Source: http://esproprionline.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=7&DataDa=&DataA=
Timestamp: 2018-09-20 01:37:52+00:00
Document Index: 100919854

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 22', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 957', 'art. 42', 'art. 42']

ALL'ISTANZA DI ACQUISIZIONE SANANTE NON PUÒ ESSERE DATO UN RISCONTRO SOPRASSESSORIO
OCCUPAZIONE MERAMENTE «CARTOLARE»: NULLA SPETTA AL PROPRIETARIO
Qualora l'occupazione si risolva in una mera dichiarazione cartolare non tradotta in effettiva esecuzione del provvedimento che l'ha pronunciata, nessun danno sussiste e nessun ristoro economico è configurabile - se non, previa prova, per il limitato periodo di indisponibilità entro il quale l'apprensione deve inverarsi - quando il bene sia rimasto nella disponibilità del proprietario, non rilevando, al riguardo, la formale immissione in possesso dell'occupante risultante da un verbale rimasto senza pratica attuazione, anche in considerazione del fatto che il decreto di occupazione d'urgenza perde efficacia se non sia seguito dalla effettiva immissione in possesso dell'occupante, consistente nella materiale apprensione del bene.
OVE NON RISULTI IN ATTI CHE LO SPOSSESSAMENTO CONSEGUA AD UN PROCEDIMENTO ESPROPRIATIVO, TANTO BASTA AD ESCLUDERE LA GIURISDIZIONE DEL G.A.
Ove dalla documentazione in atti non emerga che vi sia stata alcuna dichiarazione di p.u. che si ponga a monte di un'occupazione d'urgenza che abbia, almeno nella fase iniziale, legittimato il possesso da parte della p.a. dei terreni per cui è causa, la domanda giudiziale volta alla restituzione di tali terreni non rientra nella giurisdizione del G.A., per rientrare in quella del G.O. In altri termini, ove non risulti che l'iniziale spossessamento di terreni utilizzati per scopi pubblici, a danno dei privati, sia derivato da un procedimento espropriativo, seppur non concluso, tanto basta ad escludere la giurisdizione del T.A.R..
IL DISCRIMINE TRA LE GIURISDIZIONI STA NELL'INCLUSIONE O MENO DELL'AREA NELLA DICHIARAZIONE DI P.U.
Allorché si controverta sull'occupazione di fatto da parte di una pubblica amministrazione di un bene privato al fine della realizzazione di un'opera pubblica, il punto di discrimine tra la giurisdizione del Giudice Ordinario e la giurisdizione del Giudice Amministrativo debba essere individuato nella adozione della dichiarazione di pubblica utilità. In mancanza di tale dichiarazione l'azione risarcitoria rientra nella giurisdizione del Giudice Ordinario, configurandosi un comportamento di mero fatto, perpetrato in carenza assoluta di potere, che integra un illecito a carattere permanente, lesivo del diritto soggettivo (cd. occupazione usurpativa).
RISARCIMENTO DA OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: VALORE DEL BENE AL MOMENTO DELL'ABDICAZIONE
Per l'ipotesi in cui il proprietario abbia optato per la tutela per equivalente, l'illecito commesso con l'attività manipolativa del fondo - che ne abbia comportato l'irreversibilmente trasformazione nell'aspetto materiale, strutturale e funzionale e che si perpetua di momento in momento - va ristorato in riferimento al valore del bene al tempo della proposizione della domanda risarcitoria, che segna, appunto, la perdita della proprietà, recando implicita l'abdicazione del relativo diritto. Per il periodo antecedente e a decorrere dalla data in cui è intervenuta l'occupazione illegittima, spetta, inoltre, al proprietario il danno per la perdita del godimento del bene. Trattandosi di crediti risarcitori, entrambe le anzidette componenti (equivalente pecuniario del bene e danno da spossessamento) devono essere rivalutate fino alla data della decisione, e, sulla relativa risultante è, poi, dovuto al danneggiato anche il risarcimento per il relativo lucro cessante (che deve essere oggetto di prova, anche ricorrendo a presunzioni semplici) e che può esser liquidato mediante l'attribuzione degli interessi, con decorrenza dalla data della domanda e non necessariamente al tasso legale, da determinarsi con riferimento ai singoli momenti con riguardo ai quali la somma equivalente al bene perduto si incrementa nominalmente, in base ai prescelti indici di rivalutazione monetaria, ovvero in base ad un indice medio.
