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Timestamp: 2017-06-22 18:22:14+00:00
Document Index: 135355405

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 1', 'art.2']

TAR Piemonte Sent. 9/3/2016 n.313
È pericolosa per la sicurezza pubblica la persona che è già stata denunciata per furto, furto aggravato e furto con destrezza, anche non condannata penalmente, che sia sorpresa nei pressi di un supermercato a chiedere l'elemosina in maniera insistente e aggressiva nei confronti di persone anziane, destando in esse preoccupazione e manifestando un atteggiamento ostativo nei successivi controlli di polizia. Di conseguenza, nei suoi riguardi può essere legittimamente adottata la misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio, in forza degli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 6 settembre 2001 n.159. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, sez.I-sentenza 9/3/2016 n.313
sul ricorso numero di registro generale 62 del 2016, proposto da:
Ma. St. Ra., rappresentata e difesa dall'avv. Ro. Fo., con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R. Piemonte in Torino, corso (...);
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliato in Torino, corso (...);
U.T.G. - Prefettura di Novara;
del decreto della Questura di Novara cat X1/2015/Div. Pol. Ant. emesso in data 9.6.2015 e notificato in pari data, con il quale alla ricorrente è stato fatto divieto di ritorno nel Comune di Novara per anni tre, e del decreto del Prefetto della Provincia di Novara n. (omissis) del 21.8.2015, notificato in data 9.11.2015, per mezzo del quale è stato respinto il ricorso gerarchico presentato dalla ricorrente, e di tutti gli atti preordinati, consequenziali e connessi.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 febbraio 2016 il dott. Giovanni Pescatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con il ricorso introduttivo del giudizio la sig.ra Ma. St. Ra. ha impugnato il decreto del Questore di Novara, con il quale le è stato imposto il divieto di far rientro nel Comune di Novara per un periodo di anni tre senza preventiva autorizzazione; e il successivo decreto del Prefetto della Provincia di Novara che ha respinto il ricorso gerarchico presentato avverso il primo provvedimento.
2. A supporto della richiesta di annullamento degli atti gravati, previa sospensione della loro efficacia in via cautelare, la ricorrente ha lamentato:
I) l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento, ai sensi degli artt. 7 e 8 Legge 241/1990;
II) l’assenza dei presupposti di legge per l’emanazione del provvedimento impugnato.
Si sostiene in ricorso che dal provvedimento non emergono fatti di reato imputabili alla ricorrente o episodi alla stessa riferibili che possano evidenziarne l’implicazione nell’esercizio di attività delittuose; si sottolinea che, ai fini della corretta applicazione degli artt.1 e 2 del D.Lgs. 159/20011, il fatto che il soggetto interessato viva chiedendo l’elemosina o esercitando la prostituzione, non assume rilevanza in assenza di elementi ulteriori che connotino tali attività come contrarie alla sicurezza, alla sanità e alla tranquillità pubblica. Nel caso specifico, sarebbe mancata una puntuale valutazione, sotto tutti i menzionati profili, della pericolosità sociale della ricorrente. Infine, l’amministrazione avrebbe omesso di considerare che la stessa detiene un immobile in locazione nello stesso comune di Novara, ove risiede con il convivente e con la figlia.
3. Si è costituita in giudizio l'Amministrazione intimata per resistere al ricorso.
4. Appaiono sussistenti i presupposti di legge per definire il giudizio nella presente sede cautelare, con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 del c.p.a..
5. Con riferimento al primo motivo di censura, il Collegio aderisce al consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale la comunicazione di avvio del procedimento, di cui all'art. 7, l. 7 agosto 1900 n. 241, non è richiesta per l'ordine di rimpatrio con foglio di via obbligatorio, trattandosi di provvedimento di pubblica sicurezza che si caratterizza per la sua funzione cautelare e l'urgenza in re ipsa, in quanto diretto a rimuovere una situazione di attuale e grave pericolo per la pubblica sicurezza. La conseguente e relativa compressione del diritto di difesa è d’altra parte bilanciata dal fatto che contro simili provvedimenti è ammesso il ricorso gerarchico al Prefetto, attraverso il quale la parte interessata può far valere tutti quegli argomenti, anche di puro merito e come tali non deducibili nel giudizio di legittimità, che avrebbe potuto esporre in contraddittorio con l'Autorità emanante, se avesse ricevuto l'avviso (Cons. Stato, sez. III, 08 giugno 2011, n. 3451). Detta facoltà nel caso di specie è stata pienamente esplicata e concorre quindi a destituire di fondamento l’asserita violazione di legge.
6. Anche il secondo mezzo - basato sulla ritenuta insussistenza dei presupposti per l'applicazione della misura di prevenzione - è privo di fondamento.
La misura del rimpatrio nel Comune di residenza con foglio di via obbligatorio è prevista dall'art. 2 del D.Lgs. 159/2011 a carico di coloro che al contempo rientrino nelle categorie di cui all'art. 1 (e quindi siano soggetti abitualmente dediti a traffici delittuosi ovvero che vivono anche in parte di proventi di attività delittuose o dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità dei minori, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica); si trovino fuori dei luoghi di residenza; e siano ritenuti persone "pericolose per la sicurezza pubblica". La normativa invocata, per contro, non ancora necessariamente l'applicazione della misura de qua alla specifica commissione di fatti di reato, bensì alla presenza di una serie di elementi indiziari dai quali possa evidenziarsi che la persona interessata risulti pericolosa per la sicurezza pubblica (ex multis Cons. Stato, sez. I, 24 novembre 2014, n. 3528).
La descritta impostazione risponde alla finalità - tipica del foglio di via obbligatorio - di prevenire e non già reprimere eventuali attività illecite. Il carattere preventivo della misura si coniuga con l’ampia discrezionalità che caratterizza la valutazione dell’autorità di pubblica sicurezza, suscettibile di sindacato giurisdizionale limitatamente ai profili dell'abnormità dell'iter logico, dell'incongruenza della motivazione e del travisamento della realtà fattuale.
6.1. Nella specie la ricorrente, per quanto non condannata, risulta essere stata oggetto di segnalazioni di polizia per fatti penalmente rilevanti di furto, furto aggravato e furto con destrezza, oltre che per condotte moleste nei confronti di terzi, che giustificano adeguatamente il conseguente giudizio di pericolosità sociale posto a fondamento della misura di prevenzione.
In particolare, nel provvedimento del Prefetto di Novara si dà atto di una denuncia in data 6 aprile 2013 per un furto all’interno di un supermercato; e di un arresto in data 4 maggio 2013 sempre per un furto in concorso con altre due donne all’interno di un esercizio commerciale.
Ancora, in data 9 giugno 2015 la ricorrente è stata sorpresa nei pressi di un supermercato a chiedere l’elemosina “in maniera insistente e aggressiva” nei confronti di persone anziane, destando preoccupazione nelle stesse e manifestando un atteggiamento ostativo nel corso dei successivi controlli di polizia.
Il provvedimento evidenzia come i descritti comportamenti siano idonei a turbare l'ordine e la sicurezza pubblica.
6.2. Sempre dagli atti gravati risulta adeguatamente smentita la sussistenza di legami o interessi leciti con il territorio di Novara. Ed infatti, nel comune di Novara la ricorrente non risulta residente, mentre il contratto di locazione cui si fa cenno in ricorso è stato sottoscritto in data 10 giugno 2015, quindi dopo la notifica del provvedimento impugnato. Infine, dagli accertamenti condotti presso l’appartamento oggetto di locazione, in data 22 e 29 luglio 2015, non è stata riscontrata la presenza della ricorrente.
6.3. Alla luce delle osservazioni che precedono, appaiono integrati nella specie tutti i requisiti di cui al richiamato art.2 del D.Lgs. 159/2011, in particolare sussistendo riscontri oggettivi sul fatto che la ricorrente, che appare vivere almeno in parte del provento di attività illecite, sia priva di legami di interesse o di parentela con il Comune dal quale viene allontanata, ed ivi eserciti attività illecite che la rendono pericolosa per la sicurezza pubblica.
La natura della controversia giustifica la compensazione tra le parti delle spese di giudizio.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 17 febbraio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Silvana Bini - Consigliere
Giovanni Pescatore - Referendario, Estensore