Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-19100-del-28-09-2016
Timestamp: 2020-07-05 01:58:54+00:00
Document Index: 26981434

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 360', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 69', 'art. 16']

Sentenza Cassazione Civile n. 19100 del 28/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19100 del 28/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 28/09/2016, (ud. 04/07/2016, dep. 28/09/2016), n.19100
sul ricorso iscritto al numero 3189 del ruolo generale dell’anno
s.n.c. Nuova Stilmetal di M.R. e B.V., in persona
dei liquidatori pro tempore, rappresentati e difesi, giusta procura
speciale a margine del controricorso, dagli avvocati Piero Bellante
e Roberto Bragaglia, elettivamente domiciliatisi presso lo studio
del secondo in Roma, al viale Tupini, n. 133;
2012, n. 199;
4 luglio 2016 dal Consigliere Penino Angelina – Maria;
Sul piano della dedotta violazione dei criteri di riparto degli oneri probatori, il giudice d’appello non dubita che l’onere di provare l’applicabilità del regime speciale conciato all’impiego del deposito iva spetti al contribuente che intenda fruirne. La motivazione parte difatti dall’assunto che costituisce il presupposto di tale fruizione, ossia, appunto, dall’introduzione delle merci nel deposito. Quel che il giudice d’appello assume non provato è un fatto impeditivo – l’onere della prova del quale, secondo il regime dinamico di distribuzione, spetta all’Agenzia, dato dalle caratteristiche di tale introduzione, che secondo l’ufficio è stata virtuale, mentre secondo la società è stata fisica.
5. – Inammissibile è altresì il quarto motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, col quale l’ufficio lamenta “insufficienza della motivazione circa il fatto controverso e decisivo delle caratteristiche dell’introduzione della merce nel deposito.
Esso s’infrange contro il principio di diritto, applicabile razione temporis (all’impugnazione della sentenza, depositata il 12 dicembre 2012, si applica il testo novellato dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), secondo il quale la riformulazione di questa norma dev’essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 Prel., come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass., sez. un., 7 aprile 2014, n. 8053 e 8054 nonchè, tra varie, ord. 9 giugno 2014, n. 12928 e sez. un. 19881 del 2014). In definitiva, ha ulteriormente precisato questa Corte (Cass., sez. un., 10 luglio 2015, n. 14477), la nuova previsione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, legittima solo la censura per l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, non essendo invece più consentita la formulazione di censure per il vizio di insufficiente o contraddittoria motivazione.
6. – Infondato è poi il quinto motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, col quale l’Agenzia denuncia la contraddittoria motivazione della sentenza impugnata, là dove per un verso il giudice d’appello ha affermato che l’Agenzia non ha fornito prova che le merci non sono state introdotte nel magazzino, ma, per altro verso, ha fatto leva, in senso opposto, su alcune autofatturazioni di data anteriore alle importazioni Nessuna contraddizione è difatti predicabile, in quanto gli argomenti sono addotti a sostegno di diversi ragionamenti, relativi a distinte autofatturazioni.
– la violazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 17, 67 e 70, in relazione al suddetto il D.L. n. 331 del 1993, art. 50 – bis, sostenendo che l’autofatturazione non possa costituire adempimento sostitutivo dell’assolvimento dell’iva dovuta al momento dell’importazione – ottavo motivo.
Va premesso che non è destinata ad incidere sulla questione l’ordinanza interlocutoria n. 9278/16, con la quale la sesta sezione civile di questa Corte ha sottoposto alla Corte di giustizia in una fattispecie similare a quella in esame, la questione dell’applicabilità del preventivo contraddittorio prima dell’irrogazione di sanzione il D.Lgs. n. 471 del 1997, ex art. 13, dando per scontata l’applicabilità della normativa doganale, anzitutto per la natura interlocutoria della pronuncia e poi perchè verosimilmente in quel caso non era stata proposta la questione della natura dell’iva all’importazione.
Il che ne evidenzia la natura di tributo interno, in quanto l’iva all’importazione non colpisce esclusivamente il prodotto importato in quanto tale, ma s’inserisce nel sistema fiscale uniforme dell’iva, che colpisce sistematicamente e secondo criteri obiettivi sia le operazioni degli Stati membri, sia quelle all’importazione (Corte giust. 5 maggio 1982, causa C- 15/81, Schul, punto 21): difatti, a nonna dell’art. 12, comma 5, della sesta direttiva, “l’aliquota applicabile all’importazione di un bene è quella applicata alla fornitura di uno stesso bene effettuata all’interno del paese”; norma, questa, la quale trova rispondenza nel D.P.R. n. 633 del 1972, art. 69, che, ai fini della determinazione dell’iva all’importazione, richiama l’applicabilità delle “aliquote indicate nell’art. 16”.
8.1. – L’iva all’importazione non è, in definitiva, un tributo a sè stante; è, semplicemente, rispetto all’iva intracomunitaria, segnata da specificità procedimentali e sanzionatorie, correlate al meccanismo dell’ importazione:
8.2. – In questo contesto, l’assolvimento dell’imposta, sia pure tardivo, mediante il congegno dell’inversione contabile, in mancanza di specifiche deduzioni da parte dell’ufficio, esclude la configurabilità di un meccanismo frodatorio. Contrariamente a quanto sostenuto in ricorso, difatti, l’inversione contabile è utile modo di assolvimento dell’iva all’importazione/intracomunitaria: la Corte di giustizia, nella causa Equoland dinanzi richiamata, ha stabilito che “la sesta direttiva dev’essere interpretata nel senso che, conformemente al principio di neutralità dell’imposta sul valore aggiunto, essa osta ad una normativa nazionale in forza della quale uno Stato membro richiede il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto all’importazione sebbene la medesima sia già stata regolarizzata nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile, mediante un’autofatturazione e una registrazione nel registro degli acquisti e delle vendite del soggetto passivo” (punto 49 e dispositivo). Nè è prospettabile, già in tesi, un congegno elusivo o frodatorio in ragione del deposito infragiomaliero, in quanto, anche in caso d’inapplicabilità in tal caso del regime speciale (e non già, come enuncia l’ufficio, del beneficio fiscale), nessun vantaggio altrimenti non ottenibile avrebbe avuto la contribuente, la quale, invece, sarebbe giustappunto incorsa nella violazione sanzionabile del tardivo assolvimento dell’imposta.