Source: http://www.comitato-antimafia-lt.org/?m=200906
Timestamp: 2015-08-28 07:33:33+00:00
Document Index: 12334162

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 136', 'art. 142', 'art. 5', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 28', 'art. 69', 'art.31', 'art 87', 'art. 90']

Giugno | 2009 | Associazione contro le illegalità e le mafie "Antonino Caponnetto"
Archivi del mese: Giugno 2009	Mafie, politica ed istituzioni nel Basso LazioPubblicato 30 Giugno 2009 | Da admin2	MAFIE, POLITICA, ISTITUZIONI: MOLTE OMBRE IN PROVINCIA DI LATINA (E NON SOLO… )
Mafie, politica ed istituzioni.: un rapporto inscindibile in molte città della nostra regione. Che troppi si ostinano a negare!
Il Lazio pullula di questa gente. Non parliamo, poi, della provincia di Latina. E di quella di Frosinone! In una recente trasmissione televisiva -durante la quale abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con il Sindaco di Cassino – noi ci siamo sentiti rispondere da questi che… a Cassino non c’è mafia. La stessa tesi sostenuta da altissimi esponenti delle Istituzioni sia della provincia di Frosinone che di quella di Latina. In quest’ultima, il Presidente dell’Amministrazione provinciale, quasi a smentire quanto già acclarato dagli Organismi centrali competenti, ha addirittura commissionato ad una società privata l’incarico di svolgere un’indagine tesa ad accertare la presenza o meno delle mafie sul territorio pontino. Incredibile!
C’è il sospetto, a questo punto, di collusioni gravissime fra pezzi della politica e delle istituzioni con la criminalità organizzata. Almeno sul piano oggettivo. Un sospetto che ha già trovato conferme in alcune realtà, come Nettuno, Fondi ecc. , e che altre ne troverebbe se si desse impulso ad un’attività investigativa più puntuale ed incisiva.
Purtroppo, quando si tratta di toccare i “piani alti” – quella che il Procuratore Scarpinato chiama la “borghesia mafiosa” e che noi chiamiamo la VERA mafia – c’è l’impressione che qualcosa o qualcuno tentino di… frenare.
A Formia abbiamo letto le dichiarazioni a “Il Sole 24 ore” di un consigliere comunale che addirittura si è vantato dell’amicizia di una famiglia casertana appartenente alla camorra.
A Sabaudia è stata eletta consigliere comunale una donna indagata dalla DDA.
Nessuno è intervenuto. Tutti zitti. Anche i partiti di opposizione, i quali evidentemente fanno finta di ignorare le pesanti ricadute sul piano sociale ed economico della presenza della criminalità organizzata. Saltano, infatti, tutti i modelli di una vita sociale ordinata e rispettosa della legalità, mentre nessun imprenditore serio verrà mai ad investire i suoi capitali su un territorio considerato come infestato dalla mafie.
Un vero disastro, insomma, di cui moltissimi fanno finta di non accorgersi.
Pubblicato in Documenti	Se fosse vero quello che pubblica Latina Oggi, sarebbe chiaro il motivo del ritardo del Governo nella decisione di scioglimento dell’Amministrazione comunale di FondiPubblicato 30 Giugno 2009 | Da admin2	Leggi l’articolo
Pubblicato in Articoli	La SO.GE.CO ha lavorato a FormiaPubblicato 30 Giugno 2009 | Da admin2	SALERNO- Che la camorra fosse pervasiva, insidiosa e che non si limitasse a sparare soltanto (purtroppo non si ammazzano tra di loro abbastanza) ma fosse penetrata nel Dna di politica, istituzioni e cosiddetta società civile ormai lo sanno anche i bambini. Non pochi, militanti permanenti effettivi dell’antimafia ci hanno costruito su speculari fortune: il caso di Saviano, personaggio che difficilmente distingue tra uno spacciatore ed un sacrestano, ce ne ha dato recente conferma.Ma che ora tendesse addirittura al Paradiso, questa no, ci era sfuggita: almeno qui, nell’area che ci interessa. Altrove sarà più o meno lo stesso. Fuor di metafora, il problema è serio, o così appare, giudichino i lettori. C’è una impresa edile, di nome fa “So.Ge.Co.srl”, viene da San Cipriano d’Aversa, in una provincia casertana che non ha più bisogno di presentazioni. Specificare che non è un problema “etnico” è superfluo, speriamo. L’impresa è stata colpita qualche settimana fa da una interdittiva antimafia in quanto, da approfondite analisi ed indagini degli specialisti delle forze dell’ordine, della magistratura e del ministero degli interni, è riconducibile addirittura all’ala stragista dei casalesi. Per capirci, l’impresa edile farebbe capo all’arcinoto Giuseppe Setola. La società, come ha documentato una delle sempre più rare inchieste fatte per bene dal Mattino (un guaio che accomuna tutti noi, in verità) era affidataria di due lavori pubblici appaltati presso la Provincia di Salerno. Gli importi ora contano poco: quel che importa, invece, è che appena la faccenda si è fatta pubblica i vertici della Provincia abbiano proceduto immediatamente alla revoca, del resto non potevano fare diversamente, ed hanno fatto bene. Nulla di eccezionale, non siamo mica in Trentino, qui è la Campania, il resto sono chiacchiere. E’ accaduto alla Provincia di Caserta prima (e che ci risulti nessuno ne sconta il fio ancora), a quella di Salerno poi. Nulla di strano se lo rileveremo altrove. Il problema, se di problema si può parlare, allora dov’è? Proviamo a spiegarlo, giustificando anche l’ironico titolo di prima pagina che parlava di Paradiso.
