Source: http://reikimilano.com/articoli/reiki_normativa_7.htm
Timestamp: 2018-01-23 11:27:50+00:00
Document Index: 90029332

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 3', 'art 2', 'art 2', 'art 3', 'art 2', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 7']

Le norme ad oggi esistenti.
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Già si è illustrato, nelle pagine precedenti, come l'ordinamento italiano trovi la sua norma primaria e fondante nella Costituzione.
Già si è analizzato, nella Costituzione, l'articolo 33, attestante la libertà di insegnamento dell'arte e della scienza.
Sempre in tema di istruzione, l'articolo 117 della Costitizione Italiana, nello stabilire la ripartizione di competenze di Stato e Regioni, riserva allo Stato la normazione generale in tema di istruzione (comma secondo, lettera n), consentendo quindi alle regioni una competenza legislativa concorrente, volta a regolamentare più dettagliatamente il settore per ciò che - secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale - presenti uno specifico collegamento con la realtà regionale, in ogni caso nei limiti e nel rispetto di quanto stabilito da legge statale.
Quanto alle leggi statali, nulla è disposto con riferimento al Reiki.
Tra gli addetti ai lavori, si parla di discipline bio-naturali (di cui leggeremo una definizione infra) tra le quali si ritiene di potere annoverare la nostra disciplina. Ma di questo termine, nessuna normativa statale ha fornito ancora una definizione. La figura dell'operatore di discipine bio-naturali non è stata ancora regolamentata da una Legge statale che ne riconosca la formazione, gli ambiti di azione e ne delimiti i confini.
Sono tuttavia entrate in gioco - e si potrebbe dire, anche in modo maldestro - alcune leggi regionali, con tutti i limiti già visti ed ovviamente con efficacia in ogni caso limitata al territorio di ciascuna.
Si è mossa, per prima, la Regione Piemonte, con la Legge regionale 31 maggio 2004 n. 13, la quale:
- definisce le discipline bio-naturali;
- istituisce un registro per gli operatori;
- prevede sanzioni amministrative per coloro che esercitino discipline bionaturali senza l'iscrizioni nell'apposito registro.
Tale legge viene dichiarata illegittima dalla corte costituzionale (Corte Costituzionale 25.11.2005 n. 424, in Rass. dir. farmaceutico 2005, 6, 1197) in quanto attuativa di un "intervento normativo regionale in contrasto con i principi sulla ripartizione della potestà legislativa tra Stato e Regioni come stabiliti, in materia di professioni, dall'art. 117 comma 3 cost. che riserva alla legislazione statale la determinazione dei principi fondamentali sicché, fino a quando non ne saranno formulati di nuovi, la legislazione regionale deve svolgersi, ai sensi dell'art. 1 comma 3 l. n. 131 del 2003, nel rispetto del principio, comunque ricavabile dalla normativa statale in vigore in materia di professioni, secondo cui l'individuazione delle figure professionali e l'istituzione di nuovi albi sono riservate allo Stato, risultando, quindi, irrilevante la circostanza che l'impianto normativo regionale individui, attraverso la definizione delle discipline bio-naturali, una specifica tipologia o natura della professione".
Si è quindi statuito ciò che deve essere tenuto ben presente per ogni normativa regionale: per quanto una norma regionale possa dare una definizione di discipline bio-naturali, la Regione non potrà stabilire nuove regole o determinare nuovi criteri (organizzativi, formativi) che, limitando, vadano a delineare i confini di una nuova attività.
La Regione Piemonte, imperterrita, emana una nuova legge (Legge Regionale Piemonte 18 settembre 2006 n. 32), individuando altresì specifici percorsi di formazione.
Nuovamente interviene la Corte, con pronuncia dell'11.04.2008 n. 93 che dichiara costituzionalmente illegittimi gli articoli 2,3,5 e 6 (e, conseguentemente, l'intera legge), in quanto la Regione, individuando un determinato percorso di formazione professionale ai fini dell'esercizio delle discipline bio-naturali del benessere, nonché prevedendo all'art. 6 l'istituzione di un elenco regionale delle discipline bio-naturali del benessere, ha di fatto individuato una nuova professione; attività che deve ritenersi inibita ad una regione, che può unicamente disciplinare aspetti dell'istruzione specificamente collegati con la realtà regionale (Corte Cost. 11.04.2008 n. 93, in Foro Amm. CDS 2008, 4, 1011 s.m., Giur. Cost. 2008, 2, 1121).
Quindi, è la volta della Regione Liguria, con Legge 25 ottobre 2004 n. 18, e con l'istituzione di un "elenco" suddiviso in due sezioni (operatori ed enti di formazione), obbligo di iscrizione per gli operatori e previsione di sanzione amministrativa.
