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Timestamp: 2018-08-17 15:27:29+00:00
Document Index: 21875179

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 38', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 22']

Stop al redditometro senza contraddittorio con il contribuente | Preziosa Magazine
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Gli avvisi di accertamento basati sull’applicazione del redditometro devono essere tassativamente preceduti dal contraddittorio con il contribuente, pena la nullità degli atti.
E’ questo un principio importantissimo di garanzia per il contribuente, definitivamente sancito dall’art. 22 del decreto 78/2010, il quale, modificando l’art. 38 del Dpr 600/73, ha stabilito che “L’ufficio che procede alla determinazione sintetica del reddito complessivo (tramite il redditometro – N.d.R.) ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione.”
Secondo il nuovo testo dell’art. 38 Dpr 600/73, solo dopo il contraddittorio con il contribuente l’ufficio è legittimato ad emettere l’avviso di accertamento. Tale procedura è finalizzata, come recita la norma stessa, ad “adeguare l’accertamento sintetico al contesto socio-economico, mutato nel corso dell’ultimo decennio, rendendolo piu’ efficiente e dotandolo di garanzie per il contribuente (Art.22 comma 1 D.L. 78/2010). Quindi, una duplice finalità : estendere le garanzie per il contribuente ed al tempo stesso misurare l’attendibilità dell’accertamento sintetico e del suo strumento, il redditometro, nella realtà effettiva del contribuente, verificandone la correttezza dell’applicazione ai casi concreti anche attraverso il confronto con il contribuente.
Restava aperto il problema se tale norma, più favorevole al contribuente, fosse applicabile retroattivamente anche agli accertamenti relativi ad annualità precedenti all’entrata in vigore della medesima norma, ma effettuati successivamente (ad es. un accertamento relativo all’annualità 2008 effettuato nel 2011)..
Nonostante la costante opposizione dell’Agenzia delle Entrate all’interpretazione retroattiva della norma, sono intervenute nel frattempo varie pronunce favorevoli alla retroattività della norma e quindi ad una procedura più garantista per il contribuente, quale è quella che prevede l’obbligatorietà del contraddittorio prima dell’avvio del procedimento di accertamento, in linea anche con quanto previsto dallo Statuto del Contribuente
L’ultimo segnale in tal senso proviene da una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Torino (N. 3/4/13 dell’ 8 gennaio 2013),.la quale ha accolto il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento con il quale era stato rideterminato il reddito in via sintetica.
Scrive la CTP : “le nuove norme del 2010 sul sintetico trovano applicazione anche ai vecchi accertamenti anteriori all’anno di imposta 2009.
“Quanto sopra in coerenza con gli obblighi di lealtà, trasparenza, buona fede, collaborazione sanciti dallo Statuto del Contribuente.” E’ importante qui il richiamo allo Statuto, quale norma di riferimento per definire i diritti del contribuente ed i principi cui deve attenersi l’Amministrazione fiscale nei rapporti con i cittadini.
Conclude la CTP, citando un’analoga sentenza della CTR Puglia : “In materia di accertamento sintetico, lo stesso è illegittimo tutte le volte in cui l’Agenzia delle Entrate non abbia instaurato un preventivo contraddittorio con il contribuente (C.T.R. Puglia n. 9/11/2012), applicando retroattivamente il comma 7 dell’art. 38 D.P.R. n. 600 del 1973, così come modificato dall’art. 22 del D.L. n. 78 del 2010”.
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