Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/06/novita-fiscali-del-17-giugno-2010-il-credito-dimposta-per-gli-investimenti-nelle-zone-svantaggiate-fuoriesce-dai.html
Timestamp: 2018-02-22 23:01:23+00:00
Document Index: 79926338

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 41', 'art. 118', 'art. 2364', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 17 giugno 2010: il credito d’imposta per gli investimenti nelle zone svantaggiate fuoriesce dai controlli formali; moratoria dei debiti delle Pmi: proroga al 31/01/2011; assemblee dei soci per i bilanci ai supplementari: la chiusura dei conti oltre fine aprile va prevista dallo statuto; Cssazione ribadisce: nello studio associato ciascun professionista deve presentare un distinto riscorso contro l’IRAP; agevolazione prima casa non spetta se la residenza viene prima negata e poi concessa tardivamente dal comune; per stabilire la residenza fiscale non rileva l’iscrizione all’AIRE; sono CFC le sole costruzioni estere di puro artificio; abitazione principale: non spetta esenzione ICI se moglie e figli vivono in altra casa; studi di settore: le gravi incongruenze provate dall’ufficio rafforzano Gerico
1) Disciplina sulle intercettazioni: Le novità
2) Antitrust: ok modifiche Costituzione libertà impresa
3) Il credito d’imposta per gli investimenti nelle zone svantaggiate fuoriesce dai controlli formali
4) Moratoria dei debiti delle Pmi: Proroga al 31/01/2011
5) Assemblee dei soci per i bilanci ai supplementari: La chiusura dei conti oltre fine aprile va prevista dallo statuto
6) Cassazione ribadisce: Nello studio associato ciascun professionista deve presentare un distinto riscorso contro l’IRAP
7) L’agevolazione prima casa non spetta se la residenza viene prima negata e poi concessa tardivamente dal comune
8) Per stabilire la residenza fiscale, non rileva l’iscrizione all’AIRE
9) Sono CFC le sole costruzioni estere di puro artificio
10) Abitazione principale: Non spetta l’esenzione Ici se moglie e figli vivono in altra casa
11) Studi di settore: Le gravi incongruenze provate dall’ufficio rafforzano Gerico
12) Recupero contributi sospesi con pagamento rateizzato: F24 eventi per sisma e alluvioni senza oneri accessori
Nuova disciplina sulle intercettazioni: Cosa cambia. Il disegno di legge è stato approvato dal Senato il 19 giugno 2010.
Il Senato ha, quindi, dato il via libera al D.D.L. 1611 sulle intercettazioni; il testo, a seguito degli emendamenti, sul quale è stata posta la fiducia, è stato approvato con 164 voti favorevoli e 25 contrari.
Ecco di seguito, i punti salienti del D.D.L. (come è noto da temi “caldi”) che ha avuto il via libera del Senato con il voto di fiducia.
I nuovi limiti alle intercettazioni
Le intercettazioni diventano possibili solo nel caso di reati puniti con più di cinque anni di reclusione (ad esempio, reati contro la Pubblica amministrazione, stalking).
I telefoni possono essere messi sotto controllo per un massimo di 75 giorni ma, se ve n’é la necessità, possono essere concessi altre 72 ore prorogabili, di volta in volta, previa autorizzazione del tribunale collegiale, qualora esistano elementi fondanti per l’accertamento del reato o indicazioni rilevanti per impedire la commissione di un reato.
Per i reati più gravi (come, ad esempio, mafia, terrorismo, omicidio ecc.) le intercettazioni sono possibili per 40 giorni, ma possono essere prorogate dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata massima delle indagini preliminari.
Gli atti delle indagini in corso non possono essere pubblicati tra virgolette ma solo in forma di riassunto, sempre che si tratti di atti non più coperti da segreto.
Nel caso di pubblicazione testuale, gli editori possono essere puniti con la multa fino a 300mila euro.
Le intercettazioni non possono essere pubblicate, nemmeno per riassunto, fino alla conclusione delle indagini preliminari, anche se non più coperte da segreto istruttorio: in caso contrario gli editori sono punibili con la pena della multa di 300 mila euro, che può salire fino a 450 mila euro nel caso in cui vengano intercettate persone estranee ai fatti o di intercettazioni destinate alla distruzione (ovvero di conversazioni ininfluenti ai fini dell’inchiesta).
Per quanto riguarda i giornalisti, questi rischiano fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro nel caso di pubblicazione di intercettazioni durante le indagini o di atti coperti da segreto.
Ricusazione: è necessario il parere della Procura
Si tratta di una delle problematiche più spinose del d.d.l. sulle intercettazioni. Il disegno di legge imponeva l’abbandono dell’inchiesta al magistrato indagato anche a seguito a una denuncia per fuga di notizie; detta in parole povere, era sufficiente il semplice sospetto che fosse l’imputato il responsabile della diffusione di informazioni coperte dal segreto: un’arma, questa, formidabile per quest’ultimo, al quale sarebbe stato sufficiente comprare una carta bollata e inoltrare la denuncia per rallentare e rendere più complesso il procedimento a suo carico.
Il D.D.L. prevedeva anche l’astensione del pubblico ministero che avesse rilasciato pubbliche dichiarazioni sulla sua inchiesta.
La situazione è cambiata; l’avvicendamento automatico viene sostituito con una valutazione del capo dell’ufficio, con la conseguenza che sarà il responsabile della procura, a decidere se il suo sostituto dovrà o meno farsi da parte.
E’ fatto divieto di piazzare microfoni in casa o in automobile al fine di registrare le conversazioni degli indagati.
Le intercettazioni saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili di altri tre.
Talpe: carcere da uno a sei anni
Chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia da uno a sei anni di carcere.
Non potranno essere eseguite riprese televisive durante in processi, senza il consenso di tutte le parti. Lo stesso divieto riguarda anche le immagini dell’aula giudiziaria. Sarà sufficiente anche il dissenso di un perito o di un consulente tecnico affinché l’aula sia off-limits per le telecamere. Tale limitazione non attiene solo alla ripresa del volto dell’imputato ma si estende alle immagini generali dell’aula di giustizia, degli avvocati o del pubblico ministero.
Garantito il diritto di cronaca
Le registrazione carpite di nascosto sono permesse ai giornalisti professionisti e pubblicisti.
L’eccezione è diretta a garantire ai professionisti il diritto all’informazione, sancito dall’art. 21 della nostra Carta fondamentale.
Le registrazioni possono essere realizzate anche se c’é in ballo l’interesse dello Stato oppure per dirimere controversie giudiziarie.
Intercettazioni e clero
Nel caso in cui il soggetto intercettato sia un sacerdote è necessario avvertire la discesi; se l’intercettato è un vescovo, il pubblico ministero deve avvertire la segreteria di Stato vaticana.
(Disegno di legge , approvato dal Senato della Repubblica 10.06.2010 n. 1611, nota in Altalex del 15 giugno 2010 di Simone Marani)
Parere positivo dell’Antitrust alla modifica dell’art. 41 e dell’art. 118 della Costituzione per favorire una maggiore libertà economica.
Nella relazione annuale al Parlamento il Garante della concorrenza ha espresso il “’favore” dell’Autorità “’per le recenti dichiarazioni del governo sulla volontà di aprire una nuova stagione di liberalizzazioni. Ben vengano – ha detto – le riforme costituzionali utili a tal fine”.
La strada per le riforme può essere intrapresa, secondo Antonio Catricalà, partendo da una legge ordinaria, così come indicato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: ”Condividiamo la necessità di anticiparne gli effetti con legge ordinaria, che garantisca a chiunque il diritto di intraprendere senza oneri burocratici”.
Per il Garante “c’é anche l’urgenza di consentire alle nuove imprese e a quelle già esistenti di crescere e produrre ricchezza.
Va quindi riformato il contesto di mercato oggi ostile al pieno esercizio dell’iniziativa economica.
Lo strumento c’é, – ha detto parlando della necessaria legge sulla concorrenza – le idee non mancano, occorre tradurle senza ulteriore indugio in norme e fatti concreti.
(Ansa, nota del 15 giugno 2010)
L’adesione al condono preclude il recupero dei crediti d’imposta per gli investimenti nelle zone svantaggiate.
Sono nulli i rilievi dell’Amministrazione finanziaria basati su un accesso nella sede della società se la stessa ha aderito al condono
Il controllo dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, consistente in un accesso presso la sede di una società e nella verifica della contabilità sociale è illegittimo qualora la società stessa abbia in passato aderito al “condono tombale”.
Il controllo formale, in particolare, è un’attività distinta dall’accertamento. Il perfezionamento della procedura di condono comporta la preclusione di ogni accertamento tributario
(Corte di Cassazione, decisione n. 13858 del 09 giugno 2010)
4) Moratoria dei debiti delle Pmi: concordata una proroga di 7 mesi
Slitta al 31 gennaio 2011 il termine per la presentazione delle domande per accedere all’agevolazione.
Prolungati i termini per la sospensione dei debiti delle Pmi.
Ministero dell’Economia e delle Finanze, Associazione bancaria italiana e le altre rappresentanze d’impresa firmatarie dell’avviso comune sottoscritto ad agosto 2009, hanno concordato di differire di 7 mesi la scadenza per la presentazione delle domande sulla moratoria dei mutui.
Le imprese avranno tempo fino al 31 gennaio 2011 per presentare la richiesta di sospensione dei debiti.
Saranno ammesse all’agevolazione solo le operazioni che non sono state già oggetto di proroga.
L’Avviso comune, sottoscritto il 3 agosto scorso, prevede 12 mesi di congelamento dei pagamenti della quota capitale delle rate per mutui e leasing e l’allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine per sostenere le esigenze di cassa, con riferimento alle operazioni di anticipazione su crediti certi ed esigibili; il termine ultimo per presentare la domanda di moratoria alle banche era fissato al 30 giugno 2010.
Con il nuovo accordo, la scadenza per accedere alle agevolazioni slitta al 31 gennaio 2011.
Ultima chiamata per l’approvazione dei bilanci 2009. Le società che si sono avvalse del maggior termine di 180 giugni previsto dallo statuto devono convocare l’assemblea per una data non successiva al prossimo 29 giugno. Oltre alla predisposizione del bilancio consolidato per obbligo di legge, è motivo di rinvio l’esistenza di alcune esigenze legate alla struttura o all’oggetto della società.
Una prima ipotesi legale di rinvio del termine della convocazione dell’assemblea annuale (art. 2364 c.c.), riguarda le società tenute al bilancio consolidato. Rientrano in questa fattispecie quelle di capitali che detengono il controllo di un’altra impresa che non fruiscono di casi di esonero a norma del decreto legislativo 127/91.
Un’ulteriore ipotesi è quella di società che, pur in assenza di bilancio consolidato, hanno la necessità di esaminare i risultati di gestione delle partecipate per compiere correttamente le valutazioni di bilancio.
Un’altra fattispecie è quella di società aderenti ai gruppi fiscali (art. 117 del TUIR), interessate da rettifiche in sede di determinazione del reddito complessivo che comportano la retrocessione di benefici fiscali da contabilizzare per competenza.
L’accertamento dell’esistenza dei motivi che consentono il differimento è di competenza degli amministratori.
I professionisti associati che vogliono presentare ricorso unico poiché ritengono che non sia dovuta l’IRAP per difetto dell’autonoma organizzazione devono, invece, farlo con distinti ricorsi e, quindi, facendo valere le loro ragioni nei diversi processi che si andranno ad instaurare.
Pertanto, non è consentito che diversi soggetti, successivamente alla presentazione di distinte istanze di rimborso IRAP, propongano, mediante un unico ricorso, impugnazione avverso i plurimi dinieghi provenienti dall’Amministrazione finanziaria, posto che, in tal caso, non viene ammesso il c.d. ricorso “collettivo – cumulativo“.
In tema di IRAP, la Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 28/04/2010, n. 10151, ha precisato che il ricorso in forma rilevante e non occasionale, ma continuativa, al lavoro di terzi per la fornitura di tutti necessari servizi integra il presupposto dell’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata, non rilevando che la struttura posta a sostegno e potenziamento dell’attività professionale sia fornita da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di fornitura.
Tale caso, infatti, si riferiva alla fornitura da parte di una società esterna ad uno studio associato, di tutti i necessari servizi (dalla telefonia al segretariato).
Ne consegue che legittimamente il reddito dello studio associato viene assoggettato all’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), a meno che il contribuente non dimostri che tale reddito è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati”.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 14378 del 15 giugno 2010)
L’agevolazione prima casa non si applica se il Comune, dopo aver rigettato la prima (tempestiva) richiesta di trasferimento della residenza presentata dall’acquirente, in un secondo momento accoglie l’ulteriore domanda di trasferimento, presentata, però, oltre i termini fissati dalla legge.
In particolare, il contribuente, avendo acquistato un immobile con l’agevolazione prima casa, aveva richiesto (prima del decorso di un anno dall’acquisto) il trasferimento della residenza nel Comune in cui tale immobile si trovava.
Il Comune, tuttavia, in un primo momento rigettava la sua richiesta e, solo in seguito ad un’ulteriore richiesta di trasferimento (presentata, però, oltre il termine di un anno dall’acquisto), accettava la domanda di trasferimento della residenza.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 14399 del 15 giugno 2010)
Paga l’Irpef in Italia il cittadino che, pur essendo iscritto all’anagrafe dei residenti all’estero ha il proprio domicilio in Italia e cioè “la sede principale dei suoi affari e delle relazioni personali”.
Occorre, infatti, stabilire in modo effettivo il centro principale degli interessi vitali del soggetto.
Si è ormai consolidato l’indirizzo giurisprudenziale sul tema della determinazione della residenza fiscale in Italia delle persone fisiche.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 14434 del 15 giugno 2010)
Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una risoluzione che delinea le limitazioni delle norme anti-abuso.
Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato, nella riunione del 27 maggio 2010, una risoluzione sul coordinamento delle norme fiscali anti-abuso presenti negli ordinamenti nazionali, e in particolare delle disposizioni di contrasto alle CFC e alla sottocapitalizzazione.
La risoluzione raccomanda, quanto meno nei rapporti intracomunitari, di adottare i seguenti indici che possono fare ravvisare questa caratteristica nel caso di detenzione di controllate estere:
– ragioni imprenditoriali insufficienti per l’attribuzione di profitti del gruppo alla controllata estera;
– costituzione della controllata non giustificata da ragioni di carattere produttivo;
– sproporzione tra le attività apparentemente poste in essere dalla partecipata e le dotazioni di immobili, personale e attrezzature;
– sproporzione tra le attività apparentemente poste in essere dalla partecipata e la dotazione di capitale;
– transazioni tra controllante e controllata prive di sostanza economica o apertamente contrarie a criteri di logica imprenditoriale, che possono fare ravvisare l’intento principale o esclusivo dell’evasione d’imposta.
Il contribuente che dimora abitualmente in una casa non ha diritto all’agevolazione Ici (oggi esenzione) prevista per l’abitazione principale, se moglie e figli vivono in un altro appartamento.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14389 del 15 giugno 2010, che ha accolto il ricorso del comune, precisando il concetto dl abitazione principale ai fini Ici.
In particolare l’ente locale rivendicava la mancanza di presupposti per l’agevolazione (oggi esenzione) prevista in caso di abitazione principale.
La Cassazione ha sancito che deve essere applicata una interpretazione rigorosa della norma secondo cui per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente.
In base a tale disposizione, ai fini della spettanza della detrazione e della applicabilità dell’aliquota ridotta, una abitazione posseduta dal contribuente per uno dei titoli previsti dalla norma può (e deve) essere ritenuta principale soltanto se nella stessa dimorano abitualmente sia il contribuente sia i suoi familiari: per il sorgere del diritto alla detrazione, quindi, non è sufficiente che il contribuente dimori abitualmente nell’unità immobiliare se (come è pacifico nel caso) i suoi familiari dimorino altrove.
In sostanza, l’abitazione viene ritenuta principale soltanto se nella stessa dimorano abitualmente sia il contribuente sia i suoi familiari:
I riscontri aggiuntivi rafforzano gli studi di settore. Le gravi incongruenze provate dall’ufficio del fisco rafforzano Gerico. Il risultato di Gerico viene potenziato dalle gravi incongruenze. I riscontri aggiuntivi potenziano gli studi. L’onere della prova ricade sul contribuente.
È, quindi, legittimo l’accertamento basato sugli studi di settore quando l’ufficio riesce a provare le gravi incongruenze e il contribuente nei cui confronti si trasferisce, successivamente, l’onere probatorio, non è in grado di fornire prove contrarie.
(Corte di Cassazione, ordinanza n. 14313 del 15 giugno 2010)
12) Annuario del contribuente 2010: Pubblicato in rete il 16 giugno
E’ disponibile, sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, la nuova versione aggiornata dell’Annuario del contribuente che rappresenta un prezioso assist per orientarsi tra scadenze fiscali, detrazioni, deduzioni, agevolazioni tributarie, rimborsi e versamenti proprio in coincidenza con il clou della stagione delle dichiarazioni.
Tra le novità di quest’anno spiccano la rinnovata Tessera sanitaria, il dialogo telematico “Civis” e le indicazioni per pagare a rate gli accertamenti risolti bonariamente.
Il fisco spiegato in sei mosse
L’Annuario, quindi, si conferma una pubblicazione di facile consultazione. Una valida guida cui far riferimento per sciogliere i dubbi fiscali più comuni tra quelli che s’incontrano nel definire e nel riportare il proprio profilo
tributario e per non lasciarsi sfuggire una particolare agevolazione fiscale.
E tutte queste informazioni, indicazioni e suggerimenti sono raccolti in sei distinte sezioni, dove il fisco è spiegato con parole semplici e con l’ausilio di esempi pratici.
Nell’Annuario trovano un ampio spazio anche le novità più recenti, più calde. Dall’estensione a sei anni del periodo di validità della Tessera sanitaria, all’esordio di “Civis”, il nuovo servizio dell’Agenzia delle Entrate il cui obiettivo è di consentire, attraverso un canale telematico dedicato, di richiedere assistenza sulle comunicazioni di irregolarità derivanti dal controllo delle dichiarazione dei redditi.
E ancora, è sufficiente sfogliare l’Annuario per rammentarsi che con il cosiddetto “decreto incentivi” – Dl 40/2010 – è ora prevista la possibilità di versare a rate, e senza produrre polizze fideiussorie, le somme dovute a seguito di acquiescenza, accertamento con adesione e conciliazione, a condizione che l’ammontare complessivo risulti pari o inferiore ai 50mila euro.
Occhio all’ultima ora del fisco
Le indicazioni riportate nella pubblicazione sono aggiornate alla normativa in vigore al 24 maggio 2010.
Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ha previsto lo slittamento, dal 16 giugno al 6 luglio, dei termini di versamento delle imposte calcolate con Unico 2010 dai contribuenti soggetti agli studi di settore.
Novità questa, che, naturalmente, non poteva essere riportata nell’Annuario. Comunque, eventuali aggiornamenti saranno inseriti nella versione online disponibile sul sito Internet dell’Agenzia, oltre a trovare spazio in una edizione “bis” dell’Annuario prodotta e distribuita nella seconda parte dell’anno.
Rotta sull’Annuario
Oltre all’edizione online, disponibile fin da oggi nella sezione “Guide fiscali” su www.agenziaentrate.gov.it, il cui download è gratuito, l’edizione 2010 sarà distribuita nei prossimi giorni gratuitamente anche presso gli uffici dell’Agenzia presenti sull’intero territorio nazionale.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 16 giugno 2010)
Sono state fissate le modalità per il pagamento, con il modello F24, dei contributi sospesi per il sisma in Abruzzo, le alluvioni che interessarono le provincie di Messina, Pisa, Lucca e Massa Carrara, e per il disastro ferroviario di Viareggio.
Con i messaggi n. 15745 e n. 15746, del 15 giugno 2010, l’Inps ha illustrato la rateizzazione, senza applicazione di oneri accessori, con le specifiche istruzioni per le diverse tipologie di attività. Per l’alluvione di Messina 2009 il recupero avverrà a partire dal 16 luglio 2010 mediante 48 rate mensili costanti.
Per l’incidente ferroviario di Viareggio, i contributi sospesi sono recuperati mediante 48 rate mensili a decorrere dal 16 agosto 2010.
Per gli eventi meteorologici che hanno colpito Pisa, Lucca e Massa Carrara, l’ammontare sospeso è recuperato mediante 24 rate mensili, a decorrere dal 16 luglio 2010.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 16 giugno 2010)