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Timestamp: 2020-01-17 14:21:56+00:00
Document Index: 116543975

Matched Legal Cases: ['art. 1388', 'art. 1388', 'art. 1396', 'art. 1388', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1388', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 1388', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1388', 'sentenza ']

Art. 1388 codice civile - Contratto concluso dal rappresentante - Brocardi.it
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Articolo 1388 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1388 Codice civile
Il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell'interesse del rappresentato (1), nei limiti delle facoltà conferitegli (2), produce direttamente effetto nei confronti del rappresentato [1398] .
(1) Nella rappresentanza diretta il rappresentante agisce non solo per conto del rappresentato ma anche spendendone il nome (c.d. contemplatio domini).
(2) L'atto in tanto può vincolare il rappresentato in quanto il rappresentante abbia agito nel rispetto dei poteri ricevuti.
Nella rappresentanza diretta, contemplata dalla norma, gli effetti si producono nella sfera giuridica del rappresentato in quanto il rappresentante ne ha speso legittimamente il nome: quindi, da un lato il rappresentante ha voluto tale effetto, dall'altro i terzi che hanno intrattenuto rapporti giuridici con lui sapevano in nome di chi agiva.
Spiegazione dell'art. 1388 Codice civile
I limiti della rappresentanza. Rappresentanza generale e rappresentanza speciale
Che la dichiarazione di volontà del rappresentante produca immediatamente effetti pel patrimonio del rappresentato, è principto che non ha bisogno di essere ulteriormente illustrato. Piuttosto è a tener parola dei limiti della rappresentanza (sui quali cfr. altresì, l’illustrazione al seguente art. 1396). Questi possono esser vari; e però si distingue una rappresentanza generale ed una rappresentanza speciale. La prima ricorre quando i poteri conferiti al rappresentante concernono tutti gli affari relativi al patrimonio dell'interessato; la seconda, quando quei poteri riflettono un determinato negozio o soltanto certi negozi. Ma il potere di rappresentanza, sia generale o speciale, va determinato in base al contenuto sostanziale delle facoltà concesse al rappresentante, non già secondo i termini adoperati: perché ricorre rappresentanza generale anche quando nel conferimento di essa si siano adoperati termini specifici, con l'elencazione di tutti i negozi affidati al potere del rappresentante; e, viceversa, può darsi rappresentanza speciale, espressa in termini generici. Anzi il potere di rappresentarza, concepito in termini generali, non comprende che gli atti di ordinaria amministrazione, ove non si sia espressamente specificato che esso si estende agli atti che la precedono (arg. articoli #1741# cod. civ del 1865 e 1708, cod. civ.).
Massime relative all'art. 1388 Codice civile
Cass. civ. n. 4113/2016
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4113 del 2 marzo 2016)
Cass. civ. n. 2332/2016
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2332 del 5 febbraio 2016)
Cass. civ. n. 23131/2010
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 23131 del 16 novembre 2010)
Nei contratti per i quali è richiesta la forma scritta "ad substantiam", particolare rigore è richiesto anche per la spendita del nome del rappresentato, con la conseguenza che, in mancanza di formule che consentano di individuare la spendita del nome altrui, non è ammissibile una "contemplatio domini" tacita, desunta da elementi presuntivi.
Cass. civ. n. 16650/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16650 del 26 novembre 2002)
Il disposto dell'art. 1388 c.c. che attribuisce «direttamente effetto nei confronti del rappresentato» al contratto concluso in suo nome dal rappresentante, ma soltanto se costui si è mantenuto nei limiti delle facoltà conferitegli, trova applicazione anche nel caso di rappresentanza organica, poiché è nell'essenza dell'uno come dell'altro istituto che un soggetto debba risentire nella propria sfera giuridica le conseguenze dell'operato altrui esclusivamente nei limiti in cui lo abbia consentito.
Cass. civ. n. 10989/1996
Nel sistema del codice vigente la spendita del nome del rappresentato deve essere espressa, nel senso cioè che chi contratta per conto altrui deve portare a conoscenza dell'altro contraente che egli agisce non solo nell'interesse, ma anche nel nome di un soggetto diverso il quale, in tal modo, acquista i diritti ed assume gli obblighi derivanti dal contratto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10989 del 10 dicembre 1996)
Cass. civ. n. 9980/1996
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9980 del 14 novembre 1996)
Cass. civ. n. 11885/1995
Il requisito della spendita del nome, necessario perché l'atto compiuto dal rappresentante possa essere imputato al rappresentato, non richiede l'uso di formule sacramentali e può evincersi anche dalle modalità con le quali l'atto stesso viene compiuto. Pertanto, un atto di opposizione a precetto ed a pignoramento mobiliare, proposto dall'amministratore unico di una Snc, pur in mancanza di una esplicita spendita del nome della società, può essere a questa riferito, in considerazione delle concrete circostanze del caso (nella specie, individuazione nella società del soggetto passivo dell'esecuzione e riferimento nell'atto di opposizione alle obbligazioni contratte con l'opposto dalla società e non a situazioni personali dell'opponente).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11885 del 16 novembre 1995)
Cass. civ. n. 11377/1991
Con riguardo all'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, nel caso di liquidazione coatta amministrativa dell'impresa assicuratrice, il rapporto di rappresentanza ex lege tra l'impresa cessionaria e l'INA (gestione autonoma del fondo di garanzia per le vittime della strada), comporta che l'accordo liquidatorio ex art. 4 della L. n. 738 del 1978 e 22 del D.P.R. n. 45 del 1981 deve ritenersi proposto dalla detta impresa in nome e per conto del fondo e come tale accettato dal danneggiato creditore, con effetti diretti, a norma dell'art. 1388 c.c., nella sfera del fondo rappresentato nei cui riguardi il detto accordo liquidatorio importa la nascita di una obbligazione di pagamento certa, liquida ed esigibile, senza una differita produzione di tale effetto ai successivi momenti in cui l'ente gestore abbia avuto conoscenza dell'accordo (ricevendo l'atto di liquidazione trasmesso dall'impresa) o ne abbia verificato la regolarità formale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11377 del 25 ottobre 1991)
Cass. civ. n. 6601/1991
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6601 del 11 giugno 1991)
Cass. civ. n. 5371/1987
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5371 del 18 giugno 1987)
Cass. civ. n. 6334/1985
Qualora il rappresentante nell'esercizio dei suoi poteri abbia risolto consensualmente una vendita di merci conclusa in nome e per conto del rappresentato, responsabile della mancata restituzione della somma pagata per la merce all'acquirente che l'abbia riconsegnata al rappresentante, è il rappresentato, senza che possa rilevare l'inadempimento degli obblighi del rappresentante nascenti dal mandato (mancato invio della merce ricevuta al rappresentato), attenendo essi al rapporto interno al quale il terzo rimane estraneo.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6334 del 14 dicembre 1985)
Cass. civ. n. 936/1984
Se il rappresentante di una società di persone non spende il nome della società (o il nome degli altri soci, quando si tratta di socio di una società di fatto), il negozio concluso spiega effetto solo nei confronti del rappresentante medesimo, ancorché esso riguardi interessi o beni comuni, ed allorché il contratto abbia ad oggetto il trasferimento di beni immobili, la contemplatio domini, pur non richiedendo l'uso di formule sacramentali, deve risultare ad substantiam dallo stesso documento contrattuale, restando irrilevante la conoscenza o l'affidamento creato nel terzo contraente circa l'esistenza del rapporto sociale interno e dei poteri di rappresentanza reciproca che esso comporta.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 936 del 7 febbraio 1984)
Cass. civ. n. 4735/1982
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4735 del 26 agosto 1982)
Cass. civ. n. 1071/1982
La contemplatio domini, che caratterizza la rappresentanza, deve essere oggetto di accertamento rigoroso, per la tutela dell'affidamento dei terzi, quando uno dei contraenti sostiene di avere confidato che l'altro avesse stipulato in proprio, mentre ne è consentita una valutazione meno rigorosa e meno formalistica allorché siano il mandatario o il rappresentato a dedurre la mancanza di contemplatio domini, in contrasto con l'altro contraente che affermi di avere conosciuto l'esistenza del mandato e di avere quindi ritenuto che l'obbligazione dovesse sorgere in capo a soggetto diverso dallo stipulante, nel qual caso il principio dell'affidamento opera in favore di chi ha contratto con l'apparente mandatario e perciò, indipendentemente dall'uso di espressioni dirette a rendere noto il rapporto rappresentativo, questo può essere accertato attraverso l'esame della struttura stessa dell'atto e di ogni ulteriore circostanza idonea a rivelarlo all'altro contraente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1071 del 20 febbraio 1982)
Cass. civ. n. 2105/1976
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2105 del 9 giugno 1976)
Cass. civ. n. 2464/1974
Per la regola fissata dall'art. 1388 c.c., gli effetti del negozio concluso per mezzo del mandatario con rappresentanza - cioè i diritti ed obblighi inerenti al negozio stesso — si riversano direttamente nella sfera giuridica del mandante, sì che colui che ha contratto con il mandatario deve chiedere l'adempimento degli obblighi nascenti dal negozio direttamente al mandante, non restando il contraente in nome altrui vincolato verso l'altro contraente dagli obblighi assunti. Tale principio non implica tuttavia l'esonero del mandatario con procura da ogni e qualsiasi responsabilità verso il terzo contraente che abbia risentito danno per effetto di fatti dolosi o colposi commessi dal mandatario in sede di esecuzione del mandato e che non possono farsi risalire al mandante.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2464 del 10 settembre 1974)