Source: http://guerrapopolare-india.blogspot.com/2017/03/condanniamo-la-sentenza-contro-mahesh.html
Timestamp: 2018-02-23 06:47:32+00:00
Document Index: 142518813

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COMITATO DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA: Condanniamo la sentenza contro MAHESH TIRKI, PANDU NAROTE, HEM MISHRA, PRASHANT RAHI, VIJAY TIRKI e GN SAIBABA!
Condanniamo la sentenza contro MAHESH TIRKI, PANDU NAROTE, HEM MISHRA, PRASHANT RAHI, VIJAY TIRKI e GN SAIBABA!
Dichiarazione del CRPP sull’arresto e condanna a vita del tribunale di Gadchiroli contro MAHESH TIRKI, PANDU NAROTE, HEM MISHRA, PRASHANT RAHI, VIJAY TIRKI e GN SAIBABA!
Condanniamo lo stato di polizia che criminalizza le idee politiche, il dissenso e il diritto a diffondere idee in una demicrazia!
Ritiro dell’UAPA e di tutte le leggi repressive!
Liberazione di tutti i prigionieri politici!
La sentenza del tribunale di Gadchiroli contro Mahesh Tirki, Pandu Narote, Hem Mishra, Prashant Rahi, Vijay Tirki and GN Saibaba imputati per gli articoli 13, 18, 20, 38 e 39 del draconiano Unlawful Activities Prevention Act (UAPA) applicate per la sez. 120-B del codice penale indiano, spinge ancora oltre il trinceramento di uno stato securitario pronto a criminalizzare tutto ciò che appare come una minaccia per i poteri costituiti. Le 827 pagine della sentenza testimoniano quanto i giudici di merito in India siano facilmente malleabili dalle spinte e pressioni dello stato di polizia, disinteressati al merito e circostanze del caso per stabilire la sottile linea che separa ciò che è principalmente e legalmente al là di ogni sospetto nella commissione del suddetto reato e ciò non supera né può superare il vaglio del giudizio legale.
Non è questa dichiarazione la sede per un'analisi completa della sentenza, ma è il caso quanto meno di segnalare che senza alcune marchiane negligenze da parte del tribunale, l’esito della causa avrebbe potuto essere completamente diverso. Per esempio:
non si comprende perché il giudice abbia trascurato il fatto che diverse voci del registro del Malkhana, dove gli oggetti sequestrati sono tenuti in custodie sigillate e debitamente annotati siano state rimosse e anche altri oggetti presunti sequestrati a Mahesh Tirki siano stati rimossi a discrezione del funzionario incaricato delle indagini. È importante citare questo fatto in quanto il giudice si è molto basato sul materiale sequestrato a tutti gli imputati per giungere alla sua
conclusione. L'impiegato Ganesh Keshav Rathod, che lavorava al Malkhana come Muddemal Moharir (custode dei beni) nell’esame incrociato ammette che nel registro del Muddemal non vi è alcuna voce circa la consegna di 3 opuscoli all’ispettore di polizia Anil Badgujar e che inoltre nel registro ci sono 2 aggiunte fatte dallo stesso funzionario. Ammette anche che non vi è alcuna menzione sul fatto che gli oggetti fossero stati sigillati né della forma del sigillo nel verbale di sequestro.
Tutti i dispositivi elettronici presumibilmente sequestrati nella residenza di GN Saibaba non sono stati sigillati e il difensore di tutti i 6 imputati, l’avvocato Surendra Gadling, lo ha ri portato al tribunale. Alla corte è stato anche dimostrato che non è stata rispettata alcuna procedura quando il materiale sequestrato è stato consegnato ai periti forensi, lasciando alla polizia ampia facoltà di manomettere i dispositivi elettronici.
La polizia non ha prodotto il tabulato delle localizzazioni dei dispositivi mobili di Hem Mishra, che prova chiaramente dove è stato arrestato, diversamente alle affermazioni della polizia che riferisce che Hem Mishra è stato fermato ad Aheri, e cioè che Hem Mishra è stato arrestato nella stazione Ballarshah alla discesa dal treno.
Prashant Rahi è stato arrestato in Raipur, Chhattisgarh, ma l'accusa sostiene che è stato arrestato in Deoria, Maharashtra. Quando gli è stata concessa la libertà su cauzione, la polizia aveva comunicato alla corte che non aveva nulla da obiettare alla libertà su cauzione.
Alle pagine 51-69 della sentenza (paragrafi 74-94) il giudice si sforza di dimostrare che le confessioni rese da Mahesh Tirki e Pandu Narote hanno peso, che si riflette nelle condanne inflitta loro, nonostante nell'esame incrociato del difensore il funzionario Nileshwar Vyas abbia ammesso di aver omesso di registrare la denuncia presentata dai due adivasi di essere stati costretti con la violenza a confessare in quanto lo ha ritenuto superfluo avendo dato loro il tempo sufficiente per riflettere sulla stessa e poiché la denuncia era stata presentata successivamente alla registrazione della confessione! N. Vyas è la stessa persona che aveva emesso il falso mandato di perquisizione con cui la polizia del Maharashtra ha fatto irruzione nella casa di GN Saibaba presso il Warden flat, Campus Nord, dell’Università di Delhi. Un mandato di perquisizione davvero misterioso, in cui si palava di beni rubati custoditi in casa da un professore della Delhi University costretto su una sedia a rotelle!
