Source: https://www.docsity.com/it/diritto-costituzionale-2483/4685780/
Timestamp: 2019-07-19 21:19:41+00:00
Document Index: 37061025

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art.1', 'art 22', 'art. 49', 'art. 67', 'art. 71', 'art.50', 'art. 75', 'art. 138', 'art. 75', 'art. 123', 'art. 95', 'art.7', 'art.8', 'art 48', 'art 48', 'art.57', 'art.94', 'art.92', 'art.97', 'art.97', 'art.99', 'art.100', 'art.100', 'art 55', 'art.59', 'art 126', 'art. 60']

DIRITTO COSTITUZIONALE - Docsity
serenac1993 9 luglio 2019
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DIRITTO COSTITUZIONALE, Appunti di Diritto Costituzionale
riassunto del libro Bin-Pitruzzella
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DIRITTO COSTITUZIONALE Cos’è il diritto?
Il DIRITTO è il complesso delle norme di legge e consuetudini che ordinano la vita di una collettività in un determinato momento storico; è un’insieme di norme, regole e di ordinamenti. Nel linguaggio dei giuristi invece acquista due significati diversi: in senso soggettivo, indica una pretesa, ossia il diritto che compete al singolo e quindi il soggetto è in grado di agire per la tutela dei propri interessi; in senso oggettivo, indica un insieme di norme giuridiche, ossia un ordinamento giuridico, che regolano i rapporti di uno stato-comunità e che comandano o vietano determinati comportamenti ai soggetti che ne sono destinatari.
Il diritto posto dallo Stato è fatto di vere norme giuridiche (ossia un comando giuridico che impone all’individuo un determinato comportamento; il carattere coattivo della norma giuridica è imprescindibile) il cui rispetto è garantito dal ricorso alla forza pubblica.
Capito I. LO STATO
1.IL POTERE POLITICO
Il potere sociale è la capacità di influenzare il comportamento di altri individui e possiamo distinguerlo in tre tipi:
• Potere economico, che si avvale del possesso di alcuni beni per indurre coloro che non li posseggono a seguire una determinata condotta;
• Potere ideologico, che si avvale di alcune forme di sapere per influenzare dei membri di un gruppo inducendoli a compiere, o meno, certe azioni;
• Potere politico, è il potere sociale che si basa sulla possibilità di imporre la propria volontà ricorrendo all’uso della forza legittima.
Il potere politico è quindi legittimo poiché sottoposto a limiti giuridici attraverso la separazione dei poteri, il principio di legalità ecc. Lo “Stato di diritto” è il nome che viene dato ai sistemi politici dove questi mezzi vengono impiegati.
Nell’ ordinamento attuale è lo Stato che detiene il potere politico.
Il potere politico oltre a basarsi sulla forza ha anche un principio di giustificazione; il sociologo Max Weber, in base alle diverse ragioni che portano all’obbedienza, ha introdotto tre tipi di potere legittimo:
• Potere tradizionale, che si basa sulla credenza del carattere sacro delle tradizioni;
• Potere carismatico, che si basa sulla dedizione al valore di una persona;
• Potere legale-razionale, che si basa sulla credenza del diritto di comando di coloro che ottengono la titolarità di potere e lo esercitano con l’osservanza dei limiti stabiliti dalla diritto.
Quest’ultimo potere è emerso nel XVIII secolo con le rivoluzioni liberali e ha trovato la sua consacrazione nella Costituzione Americana del 1787, e nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789.
Ma nel XX secolo, con la democratizzazione delle strutture dello Stato, questo tipo di potere legale-razionale diventa insufficiente perché per far si che il potere sia legittimo non basta più che sia sottoposto ad una regola, ma deve essere legittimato dal consenso popolare; ed è così che si inseriscono i tanti istituti che cratterizzano il costituzionalismo contemporaneo, tra cui: la rigidità costituzionale, la giustizia costituzionale, i diritti sociali, i referendum ecc.
Lo Stato è il nome che viene dato a una forma di organizzazione del potere politico che esercita il monopolio della forza legittima in un determinato territorio ed ha un apparato amministrativo.
Lo Stato moderno nasce e si afferma in Europa tra il XV e il XVII secolo ed è differente dalle altre forme di organizzazione per due motivi:
1. Per una concentrazione del potere di comando legittimo nell’ambito di un determinato territorio, e non riconosce nessun altro potere al di sopra di sé;
2. Per la presenza dell’indipendenza dello Stato rispetto a qualsiasi altro Stato.
La nascita di questo Stato moderno rispondeva al bisogno di assicurare un ordine sociale dopo secoli di insicurezza causati dal sistema feudale.
CHI ESERCITA IL POTERE SOVRANO?
Ci sono tre diverse teorie:
1. Teoria della persona giuridica, secondo alcuni giuristi come Santi Romano configurano lo Stato come persona giuridica, soggetto di diritto titolare della sovranità. Questa teoria serviva a dare legittimazione di carattere oggettivo allo Stato e serviva a risolvere il conflitto tra due diversi principi politici, quello monarchico e quello popolare, poiché sovrano non era né il Re né il popolo, ma bensì lo Stato;
2. Teoria della sovranità della Nazione, effettuata dal costituzionalismo francese dopo la rivoluzione del 1789, dove l’art.3 della Dichiarazione dei diritti e dei poteri dell’uomo e del cittadino affermava che “la sovranità appartiene alla Nazione da cui emanano tutti i poteri”. Alla Nazione si appartiene perché accumunati da valori, ideali, legami di sangue ecc
3. Teoria della sovranità popolare, dove secondo Rousseau la sovranità coincide con la volontà generale, ossia la volontà del popolo sovrano.
Un elemento che accumuna queste tre teorie è il rifiuto di qualsiasi legge fondamentale capace di vincolare il sovrano.
Il principio della sovranità popolare è consacrato da quasi tutte le Costituzioni, infatti la nostra Costituzione italiana afferma che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art.1 comma 2). Ma questa sovranità popolare nel corso del tempo ha perduto quel carattere di assolutezza a causa di tre circostanze:
1. La sovranità popolare non esercita direttamente ma viene inserita in un sistema rappresentativo;
2. La diffusione delle Costituzioni rigide superiori alla legge che possono essere modificate solo attraverso procedure molto complesse;
3. L’affermazione di organizzazioni internazionali, la sovranità esterna non riconosceva i limiti stabiliti dai trattati internazionali, ma visto il fallimento che questa idea della sovranità ha trovato (si pensi alle due guerre mondiali) si è sviluppato un processo di limitazione della sovranità esterna degli Stati con il fine di garantire la pace e tutelare i diritti umani.
Questo processo è stato avviato con il Trattato istitutivo dell’organizzazione delle Nazione Unite ( ONU) approvato nel 1945 a San Francisco, e poi con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata nel 1948 dalla stessa assemblea; ma da ciò non ci sono vincoli giuridici, solo in seguito la limitazione della sovranità statale diventa più evidente con la creazione in Europa di Organizzazioni sovranazionali, ossia con l’istituzione della Comunità economica europea, Comunità
Europea del carbone e dell’acciaio e della Comunità Europea per l’energia atomica (1957) tutte e tre riunite dal Trattato di Maastricht (1992) nella Comunità Europea. Quest’ultima costituisce il cosiddetto primo pilastro dell’Unione Europea; gli altri suoi due campi di azione sono quello della politica estera e della sicurezza comune e quello della giustizia e degli affari interni.
Delimitare il territorio è fondamentale per garantire allo Stato l’esercizio della sovranità, per questo il diritto internazionale ha elaborato delle regole che servono a delimitare il territorio dello Stato:
• Terraferma, è una porzione di territorio delimitata da confini che possono essere naturali o artificiali;
• Mare territoriale, fascia di mare costiero sottoposta alla sovranità dello Stato, quasi tutti gli Stati fissano 12 miglia marine come limite del mare territoriale;
• Piattaforma continentale, costituita dallo zoccolo continentale, ossia quella parte del fondo marino di profondità costatante che circonda le terre emerse).
Oggi però il rapporto tra territorio e sovranità non è più così intenso come una volta perché lo Stato ha perduto il controllo di alcuni fattori presenti sul territorio, basti pensare al mercato unico europeo dove c’è ormai libera circolazione delle merci ecc.
La cittadinanza è uno status dove la Costituzione applica una serie di diritti e di doveri. La Cost. italiana stabilisce che nessuno può essere privato della cittadinanza per motivi politici (art 22 cost); la cittadinanza può essere acquistata, perduta e riacquistata e questo è disciplinato dalla legge 91/1992.
La cittadinanza viene acquista:
A. Con la nascita per:
1. Ius sanguinis , ossia acquista la cittadinanza il figlio, anche adottivo, di padre o madre in possesso della cittadinanza italiana, qualunque sia il luogo di nascita;
2. Ius soli , ossia acquista la cittadinanza colui che è nato in Italia da genitori ignoti o apolidi (cioè privi di qualunque cittadinanza), o che, nato in Italia da cittadini stranieri , non ottenga la cittadinanza dei genitori sulla base delle leggi degli Stati cui questi appartengono;
B. Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se entro un anno dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana;
C. Su istanza dell’interessato (gravata dal pagamento di un contributo di 200 euro) rivolta al sindaco del comune di residenza o dall’autorità consolare, e in particolare:
3. Dal coniuge, straniero o apolide, di un cittadino/a italiani qualora ricorrano determinate condizioni ( che dopo il matrimonio risieda in Italia per almeno due anni o che siano trascorsi almeno tre anni dalla data di matrimonio e in costanza di questo: i termini sono dimezzati in presenza di figli);
4. Dallo straniero che possa vantare un genitore o un ascendente in linea retta di secondo grado che sia cittadino italiano per nascita;
5. Dallo straniero, che abbia raggiunto la maggiore età, adottato da cittadino italiano e residente nel territorio nazionale da almeno cinque anni successivi all’adozione;
6. Dallo straniero che ha prestato servizio alle dipendenze dello Stato per almeno cinque anni;
7. Dallo straniero dopo almeno dieci anni di residenza italiana;
Invece perde la cittadinanza il cittadino che possieda o acquisti una cittadinanza straniera, qualora risieda all’estero; oppure perde la cittadinanza il cittadino che svolgendo funzioni alle dipendenze di uno Stato estero, intenda conservare questa posizione nonostante l’intimazione del Governo italiano a cessare questo rapporto.
La cittadinanza perduta può essere riacquistata quando l’interessato presti servizio militare o accetti un impiego alle dipendenze dello Stato italiano e dichiari di volerla riacquistare; quando l’interessato risieda da oltre un anno nel territorio della Repubblica.
Il Trattato sull’Unione Europea del 1992 ha introdotto l’istituto della cittadinanza dell’Unione il cui presupposto è essere cittadino di uno Stato membro; la cittadinanza dell’Unione completa la cittadinanza nazionale e non la sostituisce.
Il cittadino dell’Unione, oltre a poter agire in giudizio davanti agli organi di giustizia dell’Unione, può agire nei confronti dello Stato di cui possiede la cittadinanza per far valere i diritti che gli spettano in forza della cittadinanza comunitaria. L’aspetto più importante è che il cittadino dell’Unione Europea ha il diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali dello Stato membro cui risiede, nonché alle elezioni del Parlamento europeo. In Italia, sulla base di una direttiva comunitaria è stato adottato il d.lgs. 197/1996 che definisce le modalità di esercizio dell’elettorato attivo e passivo in relazione alle elezioni comunali, secondo questa normativa, i cittadini dell’Unione, che vogliono partecipare alle elezioni per il rinnovo degli organi comunali devono chiedere l’iscrizione in un’apposita lista elettorale. Questa iscrizione oltre al diritto di voto, consente l’eleggibilità a consigliere comunale (non a sindaco) e la nomina a componente della giunta (ma non a quella di vice-sindaco).
LO STATO COME APPARATO
Lo Stato si differenzia da altre organizzazioni politiche per la presenza di un apparato organizzativo servito da una burocrazia professionale, la quale è composta da soggetti che per “vivere” operano al servizio dello Stato, eseguendo i compiti amministrativi.
Lo Stato non ha personalità giuridica, poiché le persone giuridiche sono figure soggettive immateriali equiparate alle persone fisiche, infatti giuridicamente lo Stato non agisce mai unitariamente come avviene per altri enti (ad esempio il Comune); e nelle liti parte in giudizio non è mai lo Stato a rispondere, ma un suo organo. Possiamo quindi definire lo Stato come un’organizzazione disaggregata.
Oltre allo Stato esistono diversi enti pubblici come le Regioni, i Comuni, le Provincie dotati di personalità giuridica. Gli enti pubblici possono essere definiti come quegli apparati costituiti dalle comunità per il perseguimento dei propri fini, i quali sono riconosciuti come persone giuridiche. Gli enti pubblici sono istituiti per il soddisfacimento degli interessi comuni ad una comunità, ossia sugli interessi pubblici. Ad alcuni enti rappresentativi viene riconosciuta l’autonomia politica (artt. 5 e 114 cost.). I loro organi sono eletti direttamente dai cittadini e possono esprimere maggioranze e indirizzi politici diversi da quelli dello Stato. In Italia esistono 20 Regioni, oltre 100 Province e più di 8000 Comuni.
LA POTESTA’ PUBBLICA
La potestà pubblica o il potere di imperio è il potere di determinare effetti giuridici nella sfera dei destinatari dell’atto, indipendentemente del loro consenso.
L’unità strutturale dell’organizzazione dello Stato si chiama Ufficio, ciascun apparato, per adempiere ai suoi compiti, deve avere rapporti giuridici con altri soggetti, per questo deve servirsi di una categoria di uffici chiamati Organi. L’organo è un ufficio idoneo ad esprimere la volontà della persona giuridica. La persona giuridica (l’ente) può avere parecchi uffici, di cui però solo alcuni (gli organi) hanno la capacità giuridica di compiere gli atti giuridici. Il rapporto che c’è tra l’organo e la persona fisica è un rapporto di servizio. Si possono fare varie differenziazioni di organi, le più importanti sono gli Organi rappresentativi, dove i titolari sono eletti direttamente dal corpo elettorale (esempio il Parlamento); gli Organi burocratici, dove ci sono persone che prestano la loro attività in modo esclusivo a favore dello Stato o di altri enti pubblici, senza alcun rapporto con il corpo elettorale.
Questi organi sono elementi necessari dello Stato, la mancanza di uno di essi determinerebbe l’arresto dell’attività statale; sono elementi indefettibili dello Stato, ossia non ci può essere la loro sostituzione o soppressione che porterebbe ad un cambiamento totale dello Stato (esempio se venisse soppresso il Parlamento cambierebbe totalmente la forma dello Stato); la loro struttura di base è dettata della Costituzione.
Capitolo II. FORME DI STATO
Per forma di Stato intendiamo il rapporto che c’è tra le autorità dotate di potestà di imperio e la società civile, nonché l’insieme dei valori e dei principi a cui lo Stato si ispira. Mentre per forma di governo intendiamo i modi in cui il potere è distribuito tra gli organi principali di uno Stato - apparato e l’insieme dei rapporti che ci sono tra loro. Tra queste due forme c’è un rapporto di strumentalità, poiché la forma di stato identifica il rapporto tra governanti e governati; la forma di governo individua come i poteri vengono divisi tra gli organi che la Costituzione individua. In pratica la forma di Stato individua la forma di Governo e viceversa.
Lo Stato assoluto nasce in Europa tra il 400 e il 500 ed è la prima forma di Stato moderno. Il potere sovrano è concentrato nelle mani della Corona;il Re era sovrano assoluto, titolare sia del potere legislativo che di quello esecutivo; mentre il potere giudiziario era esercitato da Corti e Tribunali formati da giudici nominati dal Re, il suo potere assoluto non incontrava limiti legali, questo perché il potere regio non derivava da scelte umane, ma era ritenuto di origine divina.
Lo Stato liberale nasce tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800. Per Stato liberale si intende una forma di Stato che ha come obiettivo la tutela della libertà e diritti inviolabili dei cittadini, quindi è uno Stato garantista; inoltre è caratterizzato dal principio della libertà individuale, dalla separazione dei poteri e dal principio di legalità, il tutto sancito dalla Carta Costituzionale. Nello Stato liberale la sovranità non proviene dalla grazia divina come era sostenuto nella monarchia assoluta, né dal popolo (come nella democrazia), ma dalla Nazione ed uno Stato monoclasse.
STATO LIBERALE ED ECONOMIA DI MERCATO
L’economia di mercato si basa sull’incontro tra domanda ed offerta di un determinato bene e questo viene risolto dichiarando un prezzo; lo Stato assoluto ostacolava questa economia perché caratterizzato dal particolarismo giuridico, mentre lo Stato liberale garantiva e riconosceva la capacità di sviluppare i propri interessi e da qui nascono due tendenze giuridiche di questo Stato, ossia le codificazioni costituzionali e civili, caratterizzate da generalità, astrattezza e certezza. Il modello di questo modo di legiferare era il codice napoleonico (1804) e da qui vennero elaborati dei codici europei (codice civile italiano 1865 gran parte trasfusi nel codice del 1942).
LO STATO DI DEMOCRAZIA PLURALISTA
Lo Stato di democrazia pluralista si afferma dopo la trasformazione dello Stato liberale, infatti si passa da uno stato monoclasse ad uno pluriclasse poiché c’è un ampliamento della società .
CRISI DELLE DEMOCRAZIE E NASCITA DELLO STATO TOTALITARIO
Nei paesi come l’Italia e la Germania il pluralismo giuridico non veniva accettato quindi si cercava di identificare lo Stato con il partito unico e quindi l’unificazione politica della società attraverso uno stato totalitario. Infatti in Italia ha operato lo Stato fascista (1922-1945) e in Germania lo Stato nazionalsocialista (1933-1945), da premettere che la Germania uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale rimosse l’Imperatore e diede vita a una Repubblica basata sulla Costituzione di Weimar (1919) che era la città dove si svolsero i lavori costituenti.
Dopo la crisi dello Stato totalitario, al termine della seconda guerra mondiale, c’è un consolidamento dello Stato di democrazia pluralista e questa fase riconosce il ruolo costituzionale dei partiti politici, come sancito dell’art. 49 Cost. ( tutti i cittadini
hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale); la Costituzione riconosce appunto il diritto inviolabile di costituire i partiti politici, i quali sono espressione del pluralismo democratico che può essere garantito solo dalla presenza sulla scena politica di una pluralità di partiti. Con questa scelta i Costituenti hanno segnato un netto distacco rispetto al regime fascista, caratterizzato da un partito unico e, perciò, privo di ogni forma di confronto politico. I partiti sono libere associazioni private di persone con comuni idee che, attraverso un’organizzazione, mirano ad esercitare la loro influenza sull’indirizzo politico del Paese. Con lo Stato di democrazia pluralista è stata introdotta la nozione di Stato Sociale che ammette forme di solidarietà tra individui e gruppi sociali. Lo Stato di democrazia pluralista si basa sul suffragio universale, sulla segretezza e la libertà di voto.
La rappresentanza politica è quando un soggetto dotato di potere politico deve rispondere ad un altro soggetto per come ha esercitato il potere e, in caso di giudizio negativo, va incontro alla perdita del potere stesso.
La rappresentanza politica è sorta nello Stato liberale, il quale ha cancellato i corpi intermedi. La scelta del rappresentante quindi doveva essere un mezzo tecnico attraverso cui si formava un’istituzione che agiva nell’interesse generale. La Costituzione francese del 1971 attribuiva la sovranità alla Nazione che per esercitare i suoi poteri si serviva di un sistema rappresentativo; da qui però nascono tre complicazioni: la prima è che i parlamentari vengono scelti dalla Nazione e quest’ultima deve assicurarsi che gli elettori nelle elezioni fossero in grado di scegliere soggetti idonei per la cura dell’interesse generale; la seconda è che viene sancito il divieto di mandato imperativo, per il quale il parlamentare non può accettare nessuna istruzione o direttiva circa l’esercizio delle sue funzioni, e questo a tutela della sua indipendenza da qualsiasi potere politico, economico o sociale, già affermato dalla Cost. francese e trapassato anche nella Cost. italiana, sancito nell’art. 67 ( dove il parlamentare non rappresenta forze politiche ma la Nazione); la terza è che i parlamentari sono responsabili politicamente.
Per far fronte alla crisi dei sistemi rappresentativi, il costituzionalismo contemporaneo ricorre agli istituti di democrazia diretta, dove vengono affidati al popolo l’esercizio di alcune funzioni. Gli istituti di democrazia diretta sono:
1. L’iniziativa legislativa popolare, sancita dall’art. 71 Cost. comma 2, dove il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, attraverso la proposta, da parte di almeno 50.000 elettori, di un progetto redatto in articoli.
La formazione delle leggi da parte delle Camere richiede lo svolgimento di un particolare procedimento, che si chiama iter legislativo, il quale si articola in cinque fasi: iniziativa; esame; approvazione; promulgazione; pubblicazione. La formulazione di una legge impone che un progetto venga presentato alle Camere. Di solito l’iniziativa, ossia l’attività con cui viene proposto al Parlamento un progetto di legge affinché sia votato, è assunta dal Governo ( si parla in questo caso di disegno di legge) o dai membri del Parlamento (si parla di proposta di legge). L’iniziativa governativa è la più importante perché proviene dall’organo che ha un rapporto di fiducia con il Parlamento: se quest’ultimo bocciasse tutte le proposte del Governo, cesserebbe il rapporto di fiducia e il Governo sarebbe costretto a dimettersi. Accanto al Governo e al Parlamento l’iniziativa è riconosciuta al Consiglio nazionale del Lavoro; al Consiglio regionale; agli elettori e al Comune.
2. La petizione, sancita dall’art.50 Cost, che consiste in una determinata richiesta che i cittadini possono rivolgere agli organi parlamentari o di Governo per sollecitare una richiesta. La petizione risale alla Magna Carta del 1215 (primo documento costituzionale inglese) ed è molto flessible, tant’è che le petizioni sono cadute in disuso poiché non considerate dal Parlamento, ma a livello regionale, comunale e provinciale sono molto diffuse.
3. Il referendum, sancito dall’art. 75 Cost., che costituisce un mezzo di tutela delle minoranze cui è possibile ricorrere al fine di chiedere l’intervento del popolo per modificare il tessuto legislativo, fuori dai canali istituzionali nei quali la maggioranza detta legge.
La Costituzione italiana prevede quattro tipi di referendum:
1. Il referendum costituzionale, sancito dall’art. 138 Cost, dove disciplina il procedimento per modificare il testo della Costituzione o abrogarne determinate norme ( leggi di revisione costituzionale) oppure integrarne il contenuto (leggi costituzionali) . le caratteristiche di queste leggi sono:
• L’iniziativa legislativa che spetta al Parlamento, al Governo, alle Regioni e al popolo;
• Il procedimento di approvazione che è più complesso (procedimento aggravato).
