Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00392682&part=doc_dc-ressten_rs&parse=no
Timestamp: 2013-05-18 16:19:43+00:00
Document Index: 97779048

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'art. 102', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'sentenza ']

RESOCONTO STENOGRAFICO Presidenza della vice presidente BONINO PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,32).
Seguito della discussione del disegno di legge: (733) Disposizioni in materia di sicurezza pubblica (ore 16,35) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 733. Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo proposto dalle Commissioni riunite. Ricordo che nella seduta antimeridiana ha avuto luogo l'illustrazione degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 35.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi su di essi. VIZZINI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 35.0.100, 35.0.800 (testo 2)/1, 35.0.800 (testo 2)/2, 35.0.800 (testo 2)/3, 35.0.800 (testo 2)/4, 35.0.800 (testo 2)/5, 35.0.800 (testo 2)/6 e 35.0.800 (testo 2)/8. Invito i presentatori a ritirare e a trasformare in ordine del giorno l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/7. Esprimo, infine, parere favorevole sugli emendamenti 35.0.800 (testo 2)/9 e 35.0.800 (testo 2). (Brusìo). PRESIDENTE. Onorevoli senatori, la Presidenza non è in grado di seguire i lavori se non abbassate i toni. CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, esprimo anzitutto parere favorevole sull'emendamento 35.0.800 (testo 2), presentato dai relatori; la nuova formulazione dell'emendamento, infatti, tiene conto dei problemi di copertura che erano sorti con la prima formulazione. Allo stesso modo si erano posti problemidi copertura finanziaria anche per l'emendamento predisposto dai ministri Alfano e Carfagna, che quindi, per tale ragione, non è più pervenuto. Una volta individuata la copertura nei termini di stanziamenti ordinari, non si può esprimere parere favorevole sugli emendamenti 35.0.800 (testo 2)/1, 35.0.800 (testo 2)/2, 35.0.800 (testo 2)/3, 35.0.800 (testo 2)/4, 35.0.800 (testo 2)/5, 35.0.800 (testo 2)/6 e 35.0.800 (testo 2)/8, perché privi di copertura finanziaria. Per quanto riguarda l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/7, presentato dal senatore Casson e da altri senatori, il Governo ritiene che, se non vi fossero immediati problemi di copertura finanziaria, esso sarebbe da accogliere perché l'esigenza in esso rappresentata è condivisa. Per tale ragione chiedo che tale emendamento venga ritirato e trasformato in un ordine del giorno, con l'impegno a verificare la possibilità di una copertura finanziaria. Il Governo esprime, infine, parere contrario sull'emendamento 35.0.100 e parere favorevole sull'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9; infatti, con la nuova formulazione si inserisce la modifica dell'articolo 275, comma 3, del codice di procedura penale per quanto riguarda l'obbligo della custodia in carcere, si introduce l'arresto obbligatorio in flagranza per alcuni reati di violenza sessuale e vengono ridotti alcuni benefìci previsti dalla cosiddetta legge Gozzini in molto più preciso rispetto al precedente testo. Il Governo, pertanto, esprime parere favorevole sulla nuova formulazione dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9.
CASSON (PD). Signora Presidente, vorrei sapere se è disponibile il testo dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9, per poterlo leggere. PRESIDENTE. Senatore Casson, lo può trovare nell'annesso III, in distribuzione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 35.0.100.
Non essendo ancora decorso il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta fino alle ore 16,55.
(La seduta, sospesa alle ore 16,43, è ripresa alle ore 16,55). Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 35.0.100, presentato dalla senatrice Poretti e da altri senatori.
Colleghi, per favore, invito ognuno di voi a votare solo per sé, possibilmente.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/1.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/1, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/2 è improcedibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/3.
PEGORER (PD). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/3, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/4.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/4, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/5, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/6 è improcedibile.
Sull'emendamento 35.0.800 (testo 2)/7, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, il relatore e il Governo hanno rivolto ai proponenti un invito al ritiro e alla trasformazione in ordine del giorno. Senatore Casson, accoglie tale richiesta?
CASSON (PD). Signora Presidente, l'emendamento interviene in favore delle vittime degli infortuni sul lavoro e di quanti sono colpiti da malattie professionali a causa del lavoro. Conosco e prendo atto della decisione della Commissione bilancio e peraltro apprezzo anche l'indicazione e l'esigenza condivisa segnalata dal rappresentante del Governo su questo emendamento che interviene a favore degli operai e delle vittime sul lavoro. Non posso accogliere l'invito alla trasformazione dell'emendamento in ordine del giorno proprio per la delicatezza e la gravità della materia. Tutti i giorni in Italia si piangono morti sul lavoro e ogni giorno, pur manifestandosi questa necessità, si continuano a fare tante promesse di intervento in favore dei lavoratori e delle vittime sul lavoro. Credo che sarebbe un segnale estremamente importante e positivo se il Senato potesse superare questo ostacolo di ordine burocratico e votare in favore delle vittime sul lavoro. Questa mattina si è già espresso in favore dell'approvazione di questo emendamento il presidente della Commissione infortuni sul lavoro, senatore Tofani, e lo stesso hanno fatto alcuni colleghi della maggioranza. Credo che, proprio a favore di quanti muoiono sul lavoro, il Senato possa adottare una scelta conforme all'indicazione contenuta in questo emendamento. Per questo motivo non accolgo l'invito del Governo a ritirare l'emendamento e chiedo a 15 senatori di appoggiare la mia richiesta di votazione.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Casson, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori, visto che abbiamo la possibilità di passare al voto, voglio dire che voteremo a favore di questo emendamento perché credo che i familiari delle vittime degli infortuni sul lavoro, o le vittime stesse nel caso in cui non sia sopravvenuta la morte, meritino un'assistenza, una tutela e una difesa adeguate anche attraverso lo strumento del gratuito patrocinio. L'auspicio e la preghiera che rivolgo ai rappresentanti del Governo che sono presenti oggi in Aula è che il Ministero della giustizia trovi il più in fretta possibile i fondi per sostenere non solo il gratuito patrocinio per le vittime degli infortuni sul lavoro, ma il gratuito patrocinio in generale perché non so se tutti i colleghi che sono presenti in Aula sanno che gli avvocati che prestano il loro ufficio attraverso il gratuito patrocinio vengono pagati a distanza anche di due anni. È evidente che uno strumento come questo, che è molto importante, risulta sminuito e molto meno utilizzato perché sussistono simili problemi economici. Invito quindi in modo forte il Ministero a trovare risorse per questo strumento che è molto, molto importante. Votazione nominale con scrutinio simultaneo(art. 102-bis Reg.)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/7, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/8 è improcedibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9. FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, intervengo su questo emendamento presentato dalla Lega - lasciatemelo dire - forte della mia insospettabilità di alcuna clemenza nei confronti degli autori dei fatti di stupro, essendo io stata la materiale redattrice di una legge che, costruita insieme a colleghe di tutti gli schieramenti, finalmente vide l'approvazione qualche legislatura fa alla Camera e al Senato: una tappa fondamentale, attesa vent'anni dalle donne di questo Paese. Vorrei riflettere su tre ordini di problemi che l'emendamento solleva. In primo luogo, le questioni che l'emendamento pone sono attualmente in discussione alla Camera dei deputati in Commissione giustizia, sia sotto il versante della custodia cautelare obbligatoria in carcere, sia sotto il versante dell'applicazione della legge Gozzini. (Brusìo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di fare silenzio, stiamo trattando un tema piuttosto delicato. FINOCCHIARO (PD). Non è escluso neanche il versante della particolare gravità del reato, così avvertito, potrei dire finalmente, dalla coscienza collettiva, tale da condurre la Camera dei deputati, con proposte di legge presentate da tutti i Gruppi parlamentari e dal Governo, addirittura ad un inasprimento della pena che pure poteva essere considerata già congrua. Sono tutti profili sui quali il Parlamento torna a discutere in un inquadramento sistematico - mi permetto di usare questo termine - della partita che, appunto, guarda alla maggiore gravità del reato e agli aspetti da normare innovando rispetto a una disciplina ormai certo usurata dal tempo con un punto di vista complessivo. L'avere anticipato a questa sede un emendamento riguardante l'aspetto della custodia cautelare obbligatoria in carcere e della non applicabilità di parti della legge Gozzini è, a mio avviso, un modo di legiferare disordinato e non coerente con la qualità della riflessione che il Parlamento deve dedicare a questa materia. Capisco bene che possa esserci un'esigenza di natura squisitamente politica, che è - lasciatemi usare questa espressione - un'esigenza di risposta ai fatti di cronaca che oggi occupano le pagine dei giornali. Sono fatti gravissimi ma, francamente, credo che quando ci troviamo nelle Aule del Senato e della Camera dovremmo recuperare quel profilo di razionalità del legislatore che è l'unica a garantirci contro legislazioni incoerenti e poco ordinate (adopero questa parola per non adoperare un termine dispregiativo). Visto che peraltro il Governo è molto attento e visto che più volte, anche di recente, il sottosegretario Mantovano ha sollevato questioni analoghe, chiederei di discutere la partita alla Camera dei deputati e non in questo testo. Dirò brevemente di altri due profili che, secondo me, inquinano la razionalità della nostra discussione. Il primo profilo riguarda l'approvazione dell'articolo 23 del disegno di legge, con il quale, innovando rispetto alla riforma del 1995, si prevede la custodia cautelare in carcere obbligatoria per tutta una serie di reati, ovviamente ricorrendo i presupposti di cui all'articolo 274 del codice di procedura penale, cioè i gravi indizi di colpevolezza. Originariamente questi reati erano solo quelli di criminalità organizzata e i reati ad essi collegati mentre, con l'articolo 23, la misura della custodia cautelare viene estesa ad una gamma di reati molto più ampia. Certo, capisco che spesso gioca l'impressione che i fatti di cronaca determinano nel legislatore: se noi dovessimo guardare l'elenco di reati, vedremmo che esso comprende la custodia cautelare in carcere obbligatoria per lo stupro, che è reato gravissimo, ma non per il delitto di strage quando questo non sia connesso all'attività di associazioni criminali o di associazioni terroristiche. Lo dico perché, appunto, mi pare questo un sintomo del modo un po' emotivo con il quale legiferiamo. Vorrei aggiungere un profilo ancora, squisitamente politico, e così concludo. È di qualche giorno fa un'affermazione del Presidente del Consiglio che non collabora a diradare l'emotività ma, anzi, sull'emotività fortemente punta per accrescere la propria popolarità. A proposito degli arresti domiciliari concessi ai presunti stupratori di Guidonia (provvedimento del giudice che ciascuno di noi è libero di criticare come vuole), egli ha invocato la certezza della pena. Stiamo attenti, poiché noi siamo legislatori razionali, attenti ed equilibrati, a non scambiare la custodia preventiva (chiamiamola così per capirci, anche per i non addetti ai lavori), che è misura prevista dalla riforma del 1995, fortemente voluta da una Forza Italia garantista e da un PDS fortemente garantista, con quella pena che deve essere certa, intervenire in tempi brevi ed essere efficace, che è la pena che arriva alla fine del processo. Può fare molta impressione mettere insieme l'espressione certezza della pena con l'obbligatorietà di una custodia cautelare scontata in carcere, una misura che ha i limiti di una custodia cautelare e che ha ben altri presupposti che non una sentenza di definitiva di condanna: è un modo per salvarsi la coscienza. Direi che sarebbe molto più opportuno legiferare in maniera assai più razionale. E' chiaro che voi avete scelto la strada dell'articolo 23, che noi oggi non possiamo contestare discutendo dell'articolo 35 del provvedimento. Tuttavia, non dobbiamo venir meno alla nostra responsabilità, che non è quella di mettere gli imputati alla custodia cautelare in carcere perché è l'unico pezzo di carcere che si faranno, ma è di lavorare perché la celerità dei processi, l'efficienza dei tribunali, la buona qualità dell'organizzazione della giustizia e le risorse a questo destinate siano messe in campo il prima possibile. Altrimenti rischiamo di prendercela con quelli che riusciamo a mettere in carcere, non con quelli che possono essere responsabili di fatti di altrettanta o addirittura maggiore gravità. Affermo ciò pensando che lo stupro per chi lo subisce - e per noi legislatori così dovrebbe essere inteso - sia un reato che somiglia davvero molto all'omicidio. (Applausi dal Gruppo PD).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, concordo con le considerazioni svolte dalla collega Finocchiaro alle quali mi permetto di aggiungere, se possibile, un quesito che ritengo corretto. Poiché nel corso dell'iter legislativo al Senato, abbiamo approvato l'articolo 23 del pacchetto sicurezza, che già prevede l'estensione ad una serie di reati dell'obbligo della custodia cautelare in carcere senza la preventiva valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari, e dal momento che è stato respinto un emendamento precedente dei colleghi del Partito Democratico, che prevedeva l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere automatica - lo dico in senso atecnico - per il reato di omicidio, vorrei capire se il reato di omicidio rientra appunto tra le ipotesi contemplate. Credo infatti che quando esaminiamo i problemi posti dobbiamo comprendere se alla fine dimentichiamo o omettiamo di valutare le diverse condotte in ragione della loro gravità. Credo che sia parimenti, se non più grave, l'ipotesi dell'omicidio, perché non c'è altro tipo di condotta che abbia un disvalore superiore a quello che priva una persona della vita. Quindi, mi chiedo se tale ipotesi sia contemplata tra quelle che consentono l'applicazione della custodia cautelare in carcere automatica, a prescindere dalla valutazione discrezionale del magistrato sulla sussistenza delle esigenze cautelari. Se così non fosse, credo che a maggior ragione le considerazioni della collega Finocchiaro dovrebbero essere oggetto di una maggiore ponderazione da parte di tutti. Infatti, da qui a quando finiremo di esaminare questo provvedimento, se dovessimo legiferare in ragione dell'emozione, di questo o di quel reato che quel determinato giorno si consuma, non avremmo un codice penale degno di questo nome ma uno zibaldone. Poiché, infine, vi è anche un problema di credibilità delle istituzioni parlamentari, chiedo al sottosegretario Caliendo se può cortesemente chiarire questo aspetto e far capire ai non addetti ai lavori se per il reato di omicidio è previsto l'obbligo, da parte del magistrato, dell'applicazione della misura cautelare in carcere, oppure resta l'attuale previsione del codice penale che stabilisce la valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari, mentre per altre ipotesi di reato di minore gravità, ancorché pesanti e disdicevoli, si applica una sanzione più grave. (Applausi del senatore Fosson).
BERSELLI, relatore. Domando di parlare.
BERSELLI, relatore. Signora Presidente, ho deciso di intervenire per portare qualche elemento di chiarezza e per rispondere al senatore D'Alia che chiede se il reato di violenza sessuale è più o meno grave rispetto al reato di omicidio. Faccio presente al senatore D'Alia che stiamo parlando di subemendamenti ad un emendamento dei relatori, il quale non atteneva alla misura cautelare in carcere, ma soltanto al gratuito patrocinio assicurato alle vittime dei reati di violenza sessuale, di violenza di gruppo o altri reati di questo genere. Non si parlava, quindi, di custodia cautelare, ma soltanto di gratuito patrocinio. Tutti i subemendamenti erano relativi a quell'emendamento. Quando abbiamo trattato il subemendamento 35.0.800 (testo 2)/6, riguardante l'omicidio, questo non era in riferimento al subemendamento 35.0.800 (testo 2)/9, che concerne la custodia cautelare, bensì all'emendamento dei relatori che tratta invece del gratuito patrocinio. Penso che questo chiarimento sia sufficiente. Alla senatrice Finocchiaro rivolgo alcune considerazioni: l'emendamento presentato dai relatori è stato riformulato perché abbiamo ritenuto di inserirlo in maniera più organica. La riformulazione dell'emendamento presentato dai relatori oggi è sostanzialmente diversa, perché interveniamo sull'articolo 275 del codice di procedura penale, così come modificato dall'articolo 23, prevedendo che qualora sussistano gravi indizi di colpevolezza è applicata la custodia cautelare in carcere per coloro che si sono macchiati o che si suppone si siano macchiati di gravissimi reati, come quello di violenza sessuale, di atti sessuali con minorenni e di violenza sessuale di gruppo. Lei, senatrice Finocchiaro, lamenta che quest'Aula starebbe per dare una risposta politica, ma anche con lo stalking è stata data nell'altro ramo del Parlamento una risposta politica che ha trovato l'adesione pure delle forze dell'opposizione. Del resto, noi siamo qui per dare risposte politiche alle attese del Paese. Il Paese era preoccupato per la propria sicurezza e noi abbiamo presentato il decreto-legge, poi convertito in legge, sulla sicurezza. Stiamo discutendo di un disegno di legge sulla sicurezza poiché quotidianamente, come lei ricorda, senatrice Finocchiaro, accadono nel nostro Paese gravissimi reati come quelli che noi purtroppo registriamo continuamente di violenza sessuale. Anche le massime cariche dello Stato hanno colto la sensibilità di intervenire in questa materia in maniera dura, drastica, intransigente per coloro che si sono macchiati di questi reati. (Applausi dal Gruppo LNP). Quindi, non c'è da stupirsi che si sia estesa la normativa prevista dall'articolo 23 per le associazioni di stampo mafioso a coloro che si sono macchiati dei reati di violenza sessuale. Mi sarei aspettato ben altra accoglienza dall'opposizione di fronte a questa nostra sacrosanta iniziativa! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). È inaccettabile che un'opposizione che dovrebbe essere sensibile alle sofferenze, ai disagi, alla disperazione delle donne vittime di queste violenze, non condivida una risposta adeguata da parte dello Stato. Su suggerimento dei relatori e del Governo questo emendamento è stato modificato, laddove si è introdotto, cosa che non c'era prima, l'arresto obbligatorio in flagranza che è una misura indispensabile, e lo abbiamo introdotto, colleghi, non soltanto per i reati di violenza sessuale e violenza di gruppo, ma anche per altri reati che sono parimenti particolarmente gravi. Poi siamo intervenuti sulla legge Gozzini. Abbiamo presentato un disegno di legge per ridurre i benefìci della Gozzini. Ebbene, credo che prima o poi dovremo affrontare questo tema delicato. Con questo subemendamento prevediamo che la concessione dei benefici previsti dalla legge Gozzini non si applichi ai reati di violenza sessuale e abbiamo aggiunto, a quanto previsto dai relatori, anche la prostituzione minorile e la pornografia minorile. Abbiamo previsto inoltre che tra i benefici che non possono e non debbono essere concessi per questi gravissimi reati rientrino i permessi-premio, che invece nell'emendamento dei relatori potevano sembrare concedibili, le licenze e l'assegnazione al lavoro esterno. Non si vede perché coloro che sono stati condannati con sentenza passata in giudicato debbano avere l'assegnazione al lavoro esterno. Devono rimanere in galera! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Per questi motivi, signora Presidente, ho cercato di dare un contributo per una migliore comprensione dell'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9, che ci trova, come maggioranza, assolutamente d'accordo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, è del tutto evidente che stiamo trasformando il diritto penale ordinario in diritto penale speciale. (Applausi del senatore Perduca). È una scelta che si sta compiendo. Stiamo creando un altro sistema. Ci dimentichiamo dell'articolo 27, terzo comma, della Costituzione, e stiamo prevedendo una serie di corsie preferenziali per alcuni reati rispetto ad altri, indipendentemente dalla loro gravità, ma esclusivamente sulla base dell'emozione suscitata dall'ultimo avvenimento accaduto. Se si fosse trattato di un episodio di omicidio particolarmente efferato avremmo introdotto questa norma per l'omicidio; visto però che l'ultimo reato in ordine di tempo è quello della violenza sessuale, introduciamo questa norma per la violenza sessuale. Non possiamo operare in questo modo, non possiamo allontanarci da un sistema. È chiaro che esistono particolari fenomeni di criminalità, ed è giusto che il legislatore se ne faccia carico e li affronti con decisione, ma non al punto da smontare un sistema e creare tanti diritti penali speciali. Detto questo, voi gridate contro la criminalità nel nome della pura ipocrisia, ma noi gridiamo più forte contro la criminalità, contro tutta la criminalità, quella di strada e quella dei colletti bianchi! (Applausi dai Gruppi IdV e PD). Voteremo in senso favorevole a questa norma. Vogliamo tutti in galera, anche i corruttori, non soltanto i violentatori! (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Commenti dal Gruppo PdL). PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, non vedo la ragione di alterarsi, dal momento che l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9, di cui chiedo una correzione, per quanto concerne l'ultima parte, dove le parole «609-bis, fuori dai casi previsti dal primo periodo», andrebbero così modificate: «609-bis, terzo comma»... (Brusìo). PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, da qui non abbiamo capito, né sentito, qual è la modifica che lei chiede. Prego i colleghi di fare un attimo di silenzio. CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Se devo alzare la voce sono capace anch'io. PRESIDENTE. No, sono gli altri che la devono abbassare. CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Dicevo che all'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9, all'ultimo periodo, penultimo rigo, le parole «609-bis, fuori dai casi previsti dal primo periodo» andrebbero così modificate (nel qual caso il Governo esprimerebbe parere favorevole): «609-bis, terzo comma». Non vedo poi, senatore Li Gotti, la necessità di arrabbiarsi. Devo dire, anche avendo apprezzato le osservazioni della senatrice Finocchiaro, che questo è un testo che ha trovato l'accordo di tutti i Gruppi alla Camera dei deputati (ieri era all'esame della Commissione giustizia anche di quel ramo del Parlamento); anzi, si voleva introdurre qualche aggravamento ulteriore, come avrete letto dai giornali di oggi. Ora, è stato introdotto in questa sede l'argomento del gratuito patrocinio, anche se non c'entra; badate, l'omicidio e tutti gli altri reati sono reati gravi; garantire il gratuito patrocinio alle donne vittime delle violenze sessuali è una situazione ben diversa. Il gratuito patrocinio, infatti, con i limiti di reddito previsti, è ancora valido per tutti i reati e viene attualmente applicato per tutti i reati. Se tutti concordiamo sul fatto che il reato di violenza sessuale rappresenta un atto esecrabile, dobbiamo anche ragionare sulla opportunità che il Parlamento in proposito risponda con misure che richiamino una forte attenzione. Forse non vi è la possibilità di farlo ora, ma nel corso dell'esame del provvedimento relativo ai nuovi ordinamenti professionali iniziato oggi presso la Commissione giustizia del Senato, non mi parrebbe inappropriato che fossero individuati degli specifici avvocati in grado di instaurare un rapporto con la donna che subisce la violenza e che necessita del sostegno di una persona in grado di dialogare con lei e di convincerla a denunciare il fatto, cosa che oggi in molti casi non accade. Credo allora che i due emendamenti, con le correzioni apportate, possano trovare accoglimento in questa sede, visto che all'esame della Camera dei deputati resta il disegno di legge sulla violenza sessuale, in cui si trattano invece argomenti come l'aumento della pena ed altro ancora. Le misure contenute negli emendamenti in questione sono diverse rispetto al disegno di legge in esame alla Camera che, ricordo, non giungerà all'esame dell'Aula della Camera prima del prossimo mese di marzo. PRESIDENTE. Colleghi, ricapitolando, nel suo intervento il rappresentante del Governo ha proposto una modifica al subemendamento 35.0.800 (testo 2)/9, che consiste nel sostituire le parole: «609-bis, fuori dai casi previsti dal primo periodo» con le altre «609-bis terzo comma». È corretto, onorevole Sottosegretario? CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Esatto, signora Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, l'emendamento si intende, dunque, così corretto. D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, apprezzo lo sforzo del relatore, del presidente Berselli e del Governo, però forse non ho avuto il pregio di farmi comprendere. Premetto che siamo d'accordo sull'articolo 35-bis così come modificato e proposto dai relatori: siamo per il gratuito patrocinio per le vittime di violenza sessuale e per l'inasprimento delle pene. Non è su questo che stiamo discutendo. In sede di approvazione dell'articolo 23 di questo disegno di legge è stata introdotta una modifica all'articolo 275 del codice di procedura penale, prevedendo l'ampliamento delle ipotesi per cui le esigenze cautelari sono presunte. Dunque, non lo sono soltanto per il 416-bis, cioè per l'associazione mafiosa o per il favoreggiamento dell'associazione mafiosa; oltre a queste ipotesi, i gravi indizi di colpevolezza sono il presupposto per l'applicazione della misura cautelare in carcere anche per le seguenti ipotesi di reato: riduzione e mantenimento in schiavitù o servitù, tratta di persone, acquisto o alienazione di schiavi, associazione a delinquere di stampo mafioso, sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, eccetera. In tutte queste ipotesi di reato, a seguito dell'approvazione due settimane fa in questa Aula dell'articolo 23, il giudice ha l'obbligo - se intende applicare la misura cautelare - di farlo con la restrizione in carcere. E fin qui siamo d'accordo. A seguito dell'emendamento che i relatori, molto opportunamente, hanno presentato e che prevede la estensione del gratuito patrocinio alle vittime di violenze sessuali e ad altre ipotesi, viene agganciato un subemendamento dei colleghi della Lega, nel merito del quale non discuto perché in linea di principio sono d'accordo. E cosa dicono i colleghi della Lega? I colleghi della Lega dicono che con riferimento, non al gratuito patrocinio ma agli articoli 274 e 275 del codice di procedura penale, per tutte le ipotesi di reato per le quali è stato esteso il gratuito patrocinio (quindi la violenza sessuale e quant'altro) è esteso anche l'obbligo della custodia cautelare in carcere. Quindi, ciò che già era previsto dall'articolo 23 da noi approvato è esteso anche a questa ipotesi. Da una ricognizione sistematica delle ipotesi di reato, approvate ed in fase di approvazione, per le quali il giudice è obbligato a disporre la misura cautelare in carcere sembrerebbe essere escluso il reato di omicidio. Mi chiedo se sia veramente così e, quindi, se il giudice, quando procede per omicidio, non abbia l'obbligo di applicare la misura cautelare in carcere. Se dalla lettura di queste norme risulta una simile disposizione, credo che stiamo operando male creando uno zibaldone e varando delle norme fra di loro illogiche e contraddittorie. Se non è così, noi siamo pronti a votare a favore dell'emendamento. Questo è il senso della mia richiesta di chiarimento, collega Berselli. Io condivido le sue parole, ma i colleghi del PD hanno presentato un emendamento con riferimento non al gratuito patrocinio, ma all'applicazione obbligatoria della misura cautelare in carcere nell'ipotesi di reato di omicidio. Il fatto che tale emendamento sia stato respinto significa che per il reato di omicidio il giudice ha facoltà di verificare, qualora ritenga di applicare le misure cautelari, che il soggetto possa essere ristretto agli arresti domiciliari anziché in carcere? Dalla lettura combinata di queste disposizioni sembrerebbe che è così. Ci rendiamo conto che questo sarebbe un risultato finale peggiore del rimedio che si vuole introdurre. Ripeto, questo è il senso della mia richiesta di chiarimento.
Se è così, e ritengo che sia così, sarebbe opportuno riflettere ulteriormente sull'emendamento 35.0.800/9, non al fine di non introdurre la misura obbligatoria, ma per fare in modo che questa sia inquadrata in un contesto sistematico di norme contenute nel codice di procedura penale affinché sia applicabile in maniera dignitosa e credibile. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut e del senatore Lannutti). PRESIDENTE. Senatore D'Alia, mi auguro che il relatore o il rappresentante del Governo vogliano chiarire se, in base al combinato disposto degli articoli 23 e 35 del disegno di legge, il reato di omicidio rientri fra quei reati per i quali è previsto l'obbligo di custodia cautelare in carcere. Senatore Berselli, la prego di chiarire questo aspetto. BERSELLI, relatore. Signora Presidente, avevo già risposto al senatore D'Alia quando aveva fatto riferimento all'emendamento 35.0.800 (testo 2)/6, che prevedeva di inserire l'omicidio tra i reati per i quali era stato da noi previsto il gratuito patrocinio. Poiché il senatore D'Alia ha chiesto un chiarimento su questo punto, ho voluto ribadire il principio. Ora, però, il senatore D'Alia pone una questione diversa, in riferimento non all'emendamento 35.0.800 (testo 2)/6 rispetto al gratuito patrocinio, ma all'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9 (testo corretto).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Sì, è così.
BERSELLI, relatore. In questo caso, dalla lettura della norma è evidente che si è voluto fare riferimento solo al reato di violenza sessuale. Quindi, il reato di omicidio e tutti gli altri reati attualmente non compresi nella normativa di cui all'articolo 23 sono esclusi. PRESIDENTE. Quindi, il reato di omicidio non rientra tra le fattispecie su cui stiamo votando relative alla obbligatorietà della custodia cautelare in carcere. D'AMBROSIO (PD). Domando di parlare.
D'AMBROSIO (PD). Signora Presidente, poiché anche il relatore ha affermato che è stabilito l'arresto obbligatorio in flagranza di reato di violenza sessuale e di violenza di gruppo, vorrei ricordare che già il comma 1 dell'articolo 380 del codice di procedura penale che stabilisce l'obbligatorietà dell'arresto in flagranza. Quindi, è una ripetizione. Se un reato è punito con una pena nel minimo non inferiore a cinque anni, l'arresto in flagranza è obbligatorio. Evidentemente, si vuole proclamare che nell'elenco viene compresa anche la violenza sessuale, ma lo si fa tanto per dirlo, non perché sia necessario. Già è così adesso: se un reato è punito con la pena nel minimo non inferiore a cinque anni, l'arresto è obbligatorio.
Per la violenza sessuale, il minimo è cinque anni: non essendo la pena nel minimo inferiore a cinque anni, l'arresto è già obbligatorio. Lo stesso discorso vale per la violenza di gruppo, per la quale il minimo della pena è addirittura sei anni. Vorrei capire allora perché vengono inserite queste disposizioni: per fare il proclama, visto che c'è stato un episodio di violenza sessuale in cui per l'imputato di tale reato sono stati disposti gli arresti domiciliari? Vogliamo commettere un errore tecnico? Facciamolo, però prima esaminiamo tutti gli aspetti con serietà. (Applausi dal Gruppo PD).
BERSELLI, relatore. Colleghi, bisogna intenderci. Nel provvedimento di indulto, approvato dal Parlamento, si prevedeva chiaramente che dell'indulto non avrebbero potuto beneficiare i condannati per reati di violenza sessuale, mentre avrebbero potuto beneficiarne - e ne hanno beneficiato - i condannati per omicidio.
GARRAFFA (PD). E questo che cosa significa? (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Colleghi, ognuno si assume la responsabilità della propria posizione. Il relatore si è assunto la responsabilità della sua versione.
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Credo che l'emendamento risenta del dibattito. Innanzitutto, sotto il profilo della coerenza di sistema, il reato di omicidio è punito con una pena per cui, tenuto conto della disciplina di cui all'articolo 275 del codice di procedura penale, nessun magistrato si è mai sognato di concedere gli arresti domiciliari immediatamente dopo l'arresto.
CASSON (PD). Non è vero!
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Dobbiamo renderci conto che i reati di violenza sessuale, diciamocelo, in questo Paese non sono mai stati considerati molto gravi, indipendentemente dalle pene. La logica per cui questa norma viene inserita, che era stata individuata alla Camera dei deputati, è che vi sia anche la crescita di una cultura all'interno del Paese su questo argomento. È questa la ragione per cui credo che la norma possa essere approvata così com'è.
PRESIDENTE. Il relatore ed il Governo hanno dato le relative spiegazioni, che possono risultare più o meno convincenti, per cui ora possiamo procedere alla votazione.
CENTARO (PdL). Domando di parlare.
CENTARO (PdL). Presidente, intervengo per chiedere ai relatori e al Governo di inserire anche il delitto di omicidio nell'elencazione di cui si è detto. (Applausi del senatore D'Alia). Non è vero che nessun magistrato abbia mai dato gli arresti domiciliari per un omicidio, perché questi vengono concessi, se ve ne sono i presupposti. Se vogliamo introdurre una norma di particolare severità per lo stupro e la violenza carnale, d'accordo, ma dobbiamo anche considerare che il bene della vita è il massimo che possa essere tutelato, quindi anche per esso va applicato un regime di estrema severità, come quello che applichiamo per la violenza carnale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore D'Alia). ADAMO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
ADAMO (PD). Signora Presidente, intervengo per motivare il fatto che non parteciperò alla votazione del subemendamento 35.0.800 (testo 2)/9 (testo corretto), presentato dalla senatrice Mauro e da altri senatori. Si tratta di una ragione particolare visto che sono totalmente d'accordo con il voto che verrà espresso dal mio Gruppo (che mi sembra di capire sarà favorevole, giacché non è stata approvata la proposta di stralcio); tuttavia, non posso dimenticare - mi rivolgo al relatore e al sottosegretario Mantovano che al riguardo hanno assunto una posizione precisa - che la maggioranza di questa Assemblea ha espresso un voto contrario sugli emendamenti 1.108, 1.109, 1.0.100, 1.0.300, 2.0.100 e 2.0.101, da me illustrati perché la senatrice Della Monica, prima firmataria, era malata. Questi emendamenti eliminavano le attenuanti, inserivano le aggravanti ed erano tutti rivolti ai reati a sfondo sessuale, alla violenza sessuale, allo stalking e alla tutela dei minori. Avete affrontato lo stalking, ma non avete fatto le modifiche relative alla violenza sessuale. PRESIDENTE. Senatrice Adamo, la prego di concludere.
ADAMO (PD). Concludo, signora Presidente.Il sottosegretario Mantovano, per respingere i miei emendamenti, ha usato le stesse parole circa la necessità di predisporre una legge organica e di non procedere in modo disordinato. Si pone, dunque, un altro problema oltre a quello sul merito: per la maggioranza gli emendamenti presentati dalla Lega vanno bene; viceversa, quando si tratta di proposte emendative presentate dal mio Gruppo, diventa necessaria una legge organica. Questo non è un modo di lavorare serio e da legislatori! CASSON (PD). Domando di parlare.
CASSON (PD). Signora Presidente, il senatore Centaro ha avanzato una proposta al Governo per l'inserimento dell'articolo 575 del codice penale, relativo all'omicidio, tra i reati previsti. Sempre su questa scia, considerato il modo di procedere del Governo, suggerisco di non dimenticare l'articolo 422 del codice penale, relativo alla strage (che è ancora più grave), per il quale in origine era prevista addirittura la pena di morte e adesso l'ergastolo. Invito, pertanto, il Governo a razionalizzare la norma e a specificare come intende intervenire, proprio perché credo che da entrambe le parti, maggioranza e opposizione, non si sa materialmente cosa fare.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Casson. Evidentemente il Governo si assumerà le proprie responsabilità dopo aver sentito anche le sue considerazioni.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, annuncio la mia non partecipazione al voto sull'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9(testo corretto). Ritengo, infatti, che in quest'Aula stia avvenendo un'operazione molto furbesca e anche poco positiva, che un legislatore non dovrebbe fare, dovendo essere razionale, serio, non emotivo e pensare davvero ai tanti problemi gravi del Paese, come - appunto - quelli dello stupro e della violenza. Abbiamo proposto per mesi modifiche sulle norme relative alla violenza, ma ci è stato risposto che era in preparazione il provvedimento a firma del ministro Carfagna; adesso invece si fa qualcosa, che forse andrebbe un po' più meditato, al di fuori di quel provvedimento. Quindi, la politica va bene, senatore Berselli, ma le strumentalizzazioni sul corpo, sulla pelle e sulle battaglie delle donne non le consentiamo a nessuno! Pertanto, non parteciperò al voto perché questa non è serietà! (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore). PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PARDI (IdV). Signora Presidente, il dibattito che si è tenuto in quest'Aula testimonia, oltre ogni ragionevole dubbio, che il principio della severità della legge si appresta ad essere applicato in misura diversa per reati diversi. Ha ragione il collega che mi sta accanto, Luigi Li Gotti, nell'affermare che ci si appresta a creare una varietà di diritti speciali. Voglio testimoniare la mia contrarietà assoluta a questo tipo di prassi, che a sua volta è sovrastata da una stravaganza. Il Presidente del Consiglio ha affermato - è stata qui richiamata la sua frase - che è necessario garantire la certezza della pena.
È veramente stravagante che una persona che si è fatta salvare dai suoi processi modificando le leggi e modificando, con diversi artifici, vari procedimenti penali nei suoi confronti, per portarli all'assoluzione o alla prescrizione, si permetta di sostenere, da quella posizione, che è necessaria la certezza della pena! (Commenti dei senatori Gramazio e Berselli). La sua condizione materiale è la negazione della certezza della pena! (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
MARITATI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e ne ha facoltà.
MARITATI (PD). Signora Presidente, ogni volta che affrontiamo situazioni delicate non c'è tempo per farlo: secondo me questa situazione è delicatissima. Stiamo giocando con i principi fondamentali della civiltà giuridica, stiamo facendo una gara a chi è più forte nel punire, a chi vuole irrogare pene più immediate e rapide. Io vorrei pene rapide e immediate, ma a seguito di processi rapidi. Qui stiamo parlando, come ha detto prima la senatrice Finocchiaro in modo incisivo, di custodia cautelare. Voi colleghi del centrodestra avete gridato tantissime volte, e sotto certi punti di vista ragionevolmente, che non si può mettere in vincoli una persona e lasciarla così, se non si ha la certezza della sua responsabilità. Questo vale e deve valere per gli autori di tutti i tipi di reato. (Applausi dei senatori Perduca, Poretti e Biondelli).
Dobbiamo puntare insieme a dare al Paese processi rapidi, garantisti e immediati, perché le persone scontino le pene e non la custodia cautelare, per cui non c'è garanzia della responsabilità. È inutile, come ha detto giustamente la senatrice Incostante, giocare sulla pelle delle donne: non facciamo vedere sulla piazza chi di noi è più forte contro gli stupratori. Facciamo in modo, piuttosto, che gli stupratori siano processati in maniera garantista, condannati e non escano dal carcere. In Italia vediamo pene irrogate senza processo e scarcerazioni a seguito di processi conclusi con una sentenza di condanna. Su questo dobbiamo lavorare insieme, presidente Berselli, ministro Alfano, colleghi della maggioranza: mettiamoci insieme e diamo al Paese una giustizia rapida, immediata e giusta e non interventi schizofrenici che ledono i principi fondamentali della nostra civiltà giuridica. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, tutto questo era già nelle premesse: era ovvio cioè che, infilandoci in una questione come quella proposta nell'emendamento, si finisse per aggiungere oggi l'omicidio e poi magari per rendersi conto di aver dimenticato il reato di strage o un altro reato altrettanto grave. Per questo vi ho pregato di discutere questa partita nel suo contesto proprio: quello del disegno di legge sulla violenza sessuale.
A questo punto mi permetto di dire al Governo una parola di buon senso. Se l'emendamento rimane, lo voteremo: il male è stato già fatto con l'articolo 23 del disegno di legge e dunque, a questo punto, non si potrà fare altrimenti proprio perché crediamo nella gravità del delitto di stupro. Apprezziamo una cosa vera detta dal sottosegretario Caliendo, ovvero che c'è l'esigenza di rappresentare lo stupro per quello che è, ad una società che ancora non lo coglie fino in fondo come reato gravissimo. Ma la cosa che volevo dire è questa: pregherei il Governo di non mettere una pezza sul buco, creando un danno maggiore. Ora, ammettiamo l'omicidio e magari lasciamo fuori tanti altri reati: ci vorrebbe una ricognizione razionale, non un legislatore emotivo nei pochi minuti di questa votazione per maneggiare una materia così delicata, che comunque attiene alla libertà personale. Quindi, lasciatelo com'è, l'emendamento: lo voterà, probabilmente, tutta l'Aula. Lasciamo perdere l'omicidio: il Governo, la maggioranza e l'opposizione torneranno sull'articolo 275, valuteranno se dobbiamo rendere obbligatoria la custodia in carcere, per quali reati, rispetto a quale valutazione, se dobbiamo capovolgere la riforma del 1995 oppure no. Ma non introduciamo ora, sulla base dell'emotività dell'Aula, un'ulteriore innovazione che può essere rischiosa e che, come diceva il senatore Maritati, potrebbe frantumare ulteriormente un sistema già fortemente danneggiato dall'articolo 23 che avete approvato prima. (Applausi dal Gruppo PD).
MARCENARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
MARCENARO (PD). Signora Presidente, è la prima volta che mi capita e mi dispiace. Spero che l'invito della senatrice Finocchiaro sia raccolto, perché quando ci si accorge - come voi vi state accorgendo - che si sta commettendo un errore un Parlamento si può fermare. Non è obbligatorio andare avanti, non c'è un meccanismo che ci costringe ad una coerenza ossessiva e priva di ragioni. Se non vi fermate, però, esprimerò voto contrario, perché non può vincere la demagogia su questioni così importanti e delicate. Darla vinta al populismo e alla demagogia per il timore di assumersi una responsabilità difficile su una cosa del genere, per quanto mi riguarda, è una questione inaccettabile. Vi prego, ritornate su questa decisione: sapete meglio di noi che state commettendo un errore. Non c'è bisogno di andare fino in fondo. (Applausi dal Gruppo PD).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, ci asterremo dal voto sul subemendamento 35.0.800 (testo 2)/9 (testo corretto), proposto dalla Lega, perché siamo favorevoli al fatto che chi si macchia di reati di violenza sessuale debba essere recluso, cioè che debba essere applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare in carcere a tutela della vittima del reato e della possibilità che questo soggetto interferisca rispetto all'azione giudiziaria portata avanti dalla vittima stessa. Ci asteniamo, però, anche per un altro motivo: la collega Finocchiaro ha ricordato l'ipotesi della strage; noi abbiamo ricordato - come ha sottolineato il collega Centaro, già Presidente della Commissione antimafia - i reati di omicidio e rapina aggravata (per il quale sono previsti vent'anni, cari colleghi della Lega): sono ipotesi per le quali al magistrato resta una discrezionalità nel valutare se applicare o meno la misura cautelare e in che termini. E questo non è giusto e non è corretto: non è il modo di affrontare le questioni. È vero quanto ha sostenuto lei, sottosegretario Caliendo: nella casistica, quando si procede nei confronti di un soggetto indagato per omicidio, il più delle volte il magistrato applica la misura della custodia cautelare in carcere. Con il modo, però, di procedere che è stato inaugurato da un po', ossia secondo uno Zibaldone demagogico delle norme, se domani mattina un soggetto viene arrestato per omicidio e un magistrato, anziché metterlo in carcere perché ha deciso di applicare la misura della custodia cautelare, lo tiene a casa agli arresti domiciliari, vi sarà un articolo di giornale sul tema, per cui è evidente che saremo chiamati nuovamente a intervenire. Speriamo che questo provvedimento sul pacchetto sicurezza duri a lungo, così la stampa e l'opinione pubblica ci diranno quali sono le ipotesi che dobbiamo modificare nel codice penale e in quello di procedura penale. Ci rendiamo conto che non è serio? Ci rendiamo conto che così creiamo squilibri che, alla fine, pagheremo come istituzioni? Non è un problema di questa o di quella maggioranza: ci vuole serietà quando si affrontano questi argomenti. Per le ragioni che ho detto in precedenza, sull'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9 (testo corretto) ci asterremo e voteremo a favore dell'emendamento 35.0.800 (testo 2), presentato dai relatori, che prevede il gratuito patrocinio.
Così ho fatto un'unica dichiarazione di voto, signora Presidente, e siamo tutti contenti.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, annuncio, anche a nome della senatrice Poretti, un voto contrario sul subemendamento presentato dalla Lega, proprio perché si tratta di questioni serie, come del resto avrebbero dovuto esserlo tutte quelle affrontate da questo disegno di legge. Le varie questioni sono state invece affrontate utilizzando gli aspetti mediatici al fine di selezionare alcuni crimini rispetto ad altri, senza presentare proposte di legge organiche, com'è stato ricordato dai colleghi del Partito Democratico che si sono espressi in dissenso dall'orientamento del Gruppo.
Pertanto, proprio perché intendiamo raccogliere l'appello alla serietà testé formulato dal senatore D'Alia, annuncio un voto contrario e non di astensione. (Applausi della senatrice Poretti).
DELLA MONICA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, intervengo brevemente anche perché chiamata in causa in relazione ad emendamenti da me presentati ma che, per ragioni di salute, purtroppo non ho potuto sostenere. A questo punto vorrei anch'io dichiarare, con grande dispiacere, che intendo votare in difformità dal Gruppo, non soltanto perché ritengo che la materia della custodia cautelare sia di estremo rilievo e costituzionalmente garantita e debba dunque essere affrontata in maniera organica e unitaria e non emotivamente, ma anche perché ritengo che proprio per i reati che riteniamo particolarmente gravi, quali lo stupro, sono stati respinti alcuni emendamenti che almeno giustificavano la possibilità di applicare una custodia obbligatoria prevedendo l'aumento della pena, le aggravanti, la possibilità di evitare il bilanciamento. Pertanto, di fronte ad una situazione del genere, che dimostra un'irrazionalità complessiva nella valutazione della materia della libertà personale costituzionalmente garantita e degli interessi delle vittime oltre che degli stessi indagati, per cui di fatto vengono sostanzialmente violati principi costituzionali, ritengo che non si possa partecipare al voto su questo emendamento a meno che il Governo e i relatori, con un atto di responsabilità, invitino a ritirare questo emendamento. PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 35.0.800 (testo 2)/9 (testo corretto), presentato dalla senatrice Mauro e da altri senatori.
È approvato. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Bonfrisco).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 35.0.800 (testo 2), nel testo emendato.
DELLA MONICA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, preannuncio sin d'ora, a nome del Gruppo al quale appartengo, il voto favorevole sull'emendamento 35.0.800 (testo 2) nella convinzione che si possa finalmente aprire una falla nel nostro ordinamento giuridico e che si voglia dare un rilievo alle vittime dei reati. Del resto, l'Italia protegge molto poco le vittime dei reati ed è stata più volte condannata a tal riguardo dalla Corte di Strasburgo.
