Source: http://siciliaitalia.blogspot.it/2016/
Timestamp: 2017-05-28 06:34:17+00:00
Document Index: 60576329

Matched Legal Cases: ['art. 2050', 'art. 1375', 'art. 700', 'art. 700', 'sentenza ', 'art. 460', 'art. 24', 'art. 460', 'art. 24', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 12', 'sentenza ', '§2', 'art. 10']

Commercialisti e Giuristi d'impresa - a cura di Victor Di Maria: 2016
Imprese culturali delle regioni del Sud: in arrivo aiuti di Stato
E' stato pubblicato,
sulla Gazzetta Ufficiale n. 174 del 27-07-2016, il Decreto n. 243, datato 11
maggio 2016, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,
che prevede un regime di aiuto per
promuovere e sviluppare la filiera culturale e creativa e rafforzare la
competitività delle micro, piccole
e medie imprese operanti nelle regioni del Sud. L'intervento è
finalizzato allo sviluppo ed al consolidamento del settore produttivo collegato
al patrimonio culturale italiano ed ha lo scopo di:
nuove imprese nell'industria culturale;
sviluppare le imprese
dell'industria culturale, turistica e manifatturiera;
sostenere i soggetti
del terzo settore che operano nell'industria culturale.
risorse disponibil, oggettivamente non molte, ammontano a circa cento milioni di euro (106.933.000,00
8/05/2016 04:24:00 PM
DISABILI: l’esenzione permanente dal pagamento del bollo
Sono numerose le agevolazioni che le norme fiscali riservano ai disabili e ai loro familiari. Tra
queste agevolazioni figura l’esenzione permanente dal pagamento del bollo per i veicoli
acquistati. Come funziona? E quando spetta l’agevolazione?
I disabili che acquistano un autoveicolo o motoveicolo con i limiti di cilindrata previsti per
l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata possono essere esentati dal pagamento del bollo auto.
L’esenzione dal pagamento del bollo spetta sia quando l’auto è intestata al disabile che richiede
l’agevolazione, sia quando l’intestatario dell’auto è un familiare del quale egli è fiscalmente a
L’ufficio competente per la concessione dell’esenzione è l’ufficio tributi dell’ente Regione. Nel
caso in cui, nella Regione non sia stato istituito l’ufficio tributi, l’interessato che intende far valere
il suo diritto all’esenzione può rivolgersi all’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate. Pubblicato da
7/27/2016 11:25:00 PM
o illegittima segnalazione, da parte della banca, in Centrale dei Rischi inevitabilmente
può arrecare al cliente un grave pregiudizio. Di fronte
ad un simile evento la banca, o l’intermediario, assume una responsabilità nei
confronti del cliente danneggiato. Tale
responsabilità deriva intanto dall'inosservanza dei doveri
di diligenza professionale richiesti
alla banca nel valutare il ricorrere dei presupposti
della segnalazione. Il
criterio di “diligenza professionale” è alla base di qualsiasi attività viene
posta in essere nei confronti di un utenza la quale, dalla detta attività, può
subire gli effetti negativi di una informazione errata. Ma quale
responsabilità assume la banca di fronte ad un simile errato comportamento ?
della responsabilità attribuibile alla banca e/o all’intermediario ha visto l’evolversi
di una giurisprudenza che ha reso pacifica la responsabilità
dell'intermediario sebbene, all'attualità, non sia ancora del tutto
pacifica la natura di tale responsabilità. Uno degli
orientamenti oggi presenti nel dibattito giurisprudenziale la inquadra
nell'alveo della responsabilità extracontrattuale che si sostanzia
nella violazione degli obblighi di riservatezza del cliente
nel trattamento dei dati suoi personali, con applicazione delle
disposizioni del Codice della Privacy che riconducono l'illecito
trattamento dei dati all'art. 2050 c.c.. Ma non
solo. L'erronea o illegittima segnalazione lederebbe altresì l'identità
personale del segnalato, nonché la sua libertà di iniziativa economica, la
libertà di concorrenza, finanche la lesione dell'altrui politica di
gestione del credito. Un altro orientamento,
invece, fa emergere una responsabilità di tipo contrattuale. Secondo
tale visione, infatti, la banca e/o l'intermediario che esegue la erronea segnalazione violerebbe gli
obblighi di buona fede e di correttezza nascenti dal rapporto
intrattenuto col cliente. C’è da
riferire che vi sono pronunce che contemplano entrambe le responsabilità, una
sorta di concorso di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale
giacché il segnalante é responsabile della violazione degli obblighi
di buonafede oggettiva ex art. 1375 c.c. nell'esecuzione del rapporto, ed
é parimenti responsabile dell'illegittimo trattamento dei dati
personali del cliente, essendo quest'ultima attività inevitabilmente connessa
alla gestione del sistema di segnalazioni in Centrale dei Rischi. C’è anche,
sia pure per così dire minoritaria, una visione giurisprudenziale che tratta la
fattispecie come un tertium genus
consistente nella responsabilità da false informazioni, ricondotta ora alla
responsabilità contrattuale, ora alla responsabilità aquiliana. Quanto
alle voci di danno risarcibile, è del tutto pacifico che l'erronea o
illegittima segnalazione possa condurre alla liquidazione del danno
patrimoniale e del danno non patrimoniale. Il
pregiudizio alla sfera patrimoniale del segnalato deriverebbe dalla
circostanza che la notizia lesiva possa restare diffusa per un tempo così
ampio da consentirne la percepibilità da parte degli operatori di credito,
con limitazioni all’accesso al credito per il segnalato. Il danno
non patrimoniale deriverebbe, invece, dalla lesione del diritto all'immagine
del segnalato, persona fisica o persona giuridica. Lesione
che si concretizza nella diminuzione della considerazione del
segnalato da parte dei consociati, etichettato ingiustamente 'cattivo
pagatore'. Danno non
patrimoniale che va dimostrato, atteso che sul segnalato incombe l’onere di
provare il suo verificarsi.
