Source: https://cobasterni.blogspot.it/2012_01_01_archive.html
Timestamp: 2017-04-25 20:20:22+00:00
Document Index: 139406664

Matched Legal Cases: ['art.6', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 88', 'art. 33', 'art. 47', 'art. 30', 'art. 87', 'art. 6']

Il passaggio al Senato potrebbe trovare ostacoli, Tuttoscuola, 27.1.2012 La Camera ha approvato ieri con voto di fiducia la conversione con emendamenti del decreto legge “milleproroghe”. Rispetto ad altre volte, il governo ha chiesto la fiducia sui testi così come erano stati emendati, senza proporre un proprio maxiemendamento. In questo modo, tra gli emendamenti approvati in Commissione, si è salvato anche quello relativo all’apertura delle graduatorie ad esaurimento nei confronti di circa 23 mila tra abilitati e abilitandi (quasi tutti di scienze della formazione primaria, destinati a diventare insegnanti di scuola dell’infanzia o della scuola primaria). Questa estate vi era stata un’operazione analoga alla Camera con un emendamento simile approvato in Commissione, ma in quel caso, quando tutto faceva pensare al successo, un maxiemendamento presentato dal governo e passato con il voto di fiducia aveva azzerato tutto. Ora la prova del fuoco è al Senato dove, a quanto sembra, le cose potrebbero andare diversamente, perché il testo approvato dalla Camera non è stato “blindato”, lasciando libertà ai senatori di apportare nuove modifiche. E, proprio sull’emendamento che riapre le GaE, corrono voci di “assalto alla baionetta” da parte di esponenti della attuale maggioranza e dell’opposizione. È certo, in proposito, il no della Lega guidata in Commissione istruzione dal sen. Pittoni, ma, a quanto sembra, anche diversi senatori del Pd sarebbero favorevoli a sbarrare il passo alla riapertura delle GaE. Sarà interessante vedere quale posizione assumerà il ministro Profumo se dovesse essere chiamato ad esprimersi.
Prendiamo la riforma previdenziale, l’ennesima, quella definitiva, che ha allontanato sine die la possibilità di andare in pensione ed ha ridotto drasticamente i trattamenti, senza peraltro fare alcunché rispetto alla costruzione di garanzie per le generazioni più giovani, che continuano ad Visita il sito: http://www.cobasinpdap.it
Bene, questa riforma si è inserita in un quadro in cui il bilancio previdenziale, a detta non da parte nostra, ma di tutte le fonti ufficiali (INPS, ISTAT ecc.) è ampiamente in attivo, nonostante soffra l’endemico deficit dei fondi pensione di alcune categorie (dirigenti, artigiani, ecc.). Ed allora, perché questa riforma così drastica ? Per risparmiare ? Per ridurre la spesa ? Non proprio.
E si tratta anche e soprattutto di estendere “finalmente” la privatizzazione anche ai servizi previdenziali, fin qui al riparo da intromissioni esterne: la interconnessione che si sta creando artificiosamente tra riduzione dei trattamenti pensionistici e destinazione di quote sempre maggiori di reddito al finanziamento di forme di previdenza ed assicurazione private è destinato ad entrare ed a influire direttamente nel funzionamento degli uffici e nelle attività istituzionali. Qualcuno ricorderà, per esempio, come, di pari passo con la riduzione dei mutui erogati direttamente, si è assistito ad una sempre maggiore presenza di istituti bancari nelle sedi, con agenti destinati a ricevere l’”eccedenza” della domanda di credito. Bene noi pensiamo che analogo disegno, nei prossimi anni, sarà attuato anche per la previdenza integrativa.
D’altronde gli “agenti” in questo caso, sono già in casa, sono i rappresentanti sindacali delle organizzazioni che in questi anni si sono dati un gran da fare , con tanto di atti notarili, per costituire fondi previdenziali di vario genere e natura, e chesono pronti a effettuare le loro campagne di adesione, che diventeranno sempre più massicce e pressanti. Data la vicenda scandalosa vissuta nell’INPDAP rispetto alla gestione del sistema informativo, ci pare infine quasi superfluo prefigurare quali appetiti vengono sollecitati e quali ingenti finanziamenti, di cui beneficeranno le solite note aziende, verranno mossi per l’inevitabile unificazione delle procedure informatiche: siamo destinati ad assistere, anche qui, all’ennesimo rifacimento del sistema, dai costi già pletorici, col sistema ex INPDAP, tra l’altro,che sappiamo non è stato ancora completato ? Abbiamo cercato di far emergere quelli che sono i punti effettivi e gli scopi reali della soppressione dell’INPDAP. Essa è dovuta non già e non tanto alla necessità di ridurre la spesa, che potrà essere influenzata ben poco dalla sparizione di qualche organo duplicato e di qualche poltrona, bensì ha lo scopo di governare più efficacemente e rapidamente i processi di esternalizzazione, completandoli e rendendoli totali per i settori già parzialmente privatizzati ed estendendoli anche a quei settori che finora ne erano stati esclusi, come la previdenza.
