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Timestamp: 2017-05-27 21:29:04+00:00
Document Index: 90886708

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 26', 'art. 38', 'art. 26', 'art. 38', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 38', 'art. 26', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 25', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12']

T.A.R. Marche, Sezione I, 28 settembre 2012 a cura del Dott. Francesco BarchielliT.A.R. Marche, Sezione I, 28 settembre 2012[A] Sull''art. 12 della L.R. n. 34 del 1992 riguardo ai piani territoriali di coordinamento (PTC). [B] Sul ruolo del piano territoriale di coordinamento nella Regione MarcheSENTENZA N. 628
1. L'art. 12 della L.R. n. 34 del 1992 dispone, che i piani territoriali di coordinamento (PTC), nel rispetto del piano paesistico ambientale regionale (PPAR.), del piano di inquadramento territoriale (PIT) e dei piani di bacino di cui alla L. 18.5.1989, n. 183 e successive modificazioni ed integrazioni, determinano gli indirizzi generali di assetto del territorio provinciale ed in particolare indicano: a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti; b) la localizzazione di massima delle opere pubbliche che comportano rilevanti trasformazioni territoriali, delle maggiori infrastrutture pubbliche e private e delle principali linee di comunicazione; c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica, idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque; d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali; e) l'indicazione dei tempi, delle priorità e delle misure di attuazione del piano territoriale di coordinamento, tra cui eventuali piani, programmi o progetti di scala intercomunale; f) i criteri ai quali i comuni devono attenersi nel valutare i fabbisogni edilizi e nel determinare la quantità e la qualità delle aree necessarie per un ordinato sviluppo insediativo.
2. Nella Regione Marche, il piano territoriale di coordinamento costituisce strumento sovraordinato che assume il ruolo di essenziale punto di riferimento per la valutazione delle previsioni degli strumenti urbanistici comunali ed intercomunali, e che, oltre a determinare gli indirizzi generali di assetto del territorio provinciale, può contenere anche previsioni di dettaglio relative a singole aree, quando si tratti di scelte che involgano interessi pubblici di rilevanza provinciale o comunque sovracomunale; tanto è espressamente consentito dalla lettera b) del comma 1 dell'art. 12 della L.R. n. 34 del 1992, secondo la quale il PTC. indica la localizzazione di massima delle opere pubbliche che comportano rilevanti trasformazioni territoriali, delle maggiori infrastrutture pubbliche e private e delle principali linee di comunicazione. Inoltre, non può sostenersi che sia estranea alle competenze della Provincia la valutazione del dimensionamento complessivo del P.R.G., come si evince dalla disposizione di cui alla lettera f), comma 1, del succitato art. 12 della L.R. n. 34 del 1992 (Tar Marche 16.7.2010 n. 3113, in riferimento al PTC della Provincia di Pesaro e Urbino). Ed è proprio usufruendo della copertura normativa assentita dalla disposizione da ultimo menzionata che il PTC di Ancona prevede, nel caso in esame, l’indirizzo 1.B.4, con riguardo, tra l’altro all’edificazione sui medi versanti collinari e alle sue modalità.
3. E’ pur vero che, come sostenuto da condivisibile giurisprudenza che il comune, se non può disattendere le prescrizioni di coordinamento dettate dagli enti (Regione o Provincia) titolari del relativo potere, può discrezionalmente concretizzarne i contenuti. Le disposizioni degli strumenti di coordinamento del Piano territoriale pongono però dei limiti minimi o, per così dire, negativi alla discrezionalità programmatoria del comune, il quale non può attenuare la tutela ambientale ampliando le facoltà di edificazione. Per contro, e cioè in positivo, è invece acquisito nella giurisprudenza che la previsione del piano comunale può legittimamente aumentare le tutele previste dal PTC (CdS sez. IV 1.10.2007 n. 5058).
Con il ricorso introduttivo, depositato il 18.10.1996, i ricorrenti, proprietari di un’area di circa 3310 mq destinata, nell’allora vigente PRG, a verde agricolo, impugnavano gli atti relativi alla delibera della Giunta Regione Marche n. 1407 del 20.5.1996, che approvava definitivamente con prescrizioni, osservazioni e stralci la Variante Generale al P.R.G. di Osimo in adeguamento al PPAR, deducendo numerosi vizi di violazione di legge ed eccesso di potere.
