Source: https://www.contactsrl.it/normative/dpr-503-96/
Timestamp: 2020-06-04 21:46:39+00:00
Document Index: 104237891

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18']

DPR 503 96. Barriere architettoniche negli edifici pubblici
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Campo d’applicazione del dpr 503 96
Finalità della normativa emanata con il Dpr 503
Il DPR 503 96 fissa all’art. 1 una nozione esaustiva di “barriere architettoniche”, che comprende:
Il DPR 503/96 non contempla gli edifici abitativi privati e quelli di edilizia residenziale di qualsiasi genere che rientrano nel quadro normativo delle legge 13 del 1989.
Il sistema di chiamata di cui all’art. 1 deve essere posto in luogo accessibile e contrassegnato con il simbolo di “accessibilità condizionata” (disposizione che ricalca la visitabilità condizionata di cui all’art. 5.7 del D M 236 89).
Il comma 3 tratta delle deroghe per gli edifici soggetti al vincolo paesaggistico o a quello storico-artistico, prevedendo la soddisfazione del requisito dell’accessibilità attraverso opere provvisionali o con attrezzatura da ausilio, sulla falsariga di quanto stabilito dall’art. 24.2 della legge 104 92 aggiornata. Il soggetto titolare della deroga è l’amministrazione comunale (art. 19.4) e sono ammesse eventuali soluzioni alternative, se rispettose dei criteri di progettazione di cui al D.M. 236/89 (art. 19.5).
Tratta dei “Servizi speciali di pubblica utilità”, riprendendo e aggiornando le prescrizioni di cui al titolo V del DPR 384 78 (abrogato e sostituito dal DPR 503 96).
Con questo decreto il legislatore ha ritoccato il quadro normativo in tema di barriere architettoniche, puntando alla razionalizzazione della materia sotto il profilo dell’unificazione delle prescrizioni tecniche. Infatti, la contemporanea vigenza del d.p.r. 384/78 e del D.M. 236/89 aveva creato confusione sulle misure da applicare all’edificio pubblico o a quello privato. Si pensi alla contraddizione fra percorsi orizzontali la cui larghezza minima era prevista in cm. 150 per le strutture pubbliche e in cm. 100 per quelle private, o ai percorsi negli spazi esterni, la cui larghezza minima era rispettivamente di 150 cm. e 90 cm.
Con il DPR n°. 503/96 tramonta il doppio sistema vigente col DPR 384 78 (poi abrogato) in quanto il D.M. 236/89 risulta oggi individuato come unico punto di riferimento sotto il profilo delle prescrizioni tecniche.
Ciò si ricava dai vari articoli del DPR 503 96, nei quali viene fatto diretto riferimento al rispetto delle prescrizioni del DPR 236/89. Ciò in particolare per gli spazi pedonali (art. 4 del DPR 503 96), i percorsi pedonali (art. 5), le scale e le rampe (art. 7), i servizi igienici pubblici (art. 8), gli elementi arredo (art. 9.1), i parcheggi (art. 10.1), gli alloggi di servizio (art. 13.6), le modalità di misura dei componenti edilizi (art. 14), le unità ambientali e loro componenti come porte, pavimenti, infissi esterni, arredi fissi, terminali degli impianti, servizi igienici, cucine, balconi e terrazze, percorsi orizzontali, scale, rampe, ascensori e servoscala e piattaforme elevatrici, autorimesse (art. 15), gli spazi esterni di pertinenza dell’edificio e loro componenti (art. 16), la segnaletica (art. 17) e i raccordi con la normativa antincendio (art. 18).
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Per ulteriori approfondimenti : Barriere architettoniche normativa