Anche tale normativa viene puntualmente dichiarata costituzionalmente illegittima dalla pronuncia n. 40 dell'8.02.2006 della Corte Costituzionale. Si legge infatti che "tali disposizioni risultano inserite in una legge che definisce le discipline bio-naturali per il benessere ed istituisce, tra l'altro, il relativo elenco regionale dei singoli operatori e delle organizzazioni con finalità didattiche, delle associazioni e delle scuole di formazione; disciplina requisiti e modalità di iscrizione e istituisce un comitato regionale con funzioni di indirizzo sulla materia nel territorio regionale e poteri disciplinari, il cui impianto generale, scopo e contenuto precipuo rendono evidente che l'oggetto della normativa specificamente censurata va ricondotto alla materia concorrente delle "professioni", rispetto alla quale la potestà legislativa delle regioni deve svolgersi nel rispetto del principio - che si configura quale limite di ordine generale, invalicabile dalla legge regionale - secondo cui l'individuazione delle figure professionali, con i relativi profili ed ordinamenti didattici e l'istituzione di nuovi albi, è riservata allo Stato" (Corte Cost. 08.02.2006 n.40, in Giur. Cost. 2006, 1, 319 nota Bindi Mancini, Foro amm. CDS 2006, 2, 346 s.m., Rass dir. farmaceutico 2006, 2, 269)
Ha poi legiferato la Regione Toscana, con legge 3 gennaio 2005 n. 2, successivamente modificata ed integrata, in cui vengono definite le discipline bio-naturali e si stabilisce che il loro esercizio debba essere subordinato ad un percorso di durata almeno triennale, richiamando le norme del Testo Unico regionale in materia di istruzione e formazione, nonché istituendo un Comitato onerato del compito di stilare un elenco di scuole per tali discipline.
Quindi, è la volta dell'Emilia Romagna con la Legge 21 Febbraio 2005 n. 11 dedicata alla figura professionale "Naturopata del benessere", in cui, analogamente, si regolamenta il sistema di formazione.
Ci sfugge, al momento, se anche le leggi regionali della Toscana e del Piemonte siano già state dichiarate costituzionalmente illegittime. Ciò che è certo è che, a fronte delle altre pronunce della Corte, già lo sono, e una espressa pronuncia dichiarativa in merito è subordinata al fatto che in una sede giudiziaria, per una questione attinente, venga sollevata una questione di legittimità che il Giudice ritenga non manifestamente infondata.
In sostanza, tali leggi regionali, focalizzate su attività in genere definibili "bio-naturali" tra le quali può ritenersi incluso il Reiki, prevedono che la formazione sia regolamentata ed avvenga attraverso enti (strutture, scuole, associazioni) necessariamente accreditati presso la Regione di riferimento.
E' evidente, quindi, che a conferire un attestato riconosciuto dalle Regioni che hanno regolamentato la materia, non potrà mai essere un singolo insegnante, per quanto famoso e di comprovata esperienza, ma soltanto una persona giuridica, tramite un insegnante da Essa scelto o ad essa associato.
Preoccupante (e quasi provocatoria) risultava la previsione, da parte della Regione Piemonte e Liguria, di sanzioni amministrative (di importi che possono superare i 1.000 Euro) per gli operatori ritenuti "abusivi".
Sanzione che, saggiamente, si era fin dall'inizio evitato di prevedere per gli insegnanti, dal momento che una tale previsione sarebbe stata immediatamente falciata dalla Corte Costituzionale, essendo contraria alla libertà di insegnamento. La Corte ha censurato comunque la normativa, e si ricordi che una pronuncia di illegittimità della Corte Costituzionale, provoca la disapplicazione della norma dal giorno successivo alla sua pubblicazione. La norma (o la parte censurata) risulta quindi come inesistente.
Essendo questo sito denominato "Reikimilano" (poiché il suo fondatore vive ed insegna a Milano), ci andremo ora a focalizzare più in dettaglio sulla normazione che è stata emanata dalla Regione Lombardia.
Le norme emanate dalla Regione Lombardia.
Viene emanata la Legge Regionale n.2 del 1 febbraio 2005 (“Norme in materia di discipline bio-naturali”), la quale definisce le cosiddette discipline bio-naturali (abbreviate in DBN), che trovano finalmente una loro definizione, laddove si statuisce che:
“Le prestazioni afferenti l’attività degli operatori in discipline bio-naturali consistono in attività e pratiche che hanno per finalità il mantenimento e il recupero dello stato di benessere della persona e che tali pratiche, che non hanno carattere di prestazioni sanitarie, tendono a stimolare le risorse vitali dell’individuo attraverso metodi ed elementi naturali la cui efficacia sia stata verificata nei contesti culturali e geografici in cui le discipline sono sorte e si sono sviluppate”,
“le discipline bio-naturali sono articolate in diversi indirizzi e, fermo restando le caratteristiche di base comuni, ognuna di esse utilizza approcci, tecniche, strumenti e dinamiche originali e coerenti con il modello culturale specifico da cui prende origine”;
La richiamata legge regionale stabilisce l’istituzione presso la Giunta regionale:
- del registro regionale degli operatori in discipline bio-naturali, suddiviso in sezioni corrispondenti alle diverse discipline, ai sensi dell’art. 2;
- del registro regionale degli enti di formazione in discipline bio-naturali, ai sensi dell’art. 3.
