Source: http://www.genitoriorganizzati.it/non-chiamatemi-mammo/
Timestamp: 2017-08-19 09:15:06+00:00
Document Index: 80921072

Matched Legal Cases: ['art.15', 'art. 16', 'art.17', 'art.16', 'art.19', 'art.32']

Non chiamatemi mammo!! - Genitori organizzati
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Non chiamatemi mammo!!
nov 17, 2010 by Rachele
Con 390 voti a favore, 192 contrari e 59 astensioni il 21 ottobre 2010 l’Europarlamento ha approvato l’aumento a 20 settimane di maternità pagata al 100% per tutte le mamme d’Europa e soprattutto (è questa la vera novità!) 14 giorni di paternità obbligatoria con stipendio pieno.
Il testo della relazione porta il nome dell’eurodeputata socialista portoghese Edite Estrela.
Tra gli altri emendamenti approvati anche quello che vieta il licenziamento delle donne dall’inizio della gravidanza fino ad almeno il sesto mese dopo la fine del congedo di maternità.
Nel momento in cui tornano al lavoro, devono mantenere il loro impiego precedente o un posto equivalente, con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilità di prima.
Ma mentre in Italia, che in questo caso è all’avanguardia sulla questione perche le donne usufruiscono già di 20 settimane di maternità, Inghilterra, Francia e Germania hanno già messo in guardia sul fatto che le 20 settimane di congedo pagate per intero costituiranno un grosso onere per i contribuenti.
La vera novità sarebbe il congedo di paternità obbligatorio in quanto, essendo in Italia ancora facoltativo e retribuito al 30%, solo il 4% dei padri ne usufruisce.
Ma vediamo com’è attualmente la situazione in Italia:
La Legge 53 dell’8 marzo del 2000 ha previsto all’art.15 l’approvazione di un Testo Unico delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.
Il Testo Unico è stato approvato con il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151
L’art. 16 di questo decreto prevede che la madre lavoratrice dipendente ha diritto (e l’azienda ha l’obbligo) di astenersi dal lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi dopo il parto.
Ha inoltre diritto all’astensione nel periodo che va dalla data presunta a quella effettiva.
La lavoratrice può astenersi dal lavoro un mese prima della data presunta del parto e godere quindi di quattro mesi di congedo di maternità successivi al parto.
Per ottenere ciò deve produrre due certificati: quello del medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato e quello del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro.
Anche in caso di adozione o affidamento di un bambino di età non superiore a sei anni all’atto dell’adozione o dell’affidamento la lavoratrice può richiedere Il congedo di maternità per i tre mesi successivi all’adozione o all’affido.
Nel caso di adozione e di affidamento preadottivo internazionali il congedo di maternità spetta anche se il minore abbia superato i sei anni e sino alla maggiore età.
Per il congedo di maternità le lavoratrici hanno diritto ad un’indennità giornaliera pari all’80 % della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità. Quasi tutti i contratti collettivi prevedono però che lo stipendio venga corrisposto interamente.
La domanda di congedo per maternità deve essere redatta sul mod. MAT/GEST.SEP e deve essere presentata alla sede Inps di residenza prima dell’inizio dell’astensione dal lavoro e comunque entro1 anno dal termine del periodo indennizzabile.
La domanda dovrà essere corredata dalla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà rilasciata dalla lavoratrice e dal committente.
Alla domanda dovrà inoltre essere allegato (tranne in caso di adozione o affidamento) di:
1. certificato medico di gravidanza (in busta chiusa) attestante la data presunta del parto da presentare prima dell’inizio del congedo;
2. auto certificazione attestante le generalità del richiedente, del neonato, del rapporto di parentela o certificato di stato di famiglia dal quale risulti la paternità e la maternità;
3. copia delle denunce trimestrali/annuali (mod. GLAD/mod. GLA) relative agli ultimi 2 anni precedenti la data presunta del parto o l’ingresso del bambino in famiglia;
4. ovvero dichiarazione dei committenti contenente gli importi e le date dei versamenti relative agli ultimi 2 anni precedenti la data presunta del parto o l’ingresso del bambino in famiglia.
Qui trovi i moduli da scaricare
A queste lavoratrici, iscritte ad una cassa previdenziale, è corrisposta una indennità per cinque mesi, pari all’80% del reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali, come reddito da lavoro autonomo.
La prestazione economica è pagata dall’Inps (per le lavoratrici dipendenti è anticipata dal datore di lavoro) e è pari all’80% della retribuzione media giornaliera o della retribuzione “convenzionale” in caso di lavoro autonomo.
Lavoratrice con contratto a progetto
Il Decreto Legislativo 276/2003 prevede un’indennità pari all’80% del reddito professionale per un massimo di 5 mesi. Inoltre il contratto a progetto viene prorogato fino a 180 giorni se scelgono di astenersi dal lavoro durante la gravidanza e la successiva maternità.
L’articolo 28 del Testo unico prevede che il padre lavoratore abbia diritto all’astensione dal lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi dopo il parto in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.
Ai padri lavoratori autonomi non è riconosciuto il diritto al congedo parentale.
Con l’obiettivo di contrastare il precariato, la Finanziaria 2007 ha stabilito che anche i lavoratori a progetto e iscritti alla gestione separata dell’Inps, e in generale i lavoratori con contratti precari, hanno diritto ai congedi parentali. La legge prevede che al genitore che usufruisce del congedo parentale sia riconosciuto un trattamento economico pari al 30% dello stipendio.
CONGEDO OBBLIGATORIO ANTICIPATO (art.17 T.U.)
Il congedo obbligatorio anticipato lo si ottiene segnalando la situazione all’Ispettorato del lavoro se sussistono particolari condizioni di salute che rendono la gravidanza a rischio, oppure se è l’ ambiente di lavoro che rende la gravidanza a rischio.
PARTO PREMATURO (art.16 T.U.)
Se il parto avviene in data anticipata rispetto a quella presunta, si ha diritto a:
recuperare i giorni non goduti prima del parto entro 30 giorni dalla nascita occorre presentare il certificato di assistenza al parto
INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA (art.19 T.U.)
L’interruzione spontanea o volontaria di gravidanza è equiparata alla malattia.
E’ possibile quindi astenersi dal lavoro secondo quanto indicato dal certificato medico, e si ha diritto alla indennità di malattia.
CONGEDO PARENTALE FINO AL COMPIMENTO DELL’OTTAVO ANNO DI ETA’ (art.32 T.U.)
Si tratta di un diritto all’astensione dal lavoro che spetta sia alla madre che al padre nei primi otto anni di vita del bambino/a, e per ciascun figlio/a.
La durata complessiva è di 10 mesi, ma si prolunga fino a 11 mesi se il padre lavoratore esercita il diritto ad astenersi per un periodo non inferiore a 3 mesi, e anche la durata massima per lui, in questo caso è di 7 mesi anziché di 6.
Lo si può chiedere non appena trascorso il periodo di astensione obbligatoria, per un periodo continuativo oppure frazionato:
a) non superiore a 6 mesi, sapendo che anche il padre ha diritto ad un periodo di astensione fino a 4 mesi, oppure fino a 5 mesi in caso che il padre usi il congedo per almeno 3 mesi
b) fino a 10 mesi se sei l’unico genitore ad utilizzare il permesso quando:
1) il padre è deceduto, oppure ha abbandonato il figlio/a
2) sei l’unico genitore cui è stato affidato il figlio/a con provvedimento formale.
Non è necessario essere regolarmente coniugata o convivente
E’ possibile richiedere il congedo, anche se la madre non è lavoratrice subordinata dopo l’astensione obbligatoria, oppure dopo la nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato:
- non superiore a sei mesi;
- se viene richiesto per almeno tre mesi, la durata massima si prolunga fino a sette mesi
- per 10 mesi se è l’unico genitore (negli stessi casi visti sopra).
I genitori possono usufruire anche contemporaneamente dei congedi parentali, entro il limite massimo consentito.Per usufruire di questi congedi occorre preavvisare il datore di lavoro comunque almeno 15 gg. prima ed avanzare la domanda al competente ufficio dell’INPS, o di altri enti previdenziali.
L’indennità è pari al 30 % della retribuzione fino al compimento dei 3 anni del bambino per un periodo massimo complessivo per entrambi i genitori pari a sei mesi.
