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Timestamp: 2020-04-07 02:12:45+00:00
Document Index: 25560165

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Sentenza Cassazione Civile n. 1967 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1967 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 07/12/2016, dep.25/01/2017), n. 1967
sul ricorso 11486-2014 proposto da:
CURATELA FALLIMENTO M.M., elettivamente domiciliata in
ROMA, VIALE CASTRENSE N. 7, presso lo studio dell’avvocato MONICA
TAGLIALATELA, che la rappresenta e difende giusta procura speciale a
avverso la sentenza n. 974/50/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE DI NAPOLI, emessa il 27/01/2014 e depositata il
03/02/2014;
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, contro la sentenza resa dalla CTR Campania indicata in epigrafe che, in riforma della sentenza di primo grado, ha accolto l’appello proposto dalla curatela del fallimento M.M., ritenendo illegittima la cartella di pagamento notificata alla società contribuente relativa al disconoscimento di credito IVA non indicati tempestivamente in dichiarazione.
La società intimata si è costituita in giudizio eccependo l’inammissibilità ed infondatezza del ricorso. La stessa intimata ha depositato memoria.
Il ricorso, in rito ammissibile laddove prospetta l’erronea applicazione del regime in tema di detrazione del credito d’imposta IVA non tempestivamente indicato in dichiarazione dal contribuente, è fondato nei termini di seguito esposti.
Le Sezioni Unite di questa Corte – sent. n. 17757/2016, depositata l’8.9.2016- hanno di recente ritenuto che “La neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale, l’eccedenza d’imposta – risultante da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto – sia riconosciuta dal giudice tributario se siano stati rispettati dal contribuente tutti i requisiti sostanziali per la detrazione; pertanto, in tal caso, il diritto di detrazione non può essere negato nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato, laddove, pur non avendo il contribuente presentato la dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, sia dimostrato in concreto – ovvero non controverso – che si tratti di acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili”.
Orbene, a detto principio non si è attenuto il giudice di appello che ha riconosciuto l’esistenza dei crediti d’imposta indicati postumamente dal contribuente rispetto all’epoca della loro insorgenza (rispettivamente anni 2006 e 2007) e precisamente nelle dichiarazioni presentate in data 22.12.2009 – data sulla quale le parti convergono nei loro scritti difensivi, rendendo plausibile la ritenuta sussistenza di mero errore materiale nell’indicazione della data di presentazione della dichiarazione contenuta in sentenza (22.12.2012) – non valutando il tema della decadenza nella quale la parte contribuente sarebbe in tutto o in parte incorsa, invece limitandosi a fondare la motivazione sulla natura incontestata del credito IVA. Ed infatti, alla stregua della sentenza delle S.U. sopra richiamata, in caso di omessa presentazione della dichiarazione annuale, spetta al soggetto passivo l’onere di dimostrare l’effettività del diritto di detrazione, il quale va esercitato nel rispetto del termine biennale di decadenza previsto dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, comma 1, risultando tale principio peraltro anche di recente ribadito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia – Corte giust., 28 luglio 2016, C-332/15.
Va solo precisato che le questioni introdotte per la prima volta dalla Curatela del fallimento in memoria – con l’annesso documento – non possono in alcun modo passare al vaglio di questa Corte, attenendo a questioni fattuali che esulano dal potere essere considerate in sede di legittimità.
Sulla base e nei limiti sopra esposti il ricorso merita accoglimento e la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altra sezione della CTR della Campania anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR della Campania anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.