Source: http://www.poliziapenitenziaria.it/public/post/blog/la-prostituzione-minorile-2933.asp
Timestamp: 2016-10-27 14:51:58+00:00
Document Index: 12180607

Matched Legal Cases: ['art.13', 'art. 5', 'art. 7', 'art.3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 600', 'art.600', 'art. 600', 'art.600', 'art. 600', 'art. 601', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 600', 'art. 17']

La prostituzione minorile - Polizia Penitenziaria
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Notizia del 29/07/2016 in Criminologia, Crimini e Criminali(Letto 598 volte)
Il fenomeno della prostituzione è vecchio quanto il mondo, secondo un noto adagio popolare, ed in effetti non potrà mai essere debellato, ma soltanto controllato al fine della tutela della salute individuale e “sociale”.
Gli aspetti morali che lo hanno marchiato d'infamia - portando alla chiusura delle cosiddette case di tolleranza (proibito chiamarle con il nome di bordelli per il perbenismo allora dominante) con la legge Merlin (legge 20 febbraio 1958 n.75 ) - si sono progressivamente attenuati con l'evoluzione del costume sociale, iniziato in maniera tumultuosa fin dagli anni '60 del secolo scorso, con la nascita dei movimenti di liberazione della donna (il cosiddetto femminismo, che portò alla creazione della “minigonna”, a Londra nel 1963, da parte di Mary Quant) e l'irrompere del movimento studentesco nel 1968.
Comunque il principio costituzionale della libera disponibilità del proprio corpo, che deriva dalla inviolabilità della libertà personale (ex art.13 Cost.), ha indotto il nostro Legislatore a ritenere la prostituzione, di per sé, un atto lecito penalmente e cioè non costituente reato . Facevano eccezione gli atti di adescamento della prostituzione in luogo pubblico, che erano considerati una contravvenzione penale dall'art. 5 della precitata legge, che prevedeva l'arresto fino ad otto giorni e l'ammenda fino a diecimila lire, fatti reato che l'art. 7, primo comma, lettera e) del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507, ha trasformato in meri illeciti amministrativi, puniti con una sanzione pecuniaria.
Giustamente, però, si riteneva - e tuttora si ritiene - che dovesse essere punito severamente lo sfruttatore in tutte le sue varie forme, con una pena che si è aggravata dai due a sei anni di reclusione (ex art.3 Legge Merlin, pena raddoppiata in caso di prostitute minorenni, ex art. 4 legge precitata), alla reclusione da sei a dodici anni, ai sensi dell'art. 4 della legge 1 ottobre 2012 n. 172, come si dirà meglio in prosieguo . Si deve rilevare, però, che negli ultimi anni in Italia, a causa anche della immigrazione giovanile straniera, la prostituzione, pur rimanendo ancora in gran parte un fenomeno di odioso sfruttamento, ha assunto pure la forma di una vera e propria pluralità di “cooperative volontarie”, formate da giovanissime ragazze che vengono appositamente dai loro Paesi per esercitarla per un tempo limitato (uno o due anni), al fine di guadagnare quanto basti per sistemarsi economicamente per il resto della loro vita.
Tale nuovo fenomeno, che purtroppo aveva iniziato a coinvolgere anche soggetti minori in numero sempre maggiore (sia stranieri che italiani ), ha indotto giustamente il legislatore, per tutelare la loro integrità fisica e psichica, a emanare la precitata legge 172 del 2012, con la quale s'introduce il delitto di prostituzione minorile, inserito nell'art. 600 bis cod. pen.che recita : “E' punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque: 1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto; 2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa fra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo di denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro a 1.500 a euro 6.000.”
La tutela penale del soggetto minorenne che si prostituisce (indifferentemente se maschio o femmina) - che ovviamente prostituendosi non commette reato per il già ricordato principio costituzionale - si estende, pertanto, dalla punizione dello sfruttatore (art.600 bis, primo comma, cod. pen.) a quella dello stesso suo “cliente” (art. 600 bis, secondo comma, cod. pen.). Così facendo la minaccia della sanzione penale potrebbe indurre il potenziale frequentatore ad astenersi dagli incontri sessuali con minorenni i quali, in tal maniera, otterrebbero una giusta, ulteriore protezione da fenomeni di prostituzione che si possono ricondurre alla pedofilia in generale.
