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Timestamp: 2019-10-20 00:04:59+00:00
Document Index: 11669769

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 36', 'art. 9', 'art. 36']

Amministratori e organi - Compenso revisori dei conti - Limite "minimo"
Il Sindaco del Comune di Rodengo Saiano, avendo ricevuto una nota da parte del revisore dei conti di nuova nomina con il quale lo stesso lamenta la mancata applicazione dei parametri fissati dal nuovo d.m. del 21 dicembre 2018 in quanto il compenso determinato dal comune risulta inferiore al compenso massimo previsto per il comune di fascia anagrafica inferiore, chiede alla Corte dei Conti - sezione regionale di controllo per la Lombardia, un parere in merito all’esistenza di un limite minimo obbligatorio per i compensi dei revisori dei conti degli enti locali. Con deliberazione n. 320/2019/PAR del 19 luglio 2019, la Sezione illustra che con la delibera n. 16/2017/QMIG, la Sezione per le Autonomie ha evidenziato che la normativa, anche in un’ottica di contenimento delle spese degli enti locali, ha predeterminato il tetto massimo del compenso sulla base di criteri oggettivi, prefissati dalla legge, ma nulla ha disposto in ordine ai limiti minimi del compenso. In mancanza di un'espressa previsione legislativa, la Corte ha escluso che i limiti minimi del compenso possano essere determinati in via interpretativa dalla giurisprudenza contabile, pur richiamando la necessità che gli stessi risultino adeguati alla professionalità del revisore e ai compiti che lo stesso è chiamato a svolgere. Ne consegue, pertanto, che l’interesse del revisore ad un adeguato corrispettivo “si realizza, allo stato della normativa, mediante lo strumento contrattuale - ove sia possibile la determinazione concordata del compenso (pur nei limiti massimi fissati dalla legge) - o in sede giudiziaria qualora la remunerazione fissata unilateralmente dall’ente appaia incongrua”.
Trattamento economico - Diritti rogito - Limiti e imputazione oneri contributivi e fiscali
Il Sindaco del Comune di Propata ha chiesto alla Corte dei Conti - sezione regionale di controllo per la Liguria, un parere in merito alla corretta imputazione degli oneri contributivi e fiscali sui diritti di rogito erogabili ai segretari comunali, nonché sulla determinazione dei limiti massimi annui.
In particolare, anche in ragione di un, prospettato, contrasto interpretativo rilevato in alcune deliberazioni di sezioni regionali di controllo (Veneto, deliberazione n. 400/2018/PAR; Lombardia, deliberazione n. 366/2018/PAR, Emilia Romagna, deliberazione n. 133/2018/PAR), vengono posti i seguenti quattro quesiti, inerenti alla corretta interpretazione dell’art. 10 del d.l. 90/2014, convertito dalla l. 114/2014:
1) se le somme destinate al pagamento, a favore del segretario comunale, del predetto emolumento devono intendersi al lordo di tutti gli oneri accessori, ivi compresi quelli che la legge pone a carico dell’ente locale;
2) se sia corretto ripartire, tra comune e segretario, gli oneri riflessi sulle somme da erogare a titolo di diritti di rogito, secondo le regole ordinarie, non sussistendo alcuna previsione normativa espressa che consenta di derogarvi;
3) se il concetto di salario in godimento implica che il calcolo vada rapportato allo stipendio effettivamente percepito o, invece, alla retribuzione annua spettante, senza raffrontarlo all’effettivo periodo di servizio;
4) se, ai fini del computo del quinto dello stipendio, si cumulano gli emolumenti percepiti, a titolo di diritto di rogito, in comuni diversi, ove il segretario, in alcuni, è titolare e, in altri, reggente a scavalco.
Con deliberazione n. 74/2019/QMIG del 5 agosto 2019, la Sezione ritiene:
- in relazione, rispettivamente, al terzo ed al quarto quesito, che la locuzione “salario in godimento”, costituisce il riferimento della percentuale del quinto, integrante il tetto massimo annuale all’erogazione di diritti di rogito ai segretari comunali, rapportata allo “ stipendio effettivamente percepito” (e non invece alla “retribuzione annua teoricamente spettante”);
- che ai fini del computo del “quinto dello stipendio in godimento”, si cumulano gli emolumenti percepiti nei comuni (o altri enti locali) ove il segretario presta servizio, da titolare, come reggente o a scavalco;
- sul primo e secondo quesito, al contrario, di sospendere il pronunciamento, sottoponendo al Presidente della Corte dei Conti la questione di massima "se le somme destinate al pagamento dei diritti di rogito dei segretari comunali devono intendersi al lordo di tutti gli oneri accessori connessi all’erogazione, ivi compresi quelli a carico degli enti (in particolare, IRAP e contributi fiscali e previdenziali) ovvero se gli oneri fiscali e contributivi connessi al pagamento dell’emolumento in parola vadano ripartiti, tra ente locale e segretario comunale, secondo le regole ordinarie previste dalla vigente normativa fiscale e previdenziale".
Trattamento economico - Diritti rogito - Enti privi di personale dirigenziale
Il Sindaco del Comune di Trissino (comune privo di dipendenti con qualifica dirigenziale, ma che si è avvalso, attraverso convenzioni, di personale dirigenziale di altri enti), chiede alla Corte dei Conti - sezione regionale di controllo per il Veneto, una richiesta di parere in merito alla possibilità di erogare al segretario comunale la quota del provento annuale spettante al comune ai sensi dell’art. 10, comma 2, del d.l. 90/2014, per gli atti di cui ai numeri 1,2,3,4 e 5 della tabella D, allegata alla l. 604/1962 e successive modificazioni, in misura non superiore ad un quinto dello stipendio in godimento.
Con deliberazione n. 232/2019/PAR del 09 agosto 2019, la Sezione preliminarmente illustra che la Sezione delle Autonomie, nella deliberazione n. 18/SEZAUT/2018/QMIG, ha sottolineato che la ratio della disposizione non è da individuarsi nella carenza in sé nell’ente di personale con qualifica dirigenziale, circostanza che da sola non consente di costruire concettualmente la logica dell’attribuzione, ma nel fatto che tale carenza influisce sulla consistenza del trattamento economico, tenuto conto della disciplina delle sue specifiche componenti che risentono, nella loro quantificazione, della correlazione alle dimensioni dell’ente dove il segretario presta servizio.
Ciò posto, prosegue la Corte, il comune richiedente è privo di personale con qualifica dirigenziale e la situazione non muta, giuridicamente, a seguito delle intervenute convenzioni con altri enti che istituiscono l’esercizio associato e coordinato di alcune funzioni ed individuano il dirigente responsabile del servizio convenzionato tra quello incardinato nell’ente capofila.
Il dirigente individuato, infatti, resta incardinato nell’organico dell’ente di appartenenza e, in nessun caso entra a far parte dell’organico del comune convenzionato; quest’ultimo, poi, non muta la sua natura giuridica in quanto l’esercizio associato di talune funzioni non concretizza nessuna delle ipotesi di trasformazione dell’ente, come ad esempio avviene nel caso di fusione e/o incorporazione. Infatti, l’istituto della convenzione è regolato dall’art. 30 del TUEL che prevede una forma contrattuale di accordo tra partecipanti senza che da questo scaturisca la costituzione di un soggetto con veste giuridica autonoma rispetto ai soggetti contraenti che infatti mantengono la titolarità giuridica delle funzioni, delle risorse e del personale.
Permane, quindi, per il comune la qualificazione di ente locale privo di dipendenti con qualifica dirigenziale, con tutte le conseguenze di legge in relazione al perimetro di applicazione della richiamata normativa.
Trattamento economico - Maggiorazione retribuzione segretario comunale - Presupposti e limiti
La maggiorazione economica dell’indennità di posizione erogata al segretario comunale oltre i limiti contrattuali, cui consegua peraltro l’indebita percezione da parte di questi dei relativi compensi, integra una condotta gravemente contraria al principio di onnicomprensività, e realizza un effetto dannoso per l’erario comunale corrispondente all’intero ammontare dei compensi erogati e ricevuti.
Questo, in sintesi, quanto deciso dalla Corte dei Conti - sezione giurisdizionale per la Puglia - con la sentenza n. 489 del 23 luglio 2019, con la quale ha condannato il sindaco, il dirigente dei servizi finanziari e il segretario di un ente, rei di aver posto in essere procedure illegittime in relazione all'individuazione della retribuzione di posizione da attribuire al segretario comunale, per importi ingiustificati e ben oltre i limiti contrattualmente previsti. In particolare, nel corso del periodo 2010/2014, il sindaco dell'ente adottava appositi decreti con i quali attribuiva al segretario comunale l'indennità di posizione prevista dall'art. 41 del CCNL vigente, per un importo complessivo annuo di € 60.000, di cui € 40.000 quale quota fissa ed € 20.000 a titolo di maggiorazione del 50%.
