Source: https://studiolegale-bologna.it/separazioni-per-colpa-adulterio-separazione-con-addebito-adulterio-separazione-addebito/
Timestamp: 2019-08-21 13:21:48+00:00
Document Index: 119614060

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 244', 'art. 360', 'art. 143', 'art. 156', 'art. 360', 'art. 151', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360']

Separazione, adulterio, addebito, CAUSA DI SEPARAZIONE, adulterio separazione addebito, adulterio separazione con addebito, adulterio e addebito separazione, separazione con adulterio, adulterio causa di separazione, separazione adulterio moglie, prova adulterio separazione, adulterio separazione, separazione x adulterio giudiziale, adulterio in caso di separazione, tradimento separazione per colpa, tradimento e addebito separazione, separazione tradimento affidamento figli, separazione alimenti tradimento, tradimento dopo separazione consensuale, tradimento coniugale e separazione, tradimento causa di separazione, tradimento dopo separazione consensuale, come superare tradimento e separazione, tradimento matrimonio separazione, adulterio separazione con addebito adulterio separazione addebito
SEPARAZIONI PER COLPA adulterio separazione con addebito, adulterio separazione addebito
da Sergio Armaroli | Ago 26, 2014
adulterio separazione con addebito, adulterio separazione addebito
IL TRADIMENTO AL FINE DELL’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE VA VALUTATO, SE LA CRISI DEL RAPPORTO DURAVA DA ANNI IL TRADIMENTO NON PER FORZA PORTA ALL’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE :
L’esame comparativo delle condotte di entrambi i coniugi e la sussistenza di un nesso di causalità tra il comportamento oggettivamente trasgressivo ed il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza sono pertanto elementi imprescindibili.
Il tradimento non rileva se interviene in una situazione già compromessa : In tema di separazione dei coniugi il presunto tradimento non assume alcuna rilevanza ai fini dell’addebito della stessa, laddove risulti intervenuto a situazione ormai compromessa, quando cioè già da mesi, con la scoperta della mala gestio del patrimonio familiare da parte del coniuge infedele, risultasse già maturata l’intollerabilità della convivenza.
La presunta gestione per fini personali dei risparmi di famiglia, invece, rileva ai fini dell’addebito solo se la parte dimostri che essa abbia comportato la concreta violazione degli obblighi di assistenza economica-materiale e di contribuzione ai bisogni della famiglia cui ciascun coniuge è obbligato in via primaria ai sensi dell’art. 143 c.c. (Trib. Genova Sez. IV, 29/03/2012).
Mentre può rilevare se offende la diginità e l’onore dell’altro coniuge per le sue modalità : “la relazione intrattenuta da un coniuge con terzi, qualora, considerati gli aspetti esteriori caratterizzanti la stessa nell’ambiente in cui i coniugi vivono, sia idonea a dar luogo a plausibili sospetti di infedeltà, è tale da costituire causa di addebito della separazione ex 151 c.c. anche qualora di fatto non si sostanzi in un vero e proprio tradimento, poiché in ogni caso tale da determinare l’offesa alla dignità ed all’onore dell’altro coniuge”. (Trib. Trieste, 24/03/2011)
Tuttavia nella giurisprudenza più recente si osservano una diversa valutazione delle circostanze ed una modifica della prospettiva di partenza ritenendo che in talune ipotesi sussista una presunzione di intollerabilità della prosecuzione della convivenza ed in particolare in caso di tradimento, onerando l’altro coniuge della prova contraria.
Il richiedente l’addebito non dovrà neppure provare il nesso causale sopra accenntato.
La Cassazione n. 11516 del 23/05/2014 ha statuito che : “in tema di separazione giudiziale dei coniugi, si presume che l’inosservanza del dovere di fedeltà, per la sua gravita, determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sè, l’addebito al coniuge responsabile, salvo che questi dimostri che l’adulterio non sia stato la causa della crisi familiare, essendo questa già irrimediabilmente in atto, sicchè la convivenza coniugale era ormai meramente formale (da ultimo, 14 febbraio 2012, n. 2059; Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618). Ciò vuoi dire che, a fronte dell’adulterio, il richiedente l’addebito ha assolto all’onere della prova su di lui gravante, non essendo egli onerato anche della dimostrazione dell’efficienza causale dal medesimo svolta; spetta, di conseguenza, all’altro coniuge di provare, per evitare l’addebito, il fatto estintivo e cioè che l’adulterio sopravvenne in un contesto familiare già disgregato, al punto che la convivenza era mero simulacro; ne deriva parimenti che, una volta accertato l’adulterio, la sentenza che su tale premessa fonda la pronuncia di addebito è sufficientemente motivata (così ancora la citata Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059).
Dall’altro lato, l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà non è stata positivamente accertata dalla corte del merito, la quale, dopo attento esame di tutti gli elementi della fattispecie emersi nel corso del giudizio, ha infine escluso che nel caso concreto i fatti dalla responsabile allegati (litigi e l’abitudine di dormire in camere separate) fossero indizi concludenti ed inequivoci della pregressa situazione di intollerabilità della convivenza e della natura di mero simulacro ed apparenza della medesima, posto che comunque essi non impedirono la prosecuzione anche dei rapporti fra di loro.”
A tale giudizio la Corte di appello è stata indotta dalla valutazione del comportamento generale della S. come rispettoso dei suoi doveri coniugali, anche nella fase del matrimonio caratterizzata da una forte conflittualità fra i coniugi, e dalla constatazione della dedotta insorgenza di un rapporto sentimentale extra-coniugale da parte della S. prima della definitiva rottura quando la profonda crisi del rapporto coniugale si era manifestata e durava da anni. È palesemente insussistente pertanto il dedotto vizio di ultrapetizione basato su una infondata prospettazione meccanicistica del dovere di esame da parte del giudice del merito della domanda di addebito.
L’articolo 151 del Codice Civile, al comma 2, tratta espressamente la separazione con addebito:
L’articolo 143 del C.C. riporta invece i diritti e doveri reciproci dei coniugi nel matrimonio:
In tema di separazione personale tra i coniugi, al fine della quantificazione dell’assegno di mantenimento, il giudice del merito deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio, per poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge gli permettano di conservarlo indipendentemente dalla percezione di detto assegno e, in caso di esito negativo di questo esame, deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione. In quest’ambito, la valutazione delle condizioni economiche delle parti non richiede la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti attraverso l’acquisizione di dati numerici, in quanto è necessaria, ma anche sufficiente, un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi, in relazione alle quali sia possibile pervenire a fissare l’erogazione, in favore di quello più debole, di una somma corrispondente alle sue esigenze (cfr, tra le altre, cass n. 13592 del 2006). A questi principi i giudici di appello si sono ineccepibilmente attenuti, avendo pure tenuto conto, comparandoli, dei redditi fruiti da ciascuna delle parti, quali risultanti dalla documentazione fiscale, e dunque non solo di quelli d’indole retributiva, oltre che dell’entità dei rispettivi patrimoni immobiliari, conclusivamente, motivatamente ed attendibilmente evidenziando la minore consistenza delle condizioni economiche della B. rispetto a quelle del coniuge e l’insufficienza delle stesse a consentirle di mantenere, in termini evidentemente tendenziali
A tali conclusioni, che rendono superflui ulteriori approfondimenti sulla relativa incidenza, peraltro compiutamente esclusa, sulla compromissione del rapporto coniugale, la Corte distrettuale è pervenuta con puntuale e motivata analisi e valutazione delle risultanze processuali, orali e documentali, ove pure si consideri che il potere di valutazione da parte del giudice di appello del materiale probatorio in ordine ai fatti formanti oggetto di riesame, ha contenuto ed estensione uguali a quello del potere del giudice di primo grado e non è vincolato dagli eventuali diversi criteri seguiti dal primo giudice, che, perciò, nell’esercizio di tale potere, il giudice del merito è soggetto al solo limite legale di dovere dare, delle determinazioni prese, congrua ed esatta motivazione che consenta il controllo del criterio logico seguito e che quest’obbligo di motivazione è compiutamente soddisfatto quando, come nella specie, anche senza confutare espressamente e singolarmente tutte le argomentazioni svolte dalle parti e tutte le risultanze di causa e valorizzando solo gli elementi ritenuti più attendibili e pertinenti, dia adeguata motivazione del conseguito convincimento.
