Source: http://www.avvgennarodenatale-salerno.com/2013/
Timestamp: 2018-03-23 11:20:41+00:00
Document Index: 103011309

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 113', 'art. 320', 'sentenza ', 'art. 320', 'art. 320', 'art. 1', 'art. 642', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 113', 'art. 360', 'art. 113', 'art. 116', 'art. 320', 'art. 38', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 547', 'art. 548', 'art. 547', 'art. 492', 'art. 495', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1126', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 2953', 'art. 2953', 'art. 1494', 'art. 1519', 'art. 91']

Avv. Gennaro De Natale - Salerno: 2013
DEPOSITI DORMIENTI: MODELLO ATTO DI CITAZIONE
Il Sig. ***************, nato a ********** il **********, cf: ************, rapp.to e difeso dall’avv. Gennaro De Natale (posta elettronica certificata avvgennarodenatale@pec.ordineforense.salerno.it, fax numero 089.28.21.92), presso il cui studio elett.te domicilia in virtù di procura a margine del presente atto, espone quanto segue.
A) L’istante è intestatario del libretto di risparmio nominativo n. ****** acceso presso Poste Italiane SpA (Casse di Risparmio Postali), Ufficio n. ******* di **********.
B) Il suddetto libretto di deposito, non più movimentato dal ************, presenta un saldo positivo pari a £. **********, equivalenti ad euro *****.
C) Nel periodo compreso tra il mese di dicembre 2011 e gennaio 2012, l’istante chiedeva la restituzione delle somme portate a saldo del libretto postale, ricevendo un diniego dal personale dell’ufficio, che eccepiva il decorso del termine prescrizionale.
D) In tale sede, l’impiegato addetto comunicava all’istante che il libretto era stato devoluto al fondo rapporti dormienti.
E) In data **************, informatosi sulle modalità di rimborso di tali somme, l’istante inoltrava alla CONSAP SpA domanda di rimborso di somme affluite al fondo di cui all’art. 1, c. 343, legge 266/2005, rimasta senza riscontro.
L’art. 1, comma 343 della L. 266/2005 (Legge Finanziaria del 2006) ha istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, a decorrere dal 2006, un apposito Fondo con il fine di indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie. Il Fondo è alimentato dagli importi provenienti dai conti correnti e dai rapporti bancari definiti come dormienti dal successivo comma 345.
Ai sensi del DPR 116/2007, i rapporti contrattuali che rientrano nel campo di applicazione della disciplina in materia di depositi dormienti, sono quelli relativi a depositi di somme di denaro effettuati presso l’intermediario con l’obbligo di rimborso, i depositi di strumenti finanziari in custodia ed amministrazione, nonchè i contratti di assicurazione di cui all’art. 2, comma 1 del DL 209/2005.
Vengono devoluti al Fondo, da parte degli intermediari di cui all’art. 1 del DPR n. 116/07, gli importi relativi a depositi di somme di denaro (conti correnti, certificati di deposito, libretti di risparmio, ecc.) per i quali il titolare del rapporto non abbia effettuato operazioni per un arco di tempo di 10 anni.
Al verificarsi di tale condizione (mancanza di movimentazione negli ultimi 10 anni), l'intermediario invia al titolare del rapporto, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento indirizzata all'ultimo indirizzo comunicato o comunque conosciuto, o a terzi da lui eventualmente delegati, l'invito ad impartire disposizioni entro il termine di 180 giorni dalla data della ricezione, avvisandolo che, decorso tale termine, il rapporto verrà estinto e le somme ed i valori relativi a ciascun rapporto verranno devoluti al fondo … (art. 3 DPR 116/2007).
In caso di mancato accoglimento dell’istanza, Consap riscontra la domanda comunicando i motivi del diniego.
Nel caso in esame, Poste Italiane SpA non ha assolto a tale obbligo, e la Consap ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze non hanno preso in considerazione la richiesta di rimborso dell’istante.
Per tutto quanto sopra esposto, l’istante ha interesse ad ottenere la restituzione delle somme portate a saldo del suddetto libretto di risparmio.
Tanto premesso, l’istante, come in atti rapp.to, difeso e dom.to,
1) Poste Italiane SpA, in persona del legale rapp.te pt, con sede in Viale Europa n. 190 – 00144 – Roma;
2) Consap SpA, in persona del legale rapp.te pt, con sede in Roma (00198), Via Yser n. 14;
3) Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro-tempore, domiciliato ex lege in Salerno al Corso V. Emanuele n. 58 presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Salerno,
a comparire dinanzi al Giudice di Pace di Salerno all'udienza del giorno ****************, locali soliti ore di rito col prosieguo, per ivi sentire accogliere le seguenti
voglia il Giudice di Pace adito, respinta ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione, con decisione secondo equità ex art. 113 cpc, accogliere la domanda proposta e, per l’effetto,
1) Condannare i convenuti, per quanto di ragione e competenza, alla restituzione delle somme portate a saldo del libretto di risparmio nominativo n. ************* acceso presso Poste Italiane SpA (Casse di Risparmio Postali), Ufficio n. ***********, oltre interessi e rivalutazione monetaria;
2) Condannare i convenuti al pagamento delle spese, diritti ed onorari del presente giudizio, con attribuzione al sottoscritto difensore antistatario.
