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Timestamp: 2018-03-23 03:08:39+00:00
Document Index: 120391561

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 21', 'art. 53', 'art. 47', 'art. 45', 'art. 88', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 87', 'art. 88', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 41', 'art 86', 'art. 50']

Fondo d’Istituto e Contrattazione d’Istituto - di Pietro Trematore
Di pietro trematore giugno 14, 2013
Quanti docenti sanno che nel loro Istituto si svolge annualmente una Contrattazione d’Istituto ? Quanti sanno che esiste una RSU (rappresentanza sindacale unitaria ? Quanti sanno che esiste un FIS (Fondo dell’Isituzione Scolastica ? E quanti sanno come viene suddiviso il FIS tra tutto il personale e per quali attività?
Il fondamento per la costituzione dell’attuale Fondo d’istituto, è stato rappresentato Fondo Incentivante , istituito con il Contratto del 1987 , il cui ammontare e i cui destinatari, peraltro, non erano chiari agli addetti della scuola.
L’Accordo collettivo quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni e la definizione del relativo regolamento elettorale del 7 agosto 1998 introducono nella scuola le RSU, in contemporanea con l’istituzione dell’autonomia scolastica che è stato il risultato di un lungo cammino delineato dal D.lgs 29/93 meglio conosciuto come privatizzazione del pubblico impiego .
Nel 2000 si sono svolte le prime elezioni.
La contrattazione integrativa d’istituto con cadenza annuale è entrata nella vita delle scuole a decorrere dal CCNL 24/7/2003 che nell’art. 3 comma 1 così enuncia : “Il sistema delle relazioni sindacali , nel rispetto delle distinzioni dei ruoli e delle rispettive responsabilità dell’amministrazione scolastica e dei sindacati , persegue l’obiettivo di contemperare l’interesse dei dipendenti al miglioramento delle condizioni di lavoro e alla crescita professionale con l’esigenza di incrementare l’efficacia e l’efficienza dei servizi prestati alla collettività . Esso è improntato alla correttezza e trasparenza dei comportamenti”.
L’autonomia scolastica, istituita con l’art. 21 della legge n° 59 del 1997, consente ad ogni singolo istituto di ampliare e di organizzare il servizio e le attività secondo le esigenze degli alunni e delle famiglie, utilizzando al meglio le professionalità del personale docente e ATA, rispondendo alle richieste culturali del territorio, modificando sia gli impegni e le modalità di prestazione del servizio da parte del personale, sia l’organizzazione del lavoro all’interno dei singoli istituti.
Si introducono per la prima volta nella scuola la retribuzione accessoria, il principio della responsabilità ed il concetto di flessibilità: la scuola non si limita più ad attuare programmi e a trasmettere contenuti, ma diventa titolare dell’offerta formativa nel territorio in cui opera.
È a questo punto che interviene la contrattazione di istituto, che stabilisce modalità e criteri per accedere alla retribuzione accessoria, garantisce trasparenza e partecipazione nell’assegnazione dei compiti, degli incarichi, dei turni e delle responsabilità del personale e sostiene il modello
di autonomia.
Non è ipotizzabile attribuire incarichi senza criteri ed è evidente l’opportunità di avere un quadro condiviso e partecipativo nella gestione del personale.
La destinazione delle risorse è definita in due documenti fondamentali che la RSU deve conoscere fin dall’inizio della trattativa:
1. la delibera del Collegio dei docenti che stabilisce le iniziative di tipo didattico (curriculari ed extracurricolari ) da svolgere nel corso dell’anno scolastico in favore degli alunni o dei cittadini del territorio nonché tutte le attività funzionali all’insegnamento (le commissioni , i referenti e le funzioni strumentali )e da retribuire con il fondo di istituto sulla base delle linee d’indirizzo del Consiglio d’Istituto. A questo stesso CD, il dirigente presenta il piano delle attività ordinarie e aggiuntive dei docenti che il Collegio può approvare o meno. L’insieme di queste deliberazioni diventa parte integrante del Piano dell’Offerta Formativa (POF) che successivamente il CI adotta. (si tratta –in buona sostanza- della parte didattica del POF);
2. il piano annuale delle attività del personale ATA che il DSGA –sentito il personale- propone su tutta la materia inerente l’organizzazione del lavoro e l’articolazione dell’orario e che il dirigente adotta dopo aver verificato la congruenza rispetto al POF (art. 53 del CCNL); il piano definisce gli incarichi ed i servizi da retribuire con il fondo di istituto e con le risorse dell’art. 47 del CCNL.
Il piano deve indicare in modo analitico :
a)Il progetto /attività /servizio da svolgere nell’arco di un periodo determinato
b) I dipendenti o gruppi di dipendenti collegati all’attività che dovranno svolgere
c) Le ore necessarie per ogni dipendente e per ogni attività
d) Il costo totale lordo
Il piano proposto deve tenere conto delle esigenze connesse alla programmazione effettuata dagli organi collegiali e dal piano generale delle attività di funzionamento della scuola .
La RSU ha diritto d’informazione preventiva e successiva sui nominativi del personale utilizzato nei progetti/attività retribuiti con il fondo d’istituto e sulla verifica d’attuazione della contrattazione e sull’utilizzo delle risorse.
Con il contratto di istituto, la RSU ed il dirigente scolastico trovano l’accordo per:
- la definizione dei criteri e delle modalità di assegnazione al personale docente e ATA delle attività e degli incarichi stabiliti nei due documenti sopra indicati;
- la determinazione dei compensi forfettari nei casi previsti dal CCNL (funzioni strumentali, compenso a 2 collaboratori del dirigente, ecc.).
Oggetto di un contratto d’istituto , tra le altre materie e secondo quanto previsto dal CCNL 29/11/2007 , è la fissazione di “Criteri per la ripartizione delle risorse del fondo d’istituto e per l’attribuzione dei compensi accessori , ai sensi dell’art. 45 , comma 1 , del D.lgs n 165/2001, al personale docente, educativo ed ATA , compresi i compensi relativi ai progetti nazionali e comunitari “.
Il fondo è finalizzato a retribuire le prestazioni rese per sostenere l’autonomia scolastica , con particolare riguardo alle esigenze che emergono dalla realizzazione del POF e dalle sue ricadute sull’organizzazione complessiva del lavoro nonché del servizio.
I compensi accessori per le attività dei docenti sono definiti dall’art. 88 del CCNL.
Nel primo capoverso vengono riportati i parametri che definiscono equità e qualificazione della spesa, in particolare, il principio del rispetto del “ragionevole equilibrio tra le diverse componenti della retribuzione” e quello di “evitare una preponderanza degli impegni aggiuntivi rispetto a quelli ordinari”. Il Fondo d’istituito va utilizzato, quindi, per favorire la “flessibilità nella didattica” e istituire “ore aggiuntive, di recupero e potenziamento”.
Inoltre, l’articolo chiarisce inequivocabilmente quali attività si possono retribuire in sede di contrattazione, attività che devono essere “in correlazione con il P.O.F., su delibera del Consiglio di circolo o d’istituto, il quale, a tal fine, acquisisce la delibera del Collegio dei docenti”.
Questo punto elimina la discrezionalità del dirigente nel retribuire arbitrariamente alcuni docenti e definisce quali attività e compensi possono essere oggetto di contrattazione.
Quindi le risorse economiche riguardanti le singole istituzioni scolastiche sono :
-il fondo di istituto
- le funzioni obiettivo
- il fondo per il personale ATA previsto nell’art. 47 del CCNL
- le risorse per l’aggiornamento
-fondo per aree a rischio
-Incarichi di particolare responsabilità, rischio o disagio del personale ATA (art. 47 CCNL)
-Risorse complementari per attività di educazione fisica (art. 87 CCNL)
-Risorse derivanti da finanziamenti di progetti UE (PON)
-Risorse L. 440/97 sostegno all’autonomia
Tutte le risorse non FIS sono identificate come MOF (miglioramento Offerta Formativa ) e non sono contrattabili e lo sono parzialmente
Con il FIS si retribuiscono secondo quanto riportato nell’art. 88 del CCNL :
-Flessibilità didattica ed organizzativa (art. 86 ,a )
-Attività aggiuntive d’insegnamento (art. 86,b)
-Attività aggiuntive funzionali all’insegnamento oltre le 40 ore (art. 86, c)
-Collaboratori del Dirigente
-Ore aggiuntive di Tutor per Tirocinio Didattico (art. 41)
-Ore eccedenti ed intensificazione personale ATA (art 86 d e art. 50)
L’importo complessivo per ogni Istituzione viene determinato secondo parametri standard riportati in un ‘apposita sequenza contrattuale .
Il FIS avrebbe dovuto rappresentare un mezzo , seppur transitorio , per compensare situazioni di impegno lavorativo differenziato ,relativamente all’attuazione dell’Autonomia Scolastica nelle diverse realtà scolastiche , per il tramite della Contrattazione d’Istituto .
Avrebbe dovuto essere un ulteriore strumento di democrazia diretta che andava ad affiancare e supportare gli altri strumenti di gestione democratica della scuola ma che di fatto è stato un ulteriore fallimento così come per gli Organi Collegiali .
La contrattazione integrativa si è rilevato un altro strumento a servizio della Dirigenza e della sua Corte e a loro uso e consumo .
In molte Scuole probabilmente i lavoratori non si accorgono nemmeno della loro presenza o dell’esistenza di una RSU ; lavoro volontario non retribuito ed ingrato che spesso diventa preda di chi già fa parte dell’orbita del potere del D:S. e andrà a spartire il FIS e il MOF come un bottino depredato da occultare ai più .
Ma anche in Istituti dove esiste una RSU in buona fede i componenti si sottopongono supini alle volontà del Dirigente subendone l’influsso per ignava o per non perfetta conoscenza delle norme o per timori gerarchici .
La contrattazione per remunerare con la maggior parte delle risorse solo pochi “eletti” e sempre loro “soliti noti” , nonostante le risorse siano sempre meno , e lasciando alla più vasta platea di docenti e personale ATA solo le briciole e spesso nemmeno quelle perchè gli incarichi disponibili non vengono pubblicizzati ed ecco che si concentrano in pochi personaggi che , trascurando gli impegni didattici istituzionali , cumulano incarichi su incarichi raggiungendo cifre raguardevoli , sopravvalutando pochi e svalutando tutti gli altri; sminuendo anche il significato di “merito” e “professionalità” e trascurando di compensare ed incentivare il vero impegno didattico .
Ed ecco che ci ritroviamo ,sovente, in scuole gestite come “aziende a conduzione familiare “ in cui prevale l’interesse privatistico e personale in cui prevale il libero arbitrio piuttosto che il rispetto delle regole che vengono scavalcate con non curanza e senza rispetto per gli altri e dove la RSU è più simile ad un club privato o ad un semplice quanto inutile adempimento burocratico e trasformando la contrattazione in una farsa .
Ma anche nelle migliori delle ipotesi e cioè lì dove la RSU abbia le più sane intenzioni ci si ritrova spesso a controbattere l’arrogante potere del D.S. e a subirne in modo inerme le volontà non avendo altri strumenti per opporsi . Insomma una democrazia zoppa e incompiuta che non possiede armi per essere attuata in opposizione ad un potere invadente che può essere mitigato solo da una controparte illuminata.
Se è vero che la scuola rappresenta un modello in scala della società è evidente che nella scuola italiana vengono riprodotte le stesse logiche e dinamiche relazionali fatte di procedure poco chiare , trasparenti e condivise nonostante le normative sulla trasparenza, pubblicità degli atti e sulla gestione democratica che dovrebbero comunque essere alla base di una società compiutamente democratica . Ci ritroviamo invece sempre con le solite logiche di potere messe in atto da parte delle Dirigenze che continuano a considerare il loro ruolo più consono ad una gerarchia burocratico- militare , retaggio di un passato non troppo lontano, piuttosto che ad una reale attività di leader riconosciuto ed accettato che governa senza imposizioni autoritarie ed arroganti oppressioni .
A tutto questo si aggiunga che il FIS oltre a sottopagare ,con compensi da bassa manovalanza, attività che comunque docenti e non docenti svolgono ,a prescindere ,andando ben oltre a quanto dovuto, induce il personale scolastico a delle meschine “guerre tra poveri” distraendo e distogliendo risorse e volontà dai veri problemi e dal reale buon funzionamento della scuola e creando ulteriori disparità , ingiustizie e notevoli tensioni interne con conseguente conflittualità.
Sarebbe giusto ed opportuno eliminare il FIS che da strumento valorizzazione delle risorse umane è diventato mezzo di ingiustizia e di disagio che affossa le iniziative migliori esaltando l’arrivismo , la piaggeria e il servilismo e facendo confluire nel Contratto Collettivo tutte le possibili attività attraverso la definizione di un tempo scuola , non vincolandolo alle sole teoriche, forvianti e riduttive ore d’insegnamento e indicando esattamente gli importi ,per ulteriori e meglio specificate attivate al fine di evitare il libero arbitrio e le libere interpretazioni; considerando anche che la contrattazione d’istituto , applicata in particolare ai docenti , contiene in sé una ambiguità che è l’assimilazione di ente pubblico ad un’azienda privata per cui il dirigente scolastico diventa per impropria analogia il datore di lavoro e di conseguenza anche gli insegnanti vengono percepiti giuridicamente come operai al servizio della dirigenza .
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