Di contro le censure del ricorrente si risolvono in inammissibili, generici rilievi di errori valutativi in ordine agli elementi assunti, da cui non è dato desumere illogicità o carenze motivazionali decisive, e che essenzialmente appaiono volti ad un diverso ed aderente alla sua tesi, apprezzamento dei medesimi dati, non consentito in questa sede di legittimità. In particolare le circostanze emerse dalla deposizione resa dalla teste S. non risultano tralasciate ma doverosamente esaminate ed inquadrate nel contesto degli ulteriori dati istruttori e conclusivamente ritenute non decisive ai fini della prova dell’adulterio, con valutazione argomentata e plausibile, solo confortata dall’esito del giudizio di separazione personale tra la teste ed il M..
Del pari da disattendere è il quinto motivo del ricorso.
In tema di separazione personale tra i coniugi, al fine della quantificazione dell’assegno di mantenimento, il giudice del merito deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio, per poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge gli permettano di conservarlo indipendentemente dalla percezione di detto assegno e, in caso di esito negativo di questo esame, deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione. In quest’ambito, la valutazione delle condizioni economiche delle parti non richiede la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti attraverso l’acquisizione di dati numerici, in quanto è necessaria, ma anche sufficiente, un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi, in relazione alle quali sia possibile pervenire a fissare l’erogazione, in favore di quello più debole, di una somma corrispondente alle sue esigenze (cfr, tra le altre, cass n. 13592 del 2006). A questi principi i giudici di appello si sono ineccepibilmente attenuti, avendo pure tenuto conto, comparandoli, dei redditi fruiti da ciascuna delle parti, quali risultanti dalla documentazione fiscale, e dunque non solo di quelli d’indole retributiva, oltre che dell’entità dei rispettivi patrimoni immobiliari, conclusivamente, motivatamente ed attendibilmente evidenziando la minore consistenza delle condizioni economiche della B. rispetto a quelle del coniuge e l’insufficienza delle stesse a consentirle di mantenere, in termini evidentemente tendenziali, l’emerso, agiato tenore della pregressa vita coniugale.
Conclusivamente il ricorso deve essere respinto, con condanna del soccombente R. al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo in favore della B.
Sentenza 17 gennaio – 12 aprile 2013 n. 8929
Con sentenza del 27.4-3.5.2006 il Tribunale di Forlì dichiarava la separazione personale dei coniugi M.P.B. (ricorrente) e L.R., addebitandola alla prima per infedeltà, ed imponendo al secondo di corrispondere alla moglie la somma di Euro 700,00 mensili, a titolo di mantenimento per il figlio minore B.R., affidato ad entrambi con residenza presso la madre. Con sentenza del 20.07-22.08.2007 la Corte di appello di Bologna, nel contraddittorio delle parti ed in parziale accoglimento dell’appello proposto dalla B., revocava l’addebito a quest’ultima della separazione e dichiarava il R. tenuto a versarle anche l’assegno per il suo mantenimento, quantificato in Euro 300,00 mensili, da rivalutare annualmente in base agli indici ISTAT.
– con il primo motivo di gravame la B. aveva impugnato l’addebito a sé della separazione, motivata dal Tribunale con la relazione extraconiugale da lei intrattenuta a partire dal 2000-2001, con tale M. e provata dalla deposizione della teste S., moglie del M. e per mezzo di una missiva di tenore amoroso, da lui inviatale via internet, nel gennaio 2003;
– non vi era prova certa della infedeltà coniugale, intesa nel senso di relazione adulterina della B., la quale aveva sempre negato la circostanza, posto che né dalla deposizione della S., né nella citata e-mail si faceva chiaro cenno a rapporti sessuali, occasionali o ripetuti, tra l’appellante e il M., con il quale risultavano esservi stati certamente molti contatti virtuali a mezzo del telefono o via internet (come ammesso dalla stessa B. e ricavabile anche dalla deposizione della S.), ma non con altrettanta certezza molteplici incontri personali né tantomeno congressi carnali;
– nella citata e-mail, risalente al gennaio 2003, il M. aveva manifestato chiari sentimenti amorosi nei confronti della B., riferendosi anche al perdurare dei rapporti interpersonali, così come la S. aveva riferito che il marito ammise di avere frequentato la B. da diverso tempo e di avere intrattenuto corrispondenza e telefonate con ella, ma in nessun atto del procedimento si ricavava con certezza che l’attrazione fosse sfociata in rapporti sessuali, tanto più che nella e-mail in questione il M. pareva addirittura avere avvalorato la tesi di un definitivo distacco dalla donna avvenuto da diverso tempo;
– non erano state acquisite prove in ordine all’eventuale corrispondenza dei sentimenti della B. verso il M., non potendo certo l’addebito derivare da una mera infatuazione non corrisposta di un altro soggetto, e d’altra parte, la relazione platonica di un coniuge con estranei rendeva addebitabile la separazione soltanto quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui era coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivevano, avesse dato luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si fosse sostanziata in un adulterio, avesse comportato offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge;
– non poteva essere condivisa la valenza data dal Tribunale alla deposizione della S., moglie del M., la quale aveva riferito esclusivamente in relazione al proprio menage familiare, individuando nella presunta relazione del marito il fallimento del proprio matrimonio e la causa della separazione (si badi bene, consensuale e, quindi, senza addebito), ma naturalmente nulla era stata in grado di dire sulla reale natura dei rapporti tra il marito e la B. e tanto meno sulla connessione causale tra la condotta della appellante e la separazione dal R.. Invero, la deposizione della S. era stata sistematicamente incentrata sulle propria situazione e sui riflessi della vicenda nell’ambito del proprio matrimonio, e contraddittoriamente il giudice di primo grado aveva poi trasfuso le dichiarazioni della donna nell’ambito del matrimonio R.B., con un ingiustificato parallelismo automatico di conoscenze ed effetti; la S., invero, si era limitata a deporre sul fatto di avere sorpreso il marito mentre telefonava di nascosto (non si sa a chi), di avere notato sul suo personal computer vari contatti telefonici con la B. (senza ovviamente essere a conoscenza del loro contenuto), di avere appreso sempre dal marito che frequentava la B. ma non aveva mai sorpreso il coniuge con la appellata, non era stata in grado di precisare in che cosa consistesse la presunta relazione del marito, né quale effetti questa avesse avuto nella situazione matrimoniale dell’appellante;
– del tutto apodittica si rivelava inoltre l’affermazione della sussistenza del nesso di causalità tra l’infedeltà della B. e la compromissione del suo rapporto coniugale, affidata al contenuto della deposizione resa dalla figlia maggiore delle parti, dalla quale poteva evincersi solo che dal 2001 la madre aveva manifestato maggiori esigenze di autonomia sociale ed assunto uno stile di vita più libero ed indipendente, ciò considerando anche la condotta del R. che, pur essendo venuto a conoscenza dei fatti sin dal 2000-2001, aveva tollerato la situazione per oltre due anni, essendosi limitato a contattare la S. nel 2001 per renderla edotta del comportamento del marito;
– s’imponeva pertanto anche la riconsiderazione e l’accoglimento della richiesta di assegno per sé svolta dalla B., fermi restando il regime di affidamento del figlio minore dei coniugi ed il contributo paterno per il suo mantenimento, assegno che avuto riguardo alle condizioni delle parti, alle adottate statuizioni per il figlio ed al tenore della pregressa vita matrimoniale, caratterizzato da tratti agiati ma non particolarmente dispendiosi, poteva essere quantificato in Euro 300,00 mensili, rivalutabile a norma di legge.
A sostegno del ricorso il R. denunzia:
“Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione degli artt. 143 e 151 c.c. – art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione”.
Contesta che ai fini dell’addebito l’infedeltà coniugale debba sostanziarsi in rapporti sessuali, che inoltre presupposto dell’addebito sia l’esternazione pubblica del rapporto extraconiugale e conclusivamente formula i seguenti quesiti di diritto “Una relazione extraconiugale, non connotata da rapporti sessuali, è idonea a configurare violazione del dovere di fedeltà ai fini dell’addebitabilità della separazione?”
