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Timestamp: 2020-08-14 07:28:04+00:00
Document Index: 185074855

Matched Legal Cases: ['art. 1490', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1490', 'art. 1491', 'art. 45', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 89', 'art. 192']

Newsletter n. 539 del 2 novembre 2017
Newsletter 539 del 2 novembre 2017
Regolamento edilizio unico, a che punto siamo?
RUP: pubblicate le linee guida Anac aggiornate dopo il decreto correttivo
Arrivano i voucher digitalizzazione Pmi per l’acquisto di hardware e software
Pubblicate le linee guida Anac sui motivi di esclusione dalle gare: allargato il campo degli illeciti professionali
Libretto impianto: tutto quello che occorre sapere sul libretto dell’impianto, efficienza energetica e rapporto di controllo. Software gratis e modello PDF editabile
La legge 90/2013 (di conversione del dl 63/2013) ha introdotto una serie modifiche al dlgs 192/2005, tra cui anche la definizione di impianto termico.
Ora rientrano negli impianti termici, oltre alle caldaie tipiche come quelle a metano, a GPL o le pompe di calore, anche tutte le stufe, i caminetti con una potenza ≥ 5kW.
Esempi di impianto termico
Secondo le nuove definizioni, sono considerati impianti termici:
per il riscaldamento ambientale più la produzione di acqua calda sanitaria o anche per la sola produzione di acqua calda sanitaria se al servizio di più utenze (impianti dotati di caldaie, pompe di calore per riscaldamento, fan-coil, aerotermi, radiatori, ecc.)
Esempi di impianti considerati non termici
Dall’entrata in vigore del dpr 412 del 1993 la normativa in materia di impianti termici attribuisce con chiarezza la responsabilità dell’impianto ad un unico soggetto: il responsabile dell’impianto termico.
Potenza (1) [kW]
energetica [anni]
P – Potenza termica utile nominale ; Pel – Potenza elettrica nominale
Modello PDF editabile libretto impianto e rapporto di controllo
In allegato a questo focus proponiamo il modello editabile in formato PDF del libretto impianto e del rapporto di controllo.
Software per la compilazione dell libretto impianto
E’ disponibile gratuitamente per un mese il software per la compilazione assistita del libretto impianto e dei rapporti di controllo.
Regolamento edilizio unico, il punto sull’adozione a livello regionale nel dossier Ance. A confronto le modalità di recepimento adottate da ciascuna Regione
Il 18 aprile 2017 era il termine entro il quale le Regioni avrebbero dovuto dare seguito all’Intesa del 20 ottobre 2016, emanando un atto di recepimento in cui sono stabilite le procedure per l’adeguamento comunale.
Entro il termine stabilito dalle Regioni nell’atto di recepimento, i Comuni adegueranno i propri Regolamenti per conformarli allo schema di Regolamento edilizio tipo e ai relativi allegati, come eventualmente specificati e integrati a livello regionale.
Sono 5 le Regioni che ad oggi hanno dato attuazione all’Intesa e recepito il regolamento edilizio unico:
Campania (DGR del 23 maggio 2107 n. 287)
Emilia Romagna (DGR 922/2017)
Lazio (DGR del 19 maggio 2017 n.243)
Liguria (DGR del 14 aprile 2017 n. 316)
Puglia (DGR dell’aprile 2017, n. 554 – DGR 4 maggio 2017 n. 648 e successivamente la legge 11/2017)
Il recente dossier Ance “Regolamento edilizio tipo” fa il punto della situazione sull’adozione a livello regionale delle nuove regole di recepimento del regolamento edilizio unico.
Gli interventi edilizi muniti di titolo edilizio efficace ed i piani urbanistici attuativi approvati alla data di pubblicazione della deliberazione (9 giugno 2017) potranno comunque essere realizzati in conformità al titolo medesimo.
Pubblicate le linee guida Anac sul RUP dopo l’aggiornamento del documento a seguito della pubblicazione del correttivo appalti
La pubblicazione del documento è avvenuta con deliberazione del Consiglio n. 1007 dell’11 ottobre 2017, a seguito del parere del Consiglio di Stato, che ha esercitato le proprie funzioni consultive in relazione al testo aggiornato delle suddette linee guida.
Il Mise (Ministero dello sviluppo economico) ha comunicato che dal 30 gennaio 2018 sarà possibile presentare le domande per il voucher digitalizzazione Pmi a fondo perduto per l’acquisto di hardware, software e servizi specialistici.
Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della delibera CIPE del 10 luglio 2017, n. 47 è stata completata e ripartita su base regionale la dotazione finanziaria del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 – voucher per la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese (articolo 6 del decreto-legge n. 145/2013, convertito dalla legge n. 9/2014).
La somma, 100 milioni di euro, a valere sul Programma operativo nazionale della prossima programmazione 2014-2020, è ripartita tra le Regioni in misura proporzionale al numero delle imprese registrate presso le camere di commercio operanti nelle singole Regioni.
Voucher digitalizzazione Pmi, cos’è
Il voucher digitalizzazione Pmi è una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un voucher, di importo non superiore a 10.000 euro.
Il voucher deve essere utilizzato esclusivamente per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che siano in grado di:
Le risorse finanziarie disponibili per la concessione del voucher per il sostegno di progetti di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico sono pari a 100 milioni di euro.
Le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni sono state definite dal decreto direttoriale 24 ottobre 2017, in allegato.
In particolare, le domande potranno essere presentate dalle imprese, esclusivamente tramite la procedura informatica, dal 30 gennaio 2018 al 9 febbraio 2018.
Ai fini dell’assegnazione definitiva e dell’erogazione del contributo, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione deve presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.
In allegato il decreto 24 settembre 2017 contenente il modello di domanda per l’assegnazione e per l’erogazione del voucher.
Poco dopo l’acquisto di un appartamento, ricompreso in un fabbricato risalente agli anni ’60, l’acquirente riscontrava l’esistenza di vizi inizialmente non presenti.
In particolare si erano verificate le seguenti problematiche:
distacco, presumibilmente per infiltrazioni d’acqua, di una parte della copertura del fabbricato
consistenti infiltrazioni di umidità nei muri dell’appartamento
L’acquirente, invocando la garanzia di vendita prevista dall’art. 1490 cc, citava in giudizio il venditore chiedendo la restituzione di parte del prezzo di acquisto, nella misura necessaria all’esecuzione dei lavori occorrenti per eliminare i vizi.
Secondo l’articolo 1490 cc “il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto, se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa”.
Il venditore si era difeso dalla accuse dichiarando che l’immobile, più volte visionato dall’acquirente prima dell’acquisito, si trovava in precario stato di manutenzione e che il prezzo era stato pattuito tenendo conto di tali condizioni.
Il Tribunale di Pisa accoglieva la domanda di parte attrice e, accertata l’esistenza dei vizi dedotti, condannava il convenuto a pagare in favore dell’acquirente la somma necessaria per i lavori di manutenzione.
Il venditore ricorreva dunque in appello.
Il giudice d’appello ribaltava la sentenza di primo grado, accogliendo il ricorso del venditore dell’appartamento, ritenendo che quando si è “in presenza di carenze del fabbricato riconducibili alla vetustà oppure a criteri di costruzioni propri di altra epoca ad oggi superati, non si può parlare di vizio occulto, bensì di caratteristiche non positive dell’immobile che influiscono solo sul suo valore commerciale”.
Inoltre, “colui che acquista un immobile di non recente costruzione ha l’onere di verificare con cura le condizioni di manutenzione, se del caso interpellando l’amministratore del Condominio al fine di conoscere quali interventi manutentivi siano stati effettuati“.
Per la Corte, trattandosi di un fabbricato risalente agli anni ’60 con caratteristiche costruttive non propriamente eccellenti, è lecito immaginare che prima o poi potevano rendersi necessari interventi al tetto, come alle altre parti del fabbricato.
L’acquirente presentava dunque ricorso in Cassazione.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 24343/2017, si esprime sul ricorso presentato dall’acquirente.
Il ricorrente invoca di nuovo la garanzia di vendita essendo i vizi in esame idonei a ridurre il valore della cosa venduta, in quanto i difetti e le imperfezioni non erano conosciuti né facilmente conoscibili, derivati dalla mancata o inadeguata manutenzione del bene venduto.
Per la Corte di Cassazione, in caso di vendita di un bene appartenente ad un edificio condominiale di costruzione risalente nel tempo, i difetti materiali conseguenti al concreto ed accertato stato di vetustà ovvero alla risalenza nel tempo delle tecniche costruttive utilizzate, non integrano un vizio rilevante ai fini previsti dall’art. 1490 cc.
La garanzia in esame, infatti, è esclusa tutte le volte in cui, a norma dell’art. 1491 c.c., il vizio era facilmente riconoscibile, salvo che, in quest’ultimo caso, il venditore non abbia dichiarato che la cosa era immune da vizi.
Pertanto gli ermellini, confermando le motivazioni di appello, rigettano il ricorso presentato dall’acquirente.
Un ente indiceva una gara di appalto per l’aggiudicazione del servizio di supporto alle attività fiscali dell’ASL.
Nel disciplinare di gara si limitava la partecipazione alla gara ai soli tecnici aventi i requisiti di idoneità professionale, tecnico-professionale previsti all’art. 45 del d.lgs. n. 50/2016.
Si stabiliva che l’ammissione alla partecipazione alla gara d’appalto fosse subordinata all’iscrizione di tutti i soci allo stesso albo professionale, in particolare: “l’operatore economico, al fine della partecipazione alla presente procedura di gara…deve dimostrare di avere: iscrizione albo commercialisti per tutti i soci“.
Una società, operante nel settore della fiscalità, ricorreva al Tar Toscana contro tale disposizione in quanto i propri soci non erano tutti iscritti allo stesso albo, chiedendo la sospensione e quindi l’annullamento del bando.
Il Tar Toscana si esprime, con la sentenza n. 1267/2017, sul ricorso presentato dalla società.
La ricorrente deduce la violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità e dei principi di libera concorrenza e non discriminazione, come codificate dall’art. 30 del nuovo Codice appalti.
Il giudice amministrativo ritiene ragionevole e non sproporzionata la richiesta dell’ente, ai fini della qualificazione, del possesso del requisito di iscrizione all’albo per uno o più soci delle società tra professionisti che concorrono alla gara.
Allo stesso modo non può essere consentita la richiesta che “tutti” i soci debbano possedere l’iscrizione allo stesso albo (in questo caso dei commercialisti).
Il collegio ricorda inoltre che nelle gare pubbliche il ricorso all’avvalimento (la possibilità, riconosciuta a qualunque operatore economico, singolo o in raggruppamento, di soddisfare la richiesta relativa al possesso dei requisiti necessari per partecipare ad una procedura di gara) è in linea di principio legittimo. In tal senso l’art. 89 del dlgs 50/2017 non pone alcuna limitazione, se non per i requisiti strettamente personali di carattere generale (c.d. requisiti di idoneità morale), riguardando invece la mera e soggettiva idoneità professionale del concorrente – quindi non dell’impresa ma dell’imprenditore – a partecipare alla gara d’appalto e ad essere quindi contraente con la pubblica amministrazione.
Pertanto il Tar Toscana accoglie il ricorso presentato dalla società.
In definitiva per la partecipazione alle gare d’appalto non è obbligatorio che tutti i soci siano iscritti allo stesso albo.
In molti Comuni italiani è presente sia il rischio simico che idrogeologico (rischio di frana e di alluvione); se contestuali, tali rischi amplificano esponenzialmente le conseguenze che possono diventare catastrofiche per la popolazione.
Nella ricerca del Creme e Cnappc “Lo stato del territorio italiano, tra rischio sismico, idrogeologico, e consumo di suolo” per la prima volta vengono analizzati gli effetti combinati dei rischi sul territorio nazionale.
Il documento evidenzia come i Comuni a rischio alto e medio-alto siano caratterizzati dalla compresenza dei 3 elementi di rischio naturale.
L’obiettivo della pubblicazione è quello di individuare in quali Comuni si concentrano i pericoli di origine naturale, valutando il rischio in funzione della popolazione esposta.
In particolare sono stati considerati i seguenti elementi:
il peso della superficie comunale esposta al rischio idrogeologico
la quota di suolo impermeabilizzato
la classificazione sismica comunale
il numero di eventi di dissesto che si sono verificati nell’ultimo secolo nei comuni
la popolazione esposta al pericolo sismico, di frana e di alluvione
Sintesi del rapporto Cresme/Cnappc
Dai risultati delle analisi svolte, si ha che i Comuni più esposti al rischio si trovano:
Sono, infatti, Comuni interessati sia da una elevata sismicità (tutti i comuni rientrano nella zona sismica 1 o 2), sia da problemi di dissesto idrogeologico (ampie aree comunali sono a rischio elevato di frana o di alluvione e nelle quali insistono attività economiche o abitazioni).
Tra i Comuni con più elevato rischio emergono le seguenti città, e solo per citare le principali:
Tutte le città sono in zona sismica 1 o 2; in media la superficie ad elevato rischio di frana rappresenta il 5,4% della superficie comunale e quella ad elevato rischio di alluvione è pari all’8,5%.
Comuni a rischio alto e medio alto
Dallo studio emerge che in Italia il 27% dei Comuni ha un rischio naturale alto o medio alto (pari a 2.132 comuni), i quali hanno una superficie territoriale complessiva di quasi 95.000 kmq (pari al 31% del totale del territorio nazionale) e una popolazione 19,8 milioni di abitanti (pari al 34%).
I comuni a rischio alto sono 442, interessano quasi 18.000 kmq 5,9% della superficie nazionale e sono abitati da 8,2 milioni di abitanti, il 13,7% della popolazione italiana.
I comuni a rischio medio-alto sono 1690, interessano quasi 77.000 kmq ( il 25% del territorio nazionale) e sono abitati da 11,6 milioni di persone.
DVB-T2 è un’abbreviazione che sta per “Digital Video Broadcasting — Second Generation Terrestrial”; si tratta dell’esensione della standard DVB-T, rilasciata dal consorzio DVB, per la trasmissione televisiva digitale terrestre. Il DVB è stato standardizzato da ETSI. Il sistema trasmette contenuti digitali di vario genere (audio, video, etc.) utilizzando la modfulazione ODFM. Il maggiore bit-rate offerto permette, rispetto al suo predecessore, di trasmettere segnali in HDTV sui canali tv.
Pubblicate le linee guida Anac n. 6 – motivi di esclusione dalle gare – dopo l’aggiornamento post-correttivo: allargato il campo degli illeciti professionali
La pubblicazione del documento è avvenuta con deliberazione n. 1008 dell’11 ottobre 2017, a seguito del parere del Consiglio di Stato, che ha esercitato le proprie funzioni consultive in relazione al testo aggiornato delle suddette linee guida.
5 Porden. 71,86 31 Milano 56,84 57 Livorno 49,33 83 Ragusa 41,01
6 Belluno 71,68 32 Ancona 56,44 58 Lecco 48,93 84 Alessan. 40,17
17 LaSpezia 61,01 43 Avellino 52,89 69 Pavia 45,68 95 Caserta 34,56
21 Venezia 59,41 47 L’ Aquila 52,21 73 Campob. 44,52 99 Frosinone 31,03
26 Bergamo 57,31 52 Cagliari 50,87 78 Caltanis. 42,93 104 Enna 22,74
L’Anac ha reso noto (comunicato del 25 ottobre 2017) che il termine per la presentazione della domanda di iscrizione all’Elenco delle amministrazioni aggiudicartici e degli enti aggiudicatori per affidamenti diretti in house, slitta al 30 novembre 2017.
Al fine di assicurare la pubblicità e la trasparenza, l’Anac è tenuta ad istituire l’Elenco delle amministrazioni e degli enti che operano mediante affidamenti diretti (art. 192 del nuovo Codice appalti dlgs 50/2016).
Pertanto, con determinazione n. 951/2017 l’Anac ha adottato le linee guida per l’iscrizione nell’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie società in house.
I soggetti legittimati dovranno presentare all’Anac domanda d’iscrizione dal 30 novembre (in precedenza il termine era fissato al 30 ottobre 2017); da tale momento la presentazione della domanda costituirà presupposto legittimante l’affidamento in house.
Rottamazione cartelle 2017, fissata al 30 novembre la scadenza di pagamento per le rate di luglio e settembre 2017. Dalle Entrate le novità introdotte dal dl 148/2017
Il dl 148/2017 ha previsto, infatti, la possibilità per i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata di pagare entro il 30 novembre 2017 gli importi scaduti (senza ulteriori addebiti), ossia:
Il 30 novembre scade anche la terza rata, se prevista dal piano.
I contribuenti che aderiscono dovranno pagare l’importo residuo del debito senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora, inviando la richiesta entro il 15 maggio 2018 attraverso il modello DA-2017
disponibile sul portale o presso gli sportelli dell’Agenzia.
Proroga novembre 2017
Il decreto 148/2017 consente ai contribuenti che hanno aderito alla “prima definizione agevolata”, ma non hanno pagato la prima (o unica) rata di luglio né quella prevista a settembre 2017, di mettersi in regola e non perdere quindi, i benefici previsti dalla definizione agevolata. Sarà sufficiente pagare quanto previsto entro il prossimo 30 novembre, senza oneri aggiuntivi e senza comunicazioni all’Agenzia.