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Timestamp: 2019-06-17 05:09:59+00:00
Document Index: 159496502

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1453', 'art. 2697', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 1223']

Nuovo appello, fac-simile. Responsabilità medica. Violazione di legge nel riparto dell’onere della prova del nesso causale. • Lex & Formazione
Il Tribunale ha accolto la domanda risarcitoria di un paziente al quale non era stata erroneamente diagnosticata una neoplasia che, invece, era stata accertata successivamente.
La CTU aveva stabilito in termini probabilistici che non sussisteva alcun nesso causale tra l’errore istopatologico effettuato e l’evento dannoso, nel senso che, ove pure fosse stato tempestivamente effettuata una diagnosi di neoplasia o un sospetto diagnostico in questo senso, l’intervento chirurgico non sarebbe stato diverso (dovendosi sempre procedere ad una lobectomia epatica sinistra radicale) né avrebbe dovuto avere, una maggiore capacità demolitoria. Secondo il ctu allo stesso modo, non ne sarebbe seguita l’indicazione di alcun trattamento radio o chemioterapico, entrambi non indicati nel particolare tipo di neoplasia. Pertanto la prognosi quoad vitam della paziente non sarebbe significativamente evoluta in melius e ciò a fronte della severità della patologia neoplastica (colangiocarcinoma) e della carenza di opportunità terapeutiche sicuramente efficaci, sia verso la malattia al momento della sua insorgenza (al di là della opzione chirurgica comunque adeguatamente utilizzata) che in caso di comparsa di recidiva metastatica.
Nonostante il risultato della consulenza, il Tribunale condanna il sanitario per non avere provato con certezza l’assenza di nesso causale tra l’omissione e l’evento.
1. SULLA VIOLAZIONE DI LEGGE CONSISTITA NELL’AVER POSTO A CARICO DEL MEDICO L’ONERE DI PROVARE LA MANCANZA DI NESSO DI CAUSALITA’ TRA OMISSIONE ED EVENTO
La sentenza impugnata è gravemente viziata, per avere posto a carico del medico convenuto l’onere della prova della mancanza di nesso di causalità tra il fatto e l’evento.
Va premesso che, secondo l’insegnamento della Suprema Corte anche in tema di risarcimento del danno patrimoniale da inadempimento, non è l’inadempimento in sé che è oggetto di risarcimento, ma il danno conseguente. Ciò comporta che deve essere in concreto fornita la dimostrazione dell’esistenza del pregiudizio lamentato e il diretto nesso causale dall’inadempimento (Cass. 20/11/2007, n. 24140 Cass. 15/05/2007, n. 11189; Cass. 10/01/2007, n. 238; Cass. 04/07/2006, n. 15274).
Mentre sul creditore della prestazione non grava l’onere della prova dell’inadempimento, dovendo il debitore provare a fronte dell’allegazione di inadempimento del creditore – che egli ha esattamente adempiuto, giusto quanto si ricava dalla struttura dell’art. 1453 c.c. (Cass. S.u. n. 13533/2001), invece la prova del danno lamentato e del nesso causale tra lo stesso e l’inadempimento, così allegato, grava sull’attore secondo i principi generali di cui all’art. 2697 c.c..
L’inadempimento del professionista (consistente anche nell’errore o omissione di diagnosi), in relazione alla propria obbligazione, e la conseguente responsabilità dell’ente presso il quale egli presta la propria opera, deve essere valutato alla stregua del dovere di diligenza particolarmente qualificato inerente lo svolgimento della sua attività professionale; sicché è configurabile un nesso causale tra il suo comportamento, anche omissivo, ed il pregiudizio subito da un paziente qualora, attraverso un criterio necessariamente probabilistico, si ritenga che l’opera del professionista, se correttamente e prontamente svolta, avrebbe avuto serie ed apprezzabili possibilità di evitare il danno verificatosi (Cass. 23/09/2004, n. 19133).
Nella fattispecie la sentenza impugnata non ha fatto corretta applicazione dei principi affermati in materia, avendo addossato al medico convenuto l’onere della prova della mancanza di nesso causale.
