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Timestamp: 2018-06-22 18:26:13+00:00
Document Index: 45453177

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 165', 'art. 163', 'art. 645', 'sentenza ', 'sentenza ']

Giovedì 14 Ottobre 2010 16:54	Luciano Miranda
Il CNF, con il comunicato che segue, ha proposto una "leggina" per risolvere la questione e fornire una diversa interpretazione al contenuto degli artt.165 e 645 del cpc.
A parere dello scrivente la soluzione proposta dal CNF non è assolutamente percorribile perchè non è risolutiva.
La norma esiste, è chiara e deve essere rispettata proprio a garanzia dello stesso diritto.
Non si può rimandare il tutto all'interpretazione della norma perchè sarebbe soggetta sempre a valutazioni soggettive da parte dei giudici.
Inoltre, pare che il Tribunale di Nola, anche se tale dato non è certo, abbia dichiarato l'improcedibilità assoluta per tutte le opposizioni a decreto ingiuntivo iscritte a ruolo dopo la sentenza della cassazione n.19246 del 09/09/10 senza possibilità di sanare la tardività della costituzione.
Quindi si avrebbe una palese discriminazione tra chi ha iscritto prima della sentenza e chi ha iscritto dopo.
Sempre a parere dello scrivente appare evidente che la soluzione migliore per risolvere in via definitiva l'effetto dirompente provocato dalla richiamata sentenza sia quello di abrogare la norma "incriminata" con una sanatoria avente effetto retroattivo.
Opposizione a decreti ingiuntivi:
Cnf propone una leggina per evitare le improcedibilità di massa
La prima, come spiega il Cnf, “ mira ad intervenire sulla disciplina generale dei termini di costituzione (articolo 165 cpc)”, consacrando legislativamente un cinquantennale orientamento giurisprudenziale che legava la riduzione del termine di costituzione dell’opponente-debitore alla sua scelta di fissare all’opposto-creditore un termine di comparizioni inferiore a quello ordinario. In particolare, si propone di chiarire che “l’'art. 165 comma 1 c.p.c. va interpretato nel senso che la riduzione del termine di costituzione dell'attore ivi prevista si applica, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, solo se l'opponente abbia assegnato all'opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all'art. 163 bis comma 2 cpc”.
La seconda mira a intervenire sull’articolo oggetto del cambiamento di giurisprudenza, chiarendo che “l’art. 645, 2° comma (in seguito all'opposizione il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito; ma i termini di comparizione sono ridotti a metà, ndr) ,va interpretato nel senso che la riduzione dei termini ivi prevista non riguarda i termini di costituzione”.
Tuttavia, rileva il Cnf, si sono fatti strada due diversi percorsi interpretativi, volti ad evitare la conseguenza della improcedibilità, salvando i giudizi di opposizione già promossi: i tribunali di Torino (ndr sentenza 11.10.2010), Livorno e Bari hanno applicato la rimessione in termini (articolo 153 cpc); il tribunale di Varese (ndr sentenza 08.10.2010) ha applicato il principio del tempus regit actum per escludere l’applicazione del nuovo principio giurisprudenziale alle opposizioni pendenti.
Cass. 10545/2018. Veicolo non identificato. Indicazione dei testimoni nella denuncia-querela: irrilevanza