“Ai fini dell’addebitabilità della responsabilità della separazione per violazione dell’obbligo di fedeltà, è sufficiente che la relazione extraconiugale intrattenuta dal coniuge sia portata a conoscenza solamente dell’altro coniuge oppure è indispensabile che la stessa sia portata a conoscenza anche dell’ambiente sociale in cui i coniugi vivono?”
“Art. 360 n. 5 c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione”. in merito alla valutazione della deposizione resa dalla teste S.. Formula il seguente quesito “È tenuto il Giudice di appello a motivare l’omessa valutazione – ancorché conducente a conclusioni difformi dalla sentenza di primo grado – di un documento che il Giudice a quo aveva esplicitamente posto a base del proprio convincimento?”.
Sostiene, tra l’altro, che non si doveva valorizzare la definizione consensuale della separazione personale intervenuta tra la S. ed il M. ed iniziata come contenziosa ma il contenuto del ricorso introduttivo, invece non esaminato.
“Art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione, art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione della norma di cui all’art. 244 c.p.c.”, in merito di nuovo alla valutazione della deposizione resa dalla teste S.. Formula il seguente quesito “La testimonianza de relato in ordine ad un fatto appreso da persona estranea al processo in cui si depone, pur presentando una forza probante affievolita perché comunque indiretta, può concorrere alla formazione convincimento del giudice se compatibile e coerente con gli altri elementi probatori acquisiti al processo?”.
“Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione degli artt. 143 e 151 c.c. – art. 360, n. 5, c.p.c.: Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio al fini dell’addebito alla moglie della responsabilità della separazione” in merito al negato nesso di causalità.
Conclusivamente formula i seguenti quesiti di diritto:
“Attesa l’imperatività e l’alto valore morale dell’obbligo di fedeltà prescritto dall’art. 143 c.c., in presenza di un’acclarata relazione extraconiugale, ed in difetto di un rigoroso accertamento di altre, concomitanti o pregresse, cause di crisi del rapporto coniugale, il Giudice a tanto richiesto è tenuto a pronunciare l’addebito della separazione a carico del coniuge infedele?”
“L’inerzia giudiziaria del coniuge tradito, al pari della sua disponibilità a continuare la coabitazione col coniuge infedele può, in sé costituire motivo di esclusione tra la violazione del dovere di fedeltà del coniuge infedele e la definitiva crisi coniugale, nonché la successiva separazione dei coniugi?”
“Incombe sul coniuge che domandi l’addebito della separazione a carico dell’altro coniuge resosi infedele l’onere di provare di avere, da parte sua, fatto di tutto per salvare il matrimonio?”
“Ferma restando la libertà del Giudice di merito di attingere il proprio convincimento dalle risultanze istruttorie ritenute più attendibili ed idonee alla formazione dello stesso, senza essere in alcun modo tenuto a confutare esplicitamente le altre risultanze probatorie non accolte, nel caso in cui il Giudice formi la propria decisione sulla base di una considerazione che non trova riscontro in alcuno degli atti e dei documenti di causa, sussiste un Suo obbligo motivazionale in ordine all’omessa valutazione di prove oggettive acquisite al processo di segno opposto alla suddetta considerazione?”.
“Art. 360, n. 3, c.p.c.: Violazione o falsa applicazione dell’art. 156 c.c.; art. 360, n 5, c.p.c., Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.” Formula il seguente quesito “Ai fini della determinazione, sia dell’an che del quantum, dell’assegno di mantenimento a favore di un coniuge ed a carico dell’altro, occorre previamente operare una quantificazione – approssimativa – del costo mensile del pregresso tenore di vita goduto in costanza di rapporto, al fine di parametrare in concreto la differenza necessaria al beneficiario, rispetto alla portata complessiva dei suoi redditi – sia retributivi che patrimoniali, che di qualunque altro genere – per mantenere il tenore di vita precedente?”
I motivi di ricorso, pur ammissibili, non meritano favorevole apprezzamento. Quanto ai primi quattro, inerenti al diniego di addebito della separazione alla B. e suscettibili di esame congiunto, questa Corte ha ripetutamente affermato che la relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione, ai sensi dell’art. 151 cod. civ., non solo quando si sostanzi in un adulterio ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge. Nella specie, i giudici d’appello hanno, in aderenza alle regole normative ed ai relativi principi giurisprudenziali, ineccepibilmente escluso che lo scambio interpersonale, extraconiugale, avesse potuto assumere i concreti connotati di una relazione sentimentale adulterina e, comunque, quelli di una relazione atta a suscitare plausibili sospetti di infedeltà coniugale da parte della B., traducibili o tradottisi in contegni offensivi per la dignità e l’onore del R., dal momento che il legame intercorso tra la B. ed il M. si era rivelato platonico, essenzialmente concretatosi in contatti telefonici o via internet, data anche la notevole distanza tra i luoghi di rispettiva residenza, e non connotato da reciproco coinvolgimento sentimentale, con condivisione e ricambio di lei dell’eventuale infatuazione di lui.
Conclusivamente il ricorso deve essere respinto, con condanna del soccombente R. al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo in favore della B..
La Corte rigetta il ricorso e condanna il R. al pagamento in favore della B. delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 3.000,00 ed in Euro 200,00 per esborsi, oltre agli accessori come per legge.
SEPARAZIONI PER COLPA adulterio separazione con addebito, adulterio separazione addebitoRichiesta Addebito e Onere della Prova
Come abbiamo visto, la richiesta di addebito deve essere espressamente formulata da parte di uno dei due coniugi. Inoltre spetta al coniuge che richiede al giudice l’addebito l’onere di fornire proveche dimostrino il nesso di causalità tra il comportamento dell’altro coniuge e la sopraggiunta intollerabilità della convivenza. Sarà poi il giudice, analizzando la situazione e le prove fornite dalla parte lesa, a deciderese concedere o meno l’addebito e a che condizioni.
SEPARAZIONE AVVOCATO BOLOGNA
/ separazione / adulterio / addebito /
Sentenza 15 giugno – 4 dicembre 2012, n. 21660
(Presidente Fioretti – Relatore Bisogni)
1. il Tribunale di Roma con sentenza del 27 settembre – 2 dicembre 2003, che aveva già dichiarato la separazione personale dei coniugi S.F. e C.M., ha respinto le domande di addebito proposte, ha affidato alla madre la figlia minorenne C.P., ha assegnato alla S. la casa coniugale, ha posto a carico del C. l’obbligo di corrispondere due assegni mensili di mantenimento di 820 Euro, ciascuno, in favore della S. e della figlia minore.
2. Avverso la predetta sentenza ha interposto appello C.M. chiedendo la sua riforma nella parte in cui ha rigettato la sua domanda di addebito della separazione alla moglie e accolto le domande della S. di assegnazione della casa coniugale e di assegno di mantenimento in suo favore.
3. La Corte di appello di Roma ha ritenuto cessata la materia del contendere quanto alla assegnazione della casa coniugale avendo provveduto in merito la sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili del matrimonio n. 4296/2005 passata in giudicato il 20 maggio 2005. Ha ritenuto infondato l’appello relativo alla dichiarazione di addebito della separazione non riscontrando nelle acquisizioni istruttorie la prova della attribuibilità alla S. di comportamenti contrari ai doveri del matrimonio tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza mentre ha rilevato che, al momento della proposizione da parte della S. del giudizio di separazione, la crisi coniugale era in atto da tempo esistendo già da molti anni un’elevata conflittualità fra le parti. Infine ha ritenuto congrua la misura dell’assegno di mantenimento fissata dal Tribunale di Roma con riferimento al periodo intercorrente fra l’inizio del procedimento di separazione e l’emanazione dei provvedimenti provvisori da parte del giudice del divorzio.
