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Timestamp: 2019-10-18 09:14:10+00:00
Document Index: 122835666

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 52', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 168', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 68', 'art. 19', 'art. 23', 'art. 11', 'art. 19', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 52', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 61', 'art. 4']

FB Group GDPR in Italia - PA: Identificazione del personale a contatto con il pubblico
PA: Identificazione del personale a contatto con il pubblico
L'articolo 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, ha introdotto nel corpo del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, l'articolo 55 novies. Quest'ultima disposizione prevede che "1. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che svolgono attività a contatto con il pubblico sono tenuti a rendere conoscibile il proprio nominativo mediante I'uso di cartellini identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro...
Sul tema abbiamo avuto un chiarimento con la circolare della Funzione Pubblica (http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/17-02-2010/circolare-n-310-identificazione-del-personale-contatto-con-il) in cui si precisa "Nel dare attuazione alla norma le amministrazioni debbono tener conto della finalità della prescrizione, evitando la diffusione di dati personali non pertinenti od eccedenti la finalità (art. 11 del d.lgs. n. 196 del 2003). Cosi, non sembra rispondere ad un principio di corretto utilizzo dei dati personali l'indicazione nel cartellino delle generalità del dipendente, complete dell'indicazione della data di nascita. Occorre, infatti, l'individuazione di modalità sufficienti ed adeguate che, salvaguardando il pubblico interesse, evitino di compromettere la sfera personale del soggetto."
SEGNALIAMO inoltre che per "NOMINATIVO" non si intende necessariamente l'antroponimo completo (Nome+cognome) ben potendosi inserire nei cartellini personali esclusivamente il NOME con un acronomo (iniziale) del cognome magari in aggiunta al numero di matricola (pseudonimizzazione) proprio per garantire la finalità della norma, cioè identificare univocamente il soggetto in caso di contestazione o richiesta di approfondimenti dell'utente senza esporre in modo eccessivo i propri dati personali.
Recentemente il Garante ha dettato alcuni principi (sebbene su un caso molto più complesso) nel:
Provv. 16/11/2017, n. 479
Trattamento di dati personali mediante un sistema utilizzato per la gestione delle attese allo sportello
Pubblicato nel sito internet del Garante per la protezione dei dati personali.
VISTO il d.lg. 30 giugno 2003, n. 196(Codice in materia di protezione dei dati personali, di seguito "Codice");
a) in quanto "fornitore del servizio postale universale" svolge una "attività di preminente interesse generale" e, in tale quadro, il "sistema Gestore attese [...] costituisce uno strumento aziendale nell'ambito della libertà di organizzazione del lavoro che Poste si è data"; il dipendente è pertanto tenuto a osservare le disposizioni per l'esecuzione della prestazione impartite dal datore di lavoro (artt. 2104 e 2015 c.c. e art. 52 CCNL per il settore postale del 14 aprile 2011; codice etico aziendale richiamato in nota 24.04.2017, p. 2);
b) in quanto fornitore del servizio postale universale, trova applicazione "per analogia" l'articolo 55-novies del dl.g. n. 165/2001, che prevede l'obbligo per i dipendenti che svolgono attività a contatto con il pubblico dell'uso "di cartellini identificativi" o dell'apposizione di "targhe [...] presso la postazione di lavoro";
b) il sistema consente la visualizzazione del "nome di battesimo dell'operatore nel display di Sportello e di Sala Consulenza [...] e nella console di monitoraggio dell'andamento dell'attesa";
b) la console di monitoraggio consente al personale incaricato la visualizzazione "in tempo reale" di alcune informazioni quali: il "numero dello sportello" e lo "stato (aperto/chiuso)", " il nome di battesimo dell'operatore" e "informazioni sulla gestione delle code (servizi forniti dal singolo sportello, regole di chiamata e nr. Ticket serviti)","il tempo medio [...] per tipologia di operazione" anziché "la durata della singola operazione"(cfr. nota cit., p. 2). Più nel dettaglio, i dati visibili sulla consolle "relativi soltanto al giorno corrente" sarebbero "funzionario, ufficio postale, sportello, ticket corrente, postazione di lavoro, operatore, gruppo di chiamata, customizzazioni, ticket serviti, chiamata corrente" (cfr. nota cit., p. 4).