L’articolo 4 della sopra citata legge, ha previsto la costituzione del Comitato Tecnico Scientifico con funzioni di supporto tecnico e in particolare con il compito di partecipare alla definizione dei requisiti per l’iscrizione dei registri e alla valutazione delle domande di iscrizione.
Tale Comitato Tecnico Scientifico, regolarmente costituito, nell’ambito delle sue funzioni ha svolto un’attività di preparazione e supporto alla Giunta Regionale per la definizione:
a) degli standard professionali e formativi di riferimento per la progettazione dei percorsi formativi concernenti le discipline bio-naturali,
b) di un codice deontologico dell’operatore in discipline bio-naturali e di una carta etica degli enti di formazione in discipline bio-naturali;
c) dei criteri per l’iscrizione nel registro regionale degli operatori in discipline bionaturali;
d) dei requisiti strutturali e di funzionali per l’iscrizione degli enti nell’apposito registro regionale degli enti di formazione.
Il testo della Legge è consultabile alla nostra pagina Normativa, mentre il lavoro svolto dal Comitato (sempre in ottemperanza a tale normativa) ha ricompreso il Reiki tra le suddette discipline, ed è visionabile e scaricabile a questo link.
E’ necessario ricordare che – in base alla legge del 2005 – il Comitato Tecnico Scientifico ha unicamente funzione consultiva, e quindi meramente propositiva (elaborazione di proposte, prive di potere coercitivo, eventualmente utilizzabili per la redazione di norme). Da tale prospettiva dovrà quindi essere interpretato il lavoro consultabile al link sopra riportato.
D’altro canto, direttive comunitarie e leggi nazionali di recepimento sono intervenute, anche settorialmente, a stabilire disposizioni a favore delle liberalizzazioni, della competitività e dello sviluppo economico nel rispetto dei principi di libera circolazione, di libertà di impresa e di garanzia della concorrenza.
Sotto questo punto di vista, nell’ordinamento italiano, le attività afferenti le discipline bio-naturali (tra i quali è stato incluso il Reiki) rientrano tra quelle non regolamentate, il cui esercizio non richiede alcuna iscrizione ad albi o elenchi, come esplicitato dal comma 3 dell’art 2 della l.r. 2/2005. Da ciò consegue altresì, che tali attività non rientrano nell’esclusività della figura dell’estetista, benché un estetista possa praticarle.
Si giunge quindi all’anno 2011.
Nel mese di luglio di tale anno, Regione Lombardia ha approvato una revisione complessiva del Quadro Regionale di Standard Professionali, nell’intento di rendere possibile la progettazione di percorsi formativi più rispondenti alle esigenze del mondo del lavoro.
Oltre alla Sezione dei profili professionali, che è stata riordinata alla luce degli ultimi aggiornamenti, sono state create quattro nuove sezioni:
- una nuova sezione di competenze di base relative a italiano, matematica, lingua straniera e informatica al momento utilizzate per la progettazione dei percorsi in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione; - una nuova sezione di competenze trasversali e ricorrenti in numerosi profili professionali
- una nuova sezione nella quale sono elencati i percorsi regolamentati da provvedimenti regionali e non abilitanti sul territorio nazionale;
- una nuova sezione nella quale sono elencati i percorsi normati relativi a figure professionali regolamentate da leggi statali e/o Accordo Stato Regioni;
- una nuova sezione di competenze libere e indipendenti da qualsiasi profilo che rappresenti il riferimento per la progettazione dei percorsi di formazione continua permanente e specializzazione e la certificazione delle competenze in ambito formale, non formale e informale (è la sezione di nostro interesse, in cui è incluso il Reiki).
I documenti possono essere scaricati al seguente link
Il sopra citato decreto n. 7105 del 29 Luglio 2011, stabilisce che i percorsi formativi che rilasciano attestati regionali attinenti le competenze delle discipline bio-naturali possano essere avviati esclusivamente da enti accreditati al sistema di Istruzione e formazione professionale, inseriti nel Registro degli enti di formazione in discipline bio-naturali, gestito dal Comitato Tecnico Scientifico.
Ciò significa che la valenza di tali registri è legata unicamente alla eventuale necessità o esigenza (per chi già si occupi di formazione) di voler rilasciare, in ambito Reiki, “attestati regionali”.
