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Timestamp: 2017-12-14 06:23:55+00:00
Document Index: 77063181

Matched Legal Cases: ['art. 243', 'art. 143', 'art. 243', 'art. 243', 'art. 243', 'art. 243', 'art. 243', 'art. 243', 'art. 243']

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: settembre 2013
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Visto l'art. 243-quinquies, commi 1 e 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
(di seguito TUOEL), introdotto dal decreto-legge del 10 ottobre 2012, n. 174, convertito,
con modificazioni, con legge 7 dicembre 2012, n. 213, il quale prevede che per la
gestione finanziaria degli enti locali sciolti ai sensi dell'art. 143 del TUOEL, per i quali
sussistono squilibri strutturali di bilancio, in grado di provocare il dissesto finanziario,
la commissione straordinaria per la gestione dell'ente, entro sei mesi dal suo
insediamento, puo' richiedere una anticipazione di cassa da destinare, nel limite
massimo di euro 200 per abitante, esclusivamente al pagamento delle retribuzioni del
personale dipendente, al pagamento delle rate dei mutui e di prestiti obbligazionari,
nonche' all'espletamento dei servizi locali indispensabili;
Visti, altresi', i commi 3 e 4, dello stesso art. 243-quinquies, con i quali e' previsto che
l'anticipazione di cui al comma 1 e' concessa con decreto del Ministero dell'interno,
di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, nei limiti di 20 milioni di euro
annui, a valere sulle dotazioni del fondo di rotazione di cui all'art. 243-ter del TUOEL e
che il medesimo decreto ministeriale stabilisce, altresi', le modalita' per la restituzione
dell'anticipazione straordinaria in un periodo massimo di dieci anni, a decorrere
dall'anno successivo a quello in cui e' erogata l'anticipazione;
Viste le richieste presentate dalle Commissioni straordinarie dei comuni riportati
nell'allegato A, che forma parte integrante del presente decreto, ai sensi del sopracitato
art. 243-quinquies, per il riconoscimento di un'anticipazione di cassa, nel limite massimo
concedibile, da destinare esclusivamente al pagamento delle retribuzioni del personale
dipendente, al pagamento delle rate dei mutui e di prestiti obbligazionari, nonche'
all'espletamento dei servizi locali indispensabili, nei termini e con le modalita' previste
dai commi 3 e 4 del suddetto art. 243-quinquies;
Ritenuto dover stabilire con il presente decreto anche i criteri per l'assegnazione a
ciascun ente dell'anticipazione richiesta, nei limiti della misura massima di 20 milioni
Rilevato che le richieste eccedono l'importo complessivo di 20 milioni di euro disponibile
e ritenuto, quindi, ai fini dell'assegnazione delle risorse, di determinare le anticipazioni
concedibili alle Commissioni straordinarie richiedenti, prendendo in considerazione la
grandezza demografica;
Considerate le popolazioni residenti al 3l dicembre 2011 dei comuni di cui al suddetto
allegato A, sulla base dei dati ISTAT e, riportate nello stesso;
Ritenuto di dover stabilire con il presente decreto, ai sensi dell'art. 243-quinquies,
comma 3, del TUOEL, le modalita' per la restituzione dell'anticipazione straordinaria;
Concessione anticipazione di cassa
1. Ai comuni di cui all'allegato A, che forma parte integrante del presente decreto, e'
concessa un'anticipazione di cassa a valere sulle dotazioni del fondo di rotazione di
cui all'art. 243-ter del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, pari ad euro 20 milioni,
da destinare esclusivamente al pagamento delle retribuzioni del personale dipendente,
al pagamento delle rate dei mutui e di prestiti obbligazionari, nonche' all'espletamento
dei servizi locali indispensabili.
Allegato A Parte di provvedimento in formato grafico
per la concessione dell'anticipazione
1. L'anticipazione concessa a ciascun ente richiedente e' determinata, nel limite della
misura massima di 20 milioni di euro, stabilita dalla legge, tenuto conto della
popolazione residente al 31 dicembre 2011.
2. L'anticipazione richiesta e' erogata, mediante operazione di giro fondi sulla
speciale, sotto conto infruttifero, intestata all'ente locale, in un'unica soluzione
entro 15 giorni successivi alla data del presente decreto.
Modalita' per la restituzione
1. L'anticipazione ricevuta dagli enti richiedenti di cui all'allegato A del presente
decreto, deve essere restituita in cinque anni, decorrenti dall'anno successivo a
quello in cui viene erogata l'anticipazione, con rate annuali di pari importo.
2. L'importo della rata annuale di rimborso dell'anticipazione deve essere previsto
nel bilancio di previsione di ciascun ente beneficiario.
3. La restituzione dell'anticipazione e' effettuata entro il 31 marzo di ciascun anno,
mediante operazione di girofondi sulla apposita contabilita' speciale relativa al
fondo di rotazione di cui all'art. 243-ter del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
4. In caso di mancata restituzione delle rate annuali entro i termini previsti, una di
eguale ammontare viene recuperata dalle risorse a qualunque titolo dovute dal
5. La restituzione dell'anticipazione e' imputata contabilmente tra i rimborsi
di prestiti (codice Siope 3311 "Rimborso mutui e prestiti ad enti del settore pubblico").
Roma, 6 settembre 2013
della ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze
Francohttp://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2013/20130224/13A07682.htm
Isola delle Femmine Popolazione al 31.12.2011 7.135
Massimo accordabile 1.423.000,00
Ripropozionato al Fondo 1.022.461,09
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Etichette: Isola delle Femmine Anticipo di cassa ai Comuni sciolti per mafia
Italcementi, sciopero e manifestazione nazionale l'11 ottobre a Bergamo
Otto ore di sciopero l’11 ottobre per i lavoratori del Gruppo Italcementi e una manifestazione nazionale sotto la sede dell’azienda a Bergamo. Si preannuncia una giornata caldissima per il gruppo Italcementi per il prossimo 11 ottobre, ma le tensioni non finiscono qui. Le Rsu del Gruppo hanno deciso il blocco degli straordinari in tutte le ditte del Gruppo, il blocco delle attività delle imprese esterne ed un pacchetto di 16 ore di sciopero
Sciopero e manifestazione nazionale l'11 ottobre in via Camozzi, davanti alla sede del Gruppo Italcementi. Il coordinamento nazionale delle Rsu del Gruppo nella riunione romana di lunedì 23 ottobre ha deciso una serie di mobilitazioni: blocco degli straordinari in tutte le ditte del Gruppo, blocco delle attività delle imprese esterne ed un pacchetto di 16 ore di sciopero. Le prime otto ore di sciopero saranno proprio l’11 ottobre. La decisione è stata presa dopo l’annuncio da parte della società di voler chiudere diversi stabilimenti in Italia (almeno 6 su tredici) tra cui Scafa, in provincia di Pescara, entro la fine di gennaio 2015.
La società non sembra disposta a tornare indietro, considerato che la decisione è stata già presa dal consiglio di amministrazione e, con l’attuale situazione di mercato, gli stabilimenti del centro Italia, a detta dei vertici del Gruppo, sarebbero addirittura eccedenti, come produzione, rispetto alla necessità aziendale.
CARLO PESENTI: SEI IMPIANTI ATTIVI
"La nostra priorità è di adeguare la capacità produttiva, in un mercato strutturalmente debole, su livelli più bassi rispetto al passato" aveva affermato Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, giovedì 19 settembre a Milano a margine della presentazione di `i.nova´, il nuovo sistema di offerta dei prodotti realizzati dal gruppo. Pesenti aveva poi confermato la riduzione degli stabilimenti in Italia, "l'assetto definitivo degli impianti che restano aperti è: due al Nord, uno al Centro e tre al Sud. In più ci saranno grandi investimenti per il revamping dello stabilimento di Rezzato, che sarà un benchmark per lo sviluppo della tecnologia per la riduzione degli elementi inquinanti".
MAZZOLENI, FILCA CISL: IN CAMPO PER DIFENDERE I LAVORATORI
Pronti a dare battaglia contro la decisione del Gruppo Italcementi che intende chiudere almeno sei stabilimenti in Italia ci sono anche i sindacati. Gabriele Mazzoleni della Filca Cisl: "Saremo in piazza per dare una risposta netta al Gruppo Italcementi. Il momento economico è difficile, per il settore dell'edilizia ancora di più - aggiunge Mazzoleni - i problemi ci sono ma non si risolvono chiudendo e licenziando le persone". Anche se Bergamo non è interessata dalla ristrutturazione pianificata da Italcementi, i sindacati bergamaschi non intendono abbassare la guardia. "La preoccupazione c'è anche per Bergamo e gli impianti in bergamasca - prosegue Mazzoleni -. Le ristrutturazioni partono sempre da lontano, ma alla fine il metodo dei tagli e dei licenziamenti potrebbe prima o poi essere adottato anche a Bergamo. Bisogna ricordare che colossi come l'Italcementi hanno avuto anni d'oro mettendo da parte utili, è il caso che ora quei denari possano essere investiti per difendere i posti di lavoro. Dietro il licenziamento di un lavoratore non dobbiamo dimenticarci che c'è una famiglia".
http://www.bergamonews.it/economia/italcementi-8-ore-di-sciopero-e-manifestazione-nazionale-l11-ottobre-bergamo-179968
Dal Movimento 5 Stelle riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione riguardante il problema dei rifiuti e della loro utilizzazione come combustibili per cementifici e inceneritori.. Il documento è stato radatto a seguito della riunione tenuta dal Movimento 5 Stelle sabato 21 settembre a Cavi di Lavagna
Il 24 settembre verrà discussa un’ importante mozione del gruppo 5 Stelle, Commissione Ambiente della Camera che chiede di fermare, con una moratoria, la combustione dei rifiuti nei cementifici (i cosiddetti combustibili solidi secondari o Css).
Noi crediamo che sia davvero giunto il momento di dare una svolta alla gestione dei rifiuti in Italia. La produzione dei rifiuti va diminuita, va aumentato il riuso ed il riciclo, deve aumentare la raccolta differenziata (con i conseguenti risvolti occupazionali), devono avere spazio le nuove tecnologie che consentono di recuperare il più possibile le materie prime presenti nei rifiuti; questi sono gli obiettivi della proposta di legge che depositeremo presto in Parlamento e che si propone di modificare il testo unico ambientale in questa direzione.
La produzione di cemento sta diminuendo in Italia (da 36 milioni di tonnellate nel 2009 a 26 nel 2012) perché semplicemente ne serve di meno; non serve il cemento prodotto per nuovi alloggi vuoti costruiti per speculare o per le grandi opere inutili come il Tav in Val Di Susa. Non serve produrre nuovo cemento, magari tossico, imbottito di ceneri della combustione dei rifiuti; non servono ulteriori diossine (cancerogene e interferenti endocrine) e altri inquinanti emessi dai cementifici, che non sarà neppure obbligatorio quantificare con periodicità adeguata;
Ricordiamo che i primi a subire danni saranno i più piccoli, il nostro futuro, e che sono segnalati danni in letteratura scientifica per i lavoratori esposti e per le popolazioni limitrofe.
Se la nostra mozione verrà bocciata rischiano di essere accesi altri 59 (!) inceneritori in Italia! I cementifici e gli impianti di produzione del CSS guadagneranno per la gestione dei rifiuti, per il risparmio nella produzione del cemento e per l’energia prodotta mentre proseguirà la spinta a mantenere bassa la quota di raccolta differenziata, altro che strategia rifiuti zero!
Siamo curiosi di vedere come voterà il PD degli inceneritoristi Renzi e Bersani e speriamo che almeno i 13 medici presenti alla Camera negli altri gruppi parlamentari agiscano secondo scienza e coscienza!
Alberto Zolezzi, Commissione Ambiente Camera Movimento 5 Stelle
Anche se non eletto in Liguria, Alberto Zolezzi è un medico di Sestri Levante che prende a cuore le questioni riguardanti l’ambiente. (G.V.)
Il cemento s’è dimezzato i big puntano sull’estero agli altri restano solo i tagli
ITALCEMENTI CHIUDERÀ 9 IMPIANTI ITALIANI, CIG PER CEMENTIR E HOLCIM. UN SETTORE DA 2,3 MILIARDI DI EURO,10 MILA ADDETTI, 28 AZIENDE E 80 CEMENTERIE. PRIVILEGIATE QUELLE VICINO ALLA COSTA PER L’IMPORT DI MATERIA PRIMA. LE PRESENZE SUI NUOVI MERCATI
Trieste S e il crollo era già da tanti anni avvenuto in altri paesi maturi quali Spagna e Francia, come non attenderselo pure per l’Italia? I numeri ante crisi non erano forse esagerati per un paese che certo non poteva essere più definito in via di sviluppo? Se i valori della produzione di cemento nel Belpaese al 2007 si erano attestati alla soglia di 47 milioni di tonnellate, lo scorso anno il dato è precipitato a 26,2 milioni e le proiezioni del primo semestre 2013 promettono di bucare il livello 20 milioni. Cifre che non apparivano dalla fine degli anni ’60 dell’altro secolo. “Ce lo aspettavamo, certo era difficile calcolare la portata dello smottamento”, osserva Lorenzo Speziali, la cui famiglia controlla il gruppo Calme, tipico esponente di un settore egemonizzato da 4-5 big e poi frammentato in una miriade di produttori medi e piccoli, spesso al servizio di mercati regionali. Il costo della logistica e dei trasporti, difatti, è talmente significativo che il sacco di cemento non va di norma oltre i 100 chilometri dal luogo di produzione. Il che preclude pure la possibilità di compensare con le esportazioni, cresciute dell’8,8% nel 2012, che rappresentano appena il 6,6% della produzione. E il futuro cosa potrebbe riservare? “Non prevediamo un miglioramento del mercato nazionale per i prossimi 24 mesi”, risponde Francesco Caltagirone jr, presidente di Cementir. Il sisma ha proporzioni impressionanti, ma i suoi effetti di lungo periodo sono conclamati da poco tempo. Sono
materia degli ultimi mesi, infatti, i piani di ristrutturazione esposti dai maggiori operatori, con le connesse riduzioni delle fabbriche e del numero dei dipendenti. Il settore vale oggi circa 2,3 miliardi di fatturato aggregato, con 28 aziende proprietarie di 80 cementerie in cui sono occupati direttamente 10mila lavoratori (altrettanti ne vanno considerati nella filiera che va dalla cava al trasporto del cemento insaccato). Numeri destinati al ridimensionamento, salvo che il governo inneschi un piano per l’edilizia abitativa e metta soldi veri sulla lista delle infrastrutture. Se la questione clou si chiama sovracapacità produttiva, non sorprende che Giovanni Battista Ferrario, direttore generale di Italcementi - che copre un quarto del mercato italiano - abbia annunciato con il piano “Progetto 2015” che “sono previsti 110 milioni di efficienze, in gran parte in Italia, dove gli stabilimenti saranno ridotti da 17 a 8 unità”. Il programma prevede anche importanti investimenti in tecnologie, come è il caso del sito bresciano di Rezzato (al quale saranno dedicati 150 milioni), che viene dopo i revamping attuati per le cementerie di Calusco (Bergamo) e Matera. Il senso è semplice: meno siti produttivi, ma tecnologicamente all’avanguardia per efficienza e qualità del prodotto. In parallelo va il ricorso alla cassa integrazione per circa 700 dipendenti, ossia oltre un quarto del totale. Nel gennaio scorso pure Holcim, che fa capo a una multinazionale svizzera, ha messo sul tavolo il proprio piano di ristrutturazione per 180 dipendenti e Cementir dopo la procedura di mobilità per 70 persone attivata nel 2012 ne ha aperta un’altra nel giugno scorso per ulteriori 144 esuberi. E che fanno i piccoli e medi produttori? “Non possiamo che lavorare a regime ridotto, attuando una severa riduzione dei costi e del personale - commenta Speziali - Il settore va verso una drastica razionalizzazione, non so se con aggregazioni tra i piccoli e acquisizioni da parte dei grandi. Ma penso avverrà la chiusura degli impianti più obsoleti, mentre invece gli stabilimenti di macinazione più vicini alla costa, ai quali appoggiare l’importazione della materia prima, potranno manifestare flessibilità, efficienza e redditività”. Non per caso Speziali marca la questione dei siti produttivi vicini alla costa e dunque a porti di sbarco, dato che Calme afferma di avere avuto particolare beneficio dall’apertura nel 2009 della nuova cementeria di Melilli (Siracusa), a breve distanza dallo scalo industriale di Augusta. Allo stesso modo, Cementir ritiene tuttora strategici i siti di Genova e Civitavecchia. Se l’Italia rimane il secondo paese produttore e consumatore di cemento su scala europea dopo la Germania, è tuttavia troppo piccolo. Tant’è che da oltre un decennio i big hanno intrapreso una decisa strategia di internazionalizzazione, tale per cui la quota realizzata in madrepatria è ormai ridotta a una parte assolutamente minoritaria del giro d’affari complessivo. Delle strategie parlano i numeri dei tre gruppi quotati. Italcementi è in quinta posizione nel ranking mondiale. Buzzi è secondo in Italia e Germania, quinto negli Usa, quarto in Messico. Cementir dispone di stabilimenti situati in 16 paesi. Ma anche tra i non quotati e interamente a controllo familiare, come la Colacem degli umbri Colaiacovo, il tema della presenza nei mercati trainanti è fondamentale e dunque ecco gli impianti in Tunisia, Repubblica Dominicana, Canada, Albania, Spagna, Giamaica. Un caso di scuola consiste in Cementir, che dal 2001 ha investito oltre un miliardo di euro in acquisizioni all’estero, tali da consentire una crescita del 400% del giro d’affari, soprattutto tramite le controllate Aalborg (Danimarca) e Cimentas (Turchia). L’azienda danese ha portato in dote, tra l’altro, la leadership mondiale nella produzione di cemento bianco, con impianti in Australia, Stati Uniti e Cina. I differenti assetti produttivi, organizzativi, di mercato hanno riverberi sul conto economico dei tre big quotati: i valori consolidati del primo semestre 2013 assegnano a Cementir ricavi per 472,4 milioni, 62 milioni di Ebitda, 17,7 milioni di Ebit e un risultato netto di 7,4 milioni. I medesimi parametri valgono per Buzzi Unicem rispettivamente 1,273 miliardi, poi 150,7 milioni, 37,7 milioni e una perdita di 26,6 milioni. Quanto a Italcementi i dati consistono invece in 2,156 miliardi, 298,6 milioni, 77,4 milioni di Ebit e infine una perdita di 43,3 milioni. E il futuro prossimo? “Già oggi l’88% del nostro fatturato ha matrice internazionale e crescerà ulteriormente, perché abbiamo sia i mezzi che le competenze per crescere”, sostiene Francesco Caltagirone jr. Che è come dire di voler procedere con acquisizioni su scala globale, perché il cemento serve a costruire e l’Italia è su opposti fronti impegnata. Il mercato del cemento è legato a due settori a loro volta in crisi: edilizia e infrastrutture
http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/09/23/news/il_cemento_s_dimezzato_i_big_puntano_sullestero_agli_altri_restano_solo_i_tagli-67071270/
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Etichette: Audizione dell'Assessore regionale per il territorio e per l'ambiente e del direttore generale dell'ARPA Sicilia in relazione al piano regionale di risanamento della qualità dell'aria.