c) alla consolle possono avere accesso circa 12.135 utenti autorizzati con diversi ruoli, tra figure centrali (n. 147 persone), figure di area territoriale (n. 53), figure di filiale (n. 609) e direttori degli uffici postali (DUP) (n. 11.326), nell'ambito di specifiche funzioni aziendali (cfr. tabella p. 2, nota cit.);
d) i diversi profili di accesso hanno rispettivamente la visibilità dei dati relativi a tutti gli uffici d'Italia se operanti a livello centrale e dei dati relativi a tutti gli uffici dell'area della filiale di competenza, se periferici. I direttori invece hanno accesso ai soli dati relativi all'ufficio postale di competenza. Le figure, operanti a livello centrale e periferico, sopra menzionate hanno la possibilità di accedere "in tempo reale" ai menzionati dati "al ricorrere di determinati eventi/anomalie" (peraltro non esplicitate); diversamente, ai direttori dei singoli uffici postali DUP è consentita la visibilità "continuativamente"(cfr. nota cit., p. 3, ove si legge il "direttore [...tra l'altro] assicura una gestione flessibile del personale in funzione dei picchi e dei volumi. A tal fine [consulta] costantemente la console per gestire eventuali situazioni di criticità nell'attesa dei clienti in sala");
2.4. Alla luce della documentazione in atti e delle dichiarazioni rese dal titolare del trattamento nel corso dell'istruttoria, emerge che il sistema utilizzato dalla società "per la gestione delle code nelle operazioni di sportello" (cfr. nota 24.04.2017, p. 1, cit.) consente operazioni di trattamento di dati personali riferiti ai lavoratori addetti allo sportello. Tali operazioni consistono, in sintesi, nella visualizzazione, sul display presente su ogni singola postazione di sportello dell'ufficio postale, di alcuni dati personali tra i quali il nominativo o altro identificativo dell'operatore (es. pseudonimo) (art. 4, comma 1, lett. b) e c) del Codice; nota 15 settembre 2017, p. 2 in atti; cfr. punto 2.3., lett. a)); nella visualizzazione in tempo reale (e in alcuni casi continuativa), attraverso l'accesso alla console di monitoraggio, di una pluralità di informazioni di dettaglio relative, in particolare, allo stato di disponibilità dello sportello, alla gestione delle code e al tempo medio di evasione dei ticket serviti associati in via diretta al nominativo dell'operatore assegnato ad una determinata postazione di sportello (cfr. punto 2.3, lett. b); nella memorizzazione dei dati anche identificativi dell'operatore (nominativo) con possibilità di estrazione di reportistica: tale operazione risulta ancora effettuata allo stato attuale, in quanto, a tal proposito, la società ha precisato che "è in pianificazione un'iniziativa che prevede la cancellazione del nome dell'operatore dagli archivi e impedisca la storicizzazione del dato" (cfr. nota cit., p. 4). Al dipendente non è consentito "disabilitare la visualizzazione del nominativo" potendo questi eventualmente richiedere al direttore la momentanea modifica del nome (es. pseudonimo) atteso che "[...] il sistema di default recupera al momento della login il nome di battesimo"(p. 4). La società ha comunque assicurato che "non sono mai state fatte estrazioni [...] utilizzando [come chiave di ricerca] i nomi" da parte degli "utenti della consolle" (cfr. nota cit., p. 4). Infine con specifico riferimento all'osservanza della disciplina lavoristica la società ha dichiarato che "il sistema costituisce uno strumento di lavoro disciplinato dall'art. 4, comma 2, della legge 300/70. Al momento l'azienda non utilizza i dati raccolti da tale sistema per le finalità connesse allo svolgimento del rapporto di lavoro e, conseguentemente, in coerenza con il comma 3 del medesimo articolo di legge, non è stata resa alcuna specifica informativa al personale" (p. 4).
