Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-30170-del-20-11-2019
Timestamp: 2020-08-11 13:57:24+00:00
Document Index: 89440660

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'art. 115', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 394', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 384', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 42', 'art. 45', 'art. 6', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 30170 del 20/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30170 del 20/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 20/11/2019, (ud. 18/09/2019, dep. 20/11/2019), n.30170
sul ricorso iscritto al n. 29536/2016 R.G. proposto da:
C.L., rappresentato e difeso dall’Avv. Fabio Pace,
– controricorrente e ricorrente principale –
Piemonte, n. 1227/38/2015, depositata il 17-11-2015.
1. C.L., ex dirigente Enel, presentava istanza di rimborso Irpef per la somma di Euro 31.187,96, in quanto sulle somme corrispostegli a titolo di trattamento di fine rapporto provenienti da rendita relativa alla pensione integrativa aziendale (Euro 225.054,00) era stata per errore applicata la ritenuta con aliquota ordinaria (31,01% pari ad Euro 66.857,48), in luogo di quella del 12,50%, trattandosi di somme maturate a seguito della capitalizzazione del trattamento di previdenza integrativa aziendale.
2. La Commissione tributaria provinciale di Torino accoglieva il ricorso, mentre la Commissione tributaria regionale del Piemonte accoglieva l’appello proposto dalla Agenzia delle entrate.
3. La Cassazione, con sentenza 29493/2011, depositata il 28-12-2011, accoglieva il ricorso del contribuente.
4. La Commissione regionale, quale giudice del rinvio, dopo aver disposto consulenza tecnica d’ufficio, determinava la somma spettante al ricorrente come rimborso Irpef in Euro 10.515,00, evidenziando che non risultavano investimenti specifici (OMISSIS), non avendo la stessa un patrimonio separato ed autonomamente gestito, ma, tuttavia, risultava un “rendimento virtuale” per il dirigente “pari al rendimento che avrebbe potuto conseguire se impiegate in un fondo pensione a contribuzione definita”. Pertanto, la redditività degli accantonamenti Enel per il finanziamento delle prestazioni (OMISSIS) doveva essere considerata pari a quella ottenuta sul mercato dell’intero patrimonio Enel.Per la determinazione del tasso annuo del rendimento si teneva conto di quello Previndai, con il riconoscimento, dunque, del rimborso per C 10.515,00.
1. Con il primo motivo di impugnazione l’Agenzia delle entrate deduce “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, dell’art. 115 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, “, in quanto il giudice di rinvio non poteva disporre consulenza tecnica d’ufficio, sia per il carattere “chiuso” del procedimento, sia per l’assenza di “elementi conoscitivi di particolare complessità”, come previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7. Tra l’altro, nei giudizi di rimborso il contribuente è attore anche in senso sostanziale (oltre che formale) sicchè deve fornire la prova della sussistenza del proprio diritto fatto valere in giudizio, non potendo il giudice sopperire al difetto di prova.
Invero, per questa Corte, nel giudizio di rinvio, configurato dall’art. 394 c.p.c. quale giudizio ad istruzione sostanzialmente “chiusa”, è preclusa l’acquisizione di nuove prove, e segnatamente la produzione di nuovi documenti, anche se consistenti in una perizia d’ufficio disposta in altro giudizio, salvo che la loro produzione non sia giustificata da fatti sopravvenuti riguardanti la controversia in decisione, da esigenze istruttorie derivanti dalla sentenza di annullamento della Corte di cassazione o dall’impossibilità di produrli in precedenza per causa di forza maggiore (Cass., sez. 6-5, 18 ottobre 2018, n. 26108; per Cass., sez.1, 9 gennaio 2009, n. 341, i limiti all’ammissione delle prove nel giudizio di rinvio non si estendono ai poteri del giudice, ed in particolare a quelli esercitabili d’ufficio, sicchè, dovendo il giudice del rinvio riesaminare la causa nel senso indicato dalla sentenza di annullamento, può avvertire la necessità di disporre una consulenza tecnica; Cass., sez. L., 5 novembre 1990, n. 10585). Pertanto, dovendo fare applicazione del principio di diritto affermato dalla Cassazione (Cass., 29493/2011), e dovendo, quindi, procedere, per gli iscritti in epoca anteriore al 1993, per gli importi maturati fino al 31-12-2000, alla distinzione tra somme assoggettabili a tassazione separata e somme rinvenienti dalla liquidazione del c.d. “rendimento netto”, imputabile alla gestione sul mercato da parte del Fondo del capitale accantonato, soggette a ritenuta del 12,5% ai sensi della L. n. 482 del 1985, art. 6, la Commissione regionale ha correttamente disposto una consulenza tecnica d’ufficio.
Nè in tal modo il giudice di appello, utilizzando i suoi poteri ufficiosi, ha, in qualche misura, sollevato il ricorrente dall’onere della prova su di lui incombente, trattandosi di giudizio di rimborso, in quanto il C. aveva già provveduto al deposito dei documenti a sostegno della propria pretesa nel giudizio di secondo grado.
2. Con il secondo motivo di impugnazione la ricorrente deduce “violazione dell’art. 384 c.p.c., comma 2, per mancata attuazione del principio di diritto sancito nella sentenza di cassazione con rinvio e comunque di quanto ivi statuito”, non avendo il giudice di appello tenuto conto della necessità di distinguere le somme da assoggettare a tassazione separata da quelle da sottoporre alla ritenuta del 12,5% quale capital gains, in quanto provenienti dall’investimento degli accantonamenti nel mercato finanziario.
