Source: http://cobasempoli-valdelsa.blogspot.com/
Timestamp: 2016-12-11 00:11:30+00:00
Document Index: 36916377

Matched Legal Cases: ['art.\n69', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 64', 'art. 17', 'art. 24', 'art. 17', 'art. 18']

C/o csa Intifada via XXV aprile 1 -Ponte A Elsa
Oggi abbiamo incontrato la commissione lavoro dell'Unione dei comuni dell'empolese Valdelsa. Abbiamo illustrato la proposta di un nuovo protocollo di intesa sugli APPALTI nei SERVIZI PUBBLICI, fermo restando che la nostra posizione è sempre stata quella di porre fine ai processi di esternalizzazione con una analisi reale dei costi e benefici avviando
al contempo percorsi di re-internalizzazione dei servizi e del relativo personale.
Alla luce di queste considerazioni, fermo restando l' assenza di una normativa di riferimento a tutela del potere di acquisto e di contrattazione, in presenza di continue deroghe ai contratti nazionali, in assenza di una contrattazione di secondo livello in gran parte delle aziende vincitrici di appalti pubblici, avanziamo le proposte di seguito
elencate, a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici. • Garantire chiarezza e trasparenza nei procedimenti di affidamento di lavori, servizi e forniture per tutelare anche la qualità dei servizi erogati.
• Non basarsi nella aggiudicazione di un appalto sulla cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa. L'offerta tecnica, da
valutare con elevato punteggio, deve includere una adeguata percentuale di contratti a tempo indeterminato e full time, le qualifiche del personale impiegato, i costi e gli impegni relativi alla
salute e sicurezza sul lavoro, la tutela ambientale, la disponibilità all’inserimento di personale in condizioni di svantaggio (qualora compatibile con il lavoro e/o il servizio oggetto dell’appalto), l’impiego di strumenti volti a contrastare il lavoro irregolare; l’organizzazione del lavoro e del servizio, le tecnologie impiegate e il
tempo di esecuzione del lavoro e/o del servizio.
• Iscrizione nella White list (elenchi in Prefettura dove sono inserite, divise per settore, le imprese escluse da tentativi di infiltrazione mafiosa); da richiedere per tutti i settori e non solo per quelli più a rischio. Non ci facciamo troppe illusione su questo strumento come del resto sullo stesso «rating di legalità», una sorta di “bollino” introdotto dal Parlamento alla fine del 2012 per certificare l’affidabilità operativa di un’impresa sulla base di precisi parametri giuridici . La legalità sbandierata non è sempre sinonimo della legalità stessa come dimostra la
presenza di alcune cooperative protagoniste di Mafia Capitale nelle stesse liste ministeriali. I requisiti giuridici alla base del rating sono inadeguati sia per affermare principi e pratiche di trasparenza e legalità sia per rappresentare una pratica reale di sviluppo. Di ben altro avrebbe bisogno il terzo settore e il mondo cooperativo che ormai si poggiano sempre piu' sul lavoro volontario e sulla precarietà assoluta.
• Rating di legalità (rilasciato dall’ AGCM alle imprese con fatturato superiore ai 2 milioni di euro) per principi etici
nei comportamenti aziendali (richiedere estensione a tutte le aziende) come premiante nell'offerta tecnica; elenco di imprese che operano nel rispetto della legalità quale correttezza retributiva-contributiva-fiscale, rispetto delle norme che tutelano la sicurezza dei lavoratori, tutela dell'ambiente. Sia motivo di esclusione
dalle gare o recessione dall'appalto il mancato rispetto della legalità intesa come tutela e salvaguardia dell'ambiente, dei lavoratori
e della loro equa retribuzione.
- Impegno da parte dell’Amministrazione ad acquisire informazioni attraverso le banche dati dell’Autorità nazionale anticorruzione e del Ministero degli
Interni sulle imprese partecipanti ai bandi circa la verifica dell’affidabilità economica, il rispetto di tutte le norme sull'ambiente
e sulle tutele relative alla sicurezza sul lavoro, sui comportamenti e la reputazione delle stesse aziende e dei loro dirigenti anche sul piano
professionale ed etico.
• Clausola sociale di salvaguardia La clausola sociale rinvia al contratto nazionale di riferimento e spesso non rappresenta una adeguata tutela atta alla riassunzione senza perdita di ore e di salario. Le clausole sociali presenti in numerosi contratti non consentono ai lavoratori e alle lavoratrici - nei
cambi di appalto- di sfuggire dalla applicazione del contratto a tutele
crescenti previsto dai decreti attuativi del Jobs Act . Non esistono tutele reali a salvaguardia dei contratti di riferimento, a tutela delle
ore contrattuali (spesso i contratti dominanti sono part time) e degli
stessi posti di lavoro. La stessa natura dell’appalto può essere suscettibile di qualche modifica e l’organizzazione di impresa della azienda o cooperativa subentrante potrebbe essere tale da rivedere non solo la natura degli appalti ma anche gli stessi contratti in essere.
Quanto poi alle cooperative, tenute ad assumere una certa quota (almeno il 30% ) di personale tra le figure svantaggiate, si
chiede alla stazione appaltante, privata o pubblica che sia, di inserire nel bando la clausola sociale a salvaguardia di queste figure svantaggiate Ciò non mette al riparo da eventuali cambiamenti organizzativi che possano anche determinare un appalto al ribasso con perdita di ore ma sicuramente non ci sono gli estremi per giudicare turbativa o illegale una clausola sociale più ampia che preveda la conservazione del posto fin dalla scrittura del bando. Detto ciò non esiste alcun obbligo di assunzione di tutto il personale, l'aggiudicatario dell'appalto può accampare la motivazione della diversa
organizzazione del lavoro risparmiando su qualche assunzione o diminuendo il monte ore di alcuni\e lavoratori\trici.
Spetti quindi all'appaltante il compito di verificare se sussistono le condizioni per non riassorbire la totalità del personale, insomma l'ente pubblico dovrà
verificare in cosa consista l'effettivo mutamento tecnico ed organizzativo e eventualmente disconoscerlo, il che lo impegna ad un ruolo attivo e non solo di mero spettatore.
Chiediamo l’ inserimento nei bandi di gara, tra le condizioni di esecuzione dell’appalto, di una clausola sociale che, ai sensi dell’art.
69 D.lgs 163/2006, imponga all'affidatario di assorbire ed utilizzare, prioritariamente, gli stessi addetti che operavano alle dipendenze del precedente appaltatore. Una simile clausola all’interno del bando non è in contrasto con i principi di cui all’art. 2 Codice appalti, primi tra tutti quello di libera concorrenza e di libera iniziativa economica dato
che l'utilizzo della formula "prioritariamente", appare implicitamente contemperare tale obbligo a condizione che il numero dei lavoratori e la
loro qualifica siano armonizzabili con l'organizzazione d'impresa dell’impresa aggiudicataria e con le esigenze tecnico-organizzative e di
manodopera previste. In tal caso, laddove poi l’impresa subentrante non
mantenga il livello occupazionale, la stazione appaltante dovrà verificare l'effettivo comportamento della azienda e la impossibilità di
confermare alle medesime condizioni tutto il personale. Chiediamo che la stazione appaltante si attivi per verificare l'effettivo mutamento tecnico ed organizzativo invocato dall’appaltatore al fine di non riassorbire l’intero personale.
- Riconoscimento di fattori
premianti per le imprese con CCNL che preveda espressamente la clausola di salvaguardia in ipotesi di cambio di appalto e, a parità di presenza della clausola di salvaguardia, che preveda delle tabelle retributive più favorevoli per i lavoratori.
- Inserimento nei bandi di gara di clausole che favoriscano l'inserimento lavorativo delle categorie protette e dei soggetti svantaggiati, tranne nei casi ove sia chiaramente incompatibile
con la natura del lavoro o del servizio.
- Favorire, in coerenza con le direttive europee e salvaguardando il principio della libera concorrenza, le imprese di piccole e medie dimensioni ed i loro consorzi residenti nel territorio mediante la suddivisione, ove possibile, degli appalti in lotti funzionali. Le stesse imprese locali debbono comunque offrire garanzie ben precise a tutela della loro forza lavoro. In numerose province è proprio l'impresa locale a violare i principi basilari della
correttezza, buona fede, legalità e trasparenza, quindi il rispetto (certificato e appurato da organismi di controllo) delle normative in materia di appalti, ambiente, lavoro rappresenti una condizione imprescindibile.
• Aumentare le verifiche da parte dell'Ente sugli appalti in corso: i dipendenti siano realmente formati in materia
di sicurezza, nel rispetto del contratto nazionale e per scongiurare il
ricorso ai demansionamenti, siano pagati gli stipendi con regolarità e non si faccia sistematico ricorso al lavoro supplementare a tutela di un
organico stabile.
• Prevedere un sistema sanzionatorio efficace
finalizzato alla effettiva previsione di clausole risolutive e penali da applicarsi durante lo svolgimento dell’appalto, nonché la penalizzazione delle imprese che abbiano eseguito con negligenza precedenti appalti commissionati dall’Amministrazione o che non abbiano rispettato la normativa in materia di sicurezza sul lavoro.
I Cobas Empoli-valdelsa, in relazione a quanto sta accadendo rispetto alla gara di appalto per l’ affidamento di una parte del servizio porta
a porta nei comuni di Castelfiorentino, Certaldo, Montaione e Gambassi Terme, convocano per sabato 13 giugno ore 9 davanti la sede di Publiambiente in via Garigliano a Empoli un presidio/conferenza stampa di tutti/e i lavoratori e le lavoratrici che stanno e che hanno svolto il servizio in questi anni. La novità è che dopo riammissione, di una delle concorrenti, precedentemente esclusa ( http://www.gonews.it/2015/05/15/stop-alla-gara-per-la-cooperativa-ati-i-cobas-non-ci-si-puo-basare-solo-sul-criterio-del-massimo-ribasso/
), mercoledì 3 giugno Publiambiente ha aperto la parte economica constatando che il ribasso maggiore (di poco più di un solo punto percentuale) non è quello dell’ Associazione Temporanea d’Impresa composta da Società cooperativa ATI e cooperativa sociale OROZZONTI. Come Cobas diciamo da anni che il sistema delle gare d’ appalto deve essere rivisto, come le cronache di questi giorni stanno ampiamente dimostrando. Il risultato referendario del 2011 (di cui in questi giorni
ricorre l’ anniversario) è tradito e calpestato. Il dato di fatto è che
anche nei nostri territori si distruggono realtà sane mettendo nell’ incertezza per il proprio futuro decine di lavoratori e lavoratrici nella totale apatia e indifferenza della politica.
I lavoratori della cooperativa ATI si sono riuniti in assemblea mercoledì 13 maggio nella sede di Castelfiorentino preoccupati per lo stop, deciso dal Tar della Toscana, alla gara per la raccolta dei rifiuti in quattro comuni (Castelfiorentino, Certaldo, Montaione e Gambassi Terme). La sospensione della gara arriva dopo il ricorso di una
delle ditte concorrenti, con sede legale a Salerno, esclusa per mancanza delle credenziali minime, nello specifico i requisiti di capacità tecnica e finanziaria, come riportano alcuni organi di stampa locali. La gara era stata affidata alla Società cooperativa ATI in associazione temporanea di impresa con la cooperativa sociale Orizzonti che, grazie ad un ribasso maggiore, l’ hanno spuntata su una terza concorrente. Ovviamente nessuno mette in discussione la legittimità del ricorso e tutti siamo fiduciosi sulla sentenza emessa dal Tar regionale il 23 settembre dopo l’ udienza di merito. Certo è che le lavoratrici ed
i lavoratori delle cooperative di servizi in appalto non hanno un attimo di pace, grave sarebbe se, sulla loro pelle, l’intento non fosse altro che quello di mirare ad un improbabile risarcimento danni. Non è neanche difficile ipotizzare che chi ne farà le spese saranno l’ utenza del territorio ed i lavoratori stessi. La cooperativa ATI applica ai propri operatori il CCNL dell’ Igiene Ambientale privata FISE in cui l’ art. 6 e 8 garantiscono la clausola sociale che impone, in caso di cambio appalto, l’ assunzione del personale che veniva impiegato per lo stesso servizio dalla ditta uscente. Il problema è che con l’ entrata in
vigore a marzo della riforma del lavoro denominata Jobs Act è ancora tutto da decifrare il diritto all’inquadramento, pur riconoscendo l’ anzianità di servizio, prevederebbe l’ applicazione del famigerato contratto a tutele crescenti come fossero nuove assunzioni con una perdita sostanziale dei diritti. Riteniamo quindi legittime e fondate le
preoccupazioni che tolgono il sonno a chi il servizio lo svolge da anni. Diciamo da tempo che l’ affidamento di una gara non può basarsi solo sul massimo ribasso, deve essere selezionata l’ offerta economicamente più vantaggiosa tenendo conto dei valori di costo del lavoro e considerando anche fattori quali la conoscenza del territorio e
l’ esperienza nello svolgere lo specifico, non essendo di fronte a servizi affidati per la prima volta, se si vuole garantire la continuità
della qualità del servizio dimostrata dalla professionalità maturata in
tutti questi anni. Cobas ATI
I lavoratori della cooperativa ATI si sono riuniti in assemblea mercoledì 13 maggio nella sede di Castelfiorentino preoccupati per lo stop, deciso dal Tar della Toscana, alla gara per la raccolta dei rifiuti in quattro comuni (Castelfiorentino, Certaldo, Montaione e Gambassi Terme). La sospensione
della gara arriva dopo il ricorso di una delle ditte concorrenti, con sede legale a Salerno, esclusa per mancanza delle credenziali minime, nello specifico i requisiti di capacità tecnica e finanziaria, come riportano alcuni organi di stampa locali. La gara era stata affidata alla Società cooperativa ATI in associazione temporanea di impresa con la cooperativa sociale Orizzonti che, grazie ad un ribasso maggiore, l’ hanno spuntata su una terza concorrente.
Ovviamente nessuno mette in discussione la legittimità del ricorso e tutti siamo fiduciosi sulla sentenza emessa dal Tar regionale il 23 settembre dopo l’ udienza di merito. Certo è che le lavoratrici ed i lavoratori delle cooperative di servizi in appalto non hanno un attimo di pace, grave sarebbe se, sulla loro pelle, l’intento non fosse altro che quello di mirare ad un improbabile risarcimento danni. Non è neanche
difficile ipotizzare che chi ne farà le spese saranno l’ utenza del territorio ed i lavoratori stessi. La cooperativa ATI applica ai propri operatori il CCNL dell’ Igiene Ambientale privata FISE in cui l’ art. 6 e
8 garantiscono la clausola sociale che impone, in caso di cambio appalto, l’ assunzione del personale che veniva impiegato per lo stesso servizio dalla ditta uscente.
Il problema è che con l’ entrata in vigore a marzo della riforma del lavoro denominata Jobs Act è ancora tutto da decifrare il diritto all’inquadramento, pur riconoscendo l’ anzianità di servizio, prevederebbe l’ applicazione del famigerato contratto a tutele crescenti
come fossero nuove assunzioni con una perdita sostanziale dei diritti. Riteniamo quindi legittime e fondate le preoccupazioni che tolgono il sonno a chi il servizio lo svolge da anni. Diciamo da tempo che l’ affidamento di una gara non può basarsi solo sul massimo ribasso, deve essere selezionata l’ offerta economicamente più vantaggiosa tenendo conto dei valori di costo del lavoro e considerando anche fattori quali la conoscenza del territorio e l’ esperienza nello svolgere lo specifico, non essendo di fronte a servizi affidati per la prima volta, se si vuole garantire la continuità della qualità del servizio dimostrata dalla professionalità maturata in tutti questi anni.
Cobas ATI Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2015/05/15/stop-alla-gara-per-la-cooperativa-ati-i-cobas-non-ci-si-puo-basare-solo-sul-criterio-del-massimo-ribasso/Copyright © gonews.it
Cobas ATI aderente alla Confederazione Cobas del lavoro privato Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2015/05/15/stop-alla-gara-per-la-cooperativa-ati-i-cobas-non-ci-si-puo-basare-solo-sul-criterio-del-massimo-ribasso/Copyright © gonews.it
dell'Igiene Ambientale Pubblica e Privata, avviene in momento storico
dove il potere di acquisto e
normativo dei diritti dei lavoratori è molto compromesso ed
arretrato. La concertazione dei
sindacati confederali ha contribuito alla perdita progressiva dei
nostri diritti, basti pensare all'innalzamento dell'età pensionabile e alle leggi sulla
rappresentanza nei luoghi di lavoro.
del Jobs Act in vigore dal 7 marzo, la nostra categoria subirà degli
arretramenti come la questione
del demansionamento, dove il cambio di appalto o affidamento diretto
per gara avviene su tutto il
vorrebbe liberarsi da un contratto nazionale che regola da nord a sud
del nostro Paese, la vita lavorativa di tutti/e gli/le addetti/e
dell'igiene ambientale: il grande sogno che si cela, è quello di avere
aziende sotto forma di “holding pubbliche” che gestiscono servizi
e poi li affidano a questa o quella
cooperativa, arrivando così a smantellare la figura dell'operatore
ecologico ormai molto compromessa.
intenzione, dove siamo presenti, proporre a tutti gli addetti
dell'igiene ambientale una piattaforma
rivendicativa contrattuale minima, da discutere e decidere nelle
RIVENDICATIVA CCNL SERVIZI AMBIENTALI.
Il Cobas Igiene
Ambientale sia del settore pubblico (FEDERAMBIENTE) che privato
(FISE) chiede che, come da
dichiarazione programmatica per lo sviluppo del settore dei servizi
ambientali dei firmatari del
CCNL FISE (marzo 2012), sia concretizzato il loro impegno nella
realizzazione di un CCNL unico di
che, a salvaguardia della sicurezza e della salute delle lavoratrici
e dei lavoratori del settore ma anche
della qualità del servizio stesso sia posto un limite alle troppe
esternalizzazioni, siano avviati processi di re-internalizzazione dei
servizi e del personale mantenendo e
rispettando le garanzie dell’ ART. 6 e 8 (clausola sociale) dell’
Igiene Ambientale sia FISE che
FEDERAMBIENTE.
Laddove il servizio
sia esternalizzato si chiede che:
Nell’ affidamento
o nel bando di gara stesso sia specificata l’ applicazione del CCNL
di settore con l’ obbligo di assicurare ai propri dipendenti il
normativo previsto. Non è più tollerabile il ricorso a CCNL come quello del commercio o
multiservizi per mansioni specifiche dell’ igiene ambientale e
vedere, anche negli stessi
territori, applicare più contratti a seconda della spartizione dello
stesso servizio in più ditte.
Sia garantito, in
relazione alla scadenza del contratto di appalto, il
specifico personale addetto dell’ impresa cessante a quella
subentrante sempre e comunque.
vincolante per aggiudicarsi la gara stessa.
Sia selezionata l’
offerta economicamente più vantaggiosa e non al massimo ribasso
considerando anche fattori quali conoscenza del territorio,
esperienza nello svolgere il
servizio specifico e valutando la
congruità delle offerte tenendo conto dei valori di costo del
Non sia permessa la possibilità
del sub-appalto e/o affidamento del servizio ad altra ditta o
Non sia permesso
andare in deroga al CCNL!
Cassazione, con sentenza n. 2837 del 7 febbraio 2014 ha ribadito “in
relazione alla regola fissata dal
R.D.L. 5 marzo 1923 n. 692 art. 3
Fonte: Cassazione:
al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro
deve corrispondere una
retribuzione aggiuntiva. WWW. Studio Cataldi.it
Pertanto, chiediamo
che: Il tempo previsto
per la vestizione debba essere riconosciuto e retribuito a tutti
gli/le operatori/trici e che venga scorporato
dalle altre operazioni accessorie (vedi doccia, etc). Il vestiario
categoria dei DPI ed
indossarlo è un obbligo di legge (art. 64, punto 3, comma 5 CCNL):
“gli oggetti vestiario
devono essere indossati dal personale obbligatoriamente ed
esclusivamente durante il servizio”.
L’indosso del DPI, pertanto, fa parte di quelle azioni quotidiane
che il/la
lavoratore/trice svolge in servizio nell’ambito dei suoi
doveri lavorativi. È necessario, quindi, rivedere l’art. 17
CCNL, il quale afferma in buona sostanza che: “la riduzione
dell’orario di lavoro a 36 ore disposta
dall’art. 24 del CCNL 19 Giugno 1987, è stata attuata con
riferimento al c.d. “tempo tuta”,
con il chiaro intento di ricomprendere nei confronti del personale
dipendente interessato i tempi
necessari alla vestizione, etc. In tale prospettiva,
il tempo di lavoro effettivo è stato ridotto, mantenendo inalterata
la retribuzione, con effetto, quindi,
compensativo dei tempi necessari a svolgere tutte le operazioni
accessorie, di cui all’art. 17
suddetto”.
LA SALUTE E LA SICUREZZA:
le Parti si dotino
di tutti gli strumenti necessari, affinché vengano poste in essere
vere forme di tutela e di controllo per il rispetto
delle normative in materia di sicurezza.
Spesse volte nelle
varie aziende del settore, dove gli aspetti critici e vertenziali
molteplici, il numero dei RLSSA non sono sufficienti a
monitorare tutte le situazioni di
rischio (1 ogni 200 lavoratori!),
in quanto le unità produttive hanno peculiarità molto
tra loro: dal comparto impianti e discariche, al comparto autisti
automezzi; dalle
officine a quello dello spazzamento, fino arrivare
al personale impiegatizio degli uffici.
siano istituite più
figure RLSSA nella misura di: almeno uno (1) RLSSA per ogni due
produttive, ove l’azienda sia divisa in unità produttive.
Siano redatti DVR
(Documenti Valutazione Rischio) in maniera dettagliata e specifica
luoghi di lavoro, che individuino ogni minimo rischio potenziale
presente in ogni singola
unità produttiva, considerato che sul
contenuto di tali documenti verrà redatto poi il
sanitario per le visite mediche a cui i lavoratori saranno
Sia riconosciuta la
nostra categoria come categoria soggetta a lavoro usurante.
del porta a porta, per esempio, l’operatore unico è
costretto per la raccolta del differenziato,
ad un continuo sali e
scendi dal mezzo causa il mancato adeguamento meccanizzato dei
mezzi. Tale situazione sta causando tra gli addetti al servizio un
percentuale di patologie lombo scheletriche.
impianti, invece, si registrano casi sempre più frequenti di
affetti da patologie tumorali sia all’apparato
respiratorio che a quello gastrico.
LA DINAMICA SALARIALE:
In 25 anni i redditi
da capitale sono cresciuti del 90%, i profitti sono aumentati del
76%, mentre i salari sono fermi da
20 anni a questa parte.
Anzi se calcoliamo
il potere di acquisto siamo andati decisamente indietro, infatti solo
dal 2000 al 2010, le buste paga
hanno perso oltre cinquemila euro in termini di potere di acquisto:
3400 euro per la inflazione a
cui aggiungere i circa 2.000 euro in meno derivanti dalla mancata
restituzione del fiscal drag
(aumento della pressione fiscale originato dalla espansione
inflazionistica dei redditi in presenza di
aliquote fiscali crescenti).
perduto allora? nel settore privato, dove i contratti nazionali sono
stati siglati con aumenti al di sotto
del potere di acquisto, abbiamo perso circa 5500 euro, secondo dati
più o meno riconosciuti dai
sindacati (cgil uil ) e da vari studi statistici.
dell'igiene ambientale abbiamo poi molteplici contratti che tendono a
uniformare verso il basso il costo
medio di un lavoratore, soprattutto nei cambi di appalto prendendo ad
esempio e riferimento il ccnl
multi servizi.
Il rinnovo dei
contratti nazionali è avvenuto prima con la inflazione programmata,
poi con codici e sistemi di calcolo
ancora più sfavorevoli, in questo modo, grazie alle intese nazionali
sottoscritte da Cgil, Cisl e Uil, ci
ritroviamo con salari che hanno perso potere di acquisto e contratti
svuotati di
collettivi ed individuali. Il resto lo faranno i decreti attuativi
del jobs act che nei cambi di appalto
applicheranno la libertà di licenziamento a tutti.
l' EGR, ossia l’elemento di garanzia retributiva, riteniamo
vergognoso il suo ammontare annuale su
dato base mensile (€ 10,33), soprattutto se considerato come
premio produzione, inoltre
è inaccettabile se vincolato alle assenze per malattia (12 giorni o
4 certificati in un anno).
considerato che il trattamento economico è relativo al costo della
vita del vecchio contratto del
30/04/2003 e, che quest’ultimo non si è poi discostato di molto
dal precedente del 31/10/1995,
chiediamo un adeguato riallineamento della retribuzione della base
parametrale all’attuale costo
CONTRATTAZIONE DI
dell'igiene ambientale sono società in house o partecipate dagli
Enti locali, in futuro non sarà più così
, stiamo andando verso la costituzione di società regionali o inter
provinciali con migliaia di addetti
e allo stato attuale registriamo che c’è la tendenza a costruire
dei piani aziendali su basi inaccettabili per dividere i lavoratori.
destinare una quota del premio che va dal 60 al 70% del totale
per tutti, lasciando la restante parte da dividere su alcuni
criteri condivisi basati sulla
presenza; sulla disponibilità a
svolgere più turni e mansioni; sugli effettivi carichi di lavoro.
Le aziende vogliono
invece distribuire i premi su altre basi, per esempio penalizzando:
le assenze anche per infortunio e grave malattia senza le necessarie
differenziazioni;
protagonisti, loro malgrado e non, di sinistri, insistendo su
coefficienti che alla
fine penalizzano molti lavoratori, una sorta
di performance discriminante da applicare in
politico del presente documento, sono le linee guida di
rivendicazione per il rinnovo del CCNL di settore
di cui il Cobas dell’Igiene Ambientale ha voluto dotarsi.
tale documento, pertanto, è da intendersi non esaustiva delle
criticità e delle vertenze
riscontrabili nei singoli luoghi di lavoro, ma propedeutica
all’apertura di dibattiti e discussioni tra gli
interessati, rimanendo aperto ad ogni qualsivoglia modica od
integrazione che
settimane le assemblee dei lavoratori decideranno assumere.
COBAS IGIENE
Ci sorprende la raccolta firme proposta da Senso Civico a Fucecchio per il ritorno al cassonetto come metodo per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, la giudichiamo del tutto anacronistica. E’evidente che sul porta
a porta siano stati fatti notevoli investimenti; La dotazione dei contenitori per tutti gli utenti (domestici e non), i tag ai bidoncini, i
mezzi per effettuare la raccolta (è stato sostituito totalmente il parco macchine), smantellate le postazioni dei cassonetti, istituite numerose isole ecologiche ecc. Soprattutto sono stati assunti decine di operatori, si pensa di rottamarli come i vecchi cassonetti? Il porta a porta, oltre ad avere il pregio di aver fatto crescere l’occupazione, probabilmente di questi tempi unico settore in tutto il comprensorio, ha
anche portato, grazie soprattutto all’impegno e al senso civico dei cittadini, le percentuali di raccolta differenziata oltre il 90%. Questo
ha permesso di abbassare i costi di smaltimento, si perché portare indifferenziato in discarica costa, ha allungato la vita alla discarica di Montespertoli e scongiurato un impianto di incenerimento dannoso per la salute pubblica. Il ritorno al cassonetto comporterebbe anche quello a
percentuali di differenziato al di sotto del 50% e quindi i promotori dell’iniziativa farebbero bene ad indicarci anche dove ritengono sia opportuno installare il nuovo impianto, nulla vieta sia proprio nel comune di Fucecchio! Siamo sicuri della relazione tra porta a porta e abbandoni? Facciamo notare che è cambiata la tariffazione, non è più puntuale, non si pagano più i singoli svuotamenti come era previsto quando il servizio è partito in molti comuni, siamo tornati a vecchi parametri come la metratura dell’immobile. In molti casi è previsto uno sconto se si resta in un certo numero di svuotamenti di indifferenziato,
proprio per incentivare la differenziata. Se si supera quel numero di svuotamenti possiamo esporre anche tutte le settimane, il costo resta invariato, il servizio degli ingombranti è gratuito. Dove non c’è il porta a porta non c’è il fenomeno degli abbandoni? Forse si dimentica la
condizione in cui erano le vecchie postazioni dei cassonetti, erano necessari servizi appositi per la pulizia nei loro pressi, di decoroso c’era veramente poco. Forse i promotori avevano la fortuna di abitare lontano, ma allora dove sta il vantaggio di portarsi in giro i rifiuti rispetto al depositarli comodamente davanti casa?! Con il porta a porta c’è un esercito di operatori che ispeziona gli abbandoni e che ha portato all’individuazione di molti responsabili, quasi sessanta nel solo comune di Fucecchio dall’inizio dell’anno, centinaia in tutto il comprensorio dall’inizio del nuovo sistema di raccolta. Con un metodo così capillare sono emerse anche molte altre situazioni di illegalità. Infine non capiamo che valenza possano avere alcune centinaia di firme rispetto a scelte, perché di questo stiamo parlando, che competono l’Unione dei Comuni con un bacino di utenza di decine di migliaia di persone. Più serio e utile sarebbe sicuramente segnalare abbandoni e/o responsabili, magari disservizi e anche occuparsi di chi il servizio lo svolge: esternalizzazioni con gare aggiudicate al ribasso, deroghe al CCNL per i soliti noti, il non riconoscimento di lavoro usurante nonostante l’operatore unico, il servizio si svolga anche a meno 10 o più 40 gradi ecc. ecc”. Cobas Empoli-valdelsa aderenti alla Confederazione Cobas del lavoro privato
Il Cobas ATI, aderente alla Confederazione Cobas del lavoro privato, aderisce allo sciopero generale per l’ intera giornata e di tutte le categorie pubbliche e private indetto per venerdì 14 novembre. Esordisce
così la nota di Cobas ATi – Cobas Empoli-valdelsa. Nel comparto dell’ Igiene Ambientale si sciopera contro la riforma del lavoro del governo Renzi che con i licenziamenti facili, conseguenti lo smantellamento dell’ art. 18 ed i demansionamenti rende ricattabile il lavoratore. Per l’ abolizione della riforma Fornero. Perchè sia concretizzata la realizzazione di un CCNL unico di settore. Per chiedere, a salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori ed anche a garanzia della qualità del servizio, sia posto un limite alle troppe esternalizzazioni,
siano avviati processi di re-internalizzazione dei servizi e del personale mantenendo e rispettando le garanzie previste dai CCNL pubblico e privato in materia. Basta appalti al maggior ribasso, sia valutata la congruità delle offerte tenendo conto dei valori di costo del lavoro. In difesa della natura pubblica dell’ Igiene Ambientale non sia più permesso andare in deroga al CCNL. Sia riconosciuta la natura usurante della categoria. Per la salvaguardia dell’ ambiente attraverso una filiera del riciclo capace di creare posti di lavoro, contro la costruzione di impianti di incenerimento dannosi per la salute pubblica.
Per un porta a porta capace di garantire la salute e la sicurezza di chi il servizio lo svolge con investimenti al riguardo e non attraverso una organizzazione dei ritmi e dei tempi insostenibile, non è più tollerabile vedere operatori soli scendere centinaia di volte da mezzi inadeguatamente alti e magari pensare che lo si faccia oltre i sessanta anni nel rispetto della salute dell’ operatore e della sicurezza del cittadino. Si avverte la cittadinanza che potranno verificarsi ritardi e
disservizi sia per quanto riguarda il porta a porta che per il servizio
dello spazzamento in tutto il comprensorio servito dalla Società cooperativa ATI. Il Cobas Empoli-valdelsa partecipa al corteo fiorentino
(P.za Puccini alle 9,30) dando appuntamento davanti la stazione ferroviaria di Empoli alle 8,15. Cobas ATi – Cobas Empoli-valdelsa