Source: http://biblus.acca.it/download/newsletter-508-del-9-marzo-2017/?wpdmdl=41196&refresh=5eff0e9246cd71593773714
Timestamp: 2020-08-09 00:46:11+00:00
Document Index: 83874839

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 21', 'art. 23', 'art. 23']

NewsLetter Numero 508
Newsletter 508 del 9 marzo 2017
Verifica rischio formazione muffe
Bando periferie: firmate le convenzioni per i progetti vincitori
Oper edili
Annullamento titolo edilizio, quando è illegittimo?
Il Mit, Ministero delle infrastrutture, ha pubblicato il decreto correttivo 7 marzo 2017, n. 65 che modifica l’art. 3 comma 1 del decreto relativo alla classificazione sismica degli edifici, che aveva ammesso in un primo momento solo ingegneri e architetti.
Viene così eliminato il precedente riferimento esclusivo ai professionisti in possesso di una laurea in ingegneria o in architettura per l’attestazione dell’efficacia degli interventi volti alla riduzione del rischio sismico.
La prima versione dell’art. 3 comma 1 del decreto Sismabonus recitava il seguente testo:
l’efficacia degli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico è attestata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico in possesso di una laurea in ingegneria o in architettura secondo le competenze di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n.328 e iscritti ai relativi Ordini professionali di appartenenza.
Il decreto correttivo 65/2017, cancella il riferimento ai titoli di studio e riporta il seguente testo:
l’efficacia degli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico è asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.
Il decreto correttivo è in vigore dall’8 marzo 2017.
Le linee guida sulla classificazione rischio sismico allegate al Dm pubblicato sul sito del MIT presentano alcune imprecisioni.
Di seguito proponiamo il testo originario e quello corretto elaborato dalla redazione di BibLus-net.
Chiariamo che le correzioni effettuate sono un’interpretazione redazionale, in attesa della pubblicazione definitiva in Gazzetta delle linee guida.
In rosso è riportato il testo delle Linee guida pubblicate dal MIT.
In verde è riportato il testo corretto dopo le nostre valutazioni.
Tabella IS-V corretta
Il testo originario delle linee guida riporta la seguente tabella relativa alle classi di rischio sismico dell’IS-V, ove IS-V è l’indice di sicurezza, (parametro di sicurezza strutturale noto anche come indice di rischio).
Indice di Sicurezza Classe IS-V
100% < IS-V A+IS-V
100% ≤ IS-V < 80% A IS-V
80% ≤ IS-V < 60% B IS-V
60% ≤ IS-V < 45% C IS-V
45% ≤ IS-V < 30% D IS-V
30% ≤ IS-V < 15% E IS-V
IS-V ≤ 15% F IS-V
Nella formulazione originaria per alcune righe risultano invertiti i valori minimi e massimi degli indici di sicurezza.
I range degli indici di sicurezza vengono corretti come riportato nella seguente tabella:
80% < IS-V ≤ 100% A IS-V
60% < IS-V ≤ 80% B IS-V
45% < IS-V ≤ 60% C IS-V
30% < IS-V ≤ 45% D IS-V
15% < IS-V ≤ 30% E IS-V
Tabella PAM corretta (metodo convenzionale)
Il testo originario delle linee guida, nel metodo convenzionale, riporta la seguente tabella relativa alla definizione delle classi PAM (Perdita Media Annua attesa).
PAM ≤ 0,50% A+PAM
0,50% < PAM ≤ 1,0% A PAM
1,0% < PAM ≤ 1,5% B PAM
1,5% < PAM ≤ 2,5% C PAM
2,5% < PAM ≤ 3,5% D PAM
3,5% < PAM ≤ 4,5% E PAM
4,5% < PAM ≤ 7,5% F PAM
7,5% ≤ PAM G PAM
Nella formulazione originaria il valore di 7,5% appartiene sia alla classe F che alla classe G.
Risulta ovvio che la formulazione dell’ultima riga sia 7,5% < PAM e quindi il valore 7,5% appartiene alla sola classe F come riportato nella seguente tabella:
7,5% < PAM G PAM
Tabella PAM corretta (metodo semplificato)
Il testo originario delle linee guida, nel metodo semplificato, riporta la seguente tabella relativa alla definizione delle classi PAM (Perdita Media Annua attesa).
Classe di Rischio PAM Zona 1 Zona 2 Zona 3 Zona 4
A+* PAM ≤ 0.5%
V1÷V2
A* 0,5% < PAM ≤ 1,0%
V1÷V2 V3÷V4
B* 1,0% < PAM ≤ 1,5% V1 V1÷V2 V3 V5
C* 1,5% < PAM ≤ 2,5% V2 V3 V4 V6
D* 2,5% < PAM ≤ 3,5% V3 V4 V5÷V6
E* 3,5% < PAM ≤ 4,5% V4 V5
F* 4,5% < PAM ≤ 7,5% V5 V6
G* 7,5% ≤ PAM V6
Nella formulazione originaria il valore di 7,5% appartiene sia alla classe F* che alla classe G*.
Risulta ovvio che la formulazione dell’ultima riga sia 7,5% < PAM e quindi il valore 7,5% appartiene alla sola classe F* come riportato nella seguente tabella:
G* 7,5% < PAM V6
Calcolo del PAM
Il testo originario valuta il PAM (in valore percentuale), ovvero l’area sottesa alla spezzata individuata dalle coppie (λ, CR) per ciascuno dei sopra indicati stati limite, a cui si aggiunge il punto (λ=0, CR=100%), mediante la seguente:
PAM = ∑5i=2 [λ(SLi) – λ(SLi-1)]*[CR%(SLi) + CR%(SLi-1)]/2 + λ(SLC)*CR%(SLR)
dove l’indice “i” rappresenta il generico stato limite (i=5 per lo SLC e i=1 per lo SLID).
La nostra interpretazione corretta è la seguente:
PAM = ∑5i=2 [λ(SLi-1) – λ(SLi)]*[CR%(SLi-1) + CR%(SLi)]/2 + λ(SLC)*CR%(SLR)
Valori accelerazione massima su roccia (Nota n.4)
Per riferirsi più puntualmente all’intensità sismica di appartenenza si possono utilizzare le formule di seguito riportate, con riferimento all’accelerazione massima su roccia ag.
I valori del parametro η sulle Linee Guida originali erano i seguenti:
η = 1/0,49; per ag ≥ 0,25 g
η = 1/0,43; per 0,25 g ≥ag ≥ 0,15 g
η = 1/0,356; per 0,15 g ≥ag ≥ 0,05 g
η = 1/0,34 per 0,05 g ≥ ag
η = 1/0,49; per ag > 0,25 g
η = 1/0,43; per 0,25 g ≥ag > 0,15 g
η = 1/0,356; per 0,15 g ≥ag > 0,05 g
Calcoli dei periodi di ritorno (note n.3 e 6)
Nelle linee guida pubblicate dal MIT si evince il calcolo del periodo di ritorno associato al PGAc(SLV) e PGAc(SLD), dalla seguente dicitura:
Per ciascuno dei periodi sopra individuati, si determina il valore della frequenza media annua di superamento:
È utile sottolineare che, per il calcolo del tempo di ritorno TrC associato al raggiungimento degli stati limite di esercizio (SLD ed SLO) è necessario assumere il valore minore tra quello ottenuto per tali stati limite e quello valutato per lo stato limite di salvaguardia della vita. Si assume, di fatto, che non si possa raggiungere lo stato limite di salvaguardia della vita senza aver raggiunto gli stati limite di operatività e danno
Per riportare quanto sopra espresso sotto forma matematica, il calcolo dei periodi di ritorno associati a PGAc(SLV) e PGAc(SLD) viene effettuato utilizzando le seguenti relazioni:
In realtà, calcolando direttamente TrC(SLD), dalla seconda formula di cui sopra e applicando l’espressione presente nella nota (3):
λSLO =1,67 λSLD
viene automaticamente rispettata l’ espressione indicata nella nota (6), ossia :
λ(SLD) = min [ λ(SLD), λ(SLV), λ(SLO) = min [λ(SLO), λ(SLV)]
Quindi quanto indicato nella nota (6) delle linee guida del MIT risulta sottinteso.
È stato trasmesso in Parlamento, il 6 marzo 2017, il nuovo testo dello schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del nuovo Codice Appalti (dlgs n. 50/2016).
Lo schema di dlgs è adottato ai sensi dell’art. 1, comma 8, della legge 28 gennaio 2016, n. 11, secondo cui:
Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1 il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo
Il documento è ancora in fase di bozza e sarà probabilmente oggetto di altre modifiche dopo i pareri di Camera e Senato.
Il testo definitivo sarà quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Correttivo nuovo Codice appalti: le principali novità
Tra le principali e più discusse novità introdotte dal correttivo ricordiamo:
obbligo (non più discrezionalità) dell’uso dei parametri per il calcolo dei compensi a base di gara
obbligo di pagamento dei professionisti da parte delle stazioni appaltanti anche se non ricevono più i finanziamenti necessari alla progettazione
introduzione di un periodo transitorio per l’appalto integrato: possibile per gli appalti i cui progetti preliminari o definitivi siano stati già approvati alla data di entrata in vigore del codice e nei casi di urgenza
novità per la variante per errore progettuale: consentita solo entro i limiti quantitativi per lavori di piccole entità
contraente generale: soglia minima di 150 milioni di euro
non esiste più il collegio consultivo tecnico
la stazione appaltante deve indicare in sede di offerta una terna di sub appaltatori
In allegato all’articolo riportiamo il testo vigente del nuovo Codice (colonna di sinistra) ed il testo (colonna di destra) con le modifiche apportate dalla bozza del decreto correttivo trasmesso alle Commissioni parlamentari in data 6 marzo 2017.
Prevenzione incendi autorimesse: pubblicate le norme tecniche per le attività di autorimessa di superficie complessiva coperta superiore a 300 m²
Nella Gazzetta Ufficiale n.52 del 3 marzo 2017 è stato pubblicato il decreto 21 febbraio 2017, recante approvazione delle norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di autorimessa di superficie complessiva coperta superiore a 300 m².
Il presente decreto entra in vigore dal 3 aprile 2017 (trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale).
Prevenzione incendi autorimesse: regole tecniche verticali
Nella sezione V «Regole tecniche verticali», è aggiunto il capitolo «V.6 – Attività di autorimessa» contenente le norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di autorimessa, tra cui:
sicurezza degli impianti teconologici e di servizio
La presente regola tecnica verticale reca norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di autorimessa di superficie complessiva coperta superiore a 300 m².
Non sono considerate autorimesse:
aree coperte destinate al parcamento di veicoli ove ciascun posto auto sia accessibile direttamente da spazio coperto, o con un percorso massimo inferiore a 2 volte l’altezza del piano di parcamento
spazi destinati all’esposizione alla vendita o al deposito di veicoli con limitato quantitativo di carburante per la semplice movimentazione nell’area
Le autorimesse sono classificate come segue:
in relazione alla tipologia di servizio
SA (autorimesse private)
SB (autorimesse pubbliche)
SC (autosilo)
in relazione alla superficie dell’autorimessa o del compartimento
AA (300 m2 < A ≤ 1000 m2)
AB (1000 m2 < A ≤ 5000 m2)
AC (5000 m2 < A ≤ 10000 m2)
AD ( A > 10000 m2)
in relazione alle quote massimi e minime dei piani h dell’autorimessa:
HA (-6 m ≤ h ≤ 12 m)
HB (-6 m ≤ h ≤ 24 m, non ricomprese in HA)
HC (-10 m ≤ h ≤ 32 m, non ricomprese in HA e HB)
HD (-qualsiasi h, non ricomprese in HA, HB e HC)
TA (aree dedicate a ricovero, sosta e manovra dei veicoli)
TZ (aree destinate ai servizi annessi ad autorimessa: ad esempio stazioni di lavaggio, di lubrificazione e minuta manutenzione)
TM1 (depositi di materiali combustibili, con esclusione di sostanze o miscele pericolose: Sup lorda < 25 m2 ; carico di incendio spec. qf ≤ 300 MJ/m2, non classificate come aree a rischio specifico)
TM2 (depositi di materiali combustibili, con esclusione di sostanze o miscele pericolose significative: carico di incendio spec. qf ≤ 1200 MJ/m2, non classificate come aree a rischio specifico)
TT (locali tecnici rilevanti ai fini della sicurezza antincendio)
Con esclusione delle autorimesse isolate, la classe di resistenza al fuoco dei compartimenti non può essere inferiore a quanto previsto dalla seguente tabella:
Compartimenti Classificazione delle Attività
Autorimesse aperte Autorimesse chiuse
Fuori terra 30 60 90 Resistenza al fuoco (cap. S.2)
Interrati 60 60 90
L’attività deve essere dotata di misure di controllo dell’incendio (cap. S.6) secondo i seguenti livelli di prestazione:
Classificazione delle Attività Classificazione delle Attività
AA II III V
AB III IV
Ai fini dell’applicazione della norma UNI 10779, devono essere adottati i parametri di progettazione minimi e deve essere prevista la protezione interna:
Classificazione delle Attività Classificazione delle Attività Livello di pericolosità minimo Protezione esterna Caratteristiche minime alimentazione idrica (UNI EN 12845)
AA HA, HB ————— ————— —————
HC, HD 1 Non richiesta Singola
AB HA, HB 1 Non richiesta Singola
HC, HD 2 SI Singola
AC HA, HB, HC, HD 2 SI Singola
AD HA, HB, HC, HD 3 SI Singola Superiore
L’attività deve essere dotata di misure di controllo di fumi e calore.
L’altezza media nelle aree TA non deve essere inferiore a 2 m.
Il sistema va progettato a regola d’arte con le seguenti indicazioni:
AA,AB,AC AD AA, AB AC, AD
Fuori terra HA, HB, HC, HD II III
Interrati HA, HB II III II III
HC, HD III
Verifica rischio formazione muffa secondo la norma UNI EN ISO 13788: 2013, ecco come valutare le situazioni di rischio che potrebbero generare la formazione di muffe
La trasmissione del vapore all’interno delle strutture edilizie è un processo molto complesso.
Per un corretto studio di tale fenomeno è necessario approfondire i seguenti aspetti:
i meccanismi con cui avviene il processo
le condizioni iniziali e quelle al contorno
La norma UNI EN ISO 13788: 2013 analizza il problema legato all’umidità superficiale critica, in grado di causare problemi quali la formazione di muffe sulle superfici interne delle abitazioni.
Di seguito presentiamo le procedure di calcolo per determinare la temperatura superficiale interna di componenti o elementi edilizi: al di sotto di tale temperatura vi è grossa probabilità di formazione di muffe.
Verifica rischio formazione muffa: procedura di calcolo
Per procedere correttamente con la valutazione del rischio di formazione della muffa è necessario considerare i seguenti aspetti:
proprietà dei materiali e dei prodotti
periodicità per i dati climatici
trasporto del vapore acqueo
Per il calcolo possono essere utilizzati i valori di progetto riportati nelle specifiche su prodotti o materiali, quali:
la conduttività termica λ
la resistenza termica R
il fattore di resistenza al vapor acqueo μ
sd lo spessore equivalente di aria per la diffusione del vapor acqueo: sd = μd
Se non diversamente specificato, le condizioni esterne da utilizzarsi devono essere rappresentative della zona in cui si trova l’edificio.
Per il calcolo del rischio di crescita di muffe superficiali o la valutazione del rischio di condensazione interstiziale nelle strutture, devono essere utilizzati valori medi mensili ottenuti con i metodi descritti nella ISO 15927-1 o in norme nazionali.
Per i calcoli si deve utilizzare la temperatura dell’aria esterna per le pareti rivolte all’esterno.
Per definire le condizioni igrometriche esterne si fa riferimento alla pressione di vapore Pe.
I valori medi mensili della pressione del vapore possono essere calcolati in base ai valori medi della temperatura e dell’umidità relativa, utilizzando la seguente formula:
pe = φe · Psat · (θe)
A causa della relazione non lineare tra temperatura e umidità a saturazione, queste relazioni diventano imprecise nei climi caldi.
Per il calcolo del rischio di condensazione superficiale su elementi a bassa inerzia termica, come per esempio finestre e telai, deve essere utilizzata l’umidità relativa esterna corrispondente alla media annuale della temperatura minima su base giornaliera.
Per l’umidità del terreno si assume le condizioni di saturazione (φ = 1).
Per i calcoli si deve utilizzare i valori secondo la destinazione d’uso dell’edificio.
L’umidità relativa interna può essere derivata dalla seguente espressione:
pi =pe + Δp
Per la valutazione della crescita di muffe e della condensazione interstiziale si devono utilizzare i valori di Rsi e Rse riportati di seguito:
Resistenza termica superficiale esterna Rse = 0,04 m2 · k/W
Resistenza termica superficiale interna Rsi = 0,25 m2 · k/W (superfici opache)
Resistenza termica superficiale interna Rsi (finestre e porte):
per direzione del flusso di calore verso l’alto: Rsi = 0,10 m2 · k/W
per direzione del flusso di calore in orizzontale: Rsi = 0,13 m2 · k/W
per direzione del flusso di calore verso il basso: Rsi = 0,17 m2 · k/W
Le resistenze superficiali al passaggio di vapore acqueo sono considerate trascurabili.
Verifica rischio formazione muffa: calcolo della temperatura superficiale
Per progettare l’involucro edilizio in modo da prevenire gli effetti negativi dell’umidità relativa critica in corrispondenza delle superfici, come per esempio la formazione di muffe è necessario calcolare la temperatura superficiale.
Si ha il rischio di formazione di muffe per valori di umidità relativa superficiale (φsicr) maggiore di 0,8.
I passi principali nella procedura di progettazione sono rappresentati da:
calcolo dell’umidità relativa dell’aria interna (pi =pe + Δp)
calcolo del valore accettabile dell’umidità volumica di saturazione νsat= νe/(φe · (θe) ) o della pressione del vapore di saturazione Psat = pe/(φe · (θe) ) sulla superficie sulla base dell’umidità relativa superficiale richiesta
da questo valore si determinano:
la temperatura minima superficiale θsi,min
la “qualità termica” dell’involucro edilizio richiesta (espressa come fRsi per una data temperatura interna).
Il fattore di temperatura in corrispondenza alla superficie interna si può ottenere dalla differenza tra la temperatura della superficie interna e dell’aria esterna, diviso per la differenza tra la temperatura dell’aria interna e dell’aria esterna calcolata con una resistenza superficiale interna Rsi:
f Rsi = (θsi – θe) / (θi – θe)
La crescita di muffe è condizionata da altri tre parametri:
la “qualità termica” di ogni elemento dell’involucro edilizio, rappresentata da resistenza termica, ponti termici, geometria e resistenza termica superficiale interna. La qualità termica può essere caratterizzata dal fattore di temperatura sulla superficie interna, fRsi
produzione interna di umidità pi
temperatura dell’aria interna e sistema di riscaldamento θi
Per ciascuno dei mesi dell’anno occorre eseguire quindi i seguenti passi:
definire la temperatura dell’aria esterna θe
definire l’umidità esterna pe
definire la temperatura interna θi
calcolare l’umidità relativa interna pi
con un valore massimo accettabile di umidità relativa in corrispondenza della superficie φsi = 0,8 calcolare il valore minimo accettabile dell’umidità volumica a saturazione, νsat, o della pressione di saturazione, Psat:
νsat(θsi) = νi /0,8 oppure Psat(θsi) = pi / 0,8
determinare la temperatura superficiale minima accettabile, θsi,min a partire dall’umidità volumica a saturazione minima accettabile
Si definisce mese critico quello con il più alto valore richiesto di fRsi,min.
f Rsi, min = (θsi,min – θe) / (θi – θe)
Il fattore di temperatura per questo mese viene indicato con fRsi,max e il componente edilizio deve essere progettato in modo tale da avere un fattore fRsi sempre maggiore di fRsi,max; ovvero fRsi > fRsi,max.
Verifica rischio formazione muffa: un esempio di calcolo attraverso un software
Di seguito alleghiamo un esempio di calcolo numerico dell’energia trasmessa attraverso le strutture edilizie interessate da ponti termici e di verifica del rischio di formazione delle muffe, eseguito mediante il programma TerMus-PT di ACCA software.
Il software TerMus-PT consente di valutare il rischio di formazione muffa secondo la norma UNI EN ISO 13788.
Per la valutazione del rischio di formazione delle muffe vengono definite le seguenti grandezze:
la minima temperatura superficiale sulla faccia interna
il fattore di temperatura critico fRSi,max
il mese critico
Alla fine del calcolo viene evidenziato se il ponte termico è soggetto o no al rischio di formazione delle muffe.
Guida alla fatturazione elettronica: ecco una guida semplice, completa e professionale per redigere la fattura elettronica in modo corretto
Dal 6 giugno 2014 è entrato in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica per i fornitori di prestazioni e cessioni di beni nei confronti di Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale.
Dal 31 marzo 2015 è diventata obbligatoria la fatturazione elettronica anche per i Comuni e tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione: tribunali, scuole, ospedali e più in generale tutti gli uffici pubblici dovranno ricevere le fatture senza più ricorrere alla carta.
I soggetti interessati sono professionisti, imprese e tutti coloro che prestano servizi o forniscono beni a qualsiasi ente pubblico. Basti pensare che le fatture emesse in forma cartacea infatti non saranno più valide e quindi non potranno più essere pagate!
In questo articolo forniamo una sintesi di tutto quello che c’è da sapere sulla fatturazione elettronica, a partire dal quadro normativo fino a giungere alle soluzioni software.
Guida alla fatturazione elettronica: il quadro normativo
La legge 244/2007 ha introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della PA, stabilendo che la trasmissione delle fatture elettroniche avvenga attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) coordinato dall’Agenzia delle Entrate.
Il Dm 55/2013 ha definito le linee guida sulla fatturazione elettronica ed ha individuato, per classi di PA, le date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica stabilite dalla Legge 244/2007.
La Circolare 31 marzo 2014, n. 1 del MEF ha fornito utili interpretazioni sulle modalità di attuazione del Dm 55/2013.
Infine, l’art. 25 del dl 66/2014 ha anticipato al 31 marzo 2015 l’obbligo della fatturazione elettronica verso tutte le altre PA, ad eccezione dei Ministeri, delle Agenzie fiscali e degli Enti nazionali di previdenza, per le quali permane l’obbligo al 6 giugno 2015.
Le Pubbliche Amministrazioni sono costituite da:
non accettare le fatture emesse o trasmesse in forma cartacea
non procedere al pagamento, neppure parziale, sino all’invio del documento in forma elettronica
adeguare le infrastrutture informatiche e le procedure interne, secondo le linee guida individuate con il D.M. 55/2013
iscrivere i propri uffici responsabili delle ricezioni all’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA)
rilasciare, una volta ottenuta la fattura tramite il Sistema d’Interscambio (coordinato dall’Agenzia delle Entrate), una ricevuta di consegna che certifica la corretta ricezione da parte dell’ente pubblico
gestire il proprio ciclo di fatturazione nelle fasi di emissione e trasmissione esclusivamente in modalità elettronica
conservare le relative fatture in modalità elettronica
redigere il documento elettronico secondo le modalità previste dalla nuova normativa
Guida alla fatturazione elettronica: caratteristiche della fattura elettronica
La fattura elettronica, presenta le seguenti caratteristiche:
è in formato .XML (l’unico accettato dal Sistema di Interscambio, SdI)
va inviata al sistema SdI attraverso un software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate
deve avere la firma elettronica di chi emette la fattura, al fine di garantire l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto
la data di emissione deve corrispondere alla data indicata nella ricevuta di avvenuta consegna
deve avere un codice identificativo univoco assegnato a ciascun ufficio dall’Indice delle PA (IPA), da inserire obbligatoriamente in ciascuna fattura emessa
deve avere un codice CIG (Codice Identificativo di Gara) nei casi di obbligo di tracciabilità di cui alla Legge 136/2010
deve avere un codice CUP (il Codice Unico di Progetto) in caso di fatture relative ad opere pubbliche, interventi di manutenzione straordinaria, interventi finanziati da contributi comunitari e ove previsto ai sensi dell’articolo 11 della Legge 3/2003
Guida alla fatturazione elettronica: Sistema di Interscambio
La trasmissione della Fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA) deve essere effettuata attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) gestito dall’Agenzia delle Entrate.
controllare la correttezza della FatturaPA
inoltrare la FatturaPA alla Pubblica Amministrazione destinataria
La FatturaPA è una fattura elettronica ai sensi dell’articolo 21, comma 1, del dpr 633/72.
Il formato della fattura elettronica (FatturaPA) è l’XML (eXtensible Markup Language), strutturato secondo le indicazione del SdI, e con contenuto informativo distinto in elementi:
obbligatori ai fini fiscali, in quanto rilevanti secondo la normativa tributaria vigente
obbligatori ai fini di trasmissione, indispensabili ai fini di una corretta trasmissione della fattura al soggetto destinatario attraverso il Sistema di Interscambio
integrativi (facoltativi), per l’integrazione del documento fattura con i sistemi gestionali e/o con i sistemi di pagamento oppure per esigenze informative concordate tra gli operatori economici e le amministrazioni pubbliche
Ad ogni file FatturaPA trasmesso al Sistema di Interscambio deve essere applicata la firma digitale dal soggetto che emette la fattura tramite un certificato di firma qualificata.
La firma digitale soddisfa tre esigenze:
autenticità: il destinatario può verificare l’identità del mittente
non ripudio: il mittente non può disconoscere un documento da lui firmato
integrità: il destinatario non può inventarsi o modificare un documento firmato
Per dotarsi di un certificato di firma qualificata è necessario rivolgersi a uno dei certificatori (pubblici o privati) presenti nell’apposito elenco pubblicato sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale.
Ogni file FatturaPA può essere trasmesso al Sistema di Interscambio mediante Posta Elettronica Certificata (PEC).
La Posta Elettronica Certificata (PEC) ha lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento tradizionale, in quanto garantisce il non ripudio.
Per fare richiesta di una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) ci si può rivolgere ai gestori presenti nell’elenco pubblicato sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale.
Per inviare la FatturaPA alla Pubblica Amministrazione è necessario:
creare il file XML secondo il contenuto informativo previsto dal Sistema di Interscambio
firmare il file XML con dispositivi di firma digitale
inviare il file XML.p7m (firmato) al SdI (ad esempio tramite PEC)
L’utilizzo del canale PEC è la modalità più semplice per inviare la propria FatturaPA perché non presuppone alcun tipo di accreditamento preventivo presso il Sistema di Interscambio.
L’invio della FatturaPA è certificato dalle ricevute di presa in carico e accettazione del Sistema di Interscambio (SdI).
Guida alla fatturazione elettronica: utilizzo del software
ACCA distribuisce FacTus-PA, il software fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA) che risponde alla nuova normativa in modo semplice, completo, professionale e soprattutto guidato in tutti i passi del procedimento:
Emissione della Fattura elettronica FatturaPA
Applicazione della Firma digitale alla FatturaPA
Invio alla Pubblica Amministrazione della FatturaPA
Conservazione sostitutiva della FatturePA emessa
Di seguito proponiamo un video-corso per imparare a utilizzare FacTus-PA, il software per la fatturazione elettronica con Fatture PA illimitate, conservazione sostitutiva e il vantaggio di avere software e archivio sul tuo PC.
Bando periferie: firmate a Palazzo Chigi le convenzioni per la realizzazione dei progetti vincitori per la riqualificazione delle periferie. Le foto dei progetti pronti a partire
Lunedì 6 marzo a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato le convenzioni per la realizzazione dei progetti di riqualificazione delle periferie con i sindaci delle città dei 24 progetti vincitori.
Di seguito ricordiamo in tabella i primi 24 progetti selezionati secondo l’ordine di priorità:
Comune Finanziamento richiesto (euro) Punteggio
1 Città Metropolitana di Bari 39.998.030,00 95
2 Comune di Avellino 17.253.491,00 90
3 Comune di Lecce 17.933.171,49 90
4 Comune di Vicenza 17.794.954,20 88
5 Comune di Bergamo 18.000.000,00 85
6 Comune di Modena 18.000.000,00 83
7 Città Metropolitana di Firenze 39.991.440,01 82
8 Comune di Torino 17.990.966,00 81
9 Comune di Grosseto 9.618.000,00 80
10 Comune di Mantova 17.953.878,00 80
11 Comune di Brescia 17.998.970,60 80
12 Comune di Andria 17.998.863,20 80
13 Città Metropolitana di Milano 40.000.000,00 79
14 Comune di Latina 18.000.000,00 78
15 Comune di Genova 18.000.000,00 78
16 Comune di Oristano 17.141.676,67 77
17 Comune di Napoli 17.970.171,00 77
18 Comune di Ascoli Piceno 18.000.000,00 76
19 Comune di Salerno 17.997.564,64 76
20 Comune di Messina 17.924.868,10 75
21 Comune di Prato 10.574.281,00 75
22 Comune di Roma 18.000.000,00 75
23 Comune di Cagliari 17.995.170,00 75
24 Città Metropolitana di Bologna 39.721.315,00 72
FELIPE: dall’Enea la nuova metodologia di calcolo per esaminare la fattibilità economica di un impianto in esercizio o da realizzare
Arriva dall’ENEA il nuovo sistema di calcolo per l’analisi della fattibilità economica degli impianti energetici: FELIPE (Fattibilità Economica preLiminare degli Impianti di Produzione Energetica).
Si tratta di un sistema di calcolo innovativo e completo che permette di fare velocemente un’analisi economica degli impianti di produzione energetica di qualunque tipo, con riferimento alla normativa italiana.
I soggetti interessati al nuovo sistema di calcolo sono:
le aziende costruttrici di impianti energetici, in particolare a tecnologia avanzata o a fonti rinnovabili, per capire quando inserirsi sul mercato per essere competitivi
gli utenti, per individuare l’impianto più vantaggioso tra le diverse proposte
le ESCO che propongono interventi di efficienza energetica
gli investitori pubblici e privati che operano nel settore della produzione energetica, mettendo a disposizione i capitali richiesti
le istituzioni pubbliche che devono individuare l’incentivazione ottimale
Con FELIPE è possibile effettuare l’analisi economica per qualsiasi tipo di impianto energetico, sia da realizzare che già in esercizio, alimentato da qualsiasi fonte energetica primaria e di qualsiasi potenza.
Può essere utilizzato per qualunque impianto di conversione energetica, anche trigenerativo, sia convenzionale che non. L’impianto non convenzionale può anche essere integrato in uno di tipo convenzionale, essere dotato di un sistema d’accumulo (termico o elettrico) di capacità più o meno grande e/o di una caldaia d’integrazione a combustibile commerciale e/o rinnovabile.
L’analisi economica può essere condotta scegliendo tra 3 diversi livelli di dettaglio crescente, selezionando il relativo sottoprogramma:
Valutazioni continuo
Valutazioni intermittente
I dati da inserire e quelli calcolabili
Per compiere l’analisi economica, i dati da fornire sono solo quelli strettamente richiesti e riguardanti l’impianto, quali:
costo stimato di costruzione
costi di esercizio e di mantenimento annuo
produzione (elettrica, termica, frigorifera) con riferimento alle modalità di funzionamento
costo del combustibile, a seconda della tipologia utilizzata
Il nuovo metodo di calcolo tiene conto anche di altri parametri tecnico-economici, come:
incentivi economici sulle produzioni e loro durata
interessi da pagare nel caso si faccia ricorso a prestiti bancari
Grazie alla flessibilità consentita nell’inserimento dei dati relativi all’impianto da esaminare, indipendentemente dal livello di dettaglio con il quale viene condotta l’analisi, è possibile modificare l’entità degli incentivi, delle altre voci d’entrata e delle altre di uscita.
Quando poi l’impianto in esame è già funzionante, ciascuno dei sottoprogrammi consente di inserire facilmente i dati a consuntivo per i soli anni già trascorsi.
I principali indicatori economici che è possibile calcolare con il sistema FELIPE sono:
Costi unitari di produzione
Tali indicatori permettono di valutare non solo la fattibilità di un’iniziativa proposta, ma anche l’economicità di un impianto in esercizio, grazie alla possibilità di inserire i dati a consuntivo per i soli anni già trascorsi.
I risultati ottenuti per l’analisi economica di un impianto sono in forma numerica, oltre che attraverso numerosi grafici che mostrano le informazioni più significative relative a:
produzioni energetiche
risultati economici ottenuti
Secondo quanto riportato sul sito dell’ENEA, FELIPE può essere impiegato nelle seguenti fasi:
durante lo studio di fattibilità, per evidenziare quelle grandezze che, con la loro variabilità, maggiormente incidono sul risultato economico finale e valutare così i margini d’incertezza nei risultati ottenuti
in sede di progettazione, per il dimensionamento ottimale di alcuni componenti caratteristici dell’impianto, in modo da minimizzare i suoi costi di produzione
nella pianificazione della ricerca tecnologica, allo scopo d’individuare su quali tematiche concentrare le risorse disponibili per cercare d’abbattere i costi di quei componenti che maggiormente incidono sul costo di costruzione
nell’analisi preliminare delle diverse possibili modalità per la copertura dei costi dell’iniziativa, al fine di indicare la più vantaggiosa dal punto di vista economico
nella selezione delle diverse proposte d’incentivazione ad una particolare tecnologia impiantistica, di quella più efficace, per farla decollare sul mercato della generazione
Per un impianto da realizzare, FELIPE consente di individuare quello economicamente più vantaggioso.
Oltre all’analisi economica di massima, consente di effettuare una valutazione del costo unitario delle varie produzioni energetiche per tipologia d’impianto in esame.
È anche possibile realizzare valutazioni economiche preliminari su progetti innovativi di impianti convenzionali, per migliorarne le prestazioni, inserendo le voci di costo previste sia per la costruzione delle diverse parti che durante il periodo operativo.
Nel caso di un impianto energetico già stato realizzato è possibile, in base ai costi sostenuti e agli effettivi dati di esercizio, valutare i reali costi unitari di produzione e analizzarne a consuntivo il livello di economicità.
Annullamento titolo edilizio: il provvedimento è illegittimo senza un’adeguata motivazione dell’ufficio tecnico. Ecco i chiarimenti in una sentenza del Tar Lazio
Il provvedimento che annulla un titolo edilizio senza un’adeguata motivazione è illegittimo!
Lo ha stabilito il Tar Lazio, con la sentenza n. 2809/2017, esprimendosi sul ricorso presentato da una società nei confronti del Comune di Roma.
Nel caso in esame, viene chiesto l’annullamento del provvedimento amministrativo mediante il quale si ordina che i lavori eseguiti con la DIA (Dichiarazione Inizio Lavori) e le successive varianti siano da considerarsi privi di titolo.
Pertanto viene annullato il titolo edilizio presentato e si avvia il procedimento di disciplina edilizia per la repressione degli abusi edilizi e il contestuale ripristino del legittimo stato dei luoghi.
Il Tribunale di primo grado richiama l’art 21 nonies della legge 241/1990, secondo cui:
Il provvedimento amministrativo illegittimo può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati
Come già affermato in giurisprudenza, il provvedimento di autotutela (ossia il potere che la PA ha di annullare e revocare provvedimenti amministrativi già adottati) deve essere adeguatamente motivato in considerazione dell’avvenuta comparazione tra l’interesse pubblico all’annullamento e quello del privato alla conservazione dell’atto illegittimo; nonché della sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale al ripristino dello stato dei luoghi.
In base a tali considerazioni, il TAR del Lazio accoglie il ricorso presentato, con conseguente annullamento del provvedimento illegittimamente adottato dal Comune in quanto, detto provvedimento, non contiene alcuna valutazione dell’interesse pubblico concreto.
I giudici hanno riconosciuto che non può ritenersi sufficiente, a sostenere l’annullamento di un titolo edilizio, la sola motivazione secondo cui l’intervento “risulta in contrasto con la normativa vigente, in quanto esclusa dal campo di applicazione di una legge regionale in materia edilizia”.
Accesso Semplificato Conto Termico 2.0: online una nuova sezione per l’iter veloce. Dal GSE il Catalogo degli apparecchi domestici e l’elenco dei produttori
Al fine di promuovere la diffusione dell’efficienza energetica, il Conto Termico 2.0 prevede una nuova procedura veloce, accesso semplificato, per gli interventi che utilizzano apparecchi inclusi nel Catalogo GSE.
Si tratta, in pratica, di una corsia preferenziale per accedere agli incentivi del Conto Termico 2.0 (decreto 16 febbraio 2016), riservata agli apparecchi domestici di piccola dimensione.
Al riguardo il GSE propone sul proprio sito una nuova pagina dedicata all’Accesso Semplificato, con informazioni in merito all’iter veloce e agli apparecchi domestici che ne consentono l’accesso.
Sono presenti, inoltre, il Catalogo degli apparecchi e l’Elenco delle proposte dei Produttori.
Catalogo degli apparecchi
Il Catalogo GSE contiene un elenco di apparecchi di piccole dimensioni, macchine e sistemi finalizzati alla produzione di energia termica e all’incremento dell’efficienza energetica, rispondenti ai requisiti richiesti per ottenere gli incentivi.
L’obiettivo del Catalogo è quello di agevolare i consumatori nella conoscenza dei prodotti ad alta efficienza.
La pubblicazione viene aggiornata con cadenza semestrale, in considerazione dell’evoluzione normativa tecnica di settore.
Tuttavia, come precisato dal GSE, l’elenco dei prodotti contenuto nel Catalogo degli apparecchi domestici ha valore esemplificativo e non esaustivo.
E’ possibile, quindi, che anche altri dispositivi di mercato non inseriti nel Catalogo siano rispondenti ai requisiti previsti e, pertanto, ammissibili al Conto Termico 2.0 con la procedura standard.
Apparecchi presenti nel Catalogo
Di seguito sono riportati: la tipologia di intervento e gli apparecchi (e relative taglie) che possono accedere al Catalogo.
Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione (con potenza termica al focolare fino a 35 kWt
Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale utilizzanti pompe di calore elettriche o a gas, anche geotermiche (con potenza termica utile nominale fino a 35 kWt)
Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale o di riscaldamento delle serre esistenti e dei fabbricati rurali esistenti con caldaie a biomassa (con potenza termica nominale fino a 35 kWt)
Installazione di collettori solari termici, anche abbinati a sistemi di solarcooling (con superficie solare lorda fino a 50 m2)
Per ogni tipologia di intervento devono essere comunicati, sotto la responsabilità del produttore, i requisiti tecnici previsti per gli apparecchi e la documentazione che ne attesti il possesso, prodotta in conformità alla normativa tecnica di riferimento.
L’installazione di tali prodotti mediante le suddette tipologie di intervento, consente di richiedere l’accesso al meccanismo incentivante tramite la modalità semplificata.
Attualmente è disponibile una prima versione del Catalogo, costituita dall’elenco degli apparecchi domestici maggiormente utilizzati:
Elenco dei dispositivi dei Produttori
Oltre al Catalogo degli apparecchi domestici, è possibile consultare l’Elenco dei dispositivi proposti dai Produttori per l’inserimento degli apparecchi domestici nel Catalogo.
Anche in questo caso, gli apparecchi sono articolati in 6 sezioni, in base alla loro tipologia:
caldaie a condensazione (con potenza termica al focolare fino a 35 kWt)
caldaie a biomassa (con potenza termica nominale fino a 35 kWt)
Per gli apparecchi presenti nell’Elenco, definiti dai Produttori in collaborazione con le Associazioni di Categoria ed il Comitato Termotecnico italiano (CTI), la richiesta di accesso al Conto Termico dovrà essere effettuata secondo la modalità standard.
Gli apparecchi indicati saranno inseriti nel Catalogo definitivo dopo aver ottenuto il via libera all’idoneità dal GSE.
Uso obbligatorio BIM: il governo tedesco è pronto a rendere obbligatorio l’uso del BIM per i progetti relativi al settore del trasporto
Il 19 aprile 2016 è entrato in vigore il nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016).
L’art. 23 comma 13 del Codice prevede che le stazioni appaltanti possano già richiedere per le nuove opere e per interventi di recupero l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture (BIM).
Il nuovo Codice definisce, sempre all’art. 23 comma 13, che gli strumenti elettronici specifici devono avere le seguenti caratteristiche:
utilizzo di file con il formato “aperto” e non “proprietario”
L’uso dei metodi e strumenti elettronici, inoltre, può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato.
Uso obbligatorio BIM: ecco le novità dalla Germania
Il consulente per le tecnologie della costruzione virtuale e del BIM, Hochtief Vicon, guiderà un progetto per implementare una road map verso l’obbligatorietà del BIM per conto del Ministero Federale Tedesco dei Trasporti e delle infrastrutture digitali.
Lo scopo del progetto è quello di implementare il BIM all’interno dell’infrastruttura federale dei trasporti entro il 2020, con l’obbligo dell’impiego della tecnologia BIM su tutti i progetti sotto la responsabilità del Ministero Federale dei Trasporti e delle infrastrutture digitali (Bundesministerium für Verkehr und Digitale Infrastruktur (BMVI)).
Il BIM sarà introdotto in 3 fasi consecutive:
una fase preparatoria che si svolge fino al 2017
una fase pilota che si svolge fino al 2020
la fase finale, che prevede l’obbligo nel 2020 dell’uso del BIM per tutti i nuovi progetti nel settore delle infrastrutture pubbliche
La road map è finalizzata a rendere i processi di progettazione e costruzione, soprattutto delle grandi opere infrastrutturali, più efficienti, trasparenti e controllabili.
Vicon fornirà un servizio di consulenza nell’ambito di alcuni progetti pilota. Inoltre, gli esperti analizzeranno in che misura risulta già diffusa la tecnologia BIM in Germania e avrà anche il compito di individuare un “livello di prestazioni realistico” da aspettarsi quando il BIM verrà introdotto nel 2020 nel settore delle infrastrutture pubbliche.
Il consorzio definirà i passaggi necessari per l’attuazione del BIM a livello nazionale e in seguito analizzare le questioni relative alla situazione giuridica e contrattuale. Determinerà anche delle strategie sulle azioni da perseguire e fornirà agli operatori di mercato le linee guida, esempi e dispense.
Una parte integrante dei servizi di consulenza si compone di formazione sistematica dei dipendenti e dei responsabili delle decisioni per i progetti di infrastrutture del traffico nei rispettivi Stati federali.
Di seguito presentiamo un esempio dell’uso del BIM per sviluppare una strategia di rafforzamento e di gestione per la sezione sopraelevata dell’autostrada tra le uscite 1 e 3 della M4 nella zona ovest di Londra.