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Timestamp: 2020-06-01 14:13:21+00:00
Document Index: 41617019

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 26', 'art. 156', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 26', 'art. 32', 'art. 2700', 'art. 1335', 'art. 14', 'art. 26', 'art. 60', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 72', 'sentenza ', 'art. 366', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 21246 del 13/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21246 del 13/09/2017
Cassazione civile, sez. trib., 13/09/2017, (ud. 26/06/2017, dep.13/09/2017), n. 21246
sul ricorso 11595/2012 proposto da:
MARINA DI ROSSANO CLUB SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIALE
PASTEUR 49, presso lo studio dell’avvocato FALSONE GIORGIA,
rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE CAFORIO;
COMUNE DI ROSSANO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA S. ALBERTO
MAGNO 9, presso lo studio dell’avvocato GAETANO SEVERINI,
rappresentato e difeso dall’avvocato DONATELLA CALIO’;
ETR SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA FEDERICO CESI 21,
difeso dall’avvocato GIUSEPPE FIERTLER;
avverso la sentenza n. 65/2011 della COMM. TRIB. REG. di CATANZARO,
che la CTR della Calabria, con la sentenza n. 65/01/11, depositata il 19/3/2011, ha respinto l’appello proposto da Marina di Rossano Club s.r.l., nei confronti di Equitalia E.TR. s.p.a., avverso la sentenza della CTP di Cosenza, che aveva respinto il ricorso proposto dalla contribuente avverso cartella di pagamento per tassa di smaltimento rifiuti (TARSU), relativa all’anno 2005, emessa dal Comune di Rossano, ed invece accolto il ricorso, al primo riunito, avverso gli avvisi di pagamento notificati dall’Agente della riscossione, sostenendo, tra l’altro, l’inesistenza della notifica e l’annullabilità, per difetto di motivazione, dell’iscrizione a ruolo e della cartella esattoriale impugnata;
che il giudice di appello ha motivato la propria decisione nel senso che il dedotto vizio concernente la notificazione dell’atto impugnato, in quanto ne comporta al più la nullità, e non l’inesistenza giuridica, resta sanato per effetto della proposizione del ricorso da parte del contribuente, che in tal modo ha dimostrato la piena conoscenza dell’atto, e, nel merito della obbligazione tributaria, che alcuna censura risulta essere stata proposta dalla società per quanto concerne l’accertamento della superficie tassabile, oggetto del verbale di sopralluogo a suo tempo sottoscritto dal legale rappresentante della società;
che la contribuente interpone ricorso per cassazione affidato a due motivi, mentre il Comune di Rossano ed Equitalia Sud s.p.a., incorporante Equitalia E.TR. s.p.a., resistono con controricorso.
che con il primo motivo di impugnazione la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26 e art. 156 c.p.c., giacchè la CTR non ha considerato che è giuridicamente inesistente la notificazione effettuata a mezzo posta direttamente dall’Agente della riscossione, senza cioè avvalersi della indispensabile intermediazione dell’Agente della notificazione (ufficiale della riscossione, messo comunale, agenti della polizia municipale, altri soggetti autorizzati dal concessionario), per cui non è applicabile alcuna forma di sanatoria riguardante gli atti processuali, e che, nella specie, neppure risulta compilata la relazione di notifica, ragione per cui non è dato individuare il soggetto notificatore dell’atto impugnato;
che con il secondo motivo di impugnazione deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione alla L. n. 241 del 1990, art. 3 e L. n. 212 del 2000, art. 7, insufficienza e illogicità della motivazione, in relazione a fatto controverso e decisivo del giudizio, giacchè la CTR ha omesso di pronunciarsi sulla dedotta assenza nella cartella di pagamento degli elementi minimi per ritenere soddisfatto l’obbligo di motivazione, difettando il riferimento alla natura della sanzione amministrativa applicata, posto che una cartella esattoriale non preceduta dalla notifica di prodromico atto impositivo deve essere adeguatamente motivata, al fine di consentire il necessario controllo sulla correttezza dell’imposizione, comportando altrimenti violazione del diritto di difesa del contribuente;
che le suesposte censure vanno disattese per le ragioni di seguito precisate;
che, in generale, la cartella esattoriale può essere notificata – com’è appunto accaduto nel caso in esame – anche direttamente da parte del Concessionario (Agente delle riscossione), ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso, secondo la disciplina – applicabile ratione temporis – del D.M. 9 aprile 2001, artt. 32, 33, 34 e 39, è sufficiente, per il perfezionamento della notifica, che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente;
che la notifica, infatti, si perfeziona con l’indicazione nell’avviso di ricevimento della data e della sottoscrizione della persona che ha ricevuto l’atto, conformemente alle disposizioni del citato D.M., recante “l’approvazione delle condizioni generali del servizio postale”, il quale, all’art. 32, per gli invii di posta raccomandata, richiede che il plico venga consegnato “al destinatario o ad altra persona individuata come di seguito specificato, dietro firma per ricevuta”;
che è stato osservato che, ove anche manchino nell’avviso di ricevimento le generalità della persona cui l’atto è stato consegnato, adempimento non previsto da alcuna norma, e la relativa sottoscrizione sia addotta come inintelligibile, l’atto è pur sempre valido, poichè la relazione tra la persona cui esso è destinato e quella cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell’ufficiale postale, assistito dall’efficacia probatoria di cui all’art. 2700 c.c., ed eventualmente solo in tal modo impugnabile, stante la natura di atto pubblico dell’avviso di ricevimento della raccomandata (Cass. n. 22488/2014; n. 2008/2008);
che, inoltre, difettando apposite previsioni della disciplina postale, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull’avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico, e l’atto pervenuto all’indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione (Cass. n. 12083/2016; n. 23213/2014; n. 16949/2014; 4895/2014; n. 9111/2012; n. 270/2012);
che, com’è noto, la norma accomuna modalità procedimentali distinte per la notifica della cartella di pagamento in quanto, accanto alla individuazione, nella prima parte, dei soggetti abilitati assimilati all’Ufficiale giudiziario, competenti ad eseguire la notifica della cartella nelle forme previste per la notifica degli atti giudiziari, come disciplinate dal Codice di rito e dalla L. n. 890 del 1982, ha previsto, nella seconda parte, una forma alternativa di notifica – corrispondente a quella effettuata “direttamente” dagli Uffici finanziari a mezzo posta: L. n. 890 del 1982, art. 14, comma 1 – che consente al Concessionario (Agente della riscossione) di avvalersi “direttamente” del servizio postale ordinario, consegnando in plico sigillato la cartella all’ufficio postale per la spedizione con raccomandata con avviso di ricevimento;
che, come appare evidente, tale forma speciale di notifica si colloca al di fuori delle attività di competenza degli Ufficiali giudiziari, e soggetti abilitati assimilati, esaurendosi nel compimento delle modalità richieste per la ordinaria spedizione postale in raccomandazione con avviso di ricevimento, rimanendo quindi estranea alla fattispecie notificatoria in questione, contrariamente a quanto dedotto dalla ricorrente, la redazione della relata di notifica;
che, peraltro, è stato escluso che il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, con la disposizione dell’u.c. – che in via residuale rinvia al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, per quanto non diversamente prescritto – abbia inteso operare un generale richiamo anche alle forme di notifica degli atti giudiziari, e quindi anche all’obbligo di redazione della relazione di notifica, atteso che tale adempimento è funzionale a rendere edotta la parte richiedente della avvenuta consegna dell’atto notificando e, come è stato chiarito da questa Corte, la prova della notifica della cartella può risultare” o “dalla relazione di notificazione iscritta sulla cartella,” o “dall’avviso di ricevimento, dove l’utilizzo – nell’art. 26, comma 5 – della preposizione disgiuntiva (“aut….aut”) è sicuro indice della modalità alternativa della notifica speciale direttamente effettuata dal Concessionario (Agente) ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1, seconda parte, rispetto alla notifica eseguita nelle forme degli atti giudiziari ovvero ai sensi della L. n. 890 del 1982, artt. 1 – 3 (Cass. n. 6395/2014; n. 11708/2011; n. 14327/2009);
che, pertanto, se per le ragioni sopra esposte le disposizioni del codice di rito non sono applicabili alla fattispecie in esame, stante l’opzione effettuata dall’Agente della riscossione di procedere nei confronti dei contribuenti morosi, sulla base del ruolo approvato e consegnato dal Comune (D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 72), mediante la notificazione della cartella di pagamento tramite posta ordinaria, la decisione del giudice di appello si appalesa incensurabile, essendo perfettamente in linea con la sopra ricordata giurisprudenza di legittimità;
che il secondo motivo è affetto da una evidente ragione di inammissibilità, rilevabile primariamente sotto il profilo dell’autosufficienza del ricorso, atteso che in forza di detto principio l’atto di impugnazione deve contenere in sè tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito, ed altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito, e che il ricorrente ha perciò l’onere di indicarne specificamente, a pena di inammissibilità, oltre al luogo in cui ne è avvenuta la produzione, gli atti processuali ed i documenti su cui il ricorso è fondato mediante la riproduzione diretta del contenuto che sorregge la censura oppure attraverso la riproduzione indiretta di esso con specificazione della parte del documento cui corrisponde l’indiretta riproduzione (Cass. n. 17198/2016; n. 14182/2016; n. 14784/2015);
che l’opinione reiteratamente espressa sul punto da questa Corte è nel senso che, in base al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, qualora il ricorrente censuri la sentenza di una commissione tributaria regionale sotto il profilo della congruità del giudizio espresso in ordine alla motivazione di un avviso di accertamento “è necessario, a pena di inammissibilità, che il ricorso riporti testualmente i passi della motivazione di detto atto che si assumono erroneamente interpretati o pretermessi dal giudice di merito, al fine di consentire alla Corte di cassazione di esprimere il suo giudizio sulla suddetta congruità esclusivamente in base al ricorso medesimo” (Cass. n. 10316/2016; n. 8312/2013; n. 15867/2004);
che, nella specie, la società Marina di Rossano Club non ha provveduto a riportare il contenuto dell’atto impugnato e la censura, che ne investe l’aspetto motivazionale, non è quindi scrutinabile e, peraltro, la stessa cesura risulta genericamente formulata atteso che il dedotto obbligo non può mai estendersi agli atti comunque conoscibili dai contribuente ed a quelli già dallo stesso conosciuti quali, per quanto qui rileva, il verbale di accertamento, sottoscritto dal legale rappresentante della società Marina di Rossano Club;
La Corte, rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida, in favore di ciascuna delle parti intimate, in Euro 1.800,00 per compensi, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15 per cento ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 giugno 2017.