Il testo della legge costituzionale viene approvato da entrambe le Camere per due volte successive a distanza di tre mesi l’una dall’altra. Se nella seconda votazione entrambe le Camere raggiungono la maggioranza dei due terzi, la legge è approvata definitivamente, promulgata dal Presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Se, al contrario, nella seconda votazione la legge è approvata, anche da una sola Camera, con maggioranza assoluta (metà più 1 dei componenti) il procedimento prosegue. In quest’ultimo caso il progetto di legge costituzionale non si trasforma in legge (viene sempre pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per far conoscere il contenuta al popolo) in quanto dalla pubblicazione, un quinto dei componenti di una Camera, 500.000 elettori o 5 Consigli regionali possono chiedere che la legge sia sottoposta a referendum popolare (referendum sospensivo o costituzionale). Se, però, entro i tre mesi non viene presentata alcuna richiesta di referendum, il Presidente della Repubblica promulga la legge che viene ripubblicata per l’effettiva entrata in vigore.
2. Il referendum abrogativo sancita dall’art. 75Cost., previsto, oltre che per le leggi ordinarie dello Stato, anche per le leggi regionali ( art. 123Cost.). con il referendum abrogativo viene chiesto agli elettori se vogliono mantenere in vita una norma oppure abrogarla, cioè eliminarla dall’ordinamento giuridico. Possono essere sottoposte a referendum abrogativo le leggi ordinarie del parlamento e gli atti normativi del Governo, cioè decreti legge e decreti legislativi.
3. Il referendum territoriale, previsto per modificazioni territoriali di Regioni, Provincie e Comuni, sanciti dagli articoli 132-133 Cost.
4. Il referendum consultivo, su questioni di particolare interesse, previsto solo a livello regionale.
Il principio della separazione dei poteri è stato elaborato dal costituzionalismo liberale con l’obbiettivo di limitare il potere politico per tutelare la libertà dell’individuo. Ci sono tre poteri:
1. Potere legislativo, il quale pone le leggi, ossia le norme giuridiche;
2. Potere esecutivo, il quale applica le leggi all’interno dello Stato e tutela quest’ultimo da minacce esterne;
3. Potere giudiziario, il quale applica la legge per risolvere una lite, una controversia.
Bisogna distinguere il potere il senso soggettivo, ossia come un complesso di organi che svolgono una funzione dello Stato, ad esempio il potere esecutivo esercita la funzione esecutiva sotto forma di decreto; il potere legislativo esercita una funzione legislativa sotto forma di legge; il potere giudiziario esercita la funzione giudiziaria sotto forma di sentenza.
Con le trasformazioni sociali e politiche, la democrazia pluralista ha introdotto una quarta funzione, ossia la funzione di indirizzo politico, la quale consiste nel determinare delle linee fondamentali di sviluppo dell’ordinamento. Questo è sancito dall’art. 95 Cost. Mentre la funzione legislativa acquista un altro significato, ossia del concreto provvedere, infatti si parla di LEGGE-PROVVEDIMENTO ( atti formalmente legislativi, che presentano un contenuto specifico e in questo si differenzia dalla legge generale la quale è astratta).
REGOLA DI MAGGIORANZA
La regola di maggioranza caratterizza il funzionamento dello Stato liberale e della democrazia pluralista; questa regola ha funzioni diverse, ad esempio ha un principio funzionale, ossia la tecnica attraverso cui un collegio può decidere; un principio di rappresentanza, ossia un mezzo con il quale si eleggono Parlamento e altre Assemblee rappresentative ( Consigli Regionali, provinciali, comunali); ed ha un principio di organizzazione politica, cioè un criterio con il quale si svolgono i rapporti tra partiti politici nel Parlamento. Nel principio funzionale, la regola di maggioranza è lo strumento attraverso il quale gli organi collegiali (esempio Parlamento) possono prendere una decisione e fa riferimento a che ottiene il numero più elevato di consensi o voti; la regola opposta è l’UNANIMITA’ che richiede il consenso di tutti i membri del collegio.
La Costituzione configura Stato e Chiesa Cattolica come due ordinamenti indipendenti e sovrani (art.7 Cost.) indipendentemente dai fini che perseguono. I rapporti fra i due ordinamenti sono regolati da accordi bilaterali, riconoscendo alla Chiesa cattolica universalità, senza intaccare il principio di laicità dello Stato (art.8 Cost.). I rapporti fra i due ordinamenti furono regolati durante il fascismo, dai Patti Lateranensi (1929) in tre documenti:
1. Il Trattato, che affermava la religione cattolica come religione ufficiale dello Stato;
2. Il Concordato, che riconosceva alla Chiesa l’esercizio del potere spirituale;
3. La Convenzione finanziaria, che prevedeva un risarcimento al Papa per la perdita dei territori dello Stato pontificio occupati dal Regno d’Italia.
In seguito ci fu un nuovo accordo, detto di Villa Madama che modificò i patti Lateranensi. La Costituzione non ammette discriminazioni sulle diversità della fede religiosa che contrasterebbe con il principio di laicità del nostro ordinamento.
La separazione dei poteri ed i limiti alla regola di maggioranza possono realizzarsi non solo a livello orizzontale, cioè tra i poteri dello Stato, ma anche a livello verticale, ossia tra Stato ed enti territoriali autonomi. Per questo distinguiamo lo Stato unitario ( ossia il potere attribuito solo allo Stato centrale e ai soggetti periferici a esso dipendenti) e lo Stato composto (ossia il potere distribuito tra Stato centrale ed enti territoriali distinti e autonomi). Lo Stato composto è formato dallo Stato federale e dallo Stato regionale; lo Stato federale è caratterizzato:
- dalla presenza di una Costituzione scritta e rigida;
- poi dall’esistenza di un Parlamento bicamerale in cui esiste una Camera rappresentativa degli Stati membri;
-poi ancora è caratterizzato dalla presenza di una Corte costituzionale in grado di risolvere i conflitti tar Stato federale e Stati membri.
Mentre lo Stato regionale è caratterizzato:
- dalla presenza di una Costituzione statale che riconosce e garantisce l’esistenza di enti territoriali dotati di autonomia politica e propri statuti e non costituzioni;
-dalla mancanza di una seconda Camera rappresentativa delle Regioni;
-dall’attribuzione ad una Corte costituzionale la quale ha il compito di risolvere i conflitti tra Stato e Regioni.
Un’altra importante distinzione è tra federalismo duale, che è tipico dell’esperienza liberale, e vede una distinzione fra Stato centrale e Stati membri, e federalismo cooperativo, che è tipico delle democrazie pluraliste, e si caratterizza per la presenza di interventi congiunti nelle stesse materie da parte dello Stato centrale e degli Stati membri o delle Regioni.
L’UE è stata introdotta dal Trattato di Maastricht (1992-entra però in vigore nel 1993 con 12 paesi membri, in seguito se ne aggiunsero 16)e per definirla viene utilizzata una metafora “ un tempio greco che poggia su tre pilastri”, il pilastro centrale è la Comunità Europea (CE), i due pilastri laterali sono costituiti dalla politica estera e di sicurezza comune (PESC) e dalla cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni (CGAI). C’è una differenza tra questi pilastri che si fonda su un processo di decisione; nella Comunità Europea le decisioni non necessitano del consenso unanime; per la PESC e CGAI ogni deliberazione richiede l’unanimità. Il trattato di Amsterdam ha introdotto il principio di cooperazione rafforzata, così da consentire agli Stati membri di instaurare forme di collaborazione per scopi comunitari. L’UE si articola in diversi organi:
• CONSIGLIO EUROPEO, organo politico che definisce gli orientamenti politici. È composto dai Capi di Stato o di Governo di ciascuno Stato membro e dal Presidente della commissione, il cui mandato dura 2 anni e non può ricoprire cariche nazionali;
• CONSIGLIO, che esercita insieme al Parlamento europeo la funzione legislativa e di bilancio, è formato da un rappresentante di ogni Stato ed è presieduto a turno da ciascuno dei suoi componenti per 6 mesi;
• COMMISSIONE EUROPEA, composta da 28 commissari che durano in carica 5 anni e sono designati dagli Stati membri. Si può considerare come il braccio esecutivo politicamente indipendente dell’UE; è l’unico organo cui compete redigere le proposte di nuovi legislativi europei.
