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Timestamp: 2020-02-19 07:28:23+00:00
Document Index: 56309510

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'sentenza ', 'art. 67', 'art. 213', 'sentenza ', 'art. 101', 'art. 182', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 67', 'art. 118', 'art. 183']

﻿ Legge Fallimentare: ancora novità dal ddl bilancio 2017 | ilfallimentarista.it
25 Novembre 2016 | Giuliano Buffelli Fallimento: disciplina generale
Si ricorda che la Legge di stabilità (L. n. 208/2015) ha previsto, per le procedure aperte dal 2017, che la nota di variazione in diminuzione ex art. 26, comma 2, Legge IVA può essere emessa a partire dalla data:
della sentenza dichiarativa di fallimento del debitore;
del decreto di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti;
ella pubblicazione nel Registro delle Imprese del piano attestato ex art. 67, comma 3, lett. d) l.fall.
Il disegno di legge bilancio 2017 interviene su tale previsione normativa in modo veramente curioso e sorprendente, eliminando le suddette novità e ripristinando la formulazione della norma antecedente alla legge di stabilità.
Salvo sorprese dell’ultim’ora, dal gennaio 2017 si continuerà con la vecchia normativa che prevedeva la seguente tempistica di emissione della nota di credito a fronte dalla procedura che ha interessato il debitore:
per il fallimento: nel momento in cui il piano di riparto finale sia divenuto definitivo, ovvero, in assenza di piano di riparto, alla scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura del fallimento;
per la liquidazione coatta amministrativa: nel momento in cui è trascorso il termine previsto dall’art. 213 l. fall.;
per il concordato fallimentare: nel momento in cui è passata in giudicato la sentenza di omologa;
per il concordato preventivo: nel momento in cui rileva il decreto di omologa del concordato stesso (al riguardo, peraltro, l’Amministrazione delle Finanze ritiene che la nota possa essere emessa solo ad avvenuto adempimento del piano, o comunque, per il concordato con cessione dei beni, al termine della fase della liquidazione giudiziale);
per l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi: la procedura non è interessata dalla norma in quanto il suo scopo primario è la continuazione e il ripristino dell’impresa.
L’intervento è veramente sorprendente e, per evidenti problemi di cassa, ripropone uno stridente disallineamento rispetto alla normativa delle perdite su crediti ai fini delle imposte dirette (art. 101 TUIR).
Modifica dell’art. 182-ter l. fall. in tema di transazione fiscale
E’ noto il recente percorso che ha interessato la norma in oggetto per quanto attiene alla preoccupazione del legislatore di non interferire con le risorse proprie dell’Unione Europea e in particolare con i dazi e con l’imposta sul valore aggiunto.
La Suprema Corte di Cassazione, pur affermando il carattere facoltativo della transazione fiscale, ha attribuito al credito IVA un trattamento particolare, nel senso che tale tributo non può essere soggetto a riduzioni. Tale interpretazione è stata fatta propria anche dalla Corte Costituzionale, secondo la quale la regola della intangibilità del credito IVA nel concordato costituirebbe “un’opzione del legislatore necessitata dalla peculiare disciplina dell’IVA derivante dalle regole comunitarie” (Corte Costituzionale, sentenza n. 225/2014, in questo portale, con news, Non fondata la questione di legittimità costituzionale del divieto di falcidia del credito IVA).
La Corte di Giustizia UE, causa C-546/14 del 7/04/2016, come noto, è intervenuta sull’argomento precisando invece che la direttiva comunitaria non osta ad una norma nazionale “che possa essere interpretata nel senso che l’imprenditore in stato di insolvenza può presentare ad un Giudice domanda di apertura della procedura di concordato preventivo al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare anche solo parzialmente il debito IVA, attestando, sulla base dell’accertamento di esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe trattamento migliore nel caso di proprio fallimento” (Il Fisco n.. 18/2016 pag. 1765).
Nel D.D.L. di Stabilità il legislatore, con il proposto emendamento all’art. 16, anche e soprattutto per rendere l’istituto della transazione fiscale più operativo e utile (il suo scarso utilizzo è fino ad oggi stato indotto dalla farraginosità della norma), riscrive la disciplina della transazione con riferimento al concordato preventivo e all’accordo di ristrutturazione dei debiti.
La nuova norma va incontro alle considerazioni della Corte di Giustizia rimuovendo dal procedimento transattivo non solo il divieto di pagamento parziale dell’IVA, ma anche delle ritenute operate e non versate, introducendo, come indicato dalla Corte UE, la richiesta di attestazione di un professionista indipendente in possesso dei requisiti ex art. 67, comma 3, lett. d) l. fall. Ciò potrà dunque consentire il normale pagamento parziale – oltre che dilazionato - anche di IVA e ritenute.
Invito operativo
Considerato l’attivismo del legislatore in tema di Legge Fallimentare, vale forse la pena di segnalare ancora la necessità di coordinamento tra la nuova modalità di chiusura del fallimento ex art. 118, comma 2, l. fall. e la disposizione fiscale ex art. 183 TUIR che, anche dopo interventi dell’Agenzia rispettivamente del Veneto e della Direzione Generale, ancora lascia enormi vuoti operativi e controversi spazi interpretativi.