Nell’area dei Picentini, la So.Ge.Co srl è presente con numerosi lavori, diversi appalti pubblici (per non dire di quelli privati) e già da qualche anno. Obiezione: fino a quando il certificato antimafia è -più o meno- pulito (anche se riesce difficile credere che chi deve controllare se ne accorga solo dopo lungo tempo, ma questa è un’altra storia pur connessa al nostro tema) chi si aggiudica un appalto pubblico regolarmente ha tutto il diritto di eseguire le opere. Vero, inconfutabile fino a prova contraria. Com’è vero, però, che sarebbe opportuno che qualcuno cominci a farsi qualche domanda prima, a cercare di capire come mai su una trentina di milioni di euro di lavori da appaltare, questo danaro venga ingoiato tutte da aziende provenienti da Quarto, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Napoli, Casoria etc. Sono tutti più bravi? Improbabile: possono invece tutti sostenere ribassi che in condizioni normali tramortirebbero anche il più solido dei costruttori. E dunque che c’entra il Paradiso? Drammaticamente, c’entra perché la So.ge.co ha, tra gli altri, l’appalto per la realizzazione della dimora futura di un principe della Chiesa cattolica, il cardinale Renato Raffaele Martino. L’edificio sorge nel borgo medievale di Terravecchia, a Giffoni Valle Piana, rivitalizzato negli ultimi anni a suon di euro provenienti da Strasburgo. Sorvolando sulla circostanza che la casa canonica in questione è anche al centro di una querelle tra gli eredi e altri soggetti teoricamente non titolati ad agire sulla struttura (cosa che, immaginiamo, dovrebbe di per sé creare qualche imbarazzo al porporato, ma tant’è) ora si pone un problema di opportunità: nel senso che qualcuno dovrebbe interessarsi -leggasi la magistratura- se quell’azienda ancora opera e lavora dopo l’interdittiva, cioè dopo l’onta massima che colpisce una società. Il cardinale, segnalatosi di recente per un’infelicissima battuta sul conflitto a Gaza (come un Oliviero Diliberto qualsiasi, insomma) è bene inizi a porselo questo problema. Prima che la cosa diventi più grandi di lui: perché c’è qualcosa più grande di lui, o no? Ci faccia sapere, magari ne parli con il dottor Roberti, tra “big” si riesce a comunicare meglio. E Roberti, dal suo canto, visto che di casalesi è un vero specialista, chieda ai suoi sostituti come mai dinanzi ad un flusso continuo di danaro e di quella portata, non abbiano mai avuto almeno la sensazione che ci fosse qualcosa di anomalo: visto che -eccezion fatta per alcuni casi seri e concreti- hanno concentrato l’attenzione su ogni metro quadro abusato, per non dire altro. La politica? Ha fatto quel che poteva, immaginiamo: certo, Terravecchia succhia danaro in continuazione e per le cose più stravaganti, così come un po’ ovunque accade. Eppure è dal 2003 che il via vai da quelle parti non s’arresta. Possibile? Possibile. Un milione di euro la So.Ge.Co. l’ha già ingoiato per la ristrutturazione di parte del borgo, per le case private (chissà perché vi si sono rivolti in tanti) non si hanno cifre ancora, ma ci risulta che la via dei casalesi al Paradiso possa contare su altro: la chiesa di S. Maria delle Grazie in S. Caterina, finanziata per 740.000,00 euro dei fondi dell’8per mille di derivazione statale, come da riparto della presidenza del Consiglio del dicembre 2007. Ricordiamo, ad esempio, che il merito del finanziamento venne attribuito al cardinale con manifesti della parrocchia a firma del parroco-appaltante don Generoso Bacco, supportato anche dal Pd locale (Pd, Pdl, che differenza fa?). I lavori, allo stato attuale, sembrano sospesi. Altri appalti di restauro avrebbero riguardato le chiese di S.Pietro a Curti e di S.Giovanni, tutte amministrate da don Bacco, il quale compare anche sotto la veste di “fiduciario” per l’appalto So.ge.co della casa canonica di Terravecchia. Si dirà: il capo della Banda della Magliana è seppellito in una chiesa a Roma. Vero anche questo: ma è vero o no che tra le due circostanze c’è un’enorme differenza?
(Tratto da EoloPress)
Pubblicato in Documenti	Qualcuno a Bracciano pensa a ritorsioni ai nostri danni. Non abbiamo paura!Pubblicato 30 Giugno 2009 | Da admin2	“QUALCUNO” A BRACCIANO, DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL NOSTRO DOSSIER A CIVITAVECCHIA, PENSA A RITORSIONI NEI NOSTRI CONFRONTI. QUEL “QUALCUNO” STIA CALMO PERCHE’ LE MINACCE NON CI SPAVENTANO. SE DOVESSE ESSERE FATTO SOLAMENTE UN GRAFFIO ALLA MACCHINA DI UNO DI NOI, SAPPIAMO “CHI” E’ STATO!
Pubblicato in Documenti	E’ necessario ed urgente che i Comandi Generali delle forze dell’ordine facciano qualcosa per rendere a Fondi più efficace l’azione contro le mafie dilagantiPubblicato 30 Giugno 2009 | Da admin2	IN ASSENZA DI UN PROVVEDIMENTO DEL GOVERNO SU FONDI, I COMANDI GENERALI DELLE FORZE DELL’ORDINE RIPOSIZIONINO I PRESIDI LOCALI PER RENDERLI PIU’ EFFICIENTI E PIU’ EFFICACE L’AZIONE DI CONTRASTO ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA
C’è un problema che noi stiamo evidenziando da tempo: quello dell’efficienza delle forze dell’ordine nell’area Fondi-Monte San Biagio – Sperlonga-Terracina.
Un problema che noi sottoponemmo all’attenzione anche dell ‘ex Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il Col. Rotondi e che questi ci promise di affrontare.
Poi le cose sono andate come tutti sanno e tutto è rimasto come era.
Il Governo centrale non si decide ad intervenire sulla questione Fondi, mentre le stesse forze di opposizione, dopo le solite sparate elettorali, tacciono anch’esse.
Noi abbiamo la sensazione fondata che la situazione stia sempre più degenerando con l’occupazione completa del territorio da parte della criminalità organizzata. Ci pervengono segnalazioni continue in tal senso, segnalazioni che, per ovvie ragioni, non possiamo rendere pubbliche, ma che attestano la fondatezza delle nostre sensazioni.
