Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/tutela
Timestamp: 2018-08-21 18:09:17+00:00
Document Index: 39836998

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 374', 'art. 375', 'art. 61', 'art. 403', 'art. 18']

Tutela – La Legge per tutti
Tutela aquiliana del credito (d. civ.)
La problematica della Tutela investe la responsabilità extracontrattuale [vedi Responsabilità] ex art. 2043 c.c. a carico di chi, terzo rispetto al rapporto contrattuale, abbia posto in essere delle azioni che rendono impossibile il soddisfacimento del credito (si pensi, ad esempio, all’uccisione del debitore di una prestazione infungibile).
La responsabilità aquiliana per lesione al diritto di credito è stata riconosciuta quando il creditore leso dimostri di aver subito, a causa del fatto del terzo, una perdita definitiva ed irreparabile, per la infungibilità o insostituibilità della prestazione.
Tutela dei diritti (d. civ.) (d. p. civ.)
Sotto la dizione di Tutela sono ricompresi alcuni istituti eterogenei del VI ed ultimo libro del codice civile, accomunati dalle finalità conservative e di tutela che le connotano.
Tali istituti si distinguono in due categorie:
— strumenti di tutela di carattere stragiudiziale [vedi Trascrizione; Prelazione (causa legittima di); Prescrizione; Decadenza];
— strumenti che necessitano un’iniziativa giudiziale [vedi Surrogatoria; Revocatoria].
Tutela e istituti di protezione degli incapaci (d. civ.)
Istituto volto alla protezione di persone ritenute non idonee al perseguimento dei propri interessi, che comporta l’attribuzione di un insieme di poteri e doveri ad un soggetto (il cd. tutore), per provvedere alle necessità dei minori non sottoposti alla potestà dei genitori [vedi], e degli interdetti [vedi Interdizione]. Esso, pertanto, si configura come un ufficio di diritto privato, gratuito ed irrinunciabile. Il tutore è nominato dal giudice tutelare [vedi] con decreto.
Si conoscono i seguenti tipi di Tutela:
— volontaria: quando la designazione del tutore è compiuta dal genitore che ha esercitato per ultimo la responsabilità genitoriale [vedi] sul minore;
— legittima: quando, in mancanza di designazione, la Tutela è affidata a parenti prossimi o affini del minore, cominciando dagli ascendenti;
— dativa: quando, sempre in mancanza di designazione, la Tutela è affidata ad altre persone, che possono non essere parenti, scelte liberamente dal giudice tutelare;
— assistenziale: si tratta di una Tutela residuale che ricorre quando è affidata ad un ente di assistenza o all’ospizio in cui il minore è ricoverato.
Insieme al tutore, viene nominato un protutore; questi non è un mero supplente del tutore, ma esercita:
— funzioni ordinarie di collaborazione con il tutore e di controllo della sua amministrazione;
— funzioni straordinarie di promozione della nomina di un nuovo tutore nell’ipotesi in cui il tutore sia venuto meno, e di rappresentanza dell’incapace in quella di conflitto di interessi tra l’incapace e il tutore.
Anche il tutore, come il genitore titolare della responsabilità genitoriale sui figli, esercita la sua funzione provvedendo alla:
— cura dei beni;
— cura della persona dell’incapace.
Per quanto concerne l’amministrazione dei beni dell’incapace, il tutore ha i seguenti obblighi:
— procedere all’inventario dei beni dell’incapace;
— tenere regolare contabilità della sua amministrazione, rendendone conto annualmente al giudice tutelare;
— presentare al termine della Tutela il conto finale dell’amministrazione al giudice tutelare per l’approvazione.
In relazione ai vari tipi di atti che possono essere compiuti dal tutore bisogna distinguere:
— il tutore compie da solo gli atti di ordinaria amministrazione del patrimonio e quelli necessari per il mantenimento dell’incapace;
— compie gli atti di cui all’art. 374 c.c. con l’autorizzazione del giudice tutelare;
— compie gli atti di cui all’art. 375 c.c. con l’autorizzazione del Tribunale, sentito il giudice tutelare.
La funzione di cura della persona si esplica essenzialmente mediante l’esecuzione delle direttive deliberate dal giudice tutelare e l’adozione di provvedimenti che si rendono necessari per tutelare la sicurezza, la salute e la moralità, analogamente a quanto si è visto a proposito della potestà sui genitori.
Tutela giurisdizionale (d. cost.)
La Tutela è l’insieme di poteri e di doveri attribuiti a un soggetto nominato dal giudice perché curi gli interessi personali e patrimoniali di un incapace legale, cioè di un minore non sottoposto a potestà genitoria o di un interdetto.
Per le cause relative alla gestione di una Tutela è competente il giudice del luogo d’esercizio della stessa; si tratta di un foro esclusivo, ma derogabile: riguarda le cause di Tutela dell’altrui persona, che abbia origine nella legge o nel provvedimento dell’autorità.
Si deve aver riguardo o al luogo in cui la Tutela si è materialmente svolta ovvero, nel caso in cui l’esercizio sia avvenuto in più luoghi, a quello in cui si è svolta prevalentemente.
Tutela penale dei ministri di culto (d. pen.)
Gli ecclesiastici e i ministri dei culti acattolici, oltre che soggetti attivi del reato, possono anche esserne soggetti passivi e come tali l’ordinamento accorda ad essi una particolare tutela.
Costituisce circostanza aggravante del reato «l’aver commesso il fatto contro una persona rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato» (art. 61, n. 10, c.p.).
L’art. 403 c.p., punisce chiunque offende pubblicamente una confessione religiosa mediante vilipendio di chi la professa con la multa da 1000 a 5000 euro, multa che viene aumentata, rispettivamente, a 2000 e 6000 euro se l’offesa viene commessa mediante vilipendio di un ministro di culto.
Tutela reale e obbligatoria (d. lav.)
Sono così tradizionalmente definite le diverse forme di Tutela accordata al lavoratore illegittimamente licenziato [vedi Licenziamento]:
La Tutela obbligatoria opera nel caso di datori di lavoro che occupano fino a 15 dipendenti (5 se trattasi di imprese agricole). È disciplinata dalla L. 604/1966 e consiste nell’obbligo del datore di riassumere il lavoratore illegittimamente licenziato (entro 3 giorni) oppure di corrispondergli una somma a titolo di risarcimento (un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità).
La Tutela di natura reale opera quando il lavoratore è occupato in unità produttive che impiegano più di 15 dipendenti (più di 5 se trattasi di imprese agricole), o se sia dipendente di imprese che, sebbene non raggiungano il suddetto limite numerico nella singola unità produttiva, occupino più di 15 dipendenti in più unità dislocate nell’ambito dello stesso Comune, o comunque più di 60 dipendenti indipendentemente dalla dislocazione delle singole unità produttive. È disciplinata dall’art. 18 L. 300/1970 e consiste nell’obbligo del datore di reintegrare il lavoratore illegittimamente licenziato nel posto di lavoro e di risarcirgli il danno patito.
Per i licenziamenti discriminatori, o altrimenti nulli, nonché inefficaci perché orali, si applica sempre la Tutela reale (reintegrazione più risarcimento) indipendentemente dal numero dei lavoratori occupati dal datore di lavoro.
È evidente quindi la differenza sostanziale nell’ambito della Tutela in quanto con la reintegrazione (se si applica la tutela reale) non si ha un’interruzione né del rapporto di lavoro né di quello assicurativo e previdenziale; inoltre il datore di lavoro non ha facoltà di scelta (è il lavoratore che può decidere di preferire, oltre al risarcimento in danaro che comunque spetta, una ulteriore somma in alternativa alla ripresa del posto di lavoro). La riassunzione (se si applica la tutela obbligatoria), invece, interviene su un rapporto di lavoro che comunque si considera cessato a tutti gli effetti anche se il licenziamento è risultato illegittimo, per cui il lavoratore è «riassunto» cioè diviene parte di un rapporto nuovo. Inoltre, la scelta tra riassunzione o risarcimento spetta al datore di lavoro.
Va evidenziato che questa rigida e consolidata differenziazione è, però, in parte venuta meno per effetto della cd. riforma Fornero (L. 92/2012). Infatti, il regime di Tutela in favore dei lavoratori con più di 15 dipendenti non è più unico (reintegrazione più risarcimento) poiché in alcune ipotesi è accordata una forma di Tutela soltanto economica.