1.1. SULLA RILEVANZA DELLA DEDOTTA VIOLAZIONE DI LEGGE
Come abbiamo visto, il Tribunale ha addossato al medico la prova dell’inesistenza del nesso di causalità, violando i principi affermati ripetutamente dalla Corte di Cassazione. Al contrario, avrebbe dovuto ritenere detta prova a carico dell’attore, quale paziente danneggiato. Se ciò avesse fatto, avrebbe senz’altro concluso per il rigetto della domanda, posto che la CTU, recepita peraltro dal giudice quanto alle conclusioni, ha addirittura escluso in termini probabilistici l’eziologia tra omissione ed evento lesivo.
2. SULLA VIOLAZIONE DI LEGGE CONSISTITA NELL’ AVER RITENUTO NECESSARIA LA PROVA CERTA DELLA MANCANZA DEL NESSO DI CAUSALITA’
Ma anche a voler ritenere corretta la ripartizione dell’onere della prova da parte del giudice (che corretta non è per i motivi sopra illustrati), la domanda attorea andava comunque rigettata.
Infatti l’inadempimento ascritto al convenuto è di carattere omissivo, in quanto consiste nel non avere fornito al paziente una diagnosi di neoplasia delle vie biliari (integrante appunto la diagnosi esatta).
Ai fini della causalità materiale la giurisprudenza (Cass. Sez. Unite, 11/01/2008, n. 581, 576 ed altre) e la dottrina prevalenti, in applicazione dei principi penalistici, di cui agli artt. 40 e 41 c.p., ritengono che un evento è da considerare causato da un altro se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo (ed. teoria della condicio sine qua non), mentre ad un secondo momento va riferita la regola dell’art. 1223 c.c., per il quale il risarcimento deve comprendere le perdite “che siano conseguenza immediata e diretta” del fatto lesivo (c.d. causalità giuridica), per cui esattamente si è dubitato che la norma attenga al nesso causale e non piuttosto alla determinazione del quantum del risarcimento, selezionando le conseguenze dannose risarcibili.
Nel danno da inadempimento omissivo il giudizio causale assume come termine iniziale la condotta omissiva del comportamento dovuto (Cass. n. 20328 del 2006; Cass. n. 21894 del 2004; Cass. n. 6516 del 2004; Cass. 22/10/2003, n. 15789).
Essendo questi i principi che regolano il procedimento logico – giuridico ai fini della ricostruzione del nesso causale, ciò che muta sostanzialmente tra il processo penale e quello civile è la regola probatoria, in quanto nel primo vige la regola della prova “oltre il ragionevole dubbio” (cfr. Cass. Pen. S.U. 11 settembre 2002, n. 30328, Franzese), mentre nel secondo vige la regola della preponderanza dell’evidenza o “del più probabile che non”, stante la diversità dei valori in gioco nel processo penale tra accusa e difesa, e l’equivalenza di quelli in gioco nel processo civile tra le due parti contendenti, come rilevato da attenta dottrina che ha esaminato l’identità di tali standard delle prove in tutti gli ordinamenti occidentali, con la predetta differenza tra processo civile e penale (in questo senso Cass. 16.10.2007, n. 21619; Cass. 18.4.2007, n. 9238; 11/05/2009, n. 10741; Cass. 22837 del 2010; Cass. 16123 del 2010).
Pertanto, anche a voler ritenere gravante sul medico l’onere della prova dell’assenza di causalità la domanda doveva essere comunque rigettata, avendo il CTU escluso in termini di elevata probabilità che l’errore commesso avesse determinato un danno al paziente, nel senso che lo sviluppo neoplastico subito dall’attore ed il successivo exitus non furono influenzati, neppure nella durata della residua vita o nella qualità degradata della stessa, dalla mancata diagnosi precoce della malattia tumorale – .
2.1 SULLA RILEVANZA DELLA DEDOTTA VIOLAZIONE DI LEGGE
Il Tribunale ha affermato che solo la prova certa dell’assenza di nesso causale avrebbe potuto esonerare da responsabilità il medico. Al contrario, se avesse correttamente applicato i principi affermati costantemente dal Giudice di legittimità, avrebbe dovuto escludere una responsabilità del convenuto, posto che la CTU, recepita peraltro integralmente dal giudice, si era espressa in termini di elevata probabilità dell’assenza di nesso causale.
(tratto da Cass. 12961/2011)