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Timestamp: 2019-11-12 08:51:04+00:00
Document Index: 14423273

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Di Fabrizio (del 01/12/2011 @ 09:43:56, in Italia, visitato 1171 volte)
di Pino Petruzzelli - 30 novembre 2011
I bambini rom dovrebbero essere tolti alle rispettive famiglie e dati tutti in adozione?
Stando alla ricerca di Carlotta Saletti Salza, professoressa presso l'Università di Verona, su un totale di 8.830 procedure di adottabilità, i minori rom e sinti dichiarati adottabili in sette sedi di Tribunali Minorili italiani nel periodo compreso tra il 1985 e il 2005 sono stati 258. Quello che è oggi uno dei maggiori studiosi di cultura romanì in Italia, il professor Leonardo Piasere, commenta i dati: "Se consideriamo che la popolazione dei rom e dei sinti in Italia ammonta allo 0,15% circa della popolazione totale, capiamo che la percentuale di procedure di adottabilità dello 0,15%, cioè in sintonia con la proporzione della popolazione, corrisponderebbe a circa 13 procedure sulle 8.830. Ora il numero di procedure riguardanti rom e sinti, è superiore del 1700% a tale cifra!"
Questo mio intervento non è contro il sistema delle adozioni, perché, lo dico chiaramente, ci sono casi in cui togliere il bambino a una famiglia rom o sinta è cosa sacrosanta.
Ciò che mi interessa è porre alcune domande.
Stando alla legge italiana sono dichiarati in stato di adottabilità i minori di cui sia accertata la situazione di "abbandono" (legge 184 del 2001), ma nella legge 149 dello stesso anno, si dice che:
"1) Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto.
2) Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei famigliari a rischio, al fine di prevenire l'abbandono e di consentire al minore di essere educato nell'ambito della propria famiglia…."
L'interpretazione del termine "abbandono" è così lasciato alla discrezionalità del Tribunale dei Minori. Ma cosa si intende per abbandono?
Ipotizziamo ci siano due bambini rom di sette e dieci anni, Alin e Mari, che a causa della povertà dei genitori sono costretti a vivere sotto un ponte. Vengono sgomberati e i Vigili Urbani li portano sotto un altro ponte. Lì assistono all'incendio della loro baracca e all'orribile morte di quattro amichetti. Vengono sgomberati nuovamente e ritornano sotto il primo ponte. I genitori non trovano lavoro (chi di noi assumerebbe uno zingaro che vive sotto un ponte?) e tirano avanti solo con gli aiuti che forniscono loro alcuni volontari della Caritas e dell'Arci. Ogni mattina i genitori di Alin e Mari, però, accompagnano i figli a scuola dove i bambini arrivano sempre puliti e ben vestiti anche grazie all'aiuto dei sopra citati volontari. Aggiungo che i bambini, a detta delle maestre, seguono con sufficiente profitto le lezioni. I pomeriggi dei bambini, però, trascorrono sotto il ponte.
1) Se vedessimo Alin e Mari sotto il ponte e non sapessimo nulla di loro, penseremmo giusta l'affidabilità? E sapendo la loro storia e la loro quotidianità, riterremmo lo stesso giusto toglierli alla famiglia e darli in adozione?
2) Può un'Amministrazione pubblica, di qualunque appartenenza politica, sentirsi priva di responsabilità nel lasciare che una famiglia di rom continui a sopravvivere sotto un ponte?
5) Togliere un bambino alla propria famiglia deve essere l'ultima strada percorribile o la prima? E se deve essere l'ultima, perché il numero di procedure riguardanti rom e sinti, è superiore del 1700% a quello delle procedure totali nelle sette sedi dei Tribunali dei Minori che ha preso in esame la professoressa di Verona nel suo libro "Dalla tutela al genocidio?"
Di Fabrizio (del 02/12/2011 @ 09:41:57, in Regole, visitato 1179 volte)
Segnalazione di Elvis Asti. Mi immagino le facce nella redazione ma già godo a leggere i commenti. Ricordate che è lo stesso "giornale" che da spazio a queste notizie...
Furono sgomberati da Maroni Ora i rom chiedono i danni
Milano, caos nelle baraccopoli. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, centinaia di nomadi sono pronti ad azioni legali
I rom sono pronti a chiedere i danni per gli sgomberi e le espulsioni subite all'interno dei campi regolari negli ultimi tre anni. È il primo effetto collaterale della sentenza del consiglio di Stato che ha azzerato il piano nomadi dell'ex ministro Maroni: i giudici hanno dichiarato «illegittimi» gli atti firmati dal prefetto Gian Valerio Lombardi in qualità di commissario e demolito il concetto stesso di emergenza. «La presenza di seimila rom a Milano non giustificava norme straordinarie».
