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Timestamp: 2018-11-17 09:21:16+00:00
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza del 27 febbraio 2013, n. 9408. In tema di dichiarazioni accusatorie - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza del 27 febbraio 2013, n. 9408. In tema di dichiarazioni accusatorie
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Le dichiarazioni accusatorie devono caratterizzarsi per la loro specificità, nel senso che la c.d. convergenza del molteplice deve essere sufficientemente individualizzante e riguardare sia la persona dell’incolpato sia le imputazioni a lui ascritte, fermo restando che non può pretendersi una completa sovrapponibllità degli elementi d’accusa forniti dai dichiaranti, ma deve privilegiarsi l’aspetto sostanziale della loro concordanza sul nucleo centrale e significativo della questione fattuale da decidere.
sentenza del 27 febbraio 2013, n. 9408
3. – Il ricorso è destituito di fondamento e va rigettato, Deve innanzitutto premettersi, nella verifica della consistenza dei rilievi critici mossi dal ricorrente, che la sentenza della Corte territoriale non può essere valutata isolatamente ma deve essere esaminata in stretta ed essenziale correlazione con la sentenza di primo grado, sviluppandosi entrambe secondo linee logiche e giuridiche pienamente concordanti, di talchè – sulla base di un consolidato indirizzo della giurisprudenza di questa Corte – deve ritenersi che la motivazione della prima si saldi con quella della seconda fino a formare un solo complessivo corpo argomentativo e un tutto unico e inscindibile (cfr. Cass., Sez. Un., 4 febbraio 1992, Ballan ed altri e, da ultimo, Sez. 1, 21 marzo 1997, Greco ed altri;
Sez. 1, 4 aprile 1997, Proietti ed altri).
3.1 – Ciò posto, si osserva che i primi tre motivi del ricorso (richiesta di rinnovazione istruttoria) non sono fondati e vanno respinti.
3.1.1 – La completezza e la piena affidabilità logica dei risultati del ragionamento probatorio seguito dalla Corte territoriale giustificano la decisione contraria alla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale sul rilievo che nel giudizio di appello essa costituisce un istituto eccezionale fondato sulla presunzione che l’indagine istruttoria sia stata esauriente con le acquisizioni del dibattimento di primo grado, sicchè il potere del giudice di disporre la rinnovazione è subordinato alla rigorosa condizione che egli ritenga, contro la predetta presunzione, di non essere in grado di decidere allo stato degli atti (Cass., Sez. Un., 24 gennaio 1996, Panigoni; Sez. 1, 11 novembre 1999, Puccinelli ed altro).
Atteso che l’esercizio di un simile potere è affidato al prudente apprezzamento del giudice di appello e resta incensurabile nel giudizio di legittimità se adeguatamente motivato (Cass., Sez. 3, 29 luglio 1993; Cass., Sez. 1, 15 aprile 1993, Ceraso) deve sottolinearsi che la motivazione della sentenza impugnata da conto, in modo inequivoco, delle ragioni per le quali non è stata accolta la richiesta di rinnovazione parziale del dibattimento in appello, essendo stato ritenuto che gli elementi probatori disponibili risultassero completi e concludenti per la formazione del convincimento del giudice di secondo grado (Sez. 1, 19 marzo 2008, n. 17309, Calisti).
Ed è altresì consolidato principio di questa Corte ritenere, che la mancata rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio d’appello può costituire violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. d), solo nel caso di prove sopravvenute o scoperte dopo la sentenza di primo grado (art. 603 c.p.p., comma 2) (Sez. 5, del 8 maggio 2008, n. 34643, P.G. e De Carlo e altri, rv. 240995) mentre l’error in procedendo è rilevante ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. d), è configurabile soltanto quando la prova richiesta e non ammessa, confrontata con le motivazioni addotte a sostegno della sentenza impugnata, risulti decisiva, cioè tale che, se esperita, avrebbe potuto determinare una decisione diversa; la valutazione in ordine alla decisività della prova deve essere compiuta accertando se i fatti indicati dalla parte nella relativa richiesta fossero tali da poter inficiare le argomentazioni poste a base del convincimento del giudice di merito (ex plurimis, Sez. 4, 14 marzo 2008, n. 23505, Di Dio, rv. 240839).
3.1.2 – La Corte territoriale si è adeguata a questi principi, avendo esaustivamente argomentato circa la completezza dell’istruttoria espletata e la sostanziale superfluità dell’integrazione voluta dal ricorrente; il profilo probatorio che la difesa del prevenuto intende far entrare nel processo, non è suscettibile di essere migliorato o integrato, sicchè la sua valenza rimarrebbe pur sempre quella già evidenziata dal giudice; rimane infatti non dimostrato (e non dimostrabile) che il C. avesse assunto in quel periodo dei farmaci “potenti” e tale da porlo in condizioni fisiche e psicologiche di inadeguatezza al ruolo complesso demandatogli all’interno del gruppo di fuoco, rimanendo al rango di una mera congettura che sia la normalità per un paziente l’assunzione di farmaci piuttosto che quella di non assumerli. Sotto questo profilo è corretta la valutazione di irrilevanza dell’esame di un farmacologo o il nuovo esame del dott. S..
