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Timestamp: 2020-02-27 20:58:59+00:00
Document Index: 158744850

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'art. 57', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 72', 'art. 21', 'art. 32', 'art. 91', 'art. 13', 'art. 845', 'art. 252', 'art. 128', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 830', 'art. 832', 'art. 21', 'art. 255', 'art. 131', 'art. 198', 'art. 22', 'art. 5', 'sentenza ']

Strumenti di composizione dei conflitti in Francia – tieniinmanolaluce
Come ben sappiamo la Francia è una delle patrie della conciliazione preventiva moderna.
Ma ci sono diversi principi anche oggi che in qualche modo danno rilievo preminente alla volontà delle parti nel processo.
Ci riferiamo ad esempio all’art. 1 del Codice di rito in virtù del quale le parti sino alla sentenza hanno diritto di interrompere il giudizio o all’art. 57-1 che ha previsto dal 2005 la possibilità che il giudice agisca come amichevole compositore o che venga limitato il dibattito ad una certa qualificazione dei fatti ed a determinati punti di diritto, al fatto che se la legge non dispone l’obbligatorietà della rappresentanza, le parti possono difendersi da sole (art. 18), al principio per cui le parti possono d’accordo ritenere competente un giudice che per valore non lo è e addirittura in tal caso convenire l’inappellabilità della sentenza (art. 41), al vantaggio per cui le difese nel merito possono essere svolte in ogni caso (art. 72) e infine al dovere del giudice di ogni stato e grado di tentare la conciliazione (art. 21)[1].
Se da una parte lo Stato valorizza a posizione dei litiganti da altro lato cerca, ad ogni livello, di moralizzare i cittadini perché ad esempio l’art. 32-1 prevede che “Colui che adisce la giustizia in modo dilatorio o abusivo può essere condannato a una multa civile fino a 3.000 euro, fatti salvi eventuali danni che potrebbero essere rivendicati” e quindi non deve sorprendere che anche il nostro legislatore abbia intrapreso questa strada prima con la novella dell’art. 91 C.p.c. e poi con l’art. 13 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28.
In Francia abbiamo sostanzialmente due tipologie principali di composizione amichevole: la conciliation e la médiation che sono strumenti diversi, seppure aventi la stessa finalità di ricercare una definizione consensuale della lite.
La conciliation ha carattere istituzionale e può essere stragiudiziale.
In tal caso si tratta sostanzialmente di quella preventiva che è nata nel 1790 e che è stata abrogata nel 1949; gli stessi giudici di pace hanno cessato di esistere nel 1958.
Tuttavia il tentativo non è più obbligatorio come quello che avveniva di fronte ai giudici di pace o davanti all’Ufficio di pace distrettuale ai tempi di Napoleone.
Nel 1978[2] l’istituto è stato affidato ai conciliatori di giustizia che sono membri laici[3]senza una particolare preparazione giuridica e volontari[4] operanti presso i tribunali distrettuali (tribunaux d’instance) e con una competenza generale.
In sede extragiudiziale si può sottoporre però al conciliatore di giustizia soltanto la controversia che riguardi diritti disponibili[5].
Il conciliatore riceve le parti (persone fisiche o giuridiche) che possono avvalersi dell’assistenza di un legale o di altra persona.
Può anche nominare un co-conciliatore con l’accordo delle parti: in tal caso un eventuale verbale di intesa verrà firmato da entrambi i conciliatori.
Il conciliatore può, con il consenso degli interessati, visitare i luoghi di controversia e sentire tutte le persone la cui testimonianza potrebbe essere utile, sempre che queste ultime accettino l’incombente probatorio.
Il conciliatore agisce con assoluta riservatezza: le constatazioni e le dichiarazioni che vengono raccolte durante la procedura non possono essere né prodotte né invocate nel prosieguo del procedimento senza l’accordo delle parti.
Durante la procedura può essere steso un verbale di accordo, anche parziale, che viene firmato dal conciliatore e dalle parti.
Dalla conciliazione può sortire anche un verbale che riguardi solo alcune delle parti e che viene firmato parimenti dalle parti interessate e dal conciliatore.
Il verbale è obbligatorio se la conciliazione comporta la rinuncia ad un diritto.
Una copia del verbale viene consegnata ad ogni parte e depositata presso il Tribunal d’instance che viene indicato nell’ordinanza di nomina del conciliatore di giustizia.
