Source: http://www.professionisti.it/frontend/articolo_news/28753/fiat-ha-limitato-la-libert-sindacale
Timestamp: 2020-07-14 20:35:04+00:00
Document Index: 45543822

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 19']

Fiat ha limitato la libertà sindacale
Se l'art. 19 escludesse dai diritti sindacali le sigle non firmatarie di un contratto, esso si tradurrebbe «in una forma impropria di sanzione del dissenso», condizionante la libertà sindacale. È così che i giudici di palazzo della Consulta hanno deciso sulla questione di legittimità costituzionale dell'art. 19 dello Statuto dei lavoratori, la legge n. 300/1970. Ieri infatti la Corte costituzionale ha depositato la sentenza n. 231/2013, annunciata il 3 luglio (si veda ItaliaOggi del giorno seguente), che dichiara l'illegittimità costituzionale del predetto art. 19, nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti applicati in azienda, abbiano comunque partecipato alla loro negoziazione in veste di rappresentanti dei lavoratori dell'azienda. Non conta la firma, insomma: perché altrimenti la norma risulterebbe premiare quel sindacato (e il suo operato) consone alle decisioni di impresa, a discapito della salvaguardia degli interessi dei lavoratori.
La sentenza è quella che ha dato partita vinta alla Fiom sulla rappresentanza sindacale a termine di una vicenda lunga tre anni: da una parte la Fiat e dall'altra la Fiom, l'una contro l'altra due visioni di rappresentanza sindacale nella cornice normativa dello Statuto e del nuovo art. 8 (dl n. 138/2011) che intanto ha legittimato le intese aziendali in deroga a norme di legge e contrattazione nazionale. L'art. 19 attribuisce potere di costituire rappresentanze aziendali alle sole sigle sindacali che hanno firmato il contratto collettivo applicato nell'unità produttiva di qualunque livello, compreso anche il livello aziendale. Nel richiamare le precedenti sentenze la Corte dà rilievo proprio alle nuove norme: nell'attuale e mutato scenario delle relazioni sindacali e delle strategie imprenditoriali, si legge nella sentenza infatti, viene compiutamente a emersione il secondo profilo di contraddizione dell'art. 19 che, sebbene noto sin dal 1995 (epoca del referendum), è rimasto «finora oscurato dall'esperienza pratica di una perdurante presenza in azienda dei sindacati confederali». Ossia, il fatto che l'art. 19 presti il fianco a un'applicazione sbilanciata, se interpretato «come ostativo al riconoscimento dei diritti in questione nei confronti delle associazioni che, pur connotate da un'azione sindacale sorretta da ampio consenso dei lavoratori, avessero ritenuto di non sottoscrivere il contratto applicato in azienda».
In conclusione, la sentenza depositata ieri dichiara violato l'art. 3 della Costituzione. Perché se il modello dell'art. 19 è quello che prevede la stipulazione del contratto quale unica premessa per il conseguimento dei diritti sindacali, allora il beneficio è condizionato a un atteggiamento consonante con l'impresa in evidente contrasto con i valori del pluralismo e libertà di azione sindacale.
Infine, la corte spiega che la sentenza non affronta il più generale problema della mancata attuazione dell'art. 39 della Costituzione, né individua (non potrebbe farlo) il criterio selettivo della rappresentatività sindacale ai fini del riconoscimento dei diritti in azienda, nel caso di mancanza di un contratto per carenza di attività negoziale o per impossibilità di pervenire a un accordo aziendale.
Tuttavia elenca una serie di soluzioni: valorizzazione dell'indice di rappresentatività costituito dal numero degli iscritti; introduzione di un obbligo a trattare con le organizzazioni sindacali che superino una determinata soglia di sbarramento; attribuzione al requisito previsto dall'art. 19 dello Statuto dei lavoratori del carattere di rinvio generale al sistema contrattuale e non al singolo contratto applicato nell'unità produttiva; riconoscimento del diritto di ciascun lavoratore a eleggere rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro. E, quasi a raccomandarsi, conclude: spetta al legislatore l'opzione tra queste od altre soluzioni.