Source: http://iusletter.com/ancora-sul-termine-attivare-la-mediazione/
Timestamp: 2018-07-17 09:36:29+00:00
Document Index: 22388216

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 653', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ']

Ancora sul termine per attivare la mediazione - Iusletter
Il Tribunale di Padova, con una recente sentenza, riapre ancora una volta l’eterno dibattito sull’individuazione della natura del termine – ordinatoria o perentoria – dei 15 giorni per l’attivazione della mediazione obbligatoria.
La tesi giurisprudenziale maggioritaria propende per ritenere tale termine ordinatorio, provvedendo – quando questo non venga rispettato – comunque a riassegnarlo, al fine di consentire lo svolgimento effettivo del procedimento di mediazione o, allorchè la mediazione si sia svolta in ritardo, di considerare adempiuto il relativo onere da parte attrice.
La sentenza in commento prende le mosse da un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo.
Introdotto il giudizio da parte di una società, il Giudice disponeva perché si svolgesse il tentativo di mediazione entro quindici giorni.
Parte opponente provvedeva alla presentazione della domanda di mediazione ben quattro mesi dopo lo scadere del termine e così alla prima udienza utile parte opposta eccepiva l’improcedibilità dell’opposizione per tardività della presentazione della domanda di mediazione.
Il Giudice riteneva quindi di dover accogliere la domanda della convenuta, statuendo che “Il presente procedimento di opposizione va dichiarato quindi improcedibile e il decreto ingiuntivo …. va confermato e dichiarato esecutivo ex art. 653 c.p.c.”.
Ma qual è stato il percorso logico-giuridico seguito dal Tribunale di Padova?
Il Giudice ha primariamente ribadito che, trattandosi di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di attivare la procedura obbligatoria di mediazione ex art. 5 D. Lgs. 28/2010 è da rinvenirsi in capo all’attore-opponente, il quale è l’unico soggetto ad avere interesse che il procedimento di opposizione si celebri.
Il Tribunale, con estrema chiarezza, ritiene che “il termine di 15 giorni previsto dall’art. 5 co 1 bis D. Lgs. 04.03.2010 va ritenuto perentorio”. Ciò in quanto trattasi di mediazione obbligatoria ante causam, che deve essere svolta quale condizione di procedibilità della domanda stessa. Nel caso in cui non sia svolta prima dell’instaurarsi del giudizio, è la norma stessa citata ad autorizzare il Giudice a concedere alle parti un termine massimo di 15 giorni. Sarà quindi precipuo interesse della parte onerata provvedere a sanare il vizio di improcedibilità. Qualora questa non lo faccia, la “sanzione” prevista a un tale comportamento non potrà che essere l’improcedibilità della domanda.
Il Giudice ritiene che il meccanismo della sanatoria possa essere applicato esclusivamente prima che il Tribunale abbia concesso il termine: “…il termine di 15 giorni rientra in un meccanismo di sanatoria del predetto vizio che non può essere applicato in via analogica alla tardiva proposizione della domanda di mediazione.”. E prosegue: “Nel caso de quo, sarebbe illogico ritenere che il legislatore dell’art. 5 co. 1 bis da un lato abbia previsto la sanzione dell’improcedibilità per mancato esperimento della mediazione, prevedendo altresì che la stessa debba essere attivata entro il termine di 15 gg, dall’altro, abbia voluto negare ogni rilevanza al mancato rispetto del suddetto termine (cfr. in tali termini: Trib. Firenze 04.06.2016; Trib. Lecce 3.3.2017.).”.
Secondo il Tribunale, concedere un’ulteriore proroga, non essendo previsto dalla legge, andrebbe contro ogni principio di economia processuale e con il principio di iniziativa di parte, secondo cui è onere di chi ha interesse dare i necessari atti di impulso processuale.
In definitiva, il Giudice ritiene che la mediazione tardivamente attivata renda improduttivo di effetti il relativo incombente e così equipara a tale ritardo gli stessi effetti del mancato esperimento, dovendo propendersi quindi per l’applicazione della sanzione della improcedibilità della domanda giudiziale.
Tribunale di Padova, sentenza del 18 aprile 2018