Source: https://www.consiglionotarilemilano.it/documenti-comuni/massime-commissione-societ%C3%A0/32.aspx
Timestamp: 2019-02-18 17:33:49+00:00
Document Index: 175566899

Matched Legal Cases: ['art. 2355', 'art. 2355', 'art. 2355', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 2355']

32. Condizioni di efficacia delle clausole di mero gradimento nella s.p.a. (art. 2355 bis c.c.)
Le clausole di mero gradimento contenute nello statuto di s.p.a. sono efficaci an-che nel caso in cui (pur non prevedendosi il diritto di recesso ovvero l'obbligo, per la so-cietà o per gli altri soci, di acquistare le azioni al valore stabilito per il recesso, come pre-vede l'art. 2355 bis c.c.) contemplino l'obbligo per la società o per gli altri soci di acqui-stare "a parità di condizioni", cioè al prezzo che l'alienante ha concordato con il terzo non gradito, ovvero l'obbligo, per la società, di procurare altro acquirente gradito, che acquisti al valore stabilito per il recesso o "a parità di condizioni".
L'equilibrio, nella società per azioni, fra interesse sociale a disporre di filtri, o addirittura di diritti di veto rispetto all'ingresso di nuovi soci, (da un lato), e diritto del socio a liquidare la partecipazione, (dall'altro), é dalla riforma individuato a valle di un processo evolutivo scandito da interventi legislativi e da valutazioni giurisprudenziali.
L'originaria formulazione dell'art. 2355 c.c., nel consentire la possibilità di ap-porre particolari condizioni all'alienazione delle azioni nominative, aveva stabilito un perimetro teoricamente ampio per la definizione delle clausole limitative alla loro circo-lazione; fino alla seconda metà degli anni '70 la giurisprudenza (oltre ad ammettere, come ancora oggi si continua pacificamente a fare, la clausola di prelazione) era preva-lentemente orientata a ritenere legittime anche le clausole di gradimento; solo a decor-rere da quest'epoca l'orientamento della giurisprudenza di legittimità ebbe a variare, per negare l'ammissibilità delle clausole di gradimento rimesse al giudizio discreziona-le degli organi sociali.
Questa posizione dei giudici venne sostanzialmente condivisa dal legislatore, che, con l'art. 22 della legge 4 giugno 1985 n. 281 stabiliva, come noto, l'inefficacia delle clausole "degli atti costitutivi delle società per azioni, le quali subordinano gli ef-fetti del trasferimento delle azioni al mero gradimento degli organi sociali".
Il processo evolutivo cui si é alluso in apertura andò ulteriormente a maturare quando i giudici, successivamente alla legge 281/85, attenti questa volta all'interesse sociale verso la stabilità e la qualità del gruppo dei soci, affermarono che la clausola di gradimento - benché discrezionale, cioè rimessa alla completa valutazione dell'organo sociale - non é illegittima ed é efficace qualora preveda l'obbligo della società di procu-rare acquirente "gradito", in sostituzione di quello "non gradito". In questo senso, si esprimeva, tra gli altri, la giurisprudenza onoraria milanese, e le relative motivazioni concludevano, significativamente, per la correttezza di una interpretazione dell'art. 22 della legge 281/85 "nel senso che il divieto del mero gradimento sia rapportato all'esi-genza della circolazione dei titoli e alla necessità di non rendere il socio prigioniero del-la sua partecipazione".
Le conclusioni dei giudici ora riferite, risalenti all'anno 2000, sono esattamente coincidenti con il fondamento del nuovo art. 2355 bis, in materia di clausola di gradi-mento inter vivos.
La nuova norma appare in grado di realizzare, con soddisfazione, l'equilibrio fra quell'interesse sociale e quell'interesse individuale cui si é alluso in apertura: la socie-tà può così respingere il candidato acquirente, ma solo consentendo al socio che vuole alienare il diritto al realizzo della partecipazione.
La circostanza che di quest'ultimo diritto, nella formulazione legislativa ora vi-gente, sia prevista la realizzazione con il recesso ovvero con l'obbligo per la società o per gli altri soci di acquistare al valore stabilito per il recesso, non esclude che la clau-sola di gradimento resti valida ed efficace anche quando la piena soddisfazione del di-ritto del socio é diversamente ottenuta.
La massima, nell'individuare queste diverse modalità, altro non fa che ripetere il principio giurisprudenziale onorario milanese, che - come sopra visto - può essere considerato ispiratore della riforma; la vendita (a favore della società, degli altri soci, ovvero di un terzo gradito) "a parità di condizioni" (con quanto offerto dall'acquirente non gradito) é evento che realizza l'interesse del socio alienante nelle esatte proporzio-ni dal medesimo perseguite.