Source: https://www.asgi.it/notizie/cassazione-protezione-umanitaria-decreto-salvini-non-retroattiva/
Timestamp: 2020-08-05 17:21:44+00:00
Document Index: 20416674

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697']

La Corte di cassazione e l’irretroattività del dl 113/2018: spunti interpretativi futuri sul permesso di soggiorno per motivi umanitari - Asgi
27/02/2019 Asilo / Protezione internazionale,Commenti,Notizie Rubrica-Diritti-Senza-Confini
Già la stessa Corte di cassazione aveva positivamente considerato il carattere aperto della norma oggi abrogata, sostenendo, rispetto alla protezione umanitaria, come «non siano integralmente tipizzabili le condizioni per il suo riconoscimento, coerentemente con la configurazione ampia del diritto d’asilo contenuto nella norma costituzionale, espressamente riferita all’impedimento nell’esercizio delle libertà democratiche, ovvero ad una formula dai contorni non agevolmente definiti e tutt’ora oggetto di ampio dibattito» [3].
La Corte aveva già ricordato, proprio in tema di protezione umanitaria, come «pur non avendo un esplicito fondamento nell’obbligo di adeguamento a norme internazionali o europee, tale forma di protezione è tuttavia richiamata dalla Direttiva comunitaria nr. 115/2008, che all’art. 6, par. 4, prevede che gli Stati possano rilasciare in qualsiasi momento, “per motivi umanitari, caritatevoli o di altra natura”, un permesso di soggiorno autonomo o un’altra autorizzazione che conferisca il diritto di soggiornare a un cittadino di una Paese terzo il cui soggiorno è irregolare» [8].
Non si condivide infatti la presunta distinzione, sotto questo profilo, tra le diverse forme di protezione internazionale, le quali tutte, come visto, si inscrivono nel medesimo panorama normativo e, in ultimo, di attuazione del disposto dell’art. 10, comma 3 Cost. e del diritto d’asilo ivi contemplato a favore dello «straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana».
Volendo seguire tale impostazione della questione, quanto all’immediata precettività dell’art. 10, comma 3 Cost., si deve rilevare come la giurisprudenza consolidata della stessa Corte di cassazione abbia affermato come «questa Corte, che ritiene di superare la giurisprudenza di cui a Cass. 18940 del 2006, per la quale il diritto di cui all’art. 10 Cost., comma 3 degraderebbe a mera posizione processuale o strumentale (propria di chi ha diritto all’esame della sua domanda alla stregua delle vigenti norme sulla protezione), ha già affermato, ed il Collegio qui ribadisce, che il diritto di asilo è oggi (e quindi dopo la menzionata pronunzia) interamente attuato e regolato, attraverso la previsione delle situazioni finali previste nei tre istituti di protezione, ad opera della esaustiva normativa di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007 (adottato in attuazione della direttiva 2004/83/CE) e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 sì che non si scorge alcun margine di residuale diretta applicazione della norma costituzionale» [13].
[1] Art. 19 TU immigrazione: «1. In nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione. 1.1. Non sono ammessi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell’esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani».
[2] Cfr. M. Acierno, La protezione umanitaria nel sistema dei diritti umani, in Questione Giustizia trimestrale, fasc. 2/2017, ove si sottolinea altresì come «le libertà democratiche che già ad una lettura originalista del testo costituzionale si mani­festano come un catalogo non predeterminato, sono esposte ad un grado di vulnerabilità ben superiore a quello relativo al periodo nel quale la nostra Costituzione è stata composta, all’interno della vastità del fenomeno migratorio più recente».
[3] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 23 febbraio 2018, n. 4455, 14 marzo 2018, con nota di C. Favilli, La protezione umanitaria per motivi di integrazione sociale. Prime riflessioni a margine della sentenza della Corte di cassazione n. 4455/2018, 14 marzo 2018.
