Source: https://www.portalecompliance.it/fisco1.html
Timestamp: 2019-05-20 00:23:28+00:00
Document Index: 163809146

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 331', 'art. 2', 'art.2', 'sentenza ', 'art. 43', 'art. 57', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 28', 'art. 35', 'art. 2495', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 110']

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Con l'ordinanza n. 13771 del 30 maggio 2018 la Corte di Cassazione ha chiarito che l'assenza dell'autorizzazione a procedere all'accesso presso un'abitazione privata adibita promiscuamente allo svolgimento di un'attività commerciale non è sanata dalla consegna spontanea dei documenti da parte del contribuente. L'accesso e la conseguenza acquisizione documentale sono, quindi, da considerare illegittimi.
Il gruppo di lavoro Imprese Multinazionali, istituito nell’ambito della Giunta di Assonime, ha reso pubblico lo studio n. 17/2016 - <<Imprese multinazionali: aspetti societari e fiscali>>. Tra i diversi temi affrontati nel documento, si segnalano i seguenti: (i) cooperative compliance, (ii) corruzione internazionale, (iii) autoriciclaggio e false comunicazioni sociali, (iv) i reati fiscali "presupposto" del nuovo reato di autoriciclaggio.​​
Con riferimento al primo argomento, Assonime ha <<approfondito gli effetti dell’adesione al nuovo regime opzionale di adempimento collaborativo (c.d. cooperative compliance programme) introdotto dagli artt. 3 e ss. del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128. Si tratta di un nuovo istituto volto a realizzare forme di cooperazione rafforzata tra Agenzia delle Entrate e contribuenti dotati di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del c.d. rischio fiscale.>>
Lo studio n. 17/2016 ha evidenziato i punti ancora non chiari della disciplina, auspicando ulteriori chiarimenti da parte dell'Agenzia delle Entrate e l’abrogazione e/o la riformulazione in termini più chiari dell’art. 6, commi 3 e 4, del D.Lgs. n. 128 del 2015.
L'Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti in ordine al regime di adempimento collaborativo introdotto dal D.Lgs. n. 128/2015 e disciplinato da un apposito provvedimento del Direttore dell'Agenzia del 14.04.2016 con la circolare n. 38/E del 16.09.2016.
Tali chiarimenti fanno riferimento ai quesiti emersi nel corso del convegno “Adempimento collaborativo: nuova frontiera della compliance” tenutosi il 16 e 17 giugno 2016 a Roma, presso la Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate.
Il 14 aprile 2016 il Direttore dell'Agenzia delle Entrate ha approvato il Provvedimento prot. n. 54237/2016, recante <<Disposizioni concernenti i requisiti di accesso al regime di adempimento collaborativo disciplinato dagli articoli 3 e seguenti del decreto legislativo del 5 agosto 2015, n. 128>>.
Il Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate è stato commentato da Assonime con la circolare n. 14 del 22.04.2016.
La Legge di stabilità 2016 (Legge 28.12.2015, n. 208) ha modificato il regime del raddoppio dei termini di decadenza dell'accertamento tributario nel caso di reati tributari.
I commi da 130 a 132 dell’articolo unico della Legge di stabilità hanno, infatti, modificato la disciplina dei termini entro cui l’Amministrazione finanziaria è tenuta ad esercitare, a pena di decadenza, il potere impositivo. In particolare: (i) a partire dal 2016, è stata così eliminata la possibilità di raddoppio dei termini in presenza di violazioni configuranti reato, o meglio, comportanti obbligo di denuncia, ai sensi dell’art. 331, c.p.p., per uno dei reati previsti dal D.Lgs. n.74/2000; (ii) per gli atti di accertamento relativi alle annualità fino al 2015 è stato previsto un apposito regime transitorio, in base al quale la possibilità di raddoppio dei termini continua ad applicarsi ma esclusivamente in presenza di determinate condizioni, tra cui la circostanza che la notitia criminis sia presentata o trasmessa all’Autorità giudiziaria competente entro i termini ordinari di accertamento.Queste ultime condizioni riprendono quelle contenute nell’art. 2, D.Lgs. n.128/2015 (certezza del diritto).
