Source: http://www.comitatobalneariliguria.it/2016/07/
Timestamp: 2017-08-24 01:05:07+00:00
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2016 luglio : Comitato Balneari Liguria
L’UE BOCCIA IL PROGETTO GOVERNATIVO DI RIFORMA DEL DEMANIO MARITTIMO
L’incontro del 27 luglio 2016 tra il Governo – rappresentato dal ministro Enrico Costa – e i rappresentanti delle Regioni italiane, tra cui Marco Scajola – Regione Liguria – coordinatore nazionale al Demanio e Giovanni Lolli – Regione Abruzzo – coordinatore nazionale al Turismo, ha consentito di valutare l’esito, sostanzialmente negativo, della missione condotta in UE, circa una settimana dopo la sentenza della Corte di Giustizia, dalla delegazione italiana guidata dal sottosegretario Sandro Gozi. Si tratta del primo contatto del genere del quale si abbia esauriente informazione ufficiale, attraverso la nota 22 luglio 2016, redatta dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e pervenuta alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 26 luglio successivo, documento disponibile in rete e che qui pubblichiamo.
Mercoledì 20 luglio, Gozi ha incontrato Lowri Evans – pragmatica signora inglese – direttore generale del dipartimento di crescita dell’Unione, per esporre alla DG i contenuti del progetto di legge delega attraverso il quale il Governo, pur avendo ripetutamente dimostrato di ignorare la realtà effettiva dell’impresa balneare, avrebbe inteso ridisegnare la normativa demaniale marittima italiana.
Le linee guida elaborate dal Governo italiano prevedevano il criterio di conciliare la libertà d’accesso all’uso del demanio marittimo con il legittimo affidamento degli operatori presenti sul mercato. La Evans non ha prefigurato l’immediata apertura di una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano, ma ha elencato una serie di criteri comunitari che hanno letteralmente stroncano l’iniziativa governativa proposta. Ecco i principali:
1.- è legittima l’aspettativa di ammortizzare gli investimenti effettuati, mentre è ingiustificata la richiesta di prorogare le concessioni ai fini di una corretta gestione imprenditoriale, perché lesiva del principio di libera concorrenza. Le misure compensative adottate, secondo l’UE, devono evitare di avvantaggiare gli attuali concessionari, anche se – aggiungiamo noi – ad essi soltanto va il merito di avere creato e consolidato nel tempo il comparto balneare italiano esistente, incontestabile elemento trainante di primaria importanza per l’economia nazionale;
2.- è consentito tenere conto degli ammortamenti residui nel determinare l’ipotetico valore di subentro, mentre riconoscere il corretto valore di avviamento dell’impresa per finalità di indennizzo potrebbe configurare un indebito vantaggio per gli operatori in attività. La evidente lesione che correlativamente si crea nei confronti dei concessionari italiani attraverso l’adozione di questo assurdo criterio, invece, non turba minimamente l’UE. Evans considera la questione del tutto marginale, nonostante la delegazione italiana abbia precisato che la costante giurisprudenza della nostra Corte costituzionale riconosce ai concessionari parità di trattamento rispetto alle imprese private;
3.- curiosa, in particolare, la motivazione della bocciatura adottata nei confronti della proposta governativa di riconoscere all’imprenditore italiano l’esperienza che gli compete. L’UE, sempre in nome del moloch della concorrenza, preferisce “guardare al futuro e non al passato”. Meglio facilitare l’ingresso di nuovi operatori, anche se sconosciuti, probabilmente impreparati, sicuramente estranei al contesto socio-politico-economico locale nel quale dovranno operare, piuttosto che tutelare capacità imprenditoriali assodate, tenuta aziendale accertata nelle ricorrenti situazioni di criticità aziendale, occupazione, integrazione sociale e culturale, legittimo affidamento ed altro ancora. Questa preclusione, sia pure sostenuta da motivazioni meno becere di quelle adottate dalla Evans, era tuttavia prevedibile, se si considera la sostenuta ineludibilità della Direttiva servizi, la sua distorta interpretazione corrente, il disposto dell’articolo 12, 2.
Oltre a ciò – e questa proprio non la sapevamo – Evans ha fatto notare che gli stati membri non possono disporre autonomamente delle loro coste: la gestione di tali risorse è infatti condizionata dalla compatibilità con il piano generale europeo, al quale il singolo piano nazionale deve necessariamente aderire. L’Unione decide tutto per tutti. I fatti dicono che questa asserita uniformità di trattamento non è affatto uniforme, basta leggere le esclusioni della direttiva servizi, ma questa è la versione ufficiale.
Quanto alla disparità di trattamento rilevate per Spagna e Portogallo (e perché non per Croazia, Grecia e chissà quante e quali altre realtà costiere europee – marittime, lacustri e fluviali – utilizzate con finalità turistico-ricreative, nonostante condizioni climatiche talora profondamente diverse da quelle italiane – cfr. nota a piè di pagina) Evans ha precisato che, a seguito della sentenza, non è esclusa l’apertura di specifiche procedure di infrazione. Tuttavia, per il momento – ha aggiunto – Portogallo e Italia, che potrebbe fare da apripista nel definire procedure Ue-compatibili, non sono in infrazione. Della Spagna e del resto d’Europa ovviamente non si parla.
Il discorso non finisce qui, è stato addirittura fissato un appuntamento tra Italia ed UE per settembre, ed è ovvio che, se vogliamo tentare di scardinare il muro che l’Europa ha costruito per tenere fuori le nostre legittime aspettative sarà necessario prendere opportuni provvedimenti prima di allora.
Si vedano, ad esempio:
http://www.visitdenmark.it/it/danimarca/natura/spiagge-danimarca
http://www.sveziaturismo.com/malmo/spiagge-a-malmo/
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BALNEARI: APPROVATA NORMA PONTE CHE RIPRISTINA LEGITTIMITA’ CONCESSIONI
Nel tardo pomeriggio di ieri è stato approvato l’emendamento al decreto Enti locali che ripristina la legittimità delle concessioni in essere, pendenti dopo la sentenza 14 luglio della Corte di Giustizia europea. Questo il testo approvato dalla Commissione Bilancio della Camera:
3-bis. Nelle more della revisione e del riordino della materia in conformità ai principi di derivazione comunitaria per garantire certezza alle situazioni giuridiche in atto, ed assicurare l’interesse pubblico all’ordinata gestione del demanio senza soluzione di continuità, conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25. 3-ter. All’art. 1, comma 484, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, al primo periodo, sono soppresse le parole “alla data del 30 settembre 2016, entro la quale si provvede” e le parole “il rilascio,”. Conseguentemente, sostituire la rubrica con la seguente: “Misure urgenti per il patrimonio, le attività culturali e turistiche”.
Fonte: Mondobalneare.com, al quale rinviamo per ulteriori notizie.
L’emendamento in questione, che salva anche le imprese pertinenziali, consente agli imprenditori balneari di lavorare con relativa tranquillità, fino a che il Governo non abbia attuato la riforma del comparto balneare marittimo, procedura complessa, che non dovrebbe entrare in vigore prima del 2018.
Cristiano Tomei – coordinatore nazionale CNA Balneatori – ci aveva dichiarato al riguardo:
«Dopo il provvedimento salva-spiagge, necessario per mantenere la legittimità per le attuali concessioni, si lavori per evitare procedure comparative per le 30.000 imprese balneari in attività. Le motivazioni a supporto della sentenza della Corte di giustizia europea aprono uno scenario importante sul legittimo affidamento e sull’attivazione della procedura del “doppio binario” su scala regionale e comunale. È ora necessaria un’immediata convocazione del tavolo tecnico tra Governo, Regioni, Comuni e sindacati per arrivare a una proposta forte e condivisa che, dopo la norma-ponte, assicuri continuità aziendale alle attuali imprese ed escluda le procedure comparative.
Lo stesso discorso vale per le imprese pertinenziali, soggette a canoni insostenibili, per le quali bisognerà ottenere l’abolizione del moltiplicatore OMI.»
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TOMEI, CNA BALNEATORI: ACQUISITA NORMA PONTE, ASSICURARE CONTINUITA’ AZIENDALE ED ESCLUDERE PROCEDURE COMPARATIVE
Postato il: 18 luglio, 2016 | 1 commento
“Dopo il provvedimento salva spiagge al vaglio del Parlamento, necessario per mantenere la legittimità per le attuali concessioni, si lavori per evitare procedure comparative per le 30.000 imprese balneari in attività.”
Questa la dichiarazione di Cristiano Tomei – coordinatore nazionale di Cna Balneatori – in relazione alla sentenza della Corte di Giustizia UE e in concomitanza con la discussione parlamentare della norma che convalida le attuali concessioni.
“Le motivazioni a supporto della sentenza della Corte di Giustizia – aggiunge Tomei – aprono uno scenario importante, sostenuto nella memoria difensiva del pool di avvocati di Cna Balneatori sul legittimo affidamento e sull’attivazione della procedura del “doppio binario”, su scala regionale e comunale. E’ necessaria un’immediata convocazione del Tavolo tecnico tra Governo, Regioni, Comuni e sindacati, per arrivare ad una proposta forte e condivisa che, dopo la norma ponte, assicuri continuità aziendale alle attuali imprese ed escluda le procedure comparative. Lo stesso discorso vale per le imprese pertinenziali, soggette a canoni insostenibili, per le quali bisognerà ottenere l’abolizione del moltiplicatore OMI.”.
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TOMEI – CNA BALNEATORI: LEGGI REGIONALI PER STABILIRE CHE RISORSA SPIAGGIA NON È SCARSA
Postato il: 18 luglio, 2016 | Lascia un commento
Questo il commento di Cristiano Tomei – CNA Balneatori, dopo la sentenza UE: “Adesso spetta alle Regioni stabilire con proprie leggi che la risorsa spiaggia non è scarsa e limitata. Le Regioni attivino subito una verifica con i Comuni costieri, per acquisire il dato relativo alla disponibilità degli arenili, al netto delle spiagge relative agli attuali concessionari e di quelle utilizzate per spiaggia libera e riserve marine. Procedano conseguentemente a stabilire, su base regionale e attraverso i Comuni costieri, al rilascio di autorizzazioni (secondo quanto stabilito nella Direttiva europea sulle concessioni, appena recepita in Italia), per assicurare la continuità aziendale alle attuali imprese balneari, senza attivare procedure comparative.”
Ecco il punto 43 della Sentenza 14 luglio 2016 della Corte di Giustizia europea:
“43.- Per quanto riguarda, più specificamente, la questione se dette concessioni debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni per via della scarsità delle risorse naturali, spetta al giudice nazionale verificare se tale requisito sia soddisfatto. A tale riguardo, il fatto che le concessioni di cui ai procedimenti principali siano rilasciate a livello non nazionale bensì comunale deve, in particolare, essere preso in considerazione al fine di determinare se tali aree che possono essere oggetto di uno sfruttamento economico siano in numero limitato.”
Ed ecco l’inerente commento dell’avvocato Ettore Nesi:
“Per quanto riguarda, più specificamente, la questione se dette concessioni debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni, per via della scarsità delle risorse naturali, spetta al giudice nazionale verificare se tale requisito sia soddisfatto. A tale riguardo, il fatto che le concessioni di cui ai procedimenti principali siano rilasciate a livello non nazionale bensì comunale deve, in particolare, essere preso in considerazione al fine di determinare se tali aree, che possono essere oggetto di uno sfruttamento economico, siano in numero limitato»
Dal punto 43° ricavo che è compito del giudice nazionale verificare se la risorsa è scarsa oppure no.
De iure condito (cioè in base al diritto esistente – n.d.r.), la valutazione verrà fatta su base comunale. È ipotizzabile che a livello comunale le risorse siano soventi scarse.
De iure condendo (ossia in base alla normativa in corso di elaborazione – n.d.r.), ove gli affidamenti avvenissero su base regionale, sarebbe invece agevole dimostrare che il numero di autorizzazioni assentibili non è scarso.“
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