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Timestamp: 2019-05-23 01:46:09+00:00
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Avv. Mary Corsi Diritto sanitario e responsabilità medica, Novità per il cittadino, Risarcimento danni sangue infetto
Da quanto partono i famigerati 5 anni per la richiesta di risarcimento danni al Ministero della Salute? Ce lo spiega una sentenza dello scorso gennaio.
Come più volte da me sostenuto nei vari commenti, finalmente una sentenza che chiarisce la questione dell’exordium praescriptionis ed interpreta correttamente i principi stabiliti dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nelle importanti sentenze del gennaio 2008.
Ricordiamo il principio stabilito dalla Suprema Corte, in ordine al termine entro il quale avanzare domanda giudiziale di risarcimento a seguito di infezione HBV, HVC e HIV, fissato in 5 anni.
“Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di aver contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947, c. 1, c.c, non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione che produce il danno altrui o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, ma dal momento in cui viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria oggettiva diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche” (Cass. SSUU 581/2008).
E’ stato, dunque stabilito il principio della conoscibilità del danno, nella sua forma irreversibile, correlato inscindibilmente alla sua rapportabilità causale.
Leggendo un po’ in giro, mi sono resa conto di quanto sia stato mal interpretato il detto principio, commentato nel senso di ritenere, quale dies a quo della prescrizione, automaticamente la data di inoltro dell’istanza per l’ottenimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/92, che pure era stata prospettata dalla Cassazione, se pur con motivazioni che di volta in volta debbono essere valutate nel singolo caso.
Finalmente una sentenza di merito che, a mio parere, ben interpreta il detto principio. Il Tribunale di Roma, sez. II, Dottor Cricenti, con sentenza del 13 gennaio 2009, (dal pregevole sito www.studiolegalerls.it) in un caso in cui il Ministero eccepisce anche la prescrizione dell’azione di risarcimento (sulla base della non coincidenza tra responsabile civile e responsabile penale) ritiene infondata la tesi, in quanto il Ministero è, tra l’altro, tenuto alla responsabilità civile da reato, commesso dai suoi dipendenti.
Secondo il già citato passo della sentenza della Cassazione, “…non conta dunque quando ci si è accorti della malattia, conta il momento in cui il danneggiato ha avuto consapevolezza che quella malattia è dovuta ad un fatto ingiusto nei suoi confronti; e dunque non si può prescindere dalla conoscenza perlomeno del nesso causale. Di per sé la diagnosi che manifesta la presenza del virus non necessariamente comporta la conoscenza che quei virus è dovuto alla trasfusione. Solo quando c’è questa consapevolezza il danneggiato ha l’onere di agire, perché solo in quel momento può attribuire la responsabilità del contagio ad un certo autore. Nel caso presente, si può dire che la percezione di aver subito un danno ingiusto a causa della trasfusione, l’attore l’ha avuta soltanto quando la Commissione medica ha ipotizzato un nesso tra la sua malattia e la trasfusione medesima, ossia nel 2003. La citazione in giudizio è solo di quattro anni successiva. La citazione è del 2004, e dunque in termini. Tra l’altro, che il dies a quo sia un altro, o meglio, che l’attrice abbia avuto contezza del danno prima di quella data, è un dato la cui prova compete a chi eccepisce la prescrizione, piuttosto che a chi agisce in giudizio. Il Ministero in pratica dovrebbe provare che, secondo il criterio enunciato dalle Sezioni Unite, l’attore ha percepito la malattia come danno ingiusto in un momento anteriore al responso della Commissione…”.
Ed aggiungo che, diversamente, pur formulando il danneggiato delle ipotesi, anche circostanziate, sulla sussistenza del nesso causale tra patologia e trasfusione, non ritengo si possa pretendere l’esercizio di un’azione giudiziaria (con i notevoli costi che comporta ed i rischi di soccombenza) da parte del soggetto leso, laddove non abbia la piena e rigorosa certezza del reale soggetto contro cui agire.
A mio modestissimo parere, nella maggior parte dei casi, la detta certezza, che giustifichi appieno l’impulso giudiziario, è data dalla notifica da parte della CMO del giudizio sul nesso causale.
Le motivazioni a sostegno possono essere rinvenute nel notevole lasso di tempo intercorso tra evento (la maggior parte dei contagi è avvenuta tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80) ed esteriorizzazione del danno (data la lungolatenza della malattia spesso riscontrata oltre 10 anni dopo); per tale ordine di ragioni, non si può pretendere che il soggetto si attivi autonomamente per effettuare la tracciabilità dei donatori, cui propriamente è demandata l’istruttoria delle Commissioni Mediche Ospedaliere, né che si attivi giudizialmente per un diritto che ritiene solo probabile e non rigorosamente CERTO.
Di contro, si giungerebbe al paradosso per il quale il soggetto leso, inoltrata domanda giudiziale di risarcimento entro i 5 anni dalla data di inoltro dell’istanza di indennizzo, si veda notificare successivamente giudizio negativo, per mancanza di nesso causale (ad es. a seguito di negatività ai tests dei donatori).
Ovviamente, ci sono casi in cui il soggetto poteva accedere alle informazioni relative al contagio ben prima, ma la prova della relativa eccezione deve essere fornita dalla controparte che la solleva.
Per tutti gli argomenti correlati vi rimandaimo alla tematica Diritto sanitario e responsabilità medica.
Ho letto questo che Lei scrive e preciso che, come cita la cassazione: ‘ avere sufficiente percezione della malattia, sia del tipo di malattia che delle possibili conseguenze dannose.
Il sottoscritto ha percepito la malattia, cioè ho scoperto di averla contratta,
Il sottoscritto sà che il tipo di malattia e chiamata epatite
Il sottoscritto sà le conseguenze dannose che provoca codesta malattia, la morte.
La domanda d’indennizzo alla legge 210 serve solo per sapere se sono stato infettato da loro, questo è l’unico metodo per aver notizie senza denunciare nessuno non avendo prove, ma la cassazione cerca scuse EVIDENTI, per far risparmiare soldi allo stato. Sò che la mia sarà una lunga battaglia ma non mi fermerò. Avevo solo 17 anni quando mi hanno rovinato non possono vincere per una semplice prescrizione, che tra l’altro e stata fatta da loro, visto che ha fatto passare 6 anni e 2 mesi per darmi il nesso causale. Hanno fatto passare tutto questo tempo per giocando sulla mia malattia, ma quando si gioca bisogna essere in almeno 2 a farlo, credo che noi malati siamo di più di 2. La giustizia e questa? Vedremo la CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO, come interpreterà questo comportamento illegale della giustizia italiana…..
