Source: http://www.gtdambiente.it/attivita/Gestione_dei_rifiuti_a_protezione_dell_ambiente-6
Timestamp: 2020-04-02 16:53:35+00:00
Document Index: 121395992

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 184', 'art. 184', 'art. 2', 'art. 178', 'art. 4', 'art. 179', 'art. 177', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 60', 'art. 60']

Gestione dei rifiuti a protezione dell’ambiente - Green Technology Development
Il testo di riferimento è il D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 e s.m.i. che nella parte Quarta descrive le norme in materia di gestione dei rifiuti. Il D.Lgs. 205 del 2010, che recepisce la direttiva europea 2008/98/CE, è entrato in vigore il 25 dicembre 2010 ed ha introdotto modifiche ed integrazioni importanti relative alle norme sui rifiuti. Un rifiuto è inteso come qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi (art. 183 comma 1 lettera a del D.Lgs. 152/06) in modo diretto o indiretto attraverso procedure di smaltimento o recupero (allegati B e C). I rifiuti vengono classificati (art. 184 comma 1 del D.Lgs. 152/06) in base alla provenienza (urbani o speciali) e in base alla composizione (non pericolosi e pericolosi). Sono pericolosi i rifiuti non domestici indicati espressamente come tali, con apposito asterisco, nell’elenco di cui all’allegato D, sulla base degli allegati G, H e I (art. 184 comma 5).
Principi di gestione e responsabilità
L’art. 2 del D.Lgs. 205/10, modificando l’art. 178 del D.Lgs. 152/06, espone il concetto per cui la gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nonché del principio chi inquina paga. A tale fine la gestione dei rifiuti è effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza, fattibilità tecnica ed economica, nonché nel rispetto delle norme vigenti in materia di partecipazione e di accesso alle informazioni ambientali.
L’art. 4 comma 1 del D.Lgs. 205/10, modificando l’art. 179 del D.Lgs. 152/06, elenca i criteri di priorità nella gestione dei rifiuti. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia
La gerarchia stabilisce, in generale, un ordine di priorità di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale. Nel rispetto della gerarchia, devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che garantiscono, nel rispetto degli art. 177, commi 1 e 4, e 178, il miglior risultato complessivo, tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la fattibilità tecnica e la praticabilità economica (art. 4 comma 2 del D.Lgs. 205/10). Con riferimento a singoli flussi di rifiuti è consentito discostarsi, in via eccezionale, dall’ordine di priorità qualora ciò sia giustificato, nel rispetto del principio di precauzione e sostenibilità, in base ad una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilità tecnica e la protezione delle risorse (art. 4 comma 3 del D.Lgs. 205/10).
Classificazione di rifiuti
Per identificare un rifiuto occorre assegnare un CER (Codice Europeo di Rifiuto) procedendo a stabilire la fonte che genera il rifiuto ed utilizzando un CER contrassegnato con un asterisco per i rifiuti pericolosi. Il codice attribuito ai rifiuti prodotti determina, insieme ad altri fattori, gli adempimenti ed i controlli che devono essere attuati per la corretta gestione nel rispetto della normativa vigente.>
Il D.Lgs. 205/10 modifica gli allegati D e I del D.Lgs. 152/06 eliminando contestualmente gli allegati A (categorie di rifiuti), G (categorie di rifiuti pericolosi) e H (costituenti che rendono pericoloso il rifiuto). La classificazione avviene:
attribuendo un CER in applicazione delle direttive presenti nell’allegato D del D.Lgs. 205/10 (elenco dei rifiuti istituito dalla Decisione della Commissione) nei punti 2, 3, 3.1, 3.2, 3.3 e 3.4. In particolare al punto 3.4, i rifiuti contrassegnati nell’elenco con un asterisco "*" sono rifiuti pericolosi ai sensi della direttiva 2008/98/CE e ad essi si applicano le disposizioni della medesima direttiva, a condizione che non trovi applicazione l’articolo 20. Si ritiene che tali rifiuti presentino una o più caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva 2008/98/CE e, in riferimento ai codici da H3 a H8, H10 e H11 del medesimo allegato, una o più delle seguenti caratteristiche:
punto di infiammabilità < o = 55 °C;
una o più sostanze classificate come molto tossiche in concentrazione totale > o = 0,1%;
una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale > o = 3%;
una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale > o = 25%;
una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale > o = 1%;
una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale > o = 5%;
una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale > o = 10%;
una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37 e R38 in concentrazione totale > o = 20%;
una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in concentrazione > o = 0,1%;
una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione > o = 1%;
una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2) classificata come R60 o R61 in concentrazione > o = 0,5%;
una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3) classificata come R62 o R63 in concentrazione > o = 5%;
una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificata come R46 in concentrazione > o = 0,1%;
una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in concentrazione > o = 1%;
se il rifiuto è pericoloso, attribuendo le caratteristiche di pericolo riportate nell’allegato I del D.Lgs. 205/10 (caratteristiche di pericolo per i rifiuti). Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato I (punto 5 dell’allegato D del D.Lgs. 205/10).
L’attribuzione delle caratteristiche di pericolo “tossico” (“molto tossico”), “nocivo”, “corrosivo” e “irritante”, “cancerogeno”, “tossico per la riproduzione”, “mutageno” ed “ecotossico”, viene effettuata secondo i criteri stabiliti in allegato VI della direttiva 67/548/CE (abrogata dal 1° giugno 2015 dall’art. 60 del regolamento CE n. 1272/2008) e successive modifiche ed integrazioni, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose. Ove pertinente si applicano i valori limite, di cui agli allegati II e III della direttiva 1999/45/CE (abrogata dal 1° giugno 2015 dall’art. 60 del regolamento CE n. 1272/2008).
Il D.Lgs. 205/10 (recepimento della direttiva 2008/98/CE), attraverso le note 1 e 2 dell’allegato I, si adegua fortemente alle attuali disposizioni normative in materia di classificazione delle sostanze e preparati pericolosi introdotti dal regolamento CE n. 1272/2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele.