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Timestamp: 2018-09-23 22:22:22+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 51', 'art. 22', 'art. 24', 'art. 603', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 12', 'art. 410']

Il lavoro stagionale dei lavoratori extracomunitari: le nuove semplificazioni [E.Massi] - Generazione Vincente SpA | Agenzia per il lavoro
29/12/2016 Eufranio Massi 3172
Con la circolare n. 37 del 16 dicembre 2016, la Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro ha fornito alle proprie articolazioni periferiche (che tali sono ancora per pochi giorni, essendo prevista la piena operatività dell’Ispettorato nazionale del Lavoro a partire dal 1 gennaio 2017) indicazioni circa le novità contenute nel Decreto Legislativo 29 ottobre 2016, n. 203 che, dando attuazione alla direttiva 2014/36/UE, ha dettato nuove modalità sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di Paesi terzi per motivi di impiego in qualità di lavoratori stagionali.
Diversi sono gli argomenti affrontati nella nota ministeriale sui quali è opportuno soffermarsi.
La circolare n. 37 delimita l’ambito di applicazione ai due settori occupazionali che fanno riferimento all’agricoltura ed al “turistico alberghiero”, con specifico riferimento alle individuazioni operate dal D.P.R. n. 1525/1963 (in mancanza di quello ministeriale postulato dall’art. 21, comma, 2 del D.L.vo n. 81/2015) e dalla contrattazione collettiva di ogni livello purché scaturente dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative o dalle loro articolazioni aziendali (RSA) o dalle RSU, secondo la chiara definizione fornita dall’art. 51 del decreto legislativo appena richiamato.
Da quanto appena detto discendono due considerazioni.
La prima è che dal dettato normativo sono esclusi altri settori ove pure si possono registrare incrementi o punte di attività temporanee.
La seconda concerne la possibilità, nei settori considerati, di prevedere, anche a livello aziendale, specifiche attività da far rientrare nella stagionalità in virtù di accordi sottoscritti nell’impresa con le proprie controparti.
Il D.L.vo n. 203/2016 prevede, al nuovo articolo 24, che qualora il datore metta a disposizione del lavoratore straniero un alloggio, fornito di idoneità, con relativo pagamento, debba essere prodotta allo sportello unico per l’immigrazione una dichiarazione con un duplice impegno: il limite massimo del canone non può superare e il limite di 1/3 della retribuzione e lo stesso non può essere decurtato in via automatica dal salario.
Si tratta di disposizioni che, nei limiti del possibile, cercano di alleviare la posizione del lavoratore straniero che, sovente, si trova in condizioni di estremo disagio al confine con situazioni di sfruttamento.
Il c.d. “nullaosta al lavoro pluriennale” rilasciato al lavoratore che dimostri di essere venuto nel nostro Paese almeno una volta negli ultimi cinque anni (e non più due consecutivi) per prestare lavoro stagionale, conterrà una durata ricavabile dal contratto di soggiorno per lavoro offerto dal datore. Il periodo di validità viene espresso, per ciascun anno, in mesi che, in ogni caso, non possono essere superiori a nove.
Come è noto, la conversione del rapporto di lavoro stagionale, in rapporto di lavoro a tempo determinato od indeterminato in presenza di alcun condizioni:
disponibilità delle quote;
tre mesi di regolare svolgimento del rapporto stagionale già autorizzato: tale requisito in agricoltura, ove le prestazioni avvengono “a giornate”, si riterrà sussistente allorquando nei tre mesi risultino almeno trentanove giornate coperte da contribuzione previdenziale (tredici giornate mensili). Tale dato, ricorda la circolare n. 37, si ottiene dividendo per dodici mensilità il numero di centocinquantasei giornate annue utili ai fini del calcolo del reddito medio convenzionale per la quantificazione dei contributi previdenziali degli operai agricoli, come previsto dalla legge n.233/1990 nella tabella D.
Casi di rifiuto o revoca del nullaosta al lavoro stagionale
Le ipotesi relative alla casistica sopra evidenziata già contenute nei commi 5-bis e 5-ter dell’art. 22, sono state integrate da alcune nuove inserite nel comma 12 dell’art. 24, oggetto di modifica attraverso il D.L.vo n. 203/2016.
