Source: http://leg15.camera.it/resoconti/dettaglio_resoconto.asp?idSeduta=145&resoconto=stenografico&indice=cronologico&tit=00070&fase=00020
Timestamp: 2019-12-14 22:20:43+00:00
Document Index: 116118539

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

(Esame dell'articolo 1 - A.C. 1638-A ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 1638 sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Anastasia Craxi. Ne ha facoltà.
STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, noi oggi stiamo affrontando, con un piccolo stock di disegni di legge e una sequela di emendamenti, un problema che ha raggiunto dimensioni gigantesche, perché, ormai da tempo, le intercettazioni hanno dato vita ad uno scandalo di proporzioni enormi, tutto italiano.
La stessa quantità degli emendamenti e dei provvedimenti presentati dal Governo dimostra quanto incerte e confuse siano le idee che presiedono l'attività ministeriale e quanto siano forti le spinte dei magistrati e degli editori. I magistrati non vogliono saperne né di limitare l'autorizzazione delle intercettazioni, né di distruggere documenti palesemente illegittimi. I giornali vogliono avere il potere di continuare a distruggere l'onore delle persone per vendere più copie o, peggio, per diffamare gli avversari, siano essi politici o economici.
Il ministro Mastella ha fornito, tempo fa, notizie clamorose sulle intercettazioni: più di 300 milioni di euro sono stati spesi in un solo anno; ore, settimane, mesi e anni di registrazioni!
Ormai intercettano tutti: procure, Carabinieri, Polizia, Finanza, servizi segreti civili e militari, imprese specializzate, concessionarie, appaltatrici, imitatrici e concorrenti degli organismi legali.
Tutto ciò non resta segreto o limitato ad uso di giustizia: tutto si rovescia e fa bella mostra di sé su una stampa che non rifugge dal pettegolezzo, nemmeno quella specie di «mostro sacro» del Corriere della Sera!
Tutto ciò avviene oculatamente, sempre per colpire gli avversari con la più velenosa delle armi: la diffamazione.
Abbiamo toccato il tragico ed il comico: lo stritolamento dell'ex Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, ma anche la procura di Milano che intercetta i servizi segreti perché vuole mandare a casa l'intero gruppo dirigente del Sismi, o anche il pubblico ministero di Potenza Woodcock, che spende da solo più di sei milioni di euro di intercettazioni per farci sapere che il signor Savoia frequentava donne di facili costumi e che qualche valletta televisiva ha il «letto facile».
Sono intercettati indagati, indagandi e, soprattutto, persone che non sono indagate e che probabilmente non lo saranno mai.
A fronte di questo «grande orecchio» che fa degli italiani un popolo di sorvegliati, l'idea che esista in Italia un Garante per la privacy fa addirittura sorridere.
Tutto ciò richiederebbe, magari, un solo provvedimento, ma chiaro e drastico, cominciando dalla limitazione e dalla verifica delle autorizzazioni chieste dalle procure. Ma, passiamo alle miserie dei provvedimenti che abbiamo davanti.
Alla fine dello scorso anno fu approvato il decreto-legge Mastella, segnatamente in materia di intercettazioni acquisite illecitamente ed illecitamente diffuse. In quella sede fu approvato un ordine delPag. 18giorno che impegnava il Governo a disporre una nuova disciplina anche per le altre intercettazioni, ossia per quelle legali e pubblicate illegalmente.
Il testo al nostro esame, licenziato dalla Commissione giustizia, prevede l'introduzione di varie novelle sia del codice penale, sia di quello di rito, nonché modifica la recente legge sopra citata in materia di intercettazioni illegali.
Secondo l'articolato sono vietate in modo assoluto la divulgazione e la pubblicazione di atti delle indagini contenute nel fascicolo del pubblico ministero, delle investigazioni difensive, delle conversazioni telefoniche o telematiche, anche se non più coperte da segreto, sino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero sino alla fine dell'udienza preliminare.
Il testo così formulato non consentirebbe di realizzare i suoi principali obiettivi. Le disposizioni governative non consentirebbero di limitare l'uso strumentale delle intercettazioni perché non sono previsti criteri valutativi delle opportunità di un'intercettazione neanche in fase di autorizzazione da parte del giudice, né consentirebbero di garantire la segretezza delle stesse perché i provvedimenti emessi in materia di misure cautelari possono essere pubblicati dopo che la persona sottoposta alle indagini - ovvero, il suo difensore - ne abbiano avuto conoscenza.
Basti pensare alla pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare, che mette in serio pericolo la segretezza di una serie di atti d'indagine in quanto sovente sono inseriti in detti provvedimenti atti non connessi allo stesso provvedimento di custodia cautelare.
Tuttavia, ciò che colpisce negativamente nell'articolato del Governo è quello che manca: manca l'introduzione del reato a carico dell'editore che pubblica atti o documenti vietati; manca l'elevazione delle pene detentive e delle sanzioni a carico di chi pubblica arbitrariamente gli atti di un procedimento penale; mancano le correzioni di alcune modifiche procedurali; sono assenti modifiche al procedimento di stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l'utilizzazione per un'effettiva parità tra accusa e difesa; è assente la modifica del provvedimento autorizzativo del pubblico ministero delle operazioni di ascolto che dovrebbero essere motivate a pena di nullità; è assente l'osservanza del principio della non colpevolezza fino all'esaurimento dei tre gradi di giudizio. Queste modifiche sono previste nella proposta di legge di cui sono prima firmataria.
Inoltre, nel disegno di legge del Governo e, più precisamente, all'articolo 22, nella norma che introduce gli illeciti per finalità giornalistiche sono stati eliminati importanti elementi sotto il profilo sanzionatorio, precedentemente previsti nel testo base del Governo. Per esempio, la sanzione amministrativa pecuniaria a carico dell'autore della violazione è stata eliminata, prevedendo solo la pubblicazione dell'ordinanza-ingiunzione che accerta l'illecito; è stata stralciata dal testo base anche la responsabilità del direttore o del vicedirettore per omesso controllo, opportuna riguardo soprattutto alle prescrizioni del Garante della privacy.
Esiste, quindi, una grave insufficienza nella sanzionabilità della pubblicazione di atti e documenti di un procedimento penale. Esistono anche lacune nelle sanzioni previste per le intercettazioni diffuse e pubblicate illegalmente, sia quelle formate illegalmente, sia quelle formate legalmente. Infatti, per quanto riguarda quelle raccolte illegalmente, il nuovo testo del Governo va a modificare il decreto Mastella in tema di intercettazioni anonime ed illegali laddove afferma che non possono essere acquisite né in alcun modo utilizzate. Il nuovo testo dell'articolo 4 in detta legge, infatti, prevede la richiesta a titolo di riparazione per la pubblicazione di atti o documenti relativi ad intercettazioni illecitamente formate ed acquisite.
Per quanto riguarda le intercettazioni legali? Un giornalista, aiutato da un magistrato che ha avuto l'autorizzazione del giudice, può decidere di distruggere, per sempre, intere famiglie con la pubblicazione di conversazioni private o, comunque, di atti d'indagine? Vogliamo lasciarePag. 19la situazione così com'è? Oppure, questa legge deve porre la parola fine, una volte per tutte, alle gogne mediatiche.
Se l'intento è quest'ultimo, è di chiara evidenza che sussistono preoccupanti lacune nell'impianto normativo in esame e - ribadisco nuovamente - soprattutto sotto il profilo della punibilità.
È necessario prevedere un deterrente alla commissione di reati che violano la privacy con la pubblicazione di documenti vietati o secretati e ciò è possibile solo attraverso appropriate pene pecuniarie principali - e non solo accessorie - nel codice penale, sanzioni amministrative nel codice della privacy, l'inasprimento delle pene detentive, già previste per coloro che pubblicano questi atti. È impensabile che questo disegno di legge preveda una remunerazione per chi esegue le intercettazioni e non preveda sufficienti sanzioni che puniscano chi pubblica atti vietati o secretati.
Concludo, onorevoli colleghi, con l'auspicio che, nel prosieguo dell'iter parlamentare, venga rivisto l'impianto normativo per renderlo più consono ai principi del giusto processo e, segnatamente, che venga riconsiderato il sistema delle sanzioni per la violazione del divieto di pubblicazione votando alcuni emendamenti. Ciò con particolare riguardo all'editore, in quanto - è perfino banale affermarlo - il bene giuridico del rispetto della privacy e dell'inviolabilità del segreto è ancora più importante del diritto di cronaca e, pertanto, dovrebbe essere salvaguardato con più appropriate sanzioni.
La questione della pubblicazione di atti, dossier, colloqui, telefonate è ormai un problema annoso che mina il nostro sistema democratico, come ha già sconquassato, con la sistematica pubblicazione di atti coperti dal segreto istruttorio, il nostro sistema politico. Il problema delle intercettazioni non riguarda solo la politica e i politici, ma interessa migliaia di famiglie, che sono state distrutte e non credono più nella nostra democrazia perché hanno visto la loro onorabilità messa in secondo piano rispetto al «tritacarne» del circuito indagine-pubblicazione-notizia. Non sprechiamo questa occasione, assumiamoci la responsabilità politica, propria di questa Assemblea, di mettere fine alle pratiche che negano l'esistenza della democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Lega Nord Padania).
MARIASTELLA GELMINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la vita del paese è scossa ogni giorno di più da fatti di cronaca che mostrano con allarmante chiarezza quanto troppo spesso vengano violati i limiti dell'irrinunciabile diritto alla privacy...
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi alla mia destra di fare silenzio perché sta parlando l'onorevole Gelmini.
MARIASTELLA GELMINI. «Bancopoli», «calciopoli», «vallettopoli», oltre che rappresentare macroscopiche falle e storture del sistema Italia, sono soprattutto patologiche manifestazioni di un sistema infetto dalla costante violazione del diritto di ognuno alla propria riservatezza, in nome di una non meglio delineata verità da dimostrare. Siamo schiavi di un sistema che, oramai, ha reso il sospetto e la diffidenza elementi costituenti della nostra vita sociale, di relazione, pubblica e privata; un sistema sempre di più sull'orlo del voyeurismo, in cui pubblico e privato si intersecano pericolosamente e in cui il gossip arriva addirittura a condizionare la vita politica del paese. Siamo arrivati al punto in cui ogni conversazione rischia di diventare indiscriminatamente un catalizzatore di sospetti e di veleni, in grado di rovinare reputazioni, rapporti familiari, vita sociale e professionale di tantissimi soggetti, spesso ingiustamente coinvolti. Tale sistema ha già lasciato sul campo numerose vittime, a volte innocenti, che si sono viste demolire la propria immagine pubblica, privata e professionale ben prima di arrivare ad una verità processuale.Pag. 20
Di fronte a questa situazione, il mondo politico non può e non deve restare inerte: ha il dovere di dare risposte e di trovare soluzioni. I recenti fatti di cronaca hanno posto sotto gli occhi di tutti la lacunosità dell'attuale quadro normativo in materia di intercettazioni. Certamente, non è cosa semplice elaborare un testo normativo che riesca a contemperare le legittime esigenze di indagine con l'effettività del diritto di difesa, di cronaca e di tutela della riservatezza. Spesso si è puntato il dito contro i giornalisti, evidenziando la mancanza di etica nello svolgimento del diritto di cronaca, peraltro costituzionalmente garantito. Questo è certamente un aspetto importante del problema, ma riteniamo che non si debba intervenire solo a valle, bensì anche e soprattutto a monte.
È evidente, quindi, che la strada migliore è quella di una maggiore responsabilizzazione nella disposizione delle intercettazioni, nel loro utilizzo e nella pubblicità degli stessi risultati, anche al fine di evitarne gli abusi. Il provvedimento in discussione ha affrontato, per la verità in modo abbastanza rinunciatario, alcuni nodi del fenomeno. Il disegno di legge innova certamente, ma senza migliorare in maniera chiara e decisa il quadro normativo in materia, proprio perché lascia non realizzati alcuni obiettivi che tale riforma si doveva prefiggere. Infatti, le nuove norme introdotte, per un verso, non limitano l'uso strumentale delle intercettazioni e, per l'altro, non riescono a garantire in maniera piena la segretezza delle stesse. Si pensi all'individuazione generica del procuratore della Repubblica quale responsabile dell'archivio riservato delle intercettazioni, archivio da istituire presso ogni procura.
Tale generica individuazione non specifica gli oneri della figura di responsabilità né sanziona in alcun modo l'inosservanza di tali oneri. Ci troviamo di fronte ad un provvedimento che pone certamente molti divieti condivisibili - questo è un punto a favore del disegno di legge - ma che inopportunamente elude il problema della sanzionabilità di determinati comportamenti. A ciò si aggiunga come sia stato tralasciato un ulteriore obiettivo che avrebbe dovuto avere tale provvedimento: l'eliminazione, o quanto meno il drastico contenimento, dell'uso strumentale delle intercettazioni. Sarebbe stato quindi opportuno prevedere degli strumenti in grado di consentire al GIP di valutare le imputazioni sulla base delle quali il pubblico ministero chiede l'autorizzazione per l'attività di intercettazione. Purtroppo sappiamo che accade frequentemente che tra le imputazioni ve ne sia una, inserita ad arte, relativa a determinati reati per i quali è prevista la possibilità di disporre le intercettazioni al solo fine di abusare di tale strumento laddove non sarebbe consentito fare.
Altro aspetto non risolto è quello relativo ai costi esorbitanti che l'abuso dello strumento intercettativo determina. Si pensi come l'Italia risulta essere, a detta dei funzionari del Ministero della giustizia, rispetto a Inghilterra, Francia e Spagna, il paese con gli oneri maggiori e di gran lunga maggiori per quanto riguarda i costi delle intercettazioni giudiziarie. Costi che ammontano, per il solo 2005, ad oltre 300 milioni di euro e che non possono che incidere pesantemente sui già fin troppo esigui fondi a disposizione dell'amministrazione della giustizia.
Proprio a partire da tali rilievi si è posto il problema della riduzione dei costi che, come detto, non è ancora risolto. Certamente, un primo passo potrebbe essere quello di imporre ai pubblici ministeri che richiedono tali misure un di più di onere di motivazione, costringendoli di fatto ad una maggiore attenzione al singolo caso oggetto di indagine. Tale elemento è stato, con qualche emendamento di questa parte politica, inserito nel testo in discussione. Non è stato, però, ancora risolto, come è stato detto poc'anzi, il problema del controllo - soprattutto gestionale e contabile - delle intercettazioni. Manca ancora uno strumento che consenta di controllare economicamente il flusso delle intercettazioni che viene disposto dalle singole procure, anche se rendere più attento e restrittivo l'uso dellePag. 21intercettazioni può certamente aiutare a massimizzare e meglio focalizzare l'utilizzo di tale strumento.
A questo proposito il gruppo di Forza Italia, fin dall'inizio attento alle incidenze economiche che ha avuto l'abuso delle intercettazioni sulle casse dello Stato, rivendica fortemente quegli emendamenti che correggono il provvedimento in tal senso; emendamenti che arrivano a prevedere finalmente un controllo contabile della Corte dei conti. È arrivato il momento di dire basta agli sprechi anche nell'amministrazione della giustizia.
È pertanto opportuno correggere il disegno di legge in esame al fine di scongiurare l'ennesimo caso di divieto senza sanzione e senza controllo. Non bisogna dimenticare che l'uso delle intercettazioni non dovrebbe essere considerato normale e routinario, bensì eccezionale laddove ci si trovi davvero in presenza di gravi indizi di reato e laddove l'intercettazione sia assolutamente indispensabile per la prosecuzione delle indagini.
A questi che dovrebbero essere i punti di riferimento della riforma, si aggiungono ulteriori pecche dell'attuale testo normativo. È sufficiente ricordare il problema del diritto di copia dei difensori non previsto relativamente alle conversazioni di cui non sia stata disposta l'acquisizione dal giudice. Il presente disegno di legge prevede la facoltà dei difensori di estrarre copia delle sole conversazioni acquisite e non di quelle non acquisite in base al giudizio del giudice. È lapalissiano come possa essere utile e rilevante ai fini difensivi la conoscenza delle conversazioni intercettate non rilevanti.
Tali rilievi evidenziano le falle di un provvedimento ancora largamente imperfetto, che è puntuale nell'elencazione dei divieti, ma che non ha il coraggio di prevedere le adeguate sanzioni. L'auspicio nostro è che la fase emendativa serva a colmare queste lacune e a conferire giusta efficacia ad un provvedimento importante come quello in discussione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
Chiedo ai colleghi di ridurre il brusio - talvolta, anche rumore -, che disturba l'oratore.
MARIO PEPE. Signor Presidente, vorrei augurarmi che l'Assemblea non perda di vista le ragioni che hanno ispirato il provvedimento in esame, accogliendo gli emendamenti dell'opposizione.
L'Italia, rispetto agli altri Stati, è il paese che effettua più intercettazioni telefoniche. D'altra parte, come negare la preziosità di questo strumento di indagine nella lotta contro la criminalità organizzata, in quella contro la mafia, nella lotta alla droga? Eppure l'Italia, rispetto agli altri Stati, è il paese dove questi reati rimangono, in percentuale, più impuniti. L'Italia è il paese che ha collezionato più condanne da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, non solo per l'eccessiva durata dei processi, ma anche per le troppe assoluzioni in processi che non avrebbero dovuto mai iniziare. Eppure, oggi siamo qui a parlare di questo problema, dell'abuso che si fa delle intercettazioni telefoniche.