A meno che una delle parti della conciliazione non si opponga con dichiarazione in atto il tribunale distrettuale (Tribunal d’instance) può conferire esecutorietà al verbale[6].
La conciliation giudiziale[7] che vige in Francia sin dal 1806 è stata parimenti oggetto di modifica da ultimo nell’ottobre del 2010[8].
In oggi può tentarsi dal giudice all’inizio e in qualunque momento del processo (nel momento e nel luogo e con le modalità da lui ritenute opportune), anche su istanza delle parti[9].
Il Giudice può delegare il tentativo di conciliazione ad un conciliatore la cui missione può durare al massimo due mesi (suscettibili di proroga)[10].
Per effettuare il tentativo di conciliazione, il conciliatore convoca le parti che possono farsi assistere davanti al conciliatore da una persona che è qualificata per farlo davanti al Giudice che ha delegato la conciliazione[11].
Il conciliatore può, con l’accordo delle parti recarsi dovunque e ascoltare qualsiasi persona la cui testimonianza sia ritenuta necessaria[12]; il teste però deve accettare l’incombente probatorio.
I risultati ottenuti dal conciliatore e le dichiarazioni che raccoglie non possono essere prodotte o citate in un procedimento successivo senza l’accordo delle parti, e in ogni caso, in altro procedimento[13].
Il conciliatore deve informare il giudice della sua difficoltà nel compimento della sua missione, del successo o del fallimento della conciliazione.
Il giudice può sospendere in qualsiasi momento la conciliazione, su richiesta di una parte o su iniziativa del conciliatore. La conciliazione può terminarsi d’ufficio se il suo corretto svolgimento appare compromesso. Il cancelliere notifica l’avviso di chiusura al conciliatore e alle parti.
Le decisioni adottate dal Giudice a seguito della delegazione della missione di conciliazione sono misure di amministrazione giudiziaria[14].
Il contenuto dell’accordo, anche parziale, viene consacrato, se del caso, in un verbale firmato dalle parti e il giudice o in una dichiarazione firmata dalle parti e il conciliatore[15].
Estratti dal verbale preparato da un giudice possono essere rilasciati alle parti e sono esecutivi.
Le parti possono sottoporre al giudice per l’omologazione il verbale di accordo preparato dal conciliatore. L’approvazione è atto contenzioso[16].
Il tentativo di conciliazione possiede regole peculiari davanti alle giurisdizioni minori, ossia davanti al Tribunal d’instance[17] o dinanzi alla Juridiction de proximité[18] che hanno alcune disposizioni processuali comuni[19].
Intanto va precisato che davanti ai tribunali minori le parti possono o meno avvalersi dell’assistenza e della rappresentanza di un avvocato; possono, infatti, farsi rappresentare dai parenti, da coloro che sono loro legati da rapporto di lavoro e di servizio, dal coniuge, dal partner con cui hanno stipulato un patto di solidarietà civile[20]; quando si avvalgono di un avvocato devono rilasciargli una procura speciale[21].
Detto questo abbiamo un tentativo di conciliazione preliminare che viene richiesto attraverso una dichiarazione[22] da depositarsi nella segreteria del Giudice[23].
In tale dichiarazione ci si può opporre al fatto che il tentativo venga delegato ad un conciliatore di giustizia[24].
Questa facoltà di opposizione è stata prevista soltanto nel 2010: il tentativo peraltro è operante davanti al Tribunal d’instance dal 1976[25].
Del pari è stata prevista nel 2010 l’interruzione della prescrizione e della decadenza a partire dalla registrazione della dichiarazione
Se in sede di dichiarazione il richiedente non si oppone alla delega il giudice può provvedere a nominare un conciliatore.
In tal caso il cancelliere ne dà avviso al convenuto con raccomandata A.R. e specifica in esso che lo stesso ha facoltà di opporsi alla delega. Nell’avviso sono contenuti il nome e cognome del richiedente e l’oggetto della domanda.
Il convenuto ha otto giorni di tempo per rifiutare tramite dichiarazione la delegazione del tentativo; in caso di rifiuto è lo stesso giudice a provvedere al tentativo[26].
Se al contrario il convenuto non rifiuta entro otto giorni il giudice informa il richiedente ed il conciliatore[27].
