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Timestamp: 2018-06-19 05:19:11+00:00
Document Index: 42114989

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 1102', 'art. 907', 'art. 3', 'art. 1102', 'art. 907', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 41', 'art. 17', 'art. 52', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 873', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 873', 'art. 41', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 873', 'art. 907', 'art. 873', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 41', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 873', 'sentenza ', 'art. 873', 'sentenza ', 'art. 873', 'art. 873', 'sentenza ', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 890', 'art. 873', 'art. 890', 'art. 40', 'art. 22']

Le distanze legali tra pareti finestrate con particolare riguardo al computo di balconi e sporgenze | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : AR893
Sent. C. Cass. civ. 06/11/2012, n. 19092
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra le costruzioni - Art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968 - Pareti finestrate - Nozione - Vetrata fissa e terrazzo di copertura - Riferibilità - Esclusione - Fondamento.
In tema di rapporti di vicinato, ai fini dell'applicabilità della distanza minima tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, di cui all'art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444 (norma eccezionale, e perciò insuscettibile di interpretazione analogica), non può considerarsi "parete finestrata" né una vetrata fissa e priva di aperture, la quale, non consentendo l'affaccio, non è configurabile come veduta, ma come semplice luce, né un terrazzo di copertura, il quale non costituisce elemento integrante della parete sottostante, bensì parte distinta e sovrapposta dell'edificio.
Sent. C. Cass. civ. 03/08/2012, n. 14096
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Installazione su cortile condominiale di ascensore diretto ad eliminare le barriere architettoniche da parte di singolo condomino - Liceità - Criteri - Limiti di cui all'art. 1102 Cod. civ. - Applicabilità - Distanza dalle vedute ex art. 907 Cod. civ. - Richiamo operato nell'art. 3, comma secondo, della L. n. 13/1989 - Irrilevanza - Fondamento.
In tema di condominio, l'installazione di un ascensore, al fine dell'eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata da un condomino su parte di un cortile e di un muro comuni, deve considerarsi indispensabile ai fini dell'accessibilità dell'edificio e della reale abitabilità dell'appartamento, e rientra, pertanto, nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell'art. 1102 cod. civ., senza che, ove siano rispettati i limiti di uso delle cose comuni stabiliti da tale norma, rilevi, la disciplina dettata dall'art. 907 cod. civ. sulla distanza delle costruzioni dalle vedute, neppure per effetto del richiamo ad essa operato nell'art. 3, comma secondo, della legge 9 gennaio 1989, n. 13, non trovando detta disposizione applicazione in ambito condominiale.
Sent. C. Cass. civ. 30/04/2012, n. 6604
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra le costruzioni - Previsione di distanza minima di dieci metri - Riferimento a pareti munite di vedute - Configurabilità - Estensione a pareti munite di luci - Esclusione.
Posto che nella disciplina legale dei "rapporti di vicinato" l'obbligo di osservare nelle costruzioni determinate distanze sussiste solo in relazione alle vedute, e non anche alle luci, la dizione "pareti finestrate" contenuta in un regolamento edilizio che si ispiri all'art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444 - il quale prescrive nelle sopraelevazioni la distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - non potrebbe che riferirsi esclusivamente alle pareti munite di finestre qualificabili come "vedute", senza ricomprendere quelle sulle quali si aprono finestre cosiddette "lucifere".
Sent. C. Cass. civ. 07/07/2011, n. 14953
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Art. 9, comma 2, del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 - Prevalenza rispetto alle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi - Configurabilità - Conseguenze.
In tema di distanze tra costruzioni, l'art. 9, secondo comma, del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, essendo stato emanato su delega dell'art. 41-quinquies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (c.d. legge urbanistica), aggiunto dall'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765, ha efficacia di legge dello Stato, sicché le sue disposizioni in tema di limiti inderogabili di densità, altezza e distanza tra i fabbricati prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, ai quali si sostituiscono per inserzione automatica. Ne consegue che l'art. 52 delle norme tecniche di attuazione del P.R.G. del Comune di Viareggio - che impone il rispetto della distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate soltanto per i tratti dotati di finestre, con esonero di quelli ciechi - è in contrasto con le previsioni del citato art. 9 e deve, pertanto, essere disapplicato.
La norma dell'art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, in materia di distanze fra fabbricati - che, siccome emanata in attuazione dell'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765, non può essere derogata dalle disposizioni regolamentari locali - va interpretata nel senso che la distanza minima di dieci metri è richiesta anche nel caso che una sola delle pareti fronteggiantisi sia finestrata e che è indifferente se tale parete sia quella del nuovo edificio o quella dell'edificio preesistente, essendo sufficiente, per l'applicazione di tale distanza, che le finestre esistano in qualsiasi zona della parete contrapposta ad altro edificio, ancorché solo una parte di essa si trovi a distanza minore da quella prescritta; ne consegue, pertanto, che il rispetto della distanza minima è dovuto anche per i tratti di parete che sono in parte privi di finestre.
Sent. C. Cass. civ. 17/06/2011, n. 13389
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Costruzione - Nozione.
Ai fini dell'osservanza delle norme sulle distanze legali di origine codicistica o prescritte dagli strumenti urbanistici in funzione integrativa della disciplina privatistica, la nozione di costruzione non si identifica con quella di edificio ma si estende a qualsiasi manufatto non completamente interrato che abbia i caratteri della solidità, stabilità, ed immobilizzazione al suolo, anche mediante appoggio, incorporazione o collegamento fisso ad un corpo di fabbrica preesistente o contestualmente realizzato, indipendentemente dal livello di posa e di elevazione dell'opera.
Sent. TAR. Toscana 09/06/2011, n. 993
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Distanza minima di 10 mt - Balcone aggettante - Computo - Solo se previsto da una norma di piano.
La distanza minima di 10 mt. lineari tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti è norma di ordine pubblico. Un balcone aggettante può essere ricompreso nel computo della predetta distanza solo nel caso in cui una norma di piano preveda ciò e non in assenza della stessa. (Nella fattispecie, in assenza di una tale norma di piano, le terrazze in esame non sono state ritenute computabili ai fini delle distanze fra edifici).
Sent. C. Cass. civ. 22/09/2010, n. 20038
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra costruzioni - Normativa sopravvenuta più restrittiva - Immediata applicazione.
in tema di distanze fra costruzioni ed in ipotesi di successione di norme nel tempo, in linea di principio, sono d'immediata applicazione le disposizioni più restrittive sopravvenute, in quanto gli strumenti urbanistici locali sono essenzialmente diretti alla tutela dell'interesse pubblico nel campo urbanistico, trascendendo quindi, l'interesse dei singoli privati. Ne consegue che, ove sopravvenga una nuova regolamentazione più restrittive, le nuove costruzioni devono ad essa adeguarsi, anche se l'autorizzazione a costruire fosse legittima sulla base della previgente normativa. Tuttavia il predetto principio trova limite, in caso di maggiore restrittività della nuova normativa, nel caso in cui fosse già avvenuto esercizio dello «jus aedificandi», con la concreta realizzazione dell'opera, poichè in questa ipotesi la nuova disciplina non può spiegare efficacia retroattiva, nè vulnerare situazioni pregresse e già consolidate. A questo proposito la normativa sopravvenuta che contenga prescrizioni più restrittive non trova applicazione per le costruzioni che al momento della sua entrata in vigore possano considerarsi già sorte a seguito della realizzazione delle cosiddette «strutture organiche», che costituiscono il punto di riferimento per la misurazione delle distanze legali.
Sent. C. Cass. civ. 22/07/2010, n. 17242
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra le costruzioni - Calcolo - Punti di riferimento - Elementi a funzione esclusivamente ornamentale - Incidenza sulle distanze legali - Esclusione - Sporgenze a carattere non ornamentale - Corpi di fabbrica - Incidenza sulle distanze legali - Sussistenza - Condizioni.
In tema di distanze legali fra edifici, mentre rientrano nella categoria degli sporti, non computabili ai fini delle distanze, soltanto quegli elementi con funzione meramente ornamentale, di rifinitura od accessoria (come le mensole, le lesene, i cornicioni, le canalizzazioni di gronda e simili), costituiscono, invece, corpi di fabbrica, computabili ai predetti fini, le sporgenze degli edifici aventi particolari proporzioni, come i balconi, costituite da solette aggettanti anche se scoperte, di apprezzabile profondità ed ampiezza. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto violata la distanza legale tra edifici prescritta in cinque metri dal confine, dal regolamento edilizio applicabile in giudizio, per la presenza di balconi aggettanti sovrastati da archi murari solidali con il fabbricato che per la loro profondità ed ampiezza determinavano un ampliamento della superficie e del volume).
Sent. TAR. Lazio Roma 31/03/2010, n. 5319
Ha natura di norma di ordine pubblico dell´art. 9 del D.M. 1444/68, che prescrive la distanza minima di 10 mt. lineari tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, precisando tuttavia che il balcone aggettante può essere ricompreso nel computo della predetta distanza solo nel caso in cui una norma di piano preveda ciò.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra costruzioni - Limite dei tre metri ex art. 873 Cod. civ. - Distanze maggiori stabilite dai Regolamenti edilizi - Criteri di misurazione.
1. In tema di distanze legali tra edifici, mentre non sono a tal fine computabili le sporgenze estreme del fabbricato che abbiano una funzione meramente ornamentale, di rifinitura od accessoria di limitata entità, come le mensole, i cornicioni, le grondaie e simili, rientrano nel concetto civilistico di costruzione le parti dell’edificio, quali scale, terrazze e corpi avanzati che, seppure non corrispondono a volumi abitativi coperti, sono destinate ad estendere ed ampliare la consistenza del fabbricato; e, agli effetti dell’art. 873 C.c., la nozione di costruzione, che è stabilita dalla legge statale, è unica, e non può essere derogata, sia pure al limitato fine del computo delle distanze, dalla normativa secondaria, giacché il rinvio contenuto nella seconda parte dell’art. 873 C.c., è limitato alla sola facoltà per i regolamenti locali di stabilire una distanza maggiore (tra edifici o dal confine) rispetto a quella codicistica.
Sent. TAR. Liguria 10/07/2009, n. 1736
Sent. CGAR. Sicilia 12/11/2008, n. 930
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra le costruzioni - Abusività dell'opera - Irrilevanza.
L'accertamento del rispetto delle distanze va effettuato sulla base dell'effettivo stato dei fatti e dei luoghi, a prescindere, pertanto, dalla legitimità della costruzione, rispetto alla quale deve essere verificata la permanenza della distanza minima, proprio a tutela di quell'interesse pubblico alla salubrità degli assetti urbanistici, al quale non è possibile derogare.
1. Edilizia ed urbanistica - Concessione edilizia - Volumetria - Balconi aggettanti - Non computabili nel volume della costruzione - Terrazze a livello incassate - Computabili.
1. I balconi aggettanti - cioè i balconi che sono sporgenti dalla facciata dell’edificio – non fanno parte del corpo dell’edificio ma costituiscono solo un prolungamento dell’appartamento al quale appartengono; e pertanto non vanno computati per la determinazione del volume dell’edificio; a tal fine vanno invece computate le terrazze a livello ed i balconi incassati nel corpo dell’edificio o nelle riseghe.
Sent. C. Cass. civ. 24/06/2008, n. 17160
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra le costruzioni - Successione nel tempo di regolamenti urbanistici locali - Applicazione dello "ius superveniens" agli edifici già ultimati nelle strutture organiche - Esclusione.
In materia di violazione delle norme dettate per il rispetto delle distanze legali, lo "Jus superveniens" che contenga prescrizioni più restrittive, non incontra la limitazione dei diritti quesiti e non trova applicazione per le costruzioni che al momento della sua entrata in vigore possono considerarsi già sorte per l'attuale realizzazione delle strutture organiche, che costituiscono il punto di riferimento per la misurazione delle distanze legali. (Nella specie, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza del giudice di merito che aveva fatto riferimento a normative relative a due diversi strumenti urbanistici succedutisi nel tempo per la misurazione dell'altezza degli edifici e il calcolo delle distanze).
Sent. C. Cass. 11/06/2008, n. 15527
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra costruzioni - Sopraelevazione -Qualificabile come nuova costruzione - Conseguenze.
1. In materia di distanze tra costruzioni, la sopraelevazione di un edificio preesistente, determinando un incremento della volumetria del fabbricato, è qualificabile come nuova costruzione. Ne consegue l’applicazione della normativa vigente al momento della modifica e l’inoperatività del criterio della prevenzione se riferito alle costruzioni originarie, in quanto sostituito dal principio della priorità temporale correlata al momento della sopraelevazione. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello, che aveva ritenuto eseguita in violazione delle distanze legali la sopraelevazione in allineamento all’edificio preesistente ed in aderenza a quella di controparte, sulla base della normativa applicabile al momento della nuova costruzione; ed aveva perciò ritenuto legittimo l’ordine di demolizione).
Sent. C. Cass. civ. 05/06/2008, n. 14932
Edilizia ed urbanistica - Distanze legali - Tra le costruzioni - Tetto di un fabbricato - Modificazioni comportanti sopraelevazione - Condizioni - Conseguenze - Accertamento di fatto spettante al giudice di merito.
Sent. C. Cass. 30/01/2007, n. 1966
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra costruzioni - Calcolo - Computo anche degli sporti.
1. Nel calcolo della distanza minima fra costruzioni, posta dall’art. 873 C.c. o da norme regolamentari integrative, deve tenersi conto anche delle strutture accessorie di un fabbricato (nella specie, scala esterna in muratura), qualora queste, presentando connotati di consistenza e stabilità, abbiano natura di opera edilizia.
Sent. C. Cass. 31/10/2006, n. 23495
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Normativa ex D.M. 68/1444 - Inderogabilità.
1. Il D.M. 2 aprile n. 1968 n. 1444 che, in applicazione dell’art. 41 quinquies legge urbanistica (come modificato dall’art. 17 della legge n. 765 del 1967), detta i limiti di densità, altezza, distanza tra i fabbricati, all’art. 9, comma 1, n. 2, con disposizione tassativa ed inderogabile, dispone che negli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona A, è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti. Tale prescrizione, integrativa delle disposizioni contenute nell’art. 873 ss. C.c., stante il suo carattere tassativo ed inderogabile in quanto risultante da fonte normativa statuale, sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali, comporta che, nel caso di esistenza sul confine tra due fondi di un fabbricato avente il muro perimetrale finestrato, il proprietario dell’area confinante che voglia, a sua volta, realizzare una costruzione sul suo terreno deve mantenere il proprio edificio ad almeno dieci metri dal muro altrui, con esclusione della possibilità di esercizio della facoltà di costruire in aderenza (esercitabile soltanto nell’ipotesi di inesistenza sul confine di finestre altrui) neppure per il caso in cui la nuova costruzione realizzata in contrasto con le tassative disposizioni del menzionato D.M. sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella delle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell’art. 907 comma 3, C.c.
Sent. C. Cass. 25/09/2006, n. 20786
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra costruzioni - Soprelevazioni - Conseguenze.
1. In materia di distanze legali tra edifici, la modificazione del tetto di un fabbricato integra sopraelevazione e, come tale, una nuova costruzione soltanto se essa produce un aumento della superficie esterna e della volumetria dei piani sottostanti, così incidendo sulla struttura e sul modo di essere della copertura; spetta al giudice di merito di volta in volta verificare, in concreto, se l’opera eseguita abbia le anzidette caratteristiche ovvero se, in ipotesi, avendo carattere ornamentale e funzioni meramente accessorie rispetto al fabbricato, vada esclusa dal calcolo delle distanze legali.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Costruzioni su fondi finitimi - Calcolo della distanza - Punti di riferimento - Balconi - Procedimento per il calcolo della distanza.
1. In tema di distanze tra costruzioni su fondi finitimi, ai sensi dell’art. 873 C.c., con riferimento alla determinazione del relativo calcolo, poiché il balcone, estendendo in superficie il volume edificatorio, costituisce corpo di fabbrica, e poiché l’art. 9, D.M. 2 aprile 1968 - applicabile alla fattispecie, disciplinata dalla legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150, come modificata dalla L. 6 agosto 1967 n. 765 - stabilisce la distanza minima di mt. 10 tra pareti finestrate e pareti antistanti, un regolamento edilizio che stabilisca un criterio di misurazione della distanza tra edifici che non tenga conto dell’estensione del balcone, è contra legem in quanto, sottraendo dal calcolo della distanza l’estensione del balcone, viene a determinare una distanza tra fabbricati inferiore a mt. 10, violando il distacco voluto dalla cd. legge ponte (L. 6 agosto 1967 n. 765, che, con l’art. 17, ha aggiunto alla legge urbanistica 17 agosto 1942 n. 1150 l’art. 41 quinquies, il cui comma non fa rinvio al D.M. 2 aprile 1968, che all’art. 9, numero 2, ha prescritto il predetto limite di mt. 10).
Sent. C. Cass. 31/05/2006, n. 12964
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fra costruzioni - Calcolo - Sporgenze del fabbricato - Non computabili - Condizioni.
1. In tema di distanze legali fra edifici non sono computabili le sporgenze esterne del fabbricato che abbiano funzione meramente ornamentale, mentre costituiscono corpo di fabbrica le sporgenze degli edifici aventi particolari proporzioni, come i balconi sostenuti da solette aggettanti, anche se scoperti, ove siano di apprezzabile profondità e ampiezza, giacché, pur non corrispondendo a volumi abitativi coperti, rientrano nel concetto civilistico di costruzione, in quanto destinati ad estendere ed ampliare la consistenza dei fabbricati. Ne consegue che l’art. 14 delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore di Verona, là dove si riferisce alla lunghezza dei «corpi prospicienti» per rapportare le distanze all’altezza massima dei fabbricati essendo il «corpo di fabbrica» sinonimo di «costruzione» agli effetti dell’art. 873 C.c., che non può essere derogato da norme secondarie, se non per stabilire distanze maggiori dal confine, deve essere interpretato nel senso che la lunghezza delle facciate degli edifici deve essere computata così da escludere solo le sporgenze aventi funzione ornamentale e non anche quelle che prolungando il fronte eccedono detta funzione.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Costruzioni su fondi finitimi - Norme ex art. 873 C.c. - Derogabilità convenzionale - Norme degli strumenti urbanistici locali - Inderogabilità.
1. Le norme sulle distanze di cui all’art. 873 C.c., dettate a tutela di reciproci diritti soggettivi dei singoli e miranti unicamente ad evitare la creazione di intercapedini antigieniche e pericolose, sono derogabili mediante convenzione tra privati. Le norme degli strumenti urbanistici locali che impongono di mantenere le distanze fra fabbricati o di questi dai confini non sono invece derogabili, perché dirette, più che alla tutela di interessi privati, a quella di interessi generali, pubblici in materia urbanistica e come tali inderogabili, con la conseguente invalidità delle convenzioni in contrasto con dette norme, anche tra i proprietari di fondi confinanti che le hanno pattuite.
Le distanze tra le costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell'applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi.
Sent. C. Cass. 07/10/2005, n. 19530
1. La nozione di costruzione, agli effetti dell'art. 873 C.c., è unica e non può subire deroghe, sia pure al limitato fine del computo delle distanze legali, da parte delle norme secondarie, in quanto il rinvio contenuto nella seconda parte del suddetto articolo ai regolamenti locali è circoscritto alla sola facoltà di stabilire una «distanza maggiore» (in applicazione di questo principio , è stata cassata la sentenza del giudice di merito che, sulla base di una disposizione del regolamento di edilizia comunale, aveva negato la qualità di costruzione ad un determinato manufatto).
Sent. C. Cass. 21/07/2005, n. 15282
1. In tema di distanze legali tra fabbricati, l'art. 873 C.c., nello stabilire per le costruzioni su fondi finitimi la distanza minima di tre metri dal confine o quella maggiore fissata dai regolamenti locali, si riferisce, in relazione all'interesse tutelato, non necessariamente ad un edificio ma ad un qualsiasi manufatto (nella specie, autorimessa) avente caratteristiche di consistenza e stabilità o che emerga in modo sensibile dal suolo e che inoltre, per la sua consistenza, abbia l'idoneità a creare intercapedini pregiudizievoli alla sicurezza ed alla salubrità del godimento della proprietà. [Nella specie, è stata cassata la sentenza impugnata che, nell'escludere l'obbligo dell'osservanza della distanza dal confine prevista dalla norma regolamentare, aveva ritenuto che la costruzione realizzata (autorimessa) non costituisse un fabbricato].
Sent. C. Cass. 26/01/2005, n. 1556
1. In tema di distanze legali tra edifici, mentre non sono a tal fine computabili le sporgenze estreme del fabbricato che abbiano funzione meramente ornamentale, di rifinitura od accessoria di limitata entità, come le mensole, le lesene, i cornicioni, le grondaie e simili, rientrano nel concetto civilistico di «costruzione» le parti dell'edificio, quali scale, terrazze e corpi avanzati (cosiddetto «aggettanti») che, seppure non corrispondono a volumi abitativi coperti sono destinate ad estendere ed ampliare la consistenza del fabbricato. D'altra parte, agli effetti di cui all'art. 873 C.c., la nozione di costruzione, che è stabilita dalla legge statale, deve essere unica e non può essere derogata, sia pure al limitato fine del computo delle distanze, dalla normativa secondaria, giacché il rinvio contenuto nella seconda parte dell'art. 873 C.c. è limitato alla sola facoltà per i regolamenti locali di stabilire una distanza maggiore (tra edifici o dal confine) rispetto a quella codicistica. (Nella specie, la Corte, nel confermare la sentenza impugnata, ha qualificato come costruzione la realizzazione, in aggiunta al preesistente edificio, di un corpo di fabbrica sporgente costituito da una soletta in cemento armato della larghezza di m. 1,60, contornata da parapetto alto m. 1,50 edificato con colonnine prefabbricate in cemento armato).
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Soprelevazione - Va considerata nuova costruzione - Conseguenze.
1. In materia di distanze legali fra edifici, la sopraelevazione di un edificio preesistente, determinando la modifica della volumetria del fabbricato con aumento della sagoma di ingombro, costituisce nuova costruzione, soggetta alla disciplina sulle distanze legali in vigore al momento della sua effettuazione. Ne consegue che, qualora tale normativa sia diversa da quella prevista per la costruzione originaria, il preveniente non potrà sopraelevare in allineamento con l'originaria costruzione, non trovando applicazione il criterio della prevenzione, che - nel caso di costruzione sul confine - impone a colui che edifica per primo di costruire in corrispondenza della stessa linea di confine su cui ha innalzato il piano inferiore oppure a distanza non inferiore a quella legale, in modo da non costringere il prevenuto ad elevare a sua volta un immobile a linea spezzata. (Nella specie, è stata ritenuta illegittima la costruzione di una mansarda realizzata in sopraelevazione dell'edificio preesistente a distanza inferiore rispetto a quella prescritta dallo strumento urbanistico in vigore).
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Sopraelevazione - Obbligo di rispetto delle distanze - Sussiste
1. La sopraelevazione di un fabbricato è nuova costruzione e deve pertanto rispettare le distanze legali tra costruzioni stabilite dalla normativa vigente al momento della relativa realizzazione. Tale obbligo di rispetto sussiste anche quando la sopraelevazione sia «rientrata» rispetto al muro di appoggio, e questo sia stato costruito a distanza legale secondo la normativa all'epoca vigente.
Sent. C. Cass. 30/08/2004, n. 17390
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Costruzione - Nozione. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Prescrizioni di piano regolatore - Integrative del Codice civile - Condizioni.
1. Ai fini dell'osservanza delle norme in materia di distanze legali stabilite dagli art. 873 ss. C.c. la nozione di «costruzione» comprende qualsiasi opera non completamente interrata avente i caratteri della solidità ed immobilizzazione rispetto al suolo (Fattispecie relativa a condanna per arretramento di una scala) 2. In tema di distanze legali, le norme del piano regolatore generale devono essere considerate integrative rispetto alla disciplina dettata dal Codice civile, ove siano stabilite nelle materie disciplinate dagli artt. 873 ss. C.c. e tendano ad armonizzare la disciplina dei rapporti intersoggettivi di vicinato con il pubblico interesse ad un ordinato assetto urbanistico. Pertanto appartengono a tale novero le disposizioni del piano regolatore che stabiliscono una determinata distanza delle costruzioni dal confine del fondo. (Fattispecie relativa a condanna ad arretramento della scala di un edificio).
Sent. C. Cass. 06/03/2002, n. 3199
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Costruzioni su fondi finitimi - Disciplina ex art. 873 Cod.civ.. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Fabbriche e depositi nocivi e pericolosi - Regolamentazione ex art. 890 Cod.civ. - Vi rientrano anche i comignoli con canna fumaria.
1. L'art. 873 Cod.civ., nello stabilire per le costruzioni su fondi finitimi la distanza minima di tre metri dal confine o quella maggiore fissata dai regolamenti locali, si riferisce, in relazione all'interesse tutelato dalla norma, non necessariamente ad un edificio, ma ad un qualsiasi manufatto, (nella specie, tettoia), avente caratteristiche di consistenza e stabilità o che emerga in modo sensibile dal suolo e che, inoltre, per la sua consistenza, abbia l'idoneità a creare intercapedini pregiudizievoli alla sicurezza ed alla salubrità del godimento della proprietà, idoneità il cui accertamento è rimesso al giudice di merito. 2. Il rispetto della distanza prevista per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi dall'art. 890 Cod.civ., nella cui regolamentazione rientrano anche i comignoli con canna fumaria, è collegato ad una presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nel caso in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisca la distanza medesima; mentre, in difetto di una disposizione regolamentare, si ha pur sempre una presunzione di pericolosità, seppure relativa, che può essere superata ove la parte interessata al mantenimento del manufatto dimostri che mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo od al danno del fondo vicino.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Calcolo - Non considera sporti decorativi - Considera sporti aggettanti (balconi).
1. Nel calcolo delle distanze fra le costruzioni devono trascurarsi soltanto quegli sporti che non siano idonei a determinare intercapedini dannose o pericolose, consistendo in sporgenze di limitata entità, con funzione meramente decorativa, mentre vengono in considerazione le sporgenze costituenti, per i loro caratteri strutturali e funzionali, veri e propri aggetti, implicanti perciò un ampliamento dell'edificio in superficie e volume, come appunto i balconi formati da solette aggettanti (anche se scoperti) di apprezzabile profondità, ampiezza e consistenza.
Sent. C. Cass. 12/01/2000, n. 237
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Tra fabbricati - Deroghe pattizie alle norme del Regolamento edilizio - Inammissibilità.
1. Nel caso in cui lo strumento urbanistico locale preveda un distacco tra fabbricati, tali prescrizioni debbono essere obbligatoriamente osservate dai privati senza possibilità di deroghe pattizie.
Sent. C. Cass. 13/05/1998, n. 4819
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Criterio della prevenzione - Costruzione sul confine, secondo una linea spezzata - Legittimità - Obbligo del prevenuto, se non costruisce in aderenza o in appoggio, di rispettare le distanze minime prescritte - Sussistenza - Facoltà di chiedere l'eliminazione della rientranza del preveniente - Esclusione. 2. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Esclusione dal calcolo di alcuni elementi costruttivi disposta da regolamenti edilizi comunali - Legittimità - Condizioni.
1. Il preveniente può costruire con rientranze orizzontali - nella specie chiostrina - rispetto al confine, realizzando una costruzione lungo una linea spezzata, costringendo il prevenuto che voglia costruire sul confine, in aderenza o in appoggio, ad arretrare in corrispondenza delle rientranze fino a rispettare le distanze minime prescritte, non potendo questi pretendere che il preveniente elimini le rientranze per consentirgli di costruire lungo il confine in linea retta. 2. E' legittima l'esclusione disposta dai regolamenti locali di alcuni elementi della costruzione dal calcolo delle distanze, se complessivamente è rispettato il limite minimo stabilito dalla relativa normativa civilistica.
Sent. C. Cass. 16/08/1993, n. 8725
1. Le norme generali del piano regolatore generale del Comune di Spoleto, stabilendo che, per il calcolo dell'altezza delle costruzioni verso la strada pubblica, finalizzato alla determinazione delle distanze fra le medesime, deve assumersi, in caso di edificio che sorga su terreno in declivio, l'altezza delle fronti, calcolata dal piano di calpestio esterno alla linea superiore della gronda del tetto o dell'extradosso della terrazza di copertura, comportano l'adozione di un parametro costituito dall'altezza media delle fronti - di quella, cioè, con affaccio verso la detta strada e dell'altra sull'opposto versante - calcolandola, ove la strada stessa sia in pendenza, ai sensi dell'art. 40 del regolamento edilizio dello stesso Comune, sulla verticale passante a mezzo della lunghezza del fabbricato e cioè in senso longitudinale alla pendenza della strada. 2. Le norme tecniche del piano regolatole generale del Comune di Spoleto stabiliscono, ai fini della determinazione delle distanze dai confini e tra edifici, una distinzione tra fronti e testate, secondo la lunghezza del manufatto, con riferimento sia all'edificio singolo sia ai corpi di fabbrica in cui esso eventualmente si articoli, con la conseguenza che non può negarsi rilevanza, ai fini del computo della distanza dall'edificio opposto, all'arretramento di un corpo di fabbrica rispetto agli altri che compongono lo stesso edificio. 3. Le disposizioni del piano regolatore generale del Comune di Spoleto, le quali fissano le distanze dal confine e fra edifici in riferimento all'altezza delle costruzioni, non prevedono alcuna deroga nei riguardi delle parti delle costruzioni parzialmente al di sotto del livello stradale, sicché anche queste concorrono a determinare l'altezza del fabbricato, ai fini del calcolo delle distanze. 4. Le distanze fra le costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di guisa che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell'applicazione della disciplina in materia per equo contemperamento degli appositi interessi; pertanto, in caso di costruzione realizzata senza l'osservanza delle distanze legali o regolamentari, il giudice deve ordinare incondizionatamente la riduzione in pristino, ancorché questa possa incidere sulle parti dell'edificio regolari.
1. Edilizia ed urbanistica - Distanze - Preesistente fabbricato abusivo - Limiti inderogabili fra pareti finestrate - Vincolatività
1. L'imposizione di limiti inderogabili di distanza tra pareti finestrate, previsti dagli strumenti urbanistici, risponde a finalità pubblicistiche di razionale assetto, di decoro e di igiene del territorio, che non vengono meno per la circostanza che un fabbricato possa essere realizzato abusivamente; pertanto, l'obbligo di rispettare i suddetti limiti di distanza sussiste anche quando esiste un precedente fabbricato abusivo.
Sent. C. Cass. civ. 22/06/1990, n. 6351
Edilizia ed urbanistica - Distanze - Regolamenti edilizi comunali - Distacchi tra le costruzioni - Previsione di distanze non inferiori ai tre metri - Vincolo per il Legislatore locale - Sussistenza - Previsione nei regolamenti locali di punti di riferimento, per il computo delle distanze, diversi da quelli previsti dal Codice civile - Ammissibilità.
La disciplina delle distanze nelle costruzioni del codice civile impone al legislatore locale di non stabilire in ogni caso distanze inferiori ai tre metri, salva restando la facoltà per i regolamenti locali, purché sia rispettato l'anzidetto limite, di prevedere punti di riferimento per il computo delle distanze diversi da quelli stabiliti dal codice civile. (nella specie, la Corte suprema in base all'enunciato principio ha confermato la decisione dei giudici del merito che avevano interpretato l'art. 22 del regolamento edilizio di marigliano nel senso che la distanza con esso prescritta andava misurata dalle pareti e dalle sporgenze soltanto se chiuse, senza tenere conto dei balconi).
La distanza tra edifici si deve calcolare tenendo in considerazione tutti i punti dei fabbricati. Nelle distanze devono essere inclusi anche gli sporti, come ad esempio i balconi. Il Consiglio di Stato ha ribadito che i limiti delle altezze massime e delle distanze minime stabiliti dal D.M. 1444/1968 sono inderogabili.
Deroghe delle distanze tra edifici
Illegittima la norma della Regione Marche che prevede una deroga alle distanze minime fra le costruzioni che può riguardare singole costruzioni, anche individualmente considerate, che non risulta, pertanto, ancorata all’esigenza di realizzare la conformazione omogenea dell’assetto urbanistico di una determinata zona.
Distanze tra le costruzioni ed altezza degli edifici (C. Stato 7731/2010)
Consiglio di Stato: ai fini del computo delle distanze assumono rilievo tutti gli elementi costruttivi, anche accessori, qualunque ne sia la funzione. Importanti indicazioni anche sul rapporto tra norme statali e regolamenti locali e sulla nozione di "volumi tecnici".