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Timestamp: 2019-10-19 18:11:56+00:00
Document Index: 10765511

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.6', 'sentenza ', 'art.6', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 6', 'art 12', 'art.4', 'sentenza ', 'art.6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13']

Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat - GrNet.it
Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat
Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:26 pm
Il CdS da ragione al Ministero.
- Convenzione secondo la quale le organizzazioni sindacali dei lavoratori ed i patronati
- Legge 30 marzo 2001, n. 152
- D.M. Lavoro n.193/2008
- convenzione tipo predisposta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali”, allegata alla circolare 30 marzo 2010, n.10
- "Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale".
CdS su problemi di Patronato su disbrigo pratiche e servizi.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201802009
N. 02009/2018 REG. PROV. COLL.
N. 03193/2016 REG. RIC.
Sul ricorso numero di registro generale 3193 del 2016, proposto da:
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Patronato Istituto di Tutela ed Assistenza dei Lavoratori (ITAL UIL), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati B. Daniela Mammarella, Giorgio Antonini, con domicilio eletto presso lo studio Giorgio Antonini in Roma, via degli Scipioni, 268/A;
della sentenza del T.A.R. FRIULI VENEZIA GIULIA - TRIESTE: SEZIONE I n. 00523/2015, resa tra le parti, concernente violazione dei limiti imposti dalle convenzioni tra patronato e collaboratori volontari in materia di accesso ai dati degli enti previdenziali da parte detti collaboratori volontari, di cui al verbale ispettivo della Direzione Territoriale del Lavoro di Trieste del 9 dicembre 2014 ed alla nota di rigetto dell’istanza di rettifica del 10 marzo 2015 .
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Patronato Istituto di Tutela ed Assistenza dei Lavoratori (ITAL UIL);
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 luglio 2017 il Cons. Lydia Ada Orsola Spiezia e uditi per le parti gli avvocati Giorgio Antonini e B. Daniela Mammarella;
1. 1. Con verbale 9 dicembre 2014 la Direzione Territoriale del Lavoro di Trieste, all’esito della verifica ispettiva relativa alla attività svolta nel corso del 2013 dal patronato ITAL-UIL, ufficio provinciale di Trieste, nel valutarne le caratteristiche organizzative (in applicazione del D.M. Lavoro n.193/2008), gli riconosceva punti 2.828,30, quale punteggio di attività, ma rilevava che la struttura, per definire alcune pratiche, aveva consentito ad alcuni collaboratori volontari di utilizzare password di accesso ai sistemi informatici dell’INPS e dell’INPDAP e, in numero inferiore di casi, anche del Ministero dell’Interno, in tal modo disattendendo le prescrizioni contenute nella convenzione tipo predisposta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali”, allegata alla circolare 30 marzo 2010, n.10, che non contempla tale possibilità.
In conseguenza l’ispettore, verificata la mancata conformità di alcuni accordi di collaborazione volontaria e gratuita alle indicazioni fornite dalla circolare, ha disposto il disconoscimento delle convenzioni stipulate dal suddetto istituto di patronato con i collaboratori volontari e, quindi, non ha conteggiato ai fini economici le pratiche trasmesse in via telematica dai volontari.
Di poi, con successiva nota 10 marzo 2015, n.3909, Il Ministero del Lavoro, Dir. Gen. Politiche Previdenziali, ha respinto la “istanza di rettifica della contestazione”, presentata dal patronato ITAL-UIL di Trieste in data 8 gennaio 2015, rilevando che i collaboratori volontari in servizio presso la struttura in questione, essendo in possesso della password di accesso ai sistemi informatici di INPS, INPDAP e Min. Interno, avevano la possibilità, non solo di inviare telematicamente le pratiche predisposte ai vari Enti destinatari, ma anche di visionare potenzialmente tutte quelle trasmesse dal patronato; in conseguenza il volontario non si limiterebbe, sotto il profilo oggettivo, a svolgere attività di supporto, ma, sotto il profilo soggettivo, eserciterebbe funzioni attribuite all’operatore del patronato, in palese inosservanza della convenzione base (ministeriale), pur senza averne la qualifica e la preparazione professionale.
1.1. Avverso i suddetti provvedimenti il patronato ITAL UIL di Trieste ha proposto ricorso al TAR Friuli Venezia Giulia, chiedendone l’annullamento, previa sospensione, con due articolati motivi.
Il TAR accoglieva l’istanza di sospensione dei provvedimenti impugnati
Fissata l’udienza di trattazione nel merito, il giudice di primo grado, preliminarmente respinte le eccezioni di inammissibilità del ricorso (sollevate da Avvocatura dello Stato con riferimento alla notifica via pec ed alla natura meramente confermativa dell’istanza di rettifica), con sentenza n. 523/2015 accoglieva il ricorso nel merito, affermando che, ai sensi della disciplina dettata sugli istituti di patronato dalla legge n.152/2001, l’attività informatica svolta dai collaboratori volontari mediante l’accesso alle banche dati degli istituti erogatori delle prestazioni e del Ministero dell’Interno risulta, non solo facoltativa, ma necessaria, onde consentire la loro limitata, ma fattuale collaborazione con gli operatori del patronato nell’ambito dell’istruzione della pratica (spese compensate).
1.2. Avverso tale sentenza il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha proposto l’appello in epigrafe, chiedendone la riforma, previa sospensione, con unico articolato motivo per violazione della legge n.152/2001, art.6.
Con motivata ordinanza cautelare n. 2549/2016 questa Sezione ha accolto l’istanza di sospensione della sentenza impugnata.
1.3. Nel dicembre 2016 il patronato ITAL UIL di Trieste si è costituito in giudizio, chiedendo il rigetto dell’appello e poi, con memoria del 6 luglio 2017, ha insistito nelle dette conclusioni, deducendo che, a seguito dell’avvenuto processo di digitalizzazione, l’Amministrazione, ove non consentisse al volontario di essere munito di password, necessaria per svolgere compiti di raccolta dati personali, precluderebbe al volontario gran parte dei compiti assegnatigli dalla legge n.152/2001, art. 6, in un contesto lavorativo caratterizzato da documentazione cartacea-
L’appellato patronato rappresenta, altresì, che lo stesso Consiglio di Stato, Sezione Sesta, avrebbe aderito a questo orientamento, atteso che con sentenza n. 2798/2016 ha confermato la sentenza n.13764/2015, con cui il TAR Lazio ha annullato le linee di indirizzo del Ministero del Lavoro 7 agosto 2015, nella parte in cui, dettando istruzioni per la vigilanza sugli istituti di patronato, non consentivano al collaboratore volontario del patronato di accedere alle banche dati degli Enti previdenziali ed Assistenziali e del Ministero dell’Interno.
Alla pubblica udienza del 27 luglio 2017, uditi i difensori presenti per le parti, la causa è passata in decisione.
2. Quanto sopra premesso in fatto, in diritto la controversia concerne l’interpretazione dell’art.6 della legge n. 252/2001, che, disciplinando i compiti svolti dagli istituti di patronato, definisce le mansioni del personale in servizio presso il patronato ed, in particolare, dispone che gli Istituti di patronato possano, innanzitutto, “avvalersi esclusivamente di lavoratori subordinati dipendenti degli istituti stessi o dipendenti delle organizzazioni promotrici, se comandati presso gli istituti stessi”(comma 1), salva la “possibilità di avvalersi, occasionalmente, di collaboratori che operino in modo volontario e gratuito esclusivamente per lo svolgimento dei compiti di informazione, di istruzione delle pratiche” …. “In ogni caso ai collaboratori di cui al presente comma non possono essere attribuiti poteri di rappresentanza degli assistiti” (comma 2).
2.1. Nella sentenza appellata il TAR argomenta che, siccome a seguito della digitalizzazione delle procedure amministrative le attività, prima svolte mediante acquisizione e consultazione di documenti cartacei, attualmente sono svolte mediante acquisizione, consultazione e trasmissione di documenti informatici, al collaboratore volontario va consentito l’accesso ai sistemi informatici anche quando sia richiesta una password, non potendo, altrimenti, svolgere le proprie mansioni.
Deduce, invece, l’appellante Ministero che il collaboratore volontario, nell’adempiere i compiti propri delle sue mansioni, non necessiterebbe del possesso di una password di accesso alle banche dati degli enti eroganti le prestazioni.
2.2. L’appello appare fondato.
Vanno premessi alcuni elementi essenziali del quadro normativo di riferimento.
Gli Istituti di patronato e di assistenza sociale sono persone giuridiche di diritto privato, che senza fini di lucro svolgono un servizio di pubblica utilità ai sensi della legge n.152/2001 (modif. da legge di stabilità 2015, legge n.190/2014) e del D.M. Lavoro 10 ottobre 2008, n.193.
In particolare, a norma dell’art.6 della legge n.152/2001, i compiti dei lavoratori subordinati degli istituti di patronato (dipendenti o comandati) corrispondono alle funzioni assegnate ai Patronati cioè attività di consulenza, assistenza e tutela con poteri di rappresentanza degli assistiti (cioè lavoratori, pensionati, cittadini e stranieri) al fine di conseguire prestazioni in materia prevalentemente previdenziale, mentre ai collaboratori volontari non possono essere assegnati poteri di rappresentanza degli assistiti .
Inoltre l’art. 17 della detta legge n. 152/2001, nel ribadire che i patronati non possono avvalersi, per lo svolgimento delle proprie attività, di soggetti diversi dagli operatori di cui all’art. 6, commina, in caso di violazione delle prescrizioni, la decadenza dal diritto ai contributi finanziari, spettanti per l’attività svolta, a carico della struttura in cui si sia verificata l’infrazione.
2.2.1. Il Ministero del Lavoro con circolare 30 marzo 2010, n10, ha approvato il modello base/standard di convenzione obbligatorio per i patronati, che intendano avvalersi, occasionalmente, di collaboratori volontari ed in tale convenzione sono espressamente indicati i compiti espletabili dai detti volontari, che consistono (per quanto di interesse in controversia) nella “fornitura di informazioni ed istruzione delle pratiche e, previa indicazione del responsabile provinciale, nella consegna delle pratiche agli istituti erogatori delle prestazioni”.
Pertanto tra i compiti dei volontari non rientra anche l’inserimento dei dati nei sistemi informatici degli enti previdenziali e del Ministero dell’Interno e, quindi, il previo possesso della relativa password nominativa.
2.3. Invece, nel caso in controversia, poiché il patronato provinciale appellato ha consentito ai volontari in servizio presso la propria sede la consegna telematica delle pratiche, previo possesso di corrispondente password, accade che i collaboratori volontari, con evidente inosservanza delle norme di riferimento, art. 6, comma 2, legge n.152/2001. sono addetti anche alla “consegna telematica” delle pratiche in via autonoma, e non più su indicazione di un operatore del patronato.
2.3.1. Né vale per l’appellato dedurre che in realtà la procedura di inoltro telematico “sostituisce” quella di consegna del cartaceo e, quindi, sarebbe il frutto di una applicazione aggiornata, ma pur sempre conforme, delle disposizioni vigenti: infatti in tal modo il patronato annulla sine titulo la differenza tra “operatore di patronato” e “collaboratore volontario”, atteso che non distingue tra gli addetti attraverso i quali il patronato svolge le sue attività istituzionali ed i volontari che gratuitamente svolgono compiti di informazione e di istruzione; ciò con la ulteriore conseguenza che non viene adeguatamente tutelata la riservatezza dei dati personali e che non risulta più distinguibile la responsabilità dell’operatore del patronato da quella diversa del semplice “collaboratore volontario”.
2.4. Inoltre, in tema di titolarità della password da parte dei volontari del patronato, va aggiunto che, ai sensi della legge n 152/2001, art 12, gli istituti di patronato sono autorizzati ad accedere alla banche dati degli enti eroganti le prestazioni “per lo svolgimento delle proprie attività….nell’ambito del mandato conferito dal soggetto interessato”.
Pertanto le password di accesso in questione sono a disposizione dei patronati, recte delle figure che svolgono determinate mansioni, non per svolgere attività istruttoria di acquisizione dati (che vengono raccolti consultando l’assistito), ma allo specifico fine di accedere ai sistemi informatici degli enti previdenziali, dapprima, per inoltrare la pratica e, poi, per verificarne lo stato ed, eventualmente, modificare i dati inseriti.
A sostegno della ontologica differenza tra gli ambiti di mansioni delle due figure l’appellante (correttamente) ricorda che, secondo le disposizioni della citata circolare del Min. Lavoro n. 10/2010 (che ha anche definito il contenuto della convenzione base patronato - collaboratore volontario), quando la pratica venga acquisita da un volontario (e non da un operatore stabilmente in servizio al patronato) il mandato di assistenza si perfeziona solo con l’apposizione di “data, timbro e firma dell’operatore di Patronato”.
Da quanto sopra deriva che, poiché il volontario non ha poteri di rappresentanza, il Patronato è tenuto a prestare assistenza al richiedente solo quando la pratica venga acquisita attraverso il suo organo, dotato dei corrispondenti poteri ed abilitato ad assumere la rappresentanza dell’assistito.
Quindi, ove si consideri che l’assistito conferisce mandato al Patronato, “firmato dal mandante e dall’operatore autorizzato dall’istituto di Patronato a riceverlo” (art.4, D.M. n.193/2008), e che ai volontari non è consentito esercitare poteri di rappresentanza degli assistiti, ne consegue che la disciplina normativa di riferimento preclude ai volontari la facoltà di inoltrare telematicamente la pratica dell’assistito all’ente previdenziale mediante l’accesso autonomo al relativo sistema informatico dell’Ente destinatario.
2.5. Inoltre, poiché per prevalenti ragioni di tutela della riservatezza si tratta di password nominativa, ne consegue che le operazioni devono di necessità essere ricondotte alla responsabilità del titolare della medesima, ragione per cui (a differenza di quanto prefigura il TAR) l’inoltro della pratica risulta riconducibile materialmente, oltre che giuridicamente, all’operatore del patronato, e non al collaboratore volontario, verificandosi, altrimenti, una vera e propria sostituzione in via di fatto del titolare della password, in assenza, tra l’altro, del previo assenso dello stesso ente previdenziale, che ha messo a disposizione del patronato la password di accesso ai propri sistemi informatici.
La caratteristica nominativa della password, d’altra parte, è accentuata dalla circostanza che anche per l’accesso ai servizi ed ai dati di archivio è richiesta la titolarità e l’uso del Personal identification number- PIN, previsto dal Codice sulla protezione dati personali, cioè D.LGS. n.196/2003, artt.116 e 183, con la connessa imputazione a tutti gli effetti delle operazioni riconducibili al titolare del PIN e la previsione di linee guida dettate dal Ministero del Lavoro per un uniforme contenuto delle convenzioni da stipulare tra gli istituti di patronato e gli enti eroganti le prestazioni .
2.6. D’altra parte la tipologia scelta per la password, cioè quella nominativa, è stata considerata quella che meglio coniuga la speditezza del sistema informatico di consegna delle pratiche con la esigenza della riservatezza dei dati sensibili, che deve trovare adeguata tutela, atteso che l’accesso alla banca dati dell’ente previdenziale, consente, in teoria, la conoscenza di tutte le pratiche trasmesse dal patronato all’istituto previdenziale.
Pertanto le caratteristiche nominative della password e del PIN assegnati agli operatori in stabile rapporto organico con il patronato escludono la legittimità sia di eventuali deleghe da parte dell’operatore in favore del collaboratore sia di eventuali attività di supervisione, che consentirebbe di ricondurre ai singoli operatori, unici titolari della password e del PIN, i compiti svolti in via di fatto dai collaboratori (occasionali).
2.7. Nel caso di specie, poi, ai fini dell’accoglimento del ricorso di primo grado, non risulta determinante la circostanza che il TAR Lazio, con sentenza breve n.13764/2015 (confermata dal Consiglio di Stato, Sez.VI, n. 2798/2016), abbia annullato il vademecum diramato il 7 agosto 2015 a tutti gli Istituti di patronato dal Ministero del Lavoro, per impartire direttive e linee guida ad uso degli ispettori del lavoro nell’esercizio della vigilanza sui detti Patronati.
Infatti, in primo luogo, il documento annullato (7 agosto 2015) è successivo all’epoca, in cui è stato eseguito l’accertamento ispettivo nella sede del patronato ITALUIL di Trieste, e, quindi, non poteva trovare applicazione nel corso della verifica in controversia; inoltre il vademecum annullato è successivo al 10 marzo 2015, data in cui il Ministero del Lavoro ha respinto l’istanza di rettifica del verbale di accertamento ispettivo, che il patronato appellato ha impugnato nella parte in cui non gli ha assegnato il punteggio connesso alla definizione di alcune pratiche, che risultavano inoltrate all’istituto erogatore da personale volontario mediante autonomo utilizzo (non consentito) della password degli istituti previdenziali ; in secondo luogo, poi, tenuto conto della gerarchia delle fonti, l’intervenuto annullamento del vademecum ministeriale non risulta idoneo ad incidere sulle disposizioni regolamentari, di cui al D.M. n.193/2008 (concernente il finanziamento degli istituti di patronato), e della connessa circolare applicativa ministeriale n. 10/2010, che detta chiarimenti proprio in ordine all’attività di raccolta delle domande ed al contenuto dell’accordo di “collaborazione volontaria e gratuita”.
2.8. Alla luce dell’esposto quadro normativo appare evidente che l’annullamento giurisdizionale delle specifiche direttive ministeriali impartite nell’agosto 2015 (nella parte in cui non consente al volontario del patronato di accedere alle banche dati degli enti previdenziali), non abbia la caratteristiche per risultare risolutivo nel senso auspicato dall’appellato patronato ITAL UIL di Trieste : infatti, ove si consideri che la legge n.152/2001, art.6, comma 2, vieta di attribuire ai volontari poteri di rappresentanza degli assistiti ed impone che le modalità di svolgimento di tali collaborazioni volontarie devono risultare da un accordo scritto approvato dalla competente Direzione Territoriale del Lavoro, ne deriva che l’eliminazione delle suddette direttive dell’agosto 2015 non risulta idonea a neutralizzare i vincoli ed i limiti, che la citata normativa di rango primario (e regolamentare) ha posto sia alla titolarità della password nominativa di accesso ai sistemi informatici di INPS, INAIL e Ministero Interno (per i permessi di soggiorno) sia al conferimento del mandato di assistenza ed, in definitiva, all’insieme dei ben circoscritti compiti consentiti alla figura del volontario dalla legge citata n.152/2001.
2.9. Nel caso all’esame, poi, a prescindere da ogni valutazione in via teorica sulla assegnazione delle password in questione ai volontari, è opportuno rilevare che, in concreto, non risulta che l’appellato patronato abbia, almeno, sottoposto tale innovativa modalità di servizio dei collaboratori volontari alla previa approvazione della competente Direzione Territoriale del Lavoro di Trieste oppure degli istituti erogatori delle prestazioni previdenziali.
Infine, da quanto rappresenta l’appellato patronato nella memoria di replica del 6 luglio 2017, emerge che solo all’esito della sentenza CdS, Sez.VI, n. 2798/2016 (depositata il 23 giugno 2016) l’INPS, quale ente erogatore dei servizi previdenziali ed assistenziali, ha stabilito di dotare i volontari dei patronati di una specifica password in corrispondenza ad un’area di accesso consentita ai medesimi.
Pertanto la circostanza che l’INPS, recentemente, abbia deciso di dotare i volontari dei patronati di una “specifica password”, ad avviso del Collegio, più che valenza di conferma che l’utilizzazione della password da parte dei volontari fosse conforme alle norme vigenti, assume piuttosto il chiaro significato che l’INPS ha ribadito la esigenza di non omogeneizzare la posizione e le prerogative degli operatori e quelle dei volontari, persistendo nel mantenerle distinte.
Quindi, ad avviso del Collegio, l’INPS (a differenza di quanto prospetta l’appellato patronato) anche con questo recente intervento innovativo, di fatto, ha confermato che il quadro normativo vigente non consente di disattendere i vincoli posti dalla legge n.152/2001, art. 6, che vieta di attribuire, per esigenze pragmatiche, la titolarità della password nominativa (di accesso ai sistemi informatici degli enti previdenziali e del Ministero dell’Interno) anche in capo ai volontari al fine di conservarne, in tal modo, l’ambito di attività riconosciuto all’epoca delle procedura cartacea.
3. In conclusione, quanto alla censurata mancata attribuzione del punteggio (ai fini economici) per pratiche non conteggiate dagli ispettori, in quanto inviate telematicamente da volontari di ITAL UIL di Trieste, il Collegio ritiene che il verbale di accertamento della Direzione Territoriale del Lavoro di Trieste del 9 dicembre 2014 e la connessa nota del Min. Lavoro del 10 marzo 2015, che ha rigettato l’istanza di rettifica proposta da ITAL UIL di Trieste, siano immuni dai vizi dedotti in primo grado.
4. Pertanto, alla luce dell’esposto contesto normativo ed amministrativo, l’appello va accolto e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado va respinto.
La compensazione tra le parti delle spese di entrambi i gradi di giudizio si giustifica in ragione della circostanza che la controversia nasce da una problematica di non agevole soluzione in tema di modalità di accesso a sistemi informatici contenenti dati sensibili.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) accoglie l 'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza di primo grado impugnata, respinge il ricorso di primo grado.
Spese di entrambi i gradi di giudizio compensate tra le parti.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 luglio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Lydia Ada Orsola Spiezia, Consigliere, Estensore
Lydia Ada Orsola Spiezia	Lanfranco Balucani
Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat
Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:28 pm
vedi leggi e scarica PDF se d'interesse
Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:40 pm
Prassi - MINISTERO LAVORO E POLITICHE SOCIALI - Circolare 09 maggio 2016, n. 18
Modalità di statisticazione degli interventi di patrocinio nei confronti dei cittadini emigrati, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del D.M. 10 ottobre 2008, n. 193.
Recenti disposizioni normativa hanno apportato significative modifiche alla disciplina relativa agli Istituti di patronato e di assistenza sociale di cui alla legge 30 marzo 2001 n. 152, attraverso una serie articolata di interventi che hanno previsto, tra l’altro, l’estensione oltre il confine nazionale delle funzioni proprie degli Istituti in parola.
Pertanto la rilevanza assunta dalle attività di patrocinio svolte all’estero dai Patronati, pone l’esigenza di provvedere ad una "valorizzazione" dei relativi interventi garantendone una maggiore efficienza. Si rende quindi necessario, acquisito il parere dell’Ufficio legislativo di cui alla nota prot. n. 29/0002938 del 6 maggio 2016, rivedere le modalità di statisticazione delle prestazioni svolte in favore dei cittadini emigrati, di cui alla circolare n. 5 del 18 marzo 2010 e circolare n. 1 del 25 gennaio 2012, tenendo conto dei criteri individuati dall’articolo 3, comma 3, del Decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 10 ottobre 2008, n. 193, recante il regolamento per il finanziamento degli Istituti in questione, che così recita:
"E’ riconosciuta l’attività svolta in nome e per conto dei cittadini emigrati secondo i seguenti criteri:
a) gli interventi per l’ottenimento di prestazioni autonome a carico degli istituti assicuratori esteri sono riconosciuti all’ufficio dell’istituto di patronato all’estero incaricato della trattazione da parte di una sede italiana, anche se inoltrate dalla stessa attraverso un istituto assicuratore italiano;
b) gli interventi in convenzione internazionale per i quali sia richiesto l’interessamento di una sede di un paese estero, sono riconosciuti alla sede italiana per la parte italiana ed alla sede estera per la parte estera;
c) gli interventi di sedi estere che coinvolgono altre sedi estere sono riconosciute ad entrambe le sedi se le stesse hanno contribuito, ciascuna per la parte di propria competenza, alla definizione dell’intervento.".
In ordine al richiamato comma 3, dell’articolo 3, lettera a) del citato decreto n. 193/2008, è stata a suo tempo riconosciuta ai Patronati, con circolare ministeriale n. 5 del 18 marzo 2010, la facoltà, peraltro confermata in quella successiva n. 1 del 25 gennaio 2012, di utilizzare il c.d. modello di comportamento e, dunque, "di incaricare o meno della trattazione di una pratica la propria sede, ove attiva, nello stato estero di residenza dell’ente erogatore della prestazione", scegliendo a quale struttura territoriale - italiana o straniera - attribuire il punteggio connesso ai relativi interventi.
Alla luce delle modifiche del sistema regolatorio degli Istituti di patronato, al fine di garantire una maggiore trasparenza ed omogeneità delle rilevazioni, i predetti Istituti non possono più optare in base al modello di comportamento precedentemente adottato, dovendosi, per contro, attenere a quanto di seguito riportato.
Per l’ottenimento di prestazioni autonome a carico di Enti assicuratori esteri, anche qualora la relativa pratica sia stata acquisita da una sede di Patronato italiana, questa dovrà attivarsi affinché la pratica in argomento sia trattata dall’ufficio dell’Istituto di patronato ubicato nello Stato estero interessato. Soltanto nel caso di assenza della sede estera, compete alla sede italiana la trattazione della pratica.
Invece, le pratiche concernenti l’ottenimento di prestazioni autonome a carico di Enti assicuratori italiani, acquisite da sede estera, devono essere trattate in Italia, con la conseguenza che, in questa seconda ipotesi, sarà la sede di patronato straniera ad assicurare la corretta trattazione dell’intervento in Italia.
Per quanto concerne, invece, gli interventi in convenzione internazionale - previsti dalla lettera b) del menzionato comma 3, dell’articolo 3, del D.M. n. 193/2008 - sono riconosciuti alla sede italiana per la parte italiana ed alla sede estera per la parte estera, indipendentemente dall’ufficio dell’Istituto di patronato (italiano o straniero) che ha acquisito il mandato di patrocinio.
Infine, in merito agli interventi di cui alla lettera c), riferiti al conseguimento di prestazioni che interessano più sedi estere, ciascuna sede estera presente nei diversi Stati coinvolti statistica la parte di intervento calcolato in pro-rata secondo la normativa del paese in cui è ubicata; qualora non siano presenti sedi del Patronato in uno o più degli Stati coinvolti, i pro-rata relativi vengono attribuiti alla sede estera che ha acquisito il mandato di assistenza.
Le richiamate attività sono rilevate sulla base dello schema sotto indicato:
Attività estera Chi statistica
Sede italiana Sede estera
Interventi per prestazioni autonome a carico di Enti assicuratori esteri: X
sono trattati da sede estera, anche se acquisiti da sede di Patronato italiana (1)
Interventi per prestazioni autonome a carico di Enti assicuratori italiani: X
sono trattati da sede italiana, anche se acquisiti da sede di Patronato estera.
Interventi in convenzione internazionale X X
Interventi di sedi estere che coinvolgono altre sedi estere (2) X
(1) Se non presente la sede estera, la sede italiana statistica la pratica.
(2) Per ogni sede estera presente nei diversi Stati; se non presenti sedi di patronato in uno o più degli Stati coinvolti, i pro-rata relativi vengono attribuiti alla sede estera che ha acquisito il mandato di assistenza.
La presente circolare trova applicazione per le attività innanzi elencate il cui mandato di patrocinio decorre dal giorno successivo alla data odierna.
N.B.: Vedi anche l'allegato qui sotto.
Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:52 pm
Vigilanza sugli istituti di patronato
La costituzione degli istituti di patronato e di assistenza sociale - Enti di diritto privato gestiti da Confederazioni e Associazioni nazionali di lavoratori che annoverino nei propri statuti finalità assistenziali - va inquadrata nella tradizionale funzione di assistenza ai lavoratori svolta dalle organizzazioni sindacali.
La Legge 30 marzo 2001, n. 152 e le successive modifiche e integrazioni recante "Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale" fissa nuove modalità di espletamento del servizio svolto dai patronati, allargandolo a nuove sfere di attività, precedentemente non previste, che rispecchiano la dinamica di sviluppo dei servizi e tiene conto del cambiamento intervenuto nel tessuto socio-economico del paese.
I patronati esercitano attività di informazione, di assistenza e di tutela, anche con poteri di rappresentanza, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani, stranieri e apolidi presenti nel territorio dello Stato e dei loro superstiti e aventi causa, per il conseguimento in Italia e all'estero delle prestazioni (di qualsiasi genere in materia di sicurezza sociale, di immigrazione e emigrazione) erogate da amministrazioni e enti pubblici, da enti gestori di forme di previdenza complementare o da Stati esteri nei confronti di cittadini italiani. Inoltre, possono svolgere, senza scopo di lucro, attività di sostegno, informative, di servizio e di assistenza tecnica finalizzate alla diffusione della conoscenza della legislazione in materia di sicurezza sociale.
In base all'art. 13 della Legge 152 del 2001, il D.M. n. 193 del 10 ottobre 2008 ​dispone che il finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale è corrisposto sulla base della valutazione della loro attività e della loro organizzazione in relazione all'estensione e all'efficienza dei servizi offerti degli Istituti medesimi.
Gli istituti di patronato e di assistenza sociale sono sottoposti alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Attualmente sono costituiti 24 patronati, 19 tra essi aderiscono ai raggruppamenti:
CE.PA. - Centro Patronati
C.I.P.L.A. - Comitato di Intesa tra i Patronati dei Lavoratori Autonomi
C.I.P.A.S. - Coordinamento Istituti di Patronato e di Assistenza Sociale
CO.P.A.S. - Coordinamento dei Patronati di Assistenza Sociale
ALTRI PATRONATI
​INAPI - ISTITUTO NAZIONALE ASSISTENZA PICCOLI IMPRENDITORI
Associazione promotrice: FENAPI - FEDERAZIONE NAZIONALE AUTONOMA PICCOLI IMPRENDITORI
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INPAS - ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA E DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE SINDACATI AUTONOMI LAVORATORI (CONFSAL)
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Se.N.A.S. - SERVIZIO NAZIONALE PER L'ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: FEDERAZIONE NAZIONALE USPPI AGRICOLTURA
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Patronato ANMIL - ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LAVORATORI MUTILATI E INVALIDI DEL LAVORO
Associazione promotrice: ANMIL - ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LAVORATORI MUTILATI E INVALIDI DEL LAVORO ONLUS
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E.N.A.S.C. - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA SOCIALE AI CITTADINI
Associazione promotrice: U.N.S.I.C. - UNIONE NAZIONALE SINDACALE IMPRENDITORI E COLTIVATORI
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- Pubblicato il Decreto direttoriale del 30 ottobre 2017 concernente il pagamento delle somme liquidate agli Istituti di patronato e di assistenza sociale a titolo di II anticipazione 2016, ai sensi dell’art. 13, legge 30 marzo 2001, n. 152
- Pubblicato il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’11 luglio 2017 relativo alla ricostituzione della Commissione di cui all’art. 14 del D.M. 193/2008
- La Direzione Generale per le Politiche Previdenziali e Assicurative rende note le somme liquidate agli Istituti di patronato e di assistenza sociale, ai sensi dell'art. 13, Legge 30 marzo 2001, n. 152, a titolo di anticipazioni e saldo nell'anno 2012. Comunica, altresì, che ai sensi del medesimo articolo 13 della legge 30 marzo 2001, n 152 con Decreto direttoriale del 29/11/2016 è stato disposto il pagamento della IV anticipazione relativa al contributo 2013 e con Decreto direttoriale del 2/12/2016 è stato disposto il pagamento della II anticipazione relativa al contributo 2015
N.B.: Leggi e scarica PDF se d'interesse anche l'allegato qui sotto.
Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:54 pm
leggi anche questi allegati
Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 5:05 pm
​ACLI - PATRONATO ACLI PER I SERVIZI SOCIALI DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI
Associazione promotrice: ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI PER I SERVIZI SOCIALI
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Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO (C.G.I.L.)
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Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI LAVORATORI (C.I.S.L.)
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ITAL - ISTITUTO DI TUTELA E ASSISTENZA LAVORATORI
Associazione promotrice: UNIONE ITALIANA DEL LAVORO (U.I.L.)
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ENAPA - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA E PATROCINIO AGRICOLTORI
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE DELL'AGRICOLTURA ITALIANA (CONFAGRICOLTURA)
Sito web: http://www.enapa.it" onclick="window.open(this.href);return false;
50&PIÚ ENASCO - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA SOCIALE PER GLI ESERCENTI ATTIVITÀ COMMERCIALI
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL COMMERCIO, DEL TURISMO E DEI SERVIZI (CONFCOMMERCIO)
Sito web: http://www.50epiu.it/Patronato.aspx" onclick="window.open(this.href);return false;
EPACA - ENTE DI PATRONATO E DI ASSISTENZA PER I CITTADINI ED AGRICOLTURA COLTIVATORI
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE NAZIONALE COLDIRETTI
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EPASA- ITACO CITTADINI E IMPRESE
Associazioni promotrici: CONFEDERAZIONE NAZIONALE DELL'ARTIGIANATO (C.N.A.) CONFEDERAZIONE ITALIANA ATTIVITA' COMMERCIALI, TURISTICHE E DEI SERVIZI (CONFESERCENTI)
Sito web: http://www.epasa-itaco.it" onclick="window.open(this.href);return false;
INAC - ISTITUTO NAZIONALE DI ASSISTENZA PER I CITTADINI
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI (C.I.A.)
Sito web: http://www.inac-cia.it" onclick="window.open(this.href);return false;
INAPA - ISTITUTO NAZIONALE DI ASSISTENZA E PATRONATO PER L'ARTIGIANATO
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DELL'ARTIGIANATO (CONFARTIGIANATO)
Sito web: http://www.inapa.it" onclick="window.open(this.href);return false;
ENAS - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: UNIONE GENERALE DEL LAVORO (U.G.L.)
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ENCAL- INPAL - ENTE NAZIONALE CONFEDERALE ASSISTENZA LAVORATORI – ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSISTENZA DEI LAVORATORI
Associazioni promotrici: CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI AUTONOMI LAVORATORI (C.I.S.A.L.)-ASSOCIAZIONE ITALIANA COLTIVATORI (A.I.C.)
Sito web: encal-inpal.org/encal-inpal
EPAS - ENTE DI PATRONATO E DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: FEDERAZIONE NAZIONALE AGRICOLTURA (F.N.A.)
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SIAS - SERVIZIO ITALIANO DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: MOVIMENTO CRISTIANO LAVORATORI
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ACAI - PATRONATO ASSOCIAZIONE CRISTIANA DEGLI ARTIGIANI ITALIANI
Associazione promotrice: ASSOCIAZIONE CRISTIANA ARTIGIANI ITALIANI
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ENAC – ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA AL CITTADINO
Associazione promotrice: UCI – UNIONE COLTIVATORI ITALIANI
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Associazione promotrice: CONFEURO - CONFEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI E SINDACATI LIBERI DEI LAVORATORI EUROPEI
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SBR - SOZIALER BERATUNGSRING
Associazione promotrice: AUTONOMER SUDTIROLER GEWERKSCHAFTSBUND (A.S.G.B.)
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Associazione promotrice:CONFEDERAZIONE GENERALE SINDACATI AUTONOMI LAVORATORI (CONFSAL)
Se.N.A.S. - SERVIZIO NAZIONALE PER L' ASSISTENZA SOCIALE
Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 5:10 pm