Lei tocca un argomento a me caro e per il quale mi sto battendo in molti tribunali, sul momento da cui far partire la prescrizione per agire giudizialmente. Purtroppo le domande amministrative sono tante e il Ministero ci mette tempo a notificare gli esiti, a meno che non vi sia una costante pressione (come è mio solito fare). Ciò detto, purtroppo i giudici stanno applicando l’interpretazione più restrittiva della prescrizione, ovvero i 5 anni per fare domanda di risarcimento partono dal momento in cui si fa richiesta di indennizzo, e non dalla notifica del verbale, perché il soggetto, in quel momento, deve avere sufficiente percezione della sua malattia e anche della probabile causa. Naturalmente io non sono d’accordo, poiché nella maggior parte delle volte il soggetto leso viene a conoscenza in maniera puntuale del nesso con la trasfusione proprio quando gli viene notificato il verbale della CMO. Provare a far causa è un rischio. Si dovrebbe valutare con estrema attenzione il Suo caso.
Buon giorno Avvocato Mery, faccio una piccolissima cronostoria della mia vicenda.
Nel 1995 a seguito di un incidente stradale venni ricoverato in terapia intensiva, qui mi venne effettuata una profilassi passiva inframuscolo ig-tetano. Alla di stanza di tre mesi, dopo controlli effettuati mi venne riscontrata epatite c acuta. nel 1996 il sottoscritto fà domanda di indennizzo della legge 210/92.Il ministero mi rispose dopo ben 9 anni, comunicandomi il nesso causale. E possibile che debba passsare tutto questo tempo per avere notizie? Come scritto al momento della domanda di indennizzo, mi reservo di promuovere azione legale visto gli art.2043 cc, il ministero ha fatto passare 9 anni per farla cadere in priscriozne?
Non avendo la consapevolezza che il danno fu infettato, al sottoscritto, da quella antitetanica non potevo denunciare nessuno. In attessa di una Vostra risposta Vi ringrazio in anticipo.
sì, lo confermo. Il risarcimento parentale può essere avanzato entro 10 anni dalla morte.
Se Sua madre non aveva idea che il contagio avesse provocato la malattia, in termini di danno morale non ci sarebbero i presupposti, ma permarrebbero quelli relativi al danno biologico.
Naturalmente il tutto deve essere valutato in mainera puntuale da un avvocato, non essendo possibile in questa sede dare pareri specifici.
chiedo scusa se insisto e ringrazio anticipatamente .
considerando che mia madre e deceduta nel 1999,a l’atto di citazione e stato presentato solo nel 2011, lei mi conferma che per il risarcimento parentale siamo nei termini, grazie alla raccomandata inviata al ministero della salute nel 2008?
per quanto riguarda mia madre lei non ha mai associato il contagio ad una trasfusione, purtroppo dopo sei mesi dalla sua morte,e venuto a mancare anche nostro padre , per noi figli, in tutto 4 di cui uno minorenne e, stata una tragedia non solo per la loro perdita ma anche per la situazione economica essendo tutti disoccupati , fortunatamente nel tempo ci siamo sistemati ,di conseguenza abbiamo avuto la lucidità e la volontà nel 2008 di ricostruire tutta la storia di nostra madre chiedendo a zii e parenti informazioni, procurandoci cartelle cliniche dagli ospedali dove mia madre era stata ricoverata , cosi scoprendo che si sottopose a due trasfusioni all’ospedale s.s. annunziata di napoli , quindi solo nel 2008 il tutto e stato riconosciuto dalla CMO di caserta con esito positivo riscuotendo di conseguenza l’indennizzo.
gentilissimo Avv. Mary Corsi se lei ha ulteriori informazioni da aggiungere ,sono molto gradite da parte mia ,ne approfitto per ringraziarvi augurandovi una vita felice.
premesso che l’argomento è molto difficoltoso da sviluppare in questa sede, posso riferirLe che:
i termini di prescrizione per il risarcimento alla danneggiata principale (quindi Vs. madre) e chiesti da Voi quali eredi, si prescrivono in 5 anni. La Cassazione ha chiarito che tali 5 anni decorrono dalla scoperta della malattia e dal momento in cui si ha cognizione che essa è dovuta a trasfusione. Quindi i Giudici di merito fanno decorrere questi 5 anni dal momento in cui viene avanzata domanda di indennizzo. Ma in questa situazione mi pare che la domanda l’abbiate proposta Voi. Bisogneebbe valutare in che momento Vs. madre ha saputo che la causa della malattia fosse una trasfusione infetta. Quindi non sono in grado di essere esaustiva, poichè non conosco gli atti di causa.
Mentre, per quel che concerne il danno parentale (ovvero quello che spetta agli eredi direttamente per la perdita della familiare) il termine di prescrizione è di 10 anni che decorrono dall’evento morte. Quindi in questo capo di domanda siete nei termini.
dottoressa scusatemi se disturbo ancora ,ho appreso leggendo i vari post che con una raccomandata inviata nei tempi giusti al ministero della sanita si possono bloccare i termini ,mia madre e deceduta nel 1999 ,e sbirciando tra le carte ho trovato una raccomandata inviata al ministero della sanità dal mio ex avvocato nel 2008 vale per bloccare i termini ,nella lettera viene citato chiaramente il risarcimento a nome degli eredi cordiali saluti.
gentile avvocato mia madre nel 1982 ha avuto una trasfusione all’ospedale s.s.annunziata di napoli , nel 1997 ha saputo di avere un epatite c, di conseguenza nel 1999 si e sottoposta ad un intervento di trapianto di fegato,che purtroppo subito dopo e deceduta al’ospedale san Martino di genova, nel 2008 noi figli decidemmo di chiedere l’indennizzo legge 210/92 , con esito positivo del cmo, nel 2009 abbiamo riscosso l’indennizzo ,a febbraio 2011 e stato depositato l’atto di citazione al tribunale di napoli per richiedere il risarcimento danni morali esistenziali lesioni ecc.ecc. .
la domanda che volevo farvi e se i termini sono prescritti ,in quanto gli avvocati che difendono il ministero della sanità chiaramente hanno scritto nel fascicolo di comparsa di costituzione e risposta, che i termini iniziano dal 1997 data in cui mia madre ha scoperto di avere un epatite c, quindi scaduti nel nel 2007 secondo lei hanno ragione? il mio avvocato dice che i termini partono dal giorno in cui il cmo ha dato l’esito positivo ,volevo un ulteriore conferma.
sulla generica eccezione di prescrizione il suo avvocato saprà certamente argomentare in sede di appello. La questione è talmente spinosa che non si può certo affrontare qui, senza conoscere gli atti, poi.
Voglio precisare che non necessariamente i 5 anni per la prescrizione partono dalla domanda di indennizzo. Ben può darsi che la conoscenza della malattia e rapportabilità causale possano riferirsi a un tempo anteriore. Non poche decisioni hanno ravvisato ciò.
Per fare un appello ci vuole studio e approfondimento e non posso certo indicare qui se vi siano o meno i presupposti. C’è bisogno di valutare atti, ctu e motivazioni del gudice.
