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Timestamp: 2019-06-25 06:00:33+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 727', 'Cass. Sez. ', 'art. 464', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 727', 'art. 131', 'art. 727', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 04/04/2019, Sentenza n.14734 | AmbienteDiritto.it
MALTRATTAMENTO ANIMALI - Impedire a un animali o rendere difficoltosa la deambulazione o il mantenere una posizione eretta - Art. 727 cod. pen. - Configurabilità - Nozione di maltrattamento di animali - Nozione di detenzione impropria di animali - Giurisprudenza - DIRITTO SANITARIO - Produzione del certificato medico - Verifica fiscale - Indicazione generica e certificazione medica inadeguata - Valutazione del giudice - DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Decreto penale oggetto di opposizione - Effetti e caso di provvedimento abnorme - Art. 464, c.3, cod. proc. pen..
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 04/04/2019 (Ud. 08/02/2019), Sentenza n.14734
MALTRATTAMENTO ANIMALI - Impedire a un animali o rendere difficoltosa la deambulazione o il mantenere una posizione eretta - Art. 727 cod. pen. - Configurabilità.
La detenzione di un animale in condizioni tali da costringerlo ad un portamento innaturale, tale da impedire o rendere difficoltosa la deambulazione o dal mantenere una posizione eretta e stabile, integra la violazione dell'art. 727 cod. pen.. Nel caso di specie, il Tribunale ha posto in evidenza come agli animali 12 asini, per la lunghezza delle unghie, era impedita o, comunque, resa particolarmente difficoltosa la deambulazione, tanto che uno di essi non riusciva neppure ad alzarsi dal camion ove si trovava, esponendoli a grossi rischi durante l'alpeggio, dovendosi muovere su un terreno che non è piano.
MALTRATTAMENTO ANIMALI - Nozione di maltrattamento di animali - Nozione di detenzione impropria di animali - Giurisprudenza.
In tema di maltrattamento di animali, la detenzione impropria di animali, produttiva di gravi sofferenze, va considerata, per le specie più note (quali, ad esempio, gli animali domestici), attingendo al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali (Sez. 3, n. 37859 del 4/6/2014, Rainoldi e altro; Sez. 3, n. 6829 del 17/12/2014 (dep. 2015), Garnero), specificando che assumono rilievo non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell'animale, procurandogli dolore e afflizione (Sez. 7, n. 46560 del 10/7/2015, Francescangeli e altro), prendendo in considerazioni situazioni quali, ad esempio, la privazione di cibo, acqua e luce (Sez. 6, n. 17677 del 22/3/2016, Borghesi) o il trasporto di bovini stipati in un furgone di piccole dimensioni e privo d'aria (Sez. 5, n. 15471 del 19/1/2018, PG. in proc. Galati e altro).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - DIRITTO SANITARIO - Produzione del certificato medico - Verifica fiscale - Indicazione generica e certificazione medica inadeguata - Valutazione del giudice.
La produzione del certificato medico non esclude la possibilità, per il giudice, indipendentemente da una verifica fiscale e mediante il ricorso a nozioni di comune esperienza, di procedere ad una valutazione circa l'effettiva impossibilità di comparire in giudizio se non a prezzo di un grave e non altrimenti evitabile rischio per la salute, che non può ritenersi preclusa dall'indicazione generica della necessità di riposo e cure (Sez. 5, n. 44369 del 29/4/2015, Romano; Sez. 6, n. 36636 del 3/6/2014, F.; Sez. 5, n. 44845 del 24/9/2013, Hrvic; Sez. 6, n. 4284 del 10/1/2013, G.), aggiungendosi anche che la certificazione medica, per essere adeguatamente apprezzata, deve contenere anche quelle indicazioni (quali, nella fattispecie, il grado della febbre) che si rivelano essenziali alla valutazione della fondatezza, serietà e gravità dell'impedimento (Sez. 6, n. 20811 del 12/5/2010, S.. V. anche Sez. 5, n. 3558 del 19/11/2014 (dep. 2015), Margherita e altro). Pertanto, il giudice nel disattendere il contenuto del certificato medico, deve considerare la natura dell'infermità e valutarne il carattere impeditivo e pu? pervenire ad un giudizio negativo circa l'assoluta impossibilità a comparire solo disattendendo, con adeguata valutazione del referto, la rilevanza della patologia da cui si afferma colpito l'imputato (Cass. Sez. U., n. 36635 del 27/09/2005, Gagliardi).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Decreto penale oggetto di opposizione - Effetti e caso di provvedimento abnorme - Art. 464, c.3, cod. proc. pen..
Il decreto penale, una volta fatto oggetto di opposizione, perde la sua natura di condanna anticipata e produce unicamente l'effetto di costituire il presupposto per l'introduzione di un giudizio (immediato, abbreviato o di patteggiamento) del tutto autonomo e non più dipendente da esso, che, in ogni caso, ai sensi dell'art. 464, comma 3, cod. proc. pen., è revocato "ex nunc" dal giudice che procede dopo la verifica della rituale instaurazione del giudizio, escludendosi, pertanto, la possibilità che il giudice del dibattimento conseguente all'opposizione possa dichiarare la nullità del decreto penale (Sez. 3, n. 20261 del 18/3/2014, Luzzana). Sulla base del medesimo principio, peraltro, è stato più volte ritenuto abnorme il provvedimento con cui il giudice del dibattimento, davanti al quale si è instaurato il giudizio ordinario a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, dichiari la nullità di quest'ultimo ed ordini la trasmissione degli atti al pubblico ministero. (Sez. 1, n. 22710 del 5/12/2012 (dep. 2013), Confl. comp. in proc. Kebao; Sez. 6, n. 48452 del 20/11/2008, P.M. in proc. Esposito; Sez. 1, n. 38435 del 16/9/2008, Rossetti; Sez. 4, n. 19268 del 9/1/2003, PM in proc. Francese).
(dich. inammissibile il ricorso avverso sentenza del 21/03/2018 - TRIBUNALE di CUNEO) Pres. SARNO, Rel. RAMACCI, Ric. Capelloni
sul ricorso proposto da CAPELLONI ETTORE nato a GOTTOLENGO;
avverso la sentenza del 21/03/2018 del TRIBUNALE di CUNEO;
1. Il Tribunale di Cuneo, con sentenza del 21 marzo 2018 ha affermato la responsabilità penale di Ettore CAPELLONI che ha condannato alla pena dell'ammenda, per il reato di cui all'art. 727 cod. pen., perché, nella sua qualità di titolare di aziende agricole, faceva trasportare 63 asini di proprietà delle citate aziende e destinati alla monticazione, alcuni dei quali erano detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze ed, in particolare: 12 asini con evidenti difficoltà di deambulazione per le unghie eccessivamente lunghe, che necessitavano di cure di maniscalco ed un asino che non era in grado di reggersi in piedi e, perciò, di affrontare il viaggio (in Acceglio, accertato il 16 settembre 2016).
3. Con un secondo motivo di ricorso denuncia la violazione dell'articolo 420-ter cod. proc. pen., perché il Tribunale avrebbe omesso di concedere un rinvio per legittimo impedimento dell'imputato, comunicato con atto in data 13 marzo 2018 nel quale si deduceva che egli era stato colpito da infarto miocardico il 3/12/2017 e che, in data 8 marzo 2018, era stata certificata da un medico la necessità di altri 45 giorni di convalescenza.
5. Con un quarto motivo di ricorso deduce la violazione dell'art. 131-bis cod. pen., lamentando che le modalità della condotta e l'esiguità del pericolo avrebbero dovuto consentire l'applicazione della causa di non punibilità.
Sulla base del medesimo principio, peraltro, è stato più volte ritenuto abnorme il provvedimento con cui il giudice del dibattimento, davanti al quale si è instaurato il giudizio ordinario a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, dichiari la nullità di quest'ultimo ed ordini la trasmissione degli atti al pubblico ministero. (Sez. 1, n. 22710 del 5/12/2012 (dep. 2013), Confl. comp. in proc. Kebao, Rv. 256538; Sez. 6, n. 48452 del 20/11/2008, P.M. in proc. Esposito, Rv. 242142 Sez. 1, n. 38435 del 16/9/2008, Rossetti, Rv. 241613; Sez. 4, n. 19268 del 9/1/2003, PM in proc. Francese, Rv. 224840).
