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Timestamp: 2019-01-19 21:39:51+00:00
Document Index: 110165815

Matched Legal Cases: ['art. 609', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 308', 'art. 10', 'art. 289', 'art. 308', 'art. 656']

Professore della facoltà di veterinaria condannato per atti sessuali nei confronti dei propri studenti (Corte di Cassazione, Sezione III Penale, Sentenza 5 ottobre 2015, n. 39877). – Noi Radiomobile™
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Professore della facoltà di veterinaria condannato per atti sessuali nei confronti dei propri studenti (Corte di Cassazione, Sezione III Penale, Sentenza 5 ottobre 2015, n. 39877).
Posted on 12 Marzo 2018 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Corte di Cassazione, Sezione III Penale, Sentenza 5 ottobre 2015, n. 39877)
avverso l’ordinanza n. 163/2015 TRIB. LIBERTA’ di ANCONA, del 12/05/2015;
1. Il Tribunale di Ancona, con ordinanza del 12/5/2015 ha parzialmente accolto la richiesta di riesame presentata nell’interesse di P.F. ed ha sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari con quella interdittiva della sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio di docente presso l’Università degli studi di Camerino, essendo questi indagato dei reati di cui all’art. 609-bis c.p., comma 1, art. 609-bis c.p., commi 1 e 5-bis, art. 609-septies c.p., comma 4, n. 3, perchè, mediante abuso di autorità, quale docente titolare della cattedra di anatomia degli animali domestici presso la facoltà di veterinaria dell’Università di Camerino e, come tale, pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni, compiva, in danno di alcuni studenti, mentre gli stessi frequentavano le sue lezioni o esercitazioni, atti sessuali mediante uso di violenza, costituita dalla repentinità degli stessi, nonchè del reato di cui agli artt. 56 e 317 cod. pen. perchè, nelle medesime qualità, abusando delle stesse e dei poteri ad esse inerenti, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere uno studente a recarsi da lui per incontri sessuali, inviando una e-mail con la minaccia “se non vieni immediatamente da me ti faccio espellere dalla facoltà”.
4. Con un terzo motivo di ricorso lamenta la mancanza di motivazione in ordine alla durata della misura interdittiva applicata, non avendo il Tribunale specificato le ragioni per le quali la stessa sarebbe stata applicata nel massimo. Insiste, pertanto, per l’accoglimento del ricorso.
Il controllo del giudice di legittimità non concerne, dunque, nè la ricostruzione dei fatti, nè l’apprezzamento del giudice di merito su attendibilità delle fonti, rilevanza e/o concludenza dei dati probatori, essendo inammissibile, in questa sede, la prospettazione di una diversa valutazione di circostanze già esaminate dal giudice di merito e resta circoscritto alla verifica che il testo dell’atto impugnato risponda a due requisiti che lo rendono insindacabile:
l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato e l’assenza di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (così Sez. F, n. 47748 del 11/8/2014, Contarini, Rv. 261400; Sez. 3, n. 40873 del 21/10/2010, Merja, Rv. 248698; Sez. 6, n. 3529 del 12/11/1998 (dep. 1999), Sabatini, Rv. 212565, V. anche Sez. F, n. 47748 del 11/8/2014, Contarini, Rv. 261400).
2. Così delimitato l’ambito di operatività di questa Corte, deve rilevarsi, con riferimento al primo e secondo motivo di ricorso, che gli stessi sono articolati quasi esclusivamente in fatto, peraltro con richiami ad atti del processo l’accesso ai quali non è consentito a questo giudice di legittimità, risolvendosi in una inammissibile prospettazione di una lettura alternativa delle emergenze investigative.
Per contro, i giudici del riesame hanno chiaramente illustrato il corredo indiziario posto a sostegno della misura applicata, ponendo in evidenza la univocità dei contenuti delle sommarie informazioni rese da numerosi studenti, ritenuti tutti verosimilmente indifferenti rispetto al docente, avendo già positivamente superato l’esame con lui sostenuto e valorizzando il contenuto di una conversazione registrata, durante la quale il docente avrebbe ammesso di aver tenuto condotte moleste.
3. Parimenti adeguata risulta, inoltre, la motivazione in punto di sussistenza delle esigenze cautelari, che, peraltro, non è oggetto di specifica contestazione, lamentando soltanto il ricorrente, nel terzo motivo di ricorso, la mancanza di motivazione in ordine alla durata della misura, che nel dispositivo dell’ordinanza impugnata viene indicata in un anno.
4. L’art. 308 c.p.p., comma 2, come modificato dalla L. 16 aprile 2015, n. 47, art. 10, comma 1, stabilisce che le misure interdittive non possono avere durata superiore a dodici mesi e perdono efficacia quando è decorso il termine fissato dal giudice nell’ordinanza.
Come questa Corte ha già avuto modo di osservare (Sez. 2, n. 29132 del 12/3/2013, Tomassetti, Rv. 256347), l’art. 289 cod. proc. pen. non prevede che l’ordinanza che disponga la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio debba indicare un termine di efficacia, perchè si applica la regola generale prevista per le misure interdittive, dal citato art. 308 c.p.p., comma 2.
5. Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile e alla declaratoria di inammissibilità – non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente (Corte Cost. 7-13 giugno 2000, n. 186) – consegue l’onere delle spese del procedimento, nonchè quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di Euro 1.000,00.
Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2015.
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