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Timestamp: 2017-10-18 01:48:50+00:00
Document Index: 9301003

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'sentenza ', 'art. 48', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Stop al cemento a Tuvixeddu!
23 Marzo 2011 Gruppo d'Intervento Giuridico
P.P.R., area di Tuvixeddu-Tuvumannu (entro la riga continua gialla)
Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato (23 marzo 2011) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi riguardo la proposta di variante del noto intervento immobiliare sui Colli di Tuvixeddu e Tuvumannu (“Progetto di riqualificazione urbana e ambientale dei Colli di S. Avendrace”) presentata dalle Società Nuova Iniziative Coimpresa s.r.l. e Edilstrutture s.r.l. e già approvata dalla Giunta municipale con deliberazione n. 48 del 18 marzo 2011.
La variante – definita “non sostanziale” in quanto “non incide sul dimensionamento globale del piano e non comporta modifiche al perimetro, agli indici di fabbricabilità ed alle dotazioni di spazi pubblici o di uso pubblico” – modifica il piano attuativo del P.U.C. di Cagliari (deliberazione Consiglio comunale n. 114 del 10 ottobre 2000, P.I.A. CA 17 “Sistema dei Colli” relativo al parco archeologico-ambientale + piano attuativo allegato ad accordo di programma) con successive varianti “non sostanziali”, deliberazioni C. C. n. 41 del 7 luglio 2004 e n. 61 del 27 luglio 2010).
affreschi tomba Tuvixeddu
La suddetta variante si sostanzia in:
* trasferimento della volumetria prevista nel comparto F (zona catino di cava) ad altro comparto: il comparto F diverrebbe destinato a “verde pubblico” e/o “verde privato di uso pubblico”;
* trasferimento ad altro comparto dei volumi delle unità edilizie E3 o-p (case a schiera), attualmente nella “collinetta” adiacente al parco, verso il comparto M (vicino Via Falzarego) di proprietà del Comune di Cagliari, attualmente destinato a “servizi connessi alla residenza”;
* trasferimento e accorpamento dei volumi destinati a “servizi connessi alla residenza” attualmente individuati nell’area di proprietà comunale nel comparto M (vicino Via Falzarego) presso quelli già localizzati – in area di proprietà comunale – nel comparto A (Tuvumannu, zona Via Castelli);
* modifica tipologia edilizia (villa) delle unità edilizie d, e, f, g, h, i, l, m, n del comparto E in quattro corpi di fabbrica compatti in linea, con altezza inferiore al costone del Colle di Tuvixeddu, da inserirsi in un nuovo parco privato a uso pubblico nelle aree della collinetta della polveriera e in quelle previste per la localizzazione delle ville;
* ottimizzazione della dislocazione dei volumi del comparto D, destinati a “servizi generali” (zona G), attualmente concentrati nella Via Is Maglias (fronte Facoltà di Ingegneria), in parte da rilocalizzare in tre dei cinque corpi del comparto E2 (Piazza della Calceidrata), con assunzione di nuova destinazione d’uso “mista” del comparto D e del comparto E2 (residenze, servizi strettamente connessi alla residenza, servizi generali – uffici, negozi, ecc.).
Si tratta, quindi, di una variante che contempla sostanziali modifiche di ubicazione di volumetrie e modifiche di destinazioni d’uso tali da richiedere nuova autorizzazione paesaggistica in variante al precedente “parere” paesaggistico rilasciato dall’Assessorato regionale pubblica istruzione, beni culturali – Servizio tutela del paesaggio n. 3015 del 27 maggio 1999 di approvazione dell’intero intervento immobiliare sui Colli di Tuvixeddu e Tuvumannu, tuttora oggetto di ricorso degli Amici della Terra n. 4444/2010 pendente davanti al Consiglio di Stato.
L’intero compendio di Tuvixeddu-Tuvumannu è tutelato in gran parte da vincolo culturale e da specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e rientrante nell’ambito di tutela del piano paesaggistico regionale.
Tuvixeddu, veduta dall'alto
La “deroga” alla normativa e alle disposizioni del piano paesaggistico regionale per le zone C, D, G, F dei piani urbanistici comunali (P.U.C.) vigenti contenuta nel P.P.R. stesso (art. 15, comma 3°, delle norme di attuazione) può aver efficacia, però, solo per gli “interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi … approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del” P.P.R. e non si estende alle successive varianti: non è legittimamente possibile spostare volumetrie dai comparti non autorizzati definitivamente ovvero effettuare mutamenti di destinazione d’uso di volumetrie.
