Source: https://iusletter.com/archivio/copia-privata-siae-verso-un-mercato-aperto/
Timestamp: 2020-06-01 20:28:10+00:00
Document Index: 57566880

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 180']

Dall’entrata in vigore del D.Lgs. 35/17, che ha recepito la Direttiva Barnier, le cose in ambito di gestione del diritto d’autore e dei diritti connessi stanno cambiando profondamente in senso proconcorrenziale.
Il processo è però lento, ostacolato dalle resistenze di tutti gli operatori che in anni di immobilismo del mercato, dominato dal monopolio legale di SIAE, hanno occupato posizioni particolari e di indubbio vantaggio nella filiera dei servizi di collecting.
In attesa di un allineamento dell’Italia ai restanti paesi occidentali a maggiore vocazione liberale, siamo a metà del guado; in un periodo di interregno in cui si combattono guerre di religione (SIAE buona o cattiva) a suon di cavilli giuridici e un po’ di propaganda.
1 La copia privata video.
Un esempio paradigmatico della situazione riguarda la ricca torta dei compensi per copia privata video ex art. 71-octies LDA, ovvero la ripartizione degli importi versati dai fabbricanti e importatori di apparecchi e supporti di registrazione video per compensare la riproduzione privata di opere dell’ingegno per uso personale.
In forza di tale disposizione, ogni anno la SIAE raccoglie un ammontare di oltre 50 Mln di Euro per il comparto video che distribuisce per il 70% agli AIE e ai produttori. Il punto è che ad oggi non sono noti i criteri con cui SIAE procede a tale distribuzione, ma si sa solo che devolve l’intero ammontare a determinate collecting e associazioni di categoria. E qui scendono in campo i giuristi nel tagliare il capello in quattro, anzi la torta, e decidere quanto devono essere grandi le fette e soprattutto chi ha diritto di banchettare.
1.1 «Anche».
Il comma 3 dell’art. 71-octies stabilisce che «Il compenso […] è corrisposto alla Società italiana degli autori ed editori (S.I.A.E.), la quale provvede a ripartirlo al netto delle spese, anche tramite le loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative» (enfasi aggiunta). Ebbene, a seconda di come si voglia leggere la congiunzione «anche», la disposizione assume significati assai diversi.
Se «anche» è letta come particella che esprime possibilità o eventualità (es.: potrei anche non andare a scuola, ma ci vado lo stesso), allora SIAE è libera di avvalersi o meno delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative. Se invece «anche» è congiunzione intesa con valore aggiuntivo (es.: ricordati di comprare anche il latte), allora SIAE avrebbe l’obbligo di avvalersi delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative escludendo gli altri soggetti del libero mercato (vien da sé che le associazioni interpretano anche in tale ultima accezione).
1.2 «Ripartirlo».
Un altro punto controverso, è il verbo ripartire. Cosa intende il terzo comma dell’art. 71-octies quando è scritto che la S.I.A.E. «provvede a ripartirlo al netto delle spese»?. Per ripartire una somma, occorre prima stabilire un criterio di riparto con cui le quote sono attribuite agli aventi diritto e poi si deve procedere alla loro liquidazione. E quindi ripartire può voler dire due cose: (i) decidere i criteri di ripartizione e (ii) procedere materialmente alla liquidazione delle somme. Ebbene, come si dice la domanda sorge spontanea: la congiunzione «anche» si riferisce alla ripartizione nel significato esteso, cioè sub (i) e sub (ii) cumulativamente, oppure si riferisce al solo significato ristretto, cioè sub (i)?
Anche in questo caso, a seconda di come si voglia interpretare la norma, gli effetti sulla percezione dei compensi per copia privata da parte degli aventi diritto è considerevole. Se infatti ripartire vuol dire anche liquidare, allora aumentano le possibilità per le associazioni di percepire commissioni da altri intermediari.
2 La situazione attuale.
La lettura della SIAE dell’art. 71-octies è piuttosto restrittiva poiché da sempre (ovvero dal 1992) ammette alla ripartizione dell’intero ammontare dei proventi da copia privata video, in quota produttori, solo ANICA, APA e Univideo (ripartizione primaria). Questi ultimi, a loro volta, provvedono secondo criteri interni a ripartire la loro parte ai propri mandanti (ripartizione secondaria), trattenendo una commissione.
Si tratta di un modo per distribuire i compensi per copia privata assolutamente ragionevole fin tanto che tutti i produttori titolari di diritti connessi per copia privata sono rappresentati da ANICA, APA e Univideo. Diventa invece discriminatorio allorché SIAE impedisce ad un nuovo intermediario di partecipare alla ripartizione primaria di fatto costringendolo, per rispettare i propri mandati, a rivolgersi alle tre associazioni tradizionali in sede di ripartizione secondaria. L’effetto di tale preclusione è che ANICA, APA e Univideo, oltre alle commissioni per i propri mandati, percepiscono le commissioni anche per i mandati conferiti al nuovo concorrente il quale, per rimanere competitivo, deve abbassare le proprie, se non addirittura rinunciare ai mandati (o perderli).
3 L’intervento dell’AGCM.
Sul tema è intervenuta l’AGCM il 2 gennaio scorso in risposta ad un quesito del MiBAC con un parere nel quale invita la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il MiBAC stesso ad esercitare i loro poteri di vigilanza sulla SIAE affinché provveda, con la partecipazione di tutti i «soggetti intermediari interessati», a definire i criteri di ripartizione ai produttori della copia privata video.
In ordine ai diversi scenari interpretativi dell’art. 71-octies accennati nel paragrafo 2, il parere in questione assume espressamente una posizione netta. Innanzi tutto, intende la ripartizione in senso ampio, cioè come determinazione dei criteri di riparto e liquidazione degli importi. L’Autorità poi in modo tranchant ritiene che «anche» nell’art. 71-octies debba essere intesa in opposizione a «soltanto» e quindi come congiunzione che esprime un’opzione facoltativa di SIAE di avvalersi o meno delle associazioni di categoria.
Un grande passo avanti insomma nella direzione della ratio che informa la Direttiva Barnier, ma che temo non si risolverà in una immediata rinuncia a rendite di posizione consolidate da anni (riforma dell’art. 180 LDA docet).
Parere AGCM n. 10138 del 2 gennaio 2020