27 gennaio 2012 COBAS - INPDAP
di Marco Barone No Comments »
Le recenti esternazioni del neo-ministro dell’istruzione F. Profumo, sulla necessità di rinnovare e ringiovanire il corpo docente delle scuole di ogni ordine e grado, potrebbe far ridere.
La conseguente dichiarata volontà di bandire un concorso per reclutare forze giovani farebbe appunto ridere, se non facesse piangere gli oltre duecentomila precari della scuola – già invecchiati in anni ed anni di supplenze.
Per non parlare delle migliaia di docenti di ruolo, i quali, con la recente manovra Monti, si son visti spostare sine die l’agognata pensione e quindi la possibilità di un turn-over, o dei milioni di discenti, la cui distanza anagrafica con i docenti è sempre più – dal punto di vista educativo – scandalosa.
Sembra che il “tecnico” ex rettore del politecnico di Torino non conosca proprio la realtà della scuola … e invece si tratta solo di un inganno.
In realtà proprio perché la conosce fa queste esternazioni, tutte volte a scatenare una conflittualità tra “giovani” e “vecchi”, per continuare con i processi di immiserimento e di aziendalizzazione della scuola e dell’
Come si faccia a salvare le pensioni future dei giovani, creare occupazione e crescita, tenendo al lavoro coatto migliaia di pensionandi e nella precarietà a vita i giovani, fino a farli diventare vecchi come i precari delle Graduatorie ad Esaurimento, è tutto da spiegare, ma comunque tutto torna.
Nel comparto scuola, in tre anni, sono stati tagliati 143.000 posti di lavoro mediante l’aumento degli allievi per classe, l’abolizione delle compresenze nella scuola primaria, la riduzione di ore e di materie nella secondaria, la riduzione del sostegno ai disabili.
Altri posti di lavoro saranno tagliati nei prossimi anni, quando la cosiddetta “riforma Gelmini” andrà a regime e ad esaurimento i vecchi ordinamenti.
Nonostante questo “dimagrimento” straordinario – mai avvenuto in alcun comparto della Pubblica Amministrazione, ma neppure in altri settori del lavoro privato, quest’anno scolastico 2011/12 non sarebbe neanche potuto partire se non fossero stati stipulati ancora centoventimila contratti a tempo determinato annuali o fino al termine dell’attività didattica (*). Senza contare almeno altri 60.000 contratti a tempo determinato per il personale ATA e altre decine di migliaia di supplenti temporanei per sostituzione del personale assente.
Dal punto di vista occupazionale, i tagli effettuati sono stati in qualche modo ammortizzati dai pensionamenti e soprattutto dall’aumento – al Nord e nelle grandi città – della popolazione scolastica, pertanto il fenomeno del precariato nella scuola continua ad essere abnorme: solo una parte di precari della scuola – soprattutto al Sud – sono stati trasformati in disoccupati, gli altri continuano ad essere occupati ed essenziali al funzionamento scolastico, anche se in condizioni di lavoro ancora più precarie.
Le 30.308 assunzioni di docenti e le 36.000 del personale ATA dello scorso settembre hanno rappresentato una goccia nel mare della precarietà ed introdotto, attraverso un accordo capestro firmato da CISL-UIL-SNALS-GILDA, un contratto separato per i nuovi assunti che prevede, con il congelamento dell’
Con il governo Monti e il ministro Profumo nessuna soluzione di continuità con i provvedimenti Gelmini/Tremonti del precedente governo, i quali hanno portato al collasso il servizio scolastico.
Il fenomeno del precariato nella scuola non dipende certo dalle difficoltà nel reclutamento, da concorsi non più banditi da oltre 12 anni, o dalla mancanza di docenti abilitati e formati appositamente per l’insegnamento. Il fenomeno della precarietà è strettamente connesso ad una logica dello sfruttamento.
Di che cosa si deve parlare infatti quando, per espletare lo stesso lavoro, - mediamente - all’Amministrazione costa 8/9 mila € in meno stipulare, anno per anno, un contratto a tempo determinato al posto di uno a tempo indeterminato?
Tra mesi estivi non pagati e scatti di anzianità non corrisposti lo stipendio annuale di un precario della scuola è sotto il livello di povertà.
E non a caso le ultime assunzioni del 1 settembre 2011 sono state effettuate con il vincolo della soppressione del primo gradone di carriera, assicurandosi che per i prossimi nove anni comunque i neoassunti saranno ancora pagati da precari.
Il neo ministro Profumo, invece di esordire con la battuta sui concorsi per far largo ai giovani, che fa il paio con quell’altra sulla necessità di lavorare per dare autostima agli insegnanti, visto che soldi per uno stipendio decente non ce ne sono, avrebbe potuto almeno annunciare l’abrogazione della norma inserita nella Legge Finanziaria del 1998 (Legge 447/97 emanata da un governo di centrosinistra), che prevede la preventiva autorizzazione delle assunzioni, mediante un Decreto Interministeriale, su parere del Ministero dell’
Economia, ripristinando l’automatica immissione in ruolo sui posti vacanti ad ogni inizio d’anno scolastico.
