Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2007/11/guida-pratica-alla-transizione-agli-iasifrs-parte-terza-il-confronto-tra-gli-schemi-di-bilancio.html
Timestamp: 2018-10-18 03:59:03+00:00
Document Index: 9017954

Matched Legal Cases: ['art. 2424', 'art. 2425', 'art. 2428', 'art. 2423', 'art. 2425', 'art. 2423']

Guida pratica alla transizione agli IAS/IFRS. Parte terza: il confronto tra gli schemi di bilancio | Commercialista Telematico
Guida pratica alla transizione agli IAS/IFRS. Parte terza: il confronto tra gli schemi di bilancio
Il confronto degli schemi di bilancio secondo i principi italiani e secondo gli IAS: l’analisi della variazione di stato patrimoniale e conto economico (clicca qui per leggere le parti precedenti)<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Effettuare un confronto tra schemi di bilancio previsti dalla normativa nazionale e quella internazionale è utile non solamente per comprendere come ben posizionare le singole voci di costo/ricavo e di attivo/passivo che scaturiscono da una corretta tenuta della contabilità per rispettare in pieno le regole dettate, ma soprattutto per vedere come le diverse finalità e il diverso approccio dei principi nazionali rispetto a quelli internazionali si riflettano sui contenuti che il bilancio stesso deve prevedere, in modo da rendersi più utile a una migliore analisi della dinamica aziendale.
Il legislatore italiano, tra i due schemi previsti negli articoli 9 e 10 della IV Direttiva CEE, ha scelto, limitatamente allo Stato Patrimoniale, lo schema “a sezioni contrapposte” in quanto quello cosiddetto “a scalare” sembrava presentare vantaggi informativi modesti tali da non giustificare il suo utilizzo.
Gli articoli del nostro c.c. che prescrivono uno schema obbligatorio ed analitico del bilancio sono l’art. 2424, l’art. 2425, 2427 e 2427 bis; essi individuano, in maniera puntuale, rispettivamente le voci di stato patrimoniale e del conto economico nonché la nota integrativa.
Dunque i prospetti obbligatori secondo la normativa italiana sono i seguenti:
A tali documenti va aggiunta la relazione sulla gestione prevista nei casi di legge dall’art. 2428.
Fin da questo momento è già possibile allora individuare una differenza di documenti richiesti per la formazione del bilancio rispetto alla normativa internazionale, infatti lo IAS 1 al par. 8 prescrive che il bilancio deve essere formato da:
Note esplicative dei principi contabili adottati
Prospetto che esponga: le variazioni delle poste del patrimonio netto, e le variazioni di patrimonio netto diverse da quelle derivanti da operazioni con i possessori di capitale proprio che agiscono in tale loro qualità;
Come si può vedere le norme internazionali fanno sparire un documento che per il legislatore italiano risulta essere fondamentale e cioè la nota integrativa, prevedendo che le informazioni che venivano in essa contenuta ( riguardanti i criteri adottati per l’esplicazione del valore di singole voci di bilancio nonché i principi generali adottati), siano inserite come vere e proprie note al bilancio (denominate appunto note esplicative) da apporre in fondo allo stato patrimoniale e al conto economico.
A fronte di tale eliminazione sono stati però introdotti altri due documenti fondamentali che la legislazione italiana non prevedeva come obbligatori e cioè il rendiconto finanziario e il prospetto che espone le variazioni di patrimonio netto.
Spiegando più in dettaglio quello che è il contenuto dei due principali schemi (S.P. e C.E.), ci si accorge come lo stato patrimoniale previsto, oggi classifica le voci dell’attivo in relazione alla loro destinazione, ottenendo dunque una distinzione “a livello macro” tra beni che sono destinati a perdurare all’interno dell’azienda (immobilizzazioni) e beni che sono destinati ad essere ceduti o utilizzati nel breve termine; mentre nel lato del passivo la distinzione è effettuata in modo da distinguere i mezzi di terzi dai mezzi propri sulla base della natura delle fonti di finanziamento.
Inoltre, lo stato patrimoniale del codice civile individua in maniera rigida quali siano le sottovoci che vanno poi a comporre le classi di beni suddetti, avendo così un effetto classificatorio dal quale non è possibile discostarsi.
La normativa internazionale abbandona totalmente questa impostazione, infatti, innanzitutto le voci dell’attivo e del passivo vengono distinte in base ad una logica finanziaria e più nello specifico in attività correnti e non correnti mentre il passivo in passivo a breve termine, in medio/lungo termine e in capitale circolante netto.
Inoltre, la composizione di tali voci non segue più uno schema rigido, ma più flessibile, dove è previsto un contenuto minimo delle voci costituenti l’attivo e il passivo della stato patrimoniale ma dove è comunque possibile inserire voci addizionali, intestazioni, risultati parziali e sottoclassificazioni se essi si ritengono rilevanti per la comprensione della situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda.
Per la legislazione italiana le voci di conto economico sono invece imputate a costo o ricavo a secondo della natura che li ha generati, mentre è possibile scegliere tra una imputazione secondo natura o secondo la loro destinazione negli IAS.
La rappresentazione che segue espone lo stato patrimoniale previsto dagli IAS (quello sottostante è
classificato in base al ciclo operativo) nella composizione delle singole voci.
Capitale emesso e riserve
Utili (perdite) accumulati
Partecipazioni valutate col metodo del patrimonio netto
Totale capitale emesso e riserve
Tot. Att. non correnti
Finanziamenti fruttiferi di interessi
Fondi non correnti
Altre attività possedute per la vendita
Attività incluse in gruppi in dismissione
Quota corrente di finanziamenti fruttiferi di interessi
Tot. Attività correnti
Attività non correnti classificate come possedute per la vendita
Passività incluse in gruppi in dismissione
Passività classificate come possedute per la vendita
Occorre ribadire che nel caso della legislazione italiana non è possibile discostarsi dalla classificazione prevista, né eliminando né inserendo altre sottovoci (se non nei limiti e alle condizioni di cui all’art. 2423 ter c.c.), mentre è possibile riscontrare degli scostamenti nei casi pratici, nel caso in cui si redigano i bilanci con gli IAS, rispetto al modello sopra proposto in tabella dovuti ad un ampliamento rispetto ai contenuti minimi ( qui puntualmente indicati) previsti dallo IAS 1 con l’inserimento di altre sottovoci o sub-totali necessari ad una migliore comprensione e chiarezza del bilancio stesso.
Inoltre, come detto in precedenza, si nota come le note al bilancio siano affiancate alle singole voci in modo da darne accurata spiegazione sotto anziché costituire un apposito documento come nella legislazione italiana (la nota integrativa).
Lo IAS 1 propone due tipologie di stato patrimoniale che possono essere adottati dalle società:
S.P. con voci classificate sulla base del ciclo operativo (definito come il tempo intercorrente tra l’acquisizione dei materiali che entrano nel processo produttivo e la loro realizzazione in denaro o in altro strumento prontamente convertibile in denaro) e quindi con classificazione delle attività così come le passività in correnti e non correnti;
S.P. con attivo e passivo classificati sulla base della loro liquidità.
Inoltre lo stesso IAS stabilisce che:
in linea di massima, la classificazione da adottare è la prima qui indicata perché l’attivo e il passivo corrente sono quelle che si suppone siano realizzate o estinte nel normale svolgimento del ciclo operativo dell’impresa;
che bisogna utilizzare il criterio della liquidità solo quando esso permetta di fornire informazioni più rilevanti e significative rispetto a quella del ciclo operativo;
che indipendentemente dal criterio di valutazione adottato, vengano fornite delle indicazioni sulla scadenza delle attività e passività.
Di conseguenza, quando il ciclo operativo di un’impresa che fornisce beni e servizi è chiaramente identificabile, la classificazione su indicata consente al lettore del bilancio d’esercizio di distinguere le attività circolanti nette come capitale di funzionamento da quelle usate dall’impresa per le operazioni a lungo termine.
Bisogna inoltre ricordare che secondo lo IAS un’attività è da considerarsi corrente quando appartiene ad una di queste categorie:
attività possedute per la vendita e il consumo che avvengono nel corso del normale ciclo operativo,
attività possedute per essere negoziate,
attività che si pensa saranno realizzate entro 12 mesi,
attività sotto forma di denaro o altro mezzo equivalente.
Qualora l’attività non dovesse rientrare nelle precedenti categorie apparterrà invece alle attività non correnti.
In maniera analoga definisce le passività non correnti come tutte quelle attività che non appartengono ad una di queste categorie che formano le passività correnti:
passività che si suppone vengano estinte nel normale svolgimento del ciclo operativo,
passività assunte per attività di trading,
passività che si prevede saranno estinte entro 12 mesi,
e quelle passività per le quali l’impresa non ha un diritto incondizionato a differire il pagamento oltre i 12 mesi.
Questa classificazione di attivo e passivo basata secondo diverse prospettive rispetto a quelle nazionali è in linea con le diverse finalità informative che i due diversi bilanci hanno, infatti lo stato patrimoniale civilistico mira ad evidenziare in maggior misura l’utilizzo-impiego dei beni dell’azienda, mentre lo stato patrimoniale IAS dà una maggiore informazione per quanto concerne la solidità dell’azienda, solidità intesa come capacità della società stessa di far fronte ai propri impegni nel breve periodo (cosiddetta liquidità) e nel medio-lungo periodo (solvibilità).
Quest’ultima risulta essere dunque più adeguata ad un’analisi della gestione attuale e futura dell’impresa ed evidenzia l’eventuale raggiungimento di performance aziendali stabiliti a monte.
Passando adesso all’analisi del conto economico, è possibile anche qui riscontrare una maggiore flessibilità dei principi internazionali che danno al redattore del bilancio la possibilità di scegliere tra una classificazione dei costi per natura o per destinazione, anche se in questo ultimo caso precisa che è necessario riportare i dettagli delle classificazioni per natura delle medesime poste.
Tale possibilità non è prevista dal legislatore italiano che invece impone una classificazione per natura e che, così come succede per lo stato patrimoniale, vincola il redattore ad utilizzare uno schema prestabilito indicato nell’art. 2425 del c.c. (se non nei limiti e alle condizioni di cui all’art. 2423 ter c.c.).
Lo schema italiano del C.E. è finalizzato a determinare il valore e i costi della produzione e quindi non fornisce alcune informazioni che possono essere invece di rilevante interesse per la gestione dell’azienda:
· non consente di identificare il risultato operativo che risulta essere fondamentale valore segnaletico;
· espone un valore della produzione che è somma di elementi eterogenei.
Lo IAS <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />1 ha anche per questo documento stabilito un contenuto minimo che lo stesso deve contenere, e più precisamente deve prevedere:
quota dell’utile o perdita di collegate e joint venture contabilizzata con il metodo del patrimonio netto
un singolo importo comprendente il totale della plusvalenza o minusvalenza, al netto degli effetti fiscali, delle attività operative cessate
l’utile o la perdita.
Anche qui come nello stato patrimoniale è possibile inserire nello schema voci addizionali, intestazioni, risultati parziali e sottoclassificazioni qualora essi fossero necessari alla comprensione del bilancio stesso.
Un’altra importantissima differenza, tra il conto economico nazionale e quello internazionale, è dovuta al dettato degli IAS che hanno espressamente eliminato i componenti positivi e negativi straordinari dal conto economico.
Di seguito proponiamo un raffronto tra i conti economici che sarebbe possibile scegliere ed incontrare con gli IAS.
CONTO ECONOMICO IAS
(per natura)
(per destinazione)
Variazioni nelle rimanenze di prodotti finiti e prodotti in corso di lavorazione
Lavori in economia e capitalizzati
Materie prime e di consumo utilizzate
Costi per benefici dei dipendenti
Riduzione di valori di immobili, impianti e macchinari
Quota parte di utili di società collegate