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Timestamp: 2018-04-22 08:29:39+00:00
Document Index: 134201328

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 35', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 33']

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27/03/2002 - Leggi sull'occupazione
· Principi costituzionali e riferimenti normativi
· Legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili)
· Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale - Direzione Generale per l’impiego - Divisione III - 17 gennaio 2000, n. 4 (Disciplina generale del collocamento obbligatorio)
· Circolare INPS - 17 luglio 2000, n. 133 (Benefici a favore delle persone handicappate. Legge 8 marzo 2000, n. 53. Art. 33, commi 1, 2, 3 e 6 della legge n. 104/92)
L’art. 1 della Costituzione sancisce che: “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
L’art. 4 stabilisce che: “La Repubblica italiana riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”.
L’art. 35 prevede che: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione dei lavoratori (...)”.
L’art. 8 della legge n. 104/92, declara che: “L’inserimento e l’integrazione sociale della persona handicappata si realizzano mediante (...) misure atte a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro, in forma individuale o associata, e la tutela del posto di lavoro anche attraverso incentivi diversificati”.
In una società, in cui la pienezza delle funzioni è il presupposto di una attività produttiva e lavorativa, l’inserimento nel mondo del lavoro per le persone disabili, comporta una “gestazione” lunga ed alquanto complessa. Ogni disabile, per ragioni facilmente intuibili, deve necessariamente svolgere un lavoro “consono alla propria patologia/disabilità” (Legge n. 274/91 - D.P.R. nn. 270/87 e 394/90 - L’istituzione di un collegio medico per gli accertamenti relativi ai mutamenti di mansioni per inidoneità fisica, per la dispensa dal servizio per inidoneità assoluta e permanente per qualsiasi proficuo lavoro, per ogni altro accertamento medico demandato all’AUSL). Il D.L. n. 469/97 ha consentito l’apertura ai privati dell’Ufficio per il Collocamento al Lavoro, la legge n.196/97 introduce il lavoro interinale; la legge n. 68/99, il D.P.C.M. del 13 gennaio 2000 ed il D.L. n. 91, del 13 gennaio 2000, sanciscono le nuove norme ed il funzionamento del fondo nazionale per il diritto al lavoro ai disabili. A circa due anni dall’approvazione della nuova legge sul collocamento obbligatorio, si è rilevato che essa è applicata a metà, ad esempio, da un’indagine svolta nella regione Lombardia, soltanto il 4% dei sindaci accetterebbe un collega con handicap. Un gruppo di professionisti milanesi (F. Bova, G. Stea Carboni e G. Portaluppi), in collaborazione con l’Università di Milano (Prof. Francesco Ravaccia), ha svolto un’indagine che ha coinvolto 419 sindaci della regione Lombardia (amministrano oltre 4 milioni di abitanti), ed è stato riscontrato, che il 37,7% degli intervistati ha una conoscenza approssimativa delle problematiche dei disabili in tema di occupazione, il 30,05% ha dichiarato di non avere alcuna conoscenza nel settore e, soltanto il 31,7% afferma di conoscere il problema. Inoltre, la normativa al collocamento dei disabili, non soltanto stenta a decollare, ma è sempre alto il tasso di disoccupazione (oltre il 55%). Tutto ciò è emerso da un seminario promosso dal Consiglio Nazionale sulla disabilità, European Disability Forum e Ancst-Lega delle Coperative, con il patrocinio dell’INAIL e della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). La legge non è pienamente applicata sia per i notevoli ritardi dei decreti attuativi, che per le resistenze degli imprenditori (che spesso preferiscono pagare le multe). Infine è da rilevare che soltanto 10 regioni italiane hanno realizzato servizi di integrazione lavorativa.
Volendo sintetizzare la legge, i beneficiari sono:
le persone invalide civili, di guerra e di servizio.
La quota d’obbligo nell’assunzione degli invalidi è così suddivisa:
Azienda con 25/35 dipendenti = assunzione di 1 lavoratore disabile;
Azienda con 36/50 dipendenti = assunzione di 2 lavoratori disabili;
Azienda >50 dipendenti = assunzione del 7% di lavoratori disabili.
L’accertamento delle condizioni che danno diritto ad accedere al sistema per l’inserimento lavorativo dei disabili (invalidi civili) è effettuato dalle Commissioni AUSL per il riconoscimento dell’handicap (art. 4, legge n. 104/929). Infatti, l’art. 1 del D.P.C.M. 13 gennaio 2000 (in G.U. n. 43/2000), sancisce che unicamente la Commissione medica per l’accertamento dell’handicap è titolata ad accertare l’inserimento socio-lavorativo della persona disabile, com-preso le visite di controllo (permanenza dello stato invalidante). In merito all’accertamento socio-lavorativo della persona disabile, da parte della Commissione medica, è da rilevare, che contrariamente a quanto si è indotti a pensare, più restrizioni nelle mansioni la Commissione medica prescrive, maggiori saranno le difficoltà nel trovare occupazione, per ovvie motivazioni di funzionalità e mancata polivalenza. Il D.L. n. 91/2000 regolamenta i criteri e le modalità con cui le regioni attingono risorse dal “Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili”, a partire dal 2001.
l’invalidità superiore al 45% consente l’iscrizione in “specifico” elenco provinciale e locale;
l’invalidità compresa tra il 67 e 79%, consente una fiscalizzazione del 50% per cinque anni;
una riduzione della capacità lavorativa del 50% consente un rimborso INPS forfettario, utilizzabile per la rimozione delle barriere architettoniche, adattamento del posto di lavoro,apprestamento di tecnologie di telelavoro, adeguamento bagni, ecc., ecc..;
gli invalidi al 100%, possono lavorare con le capacità residue(Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 28/10/69, prot. 6/13966/A; Circolare del Ministero della Sanità n. 3, dell’11/02/87).
Le Pubbliche Amministrazioni sono tenute a fornire adeguata pubblicità per le assunzioni degli invalidi. L’accertamento dell’idoneità al lavoro è effettuato a cura dell’AUSL di competenza, attraverso un periodo di tirocinio. In seguito, i soggetti portatori di handicap, se dichiarati idonei, sono nominati in ruolo, con qualifica e profilo per il lavoro di cui hanno già svolto il tirocinio.
"Norme per il diritto al lavoro dei disabili" (in S.O.G.U. n. 57/L, del 23 marzo 1999)
Direzione Generale per l’impiego - Divisione III
Oggetto: Iniziali indicazioni per l’attuazione della legge 12 marzo 1999, n. 68, recante: "Norme per il diritto al lavoro dei disabili".
Obiettivo primario è dunque quello di offrire criteri omogenei, sia sotto il profilo pratico che sul piano interpretativo, per la pronta applicazione delle disposizioni contenute nella legge di riforma, assicurando la continuità del servizio secondo i nuovi principi del collocamento mirato.
In tal senso, la nota che si trasmette fa seguito alla circolare n. 77 del 24 novembre 1999 della quale, in questa sede, si conferma la piena validità, e ne integra i contenuti.
Si ritiene opportuno prevedere che in attesa dell’adozione del provvedimento di esonero, il servizio autorizzi la sospensione parziale degli obblighi occupazionali (nella misura percentuale pari a quella richiesta e comunque non superiore a quella massima del sessanta per cento).
Qualora l’autorizzazione non venga concessa, gli importi già versati o da versare a titolo di contributo esonerativo potrebbero conteggiarsi ai fini della regolarizzazione delle scoperture, limitatamente al periodo della sospensione.
La legge n.68 attribuisce alle regioni il compito di definire le modalità di valutazione degli elementi che concorrono alla formazione della graduatoria; per la concreta individuazione dei criteri di valutazione, che potranno essere integrati da quelli individuati dalle regioni, si ritiene corretto al momento indicare nell’anzianità di iscrizione, nel carico familiare e nella condizione economica quelli che si ritengono essenziali, per motivi di omogeneità sul territorio nazionale.
Resta ferma, per i datori di lavoro pubblici, la disciplina in materia di cui al D.P.R. n. 246 del1997.
Al riguardo, si ribadisce, in conformità con quanto previsto dall’articolo 36 del decreto legislativo n. 29 del 1993, modificato dall'articolo 22, comma 1, del decreto legislativo n. 80 del 1998, che i datori di lavoro pubblici assolvono l’obbligo di assunzione dei soggetti disabili nonché di quelli di cui all’articolo 18, comma 2, della legge n. 68 mediante procedure selettive concorsuali e, per le qualifiche e i profili per cui è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo, mediante l’avviamento a selezione ai sensi della normativa vigente.
Conseguentemente, la possibilità di effettuare assunzioni con chiamata nominativa è limitata al caso in cui si stipuli una convenzione.
Ad ulteriore garanzia del perseguimento dell’obiettivo dell’inserimento mirato, si ravvisa inoltre l’opportunità che il percorso formativo del disabile sia disegnato e svolto tenuto conto delle professionalità da questi già possedute e soprattutto in funzione delle mansioni che al medesimo saranno assegnate al momento del rientro presso il datore di lavoro che lo ha assunto. Per altro verso, sembra corretto rimettere alla convenzione la determinazione dei contenuti del rapporto di lavoro che rientrino nella disponibilità delle parti, secondo quanto previsto dal contratto collettivo applicabile. Infine, risulta essenziale il coinvolgimento dell’INPS nella fase della stipula della convenzione (per la corretta determinazione degli oneri previdenziali afferenti al rapporto di lavoro).
Al fine di garantire il funzionamento del servizio di collocamento, tenuto conto che, in alcune regioni, i nuovi servizi gestori del collocamento e i connessi organi collegiali sono tuttora in fase di costituzione, si ritiene essenziale rappresentare la prioritaria esigenza di mantenere l’operatività, fino alla completa definizione dell’assetto organizzativo decentrato, delle esistenti strutture. In via temporanea, le stesse continueranno a svolgere le funzioni e i compiti che la normativa in materia di decentramento e la legge di riforma del collocamento obbligatorio attribuiscono agli istituendi servizi, con gli opportuni adeguamenti che la particolare situazione di eccezionalità renderà necessario adottare. Per quanto riguarda tutti i procedimenti amministrativi, aperti presso gli uffici alla data di entrata in vigore della legge n. 68, si ritiene che essi debbano essere definiti secondo la normativa previgente qualora, relativamente ai medesimi, siano stati posti in essere atti formali, ancorché di natura istruttoria. Si precisa, altresì, che la mera ricezione di un atto, anteriormente al 18 gennaio 1999, determina la trattazione del relativo procedimento secondo la disciplina della legge n. 68 del 1999.
Il genitore di persona handicappata minorenne può fruire dei permessi dell'art. 33, commi 1, 2 e 3, anche quando l'altro genitore non ne ha diritto.
I permessi "a giorni" possono essere frazionati ad ore.
Data di accertamento dell'handicap e data di decorrenza dei permessi.
Giorni di permesso in caso di part-time verticale.
2.3 - Genitori di figli maggiorenni e familiari di persone handicappate non conviventi
3.2 – Part-time verticale
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