Source: https://www.laleggepertutti.it/418603_fotografata-in-spiaggia-di-nascosto-come-difendersi
Timestamp: 2020-08-06 16:43:31+00:00
Document Index: 61884731

Matched Legal Cases: ['art. 324', 'art. 660', 'art. 660', 'art. 324', 'art. 325', 'art. 660', 'art. 660']

Fotografata in spiaggia di nascosto: come difendersi
Si può scattare una fotografia a una persona a sua insaputa e senza il consenso di questa?
Avrete notato tutti che, a volte, sui vari social si possono “apprezzare” foto rubate di nascosto dalle spiagge: giovani ragazze, intente a prendere il sole, sono spesso colte dall’occhio indiscreto di una telecamera che punta là dove non batte il sole o dove il costume, mal posizionato, svela le zone più riservate.
Ecco queste foto vengono di certo rubate, se così vogliamo dire, all’ignara vittima. La quale non è detto che poi si imbatta sulla pagina internet dove lo scatto viene pubblicato e messo alla mercé di tutti, senza alcun consenso.
Ed allora, per completare la scena, immaginiamo che il fidanzato della giovane si accorga dello squallido gesto del fotografo e che, di scatto, si alzi dal telo per cantargliene quattro. Cosa potrebbe fare per tutelare la privacy della propria ragazza? Potrebbe sequestrargli il cellulare e magari buttarlo in acqua per cancellarne il contenuto o, più civilmente, pretendere la cancellazione dello scatto? Se una persona viene fotografata in spiaggia di nascosto, come può difendersi?
La legge, di certo, prevede soluzioni meno celeri dei muscoli e forse non altrettanti efficaci. Tuttavia, è anche bene ricordare che chi si fa giustizia da solo – è appunto il caso di chi scaraventi lo smartphone altrui contro un sasso, a causa della rabbia – viene punito penalmente per il reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». Il che è come passare dalla parte della ragione a quella del torto.
Ma mettetevi voi nei panni di chi sa che il proprio b-side è nella memoria di un telefonino che non è il proprio. Come vi comportereste?
Un caso del genere, anche se non completamente identico, è già avvenuto e portato sui banchi della Cassazione [1]. Un uomo aveva seguito una ragazza in un centro commerciale e le aveva scattato più fotografie. Senonché, quest’ultima, accortasi del paparazzo, aveva chiamato la polizia lì vicino che aveva provveduto al sequestro del dispositivo.
Ora sapete tutti che il sequestro è rivolto ad acquisire il corpo del reato o quantomeno il mezzo con cui il reato è stato posto in essere. Per cui il problema che si pone, a monte di tutto ciò, è innanzitutto il seguente: fotografare una persona di nascosto è reato? Solo se così fosse, allora si potrebbe chiedere il sequestro dello smartphone o della macchina fotografica.
Fotografare una persona a sua insaputa è reato?
Tutti sanno ormai che pubblicare su internet la foto di una persona, senza che questa abbia mai dato il consenso, costituisce reato. È una lesione alla privacy che, nel caso di minorenni, si paga amaramente.
La vittima può quindi chiedere il risarcimento del danno e la condanna penale del colpevole.
Ma cosa ne è del semplice fatto di scattare una foto a una persona che cammina per strada, che è ferma ad aspettare l’autobus, che è seduta sul treno o che sta ammirando un quadro in una galleria d’arte? Se un tizio ti si piazza davanti, con l’obiettivo della telecamera rivolto al tuo naso, e ti scatta una foto, può subire – se non un occhio nero – quantomeno una querela?
La questione può essere risolta giuridicamente nei seguenti termini.
Se scopo della foto è riprendere un ambiente più ampio, come un panorama, una piazza, un monumento o una manifestazione, e nell’obiettivo della telecamera finisce in secondo piano anche un passante, questi non può contestare nulla. E ciò non solo perché sarebbe fisicamente impossibile e irragionevole sgombrare tutti i Campi Elisi solo per riprendere la Tour Eiffel o l’intera Trinità dei Monti per immortalare piazza di Spagna; ma perché non c’è alcuna interferenza nella vita privata di una persona che si trova in un luogo pubblico se questa non è il preciso obiettivo della macchina fotografica.
Diverso è il caso in cui il soggetto della foto sia una persona in particolare. E non parliamo del Presidente della Repubblica, di un vip della moda o di un famoso sportivo, ma di Tal dei Tali, persona perfettamente sconosciuta che magari è uscita con una scarpa diversa dall’altra o di una ragazza che fa il topless in spiaggia o di un automobilista che sta parcheggiando l’auto in uno spiazzo destinato ai disabili.
Ebbene, sul punto, non esistono reati specifici. Ma la Cassazione, estendendo l’ambito di applicazione dell’articolo 660 del Codice penale, ha ritenuto applicabile il reato di molestie anche in presenza di una sola condotta.
È vero: la norma sanziona chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, importuna gli altri «per petulanza o altro biasimevole motivo». Ma la petulanza, ossia la reiterazione nel tempo della condotta, non è elemento necessario. La norma infatti usa la congiunzione “o” e non la “e”. Il che vuol dire che basta, se non c’è reiterazione della condotta, anche uno scopo futile, come quello di infastidire qualcuno magari soltanto per una sola occasione.
Del resto, scopo di questo reato è tutelare l’ordine pubblico. Esso «è teso a perseguire quei comportamenti astrattamente idonei a suscitare nella persona direttamente offesa, ma anche nella gente, reazioni violente o moti di disgusto o di ribellione, che influiscono negativamente sul bene giuridico tutelato che è l’ordine pubblico. Essendo oggetto di tutela la tranquillità pubblica per l’incidenza che il suo turbamento ha sull’ordine pubblico, l’interesse privato individuale riceve una protezione soltanto riflessa, sicché la tutela penale viene accordata anche senza e pur contro la volontà delle persone molestate».
Risultato: si può denunciare chi scatta una foto a un passante senza chiedergli il consenso.
Si può sequestrare lo smartphone con la foto scattata senza consenso?
Il necessario corollario è anche il sequestro del corpo del reato, ossia lo smartphone dove c’è la foto incriminata. La vittima può quindi chiedere alle autorità di acquisire il dispositivo dove c’è l’immagine rubata. Sempre che il reo non si scusi e accetti di cancellare con le buone il contenuto dello scatto. L’accordo, insomma, è sempre la strada migliore. Anche perché non è detto che la polizia si trovi nelle vicinanze e, se il sequestro dovesse avvenire dopo anche qualche minuto, nel frattempo il file potrebbe fare il giro del mondo.
[1] Cass. sent. n. 9446/2018.
Penale Sent. Sez. 1 Num. 9446 Anno 2018 Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: SARACENO ROSA ANNA
Data Udienza: 24/05/2017
Lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale presso questa Corte, dott. Massimo Galli, che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso.
1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Palermo, investito ex art. 324 cod. proc. pen. della richiesta di riesame avanzata da T. G., indagato del reato di cui all’art. 660 cod. pen., confermava il decreto di convalida emesso il 29 giugno 2016 dal Pubblico ministero, relativo al sequestro probatorio del telefono cellulare del ricorrente.
1.1 Rammentato in premessa che, in sede di riesame del sequestro probatorio, il Tribunale è chiamato a verificare l’astratta configurabilità del reato ipotizzato, valutandone il fumus in relazione alla congruità degli elementi rappresentati, non nella prospettiva di un giudizio di merito sulla concreta fondatezza dell’accusa, ma con esclusivo riferimento alla idoneità degli elementi, su cui si fonda la notizia di reato, a rendere utili ulteriori indagini, non altrimenti esperibili senza la sottrazione del bene all’indagato, osservava a ragione della decisione:
– che correttamente era stato ipotizzato il reato di molestia o disturbo alle persone, emergendo dalla denuncia-querela proposta da M. D. e dall’annotazione di servizio del 28.06.2016 che il T. era stato colto nell’atto di seguire la prima all’interno del centro commerciale Ipercoop, seduto su una carrozzina per disabili e intento a riprendere la giovane donna con il suo telefono cellulare;
– che il Pubblico ministero procedente aveva esaurientemente dato conto nel decreto della natura di corpo di reato della res in sequestro nonché della necessità di mantenimento del vincolo reale ai fini delle indagini, in particolare per accertare la presenza di documenti fotografici della donna all’interno del telefono cellulare.
2. Ha proposto ricorso l’indagato, a mezzo del difensore avvocato ….., chiedendo l’annullamento della ordinanza impugnata.
Denunzia violazione di legge in relazione agli artt. 660 cod. pen. e 355, 324 cod. proc. pen. e vizio della motivazione, sostenendo che, nel caso in esame, non ricorrevano, neppure astrattamente, i presupposti per configurare la contravvenzione ipotizzata, in quanto, per come rappresentato dalla stessa M. nella successiva denuncia di cui sono riportati ampi stralci nel ricorso, la condotta asseritamente posta in essere dall’indagato non aveva invaso la libera determinazione della persona offesa, non aveva recato molestia o disturbo alla stessa, non essendosi la donna accorta di nulla, tanto che la denuncia veniva sporta sulla base di quanto era stato visto dai vigilanti addetti alla sicurezza del supermercato.
Osserva il Collegio che l’impugnazione è quantomeno infondata.
1. Il ricorrente non contesta là sussistenza di esigenze probatorie, ma l’astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito nella previsione dell’art. 660 cod. pen., deducendo che l’indagato aveva al più eseguito pochi e sporadici scatti fotografici, di cui la persona fisica ritratta nemmeno si era avveduta, ragione per la
quale non era ipotizzabile nessuna lesione alla tranquillità personale “bene giuridico tutelato dalla norma contestata”.
Ma il discorso giustificativo del provvedimento non presenta alcuna carenza motivazionale, avendo il Tribunale, richiamando sia il tenore della denunzia della persona offesa che l’annotazione di servizio della polizia giudiziaria, sinteticamente ma compiutamente dato atto della condotta tenuta dall’indagato, ritenuta in astratto sussumibile nel paradigma normativo della fattispecie contestata.
1.1 Giova ribadire che il ricorso per cassazione contro le ordinanze emesse a norma dell’art. 324 cod. proc. pen. in materia di sequestro preventivo o probatorio è previsto dall’art. 325 cod. proc. pen., comma 1, solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli errori in iudicando o in procedendo, sia quei vizi della motivazione così radicali però da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice (Sez. U. n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv. 239692).
E, difatti, in materia di molestia o di disturbo alle persone, l’art. 660 cod. pen. è teso a perseguire quei comportamenti astrattamente idonei a suscitare nella persona direttamente offesa, ma anche nella gente, reazioni violente o moti di disgusto o di ribellione, che influiscono negativamente sul bene giuridico tutelato che è l’ordine pubblico. Essendo oggetto di tutela la tranquillità pubblica per l’incidenza che il suo turbamento ha sull’ordine pubblico, l’interesse privato individuale riceve una protezione soltanto riflessa, sicché la tutela penale viene accordata anche senza e pur contro la volontà delle persone molestate.
Si è, pertanto, affermato che, ai fini della sussistenza del reato previsto dall’art. 660 cod. pen., la molestia o il disturbo devono essere valutati con riferimento alla psicologia normale media, in relazione cioè al modo di sentire e di vivere comune, cosicché nell’ipotesi in cui il fatto sia oggettivamente molesto o disturbatore, è del tutto irrilevante che la persona offesa non abbia risentito alcun fastidio (Sez. 5 n. 7355 del 23/05/1984, De Gasperi, Rv. 165668; Sez. 1 n. 18145 del 2/04/2014, Cristodero, n.m.).
2. Alla luce dei richiamati principi di diritto, l’ordinanza impugnata, che ha ritenuto sussistente il fumus del reato, stimando il fatto, come rappresentato nella sua oggettività che nemmeno il ricorrente contesta, idoneo ad integrare l’interferenza momentanea nella tranquillità del privato, indipendentemente dalla percezione del soggetto fotografato, si sottrae alla censura circa la non configurabilità, nemmeno in astratto, della contravvenzione ipotizzata.
29/07/2020 alle 13:38
Sapete quante volte veniamo fotografate e neppure ce ne accorgiamo? Quando vedo uno smartphone nella mia direzione mi giro subito onde evitare foto e sguardi indiscreti…Altrimenti dovrei menare tutti questi omuncoli che fanno i cretini per strada
29/07/2020 alle 13:40
Una volta mi sono resa conto che un ragazzo mi stava fotografando, mi guardava in un certo modo e sinceramente, nonostante fosse molto carino, io ero fidanzata ed ero infastidita da quella condotta… Così mi sono avvicinata a lui, che chissà cosa si è immaginato al momento, e allora con fare deciso gli ho detto di cancellare subito gli scatti davanti a me altrimenti avrei avvisato le forze dell’ordine che erano lì vicino… Lui terrorizzato dal mio sguardo, non ho fatto alcuna sceneggiata, ero fredda e decisa, ha sbloccato lo smartphone ed ha cancellato tutto. Problema risolto in un attimo.
29/07/2020 alle 13:42
Ma che senso ha fotografare la gente di nascosto? Cioè, fatevi coraggio e invitatela ad uscire una persona se vi piace e non fate i depravati scattando foto. Ma da uomo io mi vergognerei a fare una cosa del genere