Source: http://lagramigna.blogspot.com/2008/01/
Timestamp: 2017-06-25 08:52:51+00:00
Document Index: 43879723

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 69']

La Gramigna: gennaio 2008
Quarta edizione per l’iniziativa "M'illumino di meno", con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e di Caterpillar, il mitico programma di Radio 2. La manifestazione richiama l’attenzione del grande pubblico sulla Giornata di mobilitazione internazionale per il Risparmio Energetico: spegnere le luci ed ogni dispositivo elettronico non indispensabile dalle ore 18 del 15 febbraio sarà la dimostrazione che lo spreco di energia non è più parte della nostra cultura quotidiana. Tutte le iniziative saranno raccolte e presentate sul sito http://www.caterueb.rai.it/ così da essere un esempio per tutti.
Interrogazione parlamentare sulla discarica La Torre a Teramo
Pubblichiamo l'interrogazione a risposta scritta presentata il 15 gennaio scorso dalla Sen. De Petris. Al Presidente del Consiglio dei Ministri,Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del MarePremesso che:Nelle prime ore del 17 febbraio 2006 nella discarica comunale di Teramo, denominata “La Torre”, si verificava il collasso strutturale dell’impianto che coinvolgeva l’intera massa dei rifiuti abbancata (mc. 450.000) ed il substrato geologico sottostante;La massa di rifiuti, mista a terra e percolato, sprofondava sull’intero fronte dell’impianto, scavalcava l’argine di contenimento posto alla sua base e si riversava nel laghetto sottostante invadendolo completamente, provocando la fuoriuscita di acqua e percolato verso il fosso della Fece ed il Fosso Trentamano, affluenti del fiume Vomano, principale corso d’acqua della Provincia di Teramo;La situazione di grave pericolo di frana per la discarica “La Torre” era già stata segnalata dall’Associazione ambientalista WWF e da un locale Comitato di cittadini. Quest’ultimo, in particolare, aveva segnalato agli organi competenti, compreso il Prefetto di Teramo, la grave situazione di pericolo e ciò sin dall’aprile 2005. Le segnalazioni erano state ripetute più volte fino a poche settimane prima dell’evento franoso, senza che nessun organo ritenesse di dover intervenire;A seguito dell’evento franoso, la magistratura teramana apriva un’indagine e, all’esito di una complessa attività di verifica, in data 30 ottobre u.s., depositava l’avviso della conclusione delle indagini preliminari nei confronti di una serie di soggetti, compresi l’Ing. Carlo Taraschi, l’Ing. Roberto Di Giovanni ed il Dott. Marcello Catalogna. Nei confronti di questi ultimi sono stati ipotizzati i reati di cui agli artt. 476 c.p. e 81 c.p.p. poiché, in qualità di professionisti incaricati dal Comune di Teramo per la redazione dei progetti per la stima della capacità residua della discarica “La Torre”, avevano scientemente riportato dati falsi nei progetti elaborati per come poi fatti propri dal Comune di Teramo e ciò per aumentare, con distinte delibere di Giunta, la volumetria dell’impianto proprio nei mesi immediatamente precedenti il collasso strutturale del medesimo;Stante la gravità del danno ambientale determinatosi con l’evento franoso, peraltro, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 marzo 2006, veniva dichiarato lo stato di emergenza e, con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° settembre 2006, il Prefetto di Teramo veniva nominato Commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti necessari per il superamento della situazione di emergenza presso la Discarica La Torre;Successivamente a tale nomina una delegazione dell’Associazione ambientalista WWF e del Comitato cittadino locale incontrava il Commissario Delegato - Prefetto di Teramo evidenziando, tra l’altro, l’anomalia rappresentata dall’affidamento ai citati l’Ing. Carlo Taraschi, l’Ing. Roberto Di Giovanni ed il Dott. Marcello Catalogna dei primi interventi relativi alla gestione della fase emergenziale. La delegazione sostenne che, viste le indagini avviate dalla magistratura, non fosse certamente opportuno continuare ad affidare ai medesimi progettisti indagati la gestione della fase emergenziale per la messa in sicurezza del sito;Evidentemente il Commissario Delegato - Prefetto di Teramo non era del medesimo avviso, ritenendo, al contrario, necessario doversi continuare ad avvalere di tali soggetti per la messa in sicurezza del sito franato all’esito delle attività dai medesimi svolti e per le quali vi era attività di indagine;Sennonché, all’esito della formale chiusura delle indagini il Comitato cittadino evidenziava nuovamente, con nota del 26 novembre 2007, l’assoluta inopportunità che soggetti sotto indagine da parte della magistratura penale per il crollo della discarica fossero incaricati dal Commissario Delegato - Prefetto di Teramo della messa insicurezza della discarica stessa;Ancora una volta, il Commissario Delegato - Prefetto di Teramo, con propria nota del 3 dicembre 2007, sosteneva di voler continuare ad avvalersi dei progettisti sopra ricordati per rispetto del principio della “presunzione di innocenza”;Tenuto conto anche che tutti e tre i progettisti in questione hanno redatto ulteriore progetto di ampliamento della discarica collassata (per ulteriori mc 600.000) e che uno dei tre progettisti, l’Ing. Carlo Taraschi, risulta essere già rinviato a giudizio in altri due distinti giudizi penali sempre dinanzi al Tribunale penale di Teramo e precisamente in qualità di responsabile tecnico dell’impianto di discarica di Santa Lucia nel Comune di Atri (Teramo) nonché di incaricato della direzione tecnica, del controllo e della gestione dell’impianto di discarica del Comune di Castellalto (Teramo);SI INTERROGAil Ministro per sapere:1) quali sono stati gli interventi posti in essere dal Prefetto di Teramo in conseguenza delle segnalazioni scritte ricevute, in data 4 aprile 2005, in ordine al pericolo di crollo della discarica “La Torre” nel Comune di Teramo, per come avvenuto il successivo 17 febbraio 2006;2) quali sono stati i criteri di scelta dei tecnici incaricati e se il Commissario Delegato - Prefetto di Teramo, al momento della nomina degli stessi, fosse a conoscenza o meno della sottoposizione dei medesimi a procedimento penale e, con riferimento alla posizione dell’Ing. Carlo Taraschi, della sottoposizione ad ulteriori due procedimenti penali sempre per gravi violazioni ambientali inerenti sempre la non corretta gestione di impianti di discarica sempre nel territorio della Provincia di Teramo di propria competenza;3) quali sono stati gli interventi di messa in sicurezza ad oggi effettuati nella medesima discarica, a quanto ammontano i relativi costi e come gli stessi sono stati ripartiti anche con specifico riferimento al pagamento dei tecnici indagati ed incaricati;4) quali siano state le iniziative intraprese dal Commissario Delegato - Prefetto di Teramo per il recupero delle ingenti somme necessarie per la messa in sicurezza dell’impianto collassato come da specifico compito attribuito in sede di nomina;5) se si condivide l’opinione del Commissario Delegato - Prefetto di Teramo in merito all’opportunità che soggetti indagati per il crollo della discarica e nei confronti dei quali dovrebbero essere intraprese azioni di recupero del grave danno erariale, possano continuare ad operare per la messa in sicurezza del sito con vantaggio economico professionale a spese della collettività.
Il Comitato VIA si pronuncia sul megavillaggio Bluserena
Un momento atteso da tanti anni. Ieri, finalmente, il Comitato regionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale ha dato parare sfavorevole alla realizzazione del megavillaggio turistico che avrebbe occupato 85.000 metri quadri tra la battigia e la ferrovia, all’interno della Riserva naturale regionale del Borsacchio nel Comune di Roseto degli Abruzzi.Il “Comitato per la Riserva Naturale del Borsacchio” ed il WWF, che da sempre si battono, insieme a tante altre associazioni e movimenti, contro la localizzazione del megavillaggio all’interno della Riserva, esprimono soddisfazione per la decisione del Comitato che ha riconosciuto come l’intervento prospettato era incompatibile dal punto di vista ambientale ed urbanistico con la tutela di questo tratto di costa stabilita dalla Regione attraverso l’istituzione dell’area protette.“La decisione sulla VIA è un passo importante”, dichiara Fabio Celommi, Presidente del Comitato per la Riserva Naturale del Borsacchio. “Arriva dopo anni di battaglie durante le quali non abbiamo mai smesso di vigilare su questo tratto di litorale. Ora è il momento di dare piena attuazione alla Riserva: in particolare, va accelerato l’iter per l’adozione e l’approvazione del Piano di Assetto Naturalistico dell’area protetta che deve diventare uno strumento di tutela, ma anche di valorizzazione del nostro territorio”.La decisione del Comitato VIA è importante anche perché permette di consolidare la tutela di un altro tratto di costa teramana. “La Riserva del Borsacchio nel Comune di Roseto ed il Parco marino del Cerrano, nei Comuni di Pineto e di Silvi, costituiscono due elementi importantissimi per la tutela di quel poco di litorale rimasto libero nella nostra provincia”, sottolinea Claudio Calisti, responsabile del WWF Teramo. “L’Abruzzo si è sempre concentrato sulla biodiversità delle nostre montagne, istituendo parchi e riserve. Nel farlo si è un po’ trascurata la costa che è stata fortemente urbanizzata. Negli ultimi anni si sta cercando di salvare quel poco di salvabile rimasto. La realizzazione di megavillaggio nella Riserva del Borsacchio avrebbe comportato la definitiva perdita di questa importante area naturale: averlo impedito sarà un vantaggio per la biodiversità, ma anche per gli operatori turistici del comprensorio che potranno aggiungere qualcosa di nuovo e di diverso alla propria offerta”. Pubblicato da
