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Timestamp: 2020-08-06 01:20:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 618', 'art. 618', 'art. 618', 'art. 616', 'art. 618', 'sentenza ', 'art. 384', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 23964 del 12/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23964 del 12/10/2017
Cassazione civile, sez. III, 12/10/2017, (ud. 18/07/2017, dep.12/10/2017), n. 23964
sul ricorso 9887/2016 proposto da:
S.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CESARE BECCARIA
rappresenta e difende unitamente agli avvocati VINCENZO STUMPO,
VINCENZO TRIOLO giusta procura a margine del ricorso;
avverso la sentenza n. 434/2016 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
PEPE Alessandro, che ha concluso per l’accoglimento del motivo 1 di
entrambi i ricorsi;
T.A. terzi nei confronti delle spese di liteprocedeva ad espropriazione presso del debitore INPS per il pagamento distratte in suo favore con sentenzadel Tribunale di Foggia, sezione lavoro. Raccolta la dichiarazione positiva del terzo pignorato, il giudice dell’esecuzione pronunciava ordinanza di assegnazione.
Successivamente, la T. notificava all’Istituto di previdenza un ulteriore atto di precetto per il recupero delle spese relative alla registrazione dell’ordinanza di cui sopra. Instaurava quindi una seconda procedura esecutiva, avverso la quale l’INPS proponeva opposizione, sostenendo l’inesistenza del titolo esecutivo. dell’esecuzione disponeva l’assegnazione delle pignorate fino alla concorrenza di un terzo del esposto dalla T..
Costei proponeva opposizione agli atti esecutivi, dolendosi della decurtazione del credito.
Il giudice dell’opposizione, ritenuto di non dover emettere alcun provvedimento immediato, assegnava alle parti il termine per la prosecuzione del giudizio di merito. Il giudizio veniva introdotto dalla T. con ricorso, nelle forme del rito lavoro. Il Tribunale di Foggia accoglieva l’opposizione.
L’INPS ha proposto ricorso per la cassazione di tale sentenza, sulla base di quattro motivi illustrati da successiva memoria.
L’intimata non ha svolto alcuna attività difensiva.
Con il primo motivo, l’INPS lamenta la violazione degli artt. 93,409,617,618 e 618-bis c.p.c.. In particolare, secondo il ricorrente, la T. avrebbe dovuto introdurre il giudizio di merito di cui all’art. 618 c.p.c., comma 2, con atto di citazione, anzichè con ricorso, trattandosi di credito di natura ordinaria. Di conseguenza, il mero deposito in cancelleria del ricorso non sarebbe stato sufficiente a far salva l’osservanza del termine fissato dal giudice per l’introduzione del giudizio.
La giurisprudenza di questa Corte è ferma nel ritenere che il credito azionato in executivis dal difensore distrattario delle spese di lite, ancorchè consacrato in un provvedimento del giudice del lavoro, non condivide la natura dell’eventuale credito fatto valere in giudizio, cui semplicemente accede, ma ha natura ordinaria, corrispondendo ad un diritto autonomo del difensore, che sorge direttamente in suo favore e nei confronti della parte dichiarata soccombente; conseguentemente, con riferimento al detto credito, non opera la competenza per materia del giudice del lavoro, prevista dall’art. 618-bis c.p.c., nè si applica il relativo rito (Cass. n. 24691/2010; Cass. n. 17134/2005; Cass. n. 11804/2007).
Ciò posto, a norma dell’art. 618 c.p.c., comma 2, l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione deve avvenire, analogamente a quanto previsto dall’art. 616 c.p.c., con la forma dell’atto introduttivo richiesta nel rito con cui l’opposizione deve essere trattata, quanto alla fase di cognizione piena; pertanto, se la causa è soggetta al rito ordinario, il giudizio di merito va introdotto con citazione, da notificare alla controparte entro il termine perentorio fissato dal giudice (Cass. n. 19264/2012; Cass. n. 1152/2011).
Avendo invece l’opponente introdotto il giudizio con ricorso anzichè con citazione, per rispettare il termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, avrebbe dovuto entro tale termine non solo depositare il ricorso, ma anche notificarlo.
Tale adempimento non è stato tempestivamente curato, sicchè il Tribunale adito in sede di merito avrebbe dovuto rilevare il mancato rispetto del termine perentorio di cui all’art. 618 c.p.c., dichiarando inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi.
Consegue l’accoglimento del primo motivo, con l’assorbimento degli ulteriori.
La sentenza impugnata va dunque cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, è possibile, decidere nel merito – ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2 – dichiarando inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla T..
Quest’ultima va condannata al pagamento delle spese processuali, secondo il principio della soccombenza.
Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dall’intimata T.A..