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Timestamp: 2018-02-20 15:17:29+00:00
Document Index: 44999892

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 43', 'art. 90', 'art. 44', 'art. 112', 'art. 112', 'art. 104', 'art. 103', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 126', 'art. 201', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 52', 'art. 5']

Novità fiscali del 7 giugno 2011
in Diario quotidiano, Federalismo fiscale
1) Determinate le misure del diritto annuale dovuto per l’anno 2011 alle Camere di Commercio: Decreto pubblicato in G.U.
2) Emanato il Decreto IAS
3) L’omissione del Durc non è reato
4) Cassazione sul licenziamento verbale
5) Notifica multa oltre il termine: niente obbligo di comunicare i dati del conducente
6) Primi dati sulla partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento
7) Possibilità di aumento dell’addizionale Comunale Irpef in maniera soft
8) Fondo per sostegno reddito personale FS
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 127 del 03 giugno 2011, il Decreto 21 aprile 2011 concernente la “Determinazione delle misure del diritto annuale dovuto per l’anno 2011 alle camere di commercio, ai sensi dell’articolo 8, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, così come modificata dal decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 23”.
Le misure del diritto annuale dovuto, a decorrere dall’anno 2011, ad ogni singola camera di commercio da ogni impresa iscritta e da ogni soggetto iscritto nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA) sono determinate applicando le seguenti disposizioni.
Per le imprese individuali iscritte o annotate nella sezione speciale del registro delle imprese il diritto annuale é dovuto nella misura fissa di € 88,00.
Per le imprese individuali iscritte nella sezione ordinaria del Registro delle imprese il diritto annuale é dovuto nella misura fissa di € 200,00.
Per i soggetti iscritti al REA, non tenuti fino al 2010 ad alcun versamento, il diritto annuale è dovuto, in via transitoria, nella misura fissa di € 30,00.
Per tutte le altre imprese iscritte nel registro delle imprese il diritto annuale va determinato, con riferimento alla sede legale, applicando al fatturato dell’esercizio 2010 le misure fisse o aliquote per scaglioni di fatturato.
Per la società semplice non agricola, tenuta fino all’anno 2010 al versamento di un diritto annuale in misura fissa, il diritto annuale é, transitoriamente, dovuto nella misura fissa prevista per il primo scaglione di fatturato.
Per la società semplice agricola, tenute fino all’anno 2010 al versamento di un diritto annuale in misura fissa, il diritto annuale é, transitoriamente, dovuto nel 50% della misura fissa prevista per il primo scaglione di fatturato.
Il diritto per il 2011 legato al fatturato
La quota dovuta alla competente Camera di commercio, per il 2011, dalle imprese “principali” già iscritte nella sezione ordinaria del Registro, va calcolata, partendo dalla misura fissa di 200 euro, in base al “giro d’affari” realizzato l’anno scorso, come risulta dalla dichiarazione Irap:
Importo dovuto (in euro)
225 + 0,010% della parte eccedente 500.000
2.815 + 0,001% della parte eccedente 50.000.000
Le Camere di commercio, in accordo con le più rappresentative associazioni di categoria, possono aumentare la misura del diritto annuale stabilita dal decreto fino a un massimo del 20% (art. 18, comma 10, legge 580/1993).
Infine, il decreto fissa la quota dovuta da ogni Camera di commercio al fondo perequativo istituito presso l’Unioncamere per aiutare le Cciaa in difficoltà.
Le nuove imprese individuali iscritte o annotate nella sezione speciale o nella sezione ordinaria del registro delle imprese ed i nuovi soggetti iscritti al REA nel corso del 2011 sono tenuti al versamento dei diritti tramite modello F24 o direttamente allo sportello camerale, entro trenta giorni dalla presentazione della domanda dell’iscrizione o dell’annotazione.
Le nuove imprese diverse da quelle iscritte nella sezione speciale nel corso del 2011 sono tenute a versare l’importo relativo alla prima fascia di fatturato pari a € 200,00, entro trenta giorni dalla presentazione della domanda dell’iscrizione, tramite modello F24 o direttamente allo sportello camerale, fatto salvo il minor importo previsto per le società semplici agricole.
Le nuove unità locali, che si iscrivono nel corso del 2011, appartenenti ad imprese già iscritte nel registro delle imprese, sono tenute al pagamento di un maggiore diritto pari al 20%.
Le imprese versano, per ciascuna delle proprie unità locali, in favore delle Camere di Commercio nel cui territorio sono ubicate tali unità locali, un importo pari al 20% di quello dovuto per la sede principale, fino ad un massimo di € 200,00.
Le unità locali di imprese con sede principale all’estero devono versare per ciascuna di esse in favore della camera di commercio nel cui territorio é ubicata l’unità locale, un diritto annuale pari a € 110,00.
Il diritto annuale va versato, in unica soluzione, con modello F24, entro il termine previsto per il pagamento del primo acconto delle imposte sui redditi (a seguito della recente proroga, entro il 06 luglio 2011).
Emanato il Decreto Ministeriale per le imprese che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali (Ias/Ifrs).
Il decreto tiene conto delle novità, più o meno attese, in base alle modifiche apportate da alcuni regolamenti Ias tra il 2009 e il 2010. Vediamone di seguito i punti salienti come rilevati in dottrina (Il Sole 24 Ore).
Riguarda quasi tutte le imprese las adopter la rilevanza fiscale dei componenti reddituali imputati direttamente nella “nuova” sezione del conto economico complessivo, denominata other comprehensive income (Oci), non richiamata dal Tuir.
Invece, se la rilevanza fiscale è prevista da specifiche disposizioni del Tuir è l’imputazione ad Oci a perdere la propria, come avviene per i titoli obbligazionari immobilizzati, fiscalmente rilevanti solo al momento dell’imputazione a conto economico.
Ai fini Irap i componenti imputati ad Oci rilevano al momento del cd. “riciclo” a conto economico, se previsto e, in assenza di tale previsione, secondo le disposizioni Irap.
Il regime fiscale degli immobili strumentali va esteso a tutti quelli che, indipendentemente dalla classificazione in bilancio, rispettano i requisiti dell’art. 43 del Tuir.
In caso contrario, anche se classificati in base agli las 16 e 40 e all’Ifrs 5, seguono le regole dell’art. 90 del Tuir previste per i beni patrimoniali (irrilevanza dei relativi proventi e oneri).
È poi confermato che non rilevano fiscalmente i maggiori valori da valutazione previsti dagli las, se non al momento della cessione.
Strumenti e stock option
Numerose le novità in materia di strumenti e stock option.
ll valore di uno strumento finanziario riclassificato da una categoria all’altra ha rilevanza fiscale, assorbendo la divergenza tra precedente e nuovo valore fiscale:
Il differenziale assume rilievo in base alla disciplina prevista prima della riclassificazione, per la categoria di provenienza.
Ai fini del regime Pex vale la data di riclassificazione o di fuoriuscita.
Il tutto anche se le riclassificazioni avvengono nell’ambito di operazioni di riorganizzazione aziendale.
Sono poi dettate norme di coordinamento per evitare doppie deduzioni o nessuna deduzione, dato che le definizioni di strumenti rappresentativi di capitale dettati dagli las differiscono dall’art. 44 del Tuir.
In merito alle operazioni di copertura, viene precisato che, anche per la fair value option, che riduce le asimmetrie contabili nella valutazione di attività e passività finanziarie, si seguono le regole dell’art. 112 del Tuir.
Nell’ipotesi di copertura di flussi finanziari, utili e perdite generati con finalità di copertura imputati ad Oci rilevano fiscalmente al momento del “riciclo” nel conto economico in base all’art. 112, comma 5.
Per le stock option è prevista la deducibilità Ires dei componenti negativi in conto economico quali spese per prestazioni di servizi, regolate con strumenti rappresentativi di capitale in base all’Ifrs 2, giacché si tratta di una remunerazione di personale o amministratori.
Ifric 12 e accantonamenti
L’Ifric 12 detta le regole contabili delle imprese che operano in base ad accordi di concessione (attività finanziaria o attività immateriale) e, pertanto, non iscrivono in bilancio i beni quali attività materiali.
Il decreto prevede l’applicazione dei criteri di ammortamento dell’art. 104 (beni gratuitamente devolvibili), in opzione all’art. 103 (beni immateriali) e, per le attività regolate, l’articolo 102-bis del Tuir.
Gli accantonamenti previsti dall’Ifric 12 rilevano fiscalmente in base alle regole dell’art. 107, comma 2, che tratta le spese di ripristino o sostituzione dei beni gratuitamente devolvibili.
Per tutte le imprese, gli accantonamenti previsti dallo Ias 37, o da altri principi, rilevano in base alle regole dell’art. 107, commi da 1 a 3, per cui le norme fiscali sugli accantonamenti prevalgono rispetto al principio di derivazione dell’art. 83 Tuir ed alla eventuale diversa classificazione in bilancio.
La deduzione extracontabile bes ed Irap, degli ammortamenti, già prevista per marchi ed avviamento, è estesa a tutti i beni immateriali a vita indefinita.
Durc omesso non comporta reato: Per la Cassazione è sanzionabile solo in via amministrativa.
Non costituisce reato l’omessa presentazione del Durc, pertanto potrà essere applicata solo la sanzione amministrativa.
La Cassazione con la sentenza n. 21780 del 31 maggio 2011 interviene ad annullare la condanna inflitta a due legali rappresentanti di società cooperative avevano omesso di presentare il Durc della società cui erano stati subappaltati i lavori.
La sospensione del titolo abilitativo come misura per l’omessa presentazione ha natura di sanzione amministrativa e si somma a quella pecuniaria, ma la mancata presentazione del durc non ha rilevanza penale.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 06 giugno 2011)
La Corte di Cassazione, con la sentenza 10733 depositata in cancelleria il 16 maggio 2011, si è soffermata sul ricorso di una lavoratrice avverso il licenziamento verbale intimatole dall’azienda.
Nella ricostruzione della Corte di Appello di Roma si evince la natura subordinata del rapporto di lavoro, sia nel periodo “al nero” che successivamente alla regolarizzazione.
Il problema si pone allorquando il Giudice richiede alla lavoratrice “prova rigorosa della avvenuta interruzione del rapporto per effetto di un consapevole e volontario atto di licenziamento sfornito della necessaria forma scritta”.
Avverso il giudizio di secondo grado la lavoratrice propone ricorso basandolo sui due punti di seguito esposti: L’onere della prova della cessazione del rapporto non ricade sul lavoratore, ma sul datore di lavoro; il licenziamento verbale intimato da parte del datore di lavoro è stato testimoniato dal padre della lavoratrice, la cui deposizione testimoniale, pur se considerata assolutamente attendibile, non viene presa in considerazione.
La Corte di Cassazione, nell’esaminare la documentazione di parte ricorrente, sottolinea come “nell’ipotesi di controversia in ordine al quomodo della risoluzione del rapporto (licenziamento orale o dimissioni) si impone una indagine accurata da parte del giudice di merito, che tenga adeguato conto del complesso delle risultanze istruttorie”.
Prosegue, poi, ricordando che, in caso di mancanza di prova delle dimissioni, “l’onere della prova concernente il requisito della forma scritta del licenziamento (prescritto ex lege a pena di nullità) resta a carico del datore di lavoro, in quanto nel quadro della normativa limitativa dei licenziamenti, la prova gravante sul lavoratore riguarda esclusivamente la cessazione del rapporto lavorativo”.
A parere della Suprema Corte la richiesta in capo alla lavoratrice di provare il licenziamento intimato verbalmente onera la stessa di una prova diabolica.
La sentenza è, quindi, tornata alla Corte di Appello di Roma, per riconsiderare le prove e le proprie decisioni, allineandosi ai principi dettati dagli Ermellini.
In caso di multa notificata oltre il previsto termine non sussiste l’obbligo di comunicare i dati del conducente.
Il principio di diritto pronunciato dalla Suprema Corte è derivato da un’infrazione al C.d.S. il cui verbale di contestazione veniva notificato oltre il termine di legge.
Dopo aver provveduto al pagamento della sanzione, la proprietaria del veicolo inviava una lettera raccomandata con la quale comunicava di non poter comunicare i dati del conducente motivando, peraltro, che la contestazione era pervenuta trascorsi (ex) 5 mesi dalla notifica del verbale concernente la prima contestazione.
In seguito veniva notificato ulteriore verbale dove le si addebitava la mancata comunicazione dei dati dell’autore della prima infrazione.
La vicenda giudiziaria é poi sfociata in Cassazione, dove il ricorso della proprietaria del veicolo è stato ritenuto inammissibile: il quesito formulato è stato giudicato carente di ogni riferimento alla fattispecie concreta, mancando l’esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito e la regola di diritto che si sarebbe dovuta applicare secondo il ricorrente, diversa rispetto a quella applicata dal giudice di merito e sulla quale si fonda l’asserito errore di diritto. Pur dichiarando tale inammissibilità, la Corte ha colto la particolarità del caso sottoposto al suo esame per enunciare principio di diritto che potrebbe rivelarsi utile a controversie analoghe in sede di opposizione dinanzi al giudice di pace.
In merito alla contestazione relativa alla mancata comunicazione dei dati del conducente di un veicolo, regolata dall’art. 126 bis, C.d.S., a dir della Cassazione, qualora la contestazione dell’infrazione principale sia avvenuta in ritardo, per superamento del termine di 150 gg. (in seguito alla riforma abbreviato a 90 gg.) di cui all’art. 201, C.d.S., non c’è obbligo per il proprietario del veicolo di comunicare i dati del conducente.
Deve quindi ritenersi illegittima la pretesa sanzionatoria derivante dall’infrazione per mancata comunicazione degli estremi dell’autore, la quale sia contestata con apposito verbale, a seguito della prima violazione contestata.
Se la prima multa viene notificata oltre il termine previsto dalla legge, il proprietario del veicolo mediante il quale è stata commessa l’infrazione non è tenuto a comunicare i dati dell’autore e neppure è tenuto a corrispondere la sanzione per l’omessa comunicazione, sul presupposto che il secondo verbale è interdipendente dal verbale dove si contesta la violazione principale.
Non si può, infatti, pretendere che il proprietario tenga a mente l’utilizzatore effettivo del mezzo di trasporto per un tempo illimitato, indipendentemente dal fatto che la sanzione relativa al primo verbale, anche se notificato tardivamente, sia stata pagata.
(Altalex, nota del 06 giugno 2011)
In base ai dati elaborati e diffusi dall’Agenzia delle Entrate nel nuovo censimento dell’Amministrazione finanziaria, la partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento ha prodotto, fino al 31 marzo 2011, ben 15.461 segnalazioni di cui circa il 14% si è trasformata in accertamento.
Le segnalazioni dei Comuni, che negli ultimi quattro mesi hanno avuto una media di circa mille segnalazioni mensili, ha consentito di accertare un totale di circa 21,5 milioni di maggiori imposte e di 19,4 milioni di sanzioni.
E’ quanto è stato rilevato nel documento “Osservatorio enti locali” di aprile 2011, pubblicato il 06 giugno 2011 dalla Fondazione del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili sul proprio sito www.irdcec.it .
Con il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 23 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1 aprile 2011 n. 75, sono stati forniti ulteriori chiarimenti in merito alla partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento. Come noto, tale attività è stata oggetto negli ultimi due anni di una serie di interventi normativi che ne hanno modificato le modalità attuative, in particolare il Decreto Legge 78/2 010 come convertito dalla Legge 122/200 ed il Decreto Legislativo n. 23/2011 sul cosiddetto federalismo fiscale municipale.
Le due richiamate normative hanno cambiato le modalità di partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento delle imposte sui redditi disciplinate dell’art. 44 del DPR 600/1973.
In base al contenuto del modificato art. 44 del DPR 600/1973, l’Agenzia delle Entrate è tenuta a mettere a disposizione dei Comuni le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti in esso residenti, inoltre, gli Uffici dell’Agenzia sono tenuti, prima dell’emissione degli avvisi di accertamento, ad inviare ai Comuni una segnalazione relativa a quei soggetti passivi che hanno il domicilio fiscale nei propri tenitori.
Scadenze e degli adempimenti per l’anno 2011 – 2012
10 settembre 2011 – Agenzia delle Entrate, del Territorio, e l’inps comunicano al Dipartimento delle Finanze i dati sulle riscossioni definitive e gli accertamenti avvenuta nel primo semestre con la Partecipazione dei Comumi.
15 settembre 2011 – Dipartimento delle Finanze comunica al Ministero dell’interno l’importo complessivo annuo che si prevede di erogare ai Comuni, per definire lo stanziamento di spesa nello stato di previsione del Ministero dell’interno (Bilancio dello Stato).
31 maggio 2012 – Agenzia delle Entrate, del Territorio, e l’inps Comunicano al Dipartimento delle Finanze i dati relativi alle riscossioni definitive, relative agli accertamenti cui abbiano contribuito i Comuni.)
Durante l’anno – Dipartimento delle Finanze
comunica al Ministero dell’interno e al Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato l’importo da erogare ai Comuni in base alle riscossioni definitive realizzate nell’anno precedente.
31 ottobre 2012 o successivamente – Ministero dell’interno eroga ai Comuni le somme spettanti per la partecipazione all’accertamento.
Con la risoluzione 1/DF del 2 maggio 2011 il Direttore Generale del Dipartimento delle Finanze ha fornito interessanti chiarimenti in merito alla possibilità da parte dei Comuni di istituire o aumentare l’aliquota dell‘addizionale comunale Irpef per l’anno 2011.
Lo ha ricordato il documento della Fondazione del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili pubblicato il 06 giugno 2011 (si veda l’articolo su “Primi dati sulla partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento”.
Come noto l’art. 5 del Decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 “Federalismo Fiscale” ha previsto una nuova disciplina che consente lo sblocco della facoltà di istituire o aumentare l’aliquota dell’addizionale comunale Irpef da parte dei Comuni che era stato istituito con l’art. 1, comma 7, del D.L. 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2008.
L’art. 5 del D.Lgs 23/2011 ha disposto la graduale cessazione della sospensione del potere dei Comuni di istituire o aumentare l’aliquota dell’addizionale comunale.
La disciplina di dettaglio relativa alla graduale cessazione del “blocco” è stata devoluta ad una apposito regolamento da emanarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del D.Lgs. 23/2011 ovvero entro il 6 giungo 2011.
È previsto, inoltre, che nel caso di mancata emanazione del regolamento attuativo entro il termine dei sessanta giorni, i Comuni possano comunque istituire o aumentare l’addizionale Irpef fino ad un massimo del 0,4% e con incrementi annui massimi dello 0,2%.
La risoluzione dell’Economia sottolinea che, dalla lettura dell’art. 5 del D.Lgs 23/2011, risulta evidente l’impossibilità da parte degli enti locali di poter procedere legittimamente all’istituzione dell’addizionale o all’aumento dell’aliquota di compartecipazione prima che siano trascorsi sessanta giorni dalla pubblicazione del Decreto, ovvero, prima del 7 giugno 2011.
Nel periodo precedente, infatti, continua a perdurare la sospensione del “potere .. . degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali già prevista dal citato comma 7, dell’art. 1 del D. L n. 93 del 2008”.
Nel documento si chiarisce che le deliberazioni eventualmente adottate dai Comuni prima del verificarsi delle condizioni previste dall’art. 5 del D.Lgs. n. 23 del 2011 (e quindi prima del 7 giugno 2011), e pervenute al dipartimento delle finanze per la loro pubblicazione sul sito www.finanze.gov.it, saranno necessariamente pubblicate sul sito stesso, ma recheranno l’indicazione “SOSPESA”, volendo con ciò avvertire i contribuenti che in relazione a tali aliquote sono state assunte le opportune iniziative per evitarne l’impugnativa “per vizi di legittimità avanti gli organi di giustizia amministrativa”, ai sensi dell’art. 52, comma 4, del D. Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446.
In tal modo, l’amministrazione finanziaria si tutela contro i possibili ricorsi dei contribuenti legati a vizi di legittimità nell’introduzione o nell’aumento dell’addizionale.
In considerazione di tali aspetti, risulta evidente che nell’ipotesi in cui un Comune avesse deliberato prima del termine del 7 giugno l’istituzione o l’aumento dell’addizionale Irpef, sarà necessaria una nuova deliberazione del Consiglio comunale adottata rispettando i termini prescritti dall’art. 5 del D. Lgs. n. 23 del 2011 e cioè successivamente al 7 giugno 2011.
Il contenuto della risoluzione del Ministero consente di fare chiarezza su aspetti che comportano effetti sui bilanci degli enti locali.
Le deliberazioni concernenti la quantificazione delle entrate dei Comuni, infatti, devono necessariamente precedere l’approvazione del bilancio di previsione. Pertanto per quei Comuni che avessero già deliberato il bilancio di previsione dell’esercizio 2011 prima del 6 giugno 2011, e che decidessero di inserire o aumentare l’aliquota Irpef per l’anno 2011, dovranno necessariamente e con la massima urgenza, apportare una variazione di bilancio conseguente alla maggiore entrata derivante dall’imposta.
L’Inps ha pubblicato ieri una circolare riguardante il “Fondo per il perseguimento di politiche attive a sostegno del reddito e dell’occupazione per il personale delle società del Gruppo Ferrovie dello Stato.
Quadro normativo e prime istruzioni relative alla liquidazione dell’assegno straordinario per il sostegno del reddito da corrispondere al personale delle società del Gruppo FS”.
(Inps, circolare n. 78 del 06 giugno 2011)