Source: http://docplayer.it/494656-Ombudsman-giuri-bancario.html
Timestamp: 2017-01-21 01:12:00+00:00
Document Index: 75608817

Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 27', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 48', 'art. 27', 'art. 49', 'art. 4']

⭐Ombudsman Giurì Bancario
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Teodoro Papi
1 Associazione per la soluzione delle controversie bancarie, finanziarie e societarie ADR Ombudsman Giurì Bancario Massimario e testo completo delle decisioni di maggiore interesse (anno 2013)2 INDICE 1. Servizio di custodia e amministrazione titoli pag Condizioni generali di servizio pag Esercizio dei diritti d opzione pag Aumenti di capitale e offerte pubbliche di acquisto pag Servizio di investimenti finanziari pag Gestioni patrimoniali pag Fondi comuni di investimento pag Prodotti assicurativi pag Sicav pag Prestiti obbligazionari pag Prodotti derivati pag Servizio di negoziazione titoli pag Prestazione dei servizi di investimento pag Obblighi informativi pag Valutazione di adeguatezza pag Valutazione di appropriatezza pag Esecuzione degli ordini pag Liquidazione delle operazioni pag Trading on-line pag Prestazione del servizio pag Ordini condizionati pag Corso del titolo pag Operatività scalper pag Operatività in marginazione pag Esercizio opzioni pag Negoziazione azioni della banca pag3 4. Risarcimento del danno pag Requisiti del danno pag Determinazione del danno pag Valutazione equitativa del danno pag Liquidazione del danno pag Danni non risarcibili pag Moral suasion pag Assunzione dei mezzi di prova pag Onere a carico della parte ricorrente pag Onere a carico della banca pag Dichiarazioni delle parti pag Prove documentali pag Registrazioni telefoniche pag Argomenti di prova pag Questioni di procedura pag Pendenza di processo o di mediazione pag Instaurazione del contraddittorio e rispetto dei termini pag Incompetenza per materia pag Tassazione delle operazioni in titoli pag Questioni societarie pag Trasferimento titoli pag Richiesta di documentazione pag Buoni Fruttiferi Postali pag Attività di gestione ed amministrazione pag Contratto accessorio pag Contratti bancari pag Legislazione straniera pag Incompetenza per valore pag Difetto di legittimazione passiva pag Dichiarazione di competenza pag Cessazione della materia del contendere pag Archiviazione del ricorso pag Carenza di giurisdizione pag Rinvio ad Ombudsman estero pag Richiesta di revisione pag Revocazione pag Sanzione reputazionale pag4 1. SERVIZIO DI CUSTODIA E AMMINISTRAZIONE TITOLI 1.1. Condizioni generali di servizio Ritardo nell esecuzione del trasferimento dossier titoli Giustificazione resa dalla banca Necessità di conoscere le motivazione del cliente Mancata diligenza e professionalità La banca che asserisca di aver tardato nell eseguire un operazione di trasferimento titoli in quanto rimasta in attesa di ottenere spiegazioni in merito alla decisione del cliente, non può ritenersi che si sia comportata in modo conforme, sotto il profilo della professionalità e della diligenza, agli standard qualitativi ai quali ogni intermediario, quale operatore professionale specializzato, deve attenersi; pertanto, il pur comprensibile desiderio della banca di conoscere le motivazioni a base del comportamento del cliente non può incidere, in alcun modo, sugli ordinari tempi di esecuzione degli ordini conferiti dalla clientela, né risolversi in pregiudizio dei loro interessi (ricorso n. 1014/2012, decisione del 26 febbraio 2013). Espone il ricorrente: 1. di aver ordinato, senza esito, alla banca, in data 5 aprile 2011, il trasferimento ad altro intermediario di 936 azioni, a mezzo disposizioni elettroniche servizio TDT ; 2. di aver ordinato, con lettera raccomandata del 7 giugno 2011, anche il trasferimento di una gestione patrimoniale del valore di ,78; 3. che, con raccomandata del 5 luglio 2011, aveva richiesto anche il trasferimento del deposito amministrato n. 1/067/01/1871 e che con lettera del 6 luglio 2011 aveva contestato alla banca il comportamento così gravemente omissivo in cui era incorsa per non avere evaso le richieste precedenti ; 4. che soltanto in seguito a tale diffida, in data 11 luglio 2011, l istituto aveva provveduto ad evadere la richiesta; 5. che, in data 21 luglio 2011, l ufficio reclami della banca, aveva riscontrato la contestazione del 6 luglio 2011 negando ogni responsabilità e adducendo motivi del tutto pretestuosi; 6. che nessun riscontro hanno avuto le successive richieste di risarcimento formulate. Lamenta il ricorrente di aver subito, per quanto sopra, danni quantificabili in ,95, di cui chiede il risarcimento, non avendo potuto tempestivamente accedere alla sottoscrizione di un prestito obbligazionario della Banca Popolare di Sondrio con rendimento effettivo netto su cedola trimestrale pari al 3,31%. Replica la banca, affermando che: a) l ordine elettronico di trasferimento delle 936 azioni non risulta mai pervenuto in agenzia, si presume per disguidi tecnici a livello centrale; l ordine è stato poi eseguito e comunicato al cliente con specifica informativa in data 4 maggio 2011 ; b) per quanto concerne il ritardo relativo al giro dei titoli presenti nella gestione patrimoniale, lo stesso è dipeso dal fatto che il responsabile dell agenzia, alla ricezione dell ordine, ha ritenuto opportuno contattare [il ricorrente] per comprendere il motivo della sua scelta; a inizio luglio, dopo un colloquio telefonico in cui il cliente motivava la sua richiesta di trasferimento unicamente per contrasti sorti con il nostro servizio contenzioso, ha dato disposizioni per il trasferimento ; c) il cliente era al corrente del ritardo nel frattempo generatosi a causa di quanto sopra esposto, ritardo comunque contenuto in 5 giorni, in quanto il trasferimento è avvenuto dopo 35 24 giorni anziché i 19 previsti per il trasferimento degli strumenti finanziari accentrati in Monte Titoli ; d) la richiesta di risarcimento danni, quantificata in ,95, appare oltremodo eccessiva, ritenendo, peraltro, che, nelle more del trasferimento, il cliente avrebbe comunque potuto impartire diposizioni relative agli strumenti finanziari costituenti la gestione. Va pregiudizialmente esaminato se la questione oggetto di ricorso rientri nella competenza per materia dell Ombudsman; il contratto di custodia ed amministrazione titoli, infatti, fonte dell obbligo della banca di eseguire gli ordini di trasferimento di titoli impartiti dal cliente, appartiene alla categoria dei contratti bancari (le controversie riguardanti i quali sono, per materia, di competenza dell Arbitro Bancario Finanziario); nel caso in esame, peraltro, l operazione di trasferimento è stata prospettata dal ricorrente come funzionale ad una operazione di investimento (sottoscrizione di obbligazioni della Banca Popolare di Sondrio); in tale prospettazione del petitum, a giudizio del Collegio, la prima operazione, presentata quale propedeutica e strumentale alla divisata operazione di investimento, rientra anch essa per il suo carattere ancillare nell ambito di competenza per materia dell Ombudsman. Premesso quanto sopra, il Collegio, esaminata la documentazione prodotta dalle parti, rileva che la banca ha riconosciuto di aver atteso alcuni giorni prima di dare seguito all ordine di trasferimento dei titoli, al fine di ottenere spiegazioni in merito alla decisone presa dal cliente. Ritiene il Collegio che la banca, nell adempimento dell obbligazione contrattuale in questione, non abbia tenuto una condotta conforme, sotto il profilo della professionalità e della diligenza, agli standard qualitativi ai quali ogni intermediario, quale operatore professionale specializzato, deve conformarsi; il pur comprensibile desiderio della banca di conoscere le motivazioni a base dei comportamenti della clientela non deve in alcun modo incidere sugli ordinari tempi di esecuzione degli ordini conferiti dai clienti, né risolversi in pregiudizio dei loro interessi. Per quanto riguarda il lamentato danno, il Collegio rileva che il ricorrente non ha fornito documentazione a sostegno della sua dichiarata volontà, impedita dalla condotta della banca, di procedere alla sottoscrizione delle obbligazione della BPS né a giustificazione dell entità del risarcimento richiesto; rileva, tuttavia, anche sulla base della comune esperienza, come il ritardo nella esecuzione del richiesto trasferimento sia, di per sé, fonte di incertezze e di difficoltà operative per il cliente che intenda effettuare movimentazioni di una certa complessità (nel caso di specie, vendita di tutto o parte del vecchio compendio e sottoscrizione di titoli di nuova emissione); ritiene, peraltro, il Collegio che, per quanto sopra rilevato, il relativo danno vada determinato con valutazione equitativa. Considerato quanto sopra, il Collegio dichiara la banca tenuta - entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione da parte della segreteria tecnica e con l invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova a versare al ricorrente la somma di 1.000,00, equitativamente determinata Azioni estere Distribuzione di dividendi Delibera della società emittente Banca in qualità di depositaria Consenso dell investitore Esclusione Qualora la società estera emittente le azioni in possesso del cliente abbia deliberato la distribuzione di dividendi (in natura e in contanti), la banca, in qualità di depositaria, provvede a dare corso alle disposizioni provenienti dalla depositaria estera che, a sua volta, opera in esecuzione di disposizioni emanate dalla società emittente senza necessità di acquisire il previo consenso dell investitore, trattandosi oltretutto di assegnazione gratuita di nuove azioni e di dividendi cash (decisione del 10 aprile 2013, ricorso n. 780/2012). 46 1.1.3 Azioni estere Distribuzione dividendi Erronea classificazione (spin off) dell operazione da parte della banca - Successiva correzione Assenza di effetti penalizzanti per il cliente Risarcimento non dovuto L errata classificazione operata dalla banca depositaria italiana dell operazione deliberata dalla società estera (spin off) e la successiva correzione, non avendo prodotto effetti penalizzanti sulle disponibilità di conto corrente del cliente (che hanno sempre mantenuto una consistenza largamente superiore agli importi degli addebiti retrodatati relativi alla ritenuta fiscale del paese estero), non possono dar luogo all accoglimento della richiesta di risarcimento avanzata dall investitore (decisione del 10 aprile, ricorso n. 780/2012). Premette il ricorrente che aveva chiesto alla banca alcuni chiarimenti circa la comprensione di un operazione sulle azioni Carrefour detenute in portafoglio, eseguita il 12 luglio 2011, successivamente rettificata dalla banca ; precisa che l ABF, con decisione n. 2270/12 aveva respinto il ricorso da lui presentato in merito alla predetta questione, sostenendo che si trattava di materia relativa alla prestazione di servizi di investimento e non a quella dei servizi bancari. In tale decisione, l ABF aveva comunque sottolineato che l operato dell intermediario appariva, anche solo in prima facie, non del tutto lineare e corretto. Espone il ricorrente che il 12 luglio 2011 la banca aveva aderito, senza informarlo, ad un operazione sul capitale di Carrefour SA e che tale operazione interpretata scorrettamente dalla banca, aveva generato un addebito sul conto in data 12 settembre 2011; la successiva rettifica dell errore aveva generato delle operazioni con impatto negativo sul conto corrente a lui intestato, senza, tra l altro, aver ricevuto alcuna previa informativa al riguardo. Lamenta il ricorrente che, dallo scambio di corrispondenza, si evinceva che la banca depositaria aveva inviato alla ( ) una comunicazione rivelatasi errata in data 12 luglio 2011; ciò aveva probabilmente generato l errore di ( ) nel calcolo degli addebiti. Atteso che la causa degli errori non era addebitabile in alcun modo a lui, ma alla carenza del sistema dei controlli interni della banca volti a gestire il rapporto con la banca depositaria, il ricorrente chiede il ripristino della situazione del conto corrente e dei titoli ante 12 settembre 2011, in considerazione dell operazione non richiesta ; in alternativa, e per evitare eventuali contenziosi fiscali, derivanti dall errore della banca (o della banca depositaria), chiede che gli venga riconosciuto l importo forfettario di (comprensivo della minusvalenza registrata) e che l operazione assimilabile ad un dividendo in natura sia confermata nei suoi conti. Replica la banca che il 5 luglio 2011 la società Carrefour SA aveva effettuato un operazione sul capitale che si componeva di: 1) parte azioni: assegnazione di una nuova azione Dia ogni titolo Carrefour SA detenuto; 2) parte cash: accredito di dividendo in contanti sul conto corrente. Il 12 luglio 2011, così come indicato dalla banca corrispondente (Société Générale), la banca aveva informato il ricorrente dell operazione di spin off. Al ricorrente erano state, dunque, caricate azioni Dia (al prezzo medio di 3,2040); inoltre, gli era stato assegnato 1,08 ogni azioni Carrefour posseduta, ovvero 1.377,00 (al netto della ritenuta paese, pari al 25%). Tali operazioni, precisa la banca, avevano modificato il prezzo medio di carico delle azioni Carrefour SA e delle azioni Dia; solo in seguito, aveva appreso dalla banca depositaria che l operazione in discorso non era stato uno spin off, bensì un assegnazione di nuove azioni assimilabile ad un dividendo in natura e pertanto oggetto di applicazione di ritenuta fiscale. Precisa che lo spin off non prevedeva il calcolo della ritenuta ma solo lo scorporo del prezzo delle nuove azioni dal prezzo di carico precedente. Per poter procedere ad applicare la fiscalità ai movimenti derivanti dall operazione societaria, sottolinea la banca che aveva dovuto effettuare i seguenti storni: 1) stornare la precedente 57 operazione di assegnazione di n azioni Dia al prezzo di 3,2040; 2) attribuzione del medesimo quantitativo di azioni al nuovo prezzo di 3,40; 3) addebito delle nuove azioni Dia assegnate ( 5.780,00); 4) accredito in conto di 4.335,00 (3,40 25% ritenuta paese * 1.700; 5) addebito della ritenuta fiscale italiana avente come base imponibile il dividendo complessivo al netto della ritenuta paese ( 541,88). Sottolinea, infine, la banca che tali calcoli erano stati effettuati perché l operazione assimilabile al dividendo in natura era di carattere oneroso ed il ricorrente non aveva la facoltà di scegliere se aderire o meno all operazione. Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti, rileva che il ricorrente era titolare di n azioni Carrefour; il 12 luglio 2011 la banca ha comunicato al ricorrente che, in seguito ad una operazione di spin off, la società Carrefour aveva disposto l assegnazione di una azione Dia (Distribuidora International) ogni titolo Carrefour posseduto; conseguentemente venivano caricate sul suo portafoglio azioni Dia (al prezzo fiscale di 3,204) e veniva rettificato il prezzo fiscale dei titoli di partenza. Nessuna informazione veniva data, nell occasione, circa il dividendo cash ( 1,08 ogni azione Carrefour posseduta) che peraltro, verifica il Collegio, veniva accreditato al cliente con valuta 8 luglio 2011 nell importo lordo di 1.377,00, con contestuale addebito della ritenuta fiscale di 172,13. In merito a quanto sopra, il Collegio, presa in esame la circolare n /2011 del 12 luglio 2011, con la quale la Société Générale ha comunicato alle banche corrispondenti l operazione in questione, rileva che non risulta giustificata la valutazione, fatta dalla banca, che si trattasse di una operazione di spin off e l affermazione che solo in seguito si era appreso dalla banca depositaria che l operazione in discorso non era uno spin off, bensì un assegnazione di nuove azioni assimilabile ad un dividendo in natura. Osserva infatti il Collegio che la informativa del 12 luglio 2011 fornita dalla Société Générale dà la seguente descrizione dell operazione: Dividendo in azioni e cash pagato mediante assegnazione di n. 1 nuova azione Distribuidora Internacional de alimentacion SA (DIA) e distribuzione di EUR 1,08 per ogni azione posseduta al 04 luglio 2011 (non vi è quindi alcun accenno ad operazioni di spin off); rileva ancora il Collegio che la banca ha preso atto dell errata valutazione quando, in data 6 settembre 2011, ha ricevuto dalla banca estera la comunicazione dell addebito, con valuta 5 stesso mese, della ritenuta paese. Premesso quanto sopra, verifica il Collegio che la banca: - ha tempestivamente effettuato, come sopra ricordato, l accredito del dividendo cash e l addebito della relativa ritenuta fiscale; - constatata, a settembre 2011, l