I Governi, grazie a Dio, passano ed anche quello attuale, prima o poi, dovrà cedere il passo ad un altro. Speriamo migliore.
I Comandi Generali delle Forze di polizia, però, restano ed hanno il dovere di intervenire laddove si registrano punti di maggiore criticità.
A Fondi, come nell’area indicata, le cose non possono continuare come sono andate finora.
In trincea si mandano uomini preparati e combattivi.
Pubblicato in Documenti	Navigazione a motore nel lago di Paola – Tavolo tecnico in Prefettura – Mercoledi 01 luglio 2009Pubblicato 29 Giugno 2009 | Da admin2	v\:* { BEHAVIOR: url(#default#VML) } o\:* { BEHAVIOR: url(#default#VML) } w\:* { BEHAVIOR: url(#default#VML) } .shape { BEHAVIOR: url(#default#VML) } st1\:*{behavior:url(#default#ieooui) } <!– /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; font-size:12.0pt; font-family:”Times New Roman”;} span.MsoEndnoteReference {vertical-align:super;} p.MsoEndnoteText, li.MsoEndnoteText, div.MsoEndnoteText {margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; font-size:10.0pt; font-family:”Times New Roman”;} a:link, span.MsoHyperlink {color:blue; text-decoration:underline;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed {color:purple; text-decoration:underline;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica19 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:windowtext;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica20 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:navy;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica21 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:navy;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica22 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:navy;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica23 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:navy;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica24 {mso-style-type:personal-reply; font-family:Arial; color:navy;} /* Page Definitions */ @page {mso-endnote-separator:url(“cid:header.htm\@01C9F84F.66B3BD10″) es; mso-endnote-continuation-separator:url(“cid:header.htm\@01C9F84F.66B3BD10″) ecs;} @page Section1 {size:595.3pt 841.9pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;} div.Section1 {page:Section1;} –>
C’E’ IL TAVOLO TECNICO
SULLA NAVIGAZIONE A MOTORE NEL LAGO DI PAOLA (Accade anche nel lago Lungo a Sperlonga)
LE NORME DA OSSERVARE PER MANTENERE UN LAGO A CINQUE STELLE
Il Lago di Paola è incluso in un’area di grande pregio ambientalistico e paesistico che gli ha fatto meritare di essere incluso nel Parco Nazionale del Circeo, che è uno dei soli cinque storici Parchi Nazionali d’Italia.
Per chi ancora non lo sapesse, il lago di Paola è inserito nei Siti d’Importanza Comunitaria (S.I.C.), è stato dichiarato Zona di Protezione Speciale (Z.P.S.), è inserito in una delle poche zone umide d’Italia in esecuzione alla Convenzione di Ramsar, ed è stata dichiarata area da tutelare per legge, perché di notevole interesse pubblico, dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Per questi motivi, la navigazione a motore sul lago di Paola è stata vietata dall’art. 28 del Piano Territoriale Paesistico (P.T.P.)n. 13 [i]
Al Tavolo Tecnico che si terrà il giorno 30 giugno presso la Prefettura di Latina, oltre alle istituzioni pubbliche, saranno presenti pure alcune attività commerciali di Sabaudia che vorrebbero sfruttare il lago per la navigazione a motore, anche se su una sola parte del lago.
La Provincia di Latina ha preparato un decantato progetto di “riqualificazione” del lago di Paola. Così come viene presentata, la riqualificazione sembra tendere a una verace tutela ambientale del lago di Paola. Non è vero. Il progetto di riqualificazione provinciale prevede opere che premettono la navigazione a motore come l’abbattimento del ponte Rosso.
Non solo. La Provincia, mentre da una parte prevede la cosiddetta “riqualificazione” da un’altra parte ed esattamente nel suo stesso Piano Territoriale Generale Provinciale (P.T.G.P.), nel capitolo “11 Relazionale”, prevede 200 posti barca che, nello stesso P.T.G.P., sono già indirizzati, precisati e specificati per la società Inland Sea di Alfredo Scalfati, non verso tutti.
Il lago e le sponde, la fauna e la vegetazione sono un’entità completa se rimane tutta d’un pezzo, infatti costituiscono un unicum non spezzettabile, connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi sono stati individuati, pena la declassificazione di quegli importanti riconoscimenti ottenuti e mantenuti.
Per questi motivi le Amministrazioni pubbliche e le parti private che parteciperanno al Tavolo Tecnico in Prefettura, non possono modificare il divieto di navigazione a motore neppure su una parte minore del lago altrimenti s’incorrerà nella procedura d’infrazione comunitaria prevista dal Trattato CE [ii].
Legambiente di Sabaudia ha presentato alla CE la richiesta della procedura d’infrazione comunitaria.
Nessun funzionario degli Enti pubblici partecipanti al Tavolo, autorizzando la navigazione a motore, vorrà e potrà essere responsabile dell’infrazione comunitaria e della pena pecunaria che potrebbe essere inflitta all’Italia, come Paese membro.
Norme. Vincoli e tutele esistenti:
Il lago di Paola, oltre che nel P.T.P. n. 13 (Piano Territoriale Paesistico), risulta essere:
- all’interno del Parco Nazionale del Circeo ai sensi del R.D.L. 25.01.1934, n. 285;
- Sito di importanza comunitaria (SIC IT6040013) ai sensi della Direttiva 92/43/CEE;
- Zona di Protezione Speciale (ZPS IT6040015) ai sensi della Direttiva 79/409/CEE;
- zona umida di cui al D.P.R. 13.3.1976 n. 448 in esecuzione alla Convenzione di Ramsar;
- nonché area di notevole interesse pubblico art. 136[iv] e area tutelata art. 142[v] lettere a – b – c- f – i del D.Lgs 42/2004.
Pertanto, in quest’area, tutte le attività o interventi devono:
- essere sottoposte a valutazione d’incidenza ai sensi del D.P.R. 357 /97, art. 5, comma 4;
- rispettare le misure di conservazione previste nella D.G.R. 533 del 4 agosto 2006 per le ZPS;
- verifica assoggettabilità alla V.I.A. ai sensi della Direttiva 85/337/CEE;
- ottenere il preventivo nulla osta del Parco Nazionale del Circeo.
La valutazione d’incidenza è stata introdotta dall’art. 6, comma 3, della direttiva “Habitat” ed ha lo scopo di salvaguardare l’integrità dei siti attraverso l’esame delle interferenze di piani e progetti, anche non direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi sono stati individuati ma in grado di condizionarne l’equilibrio ambientale.
Le attività esercitate nei S.I.C. senza la necessaria procedura di Valutazione d’incidenza, a norma della Direttiva 92/42/CEE e del D.P.R. 357/1997 e s.m.i., sottopongono l’Italia alla procedura d’infrazione comunitaria a norma degli articoli 226 e 228 del Trattato CE.
Piano Territoriale Paesistico (P.T.P.) n. 13.
Articolo 226 (ex articolo 169)
La Commissione, quando reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi a lui incombenti in virtû del presente trattato, emette un parere motivato al riguardo, dopo aver posto lo Stato in condizioni di presentare le sue osservazioni.
Articolo 228 (ex articolo 171)
1. Quando la Corte di giustizia riconosca che uno Stato membro ha mancato ad uno degli obblighi ad esso incombenti in virtû del presente trattato, tale Stato è tenuto a prendere i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza della Corte di giustizia comporta.
2. Se ritiene che lo Stato membro in questione non abbia preso detti provvedimenti, la Commissione, dopo aver dato a tale Stato la possibilità di presentare le sue osservazioni, formula un parere motivato che precisa i punti sui quali lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza della Corte di giustizia.
Qualora lo Stato membro in questione non abbia preso entro il termine fissato dalla Commissione i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza della Corte comporta, la Commissione può adire la Corte di giustizia. In questa azione essa precisa l’importo della somma forfettaria o della penalità, da versare da parte dello Stato membro in questione, che consideri adeguato alle circostanze.
- D.M. 07/03/1956 “Fascia Costiera di Sabaudia e San Felice Circeo, Lago di Sabaudia, Montagna Circeo”;
- D.M. 20/07/1967 “Sabaudia: Fascia costiera lungomare circostante”;
- D.M. 22/05/1985 “Sabaudia: zona circostante, integrazione vincolo”.
- Art. 142 lettera a) “territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sul mare”;
- Art. 142 lettera b) “territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi”;
- Art. 142 lettera c) fiumi torrenti, corsi di acqua iscritti negli elenchi di cui al RD 11/12/1933 n. 1775, per una profondità di 150 metri;
- Art. 142 lettera f) “Parchi e Riserve “Parco nazionale Circeo” R.D.L. 285 del 25/01/34;
- Art. 142 lettera i) “Zone Umide” incluse nell’elenco di cui al D.P.R. 13/03/1976 n. 448 Zone Umide, in esecuzione alla Convenzione Ramsar 02/02/1971 “Lago di Sabaudia
Pubblicato in Documenti	Il caso dei beni confiscati alla mafia. Mafie a CivitavecchiaPubblicato 29 Giugno 2009 | Da admin2	Prova inconfutabile di un simile ragionamento si ritrova nelle più recenti operazioni condotte, sul territorio gelese e regionale, dalle forze dell’ordine, dirette a scardinare irrimediabilmente il potere di fatto esercitato da entità criminali, inserite, però, tra le maglie del tessuto economico locale. Se, a conclusione di lunghe indagini, i destinatari delle attenzioni degli investigatori sono costretti ad acquisire, per lunghi periodi, lo status di ospiti del sistema carcerario nazionale, la loro operatività continua ad essere testimoniata da numerosi, e spesso di notevole valore, beni, immobili e non, frutto di strategie economico-criminali sostenute per decenni, dislocati all’interno di vaste aree.
La sottrazione di questi, infatti, si pone quale prioritaria strategia di opposizione alle mire espansionistiche di cosa nostra: al pari di una tradizionale impresa commerciale che, privata dei capitali e delle strutture operative, si apre ineluttabilmente alla soluzione del fallimento, così gli odierni clan mafiosi necessitano, per poter sopravvivere, di ingenti e costanti innesti finanziari. Ma cosa succede ai beni sequestrati ai componenti di organizzazioni criminali, una volta che questi ne abbiamo perso definitivamente la disponibilità?
La legge n.109 del 1996 disciplina le procedure di sequestro e confisca, atte ad assicurare il ritorno dei suddetti nell’alveo del patrimonio dello Stato.
La Relazione prodotta dal Commissario straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali, Antonio Maruccia, per l’anno 2008, descrive uno status quo, perlomeno nella zona nissena, non così positiva.
Su un totale di 84 beni immobili confiscati: 68 sono attualmente in gestione al Demanio mentre solo 16 sono stati destinati e consegnati alle entità prescelte.
Gela non si discosta dalla media provinciale, registrando un esito scarsamente significativo; al cospetto di un ammontare pari a 5 beni immobili soggetti a confisca: 2 vengono mantenuti sotto la gestione del Demanio e 3 sono stati destinati e consegnati, ma non ancora utilizzati.
Simili risultanze, paragonate alle percentuali elaborate sul piano nazionale, convergenti verso un progressivo aumento delle assegnazioni finalizzate ad immediati utilizzi, non sembrano conformarsi alle peculiarità di un’area, quella gelese, fulcro degli appetiti espressi in questi decenni sia da cosa nostra che dalla stidda.
Nella maggior parte dei casi i ritardi della procedura si devono a lungaggini burocratiche, spesso endemiche, anche se non bisogna trascurare ulteriori fattori: l’eccessiva durata dei procedimenti penali che li interessano; la sottoposizione ad ipoteche; il totale abbandono e l’assenza di finanziamenti.
