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Timestamp: 2020-05-27 16:06:15+00:00
Document Index: 178144038

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Sentenza Cassazione Civile n. 18041 del 21/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18041 del 21/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 21/07/2017, (ud. 06/06/2017, dep.21/07/2017), n. 18041
sul ricorso 25615-2015 proposto da:
Direttore, in proprio e quale procuratore speciale della SOCIETA’ DI
CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI INPS (SCCI) SPA, elettivamente
CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati LELIO
MARITATO, ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE MATANO, EMANUELE
P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F.
CONFALONIERI 5, presso lo studio dell’avvocato CARLO CIPRIANI,
avverso la sentenza n. 915/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
1. il Tribunale di Foggia con sentenza del 2009 accoglieva il ricorso proposto da P.C. (insieme ad altri litisconsorti) e ne dichiarava il diritto all’iscrizione negli elenchi annuali degli operai agricoli. Al fine di ottenere l’esecuzione di tale sentenza la P. intraprendeva la procedura esecutiva notificando all’Inps il 21/1/2013 atto di precetto seguito poi da ricorso per la fissazione delle modalità dell’esecuzione forzata. L’Inps si costituiva nel giudizio e dimostrava di avere provveduto ad iscrivere la ricorrente negli elenchi anagrafici per le giornate indicate nella sentenza. Il giudice investito del procedimento di esecuzione dichiarava quindi cessata la materia del contendere e compensava le spese del giudizio. Nei confronti di tale ordinanza la P. proponeva ricorso ai sensi dell’art. 617 c.p.c., comma 2 innanzi al Tribunale di Foggia. Con la sentenza oggetto del gravame in rassegna, il Tribunale revocava l’ordinanza impugnata e, in applicazione del principio della soccombenza virtuale argomentando che l’Inps soltanto nel corso del giudizio esecutivo aveva proceduto ad adempiere alla sentenza irrevocabile azionata dalla controparte – condannava l’Inps al pagamento delle spese e competenze relative al giudizio esecutivo.
2. L’Inps con il gravame in oggetto censura l’impugnata sentenza che lo ha condannato al pagamento delle spese del giudizio di esecuzione. Deduce come primo motivo l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio e lamenta che il giudice del Tribunale di Foggia non abbia considerato che la sentenza passata in giudicato del 2009 era una sentenza di mero accertamento del rapporto di lavoro agricolo, sicchè l’esecuzione intrapresa in forza dell’art. 612 c.p.c. doveva ritenersi illegittima.
3. Come secondo motivo, lamenta violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. e lamenta che, contrariamente a quanto ritenuto nella sentenza gravata, l’ordinanza resa dal giudice dell’esecuzione argomentava puntualmente in ordine alla ragione della disposta compensazione delle spese processuali.
4. P.C. ha resistito con controricorso. L’Inps ha depositato anche memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2.
1.1. Il Tribunale, ai fini della richiesta verifica dell’ordinanza emessa all’esito del procedimento ex art. 612 c.p.c. sul capo relativo alla liquidazione delle spese processuali, ha correttamente proceduto all’accertamento della soccombenza virtuale, che costituisce il naturale corollario della pronuncia di cessazione della materia del contendere, quando non siano le stesse parti a chiederne congiuntamene la compensazione (Cass. 11/02/2015 n. 2719, 07/05/2009 n. 10553).
2. Il secondo dei citati arresti ha aggiunto che la valutazione della rilevanza ed idoneità di tali fonti d’integrazione extratestuale dell’accertamento contenuto nel titolo spetta al giudice di merito. Da ciò consegue che il secondo motivo di ricorso è inammissibile, considerato che la motivazione del giudice di merito, nel rivalutare la soccombenza virtuale dell’Inps al fine di statuire sulle spese di lite del procedimento ex art. 612 c.p.c., come richiestogli, è stata adeguata ed ha tenuto conto di tutti gli elementi di cui la difesa dell’istituto richiede oggi il riesame, sicchè inammissibilmente l’istituto chiede oggi una diversa valutazione delle medesime circostanze (v., sui limiti al controllo della motivazione, Cass. S.0 07/04/2014, n. 8053 e 8054).
3. Per tali motivi, condividendo il Collegio la proposta del relatore, il ricorso, manifestamente infondato, va rigettato con ordinanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5.
4. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e, tenuto conto della limitata complessità e della serialità della controversia, del suo valore, limitato alle spese processuali, e con esclusione dal computo della fase decisionale, sono liquidate come da dispositivo, con distrazione ex art. 93 c.p.c. in favore del difensore, in virtù della dichiarata anticipazione.
rigetta il ricorso. Condanna l’Inps al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.000,00 per compensi, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, rimborso spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge, con distrazione in favore dell’avv. avv. Giuseppe Cipriani.