Gentile Avvvocato
in relazione al commento inviato in data 30/08/2011 preciso meglio che l’Avvocatura dello Stato entro il termine statilito dalla legge e cioè entro il termine di 20 giorni dalla prima udienza ha sollevato una eccezione di prescrizione “generica” senza indicare la data esatta di quando noi familiari saremmo venuti a conoscenza della malattia .Come sopra precisato la diagnosi di encefalite post vaccinica è stata redatta dall’Istituto Provinciale di Igiene Mentale nel 1966 ma a noi familiari è stato comunicato casualmente in data 22/05/2004 dall’Istituto Assistenziale ove mio fratello è stato ricoverato, allorchè abbiamo chiesto il rilascio di un certificato di ricovero.
Inoltre è da sottolineare che l’istanza ex L. 210/92 è stata presentata in data 12/06/2004 e l’atto di citazione per il risarcimento dei danni è stato presentato in data 20/05/2004 .
Il Giudice ha motivato la sentenza imputando a noi familiari una omissione di diligenza in quanto potevamo attivarci per conoscere nei tempi dovuti e cioè trentacinque anni fa la predetta diagnosi .
Grazie ancora anticipate per i suggerimenti che mi vorrà dare se è possibilile presentare Appello .
Nel mese di Aprile 2009 ho citato il Ministero della Salute per chiedere il risarcimento dei danni per mio fratello affetto da encefalite post vaccinica, la cui diagnosi redatta nell’anno 1966 è stata accertata casualmente nel 2004, presso l’Istituto Assistenziale ove è stato ricoverato dal 1968 al 1973 . Il Giudice dopo aver nominato il C.T.U per la valutazione del danno in accoglimento di una richiesta diversa da quella che ha presentato l’Avvocatura dello Stato che aveva chesto la prescrizione e dopo aver fissato il termine per le conclusioni, ha rigettato la richiesta di risarcimento dei danni con la motivazione che dopo 36 anni dalla data della diagnosi deve ritenersi prescritta.
Nella memoria difensiva abbiamo fatto riferimento alla sentenza n. 576 del 2008 che ha stabilito che il termine decorre da quando si ha la conoscenza del danno alla stregua di regole scentifiche.
Preciso che l’istanza per il riconoscimento della L. 210/92 è stata fatta il 12/06/2004
Si chiede gentilmente se esistono i presupposti giuridici per poter impugnare in Appello la predetta sentenza .
Riterrei che può stare tranquilla. Tutt’al più potrà integrare la richiesta di risarcimento per gli eredi, ma ha tempo 10 anni dalla morte per agire in giudizio iure proprio (ovvero per il diritto degli eredi). Pertanto se agirà in giudizio entro tale termine, non è necessaria alcuna interruzione a mezzo raccomandata.
mi scusi se la bombardo di domande ma in quaesto momento sto’ leggendo la raccomandata da me spedita al ministero della salute in cui chiedevo il risarcimento dei danni subiti da mia madre ,avrei forse dovuto scrivere “risarcimento per danno parentale”?Se e’ cosi la raccomandata per l’interruzione dei termini non e’ valida?
gentile avvocato mia madre e’ deceduta il 2 settembre del 2010 ed io ho interroto i termini di prescrizione con raccomandata al ministero della salute del 10-4-2010,dovrei rientrare nella richiesta di risarcimento,vero?
Purtroppo il concetto di conoscenza della malattia e del nesso causale può ben essere presente prima della domanda di indennizzo. Bisognerebbe vedere la motivazione che ha dato il Giudice per valutare se sia il caso di appellarsi. Si potrebbe sostenere la presenza di altra e distinta malattia (ad esempio cirrosi) che sia avvenuta dopo, in maniera da provare il mancato decorso della prescrizione. Ma capirà che da qui mi è impossibile rispondere esaustivamente.
Se la richiesta di indennizzo è stata estesa agli operatori nel 2002, stando al Giudice avrebbe dovuto inoltrare domanda di risarcimento entro il 2007, qualora Lei avesse già cognizione di esser stato contagiato in ospedale (giusta riconoscimento della causa di servizio).
Dovrebbe consultarsi con il Suo legale.
Mi spiace, ma siete fuori anche dalla richiesta di risarcimento del danno che si prescrive in 10 dal momento della morte. Il diritto all’indennizzo è imprescrittibile, poiché trattasi di diritti costituzionalmente garantiti, ma non il risarcimento a meno che, nelle more, non abbiate interrotto la prescrizione ad esempio con una raccomandata.
Ho dimenticato di chiedreLe se e’ vero che la Corte europea dei diritti Umani ha sancito che il risarcimmento per danni alla salute e’ un diritto imprescrittibile in quanto rientra nei diritti assoluti.
Buon giorno avvocato Le scrivo per risolvere un dubbio :a mia madre e’ stato riconosciuto l’indennizzo a seguito di sentenza in data 25.03.03 nel 2000 muore da quanto ho capito siamo in tempo a chiedere solo il risarcimento da danno parentale e non il risarcimento che sarebbe spettato a mia madre per i danni subiti?Grazie anticipatamente.
Buona sera, la mia domanda è: nel 96 contagio come operatore sanitario. nel 2000 si riconosce dipendenza da causa di servizio e liquidazione di una piccolissima somma nel 2003. nel 2009 richiesta indennizzo. nel 2010 il CMO dip. medicina militare dice ” Si esiste nesso causale tra il contatto e cirrosi.nel 2011 citazione al ministero+1 alla udienza dice vi è prescrizione.
ma è vero? se la C.Cost. con sent. 2002 estende anche agli operatori sanitari prima non era possibile azionare la richiesta di ris. danni, poi la certezza del nesso è del 2010 ma tale eccezione di prescrizione è nulla. Grazie
direi di agire immediatamente con l’invio di una raccomandata di messa in mora al Ministero e successivamente con la causa per il risarcimento.
Se vuole, può contattarmi privatamente.
caro avv.mery corsi..sano stato trasfuso nel 1991 e nel 1994 mi anno detto che avevo le epatite c cronica e avevo appena 36 anni.a marzo del 2010 o fatto domanda per intennizio.la CMO DI MILANO a ammesso il nesso casuale e mi a isritto a 8 CATEGORIA della tabella A e a fine luglio dovrei percepire l,intennizio.posso gia proseguire per il risarcimento danni.la ringrazio anticipatamento,e aspetto una sua risposta.
per VITANTONIO:
ecco, per un mese sarebbe fuori. Putroppo dipende dal Giudici, molti ritengono di far partire la prescrizione dalla data di dmanda di indennizzo. Provi a fare appello sulla base che la conoscibilità del terzo colpevole, correlata alla conoscenza della malattia sia avvenuta solo con il responso della CMO.
E’ un argomento molto particolare e non certo facile.
mi scusi tanto avv..ho confuso le date. era novembre 1999..cordiali saluti..
per VITANTONO:
mi scusi ma forse ha fatto confusione con le date. Se ad Ottobre 1994 ha fatto la domanda di indennizzo e a novembre 1994 lettera di interruzione della prescrizione, non dovrebbe avera vuto problemi.. che data porta l’atto di citazione?
