Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-423-codice-penale-incendio
Timestamp: 2019-04-25 16:56:57+00:00
Document Index: 91427418

Matched Legal Cases: ['art. 59', 'art. 157', 'art. 449', 'art. 423', 'art. 157', 'art. 3', 'art. 423']

Art. 423 codice penale: Incendio | La Legge per tutti
La disposizione precedente si applica anche nel caso di incendio della cosa propria (1), se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica [425, 449] (2) (3).
Reclusione: [v. 23]; Pericolo: [v. Libro II, Titolo VI]; Incolumità pubblica: [v. Libro II, Titolo VI].
Incendio: è il fuoco di notevoli proporzioniche ha attitudine a propagarsi con facilità e che, correlativamente, risulta
di difficile spegnimento.
(1) La norma si riferisce, secondo la giurisprudenza, alle sole ipotesi in cui l’agente sia titolare del diritto di proprietà sul bene incendiato.
Pertanto, non assumono rilievo le ipotesi in cui si tratti di altro diritto reale.
In concreto, si ravvisa il delitto di incendio di cosa altrui nell’ipotesi in cui il fuoco, inizialmente appiccato alla cosa propria, si estenda successivamente alla cosa altrui. Il reato d’incendio è stato dalla giurisprudenza ritenuto sussistere anche qualora il pericolo per la pubblica incolumità non derivi direttamente dalle fiamme, ma da quelle che ne sono le dirette conseguenze come calore, fumo, mancanza di ossigeno, sprigionamento di gas venefici dalle materie incendiate.
(2) Tale requisito non è condizione obiettiva di punibilità, ma elemento costitutivo del reato.
(3) Cfr. anche art. 59 t.u.l.p.s.
In tema di incendio colposo di cosa propria, il pericolo per la pubblica incolumità può essere costituito non solo dalle fiamme, di vaste dimensioni e tendenti a propagarsi, ma anche dalle loro dirette conseguenze, quali il calore, il fumo, la mancanza di ossigeno, l'eventuale sprigionarsi di gas pericolosi dalle materie incendiate, quando tali effetti discendano dall'incendio e si siano prodotti senza soluzione di continuità.
Cassazione penale sez. I 13 gennaio 2015 n. 3339
È costituzionalmente illegittimo l'art. 157, comma 6, c.p., nella parte in cui prevede che i termini di cui ai precedenti commi del medesimo articolo sono raddoppiati per il reato di incendio colposo (art. 449, in riferimento all'art. 423 c.p.). Premesso che nell'esercizio della sua discrezionalità, il legislatore può stabilire termini di prescrizione più brevi o più lunghi di quelli ordinari in rapporto a determinate ipotesi criminose, sulla base di valutazioni correlate alle specifiche caratteristiche degli illeciti considerati e alla ponderazione complessiva degli interessi coinvolti, potendo soluzioni di segno estensivo essere giustificate, in specie, sia dal particolare allarme sociale generato da alcuni tipi di reato, il quale comporti una "resistenza all'oblio" nella coscienza comune più che proporzionale all'energia della risposta sanzionatoria, sia dalla speciale complessità delle indagini richieste per il loro accertamento e dalla laboriosità della verifica dell'ipotesi accusatoria in sede processuale, e che tuttavia la discrezionalità legislativa in materia deve essere pur sempre esercitata nel rispetto del principio di ragionevolezza e in modo tale da non determinare ingiustificabili sperequazioni di trattamento tra fattispecie omogenee, il regime della prescrizione relativo al delitto di incendio, che se commesso con dolo si prescrive in sette anni (tempo corrispondente al massimo della pena edittale, ai sensi dell'art. 157, comma 1, c.p.) e se realizzato per colpa si prescrive in un termine ampiamente superiore, ossia in dodici anni [il termine minimo di prescrizione dei delitti (sei anni), operante rispetto a reato punito con pena detentiva massima inferiore a tale soglia (cinque anni), è infatti raddoppiato, ai sensi della norma censurata], ribalta la scala di gravità delle due figure criminose: l'ipotesi meno grave, secondo la valutazione legislativa espressa nelle comminatorie di pena, in coerenza con il rapporto sistematico che intercorre tra il dolo e la colpa, resta infatti soggetta ad un trattamento assai più rigoroso, sul versante considerato, rispetto alla corrispondente ipotesi più grave, con inevitabile violazione dei principi di eguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 cost.). Appare evidente, in effetti, come il raddoppio del termine di prescrizione del delitto di incendio colposo non possa essere in alcun modo giustificato, nel raffronto con il trattamento riservato all'omologa figura dolosa, facendo leva su considerazioni legate al grado di allarme sociale né in considerazioni di ordine probatorio (sent. n. 202 del 1971, 455 del 1998, 324 del 2008, 393 del 2006, 23 del 2013; ordd. n. 288, 337 del 1999).
Corte Costituzionale 28 maggio 2014 n. 143
In tema di incendio colposo della cosa propria ex art. 423 e 449 c.p., il pericolo per la pubblica incolumità (oggetto specifico della tutela penale del reato), può essere costituito non solo dalle fiamme, ma anche da quelle che sono le loro dirette conseguenze (il calore, il fumo, la mancanza di ossigeno, l'eventuale sprigionarsi di gas pericolosi dalle materie incendiate) che si pongono in rapporto di causa ad effetto con l'incendio, senza soluzione di continuità.
Cassazione penale sez. IV 01 ottobre 2013 n. 44744