Nell’avviso il cancelliere deve specificare che le parti possono farsi assistere da una persona che è qualificata per farlo davanti al Giudice che ha delegato la conciliazione e che il Tribunale può essere adito o per omologare il loro accordo o in caso di fallimento del tentativo[28].
Il conciliatore deve provvedere a condurre il tentativo di conciliazione secondo alcune delle norme viste sopra per la disciplina generale del tentativo[29] e la sua missione può essere rinnovata senza che intervenga il consenso delle parti.
In particolare il conciliatore convoca per un dato giorno le parti che possono appunto farsi assistere da una persona che è qualificata per farlo davanti al Giudice che ha delegato la conciliazione[30].
Il giudice può sospendere in qualsiasi momento la conciliazione, su richiesta di una parte o su iniziativa del conciliatore. La conciliazione può terminarsi d’ufficio se il suo corretto svolgimento appare compromesso. Il cancelliere notifica l’avviso di chiusura al conciliatore e alle parti[31].
Il contenuto dell’accordo, anche parziale, viene consacrato, se del caso, in un verbale firmato dalle parti e il giudice o in una dichiarazione firmata dalle parti e il conciliatore[32].
Le parti possono sottoporre al giudice per l’omologazione il verbale di accordo preparato dal conciliatore. L’approvazione è atto contenzioso[33].
In caso di fallimento il conciliatore ne informa il giudice indicando la data in cui si è verificato il fallimento[34]: il che sembrerebbe un’indicazione molto sintetica ed in linea con il principio di riservatezza.
Nel caso in cui la controversia si concluda con una conciliazione, la domanda di omologazione unitamente alla dichiarazione di accordo viene trasmessa dal conciliatore al giudice[35].
Se è il Giudice a provvedere direttamente al tentativo informa con qualsiasi mezzo il richiedente circa il luogo, la data e l’ora in cui si terrà l’udienza di conciliazione.
Il convenuto è informato con lettera semplice. La convocazione menziona il nome, cognome, professione ed indirizzo del richiedente nonché la finalità dell’incontro.
Entrambi gli avvisi menzionano la facoltà per le parti di essere assistiti da una persona che è qualificata per farlo davanti al Giudice che ha delegato la conciliazione[36].
In difetto di una conciliazione, la causa può essere decisa subito se le parti lo consentono, o può essere oggetto di una notifica o di una dichiarazione al cancelliere in funzione dell’importanza della domanda e della natura della controversia[37].
In caso di mancata partecipazione totale o parziale al tentativo preliminare, il richiedente può ricorrere al tribunale.
A prescindere dal tentativo preliminare di conciliazione il giudice ha anche qui il dovere di cercare la conciliazione[38].
Il giudice può anche invitare le parti a comparire davanti ad un conciliatore di giustizia in una dato luogo ad una certa ora e data. Le parti sono avvisate, se del caso, con l’atto di convocazione all’udienza o con lettera semplice.
Nell’avviso verrà indicata anche la data in cui si constaterà l’avvenuta conciliazione o la prosecuzione del processo[39].
In difetto di conciliazione il caso può essere giudicato all’udienza indicata ovvero può esservi un rinvio che viene comunicato alle parti se non presenti[40].
La legge di riforma del 2010 ha introdotto il tentativo di conciliazione anche presso il tribunale di commercio.
Si prevede che le parti sono d’accordo la Corte può designare il conciliatore per tenere un tentativo[41].
Se le parti non conciliano il processo prosegue[42]: può essere deciso o, se ce n’è bisogno, istruito da un relatore.
Il giudice designato come relatore può a sua volta nominare un conciliatore[43].
Nel 2002 con la legge di orientamento e di programmazione per la giustizia[44] si è dato aljuge d’instance e al juge de proximité anche il potere di “costringere” le parti a partecipare almeno ad un incontro informativo davanti al conciliatore[45]: potere che che sembra ampliarsi oggi nel 2011, visto che il giudice può invitare le parti a partecipare ad una conciliazione vera e propria e non è previsto che possano rifiutare di parteciparvi (art. 845 c. 2 C.p.c.).
Dal 2005 è poi il giudice della famiglia a poter imporre alle parti, nel settore ben delimitato della determinazione dell’esercizio della potestà genitoriale o delle misure provvisorie in materia di separazione[46], di partecipare a un incontro informativo sulla mediazione, che è gratuito per le parti e che non può costituire oggetto di alcuna sanzione particolare.
