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Timestamp: 2016-05-28 09:46:12+00:00
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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 22 settembre 2011, n. 19282 Lavoro - Trasferimento d'azienda - Fallimento o liquidazione coatta - Passaggio alle dipendenze dell'impresa cessionaria - Condizioni.
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Studio Dottoressa Greta Ferrari - HomeCORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 22 settembre 2011, n. 19282 Lavoro - Trasferimento d'azienda - Fallimento o liquidazione coatta - Passaggio alle dipendenze dell'impresa cessionaria - Condizioni. | Svolgimento del processo
Con ricorso depositato il 6.11.2007, R.R. proponeva appello avverso la sentenza resa dal Tribunale di S. Maria C. Vetere, in funzione di Giudice del Lavoro, il 30.1/15.3.2007, con la quale era stata rigettata la propria domanda, diretta ad ottenere l'accertamento della continuazione e definitiva costituzione del suo rapporto di lavoro con la società L. S.p.A - cessionaria, in seguito a contratto di affitto, dell'azienda facente capo alla S. S.p.a. a far data dal 13.12.2001, o dalla diversa data ritenuta di giustizia, a norma dell'art. 2112 cc, con ordine alla cessionaria di provvedere al ripristino della concreta funzionalità del rapporto di lavoro, nelle mansioni equivalenti, con la qualifica di inquadramento precedentemente ricoperta ed ordine di immediata reintegra.
Il lavoratore ripercorreva la propria vicenda lavorativa già illustrata nel ricorso introduttivo circa:
- lo svolgimento di mansioni di operaio addetto alla manutenzione presso la casa di cura C. di cui era titolare la S. S.p.A., dichiarata fallita con sentenza del 13-21.12.1999;
- la conclusione del contratto di affitto di azienda intercorso tra il fallimento S. e la società L. in data 13.12.2001;
- il richiamo, da parte di tale contratto di affitto di azienda, della intesa sindacale del 7.12.01 effettuata a norma dell'art. 47 legge 1990/428;
- il contenuto della predetta intesa sindacale, diretta a realizzare il rientro graduale dei lavoratori già dipendenti della S. presso L. immessa nel possesso dei beni affittati con obbligo ad esercitare l'attività sanitaria e previsione della riapertura del C. e nel giugno2002;
- la intervenuta sospensione del rapporto di lavoro da parte del fallimento S. in data 15.3.2002;
- la violazione, da parte della L., delle intese raggiunte, avendo disposto il rientro solo di 15 unità lavorative;
- la reiterata offerta della propria prestazione lavorativa anche attraverso la costituzione, nel 1998, di una cooperativa finalizzata a salvaguardare i posti di lavoro.
L'appellante deduceva l'erroneità della pronunzia impugnata, laddove, in mancanza di istruzione della causa ai fini dell'accertamento della continuazione o meno dell'attività dell'impresa, aveva ritenuto la sussistenza di tutti i presupposti di cui all'art. 2112 cc. ed, in particolare, aveva affermato che era cessata l'attività dell'azienda fallita.
Aggiungeva che, in ogni caso, l'accordo sindacale, recepito dal contratto di affitto di azienda, aveva previsto il riassorbimento graduale di tutti i lavoratori alle dipendenze della S. SPA, con la conseguenza che doveva ritenersi, anche per tale via, la piena operatività del disposto della norma dell'art. 2112 cc.
Sosteneva, inoltre, che senza che fosse stata sollevata eccezione sul punto e, pertanto, in violazione dell'art. 112 c.p.c., il Giudice di primo grado aveva ritenuto che non fosse stato impugnato l'accordo sindacale del 7.12.2001 concluso nell'ambito del trasferimento di azienda.
Alla stregua di tali rilievi e censure, chiedeva, in riforma della impugnata decisione, l'accoglimento integrale della domanda introduttiva.
Il Fallimento S. S.p.A., in persona del curatore, che aveva spiegato intervento volontario nel giudizio di primo grado, concludeva, aderendo alle deduzioni di parte appellante, per l'accoglimento della domanda formulata da parte ricorrente, ponendo a carico esclusivo dell'affittuaria, in conseguenza del dichiarato ripristino della concreta funzionalità del rapporto, le retribuzioni maturate, oltre accessori di legge.
La curatela del Fallimento L. SPA, costituitasi, eccepiva la incompetenza funzionale del giudice del lavoro riguardo a tutte le domande dirette oramai ad ottenere pretese di natura patrimoniale sia pure celate dietro apparenti domande di mero accertamento.
Nel merito sosteneva la inapplicabilità dell'art. 47 comma 5 della legge 1990/428. Concludeva per il rigetto dell'appello e la conferma della sentenza impugnata.
Con sentenza del 13 maggio-6 giugno 2006, l'adita Corte d'appello di Napoli, in parziale accoglimento del gravame, dichiarava la continuazione del rapporto di lavoro tra l'appellante e L. S.p.A. poi curatela fallimento L. S.p.A. dal 13.12.2001, trattandosi, tra l'altro, di lavoratore non eccedentario e, come tale, titolare del diritto al passaggio.
Per la cassazione di tale pronuncia ricorre il Fallimento L. S.p.A. con due motivi.
Resistono R. e il Fallimento S. con separati controricorsi.
Va preliminarmente osservato, per una più agevole esposizione delle ragioni poste a base del ricorso in esame, che oggetto della controversia, come manifestatosi nei gradi di merito e riproposto nel presente giudizio di legittimità, è il tema dell'applicabilità dell'art. 2112 c.c. alle imprese sottoposte a procedura concorsuale.
Per esse vi è il disposto dell'art. 2112 del codice civile, salvo che dall'accordo risultino condizioni di miglior favore. Il predetto accordo può altresì prevedere che il trasferimento non riguardi il personale eccedentario e che quest'ultimo continui a rimanere, in tutto o in parte, alle dipendenze dell'alienante".
La norma introduce indubbiamente una deroga alla generale operatività dell'art. 2112 cc, a meno che non sia l'accordo stesso a prevedere condizioni di miglior favore.
Ciò significa che le assunzioni da parte dell'impresa subentrante possono avvenire ex novo, senza conservazione dell'anzianità pregressa, senza applicazione del principio di cui all'art. 2112 cc ed ha altresì previsto la possibilità di escludere parte del personale eccedentario dal passaggio.
Ma la deroga, finalizzata ad incentivare l'assunzione dei lavoratori e, quindi, la conservazione dei livelli occupazionali, opera solo qualora possa identificarsi un accordo collettivo idoneo a costituire la norma (derogatoria) che regola la fattispecie. In tal caso, nell'accordo possono essere esclusi alcuni lavoratori eccedentari dal passaggio; possono essere concordate condizioni di assunzione ex novo per coloro che passano, invece, alle dipendenze dell'impresa cessionaria (v. Cass. n. 8292/2006).
Orbene, con il primo motivo il Fallimento ricorrente denuncia violazione dell'art. 47 della legge n. 428 del 1990.
Con il secondo motivo si denuncia motivazione insufficiente circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art.47 della legge 29 dicembre 1990, n.428.
Entrambi i motivi, da trattarsi congiutamente perché strettamente connessi, sono privi di fondamento.
Invero, dalla lettura della impugnata sentenza emerge che il Giudice a quo non ha per nulla pronunciato la invalidità dell'accordo, quanto, piuttosto, ritenuto violati gli obblighi discendenti dall'art. 2112 cc.
Ed invero, la Corte di Appello ha riformato la sentenza del primo Giudice, osservando che l'accordo collettivo, in grado di consentire alle parti di attuare la flessibilizzazione relativa degli obblighi, nei confronti dei lavoratori, discendenti dall'art. 2112 cod.civ., con conseguente diritto dei lavoratori di passare alle dipendenze dell'impresa cessionaria, quante volte, ovviamente, nella fattispecie sia individuabile un trasferimento di azienda.
Nella specie -conclude sul punto il Giudice a quo- essendo, tra le parti, intervenuta una "..intesa generica", l'accordo da esse concluso era sprovvisto di quella forza di legge necessaria ai fini della deroga all'223/1991 ecc., e ad obbligazioni che sarebbero sorte a seguito della rinnovazione dei contratti di lavoro.
Nella specie, dunque -come correttamente puntualizzato nella impugnata decisione- non si pone una questione di un onere di impugnazione dell'accordo concluso da parte del lavoratore, non essendo denunciata la validità di esso, quanto, invece, dedotta semplicemente la sua mancata attuazione.
E sulla base delle svolte considerazioni la Corte d'appello ha coerentemente ritenuto inesistenti gli estremi per ritenere le intese perfezionate con l'accordo del 7 dicembre 2001 idonee a derogare e flessibilizzare gli obblighi discendenti dall'art. 2112 cc, sicché, di fronte alla incontestabile vicenda traslativa, costituita dalla concessione in affitto di azienda, si era avuto il passaggio del R. alle dipendenze della L. S.p.A. senza soluzione di continuità rispetto al pregresso rapporto. Ma il Giudice a quo ha pure aggiunto -e l'argomento non è stato oggetto di impugnazione- che, anche a volere ritenere valida l'intesa del 7.12.2001 in parola, egualmente doveva affermarsi il diritto del lavoratore a passare all'impresa subentrante, non rientrando, in quanto inquadrato nel profilo di "operaio manutentore", alla stregua dell'intesa stessa, tra i lavoratori eccedentari.
Per quanto precede, non ravvisandosi nella impugnata pronuncia le violazioni ed i vizi denunciati, il ricorso va rigettato, con condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese in favore del R. nella misura indicata in dispositivo.
La peculiare posizione assunta dal Fallimento S. nella esaminata vicenda, induce a dichiarare compensate le spese nei suoi confronti.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese di questo giudizio, in favore di R.R. liquidate in €.31,00 oltre 2.550,00 per onorari ed oltre spese generali, IVA e CPA. Compensa le spese nei confronti del Fallimento S. S.p.a. ServiziConsulenza del LavoroServizio Elaborazione DatiRichiedi PreventivoGiurisprudenza del Lavoro
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