Source: https://www.laleggepertutti.it/116313_mediazione-cade-lobbligatorieta-quando-in-causa-ce-un-consumatore
Timestamp: 2018-09-20 21:15:29+00:00
Document Index: 66126734

Matched Legal Cases: ['art. 141', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 8', 'art.3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2']

Mediazione: cade l'obbligatorietà quando in causa c'è un consumatore
Mediazione: cade l’obbligatorietà quando in causa c’è un consumatore
Banche: contro il decreto ingiuntivo, mediazione non più obbligatoria per contrasto con la direttiva attuata dall’Italia questa estate sulla soluzione delle liti mediante adr online.
Dunque, se la banca agisce contro il correntista/consumatore – per esempio con un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento delle rate del mutuo – quest’ultimo può (ma non deve) attivare uno dei meccanismi volontari di conciliazione online introdotti con la normativa di questa estate, senza essere obbligato a pagare un organismo di mediazione.
È quanto risulta da una recente ordinanza del Tribunale di Verona [1]: il giudice, resosi conto del contrasto normativo, ha investito la Corte di Giustizia Europea per dirimere il dubbio e chiarire se sia da preferire la più recente normativa comunitaria, che privilegia il consumatore e, quindi, la libertà di questi ad attivare volontariamente un Adr, oppure quella nazionale che, invece, dà maggiore peso all’obbligatorietà della mediazione.
Dalla decisione della Corte UE dipende, in buona sostanza, la permanenza in vita della mediazione stessa, poiché – in caso di accoglimento dell’interpretazione favorevole al consumatore – l’istituto rimarrà in vita solo per una serie residuale di ipotesi: ossia tutte le volte in cui la lite sarà solo tra due professionisti (per es. una banca e un imprenditore, due aziende, ecc.).
Quale sarà la tesi che sposerà la Corte di Lussemburgo? Tra le righe dell’ordinanza di rimessione sembra già intuirsi una maggiore preferenza per la procedura conciliativa non obbligatoria, quella di più recente introduzione. Ciò innanzitutto per via di una maggiore sensibilità delle istituzioni comunitarie alla tutela del consumatore, e tale è certamente la nuova conciliazione mediante gli Adr online (più favorevole al cittadino perché volontaria e spontanea, priva della necessità della assistenza obbligatoria di un avvocato, completamente gratuita e attivabile anche tramite internet da casa).
Inoltre, secondo l’ordinanza in commento, da un esame approfondito degli atti comunitari in tema di strumenti di conciliazione, sembrerebbe potersi desumere la preferenza della UE per la forma volontaria delle procedure di risoluzione alternativa delle controversie, mentre il sistema italiano della mediazione è improntato su uno schema di obbligatorietà, quindi in conflitto con la direttiva comunitaria, sia per quanto riguarda la struttura generale e la funzione di questa. La norma italiana non lascia spazio al consumatore, obbligandolo ad attivare la mediazione, circostanza che, invece, non trapela da nessuna parte della direttiva comunitaria del 2011. È evidente pertanto come la legge italiana ponga il consumatore in una posizione più sfavorevole rispetto, invece, all’intenzione della legge comunitaria.
Nel caso di specie, un consumatore aveva presentato opposizione al decreto ingiuntivo notificatogli dalla banca. Il giudice, tuttavia, alla prima udienza, ha rilevato il conflitto tra le due normative sopra citate e, pertanto, ha rinviato gli atti alla Corte di Giustizia UE.
Secondo il Tribunale di Verona, il correntista, dato il carattere volontaristico della Adr per i consumatori [4], avrebbe avuto la facoltà e non già l’obbligo, di attivare tale forma di risoluzione alternativa della controversia; qualora non l’attivasse, non si avrebbero ripercussioni sul giudizio di opposizione i corso.
[1] D.lgs. n. 28/2010
[2] Direttiva UE n. 2013/11 recepita in Italia dal D.lgs. n. 130/2015.
[3] Trib. Verona, ord. del 28.01.2016.
[4] Chiaramente affermato dall’art. 141, comma 4 d.lgs. n. 130/2015.
Tribunale di Verona, sez. III Civile, ordinanza 14 – 28 gennaio 2016
Giudice Massimo Vaccari
1. Oggetto della controversia e fatti pertinenti
… e …. hanno proposto opposizione, davanti a questo tribunale, al decreto del 15 giugno 2015 con il quale il giudice designato di questo ufficio aveva loro ingiunto di pagare al …, …, la somma di euro 991.848,21 a titolo di saldo debitore del contratto di apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria dagli stessi concluso in data 16 luglio 2009 presso la filiale di … del predetto istituto di credito.
A sostegno della domanda di revoca del decreto monitorio gli attori hanno dedotto che, nonostante le loro modeste condizioni reddituali, il … aveva loro concesso ripetutamente credito, in virtù di tre distinti e successivi contratti di apertura di credito in conto corrente, diversi dal suddetto e meglio individuati in atto di citazione, al fine esclusivo o prevalente di consentire loro l’acquisto di un quantitativo esorbitante di azioni, buona parte delle quali dello stesso … o di altre società facenti parte del gruppo …. A detta degli attori poi la convenuta aveva anche indicato come sicuri i predetti investimenti.
Il …, nel costituirsi in giudizio, ha resistito alla domanda attorea assumendone la infondatezza.
Per quanto attiene all’ulteriore corso del giudizio questo giudice dovrebbe assegnare alle parti il termine per presentare l’istanza di mediazione, in applicazione dell’art. 5, commi 1
bis e 4, del d. lgs. 28/2010, atteso che la presente controversia riguarda un contratto bancario e la necessità di esperire il procedimento di mediazione, dopo la decisione sulla istanza di sospensione della provvisoria esecuzione, è stata rappresentata dalla difesa degli attori in atto di citazione.
2. Le disposizioni nazionali che possono trovare applicazione nel caso di specie.
Art. 4, comma 3, del d. lgs. 28/2010 (recante attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali, a sua volta attuativo della direttiva 2008/52)
“All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali di cui agli articoli 17 e 20. L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento, se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione”.
Art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010
“1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. La presente disposizione ha efficacia per i quattro anni successivi alla data della sua entrata in vigore (…) L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione…”
Art. 5, comma 2 bis, d. lgs. 28/2010
Art. 5, comma 4, d. lgs. 28/2010
a) Nei procedimenti di ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione (…)”
Art. 8, comma 1, d. lgs. 28/2010
“All’atto della presentazione della domanda di mediazione, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa il primo incontro tra le parti non oltre trenta giorni dal deposito della domanda. La domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante. Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato (…)”
“Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.
Art. 23, comma 2, d. lgs. 28/2010
“Restano ferme le disposizioni che prevedono i procedimenti obbligatori di conciliazione e mediazione, comunque denominati, nonche’ le disposizioni concernenti i procedimenti di conciliazione relativi alle controversie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile. I procedimenti di cui al periodo precedente sono esperiti in luogo di quelli previsti dal presente decreto”.
Art. 16, commi 10 e 11, D.M. 18 ottobre 2010 n. 180
“10. Le spese di mediazione comprendono anche l’onorario del mediatore per l’intero procedimento di mediazione, indipendentemente dal numero di incontri svolti. Esse rimangono fisse anche nel caso di mutamento del mediatore nel corso del procedimento ovvero di nomina di un collegio di mediatori, di nomina di uno o piu’ mediatori ausiliari, ovvero di nomina di un diverso mediatore per la formulazione della proposta ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo.”
“11. Le spese di mediazione indicate sono dovute in solido da ciascuna parte che ha aderito al procedimento (…)
Art. 141, comma 1, del d. lgs. 6 agosto 2015 n. 130 (recante attuazione della direttiva 2013/11/UE sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, direttiva sull’ADR per i consumatori)
“Le disposizioni di cui al presente titolo, si applicano alle procedure volontarie di composizione extragiudiziale per la risoluzione, anche in via telematica, delle controversie nazionali e transfrontaliere, tra consumatori e professionisti residenti e stabiliti nell’Unione europea, nell’ambito delle quali l’organismo ADR propone una soluzione o riunisce le parti al fine di agevolare una soluzione amichevole e, in particolare, agli organismi di mediazione per la trattazione degli affari in materia di consumo iscritti nella sezione speciale di cui all’articolo 16, commi 2 e 4, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, e agli altri organismi ADR istituiti o iscritti presso gli elenchi tenuti e vigilati dalle autorita’ di cui al comma 1, lettera i), previa la verifica della sussistenza dei requisiti e della conformita’ della propria organizzazione e delle proprie procedure alle prescrizioni del presente titolo.”
Art. 141, comma 6, d. lgs. 130/2015
“Sono fatte salve le seguenti disposizioni che prevedono l’obbligatorieta’ delle procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie:
a) articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010,n. 28, che disciplina i casi di condizione di procedibilita’ con riferimento alla mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali; (…)”
3. Disposizioni del diritto dell’Unione pertinenti nel caso di specie.
“Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi soltanto alla mediazione nelle controversie transfrontaliere, ma nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare tali disposizioni anche ai procedimenti di mediazione interni.(…)”
Considerando 10 della direttiva 2008/52
Art. 5, par. 2, della direttiva 2008/52
Considerando 16 della direttiva 2013/11
“La presente direttiva dovrebbe applicarsi alle controversie tra consumatori e professionisti concernenti obbligazioni contrattuali derivanti da contratti di vendita o di servizi, sia online che offline, in tutti i settori economici, diversi dai settori oggetto di
esenzione. Dovrebbero essere comprese le controversie derivanti dalla vendita o dalla fornitura di contenuti digitali dietro corrispettivo economico. La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai reclami presentati dai consumatori nei confronti dei professionisti. Essa non dovrebbe applicarsi ai reclami presentati dai professionisti nei riguardi di consumatori o alle controversie tra professionisti. Tuttavia, essa non dovrebbe impedire agli Stati membri di adottare o mantenere in vigore disposizioni relative a procedure per la risoluzione extragiudiziale di tali controversie”.
Considerando 19 della direttiva 2013/11
“Alcuni atti giuridici dell’Unione in vigore già contengono disposizioni relative all’ADR. Per garantire la certezza giuridica è opportuno prevedere che, in caso di conflitto, prevalga la presente direttiva, salvo qualora sia espressamente previsto altrimenti. In particolare, la presente direttiva non dovrebbe pregiudicare la direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (1), che definisce già un quadro di riferimento per i sistemi di mediazione a livello di Unione per quanto concerne le controversie transfrontaliere, senza impedire l’applicazione di tale direttiva ai sistemi di mediazione interna. La presente direttiva è destinata a essere applicata orizzontalmente a tutti i tipi di procedure ADR, comprese le procedure ADR contemplate dalla direttiva 2008/52/CE”
Art. 4 direttiva 2013/11
“Ai fini della presente direttiva, si intende per: a) «consumatore»: qualsiasi persona fisica che agisca a fini che non rientrano nella sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale; b) «professionista»: qualsiasi persona fisica o giuridica che, indipendentemente dal fatto che si tratti di un soggetto privato o pubblico, agisca nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, anche tramite qualsiasi altra persona che agisca in suo nome o per suo conto; L 165/70 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 18.6.2013 IT (…) d) «contratto di servizi»: qualsiasi contratto diverso da un contratto di vendita in base al quale il professionista fornisce o si impegna a fornire un servizio al consumatore e il consumatore ne paga o si impegna a pagarne il prezzo; e) «controversia nazionale»: una controversia contrattuale derivante da un contratto di vendita o di servizi, nell’ambito della quale il consumatore, quando ordina i beni o i servizi, risiede nello stesso Stato membro in cui è stabilito il professionista;.
Art. 8 direttiva 2013/11
Art. 9 direttiva 2013/11
“Gli Stati membri garantiscono che nell’ambito delle procedure ADR:
Nell’ambito delle procedure ADR volte a risolvere la controversia proponendo una soluzione, gli Stati membri garantiscono che: a) le parti abbiano la possibilità di ritirarsi dalla procedura in qualsiasi momento se non sono soddisfatte delle prestazioni o del funzionamento della procedura. Le parti sono informate di tale diritto prima dell’avvio della procedura. Nel caso in cui le norme nazionali prevedano la partecipazione obbligatoria del professionista alle procedure ADR, la presente lettera si applica esclusivamente ai consumatori; (…)”
4. Le questioni pregiudiziali
La premessa da cui muove la soluzione normativa in esame però non convince, dal momento che si fonda su un dato normativo equivoco. L’art. 3 della direttiva 2013/11 infatti non risolve l’apparente interferenza tra l’ambito di applicazione della stessa e quello
della direttiva 2008/52, atteso che, se da un lato, al primo paragrafo, prevede espressamente la prevalenza della prima, dall’altro, nel secondo paragrafo, fa salva la seconda, senza ulteriori precisazioni.
E’ opportuno richiamare al riguardo la risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2011 (2011/2117-INI), ancorché priva di efficacia vincolante, poiché essa considera, tra l’altro, che una soluzione alternativa delle controversie, che consenta alle parti di evitare le tradizionali procedure arbitrali, può costituire un’alternativa rapida ed economica ai contenziosi. Al paragrafo 10 poi afferma che «al fine di non pregiudicare l’accesso alla giustizia, si oppone a qualsiasi imposizione generalizzata di un sistema obbligatorio di ADR a livello di UE” pur ritenendo che si potrebbe valutare un meccanismo obbligatorio per la presentazione dei reclami delle parti al fine di esaminare le possibilità di ADR». Al paragrafo 31, sesto capoverso, aggiunge (tra l’altro) che l’ADR deve avere un carattere facoltativo, fondato sul rispetto della libera scelta delle parti durante l’intero arco
del processo, che lasci loro la possibilità di risolvere in qualsiasi istante la controversia dinanzi ad un tribunale, e che esso non deve essere in alcun caso una prima tappa obbligatoria preliminare all’azione in giudizio.
Non va poi trascurato, sotto il profilo funzionale, che l’art. 9 della direttiva 2013/11 è articolato sulla alternativa secca che le parti siano completamente libere di partecipare o ritirarsi dal procedimento nonchè di rifiutare o aderire alla proposta conciliativa dell’organismo di adr ovvero che, in conformità al diritto nazionale, vi possa essere obbligato solo il professionista. Nella mediazione obbligatoria invece il consumatore è obbligato, al pari del professionista, a partecipare al procedimento. A ben vedere però la condizione di procedibilità grava in primo luogo sul primo, allorquando, come nel caso di
specie, per realizzare il proprio interesse egli intenda proporre il giudizio. E’ evidente, quindi, come la sottoposizione a mediazione delle controversie di cui all’art. 2 della direttiva, da parte della disciplina nazionale, ponga il consumatore in una posizione più sfavorevole di quella in cui si troverebbe se avesse solo la facoltà di esperire la adr.
A ben vedere la necessità dell’assistenza difensiva nel corso della mediazione comporta che il costo della procedura non possa definirsi “minimo”, secondo la inequivocabile
espressione utilizzata dalla lett. c) del succitato art. 8, cosicchè essa non appare conforme nemmeno a questa previsione.
– Se l’art.3 par. 2 della direttiva 2013/11, nella parte in cui prevede che la medesima direttiva si applichi “fatta salva la direttiva 2008/52”, vada inteso nel senso che fa salva la possibilità per i singoli stati membri di prevedere la mediazione obbligatoria per le sole ipotesi che non ricadono nell’ambito di applicazione della direttiva 2013/11, vale a dire le ipotesi di cui all’art. 2, par. 2 della direttiva 2013/11, le controversie contrattuali derivanti da contratti diversi da quelli di vendita o di servizi oltre quelle che non riguardino consumatori;
– Se l’art. 1 par. 1 della direttiva 2013/11, nella parte in cui assicura ai consumatori la possibilità di presentare reclamo nei confronti dei professionisti dinanzi ad appositi organismi di risoluzione alternativa delle controversie, vada interpretato nel senso che tale norma osta ad una norma nazionale che prevede il ricorso alla mediazione, in una delle controversie di cui all’art. 2, par. 1 della direttiva 2013/11, quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale della parte qualificabile come consumatore, e, in ogni caso, ad una norma nazionale che preveda l’assistenza difensiva obbligatoria, ed i relativi costi, per il consumatore che partecipi alla mediazione relativa ad una delle predette controversie, nonché la possibilità di non partecipare alla mediazione se non in presenza di un giustificato motivo.