La recentissima sentenza Cons. Stato, Sez. VI, 3 marzo 2011, n. 1366, ritenendo ampiamente motivata l’inclusione dell’area Tuvixeddu-Tuvumannu nell’ambito della tutela prevista dal P.P.R., ha ricordato che “Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell’area è rinviata ad un’intesa tra Comune e Regione, fermo che ‘all’interno dell’area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata’ (art. 48, comma 2, delle NTA)”.
Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno, pertanto, chiesto l’adozione di specifico provvedimento di revoca del citato “parere” paesaggistico n. 3015 del 27 maggio 1999, l’adozione di specifico provvedimento di diniego di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di cui alla variante e l’avvio delle procedure di intesa per la disciplina definitiva dell’area, imperniata sulla salvaguardia del bene culturale, così come recentemente rammentato dal Consiglio di Stato.
Sono stati interessati il Ministro per i beni e le attività culturali, il Presidente della Regione autonoma della Sardegna, l’Assessore regionale dell’urbanistica, il Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, i Soprintendenti per i beni archeologici e per i beni paesaggistici, il Direttore del Servizio tutela paesaggistica di Cagliari, il Sindaco di Cagliari ed è stato informato il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.
Naturalmente saranno poste in essere tutte le necessarie azioni per preservare Tuvixeddu da un futuro di grigio cemento.
Tuvixeddu, vincolo storico-culturale
Categorie:Primo piano	Tag: beni culturali, cagliari, Comune di Cagliari, piano attuativo, piano paesaggistico regionale, tuvixeddu, tuvumannu, variante
19 Maggio 2011 a 20:49	| #1
da L’Unione Sarda, 19 maggio 2011
Tuvixeddu, in sei dal gup.
TRIBUNALE. L’inchiesta sul parco e sul palazzo di viale Sant’Avendrace. Il primo giugno ci sarà la decisione sul rinvio a giudizio.
L’inchiesta su Tuvixeddu: il pm chiede il rinvio a giudizio dei sei indagati, gli avvocati sollecitano il proscioglimento, il gup rinvia per la decisione al primo giugno.
I fatti di cui si è discusso ieri nell’udienza preliminare sono legati alle fioriere realizzate nel parco, al palazzo costruito sul viale Sant’Avendrace e al voto sull’estensione del vincolo archeologico sulla necropoli punica.
Rischiano il processo l’ex Sovrintendente ai beni archeologici Vincenzo Santoni, l’archeologa Donatella Salvi, il costruttore Raimondo Cocco e il direttore dei lavori Fabio Angius, il dirigente del Comune Paolo Zoccheddu e il funzionario Giancarlo Manis.
Santoni, nella seduta del 21 febbraio 2007 della commissione Paesaggio, avrebbe falsamente attestato che le tombe rinvenute dopo il vincolo imposto nel 1997 fossero all’interno dell’area vincolata. Inoltre, in quella stessa seduta, non si era astenuto nonostante la figlia Valeria, lavorasse come progettista delle opere pubbliche nelle aree di Tuvixeddu-Tuvumannu per conto della Nuova Iniziative Coimpresa dei fratelli Cualbu.
Insieme alla Salvi, Santoni è accusato di aver rilasciato l’autorizzazione alla costruzione di due palazzi sul viale Sant’Avendrace che compromettevano la prospettiva, la luce, l’ambiente e il decoro delle tombe romane a camera.
12 Maggio 2011 a 7:52	| #2
da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2011
Sei imputati davanti al giudice. Processo Tuvixeddu: respinte le eccezioni L’accusa parla il 18. Solo dichiarazioni spontanee all’udienza per Cocco e Angius. (Mauro Lissia)
CAGLIARI. Respinte tutte le eccezioni, il giudice Cristina Ornano ha fissato la data in cui il pm Daniele Caria chiederà il rinvio a giudizio dei sei indagati nell’inchiesta Tuvixeddu: è il 18 maggio. L’udienza si è conclusa in pochi minuti, il tempo di ascoltare le dichiarazioni spontanee di Raimondo Cocco e Fabio Angius, accusati di falso. Hanno chiarito di essersi trovati in mezzo al guado delle norme: mentre costruivano un palazzo in viale Sant’Avendrace sono arrivati i vincoli regionali.
Rito ordinario per tutti: l’ex sovrintendente ai beni archeologici Vincenzo Santoni, poi l’archeologa Donatella Salvi, il dirigente comunale Paolo Zoccheddu, l’ingegnere del servizio pianificazione del territorio Giancarlo Manis, l’imprenditori edile Raimondo Cocco e il direttore dei lavori Fabio Angius. La posizione di Luciano Muscas è stata stralciata per archiviazione.