Ai sensi e per gli effetti di cui alla L. 488/99 e succ. mod., l’istante dichiara espressamente di contenere la domanda entro il limite complessivo di euro 1.100,00.
Con riserva di precisare e modificare le conclusioni ex art. 320 c.p.c., si invitano i convenuti a costituirsi in giudizio nei modi e termini di legge, con avvertenza che, in difetto, sarà dichiarata la loro contumacia e che, in tal caso, l'emananda sentenza sarà considerata come emessa in legittimo contraddittorio, e che la costituzione fuori del termine comporterà le decadenze di cui agli artt. 38 e 167 cpc, per cui non potranno proporre domande riconvenzionali, chiamare terzi in causa, indicare mezzi di prova o produrre documenti.
In via istruttoria, si chiede l’ammissione dell’interrogatorio formale del rappresentante legale della convenuta e della prova testimoniale sulle circostanze di cui ai capi *) ed *) del presente atto che qui si abbiano per integralmente trascritti, preceduti dalle parole "Vero che", con riserva di indicare i testi all’udienza ex art. 320 cpc.
Con riserva, altresì, di produrre ulteriore documentazione e richiedere ulteriori mezzi istruttori all’udienza ex art. 320 cpc, in conseguenza del comportamento processuale di parte convenuta.
1) Domanda di rimborso alla Consap SpA del *********;
2) DPR 116/2007;
3) Istruzioni del MEF in materia di rimborso delle somme versate al Fondo di cui all’art. 1, comma 343 della Legge 23 dicembre 2005 , n. 266;
4) Copia del Libretto di risparmio nominativo n. *********.
Salerno, *****************
3) Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro-tempore, domiciliato ex lege in Salerno al Corso V. Emanuele n. 58 presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Salerno
Pubblicato da Gennaro De Natale a 11/29/2013 06:44:00 PM
Etichette: conti dormienti, libretto al portatore, libretto postale, rapporti dormienti
I Sigg.ri **********, nato a Salerno il *****, e *************, nata a ********************* il **************, cf: *****************, rapp.ti e difesi dall’avv. Gennaro De Natale, presso il cui studio elett.te domiciliano in virtù di mandato a margine del presente atto, il quale ultimo dichiara di voler ricevere gli atti e i provvedimenti emessi nel corso della presente procedura al numero di fax 089/282192 o alla PEC avvgennarodenatale@pec.ordineforense.salerno.it, oltre che nelle forme prescritte dalla legge;
- Che gli istanti sono proprietari di un appartamento sito in Salerno alla Via ************ n. ***;
- Che tale immobile è stato concesso in locazione ad uso abitativo al Sig. ***********, con contratto di locazione stipulato in data *****/2012;
- Che il canone di locazione è stato determinato dalle parti in euro ****,00 mensili sino a tutto il *******/2013, (Art. 6 del contratto di locazione allegato);
- Che il Sig. **************** si è reso moroso nel pagamento dei canoni di locazione a far data dal mese di ***** 2013, nonché delle bollette condominiali e di varie utenze;
- Che, sussistendo una morosità per i mesi da ********* a ****** 2013, nonché delle suddette bollette condominiali ed utenze, con atto del **********/2013 veniva intimato sfratto per morosità al Sig. ************, con relativa citazione a comparire innanzi al Tribunale di Salerno per la convalida dello stesso;
- Che, persistendo la morosità, il Tribunale di Salerno convalidava lo sfratto per morosità in data *************/2013, con fissazione della data di esecuzione successiva al ***********/2013;
- Che, in data _____________, l’inquilino rilasciava l’immobile nella disponibilità dei proprietari;
- Che il Sig. ***************, oltre a non aver corrisposto i canoni mensili di cui all’intimato sfratto per morosità, non ha versato nemmeno i canoni relativi ai mesi da ******* a *********, fino al giorno ************/2013, data di rilascio effettivo dell’immobile;
- Che, pertanto, a tutt’oggi, i ricorrenti vantano un credito di euro ________ nei confronti del Sig. *************, per omesso pagamento dei suddetti canoni di locazione, oltre interessi legali dalle scadenze al soddisfo;
- Che, non essendo stato possibile comporre bonariamente la vertenza, si rende necessario adire le vie legali; tanto premesso, gli istanti, come in atti rapp.ti, difesi e dom.ti
che il Tribunale di Salerno voglia emettere ingiunzione immediatamente esecutiva in danno del Sig. ***************, dom.to in Salerno, alla Via ___________ n. _________, per il pagamento in suo favore della somma di € _________ oltre interessi e rivalutazione monetaria dalla scadenza al soddisfo per le causali dedotte in narrativa, nonché spese e competenze della presente procedura, IVA e CNAP come per legge.
Poiché vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, gli istanti, ai sensi dell’art. 642 cpc, chiedono espressamente che venga concessa la provvisoria esecuzione della emananda ingiunzione.
Si dichiara che il valore della controversia è pari ad euro __________ e che, pertanto, il valore del contributo unificato è pari ad euro ________.
Si deposita:
1) Contratto di locazione;
2) Copia intimazione di sfratto per morosità;
3) Copia decreto ingiuntivo emesso nell’ambito del procedimento per convalida di sfratto;
4) Copia verbale di consegna.
