Source: http://legislazionetecnica.it/53603/fonte/l-09-01-1989-n-13
Timestamp: 2019-02-21 07:24:09+00:00
Document Index: 8543358

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 2', 'art. 1136', 'art. 2', 'art. 1137', 'art. 27', 'art. 1102', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1136', 'art. 2', 'art. 1102', 'art. 907', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1136', 'art. 1120', 'art. 1136', 'art. 1120', 'art. 1137']

Deliberaz. G.R. Umbria 16/05/2016, n. 546
Legge 9 gennaio 1989, n. 13. Determinazione, ai sensi dell’art. 11, del fabbisogno regionale di euro 13.427.126,50, effettuato sulla base delle richieste di contributo per l’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati. Anno 2016.
Com. R. Lombardia 04/06/2013, n. 71
Legge 9 dicembre 1989 n. 13 e legge regionale 6 febbraio 1989 n. 6 - Precisazioni in merito al fabbisogno 2012 - Prime indicazioni riferite al fabbisogno 2013 e fabbisogno 2014 - Avvio delle procedure di controllo.
Circ. Ass.R. Sicilia 27/10/2011
Disposizioni in materia di contenimento spesa locazioni passive.
Circ.Ass.R. Sicilia 30/07/2007, n. 12
L. 9 gennaio 1989, n. 13. Contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati. Circolare regionale esplicativa.
Circ.P.G.R. Piemonte 09/09/2003, n. 5/PET
L.R. 29.4.2003, n. 9 "Norme per il recupero funzionale dei rustici".
La circolare, redatta in collaborazione con la Consulta nazionale delle persone disabili, intende fornire delle linee guida che, nell’ambito dei criteri generali stabiliti dal D.M. 10.3.1998, recante «Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro», siano di ausilio a datori di lavoro, professionisti e responsabili della sicurezza per tenere conto, nella valutazione dei rischi, della eventuale presenza di persone disabili. Sono inoltre forniti indirizzi di carattere progettuale, gestionale e di intervento aventi lo scopo di migliorare i livelli di sicurezza in relazione alle valutazioni compiute, nonché misure esemplificative di tipo edilizio o impiantistico.
Circolare esplicativa per l'applicazione del D.P.R. 24.07.96, n. 459, ai montacarichi ed alle piattaforme elevatrici per disabili.
Norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche.
1. In tema di condominio, l'installazione di un ascensore su area comune, allo scopo di eliminare le barriere architettoniche, costituisce un'innovazione che, ex art. 2, commi 1 e 2, della L. 13/1989, va approvata dall'assemblea con la maggioranza prescritta dall'art. 1136, commi 2 e 3, Codice civile (ovvero che, in caso di deliberazione contraria o omessa nel termine di tre mesi dalla richiesta scritta, può essere installata, a proprie spese, dal portatore di handicap), comunque osservando i limiti previsti dagli artt. 1120 e 1121, Codice civile, secondo quanto prescritto dal comma 3 del citato art. 2, L. 13/1989. Pertanto resta fermo che sono vietate le innovazioni che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso e al godimento anche di un solo condomino, comportandone una sensibile menomazione dell'utilità, secondo l'originaria costituzione della comunione. Tale concetto di inservibilità della parte comune non può consistere nel semplice disagio subito rispetto alla sua normale utilizzazione - coessenziale al concetto di innovazione - ma è costituito dalla concreta inutilizzabilità della "res communis" secondo la sua naturale fruibilità, ovvero dalla sensibile menomazione dell'utilità che il condomino precedentemente ricavava dal bene.
2. La delibera dell'assemblea di condominio, che privi un singolo partecipante dei propri diritti individuali su una parte comune dell'edificio, rendendola inservibile all'uso e al godimento dello stesso, integra un fatto potenzialmente idoneo ad arrecare danno al condomino medesimo; quest'ultimo, lamentando la nullità della suddetta delibera, ha perciò la facoltà di chiedere una pronuncia di condanna del condominio al risarcimento del danno, dovendosi imputare alla collettività condominiale gli atti compiuti e l'attività svolta in suo nome, nonché le relative conseguenze patrimoniali sfavorevoli, e rimanendo il singolo condomino danneggiato distinto dal gruppo ed equiparato a tali effetti ad un terzo. Essendo la nullità della delibera dell'assemblea fatto ostativo all'insorgere del potere-dovere dell'amministratore di eseguire la stessa, l'azione risarcitoria del singolo partecipante nei confronti del condominio è ravvisabile non soltanto come scelta subordinata alla tutela ex art. 1137, Codice civile, ma anche come opzione del tutto autonoma. (Nella fattispecie la Corte ha accolto il ricorso per il risarcimento del danno cagionatole dalla realizzazione di un ascensore nella corte interna dell'edificio condominiale, consistente nella riduzione di lue ed aria all'appartamento dell'attrice posto al piano terra, e nell'impedimento all'uso di una rilevante porzione della suddetta corte).
Edilizia e immobili - Appalti di lavori privati - Eliminazione barriere architettoniche - Installazione di un ascensore - Accessibilità agli edifici - Principio di solidarietà condominiale - Legittimità dell'intervento.
In tema di eliminazione delle barriere architettoniche, la L. 13/1989 costituisce espressione di un principio di solidarietà sociale e persegue finalità di carattere pubblicistico, volte a favorire, nell'interesse generale, l'accessibilità agli edifici, sicché, avuto riguardo al pregiudizio lamentato dal compossessore, l'installazione di un ascensore su area comune, allo scopo di eliminare delle barriere architettoniche, rientra fra le opere di cui alla L. 118/1971, art. 27, comma 1. Deve pertanto tenersi conto del principio di solidarietà condominiale, che implica il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all'eliminazione delle barriere architettoniche, che costituisce un diritto fondamentale che prescinde dall'effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati e che conferisce comunque legittimità all'intervento innovativo, purché lo stesso sia idoneo, anche se non ad eliminare del tutto, quantomeno ad attenuare sensibilmente le condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell'abitazione.
In tema di eliminazione delle barriere architettoniche, la l. n. 13 del 1989 costituisce espressione di un principio di solidarietà sociale e persegue finalità di carattere pubblicistico volte a favorire, nell'interesse generale, l'accessibilità agli edifici, sicché la sopraelevazione del preesistente impianto di ascensore ed il conseguente ampliamento della scala padronale non possono essere esclusi per una disposizione del regolamento condominiale che subordini l'esecuzione dell'opera all'autorizzazione del condominio, dovendo tributarsi ad una norma siffatta valore recessivo rispetto al compimento di lavori indispensabili per un'effettiva abitabilità dell'immobile, rendendosi, a tal fine, necessario solo verificare il rispetto dei limiti previsti dall'art. 1102 c.c., da intendersi, peraltro, alla luce del principio di solidarietà condominiale.
Edilizia e immobili - Condominio negli edifici - Innovazioni su parti comuni dell'edificio - Installazione di ascensore su area di sedime comune - Opera diretta ad eliminare le barriere architettoniche - Inclusione - Conseguenze.
In tema di condominio, l'installazione di un ascensore su area comune, allo scopo di eliminare delle barriere architettoniche, rientra fra le opere di cui all'art. 27, comma 1, della l. n. 118 del 1971 ed all'art. 1, comma 1, del D.P.R. n. 384 del 1978, e, pertanto, costituisce un'innovazione che, ex art. 2, commi 1 e 2, della l n. 13 del 1989, va approvata dall'assemblea con la maggioranza prescritta dall'art. 1136, commi 2 e 3, c.c., ovvero, in caso di deliberazione contraria o omessa nel termine di tre mesi dalla richiesta scritta, che può essere installata, a proprie spese, dal portatore di handicap, con l'osservanza dei limiti previsti dagli artt. 1120 e 1121 c.c., secondo quanto prescritto dal comma 3 del citato art. 2; peraltro, la verifica della sussistenza di tali ultimi requisiti deve tenere conto del principio di solidarietà condominiale, che implica il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all'eliminazione delle barriere architettoniche, trattandosi di un diritto fondamentale che prescinde dall'effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati e che conferisce comunque legittimità all'intervento innovativo, purchè lo stesso sia idoneo, anche se non ad eliminare del tutto, quantomeno ad attenuare sensibilmente le condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell'abitazione.
In tema di eliminazione delle barriere architettoniche, la l. n. 13 del 1989 costituisce espressione di un principio di solidarietà sociale e persegue finalità di carattere pubblicistico volte a favorire, nell'interesse generale, l'accessibilità agli edifici, sicché il diritto al mantenimento ed all'uso dei dispositivi antibarriera (nella specie, un dispositivo servo scale), installati (anche provvisoriamente) in presenza di un soggetto residente portatore di "handicap", non costituisce un diritto personale ed intrasmissibile del condomino disabile, che si estingue con la morte dello stesso.
In tema di condominio, l'installazione di un ascensore, al fine dell'eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata da un condomino su parte di un cortile e di un muro comuni, deve considerarsi indispensabile ai fini dell'accessibilità dell'edificio e della reale abitabilità dell'appartamento, e rientra, pertanto, nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell'art. 1102 cod. civ., senza che, ove siano rispettati i limiti di uso delle cose comuni stabiliti da tale norma, rilevi, la disciplina dettata dall'art. 907 cod. civ. sulla distanza delle costruzioni dalle vedute, neppure per effetto del richiamo ad essa operato nell'art. 3, comma 2, della legge 9 gennaio 1989, n. 13, non trovando detta disposizione applicazione in ambito condominiale.
Edilizia e immobili - Condominio negli edifici - Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Delibera finalizzata al superamento delle barriere architettoniche - Impossibilità di osservare tutte le prescrizioni della normativa speciale - Carattere ostativo - Esclusione - Fondamento.
Ai fini della legittimità della deliberazione adottata dall'assemblea dei condomini ai sensi dell'art. 2 della legge 9 gennaio 1989, n. 13, l'impossibilità di osservare, in ragione delle particolari caratteristiche dell'edificio (nella specie, di epoca risalente), tutte le prescrizioni della normativa speciale diretta al superamento delle barriere architettoniche non comporta la totale inapplicabilità delle disposizioni di favore, finalizzate ad agevolare l'accesso agli immobili dei soggetti versanti in condizioni di minorazione fisica, qualora l'intervento (nella specie, installazione di un ascensore in un cavedio) produca, comunque, un risultato conforme alle finalità della legge, attenuando sensibilmente le condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell'abitazione.
L'art. 2 della legge 9 gennaio 1989 n. 13, recante norme per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, dopo aver previsto la possibilità per l'assemblea condominiale di approvare le innovazioni preordinate a tale scopo con le maggioranze indicate nell'art. 1136, comma secondo e terzo, cod. civ. - così derogando all'art. 1120, comma primo, cod. civ. che richiama il comma quinto dell'art. 1136, cod. civ. e, quindi, le più ampie maggioranze ivi contemplate - dispone tuttavia, al terzo comma, che resta fermo il disposto dell'art. 1120, comma secondo, cod. civ. il quale vieta le innovazioni che rendano talune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso e al godimento anche di un solo condomino, comportandone una sensibile menomazione dell'utilità, secondo l'originaria costituzione della comunione. Ne deriva che è nulla la delibera, la quale, ancorché adottata a maggioranza al fine indicato (nella specie, relativa all'installazione di un impianto di ascensore nell'interesse comune), sia lesiva dei diritti di un condomino sulle parti di sua proprietà esclusiva, e la relativa nullità è sottratta al termine di impugnazione previsto dall'art. 1137, ultimo comma, cod. civ., potendo essere fatta valere in ogni tempo da chiunque dimostri di averne interesse, ivi compreso il condomino che abbia espresso voto favorevole.
1. Edilizia ed urbanistica - Attività edilizia - Barriere architettoniche - L. 1989 n. 13 - Applicabilità.
1. La L. 9 gennaio 1989 n. 13, in materia di superamento delle barriere architettoniche, è applicabile ad ogni unità immobiliare, tanto se si tratta di case unifamiliari quanto se si tratta di condomìni.