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Timestamp: 2019-11-13 18:26:28+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2112', 'art. 28', 'art. 47', 'sentenza ', 'art 2112', 'art. 32']

Wind esternalizza 1600 lavoratori? Ecco alcuni strumenti di difesa politici-istituzionali, sindacali ed individuali. – LIDIA UNDIEMI
Wind esternalizza 1600 lavoratori? Ecco alcuni strumenti di difesa politici-istituzionali, sindacali ed individuali.
Posted By: Lidia Undiemi 3 Dicembre 2011
Una volta in Italia, quando ancora si stava relativamente bene, c’era il datore di lavoro che coincideva con l’imprenditore che, per condurre la propria attività economica, agiva legalmente mediante un’unica società.
Adesso abbiamo i manager, agiscono per conto di proprietari di quote di partecipazione in imprese gestite mediante una miriade di società intrecciate fra loro a livello mondiale, talvolta con nomi in parte coincidenti.
Un gioco ad effetto “domino” molto simile all’imbarazzante “trappola” in cui sono caduti gli Stati “sovrani” con l’internazionalizzazione del debito pubblico. Se cadi tu cado io, dunque è meglio non far cadere nessuno.
La premessa non riguarda specificatamente il merito del caso in questione, ma ogni tanto lanciarsi con il paracadute dall’alto prima di addentrarsi nella foresta consente, ad un attento lettore, di potere ampliare il raggio di comprensione.
Prima Telecom Italia (è bene specificare “Italia” in quanto il nome “Telecom” va di moda nel mercato societario), poi Vodafone Italia e adesso Wind Telecomunicazioni (coincide con Wind Italy citata in un organigramma di VimpelCom? Poniamo intanto che sia così) con l’annunciata cessione dei servizi di rete.
Un’operazione da 3 miliardi di euro (valore dell’asset) che dovrebbe coinvolgere fino a 1600 dipendenti. Ericsson e la cinese Huawei fra i possibili acquirenti.
Lo strumento legale utilizzato per attuare questo tipo di esternalizzazione è, generalmente, il trasferimento di ramo d’azienda dato che, grazie al “cavillo” contenuto nell’art. 2112 c.c., i lavoratori possono essere trasferiti senza il loro consenso, come una qualunque merce di scambio.
Nel nostro paese, le cessioni di ramo d’azienda hanno causato gravi problemi occupazionali, soprattutto nel settore della telefonia. Sotto questo punto di vista, Wind telecomunicazioni non vanta di certo un buon curriculum, avendo ceduto il call center di Sesto San Giovanni ad Omnia Service Center (275 operatori) che, non molto tempo dopo, viene travolta dalla crisi.
Avendo bene a mente la storia delle esternalizzazioni “all’italiana”, i probabili candidati alla cessione sono giustamente molto preoccupati. Loro sanno benissimo che il problema non si riduce nell’applicazione di un diritto in più o in meno rispetto al rapporto con il precedente datore di lavoro. Questi passaggi societari mettono in discussione l’esistenza stessa del contratto di lavoro, e dunque dello stipendio.
Il principale fattore di criticità, ferma restando l’assurdità del trasferimento dei lavoratori senza il loro consenso, consiste nell’utilizzo di società controllate per la concreta realizzazione della dismissione. Molto spesso, infatti, si creano società controllate in prossimità della cessione (cosiddette newco) che consentono a chi ha di fatto governato il passaggio (società controllante) di non vestire i panni del formale datore di lavoro formale. Nella peggiore delle ipotesi accade che la controllante, non soltanto non risponde dei rapporti di lavoro ma stipula in contratto di appalto con il cedente per l’esecuzione di lavori che, in regime di sub-appalto, svolgono di fatto i dipendenti ceduti. Che succede se la società controllante toglie il sub-appalto alla sua controllata, magari monocommittente? Accade che probabilmente l’entità che ha assunto i ceduti non è più in grado mantenere i lavoratori che, quasi certamente, perderanno il posto. Si possono anche verificare altre situazioni che portano allo stesso risultato, per esempio quando il personale viene assunto direttamente dall’interlocutore del cedente per essere successivamente trasferiti ad un’altra società “X”. La possibilità di potere spostare mezzi e persone da un’azienda all’altra, garantita dall’attuale assetto normativo, priva di reale stabilità i contratti di lavoro a tempo indeterminato.