Il giudice della famiglia con l’accordo delle parti può anche nominare un mediatore familiare e la sua decisione non è suscettibile di ricorso[47].
Il tentativo di conciliazione è poi obbligatorio in caso di divorzio[48].
L’art. 252 del C.c. novellato prevede appunto che si tenga un tentativo obbligatorio di conciliazione che può anche essere rinnovato. In esso il giudice spiega ad i coniugi i principi del divorzio e le sue conseguenze.
Ciò che è stato detto o scritto durante un tentativo di conciliazione, in qualsiasi forma si sia verificato, non può essere invocato a favore o contro il coniuge o altri in una ulteriore procedura (252-5).
Il tentativo di conciliazione è poi obbligatorio nei procedimenti davanti al conseil des prud’hommes [49].
Il Conseil des Prud’hommes, è organo giurisdizionale specializzato per decidere su controversie tra datori di lavoro e lavoratori.
Se l’attore non partecipa l’istanza viene caducata anche se può essere riproposta un’altra volta; se non partecipa invece il convenuto il procedimento continua come contenzioso.
Per médiation invece s’intende il tentativo del mediatore privato di avvicinare le parti e di aiutarle a trovare una soluzione alla controversia che le vede contrapposte.
La procedura può essere extraprocessuale[50] o endoprocessuale[51].
Quella extraprocessuale (médiation conventionnelle) può essere affidata al singolo mediatore ovvero ad enti che amministrano la mediazione ed ha natura privata e riservata, non ha inoltre collegamenti col processo.
Il caso di accordo dà luogo ad una transazione che le parti dal 1998 possono far dotare di efficacia esecutiva dal presidente del tribunale di grande istance[52]. Ciò vale peraltro in Francia per tutti gli strumenti alternativi che si concludano con una transazione[53].
Tali accordi hanno quindi la stessa forza di una sentenza[54].
Nel caso in cui non venga data esecuzione all’accordo, la parte che lo desidera può avviare il procedimento dinanzi al giudice.
Alle transazioni effettuate prima del procedimento giudiziario da un avvocato[55] può essere concesso il beneficio del gratuito patrocinio.
Negli altri casi, qualora la mediazione extragiudiziale comporti dei costi le relative spese sono ripartite tra le parti.
Vi sono poi alcuni centri privati che si occupano dei singoli settori: controversie tra grandi imprese[56], controversie in materia economica e della finanza, fiscali, mediche, dell’edilizia e dei lavori pubblici, delle materie prime e dei trasporti[57]; controversie in materia di perizia immobiliare ed industriale[58].
Vi è ancora La Federazione nazionale dei Centri per la mediazione (FNCM), che raggruppa 60 centri per la mediazione degli ordini forensi, strutturati per regione, e conta al proprio interno 1200 membri, per lo più avvocati.
La mediazione endoprocessuale nasce nel 1995[59] quando si prevede che il giudice di qualsiasi organo giurisdizionale possa invitare le parti, in quanto consenzienti, a partecipare ad un procedimento di médiation davanti ad un ente o mediatore da lui individuato in base al possesso di una formazione od esperienza adeguata alla pratica della mediazione[60].
Però il giudice in tal caso non delega la sua conciliazione giudiziale che può sempre esperire.
Il procedimento non può durare più di tre mesi, ma può essere oggetto di un rinnovo su richiesta del mediatore[61].
Capisaldi della normativa sono dunque il consenso delle parti alla mediazione[62], la libertà di decisione del giudice nell’adottare quella misura che ritiene necessaria al caso in esame[63], la designazione di un terzo mediatore che può essere un singolo individuo od un’associazione il cui legale rappresentante provvederà ad individuare il singolo mediatore[64].
Il giudice può sospendere in qualsiasi momento la procedura, su richiesta di un parte o per l’iniziativa del mediatore e può anche terminarla se ne è compromesso il corretto svolgimento.
In tutti i casi, però devono essere sentite le parti in apposita udienza all’esito negativo della quale i litiganti possono riprendere il giudizio ed il mediatore viene informato della decisione[65].
Le constatazioni del mediatore e le dichiarazioni delle parti che egli raccoglie non possono essere né prodotte né invocate senza l’accordo delle parti in procedimenti successivi inerenti alla controversia portata in mediazione, né in ogni caso, nel contesto di un altro procedimento[66].
La riservatezza è ulteriormente garantita nei confronti del giudice che ha disposto la mediazione poiché il mediatore si limita ad informarlo che le parti sono state o non sono state in grado di trovare di trovare un accordo. In ogni caso le parti si ritrovano davanti al giudice per le successive determinazioni[67]: nell’ipotesi del raggiunto accordo le parti richiedono al giudice di omologarlo e l’omologazione determina la cessazione del contendere[68].
La remunerazione del mediatore viene stabilita dal giudice ed è a carico delle parti che devono versare un acconto all’inizio della procedura, ad eccezione delle parti indigenti che possono beneficiare del gratuito patrocinio.
Il mediatore viene liquidato alla fine della procedura nel senso che solo alla fine può incassare l’acconto versato dalle parti ed ottenere anche un conguaglio la cui disposizione, a richiesta, può essere munita di efficacia esecutiva[69].
In linea di principio, non è vietata una clausola contrattuale tra le parti che preveda il ricorso a un meccanismo alternativo di risoluzione delle controversie[70]. Tale clausola dunque dev’essere attuata dalle parti[71].
Tuttavia, tale accordo già prima della direttiva 52/08 era vietato nel caso in cui prevedesse il ricorso a tale meccanismo escludendo la possibilità di adire l’organo giurisdizionale, poiché ciò avrebbe negato la possibilità di accesso alla giustizia.
In oggi il diritto francese non prevede alcuna formazione particolare per esercitare la professione di mediatore ad eccezione del settore familiare[72].
Non esiste nemmeno un codice deontologico nazionale, né un’autorità centrale o statale responsabile della regolamentazione della professione di mediatore e, perlomeno al maggio del 2010, non ne era prevista la creazione.
Sono presenti alcune organizzazioni non governative nel settore della famiglia[73].
Sempre in ambito familiare, la Cassa nazionale per gli assegni familiari[74] ha approvato una convenzione tra medici ed enti assistenziali statali che consente alle strutture di fruire di una prestazione di mediazione familiare subordinata al rispetto di talune norme.
Vi sono poi in Francia altri svariati strumenti di risoluzione dei conflitti.
All’interno di ciascun dipartimento esiste ad esempio una commissione dipartimentale di conciliazione in materia di contratti di locazione abitativi.
È obbligatorio rivolgersi a tale commissione prima di adire il tribunale nel caso in cui la controversia riguardi il canone di locazione. Il procedimento è gratuito. Tale commissione può essere interpellata inoltre per identificare lo stato dei luoghi, per le controversie inerenti il deposito cauzionale a la garanzia delle spese e delle riparazioni[75].
In materia di locazioni commerciali, esistono commissioni analoghe a cui ci si può rivolgere facoltativamente[76]: esse sono competenti in caso di disaccordo sulla fissazione dell’importo del canone di locazione di un contratto da rinnovare.
Esiste anche una struttura[77] di risoluzione delle controversie in materia di consumo che ha come compito di informare, guidare i consumatori e di giungere al componimento amichevole delle controversie dei consumatori; si tratta di un meccanismo gratuito.
In materia di assicurazioni alcuni gruppi assicurativi hanno stabilito alcuni accordi che regolamentano la mediazione sulla base dei quali un mediatore indipendente rimette un parere su una controversia che contrappone l’assicurato all’assicuratore[78]: si tratta dunque di una ipotesi di mediazione mista (parere + mediazione facilitativa).
In materia bancaria è possibile attivare un procedimento che è gratuito: il mediatore deve pronunciarsi entro due mesi dal momento in cui viene interpellato; durante quest’ultimo periodo il termine di prescrizione è sospeso[79].
Diverse amministrazioni utilizzano in Francia un mediatore. Il Médiateur de la République tratta appunto i rapporti tra l’amministrazione e gli amministratori.
Prima di rivolgersi al Médiateur de la République occorre però aver effettuato un primo passo presso l’amministrazione con una domanda di chiarimenti o contestazione della decisione e constatare che persiste il disaccordo.
Non è possibile interpellare il mediatore direttamente: occorre passare attraverso l’intermediazione di un parlamentare.
Tuttavia, i delegati del Médiateur de la République possono regolare direttamente e rapidamente molti problemi.
