Source: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2017/10/03/01/comunic.htm
Timestamp: 2019-07-22 18:30:45+00:00
Document Index: 92544198

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'sentenza ', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ']

﻿I Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - martedì 3 ottobre 2017
Martedì 3 ottobre 2017. — Presidenza del presidente Andrea MAZZIOTTI DI CELSO. — Intervengono il sottosegretario di Stato per l'interno, Gianpiero Bocci, e la sottosegretaria di Stato per i rapporti con il Parlamento, Sesa Amici.
Testo unificato C. 2352 Toninelli, C. 2690 Giachetti, C. 3223 Pisicchio, C. 3385 Lauricella, C. 3986 Locatelli, C. 4068 Orfini, C. 4088 Speranza, C. 4092 Menorello, C. 4128 Lupi, C. 4142 Vargiu, C. 4166 Nicoletti, C. 4177 Parisi, C. 4182 Dellai, C. 4183 Pag. 18Lauricella, C. 4240 Cuperlo, C. 4262 Toninelli, C. 4265 Rigoni, C. 4272 Martella, C. 4273 Invernizzi, C. 4281 Valiante, C. 4284 Turco, C. 4287 Marco Meloni, C. 4309 La Russa, C. 4318 D'Attorre, C. 4323 Quaranta, C. 4326 Menorello, C. 4327 Brunetta, C. 4330 Lupi, C. 4331 Costantino, C. 4333 Pisicchio e C. 4363 Fragomeli.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento rinviato, da ultimo, nella seduta del 26 settembre 2017.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, ricorda che il termine per la presentazione di emendamenti è scaduto alle ore 12 di venerdì 29 settembre. Comunica che sono state presentate circa 300 proposte emendative (vedi allegato 1).
Avverte che è stato ritirato l'emendamento Malisani 1.208.
Avverte che sono da considerarsi inammissibili, in quanto contrastanti con i limiti derivanti dalla deliberazione dell'Assemblea dell'8 giugno 2017 sugli identici emendamenti Fraccaro 1.512 e Biancofiore 1.535, così come da lui precisati nella seduta del 6 settembre scorso e confermati dalla Presidente della Camera in occasione della riunione della Conferenza dei Presidenti di gruppo del 13 settembre scorso: gli emendamenti Quaranta 1.48 e Artini 1.73, che dispongono l'abrogazione della legge n. 270 del 2005 e della legge n. 52 del 2015, prevedendo la reviviscenza della disciplina recata dal testo unico n. 361 del 1957 e dal testo unico n. 533 del 1993, nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della legge 270 del 2005
È da considerarsi inammissibile per estraneità di materia l'articolo aggiuntivo Centemero 3.04 in materia di parità di genere nei programmi di comunicazione politica, in quanto modifica la legge n. 28 del 2000, non oggetto di interventi da parte del provvedimento in esame.
È da considerarsi altresì inammissibile l'emendamento Menorello 1.137 che devolve alla Corte costituzionale il giudizio definitivo sulle contestazioni in materia di convalida dell'elezione dei membri della Camera dei deputati, in violazione dell'articolo 66 della Costituzione.
Avverte che sono in distribuzione le versioni corrette dell'emendamento Menorello 1.128, nonché degli emendamenti D'Attorre 1.49 e 1.53 che intervenivano, per un mero errore materiale, sugli articoli 93-bis e 93-ter del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, che disciplinano l'elezione nei collegi uninominali e nelle liste proporzionale della circoscrizione Trentino-Alto Adige/Südtirol, soppressi a seguito dell'approvazione da parte dell'Assemblea dei citati emendamenti 1.512 Fraccaro e 1.535 Biancofiore.
Comunica che è pervenuto il parere del Comitato per la legislazione.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) chiede al presidente le ragioni per le quali è stato dichiarato inammissibile il suo articolo aggiuntivo 3.04, considerato che esso riprende un principio già presente nella legislazione regionale, riguardante la parità di genere nell'ambito della comunicazione politica offerta dalle emittenti radiotelevisive pubbliche e private in occasione delle campagne elettorali.
Pia Elda LOCATELLI (Misto-PSI-PLI-I), ad integrazione delle considerazioni svolte dalla deputata Centemero, chiede di rivalutare il giudizio di ammissibilità sull'articolo aggiuntivo Centemero 3.04, osservando che tale proposta emendativa si riallaccia a un principio già presente nella disciplina vigente, volto a dare attuazione all'articolo 51 della Costituzione.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, in risposta alle deputate Centemero e Locatelli, ribadisce che l'articolo aggiuntivo Centemero 3.04 interviene su una materia estranea rispetto all'ambito di esame del provvedimento in discussione, circoscritto alle modifiche alle disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Domenico MENORELLO (Misto-CIpI) fa presente di aver presentato il suo emendamento 1.137 al fine di porre il tema relativo al giudizio definitivo sulle contestazioni in materia di convalida dell'elezione dei membri della Camera dei deputati, giudizio che egli ritiene opportuno sottrarre all'autodichia del Parlamento. Auspica che tale questione possa essere ripresa in futuro.
