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Timestamp: 2019-07-22 13:59:43+00:00
Document Index: 85876780

Matched Legal Cases: ['art. 382', 'art. 625', 'art. 624', 'art. 624', 'art. 628', 'art. 624', 'art. 624', 'art. 2635', 'art. 2635', 'art. 2635', 'art. 2635', 'art. 2635', 'art. 2635', 'art. 2635', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 624', 'sentenza ']

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20 agosto 2017 /0 Commenti/in Diritto Penale /da niguli
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la Sentenza del 21 settembre 2016, n. 39131, hanno stabilito che la privazione del diritto fondamentale della libertà personale, nel caso di arresto in quasi flagranza, può essere giustificata solo se vi è la diretta percezione della condotta del reo da parte di colui che procede all’inseguimento e al conseguente arresto.
L’art. 382 c.p.p. prende in esame due ipotesi di flagranza di reato: la flagranza vera e propria, che si ha qualora taluno venga colto nell’atto di commettere il reato, e la c.d. “quasi-flagranza”, che ricorre quando chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone, ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.
La fattispecie prende in considerazione il caso dello stato di flagranza costituito dall’inseguimento dell’autore del reato: secondo un primo orientamento, non sussiste la condizione di quasi flagranza qualora l’inseguimento dell’indagato da parte della polizia giudiziaria sia stato iniziato, non già a seguito e a causa della diretta percezione dei fatti da parte della polizia medesima, ma per effetto e solo dopo l’acquisizione di informazioni da parte di terzi. Questo in quanto la provvisoria privazione della libertà personale, ad iniziativa della polizia giudiziaria, che avvenga in carenza di un provvedimento motivato da parte dell’autorità giudiziaria, è un istituto di carattere eccezionale e le previsioni del codice di rito che disciplinano l’arresto sono da considerare come di stretta interpretazione.
Un opposto orientamento afferma invece che possa ravvisarsi flagranza di reato qualora subito dopo la commissione del fatto, la polizia giudiziaria prontamente intervenga, assuma le informazioni del caso dalla persona offesa o da testimoni presenti al fatto e immediatamente si ponga all’inseguimento dell’autore del reato, pervenendo al suo arresto, in quanto l’essenza del concetto di flagranza o “quasi flagranza” risiede nella relazione di continuità tra la commissione del delitto e la reazione diretta ad arrestarne l’autore.
Sebbene tale ultima impostazione risponda all’esigenza di assicurare la pronta reazione istituzionale alla repressione dei reati, le Sezioni Unite accolgono l’orientamento contrario, ossia che l’inseguimento “fisico” che da origine alla quasi flagranza, origina subito dopo il reato, sicché l’inseguitore deve necessariamente avere percezione personale, in tutto o in parte, del comportamento criminale del reo nella sua attualità. Conseguentemente tale inseguimento non può essere equiparato a quello in cui la polizia giudiziaria, che sia stata informata dalla persona offesa o da terzi, circa la commissione di un reato da parte di taluno, si metta sulle tracce di quest’ultimo a distanza di tempo.
http://www.globalawpartner.com/wp-content/uploads/2017/08/flagranza.jpg 525 770 niguli http://www.globalawpartner.com/wp-content/uploads/2015/03/logo-glp2.png niguli2017-08-20 16:33:352017-08-20 16:33:35Quasi flagranza, ecco quando è consentito l'arresto
Ruba nottetempo in un ristorante: quale pena applicare?
9 agosto 2017 /0 Commenti/in Diritto Penale /da niguli
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state chiamate a esaminare un caso, nel quale la Corte di Appello aveva confermato la pronunzia di primo grado, con la quale un imputato veniva condannato per il reato di cui all’624 bis comma 3 c.p., perché aggravato ai sensi dell’art. 625 comma 1, n. 2) c.p.
Avverso tale decisione aveva proposto ricorso il difensore dell’imputato in relazione all’art. 624 bis c.p. e al concetto, a cui si riferisce tale norma, di “luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora”. In particolare il ricorrente censura la decisione della Corte territoriale nella parte in cui ha ritenuto che possa essere considerato luogo di “privata dimora” un ristorante e ancor più laddove è stato considerato “luogo di privata dimora” un esercizio commerciale durante l’orario di chiusura.
Nel ricorso proposto veniva contestata, da un lato la configurabilità del ristorante come “privata dimora”, e dall’altro che ciò possa ritenersi durante l’orario di chiusura e dopo essersi accertato che nessuno fosse presente nel locale. Da ciò doveva escludersi che, al momento del furto, nell’esercizio commerciale si stessero concretamente svolgendo “atti della vita privata”.
I motivi di impugnazione hanno imposto una riflessione di carattere generale sulla nozione di “privata dimora”, accolta dalla giurisprudenza nelle diverse fattispecie del codice penale e processuale penale, nelle quali essa viene in considerazione. L’interpretazione della nozione di “privata dimora”, come rilevante ai fini dell’integrazione del reato di cui all’art. 624 bis c.p., ossia il riferimento a “luoghi destinati in tutto o in parte a privata dimora”, ha registrato un radicato e consistente contrasto.
