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Timestamp: 2018-05-26 09:41:23+00:00
Document Index: 3311617

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art.18', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 7']

Pacchetto igiene. Schede di orientamento della normativa comunitaria per l igiene e la sicurezza alimentare nelle aziende agricole - PDF
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1 Pacchetto igiene Schede di orientamento della normativa comunitaria per l igiene e la sicurezza alimentare nelle aziende agricole
2 INDICE L evoluzione della normativa comunitaria in materia di sicurezza alimentare... 1 Il regolamento CE n.178/ Il pacchetto igiene... 8 Ambito di applicazione Igiene degli alimenti: il regolamento 852/ Igiene degli alimenti: il regolamento 853/ Igiene dei mangimi: il regolamento 183/ I controlli ufficiali ed il regime sanzionatorio Adempimenti alla nuova normativa
3 L EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA COMUNITARIA IN MATERIA DI SICUREZZA ALIMENTARE Fin dalla sua costituzione l Unione Europea ha attribuito molta importanza all attività legislativa diretta a normare la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, con l obiettivo primario di tutelare la salute dei consumatori, garantendo la produzione e commercializzazione di alimenti sicuri ossia privi di contaminanti di natura fisica, chimica o biologica nocivi per l uomo. Con il pacchetto igiene l Ue ha voluto completare il processo di rivisitazione della legislazione europea iniziato con la promulgazione del Reg. Ce n. 178/2002. L'importanza che l Unione europea ha voluto dare a questi principi è tale che il legislatore comunitario ha inserito il tema della sicurezza alimentare all interno delle norme relative all eco-condizionalità. Infatti, il regolamento Ce n. 178/2002 è stato inserito quale criterio di gestione obbligatorio (CGO) che soddisfa il campo della condizionalità in materia di sanità pubblica ed è quindi vincolante ai fini del pagamento del premio unico aziendale. Nella fattispecie, i vincoli che lo Stato italiano richiederà alle aziende agricole per ritenere soddisfatto il suddetto criterio di condizionalità riguardano al momento l'obbligatorietà di rispettare i decreti nazionali sulla rintracciabilità del latte (decreto Mipaf del 15 dicembre 2005); ma nulla toglie che in futuro la condizionalità venga estesa anche al rispetto delle norme relative al pacchetto igiene, quando cioè verranno alla luce e saranno operativi i manuali di corretta prassi igienica. Nell'ambito, poi, della riforma dello Sviluppo rurale, il tema della sicurezza alimentare potrebbe trovare piena collocazione ed aderenza rispetto a quanto stabilito dall articolo 31 del regolamento Ce n. 1698/2005 Rispetto delle norme basate sulla legislazione comunitaria, dal momento che interesserà un numero rilevante di agricoltori, imporrà nuovi vincoli alle attività agricole ed avrà un impatto considerevole sui normali costi di esercizio. Nel corso degli anni, e con l allargamento del territorio comunitario, la normativa ha subito numerose rivisitazioni ed aggiornamenti che possiamo distinguere in tre momenti principali: a) l armonizzazione con le Direttive verticali: a partire dagli anni 60 è stata sviluppata una serie di Direttive per regolare la produzione e commercializzazione di specifici alimenti; gli strumenti legislativi, denominati verticali perché relativi a specifiche filiere, sono stati emanati unicamente per quei prodotti ritenuti di particolare importanza per l Unione Europea quali le carni fresche, il latte, il burro, ecc. Al periodo iniziale risale anche l introduzione del bollo CEE per identificare gli stabilimenti produttivi che, essendo in possesso di particolari requisiti strutturali e sanitari prescritti dalla normativa comunitaria, erano autorizzati a commercializzare i loro prodotti tra i Paesi di tutta l Unione. Gli stabilimenti sprovvisti del bollo CEE (in quanto con requisiti strutturali e di sicurezza non in linea con le prescrizioni comunitarie) potevano commercializzare i prodotti solo all interno del singolo Stato Membro; questo doppio livello di autorizzazione è stato comunemente identificato con il termine doppio mercato. b) la liberalizzazione del mercato: il secondo momento storico ha avuto inizio a partire dalla fine degli anni 80, a seguito della necessità di adeguare il commercioalimentare alle novità introdotte dal MEC (Mercato Unico Europeo). L abolizione dei controlli alle frontiere e la libera circolazione delle merci (oltre che di persone e capitali) imponeva, infatti, il rispetto di un livello minimo di sicurezza comune tra tutti gli Stati aderenti al circuito comunitario e la necessità di eliminare il cosiddetto 1
4 doppio mercato. In questo periodo l Unione Europea ha, da un lato, emanato norme comuni a tutti gli alimenti indipendentemente dalla loro natura o categoria di appartenenza (Direttive orizzontali ) e, dall altro, ha aggiornato gli strumenti legislativi di natura verticale dettagliando le procedure igieniche di fabbricazione con precisi requisiti tecnici. Al primo gruppo appartengono, ad esempio, le norme relative all igiene degli alimenti (Dir. 93/43/CEE), ai controlli ufficiali sui prodotti alimentari (Dir. 89/397/CEE), all etichettatura degli alimenti (Dir.89/395/CEE). Al secondo gruppo appartengono invece tutte le Direttive inerenti alla produzione, trasformazione e commercializzazione degli alimenti di origine animale. c) il nuovo approccio verso sicurezza alimentare: la terza ed ultima fase è iniziata a seguito delle gravi crisi alimentari che si sono verificate in Europa a partire dal 1996 (es. BSE, contaminazione da diossine negli alimenti, ecc.) e che hanno dimostrato una non omogenea applicazione delle norme da parte degli Stati Membri e la presenza di carenze nel sistema dei controlli. Questi elementi hanno indotto la Commissione Europea ad avviare una profonda revisione della normativa sulla sicurezza alimentare le cui conclusioni finali sono state riassunte in due documenti principali: il Libro verde, pubblicato nel 1997, che definisce i principi generali della legislazione alimentare dell Unione Europea, e il Libro Bianco sulla sicurezza alimentare, pubblicato nel 2000, in materia di sicurezza alimentare. Il Libro Bianco sulla sicurezza alimentare è il documento ufficiale nel quale la Commissione Europea ha riassunto i principali impegni che l agenzia europea si è posta per modernizzare la legislazione comunitaria in materia di alimentazione. Le misure individuate dalla Commissione possono essere così sintetizzate: A) la creazione di un'autorità alimentare europea autonoma (EFSA), incaricata di elaborare pareri scientifici indipendenti su tutti gli aspetti inerenti la sicurezza alimentare, la gestione di sistemi di allarme rapido e la comunicazione dei rischi; B) la revisione del quadro giuridico normativo affinché possa coprire tutti gli aspetti connessi con i prodotti alimentari dalla produzione al consumo ( from farm to fork, dalla terra alla tavola); C) la creazione di un sistema di controllo più armonizzato; D) l avvio di un dialogo più trasparente con i consumatori e altre parti interessate (stakeholders). I punti chiave del Libro Bianco sono: la politica della sicurezza alimentare deve basarsi su un approccio completo e integrato; i produttori di mangimi, gli agricoltori e gli operatori del settore alimentare hanno la responsabilità primaria per quanto concerne la sicurezza degli alimenti; la politica "dai campi alla tavola" si dovrà attuare sistematicamente e in modo coerente; una politica alimentare efficace richiede la rintracciabilità dei percorsi dei mangimi e degli alimenti nonché dei loro ingredienti; 2
5 l'analisi del rischio deve costituire il fondamento su cui si basa la politica di sicurezza degli alimenti; si applicherà il principio di precauzione nelle decisioni di gestione del rischio. I risultati concreti di questa terza fase sono stati raggiunti inizialmente con l emanazione del Reg. 178/2002 che stabilisce i principi generali della sicurezza alimentare, istituendo l obbligo della rintracciabilità per tutti gli alimenti ed i mangimi; quindi con l emanazione di altri regolamenti che costituiscono il cosiddetto pacchetto igiene. 3
6 IL REGOLAMENTO N. 178/2002 II primo atto normativo che ha ridisegnato l'intero quadro giuridico comunitario è senz'altro il Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n.178/2002/ce, vero caposaldo della sicurezza alimentare. Pubblicato il 28 gennaio 2002, il Regolamento 178 stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, dispone l obbligo della rintracciabilità lungo tutte le fasi di produzione, trasformazione e commercializzazione degli alimenti e dei mangimi, istituisce l Autorità Europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare. Il Regolamento 178/2002/CE, al fine di garantire un livello elevato di tutela della vita e della salute umana dei consumatori, identifica come fondamenta del sistema: Analisi del rischio (adozione dei principi HACCP valutazione gestione comunicazione) Responsabilizzazione primaria degli operatori Rintracciabilità Il Regolamento 178/2002/CE vieta l immissione sul mercato di alimenti non sicuri, stabilendo le basi per l applicazione del principio di precauzione, e si preoccupa di far si che l utilizzatore del mangime o di un alimento sia correttamente informato sull'origine e tipologia dei prodotti e che l Autorità Sanitaria di controllo abbia la possibilità di avere le informazioni necessarie in caso di eventuale rischio sanitario al fine di permettere l'attuazione delle procedure di ritiro (il prodotto non ha ancora raggiunto l utilizzatore finale) ed eventualmente il richiamo (il prodotto ha raggiunto l utilizzatore finale) del mangime o dell alimento ove non fossero state già poste in essere dalla stessa ditta produttrice per quanto di competenza. Infatti nel