Trovo molte incongruenze rispetto a questo emendamento. Ad esempio, lo stupro perpetrato per strada prevede la possibilità di un gratuito patrocinio per chiunque, abbiente o non abbiente, cittadino italiano o straniero. Naturalmente ciò dovrebbe essere garantito anche per lo stupro tra le mura domestiche. Mi chiedo, pertanto, per quale motivo non si debba dare il gratuito patrocinio anche a coloro che sono vittime di tale forma di violenza, considerato che i dati allarmanti che la senatrice Mauro ha letto questa mattina, che fanno parte di una ricerca ISTAT da me commissionata nella mia veste di capo del dipartimento per i diritti e le pari opportunità, sono ancora più allarmanti per i casi di violenza domestica. Inviterei dunque il Governo ad integrare il gratuito patrocinio per il reato di cui all'articolo 572 del codice penale, cosa che non ho visto fare. Non si rischia in alcun modo di introdurre una disorganicità se si considera che rispetto al reato di maltrattamento in famiglia, malgrado tutti gli sforzi compiuti, non è mai stato possibile ottenere né un emendamento né un disegno di legge governativo ad hoc. Ciò nonostante, è talmente importante dare un segnale per mostrare che questo Paese si occupa delle vittime dei reati, e quindi in particolare in questo momento delle donne, che, pur con tutte le incongruenze che ci sono e malgrado i nostri emendamenti (alcuni dei quali proprio a favore delle donne, e penso alle vittime del traffico di esseri umani che sono prevalentemente donne e minori o alle vittime degli infortuni sul lavoro, che è materia che si collega alla sicurezza) siano stati rigettati, io ritengo che il nostro voto debba essere favorevole. (Applausi dal Gruppo PD).
BASSOLI (PD). Mi scusi, Presidente, lei nella precedente votazione non ha chiesto chi si asteneva dal voto. Io vorrei fosse messo a verbale che nella precedente votazione mi sono astenuta.
PRESIDENTE. Lo metteremo a verbale, senatrice Bassoli, ma la precedente votazione non era mediante procedimento elettronico per cui non risulteranno né i voti contrari né gli astenuti. Metto ai voti l'emendamento 35.0.800 (testo 2), presentato dai relatori, nel testo emendato. E' approvato. (Commenti dai Gruppi PdL e PD).
Invito ora la senatrice Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sugli ulteriori emendamenti presentati al disegno di legge in titolo.
BAIO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti relativi al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulla proposta 8.0.301 (testo 2). Esprime altresì parere non ostativo sulle restanti proposte».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 36, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. LIVI BACCI (PD). Signora Presidente, l'articolo 36, del quale chiediamo la soppressione, stabilisce che l'iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica sono subordinate alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell'immobile, nemmeno dall'abitazione ma dell'immobile, in cui il richiedente intende fissare la propria residenza. Forse non ci si rende conto che questo articolo rovina un bene comune che è quello del sistema statistico nazionale. Vi prego di prestare brevemente attenzione a questo fatto. Sulla correttezza e affidabilità delle anagrafi si basa una gran quantità di azioni importanti. Dall'anagrafe dipende, per esempio, la formazione delle liste elettorali; con una buona anagrafe si fa un buon censimento; sulle anagrafi sono basate tutte le indagini campionarie della nostra statistica ufficiale. Allora, questo è un bene comune che serve a governare. Rovinare l'anagrafe significa deteriorare un sistema, un metodo, uno strumento di Governo. Vorrei spiegare brevemente la ragione di questa affermazione. Ricordiamoci che ogni anno si iscrivono o si cancellano dalle anagrafi italiane due milioni di persone, solo una piccola parte delle quali è composta da stranieri. Questa è una premessa. Subordinare l'iscrizione anagrafica, o anche la variazione dell'iscrizione anagrafica, alla verifica delle condizioni igieniche dell'abitazione significa, tra l'altro, che una grande quantità di cittadini italiani non potrebbe avere riconosciuto il diritto di spostare la residenza perché l'abitazione nella quale vanno a vivere ha condizioni igieniche deteriorate. Gran parte della popolazione italiana vive in abitazioni con condizioni igieniche deteriorate, non consone e non rispettose dei parametri ufficiali. Ciò premesso, ricordo anche che l'iscrizione di uno straniero all'anagrafe determina la sua apparizione nel sistema statistico nazionale, circostanza importantissima se noi vogliamo governare l'immigrazione, signori della maggioranza e signori dell'opposizione. Se io subordino l'iscrizione all'anagrafe ad una verifica delle condizioni igieniche ottengo delle conseguenze molto negative. La prima conseguenza è il ritardo dell'iscrizione, perché si ritarderà l'iscrizione a causa della paura che l'abitazione nella quale si va a vivere venga verificata non consona rispetto alle norme igieniche; oppure, si rinuncia all'iscrizione e con questo lo straniero o l'italiano possono scomparire dal sistema statistico nazionale. Ancora si sceglierà un'abitazione di comodo perché si troverà sempre il connazionale, italiano o straniero, che permetterà alla persona di stabilire la sua fantomatica residenza in un'abitazione che invece è igienicamente buona.
Sappiamo poi per esperienza che i piccoli Comuni possono agevolmente, ma con qualche costo, compiere le verifiche sulle caratteristiche dell'abitazione ma non così possono fare i grandi e i grandissimi Comuni, dove queste verifiche non vengono compiute mai o molto raramente. In tal modo, si determina anche una distorsione della distribuzione degli italiani secondo la zona di residenza. Tutte queste considerazioni, assieme anche all'eventuale arbitrio con cui le varie entità comunali potrebbero valutare la corrispondenza dell'abitazione alle norme igieniche, possono determinare un discostarsi progressivo della distribuzione dei nostri residenti italiani rispetto alla realtà. Questo deteriora il sistema statistico nazionale e sul sistema statistico nazionale è basato il buon governo. Allora, io prego la maggioranza e l'opposizione di volere accogliere questo emendamento. Del resto, la soppressione dell'articolo 36 è richiesta dall'ISTAT, dall'ANCI e da tutte le istituzioni che hanno a che fare con il sistema statistico nazionale. È una di quelle proposte che possono essere provocatorie, se si vuole, ma che hanno come conseguenza di rovinare uno strumento che adesso funziona discretamente. Vogliamo questo? Io ritengo che nessuno di noi lo voglia e ritengo molto opportuno sopprimere l'articolo in questione, così come previsto dal nostro emendamento 36.300. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi). PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
BERSELLI, relatore. Invito i presentatori al ritiro dell'emendamento 36.100, diversamente esprimo parere contrario; lo stesso dicasi per l'emendamento 36.300. Esprimo quindi parere contrario all'emendamento 36.102. MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 36.100, identico all'emendamento 36.300.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, voteremo a favore degli emendamenti soppressivi presentati dai colleghi perché, nonostante una parziale modifica della disposizione sulle variazioni di iscrizione anagrafica e di residenza, la norma è inutile, intasa gli uffici comunali e non risolve il problema per il quale era stata introdotta o si pensava di introdurla: avere un controllo nelle variazioni anagrafiche degli stranieri. Poiché ciò, per un principio costituzionale, non si poteva realizzare solo per gli extracomunitari, ma si può fare per tutti coloro i quali risiedono, cittadini italiani e stranieri, nel territorio italiano, avete pensato, in modo geniale, di aggravare le procedure per l'iscrizione e per il cambio di residenza per tutti i cittadini italiani.
È vero che in Commissione è stata introdotta una modifica che attraverso il sistema del silenzio-assenso consente l'iscrizione con riserva, ferma restando la verifica, e quindi in qualche modo avete cercato di contenere il danno delle sciocchezze commesse. Tuttavia, ci vogliamo rendere conto che oggi i Comuni non riescono neanche ad assolvere, per insufficienza di personale e di vigili urbani, all'obbligo di accertamento delle variazioni di residenza dei cittadini esistenti in un Comune? Carichiamo gli uffici comunali di ulteriori, inutili incombenze che, peraltro, dovrebbero essere oggetto di una specifica attenzione sotto il profilo della disciplina edilizia ed urbanistica. Infatti, quando si parla delle condizioni igienico-sanitarie di un immobile, il collegamento non è con la residenza ma con la conformità di quel determinato immobile alle regole urbanistiche ed edilizie generali e a quelle previste in quel determinato Comune. L'accanimento terapeutico inutile, insito in questa norma, la dice lunga sul modo in cui volete affrontare il problema della sicurezza. Volete realizzare tante norme manifesto, che non possono essere applicate e che complicano la situazione, per pulirvi la coscienza e dire domani, in diretta televisiva, che avete fatto qualcosa per la sicurezza. Questo è un modo sbagliato di agire, che non funziona. Almeno queste cose, che suonano ridicole, cerchiamo di cancellarle e di risparmiarci qualche inutile orpello ideologico superiore al livello di tolleranza dell'italiano medio. (Applausi del senatore Peterlini).
PARDI (IdV). Signora Presidente, siamo favorevoli agli emendamenti soppressivi proposti e in particolare all'emendamento 36.300, a firma dei senatori Livi Bacci e Della Monica. Vorrei rimarcare qualcosa che richiede l'attenzione del sottosegretario Mantovano, chiedendo alla persona che al momento lo sta distraendo di soprassedere. Non so se il sottosegretario Mantovano si è accorto della leggerezza nella quale è incorso quando ha proposto il ritiro di questo emendamento. Il senatore Livi Bacci si è prodigato in una spiegazione analitica, estremamente suggestiva, dei motivi dell'esistenza di questo emendamento. Trovo veramente strano che il Governo, di fronte ad una spiegazione di questo tipo, si limiti ad un invito al ritiro. Un Governo serio dovrebbe perlomeno motivare la sua decisione. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
DELLA MONICA (PD). Sono firmataria dell'emendamento 36.300 insieme al senatore Livi Bacci, ma in questo momento esprimo il parere di tutto il Gruppo. Il voto naturalmente per noi è di sostegno dell'emendamento non soltanto per i motivi che ha già espresso egregiamente il senatore Livi Bacci, ma anche per motivi di carattere sostanziale. Credo infatti che dobbiamo praticare un principio di buona efficienza e di serietà della pubblica amministrazione, principio anche questo costituzionalmente garantito. La verità per cui noi votiamo contro questo articolo è che in realtà la norma era discriminatoria esclusivamente nei confronti dei cittadini stranieri. Ebbene, il diritto antidiscriminatorio non è opzionale, ma fa ormai parte del nostro ordinamento giuridico. Ricordo che nel precedente Governo, quando si partecipava al Consiglio dei ministri ed ai preconsigli dei ministri, le questioni antidiscriminatorie - signora Presidente, lo ricordo a lei che faceva parte di quel Governo - venivano immediatamente valutate e non superavano nemmeno lo sbarramento del Consiglio dei ministri. Evidentemente tutto questo oggi non avviene e con grande superficialità si affrontano i problemi, ivi compreso quello della sicurezza. Sicché, nel momento in cui una norma assume la caratteristica di norma manifesto, finisce per incidere negativamente sulle condizioni di vita dei cittadini stranieri, rende più difficoltose le condizioni di vita dei cittadini italiani. Tutti gli enti preposti a questa materia, ivi compreso l'ISTAT, come ha messo chiaramente in luce il senatore Livi Bacci, sono contrari e non si comprende il motivo per cui si voglia mantenere a tutti i costi una norma che non ha significato. Per questo voto contro il mantenimento dell'articolo 36.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 36.100, presentato dai senatori Pistorio e Oliva, identico all'emendamento 36.300, presentato dai senatori Livi Bacci e Della Monica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 36.102.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 36.102, presentato dal senatore Bianco e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 36.
(La richiesta risulta appoggiata). (Vivaci commenti dei senatori Casson e Incostante).
Chiudete le porte, per favore! FERRARA (PdL). Ma non è una controprova! Ma cosa sta facendo, Presidente? PRESIDENTE. Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico. Dichiaro aperta la verifica.
(Segue la verifica del numero legale). Dichiaro chiusa la verifica. Colleghi, il nervosismo prende tutti, però è stata chiesta la verifica del numero legale e la Presidenza si è comportata in base a tutte le norme regolamentari. Il Senato non è in numero legale. (Applausi dai banchi dell'opposizione). FERRARA (PdL). Non ha funzionato il dispositivo di alcuni senatori! MALAN (PdL). Non mi ha funzionato il dispositivo! GARRAFFA (PD). Senatrice Baio, guardi in quei banchi!
BUTTI, segretario. Presidente, le stanno segnalando che in quelle postazioni non ha funzionato il dispositivo. PRESIDENTE. Un momento, colleghi. A quanti non ha funzionato il dispositivo? La Presidente ha uno schermo ed è tenuta a riferirvi quanto appare. GASPARRI (PdL). Presidente, non fanno entrare i senatori. Deve ripetere la votazione. Mi hanno impedito di entrare in Aula. Io sono il Capogruppo ed entro in Aula. PRESIDENTE. Ma certo! Onorevoli colleghi, la Presidenza è stata informata che è successo un incidente sgradevole e che è stato impedito ad alcuni senatori di entrare in Aula. Questo non è francamente accettabile. Se lei insiste sulla richiesta del numero legale, senatore Pegorer, ripetiamo la votazione. PEGORER (PD). Insisto, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, esistono incidenti che non si possono tollerare. Vi chiedo di sedervi e di farlo in modo ordinato. Ricominciamo in modo ordinato, possibilmente senza incidenti. Verifichiamo l'appoggio, con calma. (Vivaci commenti dai banchi del centrodestra). Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
Onorevoli colleghi, stiamo ripetendo la votazione, vi prego di sedervi. È aperta la votazione per la verifica. Ognuno voti per sé. (Segue la verifica del numero legale). (Vivaci commenti dei senatori Barbolini, Pegorer e Ferrara).
Senatore Ferrara, per favore, vada a votare. GARRAFFA (PD). Senatrice Baio, guardi il banco dei relatori. PRESIDENTE. Il Senato non è in numero legale. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Commenti dai banchi del centrodestra).
Colleghi, questo sta scritto sul monitor della Presidenza, non mi sembra ci siano problemi tecnologici da verificare.
PICHETTO FRATIN (PdL). Domando di parlare.
PICHETTO FRATIN (PdL). Signora Presidente, volevo far presente alla Presidenza, che la richiesta di appoggio per il numero legale è stata fatta una prima volta... PRESIDENTE. Anche la seconda, senatore, ed è apparso sul tabellone.
PICHETTO FRATIN (PdL). La seconda volta molti di noi hanno ritenuto che non si trattasse più di appoggiare la richiesta di verifica del numero legale, ma che si trattasse della verifica vera e propria. (Commenti dei senatori Barbolini e Garraffa).
PRESIDENTE. Mi dispiace, la Presidenza ha fatto ripetere anche la votazione. Vi prego di credermi. PICHETTO FRATIN (PdL). Ne prendo atto, ma non è corretto.
PRESIDENTE. Più di così non è possibile. Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18,25, è ripresa alle ore 18,49).
Presidenza della vice presidente MAURO Ripresa della discussione del disegno di legge n. 733 (ore 18,49)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Passiamo nuovamente alla votazione dell'articolo 36.
(Segue la verifica del numero legale). (Proteste dal Gruppo PD). Colleghi, non cominciamo a urlare. Ci sono i senatori Segretari che hanno il compito di controllare. La collega Baio sta andando a verificare fra i banchi. (Proteste dal Gruppo PD). Credo che la senatrice riesca a vedere benissimo, anche senza suggerimenti, visto che sta girando tra i banchi.
Il Senato è in numero legale. (Applausi dal Gruppo PdL). Ripresa della discussione del disegno di legge n. 733 PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 36.
Passiamo all'esame dell'articolo 37, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
PORETTI (PD). L'articolo 37, che con l'emendamento 37.100 proponiamo di sopprimere, si riferisce all'attività del money transfer e specifica che coloro che svolgono questo tipo di attività, cioè prestano servizi di pagamento nella forma dell'incasso e trasferimento di fondi, debbono acquisire e conservare per dieci anni copia del titolo di soggiorno, se il soggetto che ordina l'operazione è cittadino extracomunitario. In questo modo, già si presuppone che, trattandosi di extracomunitario, quel soggetto non è in regola, perciò si deve fornire il titolo di soggiorno semplicemente per compiere un trasferimento di fondi.
Inoltre, oltre alla presunzione di colpevolezza, si prescrive che la conservazione del documento, che deve avvenire secondo le modalità previste con il decreto-legge n. 144 del 2005, debba essere direttamente a carico dei soggetti che effettuano tali operazioni. Tale norma, sostanzialmente, impone agli operatori privati, che prestano questi servizi di pagamento, di conservare il titolo di soggiorno dell'immigrato che vuole fare un versamento internazionale.
Di conseguenza, gli irregolari non potranno inviare soldi alle loro famiglie e, soprattutto, gli operatori finanziari diventeranno tanti piccoli o grandi delatori, e non è questo un loro compito, visto che espletano tutt'altra funzione. Una cosa del genere non si è mai vista in un Paese democratico, se non nella Germania nazista o nell'Unione Sovietica. (Commenti dal Gruppo PdL). Del resto, sembrate davvero specializzati nel riprendere operazioni e modo di agire politico dell'Unione Sovietica. Questo è solo uno dei tanti esempi. E infatti, per gli operatori che non faranno i delatori, prevedete la cancellazione dall'elenco degli agenti in attività finanziaria.
Credo che questa norma costringerà all'illegalità e alla clandestinità moltissimi operatori. Una norma di questo tipo non può che essere definita criminogena. Chiediamo pertanto la soppressione dell'articolo 37.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, siamo favorevoli all'introduzione di questa norma, che estende la normativa e il controllo antiriciclaggio anche alle operazioni di money transfer, tuttavia, se si vuole introdurla, è necessario che ciò sia fatto in maniera sistematicamente corretta. La norma, quindi, dovrebbe essere collocata direttamente nel decreto legislativo n. 231 del 2007, estendendo la disposizione che riguarda l'obbligo di acquisizione del titolo di soggiorno dei cittadini extracomunitari non solo ai soggetti che svolgono l'attività di money transfer, ma a tutti i soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio, per evitare che, a fronte dell'obbligo di un'adeguata verifica generalizzato per tutti i soggetti tenuti ad una collaborazione attiva, nel sistema siano compresenti intermediari nei cui confronti tale adempimento non è operativo ed altri tenuti a detto ulteriore obbligo.
In altri termini, l'emendamento 37.101, da noi presentato, serve ad eliminare l'assurdo in forza del quale agli extracomunitari viene richiesto il permesso di soggiorno soltanto per il money transfer e non anche per l'esercizio di altre attività di intermediazione finanziaria e creditizia. Credo, dunque, sarebbe opportuno precisare, proprio nella logica di dare piena attuazione alla disposizione, il fatto che l'obbligo riguarda non solo quel tipo di operazioni e quei soggetti che li svolgono, ma tutti coloro i quali operano nel settore dell'intermediazione finanziaria; infatti, la norma è volta non tanto al controllo degli extracomunitari, quanto al controllo dei movimenti sospetti di danaro che possono essere fatti anche da soggetti extracomunitari e che possono essere finalizzati al finanziamento del terrorismo internazionale di matrice fondamentalista o meno. Poiché credo che questo sia lo spirito con cui è stata introdotta la disposizione, non sarebbe male renderla completa e compiuta prendendo spunto anche dai suggerimenti avanzati dalla Banca d'Italia.
INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, desidero illustrare l'emendamento 37.200 sottolineando che l'articolo 37 fa riferimento - come è stato già evidenziato anche nell'intervento del senatore D'Alia - ad alcune particolari prescrizioni che attengono al money transfer. Mi convincono molto le argomentazioni del senatore D'Alia che osserva il fenomeno in modo più generale. Siamo di nuovo allo stesso punto: forse non dobbiamo tanto partire dal controllo degli immigrati quanto dal fenomeno che può indurre, anche per quanto riguarda alcune questioni legate all'immigrazione, azioni ed attività delittuose. Sappiamo, infatti, che in moltissime città sono stati aperti questi negozi, che ormai quindi sono assai diffusi, nei quali avviene il trasferimento di denaro in altri Paesi attraverso un'operazione semplice e rapida che peraltro, a mio avviso, viene compiuta senza l'effettuazione di quei controlli puntuali che invece dovrebbero essere fatti anche sotto il profilo autorizzativo. Il governatore della Banca d'Italia Draghi, nel corso di un'audizione svolta dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia nella precedente legislatura ha parlato molto del fenomeno, dei numerosi centri che sono sorti per queste fattispecie di operazioni ed anche delle finanziarie «fai da te» che molto spesso esibiscono requisiti formali, ma che in realtà non vengono mai controllate dalle autorità preposte ai controlli. Tutti questi soggetti maneggiano e movimentano denaro e naturalmente sono quelli più penetrabili dal punto di vista dell'attività del riciclaggio. Sappiamo che questi denari si spostano con molta facilità e che, teoricamente, gli immigrati possono essere preda delle attività delittuose, soprattutto quelli clandestini, i quali possono essere addirittura ricattati o persuasi - per così dire - a prestarsi alle movimentazioni di denaro. Possiamo immaginare che le organizzazioni criminali, potendo agire su una massa molto spesso enorme di persone su cui esercitano questo tipo di pressione, possano movimentare molto denaro e naturalmente svolgere anche una funzione di riciclaggio. Non secondo una mia valutazione, ma dalle dichiarazioni rese da personalità del campo economico-finanziario, che hanno parlato del fenomeno in sedi pubbliche, come ad esempio la Commissione antimafia, dovremmo essere molto attenti a tutto ciò. Pertanto mi convince molto di più l'atteggiamento complessivo proposto dal senatore D'Alia rispetto a questo fenomeno e naturalmente invito ad una riflessione sul mio emendamento. Si tratta di un emendamento molto parziale, che chiede di inviare tutti questi dati alla Procura nazionale antimafia per una valutazione e un monitoraggio. Può sembrare un dettaglio, ma disporre di questi dati in modo periodico ed avere un sistema di banche dati per verificare, ad esempio, perché da un certo territorio partono determinate operazioni - magari sempre da uno specifico territorio, o sempre a nome di certe persone - può essere un elemento che può consentire ulteriori analisi alla Procura nazionale antimafia. Per questo non vedo perché si dovrebbe essere contrari ad inviare questi dati per un monitoraggio e ad un'eventuale costituzione di banche dati su questo fenomeno. PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
VIZZINI, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 37.100, 37.101. Invito al ritiro degli emendamenti 37.102, e 37.300.
PRESIDENTE. L'emendamento 37.300 è stato ritirato.
VIZZINI, relatore. Il parere è inoltre contrario sugli emendamenti 37.105, 37.200 e 37.0.100. Signora Presidente, dopo avere espresso il parere sugli emendamenti, vorrei dire, anche in relazione agli interventi che ho ascoltato, che la norma in oggetto è stata esaminata in Commissione, nel corso di un'audizione svoltasi durante la discussione generale del disegno di legge, dal Governatore della Banca d'Italia che ha suggerito cambiamenti e aggiustamenti, che la Commissione ha ritenuto di apportare. La stessa norma è stata valutata insieme al Procuratore nazionale antimafia, che ricordo non ha competenza né per il terrorismo né per il reato di riciclaggio, ove esso non sia collegato a reati di mafia; ricordo comunque che c'è l'obbligo di una relazione semestrale. Il punto di fondo - lo dico agli amici che pensano che stiamo parlando solo di poveracci che devono spedire le rimesse a casa - è che i clandestini rischiano di diventare manovalanza per effettuare il riciclaggio, proprio per il fatto che sono clandestini e che non devono lasciare il documento. Ricordo anche che non tutti gli immigrati sono persone che mandano somme alle loro famiglie: una gran parte lo fa e a costoro non succederà niente. Se vogliamo cominciare a mettere un punto sulla questione del riciclaggio, non possiamo pensare di fermarci fino a quando non avremo pronta una normativa globale su un fenomeno difficile e complesso, sul quale certamente dobbiamo ammodernare la normativa in vigore. Partiamo così con norme che sono state valutate dal Parlamento, dal Governatore della Banca d'Italia e dal Procuratore nazionale antimafia e facciamo finalmente un primo passo in una materia in cui abbiamo molto da fare e molto da aggiornare.
MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signora Presidente, il parere è conforme a quello del relatore anche nelle ragioni a fondamento del parere stesso. Il Governo invita però al ritiro dell'emendamento del senatore D'Alia, perché è impropria o comunque limitativa, a nostro avviso, la collocazione di questa norma nella legge sul terrorismo in quanto, lo spiegava prima molto bene il presidente Vizzini, c'è tutta un'attività di riciclaggio collegata ad esempio alla contraffazione, ai clan criminali di varie etnie, soprattutto cinesi, che con il terrorismo non ha nulla a che fare, ma che ha molto a che fare con il crimine diffuso e organizzato. Da ciò, la correttezza dell'impostazione di quest'articolo, che peraltro, a differenza di quanto è scritto nell'emendamento sostitutivo presentato dal senatore D'Alia, contiene anche una norma che rinvia di un mese l'entrata in vigore, per consentire alle forze di polizia di essere pienamente adempienti a quanto viene prescritto.
PRESIDENTE. Senatore D'Alia, intende accettare l'invito del Governo al ritiro dell'emendamento che ha presentato?
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, non ho alcuna difficoltà a ritirare l'emendamento 37.101. Vorrei però segnalare al sottosegretario Mantovano e al presidente Vizzini che il contenuto del comma 1 dell'emendamento è identico al testo licenziato dalla Commissione: c'è solo una modifica di inquadramento sistematico. Quindi, poiché sul piano sostanziale siamo d'accordo, il problema non si pone. Pregavo, però, di soffermarsi sul comma 2 dell'emendamento, che prevede la modifica degli articoli 18 e 55 del decreto legislativo n. 231 del 2007, e che amplia anche ad altre ipotesi; prevede inoltre un sistema di controlli e interviene su una normativa, il Testo unico che disciplina la materia del riciclaggio, delle operazioni bancarie e quant'altro, con riferimento sia agli obblighi di adeguata verifica della clientela sia al regime della disciplina sanzionatoria. Volevamo cioè segnalare, signor Sottosegretario, solo la necessità di fare in modo che questa attività di controllo, verifica e sanzione sia complessiva, cioè che riguardi tutte le attività, proprio in linea con le esigenze poste dal testo. Se ritenete superfluo modificare anche queste due norme, per carità; però, una riflessione - anche eventualmente per l'esame in seconda lettura alla Camera - la farei. Con questo spirito, non ho alcuna difficoltà ad accogliere l'invito del sottosegretario Mantovano a ritirare l'emendamento, sottolineando però l'importanza di questi due aspetti.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 37.100.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, abbiamo proposto di cancellare quest'articolo, perché - oltre a quanto già argomentato dalla senatrice Poretti in fase di illustrazione - riteniamo piuttosto pericoloso esternalizzare funzioni di polizia a privati, che non si riesce a capire poi come e su che cosa possano essere controllati nella gestione dei dati che sono chiamati a raccogliere e conservare per dieci anni.
A parte il lato relativo ai costi imputabili a questo tipo di operazione e a parte la privacy, qual è la garanzia che viene data circa il fatto che questi dati non rientrino in tutta una serie di commerci di dati sensibili, come quelli anagrafici, che ancora una volta sono al centro delle iniziative delle organizzazioni criminali? Tutto ciò, secondo noi, dovrebbe sollecitare anche chi ha deciso di accettare questo pessimo articolo a ripensarci e votare a favore dell'emendamento in discorso.
LIVI BACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma soltanto per un minuto, in quanto ha già parlato un collega del suo Gruppo.
LIVI BACCI (PD). Signora Presidente, vorrei spendere poche parole a sostegno della proposta di soppressione dell'articolo.
Ogni anno vi sono milioni e milioni di trasferimenti di denaro. Se si vuole combattere il riciclaggio di denaro, per esempio quello operato in negozi messi su dalla mafia con denaro sporco, non si vanno a controllare i clienti, ma i negozianti: questo è quanto si deve fare. Così è per i money transfer: ce ne sono decine e decine di milioni, nella stragrande maggioranza dei casi di modeste dimensioni ed entità. Questi dovrebbero richiedere agli stranieri regolari l'esibizione di un permesso di soggiorno che alle volte non è rinnovato in tempo, perché magari non c'è la documentazione in quanto gli uffici non sono arrivati a produrla; in tal modo, quindi, vessiamo gli immigrati regolari nel nostro Paese oltre agli italiani che fanno i money transfer verso destinazioni estere. Per queste ragioni, esprimo il mio voto favorevole sull'emendamento in esame volto a sopprimere l'articolo. (Applausi dei senatori Perduca e Poretti)
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 37.100, presentato dalla senatrice Poretti e da altri senatori.
PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 37.101 è stato ritirato.
Chiedo ai presentatori se accolgono l'invito al ritiro dell'emendamento 37.102.
OLIVA (Misto-MPA). Signora Presidente, lo mantengo.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 37.102, presentato dai senatori Pistorio e Oliva.
L'emendamento 37.300 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 37.105, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 37.200.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 37.200, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 37.
STIFFONI (LNP). Signora Presidente, con il presente articolo si intende rafforzare ulteriormente le misure relative agli obblighi di identificazione e di adeguata verifica della clientela relativi all'attività di trasferimento di fondi, cosiddetti money transfer, già previste nel decreto legislativo n. 231 del 2007 che ha recepito nell'ordinamento italiano la direttiva 2005/60/CE del Parlamento e del Consiglio del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento al terrorismo. L'esigenza di regolamentare i servizi di trasferimento di fondi, operati al di fuori dei canali bancari tradizionali, nasce dal maggiore controllo pubblico effettuato sulle istituzioni finanziarie tradizionali, che ha indotto le organizzazioni criminali a ricercare settori meno vigilati nell'ambito dei quali è quasi nullo il rischio che il fine illecito dei movimenti finanziari possa essere scoperto. L'attività di money transfer rientra, infatti, tra i sistemi alternativi o informali di trasferimento di fondi, quei sistemi cioè che operano al di fuori del sistema finanziario regolamentato e, pur essendo da tempo osservato come un potenziale veicolo per riciclare denaro sporco e finanziare il terrorismo internazionale, non aveva mai ricevuto una specifica regolamentazione. Solo dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, si è avuta la piena consapevolezza che la lotta al terrorismo dovesse fondarsi sul congiunto sforzo non solo di autorità giudiziarie ed investigative, ma anche e soprattutto di istituzioni finanziarie. Vorrei ricordare che l'Italia è il secondo mercato nel mondo, dopo gli Stati Uniti, con circa 1.400 milioni di euro l'anno di transazioni finanziarie trattate. Nel marzo del 2007 un'indagine effettuata dalla procura di Ancona e dalla Direzione distrettuale antimafia, estesa a tutta Italia, ha messo in luce oltre 280.000 trasferimenti irregolari, per un valore di 88 milioni di euro, e che il 30 per cento dei 25.000 punti di raccolta di denaro contante era abusivo o irregolare. In particolare, la procura di Ancona, insieme alla Direzione nazionale antimafia, ha ordinato il sequestro di 400 agenzie abusive che operavano soprattutto per conto di immigrati. Le agenzie, sparse in tutta Italia, erano tutte riconducibili a tre società mandatarie di Roma, Milano e Verona. Un vero e proprio sistema bancario parallelo. Le agenzie di money transfer, utilizzate soprattutto dagli immigrati per le loro rimesse in patria, sono ormai diffuse capillarmente e in tutte le loro forme, soprattutto nelle grandi città, e ciò fa ulteriormente ritenere che una rete così complessa di agenzie specializzate nel trasferimento di denaro non risponda soltanto alla esigenze degli immigrati, ma piuttosto che funzioni come canale privilegiato oltre che del riciclaggio di danaro sporco anche e soprattutto per il finanziamento del terrorismo internazionale.
Signora Presidente, sostanzialmente è una questione di regole e la politica deve dare regole sia in relazione alla crisi che devasta ultimamente la nostra economia che, come nel caso in specie, per incanalare nei corretti schemi un così strano modo di fare banca. Con vari Esecutivi, negli anni passati, abbiamo tentato di porre paletti, ma siamo stati inascoltati. Abbiamo dovuto aspettare che a reggere il ministero dell'interno fosse il ministro Maroni per iniziare ad inserire regole più stringenti. La Lega Nord voterà convintamente a favore di questo emendamento. (Applausi dal Gruppo LNP).
MARCENARO (PD). Signora Presidente, volevo chiedere al Governo e al relatore una piccola cosa che non cambia il giudizio e non cambia la sostanza ma che, a mio parere, sarebbe un esempio di civiltà giuridica. Vorrei sapere se è possibile cambiare l'espressione posta alla fine del primo periodo: «cittadino extracomunitario», con quella di «cittadino appartenente ad un Paese non membro dell'Unione europea» perché mi pare che sia una questione di proprietà di linguaggio.
PRESIDENTE. Senatore Marcenaro, siamo già in fase di votazione.
LUMIA (PD). Signora Presidente, il Partito Democratico considera questa proposta naturalmente molto parziale e riduttiva, non è una grande innovazione, ma comunque non è dannosa ed è un piccolo passo in avanti che, però, sarebbe sbagliato e contraddittorio se lasciasse la responsabilità di rendere trasparenti i flussi finanziari solo a carico degli immigrati. Se invece è un'occasione per chiamare tutti gli operatori alle proprie responsabilità, come le direttive europee internazionali ci chiedono, per fare un passo in avanti nella trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari, soprattutto a livello internazionale, allora il Partito Democratico sarà pronto con le sue proposte e con le sue iniziative ad andare in tale direzione. Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 19,23)
(Segue LUMIA). I motivi per cui la proposta è parziale e riduttiva sono nel fatto che è sbagliata l'idea di fondo del Governo che considera l'immigrato di per se un problema, mentre per noi l'immigrazione, questa sfida epocale, può essere una risorsa. Il problema vero su cui dobbiamo invece convergere, perché ancora non lo facciamo a sufficienza, è quello delle mafie, che riducono in schiavitù, che umiliano, che mettono spesso sia l'immigrato sia i flussi di denaro che gli immigrati tentano di trasferire in condizioni di irregolarità, di devianza e spesso anche di strumentalizzazione criminale. Ecco perché chiediamo che la maggioranza apra gli occhi e capisca che sui temi del riciclaggio e della tracciabilità dovremo rendere trasparente tutto il sistema finanziario, anche il nostro sistema finanziario, e fare in modo che l'immigrato trovi nella democrazia un ancoraggio forte. Le varie mafie, invece, le organizzazioni mafiose internazionali su base etnica, da quella albanese a quella cinese, da quella slava alla nigeriana, dovrebbero essere viste come un problema da colpire e non come gruppi da accogliere nei nostri salotti finanziari e nei circuiti finanziari italiani e internazionali solo perché hanno il permesso di soggiorno in regola. Ecco perché voteremo a favore di quest'articolo ma vi sfideremo ad una maggiore coerenza, a non essere parziali e riduttivi e a fare della lotta al riciclaggio una vera attività moderna e trasparente, innovativa e coerente, come ci è chiesto dalla Direzione nazionale antimafia e come ci è chiesto dalle direttive nazionali provenienti dagli organismi europei, comunitari e dall'ONU. Vedremo, nelle altre occasioni, di misurare la vostra disponibilità e coerenza. Oggi registriamo questo piccolo passo in avanti, seppur parziale e riduttivo, e voteremo a favore.
Organizzazione della discussione del disegno di legge n. 733 PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, alla luce degli accordi intercorsi questa mattina tra i Capigruppo, tendenti a fare iniziare le dichiarazioni di voto finali sul disegno di legge in esame a partire dalle ore 12 di domani, con trasmissione diretta televisiva, si rende necessario procedere all'armonizzazione dei tempi per il seguito delle votazioni previste sugli emendamenti e sugli articoli. Allo stato della discussione e degli orari delle sedute già previsti, residuano da questo momento, fino alle ore 12 di domani, 3 ore e 30 minuti, così ripartite, escluse le dichiarazioni di voto:
Come sempre, saranno possibili eventuali compensazioni tra minuti nella disponibilità della maggioranza che potranno essere ceduti all'opposizione, previe intese tra i Gruppi, ma nel mantenimento del totale complessivo di 3 ore e 30 minuti.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 733 (ore 19,24) LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà favorevolmente all'articolo 37. Anche noi, comunque, riteniamo che l'intervento non sia obiettivamente in grado di risolvere i grandi problemi. Di certo, nel nostro Paese vi è una situazione allarmante. L'Italia è il secondo Paese, dopo gli Stati Uniti, per volume di transazioni. Nel 2007 abbiamo raggiunto un livello di 6.000 miliardi di euro ed abbiamo una quantità di agenti e di intermediari nazionali pari a 1200 soggetti; abbiamo poi 160.000 subagenti senza nessun controllo dal momento che la qualità di subagente si acquisisce attraverso il silenzio-assenso in virtù della legge del 1999.
Su questo terreno dovremo intervenire, perché questo è un primo passo di regolamentazione e di controllo di questa materia ma, se non interveniamo sul sistema urgentemente, non riusciremo a compiere un'opera che è appena avviata. Comunque, il nostro voto è favorevole.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 37.
Metto ai voti l'emendamento 37.0.100, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.
Passiamo all'esame dell'articolo 38, sul quale è stato presentato un emendamento che si dà per illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
BERSELLI, relatore. Esprimo parere contrario.
MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprimo parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 38.100, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.
Metto ai voti l'articolo 38.
Passiamo all'esame dell'articolo 39, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che invito i presentatori ad illustrare. PERDUCA (PD). Signor Presidente, anche in questo caso, il nostro primo emendamento propone la soppressione dell'articolo. Vi sono poi altri emendamenti che cercano in qualche modo di ridurre i danni che questa nuova norma comporterebbe, anzi, visti i risultati di tutte le altre votazioni, comporterà. Abbiamo proposto una serie di modifiche perché con questo articolo viene stabilita una tassa di 200 euro anche per chi chiede il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Per noi questa misura è iniqua e illiberale. È inaccettabile, altresì, prevedere per il rilascio del permesso di soggiorno un test di conoscenza della lingua italiana per i soggiornanti di lungo periodo. Riteniamo che non si possa introdurre una norma di questo tipo senza specificare cosa si intende per test di conoscenza della lingua, vale a dire se uno deve saper leggere e anche scrivere e, soprattutto, se deve comprendere talmente bene la lingua da poter leggere il codice civile, il codice penale e la Costituzione. Ricordo che l'Italia è un Paese che ha dato al mondo milioni e milioni di emigranti. Sarebbe interessante consultare alcune delle associazioni, che ancora oggi esistono, delle persone che all'inizio del secolo scorso sono emigrate verso le Americhe per farci raccontare che tipo di misure hanno trovato, se le hanno trovate. Certo, non sempre sono stati trattati bene, ma sicuramente non credo sarebbero stati contenti di dover acquisire nel giro di una settimana competenze linguistiche come quelle richieste. Vi è anche l'estensione del periodo di permanenza in un centro di identificazione per immigrati dagli attuali 60 giorni fino a un massimo di 18 mesi, che costituisce, secondo noi (parlo anche a nome della senatrice Poretti), un vulnus ai diritti fondamentali della persona. Teniamo conto che si tratta di uomini, donne e bambini (che non sono esclusi da questa norma) innocenti. Inoltre, alla lettera l), si prevede anche l'arresto obbligatorio nel caso di inottemperanza all'ordine di espulsione. Con quest'ultima norma siamo fuori dall'Europa in quanto, comunque, si inserisce surrettiziamente il reato di clandestinità. Sono previste poi ancora più tasse. In qualche modo si cerca di stigmatizzare sempre più l'immigrato come qualcuno da rimandare da dove è venuto.
Colgo l'occasione, poi ci tornerò sopra, per segnalare anche che tra gli emendamenti previsti all'articolo 39 ve n'è uno presentato dalla Lega, l'emendamento 39.306, volto a sopprimere il comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo n. 286 del 1998, che sancisce il divieto di segnalazione alle autorità per il personale sanitario. Il comma 5 attualmente prevede che l'accesso alle strutture sanitarie, sia ospedaliere che territoriali, da parte dello straniero non in regola con le norme sul permesso di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione alle autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano. In casella tutti i senatori avranno trovato una lettera di Medici senza frontiere. Ritorneremo su tale questione perché è sicuramente gravissima. (Applausi della senatrice Poretti).
D'AMBROSIO (PD). Signor Presidente, credo che bisognerebbe elaborare norme che non incrementino la clandestinità, ma favoriscano l'inserimento degli extracomunitari che lavorano. Imporre una tassa di 200 euro non solo per il rilascio, ma anche per il rinnovo del permesso di soggiorno, secondo me, spinge gli immigrati a diventare clandestini. Attenzione ad inserire tale previsione, perché, una volta che spingiamo queste persone a diventare clandestini, s'innesca una spirale perversa, sia perché conviene a chi ha come dipendente un clandestino che questo non si regolarizzi o non rinnovi il permesso di soggiorno (perché in tal modo, facendolo lavorare in nero, risparmia sul pagamento dei contributi, delle assicurazioni e via dicendo), sia soprattutto perché si innesca anche il meccanismo perverso dell'espulsione. Quando verrà fermato dalla polizia per una qualsiasi ragione un clandestino in queste condizioni verrà espulso. Non se ne andrà perché naturalmente ha un lavoro e continua quindi a rimanere in Italia; e siccome non se ne è andato, si instaurerà un procedimento penale. Si è inaugurato da poco l'anno giudiziario ed abbiamo visto che vi è un numero di procedimenti penali estremamente elevato. Ebbene, incrementiamo ancora di più tali procedimenti per i quali è richiesto in alcuni casi anche il rito direttissimo. Non solo: mettiamo in grave difficoltà le carceri. Lo sanno tutti gli addetti ai lavori e ce lo hanno riferito i direttori generali del DAP e i direttori delle carceri: c'è un turnover enorme nelle carceri perché le persone arrestate e processate non rimangono più di 4 o 5 giorni, cioè il tempo per il rito direttissimo, e poi tornano in circolazione. Chiedo pertanto che si esamini attentamente tale norma, che non produce nessun reddito e che, specie in un periodo di recessione come questo, in cui coppie di stranieri possono avere bisogno di risparmiare i 200 euro perché uno dei due coniugi è rimasto senza soldi, rischia di gettare nella disperazione queste persone e di incrementare ancora di più il lavoro nero e clandestino.
MARITATI (PD). Il problema dell'immigrazione resta uno dei più delicati e complessi. Il Partito Democratico non si è mai posto in posizione di opposizione decisa; abbiamo soltanto contribuito, e vorremmo farlo fino in fondo, perché il problema sia affrontato in termini civili ed incisivi. In tale complessità una delle questioni più delicate ed irrisolvibili al momento è quella delle espulsioni. Non si riesce ad espellere in maniera regolare ed efficace perché ci sono molte ragioni che riguardano i rapporti internazionali, ma riguardano in particolare la difficoltà dell'identificazione, difficoltà che ha portato questa maggioranza e il Governo addirittura a varare una norma che ha trasformato i centri di permanenza temporanea in centri di identificazione ed espulsione, con la possibilità, al limite dell'assurdo, di una detenzione amministrativa di un anno e mezzo. Pensiamo allora, colleghi della maggioranza, e ragioniamo in termini numerici su quanto costa il mantenimento di una persona in questi centri e su quali problemi scaturiscono e si collegano a questa situazione: processi, violazione di legge, fughe, atti di violenza, interventi in ospedali più o meno controllati e così via. Noi proponiamo l'utilizzazione di uno strumento di alta civiltà oltre che di incisività. È un istituto che già esiste nel nostro sistema giuridico ed è quello dell'espatrio assistito, dell'espulsione assistita. Ha funzionato nel passato e potrebbe funzionare. Conviene da un punto di vista di civiltà perché abbiamo a che fare non con soggetti da scacciare o da punire o da inviare in centri di permanenza addirittura di altri Stati, dove non abbiamo la possibilità di controllare che fine faranno. Non ci dibattiamo in una difficoltà estenuante ed oltretutto difficilissima e costosissima. Con l'espulsione e l'accompagnamento assistito risparmiamo e possiamo acquisire dei meriti rispetto alla civiltà che viene sistematicamente violata da sistemi che diventano sempre più brutali. Perché non volete accettare questo strumento? Io al momento vedo solo una ragione, quella che ha espresso il vostro Ministro dell'interno, e cioè che verso costoro, cattivi, brutti e sporchi, noi dobbiamo essere cattivi. DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, sarò brevissima. Rispetto all'emendamento 39.104 vorrei richiamare l'articolo 32 della Costituzione. I trattamenti sanitari devono essere assicurati, e nel rispetto dei diritti umani, a tutte le persone residenti o presenti nel territorio dello Stato. Subordinare un trattamento sanitario all'esibizione di un permesso di soggiorno, al pagamento di una tassa ovvero ad un requisito di identificazione significa violare la Costituzione, violare quindi non soltanto un diritto antidiscriminatorio, ma la Carta costituzionale dello Stato. Per tale ragione, preannuncio che sugli emendamenti che toccano in particolare l'esercizio di diritti fondamentali chiederò il sostegno dei colleghi affinché siano votati a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico. MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il Governo dà per illustrati gli emendamenti a sua firma, riservandosi qualche precisazione in sede di espressione dei pareri. PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.
BERSELLI, relatore. Signor Presidente esprimo parere contrario all'emendamento 39.100. Invito poi i presentatori a ritirare l'emendamento 39.300, altrimenti il parere sarà contrario. Esprimo parere contrario agli emendamenti 39.301, 39.101, 39.102 e 39.103.
L'emendamento 39.800/1 è stato ritirato. Esprimo altresì parere contrario all'emendamento 39.800/2 e favorevole all'emendamento 39.800 (testo 2) del Governo.
Esprimo parere contrario agli emendamenti 39.104, 39.105, 39.350, 39.160 e 39.351. L'emendamento 39.106 è stato ritirato. Esprimo parere contrario anche agli emendamenti 39.107, 39.109 e 39.111 ed invito a ritirare l'emendamento 39.108, del senatore Pistorio, altrimenti il mio parere sarà contrario. Esprimo quindi parere contrario agli emendamenti 39.112, 39.110, 39.113, 39.114 e 39.115. Esprimo parere favorevole all'emendamento 39.600 del Governo e parere contrario agli emendamenti 39.116 e 39.601/1.
Esprimo quindi parere favorevole all'emendamento 39.601 del Governo ed invito i presentatori a trasformare l'emendamento 39.302 in ordine del giorno.
Esprimo parere favorevole all'emendamento 39.801 e parere contrario all'emendamento 39.117.
Invito poi a ritirare gli emendamenti identici 39.118 e 39.352, in quanto la soppressione della lettera r) è già compresa nell'emendamento 39.800 (testo 2) del Governo, su cui ho espresso parere favorevole, che pertanto assorbe tali proposte.
Esprimo quindi parere contrario agli emendamenti 39.303 e 39.304 ed invito a ritirare l'emendamento 39.305, altrimenti il mio parere sarà contrario.
Esprimo parere favorevole all'emendamento 39.306. Mi rimetto, infine, al Governo sull'ordine del giorno G39.100 ed invito a ritirare l'emendamento 39.0.100, tendente ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 39. MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario all'emendamento 39.100, mentre invito a trasformare l'emendamento 39.300 in un ordine del giorno con il quale si intensifichino i controlli a campione. Esprimo poi parere contrario agli emendamenti 39.301, 39.101, 39.102 e 39.103. Quanto all'emendamento 39.800/2, ne propongo una riformulazione che ho sottoposto all'attenzione del senatore Maritati e che riguarda, condividendo l'utilizzo dei fondi dell'Unione europea, l'opportunità di destinarli agli oneri connessi alle attività e alle strutture inerenti il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. Metto a disposizione della Presidenza il testo della riformulazione.