Questa è la casistica completa:
condanna, anche non definitiva, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in Italia o dell’emigrazione clandestina verso altri Paesi o per reclutamento di persone destinate alla prostituzione od al loro sfruttamento o per reclutamento di minori da destinare ad attività illecite;
condanna, anche non definitiva, per intermediazione illecita o sfruttamento del lavoro, secondo la previsione contenuta nell’art. 603-bis c.p.c., recentemente riformulato dall’art. 1 della legge n. 199/2016;
accertamento finalizzato alla constatazione che il datore ha (o ha avuto) alla dipendenza lavoratori privi del permesso di soggiorno, o scaduto, o non rinnovato o revocato;
accertamento che il nullaosta è stato acquisito con frode attraverso la produzione di documenti falsi o falsificati;
mancata presentazione del lavoratore straniero allo sportello unico per l’immigrazione entro gli otto giorni successivi all’ingresso in Italia, fatta salva l’ipotesi del giustificato motivo;
datore di lavoro fatto oggetto di sanzioni per lavoro irregolare;
impresa che si trova in atto di insolvenza o nella quale non è stata svolta alcuna attività;
datore di lavoro che risulta inottemperante agli obblighi di natura previdenziale, fiscale, nei confronti dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di impiego e sicurezza, secondo le previsioni normative e quelli derivanti dalla contrattazione collettiva;
datore di lavoro che, nei dodici mesi antecedenti, ha operato licenziamenti con l’obiettivo di coprire le carenze con personale extracomunitario.
La circolare n. 37 ricorda che, ferme restando le valutazioni espresse dalle Direzioni (“rectius” Ispettorati) territoriali del Lavoro in sede di rilascio del parere di competenza allo sportello unico per l’immigrazione (e molte volte sarebbe necessaria una certa ponderazione e valutazione che, talora, appare carente per gli scarsi raccordi con l’attività di vigilanza), che tali articolazioni periferiche dovranno, consultando le banche dati in possesso (SGIL ma anche rubrica delle controversie di lavoro), acquisire notizie circa eventuali accertamenti in materia di lavoro nero ed irregolare o di mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di impiego.
Indennità per il lavoratore a seguito del rifiuto o della revoca del nullaosta al lavoro stagionale e del relativo permesso di soggiorno.
Il comma 14 dell’art. 24 prevede una novità: in caso di revoca del nulla osta e del relativo permesso di soggiorno per una causa imputabile al datore di lavoro viene prevista la liquidazione di una indennità in favore del lavoratore la cui quantificazione è strettamente correlata alle retribuzioni dovute per il periodo non lavorato: qui, il parametro di riferimento è rappresentato dalla contrattazione collettiva di settore, ai vari livelli, stipulata dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Nel settore agricolo, l’indennità corrisponde alla retribuzione per le giornate indicate nell’UNILAV, o alle giornate di calendario.
L’indennità non è, assolutamente, una sanzione, ma ha una natura puramente risarcitoria, in quanto tende a compensare il lavoratore del danno ricevuto per un comportamento addebitabile esclusivamente al datore di lavoro.
La nota ministeriale conclude affermando che il lavoratore interessato può rivolgersi direttamente al giudice: ci appare ovvio. Ci si sarebbe aspettata, invece, da una Direzione Generale del Ministero che nella formulazione della circolare ha acquisito il parere sia della Direzione delle Relazioni Industriali e dei Conflitti di Lavoro che dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, l’indicazione della possibilità per il lavoratore straniero extracomunitario che, presumibilmente, ha difficoltà di natura economica per iniziare una causa, di rivolgersi all’Ispettorato del Lavoro competente per territorio, sia per una diffida accertativa per crediti patrimoniali ex art. 12 del D.L.vo n. 124/2004 ( la cosa appare possibile anche perché il “quantum” è fissato direttamente dal Legislatore) che per un tentativo (facoltativo) di conciliazione avanti alle commissioni istituita ex art. 410 c.p.c. . Ma, forse, era chiedere troppo.
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