Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/riviste/PenaleImpresa/legittimita/4
Timestamp: 2019-12-10 06:21:59+00:00
Document Index: 37254278

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 35', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 35', 'art. 10', 'art. 2639', 'art. 40', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 666', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 615']

Omesso versamento di ritenute previdenziali e irrilevanza della situazione di illiquidità sopravvenuta.
Omesso versamento di ritenute previdenziali - Presupposto della punibilità della condotta - Mancato accantonamento delle somme trattenute e dovute all'Istituto - Situazione di illiquidità sopravvenuta - Irrilevanza..
La punibilità della condotta prevista dal reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali deve essere individuato nel mancato accantonamento delle somme dovute all'Istituto (in nome e per conto del quale tali somme sono state trattenute) di modo che non puoi ipotizzarsi l'impossibilità di versamento per fatti sopravvenuti, quali potrebbe essere la situazione di illiquidità della società rappresentata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 28 January 2014, n. 3705.
Omesso versamento dell'Iva, elemento soggettivo del reato ed irrilevanza della crisi di liquidità al momento della scadenza della dichiarazione annuale.
Iva - Omesso versamento - Reato di cui all'art. 10 ter d.lvo. n. 74/2000 - Termine annuale - Obbligo di tenere a disposizione dell'erario l'Iva riscossa - Organizzazione su scala annuale - Crisi di liquidità del soggetto al momento della scadenza del termine lungo - Irrilevanza..
Ogni qualvolta che il soggetto di imposta riscuote l’Iva, deve tenerla accantonata per l'erario, organizzando le risorse disponibili in modo tale da poter adempiere all'obbligazione tributaria. Va precisato che, con l'introduzione della norma penale di cui all'articolo 10 ter del d.lvo. n. 74 del 2000, il quale stabilisce nuove condizioni e un nuovo termine per la propria applicazione, l’esigenza di organizzazione di cui si è detto deve essere strutturata su scala annuale. Non può quindi invocarsi, per escludere la colpevolezza, la crisi di liquidità del soggetto attivo al momento della scadenza del termine lungo, ove non si dimostri che la stessa non dipenda dalla scelta di non far debitamente fronte alla esigenza organizzativa predetta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 21 January 2014, n. 2614.
Confisca per equivalente dei beni profitto di reato e curatore fallimentare rappresentante dei creditori considerati terzi in buona fede.
Responsabilità di persone giuridiche - Confisca per equivalente di beni corrispondenti al profitto del reato - Salvezza dei diritti acquisiti dai terzi in buona fede - Curatore quale terzo in buona fede - Valutazione della prevalenza o meno delle esigenze cautelari rispetto ai diritti dei terzi..
Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 19 del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (confisca per equivalente di beni corrispondenti al profitto del reato), il curatore fallimentare deve essere considerato terzo in quanto rappresentante di interessi qualificabili come diritti di terzi in buona fede (i creditori) sui beni oggetto di confisca, la posizione dei quali deve pertanto essere valutata dal giudice nella prospettiva della prevalenza o meno, rispetto agli stessi, delle esigenze cautelari sottese alla confisca, esigenze che incontrano anche il limite costituito dalla possibilità di restituire parte del profitto del reato al danneggiato, anch'egli rappresentato dal curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 05 December 2013, n. 48804.
Bancarotta impropria societaria, aggravamento del dissesto già irreversibile e occultamento nei dati di bilancio.
Bancarotta impropria - Reato societario - Aggravamento del dissesto - Occultamento in bilancio della sostanziale perdita del capitale sociale - Occultamento della necessità di rifinanziare o porre in liquidazione la società..
Il reato di bancarotta impropria sussiste anche quando la condotta illecita abbia determinato anche solo un'aggravamento del dissesto già in atto della società, posto che il reato di bancarotta impropria da reato societario è integrato dal comportamento dell'amministratore che esponga nel bilancio dati non veri al fine di occultare la sostanziale perdita del capitale sociale, evitando così che si palesi la necessità di procedere al suo rifinanziamento o alla liquidazione della società, provvedimenti la cui mancata adozione determina appunto l'aggravamento del dissesto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 21 November 2013, n. 46388.
Il concordato preventivo non esclude il reato di omesso pagamento dell’Iva.
Reato di omesso versamento dell'Iva - Concordato preventivo - Facoltà del debitore di prevedere il pagamento dell'Iva mediante transazione fiscale o la redazione del piano..
L'accesso alla procedura di concordato preventivo è atto di autonomia privata, d'iniziativa del debitore, che mira a sfociare nel cd. patto concordatario con i creditori. Si tratta, quindi, di una scelta tutta interna alla volontà del debitore, che, come tale, non può portare ad elidere gli obblighi giuridici, specie quelli aventi rilievo pubblicistico, quali l’obbligo del versamento dell'IVA, la cui omissione è sanzionata penalmente. Al debitore che chiede l’accesso alla procedura di concordato preventivo, sono, infatti, offerte varie soluzioni, quali la transazione fiscale o la redazione di un piano che, presentato tempestivamente ed in presenza di risorse che permettono il pagamento dei creditori di grado poziore, consenta il pagamento integrale dell’Iva. (La Corte di cassazione ha riformato la decisione con la quale il Tribunale di Napoli, ritenendo l’insussistenza del rato di omesso versamento dell’Iva per essere la società stata ammessa alla procedura di concordato preventivo in data antecedente alla scadenza del pagamento, ha annullato il decreto di sequestro preventivo per equivalente sui beni del legale rappresentante indagato per il reato di omesso versamento dell’iva cui all’art. 10 del d.lgs. n. 74 del 2000) (Franco Benassi - Riproduzione riservata) Cassazione penale, 31 October 2013, n. 44283.
Tardiva richiesta del proprio fallimento e accertamento in concreto della colpa grave.
Omessa o tardiva richiesta del proprio fallimento - Colpa grave - Accertamento in concreto - Necessità..
La sussistenza del reato di aggravamento del dissesto per aver tardato di richiedere il proprio fallimento presuppone l'accertamento in concreto della gravità della colpa, la quale non può, pertanto, ritenersi presunta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 24 October 2013, n. 43414.
Reato di omesso versamento dell'Iva ex art. 10-ter d.lgs 74/2000, rapporto non di specialità ma di progressione illecita con la fattispecie che prevede la sanzione amministrativa ed elemento psicologico.
Omesso versamento dell'Iva - Reato di cui all'articolo 10-ter d.lgs 10 marzo 2000, n. 74 - Sanzione amministrativa di cui all'articolo 13 d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 - Rapporto non di specialità ma di progressione illecita.
Omesso versamento dell'Iva - Reato di cui all'articolo 10-ter d.lgs 10 marzo 2000, n. 74 - Applicazione alle omissioni dei versamenti IVA relativi all'anno 2005 - Violazione del principio di irretroattività della norma penale - Esclusione.
Omesso versamento dell'Iva - Reato di cui all'articolo 10-ter d.lgs 10 marzo 2000, n. 74 - Dolo generico - Coscienza è volontà di non versare all'erario le ritenute effettuate nel periodo considerato per importo superiore ad euro 50.000 - Estensione delle esigenze di organizzazione su scala annuale - Esclusione della colpevolezza in ragione della crisi di liquidità - Scelta di non far debitamente fronte all'obbligo del versamento..
Fra l'art. 10-ter d.lgs 10 marzo 2000, n. 74, inserito dall'art. 35, comma 7, d.l. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4 luglio 2006 (il quale punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo, l'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a cinquantamila Euro per ciascun periodo di imposta), e il comma 1 dell'art. 13 d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 (che assoggetta alla sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato chiunque non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze periodiche, i versamenti dei debiti IVA), intercorre un rapporto non di specialità ma di progressione illecita, il quale comporta l'applicabilità con giunta delle due sanzioni.
L’art. 10-ter d.lgs 10 marzo 2000, n. 74, inserito dall'art. 35, comma 7, d.l. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4 luglio 2006 il quale punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo, l'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a cinquantamila Euro per ciascun periodo di imposta, è applicabile anche alle omissioni dei versamenti IVA relativi all'anno 2005, senza che ciò comporti violazione del principio di irretroattività della norma penale.
Il reato di omesso versamento dell’Iva, di cui all’ art. 10-ter d.lgs 10 marzo 2000, n. 74, è punibile a titolo di dolo generico: ad integrarne l’elemento psicologico basta la coscienza e volontà di non versare all'Erario le ritenute effettuate nel periodo considerato, coscienza e volontà che deve investire anche la soglia di Euro cinquantamila, quale elemento costitutivo del fatto e che contribuisce a definire il disvalore della condotta. L'introduzione della norma penale, stabilendo nuove condizioni e un nuovo termine per la propria applicazione, estende la detta esigenza di organizzazione su scala annuale, per cui non può essere invocata, per escludere la colpevolezza, la crisi di liquidità del soggetto attivo al momento della scadenza del termine lungo, ove non si dimostri che la stessa non dipenda dalla scelta (protrattasi, in sede di prima applicazione della norma, nella seconda metà del 2006) di non far debitamente fronte alla esigenza predetta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 12 September 2013, n. 37424.
Responsabilità penale dell'amministratore di fatto anche per i doveri cui è soggetto l'amministratore di diritto.
Amministratore di fatto - Responsabilità penale - Responsabilità per i comportamenti addebitabili all'amministratore di diritto - Sussistenza - Fattispecie in tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale..
Sulla base della disciplina dettata dall'art. 2639 c.c., colui che assume la qualifica di amministratore "di fatto" della società fallita è da ritenere gravato dell'intera gamma dei doveri cui è soggetto l'amministratore "di diritto", per cui, ove concorrano le altre condizioni di ordine oggettivo e soggettivo, egli assume la penale responsabilità per tutti i comportamenti penalmente rilevanti a lui addebitabili (come i fatti di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale), tra i quali vanno ricomprese le condotte dell'amministratore "di diritto", anche nel caso di colpevole e consapevole inerzia a fronte di tali condotte, in applicazione della regola di cui all'art. 40 c.p., comma 2. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 26 June 2013, n. 45671.
L'incarico al consulente non esclude l'obbligo del contribuente di presentare la dichiarazione.
Dichiarazioni fiscali – Incarico al consulente fiscale – Obbligo a carico del contribuente – Sussistenza.
L'incarico al consulente non esclude l'obbligo del contribuente di presentare la dichiarazione, il quale rimane comunque direttamente tenuto all'assolvimento degli obblighi indipendentemente dalla presenza di un consulente al quale ha affidato l’incarico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 21 May 2013, n. 38335.
La confisca prevale sull’ipoteca: primi effetti delle modifiche introdotte dal patto di Stabilità 2013.
Procedimento civile - Esecuzione - Ipoteca iscritta su bene poi assoggettato a confisca a titolo di misura di prevenzione ex lege n. 575 del 1965 - Prevalenza della confisca - Effetti - Risarcimento del danno - Competenza - Ammissione del credito - Condizioni - Procedimento (art. 1, commi 189 - 205, Legge 228/2012)..
In virtù dell’art. 1, commi da 189 a 205, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, cd. Legge di Stabilità 2013, va risolto nel senso della prevalenza della misura di prevenzione patrimoniale il quesito relativo ai rapporti tra confisca ed ipoteca, indipendentemente dal dato temporale. L’acquisto del bene confiscato da parte dello Stato, a seguito dell’estinzione di diritto dei pesi e degli oneri iscritti o trascritti prima della misura di prevenzione della confisca, è così non a titolo derivativo, ma libero dai pesi e dagli oneri, pur iscritti o trascritti anteriormente alla misura di prevenzione. Il titolare del diritto reale di godimento o di garanzia è ammesso, ora, ad una tutela di tipo risarcitorio e la competenza è attribuita al tribunale che ha disposto la confisca. L’ammissione del credito, di natura concorsuale, è subordinata alla condizione di cui all’art. 52, comma 1, lett. g, del d.lgs. n. 159 del 2001, vale a dire che il credito non sia strumentale all’attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego, a meno che il creditore dimostri di avere ignorato in buona fede il nesso di strumentalità. Al creditore è addossato l’onere di provare la ricorrenza delle condizioni per l’ammissione al passivo del suo credito. Il diniego di ammissione al credito è impugnabile ex art. 666 cod. proc. pen. Competente a conoscere delle opposizioni – proposte dai creditori concorrenti – al piano di riparto proposto dall’Agenzia Nazionale è il giudice civile del luogo dove ha sede il tribunale che ha disposto la confisca. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 May 2013, n. 10532.
Illeciti tributari penali e responsabilità della persona giuridica per i reati posti in essere nel suo interesse.
Illeciti tributari penali - Responsabilità della persona giuridica per i reati posti in essere nel suo interesse - Esclusione.
Illeciti tributari penali - Reati presupposto - Esclusione - Responsabilità dell'ente - Esclusione.
Illeciti tributari penali - Responsabilità della persona giuridica per i reati posti in essere nel suo interesse - Autonomia del diritto tributario dal sistema del diritto penale - Esclusione.
Illeciti tributari penali - Responsabilità della persona giuridica per i reati posti in essere nel suo interesse - Differenziazione del trattamento in base alla natura transnazionale o meno del reato - Irragionevolezza.
Illeciti tributari penali - Recupero dei proventi del reato attraverso la confisca di valore - Inefficacia del sistema punitivo - Disparità di trattamento.
Nell'attuale sistema punitivo manca una previsione che consenta di poter ritenere la persona giuridica responsabile per gli illeciti penali tributari posti in essere nel suo interesse ed a suo vantaggio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Gli illeciti tributari non rientrano nel novero dei reati presupposto che, commessi da soggetti apicali subordinati della persona giuridica, nell'interesse e a vantaggio della stessa, danno luogo a responsabilità da reato dell'ente in base al decreto legislativo n. 231 del 2001, e che consentirebbe di ricorrere allo strumento della confisca per equivalente per l'ammontare del prezzo del profitto del reato sul patrimonio dell'ente collettivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La responsabilità degli enti per i reati tributari non può essere fatta derivare dalla responsabilità assegnata alle persone giuridiche nel diritto tributario, in quanto il sistema del diritto penale tributario deve essere letto ed interpretato nell'ambito del complessivo sistema del diritto penale e non può essere ritenuto un mero apparato sanzionatorio di disposizioni tributarie avente vita a sé stante ed avulso dal generale sistema punitivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Non appare ragionevole la scelta del legislatore italiano, il quale, con riferimento alla responsabilità della persona giuridica per gli illeciti penali tributari posti in essere nel suo interesse ed a suo vantaggio, ha differenziato il trattamento in base alla natura transnazionale o meno del reato, con la conseguenza che per le indagini su reati tributari compiute nell'ambito di fenomeni associativi a carattere transnazionale sarà possibile ravvisare una responsabilità della persona giuridica ed operare la confisca per equivalente dei beni della società coinvolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il sistema punitivo attuale nella materia di reati tributari, e soprattutto quello volto al recupero dei proventi del reato attraverso la confisca di valore, è inefficace ed evidenzia una disparità di trattamento in riferimento alla previsione della confisca non solo tra le persone fisiche e le persone giuridiche, ma tra le stesse persone giuridiche, a seconda che le stesse rappresentino una emanazione meramente strumentale degli autori del reato ovvero siano persone giuridiche di dimensione non modesta rispetto alle quali il contributo delle persone fisiche non può mutarne a tal punto la natura così che per queste ultime può ben parlarsi di una vera e propria impunità fiscale rispetto alle prime. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 10 January 2013, n. 1256.
Bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione: stato di insolvenza quale conseguenza della condotta e rilevanza del dolo.
Bancarotta fraudolenta - Bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione - Elemento essenziale del reato - Stato di insolvenza - Rapporto causale con la condotta dell'agente - Necessità - Elemento soggettivo di dolo - Necessità..
Nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, lo stato di insolvenza che dà luogo al fallimento costituisce elemento essenziale del reato, in qualità di evento dello stesso, e pertanto deve porsi in rapporto causale con la condotta dell'agente e deve essere altresì sorretto dall'elemento soggettivo di dolo. Cassazione penale, 06 December 2012, n. 47502.
Deduzione di costi o spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato e ius superveniens cui al decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16.
Imposte sui redditi – Redditi tassabili – Determinazione – Indeducibilità dei costi o delle spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato – Illegittimità costituzionale – Questione – Restituzione degli atti – Jus superveniens – Decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44..
Vanno restituiti gli atti ai giudici rimettenti in relazione alla questione di legittimità costituzionale del comma 4-bis dell’art. 14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), aggiunto dal comma 8 dell’art. 2 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), in forza del quale: «Nella determinazione dei redditi di cui all’articolo 6, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non sono ammessi in deduzione i costi o le spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato, fatto salvo l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti» (sollevata in riferimento agli artt. 3, 25, 27 e 97 della Costituzione). Infatti, successivamente all’ordinanza di rimessione, è intervenuto il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, il quale, all’art. 8, comma 1, ha disposto la sostituzione del comma censurato: il Legislatore, con la nuova formulazione del censurato comma 4-bis, da un lato, ha ridotto l’ambito dei componenti negativi connessi ad illeciti penali e non ammessi in deduzione nella determinazione dei redditi di cui all’art. 6, comma 1, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), limitandolo ai «costi e […] spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo» e, dall’altro, ha richiesto che, in relazione a tale delitto, «il pubblico ministero abbia esercitato l’azione penale o, comunque, […] il giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio ai sensi dell’articolo 424 del codice di procedura penale ovvero sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell’articolo 425 dello stesso codice fondata sulla sussistenza della causa di estinzione del reato prevista dall’articolo 157 del codice penale […]». A fronte di tale ius superveniens – il quale incide direttamente sulla norma censurata ed è applicabile retroattivamente, ove più favorevole –, spetta al giudice rimettente procedere ad una nuova valutazione della rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni sollevate e di conseguenza, deve essere disposta la restituzione degli atti al giudice a quo affinché proceda alla suddetta valutazione alla luce del nuovo quadro normativo (ex plurimis, ordinanze n. 24 del 2012, n. 326 e n. 311 del 2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 16 July 2012, n. 190.
Accesso abusivo ad un sistema informatico protetto commesso da parte di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico ufficio.
Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico - Abuso di qualità - Reato autonomo - Esclusione - Circostanza aggravante - Sussistenza
Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico - Soggetto autorizzato - Reato - Sussistenza - Condizioni.
La fattispecie di accesso abusivo ad un sistema informatico protetto commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di pubblico ufficio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio costituisce una circostanza aggravante del delitto previsto dall'art. 615 ter comma 1 c.p. e non un'ipotesi autonoma di reato. (massima ufficiale)
Integra il delitto previsto dall'art. 615 ter c.p. colui che, pur essendo abilitato, acceda o si mantenga in un sistema informatico o telematico protetto violando le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l'accesso, rimanendo invece irrilevanti, ai fini della sussistenza del reato, gli scopi e le finalità che abbiano soggettivamente motivato l'ingresso nel sistema. (massima ufficiale) Cassazione penale, 27 October 2011, n. .
Responsabilità da reato dell’ente e costituzione di parte civile.
Persona giuridica - Società - In genere - Responsabilità da reato degli enti - Procedimento - Costituzione di parte civile - Ammissibilità - Esclusione - Ragioni..
Nel processo instaurato per l'accertamento della responsabilità da reato dell'ente, non è ammissibile la costituzione di parte civile, atteso che l'istituto non è previsto dal D.Lgs. n. 231 del 2001 e l'omissione non rappresenta una lacuna normativa, ma corrisponde ad una consapevole scelta del legislatore. (massima ufficiale) Cassazione penale, 22 January 2011, n. 2251.
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