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Timestamp: 2019-09-18 18:09:43+00:00
Document Index: 114176514

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 34', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 19', 'sentenza ']

Vacanza deludente: diritto al risarcimento anche per i servizi acquistati al villaggio – Sentenza n. 3256 del 2 marzo 2012 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Sentenza n. 3256 del 2 marzo 2012
Vacanza deludente: diritto al risarcimento anche per i servizi acquistati al villaggio
Con la sentenza n. 3256/12, pubblicata il 2 Marzo 2012, la terza sezione civile della Cassazione ha stabilito che per i disservizi del villaggio vacanze è possibile richiedere i danni anche se la spiaggia e l’animazione sono pagati con tessera club. Le attività indicate dal depliant rientrano infatti nel pacchetto turistico e non sono meri accessori rispetto all’ospitalità.
E’ stata così ribaltata la doppia pronuncia, in primo e in secondo grado, che aveva respinto la domanda avanzata da una famigliola insoddisfatta che su un catalogo Alpitour aveva acquistato un soggiorno di due settimane presso un villaggio turistico 3 stelle durante il quale, previo acquisto di una tessera club, potevano usufruire di una serie di servizi tra i quali una spiaggia attrezzata, un miniclub per bambini, piscina e animazione. In particolare la coppia di coniugi aveva lamentato vari disservizi tra i quali la spiaggia angusta e poco balneabile date le tante barche posteggiate, un intrattenimento poco professionale e personale poco competente collegato allo smarrimento temporaneo della figlia.
Questa importante sentenza dunque dà via libera ai danni anche per i disservizi patiti sul luogo di villeggiatura in relazione ai quali – dice la Cassazione – scatta il risarcimento anche se parte dei servizi o degli optional acquistati con la tessera sono stati venduti a prezzo forfettario.
Decisiva una interpretazione ampia del concetto di ‘pacchetto turistico’ e di quello di servizi non accessori come animazione e miniclub per bambini, anche se comprati con tessera ad hoc.
In primo ed in secondo grado la coppia si era vista rifiutare la richiesta di risarcimento danni da vacanza rovinata sulla base del fatto che il villaggio scelto era di un livello «non di eccellenza» e che, in ogni caso, i disservizi lamentati facevano parte di «mere facilitazioni accessorie al soggiorno non autonomamente valutabili rispetto all’alloggio essendo esclusivamente destinati ad un godimento più intenso del servizio del villaggio». Contro il no ai danni la coppia ha quindi fatto ricorso, con successo, in Cassazione.
Piazza Cavour ha infatti accolto il ricorso evidenziando che «la spiaggia attrezzata il miniclub, la piscina e l’animazione…» non sono puri «accessori all’alloggio» ma sono «strettamente funzionali alla finalità turistica. Finalità -spiegano i supremi giudici- che il consumatore, al momento della stipulazione del contratto, persegue ed è determinante nella scelta di un albergo strutturato come villaggio turistico, caratterizzato dalla prestazione di servizi aggiuntivi alla ospitalità e ai suoi tradizionali e convenzionali accessori, piuttosto che un altro».
A giudizio della corte ai fini della individuazione dell’ambito di applicabilità della disciplina in tema di «pacchetti turistici», costituiscono strumento ermeneutico essenziale: la ratio di tutela del consumatore, che ispira la normativa, nell’ambito dell’obiettivo dell’avvicinamento delle legislazioni degli Stati membri della Comunità Europea; la causa concreta del contratto, costituita dalla «finalità turistica»; le altre disposizioni del d.lgs. n. 111 del 1995.
Proprio la causa concreta del contratto impedisce di considerare «accessori» all’alloggio, altri servizi, strettamente funzionali alla finalità turistica, aggiuntivi rispetto alla ospitalità e ai tradizionali accessori; la ratio di tutela del consumatore e altre disposizioni dello stesso d.lgs. in argomento, comportano che, ai fini della «prefissata combinazione» e della vendita a un «prezzo forfettario» dell’alloggio e degli altri servizi, non rileva che la fruizione di tali altri servizi sia subordinata all’acquisto presso il villaggio di una tessera club, né il prezzo della stessa, quando, come nella specie, tali altri servizi siano contenuti nel depliant e l’acquisto della tessera sia obbligatorio. Pertanto, nell’ipotesi di acquisto, da un’agenzia, del pernottamento con mezza pensione in un villaggio turistico, scelto da un catalogo; villaggio presso il quale, previo acquisto di una «tessera club», sono fruibili servizi turistici (quali spiaggia attrezzata, miniclub bambini, animazione, piscina, campi da tennis …ecc.), sussistono tutte le condizioni richieste dalla legge (art. 2 del d.lgs. n. 111 del 1995) per la configurabilità dell’acquisto di un «pacchetto turistico».
Né, ai fini dell’applicabilità della suddetta disciplina, ha alcun rilievo il mancato rispetto dell’art. 19 dello stesso decreto legislativo, trattandosi di previsioni a favore del consumatore, lontane dallo stabilire oneri e decadenze a carico dello stesso.
Sarà ora la Corte d’Appello di Milano a ripronunciarsi sulla vicenda e a stabilire l’esatto risarcimento per i disservizi che la coppia ha avuto in vacanza.
Cassazione, sez. III, 2 marzo 2012, n. 3256
2. – Avverso la suddetta sentenza, i coniugi D. propongono ricorso per cassazione con quattro motivi, esplicati da memoria. La Alpitour Spa resiste con controricorso, esplicato da memoria.
– sempre che, qualora elemento che compone il pacchetto siano i servizi «non accessori», questi, individuati mediante il rinvio alle lett. i) ed m) del successivo art. 7, costituiscano «parte significativa» del pacchetto.
Tale interpretazione trova conforto, oggi, nell’art. 34 del Codice dei turismo (sostitutivo dell’art. 2 in argomento), secondo il quale, deve trattarsi di servizi «non accessori … che costituiscano, per la soddisfazione delle esigenze ricreative dei turista, parte significativa del pacchetto turistico»; dove, la significatività dei servizi non accessori è rapportata finalisticamente alla volontà del turista contraente.
3. – Con il secondo motivo si deduce la violazione dell’art. 19 del d.lgs. n. 111 del 1995, per non avere il giudice di merito ritenuto che il reclamo in loco non necessita di alcuna formalità e che l’invio con raccomandata nel termine di dieci giorni è una possibilità non comportante decadenza.
3.1. – Il motivo va accolto.
La disposizione, ha recepito la direttiva comunitaria, secondo la quale: vanno inseriti nel contratto «i termini entro cui il consumatore deve presentare reclamo per l’inadempimento o la cattiva esecuzione del contratto» (art. 4, comma 2, lett. a), con rinvio all’allegato); «ogni mancanza nell’esecuzione del contratto rilevata in loco …deve essere segnalata al più presto, per iscritto o in qualsiasi altra forma appropriata…» (art. 5, comma 4); «in caso di reclamo, l’organizzatore e/o il venditore, o il suo rappresentante locale… devono adoperarsi sollecitamente per trovare soluzioni appropriate» (art. 6).
4. – In conclusione, i primi due motivi di ricorso sono accolti in applicazione del seguente principio di diritto: «Ai fini della individuazione dell’ambito di applicabilità della disciplina in tema di «pacchetti turistici», costituiscono strumento ermeneutico essenziale: la ratio di tutela del consumatore, che ispira la normativa, nell’ambito dell’obiettivo dell’avvicinamento delle legislazioni degli Stati membri della Comunità Europea; la causa concreta del contratto, costituita dalla «finalità turistica»; le altre disposizioni del d.lgs. n. 111 del 1995. Proprio la causa concreta del contratto impedisce di considerare «accessori» all’alloggio, altri servizi, strettamente funzionali alla finalità turistica, aggiuntivi rispetto alla ospitalità e ai tradizionali accessori; la ratio di tutela del consumatore e altre disposizioni dello stesso d.lgs. in argomento, comportano che, ai fini della «prefissata combinazione» e della vendita a un «prezzo forfettario» dell’alloggio e degli altri servizi, non rileva che la fruizione di tali altri servizi sia subordinata all’acquisto presso il villaggio di una tessera club, né il prezzo della stessa, quando, come nella specie, tali altri servizi siano contenuti nel depliant e l’acquisto della tessera sia obbligatorio. Pertanto, nell’ipotesi di acquisto, da un’agenzia, del pernottamento con mezza pensione in un villaggio turistico, scelto dia un catalogo; villaggio presso il quale, previo acquisto di una «tessera club», sono fruibili servizi turistici (quali spiaggia attrezzata, miniclub bambini, animazione, piscina, campi da tennis …ecc.), sussistono tutte le condizioni richieste dalla legge (art. 2 del d.lgs. n. 111 del 1995) per la configurabilità dell’acquisto di un «pacchetto turistico». Né, ai fini dell’applicabilità della suddetta disciplina, ha alcun rilievo il mancato rispetto dell’art. 19 dello stesso decreto legislativo, trattandosi di previsioni a favore del consumatore, lontane dallo stabilire oneri e decadenze a carico dello stesso.»
6. – In conclusione, in accogliendo del primo e secondo motivo di ricorso, assorbiti i restanti, la sentenza della Corte di merito è cassata in relazione ai motivi accolti e la causa deve essere rinviata alla Corte di appello di Milano, in diversa composizione, che deciderà la controversia in applicazione del principio di diritto enunciato (p. 4), provvedendo anche sulle spese dei presente giudizio di cassazione.