Source: https://www.laleggepertutti.it/175149_se-perdi-una-causa-penale-ti-arriva-subito-la-cartella-esattoriale
Timestamp: 2019-05-27 08:54:36+00:00
Document Index: 73912835

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Se perdi una causa penale ti arriva subito la cartella esattoriale
Legittima la cartella di pagamento per le spese processuali non preceduta da un invito di pagamento.
La riscossione delle spese processuali per sentenze penali di condanna avviene tramite diretta iscrizione a ruolo del credito. In altre parole arriva subito la cartella esattoriale. Non c’è quindi bisogno di una previa diffida al condannato. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].
Immaginiamo che un uomo venga dichiarato colpevole a seguito di un processo penale. La sentenza lo condanna anche al pagamento delle spese processuali. Il soggetto, più preoccupato per le sanzioni penali che dovrà affrontare, dimentica di pagare le spese di causa. Così, dopo qualche mese, gli arriva una cartella di pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione. Contro di questa però intende proporre opposizione per non aver prima ricevuto un avvertimento o, comunque, un avviso bonario di pagamento a ricordargli l’adempimento. Un’eventuale impugnazione della cartella di pagamento avrebbe chance di accoglimento? La risposta è no.
Secondo la legge, infatti, a partire dal 4 luglio 2009 [2], la riscossione esattoriale delle spese processuali relative a sentenze penali di condanna può avvenire con diretta iscrizione a ruolo del credito, senza essere preceduta dalla notificazione dell’invito al pagamento [3]. L’uomo dovrà quindi pagare l’importo senza potersi opporre.
[1] Cass. ord. n. 21178/17 del 13.09.2017.
[2] Data di entrata in vigore della legge 18 giugno 2009, n. 69, che ha modificato l’art. 227-ter d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.
[3] Già previsto dall’art. 212 d.P.R. n. 115/2002, dovendo ritenersi abrogata quest’ultima previsione a seguito della modifica del citato art. 227-ter»
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 2 marzo – 13 settembre 2017, n. 21178
con la sentenza impugnata, pubblicata il 7 luglio 2015, il Tribunale di Lecce – ha deciso sull’opposizione proposta da P.S. nei confronti del Ministero della Giustizia e di Equitalia Sud spa avverso la cartella di pagamento specificata in atti, emessa per la riscossione dell’importo di Euro 82.754,92, iscritto a ruolo dall’Ufficio campione penale della Corte d’appello di Bologna in virtù di sentenza penale di condanna al pagamento delle spese processuali emessa nei confronti del P. in solido con il coimputato;
per quanto ancora qui rileva, il Tribunale ha dichiarato cessata la materia del contendere per effetto dell’annullamento della partita di credito e del conseguente sgravio della cartella di pagamento impugnata; ha quindi regolato le spese del giudizio secondo il criterio della soccombenza virtuale, condannando il Ministero della Giustizia a rifondere al P. spese e competenze liquidate complessivamente nell’importo di Euro 5.635,00, oltre accessori;
il Tribunale ha ritenuto che, se si fosse deciso nel merito, sarebbe stato fondato il motivo di opposizione relativo alla mancata notifica dell’invito al pagamento, quale adempimento posto a carico dell’ente impositore a norma dell’art. 212, commi 1 e 2, d.p.r. n. 115 del 2002, non rilevando l’abrogazione di tale ultima disposizione, con effetto a decorrere dal termine fissato dall’art. 1, comma 372, della I. 24.12.2007 n. 244; in particolare, ha reputato rilevante il fatto che la sentenza penale fosse passata in giudicato il 29 dicembre 2006, richiamando il precedente di questa Corte n. 14528/13;
con l’unico motivo di ricorso, il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato dall’Avvocatura Generale dello Stato, impugna la condanna alle spese, per “violazione dell’articolo 227 ter del D.P.R. n. 115/02 ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.“;
l’intimato non si difende;
ricorrendo uno dei casi previsti dall’articolo 375, primo comma, su proposta del relatore della sezione sesta, il presidente ha fissato con decreto l’adunanza della Corte, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.;
la questione di diritto posta dal ricorso consiste nell’individuare la data a decorrere dalla quale è venuto meno per gli uffici giudiziari l’obbligo di notificare l’invito al pagamento previsto dall’art. 212 del d.P.R. n. 115 del 2002 prima di procedere all’iscrizione a ruolo del credito per le spese processuali il cui pagamento sia dovuto in forza di sentenza penale passata in giudicato;
le norme da prendere in considerazione sono quelle riportate nel ricorso, precisamente:
