Source: https://studiolegaleberto.net/corte-di-cassazione-prima-sez-ordinanza-n-15709-del-2019-dep-l11-06-2019/
Timestamp: 2020-07-16 14:34:54+00:00
Document Index: 138690308

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 122', 'art. 123']

Corte di Cassazione, Prima Sez., Ordinanza n. 15709 del 2019, dep. l’11/06/2019 – Studio Legale Berto
Corte di Cassazione, Prima Sez., Ordinanza n. 15709 del 2019, dep. l’11/06/2019
[…] conveniva in giudizio […] svolgendo diverse domande di declaratoria di nullità, annullamento o comunque inefficacia degli acquisti di titoli intervenuti con la banca convenuta e la conseguente condanna alla restituzione del versato nonché al risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale contrattuale ed extracontrattuale. A fondamento delle pretese azionate, l’attrice aveva evidenziato di aver sottoscritto due ordini di acquisto di obbligazioni argentine, in data ….4.1997 per € 35.000,00 e in data ….8.1999 per € 31.000,00 e su questi titoli la banca avrebbe realizzato una sollecitazione al pubblico risparmio in violazione delle norme sul collocamento, perché tali titoli avrebbero dovuto essere destinati esclusivamente al mercato primario degli investitori istituzionali; inoltre, la medesima attrice non aveva ricevuto informazioni sulla natura del titolo, né documentazione inerente all’adeguatezza dell’investimento e all’analisi del profilo di rischio dell’investitrice.
L’investitrice proponeva gravame che la Corte d’Appello … respingeva con sentenza pubblicata il giorno 18.8.2014.
Il giudice distrettuale, delimitato l’oggetto del contendere alle questioni ancora aperte, nell’ambito delle quali non era più compresa la richiesta di declaratoria di nullità dell’investimento per illegittima sollecitazione all’investimento da parte della banca, ha ritenuto, nella sua decisione, che se anche fosse stato ravvisabile il prospettato inadempimento della banca all’obbligo informativo, l’adeguatezza dell’operazione, rispetto al profilo di rischio della […], avrebbe escluso in ogni caso l’esistenza del nesso causale tra l’inadempimento agli obblighi informativi e l’acquisto causativo del danno “che verosimilmente sarebbe stato comunque effettuato”, proprio perché congruente con il profilo di rischio sia per la quantità e qualità degli investimenti effettuati nell’arco di tempo considerato sia per la loro entità economica.
[…] Gloriana ricorre per cassazione contro la predetta sentenza della Corte torinese affidando l’impugnazione a due motivi, illustrati da memoria. Resiste con controricorso, illustrato da memoria, la banca convenuta.
Con il secondo motivo, la ricorrente deduce il vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (art. 360 primo comma n. 5 c.p.c.), nonché violazione dell’art. 112 c.p.c.: in particolare, il giudice territoriale avrebbe omesso l’esame della circostanza della sollecitazione, da parte di […], dell’investimento per cui è causa e l’ulteriore circostanza della mancata produzione in giudizio, sempre da parte di […], della traduzione in lingua italiana della circular offering (predisposta dall’Ente emittente i titoli in questione e prodotta soltanto in lingua inglese). In riferimento alla prima circostanza, l’odierna ricorrente, dalla violazione di norme imperative, fa discendere la responsabilità della banca sia di tipo precontrattuale che contrattuale (artt. 1175, 1176, 1337 e 1375 c.c.) con la richiesta del conseguente risarcimento del danno, mentre, dalla mancata attenzione alla circostanza che il documento consistente nel circular offering – per il quale, in quanto documento tecnico, non era sufficiente una media conoscenza della lingua inglese – non era stato prodotto in una lingua comprensibile a tutte le parti in causa, fa discendere la violazione di tutti quegli obblighi informativi sulla natura e rischiosità dell’investimento.
In riferimento, invece, alla censura sulla statuizione di irrilevanza della mancata produzione della traduzione italiana della offering circular e ciò, perché doveva rientrare, invece, tra gli obblighi informativi dell’intermediario la consegna della stessa all’investitore, tale censura è infondata: infatti, la mancata produzione dell’atto tradotto in italiano è tutt’altro che decisiva, perché il principio della obbligatorietà della lingua italiana, previsto dall’art. 122 c.p.c., si riferisce agli atti processuali in senso proprio e non anche ai documenti esibiti dalle parti, ai quali trova applicazione l’art. 123 c.p.c., che attribuisce al giudice la facoltà di nominare un traduttore, sempre che non si tratti di un testo di facile comprensibilità (cfr. Cass. 6093/2013, 13249/2011, 12162/2004). […]