Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_riforma_del_terzo_settore-1.html
Timestamp: 2019-11-21 20:36:27+00:00
Document Index: 155407913

Matched Legal Cases: ['art.43', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 24', 'art. 33', 'art. 6', 'art. 77', 'art. 1', 'art. 79', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 50', 'art. 18']

tema 9 ottobre 2019
Studi Camera - Affari Sociali Welfare Riforma del Terzo settore
Il D. Lgs. 117/2017 Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 (qui l'iter parlamentare), entrato in vigore il 3 agosto 2017, provvede "al riordino e alla revisione organica della disciplina speciale e delle altre disposizioni vigenti relative agli enti del Terzo settore, compresa la disciplina tributaria applicabile a tali enti" configurandosi come uno strumento unitario in grado di garantire la "coerenza giuridica, logica e sistematica" di tutte le componenti del Terzo settore al fine di "sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l'inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione dei principi costituzionali".
delimita il perimetro del Terzo settore enumerando gli enti che ne fanno parte individuati in: organizzazioni di volontariato (ODV), associazioni di promozione sociale (APS), enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative e società di mutuo soccorso. Viene inserita in tale perimetro la nozione di ente del terzo settore definito come "ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione, per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi" e prevede l'obbligo, ponendo un temine di 18 mesi (fino a febbraio 2019), affinché tutti gli enti di terzo settore modifichino i loro statuti inserendovi l'indicazione di ente del Terzo settore o l'acronimo ETS. Il D. Lgs.105/2018 (c.d. Decreto correttivo del Codice) ha poi spostato il termine per le modifiche statutarie dal 3 febbraio 2019 al 3 agosto 2019. Tale termine è stato in ultimo spostato al 30 giugno 2020 dall'art.43, c.4-bis, del Decreto Crescita (decreto legge 34/2019). Pertanto, le ODV, le APS e le Onlus iscritte nei rispettivi registri avranno tempo fino al 30 giugno 2020 per modificare il loro statuto e aggiornarlo alla Riforma del Terzo settore. Le altre associazioni non in possesso di una delle tre qualifiche menzionate e quindi non iscritte nei relativi registri non hanno alcun termine per adeguare lo statuto alla Riforma e potranno decidere se e quando entrare nel "perimetro" del Terzo settore;
prescrive l'obbligo, per gli enti del Terzo settore, qualificati nello statuto come ETS, di iscriversi nel Registro unico nazionale del Terzo settore e di indicare gli estremi dell'iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico. Il Codice, in vigore dal 3 agosto 2017, aveva previsto che il Registro fosse pienamente operativo a febbraio 2019, in quanto aveva concesso un anno di tempo per l'adozione dei provvedimenti attuativi a livello nazionale (decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni) e ulteriori sei mesi alle Regioni per provvedere agli aspetti di propria competenza. Attualmente, il decreto istitutivo del RUNTS non risulta ancora emanato. Pertanto, nel periodo transitorio, continua a valere l'iscrizione ad uno dei registri attualmente previsti dalle normative di settore (Registro delle associazioni di promozione sociale, il Registro delle organizzazioni di volontariato, Albi regionali delle cooperative sociali). I primi ETS ad accedere al nuovo Registro unico saranno le organizzazioni di volontariato (ODV) e le associazioni di promozione sociale (APS), che verranno trasmigrate nelle corrispondenti sezioni del RUNTS, con l'eliminazione contestuale dei registri attuali delle APS e delle ODV. Le Onlus invece, che costituiscono una qualifica fiscale (e non una specifica categoria di ETS) e che risultano quindi iscritte nell'apposita Anagrafe tenuta presso l'Agenzia delle entrate. Il decreto istitutivo del RUNTS dovrà disciplinare l'istituzione ed il funzionamento a regime, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Registro unico nazionale del Terzo settore, suddiviso in specifiche sezioni, ognuna delle quali dedicata ad una delle categorie di enti definite dal Codice. Il Registro sarà gestito operativamente e con modalità informatiche su base territoriale, da ciascuna Regione e Provincia autonoma. Oltre alle modalità di iscrizione, aggiornamento dei dati, cancellazione e migrazione in altra sezione degli enti interessati, la disciplina assoggetta ciascuno degli enti iscritti al Registro ad una revisione periodica almeno triennale finalizzata alla verifica della permanenza dei requisiti richiesti. Le Regioni e le Province autonome entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale dovranno disciplinare le procedure per l'emanazione dei provvedimenti di iscrizione e di cancellazione degli ETS nelle sezioni regionali;
prevede l'adozione, con decreto, di Linee guida in materia di bilancio sociale e di valutazione di impatto sociale dell'attività svolta dagli enti del Terzo settore. Il decreto 23 luglio 2019 Linee guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell'impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore è stato pubblicato sulla G.U. n. 214 del 12 settembre 2019;
Come detto, le disposizioni del Codice saranno pienamente operative a partire dal febbraio 2019 (termini per la modifica degli statuti con l'indicazione della denominazione ETS; messa a regime del Registro unico nazionale del Terzo settore).
Successivamente, il D. L.gs. 3 agosto 2018, n. 105 ha apportato disposizioni integrative e correttive al Codice del Terzo settore (AG 33. Qui il dossier di documentazione predisposto per l'esame della Commissione XII-Affari sociali) . Tra le questioni emerse, oggetto dell'intervento in esame, si segnalano:
• l'elenco delle attività di interesse generale esercitabili dagli Enti del Terzo Settore (ETS) viene integrato con la tutela degli animali e la prevenzione del randagismo (art. 3);
• la proporzionalità degli obblighi contabili degli ETS: sale da 100mila a 220mila euro annui il limite di entrate per gli obblighi di trasparenza sui compensi erogati (art. 5);
• il perimetro entro cui possono muoversi i lavoratori degli ETS. Vengono introdotte deroghe al principio in base al quale la differenza retributiva tra i lavoratori dipendenti non può essere superiore al rapporto uno a otto e viene riconosciuto il diritto a forme di flessibilità oraria per i lavoratori subordinati che svolgono attività volontariato presso un ETS (art. 6);
• l'assetto civilistico in relazione all'iscrizione degli enti (art. 8);
• la revisione legale dei conti: si chiarisce che, fermo restando il controllo contabile già previsto, l'obbligo di sottoporsi a revisione legale dei conti sussiste solo per gli ETS di maggiori dimensioni e che, per previsione statutaria, l'ETS può affidare la revisione legale dei conti, quando essa sia obbligatoria, all'organo di controllo interno, a condizione che in tale organo di controllo sia presente un revisore legale iscritto nell'apposito registro (art. 10);
• la previsione che le organizzazioni di volontariato di secondo livello devono avvalersi in modo prevalente dell'attività di volontariato delle persone fisiche associate alle organizzazioni di primo livello che ne compongono la base sociale (art. 11);
• l'aumento di quattro unità del numero dei componenti del Consiglio nazionale del Terzo settore, al fine di assicurare una più ampia rappresentanza degli enti, comprese le reti associative (art. 15);
• la previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni per la definizione annuale dell'atto di indirizzo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali che determina gli obiettivi di finanziamento del Fondo per il sostegno dei progetti e delle attività di interesse generale nel Terzo settore (art. 19);
• l'estensione anche alle organizzazioni di volontariato – e non alle sole fondazioni – delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali per attività di interesse generale (art. 20);
• l'estensione a tutti gli enti iscritti al Registro unico nazionale, inclusi gli enti del Terzo settore commerciali, della possibilità di emettere titoli di solidarietà, ovvero obbligazioni e altri titoli di debito, nonché certificati di deposito, con l'obiettivo di sostenere le attività istituzionali degli enti del Terzo settore (art. 21);
• l'aggiornamento della denominazione dei soggetti che svolgono attività di social lending, facendo riferimento ai gestori delle piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali; le cosiddette piattaforme di peer to peer lending (art. 22);
• l'individuazione delle attività svolte dagli enti del Terzo settore che si caratterizzano per essere non commerciali, prevedendo una presunzione in base alla quale tali attività si considerano non commerciali qualora i ricavi non superino di oltre il 10 per cento i relativi costi per ciascun periodo d'imposta e per non oltre due periodi di imposta consecutivi (art. 23);
• la modifica del regime fiscale opzionale per la determinazione del reddito di impresa degli enti non commerciali del Terzo settore, prevedendo che tra i ricavi cui applicare il coefficiente di redditività siano aggiunti anche i ricavi conseguiti attraverso la raccolta di fondi, oltre a quelli conseguiti nell'esercizio delle attività di interesse generale e delle attività diverse, secondarie e strumentali (art. 24);
• l'esclusività delle attività di interesse generale svolte con modalità non commerciali, ai fini del cosiddetto social bonus (art. 25);
• l'estensione della detrazione maggiorata del 35 per cento alle erogazioni liberali eseguite a favore delle organizzazioni di volontariato (art. 26); • l'esenzione dall'imposta di registro per gli atti costitutivi e quelli connessi allo svolgimento delle attività delle organizzazioni di volontariato e dall'IRES per i redditi degli immobili destinati in via esclusiva allo svolgimento di attività non commerciali (art. 27);
• le correzioni di coordinamento relative agli indici sintetici di affidabilità fiscale che non si applicano per gli enti che utilizzano il regime forfetario (art. 28);
• la modifica degli obblighi di tenuta e conservazione delle scritture contabili per gli enti non commerciali del Terzo settore che non applicano il regime forfetario (art. 29);
• il coordinamento normativo della disciplina del Terzo settore con la normativa prevista nel Testo unico delle imposte sui 11 redditi, con la disciplina dell'imposta sul valore aggiunto, nonché con le disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare (art. 30).
