Source: http://businessandtax.it/evasione_fiscale_e_riciclaggio.htm
Timestamp: 2018-07-23 17:13:17+00:00
Document Index: 89079024

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 62', 'art. 8', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 11', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 2', 'art. 8', 'sentenza ']

È di questi giorni la notizia che il summit G20 di Londra comincia a dare i suoi frutti. Dopo la fine del segreto bancario, almeno sulla carta, posta la non ancora piena cooperazione tra i vari paesi, Barack Obama annuncia norme più severe e attacca i paradisi fiscali e quelli a tassazione agevolata con un importante rafforzamento del numero dei controllori. L’obiettivo è quello di interrompere le pratiche illegali che consentono a privati ed imprese di evadere il fisco. Per il piano USA si parla di recuperare circa 200miliardi di dollari di gettito perduto. Anche l’Italia con il ministro Tremonti ha deciso di combattere la crisi globale con l’”assedio” ai centri offshore. La soluzione è nell’azione sui “paradisi fiscali” ove si concentra l’evasione, spesse volte derivante da operazioni illegali di riciclaggio. Quali le novità? L’inversione dell’onere della prova (chi ha trasferito i soldi nei paesi offshore è evasore sino a prova contraria); l’inasprimento delle sanzioni applicabili (se uno evade e mette il frutto dell’evasione in un paradiso è giusto che ci sia un’aggravante specifica); la nuova black list italiana (con l’elenco dei paesi offshore non cooperativi), uno scudo fiscale n. 3 capace di far rientrare in Italia i capitali esportati clandestinamente dietro pagamento di una multa una tantum al 7% e garanzia dell’anonimato. L’offensiva contro i paradisi fiscali cela interessi enormi. Si parla di circa 7000miliardi di dollari di capitali esteri considerati in parte frutto di evasione fiscale, riciclaggio e corruzione. Ma è difficile districarsi tra trust, imprese fantasma, società anonime, prestanomi.
L’origine della normativa sull’antiriciclaggio, ancora in evoluzione, risale alla direttiva 1991/308/CEE (c.d. “prima direttiva”), riguardante la prevenzione del sistema finanziario ai fini di riciclaggio dei proventi di attività criminose. Prevede l’obbligo di identificazione della clientela, la registrazione dei dati e la segnalazione di operazioni sospette.
La direttiva 2001/97/CE (c.d. “seconda direttiva”) del 4 dicembre 2001 modifica la prima direttiva in tema di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite. Obbliga gli Stati membri ad un più elevato standard di prescrizioni e amplia la platea dei destinatari degli obblighi.
Il decreto legislativo 231/2007, a decorrere dal 1 gennaio 2008,attua la III Direttiva antiriciclaggio e introduce alcune novità, tra cui: la sostituzione dell’obbligo di identificazione con quello di “adeguata verifica” della clientela, l’innalzamento a 15mila euro della soglia oltre la quale scatta l’obbligo antiriciclaggio, la possibilità di scelta tra archivio unico informatico e registro della clientela. Si prevedono limitazioni alla circolazione del denaro contante (abrogate poi dalla manovra d’estate, il decreto legge 112/2008 che ha reintrodotto il vecchio di limite di 12mila500 euro e non più 5mila euro per il trasferimento di denaro contante ed emissione di assegni).
Il decreto legislativo 231/2007, riprendendo esattamente i termini utilizzati dalla III Direttiva, stabilisce che il riciclaggio è costituito dal compimento intenzionale delle seguenti azioni:
conversione o trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza della provenienza criminosa;
occultamento, o dissimulazione, della reale natura, provenienza, ubicazione, degli stessi;
acquisto, detenzione, utilizzazione di beni, essendo a conoscenza della loro provenienza illecita;
partecipazione ad uno degli atti di cui ai punti precedenti.
Per quanto concerne il finanziamento del terrorismo il quarto comma dell’art. 2, individua il fenomeno in qualsiasi attività diretta alla raccolta, alla provvista, all’intermediazione, al deposito di fondi o risorse economiche destinati ad essere utilizzati al fine di commettere delitti con finalità di terrorismo.
