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Timestamp: 2018-05-21 19:22:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3']

ISTITUTO COMPRENSIVO N.1 - PDF
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1 PIANO ANNUALE PER L INCLUSIONE ANNO SCOLASTICO Sommario PIANO ANNUALE PER L INCLUSIONE... 1 Bisogni educativi speciali... 2 Sezione 1. Definizioni condivise... 3 I B.E.S. non sono una categoria... 3 Definizione di bisogni educativi speciali... 3 Criteri per la definizione degli alunni con BES... 3 Sezione 2. Progettare percorsi personalizzati Definizione degli obiettivi disciplinari in un ottica inclusiva Dialogare con gli alunni e motivarli per promuovere l inclusione Utilizzo della valutazione per promuovere l inclusione... 6 Sezione 4. Piano didattico personalizzato... 8 a) Obiettivi del piano didattico personalizzato... 8 b) Modello PDP... 8 Procedure... 9 Sezione 5. Anno scolastico Dati quantitativi relativi agli alunni BES Impiego delle risorse professionali Iniziative specifiche per gli alunni con bisogni educativi speciali Incarichi Piano dell offerta formativa : progetti, funzioni strumentali e commissioni Formazione dei docenti. A. s Sezione 5. Punti di forza e di criticità Pag. 1
2 Bisogni educativi speciali Premessa a) Compito della scuola è quello di perseguire l uguaglianza delle opportunità formative: la scuola non è uguale per tutti, ma diversa per ciascuno. b) La scuola deve essere capace di garantire a tutti il pieno esercizio del diritto allo studio, creando i presupposti per il successo scolastico: in una scuola in cui non si persegua esclusivamente la standardizzazione delle prestazioni attese, ma la personalizzazione dei percorsi, il successo scolastico diventa la possibilità per ciascuno di ottenere il massimo possibile, secondo le sue aspirazioni e le sue capacità. La scuola quindi persegue la valorizzazione delle differenze. c) La scuola promuove non una semplice trasmissione di sapere, ma un processo di coevoluzione educativa: gli alunni non imparano dagli insegnanti ma con gli insegnanti. Gli alunni in difficoltà imparano dai compagni bravi non meno di quanto questi ultimi apprendano dai compagni in difficoltà. d) La scuola persegue l inclusione di tutti gli alunni. Con inclusione si intende il riconoscere e il rispondere efficacemente al diritto di individualizzazione di tutti gli alunni, in particolare quelli che hanno bisogni educativi speciali. e) Il concetto di Bisogno Educativo Speciale è una macrocategoria che comprende dentro di sé tutte le possibili difficoltà educative e apprenditive degli alunni sia in situazioni considerate tradizionalmente come disabilità mentale, fisica, sensoriale, sia quelle di deficit in apprendimenti clinicamente significative, i disturbi specifici di apprendimento, il disturbo da deficit attentivo con o senza iperattività, ad esempio e altre varie situazioni di problematicità psicologica, comportamentale, relazionale, apprenditiva, di contesto socio-culturale, ecc. Criteri É indispensabile accorgersi precocemente delle difficoltà e delle condizioni di rischio; É doveroso rendersi conto di tutte le difficoltà anche di quelle meno evidenti; E necessario occuparsi in maniera efficace e efficiente degli alunni che presentano qualsiasi problema di funzionamento educativo - apprenditivo; É opportuno comprendere le complesse interconnessioni dei fattori che costituiscono e che mantengono le varie difficoltà. Regole Cercare di prevenire le difficoltà che ogni alunno può incontrare nel proprio percorso scolastico, raccogliendo tutte le informazioni necessarie e instaurando rapporti di collaborazione con le famiglie. Ogni docente favorisce un clima di classe motivante, coinvolgente e inclusivo. Il consiglio di classe/interclasse/intersezione monitora costantemente il percorso di ciascun alunno. Il collegio docenti pianifica progetti per il recupero. Il consiglio di classe/interclasse/intersezione promuove l organizzazione sia di interventi individualizzati che per piccoli gruppi (omogenei o eterogenei di apprendimento). Il collegio docenti promuove attività di formazione del personale docente e progetti in collaborazione con gli enti locali. Pag. 2
3 Sezione 1. Definizioni condivise L'area dei Bisogni Educativi Speciali (B.E.S.), comprendente: a) svantaggio sociale e culturale b) disturbi specifici di apprendimento c) disturbi evolutivi specifici d) difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse I B.E.S. non sono una categoria L ottica dell inclusione esclude da possibilità di considerare gli alunni con bisogni educativi speciali una categoria diversa dagli alunni non b.e.s. Il concetto di bisogni educativi speciali deve essere utilizzato come riferimento alla necessità di attuare interventi educativi personalizzati per tutti gli alunni. Nessun alunno può essere considerato solamente un individuo con b.e.s. e tutti sono da considerare in parte con b.e.s. Ogni essere vivente ha bisogni educativi speciali, in relazione a competenze, predisposizioni, attitudini, interessi, tipo di intelligenza, stili cognitivi. È evidente, per esempio, che un alunno con problemi di comportamento può avere bisogni educativi speciali sul piano relazionale, ma avere ottime competenze nella soluzione dei problemi o nella costruzione di strategie relazionali che, pur nella loro specificità, si rivelano efficaci per raggiungere i suoi obiettivi. Viceversa, un alunno con disturbi specifici di apprendimento, può avere un comportamento apprezzabile ed essere disponibile verso gli altri. Definizione di bisogni educativi speciali Sono da considerare con b.e.s. gli alunni con certificazione ASL o di specialisti privati, anche se non rientranti nell art. 3 della legge 104/92 Negli altri casi, la scuola non certifica lo stato di alunno con bisogni educativi speciali. Può tuttavia valutare se l alunno necessiti o meno di in piano educativo personalizzato, perché non sono considerate sufficienti le forme di personalizzazione progettate per tutti gli alunni (indicate nella sezione 2 per presente piano) In questo caso il piano didattico personalizzato sarà limitato ad aree specifiche, avrà un carattere provvisorio e sarà utilizzato per un periodo limitato. Criteri per la definizione degli alunni con BES l consiglio di classe o il team docenti deve elaborare un PDP per alunni con bisogni educativi speciali rivolto: agli alunni in attesa di diagnosi da parte della ASL agli alunni in attesa di certificazione DSA agli alunni con diagnosi redatta da medico specialista (psicologo, neuropsichiatra infantile), anche privato, attestante: ritardo nello sviluppo cognitivo in situazione di non gravità, con Q.I. medio inferiore o al limite della disabilità (da 75 ad 85 circa); disturbi del comportamento (disturbo oppositivo-provocatorio, iperattività, aggressività, ecc.) deficit funzionali specifici collegati ai processi di apprendimento (deficit dell'attenzione, di memorizzazione, ecc. che non rientrano nelle diagnosi DSA) Pag. 3
4 agli alunni seguiti dai servizi sociali per disagio socio culturale, deprivazione affettiva /relazionale) Il consiglio di classe o il team docenti deve valutare se elaborare un PDP a termine o se il modello di programmazione per fasce della classe sia sufficiente per : gli alunni con persistenti e generalizzati problemi di apprendimento o di comportamento, le cui famiglie non vogliono ricorrere ad un medico specialista nonostante le indicazioni degli ingegnanti. alunni che evidenziano carenze socio culturali e relazioni collegati a stati di deprivazione ambientale, anche se non seguiti dai servizi sociali. alunni stranieri di recente immigrazione, in base alla conoscenza dalla lingua, integrazione, ecc. Pag. 4
5 Sezione 2. Progettare percorsi personalizzati 1. Definizione degli obiettivi disciplinari in un ottica inclusiva Nel variegato panorama delle nostre scuole la complessità delle classi diviene sempre più evidente. La scuola deve riuscire a: Valorizzare l esperienza e le conoscenze degli alunni Attuare interventi adeguati nei riguardi delle diversità Favorire l esplorazione e la scoperta Incoraggiare l apprendimento collaborativo Promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere 2. Il progetto educativo deve considerare l apprendimento come un processo intra-individuale (che coinvolge l alunno che apprende e l oggetto della conoscenza) e inter-individuale (che coinvolge l alunno che apprende e l oggetto della conoscenza e gli altri) 1.Gli obiettivi disciplinari devono essere definiti tenendo conto della situazione id partenza dell alunno. Pertanto, in ogni classe, andranno indicati: a. obiettivi minimi, per gli alunni che hanno evidenziato difficoltà consistenti all inizio dell anno b. obiettivi intermedi, per gli alunni che hanno evidenziato parziali difficoltà all inizio dell anno c. obiettivi alti, per gli alunni che non hanno evidenziato difficoltà all inizio dell anno d. obiettivi massimi, per gli alunni che hanno evidenziato competenze e conoscenze molto buone già all inizio dell anno. 2. Concordare obiettivi minimi e massimi relativi al comportamento, non inteso come semplice condotta, ma come acquisizione di competenze sociali, rispetto delle regole, convivenza civile, impegno, aspettative e interessi. Pag. 5
6 La definizione delle competenze non può limitarsi a quelle disciplinari e cognitive, ma deve: Collaborare e partecipare Essere autonomi e responsabili Costruire un curricolo delle competenze sociali, affettive, emotive Aiutare, condividere, saper ricevere aiuto Saper utilizzare diverse strategie comunicative e modificarle in base al contesto, allo scopo e al ricevente Gestire emozioni e sentimenti Essere accoglienti (valorizzare l ospitalità) 2. Dialogare con gli alunni e motivarli per promuovere l inclusione 1. Fornire una visione che dia senso all'operato individuale e collettivo (perché facciamo queste cose, quali sono gli scopi [adeguandoli all età degli alunni]); 2. Evitare obiettivi ripetitivi e privi di interesse e di sfida; (non dare compiti sempre simili, non essere prevedibili; non porsi obiettivi troppo facili) 3. Incrementare il sentimento di equità; (non usare sanzioni collettive, non dare voti diversi agli alunni senza spiegarne il motivo) 4. Tener conto dei bisogni di riconoscimento e incoraggiamento; (non enfatizzare solo le valutazioni negative, trasmettere senso di fiducia e stima) 5. Valorizzare le differenze e incoraggiare gli apporti creativi; (individualizzare il lavoro, accettare soluzioni divergenti date dagli alunni) 6. Evitare di affrontare problemi nuovi con categorie del passato; (considerare che gli alunni cambiano e oggi hanno problemi, interessi e obiettivi diversi da quelli degli alunni di alcuni anno orsono) 7. Evitare di enfatizzare troppo il raggiungimento degli obiettivi, del saper fare sul pensare (saper eseguire è importante, ma altrettanto lo è saper proporre, criticare, riflettere sulle procedure) 8. Saper ascoltare gli alunni senza far prevalere la logica e la prassi dell'editto (predisporre percorsi flessibili, curarsi delle opinioni degli alunni) 9. Far prevalere un'autorità promotrice anziché una inibitoria (usare espressioni come dovresti fare invece di non devi fare ); 10. Valorizzare le emozioni e non solo la razionalità (evitare di centrare l attenzione solo sugli obiettivi didattici, sviluppare il senso di responsabilità, l interesse, la disponibilità verso gli altri) 3. Utilizzo della valutazione per promuovere l inclusione Premesse 1. Scopo fondamentale della valutazione è l autoregolazione. La valutazione raggiunge il suo scopo solo se chi valuta e chi è valutato, conoscono, condividono e accettano i criteri di valutazione. Pag. 6
7 Criteri 1. La scuola valuta in base a quattro criteri: progresso (utilizzando il riferimento a situazioni precedenti dell alunno), confronto (con l andamento della classe o di gruppi più estesi), padronanza (utilizzando il riferimento a un livello prefissato di abilità); svantaggi (svantaggi sociali e/o familiari dell alunno). I primi tre criteri devono essere in equilibrio tra di loro. 2. Gli strumenti e le procedure valutative devono favorire l autoregolazione dell apprendimento poiché lo scopo della valutazione è quello di favorire cambiamenti positivi. 3. Le procedure valutative utilizzate in classe devono contribuire a far percepire la scuola come un gradevole e proficuo ambiente di apprendimento. 4. È necessario esplicitare agli alunni i criteri di valutazione utilizzati affinché essi divengano sempre più consapevoli dei cambiamenti da loro effettuati; 5. La valutazione tiene conto della necessità di predisporre dispositivi di individualizzazione degli apprendimenti e di differenziazione degli interventi; 6. La valutazione finale di ciascuna disciplina non è una semplice media in quanto è influenzata da importanti fattori quali: l impegno, la partecipazione, l autonomia, l applicazione e la rielaborazione delle conoscenze, le abilità linguistiche i progressi. Regole 1. La valutazione nella scuola secondaria di primo grado e nella scuola primaria si esprime in decimi, ma l attribuzione del voto (valutazione quantitativa) deve essere sempre accompagnata dalla motivazione (valutazione qualitativa). 2. I criteri utilizzati per la valutazione sono resi noti agli alunni e alle famiglie all inizio dell anno scolastico. 3. La valutazione dell alunno disabile si effettua in rapporto agli obiettivi stabiliti dal piano educativo individualizzato. 4. La valutazione dell alunno D.S.A. e degli alunni B.E.S., tiene conto delle indicazioni fornite nella diagnosi e si svolge nelle modalità riportate nel piano didattico personalizzato. 5. La valutazione ha lo scopo di arricchire le prestazioni dell alunno. Nella valutazione si devono evidenziare i punti deboli, ma anche le possibilità di miglioramento. Pag. 7
8 Sezione 4. Piano didattico personalizzato a) Obiettivi del piano didattico personalizzato 1. Facilitare l'apprendimento disciplinare/multidisciplinare attraverso l'utilizzo di: Strumenti integrativi: mappe, testi semplificati, riduzione personalizzata del programma, riassunti, ecc. Strumenti dispensativi: tempi più lunghi per le verifiche, riduzione dei compiti a casa, riduzione del numero degli items nelle singole prove, ecc. 2. Facilitare l'apprendimento sociale attraverso percorsi finalizzati a: migliorare l'immagine di sé, l'autostima e gli obiettivi per il proprio futuro far crescere le aspettative da parte dei docenti e del gruppo classe. concordare regole, semplificarle, individuare mediatori e indicatori per facilitarne il rispetto (manifesti, cartelli, segnali, ecc.) 3. Facilitare la partecipazione alle attività attraverso: il rispetto dei tempi di attenzione e l'individuazione di attività alternative il rispetto delle capacità di memorizzazione (limitando le verifiche ad archi temporali concordati) Il piano didattico personalizzato deve essere adeguato alla diagnosi. Quando questa non esistite, il p.d.p. deve essere proposto dal consiglio di classe o dal team docenti, in base a precise motivazioni di natura pedagogica e didattica. Questo richiede una scala di obiettivi finali per ogni classe, dal minimo al massimo, per ogni disciplina. b) Modello PDP Sezione 1 1. Dati anagrafici dell'alunno e storia scolastica (scuole frequentate, esiti formativi, ecc.) 2. Certificazione specialistica attestante i bisogni educativi speciali o (in alternativa) 2. a) delibera del consiglio di classe/interclasse contenente le motivazioni pedagogiche e didattiche attestanti lo stato di alunno con b.e.s. 2. b) Modello compilato di convocazione delle famiglia e richiesta di visita specialistica (tranne che per gli alunni stranieri di recente immigrazione) Sezione 2 In relazione all'area di bisogni educativi speciali 1. obiettivi personalizzati trasversali e/o relativi alle singole aree disciplinari. 2. risultati attesi 3. strategie didattiche (strumenti compensativi, integrativi, dispensativi) 4. Modalità di verifica e valutazione (correlate ai precedenti punti) Sezione 3 1. Patto formativo con la famiglia (impegni della scuola, dell'alunno, della famiglia) 2. Verbali delle riunioni (del team docenti, del consiglio con famiglia e/o esperti) da inserire durante l'anno. 3. Data di scadenza del PDP o data di aggiornamento prevista. Pag. 8
9 Indicazioni specifiche per gli alunni con problemi di comportamento 1. Definire con tutti gli alunni poche e chiare regole di comportamento da mantenere all interno della classe. 2. Concordare con l'alunno piccoli e realistici obiettivi comportamentali e didattici da raggiungere nel giro di qualche settimana. 3. Aiutare il bambino ad organizzare il proprio banco in modo da avere solo il materiale necessario per la lezione del momento. 4. Occuparsi stabilmente della corretta scrittura dei compiti sul diario. 5. Incoraggiare l uso di diagrammi di flusso, tracce, tabelle, parole chiave per favorire l apprendimento e sviluppare la comunicazione e l attenzione. 6. Favorire l uso del computer e di enciclopedie multimediali, vocabolari su CD, ecc. 7. Assicurarsi che, durante l'interrogazione, l'alunno abbia ascoltato e riflettuto sulla domanda e incoraggiare una seconda risposta qualora tenda a rispondere frettolosamente. 8. Organizzare prove scritte suddivise in più parti e invitare lo studente ad effettuare un accurato controllo del proprio compito prima di consegnarlo. 9. Comunicare chiaramente i tempi necessari per l esecuzione del compito (tenendo conto che l alunno con ADHD può necessitare di tempi maggiori rispetto alla classe o viceversa può avere l'attitudine di affrettare eccessivamente la conclusione). 10. Valutare gli elaborati scritti in base al contenuto, senza considerare esclusivamente gli errori di distrazione, valorizzando il prodotto e l impegno piuttosto che la forma. 11. Le prove scritte dovrebbero essere suddivise in più quesiti. 12. Evitare di comminare punizioni mediante: un aumento dei compiti per casa, una riduzione dei tempi di ricreazione e gioco, l'eliminazione dell'attività motoria, la negazione di ricoprire incarichi collettivi nella scuola, l'esclusione dalla partecipazione alle gite. 13. Le gratificazioni devono essere ravvicinate e frequenti. Procedure 1. Alunno con diagnosi ASL/certificazione della commissione Medica Invalidi Civili (L. 104/92) a) Presentazione della diagnosi: La diagnosi deve pervenire al dirigente scolastico (direttamente dalla famiglia o dai docenti della scuola). Tutta la documentazione è inserita nel protocollo riservato. Il dirigente scolastico comunica la notizia al docente coordinatore del G.L.I. che inserisce (in un'apposita cartella per ogni scuola) la documentazione pervenuta. La documentazione è inviata dal docente coordinatore del G.L.I. al consiglio di classe o al team docenti e tutti ne prendono visione. b) Gli insegnanti, con i genitori del bambino e con gli specialisti che lo seguono redigono il P.E.I. 2. Alunno con diagnosi di specialisti privati a) Presentazione della diagnosi: come sopra b) Gli insegnanti, con i genitori del bambino e con gli specialisti che lo seguono redigono il P.D.P. 3. Alunni senza diagnosi a) Procedura di comunicazione alla famiglia e richiesta di controllo Il consiglio di classe o il team docenti, redige un'apposita relazione le difficoltà mostrate dall'alunno, convoca la famiglia e la invita a ricorrere ad un controllo specialistico (compilando un verbale su modulo prestampato). Pag. 9
10 Invia tutto al dirigente scolastico tramite segreteria. Il dirigente scolastico comunica la notizia al docente coordinatore del G.L.I. che inserisce (in un'apposita cartella per ogni scuola) la documentazione pervenuta. Il dirigente scolastico, in caso la famiglia non provveda entro 30 giorni a presentare una documentazione, la convoca e la invita nuovamente a ricorrere ad un controllo specialistico (compilando un ulteriore verbale su modulo prestampato). Una volta pervenuta la documentazione, si procede come previsto al punto 1.a) b) Gli insegnanti, con i genitori del bambino e con gli specialisti che lo seguono, redigono il P.D.P. Se non perviene alcuna documentazione, si procede nel modo seguente: b) Gli insegnanti, con decisione del consiglio di classe o del team docenti opportunamente motivata, decidono se redigere o meno un P.D.P. transitorio. (Il P.D.P. deve essere redatto obbligatoriamente per gli alunni in attesa di diagnosi di disabilità (L. 104/92) o D.S.A. (L. 170/2010) Pag. 10
11 Sezione 5. Anno scolastico Dati quantitativi relativi agli alunni BES Rilevazione dei BES presenti: Disabilità certificate (Legge 104/92 art. 3, commi 1 e 3) (Legge 104/92 art. 3, comma 1) (Legge 104/92 art. 3, comma 3) (Totale) (Legge 104/92 art. 3, comma 1) (Legge 104/92 art. 3, comma 3) (Totale) (Legge 104/92 art. 3, comma 1) (Legge 104/92 art. 3, comma 3) (Totale) Disturbi evolutivi specifici (con certificato ASL o centri accreditati) - DSA - DSA Totale Disturbi del comportamento con certificazione (esclusi certificati Legge 104/92) Totale Borderline cognitivo con certificazione con certificazione Totale Alunni stranieri di recente immigrazione che hanno bisogno di un PDP Totale Alunni con disagio socio economico segnalati dai servizi sociali. Totale Totale BES con PDP numero Pag. 11
12 Rilevazione risorse professionali Docenti Docenti di sostegno Assistenti alla comunicazione Educatori Collaboratori scolastici con incarico di assistenza alla persona numero Impiego delle risorse professionali Insegnanti di sostegno Prevalentemente utilizzate in: Attività individualizzate in classe e di piccolo gruppo Attività specialistiche solo per BES Attività laboratoriali integrate (classi aperte, laboratori protetti, ecc.) Insegnanti di classe N fanno parte del GLI N assumono la funzione di tutor per gli alunni BES N svolgono attività specialistiche per gli alunni BES N Partecipano alle attività laboratoriali. N hanno partecipato alle attività di formazione Coinvolgimento personale ATA Assistenza alunni disabili Progetti di inclusione / laboratori integrati Incarichi (Insegnanti di classe e di sostegno) Coinvolgimento famiglie Informazione /formazione su genitorialità e psicopedagogia dell età evolutiva Coinvolgimento in progetti di inclusione Pag. 12
13 Coinvolgimento in attività di promozione della comunità educante Psicopedagogisti e psicologi esterni Rapporti con servizi sociosanitari territoriali e istituzioni deputate alla sicurezza. (indicare le misure messe in atto) Rapporti con CTS Accordi di programma / protocolli di intesa formalizzati sulla disabilità Accordi di programma / protocolli di intesa formalizzati su disagio e simili Procedure condivise di intervento sulla disabilità Procedure condivise di intervento su disagio e simili Progetti territoriali integrati Progetti integrati a livello di singola scuola Iniziative specifiche per gli alunni con bisogni educativi speciali Laboratori integrati per gli alunni BES Obiettivi Docenti Organizzazione (in orario scolastico) Destinatari Durata Centro pomeridiano per gli alunni DSA Obiettivi Docenti Organizzazione (oltre l orario scolastico) Destinatari Durata Pag. 13
14 Incarichi (Funzioni strumentali, composizione del GLI, composizione del GLH) Piano dell offerta formativa : progetti, funzioni strumentali e commissioni AREA 1 - UNA SCUOLA PER TUTTI P01.Gruppo di lavoro per l inclusione (GLI): 1 coordinatore (funzione strumentale) Commissione: i referenti delle commissioni e un membro delle commissioni dell AREA 1 Compiti: coordinamento delle attività delle commissioni sotto indicate P02. Disabilità: 1 coordinatore (funzione strumentale) Commissione GLH: docenti di sostegno Compiti: coordinamento dei Piani Educativi Individualizzati e delle attività di sostegno, aggiornamento di integroscuola.org, prevenzione, rapporti con la ASL P03. DSA: 1 coordinatore (funzione strumentale) Commissione: 1 docente per plesso e 1 per le sc. dell infanzia. Compiti: coordinamento dei Piani Didattici Personalizzati, informazioni alle famiglie, rapporti con specialisti, software. Formazione su DSA, prevenzione. Attività di screening P04. Coordinamento laboratori integrati per BES 1 coordinatore Compiti: Coordinamento, organizzazione, elaborazione progetti per la scuola secondaria di primo grado P05. Educazione alla salute, rapporti con le famiglie, alunni di recente immigrazione. 1 coordinatore (funzione strumentale) Commissione: 1 docente per plesso Compiti: coordinamento progetti per gli alunni, per le famiglie, per i docenti, formazione. AREA 4 - PROGETTI DI RECUPERO P 11 - Progetti di recupero e prevenzione della dispersone scolastica. Rientrano in quest area a) tutti i progetti finalizzati al recupero delle difficoltà di apprendimento (primaria e secondaria di primo grado) realizzati all interno della singola scuola. b) Tutor per gli alunni BES senza docente di sostegno. Hanno il compito di coordinare il lavoro dei docenti per gli alunni con bisogni educativi speciali. Per gli alunni disabili (legge 104/92) la funzione è svolta dai docenti di sostegno. Per gli alunni con bisogni educatici speciali può essere svolta dal coordinatore di classe o da un docente incaricato, nella misura di un docente per 1 o 2 alunni. AREA 5 - CONTINUITÀ EDUCATIVA E DIDATTICA. P 12 - Progetti multidisciplinari in continuità didattica tra diversi ordini scolastici. Rientrano in quest area tutti i progetti finalizzati all approfondimento di tematiche specifiche viste da diversi ambiti disciplinari, tra scuole di diverso ordine scolastico Compiti: 1. Coordinamento dei progetti in continuità tra alunni dell ultimo anno della scuola dell infanzia e il primo anno della scuola primaria - Coordinamento dei progetti in continuità tra le classi quinte della scuola primaria e le classi prime della scuola secondaria di primo grado; 2. Curricolo verticale tra infanzia primaria secondaria di primo grado. 3. Orientamento: continuità tra scuola secondaria di primo e secondo grado. 4. Coordinamento e aggiornamento dei PDP e PEI nel passaggio tra i diversi ordini scolastici. Pag. 14
15 Formazione dei docenti. A. s Obiettivi della formazione 1. Svolgere un attività di formazione che si dovrà tradurre nella progettazione di un percorso educativo. Non vogliamo e non possiamo più pensare la formazione come semplice acquisizione di concetti o flusso di informazioni. La formazione dei docenti può acquisire un senso solo se considerata come parte integrante di un progetto di innovazione rivolto a modificare e migliorare il modo di fare scuola. 2. Avere una visione globale del bambino e del ragazzo di scuola media, come un essere umano in via di sviluppo inserito in un contesto di relazioni. La scuola si è da sempre occupata, con più o meno successo, dell apprendimento come attività intra-individuale. Crediamo che sia arrivato il momento di considerare l apprendimento come un attività inter-individuale, in cui l atto di apprendere, crescere e conoscere non sia più visto solo come relazione tra il soggetto che apprende e l oggetto di apprendimento, ma come un rapporto a tre tra l io che apprende, l oggetto e l altro. Di qui la necessità di elaborare un curricolo delle interazioni sociali per realizzare un percorso educativo in cui evidenziare l importanza delle interazioni sociali nell attività della scuola e collegare l apprendimento disciplinare alla capacità di cooperare, condividere, negoziare, partecipare. 3. Costruire l immagine degli alunni con bisogni educativi speciali in cui questi non vengano considerati semplicemente dei diversi (contrapposti agli uguali), coloro che hanno un PEI o un piano didattico personalizzato (contrapposto ad una programmazione didattica di classe, uguale per tutti gli altri) o quelli che hanno problemi di relazione e comportamento, di cui ci dobbiamo occupare (a fronte degli altri che hanno uno sviluppo sociale naturale e che in quanto tale progredisce senza sostanziali interventi da parte della scuola). Considerare questi alunni non un problema, ma un occasione di crescita per la scuola significa sapere che: Comprendere i processi di apprendimento della scrittura e della lettura non serve solo per gli alunni DSA, ma per tutti; Intervenire sulle interazioni con gli altri, comprendere i meccanismi di costruzione dell autonomia personale, dello star bene a scuola, dell accoglienza, con serve solo per gli alunni ADHD, ma per tutti; valorizzare la diversità degli atteggiamenti, degli stili cognitivi, degli interessi non serve solo per gli alunni disabili, ma per tutti gli esseri umani. 4. Imparare a dialogare con le famiglie, attivando una comunicazione efficace. Pag. 15
16 Attività di formazione per tutti i docenti (dal 3 al 10 settembre 2013) Tema Relazioni con le famiglie: come attivare una comunicazione efficace. Progettare un curricolo delle interazioni sociali. Procedure di accompagnamento delle segnalazioni: Rapporti scuola - famiglia ASL. Alunni con problemi di comportamento: strategie e procedure. Relatore Prof. E. Falaschi Università di Firenze Dott. O. Dadà (Psicologa) Dott. F. Giovannoni (neuropsichiatra -ASL n 5) Dott. N. Aloise (neuropsichiatra -ASL n 5) Alunni con problemi di comportamento: progettare un modello educativo nella scuola infanzia e primaria. Dott. E. Cinquanta (psicologa) Alunni con problemi di comportamento: progettare un modello educativo nella scuola primaria e secondaria di 1 grado. Dott. E. Castagna (psicologa) Pag. 16
17 Sezione 5. Punti di forza e di criticità Sintesi dei punti di forza e di criticità rilevati (*): Aspetti organizzativi coinvolti nel cambiamento inclusivo. Possibilità di strutturare percorsi specifici di formazione e aggiornamento degli insegnanti Adozione di strategie di valutazione coerenti con prassi inclusive; Organizzazione dei diversi tipi di sostegno presenti all interno della scuola Organizzazione dei diversi tipi di intervento esterni alla scuola: ASL; Organizzazione dei diversi tipi di intervento esterni alla scuola: Assistenza sociale Ruolo delle famiglie e della comunità nel dare supporto e nel partecipare alle decisioni che riguardano l organizzazione delle attività educative; Finalizzazione delle programmazioni didattiche di classe all inclusione; Finalizzazione delle programmazioni disciplinari all inclusione; Valorizzazione delle risorse esistenti Acquisizione e distribuzione di risorse aggiuntive utilizzabili per la realizzazione dei progetti di inclusione Attenzione dedicata all accoglienza Continuità tra i diversi ordini di scuola. Orientamento per la scuola secondaria di secondo grado. (*) 0: per niente 1: poco 2: abbastanza 3: molto 4 moltissimo Pag. 17
Istituto Comprensivo C. Stradi Maranello Via Boito 27,Maranello 41043 Scuola dell Infanzia- Scuola Primaria- Scuola Secondaria di primo grado Piano Annuale Inclusività (Direttiva 27 dicembre 2012 C.M.n