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Timestamp: 2018-03-19 03:17:48+00:00
Document Index: 56156194

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 9', 'art. 198', 'art. 8', 'art. 380', 'art. 9', 'art. 204', 'art. 366', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 375', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 385']

Sull'impossibilità del giudice di dichiarare l'inammissibilità del ricorso per questioni attinenti la competenza territoriale.
Pubblicato il 2012-01-28
La pronuncia che qui si riporta affronta solo incidentalmente una materia di assoluta rilevanza pratica e di frequente riscontro. Trattasi di determinare quale sia l’Ufficio del Giudice di Pace competente per territorio nel caso di commissione di plurime infrazioni al Codice della strada in più luoghi, di talché per ognuna di esse potrebbe astrattamente rilevarsi una competenza diversa.
La Suprema Corte, in un caso analogo alla fattispecie appena enucleata, ha fornito un’interpretazione restrittiva dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981, primo comma (n.d.r.: ad oggi, norma abrogata dal D. Lgs. 150/2011), ritenendo contraria a tale disposizione normativa l’ordinanza del Giudice di Pace che dichiari inammissibile il ricorso proposto dall’interessato avverso più infrazioni del Codice della Strada commesse in luoghi diversi, presso l’Ufficio territorialmente competente in base al criterio della residenza del ricorrente ex art. 9 c.p.p., comma 2, e/o artt. 63 e 79 del codice di consumo.
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso, infatti, deve essere limitata ai casi di impugnazione al di fuori dei termini perentori previsti ex lege, non potendosi estendere tale previsione ad altre ipotesi, le quali tutte necessitano di una preventiva instaurazione del contraddittorio fra le Parti e, quindi, almeno, della fissazione della prima udienza per la comparizione delle Parti stesse.
Così statuendo non viene risolto in via generale il problema dell’individuazione dell’Ufficio del Giudice di Pace territorialmente competente per casi analoghi a quello descritto, tuttavia si esclude che possa paragonarsi quest’ipotesi a quella delle preclusioni processuali per decadenza dai termini per impugnare, imponendo, in ogni caso, l’instaurazione del contraddittorio e, demandando de facto, la risoluzione della questione alla giurisprudenza dei singoli Uffici competenti per territorio e, così, costringendo l’interessato ad una defatigante attività difensiva costante in una molteplicità di azioni difensive davanti a più Giudici di Pace.
In definitiva, non viene trattata l’incidenza su casi di questo tipo dell’art. 198 C.d.S. (più violazioni di norme che prevedono sanzioni amministrative pecuniarie) e dell’art. 8 L. 689/81 (più violazioni di disposizioni che prevedono sanzioni amministrative).
sul ricorso 4562/2009 proposto da:
M.D. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BASSANO DEL GRAPPA 24, presso lo studio dell'avvocato COSTA MICHELE, rappresentato e difeso dall'avvocato ZINGONI Cesare, giusta procura speciale in calce al ricorso;
MINISTERO DELL'INTERNO (OMISSIS) in persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope legis;
avverso l'ordinanza n. 108/09 del GIUDICE DI PACE di PISTOIA, depositata il 12/01/2009;
udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 24/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. IPPOLISTO PARZIALE;
E' presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARMELO SGROI, che nulla osserva sulla relazione ex art. 380 bis c.p.c..
1. - M.D. impugna l'ordinanza del giudice di pace di Pistoia del 12 gennaio 2009, che dichiarava inammissibile il suo ricorso in opposizione avverso diversi verbali della Polizia stradale per violazioni commesse durante il percorso autostradale (OMISSIS), violazioni accertate con sistema di controllo della velocità "server-tutor", che rileva l'andamento medio di velocità in un tratto di strada di 15/20 chilometri.
Precisava di avere adito il giudice di pace di Pistoia, essendo la propria residenza in un Comune rientrante nella competenza territoriale di tale giudice in base all'art. 9 c.p.p., comma 2, e/o degli artt. 63 e 79 del codice di consumo.
2. - Il giudice di pace dichiarava inammissibile il ricorso così motivando "ritenuto il rimedio previsto dall'art. 204 bis C.d.S., debba essere azionato separatamente per ogni verbale; rilevato altresì che le violazioni di cui agli impugnati verbali sono state commesse in località diverse tra di loro e tutte al di fuori della competenza territoriale del giudice adito". 3. - Il Ministero dell'Interno resiste con controricorso deducendone l'inammissibilità per violazione all'art. 366 bis c.p.c..
4. - Il ricorrente con l'unico motivo di ricorso deduce "nullità del procedimento per violazione della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 23", osservando che il giudice di pace non avrebbe potuto dichiarare inammissibile il ricorso, sostanzialmente effettuando una statuizione sulla competenza senza instaurare preventivamente il contraddittorio e quindi in violazione dell'art. 23 di detta legge.
5. - Attivata la procedura ex art. 375 c.p.c., il consigliere relatore delegato ha depositato relazione con la quale ritiene che il ricorso possa essere accolto, perchè manifestamente fondato. La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti costituite.
6. Il ricorso è fondato. In effetti il giudice di pace col suo provvedimento d'inammissibilità ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 1, ha adottato un provvedimento non previsto da tale norma, nel quale sostanzialmente si afferma che in ipotesi di violazioni multiple, di competenza dei giudici di pace diversi, perchè commesse in luoghi diversi, ciascuno dei quali rientranti nella competenza di diversi uffici del giudice di pace, il giudice di pace investito dell'opposizione avverso tutti i verbali in questione, in relazione a ciascuno dei quali sussiste la propria incompetenza territoriale, può adottare la statuizione di inammissibilità prevista invece dalla L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 1, soltanto per l'ipotesi di tardività della impugnazione.
7. Il ricorso va accolto, il provvedimento impugnato cassato, e la causa va rimessa per nuovo esame ad altro giudice del merito pari ordinato, che si indica in diverso magistrato dello stesso ufficio, cui è anche demandato, ex art. 385 c.p.c., di pronunziare sulle spese del giudizio di legittimità.