“Il terzo tunnel del Gran Sasso è un'opera superata”. Lo ha detto il Direttore dei Laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso, Eugenio Coccia, a margine di una conferenza stampa convocata per la presentazione dei progetti Por sull’alta formazione.“Il terzo tunnel”, ha aggiunto Coccia, “è ormai superato in favore di un progetto alternativo, tra l’altro molto meno costoso e a impatto ambientale zero, che prevede la creazione di un sovrappasso lungo un centinaio di metri, che collega l’uscita del laboratorio sotterraneo all’altra canna autostradale. Ciò rappresenterebbe una via di fuga in caso di incidente. A noi il terzo tunnel non interessa, a noi interessa la sicurezza”.Le dichiarazioni del Direttore Coccia sono importanti, ma devono tradursi in conseguenti atti concreti.Ad oggi sappiamo che il 12 di febbraio prossimo ci sarà l’udienza davanti al Consiglio di Stato per un ricorso presentato a suo tempo da ANAS, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, Ministero dell’Economia, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Regione Abruzzo contro la sentenza del TAR Abruzzo che nel 2002 bocciò il terzo traforo.Pertanto, al di là delle dichiarazioni sui giornali, se l’INFN non è interessato al terzo traforo del Gran Sasso deve ritirare il ricorso davanti al Consiglio di Stato, esattamente come il WWF chiede di fare a tutti gli altri ricorrenti. In questo modo si confermerà la sentenza del TAR del 2002 e l’autorizzazione del terzo traforo sarà definitivamente bocciata.In quest’ottica appare opportuna l’azione del consigliere regionale Walter Caporale che ha proposto una mozione per il prossimo Consiglio regionale affinché la Regione ritiri il ricorso.Quanto al nuovo progetto del sovrappasso, immaginiamo che esso sarà presentato in maniera ufficiale e trasparente così che tutti gli enti competenti e le associazioni interessate potranno valutarlo e fare le proprie considerazioni ed osservazioni nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge.(L'immagine riproduce il manifesto di una delle tante manifestazioni contro il terzo traforo del Gran Sasso)
L’acqua è un bene esauribile. Le immagini del Po in secca o della terra riarsa dal sole del sud che periodicamente tornano sulle prime pagine sono emblematiche di un’emergenza, quella dell’acqua, che, sull’onda dei cambiamenti climatici, chiama tutti ad una svolta ecologica, culturale e tecnologica, che ponga al primo posto la conservazione e l’uso razionale di questa risorsa preziosa.Per fortuna non siamo all’anno zero nel campo dell’innovazione e tante sono le esperienze positive realizzate anche in Italia. La loro conoscenza e valorizzazione sono fondamentali affinché in tempi rapidi l’azione virtuosa si diffonda sempre più e faccia dell’Italia un paese all’avanguardia in questo campo.Per questo è stato promosso il “Premio Nazionale Pianeta Acqua”. L’obiettivo è dare visibilità alle esperienze migliori che dimostrano come sia possibile evitare gli sprechi di acqua e dell’energia necessaria per utilizzarla.Il Premio riguarda sia esperienze concrete di risparmio idrico nei vari settori di utilizzo (civile, industriale e agricolo) sia esperienze di educazione e comunicazione per sensibilizzare le giovani generazioni e tutti i cittadini ad un consumo più consapevole. Una sezione del premio è dedicata alle esperienze di solidarietà internazionale.“Pianeta Acqua” è promosso dal Forum Nazionale per il Risparmio e la Conservazione della Risorsa Idrica ed è rivolto a istituzioni, public utility, aziende, associazioni, centri di educazione ambientale, ONG, scuole, agenzie di pubblicità e altri soggetti che hanno realizzato azioni finalizzate al risparmio e alla conservazione dell’acqua. La scadenza per partecipare al concorso è il 31 gennaio. Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione consultare il sito www.forumrisparmioacqua.it o contattare la Segreteria Organizzativa Forum Nazionale per il Risparmio e la Conservazione della Risorsa Idrica c/o Centro Antartide in Via Rizzoli 3 - 40125 Bologna (Tel 051 260921 - Fax 051 260922 - info@forumrisparmioacqua.it).
