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Timestamp: 2015-03-29 03:05:28+00:00
Document Index: 26531470

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Codice di procedura penale - Dibattimento
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Art. 470. Disciplina dell'udienza. 1. La disciplina dell'udienza e la direzione del dibattimento sono esercitate dal presidente che decide senza formalit�; in sua assenza la disciplina dell'udienza � esercitata dal pubblico ministero.
2. Per l'esercizio delle funzioni indicate in questo capo, il presidente o il pubblico ministero si avvale, ove occorra, anche della forza pubblica, che d� immediata esecuzione ai relativi provvedimenti.
Art. 471. Pubblicit� dell'udienza. 1. L'udienza � pubblica a pena di nullit�.
3. Se alcuna di queste persone deve intervenire all'udienza come testimone, � fatta allontanare non appena la sua presenza non � pi� necessaria.
4. Non � consentita la presenza in udienza di persone armate, fatta eccezione per gli appartenenti alla forza pubblica, n� di persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che turbano il regolare svolgimento dell'udienza sono espulse per ordine del presidente o, in sua assenza, del pubblico ministero, con divieto di assistere alle ulteriori attivit� processuali.
5. Per ragioni di ordine, il presidente pu� disporre, in casi eccezionali, che l'ammissione nell'aula di udienza sia limitata a un determinato numero di persone.
Art. 472. Casi in cui si procede a porte chiuse. 1. Il giudice dispone che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicit� pu� nuocere al buon costume ovvero, se vi � richiesta dell'autorit� competente, quando la pubblicit� pu� comportare la diffusione di notizie da mantenere segrete nell'interesse dello Stato.
2. Su richiesta dell'interessato, il giudice dispone che si proceda a porte chiuse all'assunzione di prove che possono causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni ovvero delle parti private in ordine a fatti che non costituiscono oggetto dell'imputazione. Quando l'interessato � assente o estraneo al processo, il giudice provvede di ufficio.
3. Il giudice dispone altres� che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse quando la pubblicit� pu� nuocere alla pubblica igiene, quando avvengono da parte del pubblico manifestazioni che turbano il regolare svolgimento delle udienze ovvero quando � necessario salvaguardare la sicurezza di testimoni o di imputati.
3-bis. Il dibattimento relativo ai delitti previsti dagli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-ter e 609-octies del codice penale si svolge a porte aperte; tuttavia, la persona offesa pu� chiedere che si proceda a porte chiuse anche solo per una parte di esso. Si procede sempre a porte chiuse quando la parte offesa � minorenne. In tali procedimenti non sono ammesse domande sulla vita privata o sulla sessualit� della persona offesa se non sono necessarie alla ricostruzione del fatto.
4. Il giudice pu� disporre che avvenga a porte chiuse l'esame dei minorenni.
Art. 473. Ordine di procedere a porte chiuse. 1. Nei casi previsti dall'articolo 472, il giudice, sentite le parti, dispone, con ordinanza pronunciata in pubblica udienza, che il dibattimento o alcuni atti di esso si svolgano a porte chiuse. L'ordinanza � revocata con le medesime forme quando sono cessati i motivi del provvedimento.
2. Quando si � ordinato di procedere a porte chiuse, non possono per alcun motivo essere ammesse nell'aula di udienza persone diverse da quelle che hanno il diritto o il dovere di intervenire. Nei casi previsti dall'articolo 472 comma 3, il giudice pu� consentire la presenza dei giornalisti.
Art. 474. Assistenza dell'imputato all'udienza. 1. L'imputato assiste all'udienza libero nella persona, anche se detenuto, salvo che in questo caso siano necessarie cautele per prevenire il pericolo di fuga o di violenza.
Art. 475. Allontanamento coattivo dell'imputato. 1. L'imputato che, dopo essere stato ammonito, persiste nel comportarsi in modo da impedire il regolare svolgimento dell'udienza, � allontanato dall'aula con ordinanza del presidente.
2. L'imputato allontanato si considera presente ed � rappresentato dal difensore.
3. L'imputato allontanato pu� essere riammesso nell'aula di udienza, in ogni momento, anche di ufficio. Qualora l'imputato debba essere nuovamente allontanato, il giudice pu� disporre con la stessa ordinanza che sia espulso dall'aula, con divieto di partecipare ulteriormente al dibattimento, se non per rendere le dichiarazioni previste dagli articoli 503 e 523 comma 5.
Art. 476. Reati commessi in udienza. 1. Quando viene commesso un reato in udienza, il pubblico ministero procede a norma di legge, disponendo l'arresto dell'autore nei casi consentiti.
2. Non � consentito l'arresto del testimone in udienza per reati concernenti il contenuto della deposizione. Art. 477. Durata e prosecuzione del dibattimento. 1. Quando non � assolutamente possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il presidente dispone che esso venga proseguito nel giorno seguente non festivo.
3. Il presidente d� oralmente gli avvisi opportuni e l'ausiliario ne fa menzione nel verbale. Gli avvisi sostituiscono le citazioni e le notificazioni per coloro che sono comparsi o debbono considerarsi presenti.
Art. 478. Questioni incidentali. 1. Sulle questioni incidentali proposte dalle parti nel corso del dibattimento il giudice decide immediatamente con ordinanza, previa discussione nei modi previsti dall'articolo 491.
Art. 479. Questioni civili o amministrative. 1. Fermo quanto previsto dall'articolo 3, qualora la decisione sull'esistenza del reato dipenda dalla risoluzione di una controversia civile o amministrativa di particolare complessit�, per la quale sia gi� in corso un procedimento presso il giudice competente, il giudice penale, se la legge non pone limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa, pu� disporre la sospensione del dibattimento, fino a che la questione non sia stata decisa con sentenza passata in giudicato.
2. La sospensione � disposta con ordinanza, contro la quale pu� essere proposto ricorso per cassazione. Il ricorso non ha effetto sospensivo.
3. Qualora il giudizio civile o amministrativo non si sia concluso nel termine di un anno, il giudice, anche di ufficio, pu� revocare l'ordinanza di sospensione.
Art. 480. Verbale di udienza. 1. L'ausiliario che assiste il giudice redige il verbale di udienza, nel quale sono indicati:
c) il nome e il cognome del rappresentante del pubblico ministero, le generalit� dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonch� le generalit� delle altre parti e dei loro rappresentanti, i nomi e i cognomi dei difensori.
Art. 481. Contenuto del verbale. 1. Il verbale descrive le attivit� svolte in udienza e riporta sinteticamente le richieste e le conclusioni del pubblico ministero e dei difensori.
Art. 482. Diritto delle parti in ordine alla documentazione. 1. Le parti hanno diritto di fare inserire nel verbale, entro i limiti strettamente necessari, ogni dichiarazione a cui abbiano interesse, purch� non contraria alla legge. Le memorie scritte presentate dalle parti a sostegno delle proprie richieste e conclusioni sono allegate al verbale.
2. Il presidente pu� disporre, anche di ufficio, che l'ausiliario dia lettura di singole parti del verbale al fine di verificarne la fedelt� e la completezza. Sulla domanda di rettificazione o di cancellazione nonch� sulle questioni relative a quanto previsto dal comma 1, il presidente decide con ordinanza.
Art. 483. Sottoscrizione e trascrizione del verbale. 1. Subito dopo la conclusione dell'udienza o la chiusura del dibattimento , il verbale, sottoscritto alla fine di ogni foglio dal pubblico ufficiale che lo ha redatto, � presentato al presidente per l'apposizione del visto.
Capo IIAtti introduttivi
Art. 484. Costituzione delle parti. 1. Prima di dare inizio al dibattimento, il presidente controlla la regolare costituzione delle parti.