Azioni politiche, individuali e collettive per affrontare le esternalizzazioni indesiderate
a) A livello politico si può agire su diversi fronti, in primo luogo mediante un supporto informativo sui possibili sviluppi della vertenza. Individuate le coordinate delle azioni da intraprendere si procede in molti casi con richieste di interventi istituzionali, come interrogazioni parlamentari, atti ispettivi, ecc… Contemporaneamente è necessario ottenere un sostegno mediatico e di rappresentanza nei presidi.
b) In materia di trasferimento di ramo d’azienda la legge mette a disposizione del sindacato un importate strumento di contrasto alle cessioni che possono compromettere il futuro dei lavoratori, ossia la possibilità di ricorrere alla tutela prevista dall’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori. In poche parole, la legge (art. 47 l. n. 428/1990) impone al cedente e al cessionario, fra le altre cose, di fornire tutte le informazioni necessarie per far sì che i rappresentanti sindacali possano valutare le conseguenze giuridiche, economiche e sociali del trasferimento sui rapporti di lavoro. Se il sindacato interessato ritiene che le parti non abbiano adempiuto a questo dovere può ricorrere in giudizio per chiedere il riconoscimento della condotta antisindacale che determina l’invalidità della cessione nei confronti di tutti i lavoratori, almeno fino al corretto espletamento della procedura di informazione ed eventuale consultazione.
a.1) Dipende dal caso concreto. Ragionando per ipotesi e prendendo come punto di riferimento la sentenza Eutelia-Agile (e indirettamente Omega), dove il giudice mette in campo i rapporti di collegamento societario, il sindacato dovrebbe anzitutto considerare le catene di controllo in cui sono coinvolti cedente e cessionario.
Secondo alcuni dati relativi al mese di gennaio del 2011 (si tenga conto del fatto che fusioni o altre tipologie di trasformazioni d’impresa possono essere realizzate nell’arco di brevissimo tempo, dunque lo schema potrebbe non essere aggiornato), Wind Telecomunicazioni è controllata al 100% da Wind Telecom (“simpatica” combinazione di nomi) ex Weather Investement, a sua volta controllata da VimpelCom Ltd. partecipata da quattro società (Altimo, Telenor, Weather shareholders e VimpelCom free float). Wind Telecom possiede inoltre il 51,7% Orascom Telecom (l’altro 48,3% è di Orascom Telecom free float). VimpelCom Ltd. controlla totalmente, oltre Wind Telecom, anche Kyivstar e OJSC VimpelCom.
Attenzione, nonostante vi siano rapporti di controllo, il fatto che società giuridicamente distinte siano nominalmente in parte coincidenti non significa che esse rappresentino a livello formale lo stesso interlocutore: ciascuna di esse risponde singolarmente per le obbligazioni assunte, tranne che non siano stati stipulati particolari accordi. Quindi, a titolo esemplificativo, Wind Telecomunicazioni è un soggetto giuridico distinto da Wind Telecom che non coincide con Orascom Telecom e così via.
Sapere a chi fa capo cosa è estremamente importante per valutare le conseguenze del trasferimento sui lavoratori. Solitamente il rapporto fra dipendenti trasferiti e datore di lavoro cedente prosegue indirettamente mediante il contratto di appalto stipulato con il cessionario. Le sorti del rapporto di lavoro sono realisticamente legate al mantenimento della commessa, ben potendo il nuovo datore di lavoro ricorrere a riduzioni di personale qualora l’appaltante/cedente si ritiri dall’affare. Se il destino del cedente/appaltatore è deciso da altri centri di comando nell’ambito di un disegno complessivo più ampio, la retribuzione di fine mese dei probabili ceduti dipende da questo contesto.
Le stesse considerazioni riguardanti l’impatto dei sistemi di controllo societario sulla stabilità occupazionale dei ceduti valgono evidentemente anche per il cessionario.
b.1) Data l’importanza della questione sul piano nazionale, la probabile esternalizzazione della rete Wind con i suoi 1600 lavoratori dovrebbe essere oggetto di attenzione politica in specifiche sedi istituzionali.
In estrema sintesi, Wind Telecomunicazioni è passata da un assetto proprietario egiziano a quello russo e, se il trasferimento avverrà in favore di Huawei, ai cinesi. Il primo passaggio è avvenuto attraverso la cessione di azioni da parte degli azionisti di Weather Investement (ora Wind Telecom, che si ricorda controlla Wind Telecomunicazioni e Orascom Telecom) a VimpelCom (la fonte da cui è stata tratta l’informazione, Adnkronos, non specifica esattamente quale, ragionevolmente dovrebbe trattarsi di VimpelCom Ltd) in cambio di azioni ordinarie di nuova emissione di VimpelCom.
Che conseguenze potrebbe avere questa gigantesca operazione sullo Stato italiano, compresi i suoi cittadini? Esiste un collegamento con la dismissione di parte dei servizi di rete realizzata da Telecom Italia e Vodafone? E’ politicamente ammissibile che le istituzioni, in nome e per conto del popolo italiano, non debbano eventualmente prendere dei provvedimenti per comprendere e comunicare, in modo chiaro e semplice, cosa sta accadendo ad uno dei più importanti settori strategici nazionali?
c) Come già detto in altre occasioni, in attesa che il legislatore faccia la sua parte, la difesa più efficace per opporsi ad una cessione non voluta è sempre stata il ricorso al giudice finalizzato ad ottenere l’illegittimità del trasferimento. Naturalmente la scelta di intraprendere la via giudiziaria spetta a ciascun singolo lavoratore, ma è chiaro che azioni legali di massa possono essere estremamente problematiche per le aziende che attuano l’esternalizzazione. Per un commento più approfondito occorre attendere l’apertura della procedura e successivamente la formalizzazione della cessione.
Sempre nell’ottica di una garanzia individuale, la società acquirente potrebbe, ma è un parere personale, tranquillizzare i lavoratori stipulando, con ciascuno di essi, un accordo, avente valore legale, che prevede un congruo risarcimento del danno (qualcosa come 50 mila euro) qualora le condizioni di lavoro subiscano un peggioramento in conseguenza del trasferimento. L’obbligo di corrispondere l’indennizzo dovrebbe gravare anche sulle società collegate mediante rapporti di controllo.
4 Comments on "Wind esternalizza 1600 lavoratori? Ecco alcuni strumenti di difesa politici-istituzionali, sindacali ed individuali."
Anonymous | 6 Dicembre 2011 at 15:56 | Rispondi
Un grandissimo e sincero grazie per la solidarietà,l’attenzione e il contenuto pubblicato ,anche,in merito alle “opportunità” intraprendibili che il singolo o la totalità dei lavoratori potrà “abbracciare” con coscienza e consapevolezza.
La concreta presenza dell’IDV in questa,ed in altre vicissitudini passate, in tutt’Italia nell’ambito del precariato e del lavoro in generale,è a mio avviso, sinonimo di “nuova eccellenza” in ambito politico e personale.
Continuate così… “chi semina bene…raccoglierà bene…!”
Non rimarrei stupito se,scavando nella storia dell’entità in oggetto,compaiano nomi conosciuti che abbiano permesso manovre commerciali …stravaganti…all’insaputa..di chi avrebbe dovuto “stimare” o “controllare”.
quindi,a noi lavoratori, rimangono solo i pensieri…e fra un po’… neppure la sedia 🙂
nemo | 7 Dicembre 2011 at 14:16 | Rispondi
nel 1998 wind vince la gara per il terzo gestore radiomobile, con 823,6 punti. Questa la “votazione” a cui è arrivato l’advisor Crediop, che ha valutato le tre offerte sulla base di un mix di parametri: business plan, progetto tecnico, capacità di realizzare la rete, prospettive economiche, impatto occupazionale, investimenti in ricerca e sviluppo e qualità del gruppo dirigente.I punti di forza di Wind sono il management, la rete che percorre tutta l’Italia entrando con la luce in tutte le case, gli investimenti: 12 mila miliardi nei prossimi dieci anni con una ricaduta occupazionale di 10 mila posti di lavoro e altrettanti nell’indotto. Wind ha una particolare attenzione per il sud, dove sarà concentrato il 55 per cento dell’occupazione totale.
Infatti trasferisce i centri di controllo rete da Napoli a Roma e Milano, esternalizza 275 del call center di sesto s. giovanni, oggi altri 1600..
e i 10000 posti di lavoro dove sono o dove sono stati, nemmeno con l’integrazione di infostrada sono stati mai raggiunti.
Nessuno ha mai più controllato le promesse (obblighi) della gara?
Marco | 10 Dicembre 2011 at 11:59 | Rispondi
Queste progetti di licenziamento selvaggio (traduzione di esternalizzazione) sono cominciate per un semplice motivo, nel 2003 è stato cambiato l’art 2112 del codice civile
falsamente intitolato “diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda”, con
( art. 32 del Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276 ).
E’ con questa modifica che sono stati licenziati migliaia di lavoratori e che continueranno ad essere licenziati , se non viene ripristinato il vecchio articolato o migliorato a favore del lavoratore ( io personalmente lo abolirei visto l’uso delinquenziale di cui è stato oggetto,
per un altro semplice motivo i lavoratori sono esseri umani non merci )
aldo da madrid | 10 Febbraio 2012 at 14:29 | Rispondi
Non commenterò l’articolo, ma voglio approfittare di questo spazio per dire che non conoscevo la signora Lidia Undiemi (vivo in spagna da oltre vent’anni) ma che l`ho vista e sentita ieri notte, 9-2-’12, a linea notte. Mi ha impressionato per la sua chiarezza, precisione, informazione e stile di comunicare e al tempo stesso di sottolineare non solo le attuali storture delle relazioni economiche-internazionali, ma anche e finalmente certi colpevoli silenzi sull’origine prima di tutta l’attuale situazione politico-economica a livello nazionale e internazionale. Dispiace che ieri sera quando si è adombrato questo problema di fondo si sia fatto finta, come sempre, di non sentire. Auguri e continui signora Undiemi anche se per la sua razionalità e intelligenza non le faranno la vita facile. Un cordiale saluto da aldo da madrid
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