Se non ci fosse stata questa norma, in questi anni, almeno i posti di organico di diritto (già sottostimati rispetto ai posti di organico di fatto, effettivamente necessari per il normale funzionamento scolastico) che via via si sono liberati, per effetto dei pensionamenti, sarebbero stati coperti tutti da personale stabile.
E invece il “tecnico” Profumo persegue, con la stessa logica di chi l’ha preceduto – da Berlinguer in poi – a lavorare politicamente per scatenare la conflittualità tra i precari delle GAE e i futuri precari che dovrebbero uscire dai nuovi percorsi di abilitazione all’insegnamento (i TFA), appena approvati, ma in difficoltà nel partire (pare che le prove di accesso si svolgeranno a fine febbraio 2012). Tutto questo, naturalmente, ha portato ad una comprensibile fibrillazione il vasto e variegato mondo del precariato della scuola, avezzo al litigio permanente attraverso ricorsi e controricorsi che hanno arricchito stuoli di avvocatucoli di provincia, invece che a condurre una lotta seria contro la precarietà.
“NO I CONCORSI NO, CI SIAMO PRIMA NOI DEI GIOVANI”, si legge nei blog e nei siti dei precari, dimenticando che nella Finanziaria 2008 del governo Prodi (Fioroni all’Istruzione) era prevista una delega al governo ad emanare un semplice Regolamento (non una legge approvata dal Parlamento quindi) per il reclutamento del personale docente basato su concorsi a cattedra biennali e che il MIUR, in continuità tra Gelmini ed ora Profumo, ci sta lavorando da almeno due anni, anche se pare garantito che metà dei posti dovrebbero comunque andare alle GAE fino a loro esaurimento.
“NO AL DOPPIO CANALE DI RECLUTAMENTO, dovete esaurire prima le nostre graduatorie”, ancora si legge nei preoccupatissimi sfoghi precari nelle mailing-
list, dimenticando che il doppio canale già esiste da oltre un ventennio, risultato di un compromesso (onorevole?) raggiunto da un allora esistente movimento dei precari che appunto aveva “strappato” la possibiltà di assumere sul 50% dei posti dai concorsi e sul rimanente 50% dalle graduatorie di chi aveva già superato un concorso, senza vincerlo, e lavorava comunque nella scuola da almeno due anni; cosa che prima non avveniva perché un precario già idoneo a concorso doveva rifare il concorso più volte nella speranza di vincerlo, appunto perché le graduatorie di merito avevano validità biennale.
Del resto anche le assunzioni del 1 settembre scorso sono avvenute rispettando la legge che prevede il doppio canale di reclutamento: metà dei posti sono andati alle graduatorie di merito del concorso ordinario, effettuato nel 1999/2000 e – per alcune graduatorie – anche nel 1990; l’altra metà alle GAE.
Solo dove le graduatorie di merito – regionali - dei vecchi concorsi sono esaurite (e non sono poi così tante) le assunzioni sono avvenute attingendo solo dalle GAE.
Da questo punto di vista quindi, se – come pare – venisse mantenuto il doppio canale di reclutamento, non cambierebbe poi tanto per i precari delle GAE: comunque rimarrebbe il 50% (anzi, in un’altra esternazione Profumo avrebbe promesso qualcosina di più) dei posti riservato a loro; con la possibilità anzi di tentare la fortuna partecipando ai nuovi concorsi – aperti, a differenza dell’ultima tornata di 12 anni fa, non a tutti i laureati, ma solo ai già abilitati all’insegnamento – avendo quindi la possibilità di essere presenti in tutti e due i canali di reclutamento; le vetuste graduatorie dei concorsi ordinari a cattedra del 1999 e del 1990 sarebbero sostituite dalle nuove.
Con questo non voglio certo sostenere il concorso come sistema di reclutamento del personale docente. I vecchi concorsi a cattedra sono risultati costosi, casuali, nozionistici, … un terno al lotto vincerli, senza contare i casi di corruzione riscontrati.
Tutti sappiamo che vincere un concorso non significa certo che poi si sappia insegnare: un conto è conoscere le discipline, un conto saperle insegnare, in un mestiere in cui la componente relazionale con i discenti è fondamentale.
Il disegno finale dei processi di ristrutturazione della scuola, iniziati con l’avvento della cosiddetta autonomia scolastica, è l’aziendalizzazione.
In questo leggiamo lo sforzo di imporre una standardizzazione della valutazione – attraverso i quiz invalsi – legando finanziamenti, benefit ai docenti, ecc., appunto all’INVALSI.
Ma il pieno raggiungimento dell’aziendalizzazione si avrà con l’assunzione diretta da parte dei dirigenti scolastici, quindi è lecito supporre che i prossimi concorsi possano avvenire scuola per scuola, o reti di scuole, appunto per mascherare una vera e propria assunzione diretta.
