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Timestamp: 2018-10-23 02:44:31+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 5', 'arte 1', 'arte 2']

Il Codice Deontologico dell’Assistente Sociale (parte prima) – assistentesocialenelmondo
Il Codice Deontologico dell’Assistente Sociale (parte prima)
by Maria Mirabella October 20, 2015 September 13, 2016
In questo post inizio ad affrontare l’ampio tema del Codice Deontologico della professione.
Nel 1998 viene emanato il primo Codice Deontologico dell’Assistente Sociale. Con l’emanazione del C.D. si conclude il processo di professionalizzazione dell’Assistente Sociale.
Perché un Codice Deontologico per la professione di Assistente Sociale? Vediamone le principali ragioni::
Il Codice Deontologico era l’ultimo requisito essenziale per poter qualificare il Servizio Sociale italiano come professione;
Il Codice D. è uno strumento unificante per la professione, genera tra i professionisti un senso di identità comune;
Il Codice D. è uno strumento di tutela per le persone/utenti che intendono rivolgersi ai professionisti; l’iscrizione all’Ordine degli Assistenti Sociali di un professionista è una garanzia per l’utente.
Il Codice D. è uno strumento di salvaguardia della professione e di tutela dei professionisti;
L’esistenza di un C.D. garantisce maggiore fiducia della collettività verso il Servizio Sociale.
Il Codice Deontologico va obbligatoriamente rispettato sia da coloro che esercitano la professione come dipendenti sia dai liberi professionisti, pena l’esercizio della potestà disciplinare da parte dell’ordine professionale. (art. 3 C.D.)
Il Codice Deontologico è un insieme di doveri e regole che hanno fondamento etico e impegnano il professionista verso la società, verso gli utenti, verso i colleghi e gli altri professionisti, verso l’organizzazione di lavoro e verso la professione. Il Codice Deontologico riflette la professione in un preciso momento storico: esso muta in base ai cambiamenti sociali e normativi e allo sviluppo di conoscenze specifiche nella professione. L’assistente Sociale deve fare costante riferimento al C.D. nel processo di aiuto e nella risoluzione dei dilemmi etici. Il C.D. ha duplice funzione: promozionale, l’assistente Sociale, infatti, deve tendere ai principi e ai valori in esso contenuti; e funzione contenitiva, poiché i principi e i valori racchiusi nel Codice D. sono il limite entro cui deve svolgersi l’azione del professionista.
Successive versioni del Codice Deontologico verranno emanate:
nel 2002 per adeguarsi ai cambiamenti normativi intervenuti: verrà inserita la suddivisione tra A.S. di base e A. S. specialista in base al D.P.R. 328/2001 nonché l’obbligo al segreto professionale dell’Assistente Sociale sulla base della Legge 119/2001;
nel 2009; versione attuale
I principi e i valori contenuti nel Codice deontologico erano già propri della professione prima dell’emanazione dello stesso. Si tratta di valori e principi presenti anche nella nostra carta Costituzionale, nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e in molti altri documenti inerenti i diritti umani.
Il titolo II del C.D. è dedicato ai principi della professione. In esso troviamo i principi fondanti e fondamentali della stessa:
la centralità della persona art. 7
il principio della non discriminazione art. 8
il principio del non giudizio, dell’accettazione, art. 9
il principio dell’unicità, della dignità e del valore di ogni persona, art. 5
la tridimensionalità nel servizio sociale.
Questi principi riflettono la visione dell’Uomo nel servizio sociale: l’essere umano è unico e irripetibile, possiede infinite potenzialità, è capace di autonomia e di assunzione di responsabilità.
L’ articolo 10 del Codice afferma:
” […] La professione si basa sull’autonomia tecnico professionale e sulla scienza e coscienza dell’Assistente Sociale. L’Assistente Sociale ha il dovere di difendere la propria autonomia da pressioni e condizionamenti […]”
Quest’ articolo tratta della discrezionalità tecnica dell’Assistente Sociale che si differenzia dalla discrezionalità amministrativa/responsabilità decisionale e di rappresentanza esterna (relativa all’allocazione delle risorse, agli aspetti organizzativi, alle gestione delle risorse umane) che appartiene invece all’Ente. L’assistente Sociale, infatti, lavora all’interno di un’organizzazione. Chi possiede discrezionalità amministrativa è orientato all’efficienza e all’efficacia, l’Assistente Sociale mira invece alla tutela dei diritti. In alcune situazioni le due discrezionalità si trovano nella stessa persona: è il caso dell’Assistente Sociale dirigente. La Legge 84/1993 all’articolo 1 afferma che:
” Nella collaborazione con l’autorità giudiziaria l’attività dell’assistente sociale ha esclusivamente funzione tecnico-professionale.”
L’articolo evidenzia come anche in un contesto a elevata direttività l’Assistente Sociale mantenga la propria autonomia tecnico-professionale.
L’esercizio della professione si fonda sulla SCIENZA, ovvero sulla conoscenza teorico-pratica costantemente aggiornata dell’Assistente Sociale e sulla COSCIENZA, ovvero sulla consapevolezza dei fondamenti etici e valoriali delle proprie azioni.
Nei prossimi post affronterò gli altri Titoli del nostro Codice Deontologico.
Esame di stato assistente sociale albo B RiassuntiIl codice deontologico dell'Assistente Sociale
← Le prove dell’Esame di Stato assistente sociale albo B (parte 1)
Esempio di risoluzione di un caso esame di stato assistente sociale albo B(parte prima) →
4 thoughts on “Il Codice Deontologico dell’Assistente Sociale (parte prima)”
grazie aspetteremo gli altri articoli… nel frattempo quando puoi potresti mettere qualcosa sulle politiche sociali in particolare come cambia il sistema socio-assistenziale e qual è il ruolo degli enti locali. grazieeeee
Ok, farò dei post! 😉
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