7 Aprile 2011 a 15:36	| #3
Due mozioni presentate al Senato e alla Camera dai due parlamentari in vista della Settimana della cultura. Granata e Della Seta: «Un vincolo su Tuvixeddu».
CAGLIARI. «Salvare dal cemento e restituire alla cultura e all’uso della città di Cagliari la montagna sacra di Tuvixeddu, che ospita la più importante necropoli punica del Mediterraneo e che dopo decenni di degrado oggi è minacciata da un mega-progetto per l’edificazione di 300 mila metri cubi»: è l’obiettivo di due identiche mozioni presentate oggi al Senato e alla Camera, primi firmatari il senatore del Pd Roberto Della Seta e Fabio Granata di Fli. L’iniziativa, promossa volutamente alla vigilia della settimana della cultura in programma dal 9 aprile prossimo, segna la tappa più recente di una battaglia che da anni vede impegnati i due parlamentari, insieme alle associazioni per la tutela ambientale e a molti esponenti del mondo culturale, per fermare la cementificazione del colle di Tuvixeddu.
«Poche settimane fa – sottolineano Della Seta e Granata – il Consiglio di Stato ha stabilito che l’area va tutelata come previsto dal piano paesistico sardo e rimanda alla Regione Sardegna e al Comune di Cagliari il compito di definire concretamente norme di salvaguardia rigorose. Ora però il tempo stringe: per salvare questo tesoro prezioso che è patrimonio di Cagliari, dell’Italia e dell’umanità, occorre che il nuovo ministro dei beni culturali Galan interrompa il rumoroso silenzio del suo predecessore e si adoperi con urgenza per l’apposizione sull’area di un vincolo assoluto di inedificabilità ai sensi del Codice del paesaggio».
Sulla vicenda di Tuvixeddu pende ancora un ricorso presentato dal Gruppo di Intervento giuridico al Consiglio di Stato sull’autorizzazione «madre» che ha dato il via libera all’accordo di programma del 2000. Il Tar ha respinto il primo ricorso, che ora andrà al vaglio dei giudici di Roma. A giorni, sempre nella capitale, il collegio arbitrale dovrebbe decidere sulla richiesta di risarcimento avanzata alla Regione dai legali di Coimpresa
1 Aprile 2011 a 16:02	| #4
su Il Manifesto Sardo, n. 95, 1 aprile 2011
Il Comune di Cagliari forza la mano: http://www.manifestosardo.org/?p=7575
1 Aprile 2011 a 12:25	| #5
Cagliari, 1 aprile 2011
Non è una città per architetti. Angius: «Difendiamo la necropoli e chiediamo progetti per i cagliaritani». (Mauro Lissia)
CAGLIARI. L’uscita pubblica è stata dirompente: loro, gli architetti, che attaccano l’amministrazione comunale in difesa del paesaggio, dei beni storici, della sentenza del consiglio di stato che ha fermato la cementificazione di Tuvixeddu, dell’anfiteatro ridotto da undici anni a tribuna da stadio.
Il Comune accusato di schierarsi con l’interesse delle imprese contro quello della collettività. Come se d’improvviso, in una città rassegnata e indifferente a tutto, l’azione incessante delle associazioni ecologiste e culturali, di chi si è battuto con archi e frecce contro i tank del potere mattonaro avesse fatto breccia sulla coscienza di chi, da progetti e calcestruzzo, ha solo da guadagnarci.
Tullio Angius è il presidente dell’Ordine degli architetti e spiega come si è arrivati alla decisione di scendere in campo: «Ci siamo svegliati, abbiamo scelto di far sentire la nostra voce in un campo fondamentale come quello del paesaggio».
- Tuvixeddu, l’arena romana, il piano per il centro storico. In questa città non mancano i punti critici su cui discutere.
«E’ una città che potrebbe essere bellissima, forse la più bella del Mediterraneo. Ma è stata massacrata da opere conseguenti a progetti scollegati fra di loro. Non c’è un piano, non c’è un’idea…».
- In compenso le betoniere si muovono. L’orrenda cittadella della musica, per esempio.
«Non posso che essere d’accordo su quell’opera, mi dispiace per il collega che l’ha progettata. Ma potrei citarne altre».
- Faccia pure, architetto.
«Abbiamo scoperto che su Bonaria non c’è un vincolo legato al codice Urbani, una cosa incomprensibile. Così dobbiamo aspettarci che quel palazzo di quattro piani a due passi dalla basilica si costruisca davvero. Non c’è vincolo neppure sulla sella del Diavolo, vorrei che qualcuno mi spiegasse».
- Si faccia spiegare anche perchè Cagliari è la sola città di mare al mondo che non ha un lungomare.
