Source: http://condomini.altervista.org/Impugnaz.htm
Timestamp: 2017-07-24 04:44:52+00:00
Document Index: 123737108

Matched Legal Cases: ['art. 1131', 'art. 1137', 'art.1137', 'art. 1421', 'art. 1136', 'art.\n1137', 'art. 1137', 'art. 1137', 'art. 67', 'art. 1137', 'art. 1138', 'art. 1445', 'art. 78', 'art. 155', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1133']

Sentenze riguardanti l
Sentenze riguardanti
Le scelte e deliberazioni dell'assemblea condominiale non possono essere sindacate dall'autorità giudiziaria a meno che non si tratti di eccesso di potere dell'assemblea stessa (Cass. n. 5889 del 2001; Cass., n. 19457 del 2005) (Cass. 18 settembre 2012, n. 15633) "...... il sindacato dell'autorità giudiziaria sulle delibere delle assemblee condominiali non può estendersi alla valutazione del merito ed al controllo del potere discrezionale che l'assemblea esercita quale organo sovrano della volontà dei condomini, ma deve limitarsi al riscontro della legittimità che, oltre ad avere riguardo alle norme di legge o del regolamento condominiale, deve comprendere anche l'eccesso di potere, ravvisabile quando la decisione sia deviata dal suo modo di essere, perché in tal caso il giudice non controlla l'opportunità o la convenienza della soluzione adottata dalla delibera impugnata, ma deve stabilire solo che essa sia o meno il risultato del legittimo esercizio del potere discrezionale dell'organo deliberante” . Impugnazione, regolamento di condominio che prevede limitazioni alle proprietà individuali Cassazione civile, Sezione II, 29 aprile 2009 n. 10036 Per contestare una delibera di assemblea condominiale che stabilisca limitazioni per l'uso delle porzioni di proprietà esclusiva di singoli condomini, questi ultimi debbono agire nei confronti degli altri condomini e non del condominio, vale a dire del suo amministratore, il quale e' privo di legittimazione passiva ai sensi dell'art. 1131 c.c., comma 2, in quanto la lite non riguarda "le parti comuni dell'edificio". Al giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto per la riscossione dei contributi condominiali in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea non è consentito di sospendere il giudizio in attesa della definizione del diverso giudizio di impugnazione, ex art. 1137 cod. civ., della deliberazione posta a base del provvedimento monitorio opposto. E’ quanto hanno statuito le Sezioni Unite, in sede di risoluzione di contrasto di giurisprudenza” (Sentenza n. 4421 del 27/02/2007).
La proposizione dell'impugnativa può essere introdotta con atto di citazione o con ricorso, senza che tale scelta comporti alcuna conseguenza in ordine alla validità dell'impugnazione, purché, ove ciò risulti necessario in considerazione dei motivi del rimedio azionato, la
notifica dell'atto introduttivo della lite avvenga nel termine di trenta giorni previsto dall'art.1137 c.c. Con riferimento alla redazione di un valido bilancio, viene specificato nella materia de qua, che è sufficiente che la redazione avvenga in maniera chiara e intelligibile, attraverso i noti documenti giustificativi che diano conto delle somme incassate e delle spese sostenute. Non si può pretendere in questo tipo di bilancio l'applicazione di ben più rigidi e complessi criteri che caratterizzano altre realtà associative, a loro volta più complesse della realtà condominiale. Immobile acquistato in epoca successiva alla delibera - impugnazione Cass. civ., sez. II, 2 febbraio 2007, n. 2362 In tema di condominio, spetta a chi abbia acquistato l'immobile in epoca successiva alla delibera condominiale, la legittimazione ad impugnare una deliberazione assembleare, dal momento che, ai fini della stessa, occorre tener conto della situazione esistente al momento della proposizione della domanda, con la conseguenza che sussiste la legittimazione di chi sia divenuto donatario di una porzione condominiale nello stesso giorno in cui, mediante notifica della citazione, sia stata instaurata la controversia. Il condomino può ricorrere all’autorità giudiziaria nella ipotesi di mancata adozione di provvedimenti per l’amministrazione del bene comune Cass. civ., sez. II, 26 maggio 2006, n. 12654 Nei casi in cui l' assemblea non assuma i necessari provvedimenti per l' amministrazione della cosa comune, ogni condomino può ricorrere all' autorità giudiziaria senza necessità di impugnare la specifica delibera ovvero impugnando la delibera ma, non perché violi la disposizione sulle innovazioni ma perché l' assemblea non adotta I provvedimenti necessari per l' amministrazione delle parti comuni.
La nullità di una delibera condominiale è disciplinata dall'art. 1421 cod. civ.,
a norma del quale chiunque vi ha interesse può farla valere e quindi anche il
condomino che abbia partecipato, con il suo voto favorevole, alla formazione di
detta delibera, salvo che con tale voto egli si sia assunto o abbia riconosciuto
una sua personale obbligazione.
Cass. civ., sez. II, 20-04-2001, n. 5889
L'omessa indicazione di un argomento , poi deliberato, nell'ordine del giorno di
un'assemblea condominiale non può essere rilevata dal condomino dissenziente
nel merito, se non ha preliminarmente eccepito in quella sede l'irregolarità
della convocazione.
Il sindacato dell'Autorità giudiziaria sulle delibere delle assemblee
condominiali non può estendersi alla valutazione del merito ed al controllo del
potere discrezionale che l'assemblea esercita quale organo sovrano della volontà
dei condomini, ma deve limitarsi al riscontro della legittimità che, oltre ad
avere riguardo alle norme di legge o del regolamento condominiale, deve
comprendere anche l'eccesso di potere, ravvisabile quando la decisione sia
deviata dal suo modo di essere, perché in tal caso il giudice non controlla
l'opportunità o la convenienza della soluzione adottata dalla delibera
impugnata, ma deve stabilire solo che essa sia o meno il risultato del legittimo
esercizio del potere discrezionale dell'organo deliberante.
Cassazione Civile Sezione II, 27-03-2003 - n. 4531 In tema di condominio di edifici, la nullità della delibera
assembleare per omessa comunicazione dell'avviso di convocazione dell'assemblea
può essere fatta valere da ciascun condomino, trattandosi di nullità assoluta,
ma quando il condomino nei cui confronti la comunicazione è stata omessa è
presente in assemblea si presume che ne abbia avuto comunque notizia,
rimanendo l'eventuale irregolarità della sua convocazione conseguentemente
Cassazione Civile Sezione II, 19-08-1998 - n. 8199 E a carico del condominio - o supercondominio - convenuto dal
condomino per la declaratoria di nullità, assoluta e insanabile, della delibera
perché adottata senza convocarlo, l'onere di dimostrare, anche mediante
presunzioni, che invece tutti i condomini sono stati tempestivamente avvisati,
ai sensi degli artt. 1105, terzo comma, e 1136, penultimo comma, cod. CIV..
Cassazione Civile Sezione II, 03-02-1999 - n. 875 Poiché l'art. 1136 cod. civ. non prescrive particolari modalità
di notifica ai condomini dell'avviso di convocazione per la regolarità delle
relative assemblee, la comunicazione può essere data con
qualsiasi forma idonea al raggiungimento dello scopo, e può essere
provata da univoci elementi dai quali risulti , anche in via presuntiva, che il
condomino ha , in concreto, ricevuta la notizia della convocazione (Nella
specie, il giudice del merito - la cui decisione è stata confermata dalla S.C.
in base all'enunciato principio - aveva considerato raggiunta detta prova alla
stregua della dimostrata spedizione della raccomandata contenente l'avviso di
convocazione attraverso il tempestivo inserimento del relativo avviso nella
casella intestata al condomino destinatario, integrata dalla presunzione che lo
stesso destinatario controllasse assiduamente la presenza al suo interno di
corrispondenza a lui diretta ).
Cassazione Civile Sezione II, 01-10-1999 - n.
10886Prevista all'ordine del giorno di un'assemblea condominiale l'approvazione
di una spesa, l'omessa indicazione dei criteri di ripartizione della medesima,
ancorché quelli adottati divergano da quelli disposti dal codice civile o dal
regolamento - nella specie tabelle millesimali, in proporzione all'uso del bene
per il quale la spesa è stata affrontata - non determina la nullità della
delibera, bensì l'annullabilità, da far valere nei termini stabiliti dall'art.
1137 cod. civ., trattandosi di lacuna formale, incidente sul procedimento di
convocazione e informazione dei condomini, mentre la sanzione di nullità è
comminata se non tutti i condomini sono informati della convocazione; se la
delibera è priva degli elementi essenziali; se ha un oggetto impossibile o
Cassazione Civile Sezione II, 02-10-2000 - n. 13013Le
delibere condominiali, analogamente a quelle societarie, sono nulle soltanto se
hanno un oggetto impossibile o illecito, ovvero che non rientra nella competenza
dell'assemblea, o se incidono su diritti individuali inviolabili per legge. Sono
invece annullabili, nei termini previsti dall'art. 1137 cod. civ., le altre
delibere "contrarie alla legge o al regolamento di condominio", tra
cui quelle che non rispettano le norme che disciplinano il procedimento, come ad
esempio per la convocazione dei partecipanti, o che richiedono qualificate
maggioranze per formare la volontà dell'organo collegiale, in relazione
all'oggetto della delibera da approvare.
Le deliberazioni dell'assemblea trovano forza e
giustificazione nel cd. principio di maggioranza, per cui le delibere adottate
nel rispetto delle norme di legge e regolamentari sono obbligatorie per tutti i
condomini anche se dissenzienti.
Con questo principio si concilia il diritto di ciascun
proprietario di partecipare alla gestione del condominio, con la necessità di
organizzarne il funzionamento.
Pare opportuno sottolineare che - a differenza di quanto si legge in alcune
"sentenze" - l'approvazione a maggioranza della delibera non ne
esclude l'invalidità, ma anzi costituisce il necessario presupposto
logico-giuridico dell'impugnazione!
Le delibere assembleari impugnabili solitamente vengono
qualificate come nulle, annullabili, inesistenti.
Ora, sorvolando tra i criteri e le sfumature in base alle quali le deliberazioni
viziate vengono inserite nell'una o nell'altra categoria (e che nella prassi
danno luogo ad un'amplissima gamma di varianti) si può dire in generale che la
principale distinzione è basata sulla materia della deliberazione, a seconda
cioè che questa riguardi un oggetto su cui l'assemblea abbia potere di
deliberare, o meno (cd. eccesso di potere).
Il problema assume una notevole rilevanza pratica perché
l'impugnazione delle delibere "annullabili" deve essere proposta
necessariamente ed a pena di decadenza entro 30 giorni dalla data della
deliberazione (nel caso ad impugnare siano i condomini presenti all'assemblea),
o dalla data di comunicazione della delibera per gli assenti.
Naturalmente non possono impugnare la delibera i condomini che hanno espresso
voto favorevole ad essa (art. 1137 c.c.).
Il predetto termine di 30 giorni è inderogabile ed il suo
decorso non può essere interrotto, perché si tratta di un termine di decadenza
e non di prescrizione.
Le delibere "nulle" possono invece essere impugnate
in ogni tempo, anche dai condomini presenti alla votazione ed addirittura se
essi avevano espresso voto favorevole, poiché queste sono radicalmente
contrarie alla legge ed il trascorrere del tempo non basta a sanare il vizio.
A prescindere dall'oggetto della delibera, sussiste un
contrasto giurisprudenziale in materia di impugnazione per mancato rispetto
delle procedure che disciplinano la convocazione ed il funzionamento
dell'assemblea (come nel caso di superamento del numero massimo di deleghe
consentite dal regolamento), per cui alcune sentenze affermano che in questi
casi si verterebbe in materia di annullabilità e non di nullità.
Per i motivi già visti è consigliabile adottare una linea di estrema prudenza
in ipotesi di questo tipo, considerando la delibera "annullabile"
anziché "nulla" per non incorrere nelle già vedute decadenze.
Tutte le delibere impugnabili possono comunque essere
sostituite da una successiva delibera conforme alla legge ed al regolamento: in
tal caso la delibera viziata perde efficacia e non avrebbe più alcun senso
proporre impugnazione contro di essa: la sostituzione deve comunque essere
esplicita ed integrale.
In ogni caso la sostituzione però dovrebbe essere deliberata dall'assemblea
prima della proposizione di un'impugnazione, perché se successiva potrebbe
comportare una responsabilità del condominio convenuto in ordine al pagamento
delle spese legali relative al giudizio (oltre all'eventuale condanna per difesa
temeraria).
Ovviamente non può essere sostituita una delibera che sia stata già dichiarata
invalida dall'Autorità Giudiziaria.
E' alquanto discusso se l'impugnativa debba essere effettuata
con atto di citazione o con ricorso: la scelta dello strumento deve essere
attentamente soppesata perché implica talune conseguenze sul piano processuale
in ordine al rispetto del già visto termine di 30 giorni.
Comunque l'impugnazione si propone nei confronti di tutti gli altri condomini o
dell'amministratore innanzi al Tribunale territorialmente competente: non avanti
il Giudice di Pace la cui competenza in materia condominiale è limitata ad una
casistica molto ristretta (cd. rapporti di vicinato) !
Il regolamento condominiale può anche prevedere una clausola
compromissoria che attribuisca ad un arbitro (anziché al Tribunale) la
competenza a giudicare dell'impugnazione; il regolamento può inoltre prevedere
lo svolgimento di un tentativo di conciliazione prima di adire il Tribunale.
L'amministratore deve prontamente informare l'assemblea
dell'impugnativa proposta da un condomino, qualora non sia dotato del potere di
resistere autonomamente in giudizio: in mancanza può essere revocato e tenuto a
risarcire il danno arrecato; il provvedimento giurisdizionale che annulla la
delibera impugnata rimane comunque efficace nei confronti dei condomini, anche
se ignari della lite.
L'onere di provare il vizio che affligge la deliberazione
impugnata è a carico del condomino impugnante.
L'impugnazione può essere proposta anche da uno solo dei
proprietari in comunione (pro-indiviso) di uno degli immobili condominiali.
Il conduttore può impugnare solamente le deliberazioni
riguardanti le materie su cui la legge gli riconosce diritto di voto (non, ad es.,
le deliberazioni di nomina dell'amministratore, di approvazione del regolamento
di condominio e del bilancio preventivo). Si ritiene invece che l'usufruttuario
possa impugnare qualsiasi delibera riguradante l'ordinaria amministrazione ed il
godimento delle cose e servizi comuni, essendo assimilabile al proprietario
(art. 67 disp. att. c.c.).
Si discute se il controllo effettuato dal Tribunale riguardi i
soli profili di legittimità, o possa estendersi al merito della deliberazione:
non pare comunque si possa escludere l'accertamento della situazione di fatto
presupposta dalla delibera, che sia necessario al fine di valutarne la
Il Tribunale può sospendere (per gravi e comprovati motivi)
l'efficacia della delibera impugnata per il tempo in cui il giudizio è in
corso, ma comunque questo non è un effetto immediato ed automatico
I relativi provvedimenti pronunciati dal giudice devono essere eseguiti
Le norme di cui all'art. 1137 c.c. non possono essere
assolutamente derogate dal regolamento condominiale (art. 1138).
Occorre sottolineare che l'annullamento della delibera
assembleare impugnata non pregiudica assolutamente i diritti che in base ad essa
sono stati acquistati in buna fede dai terzi quali ad es. i fornitori o gli
appaltatori (cfr. art. 1445 c.c.).
Qualora l'impugnazione venga proposta dall'amministratore
(nella sua veste di comproprietario), si può procedere a nominare un curatore
(art. 78 c.p.c.) che rappresenti in giudizio il condominio, dato il conflito tra
gli interessi del rappresentante legale e del rappresentato.
Analogo provvedimento può essere adottato in caso di impugnativa proposta
contro la delibera di un condominio privo di amministratore: in questo caso il
curatore dovrebbe prontamente convocare l'assemblea.
Si ritiene ammissibile l'impugnazione da parte del condomino
presente alla deliberazione, ma astenutosi al momento di votare; analogamente da
parte di chi, presente all'assemblea, si sia allontanato prima della votazione.
Alcune problematiche giuridiche si pongono qualora il termine
per impugnare scada in giorno festivo (art. 155 c.p.c.), oppure con riguardo
alla decorrenza del termine di trenta giorni durante il periodo (1° agosto - 15
settembre) delle ferie giudiziarie: la Corte Costituzionale, con sentenza 2
febbraio 1990 n. 49, ha dichiarato l' illegittimità costituzionale dell'art. 1
della legge 7 ottobre 1969, n. 742 (Sospensione dei termini processuali nel
periodo feriale) nella parte in cui non dispone che la sospensione ivi prevista
si applichi anche al termine di trenta giorni per l' impugnazione delle delibere
dell' assemblea di condominio
Si ricorda che contro i provvedimenti dell'amministratore ogni
condomino può ricorrere all'assemblea (art. 1133 c.c.) senza pregiudizio del
ricorso all'autorità giudiziaria nei casi e nel termine previsti dall'art.
Alcune sentenze hanno stabilito che in caso di lite
giudiziaria tra il condominio ed un condomino, quest'ultimo non può essere
tenuto a contribuire alle spese sostenute contro di lui.