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Timestamp: 2020-07-14 00:49:29+00:00
Document Index: 161212273

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2625', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 2625', 'art. 2635', 'art. 2476', 'art. 2625', 'art. 2625', 'art. 2625', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ']

Reati Societari - Cassazione Penale 28/08/2017 N° 39443 - Legge semplice
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Reati Societari – Cassazione Penale 28/08/2017 N° 39443
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Numero: 39443
Testo completo della Sentenza Reati societari – Cassazione penale 28/08/2017 n° 39443:
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I PENALE – SENTENZA 28 agosto 2017, n.39443 – Pres. Carcano – est. Boni
1. Con sentenza del 30 giugno 2009 il Tribunale di Catania affermava la responsabilità dell’imputato R.E. in ordine al reato di cui all’art. 2625 cod. civ., commi 1 e 2, contestatogli per avere, nella qualità di socio accomandatario ed amministratore della Coimel Impianti s.a.s. di R.E. , ostacolato l’attività di controllo del socio accomandante D.B.G. , non mettendo a disposizione dello stesso la documentazione contabile e sociale, che risultava così di fatto occultata. Pertanto, concesse le attenuanti generiche, lo condannava alla pena, condizionalmente sospesa, di giorni venti di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei danni morali e materiali da liquidarsi in separata sede, al pagamento di una provvisionale di Euro 10.000,00 e alla rifusione delle spese processuali sostenute dalla parte civile costituita; veniva altresì condannata la (omissis) s.a.s. al pagamento di una sanzione pecuniaria di Euro 12.900,00 ex art. 9, 10, 12 lett. a) e 25 ter D.Lvo 8 giugno 2001.
2. Avverso detta sentenza ha proposto nuovamente ricorso l’imputato per il tramite del suo difensore, il quale ne ha chiesto l’annullamento senza rinvio per i seguenti motivi:
3. Con memoria pervenuta in data 27 febbraio 2017 la difesa della parte civile ha dedotto in ordine alla perfetta tempestività della querela, sporta entro il termine di legge poiché entro la data del 5 aprile 2007 l’imputato avrebbe dovuto provvedere alla liquidazione della quota sociale e mettere a disposizione del socio accomandante tutta la documentazione societaria per consentire la verifica della correttezza della liquidazione, per cui in corrispondenza di tale scadenza so è realizzato il danno patito dalla persona offesa. Inoltre, ha dedotto la corretta configurazione del reato di cui all’art. 2625 cod. civ., comma 2, di cui la Corte di appello ha ravvisato tutti gli elementi integrativi per la dimostrata attività di occultamento della documentazione contabile societaria. Quanto alla configurazione del danno cagionato al D.B. , consistente nella differenza tra il valore della quota che il R. intendeva liquidare ed il valore della quota accertato nella causa civile sulla base delle valutazioni del consulente tecnico d’ufficio. Ha, infine, sostenuto la piena legittimazione del D.B. a sporgere querela contro il R. per avere questi commesso la condotta impeditiva quando il primo aveva ancora la qualità di socio e non aveva ancora esercitato il diritto di recesso, tanto più che tale volontà era stata formalizzata verso i terzi soltanto con l’atto di modifica dei patti sociali del 9 aprile 2009.
1. In via preliminare dovrebbe procedersi alla disamina del terzo motivo di ricorso, col quale il ricorrente reitera l’eccezione di tardiva proposizione della querela. In realtà, le censure difensive vanno esaminate congiuntamente poiché il tema della tempestività della querela, a ragione della struttura della fattispecie criminosa contestata, coinvolge l’individuazione dei suoi elementi costitutivi dell’azione e dell’evento: la ritualità dell’iniziativa querelatoria va, infatti, accertata in funzione della conoscenza in capo alla persona offesa dell’evento dannoso, prodottosi in conseguenza della condotta d’impedito controllo.
2. Ritiene il Collegio che siffatto ragionamento presenti evidenti errori giuridici e non rispetti il contenuto dell’accusa nei termini esplicitati nell’imputazione.
