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Timestamp: 2019-12-16 06:22:30+00:00
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Cassazione civile, sentenza 5 novembre 2015 n. 22663 – Studio Legale Avvocato Carmela Ruggeri – Vicenza
Cassazione civile, sentenza 5 novembre 2015 n. 22663
SENTENZA, 5 novembre 2015, n. 22663
La Corte territoriale, nel procedere all’assegnane dei beni ereditari, ha, nella fattispecie, privilegiato il ‘criterio, preferito dall’art. 720 c.c. dell’assegnazione al maggior quotista ovvero al C.G., richiamandosi a quanto già affermato da questa Corte con le sentenze n.ri 7716/1990, 7588/1995 e 22906/2006. Deve al riguardo osservarsi e rammentarsi quanto segue. La giurisprudenza meno recente (quale quella innanzi citata e su si basa l’impugnata sentenza) riteneva possibile la deroga al generale criterio dell’assegnazione dei beni ereditari al maggior quotista solo se vi erano ragioni di opportunità rispondenti ad esigenze comuni ed adeguatamente motivate.
Giova, al riguardo, citare l’emblematico dictum proprio di Cass. 25 ottobre 2006, n. 22906, secondo cui, ‘in caso di scioglimento della divisione ereditaria od ordinaria, fine primario della divisione è la conversione del diritto di ciascun condividente alla quota ideale in diritto di proprietà esclusiva di beni individuali, sicché quando in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi è una pluralità di richieste di assegnazione è possibile l’assegnazione anche ai titolari di quota minore, laddove ciò corrisponda all’interesse comune delle parti’.
Senonché un più recente orientamento di questa stessa Corte (e di questa stessa Sezione) ha affermato un ‘potere discrezionale di deroga al criterio della preferenziale assegnazione’ vincolato al solo obbligo della adeguata e logica motivazione’. Più specificamente è stato affermato, con la citata decisione, che ‘in tema di divisione ereditaria, nel caso in cui uno o più immobili non risultino comodamente divisibili, il giudice ha il potere discrezionale di derogare al criterio, indicato dall’art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all’obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata (nel caso di specie la Corte confermava la sentenza del Giudice di secondo grado con riguardo all’attribuzione dell’immobile non divisibile assumendo come criterio discriminante quello dell’interesse personale prevalente dell’assegnatario, privo di un’unità immobiliare da destinare a casa familiare, rispetto al titolare di quota maggiore che disponeva di altra abitazione)’.
Pur nella consapevolezza della possibilità di deroga al criterio preferenziale di assegnazione al maggior quotista (laddove si è riconosciuta la sussistenza di un potere discrezionale al riguardo, ancorché vincolato all’obbligo di motivazione ed a sostanziali e seri motivi), l’impugnata sentenza non ha, tuttavia, valutato e tenuto in adeguato conto – nell’ipotesi dedotta in giudizio – la sussistenza di motivi che potevano e possono giustificare una soluzione derogatoria differente rispetto a quella ordinaria.