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Timestamp: 2020-05-31 14:39:55+00:00
Document Index: 44663602

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Sentenza Cassazione Civile n. 26349 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26349 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. lav., 20/12/2016, (ud. 18/10/2016, dep.20/12/2016), n. 26349
sul ricorso 27568-2011 proposto da:
M.C., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
rappresentata e difesa dagli avvocati CRISTIANA ZANELLA, ANTONIO DE
ANGELIS, DANIELE PORENA, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 318/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 10/06/2011 R.G.N. 436/10;
uditi gli Avvocati GABRILLA D’AVANZO e ANDREA FEDELI;
1. La Corte di Appello di Perugia, adita in via principale dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ed in via incidentale da M.C., in riforma della sentenza di primo grado, ha respinto tutte le domande proposte da M.C., docente, volte, in via principale, alla dichiarazione di nullità dei termini apposti dal Ministero ai contratti a tempo determinato stipulati in successione e alla conseguente conversione in contratti a tempo indeterminato, D.Lgs. n. 368 del 2001, ex art. 5 e, in via subordinata, alla condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno, quantificato in Euro 5.000,00 per ogni contratto a termine illegittimamente stipulato, in applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36.
2. La Corte territoriale, per quanto oggi rileva, precisato che i contratti a termine del settore scolastico, tanto per il personale docente quanto per quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, non sono disciplinati dal D.Lgs. n. 368 del 2001, ma dalle norme speciali contenute nel D.Lgs. n. 297 del 1994 e nella L. n. 124 del 1999, ha escluso che la speciale disciplina fosse in contrasto con la direttiva 1999/70/CE ed ha affermato che, pur a ritenere applicabile il D.Lgs. n. 368 del 2001 alla fattispecie dedotta in giudizio, la valutazione “ex ante” delle ragioni sottese a ciascuna tipologia contrattuale a termine, “tipizzata” dalla L. n. 124 del 1999, art. 4 commi 1, 2, 3, assolveva in maniera idonea e sufficiente l’onere di specificazione imposto al datore di lavoro dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1.
4. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso M.C. sulla base di sei articolati motivi. Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha resistito con controricorso.
80. L’art. 97 Legge in esame stabilisce che si tratta di un concorso “riservato” ai soggetti iscritti, alla data di entrata in vigore della legge (a) nelle graduatorie del concorso pubblico per titoli ed esami a posti e cattedre bandito con D. Dirett. del Miur n. 82 del 2012 e (b) nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente di cui alla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 605, lett. c), e successive modificazioni (la disposizione è conforme all’art. 97, comma 3, u.p. (“ex multis” Corte Cost., sentenze nn. 134/2014; 217/2012; 89/2003; 320/1997; 205/1996, dianzi richiamate).
127. Non è configurabile nella fattispecie in esame alcuna abusiva reiterazione dei contratti a termine. Non emerge, infatti, dalla combinata lettura della sentenza impugnata (pg. 11 “la ricorrente ha avuto l’assegnazione dì supplenze su organico di diritto”) e del ricorso per cassazione (pg. 2 “… una serie di contratti a tempo determinato”, senza precisazioni), che le assunzioni a termine su posti di organico di diritto hanno avuto durata superiore a trentasei mesi. Va anche escluso che il dato possa ritenersi acquisito dalla generica affermazione, effettuata nel corso della discussione orale dalla difesa della ricorrente, che detto termine sia stato superato.