«C’era un grande progetto di riqualificazione legato al Betile, sparito il Betile che era finalmente una grande opera di architettura, è finito tutto. Compresa la riqualificazione di Sant’Elia, il campus universitario».
- Può spiegare com’è che nasce una cosa come la piazza Maxia, con le luci verdi e una fossa che sembra destinata ai leoni?
«A lei non piace, ma non è questo il punto. Il punto è che si tratta di un’opera inutile. Che bisogno c’era di farla e di farla in quel modo?».
- Andiamo a Tuvixeddu, architetto. L’Ordine che lei presiede ha salutato la sentenza del consiglio di stato come una vittoria.
«Noi architetti siamo per la difesa del territorio, dei beni storici, della bellezza. Tuvixeddu è un bene dei cittadini, una ricchezza del mondo. Abbiamo un piano paesaggistico regionale che l’Europa ci invidia, che ai congressi cui partecipo viene indicato come un esempio illuminato da seguire. I giudici hanno stabilito che vada applicato, non possiamo che esserne felici».
- Eppure il Comune è schierato anche in giudizio con il costruttore e malgrado la sentenza ha votato una delibera che rilancia l’idea di costruire sui colli punici.
«Posso dire che si tratta di un sito archeologico e di un paesaggio storico di importanza mondiale, come si fa a non difenderlo? Il Ppr di Soru l’ha difeso, i soli a non averlo capito sembra che siamo noi cagliaritani».
- Se Tuvixeddu è salvo, Malfatano è un cantiere aperto.
«Sì, abbiamo pensato di diffondere un documento anche su questo problema, probabilmente lo faremo. Qui il discorso si fa complesso…».
- Dica, architetto.
«Sono figlio di un muratore e vengo da una lunga gavetta, figuriamoci se non capisco l’importanza del lavoro edile. Ho un enorme rispetto per le necessità legate al lavoro, ma allo stesso tempo dico che lavoro e operai non devono essere usati per ottenere volumetrie e per devastare paesaggi».
- Il suo giudizio sul progetto Sitas?
«E’ una cosa vecchia… in quella zona ci sono i furradroxius, si poteva lavorare su quelli, sistemarli, creare una sorta di albergo diffuso. Ci sarebbe stata ricchezza per tutti e il paesaggio sarebbe rimasto intatto. Così invece si porterà solo turismo d’élite, una replica fuori tempo della Costa Smeralda, un modello ormai superato».
- Eppure è il modello che la maggioranza di governo, sembra promuovere.
«Io spero, insieme ai miei colleghi, che in campagna elettorale si parli anche delle esigenze della città e dei cagliaritani. Spero che si pensi a soluzioni per il Poetto, per il lungomare, per i trasporti, per la qualità di vita dei cittadini. Noi architetti non siamo una casta, la nostra ambizione è di lavorare per il benessere dei cittadini e per rendere i luoghi più belli, più vivibili. Vorremmo che il paesaggio venisse prima degli interessi privati ed è questo che chiediamo alla politica».
Il preside di Architettura si schiera coi colleghi e lancia un appello alla prossima amministrazione comunale. Sanna: «Devono prevalere gli interessi pubblici».
CAGLIARI. «Non credo che debba esserci una contrapposizione tra pubblico e privato, ma sono d’accordo con l’Ordine degli architetti quando sostiene che il pubblico va rafforzato nell’interesse dei cittadini»: parole di Antonello Sanna (nella foto), preside della facoltà di architettura, deciso ad allinearsi con l’iniziativa dei colleghi per la difesa del paesaggio e dei beni culturali, un’iniziativa legata al caso Tuvixeddu e alla recente delibera con la quale il Comune ha cercato di rilanciare l’ipotesi edificatoria sui colli punici.
Sanna è categorico: «Cagliari ha bisogno di un forte indirizzo pubblico, di una maggiore attenzione ai beni comuni, di una tutela estesa per il patrimonio storico e culturale». Per questo il preside si dichiara d’accordo «con tutto ciò che sollecita in questa direzione» compresa la sentenza del Consiglio di Stato che confermando i vincoli imposti col piano paesaggistico su Tuvixeddu ha fatto prevalere l’interesse dei cittadini su quello del costruttore. Per il preside di architettura «Cagliari è una città sottostimata, che ha grandi margini di crescita economica e anche turistica». Ma di questa realtà «devono essere consapevoli anche gli imprenditori illuminati, che comprendono l’importanza di una città più bella».
Confermando in pieno la linea di difesa del paesaggio («con l’Ordine degli architetti la facoltà è in piena sintonia, abbiamo creato anche una consulta») Sanna ribadisce come sia indispensabile tener conto prima di tutto dei beni collettivi: «Non credo che si debbano creare contrapposizioni su questi temi fondamentali – avverte il preside di architettura – ma sono convinto che alla prossima amministrazione comunale sia giusto chiedere che il pubblico venga riportato alla tutela del bene comune». Un messaggio chiaro, che arriva dal mondo accademico ma anche da quello delle professioni, rivolto al sindaco che verrà: basta con la lobby delle betoniere, più attenzione alla città.
30 Marzo 2011 a 22:44	| #6
da La Nuova Sardegna, 30 marzo 2011
Gli architetti difendono Tuvixeddu.
L’Ordine: «La variante? Il Comune si è schierato contro la tutela e a favore degli interessi privati». (Mauro Lissia)
CAGLIARI. Il Comune si è schierato contro le iniziative di tutela dei beni architettonici, archeologici e paesistici per favorire invece la tutela degli interessi privati: lo sostiene l’Ordine degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori delle tre province di Cagliari, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias in una nota dal contenuto fortemente critico per l’approvazione della variante proposta da Coimpresa per Tuvixeddu e per l’immobilismo ormai decennale che ha condannato l’anfiteatro a trasformarsi in un monumento oscurato da tribune in legno. Gli architetti definiscono «incomprensibile» l’approvazione della delibera su Tuvixeddu «anche alla luce della nota firmata dalla direzione dei Beni culturali e inviata al sindaco».
L’Ordine degli architetti «esprime apprezzamento per la sentenza del Consiglio di Stato – è scritto nella nota – poichè si riafferma che la tutela del paesaggio prevale su ogni intervento di trasformazione, che la tutela del paesaggio è una competenza dello Stato e che l’interesse privato deve piegarsi al prevalente interesse collettivi» come stabiliscono la Costituzione e il Codice Urbani. Per gli architetti «la stessa disaffezione del Comune verso i propri beni culturali è riscontrabile nella vicenda dell’anfiteatro romano» sulla quale ancora si deve discutere nonostante il Tar «fin dal 2006, abbia bocciato il ricorso dell’amministrazione contro la Sovrintendenza che chiedeva la rimozione dell’allestimento ligneo».
La nota si conclude così: «Questo Ordine si schiera in difesa della tutela di beni paesaggistici, architettonici, storici, artistici e archeologici della città caratterizzata da rilievi geomorfologici, dalla giacitura tra mare e stagni, dalle testimonianze della cultura materiale che, incastonate nel tessuto urbano, identificano il luogo».
29 Marzo 2011 a 15:02	| #7
da L’Unione Sarda, 29 marzo 2011
Tuvixeddu, sì alla variante. CONSIGLIO. L’aula approva alcune delibere nella terzultima seduta.
Le polemiche non sono mancate ma alla fine il Consiglio comunale, alla terzultima seduta della consiliatura, ha approvato la variante che dovrebbe sbloccare l’urbanizzazione – almeno sul versante del municipio – del colle di Tuvixeddu. Ventun voti favorevoli, sette contrari: l’aula ha dato il via libera alla delibera di giunta nella quale si accettavano le modifiche proposte da Coimpresa, cioè lo spostamento di una parte della cubatura dal “catino” (vicino all’area archeologica) ad altre zone. Il Pd, compatto, ha cercato di bloccare l’approvazione del documento: Francesco Ballero ha chiesto apertamente di «ritirare la delibera», il capogruppo Ninni Depau ha letto in aula la lettera della direzione regionale del ministero dei Beni culturali che smentiva alcuni passaggi della stessa delibera (in particolare quello dove si parlava di una soluzione «condivisa» con il Mibac).
Per questo Massimo Zedda (Sel) ha parlato di «conflitto tra istituzioni», mentre Giuseppe Macciotta (Pd) ha spiegato: «La differenza tra quanto scritto nella delibera e quanto comunicato dal ministero inficia il documento sotto il profilo giuridico e dell’autorevolezza».
La maggioranza ha risposto con il presidente della Commissione urbanistica Massimiliano Tavolacci: «Questa pratica ha 31 anni di vita e invece che cercare di trovare una soluzione si cerca di bloccare il progetto per semplici interessi di campagna elettorale». Il sindaco è intervenuto per sottolineare la bontà del documento: «La proposta del privato è migliorativa e non ci sono motivi gravi per impedire la votazione». E ieri, con la consiliatura agli sgoccioli, sono state approvate anche altre delibere, come quella che è servita a concedere una fideiussione bancaria al Tennis club di Monte Urpinu, necessaria per realizzare alcuni lavori per «garantire una maggiore fruibilità dell’impianto e di incrementare il numero degli utenti».