[4] Le conclusioni del Procuratore generale e la giurisprudenza di merito
[5] Cfr. C. Padula, Quale sorte per il permesso di soggiorno umanitario dopo il dl 113/2018?
[6] Sul tema in generale vds. A. Ruggeri, Dialogo tra le Corti, tutela dei diritti fondamentali ed evoluzione del linguaggio costituzionale
[9] Sia consentito il rinvio a Cass. Civ., Sez. I, 5 luglio 2018, n. 17717, con nota di G. Serra, Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di Cassazione, ove la Corte spiega che «gli articoli 12, 14, 31 e 46 della direttiva 2013/32/Ue, letti alla luce dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vanno interpretati nel senso che non osta a che il giudice nazionale, investito di un ricorso avverso la decisione di rigetto di una domanda di protezione internazionale manifestamente infondata, respinga detto ricorso senza procedere all’audizione del richiedente qualora le circostanze di fatto non lascino alcun dubbio sulla fondatezza di tale decisione, a condizione che, da una parte, in occasione della procedura di primo grado sia stata data facoltà al richiedente di sostenere un colloquio personale sulla sua domanda di protezione internazionale, conformemente all’articolo 14 di detta direttiva, e che il verbale o la trascrizione di tale colloquio, qualora quest’ultimo sia avvenuto, sia stato reso disponibile unitamente al fascicolo, in conformità dell’articolo 17, paragrafo 2, della direttiva medesima, e, dall’altra parte, che il giudice adito con il ricorso possa disporre tale audizione ove lo ritenga necessario ai fini dell’esame completo ed ex nunc degli elementi di fatto e di diritto contemplato all’articolo 46, paragrafo 3, di tale direttiva».
[11] In ordine all’obbligo di cooperazione istruttoria del giudice vds., ad es., Cass. Civ., Sez. unite, 17 novembre 2008, n. 27310, in Giust. Civ., 2009, 2, p. 324: «Nel giudizio per il riconoscimento dello status di rifugiato le norme interne in materia di onere della prova dovevano essere interpretate, anche prima dell’entrata in vigore dei d.lgs. 19 novembre 2007 n. 251 e 28 gennaio 2008 n. 25 di recepimento delle direttive comunitarie, rispettivamente, n. 2004/83/Ce e n. 2005/85/Ce, alla stregua delle dette direttive, chiaramente ispirate al superamento del comune principio dell’onere della prova; deve, pertanto, essere cassata con rinvio la sentenza del giudice del merito che, in applicazione rigorosa dell’art. 2697 cc, omettendo ogni indagine ufficiosa e dichiarando inammissibile, per difetto di articolazione in capitoli, la prova testimoniale dedotta dall’interessato, abbia violato il dovere di cooperazione nell’accertamento dei fatti rilevanti ai fini del riconoscimento dello status richiesto». In dottrina vds. M. Flamini, Il ruolo del giudice di fronte alle peculiarità del giudizio di protezione internazionale, in Questione Giustizia trimestrale, fasc. 2/2017; M. Acierno, M. Flamini, Il dovere di cooperazione del giudice, nell’acquisizione e nella valutazione della prova, in Diritto, immigrazione e cittadinanza, fasc. 1/2017, pp. 11 ss e p. 17.
[14] In ordine alla funzione delle clausole generali e all’inidoneità del diritto positivo a disciplinare ogni aspetto della vita vds., di recente, N. Lipari, Ancora sull’abuso del diritto. Riflessioni sulla creatività della giurisprudenza, in Questione Giustizia trimestrale, fasc. 4/2016, ove si legge «nel quadro di una realtà in continua velocissima evoluzione appare sempre difficile immaginare in funzione di quale criterio sia possibile ricostruire in astratto, e quindi prescindendo dalle peculiarità, sempre variabili, del singolo caso, i presupposti in base ai quali sia stato individuato un interesse al momento del conferimento»; più compiutamente Vds. altresì compiutamente ID., Il diritto civile tra legge e giudizio, 2017.