• PARLAMENTO EUROPEO, composto dai rappresentanti dei cittadini dell’Unione Europea eletti in ciascuno Stato per 5 anni, a suffragio universale e diretto. Il Parlamento Europeo è un organo rappresentativo che partecipa al processo di formazione degli atti normativi.
• CORTE DI GIUSTIZIA, è l’organo giurisdizionale comunitario, chiamato ad assicurare il rispetto del diritto di applicazione del Trattato. Composto da tanti giudici quanto sono gli Stati membri.
• CORTE DEI CONTI, è l’organo di controllo contabile della cominità, chiamata ad esaminare le entrate e le spese della comunità.
CAP. III LA COSTITUZIONE
il termine “COSTITUZIONE” viene usato dai giuristi in maniera diversa assumendo più significati; in un primo luogo è intesa come sistema politico, cioè come è fatto, come è organizzato e come funziona; in secondo luogo la Costituzione è un manifesto
politico, ossia un documento che segna il trionfo dell’ideale liberale; in terzo luogo la Costituzione è un testo normativo, una fonte del diritto, la più importante delle fonti da cui derivano diritti , doveri e regole. Questa è la Costituzione che applicano i giudici e a cui i giuristi fanno riferimento.
Possiamo distinguere due tipi di Costituzione, le Costituzioni flessibili sono tipiche dello Stato liberale e non prevedono un procedimento particolare per la loro modificazione; ad esempio Lo Statuto Albertino o Costituzione Albertina, è una costituzione flessibile, può essere modificata da una legge costituzionale; ottriata perché concessa dal Re e breve, contiene pochi articoli e regola solo i diritti e doveri fondamentali; è entrata in vigore il 1 gennaio 1848.
Le Costituzioni rigide che sono tipiche dello Stato di democrazia pluralista e per la modificazione prevedono un procedimento di revisione costituzionale, e ed è una Costituzione lunga poiché contiene principi e disposizioni riguardanti ogni materia.
La Costituzione italiana è la legge fondamentale dello Stato, cioè il vertice nella gerarchia delle fonti di diritto da cui dipendono tutte le altre. Fu approvata, dopo la nascita della Repubblica italiana, dall’Assemblea costituente nel 1948. La Carta costituzionale in Italia è una legge scritta, votata e rigida. La Costituzione è composta da 139 articoli, attorno alle quali ci sono altre componenti che insieme alla stessa Cost. formano il diritto costituzionale, e sono: leggi costituzionali, tradizioni costituzionali, la giurisprudenza della Corte costituzionale e la legislazione ordinaria. La Cost. italiana è composta inoltre dai PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12); la PARTE PRIMA- DEI DIRITTI E DOVERI DEL CITTADINO (artt. 13-54) dove vengono poste le garanzie delle libertà individuali, dei diritti sociali e delle libertà economiche, la PARTE SECONDA- ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA (artt. 55-139) è dedicata all’organizzazione costituzionale dello Stato, ossia al Parlamento, al Presidente della Repubblica, al Governo e ai loro rapporti reciproci, alla disciplina della pubblica amministrazione e della magistratura, delle Regioni. Infine seguono le disposizioni transitorie e finali.
CAPITOLO IV. FORME DI GOVERNO
Le forme di governo riconosciute nello stato liberale sono: la monarchia costituzionale, il governo parlamentare e il governo presidenziale (negli USA). MONARCHIA COSTITUZIONALE La monarchia costituzionale si afferma nel passaggio da Stato assoluto a stato liberale ed è caratterizzata dalla netta separazione dei poteri tra il Re e il Parlamento, che sono titolari rispettivamente del potere esecutivo e legislativo; tra essi non c'è nessun raccordo anche se il Re restava coinvolto nella funzione legislativa e giurisdizionale. Questa forma di governo si basava pertanto sull'equilibrio tra due centri di potere:
quello monarchico-ereditario e quello elettivo. Gradualmente, attraverso l'introduzione di un terzo organo, il Governo, la monarchia costituzionale si è trasformata in governo parlamentare; il Governo si è sempre più autonomizzato dal Re e avvicinato al Parlamento con la caratteristica fondamentale del rapporto di fiducia. L'evoluzione della forma parlamentare è iniziata dal c.d. parlamentarismo dualista, caratterizzato dalla ripartizione del potere esecutivo tra Re e Governo (esecutivo bicefalo), dalla doppia fiducia di cui doveva godere il Governo (del Re e del Parlamento), e dalla possibilità da parte del Re di sciogliere anticipatamente il Parlamento (contrappeso della responsabilità politica del Governo). L'equilibrio sociale che questa forma rifletteva, tuttavia, si modificò progressivamente a vantaggio della borghesia circoscrivendo il ruolo del Re e legando, come detto, il Governo al Parlamento. Si tratta del parlamentarismo monista in cui il Capo dello Stato è estraneo al circuito della politica e il sistema è incentrato sul rapporto di fiducia. La trasformazione del ruolo del Capo dello Stato è esemplificata dall'istituzione della controfirma, con cui si trasferisce la responsabilità politica dal Capo dello Stato al Governo. DEMOCRAZIA PLURALISTA Nello Stato di democrazia pluralista, la forma di governo è condizionata dall'esistenza di una molteplicità di partiti politici, facendo dipendere la funzionalità delle istituzioni dalle caratteristiche del sistema politico o dei partiti (numero e rapporto tra essi – norme costituzionali a fattispecie aperta). Con un'elevata distanza ideologica tra i partiti, si parla di sistema politico polarizzato (partiti antisistema) o sistema multipolare. Se invece le distanza ideologiche sono ridotte, anche con un sistema pluripartitico si tendono a formare due poli contrapposti: si parla allora di sistema bipolare, il cui funzionamento non si discosta molto dal sistema bipartitico. In queste situazioni, le forme di governo principali sono: il sistema parlamentare, il sistema presidenziale e il sistema semipresidenziale. REPUBBLICA PARLAMENTARE La forma di governo parlamentare, come detto, si caratterizza per l'esistenza di un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento; dall'esigenza di stabilizzare i Governi in modo tale da non porli in balìa del Parlamento, è iniziata la tendenza alla razionalizzazione del parlamentarismo, che consiste nella traduzione in norme costituzionali delle regole sul funzionamento del sistema parlamentare con l'obiettivo, per l'appunto, di stabilizzare il Governo permettendogli la realizzazione del proprio indirizzo politico. Si parla di parlamentarismo maggioritario nella situazione di sistema politico bipolare, perché le elezioni consentono di dar luogo ad una maggioranza parlamentare politica il cui leader diviene automaticamente Premier; egli gode più o meno indirettamente dell'investitura popolare e della conseguente legittimazione politica, ed il Governo ha il sostegno di una maggioranza che lo sostiene per l'intera legislatura (Governo di legislatura). In Parlamento, la minoranza (detta opposizione) esercita un controllo politico sul Governo, per poterne prendere il posto alle successive elezioni: si parla pertanto di alternanza ciclica. PARLAMENTARISMO COMPROMISSORIO