– l’art. 227 ter del d.P.R. n. 115 del 2002, come sostituito dall’art. 67, comma 3, lett. i), della legge 18 giugno 2009 n. 69 che, per quanto qui rileva, prevede che, entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza o dalla data in cui è divenuto definitivo il provvedimento da cui sorge l’obbligo, l’ufficio (ovvero, dalla data della relativa convenzione, la società Equitalia Giustizia Spa) procede all’iscrizione a ruolo;
– l’art. 68, comma 1, lett. c) della legge n. 69 del 2009 che ha abrogato l’art. 1, comma 372, della legge n. 244 del 2007 (col quale era stata differita l’abrogazione dell’art. 212 del T.U. di cui al d.P.R. n. 115 del 2002);
sebbene a seguito di questa abrogazione non risulti espressamente abrogato, in via definitiva, l’art. 212 citato (che prevede l’invito al pagamento), si deve ritenere che la norma risulti attualmente incompatibile con quella dell’art. 227 ter dello stesso d.P.R., come modificata a far data dal 4 luglio 2009 (cioè dalla data di entrata in vigore della su citata legge n. 69 del 2009 – che era stata preceduta dal d.l. n. 228/08 conv. nella legge n. 133/08, che aveva introdotto altra modifica dello stesso articolo, qui non rilevante);
pertanto, non contenendo le leggi citate alcuna norma transitoria o di diritto intertemporale, è da ritenere che, quanto meno per i ruoli formati dopo il 4 luglio 2009 (come è nel caso di specie, in cui il ruolo è stato formato nel 2012), l’iscrizione del credito per spese di giustizia da parte dell’ufficio giudiziario non debba (più) essere preceduta dalla notificazione dell’invito al pagamento;
quindi, è fondato il motivo di ricorso laddove il Ministero evidenzia come la data rilevante ai fini dell’applicazione dell’art. 227 ter del d.P.R. n. 115 del 2002, nel testo attualmente in vigore, non sia quella del passaggio in giudicato della sentenza penale che dà luogo al titolo esecutivo, bensì la data in cui l’ufficio avvia la riscossione mediante la formazione dei ruoli;
la massima tratta dalla sentenza di questa Corte n. 14528/13, su cui ha fondato la decisione il giudice a quo (“In materia di riscossione mediante ruolo delle spese processuali e delle pene pecuniarie relative a sentenza penale di condanna emessa in procedimenti definiti prima del 1 gennaio 2008, l’omissione della notificazione dell’invito al pagamento, previsto dall’art. 212 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, anteriormente all’iscrizione ruolo, determina un’irregolarità formale dell’attività di riscossione che può essere fatta valere dal debitore con opposizione agli atti esecutivi ai sensi degli artt. 617 cod. proc. civ. e 226 del d.P.R. citato, n. 115, nel termine fissato dalla prima norma, decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento“) va letta tenendo conto della motivazione;
da questa si evince che “procedimenti definiti prima del 1 gennaio 2008” sta ad indicare -come nel caso ivi portato all’attenzione del collegio- la definizione davanti all’ufficio giudiziario competente del procedimento di iscrizione a ruolo del credito per spese di giustizia e l’avvio della riscossione esattoriale (tanto è vero che, come osserva il Ministero qui ricorrente, in quel caso le cartelle di pagamento erano state emesse già nell’anno 2004 e, come si legge nella motivazione della sentenza, non vi era contestazione sul fatto che fosse applicabile il testo originario dell’art. 212 del d.P.R. n. 115/02);
pertanto, tenuto conto delle modifiche apportate all’art. 227 ter del d.P.R. n. 115 del 2002 dall’art. 67, comma 3, lett. i) della legge 18 giugno 2009 n. 69 va affermato il principio di diritto per cui “In materia di riscossione mediante ruolo delle spese processuali relative a sentenza penale di condanna, l’iscrizione a ruolo del credito effettuata dopo il 4 luglio 2009 -data di entrata in vigore della legge 18 giugno 2009 n. 69, che ha modificato l’art. 227 ter del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115- non deve essere preceduta dalla notificazione dell’invito al pagamento, già previsto dall’art. 212 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, dovendo ritenersi abrogata quest’ultima previsione a seguito della modifica del citato art. 227 ter“;
il ricorso va perciò accolto e la sentenza impugnata va cassata limitatamente alla condanna del Ministero della Giustizia al pagamento delle spese di lite;
poiché non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, questa Corte può decidere nel merito ai sensi dell’art. 384, ult. co., cod. proc. civ.;
considerata la novità della questione posta dal ricorso (essendovi precedenti di legittimità riferiti a norme oramai abrogate), si ritiene che le spese del giudizio di merito possano essere compensate;
per la stessa ragione vanno compensate le spese del presente giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata nei limiti specificati in motivazione; decidendo nel merito, compensa le spese del giudizio di merito tra il Ministero della Giustizia e P.S. ; compensa interamente tra le parti anche le spese del presente giudizio di legittimità.