4. Ricorre per cassazione C.M. affidandosi a quattro motivi di impugnazione.
5. Si difende con controricorso S.F.
6. Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 143 e 151 del codice civile, dell’art. 29 della Costituzione, il tutto in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se in caso di accertata infedeltà in capo ad un coniuge in costanza di matrimonio, debba essere pronunciata la separazione con addebito al coniuge responsabile e se la scriminante della mancanza del nesso di causalità tra l’infedeltà e la crisi coniugale possa essere legittimamente adottata quando, nello specifico, siano stati omessi sia accertamenti rigorosi sia una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi in epoca antecedente e successiva alla richiesta di separazione.
7. Il motivo è inammissibile a causa di una formulazione del quesito di diritto del tutto astratta. Quanto alla deduzione di un vizio denunciabile ex art. 360 n. 5 c.p.c, il motivo appare invece infondato e generico perché, da un lato, deduce la mancata valutazione del comportamento processuale della controparte che è del tutto irrilevante al fine di accertare un fatto storico pregresso al giudizio. Per altro verso si limita a ribadire una diversa lettura dei fatti senza argomentare sulla insufficienza o illogicità della motivazione che invece risulta esaurientemente argomentata e logicamente congrua quanto alla valutazione di inattendibilità dei testimoni sentiti sul fatto decisivo e controverso della dedotta relazione extra-coniugale della S.
8. Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 112, 115, 116 del codice di procedura civile, dell’art. 2697 del codice civile, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se in caso di accertata infedeltà in capo ad un coniuge in costanza di matrimonio possa essere pronunciata la scriminante della mancanza del nesso di causalità tra l’infedeltà e la crisi coniugale “ex officio” dal giudice, ovvero senza specifica richiesta domanda e/o eccezione della parte interessata e se ciò costituisca violazione dei principi di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato e di quello dell’onere probatorio in un processo, come quello civile, improntato a un rigido principio dispositivo.
8. Il motivo è infondato. La Corte di appello investita del gravame sul mancato accoglimento della richiesta di addebito della separazione al comportamento della S. ha valutato le deduzioni e le prove acquisite nel processo pervenendo a un giudizio di esclusione della responsabilità della S. per la crisi coniugale causata dalla violazione dei suoi doveri coniugali. A tale giudizio la Corte di appello è stata indotta dalla valutazione del comportamento generale della S. come rispettoso dei suoi doveri coniugali, anche nella fase del matrimonio caratterizzata da una forte conflittualità fra i coniugi, e dalla constatazione della dedotta insorgenza di un rapporto sentimentale extra-coniugale da parte della S. prima della definitiva rottura quando la profonda crisi del rapporto coniugale si era manifestata e durava da anni. È palesemente insussistente pertanto il dedotto vizio di ultrapetizione basato su una infondata prospettazione meccanicistica del dovere di esame da parte del giudice del merito della domanda di addebito.
9. Con il terzo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 156 del codice civile, dell’art. 112 del codice di procedura civile, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se la decisione relativa alle questioni di natura patrimoniale della separazione fino alla data di pronuncia del divorzio, spetti al giudice della separazione, tenuto conto che la pronuncia del divorzio opera e dispone solo “ex nunc” dal momento del suo passaggio in giudicato. In altre parole se la pronuncia di divorzio, operando solo ex nunc, dal momento del passaggio in giudicato, non determina la cessazione della materia del contendere del giudizio di separazione personale, in quanto non fa venir meno la necessità e quindi l’operatività sino a quel momento della pronuncia di separazione e dei relativi provvedimenti patrimoniali. Il ricorrente censura inoltre la contraddittorietà della motivazione laddove, la Corte di appello, dopo aver affermato che la pronuncia di divorzio non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione ancora pendente quanto alla definitiva regolamentazione dell’assegno per il periodo successivo all’inizio del procedimento e fino alla sentenza di divorzio, non si pronuncia sugli aspetti patrimoniali nel periodo intercorrente tra l’ottobre 2004 – data di acquisto in capo alla S. della casa coniugale che pur a giudizio degli stessi giudici di appello ha determinato certamente “un consistente incremento della complessiva situazione patrimoniale della S. – ed il maggio 2007, quando è intervenuta la prima parziale decisione del Tribunale in sede di divorzio.
10. Anche questo motivo è infondato. La Corte di appello ha infatti pronunciato, contrariamente a quanto afferma il ricorrente, sull’assegno di mantenimento spettante alla S. nel periodo in contestazione. Del resto tale censura appare logicamente incompatibile con la successiva deduzione di contraddittorietà della motivazione, resa sullo stesso oggetto della controversia, che appare anch’essa infondata. La Corte di appello ha valutato le rispettive situazioni reddituali e patrimoniali dei due coniugi e ha ritenuto corretta l’attribuzione, da parte del giudice del primo grado, di un assegno di mantenimento a favore della S. tale da consentirle, con una integrazione del reddito percepito dalla sua attività di insegnante, di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e ciò anche in considerazione delle spese di mantenimento della figlia P. , convivente con la S., e dell’onere del canone di locazione da versare all’ente proprietario per il godimento della ex casa familiare a partire dal 2004 mentre il C. ha mantenuto il godimento dell’immobile di proprietà comune.
11. Con il quarto motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 91, 92, 132 n. 4 del codice di procedura civile, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nonché omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c. Il ricorrente sottopone alla Corte il seguente quesito di diritto: se sia legittima la condanna alle spese anche in assenza del requisito della soccombenza intesa in senso sostanziale, ovvero quando i motivi di gravame non possono considerarsi infondati.
12. Il motivo è infondato. La condanna alle spese del C. è stata legittimamente disposta dai giudici di merito in relazione al rigetto della domanda di addebito della separazione e alla conferma delle statuizioni sul diritto all’assegno di mantenimento in favore della S.
13. Il ricorso va conseguentemente respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di cassazione che liquida in complessivi 2.700 Euro di cui 200 per spese.
TAG adulterio separazione addebito, adulterio separazione con addebito, adulterio e addebito separazione, separazione con adulterio, adulterio causa di separazione, separazione adulterio moglie, prova adulterio separazione, adulterio separazione, separazione x adulterio giudiziale, adulterio in caso di separazione, tradimento separazione per colpa, tradimento e addebito separazione, separazione tradimento affidamento figli, separazione alimenti tradimento, tradimento dopo separazione consensuale, tradimento coniugale e separazione, tradimento causa di separazione, tradimento dopo separazione consensuale, come superare tradimento e separazione, tradimento matrimonio separazione, adulterio separazione con addebito adulterio separazione addebito
FOTOFOTOEINSTEIN separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
ANZOLA DELL’EMILIA separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI RENO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 9. CAMUGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO10. CASALECCHIO DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO11. CASALFIUMANESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO12. CASTEL D’AIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO13. CASTEL DEL RIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO14. CASTEL DI CASIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO15. CASTEL GUELFO DI B. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO16. CASTEL MAGGIORE separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO17. CASTEL SAN PIETRO TERME separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO18. CASTELLO D’ARGILE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO19. CASTENASO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO20. CASTIGLIONE DEI PEPOLI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO21. CREVALCORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO22. DOZZA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO23. FONTANELICE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO24. GAGGIO MONTANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO25. GALLIERA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO26. GRANAGLIONE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO27. GRANAROLO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO28. GRIZZANA MORANDI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO29. IMOLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO30. LIZZANO IN BELVEDERE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO31. LOIANO32. MALALBERGO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO33. MARZABOTTO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO34. MEDICINA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO35. MINERBIO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO36. MOLINELLA separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO37. MONGHIDORO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO38. MONTE SAN PIETRO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO39. MONTERENZIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO40. MONZUNO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO41. MORDANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO42. OZZANO DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO43. PIANORO separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO44. PIEVE DI CENTO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO45. PORRETTA TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO46. SALA BOLOGNESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO47. SAN BENEDETTO VAL DI S. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO48. SAN GIORGIO DI PIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO49. SAN GIOVANNI IN P. separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO50. SAN LAZZARO DI SAVENA separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO51. SAN PIETRO IN CASALE separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO52. SANT’AGATA BOLOGNESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO53. SASSO MARCONI separazione consensuale ,separazione coniugi,addeito separazione, separazione e figli
SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO54. VALSAMOGGIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO