Source: http://www.siamoarischio.org/oltre-il-carcere/la-messa-alla-prova/
Timestamp: 2018-11-20 13:36:43+00:00
Document Index: 155170695

Matched Legal Cases: ['art. 550', 'art 168', 'art. 464', 'art. 168', 'sentenza ', 'art. 168']

LA MESSA ALLA PROVA – Siamoarischio
E’ una modalità alternativa di definizione del processo, attivabile sin dalla fase delle indagini preliminari, mediante la quale è possibile pervenire ad una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato, laddove il periodo di prova cui acceda l’indagato / imputato, ammesso dal giudice in presenza di determinati presupposti normativi, si concluda con esito positivo.
‘Messa alla prova’ è stata introdotta dalla legge 28/04/2014, n. 67, sulla spinta di due motivi:
1) per rispondere concretamente alle richieste europee sulla necessità di riformare il sistema sanzionatorio, incentrato sulla detenzione inframuraria
2) per ovviare alle criticità del sistema penale, riconducibili sostanzialmente all’inflazione procedimentale e al sovraffollamento carcerario
QUALI SONO LE CONDIZIONI DELL’AMMISSIBILITA’ DELL’ISTITUTO?
Per l’ammissibilità dell’istituto sono necessari
Presupposti applicativi oggettivi
Presupposti applicativi soggettivi
Formalmente, occorre che sia l’indagato/imputato a formulare la richiesta, oralmente o per iscritto, personalmente o tramite un procuratore speciale.
Inoltre, tale richiesta dev’essere accompagnata da un programma di trattamento elaborato dall’Ufficio esecuzione penale esterna competente per territorio
La richiesta è presentabile quando si riferisce a un reato punito con la pena pecuniaria o con la pena detentiva fino a 4 anni, ovvero a un reato che rientra fra quelli previsti dall’art. 550, comma 2, c.p.p. di competenza del tribunale monocratico con citazione diretta a giudizio.
(Si precisa che, ai fini della individuazione dei reati per i quali è ammessa la sospensione del procedimento con messa alla prova, occorre avere riguardo esclusivamente alla pena edittale massima prevista per la fattispecie base, prescindendo dalla contestazione delle circostanze aggravanti, ivi comprese quelle per le quali la legge prevede una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.)
Presupposti soggettivi:
La domanda può provenire solo da chi non sia stato dichiarato delinquente o contravventore abituale, professionale o per tendenza, da colui al quale non sia stata già concessa e poi revocata, ovvero da colui al quale non sia stata concessa con esito negativo.
TERMINI PER LA RICHIESTA E VALUTAZIONE DEL GIUDICE
La richiesta di ammissione alla sospensione del processo con messa alla prova può essere avanzata non solo dopo l’esercizio dell’azione penale, ma anche prima.
Nel corso delle indagini preliminari, la richiesta deve essere presentata alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari il quale deve trasmetterla al pm per il parere. Qualora il parere sia positivo, il pubblico ministero deve trasmettere il fascicolo unitamente alla formulazione dell’imputazione al giudice affinché fissi l’udienza in camera di consiglio e ne dia avviso alle parti e alla persona offesa che ha diritto di essere citata e sentita, pena la possibilità di esperire ricorso per cassazione.
Ai fini della valutazione il giudice utilizza gli atti contenuti nel fascicolo a sua disposizione nella fase del processo in cui si trova, ciò che viene prodotto dall’interessato, ciò che viene raccolto e offerto dall’Ufficio esecuzione penale esterna nel corso delle indagini socio familiari e delle relative valutazioni, nonché i risultati degli accertamenti eventualmente disposti d’ufficio.
Qualora ritenga che non ricorrano i presupposti emette un’ordinanza reiettiva. Qualora invece ritenga che ricorrano tutti i presupposti, emette un’ordinanza ammissiva.
In quest’ultimo caso, si dispone la sospensione del processo per un periodo che non può essere superiore a
-1 anno quando si tratti di reati puniti con pena pecuniaria,
-2 anni quando si tratti di reati puniti con pena detentiva.
LA MESSA ALLA PROVA IN CONCRETO
Nel momento in cui si predispone la messa alla prova, l’indagato/imputato deve svolgere gli impegni indicati nel programma predisposto da lui stesso insieme all’ufficio esecuzione penale esterna (UEPE) competente per territorio (quello del luogo di residenza o domicilio dell’indagato imputato). Questo programma dev’essere stato ritenuto idoneo dal giudice o da questi modificato con il consenso dell’interessato.
Lo svolgimento della prova viene monitorato dall’Uepe stesso che può anche essere promotore di modifiche, abbreviazioni o della revoca della messa alla prova. Inoltre, fa da mediatore con il giudice a cui invia delle relazioni intermedie e una relazione finale.
-La messa alla prova deve consistere in
1) condotte che eliminino le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, e anche il risarcimento del danno dallo stesso cagionato ( art 168-bis c.p)
2) un programma che valuti anche la possibilità di condotte che promuovano la mediazione con la persona offesa (art. 464-bis, comma 4, lett. c) qualora la stessa sia disponibile a intraprendere il percorso di mediazione con l’imputato.
La condicio sine qua non dell’ammissione all’istituto è tuttavia costituita dal lavoro di pubblica utilità ovvero (art. 168-bis, comma 3, c.p.) da una prestazione non retribuita in favore della collettività, da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le aziende sanitarie o presso enti od organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.
Al termine del periodo di messa alla prova, il giudice valuta la relazione trasmessagli dall’Uepe sul
decorso e sull’esito della prova stessa. In seguito, il giudice può:
1) Ritenere che la prova ha conseguito i risultati prefissati e quindi pronunciare una sentenza che dichiara il reato estinto (senza tuttavia pregiudizio per l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie che rimangono di competenza dell’autorità amministrativa) (art. 168-ter c.p.).
2) Ritenere che la prova non ha raggiunto i risultati prefissati e quindi disporre che il processo riprenda il suo corso dalla fase in cui si è sospeso. Se quindi il processo termina con condanna definitiva, il pm deve comunque detrarre dalla pena un periodo corrispondente a quello della prova eseguita.
LA MESSA ALLA PROVA PUO’ ESSERE REVOCATA?
Si, in 3 casi:
1) grave o reiterata violazione del programma di trattamento o delle prescrizioni imposte; una violazione è grave se deriva da un manifesto disinteresse per la buona riuscita del programma, mentre è reiterata se ripetuta in diverse occasione.
2) rifiuto alla prestazione del lavoro di pubblica utilità;
3) commissione durante il periodo di prova, di un nuovo delitto non colposo ovvero di un reato della stessa indole di quello per cui si procede.
In presenza di una di queste situazioni, il giudice, su richiesta di parte ovvero di propria iniziativa, può disporre la revoca della prova fissando a tal fine apposita udienza camerale.