Source: http://www.italianacondomini.it/domande-risposte-nuovo-amministratore-di-condominio/
Timestamp: 2019-08-18 07:47:39+00:00
Document Index: 131010002

Matched Legal Cases: ['art. 1123', 'art. 1118', 'art. 1138', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1136']

Domande e risposte per avere un nuovo amministratore di condominio - Italiana Condomini
Una società può essere nominata come NUOVO AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO?
Con la riforma 220/2012 è riconosciuta anche alle società di capitali la possibilità di esercitare questo ruolo. I requisiti devono essere posseduti da tutti i soci illimitatamente responsabili, dagli amministratori e dai dipendenti incaricati di svolgere le funzioni di amministrazione dei condomini a favore dei quali la società presta i servizi.
Il sito internet del condominio è obbligatorio?
La pubblicazione dei dati sul web non è obbligo di legge e la legge non specifica quali dati debbano essere pubblicati. Italiana Condomini lo ritiene uno strumento di trasparenza indispensabile e lo offre gratuitamente a tutti i suoi condomini.
Voci generiche o incomprensibili sul bilancio, cosa fare?
L’amministratore ha l’obbligo di redigere il bilancio in modo chiaro e comprensibile. È tenuto a chiarire ad ogni interessato il reale significato di ogni voce di spesa, inoltre deve esibire il relativo documento attestante ogni pagamento.
L'amministratore può essere il delegato di uno o più condòmini?
La legge vieta all’amministratore di rappresentare i condòmini in assemblea onde evitare situazioni di conflitto di interessi; le deleghe all’amministratore sono da considerarsi nulle e quindi inutili ai fini dei quorum assembleari.
Ogni quanto va convocata l'assemblea?
L’assemblea ordinaria è annuale, va convocata entro sei mesi dalla chiusura della gestione e deve prevedere la presentazione e l’approvazione del rendiconto annuale, oltre alla nomina dell’amministratore per il nuovo anno. Le assemblee straordinarie sono convocate ogni volta che se ne ravveda la necessità. Se l’assemblea non viene convocata da tempo non esitate a nominare un NUOVO AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO.
Quanto dura in carica l'amministratore?
Il mandato dell’amministratore ha durata di 12 mesi e deve essere riconfermato in occasione dell’assemblea ordinaria che si tiene annualmente.
Le spese di manutenzione di un impianto che serve solo una parte dei condòmini da chi vanno sostenute?
Ai sensi dell’art. 1123 cc. le spese relative alla manutenzione di un impianto destinato a servire solo una parte dell’intero fabbricato sono a carico del gruppo di condòmini che ne trae utilità.
E' possibile staccarsi dall'impianto di riscaldamento centralizzato?
Si, lo prevede espressamente il III° comma dell’art. 1118 cc. che consente il distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato a patto che da tale operazione non derivino notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini.
E' obbligatorio avere un regolamento di condominio?
Ai sensi del I° comma dell’art. 1138 cc. “Quando in un edificio il numero dei condomini è superiore a dieci, deve essere formato un regolamento, il quale contenga le norme circa l’uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese”. Tuttavia è consigliabile averne uno anche al di sotto dell’anzidetta soglia in quanto il regolamento aiuta i condomini a sapere, senza dubbi, quali siano i propri diritti in condominio e quali gli oneri conseguenti. Se non avete il regolamento di condominio sarà il NUOVO AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO a stilarlo.
Curiosità a portata di mano.
Come cambiare Amministratore di Condominio?
Vademecum Titoli Edilizi
Codice Etico Italiana Condomini
Tabelle delle maggioranze assembleari e codice civile
Schemi Operativi – Parti Comuni dell’Edificio
Schemi Operativi – Ripartizione delle Spese
Riforma Legge 220/2012 e nuove frontiere del Diritto Condominiale
un’indicazione più completa, anche se non tassativa, delle parti comunidell’edificio; tra esse, è esplicitamente citato il sottotetto, ove esso risulti in concreto, per le sue caratteristiche strutturali e funzionali, oggettivamente destinato (anche solo potenzialmente) all’uso comune o all’esercizio di un servizio di interesse comune;
Le parti comuni dell'edificio
L’articolo 1 della legge 220/2012 sostituisce l’articolo 1117 del codice civile,fornendo una definizione più articolata di «parti comuni» dell’edificio, «oggetto di proprietà comune dei proprietari delle singole unità immobiliari dell’edificio, anche se aventi diritto a godimento periodico». Ad integrazione della formulazione originaria del codice, sono ora esplicitamente inseriti nelle parti comuni: i pilastri e le travi portanti; le facciate degli edifici; i parcheggi; i sottotetti destinati, per le caratteristiche strutturali e funzionali, all’uso comune; gli impianti centralizzati per la ricezione radio TV e per l’accesso ad ogni genere di flusso informativo, anche satellitare o via cavo.
L’articolo 2 inserisce nel codice civile anche l’art. 1117-ter, in base al quale la modifica della destinazione d’uso delle parti comuni richiede un numero di voti che rappresenti i 4/5 dei partecipanti al condominio e i 4/5 del valore dell’edificio. Per l’assunzione delle deliberazioni in questione, la norma detta nuove modalità di convocazione dell’assemblea (raccomandata o mezzi telematici), disciplina i termini (affissione dell’avviso negli spazi comuni per almeno 30 giorni), nonché gli elementi che essa deve contenere a pena di nullità (indicazione delle parti comuni da modificare e della nuova destinazione d’uso). L’art. 1117-ter vieta inoltre le modificazioni delle destinazioni d’uso che possono recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato o che ne alterano il decoro architettonico.
L’articolo 3 della legge 220/2012 sostituisce l’articolo 1118 c.c., in materia di diritto del condomino sulle parti comuni. La modifica conferma che tale diritto è proporzionale al valore dell’unità immobiliare che appartiene al condomino e che questi non può rinunciare al suo diritto sulle parti comuni né sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la loro conservazione. L’ultimo comma della norma precisa che il singolo condomino può distaccarsi dall’impanto centralizzato di riscaldamento o condizionamento se dal fatto non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. Se il distacco è possibile, il rinunziante è tenuto a concorrere esclusivamente al pagamento delle spese di manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma [1]
L’articolo 4 modifica l’articolo 1119 c.c. in materia di indivisibilità del condominio,specificando che la divisione delle parti comuni può essere operata solo con il consenso di tutti i condomini.
L’articolo 14 introduce novità in materia di deliberazioni dell’assemblea,intervenendo sull’art. 1136 c.c. per prevedere nuove regole di costituzione e validità delle deliberazioni, abbassando i quorum costitutivi e deliberativi.