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Timestamp: 2018-11-16 13:52:15+00:00
Document Index: 178695606

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 2049', 'art. 2050', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 4', 'art. 2051']

La responsabilita' civile per danni conseguenti a emotrasfusioni o emoderivati. | Avvocato Roma - Studio Legale Bagnardi
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– La responsabilità del Ministero della Salute
La responsabilità civile per tale tipologia di danni è stata dalla giurisprudenza ascritta al Ministero della Sanità per aver omesso di esercitare tempestivamente i propri poteri di programmazione, vigilanza e controllo in materia di produzione, importazione e distribuzione del sangue e dei suoi derivati.
Trattasi pertanto di responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c. per fatto proprio e segnatamente per condotta omissiva colposa, da accertarsi in concreto caso per caso.
E’ stata invece esclusa, in capo al Ministero della Sanità, l’applicabilità della presunzione sia ex art. 2049 c.c. (per insussistenza di un rapporto di dipendenza e committenza con le Aziende Unità Sanitarie Locali) che ai sensi dell’art. 2050 c.c. (non potendosi ritenere pericolosa l’attività di somministrazione di cure sanitarie).
– I limiti temporali di tale responsabilità
La giurisprudenza ha peraltro precisato che la responsabilità civile del Ministero della salute non può sussistere per condotte tenute anteriormente alla prevedibilità dei virus ed alla possibilità materiale di rilevarne l’esistenza con appositi test diagnostici, bensì solo successivamente, al momento in cui la scienza medica fu in grado di individuare le infezioni da HIV, HBC, HCV, e di approntare delle apposite metodiche per accertarne la presenza.
Detti limiti temporali sono stati cosi fissati:
– quanto all’epatite B (HBV) dal 1978;
– quanto all’infezione da HIV dal 1985;
– quanto all’epatite C (HCV) dal 1988.
Peraltro, detti limiti temporali, sono stati modificati dalla sentenza 29/8/11 n. 17685 della Suprema Corte che ha esteso la responsabilità del Ministero della Salute, per violazione degli obblighi di vigilanza e controllo stabiliti dalla legge, nei confronti di chi abbia contratto epatite (HCV), anche a periodi antecedenti al 1978 (data di conoscenza del virus HBV). Ciò sul presupposto che il rischio infettivo connesso alla pratica delle emotrasfusioni era già conosciuto sin dalla metà degli anni sessanta come comprovato dalla sussistenza di atti normativi che imponevano alla P.A. una serie di attività di prevenzione e controllo volte ad accertare se il donatore di sangue fosse affetto da epatite virale, vietando in tal caso la trasfusione.
In danno e responsabilità n. 2 2012 con commento di Francesco Paolo Gatti e Guido Maria Tancredi.
– La decorrenza della prescrizione per danni lungolatenti
Il dies a quo di decorrenza del termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno lungolatente è stato individuato dalla giurisprudenza tradizionale nel momento in cui il danneggiato ha avuto, o potuto comunque avere, con l’uso della ordinaria diligenza, la conoscenza del danno in quanto manifestatosi all’esterno come oggettivamente percepibile e conoscibile (v. tra le altre Cass. Civ. Sez. III n.9927/2000 in Rep. Foro It. 2000, voce prescrizione e decadenza, n.20).
Una recente sentenza della Suprema Corte (Cass. Civ. Sez. II n.1547/2004) ha invece ribaltato il richiamato principio statuendo che “tanto nell’ipotesi di responsabilità contrattuale, quanto nell’ipotesi di responsabilità aquiliana, il diritto al risarcimento del danno comincia a decorrere sempre e comunque dal giorno in cui si è verificato l’inadempimento od è stata tenuta la condotta illecita quand’anche il creditore l’abbia incolpevolmente scoperto in epoca successiva” ( sull’analisi di tale contrasto tra le due Sezioni della Suprema Corte vedasi Marco Rossetti in Diritto e Giustizia n.10 del 13/3/2004).
Con sentenza del 27.04.2012 n. 6562 La Suprema Corte ha statuito che nelle ipotesi di infezioni dai virus HBV, HIV e HCV a seguito di emotrasfusioni, non sussistono tre distinti ed autonomi eventi lesivi bensì un unico evento da rinvenirsi nella lesione della integrità fisica del paziente con la conseguenza che unico è anche il nesso causale tra trasfusione ed infezione.
Per effetto di tale assunto la Corte ha ritenuto che già a decorrere dalla data di conoscenza della epatite B (1978) doveva ritenersi sussistente la responsabilità del Ministero della Salute anche per il contagio degli altri due virus che, come detto, non costituiscono tre eventi pregiudizievoli autonomi e diversi bensì un unico evento lesivo con un unico nesso causale: trasfusione con sangue infetto-contagio infettivo-lesione dell’integrità fisica (v. danno e responsabilità n. 3 2013 a pag 261 e segg).
-Il divieto o meno di cumulo tra risarcimento del danno in sede civile e indennizzo ex lege n. 210/92
Al riguardo la giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, è risultata quanto mai oscillante tra la possibilità di poter cumulare l’indennizzo legislativo con il risarcimento del danno e il divieto assoluto di cumulabilità.
L’orientamento attualmente prevalente del Tribunale di Roma sembra essere quello del divieto di cumulo motivato dalla possibilità di operare una compensatio lucri cum damno e sul presupposto di evitare un ingiustificato arricchimento del creditore danneggiato (vedi in termini sent. Trib. Roma 7-8/1/2003 in Foro It. 2003, I 622 e in Giur. Romana n. 11/2003 pag. 424 e ss.).
Sugli argomenti trattati si veda, tra le altre:
-Cass. Civ. Sez. III Sent. n. 11609 del 31/5/2005.
-Corte di Appello di Roma 23/10/2000 in Danno e Responsabilità n.11/2001 pag. 1067 e ss. con note e giurisprudenza.
-Tribunale di Roma Sez. II 7/1/2003 in Giurispr. Romana n. 11/2003 pag 417 e pag. 424 e ss. con note e giurisprudenza.
-Tribunale di Roma 19/12/2002 in Giur. It. 2003, 1039.
-Tribunale di Roma Sez. II 14/6/2001 in Danno e Responsabilità n. 11/2001 pag. 1072 e ss. con note e giurisprudenza e in Giurispr. Romana n. 8/9/2001 pag 301 e ss. con note giurisprudenza
-Cass. Civ Sez. II Sent. n. 1547/2004 in Danno e Responsabilità n. 4/2004 pag. 389 e ss. con note e giurisprudenza.
Da evidenziare una recente sentenza del Tribunale di Roma (Sezione seconda, Giudice Dr. Oddi, n.18523 del 29/8/2005 che non ha ritenuto di aderire ai richiamati principi della Cassazione (sent. n. 11609/05) sui limiti temporali della responsabilità del Ministero della Salute stabilita a seconda delle tre diverse tipologie infettive (1978 HBV; 1985 HIV; 1988 HCV), ma ha affermato la sussistenza di detta responsabilità anche per infezioni astrattamente contratte a partire dai primi anni settanta.
Inoltre sempre la stessa sentenza del Tribunale di Roma, ha stabilito che il dies a quo della prescrizione del diritto al risarcimento di tale tipologia di danno decorre dalla data in cui il danneggiato ha ottenuto da parte delle Commissioni mediche ospedaliere la certificazione (ex lege 210 /92 e 238/97) attestante l’esistenza del nesso causale tra le trasfusioni e l’infezione.
Per un approfondito commento a detta sentenza vedasi “Danno e Responsabilità” n. 3 del 2006 pag. 269 e segg. a cura di Marco Capacchi.
Nello stesso senso, sempre dalla Sez. II del Tribunale di Roma, Giudice Bochicchio, vedasi sentenza 28/12/2006 – 3/1/2007.
Sulla decorrenza del dies a quo ai fini della prescrizione vedasi Tribunale di Venezia Sez III 20/6/2006, Giudice Simone, in Danno e Responsabilità 2007 pagg. 913 e segg.
Più rcentemente, sulla decorrenza del termine prescrizionale vedasi Cass. Sez. Un. 11/1/2008 n. 583 che ha così statuito:
omissis…“Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di aver contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947, c. 1, c.c., non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione che produce il danno altrui o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, ma dal momento in cui viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria oggettiva diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche…”omissis.
Proseguendo nella sua disamina la Suprema Corte ha precisato altresì di nonritenere che dalla comunicazione del responso delle Commissioni mediche ospedaliere (istituite presso gli ospedali militari di cui all’art. 4 della legge n. 210/1992) possa iniziare a decorrere il termine prescrizionale.
Viceversa: omissis…“Tenuto conto che l’indennizzo è dovuto solo in presenza di danni irreversibili da vaccinazioni, emotrasfusioni o somministrazioni di emoderivati, appare ragionevole ipotizzare che dal momento della proposizione della domanda amministrativa la vittima del contagio deve comunque aver avuto una sufficiente percezione sia della malattia, sia del tipo di malattia che delle possibili conseguenze dannose, percezione la cui esattezza viene solo confermata con la certificazione emessa dalle commissioni mediche…”omissis.
(Aggiornata il 20/05/2013)
Il risarcimento ai prossimi congiunti.Ancora sui criteri di applicabilità dell’art. 2051