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Timestamp: 2020-07-03 20:20:20+00:00
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settembre 22, 2009 settembre 22, 2009 by Davide Serafin
L’attacco dei clerical su RU486 e testamento biologico. Marino interviene su coppie di fatto e adozioni.
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Ieri Bagnasco ha criticato la sentenza del Tar, oggi prontamente Carlo Giovanardi si è prodigato in suo aiuto e ha stilato per i parlamentari più distratti un promemoria che ricordi loro il caso Englaro e cosa "ci sia da fare" per evitare che si ripeta. Ovviamente l’allusione è al DDL Calabrò, il testo approvato in Senato che obbliga il medico a reiterare la nutrizione artificiale anche in presenza di un diniego precedentemente espresso dal paziente ora non più cosciente. Insomma, la legge del sondino di Stato.
Lo stesso Calabrò, con l’aiuto di Dorina Bianchi del PD, ha votato in Commissione Sanità al Senato a favore dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486: un atto inutile, se i parlamentari avessero voluto conoscere gli effetti della RU486 per valutarne la compatibilità con la legge sull’aborto n. 194, avrebbero potuto leggersi l’abbondante documentazione scientifica.
Intanto Marino interviene sulla questione dei diritti civili e delle coppie di fatto esprimendosi nuovamente a favore delle unioni civili sia per le coppie dello stesso sesso che per le coppie etero. La specificazione doverosa che il Senatore ha voluto fare sgombra il dubbio sull’aspetto ghettizzante che una normativa simil civil partnership inglese avrebbe potuto far insorgere: infatti il Civil Partnership Act inglese contiene una norma che vieta l’accesso alle CP alle coppie etero, elemento che di converso crea uno stigma discriminatorio verso le coppie omo.
Pillola abortiva, sì bipartisan al Senato Chiesta l’indagine conoscitiva – cronaca – Repubblica.it
I gruppi parlamentari della Commissione Igiene e Sanità del Senato hanno dato parere favorevole, all’unanimità, all’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, che prima dell’estate aveva avuto il via libera alla commercializzazione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco.
L’indagine, che secondo il presidente della Commissione, Antonio Tommasini, sarà "sobria e tecnico-scientifica" durerà circa 70 giorni e potrebbe partire già da questo fine settimana. I relatori dell’indagine saranno Raffaele Calabrò (PDl) e Dorina Bianchi (Pd).
”Sono particolarmente soddisfatto del parere favorevole raggiunto all’unanimità dalla Commissione Sanità", ha dichiarato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
Mentre l’Italia dei Valori esprime perplessità per la scelta di due relatori che hanno posizioni simili sul tema, alcuni esponenti del Pd contestano la scelta di avviare l’inchiesta.
"Va bene fare una ricognizione delle esperienze italiane per capire quale può essere la migliore prassi di utilizzo della pillola", spiega Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato. "Trovo però bizzarro il modo in cui questa indagine è stata proposta dal centro-destra e trovo strumentale, pretestuoso e poco serio che il governo abbia bisogno di un’indagine parlamentare per emanare le sue linee guida quando, invece, sa cosa fare"
Anche Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd e Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari Sociali di Montecitorio, non approvano la decisione
”Non capisco come una commissione del Senato che ha compiti legislativi abbia deciso di trasformarsi in uno strumento per giudicare sperimentazioni cliniche già effettuate i cui risultati sono stati approvati da tempo dalla Fda e dall’Aifa”, dichiara Marino. "Mi chiedo se è davvero questo il modo più corretto di utilizzare le risorse del Senato".
(ami) Agenzia Multimediale Italiana – Testamento biologico Marino Il riferimento è la Costituzione/
Il testo approvato al Senato, dopo la dolorosa vicenda di Eluana Englaro, dovrà essere convertito in legge e già lo scontro si preannuncia fortissimo
lo schieramento di maggioranza sembra compatto nel difendere il testo di Palazzo Madama. Nell’opposizione i distinguo sono maggiori, c’è poi chi, come il senatore Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Partito Democratico, sostiene le ragioni di una visione laic
Già la Commisione Affari sociali è oggi al lavoro per accogliere eventuali modifiche al testo approvato al Senato
la vera battaglia avverrà nell’Aula della Camera e che lo scontro sarà forte lo dimostra l’appello odierno del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che sollecita il Parlamento «a legiferare in maniera tale che un caso come quello di Eluana, non debba più ripetersi»
Giovanardi rende noto di aver distribuito «a tutti i deputati un piccolo promemoria sul caso Eluana Englaro perchè nel dibattito sul testamento biologico si conoscano due elementi fondamentali di verità che impongono il Parlamento di intervenire. Il primo – riferisce lo stesso Giovanardi – è la dichiarazione firmata dal dottor Riccardo Massei, primario di rianimazione dell’ospedale di Lecco che ebbe Eluana in cura dopo l’incidente, secondo il quale una persona giovane, con quel tipo di trauma, ha grandi possibilità di recupero con risultati positivi attraverso un lavoro di riabilitazione, che può durare da uno a 5 anni, ma che può anche approdare ad uno stato vegetativo permanente o persistente
Il parere dell’opposizione non cattolica è diametralmente opposto. Lo dimostrano le parole del senatore Ignazio Marino, medico e candidato alla segreteria del Pd, che già aveva proposto una legge in merito al testamento biologico.
Un paese come l’Italia – dice Marino – non può scrivere una legge in materia di cure mediche senza tenere presente le conoscenze scientifiche di quel momento, se una persona non può respirare da sola oggi si può mantenere in via attraverso una procedura che permette di mantenerla in vita. Se invece una persona perde la capacità di inghiottire, in quel caso con un tubo inserito nello stomaco può essere nutrita. Si tratta di cure mediche, è quindi bizzarro che il Senato abbia detto che non sono cure mediche.
chi meglio della famiglia può stabilire se volere o non volere quelle cure, non certo lo stato con una legge
il punto di riferimento deve essere la Carta costituzionale: «Io penso che un paese laico come l’Italia deve utilizzare un metodo laico nella lettura della Costituzione. Esiste l’articolo 32 che dice che la salute è un diritto degli individui
Fu un idea di un giovane Aldo Moro il quale pensava che nessuna cura poteva essere obbligatoria. Il principio è già chiaro dunque: noi non dobbiamo confondere il compito di un Parlamento con il compito della Chiesa
Iris Press – CIRCOLO MIELI: DA IGNAZIO MARINO PAROLE CHIARE SULLA QUESTIONE OMOSESSUALE
Noi vogliamo parole chiare su tutto. Sui diritti civili noi diciamo con chiarezza che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa, quindi si’ alle unioni civili, si’ alle adozioni ai singoli. E sì alle unioni gay
"Noi vogliamo parole chiare su tutto. Sui diritti civili noi diciamo con chiarezza che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa, quindi si’ alle unioni civili, si’ alle adozioni ai singoli.
mi riferisco alle unioni civili di un milione e mezzo di persone che in Italia, pur avendo tre figli, se uno dei due si ammala, nel momento in cui entra rianimazione diventa un estraneo per l’altro e l’altro non puo’ neanche entrare a fargli una carezza sulla guancia
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime soddisfazione per le parole pronunciate dall’esponente del Pd, l’unico finora ad avere espresso a chiare lettere la propria posizione rispetto ai temi della questione omosessuale e transessuale
In questo periodo in cui tutta la comunità glbt è sotto pressione a causa degli ultimi, incresciosi avvenimenti, le parole laiche e democratiche del senatore Marino oltre che confortanti, speriamo siano di stimolo per tutto il suo Partito” commenta Rossana Praitano, Presidente del Circolo
E’ indubbio infatti che è sempre più necessaria una posizione chiara della sinistra rispetto alla questione omosessuale e transessuale, come anche rispetto ai temi etici.
Probabilmente arriverà secondo, ma se dovesse riuscire a scalzare la leadership che in questo momento vede Luigi Bersani in pole position per la guida alla segreteria Pd, probabilmente lo scenario politico italiano muterebbe parecchio.
il candidato alla poltrona di segretario Pd, Ignazio Marino, ha speso parole nette ed encomiabili su quello che intende fare sul fronte dei diritti civili, probabilmente facendo sobbalzare dalla poltrona qualche porporato e, magari anche l’ala conservatrice del suo stesso partito.
“Noi diciamo con chiarezza – ha replicato Marino alla domanda del conduttore – che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa sui diritti civili. Quindi sì alle unioni di fatto e anche sì alle adozioni ai singoli
Ignazio Marino ha visto ultimamente, almeno nelle grandi città dove ha parlato in pubblico, salire di molto il gradimento tra coloro che dovranno eleggere il nuovo segretario Pd
Marino ritiene che a livello nazionale la sua mozione supererà ”il 10-15%, che e’ un grande successo. Alle primarie di popolo io penso di avere la possibilita’ di vincere la segreteria del Pd”
Dalla sua, Marino, ha la chiarezza e l’intelligenza di affermare idee e principi di libertà che molti, nel Pd, scansano o intendono non occuparsene
avrebbe voluto un contraddittorio pubblico e/o televisivo con gli altri due candidati. “E’ già tutto scritto nelle rispettive mozioni”, è stata la riposta
settembre 17, 2009 settembre 17, 2009 by Davide Serafin
Il Tar boccia l’ordinanza Sacconi. Le cure mediche non possono essere imposte.
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Il Tar del Lazio ha sancito la rilevanza costituzionale del diritto del paziente a essere curato nei limiti da egli stesso pretesi. E’ una questione che coinvolge il diritto di rango costituzionale della libertà personale:
I disabili in stato vegetativo non possono essere discriminati e la loro facoltà di non avvalersi di determinate cure vale anche se non sono più in grado di esprimerla.
Di fatto la sentenza affossa il DDL Calabrò, prima che questo sia legge dello Stato. Il provvedimento di Sacconi era stato adottato con urgenza, ma era stato ricompreso, nella sua sostanza, nella bozza di legge del governo sul fine vita.
Le dichiarazioni di Vittoria Franco e Ignazio Marino.
E il Tar del Lazio sconfessa la legge sul testamento biologico – Politica – Repubblica.it
A nessuno possono essere imposte alimentazione e idratazione forzata, nè cosciente nè incosciente, e anche in caso di stato vegetativo un cittadino può esprimere ex post la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili, comprese proprio alimentazione e idratazione.
I pazienti in stato vegetativo permanente – si legge nella sentenza – che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti
il paziente "vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi
Il TAR, nella sentenza n. 8560/09, ha evidenziato che si tratta di questioni che coinvogono il "diritto di rango costituzionale quale è quello della libertà personale che l’art. 13 (della Costituzione, ndr) qualifica come inviolabile"
la convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità che impone che venga loro garantito il consenso informato
il Tribunale Amministrativo ha sottolineato come il rilievo costituzionale dei diritti coinvolti esclude che gli stessi possano essere compressi dall’esercizio del potere dell’autorità pubblica
chiarisce molte ambiguità che si erano create in occasione della drammatica vicenda di Eluana Englaro. Il Tar infatti afferma che non è possibile imporre l’alimentazione e l’idratazione artificiale ad un paziente, nemmeno nel caso si trovi in stato vegetativo permanente"
settembre 4, 2009 settembre 5, 2009 by Davide Serafin
Biopotere e Individuo. Testamento Biologico, una nuova resistenza.
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Medicina e potere. Il nesso è forte. Il potere politico fa propria la medicina per impiegarla come strumento di controllo e soggezione. Il concetto è centrale – ricordo a memoria – in un saggio di Michel Foucalt sul cosiddetto “biopotere”, una forma totalitaria che sussume la vita, la scorpora, la controlla per orientarla secondo una logica. In questo sistema, l’individuo smette di possedere diritti. E’ un oggetto che non può sfuggire alle statistiche. Deve essere normalizzato. Il biopotere tende a normalizzare l’umanità nel suo divenire, nascita-vita-morte, per renderlo prevedibile, quindi innocuo. La mortalità – come la natalità – è un numero da governare. A ciò che resta dell’individuo, la morte offre l’unica vita di uscita, l’unica libertà possibile.
Leggendo del nuovo libro di Ignazio Marino sulla questione del rapporto medicina-paziente/individuo-politica (nel senso della gestione burocratica dell’apparato che sottende al diritto alla salute), mi ritornano in mente le mie letture sul biopotere e sulla medicina come “macchina che produce malattie”, nella definizione scandalistica data da Ivan Illich. La “nemesi medica”, quel processo per cui la medicina da scienza della guarigione diventa politica di controllo e strumento di soggezione, induce ad alcune riflessioni. Il biopotere non può permettere devianze. Come tale, irrigimenta lo sviluppo dell’individuo in forme consolidate. L’individuo è l’anomalia. Quando nasce, entra sullo scenario del mondo con il suo carico destabilizzante poiché capace di parola e azione (può esser spunto in questo senso una lettura di Hannah Arendt). Il biopotere non è privo di concorrenza: il cattolicesimo ha la medesima pretesa di controllare il momento della nascita, di controllare il momento della morte, di accompagnare l’individuo nel suo percorso di vita condizionandone i comportamenti, rendendoli allo stesso modo del biopotere, prevedibili. All’individuo, capace di parola e azione, viene prescritto cosa dire e come agire. Biopotere e cattolicesimo agiscono sul medesimo piano. E quindi entrano in conflitto. Il biopotere pretende di sapere cosa è giusto per l’individuo, al momento della nascita e al momento della morte. Il cattolicesimo pretende di sapere cosa è giusto per l’individuo al momento della nascita e al momento della morte. Il conflitto è insanabile e si consuma sul corpo della persona, che viene costretto a restare in vita, a nascere o a non nascere, a vivere secondo forme determinate.
In questo senso mi pare che il pensiero di Marino introduca la centralità dell’io, del soggetto, che pensa e agisce. Marino si muove in una prospettiva arendtiana. Allora il testamento biologico è lo strumento di difesa di sé. Solo l’individuo, l’io, può decidere per il proprio corpo. Nel momento della salute, la persona decide in coscienza quale è il destino per sé stessa. Lo fa per difesa. Per difendere la propria sfera privata. Lasciare la decisione alla persona significa abbandoanre il terreno del conflitto fra i biopoteri e raggiungere la terra della neutralità, che è terra di pace.
La difesa della sfera privata e dell’intangibilità del corpo sono la vera urgenza in fatto di privacy. Il Testamento Biologico si presenta qui come una nuova forma di resistenza, una resistenza che non è più collettiva, ma che si è fatta individuale poiché oggi la guerra è mossa sul piano dei diritti della persona.
Di seguito, la recensione di Stefano Rodotà su La Repubblica; una riflessione intorno alle idee di Ivan Illch; un’altra recensione sul libro di Marino.
La Repubblica – Data 04-09-2009 – Pagina 44 – “Nelle tue mani”, il nuovo libro di Ignazio Marino
Un libro sul potere, che può divenire prepotenza, ma può anche far nascere una più intensa responsabilità, soprattutto quando viene esercitato nei confronti di chi si trova in una situazione di particolare debolezza, qual è quella di chi affida al medico sé e la propria salute. E questo il filo lungo il quale si dipana la riflessione di Ignazio Marino (Nelle tue mani. Medicina, fede, etica e diritti,Einaudi, pagg. 227, euro 18), che parte proprio dal ” potere di vita e di morte ” che il medico si vede attribuito dall’aver scelto una professione che accompagna l’esistenza nell’intero suo ciclo, spesso obbligandolo a “scelte tragiche”, a prendere decisioni che possono andare oltre lo stesso paziente, toccano la sua famiglia, possono incidere sulla società, interrogando la stessa politica. Marino unisce esperienza diretta e analisi di questioni generali, componendo un quadro che fa cogliere un insieme di collegamenti e mostrando così quali debbano essere gli interventi necessari per fronteggiare i dilemmi che la medicina pone a ciascuno di noi. Non è soltanto un espediente narrativo il richiamo ai casi concreti, alle persone con le quali Marino ha stabilito rapporti nella sua attività professionale tra l’Italia e gli Stati Uniti. Solo così è possibile cogliere una realtà sfaccettata, dove ogni vicenda è diversa da tutte le altre e, quindi, sfida le pretese di regole rigidamente uniformi, che impediscano al medico di manifestare proprio la virtù di chi sa cogliere la specificità del singolo caso, e di intervenire nel modo più adeguato. Questo, però, non significa riconsegnare lapersona a un potere medico del tutto discrezionale, autoritario. Basta considerare l’attenzione di Marino per la “alleanza terapeutica” tra medico e paziente, ben diversa dal modo in cui altri la prospettano con il fine di imporre una nuova subordinazione della persona al potere del terapeuta. Nel libro, infatti, vi sono due fermi principi di riferimento: la salute come diritto fondamentale dell’individuo; il consenso della persona come condizione ineliminabile per qualsiasi intervento medico.