Del resto, in tutte le aziende che si rispettino, è il padrone ad assumere i propri dipendenti. Ed è una delle ipotesi, forse la più credibile, perché sorretta da importanti lobbies, non solo dalla A.N.P..
Penso che il problema sia da ribaltare: invece di continuare a dividersi su chi e sui pochi che entreranno in ruolo, su chi prima o chi dopo o chi mai, si tratterebbe di cominciare a ragionare come costruire una conflittualità nella scuola per ricostruire rapporti di forza favorevoli allo scopo di conquistare un servizio scolastico decente.
Il problema sono i posti per docenti e ata che devono essere coperti da assunzioni stabili; almeno quelli di organico di diritto potrebbero essere subito coperti e interamente, non su una percentuale che anno per anno il Ministero dell’Economia autorizza.
E poi si tratta, con la lotta, che naturalmente dovrebbe avere una dimensione sociale, con studenti, genitori e con tutti coloro che intendono la scuola un bene comune andare a definire che scuola vogliamo, e con che organico dobbiamo fare questa scuola che vogliamo.
Certo l’ambito “sindacale” dei lavoratori è fondamentale, ma sappiamo come in anni ed anni di svendita e concertazione da parte dei cosiddetti sindacati maggiormente rappresentativi, molte armi siano state spuntate: la possibilità di forme di lotta incisive ad esempio, messe al bando o quasi dalla legge 146/90 antisciopero, voluta fortemente proprio da cgil-cisl-uil contro i cobas e le lotte autonome.
Cogliere la valenza della scuola bene comune, significa anche costruire un fronte ricomposto di lotta che travalichi anche gli stessi lavoratori della scuola, precari o stabili, tartassati su stipendi, pensioni, qualità del lavoro e bastonati sulla dignità e probabilmente anche sulla voglia di lottare.
Del resto, anche la vittoria referendaria sull’acqua bene comune, non ha certo visto all’avanguardia i lavoratori degli acquedotti, ha visto migliaia e migliaia di soggetti sociali attivi e poi milioni di aderenti all’idea forza di tenere l’acqua e i servizi sociali fuori dal Mercato.
Lo stesso dovremmo fare sulla scuola e sull’istruzione, al di là dei maestri, prof. e ata di ruolo, frustati per gli stipendi da fame e la pensione irragiungibile, dei precari delle GAE o di quelli che aspirerebbero a fare i precari della scuola.
Si riesce a sferrare una offensiva per imporre classi con un numero massimo di almeno 20 allievi?
Non solo questioni di sicurezza, ma qualità dell’insegnamento/apprendimento e quindi anche di posti di lavoro, soppressi con i tagli, da ripristinare.
Si riesce a sferrare una offensiva per stravolgere i criteri di definzione degli organici di diritto e di fatto, imponendo un organico di istituto, che sia sufficiente ed adeguato ad una buona didattica, che tenga conto del recupero degli allievi in difficoltà, che non siano quegli inutili corsi di recupero dei debiti della O.M. 80?
E poi … la finiamo di valutare i nostri studenti in debiti e crediti come la scuola fosse qualcosa di simile ai disastrati bilanci degli stati sovrani? Non è solo una questione lessicale.
Sull’idea forza della scuola bene comune dovremmo centrare l’iniziativa, e non solo a partire dai lavoratori della scuola. Solo così crediamo si possa anche ragionare sul ripristino dei posti, degli organici, delle risorse sottratte alla scuola e all’istruzione dai tagli della legge 133 e delle precedenti, imponendo una inversione di tendenza sulla percentuale di spesa rispetto al PIL per l’istruzione, la cultura e la ricerca.
Dire ritiro dei tagli, non significa nulla – a parte i rapporti di forza, oggi assolutamente sfavorevoli ai lavoratori – se non diciamo per chi e per che cosa vogliamo sviluppare la ricerca, l’istruzione e la scuola, insomma se non diciamo che scuola vogliamo: se vogliamo la scuola dell’inclusione e della cooperazione o se vogliamo la scuola della selezione sociale e del merito - concetto ideologico questo, che sempre più si connota come la carota per chi accetta il bastone; se vogliamo la scuola delle conoscenze e delle capacità critiche, o la scuola delle competenze da acquisire con la didattica dei quiz, competenze poi da spendere in un mercato del lavoro basato sulla precarietà e sullo sfruttamento.
Tanto più oggi, quando è sempre più evidente che uscire da una Crisi Globale, al contempo finanziaria, economica, sociale, politica ed ecologica, significa imporre con la conflittualità sociale un diverso modello di sviluppo, basato proprio sulla conoscenza.
E’ in questa prospettiva che potremmo poi anche ragionare sulla formazione dei docenti, ad esempio.
A settimane dovrebbero partire i test d’ingresso per i TFA transitori, in attesa delle nuove lauree magistrali,
a numero chiuso e programmato e con tasse stratosferiche, come sono ora le tasse universitarie.
