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Timestamp: 2020-08-12 23:01:03+00:00
Document Index: 140045505

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 581', 'art. 73', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 530', 'sentenza ']

Atto d’appello in materia penale. Sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Quando la modesta entità della sostanza non può essere considerata “spaccio”. – Ratio Legis
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20 dicembre 2017 gestione Formulario 0
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di Dott.ssa Anna Muscat
I – Il caso.
Il presente atto d’appello avverso sentenza di condanna è stato depositato presso la cancelleria del Tribunale competente in seguito all’entrata in vigore della Riforma nota come Riforma Orlando la quale prevede il rispetto di nuove formalità nell’atto d’appello al fine della integrazione della sua ammissibilità. La richiesta di nuove formalità ha certamente a che vedere con il fatto che si era generata la prassi di proporre appelli privi di motivi di diritto, presentati al solo scopo di dilazionare i tempi della giustizia.
Prima della riforma i requisiti dell’atto d’appello elencati all’art. 581 erano i seguenti:
“Art. 581
c) i motivi, con l’indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta.”
In seguito alla riforma, l’art. assume il seguente tenore:
L’impugnazione si propone con atto scritto nel quale sono indicati il provvedimento impugnato, la data del medesimo e il giudice che lo ha emesso, con l’enunciazione specifica, a pena di inammissibilità:
d) dei motivi, con l’indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta.”
Come si evince dalla modifica della norma, la lettera della norma impone maggiore rigore nell’impugnazione onde evitare atti di appello finalizzati unicamente a procrastinare i tempi del processo.
Proc. penale n. ________ RGNR, n.________ RGGIP, n. _______ RGTRIB
La sottoscritta AVV. __________, nella sua qualità di difensore del Signor _________, nato a ______ il ___________, residente in ___________, ___________ ed ivi domiciliato ai presenti fini, dichiara di interporre
avverso la Sentenza emessa in data 04.07.2017 e depositata il 02.10.2017 dalla sezione penale del Tribunale di ________ in composizione monocratica nella persona della Dott.ssa __________, con la quale il proprio assistito, all’esito del dibattimento, veniva condannato alla pena di mesi 6 di reclusione ed € 1500,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali perché ritenuto responsabile del “delitto p e p dall’art. 73 comma 1 bis DPR 309/1990, perché senza l’autorizzazione di cui all’art. 17 DPR 309/90, illecitamente deteneva grammi 9,6885 di sostanza stupefacente, contenente mg 6113 di cocaina cloridrato (63,1% netto) pari a circa 40,7 dosi singole da 150 mg, rinvenuta all’interno di un involucro composto da nastro adesivo tipo da pacchi di forma ovale, sostanza che per la qualità e quantità risulta destinata ad uso non esclusivamente personale. In _______ il 17.09.2011.”
La Pronuncia conclusiva del I grado è impugnata con riguardo al giudizio di responsabilità dell’imputato per il reato contestato.
1) In via principale assolversi l’imputato perché il fatto non sussiste;
2) In subordine assolversi l’imputato per mancato raggiungimento della prova in ordine alla sua colpevolezza;
1) Assoluzione dell’imputato perché il fatto non sussiste ai sensi dell’artt. 530, comma I, c.p.p.
La norma richiamata nel capo di imputazione è finalizzata alla repressione dell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, pertanto il fine della stessa non è più quello di condannare il mero utilizzo di queste. Affermazione, tale ultima, vera, tanto che la giurisprudenza di legittimità, sulla base di tale assunto, ha enucleato dei criteri in virtù dei quali è possibile discernere tra uso personale di sostanze e il loro spaccio (unica attività che si intende reprimere). Non solo, è a carico della Pubblica Accusa dimostrare che si è in presenza di un caso di spaccio di sostanze stupefacenti (Cass. Pen. Sez. VI 10.01.13 n. 19047).
Per poter affermare la penale responsabilità dell’imputato, occorre attribuirgli più circostanze, tra le quali il superamento della dose massima consentita, il possesso o la detenzione di attrezzi e di sostanze da taglio, di bilancini di precisione e la presenza di quantità ingenti di denaro nella disponibilità del soggetto.
Tuttavia, uno solo di questi elementi non è sufficiente a fondare un giudizio di responsabilità della persona.