Nelle prossime sedute – forse già durante quella di stasera – si parlerà del piano attuativo di Su Stangioni e di quello relativo alla lottizzazione nella zona del “Fangario”, tra via San Paolo e viale Elmas.
Poi si parlerà del nuovo Piano del commercio su aree pubbliche scoperte (che dovrebbe risolvere almeno in parte la questione dei ricciai) e il regolamento per l’affidamento «dei beni patrimoniali mediante sponsorizzazione». I privati, potranno realizzare «opere di interesse collettivo», per averne una parte in affidamento. ( m.r. )
29 Marzo 2011 a 14:54	| #8
da Metro News Cagliari, 29 marzo 2011
Sì a Tuvixeddu, blitz in Comune. Sì alla variante a Tuvixeddu. (Ennio Neri)
Il consiglio comunale approva le modifiche alla lottizzazione proposte da Coimpresa e approvate dalla giunta. Dopo una seduta ad alta tensione, col clima appesantito dalla lettera della Direttrice regionale del ministero dei Beni culturali Maria Assunta Lorrai, spedita a tutti i consiglieri, che ha smentito alcuni passaggi della delibera. Ma alla fine la maggioranza ce l’ha fatta: 21 favorevoli e 7 contrari. A nulla sono valsi gli appelli dell’opposizione di modificare il documento.
La storia. Due settimane fa la giunta approva la variante al progetto di Tuvixeddu: meno cubature e trasferimento dei volumi da catino e colle di Tuvixeddu verso via Falzarego e Tuvumannu. Nella delibera il Comune scrive che <>, tra cui <>, ma la Lorrai, direttrice regionale del Mibac, scrive di ignorare la variante proposta, nega ogni incontro col Comune dopo la sentenza del 3 marzo scorso, considera <> il riferimento all’articolo 15 del ppr e conclude minacciando <>. In aula è bagarre.
L’assessore all’Urbanistica Gianni Campus minimizza e ammette un’incontro con la Lorrai prima del 3 marzo, secondo Giuseppe Macciotta, Pd la delibera è inficiata e anche Massimo Zedda, Sel e candidato sindaco del centrosinistra rincara la dose. Per il primo cittadino Emilio Floris la delibera approva <> per il progetto e alla fine la maggioranza approva.
Maria Paola Morittu di Italia Nostra chiede alla Regione di salvare gli articoli 47, 48 e 49 delle norme di attuazione del ppr (oggetto di prossima revisione) che tutelano Tuvixeddu. L’annullamento degli articoli è ritenuto in contrasto col la sentenza del marzo scorso. Italia Nostra minaccia e invita la Regione a non abrogare le disposizioni dopo aver ottenuto il diritto alla tutela del colle.
29 Marzo 2011 a 14:28	| #9
Il nuovo piano Coimpresa passa in Consiglio. L’opposizione vota compatta per il no: «Si va contro il Ministero». (Mauro Lissia)
CAGLIARI. La delibera della giunta per la revisione del piano Coimpresa su Tuvixeddu è passata a maggioranza in consiglio comunale: malgrado il dissenso fortissimo del centrosinistra alla fine l’ordine di scuderia è stato eseguito: 21 voti a favore e 9 contro. In teoria Nuova Iniziative Coimpresa potrà metter mano al progetto di edificazione e spostare volumetrie su Tuvumannu, su un’area meno sensibile, salvando il catino. In realtà – come hanno sostenuto Massimo Zedda, Giuseppe Macciotta, Ninni Depau e altri esponenti della minoranza – sull’area dei colli punici non si potrà toccare una pietra perchè la sentenza del Consiglio di Stato ha messo fine a qualsiasi discussione, confermando il vincolo imposto dall’amministrazione Soru col piano paesaggistico.
D’altronde proprio la lettera firmata dalla direttrice regionale dei Beni Culturali Maria Assunta Lorrai, una nota trasmessa al sindaco Emilio Floris e consegnata ieri ai consiglieri comunali, avrebbe dovuto suggerire una pronta ritirata alle truppe di centrodestra: la dirigente statale ha chiarito in termini perentori di non conoscere la proposta di variante avanzata da Coimpresa, come invece la delibera afferma. Così come ha smentito che sia avvenuto un qualsiasi incontro tra gli uffici ministeriali e il Comune. Ma il sindaco, destinatario della nota, ha spiegato che non ci sono problemi: si può andare avanti tranquillamente malgrado nel provvedimento firmato dall’intera giunta compaia un’indicazione – riferita alla proposta Compresa – smentita seccamente dalla diretta interessata. Peraltro – hanno insistito i consiglieri del centrosinistra – la variante presentata e votata come «non sostanziale» sarebbe sostanziale sino in fondo, al punto che – l’ha sostenuto anche Stefano Deliperi in una nota diffusa l’altro ieri – una rimodulazione del piano di queste dimensioni dovrebbe passare al vaglio degli uffici, come dire che la procedura di autorizzazione dovrebbe essere ripetuta integralmente. Un passaggio comunque inutile, perchè sono stati proprio i vertici del Ministero ha dare una lettura definitiva della sentenza di palazzo Spada: per la Lorrai su Tuvixeddu non si potrà più fare nulla, il vincolo di cinquanta ettari vieta di mettere su anche un solo mattone. La tutela c’è e nessun accordo tra Comune e impresa privata potrà farla cadere. Bisognerebbe modificare il Ppr, ma – come riportiamo in altro servizio – la strada è impervia.
