Source: http://www.lavoropubblicheamministrazioni.it/professionalita-universita-sez.-lav-10-gennaio-2019-n-426
Timestamp: 2019-08-23 05:45:54+00:00
Document Index: 12532780

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 75', 'art. 76', 'art. 15', 'art. 437', 'art. 45', 'art. 116', 'sentenza ', 'art. 115', 'art. 214', 'art. 71', 'art. 75', 'art. 64', 'art. 9', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 76', 'art. 75', 'art. 75', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 63', 'art. 360', 'art. 47', 'art. 360', 'art. 47', 'art. 366', 'art. 369', 'art. 437', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 45', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 11', 'art. 36', 'art. 45', 'sentenza ']

home / Archivio / Fascicolo / Le "elevate professionalità" nel comparto università: la specificità del ..
Diego d'Amico – Dottore di ricerca in diritto amministrativo nell’Università della Calabria
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE LAVORO, 10 GENNAIO 2019, N. 426
Impiegato dello Stato e pubblico in genere - Trattamento giuridico ed economico del personale inquadrato nella categoria EP - Comparto università - Retribuzione - Indennità di ateneo - Indennità di posizione - Indennità di risultato - Condizioni - Doppio incarico di responsabilità
Il diritto dei dipendenti inquadrati nella categoria EP all’indennità di posizione nella misura massima è vincolato all’attribuzione di doppio incarico di responsabilità di due distinti settori, non già di un settore ed un semplice ufficio.
1. La Corte di Appello di Palermo, per quanto oggi rileva, con la sentenza indicata in epigrafe ha confermato la sentenza di primo grado che aveva rigettato la domanda proposta da P.G., inquadrato nella categoria EP (Elevata Professionalità), volta alla condanna dell’Università degli Studi di Palermo al pagamento dell’in­dennità di posizione e di risultato nella misura massima per l’avvenuto svolgimento del doppio incarico di responsabile dei due distinti settori "(OMISSIS)" e "(OMISSIS)", all’interno del Dipartimento Amministrativo dell’Ateneo.
2. La Corte territoriale ha ritenuto che il presupposto per l’attribuzione della indennità nella misura massima rivendicata è costituito dalla attribuzione di un doppio incarico ed ha rilevato che non vi era alcuna prova che al P. fossero stati conferiti gli incarichi di responsabile di due distinti settori.
3. Essa ha accertato che dalla prova documentale e testimoniale era emerso che: il P. era stato responsabile del (OMISSIS). dal 26.6.2007, data di approvazione del nuovo organigramma dell’Ateneo che aveva istituito tale settore, e di responsabile della "contabilità stralcio del Policlinico", il quale con Delib. n. 63 del 2007 era stato declassato ad ufficio; l’attività svolta in relazione all’incarico di responsabile della "contabilità stralcio", espletata sino alla sua definitiva chiusura (febbraio 2008), desumibile dalla relazione redatta dallo stesso P., si era compendiata nell’emissione di trentasei mandati di pagamento e non era emerso alcun elemento probatorio idoneo a valutare la consistenza e la natura dell’attività svolta presso tale gestione dal giugno al dicembre del 2007 e nel periodo successivo alla formale chiusura dell’ufficio; la circostanza che l’Università avesse approvato il decreto di chiusura della contabilità della gestione stralcio in data 6.3.2008 non provava da sé sola che l’attività di tale gestione fosse proseguita oltre il 28.2.2008; era irrilevante il contenuto dei documenti a firma del teste S. (Capo del Dipartimento Finanziario) e del teste G. che avevano confermato l’attribuzione dei due incarichi e avevano riconosciuto l’indennità di risultato nella misura del 30% della retribuzione percepita.
4. La Corte territoriale ha ritenuto inammissibile, perché tardiva, la produzione dei documenti relativi alla attribuzione della indennità di posizione ad altri dipendenti ma ha anche rilevato che si trattava di lavoratori ai quali era stato attribuito un doppio incarico, la cui consistenza non era valutabile in quanto si trattava di incarichi risalenti al 2004, epoca antecedente alla riorganizzazione dell’Ateneo.
5. Infine, la Corte territoriale ha ritenuto che era corretta, ai sensi dell’art. 19, comma 3 del CCNI del 12.6.2002 e dell’art. 11 comma 5 del CCI del 2001 l’at­tribuzione dei due terzi del valore massimo della retribuzione di posizione prevista per la 1^ fascia.
8. Con il primo motivo (rubricato come 2.) il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ.
9. Addebita alla Corte territoriale di non avere esaminato la Delib. n. 63 del 2004 e Delib. n. 3625 del 2007, la cui esistenza ed il cui contenuto deduce essere pacifici.
10. Imputa alla Corte territoriale di avere errato nel ritenere, sulla scorta della sola deposizione resa dal teste G. e senza acquisire i formali provvedimenti adottati dal Policlinico, che il settore "contabilità stralcio" era stato declassato ad ufficio e deduce che sia l’atto di conferimento del suddetto incarico (n. 63 del 2004) sia la deposizione del teste S. avevano individuato in esso ricorrente il responsabile di tale settore; richiama inoltre il provvedimento n. 3625 del 2007 attributivo dell’incarico di responsabile del (OMISSIS).
11. Con il secondo motivo (rubricato come 3.) il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 75 e 76 CCNL e dell’art. 15 CCI dell’Ateneo "sulla complessità delle attività curate nel settore contabilità stralcio del Policlinico e sulla remunerazione delle maggiori responsabilità con la terza fascia della indennità di posizione".
12. Il ricorrente sostiene che, ove fosse ritenuto vero che il settore "contabilità stralcio" era stato declassato ad ufficio, non vi sarebbe stata alcuna ragione per conferirne la responsabilità ad esso ricorrente che rivestiva la qualifica EP, potendo l’incarico stesso essere conferito ai dipendenti inquadrati nella inferiore categoria D. Assume che l’art. 75 del CCNL di comparto postula, anche dal punto di vista economico, la complessità amministrativa di tutti gli incarichi attribuiti al personale EP e sostiene che ai sensi dell’art. 76 del CCNL di Comparto e dell’art. 15 del CCI l’Università avrebbe dovuto corrispondere la indennità di posizione nella misura corrispondente alla terza (più elevata) fascia, analogamente a quanto avvenuto in relazione ad altri dipendenti che erano responsabili di due distinti settori.
13. Con il terzo (rubricato come 4.) ed il quarto (rubricato come 5.) motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 437 c.p.c., comma 2 "circa la indispensabilità delle prove prodotte in grado di appello" (terzo motivo) e del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 45 (quarto motivo). Il ricorrente sostiene che la Corte ter­ritoriale avrebbe dovuto ammettere la produzione dei decreti attributivi della terza fascia dell’indennità di posizione ad altri dipendenti EP con doppio incarico di settore perché tali decreti avrebbero provato che l’Amministrazione aveva corrisposto l’in­den­nità di posizione nella misura massima in casi analoghi al suo (terzo motivo) e che l’Amministrazione aveva violato il principio di parità di trattamento (quarto motivo).
14. Il primo motivo è infondato.
15. L’art. 116 cod. proc. civ. prescrive, come regola di valutazione delle prove, quella secondo cui il giudice deve valutarle secondo prudente apprezzamento, a meno che la legge non disponga altrimenti.
16. Il giudice del merito è libero di scegliere le risultanze istruttorie ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti in discussione e di dare liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (Cass. SS.UU. 5802/1998 e 24148/2013; Cass. 18119/2008, 1014/2006, 15355/2004, 1892/2002).
17. Ebbene, nel caso in esame, a fronte della ricostruzione del materiale probatorio contenuta nella sentenza impugnata, il ricorrente non ha chiarito a quale risultanza probatoria la Corte territoriale abbia attribuito valore diverso da quello attribuito dall’ordinamento, e in quali termini e perché la regola del prudente apprezzamento sia stata violata.
18. Non è ravvisabile la violazione dell’art. 115 c.p.c., perché non è risultato in alcun modo contestato che la Corte territoriale abbia fondato la sua decisione sul materiale probatorio acquisito nel corso del giudizio, nei termini offerti dalle parti.
19. Va infine osservato che, diversamente da quanto opina il ricorrente, l’onere di contestazione concerne le sole allegazioni in punto di fatto della controparte e non anche i documenti da essa prodotti, rispetto ai quali vi è soltanto l’onere di eventuale disconoscimento, nei casi e modi di cui all’art. 214 c.p.c. o di proporre - ove occorra - querela di falso, restando in ogni momento la loro significatività o valenza probatoria oggetto di discussione tra le parti e suscettibile di autonoma valutazione da parte del giudice (Cass. 12748/2016, 6606/2016).
20. L’evidenziata infondatezza del motivo concorre con un profilo di inammissibilità del medesimo. Attraverso la denunciata violazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. il ricorrente sollecita una nuova lettura del materiale istruttorio, inammissibile in sede di legittimità (Cass. SSU 24148/2013, 8054/2014; Cass. 1541/2016, 15208/2014, 24148/2013, 21485/2011, 9043/2011, 20731/2007; 181214/
2006, 3436/2005, 8718/2005), in ordine alla avvenuta formale attribuzione del doppio incarico.
21. Il secondo motivo è infondato.
22. Il CCNL del comparto relativo al personale del Comparto Università per il quadriennio normativo 2006-2009 e il biennio economico 2006-2007 stipulato il 16.10.2008, dispone al c. 1 dell’art. 71 che il personale inquadrato nella categoria EP (Elevate Professionalità), costituisce una risorsa tanto fondamentale per il perseguimento degli obiettivi delle amministrazioni da giustificare la specifica disciplina normativa ed economica del rapporto di lavoro di tali dipendenti.
23. L’art. 75 del richiamato CCNL disciplina le modalità di conferimento, di valutazione e di revoca degli incarichi affidati al personale della categoria EP.
24. Esso dispone (comma 1) che "le Amministrazioni conferiscono al personale della categoria EP incarichi comportanti particolari responsabilità gestionali di posizioni organizzative complesse, anche nell’ambito dei dipartimenti universitari, nonché qualificati incarichi di responsabilità amministrative, ivi comprese quelle connesse alle funzioni di segretario di dipartimento, e tecniche, ovvero funzioni richiedenti l’iscrizione ad ordini professionali o, comunque, alta qualificazione e specializzazione" e stabilisce (c.2) che "Gli incarichi di cui al comma 1, fatti salvi quelli conferiti al personale di cui all’art. 64, secondo gli appositi atti convenzionali, sono conferiti dal Direttore amministrativo o da altro organo individuato secondo gli ordinamenti delle Amministrazioni - previa determinazione da parte delle Amministrazioni medesime di criteri generali - per un periodo non superiore a 5 anni, con atto scritto e motivato e possono essere rinnovati con le medesime formalità. Tali criteri generali saranno oggetto di informazione e, a richiesta, di concertazione con i soggetti sindacali di cui all’art. 9 del presente CCNL".
25. L’art. 75 (comma 3) stabilisce che "Per il conferimento degli incarichi le Amministrazioni tengono conto - rispetto alle funzioni ed alle attività da svolgere - della natura e caratteristiche dei programmi da realizzare, dei requisiti culturali e professionali posseduti, delle attitudini, delle capacità professionali e dell’esperienza acquisite dal personale della categoria EP" e precisa (c. 4) che gli incarichi possono essere revocati prima della scadenza con atto scritto e motivato, in relazione ad intervenuti mutamenti organizzativi o in conseguenza di specifico accertamento di risultati negativi.