Ne discende, dunque, che occorre la compresenza di più elementi, come sopra elencati, per poter fondare una responsabilità in capo al prevenuto.
Dagli elementi di prova assunti in giudizio, non emerge che il Signor _________ stesse svolgendo attività di spaccio o che ne avesse l’intenzione: la pubblica accusa ha, infatti, solo potuto dimostrare che l’imputato deteneva una quantità di sostanza stupefacente superiore a quella consentita.
Questa difesa, ricorda, tuttavia, che il superamento di solo uno dei criteri enucleati dalla Giurisprudenza della Suprema Corte, idonei a fondare un giudizio di responsabilità, non è idoneo a dimostrare che l’imputato possa essere dedito allo spaccio.
Non solo, ma la prova principale che il giudice di prime cure ha utilizzato per giungere ad una sentenza di condanna si basa sulla testimonianza dell’agente di Polizia che ha effettuato il controllo sulla persona del prevenuto
Infatti, all’udienza del ________________, il teste Ass. Capo ______ dichiarava: “eravamo di pattuglia con turno serale e in corso vi era l’operazione per quanto riguarda finalizzato alle sostanze stupefacenti e niente, quando avevamo avuto la segnalazione che si quell’autovettura poteva esserci … sapevamo la persona e potevano esserci delle sostanze stupefacenti a bordo, abbiamo provveduto a fermarla e al sequestro di quanto rivenuto nella tasca dei pantaloni del __________” (pag. 4 trascrizioni udienza ________).
Orbene, in poco più di sei righe di trascrizione il teste ______, presente al fermo e alla successiva perquisizione dell’appellante ci dice:
che c’era in corso (forse) un’operazione “finalizzato alle sostanze stupefacenti” (?);
che avevano avuto una segnalazione: chi? Quando? Chi l’aveva fatta? La Questura o altri? Non si sa…;
che sull’autovettura fermata, la ______ del _______, poteva esserci della sostanza;
che loro “sapevano la persona” e potevano essere rinvenute delle sostanze stupefacenti.
Orbene, cosa si comprende da questo coacervo di “informazioni”? ci sono possibili interpretazioni:
gli agenti di polizia erano stati informati dalla Questura che nella autovettura del _________ poteva trovarsi della sostanza stupefacente in quanto l’appellante era soggetto noto all’ufficio in quanto dedito allo spaccio;
gli agenti di polizia conoscevano personalmente _______ dunque, fermatolo, hanno deciso di procedere a perquisizione perché lo sapevano persona dedita allo spaccio.
Salvo poi il teste ________ venire a raccontare una storia completamente diversa all’udienza del __________ (pagina 4 trascrizioni): “… abbiamo individuato l’autovettura di ________ e l’abbiamo tallonata e abbiamo fatto intervenire una unità operativa della polizia (…)”.
_________ è stato fermato perché segnalato durante un’operazione di polizia volta alla prevenzione di detenzione ai fini di spaccio? Oppure è stato “tallonato” durante un normale controllo di pattuglia?
Cosa è accaduto veramente la sera del fermo dell’appellante?
Ad ogni buon conto, a prescindere dal numero di interpretazioni che possono essere date dell’episodio e dalla ricostruzione dello stesso (peraltro assai fumosa se si considera che è stata fatta da due persone che erano presenti), resta il fatto che la testimonianza del _________ non è attendibile in quanto frammentaria e confusa.
Pagina 4 delle trascrizioni dell’udienza del 28.01.2017: “c’era solo il ___________ a bordo dell’autovettura e all’inizio appena abbiamo fermato l’autovettura il conducente era diciamo infastidito e contrariato dal controllo, cosa che l’operatore di volante quando vede queste cose …”
Cosa significa questa frase? Forse che il solo comportamento dell’appellante è da solo sufficiente ad autorizzare gli agenti a ritenere che lo stesso fosse dedito all’attività di spaccio?
La presente difesa sottolinea che una mera impressione e interpretazione dei fatti da parte degli agenti non possono in alcun modo essere elemento di prova ai fini della dimostrazione della colpevolezza dell’odierno imputato.
Affermazioni di carattere valutativo non possono essere utilizzate per fondare la colpevolezza di un soggetto tratto a giudizio. Vero è, al contrario, che la prova della colpevolezza deve fondarsi su fatti certi e su prove scientifiche.
La pubblica accusa ha chiesto che venisse riconosciuta l’ipotesi del fatto lieve in quanto “le modalità dell’azione e i mezzi adoperati (detenzione in una tasca dei pantaloni) inducono a ritenere l’ipotesi lieve”.
A tale proposito, si osserva che, seppur in presenza di una premessa corretta, la conclusione raggiunta dalla Procura non è conseguenza logica del suddetto preambolo: si è infatti in assenza di qualsiasi fatto rilevante da un punto di vista penale.
A dimostrazione ulteriore del fatto che in sentenza emerge una costruzione confusa delle risultanze probatorie, si legge, immediatamente dopo il riconoscimento della lieve entità, che “si riconosce la concreta gravità del fatto”.
Va da sé che le due affermazioni sono in netto contrasto logico tra di loro: se si riscontra un fatto di lieve entità, non si può altresì constatare che il fatto oggetto di analisi sia concretamente grave.
Dalle risultanze probatorie e dall’escussione dei testimoni in udienza emerge solamente che il Signor _________ fosse in possesso di sostanza stupefacente e l’unica conseguenza logica di tale fatto è che volesse farne un uso personale, posto che non è stato possibile dimostrare il contrario.
2) assoluzione dell’imputato per mancato raggiungimento della prova in ordine alla sua colpevolezza ex art. 530, comma II, c.p.
La Procura, nel (vano) tentativo di voler addebitare al Signor ___________ il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, ha potuto solamente provare la presenza sulla persona dell’imputato della detta sostanza stupefacente.
Tuttavia, si ricorda, come detto sopra, che il solo superamento del quantitativo massimo detenibile di sostanza stupefacente non può fondare di per sé un giudizio di responsabilità dell’imputato in ordine al reato di detenzione ai fini di spaccio.
Così come non può fondare il giudizio di responsabilità dell’imputato il solo superamento della quantità massima detenibile, certamente non si può basare una condanna sulle semplici e mere impressioni degli agenti che hanno effettuato il controllo sul __________.
Non solo, anche nel tentativo di voler trovare altre prove sulle quali basare una sentenza di condanna, la difesa dell’appellante rammenta a questo Ecc.ma Corte d’Appello che sulla persona del ________ non sono stati trovati nè ingenti quantitativi di denaro, né attrezzi e/o sostanze da taglio né bilancini di precisione che potessero far supporre che l’imputato fosse dedito allo spaccio.
Né detto materiale è stato mai rinvenuto all’interno dell’automobile del Signor ___________, nè presso l’abitazione dell’imputato, quando è stata fatta la perquisizione.
E tali fatti non sono in contestazione se, all’udienza del _____________, il teste __________ (pagina 7 delle trascrizioni) a precisa domanda della difesa dell’appellante afferma: “sulla macchina non abbiamo trovato niente e nell’abitazione niente”
E l’assenza di denaro e bilancini è stata già appurata all’udienza del ________________.
Allo stesso modo, all’udienza del __________________ emerge che non è stato trovato niente nell’abitazione, né nell’auto.
L’unico elemento che è stato provato è che il _________ era in possesso di una quantità di sostanza superiore a quella massima detenibile, che, tuttavia, non è sufficiente a provare l’attività di spaccio (Cass. N. 27346/13): il superamento del quantitativo minimo non è di per sé sufficiente a far presumere la colpevolezza, anche relativa, circa lo spaccio, né determina l’inversione dell’onere della prova.
Come già specificato sopra, è la Procura che è tenuta a dimostrare la sussistenza di tutti gli elementi fondanti la prova dello spaccio, e questa certamente non ha trovato prove sufficienti a dimostrare che l’imputato fosse dedito a tale attività.
Voglia dunque codesta Ecc.ma Corte riformare la Sentenza conclusiva del I grado dalla quale emerge che il dispositivo non corrisponde alle risultanze probatorie formatesi nel corso dell’istruttoria dibattimentale
1) In principalità assolversi l’imputato perché il fatto non sussiste;
2) In subordine assolversi l’imputato per insufficienza di prove
Ivrea, ___________________
Uso della forza fisica da parte della pubblica autorità e onere della prova. Commento a Pennino / Italia, CEDU 14/10/2017