Source: https://www.esameavvocatoroma.it/liberazione-dalle-garanzie-reali-danno-patito-dal-debitore-deve-causalmente-connesso-allinadempimento-del-creditore/
Timestamp: 2020-06-06 01:29:19+00:00
Document Index: 70486011

Matched Legal Cases: ['art. 1200', 'art. 629', 'art. 1200', 'art. 560', 'art. 2843', 'art. 1196', 'art. 2884', 'art. 1200', 'art. 629', 'art. 629']

Liberazione dalle garanzie: il danno patito dal debitore deve essere - Alta Istruzione Forense
Liberazione dalle garanzie: il danno patito dal debitore deve essere causalmente connesso all’inadempimento del creditore
Il creditore è ritenuto responsabile qualora dal ritardo nell’adempimento all’obbligazione ex art. 1200 cod. civ. – consistente nel prestare il consenso alla cancellazione dell’ipoteca prima della richiesta della parte interessata e nell’aver mancato di rinunciare agli atti esecutivi in un periodo anteriore alla diffida a presentare la rinuncia ex art. 629 cod. proc. civ. – dovesse derivare un pregiudizio causalmente connesso al debitore.
Cassazione civile, sez. III, 21/11/2017, n. 27545
C.A. conveniva in giudizio innanzi al Tribunale la Banca A. affermando che il proprio immobile era stato sottoposto ad esecuzione forzata dalla banca (creditrice ipotecaria), la quale – nonostante l’integrale pagamento del debito in data 7/10/2005 e una diffida alla cancellazione del pignoramento e dell’ipoteca risalente al 19/12/2005 – aveva depositato rinuncia all’espropriazione soltanto in data 6/3/2006 e provveduto alla cancellazione dell’ipoteca il 9/3/2006. A causa dell’inerzia dell’istituto creditore, il C. aveva subito danni in quanto non aveva potuto cedere l’immobile, promesso in vendita come libero da gravami pregiudizievoli con contratto del 15/10/2005 avente termine essenziale per il definitivo al 17/12/2005, subendo il recesso della promissaria acquirente (risalente al 13/12/2005) e la perdita del doppio della caparra. Solo nel giugno del 2006 l’odierno ricorrente aveva potuto alienare il cespite, ma ad un prezzo inferiore rispetto a quello pattuito nel preliminare del 15/10/2005 e, pertanto domandava il risarcimento dei danni patiti. Ma il Tribunale e la Corte d’Appello rigettavano la domanda attorea ritenendo che: a) la banca non fosse obbligata a provvedere immediatamente alla rinuncia agli atti esecutivi; b) il bene non fosse incommerciabile in presenza delle trascrizioni pregiudizievoli; c) lo stesso appellante fosse responsabile della mancata cancellazione della formalità di pignoramento; d) non sussistesse nesso di causalità tra la condotta omissiva dell’istituto di credito e il minor valore di compravendita del bene. Pertanto l’attore proponeva ricorso per Cassazione.
In merito, la Corte di Cassazione ha chiarito che “Dal punto di vista oggettivo, l’art. 1200 cod. civ. si riferisce non solo alle garanzie reali (pegno e ipoteca), ma più in generale ad “ogni vincolo che comunque limiti la disponibilità” dei beni del debitore e, quindi, anche al pignoramento immobiliare dal quale derivano gli effetti degli artt. 2913 ss. cod. civ. e art. 560 cod. proc. civ.”.
Inoltre, la Suprema Corte in materia di cancellazione del pignoramento precisa che “In ossequio ai principi di correttezza e buona fede, per consentire la liberazione del bene immobile dagli effetti pregiudizievoli del pignoramento, il creditore che è stato soddisfatto deve rinunciare agli atti esecutivi senza necessità di alcuna sollecitazione da parte del debitore ed entro un termine ragionevolmente contenuto, avuto riguardo allo stato della procedura pendente e ad eventuali motivi di urgenza a lui noti, sempre che l’esecutato non esiga espressamente un immediato deposito dell’atto di rinunzia”.
Per quanto concerne invece la liberazione dall’ipoteca, viene chiarito che “a favore del debitore sussiste un diritto all’assenso alla cancellazione (non già il diritto alla cancellazione, esercitabile nei confronti del Conservatore) e, cioè, ad ottenere dal creditore ipotecario (anche in caso di cessione del credito non annotata ex art. 2843 cod. civ.) un negozio autorizzativo col quale si acconsenta a che l’iscrizione presa possa essere rimossa” e che “dato che le spese del pagamento sono a carico del debitore a norma dell’art. 1196 cod. civ., i costi relativi alla cancellazione del vincolo reale di garanzia (per la formazione dell’atto di assenso e il pagamento delle imposte) competono al debitore stesso; fino a quando il debitore non ha offerto il rimborso delle spese, il mancato consenso del creditore alla cancellazione delle garanzie reali non può essere qualificato come inadempimento; la presentazione della richiesta di cancellazione al Conservatore è un onere gravante su chiunque abbia interesse ad eliminare il vincolo e non è un obbligo nascente dalla legge a carico del creditore soddisfatto; in difetto di un atto di consenso da parte del creditore (che per tale ragione può essere chiamato a rispondere dei danni in favore del proprietario del bene), qualunque interessato ha facoltà di promuovere la cancellazione giudiziale dell’ipoteca ai sensi dell’art. 2884 cod. civ.”.
La Corte, infine, sottolinea quanto rilevato dalla Corte d’Appello, ossia che: 1) l’odierno ricorrente ebbe a richiedere alla banca di rinunziare alla procedura esecutiva e di prestare il consenso alla cancellazione dell’ipoteca soltanto in data 19/12/2005, e cioè addirittura dopo la scadenza del termine pattuito per la stipula del contratto definitivo con la sua promittente acquirente; 2) la banca era del tutto ignara dell’obbligazione autonomamente assunta dal C. nei confronti di un soggetto terzo.
Pertanto la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo che “non può ravvisarsi un inadempimento dell’odierna controricorrente all’obbligazione ex art. 1200 cod. civ. per aver omesso di prestare il consenso alla cancellazione dell’ipoteca prima della richiesta e per aver mancato di rinunciare agli atti esecutivi in un periodo anteriore alla diffida a presentare la rinuncia ex art. 629 cod. proc. civ.; dall’inottemperanza alla diffida non può essere derivato il pregiudizio patito dal C., realizzatosi in un momento antecedente all’inadempimento della banca”. Infatti “pur rilevando che la banca avrebbe dovuto provvedere alla rinuncia ex art. 629 cod. proc. civ. immediatamente dopo aver ricevuto la richiesta del debitore, il danno derivato al C. dal recesso della promissaria acquirente non può essere collegato all’inadempimento dell’istituto di credito”.
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