Source: https://it.vlex.com/vid/norme-dei-consumatori-lavoratori-264561734
Timestamp: 2020-07-05 13:56:08+00:00
Document Index: 96713182

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 3', 'arte11', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 414', 'art. 6', 'art. 5']

Regolamento 'Roma I': le norme a tutela dei consumatori e dei lavoratori - Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto - Libri e Riviste - VLEX 264561734
Autore: Laura Marrone
Pagine: 155-170
1. Dalla Convenzione di Roma del 1980 al Regolamento (CE) n. 593/2008. - 2. I contratti conclusi da consumatori. - 3. I contratti individuali di lavoro. - 4. Le norme di applicazione necessaria ed il limite dell’ordine pubblico.- 5. Considerazioni conclusive.
È entrato in vigore il Regolamento (CE) n. 593/2008 del 17 giugno 2008 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I)1, che si applica ai contratti stipulati dopo il 17 dicembre 2009 e che converte la Convenzione di Roma in forma di strumento comunitario. Il Regolamento “Roma I” sostituisce, nei rapporti fra gli Stati membri2, la Convenzione di Roma del 19803, che già armonizzava le norme relative al diritto applicabile alle obbligazioni contrattuali nei rapporti “transfrontalieri”. L’atto comunitario trova la sua base giuridica negli art. 61 e 65 del Trattato CE4. Si applica alle obbligazioni contrattuali di carattere civile e commerciale e pone le regole necessarie a individuare la legge applicabile nelle ipotesi “che comportino un conflitto di leggi”. Lo scopo del legislatore comunitario è quello di raggiungere
* Di Laura Marrone, assegnista di ricerca dell’Università degli Studi di Bari.
l’uniformità dei criteri di individuazionedella legge applicabile ai contratti internazionali, inclusi i contratti di lavoro e quelli conclusi dai consumatori.Inoltre, per il tramite della c.d. “comunitarizzazione” della Convenzione di Roma, si garantisce ancor più l’effettività di tale uniformità attraverso il pieno controllo giurisdizionale della Corte di Giustizia5. All’interno di questo scenario, il presente lavoro ha lo scopo di verificare se sono cambiate e/o come sono cambiate le regole che la Convenzione di Roma del 1980 detta per tutelare le parti considerate più deboli nella negoziazione dei contratti. La Convenzione, infatti, prevede una disciplina specifica, per disciplinare tali fattispecie, derogatoria rispetto a quella contenuta negli articoli 3 e 4. Essa ha voluto allinearsi a una tendenza generale del diritto internazionale privato volta ad apprestare una normativa protettiva dei consumatori ed in generale dei soggetti che versano in una situazione di debolezza negoziale. Vedremo che il Regolamento si allinea a questa tendenza e sposa soluzioni ispirate agli stessi principi. Ciononostante, esso non si limita a trasporre pedissequamente le disposizioni della Convenzione all’interno di un atto comunitario, ma introduce degli aggiustamenti alla disciplina di conflitto uniforme prevista dalla Convenzione di Roma. Per queste ragioni si cercherà di fornire un sommario quadro generale dei cambiamenti introdotti con il passaggio dal regime della Convenzione di Roma a quello del Regolamento (CE) n. 593/20086.
La Convenzione di Roma sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali ha costituito il primo passo sulla via dell’unificazione del diritto internazionale privato all’interno della Comunità, con lo scopo di facilitare la determinazione della legge applicabile ai contratti ed accrescere la certezza del diritto7. Essa, per determinare la legge applicabile alle obbligazioni
contrattuali, si ispira sostanzialmente a due principi: quello che riconosce l’autonomia delle parti nella scelta della legge applicabile ed il c.d. principio di prossimità8.
Secondo il principio dell’ autonomia delle volontà9, accolto dall’art. 3 della Convenzione, le parti sono libere di designare la legge regolatrice del loro contratto10. La posizione prioritaria attribuita alla volontà delle parti è una scelta funzionale all’esigenza delle parti stesse di operare in un quadro giuridico certo e di disciplinare il contratto in modo confacente ai propri interessi. È logico, quindi, che la Convenzione si conformi a questo indirizzo prevedendo delle restrizioni solo per i contratti nei quali è ipotizzabile la presenza di un contraente debole sul presupposto che quest’ultimo possa subire le imposizioni della controparte11. Seguendo la Convenzione di Roma, anche nell’art. 3 del Regolamento (CE) n. 593/2008 il criterio principale di scelta della legge applicabile resta quello della volontà delle parti ed anche nel Regolamento è mantenuta la previsione, che limita la possibilità di scelta qualora tutti gli elementi di un contratto siano ubicati in un paese determinato e l’unico elemento di estraneità sia rappresentato proprio dall’optio legis. In tal caso, infatti, le parti non possono eludere l’applicazione delle disposizioni a cui la legge di tale diverso paese “non permette di derogare convenzionalmente”. Un tale vincolo comporta che, qualora l’applicazione della legge designata dalle parti comporti deroghe in pejus alle norme imperative di cui sopra, queste ultime prevalgono. In secondo luogo, si scoraggiano le parti dall’intento di ricorrere ad un’optio legis fittizia al solo fine di frodare la legge, che altrimenti disciplinerebbe il contratto.A fare da contraltare alla assoluta libertà di scelta concessa alle parti dall’art. 3 della Convenzione di Roma provvede il secondo principio, di cui si parlava, il c.d. principio di prossimità, contenuto nell’art. 4, intitolato “Legge applicabile in mancanza di scelta”. Nonostante il titolo dell’art. 4 sia rimasto identico nel passaggio dalla Convenzione di Roma al Regolamento (CE) n. 593/2008 i suoi contenuti sono stati profondamente modificati. Secondo quanto previsto dalla Convenzione di Roma, l’art. 4 muove dalla disposizione secondo cui il contratto, in mancanza di scelta espressa dalle parti, è regolato dalla legge del
paese con cui presenta il “collegamento più stretto”. È, altresì, consentito di frazionare il rapporto in più parti al fine di sottoporre ciascuna di esse a diverse leggi regolatrici12. Il 2° comma dell’art. 4 della Convenzione di Roma detta una serie di indicazioni presuntive per individuare quale sia il paese con cui il contratto è più strettamente collegato. La presunzione di carattere generale è a favore della legge del paese in cui risiede la parte che deve fornire la c.d. “prestazione caratteristica”. Si fa, dunque, ricorso ad una nozione nuova, quella appunto della prestazione caratteristica, che dovrebbe permettere di concretizzare il collegamento del contratto all’interno di un paese stabilendo una connessione diretta con l’essenza dell’obbligazione. L’individuazione della prestazione caratteristica non è sempre facile13 e l’opera
dell’interprete risulta particolarmente delicata. Per questo la dottrina si è rivelata subito piuttosto critica riguardo l’utilizzo del suddetto criterio di collegamento. Il par. 5 dell’art. 4 della Convenzione, infine, sancisce una clausola d’eccezione, anch’essa manifestazione del principio di prossimità. Infatti, esso prevede che le presunzioni contenute nei paragrafi precedenti vengano meno quando la prestazione caratteristica non possa essere determinata o quando dal complesso delle circostanze risulti che il contratto presenta un collegamento più stretto con un altro paese.
L’art. 4 della Convenzione è stato criticato sotto vari profili e le critiche hanno portato il legislatore comunitario ad intervenire in modo incisivo. La tecnica redazionale nel Regolamento pare invertita rispetto al corrispondente articolo della Convenzione di Roma. L’art. 4, come modificato, elenca nel par. 1 le tipologie contrattuali più diffuse indicando per ognuna di esse quale debba essere la legge applicabile in mancanza di scelta espressa delle parti. Si cerca, così, di eliminare ogni margine di discrezionalità ed assicurare la massima certezza del diritto possibile. Soltanto nel caso in cui la fattispecie non rientri fra quelle regolate dal par. 1 dell’art. 4 si potrà ricorrere alla “clausola eccezionale” contenuta nel par. 2 dello stesso articolo, che richiama il criterio della prestazione caratteristica. Perciò, solo qualora il contratto non sia fra quelli contemplati nel par. 1 o la legge, così determinata, si riveli non appropriata, il contratto dovrà essere disciplinato “dalla legge del paese in cui la parte, che deve effettuare la prestazione caratteristica” ha la residenza abituale. Qualora, poi, neanche in questo modo possa essere individuata la legge idonea a regolare il contratto ovvero quest’ultimo risulti “chiaramente” più strettamente collegato ad un paese diverso, si potrà applicare la legge di tale diverso paese.
Tenendo a mente quanto descritto nel paragrafo precedente, è adesso possibile approfondire la disciplina predisposta dal Regolamento (CE) 593/2008 per garantire la tutela dei c.d. “contraenti deboli”. Le disposizioni in esame, da un lato, salvaguardano “un alto grado di prevedibilità” delle regole di conflitto di leggi, dall’altro, garantiscono il principio della tutela del contraente considerato debole. La protezione di quest’ultimo è perseguita tramite l’introduzione di regole “speciali” di conflitto ritenute più favorevoli alla tutela degli interessi della parte debole di quanto non lo siano le regole generali.
L’art. 6 del Regolamento – ex art. 5 della Convenzione di Roma – disciplina l’ambito della legge applicabile ai contratti conclusi dai consumatori e fa salva la disciplina di cui agli art. 5 e 7, relativi ai contratti di trasporto e ai contratti di assicurazione, collocandosi quale disciplina residuale e alternativa rispetto a quella prevista per i suddetti contratti. L’articolo ha subìto alcune significative modifiche nel passaggio dall’atto convenzionale all’atto comunitario. In entrambe le versioni, però, lo scopo di tutelare il contraente più debole è stato raggiunto ponendo dei limiti alla scelta della legge applicabile, di cui all’art. 3, e cambiando il criterio di collegamento generale, previsto nell’art. 414. L’art. 6 si applica solo ai contratti conclusi fra un c.d. “consumatore” ed un c.d. “professionista”. Il c.d. professionista è colui il quale – persona fisica o giuridica – agisce nell’esercizio della sua attività commerciale o professionale. Viceversa, può definirsi consumatore solo una “persona fisica” che contrae per scopi estranei alla sua eventuale attività commerciale o professionale. Si nota subito l’introduzione, nel testo del Regolamento dei termini “persona fisica” non presenti nel vecchio art. 5 della...