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Timestamp: 2019-03-18 17:23:49+00:00
Document Index: 89469941

Matched Legal Cases: ['art. 114', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 48', 'art. 10', 'art. 115']

Alt al diritto di cronaca/La legge vieta la pubblicazione delle generalità e delle foto del minore
Comunicato stampa del Presidente dell’OgL
Alt al diritto di cronaca/La legge
vieta la pubblicazione
delle generalità e delle foto del minore
Milano, 4 maggio 2005. “E' vietata la pubblicazione delle generalità e dell'immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. È altresì vietata la pubblicazione di elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla identificazione dei suddetti minorenni. Il tribunale per i minorenni, nell'interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione”. Il Codice di procedura penale (art. 114, comma 6) non ammette deroghe: l’ordinamento giuridico della Repubblica protegge lo sviluppo psichico dei bambini. Non sempre giornali e giornalisti rispettano il Codice. Anche l’articolo 50 del Dlgs 196/2003 (Testo unico sui dati personali), richiamato l’articolo 13 del Dpr n. 448/1988, contiene “il divieto di pubblicazione e divulgazione con qualsiasi mezzo di notizie o immagini idonee a consentire l'identificazione di un minore si osserva anche in caso di coinvolgimento a qualunque titolo del minore in procedimenti giudiziari in materie diverse da quella penale”.
Il comma 1 dell’articolo 10 (Tutela dei minori nella programmazione televisiva) della legge n. 112/2004 (“legge Gasparri”) impegna “1e emittenti televisive a osservare le disposizioni per la tutela dei minori previste dal Codice di autoregolamentazione TV e minori approvato il 29 novembre 2002”. Il diritto di cronaca, quindi, non abbraccia la pubblicazione di notizie e immagini idonee a consentire l'identificazione di un minore. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
L'articolo 2 (Diritti e doveri) della legge professionale n. 69/1963 afferma che la libertà di informazione e di critica resta limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui (= dignità della persona). L'art. 48 (Procedimento disciplinare) prevede che gli iscritti nell'albo, negli elenchi o nel registro, che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell'Ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare.
La Corte costituzionale, con la sentenza 112/1993, ha vincolato i giornalisti: a) all'obiettività e dall'imparzialità dei dati forniti; b) alla completezza,dalla correttezza e alla continuità dell'attività di informazione erogata; c) al rispetto della dignità umana, dell'ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori.
NORMATIVA SUI MINORI
L'articolo 2 (Diritti e doveri) della legge professionale n. 69/1963
afferma che la libertà di informazione e di critica resta limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui (= dignità della persona). L'art. 48 (Procedimento disciplinare) prevede che gli iscritti nell'albo, negli elenchi o nel registro, che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell'ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare.
114. Divieto di pubblicazione di atti e di immagini (1)
(5) Comma così modificato dall'art. 10, comma 8, della legge 3 maggio 2004 n. 112 (“legge Gasparri”). Il testo precedentemente in vigore era il seguente: «6. E' vietata la pubblicazione delle generalità e dell'immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. Il tribunale per i minorenni, nell'interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione».
Cpp - art. 115. Violazione del divieto di pubblicazione.
Legge n. 112/2004 (“Legge Gasparri”).
Articolo 10. Tutela dei minori nella programmazione televisiva.
8. All’articolo 114, comma 6, del codice di procedura penale, dopo il primo periodo, è inserito il seguente: "È altresì vietata la pubblicazione di elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla identificazione dei suddetti minorenni".
Dlgs. 30 giugno 2003 n. 196. Codice in materia di protezione dei dati personali. (Pubblicato nella Gazz. Uff. 29 luglio 2003, n. 174, S.O).
Articolo 50. Notizie o immagini relative a minori.
Il Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica (meglio noto come Codice deontologico sulla privacy), pubblicato il 3 agosto 1998 nella “Gazzetta Ufficiale”, è diventato “efficace” quindici giorni dopo. Oggi è l’Allegato A del Dlgs n. 196/2003 o Testo unico sulla privacy (che ne parla all’articolo 139). “Il Codice - ha già scritto il professor Stefano Rodotà, presidente dell’Ufficio del Garante - è una norma dell'ordinamento giuridico generale, e ad essa devono adeguarsi tutti coloro che esercitino funzioni informative mediante mezzi di comunicazione di massa; pertanto, il suo rispetto verrà garantito dai diversi organi pubblici ed ovviamente anche dall’Ordine per quanto riguarda le sanzioni disciplinari applicabili ai soli iscritti”.
Articolo 7. Tutela del minore. Al fine di tutelarne la personalità, il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, né fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione. La tutela della personalità del minore si estende, tenuto conto della qualità della notizia e delle sue componenti, ai fatti che non siano specificamente reati. Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell'interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla “Carta di Treviso”.
La Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (legge 27 maggio 1991 n. 176) all’articolo 16 afferma: “Nessun fanciullo può essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata” (sono le parole precise dell’articolo 12 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo).
La Carta dei doveri dei giornalisti (1993), indicando, tra i principi fondamentali a cui il giornalista deve ispirare il proprio ufficio professionale, il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza, senza alcuna discriminazione, ripropone la disciplina speciale già vigente nella materia dei minori e dei soggetti deboli, prescrivendo il rispetto dei principi sanciti dalla Convenzione ONU del 1989 sui diritti del bambino e delle regole sottoscritte con la Carta di Treviso per la tutela della personalità del minore, sia come protagonista attivo, sia come vittima di un reato. In particolare dispone che il giornalista non pubblica il nome o qualsiasi elemento che possa condurre all'identificazione dei minori coinvolti in casi di cronaca; evita possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti; valuta comunque se la diffusione della notizia relativa al minore giovi effettivamente all'interesse del minore stesso.
La Carta di Treviso "per una cultura dell'infanzia" (1990/1995), approvata e sottoscritta, in collaborazione con Telefono Azzurro, dalla FNSI e dall'Ordine dei giornalisti, ribadisce che il rispetto per la persona del minore richiede il mantenimento dell'anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione.