Source: http://consiglioaperto.blogspot.it/2013/09/
Timestamp: 2017-10-20 16:05:52+00:00
Document Index: 36112633

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consiglioaperto: settembre 2013
Deontologia: Il principio di autosufficienza del ricorso si applica anche all’atto d'appello al CNF.
"In base al principio di autosufficienza del ricorso, l’appello al CNF deve contenere, a pena di sua inammissibilità, la narrativa dei fatti oggetto dell’incolpazione posti a base della decisione impugnata nel procedimento di primo grado, nonché la formulazione specifica dei motivi contenente la esposizione chiara e inequivoca, ancorché succinta, delle ragioni di fatto e di diritto che sostengono l’impugnazione, tale da consentire la individuazione delle questioni sottoposte all’esame del giudice del gravame".
(Nel caso di specie, il ricorso conteneva una sommaria e neppure consequenziale esposizione dei fatti ed era privo di precisi motivi di impugnazione in punto di diritto. In applicazione del principio di cui in massima, l’appello è stato dichiarato inammissibile).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Pisano), sentenza del 27 maggio 2013, n. 83
NOTA: In senso conforme, tra le altre: - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Pisano), sentenza del 10 aprile 2013, n. 51; - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. MARIANI MARINI), sentenza del 15 ottobre 2012, n. 147; - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. MARIANO MARINI), sentenza del 17 settembre 2012, n. 119; - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. NERI), sentenza del 15 dicembre 2011, n. 184 - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. TIRALE, rel. BONZO), sentenza del 16 luglio 2007, n. 98 - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. ITALIA, rel. ITALIA), sentenza del 23 giugno 2005, n. 92
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 12:59:00 Nessun commento:
CNF: stretta sugli avvocati provenienti dalla Romania.
Arriva la stretta sugli avvocati provenienti dalla Romania: potranno essere iscritti nella sezione speciale dell'albo nazionale solo se hanno acquisito il titolo dall'unica autorità romena competente, la U.N.B.R. (Uniunea Nationala a Barourilor din Romania).
Così il Consiglio nazionale forense in una circolare inviata a tutti gli Ordini.
L' intervento è giustificato dai «numerosi casi» di richieste di iscrizione pervenute da avvocati che avevano acquisito il titolo di avvocati presso strutture non autorizzate a rilasciarlo, segnalati anche all'Ambasciata italiana a Bucarest.
Si tratta di una «prassi grave - sottolinea il Cnf in una nota - che insieme alla 'via spagnolà (acquisizione del titolo di abogado da parte di cittadini italiani , poi riconosciuto in Italia senza sostenere l'esame di abilitazione), ha permesso a molti soggetti di esercitare la professione forense in Italia senza superare l'esame di abilitazione, con gravi conseguenze per la effettiva e corretta tutela dei diritti dei cittadini che si affidano ad avvocati non qualificati».
«Occorre vigilare attentamente sui pericoli di un utilizzo troppo disinvolto della normativa comunitaria si possono verificare infatti ipotesi di "abuso del diritto" che devono essere riconosciute ed evitate, a tutela degli stessi cittadini della Unione europea - commenta Andrea Mascherin, consigliere segretario del Consiglio Nazionale Forense -. La positiva apertura dei mercati deve tener conto necessariamente anche di interessi superiori a quelli economici, come la tutela dei diritti e l'affidamento che i cittadini ripongono nella preparazione e nella qualificazione dei professionisti e degli avvocati a cui si rivolgono».
«È necessario - ha proseguito Mascherin - che le autorità competenti, di governo e non, rifuggano da interpretazioni erronee e non di rado ideologicamente orientate che non favoriscono l'economia ma in compenso danneggiano i cittadini"
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 11:45:00 Nessun commento:
Mediazione, Oua: no a colpi di mano nel piano Destinazione Italia.
GIUSTIZIA, OUA: NO A COLPI DI MANO NEL COSIDDETTO PIANO, "DESTINAZIONE ITALIA" SULLA MEDIAZIONE. NO A NUOVE NORME SUL LAVORO, SUL PROCESSO CIVILE E SUL TRIBUNALE DELLE IMPRESE SENZA CONFRONTO CON L'AVVOCATURA. NICOLA MARINO, PRESIDENTE OUA: "SUI MIGLIORAMENTI OTTENUTI DAL PARLAMENTO NELLA VERSIONE ENTRATA IN VIGORE IL 20 SETTEMBRE NON SI TORNA INDIETRO: IL GOVERNO RESPINGA LE PRESSIONI DEI POTERI FORTI SULLA MEDIAZIONE".
La Giunta dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, riunitasi a Roma, lo scorso fine settimana, ha approvato un documento in cui si analizzano le anticipazioni apparse sui mezzi di informazione sul cosiddetto progetto del Governo, "Destinazione Italia", presentato il 18 settembre scorso.
Tra i nodi controversi: il tribunale delle imprese, il processo civile, le materie relative al "lavoro", la mediazione obbligatoria. Su questa ultima questione NICOLA MARINO, presidente OUA, ha ricordato che «il 20 settembre scorso è, appunto, entrato in vigore un sistema che nella sue precedenti applicazioni ha già dimostrato di essere un completo fallimento».
«Non solo - continua - questo ritorno alla mediazione obbligatoria è un'ingiustificata forzatura rispetto a una sentenza della Consulta che la dichiarava incostituzionale per eccesso di delega ma non solo: la Corte non mancava nelle motivazioni di indicare una lungo elenco di altri evidenti profili di possibili illegittimità. Ne citiamo due: l'evidente limitazione all'accesso alla giustizia per i cittadini (una chiara negazione di un diritto costituzionale) ma anche la dubbia qualità e terzietà dei mediatori e degli organismi di conciliazione privati».
«Tuttavia - aggiunge il presidente Oua - quella approvata, pur con diverse evidenti criticità, che rimarranno tra i nostri obiettivi per ulteriori modifiche, è una versione edulcorata. Infatti, grazie alle proteste dell'avvocatura e al lavoro dei parlamentari sono state introdotte alcune importanti garanzie, prima tra tutte la possibilità che si preveda la gratuità della mediazione in caso di mancata conciliazione dopo il primo incontro; bene anche l'obbligatoria presenza del legale (ora nuovamente rimessa in discussione appunto); l'esecutività dell'accordo delle parti in determinati casi. Condivisibile la necessità di una revisione del sistema tra due anni e del limite a quattro anni della sperimentazione. Rispetto a questi punti ci rivolgiamo, al Governo e al Ministro Cancellieri: non si può retrocedere con futuri piani dai nomi suggestivi, come il cosiddetto "Destinazione Italia", né subire le imposizioni dei poteri forti, a partire da Confindustria, che insistono con i tentativi di riportare indietro le lancette, al fine di privatizzare i diritti dei cittadini, trasformando la giustizia in un business e in un privilegio per pochi».
«La strada da intraprendere - conclude Marino - non è quella di mettere filtri e ostacoli, affinché non ci si possa avvalere del diritto a ricorrere a una giustizia pubblica e di qualità. Serve una netta inversione di rotta, guardando al futuro e alla modernità: con più efficienza, puntando sulla managerialità, sulle prassi positive, sul processo telematico (ancora a macchia di leopardo), ma anche implementando i sistemi alternativi proposti dalla stessa avvocatura, come la mediazione facoltativa, la negoziazione assistita e le camere arbitrali. Sempre per rimanere sul piano della proposta, anche in questa sede, vogliamo ribadire la nostra disponibilità a un confronto serrato anche su futuri interventi sul "lavoro", sul tribunale delle imprese e sul processo civile, come paventato nel "Destinazione Italia". Con il dialogo con chi sta in prima linea nei tribunali e nella giurisdizione si possono evitare pasticci e forzature a danno del sistema giustizia e allo stesso tempo costruire le condizioni per avere una macchina giudiziaria moderna ed efficace per i cittadini, le imprese e per il rilancio della competitività del Paese».
Deontologia forense: La mancata audizione dei testi indicati dall’incolpato.
“Il Giudice della Deontologia ha ampio potere discrezionale nel valutare la conferenza e la rilevanza delle prove dedotte in virtù del principio del libero convincimento, sicché non determina nullità della decisione l’omessa audizione dei testi indicati dall’incolpato, quando risulti che il Consiglio abbia ritenuto le testimonianze insufficienti ai fini del giudizio, per essere il Collegio già pervenuto all’accertamento completo dei fatti da giudicare, attraverso la valutazione delle risultanze acquisite”. Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Mariani Marini), sentenza del 27 maggio 2013, n. 85
NOTA: In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Salazar), sentenza del 10 aprile 2013, n. 49, Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Mariani Marini), sentenza del 13 marzo 2013, n. 25; Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Tacchini), sentenza del 25 febbraio 2013, n. 13, Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. PIACCI), sentenza del 22 settembre 2012, n. 129.
VIOLANTE: “SULLE CORRENTI DELLA MAGISTRATURA SI COSTRUISCONO CARRIERE”.
(AGI) - "Le correnti della magistratura da luogo in cui si dibatteva su questioni teoriche, negli anni Settanta, sono diventate luoghi in cui si costruiscono le carriere".
Lo ha affermato Luciano Violante intervenendo a un incontro organizzato dall'Unione delle camere penali.
"I componenti del Csm vengono da queste correnti" e anche il personale amministrativo di Palazzo dei marescialli, dai segretari alle altre figure professionali, "viene selezionato dalle correnti e questo fa venire meno la neutralita'" del Csm, ha assicurato.
"E' un po' come se i funzionari di Camera e Senato fossero selezionati dai partiti presenti in Parlamento anziche' attraverso un concorso pubblico", ha concluso l'ex presidente della Camera.
Tribunale Salerno: riassegnazione procedimenti civili provenienti dalle Sezioni soppresse.
Non è ammissibile nel nostro Ordinamento l’autonoma categoria del danno esistenziale; tuttavia il Giudice può provvedere alla adeguata personalizzazione della somma complessivamente dovuta, risultante dalla mera applicazione delle tabelle, per il risarcimento, tenuto conto delle particolari circostanze di fatto.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 21716/13; depositata il 23 settembre)
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 23:03:00 Nessun commento:
AIGA: CANDIDATE "IN ROSA" ALLA PRESIDENZA NAZIONALE.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 16:28:00 Nessun commento:
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Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 21:39:00 Nessun commento:
TAGLIO TRIBUNALI: OUA SOLIDALE CON 107 MANIFESTANTI DI NICOSIA, ENNA, MISTRETTA.
(AGENPARL) - Roma, 16 set - Dal presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura-Oua, la rappresentanza politica forense, Nicola Marino, ma anche dal vice presidente Filippo Marciante e dai delegati Oua siciliani la più profonda solidarietà: «Agli indagati siciliani, ma anche e alle altre migliaia di cittadini e di avvocati che stanno portando avanti questa battaglia, a Cerignola, come a Rossano, a Melfi, come a Pinerolo (solo per citare alcune città), non solo va il nostro sostegno, ma anche la tutela legale dei nostri penalisti. Le manifestazioni in corso in tutto il Paese contro la vergognosa e inutile chiusura di circa 1000 uffici giudiziari, non possono essere trasformate in un problema di ordine pubblico. È una risposta autoritaria, sbagliata e sproporzionata rispetto a un problema reale e drammatico posto dalla cittadinanza»
«Nel frattempo – conclude Marino – come avevamo tempestivamente previsto e contestato al Guardasigilli e ai dirigenti di via Arenula chiedendo una proroga ufficiale e generale, da oggi la nostra giustizia va incontro a una situazione di caos in diverse realtà: per esempio a Lagonegro, ma non solo, nonostante non sia interessata da alcun decreto correttivo, il presidente del tribunale ha già autorizzato il differimento delle udienze. Altro che entrata a regime della riforma. Dal ministro Cancellieri attendiamo atti concreti per correggere un provvedimento irrazionale, inutile e controproducente per il buon funzionamento della nostra macchina giudiziaria, invece di essere costretti ad assistere a ulteriori azioni di criminalizzazione del dissenso».
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 13:10:00 Nessun commento:
Geografia giudiziaria: avvocati chiedono efficienza, non smantellamento uffici!
Sulle società tra avvocati è stata ribadita la linea della non applicabilità della disciplina prevista per le altre professioni: quella forense garantisce la difesa dei diritti dei cittadini. Unanime è stata la richiesta da parte dei partecipanti che, in assenza di tempestive risposte soddisfacenti su questi punti, l’Avvocatura risponda unitariamente nella maniera più ferma.
Così il presidente Guido Alpa commenta la giornata di oggi. “In questo modo si sta innescando una spirale di contrapposizioni che alimenta un clima di incertezza sulla tutela dei diritti dei cittadini che il Paese non può permettersi”, dice Alpa.
“Valuteremo insieme se organizzare non solo la sopravvivenza ma soprattutto l’impiego degli Ordini forensi tutti come sedi per la istituzione di Camere arbitrali e di conciliazione per garantire ai cittadini una risposta di giustizia celere, tecnica, organizzata”, ha detto Alpa ai presidenti degli Ordini. Sulle società tra avvocati, ieri il CNF ha inviato agli Ordini una circolare (n. 18-C-2013) per ribadire la nullità della società eventualmente costituita sulla base delle norme generali previste per le altre professioni diversa da quelle forensi. Interpretazione assolutamente condivisa dagli Ordini.
E’ Salerno la provincia del Sud più "affollata" di avvocati.
La provincia di Salerno è la realtà meridionale più “affollata” di avvocati: 1/101 con una densità più che doppia rispetto alla media nazionale.
La nostra regione, insieme alla Calabria, inoltre, guida la classifica della maggior densità di avvocati: ne hanno rispettivamente 1 ogni 123 abitanti e 1 ogni 129, contro una media nazionale di 1 ogni 204, per un totale di oltre 291 mila legali in esercizio nel nostro Paese.
E’ quanto emerge da un’analisi di DAS, compagnia del gruppo Generali specializzata nella tutela legale.
Oua: la riforma è un fallimento annunciato. Proteste in tutta Italia.
La giustizia «annega nei debiti»: «invece di intervenire adeguatamente si vara una riforma della geografia giudiziaria che è un fallimento annunciato».
A ribadirlo è l'Organismo unitario dell'Avvocatura che 'boccia’ l'intervento del Guardasigilli Annamaria Cancellieri di oggi al Senato. Per Nicola Marino, presidente dell'Oua, «la chiusura entro il 13 settembre di circa mille uffici giudiziari sta portando a una situazione grottesca».
«Rinvii, proroghe, sospensioni da parte dei Tar - spiega Marino - le ultime sono quelle di Bari per Cerignola e Rodi Garganico, ma non basta, a due giorni dal termine ultimo, ancora ieri, come testimonia una lettera di via Arenula si è avviato a definizione il destino dei tribunali di Alba, Bassano, Chiavari, Rossano e Sanremo, con il possibile utilizzo dei locali per ulteriori due anni (per esaurire le pendenze e i dibattimenti al 13 settembre del 2013)”. “Con la ostinata e irrazionale decisione di chiudere oltre mille uffici giudiziari entro il 13 settembre si è ormai allo sbando. Intanto la giustizia per stessa ammissione del ministero si accinge a sopportare un deficit previsto per il settore per il 2013 di circa 78 milioni di euro e chiude il 2012 con ulteriori 83 milioni di euro di debito». Venerdì prossimo si terrà, proprio sul tema della geografia giudiziaria, un «incontro straordinario nazionale dell'Avvocatura», con rappresentanti del Consiglio nazionale forense e dell'Oua, degli Ordini e delle Associazioni forensi.
Proteste a macchia d’olio -
Intanto continuano le proteste lungo lo Stivale. Crocetta si è detto disposto a sostenere le spese per Mistretta (Messina) e Nicosia (Enna); il sindaco di Cinquefrondi, Marco Cascarano, insieme a due consiglieri comunali, ha iniziato uno sciopero della fame contro la chiusura del Tribunale. Mente a Sala Consilina un corteo di una cinquantina di automobili sta sfilando, ad andatura lenta, sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, direzione sud. Crocetta,
Regione disposta sostenere spese -
Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, dunque, fa sapere che la Regione è pronta a sostenere le spese per il funzionamento dei Tribunali di Mistretta (Messina) e Nicosia (Enna). L’annuncio arriva al termine di un incontro alla stazione di Santo Stefano di Camastra con i sindaci e i cittadini che protestavano contro la soppressione delle due sedi giudiziarie. La proposta sarà portata domani al ministero della Giustizia dove i sindaci di Mistretta e Nicosia e i rappresentanti dei comitati che guidano le proteste sono stati convocati dal dirigente dell'amministrazione giudiziaria Luigi Birritteri. Dopo la convocazione a Roma le proteste sono state sospese e i binari della ferrovia sgombrati. "Siamo pronti - ha detto il sindaco di Mistretta, Iano Antoci - a chiedere di accorpare i due Tribunali per creare un unico Tribunale dei Nebrodi. Si potrà così rientrare nei parametri previsti dalla spending review e assicurare il servizio in due centri che ricadono in aree disagiate".
Il sindaco di Cinquefrondi in sciopero della fame –
Nuovo fronte di protesta in Calabria contro il taglio dei Tribunali deciso dal Governo. A promuoverlo il sindaco di Cinquefrondi, Marco Cascarano, che insieme a due consiglieri comunali, Michele Galimi, del Pd, e Michele Conia, di Rinascita per Cinquefrondi, ed al consigliere provinciale di Rifondazione comunista Giuseppe Longo, ha iniziato stamani uno sciopero della fame per protestare contro la chiusura della sezione distaccata del Tribunale di Palmi che ha sede proprio a Cinquefrondi. Un gruppo di esponenti politici si è anche incatenato davanti alla sede della sezione distaccata del Tribunale per impedire il trasferimento di mobili e documenti.
Sala Consilina, auto-lumaca sulla A3 –
Continua la protesta contro la soppressione del tribunale di Sala Consilina (Salerno) e il suo accorpamento a quello di Lagonegro (Potenza). Un corteo di una cinquantina di automobili sta sfilando, ad andatura lenta, sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, direzione sud, nel tratto compreso tra gli svincoli di Sala Consilina e di Padula-Buonabitacolo. I manifestanti sulle auto hanno apposto striscioni e manifesti con la scritta:"No alla soppressione del tribunale di Sala Consilina". Il corteo sta creando disagi alla circolazione.
Il 13 settembre i tribunali minori (non tutti, però) dovrebbero chiudere i battenti. L’obiettivo è quello di razionalizzare le strutture del sistema giudiziario, evitare la dispersione di risorse, rendere un servizio migliore ai cittadini. In definitiva recuperare qualche decina di milioni di euro. Obiettivi condivisibili, anche a costo di qualche sacrificio, non c’è dubbio. Ma le modalità attraverso le quali si sta arrivando all’accorpamento lasciano perplessi.
Partiamo dall’obiettivo di fondo. I risparmi. Nella prima relazione il ministero della giustizia li aveva quantificati in 80 milioni. Poi sono cominciati ad emergere i problemi concreti e la cifra è più che dimezzata. Secondo una dettagliata analisi compiuta dall’Anai di Maurizio de Tilla si avrà un aggravio di spesa di almeno 30 milioni di euro.
Questo per la necessità di adeguare le strutture dei tribunali ai quali si vanno ad accorpare le altre competenze e strutture. Probabile che la verità stia nel mezzo: un risparmio vicino allo zero, o addirittura negativo in un primo periodo e minori spese di gestione tra due o tre anni, difficili però da quantificare al momento.
Anche perché, a pochi giorni dal 13 settembre, non sono pochi gli elementi di incertezza e ambiguità che rimangono sul tappeto. A cominciare dalla soppressione o meno degli ordini degli avvocati che facevano riferimento ai tribunali soppressi.
Il Consiglio nazionale forense su questo punto non è disposto a scendere a compromessi. Il 22 luglio ha diffuso un articolato parere sulle ragioni giuridiche che sostengono l’impossibilità della soppressione degli ordini locali in assenza di una norma specifica. I problemi più gravi sarebbero relativi ai dipendenti degli ordini, ai debiti e crediti (si trasferiscono in capo al nuovo ordine?), ai procedimenti disciplinari, alla gestione dell’albo. Essendo gli ordini enti pubblici, sostengono gli avvocati, c’è una riserva di legge che non può essere scavalcata nemmeno dal ministero della giustizia.
A via Arenula, però, non ci sentono. Anzi, il ministro avrebbe già firmato una circolare nella quale si sostiene la tesi contraria, cioè l’adeguamento degli ordini forensi alle nuove circoscrizioni giudiziarie. Facile prevedere che sulla questione si innescherà un contenzioso gigantesco. Anche sulla sopravvivenza per due anni, con funzioni limitate, di otto piccoli tribunali, non mancano i problemi. Intanto per l’intempestività della decisione, arrivata solo una settimana prima della chiusura, con un comunicato stampa (mentre il testo del decreto non è ancora disponibile) e quando ormai una parte delle attività necessarie al trasferimento era già in corso: ci sono quintali di faldoni già spostati che ora dovranno ritornare al tribunale di origine.
Con il rischio di creare ulteriore caos negli uffici giudiziari. Ma a via Arenula non ci potevano pensare prima? Anche perché nei giorni precedenti il ministro Cancellieri aveva firmato 42 decreti ministeriali che autorizzano tribunali minori e sedi distaccate in corso di abolizione ad usare i vecchi locali per la celebrazione delle udienze civili e penali già fissate, o per mantenervi il deposito degli archivi.
A qualcuno è stato concesso un anno di proroga, a qualcuno di più, a qualcuno meno. In ogni caso alla scadenza del termine bisognerà sgombrare il campo. A meno che non intervenga la giustizia amministrativa.
Come ha già fatto, per esempio, il Tar di Bari, che ha accolto il ricorso per la sospensiva della soppressione della sede distaccata di Cerignola, presentato dal comune pugliese contro il ministero della Giustizia. Insomma, l’impressione è che il gioco sia appena cominciato.
Per approfondimenti visita: http://www.italiaoggi.it
Un monito ai candidati delle prossime elezioni alla Cassa Forense.
Soppressione sedi giudiziarie e parametri compensi: fissata per il 13/09/2013 riunione straordinaria presso il CNF.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 12:19:00 Nessun commento:
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 10:29:00 Nessun commento:
Ordinamento forense: la mancata preventiva audizione dell’interessato nel procedimento di cancellazione amministrativa dall’albo.
"In tema di cancellazione dall’albo degli avvocati di natura amministrativa e non disciplinare (nella specie, in quanto dipendente pubblico part-time), deve ritenersi che la chiarissima, per quanto risalente, norma prevista dall’art. 37, comma 2, L.P., unitamente al successivo art. 45 (che pur si riferisce al procedimento disciplinare e non a quello della cancellazione dall’albo), debba essere interpretata alla luce dei principi costituzionali (artt. 3, 24 e 97 Cost.) e della legislazione ordinaria in materia di pubblicità e trasparenza della Pubblica Amministrazione (condensati nella legge n. 241 del 1990 e successive modifiche), posto che l’atto finale della cancellazione incide direttamente su posizioni soggettive, che trovano tutela anche nell’ordinamento costituzionale, quali il diritto al lavoro (art. 4 Cost.).
Ne consegue che la cancellazione amministrativa non può essere disposta se non dopo aver sentito l’interessato nelle sue giustificazioni, il quale deve essere posto in condizione di conoscere le ragioni specifiche per cui è stato avviato il procedimento che lo riguarda, di apprestare le proprie difese e di illustrarle anche oralmente, mentre d’altra parte l’annullamento del provvedimento di cancellazione lascia impregiudicato l’esercizio dei poteri connessi alla tenuta degli albi affidati dalla legge professionale al Consiglio dell’ordine locale".
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Del Paggio), sentenza del 7 maggio 2013, n. 67 NOTA: In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. TIRALE), sentenza del 23 ottobre 2010, n. 137.
Taglio dei tribunali: ecco chi prosegue le udienze.
Mentre si alzano i toni della polemica sulla riforma della geografia giudiziaria, con l’avvicinarsi della data di partenza il prossimo 13 settembre, si delinea anche meglio il quadro di quello che effettivamente accadrà nei tribunali colpiti dalle cesoie della legge.
In questi giorni infatti il ministro Cancellieri ha firmato 45 decreti che autorizzano la prosecuzione di alcuna attività, anche giurisdizionali, all’interno dei vecchi tribunali.
Non si stratta della tanto attesa proroga di cui molto si parla in questi giorni, ma di indicazioni gestionali per accompagnare il passaggio verso i tribunali maggiori che tuttavia avranno importanti ripercussioni sugli operatori.
Così 25 decreti autorizzano per un periodo variabile, da pochi mesi fino a 5 anni, la prosecuzione dell’utilizzo degli uffici anche se solo per archivi e deposito, mentre altri 20 permettono di continuare l’esercizio dell’attività giurisdizionale vera e propria, in generale fino ad esaurimento dei giudizi pendenti civili e penali pendenti.
A Salerno è stato autorizzato per un periodo di 5 anni l’utilizzo dei locali ospitanti la soppressa sezione distaccata di Eboli, per la trattazione ad esaurimento dei relativi procedimenti penali nonché per la trattazione degli affari di competenza della II Sezione Civile del Tribunale di Salerno e per un periodo di un anno dei locali ospitanti le sezioni soppresse di Amalfi e Montecorvino Rovella, come deposito dei relativi archivi e per la trattazione ad esaurimento dei procedimenti penali pendenti.