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Timestamp: 2017-08-20 04:13:47+00:00
Document Index: 108252576

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 548', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 5']

Appartamento donato prima del matrimonio | propit.it - Forum per la Casa
Appartamento donato prima del matrimonio
Discussione in 'Successione, Eredità, Donazione e Famiglia' iniziata da masagu, 20 Luglio 2014.
nel caso in cui un appartamento venisse donato prima del matrimonio alla morte del coniuge a chi va la casa? All'altro coniuge o agli eredi del coniuge defunto?
masagu, 20 Luglio 2014
nel caso in cui un appartamento venisse donato
alla morte del coniuge a chi va la casa?
Nemesis, 20 Luglio 2014
All'uno ed agli altri.
Se la casa è stata donata al coniuge defunto, farà parte dell'asse ereditario.
Faccio un esempio Nem...A e B si sposano. Ad A viene donato un appartamento prima del matrimonio. Nel caso in cui A dovesse passar a miglior vita B eredita la casa di A?
Scusami, se insisto nella mia interpretazione.
Tutti i beni del defunto A acquisiti per donazione o compravendita, sia prima che dopo il matrimonio, sia nel caso di separazione o comunione dei beni, formeranno la massa ereditaria per i legittimi o legittimari, ovverosia non in presenza o in presenza di testamento. Quindi coniuge B e figli se ci sono, se no subentrano a questi gli ascendenti o, in mancanza, i fratelli di A. Ciò si verifica se non è stato redatto il testamento.
Con testamento, i familiari che ereditano sono coniuge B, figli, o ascendenti se mancano i figli. Sono esclusi invece i fratelli del de cuius.
Agli eredi del defunto, cioè il coniuge e i figli, in proporzione di legge. Solo se macassero questi si allarga a parentele più lasche.
Cioè la risposta alla tua domanda è si, si. Il senso mi pareva chiedere se il coniuge è tagliato fuori: la risposta è no.
pimol, 21 Luglio 2014
Grazie a tutti [DOUBLEPOST=1405926222,1405926206][/DOUBLEPOST]Grazie a tutti
masagu, 21 Luglio 2014
trattandosi di donazione, sopratutto se fossero in separazione dei beni, penso che eventuali parenti di A avrebbero qualcosa da reclamare..
Bunny, 21 Luglio 2014
Bunny ha scritto: ↑
sopratutto se fossero in separazione dei beni, penso che eventuali parenti di A avrebbero qualcosa da reclamare..
E in comunione dei beni (è un caso che potrebbe essere il mio)?
Ho risposto di impulso, facendomi solo la domanda: chi aveva donato l'appartamento ad A? I genitori? I quali magari hanno altri figli e nipoti?
...presumo che in un caso del genere, essendo un dono fatto prima del matrimonio, quindi che non rientra nella comunione legale tanto più se in regime di separazione dei beni, è di esclusiva proprietà di A, e che sia lecito, ai parenti di A, poter difendere il patrimonio famigliare... reclamando quanto meno una quota di successione. Sarebbe utile il parere di un notaio
A e B si sposano. Ad A viene donato un appartamento prima del matrimonio. Nel caso in cui A dovesse passar a miglior vita B eredita la casa di A?
B potrebbe non ereditare quella casa se A facesse testamento in modo da destinarla ad altri. In ogni caso B, essendo erede legittimario, avrebbe diritto alla quota del patrimonio di A che la legge riserva al coniuge (in misura che dipende dalla presenza di altri legittimari oltre al coniuge, che sono i figli e, in mancanza dei figli, gli ascendenti).
Al coniuge è riservata la quota di metà del patrimonio dell’eredità, salvo che concorra con i figli. In tal caso, se il figlio è uno solo, sia al coniuge sia al figlio spetta ciascuno un terzo del patrimonio; se i figli sono più di uno al coniuge è riservato un quarto e ai figli la metà del patrimonio, in quote uguali tra di loro; il coniuge separato legalmente concorre con gli stessi criteri, a meno che la separazione gli sia stata addebitata con sentenza definitiva.
