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Timestamp: 2019-09-22 10:50:14+00:00
Document Index: 34029259

Matched Legal Cases: ['art. 220', 'art. 220', 'art. 192', 'art. 223', 'art. 220', 'art. 178', 'art. 223', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 137', 'art. 137', 'art. 101', 'art. 223', 'art. 223', 'art. 220', 'art. 178', 'art. 112', 'art. 101']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 12/04/2019, Sentenza n.16044 - AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Acqua - Inquinamento idrico, Agricoltura e zootecnia, Diritto processuale penale Numero: 16044 | Data di udienza: 28 Febbraio 2019
Numero: 16044
Data di udienza: 28 Febbraio 2019
ACQUA – INQUINAMENTO IDRICO – Scarichi provenienti dall’attività casearia – Disciplina applicabile – Assimilazione di determinate acque reflue industriali alle acque reflue domestiche – Dimostrazione dell’esistenza delle specifiche condizioni individuate dalle leggi – Necessità – Artt. 101, 137, d.lgs. n.152/2006.
Gli scarichi provenienti dall’attività casearia restano soggetti alla disciplina generale sugli scarichi, in quanto si tratta di un’attività del tutto diversa da quella dell’allevamento di bestiame, perché concernente la lavorazione successiva di uno dei prodotti dell’allevamento medesimo, fra le quali può essere ricompresa, in linea di principio, anche l’attività di trasformazione casearia di uno dei possibili prodotti dell’allevamento del bestiame. A tale assimilazione, tuttavia, il legislatore pone una ulteriore delimitazione la quale, richiamando un rapporto di stretta connessione funzionale, considera la sola trasformazione e valorizzazione del prodotto, effettuata, però, utilizzando materia prima lavorata che deve pervenire in misura prevalente dall’attività di coltivazione dei terreni di cui l’impresa disponga a qualsiasi titolo. Inoltre, l’assimilazione, ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni, di determinate acque reflue industriali alle acque reflue domestiche è subordinata comunque alla dimostrazione della esistenza delle specifiche condizioni individuate dalle leggi che la prevedono, restando applicabili, in difetto, le regole ordinarie.
ZOOTECNIA – Nozione di attività di allevamento – Ricovero e custodia animali per conto terzi – Esclusione.
Si deve escludere, che rientri nell’attività di allevamento in genere quella di servizio concernente il ricovero e custodia animali per conto terzi, che, per allevamento, secondo la comune nozione, si intende l’attività di custodire, far crescere ed opportunamente riprodurre animali in cattività, totale o parziale, per scopi produttivi o commerciali (Sez. 3, n. 38866 del 30/5/2017, Midgley e altro).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE – Attività di polizia giudiziaria ed inchiesta amministrativa – Prelievo di campioni da utilizzare in successive analisi – Norme di garanzia della difesa – Avviso all’interessato senza particolari modalità – Verbale di apertura del campione – Informazione verbale – Validità – Operatività dell’art. 220 in relazione al successivo articolo 223 disp. att. cod. proc. pen..
Presupposto dell’operatività dell’art. 220 non è l’insorgenza di una prova indiretta quale indicata dall’art. 192 cod. proc. pen., quanto, piuttosto, la sussistenza della mera possibilità di attribuire comunque rilevanza penale al fatto che emerge dall’inchiesta amministrativa e nel momento in cui emerge, a prescindere dalla circostanza che esso possa essere riferito ad una persona determinata. Con specifico riferimento al prelievo di campioni da utilizzare in successive analisi, si è chiarito che occorre distinguere tra il prelevamento inerente ad attività amministrativa disciplinato dall’art. 223 disp. att. cod. proc. pen. e quello relativo ad attività di polizia giudiziaria, anche se precedente all’acquisizione della "notitia criminis", per il quale è applicabile l’art. 220 disp. att. cod. proc. pen., poiché operano, in tale seconda ipotesi, in via genetica le norme di garanzia della difesa previste dal codice di rito, determinandosi una nullità d’ordine generale di cui all’art. 178, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. nel caso della loro inosservanza, mentre, per la prima, i diritti della difesa devono essere assicurati solo laddove emergano indizi di reato, nel qual caso l’attività amministrativa non può più definirsi "extra-processum" (Sez. 3, n. 5235 del 24/5/2016 (dep. 2017), Lo Verde; Conf. Sez. 2, n. 52793 del 24/11/2016, Ballaera). Pertanto, l’avviso all’interessato del giorno, dell’ora e del luogo di esecuzione delle analisi su campioni, svolte nel corso di attività ispettive o di vigilanza, in tali casi, non prescrive la notifica e non prevede particolari modalità, essendo utilizzabile qualunque strumento idoneo a comunicare le informazioni necessarie, ciò in quanto l’unica garanzia richiesta per le anzidette attività ispettive è quella prevista dall’art. 223 disp. att. cod. proc. pen., che impone il preavviso all’interessato del giorno, dell’ora e del luogo dove si svolgeranno le analisi dei campioni.
