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Timestamp: 2018-10-21 18:50:48+00:00
Document Index: 100101733

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 111', 'art.11', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 111', 'art. 97']

Sul già dibattuto e complesso tema del sistema di retribuzione a cottimo dei giudici di pace, un'interessante e "provocatoria" eccezione di legittimità costituzionale del giudice di pace di Milano, in cui si richiamano anche contributi e considerazioni espresse dal Movimento per la Giustizia......
COMUNE DI MILANO, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso giusta procura speciale dalla Dott.ssa ...........................ed elettivamente domiciliato in Milano, Largo De Benedetti 1, negli Uffici del Settore Pubblicità e Servizi Ambientali.
La................................, tra il 13 luglio 2006 e il 13 ottobre 2006, proponeva ventitré ricorsi contro altrettante Ordinanze Ingiunzioni –notificatele due in data 15 giugno 2006, quattro in data 18 luglio 2006 e diciassette in data 29 agosto 2006- con le quali il Comune di Milano, per sanzioni amministrative concernenti esposizione abusiva di mezzi pubblicitari perchè non preceduta dalla necessaria autorizzazione (Regolamento comunale pubblicità art. 6), le ingiungeva il pagamento rispettivamente di € 3.733,85, di € 2.907,85 e di € 1.667,85 con tre delle anzidette Ordinanze e di € 815,85 con ciascuna delle altre venti Ordinanze.
Questo giudice, per le considerazioni che seguono, ritiene che la decisione della presente causa debba essere preceduta dalla soluzione di una questione di legittimità' costituzionale concernente l’indipendenza, l’obiettività e l'imparzialità' del giudice.
La Corte costituzionale, in una sua non recente Sentenza, dalla quale non si è mai discostata, ha affermato che «Va escluso nel giudice qualsiasi anche indiretto interesse alla causa da decidere, e deve esigersi che la legge garantisca l'assenza di qualsiasi aspettativa di vantaggi, come di timori di alcun pregiudizio, preordinando gli strumenti atti a tutelare l'obiettività' della decisione» (Sent. n. 60/1969)
L'indipendenza e l’imparzialità' del giudice - sempre ritenute essenziali per la funzione giurisdizionale - con la legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, sono state espressamente e solennemente affermate (o riaffermate). Una disposizione introdotta dalla citata legge stabilisce, infatti, che «Ogni processo si svolge (deve svolgersi)... davanti a giudice terzo e imparziale» (art. 111, secondo comma, della Costituzione).
Inoltre trattasi di questione «rilevante» ai fini della definizione del presente giudizio, al pari di tutte le questioni concernenti la composizione dell'organo giudicante, perchè la norma di cui all'art.11, secondo comma, della legge 21 novembre 1991, n. 374, nuoce all'obiettività' della decisione (e all’indipendenza e all'immagine del giudice).
Questo giudice, però, pur non affermando (ma potrebbe farlo una delle parti in causa...!) nè escludendo che la norma denunziata influenza la sua decisione, ritiene doveroso evidenziare che la sua sentenza, con la vigente normativa, sarà e apparirà “viziata”, quanto meno, dal sospetto di un suo condizionamento economico e/o psicologico, con conseguente danno anche per la parte che dovesse essere vittoriosa ma soprattutto per la credibilità della giustizia.
L’art. 10 della L. n. 374 del 1991, (recentemente modificato), infatti, con una disposizione forse difficile da comprendere, stabilisce che “Il giudice di pace è tenuto all'osservanza dei doveri previsti per i magistrati ordinari.”.
A completamento delle anzidette considerazioni appare opportuno ricordare l’allarme lanciato qualche anno fa (25 ottobre 2005) da alcuni membri del Consiglio superiore della Magistratura –aderenti al Movimento per la Giustizia- che in relazione al sistema retributivo dei giudici di pace hanno scritto: “Gli effetti anomali del sistema di retribuzione (prevalentemente “a cottimo”) dei giudici di pace costituiscono costante e prevalente causale dei rilevi deontologici che interessano i magistrati onorari, di cui il plenum è giudice disciplinare. Nonostante il limite previsto di recente per le indennità dei giudici di pace (72.000 euro annui), continuano a pervenire segnalazioni di condotte finalizzate ad incrementare l’utile economico attraverso autentiche distorsioni della giurisdizione. Si tratta di condotte che...imporrebbero una seria revisione normativa delle modalità di compenso delle attività della magistratura di pace.”.
Il suggerimento o l'esortazione della Corte costituzionale per la quale «deve esigersi che la legge garantisca l'assenza (nel giudice) di qualsiasi aspettativa di vantaggi, come di timori di alcun pregiudizio, preordinando gli strumenti atti a tutelare l'obiettività' della decisione» (Sent. n. 60/1969), anche a prescindere da tutte le altre considerazioni esposte, convincono ed inducono lo scrivente a sollecitare una pronuncia atta a tutelare l’obiettività della decisione anche della presente causa.
Dichiara, d’ufficio, «non manifestamente infondata» e «rilevante» la questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 2, della Legge 21 novembre 1991, n. 374, nella parte in cui la citata norma prevede un’indennità o un compenso di “€ 56,81 per ogni altro processo assegnato e comunque definito o cancellato dal ruolo” -in quanto consente ad una delle parti di determinare il trattamento economico del giudice- in relazione all’art. 3 (ragionevolezza), all’art. 111, comma 2, (indipendenza, imparzialità ed obiettività del giudice) e all’art. 97, comma 1, (imparzialità della pubblica amministrazione) della Costituzione
Dispone che la presente ordinanza sia notificata a cura della Cancelleria alle parti (ricorrente e Comune di Milano) nonche' al Presidente del Consiglio dei ministri e comunicata ai Presidenti delle Camere.