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Timestamp: 2020-08-14 18:36:12+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 12923 del 22/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12923 del 22/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 22/06/2016, (ud. 25/05/2016, dep. 22/06/2016), n.12923
sul ricorso 358/2015 proposto da:
SOCIETA’ ITALIANA PER CONDOTTE D’ACQUA SPA, in persona del
Presidente del Consiglio di Gestione, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA ARCHIMEDE 97, presso lo studio dell’avvocato LEOPOLDO
DE’ MEDICI, che la rappresenta e difende giusta procura speciale a
avverso la sentenza n. 929/5/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di FIRENZE del 7/04/2014, depositata il 05/05/2014;
udito l’Avvocato Leopoldo Dè Medici difensore della
controricorrente che si riporta agli scritti.
L’Agenzia ricorre, affidandosi a tre motivi, per la cassazione della sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale, nel rigettare l’appello, ha confermato la decisione di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso provvedimento di diniego alla definizione dei carichi pendenti L. n. 289 del 2002, ex art. 12; la CTR ha evidenziato che, rispetto alla decisione di primo grado, l’Ufficio si era limitato a reiterare quanto in precedenza prospettato Il contribuente resiste con controricorso.
Il primo motivo, denunciante nullità della sentenza per mancanza di motivazione, è fondato, con assorbimento degli altri.
Costituisce consolidato principio di questa Corte che la mancanza di motivazione, quale causa di nullità per assenza di un requisito indispensabile della sentenza, si configura “nei casi di radicale carenza di essa, ovvero del suo estrinsecarsi in argomentazioni non idonee a rivelare la “ratio decidendi” (cosiddetta motivazione apparente), o fra di loro logicamente inconciliabili, o comunque perplesse od obiettivamente incomprensibili (Cass. 20112/2009; Cass. sez. unite 8053/2014); questa Corte ha, inoltre, più volte precisato che deve reputarsi legittima la motivazione “per relationem” della sentenza pronunciata in sede di gravame, purchè il giudice d’appello, facendo proprie le argomentazioni del primo giudice, esprima, sia pure in modo sintetico, le ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai motivi di impugnazione proposti, in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto. Per converso, non può che essere cassata la sentenza d’appello allorquando la laconicità della motivazione adottata, formulata in termini di mera adesione, non consenta in alcun modo di ritenere che all’affermazione di condivisione del giudizio di primo grado il giudice di appello sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame (cfr. Cass. 2268/06; 15483/08; 7347/12; 8850/2014);
nella specie, come appare evidente dalla su riportata sintesi della statuizione impugnata, le argomentazioni addotte dalla CTR, appaiono inidonee a rilevare la “ratio decidendi”, non essendo a tal sufficiente il generico richiamo (utilizzabile in ogni lite) all’infondatezza delle doglianze ed alla mancata deduzioni di ulteriori argomentazioni rispetto a quanto in precedenza prospettato.
In conclusione, pertanto, in accoglimento del ricorso, va cassata l’impugnata sentenza, con rinvio per nuova valutazione alla CTR Toscana, diversa composizione, che provvederà anche alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.