Source: http://www.politicaprima.com/2016/02/cose-la-partitocrazia-e-come-superarla.html
Timestamp: 2019-12-11 21:59:18+00:00
Document Index: 28329650

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 36', 'art 49', 'art 49', 'art 49', 'art 49', 'sentenza ']

PoliticaPrima : COS’È LA PARTITOCRAZIA. E COME SUPERARLA
approda ad una forma esplicita di partitocrazia, e non di governo parlamentare. La nostra Costituzione vieta ogni mandato imperativo, che leghi il rappresentante alla volontà degli elettori; ma allo stesso tempo la Costituzione e le leggi elettorali creano i presupposti di un ben più temibile mandato imperativo, il quale subordina gli eletti ai loro veri committenti, i quali non sono più gli elettori bensì le direzioni dei partiti.
Il Parlamento controlla il Governo ma le direzioni di partito controllano il Parlamento e, attraverso il Parlamento, il Governo; se poi direzione di partito e governo s’identificano, il controllato diventa controllore, con evidente eversione di ogni schema di governo parlamentare“. (Giuseppe Maranini, 1952)
Assemblea Costituente, 4 marzo 1947, Piero Calamandrei:
“…una democrazia non può esser tale se non sono democratici anche i partiti in cui si formano i programmi e in cui si scelgono gli uomini che poi vengono esteriormente eletti coi sistemi democratici. L’organizzazione democratica dei partiti è un presupposto indispensabile perché si abbia anche fuori di essi vera democrazia. Se è così, non basta dire, come è detto nella Costituzione all’articolo 47 (ndr poi divenuto art. 49), che «tutti i cittadini hanno diritto di organizzarsi liberamente per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Non basta. Che cosa vuol dire, infatti, metodo democratico? Quali sono i partiti che rispondono alle esigenze del metodo democratico, e quindi sono degni di esser riconosciuti in un ordinamento democratico? (…) C’è nelle disposizioni transitorie, del progetto, un articolo che proibisce «la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista».
“Disposizioni riguardanti i partiti politici e i candidati alle elezioni politiche e amministrative“, 16 settembre 1958, progetto di legge presentato dal senatore a vita Luigi Sturzo.
Scrive Luigi Sturzo: “Se si parla di moralizzare la vita pubblica, il primo e il più importante provvedimento deve essere quello di togliere la grave accusa diretta ai partiti e ai candidati dell’uso indebito del denaro per la propaganda elettorale. Il problema è più largo di quel che non sia la spesa elettorale; noi abbiamo oramai una struttura partitica le cui spese aumentano di anno in anno in maniera tale da superare ogni immaginazione. (…) Quando entrate e spese sono circondate dal segreto della loro provenienza e della loro destinazione, la corruzione diviene impunita; manca la sanzione morale della pubblica opinione; manca quella legale del magistrato; si diffonde nel paese il senso di sfiducia nel sistema parlamentare. Ecco i motivi fondamentali che rendono urgenti i provvedimenti da me proposti circa i finanziamenti e le spese dei partiti nel loro funzionamento normale; dei partiti e dei candidati nelle elezioni politiche e amministrative. Per ottenere questi scopi di pubblica moralizzazione, occorre anzitutto affrontare il problema giuridico della figura e dell’attività dei partiti.”
Il tema della democrazia è da sempre intrinsecamente connesso con il ruolo e la natura dei Partiti: non può esservi democrazia se non sono democratici i partiti politici.
Invano si discuterà di regolamentazione dei partiti in occasione dell’approvazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti (1974) e in Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali (la cosiddetta Commissione Bozzi, 1983-1985) e via via nelle successive legislature sino a quella attuale, senza mai giungere a un risultato. Così, dopo sette decenni di discussioni e progetti, il tema del riconoscimento della natura giuridica è ancora attuale e tutto quel che abbiamo è
- l’articolo 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“;
- l’articolo 67 della Costituzione: “Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato“.
Ancora oggi l’articolo 49 della Costituzione è inattuato e negli anni si è concretizzato quanto previsto da Maranini: la degenerazione della democrazia in partitocrazia. E qualcuno vorrebbe introdurre il mandato imperativo, scardinando l’art. 67 della Costituzione.
I Partiti si sono sostituiti all'elettorato nella scelta dei Rappresentanti del Popolo in Parlamento: selezionano le persone e le impongono privando l’elettore della facoltà di scelta. Avveniva con il Porcellum, avverrà con l’Italicum.
I Partiti scelgono e lo fanno segretamente: non sono tenuti a trasparenza e democrazia nei processi decisionali, nella selezione dei candidati, nell'affidamento degli incarichi, nella gestione finanziaria. Il nuovo sistema elettorale perpetua tutto ciò e non tiene quasi in nessun conto quanto indicato dalla Corte Costituzionale, da ultimo con la sentenza 1/2014: le funzioni attribuite ai partiti politici devono “essere preordinate ad agevolare la partecipazione alla vita politica dei cittadini ed alla realizzazione di linee programmatiche che le formazioni politiche sottopongono al corpo elettorale, al fine di consentire una scelta più chiara e consapevole anche in riferimento ai candidati”.
Anche la nuova legge elettorale si guarda bene dall'affrontare il tema dei Partiti, della loro natura giuridica e organizzazione. Anche se il legislatore nel febbraio 2014 ha approvato la legga intitolata “Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore”.
A quasi due anni di distanza dalla legge che ha soltanto formalmente abolito il finanziamento pubblico ai partiti, possiamo dire che i benefici ci sono mentre la trasparenza e la democraticità interna ai partiti stessi restano nebulose.
La nuova legge affida alla “Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici”, il compito di verifica formale di quanto stabilito dalla legge: statuto risultante da atto pubblico, simbolo del partito, diritti e doveri degli iscritti, misure disciplinari, periodicità dei congressi, modalità di selezione delle candidature, organi e procedure deliberative, diritti degli iscritti, misure disciplinari, indicazione del responsabile della gestione economico–finanziaria…
Dall'esito di tale verifica FORMALE dipende l’iscrizione nel “registro dei partiti politici”, tenuto dalla stessa Commissione, e quindi l’ammissione del partito ai benefici economici. Gli Statuti al momento disponibili sono un concentrato di nebulosità e vaghezza, mentre c’è certezza sugli aiuti pubblici di cui i partiti già dispongono: dall'accesso alla cassa integrazione per i dipendenti licenziati alle agevolazioni fiscali per la contribuzione volontaria.
Sufficiente riflettere sul dibattito interno alla Lega tra Tosi e Salvini, dove il secondo ha platealmente violato lo Statuto della Lega imponendo la candidatura di Zaia, tra Renzi e la sinistra DEM, tra Berlusconi e Fitto, tra Grillo e un nutrito numero di cittadini deputati… per rendersi conto che la democrazia interna è una nozione poco chiara all'interno dei partiti. Poco diffuso è il rispetto delle minoranze e dei dissidenti; la linea del Partito è il più delle volte calata dall’alto su tutto il partito.
Sul piano giuridico i partiti continuano a essere semplici “libere associazioni” non riconosciute regolate dal codice civile (art. 36 e successivi), senza personalità giuridica. Come i circoli ricreativi e culturali. Ma i Partiti sono organismi complessi, dotati di ampi mezzi finanziari, che gestiscono ingenti somme pubbliche. Insomma, i Partiti come le bocciofile. La Commissione quindi serve a verificare che lo Statuto contenga quanto previsto dalla legge per l’accesso a finanziamenti e benefici. Mentre per il resto tutto continuerà come sempre.
L’altissimo debito pubblico, la crisi economica e del sistema produttivo, il dilagare della corruzione e la costante “occupazione” per mano dei partiti delle Istituzioni, del sistema informativo e finanziario, delle aziende pubbliche… sono i frutti dell’azione delle forze politiche che si sono alternate al governo del Paese che hanno determinato il senso di sfiducia sempre più alto verso i partiti. Tutto questo dovrebbe indurre una classe politica nuova e “discontinua” a superare gli indugi che hanno sinora impedito l’approvazione di una disciplina legale dei partiti organica e rigorosa.
I partiti sono infatti sempre più dominati da ristrette cerchie di persone, con la tendenza a escludere coloro che non si uniformano. Così diventano particolarmente permeabili alle lobby economiche, ai comitati d’affari sia a livello locale che nazionale, ai lestofanti e opportunisti che vedono nella politica la facile soluzione ai personali problemi occupazionali.
Se un imprenditore avesse gestito allegramente i soldi dell’azienda, distratto le risorse economiche e sperperato i soldini in attività private e personali, come hanno fatto tanti partiti, sarebbe rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta, invece noi diamo ai partiti fondi pubblici per garantire la cassa integrazione dopo che hanno sperperato ingenti somme… o addirittura ci facciamo carico dei debiti lasciati da l’Unità, organo di Partito, perché una legge dello Stato si fa garante dei debiti lasciati da un organo di stampa di Partito se quest’ultimo è insolvente. E lo è perché il Partito ha “distratto” il proprio patrimonio a fondazioni che oggi governano nuovi soggetti politici.
In un quadro così il nuovo che avanza sa solo proporre multe salate a chi una volta eletto dovesse cambiare casacca o disconoscere la linea di partito.
In sostanza, si propone la logica della assemblea degli azionisti dove ciascuno pesa per il pacchetto di azioni che rappresenta. Potrebbe quindi bastare un Parlamento fatto da una dozzina di parlamentari ciascuno in rappresentanza di un partito e il voto di ciascuno vale in funzione dei voti elettorali raccolti. Bello, no?
Peccato che serva cambiare la Costituzione. Dimenticavo. In scienze politiche il nostro regime si definisce partitocrazia o oligarchia partitocratica.
Sergio Volpe 11 febbraio 2016 16:54
Quello della terza foto lo conosco, cioè so come si chiama, si chiama DI MAIO.
Sergio Bagnasco 11 febbraio 2016 21:18
La terza foto è di Luigi Sturzo.
salvatore r. mancuso 11 febbraio 2016 17:15
Sarà perchè siamo in partitocrazia che il M5S si chiama Movimento e non Partito...? E poi, partitocrazia o plutocrazia?
Sergio Bagnasco 11 febbraio 2016 21:16
Anche la Lega Nord per l'indipendenza della Padania è un movimento.
Utilizzo il termini "partito" come sinonimo di "soggetto politico".
Partitocrazia; ma se motivi il tuo dubbio... possiamo discuterne.
Giovanni Caianiello 11 febbraio 2016 17:28
Sergio Volpe, negli ultimi suoi commenti, lei mi sembra più interessato al gioco di "Indovina Chi?", piuttosto che ad esprimersi sugli articoli che vengono pubblicati. Perché privarci del suo pensiero?
Sergio Volpe 11 febbraio 2016 17:31
Ma ho indovinato?
Io non ho fatto mai mistero della mia ignoranza, mi applico per quello che posso, io praticamente striscio, voi volate altissimo, questo solo è il motivo che mi fa apparire ai suoi occhi, e non solo ai suoi, inadeguato.
Ma bisogna avere pazienza e tolleranza, io ne ho tantissima, anche nel mio privato.
Giovanni Caianiello 11 febbraio 2016 18:04
Questo gioco lo comprai a mio figlio quando era bambino, lui ci si divertiva molto e mi fa piacere costatare come a distanza di molti anni sia ancora in voga, persino tra gli adulti. Si dice che la finta ignoranza possa coprire la furbizia, ma non la coscienza degli altri.
Sergio Volpe 11 febbraio 2016 18:30
Le assicura che la mia è autentica.
Ho fatto l'operaio e aprivo i tombini della rete fognante, tutto perchè non avevo studiato.
Oggi sono in pensione dopoi quasi 40 anni e vivo con meno di mille euro al mese.
Se ha qualche vecchio giochino in più, me lo regali, io mi ci passerei le giornate.
Chieda al direttore se quello che ho detto corrisponde al vero, anzi mi farebbe piacere che lui stesso lo confermasse.
Io la rispetto tantissimo e rispetto il suo sapere e perfino i suoi convincimenti, gradirei, che anche parzialmente lei facesse lo stesso.
Armando Pupella 11 febbraio 2016 17:41
Sono d'accordo sul ben dettagliato articolo. Secondo me la Costituzione molti fingono di non capirla. Art. 67: "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni SENZA VINCOLO DI MANDATO". Quindi senza vincolo nei riguardi del suo partito. Articolo che dà ampia indipendenza e libertà al Parlamentare per evitare che sia un yesman nei riguardi del suo partito e del governo. Ciò per quanto riguarda l'approvazione delle leggi, ma non per saltare sul carro del vincitore come spesso è avvenuto. Il cambio di partito nel corso della legislatura può avvenire se il proprio partito al governo propone leggi aberranti, vere porcate, secondo la coscienza del parlamentare. Altra dolente nota: l'indennità parlamentare che spinge il parlamentare a votare porcate del governo per non farlo cadere e perdere indennità parlamentare, privilegi, vitalizio. Le modifiche alla Costituzione dovrebbero porre rimedio ai due inconvenienti ai quali ho sopra accennato.
Questi due casi che ho esaminato inficiano, purtroppo, il carattere parlamentare della nostra Repubblica. Alla repubblica presidenziale è preferibile quella parlamentare o la moderna monarchia costituzionale/parlamentare. È importante anche la legge elettorale. Stufo di più governi che di anni di governo era per il maggioritario ma, avendo visto quel che è successo, negli ultimi anni son diventato sostenitore del proporzionale ma col CORRETTIVO DELLA SFIDUCIA COSTRUTTIVA che assicura massima rappresentatività democratica e stabilità di governo: mentre si sfiducia il governo simultaneamente si da la fiducia al nuovo governo, ma il governo rimane in carica se non c'è la aggiornata per sfiduciarlo; in tal modo si evitano frequenti e lunghe crisi al buio.
Sergio Bagnasco 11 febbraio 2016 21:09
Armando pone un problema importante. Senza vincolo di mandato va bene ma se questo deve servire a saltare sul carro del vincitore... allora non va bene.
Posso anche concordare su questa ipotesi, ma occorre introdurre elementi adesso estranei alla nostra Costituzione e al nostro sistema elettorale.
Riguardo alla Costituzione osservo che non c'è una istituzionalizzazione del voto. Ciò significa che non c'è corrispondenza tra il voto elettorale e la geografia parlamentare. Per dirla semplice, ogni eletto è libero di andare nel gruppo parlamentare che preferisce.
Riguardo alla legge elettorale servirebbe che esistesse un rapporto diretto tra il voto in un collegio e l'eletto in quel collegio, come per esempio avviene nel collegio uninominale.
Allora, se un politico eletto nel partito A vuole andare nel partito B perché non condivide più la linea politica del suo partito, si dimette, si va a elezioni suppletive nel collegio in cui è stato eletto in modo che ci sia una approvazione del cambiamento di rotta. In altri termini, la valutazione del rappresentante coincide con quella dei rappresentati?
Nulla di ciò esiste nel nostro sistema e non scegliamo nemmeno i nostri rappresentanti.
Sergio Bagnasco 13 febbraio 2016 09:45
La previsione della sfiducia costruttiva, previsione costituzionale che può essere introdotta con qualsiasi sistema elettorale, è senza dubbio un meccanismo che aiuta a ridurre i trasformismi e a indebolire la partitocrazia.
Per sfiduciare un governo è necessario individuare prima un altro premier che abbia la maggioranza.
Accanto a ciò dovrebbe esserci la previsione di un voto che accompagni le eventuali dimissioni volontarie di un esecutivo.
Dimissioni alla Letta sono uno schifo partitocratico degno della peggiore stagione democristiana.
Qualcuno ricorda la fine del governo Segni e come in quella occasione si espresse il presidente del Senato Merzagora?
Armando Pupella 11 febbraio 2016 17:52
Le riforme costituzionali devono mirare allo sviluppo economico per diminuire il terrificante debito pubblico ed affrontare la globalizzazione con l'euro o con la lira. Il 10-2-2016 a Villabate, inizio autostrada Palermo -Catania, si è suicidato un 53enne disoccupato che si è cosparso di benzina e si è dato fuoco dentro la sua auto. Ennesimo suicidio in 26 anni, di disoccupati e imprenditori, dall'Etna alle Alpi. Tragedie causate dalla corruzione e dalla globalizzazione subita nonostante ci siano le soluzioni decenti ed efficaci per fronteggiarla. Il risorgimento economico-occupazionale-demografico-sociale-morale - demografico è possibile eliminando, sprechi, ridimensionando spropositati privilegi, eliminando tante poltrone superflue e/o in eccesso nel Parlamento Nazionale e dall'Etna alle Alpi. Post seconda guerra mondiale (anche con l'aiuto dei dollari del Piano Marshall che oggi non ci sono) l'Italia realizzò il risorgimento economico, ma le Province erano di meno (errore eliminarle tutte per sostituirle con le città metropolitane non elettive) e non avevano l'enorme costo dei consigli regionali ordinari; purtroppo esistevano già le regioni speciali. Nel novembre 2014 la Corte dei Conti pubblicò una relazione sulla discutibile gestione del denaro degli italiani da parte delle regioni e sulla loro strana contabilità. In diverse recenti elezioni regionali votò men o del 50 % degli elettori, segno che le regioni non godono della stima degl'italiani; iniziò la Sicilia. E con questi chiari di luna si svilisce il Senato in bivacco di consiglieri regionali in vacanza a Roma in alberghi di lusso ed auto blu. Meglio dimezzare il numero di Deputati e Senatori, quasi il doppio di quelli degli USA, e non eliminare il bicameralismo perfetto; è bene che i Deputati preparino le leggi con il Senato Assemblea di Anziani con più esperienza di vita. L'iter legislativo non è rallentato dal Senato ma dalla presentazione, nelle due Camere, di migliaia di cavillosi emendamenti, assurdità superabile modificando I regolamenti parlamentari.
Giuseppe Chimento 11 febbraio 2016 18:02
Una sola domanda: ma la nostra non è la Costituzione più bella del mondo?
Sergio Bagnasco 11 febbraio 2016 21:12
I costituenti lasciarono la definizione di molti aspetti ai legislatori successivi e su una serie di aspetti non seppero trovare un compromesso efficace.
Pensa al tema della sovranità popolare che resta indefinito; al tema della rappresentanza politica e dei partiti politici.
Pensa al tema della governabilità e alla mancanza di un sistema di contrappesi.
Nino Pepe 11 febbraio 2016 23:00
La costituzione degli Stati Uniti è di gran lunga superiore a quella italiana, e non solo
Giovanni Caianiello 11 febbraio 2016 18:52
Qualche tempo fa, scrissi un articolo sulle lobby internazionali, in grado di imporre capi di governo, ministri e linee politiche, (secondo qualche magistrato), anche criminali, alle quali prestano fedele obbedienza i partiti italiani, sia di destra che di sinistra ed in particolare, molti uomini della politica, dell'industria e persino delle istituzioni. Ne indicai i nomi ed i siti ufficiali, dove era possibile leggerne i nomi degli adepti e frequentatori di casa nostra, come anche dei Presidenti del Consiglio e ministri, dei quali non mancai di elencarne gli intrecci con la finanza bancaria d'oltreoceano. Ovviamente non mancai neppure di accennare alle lobby tutte italiane ed ai relativi affiliati. In questo quadro partitico di appartenenze ad organizzazioni sovranazionali e nostrane, con i relativi interessi di parte, il fenomeno degenerativo della politica, è direttamente causa dello stato di privilegio degli interessi dei partiti. Se poi a questo si aggiunge una gestione personale della forza politica, e se chi lo dirige è anche l’espressione di lobby di poteri internazionali, atti a determinare la politica economica e sociale del paese, dello stato democratico rimane ben poca cosa. E questo è quello che da qualche anno succede in questo paese.
Giangiuseppe Gattuso 11 febbraio 2016 20:19
Dispiace molto leggere dibattiti che nulla hanno a che fare con il merito dell'articolo. E non capisco quale siano le motivazioni di fondo. Invito, pertanto, caldamente tutti ad attenersi ai fatti descritti negli articoli pubblicati. Per quanto riguarda i signori Volpe e Caianiello ho l'impressione che ci sia stato tutto un equivoco che ha generato spiacevoli incomprensioni.
Credo sia la cosa migliore cancellare i rispettivi commenti riferiti alla persona.
Michele Maniscalco 11 febbraio 2016 22:08
Franco Luce 12 febbraio 2016 21:36
Egregio direttore condivido il tuo richiamo a dover trattare e discutere il servizio con più impegno e coerenza... e non lasciarsi andare a quei liberi sfoghi che non hanno nulla a che vedere con quanto Sergio Bagnasco ha volute proporre al fine di conoscere i vari punti di vista. Ho letto alcuni commenti che vedono l'azione dei partiti come qualcosa da rinnegare e combattere. Lo stesso Bagnasco mette in evidenza che l'articolo 49 della nostra Costituzione, prevede l'associazionismo tra persone al fine di poter portare avanti proposte collettive anzichè singole. Le migliaia di emendamenti che vengono presentate ad ogni proposte di legge, già intralciano l'iter per l'approvazione. Immaginiamo quale potrebbe essere il risultato nel caso che nel Parlamento si viaggiasse in "ordine sparso", e non si operasse attraverso il "cemento" partitico. Pare che emerga una frenesia politica a voler fare una netta distinzione tra "Democrazia" e Partitocrazia". Seconda una mia personale opinione, «Democrazia» e «partitocrazia», sono due termini in stretta correlazione tra loro, aggiungo che vale la pena ricordare che il governo dei partiti rappresenta la fisiologia e non la patologia di un regime democratico, si sono trasformati in termini opposti e il secondo è giunto addirittura a incarnare la negazione del primo. Caro Direttore, non è affatto accettabile questo teorema, scaturito da una visione distorta dell'esercizio dei partiti. Ma... vorrei completare un mio concetto, quando addirittura si vuole a tutti i costi assimilare il partito con la corruzione. A mio avviso sono due visioni totalmente diverse... il malcostume fa parte di una cultura insita nell'uomo che va combattuta con ogni mezzo. La "partitocrazia" a mio parere è un termine che non confligge assolutamente con la "democrazia" così come viene intesa. Faccio una piccola chiosa, il termine democrazia, ha avuto il merito con il tempo conservato a potersi consolidare con una connotazione positiva, divenendo un elemento indispensabile del lessico politico che si è di volta in volta accompagnato con i più disparati attributi, alla parola partitocrazia è stata riservata una sorte differente. Tuttavia non possiamo ignorare che nelle democrazie contemporanee, i partiti hanno spesso ricevuto un certo riconoscimento costituzionale come strumenti essenziali per lo svolgimento della vita democratica.
Per fare un esempio tangibile, nella costituzione della Germania federale, il processo di istituzionalizzazione dei partiti è particolarmente accentuato, tanto è vero che si giunge ad accennare al loro regolamento interno. Si è così voluto porre una barriera ai partiti antisistema. Tanto per restare in casa nostra, in Italia, le vicende della resistenza antifascista e della guerra di liberazione, hanno portato i costituenti a dare rilievo costituzionale ai partiti che, in base al citato art 49, hanno le funzioni di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Sergio Bagnasco 13 febbraio 2016 10:09
La partitocrazia è la negazione della democrazia.
La partitocrazia segna il passaggio dal Partito Stato allo Stato dei Partiti.
La partitocrazia è l'occupazione da parte delle oligarchie partitiche delle Istituzioni e della società civile collocando persone di partito, scelte senza trasparenza, nei posti di comando e ovunque vi sia denaro pubblico da gestire.
Si usa il termine partitocrazia perché i Partiti sono associazioni private in cui gli iscritti non contano nulla e tutto è deciso da una ristretra cerchia di persone senza democrazia e trasparenza.
Così avviene nella scelta della linea politica, così avviene nella scelta dei candidati e nell'affidamento degli incarichi.
Non c'è democrazia e non c'è trasparenza.
È un fatto incontestabile e lo dimostra il dato che anche questa legislatura si è aperta con un progetto di legge per l'attuazione dell'art 49 della Costituzione.
Ovviamente naufragato.
Cosa c'è di democratico in un processo di riforma costituzionale che si avvia con un incontro privato tra due capi di partito (Renzi e Berlusconi)?
Incontro che si conclude con un canovaccio di riforma imposto ai rispettivi partiti?
Forza Italia non si è mai espressa su quel progetto.
Il PD si espresse con una direzione di partito che terminò con una frattura. Poteva il PD, dopo il fallimento elettorale, la figuraccia con l'elezione del PdR, le dimissioni del segretario Bersani, i contorcimenti del governo Letta... respingere l'impostazione del neo-segretario Renzi?
Si rischiava il dissolvimento del partito; questa fu la scommessa di Renzi: forzare il gioco sfruttando il momento di debolezza e disorientamento.
Peccato che dal patto privato tra Renzi e Berlusconi emerse una linea che sconfessava la piattaforma su cui Renzi è stato eletto segretario. Piattaforma che è impegnativa per il segretario e il partito.
Tutto questo si chiama partitocrazia.
Sbagliato è concludere che allora vada superato il sistema dei partiti.
L'ho già scritto e lo ripeto.
I partiti sono necessari in quanto strumento di collegamento tra l'esercizio dei diritti politici di ogni cittadino e le Istituzioni.
Sono quindi strumenti organizzativi, di elaborazione e di sintesi delle volontà dei cittadini per partecipare alla determinazione delle scelte politiche.
Va quindi attuata la Costituzione per introdurre democrazia e trasparenza nei processi decisionali interni ai partiti.
Perché se non sono democratici i partiti non può esservi democrazia.
Sergio Bagnasco 11 febbraio 2016 23:40
Completo la rassegna storica sul decorso del fenomeno partitocratico con un altro protagonista della nostra storia.
28 luglio 1981, così Enrico Berlinguer risponde a Eugenio Scalfari.
"I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. (…) Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica."
beroste 12 febbraio 2016 09:33
. (…) Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica."Piu' che partitocrazia la chiamerei dittatocrazia ..con l'avvento del mentitotr seriale renzi la democrazia il partito democratico un coacervo di partiti di ogni tipo ha dimostrato che le ideologie sono morte e sepolte ..amen R.I.P.
concordo comunque sulle tue parole ..
Lorenzo Romano 12 febbraio 2016 00:39
Parlare di partiti non è un argomento facile. Definire il nostro sistema più partitocratico che parlamentare, senza una attenta analisi storica dell'evoluzione o involuzione dei partiti, è un sistema semplicistico di affrontare questo problema. Con questo incipit non intendo sottovalutare la crisi del sistema democratico italiano causata dalla degenerazione dei partiti. Dal dibattito dovrebbe emergere se il sistema dei partiti, per facilitare la partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese, può essere surrogato da un altro. L'Assemblea Costituente, dopo un lungo dibattito sulla concezione e organizzazione della forma partito si è approdata alla sintesi fissata nell'articolo 49 della Costituzione che recita: " Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale " Da questo articolo si individua lo strumento per esercitare la sovranità popolare sancita nell'articolo 1. LAVAGNA afferma che i partiti rappresentano i << canali di massima comunicazione >> fra governati e governanti permettendo la formazione democratica e rappresentativa degli organi politici dello Stato. La funzione originale che la costituzione affida ai partiti è finalizzata allo svolgimento della vita democratica della neonata Repubblica. Se, nei primi anni della Repubblica, il sistema elettorale proporzionale garantiva la più ampia partecipazione ma non produceva la stabilità governativa. I governi, per la loro durata, venivano definiti balneari. Troppi partitini eterogenei più affezionati alle poltrone che a garantire la governabilità, abili nel ricatto. Da questa incertezza, negli anni 60, si avvia il dibattito sulla partitocrazia che vede impegnato il Partito Radicale di Pannella. Emerge l'esigenza di un sistema maggioritario a garanzia della governabilità. Dal bipartitismo imperfetto che vedeva la DC, con la variabile delle alleanze, sempre al governo e il PCI,con i partitini a sinistra, sempre all'opposizione si doveva realizzare quello perfetto. Da qui il balletto delle varie leggi elettorali mai finalizzate a garantire un sistema chiaro, nessuno era disposto a rinunciare posizioni di privilegi. Intanto i partiti, nessuno escluso, si sostituivano alle istituzioni rappresentative occupando e controllando le amministrazioni pubbliche. Sono diventati talmente arroganti da ripristinare il finanziamento pubblico abolito dal referendum del 1993. Ancora oggi, a distanza di 23 anni dallo scandalo di tangentopoli, malgrado il finanziamento, continua il malcostume dei politici e i partiti non sono capaci di affrontare la questione morale. Tutto questo ha prodotto la disaffezione dei cittadini che disertano le urne per la poca stima che hanno dei partiti. Per superare la crisi di rappresentanza occorre ritornare alla Costituzione per riabilitare il ruolo dei partiti vincolandoli a chiare regole di organizzazione democratica, trasparenza nel finanziamento e nel dibattito. La revisione del sistema partito richiede anche la revisione della rappresentanza del parlamentare. Alcuni parlamentari usano i partiti come trampolino di lancio, una volta eletti cambiano partito con disinvoltura: ultimamente 336 hanno cambiato casacca, alcuni per ben 5 volte. Ci sarebbe da aprire un capitolo sulla loro produttività. Ma torniamo alla rappresentanza. Il parlamentare, con l'attuale sistema elettorale, viene eletto per il programma del partito. Una volta eletto, se nel corso della legislatura, non condivide più il programma deve dimettersi e lasciare il posto al primo dei non eletti. La revisione degli articoli 49 e 67 della costituzione, a mio avviso, potrebbero allentare la stretta della partitocrazia.
