Source: https://www.diritto.it/professori-a-contratto-e-collaborazioni-coordinate-e-continuative/
Timestamp: 2019-07-19 16:39:19+00:00
Document Index: 83219759

Matched Legal Cases: ['art.25', 'art. 100', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 25', 'art, 17', 'art. 2', 'art.5', 'art.1']

L’articolo 17, comma 96, della legge 15 maggio 1997, n. 127, recante misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo” attribuisce al Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica la potestà di riordinare, attraverso l’adozione di appositi decreti, molteplici settori dell’ordinamento generale universitario, già disciplinati da normativa di rango primario succedutasi nell’ultimo decennio, spesso in assenza di una visione organica di settore.
L’art.25, in particolare, delinea la figura del professore a contratto per l’attivazione di corsi integrativi di quelli ufficiali impartiti nelle facoltà, finalizzati all’acquisizione di “significative esperienze teorico-pratiche di tipo specialistico provenienti dal mondo extrauniversitario, ovvero risultati di particolari ricerche, o studi di alta qualificazione scientifica o professionale”.
L’art. 100, lettera d) del medesimo D.P.R. n. 382/80, estende il richiamo allo strumento del contratto di diritto privato per l’attivazione di insegnamenti universitari anche ai corsi ufficiali delle Facoltà di nuova istituzione.
1) gli insegnamenti attivabili con tale strumento sono quelli “ufficiali, con ciò intendendosi quelli previsti nei piani di studio elaborati dalle Facoltà sulla base delle tabelle nazionali didattiche (art. 9 della legge n. 341/90);
Questa disciplina ha subito, di recente, deroghe espresse per effetto delle disposizioni recate dall’art. 1, comma 32, della legge 28.12.1995 n. 549, la quale ha consentito la stipula di contratti di diritto privato, ai sensi dell’art. 25 del citato D.P.R. n. 382/80, anche per l’attivazione di corsi ufficiali “non fondamentali o caratterizzanti nei casi e nei limiti stabiliti dallo statuto”.
Il quadro normativo descritto ovviamente si presentava particolarmente complesso a causa della complessa evoluzione del sistema universitario determinato dalle leggi n. 341/90 e n. 245/90, e tuttora in atto dall’altro, dalle sostanziali modifiche dei rapporti all’interno del sistema, il quale deve essere messo in grado di gestire i sensibili processi di trasformazione che investono tutte le componenti dell’organizzazione e del funzionamento degli atenei, soprattutto in termini di utilizzazione delle risorse umane e finanziarie.
Con riferimento al primo fattore, l’utilizzo efficace del personale docente, attraverso strumenti innovativi sul piano delle tecniche dell’insegnamento e degli strumenti tecnologici oggi a disposizione, diventa determinante soprattutto in funzione dell’evoluzione del sapere e dell’emergere di nuove professionalità in settori produttivi e nel terziario avanzato.
Se da un canto a tali esigenze si può rispondere con il potenziamento dell’autonomia didattica degli atenei, (cfr. art, 17, comma 95, della legge n. 127/97), dall’altro appare evidente la necessità di apportare anche nuove risorse di docenza per far fronte al potenziamento dell’offerta formativa non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi e soprattutto innovativi anche in considerazione dell’aumentato ventaglio di proposte ed in linea con la riforma.
Viene emanato pertanto il D.M. 242/98, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.170 del 3 luglio 1998 (in allegato), di agile applicazione, rimettendosi correttamente all’autonoma discrezionalità dei competenti organi accademici la disciplina delle modalità e delle procedure preordinate all’attivazione dei contratti in questione.
L’articolo 1, consente alle università e agli istituti d’istruzione università statali di procedere alla stipula di contratti di diritto privato per l’attivazione di insegnamenti previsti dagli ordinamenti didattici dei corsi di diploma universitari, di laurea e di specializzazione, ovvero per lo svolgimento di attività didattiche integrative dei corsi stessi.
a) tutti gli insegnamenti previsti dai piani di studio delle facoltà possono essere affidati con lo strumento del contratto di diritto privato. Come emerge anche dai luci si tratta di insegnamenti non solo opzionali, ma anche fondamentali o caratterizzati di singoli indirizzi di corso (di diploma universitario, di laurea e di specializzazione). La norma, quindi, amplia la portata sia dell’articolo 1, comma 32, della vigente legge n. 549/95, sia quella dell’articolo 100, lettera d) del DPR n. 382/80 tenuto conto che quest’ultima circoscriveva l’ambito di efficacia della norma ai soli corsi di laurea di nuova istituzione;
b) il ricorso allo strumento contrattuale non è discrezionale, ma ancorato alla sussistenza di “particolari e motivate esigenze didattiche” che andranno valutate dalle competenti autorità accademiche sulla base della disciplina che sarà dettata dai singoli atenei (cfr. art. 2); in tale modo viene superato l’anacronistico regime in atto ai sensi dell’articolo 100 lettera d) del DPR n. 382/80 il quale, dopo il primo periodo di avviamento dei corsi, precludeva categoricamente il ricorso allo strumento contrattuale per l’acquisizione di esperienze professionali operanti in settori extrauniversitari;
c) anche lo svolgimento di attività didattiche integrative, e cioè la tenuta di corsi complementari, di moduli didattici, di corsi integrati, etc…. soggiace alla stessa disciplina dei contratti di insegnamento in corsi ufficiali, restando riservata alle autonome valutazioni degli organi accademici la disciplina della programmazione di tali attività, i criteri e le modalità per il ricorso a tali strumenti nell’ambito dei principi dettati al successivo articolo 2.
Resta immutato l’attuale vincolo per i destinatari dei contratti in argomento i quali non possono essere stipulati con personale dipendente dagli Atenei, sia che appartengano al ruolo docente che a quello tecnico-amministrativo ovvero al ruolo dei ricercatori.
L’art.5 comma 2 del regolamento di Ateneo vigente prevede che “I contratti di cui al presente regolamento, se retribuiti, costituiscono una prestazione di collaborazione coordinata e continuativa e sono assoggettati al corrispondente regime fiscale e previdenziale, in dipendenza anche della posizione del contraente”.
¿ Ad esempio il caso dello psicologo che svolga un’attività di docenza tipica della sua professione. L’INPS con circolare 104/99 ha infatti sottolineato che “l’art.1 della legge n.56/89, concernente l’ordinamento della professione di psicologo, annovera esplicitamente l’attività didattica nell’ambito della attività professionale dello psicologo”.