Questi riferimenti consentono a Marino una ricostruzione attenta dei casi che hanno più influenzato la discussione italiana, quelli di Piergiorgio Welby e di Elauna Englaro. Ma soprattutto gli permettono di indicare il perimetro all’interno del quale non solo si deve svolgere l’attività del medico, ma dove trova regola e limite pure l’intervento della politica, del legislatore. L’andamento del libro è proprio questo: un continuo misurare le affermazioni di carattere generale sulla realtà, quella, ineludibile, della vita delle persone. Ne risulta una argomentazione netta, che non evita le questioni critiche, anzi le mette in evidenza, e che proprio per questo è libera da condizionamenti ideologici.
Si chiarisce così anche uno degli equivoci più pesanti della discussione italiana, che identifica l’attenzione pubblica per i problemi della vita e della salute con l’imposizione di un’etica di Stato. Altro, infatti, è il ruolo del pubblico: apprestare le strutture che consentono ai due principi ricordati prima, salute come diritto e volontà libera della persona, di trovare piena e concreta attuazione. E, via via che si avvicina a questo nodo, il libro assume i toni di una impietosa requisitoria, che mette a nudo i vizi di gestione di una riforma sanitaria che si è allontanata dalla sua ispirazione, garantire a tutti un diritto fondamentale. Marino non fa sconti a nessuno. Né al Parlamento, “provinciale”, incapace di un vero contatto con la realtà; né alla classe medica, “orientata più dall’avidità che da un sincero senso di “missione”; né a un business della sanità dove troppo spesso il profitto cancella ogni altro criterio.
Se l’indignazione muove la sua denuncia, a essa segue una puntuale indicazione dei rimedi. Non si potrebbe trovare un lavoro più “propositivo”, dove è delineata una vera “riforma della riforma”. Bisogna tenerne conto, perché la cattiva politica è sempre figlia della cattiva cultura.
Rileggendo Nemesi medica di Ivan Illich – di Luigi Gallo
la medicina diventa una macchina per creare consumatori incapaci di avere consapevolezza e saper autogestire la propria salute.
i sintomi di supermedicalizzazione sociale, quando la cura della salute si tramuta in un articolo standardizzato, come se fosse un prodotto industriale, stabilendo inoltre che cosa è “deviante” rispetto al concetto di salute;
l’imperialismo diagnostico (il quale scompone la vita, nei suoi vari periodi, si in una serie di segmenti di rischio, che devono sempre essere sottoposti a supervisione medica), serve a privare gli individui della capacità di intervenire nel mondo e modificare ciò che gli provoca disagio
La civiltà medica ha ridotto il dolore a problema tecnico e lo ha privato del significato personale, trattandolo allo stesso modo per tutti.
Invece il dolore è il sintomo di un confronto con la realtà e non può essere “oggettivamente misurabile”
L’uomo occidentale, secondo Illich, ha perso anche il diritto di presiedere all’atto di morire e viene espropriato della libertà di scelta su di sé e sulla propria salute.
Illich auspica invece che “nessuna assistenza dovrà essere imposta a un individuo contro la sua volontà: nessuna persona, senza il suo consenso, potrà essere presa, rinchiusa, ricoverata, curata o comunque molestata in nome della salute”. La riflessione di Illich resta ancora attuale.
I problemi e i limiti della medicina occidentale che egli aveva individuato si esplicano oggi nella grande manipolazione operata dalle multinazionali farmaceutiche che crea non solo nuovi ammalati, ma con la complicità del potere politico mira ad escludere del tutto la possibilità di una reale prevenzione e la libertà di scelta terapeutica.
ADUC – Eutanasia – Notizia – ITALIA – ‘Nelle tue mani – medicina, etica e diritti’ di Ignazio Marino
mi resi conto di un problema che diventava sempre piu’ pressante e risiedeva nello scollamento marcato tra la base storica, i simpatizzanti democratici e i vertici di un partito che, nell’esigenza di conciliare gli opposti, rischiava di snaturarsi e soprattutto di apparire ambiguo, perdendo di credibilita
e’ l’analisi di Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Partito Democratico, ora in corsa per la leadership del Pd, contenuta nel libro ‘Nelle tue mani – medicina, etica, e diritti’ (Einaudi)
Il volume affronta la questione del testamento biologico, delle decisioni sui trapianti, dei progressi tecnologici e della durata della vita, ricordando i casi di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby.
I cittadini chiedono una cosa sola: poter lasciare delle indicazioni sulle cure che vorranno e su quelle che non vorranno, se un giorno perderanno la coscienza e con essa la possibilita’ di esprimere il consenso alle terapie. Chiedono, in parole semplici, la liberta’ di decidere’.
ma che paese e’ – si chiede – un paese che limita la liberta’ dei cittadini rispetto all’invasione del proprio corpo da parte della tecnologia medica? Che paese e’ un paese dove i medici sono costretti a nutrire e idratare artificialmente i pazienti perche’ lo prevede la legge? un paese che ha perso il suo umanesimo e forse anche il buon senso’
Secondo Marino, c’e’ un’altra considerazione da fare: ‘In nessun altro Paese al mondo si e’ riusciti a scrivere in una legge che idratazione e nutrizione artificiali non sono trattamenti sanitari, perche’ nessuno ha avuto l’arroganza di affermazioni cosi’ contrarie alla conoscenza scientifica’.
Nella maggior parte dei casi – sottolinea- le leggi sono state scritte chiedendo aiuto alle persone che conoscono la scienza e possono essere di conforto per evitare di produrre l’obbrobrio legislativo a cui siamo arrivati.
una legge contro: contro la liberta’ di scelta, contro i medici, contro i malati e i familiari, contro chi si confronta con la malattia che avanza inesorabilmente e si interroga sulla fine della vita
La questione e’ piu’ complessa e riguarda l’approccio della societa’ italiana ai temi eticamente sensibili, o meglio ai diritti civili: avra’ un atteggiamento laico, sapra’ ascoltare le ragioni della scienza e sapra’ tradurle in soluzioni nell’interesse di tutti, soprattutto dei piu’ deboli, oppure si pieghera’ sottomettendosi all’ideologia degli schieramenti e alla logica dell’uno contro l’altro?
agosto 19, 2009 agosto 19, 2009 by Davide Serafin
Testamento biologico: soft law è il testo Marino.
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Nelle file del PDL non c’è convinzione riguardo al testo del DDL Calabrò sul fine vita. Sul sito di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, da qualche giorno campeggia l’articolo sul testamento biologico a firma di un deputato PDL, Benedetto Della Vedova. In questo articolo si avanza la proposta di elaborare una soft law, cioè una legge che lasci spazio alla discrezionalità del singolo, alla coscienza individuale, una legge non di stampo "totalitario", bensì una legge minima.
Questa apertura ha molti aspetti di comunanza con il DDL n. 10, il DDL Marino, di cui si riporta un estratto della relazione di apertura:
Testo DDL n. 10 – Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico, nonché in materia di cure palliative e di terapia del dolore
Introdotto negli Stati Uniti nel 1991, il living will, o direttiva anticipata di volontà, mira a proteggere dal rischio di accanimento terapeutico il paziente non più in possesso delle proprie facoltà di intendere e di volere. Si tratta di desideri che si esprimono in vita per scegliere una fine dignitosa, limitare le sofferenze inutili determinate da un prolungamento artificiale dell’agonia e rifiutare alcune terapie futili ed eccessivamente invasive. Il medico ha il dovere di tenere conto di queste disposizioni nel momento in cui si accinge ad assistere un malato che non ha più una ragionevole speranza di miglioramento ed è sollevato dal dover prendere delle decisioni in maniera autonoma, senza conoscere quali siano le intenzioni e le volontà del paziente.
