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Timestamp: 2020-07-12 05:37:08+00:00
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Art. 175 codice penale - Non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale - Brocardi.it
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Articolo 175 Codice penale
Dispositivo dell'art. 175 Codice penale
Se, con una prima condanna, è inflitta una pena detentiva non superiore a due anni(1), ovvero una pena pecuniaria non superiore a euro 516(2), il giudice, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'articolo 133, può ordinare in sentenza che non sia fatta menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, spedito a richiesta di privati, non per ragione di diritto elettorale [c.p.p. 533, 688](3).
Se il condannato commette successivamente un delitto, l'ordine di non fare menzione della condanna precedente è revocato [c.p.p. 674](4).
[Le disposizioni di questo articolo non si applicano quando alla condanna conseguono pene accessorie.](5)
(1) A tal proposito si ricordi che la Corte Costituzionale ha chiarito che il giudice, nel caso di condanne successive, può concedere ulteriori non menzioni nel certificato del casellario giudiziale, a patto che si tratti di reati anteriormente commessi e le pene cumulate con quelle già irrogate non superino i limiti di applicabilità del beneficio.
(2) La Corte Costituzionale ha corretto tale criterio, stabilendo che per le pene pecuniarie la non menzione può essere ordinata dal giudice anche quando la pena non sia superiore ad una somma che, ragguagliata ai sensi dell'articolo 135, non superi i due anni di pena detentiva.
(3) La non menzione della condanna è inserita tra le cause di estinzione della pena, ma si tratta in realtà di un beneficio che comporta una limitazione degli effetti negativi della condanna. Questo beneficio però è subordinato alla valutazione positiva delle circostanze indicate nell'articolo 133, a nulla valendo altri criteri di valutazione.
(4) La non menzione dell condanna deve in realtà considerarsi come una sospensione, a tempo indeterminato, di un effetto della pena, in quanto se il condannato pone in essere, in qualsiasi momento successivo alla prima condanna, un delitto (e non anche una contravvenzione), il beneficio viene ad essere revocato di diritto.
(5) L'articolo 7 della legge 7 febbraio 1990, n. 19 ha abrogato tale ultimo comma, ciò significa che ora non vi sono preclusioni alla non menzione nel caso siano state comminate pene accessorie.
Tale istituto, secondo l'interpretazione che ne ha dato la Corte Costituzionale, ha la funzione di favorire la risocializzzione del reo, evitando di compromettere il suo reinserimento nella vita sociale e nel lavoro, mediante l'eliminazione del pregiudizio che lo stesso potrebbe subire dalla annotazione della condanna sul certificato del casellario giudiziale.
Spiegazione dell'art. 175 Codice penale
Anche se inserita tra le cause di estinzione della pena, la non menzione nel casellario giudiziale non determina invero alcun effetto estintivo, bensì una mera sospensione a tempo indeterminato di un effetto penale della condanna, al fine di assicurare una migliore risocializzazione del reo, evitandogli i pregiudizi sociali e lavorativi che la “fedina penale sporca” può comportare.
La concessione del beneficio è innanzitutto subordinata ad una valutazione discrezionale del giudice il quale, utilizzando i criteri di cui all'art. 133, valuta l'opportunità della concessione.
Inoltre, la non menzione richiede i seguenti presupposti:
è indispensabile che si tratti della prima condanna, ovvero, allorché vi siano state più condanne per reati commessi in precedenza, non vengano superati cumulativamente i due anni di reclusione;
è altresì necessario che non venga superato il limite di due anni di reclusione sia in caso di sola pena detentiva che di pena pecuniaria che, se ragguagliata non superi i due anni di reclusione ovvero, in caso di pena detentiva e pena pecuniaria congiunta, il limite di trenta mesi, sempre rispettando il limite di due anni per la pena detentiva e di due anni per pena pecuniaria ragguagliata.
Massime relative all'art. 175 Codice penale
Cass. pen. n. 31349/2017
Nel caso in cui l'imputato abbia chiesto con specifico motivo d'appello la non menzione della condanna inflittagli dal giudice di primo grado ed il giudice d'appello non abbia preso in considerazione tale richiesta, omettendo qualsiasi pronuncia sul punto, la sentenza impugnata deve essere annullata in parte con rinvio, non potendo la Corte di cassazione operare un giudizio, necessariamente anche di fatto, circa la concedibilità o meno all'imputato del beneficio richiesto. (In motivazione, la Corte ha precisato che il giudizio di rinvio è necessario anche laddove il giudicante abbia già concesso la sospensione condizionale della pena, avendo i due istituti scopi e fondamenti giuridici diversi).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 31349 del 23 giugno 2017)
Cass. pen. n. 34380/2011
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 34380 del 20 settembre 2011)
Cass. pen. n. 7608/2010
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7608 del 25 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 45756/2007
Il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale è diverso da quello della sospensione condizionale della pena perchè, mentre quest'ultima ha l'obiettivo di sottrarre alla punizione il colpevole che presenti possibilità di ravvedimento e di costituire, attraverso la possibilità di revoca, un'efficace remora ad ulteriori violazioni della legge penale, il primo persegue lo scopo di favorire il ravvedimento del condannato mediante l'eliminazione della particolare conseguenza negativa del reato qual è quella della pubblicità. Ne consegue che, legittimamente, può essere negata la non menzione e concessa la sospensione condizionale della pena.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 45756 del 6 dicembre 2007)
È manifestamente infondata, in relazione agli artt. 3 e 27 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 175 c.p., nella parte in cui, ai fini della concessione del beneficio della non menzione di condanna successiva a sentenza di patteggiamento, considera quest'ultima come «prima condanna», non essendo tale equiparazione né irragionevole, né contrastante con le finalità rieducative della pena.
Non può essere concesso il beneficio della non menzione nel certificato del casellario giudiziale di una sentenza di condanna, successiva a una o a più sentenze di patteggiamento, salvo che, trattandosi di condanna per reati anteriormente commessi, la pena con essa inflitta cumulata con quelle precedentemente applicate, rientri nei limiti temporali indicati dall'art. 175 c.p.
Cass. pen. n. 7552/2000
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7552 del 28 giugno 2000)
Cass. pen. n. 9474/1998
Il giudice di appello, nel condannare a seguito di impugnazione del pubblico ministero un imputato già assolto in primo grado, non è tenuto a motivare in ordine alla mancata concessione del beneficio della non menzione della condanna qualora, manchi una specifica istanza dell'interessato: invero un suddetto obbligo, a fronte di omesso esercizio di un potere discrezionale, sussiste solo in relazione a quanto dedotto e richiesto in sede di discussione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 9474 del 13 agosto 1998)
Cass. pen. n. 6949/1998
Il beneficio della non menzione della condanna di cui all'art. 175 c.p. è fondato sul principio dell'emenda, mediante cui si tende a favorire il processo di recupero morale e sociale; la sua concessione all'imputato non è necessariamente conseguenziale a quella della sospensione condizionale della pena, rimanendo tuttavia l'obbligo del giudice di merito di indicare, nell'esercizio del suo potere discrezionale, le ragioni della mancata concessione sulla base degli elementi di cui all'art. 133 detto codice.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6949 del 10 giugno 1998)
Cass. pen. n. 11836/1997
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11836 del 18 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 481/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 481 del 10 marzo 1997)
In tema di non menzione della condanna sul certificato del casellario giudiziale, il giudice di secondo grado, in assenza di richiesta dell'impugnante, non ha alcun dovere di motivare il mancato esercizio del potere discrezionale, conferitogli dall'art. 597, quinto comma, c.p.p., di applicare d'ufficio il beneficio, né tale mancato esercizio può costituire motivo di ricorso per cassazione.