Intanto, nel paese è aumentato il clima di insicurezza, che riguarda non solo le persone ma i loro beni, insicurezza nell'esercizio delle attività professionali e di quelle produttive, soprattutto nelle zone del Mezzogiorno, che sono in preda alla malavita organizzata. È aumentato il clima di sfiducia dei cittadini nei confronti della giustizia al punto tale che spesso questi decidono di farne a meno. Come mai siamo giunti a questo?
Ricordo la voce dell'onorevole Finocchiaro in quest'aula: mancano le risorse - diceva -, mancano i cancellieri, mancano le fotocopiatrici. Eppure, presso la procura di Potenza si spendono 7.200 euro al giorno per sapere se la signorina Yespica è andata a letto con qualche politico di turno, per sapere se l'«ex re d'Italia» è uno sfruttatore di cocotte; un «ex re d'Italia» ammanettato, trascinato, condotto nel carcere di Potenza, sbeffeggiato, deriso perché caduto dal letto, da unaPag. 22branda poco reale! A proposito, l'«ex re d'Italia» è stato assolto, ma cosa importa: ormai il tribunale dell'opinione pubblica lo ha già condannato!
Signor Presidente, e che dire dei 7.200 euro al giorno? Negli ultimi tre anni sono state fatte intercettazioni tali che per ascoltarle ci vorrebbero 102 anni, e lo stesso sottosegretario Li Gotti si è scandalizzato quando ha saputo che le attrezzature utilizzate per le intercettazioni venivano affittate ad un prezzo dieci volte superiore al loro costo!
Sottosegretario, come già le avevo chiesto, quali criteri sono stati seguiti nelle gare di appalto per scegliere le ditte? Vorrei sapere se i magistrati sono tenuti a rispettare le regole degli appalti pubblici, oppure se il magistrato è legibus solutus, se cioè le leggi valgono solo per gli altri! E al riguardo invito a votare a favore dell'emendamento Pecorella che prevede un controllo più incisivo da parte della Corte dei conti, non per entrare nel merito delle intercettazioni ma per verificare se siano rispettate le regole degli appalti pubblici: il grosso delle spese, infatti, signori miei, non è legato alle intercettazioni ma alle trascrizioni e alle battiture a macchina, che vengono affidate agli amici degli amici, senza gara di appalto.
E mi avvio alla conclusione. È stato dichiarato inammissibile un emendamento che avrebbe davvero risolto gran parte dei problemi, quello volto a vietare la pubblicazione del nome del pubblico ministero sino alla chiusura delle indagini preliminari. In questo modo noi avremmo evitato la cosiddetta «giustizia spettacolo», avremmo evitato il divismo dei pubblici ministeri. Diceva l'onorevole Pisicchio: non sono giudici, sono showmen! Avremmo evitato che, in futuro, pubblici ministeri costruissero fortune politiche su tristi vicende umane, come è avvenuto in passato. Purtroppo, questo emendamento è stato dichiarato inammissibile, ma ne riproporrò il testo in una proposta di legge.
Mi avvio a concludere. Colleghi, approvate gli emendamenti dell'opposizione, non perdete di vista l'obiettivo che ha ispirato questo disegno di legge, altrimenti il cittadino resterà ancora indifeso di fronte a questo strumento di indagine. Altre persone innocenti saranno coinvolte. E quando si coinvolgono persone innocenti in un'inchiesta che non appartiene loro, il danno non si arreca alle persone, ma è ben più elevato perché riguarda la credibilità delle istituzioni democratiche (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello in discussione, a seguito dell'esame della Commissione, è un testo invocato da più parti, persino con qualche eccesso di ottimismo, come una sorta di toccasana rispetto agli inconvenienti dell'attuale disciplina delle intercettazioni telefoniche.
In sostanza, come ha osservato del resto anche il professor Vittorio Grevi, si tratta di un buon testo, che si sforza di risolvere alcuni dei problemi più spinosi della vigente disciplina delle intercettazioni autorizzate dal giudice. Un buon testo, sia pure, come ha osservato il professor Grevi, con qualche timidezza sul terreno sanzionatorio.
Di fronte a una tematica tanto delicata il compito del legislatore è soprattutto quello di trovare un ragionevole equilibrio tra i diversi valori in gioco, posto che la primaria finalità delle indagini deve certo contemperarsi con le ragioni della tutela della riservatezza dei singoli, sulla base di un rapporto di bilanciamento nel quale acquistano specifico risalto anche i diritti di difesa e di cronaca, entrambi radicati nella nostra Carta costituzionale. Un compito non facile che il testo in discussione affronta, lasciando a nostro modo di vedere giustamente invariato l'ambito di astratta ammissibilità dello strumento delle intercettazioni in quanto mezzo investigativo imprescindibile per l'accertamento di moltissimi gravi reati e puntando, invece, a una migliore e più rigorosa disciplina del suo impiego in concreto, nonché della utilizzabilità dei conseguenti risultati.Pag. 23
A tale proposito, il disegno di legge dedica una puntigliosa attenzione ad evitare che dai relativi meccanismi processuali possa derivare pregiudizio alla privacy soprattutto di soggetti non coinvolti nelle indagini. Sul punto i passi in avanti sono indiscutibilmente significativi.
Come abbiamo fatto finora nella lunghissima discussione in Commissione, saremo disponibili a valutare ulteriori modifiche e suggerimenti in questo contesto.
Invitiamo anche l'opposizione a non sottovalutare i passi in avanti compiuti per affermare il valore di alcune critiche e di alcuni suggerimenti, e siamo pronti ad ascoltare.
FELICE BELISARIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le intercettazioni telefoniche sollevano sempre molte polemiche quando se ne parla e, se è stata commessa qualche esagerazione, comunque, noi dell'Italia dei Valori siamo contrari ad una valutazione delle stesse in senso economicistica.
Le indagini giudiziarie le conosciamo alla fine, l'esito si valuta alla conclusione dei processi, né è possibile puntare il dito - come ha fatto prima il collega dell'opposizione - sulla procura di Potenza, già peraltro piena di problemi che il CSM affronterà nelle prossime ore.
L'indagine va condotta con puntualità, severità, equidistanza e giustizia, usando tutti gli strumenti che la tecnica mette a disposizione per indagare sui reati. Il problema non è costituito dalle intercettazioni, ma dalla divulgazione di quanto giustamente l'autorità giudiziaria sottopone a controllo: è su questo che dobbiamo ragionare. Non possiamo combattere il medico o la medicina, dobbiamo combattere la malattia. Ecco perché a noi dell'Italia dei Valori il disegno di legge appare equilibrato, anche se nel corso della discussione - ne sono certo - potrà essere migliorato.
LANFRANCO TENAGLIA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sull'articolo aggiuntivo Lussana 01.01, nonché sull'emendamento Lussana 1.15.
Il parere è, altresì, contrario sugli emendamenti Consolo 1.20, Pecorella 1.25 e 1.26.
La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Romano 1.1, Bongiorno 1.21, e Pecorella 1.41.
La Commissione raccomanda l'approvazione dei suoi emendamenti 1.101 e 1.100.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Romano 1.2 e Consolo 1.30; invita al ritiro degli emendamenti Contento 1.18 e Bongiorno 1.45; raccomanda l'approvazione del suo emendamento 1.102 ed invita al ritiro dell'emendamento Balducci 1.42 nonché degli identici emendamenti Contento 1.19 e Pecorella 1.40.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Lussana 1.43, Romano 1.3 e 1.4 e Lussana 1.44; invita al ritiro dell'emendamento Contento 1.17 ed esprime parere contrario sull'emendamento Romano 1.5.
Infine, La Commissione raccomanda l'approvazione del suo emendamento 1.103 ed esprime parere contrario sull'emendamento Bongiorno 1.7.
Passiamo ai voti.Pag. 24
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Lussana 01.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti e votanti 344
Prendo atto che i deputati Simeone e Testoni non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lussana 1.15.
CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, vorrei chiedere al relatore di esplicitare la motivazione del parere contrario espresso sul mio emendamento 1.15, invitandolo ad un ripensamento.
In realtà molti aspetti sono già stati recepiti dal testo della Commissione e l'unica sostanziale differenza sta nel fatto che la procedura per l'esercizio del potere disciplinare è più dettagliata e molto più stringente rispetto al testo attuale.
Per questo motivo, chiedo ai colleghi di esprimere un voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lussana 1.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti e votanti 360
Prendo atto che il deputato Simeoni non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Consolo 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Hanno votato no 207).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pecorella 1.25.
GAETANO PECORELLA. Signor Presidente, ritengo si ponga al riguardo un problema che, pur essendo solo di tecnica legislativa, è tuttavia importante. Infatti, mentre il divieto di pubblicazione viene limitato agli atti di indagine, una serie di atti, che pure non sono definibili come tali, possono invece contenere - e quasi sempre contengono - elementi che non sono destinati alla conoscenza del pubblico.
Porterò a tale riguardo il seguente esempio. Un decreto di sequestro può contenere tutta una serie di prove - ad esempio, tutta una serie di intercettazioni - che, in base a questa norma, potrebbero essere pubblicate; notoriamente, infatti, il decreto di sequestro è un atto non di indagine ma di acquisizione della prova.
Mi domando dunque perché dobbiamo riferire il divieto agli atti di indagine e non invece a tutti gli atti che sono contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, compresa, ad esempio, l'informazione di garanzia, che non è un atto di indagine ma che colpisce la persona in modo irreversibile, come tutti sappiamo. Sopprimere le parole «di indagine» estenderebbe l'area coperta dal segreto ricomprendendovi anchePag. 25situazioni che, pur non configurandosi come atti di indagine, è bene restino tuttavia riservate fino al momento in cui gli atti stessi vengano conosciuti attraverso il dibattimento.
Quindi, a me sembra si tratti di una questione tecnica dalla quale scaturiscono tuttavia effetti pratici rilevanti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pecorella 1.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pecorella 1.26.
GAETANO PECORELLA. Con questa disposizione si fa divieto di pubblicare gli atti delle indagini difensive ovvero gli atti di parte di un avvocato. Ora, mi domando quale sia la ragionevolezza di tale disposizione concernente un atto di parte, disposizione che peraltro, logicamente, non è accompagnata da alcun tipo di sanzione. Tutte le sanzioni previste nel provvedimento si applicano, infatti, solo agli atti del giudizio o del pubblico ministero.
Ebbene, noi vietiamo, in ipotesi, un atto di indagine di qualunque avvocato che abbia acquisito una notizia; ebbene, questo atto non può essere pubblicato. Ma se viene pubblicato, non succede nulla! Quale ragionevolezza risiede nel varare una norma priva di contenuti ma che, per di più, finisce per colpire una attività privatistica quale quella esercitata dal difensore? A me, quindi, pare si tratti di un altro errore che non vi è alcun motivo di introdurre nel provvedimento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pecorella 1.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti e votanti 370
Prendo atto che il deputato D'Agrò non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Romano 1.1 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Romano 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento Bongiorno 1.21 formulato dal relatore.
GIULIA BONGIORNO. Ritiro l'emendamento a mia prima firma, signor Presidente.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Pecorella 1.41 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pecorella 1.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Laratta non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.101 della Commissione, accettato dal Governo.
Hanno votato sì 387
Prendo atto che il deputato Tassone non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Romano 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti e votanti 395
Prendo atto che la deputata Incostante non è riuscita a votare.
Invito i colleghi a votare per sé!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Consolo 1.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento Contento 1.18 formulato dal relatore.
MANLIO CONTENTO. Accedo all'invito al ritiro, signor Presidente, e annuncio che interverrò per dichiarazione di voto sul successivo emendamento sulla stessa materia.
Prendo atto che l'onorevole Bongiorno non accede all'invito al ritiro del suo emendamento 1.45.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bongiorno 1.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Votanti 385
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.102 della Commissione, accettato dal Governo.
Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 1.102 della Commissione, risultano preclusi gli emendamenti Balducci 1.42 e Romano 1.3 e che l'emendamento Romano 1.4 verrà posto in votazione espungendo, al capoverso 2-quinquies, il riferimento al comma 2-bis, che risulta precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Romano 1.4 nella parte non preclusa, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Votanti 392
Prendo atto che le deputate Balducci e Dioguardi non sono riuscite a votare e che quest'ultima avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lussana 1.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Chiedo all'onorevole Contento se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 1.17, formulato dalla Commissione.
MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, accedo all'invito al ritiro.
PRESIDENTE. Sta bene.Pag. 28
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Romano 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.103 della Commissione, accettato dal Governo.
(Presenti e votanti 390
Hanno votato sì 385
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bongiorno 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Presenti 402
Prendo atto che il deputato Grassi non è riuscito a votare e avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.