Source: http://www.procedure231.it/organismo-di-vigilanza-odv-231/chi-puo-essere-nominato-componente/
Timestamp: 2017-08-22 18:32:43+00:00
Document Index: 122361429

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 2387', 'art. 2409', 'art. 2409', 'art. 2409', 'art. 2409', 'art. 2397', 'art. 148', 'art. 2382', 'art. 2387', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1710', 'art. 37', 'art. 148', 'art. 6', 'art 6']

Chi può essere nominato componente di un OdV 231
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Chi può essere nominato componente OdV 231
Oltre alla necessità di assicurare che l’Organismo di Vigilanza possegga, anche nella sua collegialità, gli attributi di autonomia, indipendenza, professionalità e continuità d’azione, possono essere nominate persone fisiche, già in relazione con la società (ad esempio, responsabile internal auditing, amministratori indipendenti) e/o esterni alla società (ad esempio, consulenti, sindaci).
Requisiti e composizione dell’Organismo di Vigilanza OdV231
L’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 (in seguito, il “Decreto”) prevede, quale requisito di efficacia del modello di organizzazione, gestione e controllo adottato a fini di prevenzione dei reati (in seguito, il “Modello”), che l’Ente non risponde se prova che “il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e curare il loro aggiornamento è stato affidato ad un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo” [comma 1, lett. b)] e che non si sia verificata “omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo” de quo [comma 1, lett. d)].
Il ruolo assegnato all’Organismo di Vigilanza (nel seguito anche “Organismo” o “OdV”) risulta pertanto rilevante ai fini della definizione della portata esimente del Modello; l’inadempimento dei propri compiti da parte dell’OdV (così come, a maggior ragione, la mancata nomina di un OdV a presidio del Modello) potrebbe comportare per l’Ente l’impossibilità di avvalersi dell’esimente prevista dall’art. 6 del Decreto, anche se il Modello risultasse adeguato e completo sotto ogni altro punto di vista.
Scopo del presente documento è approfondire i requisiti che norma, prassi e giurisprudenza richiedono per l’OdV affinchè possa efficientemente adempiere ai compiti previste dal Decreto. Per ovvie ragioni di carattere sistematico occorre peraltro, in primo luogo, declinare sia pure in massima sintesi i compiti di
Supervisione sul funzionamento del Modello
Attivazione in merito all’aggiornamento del Modello assegnati all’Organismo dalla norma.
A tal fine il riferimento ad un benchmark appare indispensabile, attese complessità ed ampiezza dei compiti in parola. La scelta, in tal senso, del c.d. CoSO Report1 sembra appropriata, in quanto il CoSO Report rappresenta il più diffuso modello di riferimento per l’impostazione, gestione e valutazione del sistema di controllo interno, di cui l’impianto indicato dal Decreto può essere considerato un sottoinsieme, afferente principalmente all’ambito compliance.
Come è stato osservato nel Position Paper dell’Associazione Italiana Internal Auditors (AIIA)2, “i cinque componenti (…) in cui si articola il modello di controllo interno proposto dal CoSO sono, di fatto, ripresi nei modelli proposti dalle FSG (Federal Sentencing Guide- lines, ndr3), nonché dalla dottrina in materia di efficacia dei codici di comportamento”; vi
è quindi un riconoscibile fil rouge che, con l’interposizione delle Federal Sentencing Guidelines, collega il modello proposto dal CoSO Report al Modello introdotto dal Decreto4.
In effetti, l’attuazione delle attività di compliance secondo la declinazione proposta dal CoSO Report si presenta sovrapponibile rispetto alle esigenze del Modello e compatibile con le finalità perseguite dal Decreto, con l’evidente vantaggio, per l’OdV, di poter fruire della solida base concettuale e delle esperienze attuative maturate in merito nel tempo.
L’approccio unitario del sistema di controllo interno proposto dal CoSO Report – i cui componenti, pur differenziati, sono avvinti da reciproche interrelazioni – presuppone che anche le attività di controllo dell’OdV siano svolte in termini integrati, lungo le componenti del sistema.
L’attività di controllo sull’internal environment si rivolge, per quanto afferisce più strettamente all’ambito compliance, alle verifiche circa l’esistenza ed osservanza di un adeguato codice etico e di un sistema disciplinare, l’ordinata declinazione del sistema organizzativo in termini di struttura e di attribuzioni di poteri/responsabilità, il coinvolgimento del management nell’ambito della diffusione delle prescrizioni del Modello
L’attività relativa a event identification, risk assessment e risk response si esplicita in: controllo dei processi di identificazione dei rischi, definizione delle attività sensibili in relazione alla probabilità di commissione dei reati, definizione delle strategie di risposta
La verifica delle control activities comporta l’analisi dell’adeguatezza dei controlli preventivi, e quindi degli standard generali e degli standard specifici (definiti in termini di principi di comportamento e procedure, manuali ed informatiche) in relazione alle singole attività sensibili
Il controllo sulle attività di information and communication comporta l’analisi dell’efficienza dei canali di comunicazione interni aziendali, con particolare riferimento a quelli in relazione ai quali l’Organismo assume una posizione di centralità e di raccordo tra organizzazione e top management
I monitoring si esplica nell’attività di verifica sull’adeguatezza di progettazione, aggiornamento e operatività del Modello organizzativo
L’attività dell’OdV è quindi pregnante in termini di verifica sulle attività di predisposizione ed assessment dei sistemi di controllo interno, per la parte di essi che riguarda la compliance e, più in particolare, la prevenzione del rischio di commissione dei reati pre- supposto, ai sensi del Decreto, della responsabilità penale dell’Ente. È peraltro da sottolineare che tale compito, di verifica e assessment degli strumenti di prevenzione, è ben diverso dalla diretta prevenzione della commissione di reati, compito questo che non può essere in alcun modo ricompreso tra quelli dell’OdV.
Se l’OdV deve poter svolgere efficacemente i compiti attribuiti dalla norma, così declinati attraverso il modello valutativo rappresentato dal CoSO report, è evidente che, come anche sottolineato dalla giurisprudenza, deve disporre di reali poteri di “iniziativa, autonomia e controllo”, e “non dovrà avere compiti operativi che, facendolo partecipe delle decisioni dell’ente, potrebbero pregiudicarne la serenità di giudizio al momento dell’effettuazione delle verifiche”5.
È poi del tutto condivisibile che, come affermato in giurisprudenza, l’Organismo debba essere formato da soggetti – anche, ma non necessariamente, esterni – forniti della necessaria professionalità; ed altresì che l’Organismo, come pure affermato dalla giurisprudenza, debba essere in grado di assicurare “continuità d’azione”.
Indipendenza, autonomia, professionalità, onorabilità e continuità d’azione sono quindi, in definitiva, i requisiti richiesti all’OdV, oggetto di analisi del presente documento.
iova sottolineare che, ai fini del giudizio di efficacia del Modello, la sussistenza dei requisiti inesame deve essere verificata sia sotto il profilo formale, sia sostanziale; deve essere, in altri termini, sia palese dalla lettura del Modello, sia in essere de facto nell’ambito dell’operatività dell’Organismo.
In effetti un giudizio sui requisiti dell’OdV basato sulla mera lettura del Modello, senza alcun riscontro sul concreto operato dell’OdV, rischia a tutta evidenza di sortire un giudizio astratto di efficacia o inefficacia allo stato potenziale. Daltro canto, la non corretta declinazione in termini formali di una realtà anche sostanzialmente corretta o espone al rischio di successive deviazioni verso soluzioni meno accettabili o rende aleatoria la verifica “esterna” da parte del giudice penale.
È peraltro da osservare che la concreta sussistenza dei requisiti dell’OdV non può che comportare l’efficacia (almeno sotto quel profilo) del Modello al momento dell’analisi, a prescindere dall’eventuale necessità, per prevenire disfunzioni future, di una miglior formalizzazione.
Il requisito di onorabilità
Il “requisito” di onorabilità dei componenti dell’OdV non è esplicitamente previsto dal Legislatore; peraltro, esso si impone per motivi ovvi (anche solo di credibilità del Modello).
In effetti, le indicazioni giurisprudenziali rilevano come sia imprescindibile la verifica, in concreto, della “[..] sussistenza dei requisiti di indipendenza, autonomia, onorabilità e professionalità dei suoi membri [..]”6.
Il requisito in parola è noto all’ordinamento; in effetti, l’onorabilità è richiamata dal codice civile e dalle leggi speciali nei seguenti casi:
Carica di amministratore, che potrebbe essere subordinata, ai sensi di statuto, al possesso – tra l’altro – di speciali requisiti di onorabilità, anche con riferimento a quanto previsto da codici di comportamento redatti da associazioni di categoria o da società di gestione di mercati regolamentati (art. 2387 c.c.)
Carica di amministratore nel modello monistico (art. 2409-noviesdecies c.1 c.c.)
Carica di componente del comitato per il controllo sulla gestione nel modello monistico (art. 2409-octiesdecies c.2 c.c.)
Carica di componente del consiglio di gestione nel modello dualistico (art. 2409- undecies c.1 c.c.)
Carica di componente del consiglio di sorveglianza nel modello dualistico (art. 2409- duodecies c.6 c.c.)
Carica di sindaco (art. 2397 c.2 c.c.)
Crica di amministratore e sindaco nelle società che svolgono attività bancaria e di intermediazione finanziaria (artt. 26 e 109 del D.Lgs. n. 385/1993, che richiamano il DM 30 dicembre 1998, n. 516)
Crica di sindaco nelle società quotate (art. 148 c. 4 del D.Lgs. n. 58/1998, che richiama il DM 30 marzo 2000, n. 162).
Ai fini che qui interessano, il requisito di onorabilità potrebbe essere definito secondo le modalità già individuate dal nostro Legislatore per tali ruoli; incrociando le relative prescrizioni, e scegliendo comunque le statuizioni più severe, ne discende che l’ordinamento non riconoscerebbe lato senza requisiti di onorabilità, ad esempio, a coloro che:
S trovano in stato di interdizione temporanea o di sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese
Si trovano in una delle condizioni di ineleggibilità o decadenza previste dall’art. 2382 del codice civile
Sono stati sottoposti a misure di prevenzione ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 o della legge 31 maggio 1965, n. 575 e successive modificazioni e integrazioni, salvi gli effetti della riabilitazione
Hanno riportato condanna, anche se con pena condizionalmente sospesa, salvi gli effetti della riabilitazione per uno dei delitti previsti dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), per uno dei delitti previsti dal titolo XI del Libro V del codice civile (società e consorzi), per un delitto non colposo, per un tempo non inferiore a un anno, per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l’economia pubblica, per uno dei reati previsti dalle norme che disciplinano l’attività bancaria, finanziaria,
mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari, di strumenti di pagamento.
Anche le Linee Guida di Confindustria7 confermano che i requisiti “[..] di onorabilità [..]
potranno anche essere definiti per rinvio a quanto previsto per altri settori della normativa
societaria [..]”, anche se, naturalmente, possono essere definiti profili di onorabilità
anche differenti da quelli sopra indicati; una soluzione del genere, in effetti, è coerente
sia con il dettato del codice civile in materia di sindaci (art. 2387 c. 1 c.c., peraltro richiamato
anche per tutte le altre figure professionali prima citate), secondo il quale: “[..]
lo statuto può subordinare l’assunzione della carica di amministratore al possesso di
speciali requisiti di onorabilità [..]”, sia con le Linee Guida di Confindustria, per cui la disciplina
del requisito di onorabilità può essere prevista mediante rinvio allo statuto sociale.
Alcune pronunzie giurisprudenziali sembrano considerare con particolare severità i contorni
del requisito di onorabilità8, che verrebbe meno anche a seguito di condanna non
passata in giudicato; osservano i Giudici che, diversamente operando, un soggetto condannato
in primo grado, ad esempio, per corruzione, potrebbe far parte di un OdV, ed è
in tal senso che apparirebbe “veramente eccessivo pretendere [..] che la sentenza sia diventata
irrevocabile”.
Tale indirizzo confligge, a tutta evidenza, con la presunzione di non colpevolezza vigente
nel nostro ordinamento; peraltro, poiché il contorno del requisito di onorabilità non è
imposto dalla norma, nulla vieta (tenuto conto anche degli attuali orientamenti giurisprudenziali)
che i Modelli prevedano requisiti rigorosi quale, appunto, la ineleggibilità/
decadenza immediata anche a fronte di una sentenza non definitiva, emessa a fronte
della commissioni di reati che prevedano la perdita dell’onorabilità nelle fattispecie disciplinate
dalla legge, e comunque (laddove non siano in esse ricompresi) per i reati presupposto
della responsabilità degli enti ai sensi del Decreto.
Previsioni siffatte sembrano – a ben vedere – opportune; se da un lato è improbabile
che un soggetto già condannato per un reato che comporta la perdita dell’onorabilità (o
per un reato che presuppone la responsabilità dell’Ente), sia chiamato a far parte di un
OdV, è meno di scuola il caso di una sopravvenuta condanna. La previsione da parte del
Modello di un meccanismo, in tale caso, di automatica decadenza, consentirebbe di evi-
tare situazioni di disagio reputazionale (e anche possibili malfunzionamenti) per l’OdV,
nonché di imbarazzo per l’Ente.
Fermo restando che, è appena il caso di sottolinearlo, la mera sottoposizione di un soggetto
ad indagini non può avere rilevanza con riferimento al profilo qui in esame.
3. Il requisito di professionalità
Anche il “requisito” di professionalità dei componenti dell’OdV non è esplicitamente richiamato
dal Legislatore; peraltro, in sede giurisprudenziale è stato chiaramente affermato
9 che un Modello è carente se “[..] non vi è alcuna indicazione sulla professionalità
richiesta ai membri del OdV. In particolare non è richiesto che i medesimi abbiano precipue
competenze di attività ispettiva, consulenziale ovvero la conoscenza di tecniche specifiche,
idonee a garantire l’efficacia dei poteri di controllo e del potere propositivo ad
esso demandati [..]”.
Similmente, le Linee Guida di Confindustria individuano – quale connotato precipuo
dell’OdV – proprio la professionalità, intesa come il “[..] bagaglio di strumenti e tecniche
che l’Organismo deve possedere per poter svolgere efficacemente l’attività assegnata
Occorre quindi chiedersi quale sia il bagaglio professionale richiesto all’OdV, chiamato
ad interpretare sul piano aziendale fenomeni, transazioni, comportamenti ecc., regolati
(anche) da norme penali: in effetti, gli ambiti disciplinari interessati spaziano dai profili
organizzativi e di controllo interno aziendale, a profili giuridici (soprattutto, ma non soltanto,
penalistici), a profili infine tecnici di diversa natura.
In merito, la sempre maggiore varietà delle fattispecie normative potrebbe portare come
conseguenza la necessità di un elevato numero di componenti, al fine di poter assicurare
un presidio accurato e competente; è evidente che si porranno sempre più, in futuro,
scelte di non agevole soluzione in relazione al trade-off tra la necessità di assicurare
un’azione di vigilanza tecnicamente competente e l’esigenza di non togliere snellezza
e operatività all’OdV.
In effetti, a ben vedere, l’OdV deve possedere le necessarie competenze per poter mettere
in atto molteplici attività: di campionamento statistico, in termini di analisi e valutazione
dei rischi; di apprezzamento delle misure per il contenimento dei rischi medesimi;
di analisi di flow-charting di procedure e processi; di disamina delle tecniche di intervista
e di elaborazione dei questionari; di apprezzamento delle metodologie poste in
essere per l’individuazione di frodi.
Rilevanti, naturalmente, sono anche le competenze di natura giuridica richieste all’OdV,
se si considera, come osservato nelle Linee Guida di Confindustria, che la disciplina del
Decreto è “[..] in buona sostanza una disciplina penale e che l’attività dell’OdV (ma forse
sarebbe più corretto dire dell’intero sistema di controllo previsto dal decreto in parola)
ha lo scopo di prevenire la realizzazione dei reati [..]”.
Un profilo che sta assumendo una rilevanza crescente, da ultimo, sembra essere quello
della expertise tecnica, in ragione delle sempre più “mirate” tipologie di reato che il Legislatore
intende colpire con la responsabilità amministrativa.