erronea valutazione (spin off invece che dividendo in natura) dell assegnazione dei titoli DIA, in data 12 settembre, con valuta 7 luglio, ha effettuato le operazioni di addebito delle relative ritenute (quella paese, mediante addebito e accredito di valore lordo e netto del valore attribuito al dividendo e quella Italia con addebito diretto di 541,88); - ha effettuato le operazioni necessarie a correggere i valori di carico delle azioni Carrefour e delle azioni DIA (comunicati a luglio in modo errato). Venendo ad esaminare le lagnanze del ricorrente, il Collegio considera innanzitutto che, per quanto riguarda la richiesta di ripristino della situazione del conto corrente e dei titoli ante 12 settembre 2011, in considerazione dell operazione non richiesta, essa non può trovare accoglimento in quanto, consistendo l operazione deliberata dalla società Carrefour nella distribuzione di dividendi (in natura e in contanti), la banca in qualità di depositaria, tenuta agli obblighi di cui all art c.c. - non poteva non dare corso alle disposizioni provenienti dalla banca estera, che a sua volta operava in esecuzione di disposizioni emanate dalla società emittente; 68 non era richiesto quindi il preventivo consenso del cliente, nella sua qualità di azionista, trattandosi oltre tutto di assegnazione gratuita di nuove azioni (gli addebiti lamentati dal ricorrente, infatti, non rappresentano un controvalore delle azioni DIA, ma conseguono ad obblighi fiscali previsti sia in Francia che in Italia). Per quanto riguarda la richiesta alternativa fatta dal ricorrente, che gli sia riconosciuto un importo forfettario di 6.000,00 comprensivo della minusvalenza registrata e che l operazione assimilabile ad un dividendo in natura sia confermata nei suoi conti, il Collegio osserva quanto segue. Premesso che la sistemazione operata, sia pure in ritardo, dalla banca ha in effetti riconosciuto la natura di dividendo dell assegnazione delle azioni DIA, il Collegio rileva che l originaria erronea classificazione dell operazione come spin off e la successiva correzione, con i conseguenti addebiti, registrati a settembre, ma con valuta retrodatata a luglio, non hanno comportato effetti penalizzanti sulle disponibilità di conto corrente del cliente (che hanno sempre mantenuto una consistenza largamente superiore agli importi degli addebiti retrodatati). Va invece considerata fondata la lagnanza del ricorrente per la minusvalenza conseguita nella vendita delle azioni, alla quale egli si era indotto prospettandosi di ricavarne un guadagno, avendo fatto legittimo affidamento su quanto comunicatogli, circa il valore di carico delle azioni stesse, dalla banca; accertata la responsabilità di quest ultima per l errore commesso, il Collegio ritiene peraltro che il risarcimento del danno, non potendo essere definito in termini certi (anche per l effetto compensativo che può derivare, sul piano fiscale, dalle minusvalenze registrate nel conto titoli), possa essere determinato, con valutazione equitativa, nell importo di 500,00. Quanto sopra considerato, il Collegio dichiara la banca tenuta entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione da parte della segreteria tecnica e con l invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova a versare al ricorrente l importo di 500,00, come sopra determinato Liquidazione dossier titoli agli eredi Presentazione dichiarazione di successione Insufficienza Necessità della dichiarazione sostitutiva di atto notorio Formalità Ai fini della liquidazione degli strumenti finanziari giacenti sul deposito titoli intestato al de cuius, gli eredi devono presentare all intermediario (essendo questo un soggetto diverso dagli organi della pubblica amministrazione o gestori di servizi pubblici ) oltre alla dichiarazione di successione, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, autenticata da un notaio, cancelliere o segretario comunale che attesti che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell identità del dichiarante, indicando le modalità di identificazione, la data ed il luogo di autenticazione ), non essendo sufficiente la presentazione della mera dichiarazione di successione (decisione del 29 maggio 2013, ricorso n. 75/2013). Lamentano i ricorrenti, coeredi del Sig. ( ) deceduto il 17 luglio 2011 che, dopo aver presentato la dichiarazione di successione in filiale, era stato loro liquidato il saldo relativo al conto corrente intestato al de cuius, mentre non erano stati liquidati i titoli giacenti sul dossier titoli acceso, anch esso, a nome del de cuius; precisano che il 31 ottobre 2011, al fine di evadere la loro richiesta, la banca aveva aperto un deposito titoli cointestato a tutti i coeredi. Chiedono, quindi, l intervento dell Ombudsman Giurì Bancario a tutela dei loro diritti. Precisa la banca che aveva ricevuto la dichiarazione di successione il 12 luglio 2012 e che il 14 gennaio 2013 aveva informato il legale dei ricorrenti che era stato effettuato il trasferimento dei 79 titoli nel dossier che era stato a suo tempo fatto aprire a nome dei coeredi; in tale occasione, erano state fornite istruzioni per l acquisizione della firma a conclusione della pratica di successione. Sottolinea, poi, la banca che la propria normativa interna, per motivi di maggiore cautela, disponeva che lo svincolo dei cespiti in capo al de cuius doveva essere operato cumulativamente in presenza di tutti gli eredi; tale scelta trovava le sue ragioni nel fatto che con la morte del de cuius i suoi beni venivano comunque a costituire una comunione pro indiviso sulla cui ripartizione la banca non poteva entrare nel merito. Pertanto, pur essendo fornito il predetto legale di una procura speciale rilasciata dai coeredi, era necessario comunque acquisire la firma in originale di questi ultimi; sarebbe stato, in ogni caso, possibile eseguire tale operazione nella città di New York, dove la banca aveva un suo ufficio di rappresentanza. Precisa, infine, la banca di aver comunicato ai ricorrenti, in data 14 gennaio 2013, che, in presenza di delega, la stessa doveva essere formalizzata tramite soggetto abilitato. Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti in corso di istruttoria, rileva che i ricorrenti, in qualità di coeredi del Sig. ( ), hanno presentato la dichiarazione di successione il 12 luglio 2012; il 3 agosto 2012 è stato loro liquidato il saldo del conto corrente intestato al de cuius, pari ad ,00. Per quanto concerne, invece, la liquidazione dei titoli giacenti sul deposito titoli intestato al de cuius, il Collegio riscontra che i predetti strumenti finanziari sono stati trasferiti su un dossier cointestato ai ricorrenti in data 14 gennaio 2013; per la liquidazione di tali titoli, la banca ha comunicato ai ricorrenti quanto segue: per tutti gli atti dispositivi sugli strumenti finanziari e sulla liquidità da essi riveniente è necessario acquisire la volontà di tutti gli eredi, acquistando idonea, specifica documentazione; in presenza di delega, la stessa dovrà essere formalizzata tramite soggetto abilitato. Riscontra, poi, che la normativa interna della banca prevede, in materia di trasferimento titoli a seguito di successione, l acquisizione della firma in originale di tutti gli eredi. Ciò premesso, il Collegio rammenta quanto previsto nell art. 48, comma 4, del D.Lgs. 346/1990, (Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni): Le aziende e gli istituti di credito, le società e gli enti che emettono azioni, obbligazioni, cartelle, certificati ed altri titoli di qualsiasi specie, anche provvisori, non possono provvedere ad alcuna annotazione nelle loro scritture né ad alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all art. 27, comma 4, della dichiarazione della successione o integrativa con l indicazione dei suddetti titoli, o dell'intervenuto accertamento in rettifica o d ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall'interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione. La banca, pertanto, deve verificare che gli eredi adempiano all obbligo di presentare le dichiarazioni previste dalla legge ( dichiarazione/denuncia di successione ) per poter entrare in possesso dei beni del de cuius; ciò che, nel caso di specie, risulta essere stato fatto. In secondo luogo, il Collegio rammenta che l art. 21 del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 prevede che qualsiasi istanza o dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da presentare a soggetti diversi dagli organi della pubblica amministrazione o gestori di servizi pubblici deve essere autenticata da un notaio, cancelliere, segretario comunale, dal dipendente addetto a ricevere la documentazione o altro dipendente incaricato dal sindaco; in tale ultimo caso, l autenticazione è redatta di seguito alla sottoscrizione ed il pubblico ufficiale, che autentica, attesta che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell identità del dichiarante, indicando le modalità di identificazione, la data ed il luogo di autenticazione, il proprio nome, cognome e la qualifica rivestita, nonché apponendo la propria firma e il timbro dell ufficio. Pertanto, ad avviso del Collegio, la richiesta di poter acquisire la firma in originale di tutti gli eredi o, in alternativa, quella di un legale rappresentante legittimato da una procura speciale autenticata nelle forme sopra descritte, appare in linea con la citata normativa in materia. Di 810 conseguenza, il Collegio, non rilevando irregolarità nel comportamento della banca, conclude per l inaccoglibilità del ricorso Conto corrente e deposito titoli Cointestazione tra coeredi Atti dispositivi Necessità del concorso di tutti i coeredi Opposizione di alcuni cointestatari Impossibilità di operare Qualora il contratto di deposito titoli preveda che, in caso di morte di un cointestatario, sia necessaria, per poter compiere atti dispositivi, la volontà di tutti gli altri contitolari del rapporto, la presentazione di un atto di opposizione da parte di alcuni cointestatari comporta l impossibilità di dare corso alla richiesta di svincolo avanzata dagli altri coeredi (decisione del 24 luglio 2013, ricorso n. 313/2013). Espongono i ricorrenti, cointestatari a firma disgiunta unitamente alla Sig.ra ( ), deceduta il 13 novembre del conto corrente e del deposito titoli accesi presso la banca chiamata in giudizio, di aver chiesto l autorizzazione al prelevamento della quota delle somme depositate nei predetti rapporti bancari, pari ad 1/3 per ciascuno dei cointestatari; atteso che la banca si era rifiutata di eseguire quanto da loro richiesto, chiedono l intervento dell Ombudsman Giurì Bancario a tutela delle loro ragioni. Replica la banca che aveva ricevuto opposizione da parte dei coeredi in relazione al compimento di atti dispositivi dei citati rapporti; pertanto, precisa che non poteva dar corso alle richieste di svincolo avanzate dai ricorrenti. Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti in corso di istruttoria, rileva che i ricorrenti risultano essere eredi, unitamente ad altri tre loro fratelli, della Sig.ra ( ), deceduta il 13 novembre 2012; prende, poi, atto che, in base alle concordi dichiarazioni delle parti, i ricorrenti, unitamente alla de cuius, sono cointestatari di un conto corrente e di un deposito titoli accesi presso la filiale di Finale Ligure. Rileva il Collegio che l art. 9 delle Condizioni generali relative al rapporto banca cliente, sottoscritte dai ricorrenti e dalla de cuius il 20 agosto 2008, prevede che nel caso di morte, al fine del valido ed efficace compimento degli atti inerenti al rapporto nei confronti della banca, è necessaria la volontà di tutti i cointestatari e degli eventuali eredi ( ) quando da uno di essi sia stata comunicata alla banca opposizione anche solo con lettera raccomandata. Riscontra, poi, il Collegio che il 14 dicembre 2012 gli altri tre eredi della de cuius hanno sottoscritto ed inviato alla banca una lettera con la quale hanno richiesto alla banca stessa di astenersi dal compiere atti dispositivi in relazione ai rapporti sopra menzionati. Di conseguenza, il Collegio, non ravvisando irregolarità nel comportamento della banca, conclude per l inaccoglibilità del ricorso Operazioni di raggruppamento di titoli azionari Richiesta di informazioni sulle modalità di negoziazione Mancata predisposizione di documentazione ad hoc Chiarimenti forniti tempestivamente dalla banca - Contestazione infondata Deve reputarsi priva di fondamento la contestazione del cliente che lamenti, in pendenza dell effettuazione di un operazione di raggruppamento titoli, il mancato avviso dell utilizzo dei canali alternativi per trattare il titolo azionario sul mercato, qualora la banca, sebbene non abbia predisposto sul punto un informativa da diffondere a tutti i clienti interessati all operazione di 911 raggruppamento, abbia risposto al reclamo del cliente in tempi congrui, comunicandogli la possibilità di operare sul mercato con i nuovi titoli raggruppati attraverso il canale telefonico By Call (decisione del 12 novembre 2013, ricorso n. 530/2013). Espone il ricorrente (titolare di un deposito titoli presso la banca) che a dicembre [2011] è stato eseguito il raggruppamento delle azioni Unicredit, il lunedì queste azioni non erano disponibili sul dossier titoli sia col vecchio isin che col nuovo, e di tutto ciò sulle pagine web nessun avviso era presente, come invece succede spesso che all accesso ai servizi on-line apposite pagine web si aprono obbligatoriamente, ogni volta che si accede, per comunicazioni al cliente, ma in questa occasione nulla impedendo di fatto di procedere alla vendita delle azioni ; lamenta la mancata e giusta informazione, nonché la mancata disponibilità per alcuni giorni del titolo Unicredit postraggruppamento che hanno influenzato le [sue] scelte operative sul titolo, (facendole variare) e che sono confluite nel calo successivo all aumento di capitale avvenuto la settimana successiva al raggruppamento delle azioni ; chiede il rimborso delle spese sostenute per la gestione del reclamo pari ad 3,30, il rimborso di 3,90 per raccomandata del 16 novembre 2011, il rimborso delle spese di spedizione del presente ricorso (circa 6,00), la somma di 6.437,29 pari alla minusvalenza sostenuta a seguito della successiva vendita dei titoli oggetto del ricorso, oppure equo rimborso [ ]. Replica la banca, affermando che: a. era stato inviato al domicilio del ricorrente uno specifico avviso comunicante l esecuzione del raggruppamento di azioni Unicredit (nel rapporto di 1 azione nuova ogni 10 vecchie) a partire dal giorno 27 dicembre Tale avviso indicava chiaramente che la valuta dell operazione sarebbe stata quella del giorno 30 dicembre Di conseguenza tutte le azioni Unicredit detenute [dal ricorrente] nel suo dossier fino a tale data mantenevano il vecchio codice isin ; b. il ricorrente, in data 23 dicembre 2011, ha inserito un ordine di acquisto limitato a 0,692 [ ] per n azioni Unicredit ord. Tale ordine è stato regolarmente eseguito alle ore 13:55:00 allo stesso prezzo limite ; c. a seguito del suddetto raggruppamento a fronte delle complessive n azioni possedute nel deposito [ ] intestato [al ricorrente] ( ovvero le n azioni acquistate il 23 dicembre 2011 oltre alle n già detenute) venivano assegnate [al ricorrente] n nuove azioni Unicredit ord. raggruppate. Tale operazione contabile di scarico/carico è stata eseguita con valuta 30 dicembre 2011 (come da avviso sopra indicato) ; d. in data 27 dicembre 2011, alle ore 9:13:00 [il ricorrente] inviava segnalazione tramite sito pubblico lamentando che le azioni Unicredit quotavano sul mercato post-raggruppamento con codice isin diverso da quello presente sul proprio deposito. Infatti il saldo residuo della posizione [del ricorrente]in dossier riportava ancora le vecchie azioni con il codice valido precedentemente il raggruppamento ; e. successivamente, alle ore 14:27:34 del suddetto giorno, [il ricorrente] ha inserito un ordine di acquisto limitato a 6,61 [ ] per n. 320 azioni Unicredit ord. raggruppate. Tale ordine è stato regolarmente eseguito alle ore 14:45:00 allo stesso prezzo limite e le azioni, con il nuovo codice isin post-raggruppamento, sono pertanto state rese immediatamente disponibili sul proprio dossier ; f. in data 28 dicembre 2011 alle ore 11:00:38 il Contact Center replicava al messaggio [del ricorrente]del giorno precedente, informandolo che il perfezionamento della suddetta operazione di raggruppamento su azioni Unicredit sarebbe stato contabilizzato in data 30 dicembre Invitava, pertanto, [il ricorrente], in caso di necessità a negoziare tale 1012 strumento finanziario, a contattare il Servizio By Call che avrebbe potuto inserire l ordine di