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Timestamp: 2018-02-18 11:03:16+00:00
Document Index: 124114940

Matched Legal Cases: ['art. 86', 'art. 100', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 24', 'art. 7', 'art. 44', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 44']

Novità fiscali del 22 luglio 2009: il preavviso di fermo amministrativo di autovettura è subito impugnabile presso la Commissione Tribtaria Provinciale; sono valide le vecchie cartelle "mute"; accertamento fiscale basato su documenti extracontabili; agenzie di viaggio: novità IVA da gennaio 2010; nelle piccole SRL accertamenti fiscali come per le società di persone; TFR Enpam soggetto a tassazione separata; entro il prossimo 6 dicembre andranno smaltite le vecchie marche da bollo e foglietti per cambiali; cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo: invio dichiarazione all'Inps entro il 30.9.2009
Novità fiscali del 22 luglio 2009: il preavviso di fermo amministrativo di autovettura è subito impugnabile presso la Commissione Tribtaria Provinciale; sono valide le vecchie cartelle “mute”; accertamento fiscale basato su documenti extracontabili; agenzie di viaggio: novità IVA da gennaio 2010; nelle piccole SRL accertamenti fiscali come per le società di persone; TFR Enpam soggetto a tassazione separata; entro il prossimo 6 dicembre andranno smaltite le vecchie marche da bollo e foglietti per cambiali; cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo: invio dichiarazione all’Inps entro il 30.9.2009
in DIARIO FISCALE 2009, Riscossione dei tributi
1) Preavviso di fermo amministrativo di autovettura: E’ subito impugnabile presso la Commissione tributaria
2) Sono valide le vecchie cartelle “mute”
3) Accertamento fiscale basato su documenti extracontabili
4) Agenzie di viaggio: Novità nel campo Iva da gennaio 2010
5) Nelle piccole S.r.l. accertamenti fiscali come per le società di persone
6) ENPAM: Trattamenti di fine rapporto soggetto a tassazione separata
7) Entro il 06.12.2009 andranno smaltite le vecchie marche da bollo e foglietti per cambiali
8) Cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo: Invio dichiarazione entro il 30 settembre 2009
Il preavviso di fermo amministrativo (ex art. 86 – Dpr. n. 602/1973) è un atto che può essere subito impugnato giacché atto funzionale, in una prospettiva di tutela del diritto di difesa del cittadino-contribuente e del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, a portare a conoscenza del destinatario del provvedimento di fermo una determinata pretesa creditoria (tributi, contributi, così come ogni genere di pretesa per la quale si procede alla riscossione mediante ruolo) rispetto alla quale sorge ex art. 100 c.p.c. l’interesse di quest’ultimo alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della medesima.
E’ quanto hanno stabilito, affermando un principio di diritto, le sezioni unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10672/2009, che, così, si è pronunciata circa “l’impugnabilità” della comunicazione preventiva di fermo amministrativo (c.d. preavviso).
Il preavviso si colloca all’interno di una sequela procedimentale – emanazione del provvedimento di fermo, preavviso, iscrizione del provvedimento emanato – finalizzata ad assicurare, mediante una pronta conoscibilità del provvedimento di fermo, una ampia tutela del contribuente che di quel provvedimento è il destinatario: in questa prospettiva il preavviso di fermo svolge una funzione assolutamente analoga a quella dell’avviso di mora nel quadro della comune procedura esecutiva esattoriale.
Pertanto, sia l’avviso di mora sia il preavviso di fermo amministrativo può essere impugnato.
I giudici supremi hanno, infatti, osservato che “si pensi che, come tante volte accade con l’avviso di mora, l’atto in questione potrebbe essere il primo atto (e, peraltro, valendo anche come comunicazione dell’automatica iscrizione del fermo, il solo atto) con il quale il contribuente viene a conoscenza dell’esistenza nei suoi confronti di una pretesa tributaria che egli ha interesse a contrastare”.
Assodato che il “preavviso di fermo” rappresenta l’unico atto notificato al cittadino-contribuente, detto atto è dunque da qualificare come un “atto mutante”; un atto, cioè, che assume, in un primo momento la veste di atto di precetto (intimazione ad adempiere), e che in seguito, decorso inutilmente il termine ultimo per saldare il debito erariale (indicato in 20 giorni), si trasforma in provvedimento di fermo vero e proprio.
E’, quindi, risultato (giurisprudenza e dottrina) evidente come “preavviso di fermo” e “fermo vero e proprio” vadano considerati come un tutt’uno, un unico ed inscindibile atto/provvedimento.
Solo le cartelle consegnate a decorrere dal 01.06.2008 devono contenere, a pena di nullità, l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo.
La Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 221 del 17.07.2009, ha sancito la piena validità per le cosiddette cartelle di pagamento “mute” consegnate agli agenti della riscossione in data antecedente al 01.06.2008.
Per i ruoli consegnati precedentemente viene espressamente previsto che, la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti, non determina la nullità delle relative cartelle di pagamento.
L’accertamento in rettifica operato dall’Ufficio fiscale sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, è da ritenersi legittimo anche in presenza di una regolare tenuta della contabilità aziendale, mentre, invece, l’accertamento fiscale fondato su un documento di natura extracontabile (ad esempio, un brogliaccio) non è idoneo a certificare l’esistenza di una contabilità “in nero”, quindi, non si può considerare legittimo.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15536/2009, si è pronunciata in materia di accertamento induttivo e valenza probatoria dei documenti extracontabili rinvenuti presso la sede dell’impresa.
Con tale sentenza, come è stato osservato in Dottrina, la Suprema Corte pare abbia voluto introdurre nuovi spunti di riflessione sul tema aprendo un varco verso una nuova elaborazione dei principi che sono alla base dell’accertamento induttivo e delle presunzioni che ne fanno scattare l’utilizzo.
Per essendo in astratto ammissibile, qualora vi siano gravi indizi di evasione, il ricorso all’accertamento induttivo in presenza di una contabilità formalmente irregolare, è però illegittimo l’accertamento fiscale fondato su un brogliaccio inidoneo a certificare l’esistenza di una contabilità in nero.
Peraltro, il prevalente indirizzo giurisprudenziale della Corte di Cassazione è orientato ad ammettere che una contabilità in nero rappresenti un elemento indiziario dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza tali da giustificare il ricorso all’accertamento induttivo.
Tuttavia, di recente, la stessa Cassazione ha introdotto i seguenti principi:
– Occorre che detti documenti informali siano allegati al processo verbale di constatazione;
– è possibile attribuire rilevanza agli appunti extracontabili rinvenuti presso soggetti terzi, solo attraverso un controllo incrociato con la contabilità dell’azienda accertata.
Dal 01.01.2010 entrerà in vigore la direttiva 2008/08/Ce che disciplina il luogo d’imposizione ai fini Iva delle prestazioni di servizi.
Saranno interessate anche le agenzie di viaggio in relazione alla prenotazione dei servizi alberghieri per conto di clienti soggetti passivi d’imposta, imprese e professionisti, che programmano viaggi di lavoro.
Infatti, l’attività di intermediazione, svolta in nome e per conto del cliente, è soggetta all’art. 44 della direttiva 2006/112/Ce, dove il luogo delle prestazioni di servizi dell’intermediario viene identificato con il luogo dell’operazione principale, fatta eccezione per il caso in cui il cliente è soggetto passivo Iva in uno Stato membro diverso da quello dell’intermediario.
Legge comunitaria 2008: nuove regole per le intermediazioni
E’ stata modificata la territorialità delle intermediazioni sulle cessioni di beni.
L’art. 24, comma 4, lettera a), della legge comunitaria 2008 ha cambiato la lett. f-quinquies dell’art. 7, comma 4, del D.P.R. n. 633/72, adeguando il testo all’art. 44 della direttiva n. 2006/112.
Il precedente testo normativo, introdotto dall’art. 1, comma 325, della legge Finanziaria per il 2007, prevedeva un criterio di attrazione delle intermediazioni al luogo di residenza del committente, se residente nel territorio nazionale.
Per cui le prestazioni di intermediazione venivano assoggettate ad IVA ancorché l’operazione intermediata fosse territorialmente irrilevante.
Con il nuovo testo viene rispettato il principio del c.d. “collegamento territoriale” dell’attività di intermediazione al luogo di appartenenza (territoriale) dell’operazione intermediata, evitando disfunzioni di tassazione che la norma comunitaria non prevede.
In merito alla presunzione di distribuzione occulta di dividendi, i soci di piccole S.r.l., in assenza di idonee giustificazioni, possono risultare percettori di somme derivanti da accertamenti di ricavi non dichiarati o di costi non sostenuti (a fronte di operazioni per operazioni inesistenti).
E’ questo l’orientamento prevalente della Corte di cassazione.
Tale circostanza, secondo Dottrina, ha notevoli effetti sul patrimonio dei soci, giacché le rettifiche vengono effettuate proprio nei loro confronti e quindi questi devono risponderne direttamente.
Tuttavia, detta presunzione di distribuzione occulta di dividendi non può mai valere nei casi in cui i maggiori ricavi contestati in capo alla società o i costi disconosciuti non abbiano comportato (provate) movimentazioni finanziarie occulte (come nel caso diaccertamenti da studi di settore, Omi, ricavi non di competenza ecc.).
Gli accertamenti fiscali svolti confronti delle Srl a ristretta base, comportano, sempre più di frequente, implicazioni anche per i soci, al pari di quanto avviene nelle società di persone, per cui, anche secondo parere di dottrina, è sempre più difficile affermare che il patrimonio dei singoli soci sia inattaccabile dal fisco.
Infatti, durante la fase degli accertamenti fiscali che si concludono con la rettifica di maggiori ricavi o con il disconoscimento di costi ritenuti fittizi, l’amministrazione finanziaria è solita contestare anche ai soci della società (come se si fosse presenza di una società personale), in proporzione alla quota di partecipazione, i ricavi sottratti all’imposizione ovvero i costi ritenuti fittizi.
In queste circostanze, l’ufficio, pur non avendo nella maggior parte dei casi alcuna prova concreta che le somme fuori contabilità siano state effettivamente distribuite ai soci, procede alla rettifica dei redditi dei singoli, ritenendo presunta la distribuzione fittizia utili pro quota.
L’atto, in genere, evidenzia che i maggiori utili accertati in capo alla società a ristretta base, derivanti da omessa contabilizzazione dei ricavi comportano la tassazione anche in capo ai soci.
Per es. la società può avere realizzato utili non riportati nelle scritture contabili che:
– non hanno influenzato lo stato patrimoniale;
– hanno comunque avuto una destinazione;
– non sono stati oggetto di alcuna indicazione da parte del contribuente.
Tali circostanze, per effetto della presenza di un esiguo numero di soci, portano a presumere la realizzazione di somme extracontabili e conseguentemente l’attribuzione ai singoli soci della società della quota di maggiori utili accertati nei confronti di quest’ultima, secondo la percentuale di partecipazione di ciascuno.
In sostanza, l’imputazione degli utili ai soci costituisce, secondo l’amministrazione, una presunzione assolutamente ragionevole, quando non venga altrimenti dimostrato che gli utili siano rimasti nel patrimonio della società o che siano affluiti nella disponibilità di soggetti specificamente individuati.
In questi casi il contribuente è solito difendersi contestando l’operato dell’Amministrazione finanziaria stante, per la mancanza di certezze e, quindi, di presunzioni aventi i requisiti di gravità, precisione e concordanza in merito all’avvenuta distribuzione degli utili extracontabili.
Usualmente viene invocata la violazione del divieto di doppia presunzione, giacché l’ufficio, partendo da un accertamento (di norma induttivo) a carico della società per utili conseguiti e non contabilizzati, perviene alla determinazione della distribuzione di quegli stessi utili a vantaggio dei soci.
In conclusione, si perviene ad una presunzione come fatto noto per farne derivare un’altra presunzione mancante dei requisiti di assoluta certezza.
L’indennità di fine rapporto, corrisposta dall’ENPAM per l’attività prestata dai medici di medicina generale per conto del servizio sanitario nazionale, deve essere sottoposta a tassazione separata, in base a quanto prevedono le disposizioni del Tuir.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16231 10.07.2009, si è, infatti, pronunciata sulla corretta modalità di tassazione, ai fini del’Irpef, del TFR corrisposto dall’ENPAM.
In particolare, nella suddetta ipotesi, non si può beneficiare della “regola di computo” che permette di ridurre l’imponibile di una somma pari alla misura di tale indennità corrispondente ai contributi previdenziali versati dal contribuente.
E’ quanto ha reso noto l’Agenzia delle Entrate con il comunicato stampa del 21.07.2009, il quale invita i contribuenti a smaltire le scorte entro il 6 dicembre 2009.
In particolare, le amministrazioni, gli enti e i privati in possesso di tali valori dovranno utilizzarli prima del prossimo 6 dicembre.
Ciò poiché a partire da questa data, come previsto dal D.M. 26.05.2009, pubblicato nella G.U. del 09.06.2009, le marche per cambiali in lire, lire-euro ed euro e i foglietti per cambiali in lire-euro e in euro andranno definitivamente in soffitta – e non potranno essere rimborsati – lasciando il posto ai contrassegni telematici emessi dai tabaccai, da utilizzare sugli appositi foglietti privi di valore, in distribuzione sempre presso le tabaccherie.
Sono invece già partite le operazioni di distruzione dei valori bollati non ancora
distribuiti ai rivenditori.
Si completa così, sottolinea il citato comunicato, il processo di semplificazione avviato dall’Amministrazione finanziaria, che ha visto l’istituzione di un nuovo foglietto senza l’indicazione dell’imposta assolta al posto dei 51 diversi tagli di foglietti bollati per cambiali (Provvedimento del direttore dell’Agenzia del 29 novembre 2006) e, a partire dal 1° gennaio 2007, l’uscita di scena dei valori bollati per il pagamento dell’imposta di bollo, stabilita con la Finanziaria 2007 (L 296/2006).
Entro il 30.09.2009 andrà inviata all’ente pensionistico la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo per i pensionati.
A tal fine, l’Inps con il messaggio n. 16380 del 20.07.2009 fornito chiarimenti riguardo l’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2008.
L’art. 10 del D.Lgs. 30.12.1992, n. 503, nell’introdurre il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, dispone, che, ai fini dell’applicazione di tale divieto, i titolari di pensione devono produrre all’ente erogatore della pensione la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo riferiti all’anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell’IRPEF per il medesimo anno.
In applicazione di ciò i titolari di pensione con decorrenza compresa entro l’anno 2008, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo per tale anno sono tenuti a dichiarare entro il 30 settembre 2009, data di scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno 2008, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2008.
Pensionati esclusi dall’obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2008
Sono esclusi dall’obbligo di dichiarazione, poiché non soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo:
– i titolari di pensione diretta di qualsiasi categoria (anzianità, invalidità, prepensionamento) avente decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994;
– i titolari di pensione di vecchiaia;
– i titolari di pensione di anzianità a carico delle gestioni dei lavoratori dipendenti con decorrenza compresa tra il 1° gennaio 1995 ed il 30 settembre 1996 che abbiano perfezionato i requisiti di assicurazione e di contribuzione per il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 1994;
· i titolari di pensione di anzianità a carico delle gestioni dei lavoratori dipendenti con decorrenza compresa tra il 1° ottobre 1996 e il 31 dicembre 1997 che abbiano perfezionato i requisiti per il diritto alla pensione entro il 1994, sempreché alla data del 30 settembre 1996 facciano valere, unitamente ai 35 anni di assicurazione e di contribuzione, anche 52 anni di età, ovvero almeno 36 anni di contribuzione indipendentemente dall’età;
– i titolari di pensione di anzianità a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi con decorrenza compresa tra il 1° gennaio 1995 ed il 31 dicembre 1996 che abbiano perfezionato i requisiti per il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 1994;
– i titolari di pensione di anzianità a carico delle gestioni dei lavoratori autonomi con decorrenza compresa tra il 1° gennaio 1997 ed il 31 dicembre 1997 che abbiano perfezionato i requisiti per il diritto alla pensione entro il 1994, sempreché alla data del 30 settembre 1996 facciano valere, unitamente ai 35 anni di assicurazione e di contribuzione, anche 55 anni di età;
– i titolari di pensione di anzianità, di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni.
Sono, altresì, esclusi dall’obbligo di dichiarazione dei redditi :
– i titolari di pensione di anzianità che all’atto del pensionamento, cioè alla data di decorrenza della pensione, abbiano un’anzianità contributiva pari o superiore a 37 anni ed abbiano compiuto 58 anni di età;
– i titolari di pensione di anzianità al 1° dicembre 2002 che hanno effettuato il versamento intero o rateale, entro i termini previsti dall’art. 44 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 per accedere al regime di totale cumulabilità;
– gli iscritti che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di anzianità, hanno interrotto il rapporto di lavoro subordinato, hanno presentato domanda di pensione entro il 30 novembre 2002 e hanno diritto alla pensione con decorrenza successiva al 1° dicembre 2002 per effetto delle c.d. “finestre” a condizione che abbiano effettuato il versamento intero o rateale per accedere al regime di totale cumulabilità.
Circolare del lavoro del 23 gennaio 2018: Durc, rottamazione bis e tanto altro…