Danilo TONINELLI (M5S), intervenendo sul complesso degli emendamenti, ritiene che il provvedimento in esame sia irricevibile e palesemente incostituzionale, dal momento che impedisce agli elettori di scegliere consapevolmente i propri rappresentanti al momento del voto. Fa notare infatti che il testo in esame incide negativamente sulla conoscibilità del voto, facendo sì che la scelta del cittadino segua una direzione casuale e diversa dalla sua volontà, sia che decida di votare il candidato nel collegio uninominale, sia che decida di votare per la lista. Fa presente altresì che il testo in esame spinge gli schieramenti politici a coalizioni forzate, alimentando confusione tra gli elettori, considerato che ciascuna forza politica può indicare un proprio programma e una propria leadership. Osserva, quindi, che le proposte emendative del suo gruppo sono volte a introdurre il voto disgiunto e a prevedere lo scorporo dei voti riferiti al candidato uninominale dalla quota proporzionale, proprio al fine di restituire dignità al voto dei cittadini. Rileva, inoltre, che taluni emendamenti sono tesi a prevedere che la coalizione sia rappresentata da un unico programma e da un unico candidato premier. Svolgendo infine talune considerazioni sulla soglia di sbarramento prevista dal testo in esame, osserva che la previsione del 3 per cento, nonché quella relativa alla confluenza dei voti delle liste che raggiungono l'1 per cento nel complesso dei voti delle coalizioni, agevoleranno la costituzione di aggregati di liste unite solo da convenienze elettorali, oltre che la formazione di «liste civetta», probabilmente diversificate nei vari territori, rappresentate da candidati ai quali verranno promessi posti sicuri nei collegi uninominali.
Osserva che è stato pertanto congegnato un meccanismo, che oltre a penalizzare il MoVimento 5 Stelle, appare volto a defraudare il cittadino, che non conoscerà gli effetti del proprio voto. Fa, infine, presente che il suo gruppo darà battaglia per impedire l'approvazione di una simile legge.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN), intervenendo sul complesso degli emendamenti, esprime preliminarmente apprezzamento per il tentativo di costruire una legge elettorale, ma ritiene che il testo base abbia ampi margini di miglioramento. Infatti condivide alcune argomentazioni espresse dal gruppo del Movimento 5 Stelle, come ad esempio quella relativa alla suddivisione del voto del candidato del collegio uninominale tra le varie liste, ipotesi alla quale va trovato assolutamente rimedio. Ritiene un aspetto ancora più grave del testo la quasi sicura ingovernabilità alla quale si andrà incontro, in quanto nessuna coalizione raggiungerà la maggioranza assoluta. Con alcuni emendamenti il suo gruppo propone l'introduzione di un premio di maggioranza alla coalizione al raggiungimento del 40 per cento o del 37 per cento del totale dei seggi. Questo per ridare ai cittadini la facoltà di scegliere chi li governa. Mentre, sugli aspetti sopra indicati, pensa sia possibile trovare ascolto da parte di altre forze politiche, non altrettanto è per l'introduzione del voto di preferenza. Il suo gruppo ha quindi predisposto emendamenti che danno la facoltà alla singola lista di chiedere in tutto o in parte la scelta dei candidati mediante il sistema delle preferenze. Su un altro versante, valuta illogico il rapporto di genere del 40 e del 60 per cento per i collegi uninominali, in quanto in questo modo non si sceglierebbero i candidati più idonei.
Stefano QUARANTA (MDP), intervenendo sul complesso degli emendamenti, ritiene il testo in esame l'ennesima invenzione senza senso, ambigua, incoerente se Pag. 20non addirittura ingannevole. Basti pensare alla possibilità di presentare cosiddette «liste civette» e la non veridicità della soglia di sbarramento per il Senato. Per non parlare della ripartizione di voti e di coalizioni posticce, senza un unico programma. Sul piano della governabilità, il testo non dà alcuna assicurazione, sacrificando così la rappresentatività senza giustificazione. Sottolinea come il testo pare fatto per arrivare a coalizioni di Governo nuove e incoerenti rispetto a quelle offerte all'elettorato. Ancora più grave è, a suo avviso, il mettere insieme due sistemi diversi, il maggioritario e il proporzionale, con un solo voto. Gli emendamenti del suo gruppo hanno, quindi, cercato di risolvere tale illogicità. In sostanza, reputa che a pochi mesi dalla scadenza elettorale sarebbe stato più opportuno rendere omogenei i sistemi vigenti di Camera e Senato. Nel ribadire la forte opposizione del suo gruppo al testo in esame, si chiede se ci sia un reale vantaggio per la forza politica che lo ha proposto.
Roberto OCCHIUTO (FI-PdL), intervenendo sul complesso degli emendamenti, precisa l'atteggiamento favorevole di Forza Italia a una proposta di legge elettorale che non è la migliore in assoluto, ma è l'unica possibile a pochi mesi dalla scadenza elettorale. Ricorda, infatti, che per il suo gruppo il sistema migliore, in una situazione tripolare come quella italiana, è quello proporzionale, eventualmente con un premio di coalizione. Il sistema maggioritario, allo stato attuale, non garantisce infatti la governabilità e risulta distorsivo della volontà popolare. In questa ottica il suo gruppo aveva dato la sua adesione al modello tedesco, bloccato dall'Assemblea. Al proposito ricorda che il presidente del suo gruppo aveva dichiarato il voto contrario sugli identici emendamenti Fraccaro e Biancofiore, pur condivisi da molti esponenti del gruppo medesimo. Nell'aderire al testo in esame, presentato da un'altra forza politica, ha prevalso l'interesse a conseguire il risultato di avere una legge elettorale. Ritiene positivo, rispetto alla prima versione del cosiddetto «Rosatellum» l'aumento della quota proporzionale. Sottolinea che il suo gruppo ha presentato emendamenti in merito alla questione dell'1 per cento, ritenendo illogico prevedere un doppio sbarramento. Un altro emendamento è stato predisposto per risolvere la questione dell'assenza dell'indicazione del capo della coalizione, prevedendo che questi sia il capo della forza politica che ha preso più voti all'interno della coalizione medesima. Solleva, infine, una questione in merito all'emendamento presentato dal gruppo del MoVimento 5 Stelle, al fine, in sostanza, di non permettere a Forza Italia di indicare il suo presidente come capo della forza politica. Ritiene singolare che sia stato dichiarato ammissibile e ricorda al MoVimento 5 Stelle che nelle elezioni del 2013 ha indicato come capo della forza politica un soggetto con problemi giudiziari.
Pia Elda LOCATELLI (Misto-PSI-PLI-I), intervenendo sul complesso degli emendamenti, ritiene positivo lo sforzo del testo di contribuire alla costruzione della democrazia paritaria, con le quote del 40 e del 60 per cento. Ritiene, però, che tale soluzione possa essere ulteriormente migliorata, prevedendo la quota non a livello nazionale, ma a livello circoscrizionale, per evitare che le candidate di genere femminile siano proposte nei territori dove la loro lista è più debole. Non condivide quanto espresso dal deputato La Russa, perché ritiene che la situazione vada forzata, anche nella consapevolezza di non avere il candidato più idoneo nei collegi, ma è più importante, a suo avviso, l'obiettivo della democrazia paritaria.
Domenico MENORELLO (Misto-CIpI) ritira gli emendamenti 1.145 e 1.144 di cui è cofirmatario. Intervenendo sul complesso degli emendamenti, sottolinea che le proposte da lui presentate vanno in due direzioni. La prima riguarda l'accesso alla partecipazione alle elezioni, al fine di eliminare la differenza tra un accesso facile per alcuni e uno quasi proibitivo per altri, come le forze che si presentano con nuove offerte politiche. Sono state predisposte Pag. 21diverse soluzioni in proposito, sia sul piano di ampliamento della delega per l'autenticazione delle firme, sia su quello della raccolta delle sottoscrizioni con strumenti più adatti ai tempi attuali. Il secondo aspetto è quello già indicato dal deputato La Russa, vale a dire l'illogicità di un sistema che non prevede legami tra parlamentare e cittadino, cosa che rappresenta la causa strutturale della disaffezione dei cittadini alla politica. Gli emendamenti da lui presentati introducono una novità, mutuata dal sistema svedese, al fine di mediare tra le liste bloccate e la scelta con le preferenze. Il sistema prevede infatti una lista bloccata, ma con la possibilità che il candidato che ottiene più consensi possa passare in testa alla lista medesima.
Tancredi TURCO (Misto-AL-TIpI), intervenendo sul complesso degli emendamenti, espone la posizione della componente politica di Alternativa libera, sottolineando la profonda contrarietà sul testo in discussione. Evidenzia infatti come questo non consenta agli elettori di poter scegliere in piena autonomia da chi vogliono essere rappresentati e riproduca gli stessi difetti già presenti in precedenti leggi elettorali.
Raccomanda l'approvazione delle proposte emendative presentate dalla componente di Alternativa libera, e si dichiara a favore di tutti gli emendamenti che introducono le preferenze e il voto disgiunto, oppure che siano volti ad abolire le pluricandidature o a facilitare il meccanismo relativo alla raccolta delle firme.
Nel sottolineare, quindi, come questa legge elettorale potrebbe portare persino ad un Parlamento composto dal cento per cento di nominati, prospetta la possibilità che durante l'esame in Assemblea l’iter del provvedimento si interrompa. Infatti, osserva innanzitutto come la maggioranza che ha appoggiato il testo base sia inferiore a quella del cosiddetto «Tedeschellum» e, in secondo luogo, che le votazioni segrete potrebbero indurre molti parlamentari di tale maggioranza a votare contro.
Conclude evidenziando come sarebbe stato molto più sensato cercare di armonizzare le leggi elettorali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, anziché proporre un testo che si presenta così contraddittorio.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), intervenendo sul complesso degli emendamenti, evidenzia come la situazione nella quale la Commissione si trova a discutere della legge elettorale sia molto particolare, mancando poco più di cinque mesi alla scadenza della legislatura e non essendo ancora stati risolti i principali nodi che riguardano le modalità con cui verranno scelti i nuovi membri del Parlamento.
Osserva, quindi, che nonostante nel corso della legislatura siano state fatte numerose forzature che non hanno condotto a nulla di positivo, come ad esempio quella sulla riforma costituzionale e l'apposizione della fiducia sul testo del cosiddetto Italicum, oggi si continua nella stessa direzione sostenendo un testo che non nasce da una larga condivisione delle forze parlamentari, ma appare piuttosto concepito per contrastare singoli gruppi come quelli del MoVimento 5 Stelle e di MDP. Esprime quindi un giudizio critico riguardo alle disposizioni del provvedimento che prevedono che il voto espresso dall'elettore per i collegi uninominali possa venire frammentato fra i partiti della coalizione anche se l'elettore non ha espressamente votato alcun partito. Inoltre, osserva come l'invenzione del meccanismo della cifra elettorale di coalizione serva a fare in modo che i partiti della coalizione al di sopra della soglia del 3 per cento possano appropriarsi del voto delle liste che non raggiungano la medesima soglia e ciò in palese contrasto con gli obiettivi di un sistema che prevede il 64 per cento dei membri eletti con il proporzionale e l'assenza dei premi di maggioranza. Sottolinea come tale disposizione incentivi la frammentazione politica ed abbia come unico scopo quello di aprire un deprecabile mercato di scambio dei voti. Altro aspetto che ritiene non condivisibile riguarda il fatto che i partiti di una coalizione Pag. 22possano presentarsi con programmi diversi da quelli degli altri partiti appartenenti alla stessa coalizione. Evidenzia, ancora, che il Parlamento che uscirà da questa legge elettorale sarà un Parlamento in gran parte di nominati, sia perché la maggioranza degli eletti verrà scelto dai partiti attraverso i collegi plurinominali, sia a causa del meccanismo delle pluricandidature. Non comprende, infine, quale sia la ratio della norma che introduce l'esenzione dalla raccolta delle firme per i gruppi politici costituitisi prima del 31 dicembre 2016. Infatti, ritiene che la raccolta delle firme debba essere necessaria per tutti oppure per nessuno.