Salerno, ********** 2013
Pubblicato da Gennaro De Natale a 11/28/2013 05:52:00 PM
Etichette: canoni successivi, ingiunzione, locazione, ricorso per decreto ingiuntivo, rilascio dell'immobile, sfratto per morosità
CORTE DI CASSAZIONE - SENTENZA N. 7078 DEL 9 MAGGIO 2003
Dott. Mario DELLI PRISCOLI - Presidente -
Dott. Ugo VITRONE - Consigliere -
Dott. Maria Gabriella LUCCIOLI - Consigliere -
Dott. Mario ADAMO - Rel. Consigliere -
Dott. Renato RORDORF - Consigliere -
************, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ARCHIMEDE
115, presso l'avvocato PIETRO MAGNO, rappresentato e difeso
dall'avvocato FILIPPO CAPOZIO, giusta procura in calce al ricorso;
************, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CASSIODORO 9,
presso l'avvocato SERGIO BLASI, che la rappresenta e difende
unitamente all'avvocato ALDO FERRARO, giusta mandato in calce al
avverso la sentenza n. ******** del Giudice di pace di SANREMO,
depositata il 21-10-99;
23-09-2002 dal Consigliere Dott. Mario ADAMO;
udito per il ricorrente l'Avvocato Morgani per delega dell'Avvocato
Capozio, depositata in udienza che ha chiesto l'accoglimento del
Aurelio GOLIA che ha concluso per l'accoglimento del ricorso;
Con atto di citazione notificato in data 31.12.1998 *********** conveniva avanti al Giudice di Pace di Sanremo *********** per sentirlo condannare al pagamento della somma di L 1.372.500 a titolo di liquidazione delle spese straordinarie sostenute nell'interesse della figlia minore.
Resisteva alla domanda il convenuto che sollevava anche eccezione di incompetenza per materia del giudice adito.
Il Giudice di Pace con sentenza in data 21.10.1999, qualificate come necessarie per la figlia delle parti, sotto il profilo socio - economico, parte delle spese sostenute dall'attrice liquidava in favore della stessa la somma di L 1.250.000, oltre agli interessi dalla domanda.
Per la cassazione della sentenza del Giudice di Pace propone ricorso fondato su cinque motivi **************.
Resiste con controricorso ************.
Con il primo motivo di ricorso il ************* denunzia violazione e falsa applicazione dell'art. 9 c.p.c. in relazione all'art. 360 n 2 c.p.c. sul presupposto che avendo il Giudice di Pace deciso in ordine alla necessarietà delle spese sostenute dalla ************ nell'interesse della figlia minore, ha in sostanza adottato una decisione di merito che, in quanto necessaria per integrare la decisione del Tribunale, doveva essere a questo funzionalmente riservata.
Con il secondo motivo il ricorrente censura l'impugnata sentenza per violazione e falsa applicazione degli artt. 9 e 70 c.p.c. in relazione all'art. 360 n 3 e 4 c.p.c..
Assume il ************* che avendo il giudice di merito deciso in ordine ai diritti ed agli interessi di una minore avrebbe dovuto partecipare al giudizio il P.M..
Con il terzo motivo deduce contraddittorietà della motivazione per avere il giudice adito prima sostenuto che la sua decisione non era finalizzata a modificare il contenuto del provvedimento del Tribunale ma a renderlo attuale ed eseguibile e poi ha dettato un criterio nuovo di definizione ed interpretazione del concetto di spese necessarie.
Con il quarto motivo il ricorrente impugna la sentenza di merito per violazione e falsa applicazione dell'art. 113 c.p.c. in relazione all'art. 360 n 3 c.p.c..
Rileva che il Giudice di Pace ha coniato un concetto di necessità qualificata come necessità socio - economica e non giuridica, arbitrariamente attribuendo tale qualificazione al Tribunale.
L'indicato criterio interpretativo è stato inoltre elaborato equitativamente, a mente del secondo comma dell'art. 113 c.p.c., senza considerare che il mantenimento dei minori non può essere oggetto di giudizio equitativo.
Infine con il quinto ed ultimo motivo lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c..
Rileva che il Giudice di Pace nel ritenere dovute le spese relative al computer non ha indicato il contenuto delle fonti prescelte e il criterio che ha presieduto a tale scelta sicché non è possibile il controllo dell'iter seguito per addivenire alla decisione adottata.
Con il controricorso ed in relazione al primo motivo del ricorso la controricorrente ha eccepito la decadenza del ************* in ordine all'eccezione di incompetenza del giudice adito per non avere sollevato la relativa eccezione entro la prima udienza di trattazione.
In ordine logico va per prima esaminata l'eccezione di decadenza contenuta nel controricorso.
Al riguardo si osserva che dagli atti, che si possono esaminare trattandosi di questione di procedura, risulta che l'eccezione di incompetenza è stata sollevata dal ricorrente all'udienza del 4.3.1999 subito dopo l'interrogatorio libero delle parti che, ai sensi dell'art. 320 c.p.c., deve essere fatto nella prima udienza di trattazione.
Da ciò consegue che anche se prima dell'udienza del 4.3.1999 era stata tenuta altra udienza, nel corso della quale è stata depositata documentazione da parte dell'attrice e si è costituito il convenuto, la prima udienza di trattazione rilevante ai fini dell'art. 38 c.p.c. deve ritenersi l'udienza fissata dal giudice adito per l'audizione delle parti e per la definizione delle relative domande, udienza che coincide appunto nella specie con l'udienza del 4.3.1999, nel corso della quale è stata sollevata l'eccezione di incompetenza per materia in esame.