In materia di sanità abbiamo ancora le commissioni regionali di conciliazione e per gli incidenti in campo medico le commissioni sono state istituite per legge[80].
Carlo Alberto Calcagno, Sistemi di composizione dei conflitti, vol. III, Le esperienze straniere, p. 16 e ss. In corso di pubblicazione.
[1] Dal 1975 con l’istituzione del Nuovo Codice di procedura civile.
[2] Décret n° 78-381 du 20 mars 1978. La disciplina è stata peraltro emendata con decreto n. 1165 del 1 ° ottobre 2010.
[3] Si tratta di ausiliari di giustizia iscritti in un elenco redatto dal primo Presidente della Corte d’Appello, su proposta del juge d’instance (si può trovare online presso il sito di ogni corte: v. ad es. http://www.ca-versailles.justice.fr/index.php&rurl).
[4] Ricevono un’indennità trimestrale forfetaria per coprire le spese.
[5] Sono escluse le conciliazioni in materia di separazione e divorzio. Esse possono essere oggetto di conciliazione giudiziale (v. art. 128-131 C.p.c.).
[6] V. art. 4 Décret n° 78-381 du 20 mars 1978.
[7] Il giudice per l’art. 21 del nuovo codice di rito ha appunto il compito di promuovere la conciliazione (“Il entre dans la mission du juge de concilier les parties”) .
[8] Art. 1 Decreto n. 1165 del 1° ottobre 2010 .
[9] Come il tentativo amichevole nella legislazione austriaca del 1803-1815. V. articoli 127 C.p.c.
[10] Art. 129-1 C.p.c.
[11] Art. 129 -2 C.p.c.
[12] Qualcosa di simile accade nella mediazione cinese.
[13] Art. 129 – 3 C.p.c.
[14] Art. 129 – 4 e 5 C.p.c.
[15] Art. 130 C.p.c.
[16] Art. 131 C.p.c.
[17] La competenza qui è inferiore ai 10.000 €. Per i litigi i materia di consumo la competenza è sino a 21.346,86 €.
[18] La Corte di vicinato ha competenza sino a 4000 € in sede civile ed anche una limitata competenza penale per alcune contravvenzioni punite con l’ammenda da 38 a 750 €
[19] V. titolo II del libro II del Codice di rito. Nell’ottobre del 2010 è mutata la disciplina e quindi dobbiamo darne un cenno.
[20] E ciò dal 2007 (art. 2 della legge n. 2007-1787 del 20 dicembre 2007)
[21] V. artt. 827 e 828 C.p.c.
[22] Cfr. http://www.formulaires.modernisation.gouv.fr/gf/cerfa_11807.do
[23] In precedenza il richiedente presentava la sua domanda oralmente o con lettera ordinaria alla cancelleria del giudice. Il cancelliere convocava le parti con lettera ordinaria.
[24] V. art. 830 C.p.c. Il richiedente deve indicare il nome e cognome, professione e indirizzo delle parti e l’oggetto della sua domanda.
[25] Tuttavia nella pratica, nella maggior parte dei tribunaux d’instance, si assisteva in precedenza sostanzialmente ad udienze di conciliazione tenute da un giudice; la legge prevedeva questa ipotesi come ordinaria.
[26] Art. 831 C.p.c. Anche in precedenza il giudice aveva la facoltà di delegare il suo tentativo giudiziale a uno dei conciliatori del suo ufficio, sempre che le parti acconsentissero: avevano due settimane per accattare la delega ed il giudice doveva anche indicare loro che se lo desideravano avevano la possibilità di essere assistiti (art. 832-1 previgente).
[27] Art. 832 c.1 C.p.c. In precedenza se le parti accettavano la delegazione del tentativo iljuge d’instance o il juge de proximité, fissavano la durata dell’incarico che non poteva essere superiore a un mese, ma poteva essere rinnovato una volta (832 C.p.c. previgente).
[28] Art. 832-1 C.p.c.
[29] Art. 129-2, 129-4, 131 e 132 C.p.c.
[30] Art. 129 -2 C.p.c.
[31] Art. 129 – 4 C.p.c.
[32] Art. 130 C.p.c.
[33] Art. 131 C.p.c.
[34] Art. 832 c. 3 C.p.c.
[35] Art. 833 C.p.c.
[36] Art. 834 C.p.c.
[37] Art. 825 e 836 C.p.c.
[38] Art. 845 c. 1 C.p.c.
[39] Art. 845 c. 2 C.p.c.
[40] Art. 846 C.p.c.
[41] Art. 860-2 C.p.c..
[42] Art. 861 C.p.c.
[43] Art. 863 C.p.c.
[44] Art. 8 Loi n°2002-1138 du 9 septembre 2002 d’orientation et de programmation pour la justice che ha modificato l’art. 21 della Loi n°95-125 du 8 février 1995 relative à l’organisation des juridictions et à la procédure civile, pénale et administrative.
[45] Art. 7 bis C.p.c.
[46] Articoli 255 (separazione) e 373-2-10 (potestà genitoriale) del codice civile.
[47] V. art. 255 novellato C.c. e l’articolo 1071 C.p.c.
[48] Dal primo gennaio 2005. LOI n° 2004-439 du 26 mai 2004 relative au divorce.
[49] Il procedimento del tentativo di conciliazione è regolamentato dagli articoli del Code du travail (L. 511 comma 1 e R. 516 e seguenti). Cfr. http://ec.europa.eu/civiljustice/adr/adr_fra_it.htm
V. amplius l’illuminante excursus sul diritto comparato della professoressa CUOMO ULLOA (LA CONCILIAZIONE, op. cit. p. 125-137).
[50] Non è regolamentata dalla legge.
[51] Prevista dall’art. 131 e ss. del Codice di procedura civile.
[52] In alternativa le parti possono rivolgersi ad un notaio.
[53] Pure in Germania esiste una norma analoga nel caso di transazione tra avvocati (Anwaltsvergleich). In caso di sua inosservanza essa può essere eseguita immediatamente, senza necessità di un previo procedimento giudiziario per ottenere una decisione. In questo caso, se il debitore accetta la clausola di esecuzione forzata immediata e la transazione è depositata presso un Amtsgericht, la transazione può essere dichiarata esecutiva dal tribunale competente su richiesta di una parte (articoli 796a, 796b in combinato disposto con l’articolo 794, comma 1, n. 4b ZPO). Altrimenti, la transazione può essere conclusa sotto forma di certificato notarile, che ha efficacia esecutiva se il debitore ha accettato la clausola di esecuzione forzata immediata (articolo 794, comma 1, n. 5 ZPO): quest’ultima soluzione è adottata anche nei Paesi Bassi, in Slovenia ed in Slovacchia.
In Germania anche una transazione conclusa presso un organismo di conciliazione pubblico o riconosciuto dallo Stato ai sensi dell’articolo 15a EGZPO – al pari di una transazione conclusa presso un’autorità giudiziaria – costituisce titolo esecutivo, in base al quale può essere iniziata l’esecuzione forzata (articolo 794, comma 1, n. 1 ZPO).
[54] Negli altri casi, l’accordo avrà lo stesso valore di un contratto tra le parti.
[55] Articolo 10 della legge del 10 luglio 1991.
[56] CMAP (Centro di mediazione e di arbitrato di Parigi). È stato creato nel 1995 dalla Camera di commercio ed industria di Parigi. Cfr. http://www.mediationetarbitrage.com
[57] IEAM (Istituto di perizia, arbitrato e mediazione). In Francia nel XVI secolo i commercianti incontravano dei problemi nell’adire i Tribunali di commercio perché i giudici non avevano le necessarie competenze tecniche a gestire le loro controversie e non era ammessa la testimonianza orale; dunque con legge del 1563 si consentì ai tribunali di nominare un esperto (arbitro–relatore) che sentiva le parti e ne riferiva al Tribunale (di qui anche l’istituzione dell’arbitro conciliatore del Code del 1806 ora divenuto in Italia consulente contabile: v. art. 198-200 c.p.c.). Questo centro di ADR si rifà quanto a membri e a funzionamento a questa antica tradizione (cfr. http://www.mediation-ieam.com).
[58] FMCML (Federazione dei mediatori e dei coordinatori di progetti). Cfr. http://www.mediateur.net/
[59] La normativa di riferimento è costituita dall’art. 22 della legge 8 febbraio 1995 n. 95-125 e dal decreto di attuazione 22 luglio 1996 n. 96-652 che ha introdotto gli articoli dal 131-1 al 131-15 del Nuovo Codice di procedura civile.