Si domanda quindi per quale motivo non si sia cercato di riprendere la discussione della legge elettorale partendo dal testo rinviato dall'Assemblea e perché si sia esclusa ogni ipotesi di armonizzare le leggi elettorali della Camera e del Senato.
Invita quindi i gruppi che sostengono il provvedimento a cercare di giungere ad un testo che possa dare al Paese una legge elettorale democratica e costituzionale, assicurando la disponibilità del proprio gruppo a sostenere questo percorso, e a spazzare via invece ogni idea che la legge elettorale possa essere fatta per contrastare alcuni partiti.
La Commissione passa ad esaminare le proposte emendative riferite all'articolo 1.
Emanuele FIANO (PD), relatore, esprime parere favorevole sugli emendamenti Fabbri 1.98, Parisi 1.38, Gasparini 1.99, raccomandando l'approvazione del suo emendamento 1.97. Esprime altresì parere favorevole sugli emendamenti Famiglietti 1.103 e Fabbri 1.104. A fronte della necessità di svolgere una riflessione più approfondita, propone l'accantonamento degli emendamenti La Russa 1.185, Sisto 1.171 e 1.170, Galgano 1.127, Marcon 1.9 e 1.12, Fratoianni 1.13 e 1.7, D'Attorre 1.55, Menorello 1.156, 1.135 e 1.134, Galgano 1.128, Quaranta 1.57, D'Attorre 1.56, Toninelli 1.90, Mazziotti di Celso 1.194, Parisi 1.34, D'Attorre 1.46, Quaranta 1.47, Sisto 1.173, Cecconi 1.93, Toninelli 1.78, Roberta Agostini 1.61, Cristian Iannuzzi 1.213, Menorello 1.138, Mazziotti di Celso 1.196, Baldassarre 1.72, Galgano 1.129, Mucci 1.159, D'Attorre 1.63, Mucci 1.158, degli identici emendamenti Quaranta 1.64 e Distaso 1.21, degli emendamenti Marcon 1.1, Costantino 1.15, Civati 1.2, Menorello 1.155, 1.150, 1.151, 1.152 e 1.153, Mazziotti Di Celso 1.195, Menorello 1.154, Fratoianni 1.5, Gigli 1.202 e 1.201, Mucci 1.160, Cristian Iannuzzi 1.214, Turco 1.77, Mazziotti di Celso 1.197, Mucci 1.161, Galgano 1.122, Menorello 1.139, Mazziotti di Celso 1.198 e 1.200, Quintarelli 1.199, Costantino 1.6, Catalano 1.162, La Russa 1.187, D'Attorre 1.58, Segoni 1.75, Bechis 1.76, Menorello 1.157, Artini 1.74, degli identici emendamenti Parisi 1.32 e La Russa 1.191, nonché degli identici emendamenti Centemero 1.178 e Roberta Agostini 1.60, degli emendamenti Galgano 1.133, La Russa 1.189 e 1.190, Pastorelli 1.51, Fabbri 1.109, Locatelli 1.50, Roberta Agostini 1.59, Mucci 1.165, Galgano 1.131, Distaso 1.22, La Russa 1.192, degli identici emendamenti Fabbri 1.110 e Locatelli 1.52, dell'emendamento Mucci 1.166, degli identici emendamenti Centemero 1.179 e Mucci 1.163, degli emendamenti Roberta Agostini 1.62, Mucci 1.164, 1.169 e 1.167, Galgano 1.132, Mucci 1.168, Lupi 1.43, La Russa 1.182, Dieni 1.89, La Russa 1.183, degli identici emendamenti Parisi 1.25, La Russa 1.184 e Lupi 1.42, degli emendamenti D'Attorre 1.65, Lupi 1.41 e 1.40, Galgano 1.124, Parisi 1.29, La Russa 1.193, Sisto 1.172, Galgano 1.121, 1.118, 1.119, 1.116 e 1.117, Coppola 1.20, Lattuca 1.45, D'Attore 1.66, Marcon 1.14, Parisi 1.36, Gasparini 1.100, Fabbri 1.101, degli identici emendamenti Sisto 1.175 e Gasparini 1.108, dell'emendamento Marcon 1.17, degli identici emendamenti Sisto 1.174 e Parisi 1.33, degli emendamenti Dieni 1.81, Galgano 1.146, Dadone 1.80, Menorello 1.130, D'Ambrosio 1.79, Civati 1.19 e 1.16, Gasparini 1.102, Cozzolino 1.82, Galgano 1.147 e Gasparini 1.105. Invita al ritiro di tutte le altre proposte emendative, precisando che altrimenti il parere sarebbe contrario.
Il sottosegretario Gianpiero BOCCI si rimette alla Commissione.
La Commissione acconsente alle proposte di accantonamento del relatore.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE) ritira il suo emendamento 1.26.
Andrea CECCONI (M5S) chiede al presidente se sia stato fissato un termine per i gruppi al fine di presentare subemendamenti all'emendamento 1.97 del relatore.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, fa presente che non è stato assegnato un termine specifico, perché l'emendamento del relatore è stato presentato nei termini prescritti per la presentazione delle proposte emendative.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) chiede al relatore se possa specificare quali sono le questioni più rilevanti oggetto degli emendamenti accantonati e degli emendamenti sui quali il parere è favorevole.
Enzo LATTUCA (PD) si chiede per quali ragioni il relatore non abbia proposto l'accantonamento anche dell'emendamento Lauricella 1.44, che incide sulla materia delle pluricandidature, in relazione alla quale ha proposto l'accantonamento di diversi emendamenti.
Emanuele FIANO (PD), relatore, rivedendo il parere precedentemente espresso, accede all'invito di proporre l'accantonamento dell'emendamento Lauricella 1.44, pur precisando che tale proposta emendativa appare disomogenea rispetto alle altre che intervengono sulla materia delle pluricandidature. Per analoghi motivi, propone quindi anche l'accantonamento dell'emendamento Cecconi 1.88. Rispondendo al deputato D'Attorre, fa notare che ha espresso un invito al ritiro sulle proposte emendative che riguardano diverse materie. Cita, in particolare le proposte emendative che riguardano l'introduzione del voto di preferenza, che mirano a prevedere un nuovo sistema elettorale, che stabiliscono un premio di maggioranza, che prevedono nuove categorie di ineleggibilità, che modificano il rapporto tra la legge elettorale e l'assetto dei partiti, che prevedono un regime speciale per determinate regioni, che intervengono sul modello della scheda elettorale, che intervengono sulla modalità dello spoglio, che incidono sul regime della regione Trentino Alto Adige o sulla regolamentazione della tutela delle minoranze linguistiche in altre regioni. Fa altresì presente che ha proposto l'accantonamento di proposte emendative che incidono sulle pluricandidature, sul voto disgiunto, sull'indicazione del candidato capo della forza politica, sulle sottoscrizioni, sulla parità di genere, sulla ripartizione dei voti dei candidati uninominali rispetto alla quota proporzionale e sulle soglie di sbarramento e sul numero dei collegi plurinominali. Fa altresì presente di aver proposto l'accantonamento di una proposta emendativa volta ad incidere sulla disciplina vigente dei partiti nonché di una proposta emendativa che introduce un sistema antifrode in ordine alla tecnica realizzativa delle schede. Osserva infine che gli emendamenti sui quali ha espresso parere favorevole sono proposte di modifica di carattere tecnico.
La Commissione accantona gli emendamenti Lauricella 1.44 e Cecconi 1.88.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) valuta positivamente l'accantonamento di questioni rilevanti, tra cui alcune indicate dal suo gruppo. Ritiene al contempo che si tratta di macro temi che presentano nodi, il cui scioglimento è determinante per il prosieguo dell'esame. Non comprende, quindi, come si possa proseguire prima che tali nodi siano sciolti. Osserva, inoltre, che all'interno di questa griglia di temi ci sono alcune sue proposte emendative che non sono state accantonate.
Emanuele FIANO (PD), relatore, fa osservare che le proposte a cui fa riferimento il deputato D'Attorre riguardano questioni come le preferenze, sulle quali non muterà il parere del relatore e che, Pag. 24quindi, possono senz'altro essere poste in votazione.
La seduta, sospesa alle 13.10, riprende alle 13.55.
Alfredo D'ATTORRE (MDP), pur comprendendo quanto affermato dal relatore prima della pausa, chiede l'accantonamento degli emendamenti 1.49 e 1.53, di cui è primo firmatario, che riguardano l'introduzione del voto disgiunto, tema accantonato dal relatore.
Emanuele FIANO (PD), relatore, esprime parere contrario sulla proposta di accantonamento del deputato D'Attorre in quanto gli emendamenti in questione introducono il voto disgiunto all'interno di modelli elettorali del tutto diversi da quello in discussione. L'accantonamento da lui richiamato riguarda infatti l'introduzione del voto disgiunto all'interno del sistema proposto dal testo base.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) illustra l'emendamento 1.54, di cui è primo firmatario, volto a introdurre la doppia preferenza di genere al posto delle liste bloccate e a superare i collegi plurinominali con 28 circoscrizioni per la Camera e 20 per il Senato. Rispetto a questo aspetto, rileva che con il sistema delle preferenze la presenza di un numero elevato di collegi plurinominali con liste brevi bloccate, fatte per aggirare i rilievi espressi dalla Corte costituzionale nelle sue sentenze, rischia di provocare il cosiddetto «effetto flipper» per cui non si ha la garanzia che un candidato votato in un collegio risulti eletto. In merito poi a considerazioni generali sul sistema prescelto, osserva che questo peggiora la percentuale degli eletti scelti direttamente dalle segreterie dei partiti rispetto ai sistemi vigenti, derivati dalle sentenze della Corte costituzionale. Infatti, al momento avremmo il 60 per cento dei capolista bloccati eletti e il 40 per cento scelti mediante l'espressione della preferenza. Con il sistema in discussione, arriveremmo a una percentuale di eletti con liste bloccate superiore al 65 per cento del totale. È un problema di emergenza democratica che pone dubbi di costituzionalità. Ricorda infatti che la stessa Corte costituzionale ha stigmatizzato la mancanza di scelta da parte degli elettori.
Si chiede infine se sia opportuno proporre un meccanismo così problematico sul piano della legittimità costituzionale a pochi mesi dalla scadenza della legislatura. Chiede quindi al relatore di trovare una soluzione ai problemi da lui esposti.
Ignazio LA RUSSA (FdI-AN) concorda sul contenuto dell'emendamento D'Attorre 1.54.
Andrea CECCONI (M5S), in relazione all'emendamento D'Attorre 1.54, si sofferma non sul tema delle preferenze, ma su quello del cosiddetto «effetto flipper» già denotato nella prima versione del cosiddetto Italicum e corretto in parte da un emendamento della senatrice Finocchiaro. Infatti la Corte costituzionale, nella sentenza n. 35 del 2017, ha dichiarato la legittimità di questo aspetto della legge in quanto lo scostamento era minimo. Cosa che rischia di non verificarsi con il sistema proposto con piccoli collegi. Ritiene quindi che il relatore debba trovare una soluzione al problema, al fine di evitare un nuovo ricorso alla Corte costituzionale.
Giulio MARCON (SI-SEL-POS) illustra le ragioni per cui alcuni deputati del suo gruppo hanno sottoscritto l'emendamento D'Attorre 1.54, evidenziando l'importanza di evitare che ai cittadini sia tolta la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.
Manifesta, quindi, la propria contrarietà alla proposta di legge in discussione che, sul punto, presenta un vulnus che giudica intollerabile.
Pur non essendo un sostenitore delle preferenze, sottolinea come il meccanismo previsto dall'emendamento impedisca di eleggere un Parlamento di nominati e, pertanto, preannuncia il suo voto a favore.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) osserva come l'emendamento in discussione affronti uno dei temi centrali del dibattito sulla legge elettorale. Peraltro, poiché la maggior parte delle forze politiche ha presentato pochi e qualificati emendamenti proprio per favorire il confronto, domanda al relatore se intenda contribuire ad una discussione proficua e approfondita.
Emanuele FIANO (PD), relatore, replicando alle considerazioni del collega D'Attorre, rileva che la Commissione si è più volte confrontata sul tema delle preferenze in occasione dei vari testi che si sono discussi in materia elettorale.
Contesta, quindi, le affermazioni di quanti individuano nella mancanza del meccanismo delle preferenze un vulnus costituzionale, citando le sentenze della Corte costituzionale che hanno chiaramente evidenziato come questo non costituisca l'unico sistema in grado di garantire l'espressione democratica del voto.
Osserva, invece, come la sua posizione personale e quella del proprio partito siano sempre state contrarie al sistema delle preferenze ritenuto foriero di rischi per la democrazia.
Infine, ricorda che nelle funzioni di relatore ha più volte tentato di realizzare una convergenza su altri modelli di leggi elettorali incontrando la resistenza degli altri gruppi parlamentari, compreso quello del collega D'Attorre. Cita ad esempio, il tentativo fallito di adottare come testo base il cosiddetto «Mattarellum» oppure le difficoltà incontrate durante l'esame in Assemblea del testo licenziato a giugno dalla Commissione. Conferma quindi il proprio parere contrario all'emendamento D'Attorre 1.54.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) fa presente che il proprio gruppo non si è mai dichiarato contrario all'adozione del cosiddetto «Mattarellum» come testo base, bensì è il Partito Democratico che non lo ha mai formalmente riproposto a causa della indisponibilità dei due principali gruppi di opposizione. Ribadisce, quindi, l'esigenza di lavorare in direzione di un'armonizzazione dei sistemi elettorali dei due rami del Parlamento e conferma la disponibilità del proprio gruppo a ragionare sul sistema tedesco purché si prenda in considerazione il meccanismo del voto disgiunto, in modo da non permettere che oltre i due terzi dei parlamentari possano avere la certezza di essere eletti ancor prima dei risultati delle elezioni.
Marco MELONI (PD), intervenendo a titolo personale, dissente dalle valutazioni del relatore sul meccanismo delle preferenze, ritenendo che questo possa consentire di superare la distanza tra i rappresentanti e i rappresentati, ovvero uno dei principali difetti emersi nelle più recenti leggi elettorali nel nostro Paese. Ritiene che il voto di preferenza non sia un male assoluto, perché altrimenti esisterebbe un deficit di democrazia nelle elezioni dei sindaci, degli enti locali e del Parlamento europeo. Critica, quindi, questo aspetto del testo in discussione che vede peggiorare la capacità dei cittadini di poter incidere sulla scelta dei propri rappresentanti. Dichiara, quindi, che non parteciperà alle votazioni in Commissione sugli emendamenti riferiti al tema delle preferenze, preannunciando un voto a favore in Assemblea.
La Commissione respinge l'emendamento D'Attorre 1.54.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) illustra l'emendamento a sua prima firma 1.49, che ripropone un sistema definibile «simil tedesco», con una soglia di sbarramento fissata al 4 per cento. Precisa che in tal modo si intende realizzare indirettamente un effetto maggioritario in modo da non favorire la frammentazione politica. Torna, quindi, a chiedere al relatore e al gruppo di maggioranza relativa, per quali ragioni non sia stata ripresa la discussione del testo votato dalla Commissione prima dell'estate, cercando di allargare l'accordo, considerato che – a suo avviso – sul rinvio del testo deliberato a giugno dall'Assemblea ha inciso moltissimo il timore in Pag. 26autunno che si potessero indire le elezioni anticipate.
La Commissione respinge l'emendamento D'Attorre 1.49.
Alfredo D'ATTORRE (MDP) illustra l'emendamento a sua prima firma 1.53, facendo notare che esso, basandosi su un modello realmente tedesco, mira a valorizzare il principio della rappresentanza, in armonia con la Costituzione e nel rispetto di una democrazia parlamentare fondata sulla capacità dei partiti di farsi portatori di interessi in Parlamento e di costruire maggioranze in quel contesto. Rileva che tale sistema elettorale, oltre ad apparire in linea con gli orientamenti espressi dall'elettorato nell'ultimo referendum costituzionale, consentirebbe di recuperare fasce dell'elettorato che, altrimenti, in vigenza di sistemi maggioritari, preferirebbero astenersi. Raccomanda, infine, l'approvazione del suo emendamento 1.53, ritenendo che il provvedimento in esame, allo stato, rappresenta un evidente passo indietro rispetto al testo precedentemente esaminato dall'Assemblea.
La Commissione respinge l'emendamento D'Attorre 1.53.
Massimo PARISI (SC-ALA CLP-MAIE) chiede alla presidenza delucidazioni circa le modalità di prosecuzione dell'esame.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente, fa notare che le modalità di prosecuzione dell’iter saranno definite nella prossima riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, convocata per domani mercoledì 4 ottobre 2017.
Martedì 3 ottobre 2017. — Presidenza del presidente Andrea MAZZIOTTI DI CELSO. — Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno, Gianpiero Bocci.
Doc. LVII, n. 5-bis, Allegati e Annesso.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO, presidente e relatore, fa presente che l'articolo 10-bis della legge di contabilità pubblica n. 196 del 2009, come modificato dalla legge n.163 del 2016 prevede che la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza contenga: l'eventuale aggiornamento delle previsioni macro-economiche e di finanza pubblica per l'anno in corso e per il restante periodo di riferimento; l'eventuale aggiornamento degli obiettivi programmatici individuati dal DEF, al fine di prevedere una loro diversa ripartizione tra lo Stato e le amministrazioni territoriali ovvero di recepire le indicazioni contenute nelle raccomandazioni eventualmente formulate dalla Commissione europea; le eventuali modifiche e integrazioni al DEF conseguenti alle raccomandazioni del Consiglio europeo relative al Programma di stabilità e al PNR; l'obiettivo di saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato e di saldo di cassa del settore statale; l'indicazione dei principali ambiti di intervento della manovra di finanza pubblica per il triennio successivo, con una sintetica illustrazione degli effetti finanziari attesi dalla manovra stessa in termini di entrata e di spesa, ai fini del raggiungimento degli obiettivi programmatici; l'indicazione di eventuali disegni di legge collegati.Pag. 27
La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017 aggiorna il quadro programmatico di finanza pubblica per il periodo 2017-2020 rispetto a quello contenuto nel Documento di economia e finanza dello scorso aprile. Con riferimento ai documenti all'esame, alla Nota di aggiornamento risultano allegati: le relazioni sulle spese di investimento e sulle relative leggi pluriennali (Doc. LVII, n. 5-bis – Allegato I) ai sensi dei commi 3, 4 e 5 dell'articolo 10-bis della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 2009; il rapporto programmatico recante gli interventi in materia di spese fiscali, ai sensi dell'articolo 10-bis, comma 5, della legge di contabilità n. 196 del 2009 medesima (Doc. LVII, n. 5-bis – Allegato II); il rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva, ai sensi dell'articolo 10-bis.1, comma 1, della predetta legge n. 196 del 2009 (Doc. LVII, n. 5-bis – Allegato III); la relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva, predisposta ai sensi del comma 3 del citato articolo 10-bis.1 (Doc. LVII, n. 5-bis – Allegato IV). È altresì presentata in concomitanza con la Nota di aggiornamento del DEF la Relazione al Parlamento redatta ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, (Doc. LVII, n. 5-bis – Annesso) che illustra l'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo programmatico strutturale (MTO 2), già autorizzato con le risoluzioni parlamentari di approvazione del Documento di Economia e Finanza 2017. In tal senso si esprime l'articolo 10-bis, comma 6, della legge di contabilità, in cui si dispone che qualora nell'imminenza della presentazione della Nota di aggiornamento del DEF si verifichino gli eventi eccezionali di cui all'articolo 6 medesimo, la Relazione in questione può essere presentata alle Camere come annesso alla Nota. In riferimento a tale va rammentato che, come anche riportato nelle premesse delle Raccomandazioni per l'Italia sul programma di stabilità 2017 approvate dal Consiglio UE lo scorso 11 luglio (2017/C 261/11), l'Italia è attualmente sottoposta al braccio preventivo del patto di stabilità e crescita, ed è soggetta alla regola del debito. Nella Relazione il Governo rileva come, rispetto al Piano di rientro verso l'Obiettivo di Medio Termine previsto dal DEF 2017 dello scorso mese di aprile, la necessità di tener conto, nel perseguimento della sostenibilità delle finanze pubbliche, anche della necessità di assicurare il sostegno alla ripresa economica porti a ritenere opportuno un aggiornamento del suddetto Piano, sulla base di quanto consentito dall'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012. Tale norma dispone che il Piano di rientro possa essere aggiornato, oltre che al verificarsi di eventi eccezionali ulteriori rispetto a quelli che hanno determinato l'adozione del Piano medesimo, anche qualora, in relazione all'andamento del ciclo economico, il Governo intenda apportarvi modifiche. Il Governo prevede pertanto di ridurre l'aggiustamento strutturale del bilancio del 2018 di 0,3 punti percentuali, in luogo degli attuali 0,8 punti, fermo restando – come precisato nel Piano di rientro contenuto nella Relazione – il sostanziale conseguimento del già previsto pareggio strutturale di bilancio nel 2020, con un saldo che si posizionerebbe a –0,2 punti percentuali di Pil. Tale nuovo percorso si riflette ovviamente nei nuovi obiettivi nominali dell'indebitamento, che è rivisto dall'1,2 all'1,6 per cento nel 2018, dallo 0,2 allo 0,9 per cento per il 2019 e dallo 0,0 allo 0,2 per cento nel 2020. Com’è noto, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, su tale Relazione dovranno esprimersi le Camere con apposite deliberazioni da approvare a maggioranza assoluta dei propri componenti. Per quanto concerne infine gli eventuali disegni di legge collegati, la Nota conferma quelli già indicati nei precedenti documenti programmatici. Segnala che al momento risultano in corso di esame i seguenti provvedimenti collegati: delega al Governo recante disposizioni per l'efficienza del processo civile (A.S. 2284); delega al Governo per il codice dello spettacolo (A.S. 2287-bis).
