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Timestamp: 2020-01-23 06:01:46+00:00
Document Index: 35703230

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 167', 'art. 168', 'art. 168', 'art. 5', 'art. 89']

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Interessi attivi: procedura e modalità di imposizione
Modalità di tassazione e principio di competenza economica per gli interessi attivi finanziari. Modalità e procedura di tassazione degli interessi attivi per le società di persone e di capitali. Infine, le modalità di tassazione degli interessi attivi relativa a conti correnti esteri.
Interessi attivi finanziari da conti correnti, bancari e postali, e obbligazioni con tassazione attraverso ritenuta del 26%. Per le imprese, individuali o societarie è prevista l’applicazione di una ritenuta a titolo di acconto del 26%. Ritenuta che l’intermediario finanziario è tenuto ad applicare nel momento del pagamento degli interessi.
Di seguito andremo a vedere come avviene l’imputazione a Conto economico degli interessi attivi finanziari. Procedura che prevede l’applicazione del principio di competenza economica. Anche per gli interessi derivanti da istanze di rimborso.
Il nostro sistema fiscale prevede una tassazione di interessi attivi legati ad attività finanziarie di qualsiasi natura, attraverso una precisa procedura. Procedura che andremo a descrivere in questo contributo.
Modalità di imposizione e principio della competenza
Interessi attivi e rimborsi d’imposta
Interessi attivi su obbligazioni
Obbligazioni emesse da società non quotate
Modifiche al regime
Soggetti imprenditori
Principio di competenza per ritenute su interessi e redditi di capitale
Obbligazioni emesse società quotate “grandi emittenti”
Titoli pubblici italiani
Titoli equiparati ai titoli pubblici italiani
Titoli di Stati esteri white list
DM 4.9.96 (white list)
Imprese individuali e enti non commerciali
Per quanto concerne gli interessi attivi relativi ad attività finanziarie di qualsivoglia natura gli stessi sono soggetti all’applicazione di una ritenuta alla fonte.
Gli interessi attivi, infatti, concorrono alla formazione del reddito d’impresa in base al principio di competenza economica. Questo seguendo la remunerazione pattuita tra le parti.
Soltanto nel caso in cui la misura della remunerazione non sia pattuita in forma scritta, l’articolo 89, comma 5, del DPR n. 917/86 prevede l’imposizione secondo il tasso legale.
A differenza di quanto previsto per i soggetti non imprenditori, per le imprese assumono natura reddituale anche i c.d. “interessi compensativi”, tra i quali spesso – anche se non come in passato – emergono quanto a rilevanza sul totale di bilancio quelli relativi ai rimborsi di imposte versate in eccesso.
Anche gli interessi attivi sui crediti d’imposta concorrono a formare il reddito nell’esercizio in cui maturano. Secondo il principio generale di competenza economica.
Di conseguenza, in presenza di imposte richieste a rimborso, l’impresa è tenuta all’imputazione a Conto economico degli interessi attivi maturati nell’esercizio. Ancorché il credito non sia stato ancora incassato.
La tabella che segue evidenzia la misura del tasso applicabile ai rimborsi d’imposta in base all’articolo 44 del DPR n. 602/73, limitando l’analisi a partire dal 1988.
Tasso applicabile
1.1.88 – 31.12.93 4,5% semestrale
1.1.94 – 31.12.96 3% semestrale
1.1.97 – 30.6.2003 2,50% semestrale
1.7.2003 – 31.12.2003 1,375% semestrale
1.1.2004 – 31.12.2009 2,75% annuale
1,375% semestrale
Dall’1.1.2010 2% annuale
1% semestrale
I tassi di interesse del 2% annuale e dell’1% semestrale sono stati introdotti dall’articolo 1 del DM 21.5.2009 a decorrere dall’1.1.2010.
Per l’esame del regime fiscale degli interessi su obbligazioni è necessario fare alcune precisazioni.
In particolare, per le obbligazioni emesse da società non quotate, operano le disposizioni contenute nell’articolo 26, comma 1, del DPR n. 600/73.
Mentre per le obbligazioni emesse dai grandi emittenti, invece, trova applicazione il contenuto del D.Lgs. n. 239/96.
Vediamo, con maggiore dettaglio queste ipotesi.
Gli interessi attivi relativi alle obbligazioni emesse da società le cui azioni non sono quotate sono soggetti a ritenuta ai sensi dell’articolo 26, comma 1, del DPR n. 600/73.
Sino al 31.12.2011, il regime delle ritenute applicabili agli interessi di tali società dipendeva in primo luogo, dalla scadenza del prestito. Per le obbligazioni con scadenza inferiore ai 18 mesi, infatti, la ritenuta era sempre applicata nella misura del 27%.
Per i soli prestiti con scadenza non inferiore ai 18 mesi, il regime delle ritenute dipendeva dal rispetto o meno dei tassi di rendimento indicati nella norma.
Se al momento dell’emissione il tasso di rendimento effettivo del prestito eccedeva il doppio del tasso di riferimento BCE (per le obbligazioni quotate). Ovvero il tasso di riferimento aumentato di due terzi (per le obbligazioni non quotate), la ritenuta era applicata nella misura del 27%.
Nel caso in cui il tasso di rendimento effettivo non eccedeva i parametri sopra indicati, la misura della ritenuta era pari al 12,50%.
Qualora il prestito obbligazionario con scadenza non inferiore a 18 mesi fosse stato rimborsato prima di tale termine, era dovuta dall’emittente una somma pari al 20% dei proventi maturati fino al momento dell’anticipato rimborso.
Per effetto delle modifiche operate dall’articolo 2, comma 13, lettera a) del D.L. n. 138/2011 (convertito Legge n. 148/2011), dall’1.1.2012:
Viene eliminata la distinzione tra titoli con scadenza inferiore o meno ai 18 mesi e tra titoli con tasso di rendimento effettivo sopra o sotto i sopracitati “tassi soglia”. Pertanto, tutte le obbligazioni diverse da quelle dei “grandi emittenti”, indipendentemente dalla durata del prestito e dalla misura degli interessi, avranno interessi tassati in capo al sottoscrittore nella misura del 26%. Questo a partire dall’1.7.2014;
Viene abrogato il prelievo aggiuntivo del 20% in caso di rimborso anticipato, quale misura conseguente alla sopravvenuta irrilevanza della scadenza del prestito.
La ritenuta del 26% dall’1.7.2014 è applicata a titolo di acconto nei confronti di:
Imprenditori individuali (per i soli titoli detenuti quali beni d’impresa);
Società di persone commerciali;
Società di capitali ed enti commerciali;
Stabili organizzazioni di soggetti non residenti,
E, a titolo d’imposta, negli altri casi.
Ai sensi dell’articolo 79, comma 2, del DPR n. 917/86, lo scomputo delle ritenute d’acconto operate su interessi e altri proventi da obbligazioni e titoli similari avviene sempre per competenza economica. E, quindi, esclusivamente nel periodo di imposta nel corso del quale i relativi proventi concorrono alla formazione del reddito complessivo.
Indipendentemente dalla loro percezione.
Per le obbligazioni emesse dai c.d. “grandi emittenti” trova applicazione il regime introdotto dal D.Lgs. n. 239/96.
È, quindi, applicata un’imposta sostitutiva del 20% nei confronti dei soggetti “nettisti”:
Persone fisiche, anche se esercitano attività d’impresa;
Stato ed enti pubblici;
Soggetti esenti da IRES.
Per gli interessi percepiti dagli altri soggetti (c.d. “lordisti”, quali tipicamente le società, sia di persone che di capitali), non sono, invece, previsti prelievi alla fonte.
L’art. 31 del DPR n. 601/73 fa riferimento alle remunerazioni:
“dei titoli del debito pubblico, dei buoni postali di risparmio, delle cartelle di credito comunale e provinciale emesse dalla Cassa depositi e prestiti e delle altre obbligazioni e titoli similari emesse da amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, da regioni, province e comuni e da enti pubblici istituiti esclusivamente per l’adempimento di funzioni statali o per l’esercizio diretto di servizi pubblici in regime di monopolio”
Pertanto, beneficiano dell’imposizione dell’aliquota del 12,50% i proventi:
Dei titoli emessi dallo Stato e da amministrazioni statali, ma anche da regioni, Province e Comuni, quali i BOR, i BOP e i BOC
Dei titoli pubblici e di quelli equiparati emessi all’estero a decorrere dal 10.9.1992;
Infine, dei titoli obbligazionari emessi dagli enti territoriali ai sensi degli artt. 35 e 37 della L. 23.12.1994 n. 724
Sono fiscalmente equiparati ai titoli di Stato italiani i titoli emessi da enti e da organismi internazionali costituiti in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia.
Tale equiparazione sussiste alla sola condizione che l’accordo costitutivo degli enti e degli organismi internazionali sia stato ratificato e reso esecutivo in Italia, a prescindere dalla circostanza che essi fruiscano o meno di totale esenzione dalla generalità delle imposte in Italia in virtù degli accordi istitutivi medesimi o di altri accordi ad essi pertinenti.
La Circolare n. 11/E/2012 dell’Agenzia delle Entrate ha fornito una lista, non esaustiva, dei principali enti ed organismi internazionali costituiti in base ad accordi resi esecutivi in Italia, di seguito riportata.
