Source: http://curiosandomagazine.it/professionisti/responsabilita-del-minore-per-fatto-illecito/
Timestamp: 2019-04-24 06:04:44+00:00
Document Index: 56548515

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'art. 2048', 'art. 97', 'art. 2046', 'art. 2047', 'art. 2043', 'art. 2048', 'sentenza ', 'art. 2048', 'art. 147']

La responsabilità genitoriale è un munus connesso ai diritti dei figli; in particolare l’art. 147 c.c pone l’obbligo di educare tenendo conto delle capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni del minore, mentre l’art. 2048 cod. civ., precisa che “i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi, sia per quanto concerne gli illeciti comportamenti che siano frutto di omessa o carente sorveglianza; sia per quanto concerne gli illeciti riconducibili ad oggettive carenze nell’attività educativa, che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza, vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi ad operare”. I criteri in base ai quali va imputata ai genitori la responsabilità per gli atti illeciti compiuti dai figli minori consistono sia nel potere-dovere di esercitare la vigilanza sul comportamento dei figli stessi; sia anche e soprattutto nell’obbligo di svolgere adeguata attività formativa, impartendo ai figli l’educazione al rispetto delle regole della civile coesistenza, nei rapporti con il prossimo e nello svolgimento delle attività extrafamiliari (Cass. civ., Sez. I, 24 maggio 1994 n. 5063; Cass. civ., Sez. 3, 11 agosto 1997 n. 7459).
Il contenzioso esistente in materia di illeciti dei minori è notevolmente diffuso e ha assunto connotazioni nuove in conseguenza di fenomeni nuovi (bullismo scolastico e non, uso di internet e dei cellulari, uso e diffusione dei social networks).
Proprio tale diffusione rende importante l’esame della (non sempre univoca) giurisprudenza in materia. La prima variabile è data dall’imputabilità o meno del minore autore del fatto. Infatti, a differenza di quanto prevede in materia il codice penale, che sancisce l’incapacità legale del minore che non abbia compiuto i 14 anni (art. 97 c.p.), il codice civile non prevede un’esenzione legale d’imputabilità per i minori al di sotto di una certa età; si applica cioè la previsione generale dell’art. 2046 c.c. che prevede che: “non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità d’intendere o di volere al momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato d’incapacità derivi da sua colpa”. In altri termini anche i minori di età sono considerati astrattamente imputabili, laddove siano ritenuti in concreto capaci di intendere e di volere.
Nel caso in cui il minore sia ritenuto incapace di intendere e di volere, del danno cagionato dal fatto illecito dallo stesso risponderà colui che è “tenuto alla sua sorveglianza” secondo il paradigma dell’art. 2047 c.c.. Ovviamente, in caso di minori incapaci i primi soggetti tenuti alla loro sorveglianza sono i genitori; successivamente, durante, ad esempio l’orario scolastico, gli insegnanti. Genitori ed insegnanti non potranno essere entrambi tenuti al risarcimento del danno in quanto la sorveglianza dell’incapace spetterà o all’uno o all’altro.
Ove invece il minore sia ritenuto capace di intendere e di volere, in primo luogo, egli stesso risponderà ex art. 2043 c.c. e sarà obbligato al risarcimento del danno; alla sua responsabilità diretta il codice aggiunge, ex art. 2048 c.c., quella dei genitori e tutori, oltre che dei precettori, alla condizione che i primi “coabitino” con il minore medesimo. Secondo quanto detto quindi le due forme di responsabilità di cui agli artt. 2047 e 2048 c.c. sono in rapporto di alternatività tra loro; nel senso che o sussiste l’una o sussiste l’altra e la scelta dipende dall’accertamento della capacità di intendere e di volere del minore.
Tuttavia con sentenza n. 3964 del 19 febbraio 2014 la Cassazione , pur confermando i precedenti giurisprudenziali secondo cui la responsabilità dei genitori per i fatti illeciti commessi dal minore con loro convivente, prevista dall’art. 2048 c.c. è connessa ai doveri inderogabili richiamati dall’art. 147 c.c. precisa che “genitori sono liberati dalla responsabilità per il danno causato dal figlio minore convivente solo se dimostrano di aver impartito al figlio un’educazione sufficiente e adeguata per una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini e alla sua personalità”. Quindi, è necessario che i genitori, al fine di fornire una sufficiente prova liberatoria per superare la presunzione di colpa desumibile dalla norma, offrano, non la prova legislativamente predeterminata di non aver potuto impedire il fatto (e ciò perché si tratta di prova negativa), ma quella positiva di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere ed all’indole del minore (Cass. 14.3.2008, n. 7050).
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