Nei blog e tra le associazioni di precari, tutti si sperticano a chiedere che siano meno possibile i selezionati per i TFA, perché i posti non ci sono (quali posti? Quelli di organico di diritto? Di fatto? Quelli necessari ad una buona scuola?), in realtà perché si teme la concorrenza di nuovi abilitati.
Pur riconoscendo gli sfavorevoli rapporti di forza e il fatto che in quasi tutte le facoltà, da anni, i corsi sono a numero chiuso – io credo che il principio del diritto allo studio imporrebbe la liberalizzazione dei corsi, la libertà di tutti coloro che lo desiderano a formarsi, in questo caso come docenti.
Se il numero dei partecipanti ai TFA è troppo alto si creerebbe altro precariato e altre illusioni? Ma i precari della scuola dovrebbero saperlo che il precariato esiste perché l’Amministrazione in questo modo abbassa il costo del lavoro e che se ci fosse la parità di trattamento tra personale a tempo indeterminato e determinato, se i precari godessero ad esempio della progressione di carriera con gli scatti di anzianità, all’Amministrazione non converrebbe più tenere un così alto numero di precari.
Certo che oggi, con il blocco dell’anzianità anche per il personale di ruolo, è evidente che si tende a pagare anche quelli di ruolo da precari e che, giocoforza, è imprescindibile sviluppare la conflittualità per lo sblocco dei contratti e degli stipendi.
Sempre sulla formazione dei docenti, con le nuove lauree magistrali – ancora da attivare – e con i TFA, certo i rapporti di forza non lo consentirebbero, ma non abbiamo nulla da dire?
Un percorso di formazione basato su lauree triennali dove – in solo tre anni - dovrebbe essere affrontato l’aspetto disciplinare, e lauree magistrali di specializzazione all’insegnamento, più un anno di Tirocinio Formativo Attivo, dove – come lo era stato con le SSIS – il tutto sembra più connotarsi come un addestramento alla didattica dei quiz da imporre poi agli studenti, che una vera preparazione al processo di insegnamento/apprendimento, secondo noi basato sulla cooperazione educativa.
Anche qui è chiaro come oggi i rapporti di forza, forse, ci consentano solo di lamentarsi su quanti posti debbano andare a noi e quanti agli altri, ma qualcosa da dire ce l’abbiamo?
Su probabili concorsi che saranno ancora una volta basati su nozionismo, quizzoni e strumenti per reclutare il futuro docente della scuola azienda, abbiamo qualcosa da dire? Oltre al fatto di escludere nel modo più assoluto concorsi a livello di istituzione scolastica che possano solo nascondere l’
assunzione diretta da parte dei presidi? Con tutto quello che potrà significare non solo in termini di assunzione comprate o nepotistiche, ma soprattutto di scuole che poi si connoteranno come scuole di diversa tendenza - forgiate ad immagine e somiglianza dei dirigenti - non più scuole dove il pluralismo, il confronto e la cooperazione saranno alla base dell’attività didattica … scuole-
Avremo la forza di imporre che i concorsi non possano essere un valido strumento di reclutamento, e di imporre invece una graduatoria unica a scorrimento di tutti gli abilitati per le immissioni in ruolo sui posti che via si libereranno o che si creeranno per effetto della lotta per la scuola bene comune?
Oppure dovremmo accontentarci dell’onorevole compromesso del doppio canale di reclutamento, come si accontentarono i movimenrti di precari di vent’anni orsono, quando il doppio canale venne introdotto (conquistato?).
(*) ItaliaOggi del 3/1/2012 – Alessandra Ricciardi: “… al dicastero dell'istruzione risultano per l'anno in corso oltre 120 mila contratti di supplenza di lunga durata: 38 mila per il sostegno, gli altri su cattedre ordinarie, di cui 71 mila fino al 30 giugno”. Chi dice ancora che i posti non ci sono? (N.d.R.)
Niente più equo indennizzo, spese di degenza e pensione privilegiata al personale che, a causa del servizio, contragga invalidità o infermità di tale gravità da non poter più svolgere le proprie mansioni Da: http://it.peacereporter.net
Niente più equo indennizzo, spese di degenza e pensione privilegiata al personale che si fa male di Antimo Di Geronimo I docenti e i lavoratori appartenenti al personale Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi) non potranno più fare affidamento su particolari tutele se incorreranno in un infortunio a causa del servizio. L'articolo 6 del decreto Monti (decreto legge 201/2011), infatti, ha cancellato con un colpo di spugna gli istituti dell’accertamento della causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. É prevista, però, una disciplina transitoria che fa salvi i procedimenti in corso.
Il decreto del governo Monti, che è in corso di conversione alla camera e che potrebbe in questo contesto subire delle modifiche, si inquadra in una serie di provvedimenti che hanno ridotto drasticamente gli strumenti di tutela dei lavoratori della scuola. Si pensi all’inasprimento del regime delle sanzioni disciplinari, all’aggravamento dell’onerosità della prestazione per effetto del sovraffollamento delle classi, al blocco dei rinnovo contrattuali e alla decontrattualizzazione della mobilità interna alle scuole. Quanto all’art.6 del decreto Monti ecco un breve catalogo delle possibili implicazioni. Infortunio in itinere
Si tenga presente che la categoria dei docenti e del personale Ata è ad alto tasso di pendolarità. Perché nella scuola è altissimo il tasso dei trasferimenti d’ufficio. Ciò a causa del calo demografico e soprattutto per effetto dei tagli al personale di questi ultimi anni. Infortuni durante l’attività
Il corollario del sovraffollamento delle classi è l’aumento del rischio di incorrere in infortuni durante l’attività didattica. Si pensi, per esempio, ai rischi per l’incolumità fisica connessi alla necessità di prendersi cura degli alunni portatori di handicap. In modo particolare nei cosi di disturbi del comportamento ( caratteriali) o di patologie mentali L’equo indennizzo
Non essendo coperti da alcuna assicurazione Inail i docenti, in caso di infortunio per causa di servizio, fruivano dell’equo indennizzo. Una indennità di modesta entità, che costituiva l’unica forma di ristoro patrimoniale in tali casi. Assenze per malattia
E in più, le relative assenze saranno conteggiate anche ai fini del raggiungimento del periodo massimo di assenze per malattia superato il quale scatta il licenziamento (periodo di comporto). No ai rimborsi
Inoltre, le nuove disposizioni prevedono che il lavoratore infortunato per servizio non potrà più giovarsi dei rimborsi delle spese di degenza. Fine della pensione privilegiata
DOCENTI ED ATA: PRESENTATE LISTE COBAS ALLE ELEZIONI RSU DEL 5/7 MARZO ’12 I Cobas hanno partecipato alle precedenti elezioni delle RSU, pur coscienti dei molti limiti di questa forma di rappresentanza sindacale: infatti se gli eletti RSU fanno gruppo intorno al "dirigente manager", possono concorrere ad esautorare gli organi collegiali, rendendo sempre più precarie le nostre condizioni di lavoro e la scuola per gli alunni. Noi al contrario ci siamo sempre battuti contro la frammentazione della scuola pubblica, la sedicente "autonomia scolastica" e la logica aziendale che ha prodotto il proliferare di "progetti" che hanno svilito la qualità e l'unitarietà dell'istruzione, mettendo in confitto tra loro lavoratori/trici, grazie all'uso ricattatorio del fondo d'Istituto. Abbiamo lottato per impedire la perdita di potere degli organi collegiali, il dominio e l'arbitrio dei dirigenti scolastici, la contrattazione sindacale frammentata scuola per scuola. I COBAS partecipano alle RSU per renderle strumento di conflitto e di contrattacco nei confronti della scuola-azienda, consapevoli che solo un'ampia partecipazione da parte della maggioranza dei colleghi/e può farci ottenere vittorie significative. Nella palude diffusa dell'immiserimento culturale del ruolo della scuola pubblica, a tutto vantaggio della scuola privata, nella restrizione dei diritti di tutti/e i lavoratori/trici e nel quadro dell'attacco ai poteri degli organi collegiali, le RSU Cobas hanno: · garantito la diffusione e la trasparenza dell'informazione attraverso incontri assembleari; · arginato il processo di aziendalizzazione della scuola, avviato fin dai tempi di Berlinguer e aggravato dai suoi successori fino alla Gelmini; · combattuto il diffondersi degli atteggiamenti autoritari dei dirigenti scolastici; · coinvolto i lavoratori/trici nell'organizzazione del proprio lavoro, cercando di garantire a tutti - docenti e Ata - l'accesso a tutte le attività in modo non discrezionale; · permesso in moltissime realtà il recupero salariale attraverso una redistribuzione più equa possibile del Fondo d'istituto e impedito l'espandersi di inutili progetti Le RSU COBAS debbono: · continuare la battaglia per l'abrogazione totale delle leggi Gelmini-Tremonti-Brunetta; · contrastare la riduzione degli organici dei docenti e degli Ata e del tempo scuola; · tutelare e valorizzare il lavoro del personale docente e ATA; · garantire trasparenza ed equità nella gestione del fondo d'istituto; · difendere la libertà d'insegnamento e i diritti di docenti e Ata, riguardo a ferie, permessi, fondo d'istituto, supplenze, orari di lavoro, ecc. · rilanciare la democrazia sindacale con particolare riferimento al diritto di assembleaSCADENZE ELEZIONI RSU 2012• 20 gennaio inizio raccolta firme per la presentazione delle liste;• 30 gennaio insediamento commissione elettorale;• 8 febbraio termine presentazione liste;• dal 5 al 7 marzo votazioni;CONTATTATECI AL 328 6536553, 3475635443, cobastr@yahoo.it
Cari/e colleghi/e docenti ed ATA,dal 5 al 7 marzo si svolgeranno le elezioni per il rinnovo delle RSU in tutto il pubblico impiego, dunque anche nelle scuole.Se vogliamo che dentro le singole scuole continui la battaglia contro la deriva "quizzarola" e nozionistica e, soprattutto, se vogliamo opporci al tentativo di classificare attraverso un presunto "merito" docenti (pensate in cosa vogliono trasformare le rilevazioni degli apprendimenti degli studenti raccolte dall'Invalsi) e Ata, dobbiamo rafforzare la nostra presenza anche nelle Rsu, visto che siamo stati gli unici in questi anni - qualunque governo ci fosse - a contrastare con coerenza la ridicola presunzione che attraverso i risultati degli studenti si possano "valutare" scuole e docenti. Perfino Israel ci avverte: "Evitiamo la solita commedia all'italiana di raccogliere i resti di quello che altrove viene scartato dopo averne sperimentato gli effetti dannosi".
