Source: http://www.assistenzasinistriauto.it/rassegna/565-sinistro-stradale-non-e-responsabile-il-pedone-che-attraversa-vicino-alle-strisce
Timestamp: 2020-05-27 21:35:29+00:00
Document Index: 117969010

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 190', 'art. 191', 'art. 191']

Per la Cassazione (sentenza n. 47204/2019) il fatto che la donna abbia attraversato a pochi metri dalle zebrature è causalmente irrilevante rispetto alla dinamica del sinistro
Il profilo di colpa ascritto al pedone, per aver attraversato la sede stradale a pochi metri dalle strisce, è eziologicamente non rilevante, rispetto alla concreta dinamica dell'incidente. Ciò in riferimento al modesto grado di difformità tra la condotta dovuta (attraversare sulle zebrature) e quella tenuta (attraversare a poca distanza). Infatti, anche laddove l'attraversamento della sede stradale fosse avvenuto in corrispondenza delle strisce pedonali, il ciclista avrebbe ugualmente investito il pedone, poiché la condotta di guida dell’uomo è risultata del tutto inosservante degli obblighi prudenziali che scattano in prossimità degli attraversamenti pedonali.
Così ha deciso la Corte di Cassazione, sez. IV penale, con la sentenza 14-21 novembre 2019, n. 47204 (testo in calce).
Il rinnovo dell’istruzione dibattimentale
Nuova valutazione delle prove in sede di legittimità
Diritto di precedenza del pedone anche fuori dalle strisce
Obbligo di attenzione del conducente in prossimità delle zebrature
Violazione della norma cautelare
Comportamento alternativo lecito e nesso causale
Una donna attraversava a pochi metri dalle strisce pedonali e veniva investita da un ciclista che, a seguito dell’urto, decedeva. La donna, imputata per omicidio colposo, veniva assolta in primo e secondo grado, per insussistenza del fatto. Secondo i giudicanti, l’attraversamento pedonale era segnalato e, pertanto, il ciclista avrebbe dovuto prestare la massima attenzione. La circostanza che il pedone avesse attraversato a qualche metro di distanza era ritenuta irrilevante dai giudici, atteso che l’elevata velocità della bicicletta induceva a ritenere che l’investimento si sarebbe prodotto anche sulle strisce. Inoltre, il ciclista pedalava in scia ad un altro corridore e la sua visuale risultava ridotta. I congiunti del defunto, costituitisi parte civile nei precedenti gradi di giudizio, ricorrono in Cassazione contro la sentenza di assoluzione.
Tra i motivi di ricorso, le parti civili si dolgono della mancata rinnovazione dell’istruttoria. Il suddetto motivo viene esaminato in via preliminare e rigettato dai giudici di legittimità. La Corte ricorda come, in ambito penale, viga la presunzione di completezza dell’istruttoria effettuata in primo grado; precisa, altresì, che la rinnovazione parziale, in sede d’appello, ha natura eccezionale. Il giudice ricorre ad essa solo qualora ritenga di non poter decidere allo stato degli atti, motivando adeguatamente (Cass. Pen. 6379/1999). Inoltre, in sede di legittimità, non è sindacabile l’esercizio del potere di rinnovazione, stante la sua natura discrezionale. È sufficiente che il giudice abbia motivato la propria scelta e, nel caso di specie, la Corte territoriale ha adempiuto a tale obbligo.
Con gli altri motivi, i ricorrenti mirano ad ottenere una nuova valutazione del compendio probatorio. I giudici sottolineano come il vizio logico nella motivazione debba evincersi dal testo impugnato e come non vi sia possibilità di controllare le risultanze processuali. Il sindacato è limitato alla valutazione dell’apparato argomentativo, che deve essere logico; infatti, in sede di legittimità non è possibile spingersi sino a verificare l’adeguatezza delle argomentazioni a fronte delle acquisizioni processuali (Cass. Pen. 4115/1995). Secondo la giurisprudenza, «esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una "rilettura" degli elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per i ricorrenti più adeguata, valutazione delle risultanze processuali» (Cass. S.U. 6402/1997). In definitiva, non sono ammesse le censure che siano volte ad ottenere una diversa interpretazione delle circostanze di fatto, rispetto a quella operata dal giudice di merito (Cass. Pen. 22445/244181), come nel caso in esame, in cui i ricorrenti, in buona sostanza, chiedevano un’altra ricostruzione della dinamica del sinistro.
Secondo il Codice della Strada, il pedone, per attraversare la carreggiata, ha l'obbligo di servirsi delle strisce pedonali. Quando non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l'attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri (art. 190 CdS). Quando il pedone si trova sulle zebrature gode del diritto di precedenza (art. 191 CdS); inoltre, sulle strade sprovviste di attraversamenti pedonali, i conducenti devono consentire al pedone, che abbia già iniziato l'attraversamento impegnando la carreggiata, di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza (art. 191 c. 2 CdS).
Il diritto di precedenza si estende anche in prossimità delle strisce. La ratio della disciplina è la seguente: le strisce orizzontali rappresentano una segnalazione circa la possibile presenza di pedoni, pertanto, i conducenti di veicoli devono tenere una condotta di guida prudente, vista la possibilità dell’attraversamento e la vulnerabilità delle persone che, a piedi, si trovano nel traffico stradale. Quindi, la condotta dei soggetti coinvolti in un incidente deve essere valutata considerando non solo la vicinanza delle strisce pedonali, ma il complessivo contesto. La giurisprudenza ha affermato che, in una situazione di scarsa visibilità, il pedone è tenuto ad attraversare ponendosi sulle strisce o in loro estrema prossimità. L’obbligo di attraversare sulle strisce è temperato nei casi in cui vi sia un’ampia visibilità delle zebrature; pertanto, in tal caso, è concesso passare a distanza maggiore dalle strisce, se la visibilità delle ridette sia conclamata (Cass. Pen. 47290/2014).
Il conducente (nel nostro caso, il ciclista) deve adoperare la massima diligenza in prossimità degli attraversamenti pedonali; in particolare, è richiesta una velocità moderata, per garantire il diritto di precedenza al pedone, essendo ininfluente che l’attraversamento avvenga sulle zebrature o fuori di esse. In altre pronunce, la Corte ha precisato che non è possibile, ex ante, stabilire la distanza dalle strisce entro cui il pedone gode del diritto di precedenza, giacché bisogna esaminare il quadro completo. Ad esempio, il giudicante deve esaminare se la strada in cui si è verificato l’incidente sia circondata da esercizi commerciali o abitazioni, infatti, in tale circostanza è più probabile che possano esservi dei pedoni e l’andatura va moderata in considerazione della suddetta eventualità (Cass. Pen. 39474/2016). In altre parole, il conducente di un'autovettura, «pur non trovandosi nell'immediata prossimità di un attraversamento pedonale, deve considerare possibile l'eventuale sopravvenienza di pedoni e, quindi, tenere un'andatura ed un livello di attenzione idonei ad evitare di investirli. Insomma non è affatto eccezionale ed imprevedibile che, nelle vicinanze di un bar, qualcuno decida di attraversare anche in assenza di strisce pedonali o di un semaforo ed il conducente dell'autovettura deve tenere in debita considerazione tale eventualità» (Cass. Pen. 47290/2014).
Il pedone ha violato la norma cautelare che impone di effettuare l’attraversamento della carreggiata sulle strisce. In ambito penale, la colpa è caratterizzata dalla non volontà del fatto materiale tipico (elemento negativo) e consta di una duplice dimensione:
oggettiva: consistente nella violazione della regola cautelare volta a tutelare determinati beni giuridici;
soggettiva: attribuibilità dell’inosservanza al soggetto agente.
In virtù del principio di colpevolezza, occorre verificare:
la violazione della regola da parte del soggetto agente,
la prevedibilità ed evitabilità dell’evento dannoso (ex ante).
A tal proposito, si parla della concretizzazione del rischio, ossia di valutare se si sia verificato proprio l’evento di danno che il rispetto della regola cautelare mira ad evitare. In sede penale, ai fini della dichiarazione di responsabilità del soggetto agente, è necessario dimostrare:
·non solo se la condotta abbia concorso a cagionare l’evento,
·non solo se sia stata violata una regola cautelare,
ma anche se l’agente potesse prevedere, ex ante, la classe di eventi che potevano prodursi a causa della violazione (Cass. 4793/1990; Cass. 39606/2007).
Il giudice, nell’accertamento della responsabilità, deve valutare il cosiddetto “comportamento alternativo lecito”. Vediamo di cosa si tratta.
Per accertare se la condotta posta in essere in violazione delle regole cautelari sia stata determinante nella causazione del danno, occorre considerare cosa sarebbe accaduto nell’ipotesi opposta, ossia nel caso di osservanza della regola. In altre parole, bisogna chiarire se il comportamento alternativo lecito – vale dire osservante delle regole – avrebbe impedito l’evento. I giudici di merito hanno acclarato che il ciclista avrebbe comunque investito il pedone, anche se questi avesse attraversato sulle zebrature. Infatti, la sua velocità era elevata e aveva una visibilità scarsa, in quanto si trovava in coda ad un altro ciclista.
In caso di omicidio colposo provocato da incidente stradale, spetta al giudice accertare se l’evento si sarebbe comunque verificato, anche con l’osservanza delle regole cautelari. Sul punto, la giurisprudenza ha chiarito che la violazione delle norme cautelari da parte di uno dei conducenti della circolazione stradale non può far presumere l’esistenza di un nesso causale tra il comportamento e l’evento dannoso. La derivazione eziologica va sempre dimostrata e si esclude se si dimostra che il sinistro si sarebbe comunque verificato anche in assenza della condotta antigiuridica (Cass. 40802/2008).
Il ricorso delle parti civili viene rigettato e confermata l’assoluzione della donna, pertanto, la stessa non è condannata al risarcimento del danno, stante l’insussistenza della fattispecie generatrice del danno medesimo. Nel caso esaminato, la circostanza che il pedone avesse attraversato a pochi metri dalle strisce pedonali è stata considerata causalmente irrilevante rispetto alla dinamica del sinistro, per il modesto grado di difformità tra la condotta dovuta (attraversare sulle strisce) e quella in concreto tenuta (attraversare a 9 metri dalle zebrature). Infatti, anche se la donna fosse transitata sulle strisce, l’evento di danno si sarebbe comunque realizzato.
Fonte: https://www.altalex.com/documents/news/2019/12/24/sinistro-stradale-responsabile-pedone-che-attraversa-vicino-strisce