vendita con forzatura ; g. non risulta, sia presso il Servizio By Call sia presso il Contact Center alcuna richiesta da parte [del ricorrente] al riguardo, né in data 28 dicembre 2011 né in quelle successive. Il Collegio, esaminata la documentazione agli atti, rileva che: la banca, con lettera datata 23 dicembre 2011 (ricevuta dal ricorrente, che la allega al ricorso), ha informato il cliente circa l operazione di raggruppamento delle azioni Unicredit disposta dall emittente a partire dal 27 dicembre 2011, chiarendo, inoltre, che la valuta dell operazione avrebbe avuto come data il 30 dicembre 2011; la banca - a fronte del reclamo, presentato in data 27 dicembre 2011, con il quale il ricorrente lamentava che alle ore 9:13 non sono state ancora raggruppate le azioni Unicredit che operano in borsa con nuovo isin ha risposto al cliente alle ore 11:00: 38 del 28 ottobre 2011, informandolo che il raggruppamento delle azioni sarebbe divenuto effettivo in data 30 dicembre 2011 e, nel caso in cui lo stesso avesse avuto la necessità di operare sul mercato, di contattare il servizio By Call chiedendo all operatore di applicare le condizioni internet. Considerato quanto sopra, il Collegio non riscontra nella condotta della banca le violazioni degli obblighi informativi lamentate dal ricorrente posto che l intermediario, nella comunicazione datata 23 dicembre 2011, aveva informato la clientela che, in occasione della operazione di raggruppamento, le nuove azioni raggruppate sarebbero state accreditate sui conti dei clienti in data 30 dicembre 2011 e, dunque, a partire da tale data, essi avrebbero avuto la disponibilità dei titoli in questione. Il Collegio ritiene senza fondamento anche la contestazione del ricorrente che lamenta il mancato avviso dell utilizzo dei canali alternativi per trattare il titolo sul mercato nel periodo compreso tra il 27 ed il 30 dicembre 2011; osserva, infatti, che la banca, sebbene non abbia predisposto sul punto una informativa da diffondere a tutti i clienti interessati dall operazione di raggruppamento, nel caso in esame, ha risposto al reclamo del ricorrente del 27 dicembre 2011, comunicandogli la possibilità di operare sul mercato con i nuovi titoli raggruppati attraverso il canale telefonico By Call. Ritenendo, pertanto, che in relazione agli eventi lamentati dal ricorrente non ricorrano responsabilità della banca, il Collegio dichiara il ricorso inaccoglibile Esercizio dei diritti d opzione OPA Invio della comunicazione al cliente al proprio domicilio Forma adeguata - Informativa tempestiva e corretta La comunicazione del lancio di un OPA inviata al cliente al suo domicilio una settimana prima della scadenza del termine di efficacia dell iniziativa deve reputarsi effettuata in modo adeguato, avendo assicurato una corretta e tempestiva informativa, non rilevando, in merito, il fatto che l investitore abbia dichiarato di non essere stato presente presso il proprio domicilio il giorno in cui la comunicazione è stata consegnata ed in quelli successivi ancora utili per aderire all offerta (decisione del 13 febbraio 2013, ricorso n. 980/2012) Lamenta la ricorrente, ex titolare di n azioni ordinarie della EDISON S.p.A., di aver ricevuto la comunicazione - con cui veniva informata dalla banca dell offerta di acquisto delle 1113 azioni in questione, al prezzo di 0,89 per azione, lanciata dalla Transalpina di Energia S.r.L. (detentrice, a seguito di un OPA, di oltre il 95% dei titoli) e valida fino al 4 settembre 2012 nella cassetta postale presso il suo domicilio solo nella settimana antecedente alla scadenza del predetto periodo di offerta, quando ella non era presente nell abitazione; ritenendo che la banca avrebbe dovuto avvertirla dell offerta in questione con altri mezzi (telefonata, , etc), da lei ritenuti più adeguati, chiede la somma di 943,09 a titolo di risarcimento, corrispondente alla differenza tra quanto avrebbe ricavato dalla vendita delle azioni se avesse aderito all offerta di acquisto e quanto, invece, ha ricavato vendendo, in data 5 settembre 2012, i titoli sul mercato. Replica la banca affermando di aver tempestivamente, e con strumenti adeguati, comunicato alla ricorrente sia l OPA lanciata dalla Transalpina di Energia S.r.L. sia la successiva offerta di acquisto delle residue azioni rimaste in circolazione e che la ricorrente ad entrambi gli avvisi non ha fatto seguito e non ha comunicato, entro le scadenze prefissate le proprie intenzioni all intermediario, né la volontà di aderire ad alcuna offerta. Il Collegio, esaminata la documentazione prodotta dalle parti, rileva che la banca ha messo la cliente in condizione di ottenere le informazioni necessarie in tempo utile per aderire all offerta di acquisto lanciata dalla Transalpina di Energia S.r.L., avendo provveduto a recapitare la relativa comunicazione nella casella postale della cliente, sita presso il suo domicilio, almeno una settimana prima della scadenza del termine di efficacia dell iniziativa; la stessa ricorrente, infatti, ha ammesso di non aver potuto apprendere in tempo dell iniziativa della Transalpina di Energia S.r.L. non a causa di una omessa informativa da parte dell intermediario bensì perché non presente presso il proprio domicilio nel giorno in cui la comunicazione era stata consegnata ed in quelli successivi ancora utili per aderire all offerta. Il Collegio ritiene, inoltre, che lo strumento utilizzato dalla banca per effettuare la comunicazione in questione (lettera recapitata al domicilio del cliente) sia adeguato e sufficiente ad assicurare una corretta e tempestiva informativa alla clientela e pertanto, non rilevando profili di responsabilità nella condotta tenuta dalla banca nella vicenda in questione, dichiara il ricorso inaccoglibile Aumento del capitale sociale Valutazione di adeguatezza Esito positivo Mancata sottoscrizione adesione Infondatezza della richiesta di risarcimento del danno La valutazione di adeguatezza, effettuata su richiesta del cliente, dell operazione di aumento del capitale sociale in relazione al profilo di rischio dell investitore, non seguito dal conferimento dell ordine di adesione all offerta, non può di per sé ritenersi sufficiente al fine di manifestare la volontà di esercizio dei diritti d opzione collegati all operazione (decisione del 13 febbraio 2013, ricorso n. 955/2012). Chiede il ricorrente il risarcimento del danno economico derivante dalla mancata esecuzione dell aumento di capitale Banca Popolare di Milano (offerte a 0,30 ai possessori dei diritti), per il quale in data 8 novembre 2011 sollecitava la banca circa la mancata ricezione della documentazione necessaria per esercitare i diritti ed esprimeva chiara intenzione di aderire all aumento ; precisa che, in pari data, si era recato in agenzia per esercitare i diritti, manifestando chiara intenzione di aderire all aumento. Sottolinea il ricorrente di aver sottoscritto un documento contenente tutti i dettagli dell aumento e che era servito a perfezionare l operazione; lamenta che la banca non aveva dato alcun seguito all aumento e, di conseguenza, si era ritrovato con il prezzo medio di carico dei titoli come se avesse aderito all aumento, con i diritti venduti dalla banca ad un prezzo irrisorio. 1214 Replica la banca che il ricorrente si era rivolto alla sua agenzia per valutare l opportunità di aderire all aumento di capitale in contestazione; nel corso di tale incontro, era stata effettuata una verifica sull adeguatezza dell operazione. Il documento risultante da tale valutazione non era da confondersi con il conferimento d ordine vero e proprio, mai sottoscritto dal ricorrente; al termine dell incontro, il ricorrente aveva ritenuto, in piena autonomia, di non dare seguito al perfezionamento dell operazione. Precisa poi la banca che, in assenza di conferimento d ordine, aveva proceduto alla vendita automatica dei diritti non opzionati con netto ricavo di 27,20; inoltre, il 25 novembre 2011 il ricorrente aveva acquistato, tramite Banca Multicanale, n azioni BPM al prezzo di 0,2568. Il valore assunto dall azione era risultato, quindi, inferiore del 15% a quello offerto dalla BPM in sede di aumento di capitale a pagamento ( 0,30), ad ulteriore riprova della correttezza della scelta effettuata dal ricorrente di non aderire al citato aumento. Per quanto concerne, infine, la contestazione circa l attuale prezzo di carico delle azioni BPM, osserva la banca che lo stesso era influenzato sia dalla rettifica di prezzo comunicata da Borsa Italiana per queste tipologie di operazioni sul capitale (c.d. fattore di rettifica K), sia dai successivi acquisti disposti dal ricorrente con l obiettivo di mediare il prezzo di carico. Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti in corso di istruttoria, rileva che l 8 novembre 2011 la banca ha provveduto ad effettuare la Valutazione di adeguatezza dell operazione di aumento di capitale a titolo oneroso della Banca Popolare di Milano in relazione al profilo finanziario del ricorrente; in tale documento (titolato Istruzioni relative ad operazioni societarie valutazione di adeguatezza disposizioni per l esercizio di diritti di opzione relativi ad aumento di capitale a titolo oneroso e sottoscritto dal ricorrente in calce), la banca ha dichiarato di aver valutato la predetta operazione adeguata al profilo di rischio del ricorrente sulla base delle informazioni che ci ha fornito. Non risulta, pertanto, agli atti che il ricorrente come da lui asserito abbia sottoscritto l ordine di adesione alla predetta offerta di aumento di capitale. In pari data, il ricorrente ha anche provveduto a compilare, aggiornandolo, il questionario Mifid. Rileva, poi, il Collegio che la banca, non avendo ricevuto in tempo utile istruzioni dal ricorrente, ha provveduto alla vendita d ufficio dei diritti inoptati di spettanza del ricorrente; di conseguenza, il Collegio, non rilevando irregolarità nel comportamento della banca, conclude per l inaccoglibilità del ricorso Aumento del capitale sociale Comunicazione sull esercizio dei diritti d opzione Tardività Utilizzo posta ordinaria Veicolo non idoneo Assenza di garanzia di effettiva ricezione Risarcimento del danno In caso di aumento del capitale sociale, l utilizzazione della posta ordinaria da parte della banca quale veicolo per informare il cliente della predetta iniziativa promossa dall emittente non fornisce garanzie circa l effettiva ricezione della comunicazione; pertanto, non avendo la banca correttamente adempiuto agli obblighi di informativa a carico del depositario, risponde del danno causato all azionista che non è stato messo in grado di esercitare i diritti d opzione spettantigli (decisione del 30 ottobre 2013, ricorso n. 337/2013). Espone il ricorrente, titolare di 120 azioni Fondiaria SAI depositate presso la banca, di non essere stato informato dall intermediario dell operazione di aumento di capitale promossa dall emittente ed eseguita nel mese di luglio 2012 e di non aver potuto, quindi, esercitare i propri diritti di opzione; lamenta che, a causa della condotta tenuta dalla banca ed a seguito della vendita 1315 delle opzioni effettuata senza consultarlo, è maturata una rilevante minusvalenza ( ,73) di cui chiede il rimborso. Replica la banca, affermando: a. che, dal 2 al 4 luglio 2012, l emittente dei titoli di cui il ricorrente è titolare ha effettuato un operazione di raggruppamento delle azioni riconoscendo agli azionisti una nuova azione ogni cento possedute; b. che il ricorrente, prima del raggruppamento, era titolare di azioni (prezzo di carico 4,289); c. che, a seguito della suddetta operazione, il ricorrente risultava titolare di 120 azioni, al prezzo di carico di 428,97; d. che, in data 13 luglio 2012, era stato diffuso il comunicato con cui l emittente annunciava l operazione di aumento di capitale che prevedeva l attribuzione di 252 azioni nuove, al prezzo di 1,00 ciascuna, per ogni singola azione posseduta dall azionista, con la possibilità, nel caso in cui si fosse deciso di non aderire all iniziativa, di vendere i diritti di opzione nel periodo compreso tra il 16 ed il 25 luglio 2012; e. di aver inviato per posta ordinaria al ricorrente, in data 18 luglio 2012, (per opera di una azienda outsourcer) la comunicazione informativa della suddetta operazione, con l avvertimento di fornire istruzioni all intermediario riguardo l iniziativa in questione entro il 24 luglio 2012 in assenza delle quali si sarebbe provveduto automaticamente alla vendita dei diritti di opzione in data 25 luglio 2012; f. che, non essendo pervenute le predette indicazioni da parte del ricorrente, i diritti di opzione erano stati venduti al prezzo di mercato 0,241 per titolo; g. che il prezzo di carico dei diritti di opzione ( 417,922) è calcolato come differenza tra il vecchio prezzo di carico delle azioni ( 428,97) ed il nuovo prezzo di carico ( 11,055) calcolato utilizzando il fattore di rettifica K (0, ), definito da Borsa Italiana in 16 luglio 2012; h. che il valore di carico complessivo dei diritti di opzione era di ,64; i. che la minusvalenza di ,73 deriva dalla differenza tra il valore di carico complessivo delle opzioni e quanto ricavato dalla vendita delle opzioni ( 18,92). Il Collegio, esaminata la documentazione agli atti, rileva: che la banca non ha fornito la prova del fatto che il ricorrente abbia effettivamente ricevuto la comunicazione informativa relativa all operazione di aumento di capitale, essendo stata la predetta missiva inviata attraverso il servizio di posta ordinaria che, come noto, non contempla il rilascio di un avviso in occasione del ricevimento della comunicazione da parte del destinatario; il ricorrente ha affermato nel ricorso che avrebbe voluto aderire all aumento di capitale promosso dall emittente ma non ha fornito elementi a comprova che la predetta intenzione si sarebbe effettivamente tradotta nell esercizio dei diritti di opzione di cui era titolare; l adesione all aumento di capitale, considerate le oscillazioni del prezzo del titolo in questione, non avrebbe comunque garantito, nell ipotesi di successiva vendita, l assenza di minusvalenze; le minusvalenze maturate a seguito della vendita d ufficio dei diritti di opzione costituiscono fiscalmente crediti compensabili con eventuali plusvalenze maturate nei 4 anni successivi. Premesso quanto sopra, il Collegio ritiene sussistente la responsabilità della banca nella vicenda di cui è caso, posto che l utilizzazione della posta ordinaria quale veicolo per informare il cliente dell operazione di aumento di capitale promossa dall emittente non fornisce garanzie circa l effettiva ricezione della comunicazione e non costituisce, quindi, corretto adempimento degli obblighi di informativa a carico del depositario. 1416 Il Collegio, tuttavia, considerate le premesse di cui sopra, non ritiene congrua nel quantum la richiesta di risarcimento formulata dal ricorrente e, non avendo il ricorrente fornito elementi che consentano una quantificazione del danno secondo criteri di diritto, effettua, per il caso in esame, una valutazione secondo equità; dichiara, pertanto, la banca tenuta entro 30 giorni dalla comunicazione della decisione da parte della Segreteria e con invio all Ombudsman-Giurì Bancario di idonea documentazione a comprova di versare al ricorrente la somma di 1.000,00, equitativamente determinata Aumenti di capitale e offerte pubbliche di acquisto Aumento del capitale sociale a pagamento Variazione del prezzo di carico delle azioni Decisione della Borsa Italiana S.p.A. Determinazione del parametro di rettifica Atteso l avviso emanato dalla Borsa Italiana S.p.A., con il quale viene determinato a seguito della delibera dell emittente di avviare un operazione di aumento a pagamento del capitale sociale il valore esatto del parametro K, ovvero il parametro di rettifica del valore delle azioni oggetto dell operazione societaria, la banca procede legittimamente a variare il prezzo di carico dei titoli così come determinato dall organismo di gestione del mercato (decisione del 26 giugno 2013, ricorso n. 76/2013). Rammenta il Collegio che, nella riunione del 18 aprile 2012, era stata assunta la seguente decisione: Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti in corso di istruttoria, rileva che la ricorrente, alle ore 00,36 del 6 giugno 2011, ha inserito, tramite canale internet, l ordine di acquisto di n azioni Banca Monte dei Paschi di Siena, con limite di prezzo 0,77 e valido fino al 10 giugno 2011 ; tale ordine è stato inserito effettivamente sul mercato alla riapertura delle contrattazioni della medesima giornata; il 7 giugno 2011, alle ore 00,11, ha inserito l ordine di revoca della predetta disposizione di vendita. Tale disposizione di revoca avrebbe