Source: https://www.giustiziadipace.it/la-notifica-a-mani-in-luogo-diverso-e-nulla/
Timestamp: 2020-01-19 23:54:25+00:00
Document Index: 118386418

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 138', 'art. 60', 'sentenza ']

La notifica a mani in luogo diverso è nulla – Confederazione Giudici di Pace
La Commissione Tributaria Regionale della Liguria con la sentenza 182 del 4 febbraio 2016, sezione 1 ha stabilito che la notifica di un avviso di accertamento effettuata nelle mani del destinatario ma in un luogo diverso da quello previsto dalla legge, senza indicarne il motivo, è nulla.
Nel contenzioso affrontato dalla Commissione una società aveva eccepito la nullità, o comunque, l’inesistenza giuridica della notifica dell’avviso di accertamento impugnato, lamentando la violazione dell’articolo 138 del Codice di procedura civile, perché la notifica, sebbene effettuata nelle mani dell’amministratore della società, era stata effettuata in un luogo diverso rispetto a quello previsto dalla legge (e dunque la sede della società, l’abitazione o l’ufficio del legale rappresentante).
Dalla relata di notifica non era emerso, peraltro, che il notificatore si fosse recato infruttuosamente, prima, in uno di questi luoghi.
La Ctr ha dato ragione alla società, perché ha ritenuto prevalente la previsione dell’articolo 138 (notificazione in mani proprie) rispetto a quella dell’articolo 60 del Dpr 600/1973, invocata dall’ufficio, in base alla quale la notificazione va fatta presso il domicilio fiscale del destinatario.
Tuttavia, per i giudici liguri, poiché la persona a cui è stato consegnato l’atto è risultata comunque collegata alla società, trattandosi dell’amministratore, non si può parlare di inesistenza della notifica, bensì di nullità.
Ne deriva che, in base a quanto hanno affermato le Sezioni unite della Cassazione (sentenza 19854/2004), la proposizione del ricorso non ha sanato la decadenza in cui sarebbe incorsa l’amministrazione finanziaria, perché l’istanza di accertamento con adesione è stata presentata il 2 gennaio 2014 e il ricorso è stato proposto ad aprile 2014: quindi, oltre la data del 31 dicembre 2013 in cui sarebbe maturata la decadenza dell’amministrazione finanziaria dal potere di rettifica della dichiarazione.
Non essendo dunque sanabile la nullità, la Ctr Liguria ha accolto il ricorso della società condannando l’amministrazione finanziaria al pagamento delle spese di causa.
REG. GENERALE N° 1649/2015
UDIENZA DEL 18/01/2016 ore 09:30
Sentenza N° 182
Pronunciata il 18/1/19
Depositata in segreteria il 4/2/16
CELLE MARINA Presidente
CATTANEO ALBERTO Relatore
VENTURINI MARIO CARLO Giudice
-sull’appello n. 1649/2015
depositato il 13/10/2015
– avverso la sentenza n. 428/2015 sez. 20 emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale GENOVA
contro: AG. ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE GENOVA
VIA B. BOSCO 31/9 16100 GENOVA GE
AVVISO DI ACCERTAMENTO n° TL3032604849 IRAP 2008
La (…) appella avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Genova n. 12/1/15, che aveva rigettato il proprio ricorso per Ires, Irap e Iva anno 2008.
Nel caso l’agente non si è recato in piazza Rossetti 2/2, dov’è la sede della società e dove abita l’amministratore della stessa, tant’è che, nella relata di notifica, non figura alcun previo accesso alla casa di abitazione in piazza Rossetti 2/2.
L’appellante conclude affermando che la notifica è radicalmente nulla o giuridicamente inesistente. Pertanto non è assolutamente vero che la notifica fatta in luogo diverso da quello prescritto sarebbe valida, per quanto sopra detto.
Richiama l’ordinanza della Corte di Cassazione N. 12864/2012, ed afferma che un’eventuale sanatoria non sarebbe configurabile, oltreché per la mancanza di un’eccezione in tal senso dell’ufficio, ai sensi dell’Ordinanza richiamata, della natura dell’atto impositivo, che non è solo un atto di accertamento ma vale anche quale titolo esecutivo, acquistando tale qualità decorsi 30 giorni dalla valida notifica dello stesso e per la presentazione dell’accertamento con adesione, ed anche per il fatto che l’istanza di accertamento con adesione è stata presentata in data 2/1/2014 e il ricorso proposto nell’aprile 2014, oltre la data di decadenza dell’azione dell’amministrazione finanziaria. Richiama al riguardo sentenza della Cassazione SSUU N. 19854/2004.
