Source: http://legislazionetecnica.it/4990409/fonte/ord-c-cass-civ-12-06-2018-n-15340
Timestamp: 2019-03-21 05:42:00+00:00
Document Index: 59326484

Matched Legal Cases: ['art. 1665', 'art. 1669', 'art. 1669', 'art. 376', 'art. 139', 'art. 1665']

Ord. C. Cass. civ. 12/06/2018, n. 15340 | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : GP16794
1. Edilizia e immobili - Appalti di lavori privati - Responsabilità dell’appaltatore - Dovere di osservare i criteri generali della tecnica - Sussistenza - Istruzioni errate del committente - Dovere di controllo - Manifestazione del dissenso - Mera esecuzione - Necessità della prova. 2. Edilizia e immobili - Appalti di lavori privati - Accettazione tacita dell'opera - Presupposti - Valenza.
1. L'appaltatore, dovendo assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, è obbligato a controllare, nei limiti delle sue cognizioni, la bontà del progetto o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano palesemente errate, può andare esente da responsabilità soltanto se dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto ad eseguirle, quale nudus minister, per le insistenze del committente ed a rischio di quest'ultimo. Pertanto, in mancanza di tale prova, l'appaltatore è tenuto, a titolo di responsabilità contrattuale, derivante dalla sua obbligazione di risultato, all'intera garanzia per le imperfezioni o i vizi dell'opera, senza poter invocare il concorso di colpa del progettista o del committente, né l'efficacia esimente di eventuali errori nelle istruzioni impartite dal direttore dei lavori. Va, peraltro, ricordato che l'appaltatore viene ridotto a mero nudus minister solo quando è direttamente e totalmente condizionato dalle istruzioni ricevute senza possibilità di iniziativa o vaglio critico.
2. In tema di appalto l'art. 1665, comma 4, c.c. prevede come presupposto dell'accettazione tacita dell'opera soltanto la sua consegna al committente, ossia la sua materiale traditio e, come fatto concludente, la sua ricezione senza riserve da parte del committente stesso ancorché non si sia proceduto alla verifica. La concreta esistenza di tali circostanze costituisce una quaestio facti rimessa all'apprezzamento del giudice del merito.
Nello stesso senso: Ord. C. Cass. civ. 27/03/2018, n. 7553.
1. Contratto di appalto - Responsabilità dell'appaltatore - Configurabilità - Condizioni - Obbligo dell'appaltatore di controllare la bontà del progetto o delle istruzioni impartite dal committente - Sussistenza - Condizioni - Limiti. 2. Contratto di appalto - Rovina e difetti di cose immobili - Responsabilità del costruttore - Gravi difetti dipendenti da errata progettazione - Responsabilità del progettista e dell'appaltatore - Sussistenza - Natura extracontrattuale - Configurabilità - Conseguenze. 3. Impugnazioni civili - Ricorso per Cassazione - Procedimento - Assegnazione del ricorso - Istanza di parte di rimessione alle sezioni unite - Effetti - Obbligo di specifico esame e rigetto - Esclusione - Fondamento.
1. L'appaltatore, dovendo assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, è obbligato a controllare, nei limiti delle sue cognizioni, la bontà del progetto o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano palesemente errate, può andare esente da responsabilità soltanto se dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato indotto ad eseguirle, quale "nudus minister", per le insistenze del committente ed a rischio di quest'ultimo. Pertanto, in mancanza di tale prova, l'appaltatore è tenuto, a titolo di responsabilità contrattuale, derivante dalla sua obbligazione di risultato, all'intera garanzia per le imperfezioni o i vizi dell'opera, senza poter invocare il concorso di colpa del progettista o del committente, né l'efficacia esimente di eventuali errori nelle istruzioni impartite dal direttore dei lavori.
2. Quando l'opera appaltata presenta gravi difetti dipendenti da errata progettazione il progettista è responsabile, con l'appaltatore, verso il committente, ai sensi dell'art. 1669 Codice civile, a nulla rilevando in contrario la natura e la diversità dei contratti cui si ricollega la responsabilità, rendendosi sia l'appaltatore che il progettista, con le rispettive azioni od omissioni - costituenti autonomi e distinti illeciti o violazioni di norme giuridiche diverse, concorrenti in modo efficiente a produrre uno degli eventi dannosi tipici indicati nel medesimo art. 1669 Codice civile -, entrambi autori dell'unico illecito extracontrattuale, e perciò rispondendo, a detto titolo, del danno cagionato. Trattandosi di responsabilità extracontrattuale, specificamente regolata anche in ordine alla decadenza ed alla prescrizione, non spiega alcun rilievo la disciplina dettata dagli artt. 2226, 2330 Codice civile e si rivela ininfluente la natura dell'obbligazione - se di risultato o di mezzi - che il professionista assume verso il cliente committente dell'opera data in appalto.
3. L'istanza di rimessione del ricorso alle sezioni unite, formulata ai sensi dell'art. 376, secondo comma, Codice procedura civile e dell'art. 139 disp. att. Codice procedura civile, rappresenta una mera sollecitazione all'esercizio di un potere discrezionale, il quale non solo non è soggetto ad un obbligo di motivazione, ma neppure deve necessariamente manifestarsi in uno specifico esame e rigetto di detta istanza.
Appalto - Accettazione tacita dell'opera - Nozione.
In tema di appalto l'art. 1665, comma 4, c.c. prevede come presupposto del l'accettazione tacita dell'opera soltanto la sua consegna al committente, ossia la sua materiale "traditio" e, come fatto concludente, la sua ricezione senza riserve da parte del committente stesso ancorché non si sia proceduto alla verifica. La concreta esistenza di tali circostanze costituisce una "quaestio facti" rimessa all'apprezzamento del giudice del merito.