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Timestamp: 2020-01-19 02:08:06+00:00
Document Index: 19264067

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 10']

Fallimento del datore di lavoro e T.F.R.: all'INPS spetta lo stesso credito del lavoratore - Giuridica.net
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staff 11 Giugno 2015
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Fallimento del datore di lavoro e T.F.R.: all’INPS spetta lo stesso credito del lavoratore?
Nell’ambito di un giudizio relativo ad un credito vantato dall’INPS, insinuatosi in surrogazione per il T.F.R. pagato ai lavoratori di una società assoggettata ad una procedura concorsuale, la Suprema corte ha ribadito che, in tema di diritto alla surroga, non può ammettersi che il creditore in surroga goda di una posizione diversa e più favorevole rispetto a quella che sarebbe comunque spettata al creditore cui si è surrogato. (Cass. Civ., Sez. lavoro, 3 giugno 2015, n. 11478)
Compensi avvocato: il regime speciale del procedimento per la liquidazione
Con Sent. 29 maggio 2015, n. 11273, la Corte di cassazione ritorna sulle problematiche che afferiscono al procedimento speciale di liquidazione degli onorari forensi per le prestazioni giudiziali civili di cui alla L. n. 794 del 1942 (ora disciplinate dall’art. 14 D.Lgs. n. 150 del 2011), soffermandosi, in particolare, sul regime impugnatorio del provvedimento con il quale viene definita la fase camerale conseguente all’opposizione del cliente. (Cass. Civ., Sez. II, 29 maggio 2015, n. 11273)
Sicurezza nei cantieri: committente deve vigilare su coordinatore con “alta vigilanza”
Il committente è obbligato a vigilare sul coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione dei lavori nei cantieri sull’effettivo svolgimento dell’attività di coordinamento e controllo sull’osservanza delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento. Secondo la Sent. n. 22032 del 2015 della Suprema Corte di Cassazione, tale attività di vigilanza, peraltro, non si concreta in un controllo capillare e continuo dell’attività del coordinatore, ma si sostanzia con modalità che valgono a descriverla come “alta vigilanza”. Analoga natura ha la vigilanza alla quale è chiamato il coordinatore medesimo, che interviene nel sistema di gestione del rischio da lavoro come articolazione tecnica del soggetto nei cui interesse è compiuta l’opera. (Cass. Pen., Sez. IV, 26 maggio 2015, n. 22032)
Caso Ruby: la concussione non è un reato di “posizione”, occorre sempre l’abuso di qualità o di funzione
Pronunciandosi sulla nota vicenda che aveva visto quale protagonista l’ex Premier, accusato di concussione per aver indebitamente fatto pressioni su un funzionario di polizia per ottenere l’affidamento di una minore ad un consigliere comunale, spacciandola come nipote di un noto politico egiziano, la Corte di Cassazione, con la Sent. n. 22526 del 2015, -nel respingere la tesi della Pubblica Accusa che aveva fatto ricorso per Cassazione contro la sentenza assolutoria- ha chiarito che non è la mera posizione sovraordinata e di supremazia, sempre connaturata alla qualifica di pubblico ufficiale in ragione della qualità rivestita o della funzione svolta, a integrare il delitto di concussione soltanto perché la controparte, per motivazioni a se interne, venga comunque ad avvertire uno state di soggezione, ciò perché, ai fini dell’integrazione di tale illecito, è necessario che la condotta abusiva del pubblico ufficiale divenga positivamente concreta, nel senso che la vittima deve essere posta nella condizione di percepirne l’effettiva portata intimidatoria e costrittiva, idonea a ingenerare in lei il timore di un danno contra ius, in caso di mancata adesione alla richiesta d’indebito che gli viene rivolta. (Cass. Pen., Sez. VI, 28 maggio 2015, n. 22526)
Mancata indicazione nome del subappaltatore “Parola all’Adunanza Plenaria”
Vengono rimesse all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato alcune questioni inerenti alle procedure di gara d’appalto e relative all’indicazione del nominativo del subappaltatore in sede di offerta e all’ammissibilità del rimedio del cosiddetto soccorso istruttorio in caso di omessa indicazione in sede di offerta dei costi per gli oneri di sicurezza aziendale. (Cons. di Stato, Sez. IV, Ord., 3 giugno 2015, n. 2707)
Quando un’associazione locale di categoria può impugnare un regolamento regionale?
La legittimazione ad agire degli enti rappresentativi di interessi diffusi implica che l’ente collettivo abbia un apprezzabile grado di rappresentatività della categoria, che possa statutariamente tutelare gli interessi dei propri membri, che l’impugnativa sia diretta a contrastare violazioni di norme poste a tutela dell’intera categoria, ovvero a perseguire un vantaggio, anche solo strumentale, a favore degli appartenenti al gruppo medesimo e che non sussista un conflitto, anche solo potenziale, tra le posizioni dei singoli associati. (T.A.R. Friuli-Venezia Giulia, Trieste, Sez. I, 29 aprile 2015, n. 204)
L’assenso del cliente non esclude la responsabilità dell’avvocato per difesa pregiudizievole
La scelta della linea tecnica da seguire nella prestazione professionale spetta esclusivamente all’avvocato. L’assenso o addirittura la sollecitazione da parte del cliente in relazione alla proposizione di mezzi difensivi a lui pregiudizievoli non esonera il difensore dalla responsabilità per negligenza professionale. Nello caso concreto, risponde dei danni provocati al cliente il difensore che chiama in causa un terzo nei cui confronti il diritto è prescritto. (Cass. Civ., Sez. III, 20 maggio 2015, n. 10289)
Facebook, i controlli difensivi occulti del datore di lavoro sono tendenzialmente ammissibilità
I controlli difensivi “occulti” sono tendenzialmente ammissibili in quanto diretti all’accertamento di comportamenti illeciti diversi dal mero inadempimento della prestazione lavorativa restando comunque necessario che le attività di accertamento si esplichino con modalità che contemperino l’interesse del datore al controllo e alla difesa dell’organizzazione con il rispetto delle garanzie di libertà e dignità dei dipendenti, ed in ogni caso rispettino i canoni generali della correttezza e buona fede contrattuale. (Cass. Civ., Sez. lavoro, 27 maggio 2015, n. 10955)
Reato continuato e “droghe leggere”: pena da ricalcolare?
Con la Sent. n. 22471 del 2015, le Sezioni unite intervengono in materia di reato continuato e “droghe leggere” stabilendo il ricalcolo della pena. La Suprema Corte entra pertanto in merito alla questione se, in tema di stupefacenti, il principio dell’applicazione della disciplina più favorevole, determinatasi per effetto della sentenza della Corte Cost. n. 32 del 2014 con riferimento al trattamento sanzionatorio relativo ai delitti previsti dall’art. 73 D.P.R. n. 309 del 1990 aventi ad oggetto le c.d. “droghe leggere”, e il conseguente dovere di rideterminare la pena, trovi applicazione o no anche per gli aumenti stabiliti a titolo di continuazione per i reati-satellite. (Cass. Pen., Sez. Unite, 28 maggio 2015, n. 22471)
Liberazione anticipata speciale e condannati per il 4-bis: detrazione di pena esclusa
Non si applica ai condannati per i delitti ex art. 4-bis Ordinamento Penitenziario la detrazione di pena concessa con la liberazione anticipata speciale (75 giorni per ogni semestre di pena scontata, anziché 45, per il periodo che va dal 24 dicembre 2013 al 24 dicembre 2015) giusta modifica apportata dalla legge di conversione n. 10 del 2014 all’art. 4 D.L. n. 146 del 2013, il c.d. decreto svuota carceri. Questo è quanto deciso dalla Sent. n. 20918 del 2015 della Suprema Corte di Cassazione. (Cass. Pen., Sez. I, 20 maggio 2015, n. 20918)
La diffida di rimozione opere abusive è nulla se l’oggetto non è chiaramente identificato?
E’ nullo, ai sensi dell’art. 21-septies L. n. 241 del 1990, per difetto di un elemento essenziale e, in particolare dell’oggetto, un provvedimento amministrativo con il quale un Comune ha diffidato il titolare di una concessione demaniale per la gestione di un complesso turistico balneare a rimuovere alcuni manufatti realizzati sul demanio marittimo a ridosso della battigia, nel caso in cui l’ordine di rimozione sia privo della esatta identificazione delle opere abusive, non consentendo di identificare con sufficiente certezza la porzione di realtà giuridica e materiale su cui l’atto è destinato ad incidere. (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VII, 25 maggio 2015, n. 2882)
Appalto integrato: verifica a campione dei requisiti speciali?
Nell’appalto integrato i progettisti indicati, al pari di quelli associati, devono essere “qualificati” e come tali in possesso sia dei requisiti di ordine generale sia di quelli di capacità tecnico professionale previsti dal Codice dei contratti pubblici. (Cons. di Stato, Sez. V, 26 maggio 2015, n. 2638)
La Corte costituzionale, con la Sent. n. 95 del 2015, ha dato il via libera al patteggiamento previa estinzione del debito tributario in caso di reati fiscali. È stata, quindi, promossa la disciplina più restrittiva introdotta dalla L. n. 148 del 2011: la Consulta ha escluso che la norma vìoli i principi sanciti dagli artt. 3 e 24 Cost. (Corte Cost., 28 maggio 2015, n. 95)
Illegittima la sanzione per l’omessa comunicazione dei compensi per gli incarichi ai dipendenti pubblici
È costituzionalmente illegittima la norma che stabilisce l’applicabilità di una sanzione amministrativa pecuniaria in danno degli enti pubblici economici e dei privati che, avendo conferito incarichi retribuiti a dipendenti pubblici, omettono di comunicare all’amministrazione di appartenenza l’ammontare dei compensi erogati ai predetti. (Corte Cost., 5 giugno 2015, n. 98)
Diffama imputato poi assolto, ingiusta la condanna del giornalista se il procedimento penale era ancora pendente?
Pronunciandosi su un caso riguardante un procedimento per diffamazione nei confronti di un giornalista a seguito della pubblicazione di un articolo su un importante caso giudiziario penale in cui l’imputato era stato alla fine assolto. La Corte, nell’escludere la violazione dell’art. 10 della Convenzione e.d.u., ha rilevato, in particolare, che era chiaro dall’articolo che il procedimento era pendente e non si era ancora concluso nel momento in cui era stato pubblicato. Il testo dell’articolo, peraltro, riproduceva fedelmente il testo dell’imputazione formulata dalla Pubblica accusa, e non vi era alcun motivo per il giornalista di ritenere che l’accusa non potesse considerarsi una fonte attendibile su cui basare la notizia. (Corte europea dei diritti dell’Uomo, 2 giugno 2015, n. 54145/10)
Da Pluris Quotidiano Giuridico