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Timestamp: 2020-07-05 21:04:15+00:00
Document Index: 173841836

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Ai fini del calcolo della contribuzione figurativa devono computarsi solo le voci retributive collegate all’effettiva prestazione dell’attività. Ai fini del calcolo della contribuzione figurativa devono computarsi solo le voci retributive collegate all’effettiva prestazione dell’attività.
Ai fini del calcolo della contribuzione figurativa devono computarsi solo le voci retributive collegate all’effettiva prestazione dell’attività.
di S. Renzi - 5 maggio 2020
Con la sentenza in commento la S.C. ha avuto occasione di precisare quali istituti retributivi debbano essere presi in considerazione nel calcolo della contribuzione figurativa, per ciò che riguarda il periodo di aspettativa sindacale non retribuita.
Un sindacalista (G.T.) già collocato in aspettativa ex art. 31 st. lav. adiva il Tribunale di Ascoli Piceno affinché fossero inclusi nella retribuzione figurativa, ai fini dei calcoli pensionistici, una serie di istituti retributivi (in specie: premi, incentivi e altre indennità) collegati all’effettiva prestazione dell’attività lavorativa o, comunque, non previsti dalla contrattazione collettiva. La domanda del G.T. veniva rigettata dal giudice di prime cure e parimenti si determinava la Corte d’Appello di Ancona, confermando la sentenza impugnata.
Il sindacalista ricorreva, dunque, per cassazione lamentando violazione e falsa applicazione dell’art. 31 st. lav. e dell’art. 3 del d.lgs. 16 settembre 1996, n. 564. Con il primo motivo, in riferimento alla norma statutaria, il G.T. sosteneva che questa assicurerebbe la persistenza di tutti i diritti che non siano incompatibili con la temporanea assenza dal lavoro, cosicché doveva essergli riconosciuta ogni successiva variazione nella retribuzione da assumere quale base di calcolo a fini previdenziali. Il secondo motivo si concentrava, invece, sull’art. 3 del d.lgs. n. 564/96 e sul richiamato art. 8, comma 8, della l. 23 aprile 1981, n. 155, che individua quali siano le retribuzioni da considerare nel computo della contribuzione figurativa. Il combinato disposto delle ultime due norme richiamate veniva interpretato dal sindacalista sulla scorta di un precedente di legittimità (Cass., 1 giugno 1999, n. 5335, in OGL, 1999, I, 320), il quale aveva disposto che dovesse considerarsi utile alla maturazione di un premio aziendale ancorato all’anzianità di servizio il periodo trascorso in aspettativa sindacale non retribuita.
La S.C., respingendo le argomentazioni del sindacalista, ha rigettato il ricorso sulla base di un’interpretazione invero fedele all’articolato normativo di cui all’art. 8, comma 8, l. n. 155/81, e all’art. 3, d.lgs. n. 564/96.
In adesione con le pronunce di merito, la sentenza in commento ha statuito che le retribuzioni da accreditare figurativamente per i sindacalisti in aspettativa ex art 31 st. lav. devono essere rapportate a quelle della categoria e della qualifica professionale possedute al momento del collocamento in aspettativa. Le predette retribuzioni, nel corso del tempo, devono essere man mano adeguate alle previsioni dei contratti collettivi di categoria che incidano sulla dinamica salariale e di carriera, ma solo quanto agli istituti retributivi collegati all’effettiva prestazione dell’attività lavorativa, mentre non costituiscono fonti regolative della retribuzione figurativa gli usi aziendali o le pattuizioni individuali, nonché eventuali altri istituti non contemplati dalla contrattazione collettiva di categoria.
Con riferimento al dianzi menzionato precedente di legittimità del 1999 valorizzato dalla difesa del sindacalista, la Cassazione ha ritenuto che le fattispecie ivi presa in esame non presentasse elementi di analogia con il caso in rassegna, dal momento che la sent. n. 5335/99 si era occupata di una questione – evidentemente dissimile – che concerneva l’obbligazione datoriale di corrispondere ai propri dipendenti un premio aziendale unicamente collegato all’anzianità di servizio, per cui veniva ritenuto utile a quei fini anche il periodo trascorso in aspettativa sindacale. In effetti, il precedente del 1999 non pare offrire elementi per revocare in dubbio la ricostruzione normativa operata nella sentenza in commento.
La decisione assunta dalla S.C. si mostra rispettosa del quadro normativo sopra richiamato e della ratio a questo sottesa, in ossequio della quale appare corretto che la tutela previdenziale che viene accordata ai dipendenti in aspettativa ex art. 31 st. lav. sia in qualche misura eterogenea rispetto ai colleghi che continuano a prestare servizio. Lo svolgimento di attività ritenute di interesse generale, come l’elezione a talune cariche pubbliche o la nomina a incarichi sindacali di livello territoriale o nazionale, per cui è concessa l’aspettativa, non fa venir meno la maturazione dei contributi da accreditarsi figurativamente, proprio in considerazione del rango e del valore sociale (costituzionalmente garantito) dei predetti uffici; purtuttavia, è ragionevole un regime parzialmente disuguale da quello dei lavoratori in servizio, giustificato dalla distinta condizione in cui si vengono a trovare i soggetti collocati in aspettativa.
Visualizza il documento: Cass., 6 aprile 2020, n. 7698