A cascata, diventa carta straccia anche il regolamento approvato in era-Moratti per garantire la sicurezza delle aree attrezzate. Il principio messo nero su bianco: fuori dai campi chi ha precedenti, chi delinque, chi ospita amici e parenti fuori dagli orari dell'area attrezzata. Decine di nomadi - seguendo alla lettera le nuove norme - sono stati cacciati dagli insediamenti per mettere in pratica l'agognato «alleggerimento dei campi». il verbo del consiglio di Stato, però, sbianchetta tutto. «Chi ha subito un danno ora potrà rivalersi verso le istituzioni» dice Alberto Guariso, uno degli avvocati che ha seguito la battaglia giudiziaria contro il piano Maroni. «Se il regolamento è un atto illegittimo, perché bastavano le norme ordinarie, è giusto chiedere un risarcimento per gli allontanamenti».
Al Tar, ad esempio, è ancora pendente il ricorso di quattro rom italiani di via Idro espulsi dal campo perché avevano subito condanne penali in un periodo antecedente all'entrata in vigore del regolamento (oggi polverizzato). Chiosa Guariso: «A questo punto credo che vinceranno la causa, come tutti quelli che si faranno avanti nella stessa situazione». Diverso il caso degli sgomberi dei campi irregolari, resi possibili anche dalla legislazione ordinaria e perciò a prova di ricorso. E le case Aler? Le cascine nel Pavese acquistate con il sostegno economico del Comune? I rimpatri profumatamente pagati? Quelli, ironia della sorte, non si toccano. «I vantaggi sono acquisiti» sottolinea Guariso, «servirà piuttosto un riassestamento di competenze da parte delle istituzioni per correggere la catena di comando». Il piano nomadi, oltre alla messa in sicurezza dei campi e alle telecamere, promuoveva anche l'integrazione abitativa dei rom. «La sentenza è un atto politico gravissimo» dice l'assessore provinciale Stefano Bolognini. «Per risolvere le situazioni di degrado dei campi rom servivano poteri straordinari.
Il piano Maroni seguiva il buon senso, i numeri lo dimostrano». Le presenze sono scese fino a quota 1.200, le quattro aree infernali del Triboniano sono state chiuse. Di «sentenza politica» parla anche Romano La Russa, assessore regionale alla Sicurezza. «I giudici confondono il loro ruolo con quello dei politici. È una sentenza in perfetta armonia con l'orientamento della giunta Pisapia, che ha allentato i controlli nei campi tollerando anche quelli abusivi». L'ultimo cambio di rotta è arrivato ieri nella baraccopoli illegale di via Bonfadini, un campo satellite di quello autorizzato: lo sgombero dei cento occupanti, previsto per ieri mattina, è stato rinviato al 12 dicembre. «Hanno rifiutato la sistemazioni dei nostri servizi sociali» dice l'assessore Marco Granelli. «Queste settimane serviranno loro per trovare una soluzione».
di Massimo Costa - 23/11/2011
Terreni Privati: Spero che il 6 dicembre al Workshop i "Sinti in Italia" chiedano le Microaree
Di Fabrizio (del 02/12/2011 @ 09:51:53, in casa, visitato 1426 volte)
Una microarea
* Rom e sinti, tra falsi allarmi e integrazione: il docufilm "Mandiamoli a casa"
Davide Casadio, Sinti Italia Mez-Italia - Verso la Strategia Nazionale, Roma, 6 dicembre
Circa la metà di coloro che risiedono nel nostro Paese sono italiani. Lo dice il rapporto della Commissione Diritti Umani del Senato, che ha redatto il primo rapporto sulla situazione di Rom e Sinti in Italia, di cui fa parte integrante il docufilm "Mandiamoli a casa" (vedi il servizio su Rai News, ndr). In studio con Luce Tommasi e Josephine Alessio, il senatore Roberto Di Giovan Paolo del Pd, componente della commissione Diritti Umani e Francesco Mele, uno degli autori del filmato.
* Rui commenta il docufilm su rom e sinti "Mandiamoli a casa"
Riceviamo da Irene Rui e pubblichiamo un suo commento a Rom e sinti, tra falsi allarmi e integrazione: il docufilm "Mandiamoli a casa"
La copertina così come il video è interessante e permette di lanciare un sassolino nell'informazione riguardante i rom e i sinti, ciò che da qualche anno cerco di fare in seno locale. Devo però fare una critica ai due interlocutori Francesco Mele e al Senatore Roberto Di Giovan Paolo, poiché ancora una volta dimostrano di ragionare da gagé e di non comprendere le culture rom e sinti.
Affermare che visto che ci sono rom che vivono nelle case, anche coloro che ora risiedono nei campi devono integrarsi e andare ad abitare nelle case ci mostra una miopia culturale e un poco rispetto di queste minoranze. Culturalmente i sinti e non i "camminanti" (mezzi gagi e mezzi sinti o rom), sono abituati a vivere all'aperto, costringerli a vivere all'interno di mura domestiche o capannoni, significa fare a molti una violenza psicologica e culturale. Altra cosa per i rom italiani, che sono da sempre almeno negli ultimi secoli, abituati a vivere in casa. Non si possono accumunare la cultura sinti con quella rom, perché pur per alcuni aspetti simili, sono diverse. Integrazione non significa che altri soggetti si devono omologare alla maggioranza dei residenti di un Paese, bensì significa scambio culturale ed interazione fra i popoli. Spero che il 6 dicembre al Workshop si tenga conto di questo e che la soluzione per uscire dai ghetti e dall'emarginazione sono per i sinti le microaree e una politica di inserimento occupazionale per coloro che non esercitano più la professione dello spettacolo viaggiante o di raccolta del materiale ferroso.
Nota: Rom e Sinti: Verso la Strategia Nazionale
clicca sull'immagine per scaricare l'invito. L'evento su Facebook
La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica e Open Society Foundation in collaborazione con FIERI, organizzano un workshop dal titolo "Rom e Sinti, verso la strategia nazionale", presso il Senato della Repubblica, Aula della Commissione Difesa, Martedì 6 dicembre, alle ore 9,00 in Via degli Staderari, 2. Per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta.
Andrea Riccardi (Ministro per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione)
Massimo Serpieri (Vicedirettore dell'unità Justice D4 della Commissione Europea)
Isidro Rodriguez (Direttore della Fundacion Segretariado Gitano)
Zeljko Jovanovic (Direttore del Roma Initiatives Office dell'Open Society Foundations)
Jeroen Schokkenbroek (Special Representative of the Secretary General for Roma Issues for the Council of Europe)
Henry Scicluna (Advisor for Roma Issues, Council of Europe)
Pietro Marcenaro (Presidente della Commissione diritti umani)
Di Fabrizio (del 03/12/2011 @ 09:23:25, in Kumpanija, visitato 1740 volte)
Di Fabrizio (del 04/12/2011 @ 09:26:32, in Italia, visitato 1484 volte)
Parto dalla fine, la mia (personale) delusione per il teatrino visto in 6 mesi. In questo periodo ha visto, cercato, contattato, persone importanti e meno, ascoltato le loro dichiarazioni e poi le loro smentite, ho trovato tanti che volevano PARLARE, ma quasi nessuno che cercasse di DIALOGARE.
Settimana affollata di eventi, quella appena passata:
Amnesty International chiede di essere ricevuta in comune. La risposta;
Rom in piazza. Il Corriere della Sera. C'è l'accordo?
Leggo: ma gli sgomberi?
La testimonianza di chi era al presidio
Campi rom, trattative e stop agli sgomberi
Un tavolo di confronto entro Natale e, nel frattempo, niente sgomberi. L' accordo con la Consulta rom e sinti è arrivato per voce di Paolo Limonta, della segreteria del sindaco, che ieri pomeriggio è intervenuto al presidio organizzato davanti a palazzo Marino. Prima una ventina, poi sempre più numerosi, i rom hanno chiesto una moratoria per gli sgomberi («Quando fa freddo anche le Nazioni Unite indicano di sospenderli») e di fermare il piano Maroni. Circa 2 mila in tutta la città, i rom chiedono attraverso la portavoce Diana Pavlovic di aprire un confronto con il Comune. Insorge però l'opposizione di centrodestra. «Lo stop agli sgomberi dei campi nomadi è sconcertante, e ancor più lo è il ruolo dell' onnipresente Paolo Limonta che ha concluso la trattativa in nome e per conto dell' amministrazione comunale», osservano i pidiellini Carlo Masseroli e Pietro Tatarella.
