Source: http://www.sportnazionale.eu/tsa3-le-onlus/
Timestamp: 2018-12-15 15:58:47+00:00
Document Index: 16268751

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 10']

Le associazioni Onlus | sportnazionale.eu
Le “organizzazioni non lucrative di utilità sociale” sono state introdotte dalla normativa tributaria.
In particolare la legge 23 dicembre 1996, n. 662 – Collegato alla Finanziaria per il 1997– ha dedicato una parte dell’art. 3 alla disciplina di questa categoria di enti non commerciali.
Quello delle Onlus è un sottoinsieme del più vasto insieme degli enti non commerciali, con caratteristiche che giustificano, per tali organizzazioni, l’introduzione di particolari princìpi regolatori.
Lo scopo della disciplina non è quello di agevolare tutte le organizzazioni ope­ranti senza scopo di lucro, ma solo quelle che svolgono ben determinate attività di interesse collettivo per il perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale.
Il legislatore ha voluto delimitare l’ambito dei soggetti inquadrabili in tale cate­goria, individuando in primo luogo gli enti ai quali non è concesso assumere la qualifica di organizzazioni non lucrative di utilità sociale.
Sono esclusi dall’ambito dei soggetti quali­ficabili come Onlus “gli enti pubblici e le società commerciali diverse da quelle cooperative, le fondazioni bancarie, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria”.
In attuazione della delega recata dall’art. 3, commi 188 e 189, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è stato emanato il decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, che ha definito e regolamentato le Onlus, individuando i soggetti che possono assu­merne la qualifica, e precisamente:
altri enti di carattere privato con o senza personalità giuridica.
Gli enti che rientrano nelle tipologie giuridiche sopra elencate devono rispettare le seguenti condizioni per essere inquadrati fra le organizzazioni non lucrative di utilità sociale:
assenza dello scopo di lucro;
attività diretta a fini altruistici;
redazione dell’atto costitutivo e dello statuto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata; inserimento nello statuto dei requisiti previsti dall’art. 10 del d.lgs. n. 460/1997; comunicazione alla Direzione regionale delle entrate ai fini dell’iscrizione all’anagrafe delle Onlus, ai sensi del comma 1 dell’art. 11 del decreto legislativo n. 460/1997.
Una condizione importante da rispettare, al fine dell’inquadramento tra le Onlus, è il recepimento nello statuto dei requisiti previsti dall’art. 10 del decreto legisla­tivo n. 460/1997.
Le clausole da rispettare e da inserire nello statuto sono le seguenti:
tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e sto­rico di cui alla legge 1° giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409;
tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente, con esclusione dell’atti­vità, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, spe­ciali e pericolosi, di cui all’art. 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22;
ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fon­dazioni, ovvero da esse affidata ad università, enti di ricerca ed altre fondazio­ni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalità definiti con apposito regolamento governativo, da emanarsi secondo quanto stabilito dal­l’art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400.
Al fine di verificare il rispetto della clausola dell’esclusivo perseguimento di fina­lità di solidarietà sociale, si possono suddividere le stesse in due categorie.
1) La prima categoria riguarda i seguenti settori ad attività a solidarietà presunta:
b) beneficenza;
c) tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico;
d) tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente;
e) ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fonda­zioni;
f) promozione della cultura e dell’arte per la quale siano riconosciuti apporti economici da parte dell’amministrazione centrale dello Stato.
La finalità solidaristica è considerata immanente alle attività stesse.
2) La seconda categoria riguarda i restanti settori, sono le attività a solidarietà condizionata:
a) assistenza sanitaria; istruzione;
c) sport dilettantistico;
d) promozione della cultura e dell’arte;
e) tutela dei diritti civili.
Le attività istituzionali ricomprese in questa seconda categoria, al contrario, si considerano solidaristiche soltanto se dirette ad arrecare benefici a soggetti predeterminati, versanti in specifiche condizioni di bisogno, individuati nelle “persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari” ovvero nei componenti di “collettività estere, limitatamente agli aiu­ti umanitari” (art. 10, comma 2, decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460).
Conseguentemente risulta necessario e determinante, ai fini dell’assunzione della qualifica di Onlus, l’approfondimento del riscontro delle condizioni di svantag­gio dei soggetti destinatari delle cessioni di beni e delle attività di servizi rese dalle organizzazioni impegnate nei relativi settori.
È vietato svolgere attività diverse da quelle sopra menzionate, ad eccezio­ne di quelle ad esse direttamente connesse, quali:
le attività elencate in precedenza come “attività a solidarietà condizionata (as­sistenza sanitaria, istruzione, formazione, sport dilettantistico, promozione della cultura e dell’arte, tutela dei diritti civili)”, se svolte a beneficio di persone che non versano in condizioni di svantaggio. Ad esempio, una Onlus può svolgere attività sportiva dilettantistica a favore di persone che versano in condizioni di bisogno e, in qualità di attività connessa, la suddetta Onlus può estendere la propria attività anche ad altri soggetti, che non si trovino nelle specifiche con­dizioni di bisogno;
le attività accessorie per natura a quelle istituzionali, in quanto integrative delle stesse (ad esempio, la vendita di gadget e magliette pubblicitarie in oc­casione di una manifestazione, la vendita di opuscoli informativi in occasione di eventi, ecc.).
Le attività direttamente connesse sono assoggettate ad un duplice limite quantitativo:
non devono risultare prevalenti rispetto alle attività istituzionali;
non devono originare proventi superiori al 66% delle spese complessive dell’organizzazione.