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Timestamp: 2018-08-19 15:56:46+00:00
Document Index: 47953566

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 649', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 50', 'sentenza ']

Scuola Superiore Magistratura - P18023 - L’attuale consistenza del principio di ne bis in idem: aspetti sostanziali e processuali
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P18023 - L’attuale consistenza del principio di ne bis in idem: aspetti sostanziali e processuali
Il principio del ne bis in idem, che notoriamente ha lasciato la matrice attinente alla protezione del giudicato per assurgere a strumento di tutela dei diritti fondamentali di libertà, vive una stagione evolutiva di grande importanza.
Nelle Carte sovranazionali il divieto del doppio processo ha trovato formale sanzione nell’art. 4 del Protocollo n. 7 alla Convenzione edu, esecutivo in Italia dal 1992, e poi nella Carta di Nizza (art. 50), con le note implicazioni circa il rango che ne discende quanto al sistema di gerarchia delle fonti.
Di recente, per altro, la Corte costituzionale italiana ha rinvenuto anche nelle norme della nostra Carta fondamentale (artt. 24 e 111) il fondamento d’una rilevanza condizionante del principio rispetto alla discrezionalità del legislatore ordinario. Si allude qui alla sentenza n. 200 del 2016 (resa nel drammatico contesto dei reati a manifestazione assai dilazionata delle conseguenze dannose per la salute e per la vita), con la quale è stata dichiarata l’illegittimità dell’art. 649 c.p.p., nella parte in cui (secondo il diritto vivente) escludeva comunque la preclusione (e dunque consentiva un nuovo giudizio) riguardo ad un reato in concorso formale con altro già giudicato. Ciò nell’ambito di una riconsiderazione di fondo della nozione di idem, decisamente orientata verso il fatto anziché verso la relazione tra norme convergenti sul fatto medesimo, per quanto opportunamente estesa ad ogni profilo dell’accadere criminoso (condotta – causalità – evento). L’autorevole presa di posizione sta producendo ovviamente i suoi effetti nella pratica della giurisdizione, ed uno degli scopi del corso sta proprio nel sondarne approfonditamente i contenuti e nello studio della giurisprudenza conseguente.
Sul piano del cd. ne bis in idem sostanziale, la “crisi” determinata dalla sentenza della Grande Camera della Corte edu, del 4 marzo 2014, nel caso Grande Stevens v. Italia era stata parzialmente ridimensionata, com’è noto, dalla successiva decisione della stessa Grande Camera nel procedimento A. e B. contro Norvegia (15 novembre 2016), preceduta del resto, sul piano nazionale, dal notissimo “arresto” operato dalla Consulta con la sentenza n. 49 del 2015 (e dalla decisione in certo senso connessa del maggio 2016, n. 102). Di qui una rilevante giurisprudenza sull’ammissibilità (o non) dei casi di preteso doppio binario sanzionatorio in diverse materie.
Nondimeno, i rinvii pregiudiziali di diverse Autorità giudiziarie italiane (tra cui la Corte di cassazione) daranno luogo in tempi presumibilmente ristretti ad una pronuncia della Corte di giustizia, sul versante “comunitario” del principio. Al momento, sono state rassegnate le conclusioni dell’Avvocato generale presso la CGUE, secondo cui, in sintesi, l’art. 50 della Carta di Nizza osterebbe a una normativa nazionale che, come quella italiana, consente la celebrazione di un procedimento finalizzato all’irrogazione di sanzioni amministrative di natura sostanzialmente penale agli autori della condotta di abuso del mercato, quando vi sia già una sentenza penale definitiva che abbia avuto ad oggetto i medesimi fatti materiali, senza prevedere un meccanismo processuale che consenta di evitare la duplicità di repressione. Stesso principio è stato proposto quanto alla materia tributaria, salva la necessità per il giudice del rinvio di verificare egli stesso se la sanzione tributaria definitiva abbia natura penale secondo i noti “criteri Engel” della Corte di Strasburgo.
Insomma, un quadro in convulso movimento. Il corso avrà la funzione di richiamarne le premesse e di chiarirne i tratti, per poi studiare lo stato – a quel punto probabilmente ancor più evoluto – della giurisprudenza nazionale e sovranazionale in materia.
Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: ottantacinque magistrati ordinari con funzioni penali, nonché cinque avvocati.
Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 26 marzo 2018 (inizio lavori ore 15.00) – 28 marzo 2018 (fine lavori ore 13.00).