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Timestamp: 2020-05-28 07:34:20+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25196 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25196 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 07/12/2016, (ud. 06/10/2016, dep. 07/12/2016), n.25196
sul ricorso 19243/2012 proposto da:
PRESTIGIO DI A.P. & C S.A.S. già Automania di
P.A. & C. S.a.s. C.F. (OMISSIS), in persona del legale
F. DENZA 15, presso lo studio dell’avvocato STEFANO MASTROLILLI, che
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato CARLO TRAVERSO,
avverso la sentenza n. 1480/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 08/02/2012 R.G.N. 1919/2010;
06/10/2016 dal Consigliere Dott. ADRIANA DORONZO;
1. Con sentenza depositata il giorno 8 febbraio 2012, la Corte d’appello di Torino rigettava l’appello proposto dall’INPS avverso la sentenza con cui il Tribunale di Alessandria aveva condannato l’Istituto a rimborsare alla odierna controricorrente, il 90% dei contributi versati nel triennio 19951997.
2. La Corte territoriale sosteneva, per quanto qui rileva, che il D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater (conv. con L. n. 17 del 2007), che aveva prorogato al 31.7.2007 il termine di presentazione delle domande di cui alla L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, che a sua volta aveva esteso ai soggetti colpiti dagli eventi alluvionali del novembre 1994 e destinatari di provvedimenti agevolativi in materia di versamento di somme dovute a titolo di tributi, contributi e premi, i benefici di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, avesse fugato ogni dubbio in ordine all’applicabilità delle disposizioni recate dalla norma ult. cit. anche ai contributi previdenziali. Sotto altro e connesso profilo, considerava che non potevano distinguersi, ai fini dell’accesso ai benefici in questione, la posizione di coloro che a tale data non avessero ancora provveduto al pagamento dei contributi e quella di coloro che, come la società ricorrente, vi avessero già provveduto, dovendo in tale caso riconoscersi il loro diritto a ripetere quanto versato in eccesso rispetto al dovuto. Infine riteneva la norma compatibile con le disposizioni comunitarie sugli aiuti di Stato, in particolare con l’art. 107 del TUFE.
3. Per la cassazione di tale pronuncia ricorre l’INPS, affidandosi a due motivi.
La società si difende con controricorso.
1. Con il primo motivo l’Inps censura la sentenza per la violazione e falsa applicazione degli artt. 107 e 108 TFUE nonchè delle regole di diritto comunitario in tema di divieto di erogazione dei benefici prima della valutazione della Commissione Europea, nonchè della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 e D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, comma 1, convertito in L. n. 17 del 2007, dell’art. 437 c.p.c. e vizio di motivazione.
2. Con il secondo motivo l’Inps deduce la violazione e falsa applicazione della L. 11 agosto 1973, n. 533, art. 7 e si duole del capo della sentenza nella parte in cui ha riconosciuto la decorrenza degli interessi legali sulla somma da rimborsare nel giorno di presentazione della domanda amministrativa, ossia dal 30 luglio 2007.
3. Il primo motivo è fondato nei limiti di quanto si dirà e comporta l’assorbimento del secondo motivo.
4. Nelle more del giudizio è intervenuta la decisione n. 195/2016 della Commissione Europea in data 14.8.2015 (notificata con il n. C(2015) 5549 e pubblicata in G.U.U.E. del 18.2.2016).
5. Con tale decisione, infatti, la Commissione ha ritenuto che le misure legislative che istituiscono i benefici in questione nel presente giudizio fossero state adottate in violazione dell’art. 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e, di conseguenza, ha concluso che esse “costituiscono aiuti di Stato incompatibili con il mercato interno” (punto 133), aggiungendo, in punto di conseguenze (punti 134136):
a) che una decisione negativa in merito ad un regime di aiuti non pregiudica la possibilità che determinati vantaggi concessi nel quadro dello stesso regime non costituiscano di per sè aiuti di Stato o configurino, interamente o in parte, aiuti compatibili con il mercato interno (ad esempio perchè il beneficio individuale è concesso a soggetti che non svolgono un’attività economica e che pertanto non vanno considerati come imprese, oppure perchè il beneficio è in linea con il regolamento c.d. de minimis applicabile, oppure perchè è concesso in conformità di un regime di aiuto approvato o di un regolamento di esenzione);
6. La Commissione, infine, ha esentato l’Italia dall’obbligo di recuperare gli aiuti relativi a regimi illegali concessi per le calamità naturali risalenti ad oltre dieci anni prima della sua decisione, con l’unica eccezione degli aiuti fruiti da beneficiari non aventi, al momento della calamità, una sede operativa nell’area colpita.
8. Nel caso di specie, recando una normativa che, all’evidenza, detta una nuova disciplina del rapporto controverso, la decisione della Commissione costituisce ius superveniens, che essendo posteriore alla proposizione del ricorso può e deve essere valutato, dal momento che la questione della spettanza o meno dei benefici (non importa in quale forma nè in virtù di quale profilo di doglianza: v. in tal senso Cass. n. 11642 del 2010) è stata devoluta all’esame di legittimità. E costituendo principio consolidato quello secondo cui, allorchè lo ius superveniens comporti la necessità di accertamenti in fatto incompatibili con il giudizio di legittimità, la decisione di merito deve essere cassata con rinvio (cfr. da ult. Cass. n. 5888 del 2005, sulla scorta di Cass. n. 5224 del 1998), s’impone la cassazione con rinvio della sentenza impugnata.
9. Non giova in contrario obiettare che, essendosi formato il giudicato sulla qualifica di impresa alluvionata dell’azienda controricorrente, la spettanza dei benefici oggetto della domanda dovrebbe ritenersi ormai intangibile: la vicenda per cui è causa non configura infatti un’ipotesi di “aiuti individuali già versati nel quadro delle misure in esame prima della data di avvio della decisione e dell’ingiunzione di sospensione” del 17.12.2002, di cui al punto 136 della decisione della Commissione, quanto piuttosto un’ipotesi di “pagamenti di aiuti in essere” di cui al precedente punto 135 (v. in tal senso Cass. nn. 13458 e 13459 del 2016), e rispetto a tale seconda ipotesi la qualifica di impresa alluvionata costituisce bensì presupposto necessario per l’accesso ai benefici, ma – come anzidetto – di per sè non sufficiente, il diritto in questione potendo riconoscersi solo in presenza degli ulteriori requisiti di cui s’è detto supra, sub lett. c), ossia quando l’aiuto individuale rientri nei limiti del regolamento c.d. de minimis applicabile (punto 115 della decisione), ovvero possa beneficiare della deroga prevista dall’art. 107, par. 2, lett. b), TFUE (punto 132 della decisione).
10. Segue da quanto sopra che il giudice del rinvio dovrà verificare la sussistenza del diritto dell’azienda in epigrafe a fruire dei benefici di cui alla L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 e successive modifiche e integrazioni, accertando a tal fine, anzitutto, l’eventuale ricorrenza dei presupposti di fatto per l’applicabilità del regolamento de minimis (la cui prova è a carico del soggetto che invoca il beneficio e non può essere ritenuta sussistente soltanto in ragione dell’essere l’importo oggetto della domanda inferiore alla soglia prevista dalla disciplina comunitaria: arg. ex Cass. nn. 6756 del 2012 e 6780 del 2013) e tenendo conto che la regola de minimis, stabilendo una soglia di aiuto al di sotto della quale l’art. 92, n. 1, TFUE, può considerarsi inapplicabile, costituisce un’eccezione alla generale disciplina relativa agli aiuti di Stato, per modo che, quando la soglia dell’irrilevanza dovesse essere superata, il beneficio dovrà essere negato nella sua interezza (arg. ex Cass. n. 11228 del 2011).
11. Qualora la prova dei presupposti per l’applicabilità del regolamento de minimis non venga fornita, il giudice del rinvio dovrà verificare la compatibilità con il mercato interno del beneficio costituente aiuto di Stato, ex art. 107, par. 2, lett. b), TFUE, e dunque, da un lato, quale sia stato l’importo del danno diretto subito dall’impresa per effetto dell’alluvione, da accertare a livello della stessa impresa (cfr. punto 132 della decisione), e dall’altro, nell’ambito del danno così individuato, quale importo sia stato già compensato da altre fonti (assicurazioni o altre misure di aiuto: cfr. punto 148 della decisione della Commissione), dovendo, in particolare, tenersi conto anche dei benefici previsti dalla stessa normativa in materia di tributi e premi, giacchè l’aiuto oggetto dell’attuale controversia potrà essere riconosciuto nei limiti della compensazione del danno residuo.
12. Nell’accertare tali circostanze, inoltre, il giudice del rinvio dovrà attenersi all’ulteriore principio secondo cui, posto che l’invocazione dell’ius superveniens e il giudizio positivo sulla idoneità della nuova disciplina giuridica ad incidere sulla decisione della lite costituiscono fattori sufficienti e determinanti per la cassazione della sentenza, dev’essere consentita, in sede di rinvio, l’esibizione di quei documenti prima non ottenibili ovvero l’accertamento di quei fatti che in base alla precedente disciplina non erano indispensabili, ma che costituiscono il presupposto per l’applicazione della nuova regola giuridica (cfr. in tal senso già Cass. n. 5224 del 1998, cit.).
13. In ragione dei principi di diritto dianzi esposti, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata ad altro giudice, che si individua nella Corte d’appello di Torino, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di cassazione.