Quanto agli aspetti di competenza della I Commissione, in risposta alla raccomandazione Pag. 28del Consiglio europeo, la Nota di aggiornamento illustra lo stato di attuazione della legge delega di riforma della pubblica amministrazione (legge 7 agosto 2015, n. 124), il cui completamento rappresenta una delle azioni strategiche previste dal Programma nazionale di riforma 2017 (paragrafo III.4) allegato al DEF. Dopo la presentazione del PNR 2017 (aprile), l'attuazione è proseguita con l'approvazione di ulteriori provvedimenti di riforma di cui il Governo dà conto nella Nota.
In particolare, nel periodo che va da aprile ad oggi sono stati approvati in via definitiva ed entrati in vigore otto ulteriori decreti legislativi in attuazione della legge n. 124 del 2015. Di questi, cinque riguardano ambiti settoriali diversificati, oggetto di distinte deleghe ancora non attuate, mentre tre sono provvedimenti correttivi di riforme già approvate.
In materia di organizzazione del comparto sicurezza sono intervenuti: la revisione della disciplina in materia di reclutamento, stato giuridico e progressione di carriera del personale delle Forze di Polizia (decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95); il riordino dell'ordinamento del personale, delle funzioni e dei compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 97).
Per quanto riguarda la riforma del lavoro pubblico è stata approvata: la riforma delle norme in materia di valutazione dei dipendenti pubblici (decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 74); la riforma del Testo unico sul pubblico impiego (decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75).
In tema di semplificazione amministrativa è stato definitivamente approvato il decreto legislativo 29 maggio 2017 n. 98, sulla razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, finalizzata al rilascio di un documento unico, che prevede che la carta di circolazione costituisca il documento unico di circolazione dei veicoli e che sia pertanto soppresso il certificato di proprietà.
Il Governo ha, inoltre, adottato tre decreti legislativi correttivi volti principalmente a dare seguito ai rilievi contenuti nella sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2016, che ha censurato parzialmente la legge delega di riforma. In particolare, in seguito alla pronuncia della Corte il Governo ha scelto la strada dei decreti correttivi, che sono stati approvati in via definitiva in materia di licenziamento disciplinare (decreto legislativo 20 luglio 2017, n. 118) di società a partecipazione pubblica (decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 100) e di dirigenza sanitaria (decreto legislativo 26 luglio 2017, n. 126).
Infine, l'Esecutivo ricorda che a settembre 2017 sono stati approvati in via preliminare dal Consiglio dei ministri gli schemi di tre ulteriori decreti legislativi, che prevedono disposizioni integrative e correttive di riforme già adottate in materia di: codice dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Atto n. 452); Autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84 (Atto n. 455); razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato (Atto n. 451). Gli schemi sono attualmente all'esame delle competenti commissioni parlamentari per il parere.
Il processo di attuazione delle deleghe contenute nella legge n. 124/2015 risulta pertanto concluso, fatta eccezione per la possibilità di adottare ulteriori decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive, entro 12 mesi dalla entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di attuazione della riforma.
Rispetto al quadro definito dalla legge n. 124 del 2015, le deleghe non esercitate dal Governo sono quelle relative alla riorganizzazione dell'amministrazione centrale e periferica dello Stato (Presidenza del Consiglio; ministeri, agenzie ed enti pubblici nonché prefetture-UTG), nonché quella sulla definizione di norme comuni sul personale e sul finanziamento delle autorità indipendenti (articolo 8, legge n. 124 del 2015). Pag. 29
Inoltre, non è giunto a compimento il procedimento di attuazione della riforma in materia di dirigenza pubblica e di servizi pubblici locali.
Ricorda in proposito che entrambe le deleghe sono state esercitate dal Governo con la presentazione di due schemi di decreto alle competenti commissioni parlamentari che hanno espresso il prescritto parere. A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2016 entrambi i provvedimenti non sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
Martedì 3 ottobre 2017. — Presidenza del presidente Alessandro NACCARATO.
Emendamenti C. 1013-A e abb.
Alessandro NACCARATO, presidente e relatore, rileva che gli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 non presentano profili critici per quanto attiene al rispetto del riparto di competenze legislative di cui all'articolo 117 della Costituzione e propone pertanto di esprimere su di essi parere di nulla osta.
Emendamenti C. 4096, approvata dalla 6a Commissione permanente del Senato.
Emendamenti C. 1994-B, approvata dal Senato, modificata dalla Camera e nuovamente modificata dal Senato.