3. Con il terzo motivo di impugnazione la ricorrente si duole della “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 124 del 1993, del D.L. n. 669 del 1996, art. 13, del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 1, della L. n. 482 del 1985, artt. 16, 17 e art. 42 (ora art. 45), art. 6 e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, in quanto il giudice di appello ha aderito alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, che, pur affermando che, quanto alla (OMISSIS), non vi erano investimenti specifici, essendo la stessa, peraltro, priva di autonomia patrimoniale e gestionale rispetto all’Enel, ha poi accolto la domanda del contribuente facendo riferimento a concetti quali “rendimento virtuale” e “rendimento implicito”, che si discostano dal principio di diritto enunciato dalla Cassazione, che fa riferimento, invece, al “rendimento netto, imputabile alla gestione sul mercato da parte del Fondo del capitale accantonato”, quindi alla sussistenza di un effettivo investimento di capitali accantonati per il contribuente sul mercato finanziario.
3.4.Questa Corte, a sezioni unite (22 giugno 2011, n. 13642), ha poi ritenuto che, in tema di fondi previdenziali integrativi, le prestazioni erogate in forma di capitale ad un soggetto che risulti iscritto, in epoca antecedente all’entrata in vigore del D.Lgs. 21 aprile 1993, n. 124, ad un fondo di previdenza complementare aziendale a capitalizzazione di versamenti e a causa previdenziale prevalente, sono soggette al seguente trattamento tributario: a) per gli importi maturati fino al 31 dicembre 2000, la prestazione è assoggettata al regime di tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a), e art. 17, solo per quanto riguarda la “sorte capitale”, corrispondente all’attribuzione patrimoniale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro, mentre alle somme provenienti dalla liquidazione del cd. rendimento si applica la ritenuta del 12,50%, prevista dalla L. 26 settembre 1985, n. 482, art. 6; b) per gli importi maturati a decorrere dall’1 gennaio 2001 si applica interamente il regime di tassazione separata di cui al D.P.R. n. 917 cit., art. 16, comma 1, lett. a) e art. 17.
4. Sul punto la successiva giurisprudenza di questa Corte (Cass. Civ., 26 aprile 2017 n. 10285 e Cass. Civ., 18 ottobre 2017, n. 24525; Cass. Civ., 7 marzo 2018, n. 5436; Cass., 4941/2018) si è già attestata, con numerosi arresti, di gran lunga prevalenti su quelli di segno diverso, su una lettura del principio affermato dalle Sezioni Unite secondo la quale il predetto più favorevole criterio impositivo può trovare applicazione limitatamente alle somme rivenienti dall’effettivo investimento, da parte del fondo, sul mercato finanziario (o comunque di riferimento), del capitale accantonato e che ne costituiscono il rendimento.
Il giudice del rinvio si è erroneamente uniformato alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ritenendo che anche le somme accantonate nel fondo (OMISSIS), pur se non investite nel mercato finanziario, dovevano essere assoggettate, non all’imposta ordinativa, ma all’aliquota del 12,50% come rendimento “virtuale” o “implicito”.
In realtà, in base al principio di diritto enunciato dalla Cassazione, l’aliquota del 12,50% deve applicarsi solo alle somme che provengono da rendimenti netti derivanti da investimenti del capitale accantonato nel mercato finanziario. Il giudice del rinvio ha affermato che non v’è stato alcun investimento delle somme accantonate nel fondo (OMISSIS) nel mercato finanziario. Il giudice del rinvio ha, poi, ritenuto che le somme accantonate nel Fondenel sono state investite nel “mercato” (cfr. pag. 3 della CTR Piemonte 1227/38/15 “…trasformazione di (OMISSIS) in Fondenel…con autonomia patrimoniale e gestionale con capitalizzazione ossia prevedendo un’erogazione finale commisurata ai contributi versati e ai rendimenti ottenuti sul mercato del patrimonio accantonato”), senza specificare se le somme accantonate erano state investite nel mercato finanziario (o di riferimento).
Nel ricorso per cassazione proposto dalla Agenzia delle entrate (a pag. 7) si evidenzia che, secondo quanto accertato dal CTU, in sede di appello “con riferimento alla gestione Fondenel, le risorse trasferite a tale fondo pensione dalla (OMISSIS) e le successive contribuzioni sono state investite in ottemperanza a quanto prescritto… dal D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 6, comma 1…”, con la ulteriore precisazione che “i risultati dell’investimento nel periodo Fondenel sono stati invece indicati dal Fondo stesso, che ha specificamente attestato il rendimento netto maturato dal 1 aprile 1998 fino al 31 dicembre 2000, imputabile alla gestione del capitale accantonato su strumenti e mercati finanziari da parte di questo Fondo Pensione e come tale recepito nella Consulenza Tecnica”.
10. La sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, che dovrà tenere conto che le somme accantonate nel fondo (OMISSIS) non sono state sicuramente investite nel mercato finanziario (cfr. sentenza CTR “quanto agli investimenti specifici sul mercato finanziario degli accantonamenti del Fondo (OMISSIS) non avendo patrimonio separato e autonomamente gestito non risultano investimenti specifici. Tuttavia risulta un rendimento virtuale…”) e dovrà accertare se le somme accantonate nel FONDENEL siano state o meno investite nel mercato finanziario (o di riferimento), provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità.