Source: http://cognomematernoitalia.blogspot.com/2018/01/cognome-materno-ai-figli-nuovo-progetto.html
Timestamp: 2019-08-25 10:58:45+00:00
Document Index: 150661792

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 262', 'art. 299', 'art. 5']

Il COGNOME MATERNO in Italia nei matrimoni e nelle convivenze: COGNOME MATERNO ai Figli / Nuovo Progetto per la XVIII Legislatura
Ai Presidenti di Camera e Senato della XVIII Legislatura
e ai Segretari delle Formazioni politiche
Introduzione alla PROPOSTA di Legge
La Corte Europea ha valutato un ricorso proposto da una coppia italiana coniugata, che avrebbe voluto attribuire alla sua prima figlia il solo cognome della madre e non il cognome del padre. Nel dichiarare legittima la richiesta, la Corte argomentava che la decisione della coppia di chiedere per la figlia l’aggiunta del cognome materno tramite istanza al Prefetto, intervenuta nel corso dei lunghi processi, non sanava il vulnus recato alla libertà e al diritto dei genitori dall’impossibilità di attribuzione alla nascita del solo cognome materno e concludeva con una sentenza di condanna per l’Italia. Quel che consegue a tale decisione della CEDU appare evidente: nessuna proposta di legge sul cognome dei figli può escludere o confinare a casi gravi il diritto dei genitori di scegliere il cognome o i cognomi da attribuire alla prole, interferendo con la libertà dei genitori di gestire nel modo da essi ritenuto più idoneo la vita privata familiare. Non è possibile pianificare dunque assoluti; il solo doppio cognome non è praticabile e non lo è nemmeno il singolo cognome materno o paterno. La legge deve invece prevedere le diverse possibilità e deve farlo in modo esplicito e chiaro, senza creare presupposti ideologici o di comodo che determinino una qualsiasi disparità nella coppia genitoriale. La Corte Costituzionale a sua volta, nell’analizzare la condizione del figlio cui veniva negato dal sistema vigente di assumere alla nascita due cognomi collegandosi a ciascuno dei genitori, ha posto nel dovuto rilievo quanto importante sia per la formazione della personalità del figlio relazionarsi con entrambi i rami del suo parentado più stretto. Delineava con ciò se non una inderogabilità al doppio cognome quanto meno una preferibilità dello stesso a tutto vantaggio del figlio.
Nella pianificazione dell’ordine dei cognomi si è seguito un criterio di assoluta parità della coppia, stabilendo con l’art. 5 che, in assenza di indicazione contraria anche da parte di uno solo dei genitori, la priorità sia data per regola al cognome materno. Ciò in virtù di quella prossimità neonatale che all’atto della nascita lega il figlio esclusivamente alla madre, condizione bilaterale che sarebbe discriminante e in opposizione alle politiche di genere, che esigono rispetto per la donna, continuare pateticamente a occultare.
L’eventuale discordia sull’ordine trova la sua equa soluzione nel sorteggio (come ha stabilito il Lussemburgo con la “Loi du 23 décembre 2005 relative au nom des enfants”, senza andare incontro a crisi d’identità nazionale per questo) e non in un assurdo e viziante ordine alfabetico, che introduce un elemento di disparità nella coppia (se si sa in partenza che si sarà vincenti non si è disposti a mediare per un accordo), oltre a costituire nel tempo un fattore di esaurimento dei cognomi alfabeticamente meno favoriti, con conseguente impoverimento della ricchezza dei cognomi italiani.
Infine, la centralità dell’interesse del figlio, unitamente alla consapevolezza che egli è l’unico titolare del cognome o dei cognomi che gli sono stati attribuiti - cognome o cognomi che acquista e che non gli vengono trasmessi in quanto non costituiscono un bene ma uno strumento strutturante la personalità individuale (Trib. Civile di Palermo, Sez. I, sentenza 865/1982) - ha determinato la formulazione di una norma che prevede la possibilità di modifica del o dei cognomi alla maggiore età, per garantire al soggetto che li porta una pacifica convivenza con se stesso.
Art. 1 - (Diritto al nome) L’art. 6 del codice civile è sostituito dal seguente. Art. 6 - (Diritto al nome)
Nel nome si comprendono un prenome e uno o due cognomi.
È diritto della persona essere collegata alla nascita mediante un cognome a fratelli e sorelle che di uno o entrambi i suoi genitori portino già il cognome e ad almeno uno dei genitori con i quali è previsto che viva.
Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte, o rettifiche del nome, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati.
Art. 2 - (Attribuzione e modifica del prenome) Dopo il nuovo art. 6 del codice civile, è inserito il seguente articolo 6 bis. Art. 6 bis - (Attribuzione e modifica del prenome)
Qualora la persona non sia riconosciuta alla nascita da nessun genitore, il prenome le verrà attribuito per decisione dell'Ufficiale di Stato civile.
Art. 3 - (Modifica dei Cognomi o del Cognome della persona maggiorenne)
Dopo l’art. 6 bis del codice civile, è inserito il seguente articolo 6 ter. Art. 6 ter - (Modifica dei Cognomi o del Cognome della persona maggiorenne)
Ove abbia assunto due cognomi può chiedere che ne sia soppresso uno a sua scelta.
Nel caso in cui desideri chiedere l’aggiunta o la sostituzione di uno o di entrambi i suoi cognomi con un cognome non presente in quelli o non coincidente con quello di nessuno dei suoi genitori, dovrà presentare richiesta motivata alla Prefettura competente per il cambiamento del nome.
Le Proposte presentate nel tempo in Parlamento, compresa quella che approvata alla Camera prese al Senato il numero 1628, si sono mosse in un'ottica patriarcale, attribuendo ai genitori ogni potere decisionale sul cognome del figlio e lasciando a questi esclusivamente la possibilità di aggiungere il cognome dell'altro genitore ove ne avesse ricevuto uno soltanto.
Si tratta di un potere esorbitante e di una disuguaglianza irrazionale, tenuto conto che il cognome è mezzo di realizzazione della personalità del soggetto che lo riceve e lo porta, di quella persona e non dei suoi antecedenti o collaterali. Restituire al figlio l'autonomia che gli è dovuta, in quanto soggetto adulto e unico titolare di diritti sulla propria persona, è un passo ineliminabile da compiere nel processo di uscita dal patriarcato che con questo progetto si intende consapevolmente avviare.
Art. 4 - (Cognome dei coniugi) L'articolo 143-bis del codice civile è sostituito dal seguente.
MOTIVAZIONI del COMMA 1 A - La sopravvivenza del 143-bis nella sua forma attuale costituisce una violazione degli artt. 8 e 14 della CEDU, per ragioni analoghe a quelle che hanno indotto il Tribunale di Strasburgo a condannare l’Italia in merito al cognome di figli. La Corte infatti, nel ricordare l’importanza di un’avanzata verso l’uguaglianza dei sessi e l’eliminazione di ogni discriminazione fondata sul sesso nella scelta del cognome di famiglia, ha stimato che la tradizione di manifestare l’unità della famiglia attraverso l’attribuzione a tutti i suoi membri del cognome del marito non può giustificare una discriminazione nei confronti delle donne.
B - Come se non bastasse, la sopravvivenza della forma attuale del 143-bis si configura come un assurdo logico e pratico. Già la possibilità di aggiungere il cognome materno, tramite un’istanza rivolta ai Prefetti, ha generato una certa massa di soggetti infantili, destinati a diventare adulti, dotati di doppio cognome. Ad essi vanno aggiunti quegli adulti, donne ma anche uomini, che hanno presentato e ottenuto l’aggiunta del cognome materno per se stessi.
Da notare che per la normativa vigente il cosiddetto doppio cognome è in realtà un cognome unico formato da due elementi non scindibili, come hanno verificato con sorpresa e disappunto diverse donne italiane sposate con uno straniero con doppio cognome, all’atto di presentare richiesta per l’aggiunta del cognome materno a quello di un loro figlio.
Al momento attuale, dunque, se una donna con cognome singolo sposa un uomo con doppio cognome, si ritrova ad averne TRE. La donna che ne avesse già due se ne ritroverebbe addirittura QUATTRO e questa realtà non è stata nemmeno contemplata nell’atto S. 1628 ormai decaduto, che dopo una proposta di modifica del 143-bis aveva fatto marcia indietro alla Camera, giungendo dunque in Senato al pieno delle contraddizioni contenute.
MOTIVAZIONI del COMMA 2
Art. 5 - (Cognomi o cognome del figlio)
È inserito nel codice civile il seguente articolo 143 quater.
Art. 143 quater - (Cognomi o cognome del figlio)
Il figlio acquista alla nascita due cognomi, uno per genitore. Il genitore che abbia più di un cognome indicherà quale di essi preferisce sia assunto dal figlio, indipendentemente dall’ordine nel quale egli li possiede. Ove uno dei genitori sia stabilmente impossibilitato ad esprimere la sua preferenza, l'Ufficiale di stato civile provvederà ad assegnare al figlio il primo dei due cognomi posseduti da quel genitore.
In conseguenza del tempo in cui viene effettuata la registrazione anagrafica legata all’evento della nascita, l’ordine dei cognomi è attribuito per prossimità neonatale. Prevede pertanto in prima posizione il materno, salvo diversa indicazione concorde presentata all'Ufficiale di Stato civile da entrambi i genitori. Ove la richiesta di ordine diverso da quello derivante dalla prossimità neonatale sia presentata da un genitore soltanto, l'Ufficiale di Stato civile attribuirà i due cognomi nell’ordine risultante dal sorteggio.
Il cognome indicato da ciascun genitore o assegnato dall'Ufficiale di stato civile ai sensi del precedente comma deve necessariamente coincidere con il cognome che sia già stato assunto da un figlio legalmente riconosciuto dallo stesso, nato da un matrimonio o al di fuori di esso oppure adottato.
MOTIVAZIONE DEL COMMA 1
I genitori biologici, coniugati o meno, sono due e due, nell'interesse del figlio oltre che per rispetto dell'identità e della dignità di entrambi i genitori, sarebbe bene che fossero i cognomi attribuiti alla nascita.
Di conseguenza, benché si sia lasciata ai genitori la possibilità di compiere una scelta diversa se di comune accordo, il doppio cognome è stato posto come regola base di questa riforma.
Inserire una predeterminazione dei cognomi come nel caso di un'attribuzione coatta del primo cognome di ciascun genitore rappresenta un'ingerenza dello Stato nella libera valutazione dei genitori considerata come non aggirabile dalla sentenza di Strasburgo del 2014, che SOLO per casi gravi - e la facilitazione delle pratiche va affrontata con un corso di aggiornamento per il personale e non certo limitando la libertà dei cittadini - ammette la preminenza della ragion di stato sul diritto dei singoli.
A - Il contenuto del comma 2 ha un valore specifico. Grazie ad esso crescono psicologicamente le donne ma soprattutto gli uomini, perché si cresce solo nella consapevolezza, uscendo da un infantilistico autoinganno.
Non appena vengono al mondo acquistando automaticamente personalità giuridica, i neonati di entrambi i sessi sono in stretta relazione con la madre e con lei soltanto; è conforme allo stato neonatale del figlio ed è corretto nei confronti della donna, nonché educativo per le generazioni a venire, che il primo cognome da attribuire a figli e figlie sia per regola di base - peraltro non coercitiva - quello della madre, di chi cioè ha affrontato per loro una gestazione e anche un parto.
L'indiscutibile legame iniziale di reciprocità esclusiva madre-figlio non lo si ignora deliberatamente degradandolo mediante l'occultamento; per rafforzare la figura paterna si incoraggia e sviluppa invece una capacità di coinvolgimento attivo dei padri nell'allevamento e nella cura dei figli sin dai loro primi giorni di vita, coinvolgimento che consenta a ogni figlio di relazionarsi psicologicamente al genitore di sesso maschile in maniera più profonda e produttiva, nell'ambito di una parità che si conquista e non si attua a colpi di machete facendo fuori una verità naturale.
Il comma 2 costituisce un'indicazione di massima che promuove il rispetto di genere, rispetto che viene soppresso mediante il tentativo di sminuire il contributo specificamente femminile alla nascita, soppressione che contrasta con qualsiasi programma di quella prevenzione della violenza contro le donne raccomandata dalla Convenzione di Istanbul, che è stata ratificata dall'Italia nel 2013.
B - La possibilità di modifica dell’ordine dietro richiesta anche di un solo genitore, dunque anche solo del padre, rende oltretutto vana ogni eventuale polemica su una presunta discriminazione a svantaggio degli uomini, rendendo i n t e r a m e n t e paritaria nel concreto la determinazione dell’ordine da assegnare.
D - È da sottolineare la previsione esclusiva del sorteggio in caso di scelta discordante, per le ragioni che seguono:
a - sapere in anticipo quale dei cognomi (della madre o del padre) risulterebbe vincente in caso di discordia - conseguenza inevitabile dell’adozione dell’ordine alfabetico - vizierebbe irrimediabilmente la posizione paritaria all’interno di ogni coppia specifica e alla coppia specifica non interessa come si distribuisce statisticamente il fenomeno su un’intera popolazione;
b - l’utilizzo dell’ordine alfabetico finirebbe nel tempo col sopprimere i cognomi meno favoriti dall’ordine, come già rilevato nell’introduzione, impoverendo senza una valida ragione la ricchezza dei cognomi italiani.
MOTIVAZIONE DEL COMMA 3 La sentenza di Strasburgo sul caso Cusan-Fazzo contiene un’indicazione specifica sul diritto dei genitori di stabilire secondo i propri criteri l’indirizzo della vita familiare e inserisce la scelta del cognome tra questi diritti.
Limitare il cognome unico ai casi gravi, come si è letto in qualche altra proposta, non soltanto contrasta con la libertà e l’autonomia dei coniugi al centro della sentenza di Strasburgo ma significa altresì esporre il figlio alla curiosità altrui, rendendo eccezionale la presenza di un solo cognome; tale soluzione è dunque da rigettare, anche a tutela della personalità del figlio.
Art. 6 - (Modifica del Cognome del figlio minore nato nel matrimonio o al di fuori di esso)
È inserito nel codice civile il seguente articolo 143 quinquiens. Art. 143 quinquiens - (Modifica del Cognome del figlio minore nato nel matrimonio o al di fuori di esso)
Qualora a un figlio minore non adottivo sia stato attribuito alla nascita un solo cognome e i suoi genitori abbiano attribuito a un loro figlio nato successivamente il doppio cognome, i genitori conviventi possono modificare il cognome del figlio presentando all’Anagrafe richiesta di aggiunta del cognome mancante, se il figlio è minore di anni 14. Ove il figlio abbia già compiuto i 14 anni di età, la richiesta dovrà essere convalidata dalla firma autenticata del figlio.
In caso di non convivenza dei genitori, il genitore il cui cognome non è stato attribuito al figlio all’atto della nascita può presentare richiesta di aggiunta del suo cognome o di uno dei suoi cognomi. La richiesta va presentata all’Anagrafe e non necessita dell’assenso dell’altro genitore salvo che questi non abbia l’affido esclusivo, ma dovrà essere convalidata dalla firma autenticata del figlio minore che abbia compiuto i 14 anni di età.
Art. 7 - (Cognomi o cognome del figlio riconosciuto da un solo genitore)
Art. 262 - (Cognomi o cognome del figlio riconosciuto da un solo genitore).
Art. 8 - (Cognomi o cognome del figlio non riconosciuto da nessun genitore) Dopo il nuovo art. 262 del codice civile si inserisce il seguente.
Art. 262 bis - (Cognomi o cognome del figlio non riconosciuto da nessun genitore)
Qualora il figlio non sia riconosciuto da nessun genitore, l'Ufficiale di Stato civile provvederà ad attribuirgli due cognomi.
Art. 9 - (Cognomi o cognome del figlio adottivo minorenne) L’art. 299 del codice civile è sostituito dal seguente. Art. 299 - (Cognomi o cognome del figlio adottivo minorenne).
La sequenza dei cognomi ottenuta va mantenuta per la filiazione ulteriore della coppia, sia di figli adottivi sia di figli biologici.
In alternativa al doppio cognome di cui ai commi precedenti è prevista l’attribuzione di un cognome unico, materno o paterno, solo nel caso di dichiarazione concorde di entrambi i genitori.
Art. 10 - (Cognomi della donna che vuol mantenere il cognome del marito aggiunto in precedenza) I commi 2, 3 e 4 dell'art. 5 della legge 10.12.1970 n. 898 e successive modificazioni sono sostituiti dai seguenti.
Art. 11 - (Tutela del cognome del marito)
Art. 156 bis - (Tutela del cognome del marito)
Con lo scioglimento del matrimonio, il giudice può vietare alla moglie l'uso del cognome del marito previsto dal comma 2 del 143 bis modificato, quando tale uso sia a lui gravemente pregiudizievole.
Art. 12 - (Modifica del regolamento di cui al DPR 396/2000, sull’Ordinamento dello stato civile)
La presente legge entrerà in vigore dopo 90 giorni dalla data di pubblicazione sulla G.U. Entro tale termine il DPR 396/2000 dovrà essere stato adeguato alle nuove disposizioni con apposito decreto e dovrà essere stata già emessa la circolare applicativa di cui necessitano gli Ufficiali dello Stato civile e i Prefetti.
Pubblicato da Iole Natoli a 13:56