Source: https://www.avvocatolomaistro.it/category/diritto-del-lavoro/
Timestamp: 2020-05-28 20:40:05+00:00
Document Index: 20037977

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 24', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 22']

Diritto del lavoro Archivi - Avvocato Cristian Lomaistro
Archivio Categorie Diritto del lavoro
addebito della separazione, coniuge separato con addebito, pensione reversibilità
In materia di pensione di reversibilità, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la recente ordinanza 02/02/2018, n. 2606 ha avuto modo di precisare che il diritto alla fruizione della stessa spetta anche in capo all’ex coniuge separato con addebito, in qualità di erede del coniuge defunto titolare del trattamento previdenziale.
Il Supremo Giudice del Lavoro ricorda, in particolare, come la questione sia stata già affrontata e risolta dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 286 del 28 luglio 1987, a cui si è uniformata la successiva giurisprudenza di legittimità, che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 24 della Legge n. 153/1969 e dell’art. 23, comma 4, Legge n. 1357/1962, nella parte in cui escludevano il coniuge separato per colpa o con addebito con sentenza passata in giudicato dagli aventi diritto alla erogazione della pensione di reversibilità, a seguito della quale (nonché della riforma dell’istituto della separazione personale), dunque, “tale pensione va riconosciuta al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite (separato o non) e in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte”.
Nel richiamare la motivazione addotta nella sentenza della Corte Costituzionale sopra richiamata – che qualifica la pensione di reversibilità come “una forma di tutela previdenziale nella quale l’evento protetto è la morte, cioè, un fatto naturale che, secondo una presunzione legislativa, crea una situazione di bisogno per i familiari del defunto, i quali sono i soggetti protetti” – la Sezione investita osserva che in essa non emergono elementi che autorizzino l’interprete a ritenere che residuino differenze di trattamento per il coniuge superstite in ragione del titolo della separazione, e che, soprattutto, in essa non vengono indicati condizioni ulteriori, rispetto a quelle valevoli per il coniuge non separato con addebito, ai fini della fruizione della pensione di reversibilità.
In forza di ciò, pertanto, per entrambe le situazioni trova applicazione l’art. 22 della Legge n. 903/1965, il quale non richiede, a differenza che per i figli di età superiore ai diciotto anni, per i genitori superstiti e per i fratelli e sorelle del defunto, quale presupposto per il riconoscimento del diritto alla pensione di reversibilità la vivenza a carico e lo stato di bisogno del coniuge superstite al momento del decesso – che la ratio della legge stessa, al contrario, mira ad evitare che divengano concreti presupposti e condizioni della tutela previdenziale -, ma unicamente l’esistenza del rapporto coniugale col coniuge defunto pensionato.
A tale regola, conclude la Corte, avrebbe dovuto attenersi il Giudice territoriale di secondo grado, la cui pronuncia contraria impugnata da una vedova separata con addebito, vistasi negare il diritto in questione, va, pertanto cassata, con decisione di accoglimento del ricorso nel merito.