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Timestamp: 2019-02-16 18:13:37+00:00
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Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 17 febbraio 2014, n. 7363. Stupefacenti: la fattispecie di lieve entità dopo il Decreto svuota-carceri - Renato D'Isa
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Sentenza 17 febbraio 2014, n. 7363
Dott. SIRENA Pietro A – Presidente –
Dott. CIAMPI F. – rel. Consigliere –
Dott. VITELLI CASELLA Luca – Consigliere –
F.N.A. N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza della CORTE D’APPELLO DI CALTANISETTA in data 11 ottobre 2012;
sentite le conclusioni del PG in persona della dott.ssa Maria Giuseppina Fodaroni che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso e per il ricorrente l’avvocato Mazzara Bologna Filippo che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
1. Con sentenza in data 11 ottobre 2012 la Corte d’appello di Caltanissetta, in parziale riforma della sentenza resa dal Tribunale di Nicosia in data 12 ottobre 2010, appellata dall’imputato, riconosceva allo stesso la circostanza attenuante ad effetto speciale di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 e per l’effetto rideterminava la pena in anni tre e mesi otto di reclusione.
Il F. era stato tratto a giudizio per rispondere di plurime violazioni del citato art. 73 per aver acquistato ed offerto in vendita sostanza stupefacente del tipo cocaina.
2. Avverso tale decisione propone ricorso a mezzo del proprio difensore l’imputato deducendo la nullità della sentenza per violazione di norme processuali ex art. 606 c.p.p., comma 1 lett. b) e c) in relazione agli artt. 178 e ss. e 552 c.p.p.; la nullità della sentenza per violazione di norme processuali ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c) in relazione agli artt. 125 e 267 c.p.p.;
la nullità della sentenza per violazione di norme processuali ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c) in relazione all’art. 195 c.p.p.;
la nullità della sentenza per violazione di norme processuali ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c) in relazione all’art. 495 c.p.p., comma 4 bis; la nullità della sentenza per violazione di norme processuali ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c) in relazione agli artt. 192 e 546 c.p.p.; la nullità della sentenza per violazione di norme processuali ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) in relazione all’art. 133 c.p..
3. E’ stato recentissimamente adottato, nelle forme della decretazione d’urgenza, un articolato intervento normativo (il D.L. 23 dicembre 2013, n. 146 in G.U. 23 dicembre 2013, n. 300) riguardante tra l’altro i reati concernenti le sostanze stupefacenti.
In particolare l’art. 2, lett. a) del decreto – significativamente rubricato ai fini di quanto si rileverà in prosieguo “Delitto di condotte illecite in tema di sostanze stupefacenti o psicotrope di lieve entità” – modifica il D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5, che prevede pene inferiori per i reati in materia di stupefacenti configurati nello stesso articolo, qualora i fatti contestati possano essere considerati di lieve entità in forza dei parametri contemplati nello stesso comma.
4. Nè può trascurarsi la ratio complessiva della novella, alla cui base vi è infatti il desiderio di ridurre la presenza nella popolazione carceraria dei tossicodipendenti, assai spesso detenuti a seguito della commissione di fatti concernenti gli stupefacenti di contenuta gravità e dunque facilmente inquadrabili nello schema dell’art. 73, comma 5.
La nuova previsione normativa, comportando una pena edittale inferiore è indubbiamente più favorevole per l’imputato, con la conseguenza della sua immediata applicazione ex art. 2 c.p., comma 4.
Tanto considerato, osserva la Corte: ratione temporis al reato contestato all’imputato si applica, quanto al regime prescrizionale, la disciplina introdotta dalla L. n. 251 del 2005, che come è noto non tiene conto dell’eventuale riconoscimento di circostanze attenuanti. In tal senso fatti il cui termine ordinario era calibrato in precedenza sul massimo edittale di pena prevista per la fattispecie “base” (vent’anni), vede ora maturare la causa estintiva in sei anni ovvero, tenendo conto del termine prorogato, al massimo in sette anni e sei mesi.
Nella specie risalendo il reato al periodo tra il mese di maggio ed il 1 ottobre 2004, ed anche avuto riguardo ai periodi di sospensione (per il 1^ grado dall’11.2 al 17.3.2009; dal 16.12.2009 al 2.2.2010;
dal 2.2.2010 al 31.3.2010 nonchè di ulteriori sessanta giorni per il 2^ grado) detto termine è ampiamente maturato.
Non sussistendo profili di inammissibilità nè, alla luce delle decisioni di merito, i presupposti per l’applicazione dell’art. 129 c.p.p. ai fini di un proscioglimento; la gravata sentenza va annullata senza rinvio per essere il reato ascritto al F. estinto per intervenuta prescrizione.
Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2014.
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 9 aprile 2014 n. 15906....