Sul tema, la giurisprudenza ha inteso che prevalga l’orientamento interpretativo secondo cui per “luogo di privata dimora” possa intendersi pure ogni luogo che serva all’esplicazione di attività culturali, professionali e politiche, ovvero nel quale le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della vita privata. Un diverso orientamento ha affermato, invece, che fosse criterio discretivo la considerazione della pubblica accessibilità del luogo, reputata incompatibile con la nozione di privata dimora e sul punto la Sezione V remittente avanti le SS.UU. evidenzia che il criterio della libera e pubblica accessibilità risulta adottato, non senza contrasti, anche dalla giurisprudenza formatasi sul reato della rapina aggravata ai sensi dell’art. 628, comma 3, n. 3 bis) c.p. che richiama i luoghi di cui all’art. 624 bis c.p..
In merito è stato precisato che costituisce “luogo di privata dimora” ogni ambiente in cui le persone autorizzate a soggiornarvi siano titolari di un diritto alla riservatezza, consentendo lo svolgimento di atti di vita privata; mentre maggiori problemi interpretativi si pongono per quei luoghi nei quali si svolge un’attività lavorativa e che, per le caratteristiche della stessa attività posta in essere, siano accessibili anche a un numero indeterminato di persone.Secondo un primo orientamento giurisprudenziale la presenza o meno di persone non può costituire una ragione per escludere o includere un luogo tra quelli di privata dimora, qualora esso rientri, per le sue caratteristiche intrinseche, tra quelli nei quali, anche solo parzialmente e non continuativamente, la persona svolga atti della propria vita privata o la propria attività lavorativa. Così si è affermato che rientra nella nozione di “luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora” qualsiasi luogo nel quale le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della loro vita privata, compreso un esercizio commerciale in orario di chiusura.
Secondo un altro orientamento interpretativo, i luoghi di svolgimento di attività lavorativa vanno considerati di privata dimora solo se, al momento della commissione della fattispecie di reato, possa essere concretamente prefigurata la presenza di un intento, anche in via occasionale, alla predetta attività. Alla luce di quanto è stato indispensabile un intervento delle Sezioni Unite sul tema dell’interpretazione dell’art. 624 bis c.p., necessario anche per superare i contrasti.
http://www.globalawpartner.com/wp-content/uploads/2017/08/furto-ristorante.jpg 619 1021 niguli http://www.globalawpartner.com/wp-content/uploads/2015/03/logo-glp2.png niguli2017-08-09 18:24:202017-08-09 18:24:20Ruba nottetempo in un ristorante: quale pena applicare?
OBBLIGO VACCINALE E LIBERA SCELTA
21 giugno 2017 /0 Commenti/in Uncategorized /da niguli
http://www.globalawpartner.com/wp-content/uploads/2015/03/logo-glp2.png 0 0 niguli http://www.globalawpartner.com/wp-content/uploads/2015/03/logo-glp2.png niguli2017-06-21 16:30:562017-06-21 16:30:56OBBLIGO VACCINALE E LIBERA SCELTA
(D. Lgs. del 15.3.2017 n. 38)
Il 15 marzo 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo n. 38 recante “Attuazione della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato”.
Le novità introdotte sono la riformulazione del delitto di corruzione tra privati di cui all’art. 2635 c.c., l’introduzione della nuova fattispecie di istigazione alla corruzione tra privati (ex art. 2635 bis c.c.), la previsione di pene accessorie per ambedue le fattispecie e la modifica delle sanzioni di cui al D.Lgs. n. 231/2001 in tema di responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.
La nuova formulazione della fattispecie prevista dall’art. 2635 c.c. è la seguente:
“1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di società o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, per se’ o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. Si applica la stessa pena se il fatto è commesso da chi nell’ambito organizzativo della società o dell’ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo.
6. Fermo quanto previsto dall’articolo 2641, la misura della confisca per valore equivalente non può essere inferiore al valore delle utilità date, promesse o offerte.”
Rispetto alla previsione attuale resta invariato il trattamento sanzionatorio, ma cambia la condotta tipica del reato, ossia nella fattispecie attualmente vigente, “a seguito di dazione o promessa di denaro o altra utilità per sè o per altri, è punito il compimento o l’omissione di atti, in violazione degli obblighi inerenti l’ufficio o degli obblighi di fedeltà, con conseguente danno per la società”, mentre nella nuova fattispecie, “la condotta consiste nel sollecitare o ricevere, anche per interposta persona, per se’ o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o accettarne la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà”. Quest’ultima sembra essere costruita come un reato di mera condotta, senza cioè la previsione di un evento di danno.
