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Timestamp: 2018-07-21 15:43:38+00:00
Document Index: 71992145

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'art. 50', 'art. 71', 'art. 75', 'art. 138', 'art. 1', 'art. 8']

Bruno Aprile e la Democrazia Diretta: Comma 3 art. 8 Dlgs 267/00 - Istanze, petizioni, proposte e referendum
Comma 3 art. 8 Dlgs 267/00 - Istanze, petizioni, proposte e referendum
Estrapolo il contenuto di cui al comma 3 dell'articolo 8 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 - intitolato "Partecipazione popolare".
Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresi, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.
Suddividiamo il suddetto comma in periodi.
Primo periodo:Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame.
Secondo periodo:Possono essere, altresi, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.
Se la legge è scritta in italiano e gli amministratori locali (consiglieri comunali, provinciali e regionali) si ritengono più edotti e più adatti quindi a legiferare e/o ad applicare leggi e regole, da questi due periodi separati dal PUNTO (.), si dovrebbe convenire che:
Le istanze, le Petizioni e le Proposte possono essere presentate anche da UN solo cittadino, quindi a FIRMA UNICA.
I Referendum (richiamati nel periodo successivo, ovvero dopo il punto che lo separa dal precedente periodo) possono essere presentati da un adeguato numero di cittadini (numero imprecisato e quindi da definirsi - forse in base alla popolazione residente).
A livello nazionale, ovvero nella Costituzione italiana, le Istanze non sono contemplate, le Petizioni sono contemplate (art. 50) senza alcun numero di sottoscrizioni, e le proposte di legge di iniziativa popolare sono contemplate (art. 71 comma 2) con la sottoscrizione di almeno 50.000 elettori.
I referendum: abrogativo (art. 75 cost.) e costituzionale (confermativo - art. 138 cost.) con 500.000 sottoscrizioni.
Lo Statuto di un Comune che richiede un qualsiasi numero di sottoscrizioni per la presentazione di istanze, petizioni e proposte è in contrasto con la legge, poiché la richiesta di un adeguato numero di cittadini (firme) è prevista solo per i referendum.
Eventuale Regolamento attuativo richiamato dallo Statuto sulla partecipazione popolare, che richiede un numero di firme per quanto concerne le Istanze, le Petizioni e le Proposte è in contrasto con lo Statuto qualora questo non le preveda poiché lo Statuto ha valenza maggiore del regolamento poiché è paragonabile alla Costituzione dell'ente locale (Comune, Provincia e Regione).
Se poi l'eventuale Regolamento richiamato dallo Statuto, che indica le modalità di utilizzo degli istituti di partecipazione popolare di cui al citato comma 3 del suddetto articolo di legge, non è ancora stato deliberato entro ragionevoli termini o entro i termini indicati nello Statuto stesso, l'amministrazione sta violando la legge poiché come può "garantire un tempestivo esame" ... se non permette ai cittadini di presentare Istanze, Petizioni e Proposte ?
Mi rendo conto che agli "eletti" dia molto fastidio l'ingerenza dei cittadini ma l'art. 1 della nostra legge fondamentale recita chiaramente che la sovranità appartiene ai cittadini (e non a rappresentanti eletti da questi, e neppure che la esercita attraverso rappresentanti eletti) e che la legge è legge e va rispettata (questo è quanto dicono a me quando critico una legge che mi fa schifo).
Esiste forse qualche regola che esonera gli amministratori pubblici/eletti dal rispettare la legge ?
Che io sappia no ... anzi ... gli artt. 3, 28 e 54 mi fanno pensare l'esatto contrario.
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Sia ben chiaro che anche gli italioti hanno fatto/fanno la loro parte ... infatti essere italiota significa:
Sbraitare e lamentarsi quando tolgono o modificano le leggi (per togliere diritti) ... ma quando queste leggi ci sono non le usano neppure se gliele spieghi parola per parola !
Pubblicato da Bruno Aprile a 18:54
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