Source: http://www.anolf.it/archivio/circolari/mlps_circ_25_4_07_2007.htm
Timestamp: 2019-09-22 16:25:30+00:00
Document Index: 79481989

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 61', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 2222']

Ministero del Lavoro: Circolare del 4/07/2007 n. 25
Prot. n. 25/I/8906
e, p.c. Alla Provincia Autonoma di Bolzano Bolzano
OGGETTO: art. 36 bis, comma 7, D.L. n. 223 del 2006 (conv. da L. n. 248/2006) - istruzioni operative al personale ispettivo.
I dubbi deriverebbero dalla circostanza che tale comportamento già integra gli estremi della fattispecie penale di cui all'art. 22, comma 12, del D. Lgs. n. 286/1998.
Quest'ultima disposizione, come è noto, punisce " il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi di soggiorno previsto dal presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, per il rinnovo. Revocato o annullato (…) con l'arresto da tre mesi ad un anno e con l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato".
La tutela di diversi interessi giuridici coinvolti in una determinata fattispecie, in altri termini, non sempre è assicurata dalla prevalenza dalla sanzione penale rispetto a quelle di altra natura.
Alla luce di quanto sopra, si ritiene perciò compatibile l'applicazione della maxisanzione in concorrenza alla sanzione penale di cui al D.Lgs. n. 286/1998, atteso che le due disposizioni sono solo parzialmente coincidenti in quanto volte a tutelare diversi beni giuridici.
A riguardo, può essere utile rammentare come la tecnica normativa analoga è stata già utilizzata in altri precedenti legislativi quale l'art. 2 della L. n. 1396/1960,in cui era previsto il cumulo - e non l'esclusione - della sanzione amministrativa relativa alla disciplina del collocamento unitamente a quella penale per interposizione, a fronte di un unico comportamento illecito.
Applicabilità della maxisanzione in caso di impiego di lavoratori autonomi.
Premesso che l'impiego dei prestatori di lavoro autonomo sia "genuino", ne risulta che la maxisanzione è applicabile con riferimento all'utilizzo di forme contrattuali quali: il co.co.co, il co.co.pro., le prestazioni occasionali di cui all'art. 61, comma 2, del D. Lgs. n. 276/2003 (mini co.co.co.), l'associazione in partecipazione con apporto di lavoro, qualora non siano adempiuti i correlativi obblighi di documentazione formale (ad es. iscrizione a libro matricola o alla gestione separata INPS).
Si ritiene applicabile la maxisanzione anche nelle ipotesi di rapporti di lavoro di collaboratori familiari che, partecipando con carattere sia di abitualità che di prevalenza al lavoro aziendale (L. 613/1996; L. 662/1996), siano inquadrabili come "coadiuvanti" delle imprese familiari e conseguentemente soggetti all'obbligo di iscrizione nel libro matricola (artt. 1, 4 n. 6 e 20, D.P.R. 1124/1965).
Lo stesso dicasi per i coadiuvanti delle imprese artigiane (L443/1985; L. 133/1997; L. 57/2001), che devono essere iscritti alla gestione speciale INPS e per i soci di attività commerciale che, ai sensi dell'art. 4, n. 7 D.P.R. 1124/1965, sono tenuti all'iscrizione nel libro matricola.
Inoltre, anche la prestazione lavorativa resa dal socio dell'impresa artigiana che partecipi con carattere di abitualità e prevalenza al lavoro aziendale ai sensi della L. 613/1966 e L. 662/1966 già citate e tenuto all'iscrizione alla gestione speciale INPS ai sensi della normativa vigente (L. 44381985; L. 133/1997; L. 57/2001) è sanzionabile ai sensi del disposto dell'art. 36 bis, qualora si riscontri che siano stati adempiuti i prescritti obblighi documentali.
Nel caso in cui il committente ricorra a prestazioni da parte del lavoratore autonomo di cui all'art. 2222 c. c., sia esso artigiano o non, nell'ipotesi in cui le citate prestazioni siano realmente di natura autonoma, non trova evidentemente applicazione la maxisanzione qualora il prestatore non risulti iscritto né al registro delle imprese né all'albo delle imprese artigiane, in quanto tali obblighi gravano esclusivamente sul prestatore di lavoro e non sul committente che si avvale delle relative prestazioni professionali.
· nell'ipotesi in cui la condotta illecita sia posta in essere da due o più trasgressori in successione tra loro, la maxisanzione va applicata a ciascuno di essi secondo le seguenti modalità:
a) L'importo della sanzione va addebitato a ciascun trasgressore,
b) la maggiorazione di 150,00 al giorno sarà imputata a ciascun trasgressore proporzionalmente al periodo di commissione del fatto illecito;
· stante la natura permanente dell'illecito in questione, nel caso in cui venga accertato che la violazione in parola sia cessata all'entrata in vigore dell'attuale regime sanzionatorio (12 agosto 2006), la maxisanzione, ivi compresa la maggiorazione di 150,00giornalieri (in quanto trattasi solo di un criterio di quantificazione dell'importo sanzionatorio), va applicata a tutto il periodo oggetto di trasgressione, ovvero quello compreso tra la data di inizio e quella di cessazione della condotta illecita;
· ai fini della sanzionabilità della condotta illecita, non è indispensabile che il rapporto di lavoro sia necessariamente in nero al momento dell'accertamento, potendo, al contrario, risultare in nero un qualunque periodo antecedente alla data dell'accertamento nel limite massimo di cinque anni precedenti (limite prescrizionale dell'illecito).
Ciò comporta che, anche nel caso di riscontro di una posizione lavorativa regolare, qualora emergano precedenti prestazioni in nero dello stesso lavoratore, trova applicazione il regime sanzionatorio in vigore al momento della cessazione della condotta illecita, ovvero l'attuale, qualora la stessa si sia conclusa comunque dopo il 12 agosto 2006, mentre trova applicazione il regime precedente, che vede la competenza dell'Agenzia delle Entrate all'irrogazione della maxisanzione, nel caso in cui la condotta sia cessata antecedentemente al tale data.