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Timestamp: 2020-07-05 02:55:24+00:00
Document Index: 177260156

Matched Legal Cases: ['art. 2203', 'art. 2203', 'art. 2203', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2203', 'sentenza ', 'art 2204', 'art. 77', 'art. 2208', 'art. 2462', 'art. 2476', 'art. 2476', 'art. 2475', 'art. 2468', 'art. 2380', 'art. 2204', 'art. 2208']

Art. 2203 codice civile - Preposizione institoria - Brocardi.it
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Articolo 2203 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2203 Codice civile
È institore(1) colui che è preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale [425, 2195, 2196, n. 5].
La preposizione può essere limitata all'esercizio di una sede secondaria o di un ramo particolare dell'impresa [2197, 2205].
Se sono preposti più institori, questi possono agire disgiuntamente, salvo che nella procura sia diversamente disposto [1716], 2257].
(1) L'institore di regola è un lavoratore subordinato, eccezionalmente può essere anche un lavoratore autonomo.
La preposizione institoria si caratterizza per l'ampiezza dei poteri rappresentativi dell'institore, tali da renderlo una sorta di alter ego dell'imprenditore, il quale, per libera volontà, delega tutti i poteri all'institore.
Spiegazione dell'art. 2203 Codice civile
Gli articoli da 2203 a 2213 dettano la disciplina del potere di rappresentanza dei c.d. ausiliari subordinati dell'imprenditore commerciale, da distinguersi dagli ausiliari autonomi (es: agenti, mediatori).
Le figure di ausiliari subordinati sono:
l'institore;
Sono tutte dotate di un potere di rappresentanza commisurato alla posizione che rivestono nell'organizzazione dell'impresa.
L'institore è il dipendente posto a capo dell'impresa o di una sua parte (sede secondaria o ramo) tale da costituire un'unità da un punto di vista organico. L'institore può essere denominato in molti modi, ad esempio direttore generale, rappresentante generale ecc.
La figura dell'institore si caratterizza essenzialmente per l'incarico gestionale che riguarda non il compimento di atti specifici, ma la gestione dell'impresa o di una sede secondaria o di un ramo, quindi l'esercizio di un'attività attribuitogli.
In ogni caso la preposizione institoria non può comportare la rinuncia ad ogni potere di gestione da parte del titolare.
L'institore deve dipendere unicamente dall'imprenditore e non può, pertanto, dipendere da persone che a loro volta dipendono dall'imprenditore.
La norma fa riferimento al ramo d'impresa che va identificato con un settore dell'attività dell'impresa con autonomia gestionale.
Non è ammissibile la nomina di un institore da parte di un piccolo imprenditore.
L'institore può essere soltanto una persona fisica e deve avere capacità di agire.
Secondo l'opinione prevalente in dottrina, fra imprenditore e institore sussiste un rapporto di lavoro subordinato (FERRARA-CORSI), qualificando l'institore come ausiliario subordinato dell'imprenditore.
Secondo una contraria opinione, prevalente in giurisprudenza, la preposizione institoria non presuppone necessariamente tale rapporto e può collegarsi anche ad un rapporto di lavoro autonomo.
Hanno normalmente la qualità di institori direttori di filiale o succursali bancarie.
Secondo l'opinione prevalente, la preposizione institoria non richiede l'adozione di forme solenni e il potere di rappresentanza dell'institore deriva ex lege dall'atto stesso della preposizione e non da un atto autonomo di emissione di una procura che, pur venendo di solito comunque rilasciata, è però necessaria solo per apporre eventuali limitazioni al potere predetto.
Di conseguenza non si ritiene necessario l'atto scritto per la preposizione institoria e la sussistenza di tale preposizione può essere provata con ogni mezzo comprese le presunzioni.
Massime relative all'art. 2203 Codice civile
Cass. civ. n. 16532/2016
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 16532 del 5 agosto 2016)
Cass. civ. n. 21811/2015
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 21811 del 27 ottobre 2015)
Cass. civ. n. 8976/2011
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8976 del 19 aprile 2011)
Cass. civ. n. 8973/2011
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8973 del 19 aprile 2011)
Cass. civ. n. 3022/2003
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3022 del 27 febbraio 2003)
Cass. civ. n. 9131/1997
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 9131 del 13 settembre 1997)
Cass. civ. n. 2020/1993
La preposizione institoria, essendo caratterizzata dall'ampiezza dei poteri rappresentativi che fanno dell'institore lo alter ego dell'imprenditore, postula la volontà di quest'ultimo di delegare al preposto poteri di gestione del tutto coincidenti con i propri, e, pertanto, mentre è insita, a norma dell'art. 2203 c.c., nella preposizione ad una sede o ad un ramo dell'attività dell'impresa, non è di per sé evincibile dalla preposizione a singoli uffici (nella specie: ufficio-vendite), ancorché dotati di una certa autonomia operativa nell'ambito dell'organizzazione imprenditoriale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2020 del 19 febbraio 1993)
relative all'articolo 2203 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2203 Codice civile - Preposizione institoria | Quesito Q202025488
giovedì 14/05/2020 - Lombardia
“Buongiorno, sono un Agente generale di assicurazioni , mi hanno proposto di entrare a far parte di una Agenzia (con ragione sociale SRL) molto più grande della mia con la qualifica di Agente institore e socio della SRL appunto con una percentuale minoritaria, proporzionata al portafoglio che io porterei. Saremmo 6 soci di cui, me compreso, 3 agenti, 1 con maggioranza assoluta di quote . Gli altri 3 soci sono dipendenti di agenzia con quote minime.
Vorrei sapere cosa comporta a livello operativo questo inquadramento rispetto al mio attuale , se continuerò ad avere la paternità del portafoglio clienti a me assegnato e da me acquisito con conseguente maturazione della liquidazione sul mio Portafoglio a fine mandato / rapporto; se essere agente institore preclude l’essere delegato assicurativo ; se ci sono differenze a livello pensionistico con Cassa previdenza agenti e FPA ; se in un eventuale giudizio io risponderei in proprio o in nome e per conto della Compagnia o dell’imprenditore.
In sintesi non conoscevo questa qualifica di institore e vorrei capire come può impattare applicato al mio ruolo di Agente perché non riesco a valutare se le differenze sono solo formali o sostanziali.
Consulenza legale i 22/05/2020
La risposta al quesito è complessa e richiederebbe la disamina dell’eventuale atto costitutivo della srl per analizzare approfonditamente tutti gli aspetti.
In ogni caso, per quanto riguarda la figura dell’institore, l'art 2204 c.c. recita: "L'institore può compiere tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa a cui è preposto, salve le limitazioni contenute nella procura. Tuttavia, non può alienare o ipotecare i beni immobili del preponente, se non è stato a ciò espressamente autorizzato. L'institore può stare in giudizio in nome del preponente per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell'esercizio dell'impresa a cui è preposto”.
L’agente institore ha quindi funzioni direttive e di preposizione. Tuttavia, come si evince dalla definizione, non è possibile stabilire quali siano i limiti dell’attività promozionale e di gestione del portafoglio clienti dello stesso prescindendo dalla procura.
Il potere di rappresentanza processuale dell’institore è disciplinato anche dall’art. 77, secondo comma, c.p.c. La legittimazione processuale non è limitata agli atti compiuti dall’institore, ma riguarda i giudizi dipendenti da qualsiasi atto da chiunque compiuto nell’esercizio dell’impresa o della sede o del ramo cui l’institore è preposto. Ciò tuttavia non comporta che l’institore risponda in proprio.
Invece, ai sensi dell’art. 2208 c.c. l'institore è personalmente obbligato se omette di far conoscere al terzo che egli tratta per il preponente; tuttavia il terzo può agire anche contro il preponente per gli atti compiuti dall'institore, che siano pertinenti all'esercizio dell'impresa a cui è preposto.
La configurazione dei rapporti tra compagnia di assicurazione, agenzia sotto forma di s.r.l. e soci agenti andrà determinata in base all’atto costitutivo, allo statuto della società e ai dettagli del mandato.
Bisognerà stabilire se esiste un solo socio amministratore, o un consiglio di amministrazione con più soci amministratori.
Nel caso in cui il mandato sia conferito alla agenzia in forma di s.r.l., il rapporto della stessa con i soci agenti si configurerebbe come un rapporto di subagenzia, in quanto il socio diventerebbe agente dell’agenzia s.r.l. Si instaurerebbe un rapporto nel quale l'agenzia s.r.l. è il preponente e il subagente è l'agente della prima. Tra contratto di agenzia e contratto di subagenzia si realizza perciò un collegamento contrattuale tipico in forza del quale ciascuno di tali contratti mantiene un'autonoma causa anche se, nel loro insieme, mirano ad attuare un'unitaria e complessa organizzazione economica.
Ma potrebbe anche accadere che il mandato sia conferito al socio agente, che potrebbe anche assumere la qualifica di delegato amministrativo.
Per quanto riguarda la responsabilità del socio agente, si deve innanzitutto considerare che, ai sensi dell’art. 2462 c.c. “Nella società a responsabilità limitata per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio”.
Tuttavia, ai sensi dell’art. 2476 c.c., “Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo per l'amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l'atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso.”
L'art. 2476, comma 7, c.c., infine, stabilisce che i soci della s.r.l. siano solidalmente responsabili con gli amministratori quando abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci, i terzi.
Nel passaggio da agente persona fisica ad agente società a responsabilità limitata si dovrà fare particolare attenzione agli aspetti previdenziali.
Infatti, nonostante le mandanti versino un contributo previdenziale sulla base delle loro provvigioni, questo contributo va a favore di un generico fondo assistenza di cui però non usufruiranno i soci della srl.
Inoltre, nel caso in cui l’attività di agenzia sia svolta in forma societaria, l’indennità suppletiva di clientela e più in generale tutte le indennità di cessazione del rapporto di agenzia, devono essere liquidate alla società e non ai singoli soci, in quanto il mandato conferito alla società costituisce un rapporto di agenzia autonomo nell’ambito del quale il singolo socio non assume rilevanza.
Sul tema è intervenuta la Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 8008 del 2018, con la quale ha stabilito che il recesso dal mandato operato dalla società di rappresentanza sulla base del raggiungimento dell’età pensionabile da parte del socio/amministratore non si potesse annoverare tra quei casi di recesso non imputabili all’agente. Invero, prosegue la Cassazione, il pensionamento del socio amministratore deve reputarsi un fatto interno alla società, che ben avrebbe potuto proseguire l’attività avvalendosi di altra persona, diversa rispetto al soggetto che abbia maturato il requisito pensionistico.
Tutto ciò dovrà essere tenuto in considerazione nel momento in cui si definiranno i rapporti tra agenzia in forma societaria e socio agente, eventualmente sotto forma di contratto di subagenzia.
Norma di riferimento: Articolo 2203 Codice civile - Preposizione institoria | Quesito Q201820280
venerdì 05/01/2018 - Sardegna
Vorremmo capire quali e se ci sono dei margini per poter conferire l'amministrazione generale della società o parziale ad un socio che non è facente del consiglio di amministrazione. In caso affermatico come verrebbe retribuita questa figura, come avverrebbe tale conferimento? Non si tratterebbe di una procura?
Abbiamo la necessità di avere un amministratore, non di fatto, non facente parte del consiglio con poteri stabiliti in statuto per 5 anni legati ad un business plan.
Preciso che la società è una s.r.l.
Ringraziando anticipatamente porgo Distinti saluti”
Leggendo le norme dettate dal codice civile in materia di s.r.l., ci si può rendere conto del fatto che l’ultima riforma del diritto societario ha connotato la s.r.l. di un particolare carattere personalistico, tanto che qualcuno ha anche scritto che la s.r.l. è diventata quasi una società di persone a responsabilità limitata.
Questo carattere personalistico lo ritroviamo soprattutto in quella norma che consente all’atto costitutivo di distribuire le competenze gestorie tra i soci e l’organo amministrativo, tendendosi a legittimare clausole statutarie che prevedano un diretto coinvolgimento dei soci nelle decisioni amministrative.
In particolare, l’art. 2475 c.c. lascia all’autonomia contrattuale ampia libertà di scelta sia per quanto concerne l’individuazione delle persone cui l’amministrazione medesima può essere affidata sia con riferimento al metodo secondo il quale dovranno agire.
A questo riguardo si ritiene interessante evidenziare quanto stabilito al comma 3 dell’art. 2468, il quale consente addirittura che l’atto costitutivo possa prevedere “l'attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti l'amministrazione della società”.
Dunque, l’amministrazione della società può essere, in tutto o in parte, materia sottratta sia all’organo amministrativo che ai soci nel loro complesso e attribuita solamente ad alcuni di essi.
Non è, del resto, un caso, come fa notare A. Busani, che la normativa in tema di S.r.l. non riproponga l’espressione che il legislatore della riforma ha invece dedicato alla Spa, secondo cui “la gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori …” (art. 2380 bis, comma 1, C.C.).
Fatta questa necessaria premessa, vediamo attraverso quale istituto giuridico può realizzarsi l’obiettivo che ci interessa, tenendo pur sempre presente che occorre prestare massima attenzione nel non violare il rapporto fiduciario esistente fra assemblea e amministratori, eludendo le norme inderogabili che stabiliscono le competenze esclusive dell'organo amministrativo e le relative responsabilità, con la creazione di figure fittizie di amministratori, destinati a costituire uno schermo nei confronti degli amministratori effettivi.
E’ naturale intanto che l’imprenditore (e come tale si intende anche l’impresa esercitata in forma societaria) abbia normalmente bisogno, nello svolgimento della sua attività, della collaborazione di altre persone: parliamo, per essi, di ausiliari o collaboratori dell’imprenditore.
Particolare importanza rivestono quegli ausiliari muniti anche di potere di rappresentanza, cioè del potere di sostituirsi all’imprenditore nel compimento di atti giuridici, con conseguente produzione degli effetti giuridici in capo a quest’ultimo.
I collaboratori dell’imprenditore muniti del potere di rappresentanza si distinguono, a loro volta, in rappresentanti generali e rappresentanti particolari.
I primi, che sono quelli che ci interessano, hanno il potere di compiere tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, con eccezione di quelli espressamente esclusi dalla legge o dalla procura; sono tali gli institori ed i procuratori.
Ed è proprio della figura dell’institore che si ritiene ci si possa avvalere per raggiungere l’obiettivo desiderato; egli costituisce una sorta di rappresentante generale dell’imprenditore, preposto da quest’ultimo all’esercizio dell’intera impresa commerciale o di un ramo particolare o di una sede secondaria di essa (nel quesito si prospetta di voler conferire l’amministrazione generale o parziale della società).
Il negozio giuridico con il quale il consiglio di amministrazione potrà nominare l’institore prende il nome di preposizione o procura institoria; per effetto di tale negozio, l’institore assumerà un ampio potere di gestione e rappresentanza, che si estenderà per legge a tutti gli atti di esercizio dell’impresa a cui è preposto, con eccezione di quelli espressamente esclusi dalla procura (art. 2204 c.c.).
A titolo puramente esemplificativo può dirsi che l’institore avrà il potere di acquistare materie prime, assumere e licenziare operai, sottoscrivere cambiali in nome dell’imprenditore, vendere prodotti finiti, e così via.
Rientra nei suoi poteri anche la rappresentanza processuale del preponente (il Consiglio di amministrazione), potendo dunque anche stare in giudizio in nome della società per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa a cui è preposto.
Al solo fine di tutelare i terzi, la legge dispone che la procura institoria debba essere iscritta nel registro delle imprese, e ciò qualora l’imprenditore (sempre il Consiglio di Amministrazione nel nostro caso) voglia limitare i poteri del suo rappresentante; in mancanza di iscrizione, la rappresentanza si reputa generale.
In questo modo si può peraltro soddisfare l’ulteriore obiettivo desiderato, ossia evitare la creazione della figura di un amministratore di fatto.
Quanto alle responsabilità assunte dall’institore, la legge dispone che questi è personalmente responsabile nei casi in cui viene stipulato un atto pertinente all’esercizio dell’impresa senza consentire al terzo di accertare se ha agito per conto proprio o per conto del preponente (art. 2208 c.c.), mentre la sua responsabilità non sussiste in presenza di circostanze (si fa l’esempio anche del semplice uso di carta intestata al preponente) che consentano al terzo di comprendere che l’institore ha agito per conto dell’imprenditore, il quale sarà perciò il solo ad essere obbligato nei confronti del terzo (tale previsione consente di non incappare nel divieto di creare, in frode alla legge, figure fittizie di amministratori).
Per quanto concerne il profilo retributivo dell’institore, va detto che si tratta di figura normalmente legata all’azienda da rapporto di lavoro subordinato; parte autorevole della dottrina e della giurisprudenza ritiene ammissibile anche un rapporto di lavoro autonomo, mentre altra parte della dottrina considera possibile avvalersi di una collaborazione a progetto.
Trattandosi poi di rappresentanza che ha natura volontaria, sarà sicuramente possibile fissare la sua durata in cinque anni e predeterminare il suo contenuto nel raggiungimento di un determinato business plan, potendo perfino configurarsi il mancato raggiungimento di tale risultato quale condizione per la revoca anticipata della preposizione institoria (si consiglia di allegare il documento di pianificazione allo stesso contratto di preposizione institoria, così da conferirgli natura di parte integrante dello stesso).
Infine, e per concludere, si ritiene opportuno accennare sinteticamente al problema che potrebbe porsi circa l’ammissibilità di un socio che rivesta anche la figura di lavoratore dipendente della società; al riguardo va precisato che, affinché possa validamente instaurarsi un rapporto di lavoro subordinato tra società e socio, è necessaria la sussistenza della c.d. etero-direzione, ossia la sua dipendenza assoluta da un soggetto diverso (nel nostro caso il soggetto diverso potrà chiaramente identificarsi nel consiglio di amministrazione).
In conseguenza di ciò, risulta evidente che un amministratore unico di una società non potrà mai essere allo stesso tempo anche dipendente della stessa (in quanto non soggetto al potere di direzione e di controllo della società), così come è impensabile configurare un socio lavoratore dipendente nel caso in cui partecipi al capitale sociale in misura tale da assicuragli la maggioranza o nel caso in cui possegga una quota rilevante in grado di condizionare palesemente le deliberazioni assembleari.