28 Marzo 2011 a 16:33	| #10
da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2011
Gli ecologisti: «Servono nuove autorizzazioni». (Mauro Lissia)
CAGLIARI. Ma la variante del piano Tuvixeddu proposta da Coimpresa, approvata dalla giunta comunale e in discussione oggi in consiglio «comporta sostanziali modifiche di destinazioni d’uso, tali da richiedere nuova autorizzazione paesaggistica in variante al precedente ‘parere’ paesaggistico rilasciato dall’assessorato regionale ai beni culturali il 27 maggio 1999 in approvazione dell’intero intervento immobiliare sui colli». Lo sostengono il Gruppo di Intervento giuridico e gli Amici della Terra in una nota pubblicata sul sito ecologista, nella quale fra l’altro si ricorda che quel parere è ancora sotto giudizio. Davanti al Consiglio di Stato pende il ricorso presentato dagli Amici della Terra, che se venisse accolto chiuderebbe definitivamente la partita giudiziaria sul piano Coimpresa. Una partita che secondo la responsabile della Direzione regionale dei Beni culturali Maria Assunta Lorrai sembrerebbe però chiusa comunque: la dirigente ministeriale, nella nota con cui ha smentito di aver approvato e anche di conoscere la proposta di variante avanzata dal costruttore per Tuvixeddu, ha sostenuto come la deroga contenuta nell’articolo 15 del piano paesaggistico non può salvare il progetto per il colle dallo stop definitivo all’edificazione imposto col vincolo regionale, la cui efficacia è stata confermata dai giudici amministrativi supremi. La decisione del consiglio comunale, secondo questa lettura, sarebbe dunque irrilevante: il colle punico non è più edificabile.
27 Marzo 2011 a 20:10	| #11
da L’Unione Sarda, 27 marzo 2011
Tuvixeddu, il ministero torna alla carica. «I nuovi vincoli bloccano i cantieri».
Secondo il direttore dei Beni culturali Maria Assunta Lorrai la sentenza del Consiglio di Stato sull’allargamento dei vincoli relativi al colle di Tuvixeddu riguardano anche il progetto edilizio di Coimpresa. È la stessa Lorrai a scriverlo in una nota inviata al sindaco di Cagliari, alla giunta e al presidente del Consiglio comunale, nella quale vengono citati alcuni passaggi della delibera che attende di essere approvata dall’aula di via Roma.
Nel documento dell’esecutivo Floris si fa riferimento all’articolo 15 delle norme attuative del Piano paesaggistico regionale, che consentirebbe al progetto di urbanizzazione del colle di rimanere valido anche dopo la sentenza dei giudici amministrativi. Sulla stessa linea è anche il gruppo Cualbu. Ma non la direzione regionale del Mibac: «Questa amministrazione non condivide l’assunto, sul quale non è mai stato avviato nessun confronto e che, peraltro, appare nel merito erroneo». La costola sarda del ministero precisa anche di ignorare «la proposta di variante sostanziale» approvata dalla giunta comunale. Nella delibera invece, che cita un passaggio della nota che accompagna la variante, c’è scritto che le soluzioni proposte da Coimpresa «sono state condivise con le parti istituzionali, tra cui il Mibac».
Secondo Giuseppe Cualbu, amministratore della società, si tratta di un «equivoco», visto che «il ministero era a conoscenza delle nostre intenzioni e delle possibili soluzioni», ma «la legge non prevede un loro parere in questo momento». Un passaggio su cui è d’accordo anche la direttrice Lorrai: «Esula dalle competenze di questa amministrazione la preventiva valutazione delle proposte di variazione dei Piani attuativi».