L'eccezione sollevata dalla controricorrente, rilevabile del resto anche d'ufficio, è infondata e va quindi respinta.
Passando all'esame del primo motivo del ricorso si osserva che lo stesso è infondato e va pertanto respinto.
Invero in base all'art. 9 L. 1.12.1970 n 898 come modificato dalla L. 6.3.1987 n 74 competente a modificare l'assegno di mantenimento dei figli dei coniugi divorziati è esclusivamente il tribunale, sicché la competenza del Giudice di Pace, nella soggetta materia, resta limitata alla sola esecuzione ed attuazione delle statuizioni contenute nella sentenza del tribunale, vale a dire all'esame della documentazione necessaria a giustificare la richiesta attrice, senza che il giudice di pace adito possa integrare in nessun senso la decisione del tribunale.
A tale principio si è attenuto nella specie il Giudice di Pace di Sanremo posto che lo stesso, lungi dall'integrare la statuizione del Tribunale, si è limitato ad accertare che le somme richieste dalla *********** erano correlate a spese sostenute per la figlia minore, spese qualificate dal Giudice di Pace come straordinarie, necessarie per la minore stessa sotto il profilo socio - economico, e come tali gravanti sul ************* in base al decisum del Tribunale, non modificato nè integrato nella sua valenza sostanziale con l'impugnata sentenza.
Si tratta quindi della doverosa attualizzazione di una statuizione adottata dal Tribunale nell'ambito della sua sfera di competenza.
Il primo motivo del ricorso va quindi respinto.
La reiezione del primo motivo assorbe il secondo motivo del ricorso considerato che il P.M. non deve intervenire nei giudizi attinenti alla verifica della documentazione relativa agli esborsi sostenuti dal coniuge affidatario, in esecuzione di una statuizione del tribunale, alla cui formazione il P.M. ha già concorso, unitamente alle parti private di quel giudizio.
In relazione al terzo motivo si osserva che nessuna insanabile contraddittorietà è ravvisabile nella motivazione dell'impugnata sentenza (cfr. S.U. 716-99) considerato che il giudice di merito si è effettivamente limitato, come detto, ad accertare se le spese sostenute dalla ********** fossero o meno qualificabili come spese straordinarie, necessarie nell'interesse della minore, e in tale ottica ha fatto riferimento all'età, alle attitudini, alla cultura ed all'ambiente della minore stessa, effettuando un accertamento incidenter tantum che non costituisce, per i motivi già indicati, integrazione della decisione del tribunale.
Anche il terzo motivo va quindi disatteso.
Parimenti inammissibile è poi il quarto motivo considerato che il Giudice di Pace, come in precedenza specificato, non ha coniato alcun concetto di necessità ma ha solo accertato se le spese straordinarie sostenute dalla ********** fossero necessarie per la minore, tenuto conto delle esigenze socio economiche della stessa, limitandosi con ciò ad attualizzare, il decisum del Tribunale di Sanremo, senza adottare alcuna decisione secondo equità.
Infine in relazione al quinto motivo si osserva che il Giudice di merito ha ampiamente indicato i motivi per i quali riteneva che la figlia delle parti dovesse possedere un computer, facendo riferimento oltre che al tipo di studi della ragazza anche alle necessità della vita attuale, sempre più caratterizzata dall'informatica, sicché priva di riscontro concreto, oltre che inammissibile, deve ritenersi la censura in esame.
Il ricorso va pertanto interamente respinto.
Respinge il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in complessive euro 1100-00 di cui euro 1000-00 per onorari.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione civile, in data 23.9.2002
Pubblicato da Gennaro De Natale a 10/28/2013 07:33:00 PM
Etichette: Cass. 9/5/03; cass. 09/05/2003; spese straordinarie; assegno mantenimento; giudice di pace
PIGNORAMENTO PRESSO TERZI PER ASSEGNO DI MANTENIMENTO
La Sig.ra Elena Pereira Peita Peraria nata a Salerno il 19/10/1919, CF: *****************, residente in San Marzabotto alla via Sarchiapone n. 12, rapp.ta e difesa dall’avv. Gennaro De Natale (posta elettronica certificata avvgennarodenatale@pec.ordineforense.salerno.it, fax numero 089.28.21.92), presso il cui studio elettivamente domicilia in virtù di mandato a margine del presente atto,
- Che l'istante, in virtù di sentenza n. ****/12, resa dal Tribunale di Salerno, munita di apposita formula in data **********, notificata il 14/12/1258, risulta creditrice del Sig. Romero Perito (nato a ******** il ********, CF: ***********) di assegno di mantenimento pari ad euro ****** mensili, a far data dal mese di MMMM ****;
- Che, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso, il debitore ***********, a tutt’oggi, ha versato alla istante soltanto la somma di euro ******, nei mesi di aprile, giugno e ottobre *****, e che, pertanto, egli è ancora debitore nei confronti della medesima, sino alla data del **********, della somma di euro ********, oltre interessi legali nonché rivalutazione Istat da ciascuna scadenza di pagamento fino alla data del soddisfo, per un totale complessivo di euro 9.562,76;
- Che l’atto di precetto, rimasto infruttuoso, conteneva l’intimazione a pagare la somma di euro 9.814,44;