Occorre a tale proposito ricordare che, in linea generale, si è stabilito, con riferimento all'imputato contumace, che, in tema di legittimo impedimento, la scelta di rimanere estraneo al processo, conclamata dalla dichiarazione di contumacia, determina che in caso di rinvio dell'udienza egli non possa far valere un impedimento a comparire per la prosecuzione, senza far precedere la richiesta dalla volontà esplicita di voler partecipare al processo (Sez. 2, n. 2559 del 19/12/2014 (dep. 2015), D'Angelo, Rv. 262282; Sez. 2, n. 44214 del 18/10/2013, Conte, Rv. 257504; Sez. 2, n. 1633 del 19/02/2003 - dep. 21/01/2004, PM. in proc. Leone, Rv. 227244) e tali argomentazioni possono essere utilizzate anche con riferimento alla posizione dell'assente.
Ciò posto, dall'esame del verbale di udienza, consentito in questa sede di legittimità stante la natura processuale della questione prospettata, emerge come, nell'ordinanza con la quale rigettava la richiesta, il giudice abbia dato atto del fatto che, dalla documentazione prodotta, non risultava che permanesse l'impedimento dell'imputato, in quanto l'ultima certificazione medica attestava l'impedimento "dall'attività lavorativa" per 45 giorni a decorrere dal 17/1/2018 e tale termine era ormai spirato senza che fosse attestato un ulteriore impedimento. Si tratta, conseguentemente, di una decisione immune da qualsiasi censura, che evidenzia la manifesta infondatezza del moilivo di ricorso.
Si è ripetutamente chiarito che la detenzione impropria di animali, produttiva di gravi sofferenze, va considerata, per le specie più note (quali, ad esempio, gli animali domestici), attingendo al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali (Sez. 3, n. 37859 del 4/6/2014, Rainoldi e altro, Rv. 260184; Sez. 3, n. 6829 del 17/12/2014 (dep. 2015), Garnero, Rv. 262529), specificando che assumono rilievo non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell'animale, procurandogli dolore e afflizione (Sez. 7, n. 46560 del 10/7/2015, Francescangeli e altro, Rv. 265267), prendendo in considerazioni situazioni quali, ad esempio, la privazione di cibo, acqua e luce (Sez. 6, n. 17677 del 22/3/2016, Borghesi, Rv. 267313) o il trasporto di bovini stipati in un furgone di piccole dimensioni e privo d'aria (Sez. 5, n. 15471 del 19/1/2018, PG. in proc. Galati e altro, Rv. 272851).
Ciò posto, rileva il Collegio che la detenzione in tali condizioni, indipendentemente dalla conduzione o meno degli animali all'alpeggio, deve ritenersi certamente incompatibile con la loro natura e produttiva di gravi sofferenze, considerando che la eccessiva lunghezza delle unghie, rendendo difficoltosa per l'animale anche la semplice deambulazione ed in un caso, rendendogli impossibile lo stare in piedi, lo costringe a posture innaturali che, peraltro, incidono sul requisito essenziale della stabilità, assicurata, nei quadrupedi, dalla particolare sequenza dei movimenti delle zampe e non può dirsi che una simile condizione sia solo innaturale e non anche produttiva di gravi sofferenze, dovendosi intendere, come tali, non necessariamente quelle condizioni che possono determinare un vero e proprio processo patologico, bensì anche i meri patimenti (come già ritenuto, con riferimento alla precedente formulazione della disposizione in esame, dalla risalente Sez. 3, n. 1215 del 21/12/1998 (dep. 1999), Crispolti p Rv. 212833, nonché, con riferimento all'attuale configurazione, da Sez. 3„ n. 175 del 13/11/2007 (dep. 2008), Mollaian, Rv. 238602).
5. Ne consegue che anche la detenzione di un animale in condizioni tali da costringerlo ad un portamento innaturale, tale da impedire o rendere difficoltosa la deambulazione o dal mantenere una posizione eretta e stabile, integra la violazione dell'art. 727 cod. pen. La sentenza impugnata risulta, dunque, sul punto, immune da censure e le argomentazioni in fatto, sviluppate in ricorso al fine di dimostrare l'insussistenza del reato, non possono essere prese in considerazione in questa sede, non essendo compito di questa Corte quello di ripetere l'esperienza conoscitiva del giudice del merito.
7. Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile e alla declaratoria di inammissibilità consegue l'onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di euro 2.000,00.
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