Source: http://regoledelgioco.gazzetta.it/2019/10/11/cartellini-gialli-e-rossi-per-gli-allenatori-risolto-il-vuoto-normativo-i-casi-di-mazzarri-tudor-e-fonseca/
Timestamp: 2020-04-07 01:26:54+00:00
Document Index: 180136721

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 62', 'art. 71', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 62', 'art. 9', 'art. 71', 'art. 62', 'art. 9', 'art. 9']

Cartellini gialli e rossi per gli allenatori, risolto il “vuoto normativo”? I casi di Mazzarri, Tudor e Fonseca. | Le Regole del Gioco
Nei precedenti articoli abbiamo trattato delle modifiche apportate alle regole del gioco dall’International Football Association Board (IFAB) per la stagione sportiva 2019/2020. Tra di esse, le ultime giornate hanno visto diverse applicazioni con riferimento all’esibizione di cartellini gialli e rossi anche ai dirigenti in panchina nonché ad allenatori. Si fa in particolare riferimento alle espulsioni dell’allenatore del Torino, Walter Mazzarri, durante la penultima giornata di campionato, inizialmente sanzionata con una giornata di squalifica e successivamente ridotta ad ammonizione dalla CSA, e degli allenatori di Roma e Udinese, sanzionati dal giudice sportivo, rispettivamente, con due giornate di squalifica e ammenda di € 10.000 ed una giornata di squalifica.
Anche in questo caso, le “nuove regole” hanno già generato un forte dibattito sul tema dell’automatica applicabilità della sanzione della squalifica di una giornata all’esito di un’espulsione in campo, regola generalmente applicata in caso di espulsione dei calciatori. In altre parole, i casi sopracitati hanno posto un dubbio circa la portata dell’effettiva equiparazione tra espulsione di un calciatore e quella di un dirigente.
Le norme in questione – modifica regolamentare alle Regole 5.3 e 12.3 del Regolamento del Giuoco del Calcio
Innanzitutto, è necessario mettere a confronto il testo previgente e quello attualmente in vigore della Regola 5.3 “Poteri e doveri – Provvedimenti disciplinari” del Regolamento del Giuoco del Calcio, ossia la norma che tratta in maniera generale dei provvedimenti disciplinari che può adottare il direttore di gara:
“L’arbitro: (…) adotta provvedimenti nei confronti dei dirigenti che non tengono un comportamento responsabile e può allontanarli dal recinto di gioco; un membro dello staff medico che commette un’infrazione passibile di allontanamento può rimanere, se la squadra non ha altro personale medico disponibile, e intervenire se un calciatore necessita di cure.”
Testo attualmente in vigore:
“L’arbitro: (…) adotta provvedimenti nei confronti dei dirigenti che non tengono un comportamento responsabile e li richiama o mostra loro un cartellino giallo per ammonirli o un cartellino rosso per espellerli dal recinto di gioco; se il colpevole non può essere individuato, il primo allenatore della squadra presente nell’area tecnica riceverà il provvedimento. Un membro dello staff medico che commette un’infrazione passibile di espulsione può rimanere, se la squadra non ha altro personale medico disponibile, e intervenire se un calciatore necessita di cure.”.
La Circolare dell’AIA n. 1 per la stagione 2019/2020 circa la “spiegazione” della modifica regolamentare in questione, riproducendo fedelmente le indicazioni fornite dall’IFAB, spiega innanzitutto che nella dicitura “dirigenti” sono comprese le persone ammesse “in panchina” diverse dai calciatori. Inoltre, si specifica che se l’autore dell’infrazione non può essere identificato, il maggiore responsabile “in panchina” (di solito, l’allenatore) riceverà il cartellino giallo / rosso (come persona responsabile per gli altri dirigenti della squadra).
La predetta specifica, in realtà, risulta già chiaramente delineata all’interno della nuova norma introdotta alla Regola 12.3, interamente dedicata ai provvedimenti comminabili ai dirigenti, la quale introduce una chiara casistica esemplificativa (ma non esaustiva) degli episodi provvedimenti di richiamo, ammonizione ed espulsione comminabili all’arbitro.
