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Timestamp: 2020-08-05 19:34:41+00:00
Document Index: 44015008

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Sentenza Cassazione Civile n. 16088 del 28/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16088 del 28/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 16/03/2017, dep.28/06/2017), n. 16088
sul ricorso 8341/2012 proposto da:
unitamente agli avvocati ALDO PENAZZI, FRANCESCO BENATTI, GIANFRANCO
GAFFURI;
avverso la sentenza n. 120/2011 della COMM. TRIB. REG. della
LOMBIARDIA, depositata il 12/10/2011;
La società Mediofactoring spa presentava istanza di rimborso di un credito Irpeg, relativo all’anno di imposta 1994, che aveva acquisito dalla società ABB Finanziaria srl. A seguito del silenzio rifiuto della Agenzia delle Entrate proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Milano che, con sentenza n. 209 del 2009 lo accoglieva condannando l’agenzia al rimborso del credito di imposta, degli interessi moratori sino al 31.7.2006, nonchè degli interessi anatocistici; non accoglieva la richiesta del riconoscimento del danno da svalutazione monetaria poichè non provato dalla ricorrente.
La Commissione tributaria regionale con sentenza n. 120 del 12.10.2011 rigettava l’appello principale; accoglieva parzialmente l’appello incidentale dichiarando dovuti gli interessi ulteriormente maturati dal 1.8.2006 al 31.12.2008, mentre rigettava la richiesta di indennizzo per svalutazione monetaria.
Contro la sentenza di appello Mediofactoring spa propone ricorso per tre motivi.
La dedotta violazione di legge è infondata. Anche nel caso in cui sia ipotizzata l’esistenza di un danno da svalutazione a norma dell’art. 1224 c.c., comma 2, con riferimento al maggior rendimento netto dei titoli di stato di durata annuale (in conformità alla richiamata pronuncia di S.U. n. 19499 del 2008) è comunque applicabile la regola secondo cui, in caso di ritardato adempimento di una obbligazione pecuniaria, il danno da svalutazione monetaria non è mai “in re ipsa”, ma può essere liquidato soltanto ove il creditore deduca e dimostri che un tempestivo adempimento gli avrebbe consentito di impiegare il denaro in modo tale da elidere gli effetti dell’inflazione. Tale principio trova applicazione anche alle pretese restitutorie vantate dal contribuente nei confronti dell’erario, rispetto alle quali peraltro – in considerazione della specificità della disciplina dell’obbligazione tributaria – la prova del danno da svalutazione monetaria deve essere valutata con particolare rigore da parte del giudice di merito. (Sez. U, Sentenza n. 16871 del 31/07/2007, Rv. 598300-01). Pertanto, era onere del richiedente dedurre e dimostrare che avrebbe potuto impiegare il denaro dovutogli nell’investimento in titoli di stato, e che, nel periodo temporale di interesse, il rendimento di detti titoli era stato superiore al saggio degli interessi moratori riconosciuti dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 44, quantificando l’entità della differenza, onere non assolto secondo quanto ritenuto dal giudice di merito. Il motivo è viziato da profili di inammissibilità nella parte in cui rimette al giudice di legittimità una nuova e diversa valutazione delle risultanze probatorie, considerata anche l’assenza di censura, sotto il profilo del vizio di motivazione in fatto, con riguardo all’apprezzamento della documentazione relativa al rendimento dei bot annuali operata dal giudice di merito.
Il motivo è inammissibile per inesistenza della statuizione censurata. Dalla parte motiva della sentenza risulta che la Commissione tributaria regionale si è pronunciata esclusivamente in ordine alla spettanza di maggiori interessi moratori, senza alcun riferimento agli interessi anatocistici, come confermato dalla stessa società nel proprio controricorso al ricorso incidentale.
Rigetta il ricorso principale; dichiara inammissibile il ricorso incidentale.