Nel restante periodo il trattamento economico è uguale al precedente solo in caso di reddito individuale inferiore a determinati limiti.
Sono consentiti durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo di un’ora ciascuno, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo è uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore. I periodi di riposo sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro.
I riposi giornalieri possono essere estesi anche al lavoratore padre nel caso in cui i figli gli siano affidati in via esclusiva o in caso di morte o grave infermità della madre, oppure in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga oppure nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente.
In caso di parto gemellare, i periodi di riposo sono raddoppiati.
Anche i genitori adottivi o affidatari si avvalgono dei riposi giornalieri fino al raggiungimento della maggiore età del minore.
CONGEDI PER MALATTIA DEL BAMBINO (Art. 47 D.Lgs. 151/2001) :
i genitori hanno diritto ad assentarsi alternativamente:
La malattia del bambino, documentata con apposito certificato medico rilasciato da specialista del SSN o da medico convenzionato, se intervenuta nei primi 3 anni di vita, consente ai genitori, ovviamente in alternativa, di astenersi dal lavoro senza alcun limite.
Per le malattie che si verifìchino dal 3° all’8° anno, ai genitori, sempre alternativamente, è permesso di astenersi dal lavoro nel limite di 5 giorni lavorativi l’anno per ciascun genitore e per ogni figlio.
Le assenze per malattia del figlio non sono retribuite.
Nel settore pubblico, ad esempio, sono retribuiti con retribuzione piena trenta giorni di congedo per malattia del figlio all’anno fino al terzo anno di vita del bambino, usufruibili alternativamente da entrambi i genitori
II ricovero ospedaliero del figlio interrompe, a richiesta del genitore, il decorso delle ferie di cui sia eventualmente in fruizione il genitore stesso. Il congedo per malattia del figlio spetta al genitore richiedente anche se l’altro genitore non ne ha il diritto.
E’ importante sottolineare che i genitori possono usufruire di questo tipo di congedo solo alternativamente; non è ammessa, infatti, in nessun caso la fruizione contemporanea per lo stesso figlio.
Il genitore che si astiene dal lavoro dovrà rilasciare una dichiarazione attestante che l’altro genitore non sia in astensione dal lavoro negli stessi giorni per il medesimo motivo.
La legge prevede forme di tutela anche per le madri, cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie in possesso della carta di soggiorno, che non lavorino al momento del parto o dell’ingresso in famiglia del bambino adottato.
1. abbia un rapporto di lavoro in essere e una qualsiasi forma di tutela per la maternità e abbia almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo compreso fra i 18 e i 9 mesi precedenti la nascita del bambino (o il suo inserimento in famiglia, nel caso di adozione o affidamento), ma non abbia raggiunto i requisiti per l’indennità di maternità o risulti di importo inferiore all’assegno (in questo caso spetta la differenza).
2. si sia dimessa volontariamente dal lavoro durante la gravidanza ed abbia almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo compreso fra i 18 e i 9 mesi precedenti la nascita del bambino (o il suo inserimento in famiglia, nel caso di adozione o affidamento);
3. precedentemente abbia avuto diritto ad una prestazione dell’Inps (ad esempio per malattia o disoccupazione) per aver lavorato almeno tre mesi, purché non sia trascorso un determinato periodo di tempo, diverso a seconda dei casi (mai superiore ai nove mesi).
La domanda va presentata agli uffici Inps più vicini all’abitazione della madre. Il modulo è disponibile presso le sedi Inps e sul sito dell’Istituto www.inps.it, nella sezione “moduli”.
L’assegno concesso dai Comuni di residenza alle madri il cui reddito familiare non superi il tetto previsto dall’ISE (per il 2008 è di 31.223,51 euro, relativo ad un nucleo di tre persone). La domanda va presentata al proprio comune di residenza.
Entrambe le prestazioni, non cumulabili fra loro, vanno richieste entro 6 mesi dalla nascita del figlio o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento e vengono pagate dall’Inps tramite assegno bancario spedito al domicilio della madre.
Lavoratrici e lavoratori dipendenti :
In Austria esiste un divieto assoluto di lavoro durante 8 settimane prima della nascita e 8 settimane dopo (12 settimane nel caso di parto prematuro o multiplo e in caso di parto cesareo)
Indennità di maternità pari al 100% della retribuzione
Può essere utilizzato da entrambi i genitori
Se solo un genitore utilizza il congedo può utilizzarlo fino al 30^mese del bambino.
Se entrambi i genitori utilizzano il congedo alternativamente esso è dovuto fino al 36 mese del bambino.
Per i periodi di congedo è dovuta ai genitori un’indennità (436 € nel 2002)
Un’indennità di maternità è assicurata come rimborso per l’utilizzo di un sostituto nella conduzione dell’attività per 8 settimane prima e 8 settimane dopo la nascita del figlio.
16 settimane di congedo di maternità che possono essere prese prima o dopo la nascita (almeno 6) a discrezione della lavoratrice.
In caso di parto multiplo il congedo viene portato a 18 settimane.
Se la donna occupata al termine delle 16 settimane necessita di ulteriori cure mediche, viene considerata in condizione di inabilità temporanea
Parte del congedo (max 10 settimane) può essere trasferito al padre
2 giorni con indennità pari al 100% dello stipendio + 10 settimane di congedo di maternità se trasferite dalla madre
Fino al 3^ anno compiuto del figlio senza retribuzione
L’indennità di maternità è assicurata per la durata di 16 settimane (18 settimane in caso di parto multiplo)
16 settimane: 6 settimane prima della nascita e 10 settimane dopo la stessa.
La lavoratrice per legge non è idonea al lavoro per 8 settimane, di cui almeno 6 devono collocarsi dopo il parto.
2 settimane supplementari prima del parto e 4 successive in caso di gravidanza patologica.
Il congedo si estende a 26 settimane in caso di nascita del 3 figlio o di parto gemellare o di difficoltà di salute legate al parto
Indennità giornaliera pari all’85% della retribuzione
3+11 giorni
Dopo il congedo per maternità i genitori hanno diritto a godere di congedo parentale o a lavorare a part time(se sono assunti da almeno un anno)
Il congedo parentale non è retribuito per il primo figlio, dal secondo figlio in base a determinati requisiti viene versato un assegno da parte del National Family Found .
La durata del congedo parentale è di un anno, ma può essere rinnovato per due volte fino ai tre anni del bambino. Un ulteriore anno è garantito in caso di malattia o disabilità del bambino.
Ai genitori vengono riconosciuti contributi per il pagamento del servizio di cura dei bambini.
Alle coltivatrici dirette la legge assicura la possibilità di un contributo per pagare la sostituzione nell’attività , per le altre donne lavoratrici autonome imprenditrici spetta un compenso forfettario senza necessità di inte7rrompere il lavoro o un contributo giornaliera fino a 60 giorni in caso di interruzione del lavoro
Lavoratrici e lavoratori dipendenti:
In Svezia le lavoratrici hanno diritto a un assegno prenatale per un massimo di 50 giorni.
Dopo la nascita i genitori hanno diritto all’assegno parentale che è pagato per un totale di 450 giorni per bambino. 360 giorni sono pagati all’80% dello stipendio i restanti 90 con una cifra forfettaria.
La madre può farvi ricorso per 10 giorni prima della data prevista per il parto.
I genitori che si prendono cura dei figli possono ripartire tra di loro i giorni di prestazione fatta eccezione per 60 giorni che sono previsti esclusivamente per il padre e per la madre.
Il congedo può essere utilizzato fino all’8^ anno del bambino.
Congedi parentali temporanei
possono essere presi dai genitori per un massimo di 60 giorni all’anno fino ai 12 anni del bambino.
Questo beneficio può essere ulteriormente esteso in alcuni casi
Il padre ha diritto a 10 giorni di congedo in concomitanza con la nascita del figlio. In casi particolari questi giorni possono essere utilizzati da un’altra persona.
Le lavoratrici autonome ricevono gli stessi benefici delle lavoratrici dipendenti
Qui puoi controllare la situazione negli altri paesi europei.
Attualmente in Italia a giugno 2010 sono state presentate alla Camera due proposte di legge , una del Pd, scritta da Alessia Mosca, e una del Pdl, firmata da Barbara Saltamartini che chiedono 4 giorni di “Congedo di paternità obbligatorio” e retribuito ai neo-padri.
I disegni di legge sono ancora in fase di valutazione parlamentare.