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Timestamp: 2019-12-12 14:46:17+00:00
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Avvocati foro Novara Bossi Buscaglia Dulio: processi diritto penale, del lavoro, civile. Avvocato per causa divorzio licenziamento furto truffa incidente sinistro stradale - » Quando il Comune in materia edilizia può adottare provvedimenti sanzionatori per la mancanza di autorizzazioni di altre autorità . CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V sentenza 23 gennaio 2004 n. 189
Quando il Comune in materia edilizia può adottare provvedimenti sanzionatori per la mancanza di autorizzazioni di altre autorità . CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V sentenza 23 gennaio 2004 n. 189
Quando il Comune in materia edilizia può adottare provvedimenti sanzionatori per la mancanza di autorizzazioni di altre autorità.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – sentenza 23 gennaio 2004 n. 189 – Pres. Frascione, Est. Carboni – Zago (Avv.ti Zambelli e Manzi) c. Comune di Ponte di Piave (Avv.ti Garofalo e Romanelli) – (riforma T.A.R. Veneto, Sez. II, sent. 11 maggio 1999, n. 579).
La signora Zago è affittuaria di un fondo rustico sito in Ponte di Piave, censito in catasto al foglio 31, mappali 2 e 29, all’interno degli argini del fiume Piave. La precedente conduttrice del fondo, volendo sostituire una coltivazione di mais con vigneto in parte del terreno, aveva chiesto al magistrato alle acque, nucleo operativo di Treviso del provveditorato alle opere pubbliche (organo periferico del ministero dei lavori pubblici, ora ministero delle infrastrutture, avente funzioni di autorità idraulica) l’autorizzazione ad eseguire i necessari lavori di preparazione del terreno, consistenti nella sostituzione del sottofondo ghiaioso con terra di diversa consistenza; e quell’ufficio le aveva rilasciato l’autorizzazione con atto 28 maggio 1998 n. 1115 della seconda sezione, contenente svariate prescrizioni esecutive e limitazioni. L’autorizzazione era poi stata volturata alla signora Zago, la quale, subentrata nella conduzione del fondo, cominciò i lavori.
Il sindaco di Ponte di Piave con l’atto indicato in epigrafe ha ordinato la sospensione dei lavori, con la motivazione che la signora Zago vi aveva dato inizio senza autorizzazione paesaggistico-ambientale o autorizzazione edilizia e contravvenendo a una decisione del tribunale amministrativo regionale. Quest’ultima asserzione si riferisce al fatto che la precedente titolare dell’autorizzazione aveva impugnato l’autorizzazione medesima nella parte in cui faceva salve le autorizzazioni ambientali ed edilizie di competenza di altre autorità; il giudizio si era concluso con una sentenza d’inammissibilità per carenza d’interesse, stante il carattere non lesivo della clausola.
La signora Zago con ricorso al tribunale amministrativo regionale per il Veneto notificato il 26 giugno 1998 ha impugnato l’ordinanza del sindaco deducendo motivi di censura che si possono riassumere come segue.
Appella la signora Zago, riproponendo con ampie argomentazioni i motivi del ricorso di primo grado.
Il Collegio, entrando subito nel cuore della questione, premette che, delle tre materie della tutela del paesaggio e dell’ambiente naturale, del governo delle acque e della disciplina urbanistico-edilizia del territorio comunale, solo la terza compete istituzionalmente al comune. Nella specie la ricorrente è munita di autorizzazione ai lavori rilasciata dall’autorità idraulica. Quanto alla tutela del paesaggio, lo stesso comune riconosce, nelle sue difese, che la competenza al rilascio delle autorizzazioni appartiene alla soprintendenza (organo periferico dell’amministrazione statale dell’ambiente); e perciò la questione, se i lavori intrapresi dalla signora Zago necessitino di nulla-osta paesaggistico oppure ricadano nell’esenzione prevista dall’articolo 82 del decreto del presidente della repubblica 24 luglio 1977 n. 616, dev’essere risolta, evidentemente, dalla stessa soprintendenza. Infine, neppure il comune – che pure nell’appello sindaca le scelte imprenditoriali dell’appellante, se sia meglio il vigneto o il seminativo – sostiene che per sostituire una coltura con un’altra occorra una concessione edilizia; e anche la sentenza impugnata, la cui motivazione poggia sulla necessità di un’autorizzazione “ambientale”, implicitamente lo esclude.
Le osservazioni che precedono sono sufficienti ad accogliere l’appello, per la fondatezza del primo motivo del ricorso di primo grado, riproposto: il comune avrebbe infatti potuto ordinare la sospensione dei lavori (e poi far seguire il provvedimento definitivo di demolizione o riduzione in pristino) solo sulla premessa, esplicita o implicita, che i lavori necessitassero di una concessione edilizia, e non già affermando confusamente che non c’era nessuna «autorizzazione paesaggistico-ambientale o autorizzazione edilizia». Quanto al fatto che il comune possa adottare provvedimenti repressivi anche per la mancanza di autorizzazioni di altra autorità, sia la sentenza sia le difese del comune celano un equivoco. Vero è che il comune può intervenire per la mancanza di un’autorizzazione, per esempio, paesaggistica o idraulica, sempreché però si tratti di un’opera di trasformazione edilizia o urbanistica del territorio comunale, necessitante di concessione o autorizzazione edilizia, e realizzata in assenza di quelle altre, distinte e preliminari autorizzazioni.
accoglie l’appello indicato in epigrafe e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, annulla il provvedimento 15 giugno 1998 n. 14 prot. 6072 del sindaco di Ponte di Piave.
Così deciso in Roma l’11 novembre 2003 dal collegio costituito dai signori:
Claudio Marchitiello componente
Depositata in segreteria in data 23 gennaio 2004.