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Affido esclusivo alla madre se il padre fa ostruzione alla donna rendendole difficili gli incontri con i figli. La Cassazione torna ad occuparsi della Sindrome di Alienazione Parentale. Nota a Cass. Civ n. 5847/2013 *
April 4th, 2013 | Author: Patrizia D'Arcangelo
In un giudizio di separazione giudiziale, il Tribunale di Catania affidava i due figli minori in via condivisa ai genitori collocandoli presso la residenza del padre, a cui veniva pure assegnata la casa coniugale.
La sentenza del Tribunale catanese veniva impugnata innanzi alla Corte d’appello territorialmente competente, la quale, ribaltando il giudizio di primo grado, disponeva l’affidamento esclusivo dei figli alla madre.
Risultava invero decisiva per la Corte d’Appello la relazione del servizio di Psichiatria dell’Azienda Sanitaria locale, svolta nell’ambito di un percorso di mediazione familiare attivato dal Tribunale per i Minorenni e acquisita d’ufficio nel corso del giudizio d’appello.
Nella relazione de qua veniva diagnosticata una sindrome da alienazione parentale dei figli e veniva evidenziato il danno irreparabile dagli stessi subito per la privazione del rapporto con la madre.
Era infatti emerso che il padre aveva posto in essere una reiterata condotta ostruzionistica al fine di ostacolare in ogni modo gli incontri dei figli con la madre.
Alla luce di ciò, la Corte d’Appello di Catania ha ritenuto che l’affido condiviso fosse pregiudizievole per i minori e che gli stessi andassero pertanto affidati in via esclusiva alla madre.
La Suprema Corte, con sentenza n. 5847 dell’8 marzo 2013 ha confermato la decisione della Corte d’Appello di Catania, ritenendo legittime le motivazioni dalla stessa fornite.
La sindrome di Alienazione Parentale (c.d. PAS) : realtà o invenzione?
L’episodio del bambino di Cittadella portato via a forza da scuola e reso pubblic dai mass media nello scorso mese di ottobre, ha fatto sì che venisse conosciuta anche dai non addetti ai lavori la c.d. PAS, ovvero la Sindrome di Alienazione Parentale e tutte le polemiche ad essa connesse.
Il termine PAS (Parental Alienation Syndrome) è stato in realtà coniato negli anni ottanta dallo psicologo forense Richard Gardner.
Tale grave disturbo, secondo lo psicologo americano, si verificherebbe ai danni di quei figli coinvolti nelle separazioni dei genitori eccessivamente conflittuali e non mediate.
La principale manifestazione di tale problema consisterebbe nella campagna di denigrazione da parte del figlio nei confronti del genitore non convivente (c.d. genitore alienato) fino a giungere al suo rifiuto, a seguito della “programmazione” dell’altro genitore (c.d. genitore alienante).
Come scrive lo stesso Gardner “il programmatore (cioè il genitore alienante, n.d.r) scrive il copione e il bambino lo recita”.
Lo stesso psicologo[1] avrebbe individuato 8 sintomi primari presenti nel bambino affetto da PAS:
la campagna di denigrazione, nella quale il bambino mima i messaggi di disprezzo del genitore «alienante» verso quello «alienato». In una situazione normale ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l’altro. Nella PAS, invece, il genitore «alienante» non mette in discussione tale mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a incoraggiarla;
la razionalizzazione debole dell’astio, per cui il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o, anche, solamente superficiali;
la mancanza di ambivalenza, per la quale il genitore alienato è descritto dal bambino come «completamente negativo» laddove l’altro è visto come «completamente positivo»;
l’appoggio automatico al genitore «alienante» è una presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore «alienante», qualsiasi genere di conflitto venga a crearsi;
l’assenza di senso di colpa, per il quale tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore «alienato» trovino giustificazione nel fatto di essere meritate, sorta di «giusta punizione»;
gli scenari presi a prestito, ovvero affermazioni che non possono ragionevolmente provenire direttamente dal bambino, quali ad esempio l’uso di frasi, parole, espressioni o la citazione di situazioni normalmente non patrimonio di un bambino di quell’età per descrivere le colpe del genitore escluso;
Allo stato attuale, la PAS non viene riconosciuta come malattia o sindrome nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (in sigla DSM).
Del resto le teorie elaborate da Gardner sono da sempre oggetto di polemiche e di acceso dibattito tra gli psicologi e gli operatori del diritto sia all’estero, sia in Italia.
Nel nostro Paese, infatti, la PAS viene riconosciuta tra le forme di abuso psicologico dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, mentre viene considerata priva di presupposti clinici, di validità e di affidabilità, ad esempio, dalla Società Italiana di Psichiatria.
In rete si possono trovare diversi contributi di psicologi che ritengono che la PAS non sia in realtà una malattia psichica.
Tra questi è certamente meritevole di nota l’e-book “Sindrome di alienazione genitoriale (P.A.S.): il grande imbroglio. Come di una presunta malattia si vuole fare un dogma”, reperibile gratuitamente su www.scienzaeprofessione.it, ove l’autore (lo psicologo Andrea Mazzeo) contesta punto per punto la teoria di Gardner.
Nel citato testo si legge, peraltro, che “Il bambino può rifiutare un genitore per motivi banali ma anche per motivi gravi; la causa del rifiuto va cercata, secondo la metodologia psicologica corrente, nella relazione interpersonale tra bambino e genitore rifiutato, e non operando salti logici incolpando del rifiuto l’altro genitore.
Certo, un bambino può anche essere indotto a rifiutare un genitore per manipolazione psicologica; ma questo è un comportamento che configura un reato – maltrattamento psicologico del minore – e non è una malattia”.
I nemici della PAS non possono, peraltro, fare a meno di evidenziare che l’inventore della PAS è morto suicida nel 2003 accoltellandosi con un coltello da macellaio dopo aver abusato di oppiacei e antidolorifici.
La PAS nella giurisprudenza di merito e di legittimità
Nel corso degli ultimi anni, la PAS sta cominciando a trovare spazio all’interno delle sedi giudiziarie italiane ma le sentenze in proposito sono ancora piuttosto rare.
La prima sentenza in cui viene menzionata la Sindrome di Alienazione Parentale è quella della Corte d’Appello di Firenze del 13 febbraio 2009 in cui il Collegio, prende atto di una situazione preoccupante, di grave disagio e di incomunicabilità della figlia minore col padre e di eccessivo attaccamento della stessa alla madre ed afferma che qualora la madre “non receda immediatamente dagli atteggiamenti distruttivi in questione, ella dovrebbe, probabilmente, a salvaguardia della figlia, essere esclusa dall’affidamento”.
Altra importante sentenza è la n. 7452/2012 della Suprema Corte di Legittimità, trovatasi a rigettare il ricorso proposto da una donna condannata ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c. sia nel giudizio di separazione di primo grado, sia nel successivo procedimento d’appello per essersi resa responsabile della sindrome di alienazione genitoriale da cui era affetta la figlia. Nel caso specifico la donna aveva invero infondatamente denunciato il marito per asseriti abusi sessuali sulla figlia ed aveva assunto un comportamento tale da indurre la minore a rifiutare qualsiasi contatto con il padre.
Da citare infine anche la sentenza resa dal Tribunale di Roma, sezione I Civile il 3 settembre 2011, ove non viene esplicitamente menzionata la Sindrome di Alienazione Parentale ma si esprime comunque biasimo per il comportamento di quel genitore che “con il suo ostinato, caparbio e reiterato comportamento, cosciente e volontario” venga meno “al fondamentale dovere, morale e giuridico, di non ostacolare, ma anzi favorire la partecipazione dell’altro genitore alla crescita ed alla vita affettiva del figlio”.
[1] Gardner, Richard Alan, Recent Trends in Divorce and Custody Ligation (1985)
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June 15th, 2012 | Author: Patrizia D'Arcangelo
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