Tra i recenti interventi normativi di revisione della normativa sul Terzo settore si segnalano:
- il decreto legge 119/2018 (L. 136/2018), all'art. 24-ter, che ha fornito un nuovo criterio per la determinazione della natura commerciale o non commerciale degli enti del Terzo settore ed è intervenuto sulla disciplina per le deduzioni previste per chi effettua erogazioni liberali a favore di enti del Terzo settore. Rispetto alle organizzazioni di volontariato (ODV), viene confermata la disciplina previgente del rimborso spese per l'attività di interesse generale prestata (art. 33, co. 3), ma si prevede una deroga al limite del solo rimborso delle spese per le attività svolte come attività secondarie e strumentali. Sul punto, si ricorda che non è stato ancora emanato il decreto interministeriale (di cui all'art. 6 del Codice), che dovrà definire "criteri e limiti" alla stregua dei quali le attività devono considerarsi "secondarie e strumentali". Ulteriori modifiche al Codice riguardano l'estensione dell'utilizzo dei titoli di solidarietà a tutti enti del TS (art. 77 ). Inoltre, nel caso in cui, entro dodici mesi dal loro collocamento, gli istituti emittenti non utilizzino i titoli di solidarietà in favore degli enti del TS, le somme corrispondenti dovranno essere utilizzate per la sottoscrizione o per l'acquisto di titoli di Stato italiani aventi durata pari a quella originaria dei relativi titoli;
- la legge di bilancio 2019 (commi 82 e 83, art. 1, L. 145/2018) in base alla quale si prevede, mediante una novella al Codice (art. 79, comma 3, D.Lgs. 3 luglio 2017), in favore delle fondazioni ex Ipab che svolgano attività in ambito sociale, sanitario e socio-sanitario, che tali attività, ai fini delle imposte sui redditi, siano considerate non commerciali, a condizione che gli utili siano reinvestiti interamente nelle attività di natura sanitaria o socio-sanitaria e che non sia deliberato alcun compenso in favore degli organi amministrativi.È fatto salvo il rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato in regime cosiddetto di de minimis.
Nota congiunta MISE/Ministero del lavoro del 31 gennaio 2019 sull'applicazione alle cooperative sociali della disciplina in materia di impresa sociale
Codice del Terzo settore: adeguamenti statutari, Circolare ministeriale n. 20 del 27 dicembre 2018
Codice del Terzo settore: Questioni di diritto transitorio - Prime indicazioni. Nota direttoriale n. 12604 del 29 dicembre 2017
LA RIFORMA: Istruzioni per l'uso
Lo stato dell'arte della riforma del Terzo settore
INAPP, Terzo settore e servizi di welfare, 2019
L'impresa sociale è specificamente regolata dal D. Lgs. 112/2017, attuativo della legge delega 106/2016, anche se occorre ricordare che tale decreto non esaurisce la disciplina dell'impresa sociale. A tale ente si applicano, se compatibili, le norme di cui al D. Lgs. 117/2017 recante il Codice del terzo settore, nonché, per gli aspetti che rimangono ancora non disciplinati, le disposizioni del Codice civile concernenti la forma giuridica in cui l'impresa sociale è costituita (art. 1, comma 5, D.Lgs. 112/2017).
