Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/12/laccertamento-anticipato-e-valido-anche-senza-giustificazioni.html
Timestamp: 2018-11-16 04:59:51+00:00
Document Index: 30602634

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 3', 'art.3', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 21']

L’accertamento anticipato è valido anche senza giustificazioni | Commercialista Telematico
L’accertamento anticipato è valido anche senza giustificazioni
Con sentenza n. 121 del 29 maggio 2009 (ud. del 1° dicembre 2008) <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Comm. trib. reg. di Potenza, Sez. I, si é occupata, fra l’altro, dell’avviso di accertamento notificato prima che siano trascorsi 60 giorni dalla consegna del pvc, affermando che non è suscettibile di generare alcuna invalidità, dovendosi considerare mera irregolarità, la notificazione dell’atto impositivo anteriormente allo spirare del termine di sessanta giorni contemplato dall’art. 12, L. n. 212/2000.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
I giudici potentini hanno disatteso le doglianze di parte che lamentavano che l’avviso in questione venne notificato prima del suddetto termine di sessanta giorni decorrenti dal rilascio della copia del verbale senza alcuna indicazione di eventuali ragioni di urgenza che potessero giustificare tale anticipata notifica: da tanto discenderebbe la nullità dell’avviso, come deciso da altre Commissioni tributarie.
L’assunto, sia pure fondato su una serie di precedenti giurisprudenziali, non è stato condiviso dai giudici.
“La mancata osservanza del termine previsto dalla norma determina, a parere del Collegio, una mera irregolarità dell’atto. Il mancato rispetto del lasso temporale, infatti, non comporta alcuna lesione di diritti del contribuente o una tale difformità del modello tipico dell’atto di accertamento che possano indurre a ritenere applicabile la grave sanzione della nullità dell’atto. Va, sul punto, osservato che non solo nessuna specifica comminatoria in tal senso è rinvenibile nella norma, ma che neanche in base ad una interpretazione sistematica della stessa si può giungere alle conclusioni volute dall’appellata”.
Invero, l’art. 12 intitolato “Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali” prescrive a carico dell’Ufficio un modus operandi posto a tutela della riservatezza del contribuente e della adeguatezza della azione accertativa, che deve svolgersi con il minore disagio possibile per l’attività del soggetto verificato.
“La norma, quindi, ha di mira principalmente la tutela dei sopra richiamati beni della vita e non contiene prescrizioni che possano incidere sul diritto di difesa o su altri beni costituzionalmente protetti alla cui lesione debba farsi conseguire la comminatoria della nullità dell’atto”.
Il comma 7, in particolare, enuncia chiaramente che in base allo spirito di cooperazione tra amministrazione e contribuente quest’ultimo è facoltizzato a produrre nel termine di sessanta giorni dalla chiusura delle operazioni di controllo osservazioni e richieste all’Ufficio, che non può emanare prima della scadenza di predetto termine l’avviso di accertamento, salvo i casi di particolare e motivata urgenza.
“Non vi è però ragione per cui si debba comminare la nullità ad un avviso di accertamento che intervenga prima dello spirare di tale termine atteso che, come dimostra la lettera della norma, il termine è stato posto dal legislatore a tutela di interessi per così dire bilaterali in quanto, da un lato, il contribuente è posto nelle condizioni di collaborare evidenziando fatti ritenuti a lui favorevoli e rilevanti e, dall’altro, l’Ufficio può trovare motivo di evitare inutili dispendi di energie amministrative e processuali conseguenti alla adozione di un avviso di accertamento che può invece risultare emendabile in tale fase dialettica e precontenziosa”.
Il Collegio ritiene che “provi troppo l’argomento svolto sul punto dalla appellata, secondo la quale una volta prescritto un determinato presupposto dell’atto (nella specie il decorso del termine) alla sua inosservanza debba necessariamente essere collegata la sanzione di invalidità dell’atto, pena la inutilità della norma che tali prescrizioni abbia stabilito: in realtà, all’inosservanza del termine ben potranno conseguire effetti giuridicamente rilevanti quali un severo governo delle spese processuali a carico dell’Ufficio che affrettatamente abbia notificato un avviso di accertamento rivelatosi infondato in base ad elementi che il contribuente avrebbe potuto agevolmente produrre nella fase precontenziosa”.
In conclusione, l’avviso di accertamento notificato prima del termine previsto dal comma 7 dell’art. 12 della L. 212/2000 può ritenersi affetto da mera irregolarità, categoria enucleata in base a precedenti giurisprudenziali di diritto amministrativo, richiamabili per analogia e formatisi sull’art. 3 L. 07.03.1990 n. 241, che prescrive l’indicazione nell’atto amministrativo del termine entro il quale proporre ricorso e della autorità a cui ricorre. In forza dei suddetti arresti, l’eventuale assenza nel corpo del provvedimento amministrativo di tali elementi (senz’alto di maggior spessore rispetto alla prescrizione di un termine dilatorio per la emanazione di un avviso di accertamento) non comporta in nessun caso l’illegittimità dell’atto, (v. ex multis Consiglio Stato, sez. IV, 19 settembre 2008, n. 4501: “Costituisce una mera irregolarità dell’atto impugnato la circostanza che esso non rechi l’indicazione del termine e dell’autorità alla quale è possibile proporre ricorso“; T.A.R. Basilicata Potenza, sez. I, 27 novembre 2008, n. 901: “L’omissione, nel provvedimento amministrativo, del termine di impugnazione e dell’autorità cui ricorrere prescritti dall’art.3 comma 4, L. 7 agosto 1990 n. 241, non integra un vizio di illegittimità ma una mera irregolarità che, al più e nel concorso di significative ulteriori circostanze, può dar luogo alla concessione del beneficio della rimessione in termini per la sua impugnazione“).
Le considerazioni innanzi esposte valgono, come è evidente, a confutare l’ulteriore censura relativa alla mancata indicazione dei motivi di urgenza che avrebbero indotto l’ufficio alla notifica prima dello spirare del termine di 60 giorni ex art. 12 comma 7 L. 212/2000.
I giudici potenti prendono atto del dettato normativo e ne danno una lettura che fa strage di tante sentenze di merito, di segno opposto.
Si ricorda, comunque, che con ordinanza n. 244 del 24 luglio 2009 (ud. del 16 luglio 2009) la Corte Costituzionale ha ritenuto manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 7, L. 27 luglio 2000, n. 212, sollevata, in riferimento agli artt.24 e 111 della Costituzione.
La stessa sentenza in esame richiama la legge n. 241 del 1990: in particolare, l’art. 21-octies della citata legge n. 241/90 sancisce la non annullabilità del provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma se, per la natura vincolata del provvedimento risulti palese che il suo contenuto non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.