Art. 489. Dichiarazioni dell'imputato contro il quale si � proceduto in assenza nell'udienza preliminare. 1. L'imputato contro il quale si � proceduto in assenza nel corso
dell'udienza preliminare puo' chiedere di rendere le dichiarazioni
previste dall'articolo 494. 2. Se l'imputato fornisce la prova che l'assenza nel corso
dell'udienza preliminare e' riconducibile alle situazioni previste
dall'articolo 420-bis, comma 4, e' rimesso nel termine per formulare
le richieste di cui agli articoli 438 e 444. (1) (1) La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
emesso il decreto di irreperibilit�".
Art. 490. Accompagnamento coattivo dell'imputato assente. 1.Il giudice, a norma dell'articolo 132, pu� disporre l'accompagnamento coattivo dell'imputato assente, quando la sua
presenza � necessaria per l'assunzione di una prova diversa dall'esame. (1)
emesso il decreto di irreperibilit�". Art. 491. Questioni preliminari. 1. Le questioni concernenti la competenza per territorio o per connessione, le nullit� indicate nell'articolo 181 commi 2 e 3, la costituzione di parte civile, la citazione o l'intervento del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e l'intervento degli enti e delle associazioni previsti dall'articolo 91 sono precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti e sono decise immediatamente.
2. La disposizione del comma 1 si applica anche alle questioni concernenti il contenuto del fascicolo per il dibattimento e la riunione o la separazione dei giudizi, salvo che la possibilit� di proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento.
Art. 492. Dichiarazione di apertura del dibattimento. 1. Compiute le attivit� indicate negli articoli 484 e seguenti, il presidente dichiara aperto il dibattimento.
2. L'ausiliario che assiste il giudice d� lettura dell'imputazione.
Art. 493. Richieste di prova. 1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove.
3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonch� della documentazione relativa all'attivit� di investigazione difensiva.
Art. 494. Dichiarazioni spontanee dell'imputato. 1. Esaurita l'esposizione introduttiva, il presidente informa l'imputato che egli ha facolt� di rendere in ogni stato del dibattimento le dichiarazioni che ritiene opportune, purch� esse si riferiscano all'oggetto dell'imputazione e non intralcino l'istruzione dibattimentale. Se nel corso delle dichiarazioni l'imputato non si attiene all'oggetto dell'imputazione, il presidente lo ammonisce e, se l'imputato persiste, gli toglie la parola.
2. L'ausiliario riproduce integralmente le dichiarazioni rese a norma del comma 1, salvo che il giudice disponga che il verbale sia redatto in forma riassuntiva. Art. 495. Provvedimenti del giudice in ordine alla prova. 1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza all'ammissione delle prove a norma degli articoli 190, comma 1, e 190-bis. Quando � stata ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altri procedimenti, il giudice provvede in ordine alla richiesta di nuova assunzione della stessa prova solo dopo l'acquisizione della documentazione relativa alla prova dell'altro procedimento .
3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facolt� di esaminare i documenti di cui � chiesta l'ammissione.
4. Nel corso dell'istruzione dibattimentale, il giudice decide con ordinanza sulle eccezioni proposte dalle parti in ordine alla ammissibilit� delle prove. Il giudice, sentite le parti, pu� revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue o ammettere prove gi� escluse.
4-bis. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti pu� rinunziare, con il consenso dell'altra parte, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta.
Capo IIIIstruzione dibattimentale
Art. 496. Ordine nell'assunzione delle prove. 1. L'istruzione dibattimentale inizia con l'assunzione delle prove richieste dal pubblico ministero e prosegue con l'assunzione di quelle richieste da altre parti, nell'ordine previsto dall'articolo 493 comma 2.
Art. 497. Atti preliminari all'esame dei testimoni. 1. I testimoni sono esaminati l'uno dopo l'altro nell'ordine prescelto dalle parti che li hanno indicati.
2. Prima che l'esame abbia inizio, il presidente avverte il testimone dell'obbligo di dire la verit�. Salvo che si tratti di persona minore degli anni quattordici, il presidente avverte altres� il testimone delle responsabilit� previste dalla legge penale per i testimoni falsi o reticenti e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: �Consapevole della responsabilit� morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verit� e a non nascondere nulla di quanto � a mia conoscenza�. Lo invita quindi a fornire le proprie generalit�.
3. L'osservanza delle disposizioni del comma 2 � prescritta a pena di nullit�.
3. Chi ha chiesto l'esame pu� proporre nuove domande.
4. L'esame testimoniale del minorenne � condotto dal presidente su domande e contestazioni proposte dalle parti. Nell'esame il presidente pu� avvalersi dell'ausilio di un familiare del minore o di un esperto in psicologia infantile. Il presidente, sentite le parti, se ritiene che l'esame diretto del minore non possa nuocere alla serenit� del teste, dispone con ordinanza che la deposizione prosegua nelle forme previste dai commi precedenti. L'ordinanza pu� essere revocata nel corso dell'esame.
4-bis. Si applicano, se una parte lo richiede ovvero se il presidente lo ritiene necessario, le modalit� di cui all'articolo 398, comma 5-bis.
4-ter. Quando si procede per i reati di cui agli articoli 572, 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies, 601, 602, 609-bis,
609-ter, 609-quater e 609-octies e 612-bis del codice penale, l'esame del minore vittima del reato ovvero del maggiorenne infermo di mente
vittima del reato viene effettuato, su richiesta sua o del suo difensore, mediante l'uso di un vetro specchio unitamente ad un
4-quater. Quando si procede per i reati previsti dal comma 4-ter, se la persona offesa e' maggiorenne il giudice assicura che l'esame venga condotto anche tenendo conto della particolare vulnerabilit� della stessa persona offesa, desunta anche dal tipo di reato per cui si procede, e ove ritenuto opportuno, dispone, a richiesta della persona offesa o del suo difensore, l'adozione di modalit� protette. [NB: La Corte costituzionale con sentenza 283/1997 ha dichiarato la illegittimit� costituzionale dell'art. 498 del codice di procedura penale nella parte in cui non consente, nel caso di testimone maggiorenne infermo di mente, che il presidente, sentite le parti, ove ritenga che l'esame del teste ad opera delle parti possa nuocere alla personalit� del teste medesimo, ne conduca direttamente l'esame su domande e contestazioni proposte dalle parti.]
[NB: La Corte costituzionale, con la sentenza 13-29 gennaio 2005, n. 63 (in G.U. 1a s.s. 2/2/2005, n. 5) ha dichiarato la illegittimit� costituzionale dell'art. 498, comma 4-ter, del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede che l'esame del maggiorenne infermo di mente vittima del reato sia effettuato, su richiesta sua o del suo difensore, mediante l'uso di un vetro specchio unitamente ad un impianto citofonico.] Art. 499. Regole per l'esame testimoniale. 1. L'esame testimoniale si svolge mediante domande su fatti specifici.
2. Nel corso dell'esame sono vietate le domande che possono nuocere alla sincerit� delle risposte.
5. Il testimone pu� essere autorizzato dal presidente a consultare, in aiuto della memoria, documenti da lui redatti.
6. Durante l'esame, il presidente, anche di ufficio, interviene per assicurare la pertinenza delle domande, la genuinit� delle risposte, la lealt� dell'esame e la correttezza delle contestazioni, ordinando, se occorre, l'esibizione del verbale nella parte in cui le dichiarazioni sono state utilizzate per le contestazioni.
Art. 500. Contestazioni nell'esame testimoniale. 1. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, le parti, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facolt� pu� essere esercitata solo se sui fatti o sulle circostanze da contestare il testimone abbia gi� deposto.
5. Sull'acquisizione di cui al comma 4 il giudice decide senza ritardo, svolgendo gli accertamenti che ritiene necessari, su richiesta della parte, che pu� fornire gli elementi concreti per ritenere che il testimone � stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilit�.
Art. 501. Esame dei periti e dei consulenti tecnici. 1. Per l'esame dei periti e dei consulenti tecnici si osservano le disposizioni sull'esame dei testimoni, in quanto applicabili.
