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Timestamp: 2019-11-18 13:19:58+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 28', 'sentenza ', 'art. 1269', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28']

TRATTENUTA SUL SALARIO DEI CONTRIBUTI SINDACALI IN FAVORE DI ORGANIZZAZIONI SINDACALI NON FIRMATARIE DEL CONTRATTO COLLETTIVO. NECESSITA` DEL CONSENSO DEL DATORE DI LAVORO. CASS., 3 GIUGNO 2004, N. 10616
Il rifiuto del datore di lavoro di effettuare, su richiesta del lavoratore, le trattenute sindacali sulla busta paga in favore di un sindacato non firmatario del contratto collettivo regolante la materia, non configura una condotta antisindacale, avverso la quale sia azionabile il rimedio di cui all'art. 28 dello Statuto dei lavoratori, atteso che, da un lato, la rilevanza esclusiva della volont� del singolo lavoratore finirebbe per comportare un ingiustificato ridimensionamento della contrattazione collettiva e che, dall'altro, l'ammissione di una cessione parziale del credito a prescindere dalla volont� del datore di lavoro (debitore ceduto) determinerebbe a carico di quest'ultimo oneri aggiuntivi, derivanti dal pagamento frazionato a pi� soggetti.
Con sentenza 3 giugno 2004, n. 10616, la Corte di Cassazione � tornata a pronunciarsi in merito all'eventuale antisindacalit� del comportamento del datore di lavoro che si rifiuti di effettuare le trattenute sindacali sulla busta paga in favore di un sindacato non firmatario del contratto collettivo applicato.
In forza della tesi sin dall'inizio sostenuta da Confindustria, l'eliminazione della fonte legale del diritto delle associazioni sindacali a che il datore di lavoro trattenga dalla retribuzione i contributi che i lavoratori intendono loro versare, se, da un lato, non ha inficiato la validit� del sistema di riscossione dei contributi mediante trattenuta sulla retribuzione regolato da clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro, dall'altro ha prodotto effetti di non trascurabile rilievo nei confronti delle organizzazioni sindacali non firmatarie (neppure per adesione) dei contratti collettivi, alle quali � concessa la sola possibilit� di far ricorso alle norme generali del codice civile in materia di "delegazione di pagamento" (v. AIB Notizie n. 35/1995, pagg. 11 e segg.).
Tale istituto � regolamentato dagli artt. 1269 - 1271 c.c.. In forza dell'art. 1269 c.c., in particolare, "se il debitore [lavoratore] per eseguire il pagamento ha delegato un terzo [datore di lavoro], questi pu� obbligarsi verso il creditore [organizzazione sindacale], salvo che il debitore l'abbia vietato. Il terzo delegato per eseguire il pagamento non � tenuto ad accettare l'incarico, ancorch� sia debitore del delegante. Sono salvi gli usi diversi".
Tale tesi � avversata da coloro che ritengono che la fattispecie in commento sia da ricondurre pi� propriamente allo schema della "cessione del credito", di cui agli artt. 1260 c.c. e segg.. In tale ipotesi, in particolare, ai sensi degli artt. 1260, comma 1, e 1264, comma 1, c.c., "il creditore [lavoratore] pu� trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore [datore di lavoro], purch� il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge" e "la cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l'ha accettata o quando gli � stata notificata".
In base alle disposizioni codicistiche citate, quindi, l'obbligo in capo al datore di lavoro di trattenere e versare i contributi sindacali ad organizzazioni non firmatarie del contratto collettivo applicato pu� intendersi subordinato o meno al suo preventivo consenso a seconda che si accolga l'una piuttosto che l'altra impostazione: mentre nella prima ipotesi ("delegazione di pagamento") il medesimo potrebbe legittimamente rifiutarsi di accettare l'incarico di versamento, infatti, nella seconda ("cessione del credito") la volont� aziendale � da ritenersi del tutto irrilevante.
La tesi confederale ha ricevuto un primo conforto giurisprudenziale con la sentenza 3 febbraio 2004, n. 1968, mediante la quale la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha ricondotto la fattispecie in parola allo schema della "delegazione di pagamento" (v. AIB Notizie n. 13/2004, pagg. 111 e segg.).
Nella sentenza in analisi, il Supremo Collegio ha ribadito l'insussistenza di un obbligo, in capo al datore di lavoro, di trattenere dalla busta paga i contributi sindacali a favore di organizzazioni sindacali non firmatarie del contratto collettivo e, conseguentemente, escluso che il rifiuto dell'azienda di operare dette trattenute configuri un comportamento antisindacale, punibile ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori.