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi presso la sede teramana dell’Associazione, il WWF Abruzzo ha illustrato la situazione relativa al progetto del terzo traforo del Gran Sasso d’Italia.Come si ricorderà, la vicenda si trascina dal 1990, quando l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’ANAS proposero la costruzione di una nuova galleria di circa 6 km e di due nuove sale per i Laboratori sotterranei.Visto il danno ambientale che avrebbero determinato, contro queste opere, previste nella legge n. 336/1990, si è registrata la ferma opposizione da parte della società civile abruzzese e di gran parte del mondo politico ed istituzionale regionale.Nel 2002 il TAR Abruzzo annullò il provvedimento autorizzatorio dell’opera, pronunciandosi sui ricorsi della Provincia di Teramo e del Parco Nazionale Gran Sasso-Laga.A seguito dello sversamento di trimetilbenzene nel Fiume Vomano verificatosi nell’agosto del 2002 durante un esperimento nei Laboratori sotterranei (per il quale i responsabili dei Laboratori patteggiarono nel corso del procedimento penale seguito) e dell’inchiesta della magistratura che evidenziò le gravissime carenze, peraltro da sempre denunciate dal WWF, nel sistema di sicurezza dei Laboratori, nel giugno del 2003 fu dichiarato lo stato di emergenza per l’area del Gran Sasso cui seguì la nomina di un Commissario straordinario, tuttora in carica.Per la messa in sicurezza dei Laboratori, al Commissario furono assegnati anche i 110 miliardi di lire che originariamente erano stati destinati alla realizzazione del terzo traforo.La vittoria davanti al TAR Abruzzo e lo storno dei fondi destinati alla sua realizzazione furono considerati da molti come la fine del terzo traforo. In realtà, come fu evidenziato dal WWF e da altri, fino a quando fosse stata in vigore la legge n. 366/1990 e fino a quando ANAS ed Istituto Nazionale di Fisica Nucleare non avessero rinunciato all’opera, sul Gran Sasso e sul suo acquifero, che dà acqua alla gran parte degli abruzzesi, avrebbe continuato a pendere una vera e propria “spada di Damocle”.E così, visto che più di 5 anni non sono stati sufficienti a modificare la legge che prevede la realizzazione del terzo traforo, oggi ci ritroviamo nella situazione in cui tutto viene rimesso in gioco. Contro la sentenza del TAR del 2002, infatti, è stato presentato ricorso davanti al Consiglio di Stato ed il ricorso si discuterà il prossimo 12 febbraio.In una lettera del dicembre 2007, il Ministero delle Infrastrutture ha scritto all’ANAS ed all’INFN per sapere se vi è ancora l’interesse a portare avanti il ricorso, sottolineando che il Gabinetto del Ministero dell’On. Di Pietro è intenzionato a “proseguire nel giudizio di appello al Consiglio di Stato”.In pratica, è possibile che il Consiglio di Stato ribalti la sentenza del TAR Abruzzo rimettendo in moto la potente lobby “traforista” che partirebbe subito alla ricerca di nuovi fondi.“I vizi procedurali che evidenziò il TAR Abruzzo nella sentenza del 2002 sono assolutamente fondati”, dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo, “per cui anche il Consiglio di Stato non potrebbe non censurarli, ma a nostro parere la vicenda deve essere risolta istituzionalmente, prima ancora che nelle aule giudiziarie. Tutti sanno che il terzo traforo del Gran Sasso è un’opera inutile che finirebbe per dare il colpo mortale ad un acquifero che è stato già fortemente compromesso dalla costruzione dei due tunnel autostradali e dei Laboratori sotterranei dell’INFN. Le forze politiche che negli anni passati si sono opposte a questo progetto oggi sono maggioranza sia al governo nazionale che regionale ed hanno tutte le motivazioni e gli strumenti per mettere fine a questa storia che va avanti da quasi 20 anni. Prima ancora che si giunga davanti al Consiglio di Stato, tutte le Istituzioni coinvolte devono evidenziare in modo netto che l’Italia e l’Abruzzo non hanno alcun interesse a bucare nuovamente il Gran Sasso, nel cuore di un parco nazionale”.Paradossalmente contro la sentenza del TAR Abruzzo del 2002 che bocciava il terzo traforo fecero ricorso anche l’allora Ministero dell’Ambiente e l’allora Giunta Regionale abruzzese. “Oggi, continua Caserta, “sia al Ministero che in Regione siedono persone che a suo tempo combatterono contro questa devastante opera: ci aspettiamo che Regione Abruzzo ed il Ministero dell’Ambiente rinuncino subito al ricorso contro la sentenza del TAR del 2002 e che pongano immediatamente il problema all’attenzione degli altri soggetti coinvolti, ad iniziare dal Ministero delle Infrastrutture e dell’ANAS, affinché anch’essi rinuncino ad uno scempio ambientale annunciato. Del resto la famosa scusa della sicurezza che è stata portata avanti da coloro che volevano il terzo traforo si è dimostrata assolutamente infondata visto che i veri problemi di sicurezza sono venuti proprio dai Laboratori, per i quali è stato nominato un Commissario straordinario che, da quasi 5 anni, sta lavorando, spendendo denaro pubblico, senza peraltro aver mai fatto sapere agli abruzzesi cosa effettivamente stia facendo”.
Importanti decisioni per Atri e Roseto degli Abruzzi
Il WWF ha inviato una nota al Comitato VIA regionale che, nella prossima seduta del 22 gennaio, affronterà due temi particolarmente importanti: l'implementazione della discarica per rifiuti non pericolosi in località Sante Lucia nel Comune di Atri ed il piano di lottizzazione in zona F4 del PRG del Comune di Roseto degli Abruzzi.Su questi progetti, il WWF è intervenuto più volte ed in varie sedi. In vista della riunione del 22 gennaio p.v., l'Associazione ha ribadito quanto segue.Discarica per rifiuti non pericolosi in località S. Lucia.Il sito in questione, posto al di sopra della discarica esistente, non è idoneo alla realizzazione del progetto in esame in considerazione delle caratteristiche dei terreni. In quelle aree, infatti, ed in quelle limitrofe, il PAI ha individuato zone interessate da fenomeni erosivi e di instabilità potenziale dovuta alla natura del suolo e del sottosuolo, alla permeabilità dei terreni ed alle condizioni stratigrafiche. La Carta di Pericolosità regionale individua nell’area una zona P3 (pericolosità molto elevata) e una fascia di terreno interessata da Pericolosità da scarpata.Occorre precisare che i terreni sottostanti, sui quali i 90.000 mc di rifiuti andrebbero a poggiare, sono stati già soggetti a fenomeni franosi nel 1980, come accertato nella Sentenza del Pretore di Atri del 19.6.1987 n. 134, quando vi erano abbancati solamente i rifiuti della discarica comunale.A tal proposito nella nota dell'l’ARTA del 1.6.2007, protocollo n. 4998, si legge: “... dei 72.000 mc residui sarebbe possibile abbancare solo ulteriori 26.000 mc di rifiuti in quanto le condizioni di stabilità dei versanti non consentono un abbancamento dei rifiuti più consistente”.Non solo, il geologo incaricato dal Comune di Atri di redigere il piano di caratterizzazione del sito inquinato della discarica in ampliamento, nei rapporti del dicembre 2007, ha riscontrato l’inquinamento delle acque sotterranee presenti al di sotto dei terreni in questione con il superamento delle soglie dettate dall’Allegato V, parte IV, Tab. 2 del DLgs n. 152/06 nelle concentrazioni del Ferro, Manganese, Piombo e Solfati. Al riguardo il Comune di Atri ha dato seguito alla procedura di cui agli artt. 242 e 304 del DLgs n. 152/06 agli competenti (Regione Abruzzo e Provincia di Teramo), segnalando il grave stato di inquinamento riscontrato.P.d.L. convenzionata in zona F4 di PRG – Riesame.Si tratta del Piano di lottizzazione in località Borsacchio nel Comune di Roseto degli Abruzzi che consentirebbe alla Bluserena SpA di realizzare un mega villaggio turistico su un’area di 85.000 metri quadrati per un totale di 400 camere e 1.200 posti letto.L’intervento ricade all’interno del perimetro della Riserva Naturale Regionale del Borsacchio che è stata istituita con la Legge Regionale n. 6 del 8/2/2005.Il perimetro della Riserva è stato definitivamente approvato con la Legge Regionale n. 34 del 1/10/2007.Sull’importanza naturalistica dell’area, che renderebbe assolutamente non compatibile la realizzazione di un megavillaggio turistico, la scrivente Associazione, al pari di altre associazione di protezione ambientale e dell’Università degli Studi de L’Aquila, si è già espresso pertanto ci si limita a richiamare quanto sostenuto in fase di precedenti osservazioni, sulle quali il Comitato dovrà esprimersi.Ci si limita solo a ricordare che la stessa Regione Abruzzo ha evidentemente ritenuto l’area naturalisticamente rilevante visto che ha provveduto a realizzarvi una riserva naturale di carattere regionale, affrontando in più occasioni in sede tecnica e politica questa vicenda.Ma anche da punto di vista urbanistico, l’opera è irrealizzabile.L’art. 69, comma 19, lettera r) della richiamata Legge Regionale n. 6/2005 e successive modifiche vieta espressamente la realizzazione di strutture ricettive se non previste dal Piano di Assetto Naturalistico.Detto Piano è attualmente in fase di predisposizione.Si ricorda, inoltre, che con ordinanza n. 3881 del 17 luglio 2007 il Consiglio di Stato ha stabilito che la Regione Abruzzo (attraverso il suo Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale, debba garantire la conclusione del procedimento di VIA.E lo dovrà fare, ha ordinato il Giudice Amministrativo, nel rispetto della sopravvenuta normativa ambientale (che nel caso di specie è appunto la richiamata normativa regionale che ha istituito la Riserva regionale sull’area). Alla luce di quanto esposto, il WWF ha richiesto il parere negativo sullo studio di Valutazione di Impatto Ambientale su entrambi i progetti.
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Leggendo il rapporto 2005 dell’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente (ARTA) si vede che le acque del torrente Vibrata nella zona di Corropoli sono in classe 4 (molto inquinato) per quanto riguarda l’Indice Biotico Esteso (I.B.E.) che analizza le specie biologiche di macroinvertebrati presenti. La situazione non è migliore per quanto riguarda il Livello dei Macrodescrittori (L.I.M.), cioè la presenza di nutrienti, sostanze organiche biodegradabili, ossigeno disciolto, inquinamento microbiologico.Stessa classe 4 viene riscontrata nelle falde sotterranee dove, analizzando l’acqua dei pozzi tra Corropoli ed Alba Adriatica, si riscontrano nitrati con concentrazioni molto alte, anche da 114 e da 128 mg/l (i più elevati in Abruzzo), oltre a cloruri e percloroetilene.L’alta concentrazione di nitrati è dovuta principalmente ai fertilizzanti usati nelle coltivazioni agricole ed agli scarichi di attività zootecniche e fognature.Questo stato di inquinamento delle acque superficiali in classe 4 inizia già da Sant’Egidio alla Vibrata, nei cui pozzi sono stati riscontrati anche prodotti chimici usati dalle industrie.Quando le acque del Vibrata raggiungono il mare si creano problemi per la balneazione nei pressi della foce e più in generale per l’eutrofizzazione e la mucillagine. Ciò determina problemi al turismo ed alla pesca delle vongole cui si aggiunge una recente moria di pesci alla foce del Vibrata.Gli interventi da fare sono noti: controllo degli scarichi sul torrente Vibrata e dei depuratori presenti, rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, uso di concimi a basso contenuto di nitrati.
Questa mattina a Teramo, presso la sede del WWF, si è svolta una conferenza stampa del “Comitato per la Riserva Naturale del Borsacchio” e delle Associazioni ambientaliste.Nel corso della conferenza è stato fatto il punto sulla prima area protetta della costa abruzzese che, insieme alla Riserva marina statale di Torre di Cerrano ed al biotopo di Martinsicuro costituisce uno dei pochi tratti di litorale teramano rimasto libero.La Riserva Naturale del Borsacchio è stata istituita con Legge della Regione Abruzzo n. 6 in data 08/02/2005. Il perimetro della riserva è stato definitivamente approvato con Legge della Regione Abruzzo n. 34 in data 01/10/2007.Sono trascorsi quasi tre anni da quando la Riserva è stata istituita, eppure:1) Il Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) non riesce a pronunciare una parola definitiva sul megavillaggio Bluserena che si vorrebbero realizzare all’interno di quest’oasi naturale. Un intervento evidentemente incompatibile con le Norme di Salvaguardia vigenti in loco fino all’approvazione del Piano di Assetto Naturalistico della Riserva. Peraltro, tale comportamento è stato giudicato illegittimo anche dal Consiglio di Stato che, su istanza della società proponente il piano di lottizzazione, con ordinanza n. 3881 in data 17/07/2007, ha ritenuto fondata la domanda della società ricorrente volta ad ottenere la conclusione del procedimento di VIA nel rispetto della sopravvenuta normativa ambientale.2) Il Piano di Assetto Naturalistico affidato al prof. arch. Gianluigi Nigro non è stato ancora riconsegnato al Comune di Roseto degli Abruzzi, nonostante sia decorso il termine massimo per la consegna (dieci mesi). Da notare che nella scelta del professionista l’Amministrazione Municipale ha ritenuto di non affidare