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Timestamp: 2018-04-24 14:16:00+00:00
Document Index: 178797439

Matched Legal Cases: ['art. 162', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 612', 'art. 162', 'sentenza ', 'art 133', 'art. 162', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 162', 'art. 162']

Condotte riparatorie: non estinguono più lo stalking ma la norma resta incompleta.
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Con la legge n. 172 del 4 dicembre scorso, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e modifiche alla disciplina dell'estinzione del reato per condotte riparatorie, il neo introdotto istituto di cui all' art. 162 ter c.p. non è più applicabile al reato di atti persecutori.
Un prevedibile e opportuno ripensamento legislativo intervenuto a seguito dello scalpore suscitato nell'opinione pubblica dalla sentenza del Tribunale di Torino che aveva dichiarato estinto il reato di stalking contestato ad un uomo il quale aveva provveduto, prima dell'apertura del dibattimento, a risarcire la vittima con un'offerta di denaro, ritenuta un'equa riparazione della condotta illecita compiuta ma considerata quasi offensiva dalla vittima (per commento alla sentenza in questione si veda: http://www.legalepalmisano.it/notizie/blog/218-stalking-quando-le-condotte-riparatorie-estinguono-il-reato.html ).
Criticità persistenti.
Seppur la modifica normativa apportata risulti di buon senso perché esclude dal novero dei reati estinguibili con condotte riparatorie quello di particolare disvalore e allarme sociale di cui all'art. 612 bis c.p., le problematiche sottese all'art. 162 ter c.p. continuano a persistere e sono indice di una frettolosità legislativa che quasi certamente creerà ulteriori problemi applicativi dell'istituto oltre quelli già emersi con la nota sentenza di Torino.
Ad esempio, nella norma in questione manca del tutto un parametro preciso sulla scorta del quale commisurare l'adeguatezza della riparazione poiché il legislatore prevede solamente che il reato si estingua quando l'imputato abbia riparato interamente il danno cagionato mediante le restituzioni il risarcimento e all'esito positivo di tali condotte.
Il rischio, dunque, è quello di una pericolosa automaticità tra l'adempimento della riparazione e la dichiarazione di estinzione anche perché non vi è alcun riferimento ai parametri dell'art 133 c.p. volti a determinare la gravità del reato, così come è assente una espressa preclusione all'estinzione qualora il reo sia già stato dichiarato delinquente abituale o professionale.
Allo stesso modo, escludendo qualsiasi potere di veto in capo alla vittima del reato, vi è una sorta di ingerenza del giudice sulla legittima pretesa punitiva della persona offesa dal reato che fa sorgere non pochi dubbi sulla legittimità costituzionale dell'art. 162 ter c.p.
Infatti, l'art. 24, 1º c., della Costituzione prevede che «tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi».
Tuttavia, la capacità di agire della vittima viene di fatto frustrata da questa nuova disposizione che va ad incidere sull'esito di un processo da lei instaurato ma sulla cui estinzione la stessa non ha alcuna possibilità di opporsi ad onta della rilevanza penale della condotta illecita posta in essere dall'imputato.
La valutazione richiesta al giudice, d'altronde, finisce per essere meramente circoscritta al quantum dell'indennizzo corrisposto e ciò non può che suscitare ulteriori perplessità ove si considerino le inevitabili conseguenze discriminatorie che possono derivare dall'applicazione di tale istituto.
In pratica, chi può pagare un congruo risarcimento viene ad essere esentato dalla condanna penale, mentre invece chi non ha sufficiente capacità economica viene sottoposto al processo.
Ciò viola in modo più che palese il principio dell'uguaglianza giuridica dei cittadini sancito dall'art. 3 della Costituzione.
Ancora: dall'ambito di applicazione della causa estintiva di cui all'art. 162 ter c.p. restano inspiegabilmente esclusi i reati contro il patrimonio procedibili d'ufficio e alcune contravvenzioni che pure sarebbero, invece, i reati più consoni a cui applicare il beneficio in esame specie se di modesto valore offensivo.
Allo stesso modo appare rischioso che la norma non preveda alcun limite alla concessione del beneficio, potendo l'imputato ricorrervi anche più di una volta.
Ciò comporta inevitabili ricadute negative sulla prevenzione e repressione dei reati ma ancor di più sul comune sentimento di fiducia nella capacità punitiva del nostro ordinamento penale.
La possibilità di rimanere impuniti, d'altronde, potrebbe condurre ad un aumento della delinquenza, soprattutto da parte di coloro che si trovino in condizioni economiche abbienti, con buona pace delle esigenze deflattive che con l'introduzione dell'art. 162 ter c.p. si auspicava di soddisfare.