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Timestamp: 2020-01-26 18:02:31+00:00
Document Index: 35070256

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 22']

Studio Avvocato Duchemino Torino | Archivi annuali: 2016
Auto usata per l’attività, impignorabilità
Pubblicato su 26 Dic 2016 di Studio Duchemino
Non è pignorabile l’auto di un avvocato inserita nel registro dei beni ammortizzabili, usata in sostanza per lo svolgimento dell’attività professionale. Una vicenda vede protagonista l’Equitalia, che viene condannata con Commiss. Trib. Prov. Campania Napoli, Sent., 06-12-2016, n. 20789 per aver pignorato in vista ovviamente dell’espropriazione l’auto di un avvocato.
La Commissione Tributaria ricorda, infatti, che secondo la nuova LEGGE 9 agosto 2013, n. 98 non è pignorabile il bene strumentale all’attività svolta. Il DL 21/06/2013, n. 69 convertito, infatti, all’art. 52 dispone che
«2. La procedura di iscrizione del fermo di beni mobili registrati è avviata dall’agente della riscossione con la notifica al debitore o ai coobbligati iscritti nei pubblici registri di una comunicazione preventiva contenente l’avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione, mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari, salvo che il debitore o i coobbligati, nel predetto termine, dimostrino all’agente della riscossione che il bene mobile è strumentale all’attività di impresa o della professione»
In questa vicenda Equitalia, incurante della legge, aveva pignorato un bene impignorabile, anche se poi, come spesso accade, il Giudice compensava le spese legali, senza condannare Equitalia per l’errore commesso.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 26 dicembre 2016
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Esenzione IRPEF per il sisma: il Fisco ci prova lo stesso
Vicenda che avviene nel Sud Italia: una contribuente chiedeva nel 2009 il rimborso del 60 % dell’IRPEF in forza del vantaggio fiscale attribuitole come residente in zone terremotate.
L’istanza, però, era rigettata dall’Agenzia delle Entrate, che nonostante la situazione, richiedeva l’intero importo IRPEF alla cittadina. E perdeva la causa in primo grado. In secondo grado, la stessa Agenzia delle Entrate, conscia dell’errore fatto, riconosceva la cessazione della materia del contendere, ammettendo di avere sbagliato. In particolare, riconosceva la restituzione delle somme. Tuttavia, nel farlo, riconosceva alla contribuente solo una parte delle somme, tentando di trattenere la differenza.
Per questo la Commissione Regionale di Campobasso invocava il giudicato. In effetti, Commiss. Trib. Reg. Molise Campobasso Sez. I, Sent., 07-12-2016, n. 633 afferma che non avendo il Fisco contestato il quanto della pretesa, ma avendo prima contestato e poi riconosciuto l’errore solo sul se della pretesa, in pratica aveva riconosciuto la verità sul merito e sulla quantificazione di quanto andava restituito.
Dice la Corte, infatti:
Conclusivamente, sul punto, è possibile affermare che quanto esposto dall’Ufficio nella memoria depositata il 25/11/2016 comporta, quale conseguenza, il riconoscimento della fondatezza della pretesa della contribuente alla restituzione delle somme (an debeatur) ed il riconoscimento di un importo di Euro 4.840,00, e dunque un riconoscimento solo parziale del quantum.
L’Agenzia delle Entrate, poi viene condannata sia a restituire tutto l’importo indebitamente richiesto e trattenuto, sia a rimborsare almeno simbolicamente una parte delle spese legali dell’appello, visto che il giudizio di appello veniva usato dal Fisco in una fase in cui normativa e giurisprudenza sui rimborsi pro sisma era ormai chiarissima.
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Imposta di registro pagata al Notaio: responsabile il contribuente
Non basta che si sia pagata l’imposta di registro al Notaio, in occasione di un atto di compravendita immobiliare, perchè il contribuente resta obbligato se il Notaio non versa l’importo allo Stato.
Lo ha stabilito una commissione tributaria – Commiss. Trib. Reg. Molise Campobasso Sez. I, Sent., 07-12-2016, n. 630 -, che richiama i principi che regolano la materia, in primo luogo la solidarietà passiva incombente in materia di imposta di registro. Il vero soggetto cui spetta il pagamento dell’imposta è chi partecipa all’atto come contraente. In effetti:
“in tema di imposta di registro il notaio rogante che in sede di compravendita immobiliare si sia avvalso della procedura di registrazione telematica, ai sensi del D.Lgs. n. 463 del 1997, è responsabile d’imposta ma i soggetti obbligati al pagamento del tributo restano sempre le parti sostanziali dell’atto alle quali è legittimamente notificato l’avviso di liquidazione” (Cass. Civ., Sez. V, 21/06/2016 n. 12755)
Se il Notaio, che pure è sostituto di imposta, non versa l’importo allo Stato, ciò non esclude che il soggetto di imposta vi sia tenuto. Può, quindi, essere chiamato a pagare due volte la stessa imposta, potendo l’Agenzia delle Entrate scegliere a quale soggetto fare riferimento per escutere l’imposta, salvo il naturale regresso accordato contro il Notaio.
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Mediazione civile obbligatoria e onere di comparire all’incontro
Una Banca è stata condannata con ordinanza Trib. Vasto, Ord., 20-12-2016 per non essersi presentata al primo incontro di mediazione civile obbligatoria.
Succede spesso anche a Torino, specialmente con condomini e banche. Molti istituti, infatti, ritengono di poter non partecipare al primo incontro di mediazione civile obbligatoria che si tiene davanti ad un organismo terzo, ad esempio un organismo di mediazione del Consiglio dell’Ordine di Torino. Questo comportamento irresponsabile, sia pure preceduto da una comunicazione contenente i motivi della non partecipazione, è la causa di molti fallimenti dell’istituto della mediazione, che invece in determinate materie mostra di funzionare egregiamente. La ratio della norma è la partecipazione, infatti il DLT 04/03/2010, n. 28 ha fondato l’istituto della mediazione civile proprio sulla finalità di ottenere le condizioni per un accordo che eviti concretamente la causa in tribunale.
Il Giudice, quindi, conferma, in punto conseguenze, irrogando poi la sanzione di pagamento a carico della Banca – la controversia verteva su interessi usurari presunti in materia di mutuo -:
A tale riguardo, è opportuno precisare che la condotta della parte che non si reca al primo incontro di mediazione e si limita a rappresentare per iscritto all’organismo di mediazione la decisione di non partecipare allo stesso, eventualmente anche illustrandone le ragioni, va interpretata alla stregua di una assenza ingiustificata della parte invitata, che la espone al rischio di subire le conseguenze sanzionatorie, sia sul piano processuale che su quello pecuniario, previste dall’art. 8, comma 4 bis, del D.Lgs. n. 28 del 2010.
L’ordinanza del Tribunale citato non fa altro che applicare la legge, anche se ci si deve chiedere se sanzioni così ridotte possano costituire un efficace deterrente per la mancata partecipazione alla mediazione. Il Tribunale precisa anche che la sanzione viene considerata slegata dall’esito della causa, quindi irrogabile anche in momento anteriore alla sentenza e riserva di valutare il comportamento della Banca, che dopo aver disertato completamente la mediazione, chiede poi in prima udienza un rinvio per trattative. Il che ha poco senso, considerato che la mediazione avverrebbe davanti non ad un giudice, ma ad un organo imparziale con specifica formazione negoziale e non giudiziaria e libertà totale delle parti di esprimersi.
4. Per tali motivi, visto che la parte invitata non ha partecipato senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, ricorrono i presupposti per adottare, ai sensi dell’art. 8, comma 4 bis, del D.Lgs. n. 28 del 2010, una pronunciata di condanna della stessa (che si è ritualmente costituita in giudizio) al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio. La lettera della citata disposizione, in virtù dell’uso da parte del legislatore del tempo indicativo presente, induce a ritenere obbligatoria la pronuncia di condanna in questione ogniqualvolta la parte che non ha partecipato al procedimento non fornisca una idonea giustificazione alla propria condotta.
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Agenzia delle Entrate ancora condannata a Torino
Il contenzioso fiscale, che muove cifre considerevoli, è spesso un contenzioso destinato a volgere a favore del contribuente, in quanto gli accertamenti fiscali non sempre sono fondati. Purtroppo le leggi vigenti creano difficoltà per chi voglia difendersi, soprattutto in termini procedurali ed economici.
Con sentenza d’appello del 9 novembre 2016 – Commiss. Trib. Reg. Piemonte Torino Sez. I, Sent., 02-12-2016, n. 1459 – la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte dà ancora una volta ragione al cittadino, contro l’amministrazione finanziaria, che pretendeva di sottoporre a tutti i costi ad imposizione fiscale l’operazione con cui un soggetto aveva ceduto ad altri la propria quota societaria, abbandonando il finanziamento fatto in precedenza e conferendolo a capitale sociale.
Ora, seppure la norma è chiarissima, in quanto:
l’art. 22 del D.P.R. n. 131 del 1986 è chiaro al riguardo della registrazione di atti enunciati: “Se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere fra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene la enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate. Se l’atto enunciato a registrazione in termine fisso è dovuta anche la pena pecuniaria.
Nel cedere la quota sociale, dal Notaio, la ex socia enunciava – menzionava – un finanziamento precedente con cui aveva finanziato la società e che in parte era stato restituito, affermando di rinunciarvi. Non pretendendone la restituzione, di fatto e senza alcun movimento fisico di denaro, esso si trasformava in un atto di conferimento di capitale. La norma, che prevede che gli atti enunciati in altri atti non sono sottoposti ad imposta – di registro – qualora gli effetti giuridici siano terminati, è la prosecuzione dell’art. 22 citato:
In questa vicenda, dice la Commissione in appello, gli effetti giuridici del finanziamento erano cessati proprio perchè enunciando l’atto nella cessione di quote, di fatto il finanziamento non produceva più alcun effetto giuridico.
L’Agenzia delle Entrate, pur avendo perso in primo grado, aveva “tentato” di sostenere, impropriamente, che la norma facesse riferimento agli effetti economici.
La Commissione Tributaria a Torino, in questa vicenda legale, spiega bene:
Gli effetti del contratto verbale di finanziamento cessano proprio perchè richiamati, e ne nascono altri derivanti dal diverso titolo a cui vengono lasciate in disponibilità alla società le medesime cifre. Non ha alcuna importanza se vi è stato movimento di denaro oppure no: quello che importa sono gli effetti giuridici che in effetti vengono a cessare. Difatti la restituzione del finanziamento non è più dovuta e questi sono gli unici effetti che la norma prevede che cessino. L’appello dell’ufficio non merita accoglimento.
L’Agenzia delle Entrate perdeva la causa in appello, anche se era condannata alla sola cifra di € 1.000,00 a titolo di rimborso delle spese legali avverse.
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Polo sanitario privato in Via Biscarra
La vecchia asl dismessa in Via Biscarra, zona Mirafiori, che nel 2011 è stata smantellata con il trasferimento delle funzioni ad altre sedi, a Torino, diventa ora un polo sanitario privato.
I 1457 metri quadrati abbandonati dal 2011 potranno tecnicamente essere ora adibiti da qualche privato a struttura sanitaria, il tutto in virtù di una delibera comunale.
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