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Timestamp: 2020-05-26 01:16:04+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 12481 del 16/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12481 del 16/06/2016
Cassazione civile sez. II, 16/06/2016, (ud. 24/05/2016, dep. 16/06/2016), n.12481
sul ricorso 519/2012 proposto da:
ROMA, VIA XX SETTEMBRE 3, presso lo studio dell’avvocato MICHELE
SANDULLI, rappresentato e difeso dall’avvocato MICHELE CHIANESE;
CONDOMINIO (OMISSIS), (OMISSIS),
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANCONA 20, presso lo studio
dell’avvocato RAFFAELLA CLARONI, rappresentato e difeso
dall’avvocato FRANCO SALMORIA;
avverso la sentenza n. 1620/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
uditi gli Avvocati Chianese e Salmoria;
Con atto di citazione notificato il 7 maggio 1996 P.D. impugnava davanti al Tribunale di Montepulciano la Delib. di approvazione del rendiconto di gestione del Condominio (OMISSIS) relativo al periodo 1 maggio 1995 –
30 aprile 1996, chiedendone l’annullamento per essere state poste a suo carico spese non dovute.
Il Tribunale di Montepulciano, nel contraddittorio delle parti, con sentenza n. 131/1999 respingeva la domanda dell’attore, con condanna alle spese di lite.
P.D. proponeva appello, chiedendo la riforma della sentenza impugnata.
La Corte di Appello di Firenze con sentenza n. 723/2002 rigettava l’appello e condannava P.D. a rifondere le spese di lite.
Avverso la indicata sentenza della Corte di Appello di Firenze proponeva ricorso per cassazione P.D., articolandolo su quattro motivi.
La Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 17925/2007, dopo aver rigettato altre censure, accoglieva il secondo motivo di ricorso, concernente l’incapacità dei condomini a testimoniare, e relativo al punto del rendiconto che onerava il P. del pagamento della somma di Euro 35,22, per spese di manutenzione della piscina. Perciò la Suprema Corte rinviava la causa alla Corte d’Appello di Firenze, rimettendo ad essa anche la liquidazione delle spese.
La Corte di Appello di Firenze, con sentenza n. 1620/2010, avendo il Condominio restituito al P. le somme incassate per le spese processuali delle due sentenze dei gradi merito, nonchè (“pro bon pacis”, precisano i giudici di rinvio) i 35 Euro di spese condominiali rimaste in contestazione, dichiarava cessata fra le parti la materia del contendere, compensava fra di loro le spese dei precedenti gradi di giudizio e condannava P.D. a rifondere le spese di lite del giudizio di rinvio.
La corte territoriale motivava la propria decisione in ordine alle spese di lite in quanto P.D. era risultato prevalentemente soccombente con riguardo a tutti i profili della controversia diversi dai 35 Euro delle spese per la piscina.
P.D. propone ricorso per cassazione contro la summenzionata sentenza sulla base di due motivi.
Ricorrente e controricorrente hanno presentato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c., rispettivamente in data 20 aprile 2016 e 13 maggio 2016.
1. Il Condominio (OMISSIS) ha eccepito l’inesistenza – nullità della notifica del ricorso in quanto notificato al proprio difensore non presso il domicilio eletto nel giudizio di rinvio, sito in (OMISSIS), ma presso diverso indirizzo, per l’esattezza in (OMISSIS).
La doglianza ve respinta.
Infatti, il ricorso risulta essere stato ricevuto, comunque, dal difensore del condominio resistente, seppure la notifica non sia stata eseguita nel domicilio eletto, sicchè essa non può ritenersi effettuata presso persona e in luogo non aventi alcun riferimento con il destinatario dell’atto e, pertanto, non è inesistente ma solo nulla Ne consegue che la predetta nullità è sanata in quanto l’intimato ha comunque svolto la propria attività difensiva con la notifica del controricorso.
2. Con il primo ed il secondo motivo, che possono essere trattati congiuntamente stante la loro stretta connessione, P.D. lamenta l’erroneità della pronuncia di condanna alle spese del giudizio di rinvio, nonchè la violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 112 c.p.c., in quanto la corte territoriale aveva posto a suo carico le spese di lite del detto giudizio, ritenendolo erroneamente soccombente, e, infine, l’omessa o insufficiente o contraddittoria motivazione, poichè non si evincevano dalla lettura della sentenza le ragioni della sua condanna alle spese di lite.
In materia di spese giudiziali, il sindacato di legittimità trova ingresso nella sola ipotesi in cui il giudice di merito abbia violato il principio della soccombenza ponendo le spese a carico della parte risultata totalmente vittoriosa, e ciò vale sia nel caso in cui la controversia venga decisa in ognuno dei suoi aspetti, processuali e di merito, sia nel caso in cui il giudice accerti e dichiari la cessazione della materia del contendere e sia, perciò, chiamato a decidere sul governo delle spese alla stregua del principio della cosiddetta soccombenza virtuale (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 14023 del 27/09/2002).
Peraltro, proprio qualora un giudizio sia stato definito con sentenza dichiarativa della cessazione della materia del contendere comprensiva di condanna alle spese a carico di una delle parti, è ammissibile il ricorso per cassazione proposto dalla parte soccombente rispetto al capo della decisione concernente le spese del giudizio; e in questo caso, oggetto del giudizio di cassazione sarà la verifica della correttezza della attribuzione della qualità di soccombente, attraverso il riscontro dell’astratta fondatezza delle ragioni dell’opposizione proposta dal ricorrente per cassazione (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 10998 del 14/07/2003). Il ricorrente contesta la soccombenza virtuale accollatagli dalla Corte di Firenze in sede di rinvio, ritenendo che tale valutazione andasse compiuta soltanto sull’esito del giudizio relativo alla voce “spese varie”, oggetto dell’annullamento reso in sede di legittimità, nonchè alla luce della sua pretesa di restituzione delle spese di lite corrisposte per i primi due gradi del processo.
La prospettazione offerta dal ricorrente non ha fondamento.
In tema di spese processuali, piuttosto, il giudice del rinvio, cui la causa sia stata rimessa anche per provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, si deve attenere al principio della soccombenza applicato all’esito globale del processo, piuttosto che ai diversi gradi del giudizio ed al loro risultato, sicchè non deve liquidare le spese con riferimento a ciascuna fase del giudizio, ma in relazione al risultato finale della lite, con la conseguenza che può legittimamente pervenire ad un provvedimento di compensazione delle dette spese, totale o parziale, ovvero condannare la parte vittoriosa nel giudizio di cassazione e, tuttavia, complessivamente soccombente (Cass., Sez. 1, Sentenza n. 20289 del 9 ottobre 2015).
Nella specie, la corte territoriale ha valutato che il ricorrente fosse risultato complessivamente soccombente nei vari gradi di giudizio ed ha disposto la compensazione delle spese dei gradi di giudizio precedenti solo in ragione dell’espressa istanza in tal senso del condominio resistente, benchè, in base al principio della soccombenza, P.D. avrebbe dovuto essere condannato a rifondere le spese di lite.
La condanna alle spese del giudizio di rinvio è stata disposta, invece, perchè richiesta dal condominio resistente e sempre in applicazione del principio per il quale la soccombenza va valutata con riguardo al risultato complessivo della controversia.
Peraltro, si osserva che, oltre ad essere state respinte nei vari gradi di giudizio la maggior parte delle doglianze di P. D., quest’ultimo è risultato soccombente pure in quello di rinvio, avendo egli chiesto la condanna di controparte a rifondere le spese dei precedenti tre gradi di giudizio, con riferimento ai quali, invece, la corte territoriale ha, come detto, rilevato la soccombenza del ricorrente e disposto la compensazione domandata dal Condominio (OMISSIS).
In ordine alle denunce di difetto motivazionale, si consideri pure come in tema di spese processuali, l’identificazione della parte soccombente vada rimessa al potere discrezionale del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 9631 del 16/06/2003; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 4371 del 07/04/2000).
4. Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese del giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.