- Che il Sig. Romero Perito risulta essere creditore di somme, a titolo di rimborso imposte, nei confronti della Agenzia delle Entrate e di Poste Italiane SpA;
- Che l'istante intende procedere a pignoramento presso la Agenzia delle Entrate e di Poste Italiane SpA, di tutte le somme da esse dovute e debende, a qualsiasi titolo detenute e comunque dovute al Sig. Romero Perito (nato a ***********il **********, CF: ********), fino alla concorrenza della somma di €. 11.000,00= (undicimila/00), che si ritiene sufficiente in via prudenziale a soddisfare il credito per cui si procede, per capitale, interessi, spese di procedura e successive, salvo conteggi ed esazione; tanto premesso, l'istante, come in atti rapp.ta, difesa e dom.ta,
1) la Agenzia delle Entrate, in persona del LRPT, dom.to in (00145) Roma alla via Cristoforo Colombo n. 426 C/D;
2) la Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Salerno, in persona del LRPT, dom.to in (84131) Salerno, alla via Degli Uffici Finanziari n. 7;
3) Poste Italiane SpA, in persona del LRPT, con sede in Roma (00144) al viale Europa n. 190;
4) Poste Italiane SpA in persona del LRPT, con sede in Salerno (84122) al Corso Garibaldi n. 203;
5) Romero Perito, dom.to in ***************, alla via **************, a comparire dinanzi al Tribunale di Salerno, Ufficio Esecuzioni Mobiliari, all'udienza del *****************, locali soliti, ore di rito col prosieguo, quanto al terzo pignorato perché renda la prescritta dichiarazione ex art. 547 cpc, con espressa avvertenza che, non comparendo nei termini indicati, il credito si riterrà non contestato ex art. 548 cpc; quanto al debitore esecutato perché sia presente alla stessa ed agli atti successivi.
Si invita il terzo pignorato a comunicare la dichiarazione di cui all’art. 547 cpc entro 10 giorni a mezzo raccomandata al creditore procedente presso il domicilio eletto, o a mezzo di posta elettronica certificata.
Si dichiara che il pagamento del contributo unificato non è dovuto, in quanto il presente procedimento è stato ammesso al gratuito patrocinio con delibera del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno del **************.
Richiesto come in atti, io sottoscritto Ufficiale Giudiziario, addetto all'UNEP della Corte d'Appello di Salerno, visto il titolo esecutivo di cui in premessa, visto l'atto di precetto recante intimazione di pagamento della somma di euro ***********oltre eventuali ulteriori spese di notifica, notificato al debitore in data ************,
in virtù del titolo richiamato, tutte le somme presenti e future, dovute o detenute a qualsiasi titolo, ragione o causa, dalla Agenzia delle Entrate e da Poste Italiane SpA e dovute a ********** (nato a ********** il **********, CF: ************), fino alla concorrenza di €. 11.000,00= (undicimila/00) che mi viene indicata dall'istante come sufficiente a soddisfare il credito per il quale attualmente si procede, oltre interessi, spese, diritti ed onorari del presente procedimento e successive occorrende, ed a tal fine
ex art. 492 cpc al debitore, ***********, di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito sopra indicato le somme pignorate col presente atto e, contemporaneamente,
al terzo pignorato, Agenzia delle Entrate e Poste Italiane SpA, di non disporre, senza ordine del Giudice, sin dalla data di notifica del presente atto, delle somme a qualunque titolo detenute ed assoggettate a pignoramento.
Il terzo pignorato che dal giorno della notifica di questo atto è soggetto, relativamente alle somme dovute al debitore e nei limiti dell'importo del credito precettato aumentato della metà, agli obblighi che la legge impone al custode.
Ho, quindi, rivolto al debitore l'invito ad effettuare presso la Cancelleria del Giudice dell'esecuzione la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il Giudice competente per l'esecuzione con l'avvertimento che, in mancanza, ovvero in caso di irreperibilità presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso la Cancelleria dello stesso Giudice.
Ho, altresì, avvertito il debitore medesimo che, ai sensi dell'art. 495 cpc, può chiedere di sostituire ai crediti pignorati una somma di denaro pari all'importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo di capitale, degli interessi e delle spese oltre alle spese di esecuzione, sempre che, a pena di inammissibilità, sia da lui depositata in Cancelleria, prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione a norma degli artt. 530, 552 e 569 cpc, la relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell'importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale.
l'atto di citazione che precede a
1) Agenzia delle Entrate, in persona del LRPT, dom.to in (00145) Roma alla via Cristoforo Colombo n. 426 C/D;
2) Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Salerno, in persona del LRPT, dom.to in (84131) Salerno, alla via Degli Uffici Finanziari n. 7;
4) Poste Italiane SpA in persona del LRPT, con sede in Salerno (84122) al Corso Garibaldi n. 203
5) Romero Perito, dom.to in ***************, alla via ****************
Pubblicato da Gennaro De Natale a 7/15/2013 07:17:00 PM
CORTE D'APPELLO DI SALERNO - DECRETO N. 1299/11 EX LEGGE PINTO
LA CORTE DI APPELLO DI SALERNO
Riunita in Camera di Consiglio nelle persone dei Sigg.ri Magistrati:
Dott. Francescopaolo Ferrara Presidente rel.