PER LA RESTITUZIONE DELLE AREE NON SI PUÒ AGIRE MEDIANTE OTTEMPERANZA
L'effetto demolitorio di una sentenza è immediatamente satisfattivo e idoneo a reintegrare la posizione del privato originariamente lesa, senza che vi sia necessità dell'adozione di ulteriori atti. Ciò non implica che il privato abbia necessariamente conseguito il bene della vita cui aspirava (nella specie la restituzione del fondo illegittimamente occupato dalla p.a.), ma per conseguire tale effetto non può adire il giudice dell'ottemperanza, bensì azionare gli strumenti di tutela che ritiene più idonei quali: il silenzio-rifiuto sia per la omessa restituzione delle aree illegittimamente occupate sia per l'adozione da parte dell'Amministrazione delle determinazioni facoltative che alla stessa riserva l'art. 42 bis del Testo Unico Espropriazioni in ipotesi di occupazioni illegittime irreversibilmente trasformate.
IMPOSSIBILE L'ACQUISIZIONE SANANTE DOPO LA FORMAZIONE DEL GIUDICATO RESTITUTORIO O ANCHE SOLO RISARCITORIO
In materia di espropriazione per pubblica utilità, l'emanazione, da parte della P.A., di un provvedimento di acquisizione sanante, D.P.R. n. 327 del 2001, ex art. 42-bis delle aree oggetto di occupazione illegittima determina l'improcedibilità delle domande di restituzione e di risarcimento del danno proposte in relazione ad esse, salva la formazione del giudicato non solo sul diritto del privato alla restituzione del bene, ma anche sulla illiceità del comportamento della P.A. e sul conseguente diritto del primo al risarcimento del danno. Invero, il provvedimento ex art. 42-bis è volto a ripristinare (con effetto "ex nunc") la legalità amministrativa violata - costituendo, pertanto, una "extrema ratio" per la soddisfazione di attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico e non già il rimedio rispetto ad un illecito -, sicché è necessario che venga adottato tempestivamente e, comunque, prima che si formi un giudicato anche solo sull'acquisizione del bene o sul risarcimento del danno, venendo altrimenti meno il potere attribuito dalla norma all'Amministrazione.
I PRINCIPI DELL'ESPROPRIO PARZIALE SI ESTENDONO ALL'ACQUISIZIONE SANANTE
L'ISTANZA DI ACQUISIZIONE SANANTE PRESUPPONE L'ACCERTAMENTO GIUDIZIALE DELL'OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA
La domanda avverso il silenzio su istanza di acquisizione sanante deve fondarsi sul preventivo accertamento dell'esistenza di un'occupazione di fatto, astrattamente idonea a consentire l'eventuale adozione di un provvedimento ex art. 42 bis del D.P.R. n. 327/2001. Invero, al fine di supplire a tale carenza, parte ricorrente deve, in primo luogo, esperire un'azione di cognizione, dinanzi al giudice competente (che può essere il G.A. o il G.O., a seconda dei suoi presupposti), volta a ottenere la restituzione del bene occupato, ove non intervenga un provvedimento di acquisizione sanante. Solo a seguito dell'accertamento giudiziale dell'illecita perdurante occupazione del suo terreno, può ritenersi esistente, e provato, l'obbligo dell'amministrazione occupante di far venir meno tale situazione, restituendo il bene al suo legittimo proprietario, o acquisendolo al proprio patrimonio; e quindi sussistenti i presupposti di un'azione avverso un eventuale inadempimento.
DICATIO AD PATRIAM: LA CONTROVERSIA È DEVOLUTA AL GIUDICE ORDINARIO
La controversia circa la sussistenza del diritto di uso pubblico è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario.
