Source: http://www.penale.it/stampa.asp?idpag=962
Timestamp: 2018-01-20 05:21:04+00:00
Document Index: 116345083

Matched Legal Cases: ['art. 341', 'art. 341', 'art. 27', 'art. 341', 'art. 341', 'art. 341', 'art. 97', 'art. 341', 'art. 3', 'art. 1209', 'art. 3']

Federico Martella, Corsi e ricorsi nella disciplina del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale
Già in sede di primo commento, in dottrina sono stati espressi seri dubbi circa la compatibilità costituzionale della rediviva fattispecie[1]. Trattasi invero delle stesse perplessità che - vigente il vecchio art. 341 c.p. - indussero il legislatore del 1999 ad espungere il reato dal tessuto codicistico[2]. La sostanza è che l’oggetto giuridico protetto dal nuovo come dal vecchio oltraggio – vale a dire il prestigio della pubblica amministrazione – è bene non in linea con l’attuale prospettiva del modello costituzionale del reato, volta come noto a considerare meritevoli di protezione penale i soli valori espressi dalla Carta fondamentale. Sarebbe qui ultroneo e certo assai arduo cimentarsi nel compito di dar conto dello stato del fondamentale dibattito esistente attorno alla teoria del bene giuridico costituzionalmente orientato. In via di estrema esemplificazione, va solo ricordato che, per la concezione costituzionale dell’illecito penale, la selezione delle oggettività giuridiche meritevoli di protezione penale deve avvenire, in rapporto alla Carta fondamentale, in termini per lo meno di non incompatibilità delle stesse[3].
Il rilievo circa la dubbia legittimità del nuovo oltraggio, per via del bene protetto, non appare certo mitigato dall’attuale ottica legislativa di significativa restrizione della sfera applicativa del reato[4]. E’ ben vero, infatti, che, rispetto alla vecchia figura, sono diverse le aggiunte di nuovi requisiti costitutivi capaci di circoscriverne la tipicità. Il punto però è che tali elementi non sembrano incidere, rispetto al passato, sull’oggettività giuridica, in termini di variazioni qualitative della stessa, la quale era e rimane per l’appunto il prestigio della p.a. La nuova fattispecie dimostra semmai, accentuandola - attraverso l’espresso richiamo al “prestigio”- un’attenzione legislativa verso tale bene che, sia pure ledibile soltanto a certe condizioni, come subito si vedrà, si pone al di fuori della griglia dei valori costituzionali.
Tali osservazioni appaiono invero significative proprio in punto di individuazione delle modalità lesive dell’oggetto giuridico. Attribuire rilevanza alle sole condotte oltraggiose dell’onore e del prestigio, nonché consumate solo in pubblico, significa infatti, da un lato, continuare a rinvenire il bene in questione nel prestigio della p.a., dall’altro però restringerne le forme di tutela soltanto rispetto a quei fatti che, proprio perché realizzati in pubblico, risultano idonei a screditare maggiormente la suddetta autorevolezza istituzionale. E se, come si dice in dottrina, la norma impone una sorta di “ossequio pubblico”[6] delle istituzioni, salvaguardando il solo prestigio pubblico della p.a., a fortiori l’ulteriore requisito della “presenza di più persone”, pure richiesto dalla norma, va inteso nel senso che le più persone - naturalmente diverse dall’offensore e dall’oltraggiato - percepiscano effettivamente l’offesa, e che dunque esse non siano solo potenziali percettrici della stessa, come succedeva nell’abrogata fattispecie, dove tale elemento era solo un’aggravante del fatto.
Da qui dunque la prima prospettazione di una possibile questione d’incostituzionalità del nuovo art. 341 bis c.p. proprio in rapporto all’art. 27 comma 3 Cost. Tale precetto costituzionale risulterebbe violato poiché il soggetto non comprenderebbe, a dispetto dell’istanza rieducativa, il significato della sua restrizione a fronte del pregiudizio suddetto[10]. Tanto più che anche l’aspetto strettamente sanzionatorio sembra essersi inasprito rispetto alla previgente disciplina, avendo il legislatore del nuovo oltraggio innalzato la pena edittale - fino a tre anni nel massimo - destinata eventualmente ad aumentare di un terzo in presenza dell’aggravante di cui al comma 2 dell’art. 341 bis c.p. E’ evidente oltretutto che il giudice, avendo a disposizione tali margini, gode di una eccessiva discrezionalità nel decidere il quantum di commisurazione.
Per salvare allora il nuovo art. 341 bis c.p. da possibili censure, si potrebbe ripiegare sul buon andamento della pubblica amministrazione, quale bene tutelato da tale fattispecie. L’opinione invero era già stata sostenuta - sempre nel periodo di vigenza del vecchio oltraggio - da autorevole dottrina[13] e dalla stessa Corte costituzionale[14] che, nel respingere una delle tante censure mosse alla disciplina, rinveniva l’oggetto di tutela dell’art. 341 c.p. nel valore espresso dall’art. 97 Cost. La tesi, in particolare, mette in evidenza che il pregiudizio di tale bene sarebbe provocato nella misura in cui l’atto non venga posto regolarmente in essere dal p.u., dunque a dispetto del buon andamento, a causa del timore e del turbamento psicologico di tale soggetto provocato dalla condotta oltraggiosa. Il problema peraltro è che ormai, nella dottrina costituzionale del reato, si riconosce per lo più l’inadeguatezza del buon andamento della p.a. ad assurgere ad oggetto meritevole di protezione penale. Il carattere estremamente generico della nozione rende il bene tanto evanescente ed inafferrabile da non consentire allo stesso l’esercizio di quella funzione selettiva e vincolante che l’oggetto giuridico deve svolgere in rapporto all’attività legislativa[15]. D’altronde è la formulazione dell’art. 341 bis c.p. a non permettere di cogliere al fondo della disposizione il buon andamento della p.a. Quest’ultimo, a ben vedere, potrebbe risultare pregiudicato anche da condotte oltraggiose realizzate in contesto diverso da quello indicato dalla norma, onde i requisiti della stessa (luogo pubblico o aperto al pubblico), ove davvero il bene tutelato fosse la buona amministrazione, non avrebbero alcun senso[16].
Nell’occasione, sopra citata[17], in cui la Consulta si spinse ad esaminare le ragioni politico criminali del vecchio oltraggio, i giudici erano stati chiamati a pronunciarsi sulla disparità di trattamento esistente tra quel delitto e la contigua fattispecie di ingiuria; disparità rinvenibile nell’eccessiva misura del minimo edittale del primo rispetto a quello della seconda, certo non più tollerabile dinanzi all’art. 3 Cost., proprio per l’omogeneità disvaloriale sottesa ad entrambe le figure delittuose. E, secondo lo schema della c.d. “ragionevolezza esterna”, la Consulta - dopo aver svolto tuttavia le considerazioni sostanziali suddette - dichiarò l’incostituzionalità del minimo edittale del vecchio reato in rapporto a quello del tertium comparationis rappresentato per l’appunto dall’ingiuria.
Anche sul piano politico-criminale il comma in questione potrà rinvigorire la discussione sul ruolo da attribuire al rimedio risarcitorio nelle fattispecie penali[28]. Non sembra peraltro che l’attuale legislatore abbia considerato tale questione nel dettare la disposizione in esame. Come si rileva in dottrina, l’intervento legislativo pare piuttosto inserirsi in una logica di impiego simbolico del diritto penale che si disinteressa dell’aspetto deterrente o repressivo e che, contemplando simili previsioni, finisce per indebolirne le stesse funzioni preventive. Significative del resto appaiono le osservazioni degli stessi primi commentatori, i quali hanno sottolineato la plausibilità dell’ipotesi di una serie innumerevole di declaratorie di estinzione del nuovo oltraggio cui “prima del giudizio” - prima cioè della dichiarazione di apertura del dibattimento - verosimilmente si assisterà.
Quanto alla quantificazione del danno, esso sarà anzitutto quello non patrimoniale, il quale dovrà essere valutato, come anche si afferma in dottrina, secondo i criteri elaborati di recente dalla giurisprudenza civile[29]. Così come si dovrà fare riferimento alla disciplina civilistica sancita dall’art. 1209 c.c. - offerta reale - in caso di rifiuto dell’offerta risarcitoria da parte del danneggiato, ipotesi in cui, sempre che il giudice abbia ritenuto congrua l’offerta stessa, il reato si estinguerà[30].
- avv. Federico Martella, Bologna - luglio 2011 -
(riproduxzione riservata)
[1] Fra gli altri, cfr. G.L. GATTA, La resurrezione dell’oltraggio a pubblico ufficiale, ne Il “Pacchetto sicurezza”, Torino, 2009 (a cura di O. Mazza, F. Viganò), 153 ss.; G. MARTIELLO, Il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale: una “riesumazione” davvero necessaria?, in Ius17, Studi e materiali di diritto penale, 2010, p. 180 ss.; G. FLORA, Oltraggio a pubblico ufficiale nel pacchetto sicurezza, in Dir. pen. proc., 2009, n. 12 p. 1449; R. PASELLA, Reintroduzione del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, in S. Corbetta, A. Della Bella, G.L. Gatta (a cura di), “Sistema penale e sicurezza pubblica”: le riforme del 2009, Milano, 2009, p. 39.
[3] Per una introduzione a tale essenziale discussione, v. F. MANTOVANI, Diritto penale, Cedam 2001, p. 192 ss.; G. FIANDACA – E. MUSCO, Diritto penale, 2009, p. 3 ss.; N. MAZZACUVA, Modello costituzionale di reato. Le definizioni del reato e la struttura dell’illecito penale, in AA.VV, Introduzione al sistema penale, vol. I, Giappichelli, Torino, 2007, p. 83 ss. Per un approfondimento della questione, v. tra gli altri V. MANES, Il principio di offensività nel diritto penale – Canone di politica criminale, criterio ermeneutico, parametro di ragionevolezza, Torino, Giappichelli, 2005
[8] Corte Cost. 25 luglio 1994, n. 341, in Foro it., 1994, I, c. 2585 ss., nota G. FIANDACA. Nella occasione, invero, alla Consulta non si era richiesto di pronunciarsi sulle ragioni politico criminali sottese alla vecchia fattispecie attraverso giudizi intrinseci e sostanziali sulla stessa. Tale operazione, come noto, è preclusa all’interprete, stante il carattere assoluto della riserva di legge in materia penale. I giudici erano stati invitati a pronunciarsi sulla disparità di trattamento o meno esistente tra l’oltraggio e l’ingiuria, vista la notevole differenza di trattamento sanzionatorio intercorrente tra le due simili fattispecie. Erano dunque stati chiamati al giudizio secondo il tradizionale schema della ragionevolezza estrinseca, che vede il raffronto tra la fattispecie per cui la questione è sollevata e quella rispetto alla quale si ritiene sussista disparità: il tutto poi confrontato con la garanzia espressa dall’art. 3 Cost. Sul piano formale, la Corte, nell’occasione, rimase, per così dire, su tale schema dichiarando l’incostituzionalità del minimo edittale dell’oltraggio, censurandone l’eccessiva severità del minimo edittale, dodici volte superiore a quello dell’ingiuria. Ciò tuttavia dopo aver espresso, come detto, valutazioni di politica criminale da monito per il legislatore, il quale dopo qualche anno accolse quelle indicazioni.
[26] Sul punto si confrontino anche i rilievi di T. PADOVANI, L’ennesimo intervento legislativo eterogeneo che non è in grado di risolvere i problemi, in Guida dir., 2009, fasc. 33, p. 16;G. BRICCHETTI – L. PISTORELLI, Ritorna l’oltraggio a pubblico ufficiale, in Guida dir., 2009, fasc. 33, p. 51; G. AMATO, Danno riparato se l’offesa viene risarcita, in Guida dir., 2009, fasc. 33, p. 60.