Se non vi siano figli, gli ascendenti concorrono con il coniuge: la quota loro riservata è di un quarto, mentre al coniuge va la metà del patrimonio.
Quindi B potrebbe essere soddisfatto, relativamente alla sua quota di riserva, con altri beni del de cuius.
Inoltre, in tutti i casi, testamento o no, al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli.
Nemesis, 21 Luglio 2014
presumo che in un caso del genere, essendo un dono fatto prima del matrimonio, quindi che non rientra nella comunione legale tanto più se in regime di separazione dei beni, è di esclusiva proprietà di A
Premesso che è buona norma riportare la parte del messaggio a cui si risponde, la casa ricevuta in donazione, prima o dopo il matrimonio, con regime legale della comunione dei beni o no, è nel patrimonio del de cuius, che quindi cade in successione. I donanti non avrebbero motivo di dolersi se quella casa fosse destinata solo al coniuge o ad altri soggetti, potendo eventualmente agire in riduzione solamente nel caso che gli stessi donanti siano anche eredi legittimari del de cuius e il testamento non assegnasse loro le quote riservate dalla legge.
il coniuge separato legalmente concorre con gli stessi criteri, a meno che la separazione gli sia stata addebitata con sentenza definitiva.
Che diritti in termini di eredità ha il coniuge che ha l'addebito della separazione dato con sentenza definitiva? Grazie.
Che diritti in termini di eredità ha il coniuge che ha l'addebito della separazione dato con sentenza definitiva?
Il coniuge cui è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato ha diritto soltanto a un assegno vitalizio se al momento dell'apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. L'assegno è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi, e non è comunque di entità superiore a quella della prestazione alimentare goduta. La medesima disposizione si applica nel caso in cui la separazione sia stata addebitata a entrambi i coniugi (art. 548, commi 2 e 3 c.c.).
Adesso mi aspetto la domanda sui diritti successori del coniuge divorziato.
Ti faccio un'altra domanda, che sorge spontanea: quali sono i diritti successori del coniuge divorziato? Sono uguali o minori?
Nem perchè parli di separazione? Quindi stai dicendo che B ha diritto soltanto alla metà e in presenza di un figlio ad 1/3 ciascuno ...ma la restante quota a chi va agli eredi di A? Come mai non va tutto a B?
Quindi stai dicendo che B ha diritto soltanto alla metà e in presenza di un figlio ad 1/3 ciascuno
In presenza di un figlio mamma e figlio ereditano ciascuno la metà, in presenza di due figli ognuno dei tre prende 1/3.
Nem perchè parli di separazione?
Ho parlato di separazione perchè succede che i coniugi si separino. Va precisato inoltre che il coniuge separato con addebito non è indegno a succedere. Potrebbe validamente ereditare se il coniuge lo nominasse erede con un testamento.
Bisogna distinguere se vi sia un testamento o no.
Senza testamento (successione legittima): se il figlio è uno, a questi va la metà dell'eredità e l'altra metà va al coniuge (oltre ai diritti di abitazione ecc. sulla casa adibita a residenza familiare, come in precedenza specificato). Se i figli sono più di uno, al coniuge va 1/3 e i figli si dividono i rimanenti 2/3.
Con testamento (successione testamentaria): se il figlio è uno, la sua quota di riserva è di 1/3, la quota di riserva del coniuge è di 1/3 e quindi la quota disponibile (che il testatore può destinare a chiunque) è di 1/3.
Se i figli sono più di uno, la loro complessiva quota di riserva è di 1/2, la quota di riserva del coniuge è di 1/4 e quindi la quota disponibile è di 1/4.
Non ha alcun diritto successorio nei confronti dell'ex coniuge.
Però esiste l'art. 9-bis della legge n. 898/1970 ("Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio"), che prevede:
"A colui al quale è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell'art. 5, qualora versi in stato di bisogno, il tribunale, dopo il decesso dell'obbligato, può attribuire un assegno periodico a carico dell'eredità tenendo conto dell'importo di quelle somme, della entità del bisogno, dell'eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. L'assegno non spetta se gli obblighi patrimoniali previsti dall'art. 5 sono stati soddisfatti in unica soluzione.