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Timestamp: 2019-03-22 14:55:58+00:00
Document Index: 97517307

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 358', 'art. 357', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 270', 'art. 280', 'art. 280', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 583', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 185', 'art. 185', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 300', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 24', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 24']

Spencer Stuart Italia S.r.l. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N PDF
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Baldo Riva
1 Spencer Stuart Italia S.r.l. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231 Pag. 1 di /06/2009
2 INDICE DEFINIZIONI...5 PREMESSA...8 PARTE GENERALE IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/ Caratteristiche fondamentali ed ambito di applicazione Il Modello organizzativo come forma di esonero dalla responsabilità L apparato sanzionatorio Le Linee Guida di Confindustria L APPROCCIO METODOLOGICO ADOTTATO La scelta della Società Il processo di redazione e implementazione del Modello Approccio metodologico generale Esclusione di alcuni reati non applicabili alla realtà Spencer Stuart Approccio metodologico specifico in materia di sicurezza Stesura del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO Finalità del Modello Le componenti del Modello di organizzazione, gestione e controllo Sistema di principi etici e regole di comportamento Sistema organizzativo Sistema autorizzativo Sistema di controllo Sistema di formazione del personale Destinatari del Modello Adozione, modifiche e integrazioni del Modello Diffusione del Modello ORGANISMO DI VIGILANZA Identificazione dell OdV Modalità di nomina dell OdV e durata in carica Cause di ineleggibilità, motivi e poteri di revoca Funzioni dell OdV Obblighi di informazione verso l Organismo di Vigilanza Reporting dell OdV Conservazione delle informazioni SISTEMA DISCIPLINARE Violazioni del Modello Misure nei confronti dei dipendenti Violazioni del Modello da parte dei dirigenti e relative misure Misure nei confronti dei membri dell Organo Dirigente, del Collegio Sindacale, dei membri dell OdV e dei Consultant Misure nei confronti dei collaboratori a progetto e dei lavoratori interinali coinvolti nei Processi Sensibili, dei Consulenti esterni, dei Fornitori...52 PARTE SPECIALE CARATTERISTICHE PARTE SPECIALE Struttura e funzione della Parte Speciale...54 Pag. 2 di /06/2009
3 6.2 Reati e Processi Sensibili applicabili alla realtà Spencer Stuart REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Fattispecie di reato contro la Pubblica Amministrazione Processi Sensibili Negoziazione/stipula/esecuzione di contratti/convenzioni con soggetti pubblici nell'ambito di procedure ad evidenza pubblica (gare)/negoziazione/stipula/esecuzione di contratti/convenzioni con soggetti pubblici nell'ambito di procedure negoziate (affidamento diretto o trattativa privata) Gestione di trattamenti previdenziali di personale e/o gestione dei relativi accertamenti/ispezioni Gestione dei rapporti con i soggetti pubblici inerenti la sicurezza e salute sul lavoro Gestione dei rapporti con organismi di vigilanza relativi allo svolgimento di attività regolata dalla legge Gestione dei rapporti con l Amministrazione Finanziaria Gestione del contenzioso Organizzazione e gestione di iniziative promozionali nei confronti o presso la pubblica amministrazione Selezione-assunzione/gestione delle risorse umane Approvvigionamento di beni e servizi (negoziazione, emissione ordini di acquisto, stipula contratti/accordi di fornitura); Assegnazione e gestione, anche indiretta, di incarichi di consulenze esterne Gestione dei flussi finanziari (processi di pagamento e incassi) Gestione note spese e relativi rimborsi Dazione o ricezione di omaggi, donazioni, liberalità, sponsorizzazioni Compiti dell Organismo di Vigilanza REATI SOCIETARI Le fattispecie di reato societario Processi Sensibili Predisposizione delle comunicazioni ai soci e/o al mercato relative alla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società Operazioni relative al Capitale Sociale e predisposizione dei prospetti informativi Compiti dell Organismo di Vigilanza REATI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO ED IMPIEGO DI DENARO, BENI ED UTILITÀ DI PROVENIENZA ILLECITA Le fattispecie di reati di ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni ed utilità di provenienza illecita Processi sensibili Approvvigionamento di beni e servizi (negoziazione, emissione ordini di acquisto, stipula contratti/accordi di fornitura); Assegnazione e gestione, anche indiretta, di incarichi di consulenze esterne Gestione dei flussi finanziari (processi di pagamento e incassi) Gestione note spese e relativi rimborsi Dazione o ricezione di omaggi, donazioni, liberalità, sponsorizzazioni Negoziazione/Stipula/esecuzione di contratti/accordi attivi con soggetti privati Compiti dell Organismo di Vigilanza Pag. 3 di /06/2009
4 10. REATI IN TEMA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO Le fattispecie di reati in tema di salute e sicurezza sul lavoro Processo di gestione dei rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro Regole di condotta generali Principi di controllo e prescrizioni specifiche applicabili alla gestione dei rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro Compiti dell Organismo di Vigilanza Pag. 4 di /06/2009
