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Timestamp: 2020-08-04 02:54:16+00:00
Document Index: 97375136

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 21', 'art. 1350', 'art. 1350', 'art. 1350', 'art. 63']

Posta elettronica certificata, firma elettronica (avanzata) e forma scritta. | Dirittomoderno
gennaio 27, 2015 Diritto digitalepec, posta elettronica certificata, firme elettroniche, firma digitale, web law, diritto amministrativo digitaleAndrea B.
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6 pensieri su “Posta elettronica certificata, firma elettronica (avanzata) e forma scritta.”
Avv. Francesco Minazzi ha detto:
gennaio 28, 2015 alle 4:49 pm
Che il messaggio PEC non sia un documento informatico è dubitabile, posto che può ricadere nell’art. 20, comma 1bis, CAD. Quindi, come dicevamo col Collega Andrea Lisi in altra sede, ben possibile che la PEC inviata alla PA sia una FEA, giusta previsione del DPCM, tuttavia ciò vale solo per la c.d. PEC-ID, attualmente inesistente, non alle PEC “qualsiasi” rilascate dai gestori oggi.
Cordialità, Avv. Francesco Minazzi.
gennaio 29, 2015 alle 7:12 am
@Francesco: grazie del commento, in effetti avrei dovuto precisare che il discorso vale solo per la PEC-ID e non anche per la PEC “normale” (anche se dovrebbe essere possibile la “conversione” da PEC “normale” a PEC-ID).
Continuo a nn capire se questo trattamento speciale solo nei rapporti tra cittadino digitale e PA sia giustificato…
gennaio 29, 2015 alle 10:16 am
L’ultima versione del programma Adobe consente di compilare un documento in formato pdf apponendovi direttamente la propria firma come su un documento cartaceo, vale a dire proprio in corsivo. Si apre infatti una finestrella al fondo del documento dove con il mouse o con una penna o con il proprio dito si appone la firma. Tale sistema si sta estendendo: ad esempio allo sportello della mia banca non firmo più documenti cartacei così come al trasportatore che mi consegna un pacco firmo su un dispositivo e non su carta. A questo punto un documento allegato a una pec firmato in tal modo può essere considerato originale senza bisogno della firma digitale, secondo voi?
@Giancarlo: quella della Banca probabilmente è una soluzione di firma grafometrica, ossia una FEA (Firma Elettronica Avanzata) che deve assicurare:
1.l’identificazione del firmatario del documento;
2.la connessione univoca dei dati di firma al firmatario;
3.il controllo esclusivo del firmatario del sistema di generazione della firma;
4.la possibilità di verificare che l’oggetto della sottoscrizione non abbia subito modifiche dopo l’apposizione della firma;
5.la possibilità per il firmatario di ottenere evidenza di quanto sottoscritto;
6.l’assenza di qualunque elemento nell’oggetto della sottoscrizione atto a modificarne gli atti, fatti o dati nello stesso rappresentati;
La risposta al suo quesito cambia a seconda dell’ambito in cui deve essere utilizzata.
L’art. 21 CAD prevede infatti che gli atti indicati dal n. 1 al n. 12 dell’art. 1350 c.c. sono validi solo se viene usata una firma qualificata o digitale: quindi vendita di beni immobili, locazioni ultranovennali, contratti di società, divisioni di beni immobili o transazioni etc..
Nel caso indicato invece dal n. 13 dello stesso art. 1350 c.c., può essere utilizzata oltre alla firma qualificata e digitale, anche quella avanzata.
Dunque in sintesi direi che un file firmato con una FEA vale solo per quest’ultimo caso.
Occorre precisare, però che le soluzioni che nn consnetono di rispettare le condizioni sopra elencate (nn. da 1 a 6), non sono tecnicamente FEA e dunque non sarebbero in alcun caso valide a quel fine. Se Adobe consente il rispetto di tali condizoni lo si può considerare una FEA. L’uso della PEC potrebbe sanare il tutto, ma solo se fosse una PEC-ID (al momento non rilasciata che io sappia).
In ogni caso nn ci potrei comprare una casa o fare una transazione, ma solo quanto indicato nel predetto n. 13 dell’art. 1350 c.c. ossia “gli altri atti specialmente indicati dalla legge” (rinuncia all’eredità, compromesso o clasuola compromissoria ad esempio)
Avv. Alberto Rossi ha detto:
febbraio 4, 2015 alle 6:48 pm
Se la premessa da cui si muove è la problematica della riconducibilità di un atto giuridico al titolare della casella PEC utilizzata per il suo invio, allora l’eventuale firma digitale apposta sul documento mediante il meccanismo di firma offerto dal programma acrobat reader (come suggerito da Giancarlo Fichera nel suo commento), non condurrà al risultato voluto, ed anzi produrrà un semplice “indizio” della provenienza dell’atto.
Ciò in quanto le regole tecniche dettate in materia (si veda la determinazione 69/2010 DigitPA, recepita poi dal DPCM 22/2013 all’art. 63) prescrivono l’utilizzo dell’algoritmo di firma digitale SHA256, in luogo di quello precedentemente utilizzato, SHA1, che è tutt’ora adottato dall’applicativo Acrobat Reader per l’apposizione delle firme digitali.
Ne discende che, ad un più attento ed approfondito controllo, la firma digitale generata da acrobat reader su un documento informatico da inviare via PEC, non sarebbe rispondente ai requisiti richiesti dalla normativa tecnica vigente, con tutto ciò che ne consegue in termini di validità, ecc..
Pertanto il mio sommesso consiglio è di diffidare di questo metodo (acrobat reader) per firmare atti e documenti, soprattutto in tema di PCT, anche per non esporsi a puntigliose eccezioni di qualche avversario particolarmente esperto nel destreggiarsi con strumenti informatici e telematici.
febbraio 4, 2015 alle 7:06 pm
Grazie delle precisazioni molto utili che condivido in toto.