Source: http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38432-codice-civile-della-paternit
Timestamp: 2017-05-01 04:15:36+00:00
Document Index: 134722222

Matched Legal Cases: ['art. 316', 'art. 316', 'art. 1176', 'art. 1176', 'art. 1177', 'art. 1178', 'art. 2359', 'art. 16', 'art. 1976', 'art. 2050']

Codice civile della paternità :: Diritto di famiglia :: Diritto & Diritti
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Fino al decreto legislativo 154/2013, l’ultimo riferimento relativo al padre nel codice civile compariva nell’art. 316 coma 3, in cui si leggeva: “Se sussiste un incombente pericolo di un grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili”. Disposizione - per quanto anacronistica e opinabile, perché retaggio della famiglia patriarcale cui era improntata la disciplina codicistica prima della riforma del diritto di famiglia del 1975 - dava al padre un ruolo ed una differenziazione di ruolo, come può essere quello dello Stato, del paese d’origine, di un presidio. La protezione è insita nella figura del padre perché tale è il significato etimologico, “colui che protegge, sostiene, mantiene la famiglia”. Da “padre” è stata ricavata la parola “paternità” al femminile come “maternità”, perché l’una si realizza con l’altra nella genitorialità. La paternità è una relazione non scontata o connaturale, come può sembrare la maternità. “Non riesco a considerare nessuna necessità nell’infanzia tanto forte come la necessità di protezione del padre” (citazione attribuita a Sigmund Freud che dava molta importanza al ruolo del padre).
[2] Dal film «Ondine - Il segreto del mare» (2009)
Nell’antica Roma la figura del “pater familias” era così definita e dominante (aveva anche il cosiddetto “ius vitae ac necis” o “vitae necisque potestas” sugli altri membri della famiglia) tanto che era diffuso il parricidio (come risulta dagli studi della giurista e storica Eva Cantarella)[1]. Oggi, invece, si rischia (o è già in corso) una sorta di “parricidio diffuso”, in quanto la figura del padre non è delineata né riconosciuta adeguatamente nelle scienze umane, in primis il diritto, e nella quotidianità (dall’essere padre latitante al fare il “mammo”). Fino al decreto legislativo 154/2013, l’ultimo riferimento relativo al padre nel codice civile compariva nell’art. 316 coma 3, in cui si leggeva: “Se sussiste un incombente pericolo di un grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili”. Disposizione - per quanto anacronistica e opinabile, perché retaggio della famiglia patriarcale cui era improntata la disciplina codicistica prima della riforma del diritto di famiglia del 1975 - dava al padre un ruolo ed una differenziazione di ruolo, come può essere quello dello Stato, del paese d’origine, di un presidio. La protezione è insita nella figura del padre perché tale è il significato etimologico, “colui che protegge, sostiene, mantiene la famiglia”. Da “padre” è stata ricavata la parola “paternità” al femminile come “maternità”, perché l’una si realizza con l’altra nella genitorialità. La paternità è una relazione non scontata o connaturale, come può sembrare la maternità. “Non riesco a considerare nessuna necessità nell’infanzia tanto forte come la necessità di protezione del padre” (citazione attribuita a Sigmund Freud che dava molta importanza al ruolo del padre). In seguito ai continui rimaneggiamenti legislativi sono stati eliminati tutti i riferimenti normativi alla figura paterna nel codice civile ed è rimasta solo la locuzione “diligenza del buon padre di famiglia” nell’art. 1176 cod. civ. relativo all’adempimento delle obbligazioni, rubricato “Diligenza nell’adempimento”, al cui primo comma si legge: “Nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia”. Corresponsabilmente padri e madri abbiano la medesima diligenza affinché la figura paterna non sia ulteriormente esautorata o derubricata a livello familiare e sociale. Alla paternità non solo si addice l’art.
l’art. 1176, ma anche l’art. 1177, “Obbligazione di custodire”: “L’obbligazione di consegnare una cosa determinata include quella di custodirla fino alla consegna”. Custodia (etimologicamente “coprire, difendere”) richiesta al padre in qualsiasi momento, ma ancor di più nei casi di separazione/divorzio. Applicabile pure l’art. 1178, “Obbligazione generica”: “Quando l’obbligazione ha per oggetto la prestazione di cose determinate soltanto nel genere, il debitore deve prestare cose di qualità non inferiore alla media”. Disposizione che vale soprattutto nei casi in cui si pretende troppo dai padri per l’assegno di mantenimento. Ada Fonzi, esperta di psicologia dello sviluppo, afferma: “Sono convinta dell’importanza della figura materna a tutti i livelli d’età, ma qui si esagera. Che fine ha fatto il padre? Colui che per la psicologia dovrebbe traghettare il figlio verso il mondo esterno ed essere il depositario dei valori morali e sociali? Perché ha perso quell’autorevolezza che per secoli ha contraddistinto il suo rapporto con la prole? Non ho una spiegazione convincente al riguardo. Non posso fare altro che invitare i padri, soprattutto quelli con figli ancora bambini, a riflettere sull’importanza del loro ruolo, a non abdicarvi. Perché privarsi della gioia di percorrere un pezzo di strada insieme al proprio figlio?”. Essere padre non deve significare solo avere un organo genitale capace di produrre liquido seminale atto al concepimento della vita (secondo i latinisti “sperma” ha la stessa radice etimologica di “speranza”), ma soprattutto avere un cuore atto al concetto di vita e all’adempimento della paternità che è un’obbligazione che lega per tutta la vita e che richiede diligenza (etimologicamente “capacità di scegliere, separare”), ovvero che si operi con amore, con cura sollecita e assidua. “Tenerezza” (da “malleabile, che si lascia stendere”) è propria della madre il cui grembo si stende per accogliere il nuovo essere. “Autorità” (da
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