5 DEFINIZIONI CCNL Codice Etico Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del 24 luglio 2004 per i dipendenti del Commercio, dei Servizi e del Terziario. si intende il documento Our Values, Commandments and Code of Conduct (c.d. The red book ), adottato dal Gruppo Spencer Stuart a livello internazionale e che Spencer Stuart Italia S.r.l. ha recepito all interno della propria organizzazione. In tale documento sono in particolare enunciati i principi di comportamento e di condotta che devono guidare l attività di Spencer Stuart nella conduzione del proprio business. Tali principi sono integrati dalle policy e procedure vigenti a livello globale e a livello locale. Consulenti esterni Consultants Spencer Stuart (di seguito Consultant ) Decreto Delega Destinatari soggetti non dipendenti della Società che agiscono in nome e/o per conto di Spencer Stuart Italia S.r.l. sulla base di un mandato o di un altro rapporto di collaborazione professionale. soggetti ai quali è affidato lo sviluppo e la gestione delle opportunità commerciali della Società nonché la responsabilità per l esecuzione degli incarichi. Per una descrizione più dettagliata dei ruoli e delle responsabilità dei Consultant, si veda l apposita Job Description. il Decreto Legislativo n. 231 dell 8 giugno l atto interno di attribuzione di funzioni e compiti nell ambito dell organizzazione aziendale. tutti i soggetti cui è rivolto il Modello e, in particolare: gli organi societari ed i loro componenti, i dipendenti, i Consultant di Pag. 5 di /06/2009
6 Spencer Stuart Italia S.r.l., i Fornitori coinvolti nelle aree a rischio/processi Sensibili, i Consulenti esterni, i collaboratori a progetto e i lavoratori interinali coinvolti nei Processi Sensibili, nonché i membri dell Organismo di Vigilanza, in quanto non appartenenti alle categorie summenzionate. Fornitori Modello i fornitori di beni (merci e materiali per la produzione) e servizi (escluse le consulenze), di cui la Società si avvale nell ambito dei Processi Sensibili. il modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal Decreto. OdV l organismo di vigilanza previsto dal Decreto. Operazione Sensibile Organo Dirigente Processo Sensibile Process Owner insieme di attività di particolare rilevanza svolte da Spencer Stuart Italia S.r.l. nei Processi Sensibili. Consiglio d Amministrazione di Spencer Stuart Italia S.r.l. l insieme di attività ed operazioni aziendali organizzate al fine di perseguire un determinato scopo o gestire un determinato ambito aziendale di Spencer Stuart Italia S.r.l., in aree potenzialmente a rischio di commissione di uno o più reati previsti dal Decreto, così come elencate nella Parte Speciale del Modello, indicate anche genericamente e complessivamente come area/e a rischio. il soggetto che per posizione organizzativa ricoperta o per le attività svolte è maggiormente coinvolto nel Processo Sensibile di riferimento o ne ha maggiore visibilità. Procura l atto unilaterale con cui la società attribuisce dei poteri di rappresentanza nei confronti dei terzi. Pag. 6 di /06/2009
7 Reati le fattispecie di reato considerate dal Decreto. ROS Responsabile dell Operazione Sensibile: soggetto che gestisce le Operazioni Sensibili e ne costituisce il referente. Service Level Agreement contratto infragruppo che definisce i contenuti e le condizioni del servizio tra Spencer Stuart Italia S.r.l. e le Società del Gruppo. Società Spencer Stuart Italia S.r.l., CF e numero di iscrizione al Registro delle Imprese (MI) , REA n , con sede legale in Milano, Via Visconti di Modrone n. 12. Pag. 7 di /06/2009
8 PREMESSA L oggetto sociale di Spencer Stuart Italia S.r.l. è la ricerca e selezione di Executives e la fornitura di consulenza e di ricerche di mercato nell ambito della selezione del personale direttivo. Le società clienti di Spencer Stuart Italia S.r.l. sono imprese multinazionali e di medie e grandi dimensioni, organizzazioni non-profit, società partecipate dallo stato e la Pubblica Amministrazione. La Società appartiene al gruppo internazionale Spencer Stuart che opera in oltre 50 uffici in 27 paesi. La Società è controllata da Spencer Stuart B.V. e Spencer Stuart Inc. I Consultant di Spencer Stuart Italia S.r.l., ai quali è affidata la gestione del business operativo, lo sviluppo delle opportunità commerciali e la gestione dei rapporti con il cliente, sono generalmente anche membri del Consiglio di Amministrazione di Spencer Stuart Italia S.r.l.. Nel 2008, Spencer Stuart Italia S.r.l. ha condotto un risk assessment con riferimento alle aree aziendali a potenziale rischio di commissione dei reati ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n All esito della suddetta attività di risk assessment, la Società ha conseguentemente provveduto a redigere il proprio Modello di organizzazione, gestione e controllo. Il Consiglio di Amministrazione di Spencer Stuart Italia S.r.l. (di seguito anche la Società o Spencer Stuart ), nella riunione del 30 giugno 2009, ha approvato il Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231, recante la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell art. 11 della legge 29 settembre 2000, n Successivamente all adozione del Modello, il Consiglio di Amministrazione provvederà a nominare uno specifico organismo, denominato Organismo di Vigilanza, al quale verranno conferiti i compiti di vigilanza e controllo previsti dal Decreto medesimo. Il presente Modello si struttura in una Parte Generale e in una Parte Speciale. Nella Parte Generale sono riportati brevemente i contenuti del Decreto, sono definiti l Organismo di Vigilanza, le funzioni ed i poteri ad esso attribuiti e delineato il relativo flusso informativo, è riportato la struttura del Modello e il Sistema Disciplinare adottato dalla Società. Nella Parte Speciale sono descritti i Processi Sensibili e il sistema di controlli e principi previsti dalla Società onde prevenire il rischio di commissione dei reati contemplati dal Decreto. Parte integrante del Modello sono considerati gli Allegati di volta in volta richiamati nel testo del documento stesso. Pag. 8 di /06/2009
9 PARTE GENERALE Pag. 9 di /06/2009