Si intende invece parlamentarismo compromissorio, quel sistema caratterizzato da un modello multipolare in cui, dopo le elezioni, i partiti devono concludere accordi fra di loro per dar vita ad una maggioranza politica (Governo di coalizione), la cui stabilità sarà decisiva per la stabilità del Governo. Questo sistema incita alla ricerca del compromesso tra maggioranza e minoranza ed è la garanzia del pluripartitismo e dell'accesa competizione elettorale ma è anche vero che in Parlamento manca una vera e propria opposizione. REPUBBLICA PRESIDENZIALE La forma di governo presidenziale (USA) è quella in cui il Capo dello Stato è eletto direttamente dal corpo elettorale, non può essere sfiduciato durante il suo mandato e infine presiede e dirige Governi da lui nominati. Questa forma di governo è tipica degli Stati Uniti: il Presidente in realtà è eletto dai Grandi Elettori (in numero uguale ai deputati e senatori di ogni stato membro) che poi eleggeranno il Presidente e il Vicepresidente; non esiste nemmeno un organo chiamato Governo, ma solamente un Gabinetto composto dai Segretari di Stato che non ha alcun rapporto con il Congresso (Parlamento), formato dal Senato (2 rappresentanti per ogni Stato) e dalla Camera dei rappresentanti (su base nazionale proporzionale alla popolazione), che viene rinnovato ogni due anni ed ha il potere legislativo. Presidente e Congresso sono indipendenti l'uno dall'altro, anche se il primo ha il potere di veto sospensivo delle leggi approvate, che può essere superato dal secondo con un'ulteriore deliberazione a maggioranza dei 2/3. Si determina pertanto un dualismo paritario tra Presidente e Congresso. REPUBBLICA SEMIPRESIDENZIALE La forma di governo semipresidenziale è caratterizzata dall'elezione diretta del Capo dello Stato, dell'indipendenza di quest'ultimo dal Parlamento, anche se deve comunque nominare un Governo che deve godere della fiducia del Parlamento. La struttura del potere di Governo è quindi bicefala, divisa tra PdR e Premier. Si possono dividere due forme del sistema semipresidenziale: quella a presidente forte (Francia), in cui il Capo dello Stato nomina il Primo Ministro e nomina e revoca i Ministri su proposta del PM, sottopone a referendum ogni progetto di legge di riforma dei pubblici poteri, può sciogliere il Parlamento e inviargli messaggi, può deferire al Consiglio costituzionale una legge prima della sua promulgazione, nomina tre membri del Consiglio costituzionale, presiede le riunioni del CdM; quella a prevalenza del Governo, in cui il ruolo del Capo dello Stato è marginale e ridotto a funzioni di garanzia, caratterizzata dalla bipolarizzazione del sistema politico e più simile ad una forma parlamentare che ad una presidenziale. Altre forme di governo contemporanee sono: quella neoparlamentare, caratterizzata dall'elezione diretta del Premier e dalle altre caratteristiche delle forme parlamentari; e quella direttoriale vigente in Svizzera, in cui le funzioni di Governo e Capo dello Stato sono assunte da un direttorio formato da sette membri eletto e non revocabile dal Parlamento. IL PARLAMENTARISMO ITALIANO
Il potere è distribuito tra Governo e Parlamento. La relazione tra Governo e Parlamento è fiduciario. Nel nostro sistema le norme che regolano questo sistema sono sia regole costituzionali che più in generale del sistema politico dei partiti. In Costituzione sono regolati tre istituti che regolano la fiducia tra Parlamento e Governo:
1. Mozione di Fiducia: viene votata entro 10 giorni dalla formazione del Governo. Il voto è palese cioè ogni deputato deve votare apertamente la propria fiducia e motivarla (o singolarmente o in gruppo).
2. Mozione di Sfiducia: almeno un/decimo dei parlamentari componenti l'assemblea può presentare questa mozione in cui sfiducia o il Governo o un singolo ministro. Anche in questo caso si procede a voto palese.
3. Questione di Fiducia: il Governo pone su atto che ritiene di fondamentale importanza per il programma stesso di governo la fiducia chiedendo al Parlamento di supportare la sua proposta in toto o altrimenti sfiduciarlo. Anche in questo caso il voto è palese e eventuali emendamenti al testo soggetto a fiducia decadono.
Gioca molto sulla stabilità del Governo anche il rapporto con i vari gruppi politici parlamentari. Il Governo si basa molto sul supporto che la sua maggioranza gli concede e spesso le crisi più che istituzionali (cioè frutto di una sfiducia) sono politiche e esterne. Sono molti infatti i Governi dimissionari senza manco aver subito una reale sfiducia parlamentare. I SISTEMI ELETTORALI E LA LEGISLAZIONE DI CONTORNO
Il passaggio dallo Stato liberale a quello di democrazia pluralista ha introdotto il suffragio universale. L’art 48.1 Cost. afferma che sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne,che hanno compiuto la maggiore età (25 anni per eleggere i Senatori); questa norma prende il nome di elettorato attivo, ossia la capacità di votare. Tutti i cittadini che hanno i requisiti richiesti vengono iscritti alle liste elettorali; perde invece l’elettorato attivo:
• Il Civile, ossia il minore o gli interdetti;
• Per effetto di sentenze irrevocabili ( per delitti fascisti, per sentenze plurime per delitto, che portano alla sospensione della capacità per 5 anni);
• Per indegnità morale ( i condannati a pena ecc).
Inoltre l’art 48 Cost. afferma che il diritto di voto è personale, segreto, libero e un dovere civico.
L’elettorato passivo invece è la capacità di essere eletto; per essere eletti alla Camera dei deputati bisogna aver compiuto 25 anni, mentre per essere eletti al Senato bisogna aver compiuto almeno 40 anni.
L’ ineleggibilità parlamentare si ha quando c’è un impedimento giuridico, precedente all’elezione, che non consente di essere eletto; diverso invece è l’incompatibilità che è invece quella situazione giuridica in cui il soggetto eletto non può cumulare nello stesso tempo la funzione di parlamentare con un’altra carica.
La legge 16/1992 ha introdotto anche l’istituto della “non candidabilità” , l’incandidabilità consiste in una idoneità funzionale non rimovibile dall’interessato. Ne sono interessati coloro che hanno subito condanne per determinati reati ( per delitti connessi alla mafia, al traffico di droga o di armi ecc). le conseguenze sono la nullità dell’elezione o la decadenza nel caso di sopravvivenza delle cause anzidette.
In un sistema democratico l’obiettivo principale della legislazione elettorale è quello di avere la libertà dell’elettore e la parità di ciance dei candidati, con la legge 515/1993 si ha per la prima volta la parità di accesso ai mezzi di informazione, nei 30 giorni prima delle elezioni, e le varie forme di propaganda. L’obiettivo di tutto questo è la PAR CONDICIO. Questa legge è stata però in parte modificata dalla legge 28/2000, infatti questa legge non si limita a regolare la comunicazione politica solo nel periodo delle campagne elettorali e referendarie, ma detta disposizioni che servono a regolare l’accesso all’informazione politica anche al di fuori di questo periodo, vieta di pubblicare i sondaggi in imminenza delle elezioni e stabilisce che la pubblicazione debba essere accompagnata da una scheda tecnica indicativa della qualità del sondaggio .
Il sistema elettorale è il meccanismo con cui i voti espressi dagli elettori si trasformano in seggi. Questo è composto in tre parti:
1. Il tipo di scelta dell’elettore, e può essere categorica (scelta secca, si può nominare solo un candidato) o ordinale (ordine di preferenze);
2. La dimensione del collegio, che è l’ambito preso in considerazione per la ripartizione dei seggi in base ai voti, questo si distingue anche in:
-Collegio unico, che si ha quando esiste solo un collegio per l’elezione del Parlamento;
-Più collegi, ognuno dei quali eleggerà un certo numero di parlamentari. Quando ci sono più parlamentari bisogna distinguere il collegio uninominale, dove viene elette un solo candidato, oppure collegio plurinominale, dove vengono eletti due o più candidati;
3. La formula elettorale, che è il meccanismo attraverso cui si procede alla ripartizione dei seggi tra i soggetti che hanno partecipato alla competizione elettorale.