caso in cui venga riscontrato un rischio per il consumatore o per gli animali e l operatore della filiera non sia in grado di rintracciare il prodotto che ha determinato il rischio sanitario, si renderà necessario allargare l azione di ritiro del prodotto fino a comprendere nell azione tutti i prodotti potenzialmente a rischio con aumento delle ripercussioni commerciali. Lo strumento attraverso il quale il legislatore comunitario ha inteso rendere possibile tali obiettivi è, appunto, la rintracciabilità definita come "la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento o di una sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un alimento attraverso tute le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione", il cui obbligo e modalità generali di attuazione è divenuto operativo a partire già dal 1 gennaio La rintracciabilità degli alimenti La principale novità, dal punto di vista operativo, introdotta dall art. 18 del Regolamento è l istituzione del principio della rintracciabilità lungo tutta la filiera di un alimento, dalla sua produzione fino alla commercializzazione. Il Reg. 178/02 fissa degli obblighi per le imprese del settore alimentare e dei mangimi in merito all adozione di sistemi e procedure finalizzate alla rintracciabilità degli alimenti e dei mangimi lasciando al singolo operatore la scelta degli strumenti e delle modalità per giungere a tale obiettivo. Gli operatori, a prescindere dai mezzi utilizzati, devono avere a disposizione le seguenti informazioni per dimostrare da chi hanno ricevuto un alimento o un mangime: 4
7 nominativo del fornitore, (es. sede sociale, stabilimento di provenienza dell alimento o del mangime, o animale, ecc.); natura dei beni ricevuti ( es. denominazione, presentazione,ecc.); indicazioni riferite ai fini dell individuazione del prodotto (es. partita, lotto, consegna ecc.) ai sensi dell art.18, comma1; altre informazioni previste da norme specifiche. Appare necessario che gli operatori mettano a disposizione del personale delle Aziende Asl, per poter procedere alle verifiche dell efficacia delle operazioni di ritiro/richiamo, tutte le informazioni e la documentazione di cui dispongono; che diventano essenziali nel momento in cui è necessario risalire ad un alimento o mangime non sicuro. Ciascun operatore deve disporre di sistemi e procedure per individuare le imprese a cui ha fornito i propri prodotti. Ai fini del raggiungimento dello scopo è necessario che gli operatori del settore alimentare e del settore dei mangimi siano in grado di dimostrare all Autorità di controllo di disporre di un sistema idoneo all individuazione (es: raccolta fatture, bolle di accompagnamento, registri carico/scarico) di: tutti i clienti (es. ragione sociale, indirizzo, numero telefonico, numero di fax, indirizzo , ecc.); tutte le forniture/cliente; modalità/mezzo di distribuzione. Nel caso in cui l operatore alimentare (compresi gli operatori dei mangimi) ritiene o ha motivo di ritenere che un alimento non sia conforme ai requisiti di sicurezza previsti dal Regolamento 178/2002, e questo non sia più sotto il suo immediato controllo, deve: Identificare il prodotto e Identificare l ambito di commercializzazione; Provvedere all immediato ritiro del prodotto dal mercato da lui rifornito; Informare immediatamente l Azienda Usl territorialmente competente delle procedure di ritiro/richiamo del prodotto e delle motivazioni che hanno determinato tale evenienza; Informare l anello a monte nel caso in cui abbia motivi di ritenere che la non conformità scaturisca da un prodotto a lui fornito. 5
8 I contenuti principali della rintracciabilità Reg. 178/2002 6
9 La rintracciabilità degli imballaggi: il Regolamento CE 1935/2004 Sebbene non oggetto del Reg. CE 178/2002, si ritiene utile inserire un breve cenno alla rintracciabilità degli imballaggi, introdotta recentemente dal Reg. CE 1935/2004 e resa obbligatoria a partire dal 27 ottobre Il Reg. 1935/2004 riguarda i materiali e gli oggetti destinati a venire in contatto con i prodotti alimentari ed abroga le Direttive 80/590/CE e 89/109/Cee. La rintracciabilità degli imballaggi e dei materiali a contatto con gli alimenti è uno strumento importante per prevenire il rischio igienico-sanitario di un alimento poiché consente di risalire ai fornitori ed ai destinatari dei materiali stessi. Tutti gli operatori coinvolti nella produzione, assemblaggio, distribuzione di materiali che vanno a contatto con gli alimenti devono essere in grado di comunicare, all Autorità competente responsabile del controllo (ovvero AUSL e Ispettorato Repressione Frodi in Italia), i riferimenti dei propri fornitori e dei destinatari, con esclusione dei consumatori finali. Il meccanismo, dunque, è lo stesso del Reg. 178/2002, ovvero quello della rintracciabilità ad anelli : ogni operatore deve consentire all Autorità di controllo l identificazione dell anello precedente e di quello successivo al proprio nell ambito della filiera. Il Reg. 1935/2004 non stabilisce le modalità da adottare per raggiungere il risultato richiesto; di conseguenza ciascun operatore è libero di individuare gli strumenti più idonei alla propria realtà aziendale ad ai propri prodotti: si può andare dalla semplice tenuta e conservazione dei documenti commerciali fino all utilizzo di software specifici. Gli utilizzatori dei materiali a contatto con gli alimenti possono decidere, su base facoltativa, di registrare i lotti di prodotti in uscita insieme ai codici di identificazione dei materiali di imballaggio impiegati. 7
10 IL PACCHETTO IGIENE Per riorganizzare la frammentata normativa comunitaria in materia di igiene e sicurezza alimentare, la Commissione Europea ha avviato un complesso lavoro di aggiornamento normativo che si è concluso agli inizi del 2004 con la pubblicazione del cosiddetto Pacchetto Igiene in applicazione dal 1 gennaio Il pacchetto igiene è l insieme di norme comunitarie che traducono in legge gli obiettivi individuati nel libro bianco. Il pacchetto, inizialmente costituito da quattro regolamenti - due relativi alla produzione e commercializzazione degli alimenti (Reg. Ce 852/04 e Reg. Ce 853/04) e due sulle modalità di controllo da parte delle autorità competenti (Reg. Ce 854/04 e Reg. Ce 882/04) - è stato in un secondo tempo integrato per assicurare un più alto livello di garanzia igienico- sanitaria di tutta la filiera alimentare con il regolamento 183/05, che stabilisce i requisiti per l igiene dei mangimi, e dai regolamenti Ce 2073, 2074, 2075 e 2076 del 5 dicembre 2005 in materia di criteri microbiologici, organizzazione dei controlli e misure transitorie. Con il termine Pacchetto Igiene si indicano, comunemente, i nove Regolamenti emanati tra il 2004 e il 2005 i quali, assieme al Regolamento 178 del 2002, fissano i principi comunitari in materia di igiene e sicurezza degli alimenti e dei mangimi e disciplinano il regime dei controlli. I nove regolamenti che compongono il Pacchetto Igiene sono quindi: 1) Reg. 852/2004 del , sull igiene del prodotti alimentari; 2) Reg. 853/2004 del , norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale; 3) Reg. 854/2004 del , norme specifiche per l organizzazione dei controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano; 4) Reg. 882/2004 del , controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali; 5) Reg. 183/2005 del , requisiti per l igiene dei mangimi; 6) Reg. 2073/2005 del , criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari ; 7) Reg. 2074/2005 del , modalità di attuazione relative a taluni prodotti di cui al Reg. 853/2004 e all organizzazione dei controlli ufficiali a norma dei Reg. 854/2004 e 882/2004, deroga al Reg. 852/2004 e modifica dei Reg. 853/2004 e 854/2004; 8) Reg. 2075/2005 del , norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichine nelle carni; 9) Reg. 2076/2005 del , disposizioni transitorie per l attuazione dei Reg. 853/2004, 854/2004 e 882/2004 e modifica dei Reg. 853/2004 e 854/2004; 8
11 Correlati al Pacchetto Igiene, pur non avendo valore cogente, sono da considerarsi alcuni documenti che hanno l obiettivo di fornire agli operatori ed agli organi di controllo indicazioni in merito all applicazione dei requisiti e precisazioni sui contenuti dei nove Regolamenti: Documenti di orientamento sull applicazione di talune disposizioni del Regolamento 852/2004 sull igiene dei prodotti alimentari (DG SANCO, Direzione Generale Salute e Tutela del Consumatore, del ); Guida all applicazione delle procedure basate sui principi del sistema HACCP e alla semplificazione dell attuazione dei principi del sistema HACCP in talune imprese alimentari (DG SANCO, Direzione Generale Salute e Tutela del Consumatore del ); Linee guida per l attuazione di alcuni aspetti del Reg. 852/2004 sull igiene degli alimenti del (Ministero della Salute); Linee guida per l attuazione di alcuni aspetti del Reg. 853/2004 sull igiene degli alimenti di origine animale (Ministero della Salute); Accordo Stato Regioni sull applicazione del Reg. 852/2004 del Accordo Stato Regioni sull applicazione del Reg. 853/2004 del Indicazioni relative a taluni aspetti dei nuovi Regolamenti sulla sicurezza alimentare con particolare riferimento al Reg. 882/2004 del (Ministero della Salute). 9