[60] Article 131 – 5 La personne physique qui assure l’exécution de la mesure de médiation doit satisfaire aux conditions suivantes :
1° Ne pas avoir fait l’objet d’une condamnation, d’une incapacité ou d’une déchéance mentionnées sur le bulletin n° 2 du casier judiciaire;
[61] Art. 131 – 3 Nuovo Codice di procedura civile.
[62] Art. 131-1. «Le juge saisi d’un litige peut, après avoir recueilli l’accord des parties, désigner une tierce personne afin d’entendre les parties et de confronter leurs points de vue pour leur permettre de trouver une solution au conflit qui les oppose. Ce pouvoir appartient également au juge des référés, en cours d’instance »
[63] Art. 131-2. « La médiation porte sur tout ou partie du litige. En aucun cas elle ne dessaisit le juge, qui peut prendre à tout moment les autres mesures qui lui paraissent nécessaires ».
[64]Art. 131-4. «La médiation peut être confiée à une personne physique ou à une association. Si le médiateur désigné est une association, son représentant légal soumet à l’agrément du juge le nom de la ou des persone physiques qui assureront, au sein de celle-ci et en son nom, l’exécution de la mesure ».
[65] Art. 131 -10 Nuovo Codice di procedura civile.
[66] Art. 131 -14 Nuovo Codice di procedura civile.
[67] Art. 131–11 Nuovo Codice di procedura civile.
[68] Art. 131- 12 Nuovo Codice di procedura civile.
[69] Art. 131–13 Nuovo Codice di procedura civile.
[70] V. il nostro art. 5 c. 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28.
[71] A seguito di una sentenza della Cour de cassation, réunie en Chambre mixte del 14 febbraio 2003.
[72] Invero, per questo settore è stato istituito un diploma di mediatore familiare con decreto 2 dicembre 2003 e ordinanza 12 febbraio 2004.
La formazione viene assicurata da centri riconosciuti dalla Direzione regionale degli affari sanitari e sociali (DRASS, Direction régionale des affaires sanitaires et sociales).
In questi centri, gli alunni seguono un corso di formazione di 560 ore in tre anni con almeno 70 ore di tirocinio.
Al termine del tirocinio il candidato supera delle prove che confermano tale percorso formativo.
[73] L’APMF (Associazione per la mediazione familiare) e La FENAMEF (Federazione nazionale delle Associazioni per la mediazione familiare). Cfr. http://www.apmf.fr/ e http://www.mediation-familiale.org/
[74] CNAF, Caisse nationale des allocations familiales. Cfr. http://www.caf.fr
[75] Il funzionamento di tale commissione è regolamentato con il decreto n. 2001 653 del 19 luglio 2001.
[76] Le commissioni di conciliazione in materia di locazioni commerciali che sono regolamentate dall’articolo L. 145, comma 35 del Code du commerce e il decreto n. 88-694 del 9 maggio 1988.
[77] Casella postale 5000 – 75000 Parigi – Francia. V. il sito della Direzione generale della concorrenza, del consumo e della repressione delle frodi. V. anche http://www.france.fr/
[78] A tale mediatore ci si può rivolgere con lettera ordinaria (ma la lettera raccomandata con ricevuta di ritorno sembra preferibile). Il mediatore deve rispettare il principio del contraddittorio. In linea di principio, nel caso in cui fallisca la mediazione, potrà essere avviata la relativa causa dinanzi al giudice, entro due anni dal fatto che è all’origine della controversia. Per informazioni v. Médiation assurance (mediazione dell’assicurazione): rue de la Rochefoucault, 11 F-75009 PARIGI; Centre de documentation et d’information de l’assurance (CDIA- centro di documentazione e informazione dell’assicurazione) boulevard Haussmann, 26, F-75311 Parigi Cedex 09.
[79] L’articolo L 312 commi 1-3 del Code monétaire et financier ha come obiettivo appunto quello di istituzionalizzare ed estendere la pratica del mediatore bancario.
[80] La l. n. 303 del 4 marzo 2002 relativa ai diritti dei malati e alla qualità del sistema sanitario.
Autore tieniinmanolaluceScritto il 17 maggio 2011 31 dicembre 2011 Categorie conciliazione,informazioni sulla mediazione,mediatore,mediazione,mediazione civile e commerciale,partenza della mediazione,risoluzione dei conflitti,saggio,varie
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