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Timestamp: 2016-12-09 17:43:31+00:00
Document Index: 175071085

Matched Legal Cases: ['art 2003', 'art 1966', 'art 2001', 'art 2001', 'art 1992', 'art 2002', 'art 1997', 'art 2004', 'art 2002', 'art 2001', 'art 2002']

⭐Dalla storia costituzionale tedesca alla storia degli ordinamenti e delle identità politiche nel medioevo europeo Schneidmüller, Bernd
Dalla storia costituzionale tedesca alla storia degli ordinamenti e delle identità politiche nel medioevo europeo Schneidmüller, Bernd
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Angela Berta Donati
1 Dalla storia costituzionale tedesca alla storia degli ordinamenti e delle identità politiche nel medioevo europeo Schneidmüller, Bernd Originalveröffentlichung in: Matheus, Michael and Miglio, Massimo (Hrsgg.): Stato della ricerca e prospettive della medievistica tedesca. Roma 2007, pp (Istituto storico italiano per il medio evo. Nuovi studi storici ; 71) URL: URN: urn:nbn:de:bsz:16-opus Datum: 17. June 2011 Bitte beachten Sie die Nutzungsbedingungen:2 BERND SCHNEIDMULLER DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA ALLA STORIA DEGLI ORDINAMENTI E DELLE IDENTITÀ POLITICHE NEL MEDIOEVO EUROPEO La costituzione ordina un futuro incerto. Viceversa, la storia della costituzione organizza un passato sicuro e certo. Le storiche e gli storici del XLX e del XX secolo hanno formulato tutti quegli ordinamenti necessari per la convivenza politica in età premoderna, la cui stesura era stata trascurata dai contemporanei. Indubbiamente, per contenere la molteplicità delle vite passate è necessario creare dei modelli: la realtà storica non può essere fedelmente riprodotta in tutte le sue articolazioni dalla narrazione storica. La storiografia riduce dunque a suo piacimento, scopre, struttura, elimina. Nessuno è in grado di sapere cosa sia realmente avvenuto, dal momento che nessuno ha tempo ed energie sufficienti per abbracciare la realtà nel suo complesso. Per questo lo storico dovrebbe raccontare ciò che è stato giustamente dimenticato ed intenzionalmente ricordato 1. La nostra storia solo in parte è autorizzata dal passato: la sua funzione è piuttosto quella di legittimare il presente 2. 1 PJ. Geary, Phantoms of Remembrance. Memory and Oblivion at the End of the First Millenium, Princeton (New Jersey) 1994; J. Fried, Geschichte und Gehirn. Irritationen der Geschichtswissenschaft durch Gedàchtniskritik, Stuttgart 2003 (Akademie der Wissenschaften und der Literatur. Abhandlungen der Geistes- und Sozialwissenschaftlichen Klasse 2003,7). 2 J. Fried, Erinnerung und Vergessen. Die Gegenwart sti/tet die Einheit der Vergangenheit, «Historische Zeitschrift», 273 (2001), pp ; B. Schneidmuller, Comtructing the Past by Means of the Present. Historiographical Foundations of Medieval Institutions, Dynasties, Peoples, and Communities, in Medieval Concepts of the Past. Ritual, Memory, Historiography, a cura di G. Althoff - J. Fried - P. J. Geary, Washington D.C. Cambridge 2002 (Publications of the German Historical Institute), pp3 62 BERND SCHNEIDMULLER Oggi la critica delle ideologie nei confronti del voler sapere fa parte dello strumentario dello storico, tanto quanto la critica delle fonti del poter sapere 3. Il nuovo desiderio di una storia che abbia basi scientifiche ha fatto traballare, negli ultimi tempi, l'idea di una storia libera da valori. Avendo alle spalle la distanza sicura di una generazione, le medieviste ed i medievisti tedeschi possono svelare il coinvolgimento dei loro predecessori 4. In qualche modo, tutti sapevano che prima del 1945 la storiografia era strutturata diversamente da quella elaborata dopo il 1949, e che tuttavia le due tendenze erano in qualche maniera collegate 5. Ma da cinque o sei anni si è palesato maggiormente, in Germania, il peso rivestito dalla continuità per la formazione di una scienza democratica. E dunque necessaria una rielaborazione, che a sua volta non può però darci troppe certezze. Tuttavia, dalla sola conoscenza del coinvolgimento e dell'elusione passati non nasce una buona storia, che possa godere di quella stabilità duratura che noi contestiamo ai nostri predecessori nel progresso della conoscenza storica. Gettando uno sguardo alla produzione medievistica tedesca degli ultimi decenni, emerge con chiarezza quanto il passato sia stato modellato da interrogativi legati all'epoca dei ricercatori. Anche la modernità dell'attuale medievistica cederà presto il passo alla sua ipocrita storicizzazione. Tanto più sorprende, dunque, il ruolo marginale che riveste questo presupposto storico-scientifico (fondamentale per ogni progresso) per il controllo della qualità e per l'autocritica del nostro lavoro. Tutto relativo, quindi? Desideravo esporre queste generali osservazioni all'inizio di una relazione che, in maniera esemplare e soggettiva, si ripropone di ripercorrere alcuni sviluppi della medievistica tedesca negli ultimi decenni, senza timore di affrontare tutto il X X secolo. L'esame del passato non è mai stato oggettivo, né nei saggi storici né nella ricerca positivistica. La storia è sempre rimasta una scienza finalizzata alla legittimazione del presente. In questa relazione mi propongo di seguire la trasformazione avvenuta nella storia costituzionale tedesca a partire da un orientamento nazionalsocialista, fino ai nuovi e diversificati orizzonti europei. Questa tra- 5 Le strade seguite anche dai medievisti furono spianate da J. Habermas, Erkenntnis und Interesse, Frankfurt am Main Deutsche Historiker im Nationalsozialismus, a cura di W. Schulze - O.G. Oexle, Frankfurt am Main Cfr. H. Heiber, Walter Frank uni sein Reichsinstitut fùr Geschichte des neuen Deutschlands, Stuttgart 1966 (Quellen und Darstellungen zur Zeitgeschichte, 13); K.F. Werner, Das HS-Geschichtsbild und die deutsche Geschichtswissenschaft, Stuttgart-Berlin-Kòh-Mainz 1967.4 DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA 63 sformazione non mostra necessariamente che gli storici sono diventati più intelligenti. Costituisce piuttosto uno specchio che riflette l'aspettativa da parte dell'opinione pubblica nei confronti delle proprie origini. Una tale ammissione non deve tuttavia scoraggiare, quanto piuttosto stimolare l'autoironia, virtù che, diversamente da ciò che accade negli ambienti anglosassoni, viene raramente coltivata nelle università tedesche. Queste ultime sono talvolta dominate dalla sfrenata esibizione di coloro che pensano di aver trovato il più grande progresso possibile e la migliore verità. Così anche nel XXI secolo gli storici si possono sbagliare! Cercherò di mostrare in cinque punti alcune delle principali tappe attraverso cui la storia costituzionale tedesca si è trasformata in storia degli ordinamenti e delle identità politiche del medioevo europeo. Mi concentrerò sul Konstanzer Arbeitskreis fùr mittelalterliche Geschichte (Gruppo di lavoro di Costanza per la storia medievale), sul programma di studio della nascita delle nazioni europee nel medioevo e su alcune impostazioni più recenti, anche se ciò rappresenta indubbiamente un inammissibile restringimento del campo della ricerca sulla storia costituzionale in Germania. La catastrofe tedesca salva la costituzione Dopo la seconda guerra mondiale, la storia costituzionale si sviluppò a partire da tradizioni più antiche, diventando la disciplina di punta della medievistica tedesca 6. Il Konstanzer Arbeitskreis ed i suoi convegni di Reichenau divennero un forum per studiosi di diversa provenienza e orientamento, concentrati sullo studio sistematico di forme, livelli ed effetti della convivenza politica 7. Volutamente si intrecciarono temi di ricerca nazionali e regionali. Miscellanee dedicate alle basi spirituali e giuridiche della regalità, ai "liberi del re", alle città, al feudalesimo, ai comuni rurali, ai territori, ai castelli, agli ordini cavallereschi, ai domini feudali, alle associazioni e corporazioni divennero presto dei classici 8 recepiti anche dalla ricerca internaziona- 6 H.-W. Goetz, Moderne Mediàvistik. Stand und Perspektiven der Mittelalterforschung, Darmstadt 1999, pp. 174 ss. 7 Cfr. St. Weinfurter, Standone der Mediàvistik. Der Konstanzer Arbeitskreis im Spiegel seiner Tagungen, in Die deutschsprachige Mediàvistik im 20. Jabrhundert, a cura di P. Moraw - R. Schieffer, Ostfildern Das Kònigtum. Seine geistigen und rechtlichen Grundlagen. Mainauvortràge 1954, Sigmaringen (Vortràge und Forschungen, 3); G. Baaken, Kònigtum, Burgen und5 64 BERND SCHNEIDMULLER le. Lo stesso è possibile affermare per le pubblicazioni concernenti i periodi chiave della storia dell'impero, il XII secolo, l'epoca di Federico II, della Lotta per le Investiture e di Federico Barbarossa 9. Visto che i finanziamenti provenivano dalla Germania sud-occidentale, si compilarono anche raccolte dedicate a questioni relative alla storia alemanna, alla libertà nella storia tedesca e svizzera, alle Alpi, al Concilio di Costanza, all'abbazia di Reichenau, alle alleanze dell'italia settentrionale e della Germania meridionale, infine alla Svevia e all'italia nel Medioevo centrale 10. Nonostante la molteplicità di argomenti trattati, i libri pubblicati nella serie «Vortràge und Forschungen» si distinguevano per la notevole consistenza e per ilrigore.non erano semplici sintesi di riepilogo, quanto piuttosto il frutto di dibattiti serrati, spesso soggetti al dominio esercitato da una storia costituzionale non definita sistematicamente, ma in cui tutti cre- Kónigs/reie e R. Schmidt, Kònigsumritt und Huldigung in ottonisch-salischer Zeit, Sigmaringen (Vortràge und Forschungen, 6); Studien zu den Anfàngen des europàischen Stàdtewesetts. Reichenau-Vortràge , Sigmaringen (Vortrage und Forschungen, 4); Untersuchungen zur gesellschaftlichen Struktur der mittelalterlichen Stàdte in Europa. Reichenau-Vortràge , Sigmaringen (Vortrage und Forschungen, 11); Studien zum mittelalterlichen Lehenswesen, Sigmaringen ; Die Anfànge der Landgemeinde und ihr Wesen, Sigmaringen (Vortrage und Forschungen, 7-8); Der deutsche Territorialstaat im 14. Jahrhundert, a cura di H. Patze, Sigmaringen (Vortrage und Forschungen, 13-14); Die Burgen im deutschen Sprachraum. Ihre rechts- und verfassungsgeschichtliche Bedeutung, a cura di H. Patze, Sigmaringen 1976 (Vortràge und Forschungen, 19); Die geistlichen Ritterorden Europas, a cura di J. Fleckenstein - M. Hellmann, Sigmaringen 1980 (Vortrage und Forschungen, 26); Die Grundherrschaft im spàten Mittelalter, a cura di H. Patze, Sigmaringen 1983 (Vortrage und Forschungen, 27); Gilden und Zùnfte. Kau/mànnische und gewerbliche Genossenscha/ten im frùhen und hohen Mittelalter, a cura di B. Schwinekòper, Sigmaringen 1985 (Vortrage und Forschungen, 29). 9 Prohleme des 12. Jahrhunderts. Reichenau-Vortràge , Sigmaringen 1968 (Vortràge und Forschungen, 12); Prohleme um Friedrich IL, a cura di J. Fleckenstein, Sigmaringen 1974 (Vortrage und Forschungen, 16); Investiturstreit und Reichsverfassung, a cura di J. Fleckenstein, Sigmaringen 1973 (Vortràge und Forschungen, 17). 10 Grundfragen der alemannischen Geschichte. Mainau-Vortràge 1952, Sigmaringen (Vortràge und Forschungen, 1 ); Das Prohlem der Freiheit in der deutschen und schweizerischen Geschichte. Mainau-Vortràge 1953, Sigmaringen (Vortràge und Forschungen, 2); Die Welt zur Zeit des Konstanzer Konzils. Reichenau-Vortràge im Herbst 1964, Sigmaringen 1965 (Vortràge und Forschungen, 9); Die Alpen in der europàischen Geschichte des Mittelalters. Reichenau-Vortràge , Sigmaringen (Vortràge und Forschungen, 10); Mónchtum, Episkopat und Ade! zur Grundungszeit des Klosters Reichenau, a cura di A. Borst, Sigmaringen 1974 (Vortràge und Forschungen, 20); Kommunale Bùndnisse Oberitaliens und Oberdeutschlands im Vergleich, a cura di H. Maurer, Sigmaringen 1987 (Vortràge und Forschungen, 33); Schwahen unditalien im Hochmittelalter, a cura di H. Maurer - H. Schwarzmaier - T. Zotz, Stuttgart 2001 (Vortràge und Forschungen, 52).6 65 devano. Lo studio della storia costituzionale rappresentò il fulcro delle ricerche dewarbeitskreis. I fondatori, nel 1960, furono il presidente Theodor Mayer, nonché Hans-Georg Beck, Helmut Beumann, Karl Bosl, Heinrich Bùttner, Eugen Ewig, Otto Feger, Paul Egon Hùbinger, Walter Schlesinger e Franz Steinbach. Molti altri, tra i quali figurano personaggi influenti della medievistica tedesca, ne fecero parte negli anni che seguirono 11. Nonostante la sua importanza, YArbeitskreis non ebbe mai quel ruolo influente sullo sviluppo del metodo e sugli autori della medievistica tedesca che gli fu attribuito dai suoi critici o ammiratori. Alcuni membri furono tuttavia molto attivi oltre i confini della Germania. Ciò non fu il caso - nonostante tutti gli sforzi per internazionalizzare i convegni e le parole gentili degli ospiti stranieri - della storia costituzionale tedesca del Konstanzer Arbeitskreis. Autocoscienza e accettazione erano collegati da uno strano rapporto di tensione. Alla base del carattere essenzialmente tedesco è possibile che vi fossero barriere linguistiche, la quiete del luogo in cui si svolgevano i convegni di Reichenau, oppure i rituali folcloristici dei convegni legati a tradizioni associative maschili. Le vere cause però sono da ricercare più in profondità, vale a dire nel concetto e scopo della storia costituzionale così come fu praticata in Germania negli anni Cinquanta e Sessanta. Dell'utilità educativa di una storia costituzionale comparativa Oggi conosciamo il legame che la ricerca storico-costituzionale del XIX secolo aveva con il suo tempo 12. Essa riconobbe sì la diversità del passato, tuttavia, molto coraggiosamente, la mise a servizio di uno sviluppo storicopolitico che correva risolutamente verso il presente, contribuendo così alla costruzione di un futuro migliore. Al lutto per l'assenza di una nazione tedesca corrispose la creazione di una storia costituzionale del popolo tedesco T. Endemann, Geschichte des Konstanzer Arbeitskreises. Entwicklungund Strukturen , Stuttgart 2001 (Veròffentlichungen des Konstanzer Arbeitskreises fur mittelalterliche Geschichte aus Anlaft seines fiinfzigjahrigen Bestehens , 1). 