Source: https://www.studiocerbone.com/corte-cassazione-sentenza-25-ottobre-2017-n-25264-societa-estera-olandese-ritenuta-dimposta-dividendi-percepiti-societa-partecipata-italiana/
Timestamp: 2020-06-03 12:02:50+00:00
Document Index: 57707546

Matched Legal Cases: ['art. 57', 'art. 10', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 27', 'art. 7', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 2946', 'art. 43', 'art. 27', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 25 ottobre 2017, n. 25264 - Società estera olandese - Ritenuta d’imposta su dividendi percepiti da società partecipata italiana - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 25 ottobre 2017, n. 25264
Tributi – Società estera olandese – Ritenuta d’imposta su dividendi percepiti da società partecipata italiana
la T.I.H. – società di diritto olandese – propose ricorso, innanzi alla Ctp di Pescara, avverso un atto emesso dal Centro operativo di Pescara, attraverso cui: fu imposto alla società il pagamento di una somma a titolo di restituzione del rimborso della ritenuta del 5% dei dividendi – percepiti dalla società partecipata F. spa – e di altra somma relativa alla ritenuta d’imposta non versata (pari al 27,4%), oltre gli interessi e la sanzione.
La società propose appello, respinto dalla Ctr che, rigettate le questioni preliminari, ritenne che la condotta della ricorrente configurasse una fattispecie di abuso del diritto, nella forma del treaty shopping; di conseguenza, escluse che la stessa avesse diritto alla restituzione della ritenuta subita sulla distribuzione dei dividendi effettuata dalla F. s.p.a., di cui alla direttiva 435/90, rilevando che la ricorrente non avesse dimostrato che i dividendi fossero stati assoggettati all’imposta sulle società, ovvero di essere l’effettivo beneficiaria dei dividendi percepiti.
Con il primo motivo, la ricorrente ha denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 57 del d.lgs. n. 300/99 e dell’art. 10 del d.lgs. n. 546/92, eccependo il difetto di legittimazione processuale del Centro Operativo di Pescara, in quanto organo privo del potere impositivo.
Con il secondo motivo, la ricorrente ha denunciato la violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 43 del d.p.r. n. 600/73 e degli artt. 20, 87, 1°c., lett. d, 89 e 112 del Tuir, perché l’atto impugnato fu emesso oltre il termine di decadenza (art. 43).
Con il quarto motivo, la ricorrente ha denunciato la violazione e falsa applicazione degli artt. 49, 56 e 63 del Trattato dell’Unione europea, in ordine ai diritti di libertà di stabilimento, libera prestazione di servizi e libera circolazione dei capitali, nell’ipotesi in cui fosse stato ritenuto che il termine di cui al suddetto art. 43 fosse applicabile ai soli residenti in Italia.
Con il quinto motivo, è stata denunziata la violazione e falsa applicazione dell’art. 27bis del d.p.r. n. 600/73 e degli artt. 2, 4 e 5 della dir. comun. 940/435 (ndr artt. 2, 4 e 5 della dir. comun. 90/435) (cd. Madre-Figlia), oggi trasfusa nella direttiva 2011/96, lamentando che il giudice d’appello avesse erroneamente ritenuto che la stessa società ricorrente non potesse beneficiare della normativa comunitaria per non aver provato che i dividendi fossero stati assoggettati all’imposta sulle società.
Con il settimo motivo, la ricorrente ha denunziato la violazione e falsa applicazione della convenzione tra l’Italia e i Paesi Bassi dell’8.5.1990, ratificata con legge n. 305/93, nel caso in cui non fosse stato ritenuto fondato il precedente motivo.
Con il nono motivo, la TDC ha denunziato la violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della I. n. 212/2000 e dell’art. 42 del d.p.r. n. 600/73, per la parziale ed insufficiente indicazione della norma sulla base della quale veniva effettuata la ripresa a tassazione.
