quando si tratta di elaborare leggi che migliorano complessivamente la competitività del Paese, è più difficile cadere in atteggiamenti ideologici, e che ci sono anche rappresentanti del popolo, non molti a dire il vero, che lavorano seriamente.Una delle leggi più sottovalutate, in questi ultimi anni.Adesso Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo in materia di corruzione tra privati ,che integra e migliora la 231. I soggetti punibili sono stati ampliati e ricomprendono ora tutti quanti svolgono funzioni direttive ed anche coloro che pongono in essere la condotta per interposta persona. La condotta punita è stata estesa, oltre che alla sollecitazione e ricezione, anche all’accettazione della promessa di ricevere denaro o altra utilità non dovuti. La finalità del reato è quella di compiere od omettere un atto in violazione degli obblighi di fedeltà e non è più richiesta la prova di un danno per la società. E’ rimasta invece la procedibilità a querela di parte, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza. Il provvedimento inoltre introduce il reato di istigazione alla corruzione tra privati (art. 2635 bis c.c. ) ed inasprisce le sanzioni. Significativo, infine, il fatto che nel nuovo testo dell’art. 2635 c.c. scompaia il riferimento alla necessità che la condotta «cagioni nocumento alla società», con conseguente trasformazione della fattispecie da reato di danno a reato di pericolo.Non sarebbe un cattiva idea pubblicizzare il più possibile questa legge, che i più ignorano ancora, perchè di amministratori e dirigenti infedeli ,che distorcono la concorrenza, se ne incontrano tutti i giorni, anche prendendo l’ascensore.