Source: http://www.giurcost.org/decisioni/2000/0052s-00.html
Timestamp: 2019-03-22 14:44:04+00:00
Document Index: 27902968

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 8', 'art. 13', 'sentenza ', 'art 8', 'art. 13', 'art. 8']

Consulta Online - Sentenza n. 52/2000
In particolare, un’analoga questione riferita alla mancata previsione del diritto di riscatto, ai fini pensionistici, del periodo di studi per il conseguimento di uno dei diplomi rilasciati dall’Accademia di belle arti é già stata accolta dal Giudice delle leggi con la sentenza n. 535 del 1990: ma, poichè si riferiva al caso in cui il titolo di studio era richiesto per l’ammissione ai concorsi per la docenza di ruolo all’interno della stessa Accademia, gli effetti di tale pronuncia, secondo il Tar, non potrebbero applicarsi all'ipotesi – come nella specie – in cui il diploma sia richiesto per l’ammissione ai concorsi a cattedre per la generalità degli istituti medi, inferiori e superiori.
1.3.— Nel giudizio davanti alla Corte costituzionale non si é costituita la parte privata, nè é intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri.
2.1.— Analoga questione é stata sollevata nel corso di un giudizio davanti alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, promosso nel 1995 da un’insegnante elementare di ruolo, avente funzioni di insegnante di "sostegno", avverso il provvedimento con cui il Provveditore agli studi di Trapani aveva respinto la domanda di riscatto ai fini pensionistici di due anni di servizio, corrispondenti alla durata del corso di specializzazione della scuola magistrale ortofrenica di Trapani.
La ricorrente, in specie, aveva contestato l’interpretazione restrittiva dell’art. 13 del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, cui si era uniformata l’Amministrazione: la previsione che ammette il riscatto del periodo di tempo corrispondente alla durata di corsi universitari di specializzazione, costituenti condizione necessaria per l’ammissione al servizio, avrebbe dovuto estendersi anche al corso frequentato dalla stessa ricorrente, previsto dal d.P.R. 31 ottobre 1975, n. 970 (Norme in materia di scuole aventi particolari finalità), in quanto presupposto indefettibile per la nomina in ruolo e la conseguente immissione in servizio quale insegnante di sostegno. Ciò in conformità ai numerosi interventi con cui la Corte costituzionale ha ampliato la portata dell’art. 13 anzidetto, sancendo la riscattabilità di ogni periodo di studi espletato nell’ambito di un corso di specializzazione identificato come presupposto necessario per l’ammissione ad una determinata qualifica professionale.
2.2.— La Corte dei conti ha preso le mosse dal tenore della norma impugnata, secondo cui il dipendente civile al quale siano stati richiesti, come condizione necessaria per l'ammissione in servizio, il diploma di laurea o, in aggiunta, quello di specializzazione rilasciato dopo la frequenza di corsi universitari di perfezionamento può riscattare in tutto o in parte il periodo di tempo corrispondente alla durata legale degli studi universitari e dei corsi speciali di perfezionamento, verso corresponsione di un contributo specificamente determinato. Quindi la Corte ha osservato che il corso di specializzazione frequentato dalla ricorrente non é compreso tra quelli ammessi al riscatto dalla norma in questione e che, pertanto, la questione di legittimità costituzionale prospettata é rilevante ai fini del giudizio, potendo concedersi la facoltà di riscatto solo previo accertamento dell’eventuale illegittimità di siffatta esclusione ad opera della disposizione censurata.
Il diploma di specializzazione ortofrenica, ha proseguito il giudice rimettente, non é titolo di livello universitario, bensì titolo destinato a cumularsi al diploma di istruzione secondaria di secondo grado; esso é, comunque, richiesto per il reclutamento e l’assegnazione al posto di insegnante di "sostegno".
La nomina della ricorrente é avvenuta, invero, ai sensi dell’art. 12, quarto comma, della legge 20 maggio 1982, n. 270 (Revisione della disciplina del reclutamento del personale docente della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica, ristrutturazione degli organici, adozione di misure idonee ad evitare la formazione di precariato e sistemazione del personale precario esistente), secondo cui le dotazioni organiche dei ruoli provinciali della scuola elementare e della scuola media comprendono anche i posti di sostegno a favore degli alunni portatori di handicap. L’accesso ai posti anzidetti – giusta quanto previsto dall’art. 8 del d.P.R. n. 970 del 1975, precedentemente citato – é subordinato al possesso di un titolo di specializzazione da conseguire al termine di un corso teorico-pratico di durata biennale, tenuto presso scuole o istituti riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione, salvi i titoli di specializzazione acquisiti in precedenza. Il titolo di specializzazione ortofrenica ottenuto dalla ricorrente, ha osservato il giudice a quo, appartiene proprio alla fattispecie prevista da tale ultima norma ed é stato utilizzato insieme al diploma di istruzione secondaria di secondo grado per la nomina in ruolo con assegnazione al posto di "sostegno".
Il corso di specializzazione ortofrenica di cui si discute non sarebbe stato rilasciato in ambito universitario, sempre secondo il giudice a quo, sicchè non sarebbe testualmente previsto dall’art. 13 del d.P.R. n. 1092 del 1973 tra quelli per i quali é concessa la facoltà di riscatto ai fini pensionistici del relativo periodo di frequenza. Tale esclusione é apparsa al giudice rimettente irrazionale ed illogica alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale in casi analoghi, nei quali si é riconosciuta la riscattabilità dei periodi di studi richiesti nell’ambito di corsi di specializzazione e preparazione professionale individuati come condizione necessaria per l’accesso nei ruoli dell’Amministrazione (si sono richiamate, in particolare, le sentenze n. 128 del 1981, nn. 765 e 1016 del 1988 e n. 163 del 1989). La Corte dei conti ha segnalato al riguardo che l’evoluzione legislativa in materia si sarebbe spinta nella direzione di un significativo ampliamento della facoltà di riscatto del dipendente, al fine di attribuire la giusta considerazione alle esperienze di studio e di specializzazione idonee a garantire l’elevazione della preparazione professionale di coloro che vengono immessi nei ruoli della pubblica amministrazione, con la conseguenza di ritenere costituzionalmente illegittima, per violazione dei parametri costituzionali di eguaglianza e di buon andamento dell’amministrazione, ogni normativa che impedisca il riscatto degli anni impiegati per frequentare corsi di specializzazione, immediatamente posteriori all’istruzione secondaria, richiesti quale condizione necessaria per l’ammissione ad uno dei posti occupati in carriera.
2.3.— Anche in tale giudizio di costituzionalità non si é costituita la parte privata, nè é intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri.
2.— I due giudizi sono connessi per la sostanziale coincidenza delle norme denunciate e per l'identità dei parametri costituzionali invocati, nonchè per quella dei profili in contestazione; pertanto può esserne disposta la riunione ai fini della unicità della decisione.
L’estensione, ad opera di questa Corte, della facoltà di riscatto anche riguardo ad alcuni diplomi post-secondari é avvenuta per l'accertato livello superiore dei corsi; ciò che lo stesso legislatore ha riconosciuto richiedendo appunto come requisito per l’ammissione a determinati posti il possesso di detti titoli (in aggiunta al diploma di scuola secondaria superiore) in alternativa alla laurea, senza che per questo si dovesse porre un problema di rigorosa equipollenza dei relativi corsi rispetto agli studi universitari (sentenza n. 535 del 1990).
In base al combinato disposto degli artt. 2, 7 e 8 della legge 4 agosto 1977, n. 517 (Norme sulla valutazione degli alunni e sull’abolizione degli esami di riparazione, nonchè altre norme di modifica dell’ordinamento scolastico), dell’art 8 del d.P.R. 31 ottobre 1975, n. 970 e della legge 30 marzo 1971, n. 118, l’istruzione dell’obbligo per i portatori di handicap deve ormai avvenire non più con gli strumenti delle classi differenziali, ma nelle classi normali della scuola pubblica, salvo ipotesi residuali ed eccezionali di sezioni staccate della scuola statale in centri di degenza e ricovero.
Tali titoli possono attualmente essere rilasciati anche a seguito di corsi biennali gestiti da università, per i quali non si pongono particolari problemi ai fini del riscatto, soprattutto quando siano in aggiunta alla laurea, essendo innegabile il loro livello di titolo universitario. Invece la restrittiva dizione dell’art. 13, primo comma, del d.P.R. 29 dicembre 1973, n.1092 esclude i titoli di specializzazione rilasciati da quelle scuole o istituti (estranei all’ambito universitario) che, in quanto riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione, sono previsti dalla normativa che prescrive il possesso del titolo di specializzazione per l’accesso a determinati posti e l’esercizio di specifiche funzioni (art. 8 del d.P.R. 31 ottobre 1975, n. 970). Tale riconoscimento della scuola o dell’istituto deve necessariamente avvenire sulla base di una equipollenza di livello di organizzazione e di preparazione di carattere superiore (post-secondario), in modo da corrispondere a quelle esigenze inderogabili di professionalità di grado superiore per l’esercizio delle delicate funzioni, anche per un assetto di buon andamento del servizio pubblico, cui é destinato detto personale.