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Timestamp: 2019-03-24 05:24:03+00:00
Document Index: 159989798

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 16', 'art. 21', 'art. 2946', 'art. 133', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 147', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ']

Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, sentenza 30 agosto 2018, n. 12
Gli atti con i quali la P.A. determina e liquida il contributo di costruzione, previsto dall’art. 16 del d.P.R. n. 380 del 2001, non hanno natura autoritativa, ma costituiscono l’esercizio di una facoltà connessa alla pretesa creditoria riconosciuta dalla legge al Comune per il rilascio del permesso di costruire, stante la sua onerosità, nell’ambito di un rapporto obbligatorio a carattere paritetico e soggetta, in quanto tale, al termine di prescrizione decennale, sicché ad essi non possono applicarsi né la disciplina dell’autotutela dettata dall’art. 21-nonies della l. n. 241 del 1990 né le disposizioni previste dalla stessa legge per gli atti provvedimentali manifestazioni di imperio. La P.A. può sempre rideterminare, sia a favore che a sfavore del privato, l’importo del contributo di costruzione, in principio erroneamente liquidato, richiedendone o rimborsandone a questi la differenza nell’ordinario termine di prescrizione decennale (art. 2946 c.c.) decorrente dal rilascio del titolo edilizio, senza incorrere in alcuna decadenza, mentre per parte sua il privato non è tenuto ad impugnare gli atti determinativi del contributo nel termine di decadenza, potendo ricorrere al giudice amministrativo, munito di giurisdizione esclusiva ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett. f), c.p.a., nel medesimo termine di dieci anni, anche con un’azione di mero accertamento.
Corte d’Appello di Bari, sez.I civile, sentenza 13 luglio 2018, n.1264
La Corte d’Appello di Bari, con sentenza in esame, ha affermato il principio secondo cui, per il notificante, la notifica telematica effettuata tra le 21 e le 24 si considera perfezionata nel giorno stesso, al contrario, per il destinatario la notifica si ritiene perfezionata solamente il giorno successivo.La ratio sottesa a tale pronuncia mira a contemperare sia gli interessi del notificante sia quelli del destinatario introducendo una scissione tra gli effetti dell’attività di chi spedisce e di chi riceve. In questa prospettiva, questa interpretazione non è affatto abrogante di una parte dell’art. 147 c.p.c., secondo cui le notificazioni non possono farsi prima delle 7 e dopo le 21, ma consente, al contrario, di leggere la disposizione normativa in maniera adeguata e conforme alle evoluzioni tecnologiche, garantendo la possibilità di esercitare il proprio diritto di difesa e salvaguardando la coerenza giuridica. Mediante tale pronuncia è stato affermato che “il limite delle ore 21…non può che intendersi stabilito soltanto per fare operare la fictio del perfezionamento della notifica - per il destinatario - al giorno seguente e non certamente per sancire il limite orario di validità della notifica da parte del mittente”.
Corte d'Appello di Bari, sez.I civile, sentenza n.1264.2018
Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 25 giugno 2018, n. 3907
L’accesso pubblico generalizzato di cui all’art. 5 d.lgs. n.33/2013 ha l’esclusiva finalità di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”, non di rendere pubblici colloqui privati che esulano dall’esercizio di funzioni istituzionali. Esigenze di privacy, inoltre, consentono il trattamento di dati nel rispetto dei canoni di necessità, proporzionalità e pertinenza e del principio generale secondo cui il trattamento dei dati sensibili da parte di soggetti pubblici è consentito solo se autorizzato da espressa disposizione di legge. Regole ancor più pregnanti dopo l'entrata in vigore del Regolamento Ue 2016/679. Non sono, in particolare, suscettibili di accesso i dati riguardanti manifestazioni di pensiero fra persone che, in quel particolare momento (pausa pranzo), non rivestono né esercitano funzioni pubbliche.
Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza n. 3907.2018
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