Associazione per lo sviluppo (IDA)
Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA)
Agenzia spaziale europea (ASE)
La Banca Europea per gli investimenti (BEI)
La Banca interamericana di sviluppo (BID) Comunità europea per l’energia atomica (EURATOM)
Fondo africano di sviluppo
Istituzioni specializzate -Nazioni Unite Organizzazione internazionale satelliti marittimi (INMAR2AT)
Forza multinazionale e osservatori (MFO)
Fondo internazionale di alti studi agronomici del mediterraneo
N. I.C.S.O.
Istituto internazionale per la gestione della tecnologia
Centro internazionale di calcolo Organizzazione europea per le ricerche astronomiche nell’emisfero australe
Organizzazione europea di ricerche spaziali (ESRO)
Centro internazionale di ingegneria genetica e
Inter-American investment
Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS)
Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), ora Unione Europea (UE) Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)
Organizzazione europea di telecomunicazioni per mezzo di satelliti (EUTELSAT), ora Società
Organizzazione internazionale di telecomunicazioni a mezzo di satelliti (INTELSAT), ora ITSO Istituto universitario europeo
Centro internazionale studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali Società europea per il finanziamento di materiale ferroviario –
EUROFIMA Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura – UNESCO
Le considerazioni effettuate nel precedente paragrafo con riferimento ai titoli di Stato italiani riguardano anche i titoli di Stato esteri.
Più precisamente, l’aliquota del 12,50% si applica alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nel provvedimento o nel decreto emanato ai sensi dell’art. 167 co. 4 del DPR n. 917/86 e non più agli Stati o ai territori non inclusi nelle white list di cui all’art. 168-bis del DPR n. 917/86.
Si tratta degli Stati che emettono i titoli ricompresi tra quelli che garantiscono uno scambio di informazioni con l’Italia.
Stante la mancata pubblicazione dei decreti attuativi dell’art. 168-bis del DPR n. 917/86, si deve fare riferimento alla lista di cui al DM 4.9.1996 e successive modificazioni e integrazioni (“white list”), di sotto riportata.
DM 4.9.96 (white list) – Elencazione degli Stati
Albania Egitto Lettonia Singapore
Algeria Emirati Arabi Uniti Lituania Slovenia
Argentina Estonia Lussemburgo Spagna
Australia Federazione Russa Macedonia Sri Lanka
Austria Filippine Malta Stati Uniti
Bangladesh Finlandia Marocco Sud Africa
Belgio Francia Mauritius Svezia
Bielorussia Germania Messico Tanzania
Brasile Giappone Norvegia Thailandia
Bulgaria Grecia Nuova Zelanda Trinidad e Tobago
Canada India Paesi Bassi Tunisia
Cina Indonesia Pakistan Turchia
Cipro Irlanda Polonia Ucraina
Corea del Sud Islanda Portogallo Ungheria
Costa d’Avorio Israele Regno Unito Venezuela
Croazia Jugoslavia Repubblica Ceca Vietnam
Danimarca Kazakistan Repubblica Slovacca Zambia
Ecuador Kuwait Romania
Si segnala l’inserimento nella lista dell’Islanda, avvenuto ad opera del DM 11.1.2013.
Con un’ultima modifica del DM sono stati inseriti Quatar e San Marino.
Nel caso di titoli emessi da Stati esteri, a differenza di quanto previsto nel caso di titoli pubblici italiani, l’agevolazione si applica esclusivamente ai titoli aventi le caratteristiche proprie delle obbligazioni, ossia dei titoli che prevedono il rimborso alla scadenza di una somma almeno pari a quella mutuata (circ. Agenzia delle Entrate 28.3.2012 n. 11).
Per gli imprenditori individuali e gli enti non commerciali che detengono i titoli in regime d’impresa, l’art. 5 co. 1 del D.Lgs. n. 239/96 prevede che:
Gli interessi in questione concorrano, comunque, alla formazione del reddito d’impresa. Benché assoggettati a imposta sostitutiva;
L’imposta sostitutiva si scomputi dall’imposta dovuta (nel caso degli enti non commerciali, dall’IRES). Essa, in altre parole, funziona alla stregua di un acconto d’imposta.
Secondo l’art. 89 co. 6 del DPR n. 917/86, gli interessi derivanti da titoli acquisiti mediante contratti di pronti contro termine che prevedono l’obbligo di rivendita a termine concorrono alla formazione del reddito del cessionario in base alla durata del contratto.
La differenza positiva o negativa tra il corrispettivo a pronti e quello a termine, al netto degli interessi maturati sui titoli “sottostanti”, concorre alla formazione del reddito per la quota maturata nell’esercizio.
La norma è finalizzata ad evidenziare il criterio di competenza che sovrintende all’imposizione fiscale dei proventi che derivano da operazioni di pronti contro termine su titoli, operazioni che, sotto il profilo della sostanza economica, hanno natura di investimento e non di doppia operazione di acquisto e cessione di un’attività finanziaria.
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