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Timestamp: 2019-09-15 18:55:18+00:00
Document Index: 54583122

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Art. 677 codice di procedura penale - Competenza per territorio - Brocardi.it
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Articolo 677 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 677 Codice di procedura penale
Fonti → Codice di procedura penale → LIBRO DECIMO - Esecuzione → Titolo III - Attribuzioni degli organi giurisdizionali → Capo II - Magistratura di sorveglianza
1. La competenza a conoscere le materie attribuite alla magistratura di sorveglianza appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che hanno giurisdizione sull'istituto di prevenzione o di pena in cui si trova l'interessato all'atto della richiesta, della proposta o dell'inizio di ufficio del procedimento (1).
2. Quando l'interessato non è detenuto o internato, la competenza, se la legge non dispone diversamente, appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui l'interessato ha la residenza o il domicilio (2). Se la competenza non può essere determinata secondo il criterio sopra indicato, essa appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu pronunciata la sentenza di condanna, di proscioglimento o di non luogo a procedere, e, nel caso di più sentenze di condanna o di proscioglimento, al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu pronunciata la sentenza divenuta irrevocabile per ultima.
2-bis. Il condannato, non detenuto, ha l'obbligo, a pena di inammissibilità, di fare la dichiarazione o l'elezione di domicilio con la domanda con la quale chiede una misura alternativa alla detenzione o altro provvedimento attribuito dalla legge alla magistratura di sorveglianza. Il condannato, non detenuto, ha altresì l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio dichiarato o eletto. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste dall'articolo 161.
(1) Risultano quindi irrilevanti gli eventuali successivi trasferimenti ad altro istituto, in applicazione del principio della perpetuatio iurisdictionis.
(2) La norma assegna al criterio del locus custodiae per i detenuti e al locus domicilii per i soggetti in libertà, al fine di assicurare il più stretto collegamento tra il giudice e il soggetto la cui personalità deve essere considerata.
La concreta realizzazione delle funzioni e dei fini costituzionalmente assegnati alla pena dipende in gran parte dalle regole e dal modo in cui la stessa pena viene eseguita, di qui la disciplina della magistratura di sorveglianza, cui sono affidate le delicate funzioni di controllo sull'esecuzione della pena mirate a verificare la coerenza e l'efficacia del trattamento penitenziario rispetto allo specifico fine della rieducazione del reo.
Massime relative all'art. 677 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 24/2015
Nel procedimento di sorveglianza, la persona detenuta per altro titolo al momento della presentazione della istanza di applicazione di una misura alternativa non è tenuta ad effettuare la dichiarazione o l'elezione di domicilio, prescritta dall'art. 677, comma secondo-bis, c.p.p. ai fini dell'ammissibilità della domanda.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24 del 5 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 53177/2014
La competenza in materia di concessione della misura alternativa dell'affidamento in prova, in ipotesi di condannato per il quale è stata disposta sospensione dell'esecuzione, appartiene al Tribunale di sorveglianza del luogo in cui ha sede l'ufficio del P.M. che ha promosso la sospensione e, in applicazione del principio della "perpetuatio jurisdictionis", resta insensibile agli eventuali mutamenti che tale situazione può subire in virtù di altri successivi provvedimenti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 53177 del 22 dicembre 2014)
Cass. pen. n. 37978/2013
La competenza per territorio a decidere sull' istanza di esecuzione domiciliare della pena presentata, ai sensi dell'art. 1 della legge n. 199 del 26 novembre 2010, dal condannato non detenuto, appartiene al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui l'interessato ha la residenza o il domicilio, in applicazione del generale principio di cui all'art. 677, comma secondo, cod. proc. pen. (In motivazione, la Suprema Corte ha precisato che, non prevedendo la normativa del 2010 espressa deroga al principio generale, non è possibile applicare la speciale regola di competenza stabilita dall'art. 656, comma sesto, cod. proc. pen.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 37978 del 16 settembre 2013)
Cass. pen. n. 20479/2013
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 20479 del 13 maggio 2013)
Cass. pen. n. 12883/2012
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12883 del 5 aprile 2012)
Cass. pen. n. 18775/2010
La richiesta di misura alternativa, proposta ai sensi dell’art. 656, comma 6, c.p.p. deve essere corredata, a pena di inammissibilità, dalla dichiarazione o dalla elezione di domicilio del condannato prevista dall’art. 677, comma 2 bis, c.p.p.; tale obbligo non può essere assolto con modalità diverse da quelle previste; l’obbligo in questione sussiste, pur quando l’istanza sia presentata dal difensore, a meno che il condannato risulti in atti irreperibile o latitante. (Conseguentemente, la Corte ha ritenuto inammissibile la richiesta di misura alternativa presentata dal difensore, nella quale era indicato il domicilio del proprio assistito, nella specie né latitante né irreperibile). (Mass. redaz.)
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 18775 del 19 maggio 2010)
Cass. pen. n. 1137/2010
In forza del principio della "perpetuatio jurisdictionis", la competenza per territorio del tribunale di sorveglianza, una volta radicatasi con riferimento alla situazione esistente all'atto della richiesta di una misura alternativa alla detenzione, rimane insensibile agli eventuali mutamenti che tale situazione può subire in virtù di successivi provvedimenti.
In tema di misure alternative alla detenzione la competenza del tribunale di sorveglianza che venga a determinarsi in base al disposto di cui all’art. 656, comma 6, c.p.p. (derogatorio rispetto alla regola generale dettata dall’art. 677, comma 2, c.p.p.), rimane ferma anche nel caso in cui, sopravvenute nuove pronunce di condanna, si dia luogo all’emanazione di un provvedimento di cumulo da parte di ufficio di procura operante in altro distretto di corte d’appello.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1137 del 13 gennaio 2010)
Cass. pen. n. 46265/2007
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 46265 del 12 dicembre 2007)
Cass. pen. n. 15429/2004
Ai fini dell'osservanza dell'obbligo di dichiarazione o elezione di domicilio, gravante, ai sensi dell'art. 677, comma secondo bis, c.p.p., sul condannato non detenuto che avanzi domanda di applicazione di una misura alternativa alla detenzione, non può ritenersi sufficiente la semplice indicazione, in detta domanda, del proprio indirizzo anagrafico, non essendo idonea, di per sè, tale indicazione, a rendere chiara la volontà dell'interessato di assumere detto indirizzo come proprio domicilio.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 15429 del 31 marzo 2004)
Cass. pen. n. 15425/2004
L'obbligo, per il condannato non detenuto, di accompagnare la domanda di misure alternative alla detenzione con la dichiarazione o l'elezione di domicilio, come stabilito dall'art. 677, comma secondo bis, c.p.p., sussiste anche nel caso in cui la domanda sia avanzata dal difensore, non escludendo ciò la necessità di effettuazione dei prescritti avvisi (in particolare quello per l'udienza di trattazione) anche al diretto interessato, per cui, in mancanza di detta dichiarazione o elezione, il procedimento potrebbe comunque subire intralci e ritardi, così frustrandosi lo scopo che il legislatore ha inteso perseguire con l'introduzione dell'obbligo in questione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 15425 del 31 marzo 2004)
Cass. pen. n. 19732/2003
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 19732 del 28 aprile 2003)
Cass. pen. n. 43571/2002
In tema di affidamento in prova al servizio sociale in casi particolari, come disciplinato dall'art. 94 del T.U. in materia di stupefacenti, emanato con D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, la competenza a decidere in ordine alla revoca appartiene, ai sensi dell'art. 677 c.p.p., al tribunale di sorveglianza che ha deliberato la concessione della misura alternativa e non invece al tribunale di sorveglianza del luogo in cui è in corso l'esecuzione. Si tratta, infatti, di un procedimento unitario, che si articola dal momento dell'applicazione a quello della conclusione della misura stessa, costituita dall'esito positivo o negativo ovvero dalla revoca.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 43571 del 24 dicembre 2002)
Cass. pen. n. 45714/2001
In tema di reclami avverso i provvedimenti ministeriali di applicazione, nei confronti di detenuti, del regime differenziato di cui all'art. 41 bis, comma 2, dell'ordinamento penitenziario, la competenza a decidere su tali reclami, attribuita, ai sensi del successivo comma 2 bis dello stesso articolo (introdotto dall'art. 4 della legge 7 gennaio 1998 n. 11) al tribunale di sorveglianza avente giurisdizione sull'istituto al quale il detenuto è stato assegnato, ha carattere funzionale ed inderogabile, per cui la sua eventuale inosservanza può essere rilevata, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del procedimento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 45714 del 20 dicembre 2001)
Cass. pen. n. 3316/2000