BUONGIORNO AVV HO FATTO DOMANDA PER L INDENNIZZO OTTOBRE 1994 NEL 1996 LA CMO MI HA RICONOSCIUTO IL NESSO CASUALE (4 CATEGORIA) GIUGNO 1999 ho percepito l indennizzo. purtroppo il mio legale ha fatto lettera d interruzzione alla prescrizione novembre 1994 quando dopo ha fatto richiesta per il risarcimento alle prime udienze il giudice si opponeva perchè ero andato in prescrizione per un mese. gentilissimo avv.. io le chiedo come si puo andare in prescrizione per un solo mese la legge non è giusta dopo che ne ho passate tante ho preso l epatite B con trasfusioni di sangue sono passato alla cirrosi epatica per poi sviluppare carcinoma epatico trattato con varie chemioenbolizzazzione con relative sofferenze e dolori per non parlare delle sofferenze procurate ai miei famigliari dopo per fortuna di DIO sono stato trapiantato di fegato non lavoro più…la mia speranza non per mè mà per il futuro dei miei figli tutti disoccupati lò persa in quel breve mese che è andato in prescrizione ….ora le chiedo gentilissimo avv. ci sono ancora speranze per il risarimento?
non è necessaria in quanto la valutazione viene fatta dalla CMO. Ad ogni buon conto corredare il ricorso di docmentazione medica e, dunque, anche dlla perizia non è mai sbagliato.
Avv.bun giorno e vero che per fare ricorso al ministero della salute devo presentare in allegato una perizia medico legale dove attesta la gravita della malattia visto che il ricorso e basato su un giudizio del CMO dove mi a riconosciuto il nesso causale per trasfusione ma non mi a ascrito a nussuna tabella della legge 210 del 92 mi potete sugerire il da farsi la ringrazio per la sua risposta
è sufficiente una raccomandata a/r con la quale, dopo aver sostentuto di essere stata sottoposta in data …. a trasfusioni presso l’ospedale …. è emersa la patologia X che deve ritenersi causa diretta delle trasfusioni. Per tali motivi con la presente la sottoscritta richiede il risarcimento di tutti i danni patiti e patiendi, ivi compresi i danni patrimoniali e non patrimoniali. La presente è valida quale formale mesa in mora ed interruttiva di prescrizione.
Ne tenga una copia e la ricevuta di ritorno della racc.
Avvocato buon giorno la ringrazio per la sua tempestiva risposta ma non mi e chiaro cosa devo scrivere al ministero della salute per interompere la prescrizione mi può aiutare grazie
Le consiglio prima di chiedere l’indennizzo ai sensi della legge 210/92 presso la ASl di competenza. In tal modo sapremo se vi è nesso causale tra la patologia e la trasfusione. Contestualmente scriva una raccomandata di messa in mora al Ministero della Salute con cui chiede il risarcimento di tutti i danni. In tal modo si può tentare di interrompere la prescrizione. A seguito del Giudizio della CMo sulla legge 210 si facia risentire.
Gentile avvocato, Le scrivo per chiederLe un consiglio riguardo un fatto accaduto a mio marito nel 1985 fu sottoposto ad un intervento chirurgico per un calcolo renele e usci dalla sala operatoria senza un rene durante l’intervento gli fu fatta una trasfusione e gli fu causata una stenosi uretrale per cateterismo nel 1986 fu ricoverato d’urgenza presso il reparto di malattie infettive dove gli viene diagnosticata un epatite di tipo b visto che allora non eravamo a conoscenza della legge per il risarcimento .la mia domanda e questa posso interagire contro il ministero della salute riguardo la stenosi rimasta permanente e l’epatite
deve fare ricorso al Ministero della Salute, ex art 5 legge 210/92, entro 30 giorni dalla notifica.
Buona sera avvocato vorrei chiedervi un consiglio se vi e possibile la CMO mi a riconosciuto il nesso causale per trasfusione ma non mi a ascrito a nussuna tabella della legge 210 del 92 mi potete consigliare come posso muovermi la rigrazio della sua risposta
La rimando a questo recente articolo, in cui sono riportare delle recenti sentenze che hanno riconosciuto la rivalutazione dell’intero indennizzo
http://legale.guidaconsumatore.com/001302_indennizzo-per-trasfusioni-infette-deve-essere-rivalutato-per-intero/
Gent. avvocato volevo sapere se ci sarà la rivalutazione indennizzo,grazie.
ciò mi conferma che ci potrebbero essere i requisiti per un ricorso.
Ma ovviamente lo studio dei procedimenti deve essere molto minuzioso.
LA RINGRAZIO PER LA CELERITA’ DELLA SUA RISPOSTA,ANCHE ABBASTANZA ESAURIENTE,LE CONFERMO CHE LA MALATTIA E’ DIVENUTA IRREVERSIBILE,NEL 2001,ED E’ CERTIFICATA NELLA RELAZIONE DEL MEDICO LEGALE DEL MINISTERO DENTRO IL DECRETO CHE HA RICONOSCIUTO LA 210/92 E GIA’ LO AVEVAMO INSERITO COME ELEMENTO NUOVO IN APPELLO. SOLO CHE I GIUDICI NON HANNO DATO NESSUNA RISPOSTA SU QUESTO.IN QUANTO AL DOCUMENTO PRESO COME DATA TEMPORALE,PER LA PRESCRIZIONE,NON ERA UN CERTIFICATO MA ERA UNA NORMALE LETTERA PER IL NOSTRO MEDICO CURANTE IN CUI TENEVA AGGIORNATO SULLO STATO DELLE CURE DI QUESTI NE HO UN ,ABBIAMO SBAGLIATO AD INSERIRLE IL FATTO CHE DICE EPATITE POST TRASFUSIONALE ERA UN SUO PENSIERO MA NON AVEVA NESSUNA PROVA.COMUNQUE DOMANI LA CONTATTO PRIVATAMENTE E LE SPIEGO MEGLIO.ANCORA GRAZIE DELLA SUA DISPONIBILITA’.
ovviamente potrò essere solo indicativa, non conoscendo gli atti di causa e le motivazioni delle sentenze.
Confermo che sia stato un grave errore chiudere la causa contro il Ministero benchè, stante le decisioni, la prescrizione sarebbe ugualmente stata ravvvisata, nel termine di 5 anni.
Mi chiedo, però, come mai non abbiate fatto un solo giudizio nei confronti di entrambi, invece che due distitni.
Ad ogni modo quel che è stato è stato.
Sulla prescrizione ci sarebbe molto da dire.
Come da Lei evidenziato, essa parte dal momento in cui il soggetto ha PIENA consapevolezza del suo stato irreversibile correlato alla conoscenza del nesso causale.
E’ su questo che bisogna argomentare.
Io sono sempre dell’opinione che il giudizio di risarcimento danni debba partire solo dopo la notifica della CMO (in quanto solo allora si ha la ragionevole certezza di poter agire, posti anche i costi del giudizio).
Ma molti giudici ritengono di farla partire dal momento della richiesta di indennizzo.
Tra l’altro, il medico parla di epatite post-trasfusionale (perchè?), ma di bassa attività. Pertanto si potrebbe sostenere che non si aveva ancora la piena consapevolezza del grado della malattia.
Inoltre, si potrebbe sostenere che l’aggravarsi dello stato patologico possa rappresentare un evento nuovo e distinto (un pò forzatamente) tale da giustificare l’azione giudiziaria solo da un tale momento in poi.
Altresì, bisognerebbe valutare con attenzione come è stata sollevata l’eccezione di prescrizione, perchè la Corte è stata molto chiara nel dire che essa deve essere tipizzata e provata, altrimenti il Giudice non deve tenerne conto.
In linea generale Le direi di provare.
Parlate con il Vs. legale. Io sono a disposizione per ulteriori chiarimenti che in questa sede non sono certamente facili da esprimere.
Potete contattarmi anche privatamente.
BUON GIORNO AVVOCATO CORSI,VORREI SOTTOPORLE IL CASO DI MIA MOGLIE.NEL 1984, A SEGUITO DI UN RICOVERO PER UN INTERVENTO CHIRURGICO,E’STATA TRASFUSA CON BEN 5 SACCHE DI SANGUE.DOPO CIRCA UN ANNO E’ RISULTATA AFFETTA DA EPATITE NANB,COSI’ ERA CONOSCIUTA IN QUEGLI ANNI E DAL 1988/89 IDENTIFICATA COME EPATITE C. DA ALLORA ,ANCORA OGGI, E’ CONTINUAMENTE SOTTOPOSTA A VARIE TERAPIE.PURTROPPO NON C’ERA INTERNET E LE INFORMAZIONI CHE CI SONO ADESSO ED E’ COSI’,CHE SOLO NEL 2001 ABBIAMO FATTO RICHIESTA PER INDENNIZZO LEGGE 210/92 E NEL 2003 LA C.M.O.DI MILANO CI HA RICONOSCIUTO IL NESSO CAUSALE TRA LE TRASFUSIONI EFFETUATE NEL 1984 E L’EPATITE C CONTRATTA,ASCRIVENDOLA ALLA SETTIMA CATEGORIA MA HA RIGETTATO LA DOMANDA PER INTEMPISTIVA’.ABBIAMO FATTO RICORSO E NEL 2003 IL MINISTERO CON DECRETO HA RICONOSCIUTO CHE L’EPATITE ERA ,DOPO GLI ULTIMI ESAMI E L’ULTIMA BIOPSIA ,DIVENUTA CRONICA E IRREVERSIBILE.QUINDI CI HA CONCESSO L’INDENNIZZO.TRA L’ALTRO, NOI AVEVAMO LE SCHEDE DEI DONATORI DELLE SACCHE TRASFUSE IN QUANTO L’OSPEDALE HA UN SUO CENTRO PER LA RACCOLTA.NEL 2004 INIZIAMO DUE PROCEDIMENTI PER RISARCIMENTO DANNO,UNO CONTRO L’OSPEDALE E UNO CONTRO IL MINISTERO DELLA SALUTE.DOPO CIRCA UN ANNO, VISTE LE SENTENZE DI QUEL PERIODO,CHE ERANO,PER CAUSE SIMILI,TUTTE A FAVORE DEL MINISTERO,PER NON PORTARE AVANTI DUE PROCEDIMENTI CONTEMPORANEANENTE, CHIUDIAMO IL CONTENSIOSO CON IL MINISTERO.E’STATO UN GROSSO ERRORE!PERCHE’ COME BEN SA, DOPO CIRCA UN ANNO IL MINISTERO VIENE RITENUTO RESPONSABILE PER OMESSA VIGILANZA …. E CONDANNATO A RISARCIRE TUTTI GLI EMOTRASFUSI ,I TRASFUSI OCCASIONALI….E TUTTI COLORO CHE AVEVANO UN CONTENZIOSO APERTO CON IL MINISTERO.NOI ERAVAMO GIA’FUORI! NEL 2006 ARRIVA LA SENTENZA DELLA CAUSA CONTRO L’OSPEDALE,IL GIUDICE DEL TRIBUNALE RIGETTA LA NOSTRA DOMANDA,IN QUANTO IL REATO E’PRESCRITTO.LA SENTENZA SI RIPORTA AD UN DOCUMENTO DATATO 1990 DA NOI ALLEGATO AGLI ATTI IN CUI IL MEDICO EPATOLOGO, DA CUI ERA IN CURA MIA MOGLIE,RIPORTAVA: “LA SIG. E’ AFFETTA DA CIRCA QUATTRO ANNI DA UN QUADRO EMATOCHIMICO INDICATIVO PER UN EPATITE CRONICA ATTIVA DA VIRUS NANB(non A non B) POST TRASFUSIONALE.IL GIUDICE ANCHE COMPENSANDO LE SPESE TRA LE PARTI PER “LA GRAVE FATTISPECIE “APPLICAVA LA PRESCRIZIONE RICHESTA DALLA CONTROPARTE.NEL 2007 NOI RICORRIAMO IN CORTE DI APPELLO,A MILANO,CONTRO QUESTA SENTENZA, MOTIVANDO IL RICORSO E PORTANDO NUOVE SENTENZE SULLA PRESCRIZIONE E AGGIUGENDO NUOVE DOCUMENTAZIONI.A OTTOBRE 2010 LA SENTENZA DELLA CORTE,IL REATO E’ PRESCRITTO!I GIUDICI RIFACENDOSI SEMPRE AD UN NOSTRO DOCUMENTO ALLEGATO AGLI ATTI,SEMPRE DELLO STESSO SANITARIO REDATTO NEL 1992…LA SIGNORA E’ AFFETTA DA EPATITE C POST TRASFUSIONALE A BASSA ATTIVITA’.QUA,I GIUDICI HANNO TENUTO BUONA QUESTA DATA PER FAR FARE INIZIARE LA PRESCRIZIONE E RIFACENDOSI ALLA SENTENZA N 576 DEL 11/01/2008 DELLE SEZIONI UNITE..IL TERMINE DI PRESCRIZIONE….DAL MOMENTO IN CUI LA MALATTIA…USANDO L’OGGETTIVA DILIGENZA E TENUTO CONTO DELLA DIFFUSIONE DELLE CONOSCENZE SCIENTIFICHE. QUINDI HA CONFERMATO LA PRIMA SENTENZA, ANCHE SE HA INDIVIDUATO LA DATA DI INIZIO DELLA PRESCRIZIONE NELL’ANNO 1992 E ANCHE DANDOCI DIECI ANNI COME TERMINE PER LA PRESCRIZIONE CI CONDANNAVA AL PAGAMENTO DI TUTTE LE SPESE.QUINDI OLTRE IL DANNO LA BEFFA!SO CHE LEI CONOSCE
MOLTO BENE LE VARIE SENTENZE DELLA S.C. DALLA 572 ALLA 583 ,HO VISTO CHE LE HA COMMENTATE MOLTE VOLTE.ADESSO LE SCRIVO PER CHIEDERLE SE SECONDO LEI VALE LA PENA A RICORRERE IN CASSAZIONE, CON I TEMPI CHE COMPORTA ED ANCHE CON I COSTI
CHE HA!IL NOSTRO LEGALE DICE CHE DOBBIAMO VALUTARE NOI,PERCHE’,ANCHE SE E’ CONVINTO CHE LA PRESCRIZIONE DECORRE DALLA DATA DI INOLTRO PER DOMANDA DELL’INDENNIZZO(2001) SE NON DA QUELLO DEL RICONOSCIMENTO (ANNO 2003)TUTTO QUESTO LO AVEVA GIA’ MOTIVATO NEL RICORSO PORTANDO ANCHE SENTENZE DEL TRIBUNALE DI ROMA FINO AL 2207 DOPO LA CONSEGNA DELLE ULTIME MEMORIE.ADESSO MANCA POCO TEMPO PER DECIDERE SE ANDARE IN CASSAZIONE!DOPO ANCHE QUESTO DIRITTO SI PRESCRIVE!LEI CHE E’ AGGIORNATA SU QUESTE ED ALTRE SENTENZE COSA CI CONSIGLIA?!IL SUO PARERE PER NOI E’ MOLTO IMPORTANTE PERCHE’ ESSENDO AL DI FUORI DELLE PARTI SICURAMENTE E’ PIU’ OBBIETTIVO ED ALTAMENTE PROFESSIONALE.IO VORREI TENTARE ANCORA, SIA PER TUTTE LE SOFFERENZE DI MIA MOGLIE,CHE HA CONTRATTO QUESTA MALATTIA ALL’ETA’ DI 24 ANNI ED ANCHE PER POTER CREDERE CHE POSSA ESISTERE UNA GIUSTIZIA “GIUSTA”.
LE CHIEDO SCUSA PER ESSERMI DILUNGATO TROPPO ,LA RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE DELLA SUA GENTILEZZA E LE INVIO I MIEI PIU’ CORDIALI SALUTI.
provate senz’altro. Purtroppo la legge prevede che la domanda debba essere inoltrata entro 3 anni dalla scoperta della malattia, ma non poche sentenze hanno statuito che dall’indennizzo non si decade mai.
C’è sempre il ricorso da poter esperire.
Gent. avv. vorrei sottoporle il caso di mia madre. Mia madre nel 1992 ha iniziato a soffrire di cirrosi epatica da epatite. Nel 2004 il suo stato di salute è peggiorato tanto da portarci a pensare ad un trapianto che purtroppo non si è potuto tenere. Secondo mia madre la sua epatite poteva essere ricondotta ad una trasfusione subita nel 1972 di cui non ha mai avuto doc.ne fino al 2008 quando noi figlie abbiamo richiesto copia della cartella clinica all’ospedale dove era stata ricoverata all’epoca. SEcondo lei possiamo ancora avere la possibilità di richiede l’indennizzo, considerato che solo dal 2008 abbiamo avuto consapevolezza di poter ricondurre ad un terzo la responsabilità del danno subito da mia madre? Purtroppo finora tale richiesta non è stata inoltrata in quanto i medici che seguivano mia madre non le hanno mai fatto presente cosa avrebbe comportato questa malattia. Possiamo ancora fare qualcosa?grazie in anticipo
certamente. Può agire nel medesimo procedimento per risarcimento danni, a titolo di intervento adesivo autonomo e richiedere i propri danni morali ed esistenziali.
Ricordo che, con la personalizzazione del danno, esso dovrà essere provato. Il Vs. avvocato saprà certamente consigliarVi al meglio. In bocca al lupo.
GENTILISSIMA AVVOCATO CORSI HO AVUTO GIà IL PIACERE DI RICEVERE DA LEI DEI VALIDI CONSIGLI VORREI APPROFFITTARE DELLA SUA ESPERIENZA E DELLA SUA DISPONIBILITà PER CHIEDERLE ALCUNE INFORMAZIONI RIGUARDO LA LEGGE 210/92 PREMETTO CHE ABBIAMO VINTO LA CAUSA CONTRO IL MINISTERO DELLA SALUTE NELLA CAUSA DI MAGGIO SCORSO E QUINDI RICEVEREMO UN INDENNIZZO MENSILE ORA FAREMO LA RICHIESTA PER IL RISARCIMENTO DANNI MORALI ETC.NEL FRATTEMPO HO LETTO CHE C’E UN RISARCIMONTO DANNI ANCHE PER I FIGLI CHE HANNO VISSUTO QUESTO DISAGIO FAMILIARE ANCHE SE NON HANNO SUBITO ALCUN CONTAGIO PUò DARMI CORTESEMENTE DELLE INFORMAZIONI A RIGUARDO? LA RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE
la sussistenza del nesso causale operata dalla CMO non fa piena prova (a meno che non vengano ritestai i donatori e siano trovati positivi) ma solitamente è un indizio di non poco conto. Ora, bisognerebbe valutare come mai il giudizio sul nesso è negativo. Se hanno reperito i donatori (cosa possibile vista la data di contagio) e sono negativi, io direi che è inutile provare la strada del risarcimento, perchè anche con soli indizi, è necessario avvicinarsi quanto più possibile alla prova del nesso. La raccomadata Te la consiglio comunque, in cui chiederai il risarcimento per tutti i danni ai sensi dell’art. 2043 c.c..
Ora, dovresti valutare se vi sia stata una qualche trasfusione con emoderivati, ovvero sangue non intero, che potrebbero, invece, essere infetti.
Se mi trascrivi le motivazioni sul giudizio negativo del nesso, posso essere più precisa.
Attenzione, non sottovalutare la responsabilità contrattuale della struttura ospedaliera, posto che nel 90 era già stato approntato il test sull’HCV. Ha usufruito di propri centri trasfusionali? Scrivi anche all’Ospedale.
Gentile avvocato, Le scrivo per chiederLe un consiglio riguardo alla richiesta di risarcimento a seguito di contagio da sangue infetto.
Nel 1990 mia nonna ho avuto un grave incidente a seguito del quale le è stata somministrata una dose di vaccino anti-tetanica e nel 1991, in sede di operazione a seguito dell’incidente, le sono state somministrate due emotrasfusioni. Nel 2000 le è stata diagnosticata l’epatite C e solo in seguito, nel 2004, si è ipotizzato un nesso causale con le precedenti somministrazioni di sangue. E’ stata effettuata la richiesta di indennizzo al CMO, che è stata rigettata nell’aprile 2005. Nel maggio 2005 è stato fatto ricorso che è stato rigettato con D.M. pubblicato nel 2007, non essendo stato riconosciuto il nesso causale (ma hanno confermato che sussisteva la tempestività).