Tale strumento tuttavia non deve essere rigido e il medico deve mantenere la propria libertà di giudizio per valutare quando è il caso di proseguire le terapie e quando invece è più giusto fermarsi, evitando un accanimento che non rispetterebbe la dignità del paziente.
[…] Rispettare un testamento biologico non dovrebbe mai portare ad agire contro il benessere del paziente, come invece potrebbe accadere, paradossalmente, nel caso di un documento redatto in maniera poco chiara o pericolosamente restrittiva. Nello svolgere la propria professione, ogni medico chiama in causa l’esperienza, la casistica, la letteratura scientifica e a volte anche l’intuizione. Per questo un documento che stabilisca vincoli troppo stretti non serve a scongiurare l’accanimento terapeutico, ma potrebbe addirittura minare la concreta possibilità di recupero di un paziente non impossibilitato al recupero dell’integrità intellettiva.
L’obiettivo è, infatti, che ognuno maturi individualmente la propria scelta, nella serenità di valutazioni personali: ciò costituirebbe un notevole passo avanti rispetto a decisioni prese in modo paternalistico da medici o familiari. In presenza di dichiarazioni anticipate di volontà è fondamentale tuttavia la presenza di un garante, definito «fiduciario» – figura introdotta dal disegno di legge – che tuteli le indicazioni, ma che sappia, anche, sulla base di un solido e significativo rapporto personale, interpretare le volontà del paziente, così come può avere un ruolo significativo l’intervento di un comitato etico nei casi più complessi.
Ffwebmagazine – Una soft law sul fine vita
Ascoltando le ragioni che confortano una linea normativa massimalista e intransigente come quella che emerge dal ddl Calabrò, sembrerebbe che la legge sul fine vita debba dettare una disciplina che rappresenti, in nuce, il compendio della moralità civile che è richiesta all’uomo contemporaneo di fronte alle lusinghe del “secolo”, alle promesse della scienza e alla tentazione della felicità profana.
Il fatto che sul fine vita alla politica sia chiesto di ristabilire il “vero” senso della vita – come patrimonio condiviso di un popolo o di una comunità – ha qualcosa di intrinsecamente, anche se inconsapevolmente, totalitario.
imporre l’alimentazione naso-gastrica a Eluana (o la respirazione forzata a Welby) è moralmente uguale a negarla a quanti invece potrebbero esserne, altrettanto autoritativamente, privati contro la propria volontà
se il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, afferma che la «qualità della vita non è uno standard oggettivo», non possiamo che dichiararci concordi. Ma proprio per questo, non possiamo condividere l’idea che il primato della persona e un concetto irriducibilmente soggettivo della qualità e della dignità della vita umana possano portare a una legge che, in modo astrattamente generalizzato, nega ai pazienti che versano in stato di incapacità l’adempimento delle volontà dettate in vista di un evento destinato a coronare e concludere una vicenda umana individuale e irriducibilmente soggettiva.
Avanzo nuovamente una proposta di superamento del clima di scontro che si sta inevitabilmente dlineando, tra e dentro i partiti quanto nella società e che ho già presentato, in altra sede, come una sorta di “disarmo bilaterale”.
Una legge prescrittiva, sia nel senso dell’autodeterminazione che nel senso dell’etero-determinazione dei pazienti, non potrebbe fondarsi nel nostro paese su di una ampia condivisione parlamentare.
Sarebbe perciò preferibile una soft law che si limitasse a stabilire (anzi, per meglio dire, a ribadire) il no all’eutanasia attiva e all’accanimento terapeutico, e che per il resto istituisse una sorta di “riserva deontologica” sulla materia del fine vita, demandando al rapporto tra i pazienti, i loro fiduciari e i medici – nel rispetto dei principi del codice di deontologia e del dettato costituzionale – la decisione in ordine a ogni scelta di cura.
Su questa piattaforma è possibile, avendo tutti rinunciato a qualcosa, coagulare una maggioranza ampia e trasversale: si potrebbe fare una legge di un solo articolo, che non coltivasse l’ambizione di tagliare, come una spada, il bene dal male, ma si limitasse a rendere praticabili rapporti terapeutici (e quindi anche morali) che oggi rischiano di essere intralciati dalla occhiuta, rigida e in fondo cieca vigilanza del legislatore.