Dott. Maria Balletti Consigliere
Dott. Maria Assunta Piccoli Consigliere
nel procedimento n. 1299/2011 avente ad oggetto: domanda di equa riparazione ex artt. 2 e segg. legge n. 89/2001.
*********, elett.te dom. in Salerno, Via Diaz 36 presso l’avv. Giovanni D’Anisi che lo rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;
Ministero della Giustizia, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale di Salerno presso cui ope legis domicilia;
Resistente contumace
Esaminati gli atti, rilevato che il ricorso è stato depositato il 24.11.11 e che deve essere considerato tempestivo, siccome relativo a procedimento concluso con sentenza del 26.7.2010 che non risulta notificata;
- rilevato che dagli atti risulta che trattasi di procedimento civile originariamente iscritto al n. ******* del Tribunale di Cosenza, avente ad oggetto opposizione all’esecuzione;
- rilevato che il primo atto documentato (decreto del G.E.) risale al 27.2.2006 e che la sentenza, come detto, risulta depositata il 26.7.2010;
- rilevato che la conformità agli originali dei documenti prodotti dal ricorrente non viene contestata dalla parte controinteressata, rimasta contumace;
- considerato che il periodo eccedente la ragionevole durata debba essere individuato in un anno, detraendo dal totale di anni quattro e mesi cinque il periodo inferiore ai mesi sei nonché i tre anni della durata ragionevole;
- che dalla durata complessiva potrebbero sottrarsi solo i periodi conseguenti ad una strategia dilatoria di parte, strategia che nella specie non è stata né allegata né provata dall’Amministrazione (V. Cass. 1715/2000);
- che non può tenersi conto in danno del ricorrente delle mere istanze di rinvio e dei conseguenti intervalli, atteso che il giudice dovrebbe comunque assicurare il sollecito svolgimento del processo (Cass. 3.1.08 n. 9);
- che la parte ricorrente ha richiesto la condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni non patrimoniali i quali si collegano all’incertezza relativa all’esito della vicenda processuale derivata dall’eccessiva durata e all’ansia ovvero alla sofferenza psichica che tale situazione ordinariamente produce, di guisa che sotto il profilo dimostrativo sono sufficienti le comuni nozioni di esperienza in ordine agli effetti negativi della perdurante pendenza di un processo civile nell’uomo medio, fatta salva solo la ricorrenza di ipotesi straordinarie, qui non allegate né ravvisabili;
- che tanto premesso nel caso concreto la protrazione della vicenda processuale ha verosimilmente cagionato al ricorrente i cennati effetti negativi, non essendo emersa alcuna situazione elidente il rapporto causale fra il ritardo processuale e la lesione della sfera personale della parte;
- che per la liquidazione occorre non solo utilizzare il criterio equitativo (art. 2 L. 89/2001 e 2056 c.c. in relazione all’art. 1126 c.c.) ma pure tener conto dei parametri desumibili dai precedenti adottati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sia pure con adeguato margine di valutazione;
- che nel caso in esame va peraltro considerato quanto appresso: a) la somma oggetto di esecuzione ammontava ad € 5.824; fin dall’udienza del 25.1.2007 la parte opposta dichiarò di rinunziare all’esecuzione e chiese dichiararsi cessata la materia del contendere;
- da ciò risultando pertanto un modesto valore della posta in gioco ed un relativo pregiudizio psicologico sofferto dall’attuale ricorrente, la riparazione pecuniaria a titolo indennitario per il danno non patrimoniale nella specie ravvisabile può essere equamente fissata in € 700,00 più interessi legali dalla domanda al soddisfo e ciò tenuto conto di ogni altro elemento di valutazione della situazione alla quale non si accompagnano ulteriori fattori individualizzanti specifici;
- ritenuto che ai fini delle spese debba tenersi conto che l’indennità in esame non può essere erogata se non previo provvedimento giudiziario e che l’amministrazione resistente non ha sollevato alcuna contestazione essendo rimasta contumace ond’è che stimasi giusto non gravarla di spese;
Accoglie la domanda per quanto di ragione e per l’effetto:
a) dichiara l’avvenuta violazione da parte dello Stato Italiano dell’art. 6 par. 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo nel processo specificato in motivazione;
b) Condanna il Ministero convenuto, in persona del Ministro pt al pagamento in favore di ********* della somma di € 700,00 oltre interessi al tasso legale dalla domanda al soddisfo;
c) Nulla dispone in tema di spese.
2) Manda alla cancelleria per le comunicazioni di rito.
Salerno, 12.2.2013
IL Presidente est.
Dott. Francesopaolo Ferrara
Pubblicato da Gennaro De Natale a 7/02/2013 01:00:00 PM
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COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI SALERNO - RICORSO EX ART. 18 DLGS 546/1992
ALLA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI
RICORSO EX ART. 18 DLGS 546/1992
Per ********** residente in alla via ****** C.f. **** rapp.to e difeso dall’avv. Gennaro De Natale ed elett.te domiciliato presso il suo studio in Salerno alla Via Ogliara n. 36.
L’avv. Gennaro De Natale dichiara di voler ricevere le comunicazioni della cancelleria al seguente indirizzo di posta elettronica: avvgennarodenatale@pec.ordineforense.salerno.it o fax: 089 28 21 92
CONTRO: EQUITALIA SUD SPA in persona del legale rappresentante p.t. con sede in Salerno alla Via Delle Calabrie n. 19/a
OGGETTO: opposizione ed intimazione di pagamento n. ******************* e previa sospensione dell’efficacia esecutiva dell’atto imputato.
