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Timestamp: 2018-09-23 02:46:55+00:00
Document Index: 47809745

Matched Legal Cases: ['art. 2409', 'art. 2477', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali dell'11 novembre 2009: SRL: nomina del collegio sindacale quando tenuta alla redazione del bilancio consolidato; TRUST e imposta sulle donazioni: il momento impositivo non è nel trasferimento iniziale; fisco paziente nei controlli delle dichiarazioni fiscali; Legge Finanziaria 2010: testo all'esame del Senato; esenzione dall’Iva di talune importazioni definitive di beni; altre di fisco | Commercialista Telematico
Novità fiscali dell'11 novembre 2009: SRL: nomina del collegio sindacale quando tenuta alla redazione del bilancio consolidato; TRUST e imposta sulle donazioni: il momento impositivo non è nel trasferimento iniziale; fisco paziente nei controlli delle dichiarazioni fiscali; Legge Finanziaria 2010: testo all'esame del Senato; esenzione dall’Iva di talune importazioni definitive di beni; altre di fisco
1) S.r.l.: Nomina del Collegio sindacale anche quando sia tenuta alla redazione del bilancio consolidato
2) Trust senza imposta sulle donazioni: Il momento impositivo non è nel trasferimento iniziale
3) Fisco paziente nei controlli delle dichiarazioni fiscali
4) Legge Finanziaria 2010: Testo all’esame del Senato
5) Esenzione dall’Iva di talune importazioni definitive di beni
Ciò a seguito dell’avvenuta approvazione da parte del Consiglio dei Ministri dello schema di Decreto Legislativo attuativo della direttiva sulla revisione legale.
Infatti, il 28.10.2009, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo attuativo della direttiva sulla revisione legale dei conti (direttiva 2006/43/CE).
E’ quanto ha precisato l’Assonime con la nota del 06.11.2009.
In particolare, ha informato che lo schema di decreto, che è stato assegnato alle competenti Commissioni parlamentari per il relativo esame, raccoglie in un unico testo normativo tutte le disposizioni sulla revisione legale, abrogando alcuni testi di legge (come ad esempio il d.lgs. 88/92 di attuazione della direttiva 84/253/CEE sull’abilitazione delle persone incaricate del controllo di legge dei documenti contabili; la legge 132/97 recante nuove norme in materia di revisione contabile; DPR 99/98 recante norme concernenti le modalità di esercizio della funzione di revisore contabile) e coordinando le disposizioni attualmente contenute nel codice civile e nel Tuf.
Lo schema di decreto introduce disposizioni speciali per la revisione legale degli enti di interesse pubblico.
Sono enti di interesse pubblico: le società quotate, le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, le imprese di assicurazione, le banche, le società di gestione dei mercati regolamentati, le società che gestiscono i sistemi di compensazione e di garanzia, le società di gestione accentrata degli strumenti finanziari, le società di intermediazione mobiliare, le società di gestione del risparmio, le società di investimento a capitale variabile.
Tali enti sono tenuti a costituire un comitato per il controllo interno e la revisione contabile, che è incaricato di vigilare sul processo di informativa finanziaria, sull’efficacia dei sistemi di controllo interno, di revisione interna e di gestione del rischio; sulla revisione legale dei conti annuali e consolidati; sull’indipendenza del revisore legale.
Sono poi previsti requisiti di indipendenza speciali per i revisori legali degli enti di interesse pubblico e si prevede il divieto di prestare servizi diversi da quelli di revisione nei confronti della società che ha conferito l’incarico del controllo contabile.
Lo schema di decreto, inoltre, modificando l’art. 2409-bis c.c., prevede che solo le società per azioni che non sono tenute alla redazione del bilancio consolidato possono attribuire la revisione dei conti al collegio sindacale; tutte le altre devono nominare un revisore esterno.
Le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio sono ora ricomprese nella categoria degli enti di interesse pubblico.
Con riferimento alle società a responsabilità limitata, lo schema di decreto prevede l’obbligo di nomina del collegio sindacale non solo quando il capitale minimo è pari a quello di una S.p.A. o quando siano stati superati per due esercizi consecutivi i limiti per la redazione del bilancio abbreviato (come attualmente previsto dall’art. 2477 c.c.), ma anche quando la S.r.l. è tenuta alla redazione del bilancio consolidato nonché quando controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti.
Il trust non è soggetto all’imposta sulle donazioni. Né il momento rilevante ai fini dell’applicazione dell’imposta può essere individuato in quello del trasferimento iniziale dal disponente al trustee, dovendo essere invece identificato all’atto del trasferimento finale dal trustee ai beneficiari finali.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale Caserta, con la sentenza n. 481 del 11.06.2009, che ha fatto osservare come il D.L. n. 262/2006, convertito in legge n. 286/2006 (che ha operato la reintroduzione dell’imposta sulle successioni e donazioni) utilizza all’art. 2, comma 49 le parole “a favore”, per cui l’oggetto della tassazione si deve concretizzare in un trasferimento di beni immobili a favore di un terzo rispetto al disponente; poiché, nel caso di specie i beneficiari sono titolari di un diritto sottoposto a condizione sospensiva che non consente loro, al momento del trust, di ottenere i beni e, quindi, non v’è alcun arricchimento tassabile, si deve applicare l’imposta in misura fissa.
Solo in un momento successivo (cioè quando il trustee realizzerà il programma predisposto dal disponente con la cessione del trust a terzi) si riterrà integrato il presupposto impositivo.
Per eventuali problemi nelle dichiarazioni fiscali, l’amministrazione finanziaria sarà più paziente per l’inevitabile regolarizzazione.
Questa è l’indicazione fornita con la circolare n. 47/E/2009, dall’Agenzia delle Entrate in merito alla domiciliazione degli esiti del controllo automatizzato delle dichiarazioni e nuovi canali di assistenza dedicati agli intermediari.
Specificate, appunto, le procedure automatizzate delle dichiarazioni e sui nuovi canali di assistenza dedicati agli intermediari quali “Pec” e “Civis”.
I servizi consentono di richiedere assistenza all’Agenzia, nel caso in cui l’avviso telematico o la comunicazione di irregolarità siano ritenuti non corretti, senza doversi recare presso gli sportelli degli uffici.
I canali di assistenza sono fruibili solo in caso di opzione espressa in sede di dichiarazione sia dall’intermediario che dal contribuente.
Inoltre, sono stati delineati, con provvedimento direttoriale, il contenuto dell’avviso telematico e le modalità e i termini entro cui gli intermediari si devono attivare nei confronti sia dei contribuenti sia dell’agenzia delle Entrate per rendere il servizio maggiormente efficace.
Gli intermediari comunicano al contribuente gli esiti del controllo automatizzato entro trenta giorni dal momento in cui l’avviso è reso disponibile dall’Agenzia. Dal sessantesimo giorno, invece, decorrono i trenta giorni a disposizione del contribuente per il pagamento o per l’eventuale richiesta di assistenza. Sono così ampliati (90 giorni) i tempi rispetto al normale invio cartaceo.
Nel caso in cui sussistano degli impedimenti di natura oggettiva per cui non è più possibile gestire gli esiti dei controlli automatizzati, gli intermediari devono tempestivamente segnalare la circostanza all’agenzia delle Entrate, comunque non oltre trenta giorni dalla ricezione dell’avviso telematico. La revoca della scelta da parte dell’intermediario può avvenire solo nei seguenti casi:
– cessazione del rapporto di assistenza con il contribuente;
– impossibilità di reperire il contribuente;
– altre rilevanti situazioni particolari che possano giustificare il rifiuto dell’avviso telematico.
L’Agenzia, di conseguenza, provvederà a inviare al contribuente la comunicazione cartacea tramite raccomandata AR e verificherà, inoltre, l’effettiva sussistenza dei motivi di revoca.
Ripetuti e immotivati rifiuti di gestire gli avvisi comporteranno per l’intermediario la revoca dell’abilitazione a Entratel.
L’Agenzia, in ogni caso, si riserva la facoltà di inviare gli esiti del controllo automatizzato direttamente al contribuente, anziché all’intermediario, tramite avviso telematico, se, per particolari tipologie di dichiarazioni, ciò si rendesse necessario.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, nota del 09.11.2009)
Il testo della Finanziaria per il 2010 approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 settembre 2009 é attualmente all’esame del Senato.
In particolare, il Disegno di legge, all’esame del Senato dal 04.11.2009, é composto da tre soli articoli.
Come riferisce Altalex nella sua nota del 09.11.2009,“Con la manovra varata l’azione del Governo prosegue nel percorso avviato per stimolare la crescita mantenendo al contempo la stabilità dei conti pubblici.
– ammortizzatori sociali: incremento di 150 milioni di euro (da 450 a 600) per il 2009;
– maggiore trasferimento 2009 all’Inps per adeguamento Istat: 750,95 milioni di euro;
– personale in regime di diritto pubblico delle P.A.: 680 milioni di euro;
– scuola: 120 milioni di euro;
– sicurezza: 565 milioni di euro”.
Anche al fine di prevedere un regime dell’imposta sul valore aggiunto differente per le importazioni nella misura necessaria a soddisfare gli obiettivi dell’armonizzazione fiscale.
Le esenzioni all’importazione possono essere concesse solo qualora esse non rischino di falsare le condizioni di concorrenza sul mercato interno.
E’ stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 292/5 del 10.11.2009 la DIrettiva 2009/132/CE del Consiglio Ue del 19.10.2009 che determina l’ambito d’applicazione dell’articolo 143, lettere b) e c), della direttiva 2006/112/CE per quanto concerne l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto di talune importazioni definitive di beni.
La direttiva definisce l’ambito d’applicazione delle esenzioni dall’IVA, di cui all’articolo 143, lettere b) e c), della direttiva 2006/112/CE, nonché le relative modalità pratiche di attuazione, di cui all’articolo 145.
Salvo i casi specifici, sono ammessi in esenzione dall’IVA all’importazione i beni personali importati da persone fisiche che trasferiscono la loro residenza normale situata fuori della Comunità in uno Stato membro.
L’esenzione è limitata ai beni personali che:
a) salvo casi particolari giustificati dalle circostanze, sono stati in possesso dell’interessato e, trattandosi di beni non consumabili, sono stati da lui utilizzati nel luogo della sua precedente residenza normale per un periodo di almeno sei mesi prima della data in cui ha cessato di avere la sua residenza normale fuori della Comunità;
b) sono destinati a essere utilizzati per gli stessi usi nel luogo della sua nuova residenza normale.
Gli Stati membri possono inoltre subordinare l’ammissione di beni personali in esenzione alla condizione che per essi siano stati corrisposti, nel paese o territorio di origine o nel paese o territorio di provenienza, gli oneri doganali o fiscali cui sono normalmente soggetti.
Possono beneficiare dell’esenzione solo le persone che avevano la residenza normale fuori della Comunità da almeno dodici mesi consecutivi.
Tuttavia, le autorità competenti possono derogare al primo comma qualora l’interessato abbia avuto veramente l’intenzione di dimorare fuori della Comunità per un periodo minimo di dodici mesi.
b) i tabacchi e i prodotti del tabacco;
c) i mezzi di trasporto a carattere commerciale;
d) i materiali di uso professionale diversi dagli strumenti portatili delle arti meccaniche o delle libere professioni.
Possono inoltre essere esclusi da tale esenzione i veicoli ad uso misto utilizzati a fini commerciali o professionali.
Salvo circostanze particolari, l’esenzione è accordata solo per i beni personali dichiarati per l’importazione definitiva entro un termine di dodici mesi a decorrere dalla data alla quale l’interessato ha stabilito la sua residenza normale nella Comunità.
– L’Agenzia delle Entrate si occupa di evasori e non di lavoratori
In merito alla problematica dei lavoratori all’estero, tra cui i frontalieri, legata allo scudo fiscale, l’Agenzia delle Entrate precisa che questi soggetti nulla hanno a che fare con l’evasione internazionale.
La relativa casistica sarà affrontata in una circolare in corso di emanazione che terrà conto delle tipologie di reddito, delle circostanze in cui è stato prodotto e del suo utilizzo.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 09.11.2009)
– Decadenza degli accertamenti IVA: Ordinanza della Corte di Giustizia UE
La Corte di Giustizia UE con l’ordinanza 09.07.2009, n. C-483/08, ha stabilito che il termine di prescrizione (in Italia, decadenza) per l’accertamento dell’IVA decorre dal giorno di deposito della dichiarazione contenente l’indebita detrazione.
Sono pertanto conformi alla VI Direttiva europea la normativa e la prassi degli Stati che hanno stabilito la decorrenza del termine per accertare l’imposta dal giorno di presentazione della dichiarazione.
– Compensazione credito Ires e Irap: Eliminati i codici tributo
Non servono più i codici tributo 2120 e 3859, istituiti, con la risoluzione n. 476/E del 9 dicembre 2008, per consentire la fruizione del credito d’imposta generatosi, al momento dell’entrata in vigore del Dl 185/2008, per effetto dell’acconto “leggero” di Ires e Irap.
L’art. 10, comma 1, del decreto anticrisi aveva, infatti, previsto una riduzione di 3 punti percentuali dell’acconto dell’imposta sul reddito delle società e dell’imposta regionale sulle attività produttive, dovuto dai soggetti Ires.
La risoluzione n. 279/E del 10.11.2009 ha quindi disposto la soppressione dei codici tributo.
– Accertamento induttivo per la contabilità in nero
Non conta che gli accertatori abbiano reperito la documentazione in locali non della società
In sede di verifica fiscale, il rinvenimento, da parte degli Organi accertatori, di una contabilità parallela rispetto a quella ufficiale, regolarmente tenuta, legittima di per sé – cioè senza necessità di altro elemento probatorio – il ricorso da parte dell’Amministrazione finanziaria all’accertamento induttivo.
A tal riguardo, non rileva il luogo di rinvenimento di tale documentazione, che può essere reperita anche in locali diversi da quelli societari o professionali.
Lo ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21975 del 16.10.2009.
– Iva: Il prorata vuole l’attività effettivamente esercitata
Rileva il volume d’affari realizzato. Con la sentenza n. 22243 del 21.10.2009, la Corte di cassazione, nel respingere il ricorso di una società, ha concluso che non conta l’attività prevista dall’atto costitutivo, ma quella che costituisce “core business” dell’impresa.
In particolare, la Suprema corte ha precisato che il calcolo della detraibilità sull’imposta va fatto tenendo conto del settore concretamente sviluppato.
In tale ottica, quindi, l’atto costitutivo fa fede, ma entro determinati limiti.