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Timestamp: 2019-06-18 02:42:31+00:00
Document Index: 12599901

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art.3', 'art.3', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 3']

Povera trasparenza, morta asfissiata! | Saperi PA
Tartassata dalla crisi, trascurata per un’urgente spending review, coinvolta in salvaRuby e altre amenità la trasparenza delle pubbliche amministrazioni versava già in uno stato comatoso, mostrando palpiti di vita solo in pochi illuminati enti locali (vedi i portali degli open data di Milano o di Firenze o di Bologna ad esempio). L’affastellarsi di norme, di specifiche, di commi che, ricordando quello che era già obbligatorio lo prescrivono nuovamente, ma con originali dettagli (come se reiterare le grida manzoniane fosse servito mai a qualcosa), la stanno uccidendo per asfissia o, se volete per bulimia. Quel che succede è emblematico: mentre moltiplichiamo le leggi, sempre più dettagliate e potenzialmente “decisive”, scopriamo candidamente che le norme che c’erano che, se applicate, avrebbero già cambiato il volto delle amministrazioni, rimangono ancora totalmente lettera morta.
La prima è il testo, ottimamente commentato dall’Ufficio Studi del Senato in un ampio dossier, del disegno di legge anticorruzione. Non è questa la sede per un esame più approfondito di questo provvedimento che appare per tante parti (ineleggibilità dei condannati, concussione, estensione ai privati, ecc.) non solo opportuno, ma assolutamente necessario per provare a ridare credibilità al nostro tartassato Paese. Io appunto la mia attenzione solo sull’art. 3 del ddl e in particolare sui commi che parlano di trasparenza e di diritto di accesso (sono 1,2 e quelli dal 12 al 22) per ripetere che essi non fanno altro che specificare nuovamente quanto le leggi precedenti (vi risparmio il lungo elenco che trovate per altro descritto, non senza qualche involontaria ironia, nel citato dossier del Senato) avevano già sancito. Probabilmente qualcosa è detta meglio, forse qualche dettaglio è aggiunto, ma a fronte di qualche piccolo vantaggio abbiamo il macigno di aver legato di nuovo tutta la normativa ad una legge che faticosamente qualcuno cerca di portare avanti, ma che non siamo affatto sicuri che veda la luce in questa legislatura. Certo le leggi precedenti restano in vigore, ma il risultato è un aumento della confusione che aiuta le manovre dilatorie di chi ad applicare la trasparenza non ci ha mai pensato. Mentre speriamo che almeno la delega che il ddl (comma 21 dell’art.3) darebbe al Governo sulla pubblicità, la trasparenza e la diffusione dei dati sfrondi questa giungla, tagliando leggi ormai inutili e indicando pochi, chiari e ineludibili obblighi sulla base dei principi del “Freedom of Information Act”, veniamo infatti alla seconda lettura.
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Dom, 07/10/2012 - 17:09 — Carlo Mochi Sismondi (non verificato)
Ho letto con molto interesse il dibattito che si sta svolgendo sulla base del mio editoriale. Mi permetto qualche nota:
- la "bussola della trasparenza" è in effetti un ottimo strumento, ora bisogna usarlo. L'adempimento di una norma non è un optional: se andate a guardare con la bussola i siti dei due comuni più grandi d'Italia (Roma e Milano) c'è da piangere. Qualcuno ha detto a queste amministrazioni che sono fuori legge? Qualcuno ha operato perché, se le note dello strumento sono esatte, siano sanzionati i dirigenti? Un plauso per l'impegno cui fa cenno Davide D'Amico, ma credo che non basti.
- ottima la proposta di aprire il SIOPE ( la banca dati dei pagamenti pubblici): ora con il decreto sviluppo c'è in più una novità. Tutte le banche dati pubbliche sono da considerarsi "aperte" per definizione, a meno che, con comprovati motivi, si dica che non lo sono. Anche lì però che vigila? chi segnala? chi premia? chi sanziona?
- nei commenti è sfuggito il mio accenno al Freedom of Information Act. Credo che valga la pena di considerarlo meglio. Vi propongo il sito www.foia.it e vi invito a leggere, condividere, diffondere questo appello di civiltà.
Infine il mio invito a non legiferare molte volte sullo stesso tema, ma a far applicare le leggi sembra non sortire alcun effetto. Anche nel nuovo decreto sviluppo rilanciamo su cose già definite più volte. Per favore meno commi e più operatori che, sporcandosi le mani, vadano nelle amministrazioni a capire perché le leggi sono rimaste lettera morta!
Grazie per il vostro interesse e sostegno. Noi ce la mettiamo tutta per non essere pessimisti, ma da soli non ci riusciamo!
Gio, 22/11/2012 - 01:53 — Domenico Pezzotti (non verificato)
.. sono fuori tema.. ma non del tutto..
Chiedo scusa per il mio "fuori tema"... ma a proposito di trasparenza qualcuno sa dirmi dove è possibile trovare i bilanci, il Piano Esecutivo di Gestione e gli atti programmatici di un comune?
Ho seguito un corso interessante e vorrei dare un'occhiata più con calma alla documentazione del mio comune ... tuttavia non riesco a trovare nulla di pubblicato..
Sapete se i bilanci sono dispomibili in rete? o se bisogna chiederli al Comune?
Grazie mille e ancora scusa per l'intrusione.
Mer, 17/10/2012 - 09:18 — Anonimo (non verificato)
come precisa anche il DFP, la stessa bussola è in via di costante miglioramento.
Per quanto riguarda il Comune di Milano, per esempio, se andiamo a verificare "di pirsona pirsonalmente", possiamo constatare che pressochè tutte le indicazioni in tema di trasparenza dei siti istituzionali sono rispettate (per Roma non ho visto).
Banalmente si tratterà di far dialogare meglio qualche codicillo tra il sito e le applicazioni di verifica; chissà, magari è il semplica pop-up di info su Area C che si apre automaticamente a far sballare i parametri...
Assolutamente d'accordo con tutto il resto del discorso, compresa l'eternamente irrisolta questione italiana dei meccanismi sanzionatori.
Ven, 05/10/2012 - 18:33 — Davide Damico (non verificato)
Ho letto con molta
Ho letto con molta attenzione il testo di questo articolo, che penso sia molto utile ad aprire un dibattito generale sul tema della trasparenza.
Di seguito la mia personale opinione:
Ritengo sia estremamente importante che le amministrazioni pubbliche siano trasparenti, sia a livello di dati relativi alla organizzazione (CV, stipendi, bilanci, delibere), sia a livello di dati relativi al "delivery" dei servizi (dati di business dell'amministrazione).
In pratica la trasparenza è utile per favorire l'accountability, termine difficile da tradurre correttamente in italiano... ma che in linea di massima significa responsabilizzare il management pubblico e stimolare la rendicondazione di quanto realizzato (il termine presuppone una programmazione strategica, operativa....integrata magari con un piano delle performance).
Oltre a ciò piu' una amministrazione è trasparente piu' si limitano i fenomeni legati alla corruzione.. che sappiamo bene quanto oggi costino......( non a caso la forte enfasi di Transparency international sul tema).
La trasparenza è quindi un elemento assolutamente necessario per:
- una migliore gestione della cosa pubblica (economico finanziaria e organizzativa);
- una partecipazione e collaborazione del cittadino( conoscendo meglio le PA, il cittadino può contribuire attivamente a migliorare, anche attraverso proposte, la qualità delle pubbliche amministrazioni, sia in termini di servizi erogati, sia in ambito organizzativo);
-una attivazione di una economia legata a dati pubblicati in formato aperto ( il privato utilizza dati pubblici per realizzare servizi a valore aggiunto).
In pratica la trasparenza è una cosa importante e auspicabile a tutti i livelli di governo a prescindere dai vari limiti di applicazione imposti dal rango della nostra Carta Costituzionale.