A seguito di ciò, risultando necessario (dopo diversi anni dal 2005) costituire i registri regionali (degli operatori e degli enti di formazione in discipline bio-naturali) previsti dalla Legge Regionale 2/2005, si è emanato, in attuazione della suddetta legge, il decreto n. 4669 del 29.06.2012, con cui si dispone testualmente:
1) di costituire presso la Giunta regionale, DG Occupazione e Politiche del Lavoro, il Registro regionale degli operatori in discipline bio-naturali, suddiviso in sezioni corrispondenti alle diverse discipline, come previsto dall’art 2, comma 1, della legge 2/2005;
2) di costituire presso la Giunta regionale, DG Occupazione e Politiche del Lavoro, il Registro regionale degli enti di formazione in discipline bio-naturali, come previsto dall’art 3, comma 1, della legge 2/2005;
3) di confermare che l’iscrizione nel Registro regionale degli operatori in discipline bio-naturali non costituisce condizione necessaria per l’esercizio dell’attività sul territorio regionale da parte degli operatori, come stabilito dal comma 3 dell’art 2 della l.r. 2/2005;
4) di approvare l’allegato A “Modalità operative per la costituzione e gestione dei Registri DBN”, parte integrante e sostanziale del presente decreto, che regola tra l’altro le modalità di iscrizione ai due registri;
5) di stabilire che i due registri di cui ai punti 1 e 2 sono consultabili all’interno del sito www.lavoro.regione.lombardia.it e che tali registri sono aggiornati a cura del Comitato Tecnico Scientifico;
6) di pubblicare il presente provvedimento sul BURL della Regione Lombardia e sul sito della Direzione Generale Occupazione e Politiche del Lavoro.
Si legge nell’allegato A al suddetto decreto, che il registro degli Enti di Formazione è suddiviso in due sezioni:
Sezione A) soggetti accreditati al sistema regionale dei servizi di istruzione e formazione professionale ai sensi della l.r. 19/2007;
sezione B) soggetti non accreditati.
Gli enti iscritti alla sezione A), in quanto soggetti accreditati, sono gli unici che possono rilasciare gli attestati di competenza regionali sulla base degli standard adottati con decreto regionale n. 7105 del 29/07/2011, che nella sezione competenze libere e indipendenti del Quadro Regionale degli Standard Professionali, ha approvato alcune competenze specifiche delle discipline bio-naturali. Gli attestati rilasciati a seguito dei suddetti percorsi formativi non sono abilitanti all’esercizio di alcuna professione.
Gli enti iscritti alla sezione B) sono soggetti che hanno maturato un’esperienza di formazione nelle discipline bionaturali, dimostrato dall’avere organizzato almeno un ciclo completo di formazione (sulla base dei contenuti formativi e degli standard qualitativi previsti nel documento “Profili e Piani dell’Offerta Formativa per operatori in discipline bio-naturali definiti dal CTS delle DBN” - edizione giugno 2009) alla data di presentazione della richiesta di iscrizione.
Per gli enti di formazione che abbiano organizzato almeno un ciclo completo prima del giugno 2009 è ammesso un monte ore diverso coerente con gli standard qualitativi di cui al precedente punto 1.a.
Per iscriversi al Registro degli enti di formazione in DBN è necessario presentare apposita domanda al Consiglio Direttivo del CTS.
Tutti gli enti richiedenti devono allegare alla domanda una dichiarazione di impegno a conferire incarichi esclusivamente a docenti e personale direttivo selezionato tra i professionisti con documentata esperienza nella disciplina o nelle discipline bio-naturali oggetto del percorso formativo. L’ente di formazione che dovesse disattendere tale impegno sarà automaticamente escluso dal Registro degli enti di formazione dal Comitato tecnico scientifico.
Il Consiglio Direttivo del CTS valuta la candidatura dell’ente di formazione proponente e procede all’iscrizione o al rigetto della domanda.
Vi è da aggiungere un’ultima osservazione, richiamando nuovamente la Costituzione quale norma primaria fondante l’ordinamento italiano, che sancisce la libertà di insegnamento dell’arte e della scienza, nonché la potestà esclusiva statale nell’emanare norme di carattere generale sull’istruzione.
La Corte Costituzionale, dovendosi occupare di altra legge regionale lombarda del 2012, nel dichiarare l’illegittimità costituzionale di una disposizione, ha statuito, con la sentenza 98/2913 che “si determina la violazione della potestà concorrente in materia di professioni (ex art. 117, terzo comma, Cost.), giacché in tal modo la legge regionale lombarda conferirebbe valore abilitativo all’esercizio di una professione all’iscrizione in un registro regionale; così ponendosi in contrasto con l’orientamento giurisprudenziale della Corte costituzionale [di cui vengono citate le sentenze n. 11 del 2008, n. 300, n. 93 e n. 57 del 2007, n. 424 e n. 153 del 2006] che ha tradizionalmente vietato alle Regioni l’istituzione di fatto di nuove figure professionali o l’istituzione di un registro professionale regionale e le condizioni per potersi iscrivere ad esso".