In base ad una complessiva valutazione degli elementi sopra richiamati e all'esito dell'esame delle dichiarazioni rese all'Autorità nel corso del procedimento della cui veridicità si può essere chiamati a rispondere ai sensi dell'art. 168 del Codice nonché della documentazione acquisita, emerge che le descritte operazioni di trattamento, effettuate dalla società in qualità di titolare per il tramite del personale abilitato e incaricato con diversi profili di accesso al sistema, danno luogo ad un trattamento di dati personali dei dipendenti che risultano per alcuni profili non conformi alla disciplina in materia di protezione dei dati personali, con particolare riferimento al principi di liceità e proporzionalità (art. 11, comma 1, lett. a) e d) del Codice), nei termini di seguito descritti.
Ciò risulta in contrasto con l'obbligo posto in capo al titolare del trattamento di fornire una preventiva informativa all'interessato in ordine alle caratteristiche essenziali dei trattamenti effettuati nonché con il principio di correttezza (in relazione agli articoli 11, comma 1, lett. a)e 13 del Codice).
A tal proposito si prende atto delle valutazioni effettuate dalla società, sia in termini di alternatività del sistema ("l'esposizione del nome [...] anziché sul cartellino posto sull'abito, sul display del "Gestore Attese" [...]", cfr. p. 4, nota cit.), sia in termini di minimizzazione del trattamento, nell'ambito della valutazione di proporzionalità rispetto alla finalità perseguita, con riguardo all'arco temporale di esposizione del nominativo dell'operatore (la società starebbe infatti "valutando l'opportunità di poter limitare il tempo di esposizione del nome del dipendente sul display per il tempo strettamente necessario tra la comparsa dello sportello sul tabellone principale e l'arrivo del cliente allo specifico sportello di destinazione"(punto 2.1., lett. d), supra).
https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/7355533
Del. Garante protez. dati pers. 14/06/2007
Pubblicata nella Gazz. Uff. 13 luglio 2007, n. 161, S.O.
6. Diffusione di dati personali.
La diffusione di dati personali riferiti ai lavoratori può avvenire quando è prevista espressamente da disposizioni di legge o di regolamento (artt. 4, comma 1, lett. m) e 19, comma 3, del Codice), anche mediante l'uso delle tecnologie telematiche (art. 3 D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, recante il «Codice dell'amministrazione digitale» ).
Occorre, poi, una specifica valutazione per selezionare le informazioni eventualmente idonee a rivelare lo stato di salute degli interessati, la cui diffusione è vietata (artt. 22, comma 8, del Codice). A tale divieto non è consentito derogare invocando generiche esigenze di pubblicità connesse alla trasparenza delle procedure in materia di organizzazione del personale e degli uffici, come quelle relative alla mobilità dei dipendenti pubblici [25]. Non è ad esempio consentito diffondere i nominativi degli aventi diritto al collocamento obbligatorio contenuti in elenchi e graduatorie, atteso che il divieto di diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute è ribadito espressamente dal Codice anche in relazione allo svolgimento delle attività di concessione di benefici ed agevolazioni previste dalla legge e dai regolamenti (art. 68, comma 3, del Codice) [26].
Ad esempio, le graduatorie dei vincitori di concorsi per accedere agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni o per attribuire specifici incarichi professionali devono essere pubblicate nel bollettino ufficiale della Presidenza del Consiglio dei ministri o dell'amministrazione interessata, dandone, se previsto, contestuale avviso sulla Gazzetta Ufficiale [27]. Un analogo regime di conoscibilità è previsto per le procedure di reclutamento dei professori universitari di ruolo e dei ricercatori, con riferimento alle informazioni contenute nelle relazioni riassuntive dei lavori svolti dalle commissioni giudicatrici per le valutazioni comparative e negli annessi giudizi individuali e collegiali espressi sui candidati [28].