E’ rimasto parimenti indimostrato (e non dimostrabile) che il ricorrente non si sia comunque allontanato da casa per commettere il triplice omicidio e questo nonostante l’assunto costante controllo “a vista” da parte dei parenti preoccupati del fatto che potesse ripetere nei giorni successi al 2 novembre 1990, il suo gesto insano considerato peraltro che il triplice omicidio è stato commesso tre giorni dopo il tentativo di suicidio. La Corte territoriale ha stigmatizzato peraltro nell’alveo del diniego della richiesta rinnovazione istruttoria la contraddittorietà delle prove dichiarative raccolte sul punto, tali da farle ritenere inattendibili e quantomeno inveritiere per essere piuttosto volte a riscontrare in modo Interessato l’alibi del C..
Inoltre, in relazione all’acquisizione della sentenza della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere del 29 settembre 2004, incombendo sul procedimento un onere di focalizzazione dell’istruttoria in relazione al thema probandum e alla necessità di rispettare il principio della ragionevole durata del processo, il diniego da parte del giudice del merito, anche sotto questo profilo, è logico ed esaustivo. Ogni prova deve essere per vero valutata all’interno del procedimento in cui viene fatta valere, sicchè la verifica di attendibilità del F. deve essere apprezzata in questo giudizio sulla base degli elementi in esso formati e non aliunde con riferimento ad altri fatti.
3.4 – In ricorso vengono inoltre riproposte le stesse censure già vagliate dal giudice di merito (senza peraltro confutarle se non in modo generico o apodittico) e concernenti vuoi la pretesa conoscenza da parte di alcuni pentiti ( D.L. e B.D.) di dati processuali altrimenti acquisiti circa la partecipazione del C. agli eventi per cui è causa, vuoi l’imprecisione dei collaboranti su altri aspetti ricostruttivi della dinamica della vicenda.
La Corte territoriale ha chiarito che non è stata acquisita alcuna prova di questo travaso di informazioni che è rimasto al solo rango di mera congettura. In questa sede non può non osservarsi che le collaborazioni dei pentiti spesso intervengono in empi diversi e non per questo sono anche false o inattendibili. E’ pacifico, in giurisprudenza che, in tema di valutazione della prova, i riscontri esterni alle chiamate in correità possono essere costituiti anche da ulteriori dichiarazioni accusatorie, le quali devono tuttavia caratterizzarsi:
a) per la loro convergenza in ordine al fatto materiale oggetto della narrazione;
b) per la loro indipendenza – intesa come mancanza di pregresse intese fraudolente – da suggestioni o condizionamenti che potrebbero inficiare il valore della concordanza;
c) per la loro specificità, nel senso che la c.d. convergenza del molteplice deve essere sufficientemente individualizzante e riguardare sia la persona dell’incolpato sia le imputazioni a lui ascritte, fermo restando che non può pretendersi una completa sovrapponibllità degli elementi d’accusa forniti dai dichiaranti, ma deve privilegiarsi l’aspetto sostanziale della loro concordanza sul nucleo centrale e significativo della questione fattuale da decidere (Cass., Sez. 6, 26 novembre 2008, n. 1091; Sez. 2,4 marzo 2008, n. 13473).
Come emerge anche dalla lettura della sentenza gravata, in carenza di elementi che possano far ritenere sussistente un concerto tra i collaboranti in vista di una prefabbricazione avulsa dalla realtà, il semplice sfasamento delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia nel tempo, rimane un mero fatto neutro, del tutto insufficiente a far ritenere dette dichiarazioni non autonome tra loro.
Inoltre la Corte di merito ha evidenziato che le riscontrate divergenze vertono solo su fatti non essenziali e non qualificanti tant’è che il giudice (come accaduto in altri procedimenti similari) le ha congruamente giustificate con il tempo decorso e con il fatto che la concitazione di momenti così tragici come il triplice omicidio ha fatto in modo che venissero fissati alcuni particolari rispetto ad altri, soprattutto quelli che per fattori organizzativi e per la presenza di numerose persone dipendevano da altri sodali.
E’ stato fatto comunque salvo il nucleo portante dell’imputazione, sottolineando anzi che le rilevate diversità fanno semmai pensare, al contrario, a una genuinità e originalità di fondo (per la imperfezione che necessariamente accompagna le cose umane) e non a una comune e stereotipata fonte informativa. La Corte di merito peraltro evidenzia in sentenza che non vi è neppure prova di risentimenti od ostilità di sorta, tali da aver potuto condizionare le propalazioni dei collaboranti in modo da inficiarne la validità, come invocato dalla difesa.
4. – Al rigetto del ricorso consegue di diritto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2013-03-26T12:05:10+00:0025 marzo 2013|Cassazione penale 2013, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti