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Timestamp: 2018-03-20 09:53:16+00:00
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Il pericolo deve essere concreto per esperire l’azione di manutenzione – Note giurisprudenziali | Rivista di diritto civile
marzo 2018 | Anno III – n. 23
ISSN 2531-7229
Il pericolo deve essere concreto per esperire l’azione di manutenzione
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Cassazione civile, sez. II, del 5 febbraio 2016, n. 2291
Note giurisprudenziali – anno I – n. 1
La Corte di Appello di Bologna rigettava l’appello avverso la sentenza del Tribunale di Ferrara, in quanto non rilevava alcuna attività idonea a turbare il possesso dell’attore, a causa dell’apertura di porte basculanti, al fine di accedere all’autorimessa.
Secondo la Corte di Appello non era configurabile alcuna turbativa al possesso degli appellanti. La difficoltà di potere parcheggiare le automobili nello spazio antistante, a causa della possibilità del passaggio dei veicoli diretti alla proprietà dell’appellato, non avrebbe alterato il possesso dell’area cortiliva.
Avverso la sentenza della Corte di Appello è stato proposto ricorso per Cassazione.
Con la sentenza n. 2291/2016, la suprema Corte è intervenuta sull’argomento relativo alla tutela del possesso e sull’azione di manutenzione (art. 1170 cod. civ.).
Il ricorso in Cassazione era basato su tre motivi: Violazione e falsa applicazione dell’art. 1170 cod. civ., in relazione all’art. 360 cod. proc. civ.., n. 3; Violazione e falsa applicazione dell’art. 1065 cod. civ., in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., n. 3; violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. Omessa pronuncia sul secondo motivo dedotto nell’atto d’appello, in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., n. 4.
Secondo i ricorrenti, sarebbe possibile appellarsi alla tutela possessoria anche semplicemente in presenza di un astratto pericolo di pregiudizio del possesso.
Il ricorrente ha argomentato e ritenuto possibile l’esercizio preventivo dell’azione di manutenzione, in previsione del potenziale ed ulteriore comportamento lesivo del possesso, considerato che l’apertura di porte basculanti si tradurrebbe in una precisa volontà di transito nell’area protetta.
A sostegno di tale posizione, i ricorrenti hanno fatto riferimento a due orientamenti giurisprudenziali, ma entrambi non aderenti pienamente al caso. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la ratio decidendi era basata su una circostanza che autonomamente considerata era sufficiente a determinare la lesione, in quanto l’uso dell’oggetto instastallato era totalmente riservato alla parte, così rendendo possibile in ogni momento la lesione temuta.
Nella seconda vicenda si trattava di verificare se dalla posizione delle fondazioni e dell’ampiezza dello scavo, entrambi rispetto al confine, si potesse già dedurre una lesione attuale, nonché una conseguente lesione futura alla posizione tutelata.
In entrambi i casi citati, il pericolo era del tutto concreto ed andava specificamente apprezzato e valutato.
La Corte ha censurato tale argomentazione e per l’effetto ha rigettato il ricorso, precisando che al fine di integrare il presupposto per l’azione di manutenzione del possesso, di cui all’art. 1170 cod. civ., non può considerarsi come sufficiente un pericolo astratto, ma bisogna che sia presente un pericolo serio e concreto.
In relazione a tale decisione sembrerebbe che l’orientamento delle Giurisprudenza di legittimità è quello dell’apertura, seppur cauta, verso l’azione di manutenzione di tipo preventivo. Il pericolo astrattamente considerato, infatti, non può consentire la tutela possessoria, in quanto bisogna che si verifichi un serio e concreto pericolo.
Antonio Marchetta
AA.VV., Diritto civile, II, Giuffrè, Milano, 2009, pp. 139 ss;
R. MAZZON, Il possesso. Usucapione, azioni di reintegrazione e di manutenzione, denuncia di nuova opera e di danno temuto, Cedam, Milano, 2011.
art. 1170 Azione manutenzione possesso
Principio di proporzionalità e sanzioni disciplinari
Nessun automatismo nell’attribuzione del cognome al figlio minore, ma valutazione in concreto nell’evitare un danno alla personalità sociale
Avvocato, laureato in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo discutendo una tesi sull'imposizione tributaria e il federalismo fiscale. Ha conseguito, nella stessa università, la laurea in scienze della pubblica amministrazione con una tesi sul ruolo del revisore dei conti nell'ente locale. Specializzato nella consulenza legale sia per le aziende, sia per i privati. Giornalista pubblicista.
antonio.marchetta@notegiurisprudenziali.it
Il rigetto della domanda possessoria non può avere...
16 agosto 2016 alle 19:09
Grazie per il contributo, era esattamente il commento a sentenza che cercavo. Segnalo, per completezza, la sentenza n. 14868 del 2000.
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