Non risulta lecito riportare negli atti delle graduatorie da pubblicare altre tipologie di informazioni non pertinenti quali, ad esempio, recapiti di telefonia fissa o mobile o il codice fiscale [29].
La disciplina sulla protezione dei dati personali regola (v. art. 19, c. 3, del Codice) la diffusione di tali informazioni in maniera tendenzialmente uniforme, sia che essa avvenga attraverso una pubblicazione cartacea, sia attraverso la messa a disposizione su Internet mediante una pagina web [30].
Va tuttavia evidenziato che le caratteristiche di Internet consentono a chiunque, per effetto dei comuni motori di ricerca esterni ai siti, reperire indiscriminatamente e in tempo reale un insieme consistente di informazioni personali rese disponibili in rete, più o meno aggiornate e di natura differente [31].
Nell'utilizzare tale strumento di diffusione occorre, quindi, prevedere forme adeguate di selezione delle informazioni che potrebbero essere altrimenti aggregate massivamente mediante un comune motore di ricerca esterno ai siti. Si pensi alle pagine web contenenti dati relativi a esiti, graduatorie e giudizi di valutazione, che in termini generali dovrebbero essere conosciute più appropriatamente solo consultando un determinato sito Internet, oppure attribuendo solo alle persone interessate una chiave personale di accesso (a vari dati relativi alla procedura, oppure solo a quelli che li riguardano), o predisponendo, nei siti istituzionali, aree ad accesso parimenti selezionato nelle quali possono essere riportate ulteriori informazioni accessibili anche ai controinteressati [32].
Ancorché, talvolta, la disciplina normativa di settore preveda espressamente forme specifiche e circoscritte di divulgazione (mediante, ad esempio, la sola messa a disposizione di documenti presso gli uffici o la sola affissione di atti in bacheche nei locali dell'amministrazione, ovvero mediante materiale affissione all'albo pretorio [33]), tali forme di pubblicazione non autorizzano, di per sé, a trasporre tutti i documenti contenenti dati personali così pubblicati in una sezione del sito Internet dell'amministrazione liberamente consultabile. Al tempo stesso, ciò non preclude all'amministrazione di riprodurre in rete alcuni dei predetti documenti, sulla base di una valutazione responsabile e attenta ai limiti posti dai princìpi di pertinenza e non eccedenza.
In ogni caso, è ovviamente consentita la diffusione in Internet di un avviso che indichi il periodo durante il quale determinati documenti sono consultabili presso l'amministrazione [34].
6.2 Dati relativi all'organizzazione degli uffici, alla retribuzione e ai titolari di cariche e incarichi pubblici. Alcuni specifici obblighi normativi - taluni dei quali si richiamano di seguito a titolo meramente esemplificativo - impongono ad amministrazioni pubbliche di rendere noti, attraverso i propri siti Internet, determinati dati personali concernenti i propri dipendenti (es. organigramma degli uffici con l'elenco dei nominativi dei dirigenti; elenco delle caselle di posta elettronica istituzionali attive) [35].
Tali dati, sebbene siano di fatto disponibili in Internet, sono utilizzabili da terzi (in particolare, gli indirizzi di posta elettronica) solo in relazione ad eventi, comunicazioni e scopi correlati alle funzioni istituzionali e al ruolo ricoperto dall'interessato all'interno dell'amministrazione. I medesimi dati non sono quindi utilizzabili liberamente da chiunque per inviare, ad esempio, comunicazioni elettroniche a contenuto commerciale o pubblicitario [36].
In virtù della disciplina sul riordino della dirigenza statale le amministrazioni dello Stato possono altresì diffondere in Internet i dati personali dei dirigenti inquadrati nei ruoli istituiti da ciascuna amministrazione (art. 23 D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165), nel rispetto dei princìpi di completezza, esattezza, aggiornamento, pertinenza e non eccedenza dei dati (art. 11 del Codice) [37].
