Source: https://www.laleggepertutti.it/253500_case-di-abitazione-pignoramento-asta-e-clausole-abusive
Timestamp: 2019-03-19 20:01:37+00:00
Document Index: 103632204

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 34', 'art. 1419', 'art. 7', 'sentenza ']

Case di abitazione, pignoramento, asta e clausole abusive
Tempo fa ho ricevuto dalla banca un prestito personale garantito da ipoteca sulla casa di mia proprietà. Ho interrotto i pagamenti delle rate ed è seguito il pignoramento e la vendita all’asta della casa prima e unica dove abito. L’asta è ancora in corso. È possibile il ricorso in opposizione invocando la sentenza della CEDU n.C-34/13 del 10/9/2014 (clausole abusive)?
La direttiva 93/13, richiamata dalla CEDU nella sentenza, nel descrivere la natura abusiva di una clausola contrattuale, dispone che: “(…) il carattere abusivo di una clausola contrattuale è valutato tenendo conto della natura dei beni o servizi oggetto del contratto e facendo riferimento, al momento di conclusione del contratto, a tutte le circostanze che accompagnano detta conclusione e a tutte le altre clausole del contratto o di un altro contratto da cui esso dipende”; inoltre l’art. 6 precisa che gli Stati membri prevedono che le clausole abusive contenute in un contratto stipulato fra un consumatore ed un professionista non vincolano il consumatore, alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali…”.
Ora, al di là delle specifiche indicazioni di legge in ordine alla abusività o vessatorietà di determinate clausole, dalla normativa europea e dal dettato dell’art. 34 del Codice del consumo, emerge che le clausole abusive costituiscono una categoria aperta, non preventivamente determinata e determinabile dal legislatore, con la conseguenza che il consumatore potrà comunque, ai fini dell’applicazione della relativa tutela, provare che una clausola non legislativamente tipizzata produca in concreto un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto stipulato.
In questo caso sarà il giudice nazionale a compiere un intervento positivo ed esterno a quanto stabilito nel contratto, con conseguente dichiarazione di nullità della stessa clausola (art. 1419 c.c. e nullità di protezione).
Con riguardo al tema specifico delle case di abitazione, la Corte europea riconosce una significativa rilevanza al bene immobile utilizzato come abitazione personale da parte di ciascun soggetto; rilevanza non limitata alla sola normativa specifica posta a tutela del consumatore ma di carattere generale, poiché espressione di un diritto fondamentale garantito dall’art. 7 della Carta europea dei diritti dell’uomo che prevede: “ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle sue comunicazioni”.
Il caso trattato dalla giurisprudenza dal lettore richiamata concerneva la presunta natura abusiva di un contratto di credito al consumo stipulato da un consumatore slovacco con una società finanziaria, a garanzia del quale il consumatore offriva la propria casa di abitazione e acconsentiva alla proposizione, da parte del creditore, di una procedura di esecuzione forzata stragiudiziale, senza alcuna preventiva verifica da parte di un organo giurisdizionale.
Sul punto, è abbastanza trasparente l’abusività della clausola in oggetto, che eliminava la tutela giudiziale in capo al consumatore, parte debole del contratto.
Ed infatti, in considerazione della rilevanza del bene protetto, la Corte ha affermato che la normativa europea posta a tutela del consumatore non osta ad una normativa nazionale che consenta il recupero del credito mediante una procedura esecutiva nei confronti del bene immobile adibito ad abitazione del debitore, purché questa normativa non sia in contrasto con i principi di equivalenza ed effettività.
Tanto premesso, nel caso di specie occorrerebbe valutare quale sia la clausola da considerare abusiva, al fine di valutare se tale vessatorietà sia da considerare causa di nullità del contratto, sia con riguardo alla sostanza, che alla procedura seguita dalla Banca.
Sarà, poi, il giudice nazionale a dover verificare, in concreto e caso per caso, che il diritto di abitazione sia effettivamente violato da quel contratto.
In particolare, con riguardo al riconoscimento della natura abusiva di una clausola contrattuale che consenta al creditore di procedere in via esecutiva nei confronti del bene immobile adibito ad abitazione del consumatore, i Giudici europei affermano l’obbligo di un preventivo controllo giurisdizionale della clausola contrattuale suddetta a tutela del consumatore e del suo diritto fondamentale all’abitazione.
Tuttavia, come anticipato, nel caso trattato dalla Corte di Giustizia UE, la questione era diversa perché riguardava la possibilità di eseguire il pignoramento senza passare dal Giudice e, quindi, in difetto di un organo, terzo e imparziale, che potesse tutelare le ragioni del consumatore, parte debole del contratto.
Diversamente, il fatto che sia stato eseguito un pignoramento immobiliare, in rispetto della normativa di legge prevista dal codice di procedura e dalle leggi speciali, non potrà di per sé inficiare lo regolare svolgimento della procedura esecutiva, a meno che non si accerti l’abusività di una clausola contenuta all’interno del contratto bancario, alla stessa stregua di quella oggetto della sentenza della Corte UE, o che intervenga una legge nazionale a vietarne in modo esplicito quel tipo di esecuzione (un po’ come avvenne con l’intervento del legislatore sull’impignorabilità della c.d. “prima casa” limitatamente ai procedimenti esecutivi instaurati dagli agenti di riscossione, oggi vietati).
Purtroppo, attualmente nulla è previsto in tema di impignorabilità di prime case, conseguenti a contratti intervenuti tra consumatore e istituti bancari.
Alla luce di tutto quanto detto, il fatto che si sia proceduti all’esecuzione immobiliare della casa del lettore non inficia la regolarità dell’operato della Banca.
Occorrerà, infatti, valutare il contratto bancario di mutuo al fine di verificare l’abusività delle clausole contrattuali e così verificare, compatibilmente con le decadenze processuali imposte dalla legge, se sia possibile un’eventuale opposizione al fine di bloccare, anche in via provvisoria e urgente, l’esecuzione del procedimento esecutivo immobiliare avente ad oggetto la casa di abitazione del lettore.