Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/03/30/omesso-versamento-delle-ritenute-certificate-la-competenza-territoriale-si-radica-nel-luogo-della-sede-effettiva-dellimpresa/
Timestamp: 2020-08-05 19:42:45+00:00
Document Index: 43385144

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Omesso versamento delle ritenute certificate: la competenza territoriale si radica nel luogo della sede “effettiva” dell’impresa – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Omesso versamento delle ritenute certificate: la competenza territoriale si radica nel luogo della sede “effettiva” dell’impresa.
Si segnala ai lettori del blogla sentenza di legittimità n.13610/2019 (depositata il 28.03.2019) in materia di diritto penale tributario, con la quale la Suprema Corte ha accolto la tesi difensiva della incompetenza territoriale del giudice di merito innanzi al quale era stato celebrato il giudizio per il reato di omesso versamento delle ritenute certificate, nel caso di specie diverso da quello da ritenersi competente, che deve essere individuato nel luogo in cui si erano svolte le attività amministrative/organizzative della società, secondo i noti principi della “effettività”.
Il giudizio di merito e la decisione della Cassazione.
La Corte d’appello di Brescia confermava la sentenza del tribunale di Bergamo che aveva condannato l’imputato alla pena di 10 mesi di reclusione, oltre alle pene accessorie di legge, perché ritenuto colpevole del reato di omesso versamento di ritenute certificate, per un ammontare pari ad € 233.027,83, in relazione ai periodi di imposta 2009 e 2010.
Contro la sentenza della Corte territoriale interponeva ricorso la difesa dell’imputato deducendo plurimi motivi afferenti tra i quali:
i) violazione di legge in ordine alla competenza territoriale, essendo stata erratamente radicata presso il Tribunale di Bergamo in ragione della sussistenza di una sede nella stessa città piuttosto che a Brescia, ove invece erano collocati gli uffici amministrativi;
ii) violazione di legge e vizio di motivazione circa la valutazione del superamento della soglia di punibilità, erroneamente ritenuta oltrepassata in assenza di una analisi completa della documentazione prodotta in giudizio;
iii) insussistenza dell’elemento soggettivo del reato richiesto dallo norma incriminatrice.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso, disponendo, per l’effetto, l’annullamento con rinvio della sentenza gravata.
Di seguito si riportano i passaggi estratti dal tessuto motivazionale della sentenza di maggiore interesse riproposti con una ripartizione per singole questioni giuridiche:
1. Sulla competenza territoriale nel reato di cui all’art. 10-bis.
“Il D.Igs. n. 74 del 2000, detta in particolare all’art. 18 le regole per la determinazione della competenza per territorio dei reati tributari e, al comma primo, stabilisce che, fatta eccezione per i c.d. reati in dichiarazione e del reato di emissione di più fatture o altri documenti per operazioni inesistenti,la competenza per territorio per tutti gli altri reati previsti dal D.Igs. n. 74 del 2000, compreso quindi il reato di cui all’art. 10 bis di cui si controverte nel caso sottoposto all’esame di questa Suprema Corte, si determina a norma dell’art. 8, cod. proc. pen., e, solo qualora non sia possibile determinare la competenza sulla base di tale ultima disposizione, è competente il giudice del luogo di accertamento del reato. Ne consegue che la competenza per territorio è determinata, stando al contenuto letterale della disposizione, dal luogo in cui il reato è consumato.
(…) Ebbene, posto che il reato di omesso versamento di ritenute si consuma nel momento in cui scade il termine utile per il pagamento, previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta relativa all’anno precedente, il luogo di consumazione del reato coincide con quello in cui si compie, alla scadenza del termine previsto, l’omissione del versamento imposto dal precetto normativo.Tale luogo, di regola, corrisponde, per le società, a quello ove si trova la sede effettiva dell’impresa, intesa come centro della prevalente attività amministrativa e direttiva di organizzazione, coincidente o meno con la sede legale, dovendo aversi riguardo al principio di effettività(giurisprudenza costante: Sez. 3, n. 20504 del 19/02/2014 – dep. 19/05/2014, Cederna e altri, Rv. 259783; Sez. 3, n. 23784 5 9A( del 16/12/2016 – dep. 15/05/2017, Mosetter, Rv. 269983, che, sul punto, ha ribadito che le fattispecie di cui agli artt. 10-bis e 10-ter, in quanto non comprese nei reati di cui al capo I del titolo II del D.Igs. n. 74 del 2000, non partecipano della speciale disciplina della competenza a questi ultimi riservata dal secondo comma dell’art. 18 dello stesso decreto). La sede effettiva, del resto, si identifica con il luogo deputato o stabilmente utilizzato per l’accentramento dei rapporti interni e con i terzi in vista del compimento degli affari e della propulsione dell’attività dell’ente e nel quale, dunque hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente ed ove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti.
Nel caso di specie pertanto, il giudice avrebbe dovuto applicare i criteri sulla competenza territoriale di cui all’articolo 8, cod. proc. pen., e, solo in caso di impossibilità di determinare il luogo di consumazione del delitto, avrebbe dovuto attribuire la competenza al giudice del luogo in cui ha sede l’Ufficio dell’Agenzia delle entrate che ha emesso il provvedimento. Ciò si riverbera anche sulla mancata valutazione degli elementi presentati dalla difesa che, al contrario, ha omesso di esaminare, così venendo meno al dovere di verificare l’effettiva sede dell’impresa secondo i criteri già indicati, agli effetti della determinazione della competenza territoriale”.
Sulla soglia di punibilità del reato.
“Nel caso in esame, infatti, è risultato dalle dichiarazioni del teste (omissis) che su 154 certificazioni per lavoro dipendente relativamente all’annualità 2010, 79 (dunque poco più della metà) erano state sottoposte a controllo incrociato con la dichiarazione della società e, per l’anno precedente, su 144 certificazioni, 76 (dunque, anche in questo caso, poco più della metà), erano state parimenti sottoposte a tale controllo incrociato.
Ad integrare il delitto – ratione temporis vigente – di omesso versamento di ritenute certificate, dunque, non è sufficiente la sola verifica “a campione” delle certificazioni rilasciate ai sostituiti, ma è necessario, proprio per la presenza di una soglia di punibilità, che la verifica investa complessivamente tutte le certificazioni, al fine di verificare se l’ammontare complessivo delle ritenute il cui versamento è stato omesso superi, nell’annualità di imposta di riferimento, il limite legale determinato dal legislatore con funzione selettiva dei comportamenti penalmente rilevanti, in difetto conseguendone la insussistenza del fatto, che non è nemmeno punibile a titolo di tentativo, poichè, avuto riguardo alla condotta omissiva penalmente rilevante o è scaduto il termine stabilito dalla legge, di modo che il reato è già consumato, oppure il predetto termine non è ancora decorso, ed allora il soggetto obbligato può ancora adempiere. Fondata è pertanto la prospettazione difensiva che rileva, nel caso in esame, la mancanza di prova certa dell’elemento costitutivo del reato, rappresentato dal sicuro superamento della soglia di punibilità, necessario al fine di un giudizio di colpevolezza dell’imputato al di là di ogni ragionevole dubbio”.
Sulla sussistenza dell’elemento soggettivo.
“A tal proposito, è utile richiamare la giurisprudenza di questa Sezione secondo cui in tema di omesso versamento delle ritenute fiscali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, la situazione di difficoltà finanziaria dell’impresa non esclude la responsabilità per il reato previsto dall’art. 10-bis del D. Lgs. n. 74 del 2000 (Sez. 3, n. 3124 del 27/11/2013 – dep. 23/01/2014, Murari, Rv. 258842). Ciò, come è noto, deriva dall’assoluta irrilevanza del fine concretamente perseguito dal soggetto agente: infatti se il legislatore avesse previsto come elemento soggettivo il dolo specifico avrebbe delimitato l’area dei soggetti punibili ed, in particolare, avrebbe escluso il reato in quei casi in cui il sostituto d’imposta non possa effettuare il versamento delle ritenute perché costretto a fronteggiare una crisi di liquidità”.
Quadro giurisprudenziale di riferimento in tema di omesso versamento delle ritenute dovute o certificate:
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