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Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 9 settembre 2016, n. 17807 - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 9 settembre 2016, n. 17807
Anche in materia tributaria in tema di notifiche degli atti, l’attestazione del pubblico ufficiale di avere acquisito informazioni in loco che il contribuente è sloggiato, costituisce atto pubblico ex articolo 2699 cc e fa piena prova fino a querela di falso
sentenza 9 settembre 2016, n. 17807
sul ricorso 4890-2008 proposto da:
avverso la sentenza n. 196/2006 della COMM.TRIB.REG. della Campania, depositata il 07/09/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/02/2014 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI;
udito il P.M. in perso del Sostituto Procuratore Generale Don. BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
1. In data 10.07.02 veniva notificata a (OMISSIS) la cartella di pagamento n. (OMISSIS) di Lire 65.796.170, inerente al recupero per IVA dichiarata e detratta per l’anno di imposta 1989.
2. La cartella veniva impugnata da (OMISSIS) deducendo la mancata notifica dell’avviso di rettifica, atto presupposto. Il ricorso veniva rigettato dalla CTP di poli con la sentenza n. 636/38/04. L’appello proposto dal contribuente veniva rigettato dalla CTR di poli con la sentenza n. 196/52/06, depositata il 07.09.07 e non notificata.
3. Con tale decisione il giudice di seconde cure affermava che la dedotta nullita’ della notifica dell’avviso di rettifica, che secondo (OMISSIS) doveva essergli notificato in (OMISSIS), non trovava fondamento, atteso che la notifica dello stesso atto era stata eseguite in data 28.12.94 ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 60 a seguito di un primo accesso presso tale indirizzo, ove il Cime era risultato “sloggiato” come attestato dal pubblico ufficiale, senza che fosse stata proposta querela di falso in merito.
4. Il contribuente ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza n. 196/52/06 della CTR di Napoli, affidandosi a due motivi.
1.1 Con il primo motivo il ricorrente lamenta il vizio di violazione e falsa applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 60 in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Formula il seguente quesito “Dica codesta Ecc.ma Corte se e’ valida e produttiva dell’effetto della legale conoscenza dell’atto, da parte del destinatario, la notifica eseguita ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 60, comma 1, lettera E), allorche’ risulti la effettiva residenza del destinatario ed il messo notificatore abbia omesso di effettuare le dovute ricerche anagrafiche volte a determinare che nel Comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi sia abitazione, ufficio o azienda del contribuente nonche’ i tentativi invano esperiti nelle modalita’ ordinarie”.
1.2 Con il secondo motivo lamenta la omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in ragione della mancata valutazione da parte della CTR della documentazione dallo stesso prodotta a riprova della sua effettiva residenza in (OMISSIS) e della omessa motivazione circa le ragioni di merito connesse all’impugnazione della cartella e degli atti presupposti. Formula il seguente quesito di diritto “Dica codesta Ecc. ma Corte se e’ valida e produttiva dell’effetto della legale conoscenza dell’atto, da parte del destinatario, la notifica eseguita ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 60, comma 1, lettera E), allorche’ il messo notificatore, non abbia indicato nella relata di notifica, le ricerche effettuate e volte a dimostrare che nel Comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi e’ abitazione, ufficio o azienda del contribuente nonche’ i tentativi invano esperiti di procedere nelle modalita’ ordinarie”.
1.3. Con entrambi i motivi, da esaminare congiuntamente per la strettamente connessione, il ricorrente lamenta la mancata considerazione dei vizi della notifica dell’avviso di rettifica – atto presupposto della impugnata cartella di pagamento – da parte della CTR sotto due profili. Da un lato si duole che sia stato utilizzata la procedura prevista per gli irreperibili di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 60, comma 1, lettera E) laddove la sua residenza in (OMISSIS) non era mutata, come si poteva evincere dal certificato di residenza storica e dai certificati elettorali depositati in giudizio; dall’altro lamenta che la notifica ai sensi dell’articolo 60, comma 1, lettera E, citato, prevista per gli irreperibili, non sia stata, comunque, eseguita correttamente, in quanto non erano state effettuate e documentate nella relata le ricerche anagrafiche volte a dimostrare che nel Comune non vi fosse l’abitazione, l’ufficio o l’azienda del contribuente.
1.4. I motivi sono infondati e vanno respinti.
1.5. Osserva il Collegio che la recente sentenza della Corte Costituzionale n. 258 del 2012 ha esaminato funditus la disciplina notificatoria degli avvisi di accertamento dettata dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 60 che, all’alinea ed alla lettera E) del comma 1, stabilisce “La notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente e’ eseguita secondo le norme stabilite dall’articolo 137 e seguenti del codice di procedura civile, con le seguenti modifiche: (…) e) quando nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi e’ abitazione, ufficio o azienda del contribuente, l’avviso del deposito prescritto dall’articolo 140 c.p.c., in busta chiusa e sigillata, si affigge nell’albo del comune e la notificazione, ai fini della decorrenza del termine per ricorrere si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione”. Come ricorda la stessa Corte Costituzionale, tali disposizioni sono costantemente interpretate dalla giurisprudenza di legittimita’ e di merito, ormai assurta a diritto vivente (ex plurimis, Corte di cassazione, sentenze n.16696 del 2013; n. 14030 del 2011; n. 3426 del 2010; n. 15856 e n. 10177 del 2009; n. 28698 del 2008; n. 22677 e n. 20425 del 2007), nel senso che, se il destinatario dell’atto di accertamento e’ temporaneamente assente dal (noto) suo domicilio fiscale (sia esso, la casa di abitazione, l’ufficio od il luogo in cui esercita l’industria o il commercio) e se non e’ possibile consegnare l’atto per irreperibilita’, incapacita’ o rifiuto delle persone legittimate alla ricezione (in altri termini: se ricorrono i casi di irreperibilita’ cosiddetta “relativa”, previsti dall’articolo 140 c.p.c.), la notifica si perfeziona con il compimento delle attivita’ stabilite dall’articolo 140 c.p.c., richiamato dall’alinea del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 60, comma 1 (“La notificazione (…) e’ eseguita secondo le norme stabilite dagli articolo 137 c.p.c. e ss”). Occorrono, dunque, per perfezionare la notificazione di un atto di accertamento ad un destinatario “relativamente” irreperibile: a) il deposito di copia dell’atto, da parte del notificatore, nella casa del Comune dove la notificazione deve eseguirsi; b) l’affissione dell’avviso di deposito (avviso avente il contenuto precisato dall’articolo 48 disp. att. c.p.c.), in busta chiusa e sigillata, alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destitario; c) la comunicazione, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, dell’avvenuto deposito nella casa comunale dell’atto di accertamento; d) il ricevimento della lettera raccomandata informativa o, comunque, il decorso del termine di dieci giorni dalla data di spedizione della raccomandata informativa (sentenza n. 3 del 2010 della Corte Costituzionale). Le modalita’ di notificazione dell’atto di accertamento previste dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 60, comma 1, lettera e) sono applicabili, invece, nella diversa ipotesi di cosiddetta “irreperibilita’ assoluta” del destinatario (quando, cioe’, il domicilio fiscale risulti oggettivamente inidoneo, per effetto della mancanza, nel Comune in cui deve essere eseguita la notificazione dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda del contribuente). In tal caso occorrono, per perfezionare la notificazione: a) il deposito di copia dell’atto di accertamento, da parte del notificatore, nella casa del Comune dove la notificazione deve eseguirsi; b) l’affissione dell’avviso di deposito (avviso avente lo stesso contenuto di quello indicato negli articoli 140 c.p.c. e articolo 48 disp. att. c.p.c.), in busta chiusa e sigillata, nell’albo del medesimo Comune; e) il decorso del termine di otto giorni dalla data di affissione nell’albo comunale. L’irreperibilita’ “assoluta” del destinatario impedisce, ovviamente, di inviargli la raccomandata informativa dell’avvenuto deposito nella casa comunale. Secondo questo procedimento, dunque, la notificazione di un atto di accertamento ad un destinatario “assolutamente” irreperibile si perfeziona nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione nell’albo comunale. Per restare sul tema del ricorso va sottolineato che in caso di “irreperibilita’ assoluta” non e’ previsto che le ricerche, indubbiamente presupposte dalla valutazione sulla mancanza nel comune dell’abitazione, dell’ufficio dell’azienda del contribuente, siano formalizzate in modo esplicito nella relata.
Orbene, nel caso in esame, il ricorrente, con riferimento al complesso procedimento notificatorio, da un lato deduce e documenta che il suo domicilio fiscale era sempre risultato in (OMISSIS), sostanzialmente contestando che nel caso in esame ricorresse una ipotesi di irreperibilita’ assoluta e la sua qualita’ di “sloggiato”, senza percio’ indicare altri indirizzi presso i quali sarebbe stato reperibile; dall’altro si duole della mancata indicazione dell’effettuazione di ricerche sulla relata a cura del messo notificatore.
Tali doglianze vanno disattese e respinte. Anche in tema di notificazione degli atti in materia tributaria, l’attestazione del pubblico ufficiale di avere acquisito da informazioni in loco che il contribuente e’ sloggiato costituisce atto pubblico ai sensi degli articoli 2699 c.c. e ss. e fa pie prova fino a querela di falso della ricezione delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza, querela di falso che nel caso in esame, non risulta proposta; tale prova non puo’ certo essere inficiata da certificati anagrafici o elettorali che attestino solo formalmente la persistente residenza in loco del destinatario della notifica. Cio’ detto va altresi’ rilevato che la richiesta di una esplicita formalizzazione delle avvenute ricerche sulla relata di notifica non risponde ad alcuna previsione normativa e che le stesse si possono presumere dal regolare svolgimento dell’iter notificatorio prima ricordato: nel caso in esame, peraltro, l’effettuazione delle ricerche trova pie conferma ex post proprio negli unici elementi difensivi addotti dal ricorrente, che confermano che le ricerche non avrebbero potuto portare ad altro risultato che quello di palesare la divergenza tra i formali dati anagrafici ed elettorali e quanto constato in loco ed in punto di fatto dal pubblico ufficiale.
2. Conclusivamente il ricorso va rigettato per entrambi i motivi proposti. Le spese del giudizio di legittimita’ vanno poste a carico del ricorrente nella misura liquidata in dispositivo.