Stefania Sardisco 12 febbraio 2016 09:07
L'unica cosa su cui mi sento di dissentire è il giudizio dato ai 5 stelle riguardo alle sanzioni. Faccio l'esempio del calcio così sarà piu comprensibile per molti. Se scegli un giocatore da inserire nella tua squadra, un giocatore che promette di far vincere scudetti, coppe, champions...
e una volta scelto questo girasse le spalle a tradimento e andasse a giocare e far vincere proprio la squadra antagonista e avversaria. Come la pensereste? E' un tradimento essere eletto per una certa proposta e poi fare tutt'altro! Che tornino a casa e si facciano eleggere per quel tutt'altro! Inoltre sò che quei soldi andranno evoluti in beneficenza quindi sempre ai fini di onestà e coerenza. Detto questo.....lei parla di un governo che sarebbe "comandato" da pochi...? ma le riforme che sta facendo Renzi non sono forse il nocciolo di tutto questo? Suggerirei di informarsi sempre e il piu possibile. Solo così si puo avere, forse, un'idea chiara di ciò che sta succedendo. Un vecchio detto citava: "La prudenza non è mai abbastanza". Ecco, di sti tempi oserei dire che INFORMARSI non è mai abbastanza. Riguardo al resto dell'articolo posso dire di averlo apprezzato, l'analisi è dettagliata e lo schifo messo in evidenza per bene. Ma la soluzione?.....
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 09:35
Lorenzo, come metto in risalto nel mio articolo, già in Assemblea Costituente era emerso con forza il rischio della degenerazione partitocratica di quella che si delineava essere una promessa di democrazia.
Il progetto Mortati, Maranini, Calamandrei avevano già negli anni ’40 delineato il rischio del passaggio da Partito Stato allo Stato dei Partiti.
Se rileggi le parole di Calamandrei, che riporto, cogli la portata del problema, sia nel non definire cosa dovesse intendersi per “metodo democratico”, sia nel considerare “transitorio” il divieto di ricostituzione del partito fascista.
La sintesi cui approdarono i Costituenti fu un misero compromesso, dettato dalla volontà della DC e del PCI che per ragioni opposte volevano mani libere nella organizzazione della vita di Partito. La DC per poter soddisfare le esigenze dei propri notabili e dei gruppi di potere locale; il PCI perché dominava la concezione stalinista di Partito e il ruolo guida dello stesso per l’organizzazione del proletariato.
Anche il tema della governabilità era chiarissimo ai Costituenti, che non seppero trovare una soluzione di compromesso più alto rispetto all’affidare la soluzione del problema ai legislatori. Il problema emerse subito; “la legge truffa” è del 1953. La nostra Costituzione privilegia la rappresentatività sulla governabilità; perché questo funzioni occorre che effettivamente i parlamentari siano rappresentanti dell’elettorato, e anche così sarebbe complesso giungere a una buona governabilità.
Semplicistico e riduttivo far dipendere il tema della governabilità dalla legge elettorale.
In realtà, laddove la governabilità esiste, è il risultato di precise previsioni costituzionali: l’incarico di governo al partito che prende più voti, un iter preciso per la fiducia o il ritorno alle urne, la sfiducia solo se c’è un’altra maggioranza e un altro governo. Così, per esempio succede in Germania. Da noi non c’è nemmeno l’istituzionalizzazione del risultato elettorale. Infatti, la nuova legge elettorale ci darà la stessa governabilità che abbiamo adesso perché dipenderà esclusivamente dalla tenuta del partito che vincerà le elezioni. Ma nulla vieta a più partiti di presentarsi sotto lo stesso simbolo e poi formare gruppi parlamentari separati: succede adesso e potrà avvenire domani. Se il partito vincente si sfalda, sarà possibile avere ancora governi alla Monti. La nuova legge elettorale garantisce solo la facilità iniziale di arrivare a un governo, e questo massacrando la rappresentatività.
Il problema non risiede dunque nel proporzionale o nel maggioritario o in un premio al primo piazzato, ma nel processo che porta alla selezione dei candidati.
Il principio della sovranità popolare è in realtà molto debole nella nostra Costituzione; la norma infatti rinvia “alle forme e limiti della Costituzione” per sostanziare cosa si debba intendere per sovranità. E rimane una sostanza eterea perché resta indefinita, se non attraverso l’intervento della Corte Costituzionale per ripristinare la legalità costituzionale.
La Costituzione non indica alcun paletto perché ogni cittadino eleggibile possa esercitare il diritto di elettorato passivo; quindi, per essere eletto un cittadino deve prima trovare un Partito che voglia candidarlo. In Germania una quota dei seggi è riservata a candidati indipendenti, cioè estranei alle liste di partito. In Italia, i Partiti hanno il monopolio della politica nelle Istituzioni rappresentative, senza dare alcuna garanzia di democrazia e trasparenza nei processi decisionali.
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 09:36
A conclusione di quanto scritto prima, Lorenzo, aggiungo che la Costituzione rinvia alla legge ordinaria per la individuazione dei candidati e la legge affida questo compito ai soggetti politici che intendono partecipare alla competizione elettorale. Non è assicurata democrazia e trasparenza nella selezione dei candidati.
La Costituzione non specifica nemmeno che l’elettore deve poter scegliere il proprio rappresentante; abbiamo così avuto tre parlamenti in cui sono stati i Partiti a decidere chi mettere in Parlamento e anche il prossimo parlamento sarà in gran parte così, nonostante l’intervento della Corte Costituzionale. Quindi, la rappresentatività non è affatto garantita perché gli eletti sono degli scudieri dei ristretti gruppi di comando di ciascun partito, pronti a cambiare in base agli opportunismi politici.
Anche prima del porcellum, gli elettori potevano scegliere limitatamente al menù offerto dai Partiti poiché i cittadini sono esclusi dalla selezione dei candidati. In sostanza, gli iscritti ai partiti non sono i soci della “associazione” partito: non contano nulla.
Sono questi elementi che consentono di affermare che il nostro è un sistema partitocratico.
Sistema che si è realizzato anche per la miopia della maggioranza dei nostri costituenti che non ebbero la lungimiranza di introdurre contrappesi adeguati, di sostanziare i princìpi enunciati, di fissare dei paletti entro cui deve svolgersi l’autonomia dei soggetti politici… e fermiamoci qui.
Non si tratta dunque di rivedere gli articoli 49 e 67 della Costituzione, ma di attuare il primo e introdurre in Costituzione elementi adesso assenti che possano garantire la governabilità senza pregiudicare la rappresentatività e riducendo i rischi di perenne trasformismo, che è un dato della nostra storia parlamentare già prima della Repubblica.
beroste 12 febbraio 2016 09:43
Tocca a me aggiungere un parere ..difficile veramente oggi e' davanti agli occhi di tutti il livello infimo raggiunto dalla politica ..non e' il caso di usare termini complessi o parole difficili ..quelle lasciamole appunto ai politici che le usano ..se poi sei ATTENTO e li ascolti quando parlano ..alla fine non hanno detto niente ..le nebulose dell'Universo sono PIU' CHIARE .l'ARTICOLO E' BELLO ED AFFRONTA TUTTE LE INNUMEREVOLI SFACETTATURE ..ma i politici sono meglio dei camaleonti che piu' SEMPLICEMENTE cambiano il colore della pelle ..da qui questi politici cambiano casacca ..ancora da qui dovremmo capire che questa e' solo FECCIA ..che dei cittadini ma da sempre non gliene frega un ..accidente da qui la riduzione dei votnti ..da qui la sfiducia nella politica ..da qui la poca voglia di usare il voto ..Ma appunto questi politic governano lo stesso ...quanti 336 hanno cambiato casacca..che schifo il governo attuale ormai sta completando ..le cosidette riforme ..mi ricorda cosa scrisse Hitler nel suo libro "la mia battaglia " Durante il governo di un popolo bisogna in modo molto lento fare leggi per togliere ai cittadini i diritti ..cosi' QUANDO SE NE ACCORGERANNO NON CI SARA' PIU' NIENTE DA FARE !!Esattamente quello che sta facendo ora ..
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 10:10
Stefania, come sempre bisogna intendersi.