12 Il pacchetto igiene stabilisce alcuni principi sia per i prodotti alimentari che per gli alimenti per animali: La tutela della salute dei consumatori, La responsabilità della sicurezza alimentare grava principalmente sulle aziende produttrici, non sugli enti pubblici preposti ai controlli ufficiali. La gestione delle proprie responsabilità è un processo che comporta per gli operatori del settore, relativamente alla sfera di propria competenza, l adozione di un sistema di registrazione e documentazione e di verifica, per le quali è prevedibile e possibile che si venga chiamati a rispondere, Il controllo ufficiale igienico-sanitario degli alimenti, precedentemente concentrato principalmente sul prodotto finito, ora è distribuito lungo tutta la filiera e le garanzie date dal produttore sono parte determinante del sistema sicurezza; esso verifica il raggiungimento degli obiettivi, non garantisce la qualità dei prodotti ed è basato su attività di audit (ascolto) e sull analisi del rischio, L applicazione del concetto di flessibilità nell obbligo della conservazione di documenti onde evitare oneri inutili per le imprese molto piccole e nel permettere di continuare ad utilizzare metodi tradizionali in produzione: flessibilità che non deve compromettere gli obiettivi di igiene alimentare, L obiettivo della realizzazione della libera circolazione degli alimenti nella UE, Esso si applica alla filiera dei prodotti di origine animale e vegetale e degli alimenti destinati agli animali, compresa la produzione primaria, intesa come tutte le fasi della produzione, dell allevamento o della coltivazione dei prodotti primari, compresi il raccolto (fieno), la mungitura e la produzione zootecnica precedente la macellazione, Esso non si applica alla produzione primaria per uso domestico privato, alla preparazione, alla conservazione e alla manipolazione domestica di alimenti destinati al consumo domestico privato, alle forniture di piccoli quantitativi di prodotti primari dal produttore al consumatore, Un sistema di registrazione (anagrafe) o riconoscimento, laddove previsto, di tutte le imprese della filiera da parte dell Autorità Sanitaria, che sostituisce quello dell autorizzazione sanitaria. Si tratta di novità rilevanti, che attengono nuovi obblighi a carico degli operatori che sono chiamati a dar seguito, in particolare, ai seguenti adempimenti: Non devono immettere sul mercato alimenti o mangimi non sicuri (sicurezza); Sono responsabili della sicurezza degli alimenti e mangimi che producono, trasportano, conservano o vendono (responsabilità); Devono essere in grado di identificare rapidamente ogni soggetto, lungo l intera filiera, dal quale ricevono o al quale consegnano alimenti (tracciabilità); Devono informare immediatamente le Autorità competenti qualora abbiano motivo di ritenere che gli alimenti o i mangimi non sono sicuri (trasparenza); Devono ritirare immediatamente dal mercato gli alimenti o i mangimi qualora abbiano motivo di ritenere che non sono sicuri (urgenza); Devono identificare e rivedere regolarmente i punti critici dei loro procedimenti e devono provvedere ad effettuare controlli su di essi (prevenzione); 10
13 Infine, devono collaborare con le Autorità competenti nelle azioni intese a ridurre i rischi (cooperazione). Ma la novità principale del pacchetto igiene è l estensione al settore della produzione primaria di procedure di analisi del rischio non basate sui principi dell HACCP ma sull applicazione di corrette prassi igieniche. Con l emanazione del Pacchetto Igiene sono state anche abrogate una serie di Direttive verticali e orizzontali che disciplinavano, in modo talvolta farraginoso, il settore alimentare. Non a caso, uno degli obiettivi del Pacchetto Igiene è stato proprio quello di assemblare e sostituire tali Direttive con i nuovi Regolamenti, al fine di creare un Pacchetto unico di norme di riferimento in materia di sicurezza alimentare per i cibi commercializzati nell ambito del territorio comunitario. La tabella fornisce un riepilogo delle abrogazioni disposte con la pubblicazione del Pacchetto igiene. 11
14 AMBITO DI APPLICAZIONE Il Pacchetto igiene, nel suo complesso, si applica alla produzione: vegetale (primaria e trasformazione), animale (primaria e trasformazione) ed a quella dei mangimi, come illustrato nella figura sottostante. Il processo di trasformazione viene disciplinato dal Reg. 852/2004; le imprese della trasformazione che trattano prodotti animali devono, inoltre, attenersi alle norme previste dal Reg. 853/2004 specifiche per tipologie di settore (pollame, carni macinate, prodotti a base di carne, molluschi, ecc.); la produzione mangimistica è invece regolamentata dalle norme previste dal Reg. 183/2005. le nuove norme non si applicano a: produzione primaria (agricoltura, raccolta, allevamento, caccia, pesca), preparazione, manipolazione, conservazione di alimenti per uso e consumo domestico privato; attività di commercio al dettaglio effettuate negli agriturismi; fornitura diretta dal produttore al consumatore finale o a esercizi commerciali locali di vendita al dettaglio (negozi) o di somministrazione (ristoranti, agriturismi ecc.) di: a. piccoli quantitativi di prodotti primari vegetali e animali; b. piccoli quantitativi di carni provenienti da pollame e lagomorfi (cioè, conigli e lepri) macellati nell azienda agricola: al massimo 500 capi all anno; c. piccoli quantitativi di selvaggina selvatica (da parte di cacciatori): per gli animali di grossa taglia, al massimo un capo per cacciatore all anno. 12