ACQUISIZIONE SANANTE NECESSARIA IN CASO DI CONDANNA AL MERO RISARCIMENTO PER EQUIVALENTE SENZA TRASFERIMENTO DEL BENE
LA REITERAZIONE DEI VINCOLI NON RICHIEDE LA MOTIVAZIONE «POLVERIZZATA»
La reiterazione di vincoli urbanistici preordinati all'espropriazione o che comportino l'inedificabilità non richiede una motivazione specifica circa la destinazione di zona delle singole aree (cd. motivazione polverizzata), ma soltanto una motivazione circa le esigenze urbanistiche che sono a fondamento della variante medesima.
42 BIS APPLICABILE ANCHE IN OCCUPAZIONE DE FACTO
Il provvedimento descritto all'articolo 42 bis tues può essere utilizzato anche in presenza di occupazione di mero fatto.
22 BIS: MANCANO LE CONDIZIONI DI URGENZA IN UN'ANNOSA PROCEDURA DI RIQUALIFICAZIONE
Una procedura di riqualificazione di un'area interessata da espropriazione per p.u., avviata da anni, non configura i motivi di particolare urgenza richiesti dall'art. 22 bis tues che giustificano l'occupazione anticipata dei beni.
L'AMMINISTRAZIONE HA L'OBBLIGO DI FAR CESSARE L'OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA
La realizzazione di un intervento pubblico su un fondo illegittimamente occupato costituisce un mero fatto, non idoneo a determinare il trasferimento della proprietà, che può conseguire solo da un formale atto di acquisizione dell'Amministrazione e non anche da atti o comportamenti anche di tipo rinunziativo o abdicativo. Ne consegue l'obbligo giuridico dell'amministrazione occupante di far venir meno l'occupazione sine titulo e di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto, acquisendo il bene ex art. 42bis tues (con corresponsione del relativo indennizzo) o restituendolo rimesso al pristino stato.
Ove l'amministrazione detenga senza titolo aree di proprietà privata, non essendo mai stato adottato il decreto di esproprio e non avendo le parti mai convenuto la cessione delle aree, a fronte di diffida in tal senso, la stessa deve provvedere ai sensi dell'art. 42 bis tues. Il proprietario spogliato del bene può infatti sollecitare l'amministrazione ad avviare il procedimento descritto, che può portare alternativamente alla restituzione del bene illegittimamente detenuto o all'acquisizione del medesimo, con conseguente obbligo per la stessa amministrazione di provvedere espressamente al riguardo, essendo l'eventuale inerzia configurabile quale silenzio inadempimento impugnabile di fronte al giudice amministrativo.
Il risarcimento del danno subito dal livellario a causa di un'occupazione illegittima deve essere parametrato al c.d. "dominio utile" di cui è stato illegittimamente privato. Di conseguenza, attribuendo quest'ultimo la facoltà di godere e di utilizzare un bene di proprietà altrui nei limiti previsti dagli art. 957 e segg. Cod. civ., e considerata inestinguibilità del dominio diretto preservato dal concedente Comune, anche in caso di mancato pagamento del canone, va quantificato il risarcimento danni in ragione del valore d'uso dei fondi in questione, compresi i miglioramenti nel tempo apportati, atteso che i livellari, quali enfiteuti, a causa della illegittima vicenda espropriativa, sono stati privati esclusivamente della facoltà di godimento ad essi attribuita dal "dominio utile" di cui erano titolari.
Il proprietario di un immobile illecitamente occupato ed irreversibilmente trasformato non può obbligare l'Amministrazione alla stipula di un contratto di vendita o chiedere la corresponsione del suo valore economico, se continua ad essere formalmente proprietario del bene; né il Giudice può condannare l'Amministrazione all'emanazione del provvedimento ex art. 42 bis DPR n. 327/2001, in quanto di natura discrezionale, ma può solo imporre l'obbligo di provvedere sulla relativa istanza dei proprietari privati. Pertanto, i proprietari dei terreni illecitamente occupati e trasformati possono o chiedere l'emanazione provvedimento ex art. 42 bis DPR n. 327/2001 ed impugnare il silenzio, formatosi su tale istanza, oppure chiedere al Giudice Amministrativo la restituzione di tali terreni nel loro stato originario.