La Legge n. 208/2016 non ha, tuttavia, riproposto la clausola di salvaguardia (a conferma degli avvisi di accertamento pregressi) contenuta nell’art.2, comma 3, D.Lgs. n.128/2015, che era stata appositamente introdotta per fare salvi gli effetti degli avvisi di accertamento e degli altri provvedimenti impositivi o sanzionatori notificati alla data di entrata in vigore del decreto sulla certezza del diritto (2 settembre 2015). Peraltro, la previsione di tale clausola era stata ritenuta inapplicabile dalla Commissione Tributaria Provinciale di Torino che, nella sentenza n. 2019/15 ha sancito l’illegittimità del raddoppio dei termini operato avvalendosi della menzionata clausola (quindi in virtù della presentazione di una denuncia penale a termine ordinario oramai scaduto), precisando che “la clausola di salvaguardia prevista dalla nuova normativa è inapplicabile poiché presenta, oltre all’evidente ed unico fine di tutela delle casse erariali, gravi profili di incostituzionalità in quanto configura un’ingiustificata disparità di trattamento tra contribuenti assoggettati a diversi termini di accertamento ed a diverse modalità di raddoppio degli stessi solo in conseguenza del momento in cui viene formulata la notizia di reato e/o del momento in cui hanno subito la notifica dell’avviso di accertamento”.
Con provvedimento del 10 novembre 2015, pubblicato nella sezione "Documentazione" del proprio sito web, l’Agenzia delle Entrate ha approvato il modello per esercitare l’opzione per il patent box; in tal modo i contribuenti potranno aderire al regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali.
Lo schema di comunicazione deve essere utilizzato per i primi due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014, mentre a partire dal terzo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 l’opzione dovrà essere comunicata nella dichiarazione dei redditi e decorrerà dal periodo d'imposta al quale la stessa dichiarazione si riferisce.
Nel disegno di legge S.2111 (attualmente in fase di discussione in Commissione al Senato) - "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)" - è inserita una disposizione che prevede che gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, effettuati tra il 15 ottobre 2015 e il 31 dicembre 2016, beneficeranno di una maggiorazione del 40 per cento del costo di acquisizione valevole per la definizione delle quote di ammortamento deducibili ai fini delle imposte sui redditi.
Si dovrà attendere una conferma di tale agevolazione, tenendo presente che, come detto, attualmente la norma si riferisce agli acquisti effettuati nel periodo 15 ottobre 2015 - 31 dicembre 2016.
Per scaricare gli atti parlamentari clicca qui.
<<Con avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 244 del 20 ottobre 2015 il Ministero dello Sviluppo economico ha comunicato l’avvenuta pubblicazione, sul proprio sito istituzionale, del decreto interministeriale 30 luglio 2015 relativo al c.d. "patent box", definendo l’ambito applicativo e le concrete modalità di calcolo dell’agevolazione fiscale.
Qui di seguito si riporta il comunicato stampa dello stesso Ministero, del 29 luglio 2015.
<<E’ stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, il decreto di attuazione del cosiddetto ‘Patent Box’, che permette una tassazione agevolata sui redditi derivanti dalle opere di ingegno (marchi e brevetti). Il provvedimento, che rientra nella strategia messa a punto dal Tavolo ‘Finanza per la Crescita, a cui partecipano le strutture dei due Ministeri, prevede una deduzione dal reddito pari al 30% nel 2015, al 40% nel 2016 e al 50% nel 2017.
Secondo il Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, i due provvedimenti rappresentano ‘’un ulteriore tassello del quadro delle iniziative finalizzate al rafforzamento delle imprese che il Governo ha preso da quando si è insediato. Soltanto in questo modo, infatti, il sistema Paese può cogliere tutte le opportunità che si stanno affacciando con i primi concreti segnali di ripresa dell’economia’’.>>
Per il testo del Decreto interministeriale clicca qui.
Vedi anche news dell'11.11.2015 (approvazione, del 10.11.2015, del modello per esercitare l’opzione per il patent box).
Il 22 settembre 2015, a completamento del pacchetto dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale (Legge 11 marzo 2014 n. 23), il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, ha approvato definitivamente cinque decreti legislativi. I testi approvati sono sostanzialmente invariati nei contenuti rispetto a quelli approvati dal Consiglio dei Ministri del 4 settembre 2015.
misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali;
stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale.
Entrato in vigore il 2 settembre 2015 il Decreto legislativo n. 128/2015 sulla certezza del diritto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto 2015. Tale provvedimento normativo - attuativo della legge delega fiscale n. 23 del 2014 - contiene la disciplina del nuovo regime dell'adempimento collaborativo (c.d. tax compliance), dell’abuso del diritto e dell’elusione fiscale nonché le nuove norme sul raddoppio dei termini per l’accertamento (clicca qui per scaricare il provvedimento).
Nel corso della riunione del 17 luglio 2015 il Consiglio dei Ministri si è riunito per il secondo esame preliminare di tre schemi di decreti legislativi attuativi della legge di riforma fiscale (legge 11 marzo 2014 n. 23), che delega il governo ad introdurre disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita. I provvedimenti hanno recepito gran parte delle indicazioni contenute nei pareri delle Commissioni parlamentari e sono tornati alle Camere per l’acquisizione dei pareri definitivi.
In particolare, si riporta qui di seguito uno stralcio del comunicato stampa del Governo relativo al Decreto sulla certezza del diritto, che conferma le disposizioni in materia di Tax compliance (per il testo integrale del comunicato clicca qui - per il testo dello schema di Decreto e della relazione illustrativa del Governo inviata alla Presidenza del Senato il 29 aprile 2015 clicca qui).
<< ... (omissis) ...
L’accesso al regime, su base volontaria, è subordinato al possesso da parte del contribuente di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi. Attraverso l’instaurazione di un regime di scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con imposizione di doveri a carico dell’Agenzia delle entrate e del contribuente si realizza anticipatamente un sistema di controllo per prevenire potenziali controversie fiscali.>>
Nella menzionata relazione illustrativa del Governo inviata alla Presidenza del Senato il 29 aprile 2015 si legge quanto segue (in rosso le parti considerate più rilevanti ai fini in esame):
<<Il rischio fiscale e la corporate governance
La Section 404 della Sarbanes-Oxley e il FIN 48 hanno determinato un profondo cambiamento nel modo in cui il top management delle grandi società guarda al fisco. In sostanza, il rischio fiscale diviene a pieno titolo uno dei settori sottoposti ai controlli interni di secondo livello, quelli tesi ad assicurare il rispetto della compliance.
Il ruolo del tax department e la sua missione sono stati rivisitati. All'enfasi assolutamente prevalente sul tax planning e sulla riduzione del carico fiscale effettivo si affianca l'attenzione per la tax compliance e per i rischi connessi al non corretto assolvimento degli obblighi fiscali, rischi di tipo sia patrimoniale che reputazionale.
L'assetto organizzativo muta: il tax department in precedenza tipicamente dipendeva dal CFO e faceva riferimento solo ad esso; ora spesso riferisce direttamente anche al CEO. In molti casi è previsto che riferisca periodicamente, per gli aspetti strategici, al Board. Diviene frequente che il Board assegni una esplicita missione al tax department e si occupi del suo funzionamento.
Vengono disegnati e posti in funzione sistemi di individuazione e gestione del rischio fiscale. Vengono impostate strategie generali di inimizzazione di questo tipo di rischio. Modelli di gestione del rischio fiscale sono ormai generalmente diffusi e sono parte integrante del funzionamento delle corporation. La materia è stata oggetto di diversi studi ed esiste ormai una letteratura sull'argomento.
Cambiano quindi la funzione e gli incentivi per il tax department. Come detto, al tradizionale tax planning volto alla minimizzazione del carico impositivo effettivo si affiance l'individuazione, il monitoraggio e la gestione del rischio di non compliance fiscale.
I controlli aziendali e la compliance fiscale in Italia
Anche i Italia nell'ultimo decennio sono state riviste profondamente le regole sui controlli aziendali, sulla scia delle iniziative assunte negli Stati Uniti e in altri paesi. Le società che si rivolgono al mercato sono assoggettate a regole di trasparenza e di strutturazione dei controlli interni, in conseguenza sia di diversi interventi normativi, sia di alcune importanti iniziative di autoregolamentazione. Questi processi hanno investito, in particolare, i principali intermediari finanziari.
I controlli nelle società quotate
Uno dei primi interventi sui controlli interni è stato realizzato con il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, che ha attribuito a società (quotate e non) e ad enti la responsabilità per i reati commessi nel loro interesse o a loro vantaggio. Il fulcro del sistema di responsabilità risiede nei modelli di organizzazione, gestione e controllo interni per la prevenzione delle violazioni. La filosofia di fondo è quella di controbilanciare la responsabilità per le violazioni con l'approntamento di modelli di controllo; l'adozione dei modelli resta facoltativa, ma esonera l'impresa dalle sanzioni.
Il compito di vigilare sull'osservanza e sull'aggiornamento del modello è affidato all'organismo interno di vigilanza (ODV). Nella pratica, l'ODV monitora nel continuo la solidità e l'efficacia al modello prescelto. L'organismo è informato dalle unità di line sugli eventi rilevanti, esterni e interni all'azienda, attraverso un sistema di segnalazioni. Esso si riferisce ai vertici sui risultati dei controlli svolti e presenta proposte di adeguamento del modello; partecipa all'esame del bilancio nell'ambito di incontri periodici con il Responsabile della funzione contabile e il collegio sindacale.
In alcuni modelli l'informativa sugli adempimenti fiscali entra nei report periodici destinati all'ODV. E' frequente l'idea che gli accertamenti emanati dalle Autorità fiscali possono rappresentare anomalie da segnalare immediatamente all'ODV. Benché la commissione di reati tributari non comporti, di per sé, la responsabilità delle società o dell'ente, è noto che alcuni reati fiscali possono correlarsi a fenomeni criminali complessi, quali il riciclaggio (nota 7: il riciclaggio è uno dei reati direttamente colpiti dal decreto 231).
L'attenzione verso il controllo dei rischi aziendali comporta inevitabilmente la necessità di monitorare l'attività di financial reporting, che è quella che origina i flussi informativi destinati a tutti gli stakeholder. ... (omissis) ...
Nel complesso, oggi in Italia il rischio fiscale non ha ancora raggiunto la maturità e la rilevanza che altri tipi di rischio rivestono nell'ambito dei controlli interni e del financial reporting. ... (omissis) ...
I controlli di compliance nelle banche
Il rischio di valutazione delle norme fiscali è stato recentemente inserito nell'area dei rischi da presidiare dalla funzione di compliance, con specifica disposizione dell'Autorità di vigilanza, con effetto dal 1° luglio 2014 (nota 13: Circolare n. 263 della Banca d'Italia).
Tenuto conto delle più recenti raccomandazioni OCSE, funzionali alla costruzione di un migliore rapport tra fisco e grandi contribuenti basato sul dialogo, sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione, piuttosto che sul confronto conflittuale, viene introdotto un regime ispirato ai principi del cooperative compliance già adottati con successo da amministrazioni fiscali estere. Gli obiettivi di un rapporto cooperativo, secondo l'OCSE, devono prevedere un impegno del contribuente a fornire volontariamente, o a richiesta, informazioni complete e tempestive sulle transazioni che presentano maggiori rischi fiscali o che possano suscitare potenziali divergenze interpretative. L'amministrazione, di contro, deve rispondere alle esigenze del contribuente di poter ottenere la risoluzione delle questioni fiscali più complesse in maniera tempestiva, equilibrata e definitiva e, in ciò, il rapporto deve essere caratterizzato da consapevolezza commerciale, imparzialità, proporzionalità, trasparenza e reattività. A tal fine è necessario che l'impresa disponga di un sistema di controllo interno per la gestione del rischio fiscale (cd. Tax Control Framework) che consenta l'autovalutazione preventiva dei rischi fiscali fornendo all'impresa una visione continua ed aggiornata della propria posizione che, se supportata da trasparenza nei rapporti con l'Amministrazione finanziaria, può contribuire ad eliminare, o quanto meno mitigare, le incertezze connesse alla gestione del rischio fiscale.
Coerentemente con tale modello di riferimento il decreto prevede che l'accesso al regime sia su base volontaria e sia subordinato al possesso, da parte del contribuente, di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale. Il rischio fiscale è qualificato quale rischio suscettibile di produrre danni patrimoniali o reputazionali, con particolare riferimento a situazioni che possono comportare violazioni dirette alla norma tributaria o nelle quali possa ravvisarsi incertezza interpretativa. Ovviamente ricadono a pieno titolo nei rischi fiscali tutte le operazioni che potrebbe configurare abuso del diritto/elusione.
In fase di prima applicazione, il regime è riservato ai contribuenti di maggiori dimensioni che conseguono un volume d'affari o di ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro.
... (omissis) ...>>
Nel Consiglio dei Ministri del 21 aprile 2015 è stato ripresentato lo schema di Decreto sulla certezza del diritto nei rapporti tra Fisco e contribuenti (già discusso il 24 dicembre 2014 e poi ritirato - v. sotto), che contiene ora norme in materia di abuso del diritto, raddoppio dei termini dell'accertamento nel caso di reati e di tax compliance/regime di adempimento collaborativo.
Il Decreto passa ora alle Camere per il prescritto parere.
Nella stessa seduta il Governo ha approvato, in esame preliminare, altri due Decreti attuativi della riforma fiscale:
decreto legislativo sulla trasmissione telematica delle operazioni IVA e di controllo delle cessioni di beni effettuate attraverso distributori elettronici (fatturazione elettronica);
decreto concernente misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese (recante norme in materia di ruling/accordi preventivi per le imprese con attività internazionale).
Qui di seguito si riporta il comunicato ufficiale pubblicato sul sito del Governo:
<<Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, ha approvato, in un nuovo esame preliminare, un decreto legislativo contenente disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2 della legge 23 del 2014. Il decreto legislativo ha la finalità di rafforzare la certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente in materia di abuso del diritto ed elusione fiscale, raddoppio dei termini per l’accertamento e tax compliance.
L’abuso del diritto e elusione fiscale si unificano in un unico concetto (inserendo un nuovo articolo nella legge sullo statuto del contribuente) che ha una valenza generale, con riguardo a tutti i tributi (imposte sui redditi e imposte indirette, fatta comunque salva la speciale disciplina vigente in materia doganale).
Il decreto introduce alcune novità in tema di termini di accertamento. A tutela del contribuente si prevede che il raddoppio dei termini in presenza di un reato penale sia possibile a condizione che la denuncia all’autorità giudiziaria da parte dell’Amministrazione finanziaria sia inviata entro i termini ordinari dell’accertamento. Il raddoppio non opera se la denuncia sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini. A normativa vigente, invece, l’amministrazione finanziaria può beneficiare del raddoppio anche se non è stata ancora inoltrata una formale denuncia, ovvero se la stessa è stata presentata oltre i termini ordinari .
Con lo stesso decreto viene istituito un nuovo schema di relazioni tra l’Agenzia delle Entrate e i contribuenti (tax compliance) denominato “Regime di adempimento collaborativo”, valevole in via di prima applicazione per le imprese di maggiori dimensioni.
L’accesso al regime, su base volontaria, è subordinato al possesso da parte del contribuente di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi. Attraverso l’istaurazione di un regime di scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con imposizione di doveri a carico dell’Agenzia delle entrate e del contribuente si realizza anticipatamente un sistema di controllo per prevenire potenziali controversie fiscali.>>
In via di prima applicazione il citato "Regime di adempimento collaborativo" si dovrebbe applicare - in maniera volontaria - alle imprese di maggiori dimensioni con fatturato superiore a 10 miliardi di euro.
Potranno accedere a questo regime le imprese che abbiano adottato un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi.
L’intento dichiarato è quello dello scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con lo scopo di prevenire potenziali controversie fiscali.
Il 13 marzo 2015 l'Agenzia delle Entrate ha emanato l'attesa Circolare n. 10/E, avente come oggetto <<Legge 15 dicembre 2014, n. 186, concernente “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”. Prime indicazioni relative alla procedura di collaborazione volontaria.>>
Qui di seguito si riporta l'indice del documento:
1. La collaborazione volontaria internazionale
1.1. Ambito soggettivo
1.2.1. Gli investimenti e le attività estere di natura finanziaria
1.2.2. I redditi connessi con gli investimenti e le attività estere di natura
finanziaria illecitamente detenuti all’estero
1.2.3. Gli imponibili non connessi con gli investimenti e le attività estere di
natura finanziaria illecitamente costituiti o detenuti all’estero
2. La collaborazione volontaria nazionale
2.1. Ambito soggettivo
2.2. Ambito oggettivo
4.1. Presentazione della richiesta di accesso alla procedura di collaborazione
4.2. Aspetti connessi alla richiesta di accesso alla procedura
4.3. Decesso dell’autore della violazione
5.1. I termini di decadenza per la contestazione delle violazioni in materia di
5.2. I termini di decadenza della potestà di accertamento nell’ambito delle
procedure di collaborazione volontaria
6.1. Determinazione delle sanzioni in materia di monitoraggio fiscale
6.2. Determinazione delle sanzioni in sede di accertamento
7. Effetti ai fini penali
8. Perfezionamento della procedura
9. La patologia della procedura
9.1. Il mancato perfezionamento della procedura
9.2. Profili connessi alla incompletezza degli elementi forniti dal contribuente>>
Con provvedimento del 30 gennaio 2015 l'Agenzia delle Entrate ha approvato il modello per la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria per l’emersione e il rientro di capitali detenuti all’estero e per l’emersione nazionale (voluntary disclosure), nonché il format per la redazione della relazione di accompagnamento e per la predisposizione della documentazione.
E' stato anche reso disponibile Il software Istanza di collaborazione volontaria (rev. 1.0.0 del 30.01.2015), che consente la compilazione del Modulo di Richiesta di Accesso alla Procedura di Collaborazione Volontaria, per gli anni dal 2004 al 2013, ai sensi dell’Articolo 1, commi 1 e 2, della legge 15 dicembre 2014, n. 186. Solo l'Agenzia delle Entrate fornisce il software di compilazione.
Può così partire l' "operazione voluntary disclosure".
Rispondendo ad alcuni quesiti posti dalla stampa specializzata, sempre con riferimento alla voluntary disclosure l'Agenzia delle Entrate ha tra l'altro chiarito, in sintesi, quanto segue:
il raddoppio dei termini per l'accertamento in caso di reati tributari e di attività detenute in Paesi Black list è applicabile in relazione a tutti i periodi d’imposta i cui termini per l’accertamento ordinario (ex art. 43, D.P.R. n. 600/1973 e art. 57, D.P.R. n. 633/1972), non fossero scaduti al momento di entrata in vigore del D.L. n. 78/2009;
il raddoppio dei termini per l'accertamento sussiste, poi, anche per le violazioni in materia di monitoraggio fiscale;
ove non ricorrano le condizioni previste dall'art. 5-quater del D.L. n. 167/1990 (non applicabilità del raddoppio dei termini per le attività di accertamento) per le attività detenute in Paesi Black List continuerà ad applicarsi il raddoppio dei termini sia per le attività di accertamento che per la contestazione delle violazioni in materia di monitoraggio fiscale;
il raddoppio stabilito dall’ultimo periodo dell’art. 12, D.L. n. 78/2009, sarà operativo (ricorrendo le condizioni di legge) per le violazioni commesse dopo l’entrata in vigore della norma, in ottemperanza al principio di legalità di cui all’art. 3, D.Lgs. n. 472/1997;
i "titolari effettivi" possono accedere alla voluntary disclosure dal 2013; le novità introdotte dalla L. n. 97/2013 - c.d. "Legge europea" - in materia di "titolare effettivo", effetto de moltiplicativo e applicazione del principio "look through" non possono trovare applicazione per le annualità oggetto di regolarizzazione anteriori al periodo d'imposta 2012;
i “soggetti collegati” da indicare nell’istanza di collaborazione sono i terzi rispetto alla procedura attivata dal singolo contribuente (es.: i soci o associati qualora il richiedente sia una società di persone o altro soggetto trasparente, per natura o per opzione, che aderisce alla procedura di collaborazione).
<<Al fine di promuovere l’adozione di forme di comunicazione e di cooperazione rafforzate
basate sul reciproco affidamento tra Amministrazione finanziaria e contribuenti, nonché di favorire
nel comune interesse la prevenzione e la risoluzione delle controversie in materia fiscale, è istituito
il regime di adempimento collaborativo fra l’Agenzia delle entrate e i contribuenti dotati di un
sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, inteso quale rischio di
operare in violazione di norme di natura tributaria ovvero in contrasto con i principi o con le finalità
dell’ordinamento tributario. >>
<<1. Il contribuente che aderisce al regime deve essere dotato, nel rispetto della sua autonomia di
scelta delle soluzioni organizzative più adeguate per il perseguimento dei relativi obiettivi, di un
efficace sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, inserito nel
contesto del sistema di governo aziendale e di controllo interno. Fermo il fedele e tempestivo
a) una chiara attribuzione di ruoli e responsabilità ai diversi settori dell’organizzazione dei
contribuenti in relazione ai rischi fiscali;
b) efficaci, procedure di rilevazione, misurazione, gestione e controllo dei rischi fiscali il cui
rispetto sia garantito a tutti i livelli aziendali;
c) efficaci procedure per rimediare ad eventuali carenze riscontrate nel suo funzionamento e attivare
le necessarie azioni correttive.
2. Il sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale prevede, con
cadenza almeno annuale, l’invio di una relazione agli organi di gestione per l’esame e le valutazioni
conseguenti. La relazione illustra, per gli adempimenti tributari, le verifiche effettuate e i risultati
emersi, le misure adottate per rimediare a eventuali carenze rilevate, nonché le attività pianificate.>>
Il Decreto sulle semplificazioni fiscali (D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175, in G.U. n. 277 del 28.11.2014) ha eliminato la responsabilità solidale dell'appaltatore per le ritenute fiscali sui redditi da lavoro dipendente (dovute dall'appaltante); la responsabilità per l'IVA era stata già eliminata con la Legge n. 98/2013, di conversione del D.L. n. 69/2013).
L'art. 28 di questo provvedimento ha, infatti, abrogato l'art. 35, commi da 28 a 28-ter del D.L. n. 223/2006.
Per mitigare l'effetto dell'abrogazione è stata inserita la previsione per cui ai soli fini della liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e dei contributi, l'estinzione della società di cui all'art. 2495, c.c. Ha effetto decorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese.
L'Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) ha pubblicato un documento, , in consultazione sino al 14 gennaio 2015, che contiene modifiche alle linee guida OCSE sul transfer pricing in tema di servizi infragruppo a basso valore aggiunto (Discussion Draft "BEPS Action 10: proposed modifications to chapter VII of the transfer pricing guidelines relating to low value-adding intra-group services").
La sentenza della Corte di Cassazione n. 8849 del 16 aprile 2014 conferma l'applicabilità del principio generale del "valore normale" (art. 9, TUIR) al cd. "transfer pricing domestico" (o "interno"), in analogia a quanto previsto per il "transfer pricing internazionale" dall'art. 110, TUIR.