In tema di affidamento in prova in casi particolari, a norma dell'art. 94 del D.P.R. n. 309 del 1990, il quale richiama i commi 3 e 4, ma non il comma 1, dell'art. 91, la competenza a provvedere spetta in ogni caso — secondo il modello dell'ora abrogato art. 47 bis dell'ordinamento penitenziario — al tribunale di sorveglianza del luogo in cui ha sede l'organo del pubblico ministero investito dell'esecuzione, indipendentemente dalla circostanza che il condannato si trovi ancora in libertà o sia detenuto in un istituto penitenziario. La disciplina dettata dal D.P.R. n. 309 del 1990 è, infatti, una normativa speciale, non modificata dalla legge n. 165 del 1998, sicché la stessa in base ai consueti canoni interpretativi deve prevalere, anche in assenza di una clausola derogatoria, sul criterio generale stabilito dall'art. 677, comma 1, c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3316 del 9 giugno 2000)
Cass. pen. n. 5334/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5334 del 8 novembre 1999)
Cass. pen. n. 1877/1999
Ai fini dell'individuazione del magistrato competente territorialmente a deliberare sull'istanza di sospensione dell'esecuzione della pena presentata da soggetto detenuto in pendenza di domanda di concessione di misure alternative alla detenzione, l'espressione «magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo dell'esecuzione», contenuta nel comma quarto dell'art. 47 legge 26 luglio 1975 n. 354 (c.d. ordinamento penitenziario), così come novellato dalla legge n. 165 del 1998, non va intesa come riferita al magistrato individuabile in relazione alla Procura investita dell'esecuzione, ma come indicativa del magistrato di sorveglianza individuabile in relazione al luogo in cui ha luogo l'esecuzione della pena.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1877 del 29 aprile 1999)
Cass. pen. n. 1050/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1050 del 1 aprile 1999)
Cass. pen. n. 5210/1998
In tema di conversione delle pene pecuniarie, il criterio attributivo della competenza per territorio corrisponde a quello enunciato dal primo comma dell'art. 677 c.p.p., la cui estensione copre tanto la pronuncia dell'ordine di conversione, quanto l'individuazione delle modalità esecutive.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5210 del 16 dicembre 1998)
Cass. pen. n. 2551/1998
L'attribuzione di competenza compiuta dall'art. 677, comma primo, c.p.p., in favore del tribunale di sorveglianza avente giurisdizione sull'istituto in cui si trova l'interessato all'atto della richiesta, deve intendersi derogata, in materia di affidamento in prova al servizio sociale in casi particolari, in favore del tribunale di sorveglianza del luogo in cui ha sede l'organo del P.M. investito dell'esecuzione, a norma dell'art. 47 bis, comma secondo, della legge n. 354 del 1975 (c.d. ordinamento penitenziario), il quale, a sua volta, mediante richiamo al comma terzo, indica appunto come competente il tribunale del luogo in cui ha sede il P.M. organo dell'esecuzione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2551 del 13 giugno 1998)
Cass. pen. n. 713/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 713 del 10 marzo 1998)
Cass. pen. n. 6791/1998
Una volta divenuto definitivo il provvedimento che concede la sospensione dell'esecuzione, la competenza a decidere sull'eventuale richiesta di proroga non necessariamente spetta al tribunale che aveva deliberato il primo provvedimento, non configurandosi alcuna ipotesi di perpetuatio jurisdictionis, ma va determinata a norma dell'art. 677 c.p.p. che, per l'interessato in stato di libertà, individua la competenza con riferimento al luogo della sua residenza o domicilio.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6791 del 28 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 12/1997
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 12 del 22 novembre 1997)
Cass. pen. n. 3207/1997
Ai fini della individuazione del magistrato e del tribunale di sorveglianza competenti, il luogo di espiazione della pena in regime di detenzione domiciliare, ai sensi dell'art. 47 ter dell'ordinamento penitenziario, è equiparabile a quello di residenza o domicilio cui fa riferimento l'art. 677, comma secondo, c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3207 del 6 giugno 1997)
Cass. pen. n. 6799/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6799 del 4 febbraio 1997)
Cass. pen. n. 2535/1996
L'art. 62, comma 1, L. 24 novembre 1981, n. 689, secondo cui la competenza a determinare le modalità di esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata spetta al magistrato di sorveglianza del luogo di residenza del condannato, si applica anche nell'ipotesi in cui l'interessato sia ristretto in luogo diverso da quello della residenza; tale disposizione, infatti, ha natura speciale rispetto al generico precetto di cui all'art. 677, comma 1, c.p.p., che individua la competenza della magistratura di sorveglianza in base all'ubicazione dell'istituto di pena o prevenzione in cui il condannato si trovi all'atto della richiesta, della proposta o dell'inizio d'ufficio del procedimento. La norma speciale antecedente non può, inoltre, ritenersi derogata da quella generale successiva anche in forza dell'espresso tenore dell'art. 210 disp. coord. c.p.p., il quale ha fatto salve le disposizioni di leggi o decreti disciplinanti la competenza per materia o territorio in deroga alla disciplina codicistica.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2535 del 28 maggio 1996)
Cass. pen. n. 4614/1995
La disposizione di cui all'art. 677, comma 1, c.p.p. — secondo la quale la competenza a conoscere le materie attribuite alla magistratura di sorveglianza appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che hanno giurisdizione sull'istituto di prevenzione o di pena in cui si trova l'interessato all'atto della richiesta, della proposta o dell'inizio di ufficio del procedimento — va interpretata in maniera non rigorosamente letterale, nel senso che, da un lato, non può riguardare anche permanenze in carcere del tutto occasionali (appoggi temporanei per ragioni diverse: di transito, di giustizia, di esigenze del detenuto) e, dall'altro, non può ancorarsi al criterio burocratico della sede assegnata dall'Amministrazione penitenziaria, in quanto occorre verificare, caso per caso, se la permanenza del detenuto, per qualsiasi motivo, in istituto diverso da quello di assegnazione ministeriale, abbia quel minimo di stabilità che consenta almeno l'esame della personalità dello stesso, prodromico al trattamento, che è compito del sistema penitenziario nel suo complesso e non può certo interrompersi, specialmente quando la presenza di chi è in espiazione di pena in strutture diverse da quelle di assegnazione e normale destinazione si protragga per periodi di tempo significativi. (Fattispecie nella quale il detenuto, pur risultando assegnato, all'atto della presentazione della richiesta, alla casa circondariale di Vercelli, si trovava, al momento della decisione, da cinque mesi ristretto nella casa circondariale di Matera e per la quale la S.C. ha ritenuto la competenza della magistratura di sorveglianza avente giurisdizione su quest'ultimo istituto, sul rilievo che erano state raggiunte quella stabilità e consistenza di sede sufficienti a consentire conoscenza personale, diretta e continuata del detenuto stesso da parte di quest'ultima magistratura).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4614 del 11 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 3303/1995
L'individuazione del magistrato di sorveglianza competente quando l'interessato non è detenuto né internato deve operarsi con riferimento alla nozione tecnica degli elementi distintivi indicati nell'art. 677, comma 2, c.p.p.; relativamente al criterio della «residenza», pertanto, viene in rilievo la residenza anagrafica, e non quella di fatto: per dare certezza alla individuazione del giudice competente a decidere, infatti, le regole riguardanti la determinazione della competenza debbono essere riferire ad elementi di semplice e sicura riscontrabilità e non a circostanze difficilmente verificabili.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3303 del 17 luglio 1995)
Cass. pen. n. 3020/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3020 del 14 settembre 1994)
Cass. pen. n. 2808/1994
Nel procedimento di sorveglianza l'incompetenza per territorio deve essere eccepita, a pena di decadenza, prima della conclusione dell'udienza davanti al tribunale di sorveglianza.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2808 del 22 agosto 1994)
Cass. pen. n. 2161/1994
L'attribuzione di competenza compiuta dall'art. 677, comma 1, c.p.p. in favore del tribunale di sorveglianza avente giurisdizione sull'istituto in cui si trova l'interessato all'atto della richiesta deve intendersi derogata, in materia di affidamento in prova in casi particolari, in favore del tribunale di sorveglianza del luogo in cui ha sede l'organo del pubblico ministero investito dell'esecuzione, a norma dell'art. 47 bis, comma 2, L. n. 354 del 1975 (cosiddetto ordinamento penitenziario) il quale a sua volta, mediante richiamo del comma 3, indica, appunto, come competente il tribunale di sorveglianza del luogo in cui risiede il pubblico ministero investito dell'esecuzione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2161 del 8 giugno 1994)
Cass. pen. n. 4636/1994
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4636 del 21 aprile 1994)
Cass. pen. n. 497/1994
Il riferimento, contenuto nell'art. 677, primo comma, c.p.p. all'istituto di prevenzione o di pena in cui «si trova» l'interessato all'atto della richiesta, della proposta o dell'inizio d'ufficio del procedimento, ai fini dell'individuazione del tribunale o del magistrato di sorveglianza territorialmente competenti a provvedere, non può essere inteso in senso meramente letterale e deve pertanto escludersi che esso ricomprenda anche permanenze del tutto occasionali del soggetto in un determinato istituto, quali ad esempio, quelle determinate da ragioni di transito o anche di giustizia, quando si tratti di appoggio temporaneo e privo di quel minimo di stabilità che consenta, se non l'instaurazione di un trattamento, quanto meno l'esame, ad esso prodromico, della personalità del detenuto. (Nella specie, pur enunciando tali principi, la Corte ha ritenuto che legittimamente fosse stata radicata la competenza del tribunale di sorveglianza sulla base di una richiesta di liberazione anticipata avanzata dal detenuto dopo 21 giorni dal di lui ingresso in un istituto cui era stato provvisoriamente assegnato per cure).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 497 del 8 marzo 1994)
Cass. pen. n. 3290/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3290 del 5 agosto 1993)
Cass. pen. n. 3084/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3084 del 5 agosto 1993)
Cass. pen. n. 6/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6 del 23 febbraio 1993)
Cass. pen. n. 4862/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4862 del 15 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 3250/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3250 del 5 agosto 1992)
Cass. pen. n. 2569/1992
La competenza a conoscere le materie attribuite alla magistratura di sorveglianza appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che hanno giurisdizione sull'istituto di prevenzione o di pena in cui si trova l'interessato all'atto della richiesta (avanzata da lui stesso), della proposta (avanzata dagli uffici di procura), o dell'inizio di ufficio del procedimento (mosso su impulso dello stesso magistrato di sorveglianza). Ne consegue che in caso di aggravamento della misura di sicurezza della libertà vigilata disposto dal magistrato di sorveglianza, la competenza per territorio va individuata con riferimento al momento in cui ha preso forma processuale l'iniziativa di detto magistrato che ha così cristallizzato la competenza territoriale destinata a rimanere ferma, per il principio della perpetuatio jurisdictionis, anche nel caso che l'interessato sia stato trasferito o dimesso dall'istituto penitenziario in cui si trovava internato o ristretto al momento dell'iniziativa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2569 del 21 luglio 1992)
Cass. pen. n. 845/1992
Il tribunale di sorveglianza competente a decidere sulla richiesta di affidamento in prova al servizio sociale avanzata da soggetto che si trovi in stato di libertà è, in base al disposto di cui all'art. 47 comma terzo della L. 26 luglio 1975, n. 354, quale sostituito dall'art. 11 della L. 10 ottobre 1986, n. 663, quello del luogo in cui ha sede l'organo del pubblico ministero investito dell'esecuzione e non già quello del luogo in cui l'interessato ha la residenza o il domicilio, secondo quanto previsto dall'art. 677 comma secondo c.p.p.; norma, quest'ultima, che, come si rileva dal suo testuale tenore, trova applicazione solo «se la legge non dispone diversamente» ed è, pertanto, da considerare derogata, nella specifica materia dell'affidamento in prova al servizio sociale, dalla disposizione ad hoc contenuta nel citato art. 47 dell'ordinamento penitenziario (da ritenere ancora in vigore ai sensi dell'art. 236 comma secondo del D.L.vo 28 luglio 1989, n. 271, recante norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 845 del 31 marzo 1992)
Cass. pen. n. 164/1992
La deroga ai criteri generali per la determinazione della competenza territoriale in tema di procedimento di sorveglianza (fissati dall'art. 677 c.p.p.) di cui all'art. 47 ord. pen., tuttora in vigore per effetto dell'art. 236 att. c.p.p., è operante anche in materia di detenzione domiciliare.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 164 del 28 febbraio 1992)