2. Il perito e il consulente tecnico hanno in ogni caso facolt� di consultare documenti, note scritte e pubblicazioni, che possono essere acquisite anche di ufficio.
Art. 502. Esame a domicilio di testimoni, periti e consulenti tecnici. 1. In caso di assoluta impossibilit� di un testimone, di un perito o di un consulente tecnico a comparire per legittimo impedimento, il giudice, a richiesta di parte, pu� disporne l'esame nel luogo in cui si trova, dando comunicazione, a norma dell'articolo 477 comma 3, del giorno, dell'ora e del luogo dell'esame.
2. L'esame si svolge con le forme previste dagli articoli precedenti, esclusa la presenza del pubblico. L'imputato e le altre parti private sono rappresentati dai rispettivi difensori. Il giudice, quando ne � fatta richiesta, ammette l'intervento personale dell'imputato interessato all'esame.
Art. 503. Esame delle parti private. 1. Il presidente dispone l'esame delle parti che ne abbiano fatto richiesta o che vi abbiano consentito, secondo il seguente ordine: parte civile, responsabile civile, persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e imputato.
2. L'esame si svolge nei modi previsti dagli articoli 498 e 499. Ha inizio con le domande del difensore o del pubblico ministero che l'ha chiesto e prosegue con le domande, secondo i casi, del pubblico ministero e dei difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, del coimputato e dell'imputato. Quindi, chi ha iniziato l'esame pu� rivolgere nuove domande.
3. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, il pubblico ministero e i difensori, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facolt� pu� essere esercitata solo se sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte abbia gi� deposto.
Art. 504. Opposizioni nel corso dell'esame dei testimoni. 1. Salvo che la legge disponga diversamente, sulle opposizioni formulate nel corso dell'esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private il presidente decide immediatamente e senza formalit�. Art. 505. Facolt� degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato. 1. Gli enti e le associazioni intervenuti nel processo a norma dell'articolo 93 possono chiedere al presidente di rivolgere domande ai testimoni, ai periti, ai consulenti tecnici e alle parti private che si sono sottoposte a esame. Possono altres� chiedere al giudice l'ammissione di nuovi mezzi di prova utili all'accertamento dei fatti. Art. 506. Poteri del presidente in ordine all'esame dei testimoni e delle parti private. 1. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del collegio, in base ai risultati delle prove assunte nel dibattimento a iniziativa delle parti o a seguito delle letture disposte a norma degli articoli 511, 512 e 513, pu� indicare alle parti temi di prova nuovi o pi� ampi, utili per la completezza dell'esame.
2. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del collegio, pu� rivolgere domande ai testimoni, ai periti, ai consulenti tecnici, alle persone indicate nell'articolo 210 ed alle parti gi� esaminate, solo dopo l'esame e il controesame. Resta salvo il diritto delle parti di concludere l'esame secondo l'ordine indicato negli articoli 498, commi 1 e 2, e 503, comma 2.
Art. 507. Ammissione di nuove prove. 1. Terminata l'acquisizione delle prove, il giudice, se risulta assolutamente necessario, pu� disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prove.
1-bis. Il giudice pu� disporre a norma del comma 1 anche l'assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al fascicolo per il dibattimento a norma degli articoli 431, comma 2, e 493, comma 3.
Art. 508. Provvedimenti conseguenti all'ammissione della perizia nel dibattimento. 1. Se il giudice, di ufficio o su richiesta di parte, dispone una perizia, il perito � immediatamente citato a comparire e deve esporre il suo parere nello stesso dibattimento. Quando non � possibile provvedere in tale modo, il giudice pronuncia ordinanza con la quale, se � necessario, sospende il dibattimento e fissa la data della nuova udienza nel termine massimo di sessanta giorni.