3. Giova precisare che l’art. 2635 cod. civ., comma 2, con previsione ampia e non tassativa, intende tutelare il corretto funzionamento della società mediante la garanzia, accordata ai soci non amministratori, di poter verificare l’andamento della gestione, la consistenza del patrimonio e la loro rappresentazione contabile ed incrimina ogni condotta che ostacoli, anche se non impedisca del tutto, la conduzione di tale controllo sull’amministrazione della società in quanto produttiva di un pregiudizio patrimoniale al socio. La norma appresta dunque tutela, sanzionandone sul piano penale la violazione, al diritto che l’art. 2476 cod. civ., comma 2, attribuisce ai soci non partecipi dell’amministrazione di ricevere ‘dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione’. Nell’interpretazione della fattispecie, offerta dalla giurisprudenza di legittimità, si è affermato che il reato proprio di cui all’art. 2625, cod. civ. non riguarda la partecipazione del socio e l’esercizio dei relativi diritti in riferimento a tutti gli aspetti della vita societaria, comprese le deliberazioni della società, ma intende garantire soltanto le funzioni di controllo esercitabili sulla gestione ed amministrazione della società, con la conseguenza che non ogni attività societaria, cui venga impedito al socio di prendere parte, integra violazione della norma di cui all’art. 2625 cod. civ., essendo necessario che l’impedimento attenga in modo specifico alle funzioni ispettive circa la regolarità della gestione (Cass., sez. 5 n. 15641, del 27/02/2015, P.M. in proc. D’Itri, non massimata). Inoltre, valorizzando la formulazione testuale dell’art. 2625 cod. civ., si è ritenuto che la norma, quando sanziona l’impedimento o l’ostacolo all’attività di controllo del socio mediante l’occultamento di documenti o il ricorso ad altri artifici, pretenda il compimento di una condotta necessariamente attiva dell’amministratore della società, attuata mediante la distrazione, la distruzione dei documenti sociali, ovvero mediante l’impiego di particolari espedienti volti a trarre in inganno, quali la simulazione, la falsificazione materiale, la rappresentazione tanto carente da risultare artificiosa, l’infedele verbalizzazione o la tenuta delle scritture contabili in modo così disordinato da impedire la possibilità di una corretta rappresentazione del dato di gestione o di patrimonio. In altri termini, la disposizione incrimina ‘ogni modalità che renda impossibile o difficoltosa l’azione di verifica da parte di chi, secondo la legge, è legittimato ad una istanza di controllo sulla gestione o sulla sua rappresentazione contabile’ (Cass., sez. 5, n. 27296 del 10/6/2010, Pantano, non massimata). Ne consegue che il delitto è ravvisabile allorché l’amministratore non si limiti a negare, in tutto o in parte, l’ostensione della documentazione contabile e societaria, ma ponga in essere operazioni positive volte ad occultare i documenti richiesti, ovvero alteri fraudolentemente il contenuto dei libri contabili e/o dei verbali assembleari (Cass., sez. 6, n. 47307 del 27/9/2016, Iuliano, rv. 268129).
4. Ebbene, confrontate con i superiori principi le argomentazioni esposte in sentenza rivelano che la condotta tenuta dal R. si sarebbe concretizzata nel trasmettere soltanto parte della documentazione societaria richiesta dal D.B. , mentre non gli viene contestato, né è stato accertato, che egli ne avesse alterato il contenuto o avesse compiuto altri artifici contabili, poiché, come già detto, la seconda condotta descritta nell’imputazione non è stata oggetto di alcuna trattazione da parte dei giudici di merito. Ne discende che il fatto materiale, meramente omissivo, come ricostruito in sentenza, non corrisponde alla fattispecie astratta delineata dal legislatore nella norma incriminatrice, che postula piuttosto il compimento di una condotta attiva.
5. Inoltre, entrambi gli accadimenti, che si è affermato essere conseguenza dell’omissione addebitata all’imputato, sia la mancata corresponsione al socio receduto del valore della quota nel termine stabilito per legge, sia la divergenza dell’importo a tale titolo offerto rispetto al reale o alla pretesa dell’avente diritto, non costituiscono il danno discendente direttamente dalla non consentita consultazione dei documenti contabili e societari in genere, perché essi sono dipesi da una scelta della società, amministrata sì dall’imputato, ma dotata di propria personalità giuridica e comunque, rispetto a tale determinazione, la mancata trasmissione dei documenti richiesti non assume alcuna incidenza. Il mancato conseguimento dell’importo monetario corrispondente all’effettivo valore della quota societaria non sarebbe stato evitato dalla completa e tempestiva conoscenza dei dati societari, perché frutto dei rifiuto dell’amministratore di procedere ad una più tempestiva liquidazione e di una valutazione della quota unilateralmente condotta, non conforme alle aspettative della controparte. È dunque corretta e merita condivisione l’obiezione difensiva, rispondente all’andamento delle vicende societarie ricostruito nelle sentenze di merito, secondo la quale è stata la conflittualità tra le parti ad avere impedito una liquidazione della quota consensuale e tempestiva, non già la parziale ostensione dei documenti societari ed il non consentito esercizio del controllo sulla gestione e sui suoi risultati.
6. Le considerazioni sopra esposte conducono ad un’unica soluzione: anche a prescindere dall’eccezione di tardiva proposizione della querela, le circostanze di fatto accertate nel giudizio di rinvio dimostrano in modo evidente ed incontrovertibile che il fatto di reato, come contestato, non sussiste per il difetto degli elementi integrativi dell’ipotesi criminosa astratta; pertanto, a norma dell’art. 129 cod. proc. pen., comma 2, nonostante la già avvenuta applicazione della causa estintiva del reato, la sentenza impugnata va annullata senza rinvio.
configurabilita-del-reato
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