Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-terzo/titolo-iii/capo-i/art246.html
Timestamp: 2018-05-20 17:55:18+00:00
Document Index: 179759

Matched Legal Cases: ['art. 246', 'art. 244', 'art. 246', 'art. 431', 'art. 495', 'art. 606', 'art. 201', 'art. 116', 'art. 55', 'art. 142', 'art. 355']

Art. 246 codice di procedura penale - Ispezione di luoghi o di cose - Brocardi.it
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Articolo 246 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 246 Codice di procedura penale
1. All'imputato e in ogni caso a chi abbia l'attuale disponibilità del luogo in cui è eseguita l'ispezione è consegnata, nell'atto di iniziare le operazioni e sempre che essi siano presenti, copia del decreto che dispone tale accertamento (1).
2. Nel procedere all'ispezione dei luoghi, l'autorità giudiziaria può ordinare, enunciando nel verbale i motivi del provvedimento, che taluno non si allontani prima che le operazioni siano concluse e può far ricondurre coattivamente sul posto il trasgressore [131, 378] (2).
(1) Si ricordi che ex art. 244, comma secondo, l'autorità giudiziaria può disporre rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ogni altra operazione tecnica, anche in relazione a sistemi informatici o telematici, adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione.
(2) Tali poteri dell'autorità giudiziaria devono esercitarsi con provvedimento motivato da ricomprendersi nel verbale.
Massime relative all'art. 246 Codice di procedura penale
Cass. n. 2555/1994
Il verbale di sopralluogo, nel quale si descrive una situazione soggetta a modifiche ? quale è quella di una sede stradale occlusa considerata nella specie dai verbalizzanti ? è un tipico atto per il dibattimento a norma dell'art. 431 lett. b) c.p.p. Il concetto di irripetibilità si riferisce infatti all'impossibilità di attuare in sede dibattimentale quello stesso atto che la polizia giudiziaria ha a suo tempo compiuto. (Nella specie l'ispezione dei luoghi, atto previsto dagli artt. 244 e 246 c.p.p. tra i «mezzi di ricerca delle prove», che consiste nella verifica e descrizione dello stato dei luoghi attuate sul posto ed è strutturalmente diverso dal mezzo di prova costituito dalla testimonianza).
Cass. n. 6861/1993
L'ispezione dei luoghi non è una prova ma un mezzo di ricerca della prova: in quanto tale sfugge alla disciplina dettata dall'art. 495, secondo comma, c.p.p., non essendo consentito ricomprendere nel termine «prova» — intesa come fonte di convincimento — il «mezzo» attraverso il quale la prova stessa viene ricercata per essere poi offerta al giudice ai fini della decisione. Le nozioni di mezzo di prova e di mezzo di ricerca della prova sono fra loro nettamente differenziate anche sotto il profilo normativo, come è dato evincere dal fatto che tutti i «mezzi di prova» — ossia le fonti di prova, personali o reali (testimonianze, esame delle parti, confronti, ricognizioni, esperimenti giudiziali, perizia, documenti) — sono ricompresi nel titolo secondo del libro terzo del codice penale, i «mezzi di ricerca dalla prova» (ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni di conversazioni o comunicazioni) trovano una loro specifica ed autonoma disciplina nel successivo titolo terzo. Il ruolo che il nuovo codice di rito assegna al giudice gli impedisce di svolgere, di regolare, attività di ricerca della prova, essendo ciò demandato alle parti. Ne consegue che il rifiuto opposto dal giudice di merito di procedere ad ispezione dei luoghi è ricorribile in cassazione a norma dell'art. 606, primo comma, lettera d), c.p.p.
relativi all'articolo 246 Codice di procedura penale
Argomento: Articolo 246 Codice proc. penale - Ispezione di luoghi o di cose | Quesito Q201512156
Raffaele d.p. chiede
venerdì 16/01/2015 - Emilia-Romagna
“Salve, due verbalizzanti della municipale hanno fermato un mio mezzo ed eseguito il fermo amministrativo perchè guidato da una persona con la patente scaduta (ma non è questo il punto). Hanno requisito della documentazione presente nel mezzo (bolle di accompagnamento, DDT e fatture) senza farne alcun avviso e le hanno trasmesse all'AG. Volevo sapere se potevano requisire i documenti due agenti della municipale (in base a quale normativa) senza neanche poi lasciare un verbale di acquisizione documentazione.
Consulenza legale i 22/01/2015
Il fermo amministrativo è previsto dal Codice della strada come sanzione accessoria in diversi casi.
Come sancito dalla Circolare del Ministero dell'Interno 21.09.2007 n. 300/26711, "per documentare l’effettuazione del [...] fermo amministrativo e l’affidamento in custodia al proprietario o al conducente devono essere sempre redatti appositi verbali conformi ai modelli allegati [...], avendo cura di compilare in modo completo e puntuale la parte relativa alle condizioni generali del veicolo".
Sul veicolo sottoposto a fermo amministrativo deve essere collocato un sigillo, secondo le modalità e con le caratteristiche fissate dal decreto del Ministro dell’Interno, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 71 del 25.3.2004.
Il verbale di fermo, unitamente al verbale di contestazione, con le modalità fissate dall’art. 201 C.d.S., deve essere sempre notificato al proprietario del veicolo risultante dai pubblici registri: ciò perché questi subisce comunque gli effetti dell’applicazione della sanzione accessoria del fermo e deve essere messo in condizione di assumere la custodia del veicolo ovvero, se la custodia è già stata assunta dal conducente, di rivendicarne il trasferimento nella propria disponibilità.
Il Codice della strada non specifica altro in relazione ad eventuali oggetti o documenti presenti nel veicolo.
Dai fatti descritti sommariamente nel quesito si può dedurre che, essendo stato disposto il fermo amministrativo del veicolo, un reato di qualche tipo sia stato commesso (ad esempio quello previsto dai commi 15 e 17 dell'art. 116 del codice strada, ipotesi di conducente che guidi senza patente perché revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti fisici e psichici).
Possiamo supporre che la polizia municipale, nella veste di polizia giudiziaria, abbia prelevato la documentazione presente sul veicolo fermato perché ritenuta connessa al reato ravvisato.
In relazione alle indagini preliminari, il codice di procedura penale parla semplicemente di "polizia giudiziaria" (art. 55, "La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant'altro possa servire per l'applicazione della legge penale. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall'autorità giudiziaria. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria"), ma si tratta di un termine generico, in cui vanno ricompresi anche, in funzione di agenti, gli operatori di polizia municipale. Nell’esercizio delle funzioni di Polizia Giudiziaria, essi dipendono operativamente dall’Autorità Giudiziaria e rivestono tale ruolo nell’ambito dell’orario di servizio e in relazione alle competenze specifiche.
Quindi, secondo quanto disposto dalla legge, quando gli agenti hanno sequestrato i documenti sul veicolo, essi dovrebbero necessariamente aver redatto un apposito verbale, nel quale avrebbero dovuto dare atto delle operazioni compiute. Se non avessero redatto un siffatto verbale, la Procura a cui è stata riferita la C.N.R. (comunicazione di notizia di reato) lo avrebbe certamente fatto notare immediatamente al comandante degli operatori.
Il verbale di sequestro, completo di tutti gli atti e le formalità, viene chiuso mediante la firma dei verbalizzanti (la mancanza delle loro firme rende nullo il verbale in forza di quanto previsto dall’art. 142 c.p.p.) e del custode giudiziale. Una copia del verbale deve essere consegnata alla persona cui le cose sono sequestrate (art. 355 del c.p.p.).
Quindi, in effetti, il proprietario del mezzo avrebbe dovuto ricevere copia del verbale di sequestro.
Poiché la situazione non appare molto chiara, si consiglia di rivolgersi al più presto al comando del reparto al quale appartengono gli operatori che hanno effettuato il fermo, chiedendo le opportune informazioni. E' assolutamente consigliabile rivolgersi anche ad un legale, il quale chiederà alla Procura il rilascio di copia degli atti.
Solo una volta che si sarà compreso il reale andamento dei fatti, si potrà sapere con certezza se il comportamento dei due agenti è stato o meno legittimo.