dovuto essere inserita sul mercato la mattina della giornata del 7 giugno 2011, mentre alle ore 15,51 del 7 giugno 2011 è stato eseguito l acquisto disposto il 6 giugno 2011, per un controvalore complessivo di ,32, al prezzo richiesto di 0,77. Premesso quanto sopra, il Collegio ritiene che l ordine di revoca sia stata impartito dalla ricorrente in tempo utile per annullare il precedente ordine di acquisto; di conseguenza, stante l invalidità dell operazione di acquisto del 7 giugno 2011, dichiara la banca tenuta - entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione della decisione da parte della segreteria e con invio all Ombudsman bancario di idonea documentazione a comprova a riconoscere alla ricorrente l importo di ,32, oltre agli interessi legali maturati su tale somma dal 7 giugno 2011 fino alla data dell effettivo pagamento, dietro retrocessione da parte della ricorrente dei titoli in contestazione. Ciò premesso, la ricorrente lamenta il fatto che, sebbene la banca le avesse restituito i soldi, tuttavia i titoli in questione erano rimasti a lungo caricati sul suo deposito titoli; inoltre, tolti i titoli predetti nel novembre 2012, lamenta che era cambiato il prezzo di carico delle azioni Banca Monte dei Paschi di Siena giacenti sul suo deposito. Chiede, quindi, la correzione di tale errore. Replica la banca che le n azioni in discorso erano caricate correttamente al prezzo di 2,461, valore determinato dal prezzo originario di carico, corrispondente a 2,913 moltiplicato per il valore di rettifica di 0,845; tale coefficiente era stato determinato in sede di aumento di capitale nel frattempo intervenuto. 1517 Il Collegio, dall esame della documentazione inviata in copia dalle parti in corso di istruttoria, rileva che il 20 giugno 2011 la Banca Monte dei Paschi di Siena ha avviato un operazione di aumento a pagamento del capitale sociale mediante offerta in opzione, agli azionisti, di azioni ordinarie nel rapporto di n. 18 nuove azioni ordinarie, al prezzo di 0,446 cadauna, ogni n. 25 azioni ordinarie possedute; con riguardo a tale operazione societaria, Borsa Italiana S.p.A. ha emanato, in data 17 giugno 2011 ovvero dopo la chiusura dell ultima giornata di contrattazioni prima dell avvio dell aumento di capitale l avviso contenente il valore esatto del parametro K, ovvero il parametro di rettifica del valore delle azioni oggetto dell operazione societaria (pari a 0,845018). Stante tale determinazione del parametro K (coefficiente di rettifica) da parte della Borsa Italiana S.p.A., il Collegio rileva che il prezzo di carico delle azioni in esame è stato variato da 2,9132 (valore originario) ad 2,461. Pertanto, il Collegio, non rilevando irregolarità nel comportamento della banca, conclude per l inaccoglibilità di tale capo del ricorso. Per quanto concerne, poi, il ritardo con il quale sono stati tolti i titoli dal deposito intestato alla ricorrente, il Collegio rileva che, al momento, l operazione di acquisto titoli annullata con effetto ex tunc non ha prodotto alcun danno alla ricorrente; prende inoltre atto che la banca ha affermato di essersi attivata per rimuovere o prevenire eventuali conseguenze pregiudizievoli determinate a carico della cliente nelle more del perfezionamento dell adempimento, impegnandosi comunque a tenere indenne la cliente medesima; resta a disposizione per stornare eventuali futuri addebiti inerenti l imposta di bollo che potrebbero determinarsi su valori eccedenti il corrispettivo delle azioni Banca Monte Paschi ; allo stato degli atti, quindi, il Collegio ritiene inaccoglibile anche questo capo del ricorso. 2. SERVIZIO DI INVESTIMENTI FINANZIARI 2.1. Gestioni patrimoniali Liquidazione gestione patrimoniale all erede cointestatario Applicazione normativa sulle successioni - Presentazione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio Necessità Il cointestatario di una gestione patrimoniale che, a seguito del decesso dell altro titolare, abbia già ottenuto la liquidazione del 50% del patrimonio investito, può richiedere il rimborso del restante 50% solo previa presentazione alla SGR della dichiarazione sostitutiva di atto notorio autenticata da un notaio, cancelliere o segretario comunale (ricorso n. 890/2012, decisione del 26 febbraio 2013) Liquidazione gestione patrimoniale all erede cointestatario a firma disgiunta - Pretesa del cointestatario alla non applicazione della normativa sulle successioni Infondatezza Necessità della presentazione di dichiarazione successoria Obbligo di verifica della banca Atteso che la banca (quale terzo depositario) dal momento che viene a conoscenza del decesso di un proprio cliente assume ex lege il ruolo di custode delle attività in capo al de cuius - 1618 con il successivo onere di accertare documentalmente la legittimazione ad agire degli aventi diritto, svolto il quale può dare luogo allo svincolo delle attività relitte in favore degli eredi il cointestatario a firma disgiunta di una gestione patrimoniale può richiedere, a seguito del decesso dell altro titolare, la liquidazione dell intero patrimonio solo previa presentazione alla banca della dichiarazione di successione in modo da permettere a quest ultima di effettuare le opportune verifiche sull effettiva legittimazione dell erede ad entrare in possesso dei beni del de cuius (ricorso n. 890/2012, decisione del 26 febbraio 2013). Espone il ricorrente, cointestatario di una gestione patrimoniale con la Sig.ra ( ) deceduta il 31 dicembre 2003 che, nel contratto, era prevista la facoltà di impartire le istruzioni disgiuntamente; pertanto, aveva richiesto la liquidazione della gestione, ma la SGR gli aveva corrisposto solo il 50%, comunicandogli che, per la restante quota, occorreva la documentazione che attestasse gli aventi diritto alla successione. Lamenta il ricorrente che le norme sulla successione non potevano trovare applicazione, trattandosi di rapporto cointestato a firma disgiunta che consentiva ad ognuno dei cointestatari di disporre separatamente della gestione; chiede, quindi, la liquidazione delle gestione patrimoniale in questione, con accredito del relativo controvalore sul suo conto corrente. Replica la banca che competente ad esaminare la questione in oggetto era la SGR, in qualità di gestore del prodotto di investimento. Replica la SGR che, a seguito del decesso della Sig.ra ( ) (cointestataria del mandato di gestione), si era aperta la pratica di successione; precisa che il 23 settembre 2005 aveva trasferito il 50% del portafoglio titoli del mandato di gestione a favore di un nuovo mandato di gestione intestato al solo ricorrente. Sottolinea la SGR che il restante 50% caduto in successione era rimasto a disposizione degli eredi della de cuius poiché erano stati presentati due diversi testamenti, l ultimo dei quali non riportava il nome del ricorrente come erede; aveva, quindi, richiesto al ricorrente di far pervenire il corredo documentale necessario all evasione della pratica di successione. Osserva, poi, la SGR che la cointestazione del contratto a firme disgiunte di norma consente a ciascuno degli investitori di disporre anche della totalità del rapporto, ad eccezione tuttavia dei casi in cui lo stesso risulti in tutto o in parte vincolato; nella fattispecie in esame, il ricorrente non aveva la facoltà di impartire iure proprio istruzioni a valere sul 50% del mandato altresì intestato alla de cuius Il Collegio, dalle concordi dichiarazioni delle parti, riscontra che il ricorrente, cointestatario con la Sig.ra ( ) di una gestione patrimoniale, ha richiesto, a seguito del decesso della predetta cointestataria, la liquidazione totale della gestione, con accredito del relativo controvalore sul suo conto corrente; la ( ) SGR, in data 23 settembre 2005 ha accreditato al ricorrente il 50% del citato investimento, facendo presente che la quota restante gli sarebbe stata liquidata ove il ricorrente stesso avesse provveduto a presentare la documentazione che ne comprovasse lo status di erede. Prende, poi, atto il Collegio che sia la banca che la SGR hanno affermato che il ricorrente ha presentato, nel 2005, un testamento olografo che indicava numerosi eredi ed un altro testamento olografo, nel 2006, che conteneva la revoca del precedente e non indicava il ricorrente tra gli eredi; quest ultimo, oltre a non avere contraddetto le citate affermazioni, si è limitato a dichiarare che le norme sulla successione non potevano trovare applicazione, in quanto si trattava di una gestione cointestata a firma disgiunta che consentiva ad ognuno dei cointestatari di disporre separatamente della gestione. Prende, infine, atto il Collegio che la SGR, ai fini della liquidazione totale della gestione patrimoniale in argomento, ha richiesto al ricorrente l invio del corredo documentale necessario all evasione della pratica di successione. 