Per quanto riguarda il delitto di istigazione alla corruzione tra privati, il nuovo art. 2635 bis c.c. introduce una fattispecie, anch’essa procedibile a querela di parte, che si articola in due ipotesi: il comma 1 “offerta o promessa di denaro o altra utilità non dovuti ai soggetti apicali o aventi funzione direttive in società o enti privati finalizzata al compimento o alla omissione di un atto in violazione degli obblighi inerenti all’ufficio o degli obblighi di fedeltà, quando la l’offerta o la promessa non sia accettata” e il comma 2 “sollecitare per se’ o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilità, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, qualora la sollecitazione non sia accettata”.
Il nuovo art. 2635-ter c.c. prevede, in caso di condanna per il reato di corruzione tra privati, l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese nei confronti di chi abbia già riportato una precedente condanna per il medesimo reato o per l’istigazione di cui all’art. 2635 bis, comma 2, c.c..
Sono infine previste modifiche al D.Lgs. 231/2001 in tema di responsabilità degli enti per illeciti da reato. Per il delitto di corruzione tra privati, nei casi previsti dal terzo comma dell’art. 2635 c.c., si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 600 quote (anziché da 200 a 400), mentre per l’istigazione alla corruzione da 200 a 400 quote.
Alla sanzione pecuniaria si sommano le sanzioni interdittive di cui all’art. 9 del D.Lgs. 231/2001 che, ricordiamo, sono le seguenti:
(Cassazione penale, sez. V, sentenza 14/09/2016 n° 38236)
La sentenza della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione del 15 settembre 2016, n. 38236, ha statuito che il camper costituisce luogo di privata dimora, essendo destinato, per natura, all’uso abitativo, dovendosi tuttavia accertarne l’uso concreto da parte della persona offesa.
Il caso esaminato dalla Corte vedeva una coppia di turisti tedeschi, in vacanza in Italia con il proprio camper, essere derubati di uno zaino collocato proprio all’interno di tale mezzo.
Il responsabile era stato condannato per il reato di furto in abitazione, ex art. 624 bis c.p., e, avverso tale pronuncia, aveva proposto ricorso per Cassazione, affermando come il camper non potesse considerarsi luogo di privata dimora, in quanto parcheggiato in una pubblica via, e lamentando la sussistenza dell’aggravante dell’esposizione delle cose alla pubblica fede con riferimento alla sottrazione di uno zaino.
Secondo costante orientamento giurisprudenziale, in tema di furto in abitazione, luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora è qualsiasi luogo nel quale le persone si trattengono per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della loro vita privata, stante l’esigenza di apprestare una maggiore tutela alla sfera privata dell’individuo in tutti i luoghi dove si svolge la sua personalità, quindi anche in quelli, diversi dall’abitazione, perché destinati in modo transitorio e contingente allo svolgimento di attività che attengono alla libertà domestica.
Anche il camper costituisce luogo di privata dimora per la naturale destinazione all’uso abitativo quale “casa mobile”, nella quale si espletano attività della vita privata.
A ben vedere, però, il camper non può essere considerato luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora solo in virtù della sua strutturale idoneità a svolgere una funzione abitativa, in aggiunta alla sua caratteristica di mezzo di locomozione su ruote, occorrendo, piuttosto accertare che, in concreto, in esso siano state espletate attività tipiche della vita privata, diverse dalla mera utilizzazione come mezzo di locomozione.
In tema di furto, l’aggravante della esposizione alla pubblica fede è configurabile anche quando la cosa si trova in un luogo privato, sempre che si tratti di luogo aperto al pubblico o comunque facilmente accessibile. Sul punto, il furto di oggetti che si trovano all’interno di una autovettura parcheggiata sulla pubblica via deve essere considerato aggravato quando si tratti di oggetti che costituiscono parte integrante del veicolo; qualora, invece, il furto concerni oggetti solo temporaneamente lasciati nell’auto, ai fini della sussistenza dell’aggravante deve ricorrere una situazione contingente di necessità, tale da indurre il possessore a confidare nella buona fede dei consociati. Occorre che il giudice dia conto delle speciali ragioni che hanno reso necessitata la custodia della cosa all’interno del veicolo.
Nella fattispecie, secondo i giudici della Corte di Cassazione, pertanto, la sentenza impugnata risulta essere carente in motivazione sia in merito alla sussistenza della fattispecie di furto in abitazione, in quanto i giudici territoriali avevano omesso di accertare il concreto utilizzo del mezzo, sia in merito alla ritenuta sussistenza dell’aggravante della esposizione della cosa alla pubblica fede, in quanto non è stato accertato se lo zaino rubato facesse parte integrante del veicolo.
Vaccini: obbligo o libertà?
30 gennaio 2017 /0 Commenti/in Diritto civile /da niguli
Libertà sui vaccini
http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2017/01/29/news/liberta-sui-vaccini-e-nato-il-comitato-1.14793524
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