3) DIFETTO DEI PRESUPPOSTI PER L’ACCERTAMENTO EX ART. 38 DPR 600/73: secondo l’appellante il primo giudice si è limitato ad affermare che la denunziata carenza di presupposti per l’accertamento induttivo sarebbe smentita dalle anomalie contabili idonee a dimostrare la complessiva inattendibilità della contabilità societaria. L’appellante afferma che l’ufficio ritiene la dichiarazione della società non congrua rispetto ai parametri dello studio di settore, ma la società aveva espressamente dichiarato, barrando la casella 7 del Modello unico 2009, di essere esclusa dagli studi di settore, in quanto esercizio di non normale attività, per l’iscrizione ipotecaria, nel 2008, da parte di Equitalia, su tutti gli immobili della società, tranne su quello di Piccapietra.
L’ufficio parla poi di ulteriori irregolarità con riferimento ai rapporti di finanziamento da (…) senza peraltro far derivare alcun recupero, senza considerare che è una società facente parte dello stesso gruppo e che sia (…) che (…) sono controllate dalla società.
6) CESSIONE DELL’IMMOBILE IN GALLERIA MARTINO A GENOVA PER EURO 167.000,00: detto bene era l’unico non gravato dall’ipoteca iscritta da Equitalia ed è stato acquistato nel 2004 per Euro 237.000,00, riscattato anticipatamente per Euro 193.793,00 e venduto a Euro 300.000,00. E stata contestata la scarsa convenienza economica dell’operazione, ma l’ufficio non ha tenuto conto del fatto che, dall’anno di acquisto, la società ha incassato solo Euro 19.000,00 all’anno di affitto, anno in cui l’immobile è stato lasciato libero e quindi l’operazione ha prodotto un utile considerevole; viene altresì contestata la valutazione fatta dall’ufficio, che non tiene conto del fatto che la superficie di mq. 167 è divisa su due piani, uno negozio per mq. 82, e un sottonegozio interrato ad uso magazzino per mq. 85.
Controdeduce l’ufficio che contesta l’eccezione dell’inesistenza giuridica o comunque della non sanabilità per avvenuta decadenza dell’amministrazione Finanziaria, per il fatto che l’atto impugnato, pur consegnato a mani del legale rappresentante, risulterebbe notificato in piazza Rossetti 4/2, anziché presso la sede della società, coincidente con la residenza del legale rappresentante.
Contesta l’ordinanza della Corte di Cassazione richiamata dal contribuente, affermando che il caso ivi trattato riguardava la consegna a persona estranea alla contribuente e in sede diversa da quella legale, sicché si trattava di inesistenza della notificazione e quindi di vizio non sanabile.
Nel caso all’esame, afferma l’ufficio, risulta decisivo il fatto che l’atto non sia stato notificato a mani di una persona terza alla società, bensì direttamente a mani del legale rappresentante.
Al riguardo evidenzia come anche in appello la società faccia esclusivo riferimento all’art. 138 CPC, nella nuova versione normativa, e al riguardo cita l’art. 60 del DPR 600/73, in base al quale la notifica va fatta al domicilio fiscale del destinatario, salvo il caso di consegna dell’atto in mani proprie; pertanto, se per qualsiasi ragione, il messo trovi il destinatario in luogo diverso dall’abitazione, lì può avvenire la consegna e quindi essere perfezionata la notifica, in quanto è in re ipsa l’impossibilità in quel momento di effettuare la notifica presso l’abitazione e comunque non avrebbe senso onerare il messo di recarsi prima presso l’abitazione.
Relativamente ai rapporti con (…), società che con la (…) condivideva sia la sede legale che il rappresentante legale, e da cui, nel corso del 2008, risulta aver ricevuto finanziamenti complessivi per Euro 777.837,00, l’ufficio afferma che sembra anomalo che non potesse far fronte in modo autonomo a proprie spese per utenze o quant’altro di importo irrisorio; appare altresì anomalo che l’accordo tra (…) e (…) non fosse regolato a mezzo di contratto scritto.
L’ufficio ha espresso dubbi circa il comune controllo delle due società, a cui (…) ha risposto sostenendo che (…) sarebbe stata la fiduciante a cui facevano riferimento le due differenti società fiduciarie risultate detentrici delle quote di (…) e (…), ma di ciò non è stato dato pieno riscontro documentale.
Per quanto concerne le irregolarità sul conto bancario (…), n. (…) l’ufficio ha riscontrato una differenza in eccesso di Euro 33.535,78 di interessi dedotti rispetto a quelli effettivamente pagati.
Sul recupero di interessi passivi per Euro 37.872,00 l’ufficio aveva contestato alla società di non aver fornito in sede istruttoria un prospetto chiaro che consentisse di distinguere tra interessi capitalizzabili e interessi di funzionamento né distinguere tra finanziamenti per acquisto o ristrutturazione di immobili, e sul punto la risposta di parte contribuente continua a non essere convincente per nulla; l’importo di cui sopra emerge da interessi di mutui contratti con (…) per Euro 33.535,78 e Euro 4.336,61 su una registrazione duplicata nel conto relativo a un mutuo contratto con la (…).
Aggiungasi che le lettere di sollecito del dott. (…) e della (…) e (…), prodotte nel corso della fase di adesione e a cui peraltro la società non fa cenno in sede d’appello, sono prive delle caratteristiche idonee per essere considerate di data certa.
Sulla cessione dell’immobile in galleria (…) per Euro 167.000,00, ridotti in autotutela parziale a Euro 74.080,00, l’ufficio osserva come il prezzo di cessione dichiarato in Euro 300.000,00 sia del tutto inattendibile, considerato che si trattava di un prezzo addirittura inferiore alla somma dei costi sostenuti per l’acquisto, e tenuto conto dell’ubicazione e dei valori OMI.
In relazione a quanto sopra chiede in via preliminare che venga revocata da parte del Presidente o comunque dalla Commissione la fissazione dell’udienza per il 18/1/2016, e che, tenuto conto della nuova normativa, venga fissata nuova apposita udienza in camera di consiglio per la sospensiva, salvo ogni ulteriore onere per il distinto procedimento di merito.
La Commissione, posto che l’istanza di revoca dell’udienza proposta dal contribuente è stata respinta con decreto del Presidente della Commissione, rileva che deve essere trattata la causa nel merito e che tale trattazione determina l’assorbimento dell’istanza di sospensione cautelare.
Ciò premesso, la Commissione ritiene che l’appello del contribuente sia meritevole di accoglimento sotto il profilo della insanabile nullità della notifica dell’atto impugnato; per l’effetto si determina l’annullamento dell’accertamento impugnato. Al fine di esplicitare l’“iter” logico-giuridico che ha condotto all’esito favorevole al contribuente, la Commissione rileva che la notifica dell’atto impugnato è avvenuta in luogo diverso da quello indicato dalla legge, poiché all’indirizzo di piazza Rossetti 4/2 non ha sede la società e non vi è né abitazione, né ufficio, né azienda del suo legale rappresentante.
L’Ufficio, nelle sue controdeduzioni, afferma che ove il messo trovi il destinatario in luogo diverso dalla sua abitazione, lì può avvenire la consegna, ma ciò non è in linea con il disposto normativo, poiché, nel caso all’esame, l’agente della notificazione non si è recato in piazza Rossetti 2/2, dov’è la sede della società e dove abita l’amministratore, in quanto, nel relata di notifica, non c’è alcun previo accesso alla casa di abitazione di cui sopra e non si fa quindi accenno alcuno all’impossibilità della notifica.
Nella fattispecie deve parlarsi di nullità e non di inesistenza; peraltro la tempestiva proposizione del ricorso avverso l’avviso di accertamento potrebbe sanare con effetto ex tunc la nullità dell’avviso
stesso, ma non determina il venir meno della decadenza eventualmente verificatasi, come risulta chiaramente dalla sentenza della Cassazione SSUU N. 19854/2004.
Per quanto riguarda le spese di giudizio, le medesime devono essere accollate alla parte soccombente, nella misura che si liquida forfettariamente in Euro 1.000,00.
La Commissione accoglie l’appello e per l’effetto annulla l’accertamento impugnato, condannando la parte soccombente al pagamento delle spese di giudizio, che liquida forfettariamente in Euro 1.000,00.
Genova 18 gennaio 2016
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