La medesima disamina va fatta per ciò che concerne le aziende confiscate nel gelese; 2 sono già state destinate, ma tardano ad entrare a regime.
Certamente la bassa percentuale di confische trasformatesi in concrete assegnazioni non consente di svolgere previsioni di alto rilievo.
Nonostante ciò, però, bisogna continuare a sperare in un sistema, in origine pensato e proposto dall’onorevole Pio La Torre, fondato sulla convinzione che tutte le ricchezze conseguite, attuando metodi violenti e prevaricatori, dalle organizzazioni criminali, debbano inevitabilmente mutare la propria condizione: scavalcando la forma privata, e pervenendo, così, allo scopo di soddisfare esigenze della collettività.
Gela, in questo senso, assume tutti i tipici caratteri dell’incoerenza: base per la formazione e lo sviluppo di gruppi criminali capaci di conquistare vaste zone di influenza, non solo locali, bensì anche nazionali, ed allo stesso tempo quasi incapace di riprendersi il maltolto.
Molte proprietà riconducibili a due storiche compagini della criminalità gelese, i Rinzivillo e gli Emmanuello, ad esempio, hanno percorso per intero il cammino verso la riassegnazione, ma in presenza di un fondamentale “inconveniente”: quello della loro ubicazione in altre regioni italiane. Parliamo di clan oramai radicati sia in Lombardia, come desumibile dall’inchiesta “Tagli pregiati”, dalla quale emerse il totale controllo esercitato da siffatte entità in diversi centri della provincia milanese, che nel Lazio, ove, specie nel comprensorio di Civitavecchia, la famiglia Rinzivillo lucra da anni grazie agli appalti nel settore d
ell’attività portuale ed in quello dell’edilizia (interessandosi addirittura di costruzioni carcerarie). L’effetto paradossale si insinua in questi particolari: al di fuori della città di Gela le proprietà riconducibili a gruppi locali non solo vengono confiscate, ma anche assegnate ed utilizzate, a differenza delle difficoltà registratesi in loco.
(Tratto da Il Corriere di Gela)
Pubblicato in Articoli	Carceri al collassoPubblicato 29 Giugno 2009 | Da admin2	Le patrie galere sono al collasso
Lo spot “piano carceri” propinato dal governo non risolverà il dramma del sovraffollamento in quanto prevede 18000 posti in più entro il 2012 mentre ne servirebbero (almeno) 57000. Il carcere è un’istituzione totale chiusa dove l’assenza di mediazione è sinonimo di assenza di diritto. Ed è la cartina di tornasole dello stato di salute di una democrazia. Promuovere e garantire i diritti di chi è detenuto significa, in ultima istanza, contribuire ad arginare la deriva democratica (e culturale) che dilaga nella nostra società
Oltre il tollerabile. È questo il titolo significativo dell’iniziativa dell’Associazione Antigone del prossimo 30 giugno (ore 10.00, Istituto di studi italo-francesi dell’Università di Roma tre, Piazza Campitelli, Roma).
Le patrie galere sono infatti al collasso, avendo largamente superato il limite della capienza tollerabile. Sono quasi 64.00 i detenuti, più di quelli presenti prima del tanto contestato indulto, contro una capienza regolamentare di circa 43.000 posti. Intanto i detenuti aumentano di 1000 unità al mese, grazie alle leggi riempi carcere (la Bossi-Fini sull’immigrazione, la Fini-Giovanardi sulle droghe e la ex Cirielli sulla recidiva). Visto che in Italia un processo penale dura in media tre-quattro anni, si spiega perché solo ora si subiscono gli effetti inflattivi di quelle tre leggi. E la situazione è destinata a peggiorare non appena entrerà in vigore il reato di clandestinità.
Dunque, lo spot “piano carceri” propinato dal governo non risolverà il dramma del sovraffollamento in quanto prevede 18000 posti in più entro il 2012 mentre ne servirebbero (almeno) 57000.
Intanto i detenuti (il 60% è in attesa di giudizio, presunti innocenti) si preparano a vivere in celle sovraffollate i mesi più afosi dell’anno. L’Italia continua a detenere il 156 posto al mondo per il funzionamento della giustizia, con i suoi tre milioni e mezzo di processi penali pendenti (cinque milioni quelli civili). Ma l’importante per il governo è gettare fumo negli occhi negli italiani, illudere che vi sarà maggiore certezza della pena, maggiore sicurezza.
Così si preferisce continuare ad intervenire con provvedimenti inutili e populisti al posto di dare priorità alla diminuzione delle fattispecie penali. Eppure soltanto tale riduzione può snellire il carico di lavoro dei tribunali e, di conseguenza, migliorare l’efficienza degli stessi.
Così si preferisce continuare a prevedere il carcere come unica modalità (o quasi) di scontare la pena piuttosto che ricorrere maggiormente alle misure alternative alla detenzione carceraria. Eppure le misure restrittive della libertà diverse dal carcere abbattono la recidiva molto più che la pena carceraria. Basti pensare che in Italia, secondo le statistiche del Ministero, reitera il reato il 68% degli ex detenuti, mentre cade nella recidiva il 19% di coloro che hanno usufruito di una misura alternativa.
In questo contesto, l’iniziativa dell’Associazione Antigone del prossimo 30 giugno ha innanzitutto il merito, con la presentazione del VI Rapporto sulle condizioni di detenzione, di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inefficacia delle politiche securitarie e sulle nefaste conseguenze di tali provvedimenti (anche) nella quotidianità della vita carceraria.
Ma il merito dell’iniziativa è anche quello di proporre in concreto uno strumento di tutela per la garanzia dei diritti dei detenuti: il Difensore civico. Un’autorità garante prevista in quasi tutti i paesi UE ma che in Italia non riesce ad essere istituita. Dopo 10 anni di faticosi tentativi legislativi, l’Associazione Antigone ha deciso di dotarsi di un proprio Difensore civico, Stefano Anastasia, che presenterà la relazione sul primo anno di attività dell’ufficio in compagnia di Mauro Palma (Presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura), Patrizio Gonnella (Presidente Antigone) e Daniela Ronco (curatrice del VI rapporto di Antigone sulle carceri).
Dalla relazione emergono con chiarezza gli effetti negativi del sovraffollamento: celle insalubri, violenze, trasferimenti coatti in luoghi lontani da casa, assenza di progetti educativi. Ma, in chiave costruttiva, emerge anche che laddove il Difensore è intervenuto, nella maggior parte dei casi, il problema è stato risolto o segnalato all’autorità competente. Una goccia nell’oceano che però dimostra l’utilità dell’istituzione di un’Autorità nazionale per la tutela dei diritti dei detenuti. Perché il carcere è un’istituzione totale chiusa dove l’assenza di mediazione è sinonimo di assenza di diritto. E il carcere è la cartina di tornasole dello stato di salute di una democrazia. Promuovere e garantire i diritti di chi è in carcere significa, in ultima istanza, contribuire ad arginare la deriva democratica (e culturale) che dilaga nella nostra società.
Gennaro Santoro (Coordinatore Associazione Antigone)
Pubblicato in Documenti	Divieto di navigazione a motore nel lago di Paola a Sabaudia e nel lago Lungo a SperlongaPubblicato 29 Giugno 2009 | Da admin2	st1\:* { BEHAVIOR: url(#default#ieooui) } <!– /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; font-size:12.0pt; font-family:”Times New Roman”;} a:link, span.MsoHyperlink {color:blue; text-decoration:underline;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed {color:purple; text-decoration:underline;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica17 {mso-style-type:personal; font-family:Arial; color:windowtext;} span.StileMessaggioDiPostaElettronica18 {mso-style-type:personal-reply; font-family:Arial; color:navy;} @page Section1 {size:595.3pt 841.9pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;} div.Section1 {page:Section1;} –>
Divieto di navigazione a motore nel lago di Paola e nel lago Lungo.
Il sindaco, neo-eletto, di Sabaudia, con ordinanza sindacale contingibile e urgente – emanata ai sensi dell’art. 54 del Testo Unico degli Enti Locali – ha ripristinato la navigabilità a motore in prossimità della foce del lago di Paola.
La nota di Iacovone si riferisce ai laghi del Salto e del Turano in provincia di Rieti ricadenti nel PTP n. 6, mentre il lago di Paola (a Sabaudia) e il lago Lungo (a Sperlonga) dove pure si esercita illegalmente lo sci nautico, ricadono nel PTP n. 13 dove è specificatamente riportato che è vietata la navigazione a motore, rispettivamente all’art. 28 (il lago di Paola) e all’art. 69 (il lago Lungo).
Il lago di Paola e il lago Lungo sono compresi nei S.I.C. (Siti d’Importanza Comunitaria) rispettivamente IT4060013 e IT6040011, che ospitano tipi di habitat naturali prioritari o specie prioritarie, e sono sottoposti a tutela integrale e pertanto vi è vietata la navigazione a motore.
Si ritiene opportuno ricordare che la procedura di Valutazione d’incidenza non è eludibile a norma della Direttiva 92/42/CEE e del D.P.R. 357/1997 e s.m.i., pena l’attivazione della procedura d’infrazione comunitaria a norma degli articoli 226 e 228 del Trattato CE.
Per comodità allego le norme sul lago di Paola e sul lago Lungo.
NORMATIVA SU LAGO DI PAOLA
- aree di tutela integrale (I)
- aree di tutela orientata (0)
- aree di tutela limitata (L)
NORMATIVA SU LAGO LUNGO P.T.P. – AMBITO TERRITORIALE N° 13 “TERRACINA CEPRANO FONDI”
- aree di tutela orientata (O)
- aree di tutela paesaggistica (P)
Art.70 – La zona di tutela integrale I/b (comprende la zona della Grotta di Tiberio, sottoposta a vincolo ai sensi della legge 1089/39, e una fascia circostante di protezione di m.50).
Nella zona O/a, nelle aree non interessate da preesistenze archeologiche, dalle fasce di rispetto delle acque pubbliche che non presentino pendenza superiore al 35% o condizioni di instabilità geologica e comunque non nelle aree comprese tra il mare ed il percorso della via Flacca sono ammesse le diverse categorie di interventi edilizi previsti dal titolo IV, art.31, punti a), b), c) e d) della Legge n.457/78 limitatamente agli edifici esistenti regolarmente autorizzati senza aumento dell’attuale cubatura e dell’altezza massima. Le concessioni edificatorie per tutti i tipi di opere da eseguirsi nelle aree vincolate potranno essere rilasciate alla condizione che gli interessati si impegnino con atto d’obbligo, regolarmente trascritto, prima dell’inizio dei lavori oggetto della concessione, ad eseguire a proprie spese, dietro le direttive e sotto la sorveglianza delle competenti Autorità locali e statali tutti i saggi, gli scavi ed i rilievi necessari; nonché ad accettare tutte le modifiche ed eventuali riduzioni del progetto che le predette Autorità riterranno opportuno prescrivere. Con tale atto d’obbligo gli interessati dovranno anche impegnarsi ad eseguire, alle
Lo Speciale Progetto Attuativo cui il presente articolo subordinava il rilascio delle autorizzazioni e dei pareri, non è codificato dalla legislazione vigente né dalla legge regionale 24/98 e conseguentemente tale disposizione è priva di efficacia ai sensi dell’art 87 comma 2 delle presenti norme, pertanto si applicano le norme di salvaguardia cui al capo IV art. 90 delle presenti norme;
L’edificazione per uso abitativo dell’imprenditore agricolo, per l’alloggio di lavoratori agricoli o per annessi agricoli di rilievo può derogare dalle precedenti limitazioni subordinatamente alla presentazione di un piano di utilizzazione aziendale o interaziendale da sottoporre all’approvazione del competente settore decentrato dell’Agricoltura. In generale sono consentite le costruzioni mono-locali per il ricovero degli attrezzi di altezza massima m.2,50 e di superficie massima mq.9 quando si disponga dì un lotto non inferiore a mq.2.000.
- conservazione assoluta della vegetazione esistente (macchia costiera) e suo eventuale potenziamento con specie tipiche del luogo;
- protezione dal degrado della duna litoranea e della relativa vegetazione ed eventuale ripristino della duna stessa, ove questa risulti manomessa.
- il reperimento, ad una distanza non inferiore a m.30 dalla base della duna verso l’entroterra, di attrezzature sportive, aree attrezzate per il ristoro, aree di servizio e parcheggi;
- la realizzazione in materiali naturali di sentieri di attraversamento della duna che rispettino l’andamento naturale del terreno e siano compatibili con la vegetazione esistente. E’ consentito altresì il completamento edilizio, purchè previsto da strumento urbanistico esecutivo, con indici fondiari che non superino i 0,5 mc./mq. salvaguardando la visuale del centro storico di Sperlonga dalla via Flacca.
Pubblicato in Documenti	I GICO della Guardia di Finanza di Roma confiscano beni mafiosi sul Lido di LatinaPubblicato 28 Giugno 2009 | Da admin2	BENI DELLA CAMORRA ANCHE SUL LIDO DI LATINA
Parecchi anni fa, parlando dell’assegnazione da parte del Comune di Latina dei chioschi al mare, accennammo a presenze sospette su quel tratto delle spiagge laziali.
Un’indiscrezione ce le aveva segnalate.
Avevamo appena affrontato lo stesso tema per quanto riguardava il tratto di Ostia ed avevamo, pertanto, ipotizzato delle analogie con quello di Latina.
La città capoluogo del territorio pontino è invasa dalla camorra. Se ne avverte la presenza dapperttutto. Il fatto che Schiavone ed i Casalesi abbiano ritenuto di investire su Borgo Santa Maria, nel territorio appunto di Latina, sul vasto terreno poi confiscato ed assegnato alla Cooperativa “Il Gabbiano”, è la prova lampante della bontà del nostro assunto.
Latina è città di forte riciclaggio di denaro sporco delle mafie. Le banche e le finanziarie ci sono tutte, italiane e non. Il commercio è visibilmente infiltrato, come lo sono il settore edile e le compravendite immobiliari. Qualche anno fa facemmo un monitoraggio delle costruzioni dalla Stazione delle autolinee fino a Campo Boario e individuammo cose interessanti. Proponemmo alle forze dell’ordine di fare tutte le visure camerali delle ditte che avevano realizzato costruzioni a Latina, pubbliche e private, ma, come al sol, ito, evidentemente non siamo stati ascoltati.
Una presenza antica, quella appunto delle mafie a Latina, che risale a dir poco ai tempi del tentativo di realizzare i grattacieli in via Ufente da parte dei “cavalieri dell’apocalisse “ catanesi.
Dopo 30 anni da quel periodo ormai la criminalità organizzata siciliana, calabrese e campana soprattutto si è ramificata fino ad… entrare dapperttutto.
Perfino nelle Istituzioni e nella politica??? Lo domandiamo alla Procura della Repubblica ed alle forze dell’ordine che finora, fatta qualche eccezione, hanno tenuto un… livello basso e spesso si sono rivelate “negazioniste”.
Come al solito, ancora una volta sono state le forze dell’ordine… “di fuori” a scoprire gli investimenti della camorra sul Lido di Latina.
Sono stati, infatti, i GICO della Guardia di Finanza di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma.
Quando si decideranno i vertici della Guardia di Finanza e dei Carabinieri a mandare Comandanti provinciali preparati nella lotta alle mafie???
Pubblicato in Documenti	Il parere dell’Associazione Caponnetto sulla “rimozione” da parte del CSM del Procuratore Capo della Repubblica di FrosinonePubblicato 28 Giugno 2009 | Da admin2	UN NOSTRO COMMENTO ALLA “ RIMOZIONE” DA PARTE DEL CSM DEL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI FROSINONE
Pubblicato in Documenti	Così la criminalità allunga le mani sulla ricostruzionePubblicato 28 Giugno 2009 | Da admin2	Viene definita «seria» la situazione relativa alle attenzioni di realtà siciliane, calabresi e campane sugli appalti legati all’emergenza e alla ricostruzione. Perplessità sul contratto stipulato dalla Protezione Civile per i bagni chimici. —
«Attenzione però a dare patenti spiega uno degli investigatori -. In alcuni casi si potrebbero avere reati di un certo genere senza che per forza ci sia la presenza delle mafie». Ma i segnali sono tanti, e sono comparsi fin dai primi giorni dopo il sisma del 6 aprile. Uno ha lasciato perplessi, quello legato ai bagni chimici. I servizi impegnati nei vari campi sono 3.500 unità e sarebbero quasi interamente monopolizzati dalla Sebach, un franchising con affiliati in tutta Italia e con sede madre in Toscana.
Nella composizione di quest’ultima società si intuirebbe la commistione tra affari e politica, tra i soci figura, infatti, anche Ermanno Piccone (padre dell’onorevole Filippo) e una società riconducibile a un altro parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, coinvolto in altre delicate inchieste a Pescara. E poi, sempre in questo quadro, si inserisce anche Venceslao Di Persio con la Iniziative commerciali del Mediterraneo srl, che a Celano vuole realizzare un grande centro commerciale, promosso da società palermitane
(Tratto da Terra – Quotidiano di informazione pulita)
Pubblicato in Articoli	Criminalità nel basso lazio – Fondi (LT)Pubblicato 28 Giugno 2009 | Da admin2	[YOUTube] Filmato dal TG1 del 28/06/09 edizione delle 20.00
Pubblicato in Documenti	Risposta di Legambiente al Sindaco di Sabaudia: anziché chiacchiere, dia benzina ai motori delle ruspe contro gli abusi nel Parco del CirceoPubblicato 28 Giugno 2009 | Da admin2	“Dal Sindaco di Sabaudia arrivano affermazioni irricevibili, Legambiente ha
sempre denunciato gli abusi nel Parco del Circeo come in tutto il Paese,
senza guardare in faccia a nessuno assumendosi grandi responsabilità, spesso
anche al posto delle istituzioni disattente o peggio conniventi -è durissima
la risposta che viene da Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-.
Quando il Sindaco darà benzina ai motori delle ruspe per i doverosi
abbattimenti o quando finalmente respingerà le centinaia di domande di
condono per immobili costruiti nel Parco che giacciono in Comune ci trover�
sempre al suo fianco. Così come ci troverà nettamente contrari a qualsiasi
ipotesi di svendere il lago di Paola a chi ci vuole sguazzare con le barche
a motore. Questa è l’unica soluzione, di ecocompatibile le altre non hanno
proprio nulla.”
Pubblicato in Lettere	Il disegno di legge sulla sicurezzaPubblicato 27 Giugno 2009 | Da admin2	Doppia morale, nessuna etica
Pubblicato in Documenti	Sempre più camorra a Terracina. La denuncia della nostra AssociazionePubblicato 27 Giugno 2009 | Da admin2	Leggi l’articolo di Latina Oggi
Pubblicato in Articoli	La Guardia di Finanza di Roma individua beni consistenti investimenti mafiosi sul litorale di LatinaPubblicato 27 Giugno 2009 | Da admin2	Leggi l’articolo di Latina Oggi
Pubblicato in Articoli	Ammonta a 100 miliardi di euro l’evasione fiscale da parte delle mafiePubblicato 27 Giugno 2009 | Da admin2	CORTE CONTI: CORRUZIONE TASSA OCCULTA; 100 MLD DI EVASIONE FISCALE
Pubblicato in Documenti	Camorra: sequestrati beni a ex latitante Mario Santafede anche a Foceverde di LatinaPubblicato 27 Giugno 2009 | Da admin2	Camorra: sequestrati beni a ex latitante Mario Santafede per un valore di oltre 10 mln, operazione della GdF di Roma Sequestrati beni per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro riconducibili all’ex superlatitante Mario Santafede. Si tratta di 37 immobili, un appartamento a Malaga (Spagna), terreni, due attivita’ commerciali, 10 autoveicoli, quote di partecipazione in 8 societa’, nonche’ una societa’ cooperativa e 14 rapporti di conto corrente sequestrati dalla Guardia di Finanza di Roma Santafede, napoletano,56 anni,e’ ora detenuto nel carcere di Opera (Milano) in regime di 41 bis.
Pubblicato in Articoli	Il Procuratore di Frosinone rimosso dal CSMPubblicato 27 Giugno 2009 | Da admin2	Margherita Gerunda perde il posto di Procuratore capo di Frosinone. Il plenum del Csm, infatti, ha respinto a maggioranza la proposta di confermarle la nomina che le era stata annullata in sede amministrativa, dal Tar, in seguito a un ricorso dell’attuale procuratore dell’Aquila, Alfredo Rossini. L’assemblea di Palazzo dei Marescialli ha così deciso di bandire un nuovo concorso per il prestigioso posto nel capoluogo ciociaro. Ora, dunque, l’intera pratica tornerà in Commissione. Ma la dottoressa Gerunda non ci sta. L’alto magistrato, infatti, ha annunciato che presenterà ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio contro quanto stabilito dal Csm. «Sono rimasta davvero sorpresa, è una decisione quantomeno opinabile che contesto e che ritengo profondamente ingiusta – commenta la dottoressa Gerunda, rientrata nel Palazzo di Giustizia solo pochi giorni fa dopo l’incidente della soda caustica di cui è rimasta vittima in un bar del capoluogo -. Il procuratore Rossini circa cinque anni fa presentò ricorso, poi, però, rinunciò alla sede di Frosinone. Ora – sottolinea – attendo le motivazioni di questa decisione, arrivata dopo diverso tempo dal pronunciamento dei giudici amministrativi, che comunque impugnerò facendo immediatamente ricorso al Tar». La Gerunda, settantenne, ligure di nascita, è procuratore capo di Frosinone dal 23 marzo del 2004, quando fu designata dal Csm: «Dopo i primi quattro anni di lavoro, sono stata riconfermata dal Consiglio Giudiziario (Corte d’Appello), che mi ha rinnovato la fiducia. La scadenza naturale del mio mandato, dunque, sarebbe fra tre anni. Ora, però, evidentemente chissà chi ha deciso, forse do fastidio a qualcuno», sottolinea l’alto magistrato.
Il caso, dunque, finirà nelle aule del tribunale amministrativo regionale: i giudici dovranno esaminare e quindi esprimersi sull’istanza che sarà inoltrata dalla Gerunda. Sulla vicenda, intanto, è intervenuto anche il procuratore dell’Aquila, Alfredo Rossini, il quale ha commentato: «Alcuni anni fa presentai ricorso non solo per la sede di Frosinone, ma anche per quella di Latina: davanti al Tar, li vinsi entrambi. Poi dovevo decidere entro sei giorni: scelsi di restare a L’Aquila, dove nel frattempo avevo avuto l’incarico di guidare la Procura, rinunciando così alle altre due possibilità che mi si erano prospettate».
Nella stessa seduta, inoltre, il plenum ha anche deciso di nominare l’attuale garante sul diritto di sciopero, Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, mentre Pietro Mennini, aggiunto alla procura di Pescara, è stato scelto come nuovo procuratore di Chieti.
Venti anni e più persi a litigare con il prossimo su “in provincia di Latina c’é la mafia” e “no,non c’é”,con i primi convegni dell’Associazione Caponnetto con i procuratori De Fichy della DNA ed Ardituro della DDA di Napoli a Formia ed altrove…………..
Da” Repubblca”:”Scoppia il caso del senatore Fazzone: siede in Antimafia ma si erra schierato con le cosche”.