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Timestamp: 2017-07-21 04:44:04+00:00
Document Index: 84390597

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 157', 'art. 258', 'art. 260', 'art. 260']

L’ inchiesta rifiuti di Gomorra. Il giudice proscioglie tutti | Fatto & Diritto
/ L’ inchiesta rifiuti di Gomorra. Il giudice proscioglie tutti
Posted by Avv. Tommaso Rossi on 19 settembre 2011 in Le grandi biografie | 117 Views | Leave a response	NAPOLI, 19 SETTEMBRE ’11 – Grazie al bestseller “Gomorra” di Roberto Saviano e al successivo film di Matteo Garrone è stato squarciato il velo che copriva l’enorme attività illecita legata al traffico ed allo smaltimento irregolare di rifiuti tossici nelle campagne del napoletano e del casertano, posta in essere dal binomio industria-camorra.
Ma il Pm di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, aveva già capito tutto quando, nel 2003, all’esito di un’indagine di ben 4 anni portata avanti assieme ai carabinieri, denominata “Operazione Cassiopea”, novantacinque persone furono rinviate a giudizio. L’ipotesi investigativa era che da Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana partivano almeno quaranta tir ogni settimana carichi di veleni e diretti al Sud, nelle campagne del casertano e del napoletano. La quantità di rifiuti tossici seppelliti dove crescevano frutta e verdura e dove gli animali andavano a pascolare oppure ad abbeverarsi, stimabili in un milione di tonnellate, venivano poi smaltiti a prezzi irrisori grazie ad emissari dei clan camorristici. Il ciclo illegale sembrava finalmente reciso e si attendeva soltanto che i colpevoli pagassero per quel disastro ambientale.
Invece, come troppo spesso purtroppo avviene nel nostro Belpaese, non ha pagato nessuno.
Imprenditori, trasportatori, proprietari dei terreni destinati allo smaltimento: prescrizione maturata per tutti, sebbene in molti avessero addirittura confessato nel corso del procedimento.
Come è stato possibile un simile esito? Nel 2003 si aprì l’udienza preliminare avanti al GUP di Santa Maria Capua Vetere il quale dichiarò l’incompetenza propria e della procura locale che aveva condotto l’inchiesta, in quanto avrebbe dovuto procedere un Pubblico Ministero della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) e dunque di Napoli, in quanto erano coinvolti anche soggetti appartenenti a clan camorristici e si ipotizzava il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Il procedimento, pertanto, dovette riiniziare da Napoli con l’assegnazione ad un nuovo PM. Due anni per trasferire il processo alla Procura napoletana.
Il Pm napoletano della DDA, ricevuti e studiati i 120 faldoni dell’inchiesta iniziale, chiese l’archiviazione per l’associazione a delinquere, che fu accolta dal giudice che inviò di nuovo il fascicolo a Santa Maria Capua Vetere nel novembre del 2005. Passano altri anni, e, sebbene la lotta contro il tempo posta in essere dall’ultimo GUP assegnatario, Giovanni Caparco, con una calendarizzazione delle udienze fittissima, si giunge in questi giorni alla prescrizione per tutti. Le accuse più gravi contestate agli imputati, disastro ambientale e avvelenamento delle acque, reati che non sarebbero ancora prescritti, sono cadute per gli imputati nel corso del processo dopo il vaglio dei periti.
Analizziamo un po’ alcune fattispecie giuridiche coinvolte, per capire come sia potuta finire così.
- Prescrizione del reato significa che, decorso un determinato periodo di tempo dalla commissione del fatto, senza che sia intervenuta una sentenza definitiva, lo Stato non può procedere all’accertamento del reato e alla punizione del colpevoli. Il reato cioè si estingue e viene pronunciata una sentenza dibattimentale di non doversi procedere (o non luogo a procedere se pronunciata in udienza preliminare come in questo caso).
La prescrizione non equivale affatto ad una assoluzione, come spesso viene detto dai Media. Spesso i media usano il termine “assolto per prescrizione”. E’ una contraddizione in termini. Tant’è vero che la prescrizione è espressamente rinunciabile dall’imputato a norma dell’art. 157 c.p, e comunque il Giudice prima di applicare la causa di estinzione del reato deve verificare se c’è possibilità di assoluzione nel merito dei fatti.
Il tempo della prescrizione è stabilito dagli articoli 157 e seguenti del codice penale. Il metodo di calcolo è stato radicalmente modificato con una legge del 2006 (la cosiddetta ex Cirielli).
In primo luogo va detto che i reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo non si prescrivono mai. Così l’omicidio ad esempio, è sempre perseguibile. Per i reati punti con la reclusione, invece, la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena stabilita dalla legge (e comunque non inferiore a sei anni), Se nel frattempo vengono computi particolari atti del procedimento (che in sostanza individuano un responsabile) il tempo necessario a prescrivere si allunga (ordinariamente) di un quarto, della metà per i recidivi semplici e di 2/3 per i recidivi reiterati specifici.
In sostanza quello che conta è questo termine massimo di prescrizione: ad esempio, la corruzione in atti giudiziari (quella del processo Mills) che prevede una pena massima di otto anni, si prescrive in dieci anni: otto anni più due che è un quarto di otto. Lo spaccio di droga, che prevede una pena massima di venti anni si prescrive invece in venticinque anni: venti più un quarto. L’omicidio colposo commesso in stato di grave ebrezza alcolica si prescrive in venticinque anni! Quello commesso con colpa del medico invece in sette anni e mezzo.
- I reati ambientali sono stati introdotti in maniera dettagliata nel sistema penale italiano con il d.lgs. 152/2006 (cd. codice dell’ambiente). Tuttavia, a parte i due soli delitti del trasporto di rifiuti pericolosi senza formulario d’identificazione (art. 258, 4°) e delle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260), le fattispecie illecite sono tutte contravvenzioni che si prescrivono in 5 anni e hanno un trattamento sanzionatorio molto lieve (per esempio, possibilità di oblazione con conseguente estinzione del reato; non configurabilità del tentativo; inammissibilità dell’applicazione di misure cautelari; impossibilità di procedere ad intercettazioni telefoniche).
In precedenza i reati ambientali erano stati introdotti nel 2001 con modifica del decreto Ronchi.
Il traffico illecito di rifiuti punisce con la reclusione da uno a 6 anni “chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti”. E’ un delitto a concorso necessario ove il dolo deve consistere nella volontà di dare un contributo ad una attività complessa e plurisoggettiva di traffico di rifiuti. Mentre le contravvenzioni previste già dal decreto Ronchi ed ora riportate dal d.lgs. 152/2006 tutelano il bene giuridico “ambiente”, il reato di cui all’art. 260 riguarda la protezione della incolumità pubblica, la quale vede nell’aggressione ambientale la causa di un’effettiva lesione o di una messa in pericolo, e si prescrive in 7 anni e mezzo.
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