Source: https://www.laleggepertutti.it/197940_vendita-auto-che-valore-ha-la-trascrizione-al-pra
Timestamp: 2018-08-14 11:15:18+00:00
Document Index: 57894765

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 476', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ']

Quando avviene il passaggio di proprietà di un’auto se non è stato ancora trascritto al pubblico registro automobilistico presso l’Aci?
Hai firmato un contratto con cui hai veduto la tua vecchia auto a un’altra persona, ma questa non ha ancora effettuato il passaggio di proprietà al Pra, nonostante la legge gli imponga di farlo entro 60 giorni. Sai bene che, stando così le cose, toccherà a te pagare le eventuali multe prese dal nuovo proprietario del veicolo così come le richieste del bollo auto arriveranno al tuo indirizzo. Il tuo avvocato ti ha detto che puoi sempre attivare una pratica di “perdita del possesso” con la quale evitare tali conseguenze. Ma vorresti fare di più: visto che la procedura non è stata ancora ultimata vuoi riprenderti la tua vecchia auto. A tuo modo di vedere, infatti, se non viene formalizzato il passaggio di proprietà all’Aci, sei ancora titolare del veicolo (del resto, perché mai ti arriverebbero le multe e le cartelle per il bollo)? Ebbene, se anche tu stai pensando nello stesso modo, sappi che sbagli di grosso. Difatti, qualora dovessi riprenderti l’auto – magari perché hai conservato una copia della seconda chiave – commetteresti un reato. Perché mai? Per spiegarlo bisogna chiarire che valore ha la trascrizione al Pra in caso di vendita dell’auto. E l’occasione per farlo ce la dà una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.
I pubblici registri immobiliari hanno una funzione di “pubblicità notizia”
Esistono due tipi di pubblici registri: quelli dei beni immobili (tenuto dall’Ufficio del territorio presso l’Agenzia delle Entrate) e quello dei beni mobili registrati come auto e moto (tenuto dall’Aci che si occupa del cosiddetto Pra, il Pubblico Registro automobilistico). Questi registri però – contrariamente a quanto spesso si crede – hanno una semplice funzione di «pubblicità»: servono cioè a rendere conoscibili a tutti (e, quindi “pubblici”) le vicende relative a detti beni come, ad esempio, le vendite, le donazioni, i pignoramenti, ecc. La trascrizione in sé dell’atto non crea alcun effetto giuridico atteso che tale effetto si è già verificato in precedenza in virtù di un diverso atto.
Ci sono 60 giorni di tempo per formalizzare il passaggio di proprietà dell’auto all’Aci con la trascrizione al Pra
Un esempio chiarirà meglio come stanno le cose. Immaginiamo di vendere una casa e di recarci dal notaio per firmare il rogito insieme all’acquirente. Anche se, nei giorni successivi, il notaio andrà a trascrivere l’atto di compravendita nei pubblici registri immobiliari, la vendita si è già perfezionata: essa infatti si formalizza e si completa nel momento stesso della firma del contratto definitivo, quello appunto presso il notaio. Lo stesso vale anche per le automobili. È l’atto di vendita in sé, autenticato dal pubblico ufficiale (ad esempio il funzionario del Comune) che vale come cessione del bene ed è da questo momento – e non dalla sua successiva trascrizione al Pra – che si trasferisce la proprietà del bene. La formalità realizzata tramite l’ACI serve per consentire alla collettività di sapere, in qualsiasi momento, chi è l’attuale proprietario del mezzo. Si tratta comunque di una comunicazione obbligatoria (come abbiamo detto va fatta entro 60 giorni dall’autentica sull’atto di vendita) in quanto ha lo scopo di realizzare la funzione che le è propria di dare a tutti notizia (pubblicità) del passaggio di proprietà. Quindi, chi vende un’auto non può più riprendersela in un successivo momento anche se non è ancora avvenuta la trascrizione della vendita al Pubblico Registro automobilistico.
È reato riprendersi l’auto anche se il passaggio di proprietà non è stato formalizzato all’Aci
Sulla scorta di ciò, la Cassazione ricorda che la dichiarazione di vendita risultante dalla trascrizione della scrittura privata al Pra costituisce una semplice presunzione dell’avvenuto trasferimento del diritto di proprietà, ma non ha alcuna portata in termini di prova del momento di perfezionamento del contratto, individuabile solo sulla base del consenso delle parti. In altre parole, «la dichiarazione unilaterale di vendita è un atto di natura ricognitiva del negozio già perfezionatosi anteriormente».
[1] Cass. ord. n. 5667/2018 del 9.03.2018.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 10 ottobre 2017 – 9 marzo 2018, n. 5667
La Deutsche Bank ha ottenuto decreto ingiuntivo per Euro 8.392,42 nei confronti di Autoprima a titolo di restituzione del finanziamento erogato dalla opposta in forza dell’accordo di convenzionamento concluso con la concessionaria, relativamente all’acquisto di un’autovettura da parte di C.G. .
Il finanziamento è stato erogato il 5/6/2001, giorno della morte del C. .
La trascrizione della scrittura privata autenticata del 6/6/2001, nella quale veniva dichiarato dalla s.r.l. AP di aver venduto il veicolo al C. e di averlo consegnato al figlio, è intervenuta il giorno 8/8/2001.
Il giudice di primo grado ha revocato il decreto ingiuntivo ritenendo che il contratto di vendita si fosse perfezionato il 5/6. La Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado ritenendo che non vi fosse prova dell’avvenuta vendita il 5/6/2001 ma dovesse ritenersi perfezionato il contratto solo il giorno dopo (quando l’acquirente era già defunto) mediante l’autenticazione notarile della scrittura privata. In tale data tuttavia la vendita doveva ritenersi nulla perché l’acquirente era già morto. Pertanto, poiché il rivenditore è obbligato in via esclusiva verso il finanziatore in ordine all’importo oggetto di finanziamento fino a che la vendita non si sia perfezionata (in virtù del contratto di convenzionamento) l’opposizione a decreto ingiuntivo veniva rigettata.
Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione, la s.r.l. A.P. con due motivi. Ha resistito con controricorso Deutsche Bank. La parte ricorrente ha depositato memoria.
Nel primo motivo viene dedotta la violazione dell’art. 6 r.d.l. n. 1834 del 1923 per aver desunto la data del perfezionamento della vendita da quella relativa alla dichiarazione di vendita contenuta nell’atto di trascrizione presso il P.R.A., risultando, invece, nella stessa dichiarazione trascritta che il consenso (produttivo di effetti traslativi) era di qualche giorno prima.
Nel secondo motivo viene dedotta la violazione dell’art. 476 cod. civ. nonché il vizio di motivazione per l’erronea interpretazione dell’art. 12 del contratto di convenzionamento e per la conseguente erronea affermazione della legittimazione passiva della s.r.l. A.P..
Il collegio non condivide la proposta del relatore alla luce delle considerazioni che seguono.
Il primo motivo è manifestamente fondato. La Corte d’Appello ha desunto esclusivamente dalla data della dichiarazione di vendita, così come risultante dalla trascrizione, il dies del perfezionamento del contratto, senza considerare che tale dichiarazione e la successiva trascrizione costituiscono presunzione semplice esclusivamente dell’intervenuto effetto traslativo (Cass. 21055 del 2006; 13844 del 2015) ma non hanno alcun rilievo probatorio in ordine al momento perfezionativo del contratto che si fonda esclusivamente sul consenso delle parti. La dichiarazione unilaterale di vendita è un atto di natura ricognitiva del negozio già perfezionatosi anteriormente. Ne consegue che con la sua produzione spetta alla parte che esclude la preesistenza del contratto, di fornirne la prova contraria.
In conclusione il ricorso deve essere accolto, la sentenza cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Milano perché, nell’osservanza del principio di diritto sopra affermato, proceda ad accertare se e quando si è formato il consenso tra le parti della compravendita regolando anche le spese.
Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Milano in diversa composizione, anche per le spese.