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Timestamp: 2018-05-23 16:34:06+00:00
Document Index: 37334137

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 2359', 'art. 38', 'art. 3', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'sentenza ']

Legittima integrazione della lex specialis di gara in tema di requisiti di ordine generale:
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diversamente, si avrebbe la conseguenza che la sentenza non definitiva di condanna (che potrebbe essere riformata in appello) potrebbe portare all'esclusione mentre il decreto penale di condanna, ancorché irrevocabile, potrebbe non avere questo effetto.
Tali motivi sono sufficienti per l'accoglimento dell'appello, con conseguente riforma della sentenza impugnata e annullamento dell’aggiudicazione
Va esaminato, in via preliminare, per motivi di economia processuale, il quarto motivo di appello, con il quale si sostiene la violazione delle disposizioni del capitolato, ove si dispone che la domanda deve contenere, a pena di esclusione, una dichiarazione sostitutiva con la quale il concorrente deve dichiarare, indicandole specificamente, di non trovarsi in alcuna delle condizioni di esclusione dalla partecipazione alle gare e di stipula dei relativi contratti previste dall’art. 38 del D.Lgs. 163/06 e da qualsiasi altra disposizione legislativa e regolamentare, dovendo precisare, tra l'altro, (lett. c) che “ nei propri confronti non sono state emesse sentenze ancorché non definitive relative a reati che precludono la partecipazione alle gare di appalto”, dovendo indicare (lett. f) “ i nominativi, le date di nascita e di residenza degli eventuali titolari, soci, direttori tecnici, amministratori muniti di poteri di rappresentanza e soci accomandatari” ed inoltre, di dover elencare (lett j) “ le imprese (denominazione, ragione sociale e sede) rispetto alle quali, ai sensi dell'art. 2359 del codice civile, si trova in situazione di controllo diretto o come controllante o come controllato; tale dichiarazione deve essere resa anche se negativa”.
E’ pur vero che il decreto penale di condanna relativo ad amministratori sia dell’Ati Metropol-Contropol che della “Deltapol” prodotto alla commissione dalla Securpol, non aveva il carattere della definitività ai sensi dell’art. 38 cit., ma la prescrizione di cui all’art. 3, lett. c) del capitolato non può che essere interpretata unitariamente in conformità alle previsioni dell’art. 38 che prevede sia il passaggio in giudicato della sentenza che l’irrevocabilità del decreto, per cui, se a norma del capitolato la dichiarazione andava fatta anche nei confronti delle sentenze non definitive, tale disciplina doveva ritenersi estesa anche al decreto penale non definitivo che, nella fattispecie, era stato emesso in correlazione ad una imputazione di falsa dichiarazione per la partecipazione ad una licitazione privata; diversamente, si avrebbe la conseguenza che la sentenza non definitiva di condanna (che potrebbe essere riformata in appello) potrebbe portare all'esclusione mentre il decreto penale di condanna, ancorché irrevocabile, potrebbe non avere questo effetto.
L’aggiudicazione dell’ATI Metropol – Contropol risulta, inoltre, affetta da ulteriori vizi relativi alla mancata verifica della situazione di controllo, in violazione dell'art. 37 del D.Lgs. n. 163/06 che prevede, per raggruppamenti orizzontali, la specificazione delle parti di servizio eseguite dai singoli operatori riuniti, non essendo di ostacolo all'obbligatorietà della norma l'argomentazione secondo cui il contenuto del servizio sarebbe unitario, atteso che la stessa non prevede eccezioni e che, comunque i servizi sono teoricamente frazionabili in base alla rilevanza degli apporti tecnici e personali.
Tali motivi sono sufficienti per l'accoglimento dell'appello, con conseguente riforma della sentenza impugnata e annullamento dell’aggiudicazione.