Source: https://it.scribd.com/document/76688273/Programma-Del-Corso-Di-Diritto-Criminale-Tomo-6-02
Timestamp: 2019-10-15 21:03:44+00:00
Document Index: 167705714

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 9038', 'art. 8939', 'sentenza ', 'art. 301', 'art. 301', 'art. 301', 'art. 201', 'art. 330', 'art. 301', 'art. 282', 'art. 301', 'art. 287', 'art. 288', 'art. 8', 'art. 120', 'art. 420', 'art. 330', 'art. 300', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 103', 'art. 300', 'art. 129', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 336', 'art. 335', 'art. 300', 'art. 148', 'art. 146', 'art. 147', 'art. 334', 'art. 334', 'art. 421', 'art. 420', 'art. 421', 'art. 334', 'sentenza ']

differisce agli occhi m i ~ niente affalto dall' allro che raglii nato aftorno a se un numero di proletari imprrnda a mostrar
loro la legiltimiti del rubare, o la legittimit? del coniare f~ilsemonete, o la legitlimitii del contrabb3ndo; o da rliiello che si faccia a sostenere la Icgitlimilh della vcndetla o la convenienza rli evadcre la milizia, o di iron pagare le tasse pubbliche o di dicr?rlare l a prole, od allro simile. Ripelo clic la I~uonanloralc esige clie siasi casli 11111 non consisle tiilta nello esscr (wti,e sollanlo nrllo esscr casti. Concordo che cliianque con apposito c deliberalo discorso lcnnti) i n una riunione publdica, o semi-pubblica rccili i c o n g r ~ g a l i alla immoralili 04 al dclillo deve esscrc colpito da pcna, purchk di ci6 si faccia una rcgola genrralc ; e purchi! si distinguano sempre Ic parole imprudenti dalle azioni dclibcrate e dirctte al preciso fine di pcrverlire la pubblica co1 scienza. : sofistico prendere argomenlo cla un fatto gravissimo ed indubitatanienle doloso pcr insinuare u n prccetto illimiiato clie verrebbe a colpire anche la mera leggerezza, vivacith od irrifiessionc. Quando la societh per vedute di prevenzione v u o l ~ colpire certi atti inclipcnclentemen~e prodal posilo diretto a fini scellcrali c costantemente dannosi, essa si dcvc rivolgi:re al codice di poliiia, e parlare d i trasgressioni non di delitti. Ad ogni modo il discorso pcrvcrtilorc immaginalo dal K i t k a polrehbe essere un dclillo analogo, ma non sarcl~bemai un ollraggio a1 fizcdorc pitbbbico. Il codice Toccano 311' arl. 301 procli11110 evidcntemcntc il p i ~ v e r o concclta del prcsenlc realo usando la formula commetle~zdo trlti irnpudici : a ncssuno pud vpnir talento di soslenerc che le parole o gli scritti siano alti i~iipndici.
& 1,roposizioiic c11c rion anmetto disputa quella rlie la qunlik't cli 1i.rcbb7ico nel luogo debba intenclcrsi i11 un SPIISO Inrg-o, ci06 cli lungo dove si possa
4:sser veduti dal pubblico. Perci cadranncs sottu questo titolo oltre gli atti commessi nelle piazze, teatri, o vie vcrnniente di pertinenza pubblica anche quelli corninessi nelle adiacenze, quantunque tli propriet privata, purchb ci chs iii quell' adiacenza si fa (fosse anche la loggia della casa propria) possa vedersi da una pubblica vi&. Ma quando tale condizione non ricorra ed il luogo sia di sua natura privato e non visibile da luogo pubblico, quexto titolo non puD nascere dalla accidentalia che una o pi persime transitando arbitrariamente per quella localith privata abbiano di fatto veduto ( e tnolto mczio che potessero vectere) l'atto impudico (l).
( I ) Cosl la Corte di Cassazionedi Francia il B gennaio 1846, affare Caloti rlrcise non essere oltraggio pubblico al pudore \'allo commesso in aperta campagna in un luogo lontano tli~llaptihhlica strada. Udii sostenersi iln un pubhlico Ministero clic pubhliro ncl scnso dell'art. 3Ci era ogni luogo tlove potessc accedere un qualclie individzco :lo clie portava al solisma di confondere l o ndivdtco col pubblico, e guitlava alla conclusione che ogni congresso venereo in l u o g o aperto dovclssc dirsi cornmesso in luogo pubblico, poiclih q u r i tluc vi avevano liberamcnle ricccduto. Questa slrana argomeritazione non ispirata dallii logica, ma dal fansiismo dell' accusa non ebbr plauso 11311a sapienza clelln Corte, o non l o poteva prrchi! gilila Suprema Corle d i Cassnzionc nel 1863. (Annoli Toscaili XV, i, 638)aveva ben a l i r i m ~ n l idefinito la coniliziuiit! drlla pubb\icili in queslo reato - i v i - i[ lrtogo deve essere o per dcslinazione o per tolleranza, a ttbitltiqtle popolo con una certa frequenza accessibils. tJgua\iprincipii ~0ncisi novellamenle fermati dalla Corle di Aix col decrelo del I B Iiiglio i869 ( h! o r i n art. 9038) ove didiiarb n011 potersi puniri: coml? ullraggio.pubblic~a] pudore
gli alilti irnputlici cuinnicssi in 119 tercoiir, rotnplni~rc: dora%gers nsser reseves, e1 ncsez fotrrris pour q ~ nzil ne ptt o Iea npercecoir. q h. Z()'&$.
Da1 pari io loxigo cotirc proposizione ceiZa clie 1,). p~llsl~licith so~irav~renutn ; ~ t t odelibn esesre conalli segueilzn cielle colzcllzioi2i chc ccll' cctto liltfdcsi~no rtvevtrllo dati) g2i ngcstztl, e noli gi5 della mali$n:r intery~?sizioncclel fat.10 (li uil tertzo, il quale nbl~ia distrutto i ripari che gli agai~tiavovano frapyosto fr:~loro 12 gli occlii del ptrl~blico.Di questa veri ti^ feci illust~zzziuiienel chiuilerc In nota al S. 1550, C iion amo ripc!tr:rmi (l),
i1i~riierolcili os.;rrvaziona la nota apposia d:i 1 oh 1 al\' art. 8939 (dotbl.ibuI d 1 ~droit cri?ni?tel t40E. & I , png. 34;:) ~ l o v c riassume lo slato t l ~ l l agiurispruilenza Frmrcsc in [~ropusitocli atto osceno comnicsso in Inogo privato, ma vciltilo d i r altri contro Ic previsioni c la volonl di>gli ogunli. Singolarr i: il giiirlicalo chc riproduco h! o r i 11 al siitldetlo arlicolo.Uuc? individui proicdcvanoatl alli disonesli fra toro i n una camrra clii:~sa. Pcr un Iiisogno sopravvenuto sd uno di loro fu cliiorriilto un donicslico onde dargli un inearico: C il d o m ~ s l i c ovide; e po$c:ia narrb cib che aveva vctluln. S'insliini contro quei dilc uri'acciisu pcr ollraggio pubfilico al p u i l o r c , ~ nc altennc sentenza conilcnnnLoria.5ln i sc condannaii ricorsero alla Corlc tli Cassnzionc la qualc con dea crcto del 23 aprile 1SB9 cassU 13 condcirina come viziata di falSJ.applirnzionc di li~ggc, dichiarando non colpevolail fallo per il sezipliciusimo inolivo clio se coloro col furai vedcrc (la persona da loro ciiiamxla swlvano potuto off'cndere il piidorc di qucllo iniiividiio non arcvano v011110 off~lntlrre avevano nb o f f ~ s oil prcrlo1.8 pub'lliro.
i*iri
1)cl j~:lri # ~)roposiziorieeertn che la yuhl~licit> do1 luogo deve r.icorrAere nionzc~zto nel dell" atto. Vi sono ccrtc IocaIiti~, (1)tir esempio i teatri) clie sollo pubbliche ma pure a cet'tc ore si tengono chiuse: e se jri tali ore il custorlt? coli usi dimestichezza con ilotiiia, il luogo ai Ani presenti duvrii tcnorai coine pivato. Viceversa vi sorio localit di spettanza privata ed aliitualinente privato le quali a certo occasioni si npi'ono :t1 pubMico come una sdn particolaro quantio vi si cli:~una accademia o13 11113 festa da ballo; e queste in tali occasioni si dovranno sveibcorna pubblic.1ic per lo scopo clic? qui si cerca (1).
(I) Cosi la Corte di Angers decise il 24 maggto 4869 che i ~ ruiagolte i n rorso sopra una ferrovia O luogo pubblico a i i lini del rruto (li oltraggio al piidoro pubblico. Qucslo giudicato trovasi nel Giornale di 11o r i n all'nrl. 8919, e dupli-
calo (non su sflprrequivoco oper rettifii:aziune)al17nrt, 8949. 11 Tril~unalcd i Prima lslanza pare che avesse nssoluio, ma quei due tcsii del giuilicato d ~ l l a Cone si chiudono l'uno curi In parola rolidainne c l'altro con la parola ro?ifir,ne, ma cerbo B chr qiipi due tesii non riproducono rhc un identico giudiralo tliallo C n r l ~ Angrrs; c che 11ilcsta Cortr! ridi trnnc \uugo publiliso un vugon de rhemin de fer fiiisatif purlie d'tin Irniu e# rniirclte. hIa ~c qualclic: impiegato aurssc F T ~ \ ! C;1 tc.aLro dti suoi piaceri quel vagone durantr! ~ la I I D ~ ~ C qt~:indricr3. ~fiiuso nc\l;1ctazionenon ai siirebhepotuln i l ~ u l i \ n l r n(Ii~ c l i i 3 r luogo puiiblico, La distinzionefrapubi ~~~ liliril5 pcrmsnrntc. r p u l ~ b l i c i accidcntaie 6 inconlras\afij\c, l~
Finalinente B piire proposizione indubitata che la pubblicita noil cessi iti ragione del tempo ilotturno per quanto l'ora ne fusse jnoltrata e per cluanto fosse tenebrosa la notte. Vi b sempre possibilit di vedere e cio basta. In cluesto reato si calcola la potenza, e non si richiede Ia effettiva veduta della moltitucline.
Rla incontrasi nel tenza attuale una proposizione alle io guardo come serio :irgomento di disputa, ed i quella che vorrebbe sostituire allo estreiuo della ! pubblicitci come equipoIIente il pzcObliico scn92dulo ; ed a questa dottrina (erroneamente a mio credere) aderi il codice Toscano all' art. 301, S. 1. IIo giB detto nel principio della nota al S. 1530 come io la pensi in orcline alla elastica formiila dello scct~zdnlo. Di questo non pub farsi estreliio al presente reato e se il fatto impudico si commise in luogo pubblico non potr$ climi che ne cessi la punibilith in quanto manc lo scandalo perc11B il fatto fu veduto da pochi e da poclii se ne parl. Rla per rovescio io non ammetto che lo scmdalo possa sostituirsi al criterio della publilicitit per rendere puilibili certe azioni che per loro natura non lo sarebbero. Se il cicalare delle genti fu consegueilza dello essersi agito in luogo pubblico o iiel quale potessero giungere gli sguardi clel pul~blico evidente che la punibilitA mrge cln queste coiiilizioni l'ur trol~poreali, e le
altrui clicerie non posuoiio giuocare tutto al piY elle come aggravante. Rln quando il fattc avvenne a tutto rigore di termini in privato, b a parer mio una flagrante ingimtizia far sorgere la punibiiitb di un Cttto (li per sb consurilato ed esaurito senza condizioni punibili, dnll' operato di terzi che accidentalmente iilfurmati di qiicl ftitto lo andarono strombazzantio e fecero nascere questa indefinibile condizioric del pubblico scandalo.
