Source: http://www.primaria.scuola.com/parliamodi.asp?parliamodi=8
Timestamp: 2014-11-24 09:00:13+00:00
Document Index: 149405077

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art.3']

di Paola BrezzoDISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO
Secondo recenti ricerche, si calcola che i DSA coinvolgano in Italia il 4% della popolazione scolastica. Spesso, però, i disturbi specifici di apprendimento non sono riconosciuti, oppure lo sono tardivamente. I bambini con DSA, quindi, per lungo tempo possono essere considerati dagli insegnanti e dalle famiglie svogliati e pigri o non intelligenti e affrontano la scuola con grande fatica, soffrendo continui insuccessi, diminuendo considerevolmente la propria autostima e disinteressandosi totalmente alle attività. Le naturali conseguenza dei DSA non riconosciuti sono le manifestazioni di comportamenti agitati, di disturbo e poco collaborativi , oppure, al contrario, apatici, indifferenti ed eccessivamente silenziosi. Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale per l’individuazione dei DSA e, quando questi siano riconosciuti, nella costruzione di una didattica che possa favorire lo sviluppo di abilità di compensazione, rispettosa dei diversi stili cognitivi. Negli ultimi anni il problema dei DSA è stato affrontato con grande professionalità da specialisti, da associazioni di genitori, da insegnanti. La letteratura sull’argomento è cresciuta considerevolmente e tanti sono stati i convegni in cui sono state divulgate le principali conoscenze sui DSA, gli strumenti per un’individuazione precoce, le buone pratiche didattiche per l’insegnamento ai bambini con disturbo specifico di lettura, di scrittura o di calcolo.
La recente approvazione da parte della 7° Commissione permanente del Disegno di Legge del Senato “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, le note del MIUR e le Circolari emesse da alcune Regioni negli ultimi anni dimostrano la particolare attenzione al problema e alle azioni mirate a favorire il processo di inclusione a livello scolastico degli alunni con DSA ed il loro successo formativo.
Agli insegnanti viene affidato il non sempre facile compito di conoscere le caratteristiche dei DSA, di costruire giorno per giorno una didattica adeguata alle esigenze di tutti gli alunni, di collaborare con le famiglie, i medici e i terapisti, per guidare gli alunni con DSA alla costruzione del proprio percorso scolastico, anche quando imparare (e insegnare) sembra davvero difficile.
I DSA Con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) si intendono le difficoltà circoscritte nell’acquisizione delle abilità scolastiche di base (lettura, scrittura e calcolo) manifestate in età evolutiva da bambini con adeguate capacità cognitive, in situazione di sufficienti opportunità di apprendimento, in assenza di deficit sensoriali, neurologici e di gravi problematiche affettive.
L’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems 10th Revision, Version for 2007, dell’OMS registra i disturbi specifici di apprendimento nell’asse F81, classificandoli in:
disturbo specifico della lettura
disordine evolutivo di abilità scolastiche non meglio specificato
In ambito italiano, nella classificazione generale di Disturbi Evolutivi Specifici di apprendimento sono compresi:
Nell’accezione italiana si pone l’accento sul carattere evolutivo dei DSA, per sottolineare il fatto che tali disturbi si manifestano, appunto, in età evolutiva e riguardano abilità mai acquisite (e non perse in seguito a traumi). Il termine evolutivo richiama inoltre la variabilità del disturbo in relazione alle diverse età e fasi di acquisizione delle competenze scolastiche.
I disturbi specifici di apprendimento possono comparire associati tra loro, tutti insieme od isolati.
I bambini con DSA sono intelligenti ed in genere è proprio la discrepanza tra le abilità intellettive e le abilità nella lettura, nella scrittura e nel calcolo ad allarmare famiglie e insegnanti e ad essere il principale criterio per stabilire una diagnosi di DSA. A volte accade che si riconoscano casi di dislessia lieve durante il percorso di studi nella scuola secondaria di primo grado o superiore: questo accade perché soggetti molto intelligenti hanno imparato in autonomia a compensare le proprie difficoltà e queste emergono solamente quando aumentano in modo significativo le richieste di competenza di lettura, di scrittura o di calcolo.
La dislessia evolutiva è un disturbo specifico di apprendimento che compromette la capacità di leggere in modo corretto e fluente, dovuta alla mancata o parziale automatizzazione dell’uso dei codici di lettura. Questa difficoltà permane anche dopo i primi due anni di esposizione del bambino al testo scritto. La decodifica dello scritto per i bambini con dislessia è molto faticosa. La loro lettura è lenta e scorretta rispetto ai normolettori della stessa età: è come se ogni volta incontrassero una parola scritta per la prima volta. Le persone con dislessia possono leggere e scrivere, ma con un enorme dispendio di energie e di risorse attentive, perché il processo di associazione grafema-suono non è automatizzato. Quindi, i bambini con dislessia impiegano più tempo nell’esecuzione delle attività rispetto ai compagni, si stancano facilmente e dato il grande dispendio di energie utilizzato nella decodifica, spesso non riescono a comprendere il contenuto di ciò che leggono.
Ogni bambino con dislessia evolutiva presenta caratteristiche diverse. In genere, però, gli elementi che permettono di individuare un disturbo specifico di lettura e scrittura sono:
- lettura lenta, stentata e scorretta,
- difficoltà a riconoscere i grafemi diversamente orientati nello spazio (p/q, b/d, u/n, a/e),
- difficoltà nel riconoscimento di suoni simili (m/n, s/z, f/v, b/d…)
- inversione di lettere o numeri (legge li al posto di il, scrive nu al posto di un, legge 15 al posto di 51),
- omissione di grafemi e sillabe sia nella lettura che nella scrittura (legge pote al posto di ponte, scrive pume al posto di piume)
- omissione di parole e salti da una riga all’altra,
- ripetizioni di sillabe o grafemi nella scrittura (scrive melolone al posto di melone)
- difficoltà di riconoscimento dei gruppi consonanti (gn, ghi, ghe, chi, che, gli, sci…)
- difficoltà accentuate nella decodifica di parole a bassa frequenza d’uso,
- difficoltà nella memorizzazione del linguaggio specifico delle discipline,
- difficoltà nella memorizzazione di sequenze (tabelline, giorni della settimana, mesi dell’anno, alfabeto…)
- difficoltà nei rapporti spaziali e temporali,
- espressione orale confusa o molto incerta,
- difficoltà nell’uso e nella gestione del diario e del dizionario,
- omissione delle doppie e della punteggiatura,
- difficoltà nell’apprendimento di una lingua straniera,
- difficoltà a copiare dalla lavagna,
- difficoltà a svolgere due azioni contemporaneamente (ad esempio ascoltare e scrivere),
- difficoltà fini-motorie (allacciarsi le scarpe, temperare la matita…).
In particolare i compiti a casa sono vissuti dai bambini con dislessia come causa di forte ansia: in genere al pomeriggio sono molto stanchi e non riescono ad organizzare il proprio lavoro. Dedicano molto tempo, spesso aiutati da un adulto, per la memorizzazione delle lezioni per scoprire il giorno seguente di non ricordare nulla. Solitamente, quando devono studiare le tabelline, spendono molte energie ad imparare, ad esempio, quella della 7 e dimenticano quella del 6. Se ripassano quella del 6, dimenticano quella del 7. Questo provoca frustrazione, rabbia o depressione.
La dislessia può essere associata a:
- disgrafia, disortografia, discalculia,
- disturbi del linguaggio,
- disturbi visivi,
- disturbi motori,
- disturbi di attenzione e di iperattività,
- disturbi della condotta.
Solitamente la diagnosi di dislessia viene effettuata dagli esperti (equipe neuropsicologica, psicologo dell’età evolutiva o neuropsichiatra) alla fine della seconda classe della scuola primaria. L’A.I.D. (Associazione Italiana Dislessia) ha messo a punto un protocollo diagnostico di base per la valutazione dei disturbi di apprendimento che può essere utilizzato dallo specialista attraverso specifici test. Il protocollo prevede una valutazione della presenza/assenza di patologie neurologiche e di deficit percettivi, valutazione dell’equilibrio emotivo, valutazione con prove standardizzate del livello intellettivo, della lettura (correttezza e rapidità nella lettura di un brano e di parole e di non parole), calcolo scritto e calcolo orale, velocità di denominazione delle sillabe. Il protocollo di base in genere viene integrato con la valutazione delle competenze linguistiche e metafonologiche, valutazione della comprensione del testo, valutazione della memoria e delle competenze prassiche.
La disgrafia è un disturbo specifico di apprendimento a livello grafo-esecutivo che compromette la grafia. La riproduzione di segni alfabetici e numerici nei bambini con disgrafia ha tracciato incerto e irregolare. Non è compromesso il contenuto.
Tale DSA si manifesta solitamente all’inizio della terza classe della scuola primaria, quando normalmente i bambini personalizzano la propria calligrafia.
Gli elementi che permettono di individuare la disgrafia sono:
- scrittura irregolare, - impugnatura scorretta,
- posizione del corpo non adeguata, - disimpegno della mano non scrivente dalla sua funzione vicariante,
- ridotta capacità di utilizzo dello spazio grafico (non segue le righe, non rispetta i margini, lascia spazi irregolari tra le parole)
- pressione sul foglio inadeguata,
- inversioni della direzionalità del gesto nell’atto dello scrivere,
- mancato rispetto delle dimensioni delle lettere,
- alterazione del ritmo di scrittura (eccessivamente veloce od eccessivamente lento), con movimenti a scatto,
- difficoltà nella riproduzione grafica di figure geometriche.
La disortografia è un disturbo specifico di apprendimento che riguarda l’ortografia. I bambini con disortografia hanno difficoltà nel rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto. La disortografia si manifesta con:
- confusione tra fonemi somiglianti,
- confusione tra grafemi simili,
- omissione di parti di parole (scrive pota al posto di porta, scrive seda al posto di sedia)
- inversione di fonemi o sillabe (scrive tefoleno al posto di telefono),
- difficoltà di uso corretto dei gruppi consonanti (gn, ghi, ghe, chi, che, gli, sci…),
- omissione di accenti e apostrofi.
Solitamente la disortografia viene diagnosticata alla fine della terza classe della scuola primaria.
La discalculia è un disturbo specifico di apprendimento che compromette le abilità di calcolo o della scrittura e lettura del numero.
Gli errori più frequenti dei bambini con disclaculia sono:
- errori di conteggio (ad esempio 1, 2, 3, 4, 5, 16, 17, 18… oppure 23, 24, 25, 50, 51, 52..),
- mancato riconoscimento del valore dello zero (ad esempio centodieci: 10010)
- errori nel recupero dei fatti aritmetici,
- errori nel recupero delle procedure e nelle loro applicazioni.
La discalculia è forse il DSA meno conosciuto fino ad ora, ma sono molte le ricerche attivate. Solitamente viene diagnosticata dagli specialisti alla fine della terza classe della scuola primaria.
I test predittivi e i laboratori meta fonologici
Ovviamente i DSA si manifestano quando i bambini vengono in contatto con la lettura, la scrittura e il calcolo, cioè nella scuola primaria. Solitamente è un trauma per i bambini scoprire che entusiasmo, curiosità, desiderio di apprendere e impegno non sono sufficienti per avere successo tra i banchi. I bambini con DSA sin dai primi giorni di scuola si scontrano con grandi difficoltà, che hanno come normali conseguenze il senso di frustrazione, dovuto alla percepita incapacità di soddisfare le proprie aspettative, oltre a quelle dei genitori degli insegnanti, costruzione di una negativa immagine di sé, ansia, che porta i bambini ad evitare tutto ciò che li spaventa, spingendo genitori ed insegnanti a interpretare questo atteggiamento come pigrizia. Come evitare un ingresso nella scuola così traumatico a questi bambini? Esistono “campanelli di allarme” che possono far ipotizzare un DSA in età prescolare? Negli ultimi anni sono stati condotti vari studi volti a individuare le abilità necessarie all’apprendimento (i prerequisiti): se queste sono compromesse al momento dell’ingresso del bambino nella scuola primaria, è facile che si manifestino in seguito difficoltà di apprendimento o disturbi specifici. È possibile, quindi, per i genitori e gli insegnanti della scuola dell’infanzia, individuare alcuni elementi che possono essere predittivi di future difficoltà.
I prerequisiti necessari per l’apprendimento della letto-scrittura e del calcolo sono complessi e comprendono diverse abilità:
orientamento nel tempo e nello spazio,
capacità di porre attenzione anche per tempi prolungati,
comprensione e l’uso di un linguaggio corretto,
competenza fonologica e meta fonologica,
coordinazione precisa dei movimenti,
capacità logiche e di risoluzione di problemi pratici,
capacità di ricordare diverse informazioni…
Si dovrà quindi porre attenzione allo sviluppo del linguaggio (il 50% dei bambini che con un disturbo del linguaggio evidente già in età prescolare risulterà in seguito avere un DSA), alla competenza fonologica e ad all’inizio dello sviluppo della competenza metafonologica, alle abilità di comprensione ed elaborazione linguistica, al controllo dei movimenti grosso-motori e fino-motori, alla coordinazione oculo-manuale, alle competenze meta cognitive e attentivo mnestiche, all’orientamento spazio temporale.
Se tali abilità non sono sufficientemente sviluppate rispetto all’età del bambino, è consigliabile che la famiglia si rivolga a uno specialista. Ovviamente il ritardo nello sviluppo di alcune abilità non è sempre correlato all’esistenza di un DSA, ma nell’ottica di eventuali interventi precoci, non è produttivo sottovalutare tali difficoltà. Nello stesso tempo, individuare precocemente abilità non adeguatamente sviluppate non significa “eliminare” un possibile futuro DSA, ma può consentire di avviare interventi abilitativi: questi riducono notevolmente le probabilità di insuccesso scolastico e aiutano i bambini a affrontare le difficoltà.
Esistono validi strumenti didattici che possono aiutare gli insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria a effettuare un’indagine e approfondita delle difficoltà (PRCR-2: Prove di Prerequisito per la diagnosi delle Difficoltà di Lettura e Scrittura- Cornoldi et al.; Test IPDA: Questionario Osservativo per l’Identificazione precoce delle Difficoltà di Apprendimento- Cornoldi et al.; Test CMF:Valutazione delle competenze meta fonologiche, Luigi Marotta , Manuela Trasciani , Stefano Vicari). Particolarmente interessante e utile è il “Questionario RSR-DSA, uno strumento utile per l’individuazione dei casi a rischio o sospetti di Disturbi Specifici di Apprendimento”. A differenza dei test che vengono somministrati ai bambini, questo questionario è rivolto a insegnanti e genitori: indaga le capacità scolastiche e fornisce informazioni generiche sulle abilità neuropsicologiche di base e sul comportamento ed è disponibile in più versioni, a seconda dell’età dei bambini (chi fosse interessato al questionario, potrà mettersi in contatto con Claudia Cappa, ISAC CNR, scrivendo a questionario.dsa@infinito.it). Numerose sperimentazioni hanno dimostrato la grande utilità dei laboratori metafonologici avviati nell’ultimo anno della scuola dell’infanzia e protratti nei primi mesi del primo anno della scuola primaria. Si tratta di laboratori in cui vengono presentati giochi sui suoni e sulle parole (sillabazione, fusione di sillabe, ricerca di sillaba iniziale di parola, ricerca di rima e sillaba finale, ricerca del fonema iniziale, spelling): tali attività sono divertenti per tutti i bambini e aiutano gli alunni con difficoltà a sviluppare le competenze meta fonologiche necessarie per l’apprendimento della letto-scrittura.
Il ruolo degli insegnanti nell’individuazione dei DSA
Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale per l’individuazione dei DSA, soprattutto nella scuola primaria. È evidente che il riconoscimento di DSA nei primi anni della scuola primaria permette interventi didattici efficaci e un conseguente successo scolastico, evitando ai bambini (ed alle famiglie) inutili fatiche e frustrazioni. Gli insegnanti hanno il compito di porre particolare attenzione alle difficoltà che possono incontrare i bambini e comunicarle ai genitori, consigliando loro di rivolgersi ad uno specialista, che, se il caso, effettuerà una diagnosi.
Non è un compito semplice per i docenti: è difficile mantenere un equilibrio tra l’attenta analisi delle difficoltà e l’eccessiva segnalazione di casi a rischio di DSA. Se, come detto in precedenza, i bambini con DSA vivono la scuola con frustrazione, lo stesso può dirsi per gli insegnanti che lavorano in classi con alunni che dimostrano difficoltà di apprendimento o con DSA non ancora riconosciuti: le pratiche didattiche che hanno sperimentato con successo per molti bambini non funzionano per tutti, in alcuni giorni pare di aver fatto un buon lavoro, salvo constatare che l’apprendimento non è durevole nel tempo, le strategie pensate e studiate non si rivelano efficaci, il clima della classe diventa difficile da gestire, aumentano i dubbi, cresce l’ansia. Si legge, ci si informa, ma non è facile trovare la soluzione. In questi casi è bene confrontarsi con i colleghi, con il docente referente della dislessia del proprio Circolo Didattico o Istituto Comprensivo e con il Dirigente Scolastico. L’atteggiamento vincente è sempre quello comprensivo, attento, ma calmo, aperto all’ascolto e alla ricerca di informazioni. Il momento in cui gli insegnanti comunicano ai genitori le difficoltà del bambino e consigliano una visita presso gli esperti non è mai facile. Le famiglie, come naturale, sono spaventate, molto spesso non conoscono le problematiche legate ai DSA, vedono i figli faticare a scuola e spesso faticano con loro nei compiti a casa, a volte ritengono semplicemente pigri i loro bambini. L’insegnante deve dimostrare loro la propria solidarietà e il desiderio di aiutarli a risolvere i problemi, illustrare (senza fare diagnosi!) le caratteristiche dei DSA (dal sito www.dislessiainrete.org si possono scaricare semplici ed utili libretti informativi per i genitori).
In mancanza di regolazione legislativa, le scuole hanno accettato sia le diagnosi emesse dal servizio di neuropsichiatria del servizio ASL, sia quelle di privati; ora il nuovo Disegno di legge specifica che: “La diagnosi dei DSA e` effettuata nell’ambito
dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio sanitario nazionale a legislazione vigente ed è comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente. Le regioni nel cui territorio non sia possibile effettuare la diagnosi nell’ambito dei trattamenti specialistici erogati dal Servizio sanitario nazionale possono prevedere, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, che la medesima diagnosi sia effettuata da specialisti o strutture accreditate”.
Quando viene consegnata alla scuola la documentazione relativa alla diagnosi di DSA da parte dei genitori, gli insegnanti attiveranno le strategie necessarie per garantire agli alunni con disturbo specifico il successo scolastico.
Alcune recenti Circolari Regionali raccomandano alla scuola di redigere, in base alla diagnosi specialistica, un percorso personalizzato per ciascun alunno con DSA, in cui siano indicate tutte le strategie da mettere in atto per rispondere alle esigenze dell’allievo. Il percorso personalizzato prende in considerazione la programmazione educativa riferita all’anno scolastico e tratta diversi aspetti, quali la situazione dell’alunno, gli effettivi livelli di apprendimento nei diversi ambiti disciplinari, gli obiettivi essenziali che l’alunno deve raggiungere per ciascuna disciplina, gli strumenti compensativi e dispensativi necessari per sostenere l’apprendimento, le modalità di valutazione, la collaborazione tra insegnanti e famiglie per l’assegnazione dei compiti a casa.
Didattica, strumenti dispensativi e compensativi
Ogni bambino con DSA ha le proprie caratteristiche ed è impossibile suggerire una metodologia didattica che possa essere efficace in tutti i casi. Saranno i docenti, in collaborazione con la famiglia e gli specialisti, a scegliere le strategie migliori per ciascun caso, variandole nel tempo, in base ai miglioramenti degli alunni ed alle loro esigenze. In genere, per promuovere il successo scolastico dei bambini con DSA, gli insegnanti possono:
progettare interventi globali, che coinvolgono tutte le risorse presenti (persone, famiglia, alunni, docenti, esperti), le conoscenze (culturali, didattiche, pedagogiche e psicologiche) e gli strumenti (tradizionali, compensativi, dispensativi, informatici…),
attivare nel primo anno della scuola primaria laboratori di metafonologia, preferire un metodo con approccio fonetico lessicale per l’insegnamento della letto scrittura, presentare i vari caratteri di scrittura in tempi differenti e dilatati,
avviare laboratori di lettura nella seconda classe,
progettare percorsi di metacognizione, promuovendo occasioni in cui i bambini possano confrontarsi sulle proprie difficoltà e sui propri punti di forza, scambiandosi semplici strategie per svolgere determinati compiti,
organizzare laboratori per il recupero e il consolidamento degli apprendimenti,
organizzare lavori in gruppo e forme di tutoraggio per lo svolgimento delle attività,
programmare momenti collettivi per la costruzione di un metodo di studio efficace e consapevole,
costruire strumenti compensativi con gli alunni,
utilizzare le tecnologie durante le spiegazioni e nei momenti di lavoro a piccoli gruppi e/o individuale degli alunni.
In taluni casi, è necessario mettere in atto alcune misure dispensative: nell’ambito delle discipline, l’alunno, a seconda delle proprie necessità, viene dispensato dalla lettura ad alta voce, dalla copiatura alla lavagna, dalla scrittura sotto dettatura, dall’utilizzo di un certo carattere grafico (ad esempio il corsivo), dal rispetto dei tempi standard, dallo studio delle tabelline e delle coniugazione dei verbi, dall’uso del dizionario, dall’uso in autonomia del diario, dal prendere appunti…
Gli alunni possono inoltre usufruire di strumenti compensativi, quali tabelle (dei mesi, dell’alfabeto, dei caratteri, dei verbi, tavola pitagorica…), formulari (formule matematiche, regole grammaticali…), striscia del tempo, linea dei numeri, calcolatrice, computer, risorse audio (sintesi vocale, audio libri…), registratore, mappe e schemi come supporto mnemonico durante le interrogazioni.
Disegno di legge approvato dalla 7° Commissione permanente il 29 settembre 2010
Il 29 settembre 2010, la 7° Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) ha approvato il Disegno di legge “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, già approvato in Senato in un testo risultante dall’unificazione di due disegni di legge (n. 1006 e n. 1036) e modificato dalla Camera (per scaricare il testo www.aid.it).
Nel corso del dibattito erano stati presentati vari emendamenti al testo, ma sono stati ritirati per evitare ulteriore attesa per il varo definitivo della legge. Tempi più lunghi avrebbero impedito, infatti, l’applicazione della legge durante l’anno scolastico in corso, rimandandola al prossimo settembre. Si attendono ora le linee guida da parte del Ministero dell’istruzione per l’applicazione della legge.
Per chi da anni segue con particolare attenzione e sensibilità le tematiche legate all’inclusione e al successo degli alunni con DSA, l’approvazione del Disegno di legge è un obiettivo raggiunto, dal momento che i disturbi specifici vengono riconosciuti e definiti e si garantisce il diritto allo studio ai soggetti con DSA, favorendone il successo scolastico, riducendo i disagi relazionali ed emozionali, favorendo una diagnosi precoce e i percorsi didattici adeguati, assicurando uguali opportunità delle sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale (art. 2).
L’approvazione di tale Disegno di legge è anche il punto di partenza per un lavoro che durerà anni e che non sempre sarà semplice. Gli esperti da anni puntano su tematiche fondamentali, come la ricerca di una didattica che possa soddisfare le esigenze degli alunni con DSA e potenziare le loro capacità, lo sviluppo di forme di valutazione e di verifica adeguate alle necessità degli studenti. Alla scuola finalmente sono riconosciuti i compiti in materia di formazione degli alunni con DSA.
Il Ddl prevede che nell’ambito dei programmi di formazione del personale
docente e dirigenziale delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, sia “assicurata un’adeguata preparazione riguardo alle problematiche relative ai DSA, finalizzata ad acquisire la competenza per individuarne precocemente i segnali e la conseguente capacità di applicare strategie didattiche,
metodologiche e valutative adeguate” (art. 4)
È riconosciuto il diritto agli studenti con DSA di “fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari” (art. 5) e il diritto dei loro familiari, impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa di “usufruire di orari di lavoro flessibili” (art. 6).
È prevista, presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, l’istituzione di un “Comitato tecnico-scientifico, composto da esperti di comprovata competenza sui DSA. Il Comitato ha compiti istruttori in ordine alle funzioni che la presente legge attribuisce al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca” (art. 7).
Il potenziamento della formazione degli insegnanti e dei Dirigenti Scolastici, una maggiore coordinazione della ricerca sulle tematiche legate ai DSA e il riconoscimento dei diritti degli alunni con DSA sono obiettivi importanti e sono passi verso il successo formativo per tutti gli studenti, che aiutano a vedere il tempo che verrà a scuola come un percorso pieno di opportunità per imparare nel modo migliore e non come il risultato di insuccessi precedenti.
In futuro, in attesa delle linee guida per l’applicazione della legge, ci potrà essere maggiore serenità per quegli alunni per cui imparare è molto complicato, per quei genitori per cui aiutare a imparare è davvero faticoso, per quei docenti per i quali insegnare è davvero difficile, perché abbiamo capito che “Bisognerebbe inventare un tempo specifico per l’apprendimento. Il presente d’incarnazione, per esempio. Sono qui, in questa classe, e finalmente capisco! Ci siamo! Il mio cervello si propaga nel mio corpo: si incarna. Quando non succede, quando non capisco niente, mi sfaldo, mi disintegro in questo tempo che non passa, mi riduco in polvere e un soffio basta a disperdermi. Ma, affinché la conoscenza possa incarnarsi nel presente di una lezione, occorre smettere di brandire il passato come una vergogna e l’avvenire come un castigo.” (Daniel Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli 2008)
Nota MIUR 4099/A. del 5.10.04 “Iniziative relative alla dislessia”;
Nota MIUR 26/A.4 del 5.01.05 “Iniziative relative alla dislessia, compresi momenti di valutazione”
Nota MIUR 1787/A.4 del 1.03.05”Esami di stato 2004/05; alunni con dislessia”;
L. 169 del 30.10.08, art.3, comma 5, “Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti”
Nuove indicazioni per il curricolo (D.M del 31.07.07 e unita direttiva n. 68 del 3.08.07)
Nota MIURAOODGOS prot. N. 5744/R.U./U Roma, 28.05.2009 “Esami di stato per gli studenti affetti da DSA”
C.M Prot. 4674 del 10.05.2007 “Disturbi di apprendimento-Indicazioni operative”
Proposta di legge sulle difficoltà di apprendimento - 8 Maggio 2006 -presentata alla Camera dei Deputati dall’On.Fabris 25 Maggio 2006 — presentata al senato della Repubblica dai Senatori Cusumano e Barbato.
Ddl “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”approvato il 29 settembre 2010
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a cura di Cappa C., Manuale di sopravvivenza. Bologna: Coop Editrice consumatori; 2005
AAVV “Il mago delle formiche giganti” Firenze, Libri Liberi 2002
Corbella Paciotti R. Minimi, serie per apprendisti lettori. Milano: De Agostini Ragazzi; 1996