Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00617888&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_atdcedacp&parse=no&aj=no
Timestamp: 2013-06-19 00:46:43+00:00
Document Index: 95841456

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 18', 'art.18', 'art. 18', 'art. 71', 'art. 72']

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Colombo, Davico, Gentile, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Pera e Villari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Amoruso, Contini e Del Vecchio, per attività dell'Unione interparlamentare; Rutelli, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Lannutti, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.
Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 12 ottobre 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 20001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale recante ripartizione dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno 2011, relativo a contributi in favore di enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 416).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente che esprimerà il parere entro il 16 novembre 2011.
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 18 ottobre 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 26 febbraio 1987, n. 49, recante "Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo", la relazione previsionale sull'attività di cooperazione allo sviluppo per l'anno 2012.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Atto n. 714).
Ai sensi dell'articolo 38 del Regolamento, sono deferiti alla 9ª Commissione permanente, per l'espressione delle osservazioni alla 14ª Commissione, i seguenti atti comunitari:
proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 - COM (2011) 398 definitivo (atto comunitario n. 76);
progetto di accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla cooperazione in materia di bilancio e la sana gestione finanziaria - COM 2011 403 definitivo (atto comunitario n. 77);
comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "A budget for Europe 2020" - COM 2011 500 definitivo (atto comunitario n. 78);
proposta di decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea - COM 2011 510 definitivo (atto comunitario n. 79), trasmessa dalla Commissione europea il 6 luglio 2011 e annunciata all'Assemblea nella seduta n. 581 del 14 luglio 2011;
proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce misure di esecuzione del sistema delle risorse proprie dell'Unione europea - COM (2011) 511 definitivo (atto comunitario n. 80), trasmessa dalla Commissione europea il 6 luglio 2011 e annunciata all'Assemblea nella seduta n. 581 del 14 luglio 2011;
proposta di regolamento del Consiglio concernente le modalità e la procedura di messa a disposizione delle risorse proprie tradizionali e della risorsa basata sull'RNL nonchè le misure per far fronte al fabbisogno di tesoreria - COM (2011) 512 definitivo (atto comunitario n. 81), trasmessa dalla Commissione europea il 6 luglio 2011 e annunciata all'Assemblea nella seduta n. 581 del 14 luglio 2011.
Il Presidente dell'Assemblea parlamentare della NATO, con lettera in data 17 ottobre 2011, ha inviato il testo di cinque risoluzioni e di una dichiarazione, approvate da quel consesso nel corso della Sessione annuale, svoltasi a Bucarest dal 7 al 10 ottobre 2011:
risoluzione n. 387 su "La sicurezza cibernetica" (Doc. XII-quater, n. 21);
risoluzione n. 388 su "Sostenere il popolo libico" (Doc. XII-quater, n. 22);
risoluzione n. 389 su "Far fronte a un difficile contesto di bilancio: crisi economica, risanamento delle finanze pubbliche e rischio di irrilevanza strategica dell'Europa" (Doc. XII-quater, n. 23);
risoluzione n. 390 su "La trasformazione politica in Medio Oriente e Nord Africa" (Doc. XII-quater, n. 24);
risoluzione n. 391 su "Contrastare le minacce biologiche e chimiche" (Doc. XII-quater, n. 25);
dichiarazione n. 392 su "Sostenere la transizione in Afghanistan" (Doc. XII-quater, n. 26).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 4a Commissione permanente.
Il senatore Di Nardo ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00452 della senatrice Bianconi ed altri.
I senatori Mariapia Garavaglia, De Sena e Zanoletti hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06067 dei senatori Peterlini ed altri.
Le senatrici Contini, Carloni e Thaler Ausserhofer hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06102 dei senatori Lauro ed altri.
BAIO, TOMASSINI, RUTELLI, BOLDI, CHIAROMONTE, CHIURAZZI, DEL VECCHIO, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, GARAVAGLIA Mariapia, MAGISTRELLI, MASCITELLI, MAZZUCONI, MILANA, MOLINARI, OLIVA, PASTORE, THALER AUSSERHOFER - Il Senato,
fra i bambini e i ragazzi in età evolutiva e scolare, numerosi sono affetti da patologie croniche non invalidanti che, in alcuni casi, insorgono in età infantile e in altri si manifestano durante il corso della vita degli stessi;
ad esempio, in Italia oltre 15.000 bambini da 0 a 14 anni sono affetti da diabete di tipo 1 ed è in crescente diffusione anche la comparsa del diabete di tipo 2, che fino a poco tempo fa colpiva solo la popolazione adulta;
il bambino, in età infantile, non è autonomo nel controllo e nella somministrazione delle cure vitali e, in caso di sopravvenienza della patologia, non è in grado di affrontare autonomamente il processo terapeutico nella prima fase successiva all'esordio della stessa;
in caso di diabete, fino al momento in cui il minore non raggiunge l'indipendenza terapeutica, è indispensabile, prima dell'assunzione dei pasti, il supporto del genitore per il corretto dosaggio dell'insulina e per la relativa somministrazione;
la Costituzione, all'articolo 32, primo comma, riconosce il diritto alla salute come diritto fondamentale "dell'individuo e interesse della collettività";
l'articolo 34, primo comma della Costituzione, sancisce che "La scuola è aperta a tutti", così da riconoscere e garantire non solo il libero accesso, ma anche che lo stesso avvenga in condizioni di parità con gli altri alunni, al fine di evitare altresì che la frequenza sia resa eccessivamente gravosa per le particolari situazioni in cui versano i fanciulli affetti da malattie croniche, che necessitano di cure e assistenza sanitaria;
l'ordinamento riconosce al genitore, che sia lavoratore dipendente pubblico o privato, la possibilità di usufruire di due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino, e, dopo il compimento dei tre anni, il diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito, solo in presenza di handicap di grave entità;
la normativa vigente non riconosce al lavoratore dipendente che sia madre, padre o familiare di un minore affetto da patologie croniche non invalidanti come il diabete, alcun diritto alla fruizione di permessi retribuiti;
in caso di diabete, quindi, il genitore, durante il periodo in cui il figlio non è autonomo nella gestione della patologia e necessita di assistenza per il controllo e la somministrazione dell'insulina, è costretto ad utilizzare le poche ore di permesso retribuito, ove previste a livello contrattuale, oppure ad usufruire delle ore di ferie e di congedo non retribuito;
spesso il genitore, per i fini di cui sopra, è costretto a richiedere un contratto part-time o addirittura a rinunciare all'attività professionale, compromettendo in maniera definitiva la propria carriera e le fonti reddituali del nucleo familiare per fronteggiare un'esigenza temporanea di assistenza al figlio,
impegna il Governo ad adottare tutte le misure necessarie al fine di individuare e disciplinare un'autonoma fattispecie che attribuisca ai genitori, anche adottivi e/o affidatari, ai familiari o a persona delegata dai genitori medesimi, di minori affetti da patologie croniche non invalidanti come il diabete, il diritto di usufruire di permessi giornalieri retribuiti in maniera continuativa nell'ambito del rapporto di lavoro a tempo pieno e in proporzione all'orario di lavoro e alle necessità terapeutiche nell'ambito del rapporto di lavoro a tempo parziale, per il tempo necessario al raggiungimento di autonomia terapeutica da parte del minore.
SBARBATI, D'ALIA, FISTAROL, GUSTAVINO, GALIOTO, GIAI, MUSSO, SERRA, FOSSON, PETERLINI, PINZGER, LEGNINI, MAGISTRELLI, AMATI, PROCACCI, MONGIELLO, COSTA, CASOLI, MARINI - Il Senato,
la Commissione europea ha dato il via libera ai progetti prioritari nel quadro delle grandi reti transeuropee per il periodo 20 14-2020;
il piano, da 50 miliardi di euro prevede per il settore dei trasporti anche i collegamenti ferroviari Napoli- Bari, Napoli-Reggio Calabria e Messina-Palermo, ma dall'alta velocità sono completamente escluse le Marche e le regioni costiere del Sud;
il progetto, oltre al settore dei trasporti, prevede di potenziare le infrastrutture nell'energia e nelle reti di telecomunicazione a banda larga al fine di completare i collegamenti mancanti nelle infrastrutture europee a partire da quelle nei trasporti che verranno completate e potenziate con investimenti pari a 31,7 miliardi di euro, il 63,5 per cento del totale;
saranno collegati i grandi corridoi per il trasporto merci e passeggeri in Europa come il corridoio nord-sud da Helsinky a La Valletta o il corridoio da ovest a est, con investimenti in un collegamento ferroviario da Sines, in Portogallo, attraverso Madrid in Spagna e attraverso Bordeaux in Francia;
per quanto concerne l'Italia, nel corridoio Baltico-Adriatico sono stati inseriti i collegamenti ferroviari e le piattaforme multimodali dì Udine, Venezia e Ravenna, nonché dei porti di Trieste, Venezia e Ravenna;
al nord è stata confermata la priorità assegnata alla Torino-Lione, al tunnel del Brennero e al collegamento ferroviario Genova-Milano-Svizzera;
nel Mezzogiorno è stato confermato il potenziamento della ferrovia Napoli-Reggio Calabria a cui è stata affiancata la priorità assegnata ai lavori da realizzare sulla tratta Napoli-Bari;
resta tagliato fuori dai progetti prioritari il ponte sullo stretto, di cui, secondo Bruxelles, si dovrà occupare l'Italia: il Comitato delle Regioni, riunitosi a Bruxelles in sessione plenaria nei giorni 11 e 12 ottobre 2011, ha adottato un parere di iniziativa sulla macroregione adriatico-ionica in cui ha chiesto di estendere la politica integrata al bacino adriatico-ionico, secondo i progetti in corso, sull'esempio della macroregione del mar Baltico già istituita e finanziata e di quella del Danubio;
le due macrostrategie europee per il Baltico e il Danubio, insieme alla strategia adriatico-ionica e alle future strategie della UE possono creare interconnessioni e sinergie anche infrastrutturali che dovranno costituire un asse ideale tra nord e sud dell'Europa;
in questo contesto la macroregione adriatico-ionica rafforzerebbe e decongestionerebbe l'accesso sud orientale dell'Europa al resto del mondo, potendo comprendere anche l'area del Mediterraneo centro-orientale attraverso l'allungamento del corridoio Baltico-Adriatico previsto dalla comunicazione della Commissione (COM (2011)500 del 29 giugno 2011) e la sua connessione con le reti intermodali;
l'inserimento del corridoio Baltico-Adriatico dei collegamenti ferroviari e delle piattaforme multimodali di Udine, Venezia e Ravenna, e dei porti di Trieste, Venezia e Ravenna, già deciso, dovrebbe essere naturalmente prolungato a sud lungo la costa adriatica ricomprendendo anche le altre regioni costiere e in particolare i porti di Ancona, Bari e Brindisi come naturale completamento per rafforzare la politica europea di cooperazione territoriale;
i territori dell'Adriatico e dello Ionio corrispondono ad un bacino marittimo internazionale e ad una regione internazionale. Essi sono importanti ecoregioni marittime e marine d'Europa fra loro contigue, che sboccano nel Mediterraneo centrale, che, in quanto mare semichiuso, ha un basso tasso di rinnovamento delle acque;
la macroregione adriatico-ionica comprende tre Stati membri dell'Unione europea: Italia (in particolare con le regioni adriatico-ioniche) Grecia e Slovenia; due Paesi candidati: Croazia e Montenegro; tre Paesi candidati potenziali (Albania, Bosnia-Erzegovina e Serbia), per un'estensione, escluse le superfici marine, di poco meno di 450.000 chilometri quadrati in cui vivono 60 milioni di persone;
il bacino adriatico-ionico è un mare semichiuso che può considerarsi interno all'Unione e presenta analogie evidenti con l'area del Baltico, con la quale ha in comune problematiche e sfide simili in quanto entrambe sono "cerniere" tra Stati membri e Stati terzi, inoltre costituisce lo sbocco marittimo naturale dell'area danubiana;
il collegamento dell'area baltica e dell'area danubiana con quella adriatico-ionica rappresenta il naturale completamento e rafforzamento della politica europea di coesione;
il compito principale, infatti, della strategia adriatico-ionica è quello di collegare e proteggere i territori della macroregione al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile e nel contempo proteggere il fragile ambiente marittimo costiero e dell'entroterra per cui è urgente accelerare le procedure per il riconoscimento della macroregione adriatico-ionica per collegare le priorità della strategia al prossimo quadro finanziario pluriennale deciso dalla UE;
premesso inoltre che l'Iniziativa adriatico-ionica avviata con la conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio, svoltasi ad Ancona il 19 e 20 maggio 2000, è stata ed è fortemente operativa per la valorizzazione del bacino adriatico ionico in settori strategici come l'ambiente, il turismo, la cultura, la cooperazione universitaria, i distretti industriali, i trasporti, le piccole e medie imprese, la formazione professionale e coinvolge le Camere di commercio, le Regioni, i Comuni;
la creazione della regione adriatico-ionica sarà fattore importante e decisivo d'integrazione transnazionale per lo sviluppo e favorirà l'ingresso nella UE di Paesi dell'area dei Balcani;
occorre un più forte impegno del Governo italiano che affianchi quello delle Regioni e degli altri enti economici e sociali per accelerare l'iter per l'approvazione definitiva della macroregione adriatico-ionica da parte della UE,
a concertare in sede europea con i Governi degli altri Stati aderenti alla macroregione adriatico-ionica tutte le iniziative utili al fine di pervenire nel più breve tempo possibile all'approvazione definitiva della macroregione, da parte dell'Unione europea, perché essa possa accedere ai finanziamenti previsti nella programmazione dei fondi comunitari 2014-2020;
ad ottenere il prolungamento del corridoio Baltico-Adriatico a sud, lungo la costa adriatica, comprendendo i porti di Ancona, Bari e Brindisi per evitare ulteriore emarginazione del Centro-Sud e dare completezza al progetto.
(1-00490)
CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che nella giornata del 26 ottobre 2011 i parlamentari sono costretti ad apprendere da agenzie di stampa dettagli molto parziali ed imprecisi della lettera inviata dal Governo in relazione al Consiglio dell'Unione europea, dettagli che dovrebbero peraltro comportare conseguenze significative nei lavori parlamentari sin dalle prossime settimane e che obiettivamente interagiscono con la sessione di bilancio in corso al Senato, si chiede di sapere se il Governo non ritenga preciso dovere di correttezza istituzionale trasmettere quanto prima il testo della lettera alle Camere, oltre ad impegnarsi a discutere sollecitamente in Parlamento tale testo nonché gli esiti dei lavori del Consiglio dell'Unione europea.
(3-02466)
SBARBATI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
la politica dei tagli finalizzata al contenimento della spesa e alla stabilizzazione della finanza pubblica produrrà per l'anno scolastico 2012/2013 la chiusura e il conseguente accorpamento degli istituti con meno di 1.000 iscritti;
questa decisione comporterà su base nazionale l'eliminazione di 1.130 istituzioni scolastiche entro il 31 dicembre e la perdita di circa 2.000 posti di lavoro;
la drastica riduzione delle risorse finanziarie destinate all'istruzione e le difficoltà degli enti locali anche solo a mantenere attivi gli interventi già in atto stanno da tempo mettendo in seria difficoltà il buon funzionamento del "sistema" dell'istruzione;
l'accorpamento che non tenga conto delle opportunità pedagogiche, che non rispetti la continuità didattica, il raccordo educativo e la progettualità d'esercizio tipici dell'autonomia scolastica, per giunta affidato alla reggenza di dirigenti scolastici con responsabilità di altre scuole, non sembra prestare molta attenzione alle finalità stesse del servizio che, invece, dovrebbe garantire;
l'Europa si è spesso soffermata sull'importanza e sul valore dell'istruzione, chiedendo agli Stati membri di aumentare i propri investimenti nell'istruzione preelementare ed elementare quale mezzo efficace per creare le basi per un ulteriore apprendimento, per prevenire l'abbandono scolastico, perché solo investendo sulle giovani generazioni si investe sul futuro del Paese;
la decisione ministeriale, così proposta, giustificata solo da ragioni di bilancio, volta ad accorpare scuole primarie, secondarie di primo grado e anche di secondo grado, produrrà istituti verticalizzati, farà perdere l'autonomia ai circoli didattici e alle scuole medie e priverà gli enti locali di una parte delle proprie competenze;
fra le Regioni che hanno contestato questa decisione alla Corte costituzionale (Toscana, Emilia-Romagna, Puglia, Liguria, Marche, Sicilia e Basilicata), alcune hanno ottenuto un responso positivo (sentenza n. 200 del 2009) che mantiene la competenza di intervento agli enti locali;
ad oggi, in alcune regioni è già il caos, perché le scuole hanno attuato una rivolta quasi generalizzata e non potranno, quindi, essere rispettate le scadenze imposte dal Ministero atte ad ottenere le delibere entro il 10 novembre;
gli accorpamenti produrranno effetti negativi soprattutto al Sud; per citare un esempio: in Calabria su 502 istituti, 470 dei quali con meno di 1.000 iscritti e 140 con meno do 500 alunni, si perderebbe il 35 per cento delle istituzioni scolastiche; in questa regione, a fronte di un calo dell'8,96 per cento di studenti si è già registrato un taglio negli organici dei docenti pari al 15,36 per cento (per un totale di 4.717 posti) e un taglio di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario del 20,82 per cento (2.562 posti);
nella regione Marche verranno soppressi, con tutta probabilità, 12 circoli didattici e istituti comprensivi che presentano meno di 1.000 iscritti, la maggior parte dei quali sono ubicati nelle province di Ascoli Piceno e Macerata;
nei tagli sono coinvolti anche i dirigenti scolastici. Sono a rischio con la finanziaria approvata a luglio 1.812 presidenze e altrettanti posti di segretario per questo anno e alla fine del triennio di copertura della manovra se ne perderanno in tutto 3.138 pari al 31 per cento del totale dei capi di istituto esistenti in Italia,
se il Ministro in indirizzo non ritenga ragionevole, vista la richiesta del Governo di abolire le Province, la richiesta di sospendere per almeno un anno scolastico le procedure di dimensionamento in corso per dare l'opportunità a tutti i soggetti coinvolti ai diversi livelli (enti locali, parti sociali, scuole) di poter contribuire alla definizione di una proposta che: preveda una programmazione dell'offerta formativa sul territorio davvero rispondente alle esigenze di qualità e funzionalità di un moderno sistema di istruzione, vista la precisa conoscenza della distribuzione territoriale e delle caratteristiche delle sedi scolastiche nel territorio, tenendo presente che le funzioni già espletate dalle Province vanno assolte dai futuri consorzi dei Comuni; tenga conto della composizione orografica delle regioni; consenta un'ottimale riorganizzazione dei servizi a partire dai trasporti; garantisca l'interesse superiore degli alunni e tenga conto delle implicazioni familiari che ne decadono; riconosca l'autonomia agli enti direttamente coinvolti nel rispetto della sentenza citata;
se non intenda chiarire a cosa andranno incontro i partecipanti al concorso per l'assegnazione di 2.386 posti di dirigente scolastico che in questi giorni stanno sostenendo le prove selettive e cosa faranno i vincitori che, con tutta probabilità, non avranno funzioni da ricoprire, visto che non ci saranno posti, mentre il 62 per cento degli istituti verrebbe gestito da presidi "a scavalco" o part-time.
(3-02467)
MASCITELLI - Al Ministro della salute - Premesso che:
secondo quanto riportato da fonti di stampa, oltre un anno fa il Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, nel corso della conferenza stampa del giorno 11 agosto 2010, presentando gli interventi di edilizia nella sanità abruzzese, aveva anche annunciato l'avvio della "fase tre che consiste nel proporre al Governo, sempre a valere sui fondi ex art. 20 [della legge n. 67 del 1988], un ulteriore investimento di 250 milioni di euro" per costruire cinque nuovi ospedali a Vasto, Lanciano, Sulmona, Avezzano e Giulianova;
a febbraio 2011, il Consiglio regionale dell'Abruzzo ha approvato all'unanimità una risoluzione con la quale si impegnava il presidente Chiodi a portare a conoscenza della commissione sanità della Regione tutta la documentazione relativa ai piani di edilizia sanitaria per la costruzione dei cinque citati nuovi ospedali;
risulta all'interrogante che, allo stato attuale, nessuna documentazione sia stata prodotta mentre nel contempo sui territori si convocano conferenze di servizi e si modificano i piani regolatori;
i manager di alcune Aziende sanitarie locali, sulla base di non si sa quale atto autorizzativo, e quindi di quale legittimazione, stanno scrivendo ai sindaci, chiedendo loro l'individuazione dei siti per la costruzione dei nuovi ospedali e modifiche urbanistiche volte ad autorizzare la trasformazione dei vecchi nosocomi già esistenti in uffici e appartamenti o altro ancora;
l'attuale Presidente della Regione ricopre anche la carica di commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario (nomina effettuata con delibera del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 dicembre 2009);
come stabilisce l'art. 17, comma 4, lettera c), del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Abruzzo è tenuto a dare esecuzione al programma operativo per l'esercizio 2010, di cui all'articolo 2, comma 88, della legge 23 dicembre 2009, n. 191;
il programma operativo 2010 prevede un'azione di adeguamento dei layout delle strutture da riconvertire o realizzare con: analisi del loro grado di idoneità strutturale ad ospitare le future attività; individuazione delle alternative strutturali dei presidi di piccole dimensioni, con stima degli eventuali costi di adeguamento; istruttoria sulle caratteristiche strutturali dei presidi ospedalieri e le alternative di riprogettazione,
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;
sulla base di quale atto il Presidente della Regione Abruzzo e commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario sia stato autorizzato a porre in essere la procedura di cui in premessa;
se la Regione abbia presentato presso il Ministero della salute la documentazione relativa alla costruzione dei 5 nuovi ospedali di cui in premessa e, in caso affermativo, quale documentazione abbia presentato, in considerazione che l'art. 1, comma 310, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, prevede la sottoscrizione di accordi di programma tra Governo e Regioni;
alla luce dei tagli alle risorse destinate all'edilizia sanitaria previsti dal disegno di legge di stabilità (Atto Senato 2968), attualmente in discussione presso il Senato, quale sia il destino dell'investimento da 250 milioni già previsto dalla Regione Abruzzo.
(3-02468)
BERSELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
a quanto risulta all'interrogante, la stampa locale ha dato notizia del fatto che l'avvocato Maria Anna Laguardia, figlia del Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia, per aggirare l'ostacolo dell'art. 18 dell'ordinamento giudiziario, si è iscritta all'Ordine degli avvocati di Piacenza con studio in via Vigoleno n. 2, indirizzo però dove non figura apposta la targa professionale;
un'iscrizione evidentemente di comodo, visto che il predetto avvocato esercita effettivamente la sua attività in Parma con studio, adeguatamente pubblicizzato con tanto di targa di ottone all'esterno, in borgo Salmitrara n. 8;
l'art.18 dell'ordinamento giudiziario (incompatibilità di sede per rapporti di parentela o affinità con esercenti la professione forense) prevede testualmente che "i magistrati giudicanti e requirenti delle corti di appello e dei tribunali non possono appartenere ad uffici giudiziari nelle sedi nelle quali i loro parenti fino al secondo grado, gli affini in primo grado, il coniuge o il convivente, esercitano la professione di avvocato";
in sostanza l'art. 18 prevede nella specie l'incompatibilità di sede del Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga indispensabile ed urgente, come peraltro richiesto, per differenti indirizzi, nelle precedenti interrogazioni 3-02433 e 3-02455, disporre un'indagine ispettiva all'esito della quale promuovere un procedimento disciplinare presso il Consiglio superiore della magistratura affinché venga accertata l'incompatibilità di sede per il Procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia.
(3-02471)
DE TONI, BELISARIO, LI GOTTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
dal combinato disposto degli articoli 37, comma 4, e degli articoli 71 e 72, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) risulta che il riferimento alla differenziazione della legislazione elettorale comunale avviene in forza della «popolazione», così come determinata «in base ai risultati dell'ultimo censimento ufficiale»;
segnatamente, l'art. 71 dispone l'elezione del sindaco e del consiglio comunale nei Comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti; l'art. 72 regola, invece, l'elezione del sindaco nei Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti;
la relazione ed il rapporto, quindi, tra il dato demografico e il sistema elettorale applicabile sottende un'evidente differenziazione di trattamento normativo, inquadrabile nella ragionevole esigenza del legislatore di prevedere due sistemi elettorali diversi, in dipendenza dalla popolazione;
il riferimento normativo al «censimento ufficiale», anche in forza del suo lasso temporale decennale di reperimento ed elaborazioni dei dati, nonché data la sua connotazione di tipo statistico, potrebbe non consentire la determinazione dell'effettiva popolazione residente nel momento elettorale;
considerato che il Ministero dell'interno, attraverso il Dipartimento per gli affari interni e territoriali, Direzione centrale dei servizi elettorali, gestisce, archivia e produce pubblicazioni sulla rilevazione del corpo elettorale residente in Italia e all'estero, compiuta semestralmente dai Comuni nelle date prefissate del 30 giugno e del 31 dicembre di ogni anno. Tale rilevazione - come esplicitamente indicato nel sito istituzionale del Ministero - è necessaria per misurare le variazioni e i cambiamenti delle sezioni presenti sul territorio degli stessi Comuni, il numero degli elettori residenti permanentemente all'estero e per prevedere i giovani che faranno parte del corpo elettorale nel semestre successivo alla data di rilevazione; a tale rilevazione fanno seguito, al 31 luglio e al 31 gennaio, le cosiddette rilevazioni dinamiche del corpo elettorale necessarie per stabilire la tendenza delle cancellazioni e degli inserimenti avvenuti nell'arco di 30 giorni;
a titolo meramente esemplificativo, nel Comune di Rovato (Brescia) la popolazione attualmente residente dovrebbe risultare di 18.352 persone (fonte Comuni.italiani.it). Tuttavia, in forza del riferimento all'ultimo censimento ufficiale della popolazione del 2001 - che assegnava al medesimo Comune una popolazione pari a 14.376 unità - il sistema elettorale applicabile è, e lo sarà per l'anno 2012, quello per Comuni inferiori a 15.000 abitanti;
altro esempio è rappresentato dal Comune di Darfo Boario terme (Brescia): popolazione residente di 15.751 persone (fonte Comuni.italiani.it), tuttavia 13.590 sinora censite,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non valuti opportuno intervenire, anche con provvedimento urgente di carattere normativo, al fine di sostituire il vigente riferimento all'«ultimo censimento ufficiale», nell'ambito del testo unico summenzionato, con il dato risultante dall'effettiva rilevazione del corpo elettorale residente nel momento elettorale.
(3-02469)
MASSIDDA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il Consiglio d'Europa ha approvato il 1° febbraio 1995 la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali;
detta Convenzione, in vigore dal 1° febbraio 1998, è stata ratificata dall'Italia con la legge 28 agosto 1997, n. 302;
il 6 ottobre 2009 il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno ha pubblicato il "III rapporto dell'Italia sull'attuazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali", anno 2009: nel documento si ricorda che in Italia le minoranze linguistiche storiche sono tutelate dalla Costituzione della Repubblica;
la legge 15 dicembre 1999, n. 482, in particolare, e il relativo regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 maggio 2001, n. 345, nonché la legge 23 febbraio 2001, n. 38, si ispirano ai principi enunciati nella Convenzione quadro e riconoscono alle minoranze linguistiche il diritto di usare la propria lingua nei rapporti sociali ed amministrativi;
il presupposto richiesto per il riconoscimento e la tutela di una minoranza è quello della delimitazione territoriale, in quanto il diritto all'uso della lingua nei confronti della pubblica amministrazione, il diritto all'istruzione e l'accesso ai media riconosciuti dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482, possono esplicarsi in un ambito territoriale definito;
tra quelle delle minoranze storiche è compresa anche la lingua sarda e quelle alloglotte della Sardegna: catalano d'Alghero, sassarese, tabarchino e gallurese;
in altre Regioni ad autonomia speciale ove sono presenti minoranze linguistiche come la slovena, sud tirolese, valdostana e ladina, pur in maniera differenziata in relazione alla loro autonomia, queste sono state prese in considerazione o nella predisposizione dei moduli nella loro lingua o nel censimento delle minoranze linguistiche interne così come sono plurilingui le istruzioni per i rilevatori e i rilevatori stessi sono stati spesso scelti anche in base alle competenze linguistiche di minoranza;
considerato, inoltre, che la lingua sarda, rispetto alle minoranza linguistiche italiane, è quella parlata da un numero maggiore di persone; il gallurese, pur minoritario in Sardegna rispetto al sardo, per esempio, è parlato da una popolazione equivalente alla tedesca del Sud-Tirolo;
preso atto che la minoranza linguistica sarda non è presente nel questionario del censimento generale della popolazione e delle abitazioni 2011 distribuito in Sardegna, mentre i altre Regioni ad autonomia speciale ove sono presenti minoranze linguistiche come la slovena, sud tirolese, valdostana e ladina, pur in maniera differenziata in relazione alla loro autonomia, queste sono state prese in considerazione o nella predisposizione dei moduli nella loro lingua o nel censimento delle minoranze linguistiche interne così come i rilevatori stessi che sono stati spesso scelti anche in base alle competenze linguistiche di minoranza,
se al Governo risultino i motivi per i quali la minoranza linguistica sarda non è presente nel questionario del censimento;
se e quali provvedimenti intenda porre in essere per sopperire a questa disuguaglianza.
(4-06170)
THALER AUSSERHOFER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in data 29 luglio 2010 l'interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo per favorire l'adozione del contrassegno unificato disabili europeo (CUDE);
la risposta del Ministro delle infrastrutture e trasporti, datata 5 ottobre 2010, assicurava che il Ministero, dopo aver affrontato e risolto delle difficoltà oggettive per quello che riguardava la protezione dei dati personali, avrebbe messo in atto tutte le procedure necessarie per l'adozione del CUDE;
dopo informazioni prese per le vie brevi, in data 29 aprile 2010 il Ministero prevedeva un tempo stimato in circa 2 mesi per la soluzione del problema;
per il ritardo dell'emissione del contrassegno europeo in Italia i disabili incontrano mille difficoltà se si muovono entro i confini europei;
l'iter burocratico per la predisposizione del contrassegno è lunghissimo,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga necessario accelerare l'iter legislativo affinché anche in Italia sia adottato il contrassegno unitario europeo per i disabili al fine di garantire ai cittadini italiani che ne hanno diritto di godere delle stesse agevolazioni di circolazione degli altri cittadini europei.
(4-06171)
l'interrogante ha presentato un'interrogazione a risposta orale 3-01079 in data 10 dicembre 2009;
l'interrogante ha inoltre presentato nel 2009 le seguenti interrogazioni a risposta scritta: 4-02254 e 4-02449;
l'interrogante ha presentato nel 2010 le seguenti interrogazioni a risposta scritta: 4-02489; 4-02496; 4-02584; 4-02781; 4-02920; 4-02974; 4-03616; 4-03823 e 4-04299;
l'interrogante ha presentato nel 2011, altresì, le seguenti interrogazioni a risposta scritta: 4-04928; 4-04976; 4-05183; 4-05423 e 4-05598;
tutte le interrogazioni sopra richiamate denunciavano l'inumana situazione delle carceri italiane e la drammaticità delle morti, con particolare attenzione ai numerosissimi suicidi, che avvengono nelle carceri italiane;
a tutte queste interrogazioni non è stata data alcuna risposta;
10 delle 17 interrogazioni erano rivolte al Ministro della giustizia e le restanti 7 al Presidente del Consiglio dei ministri. Come risulta dagli atti e visibili nelle pagine on line dedicate al sindacato ispettivo, la Presidenza del Consiglio dei ministri, per quanto riguarda le interrogazioni ad essa rivolte, ha delegato a rispondere il Ministero della giustizia;
a giudizio dell'interrogante da questa fotografia risulta lampante l'assoluta scorrettezza istituzionale del Ministro della giustizia che non ha trovato il tempo neanche di rispondere ad una delle 17 interrogazioni e la gravissima mancanza di controllo della Presidenza del Consiglio dei ministri che ha omesso di controllare che l'iter delle interrogazioni terminasse con una risposta;
ma tutto questo è ancora più grave dopo aver preso atto della documentazione cartacea che il Capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha consegnato ai senatori della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani durante l'audizione del 25 ottobre 2011. Si legge nelle pagine 1 e 2 dell'allegato 1/B della suddetta documentazione che risultano evase dal competente ufficio del Ministero della giustizia tutte le interrogazioni presentate sul tema nel corso degli ultimi due anni, comprese quelle presentate dall'interrogante;
l'interrogante però ribadisce che non ha mai ricevuto una risposta alle sue interrogazioni nonostante le abbia più volte sollecitate in Aula,
quali siano i motivi che hanno indotto il Ministro in indirizzo a tenere in qualche cassetto del suo Gabinetto le risposte preparate dai suoi stessi uffici, inadempienza istituzionale che riguarda non solo l'interrogante ma anche tutte le altre 80 interrogazioni sull'argomento presentate nel 2010 e le 57 presentate nel 2011 come risulta chiaramente nelle pagine dell'allegato 1/B;
se non ritenga giunto finalmente il momento di rispondere di questi episodi gravissimi che gettano una luce davvero oscura sull'intero sistema penitenziario italiano.
(4-06172)
LANNUTTI - Ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:
sono giunte all'interrogante le segnalazioni di alcuni dipendenti del Comune di Roma che lamentano assunzioni "selvagge" negli ultimi tre anni presso l'amministrazione caratterizzate da forti anomalie;
i denuncianti sono pronti a scommettere che la gran parte di queste persone "vinceranno" i concorsi per i quali è previsto l'espletamento delle prove entro dicembre 2011, a discapito di tutti i dipendenti comunali che hanno partecipato al concorso interno per le progressioni verticali nel novembre 2010 e che si sono visti passare davanti "personaggi" privi di ogni professionalità richiesta dal ruolo, nonostante le graduatorie;
le delibere di assunzione sono pubblicate sul sito istituzionale del Comune di Roma. Ogni singolo atto mostra in calce gli importi complessivi di spesa, e si può notare che per ciascuno di questi nuovi dipendenti, nonostante l'inquadramento nella medesima qualifica, le indennità sono molto variabili, specialmente nella voce "indennità ad personam", (che varia da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 56.000 euro lordi annui, a cui si aggiungono centinaia di ore di straordinario mensili per ciascuno di loro);
inoltre nelle segnalazioni, sempre analizzando le delibere, viene anche sottolineato il curioso riferimento all'emolumento unico specificato nella nota dell'Assessore, conservata agli atti del provvedimento, curioso perché "quantificando" ciò che prevede la nota dei vari Assessori in questione si scopre qual è l'onere effettivo per il Comune;
molte di queste assunzioni sarebbero state fatte all'indomani dell'entrata in vigore del cosiddetto decreto Brunetta che prevede il blocco delle assunzioni per il triennio 2011-2013, nonostante l'ultima manovra finanziaria che prevede anche un taglio dei costi delle pubbliche amministrazioni;
il gruppo di dipendenti denunciante ha inviato la relativa documentazione, pubblicata sul sito istituzionale del Comune di Roma nel quadro "Deliberazioni e atti, testi integrali", alla Procura della Repubblica e la stessa sarà presentata anche presso la Corte dei conti;
il sindaco Alemanno più volte ha mostrato la sua indignazione per i tagli previsti agli enti locali e dichiarato che non ci sta ad accettare i tagli imposti dalla manovra, e quindi nemmeno ad allinearsi. Il primo cittadino ha, ultimamente, ricordato: "con i tagli agli enti locali rischiamo di non avere più i trasporti pubblici, a meno di aumentare il biglietto dell'autobus. Rischiamo di dover tagliare i servizi sociali e prolungare le liste d'attesa. In più, se la manovra non cambia, Roma capitale l'anno prossimo non potrà fare investimenti in opere pubbliche, neanche quelle già programmate, non potrà mettere a posto né marciapiedi né strade. Abbiamo 235 cantieri aperti che rischiamo di non poter concludere". Inoltre, "la protesta continuerà a oltranza, finché il Governo non ci darà risposte";
ci sono creditori del Comune di Roma che vedono i loro pagamenti "slittare" di mesi, e tornano indietro dalla Ragioneria generale liquidazioni con la dicitura: "Bilancio di cassa 2011. Mandati non processabili";
molte di queste spese erano state previste e contemplate con precisi stanziamenti di fondi nei bilanci del Comune degli anni precedenti che non avrebbero dovuto essere toccati, per i quali invece è stata cambiata la "destinazione d'uso" senza alcun atto amministrativo, e c'è il dubbio sulla legalità di ciò;
a riguardo un articolo del quotidiano "la Repubblica" del 7 agosto 2011 riportava l'allarme per la crisi di liquidità del Comune di Roma. «Giunto a metà viaggio, come una macchina senza più benzina, il Campidoglio ha finito i soldi. A dispetto del Bilancio di previsione 2011 approvato in Aula appena un mese fa, nelle casse comunali non sono rimasti che pochi euro, e forse nemmeno quelli: una crisi di liquidità senza precedenti, che ha costretto il ragioniere generale Maurizio Salvi a scrivere una circolare allarmata agli tutti gli uffici per stoppare i pagamenti, rimasti per lo più senza copertura. Un richiamo formale cui, mercoledì scorso, ha fatto seguito il monito lanciato dall'assessore Carmine Lamanda al termine dell'ultima giunta prima della pausa estiva: "La difficoltà finanziaria è tale", ha svelato il responsabile dei conti capitolini, "che non escludiamo di riprendere in esame gli impegni di spesa già assunti perché non ce la si fa". Un messaggio che la maggior parte degli assessori aveva in realtà già recepito, essendosi visti rispedire indietro fatture bell'e firmate senza uno straccio di spiegazione. Per capire cosa sta accadendo bisogna fare un passo indietro. Esattamente al varo del Bilancio 2011, accompagnato quest'anno, per la prima volta, da un documento che stabilisce la disponibilità di cassa dei singoli centri di costo. Ciò significa che gli impegni di spesa non possono essere assunti in base alle previsioni, ma alla reale disponibilità a effettuare i pagamenti. A quanto cioè di volta in volta entra in cassa. Se non c'è un euro, le fatture non vengono onorate. E pazienza se così si rischia di mandare gambe all'aria quella miriade di imprese medie e piccole che lavorano con il Campidoglio e che, soprattutto in un periodo di crisi, non possono permettersi di restare senza ossigeno. D'altra parte il richiamo formale del Ragioniere generale, sebbene scritto in perfetto burocratese, non lascia spazio a dubbi. Scrive infatti Salvi il 24 giugno: "Si ricorda che le previsioni di cassa sulla spesa costituiscono il limite per i relativi pagamenti. Pertanto, a partire dalla suddetta data del primo luglio, tutti gli ordinativi di pagamento emessi e non ancora quietanzati che non avranno disponibilità di cassa assumeranno lo stato di "non processabile". Un mandato così etichettato non verrà inserito nelle distinte dei pagabili finché non troverà adeguata copertura mediante apposita richiesta di variazione". E quando potrà essere soddisfatta questa "apposita richiesta di variazione"? Si spera con l'assestamento di Bilancio, su cui l'assessore Lamanda si sta già lambiccando. Dovrebbe arrivare entro il 30 settembre. Mai pausa estiva fu più provvidenziale per respirare un po'»;
recentemente è scoppiato lo scandalo di "allegre" assunzioni effettuate senza i criteri di trasparenza e legalità a vantaggio di amici, parenti e conoscenti presso le aziende municipalizzate della capitale (cosiddetta "parentopoli") su cui l'interrogante ha presentato atti di sindacato ispettivo che ad oggi non hanno ricevuto risposta (tra gli altri: 4-04219, 4-04816);
l'interrogante ha sollevato il problema, anche in questo caso senza avere risposta, della qualità dei servizi offerti ai cittadini dal Comune di Roma che, specie dopo "parentopoli", sta sempre più deteriorandosi, con gli utenti lasciati alla mercé di scioperi, disagi, disfunzioni e tagli (si vedano gli atti di sindacato ispettivo 2-00341 e 4-04305);
è di questi giorni la denuncia del "Corriere della sera" sul caso Eur SpA dove, dal 2010 ad oggi, sono state fatte 31 assunzioni, per chiamata diretta, di parenti e amici (4-06123),
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di accertare quanto denunciato anche alla luce del momento di forte crisi che l'Italia sta attraversando, per cui si chiedono sacrifici alla popolazione, mentre i "soliti noti" si arricchiscono;
anche alla luce della "parentopoli" sulle assunzioni facili nelle aziende municipalizzate del Comune di Roma, che ha messo in luce un sistema complesso di relazioni familistiche, economiche e politiche, con stipendi d'oro, quali iniziative intenda adottare al fine di garantire ai cittadini criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale in aziende a capitale pubblico considerato che le assunzioni a ruoli così diversi e estranei alle competenze originarie, per le quali i titolari vengono assunti, sono una delle cause dei disservizi;
quali iniziative di competenza intenda adottare affinché la gestione della cosa pubblica non si trasformi nella gestione di un'agenzia per il lavoro a vantaggio di pochi soprattutto in un momento storico delicatissimo sul piano occupazionale, anche verificando la correttezza e la legittimità delle procedure di assunzione presso il Comune di Roma.
(4-06173)
PEDICA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
secondo quanto riferito all'interrogante, 86 dipendenti della RSI Italia SpA, società del gruppo Barletta Interporto Sud Europa, si trovano in una situazione drammatica;
la società si occupa di manutenzione corrente di vetture ferroviarie, ed in particolare delle vetture letto appaltate da Trenitalia, unico committente;
tale attività è svolta dalla società da circa 120 anni: all'inizio si chiamava Wagons-Lits, negli anni '80 ha preso il nome di Oferwalits ed il gruppo di riferimento era il gruppo Accor;
negli anni 2000 il gruppo Accor cede la parte delle officine meccaniche alla finanziaria Colony, la quale cambia il nome della società trasformandola in RSI Italia SpA, e mette a capo dell'azienda due manager che provengono dalla vecchia società Oferwalits;
purtroppo nel 2006 inizia una crisi che porta la società ad una procedura di concordato preventivo, risolta il 10 dicembre 2008 con la vendita di tutti i beni (due officine meccaniche di cui una a Costa Masnaga, Lecco, e un'altra a Roma) insieme alla cessione delle commesse di lavoro, che sono esclusivamente con Trenitalia, e di una parte di lavoratori (in totale 270) alla Tonard Finance, finanziaria del gruppo Barletta, che fino a quel momento si occupava soltanto di costruzioni edili;
ad opinione dell'interrogante, quest'ultima acquisizione potrebbe essere considerata la dimostrazione che Trenitalia non avrebbe eseguito alcuna verifica sull'azienda acquirente, perché, diversamente, si sarebbe resa conto che non si trattava di una società del settore;
dal momento della vendita alla Tonard Finance sono iniziati i problemi per i lavoratori che, infatti, fin dal primo mese hanno cominciato a percepire lo stipendio con almeno 10/15 giorni di ritardo e sempre solo dopo proteste sindacali;
nel frattempo anche Trenitalia (unico committente) ha iniziato ad operare scelte manageriali diverse, sopprimendo treni notturni ed in particolare eliminando carrozze letto, inserite nel traffico notturno;
secondo quanto riferito all'interrogante, ad oggi i lavoratori non percepiscono lo stipendio da tre mesi, inoltre non risultano versati i contributi previdenziali a INPS e INAIL da circa 3 mesi;
sempre secondo quanto riferito all'interrogante, i lavoratori vivono una situazione di disperazione perché, oltre a non percepire stipendio, non hanno prospettive per il futuro;
i lavoratori si sono attivati attraverso le organizzazioni sindacali di categoria, ed anche autonomamente, denunciando quanto stava accadendo, inviando lettere ai dirigenti di Trenitalia e cercando una mediazione, sempre con esiti negativi;
nel frattempo, sempre secondo quando riferito all'interrogante, Trenitalia, con un contratto in corso, stipulato nell'ottobre 2009 con la RSI Italia SpA e in scadenza ad ottobre 2012, ha soppresso dall'esercizio ben 46 carrozze letto, non rispettando i parametri contrattuali e andando così a peggiorare le condizioni economiche dei lavoratori;
tale decisione di Trenitalia potrebbe aver costituito, per RSI Italia SpA, l'occasione per recedere dal contratto: infatti in data 6 settembre 2011 la stessa ha dato avvio alla procedura di mobilità, per la riduzione di tutto il personale della manutenzione corrente (86 unità);
Trenitalia, a sua volta, ha disdetto il contratto in essere con l'azienda a partire dalla metà di ottobre 2011 ed ha inoltre tolto dalla composizione dei treni notte le carrozze letto;
infine, secondo quanto riferito all'interrogante, Trenitalia, dopo aver speso circa 350.000 euro a vettura letto per la ristrutturazione, le avrebbe messe a disposizione della nuova società Trenitalia-Veolia-Transdev (TVT) partnership, prima impresa ferroviaria privata autorizzata ad operare in Francia nel trasporto passeggeri;
secondo quanto riferito all'interrogante i lavoratori coinvolti non hanno mai ricevuto risposte in ordine alla loro difficile posizione e nonostante le numerosissime richieste di aiuto;
i lavoratori ritengono altresì che la loro situazione sarebbe, in realtà, facilmente risolvibile, dal momento che: 1) fanno parte dell'unica azienda del settore ferroviario che si occupa di manutenzione corrente delle carrozze ferroviarie, 2) su un parco di circa 3.000 vetture ferroviarie, Trenitalia, in appalto, ha solo 170 vetture letto; 3) questi dipendenti sono dislocati in tutta Italia e sono soltanto 86; 4) gli stessi hanno lo stesso contratto dei ferrovieri, ovvero il Contratto collettivo nazionale di lavoro del settore dell'attività ferroviaria; 5) lavorano negli impianti (officine, uffici, magazzini) di Trenitalia; 6) hanno le stesse abilitazioni dei ferrovieri; 7) hanno mediamente 15-20 anni di esperienza lavorativa nel campo ferroviario; 8) Trenitalia aveva dichiarato, con verbale del 15 maggio 2009, di dover assumere 1.000 persone di cui circa 300 nell'ambito della manutenzione rotabili entro giugno 2011; 9) gli stessi dirigenti di Trenitalia, anche con dichiarazioni alla stampa, hanno più volte detto che dovranno assumere personale con esperienza perché necessita subito la loro operatività;
gli 86 lavoratori vorrebbero, conseguentemente, rientrare tra le nuove assunzioni annunciate da Trenitalia,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa;
se e quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare a tutela dei lavoratori coinvolti nella vicenda.
(4-06175)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro della difesa - Considerato che in occasione della sua informativa sulla missione militare in Libia il Ministro in indirizzo ha affermato, tra le altre cose, che: «In merito al nostro dispositivo nazionale, dal 29 marzo fino al 20 luglio sono stati resi disponibili alla Coalizione 12 velivoli da combattimento e difesa aerea e 4 unità navali. Per l'esattezza, si è trattato di 4 velivoli di tipo Eurofighter ed F16, 4 velivoli Tornado ECR e 4 velivoli AV-8B Plus, imbarcati sulla nave Garibaldi; questi velivoli, oltre ai compiti di ricognizione, difesa e superiorità aerea, hanno assolto anche missioni di soppressione delle difese aeree libiche nonché, grazie alla capacità di impiegare sistemi di armamento di precisione a guida laser o satellitare, azioni contro obiettivi militari selezionati che minacciassero direttamente la popolazione civile. A questi assetti aerei vanno aggiunti per il supporto nazionale due velivoli rifornitori; dal 20 luglio, alla luce dell'evolversi della situazione sul terreno a favore delle forze ostili a Gheddafi, e sulla base delle richieste dell'Alleanza, è stata possibile una rimodulazione in senso riduttivo del nostro sforzo; gli assetti nazionali sono stati così ridotti da dodici ad otto velivoli e da quattro a due navi. Inoltre, conseguentemente ad una specifica e insistente richiesta della NATO, l'Italia ha reso disponibile dall'8 agosto un velivolo senza pilota - un (Predator) - assetto di particolare importanza che avevamo già destinato ai Balcani e che, invece, a seguito di questa richiesta abbiamo trasferito in Libia; il 21 settembre scorso la NATO, nella considerazione che ormai il conflitto volgeva a favore delle forze di opposizione e del sempre più limitato potere offensivo delle forze di Gheddafi, ha deciso il prolungamento dell'operazione Unified Protector a scopo precauzionale, per continuare a garantire la protezione dei civili prevedendo il cosiddetto technical rollover, cioè una graduale riduzione tecnica dell'impegno militare. Coerentemente con tale nuova missione, l'Italia ha riarticolato il proprio contributo in termini sia quantitativi che qualitativi. Da quel momento, stiamo parlando del 21 settembre, la Difesa ha garantito all'Alleanza un dispositivo militare così articolato: una sola nave anfibia - la nave San Giusto - con funzione di nave comando; quattro aerei da combattimento impiegati con funzione di difesa aerea e pattugliamento; un aereo senza pilota tipo Predator, il personale militare istruttore già presente sul territorio libico - si tratta di dieci persone - più due aerei per il rifornimento in volo; occorre aggiungere che l'Italia durante l'intero corso delle operazioni ha reso disponibile ai Paesi alleati sette basi aeree, ridotte a sei dopo il 30 settembre, sulle quali sono stati schierati circa 160 velivoli di Paesi alleati e amici, nonché due basi navali per il supporto logistico agli assetti di coalizione. Questo ha provocato anche qualche difficoltà al traffico aereo civile; ricordo, per esempio, la difficoltà che abbiamo dovuto far sopportare a Trapani e che è in via di totale definizione positiva. Un sostegno, quello logistico offerto dall'Italia, rivelatosi fondamentale e quanto mai indispensabile per garantire il successo delle operazioni, come più volte testimoniato espressamente da tutti i Paesi partecipanti alle operazioni; occorre aggiungere che l'Italia durante l'intero corso delle operazioni ha reso disponibile ai Paesi alleati sette basi aeree, ridotte a sei dopo il 30 settembre, sulle quali sono stati schierati circa 160 velivoli di Paesi alleati e amici, nonché due basi navali per il supporto logistico agli assetti di coalizione. Questo ha provocato anche qualche difficoltà al traffico aereo civile; ricordo, per esempio, la difficoltà che abbiamo dovuto far sopportare a Trapani e che è in via di totale definizione positiva. Un sostegno, quello logistico offerto dall'Italia, rivelatosi fondamentale e quanto mai indispensabile per garantire il successo delle operazioni, come più volte testimoniato espressamente da tutti i Paesi partecipanti alle operazioni; come ho avuto modo di comunicare il 27 aprile scorso alle Commissioni riunite esteri e difesa di Camera e Senato, su specifica richiesta del CNT, a similitudine di quanto fatto da Francia e Gran Bretagna e sempre nel rispetto della risoluzione ONU 1973, è stato poi disposto l'impiego di un team di circa 10 istruttori militari italiani a supporto del Centro operativo di Bengasi, allo scopo di aiutare e sostenere lo stesso CNT nell'azione di protezione della popolazione civile dagli attacchi delle forze lealiste; non va infine dimenticato, per concludere questa nostra ricostruzione di quanto fatto, che la Difesa ha svolto alcune specifiche missioni di aiuto umanitario a favore della popolazione libica. In particolare, dal 22 febbraio all'11 ottobre, sono state effettuate 141 sortite di evacuazione di personale e trasporto umanitario, per 1.527 passeggeri complessivi di cui 786 di nazionalità italiana; accogliendo poi una urgente richiesta del primo ministro del Comitato nazionale transitorio libico, sono stati effettuati, a partire dal mese di settembre, 7 voli per il trasporto di 166 feriti, vittime degli scontri di Bani Walid e Sirte, al fine di consentirne il trattamento sanitario presso strutture ospedaliere nazionali. Devo al riguardo confermare che nella mia visita in Libia ho avuto modo di visitare l'ospedale, ho visto le condizioni dei feriti e ho notato - il che mi ha fatto molto piacere - che in stanze separate ma contigue vi erano in maggioranza feriti - per usare il loro termine - della rivoluzione libica, ma anche feriti dei lealisti di Gheddafi; per quanto riguarda l'aspetto economico ricordo che la legge 2 agosto 2011, n. 130, che ha convertito il decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, prevedeva gli oneri finanziari di copertura dell'impegno militare: erano 58 milioni di euro fino al 30 settembre scorso. Le operazioni successive al 30 settembre non hanno richiesto la previsione di poste finanziarie aggiuntive rispetto all'autorizzazione di spesa iniziale assicurata nel vigente decreto di proroga delle missioni internazionali. Questa circostanza è stata la conseguenza delle minori esigenze del dispositivo operativo rispetto a quanto originariamente preventivato, derivanti dalla mutata situazione operativa sul terreno, che ha visto avvicinarsi la soluzione del conflitto libico e che non ha reso necessario reperire ulteriori risorse finanziarie. In sostanza, le minori attività operative resesi necessarie e l'oculata gestione da parte delle Forze armate italiane, che ringrazio, hanno consentito di mantenere in disponibilità alcuni milioni di euro (una decina circa) che hanno garantito e potranno garantire la copertura del nostro impegno ancora per alcune settimane, in linea con le decisioni del Consiglio Atlantico; non sussiste pertanto alcuna esigenza di prevedere un rifinanziamento della missione, mentre la necessaria copertura giuridico-amministrativa del personale impiegato, cioè la possibilità di dar loro quel che la legge prevede, cioè le indennità previste in casi come questo, verrà contemplata in un'apposita previsione, da collocarsi nel primo strumento normativo utile. Così del resto è già avvenuto più volte in passato, ivi compreso da ultimo l'intervento italiano in Libia, concretizzatosi operativamente nel primo semestre del corrente anno e inserito invece nel decreto di proroga delle missioni per il secondo semestre 2011»,
se sia intenzione di rendere disponibile un resoconto dettagliato dei costi effettivamente sostenuti dalla partecipazione italiana alla missione "Unified Protector", ivi compresi ulteriori costi sostenuti per l'assistenza ai feriti trasferiti in Italia;
a quanto ammonti l'avanzo del finanziamento ottenuto dal decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, che prevedeva gli oneri finanziari di copertura dell'impegno militare per 58 milioni di euro fino al 30 settembre 2011;
entro quando si intenda presentare al Parlamento lo strumento legislativo con le necessarie coperture giuridico-amministrative per i militari ancora impiegati in Libia;
fino a quando l'Italia parteciperà alla missione "Unified Protector".
(4-06177)
3-02471, del senatore Berselli, su una vicenda relativa alla procura di Parma.