Source: https://servicematica.com/category/avvocato/
Timestamp: 2020-07-11 16:47:39+00:00
Document Index: 62705261

Matched Legal Cases: ['art. 323', 'art.85', 'art. 136', 'art. 3', 'art.4', 'art. 83', 'art. 415', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 22', 'art. 21', 'sentenza ']

Avvocato - SM Servicematica
Posted on 8 Luglio 2020 | by anna
La riforma del reato di abuso d’ufficio prende piede con l’approvazione, “salvo intese”, del Decreto Semplificazioni.
Verrebbe così modificato l’art. 323 del codice penale con la sostituzione dei termini “di norme di legge o di regolamento” in “di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità”.
Il testo completo dell’articolo modificato sarebbe dunque il seguente:
Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”.
L’obiettivo del reato di abuso di ufficio è tutelare il buon funzionamento, la trasparenza e l’imparzialità della pubblica amministrazione.
REATO DI ABUSO D’UFFICIO, COSA CAMBIA
La riforma del reato di abuso d’ufficio tende quindi a offrire un quadro d’azione più preciso.
Conte stesso ha spiegato che l’obiettivo della modifica è circoscrivere la portata del reato, non ridurlo, abbandonando l’idea che basti violare norme e principi generali per incapparvi e, al contrario, indicando con precisione specifiche regole di condotta che, se violate, farebbero scattare la fattispecie criminosa.
Uno degli effetti che ci si aspetta da questa maggiore precisione è il superamento delle titubanze che spesso colpiscono i funzionari pubblici al momento di firmare atti e procedimenti: la paura di eventuali responsabilità penali non considerate preventivamente mantiene la pubblica amministrazione, e quindi il paese, in stallo.
La definizione di quali siano le precise violazioni che faranno scattare il reato di abuso di ufficio sarà al centro dei dibattiti parlamentare dei prossimi giorni.
Ulteriori modifiche e ripensamenti non sono quindi da escludere.
Gratuito patrocinio: chi paga se le condizioni economiche del cliente cambiano?
Posted on 7 Luglio 2020 | by anna
Il Decreto Rilancio va a emendare i contenuti dell’articolo 83 del Cura Italia. Potremmo dire che il primo segna la fine del secondo, proprio in senso temporale.
Se, infatti, inizialmente le misure straordinarie applicate alla Giustizia sarebbero dovute proseguire fino al 31 dicembre 2020, in concomitanza con ila fine dell’emergenza sanitaria decisa dal Governo, con il decreto Rilancio il termine viene anticipato al 31 ottobre.
La volontà è quella di non perdere quanto di buono c’è stato nell’attività giudiziaria sperimentate degli ultimi mesi e, allo stesso tempo, ascoltare le istanze di chi, primo fra tutti il CNF, ha chiesto di non imporre tali misure agli avvocati ma di ripristinare anche le modalità tradizionali e lasciare a loro la libertà di scelta.
Dunque, fino al 31 ottobre avremo ancora il pagamento digitale del contributo unificato, le udienze da remoto e il deposito telematico degli atti e delle note.
Su richiesta delle parti o del difensore, le udienze civili possono essere svolte da remoto. La parte deve però partecipare collegandosi dalla medesima postazione del difensore.
La domanda di partecipazione all’udienza da remoto deve essere depositata almeno 15 giorni prima della data in cui questa si terrà.
Il giudice comunica ora e modalità di collegamento almeno 5 giorni prima.
Il giudice può decidere di trattare da remoto le udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice solo se le parti sono d’accordo.
Le udienze da remoto sono permesse, ma sono permessi anche i colloqui da remoto tra detenuti e altri soggetti e si utilizzano le apparecchiature a disposizione dell’amministrazione penitenziaria.
È permesso il deposito telematico degli atti nella fase delle indagini preliminari. È da considerarsi perfezionato quando viene generata la ricevuta di accettazione da parte del sistema.
Smart working cancelleria
L’emendamento all’articolo 263 del Decreto Rilancio tocca anche un altro tema che ha movimentato l’opinione degli avvocati nelle ultime settimane, soprattutto davanti alle evidenti difficoltà che la Giustizia ha dimostrato nella fase di riapertura.
Si tratta dello smart working delle cancellerie.
Anche questo, come le udienze da remoto, non verrà affatto abbandonato. Anzi, la volontà generale del Governo è di far salire la quota di lavoratori in smart working non solo entro al fine dell’anno ma anche negli anni successivi.
Fino al 31 dicembre, gli uffici giudiziari hanno la possibilità di organizzare «il lavoro dei propri dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, rivedendone l’articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza con l’utenza, applicando il lavoro agile (…) al 50 per cento del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità».
[Fonti: Il Dubbio, Iusletter]
Nuove scadenze degli obblighi contributivi per gli avvocati
Posted on 6 Luglio 2020 | by anna
Sul sito CFnews è stata pubblicata la notizia relativa ai nuovi termini per adempiere agli obblighi contributivi di Cassa Forense attualmente sospesi fino al 30 settembre.
LA RIPARTENZA DELLA GIUSTIZIA E LA SOSPENSIONE DEGLI OBBLIGHI CONTRIBUTIVI
Siamo giunti alla Fase 3 della Giustizia ai tempi del COVID-19.
Nonostante la ripresa si stia dimostrando più difficoltosa del previsto a causa di ostacoli ambientali e conflitti tra categorie, è tempo per gli avvocati di pianificare nuovamente il pagamento delle spese previdenziali.
Il CdA di Cassa Forense ha valutato la situazione e ha deciso che a tutti i contributi obbligatori la cui scadenza fosse stata prorogata al 30 settembre 2020 a causa del coronavirus si applicheranno nuovamente i termini originari con decorrenza dal 1 ottobre.
Nel caso in cui parte del periodo di decorrenza originario fosse già trascorso prima dell’adozione della sospensione, questo verrebbe annullato.
Per spiegare meglio il concetto, la news porta l’esempio della retrodatazione:
«l’iscritto ha sei mesi di tempo dal ricevimento della comunicazione d’iscrizione alla Cassa per optare se aderire o meno al predetto beneficio. Orbene, se il termine di scadenza di tale adempimento ricadeva nel periodo tra il 11.03.2020 al 30.09.2020, a prescindere dal tempo già decorso, l’iscritto ha di nuovo un termine di sei mesi, decorrenti dal 1 ottobre 2020, per poter esercitare la facoltà di retrodatazione (scadenza del nuovo termine 31.03.2021)».
Cassa Forense fa sapere che:
– gli obblighi contributivi i cui termini non fossero ricaduti nel periodo di sospensione (dal 1 ottobre in poi) non subiscono alcuna modifica;
– la quarta dei contributi minimi dell’anno 2020 con scadenza al 30 settembre rientra nel periodo di sospensione e potrà essere pagata entro il 31 dicembre, senza interessi e/o sanzioni;
– il termine per i contributi in autoliquidazione (I e II rata) connessi al mod. 5/2020 (riferimento redditi 2019) rimangono al 31 dicembre 2020.
A proposito della riscossione dei contributi obbligatori, il CdA di Cassa ha assicurato che gli iscritti riceveranno «comunicazioni personalizzate, idonee a fugare i dubbi e i fraintendimenti che comunicazioni c.d. “massive” possono sempre ingenerare». Ognuno saprà quindi cosa dovrà fare.
Per leggere la news originale, clicca qui.
Gli scritti degli avvocati e il diritto d’autore
Posted on 3 Luglio 2020 | by anna
Gli scritti tecnici prodotti dagli avvocati sono protetti dal diritto d’autore?
Quale elemento può definirli come opere creative o testi “standard”?
Un indirizzo lo offre la Cassazione con l’ordinanza n.10300/2020.
LA CREATIVITÀ ALLA BASE DEL DIRITTO D’AUTORE
Il caso in oggetto all’ordinanza racconta di un avvocato che scrive un regolamento fieristico per un cliente.
Dopo un po’ di tempo, l’avvocato scopre che il suo testo è stato copiato di pari passo da un’altra società senza che questa avesse chiesto l’autorizzazione. A suggerire tale condotta, l’avvocato della società.
L’autore chiama in causa tale avvocato, che viene condannato a risarcire i danni per plagio ma che poi ricorre in appello e vince.
L’autore non accetta la decisione e ricorre in Cassazione contestando:
la violazione della legge sul diritto d’autore n.633/1941, rimproverando alla Corte d’Appello il giudizio che un opera tecnica non possa essere anche creativa;
la richiesta di provare la creatività insita nell’opera “come se si trattasse di un requisito soggettivo la cui sussistenza o meno possa essere dimostrata sulla base di elementi estranei all’opera stessa, che dovrebbero essere allegati e documentati”;
il rigetto della tutela dell’opera in base all’idea che l’esistenza di altri testi regolamentari simili neghi il requisito della creatività.
La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma che nel testo non è riconoscibile alcuna rielaborazione creativa e originale di nozioni giuridiche note, né prassi o esperienze personali del professionista. In sostanza, vi sono solo indicazioni pratiche standard.
La mancanza di creatività e “soggettività” non permette quindi di ritenere l’opera meritevole di protezione del diritto d’autore.
Posted on 2 Luglio 2020 | by anna
Il gratuito patrocinio nasce per garantire l’assistenza legale alle fasce economicamente più deboli della popolazione. L’avvocato che offre il suo lavoro viene retribuito dallo Stato.
Ma cosa succede se le condizioni economiche dell’assistito migliorano? Il gratuito patrocinio sussiste ancora? E i compensi dell’avvocato chi li paga?
Con l’ordinanza n. 10669/2020, la Corte di Cassazione, sesta sezione civile, ha spiegato che un avvocato non può mai chiedere il pagamento del proprio compenso all’assistito se manca il provvedimento di revoca da parte del giudice del procedimento principale.
GRATUTO PATROCINIO E REQUISITI
Il caso in oggetto dell’ordinanza vede protagonista un avvocato che presenta ricorso per decreto ingiuntivo al fine di ottenere il pagamento del suo compenso da parte di una cliente, la quale aveva richiesto il gratuito patrocinio.
L’avvocato ritiene che sia la cliente a dover pagare poiché, nell’arco dell’assistenza prestata, l’aver contratto matrimonio ha comportato un aumento del reddito che l’avrebbe esclusa dal beneficio dell’assistenza gratuita.
La Cassazione però ricorda che l’art.85 del D.P.R. n. 115/2002 fa divieto al difensore in gratuito patrocinio di chiedere e percepire i compensi dal proprio assistito e che tale condotta costituisce un grave illecito disciplinare professionale.
L’ordinanza spiega che:
– l’ammissione al patrocinio dello Stato è ammessa fintantoché il giudice ne disponga la revoca sulla base della mancanza dei presupposti indicati all’art. 136 del DPR 115/2002);
– che tale norma considera l’ipotesi che le condizioni reddituali dell’assistito possano cambiare nel corso del processo;
– che se ciò dovesse accadere, la revoca dell’assistenza gratuita avviene dal momento dell’accertamento delle modificazioni reddituali e tramite provvedimento del magistrato.
Nel caso in cui mancassero i presupposti per l’ammissione, l’assistito avesse agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il provvedimento ha anche effetto retroattivo.
In sostanza, è compito del giudice del procedimento stabilire la presenza delle condizioni di ammissibilità al gratuito patrocinio e la sua eventuale revoca.
Nel caso trattato, il giudice non ha mai verificato le condizioni economiche della donna né ha emesso un provvedimento di revoca, pertanto l’avvocato non avrebbe mai dovuto chiedere il pagamento dei propri compensi alla cliente, nonostante la mutata situazione reddituale la potessero potenzialmente escludere dal gratuito patrocinio.
Cerchi un software per la gestione della fattura elettronica? Scopri Service1.
Posted on 1 Luglio 2020 | by anna
L’incontro tenutosi tra il Min. Bonafede e il Consiglio Nazionale Forense, l’Organismo Congressuale Forense, l’Unione Nazionale delle Camere Civili e l’Associazione Nazionale Magistrati ha portato a un risultato non molto concreto ma incoraggiante: la volontà di portare avanti una riforma della Giustizia che non incespichi in vincoli economici e che coinvolga l’avvocatura in modo diretto.
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: LA PROPOSTA DI LEGGE FERMA
C’è da dire che esiste già una proposta di legge delega per la riforma, che però è ferma in Commissione Giustizia.
Tale proposta, secondo Antonio De Notaristefani, presidente dell’Uncc, presenta alcuni elementi positivi, tra i quali la soppressione del filtro in appello o la riformulazione della fase della sospensiva.
Ma la nuova riforma della Giustizia non può certamente concretizzarsi senza tenere conto dei cambiamenti portati dal COVID-19.
De Notaristefani spiega: «Rispetto ad un progetto che risale ai primi di quest’anno questi cinque mesi trascorsi sono in realtà un’epoca totalmente diversa. Ciò che poteva andar bene allora non può andar bene oggi. Il che significa che non si può più pensare ad una riforma a costo zero, perché sappiamo tutti che la Giustizia civile ha un impatto sull’economia, è un dato acquisito».
Come riportato dal quotidiano il Dubbio nell’articolo “Bonafede, sì agli avvocati: «Più fondi per la Giustizia»”, De Notaristefani ha così proseguito: «Discutere del progetto di riforma ha senso solo in una prospettiva molto più ampia, che tenga conto del fatto che il nostro Paese si deve riprendere da una delle crisi più gravi del dopoguerra. Nello stesso tempo, forse per la prima volta, è ipotizzabile destinare risorse importante alla Giustizia, senza toglierle alla scuola o alla sanità, si tratterebbe di risorse aggiuntive. Serve un intervento davvero serio e non a costo zero».
E infatti, la base economica per realizzare la riforma si trova nei 175 miliardi del Recovery Fund, di cui un quarto è proprio destinato alla Giustizia.
IL RUOLO DEGLI AVVOCATI E DELLA TECNOLOGIA
Dunque i professionisti forensi avranno un ruolo di primo piano nella concretizzazione della riforma. Nelle prossime settimane, avvocatura e magistratura potranno stendere le proprie proposte “tecniche” che poi verranno discusse dalle parti politiche.
Durante l’incontro, il Min. Bonafede ha dichiarato di voler far proseguire il connubio tra giustizia e tecnologia stabilito durante i mesi di quarantena.
Gli strumenti e le modalità che sono stati usati durante l’emergenza, prime fra tutte le udienze da remoto, non saranno affatto messe da parte. E le organizzazioni forensi non si sono dimostrate contrarie a priori alla digitalizzazione del processo civile, a patto che questa non venga imposta dall’alto, ma che venga concesso agli avvocati di decidere quale la modalità, da remoto dal vivo, sia la più adeguata a tutelare gli interessi dei loro clienti.
Sempre De Notaristefani ha espresso bene il concetto con queste parole: «Il processo civile è dei cittadini, non dei giudici. Quindi devono essere i cittadini, attraverso i loro avvocati, a scegliere la tipologia di udienza che secondo loro è più rispondente ai loro interessi. Nessuno potrà mai dirci “tu devi difendere in questo modo”. Lo decidiamo noi».
Flessibilità oraria e digitalizzazione: la ricetta del Ministero della Giustizia
Articolo 83 D.L. 18/2020 – Disposizioni In Materia Di Giustizia Civile E Penale
Posted on 24 Giugno 2020 | by anna
Nella circolare del 12 giugno, il Ministero della Giustizia fornisce indicazioni utili per individuare misure organizzative che consentano la ripresa delle attività amministrative e giudiziarie nonostante il persistere dei limiti imposti dall’emergenza sanitaria.
Di particolare interesse sono gli articoli 3 “Misure organizzative del personale: flessibilità oraria e qualità dei servizi – dal lavoro agile emergenziale al lavoro agile di qualità” e 4 “Misure in tema di digitalizzazione del processo e dei procedimenti amministrativi di competenza degli uffici giudiziari”.
ART. 3 “MISURE ORGANIZZATIVE DEL PERSONALE: FLESSIBILITÀ ORARIA E QUALITÀ DEI SERVIZI – DAL LAVORO AGILE EMERGENZIALE AL LAVORO AGILE DI QUALITÀ”
L’art. 3 sottolinea come il lavoro agile sia stata la modalità ordinaria con cui è stato portato avanti il lavoro del personale amministrativo durante la prima fase dell’emergenza.
Il Ministero dichiara che il passaggio a questa modalità inedita è stato ben accettato, con il 77% del personale degli uffici convertito al lavoro agile.
Questo piccolo successo non deve essere accantonato ma, anzi, sfruttato e migliorato.
In particolare, la circolare invita gli uffici a considerare tutte le altre opzioni contrattuali disponibili e finora poco utilizzati nel settore giudiziario:
– flessibilità oraria,
– turnazioni e orario pomeridiano,
– orario multiperiodale,
– rotazione dei servizi di cancelleria,
– co-working (il lavoro da remoto svolto in un ufficio diverso da quello dove ha sede il servizio).
Il lavoro in presenza non viene affatto lasciato da parte e, anzi, rimane la priorità, ma la ricetta per la ripresa prevede anche il lavoro in remoto e la flessibilità oraria.
Quest’ultima permette una più ampia apertura degli sportelli, in modo da stemperare la presenza degli utenti ed evitare assembramenti.
ALL’ART. 4 “MISURE IN TEMA DI DIGITALIZZAZIONE DEL PROCESSO E DEI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI DI COMPETENZA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI”
Per realizzare quanto detto qui sopra è necessario avere il giusto assetto tecnologico. L’art.4 parla proprio di tecnologia, offrendo ulteriori spunti sull’organizzazione del lavoro.
Innanzi tutto, viene ripreso l’art. 83 del D.l. 18/2020, le cui innovazioni rimarranno in vigore fino al 31 luglio. Tra queste figurano:
– l’introduzione delle notificazioni nel processo penale (sistemi SNT e PECTIAP-document@)
– la remotizzazione delle udienze e delle attività di indagine,
– il deposito obbligatorio degli atti introduttivi nel PCT,
– il pagamento telematico obbligatorio del contributi unificato per il deposito degli atti nel PCT,
– l’avvio del deposito telematico nel processo penale con valore legale per gli atti di cui all’art. 415 bis cpp a partire dal 25 giugno,
– l’inoltro tramite portale NDR delle notizie di reato e dei seguiti per la polizia giudiziaria,
– l’avvio del PCT in Cassazione.
Poi, la circolare si concentra sull’acquisto di pc portatili da distribuire al personale amministrativo e alla magistratura dopo valutazione.
Al momento, il Ministero dichiara che ci sono:
circa 9.000 utenti abilitati sugli applicativi da remoto di tipo amministrativo,
circa 26.000 utenti della piattaforma di e-learning,
circa 45.000 utenti abilitati all’utilizzo di Teams per le videoconferenze e le udienze da remoto.
Nonostante i numeri appaiano positivi, l’utilizzo giornaliero di questi strumenti è, in proporzione, scarso, ad eccezione della piattaforma di e-learning.
Il Ministero si prefigge di distribuire i pc portatili nei singoli uffici valutando la tipologia di dipendente al quale consegnarli, ma anche l’effettivo utilizzo dei software per la remotizzazione. Tutto ciò, in accordo con un piano di smart working basato sulla qualità dei risultati.
Il Ministero invita i capi degli uffici e i dirigenti amministrativi:
– a spingere l’adozione degli strumenti informatici,
– a monitorare l’utilizzo di questi da parte del personale abilitato,
– ad organizzare l’accesso dell’utenza ai servizi tramite tecnologie di uso comune, anche istituendo protocolli in collaborazione con le istituzioni territoriali interessate (i consigli dell’ordine degli avvocati e altre professioni).
Qui il link per leggere l’intero contenuto della circolare.
Pensione avvocato: i contributi solidaristici del 3% sono esclusi dal calcolo
Posted on 22 Giugno 2020 | by anna
Un avvocato muove causa contro Cassa Forense, convinto di aver ricevuto un trattamento pensionistico inferiore a quello che gli spettava. Nel calcolo della somma, infatti, non compaiono i contributi solidaristici del 3%.
Il Tribunale accoglie la domanda, sostenendo che il calcolo della pensione dovesse essere eseguito in base al Regolamento della Cassa, modificato con provvedimento del 31.12.2009, e condanna Cassa Forense a pagare le somme mancanti.
La Cassa ricorre in Appello, dove la sentenza di primo grado viene ribaltata.
Il giudice sostiene che la modifica del regolamento non sia applicabile ratione temporis alla situazione dell’avvocato. A questo va applicata la disciplina della pensione contributiva, come indicata dal Regolamento del 23/07/2004 (riferito ai contenuti della legge n. 335/1995), con l’esclusione dei contributi solidaristici del 3%.
L’avvocato non demorde e ricorre in Cassazione, dove però la situazione non volge a suo favore.
I MOTIVI DEL RICORSO: DOVE SONO FINITI I CONTRIBUTI SOLIDARISTICI?
L’avvocato sostiene:
1) La violazione dei principi di proporzionalità, corrispettività e reciprocità indicati dalla Riforma del sistema previdenziale di cui alla legge n. 335/1995, in relazione all’art. 2 della Costituzione e agli artt. 10,11, 12, 21 della Legge n.576/1980.
2) L’incoerenza del sistema previdenziale di Cassa Forense, che non rispetta i principi indicati nella legge n. 335/1995 e quelli negli articoli 2, 3, 4, 35, 36 e 38 della Costituzione.
3) La violazione e la falsa applicazione degli artt. 10, 11 e 21 della legge n. 576/1980 in relazione al punto della sentenza in cui viene confermata la natura solidaristica del 3% dei contributi versati.
La loro esclusione dal calcolo pensionistico sarebbe contraria ai principi ispiratori del sistema così come confermato anche dalla stessa Cassazione che ne aveva negato la natura solidaristica (5098/2003).
4) La violazione e falsa applicazione dell’art. 21 della legge n. 576/1980 e dell’art. 3 comma 12 della legge n. 335/1995, in relazione al rigetto dell’appello incidentale condizionato proposto per ottenere il ricalcolo della pensione o almeno la restituzione dei contributi del 3% versati.
Nella sentenza n.10866/2020 si conclude che:
-“Il ricorrente è titolare di pensione contributiva ex art. 4 Regolamento generale della Cassa come modificato con delibera del 23 luglio 2004. Tale prestazione deriva dalla contestuale previsione che i contributi versati alla Cassa non sono più restituibili agli iscritti ed ai loro aventi causa, ad eccezione di quelli relativi ad anni non riconosciuti validi ai fini del pensionamento per mancanza del requisito della continuità dell’esercizio professionale (art. 22 della legge n. 576/80). La disposizione regolamentare ha sostituito l’istituto del rimborso dei contributi di cui all’art. 21 della legge n. 576/80 con la pensione contributiva sempre che l’iscritto non si sia avvalso degli istituti della ricongiunzione o della totalizzazione presso altri enti previdenziali, né intenda proseguire nei versamenti alla Cassa al fine di conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia, calcolata con il sistema retributivo ordinario.”
– Secondo la legge n. 335/1995, i contributi solidaristici del 3% non rientrano nel calcolo pensionistico, così come le somme versate a titolo di riscatto o ricongiunzione.
– Il sistema pensionistico descritto dal Regolamento della Cassa Forense non viola i contenuti della legge n. 576/1980 e della legge n. 335/1995. Questo perché il dlgs n. 509/1994 concede a Cassa Forense, anche derogando a norme precedenti e di rango superiore, di disciplinare in autonomia le prestazioni a suo carico, perché dotata di autonomia organizzativa, contabile, amministrativa e gestionale.
Per approfondire, qui il testo originale della sentenza n.10866/2020 della Cassazione.
Trasferisci il tuo studio in Cloud per poter lavorare ovunque, anche da mobile.
Spesso si sente parlare di Cloud…ma cos’è effettivamente e, soprattutto, che utilità può avere nella tua realtà professionale quotidiana?
Se stai pensando che il Cloud sia un concetto troppo complicato per te, ti basti sapere che nella tua vita privata lo stai già utilizzando: i servizi Google (compresa Gmail), Facebook (e quindi anche WhatsApp), o Netflix conservano tutte le informazioni che gli fornisci in un Cloud!
Di per sé, il termine Cloud non rappresenta altro che una “nuvola” – tecnicamente un Server – che contiene dati e servizi.
Nelle formule più complete come la nostra, ti permettono di avere tutte le risorse (programmi, documenti, gestionali ecc.), che conservi nel pc in ufficio e di cui puoi aver bisogno anche al di fuori, sempre con te!
È sufficiente un dispositivo, anche mobile, e una connessione.
In un contesto lavorativo e in circostanze come quelle vissute per l’emergenza Covid, o nel caso di impossibilità di raggiungere il proprio ufficio o, semplicemente, in presenza di questioni urgenti da dover risolvere ovunque ci si trovi, non è sufficiente poter solamente consultare i propri file, senza poterli modificare.
Risulta indispensabile ricreare le condizioni lavorative presenti nel proprio ufficio: può, ad esempio, rendersi necessario stampare un documento per un collaboratore in ufficio che non ha la possibilità di accedere a specifiche informazioni, ma anche inviare una mail, apporre una firma digitale o utilizzare Service 1 per depositare documenti.
Non tutti i Cloud sono uguali: questo dipende dai Server cui fanno riferimento. Esistono dei Server estremamente sicuri, che proteggono i dati inseriti al suo interno più di qualsiasi computer di cui tu ti possa dotare, anche con il miglior antivirus. Purtroppo, invece, spesso anche i servizi di archiviazione più conosciuti e usati (es. Google Drive, Dropbox) non rispettano del tutto la normativa privacy nel modo più stringente.
Scegliendo il nostro servizio di Studio in Cloud, affidi il tuo ufficio a Data Center – ovvero non un singolo Server ma reti di più Server, con processori ad altissima frequenza – Italiani e di nostra proprietà, sicuri ed affidabili, certificati ai massimi standard (Rating 4) secondo ANSI/TIA 942, conformi al GDPR (UE) n. 2016/679, e certificati ISO 27001 e AGID.
Con la nostra soluzione ti diamo, quindi, la possibilità di trasferire tutto il tuo ufficio nei nostri Data Center: ti basteranno pochi click per selezionare quali variabili di risorse infrastrutturali (vCPU, RAM e HD), di rete e di servizi aggiuntivi includere all’interno del cloud.
Potrai utilizzare in modo ottimale ogni contenuto, programma e documento ovunque ti trovi, anche da mobile: ti basterà una connessione Internet per beneficiare dei più elevati livelli di produttività e protezione dei dati, grazie a backup programmati.
Ti stai chiedendo quanto ti costerà tutta questa libertà e la possibilità di eliminare costi e perdite di tempo legati ad aggiornamenti, interventi di manutenzione o imprevisti tecnici? Solo a partire da 99€: potrai scegliere e pagare solo le risorse e i servizi di cui hai bisogno, e avrai la possibilità di modificarli in ogni momento.
Scopri la nostra offerta per lo studio in cloud!