Source: http://www.confcommercio.lu.it/2012/10/ancora-sulle-liberalizzazioni-pochissimi-giorni-allentrata-in-vigore-dellarticolo-62/
Timestamp: 2018-01-23 02:10:24+00:00
Document Index: 67112106

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 22', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62']

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Ancora sulle liberalizzazioni: pochissimi giorni all’entrata in vigore dell’articolo 62
Inserito il 19 ottobre 2012 – 09:55
Parliamo di: 24 ottobre, agroalimentare, articolo 62, liberalizzazioni
Confcommercio Lucca torna a parlare di liberalizzazioni per ricordare a tutti gli interessati che dal 24 ottobre sarà in vigore l’articolo 62 del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 (legge n.27/2012), che introduce importanti novità nell’ambito delle relazioni commerciali relative alla filiera agroalimentare. L’art. 62 del Dl 1/2012 si applica, in particolare, ai contratti che hanno ad oggetto la cessione di prodotti agricoli e alimentari.
Sono assoggettati alla nuova disciplina tutti gli operatori della filiera agroalimentare quali gli agricoltori, i produttori e le industrie di trasformazione, le centrali d’acquisto, la grande distribuzione organizzata (GDO), i grossisti, gli intermediari, i dettaglianti e i pubblici esercizi. In particolare, tra le categorie rappresentate nel sistema CONFCOMMERCIO, sono interessati tutti gli operatori del comparto alimentare (dettaglianti alimentari, pubblici esercizi, albergatori,grossisti, mercati ortofrutticoli, ambulanti, distributori automatici, panificatori ed erboristi), ma anche tutti gli altri operatori che “trattano” prodotti agricoli diversi da quelli alimentari (sementi, animali, mangimi per animali, piante e fiori).
Sono espressamente esclusi dal campo d’applicazione delle disposizioni:
i contratti conclusi con il consumatore finale (inteso come persona fisica che acquista i prodotti agricoli e/o alimentari per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale, vale a dire tutte le fattispecie di vendita al dettaglio nonché di somministrazione al pubblico rivolte al consumatore privato);
le cessioni di prodotti agricoli e alimentari istantanee, con contestuale consegna e pagamento immediato del prezzo (il ristoratore che acquista una partita di merce al mercato ortofrutticolo o, più in generale, un operatore che si rifornisce presso altro operatore con modalità cash and carry).
I contratti che hanno ad oggetto la cessione di prodotti agricoli e alimentari devono essere stipulati obbligatoriamente in forma scritta intesa come «qualsiasi forma di comunicazione scritta, anche trasmessa in forma elettronica o a mezzo telefax, anche priva di sottoscrizione, avente la funzione di manifestare la volontà delle parti di costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale avente ad oggetto la cessione dei prodotti» agricoli e alimentari. Tali contratti dovranno espressamente riportare, a pena di nullità, i seguenti elementi essenziali:
le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto;
le modalità di consegna e di pagamento.
Tali elementi non devono necessariamente essere indicati in un unico testo ma possono risultare anche dal complesso dei documenti relativi ad un medesimo contratto. Pertanto, si possono configurare diverse possibilità, che, nell’insieme, possono garantire la completezza del contratto:
contratto scritto completo di tutti i requisiti richiesti;
ordini d’acquisto, documenti di trasporto o fatture che fanno riferimento ad un contratto “a monte”, richiamato nel documento e di cui ne integra gli elementi;
scambio di comunicazioni e di ordini ( via fax, e-mail ecc. antecedenti alla consegna della merce (il contratto si perfeziona con l’accettazione dell’ordine);
documenti di trasporto o di consegna o cosiddette “fatture parlanti”, nei quali non esistendo un contratto a monte, devono essere indicati tutti gli elementi essenziali del contratto. In questi documenti deve essere riportata la dicitura “Assolve gli obblighi di cui all’art. 62, comma 1, del decreto legge 24 gennaio 2012, n.1, convertito con modificazioni dalla legge 24marzo 2012 n. 27”.
La violazione di tali obblighi, oltre alla nullità del contratto, comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da 516 a 20 mila euro, a secondo del valore dei beni oggetto di cessione.
L’art. 62 prevede un termine legale (inderogabile dalle parti) per il pagamento di:
30 giorni per i prodotti agricoli e alimentari deteriorabili;
Sono escluse le cessioni di prodotti alcolici rispetto ai quali continua a valere l’art. 22 della legge n. 28/1999, in base al quale i pagamenti devono essere effettuati entro 60 giorni dal momento della consegna o ritiro dei beni medesimi.
I termini sopra indicati decorrono dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura. Nel caso in cui non sia possibile stabilire con certezza la data di ricevimento della fattura, i termini decorrono dalla data di consegna dei prodotti. La data di ricevimento della fattura, infatti, è validamente certificata solo nei seguenti casi:
Particolare attenzione dovrà quindi essere riposta nelle modalità di inoltro delle fatture: i termini di pagamento potranno infatti essere più o meno prolungati, a seconda della efficienza con cui le fatture saranno emesse e spedite dal fornitore e della capacità dello stesso di dar prova del loro regolare ricevimento da parte del cliente.
In caso di mancato pagamento della merce nei termini stabiliti dalla legge (30 o 60 giorni), sono dovuti automaticamente al fornitore gli interessi di mora, decorrenti dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento, pari al tasso BCE (attualmente 0,75%) + 9%. A ciò, inoltre, si aggiunge la sanzione da 500 a 500 mila euro, in ragione del fatturato dell’azienda, della ricorrenza e della misura dei ritardi. Appare comunque opportuno precisare che, se è vero che gli interessi di mora non possono essere esclusi da un’apposita clausola contrattuale (in tal senso vietata), è altrettanto vero che non è previsto alcun obbligo in capo al fornitore di esigere tali interessi né, tanto meno, è previsto a carico dello stesso fornitore alcun obbligo di denunciare all’AGCM o ad altra autorità (ad esempio la Gdf) il proprio debitore che paga in ritardo.
Relativamente alla distinzione tra merci deteriorabili e non, vengono innanzitutto classificati come “prodotti alimentari deteriorabili” quelli che rientrano in una delle seguenti categorie:
Più in generale, la durabilità del prodotto (superiore o inferiore a 60 giorni) si riferisce alla durata complessiva del prodotto stabilita dal produttore. Ne consegue che se il produttore sottopone un prodotto agricolo o alimentare ad un trattamento o ad una trasformazione idoneo alla conservazione dello stesso per periodi superiori a 60 giorni, tali prodotti dovrebbero considerarsi non deteriorabili.
L’art. 62 afferma in generale i principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni, con riferimento ai beni forniti. La stessa norma prevede inoltre un elenco di specifiche condotte e prassi sleali che, nell’ambito della relazioni commerciali che intercorrono nella filiera agroalimentare, devono considerarsi vietate.
SANZIONI – 2
A carico del contraente che pone in essere una condotta commerciale sleale, contravvenendo ai richiamati divieti, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 516 a 3 mila euro. La misura della sanzione è determinata facendo riferimento al beneficio ricevuto dal soggetto che non ha rispettato i medesimi divieti.
Il fornitore deve emettere fattura separata per cessioni di prodotti assoggettate a termini di pagamento differenti. Le modalità di emissione delle fatture rimangono regolamentate dalla vigente normativa fiscale, senza alcun aggravio né in termini prettamente economici né di oneri amministrativi. Al fine di evitare possibili contestazioni da parte delle autorità competenti relativamente alla disciplina fiscale, gli eventuali interessi attivi (di mora) possono essere contabilizzati ed iscritti nell’apposita sezione del conto economico dedicata al fondo di accantonamento degli interessi di mora (come già previsto dalla normativa vigente).
Ferma restando l’entrata in vigore dell’art. 62 a decorrere dal 24 ottobre 2012, la relativa disciplina transitoria è definita nella bozza di decreto applicativo. Ad oggi, pertanto, gli operatori economici possono adeguare e completare i propri contratti (già in essere al 24 ottobre), esclusivamente rispetto al requisito della forma scritta ed agli elementi essenziali, entro il prossimo 31 dicembre 2012. Diversamente le prescrizioni relative alle condotte commerciali sleali ed ai termini di pagamento si applicano inderogabilmente già a partire dal 24 ottobre 2012. Di conseguenza, a prescindere dal momento in cui sia stato stipulato il contratto, i nuovi termini massimi di pagamento di 30 o 60 giorni (a decorrere dall’ultimo giorno del mese di consegna della fattura) ed il relativo meccanismo di interessi di mora, si applicheranno a tutti i contratti le cui fatture verranno consegnate a partire dal 24 ottobre 2012. Da tale data, pertanto, tutti gli operatori economici interessati dovranno necessariamente adeguarsi alla nuova disciplina, con particolare attenzione agli obblighi di natura contabile e fiscale, anche in corso di esercizio. Il compito di vigilare sull’applicazione delle disposizioni in esame e di irrogare le sanzioni ivi previste viene attribuito dall’art. 62 all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato che, a tal fine, può avvalersi del supporto operativo della Guardia di Finanza, fermo restando il potere di accertamento degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria. L’Agcm può procedere all’accertamento delle violazioni d’ufficio o su segnalazione di qualunque soggetto interessato (ivi incluse le associazioni di categoria nell’interesse dei propri associati). In caso di ritardati pagamenti, le sanzioni pecuniarie eventualmente comminate dall’Agcm possono anche aggiungersi agli interessi moratori eventualmente richiesti dal fornitore (non sono infatti ipotesi alternative tra loro).
Sempre ai fini dell’applicazione dell’art. 62 Dl 1/2012, per prodotti alimentari si intendono “i prodotti di cui all’articolo 2 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002″ che definisce “alimento” (o “prodotto alimentare”, o “derrata alimentare”) qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani. Sono comprese le bevande, le gomme da masticare e qualsiasi sostanza, compresa l’acqua, intenzionalmente incorporata negli alimenti nel corso della loro produzione, preparazione o trattamento.
Di seguito l’elenco dei prodotti agricoli a cui si applicano le disposizioni dell’art. 62 D.L. 1/2012:
Animali vivi – Carni e frattaglie commestibili – Pesci, crostacei e molluschi;
Latte e derivati del latte; uova di volatili;
Budella, vesciche e stomachi di animali, interi o in pezzi, esclusi quelli di pesci;
Prodotti di origine animale, non nominati né compresi altrove; animali morti non atti all’alimentazione umana;
Piante vive e prodotti della floricoltura;
Legumi, ortaggi, piante, radici e tuberi mangerecci;
Frutta commestibile, scorze di agrumi e di meloni;
Caffè, tè e spezie, escluso il matè;
Prodotti della macinazione, malto, amidi e fecole, glutine, inulina;
Semi e frutti oleosi; semi, sementi e frutti diversi, piante industriali e medicinali, paglie e foraggi, pectina;
Strutto ed altri grassi di maiale pressati o fusi; grasso di volatili pressato o fuso;
Sevi (della specie bovina, ovina e caprina) greggi o fusi, compresi i sevi detti “primo sugo”;
Stearina solare, oleo-stearina, olio di strutto e oleomargarina non emulsionata, non mescolati né altrimenti preparati;
Grassi e oli di pesci e di mammiferi marini, anche raffinati;
Oli vegetali fissi, fluidi o concreti, greggi, depurati o raffinati;
Grassi e oli animali o vegetali idrogenati anche raffinati, ma non preparati;
Margarina, imitazioni dello strutto e altri grassi alimentari preparati – Residui provenienti dalla lavorazione delle sostanze grasse, o delle cere animali o vegetali;
Preparazioni di carni, di pesci, di crostacei e di molluschi;
Zucchero di barbabietola e di canna, allo stato solido – Altri zuccheri; sciroppi; succedanei del miele, anche misti con miele naturale; zuccheri e melassi, caramellati;
Melassi, anche decolorati;
Zuccheri, sciroppi e melassi aromatizzati o coloriti (compreso lo zucchero vanigliato, alla vaniglia o alla vaniglina), esclusi i succhi di frutta addizionati di zucchero in qualsiasi proporzione;
Cacao in grani anche infranto, greggio o torrefatto;
Gusci, bucce, pellicole e cascami di cacao;
Preparazioni di ortaggi, di piante mangerecce, di frutti e di altre piante o parti di piante;
Mosti di uva parzialmente fermentati anche mutizzati con metodi diversi dall’aggiunta di alcole;
Vini di uve fresche, mosti di uve fresche mutizzati con l’alcole (mistelle);
Sidro, sidro di pere, idromele ed altre bevande fermentate;
Alcole etilico, denaturato o no, di qualsiasi gradazione, ottenuto a partire da prodotti agricolicompresi nell’allegato I, ad esclusione di acquaviti, liquori ed altre bevande alcoliche, preparazioni alcoliche composte (dette estratti concentrati) per la fabbricazione di bevande;
Aceti commestibili e loro succedanei commestibili;
Residui e cascami delle industrie alimentari; alimenti preparati per gli animali;
Tabacchi greggi o non lavorati; cascami di tabacco;
Sughero naturale greggio e cascami di sughero, sughero frantumato, granulato o polverizzato – Lino greggio, macerato, stigliato, pettinato o altrimenti preparato, ma non filato, stoppa e cascami (compresi gli sfilacciati);
Canapa (Cannabis sativa) greggia, macerata, stigliata, pettinata o altrimenti preparata, ma non filata; stoppa e cascami (compresi gli sfilacciati).
Per ulteriori informazioni al riguardo, è possibile contattare gli uffici di Confcommercio Lucca (referente Vittorio Bini, 0583/473140 – email binivittorio@confcommercio.lu.it).