Source: http://ildirittopenale.blogspot.com/2011/09/
Timestamp: 2017-04-30 14:41:36+00:00
Document Index: 137411201

Matched Legal Cases: ['art. 273', 'art. 274', 'art. 51', 'art. 50', 'art. 579', 'art. 580', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 50', 'art. 649', 'art. 182', 'art. 59', 'art. 47', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 43']

Il diritto penale: settembre 2011
Appunti di diritto penale Art. 51 c.p. “l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo dell’autorità esclude la punibilità. Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine. Risponde del reato altresì che ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto, abbia ritenuto di obbedire ad un ordine legittimo. Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine.”L’esclusione dell’antigiuridicità della condotta tenuta adempiendo ad un dovere si fonda sul principio di non contraddizione, all’evidenza compromesso se l’ordinamento giuridico imponesse con una norma ovvero con un ordine dell’autorità un facere, e poi, contestualmente, lo sanzionasse penalmente.La prima fonte del dovere è la norma giuridica: leggi ed atti aventi forza di legge; leggi regionali; regolamenti esecutivi; consuetudini secundum legem.La seconda fonte del dovere scriminante è l’ordine legalmente dato dall’Autorità.Si deve escludere che abbia efficacia scriminane l’ordine dato dal privato.Legittimità dell’ordineAffinchè possa valere come causa di giustificazione, l’ordine deve essere legittimo sotto il duplice profilo, formale e sostanziale.I requisiti di validità formale sono la competenza del superiore ad emanare l’ordine, quella dell’inferiore ad obbedirvi, il rispetto delle forme previste dalla legge.La legittimità sostanziale dell’ordine, invece, deriva dal rispetto delle norme che disciplinano l’esercizio del potere: così le ordinanze che dispongono misure cautelari sono legittime in presenza delle condizioni di applicabilità ex art. 273 c.p.p. e dell’art. 274 c.p.p.L’ordine illegittimo, dunque, non scrimina tranne nelle due ipotesi di :1. errore di fatto: si esclude la punibilità di chi commette il reato ritenendo di obbedire, per un errore sugli elementi normativi non penali, ad un ordine legittimo;2. ordine insindacabile: la responsabilità penale del sottoposto è esclusa quando la legge preclude ogni sindacato sull’ordine ricevuto. Nel caso in cui l’esecuzione dell’ordine integri gli estremi del reato, di questo risponde solo il superiore.L’adempimento del dovere non può essere invocato come scriminante in presenza di un ordine manifestamente criminoso.CasisticaCassa sez. V 11 dicembre 2008: con riferimento al delitto di perquisizione arbitraria commesso da due carabinieri in esecuzione di un ordine impartito loro dal maresciallo, che non avendo ottenuto l’autorizzazione del magistrato alla perquisizione aveva simulato un controllo amministrativo per fingere di rinvenire una prova falsa che egli stesso aveva formato, la Cassazione ha affermato che “non può essere invocato quale causa di giustificazione l’adempimento di un dovere, se l’ordine ricevuto abbia ad oggetto il compimento di un atto palesemente delittuoso”.
