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Timestamp: 2018-09-23 02:26:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 234', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2407', 'art. 38', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 13']

Novità fiscali del 12 luglio 2007. In evidenza: antiriciclaggio; doppia sanzione per le ritenute non operate e non versate nei termini | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 12 luglio 2007. In evidenza: antiriciclaggio; doppia sanzione per le ritenute non operate e non versate nei termini
1) ANTIRICICLAGGIO: LE QUESTIONI APPLICATIVE EVIDENZIATE DALLA FONDAZIONE ARISTEIA<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Come è noto dal 22/4/2007, taluni adempimenti introdoti dalla disciplina antiriciclaggio sono entrati definitivamente a regime.
Su tale versante, la circolare della Fondazione Aristeia n. 78 di luglio 2007, parte I, ha analizzato le principali fonti documentali, evidenziando alcune questioni interpretative di rilevante interesse per la categoria professionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili.
In particolare, riguardo l‘individuazione dei professionisti interessati dall‘applicazione della normativa, dei casi di esonero dagli obblighi di identificazione della clientela e di registrazione della prestazione, nonché il coinvolgimento del collegio sindacale, incaricato o meno del controllo contabile.
Gli studi professionali hanno dovuto provvedere, entro il 22/4/2007, ad adempiere all’obbligo di identificazione del cliente in relazione agli incarichi conferiti prima del 22/4/2006 e ancora in corso dopo dodici mesi.
Inoltre, il D.M. n. 60/2007 ha, peraltro, esteso gli obblighi antiriciclaggio ai soggetti che rendono i servizi forniti da revisori contabili, periti, consulenti e altri soggetti che svolgono in maniera professionale attività in materia di contabilità e tributi.
Anche questi soggetti sono, quindi, insieme agli altri professionisti coinvolti, a collaborare con lo Stato al fine di contrastare il reato del riciclaggio e ad ottemperare agli obblighi antiriciclaggio di stampo comunitario.
Da ricordare poi che i principali obblighi imposti dalla legge, quali l’identificazione della clientela, la registrazione delle prestazioni nell’archivio unico e la segnalazione delle operazioni sospette, sono già entrati in vigore il 22/4/2006.
E, proprio riguardo il concreto adempimento di tali obblighi, nel primo periodo di applicazione della normativa antiriciclaggio, sono emerse numerose difficoltà legate principalmente al fatto che il legislatore, nel dettare le regole al cui rispetto sono tenuti i professionisti, ha essenzialmente riproposto la disciplina inizialmente vigente solo per gli intermediari finanziari, senza adeguare idoneamente le disposizioni al Il regolamento n. 60/2007 ha adeguato il D.M. 3.2.2006, n. 141. recante disposizioni in materia di obblighi di identificazione, conservazione delle informazioni a fini antiriciclaggio e segnalazione delle operazioni sospette a carico degli avvocati, notai, dottori commercialisti, revisori contabili, società di revisione, consulenti del lavoro, ragionieri e periti commerciali, alle disposizioni dell’art. 21 della Legge 25.1.2006, n. 29 (legge comunitaria 2005), che ha modificato il decreto legislativo 20.2.2004, n. 56.
Detto regolamento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10.5.2007, n. 107.
E’, inoltre, imminente il recepimento della terza direttiva antiriciclaggio, alla quale gli Stati membri dovranno conformarsi entro il 15.12.2007: La prima bozza di decreto legislativo, che è stata ulteriormente modificata, contiene importanti novità per i professionisti in materia di antiriciclaggio.
L’elenco delle categorie professionali da assoggettare alla normativa antiriciclaggio è contenuto nella direttiva n. 2001/97/Ce. recepita dal D.Lgs. n. 56/200425. In particolare, l’adempimento degli obblighi antiriciclaggio in capo alle seguenti categorie interessa:
1) professionisti iscritti nell’albo dei ragionieri e periti commerciali, nel registro dei revisori contabili. nell’albo dei dottori commercialisti e nell’albo dei consulenti del lavoro;
2) notai e avvocati, limitatamente ad alcune operazioni e in particolare quando, in nome e per conto di propri clienti, compiono qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare e quando assistono i propri clienti nella progettazione o nella realizzazione di operazioni riguardanti:
– il trasferimento a qualsiasi titolo di beni immobili o attività economiche
– la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni
– l’apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli
– l’organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all’amministrazione di società
– la costituzione, la gestione o l’amministrazione di società, enti. trust o strutture analoghe;
3) ogni altro soggetto che rende i servizi forniti da revisori contabili, periti, consulenti ed altri soggetti che svolgono attività in materia di amministrazione, contabilità e tributi.