l’incarico al Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di L’Aquila che lo avrebbe, peraltro, svolto (come per analoghi incarichi ricevuti) per compensi calcolati sulla base delle tariffe applicate negli studi naturalistici, pari ad € 50.000,00. Un costo quindi di gran lunga inferiore (di quasi cinque volte) rispetto a quello impegnato dall’Amministrazione Municipale, con fondi regionali, per l’attività del prof. arch. Gianluigi Nigro (€ 230.000,00).3) L’Organo di Gestione della Riserva Naturale, da definire entro il mese di maggio 2005, secondo le previsioni della Legge Regionale istitutiva della Riserva, non è stato ancora nominato dal Comune di Roseto degli Abruzzi.4) Il Piano Demaniale del Comune di Roseto degli Abruzzi (cosiddetto Piano Spiaggia, che attualmente è in fase di osservazioni) prevede la realizzazione di nuovi stabilimenti balneari all’interno di due tratti di costa inclusi nel perimetro della Riserva Naturale; in particolare di fronte ai campeggi di Roseto Nord e di fronte alla pineta Mazzarosa. È appena il caso di evidenziare che, secondo le Norme di Salvaguardia vigenti in loco, non è possibile realizzare alcun intervento nell’area naturale se non conforme alle previsioni del Piano di Assetto Naturalistico che attualmente è ancora in corso di preparazione.5) Neppure il Progetto Pilota di Gestione della Riserva, finalizzato all’occupazione di disoccupati ed inoccupati, secondo le previsioni della Legge Regionale istitutiva della Riserva, che il Comune di Roseto degli Abruzzi avrebbe dovuto approvare entro il mese di maggio 2005, è stato redatto. Si evidenzia, in proposito, che i fondi erogati, a tal fine, dalla Regione Abruzzo sono stati però già impegnati.A fronte della situazione descritta, il Comitato e le Associazioni ambientaliste tornano a chiedere che si dia finalmente il via a questa area naturale protetta attesa da anni.È necessario stabilire una volta per tutte che l’area non può ospitare il megavillaggio turistico “Bluserena” per il quale sono state proposte da tempo localizzazioni alternative in parti del territorio del Comune di Roseto già urbanizzato.Il Comune deve sollecitare la consegna del Piano di Assetto Naturalistico delle Riserva anche per poter avviare una fase di confronto su questo importantissimo strumento di pianificazione con quanti da sempre studiano e si sono occupati di difendere questo tratto di costa e che, invece, fino ad oggi non sono stati assolutamente coinvolti.Il Piano spiaggia che il Comune sta realizzando deve essere modificato eliminando qualsiasi nuovo stabilimento all’interno del perimetro della Riserva, rinviando qualsiasi ipotesi di intervento nell’area all’approvazione del Piano di Assetto Naturalistico.Si devono accelerare i tempi per la redazione degli altri due strumenti di gestione della Riserva (Organo di Gestione e Progetto Pilota di Gestione), iniziando a prevedere quale modello di gestione si vuole per l’area protetta, così da farne uno strumento non solo di tutela, ma anche di valorizzazione del territorio.
Eliseo Strinella della Stazione di inanellamento "In volo" dell'Oasi WWF di Diga di Alanno (PE), ci segnala lo spettacolare passaggio di due gruppi separati di gru a distanza di pochi minuti: i due gruppi erano formati da circa 200 individui il primo e da 26 il secondo e dalla costa (Nord-Est) andavano in direzione Majella Morrone (Sud-Ovest).Invitiamo tutti gli interessati di avifauna a visitare il bel sito www.snowfinch.it.
