Source: https://canestrinilex.com/risorse/arresti-domiciliari-il-piazzale-e-evasione-cass-1549617/
Timestamp: 2020-01-24 08:44:30+00:00
Document Index: 87192440

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 385', 'art. 385', 'sentenza ', 'art. 569', 'sentenza ']

Gli arresti domiciliari devono svolgersi secondo modalità analoghe rispetto a quelle proprie della misura carceraria, dovendosi l'indagato trattenersi esclusivamente all'interno della unità abitativa indicata come domicilio dall’interessato ed autorizzata dal giudice: deroghe sono consentite solo in relazione a quegli ambiti parzialmente aperti (balconi, terrazzi) o scoperti (cortili interni, chiostrine e simili) a condizione che costituiscano parte integrante dell’unità immobiliare di riferimento e siano raggiungibili senza accedere a proprietà anche solo parzialmente altrui.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 16 febbraio – 28 marzo 2017, n. 15496
1. Con la sentenza impugnata il Tribunale di Asti in composizione monocratica ha assolto L.C. dall’accusa di evasione dagli arresti domiciliari (art. 385 cod. pen.), dichiarando insussistente il reato perché l’imputato certamente sorpreso fuori della propria abitazione ma all’interno di un piazzale antistante alla sua villetta e comune ad altre unità abitative.
2. Avverso la decisione ha proposto ricorso immediato per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti, che deduce inosservanza o erronea applicazione della legge penale in relazione all’art. 385 cod. pen. ed illogicità della motivazione.
2. Con l’impugnazione proposta il Procuratore della Repubblica di Asti pone il tema dell’estensione spaziale del luogo deputato a domicilio coatto, più volte affrontato dalla giurisprudenza di questa Corte di Cassazione in termini in genere rigoristici, nel senso che “per abitazione deve intendersi il luogo in cui la persona conduce la propria vita domestica e privata, con esclusione di ogni altra appartenenza, quali aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili che non ne costituiscano parte integrante, Sez. 6, sent. n. 3212 del 18/12/2007, dep. 2008, PM in proc. Perrone, Rv. 238413; Sez. 6, sent. n. 15741 del 07/01/ 2003, Favero, Rv. 22680; Sez. 6, sent. n. 9988 del 09/07/1993, Iovanovic, Rv. 196177 in fattispecie riguardante roulotte ubicata all’interno di campo nomadi e non massimate Sez. 6 sent. del 25/01/2012, Di Liberto e Di Tullio; Sez. 6 sent. del 11/07/2012, Graziano; Sez. 6 sent. del 24/09/2012 Momodou; Sez. 6 sent. del 05/02/2013, Di Nino).
A tale fine si ritiene che se “il fine primario e sostanziale della misura coercitiva (...) è quello di impedire i contatti con l’esterno ed il libero movimento della persona, quale mezzo di tutela delle esigenze cautelari, che può essere vanificato anche dal trattenersi negli spazi condominiali comuni” (Sez. 6, sent. n. 4830 del 21/10/2014, PM in proc. Capkevica, Rv. 262155), ne consegue che, come propugnato dal ricorrente, la delimitazione dell’ambito destinato allo svolgimento della misura coercitiva o alla detenzione domiciliare è incompatibile con l’attraversamento di spazi non riconducibili all’esercizio della vita domestica e privata del soggetto ristretto.
3. S’impone, pertanto, in accoglimento dell’impugnazione del PM, l’annullamento della sentenza con rinvio alla corte d’appello competente per il giudizio di secondo grado (art. 569 comma 4 cod. proc. pen.).
annulla la sentenza impugnata e rinvia per il giudizio alla Corte di Appello di Torino.
Legittimo negare allontanamento dagli arresti domiciliare per fare volontariato.