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Timestamp: 2017-01-18 09:58:42+00:00
Document Index: 4352806

Matched Legal Cases: ['art. 384', 'sentenza ', 'art. 720', 'art. 720', 'art. 784', 'art. 1114', 'art. 728', 'art. 720', 'art. 720', 'art. 720', 'art. 718', 'art. 726']

Art. 1114 codice civile: Divisione in natura
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 1114 codice civile: Divisione in natura L’AUTORE: Redazione
La divisione ha luogo in natura, se la cosa può essere comodamente divisa (1) in parti corrispondenti alle quote dei partecipanti.
Divisione: [v. 1113]; Quota: [v. 1101].
(1) L’espressione comodamente divisa non può essere riferita esclusivamente alla facilità con cui la cosa comune può essere ripartita in più porzioni da attribuire ai singoli partecipanti alla comunione. La comoda divisibilità della cosa comune va piuttosto riferita all’assenza di pregiudizio patrimoniale per la cosa comune in conseguenza della divisione di essa in più parti.
In caso di scioglimento della comunione ereditaria od ordinaria, fine primario della divisione è la conversione del diritto di ciascun condividente alla quota ideale in diritto di proprietà esclusiva di beni individuali, sicché quando in presenza di un immobile indivisibile o non comodamente divisibile vi è una pluralità di richieste di assegnazione benché è possibile l'assegnazione anche ai titolari di quota minore, laddove ciò corrisponda all'interesse comune delle parti. (Nell'affermare il suindicato principio la S.C. ha ritenuto infondata la doglianza del ricorrente secondo cui l'attribuzione dell'immobile in comunione pro indiviso al titolare di quota minore, non assegnatario di altri beni in comunione, e non già al titolare della quota maggiore, viceversa attributario di altri beni immobili oggetto della divisione, risultava nella specie adottata in violazione del criterio elettivo della quota maggiore. La S.C. ha peraltro corretto ex art. 384 c.p.c. la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui essa risultava erroneamente motivata con riferimento non già all'interesse comune delle parti bensì all'interesse precipuo - seppur grave - dell'assegnataria, invalida civile con totale e permanente inabilità, oltre che facendo inammissibilmente richiamo a ragioni di equità invero estranee a pronunzia da rendersi, in difetto di diversa e concorde richiesta delle parti, secondo diritto).
Cassazione civile sez. II 25 ottobre 2006 n. 22906 Il concetto di "comoda divisibilità" del bene a cui fanno riferimento gli art. 720 e 1114 c.c. postula, sotto l'aspetto strutturale, che il frazionamento del bene sia attuabile mediante determinazione di quote concrete suscettibili di autonomo e libero godimento e, sotto l'aspetto economico-funzionale, che la divisione consenta il mantenimento, sia pure in misura proporzionalmente ridotta della funzionalità che aveva il tutto e non comporti un sensibile deprezzamento del valore delle singole quote rapportate proporzionalmente al valore dell'intero, tenuto conto della normale destinazione e utilizzazione del bene stesso.
Corte appello Roma sez. III 20 settembre 2006 n. 3905 L'impossibilità materiale di frazionare un bene immobile in parti di esso corrispondenti alle quote degli aventi diritto, suscettive di autonomo e libero godimento, in relazione alla funzione originaria del bene, rende superfluo l'esame dell'entità della spesa da affrontare per il frazionamento e del deprezzamento che ne potrebbe derivare.
Cassazione civile sez. II 11 marzo 1997 n. 2170 L'unitaria destinazione economica del bene comune non ne esclude la comoda divisibilità, ai sensi dell'art. 720 c.p.c., nel giudizio di divisione regolato dagli art. 784 e ss. c.p.c., se il bene può essere materialmente ripartito, senza pregiudizio dell'originario valore economico, in parti vantaggiosamente utilizzabili dai singoli condividenti.
Cassazione civile sez. II 24 febbraio 1995 n. 2117 In tema di divisione di cose comuni, il principio dell'art. 1114 c.c., per il quale la divisione ha luogo in natura se la cosa può essere comodamente divisa in porzioni corrispondenti alle quote dei partecipanti, non esclude la possibilità del ricorso al correttivo dei conguagli in denaro, previsto dall'art. 728 c.c..
Cassazione civile sez. II 24 febbraio 1995 n. 2117 In tema di scioglimento di comunione avente ad oggetto un immobile, il requisito della comoda divisibilità del bene, ai sensi degli art. 720 e 1114 c.c. postula, sotto l'aspetto economico-finanziario, che la divisione non incida sull'originaria destinazione del bene e non comporti un sensibile deprezzamento del valore delle singole porzioni rispetto al valore dell'intero. Peraltro l'accertamento del giudice del merito circa la concreta riscontrabilità del predetto requisito non è censurabile in Cassazione se sorretto da motivazione sufficiente e non contraddittoria.
Cassazione civile sez. II 02 febbraio 1995 n. 1260 Il diritto di ciascun condividente ad una porzione di beni qualitativamente omogenea all'intero non è assoluto e derogabile, ma trova un limite, oltre che nella indivisibilità del bene imposta dalla legge nell'interesse della produzione nazionale, nel pregiudizio che il frazionamento arrecherebbe alle ragioni della pubblica economia e dell'igiene e nella non comoda divisibilità degli immobili, la quale può dipendere sia dalla eccessiva onerosità delle opere di divisione o dei pesi, limiti e servitù che essa impone per il godimento delle singole quote, sia dal pregiudizio che da essa deriverebbe per il valore delle porzioni rispetto all'intero o per la normale utilizzabilità dei beni.
Cassazione civile sez. II 01 febbraio 1995 n. 1158 In tema di scioglimento di comunione avente ad oggetto un immobile, il requisito della comoda divisibilità del bene, ai sensi degli art. 720 e 1114 c.c., postula sotto l'aspetto strumentale che il frazionamento sia attuabile mediante la determinazione in concreto di porzioni suscettibili di autonomo e libero godimento, non gravate, almeno di norma, da pesi, servitù e limitazioni eccessive, e che possono formarsi senza la necessità di fronteggiare problemi tecnici troppo costosi e particolarmente complessi e, sotto l'aspetto economico-funzionale, che la divisione non incida sull'originaria destinazione del bene e non comporti un sensibile deprezzamento del valore delle singole porzioni rispetto al valore dell'intero.
Cassazione civile sez. II 15 febbraio 1990 n. 1104 L'art. 720 c.c., che disciplina l'ipotesi della non comoda divisibilità di immobili, costituisce una deroga al principio generale dell'art. 718 c.c., che attribuisce a ciascun coerede il diritto ai beni in natura secondo le norme stabilite negli art. 726 e 727 c.c. e, pertanto, la non comoda divisibilità di un immobile può essere ritenuta solo ove risulti rigorosamente accertata la ricorrenza dei suoi presupposti e cioè la irrealizzabilità del frazionamento dell'immobile ovvero la sua realizzabilità a condizione di notevole deprezzamento o senza la possibilità di formare porzioni suscettibili di autonomo e libero godimento, non compromesso da pesi, servitù o limitazioni eccessive.
Cassazione civile sez. II 22 aprile 1986 n. 2822 Art. precedente
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