Vi rientrano tutti i soggetti che si occupano della tenuta e della elaborazione di contabilità e dichiarazioni fiscali: Tributaristi, C.A.F., C.E.D..
Riguardo tale ultima categoria, poiché il D.M. n. 60/2007 è stato emanato con notevole ritardo, solo a partire dal 25/5/2007 gli obblighi antiriciclaggio gravano effettivamente anche sui soggetti non iscritti in albi.
I casi di esonero o meno dalla normativa
E’ assoggettato alla normativa antiriciclaggio il professionista che, senza avere assunto formalmente la carica di liquidatore, svolge un’attività finalizzata alla liquidazione del patrimonio aziendale, essendo tale attività specificamente finalizzata alla consulenza.
Tra le altre prestazioni escluse dalla disciplina antiriciclaggio figurano quelle svolte dal professionista sulla base di incarichi conferiti dall’autorità giudiziaria, come le curatele fallimentari e le consulenze tecniche d’ufficio.
Altresì, tra le prestazioni soggette ad obbligo di registrazione figura l’assistenza in procedure concorsuali, trattandosi anche in tale caso di attività finalizzata alla consulenza, dunque diversa da quella relativa alla curatela fallimentare.
L’Uic ha indicato che l’attività prestata dal revisore contabile come singolo o come parte del collegio dei revisori presso enti locali ex art. 234 D.lgs. n. 267/2000 è esclusa giacché riconducibile all’ambito di esenzione definito dalle istruzioni operative, laddove fanno riferimento all’attività svolta dai professionisti in qualità di organi di controllo di enti.
Ancora, è esclusa l’attività di docenza esplicata dal professionista nell’ambito di corsi di formazione e aggiornamento quella dell’amministratore di condominio, giacché svolta in qualità di organo di questa figura giuridica e quella di geometra o perito agrario incaricato di gestire professionalmente la contabilità di aziende agricole, ma solo se la gestione corrisponde all’attività di amministratore dell’azienda agricola.
Ove, invece, tale attività sia assimilabile alla tenuta della contabilità, essa rientra negli obblighi limitati per i professionisti contabili (registrazione del solo incarico iniziale).
Sono altresì escluse le attività di mera elaborazione contabile, senza alcun intervento e responsabilità nella predisposizione dei risultati ditale elaborazione, nonché la vendita o il noleggio di programmi software destinati all’elaborazione stessa.
Infine, a parere dell’Uic sono esclusi gli incarichi di recupero del credito di importo superiore a 12.500 euro che si sostanziano per il professionista nell’attività giudiziaria di notifica e iscrizione a ruolo del ricorso, notifica del decreto ingiuntivo ed eventuale procedimento di pignoramento.
Un caso particolare: Il professionista abilitato operante all’interno di uno studio altrui
Ipotesi del tutto particolare, poi, è quella del professionista abilitato che esercita la propria attività esclusivamente a favore di uno studio altrui, eseguendo solo gli incarichi che gli vengono affidati dal titolare”, nei confronti di clienti che hanno conferito mandato a quest’ultimo.
Su tale ipotesi si è pronunciato l’Uic, rispondendo ad una richiesta di chiarimenti avente ad oggetto la necessità di adempimento in proprio degli obblighi antiriciclaggio da parte di collaboratori interni di uno studio legale individuale (neo avvocati con propria partita Iva). ai quali sono affidate alcune pratiche di clienti del titolare dello studio.
A parere dell’Uic la figura in oggetto (professionista abilitato al quale viene affidata in tutto o in parte l’esecuzione di una prestazione) è assimilabile, seppure in via interpretativa, a quella del collaboratore del quale il professionista si avvale per lo svolgimento della propria attività. Per tale motivo l’Uic ritiene che tale figura non debba essere assoggettata in via autonoma agli obblighi di identificazione del cliente e di registrazione della prestazione, fermo restando il dovere di rilevare e segnalare all’Uic eventuali operazioni sospette di riciclaggio.
Il coinvolgimento del collegio sindacale
Riguardo al ruolo del collegio sindacale quale possibile soggetto passivo della normativa antiriciclaggio, le istruzioni operative emanate dall’Uic hanno espressamente escluso le attività svolte dai professionisti in qualità di organi di gestione, amministrazione, controllo e liquidazione di società. enti, trust o altre strutture analoghe dall’ambito di applicazione delle disposizioni antiriciclaggio.
Le stesse istruzioni, tuttavia, precisano che resta impregiudicato per i componenti dei collegi sindacali degli intermediari finanziari indicati nell’art. 2 D.lgs. 56/2004 il rispetto degli obblighi della legge antiriciclaggio: Vigilare sull’osservanza delle norme antiriciclaggio e trasmettere in copia al Ministero dell’Economia e delle Finanze gli accertamenti e le contestazioni del collegio sindacale concernenti violazione delle norme.
L’obbligo di rispettare le disposizioni antiriciclaggio e di informare senza indugio l’Ufficio Italiano Cambi di tutte le violazioni di cui vengano a conoscenza nell’esercizio dei propri compiti permane altresì in capo ai componenti dei collegi sindacali dei soggetti indicati dal D.lgs. 374/99: Società di recupero crediti, custodia e trasporto di denaro contante, titoli e valori, agenzie d’affari in mediazione immobiliare, ecc.
Nel disporre l’esonero dei sindaci, le istruzioni non hanno affrontato il problema della separazione tra controllo sull’amministrazione e controllo contabile, sollevando più di un’incertezza interpretativa in mento alla esatta determinazione dell’ambito di esenzione.
L’Ufficio Italiano Cambi ha precisato che l’attività di componente di un collegio sindacale, anche laddove includa la revisione contabile, non rientra nell’ambito di applicazione degli obblighi antiriciclaggio.
Da ciò deve desumersi che i componenti del collegio sindacale, con o senza obbligo di revisione contabile, non sono tenuti ad adempiere ad alcuna delle incombenze poste in carico ai professionisti dal D.m. 141/2006: Identificazione del soggetto che conferisce l’incarico e registrazione dello stesso nell’archivio unico.
L’esenzione, inoltre, opera anche con riferimento alla segnalazione delle operazioni sospette: è quanto emerge da alcune successive precisazioni dell’Uic.
Permane, invece, a carico dei sindaci di società commerciali, l’obbligo di verificare le eventuali infrazioni del divieto di cui all’art. 1 della legge n. 197/1991 e di comunicare le violazioni accertate agli organi competenti: Detto obbligo ricade nell’ambito del dovere di verificare il generale adempimento degli obblighi di legge, la cui violazione espone i sindaci a responsabilità civile e penale in virtù di quanto disposto dall’art. 2407 c.c.56.
(Fondazione Aristeia, Circolare n. 78 di luglio 2007)
2) ATTIVITA’ DI RECUPERO ROTTAMI: COMPILAZIONE DEL MODELLO IVA TR PER RIMBORSI IVA PRIORITARI
L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla compilazione del Modello IVA TR da parte delle imprese con codice attività 37.10.1 (recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici) per le quali il Decreto 25/5/2007 ha introdotto la possibilità di accedere ai rimborsi IVA in via prioritaria entro tre mesi dalla richiesta.
– In sede di compilazione del Modello, ai fini del rimborso o dell’utilizzo in compensazione del credito IVA trimestrale, tali soggetti devono comunicare il possesso dei requisiti per ottenere il rimborso in via prioritaria indicando nella casella del frontespizio “Contribuenti ammessi all’erogazione prioritaria del rimborso” il codice 2;
– con riferimento alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel Modello, a pagina 15 del S.O. n. 79 alla G.U. 22.3.2007, n. 68, il controllo bloccante relativo al campo 11, “Contribuenti ammessi all’erogazione prioritaria del rimborso”, viene modificato da “Vale 0 o 1” a “Vale 0, 1 o 2”.
Il valore 2 viene ammesso se il campo 32 – Codice attività assume valore 37101.
E’ stata, quindi, individuata un’ulteriore categoria di contribuenti ai quali si rende applicabile, a partire dalle richieste di rimborso relative al secondo trimestre dell’anno d’imposta 2007, l’art. 38-bis, comma 9, D.P.R. n. 633/1972.
(Agenzia delle Entrate, Circolare 10/7/2007, n. 45)
3) PARADISI FISCALI: L’EFFETTIVO INTERESSE ECONOMICO DEVE SEMPRE ESSERE DIMOSTRATO DALL’ISTANTE
Non basta la mera affermazione dell’utilità del ruolo di intermediazione svolto dalla società off shore senza alcuna giustificazione probatoria.
In sede di interpello preventivo riguardante operazioni commerciali con imprese domiciliate in Paesi con regimi fiscali privilegiati è onere della società istante fornire una rappresentazione dei fatti che consenta la verifica della giustificazione economica dell’operazione, attraverso la sua valutazione dal lato economico e fiscale, fermi restando i poteri di controllo attribuiti all’Amministrazione finanziaria.
L’art. 110, comma 10, del TUIR prevede l’indeducibilità, dal reddito d’impresa del soggetto residente, dei costi e dei componenti negativi relativi a operazioni intercorse con imprese domiciliate in Stati o territori non appartenenti all’Unione europea con regime fiscale privilegiato.
Con D.M. 23.1.2002 è stato individuato, tra gli Stati e territori avente regime fiscale privilegiato, anche lo stato delle Filippine.
La preclusione può essere superata nel caso in cui la società residente in Italia dimostri la non virtualità della struttura estera nonché la effettività delle prestazioni rese, ossia fornisca la prova, nel corso del procedimento di accertamento, che le imprese estere svolgono principalmente un’attività commerciale effettiva, ovvero che le operazioni poste in essere rispondono a un effettivo interesse economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione.
L’Amministrazione finanziaria, (risoluzione n. 46/E/2004) non può dare una risposta all’interpello in base a una verifica a posteriori, potendo dare, invece, solo una una valutazione preventiva dell’operazione prospettata, verificando che la società estera svolga prevalentemente un’attività commerciale effettiva o, in alternativa, che l’operazione posta in essere risponde a un effettivo interesse economico, lasciando comunque impregiudicato l’onere del contribuente di indicare separatamente in dichiarazione i costi sostenuti nei paesi off-shore e di dimostrare in sede accertativa che le operazioni abbiano avuto concreta esecuzione
La circolare n. 29/2003 propone un elenco di documenti atti a giustificare la condizione richiesta per la disapplicazione, prevista dal comma 10 dell’art. 110 del Tuir.
– l’atto costitutivo
– un prospetto descrittivo dell’attività esercitata
– i contratti di locazione degli immobili adibiti a sede degli uffici e dell’attività
– la copia delle fatture delle utenze elettriche e telefoniche relative agli uffici e agli altri immobili utilizzati
– i contratti di lavoro dei dipendenti che indicano il luogo di prestazione dell’attività lavorativa e le mansioni svolte
– i conti correnti bancari aperti presso istituti locali
– estratti conto bancari che diano evidenza delle movimentazioni finanziarie relative alle attività esercitate
– copia dei contratti di assicurazione relative ai dipendenti e agli uffici
– autorizzazioni sanitarie e amministrative relative all’attività e all’uso dei locali.
L’elencazione è meramente esemplificativa e non esaustiva, come precisato anche nella risoluzione n. 46/E del 16.3.2004.
Nel caso di specie, l’interpellante non ha fornito la rappresentazione di elementi dai quali sia possibile ricavare con sufficiente grado di attendibilità e argomentabilità la giustificazione economica dell’operazione, giacché questa essenzialmente si riduce alla mera affermazione dell’utilità (o forse necessità) del ruolo di intermediazione svolto dalla società filippina senza alcuna giustificazione probatoria dell’effettivo interesse economico.
(Parere n. 15/2007 del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive).
4) DOPPIA SANZIONE PER LE RITENUTE NON OPERATE E NON VERSATE NEI TERMINI
Il sostituto d’imposta che non effettua le ritenute sugli emolumenti corrisposti ai propri dipendenti e non le versa nei termini di legge commette due violazioni, distintamente sanzionabili (20% per omessa ritenuta più 30% per omesso versamento).
A nulla rileva la circostanza che le stesse sono state operate e versate successivamente, a distanza di diversi mesi.
Nel caso di specie l’azienda non solo non ha operato le ritenute (nel mese di competenza), ma neppure le ha versate nei termini stabiliti, per cui si rendono applicabili le sanzioni per entrambe le due violazioni.
Tuttavia, poiché le violazioni sono state commesse nel 2006, è ancora possibile regolarizzarle, attraverso l’istituto del ravvedimento operoso, provvedendo a pagare tributo, sanzione ridotta e interessi entro il termine di presentazione del modello 770/2007.
In particolare, vi è stata la violazione di omessa effettuazione di ritenute alla fonte e quella di omesso versamento. Pertanto, tornano applicabili le sanzioni di cui all’art. 13 e 14 del decreto legislativo 1997, n. 471.
L’articolo 14 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 prevede:”Chi non esegue, in tutto o in parte, le ritenute alla fonte é soggetto alla sanzione amministrativa pari al venti per cento dell’ammontare non trattenuto, salva l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 13 per il caso di omesso versamento”.
L’articolo 13 del decreto legislativo sopra citato stabilisce: “Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, é soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevanti in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile. (..)”.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 11/7/2007, n. 165/E)
5) IMPIANTI DI ALLARME, IL REVERSE CHARGE NON E’ AUTOMATICO
Il meccanismo dell’inversione contabile non si applica se l’installazione è eseguita per conto del produttore che vende direttamente al cliente finale.
L’attività di installazione di impianti di allarme eseguita in subappalto rientra tra le prestazioni cui si applica il meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge), se entrambi i soggetti (appaltatore e subappaltatore) svolgono una delle attività indicate nella sezione F della tabella di classificazione delle attività economiche Atecofin. Il meccanismo non si applica invece nel caso in cui l’attività di installazione sia eseguita per conto di una società produttrice di allarmi che vende i suoi prodotti direttamente al cliente finale.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 11/7/2007, n. 164/E)
6) ASSEGNAZIONE ALLOGGI DI COOPERATIVE EDILIZIE AI SOCI: QUANDO SI APPLICA L’IMPOSTA DI REGISTRO FISSA
La norma di favore è applicabile solo se l’operazione è soggetta all’IVA.
La disposizione agevolativa, per effetto della quale l’assegnazione dell’alloggio al socio di una cooperativa edilizia sconta il pagamento dell’imposta di registro in misura fissa, si applica, considerata l’attuale normativa, solo nell’ipotesi in cui l’operazione sia soggetta a IVA.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 11/7/2007, n. 163/E)
7) CONTRATTI IN ECONOMIA: PER L’IMPOSTA DI BOLLO NON VI E’ UN LIMITE DI VALORE AL DI SOTTO DEL QUALE L’IMPOSTA NON DEVE ESSERE CORRISPOSTA
Gli ordinativi per l’esecuzione di lavori affidati mediante procedure in economia vanno ricompresi tra i documenti soggetti all’imposta di bollo fin dall’origine, indipendentemente dall’ammontare della spesa.
Inoltre, vanno registrati in caso d’uso se tutte le disposizioni contenute riguardano operazioni soggette a Iva, e al pagamento della relativa imposta, nel contratto in cui è parte lo Stato, deve provvedere unicamente l’altra parte contraente, a meno che l’atto non venga presentato volontariamente per la registrazione dall’ufficio statale.
L’Agenzia delle Entrate ha risposto al quesito posto da un ufficio del ministero della Difesa che voleva conoscere il trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, per i contratti in economia stipulati per l’esecuzione di lavori di importo non superiore a 20mila euro.
(Agenzia delle Entrate, Risoluzione 11/7/2007, n. 162/E)
8) E’ VALIDA LA NOTIFICA DI UN ATTO TRIBUTARIO PRESSO IL DOMICILIO DEL LIQUIDATORE
E’ legittima la notifica di un atto tributario presso il domicilio del commissario liquidatore di una società sottoposta a liquidazione coatta amministrativa.
In caso di procedure concorsuali a carattere liquidatorio la notifica deve essere eseguita presso il domicilio dell’organo pubblico cui spetta la rappresentanza della società (commissario liquidatore o curatore) e non può essere fatta presso la sua sede legale, giacché sede puramente formale e luogo dove è meno probabile che la notifica possa andare a buon fine.
(Corte di Cassazione, Sentenza n. 7161/2007)