Successivamente, all’asserito fine di raggiungere l’obiettivo di un sostanziale riassetto urbanistico-ambientale del territorio comunale, e alla connessa possibilità di risolvere il contenzioso in atto tra il Comune ed i privati proprietari davanti al TAR delle Marche e avente per oggetto l’annullamento proprio del Piano Regolatore così come risultante dal suddetto intervento regionale, l’Amministrazione Comunale di Osimo adottava una prima deliberazione programmatica (n. 47 del 21.3.2001) per poi giungere alla deliberazione n. 15 del 25.1.2002.
In particolare, il Comune adottava una variante parziale al vigente PRG, relativamente ad alcune aree comunali, ivi espressamente indicate con riferimento ai ricorsi per esse presentati, prevedendo nuove aree edificabili. La variante parziale in oggetto, definitivamente approvata con delibera del Consiglio Comunale n. 108 del 3.7.2002, veniva inviata alla Provincia di Ancona per il parere di competenza ex art. 26 L. R. n. 34/92, così come risultante dalle modifiche di cui alla L.R. 19/01. La Giunta Provinciale di Ancona adottava la delibera n. 95 del 25.3.2003, con la quale, preso atto del parere del Comitato Provinciale per il Territorio n. 17/03 del 13.3.2003, è stata espressa una volontà favorevole con rilievi, ad esclusione delle aree contraddistinte con i numeri 1, 20, 26, 2, 9, 14, 10, 11 (di proprietà dei ricorrenti), 17 e 27; in sostanza, per dette zone, denunciando una non conformità con il PTC in itinere, la Provincia sospendeva ogni determinazione in merito, ai sensi dell’art. 38 lett. a) della L. R. n. 34/92, non essendo ancora intervenuta l’approvazione del PTC e quindi sino a tale evento. L’Amministrazione Comunale, con delibera del Consiglio Comunale n. 83 del 9.7.2003, decideva di controdedurre alla suddetta deliberazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 26 c.6 della L. R. 34/92 e sue. modifiche ed integrazioni. Il Comitato Provinciale per il Territorio, con parere n. 39/03, espresso nella riunione del 2.10.2003, riteneva accoglibili, parzialmente, alcune controdeduzioni comunali, mentre confermava quanto già espresso nel precedente parere n. 17/03 relativamente alle posizioni 20-26, 2.-9.-14, 10, 11 e 17, ribadendo la non conformità al PTC
Il parere veniva fatto proprio dalla Giunta Provinciale di Ancona, la quale, con delibera n. 314 del 15.10.2003, esprimeva dunque “parere definitivo parziale favorevole con rilievi” in ordine alla variante parziale in discussione, ad esclusione delle aree suddette, ribadendo la sospensione su ogni determinazione in merito ad esse, ai sensi della salvaguardia di cui all’art. 38 lett. a) della L. R. n. 34/92.
Con il primo ricorso per motivi aggiunti, depositato il 24.2.2004, i ricorrenti impugnavano quest’ultimo parere e gli atti presupposti, nonché gli atti relativi all’approvazione del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Ancona. Successivamente, il Consiglio Comunale di Osimo, con delibera n. 2 del 30.1.2004 provvedeva all’approvazione definitiva della Variante al PRG, ad esclusione quindi delle aree 1-20-26, 2-9-14,10-11-17, per le quali si dava atto della sospensione di ogni determinazione, pur avendo presentato ricorso r.g. 9/2004 contro le deliberazioni provinciali citate in precedenza.
Con motivi aggiunti depositati in data 19.11.2004, i ricorrenti impugnavano la delibera della Giunta della Provincia di Ancona n. 103/04 del 18.3.2004, con la quale è stato espresso parere definitivo con rilievi alla variante parziale al PRG., esprimendosi nuovamente in maniera negativa sulle aree per le quali il procedimento era sospeso (tra cui l’area di proprietà dei ricorrenti, identificata sotto il n. 11 negli atti del procedimento). Il Comune, con delibera di Consiglio Comunale n. 23 del 21.4.20004, riteneva di non adeguarsi alla delibera. La Provincia esprimeva un nuovo parere negativo con la delibera di Giunta Provinciale n. 257 del 22.6.2004. Successivamente, i ricorrenti intervenivano anche nel ricorso 9/2004, promosso dal Comune di Osimo contro la Provincia di Ancona, in decisione in questa stessa udienza, sostenendo le argomentazioni comunali contro la Provincia di Ancona.
Si sono costituiti, il Comune di Osimo, la Regione Marche, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e la Provincia di Ancona.
Alla pubblica udienza dell’8.3.2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
1 Va preliminarmente affrontata la questione, eccepita dalla Regione Marche e dalla Provincia di Ancona, della permanenza dell’interesse dei ricorrenti al ricorso introduttivo.
1.1 Risulta, in effetti, dubbia l’effettiva presenza di un interesse alla decisione del ricorso introduttivo. Difatti, notano i ricorrenti nella propria memoria conclusiva, che l’ art. 40 N.T.A del P.R.G Comunale adottato dal C.C. di Osimo con delibera n. 181 del 21.l1.2005 (approvato, dopo una lunga gestazione, nel 2008 e oggetto di numerosi ricorsi pendenti innanzi al Tar Marche), dispone : “gli Atv 2, riguardano le varianti parziali così come risultanti dal parere Provinciale approvato con deliberazione G.P. n. 314 del 15/10/03, sulla variante adottata con atto del C.C. n. 15 del 25.1.2002. Essi sono…….:4. area 11 località via Molino Mensa……Queste ultime varianti, vengono acquisite all’ interno del presente Piano ai soli fini ricognitivi e in correlazione alla pendenza sulle aree stesse, dei ricorsi al T.A.R. Marche, sia dei privati cittadini proprietari che dell’amministrazione Comunale. Esse assumeranno valore conformativo del regime giuridico dei suoli, qualora l’esito dei predetti giudizi siano favorevoli al contenuto della variante stessa così come adottata a suo tempo dall’Amministrazione Comunale; in tale caso, la specifica disciplina urbanistico/edilizia, assumerà i corrispondenti parametri adottati dal presente Piano”. 1.2 Appare evidente, dalla formulazione delle presenti disposizioni, che esse si riferiscono ai ricorsi presentati contro la successiva variante adottata con deliberazione n. 15/2002 e 108/2002 e approvata definitivamente con delibera n. 88 del 6.8.2004 dal Consiglio Comunale di Osimo, oggetto dei primi e dei secondi motivi aggiunti formulati dai ricorrenti, nonché del loro intervento nel ricorso 9/2004. I ricorrenti sembrano affermare che l’adozione del PRG 2008 abbia in qualche modo fatto rivivere, mettendo in discussione le destinazioni stabilite dalla variante parziale appena citata, il loro originario interesse a ricorrere nei confronti della precedente Variante Generale al PRG, oggetto del ricorso introduttivo. Tale interesse a ricorrere non può sussistere in quanto, in ogni caso, la variante approvata da ultimo con delibera di Consiglio Comunale n. 88 del 6.8.2004, oggetto dei primi e dei secondi motivi aggiunti, ha dato una nuova destinazione all’area dei ricorrenti, superando le destinazioni stabilite della variante precedente, e i ricorrenti non motivano in materia specifica la permanenza del proprio interesse al ricorso. 1.3 Nonostante ciò, in ragione della dichiarazione dei ricorrenti di interesse al ricorso e considerata l’infondatezza del medesimo, si ritiene di trattare il ricorso introduttivo nel merito.
1.4 I ricorrenti, proprietari di un fondo destinato a terreno agricolo nel precedente strumento urbanistico, lamentano che nello strumento urbanistico approvato definitivamente con delibera della Regione Marche n. 1407 del 20.5.1996, sia stato disposto lo stralcio del mutamento della destinazione a zona semiestensiva di espansione, su prescrizione della Regione, modificandone la destinazione in parco urbano.
1.5 Con la prima censura, i ricorrenti lamentano la mancata acquisizione, nel piano, del parere della competente Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali, che è stato oggetto di acquisizione posteriore all’approvazione. A tale proposito il Collegio non può che rifarsi alle argomentazioni della sentenza di questo Tar 21.4.2000 n. 676, che ha escluso la necessità di tale parere preventivo in quanto, con articolata argomentazione, si è ritenuto che la Legge Regionale 34/1992 non prevedesse l’obbligo di adozione preventiva del parere e che la presenza del Piano Paesistico Ambientale Regionale (nonché dei pareri del Comitato Regionale del Territorio) garantisse la conformità della variante alla normativa in materia.
1.6 Vanno altresì evidenziati seguenti punti:
-gli organi comunali e regionali hanno regolarmente chiesto il parere e hanno ritenuto di acquisirlo successivamente a causa del ritardo dell’autorità statale preposta.
-in tutta evidenza, il parere non avrebbe potuto avere alcun effetto favorevole per i ricorrenti, tenendo conto che l’edificabilità del loro terreno è stata stralciata a causa del contrasto con esigenze di natura urbanistico-ambientale, per cui appare per lo meno improbabile che la tempestiva acquisizione del parere potesse avere qualche effetto positivo sulla posizione dei ricorrenti il cui terreno, peraltro, era destinato a zona agricola precedentemente alla variante.
1.7 Con riguardo al superamento dei termini per l’approvazione del piano, come condivisibilmente dedotto dal Comune, il ricorso menziona normative diverse dalla legge regionale 34/1992, stabilendo un termine superato il quale decadrebbe la competenza della regione nell’approvare il piano. Va ricordato, in materia, il principio generale per cui i termini previsti dalla legge per chiudere un procedimento sono perentori se il legislatore espressamente li abbia definiti come tali, salvo che tale natura si possa desumere dalla ratio legis e dalle specifiche esigenze di rilievo pubblico che lo svolgimento di un adempimento in un arco di tempo prefissato è indirizzato a soddisfare (Cds Sez. VI 20.4.2006 n. 2195).
1.8 Non sono condivisibili neanche i dedotti vizi relativi all’assenza e all’insufficienza della motivazione. Il Collegio non può che ribadire, in materia, la nota giurisprudenza riguardo l’individuazione dei limiti dell’impugnazione degli strumenti urbanistici. La destinazione data alle singole aree non necessita di apposita motivazione, oltre quella che si può evincere dai criteri generali, di ordine tecnico-discrezionale, seguiti nell'impostazione del piano stesso, essendo sufficiente l'espresso riferimento alla relazione di accompagnamento al progetto di modificazione al piano regolatore generale, salvo che particolari situazioni non abbiano creato aspettative o affidamenti in favore di soggetti le cui posizioni appaiano meritevoli di specifiche considerazioni, come il superamento degli standards minimi di cui al d.m. 2.4.1968, con riferimento alle previsioni urbanistiche complessive di sovradimensionamento, o la lesione dell'affidamento qualificato del privato, derivante da convenzioni di lottizzazione, accordi di diritto privato intercorsi fra il Comune e i proprietari delle aree, aspettative nascenti da giudicati di annullamento di concessioni edilizie o di silenzio rifiuto su una domanda di concessione e, infine, dalla modificazione in zona agricola della destinazione di un'area limitata, interclusa da fondi edificati in modo non abusivo (tra le tantissime decisioni CdS sez. IV 16.11.2011 n. 6049).
1.9 I ricorrenti non si trovano in alcuna delle situazioni descritte. Né è possibile individuare, viste tali premesse, alcun vizio di motivazione nella decisione di destinare la zona a parco urbano. Infatti, il Comune di Osimo ha fatto proprie le motivazioni della Regione Marche, per giustificare lo stralcio di un’espansione edilizia, con lo scopo di salvaguardare l’ambiente naturale e rispettare i corsi d’acqua esistenti. Del resto, per ammissione dei ricorrenti, il fondo confina con un corso d’acqua. Non è quindi presente alcun profilo di illogicità o contraddittorietà o, ancora, di lesione dell’autonomia comunale, considerato altresì che il Comune ha successivamente ritenuto di fare propri i rilievi regionali, accettandoli. 1.10 Risulta quindi inconferente la parte del ricorso che contesta l’avvenuto stravolgimento del piano regolatore senza la restituzione dello stesso ai sensi dell’art. 28 Legge Regionale 34/92, dato che tale norma prevede, in maniera esplicita, l’approvazione condizionata all’accettazione dei rilievi regionali
1.11 Infine è del tutto generica l’eccezione di legittimità costituzionale dell’art. 28 citato.
1.12 Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, il ricorso introduttivo deve essere respinto. 2. Con il primo e il secondo ricorso per motivi aggiunti i ricorrenti censurano le successive e complesse vicende, riepilogate in fatto, che hanno portato allo stralcio dell’area 11 di proprietà dei ricorrenti da parte della Provincia, per la quale era prevista l’edificabilità dalla variante parziale al PRG adottata dal Comune di Osimo con delibera del Consiglio Comunale n. 108 del 3.7.2002. Gli atti venivano impugnati anche dal Comune di Osimo con ricorso r.g. 9/2004, in decisione in questa stessa udienza. Va poi rilevato che, successivamente la Provincia, con ricorso r.g. 1239/2004, tuttora pendente, impugnava la Delibera del Consiglio Comunale n. 88 del 6.8.2004 con la quale il Consiglio Comunale di Osimo decideva di non adeguarsi al parere provinciale.
2.1 La Provincia, con gli atti impugnati con i motivi aggiunti, riteneva la non conformità di alcune disposizioni della variante citata al Piano Territoriale di Coordinamento provinciale, sospendendo prima, con la delibera n. 95 del 25.3.2003, ogni determinazione, ai sensi delle misure di salvaguardia previste dall’art. 38 c. 1 della legge 34/92, sull’area di interesse dei ricorrenti. Gli stessi impugnavano le successive delibere Provinciali contenenti la prescrizione di escludere la previsione di edificabilità dell’area di loro interesse, tra cui la delibera di Giunta Provinciale n. 257 del 22.6.2004, recante il parere definitivo con rilievi in ordine alla variante in discussione. 2.2 Le censure presenti nei due ricorsi per motivi aggiunti, sostanzialmente omogenee, sono infondate.
2.3 Con il primo motivo, in parte comune ai due ricorsi per motivi aggiunti, i ricorrenti affermano l’illegittimità delle delibere impugnate per violazione del PTC, della legge regionale 34/1992, dei principi in materia di autonomia, sussidiarietà e pianificazione territoriale, nonché l’eccesso di potere sotto diversi motivi.
2.4 In particolare, parte ricorrente afferma che vi sarebbe stata la formazione del silenzio assenso sulla variante parziale, essendo trascorsi i 90 giorni previsti dalla legge regionale 34/92, all’art. 26, per la valutazione delle controdeduzioni espresse dal Comune di Osimo con deliberazione n. 83 del 9.7.2003, senza che sia intervenuto il parere definitivo di conformità previsto dalla norma.
2.5 Il rilievo non è condivisibile. La tesi di parte ricorrente è basata sulla circostanza che, con l’approvazione da parte del Consiglio Provinciale del PTC con delibera n. 117 in data 28.7.2003, sarebbero cessati gli effetti dell’art. 38 c.1 lett. a della legge regionale 34/92, la quale prevede che dalla data di adozione del PPAR e dei PTC, sono sospesi l'esame e le deliberazioni sui piani, programmi, progetti ed altri interventi non coerenti con le indicazioni dei piani adottati. In realtà, come ricordato dalla Provincia nelle proprie memorie, nell’ultimo punto dell’impugnata delibera di approvazione del PTC si dà atto che il termine previsto dall’art. 38 riprende a decorrere dal momento della pubblicazione del PTC nel BUR, poi avvenuta il 4.3.2004. A parere del Collegio, l’interpretazione della legge 34/92 conferma la tesi provinciale. Infatti, l’art. 25 della Legge 34/1992 prevede che “la provincia delibera l'approvazione del PTC entro sessanta giorni dal decreto regionale di conformità. La pubblicazione e il deposito avvengono in conformità a quanto previsto dal comma 2”. Come si vede, la pubblicazione e il deposito sono fasi necessarie del procedimento di formazione del PTC. L’art. 38 prevede che le misure di salvaguardia inizino con l’adozione dello strumento urbanistico, non indicando un termine finale. A parere del Collegio, appare quindi ragionevole, come del resto chiarito nella delibera di approvazione del PTC, che i termini relativi ai piani urbanistici riguardanti aree interessate dalle misure di salvaguardia decorrano nuovamente dalla data di pubblicazione del PTC, avvenuta nel BUR del 4.3.2004. 2.6 Si deve quindi ritenere che la Provincia di Ancona conservasse anche il potere di sospensione relativamente alle disposizioni urbanistiche contrarie al PTC in corso di pubblicazione. Sarebbe in ogni caso indifferente, ad avviso del Collegio, l’esercizio di tale potere invece dell’adozione del parere definitivo, dato che, in ogni caso, il parere definitivo è stato successivamente reso dalla Provincia.
2.7 Nei secondi motivi aggiunti, con la seconda parte del primo motivo i ricorrenti si soffermano, in via generale, sulla mancata considerazione, da parte della Provincia, delle controdeduzioni comunali, con argomentazioni poi riprese in maniera più specifica del quarto motivo sempre dei secondi motivi aggiunti.
2.8 Anche tale censura non è condivisibile. La Provincia, come si preciserà ulteriormente in seguito, ha individuato il contrasto delle disposizioni di cui alla Variante Parziale al PRG in oggetto con quanto previsto dall’indirizzo 1.B.4 del PTC e con i suoi principi generali. A parere del Collegio, i contrasti individuati dalla Provincia sono indubbiamente presenti e non sono in alcun modo superati dalle controdeduzioni comunali. Del resto, in presenza di una tendenziale esclusione della edificazione nei centri collinari sul medio versante, appare necessaria anche la presenza delle motivazioni che indicano la necessità di un’espansione. Nel caso in esame, la motivazione generale della variante è generica, e deriva dalla necessità, tra l’altro, di “..riordino e razionalizzazione dello strumento urbanistico generale, necessario all’avvio a definitiva risoluzione del contenzioso in atto avverso il P.R.G. al fine di non creare un vuoto normativo che impedisse il processo di sviluppo socio economico dell’intera comunità”. In tutta evidenza, non è una motivazione tale da superare il disfavore del PTC per le edificazioni sui medi versanti dei centri collinari. In realtà il Comune cerca di individuare una direttrice coerente ad interventi che, come nota la Provincia, sono in realtà coincidenti parzialmente con la zona stralciata dalla Regione Marche in precedenza. Non risultano quindi convincenti le affermazioni comunali relative all’organicità e alla coerenza generale con il PTC degli interventi.
3 Con il secondo e il terzo motivo di ricorso (sia nel ricorso introduttivo, sia nei motivi aggiunti), i ricorrenti si soffermano sull’illegittimità e la non corretta applicazione del PTC, impugnando anche quest’ultimo per quanto di ragione.
3.1 Le censure sono infondate:
-non risulta comprensibile l’affermazione per cui i piani, i programmi e progetti di cui all’art. 38 della legge 34/92 non dovrebbero comprendere i PRG, essendo, in tutta evidenza volta alla massima estensione l’espressione contenuta nell’articolo.
-ancora, non è condivisibile la distinzione effettuata dai ricorrenti tra indirizzi e indicazioni del PTC, in relazione all’ampio ruolo previsto per il PTC dalla legge 34/1992, per il quale si rimanda anche all’orientamento di questo Tribunale riportato ai punti 3.6 e seguenti.
-con riguardo all’affermata illegittimità del PTC per contrasto con il PPAR, e alla sua inefficacia per il mancato adeguamento alle prescrizioni regionali, le affermazioni di parte ricorrente non sono condivisibili. Difatti, ad avviso del Collegio, le prescrizioni di cui al Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 13/2003, relative alla circostanza (lapalissiana) che il PTC non può essere in variante al PPAR, comportano semplicemente che le indicazioni del PTC debbano essere coordinate con quelle del PPAR. -non può quindi essere condivisa la tesi dell’inefficacia del PTC per il mancato adeguamento alle prescrizioni dettate dalla Regione con il DPGR 13/2003 citato. Infatti, il tenore delle osservazioni della Regione appare rivolto ad una chiarificazione e non a prescrizioni puntuali modificative e la successiva deliberazione 117/2003, di approvazione del PTC, motiva diffusamente sull’adeguamento alle prescrizioni regionali. Inoltre, ad avviso del Collegio, le raccomandazioni della Regione riguardavano la possibilità che le previsioni del PTC modificassero quelle del PPAR, attraverso una diminuzione delle tutele, non certo la possibilità che venissero dettate tutele superiori “in variante” a quelle previste dal PPAR. Ciò senza contare che non risulta la Regione abbia mai contestato in alcuna sede il mancato adeguamento del PTC alle osservazioni regionali, in particolare con riguardo al contestato indirizzo 1.D.3.
3.2 Nel caso in esame, ad avviso del Collegio, le censure di parte ricorrente non colgono del segno, in quanto la decisione della Provincia non prospetta l’applicazione di un nuovo vincolo di inedificabilità di crinale ma prescrive (in base all’indirizzo 1.B.4 del PTC, come si vedrà in seguito), lo stralcio di un piano insediativo di notevoli dimensioni per mancanza di coerenza con le disposizioni del PTC. Va altresì ribadito che lo stralcio si è concentrato su nuovi insediamenti che erano già stati oggetto di stralcio dalla Regione sulla base di ragioni di salvaguardia ambientale e di eccessivo carico edificatorio e che l’attuale variante parziale è essenzialmente una rimodulazione, con minori volumi e riperimetrazione degli insediamenti, di una previsione già stralciata dalla Regione Marche. -infatti, l’indirizzo 1.B.4 del PTC afferma semplicemente che sono “generalmente da escludere” ulteriori espansioni dei centri collinari sul medio versante. Si tratta di un indirizzo di massima, che non costituisce un’indicazione di vincolo assoluto, ma l’individuazione delle linee generali relative all’espansione dell’abitato.
3.3 Nell’ultima parte del secondo motivo del primo ricorso per motivi aggiunti e nel quarto motivo del secondo ricorso per motivi aggiunti, i ricorrenti si soffermano sulla illegittimità della specifica motivazione dello stralcio dell’area di interesse. 3.4 Va premesso che il già citato indirizzo 1.B.4 del PTC indica, tra l’altro, le seguenti priorità:
-la sottolineatura del profilo dei crinali e la loro separazione dai versanti.
-generalmente da escludere ulteriori espansioni dei centri collinari sul medio versante.
-da evitare nuove concentrazioni delle aree di espansione;
-le eventuali ulteriori quote incrementali debbono essere frazionate ed utilizzate per ridefinire i margini dell'edificato in prossimità dei crinali, ovvero distribuite come edilizia a bassissima densità anche sulle parti alte, preferibilmente sopra crinali secondari, ortogonali rispetto a quelli principali;
-sono da salvaguardare dall’edificazione anche i tratti residui degli assi principali del reticolo collinare, come individuati nelle planimetrie del P.T.C.”. Ora, va ricordato che, in sede di approvazione regionale del precedente PRG, l’area venne stralciata e destinata a parco urbano. La motivazione del Comitato Provinciale per il Territorio, a cui si rifà, da ultimo l’impugnata deliberazione provinciale 257/2004 è del tutto esaustiva e soddisfacente, indicando che la disposizione stralciata della variante prevedeva “un’ulteriore occupazione di suolo lungo il versante e in prossimità del fondovalle, contraddicendo di fatto gli indirizzi del PTC nonché gli obiettivi dello stesso PRG”. La Provincia ha puntualmente indicato le norme e gli indirizzi del PTC violati. A parere del Collegio le controdeduzioni del Comune non appaiono convincenti sul punto, in particolare nella parte in cui, nell’ambito di una variante destinata comunque a sanare dei contenziosi (sia pure in dichiarata adesione a nuovi principi insediativi), cercano di individuare una direttrice comune ad interventi che, come nota giustamente la Provincia, sono in realtà coincidenti parzialmente con la zona stralciata dalla Regione Marche nel precedente PRG e che nel causare “il completamento marginale del tessuto esistente” cancellano, come riportato nel parere provinciale, un corridoio verde tra le aree, previsto sia dal PRG precedente, sia dal successivo stralcio regionale. 3.5 Va specificato che la variante parziale approvata, allo scopo di definire i contenziosi con alcuni soggetti, ha un dimensionamento rilevante per un Comune delle dimensioni di Osimo (29.431 abitanti nel 2001), prevedendo 152.359 mq, corrispondente a circa 1.270 abitanti da insediare. Tali insediamenti, con il dichiarato scopo di sanare contenziosi in atto, sono essenzialmente una riproposizione, sia pure in forma attenuata, delle aree stralciate dalla Regione proprio a causa del dimensionamento eccessivo e della necessità di salvaguardare alcune aree verdi comunali. Risulta, a parere del Collegio particolarmente incisivo il parere relativo all’area dei ricorrenti che, del resto, ripercorre le esigenze fatte proprie dallo stralcio effettuato dalla Regione. In particolare (delibera di Giunta Provinciale 256/2004), gli indirizzi del PTC prevedono la tutela e la salvaguardia dei cosiddetti corridoi ecologici che risalgono verso il centro urbano, rimasti privi di edificazione e determinati anche la presenza di corsi d’acqua. Si sarebbe quindi, nel caso in esame, all’interno di una logica di“chiusura” delle aree urbane senza la salvaguardia dei necessari corridoi ecologici. La motivazione risulta più che convincente e, ad avviso del Collegio, supera le controdeduzioni, di natura generale, espresse dal Comune di Osimo, le quali non riescono, ad esprimere un’effettiva progettualità di piano che superi la mera intenzione di risolvere, con interventi attenuati, il contenzioso con i ricorrenti. 3.6 Con riguardo all’affermazione che la Provincia avrebbe prevaricato i poteri Comunali e le disposizioni del PPAR, è sufficiente riportare la giurisprudenza (successiva alla notifica dei ricorsi)di questo Tar in materia dei poteri della Provincia di cui alla Legge Regionale 34/1992 e di applicazione del PTC.