(dich. inammissibile il ricorso avverso sentenza del 24/04/2018 – CORTE APPELLO di BRESCIA) Pres. IZZO, Rel. RAMACCI, Ric. Rossi
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PIETRO MOLINO – Il Proc. Gen. conclude per il rigetto del ricorso.
1. La Corte d’Appello di Brescia, con sentenza del 24 aprile 2018 ha confermato la decisione con la quale, in data 11 dicembre 2017, il Tribunale di Bergamo aveva affermato la responsabilità penale di Davide ROSSI per il reato di cui agli artt. 81 cod. pen. e 137, commi 1 e 2 d.lgs. 152/2006, perché, nella sua qualità di titolare dell’azienda agricola "Alfons David" e di proprietario dei terreni di cui ai mappali 7504760-4969 censiti al NCT sezione di Mologno – Comune di Casazza, installava ed attivava, in assenza di autorizzazione, una tubazione interrata che collega la vasca di raccolta delle acque reflue industriali, provenienti dal laboratorio caseario dell’azienda agricola, alla "Valletta dello Schittone", così effettuando uno scarico non autorizzato in violazione del comma 1 dell’art. 137, nonché per avere superato i limiti tabellari previsti per le acque reflue industriali per i parametri NH4, COD, grassi ed oli animali e vegetali, tensioattivi totali, solidi sospesi, fosforo totale, manganese, clonili ed idrocarburi in occasione del sopralluogo e prelievo del 18/6/2013 in violazione dell’art. 137, comma 2 d.lgs. 152/2006 (fatti accertati in Casazza, il 18/6/2013 ed il 22/8/2014.
Aggiunge che sarebbe errata la conclusione cui è pervenuta la Corte territoriale, la quale ha ritenuto decisivo il fatto che, oltre all’allevamento, nell’azienda veniva svolta anche attività casearia, in quanto il legislatore, nel riferirsi al bestiame, ha utilizzato un’accezione comune che rappresenta gli animali i quali, principalmente con finalità di profitto, producono cibo, fibre tessili o vengono utilizzati per il lavoro ed, inoltre, non avrebbe utilizzato l’avverbio "esclusivamente" che, invece, tipizza la fattispecie prevista dalla precedente lettera del medesimo art. 101, laddove si riferisce "alle imprese dedite esclusivamente alla coltivazione del terreno e/o alla silvicoltura".
L’art. 223 citato stabilisce "qualora nel corso di attività ispettive o di vigilanza previste da leggi o decreti si debbano eseguire analisi di campioni per le quali non è prevista la revisione, a cura dell’organo procedente è dato, anche oralmente, avviso all’interessato del giorno, dell’ora e del luogo dove le analisi verranno effettuate. L’interessato o persona di sua fiducia appositamente designata possono presenziare alle analisi, eventualmente con l’assistenza di un consulente tecnico. A tali persone spettano i poteri previsti dall’articolo 230 del codice".
Con specifico riferimento al prelievo di campioni da utilizzare in successive analisi, si è chiarito che occorre distinguere tra il prelevamento inerente ad attività amministrativa disciplinato dall’art. 223 disp. att. cod. proc. pen. e quello relativo ad attività di polizia giudiziaria, anche se precedente all’acquisizione della "notitia criminis", per il quale è applicabile l’art. 220 disp. att. cod. proc. pen., poiché operano, in tale seconda ipotesi, in via genetica le norme di garanzia della difesa previste dal codice di rito, determinandosi una nullità d’ordine generale di cui all’art. 178, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. nel caso della loro inosservanza, mentre, per la prima, i diritti della difesa devono essere assicurati solo laddove emergano indizi di reato, nel qual caso l’attività amministrativa non può più definirsi "extra-processum"(Sez. 3, n. 5235 del 24/5/2016 (dep. 2017), Lo Verde, Rv. 269213. Conf. Sez. 2, n. 52793 del 24/11/2016, Ballaera, Rv. 268766; Sez. 3, n. 10484 del 12/11/2014 (dep. 2015), Grue, Rv. 262698; Sez. 3, n. 15372 del 10/2/2010, Fiorillo, Rv. 246597; Sez. 3, n. 23369 del 14/5/2002, PM in proc. Scarpa, Rv. 221627).
Inoltre, osservano sempre i giudici del gravame, nonostante la pendenza di tale attività di accertamento, il pubblico ministero non aveva ravvisato negli atti trasmessi fino ad allora nemmeno gli estremi per il passaggio al registro degli indagati noti (con l’iscrizione del ROSSI) di un fascicolo iscritto a "modello 44" contro ignoti, per il quale aveva poi chiesto l’archiviazione il 31 ottobre 2013.
Quanto al mancato avviso dell’apertura dei campioni e delle analisi, il ricorrente contesta quanto affermato dai giudici dell’appello, osservando che il verbale di prelievo, richiamato da quello di apertura dei campioni, non conterrebbe alcun riferimento a tale avviso (entrambi gli atti sono allegati in copia al ricorso). Occorre a tale proposito osservare che il verbale di apertura del campione, il quale consiste in un modulo prestampato da compilare, alla voce "la data e l’ora di apertura del campione sono state comunicate mediante:" reca barrata la casella corrispondente alla voce "verbale di prelievo".
Nel verbale di prelievo viene dato atto che "il prelievo è stato eseguito previa indicazione del titolare dell’azienda agricola sig. ROSSI Davide", specificando che lo stesso indicava il tubo di scarico dei reflui e la sua estensione, dando poi atto che questi, quando veniva reso edotto della necessità di eseguire un campionamento, si allontanava.
Prima dell’intervento correttivo ad opera del d.lgs. 4\2008, l’assimilabilità riguardava esclusivamente le imprese che, per quanto concerne gli effluenti di allevamento, praticavano l’utilizzazione agronomica in conformità alla disciplina regionale stabilita sulla base dei criteri e delle norme tecniche generali di cui all’art. 112, comma 2, e che disponevano di almeno un ettaro di terreno agricolo per ognuna delle quantità indicate nella Tabella 6 dell’Allegato 5 alla Parte Terza del d.lgs. 152/06.
6. Ciò posto, afferma il ricorrente che anche i reflui provenienti dall’attività casearia da lui svolta, in quanto correlata con quella di allevamento, andrebbero assimilati alle acque reflue domestiche ai sensi dell’art. 101, comma 7, lett. b) d.lgs. 152/06 ed a tale scopo confronta il tenore letterale della disposizione con quello della lettera a) precedente, dove l’utilizzazione dell’avverbio "esclusivamente" sarebbe indicativo della volontà del legislatore di una più puntuale delimitazione dell’ambito di operatività della disposizione, volontà che non avrebbe inteso invece esplicitare con riferimento agli allevamenti.
Può replicarsi a tale affermazione, restando ancorati al dato meramente letterale, che una simile evenienza viene smentita dal contenuto della successiva lettera c) del medesimo comma 7, laddove il legislatore ha preso in considerazione le attività in qualche modo complementari a quelle di cui alle lettere precedenti – coltivazione del terreno e/o silvicoltura di cui alla lettera a) ed allevamento di bestiame di cui alla lettera b) — stabilendo l’assimilabilità alle acque reflue domestiche di quelle "provenienti da imprese dedite alle attività di cui alle lettere a) e N che esercitano anche attività di trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente dall’attività di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità".
Ne consegue che, contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, gli scarichi provenienti dall’attività casearia restano soggetti alla disciplina generale sugli scarichi, in quanto si tratta di un’attività del tutto diversa da quella dell’allevamento di bestiame, perché concernente la lavorazione successiva di uno dei prodotti dell’allevamento medesimo, fra le quali può essere ricom presa, in linea di principio, anche l’attività di trasformazione casearia di uno dei possibili prodotti dell’allevamento del bestiame. A tale assimilazione, tuttavia, il legislatore pone una ulteriore delimitazione la quale, richiamando un rapporto di stretta connessione funzionale, considera la sola trasformazione e valorizzazione del prodotto, effettuata, però, utilizzando materia prima lavorata che deve pervenire in misura prevalente dall’attività di coltivazione dei terreni di cui l’impresa disponga a qualsiasi titolo.
La Corte di appello ha posto in, evidenza, ai fini della esclusione della particolare tenuità del fatto, la stabilità della condotta di scarico e l’uso costante nello svolgimento dell’attività produttiva, con conseguente maggiore esposizione al pericolo del bene giuridico tutelato, valutando altresì il superamento dei limiti tabellari alla luce dei numerosi esposti che avevano preceduto i controlli.