Ben chiaro, quindi, che la Regione Lombardia, pur con tutta la bontà dei propri intenti, può unicamente:
a) emanare norme per ciò che riguarda il proprio territorio (la Lombardia), senza alcuna influenza sulle altre regioni italiane o luoghi del mondo;
b) istituire elenchi per operatori ed enti formatori, che (ai fini dell'attività di insegnamento) possono rilevare soltanto al fine del rilascio di attestati riconosciuti dalla stessa Regione; attestati la cui valenza è ancora da comprendere, soprattutto se si considera che già al giorno d’oggi, Reiki non è più un’attività che può aver senso apprendere per lavorare e sperare di ricavarci un guadagno, essendo ormai diffusa in ogni famiglia.
E' stata infine emanata la legge sulle professioni non regolamentate (legge 14 gennaio 2013 n. 4).
Anche questa legge, esaminata in modo trasversale, altro non fa che dare la facoltà ("possono") a coloro che esercitano le professioni indicate nella stessa legge, di costituire associazioni professionali, "senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva" (art. 2 comma 1); si specifica altresì all'art. 7 che le attestazioni fornite dalle suddette associazioni "non rappresentano requisito necessario per l'esercizio dell'attività professionale".
Sostanzialmente, si versa quindi nella stessa situazione delle leggi regionali, tenendo tra l'altro presente che questa legge (che è legge statale) è dedicata a tutte le professioni non regolamentate e quindi non soltanto alle DBN.
Volendo riassumere tutto quanto normativamente esistente in punto di insegnamento (non quindi di pratica del Reiki su persone), possiamo concludere che:
1 - l’insegnamento del Reiki è libero (come ogni forma di arte e scienza), ed è sempre e comunque consentito in forma privata, su accordo di docente e discente necessariamente basato sulla fiducia, ed inserito in un contesto di conoscitori della materia in cui sono utilizzati gli attestati rilasciati da ogni insegnante (nella forma di scrittura privata eventualmente autenticata), purché indicanti in modo chiaro ed univoco il livello conseguito e quindi le competenze del soggetto intestatario dell’attestato (se possa egli operare o anche insegnare);
la pratica del Reiki, è altrettanto libera e svincolata da specifiche restrizioni di qualsiasi genere: si veda la Risoluzione n. 85939 del 08.06.2015 del Ministero per lo sviluppo economico (relativa a "massaggi" rivolti al benessere della persona) a questo link:
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/attachments/article/2033333/85939varie.pdf
ferma restando, ovviamente la necessità di iscriversi alla camera di commercio ed all'iscrizione all'INPS artigiani;
2 - né l'operatore né il master Reiki saranno iscritti in alcun albo con riconoscimento statale;
3 - non vi sono concorsi né esami di Stato da sostenere, atti a verificare la competenza di un operatore o di un insegnante e quindi a conferire una funzione;
4 - nessuna legge nazionale prevede l’attività del Reiki come professione il cui esercizio richieda alcuna iscrizione ad albi o elenchi, né come materia oggetto di insegnamento di programmi di istruzione ministeriali; per quanto riguarda l'insegnamento, sicuramente (se non è organizzato ed abituale) è possibile svolgerlo privatamente, al modo di lezioni private singole o di gruppo, utilizzando lo schema della prestazione occasionale e rilasciando relativa ricevuta (per approfondimento cliccare qui, si aprirà pagina in nuova finestra);
5 - le Regioni, non potendo (come ogni altra Regione) in alcun modo vietare l'attività di libero insegnamento del Reiki, consentono ad enti (quindi persone giuridiche e non singoli insegnanti persone fisiche) di accreditarsi presso il registro degli enti formatori al fine di avviare percorsi di formazione regionali e di rilasciare attestati.
6 - Le normative Regionali al riguardo emanate, se si tralascia la definizione di discipline bio-naturali, sono incostituzionali (di molte l'incostituzionalità è già stata dichiarata) e le parti che ne residuano, al momento, sono di difficile attuazione, dal momento che si tratta di norme-quadro che necessiterebbero di ulteriori specificazioni, in assenza delle quali la normativa è inapplicabile. Sebbene, nonostante le pronunce della Corte, gli elenchi siano stati mantenuti (specificando, per la Lombardia, che la loro iscrizione non è obbligatoria e non è condizione per esercitare), di fatto la loro esistenza è irrilevante.