- Che in data *********** veniva notificato a mezzo raccomandata l’intimazione di pagamento n. ************* emessa dall’ente di riscossione Equitalia SPA: per la somma di € ******.
- che tale intimazione di pagamento deriverebbe dalla cartella n. ************* , notificata il **********.
Che dal dettaglio della impugnata intimazione di pagamento si rileva che la controparte pretende il pagamento della suddetta somma a causa del mancato versamento dell’imposta di circolazione per l’anno 2001 e 2002.
Tanto premesso il sig. **** come innanzi rapp.to e difeso
propone opposizione
AVvverso intimazione di pagamento n. ****************** notificata il *********** per i seguenti
1. Omessa notifica della cartella esattoriale
L’avviso di accertamento deve essere annullato in quanto non è stato preceduto dalla notifica della cartella esattoriale.
Pertanto manca il presupposto legittimante lo stesso e l’iter della procedura di riscossione è totalmente viziato.
2. PRESCRIZIONE delle somme oggetto dell’atto di riscossione qui opposto.
L’atto opposto ha per oggetto l’imposta di circolazione degli anni 2001 e 2002.
Come è noto, tale imposta è soggetta al termine di prescrizione breve triennale. Infatti in tema di bollo-auto, l’azione dell’amministrazione finanziaria per il recupero delle tasse dovute dal 101/01/1983 per effetto della iscrizione di veicoli o autoscafi nei pubblici registri e delle relative penalità, si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveveva essere effettuato il pagamento” (art. 5 D.L: 953/82, così come notificato dall’art. 3 del D.L 02/86 conv. Nella L. 60/86).
La scadenza del termine prescrizionale viene confermata da una serie di altri pronunciamenti giurisprudenziali che si sono avuti nella stessa materia (sent. Cass. 3658 del 28/02/1977, Comm. Trib. Taranto n. 44/2007; Comm. Trib. Lazio n. 137/2005).
3. In tema di bollo auto, oltre all’avviso di accertamento anche la cartella di pagamento deve essere notificata entro il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento.
Proprio in riferimento a quest’ultimo punto, occorre far presente che la notifica di un atto amministrativo (avviso di accertamento, cartella esattoriale o ingiunzione fiscale) seppur comporti l’interruzione dei termini di prescrizione, i quali comunque ricominciano dal giorno successivo, non ne determina la trasformazione nel più lungo termine decennale (come previsto dall’art. 2953 cc; vedi Cass. n. 12263 del 25/05/2007).
In particolare la Suprema Corte ha rilevato che – “l’ingiunzione fiscale, in quanto espressione del potere di autoaccertamento e di autotutela della P.A ., ha natura di atto amministrativo che cumula in sé le caratteristiche del titolo esecutivo, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato, ha ritenuto che la decorrenza del termine per l’opposizione, pur determinando la decadenza dell’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale della irretroattività del credito (qualunque ne sia la fonte di diritto pubblico o di diritto privato), con la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 c.c.: ai fini della prescrizione. (vedi anche Cass. Civ. sez. Unite n. 25790 del 10/12/2009; Cass. Civ. n. 16099 del 22/07/2011: Trib. Catania, sez. LAv. N. 1412/2012).
Secondo la Suprema Corte, pertanto, la notifica di un avviso di liquidazione non fa altro che interrompere il termine triennale, in quale ricomincerà nuovamente a decorrere dal girono successivo.
Nel calcolare esattamente se il termine prescrizionale sia stato rispettato, per esempio, in caso di notifica di avviso di accertamento o cartella esattoriale, devono essere considerate tutte le eventuali precedenti notifiche interruttive (solleciti, avvisi, ecc.) ed altresì le eventuali proroghe che potrebbero essere state decise a livello nazionale (eventualità che non si configura nei casi di specie – né una simile proroga sarebbe costituzionalmente legittima).
Nella fattispecie concreta, atteso che dopo la data della asserita notifica della cartella di pagamento sopra citata (29/042008, ove il tributo era già ampiamente prescritto) il concessionario ha inviato l’intimazione di pagamento solo in data 16/04/2013 essendo già trascorso nuovamente il termine prescrizionale successivo, quello che partirebbe dalla data di notifica della cartella.
Pertanto esiste la prescrizione, sia quella da considerarsi a partire dall’anno di scadenza del tributo, sia a partire dall’anno di notifica della cartella esattoriale.
In ogni caso la prescrizione, in via principale, si è verificata per via del decorso del termine senza interruzione, a partire dalla data di scadenza dei singoli tributi, non essendo stata notificata la cartella esattoriale.
Voglia codesta ecc.ma Commissione Tributaria, concedere la sospensione dell’esecutività dell’atto impugnato, ricorrendo i presupposti del fumus boni iuris per motivi in cui in narrativa
Nel merito, annullare l’intimazione di pagamento impugnata dichiarando la prescrizione delle somme intimate e pertanto non dovute le somme dal ricorrente.
Il tutto con vittoria di compensi e spese e con attribuzione al sottoscritto difensore antistatario.
atto di intimazione di pagamento.
Ai sensi del D.P.R. 115/2002 si dichiara che il valore della presente causa è pari ad € ****** per cui il contributo unificato è pari ad € 37,00.
SBLOCCHIAMO LA LEGGE PINTO
Pubblicato da Gennaro De Natale a 5/10/2013 08:23:00 PM
GIUDICE DI PACE DI SALERNO -SENTENZA N. 1432/13
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI SALERNO
IL Giudice di Pace Dott. Ada Petrulio
Nella causa civile promossa da ***********, elett.te domiciliata in Filetta di San Cipriano Picentino (SA alla via Antica n. 1, presso l’Avv. Massimiliano De Leo,
Difesa dall’avv. Massimiliano De Leo, Attrice
***********, in persona del legale rappresentante pt, elettivamente domiciliata in Salerno, **********, presso l’avv. ************, convenuto.
Oggetto: Risarcimento danni da inadempienza contrattuale.
Fatto e motivi di diritto della decisione.
Con atto di citazione regolarmente notificato, la Sig.ra ********* conveniva in giudizio la ditta ************** per sentirla dichiarare inadempiente rispetto al contratto di compravendita stipulato tra le parti in causa in data 21/03/2011 avente ad oggetto l’acquisto dell’autovettura Alfa Romeo 156 JTD tg ******* (anno costruzione 2000 e quindi usata) e conseguentemente per sentirla condannare al pagamento della somma di euro 820,00 a titolo di ripetizione di somma sborsata per la riparazione della autovettura de qua dovuta per i vizi occulti della stessa, come da fattura riportata in atti.
AL riguardo l’istante esponeva che, a distanza di pochi mesi dalla data di acquisto dell’autovettura de qua, questa presentava problemi all’impianto di aria condizionata, alle candele ed ai pneumatici anteriori ovalizzati, tali da costringere essa istante alla riparazione di tali vizi occulti; che in data 18/7 e 1/9/2011 con lettera raccomandata ar aveva inutilmente messo in mora la convenuta ditta al fine di ottenere la restituzione della somma sborsata per le predette riparazioni.
Incardinata la lite, si costituiva ritualmente in giudizio, solo all’udienza del 6/5/12, la convenuta ditta che contestava estensivamente la domanda attorea in ordine all’an ed al quantum, eccependo preliminarmente la tardività della denunzia dei lamentati e presunti vizi occulti con conseguente decadenza dal diritto di garanzia.
L’istruttoria della causa contemplava l’escussione dei testi di parte attorea e l’interrogatorio formale del convenuto ***********; espletati tali mezzi istruttori le parti precisavano le rispettive conclusioni all’udienza del 19/12/12 come da memorie conclusionali in atti e la causa veniva riservata per la decisione.
Va preliminarmente esaminata l’eccezione preliminare sollevata da parte convenuta in ordine all’asserita tardività della denunzia dei lamentati vizi occulti.
Tale eccezione è infondata in quanto dalla prova testimoniale espletata è emerso che, nell’immediatezza dell’acquisto, l’istante, accompagnato dal teste escusso, si recava presso il Centro ********, denunziando i difetti che l’auto de qua presentava; è inoltre emerso che lo stesso titolare si impegnava a provvedere alla riparazione degli stessi, senza peraltro dare seguito a tale impegno.
Alla luce di tali risultanze probatorie è quindi emerso che l’auto in questione era priva di alcune qualità essenziali, mentre era onere dello stesso venditore, trattandosi di autovettura usata, controllare, verificare ed accertare, con maggiore diligenza, la sussistenza di eventuali difformità che la predetta auto presentava; a mente dell’art. 1494 cc è sancita una presunzione di colpa a carico del venditore per vizi occulti, presunzione che viene meno solo se il venditore provi di aver ignorato incolpevolmente l’esistenza dei vizi occulti. Tale non è il caso in causa.
La stessa normativa più recente, prevista nel decreto legislativo n. 24 del 2/2/2002 in materia di tutela del consumatore, impone al venditore l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi a quanto pattuito nel contratto, dichiarandolo quindi responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità sussistente al momento della consegna del bene; l’art. 1519 bis II comma estende poi tale disciplina anche alla vendita di beni di consumo usati.
In applicazione quindi della suindicata normativa, nel caso di specie va configurato un parziale inadempimento contrattuale della convenuta ditta nei confronti dell’istante e conseguentemente la stessa va condannata alla restituzione della somma versata per il costo dei pneumatici anteriori e per l’eliminazione dei problemi all’impianto di aria condizionata che si ritiene congrua ed equa determinabile in euro 600,00, basandosi sulla fattura in atti depositata. Nessuna somma viene invece riconosciuta per la sostituzione delle candele, in quanto l’auto in questione, anno di costruzione 2000, diesel, non è dotata di candele.
Le spese di giudizio ex art. 91 cpc seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
IL Giudice di Pace di Salerno, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da ********** nei confronti della ditta *************, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:
1) Accoglie per quanto di ragione la domanda e per l’effetto condanna la ditta ********* al pagamento in favore dell’attrice della somma di euro 600,00, come in motivazione specificato, oltre interessi legali come per legge dal giorno della domanda al soddisfo.
2) Condanna altresì la convenuta ditta al pagamento delle spese, diritti ed onorario di giudizio ………….. con attribuzione al difensore di parte attorea, dichiaratosi antistatario.
Così deciso in Salerno, ………..
Pubblicato da Gennaro De Natale a 4/24/2013 01:04:00 PM
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