I'ercliii Ic, scanrlnlo figuri corne elemeilto cli crimiriosit5 deve nascere inz~tedicclanze~zte fatto che dal viioloi piinire, e non gik dalla ~lal-?*atisa fntio. del Altriinciiti sarebbe una vera aberrazione di pena perch renclorel~be uomo responsalile del fatto altrui, e 1' cetirlcrel,L~ erreiitunlnionte perseguitabili con processo criiziii~aletutti i peccati cli carne che iil si?stessi lioli sarebliero ;)unibili parche non Icsivi di alcun diritto, G che si vollero impuniti cla tutti i buoni Icgislatori clio non tramutarono la nozioizo d ~ del litto in qiiella del peccato. Io vidi i11 pratica tristissimi effetti di questa monacale dilatazione del titolo di oltraggio n1 pudore a cui diedesi incauto alloggio nel codice Toscano. Ogni forilicazione pni, per questa via essere occasione di criminale conclanna alla carcere da un mese a due aiini. Basta che la maligna fantesca accortasi del fatto consumato a porte chiuse nella mia camera corra subito al vicino caff a darne avviso agli sfaccendati ; que3ti nlnliziosamente si adunano all' uscio di casa mia; e quando la giovine che ernsi recata, a visi-
59 farmi si allontana dnih mia casa coloro l'accompagnano con urli e fischi. Ecco uno scandalo. Io ho commesso un atto impudico e mi si attribuisco la causa di quello scandalo; per l'art. 301, sono tratto al1 un giudizio criminale, ecl un giudice bigotto m'infligge due anni di prigionia. Ecco lo conseguenze di quell'articolo. Dico di piU che anche senza tali circostanze quella disposizione pone in mano di ogni pubblico accusatore la balia di render punibile un fatto che per s stesso non lo era. Basta l' accusa susseguita dal processo perch nasca lo scandalo. I testimoni si esaminano: quelli che sanno raccontano ci che sanno ; quelli che non sanno lo imparano dal giudice istruttore : reduci nella loro contrada ripetono ci che hanno cletto e ci che stato detto loro dal giudice; e la contrada B tosto piena cii mormorazioni per quel fatto. Al giorno poi dcl giudizio orale ben necessario che quando il giudice dimanda se nato scandalo per questo fatto in quella contrsda tutti gli esaminati debbano rispondere che scandalo pur troppo vi fu. Ma chi il colpevole di questo scandalo ? E il legislatore imprudente che aperse la via ad una processura inopportuna. Coloro che cedendo ai naturali appetiti si ritrassero in luogo occulto ed usarono ogni cautela sono invece le vittime di questo scandalo cagionato dallo astio e dalla malignitA del vicino, e dalla imprudenza del legislatore. Essi certamente peccarono e gravemente peccarono, ma il peccato non b criterio politico della punibilit quando dal medesimo non consegu un danno politico; e perchb il danno politico operi il grave effetto di convertire in reato un'azione che il legislatora aveva
1=iconosciutopoliticametite innocua, bisogna clie si ffatto danno proceda df*ettai~tentl: dalle condizioiii del fatto mio e non dalla iiliprudeiizn o mali;;niia di dtri. S. 3953.
h osservabile ancora che acrcttnto il sisfema
ravvisare nel cicaleggio sorto ncl occasioile di una incontinenza occultainente consurnata cleincnto bastevo!e per gridare al delitlo ed irrogare :i1 fornicatore una pena, ogni zittella la quale rimasta illeritamente fecondata sia dalla .miseria itlil~eclitaa iiascondcrsi pcl bisogno che Iia di guadagnarci il pane, ilovri proccssnrsi e punirsi come colpevole dcll' oltraggio al puilore c~stitiiito dal pubblico scandalo, porchb il n.iormorare delle genti sopravvenuto parecchi illesi dopo la sua incontinenza eblte incontrastabilmente occasione da cliiesta. Sempre si dh di cozzo in questo gravissimo assurdo di renderd un individuo rcspoiisabile criminalmente dell'altrui rnalignitk. O trovate delitto nel fornicare, e punitelo sempre : o non vi trovate dclitto, ed una itigiustizia il punirlo per ragione di susseguenti dei quali non fu causa diretta il fornicatore ma la malizia di altri (1).
(I) lo dico allresl per ripctula rspericnzn cho necessa?.inmetite in ogni processo di queslo gencre sisulla litnpi-
dissinia \a prova dr\\o scandalo : neccssario clie sia cosi; o d i lali falli non si ha la prova, o sc se ne raggiunge la prova non pub mancare il rcslo. Il giudice interroga il testimone sc all'udire narrare siRaLte cose, ei si sccitzda1i.z;asse. Ma sicuro, risponde subito il tcsiimone; c come no?
- (;I
~nlerrogalcil secondo e il decimo e il centesimo, se lanli nc )vete; r? tutii a pieno coro si dictiiareranno scantlalizzsti, ~erciil:s~rnliraloro un cinismo dire allrimenii, e quasi un >onf~ssare SS mrdrsimi la mala inclinazione alle ilisoncin :[i. poi il tc.s(e r: frmmina siale ctlrti clie quanto piu dessa Se ;arh p r o c m ianlo pi gridcri con alla voce allo scandalo. ?osi lo scandalo esiste provatissimo in un processo anche love norz szusisln In prosa clel f i ~ l l o ,Il testimone niente vide e riienlo l i d i : ma il giudice gli dimanda se qualora aves;e vislo od udilo ei si sarrbbe scandalizzato : il lesle si ver$ognc'rcbbe a rispondere con una n~gativa. ecco clie conEd sta dello scandalo dova non consta del fallo scanilaloso. A me imita sempre riso e pirt2 il vcdcrc assumere in modo s ~ r i o i:crli interrogalorii i quali non sono clie sonetti a rimi: obbligate. I fariciulli si truslullrino sovente a prender mosche e fcirhlle, clie purc sono qualche cosa; i proccssailri troppo spesso consumano carta e tcmpo a prendere dell'aria. Qui nuovamente ricliiamtino cib clie anticipai nella not:i 2 a S. 2005.
CiiJ feri ttuito In rrietitc, ilell' esimio corilrnentatore (le1 co:licc Tosc:tiio che nelle sue osservazioni 3 1 art. 301, S. 1 non yotendo accettare simili con1' , segueme credette dargli una interpetiazione tutta diversa, tutta nuova; inn (-118 a nic pare affatto aliciin dalla iriente del legislatore. P u c c i o ni volle liuiitnile 1' art. 201 del coilice Toscano alle libidini contro natura. L' esiniio giureconsulto avvezzo alle antiche legisl~zzionicho clalla pederastia, del tribaclismo, clcll' oil:~iii.:ino, della l~estinlittiavevano fatto ti in certi casi s l ~ ~ c i a l i lcrizilinose, sent sorpresa nel vudcrc che nessun luogo clc1 codicc Toscano riproililclcssc sanzioni contro tali Iirutturc: ccl egli ven-
ne pensando che tutte si fossero volute dal toscano legislatore colpire col nome attribuito loro di olt m g g i o al pztdore, e descrivere con pi onesto velo sotto simile formula. Ma questo pensiero fu lungi le mille miglia dalla mente di quel legislatore. L'art.. 301 del codice Toscano non che la riproduzione dell'art. 330 del codice Francese, e come questo colpisce anche la naturale, e dico di pi anche la venere legittima quando se ne offenda il pudore pubblico: salvo che il legislalore toscano vi aggiunse la equiparazione <le110 scandalo alla pubblicit, clie il Francese si era bene guardato dal sanzionare,
Clie sc il codice Toscano al S. 2 dell' art. 301 col~~iscr, pena anclie gli oltraggi al pudore corri(li rnessi in privato non gii~a dirsi per questo che esso n1)Wa voluto contemplare le sole libidini contro natura, ed a queste dare il nuovo nome di oltraggio al pudore. Ci sembr al P u cc io n i per l'apparente iliflcolta di trovare i termini di apl~licazionedi quella disposizione. Non colpiva certniuento gli oltraggi pubblici escliisi dalla sua lettera; non gli oltraggi violenti contetilplati dal precedente art. 282; non era possi1)ile intenderlo di ogni e qualunque atto venereo: in tale perplessitk parve nl' insigne commentatore nccessith coiicludere ?ht: pel coilicc Toscano si diclessoro o l t ~ a g g i o pziclo~*s al lo sole libidini contro n:itiii.u. Ma tale interpetrclzionc clie condurrebbe nll'assurdo il 3. 1 ilell' ~trt.301, non. f altriinenti necessitosa. Gi al S. 1547 anticil'ai un t)cntdivo d'interpetrazione di quest' artirulo
suppoilcndo che il medesirno cu~~l~:niylassc o!gli traggi al pwlors comniessi fine di sprugio e non per ir=il~ulsl:,di Iibicline. 31:~ se tsle conccttu non si vuoie accogiiaro 11>rch8 fursr: troppo cirrclrriiio, p u ~ f:acil:i1cxite trm:trsi 1' al)plicazioii,! tls:i ccjritlvvcrsu g. 2 in tutti riizegli atti iilipaditi cltr? cadrohl~ero sotto il 5. 1 dello stesso zirticolr', e cl-ia essendo ro~t~messi sunza pnl~l~licitti trovailti elemcnto d i non punizioiie I r i t ~ ~ nnella inziuric?. contro 1 indiviiluo~ v ' -4xniiiesso che sotto il $, 1 cr2cI;~~1x11~ ILZ 1noslr11 di ~zuditverecontlc, (sul clrc lit ginrispruclcnzn nostra e r~naniniee costnntf:) i-i vuoi poco a coni1~i.cndci.e che so rjurj1In ~riostrnreny:\ fatta in pri~aton11una zittells o ai1 oiiosta maf,roiin k cit altarnentc! ofi'ensira al pudore di l ~ i Olttraggioviolento nnn l~utevadirsi . percltb lion vi stzt.0 uso di kirza ne fisica ni?nioralo sopra 1 ilonua. Vutcva benissimo i*ientrni*o s ricile c m dizioni do!ls iszgillr3iae n u a vi eri1 repugnanza riessuna. Mu t ~Iegislalrirc toscaiiu ~~iacrlue l punirlo pii1 rlcll~r ligiuria, e IIC f'ecc qricsto titolo speoialc! (li oZtl1aggio jxPi'ic~to I Z ~ ~ Z I C ~ O I ~ Scelgasi in rjuosii dire mudi C C. qual10 clie pii piace iiln certa~nente tutti Tiarrimno ineglio che non la i%estrizioni! ;xilt. 301 niln sola dcll' venere nef'11rla. Do1 resto ho qui dotto ci6 in proposito iIe11' art. 301, . 2, per sola occnsion2 (li chiarire il llcnsiero del S. 1; i u t rluesta sspccin, couzunqus ella. s'inteillia, rzon apparticile alla l~~eseilte sede, yerclit: trattaildosi di fittti privati non rnai pussil~ileczpl)lic,zrvi il concetto ili reato sociale,
codici contemporaiiei i canti osceni c 12 esposizirine in pubblico di rappresentazioni figurative, e 13 divulgazione di scritti licenziosi, comininando penalit assai pi mite della precedente. Tali fatti sono certamente riprovevoli, ma n me pniono piuttosto argoinento di misure di polizia anzicli veri delitti, Ad ogni niodo quando vi si ravvisi un delitto potrd dirsi analogo al presente titolo ma noil mai confondersi cd identificarsi nel rnedesiino (1).
(I) Il coi1ir:e penale Francese fra i delilli contro la pace pztbblica (ove riunisco la rrsislcnzn, i dclilti dei miriistri rlci culti, e la falsa moneta) prrvcilf?all'art. 287 clualunclue eaposiuione o distribu2ione d i carizoni, figtcre od inlningiii.8 contrarie ai baoni costzcmi, e 13 punisce con multa fino ;I cinquecento franchi, e carccre iino arl un anno. Sull'applicaziont! di queslo srlicolo pub vedersi ( p e r citare il piu recente) H l a ri c li e qrtalt-idi~bedttcrle pag. 400 d &O&. per6 da notarsi che il successivo art. 288 (tuttavia iri vigorc nella Francia, comeha giudicato la Cassriziorie il 22 (Iccernbre 1866) riduce la pena ad un'amrncntla tJi semplice! polizia a riguardo dello espositoro o dislributorc clie abbia rivelalo il nome dello slampatore; cd a riguardo dello stampalore che abbia rivelato il norne dell'autore dello scrillo, o della immagine oscena : M o r i n art. 8ti0.
Anclic il codice Sarclo nll' art. 120 d i una nozionc ili questo reato sovei'cliininente elastica e pericolos,z. hIernviglioso 6 ctic il codice Sardo dopo aver copiato il Fr:inccsc fino nlln nausea in molte sue pessiine disposizioni sc ne sia ullontctnnto qui dove 1 legge di Francia era ottima. L' art. 420 punisce 2
col carcere iiiio a sei mesi chiz~~zquef i ? z d ~l'alo tvzli ~izrdot3e nzodo da eccitaj.e ptrbblico scn7idal0, in e abbandona affatto il criterio della pui~t~licitk nel fatto. In tal guisa punisce troppo mitemente il vero oltraggio al pudore pul~l~lico immoderatamente e punisce anche un semplice turl~iloyuio;lasciando poi nello indefinito le condizioni clel reato con la solita elastica formula dello scandalo, troppo spesso nel in Italia trasportata dal cl~iostro foro. L'art. 330 clel codice Francese del 1810 puniva l'oltraggio al pudore pubblico col carcere in un massililo di un amo. La riforma del 18 aprile e 13 iuaggio 1863 elev il massimo del carcere a due anni. P e11 ei i n nel suo Comincntn~io cluella legge a pnq. P70 . a osserva che questo aggiAavan1ento pena ebbe per di sola ragione l'az.cg~izeizlutio~z ~ u t ? ~ u guztsr; W O ~ Z L I ~ S des cs .~.lzalJ~e~~ez~se~i~etzI /+*o11 cevCaiY~e Ilnoi))/~*apide. e1 Purchi! la nozione clel reato si circoscriva entro i debiti confini noi noli possiamo che lodare una speciale severitk contro cluesto maleiizio ; non giS per la ragione einpirica della sua frecjueilza od infrequenza, riia per la ragione intrinseca che tale delitto soggettivarilente guardato non offre cause d'i~idulgenza e di scusa; e che guardato oggettivamente il danno clerivato ilal ri~eclesiiiio puo essere gravissimo. I1 coclicc Portoghese dcl l852 all'art. 300 infiigge la prigione cla tre illesi ad u i ~ anno. Il coclice Toscano si attenne ad una giusta latitudine aclaitabile ai varii casi canirilinando la carcere cln un mese a due anni.