Anche l’assessore all’Urbanistica Gianni Campus conferma che, almeno in maniera informale, la sovrintendenza era informata della variante: «Io ho partecipato almeno a un incontro. E mi è sembrato che da più parti ci sia stata un sollecito al miglioramento del progetto. Dunque la sovrintendenza sapeva quello che stava succedendo, anche se va ricordato che non è necessario il suo parere in questo momento». E ora? La direzione regionale del ministero, con una frase sibillina, invita la giunta «all’immediata adozione degli atti conseguenti». Per ora l’unico atto previsto è quello della discussione e votazione della delibera in Consiglio comunale: se ne parlerà martedì prossimo. ( m.r. )
25 Marzo 2011 a 15:35	| #12
da La Nuova Sardegna, 25 marzo 2011
Tuvixeddu, il Ministero smentisce il Comune. Variante sconosciuta agli uffici e comunque non condivisa. (Mauro Lissia)
CAGLIARI. E’ arrivata la verità sulla delibera di giunta con la quale l’amministrazione Floris ha approvato la proposta di variante firmata da Coimpresa per il piano Tuvixeddu: non solo la Direzione regionale dei beni culturali non condivide la proposta, ma neppure la conosce. A scriverlo è la dirigente Maria Assunta Lorrai in una nota inviata al sindaco il 23 marzo e riportata in sintesi nel sito del Ministero. Se quanto la dirigente statale è vero qualcuno ha barato, perchè nella delibera votata dalla giunta risulta che «le soluzioni proposte sono state condivise con le parti istituzionali, Mibac e assessorato regionale agli enti locali e urbanistica». Una condivisione indispensabile per andare avanti sulla strada della rimodulazione del piano, peraltro ormai bloccato dai giudici amministrativi. Se c’è stato un falso è un problema che riguarda la Procura della Repubblica, di certo la delibera è stata approvata e portata in consiglio comunale il giorno dopo che la Lorrai ha inviato al sindaco la smentita. Risultato: il numero legale dei consiglieri è mancato d’improvviso. Ora si tratterà di attendere la prossima puntata di questo mistero buffo, con un dato da non dimenticare: l’accordo Comune-Coimpresa era stato annunciato davanti al Tar all’udienza in cui si doveva trattare il ricorso sul vincolo imposto dalla Sovrintendenza sull’area del canyon. E’ sulla base di quel presunto accordo che i legali del Comune hanno chiesto e ottenuto il rinvio dell’udienza, poi il contenuto è diventato pubblico con l’uscita della delibera. Solo che nel frattempo è accaduta qualcosa di sostanziale: il Consiglio di Stato ha giudicato legittima la perimetrazione dell’area vincolata su Tuvixeddu-Tuvumannu imposta dall’amministrazione Soru col piano paesaggistico. I giudici di palazzo Spada hanno anche confermato che dal 2000 ad oggi sono emersi nuovi ritrovamenti archeologici e che quindi non si potrà costruire alcunchè di nuovo in un’area complessiva di cinquanta ettari. E’ vero che i legali di Coimpresa sostengono il contrario, ma ora la Direzione regionale precisa che «nessun incontro o confronto è intervenuto con le amministrazioni competenti successivamente alla recente sentenza del Consiglio di Stato». E la Lorrai spiega comunque di «non condividere l’assunto secondo il quale nell’area trovano applicazione le prescrizioni di cui all’articolo 49 delle note tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale nel rispetto di quanto disposto all’articolo 15». Come dire: il vincolo non può essere violato.
24 Marzo 2011 a 21:59	| #13
la Giunta municipale di Cagliari scrive cose false nei suoi atti. Ne risponderà nelle sedi opportune.
dal sito della Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici (http://www.sardegna.beniculturali.it/index.php?it/140/notizie/126/variante-al-piano-di-riqualificazione-urbana-ed-ambientale-dei-colli-di-santavendrace-approvata-dalla-giunta-comunale-di-cagliari-in-data-18-marzo)
Variante al piano di riqualificazione urbana ed ambientale dei colli di Sant’Avendrace approvata dalla Giunta comunale di Cagliari in data 18 marzo.
24 Marzo 2011 a 15:29	| #14
il Consiglio comunale di Cagliari, nella seduta del 23 marzo 2011 (pomeriggio), non ha approvato la proposta di variante per mancanza del numero legale.
da Metro News Cagliari, 24 marzo 2011
Il no ecologista. (Ennio Neri)
No alla variante. le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra contestano le modifiche approvate dal Comune e ieri hanno chiesto il diniego di autorizzazione paesaggistica per gli interventi previsti con la variante e l’avvio delle procedure di intesa “per la disciplina definitiva dell’area, imperniata sulla salvaguardia del bene culturale, così come recentemente rammentato dal Consiglio di Stato”, scrive Deliperi.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico in Umbria e nelle Marche. Perché in ogni caso a Malfatano e Tuerredda lo scempio sarà inferiore al previsto.
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