Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_societario/2322
Timestamp: 2019-01-18 22:47:29+00:00
Document Index: 116477942

Matched Legal Cases: ['art. 2498', 'art. 2322', 'art. 1497', 'art. 1497', 'art.1497', 'art. 2252', 'art. 1418', 'art. 2322', 'art. 458']

I. La quota di partecipazione del socio accomandante è trasmissibile per causa di morte.
II. Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, la quota può essere ceduta, con effetto verso la società, con il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del capitale.
Società - Trasformazione - Effetti - In genere - Società in accomandita semplice - Cessione di quote da un socio ad un terzo - Successiva trasformazione in società a responsabilità limitata - Richiesta dell'acquirente di iscrizione a libro soci - Regole applicabili - Regime pubblicitario della società all'epoca della richiesta - Fondamento - Conseguenze sull'iscrizione e sul diritto agli utili - Fattispecie. .
In tema di cessione di quote di società, la successione nella titolarità della partecipazione si perfeziona, in base al principio consensualistico, alla data della stipulazione del contratto, sulla cui valididtà ed efficacia "inter partes" non incidono eventuali successive modificazioni dell'oggetto conseguenti alla trasformazione della società in un altro dei tipi previsti dalla legge, avuto riguardo alla continuità del rapporto sociale sancita dall'art. 2498 cod. civ. (nel testo vigente "ratione temporis"), il cui unico limite è rappresentato dalla compatibilità dell'ente trasformato con il bene-quota trasferito. Pertanto, in caso di cessione della quota di una società in accomandita semplice successivamente trasformatasi in società a responsabilità limitata, quest'ultima è tenuta a provvedere all'iscrizione del trasferimento nel libro dei soci, non trovando più applicazione l'art. 2322 cod. civ., e non potendo la società far valere i limiti derivanti dall'introduzione di una clausola di gradimento, i quali diventano opponibili ai terzi solo dalla data di pubblicazione nel B.U.S.A.R.L., senza che assuma alcun rilievo, a tal fine, la circostanza che l'accertamento dell'obbligo di provvedere all'iscrizione sia intervenuto successivamente alla pubblicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2008, n. 20893. Segue...
Vendita - Oggetto della vendita - Vendita di azioni o di quote di società - Oggetto immediato - Partecipazione sociale - Conseguenze ai fini della risoluzione del contratto ex art. 1497 cod. civ. - Mancanza di qualità inerente al patrimonio sociale - Rilevanza - Esclusione, salvo in caso di garanzie contrattuali specifiche.
Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Quota di partecipazione - Trasferimento - Oggetto immediato - Partecipazione sociale - Conseguenze ai fini della risoluzione del contratto ex art. 1497 cod. civ. - Mancanza di qualità inerente al patrimonio sociale - Rilevanza - Esclusione, salvo in caso di garanzie contrattuali specifiche. .
La cessione delle azioni o delle quote di una società di capitali o di persone fisiche ha come oggetto immediato la partecipazione sociale e solo quale oggetto mediato la quota parte del patrimonio sociale che tale partecipazione rappresenta. Pertanto, le carenze o i vizi relativi alle caratteristiche e al valore dei beni ricompresi nel patrimonio sociale - e, di riverbero, alla consistenza economica della partecipazionne - possono giustificare la risoluzione del contratto di cessione per difetto di "qualità" della cosa venduta ai sensi dell'art.1497 cod. civ. (necessariamente attinente ai diritti e obblighi che in concreto la partecipazione sociale sia idonea ad attribuire e non al suo valore economico) solo se il cedente abbia fornito a tale riguardo specifiche garanzie contrattuali, anche diversamente qualificate, sufficiente essendo che il rilascio della garanzia si evinca inequivocamente dal contratto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Dicembre 2006, n. 26690. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Quote di partecipazione in s.a.s. - Contratto di cessione della quota - Fallimento del cedente - Azione revocatoria fallimentare proposta in riferimento al contratto di cessione della quota - Relativo giudizio - Posizione della società - Litisconsorte necessaria - Esclusione. .
In tema di revocatoria fallimentare, qualora il curatore agisca per ottenere la dichiarazione d'inefficacia del contratto con il quale il fallito, allorchè era "in bonis", ha ceduto la quota di partecipazione in una s.a.s., questa società è terzo rispetto al contratto e, pertanto, non assume la veste di litisconsorte necessaria nel giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2005, n. 9931. Segue...
Azienda - Cessione - In genere - Prelazione obbligatoria in favore del locatore - Cessione di una quota della società conduttrice - Prelazione - Sussistenza - Esclusione - Cessione ad un unico soggetto di tutte le quote della società conduttrice - Prelazione - Sussistenza - Esclusione - Limiti. .
Qualora in favore del locatore sia pattuito il diritto di prelazione sull'azienda esercitata nell'immobile in caso di locazione o cessione dell'azienda stessa "anche a mezzo di cessione di quote", la cessione di quote della società conduttrice (nella specie, società di persone) non è in alcun modo assimilabile al trasferimento a titolo oneroso dell'azienda predetta ne' alla diversa ipotesi della alienazione della quota in comproprietà dell'azienda che i comproprietari hanno concesso in locazione ad un terzo, atteso che la cessione della quota sociale non attribuisce al socio subentrato la proprietà di una porzione dei beni della società, ma gli attribuisce una quota del relativo patrimonio, comprensivo delle passività, dei crediti, dei rischi, della esposizione per le obbligazioni già contratte, nonché dei poteri di indirizzo e gestione dei programmi societari con le relative aspettative, e atteso inoltre che, continuando l'immobile locato ad appartenere alla società, non sono neppure ipotizzabili, in difetto di alienazione del bene, l'esercizio della prelazione e l'eventuale retratto, che non potrebbe rivolgersi ne' nei confronti della società, che non ha mai alienato il bene, ne' nei confronti del socio subentrante, che non ne è mai diventato proprietario; la sussistenza del diritto di prelazione è da escludersi anche nel caso di cessione ad un unico soggetto della totalità delle quote della società proprietaria dell'immobile locato, dovendo prevalere la considerazione che non sussiste identità tra l'azienda predetta e il bene oggetto dell'acquisto (consistente in un più vasto complesso unitario) e dovendosi perciò riconoscere la prelazione nella sola ipotesi in cui il patrimonio sociale, concentrato nelle mani di un unico soggetto attraverso la cessione della totalità delle quote, sia costituito unicamente dall'azienda locata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Luglio 2004, n. 13075. Segue...
Società - Di persone fisiche - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Organi assembleari - Mancata previsione normativa - Irrilevanza - Costituzione da parte dei soci - Legittimità - Conseguenze in tema di validità delle delibere. .
La mancata previsione normativa di un organo assembleare nelle società di persone non comporta che ne sia, per ciò solo, vietata la costituzione, e che sia preclusa ai soci - qualora questi siano chiamati ad esprimere il proprio "consenso" nelle materie di cui agli artt. 2252, 2275, 2301, 2257 comma secondo, 2258 comma secondo, 2322 comma secondo - la possibilità di riunirsi in assemblea per deliberare, appunto, ai sensi delle norma citate, all'unanimità ovvero a maggioranza. Ne consegue che l'adozione del metodo assembleare per le deliberazioni sociali - da ritenersi del tutto legittimo - comporta che, quanto alla disciplina della validità/invalidità di tali atti deliberativi, debba farsi applicazione dei principi generali sulle patologie degli atti negoziali plurisoggettivi (esclusa, per converso, l'applicabilità degli artt. 2377 e 2379, dettati con specifico riferimento alle sole delibere delle società per azioni), di talché, dalla eventuale violazione di norme imperative (quale quella di cui all'art. 2252 cod. civ., specificativa del principio generale di immodificabilità del contratto senza il consenso di tutti i contraenti), discende senz'altro la nullità della delibera societaria, ex art. 1418 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2002, n. 8276. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - In genere - Morte del socio accomandante - Clausola cosiddetta di continuazione automatica prevista nell'atto costitutivo per gli eredi - Contrasto con gli artt. 2322, primo comma, e 458 cod. civ. - Insussistenza. .
La clausola cosiddetta di continuazione automatica prevista nell'atto costitutivo di società in accomandita semplice - in forza della quale gli eredi del socio accomandante defunto subentrano, per intero, nella posizione giuridica del loro dante causa entro la compagine sociale, a prescindere da ogni loro manifestazione di volontà - non contrasta ne' con la regola stabilita dall'art. 2322, primo comma, cod. civ., che espressamente prevede la trasmissibilità per causa di morte della quota di partecipazione del socio accomandante, ne' con l'art. 458 cod. civ., che con norma eccezionale non suscettibile di applicazione analogica vieta i patti successori, per non essere essa riconducibile allo schema tipico del patto successorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Dicembre 1995, n. 12906. Segue...