15 In ogni caso commercianti, ristoratori e agrituristi devono sempre potere dichiarare la provenienza dei prodotti, comunque siano stati a loro forniti. Perché le nuove norme non si applichino occorre anche che: i prodotti, se agricoli, siano ottenuti nella stessa azienda del produttore; la fornitura sia occasionale e sia fatta su richiesta di chi li acquista; la fornitura sia marginale rispetto all attività principale dell azienda; la fornitura avvenga su scala locale, ovvero all interno della provincia in cui si trova l azienda e nel territorio delle province confinanti con la propria provincia; ma se la fornitura avviene (invece che da un produttore diretto) da un negozio a un altro o a un esercizio di somministrazione, allora l ambito locale è quello del comune e dei comuni confinanti. Deroghe e misure transitorie La vasta portata del campo di applicazione e le innovazioni introdotte dal Pacchetto Igiene hanno inevitabilmente determinato, sia per gli operatori che per le Autorità di controllo, una nuova definizione degli obblighi e delle responsabilità nella gestione dei rischi igienico-sanitari. Per facilitare il passaggio graduale alla nuova normativa, la Commissione Europea ha emanato nel corso del 2005 due Regolamenti: il 2074 e 2076/2005, i quali hanno istituito rispettivamente le deroghe temporanee e norme transitorie per specifici prodotti e/o attività di controllo. In questa pubblicazione illustreremo solo i concetti principali, rimandando alla lettura dei Regolamenti per quanto riguarda gli aspetti 13
16 specifici a ciascuna produzione. Il Reg. 2074/2005 introduce l importante possibilità di deroghe per la produzione dei prodotti tradizionali, ovvero quei prodotti che: a) presentano delle ragioni storiche che li rendono tradizionali; b) conservano un procedimento tecnologico tradizionale autorizzato, codificato oppure registrato; c) sono classificati come prodotti tradizionali in base a norme Comunitarie, nazionali, regionali o locali. Rientrano pienamente in questa categoria i prodotti DOP, IGP e STG nonché i prodotti tradizionali di cui al D.M. del e sue successive modificazioni e integrazioni. Per questi prodotti, come illustrato nell Accordo Stato Regioni del , possono essere concesse deroghe in relazione a: a) i requisiti ambientali dei locali necessari a conferire loro caratteristiche specifiche; in particolare i locali possono presentare pareti, soffitti e porte non costituite da materiale liscio, impermeabile, non assorbenti o costruiti con materiale non resistente alla corrosione e pareti, soffitti e pavimenti geologici naturali; b) i requisiti relativi alla tipologia di materiale che costituisce gli strumenti per la preparazione, il confezionamento e l imballaggio di tali prodotti; c) la frequenza della pulizia e disinfezione degli ambienti che può essere idonea al mantenimento della flora microbica specifica. Gli operatori che intendono richiedere una deroga perché in possesso di una o più delle fattispecie sopra indicate, dovranno inoltrare apposita domanda al Ministero della Salute. 14
17 IGIENE DEGLI ALIMENTI: il regolamento 852/2004 Per conseguire l elevato livello di protezione della vita e della salute umana con particolare riferimento alla sicurezza alimentare, e percorrendo la strada già tracciata dal Reg. 178/2002, il Reg, 852/2004 istituisce la necessità di garantire la sicurezza degli alimenti lungo tutta la catena alimentare, a cominciare dalla produzione primaria e stabilisce che la responsabilità primaria è degli operatori del settore alimentare i quali, come indicato all art. 3, devono garantire, attraverso opportune strategie, il soddisfacimento dei requisiti di igiene previsti dalla normativa. L obiettivo delle nuove norme d igiene è quello di garantire la sicurezza degli alimenti dal luogo di produzione a quello di commercializzazione o esportazione, attraverso una strategia integrata a catena : ogni operatore garantisce il livello di sicurezza adeguato per il processo della catena alimentare di sua competenza. Ambito di applicazione L art. 1 del Reg. 852/2004 recita che il campo di applicazione è esteso a tutte le fasi della produzione, trasformazione e della distribuzione di alimenti, nonché alle esportazioni fermi restando requisiti più specifici relativi all igiene degli alimenti. Sono dunque incluse nel campo di applicazione del Regolamento tutte le categorie di imprese alimentari di trasformazione (es. latticini, salumi, pasta, prodotti dolciari, ecc.), ma anche le attività commerciali che effettuano somministrazione di alimenti, quali agriturismi, ristoranti, società di catering e rinfreschi, chioschi ambulanti, negozi al dettaglio, macellerie, ecc. Sono escluse dal campo di applicazione, invece, tutte le attività di preparazione, manipolazione e conservazione di alimenti finalizzate all uso domestico privato; il Documento di orientamento sull applicazione di talune disposizioni del Regolamento CE 852/2004 della DG SANCO precisa, inoltre, che anche le operazioni quali la manipolazione, la preparazione, la conservazione e la distribuzione di prodotti alimentari effettuate da privati in occasione di eventi quali feste o fiere organizzate [ ] non rientrano nel campo di applicazione del Regolamento. Principi generali La novità sostanziale è che, contrariamente alla vecchia normativa, che escludeva dal campo di applicazione le attività della produzione primaria, il Pacchetto igiene le ricomprende tutte, incluse le attività di trasporto, magazzinaggio e manipolazione, intese come operazioni collegate sul luogo di produzione. Per produzione primaria vanno intese tutte le fasi della produzione, allevamento e coltivazione delle materie prime, compresi il raccolto, la mungitura e la produzione zootecnica precedente la macellazione. Sono comprese pure la caccia, la pesca e la raccolta di prodotti selvatici (funghi, bacche, lumache ecc.). Sono interessati dall applicazione della nuova normativa anche il trasporto di animali vivi e il trasporto, dal posto di produzione ad uno stabilimento, dei prodotti di origine vegetale, della pesca e della caccia. 15
18 Le nuove norme individuano quali principali responsabili della sua attuazione gli operatori del settore alimentare. Viene altresì attribuito alle autorità competenti, in specifico ai Servizi veterinari e Servizi igiene degli alimenti e nutrizione delle Aziende sanitarie locali, alla Regione e al ministero della Salute, ciascuno per la parte di propria competenza, il compito di verificare il pieno rispetto di tali norme. In questo nuovo scenario normativo, i controlli vengono ad assumere il ruolo di una attività di parte terza che si colloca tra il consumatore, a cui è riconosciuto il diritto ad una alimentazione sicura, e gli operatori del settore alimentare. I controlli ufficiali vengono svolti attraverso la valutazione delle attività produttive e di gestione del rischio messe in atto dalle aziende produttrici. Per conseguire gli obiettivi preposti e per assicurare un elevato livello di protezione e sicurezza dei consumatori, il Reg. 852/2004 fissa due tipologie di requisiti igienico sanitari che gli operatori sono tenuti a rispettare: requisiti generali e specifici. 1. I requisiti generali sono, sostanzialmente, gli stessi previsti dalla Dir. 93/43 e fanno riferimento all igiene delle strutture, dei macchinari e del personale. Tali requisiti sono elencati all Allegato II del Reg. 852/ I requisiti specifici sono, per l'appunto, misure igieniche da osservare nel processo produttivo ritenute, dal legislatore europeo, essenziali per la salubrità di un alimento. Esse riguardano: a) il rispetto dei criteri microbiologici degli alimenti; b) la predisposizione di procedure necessarie a raggiungere gli obiettivi di sicurezza alimentare, così come previsti dal Regolamento; c) il controllo delle temperature degli alimenti; d) il mantenimento della catena del freddo; e) le campionature e le analisi sugli alimenti. Tali misure igieniche, però, devono essere adottate solo se necessario, come testualmente enunciato dal Regolamento, nel senso che spetta in primo luogo all operatore stabilire se una delle prescrizioni sopra elencate sia necessaria, opportuna e adeguata per raggiungere gli obiettivi di igiene e sicurezza degli alimenti. L operatore potrà quindi valutare lui stesso se gestire questi requisiti attraverso un piano HACCP e, di conseguenza, con un monitoraggio dei punti critici, oppure attraverso semplici procedure di corretta prassi operativa. Questa flessibilità, nella scelta del mezzo per raggiungere gli obiettivi di sicurezza alimentare, rappresenta una delle principali novità concettuali introdotte dalla nuova normativa. Per le aziende agricole impegnate nella produzione primaria, pur non risultando ancora praticabile su base generalizzata l applicazione dei principi del sistema HACCP, è tuttavia auspicabile l adozione di manuali di corretta prassi igienica, eventualmente integrati con norme specifiche per tale ambito produttivo. 16
19 Le procedure basate sul metodo HACCP L art. 5 del Regolamento 852/2004 stabilisce che gli operatori del settore alimentare, che intervengono in qualsiasi fase successiva alla produzione primaria, predispongano, attuino e mantengano una o più procedure permanenti basate sui principi del sistema HACCP (Analisi dei pericoli e punti critici di controllo). Il termine basate è estremamente importante perché ribadisce che il Regolamento 852/2004 è impostato su un applicazione flessibile delle norme di autocontrollo igienicosanitario. All art. 5 del Regolamento viene confermata la procedura HACCP, e i suoi sette principi operativi, come sistema pratico di riferimento per individuare e controllare i pericoli igienico-sanitari significativi su base permanente. L obiettivo di sicurezza può essere conseguito mediante strumenti equivalenti e dimensionati alla grandezza dell imprese, ma altrettanto efficaci. Ciò significa che gli operatori del settore della trasformazione devono disporre di un sistema in grado di individuare e controllare i pericoli igienico-sanitari significativi all interno del loro ciclo produttivo ma, tale sistema, non necessariamente deve essere costituito da un piano HACCP. Esso può basarsi, infatti, su procedure operative, su Manuali di corretta prassi operativa promossi dalle Associazioni di Categorie, o altro, purchè esso rappresenti un atto documentale. L art. 5 del Regolamento 852/2004, prosegue nell elencare in maniera chiara e completa, molto di più di quanto non avvenisse all art. 3 del D. Lgs. 155/1997, i sette principi del sistema HACCP che vengono qui riportati testualmente: 1. identificare ogni pericolo che deve essere prevenuto, eliminato o ridotto a livelli accettabili; 2. identificare i punti critici di controllo nella fase o nelle fasi in cui il controllo stesso si rivela essenziale per prevenire o eliminare un rischio o per ridurlo a livelli accettabili; 3. stabilire, nei punti critici di controllo, i limiti critici che differenziano l accettabilità e l inaccettabilità ai fini della prevenzione, eliminazione o riduzione dei rischi identificati; 4. stabilire ed applicare procedure di sorveglianza efficaci nei punti critici di controllo; 5. stabilire le azioni correttive da intraprendere nel caso in cui dalla sorveglianza risulti che un determinato punto critico non è sotto controllo; 6. stabilire le procedure, da applicare regolarmente, per verificare l effettivo funzionamento delle misure di cui ai punti 1) e 5); 7. predisporre documenti e registrazioni adeguati alla natura e alle dimensioni dell impresa alimentare al fine di dimostrare l effettiva applicazione delle misure di cui ai punti 1) e 6). Infine, gli operatori del settore della trasformazione, sempre secondo quanto previsto dall art. 5, devono dimostrare all Autorità competente (nel nostro caso le AUSL) di rispettare l obbligo di applicazione del metodo HACCP, o delle procedure su di esso basate, garantendo il costante aggiornamento della documentazione e conservano di documenti e le registrazioni per un periodo di tempo adeguato, non troppo lungo al fine di evitare oneri inutili per le piccole imprese (15 Considerando del Reg. 852/2004). 17
20 Le registrazioni dovranno essere conservate per un periodo sufficientemente lungo da garantire che l informazione sia disponibile nel caso di un problema riconducibile al prodotto alimentare in questione: ad esempio due mesi dopo la data del consumo, se tale data esiste; per gli alimenti per i quali la data di consumo è incerta, prosegue il documento, le registrazioni dovrebbero essere conservate per un periodo di tempo ragionevolmente breve dopo il periodo massimo di consumo. I manuali di corretta prassi operativa in materia di igiene Gli art. 7-9 del Regolamento riguardano l elaborazione dei Manuali di corretta prassi operativa in materia di igiene e di applicazione dei principi del sistema HACCP. Sebbene utilizzati su base volontaria, l adozione di tali Manuali è vivamente consigliata in più punti del Regolamento, soprattutto nelle piccole imprese, poiché permettono di definire in modo più preciso e puntuale quei criteri di flessibilità previsti dal Regolamento. Come abbiamo precedentemente illustrato, infatti, la normativa lascia all operatore ampio spazio di discrezionalità (introdotto dai termini ove necessario, ove opportuno, sufficiente, adeguato ecc.) anche riguardo al mezzo per raggiungere i fini di sicurezza alimentare (con l applicazione delle procedure HACCP o con strumenti su di esse basati). Nei Manuali, gli operatori, potranno definire gli elementi di necessità, opportunità, adeguatezza di una determinata prescrizione, nonché con quale metodo raggiungere gli obiettivi di sicurezza alimentare previsti dal Regolamento. A titolo esemplificativo, e non esaustivo, i Manuali di corretta prassi operativa possono contenere i dettagli in merito a: _ il piano HACCP (se applicato); _ l analisi dei pericoli; _ la gestione dei requisiti generali e specifici; _ i documenti e le registrazioni da utilizzare; _ le responsabilità del personale; _ ecc. In materia di semplificazione del sistema HACCP, l adozione di Manuali di corretta prassi operativa igienica è consigliata in particolare in quei casi in cui la manipolazione di alimenti segue procedure consolidate, che costituiscono spesso parte della formazione professionale degli operatori del settore in questione: ad esempio ristoranti, imprese di catering, forni e panetterie, negozi al dettaglio e macellerie, ecc. Se presentati da Associazioni di categoria i Manuali possono essere anche sottoposti all approvazione del Ministero della Salute che, di concerto con le Associazioni di produttori o altre parti interessate, li potrà approvare e inoltrare alla Commissione Europea. La registrazione e il riconoscimento delle imprese alimentari L ar. 6 del Regolamento 852/2004 prescrive che le imprese alimentari siano registrate presso l Autorità competente responsabile di effettuare i controlli (in Italia le ASL 18