Solo ora riesco ad occuparmi personalmente della questione (mi sono da poco laureata in giurisprudenza e ora ho un minimo di conoscenza per seguire il problema).
Volevo chiederLe: anche alla luce di quanto statuito dalla sentenza della Cass. 581/08, nonostante non sia stato riconosciuto il nesso di causalità, anche se non siamo più nei termini per impugnare il rigetto del ricorso per la richiesta di indennizzo, sarebbe ancora possibile adire in giudizio ai fini della richiesta di risarcimento?
I due procedimenti sono necessariamente collegati?
Per sicurezza intenderei inviare una lettera raccomandata di messa in mora entro questo aprile (termine per il decorso della prescrizione nel caso in cui la si facesse decorrere dal primo rigetto del CMO). Vi sono degli elementi essenziali da inserire nella lettera oppure è sufficiente indicare l’intenzione di richiedere il risarcimento?
purtroppo la Cassazione ha fatto retromarcia stabilendo che va rilavutata solo la parte dell’indennizzo e non anche l’indennità inegrativa speciale. Ma le sentenze della Cassazione non sono Vangelo, tant’è che molti giudici di merito se ne sono discostati. Qui può trovare le sentenze:
http://www.studiolegalecappellaro.it/02_06_2010_torino.pdf
http://www.studiolegalecappellaro.it/03_01_2010_busto.pdf
http://www.studiolegalecappellaro.it/Firenze.pdf
http://www.studiolegalecappellaro.it/Torino.pdf
gentile avv vorrei un suo parere.
Io il 9 aprile devo presentarmi davanti a un giudice per la rivalutazione del indenizzo 210/92 ma ho sentito che una sentenza dice che non abbiamo diritto alla rivalutazione .
1) i giudici secondo Lei come l’hanno presa questa sentenza.
2) ad settembre del 2009 ho avuto l’udienza per gli interessi il giudice si è preso tempo per decidere chi deve pagarmeli ( ASL- Regione -Ministero ) ma tutt’oggi non ha ancora deciso ma ci sono dei termini.
prima di tutto mi corre l’obbligo di correggerLa. Lei parla dell’indennizzo ex legge 210/92 e non del risarcimento, che è ben altra cosa.
Contro il rigetto della CMO sull’indennizzo, potete adire il Tribunale del Lavoro per il riconoscimento, entro un anno dalla notifica di rigetto del ricorso. Il procedimento è esente da costi.
Contestualmente sarebbe il caso di mettere in mora il Ministero con apposita lettera raccomandata per il risarcimento e, posto che non risponderanno, agire in giudizio. Per il diritto degli eredi al danno morale parentale, avete tempo 10 anni, mentre per il danno subito da Sua madre, bisognerebbe valutare dalla documentazione il momento esatto in cui si è avuta cognizione del nesso causale. Posso azzardare che esso decorrerebbe dalla prima notifica della CMO che attesta il nesso tra malattia e trasfusione, per cui ci dovrebbero essere i termini temporali.
Direi che è senz’altro il caso di affidarsi ad un legale.
Se volete potete contattarmi privatamente per un esame della documentazione, senza impegno.
per MARIA GRAZIA:
sarebbe il caso di rivolgersi ad un legale che la possa tutelare al meglio. Ad ogni modo, invii una lettera raccomandata per la richiesta di risarcimento danni a:
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Pzz.le dell’Industria, 20 – 00144 ROMA
la mandi anche qui: Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali – Lungotevere Ripa, 1 -00153 ROMA
Per quanto riguarda la rivalutazione, un fac simile può trovarlo qui:
http://www.hemoex.it/workO/i/i-65-file-Articoli.pdf
roberto coppy
Gent.ma Mary, le chido un suo parere sul caso di mia madre. Nel 1971 mia madre ha fatto una trasfusione dalla quale ha contratto l’epatite, nel 2002 con mia madre ancora in vita abbiamo inoltrato la domanda per l’applicazione della legge 210/92, nel 2008 con mia madre deceduta (febbraio 2007) per cancrocirrosi, la CMO riconosce il nesso causale esprimendo parere favorevole per l’una tantum ma sfavorevole per il risarcimento in quanto la domanda secondo loro è intempestiva. Abbiamo inoltrato ricorso al ministero della salute, il quale ha confermato il giudizio della CMO. Tutto questo lo abbiamo fatto senza l’aiuto di un legale, secondo lei siamo in tempo per richiedere il risarcimento? E se siamo in tempo cosa dobbiamo fare? Grazie per la sua cortese attenzione e le porgo i nostri saluti.
caro avvocato lei è stata molto chiara e gentile posso chiederle a quale ufficio del Ministero della Salute devo inviare la lettera di richiesta rivalutazione indennizzo e se questa vale anche per la richiesta di interessi di mora visto che il ministero non ha rispettato i tempi previsti dalla legge per l’erogazione dell’indennizzo. spero di essere stata abbastanza chiara la ringrazio sempre di cuore le porgo i miei saluti.
quanto alla rivalutazione, senz’altro. In merito al risarcimento la questione è più complessa. In realtà, il rigetto della domanda non è stato dettato da insussistenza del nesso, ma dal decorso della prescrizione. Ora pur volendo ammettere che solo in data agosto 2004 Lei ha avuto contezza della sussistenza del nesso causale tra patologia e malattia, i 5 anni sarebbero scaduti nel mese di agosto 2009, a meno che non abbia provveduto a sospendere la prescrizione con lettera raccomandata. In giudizio è solo il Ministero che deve sollevare la relativa eccezione e, Le assicuro, non sempre lo fa. Ma è comunque un rischio. Sta a Lei decidere se affrontarlo o meno.
Gentile Avvocato, volevo chiederle un chiarimento: in data gennaio 2003 ho presentato domanda per richiedere l’indennizzo ex legge 210/92.
nell’agosto del 2004 la CMO pur dichiarando l’esistenza del nesso di causalità rigettava la mia domanda perchè decorso il termine di presentazione. Ho fatto ricorso e nell’ottobre del 2007 il Ministero della Salute accoglieva il ricorso ascrivendomi alla categoria 7^ della tabella A. finalmente al 31 ottobre 2009 percepisco l’indennizzo.