Né può eccepirsi che la questione sia proponibile per la prima volta nel giudizio di cassazione, in quanto rilevabile d’ufficio, in quanto nel caso concreto non viene in rilievo l’incompetenza degli organi giudicanti, bensì dell’ufficio finanziario, per cui l’eccezione deve essere proposta, come necessaria premessa all’eccezione d’incompetenza, nel giudizio di merito, e non può essere proposta per la prima volta davanti al giudice di legittimità, quando comporti l’esame di elementi di fatto non dedotti nel giudizio di merito.
La Ctr ha escluso l’applicabilità dell’art. 43 del d.p.r. n. 600/73, ritenendo l’atto impugnato non equiparabile ad un atto d’accertamento bensì ad un diniego di agevolazione; in particolare, il giudice d’appello, dopo aver premesso che la normativa riguardante gli avvisi d’accertamento ha carattere speciale, non applicabile a fattispecie diverse se non espressamente richiamata, ha argomentato che l’atto di cui si controverte non è qualificabile quale atto accertativo, configurandosi, piuttosto, quale atto di natura dichiarativa della sussistenza, totale o parziale, delle condizioni previste dalla legge, perché il contribuente possa fruire del diritto all’esenzione dei tributi.
Tale decisione è corretta, essendo conforme all’orientamento assunto dalla Corte, in tema di recupero di aiuti di Stato- ma con principi suscettibili di essere estesi al recupero dei crediti erariali in generale – secondo cui il relativo credito erariale è soggetto al termine ordinario ordinario di prescrizione di cui all’art. 2946 c.c., idoneo a garantire sia l’interesse pubblico sotteso all’azione di recupero, sia l’interesse privato ad evitare l’esposizione ad iniziative senza limiti di tempo, non essendo invece applicabile il termine di decadenza quinquennale di cui all’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, sia perché contrastante con il principio di effettività del diritto comunitario sia perché l’azione di recupero di crediti erariali è vicenda giuridica diversa dal potere di accertamento in materia fiscale (Cass., n. 15414 del 22.7.2015).
Il quinto e sesto motivo sono da trattare congiuntamente, poiché tra loro connessi.
La Ctr ha escluso il diritto alla restituzione della ritenuta sulla distribuzione dei dividendi effettuata dalla F. s.p.a., sulla base di plurimi argomenti: l’applicazione, in ordine alla distribuzione dei dividendi, della procedura della c.d. partecipation exemption; l’utilizzazione della stessa F. s.p.a., configurabile quale conduit company, all’unico scopo di spostare flussi di reddito da Stati ad alta tassazione ad altri a bassa tassazione; l’inesistenza di una effettiva sede della TDC in Olanda; la mancata prova che i dividendi corrisposti a quest’ultima società (cd. società-madre, ai sensi della direttiva comunitaria 435/90) fossero stati assoggettati all’imposta sulle società e che la medesima TDC fosse stata l’effettiva beneficiaria dei dividendi percepiti.
La ricorrente non ha dimostrato, quale società-madre, di aver assolto l’imposta prevista dalla suddetta direttiva, come prescritto dall’art. 27 bis, 1°c., lett. c, del d.p.r. n. 600/73, secondo il cui disposto le società che detengono una partecipazione diretta non inferiore al 20% di società che distribuiscono gli utili, hanno diritto alla restituzione delle ritenute versate sui dividendi se sono soggette, nello Stato di residenza, senza fruire di regimi di opzione o di esonero che non siano territorialmente o temporalmente limitati, ad una delle imposte indicate nella predetta direttiva.
I motivi settimo e ottavo – da esaminare congiuntamente poiché tra loro connessi – sono da ritenere assorbiti dalla pronuncia sui motivi precedenti.
Rigetta il ricorso, condannando la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida nella somma di euro 22.540,00, oltre la maggiorazione del 15%, quale rimborso forfettario delle spese generali, e accessori di legge.
Commissione Tributaria Regionale per l'Abruzzo sezione 7 sentenza n. 652 depositata il 7 luglio 2017 - Il diritto al credito di imposta, nei rapporti transfrontalieri tra società madre e società figlia, non può derivare dalla mera astratta soggezione…