"cause di giustificazione" "adempimento del dovere" art. 51 c.p. ordine autorità
Art. 50 c.p.: “Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne”.Questa scriminante non pone un problema di comparazione degli interessi ma si basa sulla carenza di un interesse da tutelare. In altre parole la liceità deriva dall’indifferenza mostrata dall’ordinamento alla tutela del bene allorchè il soggetto legittimato esprima il consenso alla sua lesione sempre che si tratti di bene disponibile alla cui salvaguardia l’ordinamento non intenda abdicare.Non rientrano nel campo applicativo della scriminante tutti quei casi i cui la mancanza di consenso costituisce un elemento imprescindibile per la configurazione dell’incriminazione. (esempio Violazione di domicilio).Natura giuridica consenso: a fronte di chi qualifica il consenso come negozio giuridico, di diritto privato o di diritto pubblico, la dottrina prevalente sembra concordemente orientata per la sua configurazione come mero atto giuridico.Si ritiene in particolare che il consenso sia un permesso con cui si conferisce al destinatario il potere di agire.La revocabilità del consenso è possibile fino a quando la condotta lesiva iniziata non sia stata esaurita e comunque fino a quando la condotta lesiva, quantunque in corso, non possa più essere arrestata utilmente (si pensi al classico caso dell’intervento chirurgico in fase ormai avanzata e non regredibile).Non è necessaria una forma particolare per esprimere il consenso, anche in considerazione della natura giuridica non convenzionale. Anche il silenzio, allorquando assuma un significato inequivocabile e sia correttamente valutato nel contesto concreto può valere a configurare il consenso rilevante ex art. 50 c.p..L’avente diritto deve accettare non solo la condotta ma anche l’evento quale conseguenza di quella condotta,nonché tutti i requisiti essenziali del tipo di reato.(per un reato a forma libera ben potrà prestarsi il consenso solo in relazione a particolari tipi di condotta).Il consenso deve essere: 1. attuale – sussistente prima dell’avvio della condotta; 2. libero – il soggetto possa disporre del diritto validamente; 3. informato – il soggetto deve essere notiziato di ogni particolare utile per riflettere sulla opportunità del rilascio del permesso; 4. specifico – non in maniera vaga e indistinta.Limiti soggettiviIl consenso deve essere prestato dal titolare dell’interesse tutelato, ossia da colui che nell’architettura del reato sarebbe destinato a rivestire il ruolo del soggetto passivo.Quanto alla capacità del consenziente c’è chi pretende la maggiore età e chi invece ritiene necessaria una indagine sulle capacità del minore di anni diciotto.Si reputa condivisibile il richiamo alla sufficiente capacità o alla sufficiente maturità.Limiti oggettiviIl consenso non può essere prestato per tutti i diritti ma solo per quelli disponibili, ovvero per quelle posizioni giuridiche per le quali lo Stato non conserva u proprio peculiare interesse alla conservazione del bene.1. Beni giuridici appartenenti allo Stato o a enti pubblici: il consenso rimane inefficace per i delitti contro la personalità dello Stato, contro l’amministrazione della giustizia, contro la pubblica amministrazione;2. Beni della collettività indistinta: delitti contro l’economia pubblica. L’ordine pubblico, il buon costume, la fede pubblica;3. Vita e integrità fisica: sul bene Vita non possono esservi perplessità se si considera che l’ordinamento punisce anche l’omicidio del consenziente (art. 579 c.p.) e l’istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 c.p.)Relativamente disponibile è l’integrità fisica, in fatti l’uomo non è illimitatamente dominus membrorum suorum.Dagli artt. 32 Cost. e 5 Cod. Civ. si evincono i paletti agli atti di disposizione del proprio corpo.La diminuzione dell’integrità fisica è possibile solo nel caso in cui essa sia temporanea e riparabile da un punto di vista organico o funzionale.4. Libertà personale, onore e dignità: limitabili ma non in maniera permanente.
Il consenso nei reati colposiDiscussa è infine la rilevanza del consenso con riferimento ai reati colposi.La giurisprudenza ne rimarca l’inefficacia sul rilievo dell’indisponibilità dei beni della vita e dell’integrità fisica (normalmente presidiati con l’incriminazione di fattispecie colpose), ovviamente al di là dei limiti stabiliti dall’art. 5 c.c., nonché evidenziando la ritenuta incompatibilità tra il consenso concepito come volontà di lesione e il carattere involontario del fatto colposo.Contrariamente viene sostenuto dalla dottrina che può darsi che il consenso dell’interessato sia finalizzato proprio ad autorizzare l’agente a porre in essere violazioni delle norme cautelari prescritte per l’esercizio di attività intrinsecamente pericolose, il titolare assumendo il rischio della verificazione di un evento dannoso.Confine insormontabile rimarrebbe comunque l’art. 5 c.c. essendo inaccettabili lesioni al di là dei limiti segnati dall’ordinamento.Consenso presuntoEsso è irrilevante.Parte della dottrina ne sostiene la rilevanza, allorchè il soggetto si trovi nell’impossibilità materiale di consentire e si possa ragionevolmente presumere, in assenza di contrarie indicazioni e sulla scorta di un giudizio obiettivo, che egli avrebbe consentito se avesse potuto.
art. 50 c.p. "consenso dell'avente diritto" scriminanti "cause di giustificazione"
Il codice penale non menziona espressamente le scriminanti, ma fa riferimento alle “cause di esclusione della pena”.La nozione racchiude in sé situazione eterogenee, non riconducibili a un principio ispiratore unitario, accomunate dal solo fatto che la loro sussistenza esclude la punibilità.Tre categorie dogmatiche:1. le scriminanti (rendono lecito un fatto contemplato da una norma incriminatrice);2. le cause di esclusione della colpevolezza (rendono non colpevole un fatto tipico, antigiuridico);3. le cause di non punibilità in senso stretto (rendono non punibile un fatto tipico (antigiuridico) e colpevole).ScriminantiIl fondamento delle cause di giustificazione, risiede nel bilanciamento degli interessi in conflitto.L’interesse protetto dalla norma incriminatrice soccombe dinanzi all’interesse tutelato dalla norma legittimante.Il fatto non assume alcuna connotazione negativa per l’ordinamento, il quale lo consente, o addirittura lo impone.L’assenza di antigiuridicità rende ininfluente che l’agente sia a conoscenza della concreta presenza dei presupposti della scusante.Cause di esclusione della colpevolezzaL’attenzione viene rivolta al soggetto agente e riguarda l’elemento soggettivo del reato.Esse sono previste sul presupposto che in determinate situazioni anomale la persona è sottoposta ad una particolare pressione psichica che influisce sul processo motivazionale alla base della condotta tipica.In questi casi rimane ferma la tipicità e antigiuridicità del fatto, ma l’ordinamento tiene conto dei riflessi psicologici derivanti dalla circostanza anomala e ritiene di non dover intervenire con la sanzione penale.E’ necessario che l’agente sia a conoscenza della concreta sussistenza dei presupposti della scusante.Cause di non punibilità in senso strettoSi collocano, a differenza di scriminanti e scusanti, all’esterno della struttura del reato e non incidono sull’esistenza dello stesso, limitandosi solamente a inibire l’applicazione della pena.Permangono antigiuridicità e colpevolezza, ma ragioni di pratica convenienza politico criminale conducono ad escludere l’applicazione della sanzione penale, per l’esigenza di salvaguardare contro interessi che risulterebbero altrimenti lesi da un’applicazione della pena nel caso concreto.Esempio classico è quello del figlio che commette un furto ai danni di un genitore. In questo caso il soggetto attivo del reato va esente da pena ai sensi dell’art. 649 c.p., il cui fondamento è da ravvisarsi nella salvaguardia delle relazioni familiari, che altrimenti potrebbero subire un grave turbamento.Formula assolutoria in queste ipotesi non sarà “perché il fatto non costituisce reato ma “perché l’autore non è punibile.Cause di estinzioneLe scriminanti, infine, non vanno confuse con le cause di estinzione del reato (morte del reo, aministia, prescrizione, ecc.), le quali rappresentano fatti giuridici posteriori alla perfezione del reato in tutti in suoi elementi, il cui verificarsi risolve ex tunc gli effetti del reato come tale. Ai sensi dell’art. 182 c.p. le cause di estinzione del reato hanno effetto solamente nei confronti di coloro ai quali si riferiscono, salvo che la legge disponga altrimenti.