3.7 In particolare, si deve osservare che l'art. 12 della L.R. n. 34 del 1992 dispone, che i piani territoriali di coordinamento (PTC), nel rispetto del piano paesistico ambientale regionale (PPAR.), del piano di inquadramento territoriale (PIT) e dei piani di bacino di cui alla L. 18.5.1989, n. 183 e successive modificazioni ed integrazioni, determinano gli indirizzi generali di assetto del territorio provinciale ed in particolare indicano:
c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica, idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
3.8 Dalla lettura coordinata delle norme sopra menzionate si evince che, nella Regione Marche, il piano territoriale di coordinamento costituisce strumento sovraordinato che assume il ruolo di essenziale punto di riferimento per la valutazione delle previsioni degli strumenti urbanistici comunali ed intercomunali, e che, oltre a determinare gli indirizzi generali di assetto del territorio provinciale, può contenere anche previsioni di dettaglio relative a singole aree, quando si tratti di scelte che involgano interessi pubblici di rilevanza provinciale o comunque sovracomunale; tanto è espressamente consentito dalla lettera b) del comma 1 dell'art. 12 della L.R. n. 34 del 1992, secondo la quale il PTC. indica la localizzazione di massima delle opere pubbliche che comportano rilevanti trasformazioni territoriali, delle maggiori infrastrutture pubbliche e private e delle principali linee di comunicazione. Inoltre, non può sostenersi che sia estranea alle competenze della Provincia la valutazione del dimensionamento complessivo del P.R.G., come si evince dalla disposizione di cui alla lettera f), comma 1, del succitato art. 12 della L.R. n. 34 del 1992 (Tar Marche 16.7.2010 n. 3113, in riferimento al PTC della Provincia di Pesaro e Urbino). Ed è proprio usufruendo della copertura normativa assentita dalla disposizione da ultimo menzionata che il PTC di Ancona prevede, nel caso in esame, l’indirizzo 1.B.4, con riguardo, tra l’altro all’edificazione sui medi versanti collinari e alle sue modalità.
3.9 E’ pur vero che, come sostenuto da condivisibile giurisprudenza che il comune, se non può disattendere le prescrizioni di coordinamento dettate dagli enti (Regione o Provincia) titolari del relativo potere, può discrezionalmente concretizzarne i contenuti. Le disposizioni degli strumenti di coordinamento del Piano territoriale pongono però dei limiti minimi o, per così dire, negativi alla discrezionalità programmatoria del comune, il quale non può attenuare la tutela ambientale ampliando le facoltà di edificazione. Per contro, e cioè in positivo, è invece acquisito nella giurisprudenza che la previsione del piano comunale può legittimamente aumentare le tutele previste dal PTC (CdS sez. IV 1.10.2007 n. 5058).
3.10 Nel caso in esame, però non vi è un aumento di tutele rispetto alla previsione del PTC ma delle disposizioni che pacificamente, a parere del Collegio, incidono su ambiti tutelati dal PTC. E’ vero che talune di queste tutele sono espresse in termini relativi e non assoluti, ma è evidente che in questi casi, l’”onere della prova” della non incidenza delle scelte comunali sugli ambiti di competenza provinciale spetta al Comune. Al contrario, sono convincenti le osservazioni provinciali relativamente a scelte espansive che, comunque rappresentano una semplice mitigazione di quanto già stralciato in precedenza dalla Regione Marche.
3.11 Non vi è quindi alcun difetto di motivazione. Lo stralcio della previsione edificatoria relativa all’area dei ricorrenti, è stato adeguatamente motivato dalla Provincia, con argomentazioni idonee a dar conto delle ragioni della decisione.
3.12 A parere del Collegio, l’infondatezza delle censure è ulteriormente confermata dalla circostanza che l’area di proprietà dei ricorrenti era destinata, prima dell’adozione della variante, a parco urbano e, ancor prima, a zona agricola. 4 I provvedimenti provinciali sono quindi immuni dalle censure svolte nei due motivi aggiunti.
4.1 Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, il ricorso introduttivo e i due ricorsi per motivi aggiunti sono quindi infondati e devono essere respinti.
4.2 Sussistono giuste ragioni per compensare le spese per tutte le parti costituite. P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li respinge.
Così deciso in Ancona nelle camere di consiglio dei giorni 8 marzo 2012, 24 maggio 2012, con l'intervento dei magistrati: