Source: https://www.laleggepertutti.it/95070_i-centri-di-assistenza-fiscale-caf
Timestamp: 2018-03-21 14:42:10+00:00
Document Index: 34529817

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 23', 'art. 13', 'art. 50', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 78', 'art. 7', 'art. 36', 'art. 43', 'sentenza ']

Professionisti I Centri di assistenza fiscale (CAF)
CAF dipendenti, CAF imprese e certificazione tributaria: tutti gli obblighi e adempimenti, i diritti del contribuente in tema di dichiarazione dei redditi.
L’istituto dell’assistenza fiscale ha, tuttavia, subito notevoli modifiche in seguito all’approvazione del D.Lgs. 490/98 recante disposizioni integrative del D.Lgs. 241/97 (il decreto sulla semplificazione degli adempimenti). Successivamente, con il D.M. 31-5-1999, n. 164, sono state emanate le relative disposizioni di attuazione.
È opportuno sottolineare che dal 3 dicembre 2005, i CAF hanno perso la posizione di monopolio nell’attività di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati: tale attività, infatti, è attualmente espletata anche dalle figure professionali dei dottori commercialisti, esperti contabili e consulenti del lavoro (art. 1, co. 4, lett. f-bis), D.Lgs. 139/2005).
La costituzione dei CAF è consentita:
— alle associazioni sindacali di categoria fra imprenditori, presenti nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, istituite da almeno dieci anni;
— alle associazioni sindacali di categoria fra imprenditori, istituite da almeno dieci anni, diverse da quelle indicate al punto precedente se, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, ne è riconosciuta la rilevanza nazionale con riferimento al numero degli associati, almeno pari al 5% degli appartenenti alla stessa categoria, iscritti negli appositi registri tenuti dalla Camera di commercio, nonché all’esistenza di strutture organizzate in almeno 30 province;
— alle organizzazioni aderenti alle associazioni di cui ai punti precedenti previa delega della propria associazione nazionale;
— alle organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e pensionati od organizzazioni territoriali da esse delegate, aventi complessivamente almeno cinquantamila aderenti;
— ai sostituti di cui all’art. 23 e successive modificazioni, aventi complessivamente almeno cinquantamila dipendenti;
— alle associazioni di lavoratori promotrici di istituti di patronato aventi complessivamente almeno cinquantamila aderenti.
Per i CAF, che svolgono la loro attività dietro autorizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze, è prevista la costituzione in forma di società di capitali (il capitale minimo richiesto è pari a 51.645,69 euro, salvo i casi in cui il codice civile preveda un minimo più elevato in relazione alla veste societaria), mentre il loro oggetto sociale deve contemplare lo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale. I Centri sono tenuti a designare uno o più responsabili dell’assistenza fiscale individuandoli tra gli iscritti all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili assunti anche con rapporto di lavoro subordinato.
Con il decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali (D.Lgs. 175/2014) sono fissate nuove regole per l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale e i requisiti che devono possedere le società richiedenti e i centri di assistenza fiscale.
In particolare è disposto che per il rilascio dell’autorizzazione sia presentata annualmente una relazione tecnica dalla quale si evidenzi l’organizzazione assunta, il tipo di rapporto di lavoro impiegato e la formazione del personale nonché i sistemi di controllo interno per garantire la correttezza dell’attività.
L’assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati
Gli utenti dei CAF per lavoratori dipendenti e pensionati sono i possessori di reddito di lavoro dipendente e assimilati che intendono adempiere all’obbligo di dichiarazione dei redditi attraverso la presentazione al Centro di assistenza prescelto di una apposita dichiarazione (modello 730).
Ai sensi dell’art. 13 del D.M. 31-5-1999, n. 164 possono avvalersi dell’assistenza fiscale i possessori di redditi di lavoro dipendente (quindi lavoratori dipendenti e pensionati) nonché i soggetti che percepiscono indennità sostitutive di reddito di lavoro dipendente, i soci di cooperative di produzione e lavoro, di servizi, agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e della piccola pesca, i sacerdoti della Chiesa cattolica e i soggetti che svolgono le pubbliche funzioni indicate nell’art. 50, co. 1, lett. g), del TUIR, con eccezione dei parlamentari europei, i soggetti impegnati in lavori socialmente utili anche se possiedono:
— redditi fondiari;
— utili derivanti dalla partecipazione in società ed enti italiani soggetti ad IRES;
— altri redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
— redditi di lavoro autonomo diversi da quelli derivanti dall’esercizio abituale di arti e professioni;
— alcuni redditi soggetti a tassazione separata per cui non si sia optato per la tassazione ordinaria.
Anche i possessori di redditi derivanti da contratti di collaborazione coordinata e continuativa, essendo stati tali redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, possono adempiere all’obbligo dichiarativo attraverso il modello 730. In tal caso, tuttavia, è necessario che, almeno nel periodo compreso tra giugno e luglio del periodo d’imposta in cui viene presentato il modello in esame, sussista un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e si conoscano i dati del sostituto d’imposta che dovrà effettuare il conguaglio.
Lo stesso dicasi per i contribuenti con contratto di lavoro a tempo determinato i quali possono rivolgersi al sostituto se il contratto dura almeno dal mese di aprile al mese di luglio o ad un CAF-dipendente se il contratto dura almeno dal mese di giugno al mese di luglio. Anche in questo caso devono essere noti i dati del sostituto che dovrà eseguire il conguaglio.
Infine, anche il personale precario della scuola può beneficiare dell’assistenza fiscale rivolgendosi al sostituto d’imposta o ad un CAF-dipendente se il contratto dura almeno dal mese di settembre dell’anno a cui si riferisce la dichiarazione al mese di giugno dell’anno successivo.
Sono pertanto esclusi dall’assistenza fiscale i soggetti che possiedono in aggiunta ai redditi di lavoro dipendente e assimilati:
— redditi di lavoro autonomo derivante dall’esercizio di arti e professioni;
— redditi d’impresa.
L’assistenza fiscale, inoltre, è preclusa ai contribuenti che devono presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti.
Il contribuente può presentare la dichiarazione congiuntamente al coniuge non legalmente ed effettivamente separato qualora entrambi possiedano solo redditi per i quali è ammesso il ricorso al modello 730 ed almeno uno di essi sia nelle condizioni di accedere all’assistenza fiscale (ossia rivesta la qualifica di lavoratore dipendente, pensionato etc.).
Con il D.Lgs. 175/2014 (decreto sulle semplificazioni fiscali) è stata introdotta la dichiarazione precompilata per i lavoratori dipendenti (mod. 730) (v. supra par. 13, lett. C). Anche i CAF potranno, a decorrere dal 15 aprile 2015, prelevare i modelli precompilati dei propri clienti dal sito dell’Agenzia delle entrate. Resta ferma, ovviamente, la possibilità di presentare la dichiarazione con le modalità ordinarie.
Quanto alle modalità del rapporto intercorrente tra CAF e lavoratori dipendenti e pensionati, il contribuente deve consegnare al CAF il modello 730 contenente i dati necessari al calcolo dei redditi e delle imposte dovute entro il 7 luglio dell’anno successivo a quello cui il 730 fa riferimento.
Il CAF, entro lo stesso termine (7 luglio), deve comunicare l’esito dei calcoli al sostituto d’imposta e consegna al dipendente o pensionato copia della dichiarazione elaborata sulla base dei dati forniti dall’assistito (mod. 730), corredato dal prospetto di liquidazione (mod. 730-3), sottoscritto dal responsabile del centro.
Il CAF, inoltre, deve trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate, entro il 7 luglio di ciascun anno, le dichiarazioni predisposte.
Nel mese di luglio il datore di lavoro o ente pensionistico, anche sulla base delle comunicazioni dei CAF, effettua il conguaglio sulla retribuzione del mese, rimborsando i crediti o trattenendo le maggiori imposte dovute. Per i pensionati le suddette operazioni sono effettuate a partire dal mese di agosto o di settembre.
I CAF-imprese
Le imprese possono usufruire dell’assistenza fiscale solo avvalendosi di un Centro autorizzato.
Destinatari dell’attività di assistenza svolta dai CAF-imprese sono le imprese stesse nonché i soci della società di persone, i partecipanti all’impresa familiare e il coniuge partecipante all’azienda coniugale.
Sono invece escluse dall’assistenza fiscale le imprese, soggette all’IRES, tenute alla nomina del collegio sindacale, nonché quelle alle quali non sono applicabili le disposizioni concernenti gli studi di settore diverse dalle società cooperative e loro consorzi.
L’assistenza fiscale dei CAF si concretizza nella:
— apposizione del visto di conformità (il quale consiste in una sorta di certificazione della corrispondenza tra i dati delle dichiarazioni e le risultanze di bilancio, delle scritture contabili e dei documenti allegati a norme di legge);
— asseverazione della corrispondenza tra gli elementi contabili ed extracontabili comunicati all’amministrazione finanziaria e rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore e quelli risultanti dalle scritture contabili e da altra documentazione idonea. Anche quest’ufficio, al pari di quello di cui al punto precedente (visto di conformità) viene svolto su richiesta del contribuente ed è a carico del responsabile del Centro.
Sia il visto di conformità che l’asseverazione vanno apposti, su richiesta del contribuente, dal responsabile del Centro: condizione necessaria per l’apposizione è che le scritture contabili siano state predisposte e tenute dal CAF stesso. Inoltre il visto e l’asseverazione possono essere apposti anche dai soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 3 dell’art. 3 del D.P.R. 322/98 (v. infra par. 19).
L’apposizione del visto o dell’asseverazione consente all’amministrazione finanziaria di condurre gli eventuali controlli sulle dichiarazioni munite di visto o asseverate secondo modalità più snelle, salva la possibilità di verificare l’operato dei CAF o di altri soggetti abilitati al rilascio del visto o dell’asseverazione grazie ai poteri di vigilanza previsti dagli artt. 10 e 25 del D.M. 31-5-1999, n. 164.
Salvo che il fatto costituisca reato e ferma restando l’irrogazione delle sanzioni per le violazioni di norme tributarie, ai responsabili dei Centri (la regola vale sia per i CAF imprese sia per quelli che prestano assistenza a lavoratori dipendenti e pensionati) che rilasciano il visto di conformità, ovvero l’asseverazione infedele, si applica la sanzione amministrativa da 258 euro a 2.582 euro.
La violazione è punibile in caso di liquidazione di imposte, contributi, premi e rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni, di cui all’art. 36bis del D.P.R. 600/73 (per i tributi diretti), e in caso di controllo ai sensi degli artt. 36ter e seguenti del medesimo decreto nonché in caso di liquidazione dell’imposta dovuta in base alle dichiarazioni e di controllo di cui agli artt. 54 e seguenti del D.P.R. 633/72 (per l’IVA).
In caso di ripetute violazioni, ovvero di violazioni particolarmente gravi, ai predetti soggetti è inibita la facoltà di rilasciare il visto di conformità ovvero l’asseverazione. Si considera violazione particolarmente grave il mancato pagamento della suddetta sanzione.
Le altre attività dei CAF sono:
— la tenuta della contabilità, qualora esista l’impegno contrattuale di predisporre la dichiarazione;
— l’effettuazione dei movimenti sul conto fiscale cui sono tenuti i contribuenti, ai sensi dell’art. 78, co. 27, della L. 413/91, purché vi sia autorizzazione con delega da parte dell’utente.
Il controllo esercitato dai CAF riguarda la regolarità formale delle:
— scritture contabili obbligatorie ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto;
— scritture contabili dei sostituti d’imposta;
— fatture, bolle doganali e altri documenti che devono essere annotati nelle scritture stesse.
Gli obblighi degli utenti nei confronti dei CAF riguardano i seguenti adempimenti:
— fornire dati completi e veritieri, rispettando anche i termini necessari per consentire al Centro di adempiere agli obblighi fiscali e contabili;
— collaborare con il Centro ai fini della regolare tenuta della contabilità e della predisposizione della dichiarazione dei redditi;
— consentire l’attività di controllo del Centro presso la sede dell’utente nei casi in cui quest’ultimo provvede direttamente alla tenuta ed elaborazione della contabilità.
L’assistenza fiscale prestata dai professionisti: la certificazione tributaria
Nel corso degli ultimi anni il legislatore, oltre ad innovare la disciplina dell’assistenza fiscale svolta dai CAF dipendenti e dai CAF imprese, ha individuato anche alcuni compiti svolti da specifiche figure professionali che consentono di semplificare ulteriormente gli adempimenti posti a carico dei contribuenti e, nel contempo, di rendere più agevole l’attività di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria.
I riferimenti normativi delle citate innovazioni vanno rinvenuti nelle disposizioni contenute nel capo V del D.Lgs. 9-7-1997, n. 241 e nel relativo regolamento di attuazione, emanato con il D.M. 31-5-1999, n. 164.
Inoltre, come già specificato, l’art. 7quinquies del D.L. 203/2005, conv. in L. 248/2005 ha previsto che anche alcuni professionisti (dottori commercialisti, esperti contabili e consulenti del lavoro) possano espletare l’attività di assistenza fiscale.
I nuovi compiti si sostanziano nel rilascio del visto di conformità, dell’asseverazione e della certificazione tributaria, per l’espletamento dei quali occorre che i professionisti:
— siano abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni;
— abbiano predisposto la dichiarazione e tenuto la contabilità a cui il visto o l’asseverazione si riferiscono;
— effettuino un’apposita comunicazione, in carta libera, alla Direzione Regionale delle entrate competente territorialmente in relazione al domicilio del professionista;
— stipulino una polizza assicurativa a garanzia dei contribuenti per i danni che potrebbero derivare dal rilascio del visto o dell’asseverazione.
Sia il visto di conformità che l’asseverazione, di cui si è già detto (v. supra par. 18, lett. C), possono essere rilasciati, su richiesta del contribuente, oltre che dai responsabili dei CAF imprese:
— dagli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro;
— dagli iscritti, alla data del 30 settembre 1993, nei ruoli dei periti ed esperti tenuti presso le Camere di Commercio per la sub-categoria tributi in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o laurea equipollente o di diploma di ragioneria.
Il rilascio di visto di conformità o di asseverazione infedele da parte dei su menzionati professionisti comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa da euro 516 ad euro 5.165.
In caso di accertamento di tre distinte violazioni commesse nel corso di un biennio, è disposta la sospensione dalla facoltà di rilasciare la certificazione tributaria per un periodo da uno a tre anni. La stessa sanzione è prevista in caso di accertamento di ulteriori violazioni ovvero di violazioni di particolare gravità. Si considera violazione particolarmente grave il mancato pagamento della suddetta sanzione.
La predisposizione della certificazione tributaria (cd. visto pesante), invece, è, ai sensi dell’art. 36 del D.Lgs. 241/97, prerogativa assoluta dei revisori contabili iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro che possiedano i seguenti requisiti:
— che esercitino la professione da non meno di cinque anni;
— che non svolgano l’incarico di responsabile di un CAF;
— che siano abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni.
La certificazione può essere rilasciata solo qualora siano soddisfatte le condizioni previste anche per l’apposizione del visto di conformità e dell’asseverazione, di cui si è detto all’inizio del presente paragrafo, e può riguardare solo i contribuenti titolari di reddito d’impresa in contabilità ordinaria, anche su opzione, nei cui confronti il revisore abbia già rilasciato il visto di conformità e, se soggetto a controlli in base agli studi di settore, l’asseverazione.
Il rilascio della certificazione tributaria — con la quale il revisore attesta che il contribuente ha applicato correttamente le disposizioni tributarie sostanziali nella tenuta della contabilità — è subordinato all’esecuzione da parte del revisore degli adempimenti, controlli e attività individuati annualmente con apposito decreto ministeriale, anche sulla base dei principi di revisione fiscale elaborati dai Consigli nazionali dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei consulenti del lavoro sotto forma di check list e allegati al D.M. 29-12-1999.
Gli effetti connessi al rilascio di una certificazione tributaria regolare in relazione al periodo d’imposta a cui si riferisce la dichiarazione dei redditi certificata sono così sintetizzabili:
— non è possibile procedere ad accertamento induttivo;
— i controlli e i rimborsi sono effettuati in base a modalità particolari da stabilire con decreto ministeriale. Per quanto concerne i controlli, in genere è stabilito che essi debbano investire solo i componenti di reddito non oggetto di certificazione;
— il termine entro cui notificare eventuali accertamenti basati su studi di settore è il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata (e non del quarto anno successivo, come stabilito dall’art. 43 del D.P.R. 600/73 in via generale);
— le imposte o le maggiori imposte, gli interessi e le sanzioni relativi ad avviso di accertamento impugnato vengono iscritti a ruolo solo dopo la sentenza della Commissione tributaria provinciale.