Nella formula elettorale, i sistemi elettorali si distinguono in:
• Maggioritari, il seggio in palio viene attribuito a chi ottiene la maggioranza di voti, se nessuno la raggiunge si fa un secondo turno;
• Proporzionali, i seggi sono distribuiti secondo la quota di voti ottenuta da ciascuna lista in competizione.
IL SISTEMA DI ELEZIONE DEL PARLAMENTO IN ITALIA
Fino al 1993 in Italia le due Camere del Parlamento erano elette con sistema proporzionale. La legge elettorale assicurava alle forze politiche una garanzia di sopravvivenza, le trasformazioni della società italiana, con la crisi dei partiti e le difficoltà del parlamentarismo compromissorio, hanno fatto sì che si andasse verso un altro sistema elettorale, quello maggioritario; questo sistema maggioritario ha avuto il momento di più alta tensione politica con il referendum elettorale del 1993 ( il quale riguardava l’abrogazione di alcune norme della legge elettorale del Senato). Si prese atto del risultato del referendum con due leggi che, per l’elezione della camera dei deputati e del senato, hanno previsto un sistema misto maggioritario, dove il 75% del totale dei seggi viene attribuito a collegi uninominali con il sistema maggioritario, mentre il restante 25% è ripartito con metodo proporzionale.
Nel 2005 il sistema elettorale maggioritario viene abbandonato e viene introdotto il sistema elettorale proporzionale, e questo è caratterizzato da:
a. Lista bloccata, dove l’elettore vota per uno dei due candidati senza esprimere alcuna preferenza;
b. Preventiva indicazione del capo della coalizione, cioè della singola lista, il quale si candida a diventare, in caso di vittoria, Presidente del Consiglio;
c. Clausola di sbarramento, ossia possono partecipare alla ripartizione dei seggi solo le coalizioni di liste;
d. Premio di maggioranza, che serve per garantire che comunque la coalizione o la lista più votata abbia la maggioranza (in Parlamento); questa legge è stata ribattezzata come “Porcellum”.
Diverso è il discorso per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
La legge elettorale della Camera dei Deputati avviene su base Nazionale; quindi abbiamo un sistema di liste dei candidati molto ampio, ci sono 26 circoscrizioni, per cui si sommano i voti ottenuti a livello nazionale da ciascuna lista. La lista che ottiene più voti, anche quando non ha raggiunto i 340 seggi alla Camera, se li vedrà attribuiti questo grazie al premio di maggioranza che fa sì che ci sia un margine minimo di stabilità per la governabilità. I seggi saranno ricoperti dai primi 10 candidati alla lista.
La legge elettorale del Senato è simile a quella della Camera dei Deputati, ma avviene su base Regionale come sancito dall’art.57.1 Cost; quindi la ripartizione dei seggi avviene su base regionale e qualora non si raggiunga il 55% dei seggi, questi le verranno attribuiti di diritto grazie al premio di maggioranza.
Dopo la riforma del 2005, invece, ciascuna forza politica si presenta con una lista autonoma e un proprio simbolo, il che rafforza le singole identità partitiche secondo quanto avviene nei sistemi proporzionali. La nuova legge elettorale ha avuto la sua applicazione nel 2006 con la vittoria del centro-sinistra.
Le elezioni del Parlamento europeo sono svolte, a partire dal 1979, sulla base di leggi elettorali diverse per ciascuno Stato. In Italia la materia è regolata dalla L. 18/1978, che ci da l’unico esempio di sistema elettorale proporzionale ,ancora vigente nel nostro paese. I seggi attribuiti all’Italia sono 72 e sono ripartiti in 5 grandi circoscrizioni ( Italia nord-occidentale, Italia nord-orientale, Italia centrale, Italia meridionale, Italia insulare) in cui è stato diviso il territorio nazionale.
CAPITOLO V. L’ORGANIZZAZIONE COSTITUZIONALE IN ITALIA
LA FORMA DI GOVERNO IN ITALIA: EVOLUZIONE E CARATTERI GENERALI
Il sistema vigente in Italia essendo Parlamentare, si regge sul rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo, secondo quanto è previsto dalla Costituzione è il Parlamento che decide l’indirizzo e il controllo politico del Governo; questo controllo si attua attraverso l’istituto della fiducia, quindi il Governo per poter restare in carica deve avere il consenso e il sostegno dei parlamentari sul suo programma, come sancito dall’art.94 Cost.
La mozione è una richiesta con cui uno o più parlamentari possono provocare, in ciascuna Camera, una discussione o votazione sull’attività del Governo.
La mozione di fiducia è invece l’atto con cui ciascuna Camera approva il programma e la composizione del futuro Governo. Il Governo entro 10 giorni dalla sua formazione, si presenta alle Camere per ottenere il voto di fiducia. In questa occasione il neo Presidente del Consiglio espone il programma davanti al Parlamento, si hanno così le dichiarazioni programmatiche. A questo punto il Parlamento vota la mozione di fiducia, ossia un documento che contiene le motivazioni con cui i diversi gruppi sosterranno il Governo; deve essere votata per appello nominale, così da
permettere al popolo di conoscere la posizione, contraria o favorevole, di ciascun parlamentare al programma di governo.
La mozione di sfiducia, invece, è l’atto con cui il Parlamento interrompe i rapporti con il Governo, obbligandolo alle dimissioni. Questo documento deve essere votato per appello nominale e non può essere messo in discussione prima dei tre giorni dalla sua presentazione.
Diversa è invece la questione di fiducia, la quale è un istituto parlamentare non previsto dalla Cost. , dove il Governo può chiedere alla maggioranza parlamentare di votare a favore di una sua proposta, pena le dimissioni.
La crisi di governo si ha quando vengono presentate le dimissioni da parte del Governo che sono causate dalla rottura del rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento. Ci sono due tipi di crisi di Governo:
• Le crisi parlamentari, che sono determinate dall’approvazione di una mozione di sfiducia, oppure da un voto contrario sulla questione della fiducia posta dal Governo; in questo caso il Governo è obbligato a presentare le dimissioni al Capo dello Stato.
• Le crisi extra-parlamentari, si hanno a seguito delle dimissioni volontarie da parte del Governo, e sono causate da una crisi politica all’interno della sua maggioranza, si ha quindi le dimissioni del Presidente del Consiglio.
IL GOVERNO (artt.92-100)
Il Governo è un organo con funzioni:
• Politiche, poiché partecipa alla vita politica del Paese;
• Legislative, perché può emanare in casi eccezionali, norme giuridiche attraverso atti aventi forza di legge (decreti legislativi ecc) sotto il controllo del Parlamento;
• Esecutive, è al vertice del potere esecutivo e ai singoli Ministeri fanno capo tutti i settori amministrativi dello Stato;
• Di controllo, sull’attività di tutti gli organi amministrativi.
Il Governo è un organo costituzionale complesso formato da tanti organi: il Presidente del Consiglio dei Ministri, il consiglio dei Ministri e i singoli Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i ministri, come sancito dall’art.92 cost.
Il Presidente del Consiglio è un organo monocratico (formato da una sola persona), nominato dal Capo dello Stato. È al vertice del Governo, promuove e coordina l’attività dei Ministri e dello stesso Consiglio. Le sue dimissioni comportano automaticamente la caduta del Governo.
I Ministri fanno parte di un organo collegiale, sono nominati dal Capo dello Stato su indicazione del Presidente del Consiglio.
Nelle democrazie mediate sono i partiti, dopo le elezioni, a decidere la struttura e il programma del Governo. Dopo la crisi di Governo, il Presidente della Repubblica procede alle consultazioni con cui si apre il procedimento di formazione del Governo. Il capo dello Stato incontra i Presidenti dei gruppi parlamentari, i Presidenti delle due Camere e gli ex Presidenti della Repubblica. L’incarico è affidato oralmente dal Presidente della Repubblica, e viene accettato con “riserva” la quale viene sciolta solo dopo che l’incaricato ha svolto la sua attività di inviduare la lista dei ministri da proporre al Capo dello Stato per la nomina e il programma di Governo. Una volta svolto l’incarico e formata la lista dei ministri, il Presidente della Repubblica nomina il Capo del Governo e, sulla nomina di esso, i ministri. Dopo la nomina il Presidente del Consiglio ed i ministri, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica, e con questo il Governo può esercitare le sue funzioni. Per lo svolgimento dei suoi compiti, il Presidente del Consiglio ha a disposizione una struttura amministrativa di supporto, ossia la Presidenza del Consiglio dei ministri. Come abbiamo detto la rappresentanza del Governo è assunta dal Presidente del Consiglio, il quale controfirma le leggi e gli atti aventi forza di legge, restando sempre in contatto con il Presidente della Repubblica. Il potere decisionale del Governo si basa su alcuni settori dell’indirizzo politico, quali:
-la politica di bilancio e finanziaria;
-la politica estera ( stipula dei trattati internazioanali);
-la politica comunitaria;
-la politica militare ( le Camere deliberano lo stato di guerra; il Capo dello Stato dichiara lo stato di guerra);
Ciascun ministro è affidato ad uno dei rami dell’amministrazione,chiamato ministero. L’organizzazione dei ministeri è basata sul principio di separazione tra politica e amministrazione, agli organi di Governo sono affidati l’esercizio della funzione politica e amministrativa, ai dirigenti amministrativi, invece, spetta la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa.
I principi costituzionali comuni a tutte le amministrazioni sono: 1) la legalità della pubblica amministrazione e la riserva di legge in materia di organizzazione; 2) l’imparzialità della pubblica amministrazione (art.97 Cost.); 3) il buon andamento della pubblica amministrazione (art.97); etc.
Gli organi ausiliari sono quegli organi a cui sono attribuite le funzioni di ausilio nei confronti di altri organi. Gli organi ausiliari previsti dalla Cost. sono:
-il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (art.99 Cost.), i componenti del CNEL sono 111 e durano in carica cinque anni;
-il Consiglio di Stato (art.100), è un organo di consulenza giuridico-amministrativa;
-la Corte dei Conti (art.100.2); esercita il controllo sulla gestione delle amministrazioni statali, regionali ed enti locali;
-l’Avvocatura dello Stato, la quale non è sancita dalla Cost. ma ha la funzione di assistere e difendere le amministrazioni statali.
La struttura dei Parlamenti moderni può essere bicamerale o monocamerale. L’art 55.1Cost delinea la struttura bicamerale del Parlamento che, pur essendo formato da due Camere, è un istituto unitario. Esso è infatti composto di due Camere, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica: si tratta di un bicameralismo perfetto, perché entrambe le Camere hanno gli stessi poteri e le stesse competenze. Il bicameralismo, che costituisce una diretta conseguenza del principio della separazione dei poteri teorizzato da Montesquieu, si è affermato nel passaggio dallo Stato assoluto a quello liberale, con l’obbiettivo di contemplare la componente aristocratica, costituita da una Camera di nomina regia e, quindi, non elettiva (Senato), con quella borghese, costituita da una Camera elettiva (Camera dei Deputati). All’interno dell’Assemblea costituente ci fu un dibattito molto accesso tra i sostenitori di questa teoria e quelli che sostenevano un Parlamento monocamerale, ma alla fine ci fu un compromesso e si opto per un bicameralismo perfetto.
Il monocameralismo invece si collega all’esigenza di rafforzare il Parlamento.
La Costituzione italiana ha scelto un bicameralismo perfetto (o paritario) con due Camere che hanno le stesse funzioni, solo con alcune differenze relative alla composizione, infatti la Camera consta di 630 deputati e il Senato 315 senatori; solo per il Senato, l’art.59 Cost. sancisce che il Presidente della Repubblica può nominare 5 senatori a vita. Per essere eletti deputati bisogna aver raggiunto l’età di 25 anni, mentre per essere eletti senatori l’età di 40 anni; invece per eleggere i deputati bisogna aver raggiunto 18 anni, e per eleggere i senatori bisogna aver raggiunto 25 anni. Entrambi i rami del Parlamento hanno una legislatura che dura 5 anni.
La Costituzione prevede inoltre il Parlamento in seduta comune ( presieduto dal Presidente della Camera dei Deputati), ossia un organo composto da tutti i parlamentari (deputati e senatori) per lo svolgimento di alcune funzioni, come l’elezione del Presidente della Repubblica, l’elezione di 5 giudici costituzionali ecc.
Ogni ramo del Parlamento ha un’organizzazione interna, dove ci sono vari organi: il Presidente d’assemblea, l’ufficio di presidenza, le commissioni, i gruppi parlamentari; i due Presidenti d’assemblea rappresentano la Camera ed il Senato e hanno il compito di regolare l’attività di tutti gli organi.
I gruppi parlamentari sono unioni dei membri di una Camera; le commissioni parlamentari sono organi collegiali che possono essere permanenti, temporanei, monocamerali o bicamerali. Le commissioni temporanee ( es. le commissioni di inchiesta) svolgono compiti specifici per una particolare funzione; le commissioni permanenti, invece, sono molto importanti per ciascuna Camera e sono organi che hanno poteri nell’ambito del procedimento legislativo; le commissioni bicamerali sono formate in parti uguali dai rappresentanti delle due Camere, l’art 126 Cost sancisce solo una commissione bicamerale, quella per le questioni regionali.
Le giunte sono organi collegiali previsti dai regolamenti parlamentari per l’esercizio di funzioni diverse da quelle legislative e di controllo, infatti si occupano di garantire la corretta osservanza dei regolamenti.
La durata in carica delle Camere è di cinque anni. Come sancito dall’art. 60 Cost. Il periodo di tempo che intercorre tra un’elezione e l’altra è detto legislatura e ha durata di cinque anni, fatta eccezione per i casi di scioglimento anticipato o di proroga in caso di guerra. La proroga (cd. Prorogatio) è un atto che il Parlamento deve disporre con legge e con il quale si stabilisce un prolungamento del mandato delle due Camere oltre il termine stabilito dalla Costituzione (vale a dire cinque anni). Tale atto può essere adottato solo in una circostanza come la guerra, che imponendo il richiamo alle armi non consentirebbe il regolare svolgimento della campagna elettorale. I Costituenti hanno escluso altre ipotesi di proroga per impedire un abuso di tale potere da parte della maggioranza parlamentare, che una volta eletta, potrebbe prolungare all’infinito il proprio mandato, attraverso l’adozione di successivi decreti di proroga, rinviando a tempo indeterminato le elezioni e instaurando una “dittatura della maggioranza”.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (ART.87)
Il P.d.R è una figura istituzionale fondamentale e rappresenta l’unità nazionale e lo Stato. È il punto di riferimento di tutti gli altri organi costituzionali. Il suo compito fondamentale è mantenere una situazione di armonia tra tutti gli organi dello Stato.
I POTERI DEL P.d.R
Il P.d.R può sciogliere le Camere; può indire nuove elezioni; può inviare messaggi alle Camere; autorizza la presentazione dei disegni di legge alle Camere; ha il comando delle forza armate; può dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle Camere; nomina il Presidente del Consiglio su consiglio del quale nomina i ministri, controlla l’operato del Governo etc.
ELEZIONE DEL P.d.R
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