Source: http://cesducim.blogspot.com/2007/05/no-al-condono-edilizio-sui-terreni-di.html
Timestamp: 2018-07-23 03:28:26+00:00
Document Index: 135024990

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 114', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 9']

cesducim "CIVIC USES IN ITALY": NO AL CONDONO EDILIZIO SUI TERRENI DI USO CIVICO
COMMENTO di Giuseppe Di Genio
TUTELA AMBIENTALE DEGLI USI CIVICI E CONDONO EDILIZIO “REGIONALE”
Con la sentenza n. 70 del 2005 la Corte costituzionale, sotto la presidenza di Fernanda Contri (vale sottolineare che sotto la presidenza di una giurista si ritorna a parlare del tema degli usi civici, alquanto ondivago nella evoluzione della giurisprudenza costituzionale), si è soffermata, nell’ambito di un giudizio di legittimità costituzionale di tipo principale o in via di azione (redattore Ugo De Siervo), sul rapporto, di inestricabile attualità, tra la tematica, alquanto complicata, del condono edilizio, in larga parte già definita con la sentenza n. 196 del 2004, laddove ha stabilito che solo alla legge statale spetta il potere di incidere sulla sanzionabilità penale, e quella delle diverse configurazioni edilizie ed urbanistiche, di particolare impatto sociale, economico ed ambientale, ricadenti abusivamente sui terreni gravati da uso civico.
In realtà, la questione è molto più ampia perchè abbraccia tutte le zone c.d. demaniali configurabili nel nostro ordinamento, realizzando, così, una sorta di parificazione e pariordinazione tra demanio marittimo, lacuale, fluviale e di uso civico: una sorta di “no fly zone” del condono edilizio.
La questione nasce dal sindacato della Consulta sull’art. 4, comma 125, della legge 24 dicembre 2003 n. 350, su ricorso della Regione Marche, in relazione all’art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione laddove è stato modificato l’art. 32, comma 27, lettera g) del decreto legge n. 269 del 2003, convertito nella legge n. 326 del 2003. Secondo la Regione Marche, infatti, l’art. 4, comma 125, della legge n. 350 del 2003, prevedendo l’esclusione dalla sanatoria edilizia, introdotta dall’art. 32 del decreto legge n. 269 del 2003, non solo delle opere realizzate sul demanio marittimo ma anche di quelle realizzate sul demanio lacuale e fluviale nonché sui terreni gravato da uso civico, avrebbe introdotto una disciplina di dettaglio per individuare le zone escluse dalla sanatoria, determinando comunque una lesione della sfera di competenza legislativa regionale sia per quanto concerne la materia dell’edilizia sia per quanto concerne quella del governo del territorio.
La sentenza assume rilievo, tuttavia, anche sul piano delle considerazioni della difesa erariale. Risulta, infatti, particolarmente interessante sottolineare, al di là dell’escamotage strategico per attirare la competenza in materia di condono nei terreni gravati da uso civico sul piano nazionale, il riconoscimento della valenza prevalentemente ambientalista ex art. 9 Cost. assunta oramai dagli usi civici. Di talchè, si afferma nella sentenza, “le competenze amministrative delle Regioni al riguardo dovrebbero comunque ritenersi subordinate alla salvaguardia dei valori la cui tutela è affidata allo Stato dall’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione”.
Tali profili appaiono di un certo rilievo in quanto gli usi civici hanno assunto indubbiamente una molteplice rilevanza all’interno del nostro ordinamento giuridico, tuttavia, non solo di tipo ambientale-paesaggistico, ma anche forestale, economico, urbanistico, edilizio, culturale, turistico ed archeologico. Tra l’altro, anche sul piano della comparazione, sincronica e diacronica, gli usi civici possono essere definiti “un crittotipo a molteplice virtualità”.
In tale prospettiva, le singole leggi quadro nelle materie appena citate, assumono una indubbia valenza tutoria ovvero suppletoria nella garanzia concreta ed immediata dei diritti di uso civico, rispetto ad una normativa specifica alquanto vetusta e disarticolata, finanche sul piano regionale.
Tale assunto appare confermato dall’intervento normativo de qua che, anche attraverso un decreto legge iniziale, ha disciplinato la portata massima del condono edilizio straordinario estendendone solo successivamente l’esclusione (del condono) a tutte le opere realizzate nel demanio marittimo, idrico e, soprattutto, di uso civico.
Di talchè, in particolare, se i terreni gravati di uso civico vengono collocati nelle singole fattispecie di riferimento appena richiamate, ri-trovano una tutela rafforzata rispetto alle previsioni, vetuste e non aggiornate, della stessa legge quadro madre del 1927 e del regolamento del 1928, che, invece, li potrebbero rendere facilmente aggredibili.
In definitiva, le carenze normative e giurisprudenziali che gravano la materia degli usi civici risultano, attualmente, comunque tamponate ovvero superate, seriatim, laddove ancorate ad una legislazione quadro intra e inter-disciplinare, disposta a ragnatela, che sottolinea la molteplice rilevanza e virtualità degli usi civici o delle proprietà collettive (secondo la ben nota formula di Trento coniata dal prof. Nervi) all’interno del nostro ordinamento giuridico.
Si pensi al dato economico ed edilizio riconducibile ai meccanismi degli artt. 42 e segg. Cost. ed al recente testo unico in materia edilizia; al dato culturale, archeologico e turistico riconducibile ad una lettura combinata degli artt. 9 e 32 Cost. (molti terreni gravati da usi civici, infatti, ricadono anche nelle aree archeologiche), questi ultimi articoli della Costituzione rilevanti anche sul piano forestale ed ambientale-paesaggistico (di cui al vincolo storico richiamato in sentenza ex lege n. 431 del 1985).
Se è vero, allora, che esiste una competenza concorrente delle Regioni in materia di usi civici, in buona parte esercitata nel corso degli anni, non appare plausibile configurare, di pari passo, alcuna competenza regionale in materia di condono delle opere abusive realizzate sui terreni di uso civico, alla luce dell’art. 117, terzo comma, Cost., trattandosi nel caso di specie di una materia afferente al c.d. governo del territorio.
Con la ben nota sentenza n. 196 del 2004, infatti, solo il legislatore statale ha il potere, inevitabile, di incidere sulla sanzionabilità penale nel governo del territorio, con la conseguente discrezionalità in materia di estinzione del reato o della pena ovvero di non procedibilità.
In tale direzione, se è vero che appare solo in parte configurabile un diritto privato regionale, alla luce della riforma del titolo V della Costituzione, nulla quaestio, allo stato dell’arte, sulla esclusione di un diritto penale regionale o forse meglio territoriale, considerato e nonostante il tenore di cui al nuovo art. 114 Cost., laddove introduce una nozione unitaria di ente territoriale alla luce dell’art. 5 Cost.
Nulla esclude, tuttavia, al di là dell’ammissibilità o meno, in un prossimo futuro, di un “condono edilizio regionale” (rectius: territoriale), una azione più incisiva e coordinata, nell’ottica del principio di leale collaborazione, fra enti, non più muti e silenti, ma partecipi con lo Stato e le stesse Regioni nella realizzazione di finalità edificatorie e concessioni di sanatorie, che siano, tuttavia, rispettose dei molteplici valori connessi principalmente al quadro costituzionale iniziale di riferimento (art. 1-11 Cost.) e non solo agli art. 9 e 32 Cost.
Professore associato di Diritto costituzionale comparato
Pubblicato da CESDUCIM a 09:33