La nostra Costituzione all’articolo 67 esclude il vincolo di mandato. Quindi non possono essere introdotte sanzioni patrimoniali per ottenere obbedienza.
Se volete introdurle, dovete passare per una riforma costituzionale. Come vedi, non entro nel merito della proposta, ma mi limito a osservare che se si vuole che la legalità torni di moda, parafrasando uno slogan pentastellato, bisogna rispettare la legalità… In questo campo la disobbedienza civile non porta a nulla.
Nel merito, osservo che gli eletti sono dei rappresentanti degli elettori se
- gli iscritti di un soggetto politico hanno con modalità certe e legali (quindi non volontarie) determinato la selezione dei candidati;
- gli elettori possono votare il singolo candidato
- se ci sono programmi definiti e vincolanti per i candidati (per programma definito intendo non solo l’enunciazione dei punti ma come realizzarli)
Tutti questi elementi sono assenti dal nostro sistema e anche il M5S è carente nella elaborazione politica per superare questi grossi problemi che rendono il nostro regime una partitocrazia. E’ carente perché pur avendo fatto delle scelte interne, non ha compiuto il passaggio di comprendere che abbiamo bisogni di scelte sistemiche, di modificare il sistema politico e le sue regole. Non basta che cambi un soggetto politico, deve cambiare il sistema e deve farlo rimuovendo le cause della degenerazione partitocratica, prima causa della dilagante corruzione. Eppure, proprio il M5S si oppone a una disciplina legale dei soggetti politici che partecipano alle competizioni elettorali e... gli va bene, per opportunismo, una legge elettorale che fa strage della costituzione.
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 10:19
Beroste, il cambio di casacca è un prodotto del sistema partitocratico.
I cambiatori di casacca sono lì per scelta dei loro partiti.
Persino i cambiatori di casacca del M5S sono stati scelti con le modalità decise dal Movimento.
Appena avranno l'opportunità di avere qualche vantaggio passando da un'altra parte, cambieranno casacca.
Evidente che serve un mutamento di sistema che non incoraggi il trasformismo.
Non ottieni questo con una sanzione, rischi di aprire ad altri tipi di rischi autoritari.
Non serve avere tanti parlamentari se devono dare obbedienza; basta averne uno per partito e il suo voto peserà in rapporto alla percentuale dei voti elettorali raccolti, come avviene nelle assemblee degli azionisti e in quelle condominiali.
Risolvi il problema realizzando una effettiva rappresentatività, introducendo democrazia e trasparenza nei processi decisionale, inserendo norme costituzionali e contrappesi.
Michele Maniscalco 12 febbraio 2016 10:42
PRECISAMENTE COME DA NOI OGGI IN ITALIA.
"Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia la costituzione dei popoli vicini, e non solo non imitiamo gli altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno. Quanto al nome essa si chiama democrazia, perché amministrata non per il bene di pochi, ma per il vantaggio di molti"
Franco Gentile 12 febbraio 2016 11:34
Mi sia consentito, anzitutto, di condividere appieno le parole della Sig.ra Sardisco e quelle del Direttore sui "dissensi personali".
Per quanto attiene all'articolo direi che l'Autore ci offre una chiara analisi della situazione e ne consegue che nella realtà bisogna convenire su un fatto: la Costituzione ha dettato i principi base della nostra "democrazia" e ci ha detto chiaro e tondo che la nostra “democrazia” può funzionare solo se essa è “espressione diretta e sostanziale” della volontà popolare.
Dice, inoltre che tale volontà può essere espressa anche se più cittadini, riunendosi assieme liberamente, propongono quale “sostanza filosofico-sociale” deve essere l'ispiratrice del progresso e del bene della “COMUNITA'” Nel corso del tempo, però è accaduto che, non si può dire se per ignoranza voluta o per indolenza il “popolo sovrano” abbia lasciato mano libera a persone interessate a far si che il “governo” fosse organizzato e sostenuto non nell'interesse comune ma solo in quello di una “maggioranza” vera o fatta di “voti a pagamento”, intendendo per tali quelli procurati per interesse privato o per servile acquiescenza a favoritismi di qualsiasi natura ( magari anche una pensione per invalidità fasulla). Tutto qui!
Cambiare le cose? Bisognerebbe che, anzitutto, senza lamentarsi a parole ci si decidesse a farlo sul serio con i fatti che non devono necessariamente essere composti da violenza o ribellione cruenta, che oltretutto favorirebbe altre “cosche” use ad amministrare la forza. Ma con un semplice segno di matita su di una scheda accanto al nome di una persone “onesta” e di cui si abbia conoscenza di atti di onestà meglio se personalmente noti ( quanto gioverebbero a tal fine delle “primarie” di quartiere).
Quello che è certo è che se si va avanti così si può star certi che la “giustizia”diventerà “utopia” il “benessere” un sogno ed a pagare sarà sempre Pantalone a cui, forse, sarà lasciato il beneficio di....lamentarsi!
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 12:52
Vorrei far notare che nella citazione di Maranini che riporto in apertura del mio articolo si legge:
“Il Parlamento controlla il Governo ma le direzioni di partito controllano il Parlamento e, attraverso il Parlamento, il Governo; se poi direzione di partito e governo s’identificano, il controllato diventa controllore, con evidente eversione di ogni schema di governo parlamentare”.
Riflettiamo sulla nascita del governo Renzi.
La direzione del PD si riunisce e considera conclusa l’esperienza del governo Letta, esponente del PD, partito di maggioranza del governo.
Letta si dimette senza un dibattito in Parlamento. Singolare che un parlamentare non possa dimettersi senza un voto della camera di appartenenza, ma un Governo nazionale possa andarsene senza nemmeno spiegare al Parlamento perché. Eppure nel nostro sistema è il Parlamento che decreta la nascita del Governo, ma evidentemente non ne determina la morte.
In definitiva, un soggetto privato, la direzione di un Partito, ha chiesto la fine di un Governo e l’ha ottenuta perché il Governo in carica non ha ritenuto di dovere al Parlamento il rispetto istituzionale minimo che vorrebbe almeno la verifica che i gruppi parlamentari (soggetto istituzionale, quindi di diritto pubblico) della maggioranza siano dello stesso avviso del Partito di maggioranza relativa.
In più, nemmeno il Presidente della Repubblica ha ritenuto doveroso che il Parlamento si esprimesse sulle dimissioni del Governo.
Letta ha obbedito al suo partito, dimostrando di non essere un uomo delle Istituzioni; Napolitano ha assecondato il pretendente alla presidenza del consiglio di ministri senza rinviare Letta a una verifica parlamentare.
Nei fatti si è verificato quanto lucidamente descritto da Maranini nel 1952!
Il Parlamento ha preso atto di quanto deciso fuori dalle aule parlamentari e con orgoglio trasformista ha concesso la fiducia al nuovo “signore e padrone”.
Quale segno di democrazia rappresentativa scorgete in tutto ciò dal momento che i parlamentari sono emissari dei partiti che li hanno selezionati e collocati in posizione di eleggibilità?
Stefania Sardisco 12 febbraio 2016 15:03
Mi dispiace Sergio, e rispondo alla tua risposta per me, ma ti stai sbagliando di grosso. Le carenze di cui parli non esistono, sono bufale create a doc. Il Movimento è da mò che parla della necessità di cambiare mentalità! e togliersi dalla mente l'essere un cosiddetto fan di un cosiddetto leader. Ed è esattamente per questo che nomi come Di Maio o Di Battista non compariranno nelle liste dei candidati sindaci di Roma. Riguardo alla Costituzione...Sergio, l'intero governo è illegale! e purtroppo è su questa patina di melma che dobbiamo camminare. In ultimo ti informo che il Movimento non è mai stato favorevole alle nuove leggi elettorali (parlo al plurale perchè pare ne abbiano una al giorno da sfoderare dal cilindro magico) e, come su tutte le altre cose, ha proposto un metodo che....ovviamente è stato bocciato. Quindi...proprio non capisco di quali lacune parli?
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 15:12
Non sarei, Franco Gentile, così severo con il popolo poiché è stato privato della sovranità.
Il popolo sovrano ha potuto solo scegliere un partito; in passato poteva esprimere anche delle preferenze, ma sempre il popolo è stato escluso dalla selezione di chi candidare.
Il popolo ha sempre scelto tra un menù imposto dai partiti.
Quante nuove forze politiche hanno per tanti rappresentato un motivo di speranza di cambiamento? Da Bossi e La Lega a Di Pietro e l’IdV… e adesso il M5S.
Nessuno ha messo al primo posto l’esigenza di rinnovare il sistema dei partiti, scrivendo regole nuove valide per tutti. L’analisi politica è molto lacunosa.
Non è un problema di uomini giusti, o non è solo questo.
Servono persone giuste, al posto giusto, in un contesto giusto e con regole giuste.
Il sistema politico favorisce i cambiamenti di maggioranze e di governo al semplice mutamento degli equilibri interni in ciascun partito. Il clientelismo è stato sempre lo strumento per condizionare il consenso elettorale.
Che poteva fare il popolo in questo scenario?
Ti rispondo con le parole di Enrico Berlinguer (1981): “molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso.”
Il cuore della questione è tutto racchiuso in queste battute… ed era il 1981!
Non basta, allora, mettere una crocetta sulla scheda se prima non si individua come cambiare la struttura del sistema politico-istituzionale.
La dimostrazione viene dal fatto che anche nel M5S troviamo tanti “trasformisti”; normale, in un movimento dalla crescita tumultuosa, ma questo ci dimostra che non basta cambiare volontariamente le regole di reclutamento se persiste un sistema partitocratico. Ben 37 parlamentari su 163 eletti nel M5S hanno cambiato casacca. Più del 22%!
Occorre cambiare le regole di selezione e di elezione; servono sistemi di controllo sulla delega e poteri di garanzia.
Non basta il voto a una forza innovativa nella speranza di fare pulizia dei lestofanti, perché occorre anche che le proposte siano condivise. L’onestà, in politica come nelle vita, è solo un prerequisito.
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 17:18
Stefania, come spiego, non serve che il M5S decida di cambiare metodo di selezione e faccia le consultazioni, che il PD faccia le primarie, che altri non facciano nulla… Serve che si cambi il sistema dei partiti per introdurre una disciplina legale che garantisca democrazia e trasparenza.
Non ha futuro un Paese in cui un Berlusconi non possa fare l’agente di commercio ma può essere presidente di un partito.
Il M5S ha fatto delle scelte per sé ma non ha elaborato un progetto politico per cambiare il sistema delle regole.
Affermo che occorre uscire dalla logica volontaristica.
Nessuno può, ovviamente, garantirci che non ci siano camaleonti anche nel M5S (in fondo più del 22% degli eletti pentastellati è andato altrove), ma se dovessero vincere le elezioni e poi perderle… tutto tornerebbe come prima. Se dovessero vincerle e poi spaccarsi, tutto tornerebbe come prima perché le regole del sistema dei partiti, della formazione dei gruppi parlamentari e del governo restano quelle di sempre.
Serve elaborare un sistema di regole comuni per uscire dal sistema partitocratico.
Non vedere questa enorme carenza di analisi politica significa vivere di bufale.
Riguardo alla nuova legge elettorale, il porcus italicus, il M5S ha fatto sempre opposizione (blanda e inconcludente, senza mai mobilitare la cittadinanza), ma quando si è reso conto che poteva tornare a proprio vantaggio ha difeso la legge così com’è.
I giornali sono stati invasi di botta e risposta tra esponenti del M5S e PD quando si cominciò a temere il cosiddetto “effetto Parma”.
“E’ una pessima legge, ma può farci vincere”, è il giudizio che spesso ho raccolto all’interno del M5S.
Una legge schifosa, rimane schifosa anche se può tornare a proprio vantaggio. Accettare questa logica significa fare la stessa cosa che fece il csx che si tenne il porcellum anziché nel 2006 ripristinare immediatamente la legge precedente (come fu fatto dopo le elezioni del ’53: si abrogò la “legge truffa” è si ripristinò la legge precedente).
F. ALBERTI 12 febbraio 2016 18:09
Nel novembre del 1926, il problema della partitocrazia fu risolto definitivamente.
Rimase un solo partito, anche i giornali che erano un problema, come lo sono adesso, furono messi a tacere.
Nulla di nuovo basta copiare.
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 21:38
Errore. La partitocrazia fu ridotta a partito unico.
E la via libera a questo passaggio fu dato dalla legge Acerbo del 1923.
Legge di cui l'Italicum rappresenta una evoluzione per eliminare ogni rischio che possa impedire il controllo assoluto da perte di un solo partito.
F. ALBERTI 13 febbraio 2016 08:55
nessun errore la messa a bando e lo scioglimento di tutti i partiti è del 1926.
Sergio Bagnasco 13 febbraio 2016 10:28
Alberti, non banalizziamo.
Nel 1926 sono sciolti i sindacati e i partiti a esclusione del sindacato fascista e del partito fascista.
Si passò dal sistema liberale pluripartico al sistema dittatoriale monopartitico.
Il Fascismo non elimina la nozione di sindacato e di partito, elimina il pluralismo e la libertà.
Il fascismo non elimina la partitocrazia (il cui superamento non significa eliminazione dei partiti), ma la condensa nell'unico partito ammesso.
Infatti anche sotto il fascismo ci saranno le elezioni con il metodo plebiscitario del 1928 in sostituzione della legge Acerbo del 23.
F. Alberti 13 febbraio 2016 14:15
Quindi lei aveva torto ed io ragione.
Sergio Bagnasco 13 febbraio 2016 14:33
Alberti se rileggessi gli interventi, sarebbe più facile comprendersi.
Nel tuo primo intervento scrivi che nel 26 "il problema della partitocrazia fu risolto definitivamente. Rimase un solo partito...".
Ho risposto scrivendo che la partitocrazia fu ridotta a un solo partito e quindi non risolta.
Partitocrazia significa che il potere è gestito da uno o più partiti pur mantenendo forme liturgiche della democrazia. Infatti il Parlamento non fu abolito...
Replichi affermando che nel 26 ci fu "lo scioglimento di TUTTI i partiti"... Affermazione in contrasto con la prima.
Replico ricordandoti che furono sciolti i partiti, a esclusione di quello fascista. Quindi, il fascismo non elimina il ruolo del partito ma nega il pluripartitismo.
Non so in cosa avresti ragione poiché con la prima risposta ho replicato alla tua errata affermazione che il fascismo avrebbe abolito la partitocrazia.
Con il secondo intervento replico alla tua affermazione errata che furono sciolti tutti i partiti.
Però se vuoi avere ragione, accomodati pure.
Giangiuseppe Gattuso 13 febbraio 2016 14:38
Carissimi Sergio Bagnasco e F. Alberti, non credo sia utile a nessuno questo ping pong su una questione di date. Cerchiamo di restare nel merito del tema trattato e sulle proposte, se ne abbiamo, per risolverlo.
Lorenzo Romano 12 febbraio 2016 19:30
Ho l'impressione, forse mi sbaglio, che dal dibattito stenta a venire fuori una precisa indicazione di come correggere il sistema partitocratico. Condivido l'affermazione di Giacomo Alfano che i partiti sono indispensabili per la vita democratica di un paese. I Costituenti, nella semplificazione del dettato dell'artico 49, hanno voluto facilitare, per un pluralismo democratico, la nascita dei partiti memori anche della negativa esperienza del partito unico dell'era fascista. Con l'evoluzione della società, le forze economiche incominciano a pressare i partiti che mutano pelle adottando il sistema del pigliatutto. Alla partitocrazia si affianca la plutocrazia. Come afferma Salvatore Mancuso, la plutocrazia è quella che esercita il vero potere. Da qui prende consistenza il ragionamento di Giacomo Alfano: occorre una organizzazione democratica dei partiti. Io aggiungo: il ritorno ai valori ideali che nel primo corso repubblicano animò la vita di diversi partiti con l'impegno volontario e disinteressato di tanti militanti. Solo chi ha vissuto quell'esperienza può, oggi, valorizzare l'importanza del ruolo dei partiti e la necessità di vederli riorganizzati con gli ideali di una volta. Io ho avuto la fortuna di militare 23 anni, un terzo della mia esistenza, nel PCI. Voglio dire a Sergio Bagnasco che nel PCI dell'era Berlinguer non dominava la concezione stalinista. Era un partito radicato nel territorio con la più capillare diffusione di sezioni territoriali punti di riferimento dei cittadini. Ho avuto l'onore di esercitare il ruolo di segretario della sezione di appartenenza che mi portava spesso a raccogliere le istanze dei cittadini e al confronto con le altre forze politiche per dare risposte alle esigenze dei cittadini del quartiere. Dal dibattito delle sezioni territoriali veniva tracciata la linea di azione generale del Partito e, dalla base partivano i suggerimenti per la designazione dei candidati in tutte le istanze rappresentative. Grazie al ruolo del PCI molti operai hanno portato la loro voce all'interno del Parlamento. Tutti sapete della graduale trasformazione e della fine di questo partito. Legato agli ideali di quel periodo ho chiuso con la militanza ma non ho abbandonato l'interesse alla politica. Diversi partiti e movimenti, alla loro nascita, si sono ispirati all'organizzazione del PCI poi hanno modificato il percorso seguendo altre ispirazioni, a volte originali. E' venuta meno la presenza capillare nella società, la loro voce arriva da lontano e spesso parla alla pancia ottenendo consensi con la denuncia indiscriminata. Da qui la necessità della reale organizzazione democratica dei partiti o movimenti: nessuna concezione padronale ma ampia partecipazione alla definizione della linea politica. Nell''intervista citata da Sergio Bagnasco rilasciata da Enrico Berlinguer, il 28 luglio 1981, ad Eugenio Scalfari, l'intervistato chiudeva con queste parole : << Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire >>. Ecco la chiave per superare la partitocrazia.
Sergio Bagnasco 12 febbraio 2016 21:44
Lorenzo Romano, se leggi quanto ho scritto, mi riferivo agli anni della Costituente quando affermo che nel PCI dominava la concezione stalinista di partito.
Il problema partitocratico emerse già agli albori della Repubblica.
Per cosa cadevano i governi dominati dalla DC se non per giochi di potere tra le correnti democristiane e gli alleati "laici"?
Non a caso la "legge truffa" è del 1953.
Il clientelismo e il corporativismo furono i maggiori prodotti di quel sistema partitocratico.
Quanto poi alla larga partecipazione alla vita dei partiti (vorrei vedere dopo due decenni di astinenza e la forte contrapposizione ideologica) non va confusa con l'effettiva democrazia interna ai partiti e nel Paese.
Sono in ogni caso sempre state le segreterie a selezionare i candidati con metodi non trasparenti e gli elettori hanno sempre scelto tra il menù proposto.
È la gestione proprietaria e elitaria dei partiti che ha portato gli italiani ad abbandonare la partecipazione nei partiti e poi persino al voto.
E il segno di questo distacco si vede già nella proposta di Sturzo che è del 1958 (leggere, prego, le sue parole che ho riproposto) e poi nel voto sul primo referendum sul finanziamento dei partiti: il 43% vota per l'abolizione mentre il fronte parlamentare che sosteneva l'abolizione era inferiore al 5%.
La credibilità politica si perde quando i partiti occupano le Istituzioni. Le premesse e le cause del problema sta in quel che ho citato. La credibilità non è recuperabile se non si esce da quel meccanismo.
E Berlinguer parlava anche al suo partito. Ma l'apparato fece resistenza e continuò a partecipare alla lottizzazione.
Berlinguer fu il grande sconfitto del PCI... infatti l'hanno trasformato in una icona.
Sergio Bagnasco 13 febbraio 2016 10:33
In relazione al dubbio posto da Salvatore Mancuso, "partitocrazia o plutocrazia?", osservo che è francamente poco proficuo esercitarsi sul dilemma partitocrazia o plutocrazia.
Burattino e burattinaio da sempre vivono in simbiosi.
La partitocrazia esiste, ed è irrilevante stabilire se è il burattino o il burattinaio.
Come da sempre esiste una commistione tra potere politico e potere economico-finanziario.
Inevitabile dal momento che fino alla fine degli anni 80 le aziende pubbliche rappresentavano il 50% del PIL e la metà del restante 50% era partecipato o assistito dal mondo politico (da FIAT a Olivetti per citarne solo alcune).
Quel che serve è spezzare i fili che uniscono potere dei partiti con potere economico-finanziario.
Se il potere politico funzionasse con metodi democratici e trasparenti, anche la commistione con il potere economico sarebbe ridimensionata.
Il tema per me è che manca totalmente democrazia e trasparenza nei processi decisionali interni ai partiti e non ci sono poteri di garanzia e di controllo.
Giangiuseppe Gattuso 13 febbraio 2016 10:35
È la democrazia bellezza. O, meglio, è questo sistema per come lo abbiamo concepito finora ad avere creato le difficoltà e le derive di cui parla con dovizia di particolari e abbondanza Sergio Bagnasco. E, prima di esprimere anch’io un pensiero sull’argomento, vi invito caldamente a fare ogni sforzo per proporre testi di facile lettura e non eccessivamente lunghi. Ricevo, infatti, affettuose segnalazioni in questo senso. E vale anche per i commenti, a volte più corposi dell’articolo medesimo. Per questo è importante seguire le indicazioni delle Regole di PoliticaPrima, che trovate anche cliccando qui.
Il tema trattato è molto delicato e fondamentale per la vita politica di un Paese come il nostro. Si tratta, appunto, di mettere in pratica modalità condivise perché ogni cittadino si possa sentire partecipe del suo futuro. Un’operazione molto difficile dopo decenni di errori perpetrati con superficialità delittuosa.
Quello di cui parla Bagnasco è l’istituzionalizzazione dei partiti. Un’ipotesi da sempre osteggiata da quasi tutti. Le ragioni sono fino troppo ovvie. E risiedono nella indubbia semplificazione tra avere in mano uno strumento di potere da gestire a proprio piacimento senza, sostanzialmente, dare conto a nessuno. Vedi i tanti casi di partiti personali o di altri, ben più grossi, ma gestiti come un’azienda privata senza alcuno controllo esterno. E, invece, un sistema aperto alla partecipazione attiva nel quale, in nome di una visione del futuro, vigono regole e doveri precisi alle quali tutti sono soggetti. Una differenza enorme e sostanziale.
Finora ogni organizzazione politica ha, a suo modo, tentato di darsi metodi democratici e trasparenti che, per forza di cose, vanno a scontrarsi con gli interessi personali di cerchie ristrette. È quasi naturale.
Insomma, per evitare anch’io di cadere nella prolissità, ritengo sia un argomento sul quale tornare. C’è bisogno, infatti, di tanto sano dibattito per affrontare con oggettività e con una certa dose di approfondimento le diverse proposte sul campo. Avete sentito parlare, per esempio, di DEMARCHIA e di RECALL?
Ecco, un invito agli autori che volessero approfondire. Proponiamo alcuni temi di approfondimento che possano portarci a formulare, perchè no, una nostra proposta di revisione del sistema democratico partendo proprio dalla questione posta da Sergio Bagnasco.
antonella albertini 13 febbraio 2016 14:51
I partiti sono indispensabili strumenti di democrazia e devono essere luogo di confronto e di elaborazione delle idee. Devono essere ben distinguibili per principi ed obiettivi ispiratori, perché non è vero che sono tutti uguali. Devono avere delle regole generali di comportamento: moralità, correttezza e chiarezza; inutile dire che i condannati e gli inquisiti in attesa di giudizio devono essere congelati. Basta con le immunità. Il distacco fra cittadini e politica si è verificato proprio perché i politici sono stati percepiti come una casta immune da controllo e privilegiata, che vive in un mondo dorato ben lontano dalla realtà. Sarei favorevole a stabilire per legge delle regole. Un tempo i partiti erano ben ancorati nella società, in mezzo alla gente: facciamo l'esempio emblematico del PCI; oggi moltissime sezioni del PD vengono chiuse perché non necessarie. Sicuramente i tempi sono cambiati e non si può rimanere ancorati al passato, però credo sia fondamentale ricucire un sano legame con i territori, tornare in mezzo alla gente, ascoltare e conoscere i problemi delle persone. Solo così si potrà tornare ad avere partecipazione. La politica é essenziale per la nostra vita, dobbiamo riappropriarcene e pretendere impegno e partecipazione. Guai a dare deleghe in bianco
Sergio Bagnasco 13 febbraio 2016 15:00
Come scrive Giangiuseppe, il tema è profondo e fondamentale per un sistema democratico.
La democrazia presuppone
- pari dignità
- poteri di controllo
Il potere di controllo significa che chi delega (il popolo sovrano) deve poter esercitare una funzione di controllo sia sulle scelte politiche sia sulle scelte amministrative (nomine). Perché devono essere i politici a fare le momine nelle ASL?
Il referendum è un atto di sindacato sulle attività legislative. Paradossale che i delegati facciano ostruzionismo ai deleganti.
Le proposte di legge di iniziativa popolare possono essere ignorate. E infatti lo sono.
Il popolo sovrano non conta alcunché. Escluso persino dalla scelta dei propri rappresentanti.
Garanzie. Nel nostro sistema non esistono. Il presidente della Repubblica non può attivare la Corte Costituzionale in caso gli venga presentata una legge che reputa incostituzionale.
Il cittadino non può attivare la Corte Costituzionale se non all'interno di un processo giudiziario. Così ci sono voluti 8 anni per avere un giudizio sul porcellum.
Se il parlamento attenta ai diritti costituzionali abbiamo solo il ricorso alla forza per ripristinare la legalità. Non esistono poteri di garanzia.
Pari dignità. Non c'è dal momento che si altera profondamente il voto in entrata e il voto in uscita. La trasformazione dei voti in seggi porta a una profonda disuguaglianza nel valore del voto con l'obiettivo di predeterminare un risultato che è estraneo al motivo per cui si vota.
Votiamo per eleggere i nostri rappresentanti ma in realtà questa è una truffa. Non solo perché non siamo noi a scegliere i rappresentanti, ma soprattutto perché il voto serve a determinare quale partito deve governare. Ma formalmente noi eleggiamo i rappresentanti del Parlamento e non il Governo.
Partecipazione. I Partiti, come spiego, sono associazioni. Ciò significa che gli iscritti sono i soci che dovrebbero essere gli attori delle scelte politiche e delle selezioni dei candidati. Non è così. I diritti dei soci sono regolarmente violati senza che succeda alcunché. Ogni volta il socio dovrebbe rivolgersi alla magistratura, cosa impensabile e che ovviamente non succede.
Nemmeno Tosi ha fatto ricorso alla magistratura sebbene Salvini abbia violato lo Statuto della Lega.
Solo Lusi ha fatto ricorso alla magistratura contro il PD che lo aveva espulso senza ascoltare le sue ragioni, come prevede lo Statuto. Lusi si è appropriato di fondi del partito, ma doveva essere ascoltato prima di prendere il provvedimento di espulsione. I suoi diritti sono stati violati e la magistratura gli ha dato ragione.
Ecco. Noi abbiamo solo la liturgia della democrazia: il voto, i partiti, il parlamento... ma non c'è democrazia.
Franco Luce 13 febbraio 2016 16:01
Caro direttore, ho la sensazione che ci stiamo avvitando su un concetto molto chiaro di “Democrazia” e “Partitocrazia” La “Democrazia” è un termine da sempre adottato dalle scienze politiche, la “Partitocrazia”, a mio parere, è un termine inventato di sana pianta, abolendo il termine greco “demos” con “partito” .Ho l’impressione che prevalga una gran voglia di affermare tutto ed il contrario di tutto. E’ ampiamente dimostrato che noi italiani abbiamo la propensione a complicare lo stato delle cose e di inventare situazioni inesistenti attraverso l’uso di termini impropri. Noi dovremmo concepire il partito politico, soltanto nella sua natura di carattere associativa, che tende alla logica conquista di uno spazio di potere ben definito. In sintesi, si dovrebbe constatare che questa particolare forma associativa ha pure consolidato, nel tempo, un sofisticato grado di autonomia strutturale, con una peculiare complessità interna che tende a sviluppare un preciso processo di formazione di decisioni politiche. Mah…. Caro Direttore questo rientra nella fisiologia della sua funzione, che nelle democrazie occidentali si riconosce teoricamente e, più o meno praticamente, al popolo il diritto di partecipare alla gestione della cosa pubblica. Non capisco il polverone e le false interpetrazioni che si vogliano attribuire a questo normalissimo sistema di fare politica attiva. Non riesco nemmeno a capire perché si voglia dare a tutti i costi una lettura distorta di questo democratico modo di fare politica. A mio parere, e non credo di poter essere convinto da qualcuno, che queste distorsioni di vedute e di sterile critica politica, hanno il loro punto di forza in quelle piccole formazioni politiche che intendono riscuotere più potere di quanto dovuto dal consenso elettorale ricevuto. Caro direttore, voglio essere breve, evitando di essere prolisso come si capisce dalle tue parole, sono d’accordo con te, a voler ritornare sull’argomento
Sergio Bagnasco 13 febbraio 2016 17:57
La questione è molto semplice, caro Franco.
I partiti sono strutture associative costituite da persone.
I partiti servono a elaborare analisi e proposte di soluzioni per i problemi individuati.
Sono un necessario trait d’union tra i cittadini e le Istituzioni per rendere più agevole, efficace e immediato l'esercizio dei diritti politici di ogni cittadino.
Se ci riconosciamo in questo ruolo dei partiti, ne consegue la necessità che i partiti siano organizzati in modo democratico e trasparente nella elaborazione della linea politica, nella selezione dei candidati, nell'affidamento degli incarichi.
Diversamente rischiamo che i partiti siano espressioni di lobby e persino di associazioni criminali.
Ciò non può essere consentito perché i Partiti hanno il monopolio della politica nelle Istituzioni
La quasi totalità dei nostri partiti non hanno le indicate caratteristiche di democrazia e trasparenza.
Non è un caso che si discute di ciò da molti decenni.
Non è un caso che in Assemblea Costituente ci fu una fiera opposizione da parte della DC e del PCI per bloccare ogni tentativo di sostanziare cosa si dovesse intendere per "metodo democratico" (art 49), per dare personalità giuridica ai Partiti e persino per riempire di significato il divieto "transitorio" di ricostituzione del disciolto partito fascista.
Chi sarebbe stato così sciocco da fondare un partito fascista chiamandolo fascista? Quali allora i caratteri incompatibili con il "metodo democratico"?
Anche questa legislatura si è aperta con un ennesimo progetto di attuazione dell'art 49 della Costituzione, progetto che riprendeva quello analogo presentato nella legislatura precedente. E siamo ancora fermi.
Sul tema ci sono molti studi, testi, analisi e progetti di cui si sono occupati tantissini studiosi e politici di tutte le correnti politiche.
Maranini, Mortati, Calamandrei, Pannunzio, Merzagora, Sturzo, Bozzi, Rodotà... per citarne solo alcuni.
Senza le caratteristiche indicate, il rischio è costruire un regime che ha i segni esteriori e liturgici della democrazia ma in realtà dare vita a una oligarchia partitocratica.
Anche sotto il fascismo si votava e c'era il Parlamento.
Franco Luce 13 febbraio 2016 18:41
Sergio, sono in piena sintonia con te... ho voluto ribadire che la funzione dei partiti e quella dell'associazionismo ed elaborare progetti politici per la società in cui vivono. Che gli attuali non svolgono questa fondamentale funzione, credo sia chiara a tutti, ma trovo totalmente non appropriato il termine di "Partitocrazia". Quello che mi sforzo di chiarire, e non ho la presunzione di spiegarlo al meglio, che se il partito non svolge le sue fondamentali funzioni, automaticamente non si può nemmeno parlare di "Partitocrazia" perchè in questo senso il partito è privo di "crazia"... ovvero nessuna funzione di comando. Giunti a questo punto entriamo in un altro campo, cioè quello del personalismo esasperato, e Berlusconi è stato il massimo esponente. E' chiaro, caro Sergio, che l'articolo 49 si dissolve come un pugno di sale nell'oceano del carisma personale. La mia conclusione, anche con sfumature diverse, sono certo che collimano con le tue. Ma, giustamente come ha fatto rilevare il direttore, questo è un argomento di difficilissima spiegazione logica, ogni contributo, finirebbe per cozzare contro il lucido raziocinio.
Sergio Bagnasco 14 febbraio 2016 18:47
Quando una direzione di partito decide che un governo deve dimettersi e il governo si dimette senza un voto del parlamento... come si fa a dire che il partito non ha potere? Nella storia repubblicana abbiamo avuto due sole crisi di governo con un voto parlamentare.
Quando i partiti si sostituiscono agli elettori nel decidere chi deve stare in parlamento, come si fa a dire che i partiti non hanno potere?
Quando i partiti decidono senza trasparenza ogni nomina e decidono chi deve gestire il denaro pubblico, come si fa a dire che i partiti non hanno potere?
Quando Franco Luce se volesse candidarsi dovrebbe fondare un partito o sottoporsi a una valutazione discrezionale degli organi di partito, che ne è del nostro diritto di elettorato passivo? Che ne è della democrazia e della trasparenza nei processi decisionali?
Possiamo sofisticare sul termine, accettato da parecchi decenni, ma la sostanza resta che i partiti hanno occupato le Istituzioni e usurpato la sovranità popolare.
La Corte Costituzionale nella sentenza 1/2014 afferma che i partiti "coartano" gli elettori nell'esercizio del diritto costituzionale di determinare il corpo legislativo.
Vedi un po' tu, suggerisci un termine più calzante... ma a me sembra che PARTITOCRAZIA sia adeguato, moderato e perfettamente comprensibile.
Michele Maniscalco 13 febbraio 2016 18:41
Proposta di governo istituzionale di Bruno Visentini[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1980 Visentini, contro la pratica della partitocrazia che si esprimeva negli estenuanti negoziati tra le segreterie dei partiti per arrivare alla composizione del governo, indicò un "ritorno alla Costituzione" nella forma di un "governo istituzionale": secondo Visentini, il governo avrebbe dovuto essere nominato autonomamente dal Presidente della Repubblica e insediato a seguito del voto di fiducia del Parlamento. Il governo istituzionale doveva trasformare la concezione del bene comune della maggioranza parlamentare in provvedimenti legislativi e amministrativi sotto il controllo del Parlamento. Il ruolo dei partiti doveva limitarsi alla raccolta del consenso popolare e alla sua discussione in Parlamento.[6]
Il dibattito sul "governo istituzionale" vide contrari quasi tutti i partiti, compreso lo stesso PRI di Visentini; l'unico appoggio, ma non incondizionato, venne espresso dal PCI di Luigi Longo ed Enrico Berlinguer.[6]
Secondo Eugenio Scalfari, la proposta di Visentini ha trovato applicazione nel governo Monti.[6]
Sergio Bagnasco 14 febbraio 2016 18:52
Per dirla tutta, le tante crisi di governo repubblicane sono state tutte extraparlamentari tranne due: quella del 1998 e quella del 2008.
Entrambe con Prodi presidente del consiglio.
Prodi ebbe il merito di aver parlamentarizzato le crisi arrivando a un dibattito e a un voto parlamentare.
Grazie alla pessima gestione di Napolitano nel 2008 si perse una grandissima occasione per applicare la Costituzione, provocando perdita di tempo e danno al Paese.
Nel 2014 Napolitano accettò le dimissioni di Letta senza rinviarlo alle Camere, assecondando così la manovra extraparlamentare orchestrata da Renzi.
Rosalba Ferrara 13 febbraio 2016 18:57
La Partitocrazia, o il predominio dei partiti si è sostituita al parlamento, estendendo la sua influenza in ogni campo della vita e della collettività, che ne hanno fatto un uso clientelare. Quindi, la nostra forma di governo approda ad una forma esplicita di Partitocrazia e non di Governo parlamentare, e credo che si rafforzerà con l'Italicum. Quindi a questo punto, non esiste alcuna possibilità di contenere la dilagante corruzione, finché i partiti non saranno trasparenti e democratici, nell'affidare, con una rigida e onesta selezione i mandati.....ciò che oggi non esiste.
Sergio Bagnasco 14 febbraio 2016 18:54
Esatto, Rosalba.
È una priorità assoluta perché l'opacità del sistema dei partiti è una delle cause principali della dilagante corruzione e delle sempre più profonde infiltrazioni malavitose nelle istituzioni.
Alberto Albanese 13 febbraio 2016 19:06
In tema, segnalo il volumetto (poco più di 100 pagine) di Damiano Palano, "La democrazia senza partiti", ed. Le nuove bussole.
Giacomo Alfano 13 febbraio 2016 19:10
I partiti sono indispensabili per la vita democratica di un paese ...quello che hanno bisogno è un regolamento scritto condiviso dove sia chiara l'organizzazione democratica dentro il partito ...di quali contributi vive il partito e gli elementi per verificare essi stessi ...e che nel suo interno vengano rispettate i principali criteri di Democrazia (libertà di espressione e di opinione) ...gli organismi di un partito vanno eletti e non acclamati o nominati ...sarebbe assolutamente da contrastare l'esistenza dei partiti padronali che nascono e muoiono per il destino di un'unica persona!!!
Sergio Bagnasco 14 febbraio 2016 19:00
Sono indispensabili e vanno ricondotti alla previsione Costituzionale.
I Partiti devono essere strutture organizzative per raccordare l'esercizio dei diritti politici dei cittadini con le Istituzioni elettive.
Serve quindi che i partiti siano democratici e trasparenti nella determinazione della linea politica, nella selezione dei candidati, nell'affidamento degli incarichi, in ogni processo decisionale.
Perché gli iscritti devono essere gli "azionisti" dei soggetti politici che concorrono alle elezioni.