4. Professionalità e composizione dell’OdV, nel rispetto di
indipendenza e continuità d’azione
Quanto dianzi osservato con riferimento alla necessità di disporre di diverse professionalità,
porta a privilegiare, quantomeno con riferimento alle realtà di maggiore dimensione
e complessità, il ricorso a una composizione collegiale dell’OdV.
La composizione collegiale deve poi essere declinata nella ricerca del giusto mix tra professionalità
esterne all’Ente, in grado di conferire autorevolezza ed indipendenza
all’OdV, e soggetti interni (ma avulsi dall’operatività gestionale dell’Ente), questi ultimi
gli unici, a ben vedere, in grado di assicurare, da un lato, approfondita conoscenza dei
profili organizzativi e gestionali dell’Ente, dall’altro lato la continuità d’azione richiesta
dalla norma e dalla prassi.
Ne discende che la composizione ideale dell’OdV vede la compresenza di professionalità
diverse (ai fini dell’efficacia dell’azione) e di componenti sia esterni, sia interni (per contemperare
indipendenza e continuità).
In termini di composizione dell’OdV, dalle considerazioni fin qui svolte sembrerebbe discendere
l’indicazione dell’internal auditor (ove presente, come peraltro è – nella maggior
parte dei casi – nelle realtà di maggiori dimensioni e complessità) quale componente
d’elezione del-l’Organismo; il suo posizionamento in staff ne assicura l’indipendenza
e, per definizione, il suo ruolo è tale da escludere compiti operativi. Il requisito della
professionalità è garantito in re ipsa, così come quello della continuità d’azione10.
In materia di composizione degli OdV, in termini più generali, si può affermare che ciascuna
delle altre figure di volta in volta individuate dagli interpreti quali possibili componenti
dell’OdV sembra garantire pienamente il soddisfacimento (soltanto) di alcuni
requisiti richiesti a quest’ultimo nel suo complesso, evidenziando per altro verso
l’opportunità che gli ulteriori requisiti vengano presidiati da figure aventi caratteristiche
diverse; quantomeno per gli enti di medio-grande dimensione, la necessità della forma
collegiale e la compresenza di componenti esterni ed interni sembra discendere necessariamente.
In merito, le indicazioni delle Linee Guida di Confindustria ammettono, nel caso di un
organismo collegiale, la presenza di un amministratore indipendente o di un sindaco, o
ancora del responsabile della funzione legale, oppure ancora ritengono plausibile assegnare
le funzioni dell’Organismo al Comitato di Controllo Interno (Audit Committee) in
seno al consiglio di amministrazione.
Sul punto vi è copiosa dottrina, alla quale si rinvia11; pare del tutto condivisibile, in merito,
quanto espresso nelle Linee Guida ABI, che auspicano una composizione in grado di
esprimere le diverse competenze di provenienza interna (ad esempio legale, di controllo
interno, di gestione del personale) unitamente alla presenza di uno o più amministratori
indipendenti che “diano garanzia di effettività sul controllo dell’alta amministrazione e
di omogeneità di indirizzo” e di esperti esterni che assicurino un qualificato apporto in
termini di professionalità.
L’obiezione circa la (possibile) mancanza di indipendenza di taluni dei componenti risulta
superata, nella visione dell’ABI, dal giudizio di indipendenza dell’organismo nel suo
insieme: “la collegialità della funzione e la provenienza dei suoi componenti dalle diverse
“anime della società” (la base, il vertice, il controllo) possono costituire elementi che favoriscono
la dialettica interna e l’indipendenza dei suoi membri dalle singole aree di appartenenza”.
Parimenti, le linee guida di Confindustria osservano sul punto che “Con riferimento
all’OdV a composizione plurisoggettiva ci si deve chiedere se i requisiti di autonomia
ed indipendenza siano riferibili all’Organismo in quanto tale ovvero ai suoi
componenti singolarmente considerati. Si ritiene che con riferimento ai componenti
dell’Organismo reclutati all’esterno i requisiti di autonomia ed indipendenza debbano
essere riferiti ai singoli componenti. Al contrario, nel caso di composizione mista
dell’Organismo, non essendo esigibile dai componenti di provenienza interna una totale
indipendenza dall’ente, il grado di indipendenza dell’Organismo dovrà essere valutato
nella sua globalità”.12
La posizione delle linee Guida di ABI e Confindustria, in altri termini, è chiara nell’invito a
superare pregiudizi legati alla singola funzione, e ad apprezzare invece la composizione
dell’organismo in primo luogo nella sua dimensione operativa; ad esempio, è indubbio
che un organismo caratterizzato dalla presenza di amministratori indipendenti a fungere
da trait d’union con il Board, di consulenti esterni scelti in base alle loro caratteristiche
di professionalità e competenza specifica, di membri dell’organizzazione che ben conoscono
la realtà aziendale, non può che massimizzare e contemporaneamente valorizzare
i profili di autorevolezza e autonomia, professionalità e continuità d’azione. E’ parimenti
indubbio, a ben vedere, che l’obiezione circa la (possibile) mancanza di indipendenza del
singolo viene, nel caso di specie, a perdere di pregnanza13.