“Laddove un’infrazione venga commessa e il colpevole non possa essere individuato, il primo allenatore della squadra, presente nell’area tecnica riceverà il provvedimento.
Le seguenti infrazioni devono di solito comportare un richiamo; infrazioni ripetute o plateali devono essere sanzionate con un’ammonizione o un’espulsione: – entrare sul terreno di gioco in modo rispettoso / non aggressivo né provocatorio – non cooperare con un ufficiale di gara, ad esempio ignorare una richiesta / istruzione dall’assistente o dal quarto ufficiale – lieve dissenso (con parole o gesti) nei confronti di una decisione – uscire occasionalmente dall’area tecnica senza commettere un’altra.
Le infrazioni passibili di ammonizione includono (ma non sono limitate a): – non rispettare chiaramente / ripetutamente i confini della propria area tecnica – ritardare la ripresa di gioco della propria squadra – entrare intenzionalmente nell’area tecnica avversaria (in modo non aggressivo né provocatorio) – dissentire con parole o gesti compreso: • lanciare / calciare bottigliette o altri oggetti • gesticolare mostrando chiara mancanza di rispetto per gli ufficiali di gara (ad esempio applausi sarcastici) – entrare nell’area di revisione – gesticolare eccessivamente / ripetutamente per richiedere un cartellino rosso o giallo – mostrare insistentemente il gesto per una revisione VAR (schermo TV) – gesticolare o agire in modo provocatorio – tenere un continuo comportamento inaccettabile (comprese ripetute infrazioni passibili di richiamo) – mostrare mancanza di rispetto per il gioco
Le infrazioni passibili di espulsione includono (ma non sono limitate a) – ritardare la ripresa di gioco della squadra avversaria, ad esempio trattenendo il pallone, calciandolo lontano, ostacolando il movimento di un calciatore – uscire intenzionalmente dall’area tecnica per • mostrare dissenso o protestare nei confronti di un ufficiale di gara • comportarsi in modo provocatorio – entrare nell’area tecnica avversaria in modo aggressivo o provocatorio – lanciare / calciare intenzionalmente un oggetto nel terreno di gioco – entrare sul terreno di gioco per • affrontare un ufficiale di gara (compreso alla fine del primo o del secondo periodo di gioco) • interferire con il gioco, con un calciatore avversario o con un ufficiale di gara – entrare nella sala operativa video – tenere un comportamento aggressivo (compreso sputare o mordere) nei confronti di un calciatore avversario titolare, di riserva, dirigente, ufficiale di gara, spettatore o qualsiasi altra persona (ad esempio raccattapalle, delegato alla sicurezza, commissario di campo …) – ricevere una seconda ammonizione nella stessa gara – usare un linguaggio o fare dei gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi – comportarsi in modo non appropriato come conseguenza dell’uso di strumenti di comunicazione / elettronici o utilizzare strumenti di comunicazione / elettronici non autorizzati – condotta violenta”
Le norme in questione – Il “buco normativo” l’art. 9.7 del Codice di Giustizia Sportiva
A rendere, tuttavia, debole l’introduzione della riforma regolamentare circa i provvedimenti disciplinari per i dirigenti, vi è la mancata equiparazione tra calciatori e dirigenti per ciò che concerne l’art. 9.7 del Codice di Giustizia Sportiva in materia di sanzioni a carico di dirigenti, soci e tesserati della società. Tale articolo, infatti, pone un automatismo circa la sanzione minima della squalifica applicabile ai (soli) calciatori espulsi in campo. “Al calciatore espulso dal campo, nel corso di una gara ufficiale della propria società, è automaticamente applicata la sanzione minima della squalifica per una gara da parte degli organi di giustizia sportiva, salvo che questi ritengano di dover infliggere una sanzione più grave”.
Il caso Mazzarri
A seguito della gara PARMA-TORINO, disputatasi in data 30.9.2019, con c.u. del 1.10.19 il Giudice Sportivo comminava a carico del sig. Mazzarri Walter la squalifica per una giornata effettiva di gara per doppia ammonizione (e quindi espulsione) da parte dell’arbitro. In data 1.10.19, la società Torino FC SpA, preannunciava la proposizione di reclamo, con procedura d’urgenza, avverso la decisione del Giudice Sportivo, dinnanzi alla Corte Sportiva d’Appello, la quale ha accolto il reclamo della società granata rideterminando la sanzione in quella della semplice ammonizione con decisione dell’8 ottobre 2019.
Nelle motivazioni delle decisioni emerge chiaramente come la CSA abbia accolto la tesi dei difensori facente leva sul buco normativo determinato dall’art. 9.7 CGS. In altre parole, non trattandosi dell’espulsione di un calciatore, bensì di un allenatore, Mazzarri non andava automaticamente sanzionato con una squalifica pari ad almeno una giornata, ma la gravità della sanzione irrogabile doveva seguire le regole generali di cui all’art. 9.1 CGS la quale contiene l’intera gamma delle sanzioni comminabili dagli organi di giustizia sportiva. In maniera abbastanza tranchant, la Corte Sportiva di Appello ha ritenuto l’ammonizione quale sanzione più congrua nel caso in questione.
Il caso Fonseca e Tudor – la soluzione al vuoto normativo di “diritto nazionale” attraverso il FIFA Disciplinary Code
Appare evidente che la rideterminazione della sanzione da parte della CSA nel caso Mazzarri abbia messo alla luce il predetto vuoto normativo, ingenerando un’importante discussione tra gli interpreti nonché, in particolare, una certa attesa circa la comminazione delle sanzioni da parte del Giudice Sportivo con riferimento alle espulsioni di Tudor e Fonseca nel corso dei match disputati, rispettivamente, da Udinese e Roma dell’ultima giornata di Serie A.
Con c.u. n. 56 dell’8 ottobre 2019, il Giudice Sportivo ha comminato una squalifica per due giornate effettive di gara ed ammenda di €10.000 per l’allenatore della Roma, mentre per Tudor la sanzione ammonta alla squalifica per una giornata effettiva di gara.
Ciò che più preme ai fini della presente analisi è la palese presa di posizione del giudice sportivo circa l’applicazione automatica della sanzione della squalifica, attraverso un’abile ricostruzione normativa. Di seguito il passaggio cruciale dei comunicati: “sanzione da applicarsi automaticamente alla stregua della prescrizione obbligatoria, e direttamente vincolante anche per le competizioni nazionali, dell’art. 62 punto 3, letto in combinato disposto con l’art. 71 punto 1 del Codice Disciplinare FIFA in vigore dal 15 luglio 2019, e comunque in quanto principio generale a cui il Giudice deve attenersi ai sensi dell’art. 3, comma 4 CGS e delle sopra menzionate norme FIFA, quindi doverosamente prescindendo dalle previsione dell’art. 9 CGS, già in vigore”.
Ripercorrendo tale passaggio, il Giudice Sportivo si è servito della disposizione di cui all’art. 3.4 del CGS, secondo cui “In assenza di specifiche disposizioni del Codice e di norme federali, gli organi di giustizia sportiva adottano le proprie decisioni in conformità ai principi generali di diritto applicabili nell’ordinamento sportivo nazionale e internazionale nonché a quelli di equità e correttezza sportiva.”
Il Giudice sportivo ha quindi ritenuto che il “vuoto normativo” di cui all’art. 9.7 CGS andasse colmato con le disposizioni di cui al FIFA Disciplinary Code nella sua più recente formulazione, ed in particolare l’art. 62.3, che di fatti contiene una disposizione equivalente all’art. 9.7 CGS ma che non contiene un’espressa limitazione ai soli calciatori. Pertanto, è da ritenersi applicabile a qualsiasi espulsione, quindi anche quella dei “dirigenti”. Inoltre, il Giudice Sportivo opera un richiamo all’art. 71.1 del FIFA Disciplinary Code, il quale dispone espressamente che l’art. 62.3 è “mandatory in domestic competitions”.
La decisione del Giudice Sportivo dell’8 ottobre 2019 ha, come visto, sapientemente arginato il vuoto normativo di cui all’art. 9.7 CGS operando una ricostruzione interpretativa la quale, in maniera neanche troppo velata, è indirizzata al legislatore federale, il quale è chiamato ad adeguare la disciplina contenuta nel CGS anche alla nuova fattispecie dell’espulsione dei dirigenti, e ciò in adeguamento (più che in applicazione) alla normativa FIFA, la quale è stata ritenuta dal Giudice Sportivo direttamente applicabile.
Per concludere, non rimane che attendere gli eventuali ricorsi delle società interessate e le nuove eventuali prese di posizioni da parte del legislatore sportivo e della giustizia sportiva.
Tags: #AIA, #ARBITRO, #FIFA, #IFAB, CGS, FIGC, Fonseca, giustizia sportiva, Mazzarri, Tudor
user_14477491 29 ottobre 2019 alle 16:23
Nel calcio dilettanti che io seguo (Trentino) il Giudice Sportivo continua ad applicare le squalifiche per dirigenti e allenatori a tempo, anche se espulsi in campo con il cartellino rosso, con la conseguenza che lo stesso allenatore si trovi ad essere squalificato anche per una manifestazione infrasettimanale come Coppa Italia pur avendo ricevuto l’espulsione in campionato; la cosa non trova applicazione per i calciatori per tutte le categorie; salvo casi gravi per le loro le squalifiche vanno avanti separatamente (a tempo solo squalifiche solo per fatti particolari) E’ il Giudice che va per conto suo o servono ancora precisazioni in proposito, oppure semplicemente mi sbaglio io.
Dirigente Campionato di Eccellenza Trentina
Paolo Marsilio e Gianluca Medina 30 ottobre 2019 alle 19:38
Buonasera. La ringraziamo per il Suo commento.
Il principio di automaticità della squalifica per almeno una gara a seguito di espulsione degli allenatori, come esposto nell’articolo, rappresenta un’importante novità circa le regole sanzionatorie, ma deve comunque ritenersi un “limite minimo” a cui il Giudice Sportivo deve attenersi per comminare la sanzione.
In altre parole, il Giudice Sportivo utilizza il referto arbitrale contenente le sanzioni di campo quale mezzo di prova per comminare una delle possibili sanzioni previste dell’art. 9 CGS, la quale, in caso di espulsione dell’allenatore, non potrà essere inferiore alla giornata di squalifica.
Pertanto, il Giudice Sportivo ben potrebbe comminare una sanzione di rango superiore, ma è tenuto a commisurare la sanzione alla natura e alla gravità dei fatti commessi nel caso concreto. La squalifica a tempo determinato rappresenta una sanzione più grave rispetto alla squalifica per una o più giornata e, pertanto, non vi sarebbe in astratto un contrasto nei casi da Lei menzionati con la regola sopramenzionata, la quale, come detto, porrebbe semplicemente un limite minimo.
In ogni caso, qualora le Società ritenessero che, nel singolo caso, la sanzione della squalifica a tempo determinato non sia proporzionata alla natura e alla gravità dei fatti, esse potranno adire la Corte Sportiva di Appello per chiedere la riduzione della squalifica ad una di rango inferiore (ovverosia, la squalifica per una o più giornata). Nella speranza di essere stati esaustivi, Le auguriamo una buona serata.
user_14477491 31 ottobre 2019 alle 20:04
Ho capito, era evidente che quando intendevo cartellino rosso al dirigente o all’allenatore con l’applicazione delle squalifiche solo a tempo per tutti i casi, qualcosa che non andava c’era. Infatti con l’ultimo comunicato sono comparse per la prima volta squalifiche a giornate di gara per allenatori espulsi, qualche direttiva deve essere giunta.
 5 mesi fa, user_14477491
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