'VOL. VI.
C A P I T O L O 11 1.
La, parola leglociniu ha un senso volgare estesi?simo csprimento ogni modo snclio onesto col qtit~le s'inaiice altri ai rlesiilcrii nostri: COSI. dirmi che l'avvocato vinse 1 Iritt: col lellocirlio della ~xirola, 3 clie In donna vinse lo sili:gno doll'amt~nte c ~ 1 ICnocinio 1loll0lacwirne, r! simili. RIn in seriso giuridico questa liarola (1) csprixric 1)iii spccialnienle atto (lisoriei;to o precisametite "li,f,i iiio~li coi quLz 1'l un i tcrxo s'intr'oniettfe lr Auc parsono ordj~iuriarnente i di sesso divcrso onde false clic l'una nccetla al ilcsiderio carnale dell' altra ; olipure che siano agevolati i reciproci ctesiclerii gii~ 1orboigrrnati di coin noscersi carnalilicnte. Questi due co~icetti cadono eritram110 sotto la parola lcnocinio; lnu. gi&si SOI~Iprenda che sotto il piiiltu cti vista cosi morale come politico la praviti c gravi%$della prilira iisrma supera di gran lunga lnprxvitb e gravita della sc-;coricln.
(1) Binuacn~~i+ [Roc. c r o dispulrilio~les c k s . 6, dlsptct. 1% -- P c l d c elenrenln jutis cnicersi png. 224 l i e i l A t~'crrdutu~ criminalin piq. 378 A n g C \ o de cietirlis p(lr~t, ~(1p.89, R o ~ ~ s s c a i i d l e C o r n b a wn-d(! tires crirninsllcs pag. 22 et 23 - B Bs~ o n o bheorifa s pi'a.ris cr.iuiilralis lib. 1, ctip 16, n, 2 E - Carer i o QT prnclien rritriinirlis fui. 23%,? l , 39 - B o e h m e r o e g l r l w n l n ~trris rr.iaiitinlis lih, 2, 3. 316 81 Jeqq, cat-
(1 c r o dtci~iutieaCalhhlonins dcr. S i -- I' a n i m o l l c derisioties dcris. 81 Ein b l u principe8 ds morale col. I O , Ei6. 3, pag. 45 et eeqq. G o 11 i n h'etvte criligere iol. 99, prrg. 23% - W a t. c. li l e r de lege suxanicn Iiag. 35 H a u p t di~serlniio ds poenn adul lerii et de b t ~ p p l i r i t . ~ leno~tzrni Ila nga n o iiol. 8, pag. 118 - C r e m a n i dc jare CI-iwiinali lib. 3. rtip. ti, art. 8 - J o u s s c juslirc crimineile z;oC. 3, pag. 810 el suir. V o ii gl a n s instittcles du dro't ct'irniiiel prig. 433; et lui$ criminrlles pirg. 215 A l a foro cril)li)~(~le 7, pag. 9Q e 21 li6. C a r m i g n a n i eleaetbla $.11S2 - G i u l i t i n i ialittraioni d i dirillo ct-iminnls li6. 2, pag, 186.
percii, che anche nel senso giuridico quc?sln parola non ha sempre 1 istesso sigxiificato, e il titolo ' di leiiociniu incontra varie definizioni che sostanzialmente Cliversiflcano 1'1111a dall'altra e cho portano radicali differenze nella figura di questo malefizio sccondoclli3 piacque al legislatore di elevarlo a dclitto in una piuttosto che in altra delle sue forme. Vediamole distintamente percb senza ci6 B impossibile definire la essenza del preacnte reato. Ma innanzi tutto giovi ~ircmettereche il lenocjnio sotto qu:ilunque ilollc! xiic fnrrrio si guardi B anche esso un titolo supylerne~ilario. Voglio dire che il rnedesimo sconiparisce tutte le volte che iicl fatto princi~iale(1) a cui il terzo 112 acceduto come lenone si configura gik di per sk uii fatto criminoso c ostanterriente pu~iil~ile Ic ixitriiiscclie sue condizioni. per Colui clio aiuti o in clualsivoglia modo fmiliti una violenza carn:rlo fh atto d i lcnocjnio ; nia incontrerh piii spesso In pena rlcllo nusiliatore alla violenza
carnalc, anzicli& la piii mite pena riserbata ai sciilplici lononi. Qui si a c c n m p di nuovo la nota teuricn del13 provalenzn gi5 tanto volto illustJr,2ta.Ci premesso io riiluco a tre le forrue principali che i diversi legislatori hanno dato o possoan clare ti1 titolo d i lenocinio,
(i) I\ N i e s e nel\$ sua disserlazionc de deliciis catuis {Vilfembct.ga 1793, png. 31) opinb clke il lcnocinio pi'r regola oosiaiiie non dovrssc\ guardarsi i n sI stesso oh f d r n e
litli tli carne;
spi%ic dislinlb fra quelli clie allora si cliiaxnavnrio Jt!ma duvcsse sempre consirlcrarsi comp tlelillo acccsqoriu C come fatto d i complicil soilopos!~alle penc proporzionali alla delinqueiiza prin17ipalc.Questo sistema pott3va esscr buorio qoariilo tulti g\i a l t i carnali? non esclusa la fornicazionc, s i noveravano fra i delilli possil~ilmenloptinibili dalla autorili secolarr. C o r n i t u rlucslo ahuso d i confondere il peccato col delit~o, sistema (li corisidcrart! il Icil nbcinio cosluntemcntc coni^ alto di corriplicith, c ruai comc realo di per si? slaiite, non poleva ticcixtlarsi.
PRII~A O K ~ I A- (Juestn la y i i r geiicrale. Eses F si estrinscca nel puiiirc ogiii'(lun1unrlile iilte?vento di tcrzo, ercitnii~erito,istig5:~zioiie, :~iiilo di ngiii neiicre per cui s h s i rln uii tcrzu fwililntu un congrcssc? cl:iriialo (1) od n1tr.t~ saluta ci' irnpudiclizia Srn ciuo per2 suno. In clue6ta foriiix non si rivliitidono co~idizioni speciali nessiirie nb riol soggclto atliro, iii: nel soggrillo ~ ~ u s a i a o ~rialcfiziosi coiri1)lot:l tutto in un :il oggt tivo prettart~enti! ?jut*i:ile rn1,preucntato diilla ide:t ilclln iriorniilc~iul)blic.;i qiirilo niunlt: si ofYentle In (secotidti ( i i i p ~ t osistt!~n:x) licr I'nttc, lirjliyipale in-
resvcnuto 1n i due lussuriosi, ma scuotrhsi c si comi . inunve? e si sente gravemente ferita se un terzo ha ])orto n quei due una facilitazione qualunclue. I1 tipo (li rluesta prima forma io lo trovo nel codice Toscano ali'art. 3 0 .
(1) La nozione del lenocinia nei pralici si allarpb di molto, e ci6 doveva essere conseguenza necesqnria drlla punizione del concui~inaggio,fornicazione, stupro semplice, e simili. Si disse punihile come lenone il servo che tenesse mano ai furtivi amori dei suoi padroni ( B r o k e s observntiones selectue forenses observ. 423) ma con prne milissime. Si sostenne che come lenone dovesse punirsi il giovine che scientemenie menava in moglie una ragazza renduta incinla per opera di altri quando lo avesse fatto per consrguirc la dote, non perb se gratuitamenle: C r a m c r observationes jur. ~ u z i v .tom. 3, observ. 986 - L P y s e r rneditationes in panrlerlns specirnen. 686, riied. 16. Disserlarono L e y s e r e C a r p z o v i o (jurisprudenlia pul-s 4, const. 49, def. 2j se, non pi essendo in vigore la massima romana chc vituperava il marito tollerante I'ailulterio, dovesse almeno guardarsi come allo di lenocinio la iransazione che il marito avpssc fallo sulla querela di adullerio in compenso di una somma ricevuia. \la tali idee pi non si adattano alla figura odierna del Icnocinio.
sempre in un concetto generale, ma alrjuanto pi~ristretto lierclib sicliicile ce1.t~coiiilizioni speciali nel soggetto nttivo ilcl leilociiiio. Non riunlifica come delitto ogni cooperazione nlle veneri altrui ; ina quella soltanto clic pi~ocedecln un iiidividuo il quale agisca o por
S ~ : c o x ~FORMA a
- Questa si estrinseca
abitudi?ze, o per una sriercede (l). Qui pure 1'okTettivo prettanirnte sociale n011 traendosi ,h ragioni: di punire da diritti offesi riello individuo : sempx'e si vuol protcggcre la pubblica morale la quale non h i C O ~ I I ~ U O (secondo questo sistema) n& dagli V ~ ritti vcnerei dei principali autori, nb dalle facilitazione che a c~ucllisia stata dain, da un terzo; ma si sente aggredita, se questo terzo ag per rne~Lie?~e o poi. impulso di l u c ~ o I\ tipo di questa seconda. (i?). fiirnia di iiefinizione io lo ravviso nel prisco giure romano e nella dottrina del Ca r m i g n a n i il quale nettamento defini il lenocinio al g. 1182 dei suoi elementi - ivi - P~ostitutioaalic~zaeprldicitiae AxIaio LG'CRASDI factci.
(1) Clie alla punibilili del Ieriocinio fosse condizione assoluianientc indispensabile In v~nalilhlo sostenne 3.11' appoggio di parecchi Irammenli delle Pandelte F a r i n a C C i o ( giraest. 1.44, a. 3'3) quantunquc i n tema di marilo al silecessivo n. 80 ammiillesse potersi punire anche il sol lenorinio gratuiio. non mai per6 con la pcna ordinaria. N(, n quesla rcgola pub dirsi che contradicessero i pratici quantlo iosrgnarono ( comr lo inscgnb P a r i n a c c i o rncdesimo al n, 80) che la pena ordinaria dovesse applicarsi a chi presiava la casa all'rimico per commrtlervi stupro o adullt%rio. Avvcgnactib sia chiaro rlic in qucsla ipottlsi rrut1:ivasi tli u n 2\10 di cornplicil& in un rcalo d i per sB stante; nei quali lcrmini doveva bcno recrdersi dal r ~ q u i s i t oclellri venalilh I! della abiiua1icb.g intliilivo che quando si cercano i reqirisili della punihilita del lcnocinio si deve guardare qursto mulcizi0 ndla sua figura isolata e nelle sua forma sppriflca, e non fXme fallo ~ C C ~ S S Oad ~altro reato. Tanto si tenne 1;) ~ O Penalitl come N r P m o essenziale al Ienocinio che nell~: praliche p i i dotte il lenocinio graluilo si chiamb quas lenori-
sio: &espo,isu Tubingensia col. 4,rcsp. 77. Pu3 tlirsi prr-
valent'~: nslle vecrliie pruiiclie il prece1t.o ciro fnssc csscrluiuh a113 indole criminosn del lenocinio la mercrde, ocsia il lucro rigognalo d:11 lenone. R e n a z z i (elernenrn jtrr. crim. lib. 4, cnp. &, S. l ) inpegri6 Zsnocinii crirnet dune S O Z { ~ I I ~ co)lrahitur, cuin quis nlie?iu~~k prosliloit pudicilinin ut ex tt&t.pi oflicio lucri ftzcicil. Q I C R propler dsficienle p? oposilo I z L c ~ L I ? I~YIL~ ~ , ~U ddict!tnl. eua~lesritflisi Irgntltr de exceptis persol~is. Ancllc C r eni ri ii i aveva insegnaio che la venalilb
fosse estremo del lennciriio; ma poi questa rrgolo di comune giurisprudenza revoc, al lib. 2: rop. 6, art. 8, 8. 5, non per argomenli giuridici ma per sola ot~beciieozaal 8, 401 della legge loscana d ~ lJ 780. Anclie P a o l e t t i (kib. 2, ! i l . 2, plig. 53) ripeti? che il line (li li~croera estrema del lenocinio, ma poi a png. 85 Jovellp, chinare la fronte cl tssto dclla legge toscana: e lo stesso dovette farr il P o g g i {lib. 5, cap. 6, Ij. 42 et Q$) sicchS pii0 dirsi c l ~ c Icgislail 1 0 r ~loscano dcl 4786 (rlie colpi della galera anche il lenocinio semplice) prediligesse la piuscicra c meno cornunc dottrina nel definire e npl punire ~ I I P F ~ delilto, come ha O fatto ncl definirlo il Icgislatore toscano del 1853; e che gl'insegnameriti dei pratici toscani su questo punto vogliano essere guardali piuttosto comc ossequeaza ad una leggo positiva locbale che come effaio scientifico. B o c h m e r o (810flMnln jthrispr, crini. sect. 3, cnp. 30, f. 316) pose nclla detfnizionc rlcl leriocinio clic? fosse fatto qztneslzss caplundi grcidiu: ma poi comrneniarido la Carolinri art. 103 clisse il (lc\nlrario insicme a C1 u s e n (cornrnct&lar.inin C. C C. . art. i%); e in cili fu c~g-nito L e y s e r (specirne?$, 688) da C dii 1 c i s l e r (pt'i12cipic~ 3 jur. rrinz. 8. 303) i quali dislinsero il lenocinio in qaosttcario c grnlaciio. C a r p z oV i o (qunosl. 71, 11. 4 3 ) c IC r ~ s (com7nent. i9~C. C. C s . w t . 182,1;'. 2) tentarono una coricitiozione fra 10 regole coxiiuni r? i dettati staiutarii, di~[iiiguilndri lenucinio per coofra peraaioae e lenoririio pcr diusiw~zt1i:io~teo ronrcirenzu, csig*f1ndo lncru ~irllsccondo e non nel primo. G i u l i a n i il
(col. 2, pag. Itifi) non senza disculerc l'argomenlo rii.liiece come estremo ~ P lenocinio semplice I'aEiltlfllilB e(] il I l ( I CI-O prcsc.indendo perO n pag. 187 da questi due eslremi
nel lenocinio dcl mariio o (lei genitori, sul che non t, controversia e non t! possibile dubitare. P u c c i o n i, n ~ 1 a n s commcnlario ali' art. 300, volle converlire in un precello scirniifico Ic osservanze giucliciali toccane che in questa parte non avpvano fatto se non obbcdire allo Statulo a1 quale dovevano i~niforrnarc! loro pronunciati; ma i suoi argomenti i soiio piii da moralista che da giurista. (e) Dove ii lucro si conlemplb nel lenocinio o comc rosliluenlo il rcato, o comc aggravanlr, si riproilusse la constiela nozione dcl lucro. Clic ciai! si avesse lucro tanlo se \:i mercede fosse grandc quanlo se piccola; tanlo s e in clenaro quanlo se iii roba oil a1Lro benefizio. Si esemplifici, la vcdula (li lucro nello imprestilo clrlla donna per avcre u n pranzo, in quello fallo al giiitlicc diil liliganle per guadagnare la lilc: in quello fatlo dal merlico o dall'avvorato per prociirarsi la clientela: P u t l m a n n elementa juris crirni~zcilis $. 677 - L P p s e r meditnliones spec. $58, mudil. I) et 10. Uiia dispuia singolare si elevb per decidere se dovesse punirsi come colpevole tli lenocinio il condannalo a morle ialie avrsss fallo prostiluire la moglie o la figlia per ol\entlrc\ \a propria grazia: M c n a g i u s Anioenilales jur. citi, cap. 10. Comunemcnle poi i doltori ad occasione drl responso di U l p i s n n in I. palom 8. non est igsosce~trliisr ff. de ritu 9iitptior. ( CI a s en commefzt. in C. C. C. a i 1 cwt. i93 - V r l a s C o de uilegiis pnuperunz q t s a ~ . ~ ~ . 65, n. 71) dicpiil~iiose il lcnocinio possa avere scusa nr\l\r. slrcltezzc grcuniiirie :i canonisti sono unanimi ne\\a do(\yinil clie st~bbcnela nrccssiti scusi il furto non mai scusa a\ merclricio cd 31 Ienocinio: i civilisti a r g o m e ~ ~ t a n ~ o padalle r o ] (li UI p i ri ri o obtentu paupcrlalis vogliono si distingila ~ fra p0~Wlire vaiseria : 1 e n o C h i u s de bitrar.iis casa534, 1 98. 18 et 10. In gcncrliic poi Io intervenio lucro non si cosliluiscc ilalla sua rffefeitivn ronspcuzione bastando ancora
r l ~ c promosso P scpnraio : R o P h m e r o n~editrilionesin sia Curoliiznnt art. 129, S. S.
TERZA FORMA - Qucsta i assai pii1 ristretta, e : dcnatura siEttttan~enteil leaocinio da poterne anche mutare il nome. Essa si costruisce su certe condizioni speciali del soggetto pu.ssivo del lenocinio, lirnit:tndo la puiiihilit2~ questo fatto alla sola ipocli tesi che col meclcsimo si siano corrotte 2iet'sosze minori. In tal guisa questo reato vicne a cambiare oggettivo, e per conseguenza clovrebbe cainhiar classe. Non pii si protegge il concetto astratto della inoralc! ~ L I I J ~ Jed ~ilC relativo diritto universale. Si ~ ~ insidie di chi vorrebbe proteggono i ininoixi ~l~lllf: corromperli, sia o no abituale, sia o no mercenaria questa opera infernale; e cosi si protegge l'ordine delle famiglie ed il relativo diritto che appartiene all'or~lirie dei diritti , ~ ~ a i ~ t )e 2iu~*ticoZn~.i. tipo ~cdi I1 rli I ~ I ~ I J S terza forma ce lo porge il codice Fran~LZ cese all'art. 3:24 e per conscpuenza il codice Sardo al' art. 4.21 (1). bleditianlo separatamente sopra ciascuna ili rlucstn forme.
I I) Vucilc rlssclra nncnlic? riolnro che rlcfini to il conccllo d i rlticslo rn~ilcliziocon 1:) formula cicll' art. 336 del codice Francese uttetzler nzrx ~itostlt's e)& eacitnttt . h ~ b i ltlclle~nettt In clP6n1rche 0th l[& corrtcl~lio~t 2 ~lrt jefbnessc r (le l' un, oa d ~ '1' uti11-C sexc, (111. ~ P S S O Z C S de I' ago dc uiagl'itrzrt~t- 11011 si cvila la coriscgiicnao (li p:irilicarc l'szione direllii s o p n il minorc cori I'azioiicl iilrlirctt~;c cosi [li a[l11g113rcncllil pcnti un fri~lo colposn al failn rloloso. Mi spicgo.
- 74 eccita di,tsl[arnenie la corruzione d i U ~ minorenne quando I si agisce su\ corpo di lui per qualiinqar: modo (?i lascivia; cliii non pub non concorrere il dolo, c niente Iia di WCIiilanic \a pilria del carcere lino a due a n n i conlro fili estrar~ei; f i i a cinque anni conlro i geriilori, niinarrinla dalP. ~ ~ I'arr. 334 Fc91iccse; n$ 13 pena ilcl carcere fino n ire niiili contro gli estran:.i, e ilclls rc>cl~icionc. conlrc, i gcriilcri, miiiurciata (lagli tirliculi 421, s 422 del coiiicl~ Sardo, Si eccita iridirclldnac~tte ccirnizicne (li iin mitorcniie ~ U O T I C I O sezizn iii nieritc! nvuicinu~-e sico corpo s i eser~ili~tto~ l t o u c ~ l i i il c gli suoi atLi di libiilinr! la cui v i s b iriduce ire1 rninorcniic precoci cognizioni dei misleri venerei, esvrglia lubrici appelili, che possono drrnoralizzarlo; e qiii vi sar3 il piu d i frcquerilc iissenza di (lolo, c s'incrinirerannu i l ~ r r n i n dcll:r irvpr'ude~lzn i C ~:lella colpa. Ora io non iriipiiqrio clic anclie l a corruzione semplic~mente rnoi*ale di un giovinello surilrnessa. per mera irripruii~nzn~'ocstim@ritsre piinizionii sollo la furmaia (li una otbl'aggio privirto al pz~dore oltl'vi u d ~ p r ~ l \(fa\ codice i\ To3cario. Ma sembrami troppo forte che si parlfichi riella misura della repressione la corruzione morale a\la corrazione Pica; 0 che la colpa e IUmera imprtzdoiua si colpisca GQO pena uguale u rlnellir. serliata canlro il dalo e conlro la d ~ l i b ~ r a rmalvagit2. E pure PII^ 13 qucsla la coriacguenzii o aliti qude conduic la formula lrancese. La Corte di Cbambery con senlenza del 16 aprile 4869 (Rlo t'in nrl. 8'351 ) docise doversi ap[ilicare l'art. 335 afl urla marlre cfie @acendo nel suo lelto con la propria figlin mfriorcniic! riccveva abilualmilntc il sua driitlo in qiial Irlllo r1:indo a Iiii copia (li sb sollo gli occbi tlolla ~;ioviiictra, ccriarriibrirc non vorlo rei impunlla una sriir~liimotczza cosi ribull;iril~;ma parm che vasccnda una Icggr! qiioiirlo una iniliriidrnza per i qualilo cinica della nisrdre che sciscc a propri@+fog"e senza inter\zi~lio dirctla a rorrurnperc la Dpii;i, porlr. in grado ug~idlenella punizione co\ nefando I. iI:llibprait~merrala clio ailrd madre abbia btto de\ia pudicizia dj una figliaola, S i guardi ~ U C come vittipcravolc i\ ijllo d i qiif\\a inadre ciie C
non uqa rigii;irili n d l c liltiilini sue; sar5 per6 srmpre vrrn elle althitimo i termini di nicra r o l p ~ laliscima si, ma pur , sempre colpa. Aggiungo inollre clle accettata la massiinu della Corte d i Cliaml~eryin tema di donna verlova ctie riceve il suo drudo io non vcggo conle per buona logira non debha tlsl~ndersila regola stpssa anrlie alla donna maritata che col proprio marito diasi abitualmente all'atlo venereo in presenza delle figlie innocenti. Qui non si cerca il peccato o non peccato: non lasciamo intortidire la nostra merite da qucl benedt!llo ascetismo rlie vuole introdursi per ogni via nel giure penale. Qui non si punisce il peccato, ma vuolsi i~nicameritepunire la correzione morale di una giovinetta d i tenera eih alla qriale sonosi rivelati i misteri di amore e fatto comprendere con uno spellacolo eccitante i piaceri che accompagnano quei rnistcri, in tal guisa destando in lei il frtlrnito inevitabile dei sensi, e rlando fornite a quelli appetili cho forse la coridilrranno (li buon ora alla pcrdizionr. Qiiesio e m t t o morale non nasce dal sapere s e quell'uomo CI~A viene a concubi to con la madre marito o non rnarilo. Questa una circoslanza clie niente modifica l o cfft~ttosensibile (li qut~llospettacolo ricll'animo della giovinctta. Essa non si corrompe col familiarizzarla al peccato, ma col dcslare in Ici i ruoli convulsi dei sensi giti troppo potenti iri qucl primo prriotlo della sua vila. lo non vorrei dunque impunita la venere illecita che si esercita in presenza d i giovinelti: rna vorrri ugualrnentr punita anche la venere leciln che brutalmenle esercitata in frtccia n giovani persone non pii6 non r1ssPre pcr loro iin fatale incilamento al mal coslurntl. E rli pi iwrrri cII(! srnza riguardo al peccato o non I~cccalosifratto rinismo si r~primcsseso110 la formula (li oltraggio n1 pudore nllrzci, clic : delillo nel quale per propria natura la cnlpa adcguasi al dolo; e non sotto la forriiulii di eccila~nsr~lo alal coslicmo, clie delitto nel quale al rcpugna plirilicare la colpa al dolo.
OSSER~'AZIONI PRIBI.~KOZIOBE - IO non SULLA esito a proclamare viziosissima e pericolosissiiila la prima forma di definizione del lenocinio, percli tale si presenta intrinsecamente guardata, e tale si B mostrata per la esperienza della, hrutta prova che ' ha fatto in cert,e provincie 1 art. 300, g. 1 del codice Toscano. Esso d del lenocinio la pi ascetica e la pi larga nozione che si possa immaginare: non chiede onest o giovinezza nelle persone corrotte ; non chiede abituiline n6 venalitd nei lcnoni; non chiede clie questi siano i rriotori principali delle disonest ; non chiede scandalo o effetti gravi : niente (li ci. Cliiu~lqz6e eccita, facoriscc od agevola la col+?qz(zioneo In prostitz~zio?zealt^.?:;, pel legislatore to srano colpevole di Icnocinio e punito col carcere nientemeno che da sei niesi a tre anni. La giurispruclcnza delle nostre provincie lia dato la pi larga interpetrazione a questa nozione gi troppo larga cd elastica: un atto unico basta ad incorrere la pena; basta un atto che siasi conosciuto da due testimoni che possono farne fede in processo, bedclih ignorzto tlal pubblico; basta un atto anche posto in essere per a n ~ i c i s i a ;basta iin atto che siasi posto in essere a comodo di due persone ~ l , ~ o v e t fdi; due pcrc sone $iA in a c c o ~ ~ dfra loro: di pi basta un atto o con cui sinsi agevolato il comiilercio tra un vecchio discolo una pubblica lollerata. E questo il lato pii1 ccnsurahile di tale nozione in un paese dove la prostituzione in s non delitto, dove non ilelitto la fornicazionc, c dove si nmmcttoiio Ic tollerate.
Certe clisposizioiii possono essere logiclie dove non si riconoscoiio case di tolleranza, ma dove queste (ammesse in Francia da san Luigi (1) erl oggi appo la maggior parte delle nazioni di Europa) hanno una espressa autorizzazione da regolamenti governativi, la punizione indistinta di ogni lenocinio B una palpabile contraddizione. Allo apparire clel codice del 1853 io vidi farsi per parecchi anni una vera razzia di plaocessiprovocati clallo zelo di certi agenti della forza che coi modi pii turpi inducevano le meretrici notorie a dar loro un convegno in casa terza per poi clenunciare ' incauta famiglia dle avei va prestato il ricovei*o a loro stessi, e farne conclailnare i capi a lunga prigionia. Due tollerate convivevano insieme in due camere con una sala a comune ; Iion avevano avuto la cautela di prendere in affitto la casa insieme ed solidui?z, ma una di loro era In paclrona di casa, onde a costei non si chiese conto degli uomini che riceveva ella stessa ma bene le si chiese conto degli uomini clie riceveva la sua inquilina; si prov0 la scienza di lei clie poco vi occorreva a provarla; e fu condailnata a due anni di carcere. Si sarebbe ugualmente conclannato se fosse stato denunziato il gioaine scolare che avesse prestato momentaneamente la sua cai1iei.a rzl couipag110 per un convegno amoroso. In tali processi si fecero investigazioili sui nonli dei visitatori. 8lolti uomini rispettabili si trovarono in proo cinto o cli spergiura~e di confessare una momentanea debolezza. Molti dovettero raccomandarsi ai pul)l~.lici hlinister per non venire indotti come testimoni al giildizio onde non essere compromessi in faccia alle loro mogli cd alle loro famiglie. Io non
2bb mai rnano ili tali difese, ma fui per0 iiiedintaro in queste transazioni, nelle quali a. vero iIji3etrovai sempre proclivi i regi Procuratori a restringere la lista dei testimoni nel modo iueiio comproniettenie. Ecco i frutti di uiia nozione inspirata dal solo principio ascotico senza base n& giuridica nk politica.
(i) L a n g l a e u s seslest) iitm lib. 8, cnp. 8, ])a$. 558 B r o u m e r de jure connubioru~nkib. 1, cap. 2.7, ;6.Sulla n, storia della prostituzione e 14elle case di tolleranza t. riccliissima di documenti 1' operi! d i P a r e ~t i D 11clint cl e t intitolata de la prostilulio)~.P(~'ritis1857. Non i? a dimenticarai pcrb clie anclie in quei paesi ilovi? sono t o l l ~ r a t e rcgolalr, e con rliscililine ofliciali lc case di proslituzionc esse si rollcrAno sempre come un aial@?)iiiiore al qualo si cliiria la fronte ppr evitare un m ~ l c msggiore. Ci mostra che non b conlradiUoria nel legislalore la iollerenza (li siffritti stabilimonti da un lato o la repressione dall'altro lato d i certi modi pii odiosi coi quali s' inducano ad accedere ntxgli~1at)ilirucnli nterlcsimi persone minorenni. hla e eonlradiIlorio conforiilriro la sedzuione di persona incorrotlu con la coiinivcnzai s~oncausatrice d i eort'usioltc. Le autori!& debbono usare ogni studio per frenare la prosliluzione; ma non sempre tale sludio pub rslrinserrirsi con reprtrssio~zipenuli, dove non incontraci 13 vera n propri3 offi*ca ad un diritto. Sono prefcribili i Isrglli provvrrlirii~ntiiIrlla polizia preveniiva cia eliminano le cnasc ilplle ~~i'ostiluzione qiiando tali ccirtse raclorio sotto la rn:ino ilcl Irgislatorc, lo clie per certo non puu dirsi c.lit? srmprc! avvenga, Crggo i n molli scri1toi.i Prancesi Contemponnri ripillulo con pliil?Iirlie d~clitrnazioni cfie \a ?)liseria B la causa p i u gcrrcrale della prosliluaionr, volcrido con cid sciisarc le fcrnmine irayiatp, e rovpsciare la colli3 IOSO sopra la socielh, la quale pcr alcuni filosofi b lo ire0 emissario clte dcvc caricarci di tullc \ C colpe umane. Non conosco i Costumi di Francia e di a\\re Kazio1,i, non
posso giudicarne. 113 quanto ali'iialia io crcao di poter nc.gare Iale ~sserzione.Se prr miseria s'intrnde la iioiisr3 drll'onesto lavoro, l'ambizione (li ~ e s l i r e lusso, la g'hic11loi~in nia, e 1s smunia della iniempernnza, si falsa il conccllo ilellii tttiseria contro la rli~aledcelamasi. S pPr miseria s' irtlcntle : la fame, la vera mancanza dcl necesiario dillla vita, lasciatr: pure che le prostitule vi contino (114 romanzi pcr vclare la loro vergogna; ma se cercate la verith voi troverete chc esse furono sedotta dai sensi, e clie lulte aihandonarono o la famiglia o il mrslicre di oprraje o I'uEeio ili fttiitesctir, ptlr cercare in quei vergognosi slal~ilimenlila cessnzione (In1 lavoro, uii vitto pi lauto, vesti pi splendide, o il soddisfacimento di una rlisordinaia liliirlinr. Questa Ira noi, prr chi non crede sludiare la vita leggendo i romanzi, B la vera cenesi della prostitiizione: e queste sono le cause clie pii spesso sfuggono alla mano del It.gislalore. Sente ognuno che esso ?impotente a frenare direllamente la foga dei sensi, prima causa Jci traviameliti. La nausea del lunoro male si vince anclre essa con leggi. Alla untbizone (che E la terza forse ripararsi con leggi causa dei traviameriti) polrel~t~e sonluarie. 1t:rribile lo cffer,tto ctie cagiona in una femmina il desiderio di un abito sfarzoso: csso si converte in una frenesia talvolta irresistibile quanto lo islerismo. \la nei lempi odierni non a parlarsi di leggi sonluarie. Le lorte idee che oggi prevalgono in tema di liberth si adallano a vedere carcerars un uomo per sospelto di una trasgressione di polizia: ma chi lentasse dettare rcgolamcnli siil vestiario delle femmirie, farebbe nascere una rivoluzione generale. E pure la maggior parte di loro non si ~~roslituiscono il panc, per ma per la veste sfarzosa.
In faccia a codesta nozione invano i difensori facevano forza sulla mancanza di abitudine, di vena-
lit, di scandalo, (li corruzione di gioventi: ~ ~ ? ~ t i non sono estremi (si rial,oncleva) voluti dalla l&tera ilella legge. Invano insistevasi sulla parola corrusiotze, osservanilo che persone g i i corrotte non si possono corrompere : si rispondeva che la corruzione ha una vita progressiva indefinita, e che l'articolo 300 segnando In parola corruiiioiie iinpersonalmente, non ammetteva restrizioni ni: limiti. Invano si osservava clie la prostituzione essendo lollerata era incoerente la legge se puniva coloro che prestavano servigio nei borilelii: doversi intendere rluell'nrticolo di coloro clic avcssero spinto giovinette inesperte a darsi alla maln vita, o i~ivitato giovai netti a recarsi nei luoghi di prostituzione. Si rispondeva non avorc la legge colpito soltanto chi eccita la prostituzione, nin ben'anhe clii la fauof-asce e chi l'ugel;olu clualuncjue sia la otk della prostituta e clel suo avvciitorc, senza riguardo ai respettivi anteccclcnti ; e non potersi restringere siffatti termini scriza viulnrc la lettera della legge. E per quanto teoricniiiente io non lcili davvero quell' articolo ini persuclsi seinpre che in faccia alla cffrenatn lettora clel meilcsiii~oera temerit tentare una interpctrazionc rcstrittiva, e yercib rni astenni costanteiiicnle da ogni re1:ltivo uflicio ilcfcilsionalo. Quella 1cttei.n i cosi coiiccl>it,zelio invlucic niiclie gli atti : ?zegutit?i niiclic la f:~ntcscn clic si allonttini clalln : C3S;Z nCll' 0i':L i11 cui Sa clie la l)ailrona l ~ c rricevere 1 aruico, ollc\t: lasciarla pii\ lib:yn, ngerolu e fi' tlo)*isccla di Ici coi.r*uzioiic,c le si possoilo ilif!igKCl'i, f l * alliii di C;~~'CPI'C sellz;l violarrt l r ~ ~ lcirge.
Ma vi sono forse ragioni giuridiche o ragioni politiche che impongano a1 legislatore di dare al lenocinio una nozione cosi vasta, e di usare tanta severitk anche nei casi pii1 semplici ? Io non lo credo. perci16 la questione Non vi sono ragioni qittil1idicJb~ io la faccio appunto nei termini di un lenocinio che non abbia leso diritli alcuni; non esseizdovi di mezzo ne violenze, n& aciulterii, ne giovent sedotta. Se l' amante che prende copia della sua amorosa o l' uomo c11e accede alla tollerata non violano il diritto di nessuno, non sa capirsi come possa leder diritti il terzo che fa da messaggero a coloro o che ai medesimi impresta una camera.
In quanto alle 'agioni pol.iticlze la questione nei termiri in cui io Itz pongo si riannoda con la questione generale della prostituzione, contro la quale si con tanta viceiida aliernata la opinione dei filosofi e dei pubblicisti detestandola gli uni come peste sociale, difendendola gli altri come un male necessario da preferirsi ai pia gravi disordiiii che rnerce la medesima s' impediscono nella citt. Tale questione non attiene al mio compito, e volentieri la sorvolo. Qui mi basta dire che la soluzione di tale problema deve condurre ad un dilemma inevitabile nel tema presente. O voi credete buono di proscrivere le tollerate dalla vostra cittib, ed allora siete logici nel punire i loro ausiliari : o invece trovate VOL. VI. 6
buono di tollerare le prostitute ed allora st01tez~z;x concentrare tutta la vostra persecuzione sulle loro fantesche. Io credo che da questa conclusione (1) non possa preterirsi.
(l)Vedasi nei miei OpuscoEi vol. 9, opusc. 94.
OSSERVAZIOKI SULLA SECONDA NOZIONE - Appo i romani il vero e proprio leilone era cluello che teneva serve per farle prostituire (1) e lucrare su1 corpo loro : soltanto allargavasi la nozione del lenocinio in tema cii mariti conniventi agli anclulterii delle mogli; onde G o t ofr e d o disse potere essere i rnariti lenoni otanifesti quando lucravaiio sulle turpitudini della moglie, o lenoni taciti quando el~iudevano gli occhi alle loro scorrerie. M i prischi a Romani noli infliggevano pene corporali, nb ai veri lenoni n agli assirriilativi, conteiitandosi di notar quelli 6' infamia e a' interdir loro certi diritti, e colpire i secondi con la perdita dei diritti maritali e di famiglia.
(1) La nozione del lenocinio nel giure romano csordiscc dalla l . alhletas S. 9, ft: de his qui Pzoianlur infulnia e, si allarga dalla l. O, If: ad leg. Jzcl. de adult. la quale veri, dovendo intenderci ad trtrnbites della precedente I. 8, non pub dirsi cie dicliiari lenone chiunque accomoda In propria casa n persone che vog\iono congiungcrsi carna\menle, ma soltarilo cltc so la casa fu impresl~lascienirmenle per comm e ~ l e r v iadullcrio il proprielsrio si piinirn quasi adultet.: IO cilc invece mostra che sc appa i romani il prestare la
casa ad un amico per una fornicazione avesse per regola gerierale cosli~uito lenocinio nou vi era interesse a designare come specialili il caso dello adulterio. In sostanza deve tenersi presente la differenza clii: passa fra lo essere,leno?ze, e lo essere conzplice di adulterio. Lo s t ~ s s o drve avveriirsi in' ordine alla 1. tnariti 5. hoc qubzquenniurn ff: ad leg. Jtd. de ndult. Certo 6 per clie alla punizione del Icnocinio 1x1 pi largo concetto, e indipenderilementc da ogni risuo guardo alla complicit8 in adulterio si venne in Roma col solito rimedio dei delilti strnordinarii. Vedasi la leg. 1, $.fitt. ft: de extraord, crim. nel qua\e frammento clie (! tratto dal lib. 3, lit. 4, $.14 delle sentenze di P a o1 o parve all' A nt o n i o A g o s t i n o doversi leggere praehere donzcnz, invece di praebere domum: ma cih si confutd dal P u t l m a n n Interpetratio~~uiw observntionztrn cap. 8. Quanilo poi G i uet s l i n i a n o nella novella 44 volle mostrarsi sevcro contro i lenoni al fine (come egli dice) di conciliarsi la grazia di Dio, ne riassunse la nozione nei soli tenilori di lupanari e fornitori dei medesimi, chc puni con pene corporali e con lo esilio, e nei proprietarii che scienlemerite locavano loro le case deslinale a poslribolo, clie puni con pena pclcuniaria. Sicc116 pu dirsi che nello intero giure romano il lenocinio come clelilto non ebbe mai quella vasta nozione che gli lianno dalo alcuni legislatori moderni. Vedasi P r a t e j o lexicotz juris civilis et ca?zotbici, verbo lenoci?tium - Arn a u il variarut~tco9zjectzwnrunt pag. 127 - S o r g o jtcrisprude~zlinforelzsis vol. 9, cap. 68, per tot. Le disposizioni pi severc di C o s t a n t i n o (codex theod. lib. 9, tit. 24, l. 1, (le rnpttc virginzr~n)non che le altre sopracitate prendpvano di mira nel lenone il complice del ratto, e dello stupro di onesta vergine, o dello adulterio. Tranne quesli casi di complessiti, e tranne gli stahilimen~i questuarii, tutto il resto doveva sfuggire alle leggi penali coli dove lainslituzione della servit conducevaneccssariamente a vendere le giovani schiavc sul mercato pcr i piaceri dei ciltadini romani. Doveva per conscguonzn prelcrmettersi 1' ufficio
dei magistero penale intorno a tali falli, e consegnarne la vigilanza a nioderazione agli ufticiali di polizia. La cura dei 1 ~ n u n e dillle corligianc spellava in Roma agli ttdili non ai i censori, i cyuiili non esercitavano sui cittadirii sindacato alcuno trannr! in cib che era rrlaiivo alla loro v i ~ a condokia e politica : 1, a h a L u t Ies ediles eb les moeihrs. Paris 1868, pag. 8. Vcdasi ancbe A r n t z e n i o Miscellaneorum cap. 4, cerisores qurrndo senlalum legerinl, ila f i i ~ B e s o l d o disserl. ds mngistraiibus isssrl, 3, cap. 4, pug. 16'1 O t t o ne de aedilibus coloniarum cap. 3, pug. 81, ove diniostrn come fosse antica la isliluzione degli edili risalendo agli Indiani o agli Egizi, Fu poi un errore, che per quanto 1argarnc:nle accollo sull' autorit dell' An t o n i o Ma t t e a non ccssa di essere un errore, quello di credere ctie Cri U+ s t i r i i a n o iiella novella i h avesse puiiito i lenoni cori 1' ifl* timo supplizio. Tenace in (pesto senso pob dirsi che fosse IU cornurie degl' interpetri. Ne dubitb peraltro lo S t r y k i o de jurt) blandidiarum cap. 6, n. 66. Si divisero poscia i dollari, alcuni opinando che la pena di morte fosse minwciats ai soli lenoni violenti ( P u t t m a n n elamenta t. 4-80) ' altri indislintamenle a lutti i lenoni: ma non n& 1 uno, iiB I' allro, come bene dirnostrb H a u p t ( d i s s ~ r l a l i o d# swppliciis Iriaonum) lamenlarido che i comrnrntalori abbiano nella noveilri Ik getlato pi tenebre che luce;. Questo pensiero nacque dalla formula novisuima sicpplicia nella quale si pretese leggere tas~ativam:~nle pena d i morte, la tanto piU rilevando cori l' H o m b c r g k clie il t ~ s t ogreco della novella esprimeva piutloslo exlrerna clie nouissima, hIa ~ 1 G1 i u s t i ii i a n o niente petisassc allg ppna d i morto ~ si mOSlT3vik assai ciiiaro da\ vcdrre c l i ~ mrnlrt! egli dispone corpore ( * i c M prmdixirnus) ~ t c p p l i r i u r n s~lbstir&iJ, sog~iilrlge,et a magna htrc lon$issirna civi6alg g s p i i a i r Vi voleva lullo lo slaricio della simpa\ia pei feroci h q q i i a u noil capire clte G i u Y t i n i a n 0 non polca prtfadw di esiiiarc i morti iii luogo io~ilonissim~ C w b n b i f i o p da SOIO C ~ S W dubbio sc quel corpoiib asppifcjm m [Hib
desse alla fustigaziono, come alcuni prel~bnrlono,oppure allo mutilazioni di naso od o r c c c t i i ~ ~ come lo credo pi probabile perchb a queste mulilazioni ignole ai Romani ( P a o l o sentesttinrs~r$lib. 6, rnp. 17) ed inlrodolto dagli Orientali bene si adallava la formula nottispima stlpplicin. In ordine prevalsa alla penali12 del taglio degli orecchi, g~neralmente in alcuni tempi coritro i delilli di carne, I! singolare la osservazione del P u t t m a n n (adversariorum lib. 1 , azp. 2, pag. 37) il quale altriboisce la predilezione di questa pena ad una opinione fisiologica, in quanto crcdevasi che la recisione degli orecchi rcndesse impotenti alla venere. Ma la pena del taglio degli orecclii fu usilaticsima appo molti po, poli antichi anche per il f u r ~ o per lo spionaggio. e pPr alcomc ricorda lalamenle L a n gl e a u s Serneslritcrn tri reali, kib. 10, cnp, 4.
I1 concetto clas+$ico clel leiioiie si ha dui~qucin colui clie palesemente tiene a suo conto ed a suo guadagno una casa di prostitute : sicchk 1' abitudif~e e la uelzulitb sono i clue caratteri costitutivi del vero e proprio lenocinio. Si sono dunque riavvicinati al concetto clctssico cl~rei codici morlerni i quali, come il codice di Vaud art. 148, facendosi a conteinplare il lenocinio come reato non lo dichiarano tale tranne quando si eserciti per mestiero, l? in questo punto (li vista che senza cadere nel vizio di s u l ~ ~ r d i n aall' ascetismo il giure punitivo si puO ~e trovare nel leiiocinio un obiettivo giuridico nella pubblica inorale, in quanto cosi fatti lenoni vivendo siz quella turpe induslrit~ hanno interesse di andare lo attorno e allettare In gioveiitii al mal c~sl~iirnc: elle corrisponde n1 senso ctiiilologico della pnrola
lenone, cosi detto ab allicendo, in qnantu invita ed eccita altri alle disoncstci.
Il codice di Vaud ha potuto dunque senza porsi
in urto coi cardini del giure penale configurare ali'art. 146 questa forma punibile di lenocinio perseguitando non un fatto singolo ma un rnestierrno, minacciando contro tale mestiero la carcere da tre mes ad un anno. Ed Eia potuto esser logico nel dettare questa sanzione perchS all' art. 147 mantiene fra i clulitti la prostituzione, ininacciandola del carcere da quindici giorni a sei mesi e dello sfratto nelle donne forestiere. Il legislatore Vodese punendo cosi il lenone pii1 del delinquente principale si unifirm all'uz~thenticu zrt jztd. sfize quoqzio su.flloug. S. cos. Chi l~~ofessa opposti p~incipiiin economia socialo potrlt combaitere tutto il sistema in radice, nia non accusare quel codice di vizio logico.
Altri legislatori che mentre abolirono nei loro c0clici il titolo di prostituzione ed animisero lc tollerate nelle cit,ttl,ficlnte al luro governo, continuarono n tiiinncrinr 1il1riccoiitro rlualsivoglin atto di lenociiiio sciiza psocellcre Ijer distinzione cli casi, o furono illogiri o furono puramente fiscali. Dove il tequnestzba~-in concede mecliante il si nere i~zct~zcipia p:igaiiieiito di uiia tassa, non possibile trovare nel leliorinio riuiln di pii1 die una trasgressione di polizia ci1 ulia 0ftsa alin finanza pubblica che si k voluta i\ofrniii\are della tassa.
t)SSERY,iZlOXI %ILLA TEItZh SOZIOXE - ( 2 ~ e ~ tb a . jier me la vera e la. unica accettabile da un legis-
latore che voglia incintenessi osserlueiite ai principii orliiai unicersalrriente l~revalsi giure penale, pei nel quali pii1 non si tollera la confusione tra vizi e peccati, e veri e propri delitti. In questn pi ristretta giuridico reale nel nozione c' incontra un oggetti~o minore corrotto e nella famiglia turbata. Niente importa al legislatore che gli uomini viziosi e corrotti si agitino nel fango loro e trovino fautori e compagni di uguale iinpasto. Ci6 che interessa si che 1 alito di costoro non si spada a guastare le anime ' pure. PerciU li priniscono cluando delle loro viziose abitudini facciano prova al cospetto del pubblico ; e puiliscono i loro fautori ed ausiliatori in quanto nello interesse loro esercitino opera nefasta sulla giovent, nsando arti e malizie per avidita di guadagno onde sacrificare esseri innocenti (1) all' altrui impucllicizia. E questo il punto di vista nel qualo si guarda il presente titolo clal codice Francese e dal codice Sardo: punto di vista che al titolo evidentemente muta classe e lo fa rientrare nei delitti naturali contro l' ordine clelle famiglie. I1 suo oggettivo il cliritto della minorenne nel caso di seduzione, e il diritto dei genitori in tutti i casi; e ?l suo nome piu proprio ;J allora quello cli cor~zcziofze di ~ ~ z i n o ~ ~ i .
(1) Tali! 6 il pcnsicro clie a mc pare piu rigorosamenle giuridica cs puro da ogni ascelismo ;e il codice Sardo usando
la parola corruzione parrebbe aderirvi. Ma la Corte di Cassazione di Torino col rl~creto(1~11'I 5 marzo i805 gli atlribui un concelto diverso quando decise che si poteva ecc6 tare la corruzione anche di una minorenne gi8 prostiluila. A noi pareva e pare che in tal guisa siasi dislrutla la discretiva con la quale il codice Sardo aveva, sapientemenle a nostro credere, modificato (come fra pocc noterO) la nozione francese. S. 20'72.
I1 codice Francese del 1810 all'art. 334 definisce (losi questo rnalefizio - eccitave, faz5orire o facili1nl.c AB~TUALBIEINTE Zaprostitztsio?ze o la c o ~ ~ ~ ~ z i z i o n c
dei giovani dell'zcno o cleZ2'altro sesso al disotlo dei 7*elzt?bn'anni; e minaccia la pena del carcere da sei mesi a due anni. Siffatta nozione e siffatta penalitA iion vanno soggetti a censura, cluantunque a fronte (li quest' articolo i regolainenti di Francia sulle tolIcrnte (1) possano forsn sembrare contradittorii.
(1) I,a ginrisprudeza di Francia lia concitinto in un moilo alquarilo singolare l'art. 334 con i regolamenti sulla prostiluzione.Rlenlre leautorilh politichcdistribuiscono i libretti (ossia patenli) a delle giovani minorenni accolte nelle case di tolleranza, le autorita gindiciarie condannano come lenonc il lenulario per avere accolto nella casa da lui governata cliiclla giovine che a lui si tS presentata COI libretto della polizia. Vedrisi Gli a u v e a u lk&oriedu code pena1 n. 9795, e il giudicato dill\a Cassazionc del i 7 novembre 1826 da tiri rifcrilo.
S. 29'73.
%lail roclicc Snrllo ali' art. 421 nello adottare il concctto franccsc, vi hn portato pero tre sostanziali
iliodifirnzioni.
1." - Nzlln pena clic? ha spinto fino : trc anni L di carcere. 2.0 - Nella izouioi~c rjuanto ha dist'i:ito in due iti forme la C O ~ * ~ * Z ~ , Z ~ O T Z C pros6it~iu"io)ze. ordine e la In ha iliantenuto gli elementi francesi : alla co~*~~uaio~ze F colpevole non solo clii la eccita ma anclze chi la f(cooyisce o la fucilitcc: e sta benissimo. 1% in ordine alla p~ostitziuionee colpevole soltanto chi indztct! la minozol*e degli u?zni uentzcno a pqnostitz~i?-si. Questa emenda S eminentemente esatta, percht? mentre i regolamenti (1) di tolleranza ammettono al pubblico meretricio anche giovinette al disotto di veiitun' anni era u d aperta contraclizione che le serventi di quelle tollerate minorenni pateiztnte dal governo cadessero in pena pei servigi lo;.o, i quali c la naturalmente fuco~~i.scoizo fc~cilitcc~zo prostituzione (2) delle medesime: 1% cosa B evidente agli occhi iiostri cfuantunyue ai giureconsulti francesi sembrasse il contrario. La pariiicazione francese i! figlia di cl~ieIla opinione di cui si fa sostenitore C li a u v e a u al S. 2794 clie tanto sia colgevole clii eccita alla prostituzioi~ecluanto chi mantiene nella prostituzione la femmina gi data &Il' esercizio dcl turpe nzestiere. Koi clubitanln~osempre cli questa dottrina, o 11crcib non possiamo non dare elogio al cotlicc Sardo chc 1' Iis, conie Iiu osservato, radicalmente corretta. L' ai~gomentnzionefrancese B msnifestarwientc sofistica scrnpreclib si rifletta clie la vigilanza del legislat.ore pu occup:brsi onde non si contlucano al irialo i cittadini incorrotti, ma non pui, senza esageiazioilc parificare i corrotti agl' incorrotti ncll' ambito della siln protczirinc.