AUTORITA’ COMPETENTI E ORDINI PROFESSIONALI
L’art. 62, comma 3, ha disposto la soppressione dell’Ufficio Italiano Cambi (UIC) e la nascita dell’ U.I.F. (l’Unità di Informazione Finanziaria istituita presso la Banca d’Italia) che ha ereditato le competenze in tema di contrasto e prevenzione del riciclaggio. L’art. 8, comma 1, assegna a collegi e ordini professionali la funzione di controllo e promozione dell’osservanza degli obblighi antiriciclaggio.
OBBLIGHI PER I PROFESSIONISTI - cenni -
Secondo il disposto dell’art. 16, comma 1, D.Lgs. 231/2007, l’obbligo di adeguata verifica della clientela deve essere osservato dal professionista nello svolgimento della propria attività sia in forma individuale, societaria o associata:
quando la prestazione abbia per oggetto mezzi di pagamento o movimentazione di importo pari o superiore a 15mila euro;
tutte le volte in cui l’operazione sia di valore indeterminata/indeterminabile;
quando vi sia il sospetto di riciclaggio;
quando sussistono dubbi sulla veridicità o adeguatezza dei dati.
Sono previsti alcuni casi di esonero dall’obbligo di verifica (mera attività di redazione e/o di trasmissione della dichiarazione dei redditi; adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui all’art. 2, co. 1, L. 12/1979).
Obbligo di astensione del professionista: quando non è in grado di espletare attività di adeguata verifica della clientela, in quanto sospetta che una determinata operazione sia correlata al riciclaggio. Il professionista ha l’obbligo di inviare una segnalazione all’UIF.
Obblighi semplificati: di cui all’art. 25, dove si stabilisce che in alcuni casi devono applicarsi obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela. Ad es. quando il cliente è:
uno dei soggetti indicati dall’art. 11, co.1 e 2, lettera b) e c) del decreto (intermediari finanziari);
un ente creditizio o finanziario comunitario;
un ente creditizio o finanziario situato in uno stato extracomunitario che imponga obblighi equivalenti a quelli previsti dalla direttiva;
un ufficio della pubblica amministrazione.
Il riciclaggio, previsto dall’art. 648 bis CP, consiste nel sostituire o trasferire denaro, beni e altre utilità provenienti da delitto non colposo, o nel compiere in relazione ad essi altre operazioni atte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa. La definizione “provenienti da delitti non colposi” è così ampia da comprendere, tra i reati-presupposto del riciclaggio, non solo i delitti tesi alla creazione di capitali illeciti, ma anche i delitti estranei, quali quelli in materia fiscale. Occorre una distinzione: dai delitti-presupposto occorre escludere quelli in materia di imposte dirette e di IVA che non producono ricchezza e inserire i delitti di contrabbando doganale che invece producono ricchezza. Con l’entrata in vigore del d.lgs. 74/2000 si possono configurare quali reati presupposto la dichiarazione fraudolenta, la dichiarazione infedele e l’omessa dichiarazione se si superano date soglie quantitative. A ciò si aggiungono altre ipotesi quali emissione e utilizzo di fatture e documenti per operazioni inesistenti. Quando si parla di frode fiscale-riciclaggio non bisogna confondere la provenienza della cosa dal delitto con l’attinenza di una cosa al delitto (l’evasione fiscale rappresenta infatti l’aver realizzato solo un risparmio d’imposta e non un incremento patrimoniale). Questo perché, oggetto materiale del riciclaggio, sono le cose ottenute con il delitto presupposto che hanno portato un’espansione del patrimonio. Viceversa, l’evasione nasce da attività lecita mirata ad evitare il decremento del patrimonio a seguito del pagamento di tributi. Per il reato di riciclaggio, entrambi i comportamenti realizzano condotte illecite e presupposte alla figura criminosa. In vista dell’imminente varo del Testo Unico Antiriciclaggio, il Legislatore dovrebbe allora modificare la norma escludendo dai reati presupposto la frode fiscale derivante da evasione, considerando solo l’ipotesi di emissione e/o utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (ex artt. 2 e 8 d.lgs.74/2000).
L’autoriciclaggio non esiste nel nostro ordinamento penale. Il soggetto autore, o il compartecipe, del reato presupposto non può essere punito per il riciclaggio dei proventi del reato, mentre può essere punito il terzo estraneo al reato che cooperi con il reo nel riciclaggio. Difatti, la disciplina antiriciclaggio (art. 648 bis CP) non punisce l’autore nel caso in cui abbia concorso nel delitto, a monte, che ha generato la ricchezza da riciclare o nell’ipotesi dell’investimento dell’utile nascente dal reato-presupposto.
DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA con uso di fatture e/o documenti PER OPERAZIONI INESISTENTI
Il d.lgs.74/2000, ha fornito lo strumento più idoneo per perseguire il riciclaggio da evasione fiscale. I delitti si perfezionano tutti solo al momento di presentazione delle dichiarazioni annuali, mai prima. Con l’art. 2, l’evasione fiscale ha eguagliato l’evasore fiscale, alla stregua di qualunque altro soggetto criminale penalmente perseguibile con reclusione e multa.
E’ punito con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica elementi passivi fittizi in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte
Il fatto si considera commesso, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, quando tali fatture/documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria
Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a lire 300milioni si applica la reclusione da 6 mesi a 2 anni
Tale fattispecie si tipizza per la particolare insidiosità fiscale in quanto la dichiarazione, oltre ad essere infedele, presenta elementi di falsità idonei ad ostacolare l’attività di accertamento dell’A.F. o ad avvalorare la non veritiera prospettazione dei dati in essa indicata. Si pensi all’indicazione di elementi passivi inesistenti o modificati (uscita di banca e cassa, falsi costi per abbattere la base imponibile, falsi crediti IVA) tali da originare disponibilità di denaro che può costituire oggetto di riciclaggio sia in caso di sua restituzione occulta (ad opera di un terzo consapevole del reato come contropartita di un corrispettivo) sia nel caso in cui venga pattuito un compenso (provvigione). La conferma emerge dalla circostanza che, al pari del delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, previsto dall’art. 8, si realizza indipendentemente dal superamento di qualsivoglia soglia minima di punibilità.
Tra l’altro, mentre nella piccola impresa è il privato stesso che, realizzando la frode fiscale, si preoccupa di mascherare i fondi senza l’aiuto di terzi (non realizzando quindi il riciclaggio) nelle grandi società, al contrario, è complesso il meccanismo con il quale l’eventuale provento da frode fiscale viene “celato”. Chi architetta la frode spesso non è colui che ricicla.
Si pensi all’imprenditore che versa il denaro (frutto di illecito tributario) su un conto extracontabile intestato e/o nella disponibilità dello stesso: si parla di mera evasione fiscale. Viceversa, se le risorse sottratte all’Erario sono accantonate su un conto extracontabile intestato a “persona di fiducia” (moglie casalinga o figlio studente), questa potrebbe rispondere di riciclaggio da evasione fiscale.
Altre ipotesi di reati tributari idonei al reato di riciclaggio sono l’abbassamento fittizio dell’utile o l’incremento fittizio della perdita, tesi ad evadere le imposte, ma anche a creare riserve occulte utilizzabili per fini illeciti (pagamento tangenti, appropriazione indebita dagli amministratori, finanziamento di attività illecite), l’utilizzo di fatture inesistenti, l’esposizione di perdite inesistenti, le sottofatturazioni attive e le soprafatturazioni da parte di fornitori.
Tramite i controlli incrociati è possibile trovare le relazioni con società di comodo estere all’uopo create per giustificare flussi di denaro verso l’estero, i legami con personaggi legati alla criminalità organizzata, e non (dediti all’attività di pulitura e reimpiego di denaro sporco), conti correnti che afferiscono l’attività di impresa su cui affluiscono redditi non dichiarati (nella disponibilità dei soci e/o dipendenti della società sottoposta a controllo fiscale). Tali controlli creano un flusso informativo, tra dati contabili e riscontri esterni, da cui possono emergere non solo illiceità di matrice tributaria, ma anche altre attività dirette alla costituzione di fondi neri o concrete operazioni finalizzate al riciclaggio.
TRASFERIMENTO DI DENARO OLTRE FRONTIERA
Con il d.lgs. 195/2008 ogni persona fisica, che esca o entri nel territorio nazionale, e che trasporti denaro contante per importi superiori a 10mila euro, deve dichiarare all’Agenzia delle Dogane tali somme con una apposita dichiarazione. In caso di violazione, scatta il sequestro, nel limite del 40% dell’importo in eccedenza e la sanzione pecuniaria fino al 40% dell’importo ultrasoglia trasferito.
COSTITUZIONE DI SOCIETA’ FITTIZIE
In tema di società ombra atte a favorire la commissione di reati quali il riciclaggio, la Cassazione fornisce, con la sentenza 10023/09, un’interpretazione estensiva della normativa di contrasto della criminalità organizzata contenuta nella legge 356/92.
Stabilisce cioè che le misure cautelari possono essere adottate anche nei
confronti delle società originate, o derivate a vario titolo, dalla prima costituzione. In
sostanza, per la Cassazione “il pubblico ministero ricorrente sostiene che l’articolo 12 quinquies L.356/92 (trasferimento fraudolento di valori) punisce chiunque crea apparenze giuridiche utili a nascondere la presenza mafiosa dietro patrimoni o attività economiche”. Viene punita quindi la creazione di società fittizie per eludere le leggi penali.
CENTRI OFF-SHORE
In USA, i salvataggi delle banche hanno evidenziato la quantità di denaro che i grandi gruppi finanziari hanno parcheggiato off-shore in terre senza legge ove, capitali puliti e sporchi, si mischiano tra loro. In tema di hedge funds molti hanno sede legale off-shore: prima del default si parla di 2000miliardi di dollari, spesso sottoscritti dalle stesse banche.
OPERAZIONI INTERCOMPANY IN PARADISI FISCALI
Nel 2008 la G.d.F. in materia di operazioni intercompany in paradisi fiscali, ha condotto 4000 indagini, denunciando 5236 persone per reati societari, fallimentari, bancari e di borsa.
Con il controllo delle movimentazioni bancarie e finanziarie è stato possibile contrastare il fenomeno di evasione fiscale (società che localizzano all’estero direzione e gestione dell’attività di impresa, persone fisiche che fittiziamente spostano in Paesi a fiscalità privilegiata la propria residenza).
RAPPORTI CON SAN MARINO
In questi giorni, la Procura della Repubblica di Forlì ha messo sotto esame 1,2milioni di assegni sospetti finiti alla Cassa di Risparmio di San Marino. Alcuni provengono da zone ad alta infiltrazione mafiosa. L’entità del fenomeno risale al 1997, quando emersero cifre ingenti di evasione sull’Iva, connessa a traffici e triangolazioni.
Con la circolare emanata dalla Banca d’Italia il 20 marzo 2009 sono stati rivoluzionati i rapporti tra il sistema bancario italiano e quello sammarinese.
A San Marino infatti sarà creata una banca dati con gli identificativi dei clienti. Il censimento nelle anagrafi bancarie dei soggetti di San Marino potrà essere fatto utilizzando codici a uso interno delle banche. Le carte di pagamento emesse da banche italiane e gli assegni di banche italiane, emessi da intermediari sammarinesi, richiedono l’applicazione degli obblighi di adeguata verifica del cliente.
FMI E RESTO DEL MONDO
E’ operativo dal 1° maggio 2009 il primo Trust Found creato dal Fondo Monetario Internazionale per favorire assistenza tecnica ai Paesi che ne faranno richiesta nelle operazioni di contrasto del denaro sporco. I governi di Svizzera e Lussemburgo intendono cessare il segreto bancario cooperando nella lotta al riciclaggio di denaro.
Dopo l’inclusione dell’Uruguay, nella black list dei paradisi fiscali, il ministro dell’Economia uruguayano, ha comunicato l’adozione degli standard di trasparenza e degli scambi di informazioni richiesti in campo fiscale dall’OCSE.
Sono nella black list Costa Rica, Filippine, Malesia…Nella lista grigia troviamo Svizzera, Austria, Belgio, Monaco, San Marino, Liechtenstein e Lussemburgo.
Studio Tributario Bruno
via Alessandro della Rovere 3 – 15033 Casale Monferrato (Al)
tel. 0142.77928 - fax 0142.77944 e-mail: mcbruno@libero.it