Source: http://regoledelgioco.gazzetta.it/2020/05/15/decreto-rilancio-un-primo-commento-alle-misure-a-sostegno-del-movimento-sportivo-italiano/
Timestamp: 2020-06-01 17:00:59+00:00
Document Index: 125322021

Matched Legal Cases: ['art. 105', 'art. 105', 'art. 96', 'art. 67', 'art. 2', 'art. 105', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 131', 'art. 131', 'art. 61', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 95', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 88', 'art. 1463', 'art. 211', 'art. 211', 'art. 211', 'art. 211', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

“Decreto Rilancio”: un primo commento alle misure a sostegno del movimento sportivo italiano | Le Regole del Gioco
di Alessia Murgia e Gianluca Medina
Tra le misure volte a fronteggiare i danni economici e sociali causati dall’epidemia di COVID-19, il cd. “Decreto Rilancio” prevede numerose disposizioni dedicate allo sport. In particolare, il Capo IV – interamente riservato alle misure di sostegno e rilancio del settore sportivo italiano – del Titolo VIII (Artt. 210, 211 e 211 bis) detta specifiche regole in materia di impiantistica sportiva e contratti di abbonamento, istituisce il c.d. “Fondo salva sport” e prevede l’abbreviazione dei gradi e tempi della giustizia sportiva in relazione agli eventuali contenziosi che dovessero scaturire dalla sospensione dell’attività sportiva. Le disposizioni in tema di sport, inoltre, sono rinvenibili anche in altre parti del decreto in commento: si pensi, ad esempio, al riconoscimento della cassa integrazione in deroga per gli sportivi professionisti con retribuzione annua lorda non superiore a 50.000 euro, nonché all’ulteriore rinvio dei pagamenti contributivi e fiscali.
Di seguito procederemmo ad illustrare in maniera sintetica le misure contenute nelle ultime bozze del Decreto Rilancio reperibili dalla stampa, in attesa della pubblicazione del testo definitivo dello stesso in Gazzetta Ufficiale.
Disposizioni in materia di lavoratori sportivi (art. 105)
L’art. 105 del DL Rilancio prevede, per i mesi di aprile e maggio 2020, un’indennità – riconosciuta dalla società Sport e Salute S.p.A., nel limite massimo di 200 milioni di euro per l’anno 2020 – in favore dei lavoratori sportivi impiegati con rapporti di collaborazione presso il CONI, il Comitato Italiano Paralimpico, le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva, riconosciuti dal CONI e dal Comitato Italiano Paralimpico, le società e associazioni sportive dilettantistiche. Tale emolumento, pari a 600 euro, non concorrerà alla formazione del reddito e non sarà riconosciuto ai percettori di altro reddito da lavoro e del reddito di cittadinanza.
La disposizione in commento ‒ che reitera per i mesi di aprile e maggio 2020 la misura già prevista dall’art. 96 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 ‒ si rende necessaria in quanto i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche e nello svolgimento di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche, unitariamente considerati all’interno dell’art. 67, comma 1, lettera m), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, sono classificati dal legislatore tra i cc.dd. redditi diversi. Tale qualificazione normativa preclude, per i rapporti di lavoro in esame, la possibilità di imporre il pagamento dei contributi previdenziali della gestione separata.
Tutti i lavoratori appartenenti a questa macro-categoria (in cui rientrano sia gli atleti, i tecnici e gli istruttori che i collaboratori amministrativi e gestionali), in quanto non iscritti all’assicurazione obbligatoria e alla gestione separata, rimarrebbero esclusi dall’erogazione della misura di aiuto accordata in favore degli autonomi, dei professionisti e dei collaboratori coordinati e continuativi iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, nonché alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
Inoltre, al comma 7 del medesimo art. 105 si prevede la possibilità, per i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti con retribuzione annua lorda non superiore a 50.000 euro, di accedere al trattamento di integrazione salariale di cui all’art. 22 del decreto legge n. 18 del 2020, limitatamente ad un periodo massimo di 9 settimane- Con riferimento a tale misura, il Governo mette a disposizione un limite di spesa massimo pari ad Euro 21,1 milioni e la relazione illustrativa e tecnica della norma riporta (o meglio, promette) che il limite di spesa di Euro 21,1 mln è stato così calcolato sulla base degli archivi gestionali INPS ed è sufficiente a soddisfare il ricorso alla prestazione da parte del 100% dei potenziali beneficiari.
Al riguardo, occorre precisare che gli sportivi professionisti – individuati dalla legge n. 91 del 1981 come “gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI” – anche quando inquadrabili nella figura giuridica dei lavoratori subordinati, sono destinatari di una disciplina speciale, diversa da quella applicabile alla generalità dei lavoratori dipendenti. Di fatti, i professionisti sportivi non avevano mai avuto accesso alla cassa integrazione e, in tal senso, l’estensione della CIGS ad atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici professionisti i quali – ai sensi dell’art. 9 della predetta legge – sono iscritti obbligatoriamente al Fondo Pensione Sportivi Professionisti, rappresenta una vera e propria prima volta.
Infine, si deve evidenziare che, sebbene la norma ponga unicamente il criterio del tetto salariale annuo pari a Euro 50.000 lordi per i beneficiari della misura, la composizione della platea dei beneficiari darà evidentemente conto delle ingenti differenze salariali tra le diverse Leghe professionistiche. In altre parole, prendendo a riferimento il mondo del calcio, risulta evidente che la misura troverà difficilmente applicazione per i calciatori di Serie A (ma non è astrattamente impossibile, dato che il minimo salariale annuo lordo per un calciatore di età superiore ai 24 anni è attualmente di Euro 42.477,00) mentre gli sportivi professionisti della Lega Pro dovrebbero soddisfare in grande maggioranza i requisiti posti dalla norma in questione.
Proroga dei termini di ripresa della riscossione dei versamenti sospesi (art. 131)
Il comma 3, lettera a), dell’art. 131 proroga il termine di ripresa della riscossione dei versamenti sospesi ai sensi dell’art. 61 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, a favore degli operatori nazionali di numerosi settori colpiti dall’emergenza da COVID-19. In particolare, con riguardo alle federazioni sportive nazionali, agli enti di promozione sportiva, alle associazioni e alle società sportive, professionistiche e dilettantistiche, la sospensione dei versamenti delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria è prorogata dal 31 maggio 2020 al 30 giugno 2020; mentre il termine di ripresa della sospensione è prorogato dal 30 giugno 2020 al 16 settembre 2020, con le medesime modalità di rateizzazione.
Disposizioni in tema di impianti sportivi e contratti di abbonamento (art. 210)
Al fine di agevolare le associazioni e società sportive, professionistiche e dilettantistiche, che operano sul territorio nazionale, l’art. 210 del DL Rilancio, mediante la modifica dell’art. 95, comma 1, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, ha disposto che la sospensione dei termini per il pagamento dei canoni di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici dello Stato e degli enti territoriali, che nel periodo in considerazione sono rimasti inutilizzati per factum principis, sia prolungata fino al 30 giugno 2020.
Inoltre, è stato previsto che i versamenti dei predetti canoni siano effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2020 o mediante rateizzazione fino ad un massimo di quattro rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di luglio 2020 (precedentemente, invece, il termine era stato fissato al 30 giugno 2020 e la possibilità di rateizzazione era di un massimo di cinque rate di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020).