3. Nella nuova udienza il perito risponde ai quesiti ed � esaminato a norma dell'articolo 501.
Art. 509. Sospensione del dibattimento per esigenze istruttorie. 1. Nei casi previsti dagli articoli 495 comma 4, 506 e 507 il giudice, qualora non sia possibile provvedere nella medesima udienza, sospende il dibattimento per il tempo strettamente necessario, fissando la data della nuova udienza. Art. 510. Verbale di assunzione dei mezzi di prova. 1. Nel verbale sono indicate le generalit� dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e degli interpreti ed � fatta menzione di quanto previsto dall'articolo 497 comma 2.
2. L'ausiliario che assiste il giudice documenta nel verbale lo svolgimento dell'esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private, riproducendo integralmente in forma diretta le domande poste dalle parti o dal presidente nonch� le risposte delle persone esaminate.
Art. 511. Letture consentite. 1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura, integrale o parziale, degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento.
2. La lettura di verbali di dichiarazioni � disposta solo dopo l'esame della persona che le ha rese, a meno che l'esame non abbia luogo.
3. La lettura della relazione peritale � disposta solo dopo l'esame del perito.
4. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela o di istanza � consentita ai soli fini dell'accertamento della esistenza della condizione di procedibilit�.
5. In luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, pu� indicare specificamente gli atti utilizzabili ai fini della decisione. L'indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il giudice dispone tuttavia la lettura, integrale o parziale, quando si tratta di verbali di dichiarazioni e una parte ne fa richiesta. Se si tratta di altri atti, il giudice � vincolato alla richiesta di lettura solo nel caso di un serio disaccordo sul contenuto di essi.
6. La facolt� di chiedere la lettura o l'indicazione degli atti, prevista dai commi 1 e 5, � attribuita anche agli enti e alle associazioni intervenuti a norma dell'articolo 93.
Art. 511-bis. Lettura di verbali di prove di altri procedimenti. 1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura dei verbali degli atti indicati nell'articolo 238. Si applica il comma 2 dell'articolo 511.
Art. 512. Lettura di atti per sopravvenuta impossibilit� di ripetizione. 1. Il giudice, a richiesta di parte, dispone che sia data lettura degli atti assunti dalla polizia giudiziaria, dal pubblico ministero, dai difensori delle parti private e dal giudice nel corso della udienza preliminare quando, per fatti o circostanze imprevedibili, ne � divenuta impossibile la ripetizione.
1-bis. � sempre consentita la lettura dei verbali relativi all'acquisizione ed alle operazioni di distruzione degli atti di cui all'articolo 240.
Art. 512-bis. Lettura di dichiarazioni rese da persona residente all'estero. 1. Il giudice, a richiesta di parte, pu� disporre, tenuto conto degli altri elementi di prova acquisiti, che sia data lettura dei verbali di dichiarazioni rese da persona residente all'estero anche a seguito di rogatoria internazionale se essa, essendo stata citata, non � comparsa e solo nel caso in cui non ne sia assolutamente possibile l'esame dibattimentale.
Art. 513. Lettura delle dichiarazioni rese dall'imputato nel corso delle indagini preliminari o nell'udienza preliminare. 1. Il giudice, se l'imputato � assente ovvero rifiuta di
sottoporsi all'esame, dispone, a richiesta di parte, che sia data
lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato al
pubblico ministero o alla polizia giudiziaria su delega del pubblico
ministero o al giudice nel corso delle indagini preliminari o
nell'udienza preliminare, ma tali dichiarazioni non possono essere
utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso salvo che
ricorrano i presupposti di cui all'articolo 500, comma 4. (1)
2. Se le dichiarazioni sono state rese dalle persone indicate nell'articolo 210, comma 1, il giudice, a richiesta di parte, dispone, secondo i casi, l'accompagnamento coattivo del dichiarante o l'esame a domicilio o la rogatoria internazionale ovvero l'esame in altro modo previsto dalla legge con le garanzie del contradditorio. Se non � possibile ottenere la presenza del dichiarante, ovvero procedere all'esame in uno dei modi suddetti, si applica la disposizione dell'articolo 512 qualora la impossibilit� dipenda da fatti o circostanze imprevedibili al momento delle dichiarazioni. Qualora il dichiarante si avvalga della facolt� di non rispondere, il giudice dispone la lettura dei verbali contenenti le suddette dichiarazioni soltanto con l'accordo delle parti.