La possibile eccezione, dianzi in parte esaminata, alla prassi che vede sempre più sovente
Organismi collegiali è quella relativa agli enti di piccole dimensioni, per i quali la
norma consente che i compiti dell’Organismo siano assunti dall’organo dirigente (par di
comprendere al massimo livello); in tali circostanze, in effetti, l’unico scopo del Modello
non può che essere quello di esimere l’Ente da responsabilità per i reati commessi dai
sottoposti, essendo di fatto impossibile disgiungere la volontà dell’Ente da quella
dell’organo dirigente (nelle imprese di piccole dimensioni spesso identificato con la proprietà).
5. Le indicazioni della prassi circa la composizione dell’OdV
È sempre più diffuso – sia per quanto riguarda la dottrina economico aziendale, sia per
quanto riguarda gli studi di matrice giuridica – il convincimento che indicazioni importanti
per evidenziare tendenze, e proporre ragionatamente affermazioni non meramente
assertive, provengano non solo da analisi speculative ma anche dall’esame di significativi
correlati empirici. In merito, da un lato i profili relativi a tipologia e composizione
dell’OdV sono stati sovente oggetto di analisi14; dall’altro lato, la numerosità dei cam
pioni esaminati consente di discernere convergenze circa il miglior modo di assicurare,
tramite la ricerca dell’ottimale composizione, efficienza ed efficacia agli OdV. Dal ciò è
possibile ricercare uniformità relative e – quindi – indicazioni significative in termini prescrittivi.
6. Indipendenza, durata dell’incarico e possibilità di revoca
dell’OdV
La composizione dell’Organismo non è, d’altra parte, l’unico fattore che può influenzarne
l’indipendenza; rilevanti, a tal fine, sono anche le previsioni che devono essere necessariamente
contenute nel Modello circa la durata dell’incarico e la possibilità di revoca.
Il punto relativo alla durata dell’incarico, come è naturale, riguarda principalmente (se
non esclusivamente) i componenti esterni: per quanto riguarda i componenti interni, infatti,
dovrebbero far parte dell’Organismo le persone che pro tempore rivestono la relativa
posizione organizzativa individuata dal Modello. In merito, è da condividere
l’orientamento, spesso indicato dalla prassi applicativa, in ragione del quale la durata
dell’incarico non deve essere breve; un utile riferimento, a tal fine, potrebbe essere la
durata in carica del collegio sindacale, salvo prevedere che, naturalmente, ove nell’OdV
siedano componenti degli organi sociali, questi decadano in caso di cessazione dalla relativa
carica19.
La possibilità di revoca di un componente dell’Organismo, o dell’Organismo in toto, non
è stata disciplinata dal legislatore; la delicatezza dell’argomento avrebbe fatto preferire
la soluzione opposta20. Appare pertanto opportuno che l’argomento sia oggetto di trattazione
nel Modello, che – ai fini di tutelare il requisito dell’indipendenza – dovrebbe
prevedere la possibilità di revoca di un componente dell’Organismo, o dell’Organismo
nel suo complesso, in ben precise e delimitate circostanze; tra queste, ad esempio, la
perdita dei requisiti di onorabilità, oppure la conclamata mancanza di impegno e continuità
d’azione nello svolgimento dei compiti istituzionali; la revoca o sostituzione
dell’Organismo potrebbero essere previste – ma la fattispecie assume contorni di maggiore
delicatezza – anche nel caso di imperizia.
Ulteriore problema, di non facile soluzione, è definire quale sia l’organo che può esercitare
la revoca dell’Organismo, o di componenti del medesimo; si dovrebbe ipotizzare
che sia il medesimo che ha provveduto alla nomina, e quindi – in linea di massima – al
Consiglio di Amministrazione. In merito, appare ovviamente opportuna la previsione,
delle soluzioni più garantiste e maggiormente volte a minimizzare il rischio di revoche
7. Indipendenza e compenso da riconoscere all’OdV
Il Decreto non detta alcuna disposizione in materia di compenso da riconoscere ai componenti
dell’OdV; il tema non risulta essere stato ancora preso in esame né in giurisprudenza
né, se non per sommi cenni, in dottrina. Si tratta peraltro di un tema di notevole
rilevanza, per le sue implicazioni riguardanti i profili di indipendenza dell’OdV medesimo
e dunque, più in generale, il giudizio di idoneità del Modello.
Il primo punto da esaminare, a tale proposito, è la debenza o meno (an) del compenso in
In merito, pare si possa affermare che per un incarico quale quello di componente
dell’OdV dovrebbe essere comunque prevista una remunerazione. Da un lato, lo svolgimento
di attività che esulano rispetto ai compiti istituzionali, suggerisce ex se
l’attribuzione di un compenso; dall’altro lato, l’esecuzione di attività di controllo che potrebbero
anche rientrare nei compiti istituzionali non giustifica necessariamente la gratuità
dell’incarico, in ragione delle accresciute responsabilità che, ceteris paribus, il
componente dell’OdV assume con la nomina.
Tanto premesso, motivi di convenienza economica potrebbero essere collegati alla nomina,
all’interno dell’OdV, di soggetti eventualmente già legati all’Ente da rapporti di lavoro
autonomo (per esempio: componenti del Collegio Sindacale) o dipendente (per esempio
l’Internal Auditor), cioè di soggetti che in qualche modo già operano – istituzionalmente
– in materia di controlli dell’Ente medesimo. E’ innegabile, a tale riguardo, che
la scelta di tali soggetti potrebbe avere il vantaggio di ridurre i costi legati ai compensi
7.1. I professionisti esterni
L’opportunità di riconoscere un compenso ai professionisti esterni chiamati a far parte di
un OdV è certamente pacifica, e questo per almeno tre ordini di motivi.
In primo luogo, la disciplina del codice civile in materia di compenso dei sindaci rappresenta
un importante punto di riferimento; in effetti, secondo l’opinione comune, il tema
del compenso dei sindaci è un aspetto saliente della loro disciplina, dal momento che “la
preparazione professionale e l’impegno esigibile dai sindaci sono e restano strettamente
legati anche alla corresponsione di un giusto compenso”21.
In altri termini, il principio dell’onerosità della carica sindacale22 è funzionale a “garantire
alle funzioni di controllo interno una certa serietà ed indipendenza, essendo ben noti i
pericoli di dequalificazione legati al carattere meramente onorifico di certe cariche, pubbliche
o private che siano”23; altresì, i principi di necessaria predeterminazione e invariabilità
del compenso dei membri del Collegio Sindacale sono opportunamente volti ad “evitare
variazioni della retribuzione in funzione del tipo di controllo esercitato e, quindi,
collusioni con gli amministratori”.24
Tali principi (onerosità dell’incarico, predeterminazione ed invariabilità del compenso),
giustamente considerati cardini essenziali della indipendenza e autonomia dei sindaci e,
di conseguenza, dell’efficiente e corretto funzionamento dell’organo di controllo, sembrano
bene applicabili anche ai componenti esterni degli Organismi di Vigilanza.
In secondo luogo, è un principio generale del nostro ordinamento quello secondo cui la
gratuità di una funzione giustifica il suo svolgimento con un grado di diligenza “debole”:
basti pensare alla norma dell’art. 1710 del codice civile in tema di mandato; a contrario,
quindi, l’onerosità dell’incarico a beneficio dei professionisti esterni imporrebbe loro
una più intensa responsabilità con riferimento alla diligenza richiesta per l’espletamento
Infine, l’onerosità o meno della carica inciderebbe con tutta probabilità anche sulla pronunzia
giudiziale circa l’idoneità del Modello adottato dall’Ente a prevenire i reatipresupposto.
Se l’erogazione di un compenso a beneficio dei professionisti esterni (an) è pertanto necessaria,
occorre ora riflettere sulle concrete modalità di determinazione dello stesso
(quantum). Sul tema, un valido supporto potrebbe rinvenirsi nella Tariffa dei Dottori
Commercialisti (D.P.R. 645/94), nella parte in cui viene determinato il compenso dovuto
per l’esercizio delle funzioni di sindaco; il parallelo pare ragionevole per la similarità tra
l’incarico in esame e quello del collegio sindacale.
Altresì, nel caso in cui il Consiglio di Amministrazione oppure l’Organismo (in composizione
collegiale) elegga tra i propri membri un presidente, e attribuisca allo stesso specifici
poteri aggiuntivi rispetto agli altri membri dell’OdV, appare del tutto legittima, come
nel caso del Collegio sindacale, la prassi di remunerare il presidente in misura superiore
rispetto ai semplici componenti; in materia è la stessa Tariffa dei Dottori Commercialisti
che, all’art. 37 co. 5, stabilisce che “qualora il dottore commercialista abbia la carica di
presidente del collegio i compensi di cui ai commi 2 e 3 siano maggiorati del 50%”.
7.2. Il compenso da corrispondere ad amministratori indipendenti
e sindaci che ricoprono il ruolo di componente
Ci si chiede ora se ad altre figure professionali che possono far parte degli Organismi di
Vigilanza – in particolare i sindaci e gli amministratori indipendenti – siano applicabili,
con riferimento al tema dei compensi, le riflessioni sopra proposte con riguardo ai professionisti
In merito, come dianzi accennato, non vi è dubbio che sia per i sindaci, sia per gli amministratori
indipendenti, l’assunzione di un nuovo incarico comporta lo svolgimento di
nuove attività di controllo e, comunque, l’assunzione di nuove responsabilità; è pertanto
opportuno che il compenso come componente dell’OdV, spettante al sindaco o
all’amministratore indipendente, non venga “assorbito” da quello spettante per gli altri
incarichi istituzionali nell’Ente.
Dovrebbero pertanto escludersi sia la soluzione più estrema, che considera il compenso
attribuito in qualità di componente dell’OdV già integralmente coperto da in quello corrisposto
in forza della carica di sindaco o di altre funzioni già remunerate, sia soluzioni
“ibride”, secondo cui – al fine di garantire la distinzione tra i due compensi – venga prevista
la semplice corresponsione di “gettoni presenza” per ogni partecipazione alle riunioni
dell’OdV, senza alcuna previsione di un compenso ad hoc per questa funzione.
Peraltro, sia nel caso dei sindaci, sia nel caso degli amministratori indipendenti, il tema
dell’indipendenza non può essere disgiunto dall’ammontare dei compensi ricevuti
dall’Ente per cariche diverse; in altri termini, se è certamente opportuno, da un lato, che
esistano meccanismi di remunerazione che prevedano compensi adeguati all’impegno e
alle responsabilità dell’incarico, è altrettanto pacifico che gli stessi non possano essere
tali da compromettere l’indipendenza del controllore.
Al riguardo, in effetti, sia il D.Lgs. n. 58/1998 (art. 148), sia il Codice di Autodisciplina (per
esempio, punto 3), sia alcune normative specifiche (per esempio: la normativa in materia
di società iscritte al segmento STAR di Borsa Italiana) prevedono l’incompatibilità tra
le funzioni di controllore (sindaco o amministratore indipendente) e lo svolgimento di
attività professionali in grado di comprometterne l’indipendenza.
Il compenso, quindi, è legittimamente dovuto e deve “remunerare” le nuove attività e
responsabilità derivanti dalla nomina a componente dell’OdV; trova però il suo limite invalicabile
nel mantenimento, in capo al controllore, dell’autonomia di giudizio e
dell’indipendenza, le quali possono essere compromesse nel caso di fissazione di un
compenso eccessivo.
7.3. Il compenso da corrispondere ai dipendenti
Ragionamenti almeno parzialmente differenti devono essere condotti nel caso di dipendenti
(diversi dall’Internal Auditor e dagli amministratori esecutivi) chiamati a comporre
l’OdV.
Dato per scontato che l’attività in parola si configuri quale prestazione di lavoro subordinato
25, si tratta ora di comprendere se la partecipazione del dipendente all’OdV – in
termini di un ampliamento delle sue mansioni – comporti l’aumento della sua retribuzione,
anche in considerazione del fatto che il compenso non avrebbe la finalità di “remunerare”
l’indipendenza del componente medesimo.
In merito, è indubbio che l’attribuzione di tale carica ad un dipendente richiederebbe lo
svolgimento di mansioni diverse ed ulteriori da quelle da lui già svolte, ovvero, in ogni
caso, un ampliamento dei profili di responsabilità; appare pertanto del tutto legittima la
corresponsione di un compenso ulteriore rispetto alla retribuzione, da realizzare attraverso
un’integrazione del contratto di lavoro, finalizzata a retribuire il dipendente a
fronte dei maggiori volumi di attività e/o delle maggiori responsabilità.
Anche all’Internal Auditor, qualora nominato componente dell’OdV, dovrebbe essere
corrisposto un distinto ed autonomo compenso per le funzioni così esercitate, e questo
per il già sottolineato ampliamento di funzioni e responsabilità conseguenti al nuovo incarico.
Come già osservato, la diversa tesi per la quale il controllo esercitato sulla concreta
attuazione del Modello potrebbe essere considerato, lato sensu, tra i compiti istituzionali
affidati alla funzione, non convince; anche a prescindere da un accrescimento
nella latitudine delle attività dell’Organismo, infatti, l’assunzione dell’incarico medesimo
comporta per se stessa un ampliamento delle responsabilità del soggetto, che dovreb-
25 Sul punto, la giurisprudenza ammette che tra lavoratore e datore di lavoro possano intercorrere contemporaneamente
un rapporto di lavoro subordinato e uno autonomo; condizioni essenziali per la sussistenza
di entrambe le tipologie contrattuali sono che le prestazioni non siano uguali, non siano strumentali
tra loro e non abbiano tempi di esecuzione coincidenti. Con riferimento alla prima condizione,
pare pacifico che l’attività del dipendente in quanto tale e quella svolta come componente dell’OdV non
siano “uguali”. Peraltro, le prestazioni sono certamente tra loro strumentali; un dipendente di una società,
infatti, viene generalmente chiamato a far parte dell’OdV proprio perché soggetto “interno” all’ente
medesimo, e quindi dotato di tutto un patrimonio di conoscenze della realtà aziendale di cui, fisiologicamente,
un professionista “esterno” non può disporre. Anzi, è proprio il suo essere dipendente
dell’ente che giustifica e rende opportuna la sua presenza all’interno dell’OdV, al fine di implementare
l’efficienza delle funzioni di controllo sui Modelli e sulla loro concreta attuazione. Poi, in linea di principio
pare ragionevole presumere che le riunioni dell’OdV e tutte le relative attività di controllo si svolgano
durante il normale orario di lavoro, risultando quindi le stesse – di fatto – coincidenti temporalmente.
Pertanto, pare probabile che nella maggior parte dei casi l’attività del dipendente di un Ente – che partecipa
all’OdV proprio in ragione della sua appartenenza all’Ente medesimo – si configuri come attività di
bero essere remunerate, esplicitamente e specificamente, attraverso la previsione di un
compenso ad hoc.
8. Autonomia e budget dell’OdV
Il requisito di autonomia non deve essere confuso con quello dell’indipendenza, anche
se i due aspetti presentano talune similarità; in effetti, mentre il requisito
dell’indipendenza pertiene maggiormente all’attitudine mentale e alla forma mentis del
componente dell’OdV, il requisito dell’autonomia si concretizza piuttosto nella messa a
disposizione dell’Organismo degli strumenti necessari al suo efficace funzionamento.
Nel caso dell’indipendenza, dunque, si è di fronte alla relazione psicologico-intellettuale
che si instaura tra soggetto controllore e soggetto controllato; nel caso dell’autonomia,
invece, ci si riferisce piuttosto alle modalità tecniche di espletamento dell’incarico.
Il requisito in parola è esplicitamente richiamato dal Legislatore nel Decreto, ai sensi del
quale (art. 6) l’OdV deve essere dotato di “autonomi poteri di iniziativa e di controllo”.
Nell’ermeneutica di tale requisito, la dottrina intende l’autonomia26 da un lato quale libertà
di azione e di autodeterminazione, dall’altro lato quale attribuzione all’Organismo
di poteri autonomi.
Con riferimento al primo punto, l’Organismo deve avere piena libertà nella definizione
del proprio regolamento operativo e del piano di audit, nella selezione delle attività di
verifica e nell’organizzazione, in generale, del proprio lavoro.
Il secondo punto, invece, fa riferimento alla necessità – per l’Organismo – di essere dotato
di poteri effettivi di ispezione e di controllo, di avere pieno accesso ai dati e alle informazioni
aziendali rilevanti, di avere a disposizione un budget adeguato (anche in funzione
della propria composizione e delle esigenze della società), di poter disporre della
professionalità e dei supporti tecnici dell’Internal Audit e delle altre funzioni di controllo
interno27.
