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Timestamp: 2018-04-21 02:16:55+00:00
Document Index: 93788329

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 378', 'art.360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 2728', 'art. 360', 'art.32']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 12 maggio 2017, n. 11871 - Accertamento - Vendita di immobili - Rettifica prezzi di cessione - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 maggio 2017, n. 11871 – Accertamento – Vendita di immobili – Rettifica prezzi di cessione
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 12 maggio 2017, n. 11871
Tributi – Accertamento – Vendita di immobili – Rettifica prezzi di cessione
1. La Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione distaccata di Lecce, con la sentenza n. 335/23/10, depositata il 15.12.2010 e non notificata, ha confermato la prima decisione concernente l’annullamento dell’atto di contestazione emesso, sulla base del pvc redatto dalla G. di F. in data 11.06.2001, nei confronti della società F. Costruzioni SRL per IRPEG ed IVA per l’anno di imposta 2001.
3. L’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione su due motivi, ai quali la società in liquidazione replica con controricorso e memoria ex art. 378 cod. proc. civ.
1.1. Con il primo motivo si denuncia la omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art.360, primo comma, n.5, cod. proc. civ. ).
1.2. La ricorrente sostiene che la sentenza omette di motivare sui punti della controversia e di rendere conto delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, poiché non spiega perché ha ritenuto le presunzioni dell’Ufficio prive di valenza probatoria e perché ha riconosciuto la prevalenza a quanto risultante dalle perizie di parte a fronte degli elementi circostanziati offerti dall’Amministrazione.
Secondo la ricorrente, che trascrive per autosufficienza ampi stralci del pvc redatto dalla G. di F., richiamato dall’avviso di accertamento, dalle indagini era emerso che M.B. operava in maniera del tutto autonoma, anche mediante apposizione di firme false, sui conti e sui libretti accesi presso la Banca di Credito Cooperativo di Otranto e la Banca di Roma di Maglie, intestati, oltre che a lei stessa, anche a B.F., M.P., L.M., D.M.M. e D.M.G. che, in particolare, sui alcuni conti erano risultati notevoli versamenti di danaro contante, nonostante i titolari dei conti non disponessero di una sufficiente fonte di redditività; ed ancora che le indagini avevano messo in evidenza che per più compravendite, a fronte del prezzo dichiarato, erano state rilevate operazioni bancarie anomale e non giustificate per ulteriori rilevanti importi sui conti degli acquirenti: tutti elementi sui quali la sentenza non si era soffermata in alcun modo.
1.3. Con il secondo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 32 e 41 del d.P.R. n. 600/1973, e dell’art. 51 del d.P.R. n. 633/1972 e dell’art. 2728 cod. civ. (art. 360, primo comma, n.3, cod. proc. civ.).
La ricorrente, richiamando la giurisprudenza di legittimità, rammenta che i dati relativi ai rapporti finanziari, segnatamente versamenti e prelevamenti, danno origine ad una presunzione legale relativa di maggiori ricavi o di maggiori imponibili, che determina una inversione dell’onere della prova di guisa che è il contribuente a dover provare che gli elementi desunti dalle movimentazioni bancarie non erano assoggettabili a tassazione, e argomenta che tale tipologia di indagini è estensibile anche ai conti di “terzi”, ossia di soggetti non direttamente interessati dall’attività di controllo, quando emergono elementi circa il carattere fittizio dell’intestazione o la connessione o l’inerenza con il reddito della società (fol.45 del ricorso).
Sulla scorta di tali considerazioni l’Agenzia denuncia l’errore in cui sarebbe incorsa la CTR nel non ritenere le indagini bancarie sufficienti, da sole ed ai sensi dell’art.32 cit., a fondare l’accertamento di maggior reddito e maggior volume di affari, in assenza di pertinente prova contraria da parte della contribuente.
2.1. Preliminarmente va respinta la eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di autosufficienza poiché, come risulta dalla stessa sentenza, l’atto impugnato si fondava sul pvc redatto dalla G. di F., ampiamente trascritto in ricorso.
2.3. Come risulta dalla ampia trascrizione degli atti dell’Ufficio, le riprese erano seguite ad una complessa attività investigativa svolta soprattutto mediante indagini bancarie a tutto campo e sulla scorta della documentazione extracontabile reperita, che aveva coinvolto non solo la società e la socia amministratrice, ma anche soggetti terzi, privi di autonoma disponibilità economica, ritenuti intestatari compiacenti di conti bancari, e, ancora, gli stessi acquirenti, all’esito della quale non solo erano state evidenziate operazioni sospette o, comunque, prive di giustificazione economica, ma era stata prospettata, in modo argomentato perché puntualmente ricollegato ad una pluralità di movimenti bancari, la interconnessione tra le varie operazioni ed un modus operandi ripetuto per più acquirenti da cui emergeva, sulla scorta di uno sviluppo argomentativo per presunzioni, la cospicua sottrazione di materia imponibile.
2.4. Orbene, la CTR non esamina alcuno degli elementi presuntivi offerti dall’Amministrazione, e non spiega le ragioni del rigetto, se non in modo assertivo, senza illustrare perché ne abbia escluso la rilevanza, laddove avrebbe dovuto esaminarli nel loro complesso, oltre che partitamente, ed esporre quale sia stato lo sviluppo logico giuridico della propria statuizione e gli elementi di fatto sui quali si sia fondata, debitamente comparandoli con quanto esposto dall’Ufficio.