Source: https://www.propit.it/threads/rinuncia-alla-proprieta.35234/
Timestamp: 2018-04-23 08:53:27+00:00
Document Index: 123951166

Matched Legal Cases: ['art.1104', 'art.135', 'art. 2643', 'art. 1104', 'art.1350', 'art.2643', 'art. 2657', 'art.328', 'art. 458', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 782', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 782', 'art. 769', 'art. 1104', 'art.328', 'art. 1']

Rinuncia alla proprieta' | propit.it - Forum per la Casa
Discussione in 'Successione, Eredità, Donazione e Famiglia' iniziata da mimimomi, 12 Febbraio 2016.
buongiorno, sono comproprietario di un piccolo fabbricato fatiscente avuto in eredita' parecchi anni fa, e vorrei liberarmene, ma gli altri comproprietari non lo accettano nemmeno in donazione. Il codice civile affronta espressamente questo problema, con uno studio ulteriore del Consiglio Nazionale del Notariato che cita espressamente il mio caso, ma non trovo nessun notaio (a Verona) che sappia di cosa si tratta, mi sono rivolto anche al collegio notarile della mia citta' e come risposta hanno allargato le braccia. Qualcuno conosce un notaio che conosca questa legge oppure abbia avuto soddisfazione nelle risoluzione del problema? Grazie.
mimimomi, 12 Febbraio 2016
perchè dice che non esiste possibilità alcuna in tal ipotesi?
L'art.1104 Cc prevede l'ipotesi, l'art.135 n.5 ne dispiplina la forma (atto scritto), l'art. 2643 Cc ne prevede la trascrizione.
Il negozio di natura abdicativa ex art. 1104 c.c. determina l'accrescimento della quota rinunciata a favore del compartecipe.
Ollj, 14 Febbraio 2016
Innanzitutto grazie per la risposta, ho visto anch'io quegli articoli del C.C. il fatto è che nessun notaio accetta di farmi quell'atto. Per curiosita' telefoni a QUALSIASI notaio della sua citta' e si stupira' delle risposte. Il fatto è, credo, che i notai, essendo personalita' soggette al diritto privato, possono rifiutarsi di accettare pratiche delle quali non hanno esperienza. Nessun notaio a Verona accetta una rinuncia alla proprieta' e non ne hani nemmeno sentito parlare. Provare per credere.
mimimomi, 14 Febbraio 2016
Certo che se un notaio non si assume tal responsabilità...
Comunque non mi meraviglio di nulla, anzi siamo alle solite... pensi che al sottoscritto dissero che la compravendita immobiliare non poteva esser fatta che per atto pubblico... (ed invece lo può esser anche per scrittura privata).
Ad ogni modo per la sua rinuncia, visto che:
- la legge richiede l'atto scritto art.1350 Cc
- la legge prevede la trascrizione art.2643 cc
- per la trascrizione è necessario un atto pubblico e/o una scrittura privata autenticata art. 2657 Cc
Il notaio si rifiuta di far il tutto per atto pubblico?
Bene proceda come segue:
- rinunzia per atto scritto (sua scrittura privata)
- autentica presso un notaio della sua scrittura privata
- trascrizione alla Conservatoria del tutto
Si rifiutasse di autenticare la sua scrittura privata:
- denuncia al Consiglio Nazionale
- esposto alla Procura della Repubblica ex art.328 Cp
A colpam e rita dedè piace questo messaggio.
La trascrizione alla conservatoria del tutto,la si può fare recandosi personalmente,in conservatoria?
rita dedè, 14 Febbraio 2016
Un notaio, diceva?
https://www.google.it/url?sa=t&rct=...sg=AFQjCNEU6OAyMlN5CdDB_Q2lY_Hg_t15Wg&cad=rja
Certo, basta presentare l'atto idoneo:
Cioè intendo dire,
In conservatoria,nessuno chiederà,perché non viene il notaio?
Se si ha una scrittura privata autenticata, certo che no; la legge questo dice
Quelli dell Agenzia delle Entrate romperanno?
Io rinucio a dei diritti di proprietà,
Arricchendo il mio comproprietaro,cioè io mi impoverisco di 100k
Ed arricchisco di 100 k a mio fratello!
Il fisco italiano guarda e basta?
Senza pretendere niente?
Entro i 5anni dalla data della mia rinucia?
Oh alla fine,in pratica,questo tipo di manovra, mi sembra un pó troppo facile,
È qui secondo me l inghippo e i notai non autenticano la firma della scrittura privata!
Io una telefonata a busani gli è la faccio!
Non possono non autenticare: loro si limitano solo ad attestare che quella su quell'atto è la firma di XXX.
I notai non entrano nel merito di quello che c'è scritto nell'atto nè di quale sia lo scopo e se l'atto ve ne possa mai avere alcuno, nè tantomeno gliene conferiscono efficacia (è la legge che lo fa).
La conservatoria a sua volta deve trascrive l'atto.
Ecco la pagina in bella mostra:
Ad integrazione di quanto su indicato e a riprova della non necessità dell'atto pubblico, vedasi Corte di Cassazione (Sentenza n. 3819/15) secondo cui la rinuncia di quota di comproprietà, costituendo una donazione indiretta, non necessita di atto pubblico.
1. - Con scrittura privata in data 4 agosto 1968, M. A. ved. P. - proprietaria, per la metà, di un fabbricato sito in (OMISSIS), in catasto al foglio 23 particella 111 sub 1, rinunciava alla sua suddetta quota in favore dei propri figli F., S., E., Au. e Ma., comproprietari dell'altra metà. Con la stessa scrittura:
- P.F., S., E. ed Au. rinunciavano alle loro quote di comproprietà di un fondo rustico sito in località (OMISSIS) in favore di Pe.Ma.;
- Pe.Ma. rinunciava alla sua quota di comproprietà, nella consistenza derivante dalla rinuncia della madre, sulla suddetta casa di via (OMISSIS);
- P.F., S., E. ed Au. si obbligavano a "far abitare, a titolo gratuito, in vita natural durante, la loro madre M.A. in una stanza della casa" suddetta;
- tutte le parti si impegnavano "a tradurre la... scrittura in atto pubblico a richiesta di uno di essi";
- veniva stabilita una penale di L. 2.000.000 per il caso di inadempimento;
- si stabiliva che "qualora al Sig. Pe.Ma. dovesse derivare un diritto in forza di successione sulla casa di via (OMISSIS) ..., questo o i suoi aventi diritto dovranno rinunziarvi, previo equo corrispettivo, in favore di tutti coloro che già dispongono di una quota della predetta casa". Con successiva scrittura privata del 9 novembre 1968, i germani P.F., S., E. ed Au., rimasti i soli comproprietari della suddetta casa, procedevano alla divisione della stessa, attribuendosene ognuno una parte.
2. - Con ricorso depositato il 18 dicembre 1993, P.M. ed A., aventi causa di P.F., chiedevano ed ottenevano dalla Pretura circondariale di Rieti - ai sensi della L. 10 maggio 1976, n. 346, che consente l'usucapione quindicennale dei fondi rustici con annessi fabbricati siti in comuni montani - il riconoscimento del loro avvenuto acquisto della proprietà del suindicato fabbricato qualificato come "rurale", ma non di fondi rustici.
Con atto di citazione notificato il 25 gennaio e il 1 febbraio 1997, P.S. ed E. convenivano in giudizio, davanti al Pretore di Rieti, P.A. e P.M. e - assumendo di essere venute a conoscenza, a seguito di visura catastale eseguita in data 19 giugno 1996, del decreto pretorile suddetto che non era loro opponibile e che faceva sorgere il loro interesse all'esperimento dell'azione intrapresa - chiedevano l'accertamento giudiziale dell'autenticità delle sottoscrizioni di P. F. ed Pe.Au. in calce all'atto di divisione del 9 novembre 1968 e della sottoscrizione di Pe.Ma. in calce all'atto di rinuncia del 4 agosto 1968 nonchè la dichiarazione di loro esclusiva proprietà delle porzioni di fabbricato loro rispettivamente assegnate con l'atto di divisione.
I convenuti si costituivano, resistendo. Eccepivano la nullità: dell'atto di rinuncia di M.A. alla propria quota di comproprietà del fabbricato in favore dei figli, trattandosi di donazione non effettuata con atto pubblico; della rinuncia di Pe.Ma. alla sua quota, trattandosi di cessione della quota a lui pervenuta in donazione dalla madre ma non ancora accettata; infine, della clausola con la quale lo stesso Pe.Ma. aveva rinunciato, per sè e per i suoi aventi causa, in favore degli assegnatari delle rimanenti quote del fabbricato, ai diritti che potessero derivargli sul fabbricato stesso a seguito di eventuale successione, trattandosi di patto successorio vietato dall'art. 458 cod. civ. Deducevano, infine, l'opponibilità del decreto pretorile alle attrici, le quali non potevano considerarsi terzi. Integrato il contraddittorio nei confronti di A.C., di Pe.Gi. e di P.G., eredi di Pe. A., e di Pe.Ma., tutti rimasti contumaci, con sentenza non definitiva n. 328 del 2001 il Tribunale di Rieti, divenuto competente a seguito della soppressione del Pretore, dichiarava la nullità della clausola n. 7 della scrittura privata del 4 agosto 1968, con la quale Pe.Ma. aveva rinunciato ad eventuali diritti successori sulla casa di via (OMISSIS), mentre rigettava le altre eccezioni sollevate dai convenuti e, con separata ordinanza, rimetteva la causa sul ruolo per l'espletamento di consulenza tecnica d'ufficio ai fini dell'accertamento dell'autenticità delle firme di P. F., Au. e Ma..
Nel prosieguo della causa, espletata consulenza tecnico-grafica, il Tribunale, con sentenza definitiva n. 46/2003, dichiarava autentiche le sottoscrizioni apposte sulla scrittura privata del 9 novembre 1968, intercorsa tra M.A., P.F., P.S., P.E. e Pe.Au..
3. - Avverso tali sentenze hanno proposto appello P.A. e P.M..
Si sono costituite P.E. e P.S., chiedendo il rigetto dell'impugnazione.
Il processo, interrotto per il decesso di P.S., è stato riassunto nei confronti dei di lei eredi M.C. e M.M.G., i quali sono rimasti contumaci.
La Corte d'appello di Roma, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria l'11 febbraio 2009, ha rigettato il gravame.
3.1. - La Corte territoriale ha rilevato che la rinuncia di uno dei comproprietari effettuata, come nel caso di specie, a favore di tutti gli altri comproprietari non richiede l'atto pubblico (trattandosi di donazione indiretta, ossia di liberalità realizzata ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto dall'art. 782 cod. civ.), ma soltanto la forma scritta (venendo in considerazione la rinuncia alla quota di un bene immobile). La Corte d'appello ha poi confermato il giudizio di marginalità del patto successorio vietato nel contesto dell'operazione economico-sociale posta in essere con le scritture. Infine, la Corte ha sottolineato che l'inopponibilità del decreto pretorile a P.E. e S. si evince, a contrario, dal disposto della L. n. 346 del 1976, art. 3, u.c..
4. - Per la cassazione della sentenza della Corte d'appello P. A. e P.M. hanno proposto ricorso, con atto notificato il 7 ottobre 2009, sulla base di quattro motivi.
Hanno resistito, con controricorso, P.E., M.C. e M.M.G..
1. - Con il primo motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 809, 1362, 1363 e 1367 c.c.) i ricorrenti deducono che la rinuncia operata da M.A. nella scrittura privata del 4 agosto 1968 costituirebbe una donazione diretta di cui all'art. 782 c.c. e ss.. Essi chiedono conclusivamente che sia affermato il principio di diritto secondo cui "la rinuncia ad un diritto reale immobiliare in favore di soggetti nominativamente individuati, se effettuata a titolo di liberalità, ovvero senza corrispettivo e senza che essa concretizzi adempimento di una obbligazione, sia pure di natura morale, configura la fattispecie della donazione reale traslativa, in quanto la sua causa tipica è data dall'animus donandi e, in conseguenza, deve avere a pena di nullità la forma dell'atto pubblico. Per l'effetto, anche la rinuncia donationis causa al diritto di comproprietà su un bene immobile in favore degli altri comproprietari, a tal uopo specificamente designati, poichè persegue una funzione direttamente attributiva e non già meramente abdicativa del diritto reale, è soggetta alla disciplina della donazione diretta ex art. 769 c.c. e segg., e deve perciò risultare a pena di nullità da atto pubblico".
1.1. - La censura - scrutinabile nei limiti del quesito che la accompagna - è infondata. Costituisce donazione indiretta la rinunzia alla quota di comproprietà, fatta in modo da avvantaggiare in via riflessa tutti gli altri comproprietari. In tal caso si è infatti di fronte ad una rinunzia abdicativa alla quota di comproprietà, perchè l'acquisto del vantaggio accrescitivo da parte degli altri comunisti si verifica solo in modo indiretto attraverso l'eliminazione dello stato di compressione in cui l'interesse degli altri contitolari si trovava a causa dell'appartenenza del diritto in comunione anche ad un altro soggetto; e poichè per la realizzazione del fine di liberalità viene utilizzato un negozio, la rinunzia alla quota da parte del comunista, diverso dal contratto di donazione, non è necessaria la forma dell'atto pubblico richiesta per quest'ultimo. Di tale principio ha fatto corretta applicazione la Corte del merito, dopo avere sottolineato che la rinuncia alla quota di un mezzo sulla proprietà della casa è stata compiuta da M.A. puramente e semplicemente in favore di tutti gli altri comproprietari, con una estensione automatica in proporzione delle loro quote di comproprietà, mediante l'utilizzazione di un negozio tipico, appunto la rinunzia di uno dei comproprietari ai sensi dell'art. 1104 c.c..
La Corte rigetta il ricorso e condanna, i ricorrenti, in solido tra loro, al rimborso delle spese processuali sostenute dai controricorrenti, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00, per compensi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 dicembre 2014.
Et dulcis in fundo ecco un atto specifico redatto da un notaio (collegio di Parma):
RINUNCIA ABDICATIVA A COMPROPRIETA' - bozze5n
- si trova un notaio volenteroso e si fa un atto pubblico
- in alternativa scrittura privata, autentica della medesima, trascrizione del tutto.
Si,grazie,ho letto e ho capito,........
Però il rifiuto del notaio e cioè non vule autenticare la firma nella scrittura privata, mi blocca la situazione,
Mi devo tenere una palla di piombo al piede,
E se no?mi aggrappo,anticipando io le spese poi dopo si vedrà ..... All articolo cp 328!!!
Accipicchia,dalla padella alla brace!!
Il notaio conosce l esistenza degli articoli 1104
1350, 2643,2657, eppure gioca di testardaggine!
Possibile mai che consapevole della esistenza dell art.328, abbia voglia di andare incontro a delle rogne professionali?
Mah! Chi ci capisce?
- si trova un notaio volenteroso e
A ecco!volenteroso,
Qui casca l asino,ok ok ............
caspita, sei molto competente, voglio chiederti un'altra cosa: nella bozza che publichi trovo:
Il presente atto si intende assoggettato all’imposta sulle successioni e donazioni ai sensi dell’art. 1 comma 2 D.Lgs del 31/10/1990 n. 346 e conformemente alla risoluzione del 16 febbraio 2007 n. 25/E nonché della circolare del 29 maggio 2013 n. 18/E.
Con questo si intende che si dovranno pagare le spese di una successione-donazione? Te lo chiedo perchè nello studio del Consiglio Nazionale del notariato esisteva una forma di rinuncia abdicativa a titolo gratuito, puoi illuminarmi? Comunque vedo che dalle risposte molti sono o si sono trovatii in questa casistica.
Buuuuu molti?
Immagina eredi di piccole quote,costretti a pagare per anni solo perché sono proprietari di una piccola quota,di un bene immobile,che non sanno nemmeno dove sia precisamente situato!!!
...e allora perchè sembra che si parli di Ufo quando si chiede una roba simile a un notaio?? Se addirittura il Consiglio Nazionale dei Notai ha fatto uno studio per dipanare dubbi, perchè bisogna cercare col lanternino uno che te lo faccia? Andro' a milano, certo , ma sono perplesso che nessuno a Verona si prenda ne' si sia mai preso la briga di studiarsi la cosa. Grazie a tutti per la pazienza e soprattutto per la competenza, qualsiasi nuova notizia mi sara' utile.
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Dimaraz replied 23 Aprile 2018 alle 10:47