Dato per scontato che un OdV che non abbia piena libertà d’azione, nel senso sopra descritto,
non può essere considerato autonomo, resta da approfondire il tema del budget
da assegnare all’OdV, in relazione al quale il Decreto non fornisce indicazioni esplicite;
la necessità di disporre di un budget rientra, peraltro, nell’ottica di garantire e rendere
concreta l’autonomia finanziaria dell’Organismo e deriva dall’attribuzione allo stesso dei
“poteri di iniziativa e di controllo”di cui all’art 6, comma 1, lett. b) del Decreto. E’ difficile,
infatti ipotizzare una reale attuazione di un potere di controllo senza la possibilità di
“attivazione”, da parte dell’Organismo, di un autonomo utilizzo di una dotazione economica,
soprattutto laddove le strutture interne aziendali risultino insufficienti o inadatte.
Per tale motivo, pur in mancanza di una esplicita disposizione normativa, anche le associazioni
di categoria, nella stesura delle proprie linee guida per l’adozione dei Modelli,
riportano riferimenti puntuali all’effettività dell’autonomia finanziaria. A titolo esemplificativo,
le Linee Guida di Confindustria precisano che, durante la pianificazione del budget
aziendale, l’organo dirigente dovrà assegnare all’Organismo una dotazione adeguata
di risorse finanziarie, sulla base di una proposta formulata dall’Organismo stesso, per
ogni esigenza necessaria al corretto svolgimento dei suoi compiti.
Pertanto, il Modello deve prevedere che sia attribuito all’OdV – in prima battuta all’atto
di nomina e successivamente con cadenza almeno annuale – un budget di spesa adeguato
per lo svolgimento dell’azione di vigilanza e di controllo, in coerenza con le dinamiche
e le dimensioni dell’organizzazione aziendale di riferimento. Le modalità di utilizzo
del budget da parte dell’Organismo andranno per contro previste nel regolamento di
funzionamento di quest’ultimo.
All’OdV deve essere poi attribuita la facoltà di richiedere l’ampliamento del budget, per
specifiche esigenze prospettate di volta in volta, allo scopo di essere sempre nella condizione
di svolgere i propri compiti in piena autonomia economica e gestionale.
La quantificazione della somma da mettere a disposizione dell’Organismo è stata spesso
oggetto di discussione; possibili soluzioni sono la definizione in una percentuale delle
spese di consulenza o una percentuale dei compensi assegnati ai membri
dell’Organismo. Tali soluzioni, peraltro, si rivelano apodittiche, in quanto slegate
dall’analisi delle ragioni che possono risultare alla base della necessità, per l’Organismo,
di fruire degli importi resi disponibili.
In effetti, occorre distinguere le previsioni aziendale di costo relative al funzionamento
del Modello lato sensu, e disponibilità il cui utilizzo è a insindacabile discrezione
dell’OdV (il budget dell’Organismo dovrebbe identificarsi con queste ultime). L’Ente, in
altri termini, deve porre l’OdV nelle condizioni di poter svolgere la sua attività ordinaria,
altresì consentendo allo stesso l’elasticità di spesa necessaria per interventi di carattere
Ad esempio, spesso (in assenza della funzione di Internal Audit nell’ambito di una struttura
organizzativa) è previsto l’affidamento in outsourcing del compito di svolgere verifiche
ispettive sul funzionamento del Modello secondo metodologie tipiche della revisione
interna; il relativo costo rientra indubbiamente nelle previsioni aziendali di spesa relative
al funzionamento del Modello medesimo. Peraltro, anche in tali casi dovrebbe essere
pur sempre prevista un’autonoma, ulteriore possibilità di spesa da parte
dell’Organismo, che potrebbe ad esempio riguardare specifiche indagini da affidare, in
circostanza particolari, a soggetti esterni dotati delle competenze tecniche necessarie.
Naturalmente, la quantificazione della parte “discrezionale” del budget risulta in sé problematica,
quale che sia la soluzione prevista (non prevedere alcun limite di spesa; prevedere
un limite, con possibilità di sconfinamento notiziandone – anche ex post –
l’organo amministrativo o, se del caso, il collegio sindacale; prevedere dei limiti rigidi).
Occorre comunque relazionare la scelta al contesto aziendale di riferimento, con particolare
attenzione al grado di esposizione di quest’ultimo al rischio di commissione di re
ati rilevanti ai sensi del Decreto, nonché all’eventuale pregresso accadimento, in tale
contesto, di specifici episodi penalmente rilevanti che accrescano la necessità di interventi
dell’Organismo di natura straordinaria.
La definizione dell’ammontare del budget dell’OdV può essere altresì sensibilmente influenzata,
come già in precedenza osservato, dalla presenza di specifiche professionalità
già all’interno dell’OdV; un’armonica e variegata composizione del medesimo, funzionale
al perseguimento del requisito di professionalità, può consentire di evitare / ridurre
notevolmente la necessità di ricorrere a prestazioni o consulenze esterne.
Alla luce di queste precisazioni circa l’utilizzo di risorse finanziarie aziendali da parte
dell’OdV, risulta evidente come un giudizio di non efficacia del Modello che si fondasse
unicamente sulla mancata utilizzazione del budget da parte dell’Organismo risulterebbe
quantomeno affetto da un eccesso di semplificazione.