LE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE DELREATODEFINIZIONE: Le cause di giustificazione del reato, dette anche scriminanti o cause di liceità, vengono definite come quelle particolari situazioni in presenza delle quali un fatto che altrimenti costituirebbe reato, non acquista tale carattere perché è la legge che lo impone o lo consente.Il fondamento politico sostanziale delle cause di giustificazione è individuato alla dottrina maggioritaria nel modello esplicativo di tipo pluralistico che richiama i principi di interesse prevalente e dell’interesse mancante o equivalente.INTERESSE PREVALENTE: Esercizio del diritto Adempimento del dovere Legittima difesa Uso legittimo delle armi Stato di necessitàSi risolve in una valutazione comparativa degli interessi in conflitto : 1. quello tutelato dalla norma 2. quello posto a fondamento della causa di liceità
INTERESSE MANCANTE O EQUIVALENTE: Consenso dell’avente dirittoViene meno l’interesse da tutelare per effetto della rinuncia del titolare alla conservazione del proprio bene.Dal punto di vista logico giuridico le scriminanti obbediscono al principio di non contraddizione:“uno stesso ordinamento non può nella sua unitarietà imporre o consentire e , ad un tempo, vietare il medesimo fatto senza rinnegare se stesso e la sua pratica possibilità di attuazione”. (Mantovani)Inquadramento dogmaticoLa collocazione dogmatica delle cause di giustificazione muta profondamente a seconda che si aderisca ad una visione analitica del reato ispirata al modello della bipartizione oppure a quello della tripartizione.BIPARTIZIONE: scompone il reato in illecito oggettivo e colpevolezzaLe scriminanti vengono concepite come “elementi negativi” del fatto, vale a dire “come elementi che devono essere assenti perché esista un reato”.TRIPARTIZIONE: scompone il reato in fatto, antigiuridicità e colpevolezza.Colloca le cause di giustificazione all’interno dell’elemento intermedio denominato “antigiuridicità obiettiva”.Tre i momenti logici dell’accertamento degli elementi dell’illiceità penale:1. corrispondenza del fatto storico al modello legale di reato;2. presenza, o meno, di cause di liceità;3. sussistenza o meno del nesso psichico tra l’agente e il fatto.L’antigiuridicità descrive il rapporto di contraddizione tra il fatto e l’intero ordinamento giuridico. Questa viene meno allorchè una norma, diversa da quella incriminatrice e collocata in qualunque parte dell’ordinamento, facoltizzi o renda doverosa la realizzazione del fatto tipico.Responsabilità dei concorrenti:Va esclusa la responsabilità in capo al soggetto che dia un apporto causale rilevante alla realizzazione plurisoggettiva di un fatto scriminato. L’attitudine della scriminante ad incidere sulla tipicità ed antigiuridicità escludendole, induce a ritenere che nessuno possa essere penalmente perseguito per quel fatto.Diverso è il discorso per la cause di esclusione della pena in senso stretto.Rilevanza del putativo e dell’erroreRilevante è l’errore circa la loro esistenza, come attestato dalla disciplina della scriminante putativa dettata dall’art. 59 c.p. ultimo comma.Art. 59 comma 4 c.p. “se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena queste sono sempre valutate a favore di lui”.Se l’errore dipende da colpa la punibilità non è esclusa quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.Esse hanno rilevanza oggettiva e si applicano all’agente per la sola circostanza di essere obiettivamente presenti, a prescindere dalla conoscenza o meno da parte di quest’ultimo.Tale disciplina è simmetrica a quanto previsto dall’art. 47 c.p. in tema di errore di fatto.Eccesso colposo nelle cause di giustificazioneLa prospettiva del bilanciamento di interessi impone l’individuazione dei limiti entro i quali può reputarsi socialmente non dannoso il sacrificio di un interesse in ragione di un interesse contrapposto.Ciò significa che quando si eccedono i limiti descritti dalla norma permissiva il fatto diviene obiettivamente antigiuridico; la valutazione dell’ordinamento si sposta, quindi verso la colpevolezza, dovendosi accertare la rimproverabilità o meno all’agente del superamento dei limiti scriminanti.L’eccesso nelle cause di giustificazione è contemplato dall’art. 55 c.p. a tenore del quale “quando nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53, 54 si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”.Il richiamo alla non volontarietà del superamento del limite scriminante è di fondamentale importanza, in quanto l’ambito di applicazione dell’art. 55 c.p. è limitato alle ipotesi di responsabilità colposa. (art. 43 comma 1 c.p.)Nell’eccesso colposo, la non volontarietà non riguarda l’evento ma interessa il travalica mento dei confini dell’esimente.Dall’eccesso colposo si distingue l’eccesso doloso, consapevole e volontario, nelle scriminanti ravvisabile allorquando il soggetto, consapevole della situazione scriminante, sceglie di porre in essere una condotta reattiva che va al di là dei limiti consentiti. Questa situazione da luogo a punibilità a titolo di dolo.L’eccesso colposo si distingue in: 1. eccesso nel fine (errore-motivo l’agente si rappresenta erroneamente i limiti della causa di liceità); 2. eccesso nei mezzi (errore-inabilità l’agente valuta esattamente i confini della situazione legittimante, ma per inabilità, concitazione o altra causa riguardante l’esecuzione del fatto, non riesce a contenere la propria condotta all’interno dei limiti scriminanti.
scriminanti cause di giustificazione "cause di esclusione della pena"