tutto univoco è poi l'inquadramento del danno da mancato accesso al credito che
si verifica quando altri istituti di credito rifiutino le richieste di
finanziamento del cliente in ragione della presenza di una segnalazione in
Centrale dei Rischi che poi risulti illegittima.
l'orientamento prevalente depone per la natura patrimoniale della lesione, non
mancano affermazioni di senso opposto che ne sottolineano la natura non patrimoniale.
comunque pacifico che la condanna dell'intermediario presuppone che il
segnalato dimostri la segnalazione abbia prodotto il pregiudizio presso altre
banche. Come
difendersi dall'errata o abusiva segnalazione in Centrale dei Rischi di
Banca d’Italia? Tra i
rimedi esperibile vi è l’Arbitrato Bancario Finanziario, con obbligo di
adesione dell’intermediario al procedimento promosso dal cliente. E’
possibile anche l’attivazione di un giudizio ordinario di cognizione, al
ricorrere dei presupposti, il cliente potrebbe avere interesse ad ottenere dal
Tribunale provvedimenti d'urgenza ai sensi dell'art. 700 c.p.c. Il
Tribunale potrà quindi inibire la banca dall'effettuare una preannunciata
segnalazione, ovvero condannarla a rimuovere o rettificare la segnalazione
effettuata. E’
stato ritenuto che il ricorso ex art. 700 c.p.c. costituisce l’efficace rimedio
per tutelare chi sia stato vittima di un’erronea segnalazione in Centrale
Rischi essendo la segnalazione potenzialmente idonea a pregiudicare in modo
irreparabile la posizione del segnalato. Immaginiamo
cosa può accadere ad un imprenditore che viene illegittimamente segnalato in
Centrale Rischi. Il pericolo
consiste nel rischio di aggravamento insito nello stesso decorso del tempo
necessario per ottenere una decisione sul merito a cognizione piena. E’ ovvio
che occorre che la parte che assume di essere pregiudicata dimostri fin da
principio la sussistenza del nesso causale tra segnalazione in Centrale Rischi
e potenziale pregiudizio.
Revisore dei Conti – Commercialista - Docente a contratto presso l'Università di Palermo di Economia
aziendale e gestione delle imprese.
7/25/2016 01:09:00 PM
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 201 del 21 luglio 2016, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 460, comma 1, lett. e) c.p.p., per contrasto con l'art. 24 Cost., « nella parte in cui non prevede che il decreto penale di condanna contenga l'avviso della facoltà dell'imputato di chiedere mediante l'opposizione la sospensione del procedimento con messa alla prova ». Secondo la Corte costituzionale, "il complesso dei principi, elaborati da questa Corte, sulle facoltà difensive per la richiesta dei riti speciali non può non valere anche per il nuovo procedimento di messa alla prova. Per consentirgli di determinarsi correttamente nelle sue scelte difensive occorre pertanto che all'imputato, come avviene per gli altri riti speciali, sia dato avviso della facoltà di richiederlo. Poiché nel procedimento per decreto il termine entro il quale chiedere la messa alla prova è anticipato rispetto al giudizio, e corrisponde a quello per proporre opposizione, la mancata previsione tra i requisiti del decreto penale di condanna di un avviso, come quello previsto dall'art. 460, comma 1, lettera e), cod. proc. pen. per i riti speciali, della facoltà dell'imputato di chiedere la messa alla prova comporta una lesione del diritto di difesa e la violazione dell'art. 24, secondo comma, Cost. L'omissione di questo avvertimento può infatti determinare un pregiudizio irreparabile, come quello verificatosi nel giudizio a quo, in cui l'imputato nel fare opposizione al decreto, non essendo stato avvisato, ha formulato la richiesta in questione solo nel corso dell'udienza dibattimentale, e quindi tardivamente". Pubblicato da
CARTELLA DI PAGAMENTO ANNULLATA: LA COMMISSIONE TRIBUTARIA ACCOGLIE LA TESI DI DI QUESTA DIFESA.
