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Timestamp: 2020-02-22 20:07:02+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 616', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

Cassazione civile del Ordinanza 10 febbraio 2015, n. 2532 - testo integrale Sentenza
Cassazione civile del Ordinanza 10 febbraio 2015, n. 2532
Onorari · professionisti · liquidazione · avvocati · civile
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"La giurisprudenza di questa Corte ha reiteratamente affermato che, in materia di liquidazione degli onorari agli avvocati, il giudice d'appello, in presenza di contestazioni sul valore della causa e quindi sulla tariffa applicabile, nonche' sui criteri di applicazione delle voci liquidate a titolo di onorari e di diritti, non puo' limitarsi ad una generica conferma della liquidazione globale imposta dal primo giudice, ma deve rideterminare, in presenza di una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, l'ammontare del compenso dovuto al professionista, specificando il sistema di liquidazione adottato e la tariffa professionale applicabile alla controversia, onde consentire l'accertamento della conformita' della liquidazione a quanto risulta dagli atti e dalle tariffe, anche in relazione all'inderogabilita' dei minimi e dei massimi tariffari (cfr, Cass., nn. 19419/2009; 21932/2006; 8158/2003; 1939/1999, 29318 del 2011)."
«1. Nel giudizio tra l'Agenzia delle Entrate e G.A., la Commissione Tributaria Regionale di Palermo condanno' l'Agenzia delle Entrate al pagamento di meta' delle spese processuali (euro 520,00) in favore della G. distratte in favore del procuratore antistatario (Avv. M.). L'Avv M. aziono' il suo credito con pignoramento, avverso il quale l'Agenzia delle Entrate propose opposizione all'esecuzione. Il Giudice di Pace di Messina ' dinanzi al quale, in esito a provvedimento ex art. 616 cod. proc. civ., il giudizio veniva riassunto con distinti atti da entrambe le parti - rigetto' l'opposizione e condanno' l'Agenzia delle Entrate al pagamento di euro 850,00.
Il Tribunale di Messina, in parziale accoglimento dell'impugnazione dell'avv. M., condanno' l'Agenzia delle Entrate ai pagamento, a titolo di spese di lite, dell'ulteriore somma di euro 192,83 (di cui 86,48 per spese vive e, 106,25 per rimborso forfettario spese generali), mentre rigetto' l'impugnazione nella parte in cui censurava la liquidazione delle spese in misura inferiore ai limiti tariffari (sentenza del 27 aprile 2012).
2. Avverso la suddetta sentenza, l'avv. M. propone ricorso per cassazione con un motivo.
L'Agenzia delle Entrate non si difende con controricorso e deposita atto di costituzione, con il quale preannuncia un'eventuale partecipazione alla discussione della causa.
E' applicabile ratione temporis la legge 18 giugno 2009, n. 69.
1. Il Tribunale di Messina, nel rigettare l'appello in cui si lamentava la violazione dei minimi tariffari, ha ritenuto ''congrua la liquidazione dei compensi eseguita dal giudice'', affermando di aver tenuto conto '' dell'unicita' della causa di opposizione all'esecuzione..., quand'anche come nella specie riassunta da entrambe le parti con autonomi ricorsi, e per l'effetto dell'illegittima duplicazione delle voci del tariffario reclamate dall'odierno appellante'',
2. Con un unico motivo di ricorso il ricorrente si duole della violazione degli artt. 91 cod. proc. civ. e 24 della L n. 794 del 1942, oltre che del d.m. n. 127 del 2004 e del difetto di motivazione, per aver il giudice di secondo grado, nel confermare sul punto la decisione del primo giudice, liquidato le spese in violazione dei minimi inderogabili previsti dall'allora vigente tariffa forense, senza specificare - pur in presenza di dettagliate poste tariffarie richieste - quali fossero le voci illegittimamente duplicate.
2. Il ricorso e' fondato.
Il Tribunale ha omesso sostanzialmente di motivare in ordine alla congruita' delle somme liquidate a titolo di onoran e diritti nel primo grado, essendosi limitato a considerare unico il giudizio di opposizione, pur riassunto con due distinti atti, senza indicare quali atti erano duplicati ai fini delle spese e perche' la liquidazione complessiva effettuata dal primo giudice fosse rispettosa dei minimi tariffari.
La giurisprudenza di questa Corte ha reiteratamente affermato che, in materia di liquidazione degli onorari agli avvocati, il giudice d'appello, in presenza di contestazioni sul valore della causa e quindi sulla tariffa applicabile, nonche' sui criteri di applicazione delle voci liquidate a titolo di onorari e di diritti, non puo' limitarsi ad una generica conferma della liquidazione globale imposta dal primo giudice, ma deve rideterminare, in presenza di una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, l'ammontare del compenso dovuto al professionista, specificando il sistema di liquidazione adottato e la tariffa professionale applicabile alla controversia, onde consentire l'accertamento della conformita' della liquidazione a quanto risulta dagli atti e dalle tariffe, anche in relazione all'inderogabilita' dei minimi e dei massimi tariffari (cfr, Cass., nn. 19419/2009; 21932/2006; 8158/2003; 1939/1999, 29318 del 2011).
Pertanto, nel caso di specie, la Corte territoriale, a fronte dell'avvenuto deposito della nota spese, avrebbe dovuto provvedere a rideterminare specificamente gli onorari e i diritti effettivamente spettanti, applicando alle singole voci indicate nella nota - e previa espunzione di quelle ritenute non dovute ' gli importi corrispondenti in base alla fascia tariffaria di appartenenza della causa, anziche' limitarsi ad una conferma, sostanzialmente generica, della statuizione di prime cure.
3. Pertanto il ricorso va accolto e la sentenza impugnata cassata con rinvio al Tribunale di Messina, in diversa persona.»; che la suddetta relazione e' stata notificata agli avvocati delle parti costituite e il ricorrente ha presentato memoria.
che il Collegio non condivide la proposta contenuta nella relazione; che, in particolare, si deve rilevare che, sulla base del ricorso proposto, la Corte non e' in grado di apprezzare la decisivita' della censura prospettata rispetto ad una possibile riforma della sentenza impugnata; che, infatti, dalle "note spese" trascritte nel ricorso emerge che le stesse contengono importi, per ciascuna voce di spesa, corrispondenti allo scaglione di valore delle cause compreso da euro 1.600,00 a euro 2.600,00, mentre il giudizio di opposizione all'esecuzione ' delle cui spese giudiziali si discute ' era riferito all'importo di valore di euro 520,00;
che il ricorrente nulla altro dice in ordine al valore della controversia rilevante ai fini degli scaglioni applicabili per le spese giudiziali;
che, pertanto, il Collegio non e' posto in grado di verificare se il Tribunale, nel confermare sul punto la decisione del primo giudice, abbia liquidato le spese in violazione dei minimi inderogabili previsti dall'allora vigente tariffa forense;
che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; che non avendo l'intimata svolto attivita' difensiva ' non integrando controricorso "l'atto di costituzione", con il quale si preannuncia un'eventuale partecipazione alla discussione della causa - non sussistono le condizioni per la pronuncia in ordine alle spese processuali.
Ai sensi dell'art. 13 comma 1-quater del d.p.r. n. 115 del 2002, da' atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 -bis, dello stesso art. 13.
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