A titolo meramente esemplificativo, si menziona il caso delle amministrazioni e degli organismi tenuti a pubblicare sui propri siti Internet i compensi e le retribuzioni degli amministratori delle società partecipate direttamente o indirettamente dallo Stato, dei dirigenti con determinato incarico (conferito ai sensi dell'art. 19, comma 6, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165), nonché dei consulenti, dei membri di commissioni e di collegi e dei titolari di qualsivoglia incarico corrisposto dallo Stato, da enti pubblici o da società a prevalente partecipazione pubblica non quotate in borsa [38].
Un ampio regime di conoscibilità è previsto da specifiche disposizioni legislative anche per i livelli stipendiali e le situazioni patrimoniali di parlamentari e consiglieri di enti locali, seppure mediante differenti modalità di diffusione [39]. Alcune disposizioni permettono inoltre al datore di lavoro pubblico di acquisire, ma non di pubblicare, taluni dati personali relativi alla situazione patrimoniale dei propri dirigenti e, se vi consentono, del coniuge e dei figli conviventi, previa idonea informativa sul trattamento che ne verrà effettuato (art. 13 del Codice). Le medesime disposizioni non consentono, tuttavia, alle amministrazioni di conoscere l'integrale contenuto delle dichiarazioni dei redditi, nelle quali possono essere contenute informazioni eccedenti rispetto alla ricostruzione della situazione patrimoniale degli interessati, alcune delle quali aventi - peraltro anche natura «sensibile» (si pensi, ad esempio, ad alcune particolari tipologie di spese per le quali sono riconosciute apposite detrazioni d'imposta) [40].
In presenza di disposizioni legislative o regolamentari che prevedono forme di pubblicazione obbligatoria delle deliberazioni adottate dall'amministrazione [41] o degli atti conclusivi di taluni procedimenti amministrativi occorre, poi, valutare con attenzione le stesse tecniche di redazione dei provvedimenti e delle deliberazioni in materia di organizzazione del personale. Nel rispetto dell'obbligo di adeguata motivazione degli atti amministrativi [42] vanno pertanto selezionate le informazioni da diffondere alla luce dei princìpi di pertinenza e indispensabilità rispetto alle finalità perseguite dai singoli provvedimenti, anche in relazione al divieto di diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute (artt. 11 e 22 del Codice). Un'attenta valutazione, nei termini sopra richiamati, è indispensabile soprattutto quando vengono in considerazione informazioni sensibili o di carattere giudiziario: si pensi, ad esempio, agli atti in materia di concessione dei benefici previsti dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104 e ai provvedimenti di irrogazione di sanzioni disciplinari o relativi a controversie giudiziarie nelle quali siano coinvolti singoli dipendenti [43].
6.4. Cartellini identificativi. Analogamente, determina un'ipotesi di diffusione dei dati personali l'esibizione degli stessi su cartellini identificativi, appuntati, ad esempio, sull'abito o sulla divisa del personale di alcune strutture della pubblica amministrazione o di concessionari pubblici, in attuazione di taluni atti amministrativi di natura organizzativa, a livello sia nazionale, sia locale [44].
Nell'ambito del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni i cartellini identificativi possono rappresentare un valido strumento per garantire trasparenza ed efficacia dell'azione amministrativa [45], nonché per migliorare il rapporto fra operatori ed utenti.
[25] Cfr. Provv. 27 febbraio 2002 (doc. web n. 1063639 ), con il quale il Garante ha vietato la diffusione di dati idonei a rivelare lo stato di salute riportati in una graduatoria dei trasferimenti affissa nella bacheca di un provveditorato agli studi.
[26] Cfr. Relazione annuale del Garante 2004, p. 83.
[27] Art. 15 D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487; v. anche art. 4 D.P.R. 21 settembre 2001, n. 446; art. 18, comma 6, D.P.R. 27 marzo 2001, n. 220; art. 8 D.P.R. 28 luglio 2000, n. 271; art. 2 D.P.R. 28 luglio 2000, n. 272; art. 2 D.P.R. 28 luglio 2000, n. 270; art. 52, comma 2, R.D. 12 ottobre 1933, n. 1364.
[28] Cfr. art. 6 D.P.R. 23 marzo 2000, n. 117.
[29] Provv. 19 aprile 2007 recante «Linee guida in materia di trattamento di dati personali per finalità di pubblicazione e diffusione di atti e documenti di enti locali».
[30] Cfr. Comunicato stampa del Garante del 14 giugno 1999.
[31] Cfr. Provv.10 novembre 2004, doc. web n. 1116068; cfr. anche Newsletter 21-27 marzo 2005.
[32] Cfr. Provv. 19 aprile 2007, cit.
[33] Cfr., ad es., art. 6, comma 6, D.P.R. n. 487/1994 con riferimento agli esiti delle prove intermedie dei concorsi per accedere agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e art. 25, comma 3, r.d. 22 gennaio 1934, n. 37, con riferimento all'elenco degli ammessi alle prove orali per l'abilitazione alla professione di avvocato.
[34] Cfr. Provv. 19 aprile 2007, cit.
[35]Art. 54 D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82.
[36] Cfr. Provv. 19 dicembre 2002, doc. web n. 1067231.
[37] Cfr. art. 23 D.Lgs. n. 165/ 2001 e artt. 1, comma 7 e 2, comma 4, D.P.R. 23 aprile 2004, n. 108.
[38] Art. 1, comma 593, L. 27 dicembre 2006, n. 296.
[39] Cfr. L. 5 luglio 1982, n. 441. Si veda anche Newsletter del Garante 4-10 giugno 2001 e Corte di giustizia delle Comunità europee, 20 maggio 2003, causa C-465/2000.
[40] Cfr. art. 17, comma 22, L. 15 maggio 1997, n. 127. Si veda anche Parere 8 giugno 1999, doc. web n. 40369. Analoga disciplina vige anche per magistrati, avvocati dello Stato e procuratori, professori e ricercatori universitari di livello dirigenziale od equiparato.
[41] Cfr. art. 10 e 124 D.Lgs. n. 267/2000.
[42] Art. 3, comma 3, L. n. 241/1990.
[43] Cfr. Provv. 27 febbraio 2002, doc. web 1063639, Provv. 9 dicembre 2003 e Provv. 17 aprile 2003, doc. web n. 1054640. Si vedano anche, con particolare riferimento alle deliberazioni degli enti locali, Provv. 19 aprile 2007 cit. e Provv. 25 gennaio 2007, doc. web 1386836.
[44] Cfr. parte seconda, 2.3.1, b.3), D.P.C.M. 21 dicembre 1992; art. 1.1. e all. n. 8 art. 61 D.P.C.M. 19 maggio 1995; parte seconda, 2.5.1, D.P.C.M. 30 dicembre 1998 art. 4.2.2, provv. Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano 5 agosto 1999.
[45] Art.1, L. n. 241/1990.
In relazione allo specifico caso del personale appartenente alla POLIZIA LOCALE il tema riguarda anche l'indicazione nel verbale di contestazione dei nominativi degli agenti accertatori.
Anche in questo caso si ritiene ormai pacificamente che l'indicazione del nominativo completo possa essere sostituita dall'indicazione della MATRICOLA o altro CODICE PSEUDONOMIZZATO ricondicibile ex post al soggetto ma non direttamente indicante le generalità dell'accertatore.
https://www.laleggepertutti.it/19548_se-nella-multa-non-ce-la-firma-autografa-dellagente
https://forum.enti.it/viewtopic.php?t=315981
http://forum.elaborare.com/showthread.php?286553-Firma-dell-agente-accertatore-non-leggibile-la-multa-%E8-valida
https://www.adiconsum.it/files/guide_tematiche/MULTE.pdf
http://www.prefettura.it/treviso/contenuti/Ricorsi_per_violazioni_al_codice_della_strada-44657.htm
Articolo 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 ""1. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che svolgono attività a contatto con il pubblico sono tenuti a rendere conoscibile il proprio nominativo mediante I'uso di cartellini identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro..."
Vedi anche: http://www.omniavis.it/web/forum/index.php?topic=47212.0