Tuttavia, alla luce della classificazione del segretario ed ai sensi del CCNL, la quota massima astrattamente erogabile, nel caso di specie, era pari ad € 34.186,79, di cui € 21.781,93 quale quota fissa ed € 12.394,96 quale maggiorazione massima consentita del 50%.
A fronte di tale indebita erogazione, tuttavia, il dirigente del settore bilancio non attivava alcun provvedimento di autotutela, nonostante la responsabile del competente ufficio finanziario gli rappresentava l’irregolarità nello stipendio erogato al segretario.
In aggiunta, dall'analisi dei provvedimenti era emersa, altresì, la natura illegittima degli stessi, in quanto le somme, in ogni caso esorbitanti i limiti contrattuali, erano giustificate dalla circostanza che il segretario avrebbe svolto funzioni gestionali e, comunque, ulteriori rispetto le "ordinarie" competenze attribuitegli dal TUEL.
Ciò posto, la Corte osserva che l'attribuzione di funzioni gestionali affidate non in via temporanea, ma stabile e duratura al segretario generale – sia pure attraverso diversi provvedimenti a tempo riguardanti distinti servizi – si appalesa contra legem perché effettuata in difetto dei presupposti normativi. Difatti, nessuno dei competenti decreti sindacali evidenziava alcun elemento da cui arguire la mancanza in concreto di idonee professionalità all’interno dell’ente o la presenza di situazioni contingenti di sorta, ulteriori rispetto alla richiamata astratta esigenza di riorganizzare gli uffici, o a quella generica di sgravare il dirigente fino ad allora designato dal relativo carico. Tali indicazioni sarebbero state vieppiù imposte dalla dimensione del comune (non certo di piccole dimensioni, contando circa 60.000 abitanti), che induceva ad ipotizzare – in difetto di contrarie allegazioni – un organico dirigenziale di assoluto rilievo e consistenza, anche in termini di presenza di idonee figure dirigenziali nei settori di competenza gestionale affidati, invece, al segretario.
Al contrario, con i diversi decreti sindacali adottati nel corso del quadriennio, al segretario comunale erano state attribuite in modo pressoché stabile e senza alcuna motivazione (oltre alle già attribuite competenze di direttore generale) tutta una serie di funzioni gestionali.
Tuttavia, il sistema ordinamentale vigente, da un lato, non consente che ai segretari siano conferite funzioni gestionali in pianta stabile, se non nei casi limite indicati (comuni privi di idonee figure dirigenziali, situazioni di paralisi gestionale, ecc.) e previa adeguata motivazione; dall’altro, prevede che, anche quando tale affidamento sia conforme ai parametri normativi, al segretario possa riconoscersi unicamente la maggiorazione retributiva entro il vincolo cogente del 50%.
Per cui l’aver agito in contrasto con i presupposti normativi di riferimento, specie riguardo all’attribuzione e alla percezione di un’indennità di posizione maggiorata oltre il limite inderogabile di legge, viziava irrimediabilmente la condotta dei convenuti.
Quanto alla suddivisione delle responsabilità, la Corte condanna in parti uguali:
- il sindaco, per aver reiteratamente posto in essere atti illegittimi, non attivandosi nemmeno a seguito di segnalazione della Guardia di Finanza, che aveva richiesto delucidazioni in merito agli incarichi ed agli importi assegnati al segretario;
- il dirigente dei servizi finanziari, che aveva avvallato la corresponsione di somme eccedenti i limiti massimi normativamente previsti;
- il segretario medesimo, il cui comportamento "sconcertante" (essendo rimasto passivo e inerte in ordine a emolumenti ricevuti e spiccatamente esorbitanti rispetto al dovuto) risultava assolutamente in contrasto con il proprio dovere giuridico istituzionale di conformare alla legalità l’agire amministrativo del comune.
Trasparenza, anticorruzione e privacy - GDPR - Prescrizioni trattamento categorie particolari di dati
Con la Newsletter n. 456 del 22 luglio 2019, il Garante per la Protezione dei dati personali fa sapere che è terminata la procedura di revisione, alla luce del nuovo Regolamento europeo, delle nove autorizzazioni generali rilasciate nel 2016 quando era in vigore la precedente normativa.
A conclusione della consultazione pubblica avviata lo scorso dicembre, l'Autorità ha adottato un provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 29 luglio 2019, che contiene gli obblighi che dovranno essere rispettati da un numero elevato di soggetti, pubblici e privati, in diversi settori per poter trattare particolari categorie di dati personali, come quelli legati alla salute, alle opinioni politiche, all'etnia, all'orientamento sessuale. Le prescrizioni riguardano, infatti, il trattamento di queste categorie particolari di dati nei rapporti di lavoro; il trattamento degli stessi dati da parte degli organismi di tipo associativo, delle fondazioni, delle chiese e associazioni o comunità religiose, cosi come da parte degli investigatori privati; nonché il trattamento dei dati genetici e il trattamento effettuato per scopi di ricerca scientifica. Il provvedimento, adottato in base al d.lgs. 101/2018 che ha adeguato la normativa nazionale al Regolamento UE, tiene conto dei contributi maggiormente significativi e pertinenti inviati dai partecipanti alla consultazione.
Nello stesso provvedimento, l'Autorità ha precisato che l'autorizzazione generale sul trattamento dei dati giudiziari da parte di privati, enti pubblici economici e soggetti pubblici cessa di produrre i propri effetti non rientrando tra le situazioni di trattamento richiamate dell'art. 21 del d.lgs. 101/2018. Viene chiarito, inoltre, che le autorizzazioni generali n. 2, 4 e 5 - riguardanti rispettivamente il trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il trattamento dei dati sensibili da parte dei liberi professionisti e il trattamento dei dati sensibili da parte di diverse categorie di titolari - cessano anche esse di produrre i propri effetti in quanto prive di specifiche prescrizioni.
Trasparenza, anticorruzione e privacy - T4DATA - Manuale per RDP soggetti pubblici
Sul sito del Garante per la protezione dei dati personali, è stato pubblicato un manuale in lingua inglese per supportare i Responsabili della Protezione dei dati (RPD) dei soggetti pubblici nell'applicazione del Regolamento UE 2016/679. Il manuale delinea e illustra, con esempi pratici il ruolo e gli specifici compiti del RPD operante in un soggetto pubblico, e contemporaneamente affronta e approfondisce temi generali come l’evoluzione normativa in tema di protezione dei dati e privacy, in ambito UE e non solo; l’applicazione del principio di accountability; i diritti degli interessati; il trasferimento dei dati all’estero; i meccanismi di compliance previsti dal Regolamento.
Il testo, scaricabile gratuitamente su www.garanteprivacy.it/regolamentoue/formazione/t4data, è stato elaborato nell’ambito del progetto T4Data, ed è frutto di una collaborazione transnazionale che ha coinvolto esperti giuristi e funzionari delle autorità di controllo di diversi Paesi, tra cui il Garante italiano. All’attuale versione in inglese seguirà, entro breve, una traduzione in italiano e nelle altre lingue dei Paesi che sono partner del progetto T4DATA.
Trasparenza, anticorruzione e privacy - Violazioni dati personali (cd. data breach) - Procedura
Il Garante per la protezione dei dati personali, con comunicato del 03 settembre 2019, fa sapere che è stato adottato il provvedimento n. 157 del 30 luglio 2019, con il quale fornisce indicazioni ai titolari di trattamento di dati personali tenuti a notificare al Garante le violazioni dei dati personali (data breach) che comportano accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la perdita, la modificazione, la divulgazione non autorizzata o l’accesso ai dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati.
In particolare, il provvedimento, oltre ad individuare la procedura per la segnalazione delle violazioni di cui sopra, approva il modello da utilizzare - da parte dei titolari al trattamento - per la comunicazione all'Autorità Garante in occasione del verificarsi dell'ipotesi.
Spese di personale - Spesa per lavoro flessibile - Utilizzo in deroga e limiti normativi
Il Sindaco del Comune di San Zenone degli Ezzelini interroga la Corte dei Conti - sezione regionale di controllo per il Veneto, in merito al limite massimo alla spesa per lavoro flessibile, fissato dal d.l. 78/2010 nella spesa dell'anno 2009 (o, in mancanza, nella media del triennio 2007-2009). In particolare, viene chiesto un parere circa l'utilizzo di lavoro flessibile in presenza di "spesa irrisoria" nel periodo di riferimento, oltre il limite ma nell'invarianza della spesa complessiva (lavoro flessibile + tempo indeterminato) per il personale o addirittura nel caso di una sua diminuzione, come nell'ipotesi di sostituzioni conseguenti a pensionamento di personale o dimissioni dal servizio.
Con deliberazione n. 200/2019/PAR del 29 luglio 2019, la Sezione ritiene che, pur nell’invarianza della spesa complessiva, non possano essere considerate circostanze di natura eccezionale ed imprevedibile quelle conseguenti al pensionamento di un proprio dipendente quali, al contrario, potrebbero essere considerate le ipotesi di un congedo per maternità o dimissioni volontarie improvvise dal servizio (anche in questi casi, comunque, l’amministrazione è tenuta, prima di procedere a nuove assunzioni, a verificare previamente i rimedi gestionali alternativi). Del resto, anche nella innovativa, rimodulata, visione di dotazione organica, infatti, le amministrazioni avranno la facoltà di coprire i posti vacanti nei limiti delle facoltà assunzionali previste dalle norme vigenti, verificando, in ogni caso, l'esistenza di oneri connessi con l'eventuale acquisizione di personale in mobilità e fermi restando gli ulteriori vincoli di spesa dettati dall'ordinamento di settore con riferimento anche alla stipula di contratti a tempo determinato.
Ciò posto, nella fattispecie astratta prospettata dal comune, ovvero, di poter procedere ad assunzioni con rapporto di lavoro flessibile oltre il limite della “spesa irrisoria” e “nella invarianza della spesa complessiva del personale per le fattispecie di pensionamento e di dimissioni dal servizio”, non si rileverebbe la violazione dei vincoli di spesa di cui all’art. 9, comma 28, del d.l. 78/2010 così come interpretati dalla giurisprudenza contabile, ma si rileverebbe la violazione dei presupposti di eccezionalità e imprevedibilità che devono giustificare tali tipologie di rapporto (specialmente le ipotesi di pensionamento, sono ordinariamente ed ampiamente prevedibili e di conseguenza programmabili le conseguenti sostituzioni).
A supporto di questa tesi, in un’ottica di programmazione, la Corte precisa che il piano triennale dei fabbisogni presuppone un bilancio pluriennale (articolato su tre anni), ma predisposto annualmente, il cui contenuto può essere considerato dinamico ed a scorrimento, in quanto, in ipotesi, soggetto a rettifiche in relazione alle “mutate esigenze di contesto normativo, organizzativo o funzionale”. Tuttavia, l'eventuale modifica del piano in corso d’esercizio è consentita solo a fronte del verificarsi di situazioni “nuove” e non prevedibili e dovrà, comunque, essere adeguatamente motivata.
Con deliberazione n. 15/SEZAUT/2018/QMIG, inoltre, la Sezione delle Autonomie ha confermato che la diminuzione delle risorse finanziarie disponibili per la spesa di personale a tempo determinato, conseguente all’applicazione del parametro percentuale della spesa storica, circoscrive l’utilizzo di contratti di tipo flessibile alle evenienze temporanee ed eccezionali (non potendo le tipologie di lavoro in questione sopperire ad esigenze di tipo ordinario e duraturo), allo scopo di favorire, ex art. 36 del d.lgs. 165/2001, i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, non condizionando nemmeno la normativa contrattuale in essa richiamata, oltre che i vincoli generali previsti, in materia, dall’ordinamento.
In conclusione, non appare ragionevole la commistione dei due piani di ragionamento sopra riportati che devono rimanere distinti: dal un lato, la flessibilità della programmazione relativa al nuovo concetto di dotazione organica e dall’altro la norma concernente il contenimento della spesa pubblica nei riguardi dei rapporti di lavoro flessibile, la cui finalità risponde ad esigenze specifiche, seppur una visione organica di sistema che deve consentire di soddisfare le esigenze degli utenti secondo i principi di efficacia, efficienza, economicità e, non da ultimo, di sostenibilità finanziaria. A parere della Sezione, infatti, ampliando in maniera incontrollata le maglie dei vincoli di spesa oltre i requisiti previsti dalle norme, si violerebbe il fine ultimo dell’art. 9, comma 28, citato, in combinato disposto con l’art. 36 del d.lgs. 165/2001, che consiste nella volontà di riduzione della spesa di una determinata categoria di rapporti che possono essere instaurati esclusivamente per esigenze di carattere temporaneo ed eccezionali e, dunque, non programmabili, e non, al contrario, direttamente nella soddisfazione dei bisogni di un ente seppur nell’invarianza della spesa di personale.