Per quanto riguarda poi l'emendamento 39.800 (testo 2), signor Presidente, anche alla luce della discussione svoltasi fino a questo momento, il Governo si è posto il problema di modulare l'entità del contributo con un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno. Per dare un margine minimo e massimo che consenta di tracciare la strada all'Esecutivo, pertanto, al secondo rigo del comma 2-ter dell'emendamento, dopo le parole: «il cui importo è fissato», si potrebbero inserire le altre: «fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro», proseguendo poi con il testo già distribuito.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti 39.104, 39.105, 39.350, 39.160, 39.351, 39.107, 39.109, 39.111, 39.108, 39.112, 39.110, 39.113, 39.114 e 39.115. Il parere è naturalmente favorevole all'emendamento 39.600, presentato dal Governo. Esprimo parere contrario all'emendamento 39.116, mentre, per quanto riguarda l'emendamento 39.601/1, propongo al presentatore, senatore Casson, una riformulazione poiché, in realtà, quanto previsto nella lettera q) è già contenuto nel testo in vigore. Infatti, è già prevista l'esclusione per i giornalisti, che sono richiamati dalla lettera q). Propongo quindi di cancellare la lettera q), mantenendo invece le lettere a), c) e g). Esprimo ovviamente parere favorevole all'emendamento 39.601 del Governo. Invito, invece, a ritirare l'emendamento 39.302 e a trasformarlo in un ordine del giorno. Il parere è favorevole all'emendamento 39.801. Esprimo, invece, parere contrario agli emendamenti 39.117, 39.118, 39.352, 39.303 e 39.304, mentre invito a ritirare l'emendamento 39.305 rendendomi disponibile ad accogliere un ordine del giorno del medesimo tenore. Il parere è favorevole poi all'emendamento 39.306. Infine, l'ordine del giorno G39.100 è accolto, mentre sul 39.0.100 c'è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 39.100, presentato dal senatore Perduca e da altri senatori.
Sull'emendamento 39.300 c'è un invito al ritiro e a trasformarlo in un ordine del giorno. Senatrice Germontani, intende accogliere l'invito del Governo?
GERMONTANI (PdL). Sì, signor Presidente, ritiro l'emendamento e lo trasformo in un ordine del giorno. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G39.300 non verrà posto in votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 39.301.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 39.301 raccoglie sinteticamente tutti gli altri che seguono e interloquisce anche con l'emendamento 39.800 (testo 2), presentato dal Governo. In questo articolo, infatti, come sottolineava la collega Della Monica, sono contenute scelte che contrastano con i valori più profondi della dignità della persona. Ad esempio, la tassa di soggiorno è prevista anche in caso di ricongiungimento del coniuge o di un familiare. Nel momento in cui si vogliono agevolare la famiglia e il suo ruolo in questo Paese, noi applichiamo provvedimenti di questo genere. Ancora, in merito alle spese sanitarie, il presidente Berselli ha chiesto di ritirare l'emendamento 39.305 che stabilisce specificamente che anche chi fra gli immigrati non possiede un euro deve comunque pagare le prestazioni. Certi emendamenti non dovrebbero nemmeno essere presentati nel Parlamento di un Paese che si basa su una Costituzione come la nostra. (Applausi dal Gruppo PD). Signor Presidente, io non parlo molto, ma lei è il mio interlocutore ed io ho diritto alla sua interlocuzione, perché noi ci rivolgiamo tutti alla Presidenza. È stato espresso un parere favorevole, sconcertante, sull'emendamento 39.306, con il quale si abolisce la norma che fa esplicito divieto ai medici del pronto soccorso di denunciare l'immigrato clandestino. Il presidente Vizzini potrà dire - e lo dirà - che i medici non sono obbligati, ma hanno facoltà di denunciare, ma l'immigrato che ha bisogno urgente di cure non sa se il medico chiamato a visitarlo lo denuncerà e potremmo trovarci di fronte alla situazione in cui immigrati che hanno bisogno di cure, anche urgenti e per casi gravi, non si facciano curare. (Applausi del senatore Astore). Signor Presidente, ora lei mi deve dire se queste norme hanno a che fare con la dignità della persona umana! (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
Senatore Gasparri, volevo ricordarle la campagna pubblicitaria, a mio avviso non giusta, sugli autobus di Genova. In quel caso c'è stata una reazione forte dei cosiddetti cristiani riformisti; conservo anche dei ritagli di giornale. Io non ho mai pronunciato in quest'Aula la parola "cristiano" perché ritengo che la politica, anche per i credenti, debba essere vissuta con spirito di sana laicità, ma voi che vi fate sempre paladini dei valori cristiani - sottolineo "sempre" - ora, davanti a queste norme, con estrema disinvoltura, calpestando anche gli appelli del mondo cattolico, dei vescovi, dei medici, andate come un treno. Ci sarebbe tanto da dire. Mi dispiace che non sia presente il presidente Pera, che fra pochi giorni presenterà il suo libro «Perché non possiamo non dirci cristiani», ricordando la celebre frase di Benedetto Croce. Io, però, in conclusione di questo mio intervento - i miei amici non mi concedono molto tempo - voglio rivolgere un appello alle vostre coscienze, ricordando anche a me stesso, la frase di un grande uomo di fede, il quale diceva: "È molto meglio non apparire cristiani, ma esserlo piuttosto che apparirlo, ma non esserlo". (Applausi del senatore Perduca). È su questo che vorrei si riflettesse. Facciamo le crociate per i valori cristiani, ma quando siamo chiamati a metterli in atto li calpestiamo nel modo più violento! (Applausi dai Gruppi Pd e IdV. Congratulazioni). ASTORE (IdV). Bravo! D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, stiamo esaminando l'articolo 39 di questo testo, che è stato modificato per una parte sostanziale in Commissione e che poi, a seguito dell'approvazione di alcuni emendamenti, alcuni dei quali particolarmente esilaranti, verrà totalmente innestato sulla riorganizzazione del testo unico delle leggi sull'immigrazione.
Credo che il tema dell'immigrazione sia di centrale importanza, rispetto al quale nessuno può fare finta di nulla, e che debba essere oggetto di un confronto serio, approfondito, soggetto alle logiche solide della contrapposizione politica. Invece, cari colleghi, voi avete commesso l'errore di non voler discutere su questo argomento. La cosiddetta legge Bossi-Fini, che anch'io ho votato e della quale continuo a condividere tantissime norme, e tutte le leggi sull'immigrazione, per definizione, non possono essere eterne, hanno bisogno di essere adeguate alle circostanze. Lo abbiamo detto in più occasioni, ad esempio per quanto riguarda il contratto di lavoro dei lavoratori extracomunitari, la normativa sui flussi e sulle quote o la circostanza che gli Uffici provinciali del lavoro non toccano palla sulla realtà del fabbisogno delle imprese di manodopera più o meno specializzata. In sostanza, questi uffici non hanno idea di quali siano i bisogni reali di un determinato territorio, anche e soprattutto, cari colleghi della Lega, in momenti di crisi congiunturale e globale come quella che viviamo. Se voi che siete al Governo chiedeste la ricognizione del fabbisogno di manodopera straniera necessaria nel Nord-Est, gli Uffici provinciali del lavoro del Veneto o di un'altra importante Regione del Nord vi fornirebbero una stima burocratica che non ha nulla a che vedere con la realtà che ciascuno di noi e di voi vive.
Il 24 dicembre dello scorso anno, sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea, è stata pubblicata la direttiva sui rimpatri, che prevede norme e procedure comuni a tutti gli Stati membri per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Per la prima volta l'Unione europea ha affrontato il tema del contrasto congiunto, cioè realizzato insieme da tutti i Paesi dell'Unione, all'immigrazione clandestina e della regolamentazione della materia.
Allora, anziché ritrovarci ogni settimana a discutere di questo argomento e ad imbucare una normetta perché vi siete ricordati che c'è un problema da risolvere a Vicenza o a Verona (Applausi del senatore Fosson), cioè a seconda di ciò che vi conviene, dal momento che si tratta di una questione troppo seria, avremmo dovuto e dovremmo aprire un confronto in Parlamento sul recepimento della normativa comunitaria.
Peraltro, con questo articolo 39, state commettendo un errore, prevedendo una norma che non è degna di un Paese civile. Avete infatti portato a 18 mesi la durata massima complessiva della permanenza nei centri di identificazione. Ebbene, questo termine non è previsto come limite massimo neanche per la custodia cautelare nei casi di omicidio. In sostanza, voi trattate l'irregolare peggio di un mafioso, per il quale, in assenza di un processo, è appunto previsto - se non ricordo male - un termine per la custodia cautelare sino a 18 mesi. La norma comunitaria che voi affermate, mentendo, di voler recepire stabilisce un'altra cosa, cioè che il tempo di permanenza è di sei mesi e che per poter arrivare ad una proroga di ulteriori 12 mesi è necessario recepire le procedure integrali che l'Unione europea vuole vengano approvate negli Stati membri. Nella stessa logica è prevista (vi suggerisco, cari colleghi della Lega, di leggervi la direttiva comunitaria) la possibilità di riutilizzare eventuali strutture carcerarie dismesse. Se voleste fare un ragionamento serio e non da campagna elettorale (anche se la campagna elettorale è finita e quella nuova ancora deve iniziare), sapreste che avremmo dovuto fare uno stralcio dal "pacchetto insicurezza", come ormai lo dobbiamo battezzare, visto che avete approvato la norma per la quale chi è indagato per omicidio non viene custodito in carcere in via preliminare, se non per valutazione discrezionale del giudice. Ci ritroviamo, invece, ad avere una previsione di 18 mesi di permanenza nei centri di permanenza temporanea (CPT), ora denominati centri di identificazione ed espulsione (CIE), del soggetto che si trova in condizioni di irregolarità. Ma fate anche di più: nel testo stabilite l'obbligo - che poi viene un po' edulcorato nell'emendamento 39.800 (testo 3), presentato dal Governo - della tassa per il rilascio del permesso di soggiorno. In sostanza, chiedete a quelli che vengono in Italia a lavorare regolarmente, che rispettano le nostre leggi, la nostra cultura, la nostra lingua, la nostra tradizione e che hanno un contratto di lavoro di pagare un pizzo di 200 euro. TORRI (LNP). Ma quale pizzo, senatore D'Alia! D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Così si chiama: pizzo! Caro collega, se voi aveste portato avanti le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico e tutto ciò che era connesso allo sportello unico per l'immigrazione (che non funziona perché le pratiche per il rilascio ed il rinnovo dei permessi soggiorno sono in arretrato di due anni), anche con la rilevazione delle impronte digitali e quant'altro necessario, allora sarebbe stato giusto immaginare non 200 euro, ma comunque la copertura con una tassa. Ciò non è possibile, però, per un permesso di soggiorno cartaceo che non viene rinnovato nei tempi previsti dall'ordinamento, tant'è vero che si va sempre in giro con un bigliettino perché si è in fase di rinnovo, determinando anche un contenzioso sulla condizione di irregolarità. Cari colleghi, a ciò si deve aggiungere che quando in questo testo, in questa sorta di zibaldone di norme, prevedete l'obbligo, anche se camuffato, della denuncia da parte del medico della struttura sanitaria pubblica nei confronti dell'irregolare, state dicendo che gli stranieri irregolari non dovranno essere più assistiti dalle strutture sanitarie. È evidente infatti che nessuno vi si recherà. Faccio un ragionamento che può apparire anche un po' sgradevole: poiché il Servizio sanitario nazionale serve anche per le cosiddette profilassi, e quindi ad avere un controllo delle malattie che possono essere importate da Paesi stranieri, in questo modo scoraggiate il controllo sanitario sul nostro territorio. State raggiungendo livelli di irragionevolezza, di illogicità e di violazione di ogni norma di buonsenso - lasciamo stare le norme costituzionali, quelle ormai le avete violate tutte! - che non vi fanno onore e che non produrranno un risultato positivo nel contrasto all'immigrazione clandestina. Signor Presidente, parlo ora ed eviterò così, per non disturbare i colleghi della Lega che si innervosiscono (e lo capisco), di intervenire in seguito sui singoli emendamenti. Voglio sottolineare che le disposizioni previste dall'articolo 39 sono una vergogna, così come scritte, e vanno eliminate dall'ordinamento! (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, PD e IdV). Esse servono soltanto a produrre ulteriore criminalità ed irregolarità nel nostro territorio e fanno vergogna a quella cosiddetta e presunta componente moderata del Popolo della Libertà che si fa riconoscere solo per l'assordante silenzio. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PD. Congratulazioni).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Brusìo).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prima, però, invito i colleghi a fare silenzio perché non è possibile lavorare in questo modo. BRICOLO (LNP). Signor Presidente, vorrei rispondere alle critiche che ci sono state mosse dai colleghi dell'opposizione, in particolare dai senatori D'Alia e Procacci, soprattutto per il contributo richiesto agli extracomunitari per il rinnovo e il rilascio dei permessi di soggiorno. Faccio presente - visto che i Gruppi parlamentari del PD e dell'UDC-SVP-Aut hanno applaudito l'intervento del senatore Procacci - che emendamento analogo è stato presentato proprio dal Gruppo del Partito Democratico. Mi riferisco all'emendamento 39.106 (pubblicato a pagina 41 del fascicolo n. 4), che poi è stato ritirato. Tale emendamento prevedeva l'istituzione presso il Ministero dell'interno del Fondo nazionale rimpatri, destinato al finanziamento dei programmi di rimpatrio (pagina 42). Il Fondo avrebbe dovuto essere alimentato da un contributo, determinato ai sensi del comma 3, degli stranieri richiedenti il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Questo emendamento lo avete proposto voi, identico al nostro, poi lo avete ritirato. È vero che la settimana scorsa c'è stata una polemica molto forte sui giornali e l'opinione pubblica si è espressa. (Commenti dai banchi dell'opposizione).
LUSI (PD). È stato ritirato!
BRICOLO (LNP). È stato ritirato, ma dopo le polemiche suscitate. Ricordo che l'emendamento è sottoscritto dai seguenti colleghi: Maritati, Casson, Bianco, Latorre, Incostante, Carofiglio, D'Ambrosio, Della Monica, Bastico, Ceccanti, Mauro Marino, Procacci, Sanna, Vitali, De Sena, Galperti, Adamo, Chiurazzi. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). Lo avete fatto voi! Allora, è giusto criticare, ma ancora una volta, purtroppo, dobbiamo confrontarci con vere e proprie strumentalizzazioni. Credo che la nostra proposta sia coerente con l'esperienza degli altri Paesi europei: la tassa c'è in Spagna, in Portogallo, in Germania, in Francia e in Gran Bretagna arriva addirittura a 1.000 euro. È semplicemente una proposta di buonsenso. Si chiede anche a loro - che sono persone che si trovano in questo Paese e se hanno un permesso di soggiorno è perché hanno un posto di lavoro regolare e dunque uno stipendio - di contribuire alle spese per l'immigrazione, che non devono essere solo a carico dei cittadini che già si devono sobbarcare tasse, balzelli, ticket e che dunque devono sempre pagare. È semplicemente questo: non c'è nulla di razzista, ci siamo adeguati alle altre normative europee. Prendiamo però atto che in quest'Aula si vogliono comunque fare critiche strumentali anche quando si è «correi» nella stessa operazione. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
CASSON (PD). Signor Presidente, vorrei fare una precisazione in merito alla segnalazione fatta dal Capogruppo della Lega Nord, presidente Bricolo. È vero che c'è stata la presentazione dell'emendamento 39.106, ma, dopo aver meditato sulla questione, abbiamo ritenuto che fosse grave e dunque abbiamo pensato di ritirare la proposta. Invitiamo dunque il senatore Bricolo a fare altrettanto. La situazione, tra l'altro, è completamente diversa, perché l'emendamento in questione riguardava il rimpatrio assistito. (Applausi ironici dal Gruppo LNP).
