Source: http://bko.upa.it/ita/newsletter/upa-news-commissione-giuridicaaggiornamenti-legislativi-e-giurisprudenzialiaprile2018-1.html
Timestamp: 2018-09-24 18:23:41+00:00
Document Index: 73450669

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2392', 'art. 2476', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 12']

Aggiornamenti legislativi e giurisprudenziali - aprile 2018
I negoziati fra UE e UK in vista della Brexit proseguono, e sembra che su alcuni punti sia già stato raggiunto un accordo. La posizione ufficiale di Teresa May, com’è noto, è che non esistono accordi parziali, e che “nothing is agreed until everything is agreed”, ma intanto si deve registrare con piacere che la ragionevolezza sembra prevalere, e che si va verso un generale riconoscimento, alla fine del transition period (31 dicembre 2020), dei diritti di proprietà intellettuale acquisiti in conformità alla normativa europea.
CROCS. Nulla la registrazione del disegno in EU.
Crocs ha venduto oltre 300 milioni di ciabatte in oltre 90 Paesi, ma il disegno delle famose ciabatte è nullo e non può essere registrato nell’Unione europea. Così è stato deciso dal Tribunale UE con sentenza del 14 marzo 2018 (causa T-651/16), a conferma di quanto già stabilito dall’EUIPO. Il motivo alla base della decisione è che il disegno era stato divulgato al pubblico oltre un anno prima della richiesta di registrazione del modello presentata dalla Crocs e mancasse quindi di novità.
Il Garante Privacy interviene in difesa dei lavoratori.
Nell’ultima newsletter del Garante Privacy è stata data notizia della recente pubblicazione di ben due provvedimenti che hanno accertato trattamenti illeciti di dati di dipendenti da parte dei loro datori di lavoro. Con un primo provvedimento (n° 139/2018 – doc. web n° 8163433), il Garante ha dichiarato illecito e vietato l’ulteriore trattamento dei dati degli operatori di un call center effettuato per il tramite di un applicativo che consentiva non solo l’associazione tra la chiamata al call center e l’anagrafica del cliente, ma anche la memorizzazione dei dati personali dei predetti operatori e l’estrazione di report, così consentendo un controllo, anche solo potenziale, all’attività lavorativa.
La responsabilità risarcitoria dell’amministratore verso la società amministrata.
La Corte di Cassazione è nuovamente intervenuta in materia di responsabilità risarcitoria dell’amministratore per i danni cagionati alla società di capitali amministrata, precisando ulteriormente la portata dei principi da essa espressi e ormai consolidati. Come noto, l’art. 2392 c.c. stabilisce che gli amministratori (della società per azioni) rispondono dei danni quando contravvengono ai “doveri ad essi imposti dalla legge o dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze”. L’art. 2476 c.c. prevede la medesima responsabilità per gli amministratori di società a responsabilità limitata, senza però operare alcun richiamo al criterio di diligenza (è tuttavia, opinione diffusa tra gli operatori del diritto che tale criterio debba guidare la valutazione dell’operato dell’amministratore anche di questo tipo di società di capitali).
Non c’è pace per il povero Mark Zuckerberg. Il caso “Cambridge Analytica” (dal nome della società di consulenza inglese che ha illecitamente acquisito dati personali degli utenti di Facebook) è stata l’occasione, non solo negli Stati Uniti, per porsi qualche domanda sulle modalità di funzionamento di un social network a cui è iscritto più di un quarto della popolazione mondiale (due miliardi di iscritti, su 7.5 miliardi di persone). Anche in Italia, apprendiamo da un comunicato stampa del 6 aprile, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti del gigante dei social network, per presunte pratiche commerciali scorrette. Il procedimento PS11112 ha ad oggetto due distinte condotte che sarebbero state poste in essere in danno degli utenti.
CheckApp: è sufficientemente originale l’accostamento dei termini?
Il Tribunale di Firenze è intervenuto nuovamente in materia di applicazioni online (più comunemente App) diffuse nelle più importanti piattaforme mobile (Apple App Store e Google Play Store) per dirimere una controversia insorta tra due società attive nel settore farmaceutico che avevano messo in vendita nei diversi App Store alcune applicazioni che consentono di monitorare la salute degli utenti e dei loro familiari in qualsiasi momento, archiviando dati relativi ai referti clinici, ricordando attraverso un agenda le terapie da effettuare e permettendo agli utenti, attraverso un collegamento con Google Fit, di tener traccia dell’attività fisica effettuata durante la giornata.
Il Caso KIKO vs. Wjcon: Concorrenza sleale e diritto d’autore
Con la sentenza del 24 marzo 2018, la Corte d’ Appello del Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia d’impresa, ha confermato quanto precedentemente disposto dalla sentenza del Tribunale di Milano dell’ottobre 2015, in relazione al riconoscimento della protezione del design dei negozi Kiko. E’ stata, a tal proposito, convalidata la precedente sentenza inibitoria diretta contro la società bergamasca, con la quale il convenuto veniva condannato a modificare i negozi Wycon Cosmetics, presenti sul territorio nazionale, entro 150 giorni dalla notifica della sentenza esecutiva, ed al pagamento di una penale di Euro 10 000 per ogni negozio non modificato entro i termini stabiliti. Wycon è stata, altresì, condannata a risarcire la società milanese per i danni ad essa procurati nella misura di 716.250 euro.
GDPR e il diritto alla portabilità del dato: quali sfide legali?
Un nuovo diritto nel panorama della Privacy europea: il diritto alla portabilità dei dati personali, analizzato dal punto di vista normativo e dal punto di vista delle aziende che dovranno garantire la fruizione di questo diritto da parte dei soggetti interessati. L’articolo 20 del Regolamento Europeo n. 679/2016 introduce il nuovo diritto alla portabilità dei dati. Analizzando il dato normativo, tale diritto è sancito dall’art. 20 del sopracitato Regolamento, che al paragrafo 1 recita: “L’interessato ha il diritto di ricevere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico, i dati personali che lo riguardano forniti ad un titolare del trattamento e ha il diritto di trasmettere tali dati ad un altro titolare del trattamento senza impedimenti da parte del titolare del trattamento cui li ha forniti [...]”.
Caso Facebook - Cambridge Analytica: una minaccia al diritto alla privacy
Il Presidente del Garante Privacy italiano, Antonello Soro, ha rilasciato un’intervista, commentando il recente scandalo che ha travolto il colosso media Facebook. Il potere informativo che converge verso un solo destinatario sta creando una nuova geografia dei poteri che tende a cambiare la natura delle democrazie moderne: ecco l’analisi del recentissimo caso che minaccia il diritto alla Privacy dei cittadini europei. In data 20 marzo 2018, il Presidente del Garante Privacy italiano, Antonello Soro, ha rilasciato un’intervista ad un giornalista del quotidiano “Il Mattino”, commentando il recente scandalo che ha travolto il colosso media Facebook.
Con ordinanza n. 8694 del 9 aprile 2018, la Corte di Cassazione si è espressa in tema di titolarità dei diritti di utilizzazione economica sul software sviluppato da un dipendente fuori dall’orario di lavoro. Dopo aver ricordato che il programma per elaboratore è tutelato dal diritto d’autore e che, in deroga alla disciplina generale, se l’opera è riferibile all’esercizio delle mansioni o è stata creata a seguito di istruzioni impartite dal datore di lavoro i diritti di sfruttamento economico spettano al datore di lavoro (art. 12-bis LDA), la Corte ha stabilito che ove non sussistano tali presupposti, l’autore potrà trovare tutela nelle azioni previste dagli artt. 156 ss. della legge sul diritto d’autore.