Detto questo, la trasparenza, definita a partire dalla 241 del 90, in estrema contrapposizione con quanto presente nel common law anglosassone, è stata sempre di difficile attuazione, in Italia, almeno fino al 2009, quando Il legislatore con la L.69 prima e con il Dlgs. 150/2009 poi, ha modificato radicalmente lo scenario.., almeno per i dati e le informazioni relativi alla sfera dell'organizzazione delle PA (CV dirigenti, retribuzioni, assenze, performance... etc...). Il percorso da seguire è comunque ancora molto lungo se si vogliono raggiungere i risultati tanto sperati della "Trasparenza totale".Questo perchè l'Italia differisce molto dai paesi anglosassoni non semplicemente al livello normativo ma anche e sopratutto a livello culturale.
Quindi non ci si può aspettare di inserire norme tipiche di altri Paesi in un contesto profondamente differente e pensare di avere gli stessi effetti constatati a livello sovranazionale, in tempi brevissimi e senza risorse aggiuntive.
Attenzione, neppure negli altri Paesi (anche quelli di origine anglosassone : CANADA, STATI UNITI, NUOVA ZELANDA, UK e AUSTRALIA), gli effetti di tali paradigmi sono effettivamente già stati attuati e compresi dai tutti i cittadini. Ho avuto qualche dubbio quando ho parlato personalmente con amici degli stati uniti (di livello culturale anche elevato) che alla mia domanda su cosa fosse l'OPEN DATA, sono rimasti in silenzio... segno evidente di una difficoltà di attuazione anche laddove questi temi hanno avuto la luce.
Dunque non è tutto oro quello che luccica e penso si debba spingere verso una maggiore trasparenza concepita ed adeguata alla dimensione socio-culturale del nostro Paese, soprattutto evitando di copiare e di inseguire le mode del momento proposte da altri Paesi. Dico questo condividendo comunque profondamente le correnti di pensiero ed i principi in questione.
Mi sento comunque di sollevare una osservazione anche sul tema dell'OPEN DATA (strumento quantomai necessario della trasparenza!).
E' bene pubblicare il piu' possibile dati in formato aperto e rielaborabile, a patto che anche gli altri Paesi li pubblichino.
In una economia che diventa sempre piu' globalizzata, l'asimmetria informativa derivante dal fatto che un Paese pubblica on-line "dati strategici", potrebbe avere anche conseguenze estremamente negative. Ciò potrebbe infatti abilitare vantaggi competitivi di altri Paesi che proprio trasparenti non sono e non lo saranno mai.
D'altro canto, una trasparenza sui dati di business, ad esempio delle prestazioni degli ospedali, può stimolare competizione tra le PA che svolgono attività omogenee, innalzando la qualità dei servizi erogati, e le performance (un direttore generale di una ausl che confronta il livello di prestazioni offerte con quelle di altri ospedali e nota di fornire servizi ad un piu' basso livello, presterà piu' attenzione alle performance, e ci penserà due volte a scegliere i nuovi medici da assumere con criteri che siano diversi dal merito.....adottando tra l'altro un piano di "attuazione" che da puro adempimento diventa un vero e proprio strumento di lavoro e di miglioramento continuo).
Dunque si nota che occorre ponderare bene come utilizzare gli strumenti propri della Trasparenza quali quello dell'OPEN DATA, lasciando sempre piu' da parte il mero adempimento di legge o la moda del momento... e focalizzando invece particolare attenzione sul contesto sia normativo sia soprattutto culturale del Paese ITALIA.
Sicuramente le norme in tema di trasparenza sono già molte ( oggi giorno riguardano prevalentemente le pubblicazioni sui siti web delle amministrazioni ) ed in continuo aumento. Ma lo sono in tutti i settori in cui occorre cercare di prevenire fenomeni e limitare i rischi. Basti pensare alla "funzione Compliance" in genere in staff al vertice delle aziende private di alcuni settori significativi.
E' anche vero però che le PA stanno cercando di migliorare, sicuramente con non poche difficoltà (dovute anche ai diversi livelli di governo che spesso non facilitano l'organicità e la razionalizzazione dell'impalcatura normativa e dell'attuazione delle leggi...). E ciò che oggi è considerato un mero adempimento formale, può nel tempo trasformarsi in un abilitatore di nuovi processi e di un'organizzazione diversa piu' efficiente ed efficace.
Già esistono degli strumenti, ormai dal 2010 (le linee guida sui siti web delle PA, ad esempio) che cercano di razionalizzare i tanti adempimenti normativi in tema di trasparenza raccogliendo tutti i contenuti che devono per legge essere pubblicati sui siti.
Questo consente alle amministrazioni di avere un unico punto di riferimento su quello che devono pubblicare, senza sovraccaricarsi di oneri di ricerca ... In pratica l'amministrazione, consultandole può conoscere, con certezza, cosa deve pubblicare per legge , come devono essere chiamati, e dove devono essere posizionati i contenuti che devono essere pubblicati...
Questo perchè si vuole standardizzare le informazioni in modo tale da garantire:
- una uniforme rintracciabilità dei contenuti da parte dei cittadini;
- un monitoraggio dello stato di attuazione delle norme in tema di trasparenza e non solo...
L'obiettivo di base dunque è "accompagnare" le PA verso la trasparenza.....
Come tutti sanno, non basta pubblicare le linee guida per garantirne l'immediata attuazione, perchè non le leggono in molti purtroppo.
Occorre quindi individuare meccanismi( e qui ritorno al concetto secondo cui occorre inevitabilmente avere ben chiaro il contesto culturale del nostro Paese e delle PA) che "stimolino" le amministrazioni pubbliche ad essere trasparenti, focalizzando gli interventi, piu' che sulle sanzioni, su premi e riconoscimenti anche solo a livello di immagine.
A questo proposito L'Ufficio informazione statistica e gestione banche dati istituzionali del Dipartimento della Funzione Pubblica, forse per la prima volta al mondo, ha realizzato uno strumento che consente di accompagnare in modo semplice le pubbliche amministrazioni verso la trasparenza totale... come? Attraverso la Bussola della trasparenza (www.magellanopa.it/bussola ). Questa inziativa è stata presentata lo scorso maggio.
La bussola della trasparenza dei siti web, è un sistema che consente di effettuare una verifica in tempo reale su tutti i contenuti minimi previsti per legge sui siti web. Sia ben chiaro non solo quelli del perimetro CIVIT ma anche tutti quei contenuti che afferiscono ad altre norme,stratificate nel corso degli anni.
Il sistema restituisce in tempo reale un risultato con le faccine emoticons che segnalano se le linee guida sono rispettate o meno per ogni contenuto previsto dalla legge.
"Tutto on-line, tutto verificabile da tutti": dal dipendente che lo può usare per migliorare la "compliance" del sito del proprio ente , al cittadino che può controllare il sito del suo comune di appartenenza, al giornalista e agli accademici che possono effettuare analisi e ovviamente al vertice politico amministrativo che può conoscere l'attuazione delle norme e intraprendere eventuali interventi correttivi attraverso dati oggettivi su tutto il territorio nazionale.
Il cittadino può segnalare eventuali inadempienze e comprendere, in modo veramente semplice, cosa le amministrazioni devono pubblicare sui propri siti .... (il cittadino svolge un controllo collettivo sulle PA). Oltre a ciò è possibile usare funzionalità per confrontare due amministrazioni (stimolando la competizione tra enti....) e consultare la classifica (meccanismo premiante per le stesse PA adempienti).
Dunque un vero e proprio sistema di OPEN GOVERNMENT in cui:
E' uno strumento migliorabile, ancora soggetto ad errori, ma un efficace strumento di lavoro e di analisi che consente di coniugare i tre fattori principali dell'OPEN GOVERNMENT.
Si potrebbe anche pensare di utilizzarlo per eventuali benchmark!
Oltre a ciò chiunque può ad esempio scegliere un indicatore (ad esempio albo-pretorio, trasparenza valutazione e merito, etc...) e verificare come e quanto, a livello geografico, sono distribuite le amministrazioni che lo hanno pubblicato, in tempo reale e con un semplice click.
Da quando è on-line la compliance delle PA è migliorata un bel po' (misuriamo l'andamento, nel tempo, del rispetto dei requisiti minimi medi per tipologia di amministrazione) , i visitatori unici assoluti sono 800 giornalieri ed in crescita costante. Pervengono giornalmente segnalazioni via mail e telefono da parte delle PA e dei cittadini che testimoniano quanto sia prezioso e di aiuto lo strumento... E' nato anche un gruppo di cittadini (ad oggi circa 500 membri) che su facebook si incontrano, parlano di trasparenza e creano eventi in cui analizzano siti di enti locali con la bussola della trasparenza... e alla fine redigono dei report che rendono pubblici... associando alla valutazione automatica una valutazione percepita da loro stessi.
Ecco allora che ad un continuo proliferare di leggi, si affiancano strumenti di accompagnamento realizzati in ITALIA per l'ITALIA, che vogliono aiutare e supportare le pubbliche amministrazioni ad orientarsi e a migliorarsi, nella direzione di una sempre maggiore "COMPLIANCE" alla trasparenza e alle norme.
Strumenti a basso costo frutto di idee altamente innovative provenienti certamente da ingegneri della pubblica amministrazione ma realizzati in collaborazione con giuristi, con statistici, con economisti e con comunicatori, perchè è solo con l'effettiva unione interdisciplinare di "teste" e con un forte "spread" di conoscenze che si possono ottenere grandi risultati nelle pubbliche amministrazioni.
Strumenti che anche gli attuali "influencer ed evangelist" italiani dei social network dovrebbero imparare a conoscere e a diffondere, perchè idee come la Bussola della Trasparenza, possono effettivamente contribuire, e non di poco, a migliorare le PA, ed essere stimolo e ispirazione per altri Paesi.
Dom, 07/10/2012 - 09:45 — Antonio (non verificato)
Oltre che condividere il
Oltre che condividere il pensiero, anche io elogio l'iniziativa. Denota vision, semplicità e una apertura inaspettata dal settore pubblico.
Dom, 07/10/2012 - 06:07 — Anonimo (non verificato)
il sogno della trasparenza
Ho sempre pensato che la trasparenza fosse un sogno nelle amministrazioni. Sono d'accordo quando si dice che non bastano le norme. Questo che avete realizzato e' un qualcosa che rompe gli schemi. Non so come ci sia venuta ma se riuscite a portarla avanti sarà estremamente utile per tutti. La ho testata sul sito del mio comune che è' già abbastanza a posto. Questa e' l'innovazione. Bravi
Sab, 06/10/2012 - 09:16 — Anonimo (non verificato)
Invece ce ne vogliono di cose
Invece ce ne vogliono di cose così per smuovere le cose. Andate avanti c'è' bisogno di trasparenza. Più' si è' trasparenti e più' si spendono meglio i nostri soldi , oltre a gestire meglio gli enti.
Sab, 06/10/2012 - 08:21 — paolo sansone (non verificato)
Concordo con l'importanza di
Concordo con l'importanza di individuare strumenti di trasparenza, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo nel nostro Paese e di come vengono spesi i soldi pubblici vedi negli enti regione ed enti locali. Questo federalismo è stato una rovina. Ma questo strumento è troppo potente e potenzialmente troppo invasivo.
Ven, 05/10/2012 - 20:19 — Barbara Sparagna (non verificato)
Da cittadina vi dico che questa cosa e' geniale, se fossi un amministratore pubblico avrei paura. Sembra l' uovo di Colombo. Chapeu
Ven, 05/10/2012 - 19:55 — alessandro d'ambrosio (non verificato)
Il sistema Bussola sembra
Il sistema Bussola sembra effettivamente un ottimo strumento lo ho provato su alcuni siti ed è incredibilmente semplice. Se posso dare un consiglio: deve essere diffuso di piu' su tutto il territorio. Si spendono tanti soldi in pubblicità per cose non così utili, qui è il caso di investirci seriamente.
Gio, 04/10/2012 - 11:33 — Luca Bolognini (non verificato)
L'art.3 del ddl Anti-Corruzione duplica l'art. 18 D.L. 83/2012
Attenzione, questa estate è diventato legge l'art. 18 del Decreto 83/2012 (http://www.altalex.com/index.php?idnot=18588), una norma fondamentale per la pubblicità dei dati di spesa pubblica e per la loro riutilizzabilità: tenere l'art. 3 del ddl anti-corruzione così, senza modificarlo/coordinarlo con quell'articolo, sarebbe sbagliato. Caos applicativo e doppioni legislativi. Il Senato, o il Governo, emendino l'art. 3 dell'anti-corruzione alla luce della norma approvata in estate.
Gio, 04/10/2012 - 11:05 — mau (non verificato)
Interessante proposta da
Interessante proposta da parte del presidente di Wikitalia, Riccardo Luna: aprire SIOPE affinché 60 milioni di cittadini possano controllare i movimenti di cassa delle amministrazioni pubbliche: http://goo.gl/dDGXV
Gio, 04/10/2012 - 09:58 — Fabrizio (non verificato)
"Ci confermiamo un Paese di attenti ingegneri...". Ma quando mai? Magari ne avessimo di più, nelle ns istituzioni.
Tant'è vero che il Parlamento è pieno di avvocati... e l'abuso di normativa che lei giustamente denuncia è il risultato di questo eccessivo sbilanciamento.
Gio, 04/10/2012 - 09:07 — Fabrizio (non verificato)
Povera trasparenze, morta asfissiata.
Condivido quanto esposto.
E' vero, il problema è l'applicazione delle leggi e non la (ri)-scrittura di queste.
Allora facciamo un passo avanti nell'analisi. Obblighiamo noi stessi, quindi anche chi ha ruoli istituzionali, sia centrali sia locali, a mettere al primo posto delle priorità il comportamento e l'etica nonchè il senso civico.
In sostanza, avviare una forse lenta, ma irrefrenabile positiva evoluzione Darwiniana della società italiana.
Gio, 04/10/2012 - 08:42 — Marco F. (non verificato)
Povera trasparenza, mai nata!
Egregio Direttore, non potrei – ovviamente – non concordare con quanto da Lei amaramente esposto.
Ma siamo in un Paese in cui in Parlamento, che dovrebbe rappresentare la “casa” e il simbolo della democrazia, regna ancora sovrano il voto segreto, che sottrae i parlamentari al controllo dei loro elettori (eh già, troppo spesso si dimentica che sono lì come rappresentanti del popolo, non per volontà divina); un Paese in cui il bilancio del Quirinale – sede della prima figura istituzionale dello Stato – è secretato; un Paese in cui un governo (peraltro neanche “scelto” ma imposto) si permette di tacere fatti di primaria importanza ai cittadini, salvo poi, messo con le spalle al muro, ammettere di aver taciuto il vero numero degli “esodati” per non creare allarme sociale....
Sulla base di queste poche premesse (ma l’elenco potrebbe essere interminabile), Le chiedo: di quale trasparenza stiamo parlando? E di quale trasparenza vogliamo parlare?
Mar, 12/11/2013 - 10:57 — Andrea Merlin (non verificato)
Corsi sulla trasparenza obbligatori?
Mi sono imbattuto in questa pagina, http://www.self-entilocali.it/anticorruzione-controlli-e-trasparenza/ leggendo ho capito che in pratica i dipendenti sono obbligato a fare questi corsi di anticorruzione, trasparenza e controlli ma in pratica sono fuori dal patto di stabilità e ci possono spendere a piacimento.... Come mai? Come si giustifica? Grazie a tutti