STIFFONI (LNP). Si arrampica sugli specchi!
PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 39.301, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
MORANDO (PD). Signor Presidente, guardi il tabellone. La votazione non è segreta!
PRESIDENTE. Sì, certo, annullo la votazione.
Colleghi, per esigenze del sistema, occorre nuovamente l'appoggio. Invito pertanto nuovamente il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico. (La richiesta risulta appoggiata).
Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 39.301, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Commenti dai banchi dell'opposizione).
MORANDO (PD). Presidente, si faccia attenzione ai banchi della maggioranza.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 39.101, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
Metto ai voti l'emendamento 39.102, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori, identico all'emendamento 39.103, presentato dalla senatrice Poretti e da altri senatori.
L'emendamento 39.800/1 è stato ritirato.
Sull'emendamento 39.800 (testo 3)/2 vi è una proposta di riformulazione del Governo. La accetta, senatore Maritati? MARITATI (PD). Sì, signor Presidente.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, le chiedo un chiarimento, perché è un momento di confusione: vorrei sapere se questo è uno degli emendamenti su cui è possibile effettuare il voto segreto.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, nella penultima fila del quadrante equivalente al mio dall'altra parte dell'Aula qualcuno sistematicamente vota per un assente. Chiedo la cortesia di far scendere il collega al banco sottostante per consentire a tutti di votare con maggiore tranquillità.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 39.115.
PRESIDENTE. Indico, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 39.115, presentato dal senatore Bianco e da altri senatori.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 39.600, presentato dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 39.116.
Poiché l'appoggio non è stato registrato dal sistema elettronico, chiedo al senatore Segretario di effettuare nuovamente tale verifica.
PRESIDENTE. Indico, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 39.116, presentato dal senatore Bianco e da altri senatori.
(Applausi dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-Aut).
PRESIDENTE. Sull'emendamento 39.601/1 vi è una proposta di riformulazione del Governo. La accetta, senatore Casson? CASSON (PD). Sì, Presidente, considerato il parere favorevole su tutto il resto.
LIVI BACCI (PD). Signor Presidente, la pregherei di far sedere i senatori al momento del voto, perché un terzo dei senatori resta in piedi.
PRESIDENTE. Mi consenta di non essere d'accordo con lei, senatore Livi Bacci; quando si vota cerco di far stare tutti seduti, un terzo mi sembra una percentuale piuttosto elevata.
Metto ai voti l'emendamento 39.601/1 (testo 2), presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
Metto ai voti l'emendamento 39.601, presentato dal Governo, nel testo emendato. E' approvato.
Sull'emendamento 39.302 il relatore e il Governo hanno rivolto un invito al ritiro e alla trasformazione in ordine del giorno. Chiedo ai presentatori se accettano tale richiesta.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, abbiamo presentato un ordine del giorno in sostituzione dell'emendamento 39.302. Il tema è quello dei ricongiungimenti familiari nei casi di matrimoni che non rispondano ai canoni della nostra legislazione sulla famiglia o sull'istituto del matrimonio. Ci riferiamo a casi frequenti: per esempio è fresca nella nostra memoria la recente sentenza di un tribunale di questo Paese che ha riconosciuto valido, ai fini del ricongiungimento familiare, un matrimonio tra due pachistani stipulato per telefono. In Pakistan, infatti, si può celebrare un matrimonio attraverso la cornetta telefonica. È chiaro che un minimo di dignità verso le regole di questo Paese dovrebbe impedire il riconoscimento di un matrimonio di questo genere ai fini del ricongiungimento familiare. Su questo istituto occorre riflettere attentamente, perché attraverso di esso possono anche verificarsi delle distorsioni e degli abusi. Questo caso, che è stato pubblicato sulle riviste di giurisprudenza e quindi lo potete verificare direttamente, è un esempio di abuso dell'istituto del ricongiungimento familiare. Noi chiediamo quindi che l'istituto matrimoniale, ai fini dell'applicazione dell'istituto del ricongiungimento familiare, sia il più possibile vicino al nostro modello matrimoniale. Non possiamo accettare che due persone, due extracomunitari che si sposano per telefono, poi chiedano il ricongiungimento familiare nel nostro territorio. Sono principi e regole che valgono anche negli altri Paesi europei. Prima ho ascoltato il dibattito sul tema dell'idoneità dell'alloggio ai fini del ricongiungimento familiare e mi veniva da sorridere perché nel Patto europeo sull'immigrazione dell'ottobre 2008, che qualcuno di voi ha già dimenticato, si dice testualmente che occorre meglio regolare l'immigrazione familiare, e a tal fine si invitava ciascuno Stato membro a prendere in considerazione nella legislazione nazionale le sue capacità di accoglienza e le sue capacità di integrazione delle famiglie, valutate - queste capacità - in base alle loro risorse e condizioni di alloggio nel Paese di destinazione, nonché, ad esempio, in base alla conoscenza della lingua di tale Paese. Credo che il Consiglio dell'Unione europea sia molto più rigoroso di molti esponenti dell'opposizione, che spesso si riempiono la bocca di temi europei e della necessità di far riferimento all'Unione europea e alla legislazione europea. Sono convinto che quest'ordine del giorno ci consenta davvero di poter applicare, con tutta sicurezza, l'istituto del ricongiungimento familiare che, come sapete, è diventato il canale di accesso più importante, in termini numerici, nel nostro Paese. Ormai, abbiamo una popolazione immigrata che supera i quattro milioni di stranieri; se anche solo un milione di questi quattro milioni di stranieri chiedesse il ricongiungimento di un unico familiare, in pochi mesi potremmo superare questa soglia già eccessiva. Quindi, vi chiediamo di riflettere su questo nostro ordine del giorno. Peraltro, l'emendamento del Governo 39.801 va nella stessa direzione, perché evita che si possa chiedere il ricongiungimento anche in ipotesi di matrimonio poligamico. Anche questo, infatti, è successo nel nostro Paese: il matrimonio poligamico è stato ritenuto valido ai fini del ricongiungimento familiare. Poi, però, non si riesce a capire con quale dei coniugi avvenga il ricongiungimento: quando ve ne è più di uno, infatti, quale ammettiamo? La proposta del Governo, che ovviamente noi condividiamo, è di ammettere un solo coniuge anche in caso di matrimonio poligamico. In questo Paese, come dicevamo prima, esiste una civiltà millenaria che non ammette il matrimonio con più di un coniuge. La nostra Costituzione ammette il matrimonio con un solo coniuge. In questa direzione vanno sia il nostro ordine del giorno, sia che la proposta del Governo. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Colleghi, ai fini della gestione dell'Aula, comunico che hanno chiesto di intervenire almeno tre senatori: il senatore Compagna, il senatore D'Alia e il relatore Vizzini. Quindi, poiché la conclusione dei nostri lavori è fissata alle ore 20,30, non si effettueranno più votazioni. Do la parola a questi tre colleghi, cui seguiranno degli iscritti a parlare sull'ordine dei lavori.
Senatore Compagna, ha facoltà di parlare.
COMPAGNA (PdL). Signor Presidente, intervengo per esprimere da parte del mio Gruppo il pieno consenso all'ordine del giorno presentato dai colleghi della Lega Nord. Devo dire che l'emendamento originario era già formulato in modo molto intelligente. Sullo sfondo del problema evocato, cioè la leggerezza e la superficialità anche al di là del caso atipico dei due pachistani con cui l'istituto del ricongiungimento familiare è stato in questi anni cinicamente strumentalizzato. I colleghi della Lega Nord hanno avuto la sensibilità di presentare un ordine del giorno per richiamare più in generale l'amministrazione degli Interni sul grande tema delle disattenzioni alla poligamia e, da questo punto di vista, l'onorevole Mantovano ha esperienza anche di precedenti legislature: la Conferenza per l'Islam in Italia, che fu indetta dal ministro Pisanu nella XIV Legislatura, si è rivelata uno strumento deludente. Di qui origina il nostro apprezzamento per l'ordine del giorno presentato dai colleghi della Lega. (Applausi dal Gruppo PdL). D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, considerata l'ora e considerati i franchi tiratori della maggioranza, è meglio prenderla a ridere.
Questo è un ordine del giorno in virtù del quale un cittadino americano che si sposa a Las Vegas non può ottenere il ricongiungimento familiare, visto che esistono forme matrimoniali, disciplinate nei vari Stati degli Stati Uniti, che non hanno quei requisiti di sostanza e di forma previsti dal nostro ordinamento per legittimare l'eventuale ricongiungimento.
Io credo che ci stiamo veramente coprendo di ridicolo. (Applausi del senatore Peterlini). VIZZINI, relatore. Domando di parlare.
VIZZINI, relatore. Signor Presidente, vorrei esprimere un parere pienamente favorevole sull'ordine del giorno presentato dalla Lega in sostituzione dell'emendamento 39.302, che tocca un tema molto delicato. Ciò che viene chiesto nell'emendamento, e di conseguenza nell'ordine del giorno, è la validità del matrimonio contratto all'estero, a condizione che sia conforme ai principi della normativa italiana sull'attestazione della validità del vincolo. È noto a tutti che esistono ormai sistemi per cui si contraggono addirittura matrimoni al telefono per consentire a qualcuno di venire nel nostro Paese senza avere un valido titolo, che poi invece viene confermato. D'altronde, nella storia giuridica del nostro Paese è anche capitato che un magistrato, tanto tempo fa, quando ancora in Italia non c'era il divorzio, delibasse sentenze di divorzio introducendolo in modo surrettizio nel nostro ordinamento quando esso era assolutamente proibito. Abbiamo prove del passato che ci fanno pensare che forme anomale di matrimonio, che non hanno alcun valore ai sensi della legge italiana, vengano stipulate pur di poter entrare nel nostro Paese. Per queste ragioni, credo che l'ordine del giorno G39.302 debba impegnare davvero il Governo a studiare e a formulare vincoli che non consentano siffatte irregolarità nel nostro Paese. PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G39.302 non verrà posto in votazione.
Sull'annunciata chiusura dello stabilimento Indesit di None (Torino) MARCENARO (PD). Domando di parlare.
MARCENARO (PD). Signor Presidente, intervengo, anche a nome degli altri senatori piemontesi del mio Gruppo, per chiedere al Governo di prendere in esame la drammatica situazione creatasi a Torino, in particolare nel territorio di Pinerolo, per l'annuncio della chiusura dello stabilimento Indesit di None, che occupa 700 lavoratori, già oggi mobilitati per la difesa del loro posto di lavoro. È un aspetto, tra i tanti, di una crisi industriale profonda. Mi pare giusto, pertanto, anche al termine di una seduta complessa e travagliata come quella di oggi, sottoporre tale questione all'esame della Presidenza del Senato e in particolare del Governo affinché vi sia sul punto la necessaria attenzione e un intervento. (Applausi della senatrice Marinaro).
Per comunicazioni del Governo su un presunto traffico di organi di minori SBARBATI (PD). Domando di parlare.
SBARBATI (PD). Signor Presidente, prendo la parola per sollecitare il Ministro dell'interno Maroni a venire in Aula per dirci se effettivamente la denuncia che egli ha fatto recentemente in un'Assemblea dell'UNICEF, su un presunto traffico di organi che coinvolgerebbe anche i minori nel nostro Paese, si fonda su dati oggettivi e reali in possesso del Ministro. Non molti giorni fa nella Commissione bicamerale per l'infanzia ho chiesto al Ministro se questo fenomeno interessasse il nostro Paese, considerato che anche quando sedevo alla Commissione giustizia del Parlamento europeo sembrava che l'Italia ne fosse toccata. Se questi dati sono davvero in suo possesso, chiedo, insieme a tutti coloro che hanno firmato con me la richiesta di un'interrogazione orale con carattere di urgenza ai sensi dell'articolo 151 del nostro Regolamento, che il Ministro venga in Aula a relazionare. Credo si tratti di un argomento molto importante, che attiene anche ad un altro fenomeno, cioè la fuga dei minori dai centri di accoglienza della sua isola, la Sicilia, in particolare da Agrigento e dintorni, di cui si perdono le tracce. Il Ministro stesso, rispondendo ad una mia precedente interrogazione firmata anche dalla senatrice Serafini, ha sostenuto che di questo 30 per cento probabilmente molti finiscono nelle mani del racket relativo al traffico di esseri umani, su cui occorre aprire un'inchiesta e credo che il Ministro l'abbia già fatto. Confido tuttavia nella sua sensibilità, perché credo che questo tema, al di là delle posizioni politiche espresse in questa Aula, tocchi veramente le corde della nostra coscienza, del nostro cuore, della nostra intelligenza. Mai come oggi è necessario proteggere l'infanzia: i bambini hanno diritto alla vita, al futuro e soprattutto a non essere violentati ed a non essere preda di queste realtà criminali molto agguerrite a livello internazionale, come lei certamente sa. Confido nella sua sensibilità, che so forte su questi temi, perché questo dibattito avvenga il più presto possibile affinché possiamo essere messi a conoscenza dei dati oggettivi che credo siano in possesso del Ministro, perché egli ha fatto questa affermazione in luogo pubblico. (Congratulazioni).
PRESIDENTE. Le rispondo subito, almeno per quanto concerne l'impegno della Presidenza. Lei saprà che il Ministro si era impegnato a realizzare una finestra di comunicazione sulla tematica degli sbarchi, in occasione della discussione di questo disegno di legge. Questa era l'intesa raggiunta in Conferenza dei Capigruppo. Il ministro Maroni non è potuto venire in quanto si trova all'estero proprio per occuparsi di questi temi, ma ha confermato la sua disponibilità a venire al Senato per riferire sugli sbarchi clandestini e sulla situazione a Lampedusa. Sottoporremo, pertanto, la questione da lei sollevata al Ministro e domani, in sede di Conferenza dei Capigruppo, che si terrà alle ore 9, proporrò che sia la stessa Conferenza insieme alla Presidenza a chiedere al Ministro di riferire, in occasione dell'intervento che terrà sugli sbarchi, anche su questo delicatissimo tema che il Ministro ha denunziato, pur se nel corso di interviste e quindi in una sede non istituzionale. Ritengo giusto, però, che il Senato, nel suo ruolo istituzionale, sia debitamente informato di questa denuncia effettivamente gravissima e di cui abbiamo quindi il diritto-dovere di essere informati. Sulla positiva conclusione della vertenza dei giornalisti de La7 DI GIOVAN PAOLO (PD). Domando di parlare.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Se pur velocemente per non abusare della sua pazienza a quest'ora, signor Presidente, intervengo per dare delle notizie buone. Abbiamo fatto più volte riferimento sull'ordine dei lavori alle questioni dell'informazione: a "La7", forse anche con il contributo della nostra attenzione, si è conclusa la vertenza in atto e nessuno è stato licenziato. Sono stati firmati i contratti di solidarietà e anche su Telecom si è aperta una contrattazione: la concertazione è quindi la strada giusta. Naturalmente torneremo sulla questione dell'informazione perché, come si sa, c'è un tema più generale che andrà affrontato con i colleghi della maggioranza e dell'opposizione. È anche giusto, però, che rimanga agli atti l'utilità di impegnarsi in queste condizioni. PRESIDENTE. Ogni tanto una buona notizia! Interrogazioni, annunzio PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
per le sedute di giovedì 5 febbraio 2009 PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 5 febbraio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno: