Source: http://docplayer.it/3847152-Gli-obblighi-informativi-del-franchisor.html
Timestamp: 2018-06-19 09:09:52+00:00
Document Index: 150863318

Matched Legal Cases: ['art. 409', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1418', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8']

Gli obblighi informativi del franchisor - PDF
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Marcella Flavia Franceschi
1 Gli obblighi informativi del franchisor La fase precedente la conclusione del contratto di franchising è particolarmente delicata, e per tale motivo ha costituito oggetto di attenta regolamentazione, sia in Italia che all'estero. Lo scopo di tale regolamentazione è essenzialmente riconducibile all esigenza di riequlibrare situazioni di asimmetria informativa, che si verificano non soltanto nell ambito dei rapporti tra imprese e consumatori ma anche tra imprese. Ciò in quanto le medesime istanze di trasparenza e di tutela nei confronti del soggetto debole del rapporto contrattuali possano ricorrere anche qualora tale soggetto non sia consumatore, bensì un imprenditore, cioè nell ambito dei c.d. rapporti businessto-business. Il contratto di franchising, pur costituendo uno strumento di collaborazione tra due imprenditori indipendenti - il franchisor, o affiliante, ed il franchisee, o affiliato - è appunto caratterizzato da una marcata asimmetria informativa. Infatti, mentre il franchisor è solitamente un soggetto esperto nel settore e dotato di esperienza, il franchisee spesso non è in possesso delle opportune conoscenze circa l attività oggetto del contratto, e talvolta è alla sua prima esperienza commerciale. Inoltre, i contratti di franchising sono spesso caratterizzati da una accentuata situazione di dipendenza dell affiliato nei confronti dell affiliante, in considerazione del forte potere di ingerenza del franchisor nella gestione dell impresa del franchisee. Tale caratteristica avvicina i contratti di franchising alla fattispecie della para-subordinazione, ex art. 409 n. 3 c.p.c., soprattutto qualora l ingerenza del franchisor si estrinsechi in una serie di direttive particolarmente dettagliate. Più specificamente, una potenziale fonte di vulnerabilità del franchisee deriva dagli investimenti da quest ultimo effettuati in vista dell esercizio dell attività commerciale, spesso connotati da un alto grado di specificità, tale da impedirne o renderne altamente difficile l eventuale riconversione al termine del rapporto (c.d. sunk costs). Ciò pone, infatti, il franchisee in una situazione di tendenziale dipendenza nei confronti del franchisor, favorendo possibili comportamenti opportunistici, se non addirittura abusivi di quest ultimo; ad es. non è infrequente che il franchisee, dietro la minaccia da parte del franchisor di porre termine anzitempo al rapporto (avvalendosi del diritto di recesso, o della facoltà di non rinnovare il contratto), sia disposto, nel timore di perdere tutti gli investimenti non ancora ammortizzati e gli eventuali futuri guadagni, ad accettare i nuovi termini dell accordo, impostigli dal franchisor stesso. Non è dunque casuale che l obbligo di rivelare informazioni (duty of disclosure) attinenti alla sfera di attività del franchisor, prima dell instaurazione del vero e proprio rapporto contrattuale, costituisca l aspetto più rilevante delle discipline finora emanate, nei vari ordinamenti, in tema di franchising, le quali si presentano, appunto, essenzialmente come disclosure laws, concedendo alle parti, per quanto concerne i rimanenti aspetti del rapporto, ampia libertà.
2 L'art. 4 dalla L. n. 129/2004 in tema di affiliazione commerciale prevede infatti, in capo al franchisor, una nutrita serie di obblighi informativi precontrattuali, cioè di obblighi di informazione che precedono la sottoscrizione del contratto di franchising. Tale previsione è appunto finalizzata a far sì che il futuro franchisee disponga di tutti gli elementi utili e/o necessari per valutare il contenuto dell'operazione che si accinge a concludere, e, al contempo, disponga di un lasso temporale sufficiente a compiere tale valutazione. La norma in oggetto prevede anzitutto l'obbligo del franchisor di consegnare all aspirante franchisee, almeno 30 giorni prima della sottoscrizione del contratto, la copia completa del contratto da sottoscrivere, cioè un documento contenente tutte le clausole costituenti il regolamento negoziale, ivi comprese quelle relative agli elementi essenziali del contratto (investimenti, royalties etc.). Attraverso tale norma il legislatore ha inteso far sì che il futuro franchisee disponga di tutti gli elementi utili e/o necessari per valutare serenamente e nel modo più completo possibile avvalendosi, eventualmente, della consulenza di esperti nel settore - il contenuto dell'operazione che si accinge o ha in previsione di concludere, comparandola eventualmente con altre offerte, e, al contempo, disponga di un lasso temporale sufficiente a compiere tale valutazione (c.d. coolingoff period). In proposito, è dubbio se sia sufficiente per il franchisor consegnare all aspirante franchisee, almeno trenta giorni prima della sottoscrizione del contratto, soltanto il proprio contratto tipo, contenente gli elementi di cui sopra, con possibilità di completare la bozza contrattuale fino al momento della sottoscrizione finale, oppure come sembra preferibile - un testo contenente tutti gli elementi elencati dall art. 3, 4 comma, della nuova legge. Attesa la ratio della norma, è infine da ritenere che il franchisor sia tenuto ad adempiere ai propri obblighi informativi nel termine menzionato non solo prima della stipula del vero e proprio contratto di franchising, ma anche prima della conclusione di un accordo comunque vincolante, come ad es. un contratto preliminare di franchising. La L. n. 129/2008 non prevede quali siano le conseguenze nel caso in cui il contratto di franchising venga sottoscritto prima che sia decorso il termine di trenta giorni previsto dall art. 4, 1 comma, oppure se venga sottoscritto, rispettando tale scadenza, un contratto nel quale siano state apportate modifiche o integrazioni (su aspetti essenziali) rispetto al testo originariamente trasmesso al franchisee. In proposito, sembra sia da scartare la soluzione che ricollega alla violazione della norma la nullità del contratto di franchising ex art. 1418, 1 comma c.c., dato che l'art. 4, 1 co., non è una norma imperativa in quanto disciplina (non già la struttura o il contenuto, bensì) la fase della formazione del contratto, e in ogni caso non si tutela un interesse pubblico e generale. Analogamente, non sembra possa accogliersi la tesi, avanzata da una parte della dottrina, secondo cui l'affiliato godrebbe di uno ius poenitendi da esercitarsi entro un termine pari alla differenza tra i trenta giorni di cui all'art. 4, 1 co., e il numero di giorni effettivamente trascorsi tra la consegna della copia completa del contratto e la sottoscrizione del contratto di franchising, non essendo applicabili in via analogica le norme, a tutela dei consumatori, che prevedono il diritto di recesso.
3 Appare quindi preferibile ritenere che qualora il franchisor si sia reso inadempiente a tale obbligo, lo stesso possa incorrere in responsabilità pre-contrattuale nei confronti del franchisee e sia tenuto al risarcimento del danno ex art c.c. La medesima norma prevede altresì che nello stesso termine di 30 giorni prima della sottoscrizione del contratto l affiliante debba anche consegnare all aspirante affiliato, oltre al contratto di franchising, una serie di allegati, contenenti le seguenti informazioni: a) i principali dati relativi all affiliante, tra cui ragione e capitale sociale e, previa richiesta dell aspirante affiliato, copia del suo bilancio degli ultimi tre anni o dalla data di inizio della sua attività, qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni; b) l indicazione dei marchi utilizzati nel sistema, con gli estremi della relativa registrazione o del deposito, o della licenza concessa all affiliante dal terzo, che abbia eventualmente la proprietà degli stessi, o la documentazione comprovante l uso concreto del marchio; c) una sintetica illustrazione degli elementi caratterizzanti l attività oggetto dell affiliazione commerciale; d) una lista degli affiliati al momento operanti nel sistema e dei punti vendita diretti dell affiliante; e) l indicazione della variazione, anno per anno, del numero degli affiliati con relativa ubicazione negli ultimi tre anni o dalla data di inizio dell attività dell affiliante, qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni; f) la descrizione sintetica degli eventuali procedimenti giudiziari o arbitrali, promossi nei confronti dell affiliante e che si siano conclusi negli ultimi tre anni, relativamente al sistema di affiliazione commerciale in esame, sia da affiliati sia da terzi privati o da pubbliche autorità, nel rispetto delle vigenti norme sulla privacy. Tuttavia, la norma in esame concede al franchisor la possibilità di non menzionare nel contratto una o più delle informazioni di cui sopra, qualora sussistano obiettive e specifiche esigenze di riservatezza, e sempre che di tali esigenze si faccia menzione nel contratto. Infine, l art. 6 della L. n. 129/2004 stabilisce che, al di là delle informazioni obbligatorie di cui sopra, l affiliante deve fornire all aspirante affiliato ogni informazione o dato che siano necessari, utili o opportuni ai fini della conclusione del contratto, salvo il caso in cui tali informazioni siano oggettivamente riservate o la cui divulgazione costituirebbe violazione di diritti dei terzi. Si tratta di un obbligo avente contenuto assai esteso e indeterminato, riguardando appunto ogni elemento che l aspirante affiliato, secondo la propria personale valutazione, richieda, in quanto ritenuto anche solo utile ai fini della conclusione del contratto.
4 L art. 8 della L. n. 129/2008 prevede che, qualora una delle parti abbia fornito all altra false informazioni, quest ultima può chiedere l annullamento del contratto ai sensi dell articolo 1439 c.c., nonché il risarcimento del danno, se dovuto. L ipotesi in cui una parte fornisca false informazioni all altra rientra tipicamente nell ambito applicativo dell art c.c., trattandosi appunto di dolo negoziale. Ciò fa sorgere l interrogativo se la norma di cui all art. 8 sia meramente riproduttiva della norma codicistica, oppure se il legislatore abbia inteso ampliare, con riferimento ad una fattispecie specifica quella, appunto, delle informazioni rese nell ambito di un costituendo rapporto di franchising - i presupposti applicativi dell art c.c. Parte della dottrina ritiene che il legislatore, attraverso la norma in esame, abbia richiamato non già tutti gli elementi costitutivi della fattispecie disciplinata dall art c.c., bensì soltanto la parte precettiva della norma stessa, sanzionando con l annullamento del contratto tutte le ipotesi di false informazioni, a prescindere dal carattere determinante dell inganno, ovvero indipendentemente dalla influenza determinante delle false informazioni sulla decisione della controparte di contrarre, o di contrarre a determinate condizioni. Secondo questa interpretazione, pertanto, la norma in esame assorbirebbe le ipotesi riconducibili al dolo incidente, di cui all art c.c. (analogamente a quanto accade in tema di contratto di assicurazione, ex art c.c.); in altri termini, qualora l affiliante fornisse all affiliato informazioni false, l affiliato potrebbe chiedere l annullamento del contratto e non soltanto il risarcimento dei danni - ai sensi dell art. 8, sempre che tali false informazioni abbiano influito sulla sua decisione a contrarre, anche ove non dovessero risultare determinanti nella formazione del consenso. Tale interpretazione, che ha il pregio di valorizzare la portata applicativa e innovativa della norma in commento, non sembra tuttavia accettabile, in quanto implica una abrogazione implicita dell art c.c., privando il contraente vittima dell inganno della possibilità di mantenere il contratto, tutte le volte in cui lo stesso preferisca, anziché porre nel nulla il contratto stesso, chiedere il risarcimento del danno subito. Inoltre, la stessa consentirebbe all affiliato ingannato di ottenere l annullamento del contratto anche nel caso in cui la falsità riguardi elementi di marginale importanza, e anche qualora lo stesso non abbia prestato un minimo di diligenza nell informarsi circa la veridicità delle informazioni fornite. Sembra pertanto preferibile ritenere che il contratto di franchising possa essere annullato solo se le false informazioni fornite dal franchisor siano state determinanti del consenso del franchisee, in conseguenza della sua oggettiva inattitudine ad ingannare o di altre circostanze, anche soggettive; fatta salva, in ogni caso, la possibilità di ottenere il risarcimento del danno laddove i raggiri (intesi come false informazioni) pur non determinando il consenso, lo abbiano in qualche modo viziato, dando luogo a "condizioni diverse" da quelle che la parte avrebbe pattuito, ai sensi dell art c.c., o di ottenere l'annullamento del contratto per errore e il risarcimento del danno, se di questi altri rimedi ricorrano gli estremi, secondo le regole generali. La norma di cui all art. 8 della L. n. 129/2004 si riferisce alla sola ipotesi in cui siano state fornite false informazioni all aspirante affiliato, e non a quella in cui tali informazioni non siano state fornite, o siano incomplete o inesatte. Si pone pertanto il problema si stabilire se anche la reticenza (o dolo omissivo) rientri nell ambito applicativo del menzionato art. 8.
5 In proposito, il riferimento esplicito alle sole ipotesi di "falsa informazione" sembra far propendere per l esclusione di ogni altra situazione non integrante dolo commissivo. Tuttavia, è possibile sostenere che i comportamenti omissivi del franchisor, pur non ricadendo nell ambito di applicazione dell art. 8, assumano rilevanza in forza delle norme sui contratti in generale. Di conseguenza, si può ritenere che la reticenza da parte del franchisor possa dare luogo all annullamento del contratto per errore (ove riconoscibile ed essenziale) o per dolo omissivo, ex art c.c., sempre che, secondo l orientamento consolidato della giurisprudenza, l affiliato dimostri che il comportamento reticente dell affiliante sia stato da questi preordinato, al fine di trarlo in inganno. Deve inoltre ritenersi che tale reticenza possa assumere rilevanza in quanto contraria alla buona fede precontrattuale, ai sensi degli artt. 1175, 1337 e 1375 c.c.., e quindi esporre il franchisor a responsabilità pre-contrattuale nei confronti del franchisee. Milano, settembre 2013 Avv. Valerio Pandolfini