(1) In ordine alla iscrizione delle giovani n i i n o ~ n n Sui i registri delle proslitlite sono interessanti le osservazioni (li p a r e n t D u C h a t e l e t de I!t prostilutiol~ cap. 6, S. 3, t ~ o l .1, pag. 365. Egli ricorda di aver ~ e d i i l 0iilscriltf? s u i ruoli ile\\e t,o\\erate molte giovinelte anchc il\ disolto di quindici anni; ed osserva che nessun regolamenlo ha imposto dei limiti per q u e s ~ orapporto, rilasriando la considerazione cl~lllaeth della ricliiedi~ntcalla prudente apprezzazione dei capi della polizia. hla dalo il fatto che s i Iroif:ino parecchie minorenni nelle casc di lolleranza per una espressa autorizzazione drgli uniciali governativi, non pnb non sentirsi la iriaccellabi\ili dclla dollrina per cui si vuol punire anche la ideale corriizions dclla gih corrotla, e consiilerare come un agevolaviento di prosliluzione anche il falio di 1:lii accedendo alle casc d i lolleranza scelga pei suoi piaceri una minorenne cla lui trovala colh pcr beii~placitodei superiori. La conlradizione non cessa ma diviene anzi piii. flagranle in faccia a quelli speciali regolami>nti clie limitano a sudici anni la eih ricliiesta nelle giovani pcr ammellcrle al turpe esercizio. (2) Ad occasione degli art. 420 e 421 del codice Sardo s impegnarono vivc polernic:ht? tutlc atzonime nel giornale ' la Leggesulla intelligenza d14le parole corrzuione e prostilrizione. Lessi coli che si voleva soslenerc - 1.O Chc In formiila ecciturc alla corrtc;iovo alludeva alla sola corruzione morale - 2." Che la parola proslitzczione indicava ogni e qualunque concubito anche unci sola volta consumato per impulso d i affetto. Cosirclib di quelle due parole si farircrcnilo la prima a\l' anittto e la seconda ceva un' antit~si, al corpo, Io non m'imprgno iisvvoro ac1 irilerpelrarc il linguaggio del codice Sardo, o solo dir clie queste stesse poIemiclic sorio la prova chiarissima, clie per r l u ~ n t oil codice Sardo abhia tenialo di chiarire la delinizione francrsc, pure ritenendo in base lo indelinito delle due parole corruzione e prostiluzione vi scmpre rimasta una pericolosa perplessit. Bcnsl osservo che i n pnnto astratto non mi polrb mai Pf'rsuader~ che il solo crcilamcnto alla rort.rtuio,ze +gor.nlc,
rhe cciste completo in queslo senso anche in una sola richi~sla amorosa clie il fidanzato faccia alla sua fidanzata ptlr una anticipazione, si possa punire con trc anni di carcerc: e questa sarcbbe la conseguenza della tesi che qualunque eccitamento a corruzione morale costiluisse qiiel litolo cli reato; ed anzi colpirel~beanche il fatto di quell'arnicri clie alla curiosil di una giovine d i venti anni avesse rivelato come avvenga la produzione degli esseri animati. E nclppure potrii mai persuarlerrui che si possa chiamare prostitt~tala giovine ventenne che si arrcncle la prima volta alle pregliirrtr dei suo fidanzalo. Aggiungerd che il soslenitore di quelle cl~iri tesi male annunzib a parcr mio che 1~ medesime si comprovassrro dal giudicato della Corte di Cassazione di hlilano del 4 aprile 1362,prrch in qacl caso si aveva il concubito consumalo, e cosi non si trattava di corruzione morale; t! prrchr: la C o r b Suprema a quel concubito consumato non diede gi il titolo di p ~ ~ o ~ l i t z ~ ~ imat zhcnsi qucllo di coro e, rtczione. Sicclib questo giudicato pu6 avversar0 le due lesi soslenute in quella polemica, ma non mai sanzionarle. Nella vnriel dei modi d'intendere la parola proslituzione che per parrcclrii secoli tenne incerli i giurisli (chi desumentlola dal criterio della uenulilit, ciii da quello rlella libera accessibilii, clii da quello del numero) io non vidi mai seriamente sostenuta da nrssuno qucsla opinione che due giovani amanti vicendevolriienlc si prostituiscano sc cedario all'impero dei silnsi e ilel reciproco affetto.
C;. 2974.
3." - Ma non posso altrettarito lodare la terza correzioiie che il codice Sardo ha portato sulla nozione fkancese quantlo dalla dciinizione ha tolto il requisita della abitlcalilu. Ci non pu6 essersi fatto per. una prevalenza di bigottismo, sospetto che viene escluso rlalla genesi clel coclicc S:irclo : ci0 (leve es-
sersi fatto per la considerazioiic della ~ e c ~ l l d . partii. della definizione; ma n parer mio bisognava distiilguore. Qmndo si colitoml>la il fatto {li chi illdllce iina giovinetb inesperta a pcikdersi nella 10l'iluKL della, prostituzione, lo per puilire noli ae]~cttO1;i. ripetizione del Cittto : mi l~asta solo d rluesti filtti nn nefhndi per arrriare il braccio della giustizia afillchk npliunto il fatto non si ripeta. EIo uil diritto complctanieiite leso, una giovinetta rovinata, una famiglia, disonor:ita, e forse dei genitori spiriti inimaturnmente al sopolcro dal iiolore e dalln vergogna; e ci rni basta a punire. Qui dimnque io trovo clefi(tisntc di ")rotezione il corliccs. Fraiicosc che esige i abitualith F? Iriscia iinjiunita la mrzdre elle vend ' n peso d' oro il flore vergiacllo della pro~~riw flgiia. R h cluantlo si contempla la prirnn parto cleila clefiriizione (cio non il caso dello indurre n yrostituaionc nel quale la causa unica morale del fatto b il lcno~ie; si guarda invece la ~seliiplicecorruzione e per puiiil8c:nnclie chi non ue f u prinia causa mnrnlo o coltc?nto la facor o la facililii) io vorrei vorler mantenuto il requisito della abitz!ulltic (1). Un fati0 unico che abbia sgrazistami:nte favorito In corruzione di un minore non lini scrnl)ra ifistaritoinor~to gravo per essere elevato a clclitto. Uiln f2:itnl;escaimprudente puO aver col1ui.o nllc pregllierc! della gioville signorina, averlo facilitato u n colloquio notturno col di lei alnntore ed essornc! avvc;nuta. In rorruzioiic: in rluesta I, simili fattispecie i o non trovo stttliciC!xli(: cierilento liolitic per meticrc in lnoviIlleliio In ~ i l i s l l x~~~~~le dict,ro libero inlpulso cleIl,z i~ ~ul)'iIit':l ;~zi(lne, n& per sott.oporre cii~ellasciagurata fWtes(':t :111:i, litinn d c l ~ rcclusio~~e, iirjn scnts Clii
111 ininienss rliversith clie passa tizi queste ipctcci
pur troppo frequenti ilelle t}~riiiglio, la schifust~fe
gurn dcl pubblicw lenone ! La pul~blicaopinione fa
I I R ; ~ cliffere~iza g,pmiidissirii:~ Ii3a mso e caso, e la legge penale dovrebbe rispettarla. 'S'orrei dunque In abitualita conle e s t r e m o nella corruzione; non lo ~rorreiriello avere indotto alla prostituzione.
( I ) Contro la convrnienzn rli fare dell'abituilint? un elrlmtlnto della punibilith tlcl lrnricinio dcclamb il L i b e r a i o r e s ~ g g i os d l n gizrrispplrcdenzn pol2nle del Reguo di Nirpoli top. 6, sez. 2, S. 9G. LP sue argomentazioni in soslarren s i stringono in questo che per provare I'abitiialitA s i rentlc necessario porre in luce il disoriorr! di molle vittime c racare i n niolta famiglie un turbamcnlo al quale sarebbe preferibilr la iiaprinith. La osservazione giustisuinin ; ma pcr buona logica essa porterc~bbe non pnnireil Icriociiiio, tranne a per qiicrrla di parle offrsa. L ' i n c o n v r n i ~ n l eclic il L i b c ra l o r e lanicnla i: srmpre un i n c o n v e n i ~ n t eIanto s e mo1 ~ ~ sei3 famiglie quanto s e ne inolesta d u e oil una sola. Il 1 resuliato ilel giudizio i: sempre una femmina svergognata o la pace (li unli famiglia ilislrutta per la pubblicitti data ad u n fatto che rimasto occullo non avrebbe rovinato I'avvcnire tli nesiun innocente. Del rpsto nella pratica era pacifica la dottrina che senza I' al~iluditie la merccclc rion si avesse o lcriocinio : C l l r o praclicn lib. 6 , S. fin. qunesl. 68, 11.. 59 i --- ivi - nizilier qzcire conzrnisit aemel le,tocitziurn czcm mzrliers Ibotteslic 11011 (~cceptusaIuriu 11012 esl lena.
Uel resto trovo lodevole nel codice S:~rdo la secunil;l r~rlr'te doli' art. 421 dove scgii:~corila aggravniito clc! rcxto la c t i infciiore agli anni quindici
nel giovane sedotto, ed una maggiore nggrzvants nella cenniitd.
A taluno sembrano esorbitanti riei cuu~ci: r.&ucese e Sardo le parole dell' uvzo e dell' alt?-o sesso. Si osservato esser giusto stabilire l' et di anni
veiituiio per la femmina, ma essere eccessivo quel termine per il mascliio, poiclib in faccia alla legge il niaschio dai cliciotto n ventuno si ha conle pienamente responsabile della violenza carnale che da lui si commetta: laontle contraclittorio che egli si consideri come scdutio~*e faccia alla donna clella in quale abus, e come .scdoi!lo in faccia a1 servo o al1' amico che gli facilito 1 accesso ad una meretrice. ' Ed inoltre avuto riguardo ai costumi odierni si 8 osservato clie i1 niaschio allt e t i di anni diciott,~ non ha gih pii l~isopnocli esser sedotto da un lenone pcr correr dietro alle fetninine. Rla probabilmente i legislatori acleguanclo in quel r~rovvedimentoil mascliio alla feinmitin clevouo aver contemplato il caso nefando; nella quale configurazione il provvedimento giustissimo: e solo t'! da avvertirsi clie se tale era il concetto del legislatore doveva essere meglio specificato e diinrito, e non esprimersi iii guisa da equip~rart., caso del giovane ventenne che accedc il alla ft?mminaal caso del giovane clie simula il sesso.
lla c~uesta analisi io vengo a concludere clie dove sono ammesse le case di tolleranza, il leiiocinio seli&]:lice dovrebl-ie cancellarsi come titolo speciale dal
coilice dei delitti, e soltanto prenderne cura nei regolanienti della prostif.iizione. Dovrel~be invece mailtencrsi il titolo di corruzione dj minori, e severaniente punirsi con opportune distinzioni di casi, togliendo qilesto titolo dai reati sociali come evidente e riportandolo nei reati naturali ( contro I' ordine) delle famiglie. Questo maleilzio cosi concepito avrebbe nel mio inoclo di vedere due ferme. La priina si costituirebbe dallo i~zcZzwn~*e pevsonu w2iztncc 9lol.a cZi u1zq8i ee~ztz~to darsi alla prostituzione. La a seconda si costituirebbe dallo eccita?v fuvos.i,~*e ocl
ccgevolure cibit.i~ulritenle Z cor~*zt.zione sni?zo(1) u dei re?z?zi. In tal guisa concepita questa fguya criininosa necessario clie a cliiarirne i criterii essenziali si definiscano tre vocaboli: voglio dire la colnruziosze, In pr-ostituziotze e l' nbitualfttil.
(1) Ad occasione della compilazione del codice F r a n c ~ s e fuvvi chi voleva logliere questo estremo della nbibiidiiie dall'art. 334, ma il corpo legislativo l o mantvenne7e la giurisprudenza di Francia non ha mai csitalo nel riclii~dernc, t i concorso come eslrenio indispensabile alla punibilith : C a rn o t coi?tr?te~z/aire 33'1, 5. 3 - C h a u v e a u e t 1-1e1 i e czrt. coinmerilliire n. 5785 ct szciv. - Cassazione 17 gennaio 1S2!$ affaro Blaye.
fi. 2'378.
IJa 11aroln corruzione ha cod,anteinente due sensi. Ncll' uno accenna alla corruzione fisica, nell' altro alla corruzioilo semplicemente oio7*ale. Nella nozione del presente reato noil 11uO darsi alla parola corruzione :tllro seliso trailne clucllo di corruzione fisica. Poti.& il ~clito rimnilerc nella sfera dei tentativi puilibili (coinc dir0 pii1 a basso) se la corruzione fi-
sica non avvenuta; 1113 anche per avore il tenta& tivo putlibile (li questo reato semllre 0C~orrel'~ il fine dell' agente fosse quello di c~ildiirreil minorenne alla. perdita materiale della. sua purlicizia. 11 fine di una semplice corruzione iiiorale e 10 evento lilnitato a questa, porta il malefizio sotto diversa figura. Si punirA il fatto come discorso osceno, soniiriinistrazione di libri o iigure turpi, oltraggio al pudore, e simili, ma non coiue Icriocinio. Troppo si allarglierebbe il presente titolo se al suo obiettivo 1)nstasse la corruzione ?~zoraledcl giovinetto, e si dennlurerebbe tailto che lo si convertirebbe iii un delitto fo~~nzale, percli quando siamo in termini (li corruzione morale B impossil~ile render costante in riiollo cliiarc, e posjtivo 1' avvenuta corruzione isolatamente guardata. Laonde I)isognerebbe bene contentarsi della ~otenzialitd;cd in questa sola trovare 13 consuniazione del reato senza aspettare la prova di una depravazione interiore, la quale se si rivelasse per via di corruzione fisica farebbe scomparire l' obiettivo della seml~lice corruzione inorale, mentre senza quella rimarrebbe nelle arcane latebre del cuore uinsiro che diHicilmentc potrebbe mostrarsi per prove sensibili. Non si dimulit.iclii clie alla puiiizione di questa foriiia criiniiiostl non i: ricliiesta iib In pnbblicitk iik la quercln lirivatu, e subordinatamente a queste due condizioni si rifletta se pos: sil)ilo aprire una procetliira pubblica contro ogni pro~iosizione disonesta fdtttt in pl.ivato ad h 1 1 ciulla. Si l~u~liscano parole nei congrui casi cole nio 1~"~lc:la corruzione puramente rno?+& i: uno stato tutto interno clie si rivela solta;lito clal fatto cstcriorc del Soggetto passivo. se in questa fir-
ma si subordinasse l'azione alla querela della donna si cadrehl~enella contradizione di affermare corrotta colei clre col querelarsi diede prova di non essere corrotta. Io penso duncjue che la voce corruzione nel presente reato debba strelhmente riferirsi alla corruzione corporea.
I1 voci~bolo 21rostitzfaio.izericlliarnc? qui ci che dissi al S. 1530 nota, intorno alla definizioiie della meretrice o del meretricio. Merctrico o prostituzione n me paiono due correlativi, poiche dal prostituirsi nasce nella donna la trista yualit% di nieretrice. Aggiunger0 a questo luogo che i dile criterii fra i quali si agita la clefinizione della prostituzione, quello ci08 della oerllaltt ci della ~12olti'plicitci uodi mini accolti, sc ambedue si considerino disgiuntamente sono insufficienti a dare una esatta nozione della prostituta. Non basta la sola venalilii, percliit 1 donnn. non diviene., prostituta col darsi a d un solo a uoiuo, ancorch lo f ~ ~ cper guadagnare una sornia ma di denaro da questo proferta: o d'altronde so si eccettua il caso di una spinta puramente erotica la vsiialitli i? iii iin dei coliti il n~obile che determina il pi delle giovani a dare copia di sb; anche la giovine povera che aderisce alli=voglie del ricco signore ( cui forse non porta affetto) nclla vedub di farserie un marito e niutare coudizioiic ha nel fonilo deK anima linn veduta di lzccvo nel. senso giuridico di questa parola. Non cuopriamo di vano orpello le piSi certe verit(~~~,sicologicbe. basta Non poi a costituire la prostituta 1 niolt~~ticifci. s degli
accolti ; peruccli&uua giovine f~icilt:ed inesperta pub darsi successivamente a parecchi amatori che 1 uno ctopo l'altro la lascino in ahl~aadono:n per ' questo l~otri dirsi che si e prostituita. Sar& dunque certo il criterio materiale della prostituzione quando concorrano le due circostanze delIa snolti21licitCc e del pr-exuo. Ria il pi vero concetto di quella parola bisogna ravvisarlo nella libertu del? accesso p~o??tiscuo. k prostitula nel vero e stretto senso qilells che si arrende n chiunque la richiede dei suoi favori, rliicmntunque & lci sia nuovo e scoiiosciuto. E data sitiatta lihertd di accesso pu ancora preterirsi clalla venaliti. Messcxlina che per solo furore B erotico chiamava n s ogni U O ~ A Oclel volgo purche fosse uonlo, fu detto esattamente ciie si prostituiva, quantiinclue forse pagasse ella stessa anzich farsi pagare. Aggiunger ancora che la prostituzione si applica anclie all'iiorrio quando muti sesso: non crederei per applicabile clucsto termine nll'uomo che per incrcede si avvilisca a prcstare gli uficii virili.
Finalmente la parola ahitunlitci che gik vedemmo essere f0nte di questioni (S. 2386 nota) alla materia delle usure, presenta anche rli~i un problema assai controverso. Alludo alla disputa se n costituire I'ahitualiti basti la pliiralith degli alti, o si esiga cziaridio la pluralit delle pemone. Gi& ho detto clie l'abitzcdine io non la considero in faccia alla scienza coine estreino necessario a costituire il malefizio quando questo si contempla nel fatto $indurre il atinoi.e?z?ze alla pr.ostitztzione. CusicchB il proposto
pruhleins non prssc:uta agli cicriii rnici teriiiiiii :(bili i11 questa for'rna di ir1:tleiizio.
La questione pertanto vuole essere discussa rispetto alla formcz dello eccitaaiento, favore, o faciitazioiie di corj.z!.zio~zedi rniilorclme. Ad avere 'i abitualita si ric'tiiederk egli elle il le~ione aLbia corrotto pift di t{i, ~)~.i?zoi~e .2 oppure I~nst~,rB postusi utche torno 21d una sola, vittiiun 17aLil,ia eccitata o favorita i/z piie atti dicersi u sztccesrici di coiruzionc? Ammessa questa s:!r:onda opinione si 3vrk egli l'abitnslit& nella ripotiziorie di atti in cui aiasi favorita la stesa giovinetta rispetto ad un solo auintore; o aarh necessario che la giuvinettn (fosse pur sempro In stessa) siasi eccitata o favorita rispetto a pi e (liversi awatori? Ecco i termini di questo controverso problema del quale non mi pare t ~ n t o agevole la suluzionc.
In tale ricerca noi potremnio accettare come guida la soluzione che ci venisse data ilalln dottrina o dalla giurisprudenza di altri paesi scnzn timore che tnli aiztorit.2. subisacro lo itiflusso di uno spccictle dettato dcl diritto positivo locale, purrlib le parole abitztclhle e abitttali!ic sono p%rolo cosmupolite che non possono rczriau'e di signiflcaziozie col variare di codice c di linguaggio. Rla disgraziatamente se ad illuminarci intorno nl proposto dubbio noi consiiltinmo i dottori cosi antichi (l) come moderni o
- 100i pronunziati giurisprudenzidi, incontriamo tanta discordia da rirnanerne smarriti, e da trovarci costretti a rientrare in noj stessi e chiedere ai pallidi raggi della nostra mente le ragioni per accogliere ia una o l' altra opinione.
(i) I pralici la c~ueslionedell' abiludine la connettevano con 13 nozione del lenocinio, e dicevaoo cosliluire questo richiedersi Irinzcm actum; dalla qual formula se ne volle argomentare che gli aniiclii doltori si contentassero della pluralilh degli alli sebbene caduii sopra tbna sola percorra, o si allcgb a sostrgno J i questa lesi il cns, 534 del h1 e n 0c h i o e laquaesl. i4k del P a r i n a c c i o al lz.35. La condizione del 1r.ilzurn actum a costiiuire In consuetcdo si tra$ portb nel lenocinio ilalla materia dei furti, dove ad avere 13 consueludo furandi si ricliiedevano tre furti, Dei resto alla necessilb del rcrluisito dell' abitudine fecero i pratici comunemente eccezione in due casi: in quello ciok del letlocinio per mercede ed in quello del marito prostituente la moglie. Altri perd ammisero la consuetudine anche per soli dzie a t l i : P e g u e r t i decisiones criminales decis. 15, ,I?. 11 ct 19 C a b a i l o resoluliones cas. 171, n. 19.
In Francia parve un tenipo prevalere Ia dottrina che Yabitunlit del lenone si costituisse dalla maltiplicittl, degli atti ancorchk la vittima fosse una sola : cosiccli in pareccliic occasioni furoilo diclliarati co~*?~uttovi abituali di n~i)lorenn.i iudiviclui che avevario esercitato la malvagia operz loro sopra u1ia sola giovinetta ma eccihiidola pi volte consecutive olln coi~18uzioiie. questo senso si pronunzi In la (?Orft?di l)oii:\i 29 otto1,i.c 1$:38 :\Rare fltlhois ;
Dliiirges 24 gennaio 1839 affare lingcr; Liuiit?. 21 rlecembre 1837; Orleans F maggio 18-13 affare IJorticj*;P,xrigi 22 noveinhre 1831: affare Es21.ioiaud. I11 questo senso si prununzid C h a r.1v e n ir jthdorie clzc code l~nul)L. 2788 et 2789) e la pii1 rigida, apiilione si creilette accertata. pei giirdicati della Corte di Cassazionc del 7 gennaio 1830, 20 gennaio 1830; 6 luglio 1834, e 4 gennaio 1838, tutti uniformi aeI coritentarsi della pluraliti degli adti (1).
( I ) Gas t a rri b i d e in una dissrrtazione inserita nclln Het:ace IYoloswhi lom. 9, pug. 70 corubalL8 lo opinione c h ri~ cliirrleva alla abi~iinlit3.il coricorso di piii vittime. Dal r r s t o indispal:ibilr che qilanilo allo puni1)iliLA dcl lenone si richiede la ciiarlizionn della abilutllilh, o dove ancora prevalga la tloltrinn che l' tlt?itualitb abbia ptlr requisito dello esscr suo la pluraliti delle viltiinr, siffattri regola dovrebbe incontrare cicccziooe tiel lenocinio doi genitori. Sarebbe assiirdo amrnelliailc:~ I i e madre la quale non ebbe che una iinicn una figlia potcsce irnpuner~~ente farne mercato perche non aveva cbc quella.
5, 2984.
Ma non I~isognalaai correre a dire assodata iri. Fnmcia una giurisprudenza. Ln niussima contraria che ad avere l'aIl,itutline del lenocinio non bastassr! clic fosse stata sedotta a ripetuti atti di corruzione una sola persona minorenne, ma doversi ricliiedere In. plurczlit dollo vitthnc (1) gik eriisi preferita dalln Corte di Bourges il I9 gonnnio 1837 affare AbdoEonime, qutlnclo la stessa Corte di Gassanione canibiato pensiero col giudicato solsnne eiriaiiata a camere riunite il 26 giugno 1838 in nave i r m ~ F;111~t zioni, il bisogn~della plurnlitli, clclle vittixno ; e i11
questo proiiuliciiito essa si mantenne i1 41 gennaio 1840 in affare IJoul-ges e fu s~guitata dalla C o ~ e Parigi 1' 11 agosto 1843 aiP~re Gorljolzdi hia poi clopo dii~ersigiudicati contrari &i tribunali inferiori la Corte di C3ss~i.~ioiir: stabili che l>nt)itz(dine risultasse anche (1%piU fatti di cnrruzinne rip t u t i sopr,z una sola. vittima (31 gerinaio 1851) ed anche s favore cli un solo (15 ottobre 1853) nulla relazione conforme 6 ragionata di F aus t i n Hel ie. E tli cpcsto principio fri h t t a applicazione n rolui dle avesse affittato una caniera xtl una prostituta minore qunntuilrjuo inscrittn sui registri clelln polizia, e rjuimtzmc~uecolui non nvcsse usato alcun (liretto iulcrvento ilella prristituzions clel1n mcdesixna; 10 novembre 1854. E t:nuovnmunt.c nel giiidirato (1~1 ulag$i~1863 (aff;~reJI(c'cczrdrcit) la stessa 1 Cassnzione riconnhl,e 'abitualiti~ ncllo avere con un u:lico coiitratto aclttt~toad un gio~ineun:t eaincra ed avsrr: tollerato che soco vi conilucesse u~n rsgnzzn (li 10 :Lrini, o casst In sentenza a~solutoria (lickiiaranclo che vi era abitudine ad orila clcll.rt unieith (li )~erscin:~ In continuazione de11' alloggio per rlurnritc dieci giorni. I,& (:orto cli Lir~iozpsa cili fu rinviato l' :~ffare (lovette riconoscorc il1 olhedienza al dorreto ticlln Corte Suprerns il concorso delllti. al~ituaiitti,nr:k se ne rr~ciatrb poco ci;iivint: itlfli~zoli~'ioiLlr4~rd~lt 23 fi.an&i g i iriu!tn. n soli
(1) FLIanzi i1cci.o dail? Ciirte d i Uoiicii il 6 fctibraio 1830 :ifF~rt.Sophie Cleincnt che nrppurc haslassc la p\,lara\il& dello viitirnr sr non vi rrii irirerrilllo di tempo, sicch$ non p0l p ~ ( i i ~ l ~ i ~ r . ilr~ n o t ~;ll)i[ u31e chi una sol^ v01 ta avcvri 5 ~ si l: clrininatfi3, <;Li I ~ I ~giovinqlt~lp q- procirrsrne nel mcdcsiruo C
- 103 ;anLeslo di azione la corruzione. Laonrli. prr qitcsin tlltllrinn bisogner~bbe dire ps~firc nec~ssario rrlilualit8 la plnrelitU 3\13 M e villimc e la pluraliti rlrgli atti.
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