Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23496-del-09-10-2017
Timestamp: 2020-05-26 17:31:35+00:00
Document Index: 46352738

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 53', 'art. 142', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53', 'CGUE ', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 23496 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23496 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/10/2017, (ud. 19/07/2017, dep.09/10/2017), n. 23496
sul ricorso 19766-2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 30/2014 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata l’11/2/2014;
partecipata del 19/7/2017 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA.
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Brescia ha respinto il gravame proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso la decisione del locale Tribunale che aveva riconosciuto il diritto di B.G. e delle altre sopra indicate odierne parti intimate, docenti e appartenenti al personale ATA, assunti con ripetuti contratti a tempo determinato, alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero a corrispondere ai predetti le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità maturata, nei limiti della prescrizione quinquennale;
– la Corte territoriale, richiamato il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6 ha svolto le seguenti considerazioni: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo e, quindi, anche gli scatti di anzianità riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito “non di ruolo” quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – opinare diversamente significherebbe vanificare le finalità della direttiva; – la violazione del principio di non discriminazione configura una condotta illecita del datore di lavoro che contravviene ad una disposizione imperativa di legge tanto in termini di responsabilità contrattuale quanto in termini di responsabilità extracontrattuale;
– trattandosi di credito retributivo deve applicarsi la prescrizione quinquennale;
– i lavoratori sono rimasti intimati;
– con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della direttiva 99/70/CE, del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, n. 106, art. 6 in relazione alla normativa afferente il reclutamento del personale scolastico, della L. n. 312 del 1980, art. 53, comma 3, in relazione all’art. 142 del c.c.n.l. Comparto scuola 20022005 e 146 c.c.n.l. Comparto scuola 2006-2009. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile a quello di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente; – gli aumenti biennali previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53 avevano come destinatari i soli docenti non di ruolo, incaricati dal Provveditore agli studi ed assunti con contratti a tempo indeterminato ed a seguito della soppressione di tale categoria ad opera della L. n. 270 del 1982 sono rimasti in vigore solo per gli insegnanti di religione;
– va innanzitutto rilevato che la sentenza non ha ritenuto applicabile la L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53 norma questa che ormai disciplina il solo trattamento economico degli insegnanti di religione, sicchè la censura formulata nel ricorso deve ritenersi del tutto inconferente rispetto al decisum;
– per il resto i rilievi sono infondati;
– la CGUE ha evidenziato che le maggiorazioni retributive che derivano dalla anzianità di servizio del lavoratore costituiscono condizioni di impiego ai sensi della clausola 4, con la conseguenza che le stesse possono essere legittimamente negate agli assunti a tempo determinato solo in presenza di una giustificazione oggettiva (Corte di Giustizia 9.7.2015, in causa C177/14, Regojo Dans, punto 44, e giurisprudenza ivi richiamata) e che a tal fine non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista da una nonna generale ed astratta, di legge o di contratto, nè rilevando la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione fra impiego di ruolo e non di ruolo, perchè la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguano le modalità di lavoro e che attengano alla natura ed alle caratteristiche delle mansioni espletate (Regojo Dans, cit., punto 55 e con riferimento ai rapporti non di ruolo degli enti pubblici italiani Corte di Giustizia 18.10.2012, cause C302/11 e C305/11, Valenza; 7.3.2013, causa C393/11, Bertazzi);
– è infine inammissibile il secondo motivo di ricorso in cui si fa riferimento ad una pronuncia di inammissibilità dell’appello del Ministero del tutto non corrispondente alla decisione impugnata;
– nulla va disposto in ordine alle spese non avendo gli intimati svolto attività difensiva;
– non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. n. 1778/2016).