Source: http://consulenzaespropri.it/documentoStampa.jsp?documentoId=333
Timestamp: 2019-08-22 11:41:36+00:00
Document Index: 129434752

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 5', 'art. 91', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 93', 'art. 8', 'art. 15', 'art. 97', 'art. 93', 'art. 7', 'art. 19', 'art. 11', 'art. 97', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 98', 'art. 19', 'art. 12', 'art. 16', 'art. 128', 'art. 165', 'art. 11', 'art. 165', 'art. 10', 'art. 165', 'art. 15', 'art. 167', 'art. 169', 'art. 12', 'art. 170', 'art. 25']

Codice degli Appalti: coordinamento delle disposizioni in materia di espropriazione con la corrispondente normativa rilevabile dal Testo Unico sulle espropriazioni
(Analisi delle principali novità introdotte dal D.Lgs. n 163/2006 in materia di espropriazione)
L'entrata in vigore il 1 luglio 2006 del nuovo Codice degli Appalti (C.d.A.) richiede l'analisi e l'illustrazione delle nuove disposizioni introdotte in materia di espropriazione. E' utile, in particolare, approfondire il rapporto delle norme medesime con la corrispondente normativa dettata dal Testo Unico sulle espropriazioni di cui al DPR n. 327/2001 e s.m. (T.U.)
La nuova normativa interviene anche nel difficile equilibrio tra i poteri statali e regionali richiamando i limiti sostanziali alle competenze regionali ed elencando tra essi materie affrontate dal T.U. sulle espropriazioni.
La normativa, infatti, all'art. 4, specifica quali sono i principi fondamentali contenuti nel C.d.A ai quali ci si debba rifare quale limite all'intervento legislativo regionale. Tale articolo, al comma 2, dispone che le regioni e le province autonome "esercitano la potestà normativa nel rispetto dei principi fondamentali contenuti nelle norme del presente codice, in particolare in tema di programmazione di lavori pubblici, approvazione dei progetti ai fini urbanistici ed espropriativi, organizzazione amministrativa, compiti e requisiti del responsabile del procedimento, sicurezza del lavoro." Trattasi di una disposizione che comunque, in materia espropriativa, si integra perfettamente con l'art. 5 del T.U. che regola lo stesso rapporto.
In conclusione resta confermata la natura concorrente della disciplina in materia di espropriazioni per pubblica utilità e la possibilità regionale di legiferare in tale materia nel limite del rispetto dei principi fondamentali desumibili dalla normativa statale.
Vediamo comunque in particolare quali sono le attività e le disposizioni che, ai fini attuativi, richiedono un coordinamento con la corrispondente normativa rilevabile dal T.U. sulle espropriazioni.
1. Possibilità di affidare a società di ingegneria attività tecnico-amministrative (nelle quali sono comprese attività espropriative); limite
(art. 91, comma 7 del C.d.A e art. 6 del T.U. sulle espropriazioni)
La disposizione in esame recita quanto segue:
Art. 91, comma 7: "I soggetti di cui all'articolo 32, operanti nei settori di cui alla parte III del codice, possono affidare le progettazioni nonche' le connesse attività tecnico-amministrative per lo svolgimento delle procedure per l'affidamento e la realizzazione dei lavori nei settori di cui alla citata parte III, direttamente a società di ingegneria di cui all'articolo 90, comma 1, lettera f), che siano da essi stessi controllate, purche' almeno l'ottanta per cento della cifra d'affari media realizzata dalle predette società nell'Unione europea negli ultimi tre anni derivi dalla prestazione di servizi al soggetto da cui esse sono controllate. Le situazioni di controllo si determinano ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile."
La norma richiamata si riferisce alla possibilità che hanno le amministrazioni aggiudicatici di opere di pubblica utilità affidare a studi di ingegneria, sempre nei limiti indicati dall'articolo, unitamente alla progettazione, anche le attività tecnico amministrative necessarie per la realizzazione dei lavori. In materia espropriativa, in particolare, è possibile affidare a tali soggetti le seguenti attività:
1) predisposizione, sia nella fase di progettazione preliminare che definitiva, del piano particellare di espropriazione delle aree necessarie alla realizzazione dei lavori, comprese le necessarie attività di accesso ai fondi, rilievo, quantificazione dei terreni da espropriare e relativa attività catastale;
2) stima dei costi di espropriazione in applicazione dei vigenti criteri in materia di determinazione dell'indennità di espropriazione;
3) attività tecnico amministrative di competenza dell'amministrazione in qualità di "promotore dell'espropriazione" come rilevabili dalle disposizioni procedimentali del DPR n. 327/2001 e s.m (trattasi di tutte le attività non espressamente riservate al dirigente dell'ufficio per le espropriazioni dell'autorità espropriante).
Restano in testa alle amministrazioni aggiudicatici, qualora le stesse siano anche autorità esproprianti come previsto dall'art. 6 del DPR n.327/2001 (presupposto che si riscontra sempre per le opere pubbliche affidate da amministrazioni statali, dalle Regioni, dai Comuni e dagli altri enti pubblici), i poteri espropriativi di competenza della stessa autorità. A tale fine si ricorda che tali poteri sono delegabili solo in attuazione del comma 8 del richiamato art. 6.
2. Livelli di progettazione e presupposti per l'avvio delle attività espropriativa
(art. 93 del C.d.A. e artt. 9, 12, 16, 18 e 19 del T.U. sulle espropriazioni)
Art. 93- "Livelli della progettazione per gli appalti e per le concessioni di lavori
3. Il progetto preliminare definisce le caratteristiche qualitative e funzionali dei lavori, il quadro delle esigenze da soddisfare e delle specifiche prestazioni da fornire e consiste in una relazione illustrativa delle ragioni della scelta della soluzione prospettata in base alla valutazione delle eventuali soluzioni possibili, anche con riferimento ai profili ambientali e all'utilizzo dei materiali provenienti dalle attività di riuso e riciclaggio, della sua fattibilità amministrativa e tecnica, accertata attraverso le indispensabili indagini di prima approssimazione, dei costi, da determinare in relazione ai benefici previsti, nonche' in schemi grafici per l'individuazione delle caratteristiche dimensionali, volumetriche, tipologiche, funzionali e tecnologiche dei lavori da realizzare; il progetto preliminare dovrà inoltre dare atto dei presupposti localizzativi necessari ai fini dell'eventuale avvio della procedura espropriativa (conformità urbanistica).
9. L'accesso per l'espletamento delle indagini e delle ricerche necessarie all'attività di progettazione e' autorizzato ai sensi dell'articolo 15 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327."
In termini generali, dalla norma richiamata, si rileva che la progettazione deve dare atto della disponibilità degli immobili necessari per la realizzazione dei lavori. Pertanto, nel caso che tali immobili non siano disponibili in quanto di ragione privata, è possibile avviare i primi due livelli di progettazione, dando atto che la disponibilità degli immobili si otterrà con il ricorso all'espropriazione per pubblica utilità degli stessi. A tale fine la disposizione in esame, al comma 3, precede che, la progettazione preliminare "dovrà inoltre consentire l'avvio della procedura espropriativa".
Trattasi del richiamo del procedimento espropriativo, come definito all'art. 8 del T.U., che si svolge in tre fasi:
a) apposizione del vincolo preordinato all'esproprio;
b) dichiarazione della pubblica utilità;
c) procedimento di espropriazione ed emanazione del decreto di esproprio
Pertanto i presupposti necessari per l'approvazione di progetti di pubblica utilità, anche in sede di progettazione preliminare, sono la predisposizione dei seguenti atti:
1) formazione di un piano particellare con individuazione dei beni interessati dai lavori;
2) verifica, per gli immobili da espropriare, della sussistenza del vincolo preordinato all'esproprio e definizione delle eventuali procedure di variante o reiterazione del vincolo;
3) previsione dei costi di espropriazione e relativa disponibilità finanziaria.
Si ricorda che, come consentito dall'art. 15 del T.U.sulle espropriazioni, l'ultimo comma dispone che, per tutte le attività di progettazione di opere di pubblica utilità, è possibile disporre l'accesso ai fondi dei tecnici incaricati della progettazione stessa.
3. Procedimento di approvazione dei progetti: principio della partecipazione
(art. 97 del C.d.A. e artt. 16, 18 e 19 del T.U. sulle espropriazioni)
L'attuazione delle norme richiede il richiamo, in quanto regolano la stessa materia, delle norme del T.U. che stabiliscono le modalità di approvazione dei progetti ai fini della dichiarazione di pubblica utilità.
In particolare, dal coordinamento con le vigenti disposizioni del T.U., si ricava il seguente quadro operativo:
- Approvazione del progetto preliminare conforme agli strumenti urbanistici
Nella fase di approvazione del progetto preliminare l'ente non è tenuto a garantite la partecipazione dei proprietari dei terreni eventualmente da espropriare, trattandosi di un elaborato la cui approvazione non equivale a dichiarazione della pubblica utilità, presupposto di legittimità per l'avvio della procedura espropriativa. Pertanto per i proprietari risultanti dal piano particellare, eventualmente allegato al progetto preliminare (come disposto dall'art. 93 C.d.A.), non è obbligatoria la comunicazione di avvio del procedimento, prevista dall'art. 7 della legge n. 241/1990, prima dell'approvazione dello stesso progetto preliminare.
- Approvazione del progetto preliminare non conforme agli strumenti urbanistici
In tale caso, costituendo l'approvazione del progetto anche variante alla strumento urbanistico (comma 2 dell'art. 19 del T.U.) finalizzata alla realizzazione di una singola opera pubblica, la partecipazione degli interessati è regolata dall'art. 11 del T.U. Tale disposizione prevede la comunicazione di avvio del procedimento anche nel caso in cui la variante venga disposta con conferenza di servizio, come previsto sia dal richiamato art. 97 del C.d.A. sia dal comma 1 dell'art. 10 del T.U.
- Approvazione del progetto definitivo conforme allo strumento urbanistico
La partecipazione dei proprietari degli immobili è, in tale caso, regolata dall'art. 16 del T.U. che, al comma 4, dispone la notifica dell'avvio del procedimento e del deposito, presso l'ufficio per le espropriazioni dell'autorità espropriante, degli atti del progetto definitivo.
- Approvazione del progetto definitivo non conforme allo strumento urbanistico
La partecipazione dei proprietari degli immobili è anche in tale caso, come esplicitamente disposto dall'art. 18 del T.U., regolata dal precedente art. 16 del T.U. Occorre comunque tenere presente che, in particolare, l'approvazione del progetto definitivo costituisce:
- adozione della variante allo strumento urbanistico;
- contestuale dichiarazione della pubblica utilità che, in attuazione di quanto previsto dagli artt. 12 e 13 del T.U., diventerà efficace al momento dell'approvazione definitiva della variante.
Pertanto con la notifica, di cui al comma 4 del art. 16 T.U., dovrà essere comunicato ai proprietari degli immobili il deposito, unitamente agli elaborati del progetto definitivo, degli atti di avvio del procedimento di variante al piano urbanistico, al fine dell'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio e di approvazione dello stesso progetto definitivo.
Su tale presupposto normativo si innesta il dispositivo di cui al comma 2 dell'art. 98 del C.d..A.. che, per le opere ivi richiamate (infrastrutture di trasporto, viabilità e parcheggi, tese a migliorare la qualità dell'aria e dell'ambiente nelle città), dispone che l'approvazione del progetto da parte del Consiglio Comunale costituisce variante urbanistica a tutti gli effetti. Ma quali sono, in particolare tali effetti? Nessun problema costituisce il riconoscimento degli effetti di adozione della variante, in quanto la disposizione si coordina perfettamente con quanto previsto dal richiamato comma 2 dell'art. 19 del t., mentre è problematico il contestuale riconoscimento, alla delibera di consiglio comunale, degli effetti di approvazione definitiva della variante urbanistica.
E', a parere del sottoscritto, del tutto evidente, con riferimento a consolidati principi costituzionali e giurisprudenziali, che tale semplificazione è applicabile a due condizioni:
- che la vigente normativa statale e regionale riconosca al consiglio comunale il potere di approvare, senza preventiva adozione, varianti al piano urbanistico vigente;
- che prima dell'approvazione definitiva (che ai sensi dell'art. 12 del T.U. equivale a dichiarazione della pubblica utilità) siano svolte le forme di partecipazione degli interessati previste dall'art. 16 del T.U.
Quest'ultimo adempimento può non ritenersi necessario qualora che gli immobili utilizzati per la realizzazione dei lavori siano nella disponibilità dell'ente e pertanto, non essendo prescritto apporre sugli immobili stessi il vincolo preordinato all'esproprio, non debbano essere svolte, prima dell'approvazione del progetto definitivo, le forme di partecipazione riservate ai proprietari da espropriare.
4. Programmazione dei lavori pubblici, formazione del programma triennale
(art. 128 del C.d.A. e artt. 16, 18 e 19 del T.U. sulle espropriazioni)
Limitatamente ai fini del coordinamento delle norme richiamate con le disposizioni del T.U. sulle espropriazioni si rileva quanto segue:
5. Lavori relativi a infrastrutture strategiche, insediamenti produttivi strategici e infrastrutture strategiche private di preminente interesse nazionale
(Parte II, capo IV del C.d.A.)
Trattandosi di norme applicabili a una categoria di opere limitata si ritiene opportuno segnalare, per completezza, solo le disposizioni che richiamano il T.U. sulle espropriazioni che con esse devono essere coordinate.
- art. 165, comma 3: deroga, ai fini dell'approvazione del progetto preliminare in variante allo strumento urbanistico della comunicazione al proprietario prevista dall'art. 11 del T.U.;
- art. 165, comma 7: efficacia di variante agli strumenti urbanistici vigenti dall'intesa Stato-Regione sulla localizzazione delle opere ed apposizione del vincolo preordinato all'esproprio ai sensi dell'art. 10 del T.U.;
- art. 165, comma 8: estensione accesso ai fondi in applicazione dell'art. 15 del T.U.;
- art. 167, comma 5: Apposizione del vincolo preordinato all'esproprio e dichiarazione della pubblica utilità con l'approvazione del progetto definitivo;
- art. 169, comma 3: variati di tracciato che non richiedono apposizione del vincolo preordinato all'esproprio, come disposto dall'art. 12, comma 2 del T.U.
- art. 170, comma 4: interferenze, attivazione delle procedure di cui all'art. 25, comma 4 del T.U.
Arch. Vittorio Bensi
Coordinatore scientifico del sito www.ConsulenzaEspropri.it
Ultimo aggiornamento: 02/04/2007