Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=13629
Timestamp: 2018-05-26 08:08:31+00:00
Document Index: 125129173

Matched Legal Cases: ['art. 1362', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 587', 'art. 360', 'art. 587', 'art. 1362', 'art. 602', 'art. 360', 'art. 602', 'art. 360', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 22 dicembre 2016, n.26791
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 22 dicembre 2016, n.26791MASSIMA
Nell’interpretazione del testamento, il giudice di merito deve accertare, secondo il principio generale di ermeneutica enunciato dall’art. 1362 c.c. - applicabile, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria -, quale sia l’effettiva volontà del testatore, comunque espressa, valutando congiuntamente e in modo coordinato l’elemento letterale e quello logico dell’atto unilaterale, nel rispetto del principio di conservazione.
Con sentenza n. 2045/2012 la Corte di Appello di Roma, rinviando "per quanto attiene alla vicenda processuale all’impugnata sentenza che deve intendersi integralmente riportata posto che la motivazione per relationem è ormai pacificamente ammessa purché il rinvio sia specifico" e, pertanto, "a fortiori nella vicenda processuale è sufficiente il richiamo all’atto impugnato", rigettava gli appelli e confermava la decisione gravata ovvero quella del Tribunale di Velletri (Sent. n. 653/2011).
Nella fattispecie, in concreto ed in sintesi, si controverte sulla validità del testamento olografo a mezzo di lettera autografa con data 9.11.1997 di A.M. , cittadino italiano deceduto il (omissis) in (omissis) presso le quali il de cuius aveva la proprietà di beni immobili e denari, oltre alla titolarità di depositi bancari in Svizzera presso il Credit Suisse di [...].
Hanno depositato memorie, ai sensi dell’art. 378 c.p.c., sia le parti ricorrenti che il L. .
Cass. civ., Sez. Seconda, sent. 14 ottobre 2013, n. 23278 e, in precedenza, conformemente Cass. n. 4022/2007.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 22 dicembre 2016, n.26791 - Pres. Bucciante - est. Oricchio
1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di 'violazione e falsa applicazione dell’art. 587 c.c. ai sensi dell’art. 360, n. 3 c.p.c.'.
Parti ricorrenti deducono, in estrema sintesi, che la lettera - riconosciuta da entrambi i Giudici di merito come valido testamento- era sprovvista dei requisiti essenziali richiesti dall’art. 587 c.c.. Di qui, secondo la prospettazione delle parti ricorrenti, il denunciato errore in cui sarebbe incorsa la gravata decisione.
Al riguardo deve ribadirsi il condiviso principio già affermato da questa Corte, secondo cui 'nell’interpretazione del testamento il giudice di merito deve accertare secondo il principio generale di ermeneutica enunciato dall’art. 1362 c.c. - applicabile, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria - quale sia l’effettiva volontà del testatore, comunque espressa, valutando congiuntamente e in modo coordinato l’elemento letterale e quello logico dell’atto unilaterale, nel rispetto del principio di conservazione' (Cass. civ., Sez. Seconda, sent. 14 ottobre 2013, n. 23278 e, in precedenza, conformemente Cass. n. 4022/2007).
Tale è il principio che regge la fattispecie e che ben può applicarsi anche in peculiari ipotesi (testamento a mezzo lettera) come quella in esame, ammessa - secondo nota giurisprudenza (Cass. n. 8668/1990) - e ragionevolmente ritenuta espressione non anomala di manifestazione della volontà testamentaria specie quando - come nella fattispecie - a testare era un avvocato, in età avanzata, residente all’estero.
2.- Con il secondo motivo del ricorso - si deduce il vizio di “violazione e falsa applicazione dell’art. 602 c.c. in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.c.'.
Viene, inoltre, addotta la mancanza di una firma per esteso del de cuius, della circostanza della sottoscrizione ('grazie ed un abbraccio M. '), che avrebbe dovuto indurre a ritenere l’assenza di una volontà di testare.
Anche a tal riguardo la censura in esame, limitandosi - in pratica - ad una ripetizione di motivi in fatto già esaminati dal Giudice di Appello - non esplicita altri principi giurisprudenziali né formula argomentazioni tali da mutare il principio innanzi richiamato.
3.- Con il terzo motivo si prospetta la 'violazione e falsa applicazione dell’art. 602 c.c. ai sensi dell’art. 360, n. 3 c.p.c.'.
Viene dedotta la presenza in sentenza 'di una sola riga per respingere uno dei motivi di appello' inerente l’incertezza dei beneficiari.
Orbene, al di là della estremamente concisa affermazione al cennato rigo della decisione gravata ('nessun elemento di incertezza è ravvisabile') va ribadito che il denunciato vizio e la dedotta incertezza non sussiste.