Source: http://www.comune.torino.it/commercio/faq/faq_commfissoedicole.shtml?idRispostaAperta1=59
Timestamp: 2019-08-21 22:06:31+00:00
Document Index: 134075074

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 71', 'art. 22']

[aggiornato il 2 Luglio, 2014 ]
1) Nell'ambito di un'attività artigianale di lavorazione alimentare e rivendita avremmo la necessità di affiancare la vendita di prodotti alimentari pre-confezionati (es: marmellate, confetture, succhi) oltre che freschi (torte, biscotti, salatini,...). Accanto alla SCIA presentata per l'attività artigianale principale, è necessario munirsi di apposita licenza per poter commercializzare i prodotti di cui sopra?
L'apertura di un esercizio di commercio al dettaglio è soggetta alla presentazione di s.c.i.a. (modello 12). Il commercio di prodotti alimentari è subordinato al possesso dei requisiti professionali prescritti dall'art. 71 c.6 del D.L.vo 59/2010 ed indicati nel modello Allegato B. Inoltre occorre presentare la notifica sanitaria per commercio al dettaglio di generi alimentari.
2) Avrei bisogno di sapere se è sufficiente il modello 12 per richiedere l'autorizzazione di commercio al dettaglio per un negozio di parrucchieri già avviato che vorrebbe poter ulteriormente vendere prodotti per la cura dei capelli;
Per il commercio al dettaglio di generi non alimentari occorre presentare la s.c.i.a. (modello 12), indicando la superficie totale dell'esercizio e quella specificamente destinata alla vendita.
3) Un nostro cliente, che già svolge l'attività di commercio al dettaglio e all'ingrosso di articoli sportivi e abbigliamento per lo sport, vorrebbe iniziare a vendere articoli tipo integratori per lo sport, vitamine ecc. Vorremmo sapere se è necessario presentare una denuncia di questo tipo di attività presso i vostri uffici, quale è la modulistica da compilare e quali sono gli eventuali requisiti necessari.
La vendita di integratori rientra fra i generi alimentari, pertanto occorre essere in possesso dei requisiti professionali previsti dal D. L.vo 59/2010, presentare comunicazione di aggiunta settore (modello 62) e notifica ai fini igienico-sanitari.
4) Buon giorno ho un cliente che ha intenzione di aprire un negozio on line per prodotti per animali. oltre alle solite cose legate all'oggettistica intende vendere alimenti per animali d'affezione. In questo caso specifico occorre requisito professionale per vendita prodotti alimentari? o essendo prodotti per animali e non mangimi non è necessario?
L'apertura di un esercizio di commercio al dettaglio tramite sistemi di comunicazione è soggetta alla presentazione di s.c.i.a. (modello 7). La modulistica può essere scaricata dalla sezione Modulistica di questo sito. La vendita di mangimi non destinati al consumo umano non è soggetta al possesso dei requisiti professionali di cui all'art. 71 del D. L.vo 59/2010, come precisato dal Ministero dello Sviluppo Economico con la risoluzione n. 155938 (pdf).
5) Come ditta individuale ho un esercizio di somministrazione alimenti e bevande, vicino al mio negozio ho a disposizione un locale con mq inferiori a 250, e vorrei adibirlo a vendita di gelati, posso farlo?
Occorre distinguere se trattasi di attività artigianale (produzione e vendita nel luogo di produzione dei soli beni prodotti), nel qual caso è sufficiente presentare una notifica sanitaria ai sensi del Reg. CE 852/2004, o se invece si intende vendere generi alimentari non di propria produzione. In questo caso occorre presentare s.c.i.a. per la vendita al dettaglio (modello 12). Il commercio di prodotti alimentari è subordinato al possesso dei requisiti professionali prescritti dall'art. 71 c.6 del D.L.vo 59/2010 ed indicati nel modello Allegato B. Inoltre occorre presentare la notifica sanitaria per commercio al dettaglio di generi alimentari.
6) Il preposto a un 'attività di vendita al dettaglio di vini (titolare no requisiti per vendita alimenti) può svolgere attività in proprio a tempo pieno in altra sede ?
Si riporta quanto disposto dal Ministero dello Sviluppo Economico con risoluzione n. 50011 del 26/3/2013:
L'art. 8, comma 7, del D.Lgs. 6 agosto 2012, n. 147 ha abrogato il comma 6 dell'art. 5 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, il quale disponeva che: "In caso di società il possesso di uno dei requisiti di cui al comma 5 è richiesto con riferimento al legale rappresentante o ad altra persona specificamente preposta all'attività commerciale".
In vigenza della formulazione ora abrogata, che prevedeva espressamente la condizione di specificità della persona preposta all'attività commerciale, la scrivente Direzione aveva sostenuto l'impossibilità di nominare un identico preposto per più società.
Con la nuova formulazione intervenuta con le modifiche all'art. 71 del D.Lgs. n. 59 del 2010 è stata eliminata tale condizione di specificità con la conseguenza che il precedente divieto possa considerarsi decaduto. Di conseguenza la scrivente Direzione ha già avuto modo di esprimersi al riguardo, con Ris. 15 novembre 2012, n. 236057, sostenendo che uno stesso preposto può essere nominato da parte di più società o imprese individuali diverse e da parte delle stesse anche per più punti vendita, fermo restando, come sostenuto al punto 1.4.3 della Circ. 12 settembre 2012, n. 3656/C), che la preposizione all'attività commerciale debba essere effettiva, con i conseguenti poteri e le connesse responsabilità, e non solo nominalistica e limitata strumentalmente alla fase di dimostrazione dei requisiti.
Ne deriva che la persona designata come preposto può non essere necessariamente legata contrattualmente al soggetto titolare dell'autorizzazione e che il medesimo può non essere sempre presente nell'esercizio commerciale, garantendo comunque quanto richiesto ed esplicitato al citato punto 1.4.3 della Circ. 12 settembre 2012, n. 3656/C).
Si precisa, altresì, che quanto sopra espresso è conseguente al contenuto delle disposizioni in materia di esercizio delle attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande di cui al citato D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 e D.Lgs. 6 agosto 2012, n. 147. (...)
7) Vi scrivo in quanto una cliente vorrebbe aprire un negozio al dettaglio di generi alimentari e non (senza preparazione o somministrazione). In particolare trattasi di commercio di zafferano e olio di Argan. In quanto per il commercio di generi alimentari bisogna avere determinati requisiti, la Signora possiede un diploma di scuola superiore conseguito nel 1971 in perito aziendale e corrispondente in lingue estere (quindi ha fatto un corso di economia).
Questo tipo di diploma è requisito valido?
La risoluzione n. 181714 del 7 novembre 2013 chiarisce che il Diploma di " Perito Aziendale e corrispondente in lingue estere" può considerarsi requisito valido ai fini dell'acquisizione della qualificazione professionale per l'avvio di attività di commercio al dettaglio relative al settore merceologico alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande, ai sensi dell'articolo 71, comma 6, lettera c), del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, integrato e corretto dal decreto legislativo 6 agosto 2012, n. 147, solo se nel piano di studi vigente nel periodo di frequenza fosse prevista la materia "Merceologia".
8) Avrei bisogno di un informazione devo aprire un'attività di Kebap pizzeria con vendita bibite per quanto riguarda i requisiti il Sig.re ha lavorato 105 settimane di cui 73 settimane come apprendista, valgono queste settimane per i requisiti?
La normativa vigente (D. L.vo 59/2010 e s.m.i.) prevede che possa essere riconosciuto, quale requisito professionale, l'esercizio di almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, d'attività d'impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o avere prestato la propria opera, presso tali imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all'amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell'imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all'INPS.
In seguito a chiarimento della Regione Piemonte, il contratto di apprendistato non costituisce elemento utile quale requisito professionale non potendosi considerare qualificati tali lavoratori.
9) Il Diploma di Tecnico della Gestione Aziendale può ritenersi valido, ai fini della qualificazione professionale per l'attività di vendita di prodotti alimentari porta a porta?
Secondo la circolare esplicativa n. 3642/C del 15/04/2011 del Ministero dello Sviluppo Economico, il Diploma suddetto confluisce nel nuovo indirizzo dei "servizi commerciali", il cui percorso di studi non consente di riconoscere la sua validità, ai fini del possesso della qualificazione professionale richiesta dal dettato normativo di legge.
10) Una signora che è titolare di un'attività di commercio al dettaglio di vicinato ed ha problemi di salute, vorrebbe sospendere l'attività, almeno per sei mesi. E' possibile?
In base alla vigente normativa, la sospensione dell'attività degli esercizi di vicinato, di durata inferiore ad un anno, non è soggetta alla presentazione di alcuna comunicazione. Qualora la sospensione si protragga oltre l'anno, l'art. 22 del D. L.vo 114/98 prevede l'adozione di un provvedimento di interruzione dell'attività. Resta salva, per l'interessato, la possibilità di riattivare l'esercizio mediante presentazione di una nuova segnalazione certificata di apertura attività.