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Timestamp: 2018-06-22 12:50:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 33', 'art.14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 52', 'art. 39', 'art. 44', 'art. 43', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Nuova imposta di registro, ipotecaria e catastale: agevolazioni, stangate e immutabilità. - [Legali.com]
Articolo pubblicato online il 21 marzo 2014
gli atti soggetti a registrazione obbligatoria;
gli atti volontariamente presenti per la registrazione.
Sia l’ imposta di registro sia l’ imposta di bollo sono caratterizzate dal principio di alternatività rispetto all’ Iva. In sostanza, laddove l’ operazione sia soggetta a Iva è esclusa l’ applicazione dell’ imposta proporzionale di registro e dell’ imposta di bollo.
dall’ introduzione delle nuove aliquote del 2%(applicabile se l’ acquirente domanda l’agevolazione della prima casa) e del 9%(applicabile in ogni altra situazione);
dall’abbattimento a 50 euro per ciascuna delle imposte ipotecaria e catastale;
dall’abolizione dell’ imposta di bollo e delle tasse ipotecarie.
Da quest’ anno, quindi, il sistema di tassazione della “prima casa” è molto più favorevole per i contribuenti. A quest’ultimo proposito, tuttavia, occorre prestare particolare attenzione alla seconda modifica di rilevantissimo impatto dell’agevolazione di cui trattasi: dal 2014, infatti, il beneficio fiscale si applicherà soltanto agli atti di trasferimento di «case di abitazione, a eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9, ove ricorrano le condizioni di cui alla nota II-bis)». In sostanza, l’art. 10, comma 1, del D.Lgs. 23/2011, intervenendo sull’art. 1, comma 1, della Tariffa, ha radicalmente modificato la formulazione testuale precedentemente vigente che, invece, consente di usufruire dell’agevolazione per il trasferimento di «case di abitazione non di lusso secondo i criteri di cui al D.M. lavori pubblici 2 agosto 1969, ... ove ricorrano le condizioni di cui alla nota II-bis)».
Da ultimo, mette conto di evidenziare che, per quanto riguarda gli atti di trasferimento “prima casa” che sono soggetti a IVA, l’agevolazione, anche dal 1° gennaio 2014, rimarrà esattamente uguale a quella precedentemente vigente, atteso che nessuna modifica è stata apportata in materia di IVA. Pertanto, ai sensi del punto 21) della Tabella A, Parte II, allegata al D.P.R. 633/1972, anche dal 1° gennaio 2014 continuerà ad applicarsi l’IVA agevolata al 4% per i trasferimenti di «case di abitazione non di lusso secondo i criteri di cui al D.M. lavori pubblici 2 agosto 1969 ... ancorché non ultimate, purché permanga l’originaria destinazione, in presenza delle condizioni di cui alla nota II-bis)».
Per espressa volontà del legislatore o per difetto di coordinamento tra la riforma (in vigore dal 1° gennaio 2014, disposta dall’ articolo 10 del D.lgs. n.23 del 2011) e la normativa previgente ( Dm lavori pubblici del 2 agosto 1969 n.1072, che conteneva l’ elencazione delle caratteristiche in base alle quali una determinata abitazione doveva considerarsi come di lusso e, quindi, comportava l’ impossibilità di domandare l’ applicazione dell’ aliquota al 10% e di chiedere l’ agevolazione prima casa) è chiaro che in riferimento alla circolare n.2/E del 21 febbraio 2014 è scomparso il concetto di casa di lusso come fattore impeditivo dell’ agevolazione. Ma come precisato anche nel precedente paragrafo l’ agevolazione è negata solo alle case classificate in categorie catastali ( A/1,A/8e A/9). Per quanto attiene invece all’ acquisto della prima casa imponibile a Iva, invece, si continua a fare quello che si faceva prima della riforma del 1°gennaio 2014.
Quindi nella materia del credito d’ imposta, l’ espressione “ non di lusso” riferita all’ atto di riacquisto infrannuale, deve probabilmente essere intesa nel senso di acquisto di una casa priva delle caratteristiche di lusso di cui al Dm lavori pubblici del 2 agosto 1969 n.1072 se si tratta di una compravendita imponibile a Iva; oppure di un acquisto di una casa accatastata diversa da A/1,A/8e A/9, se si tratta di una compravendita soggetta a imposta proporzionale di registro.
Le imposte di registro, ipotecaria e catastale si pagano con aliquota agevolata sull’ acquisto del terreno edificabile solo nel caso in cui la costruzione, ultimata nei cinque anni successivi, sia stata fatta direttamente dal compratore e non da altro soggetto a cui ha venduto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n.11771 dell’ 11 luglio 2012 che ha accolto il ricorso dell’ amministrazione finanziaria. La sezione tributaria ha bocciato la decisione della Ctr di Mestre motivando che “il beneficio dell’ assoggettamento all’ imposta di registro nella misura dell’ uno per cento ed alle imposte ipotecarie e catastali nella misura fissa, previsto dall’ art. 33, comma 3, della legge n.388 del 2000 per i trasferimenti di immobili situati in aree soggette a piani urbanistici particolareggiati, comunque denominati, si applica a condizione che l’ utilizzazione edificatoria avvenga, ad opera dello stesso soggetto acquirente, entro cinque anni dall’ acquisto”. Infatti, la disposizione agevolativa, ispirata alla ratio di diminuire per l’ acquirente edificatore il primo costo di edificazione connesso all’ acquisto dell’area, appare di stretta interpretazione, ai sensi dell’ art.14 delle preleggi, e sarebbe sospetta di incostituzionalità se il predetto beneficio potesse essere ricollegato alla tempestività dell’attività edificatoria di un successivo acquirente.
Chiedere le agevolazioni fiscali “ prima casa” in assenza delle caratteristiche per ottenerle è una dichiarazione mendace per cui è prevista una sanzione anche in assenza di un’ esplicitazione nel rogito della metratura dell’ abitazione e del fatto che non è di lusso. E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione sentenza n. 15959 del 25 giugno 2013. La richiesta del beneficio costituisce essa stessa implicita dichiarazione della sussistenza delle condizioni a cui la legge ricollega il diritto all’ agevolazione fiscale. Quindi, ove tali condizioni in effetti non sussistano, la stessa richiesta di fruizione deve considerarsi dichiarazione mendace, sanzionabile.
L’aggiudicatario dell’ immobile in merito alla procedura dell’ espropriazione ha diritto al calcolo dell’ imposta di registro sulla base del valore catastale indipendentemente dal corrispettivo indicato nell’ atto notarile. Questo è quanto affermato dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n.6 del 23 gennaio 2014,dichiarando illegittimo l’articolo 1, comma 497, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), nella parte in cui non prevede la facoltà, per gli acquirenti di immobili ad uso abitativo e relative pertinenze acquisiti in sede di espropriazione forzata o a seguito di pubblico incanto, i quali non agiscono nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali, di chiedere che, in deroga all’art. 44, comma 1, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro), la base imponibile ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali sia costituita dal valore dell’immobile determinato ai sensi dell’art. 52, commi 4 e 5, del d.P.R. n. 131 del 1986, fatta salva l’applicazione dell’art. 39, primo comma, lettera d), ultimo periodo, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi). La illegittimità della norma si concreta nella mancata previsione – in favore delle persone fisiche che acquistano a seguito di procedura espropriativa o di pubblico incanto – del diritto potestativo, al contrario riconosciuto all’acquirente in libero mercato, di far riferimento, ai fini della determinazione dell’imponibile di fabbricati ad uso abitativo in materia di imposte di registro, ipotecarie e catastali, al valore ”tabellare” dell’immobile. Infatti, detta ipotesi è disciplinata, in via generale, dall’art. 44 dello stesso d.P.R. n. 131 del 1986, disposizione, quest’ultima, non richiamata – diversamente dal precedente art. 43 del d.P.R. n. 131 del 1986 – dalla norma che si assume costituzionalmente illegittima in parte qua.
Legittima la revisione della rendita catastale anche senza sopralluogo presso l’ abitazione essendo sufficiente per l’Agenzia del Territorio tener conto delle caratteristiche e dell’ ubicazione dell’ immobile. Lo ha sancito la C.t.r di Perugia con la sentenza n. 215 del 10/02/2014. Il caso riguarda una contribuente proprietaria di un immobile nel centro storico di Orvieto. Le era stato richiesto il permesso per un sopralluogo ai fini della revisione della rendita catastale. Lei non lo aveva concesso. Per questo l’amministrazione ha calcolato la nuova rendita sulla base di altri parametri quali le caratteristiche del bene, l’ubicazione.
Il comune non può aumentare la rendita catastale solo perché sono stati effettuati lavori nel quartiere dove sorge l’ immobile. Viene dichiarato illegittimo l’avviso di accertamento con il riclassamento catastale, questo è quanto emerge dalla sentenza n. 536 del 24 giugno 2013 pubblicata dalla quarta sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce. Dichiarato illegittimo l’ avviso per mancanza di motivazione, infatti, è necessario che l’ ente impositore porti a conoscenza le modalità di rilevazione dei valori medi, gli atti di trasferimento monitorati e rilevati, la metodologia, la specifica menzione dei rapporti e del relativo scostamento. Insomma , richiamando solo gli interventi su viabilità e arredi urbani la motivazione è inesistente.
Dello stesso tenore l’ ordinanza della Suprema Corte n. 2357 del 3 febbraio 2014 dove si ribadisce che non basta l’ enunciazione dei dati catastali per giustificare il riclassamento dell’ immobile, ma l’ Agenzia del Territorio deve comunque motivare sulle trasformazioni intervenute sulla singola unità immobiliare oppure nel contesto urbano.
E’ legittimo l’avviso di liquidazione con il quale l’ ufficio recupera a tassazione le ordinarie imposte di registro ipotecaria e catastale, versate in misura ridotta, ex articolo 1, comma 5, della tariffa allegata al D.p.r n.131 del 1986 in relazione all’ acquisto da parte dei privati di appartamenti. Infatti, gli acquisti operati da soggetti persone fisiche, non soggetti a Iva , non possono beneficiare dell’ imposta di registro nella misura fissa poiché tale beneficio è accordato dalla legge solo nel caso di trasferimenti immobiliari esenti da Iva, questo è quanto emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione sezione Tributaria civile n. 858 del 17 gennaio 2014.