Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-17178-del-12-07-2017
Timestamp: 2020-08-04 11:31:56+00:00
Document Index: 92832480

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 38', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 395', 'art. 112', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 395', 'sentenza ', 'art. 384', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 17178 del 12/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17178 del 12/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 12/07/2017, (ud. 15/02/2017, dep.12/07/2017), n. 17178
sul ricorso 7311-2016 proposto da:
disgiuntamente dagli avvocati SALVATORE CATANIA e NICOLA TODARO;
avverso la sentenza n. 340/2/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
La controversia concerne l’impugnazione di un avviso d’accertamento con il quale l’ufficio recuperava a tassazione tributi Irpef per l’anno 1995, sulla base di un pvc della GdF, notificato alla parte, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38. La CTP accoglieva le ragioni del contribuente, mentre la CTR, aderendo agli assunti dell’ufficio confermava l’avviso d’accertamento impugnato.
Dalla parte contribuente veniva proposto ricorso per revocazione, per errore, ex art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto i giudici d’appello avevano erroneamente determinato la media di ricarico ponderata pari al 37,88% (per come risultava da un avviso d’accertamento di altro operatore economico della medesima categoria merceologica), in luogo di quella dell’80% risultante dall’avviso impugnato, errore che avrebbe inciso sulla decisione finale della CTR.
La CTR adita in sede di revocazione, reputava inammissibile il giudizio proposto, in quanto in luogo della falsa percezione della realtà, dalla sentenza revocanda sarebbe emerso un incontestabile contrasto e/o divergenza tra motivazione e dispositivo che non era riconducibile nel perimetro normativo dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4.
Avverso quest’ultima sentenza, la parte contribuente ha proposto ricorso davanti a questa Corte di Cassazione sulla base di tre motivi, illustrati da memoria tardivamente depositata, mentre l’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.
Con il primo motivo, il ricorrente denuncia il vizio di motivazione per aver omesso di valutare se il riferimento errato dei giudici d’appello alla percentuale di ricarico fosse stata determinante al fine di decidere.
Con il secondo motivo si denuncia violazione dell’art. 112 c.pc. e del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, per non avere il giudice della revocazione, nell’affermare esservi stato un contrasto tra motivazione e dispositivo della sentenza di appello, pronunciato sulla richiesta di parte ricorrente di esaminare il documento da cui era stato originato l’errore e di compararlo con la motivazione della sentenza d’appello.
Con il terzo motivo, parte ricorrente si duole dell’erronea applicazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4 e dei principi in tema di errore di fatto revocatorio. Il Collegio ha deliberato di adottare la presente ordinanza in forma semplificata.
Va esaminato, per primo il terzo motivo, in quanto logicamente prioritario ai fini della decisione.
Il motivo è infondato, anche se per ragioni di diritto diverse da quelle poste a base della sentenza qui impugnata, della quale va, pertanto, confermato il dispositivo con correzione della motivazione in diritto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., u.c..
Secondo la giurisprudenza di questa Corte “L’errore di fatto rilevante ai fini della revocazione della sentenza, compresa quella della Corte di cassazione, presuppone l’esistenza di un contrasto fra due rappresentazioni dello stesso oggetto, risultanti una dalla sentenza impugnata e l’altra dagli atti processuali; il detto errore deve: a) consistere in un errore di percezione o in una mera svista materiale che abbia indotto, anche implicitamente, il giudice a supporre l’esistenza o l’inesistenza di un fatto che risulta incontestabilmente escluso o accertato alla stregua degli atti di causa, sempre che il fatto stesso non abbia costituito oggetto di un punto controverso sul quale il giudice si è pronunciato, b) risultare con immediatezza ed obiettività senza bisogno di particolari indagini ermeneutiche o argomentazioni induttive; c) essere essenziale e decisivo nel senso che, in sua assenza, la decisione sarebbe stata diversa” (Cass. n. 3190/06, 6511/2005).
Nel caso di specie, la questione della “percentuale di ricarico”, è stata oggetto di discussione, anzi, è stato il vero oggetto della controversia e l’eventuale errata attribuzione in capo al soggetto ricorrente, di quella relativa ad altro operatore economico, non può considerarsi un errore di percezione ma un errore logico, cioè, un errore di apprezzamento delle risultanze processuali, che doveva essere dedotto con ricorso in Cassazione, come vizio di motivazione, ante novella del 2012, ratione temporis.
I primi due motivi restano assorbiti.
Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore dell’Agenzia delle entrate, che liquida in Euro 5.600,00, oltre spese prenotate a debito.