Il secondo comma della disposizione in commento stabilisce che, al fine di far fronte alla crisi economica delle società e associazioni sportive che hanno sospeso la propria attività per adeguarsi alle misure di restrizione e contenimento adottate con provvedimenti statali e regionali per fronteggiare l’emergenza sanitaria, i soggetti concessionari possano sottoporre all’ente concedente una domanda di revisione del rapporto concessorio in essere (e con scadenza prevista entro il 31 luglio 2023) da attuare mediante la rideterminazione delle condizioni di equilibrio originariamente pattuite, anche attraverso l’allungamento del termine di durata del rapporto, in modo da consentire il graduale recupero dei proventi non incassati per effetto dell’applicazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva e l’ammortamento degli investimenti effettuati. La revisione deve consentire la permanenza dei rischi trasferiti in capo all’operatore economico e delle condizioni di equilibrio economico finanziario relative al contratto. In caso di mancato accordo, si precisa che le parti potranno recedere dal contratto e che il concessionario avrà diritto al rimborso del valore delle opere realizzate, più gli oneri accessori, al netto degli ammortamenti, ovvero, nel caso in cui l’opera non abbia ancora superato la fase di collaudo, dei costi effettivamente sostenuti dal concessionario, nonché delle penali e degli altri costi sostenuti o da sostenere in conseguenza dello scioglimento del contratto.
Il comma 3 dell’art. 210, poi, introduce un rimedio azionabile dal locatore per ricondurre il rapporto all’equilibrio originariamente pattuito, consistente del diritto alla riduzione del canone locatizio mensile per tutto il periodo in cui, per il rispetto delle misure di contenimento, sono stati di fatto privati del godimento degli immobili locati. Per evitare comportamenti opportunistici a danno della parte più debole, oltre che per arginare un numero elevatissimo di contenziosi che potrebbero riversarsi sui tribunali, la disposizione determina, in via presuntiva, la percentuale di riduzione del canone in misura non inferiore al cinquanta per cento dell’importo pattuito, limitatamente alle cinque mensilità da marzo 2020 a luglio 2020, salvo che il locatore fornisca una prova di pronta soluzione di un minore squilibrio tra le prestazioni.
Infine, il comma 4 dell’art. 210 estende le disposizioni già previste dall’art. 88 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, in relazione ai contratti di acquisto di titoli di accesso per spettacoli di qualsiasi natura, anche ai contratti di abbonamento per l’accesso a palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, per i quali si sia verificata l’impossibilità sopravvenuta della prestazione a seguito delle misure di restrizione e contenimento adottate dallo Stato e dalle Regioni per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Specificamente, si prevede che, a decorrere dalla data di entrata in vigore dei predetti provvedimenti, ricorra la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento in commento, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1463 c.c. Conseguentemente, gli acquirenti potranno presentare istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva e il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione di tale richiesta, in alternativa al rimborso del corrispettivo, potrà rilasciare un voucher di pari valore, utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle misure restrittive.
Il Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale (art. 211)
L’art. 211 Rilancio prevede che, fino al 31 luglio 2022, una quota pari allo 0,3% del totale della raccolta delle scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere, anche in formato virtuale, effettuate in qualsiasi modo e su qualsiasi mezzo, sia online, sia tramite canali tradizionali, venga destinata alla costituzione del c.d. “Fondo salva sport”, finalizzato al sostegno e alla ripresa del movimento sportivo nazionale. Il finanziamento del Fondo è determinato in misura comunque non inferiore a 40 milioni di euro per l’anno 2020, e 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022.
Disposizioni processuali eccezionali per i provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione delle competizioni e dei campionati professionistici e dilettantistici (art. 211-bis)
Il Governo, adottando misure del tutto eccezionali e temporanee, ha voluto prevenire un’eventuale paralisi del sistema processuale sportivo italiano dovuto alle numerose controversie che potrebbero scaturire dalle decisioni che le federazioni hanno adottato (o potrebbero adottare) – tra la data di entrata in vigore del DL Rilancio e il sessantesimo giorno successivo a quello in cui avrà termine lo stato di emergenza – in materia di annullamento, prosecuzione e conclusione delle competizioni e dei campionati, ivi compresa la definizione delle classifiche finali, per la stagione sportiva 2019/2020, nonché delle conseguenti misure organizzative per la successiva stagione sportiva.
Al riguardo, l’art. 211-bis dispone che, nelle more dell’adeguamento dello statuto e dei regolamenti del CONI e, conseguentemente, delle federazioni sportive nazionali con specifiche norme di giustizia sportiva per la trattazione delle predette controversie, la competenza degli organi di giustizia sportiva sia concentrata, in unico grado e con cognizione estesa al merito, nel Collegio di Garanzia dello Sport.
Specificamente, si prevede che il relativo ricorso, previamente notificato alle altre parti, sia depositato – a pena di decadenza – presso il Collegio di Garanzia dello Sport entro sette giorni dalla pubblicazione dell’atto impugnato. Il Collegio di Garanzia dello Sport sarà chiamato a decidere in via definitiva sul ricorso, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, entro il termine perentorio di quindici giorni dal deposito, decorso il quale il ricorso si ha per respinto e l’eventuale decisione sopravvenuta è priva di effetti. La decisione è impugnabile ai sensi del comma 3.
Le controversie su tali decisioni, nonché – nell’ipotesi in cui la decisione non sia resa nei termini – sui provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione, alla conclusione, all’organizzazione, alla composizione e alle modalità di svolgimento delle competizioni e dei campionati, sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e alla competenza inderogabile del TAR del Lazio.
In questi casi, il termine per ricorrere è di quindici giorni e decorre dalla pubblicazione della decisione impugnata, ovvero dalla scadenza del termine relativo. La causa è discussa nella prima udienza utile, decorsi sette giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso e il giudizio è deciso con sentenza in forma semplificata, da pubblicarsi entro il giorno successivo a quello dell’udienza. Tuttavia, ove la complessità delle questioni non consenta la pubblicazione della sentenza entro il giorno successivo a quello dell’udienza, entro lo stesso termine è pubblicato il dispositivo, mentre la motivazione è pubblicata entro i dieci giorni successivi.
L’appello al Consiglio di Stato è proposto – a pena di decadenza – entro quindici giorni decorrenti dal giorno successivo a quello dell’udienza, se entro tale data è stata pubblicata la sentenza in forma semplificata, e in ogni altro caso dalla data di pubblicazione della motivazione.
In conclusione, in attesa della pubblicazione del testo definitivo in Gazzetta Ufficiale, va evidenziato che il Decreto Rilancio esprime l’intenzione del Governo di intervenire in supporto del mondo dello sport mediante l’adozione di misure di diversa natura (economica, finanziaria, fiscale, procedurale) il cui banco di prova, naturalmente, sarà quello della celerità dell’implementazione delle stesse, nonché della facilità di accesso per i beneficiari.
Per il momento, si deve dare atto del plauso espresso nelle ultime ore da alcune tra le massime autorità del mondo dello sport in commento al pacchetto di misure governative, tra cui il Presidente della FIGC Gravina, che lo ha definito “un passaggio fondamentale per tutto il calcio italiano”, ed in particolare il Presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli, secondo cui “Il Decreto Rilancio riconosce al calcio il suo valore per il Paese”. In tal senso, la soddisfazione del Presidente della Lega Pro troverebbe fondamento nell’estensione della cassa integrazione in deroga agli sportivi professionisti con reddito annuo lordo inferiore a 50.000 euro, misura che, come riportato sopra, dovrebbe principalmente trovare applicazione proprio alla terza serie professionistica.
In ogni caso, è doveroso ribadire come la bontà di tale strumento – che, lo si ricorda, è destinata a tutti i professionisti di tutti gli sport entro il summenzionato tetto salariale – dovrà essere necessariamente valutata sulla base dell’effettiva distribuzione alla platea dei potenziali beneficiari. In altre parole, i 21,1 mln stanziati dal Governo saranno effettivamente sufficienti per coprire il 100% delle prestazioni? Da ultimo, dovrà essere necessariamente oggetto di specifica riflessione il raccordo tra questa misura e gli eventuali accordi di rinuncia/riduzione degli stipendi sottoscritti da diverse società sportive con i propri professionisti, circostanza che sembrerebbe non essere stata considerata dal Decreto “Rilancio”.
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