Source: https://www.laleggepertutti.it/94587_iva-i-presupposti
Timestamp: 2018-05-24 11:54:56+00:00
Document Index: 5594739

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 67', 'art. 38', 'art. 7', 'art. 2195', 'art. 2135', 'art. 2195', 'art. 4']

IVA: i presupposti
Professionisti IVA: i presupposti
IVA, presupposti soggettivi e oggettivi (cessioni di beni e prestazioni di servizio), territorialità dell’imposta e società di mero godimento.
Il presupposto è dato dalla situazione giuridica che legittima lo Stato al prelievo del tributo: nel caso dell’IVA si fa riferimento all’effettuazione di operazioni imponibili.
Sono presupposti oggettivi:
— le cessioni di beni a titolo oneroso (art. 2 D.P.R. 633/72) che trasferiscono la proprietà (vendita, permuta, somministrazione etc.) o che costituiscono o trasferiscono diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione);
— le prestazioni di servizi (art. 3 D.P.R. 633/72) dipendenti da obbligazioni di ogni tipo: di fare, di non fare e di permettere (contratto d’opera, appalto, mediazione etc.) previo corrispettivo.
In dettaglio l’art. 2 del D.P.R. 633/72 considera cessioni di beni:
3) i passaggi dal committente al commissionario, o viceversa, di beni venduti o acquistati in attuazione di contratto di commissione;
4) le cessioni gratuite di beni, esclusi quelli la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività propria dell’impresa se di costo unitario non superiore a 50 euro e quelli per i quali non sia stata operata, all’atto dell’acquisto o dell’importazione, la detrazione d’imposta ex art. 19, anche se per effetto dell’opzione per la dispensa da adempimenti per operazioni esenti;
5) l’autoconsumo, ossia la destinazione di beni all’uso o al consumo personale o familiare dell’imprenditore (o di coloro i quali esercitano un’arte o una professione) od altre finalità estranee all’impresa (o all’esercizio di una professione) anche se determinata da cessazione dell’attività, con esclusione di quei beni per i quali non è stata operata, all’atto dell’acquisto, la detrazione dell’imposta;
6) le assegnazioni ai soci fatte a qualsiasi titolo da società di ogni tipo e oggetto, nonché le assegnazioni o le analoghe operazioni fatte da altri enti privati o pubblici, compresi i consorzi e le associazioni o altre organizzazioni prive di personalità giuridica.
Le cessioni di beni, mobili e immobili, effettuate da privati, non costituiscono operazioni imponibili poiché sono prive del requisito soggettivo.
L’art. 3 considera prestazioni di servizio le seguenti operazioni, a condizione che siano effettuate dietro corrispettivo:
2) le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore, quelle relative ad invenzioni industriali, modelli, disegni, processi, formule e simili e quelle relative a marchi e insegne, nonché quelle afferenti diritti o beni similari ai precedenti;
3) i prestiti di denaro e di titoli non rappresentativi di merce, comprese le operazioni finanziarie mediante la negoziazione, anche a titolo di cessione pro soluto, di crediti, cambiali o assegni. Non sono considerati prestiti i depositi di denaro presso le banche, o presso amministrazioni statali anche se regolati in conto corrente;
Assumono valenza di prestazione di servizi tout-court (sempreché l’imposta relativa agli acquisti di beni e servizi riguardanti la loro esecuzione sia detraibile), anche se effettuate per autoconsumo o a titolo gratuito per finalità estranee all’esercizio d’impresa, le prestazioni di servizi di valore superiore a 50 euro la cui esecuzione comporti l’acquisto di beni e servizi con IVA detraibile, ad esclusione delle:
1) somministrazioni nelle mense aziendali;
2) prestazioni di trasporto;
3) prestazioni didattiche, educative, ricreative;
4) prestazioni di assistenza sociale e sanitaria a favore del personale dipendente;
5) operazioni di divulgazione pubblicitaria svolte per statuto da organismi senza scopo di lucro e dalle ONLUS:
6) diffusioni di messaggi, rappresentazioni, immagini o comunicazioni di pubblico interesse richieste o patrocinate dallo stato o da enti pubblici;
— le importazioni da chiunque effettuate, intendendosi soltanto l’introduzione da parte degli Stati membri della Comunità Europea di beni provenienti da paesi terzi (art. 67 D.P.R. 633/72).
Si considerano importazioni ai fini dell’applicazione dell’IVA le seguenti operazioni aventi per oggetto beni introdotti in Italia che siano originari o provenienti da paesi o territori non compresi nella CE:
1) le operazioni di immissione in libera pratica;
2) le operazioni di perfezionamento attivo secondo i regolamenti comunitari;
3) le operazioni di immissione temporanea aventi per oggetto beni destinati ad essere riesportati senza modificazioni;
4) le operazioni di immissione in consumo relative a beni provenienti da luoghi come il Monte Athos, le isole Canarie e i dipartimenti francesi d’oltremare;
Per Comunità si intende il territorio corrispondente al campo di applicazione del Trattato del funzionamento dell’Unione europea.
— l’acquisto intracomunitario di beni (art. 38, co. 1 e 2, D.L. 331/93) ossia l’acquisto a titolo oneroso, effettuata nell’esercizio d’impresa, arti e professioni o da enti non commerciali comunque dotati di soggettività IVA, della proprietà di beni o di altro diritto reale di godimento sugli stessi, spediti o trasportati nel territorio dello Stato membro della Comunità Europea dal cedente, ivi soggetto passivo d’imposta, dall’acquirente o da terzi per loro conto.
Territorialità di imposta
La materia è stata rivisitata dal D.Lgs. 18 del 2010 che ha dato attuazione alla direttiva CE n. 8/2008, intervenendo soprattutto per quanto riguarda l’individuazione del luogo di effettuazione delle prestazioni di servizi.
Ai fini dell’applicazione dell’IVA le cessioni di beni e le prestazioni di servizi devono essere effettuate nel territorio dello Stato.
Per territorio dello Stato si intende il territorio della Repubblica italiana con esclusione dei Comuni di Livigno e Campione d’Italia e delle acque del Lago di Lugano.
Le cessioni si considerano effettuate nello Stato se hanno per oggetto beni immobili o mobili nazionali, comunitari o in regime di temporanea importazione, tutti esistenti nel territorio statale. Per le operazioni intracomunitarie si rinvia a quanto si dirà nel par. 8.
Discorso più approfondito è necessario per le prestazioni di servizi, il cui criterio di territorialità, come già accennato, è stato modificato dal D.Lgs. 18/2010. Queste, infatti, si considerano effettuate nello Stato, quando sono rese a soggetti passivi (cd. rapporti B2B) stabiliti nel territorio dello Stato e a committenti non soggetti passivi (cd. rapporti B2C) da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato (nuovo art. 7ter, co. 1, D.P.R. 633/1972).
Non è più rilevante, quindi, come per il passato, il luogo di esecuzione del servizio. Per cui, a decorrere dall’1-1-2010, le prestazioni di servizi sono assoggettate al seguente regime se rese nei confronti di soggetti passivi:
— applicazione di IVA in Italia, se il committente è residente in Italia;
— esclusione da IVA in Italia, se il committente è residente fuori dall’Italia.
Se rese, invece, a favore di soggetti non passivi sono soggette al seguente regime:
— applicazione di IVA in Italia se il prestatore del servizio è residente in Italia indipendentemente dal luogo del committente;
— esclusione da IVA in Italia se il prestatore del servizio non è residente in Italia anche se la prestazione è eseguita nei confronti di un committente residente in Italia.
Il presupposto soggettivo è desumibile dagli articoli 4 (per gli imprenditori), 5 (per gli artisti e professionisti) e 67 (per gli importatori) del decreto istitutivo.
In particolare, per l’esercizio di impresa, la cui definizione, ampliata dalle modifiche introdotte dal D.Lgs. 313/97, comprende fattispecie anteriormente non assoggettate all’imposta, tale presupposto consiste nello svolgimento di attività commerciali, individuate nell’art. 2195 del c.c., o agricole, individuate dall’art. 2135 del c.c. anche se non organizzate in forma d’impresa, nonché l’esercizio di attività, organizzate in forma d’impresa, dirette alla prestazione di servizi non rientranti nel su menzionato art. 2195. L’esercizio di arte e professione, invece, deve essere svolto in modo abituale, ancorché non esclusivo.
Società di mero godimento
Allo scopo di evitare che società ed enti, lungi dall’esercitare attività commerciale, possano, con chiari intenti elusivi, recuperare l’IVA assolta sugli acquisti di beni e servizi destinati al godimento gratuito, o a condizioni di privilegio, di soci o familiari, il D.Lgs. 313/97 pone dei paletti al criterio di presunzione assoluta ex art. 4 D.P.R. 633/72.
Il 5° comma dello stesso articolo, infatti, reputa come attività non commerciali il possesso e la gestione di particolari beni — immobili ad uso abitativo; imbarcazioni, aeromobili da turismo o altri mezzi di trasporto ad uso privato; complessi sportivi e ricreativi — da parte di società o enti aderendo dai quali si ottenga, gratuitamente o a fronte di un corrispettivo inferiore al valore normale, il godimento personale o familiare dei beni o degli impianti stessi (autoconsumo).
La norma vale ancorché detto godimento si consegua indirettamente, cioè tramite la partecipazione ad associazioni, enti o altre organizzazioni.
A far data dal 1° gennaio 1998, quindi, i soggetti nei confronti dei quali si ravvisano le condizioni applicative della disposizione in parola non sono più soggetti d’imposta a meno che non esercitano attività agricole o commerciali. In tali ipotesi, infatti, ricorre un assoggettamento parziale.