Source: http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_prov.wp?contentId=LEG26529
Timestamp: 2019-01-22 04:58:41+00:00
Document Index: 55278157

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5']

Decreto 13 aprile 2011: Disposizioni in attuazione dell'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 159 dell'11 luglio 2011
Il decreto del 13 aprile 2011 – pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 luglio 2011 - tiene conto delle particolari esigenze di servizio che caratterizzano l’intervento dei volontari di protezione civile e contiene disposizioni per assicurare il più alto livello di sicurezza a tutti gli operatori volontari del sistema nazionale della protezione civile.
Il provvedimento è stato redatto grazie all’intesa tra il Dipartimento della Protezione Civile e i Ministeri del Lavoro e delle politiche sociali, della Salute e dell’Interno.
Applicazione delle disposizioni. Le disposizioni contenute nel decreto legislativo 81/2008, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, si applicano ai volontari delle cooperative sociali, agli appartenenti alle organizzazioni di protezione civile, della Croce Rossa Italiana, del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, ai Corpi dei Vigili del Fuoco Volontari delle Province Autonome di Trento e di Bolzano e alla componente volontaria del Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco - oggetto del decreto del 13 aprile - tenendo conto delle seguenti esigenze:
a)	necessità di intervento immediato anche se non pianificato;
b)	organizzazione di uomini, mezzi e logistica improntata a carattere di immediatezza operativa;
c)	imprevedibilità e indeterminatezza del contesto degli scenari emergenziali nei quali il volontario opera tempestivamente e conseguente impossibilità di valutare tutti i rischi connessi come disposto dagli articoli 18 e 29 del decreto legislativo 81;
d)	necessità di derogare alle procedure e agli adempimenti sulle scelte in materia di prevenzione e protezione, prevalentemente per gli aspetti formali, osservando ed adottando comunque criteri operativi in grado di garantire la tutela dei volontari e delle persone coinvolte.
L’applicazione delle disposizioni contenute nel decreto interministeriale per la sicurezza dei volontari non può comportare l’omissione o il ritardo degli interventi sul territorio per gli eventi previsti dalla legge 24 febbraio 1992, n. 225 - Istituzione del servizio nazionale della protezione civile e dalla legge 21 novembre 2000, n. 353 - Legge-quadro in materia di incendi boschivi. (art. 2).
Come previsto dall’art. 3 i volontari di protezione civile sono equiparati ai lavoratori esclusivamente per le attività specificate all’articolo 4, commi 1 e 2 (formazione, informazione e addestramento, controllo sanitario, dotazione di attrezzature e dispositivi di protezione individuale), fermo restando il dovere di prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti nelle sedi delle organizzazioni e sui luoghi di intervento, formazione ed esercitazioni.
Compiti delle organizzazioni e delle autorità competenti. L’articolo 3, comma 3, prevede che il legale rappresentante delle organizzazioni di volontariato di protezione civile è tenuto all’osservanza degli obblighi di formazione, informazione e addestramento, controllo sanitario e corretto equipaggiamento del volontario.
Il volontario deve ricevere quindi - sulla base dei compiti svolti - formazione, informazione e addestramento, è sottoposto al controllo sanitario, ricorrendo alle componenti mediche interne alle organizzazioni, alle strutture del Servizio sanitario nazionale pubbliche o private accreditate o mediante accordi tra organizzazioni.
Le organizzazioni, nell’ambito degli scenari di rischio di protezione civile in cui opera il volontario e ai suoi compiti, curano la dotazione di attrezzature e dispositivi di protezione individuale, la formazione e l’addestramento per l’utilizzo di questi dispositivi (art. 4 comma 2).
In base all’art. 4 le sedi delle organizzazioni (salvi i casi in cui si svolga un’attività lavorativa) e i luoghi di esercitazione, di formazione e di intervento dei volontari non sono considerati luoghi di lavoro.
Per sottoporre alla sorveglianza sanitaria necessaria i volontari, le organizzazioni di volontariato, la Croce Rossa Italiana e il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico individuano coloro che – durante il proprio servizio di volontariato – sono esposti ai fattori di rischio contenuti nel decreto legislativo 81/2008 in misura superiore alle soglie previste e negli altri casi contemplati nello stesso decreto (art. 5, comma 1).
Nelle Province Autonome di Trento e di Bolzano e nella Regione Valle d’Aosta sono le autorità competenti di protezione civile che individuano i volontari da sottoporre a sorveglianza sanitaria e stabiliscono le modalità di valutazione del rischio dei volontari.
Il provvedimento all’art. 5 comma 3 stabilisce che entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto interministeriale sono definite d’intesa tra il Dipartimento della Protezione Civile, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano:
1.	le attività di sorveglianza sanitaria previste all’articolo 41 del decreto legislativo 81 “Sorveglianza sanitaria” (visita medica preventiva, periodica e su particolare richiesta del datore di lavoro) e le relative modalità di svolgimento;
2.	le forme organizzative per assicurare, con oneri a carico del Dipartimento della Protezione Civile e delle Regioni e Province Autonome, l’individuazione dei medici competenti.
L’articolo 6, comma 1, prevede che le disposizioni contenute nel decreto interministeriale, ad eccezione di quanto previsto dall’articolo 7 dedicato alle cooperative sociali (legge 8 novembre 1981, n, 381), si applicano anche ai volontari appartenenti alla Croce Rossa Italiana, al Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, ai Corpi dei Vigili del Fuoco Volontari delle Province Autonome di Trento e di Bolzano e alla componente volontaria del Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco.
Al personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco – previsto all’articolo 6 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 – continuano ad applicarsi le disposizioni previste per i Vigili del fuoco.
Per l’adempimento degli obblighi di formazione, informazione e addestramento, controllo sanitario, sono considerate anche le attività di cui il volontario abbia beneficiato prima dell’entrata in vigore del decreto interministeriale, compatibilmente con gli scenari di rischio di protezione civile che le autorità competenti individuano.
Quanto previsto dal decreto del 13 aprile ha effetto dopo 180 giorni dalla data di pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale della Repubblica, avvenuta l’11 luglio 2011.