1719 In merito a tale richiesta, il Collegio rammenta che l art. 21 del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 prevede che qualsiasi istanza o dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da presentare a soggetti diversi dagli organi della pubblica amministrazione o gestori di servizi pubblici deve essere autenticata da un notaio, cancelliere, segretario comunale, dal dipendente addetto a ricevere la documentazione o altro dipendente incaricato dal sindaco; in tale ultimo caso, l autenticazione è redatta di seguito alla sottoscrizione ed il pubblico ufficiale, che autentica, attesta che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell identità del dichiarante, indicando le modalità di identificazione, la data ed il luogo di autenticazione, il proprio nome, cognome e la qualifica rivestita, nonché apponendo la propria firma e il timbro dell ufficio. Pertanto, ad avviso del Collegio, la richiesta della predetta documentazione da parte della SGR appare in linea con la normativa in materia. Per quanto riguarda, invece, la pretesa del ricorrente di non applicare le norme sulla successione in quanto si tratta di un rapporto cointestato a firma disgiunta, per cui ognuno dei cointestatari può disporre separatamente per l intero, il Collegio osserva quanto segue. In primis, la banca (quale terzo depositario), dal momento che viene a conoscenza del decesso di un proprio cliente, assume ex lege il ruolo di custode delle attività in capo al de cuius, con il successivo onere di accertare documentalmente la legittimazione ad agire degli aventi diritto; svolto tale accertamento, lo svincolo delle attività relitte in favore degli eredi può aver luogo. In secondo luogo, il Collegio richiama quanto previsto dall art. 48, comma 4, del D.Lgs. 346/1990, (Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni): Le aziende e gli istituti di credito, le società e gli enti che emettono azioni, obbligazioni, cartelle, certificati ed altri titoli di qualsiasi specie, anche provvisori, non possono provvedere ad alcuna annotazione nelle loro scritture né ad alcuna operazione concernente i titoli trasferiti per causa di morte, se non è stata fornita la prova della presentazione, anche dopo il termine di cinque anni di cui all art. 27, comma 4, della dichiarazione della successione o integrativa con l indicazione dei suddetti titoli, o dell'intervenuto accertamento in rettifica o d ufficio, e non è stato dichiarato per iscritto dall'interessato che non vi era obbligo di presentare la dichiarazione. La banca, pertanto, deve verificare che gli eredi adempiano all obbligo di presentare le dichiarazioni previste dalla legge ( dichiarazione/denuncia di successione ) per poter entrare in possesso dei beni del de cuius. In considerazione di quanto sopra esposto, il Collegio conclude per l inaccoglibilità del ricorso Richiesta trasferimento di gestione patrimoniale e dossier titoli Operazione propedeutica ad un successivo investimento Funzione ancillare del trasferimento Competenza dell Ombudsman Giurì Bancario Qualora l operazione di trasferimento di una gestione patrimoniale e di un dossier titoli sia prospettata dal cliente come propedeutica e funzionale ad un investimento in obbligazioni bancarie, l Ombudsman Giurì Bancario pur essendo il contratto di custodia ed amministrazione titoli (ovvero, un contratto bancario) la fonte dell obbligo di eseguire gli ordini di trasferimento - risulta competente a pronunciarsi anche sull operazione di trasferimento titoli che, nella fattispecie in esame, riveste carattere ancillare rispetto all investimento (ricorso n. 1014/2012, decisione del 26 febbraio 2013). Espone il ricorrente: 7. di aver ordinato, senza esito, alla banca, in data 5 aprile 2011, il trasferimento ad altro intermediario di 936 azioni, a mezzo disposizioni elettroniche servizio TDT ; 1820 8. di aver ordinato, con lettera raccomandata del 7 giugno 2011, anche il trasferimento di una gestione patrimoniale del valore di ,78; 9. che, con raccomandata del 5 luglio 2011, aveva richiesto anche il trasferimento del deposito amministrato n. 1/067/01/1871 e che con lettera del 6 luglio 2011 aveva contestato alla banca il comportamento così gravemente omissivo in cui era incorsa per non avere evaso le richieste precedenti ; 10. che soltanto in seguito a tale diffida, in data 11 luglio 2011, l istituto aveva provveduto ad evadere la richiesta; 11. che, in data 21 luglio 2011, l ufficio reclami della banca, aveva riscontrato la contestazione del 6 luglio 2011 negando ogni responsabilità e adducendo motivi del tutto pretestuosi; 12. che nessun riscontro hanno avuto le successive richieste di risarcimento formulate. Lamenta il ricorrente di aver subito, per quanto sopra, danni quantificabili in ,95, di cui chiede il risarcimento, non avendo potuto tempestivamente accedere alla sottoscrizione di un prestito obbligazionario della Banca Popolare di Sondrio con rendimento effettivo netto su cedola trimestrale pari al 3,31%. Replica la banca, affermando che: e) l ordine elettronico di trasferimento delle 936 azioni non risulta mai pervenuto in agenzia, si presume per disguidi tecnici a livello centrale; l ordine è stato poi eseguito e comunicato al cliente con specifica informativa in data 4 maggio 2011 ; f) per quanto concerne il ritardo relativo al giro dei titoli presenti nella gestione patrimoniale, lo stesso è dipeso dal fatto che il responsabile dell agenzia, alla ricezione dell ordine, ha ritenuto opportuno contattare [il ricorrente] per comprendere il motivo della sua scelta; a inizio luglio, dopo un colloquio telefonico in cui il cliente motivava la sua richiesta di trasferimento unicamente per contrasti sorti con il nostro servizio contenzioso, ha dato disposizioni per il trasferimento ; g) il cliente era al corrente del ritardo nel frattempo generatosi a causa di quanto sopra esposto, ritardo comunque contenuto in 5 giorni, in quanto il trasferimento è avvenuto dopo 24 giorni anziché i 19 previsti per il trasferimento degli strumenti finanziari accentrati in Monte Titoli ; h) la richiesta di risarcimento danni, quantificata in ,95, appare oltremodo eccessiva, ritenendo, peraltro, che, nelle more del trasferimento, il cliente avrebbe comunque potuto impartire diposizioni relative agli strumenti finanziari costituenti la gestione. Va pregiudizialmente esaminato se la questione oggetto di ricorso rientri nella competenza per materia dell Ombudsman; il contratto di custodia ed amministrazione titoli, infatti, fonte dell obbligo della banca di eseguire gli ordini di trasferimento di titoli impartiti dal cliente, appartiene alla categoria dei contratti bancari (le controversie riguardanti i quali sono, per materia, di competenza dell Arbitro Bancario Finanziario); nel caso in esame, peraltro, l operazione di trasferimento è stata prospettata dal ricorrente come funzionale ad una operazione di investimento (sottoscrizione di obbligazioni della Banca Popolare di Sondrio); in tale prospettazione del petitum, a giudizio del Collegio, la prima operazione, presentata quale propedeutica e strumentale alla divisata operazione di investimento, rientra anch essa per il suo carattere ancillare nell ambito di competenza per materia dell Ombudsman. Premesso quanto sopra, il Collegio, esaminata la documentazione prodotta dalle parti, rileva che la banca ha riconosciuto di aver atteso alcuni giorni prima di dare seguito all ordine di trasferimento dei titoli, al fine di ottenere spiegazioni in merito alla decisone presa dal cliente. Ritiene il Collegio che la banca, nell adempimento dell obbligazione contrattuale in questione, non abbia tenuto una condotta conforme, sotto il profilo della professionalità e della diligenza, agli standard qualitativi ai quali ogni intermediario, quale operatore professionale 19 Vedere altro
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