26. La valutazione, procedimentalizzata, dell’attività svolta dai lavoratori inquadrati nella categoria EP è disciplinata nei commi 5 e 6, disposizione quest’ultima che precisa che " La revoca o la cessazione dell’incarico comporta la perdita della connessa retribuzione accessoria, fermo restando il diritto del dipendente di essere adibito a mansioni previste dalla categoria di appartenenza, nonché il diritto alla retribuzione di posizione nella misura minima".
27. Gli incarichi aggiuntivi attribuiti al personale della categoria EP sono disciplinati dal richiamato art. 75, comma 7 il quale prevede la possibilità che al personale della categoria EP possono formalmente essere conferiti incarichi aggiuntivi dalle amministrazioni in cui prestano servizio o, su designazione delle stesse, da terzi, mentre il comma 10 precisa che "Nell’attribuzione degli incarichi aggiuntivi, le Amministrazioni seguono criteri che tengono conto degli obiettivi, priorità e programmi assegnati al dipendente di categoria EP, del relativo impegno e responsabilità, delle capacità professionali dei singoli, verificando che l’impegno richiesto per l’esple­tamento degli stessi sia compatibile con lo svolgimento delle funzioni attribuite con il provvedimento di incarico".
28. Il comma 9 disciplina il trattamento economico che spetta in caso di attribuzione di incarichi aggiuntivi stabilendo che "Allo scopo di remunerare i maggiori oneri e responsabilità del personale della categoria EP che svolge incarichi aggiuntivi, viene corrisposta, in aggiunta alla retribuzione di posizione e di risultato, una quota ai fini del trattamento accessorio in ragione dell’impegno richiesto. Tale quota verrà definita nella contrattazione integrativa in una misura ricompresa tra il 50% e 66% dell’importo disponibile una volta detratti gli oneri a carico dell’Ammini­stra­zione.
29. Il trattamento economico dei lavoratori inquadrati nella categoria EP è regolato dall’art. 76 il quale dispone (c.1) che esso è composto "dall’indennità di ateneo, dalla retribuzione di posizione, articolata al massimo su tre fasce, compresa la minima, e dalla retribuzione di risultato. La retribuzione di posizione e di risultato assorbe tutte le competenze accessorie e le indennità, compreso il compenso per il lavoro straordinario e con l’esclusione dell’indennità di ateneo, dell’indennità di rischio da radiazioni, e dei compensi che specifiche disposizioni di legge finalizzano all’incentivazione di prestazioni o risultati del personale"; al comma 2 stabilisce che "l’importo minimo di posizione di cui al comma 1 è attribuito a tutto il personale appartenente alla categoria EP. Gli importi superiori al minimo di posizione sono attribuiti in corrispondenza dell’affidamento di incarichi correlati a particolari responsabilità gestionali ovvero di funzioni professionali richiedenti l’iscrizione ad albi professionali o comunque alta qualificazione o specializzazione. Ciascuna Amministrazione stabilisce la graduazione della retribuzione di posizione in rapporto a ciascuna tipologia di incarico previamente individuata".
30. Il comma 3 prevede che “Salvo i casi di revoca dell’incarico per motivi disciplinari, oppure per richiesta del dipendente, il mutamento dell’incarico ne comporta l’attribuzione di un altro equivalente in termini economici, con ciò intendendosi l’att­ri­buzione di un’indennità di posizione variabile in meno, di norma, non oltre il 10%”.
31. Il dato testuale e sistematico delle disposizioni innanzi richiamate, in particolare quelle relative alla attribuzione (commi 1 e 2), alla revoca degli incarichi (commi 4 e 6), alla attribuzione di incarichi aggiuntivi (comma 7) attesta che può verificarsi il caso di dipendenti inquadrati nella categoria EP privi dell’attribuzione degli incarichi di cui all’art. 75, comma 1 e correlativamente di dipendenti EP, ai quali siano conferiti più incarichi di tale tipologia.
32. L’intero assetto negoziale postula, però che a monte della attribuzione del­l’incarico e del correlato trattamento economico l’Amministrazione datrice di lavoro abbia individuato gli incarichi che, per le particolari responsabilità gestionali che li connotano, richiedono la "elevata professionalità" dei dipendenti chiamati a disimpegnarli (art. 75, comma 4 nella parte in cui consente la revoca degli incarichi in caso di mutamento degli assetti organizzativi).
33. L’individuazione di tali incarichi rientra, infatti, nell’attività discrezionale del­l’Amministrazione la quale deve tener conto delle proprie esigenze organizzative.
34. Al riguardo vanno richiamati i principi ripetutamente affermati da questa Corte nella materia, analoga a quella in esame, relativa al trattamento economico correlato alle "posizioni organizzative (Cass. nn. 4890/2018; 28085/2017; 12724/
2017; 12556/2017; 14591/2016; 2550/2015; 11198/2015), secondo i quali il diritto del pubblico dipendente a percepire l’indennità di posizione sorge solo se la P.A. datrice di lavoro ha istituito la relativa posizione.
35. Tanto precisato, le censure che addebitano alla sentenza la violazione degli artt. 75 e 76 del CCNL di Comparto sono infondate perché in piena coerenza con le disposizioni contrattuali che disciplinano la materia degli incarichi aggiuntivi ed il correlato trattamento economico e dei principi innanzi richiamati, la Corte territoriale ha escluso la fondatezza della domanda volta al pagamento della maggiorazione della indennità di posizione nella misura massima sul rilievo che la struttura organizzativa "contabilità stralcio" in precedenza costituente "settore" era stata declassata a struttura di minore rilevanza e consistenza.
36. La dedotta violazione dell’art. 15 CCI è inammissibile.
37. La giurisprudenza di questa Corte è consolidata nell’affermare che, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63 e dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, come modificato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, la denuncia della violazione e falsa applicazione dei contratti collettivi di lavoro è ammessa solo con riferimento a quelli di carattere nazionale, per i quali è previsto il particolare regime di pubblicità di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 47, comma 8, mentre i contratti integrativi, attivati dalle amministrazioni sulle singole materie e nei limiti stabiliti dal contratto nazionale, tra i soggetti e con le procedure negoziali che questi ultimi prevedono, se pure parametrati al territorio nazionale in ragione dell’amministrazione interessata, hanno una dimensione di carattere decentrato rispetto al comparto, con la conseguenza che la loro interpretazione è riservata al giudice di merito, ed è censurabile in sede di legittimità soltanto per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale ovvero per vizio di motivazione, nei limiti fissati dall’art. 360 c.p.c., n. 5 nel testo applicabile rationetemporis (Cass. 4921/2016, 6748/2010, 28859/2008). Canoni interpretativi che il ricorrente ha omesso di indicare.
38. È stato, altresì, precisato che a detti contratti non si estende, inoltre, il particolare regime di pubblicità di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 47, comma 8, sicché, venendo in rilievo gli oneri di specificazione e di allegazione di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6 e art. 369 c.p.c., n. 4, il ricorrente è tenuto a depositarli, a fornire precise indicazioni sulle modalità e sui tempi della produzione nel giudizio di merito, a trascrivere nel ricorso le clausole che si assumono erroneamente interpretate dalla Corte territoriale (Cass. nn. 16705, 7981, 7216, 6038, 2709, 95 del 2018). Oneri che l’odierno ricorrente non ha assolto.
39. Il terzo ed il quarto motivo, da trattarsi congiuntamente sono infondati.
40. La censura (terzo motivo) che denuncia la violazione dell’art. 437 c.p.c., comma 2 non si confronta con la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte territoriale, pur avendo ritenuto inammissibile perché tardiva la produzione dei documenti relativi alla attribuzione della indennità di posizione ad altri dipendenti, nel merito li ha esaminati evidenziando che si trattava di lavoratori ai quali era stato attribuito un doppio incarico, la cui consistenza non era nemmeno valutabile in quanto si trattava di incarichi risalenti al 2004, epoca antecedente alla riorganizzazione dell’Ateneo (cfr. punto 4 di questa sentenza).
41. La censura (quarto motivo) che addebita alla sentenza la violazione del principio di parità di trattamento di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 45 è priva di pregio perché la posizione dei dipendenti inquadrati in posizione EP tributari di doppio incarico non è comparabile con quella dell’odierno ricorrente, posto che la Corte territoriale ha accertato che la "gestione stralcio" era stata declassata dalla Amministrazione da settore a mero ufficio, con conseguente inconfigurabilità di doppio incarico.
1. Il caso - 2. La poliedricità della retribuzione e la categoria EP del comparto università - 3. Brevi osservazioni conclusive - NOTE
Nella sentenza in commento la Suprema Corte ha affermato che ai dipendenti del comparto università, inquadrati nella categoria EP (c.d. elevate professionalità), l’indennità di posizione nella misura massima va corrisposta solo nel caso in cui venga affidata la responsabilità di due distinti settori. Quando una delle due strutture è rappresentata da un ufficio, invece, non matura alcun diritto alla indennità nella misura massima. La pronuncia del giudice di legittimità affonda le radici nella pronuncia resa dalla Corte di Appello di Palermo, in esito al ricorso presentato da P.G. contro l’Uni­versità degli studi di Palermo. Il Giudice di secondo grado ha confermato la decisione del Tribunale che ha rigettato la domanda proposta dal ricorrente, inquadrato nella categoria EP, volta alla condanna dell’amministrazione resistente al pagamento dell’indennità di posizione e di risultato nella misura massima, in forza dello svolgimento del doppio incarico di responsabile di due distinti settori in seno al Dipartimento Amministrativo di Ateneo. Nello specifico, la Corte territoriale ha rilevato come il prodromo per l’attribu­zione delle indennità richieste nella misura massima fosse il conferimento di un doppio incarico; nel caso di specie, tuttavia, non vi era alcuna prova del conferimento degli incarichi di responsabilità di ben due distinti settori. In particolare, dagli atti di causa emergeva che il ricorrente era il responsabile di un settore dal 26 giugno 2007, data di approvazione del nuovo organigramma del­l’Ateneo, nonché il responsabile del settore “contabilità stralcio” del policlinico, che con delibera n. 63 dello stesso anno era stato declassato a mero ufficio. L’attività posta in essere dal dipendente all’interno dell’ufficio citato, inoltre, era consistita nell’emissione di soli trentasei mandati di pagamento. Sul punto, la Corte territoriale ha ritenuto corretta l’attribuzione dei due terzi del valore massimo della retribuzione di posizione prevista per la prima fascia in ossequio all’art. 19, comma 3 CCNI del 12.06.2002 e dell’art. 11, comma 5 CCI del 2001. Il ricorrente, pertanto, ha proposto ricorso per cassazione prospettando la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. per mancato esame delle deliberazioni n. 63/2004 e n. 3625/2007, in [continua ..]
2. La poliedricità della retribuzione e la categoria EP del comparto università
La questione affrontata dalla S.C. ruota essenzialmente intorno al diritto alla giusta retribuzione [1]. Il trattamento economico dell’impiegato pubblico, che si compone del trattamento fondamentale e accessorio [2], deve essere determinato in modo proporzionale alla qualità ed, in linea di massima, alla quantità del lavoro prestato. Deve al pari assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa in ossequio all’art. 36 della Costituzione. Il trattamento economico remunera, ex art. 45 D.Lgs.n. 165 del 30 marzo 2001 [3], tutte le prestazioni lavorative e ad eccezione delle prestazioni rese al di fuori del rapporto di lavoro in forza del cd. principio di onnicomprensività della retribuzione. Quest’ultimo prevede che il dipendente non può ricevere compensi ulteriori per svolgere compiti e mansioni compresi nelle mansioni dell’ufficio ricoperto [4]. Nondimeno, il principio dell’onnicomprensività può essere derogato nei casi tassativamente stabiliti dalla legge ovvero per particolari categorie di lavoratori, in ragione della loro qualificazione professionale, o per specifiche attività non rientranti nel novero di quelle ordinarie [5]. La retribuzione accessoria è di fondamentale importanza all’interno del rapporto di lavoro come “strumento di gestione del personale” [6]. Essa costituisce la categoria degli incentivi retributivi che contempla ogni elemento della retribuzione preordinato a un miglioramento della dimensione quantitativa e qualitativa della prestazione di lavoro, valorizzando il merito [7]. Va da sé che la peculiare morfologia riverbera i propri effetti sulla procedura di valutazione ex ante e di erogazione ex post. Tale remunerazione è la leva prioritaria per motivare i lavoratori ad una maggiore produttività, oltreché dare alla struttura retributiva la flessibilità necessaria per rispondere alla variabilità del mercato [8]. Detti sistemi retributivi variabili costituiscono “un work in progress, un esperimento da adeguare continuamente in rapporto ai cambiamenti organizzativi e tecnologici, e non un dato acquisito da amministrare” [9]. L’elargizione rivela altresì l’indefettibile collegamento tra la retribuzione accessoria e la sperata qualità [continua ..]
3. Brevi osservazioni conclusive
Il vaglio compiuto dal Giudice di legittimità ci consegna un’indagine condotta in modo originale che pone l’accento su contenuti e confini della disciplina contrattuale dedicata alla indennità di posizione e alla discrezionalità della P.A. sul piano organizzativo. La Suprema Corte, a chiare lettere, ha statuito che “(…) le censure che addebitano alla sentenza la violazione degli artt. 75 e 76 del CCNL di Comparto sono infondate perché in piena coerenza con le disposizioni contrattuali che disciplinano la materia degli incarichi aggiuntivi ed il correlato trattamento economico e dei principi innanzi richiamati, la Corte territoriale ha escluso la fondatezza della domanda volta al pagamento della maggiorazione della indennità di posizione nella misura massima sul rilievo che la struttura organizzativa "contabilità stralcio" in precedenza costituente "settore" era stata declassata a struttura di minore rilevanza e consistenza”. Da una prima lettura della disciplina non sembra affatto facile determinare l’am­piezza e l’elasticità della portata – anche semantica – delle disposizioni che richiamano la particolare ed elevata complessità degli incarichi da attribuire al personale EP. Infatti sulla corretta qualificazione di incarico particolarmente complesso e sulla connessa questione della necessaria presupposizione di due settori – anziché di un settore e di un ufficio – affinché si possa attribuire l’indennità di posizione nella misura massima si spera non si elevino in futuro soluzioni polarizzate che, ad onta dell’uniformità di orientamento, confonderebbero l’interprete giuridico e la stessa pubblica amministrazione. Quanto alla retribuzione accessoria, al di là dell’intrinseco valore aggiunto per la persone che ne fruisce, v’è da dire che porta con séla duttile idoneità dell’ordi­namento giuridico di adeguarsi ai nuovi bisogni del mercato del lavoro ed emergenze che si impongono nella società. Il ragionamento giuridico della Corte si fonda sulla necessità di un indefettibile rispetto del principio di proporzionalità che deve comunque trovare attuazione nell’intelaiatura delle garanzie e dei benefici riservati al lavoratore da ancorare alla laboriosità e responsabilità della [continua ..]