Source: http://www.antoniocasella.eu/archica/Vigano_19mag14.htm
Timestamp: 2018-12-10 03:53:46+00:00
Document Index: 29251601

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 2', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 25']

www.,penalecontemporaneo.it/ 19 Maggio 2014
1. Lo scorso 14 maggio il Senato ha approvato in via definitiva la legge di conversione del decreto legge n. 36/2014 in materia di disciplina delle sostanze stupefacenti, apportando peraltro varie modifiche rispetto al testo originario. In attesa di poter prossimamente ospitare un commento più analitico, ci limitiamo qui a dar conto - in sede di primissima lettura - delle modifiche apportate in sede di conversione che appaiono più significative per i giudizi penali.
Quanto ai processi ancora pendenti per fatti precedenti al 24 dicembre 2013, la dichiarazione di illegittimità costituzionale della legge "Fini-Giovanardi" fa sì che debba considerarsi come mai abrogata la disciplina di cui al quinto comma dell'art. 73 t.u. nella versione originaria (c.d. Iervolino-Vassalli), che prevedeva come si è detto la pena della reclusione da uno a sei anni per i fatti concernenti le droghe c.d. 'pesanti' e quella della reclusione da sei mesi a quattro anni per quelle 'leggere'; e che, conseguentemente, la legge del tempo in cui i fatti sono stati commessi debba considerarsi ancora quella prevista dalla "Iervolino-Vasalli". La nuova disciplina èdunque, rispetto a quest'ultima, senz'altro più favorevole per quanto riguarda i fatti aventi ad oggetto droghe 'pesanti', e dovrà conseguentemente essere applicata ai sensi dell'art. 2 co. 4 c.p. in quanto lex mitior sopravvenuta rispetto a quella in vigore al momento del fatto; mentre rispetto ai fatti aventi ad oggetto droghe 'leggere' si dovrà stabilire caso per caso quale sia la disciplina più favorevole, in relazione alla natura meramente circostanziale del comma quinto nella sua versione "Iervolino-Vassalli" e alla suamutata natura di fattispecie autonoma nella versione oggi vigente. Quest'ultima versione dovrebbe tendenzialmente essere considerata più favorevole, giacché - a parità di termine prescrizionale (in ogni caso pari a sei anni più un quarto in caso di atti interruttivi, comunque venga considerato il quinto comma) - eventuali attenuazioni o aggravamenti di pena, compresi quelli dovuti alla recidiva, dovranno secondo la nuova norma necessariamente applicarsi sulla pena base determinata ai sensi del quinto comma, anziché sulla pena base di cui al quarto comma (reclusione da uno a sei anni), come sarebbe potuto accadere nel regime previgente in caso di prevalenza e equivalenza delle aggravanti. Un'eccezione potrebbe però profilarsi nella ipotesi in cui il giudice ritenga in concreto le eventuali aggravanti soccombenti rispetto alla lieve entità del fatto, considerata come circostanza attenuante: qui la classificazione del quinto comma come circostanza attenuante, secondo la vecchia disciplina, risulterebbe in concreto più favorevole, consentendo al giudice di irrogare soltanto la pena base determinata ai sensi del quinto comma, senza applicare alcun aumento per le pur ritenute aggravanti.
6. La reintroduzione del comma 5-bis dell'art. 73 dovrebbe d'altra parte rendere nuovamente applicabile anche il successivo comma 5-ter, che - come l'esperto lettore rammenterà - era stato introdotto dal d.l. n. 78/2013, convertito con modificazioni dalla l. 9 agosto 2013, n. 9, e che estende la disciplina del precedente comma 5-bisanche al tossicodipendente o assuntore abituale condannato per la prima volta a pena detentiva non superiore a un anno per un reato diverso da quelli di cui al comma 5.
All'indomani della pubblicazione della sentenza n. 32/2014, si era in effetti osservato come la caducazione del comma 5-bis (introdotto da una delle disposizioni dichiarate incostituzionali) avesse determinato a catena la caducazione - o meglio, l'impossibilità di applicazione - del successivo comma 5-ter, che si limitava a estendere alle ipotesi menzionate la disciplina del 5-bis, ormai scomparsa dall'ordinamento. Ora, la reintroduzione del comma 5-bis torna a riempire di contenuto il rinvio di cui al comma 5-ter, che non è mai stato oggetto di dichiarazione di illegittimità costituzionale né tanto meno di abrogazione, e che - pertanto - può considerarsi come ancora vigente (in questo stesso senso anche Manes, Romano,L'incostituzionalità della legge sulle droghe (c.d. Fini-Giovanardi): all'interprete il compito di ricomporre le macerie, di prossima pubblicazione su Riv. it. med. leg. e del dir. in campo sanitario, n. 2 del 2014).
Da segnalare qui soltanto la modifica del dato letterale dell'art. 2 del d.l., che nella versione originale suonava "a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto continuano a produrre effetti gli atti amministrativi adottati sino alla data di pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del 12 febbraio 2014". Il verbo "continuano" è stato ora sostituito con il verbo "riprendono", evidentemente a fugare in radice il dubbio che il legislatore intendesse introdurre una disciplina con efficacia retroattiva, volta ad evitare l'effetto di frattura della continuità normativa prodottasi nella rilevanza penale delle sostanze introdotte per le prima volta nelle tabelle dalla stessa legge n. 49/2006 ovvero dagli atti amministrativi emanati sulla base della normativa modificata, appunto, nel 2006: una intenzione peraltro che, come rilevavamo nel nostro commento 'a caldo' sul decreto legge, si sarebbe posta in insuperabile conflitto con il principio di legalità in materia penale exart. 25 co. 2 Cost., e in particolare con il suo corollario rappresentato dal divieto di introdurre norme penali con effetto retroattivo in malam partem.