Source: https://sfef.egeaonline.it/it/111/news/618/ftt-italiana-strumenti-finanziari-e-circolazione-di-capitali
Timestamp: 2020-05-26 00:56:06+00:00
Document Index: 131197695

Matched Legal Cases: ['art 63', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 63', 'CGUE ', 'CGUE ']

FTT italiana, strumenti finanziari e circolazione di capitali - Strumenti Finanziari e fiscalità
FTT italiana, strumenti finanziari e circolazione di capitali
Non è contraria all’art 63 TFUE la normativa italiana sull’imposta sulle transazioni finanziarie relativa a strumenti derivati, dovuta dalle parti indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione o dallo Stato di residenza delle stesse parti o dell’intermediario che interviene nell’esecuzione della stessa, qualora tali strumenti siano basati su un titolo emesso da una società stabilita in Italia.
Questo è quanto è stato statuito dalla Corte di Giustizia europea nella sentenza del 30 aprile 2020, resa nella causa C-565/18, nella quale è stata valutata la disciplina italiana della Tobin Tax sugli strumenti finanziari derivati, con riferimento agli artt. 18, 56 e 63 TFUE.
Preliminarmente, giova premettere che il caso trae origine dal diniego dell’Agenzia delle entrate per il rimborso dell’imposta sulle transazioni finanziarie, assolta dalla Société Générale in relazione all’esercizio fiscale 2013. Quest’ultima, in particolare, asseriva che l’art. 1, comma 492, della legge 228/2012 fosse contraria all’art. 63 TFUE, che vieta ogni restrizione alla libera circolazione di capitali.
Il contenzioso relativo al rimborso dell’imposta pagata dalla suddetta società è arrivato sino alla CTR della Lombardia, che ha posto alla Corte di Giustizia UE una questione pregiudiziale relativa all’interpretazione degli artt. 18, 56 e 63 TFUE.
Nello specifico, la Commissione Tributaria della Lombardia chiedeva se tali disposizioni “ostano ad una normativa nazionale che applichi sulle transazioni finanziarie, indipendentemente dallo Stato di residenza degli operatori finanziari e dell’intermediario, un tributo che gravi sulle controparti della transazione, che sia pari ad un importo fisso crescente per fasce di valore delle negoziazioni e variabile in relazione alla tipologia dello strumento negoziato e al valore del contratto, e che sia dovuto in funzione del fatto che le operazioni soggette ad imposta abbiano ad oggetto la negoziazione di un derivato basato su un titolo emesso da una società residente nello Stato istituente il tributo stesso”.
In linea con il parere espresso dall’Avvocato generale il 28 novembre 2019, la CGUE ha ritenuto che il caso in questione potrebbe ricadere nell’ambito di applicazione delle libertà di prestazione dei servizi e di circolazione dei capitali. Tuttavia, poiché la Tobin Tax si applica indipendentemente dal fatto che la transazione implichi la fornitura di un servizio, la Corte di Giustizia ha concluso che la questione deve essere esaminata alla luce della libera circolazione dei capitali.
La Corte UE ha negato la violazione della suddetta libertà, sottolineando che l’imposta in parola è dovuta indipendentemente dal luogo in cui la transazione è conclusa o dallo Stato di residenza delle parti di tale operazione, con la conseguenza che i soggetti residenti e non residenti sono sottoposti ad un regime impositivo identico.
Detta imposta, specifica la Corte, varia in funzione non delle circostanze sopracitate, bensì dell’importo di tali operazioni e del tipo di strumento in questione.
Risulta, quindi, che le operazioni effettuate in ambito nazionale sono trattate, sul piano fiscale, allo stesso modo di analoghe operazioni transfrontaliere e che non può essere ravvisata alcuna disparità di trattamento tra le rispettive situazioni.
D’altronde, sottolinea la Corte, il principio di libera circolazione non va intenso nel senso che ogni Stato membro sia obbligato a stabilire le proprie norme tributarie in funzione di quelle degli altri Stati membri, al fine di garantire una tassazione che elimini qualsivoglia disparità derivante dalle normative tributarie nazionali.
Infine, per quanto concerne gli obblighi procedurali imposti ai contribuenti, la CGUE ha dichiarato che “ogni Stato membro è autorizzato ad applicare misure che consentano di verificare, in modo chiaro e preciso, l’importo dell’imposta dovuta, a condizione che, tuttavia, tali misure siano atte a garantire la realizzazione dell’obiettivo perseguito e non eccedano quanto necessario per conseguirlo”.