Il profilo psicologico del minore che si prostituisce – superato ormai quello tradizionale e a senso unico di una vittima costretta a prostituirsi per una grave situazione di miseria, che pur talora permane, soprattutto nei Paesi dell'Oriente - è spesso il risultato di un periodo preadolescenziale improntato ad un grave precoce disagio derivante da “insofferenze” alla disciplina educativa, fughe da casa, abbandono scolastico e, successivamente, lavorativo, insieme al suo reciso rifiuto, complessi d'inferiorità e sensi abbandonici, carenza della figura paterna che lo conduce, sovente, a “ritrovarla” in quella dell'adulto, suo “cliente”. In particolare per il maschio minorenne prostituto ( cosiddetto “femminiello”) sussiste la mancanza d'identificazione con la virilità paterna, con ricerca conseguente di relazioni sessuali con altri uomini adulti, e, spesso, si rileva anche una stretta dipendenza dalla madre, che molte volte è stata delusa ovvero maltrattata da un uomo.
Ovviamente scattano dei perversi percorsi imitativi, nei casi in cui esistano familiari conviventi esercitanti la prostituzione, secondo la teoria dell'apprendimento sociale di Albert Bandura (contenuta nel libro “Social Learning Theory”, Englewood Cliffs, N.J., Prentice Hall, 1977 ), per la quale gli individui, attraverso l'introiezione di modelli culturali appresi in famiglia (o dai mass media), ne imitano i comportamenti, mediante varie forme di meccanismi psicologici che si riportano tutte al “disimpegno morale” che fa evaporare il senso etico, che già si possiede, con una simulata giustificazione del comportamento deviante posto in essere.
Comunque in tutte le precitate cause scatenanti la prostituzione minorile, l'elemento unitario che le identifica è il fatto che essa costituisce, per chi la esercita, una forma di soggezione a soggetti adulti per motivi di sesso a pagamento. Si pensi, per esempio, al caso della minore straniera attratta in Italia con le lusinghe dell'offerta di un lavoro onesto da individui senza scrupoli, che l'inducono poi a prostituirsi, riducendola sovente in una vera e propria condizione di schiavitù, con privazione della libertà, costringendola a vivere in squallidi appartamenti senza poter uscire, e a subire i loro quotidiani maltrattamenti. Ciò capita ancora con i rom adolescenti che fanno i “femminielli” sulla via Salaria, subito fuori del centro urbano di Roma, e che sicuramente sono delle povere vittime di padri - padroni che li mandano a prostituirsi, e di odiose ritorsioni, al rientro al campo, qualora non soddisfino le aspettative di guadagno economico dei loro genitori aguzzini.
Bisogna rilevare, però, che in alcuni casi (soprattutto in quelli già citati delle minori straniere che si “associano” per prostituirsi per un periodo di tempo determinato, senza la presenza di uno sfruttatore), l'atto di prostituzione rappresenta di per sé una volontà apparentemente libera, e quindi non coartata, di ottenere la soddisfazione pecuniaria con cui si pensa di conquistare il mondo e tutte le sue conseguenti frivole felicità. Questa analisi parte dalla mia esperienza di decine di casi che ho trattato come pubblico mistero minorile di Roma. Nelle indagini preliminari da me svolte, anche al fine di richiedere dei provvedimenti amministrativi a tutela dei predetti minorenni, li ho interrogati a lungo cercando di penetrare “nella loro testa” per comprendere le ragioni profonde del loro prostituirsi.
Ne è uscito un quadro umano devastante. In molti casi si trattava di povere “schiave”, sfruttate da loschi soggetti, che mi chiedevano aiuto per uscire dalla spirale della violenza in cui erano finite loro malgrado. In tali ipotesi, qualora tra gli sfruttatori vi fosse anche un minore, contestavo a questo ultimo il concorso del reato di sfruttamento (ai sensi del precitato art.600 bis cod. pen.) con la fattispecie prevista dall'art. 600 del codice penale, intitolata “Riduzione o mantenimento in schiavitù - in quanto con la violenza fisica o psicologica, l'inganno, la minaccia, la promessa di una somma di denaro - riduce o mantiene una persona in stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali...”- e quello dell'art. 601 cod. pen., intitolato “Tratta di persone”, per averle indotte, sempre con la violenza e l'inganno, a far ingresso in Italia al fine di prostituirsi, entrambi gravissimi delitti puniti con la pena della reclusione da otto a venti anni. Inoltre ho avuto occasione di conoscere, nei miei interrogatori, varie ragazzine fra i tredici e diciassette anni di nazionalità russa, ucraina, moldava, albanese, bulgara e rumena che erano giunte appositamente in Italia, alle volte in maniera rocambolesca, dopo aver mentito alle famiglie d'origine, dicendo di aver trovato un lavoro onesto, e che si erano aggregate l'un l'altra al fine di proteggersi maggiormente dai “rischi” della strada.
Alcune ragazzine italiane, studentesse di buona famiglia, da me interrogate mi hanno confidato di utilizzare la rete informatica per contattare i “clienti”, inviando foto provocanti per stuzzicare ancor di più la perversione e invogliarli ad incontrarle ripetutamente. In tal maniera si creavano una ricca rete di clientela, riuscendo a guadagnare anche mille euro al giorno. Già, mille euro al giorno che permettevano a queste ragazzine di ridermi in faccia, senza alcun pudore, quando proponevo loro degli impieghi mediante una “borsa lavoro”, organizzata dal servizio sociale e pagata dal Comune di Roma, che prevedeva un appannaggio mensile di trecentocinquanta euro. Quindi tutte le mie parole e i miei buoni consigli, erano, purtroppo, buttati al vento!
Riflettendo, allora, mi domandavo se tali soggetti si potessero considerare delle vittime degli adulti, anche se era mio dovere, comunque, tentare di aiutarle ad uscire dalla grave situazione psicologica in cui esse si trovavano, che mostrava loro una realtà traviata come la scelta migliore.
Successivamente, nell'ambito del mio insegnamento presso il master di secondo livello in criminologia presso la Sapienza- Università di Roma, trattando della prostituzione minorile, ho preparato un questionario di contenuto assai semplice e l'ho somministrato ai cento allievi, per il 90% donne laureate in psicologia . In esso si richiedeva se di fronte al caso dei Parioli di Roma - in cui due ragazzine di quattordici e quindici anni, studentesse, si erano prostituite con personaggi importanti quali avvocati e imprenditori (tra cui il marito dell'on. Mussolini), per acquistare con i proventi della loro “attività” orologi di marca, gioielli, vestiti griffati, vacanze di lusso ecc. - essi considerassero le due minori A) vittime degli adulti, B) colpevoli, C) al 50% vittime e al 50% colpevoli.
Il risultato è stato il seguente: il 51% dei compilatori le riteneva colpevoli, il 30% era favorevole alla situazione intermedia, mentre solo il 19% le riteneva comunque vittime. Certamente il campione esaminato era assai ristretto e non dislocato territorialmente, pur se composto al 90% da soggetti addetti ai lavori, in qualità di psicologhe e per di più donne (per evitare qualsiasi deriva d'interpretazione “maschilista”), comunque può essere significativo di una potenziale linea di tendenza di non giudicare sempre ed in ogni caso i minori vittime degli adulti, riconoscendo, talora, che ci mettono del “proprio” in qualche azione non conforme alla cosiddetta “normalità” dominante, a meno di non voler ritenere che “quel qualcosa di proprio”si riconnetta sempre e comunque alla cattiva educazione ricevuta dagli adulti ( i genitori e i professori ), e pertanto considerare questi ultimi i soli “colpevoli” del comportamento deviante dei minorenni, sempre innocenti vittime del mondo dei “grandi”.
Connesso con il fenomeno della prostituzione minorile è quello del turismo sessuale verso i minori, che si esplica, sostanzialmente, nell' ipotesi di sfruttamento della prostituzione minorile mediante la copertura dell'organizzazione e la propaganda di iniziative turistiche che prevedono “l'incontro” con bambini che si trovano nel luogo in cui viene programmata la vacanza. Si tratta sostanzialmente di uno sfruttamento della prostituzione transfrontaliero e viene punito con la medesima pena detentiva dello sfruttamento commesso sul nostro territorio e cioè con la reclusione da sei a dodici anni e la multa (lievemente superiore) da 15.493 a 154.937 euro (art. 600 quinquies, cod. pen, intitolato “Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile”).
Colui che aderisce a siffatte iniziative, andando da turista nei siti programmati dallo sfruttatore “turistico” e avendo rapporti sessuali con i minori reclutati appositamente da questo ultimo, incorrerà nella sanzione penale prevista nel secondo comma dell'art. 600 bis cod. pen., e cioè alla pena della reclusione da uno a sei anni e alla multa da 1.500 a 6.000 euro, qualora il minore abbia fra i quattordici e i diciotto anni; se invece è di età inferiore ai quattordici e superiore ai dieci, la pena detentiva è quella prevista dall'art. 609 quater cod. pen. (intitolato “Atti sessuali con minorenne”) e cioè dai cinque ai dieci anni di reclusione, pena identica alla norma di violenza sessuale (art. 609 bis codice penale) alla quale l'atto sessuale con minorenni di anni quattordici viene equiparato. Qualora l'età della prostituta sia inferiore ai dieci anni si applica la pena dai sei ai dodici anni di reclusione, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 609 quater codice penale. Invero, ormai da anni, in Europa è nato e si è sviluppata una tipologia di viaggio turistico, soprattutto nei Paesi del terzo mondo, che comprende un pacchetto di offerte non solo relative ad una adeguata sistemazione alberghiera ed a gite ed escursioni in loco, bensì anche alla concreta disponibilità di un bambino pronto a soddisfare ogni pratica pedofila del viaggiatore. Questo vergognoso turismo che sfrutta la povertà economica di tanti minori soprattutto della Thailandia e dell'India, costretti dall'indigenza a offrirsi come vittime sacrificali di adulti perversi per un tozzo di pane, è stato per troppo tempo libero di esplicarsi senza alcuna sanzione giuridica fino all'emanazione della legge 3 agosto 1998, n. 269, che lo ha giustamente represso severamente con l'introduzione del precitato art. 600 quinquies del codice penale.
Da rilevare che può considerarsi una nuova forma di turismo sessuale - con un grossissimo incremento quantitativo di casi di anno in anno - quella realizzata da adulti residenti in paesi ricchi nei confronti di bambini che vivono in nazioni povere, che si offrono, via internet, ai primi per la somma media di cinque o dieci dollari, secondo il tipo di prestazione richiesta (ad esempio quella di spogliarsi, ovvero di masturbarsi). Contro il diffondersi di tale turpe traffico la polizia americana ha riprodotto, virtualmente, una bella bambina filippina di dieci anni, denominandola Switty, che agisce da “agente provocatore”, nel senso di mettersi in contatto, attraverso uno dei settantamila siti internet destinati alla pedofilia, con soggetti che cercano bambini in rete per soddisfare le loro insane voglie, permettendone l'immediata identificazione, che ha consentito nell'ultimo anno di individuare nel mondo oltre mille pedofili (tra cui ventidue italiani).
Da ultimo si deve rilevare che la legge 6 febbraio 2006 n. 38, “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo internet” ha introdotto due nuovi organi di lotta al fenomeno in questione e cioè “L'Osservatorio per il contrasto della pedofilia minorile” e “L’Osservatorio sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa connessi” . Entrambi svolgono il compito di monitorare le attività svolte, nel settore di loro competenza, da tutte le pubbliche amministrazioni e di analizzare i dati del fenomeno, per elaborare strategie di prevenzione e di repressione efficaci, mediante l'acquisizione di dati ed informazioni a livello nazionale e internazionale relativi alle attività svolte per la prevenzione e la repressione dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori e alle strategie di contrasto alla tratta di esseri umani, programmate e realizzate anche da altri Paesi, al fine della redazione di una relazione tecnico-scientifica annuale, a consuntivo delle attività svolte, che dovrà essere presentata dal Presidente del Consiglio dei Ministri, annualmente, al Parlamento, ai sensi dell’art. 17, comma 1, della legge 3 agosto 1998, n. 269.