Cass. pen. n. 456/1994
Nell'ipotesi in cui dopo una prima condanna, per la quale sia stata disposta la non menzione, ne venga inflitta altra per un delitto, commesso successivamente a quella precedente, il beneficio va revocato. (Nella specie la seconda pronuncia concerneva pena patteggiata per delitto. Il giudice dell'esecuzione aveva revocato il beneficio della non menzione, accordato con pregressa sentenza. La Corte ha ritenuto corretta la decisione, precisando che la pronuncia de qua è equiparata a quella di condanna della quale produce tutti gli effetti, ad eccezione di quelli espressamente esclusi da specifiche disposizioni).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 456 del 21 aprile 1994)
Cass. pen. n. 10650/1992
Nel procedimento speciale di applicazione della pena su richiesta delle parti, oggetto di patteggiamento non può essere il beneficio di cui all'art. 175 c.p., essendo la non menzione della condanna nei certificati del casellario giudiziale spediti a richiesta degli interessati concessa ope legis dell'art. 689, comma secondo, c.p.p., il quale esclude la menzione, tra le altre, delle sentenze previste dall'art. 445 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10650 del 3 novembre 1992)
La non menzione della condanna non riveste alcun carattere di «premialità», ma consiste nella sospensione a tempo indeterminato di un effetto della pena finalizzato alla risocializzazione del condannato mediante l'eliminazione del pregiudizio che il suo buon nome può subire dall'annotazione della condanna sul certificato del casellario giudiziale spedito a richiesta di privati. Il parametro al quale il giudice deve fare riferimento è quello delle circostanze indicate dall'art. 133 c.p., espressamente richiamato dall'art. 175 c.p., e non la paternalistica considerazione sull'opportunità o meno di un premio.
Cass. pen. n. 624/1991
In sede di procedimento speciale per l'applicazione della pena su richiesta delle parti (artt. 444 e seguenti c.p.p.), oggetto di patteggiamento può essere il beneficio della sospensione condizionale della pena (art. 163 c.p.), alla cui concessione la parte può condizionare la richiesta della pena, ma non il beneficio di cui all'art. 175 c.p. La non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale spedito a richiesta dell'interessato, infatti, è concessa ope legis dall'art. 689, secondo comma, lettera e), c.p.p., il quale esclude la menzione dalle sentenze previste dall'art. 445 e dalle sentenze che hanno dichiarato estinto il reato per applicazione di sanzioni sostitutive su richiesta dell'imputato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 624 del 18 gennaio 1991)
Cass. pen. n. 14188/1990
Il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale è subordinato soltanto alla valutazione positiva delle circostanze indicate nell'art. 133 c.p., sicché resta precluso ogni altro criterio di valutazione che non abbia specifico riferimento a tali circostanze e, in particolare, è illegittimo il rifiuto basato sulla considerazione che la pubblicità insita nella menzione della condanna può costituire un monito per l'imputato, sconsigliandolo in futuro dal commettere ulteriori reati.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 14188 del 25 ottobre 1990)
Cass. pen. n. 2192/1990
Non sussiste alcuna contraddittorietà nella sentenza di merito che concede la sospensione condizionale della pena e nega la non menzione sul certificato penale, trattandosi di benefici fondati su differente valutazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2192 del 16 febbraio 1990)
Corte cost. n. 304/1988
È illegittimo costituzionalmente il primo comma dell'art. 175 c.p. nella parte in cui prevede che la non menzione nel certificato del casellario giudiziale di condanna a sola pena pecuniaria possa essere ordinata dal giudice quando non sia superiore a un milione, anziché a somma pari a quella risultante dal ragguaglio della pena detentiva di anni due, a norma dell'art. 135 c.p
(Corte costituzionale, sentenza n. 304 del 17 marzo 1988)
Cass. pen. n. 6365/1985
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6365 del 25 giugno 1985)
relative all'articolo 175 Codice penale
Norma di riferimento: Articolo 175 Codice penale - Non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale | Quesito Q201822016
D. B. D. chiede
lunedì 17/09/2018 - Veneto
“buon giorno, mio figlio in data 08-11-2013 ha avuto decreto penale di condanna per guida in stato di ebrezza; condannato a mesi 2 giorni 20 di arresto (convertito in €20.889 ammenda complessiva), sospensione patente 1,4 anni. Reato estinto in data 08-10-2014 attraverso lavori socialmente utili con Non menzione in casellario giudiziale.<br />
In data 22-01-2016 ha avuto un secondo decreto penale di condanna per guida in stato di ebrezza; a tre mesi di arresto (convertito in €22.500 di ammenda complessiva), sospensione patente per anni 2. Reato estinto in data 03-11-2016 a seguito esito positivo della messa alla prova. Reato menzionato nel casellario giudiziale. La mia domanda: poteva a suo tempo essere chiesta la non menzione? E' possibile chiederla ora? Ai fini del visto working-holiday in un paese straniero quali sono le possibilità di diniego? Vi ringrazio anticipatamente ed attendo vostro gentile riscontro Cordiali saluti”
Per quanto attiene alla possibilità di richiedere al giudice la concessione per la seconda volta del beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, la risposta è positiva.
Sul punto, infatti, la Corte Costituzionale è intervenuta appositamente con la sentenza n. 155 del 7 giugno 1984 dichiarando l’art. 175 del codice penale incostituzionale nella parte in cui “esclude che possano concedersi ulteriori non menzioni di condanne nel certificato del casellario giudiziale spedito a richiesta di privati, nel caso di condanne, per reati anteriormente commessi, a pene che cumulate con quelle già irrogate, non superino i limiti di applicabilità del beneficio”.
Essendo il limite predetto di due anni e tenuto conto che, nel caso di specie, la prima condanna cumulata con la seconda non avrebbe in ogni caso superato detto limite, è dunque evidente che il beneficio della non menzione avrebbe potuto essere concesso una seconda volta.
Quanto, invece, alla possibilità di richiedere ora il beneficio, la risposta è negativa.
Il nostro ordinamento consente infatti di richiedere il beneficio dopo la sentenza solo allorché si adisca il giudice dell’esecuzione che, detto in termini semplici, può essere chiamato a “unire” due condanne in esecuzione (o una già eseguita con una da eseguire) e, a quel punto, se il cumulo delle pene non supera i limiti per il beneficio della non menzione, questa può essere concessa (si veda la specifica previsione dell’art. 671 c.p.p.).
Ciò detto, l’unico modo per ottenere il beneficio equivalente all’originaria non menzione è quello di chiedere la riabilitazione ex art. 178 c.p.
A norma dell’ art. 3 del DPR del 14 novembre 2002, n. 313, i provvedimenti giudiziali concernenti la riabilitazione (deve intendersi i provvedimenti che la concedono e quelli che, eventualmente, in seguito la revochino) sono annotati nel certificato del casellario giudiziale, accanto alla sentenza di condanna cui si riferiscono. Tale sentenza, dunque, non viene cancellata per l'intervenuta concessione del beneficio: essa, tuttavia, in caso di riabilitazione non viene iscritta nel certificato del casellario giudiziale rilasciato all'interessato. Condanna e riabilitazione compaiono, pertanto, nel certificato richiesto dagli uffici che esercitano la giurisdizione penale e dagli uffici del pubblico ministero, nonché dal difensore su autorizzazione del giudice procedente nei casi previsti; non sul certificato richiesto da una pubblica amministrazione o da un gestore di pubblico servizio, giacché essi hanno ora diritto ad ottenere solo i certificati recanti le iscrizioni che risulterebbero se l'avesse richiesto l'interessato.
Nel senso che la riabilitazione non costituisce titolo per la cancellazione dal certificato del casellario della condanna cui si riferisce, la quale, tuttavia, non compare nel certificato rilasciato su richiesta dell'interessato (v. Cass. pen. Sez. III del 4 luglio 2003).
Per quanto riguarda il diverso tema del diniego al visto, è difficile che precedenti simili possano seriamente ostacolare la concessione del visto. Va tuttavia rilevato che in merito non esiste una normativa “uniforme” che accomuna tutti i paesi quanto piuttosto una fortissima discrezionalità del paese accogliente a seconda dello standard di gravità ritenuto dallo stesso per ciascun reato. In ogni caso si ritiene davvero improbabile che la guida in stato di ebbrezza possa ostacolare la concessione del visto.