Source: http://scrineum.unipv.it/atlante/schede/milano-1213-02-10/
Timestamp: 2017-11-24 09:04:57+00:00
Document Index: 26826501

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1213 febbraio 10, Milano, in palacio novo comunis Mediolani intus cameram consulum iustitie civitatis
Su istanza di Amedeo Cotta procuratore del Monastero Maggiore, Ugo de Castegnianega dinnanzi ai consoli di giustizia del comune di Milano dichiara di avere personalmente scritto l'imbreviatura di una sentenza in data 13 dicembre 1183 e ciò nella qualità da lui allora rivestita di scriba e ufficiale dei consoli di giustizia di Milano. Segue inserto il tenore della imbreviatura, datata 1183 dicembre 13, <Milano>: Riprando giudice console di Milano emette sentenza nella lite vertente tra Suzo de Canturio e suo figlio Amizo da una parte e il Monastero Maggiore di Milano dall'altra riguardo al diritto di investitura di alcuni terreni nel luogo e nel territorio di Arosio.
Originale (A), Archivio di Stato di Milano, Pergamene, Monastero Maggiore, sec. XII, n. 97. Copia del sec. XVIII fine, Biblioteca Braidense, A E. XV. 16, p. 326 (b).
Ed.: Gli atti del comune di Milano fino all'anno 1216, a cura di C. MANARESI, Milano 1919, p. 486, n. 366, e, per la sentenza inserta, p. 207 s., n. 141
La produzione, su richiesta della badessa del Monastero Maggiore di Milano, di un documento tratto da un protocollo del notaio Ugo de Castagnianega, autore di molti atti e sentenze consolari come scriba et officialis del comune di Milano fra il 1174 e il 1207, segue una via proceduralmente complessa, che mette in evidenza la ricerca di un equilibrio fra la prassi notarile e l'esigenza di continuità del controllo del comune sugli atti dei notai in funzione di officiali comunali: ciò nell'ambito del più generale problema della gestione dei protocolli notarili, e delle procedure di produzione di originali e copie in documenti sciolti.
Il documento si presenta come il verbale di un procedimento giudiziario, una inquisitio, svolta su specifica richiesta del procuratore della badessa del Monastero Maggiore di Milano rivolta ai consoli di giustizia del comune, al fine di accertare:
1) si quamdam inbreviaturam cuiusdam sententie cuius tenor inferius scriptus est fecerat
2) si manu sua propria ipsam scripserat
3) si quando eam scripsit erat scriba et offitialis consulum iustitie Mediolani pro faciendis sententiis et aliis publicis scripturis
4) si eam propter offitium quod tunc habebat fecit et scripsit
La risposta di Ugo è immediata e puntuale: "visa illa inbreviatura", egli dichiara solennemente 1) se illam inbreviaturam fecisse; 2) ipsam sua propria manu scripsisse; 3) se tunc temporis, quando erat officialis consulum iustitie pro faciendis sententiis et aliis publicis scripturis, ipsam inbreviaturam scripsisse; 4) propter offitium quod tunc habebat eam fecisse et scripsisse.
La verbalizzazione si trasforma a questo punto nella trascrizione della imbreviatura, che diviene così, dal punto di vista documentario, una copia autentica dotata del prestigio derivante dalle formalità del pubblico procedimento giudiziario.
Nella raffinata progressione di domande puntualmente confermate dal notaio si individua sia la normale procedura, che permette attraverso la recognitio litterarum, di stabilire in sede giudiziaria l'appartenenza di un atto notarile ad un determinato rogatario, e dunque la sua autenticità; sia il fatto che tale documento, trattandosi di una sentenza consolare, evidentemente non risulta essere nella disponibilità diretta del notaio, che non è più, nel 1213, un officiale del comune (FISSORE, Alle origini del documento comunale, p. 107 s.). È chiaro che questo documento ci pone in un'area di intersezione fra prassi notarile e procedure di controllo e gestione comunale.
Nell'ambito della prassi notarile, il rogatario di un'imbreviatura ha un obbligo diretto di redazione in mundum nei confronti delle parti e degli aventi causa che ne facciano domanda. La sentenza era stata emessa nel 1183 a sfavore della badessa; ora, nel 1213 il procuratore della badessa (la stessa o un'altra successiva), si presenta ai consoli di giustizia nell'intento di ottenere garanzia sulla validità di quella sentenza. Il documento del 1213 non ci dice se il monastero disponesse o meno di un esemplare di quella sentenza. Certo è che alla inquisitio sulla validità di essa segue, come annunziato, copia autentica di essa inserta nel tenor dell'atto consolare.
Le scarne frasi del verbale possono far pensare sia alla esistenza di registri di atti comunali conservati presso il palazzo comunale, e dunque anche materialmente separati dal rogatario, sia (sulla base dei noti esempi genovesi dei protocolli di Giovanni Scriba, cfr. COSTAMAGNA, Il notaio a Genova, p. 128 ss.) alla commistione in un unico registro di atti per privati e atti per il comune, dunque ancora in possesso di Ugo de Castagnianega. Comunque sia, la sentenza del 1183, per essere inserta nel tenor dell'atto consolare, viene fatta passare attraverso le formalità giudiziarie, con una rimarchevole capacità di riflessione teorica e di sistemazione formale dei termini del problema istituzionale e documentario (si noti in particolare la doppia definizione, solo apparentemente pleonastica, con cui lo status funzionariale di Ugo è definito non solo con la titolatura della carica, ma anche con la definizione pratica del suo compito precipuo: nel ruolo di scriba consulum iustitie, egli è incaricato "pro faciendis sententiis et aliis publicis scripturis"). I primi due quesiti identificano il momento, tradizionale in ambito notarile, della redazione e dell'identificazione del responsabile, nel quadro della definizione del valore autenticatorio del documento come risultato dell'autografia del notaio. I due punti successivi identificano il ruolo e la funzione, precipuamente funzionariale, svolta nel momento della redazione dal rogatario in qualità di scriba et officialis comunis Mediolani: l'insieme dei due livelli di qualificazione garantisce il massimo di validità autenticatoria ad una procedura che dell'inquisitio costituisce la cornice per la produzione di una copia autentica di imbreviatura. Questo passaggio attraverso il filtro del giudice comunale (o vescovile) diviene un uso diffuso nelle prassi seguite dai notai per l'estrazione di un mundum o di una copia autentica non solo per gli atti comunali, ma anche per gli instrumenta per privati, fino alla definitiva canonizzazione attraverso la manualistica bolognese e rolandiniana in particolare.
Osserveremo in ultimo come la sottigliezza dell'analisi e della definizione dei momenti costitutivi dell'atto siano tali da farci pensare che ci troviamo di fronte a procedure non ancora entrate in una vera routine burocratica. A conferma di ciò, possiamo segnalare l'incertezza di fondo nella scelta del percorso che porta alla produzione del mundum. Pur in presenza del notaio redattore della sentenza, non si richiede il suo intervento diretto, a causa evidentemente della mancanza, in quel momento, di un suo ruolo funzionariale; nello stesso tempo, non si dà mandato - con l'automatismo che sarebbe proprio di percorsi burocratici definiti - al suo successore e redattore e dell'inquisitio e della copia dell'imbreviatura, ("Boniohanes cognomine Magiatus notarius sacri palatii ac publicus offitialis consulum iustitie"), di operare l'estrazione di un vero e proprio mundum derivandolo dalla imbreviatura del predecessore. Vale la pena di osservare che il tenore della imbreviatura in questione risulta elaborata con un alto tasso di precisione e completezza anche formale, che fa supporre che si tratti di una redazione definitiva già in quello che potrebbe essere però ancora un protocollo "misto" del notaio Ugo, in cui siano presenti sia atti per privati sia, per il periodo delimitato delle sue funzioni di officialato, quelle degli atti giudiziari. Ciò renderebbe ancor più comprensibili le incertezze procedurali che sopra si sono segnalate.
G. COSTAMAGNA, Il notaio a Genova tra prestigio e potere, Roma 1970 (Consiglio nazionale del notariato, I).
G. G. FISSORE, Alle origini del documento comunale: i rapporti fra i notai e l'istituzione, in Civiltà comunale: libro, scrittura, documento, Atti del Convegno della Associazione Italiana dei Paleografi e Diplomatisti (Genova, 8-11 novembre 1988), Genova 1988 (="Atti della Società Ligure di Storia Patria", n.s., 29/2, 1989), pp. 99-128 [Disponibile anche on line: Scrineum - Biblioteca, http://scrineum.unipv.it/biblioteca/biblioteca-fissore.html].