12 E.-W. Bockenfòrde, Die deutsche verfassungsgeschichtliche Forschung im 19. Jahrhundert. Zeitgebundene Fragestellungen und Leitbilder, Berlin 1961 (Schriften zur Verfassungsgeschichte, 1). 13 J. Ehlers, Die deutsche Nation des Mittelalters als Gegenstand der Forschung, in Ansà'tze und Diskontinuitàt deutscher Nationsbildung im Mittelalter, a cura di J. Ehlers, Sigmaringen 1989 (Nationes, 8), pp7 66 BERND SCHNEIDMULLER Nella monumentale opera di Georg Waitz le furono assegnati impressionanti contorni 14. Il lato progressista del concetto costituzionale comportò una sistemazione tra una storia istituzionale più stretta ed una storia sociale più ampia. Se ciò aprì delle nuove prospettive si rivelò essere anche un'ipoteca. L'intreccio di una costituzione, che andava oltre le istituzioni, con la storia del popolo, offrì ai tedeschi delle basi collettive risalenti al passato. L'unità statale fu ottenuta invece solo faticosamente con la fondazione del Reich nel 1871, senza che i problemi sociali fossero stati realmente risolti. Una nazione tedesca, scaturita dalla cultura e dal sangue, precedette lo stato tedesco, e fu fatta risalire dagli storici e dai filologi fino alla preistoria germanica, estrapolandola del tutto da un contesto storico 15. Chi non possedeva una costituzione che integrava veramente la società poteva almeno gioire della propria storia costituzionale, che riconduceva la formazione della nazione tedesca ad una protratta e naturale convivenza delle tribù germaniche. Il popolo fu definito secondo fondamentali tratti caratterizzanti, che si sottraevano sia complessivamente che singolarmente al controllo analitico. Storia del popolo, convivenza, carattere nazionale, usanza, costume, legami emotivi, lingua, letteratura e poesia - tutti questi "fattori morbidi" sostituirono quelle istituzioni dalle quali in altre nazioni europee si svilupparono identità ed integrazione 16. Questo tipo di storia costituzionale non vide affatto la luce, in Germania, in un clima di chiusura nazionale. In modo assai più intensivo rispetto a ciò che oggi pensano di sapere gli scopritori del nuovo comparativismo europeo, il confronto fu sempre utilizzato per l'autodefinizione 17. Con parallelismi non voluti, ma allo stesso tempo degni di nota, rela- 14 G. Waitz, Deutsche Verfassungsgeschichte, Berlin-Kiel , W. Pohl, Die Germanen, Miinchen 2000 (Enzyklopadie deutscher Geschichte, 57). 16 K.F. Werner, Art. Volk, Nation, Nationalismus, Masse, Abschnitt III-V, in Geschichtliche Grundbegriffe, VH, Stuttgart 1992, pp ; O. Ehrismann, Volk. Mediàvistische Studien zur Semantik und Pragmatik von Kollektiven, Gòppingen 1993 (Gòppinger Arbeiten zur Germanistik, 575); B. Schneidmuller, Vòlker - Stàmme - Herzogtùmer. Von der Vielfalt der Ethnogenesen im ostfrànkisch-deutschen Reich, «Mitteilungen des Instituts fiir Òsterreichische Geschichtsforschung», 108 (2000), pp Testimonianze più vecchie in B. Schneidmuller, AujSenblicke fiir das eigene Herz. Vergleichende Wahrnehmung politischer Ordnung im hochmittelalterlichen Deutschland und Frankreich, in Das europàische Mittelalter im Spannungshogen des Vergleichs. Zwanzig internattonale Beitràge zu Praxis, Problemen und Perspektiven der historischen Komparatistik, a cura di M. Borgolte, Berlin 2001 (Europa im Mittelalter. Abhandlungen und Beitrage zur historischen Komparatistik, 1), pp8 DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA 67 tivi alla conoscenza medievale del corso della storia della salvazione, il popolo tedesco venne inserito volutamente al centro tra il mondo occidentale e quello orientale. E vero che tra il XIX ed il XXI secolo gli sguardi comparativi rivolti all'esterno si modificarono continuamente; ma nonostante tutte le differenziazioni, l'occidente europeo fu sempre oggetto di maggiore attenzione. Chiunque voglia scuotere il languore civile dei tedeschi, chi deplora un insufficiente statalismo tedesco, chi desidera accelerare il progresso politico o implora valori occidentali, può annunciare con intento didattico la superiorità dell'occidente. Il confronto con i vicini orientali rappresentò un lenimento per un'autocoscienza così stimolata. La loro storia fu assoggettata all'impeto tedesco che ai popoli orientali negò - del tutto o in parte - la capacità di organizzarsi in senso statale 18. Anche in questo caso il confronto serviva ai propri scopi, sebbene esso non fu mai messo in pratica con la stessa intensità che segnò il confronto con il mondo romanico o mediterraneo. Per la medievistica tedesca esso rimase un campo di ricerca stranamente confuso dalla nostalgia, l'acculturazione e l'espansione. Volgiamo lo sguardo al discorso «Geschichtliche Grundlagen der deutschen Verfassung» (Fondamenta storiche della costituzione tedesca) pronunciato all'università di GieiSen nel 1933 da Theodor Mayer il giorno dell'anniversario della fondazione bismarckiana del Reich, che precedette di alcuni giorni l'elezione di Hitler a cancelliere. Il fascino nazionalsocialista si sentiva ancora poco. Mayer discusse la «contraddizione tra la concezione statale germanica e romanica» 19, tra lo sviluppo statale della Germania e quello della Francia. L'Occidente, diversamente dall'europa centrale, sarebbe stato caratterizzato dalla continuità di poteri ed istituzioni centrali. Al contrario, nel Reich si sviluppò una convivenza tra elementi signorili e corporativi a diversi livelli politici, non articolati gerarchicamente bensì intrecciati in maniera complessa. La posizione dell'alta aristocrazia si sarebbe fondata sul rendimento, quella dei comuni su diritti antichissimi, e in breve: «per questo nello stato tedesco esistettero sempre diritti non deri- 18 W. Wippermann, Der 'deutsche Drang nach Osten'. Ideologie und Wirklichkeit eines politischen Schlagwortes, Darmstadt 1981 (Impulse der Forschung, 35). 19 T. Mayer, Geschichtliche Grundlagen der deutschen Verfassung, in T. Mayer, MittelalterlicheStudien. Gesammelte Aufsàtze, Lindau-Konstanz 1959, pp :77; Cfr. l'elogio in Theodor Mayer und der Konstanzer Arheitskreis. Theodor Mayer zum 80. Geburtstag, Konstanz 1963.9 68 vanti dal potere centrale» 20. Senza togliere al Reich la sua funzione formativa, Mayer pose l'accento sul fatto «che nel tedesco vi è una concezione di diritto secondo cui ad ogni individuo all'interno di un gruppo (...), in base alla sua prestazione, spetta un'autonomia ampia e fondamentale» 21. La molteplicità fu legata alla fedeltà come fondamento «dell'idea di uno stato tedesco che non deve basarsi solo sull'obbedienza ma anche sulla collaborazione volontaria» 22. L'analisi storica e la speranza politica nuovamente si compenetrarono. Fu molto facile trasferire questo statalismo basato sulla libera volontà in un sistema totalitario. Per sei anni il dominio nazionalsocialista pervase il Reich e la storia tedesca. Grazie alle vittorie militari ottenute tra il 1939 ed il 1942, la storia divenne subito una scienza europea. La costituzione ora si presentava come ordine, e "ordine" divenne la parola magica dei medievisti e dei loro divulgatori. Karl Richard Ganzer, direttore ad interim dell'istituto del Reich per la storia della nuova Germania, scrisse nel 1941 un libro dal titolo «Das Reich als europàische Ordnungsmacht» (L'impero come potere ordinante europeo), che con 378 edizioni e copie circa ebbe grande successo. Una frase essenziale: «Poiché il tedesco possedeva la forza per l'ordine, spettò a lui anche il compito dell'ordine» 23. Dallo studio dell'ordinamento dell'impero medievale nacquero i caratteri per una nuova Europa. Per Ganzer il dominio imperiale degli Hohenstaufen non si fondava sul soggiogamento, bensì sull'accettazione volontaria dell'ordine, quindi sulla fedeltà tedesca. Sovrapponendo al pensiero imperiale l'immagine mitica del Fùhrer, assegnò al Reich la funzione di baluardo dell'europa e al popolo tedesco un potere di ordinare risalente a 1000 anni addietro e proiettato nel futuro. Nel 1991 Johannes Fried pubblicò nella miscellanea del Konstanzer Arbeitskreis un articolo di Theodor Mayer, apparso nel 1942 nel «Vòlkischer Beobachten>, su «Die Geschichtsforschung im neuen Europa» (La ricerca storica nella nuova Europa). In maniera del tutto programmatica Mayer 20 Ibid., p Ibid., p Ibid. 23 K.R. Ganzer, Das Reich als europàische Ordnungsmacht, Hamburg 1941, p. 18; a proposito di Ganzer cfr. Heiber, Walter Frank cit., pp. 376 ss. Dei molteplici saggi scaturiti dall'impostazione scientifica dell'epoca cfr. solo W. SchuBler, Vom Reich und der Reichsidee in der deutschen Geschichte, Leipzig-Berlin 1942; P.R. Rohden, Die Idee des Reiches in der europàischen Geschichte, Oldenburg 1943.10 DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA 69 pose la ricerca storica a servizio delle sfide nella «lotta per un ordine europeo, con il suo fondamento storico, con le forze che l'hanno sostenuto e con quelle che in passato e nel presente l'hanno combattuto, anzi, addirittura distrutto» 24. Come molti dei suoi colleghi, Mayer lavorava già ad «una storia del pensiero dell'ordine europeo». L'ordine tedesco sembrava allargarsi all'europa, quando nel 1942 scrisse: «Oggi abbiamo oltrepassato la fase di formazione di un popolo e di uno stato unitario ed entriamo a vivere nella comunità dei popoli e degli stati europei» 25. L'enorme catastrofe del 1945 mostrò con più chiarezza ai sopravvissuti ciò che era tedesco. Presto ci si disfece della zavorra mitica e dell'orizzonte europeo, ricordandosi delle particolarità del proprio popolo, delle proprie tribù, dei propri confini. Accanto agli studiosi che affermavano la loro influenza nella disciplina, a partire dagli anni Cinquanta si affiancarono quei colleghi il cui lavoro fu sempre caratterizzato da valori cristiani fondamentali. Essi in parte sostennero anche i nuovi orientamenti della medievistica tedesca all'interno dell'istituto Storico Germanico di Roma, o del nuovo Istituto Storico Germanico di Parigi. Il nuovo orientamento secondo il modello occidentale e le innovazioni nella prosopografia vista come storia sociale ebbero degli effetti diversi sul successivo sviluppo della storia costituzionale. Studiosi come Theodor Schieffer, Paul Egon Hùbinger, Eugen Ewig, Gerd Tellenbach oppure Karl Ferdinand Werner crearono attorno a loro cerchie di allievi che non possono essere ridotti in maniera istituzionale a singoli nuclei di comunicazione. Questi furono ancorati solo in parte oppure affatto al Konstanzer Arbeitskreis. Due grandi anniversari diedero nuovamente sicurezza storica alla giovane Repubblica Federale - la vicinanza temporale con la vittoria contro l'ungheria al campionato mondiale di calcio del 1954 può essere un caso -, vale a dire quello del giubileo di Bonifacio nel 1954 e l'anniversario dei mille anni dalla battaglia sulla Lech di Ottone I contro gli Ungari nel Sicurezza - questa fu anche la speranza di una scienza storica che si stabilizzò nuovamente dopo esser stata improvvisamente condizionata dal nazismo ed essersi velocemente liberata da tale impronta. In un memoriale del 1952 per la fondazione del Konstanzer Arbeitskreis, Theodor Mayer formu- 2A Vierzig Jahre Konstanzer Arbeitskreis fùr mittelalterliche Geschichte, a cura di J. Fried, Sigmaringen 1991, appendice 1, pp , citazione a p Ubid., p.31.11 70 BERND SCHNEIDMULLER lò i suoi piani per il futuro. H compito principale del suo nuovo approccio scientifico doveva essere quello di «porre le basi per una storia al riparo dai rischi delle crisi. Con orrore si poteva, infatti, percepire come la storia tedesca fosse stata riscritta in occasione di ogni cambiamento» 26. Dopo la catastrofe nazionale questa sicurezza fu trovata soprattutto negli studi di carattere storico-regionale, negli elementi per così dire costruttivi. Anche se la nazione fu discreditata, i suoi componenti offrirono la speranza di un futuro su basi scientifiche. Descrizione serrata e fondamento oscuro La svolta verso la storia regionale non fu una semplice fuga dal coinvolgimento nazionale. A causa delle vecchie strutture federali, in Germania la ricerca storico-regionale ebbe sempre una particolare funzione giustificativa 27. Fino ad oggi, associazioni, società e commissioni di diversa portata intellettuale e con diverse caratteristiche regionali influenzano gran parte del lavoro, della mediazione e della giustificazione storica nell'area linguistica tedesca. Per il grado di articolazioni e dotazioni che presentano, gli istituti e le cattedre di storia regionale nelle università ricoprono certamente una posizione particolare in Europa. Nel 1945 la tendenza a ripiegare su ambiti regionali, causata dalla guerra, divenne un elemento caratteristico di diversi ricercatori. L'attenzione che gli studi di storia costituzionale di Walter Schlesinger e Hans Patze rivolgevano all'ambito storico-regionale aveva invece un significato programmatico. In un'area limitata si poteva tenere sotto controllo la ricchezza della tradizione storica. Qualcosa di simile può valere per l'epoca degli Ottoni, dei Salii e per il primo periodo degli Hohenstaufen, in confronto povere di fonti, ma che al contempo rappresentano i secoli per eccellenza della medievistica tedesca. Soprattutto là dove, con un metodo sperimentato di esegesi critica, si potevano raccogliere e valutare tutte le fonti, sembrava potesse realizzarsi una sicura e duratura intesa riguardante il corso della storia. E, come Stefan Weinfurter ha sostenuto in un articolo non ancora pubblicato sul Konstanzer Arbeitskreis, proprio questo fu il vero obiettivo: sicu- 26 Ibid., appendice 5, pp , citazione alle pp Cfr. M. Werner, Zwischen politischer Begrenzung und methodhcher Offenheit. Wege und Stationen deutscber Landesgeschichtsforschung im 20. Jahrhundert, in Die deutschsprachige Mediàvistik cit., pp12 DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA 71 rezza, completezza, verità. A Reichenau si svolsero diversi convegni dedicati al significato delle tribù o alla formazione della nazione, ma i contribuiti non vennero pubblicati in quanto la ricerca non fu ancora ritenuta abbastanza solida e quindi completa. Dopo anni di coinvolgimenti ideologici ci si confrontava ora con la verità storica e la ricostruzione di quella realtà attraverso una stringente elaborazione di tutte le fonti. Per conoscere ancora meglio il medioevo, gli storici regionali cercarono la collaborazione con l'archeologia, la storia dell'arte e la linguistica. I metodi ed i risultati che ne scaturirono sono di certo tra i risultati della ricerca tedesca che potevano essere presentati a livello internazionale, anche se ci volle tempo perchè fossero recepiti. Altrove, infatti, ci si interessava già di qualcos'altro. Il lungo e stretto rapporto tra "Geschichte" e "Staub" si incrinò quando a partire dal 1968 i disordini studenteschi si diffusero anche nelle università tedesche. Con un atteggiamento difensivo, i paladini delle tradizioni scientifiche occidentali sperimentarono i loro metodi critico-storici in modo ancor più ostinato. Dal particolare doveva nascere il generale. Già nel 1953 Walter Schlesinger aveva sviluppato questo concetto in un articolo programmatico sulla «Verfassungsgeschichte und Landesgeschichte» (Storia costituzionale e storia regionale): «Solo attraverso strumenti di ricerca storico-regionali sarà possibile individuare la realtà complessiva della riforma arnministrativa, dell'insediamento rurale pianificato, della politica stradale, della protezione regia ai monasteri, della costruzione di castelli e della fondazione di città, illuminando così il cambiamento strutturale dell'impero nel XII secolo» 28. Walter Schlesinger raccolse, valutò e descrisse dettagliatamente. I suoi saggi sull'elezione di Enrico I nel 919, di Enrico II nel 1002 oppure di Rodolfo nel 1077 sono ampi e completi 29. L'obiettivo di una storia certa sembrava essere molto vicino. Tuttavia, anche in questo caso il legame con il proprio tempo guidò nuovamente la penna dello storico. Non potendo essere risolta 28 W. Schlesinger, Verfassungsgeschichte und Landesgeschichte, «Hessisches Jahrbuch fùr Landesgeschichte», 3 (1953), pp. 1-34; ristampa in W. Schlesinger, Beitrage tur deutschen Verfassungsgeschichte, II, Gòttingen 1963, pp. 9-41: 33, ristampa aggiornata in Prohleme und Methoden der Landesgeschichte, a cura di P. Fried, Darmstadt 1978 (Wege der Forschung, 592), pp : Saggi raccolti in W. Schlesinger, Ausgewàhlte Aufsàtze , a cura dih. Patze - F. Schwind, Sigmaringen 1987 (Vortrage und Forschungen, 34), pp13 72 in maniera positivistica, la complessità del risultato e dell'interpretazione fu determinante. La divisione tedesca e la diversa direzione politica della Repubblica Federale, le cui irrequietezze oggi ci appaiono già lontane, guidarono improvvisamente gli aneliti degli storici costituzionali. Alcuni di loro si concentrarono per tutta la vita su un Medioevo libero da valori, preservando il proprio popolo nonostante tutti i cambiamenti e le contestazioni. Il regno del sassone Enrico I - così scrisse il sassone Walter Schlesinger nel 1974, dopo gli accordi con i paesi dell'est firmati dalla coalizione social-liberale - fu un regno tedesco, e nel 919 all'assemblea elettorale di Fritzlar «non fu estranea la nascente concezione di essere un popolo tedesco» 30. Il "GroBvolk" (grande popolo) iniziò allora a sorgere dalle principali tribù tedesche. Il banchetto di incoronazione di Aquisgrana del 936 venne interpretato così da Schlesinger: «Si potrà chiamare tedesca questa idea di popolo» 31. H dilemma tra una descrizione serrata ed un consolidamento oscuro è stato suggerito da Joachim Ehlers: «A questo punto si evidenzia una contraddizione tra il metodo di lavoro consolidato di critica delle fonti di Schlesinger nel campo della storia costituzionale, e un approccio puramente assiomatico nell'interpretazione dei suoi risultati in relazione ad una storia del popolo tedesco» 32. Ciò si potrebbe formulare in maniera più drastica: l'esperienza della sicurezza nella storia costituzionale tedesca, poco recepita a livello internazionale, attorno al 1970 iniziò a vacillare. Un tale giudizio non svaluta gli omaggi rivolti alla critica delle fonti, né lo zelo del collezionismo, né i molti ed importanti risultati. Il motivo di questa crisi intellettuale fu un altro, vale a dire la concentrazione dell'attenzione su popolo e tribù, la loro stilizzazione ad attori sopratemporali e il persistente assioma, fondato su basi mitiche, dell'indole tedesca nella storia europea. I tedeschi e le nazioni europee del Medioevo Verso il 1970, durante l'apparente crisi dell'università tedesca, una cerchia di studiosi formatasi attorno a Walter Schlesinger a Marburg tentò di preservare per il futuro le tradizioni della storia costituzionale tedesca. In tempi non lontani dalla nuova politica verso i paesi dell'est di Willy Brandt, 30 Ibid., p lbid., p J. Ehlers, Rezension zu: Walter Schlesinger, Ausgewàhlte Aufsàtze , «Gòttingische Gelehrte Anzeigen», 240 (1988), pp , citazione a p. 275.14 ! DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA 73 la Deutsche Forschungsgemeinschaft (Associazione di ricerca tedesca) avviò un programma di ricerca sulla formazione delle nazioni europee nel medioevo 33. A causa della grave malattia di Schlesinger la direzione fu affidata a Helmut Beumann, uno studioso che con i suoi innovativi approcci metodologici si collocava al di sopra dei colleghi legati al proprio tempo, e che oggi - al contrario di Schlesinger - viene ancora citato. I percorsi di Schlesinger corrispondevano sotto alcuni aspetti alle questioni sollevate da Theodor Mayer. Mettendo a confronto i popoli confinanti ad Est con quelli occidentali si volevano individuare le particolarità della formazione di una nazione tedesca. All'inizio si ammise l'esistenza di un percorso particolare tedesco, grazie al quale la coscienza nazionale tedesca aveva costruito un Reich unitario sorpassando tutti i frazionamenti politici. Padrino di questo modello fu il Novecento, quando la nazione culturale creò il proprio Stato. A ciò si contrappose la formazione delle nazioni europee occidentali, dove la nazione scaturì dall'impero. Nonostante l'incomprensione dei nuovi storici, si utilizzò con forza il concetto di nazione per il medioevo. In questo modo l'accento veniva posto sulla lunga durata della storia del proprio popolo, distanziandosi così dai tentativi socialisti di differenziazione tra "nazione" e "nazionalità" 34. Un paragone sorprendente è rappresentato da ricerche simili effettuate sempre negli anni Sessanta, Settanta ed Ottanta nella Repubblica Democratica Tedesca. In una sorta di concorrenza tra i due stati tedeschi per la storia tedesca, Eckhard Mùller- Mertens e la sua cerchia di allievi hanno.pubblicato importanti libri sulla storia delle concezioni politiche dei primi secoli del Medioevo 35. I lavori 33 1 risultati sono documentati in Nationes. Historische und philologische Untersuchungen zur Entstehung der europàiscben Nationen im Mittelalter, a cura di H. Beumann - W. Schròder, Sigmaringen Cfr. anche H. Beumann, Europàische Nationenbildung im Mittelalter. Aus der Bilanz eines Forschungsschwerpunktes, «Geschichte in Wissenschaft und Unterricht», 39 (1988), pp J. Szucs, "Nationalitdt" und "Nationalbewufitsein" im Mittelalter. Versuch einer einheitlichen hegriffssprache, «Acta Historica Academiae scientiarum Hungaricae», 18 (1972), pp e pp ; J. Szucs, Natio» und Geschichte. Studien, Kòln-Wien 1981 (Archiv fur Kulturgeschichte. Beiheft 17). Una discussione critica viene effettuata da J. Ehlers, Nation und Geschichte. Anmerkungen zu einem Versuch, in Joachim Ehlers, Ausgewàhlte Aufsàtze, a cura di M. Kinzinger - B. SchneidmuUer, Berlin 1996 (Berliner Historische Studien, 21), pp Cfr. E. Miiller-Mertens, Regnum Teutonicum. Aufkommen und Verbreitung der deutschen Reicbs- und Kónigsauffassung im fruhen Mittelalter, Wien-Kòln-Graz 1970 (Forschungen zur mittelalterlichen Geschichte, 15); W. Eggert, Das ostfrànkisch-deutsche Reich in der15 BERND SCHNEIDMULLER sulla terminologia di Eckhard Mùller-Mettens, Wolfgang Eggert e Barbara Pàtzold ancora oggi sono validi dal punto di vista scientifico grazie alla ricchezza del materiale proposto. Tuttavia, gli studi sul Medioevo effettuati nelle università della Repubblica Democratica non furono caratterizzati solo dal primato assegnato alla storia sociale. I nuovi approcci metodologici allo studio della formazione dell'impero e degli itinerari reali, applicati da Eckhard Mùller-Mertens e Wolfgang Huschner 36, descrivevano meccanismi di funzionamento della sovranità regia all'epoca della formazione del regno tedesco franco-orientale. Salta comunque all'occhio la concentrazione sulla storia tedesca del medioevo. Nella vecchia Repubblica Federale il progetto "Nationes" doveva avere uno scopo comparatistico, anche se molte linee di ricerca si concentrarono su temi tedeschi. A posteriori si deve riconoscere che i risultati pubblicati dai gruppi di lavoro di Marburg sulla formazione della nazione tedesca non possono proprio sostenere la concorrenza delle monografie di studiosi della Repubblica Democratica. Con l'eccezione di un volume introduttivo 37, tra tutte le tematiche rilevanti sono state valorizzate, attraverso due raccolte, soltanto quelle delle etnogenesi alpine e degli intrecci transalpini 38. Il Auffassung seiner Zeitgenossen, Wien-Kòln-Graz 1973 (Forschungen zur mittelalterlichen Geschichte, 21); W. Eggert - B. Patzold, Wir-Gefiihl und regnum Saxonum bei fruhmittelalterlichen Geschichtsschreibern, Weimar 1984 (Forschungen zur mittelalterlichen Geschichte, 31). Per l'elogio cfr. Turbata per aequora mundi. Dankesgabe an Eckhard Mùller-Mertens, a cura di O.B. Rader, in M.G.H., Studien und Texte, 29, Hannover E. Mùller-Mertens, Die Reichsstruktur im Spiegel der Herrschaftspraxis Ottos des Grofeen. Mit historiographischen Prolegomena zur Frage Feudalstaat auf deutschem Boden, seit wann deutscher Feudalstaat?, Berlin 1980 (Forschungen zur mittelalterlichen Geschichte, 25); E. Mùller-Mertens - W. Huschner, Reichsintegration im Spiegel der Herrschaftspraxis Kaiser Konrads IL, Weimar 1992 (Forschungen zur mittelalterlichen Geschichte, 35). Cfr. anche D. Alvermann, Kònigsherrschaft und Reichsintegration. Etne Untersuchung zur politischen Struktur von regna und imperium zur Zeit Kaiser Ottos IL (967) , Berlin 1998 (Berliner Historische Studien, 28). 37 Aspekte der Nationenbildung im Mittelalter. Ergehnisse der Marburger Rundgespràche , a cura di H. Beumann - W. Schròder, Sigmaringen 1978 (Nationes. Historische und philologische Untersuchungen zur Entstehung der europaischen Nationen im Mittelalter, 1). 38 Friihmittelalterliche Ethnogese im Alpenraum, a cura di H. Beumann - W. Schròder, Sigmaringen 1985 (Nationes. Historische und philologische Untersuchungen zur Entstehung der europaischen Nationen im Mittelalter, 5); Die transalpinen Verbindungen derbayern, Alemannen und Franken bis zum 10. Jahrhundert, a cura di H. Beumann - W. Schròder, Sigmaringen 1987 (Nationes. Historische und philologische Untersuchungen zur Entstehung der europaischen Nationen im Mittelalter, 6).16 DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA 75 volume pubblicato in precedenza, «Althessen im Frankenreich» (L'antica Assia nel regno franco), rappresenta un valido esempio di storia regionale; tuttavia non ebbe molta importanza per il progetto generale 39. Il progetto "Nationes" si definì solo attraverso la comparazione, in particolare tra la formazione di una nazione degli slavi occidentali, studiata da Frantisele Graus 40, e la formazione di una nazione francese, studiata da Joachim Ehlers e dai suoi allievi 41. Questi due progetti parziali apportarono contributi rivoluzionari ai presupposti del piano complessivo poiché attraverso confronti internazionali misero in mostra le premesse nazionali della ricerca tedesca. La monografia di Frantisele Graus sulla formazione di una nazione degli slavi occidentali nel medioevo rappresentò forse la sfida maggiore. Questo libro non solo dimostrò la potenza etnogenetica dell'europa centro-orientale e quindi la capacità degli slavi - un tempo messa in dubbio dai tedeschi - di formare uno stato; ancor più evidenziò la capacità di Graus, giunto in Germania ed in Svizzera dall'ex-cssr 42, di scrivere una monografia su questo argomento. Fino ad allora, nessuno tra i direttori tedeschi del progetto "Nationes" si era sentito all'altezza di questa sfida. H progetto "Francia" capovolse l'autocoscienza tedesca che per decenni si era cullata nell'idea che la nascita del Reich dipendesse dalla storia del popolo. Ai lavori di Joachim Ehlers seguì una grande monografia di Carlrichard Bruhi; quest'ultima non nacque dal progetto "Nationes", ma si confrontò cri- 39 Althessen im frankenreich, a cura di W. Schlesinger, Sigmaringen 1975 (Nationes. Historische und philologische Untersuchungen zur Entstehung der europaischen Nationen im Mittelalter, 2). 40 F. Graus, Die Nationenbildung der Westslawen im Mittelalter, Sigmaringen 1980 (Nationes. Historische und philologische Untersuchungen zur Entstehung der europaischen Nationen im Mittelalter, 3). 41 J. Ehlers, Geschichte Frankreichs im Mittelalter, Stuttgan-Berlin-Kòln-Mainz 1987; Ehlers, Ausgewàhlte Au/sàtze cit., pp ; B. Schneidmuller, Nomen Patriae. Die Entstehung Frankreichs in der politisch-geographischen Terminologie ( Jahrhundert), Sigmaringen 1987 (Nationes. Historische und philologische Untersuchungen zur Entstehung der europaischen Nationen im Mittelalter, 7); B. Schneidmuller, Frankenreich - Westfrankenreich - Frankreich. Konstanz und Wandel in der mittelalterlichen Nationshildung, «Geschichte in Wissenschaft und Unterricht», 44 (1993), pp Cfr. anche la raccolta Die franzósischen Kònige des Mittelalters. Von Odo bis Karl Vili , a cura di J. Ehlers - H. Miiller - B. Schneidmuller, Miinchen Breve elogio in Spannungen und Widerspruche. Gedenkschrift fùr Frantisek Graus, a cura di S. Burghartz - H.-J. Gilomen - G.P. Marchal - R.C. Schwinges - K. Simon-Muscheid, Sigmaringen 1992.17 76 BERND SCHNEIDMULLER ticamente con le premesse del progetto stesso 43. Joachim Ehlers e Carlrichard Briihl hanno mostrato ognuno a proprio modo la lunga durata della storia franca. Molto più lentamente di quanto non si pensasse in origine, la nazione tedesca e quella francese nacquero dai presupposti politici ermersi dalla formazione dei regni tardo-carolingi. La conoscenza di tutta una serie di similitudini presenti nel regno franco in declino, fece sì che la coscienza nazionale tedesca ("deutsches Volksbewulksein") di Schlesinger da forza motrice della storia divenisse un anacronismo. La tortuosa strada percorsa da Ehlers e Briihl attraverso l'europa occidentale inserì la formazione della nazione tedesca durante i secoli centrali del Medioevo nell'ambito delle etnogenesi europee 44. In generale le monografie, le opere di sintesi ed i saggi scaturiti dallo studio della formazione di nazioni non tedesche distrussero quelle premesse della storia del popolo tedesco, che per decenni erano state sostenute in maniera così energica. Il risultato fu che la conoscenza apparentemente sicura degli anni antecedenti il 1970 oggi compare tutt'al più nelle note a piè di pagina di introduzioni alla storia della ricerca scientifica 45. Proprio gli studi del ceco Frantisek Graus scossero energicamente pilastri basilari della vecchia storia costituzionale tedesca. Nonostante i tentativi di difesa di Schlesinger e dei suoi colleghi, crollarono interi sistemi di continuità germanico-tedeschi. 46 Graus, recentemente elogiato da Stefan Weinfurter per il suo ruolo critico all'interno del Konstanzer Arbettskreis 41, fece no- 43 Un primo confronto critico in C. Briihl, Die Anfdnge der deutschen Geschichte, Wiesbaden 1972 (Sitzungsberichte der Wissenschaftlichen Gesellschaft an der Johann Wolfgang Goethe-Universitat Frankfurt am Main, 10/5). Più dettagliato poi in C. Briihl, Deutschland- Frankreich. Die Geburt zweier Vólker, Kòln-Wien 1990, traduzione francese di G. Duchet- Suchaux, Naissance de deux peuples. «Frangais» et «Allemands» IX e -XI e siede, Paris Beitràge zur mittelalterlichen Reichs- und Nationsbildung in Deutschland und Frankreich, a cura di C. Briihl - B. Schneidmùller, Miinchen 1997 (Historische Zeitschrift. Beihefte NF, 24). Cfr. anche Mittelalterliche nationes - neuzeitliche Nationen. Probleme der Nationenbildung in Europa, a cura di A. Bues - R. Rexheuser, Wiesbaden 1995 (Deutsches Historisches Institut Warschau. Quellen und Studien, 2). 45 Le varie posizioni emergono soprattutto dal confronto. Si veda in maniera esemplare la raccolta fondamentale degli approcci interpretativi più vecchi: Die Entstehung des Deutschen Reiches (Deutschland um 900). Ausgewàhlte Au/sàtze aus den Jahren , a cura di H. Kampf, Darmstadt (Wege der Forschung, 1). Un riepilogo delle sue ricerche nell'ambito del progetto "Nationes" viene proposto da J. Ehlers, Die Entstehung des deutschen Reiches, Mùnchen 1994 (Enzyklopàdie deutscher Geschichte, 31). 46 Frantisek Graus, Ausgewàhlte Au/sàtze, a cura di H.-J. Gilomen - P. Moraw - R.C. Schwinges, Stuttgart 2002 (Vbrtràge und Forschungen, 55), soprattutto alle pp / Weinfurter, Standone cit.18 DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA 77 tare senza alcun riguardo ai suoi colleghi tedeschi le dipendenze etniche della loro storia apparentemente sicura. Quando nel 1986 pubblicò sulle «ristorisene Zeitschrift» il suo famoso saggio «Storia costituzionale del medioevo» {Verfassungsgeschichte des Mittelalters), stravolse tutti i principi di base. Tanto la fedeltà germanica quanto lo statalismo dei germani si rivelarono essere una costruzione ideologica. Oggi nessuno più combatte per i Kónigsfreien, i Gemeinfreien, i Rodungsfreien o per gli assunti della preistoria germanica, per associazioni o caratteri etnici sovratemporali. Migliaia di pagine di monografie e saggi eruditi si avviarono verso il difficile cammino dell'oblio. Chi prende ancora ad esempio Heinrich Dannenbauer, Alfons Dopsch, Heinrich Mitteis, Theodor Mayer, Paul Kirn o Walter Schlesinger? Al confronto con le carriere quasi agiografiche di Ernst Kantorowicz 48 o Marc Bloch 49, la recezione di quelli che un tempo furono medievisti tedeschi di successo appare limitata. La decima ristampa del manuale di storia tedesca di Gebhardt 50, a cura di Alfred Haverkamp, non fa iniziare la storia tedesca - come nella nona edizione del con i cacciatori ed i raccoglitori del neolitico. L'Europa necessaria Negli ultimi 25 anni sono stati trovati i modi per il confronto europeo e la correzione di vecchi presupposti. Il Konstanzer Arbeitskreis si è distaccato in maniera sorprendentemente veloce dalla storia costituzionale tedesca intesa in senso più stretto. Nei suoi atti di convegni, diversi volumi sulle scuole e sullo studio nei periodi di trasformazione sociale, sulla storiografìa e sulla coscienza storica nel tardo medioevo oppure sulla politica e sulla venerazione dei santi attestano il passaggio a nuove tematiche 52. Fin dalla metà degli 48 Cfr. tra l'altro Ernst Kantorowicz ( ). Soziales Milieu und wissenschaftliche Relevanz, a cura di J. Strzelczyk, Poznan 1996; Ernst Kantorowicz. Ertràge der Doppeltagung Institute for advanced study, Princeton Johann Wolfgang Goethe-Universitàt, Frankfurt, a cura di R.L. Benson - J. Fried, Stuttgart 1997 (Frankfurter Historische Abhandlungen, 39). 49 Marc Bloch aujourd'hui. Histoire comparée et sciences sociales, a cura di H. Atsma - A. Burguiere, Paris 1990; Marc Bloch. Historiker und Widerstandskàmpfer, a cura di P. Schòtder, Frankfurt-New York A. Haverkamp, Perspektiven deutscher Geschichte wàhrend des Mittelalters. Friedrich Prinz, Europàische Grundlagen deutscher Geschichte (4.-8. Jahrhundert), Stuttgart 2004 (Gebhardt, Handbuch der deutschen Geschichte, 1). 51 E. Wahle, Ur- und Friihgeschichte im mitteleuropàischen Raum, Stuttgart ; Taschenbuchausgabe Miinchen 1973 (Gebhardt, Handbuch der deutschen Geschichte, 1). 52 Schulen und Studium im sozialen Wandel des hohen und spàten Mittelalters, a cura di19 78 BERND SCHNEIDMULLER anni Ottanta si è messo in moto un processo di europeizzazione, come manifestano i volumi sulla regalità tardomedievale in un confronto europeo, la mentalità nel Medioevo, la libertà nei paesi dell'est, su esponenti e strumenti della pace, sulla tolleranza, la rappresentazione della sovranità, su ebrei e cristiani, sul rilevamento e la coscienza territoriale, le forme e le funzioni della comunicazione pubblica, sulla Germania e l'europa occidentale, il Reich e la Polonia 53. Nel frattempo YArbeitskreis ha perso la sua forza caratterizzante, se mai l'ha posseduta, all'interno della pluralità della medievistica tedesca; infatti è stato affiancato dal "Sonderforschungsbereiche" (gruppo di ricerca speciale), da dottorati di ricerca, da istituti stranieri, da centri di ricerca e singoli progetti di ricerca. Inoltre è doveroso tenere conto dell'importanza anche a livello internazionale dei Monumenta Germaniae Historica così come di alcuni progetti di lunga durata delle Accademie tedesche. Al di là della specifica storia delle istituzioni, sicuramente sarà molto difficile unire questa moltitudine di impulsi e di attività. Con il processo di unificazione dell'europa, la storia europea del medioevo sempre di più si è inserita nella ricerca e nell'insegnamento. Nelle grandi e costose mostre di argomento storico i riferimenti europei sono di- J. Fried, Sigmaringen 1986 (Vortrage und Forschungen, 30); Geschichtsschreibung und Geschichtsbewusstsein im spàten Mittelalter, a cura di H. Patze, Sigmaringen 1987 (Vortrage und Forschungen, 31); Politik und Heiligenverehrung im Hochmittelalter, a cura di J. Petersohn, Sigmaringen 1994 (Vortrage und Forschungen, 42). 53 Das spàtmittelalterliche Kònigtum im europàischen Vergleich, a cura di R Schneider, Sigmaringen 1987 (Vortrage und Forschungen, 32); Mentalitàten im Mittelalter. Methodische und inhaltliche Probleme, a cura di F. Graus, Sigmaringen 1987 (Vortrage und Forschungen, 35); Die abendlàndische Freiheit vom 10. zum 14. Jahrhundert. Der Wirktmgszusammenhang von Idee und Wirklichkeit im europàischen Vergleich, a cura di J. Fried, Sigmaringen 1991 (Vortrage und Forschungen, 38); Tràger und Instrumentarien des Friedens im hohen und spàten Mittelalter, a cura di J. Fried, Sigmaringen 1996 (Vortrage und Forschungen, 43); Toleranz im Mittelalter, a cura di A. Patschovsky - H. Zimmermann, Sigmaringen 1998 (Vortrage und Forschungen, 45); Herrschaftsrepràsentation im ottonischen Sachsen, a cura di G. Althoff - E. Schubert, Sigmaringen 1998 (Vortrage und Forschungen, 46); Juden und Christen zur Zeit der Kreuzziige, a cura di A. Haverkamp, Sigmaringen 1999 (Vortrage und Forschungen 47); Raumerfassung und Raumbewufitsein im spàteren Mittelalter, a cura di Peter Moraw, Stuttgart 2002 (Vortrage und Forschungen, 49); Formen und Funktionen óffentlicher Kommunikation im Mittelalter, a cura di G. Althoff, Stuttgart 2001 (Vortrage und Forschungen, 51); Deutschland und der Westen Europas im Mittelalter, a cura di J. Ehlers, Stuttgart 2002 (Vortrage und Forschungen, 56); Das Reich und Polen. Parallelen, Interaktionen und Formen der Akkulturation im hohen und spàten Mittelalter, Ostfildern 2003 (Vortrage und Forschungen, 59).20 DALLA STORIA COSTITUZIONALE TEDESCA 79 venuti obbligatori. Ciò è avvenuto per esempio per la presentazione di Carlo Magno nel 1999 a Paderborn o per Ottone I nel 2001 a Magdeburgo 54. Anche il Sacro Romano Impero nel 2006 sarà inserito, a distanza di 200 anni dal suo declino, in contesti europei. In maniera diversa - da come prospettato originariamente - la frase del 1942 di Theodor Mayer diviene di sorprendente attualità: «Oggi abbiamo oltrepassato la fase di formazione di un popolo e di uno stato unitario ed entriamo a vivere nella comunità dei popoli e degli stati europei» 55. L'europeizzazione del mondo scientifico influisce sui vari aspetti di ricerca della vecchia storia costituzionale tedesca, non più esportatrice delle sue certezze sul carattere germanico ma oggetto di spiegazioni nelle quali i suoi presunti percorsi particolari si rivelano essere un normale avvenimento europeo. Etnogenesi, formazione della sovranità, espansione, integrazione e disintegrazione - tutto ciò non viene più descritto in base all'efficienza di un popolo, bensì come una storia europea grazie ad uno sguardo comparativo. In questo quadro articolato, la storia costituzionale ha finito per disgregarsi. A ciò si è aggiunto il ribaltamento di due fondamentali convinzioni, vale a dire la solidità delle forme e la fattività delle cose. Ad un'osservazione più attenta è venuta meno la perseveranza delle forze politiche agglomeranti. Oggi sappiamo che il feudalesimo, in quanto modello medievale di ordine e di comprensione, si sviluppò lentamente e nel corso dei secoli fu soggetto a trasformazioni tanto quanto il concetto di popolo e fedeltà. Perciò il livello di sviluppo dei rapporti di vassallaggio raggiunto solo verso il tardo medioevo, non fu più usato per decrivere fenomeni altomedievali. I nuovi studi di Matthias Becher e Johannes Fried insegnano che l'ascesa e l'affermazione dei carolingi sono arrivate a noi unicamente grazie al voluto ricordo dei vincitori. E a partire dal risultato che furono costruite situazioni costituzionali più antiche. Tali premesse hanno messo in crisi precedenti certezze sul vassallaggio e la fedeltà di Tassilo di Baviera Kunst und Kultur der Karolingerzeit. Karl der Grofie und Papst Leo III. in Paderborn. Katalog der Ausstellung in Paderborn 1999, a cura di C. Stiegemann - M. Wemhoff, Mainz 1999; Otto der Grofie, Magdeburg und Europa, a cura di M. Puhle, Mainz Cfr. nota M. Becher, Eid und Herrschafi. Untersuchungen zum Herrscherethos Karls des Grofien, Sigmaringen 1993 (Vbrtrage und Forschungen, Sonderband 39); J. Fried, Papst Leo III. besucht Karl den Grofien in Paderborn oder Einhards Schweigen, «Historische Zeitschrift», 272 (2001), pp Vedere altro
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