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Timestamp: 2017-02-20 20:07:09+00:00
Document Index: 43831759

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2876', 'art. 2811', 'art. 2873', 'art. 2855', 'art. 2855', 'art. 2873', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2873', 'art. 2872', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 2873', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 2838', 'art. 2873']

HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2873 codice civile: Esclusione della riduzione L’AUTORE: Redazione
Non è ammessa domanda di riduzione riguardo alla quantità dei beni né riguardo alla somma, se la quantità dei beni o la somma è stata determinata per convenzione o per sentenza (1).
Tuttavia, se sono stati eseguiti pagamenti parziali così da estinguere almeno il quinto del debito originario, si può chiedere una riduzione proporzionale per quanto riguarda la somma (2).
Nel caso d’ipoteca iscritta su un edificio, il costituente che dopo l’iscrizione ha eseguito sopraelevazioni può chiedere che l’ipoteca sia ridotta, per modo che le sopraelevazioni ne restino esenti in tutto o in parte, osservato il limite stabilito dall’art. 2876 per il valore della cautela (3).
(1) Non è consentita azione di riduzione in caso di liquidità del credito o esatta determinazione dei beni per i quali è costituita la garanzia. Il diritto alla riduzione è visto come un diritto potestativo.
(2) Tale ipotesi non configura una riduzione, bensì un’estinzione parziale dell’ipoteca. La cancellazione parziale può essere richiesta solo per l’eccesso di oltre un quinto. Si reputa che in caso di pagamento parziale del debito originario sia impossibile ricorrere alla riduzione, ciò in applicazione del principio di indivisibilità dell’ipoteca.
(3) L’ultimo comma della norma rappresenta una deroga al principio di estensione delle ipoteche alle accessioni, previsto all’art. 2811. La norma è applicabile anche all’ipoteca giudiziale e a quella legale.
Tribunale Bari 10 maggio 2011 n. 356 Ai fini della riduzione proporzionale dell'ipoteca iscritta a norma del comma 2 dell'art. 2873 c.c., il calcolo se il debito originario si sia estinto di almeno un quinto, per effetto di pagamenti parziali, va effettuato sommando al capitale gli interessi, secondo il tasso convenzionale, per le sole tre annualità indicate dall'art. 2855 comma 2 c.c. e, quindi, gli interessi per le annualità successive al pignoramento, ma solo al tasso legale, secondo la previsione del comma 3 dell'art. 2855 c.c.
Cassazione civile sez. III 22 settembre 2000 n. 12536 A norma dell'art. 2873, comma 2, c.c. se sono stati eseguiti pagamenti parziali, così da estinguere almeno il quinto del debito originario, si può chiedere una riduzione proporzionale dell'ipoteca per quanto riguarda la somma. Il momento nel quale deve calcolarsi il quinto del debito originario al fine di ottenere la riduzione è quello in cui viene seguita la riduzione stessa. (Nel caso di specie la Cassazione ha rigettato il ricorso avverso la sentenza che aveva calcolato l'entità del credito garantito da ipoteca, ai fini della riduzione della stessa, al momento della sentenza anziché a quello della domanda).
Cassazione civile sez. III 22 settembre 2000 n. 12536 La riduzione dell'oggetto della garanzia ipotecaria non è possibile allorché, come nel caso d'ipoteca convenzionale, la quantità dei beni che ne forma oggetto sia stata preventivamente determinata. Pertanto, nell'ipotesi in cui oggetto dell'ipoteca (convenzionale) a favore di un istituto di credito fondiario sia un edificio unitariamente considerato e il mutuatario ne abbia poi venduto un appartamento ricevendo il pagamento dell'intero prezzo ed obbligandosi verso l'acquirente a curare il frazionamento del mutuo e a liberare dall'ipoteca la porzione alienata, la riduzione dell'oggetto della garanzia non può essere richiesta nè dal mutuatario nè, a maggior ragione (al di fuori, ovviamente, dei diritti nascenti dall'atto di frazionamento del mutuo), dall'avente causa del mutuatario, agente in surroga del medesimo, in quanto l'azione surrogatoria tende a supplire il mancato esercizio di un'azione ammissibile per il debitore e non a permettere nuove legittimazioni sostanziali in capo a terzi.
Cassazione civile sez. III 13 dicembre 1980 n. 6471 In base al disposto del comma 1 e 2 dell'art. 2873 c.c., la riduzione delle ipoteche prevista dall'art. 2872 dello stesso codice è esclusa se la quantità dei beni o la somma sia stata determinata per convenzione o per sentenza, salva la possibilità della riduzione della sola somma iscritta, qualora siano stati eseguiti pagamenti parziali tali da estinguere almeno il quinto del debito originario, circostanza, quest'ultima, la cui prova deve essere fornita da colui che domanda la riduzione.
Cassazione civile sez. III 13 dicembre 1980 n. 6471 L'iscrizione ipotecaria in base alla sentenza attributiva dell'assegno di divorzio, che l'art. 8 comma 2 l. 1 dicembre 1970 n. 898 prevede senza indicare alcun criterio per la determinazione della somma per cui può essere presa, può essere fatta per la somma indicata dal creditore, con la possibilità per il debitore di chiederne la riduzione con ricorso al giudice il quale non gode di discrezionalità piena, ma deve applicare criteri che facciano riferimento ad elementi obiettivi, quali le tabelle previste dal r.d. 9 ottobre 1922 n. 1403 per la costituzione delle rendite vitalizie immediate. La prelazione così precostituita dal creditore dell'assegno può essere fatta valere solo nei limiti delle rate scadute e non pagate e non incide sulla disponibilità del bene ipotecato e sulla capacità di essere garanzia di future obbligazioni, restando anzi soggetta alla riduzione ai sensi del comma 2 dell'art. 2873 c.c. dopo la estinzione di un quinto della somma capitalizzata.
Cassazione civile sez. I 29 gennaio 1980 n. 679 L'iscrizione ipotecaria in base alla sentenza attributiva dell'assegno di divorzio, che l'art. 8 comma 2 della l. 1 dicembre 1970 n. 898, prevede senza indicare alcun criterio per la determinazione della somma per cui può essere presa, può essere fatta per la somma indicata dal creditore (art. 2838 c.c.), con la possibilità per il debitore di chiederne la riduzione con ricorso al giudice, il quale non gode di discrezionalità piena, ma deve applicare criteri che facciano riferimento ad elementi obiettivi, quali le tabelle previste dal r.d. 9 ottobre 1922 n. 1403 per la costituzione delle rendite vitalizie immediate. La prelazione così precostituita dal creditore dell'assegno può essere fatta valere solo nei limiti delle rate scadute e non pagate e non incide sulla disponibilità del bene ipotecato e sulla capacità di essere garanzia di future obbligazioni, restando anzi soggetta alla riduzione ai sensi del comma 2 dell'art. 2873 c.c. dopo l'estinzione di un quinto della somma capitalizzata.
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