Successivamente, nel corso di incontri del Governo con attori istituzionali (Commissione politiche sociali della Conferenza Stato – Regioni, Amministrazione finanziaria, rappresentanti del Notariato) e a seguito di riunioni con il Consiglio nazionale del Terzo settore, è emersa l'esigenza di apportare correzioni alla nuova normativa sulla impresa sociale. Il 21 marzo 2018, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare lo Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del D. Lgs. 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale. Lo schema di decreto (A.G. 019) è stato quindi trasmesso alle Camere per l'espressione del parere. Le questioni emerse, oggetto dell'intervento in esame, riguardano:
Le questioni oggetto dell'intervento riguardano:
l'aggiornamento del calcolo della quota di lavoratori qualificati come "molto svantaggiati" dipendenti dell'impresa sociale;
l'esplicitazione della disciplina applicabile in materia di cooperative, con specifico riguardo ai ristorni ed alle operazioni straordinarie;
il rapporto tra imprese sociali e pubbliche amministrazioni: il divieto per queste ultime di assumere la direzione, il coordinamento o il controllo di un'impresa sociale potrebbe risultare impeditivo dell'acquisto della qualifica di impresa sociale per quegli enti privati (ex IPAB) per i quali la preposizione alla presidenza dell'organo di amministrazione di un rappresentante della P.A. non è associata ad un effettivo potere di direzione;
l'adeguamento degli statuti delle imprese sociali alle novità legislative con la maggioranza prevista per l'assemblea ordinaria, che non dovrebbe essere utilizzata per approvare ulteriori modifiche non richieste;
la previsione di forme di collaborazione tra le diverse amministrazioni competenti in materia di controlli sulle imprese sociali;
la previsione di un limite temporale volto a circoscrivere le agevolazioni fiscali sugli investimenti a favore delle imprese sociali, unitamente al ridotto limite temporale di mantenimento dell'investimento.
Le Commissioni speciali di Camera e Senato hanno espresso parere sul provvedimento: al Senato il 22 maggio 2018 (parere favorevole condizionato) e il 7 giugno alla Camera (parere favorevole con osservazioni).
Sulla G.U 185 del 10 agosto 2018, è stato infine pubblicato il D. Lgs. 20 luglio 2018, n. 95, Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, ai sensi dell'articolo 1, comma 7, della legge 6 giugno 2016, n. 106.
Dopo l'innalzamento dell'aliquota IRES per gli enti del Terzo settore che svolgono con modalità non commerciali attività che realizzano finalità sociali (innalzamento previsto dalla legge di bilancio 2019 - art. 1, comma 52, della legge 145/2018), il Decreto semplificazioni (art. 1, commi 8-bis e 8-ter del decreto legge 135/2018) ha posticipato l'abrogazione della riduzione a metà dell'IRES per alcuni enti del Terzo settore; tale riduzione trova infatti applicazione non più dal 1° gennaio 2019, ma a decorrere dal periodo d'imposta di prima applicazione di ulteriori misure di favore (da emanare, con provvedimenti compatibili con il diritto dell'Unione europea, nei confronti dei soggetti che svolgono attività aventi finalità sociale). Pertanto, la riduzione a metà dell'IRES per tali enti (al 12%) permane fino all'emanazione di dette misure.
Istituti pubblici di assistenza e beneficenza (cd. "ex IPAB")
Il Decreto semplificazioni (art. 11-sexies del decreto legge 135/2018) ha stabilito, modificando la disciplina in materia di impresa sociale, che le società costituite da un unico socio persona fisica, gli enti con scopo di lucro e le amministrazioni pubbliche (di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001) non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile. Il divieto non vale per le associazioni o fondazioni di diritto privato originate dalla trasformazione di istituti pubblici di assistenza e beneficenza (cd. "ex IPAB"), che con una modifica del Codice del Terzo settore, sono state incluse fra gli enti del Terzo settore.
Disposizioni particolari su alcuni enti del Terzo settore
Con l'articolo 11-sexies, commi 1 e 2 del D.L.135/2018 (L. 12/2019) è stata modificata la normativa riguardante le associazioni o fondazioni di diritto privato originate dalla trasformazione di istituti pubblici di assistenza e beneficenza (cd. "ex IPAB"), stabilendo che le stesse siano da considerarsi incluse nell'ambito del Terzo Settore.
In proposito si ricorda che l'art. 10 della legge n. 328/2000 ha previsto la una delega al Governo (poi attuata con il D. Lgs. n. 207/2001) con la quale riformare la disciplina di tali istituti, a seguito della quale le IPAB che svolgono direttamente attività di erogazione di servizi assistenziali sono state accorpate e trasformate in Aziende pubbliche di Servizi alla Persona (ASP).
In particolare, la novella interviene sulla disposizione di cui all'articolo 4, comma 3, del D. Lgs. n. 112 del 2017, che ha revisionato la disciplina in materia di impresa sociale, con particolare riferimento alle attività di coordinamento, direzione e controllo, prevedendo che a tal fine le ex IPAB fanno eccezione alla disciplina ivi prevista.
Tale norma stabilisce che le società costituite da un unico socio persona fisica, gli enti con scopo di lucro e le amministrazioni pubbliche (di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001) non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile ad eccezione delle associazioni o fondazioni di diritto privato ex Ipab derivanti dai processi di trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza o beneficenza, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 febbraio 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 1990, e del decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207, in quanto la nomina da parte della pubblica amministrazione degli amministratori di tali enti si configura come mera designazione, intesa come espressione della rappresentanza della cittadinanza, e non si configura quindi mandato fiduciario con rappresentanza, sicché è sempre esclusa qualsiasi norma di controllo da parte di quest'ultima»..
ad eccezione delle associazioni o fondazioni di diritto privato ex Ipab derivanti dai processi di trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza o beneficenza, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 febbraio 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 1990, e del decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207, in quanto la nomina da parte della pubblica amministrazione degli amministratori di tali enti si configura come mera designazione, intesa come espressione della rappresentanza della cittadinanza, e non si configura quindi mandato fiduciario con rappresentanza, sicche' e' sempre esclusa qualsiasi norma di controllo da parte di quest'ultima".
Un ulteriore intervento modifica inoltre l'articolo 4, comma 2, del Codice del Terzo settore (D.Lgs 117/2017), il quale prevede l'elenco degli enti che non ricadono nell'ambito di applicazione del Codice, escludendo le associazioni o fondazioni di diritto privato originate dalla trasformazione di istituti pubblici di assistenza e beneficenza (cd. "ex IPAB"), che pertanto risultano in tal modo incluse fra gli enti del Terzo settore.
Si ricorda che non sono enti del terzo settore le amministrazioni pubbliche, le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro, nonché gli enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti, ad esclusione dei soggetti operanti nel settore della protezione civile (disciplinati dall'articolo 32, comma 4 del Codice). Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente comma i corpi volontari dei vigili del fuoco delle Province autonome di Trento e di Bolzano e della Regione autonoma della Valle d'Aosta.
Entrambi i predetti interventi normativi relativi agli istituti ex IPAB sono motivati dal fatto che la nomina da parte della pubblica amministrazione degli amministratori degli enti ex IPAB si configura come mera designazione, intesa come espressione della rappresentanza della cittadinanza, non configurandosi pertanto come mandato fiduciario con rappresentanza ed escludendo sempre qualsiasi forma di controllo da parte della stessa rappresentanza.
In proposito si deve richiamare la sentenza. del Consiglio di Stato (Sent. Cons. Stato Sez. V, n. 6691/09) con la quale è stato sancito il principio che la nomina dei rappresentanti di un istituto ex IPAB da parte del Sindaco ex art. 50, comma 8 del Tuel (D. Lgs. n. 267/2000) non presuppone un rapporto fiduciario come "coincidenza di orientamento politico (o, addirittura, di opinione politica), in quanto tale relazione si deve misurare nel campo delle scelte concrete e nella adesione o meno agli indirizzi amministrativi e di gestione dell'Ente di riferimento". Non sussisterebbe infatti, ad esempio, potestà di revoca (cd. spoil system) di tali rappresentanti da parte della nuova carica di sindaco a seguito di eventuali elezioni amministrative comunali.
Il D. Lgs. 111/2017 Disciplina dell'istituto del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche si propone il completamento della riforma strutturale dell'istituto del 5 per mille, mediante:
Finanziamento di progetti filantropici
Il c.d. Decreto fiscale (art. 18. co. 2-bis e 2-ter del decreto legge 119/2018) ha consentito agli enti del Terzo settore di effettuare lotterie finalizzate alla raccolta di donazioni di importo non inferiore a 500 euro. Le lotterie possono essere organizzate anche con l'intervento degli intermediari finanziari che gestiscono il patrimonio dei soggetti partecipanti. Il ricavato derivante dalle lotterie filantropiche è destinato ad alimentare i fondi dei citati enti per la realizzazione di progetti sociali.
Nel mese di aprile 2018 è stato adottato il decreto legislativo n. 43 del 2108 recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40.