Art. 514. Letture vietate. 1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 511, 512, 512-bis e 513, non pu� essere data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato, dalle persone indicate nell'articolo 210 e dai testimoni alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero o al giudice nel corso delle indagini preliminari o nella udienza preliminare, a meno che nell'udienza preliminare le dichiarazioni siano state rese nelle forme previste dagli articoli 498 e 499, alla presenza dell'imputato o del suo difensore.
2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 511, � vietata la lettura dei verbali e degli altri atti di documentazione delle attivit� compiute dalla polizia giudiziaria. L'ufficiale o l'agente di polizia giudiziaria esaminato come testimone pu� servirsi di tali atti a norma dell'articolo 499 comma 5.
Art. 515. Allegazione di atti al fascicolo per il dibattimento. 1. I verbali degli atti di cui � stata data lettura e i documenti ammessi a norma dell'articolo 495 sono inseriti, unitamente al verbale di udienza, nel fascicolo per il dibattimento.
Capo IVNuove contestazioni
Art. 516. Modifica della imputazione. 1. Se nel corso dell'istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come � descritto nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il pubblico ministero modifica l'imputazione e procede alla relativa contestazione.
1-ter. Se a seguito della modifica risulta un reato per il quale � prevista l'udienza preliminare, e questa non si � tenuta, l'inosservanza delle relative disposizioni � eccepita, a pena di decadenza, entro il termine indicato dal comma 1-bis.
[NB: La Corte Costituzionale con sentenza n. 265/1994 ha dichiarato l'illegittimit� costituzionale degli artt. 516 e 517 del codice di procedura penale nella parte in cui non prevedono la facolt� dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione di pena a norma dell'art. 444 del codice di procedura penale, relativamente al fatto diverso o al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che gi� risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale ovvero quando l'imputato ha tempestivamente e ritualmente proposto la richiesta di applicazione di pena in ordine alle originarie imputazioni.
Con sentenza 530/1995 ha dichiarato l'illegittimit� costituzionale dell'art. 517 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facolt� dell'imputato di proporre domanda di oblazione, ai sensi degli artt. 162 e 162 bis del codice penale, relativamente al reato concorrente contestato in dibattimento; Ha dichiarato inoltre, in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l'illegittimit� costituzionale dell'art. 516 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facolt� dell'imputato di proporre domanda di oblazione, ai sensi degli artt. 162 e 162 bis del codice penale, relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento.]
[NB: La Corte Costituzionale con sentenza 1 dicembre 2014, n. 273 (in G.U. 10/12/2014 n. 51) ha dichiarato l'illegittimit� costituzionale dell'art. 516 del codice di procedura penale
Art. 517. Reato concorrente e circostanze aggravanti risultanti dal dibattimento. 1. Qualora nel corso dell'istruzione dibattimentale emerga un reato connesso a norma dell'articolo 12 comma 1 lettera b) ovvero una circostanza aggravante e non ve ne sia menzione nel decreto che dispone il giudizio, il pubblico ministero contesta all'imputato il reato o la circostanza, purch� la cognizione non appartenga alla competenza di un giudice superiore.
La Corte Costituzionale, con sentenza 22 - 26 ottobre 2012, n. 237 (in G.U. 1a s.s. 31/10/2012, n. 43) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'articolo 517 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facolta' dell'imputato di
richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al reato concorrente emerso nel corso dell'istruzione
dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione".
La Corte Costituzionale, con sentenza 23 - 25 giugno 2014, n. 184 (in G.U. 1a s.s. 2/07/2014, n. 28) ha dichiarato "l'illegittimit�
costituzionale dell'art. 517 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facolta' dell'imputato di richiedere al
giudice del dibattimento l'applicazione di pena, a norma dell'art. 444 del codice di procedura penale, in seguito alla contestazione nel
dibattimento di una circostanza aggravante che gia' risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale".