Annullamento dell’atto di intimazione di pagamento di importo superiore a 140.000 euro per mancanza di chiarezza e di motivazione dell’atto (così come stabilito dall’art. 7 L. 212/2000) con particolare riferimento alla distinzione tra capitale, interessi di mora e aliquota applicata. Condanna anche al pagamento delle spese.
Nel 2015 veniva notificata una intimazione di pagamento da parte di Riscossione Sicilia e avverso tale atto questo studio professionale, incaricato dal contribuent, impugnava il suddetto atto adducendone la nullità per omessa motivazione dell’atto stesso: “il totale dovuto risulterebbe calcolato senza che vi sia esplicato il metodo seguito e l’iter logico del calcolo effettuato”.
La Commissione Tributaria accoglie il ricorso.
Annulla l’atto impugnato e condanna l'Ente di Riscossione al pagamento delle spese di lite.
7/19/2016 07:38:00 AM
Europeo, lo Stato e le Regioni finanziano da tempo la formazione attraverso
provvedimenti tesi a sostenere gli Enti preposti, organismi deputati alla
Gli operatori, da
tempo, hanno sempre avuto seri dubbi di qualificare tali “contributi” rispetto
al profilo tributario delle imposte indirette.
In tal senso, per
l’IVA, si pongono due distinti problemi interpretativi:
qualificazione delle somme ricevute quali corrispettivi contrattuali
imponibili, a fronte di una prestazione di servizi, oppure come semplici
elargizioni finanziarie fuori dal campo di applicazione dell’IVA ex art. 2
comma 3 lett. a) del DPR 633/72;
sulla detrazione dell’imposta, assolta su beni e servizi utilizzati nella
propria attività, a seguito dell’ottenimento di contributi esclusi dall’IVA.
primo aspetto, è bene ribadire che l’erogazione di somme può assumere due
alternative qualificazioni: corrispettivo o contributo.
tratta necessariamente di somme incassate avente profilo di corrispettivo per
una prestazione resa (Rapporto sinallagmatico).
invece, il soggetto beneficiario introita somme a fondo perduto senza alcun
obbligo di natura contrattuale. In tal guisa l’Agenzia
delle Entrate ha fornito una interpretazione che così si sostanzia:
Un’erogazione ha
natura di contributo se la sua assegnazione avviene in base: Ø a presupposti predefiniti legislativamente, al verificarsi dei
quali consegue l’erogazione “automatica” del beneficio (es. aiuti di Stato
“automatici” o contributi derivanti dalla devoluzione di cinque e otto per
mille); Ø a un provvedimento attributivo, secondo modalità predeterminate
in un regolamento generale o in un bando, ai sensi dell’art. 12 della “Legge
sul procedimento amministrativo” (L. 7 agosto 1990 n. 241); Ø alla normativa comunitaria, anche se attuata da organi pubblici nazionali; Ø alle disposizioni del codice civile in materia di apporti in
incassate, invece, hanno natura di corrispettivo quando conseguono ad obblighi
contrattuali sottoposti al “Codice dei contratti pubblici” (DLgs. 18 aprile 2016
n. 50). La stessa qualificazione
assume l’operazione che scaturisce da accordi contrattuali di natura
sinallagmatica, esclusi dalla disciplina dei contratti pubblici, nei quali
l’erogazione avviene a fronte di un servizio prestato.
Se la sovvenzione
è qualificata come contributo “a fondo perduto” la sua erogazione costituisce,
come detto, operazione fuori dal campo di applicazione dell’IVA.
finanziaria aveva in passato sostenuto che l’ottenimento di un contributo non
soggetto a IVA potesse comportare limitazioni alla detrazione dell’IVA sugli
acquisti. La Corte di
Cassazione, nella sentenza 17 giugno 2015 n. 12523, e la stessa Agenzia delle
Entrate, nella circ. 11 maggio 2015 n. 20 §2, avevano già escluso tale
interpretazione, affermando che il diritto alla detrazione sugli acquisti del
soggetto beneficiario dipende solo dal regime impositivo delle operazioni
realizzate. Non assume alcuna
rilevanza la circostanza che gli acquisti siano stati finanziati da contributi
ricevuti non soggetti a IVA.
Il legislatore è,
infine, intervenuto, definitivamente, con una norma d’interpretazione
autentica, l’art. 10 comma 2-ter aggiunto in sede di conversione nel DL 30 dicembre
2015 n. 210 (conv. L. 25 febbraio 2016 n. 21), fissando a livello normativo i
descritti principi.
7/18/2016 03:36:00 PM