Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-30323-del-18-12-2017
Timestamp: 2020-05-28 04:52:33+00:00
Document Index: 22649029

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 92', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 30323 del 18/12/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30323 del 18/12/2017
Cassazione civile, sez. lav., 18/12/2017, (ud. 14/06/2017, dep.18/12/2017), n. 30323
1. La Corte di Appello di Catanzaro, con sentenza del 26.11.2015, in riforma della pronuncia di primo grado, ha accertato l’illegittimità del licenziamento intimato a P.M. dalla Derico New Geo Srl ed ha condannato la società al pagamento di una somma pari a sei mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, richiamando la L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 6, come novellato dalla L. n. 92 del 2012.
2. Posta quindi l’illegittimità del licenziamento con una statuizione della Corte calabra che, per quanto innanzi esposto, ha superato il vaglio di legittimità, è possibile esaminare i motivi di ricorso principale che riguardano le tutele riconosciute dai giudici del merito nella vigenza della L. n. 300 del 1970, art. 18, come novellato dalla L. n. 92 del 2012.
3. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione di tale norma per avere la sentenza impugnata negato la tutela reintegratoria prevista dal quarto comma, richiamata dal detto art. 18, comma 7. Si sostiene infatti che il giustificato motivo oggettivo era costituito da una interdittiva antimafia improduttiva di effetti, perchè caducata a seguito di sentenza del giudice amministrativo, “con conseguente inesistenza della esigenza di riorganizzazione aziendale (rispetto alla quale l’interdittiva era l’unico presupposto)”, sicchè il recesso restava sprovvisto di qualsiasi giustificazione.
Invero la L. n. 92 del 2012, graduando le tutele in caso di licenziamento illegittimo, ha previsto al quarto comma del nuovo art. 18, una tutela reintegratoria definita “attenuata” (per distinguerla da quella più incisiva di cui al primo comma), in base alla quale il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore ed al pagamento di una indennità risarcitoria dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, in misura comunque non superiore a 12 mensilità; al quinto comma dello stesso articolo è prevista, invece, una tutela meramente indennitaria per la quale il giudice dichiara risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condanna il datore al pagamento di una indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di 12 mensilità e un massimo di 24, tenuto conto di vari parametri contenuti nella disposizione medesima.
La linea di confine tra le due tutele, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo illegittimo, è disegnata dall’art. 18, comma 7, novellato secondo la seguente formulazione testuale per cui il giudice: “Può altresì applicare la predetta disciplina (ndr. quella di cui al comma 4) nell’ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al comma 5”.
Secondo la pronuncia di questa Corte già citata – che qui si condivide poichè il giudice “può” attribuire la cd. tutela reintegratoria attenuata, tra tutte le “ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi” del giustificato motivo oggettivo, esclusivamente nel caso in cui il “fatto posto a base del licenziamento” non solo non sussista, ma anche a condizione che detta “insussistenza” sia “manifesta”, non pare dubitabile che l’intenzione del legislatore, pur tradottasi in un incerto testo normativo, sia quella di riservare il ripristino del rapporto di lavoro ad ipotesi residuali che fungono da eccezione alla regola della tutela indennitaria in materia di licenziamento individuale per motivi economici.
4. Subordinatamente, con il secondo motivo del ricorso principale l’istante lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 18, novellato per avere la sentenza impugnata applicato il comma 6, della disposizione (cd. tutela indennitaria debole con risarcimento del danno dalle 6 alle 12 mensilità) in luogo del precedente comma quinto (risarcimento del danno dalle 12 alle 24 mensilità). La stessa statuizione viene impugnata con il terzo motivo per vizi di motivazione.
La tutela del sesto comma della L. n. 300 del 1970, art. 18, modificato dalla L. n. 92 del 2012, “con attribuzione al lavoratore di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata… tra un minimo di sei ed un massimo di dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto”, applicata dalla Corte territoriale, opera esclusivamente nelle ipotesi in cui il licenziamento sia dichiarato inefficace per violazione del requisito di motivazione del licenziamento, della procedura di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 7, o della procedura conciliativa prevista dalla L. n. 604 del 1966, art. 7.
5. L’accoglimento di tali motivi comporta la cassazione della sentenza impugnata in relazione ad essi, con conseguente assorbimento del quarto mezzo di ricorso principale con cui si denuncia la violazione dell’art. 92 c.p.c., per avere la Corte di Appello integralmente compensato le spese di lite, atteso che le spese del giudizio di merito andranno riliquidate all’esito del giudizio di rinvio.
6. Conclusivamente, dichiarato inammissibile il ricorso incidentale, quello principale, respinto il primo motivo, va accolto nel solo suo secondo e terzo mezzo di gravame, assorbito l’ultimo, con cassazione della sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti al fine di stabilire l’indennità risarcitoria onnicomprensiva commisurata tra un minimo di 12 mensilità ad un massimo di 24, secondo quanto previsto dalla L. n. 92 del 2012, art. 18, comma 5.
La Corte, rigettato il primo motivo del ricorso principale,‹ accoglie il secondo ed il terzo, assorbito il quarto, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti, rinvia alla Corte di Appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per le spese; dichiara inammissibile il ricorso incidentale.