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Timestamp: 2018-07-16 21:49:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 32', 'art. 1']

Decadenza accertamento fiscale: ecco le nuove regole introdotte dalla legge di stabilità 2016
Decadenza accertamento: ecco come cambiano i termini con la nuova legge stabilità 2016.
La legge di stabilità 2016 ha modificato i termini a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per effettuare accertamenti sui contribuenti. Vediamo quali sono le conseguenze, in concreto, di tali novità.
Il Legislatore della legge di stabilità 2016 torna sulla disciplina concernente la decadenza dei termini per l’accertamento appena riformata dal D.Lgs. 128/2015 disponendo:
l’abrogazione del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reato tributario;
l’allungamento dei termini ordinari di rettifica delle dichiarazioni.
La ratio delle modifiche apportate dalla legge di stabilità al regime della decadenza accertativa è connessa al perseguimento di una maggiore certezza del diritto nel rapporto tra Fisco e contribuente. L’obiettivo è il superamento di una serie di criticità esistenti sull’applicazione dell’istituto del raddoppio dei termini accertativi in presenza di fattispecie penalmente rilevanti, non del tutto risolte dall’intervento della Consulta con la nota sentenza n. 247/2011 e del legislatore con il citato D.Lgs. n. 128/2015.
L’intera disciplina sul raddoppio dei termini viene soppressa. Di conseguenza, a prescindere dalla presenza o meno di responsabilità in ambito penal tributario, si applicherà la disciplina ordinaria; quest’ultima, tuttavia, subisce una sostanziale modifica, in favore dell’Amministrazione finanziaria, concedendo alla stessa un termine ordinario più ampio, rispetto all’attuale regime, per poter notificare i propri atti impositivi.
Le modifiche sono state apportate al primo comma degli artt. 59 del D.P.R. n. 633/1972 e 43 del D.P.R. n. 600/1973 ad opera, rispettivamente, dei commi 130 e 131 dell’art. 1, Legge n. 208/2015.
Per le annualità d’imposta per le quali:
il contribuente ha presentato la dichiarazione, l’Agenzia avrà tempo fino al 31 dicembre del quinto anno (in luogo del quarto anno prima previsto) successivo a quello di presentazione della stessa dichiarazione per rettificare i modelli fiscali presentati;
il contribuente ha omesso la dichiarazione, l’Agenzia avrà tempo fino al 31 dicembre del settimo anno (in luogo del quinto anno prima previsto) successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuta essere presentata per esercitare l’azione accertativa.
Rispetto al passato, l’Amministrazione finanziaria dispone:
di un’annualità aggiuntiva in caso di dichiarazione presentata;
di due annualità in caso di dichiarazione omessa.
La novità più importante è rappresentata dalla circostanza che i nuovi termini temporali di cui dispone l’Amministrazione finanziaria per poter notificare i propri accertamenti riguardano le dichiarazioni fiscali a prescindere dalla commissione di violazioni di rilevanza penal tributaria nei singoli anni di imposta interessati.
Secondo il successivo comma 132 del medesimo art. 1 della Legge n. 208/2015, la decorrenza della nuova disciplina opererà a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016. Le novità introdotte sono sintetizzate nella seguente tabella.
Per i periodi d’imposta coincidenti con l’anno solare, le nuove regole si applicheranno a partire dalledichiarazioni relative all’anno 2016 (Unico, IVA, IRAP, 730, 770 / 2017). Invece, per gli accertamenti relativi alle pregresse annualità d’imposta (quindi, fino all’annualità 2015 compresa, per i soggetti ccdd. “solari”), rimangono valide le precedenti disposizioni in termini di decadenza dell’azione accertativa, come modificate dal D.Lgs n. 128/2015: le dichiarazioni che saranno presentate il prossimo settembre 2016, relative al periodo di imposta 2015, potranno essere rettificate dall’ufficio entro il 31 dicembre 2020, ovvero, in presenza di reati tributari entro il 31 dicembre 2024.
Per completezza d’argomento va aggiunto che le disposizioni che prevedono il raddoppio dei termini accertativi di cui all’art. 12 del D.L. n. 78/2009 non subiscono modifiche. Si tratta di norme che introducono varie misure tendenti a contrastare la localizzazione di investimenti, attività economiche e attività finanziarie in Paesi Black List, ossia in Paesi e Territori che presentano regimi fiscali particolarmente privilegiati e/o non consentono un adeguato scambio informativo in materia fiscale con l’Italia. In particolare, restano raddoppiati i termini di decadenza per l’accertamento della violazione dell’obbligo dichiarativo concernente le disponibilità detenute nei Paradisi Fiscali.
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La legge di stabilità 2016 prevede l’aumento della soglia per le transazioni contanti e la soppressione delle norme che hanno riguardato il pagamento dei canoni di locazione e la filiera dei trasporti su strada.
La legge di stabilità 2016 prevede l’aumento della soglia per le transazioni contanti (resta invariato invece l’attuale limite per l’emissione di assegni trasferibili) e la soppressione delle norme che hanno riguardato il pagamento dei canoni di locazione e la filiera dei trasporti su strada.
Sono molte le novità in materia di antiriciclaggio contenute nella legge di stabilità 2016 e che hanno effetto dal 1° gennaio 2016
La prima è certamente quella che interviene nell’art. 49 comma 1 del D. Lgs. 21.11.2007 n. 231 e che aumenta da € 999,99 a € 2.999,99 il limite oltre il quale è vietato il trasferimento, a qualunque titolo, tra soggetti diversi, di:
La disposizione di cui sopra, intervenendo solo sul comma 1 dell’art. 49 del D. Lgs. 231-2007, lascia sorprendentemente al vecchio limite di € 999,99 la somma massima che può essere pagata con un assegno trasferibile. Infatti, non è cambiato il comma 5 dell’art. 49 che prevede che “gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a € 1.000 devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità”.
Inoltre, al comma 904 della predetta legge di stabilità, viene precisato che resta fermo per le pubbliche amministrazioni l’obbligo di procedere al pagamento, mediante l’utilizzo di strumenti telematici, di stipendi, pensioni e emolumenti a qualsiasi titolo erogati, di importo superiore a € 1.000.
Quindi, diversamente dal passato, dal 1° gennaio 2016 esistono due limiti diversi per le transazioni in contanti e per l’emissione di assegni bancari e postali, trasferibili.
Inoltre è stato previsto che per il servizio di rimessa del denaro che interessa gli Istituti di pagamento la soglia è di € 1.000.
Un’altra variazione in aumento riguarda gli sportelli cambia-valute. Per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta, svolta dai predetti soggetti autorizzati, il limite aumenta dai precedenti € 2.500 a € 3.000.
Infine, risultano soppresse due disposizioni:
il pagamento, esclusivamente in modo tracciato, da eseguirsi da parte di tutti i soggetti della filiera dei trasporti, per i corrispettivi dovuti per prestazioni rese in adempimento di un contratto di trasporto di merci su strada. La norma non prevedeva alcun limite d’importo minimo (art. 32 bis c. 4 D.L. 133/2014 conv. in L. 164/2014);
il pagamento, in forme e modalità diverse dal denaro contante e che assicurino la tracciabilità, dei canoni di locazione di unità abitative esclusi gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (art. 1, c. 50 della legge di stabilità 2014, del 27.12.2013 n. 147). Il 5 febbraio 2014, il Dipartimento del Tesoro del MEF era intervenuto per precisare che ai fini sanzionatori il limite d’importo per il pagamento contanti era quello generale, e cioè al di sotto di € 1.000. Inoltre, nella stessa nota, si precisava che, per conservare traccia delle transazioni contanti eventualmente intervenute tra locatore e conduttore, deve essere fornita una prova documentale chiara, attestante il pagamento del canone di locazione. In buona sostanza, quindi, le consuete ricevute di pagamento, debitamente compilate, conservano a pieno la loro validità. I chiarimenti ufficialmente forniti avevano riportato i predetti pagamenti nei modi usuali, ma la norma non era stata abrogata; adesso lo è.