Source: http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/1049.htm
Timestamp: 2018-01-17 10:47:42+00:00
Document Index: 164815906

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 12', 'art. 16', 'art. 29', 'art. 21', 'art. 28', 'art. 28']

Contratti in genere – Intermediazione finanziaria – Bond argentini – Alto rischio - Notiziario CONSOB – Fatto notorio – Sussistenza (artt. 21, lett. a) e b), d.lgs. n. 58/1998; 28 Reg. CONSOB n. 11522/1998).
documento 1049/2007
Tribunale di Vicenza 13 luglio 2007 –Pres. G. Bozza – Est. G. Limitone
Il notiziario CONSOB del 3.7.2000, da cui si evince l’alto rischio caratterizzante i titoli argentini, può reputarsi fatto notorio, atteso che si tratta di documentazione che è nella necessaria disponibilità delle Banche e di tutti gli operatori finanziari. (gl)
Con citazione notificata il 17 novembre 2005, M. G., quale unica erede del fratello Giacomo G., chiamava in giudizio la Banca ***, esponendo che il proprio de cuius aveva acquistato presso la Banca *** di T. (VI), ove aveva intrattenuto da anni un rapporto di conto corrente e di deposito titoli, bond argentini al tasso del 10,25% per € 200.000,00 il 26.4.2000, e al tasso dell’11,75% per $ USA 400.000,00 il 2.8.2000 ($ USA 380.000,00) ed il 13.10.2000 ($ USA 20.000,00), con violazione delle norme che regolano la trasparenza degli investimenti a mezzo banca; che il modulo con l’informativa sugli investimenti era probabilmente stato sottoscritto in bianco dal de cuius, per poi essere compilato dalla Banca; che, in ogni caso, la firma non appariva autografa e quindi ne contestava l’autenticità; che risultava mancante il contratto di consulenza finanziaria ex art. 30 Reg. Consob, non potendo essere tale il modulo che conteneva le sole informazioni sulla propensione al rischio del cliente; che non era stato consegnato al de cuius neppure il documento sul rischio generale degli investimenti di cui all’art. 28, lett. b, del Reg. Consob; che la Banca non aveva avvisato che quelle operazioni non erano adeguate al profilo di quel cliente, ex art. 29 n. Reg. Consob e che quindi non era opportuno procedere all’esecuzione delle stesse ex art. 29 n. 3 Reg. Consob; che lo Stato Argentino era già all’epoca considerato poco affidabile, con un rating BB di Standard & Poors e che le Banche già prima del 2000 avevano iniziato a disfarsi dei titoli argentini vendendoli ai privati; chiedeva, pertanto, il risarcimento dei danni subiti a causa del default argentino verificatosi il 24.12.2001.
Si costituiva la Banca convenuta chiedendo il rigetto delle domande attoree; infatti: a) il contratto per la negoziazione dei valori mobiliari era stato stipulato regolarmente il 7.7.1993; b) la Banca aveva regolarmente chiesto al cliente tutte le informazioni necessarie per l’investimento, che erano state fornite nel modulo di aggiornamento sulla situazione finanziaria del cliente, sulla cui sottoscrizione presentava istanza di verificazione, atteso il disconoscimento operato dall’attrice; c) le operazioni di investimento risultavano adeguate al profilo del cliente ed erano stati adempiuti gli obblighi di informazione nei suoi confronti; d) gli era stata anche consegnata copia del contratto di negoziazione e del documento informativo sui rischi generali delle operazioni di investimento; poneva questione di legittimità costituzionale degli artt. 2-22 del d.lgs. n. 5/03 per avere il legislatore delegato ecceduto dalla delega per quanto riguarda la normazione quadro del processo, affermando che il legislatore delegato non avrebbe potuto creare ex se una disciplina completa affatto nuova del processo societario in sede ordinaria e sommaria, ciò anche in assenza nella delega di specifici e determinati principi rivolti a regolare l’attività del delegato: di qui l’illegittimità costituzionale dell’art. 12 l. n. 366/01; eccepiva la decadenza dai diritti fatti valere per mancata tempestiva contestazione ex art. 16 della “raccolta degli usi unificabili di borsa”; affermava l’infondatezza delle domande nel merito, sia sotto il profilo della nullità che della annullabilità; contestava altresì l’esistenza di un danno e, in subordine, la sua quantificazione; chiedeva, infine, che venisse tenuto conto delle cedole già incassate sui titoli.
Con istanza depositata il 28.4.2006, M. G. chiedeva la fissazione dell’udienza davanti al Collegio.
La causa era istruita documentalmente e con ctu grafica e discussa all’udienza del 13.7.2007, quindi veniva trattenuta dal Collegio per la decisione.
Si osserva innanzitutto che non è stata più coltivata l’eccezione di incostituzionalità di cui alla iniziale precisazione delle conclusioni ed il Collegio non ritiene di proporla di ufficio, perché infondata.
Occorre quindi dare atto dell’esito della ctu grafica, che ha accertato essere vera la firma di G. G. sul doc. 5 della Banca convenuta, “aggiornamento situazione finanziaria, propensione al rischio, obiettivi di investimento”.
A parte una generica contestazione presentata a verbale dall’attrice il 13.7.2007, nessun motivo particolare può inficiare l’esito dell’accertamento grafico, svolto con metodo scientifico e immune da vizi logici, per cui si deve concludere che G. sottoscrisse il documento relativo alla variazione della linea di gestione (cfr. i docc. 5 e 10 della convenuta) in data 19.1.2000 e 8.2.2000, da cui si evince, in mancanza di una specifica e diretta prova da cui poter desumere un abusivo riempimento, il suo profilo finanziario: di esperienza alta, con propensione al rischio molto alta, e obiettivi di investimento con prevalenza di rivalutabilità, con il rischio dell’andamento dei corsi e compresenza di redditività, avendo aderito alla linea azionaria globale, con sub indirizzo aggressivo e ad alto rischio.
Poiché tutti gli acquisti in contestazione sono stati effettuati in epoca successiva alla data di questo documento (il 26.4.2000, il 2.8.2000, il 13.10.2000), essi devono ritenersi tutti adeguati al profilo di rischio che G. aveva indicato come proprio.
Ne consegue che la Banca, con riferimento ai titoli argentini (anche a volerli ritenere già in allora ad alto rischio) non aveva alcun onere di informare il cliente della specifica inadeguatezza e neppure di far formalizzare l’ordine per iscritto ai sensi dell’art. 29, co. 3, Reg. CONSOB.
La questione si sposta allora sugli obblighi di informazione, che non risultano qui essere stati adempiuti dalla Banca, circa la rischiosità dello specifico acquisto, fermo restando che si trattava di operazione comunque adeguata al profilo di quel cliente.
Ciò premesso, la domanda è solo parzialmente fondata.
Risulta, infatti, che al momento degli ultimi due acquisti (2.8.2000 e 13.10.2000) la Banca già sapeva, o doveva comunque saperlo usando la normale diligenza dell’operatore finanziario, che i bond argentini erano obbligazioni ad elevato rischio, “adatte unicamente a investitori speculativi e in grado di valutare e sostenere rischi speciali” (Notiziario CONSOB del 3.7.2000, che può reputarsi notorio, atteso che si tratta di documentazione che è nella necessaria disponibilità delle Banche e di tutti gli operatori finanziari).
D’altro canto, appartiene ugualmente al fatto notorio la circostanza che le Banche hanno iniziato a disfarsi dei titoli argentini con carattere di sistematicità sin dal 1999, segno che il presagio del default era già percepibile dagli operatori sin d’allora (cfr. doc. 9 attoreo).
Maggiormente quando, come nel caso di specie, l’acquisto dei titoli ad alto rischio avveniva con il ricavato della dismissione di titoli molto più sicuri, connotati da un rating “tripla A” (v. docc. 10 e 24 attorei).
Non si trattava, come è intuibile, di avvisare il cliente dell’ipotetico declassamento del livello di rating, che si sarebbe verificato ufficialmente solo nel mese di marzo del 2001, ma di informarlo del rischio già di per sé insito nel titolo che si stava proponendo.
L’obbligo di informazione si ricava, oltre che dalla norma di cui all’art. 21, co. 1, lett. a) d.lgs. n. 58/1998 (diligenza e correttezza), anche, e più specificamente, da quella di cui all’art. 28 del Reg. CONSOB n. 11522/1998, secondo il quale gli intermediari devono fornire all’investitore, prima di ogni operazione, informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione in atto, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento.
Va precisato, tuttavia, che non sussiste un obbligo generale di tenere i clienti adeguatamente informati in relazione ad ogni investimento, salvi i casi in cui l’intermediario rilevi una perdita di oltre il 50%, o anche solo del 30%, quando gli sia stato affidato il patrimonio in gestione (art. 28, co. 3 e co. 4, Reg. CONSOB n. 11522/1998).
Ragion per cui non può ritenersi ammissibile la testimonianza del funzionario della *** S.D., unico teste citato, proprio sulle circostanze dell’operazione per cui è causa.
Il risarcimento deve essere determinato nella misura del valore monetario perduto nell’operazione in conseguenza del mancato assolvimento colpevole dell’obbligo di informativa, dedotte le cedole che il G. ha incassato, l’eventuale risparmio fiscale ed il controvalore dei titoli argentini ancora detenuti dall’attrice.
La causa prosegue con ordinanza per accertare il quantum dovuto.
dichiara che Banca *** ha agito, con riguardo all’attività di intermediazione relativa alle operazioni di investimento in bond argentini del 2.8.2000 e del 13.8.2000 per cui è causa, in violazione degli artt. 21 d.lgs. n. 58/1998 e 28 Reg. Consob n. 11522/1998;
dichiara Banca *** tenuta a risarcire il danno causato da tali omissioni, con riferimento agli acquisti compiuti il 2.8.2000 ed il 13.8.2000, da quantificare nel prosieguo del giudizio;
dispone con separata ordinanza il prosieguo del giudizio.
Così deciso in Camera di consiglio il giorno 13.7.2007.