Amianto: la Regione al lavoro per il Piano sullo smaltimento
"Entro tempi celeri, dopo la conferenza Regione-Enti Locali, approderà in Giunta il disegno di legge regionale per l'elaborazione e approvazione del Piano Regionale Amianto". Lo ha annunciato stamane l'assessore all'Ambiente, Franco Caramanico, presentando lo stato della legislazione regionale sullo smaltimento di amianto. "Occorre recuperare il ritardo accumulato dalla Regione dal momento del varo della legge 75 che risale al 1996 - ha sottolineato l'assessore Caramanico - la legge infatti è rimasta sostanzialmente inattuata e adesso s'impone una nuova iniziativa legislativa". L'assessore ha ricordato che con la nuova legislatura si è provveduto ad una delibera della Giunta regionale, del 9 luglio scorso, recante approvazione di linee guida per la realizzazione del piano regionale di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dei pericoli derivanti dall'amianto e del sistema informativo territoriale per la mappatura dei siti della Regione Abruzzo con presenza di amianto e ad una seconda delibera della Giunta regionale, del 29 novembre scorso, per la destinazione di fondi alla bonifica e rimozione di piccoli quantitativi di materiali contenenti amianto. Questa delibera considera il finanziamento ai Comuni per un massimo della metà della spesa ritenuta ammissibile per un quantitativo di materiale contenente amianto, di superficie inferiore ai 30 metri quadrati e di peso inferiore ai 450 chilogrammi. I fondi disponibili ammontano a 700.000 euro. Il disegno di legge regionale, già pronto e consistente in undici articoli, prevede che il Piano Regionale Amianto sia approvato entro 180 giorni dalla legge regionale e dovrà linee di indirizzo generale per protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dell'ambiente per tutelare la salute dei cittadini dai pericoli dell'amianto, che soprattutto in matrice friabile, produce effetti cancerogeni. Inoltre il Piano conterrà norme per erogare contributi a fondo perduto per Comuni e privati finalizzati alla bonifica e allo smaltimento di amianto. Lo stesso Piano stabilisce il principio di una maggiore condivisione delle informazioni in possesso degli enti interessati, cioè Regione, Ausl, Arta e Albo dei Gestori ambientali. E' quindi prevista dal disegno di legge regionale l'istituzione da parte della Giunta regionale di un Gruppo di coordinamento che esamini l'andamento epidemiologico dell'insorgenza di patologie cancerose correlate all'esposizione all'amianto. Lo stesso disegno di legge regionale prevede poi l'istituzione di un Sistema Informativo Territoriale (Sit), presso l'azienda Arta, destinato a gestire la banca dati dei siti. Anche i Comuni dovranno istituire un catasto dei siti da bonificare. Infine l'assessore Caramanico ha reso nota una stima approssimativa del quantitativo totale di amianto censito in Abruzzo, secondo un'indagine risalente a due anni fa. L'amianto in matrice friabile, quello più pericoloso perchè più facilmente inalabile, è stato stimato in 179.591 chilogrammi derivanti dal parco veicolare nel territorio regionale e in 46.524 metri quadrati derivanti dalla presenza di amianto nell'edilizia pubblica e privata. In matrice compatta la stima ha ravvisato la presenza di amianto in 25.177 metri cubi negli opifici, in 11.662 metri cubi nell'edilizia pubblica e privata, in 24.127 metri cubi nelle reti idriche e in 34.447 metri cubi nel settore agricolo, per un totale di 95.413.(REGFLASH)
Il Consiglio comunale di Roseto degli Abruzzi ha adottato con delibera n. 40 del 23 ottobre 2007 il nuovo Piano Demaniale.Il Piano, pubblicato il 21 dicembre 2007, è ora sottoposto alla fase delle osservazioni la cui scadenza è fissata al 20 febbraio 2008. Successivamente, valutate le osservazioni presentate, sarà definitivamente approvato.Il WWF presenterà le proprie osservazioni, nella convinzione che la gestione costiera deve essere basata sulla conoscenza dei valori ambientali presenti sul litorale, abbandonando la visione della spiaggia come mero accumulo di sabbia da modellare a piacimento: la costa è un ambiente dinamico ricchissimo di specie di fauna e flora specializzate e, ormai, rarissime.
L’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha finalmente pubblicato il Piano del Parco, lo strumento di pianificazione dell’area protetta atteso da anni.Dopo la fase del deposito, durata dal 12 novembre al 22 dicembre 2007, entro il prossimo 31 gennaio 2008 tutti (Enti, associazioni, privati cittadini, ecc.) potranno presentare osservazioni al Piano sulle quali il Parco sarà chiamato ad esprimere il proprio parere.Tutte le osservazioni, e le relative risposte, saranno quindi inviate alle Regioni competenti per territorio: Abruzzo, Lazio e Marche, le quali, d’intesa con i Comuni e con lo stesso Ente Parco, entro il periodo di 120 giorni si pronunceranno sulle osservazioni, approvando il Piano del Parco in via definitiva.Dopo il decreto istitutivo del 1995, il Piano del Parco è il momento più qualificante della vita del Parco. Quale strumento sovraordinato, esso sostituirà, ad ogni livello, i piani paesistici, i piani territoriali provinciali, i piani urbanistici e tutti gli strumenti di pianificazione territoriale, ivi comprese le norme di salvaguardia provvisorie contenute nell'atto istitutivo dell’Ente: regole certe a vantaggio della più corretta gestione e della più condivisa partecipazione del territorio alla vita del Parco, rafforzando la visione di questo non già come insieme di limiti e vincoli, ma come concreta occasione di sviluppo per le comunità che vi vivono e vi esercitano le loro attività.
La protesta contro la strage di balene davanti al consolato giapponese di Melbourne in Australia.