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Timestamp: 2019-06-25 19:58:09+00:00
Document Index: 40141189

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1']

Nomina del responsabile per la transizione al digitale in assenza di personale interno debitamente qualificato - Co.Nord
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Viene domandato se l'incarico di responsabile per la transizione al digitale previsto dal Cad possa essere nominato all'esterno dell'Ente qualora non vi sia personale interno dotato di professionalità e competenze richieste per l'incarico da attribuire.
La figura del responsabile per la transizione al digitale è prevista e disciplinata dall'art. 17 del D. Lgs. n. 82/2005, per come successivamente novellato dal D. Lgs. n. 179/2016 e dal D. Lgs. n. 217/2017.
Si tratta essenzialmente di una figura deputata a garantire la transizione al digitale dell'Amministrazione mediante svolgimento di innumerevoli compiti di programmazione, indirizzo, coordinamento e monitoraggio (art. 17 c.1), la quale dovrà rispondere direttamente all'organo di vertice politico o, in sua assenza, a quello amministrativo dell'Ente (art. 17, c. 1-sexies).
Per tali ragioni il legislatore ha previsto che “il responsabile dell'ufficio di cui al comma 1 è dotato di adeguate competenze tecnologiche, di informatica giuridica e manageriali” (art. 17, c. 1-ter).
Detta disciplina, tuttavia, è stata sviluppata avendo quale chiaro riferimento – depone in tal senso un'attenta lettura della disposizione in analisi – le PP.AA. di maggiori dimensioni, tendenzialmente Amministrazioni Centrali, dotate ed articolate in uffici dirigenziali, nell'ambito dei quali deve essere necessariamente individuato il responsabile per la transizione.
Per chiarire, almeno in parte, le modalità di individuazione di tale figura all'interno delle altre PP.AA. è stato previsto che “nel rispetto della propria autonomia organizzativa, le pubbliche amministrazioni diverse dalle amministrazioni dello Stato individuano l'ufficio per il digitale di cui al comma 1 tra quelli di livello dirigenziale oppure, ove ne siano privi, individuano un responsabile per il digitale tra le proprie posizioni apicali. In assenza del vertice politico, il responsabile dell'ufficio per il digitale di cui al comma 1 risponde direttamente a quello amministrativo dell'ente” (c. 1 sexies).
Successivamente, poi, viene chiarito che “i soggetti di cui al comma 1-sexies possono esercitare le funzioni di cui al medesimo comma anche in forma associata” (c. 1-septies).
Sul tema è anche intervenuta una successiva circolare, la n. 3/2018, del Ministero per la Pubblica Amministrazione che, data la sua attinenza alla questione in analisi, si invita a consultare.
Ebbene, dal siffatto quadro giuridico si ritiene che il responsabile per la transizione debba essere individuato tra le posizioni apicali presenti all'interno del Comune o, comunque, debba essere possibilmente evitato l'incarico di un soggetto esterno che non sia organico ad altra Amministrazione.
D'altronde anche la specificazione di cui al c. 1-septies, nel consentire lo svolgimento di tale funzione in forma associata – in sostanziale deroga al principio per cui ciascuna Amministrazione individua al proprio interno la suddetta figura – pare confermare implicitamente la necessità di provvedere con dette modalità all'individuazione del RTD.
Restano tuttavia insolute le criticità legate all'eventuale incompetenza, rispetto a quanto richiesto dalla stessa norma, delle figure apicali presenti all'interno dell'Ente.
A tal riguardo, ci si permette di avanzare due possibili soluzioni.
Anzitutto, anche nella prospettiva di una definitiva digitalizzazione della P.A., sarebbe auspicabile che una o più figure interne dell'Ente acquisiscano opportune competenze tecnologiche ed informatiche. In sede di prima nomina del RTD, si potrebbe pensare anche ad un affiancamento, anche a fini formativi, da parte di un consulente esterno.
In seconda battuta, si potrebbe verificare la possibilità di nominare un RTD attingendo da personale di altro ente locale, in coerenza con l'art. 17, c. 1-sexies ed anche alla luce del favor, ancora recentemente ribadito, verso la condivisione delle risorse umane tra enti locali i quali “possono utilizzare, con il consenso dei lavoratori interessati, personale assegnato da altri enti cui si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto funzioni locali per periodi predeterminati e per una parte del tempo di lavoro d'obbligo, mediante convenzione e previo assenso dell'ente di appartenenza. La convenzione definisce, tra l'altro, il tempo di lavoro in assegnazione, nel rispetto del vincolo dell'orario settimanale d'obbligo, la ripartizione degli oneri finanziari e tutti gli altri aspetti utili per regolare il corretto utilizzo del lavoratore. Si applicano, ove compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 14 del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto delle regioni e delle autonomie locali del 22 gennaio 2004” (art. 1, c. 124 L. n. 145/2018).
Responsabi per la transizione al digitale