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Timestamp: 2020-08-07 17:31:37+00:00
Document Index: 35588848

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Sentenza Cassazione Civile n. 16105 del 02/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16105 del 02/08/2016
Cassazione civile sez. VI, 02/08/2016, (ud. 14/04/2016, dep. 02/08/2016), n.16105
sul ricorso 3496-2015 proposto da:
AZIENDA AGRICOLA VALGRASSA DI B.D. E C. SAS, in persona del
socio accomandatario, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
rappresentata e difesa dall’avvocato DIEGO ALFREDO CINQUETTI, giusta
D.P.P.E., S.I., elettivamente domiciliati in
dell’avvocato ALESSANDRO PAZZAGLIA, che li rappresenta e difende
unitamente agli avvocati MASSIMO NICOLINI, CRISTINA CANTU’, giusta
avverso la sentenza n. 3842/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO del
29/10/2014, depositata l’11/11/2014;
udito l’Avvocato ALESSANDRO PAZZAGLIA, difensore del
“1. Con ricorso alla Sezione specializzata agraria del Tribunale di Lodi D.P.P.E. e S.I. convennero in giudizio l’Azienda Agricola Valgrassa s.a.s. e – sulla premessa di aver concesso in godimento alla società convenuta per la durata di quattro anni, con un contratto in deroga, un fondo rustico in agro di Lodi – ne chiesero il rilascio per la pattuita scadenza del 10 novembre 2013.
Si costituì in giudizio la convenuta, chiedendo il rigetto della domanda sul rilievo che era mancata l’assistenza, in sede di conclusione del contratto, delle associazioni di categoria dei proprietari, e sollecitando in via riconvenzionale la declaratoria di nullità del patto in deroga.
Il Tribunale accolse la domanda principale e condannò la società convenuta al rilascio del fondo entro il 10 novembre 2014 nonchè al pagamento delle spese di giudizio, respingendo la domanda riconvenzionale.
2. La pronuncia è stata sottoposta ad appello da parte dell’Azienda agricola Valgrassa s.a.s. e la Corte d’appello di Milano, Sezione specializzata agraria, con sentenza dell’11 novembre 2014, ha respinto il gravame, confermando la pronuncia del Tribunale e condannando l’appellante al pagamento delle ulteriori spese del grado.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre l’Azienda agricola Valgrassa s.a.s. con atto affidato a due motivi.
Resistono con un unico controricorso D.P.P.E. e S.I..
5. Il primo motivo di ricorso denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione della L. 3 maggio 1982, n. 203, artt. 45 e 58, ribadendo la ragione di nullità del patto in deroga già proposta in sede di merito.
5.1. Tale motivo non è fondato.
La Corte d’appello, infatti, ha correttamente richiamato la sentenza 15 maggio 2013, n. 11763, di questa Corte la quale, in linea con una serie di precedenti, ha affermato che la nullità di cui alla L. 3 maggio 1982, n. 203, art. 45, prevista per l’ipotesi del contratto agrario che deroghi alle previsioni imperative di cui all’art. 58 della citata legge, può essere fatta valere solo dalla parte che, al momento della stipula, non sia stata assistita da un rappresentante dell’organizzazione professionale cui aderisce, trattandosi di una nullità di protezione.
Sussistendo un orientamento consolidato, non è pensabile alcuna rimessione alle Sezioni Unite di questa Corte, come si chiede nel ricorso.
6. Il secondo motivo di ricorso denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia, in ordine al momento genetico del contratto, sostenendo che dal raffronto tra i due originali del contratto risulterebbe la mancanza di assistenza da parte della Confagricoltura. 6.1. Il motivo è inammissibile, in quanto formulato secondo il testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5), non più applicabile nella specie, avendo ad oggetto una questione oggetto di esame da parte della Corte d’appello la quale ha riconosciuto la presenza e la fattiva collaborazione, al momento della stipula, da parte dell’associazione di categoria degli affittuari. Si tratta, quindi, di un punto non più rivalutabile in questa sede (v. Sezioni Unite, sentenza 7 aprile 2014, n. 8053).
Pur sussistendo le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, non va disposto il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, trattandosi di causa esente per legge.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 4.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.