Vorrei sapere se sono in tempo per presentare domanda di risarcimento e domanda di rivalutazione indennizzo.
la ringrazio per la sua cortese disponibilità e le porgo i miei saluti.
per RAIMONDO:
caro collega, sono lusingata del fatto che tu mi chieda consiglio, anche se sono certa che potresti trovare risposte alle tue domande anche senza il mio aiuto. Proverò a darti il mio parere, sebbene, ovviamente, del tutto generico, poiché avrei bisogno di dati specifici. Il Ministero della salute risponde, indipendentemente da altri soggetti, ai sensi dell’art. 2043 c.c. a far data dagli anni 70, per omessa vigilanza ed adozione delle misure precauzionali in relazione all’obbligo di controllo, direttiva e vigilanza in materia di sangue umano, anche strumentale alla funzione di programmazione e coordinamento in materia sanitaria. Quanto alla responsabilità contrattuale della struttura, deve essere valutata la relazione intercorrente con il paziente nella prestazione di fornitura del sangue preparato ad uso terapeutico e le eventuali attività propedeutiche all’esecuzione di quest’ultima svolte sotto la supervisione professionale di operatori della medicina, alla stregua delle leges artis seguite all’epoca dei fatti, e di conseguenza la difformità rispetto ad esso del contegno concretamente osservato da quei sanitari. Come vedi la questione non è semplice. Comunque, citando il Ministero non si sbaglia mai. Valuta se vi sia stata, in effetti, un’attività autonoma della struttura (ad esempio attraverso propri centri trasfusionali o donatori diretti). Quanto al risarcimento, solitamente applico le tabelle della città in cui si svolge il procedimento, oppure quelle di Milano. La percentuale di danno data dalla commissione invalidi civile è tutt’altra cosa rispetto al danno biologico, per determinare il quale non puoi far altro che ricorrere a specifica perizia di parte medico-legale.
ciao mary,mi chiamo raimondo lombardo e sono un giovane avvocato che esercita presso il foro di palermo. Per conto di una mia cliente, contaggiata da sangue infetto, sto iniziando una causa civile per il risarcimento dei danni.Tuttavia, trattandosi di un caso alquanto complesso e delicato, ho alcuni dubbi e spero che Tu possa gentilmente aiutarmi, non avendo tra l’altro nessun collega con cui consultarmi su una simile vicenda.Il primo dubbio riguarda l’instaurazione del contraddittorio. mi spiego meglio. Devo convenire in giudizio solo il Ministero della salute o anche la struttura ospedaliera ove venne praticata la trasfusione?? Secondo dubbio riguarda il quantum: come determino l’ammontare del risarcimento ? In base alle Tabelle di Milano per il risarcimento del danno extrapatrimoniale?Faccio presente che, in sede di visita presso la Comm. Invalidi civili, le è stata riconosciuta una invalidità pari all’80%. Ti ringrazio già da ora per la tua risposta, Raimondo
provvedete prima ad inoltrare istanza amministrativa di aggravamento che potete trovare qui:
http://www.emotrasfusioni.org/modulistica/domanda%20di%20aggravamento%20ex%20l.%20210-92.htm
In caso di diniego, adirete il tribunale, purchè siate supportati da idonea perizia medica.
La ringrazio avvocato , è sempre molto gentile e preparata.
Le volevo chiedere , in sede di Cmo è stata ascritta la 2 categoria della tabella A , è opportuno fare ricorso oppure chiedere l’aggravamento per l’ascrivibilità alla 1 categoria??
per quanto riguarda la prescrizione, (credo si riferisca al risarcimento danni, posto che l’indennizzo è stato accolto) la Cassazione ha stabilito, quale dies a quo, il momento in cui il soggetto ha piena consapevolezza del proprio stato morboso e della rapportabilità causale (cioè a cosa è dovuta la malattia). Alcuni ritengono debba partire dal momento della proposizione della domanda ex lege 210/92 (quindi dal giugno 2007), per me invece, nella maggior parte dei casi, la rapportabilità causale si ha solo con la notifica della CMO che attesta il nesso causale (quindi, aprile 2009). Ad ogni buon conto, potete stare tranquilli poichè, nel primo caso il diritto al risarcimento di prescrive nel 2012, nel secondo nel 2014. E’ sempre utile, però, inviare una lettera raccomandata di messa in mora che interrompa i termini di prescrizione.
Quanto alla rivalutazione, potete avanzare domanda anche ora. Tenete conto, però, che il Ministero rivaluterà solo la voce indennizzo (5%) e non anche l’indennità integrativa speciale (95%), per il riconoscimento della quale è ancora necessario adire il giudice.
Sono a disposizione per un vaglio del Vs. caso, se volete.
buonasera avvocato , mio padre ha subito delle trasfusioni di sangue negli anni 90 e 91 e nell’aprile 2007 , dopo un malore improvviso siamo venuti a conoscenza della sua malattia(cirrosi epatica hcv correlata scompensata da ipoalbuminemmmia).nel giugno 2007 presentavami domanda di indennizzo in base alla legge 210/92 e nell’aprile 2009 veniva riconosciuto il nesso di causalità con relativa ascrivibilità tabellare nella 2 categoria e relativo indennizzo.
Volevo cortesemente chiederle, la prescrizione parte dall’aprile 2007, data che si viene a conoscenza della malattia,dal giugno 2007, data di presentazione della domanda , oppure dall’aprile del 2009, data in cui viene riconosciuto l’indennizzo?
La rivalutazione istat dell’indennizzo può essere chiesta prima che si percepisca l’indennizzo oppure devo aspettare che questo venga erogato?
Gentile come sempre le porgo i miei più cordiali saluti
la Cassazione ha stabilito che il termine prescrizionale parte dal momento in cui il soggetto viene a conoscenza del suo stato morboso, nella sua forma irreversibile, e contestualmente abbia cognizione di chi sia il danneggiante. Ora, parrebbe che non sia sufficiente la notifica della CMO sul nesso causale, in quanto il soggetto potrebbe aver avuto idonea documentazione attestante il contagio già al momento della domanda di indennizzo (da cui partirebbero i fantomatici 5 anni). In realtà, a mio parere, nella maggior parte dei casi, il soggetto ha piena cognizione dell’effettivo danneggiante (ministero salute) solo al momento in cui la CMO notifica la sussistenza del nesso causale tra trasfuzione ed infezione (altrimenti non si spiegherebbe il giudizio negativo). Quindi i 5 anni (salvo interruzioni) partirebbero da tale data di notifica. Va, comunque, valutato attentamente ogni singolo caso.
io direi che non c’e’ cifra che possa risarcire un dann0o cosi’ grave, non solo per me ma per tutta la mia famiglia. io non ho capito bene se i cinque anni decorrono dalla data di riconoscimento del danno biologico premetto che io gia’ percepisco un vitalizio.o da quando e’ stata presentata la domanda. distinti saluti
Tutto perfetto,finalmente,ma continuo a pensare che la salute sia un bene unico per la persona, di conseguenza, provato il nesso e fatta richiesta di risarcimento,non ci dovrebbe essere nessun termine di prescrizione, ripeto nessun termine.Questa è la strada giusta da intraprendere e non introdurre balzelli al fine di eliminare persone aventi i requisiti richiesti. Bisogna battersi per l’eliminazione del termine di prescrizione, tutto il resto viene dopo. Antonio.