7 - L'ente accreditato che intendesse organizzare un corso regionale, dovrebbe necessariamente organizzare un evento di durata pluriennale e comportante qualche migliaio di ore. All'esito di tutto ciò (ad un costo sicuramente maggiore di quello degli usuali corsi Reiki), le pronunce della Corte Costituzionale fanno sì che l'attestato rilasciato non conferisca alcun titolo preferenziale (rispetto a chi possiede il normale attestato-scrittura privata del suo Reiki Master) per l'esercizio professionale del Reiki, in quanto diversamente si tornerebbe a riconoscere alla Regione quel potere di definire le professioni che la Corte le ha negato.
A questo punto, ci si chiede, dove sta l'utilità di frequentare un corso triennale al costo di qualche migliaio di euro (attendendo che qualche ente disponga della logistica e della forza economica per organizzarlo e - non da ultimo - che vi siano persone interessate a frequentarlo) per entrare in possesso di una conoscenza che è nata semplice, semplice resta e la cui certificazione regionale è sostanzialmente irrilevante?
Questa è una delle ragioni per cui la maggior parte degli insegnanti si è risolta non fare nulla e ad operare esattamente come prima della loro introduzione, offrendo corsi al di fuori di ogni legame con il sistema regionale.
NORMATIVA REIKI
Sorge poi una domanda: per quale stile di Reiki potrà realizzarsi questa formazione regionale?
Il nostro reale problema, è che non si è ancora raggiunto un accordo su cosa sia Reiki, e che, anche una volta raggiunto un accordo, esistono centinaia di stili piuttosto differenti tra loro, alcuni più noti, altri perfettamente sconosciuti.
Come collocarli in questo progetto?
Sorge spontanea la domanda di cosa possa avvenire allorché (come ormai è prassi) vengano richiesti insegnamenti relativi ad altri stili di Reiki, specialmente quelli di recente introduzione e il cui insegnamento è più raro.
Non possono più ignorarsi i metodi recentemente introdotti, denominati "Reiki", ma spesso molto differenti dal metodo Usui (o anche Komyo) che per tanti anni sono stati unico oggetto di insegnamento in ogni scuola del mondo.
Probabilmente gli enti abilitati ad insegnare e rilasciare diplomi regionali, opereranno per i metodi Usui e Komyo, che caratterizzano l'insegnamento Reiki "tradizionale", per cui sono state definite le linee guida.
Ma per gli altri metodi, e per quelli che potranno ancora sorgere, con nuove denominazioni?
E' evidente che chi sia interessato ad imparare il Kundalini o il Vajra Tummo o il Violet Flame Reiki, non potrà apprenderlo in un corso regionale di Reiki, dal momento che trattasi di discipline il cui insegnamento segue altri canali.
Il problema, per chi non l'avesse intuito, è questo: non appena circola notizia che una legge (pur regionale) istituisce percorsi di formazione, da quel momento le persone interessate ad apprendere una disciplina (nel nostro caso il Reiki) iniziano a chiedere ad ogni scuola e ad ogni insegnante privato se il percorso "offra un diploma con valore legale".
La richiesta, pur fastidiosa in questo momento di novità normative (rimaste prevalentemente inattuate), è legittima. E quand'anche fosse rivolta ad un insegnante in qualche modo operante per conto di un ente formatore riconosciuto, è chiaro che per tutto ciò che non risulta possibile ricomprendere nel programma ufficiale, l'insegnante contattato sarà obbligato a dare risposta negativa e chiarire che sarà rilasciato il solito attestato sottoforma di scrittura privata.
Ancora, non potendo le leggi regionali sopprimere il tradizionale modo di insegnamento (quello del "Master" come persona, in qualità di insegnante privato), verranno a coesistere enti formatori (con relativi insegnanti affiliati) e Maestri indipendenti, freelance, che sono a tutti gli effetti liberi professionisti, legittimati ad esercitare ed incuranti di affiliarsi ad enti di formazione.
Si sarà in grado di spiegare alle persone i motivi di queste differenze, senza il rischio di essere considerati insegnanti "ciarlatani"?
Del resto, l'opportunismo manifestato da un potenziale allievo non va biasimato e deve essere compreso: è un'esigenza connaturata all'animo umano, soprattutto dell'uomo immerso nella società occidentale, in un periodo di crisi economica, e in cui ogni titolo di studio acquisibile è visto come una porta aperta in grado di portare verso nuove possibilità di lavoro e quindi di guadagno.
In realtà, soprattutto nel caso del Reiki, il quadro fattuale reale è molto differente da tali ambizioni, dal momento che ad oggi, ormai, non residuano più possibilità di esercitarlo (né come pratica, né con l'insegnamento) come attività lavorativa.
Reiki non è più un’attività da apprendere nella speranza di utilizzarla per lavorare e guadagnare il necessario per vivere, essendo ormai diffusa in ogni famiglia.
Quasi più nessuno, ormai, si rivolge ad un centro benessere o ad un operatore Reiki per richiedere un ciclo di trattamenti, potendoli agevolmente ricevere da parenti, amici, genitori o - alla peggio - potendo frequentare un corso di primo livello (al costo medio di 150 Euro e fruibile in un fine settimana) che permetterà ad ognuno di trattarsi da sé per tutta la vita.
Quale vantaggio derivi dal conseguire un attestato da una scuola, o associazione, che abbia conseguito la qualifica di Ente Formatore Regionale, ancora non è dato sapere.
A legittimare in qualche modo la competenza dell'insegnante ad impartire la formazione e le iniziazioni (che, si ricordi, sono vere e proprie cerimonie rituali) da sempre è il cosiddetto lignaggio, ovvero l'indicazione scritta (come di un albero genealogico) di tutta la catena del passaggio iniziatico dal fondatore Usui all'attuale insegnante. Tale è la modalità con cui, dalla nascita di Reiki, si è tramandata la successione degli insegnanti.
Per chi sia giunto a queste comprensioni e sia disposto ad aprirsi ad un insegnante che senta affine e consonante con il suo modo di procedere nel Sentiero, ogni tipo di regolamentazione (regionale o statale che sia) ed ogni tipo di valenza legale dell'attestato che potrà ricevere, si riveleranno per ciò che realmente sono: pura illusione, frutto dell'ego.
L'applicazione delle normative sopra indicate (e ci riferiamo soprattutto a quelle della Regione Lombardia) per il momento risulta ancora difficile, ed il cammino si rivela ancora lungo.
Chi senta l'esigenza di frequentare un corso di Reiki, sia molto onesto con se stesso e si domandi il motivo di questa scelta.
Se la motivazione è "Voglio farlo per me stesso, per lavorare sulla mia persona, intesa come corpo, emozioni, mente e spirito", in tal caso il problema della normativa non sussisterà, e qualunque attestato sarà rilasciato, sarà più che sufficiente.
Nemmeno ci si dovrà porre problemi ad utilizzare occasionalmente Reiki su parenti ed amici. Dal momento che la formazione è stata regolarmente conseguita da un soggetto che (per lignaggio energetico) era abilitato ad insegnare, vi sono i presupposti per poter operare su un soggetto consenziente, senza richiesta di compenso. Ogni e qualsiasi ottemperanza a norme disciplinanti la disponibilità di un locale idoneo, servizi ecc. sarà irrilevante, essendo dedicato all'esercizio in forma professionale.
Se, tuttavia, la motivazione fosse "Voglio farlo perché intendo farne il mio lavoro e vivere di questo", in tal caso (fermo restando che tale aspirazione sarà molto difficile a realizzarsi) è conveniente che l'aspirante allievo si metta alla ricerca di un ente formatore che sia in grado di rilasciare il diploma regionale di cui si fa menzione in queste normative.
Da parte di questa Scuola, non vi è e mai vi sarà l'intenzione di richiedere l'iscrizione nei suddetti elenchi, e ciò, anzitutto, per una questione di principio.
Reiki è libertà, è arte e scienza insieme, che è sopra ed oltre ogni tipo di tentativo di regolamentazione.
Reiki è anzitutto una via di auto-guarigione per se stessi e - per la sua stessa natura e "finalità" che si propone - non necessita, ma anzi, risulta probabilmente antitetico a qualunque esigenza (in chi voglia apprenderlo) di ottenere certificazioni riconosciute a livello statale o locale.
Neppure necessita dei requisiti (in primis, locale idoneo) che, al momento, le Camere di Commercio sembrano richiedere dopo aver assimilato la figura dell'operatore Reiki all'estetista. Reiki, a seconda delle circostanze, può essere eseguito anche in un salotto, con il ricevente seduto su una normalissima poltrona e senza necessità di spogliarsi; può addirittura essere inviato a distanza. Nella sua pratica, rivela la sua libertà e la sua evanescenza rispetto ad ogni tentativo di regolamentazione.
Ciò che mira alla fusione nel Tutto, non può - per sua stessa Natura - essere "catturato", normato e quindi limitato.
Per quanto, da alcuni punti di vista, appaia conveniente e finanche doveroso regolamentare il Reiki con una normativa ed istituire dei centri di formazione, ben pochi frutti potrà portare un tale lavoro.
Ciò, in quanto si vuole regolamentare qualcosa che - per sua stessa essenza, ma anche definizione - ne è oltre.
E' difficile non solo da comprendere, ma anche da connotare, che cosa si muova, chi si muova e cosa accada durante una reale sessione di Reiki volta all'aiuto ed alla "guarigione" (in tutti i sensi intesa) della persona.
Impossibile, anche dal nostro punto di vista, mettere a fuoco i componenti del fascio di energia multidimensionale che viene erogata, ma soprattutto comprendere cosa altro si attivi sia in chi dà che in chi riceve ed i sottili scambi che si instaurano.
Entra in gioco un sistema di dinamiche molto più vasto che la semplice fuoriuscita di "prana" dai chakra delle mani.
Lo comprende chi ha dedicato anni della propria vita a leggere ogni testo in argomento, a seguire corsi e videocorsi di guarigione energetica in discipline differenti dal reiki. Un po' di nebbia si dissolve dopo un paio d'anni, ma la sperimentazione è ancora tutta da fare, ed è individuale.
Trattasi di qualcosa che è diverso da situazione a situazione, da persona a persona.
Quale senso avrebbe, quindi, pretendere dei requisiti puramente formali inerenti la metratura del locale adibito ai trattamenti o alla presenza di servizi igienici costruiti in un determinato modo?
Ma è sul possesso di credenziali formative che emerge l'insensatezza più palese.
Se è difficile mettere a fuoco tutto ciò che si muove allorché Reiki produca dei piccoli o grandi "miracoli", l'abilità di essere Tramiti di tutto questo è in mano ad individui isolati che, sia per prerequisiti dell'Anima che incarnano, sia per il percorso fatto (a sua volta dipendente anche dal Karma) permette loro di "ricordare" o di aver potuto "imparare" quanto occorre, e che investe il campo comunemente definito "esoterismo" e "magico", perchè tali realtà sono coinvolte. Sempre.
Trattasi di un apprendimento personale, individuale, nella forma di "ricordi", "intuizioni" o "rivelazioni" che ciascuno riceve in modi unici e nei giusti tempi, spesso di decenni.
Un sapere la cui trasmissibilità deve restare celata, non con un segreto da tramandare a chi ne sia degno, ma proprio celata nella stessa persona che la riscopre in sé, la quale è ben consapevole che in ogni altro, al momento opportuno, tali consapevolezze emergeranno da sole.
A fronte di ciò, chiunque può comprendere come tutto ciò non sia ottenibile attraverso l'istituzione di scuole a largo raggio, né tantomeno di associazioni a livello nazionale.
Semmai tra i fondatori ed i membri vi fosse anche qualcuno in grado di muovere le energie in modo veramente efficace (e rispettoso di ogni sentiero evolutivo), sicuramente tra i membri ben pochi sarebbero all'altezza di attuare e comprendere tutto questo nei ristretti tempi che la prassi o le norme prevedono per ottenere un certificato di operatore.
Ancor prima, un tale Iniziato (pur a capo di una struttura accreditata) ben vedrebbe l'inutilità (per il probabile insuccesso) e l'inopportunità (per il rischio di utilizzi scorretti) di divulgare apertamente una tale conoscenza.
Resta sempre aperta la possibilità che un allievo iscritto a qualsiasi scuola (e quindi anche in un'associazione megagalattica) possa, da sè, aiutato da letture, confronti ed intuizioni personali, risvegliare antiche memorie di sapere in esso presenti e scoprirsi particolarmente "predisposto" a lavorare con le energie: vi è chi, dopo un normalissimo secondo livello reiki, riesce a modificare il tempo atmosferico.
Trattasi, tuttavia, di un'evenienza assolutamente inusuale e comunque svincolata dall'insegnante avuto o dall'ente formatore.
Per questo motivo, l'unica esigenza che può spingere ad affidarsi e ad accreditare grandi strutture, può essere quella di creare uniformità nei programmi di base, nell'addestramento preliminare che dovrebbe ricevere ogni operatore e che è necessario sia chiaro.
Tutto il resto (l'acquisizione delle vere consapevolezze, del reale controllo sulle Energie e delle comprensioni su quando, quanto e come possa essere intrapresa un'azione di aiuto che non si riduca ad un mero "sentire" intuitivo o ad un mero "ascolto" di frasi e voci di origine sconosciuta), tutto questo richiede decenni, ed è qualcosa di assolutamente avulso da un certificato regionale o di associazione nazionale.
Per questo, la tua guida può essere tanto l'ultimo insegnante arrivato e sconosciuto al mondo, quanto il più famoso: ciò che conta, al di là di un instradamento preliminare, è ciò che tu sei e vuoi essere.
Il resto, è gratificazione dell'ego, e da parte nostra, non parrebbe edificante consentire la partecipazione gratuita a coloro che avessero ritenuto di frequentare i corsi e ricevere le iniziazioni altrove, proprio al fine di essere insigniti di riconoscimenti di famose scuole o associazioni ritenute accreditate.
Per quanto gli intenti siano in parte anche lodevoli, e per quanto, gradualmente, vi possa essere la possibilità di raggiungere un assetto normativo più sensato di quello attuale, una cosa è certa: Reiki, come percorso volto anzitutto alla crescita personale, individualmente vissuto in modo unico da ciascuno e con un rapporto unico tra insegnante ed allievo, è qualcosa che sta Sopra ed Oltre le leggi umane, nel suo insegnamento come nella sua pratica.