Source: http://www.justowin.it/2016/12/9284/
Timestamp: 2017-04-27 20:35:40+00:00
Document Index: 27644009

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 20']

Tutela dell’ambiente e semplificazione amministrativa
Dimenticato la password? Tutela dell’ambiente e semplificazione amministrativa	dic 14, 2016
TRACCIA-DIRITTO AMMINISTRATIVO ADVANCED
Di Giorgia Mantegazza corso Magistratura- online Mp3
La semplificazione amministrativa indica una finalità a cui tendono una pluralità di istituti richiamati dalla legge generale sul procedimento amministrativo (l. 241/90 art. 14 ss conferenza dei servizi, art. 15 accordi tra pp.aa., con la variante tematica di successo degli accordi di programma e degli istituti di programmazione negoziata, art. 16 pareri, art. 17 valutazioni tecniche, art. 19 SCIA, art. 20, silenzio assenso), accumunati da una volontà accellerativa dell’azione amministrativa. Istituti che vedono la procedura ordinaria sostituita in tutto o in parte da moduli di concertazione tra pubbliche amministrazioni, ovvero che vedono il procedimento ed il provvedimento amministrativo sostituiti ( o quanto meno trasformati) da un atto di impulso del privato, ovvero ancora il procedimento amministrativo capace di concludersi con il silenzio della p.a. competente.
In via di prima approssimazione è possibile declinare la relazione intercorrente tra interesse ambientale e semplificazione amministrativa, nel senso della inapplicabilità generale dei predetti istituti di semplificazione in materia ambientale. Ciò in forza di caratteristiche peculiari dell’azione amministrativa di protezione ambientale, riflesso delle caratteristiche che connotano l’interesse ambientale rispetto ad altri interessi rimessi alla cura dell’Amministrazione. Peculiarità che hanno quale effetto immediatamente consequenziale l’irrinunciabilità dell’apporto istruttorio e decisionale dell’Amministrazione e l’inevitabilità di un’esplicita e adeguata rappresentazione e ponderazione dell’interesse ambientale nei processi decisionali in cui si esprime la discrezionalità amministrativa e di cui venga dato conto in un espresso assenso amministrativo, la cui valenza, come vedremo può variare a seconda dei casi. Esso può coincidere con il provvedimento conclusivo di un procedimento finalizzato al perseguimento da parte dell’amministrazione procedente proprio dell’interesse ambientale. In altri casi, invece, può coincidere con un atto endo-procedimentale, presupposto o parte integrante, di un più ampio procedimento autorizzatorio, avente ad oggetto l’assentibilità di un’attività umana, di un progetto o di un programma. Un procedimento in cui l’interesse primario perseguito dall’amministrazione procedente non coincide con l’interesse ambientale, ma interferisce con esso. Infatti, la compatibilità ambientale di detta attività, progetto o programma è destinata ad essere accertata nell’ambito di un sub-procedimento o di una singola fase procedimentale la quale fa capo a detto assenso amministrativo.
Per meglio comprendere il significato delle affermazioni di principio sopra svolte giova analizzare brevemente la natura giuridica del bene ambiente.
Sul punto si sono avvicendate nel tempo due diverse opzioni ermeneutiche, entrambe valide in quanto fondate su una corretta analisi del contesto normativo e sociale vigente al momento della loro elaborazione.
La tesi più risalente, elaborata da autorevole dottrina agli inizi degli anni 70, ha individuato nell’ambiente una nozione meramente descrittiva, sintesi di una pluralità di interessi eterogeni, afferenti ad ambiti materiali differenziati, disciplinati da normative di settore frammentarie non coordinate tra di loro e solo latamente riconducibili all’ambiente quale autonomo oggetto di tutela. Un ambiente declinabile in senso naturalistico come il complesso delle bellezze naturali, paesaggistiche e culturali; ovvero come l’insieme dei fattori afferenti al fenomeno dell’inquinamento ambientale; ovvero ancora come sinonimo di assetto del territorio. Mancava in quel momento, in ambito nazionale ma anche sovranazionale, qualsivoglia elemento idoneo a fornire organicità al sistema. Nessun riferimento all’ambiente era presente nelle Carte Onu del tempo, come nel Trattato CEE o nella nostra Costituzione. Non era parimenti stato individuato alcun centro di riferimento di tale interesse.
La situazione è mutata agli inizi degli anni 80 quando l’ingravescenza dell’inquinamento ha favorito l’emersione di nuove istanze di tutela, che non hanno trovato tuttavia adeguata risposta e soddisfazione nel quadro normativo vigente o negli organismi esistenti. Si è sviluppata, dunque, una crescente sensibilità ambientale che ha fatto dell’ambiente materia di interesse istituzionale ad ogni livello di governo e che ha portato alla creazione di organismi dotati di competenza in materia. Quanto all’Italia pensiamo anzitutto al Ministero dell’Ambiente istituito con l. 349 nel 1986 e dotato di una competenza generale e trasversale (come trasversale è la materia ambientale in grado di incidere e interferire con diversi ambiti di attività), che si esprime per lo più in un potere di intervento in procedimenti amministrativi che rimangono nella titolarità di altre p.a. e non finalizzati primariamente a perseguire la tutela ambientale.
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