Avevamo pensato di inviarvi questo messaggio più in là, visto che l'avvio della procedura per le elezioni Rsu è fissato per il 20 gennaio. Ma lo anticipiamo perché da alcune scuole ci segnalano che qualche furbetto sta già raccogliendo le firme necessarie per presentare le liste, proprio di quei sindacati che impongono agli altri regole che loro non rispettano. Le firme si possono raccogliere solo dal 20 gennaio in poi, quindi chiediamo a tutti voi di vigilare e di farci sapere dove accade qualcosa del genere. Con l'occasione facciamo il punto sulle RSU. Abbiamo partecipato a tutte le elezioni, ma ogni volta con sempre con maggiore difficoltà perché, se é vero che a livello nazionale i COBAS sono conosciuti da tutti i lavoratori, nelle scuole, nei posti di lavoro dove non c'é una Rsu, un iscritto, un simpatizzante che porta volantini, materiale informativo ecc., diventa difficile far conoscere l'impegno dei COBAS contro la svendita e il degrado a cui le politiche liberiste basate solo su tagli (140.000 posti in meno tra docenti e Ata) e risparmi (8 miliardi negli ultimi anni) stanno portando la scuola pubblica.
Sin dalla prima tornata elettorale abbiamo denunciato l'iniquo meccanismo che oltre ad eleggere nelle scuole le RSU, serve a ottenere la maggiore rappresentatività e quindi godere di tutti i diritti e prerogative sindacali, primo tra tutti il diritto all'assemblea in orario di servizio.Infatti, se la media tra voti ottenuti nelle singole scuole nelle elezioni delle RSU e il numero degli iscritti a livello nazionale supera il 5%, si ottiene l'importantissima rappresentatività, in caso contrario si rimane per altri anni senza poter incontrare e parlare con i lavoratori, senza poter affiggere un volantino se non hai eletto Rsu o se il DS lo nega.
Non ci pare molto "democratico" impedirci di fare un'assemblea perfino quando partecipiamo ad una competizione elettorale, riteniamo iniquo il meccanismo per il quale se non si trova nella singola scuola qualcuno disponibile a candidarsi, lì la lista non si può presentare e quindi coloro che ne condividono piattaforma e contenuti non la possano votare. Capirete bene come diventa difficile raggiungere la famosa media del 5%.
Per questo motivo chiediamo a tutti di sostenerci, di candidarvi in modo da consentire che nelle scuole ci siano le liste COBAS e che siano votate.In allegato trovate tutti i documenti necessari alla presentazione delle liste e relative istruzioni.
Il 19 gennaio partono le procedure per eleggere le Rsu, le rappresentanze sindacali nelle scuoleAi blocchi di partenza in vista delle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie.
Dopo aver fornito alle singole istituzioni scolastiche il 25 ottobre la consistenza dei finanziamenti assegnati per l’anno scolastico 2011/12 (vedi qui il nostro articolo precedente) il 23 dicembre il Ministero ha inviato a tutte le scuole la la nota MIUR.AOODGPFB 0009355 sul Programma Annuale 2012.E’ abbastanza imbarazzante il ritardo con cui tale documento è stato spedito (il regolamento di contabilità, D.I. n. 44/2001, stabilisce, infatti, che entro ottobre le scuole debbano cominciare a predisporre il Programma Annuale dell’anno successivo, da approvare entro il 15 dicembre); mai negli anni passati si era arrivati alla fine di dicembre!Nella nota viene confermata una erogazione solamente parziale (gli otto dodicesimi) dei finanziamenti che spettano ad ogni scuola sulla base del DM 21/2007; il testo così recita: “La quota riferita al periodo settembre-dicembre 2012 sarà oggetto di successiva integrazione, per consentire una ordinata gestione dei dimensionamenti“.Troviamo piuttosto sibillina la tesi del Miur: infatti il dimensionamento riguarderà una percentuale piuttosto bassa di scuole (tutte le scuole della secondaria di secondo grado sono escluse dal dimensionamento e in molte regioni i piani di riorganizzazione riguardano solo una piccola parte delle scuole del primo ciclo).Riteniamo che, ancora una volta, il tentativo sia quello di rimandare a “tempi migliori” i fondi spettanti alle singole istituzioni scolastiche, in modo particolare quelli relativi al pagamento delle spese per le supplenze, che le scuole normalmente esauriscono quasi integralmente entro il mese di giugno. In base alle nuove regole una fetta non irrilevante di fondi verrà così erogata solo a partire dal mese di settembre.La nota ovviamente non spiega come, con meno risorse, le scuole potranno far fronte alla loro “normale gestione”; inoltre, ancora una volta, il Ministero continua a non dire niente sulla questione dei residui attivi che le istituzioni scolastiche vantano nei confronti del Miur stesso da più anni (in media 70-80.000 euro, ma con punte anche di 250.000 euro!).Il Miur continua a non riconoscere il bisogno estremo delle scuole di avere una disponibilità certa di cassa per pagare tempestivamente le spese obbligatorie. Non finanziare adeguatamente le ore eccedenti per la sostituzione degli insegnanti e degli A.t.a. assenti e non coprire i residui attivi significa spingere le singole istituzioni scolastiche verso il collasso, a cui contribuisce non poco il “congelamento” dei fondi contrattuali che avviene tramite il cedolino unico.Ulteriori integrazioni potrebbero esserci per i finanziamenti della legge 440/97, l’alternanza scuola lavoro, per la fruizione della mensa gratuita da parte del personale scolastico (art. 21 CCNL), per le misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l’emarginazione scolastica a.s. 2012/2013 (art. 9 CCNL). Le Direzioni Generali potranno dare altre assegnazioni per altre esigenze (es. “patentino”, PON, ecc.).La parte della nota che dà indicazione sui finanziamenti della legge 440/97 (autonomia scolastica) è quantomeno risibile se si considera che le scuole ancora non conoscono l’ammontare della quota su cui contare per il 2011.Per poter leggere “in chiaro” quanti (pochi) soldi ha ricevuto la vostra scuola , tenete presente che:PA12QUOTASUPPLENZE in euro è l’assegnazione base per le supplenze brevi e saltuarie (tabella 1 Quadro A DM21/07); PA12QUOTAFISSA in euro è l’assegnazione quale quota fissa per istituto (tabella 2 Quadro A); PA12QUOTAPERSEDE in euro è l’assegnazione quale quota per sede aggiuntiva (tabella 2 Quadro A); PA12QUOTAPERALUNNO in euro è la quota per alunno (tabella 2 Quadro A); PA12QUOTAPERDIVERSAMENTEABILE in euro è la quota per alunno diversamente abile (tabella 2 Quadro A); PA12QUOTAREVISORI in euro è l’assegnazione solo alle scuole individuate quali capofila all’interno del proprio ambito territoriale di revisione dei conti; PERS12GENAGO in euro è l’assegnazione, al netto degli oneri riflessi a carico dell’Amministrazione e dell’IRAP (lordo dipendente), attribuita ad ogni scuola quale dotazione finanziaria finalizzata al pagamento degli istituti contrattuali relativi al periodo da gennaio ad agosto 2012 e comprende le voci sotto elencate: ● il fondo dell’istituzione scolastica, per il pagamento degli istituti contrattuali di cui all’art. 88 del CCNL 29-11-2007 (ivi compresi, tra l’altro, i corsi di recupero, le indennità per turno notturno, festivo, notturno/festivo, di bi/trilinguismo nonché il compenso spettante per l’indennità di direzione al DSGA e al suo eventuale sostituto, ecc…);● le funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa (art. 33 CCNL);● gli incarichi specifici del personale ATA (art. 47 CCNL);● le ore eccedenti per la sostituzione dei colleghi assenti (art. 30 CCNL), compreso l’incremento disposto ai sensi dell’Intesa del 10 novembre 2011;● per le attività complementari di educazione fisica e per il docente coordinatore provinciale per l’educazione fisica (art. 87 CCNL);● l’incremento del fondo dell’istituzione scolastica, limitatamente alle scuole e ai casi previsti dall’art. 6 dell’Accordo Nazionale del 31 maggio 2011 e dall’Intesa del 10 novembre 2011, che dispongono l’integrazione del FIS per le scuole che devono provvedere alle indennità al personale scolastico per turno notturno, festivo, notturno/festivo, per bi/trilinguismo nonché per l’indennità di direzione al personale che sostituisce il DSGA;● limitatamente agli istituti secondari di secondo grado, l’acconto di 4.000,00 euro lordo dipendente per ciascuna classe terminale, per la remunerazione dei compensi ai componenti le commissioni degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio.Le somme sono determinate tenendo in considerazione i dati presenti al sistema informativo del Ministero ed utilizzati per l’annuale pubblicazione sull’organico di diritto.In altre parole, se i dati sono sbagliati e non corrispondono alla situazione delle scuole (cosa che accade sempre più spesso…) il Miur non farà alcuna integrazione!!!Di seguito potete scaricare:il testo della nota MIUR.AOODGPFB 0009355 sul Programma Annuale 2012l’elenco delle attribuzioni per tutte le istituzioni scolastiche d’Italia, in formato Excel (attenzione! l’elenco non è in ordine di regione e provincia, ma dovete cercare con pazienza la vostra)da comitatonogelmini No Comments »