10 PARTE GENERALE 1. IL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/ Caratteristiche fondamentali ed ambito di applicazione. Con l entrata in vigore del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è stata introdotta nel nostro ordinamento una responsabilità in sede penale (formalmente qualificata come responsabilità amministrativa ) degli enti. Il Legislatore italiano si è in questo modo conformato ad una serie di provvedimenti comunitari ed internazionali che richiedevano una maggiore responsabilità degli enti che fossero coinvolti nella commissione di alcuni tipi di illeciti aventi rilevanza penale. La normativa in questione prevede una responsabilità degli enti che si aggiunge a quella delle persone fisiche che hanno materialmente realizzato l illecito e che sorge qualora determinati reati siano commessi nell interesse o a vantaggio dell ente, in Italia o all estero, da parte di: persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione della società, o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da parte di persone che esercitano anche di fatto la gestione e il controllo (i c.d. soggetti apicali); persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei predetti soggetti apicali. I Destinatari della normativa sono ai sensi del Decreto: gli enti forniti di personalità giuridica e le società e associazioni anche prive di personalità giuridica. Sono espressamente sottratti all ambito di validità del Decreto: lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici, nonché gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Il Decreto si applica in relazione sia a reati commessi in Italia sia a quelli commessi all estero, purché l ente abbia nel territorio dello Stato Italiano la sede principale e nei confronti dello stesso non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il reato. Per quel che concerne i reati per la commissione dei quali è prevista una responsabilità degli enti, il Decreto prende in considerazione reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, i reati societari, i reati di falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, i delitti commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine Pag. 10 di /06/2009
11 democratico, i reati contro la personalità individuale, i reati di insider trading (abuso di informazioni privilegiate) e di market manipulation (manipolazione del mercato), i reati transnazionali disciplinati dalla Legge n. 146/2006, i delitti di omicidio colposo e lesioni personali colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, i delitti di riciclaggio, ricettazione ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché i reati informatici. Più in particolare, il Decreto, nel suo testo originario, si riferiva esclusivamente ad una serie di reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, e precisamente ai reati di: indebita percezione di contributi, finanziamenti o altre erogazioni da parte dello Stato o di altro ente pubblico; malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico; truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico; truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche; frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico; corruzione per un atto d ufficio; corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio; corruzione in atti giudiziari; corruzione di persona incaricata di pubblico servizio; concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri; istigazione alla corruzione; concussione. A tal proposito, si specifica che per Incaricato di Pubblico Servizio si intende, ai sensi dell art. 358 c.p., colui che a qualunque titolo presta un pubblico servizio, definito, quest ultimo, come un attività disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi, ma caratterizzata dalla mancanza di poteri autoritativi e certificativi. Per Pubblico Ufficiale, invece, si intende, ai sensi dell art. 357 c.p., colui che esercita una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. E pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della Pubblica Amministrazione, o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi. Successivamente, l art. 6 della Legge 23 novembre 2001 n. 409, recante Disposizioni urgenti in vista dell introduzione dell euro, ha inserito nell ambito del Decreto l art. 25-bis, che mira a punire i reati di falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, ed in particolare i reati di: Pag. 11 di /06/2009
12 falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate; alterazione di monete; spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate; spendita di monete falsificate ricevute in buona fede; contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo; falsificazione dei valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati; uso di valori di bollo contraffatti o alterati; fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, valori di bollo o carta filigranata. Successivamente, l art. 3 del Decreto Legislativo 11 aprile 2002 n. 61, in vigore dal 16 aprile 2002, nell ambito della riforma del diritto societario ha introdotto il nuovo art. 25-ter del Decreto, poi modificato dalla Legge 28 Dicembre 2005, n. 262, estendendo il regime di responsabilità amministrativa degli enti anche ai c.d. reati societari; più precisamente la responsabilità è stata estesa ai reati di: false comunicazioni sociali; false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori; falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione; impedito controllo; indebita restituzione dei conferimenti; illegale ripartizione degli utili e delle riserve; illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante; operazioni in pregiudizio dei creditori; formazione fittizia del capitale; indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori; illecita influenza sull assemblea; aggiotaggio; ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza; omessa comunicazione del conflitto di interessi (introdotto dalla Legge n. 262/2005). L art. 25 quater, inserito nel corpus originario del Decreto dall art. 3 della Legge 14 gennaio 2003, n. 7 (Ratifica della Convenzione internazionale contro il finanziamento del terrorismo), ha esteso la responsabilità amministrativa degli enti ai delitti con finalità di terrorismo e di eversione dell ordine democratico previsti dal codice penale e dalle leggi speciali e ai Pag. 12 di /06/2009
13 delitti violanti le prescrizioni contenute nella Convenzione summenzionata. Vengono elencati a titolo esemplificativo, ancorché non esaustivo: promozione, costituzione, organizzazione o direzione di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell ordine democratico; assistenza agli associati (art. 270-ter c.p.); attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280 c.p.); atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280-bis c.p.). L art. 25 quater.1, inserito nel corpus originario del Decreto dall art. 3 della Legge 9 gennaio 2006, n. 7 (Disposizioni concernenti la prevenzione ed il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile), ha esteso la responsabilità amministrativa degli enti al delitto di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili di cui all art. 583-bis c.p.. L art. 25 quinquies, inserito nel corpus originario del Decreto dall art. 5 della Legge 228 dell 11 agosto 2003 e modificato dalla Legge 6 febbraio 2006, n. 38 (Misure contro la tratta di persone), ha ulteriormente esteso la responsabilità amministrativa degli enti ai delitti contro la personalità individuale, quali: riduzione in schiavitù; tratta e commercio di schiavi; alienazione e acquisto di schiavi; prostituzione minorile; pornografia minorile; detenzione di materiale pornografico minorile; iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile. L art. 25 sexies, inserito nel corpus originario del Decreto dall articolo 9, comma 3 della Legge 18 aprile 2005 n. 62 (Recepimento della direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, relativa all'abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato - abusi di mercato - e delle direttive della Commissione di attuazione 2003/124/CE, 2003/125/CE e 2004/72/CE) ha ulteriormente esteso la responsabilità amministrativa degli enti ai delitti di abusi di mercato: abuso di informazioni privilegiate; manipolazione del mercato. La medesima Legge n. 62 del 2005 ha previsto, inoltre, all art quinquies Testo unico della finanza, una nuova forma di responsabilità dell Ente conseguente alla commissione nel suo interesse o vantaggio (non di reati ma) degli illeciti amministrativi di: Pag. 13 di /06/2009
14 abuso di informazioni privilegiate (art. 185-bis Testo unico della finanza); manipolazione del mercato (art. 185-ter Testo unico della finanza). L art. 10 della Legge 16 marzo 2006, n non espressamente richiamata dal Decreto - come successivamente modificata, ha previsto la responsabilità amministrativa degli Enti in relazione ad una serie di reati a carattere transnazionale ai sensi dell art. 3 della predetta Legge (associazione per delinquere, associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri,,induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all Autorità Giudiziaria, favoreggiamento personale, procurato ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano o di altro Stato del quale la persona non sia cittadina e favoreggiamento della permanenza illegale). Si considera reato transnazionale il reato punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, nonché: a) sia commesso in più di uno Stato; b) ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato; c) ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; d) ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato. Inoltre, la Legge 3 agosto 2007 n.123 ha introdotto nel Decreto l art. 25 septies, successivamente riformulato dall art. 300 del D.Lgs. 9 Aprile 2008, n. 81; il suddetto art. 25 septies stabilisce un ulteriore estensione della responsabilità amministrativa degli Enti in relazione ai delitti di: omicidio colposo commesso con violazione dell'articolo 55, comma 2, del decreto legislativo attuativo della delega di cui alla legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di salute e sicurezza sul lavoro; omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Il decreto legislativo n. 231 del 21 novembre 2007, pubblicato nel supplemento ordinario n. 268 della Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 Dicembre 2007, ha recepito la direttiva 2005/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del , concernente la prevenzione dell utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (c.d. Terza direttiva Antiriciclaggio). Tale decreto legislativo estende l'ambito di applicazione del D.Lgs. 231/2001, introducendovi l art. 25 octies volto a sanzionare i delitti di: ricettazione (art. 648 del Codice Penale); Pag. 14 di /06/2009
15 riciclaggio (art. 648 bis del Codice Penale); impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter del Codice Penale). Infine, la Legge 18 Marzo 2008, n. 48, ha introdotto nel corpus del D.Lgs. n. 231/2001 l art. 24 bis, estendendo così la responsabilità degli enti anche ai reati informatici previsti dai seguenti articoli del Codice Penale: 615 ter, (accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico); 615 quater (detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici); 615 quinquies (diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico); 617 quater (intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche); 617 quinquies, (istallazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche); 635 bis, (danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici); 635 ter, (danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità); 635 quater (danneggiamento di sistemi informatici o telematici); 635 quinquies, (danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità); 491 bis (falsità in un documento informatico pubblico o avente efficacia probatoria); 640 quinquies (frode informatica del certificatore di firma elettronica). 1.2 Il Modello organizzativo come forma di esonero dalla responsabilità Il Decreto prevede che l ente non risponda dei reati commessi dai soggetti c.d. apicali qualora dimostri: di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, Modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quelli verificatisi; di aver affidato a un organismo dell ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza dei Modelli e di curare il loro aggiornamento; che le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i suddetti modelli di organizzazione e di gestione; che non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell organismo su indicato. Pag. 15 di /06/2009
16 Per i reati commessi da soggetti non in posizione apicale l ente è responsabile solo qualora la commissione del reato sia stata resa possibile dall inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza. In ogni caso è esclusa l omissione degli obblighi di direzione e vigilanza se, prima della commissione del reato, l ente ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Il Decreto prevede che gli enti, per soddisfare le predette esigenze, possano adottare modelli di organizzazione e di gestione sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della Giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare entro trenta giorni osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati. In conformità a tale disposizione Spencer Stuart Italia S.r.l., nella predisposizione del presente Modello, si è ispirata alle linee guida emanate da Confindustria. Occorre tuttavia ricordare che tali indicazioni rappresentano un semplice quadro di riferimento a cui ogni società può rifarsi ai fini dell adozione del Modello. Si tratta di suggerimenti cui la società è libera di ispirarsi nell elaborazione del Modello. Ogni società dovrà, infatti, adeguare le linee guida alla realtà concreta che la caratterizza e, quindi, alle sue dimensioni ed alla specifica attività che svolge, e scegliere di conseguenza le modalità tecniche con cui procedere all adozione del Modello. Inoltre, con specifico riferimento alla materia della salute e sicurezza sul luogo di lavoro, è doveroso ricordare che l art. 30 del D.Lgs. 9 Aprile 2008, n. 81, stabilisce che il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa degli enti di cui al Decreto, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi: a) al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici; b) alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti; c) alle attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; d) alle attività di sorveglianza sanitaria; e) alle attività di informazione e formazione dei lavoratori; f) alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori; g) alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge; h) alle periodiche verifiche dell applicazione e dell efficacia delle procedure adottate. Pag. 16 di /06/2009
17 Il suddetto modello organizzativo e gestionale deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell avvenuta effettuazione delle attività in precedenza elencate. Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull attuazione dello stesso e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati quando: siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell organizzazione e nell attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico. Infine, il suddetto art. 30 stabilisce che, in sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente: alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001, ovvero al British Standard OHSAS 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti più sopra enunciati per le parti corrispondenti. Agli stessi fini ulteriori modelli di organizzazione e gestione aziendale potranno essere indicati dalla Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro, istituita presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale dall art. 6 del D.Lgs. n. 81/ L apparato sanzionatorio Il Decreto prevede che per gli illeciti sopra descritti agli enti possano essere applicate sanzioni pecuniarie e sanzioni interdittive, possa essere disposta la pubblicazione della sentenza e la confisca del prezzo o del profitto del reato. Le sanzioni pecuniarie si applicano ogniqualvolta un ente commetta uno degli illeciti previsti dal Decreto. Esse vengono applicate per quote in un numero non inferiore a cento né superiore a mille (l importo di una quota va da un minimo di 258,22 ad un massimo di 1.549,37) e possono variare da un minimo di ,00 ad un massimo di ,00. Ai fini della quantificazione delle quote il giudice deve tenere conto: della gravità del fatto; del grado di responsabilità dell ente; dell attività svolta dall ente per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. Pag. 17 di /06/2009
18 L importo della quota viene invece fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell ente. In certi casi la sanzione pecuniaria può essere anche ridotta. Le sanzioni interdittive possono essere applicate solo in relazione ai reati per i quali sono espressamente previste dal Decreto, qualora ricorra almeno una delle seguenti condizioni: l ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale, ovvero da soggetti sottoposti all altrui direzione quando la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; in caso di reiterazione degli illeciti. Le sanzioni interdittive applicabili agli enti ai sensi del Decreto sono: l interdizione dall esercizio dell attività, con conseguente sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali allo svolgimento della stessa; la sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; la esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi. Il tipo e la durata (che può variare da tre mesi a due anni) delle sanzioni interdittive sono stabiliti dal giudice, sulla base dei criteri indicati per la commisurazione delle sanzioni pecuniarie. Il Decreto prevede, inoltre, la possibilità di applicare alcune sanzioni in via definitiva (quindi superando il limite massimo di durata di due anni), qualora si verifichino determinati eventi considerati particolarmente gravi dal legislatore. Se necessario, le sanzioni interdittive possono essere applicate anche congiuntamente. Il giudice può disporre in luogo dell applicazione della sanzione interdittiva che determina l interruzione dell attività dell ente la prosecuzione dell attività dell ente da parte di un commissario giudiziale per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, qualora ricorra almeno una delle seguenti condizioni: l ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività; Pag. 18 di /06/2009
19 l interruzione dell attività dell ente può provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle condizioni economiche del territorio in cui è situato, rilevanti ripercussioni sull occupazione. In caso di inosservanza delle sanzioni interdittive la punizione può essere la reclusione da sei mesi a tre anni a carico di chiunque, nello svolgimento dell attività dell ente cui è stata applicata la sanzione interdittiva, trasgredisca agli obblighi o ai divieti inerenti la stessa. In tale caso, nei confronti dell ente nell interesse o a vantaggio del quale il reato è stato commesso si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 600 quote e la confisca del profitto. Qualora sussistano gravi indizi per ritenere la responsabilità dell ente per un illecito dipendente da reato e vi sono fondati motivi e specifici elementi che fanno ritenere concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole, le sanzioni interdittive di cui sopra possono anche essere applicate in via cautelare. Oltre alle predette sanzioni, il Decreto prevede che venga sempre disposta con la sentenza di condanna la confisca del prezzo o del profitto del reato nonché la pubblicazione della sentenza di condanna in presenza di una sanzione interdittiva a spese dell ente. 1.4 Le Linee Guida di Confindustria Come già ricordato al precedente paragrafo 1.2, al fine di agevolare gli enti nell attività di predisposizione di idonei Modelli, il co. 3 dell art. 6 del Decreto prevede che le associazioni di categoria possano esercitare una funzione guida attraverso la realizzazione di appositi codici di comportamento, a supporto delle imprese nella costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo. In tale contesto, Confindustria ha elaborato le Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001, approvandone il testo definitivo in data 7 marzo Dette Linee Guida possono essere schematizzate secondo i seguenti punti fondamentali: A. individuazione delle aree di rischio, ossia delle aree/settori aziendali nei quali sia possibile la realizzazione degli eventi pregiudizievoli previsti dal Decreto; B. predisposizione di un sistema di controllo in grado di prevenire la commissione dei reati presupposti dal Modello attraverso l'adozione di appositi protocolli. Le componenti più rilevanti del sistema di controllo delineato da Confindustria sono: Pag. 19 di /06/2009
20 Codice Etico; Sistema organizzativo; Procedure manuali ed informatiche; Poteri autorizzativi e di firma; Sistemi di controllo e gestione; Comunicazione al personale e sua formazione. Le componenti del sistema di controllo devono essere ispirate ai seguenti principi: verificabilità, documentabilità, coerenza e congruenza di ogni operazione; applicazione del principio di separazione delle funzioni, in ragione del quale nessuno può gestire in autonomia un intero processo; documentazione dei controlli; previsione di un adeguato sistema sanzionatorio per la violazione delle norme del Codice Etico e delle procedure previste dal Modello; individuazione dei requisiti dell'organismo di Vigilanza (OdV) tra i quali in modo particolare: autonomia e indipendenza, professionalità e continuità di azione. C. Obblighi di informazione da parte dell OdV e verso l'odv. In data 3 ottobre 2002, Confindustria ha predisposto una Appendice integrativa alle Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati introdotti dal D. Lgs.n. 61/2002. Obiettivo dell'estensione ai reati societari della disciplina prevista dal Decreto è stato quello di assicurare un'accresciuta trasparenza delle procedure e dei processi interni alle società e, quindi, di assicurare maggiori possibilità di controllo sull operato dei managers. Da ciò è nata, dunque, la duplice esigenza di: a) approntare specifiche misure organizzative e procedurali nell'ambito del modello già delineato dalle Linee Guida per i reati contro la Pubblica Amministrazione atte a fornire ragionevole garanzia di prevenzione di questa tipologia di reati; b) precisare i compiti principali dell'odv per assicurare l'effettivo, efficace e continuo funzionamento del Modello stesso. Le suddette Linee Guida sono state oggetto di successivi aggiornamenti, l ultimo dei quali risale al 30 marzo Tale ultimo aggiornamento è stato determinato dalla necessità di adeguare le Linee Guida alle successive modifiche legislative che hanno introdotto nel corpus del Decreto i reati contro la personalità individuale, i reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato (c.d. reati di Market Abuse), i reati transnazionali, i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme Pag. 20 di /06/2009
21 sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché i reati di ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. E' opportuno evidenziare che il mancato rispetto di punti specifici delle Linee Guida non inficia la validità del Modello. Il singolo Modello, infatti, dovendo essere redatto con riferimento alla realtà concreta della società, ben può discostarsi dalle Linee Guida che, per loro natura, hanno carattere generale. Pag. 21 di /06/2009
22 2. L APPROCCIO METODOLOGICO ADOTTATO 2.1 La scelta della Società Nonostante il Decreto non imponga l adozione di un Modello di organizzazione, gestione e controllo, Spencer Stuart ha ritenuto indispensabile provvedere in tal senso al fine di garantire un comportamento eticamente condiviso e perseguire il rispetto dei principi di legittimità, correttezza e trasparenza nello svolgimento dell attività aziendale. Inoltre la scelta di adottare un Modello di organizzazione, gestione e controllo corrisponde all esigenza di Spencer Stuart di perseguire la propria missione nel rispetto rigoroso dell obiettivo di creazione di valore per i propri azionisti e di rafforzare le competenze nazionali e internazionali nei diversi settori di business. Spencer Stuart ha quindi deciso di avviare un progetto di analisi ed adeguamento alle esigenze espresse dal Decreto dei propri strumenti organizzativi, di gestione e controllo, al fine di adottare un proprio Modello, ritenuto, oltre che un valido strumento di sensibilizzazione di tutti coloro che operano per conto della Società affinché tengano comportamenti corretti e lineari nell espletamento delle proprie attività, un imprescindibile mezzo di prevenzione contro il rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto. 2.2 Il processo di redazione e implementazione del Modello Approccio metodologico generale La definizione del Modello organizzativo e di gestione della Società si è articolata nelle seguenti fasi: individuazione preliminare delle aree potenzialmente esposte al rischio di commissione di reati ( Processi Sensibili ) e dei relativi Process Owner ; descrizione dei Processi Sensibili nello loro stato attuale ( as-is ) attraverso interviste ai Process Owner e attraverso l analisi della documentazione aziendale esistente; analisi dei Processi Sensibili per valutare i rischi di commissione di reati ex D. Lgs. 231/2001 a fronte delle modalità attuali di svolgimento dei processi sensibili (c.d. risk assessment ), confrontando lo stato attuale del sistema normativo, organizzativo, autorizzativo e del sistema di controlli interni con uno stato ideale, idoneo a ridurre ad un rischio accettabile la commissione dei Reati nella realtà Spencer Stuart; questa Gap Analysis ha portato ad Pag. 22 di /06/2009
23 individuare alcune criticità o gap lì dove lo stato attuale non risultava essere sufficientemente articolato per ridurre ad un rischio accettabile la commissione dei Reati; individuazione di soluzioni ed azioni volte al superamento o alla mitigazione delle criticità rilevate e formulazione in un formalizzati in un documento denominato Action Plan : L Action Plan riporta per ciascun criticità/gap rilevato gli interventi necessari per ridurre ad un livello considerato ragionevole i gap rilevati in funzione di un analisi di costo-beneficio che ha considerato da una parte i costi, anche organizzativi, legati all azzeramento dei gap e, dall altra, l effettivo beneficio alla luce dell effettiva consistenza del rischio commissione dei reati. Il documento definisce il livello di priorità del Gap/Piano d azione e la data di implementazione dell azione correttiva ed individua il responsabile per l implementazione degli interventi identificati; articolazione e stesura conclusiva del Modello Esclusione di alcuni reati non applicabili alla realtà Spencer Stuart Si precisa che un preliminare esame e assessment del complesso delle attività aziendali ha condotto ad escludere la possibilità di commissione dei reati di falso nummario, dei reati contro la personalità individuale in materia di pornografia e prostituzione minorile, dei delitti transnazionali, dei delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico e dei reati in materia di riduzione o mantenimento in schiavitù, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi e dei reati c.d. di market abuse (abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mecato). Tali reati non hanno trovato pertanto valutazione specifica né relativa rappresentazione nelle attività di risk assessment di seguito descritte. Per quanto riguarda la categoria dei reati di cui all art. 24 bis (c.d. reati informatici), gli stessi non sono stati oggetto di specifica attività di risk assessment in quanto introdotti nel corpus del Decreto solo recentemente, con la Legge 48/2008. Per tali categorie di reati, l Organo Dirigente provvederà ad effettuare le opportune valutazioni circa l eventuale estensione del predetto risk assessment e il conseguente aggiornamento del Modello Approccio metodologico specifico in materia di sicurezza Con specifico riferimento alle analisi e valutazioni condotte in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, per sua natura tema pervasivo di ogni ambito ed attività aziendale, l attenzione è stata posta su quello che può essere definito quale il processo di gestione dei rischi in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Pag. 23 di /06/2009
24 Le analisi sono state condotte con l obiettivo di: prendere atto dell attuale stato del processo di prevenzione e protezione dei lavoratori attraverso un analisi documentale; segnalare ambiti di carenza e aspetti di miglioramento, rispetto agli interventi necessari al fine dell adeguamento alla normativa in materia di sicurezza e salute sul lavoro (di cui al D. Lgs. 81/2008) ed alla best practices in materia (gap-analysis e action plan). In relazione agli standards di riferimento normativo e tecnico, le attività sono state ispirate alle seguenti fonti: - normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro; - norma BS OHSAS 18001: Stesura del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo Le attività di risk assessment precedentemente descritte e le relative risultanze sono state oggetto di condivisione con il management della Società. A detta fase di analisi, diagnosi e progettazione è seguita dunque la fase realizzativa che ha condotto alla stesura del presente Modello e alla definizione degli elementi che lo compongono. Pag. 24 di /06/2009
25 3. IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO 3.1 Finalità del Modello L adozione del Modello è tesa alla creazione di un sistema di prescrizioni e strumenti organizzativi avente l obiettivo di garantire che l attività della Società sia svolta nel pieno rispetto del Decreto e di prevenire e sanzionare eventuali tentativi di porre in essere comportamenti a rischio di commissione di una delle fattispecie di reato previste dal Decreto. Pertanto il Modello si propone come finalità quelle di: migliorare il sistema di Corporate Governance; predisporre un sistema strutturato ed organico di prevenzione e controllo finalizzato alla riduzione del rischio di commissione dei reati connessi all attività aziendale; determinare, in tutti coloro che operano in nome e per conto di Spencer Stuart Italia S.r.l. nelle aree di attività a rischio, la consapevolezza di poter incorrere, in caso di violazione delle disposizioni ivi riportate, in un illecito passibile di sanzioni sia a carico dell autore della violazione (sul piano civilistico, disciplinare e, in taluni casi, penale) sia a carico della Società (responsabilità amministrativa ai sensi del Decreto); informare tutti coloro che operano a qualsiasi titolo in nome, per conto o comunque nell interesse di Spencer Stuart Italia S.r.l. che la violazione delle prescrizioni contenute nel Modello comporterà l applicazione di apposite sanzioni oppure la risoluzione del rapporto contrattuale; ribadire che Spencer Stuart Italia S.r.l. non tollera comportamenti illeciti, di qualsiasi tipo ed indipendentemente da qualsiasi finalità, in quanto tali comportamenti (anche nel caso in cui la Società fosse apparentemente in condizione di trarne vantaggio) sono comunque contrari ai principi etici cui Spencer Stuart Italia S.r.l. intende attenersi; censurare fattivamente i comportamenti posti in essere in violazione del Modello attraverso la comminazione di sanzioni disciplinari e/o contrattuali. A tale fine, il presente documento ha l obiettivo di: individuare le aree o i processi di possibile rischio nell attività aziendale vale a dire quelle attività nel cui ambito si ritiene più alta la possibilità che siano commessi i Reati; definire il sistema di normativa interna: a tale fine vengono assemblati i singoli componenti che costituiscono il Modello, individuandone gli elementi rilevanti per la prevenzione di ogni tipologia di Reato e per ogni singoli processo sensibile; vengono esplicitati, ribaditi e/o Pag. 25 di /06/2009
26 completati i principi, le norme, le regole e le prescrizioni che devono essere rispettati per garantire l efficacia del presente Modello nella sua finalità di prevenire i Reati rilevanti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. assegnare all OdV il compito di vigilare sul funzionamento e sull osservanza del Modello e di proporne l aggiornamento. 3.2 Le componenti del Modello di organizzazione, gestione e controllo Il Modello predisposto da Spencer Stuart Italia S.r.l. si fonda su un sistema strutturato ed organico di procedure e di regole nonché di meccanismi e strumenti di controllo. Le componenti di questo sistema di organizzazione, gestione e controllo che costituiscono il Modello di Spencer Stuart sono riconducibili al seguente: sistema di principi etici e regole di comportamento sistema organizzativo; sistema autorizzativo; sistema di controllo; sistema di formazione del personale; I singoli componenti del Modello si manifestano, sono attuati e/o formalizzati in diverse modalità, ad es. tramite istruzioni operative, procedure aziendali, regole e norme diffuse ai Destinatari del Modello, attività di controlli etc. Alcuni di questi elementi che costituiscono le componenti del sistema di organizzazione, gestione e controllo erano già esistenti ed operanti precedentemente all adozione del presente Modello e sono stati presi in considerazione nella fase di analisi della situazione as-is (si rimanda a tale proposito al paragrafo relativo alla Metodologia). Tra questi elementi già esistenti, alcuni non risultavano idonei o sufficientemente articolati per le finalità del presente Modello. Sono quindi stati identificati gli ambiti di miglioramento al fine di rispondere in modo più adeguato ai requisiti del D.Lgs Gli interventi correttivi sono stati esplicitati nell ambito dell Action Plan. Sono stati inoltre individuati altri elementi del sistema da implementare exnovo, tramite l attuazione del relativo intervento correttivo previsto dall Action Plan, al fine di completare gli strumenti necessari alla costituzione di un Modello adeguato alla prevenzione dei Reati. Tali elementi, seppur formalizzati in documentazione distinta dal presente Modello, sono richiamati nel testo del Modello e/o contenuti nei relativi Allegati e sono, quindi, da considerarsi parte integrante del Modello stesso. Ne segue che il rispetto dei principi e delle prescrizioni in essi contenuti è quindi da considerarsi aspetto imprescindibile per l attuazione e l efficacia del presente Modello stesso. Pag. 26 di /06/2009
Spencer Stuart Italia S.r.l. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231 Pag. 1 di 213 20/06/2014 INDICE DEFINIZIONI... 6 PREMESSA... 9 PARTE GENERALE...
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Carraro S.p.A. - Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. n. 231/2001 Carraro S.p.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO ex Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 approvato
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