Fin dalla prima pagina la sentenza dà per provato che il Fronte Democratico Rivoluzionario (RDF) è un'organizzazione del PCI (Maoista), a sua volta organizzazione proscritta. Le basi per tali conclusioni sono sommarie, dato che il giudice richiama l’ideologia piuttosto che le prove per giungere a tale conclusione. Prima facie è evidente che il giudice è sopraffatto dall'ideologia della politica della guerra al terrore e la sua opinione in giudizio è influenzata più dalle offese al sentimenti di uno stato securitario che dalle trasgressioni della legge. Per il giudice il fatto che qualcuno gridi lo slogan “Naxalbari ek hi Raasta” è sufficiente per ritenerlo nient’altreo che un membro del proscritto PCI (Maoista). Il fatto che questo sia uno slogan comune nella fraseologia dei circoli marxisti-leninisti non vale a dissuadere il giudice dal giungere alla conclusione definitiva di marchiare il RDF come organizzazione di fronte del PCI (Maoista).
Tutte queste stupefacenti anomalie si ritrovano nella sentenza, ma va oltre lo scopo di questa
dichiarazione discuterne, sicuramente lo faremo più avanti. Ma era comunque importante mostrare alcune esempi dell’intenzione della corte di trascurare la procedura prevista dalla legge nella raccolta delle prove e per giungere scientificamente a una conclusione al di là di ogni dubbio sull'entità del reato, come precisato attraverso la sezioni 13, 18, 20, 38 e 39 del UAPA lette con la sezione 120-B del codice penale indiano.
Come al solito una parte dei media si è precipitato a dimostrare quanto temibile fosse e sia una persona come GN Saibaba, in quanto professore alla Delhi University con relazioni attive in in tutto il subcontinente e a livello internazionale. C'è uno sforzo per demonizzarlo e con con questo ripulire la parodia di giustizia dispensata dalla corte. Questa demonizzazione, che estrae selettivamente dalla sentenza i passi cui il giudice ricorre alla retorica sensazionalistica invece che rispettare della legge, per negare i diritti fondamentali e le cure indispensabili a per una persona disabile novanta per cento, è assolutamente riprovevole. Come può un giudice includere in sentenza certe affermazioni viscerali che, nella migliore delle ipotesi, possono solo suscitare emozioni invece che opinioni razionali, quando vi è un consolidato diritto internazionale dedicato alle persone con disabilità per non parlare del corpo della legislazione elaborata sulla stessa materia in India?! Riconoscere a GN Saibaba in carcere il trattamento dovuto non è un trattamento di favore, ma un suo diritto fondamentale ai sensi della legge. I media sono andati anche oltre, arrivando addirittura a diffondere menzogne evidenti, come quella che GN Saibaba, quando gli venne chiesto dal giudice se avesse bisogno di qualche trattamento medico, avrebbe dichiarato di non avere questa esigenza! Questo avviene mentre una domanda aggiuntiva è stata presentata dal suo avvocato Surendra Gadling, che richiede al giudice di tenere in considerazione la fragile salute di GN Saibaba e garantire la continuità delle cure mediche, come la raccomandazione di ulteriore trattamenti fatta al momento della sua recente dimissione da un ospedale di Delhi.
Sugli stessi media si diffonde la menzogna che è sulla base della confessione di Hem Mishra che Saibaba è stato perseguito dalla polizia. Non esiste alcuna confessione resa da Hem Mishra. Come già segnalato fu con un falso mandato di perquisizione emesso da N. Vyas che la polizia del Maharashtra fece irruzione nell’abitazione di GN Saibaba al Warden Flat. È importante che tutte le forze democratiche facciano sentire la loro voce contro questa campagna di diffamazione dei condannati, dato che solo resistendo a queste campagne di diffamazione e criminalizzazione delle idee e associazioni si potrà garantire giustizia a Mahesh Tirki, Pandu Narote, Hem Mishra, Prashant Rahi, Vijay Tirki e GN Saibaba.
In lotta,
Amit Bhattacharyya, Segretario Generale
Sujato Bhadra, Vice Presidente
Sukhendu Bhattacharjee, Vice Presidente
Jagmohan Singh, Vice Presidente
MN Ravunni, Vice Presidente
P Koya, Vice Presidente
Malem, Vice Presidente
Hanybabu, Responsabile Media
Rona Wilson, Responsabile Comunicazione
Pubblicato da RED BLOCK a 03:40