Source: https://www.diritto.it/le-notificazioni-a-mezzo-posta-elettronica-certificata-nel-processo-penale-2/
Timestamp: 2018-04-24 03:18:42+00:00
Document Index: 139072902

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Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. II penale - sentenza n. 6320 del 10-2-2017
SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. Il sistema delle notifiche a mezzo p.e.c. In particolare, nel processo penale. – 3. La questione controversa.
1. Introduzione – Soltanto qualche mese fa (cfr. Riv. Pen., 2016, 10, 905), commentando l’ordinanza della Corte di Assise di Taranto del 18 luglio 2016 (per cui: “A norma dell’art. 16, comma 4, D.L. 18.10.2012, n. 179 le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici registri. Non è quindi previsto l’utilizzo della p.e.c. nel caso di notificazioni effettuate dalle parti private. Tanto per il principio di tassatività ed inderogabilità delle forme stabilite dalla legge per le notificazioni alle quali deve attribuirsi valore di meccanismo di conoscenza legale dell’atto notificato da parte del destinatario, ed anche l’effetto legale della certezza dell’identificazione dell’autore nonché di conformità dell’atto notificato all’originale.”), ne coglievo la coerenza rispetto al principio incidentalmente affermato dalla giurisprudenza di legittimità nelle pronunce 18235/2015 e 7058/2014.
L’evoluzione tecnologica, tuttavia, prosegue veloce ed inesorabile ed, a distanza di poco tempo, anche la Corte di Cassazione sembra “subirne” l’effetto.
Con la sentenza in commento, infatti, ha ritenuto valida la notificazione a mezzo p.e.c. effettuata dal difensore dell’imputato al collega della persona offesa.
La decisione, beninteso, è funzionale alla “parità delle armi” fra il P.M. e le parti private ed introduce un’evidente ed obbiettiva semplificazione procedurale.
La questione, tuttavia, impattando su prassi consolidate, modificando il precedente indirizzo giurisprudenziale e riguardando le molteplici occasioni in cui – nell’ambito del procedimento penale – sono previste notifiche ad opera delle parti private, meriterebbe un maggiore approfondimento.
Proprio per le decadenze che spesso – come nel caso deciso dalla sentenza in commento – si collegano alle notifiche di determinati atti, sarebbe inoltre auspicabile una maggiore certezza sia de iure condendo che, de iure condito, da parte della giurisprudenza di legittimità.
La tenuta costituzionale del sistema e di quest’ultima opzione interpretativa risiede nei doveri di diligenza (che impongono al difensore di preservare l’idoneità degli impianti di ricezione della p.e.c.; cfr., all’uopo, Cass., sez. II, 4.12.2013 – 20.1.2014, Ortolan; Cass., sez. III, 18.12.2008 – 22.1.2009, Capasso; Cass., sez. IV, 11.3 – 7.5.2004, n. 21734, Costanzo) e di informazione verso l’assistito, statuiti dalla Legge professionale e dal codice deontologico e più volte affermati anche dalla giurisprudenza della C.E.D.U. (cfr., ex pluribus, 18.10.2006, Hermi c/ Italia, e 28.2.2008, Demebukov c/ Bulgaria).
3. La questione controversa. – In questo contesto normativo e giurisprudenziale di riferimento si colloca la questione decisa con la sentenza in commento, ovvero la ritualità della notifica a mezzo p.e.c. nel processo penale non già su richiesta della cancelleria ma di una parte privata (nel caso di specie, dell’istanza di revoca e/o sostituzione della misura cautelare personale in procedimento avente ad oggetto delitti contro la persona).
La soluzione della predetta questione non riceve alcun esplicito contributo nella Circolare del Ministero della Giustizia dell’11.12.2014, avente ad oggetto l’ “avvio del sistema di notificazioni e comunicazioni telematiche penali (SNT)”; ed è, in effetti, perplessa.
Con ordinanza del 18 luglio 2016 la Corte di Assise di Taranto, decidendo su questione che investiva direttamente la validità della notifica effettuata a mezzo p.e.c. da una parte privata all’altra (nel caso di specie si trattava della citazione del responsabile civile a cura della parte civile), statuiva che: “A norma dell’art. 16, comma 4, D.L. 18.10.2012, n. 179 le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici registri. Non è quindi previsto l’utilizzo della p.e.c. nel caso di notificazioni effettuate dalle parti private. Tanto per il principio di tassatività ed inderogabilità delle forme stabilite dalla legge per le notificazioni alle quali deve attribuirsi valore di meccanismo di conoscenza legale dell’atto notificato da parte del destinatario, ed anche l’effetto legale della certezza dell’identificazione dell’autore nonché di conformità dell’atto notificato all’originale.”.
Incidentalmente, tuttavia, il medesimo principio era stato già affermato dalla Suprema Corte.
Con la sentenza in commento, invece, la II Sezione, muovendo dall’inapplicabilità dell’art. 16 D.L. 179/2012 (“L’unico divieto che può trarsi dal citato articolo 16 è quello dell’inutilizzabilità della notifica a mezzo PEC a cura della cancelleria, qualora il destinatario sia l’imputato (persona fisica). Diversa è invece la fattispecie in esame, in cui viene in rilievo una notifica da effettuare non già all’imputato ma al difensore della persona offesa e ad opera del difensore dell’imputato”; cosiddetto distinguishing), fonda la speculare soluzione sugli artt. 152 c.p.p. (ai sensi del quale: “Salvo che la legge disponga altrimenti, le notificazioni richieste dalle parti private possono essere sostituite dall’invio di copia dell’atto effettuata dal difensore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento”) e 48 D. Lgs. 7.3.2005 n. 82 (“Sulla base dell’art. 48 dell’anzidetto Codice la notifica a mezzo PEC è equiparata alla notifica per mezzo della posta, salvo che la legge non disponga altrimenti”): “In tale contesto normativo deve ritenersi che la lettera raccomandata, di cui può avvalersi il difensore ai sensi dell’articolo 152 c.p.p., può essere sostituita dalla comunicazione a mezzo PEC, con la conseguenza che, nel caso in esame, la notifica effettuata a mezzo PEC dal difensore dell’imputato al difensore della persona offesa ex articolo 299 c.p.p., deve ritenersi validamente effettuata.”
La decisione, siccome già anticipato nell’introduzione, ha l’indubbio merito di estendere alle parti private del procedimento penale un fondamentale strumento di semplificazione; elimina, inoltre, la – altrimenti esistente – disparità di trattamento fra l’ufficio del P.M. (cui la facoltà di procedere a notificazione a mezzo p.e.c., sebbene a soggetti diversi dall’imputato, è implicitamente riconosciuta dal citato art. 16 D.L. 179/2012) e le altre parti private del procedimento; appare coerente, in altri termini, con i principi fondamentali del “giusto processo” di cui all’art. 111 della Costituzione.
Forse, tuttavia, pretende di ricavare troppo dai (due) dati normativi assunti a riferimento.
Trascura del tutto di considerare, infatti, che la notifica a mezzo p.e.c. da parte degli avvocati è consentita pure dall’art. 1 L. 53/1994, sì come modificato dal D.L. 90/2014, ma esclusivamente in “materia civile, amministrativa e stragiudiziale” (“L’avvocato o il procuratore legale, munito di procura alle liti a norma dell’articolo 83 del codice di procedura civile e della autorizzazione del consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto a norma dell’articolo 7 della presente legge, può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale a mezzo del servizio postale, secondo le modalità previste dalla legge 20 novembre 1982, n. 890, salvo che l’autorità giudiziaria disponga che la notifica sia eseguita personalmente. Quando ricorrono i requisiti di cui al periodo precedente, fatta eccezione per l’autorizzazione del consiglio dell’ordine, la notificazione degli atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale può essere eseguita a mezzo di posta elettronica certificata”) e deve svolgersi secondo le modalità specificamente regolate dal successivo art. 3 bis L. 53/1994 (“La notificazione con modalità telematica si esegue a mezzo di posta elettronica certificata all’indirizzo risultante da pubblici elenchi, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. La notificazione può essere eseguita esclusivamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante risultante da pubblici elenchi. 2. Quando l’atto da notificarsi non consiste in un documento informatico, l’avvocato provvede ad estrarre copia informatica dell’atto formato su supporto analogico, ((attestandone la conformità con le modalità previste dall’articolo 16-undecies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221)). La notifica si esegue mediante allegazione dell’atto da notificarsi al messaggio di posta elettronica certificata. 3. La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dall’articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68. 4. Il messaggio deve indicare nell’oggetto la dizione: «notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994». 5. L’avvocato redige la relazione di notificazione su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale ed allegato al messaggio di posta elettronica certificata. La relazione deve contenere: a) il nome, cognome ed il codice fiscale dell’avvocato notificante; b)lettera soppressa; c) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale ed il codice fiscale della parte che ha conferito la procura alle liti; d) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale del destinatario; e) l’indirizzo di posta elettronica certificata a cui l’atto viene notificato; f) l’indicazione dell’elenco da cui il predetto indirizzo e’ stato estratto; g) l’attestazione di conformità di cui al comma 2. 6. Per le notificazioni effettuate in corso di procedimento deve, inoltre, essere indicato l’ufficio giudiziario, la sezione, il numero e l’anno di ruolo.”).
Ove, sì come autorevolmente argomentato dal Supremo Collegio con la sentenza in commento, la notifica a mezzo p.e.c. ad opera delle parti private nell’ambito del procedimento fosse consentita dal combinato disposto degli artt. 152 c.p.p. e 48 cit. D. Lgs. 82/2005, questa potrebbe svolgersi in maniera del tutto libera e svincolata (finanche) dalle formalità previste dall’art. 3 bis L. 53/1994; non opererebbe, inoltre, la limitazione per la persona dell’imputato prevista – in materia di notificazioni a mezzo p.e.c. a cura della cancelleria – dal citato art. 16 D.L. 179/2012.
Si cadrebbe, in altri termini, da un eccesso (violativo della parità delle armi fra le parti nel giusto processo a favore del P.M.) ad un altro, ampliando le prerogative notificatorie a mezzo p.e.c. delle parti private rispetto a quelle del P.M..
Rebus sic stantibus, nell’impellente necessità che il Legislatore intervenga nello stesso solco tracciato dalla Suprema Corte con la sentenza in commento per eliminare ogni disparità di trattamento fra le parti ed investire sull’efficacia della tecnologia anche in ambito processuale penale, non appare medio tempore destituita di fondamento la questione di legittimità costituzionale dell’art. 16, comma 4, D.L. 179/2012 con riferimento agli artt. 3, 24 comma 2 e 111 della Costituzione.