Source: https://legislazionetecnica.it/952164/edilizia-appalti-professioni-tecniche-sicurezza-ambiente/nota-illustrativa/acustica-ambientale-classificazione-del-territorio-piani-d-azione-valori-limite-sanzioni
Timestamp: 2019-12-15 13:31:09+00:00
Document Index: 175015989

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 27', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 80', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 7']

- valori limite, valori di attenzione e valori di qualità del clima acustico;
- l’adozione di piani di risanamento acustico;
- oneri di valutazione dell’impatto e del clima acustico in caso di realizzazione di determinate nuove opere;
b) il D. Leg.vo 19/08/2005, n. 194 (significativamente modificato dal D. Leg.vo 17/02/2017, n. 41 nonché dal D. Leg.vo 17/02/2017, n. 42) che attua la Direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale. Esso prevede, per quanto di maggior rilievo:
- l’elaborazione di “mappe acustiche” del territorio e delle infrastrutture;
- descrittori dell’inquinamento acustico secondo i quali andrebbero convertiti i valori già indicati dalla L. 447/1995;
- l’adozione di piani d’azione per la bonifica dell’inquinamento acustico.
Nonostante la quasi totale mancanza di coordinamento tra i due filoni di normativa, è possibile affermare, in linea di massima, quanto segue:
- la “mappatura” acustica (prevista dal D. Leg.vo 194/2005) si pone su un piano diverso della “classificazione”, o “zonizzazione” (prevista dalla L. 447/1995) da realizzare ai fini dell’individuazione del livello di accettabilità dell’inquinamento acustico nelle varie aree del territorio comunale; infatti la mappatura prevista dal D. Leg.vo 194/2005 non è preordinata alla pianificazione dello sviluppo del territorio, e alla sua suddivisione secondo i valori di contenimento dell’inquinamento che si intendono conseguire, quanto all’individuazione di situazioni di criticità che devono essere oggetto dei piani d’azione;
- i valori limite e gli altri valori previsti dalla L. 447/1995 e dalle sue disposizioni di attuazione continuano ad applicarsi fintanto che non sarà eventualmente emanata una normativa che definisca le modalità della conversione di quei valori secondo i “descrittori” indicati dal D. Leg.vo 194/2005;
- i piani d’azione disciplinati dal D. Leg.vo 194/2005 tendono ad assorbire i piani di risanamento acustico previsti dalla L. 447/1995.
- s’impongono dispositivi da apporre sulla sorgente del rumore, ovvero s’impone che la medesima possegga determinati requisiti (ad esempio: barriere fonoassorbenti o “dune” lungo le infrastrutture stradali o ferroviarie nei tratti vicini a centri abitati; obbligo di impiegare asfalti o pneumatici capaci, per la loro caratteristiche di diminuire l’impatto acustico derivante dal traffico);
- s’impongono dispositivi da apporre sul “corpo ricettore” del rumore, ovvero s’impone che il medesimo possegga determinati requisiti (ad esempio: pannelli fonoassorbenti sui muri degli edifici; modifiche degli infissi; obbligo di rispettare determinate tecniche costruttive);
- si allontanano le sorgenti di rumore dai “corpi ricettori”, specie ove si tratti di ricettori “sensibili”, quali ad esempio scuole e ospedali, che esigono un maggiore grado di silenziosità dell’area dove si trovano (ciò avviene nello scegliere il tracciato di un’infrastruttura rumorosa o nell’individuare le aree dove lasciare esercitare attività rumorose, nonché nelle ipotesi in cui viene disposta la delocalizzazione delle medesime attività);
- si disciplina la durata e la collocazione nell’arco della giornata di attività rumorose.
Questo insieme di misure deve servire ad assicurare il rispetto di determinati livelli di pressione sonora stabiliti, per legge, secondo che si tratti di giorno o di notte e secondo la destinazione d’uso (classe) dell’area considerata.
Ai fini di cui sopra è previsto un sistema di controllo e di misurazione del rumore.
- aree destinate ad uso prevalentemente residenziale (CLASSE II: aree urbane a traffico veicolare locale, con bassa densità di popolazione, e limitata presenza di attività commerciali ed assenza di attività industriali e artigianali);
- aree tipo misto (CLASSE III: aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di popolazione, con presenza di attività commerciali, uffici, con limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali; aree rurali interessate da attività che impiegano macchine operatrici);
- aree di intensa attività umana (CLASSE IV: aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; aree portuali, aree con limitata presenza di piccole industrie);
- aree prevalentemente industriali (CLASSE V: aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni);
- aree esclusivamente industriali (CLASSE VI: aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi).
Nell’adozione del piano di classificazione acustica, il Comune deve comunque tenere conto delle attività economiche precedentemente insediate sul territorio, le cui esigenze trovano tutela in virtù della loro risalente ubicazione rispetto agli insediamenti che si radichino sul territorio successivamente (si veda TAR Toscana, 12/12/2016, n. 1771);
B - indichino le aree da destinarsi a spettacolo a carattere temporaneo, ovvero mobile, ovvero all’aperto;
C - stabiliscano il divieto di contatto diretto di aree, anche appartenenti a Comuni confinanti, quando i valori di livello sonoro si discostino in misura superiore a 5 dBA equivalente (il livello va misurato secondo i criteri generali stabiliti dal D. P.C.M. 01/03/1991).
Gli esiti della classificazione di cui sopra (c.d. “zonizzazione”) determinano che:
- secondo la classe attribuita ad una determinata area, devono essere rispettati i limiti di emissione acustica stabiliti dalla legge, secondo la classe stessa oppure, per quanto riguarda le installazioni già in essere che contrastino con tali limiti, devono essere intraprese adeguate azioni di risanamento;
- in particolare, qualora in aree già urbanizzate non sia possibile rispettare determinati valori limite o vincoli, occorre redigere opportuni “piani di risanamento”, ai sensi dell’art. 7 della L. 447/1995 N1;
- il rilascio di titoli abilitativi edilizi relativi a nuovi impianti ed infrastrutture adibiti ad attività produttive, sportive e ricreative, e a postazioni di servizi commerciali polifunzionali, è subordinato al rispetto della normativa per la tutela dall’inquinamento acustico, e quindi dei predetti “limiti;”
- sono parimenti subordinati al rispetto della normativa per la tutela dall’inquinamento acustico, e quindi dei predetti “limiti”, i provvedimenti comunali che abilitano alla utilizzazione di immobili ed infrastrutture di sui sopra, così come le autorizzazioni all’esercizio di attività produttive (art. 6 della L. 447/1995).
L’art. 3 del D. Leg.vo 194/2005 (comma 1, lettera a) prevede che l’autorità individuata dalla Regione o dalla Provincia autonoma (ad esempio i Comuni capoluogo di Provincia anche con riguardo ai Comuni minori e in coordinamento con essi) elabori e trasmetta alla stessa Regione (o Provincia autonoma) mappe acustiche strategiche degli agglomerati riferiti al precedente anno solare, con priorità per gli agglomerati urbani con oltre 250.000 abitanti (si veda l’art. 3 del D. Leg.vo 194/2005).
Gli agglomerati sono a questi fini aree urbane, individuate dalla Regione o Provincia autonoma competente, costituite da uno o più centri abitati contigui fra loro e la cui popolazione complessiva è superiore a 100.000 abitanti (si veda l’art. 2 del D. Leg.vo 194/2005).
La mappatura non coincide con la zonizzazione, o classificazione, acustica, prevista dalla L. 447/1995: mentre infatti quest’ultima ha, come detto, l’obiettivo di suddividere il territorio comunale in aree omogenee, sulla base degli usi urbanistici consentiti realizzati o in previsione, ad ognuna delle quali corrispondono specifici limiti di pressione (inquinamento) acustica, la mappatura è finalizzata alla determinazione dell’esposizione globale al rumore in una certa zona a causa di sorgenti di rumore anche diverse.
Con le mappe acustiche vengono fornite al Ministero dell’ambiente le informazioni da trasmettere alla Commissione europea (si vedano gli artt. 3 e 7 del D. Leg.vo 194/2005, nonché l’allegato 6 del medesimo provvedimento).
L’art. 3 del D. Leg.vo 194/2005 (comma 1, lettera b) prevede che le società e gli enti gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture elaborino e trasmettano alla Regione o alla Provincia autonoma competente la mappatura acustica, riferita al precedente anno solare, degli assi stradali e ferroviari principali e degli aeroporti N2, con priorità per gli assi stradali principali su cui transitano più di 6 milioni di veicoli all’anno, gli assi ferroviari principali su cui transitano più di 60.000 convogli all’anno e gli aeroporti principali.
Nel caso di infrastrutture principali che interessano più Regioni, la mappatura acustica relativa a dette infrastrutture è trasmessa al Ministero dell’ambiente ed alle Regioni o Province autonome competenti.
Mappe acustiche strategiche degli agglomerati con più di 250.000 abitanti
Autorità designata da Regione o Provincia autonoma
Entro il 30/06/2007
Mappe acustiche strategiche degli altri agglomerati
Entro il 30/06/2017 e successivamente entro il 31/03/2022 e ogni 5 anni a partire da tale data
Mappe acustiche degli assi stradali principali su cui transitano più di 6.000.000 di veicoli all’anno, degli assi ferroviari principali su cui transitano più di 60.000 convogli all’anno e degli aeroporti principali
Gestore del servizio di trasporto e della infrastruttura
Mappe acustiche delle infrastrutture ricadenti negli agglomerati con più di 250.000 abitanti
Entro il 31/12/2006
Mappe acustiche delle infrastrutture principali di interesse nazionale o di interesse di più Regioni, compresi gli aeroporti principali, ricadenti negli altri agglomerati
Entro il 30/06/2017 e successivamente ogni 5 anni a partire da tale data
Mappe acustiche relativa ad alte infrastrutture non di interesse nazionale né di interesse di più Regioni
Entro il 30/06/2017 e successivamente entro il 3131/03/2022 e ogni 5 anni a partire da tale data
1) il numero totale stimato, arrotondato al centinaio, di persone che vivono nelle abitazioni esposte a ciascuno dei seguenti intervalli di livelli di Lden in dB a 4 m di altezza sulla facciata più esposta: 55-59, 60-64, 65-69, 70-74, >75, con distinzione fra rumore del traffico veicolare, ferroviario e aereo o dell’attività industriale N5.
b) una facciata silenziosa, ossia la facciata delle abitazioni in cui il valore di Lden a 4 m di altezza dal suolo e a 2 m di distanza dalla facciata, per i rumori emessi da una specifica sorgente, sia inferiore di oltre 20 dB a quello registrato sulla facciata avente il valore più alto di Lden. Si dovrebbe, inoltre, precisare in che misura gli assi stradali e ferroviari principali e gli aeroporti principali N2 contribuiscono ai fenomeni summenzionati (punto 1.5 dell’allegato 6 al D. Leg.vo 194/2005);
2) il numero totale stimato, arrotondato al centinaio, di persone che occupano abitazioni esposte a ciascuno dei seguenti intervalli di livelli di Lnight in dB a 4 m di altezza sulla facciata più esposta: 50-54, 55-59, 60-64, 65-69, >70, con distinzione fra rumore del traffico veicolare, ferroviario e aereo o dell’attività industriale N5.
a) insonorizzazione speciale dal particolare rumore in questione, secondo la definizione di cui al punto 1, lettera a);
era una facciata silenziosa, secondo la definizione di cui al punto 1, lettera b). Si dovrebbe precisare, inoltre, in che misura gli assi stradali e ferroviari principali e gli aeroporti principali contribuiscono ai fenomeni sopra menzionati (punto 1.6 dell’allegato 6 al D. Leg.vo 194/2005);
3) il numero totale stimato, arrotondato al centinaio, di persone che occupano abitazioni situate al di fuori degli agglomerati esposte a ciascuno dei seguenti intervalli di livelli di Lden in dB a 4 m di altezza e sulla facciata più esposta: 55-59, 60-64, 65-69, 70-74, >75 N5.
b) una facciata silenziosa, secondo la definizione di cui al punto 1, lettera b) (punto 2.5 dell’allegato 6 al D. Leg.vo 194/2005);
4) il numero totale stimato, arrotondato al centinaio, di persone che occupano abitazioni situate al di fuori degli agglomerati urbani esposte a ciascuno dei seguenti intervalli di livelli di Lnight in dB a 4 m di altezza sulla facciata più esposta: 50-54, 55-59, 60-64, 65-69, >70 N5.
Si dovrebbe, inoltre, precisare, ove possibile e opportuno, quante persone negli intervalli di cui sopra occupano abitazioni dotate di:
b) una facciata silenziosa, secondo la definizione di cui al punto 1, lettera b) (punto 2.6. dell’allegato 6 al D. Leg.vo 194/2005);
5) la superficie totale, in km2, esposta a livelli di Lden rispettivamente superiori a 55, 65 e 75 dB. Occorre inoltre fornire il numero totale stimato, arrotondato al centinaio, di abitazioni e il numero totale stimato di persone, arrotondato al centinaio, presenti in ciascuna zona. Le cifre includono gli agglomerati. Occorre rappresentare anche le curve di livello 55 e 65 dB su una o più mappe, che devono comprendere informazioni sull’ubicazione di paesi, città e agglomerati all’interno delle curve di livello (punto 2.7. dell’allegato 6 al D. Leg.vo 194/2005).
Ai fini dell’informazione ai cittadini e per l’elaborazione di piani d’azione occorrono inoltre:
e) la descrizione delle strumentazioni e delle tecniche di misurazione impiegate per la sua redazione, nonché la descrizione dei modelli di calcolo impiegati e della relativa accuratezza. N6.
È prevista ai sensi dell’art. 3 del D. Leg.vo 194/2005, comma 5, ultimo periodo, l’emanazione di un decreto ministeriale che adotti linee guida sulla base delle quali redigere mappature acustiche in conformità dei criteri e delle specifiche indicate dalla Direttiva 2007/2/CE. Tale decreto non risulta emanato al momento.
c) dati numerici in formato elettronico (allegato 4 del D. Leg.vo 194/2005).
Le mappe acustiche strategiche e la mappatura acustica sono riesaminate e, se necessario, rielaborate almeno ogni 5 anni dalla prima elaborazione (art. 3 del D. Leg.vo 194/2005).
La Regione o la Provincia autonoma competente verifica che le mappe acustiche strategiche e la mappatura acustica soddisfino i requisiti di legge. Tale controllo è effettuato dal Ministero dell’ambiente:
- in caso di infrastrutture principali che interessano più Regioni;
- se è la stessa Regione o Provincia autonoma che redige la mappatura.
A tal fine Regione e Province e Ministero, si avvalgono, rispettivamente delle Agenzie per la protezione ambientale competente per territorio, (ARPA, APPA) e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) (art. 3 del D. Leg.vo 19 agosto 2005, n. 194).
Le società e gli enti gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture che non adempiono agli obblighi di elaborazione della mappatura acustica - corredata dai dati di cui all’allegato 6 del D. Leg.vo 194/2005 - nei tempi di legge, sono soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 30.000 a 180.000 Euro per ogni mese di ritardo.
Ai sensi dell’art. 11, del D. Leg.vo 194/2005, la sanzione è prevista per l’inadempimento degli obblighi cui all’art. 3 del D. Leg.vo 194/2005, commi 3, 3-bis, nonché di cui agli artt. 4 e 6 del D. Leg.vo 194/2005 medesimo.
L’art. 3 della L. 447/1995 prevede che lo Stato adotti piani pluriennali per il contenimento delle emissioni sonore prodotte per lo svolgimento di servizi pubblici essenziali (linee ferroviarie, metropolitane, autostrade e strade statali) entro i limiti stabiliti per ogni specifico sistema di trasporto.
L’art. 4 della L. 447/1995 prevede che le Regioni, in base alle proposte pervenute e alle disponibilità finanziarie assegnate dallo Stato, predispongano un piano regionale triennale di intervento per la bonifica dall’inquinamento acustico.
I piani d’azione previsti dal D. Leg.vo 194/2005 recepiscono i predetti piani.
Nel caso di superamento dei valori limite di attenzione, ed a maggior ragione dei valori limite, i Comuni provvedono all’adozione di piani di risanamento acustico, da approvarsi dal Consiglio comunale.
- recepisce il contenuto dei piani pluriennali per il contenimento delle emissioni sonore prodotte per lo svolgimento di servizi pubblici essenziali - linee ferroviarie, metropolitane, autostrade e strade statali - adottato dallo Stato (art. 3 della L. 447/1995, comma 1, lettera i);
- recepisce il contenuto del piano delle società e degli enti gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture, per contenere ed abbattere il rumore (art. 10 della L. 447/1995, comma 5);
- si adegua al piano regionale triennale di bonifica dall’inquinamento acustico (art. 4 della L. 447/1995).
a) l’individuazione della tipologia ed entità dei rumori presenti, incluse le sorgenti mobili, nelle zone da risanare individuate in sede di classificazione acustica del territorio;
b) l’individuazione dei soggetti cui compete intervenire;
e) le eventuali misure cautelari a carattere d’urgenza per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica (art. 7 della L. 447/1995).
Il piano di risanamento acustico può essere adottato dai Comuni anche al fine di perseguire i valori di qualità (art. 2 della L. 447/1995, comma 1, lettera h); art. 7 della L. 447/1995).
In caso di inerzia del Comune ed in presenza di gravi e particolari problemi di inquinamento acustico, all’adozione del piano di risanamento provvede, in via sostitutiva, la Regione, ai sensi dell’art. 7 della L. 447/1995.
Il piano d’azione per la bonifica dall’inquinamento acustico è uno strumento di pianificazione degli interventi da adottarsi a seguito della mappatura acustica strategica e della mappatura acustica.
Il D. Leg.vo 194/2005 prevede che l’autorità individuata dalla Regione o dalla Provincia autonoma (ad esempio i Comuni capoluogo di Provincia anche con riguardo ai Comuni minori e in coordinamento con essi) elabori e trasmetta alla stessa Regione (o Provincia autonoma) un piano per gestire i problemi di inquinamento acustico ed i relativi effetti - compresa, se necessario, la sua riduzione - (“piano d’azione”) sulla base delle mappe acustiche strategiche degli agglomerati, con priorità per gli agglomerati urbani con oltre 250.000 abitanti (si vedano l’art. 4 del D. Leg.vo 194/2005 e la tabella riportata più vanti con riguardo alle tempistiche entro le quali redigere e trasmettere i Piani).
Esso è redatto anche con riguardo ai Comuni minori e in coordinamento con essi, ed assorbe e recepisce i piani di risanamento acustico.
Con il piano è trasmessa la sintesi dei dati da comunicare alla Commissione europea indicati nell’allegato 6 del D. Leg.vo 194/2005.
Il D. Leg.vo 194/2005 prevede che le società e gli enti gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture elaborino e trasmettano alla Regione o alla Provincia autonoma competente il “Piano” di loro competenza sulla base delle mappe acustiche, con priorità per gli assi stradali e ferroviari principali e aeroporti N2, con priorità degli assi stradali principali su cui transitano più di 6.000.000 di veicoli all’anno, degli assi ferroviari principali su cui transitano più di 60.000 convogli all’anno e degli aeroporti principali.
Nel caso di infrastrutture principali che interessano più Regioni, il piano d’azione è trasmesso al Ministero dell’ambiente ed alle Regioni o Province autonome competenti.
Con le mappe acustiche vengono fornite al Ministero dell’ambiente le sintesi di cui all’allegato 6 - informazioni da trasmettere alla Commissione europea (si vedano gli artt. 3 e 7 del D. Leg.vo 194/2005, nonché l’allegato 6 del medesimo provvedimento).
Piani di azione per gli agglomerati con più di 250.000 abitanti
Entro il 18/07/2008
Piani di azione per altri agglomerati
Entro il 18/07/2018 e successivamente entro il 18/04/2023 e ogni 5 anni a partire da tale data
Piani di azione per gli assi stradali principali su cui transitano più di 6.000.000 di veicoli all’anno, per gli assi ferroviari principali su cui transitano più di 60.000 convogli all’anno e per gli aeroporti principali
Piani d’azione relativi a infrastrutture ricadenti negli agglomerati con oltre 250.000 abitanti
Entro il 18/01/2008
Piani d’azione delle infrastrutture principali di interesse nazionale o di interesse di più Regioni, compresi gli aeroporti principali, ricadenti negli altri agglomerati
Entro il 18/10/2017 e successivamente ogni 5 anni a partire da tale data
Piani di azione relative ad altre infrastrutture non di interesse nazionale né di interesse di più Regioni
g) un resoconto delle consultazioni pubbliche;
i) gli interventi pianificati dalle autorità competenti per i successivi cinque anni, comprese le misure volte alla conservazione delle aree silenziose quali, ad esempio:
- accorgimenti tecnici a livello delle sorgenti;
- scelta di sorgenti più silenziose;
- riduzione della trasmissione del suono;
- misure di regolamentazione o misure economiche o incentivi;
I piani d’azione devono comprendere inoltre stime in termini di riduzione del numero di persone esposte (fastidio, disturbi del sonno o altro).
I piani d’azione recepiscono:
- i piani di contenimento ed abbattimento del rumore prodotto dallo svolgimento dei servizi pubblici di trasporto o nell’esercizio delle relative infrastrutture adottati ai sensi dell’art. 10 della L. 447/1995, comma 5;
- i piani pluriennali per il contenimento delle emissioni sonore prodotte per lo svolgimento di servizi pubblici essenziali;
- i piani regionali triennali di intervento per la bonifica dall’inquinamento acustico
- i piani comunali di risanamento acustico (si veda l’art. 4 del D. Leg.vo 194/2005) N7.
- se è la stessa Regione o Provincia autonoma che redige il Piano.
A tal fine Regione e province e Ministero, si avvalgono, rispettivamente delle Agenzie per la protezione ambientale competente per territorio, (ARPA, APPA) e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) (si veda l’art. 4 del D. Leg.vo 194/2005).
Al fine di assicurare il coordinamento del piano di azione elaborato dalle società e dagli enti gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture con i piani di azione degli agglomerati interessati, l’autorità individuata dalla Regione o dalla Provincia autonoma verifica con apposito provvedimento la coerenza e le possibili sinergie tra le varie tipologie di azioni e interventi sul territorio e stabilisce le necessarie prescrizioni (si veda l’art. 4 del D. Leg.vo 194/2005, comma 10-ter).
Le società e gli enti gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture che non adempiono agli obblighi di elaborazione e trasmissione dei rispettivi piani d’azione - corredati dalla relativa sintesi delle informazioni di cui all’allegato 6 del D. Leg.vo 194/2005 - sono soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 30.000 a 180.000 Euro per ogni mese di ritardo (si veda l’art. 11 del D. Leg.vo 194/2005).
La relazione è approvata dal Consiglio comunale ed è trasmessa alla Regione almeno entro il 31/03/2020, e successivamente ogni 5 anni; i contenuti della relazione stessa sono definiti in base al D. Min. Ambiente e Tutela Terr. e Mare 15/04/2019, n. 105 (emanato in attuazione dell’art. 27 del D. Leg.vo 42/2017, comma 2).
In sede di concessione di contributi o risorse finanziarie regionali o statali, destinati ai Comuni per il perseguimento degli obiettivi di cui alla L. 447/1995, è data priorità ai Comuni che ottemperano all’obbligo di adozione della relazione di cui sopra e ai Comuni individuati dalla Regione o dalla Provincia autonoma quali agglomerati che hanno ottemperato alla redazione delle mappe acustiche strategiche (si veda l’art. 7 della L. 447/1995) N8.
Si intendono per valori limite di emissione i valori massimi del rumore che può essere emesso da una sorgente sonora, misurato in prossimità della sorgente stessa N9.
- stabiliti ex lege dalla tabella B dell’Allegato al D. P.C.M. 14/11/1997.
Si intendono per sorgenti fisse quelle definite dall’art. 2 della L. 447/1995, comma 1, lettera c), e cioè: gli impianti tecnici degli edifici e le altre installazioni unite agli immobili anche in via transitoria il cui uso produca emissioni sonore; le infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali, marittime, industriali, artigianali, commerciali ed agricole; gli impianti eolici; i parcheggi; le aree adibite a stabilimenti di movimentazione merci; i depositi dei mezzi di trasporto di persone e merci; le aree adibite ad attività sportive e ricreative.
- da altri atti connessi con la circolazione stessa.
A tal fine occorre tenere il dispositivo silenziatore, qualora prescritto, in buone condizioni di efficienza e non alterato e non si devono superare, nell’usare apparecchi radiofonici o di riproduzione sonora a bordo dei veicoli, i limiti sonori massimi di accettabilità fissati dal relativo regolamento di esecuzione del codice della strada (D.P.R. 16/12/1992, n. 495).
Inoltre, i dispositivi di allarme acustico antifurto installati sui veicoli devono limitare l’emissione sonora ai tempi massimi previsti dal menzionato D.P.R. 495/1992, e in ogni caso non devono superare i limiti massimi di esposizione al rumore fissati dalla legge.
I valori limite di emissione del rumore delle sorgenti sonore mobili - cioè quelle non prodotte da impianti tecnici, infrastrutture stradali e produttive, parcheggi ed aree adibite a movimentazione merci e deposito di mezzi di trasporto - sono altresì regolamentati dalle norme di omologazione e certificazione delle stesse (art. 2 del D. P.C.M. 14/11/1997).
Gli autoveicoli sono sottoposti a verifica - secondo le disposizioni dell’art. 80 del D. Leg.vo 285/1992 sulla revisione periodica, tra l’altro, della “silenziosità” dei veicoli - per accertarne la rispondenza alla certificazione di omologazione ai fini acustici, ai sensi dell’art. 9 del D.P.R. 30/04/2004, n. 142.
Macchine e attrezzature destinate a funzionare all’aperto - come definite dall’art. 2 del D. Leg.vo 04/09/2002, n. 262, in combinato con l’allegato I del medesimo D. Leg.vo 262/2002 - possono essere immesse in commercio o messe in servizio dal fabbricante o dal mandatario, ai sensi dell’art. 3 del D. Leg.vo 262/2002 a condizione che:
- rispettino i valori di emissione acustica di cui all’allegato III del D. Leg.vo 262/2002;
- siano sottoposte alle procedure di valutazione della conformità di cui all’art. 11 del D. Leg.vo 262/2002;
- rechino la dichiarazione CE di conformità nonché la marcatura CE e l’indicazione del livello di potenza sonora garantito (si vedano gli artt. 8-10 del D. Leg.vo 262/2002).
L’attività di controllo è svolta dal Ministero dell’ambiente che, a tale fine, si avvale dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ISPRA, già APAT ed ANPA), ai sensi dell’art. 4 del D. Leg.vo 262/2002.
Il D. Min. Ambiente e Tutela Terr. e Mare 26/04/2013 disciplina, ai sensi dell’art. 12 del D. Leg.vo 262/2002, comma 3, lettera a), le modalità e i requisiti necessari ai fini dell’autorizzazione degli organismi di certificazione per l’emissione acustica ambientale delle macchine ed attrezzature destinate a funzionare all’aperto e quindi anche nei cantieri.
Si veda in proposito la tabella di cui all’allegato I, parte b), del D. Leg.vo 262/2002, come modificato dall’art. 1 del D. Min. Ambiente 24/07/2006.
Si intendono per valori limite di immissione i valori massimi del rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori N9.
I valori limite di immissione assoluti (cioè determinati con riferimento al livello equivalente di rumore ambientale) sono stabiliti secondo la classificazione dell’area ai fini acustici dalla tabella C dell’allegato al D. P.C.M. 14/11/1997.
- 3 dB per il periodo notturno, all’interno degli ambienti abitativi.
Tali valori non si applicano:
a) nelle aree classificate come “esclusivamente industriali” (classe VI);
b) se il rumore misurato a finestre aperte sia inferiore a 50 dB(A) durante il periodo diurno e 40 dB(A) durante il periodo notturno;
c) se il livello del rumore ambientale misurato a finestre chiuse sia inferiore a 35 dB(A) durante il periodo diurno e 25 dB(A) durante il periodo notturno;
d) alla rumorosità prodotta:
- dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali di aviosuperfici, dei luoghi in cui si svolgono attività sportive di discipline olimpiche in forma stabile e marittime;
- da servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso.
Per l’applicazione del criterio differenziale agli impianti a ciclo produttivo continuo si veda il D. Min. Ambiente 11/12/1996.
Ai sensi dell’art. 6 del D. P.C.M. 14/11/1997, i valori di attenzione, espressi come livelli continui equivalenti di pressione sonora ponderata “A”, riferiti al tempo a lungo termine (Tl) N10 sono:
a) se riferiti ad un’ora, i valori della tabella C allegata al D. P.C.M. 14/11/1997, aumentati di 10 dB per il periodo diurno e di 5 dB per il periodo notturno;
b) se relativi ai tempi di riferimento, i valori di cui alla tabella C allegata al D. P.C.M. 14/11/1997.
Vanno adottati i piani di risanamento:
- in caso di superamento di uno dei due valori di cui ai punti a) e b)
- in caso di superamento anche del solo valore di cui al punto b), in aree industriali.
I valori di qualità (cioè ai sensi dell’art. 2 della L. 447/1995, comma 1, lettera h), i valori di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla L. 447/1995), sono definiti dalla tabella D allegata al D. P.C.M. 14/11/1997.
Nei Comuni che non hanno provveduto alla zonizzazione acustica si applicano i limiti di cui all’art. 6 del D. P.C.M. 01/03/1991, comma 1.
Non è consentito il contatto di aree che si discostino tra loro in misura superiore a 5 dBA di livello sonoro equivalente, neppure se si tratti di aree appartenenti a Comuni diversi, ai sensi dell’art. 4 della L. 447/1995.
- della disciplina relativa al rumore prodotto dall’uso di macchine rumorose e da attività svolte all’aperto riferita alle attività autorizzate (si veda l’art. 8 della L. 447/1995, comma 6);
- della disciplina e delle prescrizioni tecniche relative all’attuazione di disposizioni di competenza comunale (si veda l’art. 6 della L. 447/1995);
- della corrispondenza alla normativa vigente dei contenuti della documentazione loro fornita in occasione della valutazione di clima acustico e della valutazione di impatto acustico;
- dei regolamenti di esecuzione della L. 447/1995 con riferimento a specifiche sorgenti sonore, nonché delle disposizioni statali e regionali dettate in applicazione della medesima L. 447/1995.
Inoltre, i Comuni, sulla base di quanto stabilito da norme regionali, controllano il rispetto della normativa per la tutela dall’inquinamento acustico:
- in sede di rilascio dei titoli abilitativi edilizi per nuovi impianti ed infrastrutture adibiti ad attività produttive, sportive e ricreative e a postazioni di servizi commerciali polifunzionali;
- in occasione dell’adozione dei provvedimenti comunali che abilitano alla utilizzazione dei medesimi immobili ed infrastrutture;
- in occasione dell’adozione dei provvedimenti di licenza o di autorizzazione all’esercizio di attività produttive particolareggiati (si veda l’art. 6 della L. 447/1995).
Il personale incaricato dei controlli e il personale delle agenzie regionali dell’ambiente, nell’esercizio delle medesime funzioni di controllo e di vigilanza, può accedere agli impianti ed alle sedi di attività che costituiscono fonte di rumore, e richiedere i dati, le informazioni e i documenti necessari per l’espletamento delle proprie funzioni.
Tale personale è munito di documento di riconoscimento rilasciato dall’ente o dall’agenzia di appartenenza. Il segreto industriale non può essere opposto per evitare od ostacolare le attività di verifica o di controllo (si veda l’art. 14 della L. 447/1995).
Ai sensi dell’art. 6 della L. 447/1995, i Comuni, in deroga ai valori limite di immissione e nel rispetto delle prescrizioni indicate dal Comune stesso, possono autorizzare lo svolgimento di:
- attività temporanee (es. cantieri);
- manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico;
- spettacoli a carattere temporaneo ovvero mobile.
Nelle zone situate all’esterno delle fasce di pertinenza acustica vanno considerati, di regola, i valori limite comuni di immissione ed emissione, di cui agli artt. 3-4 del D. P.C.M. 14/11/1997.
Nelle zone situate all’interno delle fasce di pertinenza non si applicano, di regola, i valori limite comuni di immissione ed emissione. Tali valori vanno invece considerati per le sorgenti sonore diverse dall’infrastruttura (artt. 3-4 del D. P.C.M. 14/11/1997).
Per zone situate all’interno delle fasce di pertinenza acustica, i valori limite sono stabiliti dalle disposizioni dedicate alle singole tipologie di infrastruttura emanate in attuazione della L. 447/1995.
I valori di attenzione non si applicano alle fasce territoriali di pertinenza delle infrastrutture stradali, ferroviarie, marittime ed aeroportuali (si veda l’art. 6 del D. P.C.M. 14/11/1997).
- per le strade esistenti e assimilabili, nonché per gli ampliamenti in sede, gli affiancamenti e le varianti si fa invece riferimento tabella 2 dell’allegato 1 al D.P.R. 142/2004.
Quanto ai valori limite all’interno della fascia di pertinenza acustica:
- per le infrastrutture stradali di nuova realizzazione, il proponente l’opera individua i corridoi progettuali che possano garantire la migliore tutela dei ricettori presenti all’interno della fascia di studio di ampiezza pari a quella di pertinenza, estesa ad una dimensione doppia in caso di presenza di scuole, ospedali, case di cura e case di riposo.
Per le infrastrutture stradali di nuova realizzazione vanno rispettati i valori limite di immissione definiti dalla tabella 1 dell’allegato 1 al D.P.R. 142/2004. Ai sensi dell’art. 2 del D.P.R. 142/2004, i valori limite di immissione sono verificati, in corrispondenza dei punti di maggiore esposizione, in conformità a quanto disposto dal D. Min. Ambiente 16/03/1998, e devono essere riferiti al solo rumore prodotto dalle infrastrutture stradali.
Per le infrastrutture per le quali è stato approvato il progetto definitivo alla data del 16/06/2004 devono essere gradualmente raggiunti i valori di cui alla tabella 2 dell’allegato 1 al D.P.R. 142/2004 tramite i “piani di risanamento” sopra descritti.
In via prioritaria, l’attività pluriennale di risanamento dovrà essere attuata all’interno dell’intera fascia di pertinenza acustica per quanto riguarda scuole, ospedali, case di cura e case di riposo e, per quanto riguarda tutti gli altri ricettori, all’interno della fascia più vicina all’infrastruttura (si veda l’art. 5 del D.P.R. 142/2004).
Per le aree all’esterno delle fasce di pertinenza acustica, le infrastrutture stradali concorrono a determinare il rispetto dei valori limite di cui alla tabella C del D. P.C.M. 14/11/1997.
Il rispetto di tali valori è verificato in facciata degli edifici ad 1 m dalla stessa ed in corrispondenza dei punti di maggiore esposizione nonché dei ricettori (si veda l’art. 6 del D.P.R. 142/2004).
I predetti valori sono valutati al centro della stanza, a finestre chiuse, all’altezza di 1,5 m dal pavimento (si veda l’art. 6 del D.P.R. 142/2004).
Per i ricettori inclusi nella fascia di pertinenza acustica, devono essere individuate ed adottate opere di mitigazione sulla sorgente, lungo la via di propagazione del rumore e direttamente sul ricettore, per ridurre l’inquinamento acustico prodotto dall’esercizio dell’infrastruttura, con l’adozione delle migliori tecnologie disponibili, tenuto conto delle implicazioni di carattere tecnico-economico (si veda l’art. 6 del D.P.R. 142/2004).
Per gli interventi sul ricettore è prevista l’emanazione di linee guida predisposte dal Ministero dell’ambiente (si veda l’art. 7 del D.P.R. 142/2004).
- se si tratta di infrastrutture esistenti, il cui permesso sia stato rilasciato dopo il 16/06/2004.
- se si tratta di infrastrutture nuove, ovvero loro ampliamenti o variazioni, se il permesso di costruire sia stato rilasciato dopo la data di approvazione del progetto definitivo dell’infrastruttura stradale per la parte eccedente l’intervento di mitigazione previsto a salvaguardia di eventuali aree territoriali edificabili (si veda l’art. 1 del D.P.R. 142/2004, comma 1, lettera l), necessario ad assicurare il rispetto dei limiti di immissione ad una altezza di 4 m dal piano di campagna (si veda l’art. 8 del D.P.R. 142/2004).
I gestori provvedono, sulla base dei compiti istituzionali e avvalendosi degli ordinari stanziamenti di bilancio, ad attuare sistemi di monitoraggio per il rilevamento dell’inquinamento da rumore prodotto nell’esercizio delle infrastrutture stradali in conformità alle direttive impartite dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio (si veda l’art. 10 del D.P.R. 142/2004).
La violazione dei regolamenti di esecuzione di cui all’art. 11 della L. 447/1995 - tra i quali si può annoverare quello sul traffico veicolare - è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 500 a 20.000 Euro (si veda l’art. 10 della L. 447/1995).
Si rinvia alla lettura del D.P.R. 18/11/1998, n. 459, a sua volta emanato in attuazione dell’art. 11 della L. 447/1995. La sua violazione è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 500 a 20.000 Euro (si veda l’art. 10 della L. 447/1995).
Esso reca misure volte a ridurre o vietare l’accesso di velivoli in un determinato aeroporto, nonché altre misure ritenute utili a favorire il raggiungimento di obiettivi definiti di riduzione dell’inquinamento acustico a livello dei singoli aeroporti, tenuto conto, in particolare, della popolazione esposta.
Lo stesso decreto, in allegato, fissa le prescrizioni relative alla valutazione da parte di un apposito comitato delle restrizioni operative, tenuto conto del rapporto tra costi e benefici probabili connessi alle misure da attuare, nonché delle caratteristiche dell’aeroporto interessato.
Norme di attuazione dell’art. 11 della L. 447/1995 in tema di rumore aeroportuale sono le seguenti:
- il D. Min. Ambiente 20/05/1999, “Criteri per la progettazione dei sistemi di monitoraggio per il controllo dei livelli di inquinamento acustico in prossimità degli aeroporti nonché criteri per la classificazione degli aeroporti in relazione al livello di inquinamento acustico”;
- il D.P.R. 11/12/1997, n. 496, “Regolamento recante norme per la riduzione dell’inquinamento acustico prodotto dagli aeromobili civili”;
- il D. Min. Ambiente 31/10/1997, “Metodologia di misura del rumore aeroportuale”;
- il D. Min. Ambiente 03/12/1999, “Procedure antirumore e zone di rispetto negli aeroporti”.
Tali normative (si vedano gli artt. 4-6 del D. Min. Ambiente 31/10/1997) prevedono che apposite commissioni definiscano, nell’intorno dei vari aeroporti, i confini delle seguenti aree di rispetto: zona A, zona B, zona C. All’interno di tali zone valgono i seguenti limiti per la rumorosità prodotta dalle attività aeroportuali:
- zona A: l’indice LVA non può superare il valore di 65 dB(A);
- zona B: l’indice LVA non può superare il valore di 75 dB(A);
- zona C: l’indice LVA può superare il valore di 75 dB(A).
Al di fuori delle zone A, B e C l’indice LVA non può superare il valore di 60 dB(A).
Esse inoltre (si veda il D. Min. Ambiente 03/12/1999) definiscono criteri procedurali per le procedure antirumore e le zone di rispetto per le aree e le attività aeroportuali:
a) le curve isofoniche devono essere elaborate sulla base dei dati forniti da ENAC, ENAV e società di gestione, nell’ambito delle rispettive competenze, mediante i più avanzati modelli matematici validati dall’ANPA, tenendo conto delle rotte di ingresso ed uscita dagli aeroporti, pubblicate sul volume AIP Italia, redatto dall’ENAV;
c) i risultati ottenuti devono essere sottoposti ad analisi e misure di verifica, al fine di introdurre eventuali azioni correttive;
d) le procedure di cui alle lettere a) e b) possono essere ripetute per verificare le ipotesi adottate, a seguito dell’attività di verifica di cui alla lettera e);
e) le misure sono eseguite da tecnici competenti in acustica.
Si rinvia alla lettura del D.P.R. 03/04/2001, n. 304, emanato in esecuzione dell’art. 11 della L. 447/1995, applicabile alle attività motoristiche di autodromi, aviosuperfici, (luoghi in cui si svolgono attività sportive di discipline olimpiche in forma stabile), piste motoristiche di prova e per attività sportive.
La sua violazione è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 500 a 20.000 Euro, ai sensi dell’art. 10 della L. 447/1995.
Il 70% delle somme derivanti dall’applicazione delle sanzioni amministrative previste per la violazione della L. 447/1995 è riassegnato su apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente, per essere devoluto, con decreto del relativo Ministro:
- ai Comuni, per il finanziamento dei piani di risanamento dall’inquinamento acustico (recepiti nei Piani d’azione);
- alle Agenzie per la protezione ambientale competenti per territorio, per l’attuazione dei controlli di competenza.
La rendicontazione giustificativa delle modalità di utilizzo delle somme è trasmessa:
- entro il 31 marzo di ogni anno, dal Comune alla Regione corredata di una apposita relazione;
- entro il 31 maggio di ogni anno, la Regione trasmette al Ministero dell’ambiente la rendicontazione di cui sopra per i Comuni del territorio di competenza (art. 10 della L. 447/1995).
Le società e gli enti gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture sono puniti in via amministrativa col pagamento di una somma:
- da 30.000 a 180.000 Euro per ogni mese di ritardo in caso inadempimento dell’obbligo della tempestiva redazione e trasmissione delle mappe acustiche strategiche (artt. 3, 4 e 11 del D. Leg.vo 194/2005).
- da 5.000 a 30.000 Euro in caso di inadempimento dell’obblio di comunicare al Ministro dell’ambiente i dati necessari per le connesse comunicazioni alla Commissione europea (dati di cui all’allegato 6 del D. Leg.vo 194/2005; artt. 7 e 11 del D. Leg.vo 194/2005).
All’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie provvede la Regione o la Provincia autonoma competente (nelle ipotesi relative ad infrastrutture principali che interessano più Regioni nonché a società e enti gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture, provvede il Ministero dell’ambiente), ai sensi dell’art. 11 del D. Leg.vo 194/2005.
Le procedure di irrogazione, determina ed estinzione della sanzione seguono quelle comuni, relative alle sanzioni amministrative pecuniarie (L. 24/11/1981, n. 689; si veda l’art. 11 del D. Leg.vo 194/2005).
Il D. Leg.vo 13/10/2010, n. 190, che attua la Direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino, nella definizione di “inquinamento” N13 include il rumore sottomarino prodotto dall’uomo.
Tale tipologia di “rumore” (ad esempio quello causato da trasporti marittimi, dall’impiego di strumenti di acustica sottomarina, dall’attività di prospezione geofisica) è uno dei descrittori che concorrono alla determinazione del buon stato ambientale delle acque marine ed è riconosciuto come fattore di pressione. Tale tipologia di inquinamento va pertanto tenuta in debito conto nel quadro delle autorizzazioni dovute per le prospezioni geofisiche in mare.
Le “zone silenziose di un agglomerato” sono individuate a seguito delle mappature acustiche come aree nelle quali Lden, o altro descrittore acustico appropriato relativo a qualsiasi sorgente, non superi un determinato valore limite.
Le “zone silenziose in aperta campagna” sono zone, esterne all’agglomerato, delimitate dalla Regione territorialmente competente su proposta dell’autorità comunale - ovvero, qualora la zona ricade nell’ambito territoriale di più Regioni, tramite apposito protocollo d’intesa tra le medesime - che non risentono del rumore prodotto da infrastrutture di trasporto, da attività industriali o da attività ricreative. Esse sono delimitate dalle Regioni su proposta dell’autorità dalle stesse designate (art. 2 del D. Leg.vo 194/2005).
Per le “zone” suddette le Regioni e le Province autonome territorialmente competenti comunicano al Ministero dell’ambiente (art. 7 del D. Leg.vo 194/2005):
a) entro il 31/05/2020 e, successivamente, ogni 5 anni i dati, per quanto qui interessa, relativi alle zone silenziose degli agglomerati ed alle zone silenziose in aperta campagna, delimitate attraverso idonea rappresentazione cartografica;
b) entro i tre mesi successivi alle date stabilite per la redazione e trasmissione delle mappature strategiche per gli agglomerati minori i dati relativi alle mappe stesse;
c) entro i tre mesi successivi alle date stabilite per la redazione e trasmissione dei piani d’azione per gli agglomerati minori i dati relativi ai piani stessi.