Art. 518. Fatto nuovo risultante dal dibattimento. 1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 517, il pubblico ministero procede nelle forme ordinarie se nel corso del dibattimento risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo non enunciato nel decreto che dispone il giudizio e per il quale si debba procedere di ufficio.
2. Tuttavia il presidente, qualora il pubblico ministero ne faccia richiesta, pu� autorizzare la contestazione nella medesima udienza, se vi � consenso dell'imputato presente e non ne deriva pregiudizio per la speditezza dei procedimenti.
Art. 519. Diritti delle parti. 1. Nei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2, salvo che la contestazione abbia per oggetto la recidiva, il presidente informa l'imputato che pu� chiedere un termine per la difesa.
2. Se l'imputato ne fa richiesta, il presidente sospende il dibattimento per un tempo non inferiore al termine per comparire previsto dall'articolo 429, ma comunque non superiore a quaranta giorni. In ogni caso l'imputato pu� chiedere l'ammissione di nuove prove a norma dell'articolo 507. 3. Il presidente dispone la citazione della persona offesa, osservando un termine non inferiore a cinque giorni.
[NB: La Corte Costituzionale con sentenza n. 241/1992 ha dichiarato la illegittimit� costituzionale del secondo comma dell'art. 519 del codice di procedura penale:
La Corte costituzionale con sentenza n. 50/1995 ha inoltre dichiarato la illegittimit� costituzionale dell'art. 519, comma 2, del codice di procedura penale nella parte in cui, in caso di nuova contestazione effettuata a norma dell'art. 517 del medesimo codice, non consente al pubblico ministero e alle parti private diverse dall'imputato di chiedere l'ammissione di nuove prove.]
Art. 520. Nuove contestazioni all'imputato assente. 1. Quando intende contestare i fatti o le circostanze indicati
negli articoli 516 e 517 all'imputato assente, il pubblico ministero
chiede al presidente che la contestazione sia inserita nel verbale
del dibattimento e che il verbale sia notificato per estratto
all'imputato. (1) 2. In tal caso il presidente sospende il dibattimento e fissa una
nuova udienza per la prosecuzione, osservando i termini indicati
nell'articolo 519 commi 2 e 3. (1) La L. 28 aprile 2014, n. 67, come modificata dalla L. 11 agosto
Art. 521. Correlazione tra l'imputazione contestata e la sentenza. 1. Nella sentenza il giudice pu� dare al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione, purch� il reato non ecceda la sua competenza n� risulti attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anzich� monocratica.
2. Il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero se accerta che il fatto � diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio ovvero nella contestazione effettuata a norma degli articoli 516, 517 e 518 comma 2.
Art. 521-bis. Modifiche della composizione del giudice a seguito di nuove contestazioni. 1. Se, in seguito ad una diversa definizione giuridica o alle contestazioni previste dagli articoli 516, commi 1-bis e 1-ter, 517, comma 1-bis, e 518 , il reato risulta tra quelli attribuiti alla cognizione del tribunale per cui � prevista l'udienza preliminare e questa non si � tenuta, il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
Art. 522. Nullit� della sentenza per difetto di contestazione. 1. L'inosservanza delle disposizioni previste in questo capo � causa di nullit�.
Art. 523. Svolgimento della discussione. 1. Esaurita l'assunzione delle prove, il pubblico ministero e successivamente i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato formulano e illustrano le rispettive conclusioni, anche in ordine alle ipotesi previste dall'articolo 533, comma 3-bis.
5. In ogni caso l'imputato e il difensore devono avere, a pena di nullit�, la parola per ultimi se la domandano.
6. La discussione non pu� essere interrotta per l'assunzione di nuove prove, se non in caso di assoluta necessit�. Se questa si verifica, il giudice provvede a norma dell'articolo 507.
Art. 524. Chiusura del dibattimento. 1. Esaurita la discussione, il presidente dichiara chiuso il dibattimento.
Atti preliminarial dibattimento