Source: http://www.studiomaccario.it/Documenti/Articolo/tabid/91/ArticleId/27/Equitalia-condannata-per-silenzio-rifiuto-sulla-richiesta-di-accesso-agli-atti.aspx
Timestamp: 2020-02-20 23:53:31+00:00
Document Index: 47696147

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 116', 'art 30', 'art. 22', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 116']

Giorgio Pritelli 15/11/2013 11:35:50
Il TAR del Lazio, III Sezione, con la sentenza 13.03.2013 n.2660, ha giustamente accolto il ricorso ex art 116 C.p.A proposto da un contribuente danneggiato nel proprio diritto di difesa dal comportamento omissivo di Equitalia.
Rappresenta infatti un diritto imprescindibile del contribuente poter accedere ai documenti amministrativi relativi ad un’iscrizione ipotecaria presa dal concessionario sui beni del debitore.
L’esame di tali atti e documenti è direttamente correlato all’esercizio del diritto di difesa e consente al cittadino di essere messo a conoscenza del nominativo del responsabile del procedimento che ha portato all’iscrizione dell’ipoteca legale; ciò vale anche al fine di poter eventualmente procedere contro il funzionario con una richiesta di danni da responsabilità nell’esercizio dell’azione amministrativa ex art 30 C.p.A..
Il giudice amministrativo, sostituendosi all’amministrazione, ha quindi accolto il ricorso del contribuente ordinando ad Equitalia di esibire i documenti richiesti ed ha evidenziato come “la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che, ai sensi dell’art. 22 L. n. 241/90, il soggetto che detiene la documentazione oggetto di istanza di ostensione non deve delibare la fondatezza della pretesa sostanziale per la quale occorrono tali atti o sindacare sulla utilità effettiva di questi, in quanto il diritto d’accesso è conformato dalla legge per offrire al titolare, più che utilità finali (caratteristica, questa, ormai riconoscibile non solo ai diritti soggettivi, ma anche agli interessi legittimi), poteri autonomi di natura procedimentale volti ad implementare la tutela di un interesse (o bisogno) giuridicamente rilevante, per cui il limite di valutazione della Pubblica Amministrazione sulla sussistenza di un interesse concreto, attuale e differenziato all’accesso ai documenti, che è correlativamente pure il requisito di ammissibilità della relativa azione, si sostanzia solo nel giudizio estrinseco sull’esistenza di un legittimo bisogno differenziato di conoscenza in capo a chi richiede i documenti, purché non preordinato ad un controllo generalizzato ed indiscriminato di chiunque all’azione amministrativa, espressamente vietato dall’art. 24 comma 3 L. n. 241/90 cit. (Cons. Stato, Sez. III, 7.8.12, n. 4530)”.
Questo il testo integrale della sentenza del TAR del Lazio, III Sezione, n.2660 del 13 marzo 2013
sul ricorso ex art. 116 c.p.a. numero di registro generale 460 del 2013, proposto da:
Avv. prof. C. R., rappresentato e difeso in proprio e unitamente all’avv. Gino Giuliano, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, v.le delle Milizie, 9;
- Roma Capitale, in persona del Sindaco p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Sergio Siracusa, presso cui domicilia in Roma, via Tempio di Giove, 21;- Cassa di Previdenza ed Assistenza Forense; avverso il silenzio rifiuto serbato da Equitalia Sud S.p.A. – Agente per la riscossione per la Provincia di Roma, nonché da tutti gli Enti in epigrafe, ciascuno per quanto di competenza, sull'istanza di accesso con cui l’Avv. R. chiedeva di prendere visione ed estrarre copia dei seguenti documenti:
- tutti gli atti presupposti, connessi e/o consequenziali a quelli fin qui elencati e a quelli di cui narrativa e con richiesta, in ogni caso, di conoscere il nominativo del responsabile del procedimento, nonché per l’ordine di esibizione degli atti richiesti con l’istanza di accesso de qua.
Rilevato che, con ricorso a questo Tribunale ai sensi dell’art. 116 c.p.a., l’avv. C. R., in proprio, lamentava il silenzio serbato dalle parti intimate in ordine ad una sua richiesta di accesso, inoltrata via PEC in data 2 novembre 2012, relativa all’acquisizione di documenti, meglio specificati in epigrafe, inerenti ad un’iscrizione ipotecaria su immobile di sua proprietà basata sul ritenuto mancato pagamento di alcune cartelle esattoriali a lui stesso riconducibili, per un importo pari ad €.3.205,47 comprensivo di interessi, sanzioni e spese varie, nonostante tali cartelle risultassero già pagate o impugnate presse i competenti organi giudiziari;
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 6 marzo 2013 con l'intervento dei magistrati:
Depositata in segreteria il 13 marzo 2013