A detta della Cassazione, ricondurre la fattispecie in esame allo schema giuridico della "cessione del credito", con conseguente irrilevanza della volont� del debitore/datore di lavoro, comporterebbe, in primo luogo, un ingiustificato ridimensionamento della contrattazione collettiva (in quanto le organizzazioni sindacali non firmatarie od il singolo prestatore d'opera potrebbero "obbligare" il datore di lavoro ad effettuare le ritenute in parola a prescindere da un accordo contrattuale tra le parti sociali) e, in secondo luogo, eccessivi oneri aggiuntivi (in termini pecuniari ed organizzativi) a carico dell'azienda (che, pur in assenza di un'esplicita disposizione normativa in tal senso, si troverebbe costretta ad operare dei pagamenti frazionati a pi� soggetti).
Gi� la Corte Costituzionale, con la sentenza di ammissione dell'iniziativa referendaria volta all'abrogazione dei commi 2 e 3 dell'art. 26 citato (Corte Costit., 12 gennaio 1995, n. 13), aveva dichiarato che l'intento abrogativo consisteva nella volont� di eliminare la "base legale" del diritto delle associazioni sindacali alla trattenuta dei contributi di loro spettanza e del correlativo obbligo del datore di lavoro di intermediazione, per "restituire la materia all'autonomia privata e collettiva".
Secondo la Corte, pertanto, un'interpretazione della normativa di riferimento che ponesse nell'irrilevanza la volont� del datore di lavoro di operare o meno le ritenute dei contributi sindacali contrasterebbe, oltre che con il generico principio di buona fede, anche con la volont� popolare espressa nel referendum abrogativo di rimettere la materia all'autonomia contrattuale.
Nella fattispecie che ha dato luogo al pronunciamento della Cassazione, un'azienda metalmeccanica era stata convenuta in giudizio per aver omesso di versare ad un'associazione sindacale non firmataria del contratto collettivo applicato i contributi attribuitele dagli aderenti. Il Pretore aveva dichiarato l'antisindacalit� di tale condotta (e, in forza del disposto di cui all'art. 28 dello Statuto dei lavoratori, condannato la societ� alla cessazione della stessa), ed il Tribunale aveva rigettato l'appello proposto dall'azienda, ritenendo che, pur nell'assetto normativo conseguente all'abrogazione dei commi 2 e 3 dell'art. 26 della legge n. 300/1970, il lavoratore potesse avvalersi dell'istituto negoziale della "cessione del credito" per consentire la trattenuta dei contributi a favore della propria organizzazione sindacale. Sulla base delle motivazioni suesposte, pertanto, la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal datore di lavoro avverso la sentenza di merito citata, e revocato il decreto emesso dal Pretore con il quale la societ� era stata condannata alla cessazione del comportamento considerato antisindacale.
In base all'impostazione seguita dalla Corte di Cassazione nella sentenza esaminata, in presenza di organizzazioni sindacali:
firmatarie del contratto collettivo applicato: i contributi sindacali dovranno essere trattenuti e versati sulla base dell'obbligo in tal senso eventualmente previsto in sede di contrattazione collettiva;
non firmatarie del contratto collettivo applicato: il datore di lavoro potr� ritenersi tenuto all'obbligo di trattenuta e versamento dei contributi sindacali solo in quanto abbia accettato la delega di pagamento inviata dal lavoratore.
E' da notare, tuttavia, che tale tesi, gi� condivisa nella citata sentenza n. 1968/2004, � stata contrastata in Cass., 26 febbraio 2004, n. 3917, secondo cui, in particolare:
pur a seguito del referendum del 1995, non esiste alcun divieto di riscossione delle quote associative sindacali a mezzo di trattenuta operata dal datore di lavoro, essendo semplicemente venuto meno il relativo obbligo;
� del tutto legittimo che i lavoratori, nell'esercizio della propria autonomia privata (collettiva ed individuale), attraverso lo strumento della "cessione del credito" in favore del sindacato ovvero la "delegazione di pagamento", richiedano al datore di lavoro di trattenere sulla retribuzione i contributi sindacali da accreditare al sindacato stesso;
in quest'ultima ipotesi, il comportamento omissivo del datore di lavoro che rifiuti di effettuare detti versamenti si configura come antisindacale, in quanto pregiudizievole per l'acquisizione da parte del sindacato dei mezzi di finanziamento necessari allo svolgimento dell'attivit�, e perci� ricade nella tutela inibitoria di cui all'art. 28 dello Statuto dei lavoratori.
Al fine di una soluzione definitiva di detto contrasto giurisprudenziale, quindi, � auspicabile che la questione venga rimessa all'esame delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.