Le modifiche al decreto legislativo n. 40 del 2017 attengono, in particolare, ai seguenti profili:
la specificazione ed ampliamento dei settori di intervento del servizio civile universale, sì da ricomprendervi l'educazione e promozione "paesaggistica, ambientale, del turismo sostenibile e sociale" ;
un rafforzato coinvolgimento delle Regioni in sede di programmazione, tale da esprimersi mediante con l'intesa (non già il parere, come invece previsto nel decreto legislativo n. 40 del 2017) della Conferenza permanente;
le reti che gli enti di servizio civile universale possono costituire con altri soggetti pubblici e privati;
modalità di elezione e rinnovo della Rappresentanza degli operatori volontari;
programmazione finanziaria delle risorse necessarie per le elezioni ed assemblee della Rappresentanza;
la composizione della Consulta nazionale per il servizio civile universale;
modalità di pubblicità della selezione dei giovani da avviare al servizio civile universale;
l'articolazione dell'impegno settimanale di cui consta il rapporto di servizio civile universale;
la parametrazione del trattamento economico del personale volontario impiegato nella cooperazione allo sviluppo sul trattamento dei giovani ammessi a svolgere il servizio civile universale.
Nella relazione illustrativa si evidenziano le ragioni dell'intervento, identificate in particolare nelle criticità emerse dall'attuazione del decreto legislativo n. 40 del 2017 che hanno reso necessario un intervento normativo integrativo e correttivo. Sono richiamati in particolare i seguenti profili critici emersi in sede di prima attuazione:
il ruolo attribuito alle Regioni nell'ambito del sistema, che ha determinato da parte di alcune (Lombardia e Veneto) l'instaurazione di giudizi di legittimità costituzionale avverso le correlative disposizioni del decreto legislativo n. 40 del 2017;
la mancata previsione di alcuni settori di intervento, che pur sono andati sviluppandosi nel tempo;
la difficoltà di attuazione dell'istituzione della Rappresentanza degli operatori volontari;
una ridotta partecipazione dei soggetti in seno alla Consulta nazionale per il servizio civile universale;
una non adeguata pubblicità della procedura di selezione dei giovani da avviare al servizio civile universale da parte degli enti iscritti all'Albo.
La legge di bilancio 2019 ha previsto lo stanziamento di 50 milioni di euro per il Fondo per il servizio civile. A seguito di tale stanziamento la capienza del Fondo diviene pari a 200 milioni di euro, come ricordato anche nella seduta di giovedì 17 gennaio 2019 nel corso dell'audizione sulle linee programmatiche del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle pari opportunità, politiche giovanili e servizio civile universale, Vincenzo Spadafora presso le Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro.
In tale sede il rappresentante del Governo ha altresì evidenziato come il servizio civile sia di fronte ad una fase complessa di transizione tra il vecchio ordinamento e la riforma attuata nel corso della precedente legislatura. Ha ricordato come l'obiettivo è quello di fare in modo che il servizio civile possa essere sempre più uno strumento adatto alle necessità dei giovani e che allo stesso tempo, però, possa anche operare per dare al Paese effettivamente un'utilità complessiva nel tipo di servizio che si svolge e quindi anche la possibilità, già a partire dal 2019, di avere progetti sperimentali, di avere una diversa gestione delle ore d'impegno, di avere dei progetti di servizio civile all'estero. Sono al contempo state avviate da parte del Dipartimento le ispezioni e le verifiche per assicurare trasparenza e controlli.
Il testo di riforma (decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40) dispone dunque, in primo luogo l'istituzione del servizio civile "universale" (nella precedente normativa il riferimento era al servizio civile "nazionale") finalizzato alla difesa non armata e nonviolenta della Patria, all'educazione alla pace tra i popoli, nonché alla promozione dei valori fondativi della Repubblica.
Alla base della programmazione del servizio civile universale è collocato il Piano triennale, modulato per Piani annuali; tali Piani sono predisposti dalla Presidenza del Consiglio dei ministri sentite le amministrazioni competenti in base al settore e sono approvati con DPCM, previo parere della Consulta nazionale per il servizio civile universale e intesa della Conferenza Stato-regioni. Il Piano triennale è attuato mediante programmi di intervento proposti dagli enti di servizio civile universale che si articolano, a loro volta, in progetti i quali indicano: le azioni; il numero e la distribuzione degli operatori volontari nelle sedi di attuazione il personale dell'ente coinvolto.