Pagina 7 - (2 dicembre 2011)
Venerdì 02 Dicembre 2011 - 09:17 di Michela Corna
ROM, IL REBUS DEGLI SGOMBERI. GRANELLI: "BISOGNA INTERVENIRE SUBITO"
MILANO - È la rivincita dei rom con lo stop agli sgomberi? Ieri, una trentina di nomadi, capeggiati dalla consulta rom e sinti, ha manifestato davanti Palazzo Marino per chiedere «una moratoria agli allontanamenti forzati durante l'inverno». «Quando fa freddo anche le Nazioni Unite indicano di sospenderli», han detto. Quindi, gli sgomberi programmati entro dicembre, come in via Bonfadini, saranno rinviati? A incontrare i nomadi è stato Paolo Limonta, della segretaria del sindaco, ma senza ruolo istituzione all'interno della giunta, che si sarebbe impegnato, «a istituire un tavolo di confronto entro Natale e, nel frattempo, bloccare le ruspe». Una novità per l'assessore alla sicurezza Marco Granelli che sostiene «di non aver firmato nessun accordo»: «Credo che proprio per il bene delle persone che vivono nei campi sia necessario procedere più celermente in modo che non trascorrano l'intero inverno in situazioni poco dignitose e fortemente rischiose per la vita. Il campo di via Novara, per esempio, presenta delle condizioni igieniche-sanitarie pessime e gli impianti elettrici sono pericolosi. Vogliamo evitare una possibile tragedia e superare la logica dei campi, proponendo soluzioni di tipo abitativo per intere famiglie. Abbiamo già approvato progetti d'inserimento in case e cascine per venticinque famiglie di via Novara, via Bonfadini e via Idro, utilizzando i percorsi promossi dal Piano Maroni». Granelli incontrerà oggi Matteo De Bellis di Amnesty International, dopo l'accusa di «non aver rispettato gli standard internazionali dei diritti umani». L'assessore è chiaro nella sua posizione: «Ritengo di non aver svolto azioni contro i diritti umani, ma riconosco come istituzione umanitaria Amnesty e voglio stabilire un dialogo diretto»
di Karma Mara (Zona Autonoma Milano)
Si è tenuto nel tardo pomeriggio di ieri il presidio voluto dalla Consulta rom e sinti davanti a Palazzo Marino, presidio che ha visto la presenza dei rappresentanti dei diversi campi, regolari e non, della città.
In piazza tante donne e tanti bambini aspettavano insieme una probabile uscita dal consiglio Comunale, riunito in seduta, di Paolo Limonta, collaboratore del sindaco sulle questioni più spinose che emergono dalle relazioni con la città.
Nel comunicato lanciato in rete la Consulta richiedeva all'amministrazione un incontro per discutere il tema dei continui sgomberi e per chiedere l'apertura di un tavolo di lavoro sulla questione rom e sinti.
Verso le cinque e trenta Paolo Limonta ha raggiunto il presidio ed è stato accolto da due bimbe rom che gli hanno consegnato il comunicato-documento della Consulta e una letterina scritta da una bimba rom di 11 anni risiedente in uno dei campi sottoposto a futuro sgombero.
I rappresentanti delle comunità presenti, tra cui quelle di via Novara e via Negrotto, hanno fatto richiesta a Limonta di un segno di discontinuità da parte di questa amministrazione rispetto alla politica della precedente; segno che fino alle dichiarazioni di ieri dell'assessore Granelli di una probabile sospensione degli sgomberi, non c'era stato.
E' stata fatta dunque richiesta di una moratoria degli sgomberi per l'inverno e di una deroga perché nei ricoveri comunali si accolgano le famiglie senza dividerle.
Limonta durante l'incontro ha tenuto a precisare che : "Questa giunta a differenza della precedente vi considera persone e non numeri, tanto che come avete visto i nostri sgomberi non avvengono ne in tenuta antisommossa né tantomeno con la presenza di ruspe… che sappiamo tutti cosa possono creare nell'immaginario dei bambini".
Dichiarazione subito smentita dall'intervento di un volontario operante nei campi che sollevando il problema dei campi non regolari ed in particolare quello di Bonfadini, gli ha ricordato come nell'ultimo tentato sgombero, proprio del campo irregolare di via Bonfadini, fossero presenti due ruspe e due camion Amsa.
Riguardo questo particolare campo è singolare come da poco si sia saputo che è decaduto l' originario motivo dello sgombero, sembra infatti essere notizia ufficiale che la strada statale Paullese di lì non passerà più, tanto che ci si domanda se quindi lo sgombero previsto per il 12 Dicembre sarà effettivo o meno.
Limonta si farà relatore per il sindaco sulla questione, ha promesso, e ha richiesto alla Consulta di fornirgli un resoconto che descriva le diverse realtà rom presenti sul territorio e le loro richieste; la Consulta ha accettato, ma ha richiesto l'apertura di un tavolo di lavoro sulla questione con una veduta più lunga sul futuro e una interrogazione su tutti gli atti dichiarati illegittimi dall'ultima sentenza del consiglio di Stato che dichiarava illegittimo il decreto emergenza.
Di fatto, rimane incerto il futuro per le comunità rom di questa città.
Di fatto, fino a quest'ultima sollecitazione, l'amministrazione non aveva realizzato un intervento conoscitivo sulle diverse comunità e le loro richieste, ma aveva applicato quasi alla lettera la politica della precedente, finendo così con il non differenziarsi su un tema delicato come il rapporto con una delle minoranze della città più bersagliate negli ultimi anni.
Ci piacerebbe che la scuola delle bimbe rom che hanno accolto ieri Limonta, sulla cartina di Milano all'opposto rispetto alla scuola elementare in cui lui insegna, formino in futuro un asse e non due linee parallele che non si incontrano mai.
e siamo a dicembre...
Di Fabrizio (del 05/12/2011 @ 09:14:28, in media, visitato 973 volte)
Di Fabrizio (del 05/12/2011 @ 09:33:04, in Kumpanija, visitato 1023 volte)
Noi come loro, un secolo fa Albania News - 02 Dicembre 2011 - Da Esmeralda Tyli
Se mi si domanda di definire la prima generazione di immigrati, oserei dire "silenziosa, invisibile e individualista per troppo tempo". Ne sono consapevole che una tale definizione non susciterà troppe simpatie e consensi.
Sia per un po' d'orgoglio, sia perché come tutti gli umani, siamo più propensi a gettare le colpe sempre sugli altri, in pochi condivideranno questa mia opinione.
Essere schietti e leali, prima di tutto vuol dire esserlo con se stessi. Fare un bel esame di coscienza individuale e generazionale non guasterebbe, anzi, aiuterebbe ad uscire prima possibile da quel guscio in cui ci siamo rifugiati dal momento in cui siamo approdati in questa terra, ancora succubi delle condizioni socio-politiche che avevamo lasciato nei paesi d'origine.
Era ovvio che la paura e le diffidenze non ci avrebbero abbandonato subito. Educarsi con la nozione e la realtà "Democrazia" non è fenomeno che si realizza automaticamente appena metti piede in un paese democratico. È un processo lungo e non sempre facile se non aiutato da politiche adeguate per l'integrazione. Ma siamo arrivati in Italia, paese che storicamente va avanti a forza di decreti legge per le emergenze..emergenza abusivismo, emergenza corruzione.
Persino emergenza mafia, anche se la mafia esiste da un bel po' di tempo ormai. Sempre emergenza in vista. Così fu e ancora lo è con il fenomeno immigrazione. L'emergenza albanesi che ha liberato i polacchi dal peso della definizione "il male dell'Italia", passandoci la staffetta . Poi i jugo, (le popolazioni della ex- Yugoslavia che scappavano dai feroci conflitti che stavano sprofondando la penisola balcanica in una guerra senza fine) e poi e poi di nuovo gli albanesi, i rumeni, cinesi, subsahariani nordafricani rom un'eterna emergenza.
Sono entrata in questo paese con la legge Martelli..e non mi si domandi se ricordo tutte le leggi che si sono susseguite risponderei di no. Ho perso il filo nella giungla di leggi e decreti speciali. Un immigrazione alquanto selvaggia per il fatto che le politiche per l'integrazione erano totalmente assenti. L'integrazione era questione di noi altri.
"Se vogliono, che s'integrino" - la frase più ricorrente che usciva come perla di saggezza dai politici, i giornalisti, persino dal panettiere sotto casa. L'integrazione, al massimo era una questione che dovevano risolvere le varie associazioni e organizzazioni non governative.
Qualche spiraglio c'era in qualche realtà di amministrazioni locali, ma molto fiacca per mancanza di mezzi e di conoscenza del fenomeno. E non ne parliamo degli attacchi immediati provenienti dalla politica e dai media,rivolti ad una nazionalità specifica, in caso che un membro di essa compiva un crimine, minore o grave che fosse. Iniziava (e inizia ancora ),una campagna denigratoria senza fine. A tal punto che la nazionalità in questione emetteva un sospiro di sollievo in caso di altro crimine compiuto da italiani o da membri di nazionalità diverse.
Incredibile, offensivo e fuori da ogni logica umana ma vero!!! Era l'unico modo per salvarsi almeno per un po' da definizioni diffamatorie che toglievano le forze Dopo aver detto tutto ciò, può nascere spontanea la domanda:- "Che c'entra la prima generazione in questa situazione caotica?"
Penso che noi, cittadini di origine non italiana, dobbiamo riconoscere la nostra colpa per la formazione e lo sviluppo di questo terreno fertile di attacchi a più non posso dei media e della politica, specialmente nei momenti cruciali della nazione. Un terreno fertile anche per un certo indifferentismo e apatia nel trattare la questione Immigrazione come un problema, una questione scomoda da prendere con le pinze.
La nostra colpa? Subire in silenzio per anni, cercando di proteggere noi stessi. Subire in silenzio, non reagire in maniera organizzata rispondendo agli attacchi in modo immediato e difendendo la parte sana, (che è anche la maggioranza) degli immigrati che non ha niente a che fare con la delinquenza e le azioni lesive verso la società. Aspettare che le cose cambiassero in positivo passivamente e che questi cambiamenti arrivassero dagli altri come la mana del cielo, non riconoscendo subito il nostro ruolo da veri cittadini di questa nazione e permettere che fossimo trattati solo come braccia da lavoro Ecco, questo è in parole povere la nostra colpa.
Subire e indignarci in silenzio, rischiando di ghettizzare persino l'anima, senza reagire adeguatamente, basandosi sui mezzi che la democrazia ci concede.
La mancanza per molti lunghissimi anni dell'attività reale e organizzata, appoggiando le lotte quotidiane di quella parte della società italiana che aveva ed ha le stesse aspirazioni, gli stessi concreti ideali per una società migliore, non era di certo la strada giusta per combattere l'inadeguatezza delle politiche sull'immigrazione e integrazione, e per non permettere l'uso da parte dei media dell'immigrato come il male che infetta questo paese. Per moltissimo tempo abbiamo permesso passivamente di vedere buttarci addosso le colpe delle vari momenti difficili della nazione, abbiamo permesso che l'integrazione sia trattato come un problema e non come una strada da percorrere insieme. Abbiamo aspettato troppo.
Abbiamo aspettato troppo per gridare BASTA!! con la nostra voce potente che è ugualmente valida e ha la stessa forza di quella dei nostri compagni di viaggio italiani, nella giusta strada del miglioramento e dello sviluppo di questa società. Perché..perché spesso e volentieri abbiamo avuto
la percezione che questa società non ci apparteneva, e non appartenevamo ed essa.
Sì, sono molto critica, prima di tutto verso me stessa e verso tutti noi, verso il silenzio e la rassegnazione della cosiddetta prima generazione degli immigrati. Troppi silenzi, testa nascosta nella sabbia come lo struzzo, rassegnazione e paura di esprimersi.. Facile nascondersi dietro l'alibi delle mancanze legislative ma noi proprio noi, cosa abbiamo fatto per rispondere adeguatamente a queste mancanze? Parlo di una generazione, nella maggior parte con un bagaglio culturale e d'istruzione molto alta rimasta nascosta per troppo tempo.
Ci siamo ribellati..sì..è vero, ma una ribellione bisbigliata dentro le mura delle proprie abitazioni, oppure spesso neanche bisbigliata ma solo soffocata. Abbiamo mormorato BASTA solo dentro di noi, in silenzio, mettendo maschere d'indifferenza e non abbiamo fatto i conti che, un giorno, i nostri silenzi sarebbero caduti sulle spalle dei nostri figli.
Le parole del Presidente Napolitano sul diritto di cittadinanza per i ragazzi nati e cresciuti in Italia ci rincuorano, ci danno ottimismo. Si parla dei nostri ragazzi, di coloro che vengono definiti seconda generazione.
Ma di noi di noi che siamo i genitori, gli zii o semplicemente amici di famiglia, non se ne parla. Quasi come se questa seconda generazione fosse nata dal nulla. E questo nulla lo abbiamo creato anche noi, con la nostra indifferenza, i nostri silenzi la nostra non partecipazione.
Abbiamo cercato di integrarsi con le nostre forze, con la nostra grande volontà. Questo fatto ci fà onore. Abbiamo educato i nostri figli con dei principi sani, occupandosi di dare a loro anche una giusta istruzione, pretendendo i risultati massimi a scuola. Abbiamo cercato di vedere in loro il nostro riscatto per le ingiustizie subite in tanti anni. E non ce ne siamo accorti che forse l'ingiustizia più grande lo abbiamo fatto noi a se stessi, con i silenzi prolungati nel tempo, con la rassegnazione, rischiando di diventare fantasmi viventi.
Se domandi ancora oggi giorno un natìo italiano chi sono questi esponenti della prima generazione, all'inizio lo vedrai pensarci su, e poi spesso ti risponderà:- "Quelli che venivano in gommoni, in barconi semidistrutti.. Eh loro portavano la droga, le donne per venderle in strada" e altre cose del genere. Spesso lui ignora la presenza del muratore straniero che ha ristrutturato la sua casa, la colf che gli ha cucinato il ragù meglio di una massaia emiliana, la babysitter che gli ha cresciuto i figli con tanto amore, insegnando a loro a scandire bene la parola "mamma" e a fare i primi passi verso quella cosa così bella che si chiama vita.
Perché perché il muratore o la colf sentivano in silenzio i commenti che si facevano nelle case su questi stranieri, (e non aggiungo le definizioni non proprio simpatiche che accompagnavano il termine stranieri), su questi stranieri che "vengono qua e dettarci legge e a rubarci il lavoro e i mariti ". In silenzio e senza fiatare inghiottendo spesso le lacrime. Ecco il massimo della ribellione di noi, la prima generazione. E in silenzio abbiamo costruite le case nel paese d'origine, dove andiamo una volta all'anno e dove ci fermiamo sempre di meno.
E ce ne siamo resi conto solo tardi, molto tardi che, la vera costruzione della nostra vita noi lo facevamo lì dove producevamo ogni giorno, lì dove i nostri figli crescevano e si formavano come persone e come cittadini in una società, la quale ancora non se ne rendeva conto della nostra voce, della nostra esistenza, del nostro contributo nello sviluppo della società stessa.
Ce ne siamo accorti molto tardi che stavamo diventando immigrati a tempo indeterminato, rischiando che i nostri figli diventassero una seconda generazione di immigrati a vita. Ci ha dovuto pensare il Presidente per dare una scossa alle nostre coscienze che ormai si stavano svegliando dal letargo ma un po' apatiche, ancora non trovano la strada giusta per attivarsi nella lotta quotidiana per i diritti.
Per dirla tutta e all'onor del vero, negli ultimi 3-4 anni, la partecipazione sempre più numerosa e sempre più attiva dei cittadini di origine non italiana nelle varie manifestazioni, iniziative concrete, nelle lotte quotidiane dimostra che finalmente il risveglio delle coscienze è una realtà. Abbiamo iniziato a riconoscerci il ruolo importante di membri attivi di questa società.
Un tardivo risveglio?? Forse sì! Ma forse, forse proprio questo dà ancora più forza alla nostra voce. Perché difendiamo il nostro diritto di essere trattati alla pari nei doveri e nei diritti con i cittadini italiani. Così agendo, facciamo comprendere alla società che questo paese lo rispettiamo, lo amiamo, lo chiamiamo CASA. È la casa dei nostri figli e nipoti,la maggior parte dei quali qui ci sono nati, crescono e maturano. E la casa la si difende e la si migliora continuamente, investendo energie concrete, investendo il proprio lavoro, il proprio sudore, la propria mente e la propria passione.
Ce ne ribelliamo più apertamente e in modo attivo verso le leggi discriminatorie della Destra, (la legge Bossi-Fini, con il suo contenuto disumano è un ostacolo quasi insormontabile per una vera e naturale integrazione), e ci rallegriamo per l'attivazione concreta della Sinistra nel cercare di dare al fenomeno immigrazione la dignità e l'attenzione che merita, senza abbassare la guardia e il tenore degli sforzi quotidiani a questi intenti. Sto cercando di rimanere il più possibile neutrale e razionale su questo punto, perché in queste mie personali riflessioni non vorrei fare un'analisi politica né dell'una e né dell'altra parte, anche se a chi mi conosce è noto il fatto su da che parte sto per quanto riguarda lo sviluppo politico italiano. Non è stato mai un segreto e ne sono consapevole delle mie scelte e le mie convinzioni.
Ma, anche dalla parte politica che io stessa appoggio, c'è una certa falla per quanto riguarda la prima generazione. Forse il mio è un richiamo a noi e proprio a loro. Siamo dei quarantenni, con delle risorse ancora inesplorate e non messe alla disposizione.
Abbiamo un mondo ricco dentro di noi, che si può sfruttare in tutti i campi. Il futuro è dei nostri figli, dei giovani ma noi esistiamo in questo presente. Esistiamo e viviamo non siamo dei vegetali.
Abbiamo molto da dare prima di tutto la nostra energia e il nostro sapere, la nostra esperienza inestimabile. Abbiamo coscienza e per di più siamo degli adulti che come dovere primario conosciamo il ruolo di guida per i nostri ragazzi. Non siamo solo una definizione di un aspetto dell'immigrazione, siamo attivi. Non scordate la nostra presenza, perché siamo proprio noi le radici di questa seconda generazione.
Ci siamo!!! E vogliamo che si riconosca il nostro ruolo attivo in questa società, in tutti i campi per preparare un terreno fertile per la crescita e lo sviluppo delle nuove generazioni. Rendiamo attiva questa prima generazione, rendiamola utile proprio ora che la sua coscienza è risvegliata. Perché si è lasciata ed è stata lasciata per troppo tempo in disparte per ragioni sopra menzionate. Sennò rischiamo di vedere una seconda generazione riconosciuta come cittadini in tutti gli effetti, che come radice ha una generazione ghettizzata.
L'esempio dei ragazzi di origine nord-africana di cittadinanza francese che fischiano l'inno nazionale, ci deve fare riflettere. Già il mondo lavorativo tratta i quarantenni e i cinquantenni come peso morto Che la politica non faccia lo stesso errore!!!
Chiudo queste riflessioni personali, prendendo spunto da due passaggi che citerò:
1. "Ho provato ad affermare un principio: l’integrazione non riguarda gli altri. Riguarda noi, tutti. Noi tutti che condividiamo il destino di vivere nello stesso spazio e nello stesso tempo. Indipendentemente da dove siamo nati, in quale lingua sogniamo, quale sia il nostro credo religioso, il nostro orientamento sessuale, la nostra età, il nostro genere o la nostra condizione sociale ed economica. Noi che usiamo gli stessi mezzi pubblici, le stesse piazze, gli stessi luoghi di lavoro, gli stessi giardinetti dove giocano i nostri figli
2. Lavoriamo perché l'Italia sia un paese per tutti, per i bimbi e per i loro genitori, qualsiasi sia la loro origine.
Visti così, sembrano i passaggi dello stesso discorso, della stessa persona. Invece appartengono a momenti diversi e a persone diverse. Il primo è di Ilda Curti, Assessore delle Politiche per l'Integrazione di Torino. E il secondo appartiene a Marco Pacciotti, Coordinatore Nazionale del Forum Immigrazione PD, in un intervento congiunto con Piero Ruzzante, Vicepresidente della Commissione Bilancio di Regione Veneto.
Comunque la si pensi dal punto di vista politico, si può trarre la conclusione che, la società che vogliamo è proprio questa, dove c'è un posto e un ruolo per tutti, e dove la politica mette in centro del suo lavoro il cittadino.
Noi, di prima generazione lo siamo!!! E vogliamo riconoscere e vedere riconosciuto il nostro ruolo nella società e nello sviluppo di essa. Ne vale il nostro presente e il futuro delle generazioni che verranno.
Esmeralda Tyli Ha studiato "Letteratura italiana" presso l’Università di Tirana
Le fabbriche della paura e della menzogna
Di Fabrizio (del 06/12/2011 @ 09:56:44, in Italia, visitato 943 volte)
A proposito della campagna contro i Rom nella provincia di Pisa - (3 Dicembre 2011)
Solo pochi giorni fa la Società della salute pisana e la Regione hanno sottoscritto un accordo per lo sviluppo di azioni e interventi nei confronti della comunità Rom e Sinti. L'accordo non fa altro che applicare una legge regionale a tutela dei diritti di cittadinanza sociale, della qualità della vita, per favorire autonomia individuale e pari opportunità, per combattere la discriminazione e promuovere la coesione sociale.
Crediamo che gli interventi siano volti ad eliminare le sempre più numerose condizioni di disagio e di esclusione sociale che colpiscono i rom , i sinti e più in generale i migranti. Ma la campagna di Lega e pdl è diretta a lanciare un messaggio alle classi sociali meno abbienti per mettere italiani poveri contro migranti ancora più poveri e precari.
"Invece di dare i soldi agli italiani si favoriscono i migranti e soprattutto rom e sinti che rubano nelle nostre case" ha detto un dirigente della Lega- in una tv locale- solo pochi giorni fa, un tema ripreso dal consigliere Bedini del Pdl.
Ciascuno di noi può vedere la stragrande maggioranza dei migranti intenti a lavorare spesso e volentieri in condizioni di mero sfruttamento, per una paga oraria da fame, ricattati dal fatto che senza uno stralcio di lavoro viene meno lo stesso diritto alla cittadinanza (permesso di soggiorno, diritto alla sanità e ai servizi)
E' superfluo ribadire che il campo della Bigattiera non sia un campo abusivo perché i rom e i sinti si trovano lì perché inviati dalle istituzioni e ai bambini del campo vogliono negare il trasporto scolastico che dovrebbe spettare loro di diritto frequentando le scuole dell'obbligo pisane
E' inutile dire che la dignità umana riguarda tutti e tutte senza alcuna distinzione di etnia, di lingua o di pelle, è inutile sottolineare che i fondi destinati alla integrazione sociale debbano esser spesi a tale scopo e non finire in tangenti o ad ingrossare le tasche di qualche cooperativa\impresa.
La Corte di giustizia europea ha condannato più volte l'Italia per pratiche amministrative razziste e per le condizioni di degrado e disumanità dei campi , condizioni certo acuite con il crollo del socialismo reale che ha spinto (con la distruzione dello stato sociale nei paesi convertiti al neoliberismo) flussi di povertà verso i paesi occidentali tra i quali l'Italia. Solo nel 2010 erano oltre 31 miliardi di euro i fondi che il Governo Berlusconi (con l'assenso della Lega e del Pdl) ha sottratto al mezzogiorno prelevandoli da uno dei più importanti capitoli di spesa pubblica, il Fondo aree Sottoutilizzate (Fas) destinato alle aree di crisi tra le quali ci sono anche alcune province del Centro nord falcidiate dalla disoccupazione. Chi è stato complice di questi tagli, chi non ha fatto parola del mancato utilizzo dei finanziamenti europei a uso sociale (mentre si investivano soldi per opere inutili come ponte di Messina e Tav), oggi si scaglia contro i migranti agitando quelle fabbriche della paura utili ad occultare quella macelleria sociale iniziata con Berlusconi e, oggi, portata avanti da Monti, una macelleria che cancella diritti acquisiti e taglia fondi alle classi sociali meno abbienti, siano essi migranti o autoctoni. Ancora una volta il razzismo è l'arma con cui dividere le classi sociali meno abbienti facendo leva , è proprio il caso di dirlo, su argomenti di bassa lega.
Federico Giusti - Confederazione Cobas
Di Fabrizio (del 06/12/2011 @ 09:59:21, in conflitti, visitato 1116 volte)
Di Fabrizio (del 07/12/2011 @ 09:30:10, in Europa, visitato 1028 volte)
12/11/2019 @ 09:51:03
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