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Timestamp: 2019-07-22 22:20:21+00:00
Document Index: 1110395

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 25', 'art. 56', 'art.52']

Personale da Equitalia ad AdER: incostituzionalità e illegittimità degli atti?
A seguito del passaggio automatico del personale da Equitalia ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, senza alcun concorso pubblico, sorgono ora dubbi sulla costituzionalità e legittimità degli atti emessi dalla neo-costituita Agenzia delle Entrate-Riscossione (Ader).
Consiglio di Stato: Ordinanza, 28 luglio 2017, n.3213
2. L’agente della Riscossione: cenni storici
è tenuto a svolgere il compito di attività di riscossione delle entrate tributarie o patrimoniali dei comuni, delle province e delle città da essi partecipate;
è sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell’Economia e delle Finanze, che provvede a monitorarne costantemente l’attività secondo principi di trasparenza e pubblicità;
è subentrato, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia;
ha assunto la qualifica di agente della riscossione con i poteri e secondo le disposizioni di cui al titolo I, capo II e al titolo II, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;
ha autonomia organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione;
è sottoposto alle disposizioni del codice civile e delle altre leggi relative alle persone giuridiche private;
si avvale del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato competente per territorio, ai sensi dell’articolo 43 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611 (l’ente può stare in giudizio avvalendosi direttamente di propri dipendenti davanti al tribunale e al giudice di pace, salvo che, ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici, l’Avvocatura dello Stato competente per territorio, sentito l’ente, assuma direttamente la trattazione della causa. Per il patrocinio nei giudizi davanti alle Commissioni tributarie continua ad applicarsi l’articolo 11 comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 e successive modificazioni secondo cui “l’ufficio del Ministero delle finanze nei cui confronti è proposto il ricorso sta in giudizio direttamente o mediante l’ufficio del contenzioso della direzione regionale o compartimentale ad esso sovraordinata”).
3. La natura giuridica dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione
4. Consiglio di Stato: Ordinanza, 28 luglio 2017, n.3213
Più nel dettaglio, il Consiglio di Stato ha rilevato un’effettiva violazione della Carta Costituzionale e, pur non potendo sospendere la procedura del passaggio dei dipendenti da Equitalia ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, a causa dell’importanza di tale funzione, ha sostanzialmente espresso un giudizio negativo nel merito. Il Consiglio di Stato, infatti, ha citato due delle più recenti sentenze con cui la Corte Costituzionale ha ribadito il principio della necessità del pubblico concorso.
Si tratta delle sentenze n. 37/2015 e n. 248/2016 che riguardano rispettivamente il famoso scandalo dei 787 funzionari elevati “motu proprio” al rango di dirigenti senza bandi o gare e i dipendenti di una disciolta Associazione agricola fatti entrare nei ranghi regionali calabresi. Le vicende de quibus sono sfociate nelle suddette pronunce della Consulta con cui è stata dichiarata l’illegittimità delle proroghe che, a loro volta, hanno generato un contenzioso infinito fra tentativi di sanatoria e nuove bocciature amministrative.
Ora, facendo migrare tale approdo giurisprudenziale alla fattispecie de qua, emerge ancora più intensamente come durante la fase di passaggio di consegne tra Equitalia e Ader sia stata del tutto ignorata la regola del concorso pubblico. Invero, tale regola per l’accesso alle pubbliche amministrazioni (art. 97, quarto comma, Costituzione.) va rispettata anche dalle disposizioni che disciplinano il passaggio di personale da soggetti privati a enti pubblici ed eventuali deroghe alla regola del pubblico concorso per l’accesso alle pubbliche amministrazioni devono essere giustificate solo da una specifica esigenza di interesse pubblico, non potendo bastare a tal fine né l’interesse alla difesa dell’occupazione, né quello dell’ente ad avere il personale necessario allo svolgimento di funzioni già attribuite a enti disciolti.
5. Inapplicabilità dell’art. 42 Dpr 600/1973 e del principio del “funzionario di fatto”
Per gli avvisi di accertamento, difatti, si fa ricorso all’art. 42 del DPR 600/73, che disciplina l’accertamento delle imposte dirette e che richiede, a pena di nullità, la sottoscrizione (sostituibile dalla indicazione a stampa, come sopradetto), del Capo dell’Ufficio, ovvero del Direttore Provinciale, o del Funzionario della carriera direttiva da lui delegato (*).
Più nel dettaglio, il funzionario di fatto, cristallizza una figura giuridica che si presta a comprendere diverse fattispecie di esercizio dell’azione amministrativa da parte di soggetti privi della relativa legittimazione (carenza dell’atto di nomina o dell’atto di assegnazione, nullità degli stessi o loro sopravvenuta inefficacia o, infine, loro sopravvenuto annullamento). Le due generali casistiche dalle quali origina la figura del funzionario di fatto, sono l’usurpazione della pubblica funzione e la c.d. ingerenza autorizzata che si caratterizza per la sussistenza di un atto di assegnazione rivelatosi, tuttavia, invalido.
La cd. teoria del funzionario di fatto comporta il riconoscimento della legittimità degli atti compiuti dal funzionario di fatto e “trova vita solo allorquando si tratti di esercizio di funzioni essenziali e/o indifferibili, che per loro natura riguardino i terzi con efficacia immediata e diretta” (CdS, sez. IV, 20 maggio 1999 n. 853) e, inoltre, è invocabile solo a vantaggio dei terzi medesimi. Tale figura, infatti, assolve alla duplice esigenza di salvaguardare la continuità della azione amministrativa e di tutelare l’affidamento del soggetto terzo che, in buona fede e incolpevolmente, ha ritenuto legittimo l’esercizio della pubblica funzione.
(*) La nullità dell’Avviso di accertamento prevista dal cit. art. 42 per le imposte dirette è estesa anche all’IRAP, atteso il rinvio di cui all’art. 25, primo comma, D.lgs n. 446/97, all’IVA, stante il rinvio di cui all’art. 56, primo comma, DPR n. /72 (v. anche Cass. 14942/2013), nonché all’imposta di registro per il rinvio disposto dall’art.52/3 del DPR n. 131/86, e alle imposte sulle successioni, ipotecarie e catastali, per il rinvio di cui agli artt. 49 del Dlgs n. 346/90 e 13 del Dlgs n. 347/90.