Source: http://www.ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-costituzionale-%E2%80%93-15-luglio-2016-n-178
Timestamp: 2019-07-20 16:05:42+00:00
Document Index: 1785334

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 10', 'art. 35']

CORTE COSTITUZIONALE – 15 luglio 2016, n. 178 | AmbienteDiritto.it
In tema di disciplina delle distanze fra costruzioni, il “punto di equilibrio” tra gli ambiti di competenza, rispettivamente, esclusiva, dello Stato (in ragione dell’attinenza di detta disciplina alla materia «ordinamento civile») e, concorrente, della Regione, nella materia «governo del territorio» (per il profilo della insistenza dei fabbricati su territori che possono avere, rispetto ad altri, specifiche caratteristiche, anche naturali o storiche), si rinviene nel principio per cui sono ammesse distanze inferiori a quelle stabilite dalla normativa statale, ma solo «nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche» (art. 9, ultimo comma, d.m. n. 1444/1968). Principio, questo, sostanzialmente poi recepito dal legislatore statale con l’art. 2-bis del d.P.R. n. 380 del 2001. Ne consegue che la legislazione regionale che interviene sulle distanze, interferendo con l’ordinamento civile, è legittima solo in quanto persegua chiaramente finalità di carattere urbanistico, demandando l’operatività dei suoi precetti a strumenti urbanistici funzionali ad un assetto complessivo ed unitario di determinate zone del territorio. Diversamente, le norme regionali che, disciplinando le distanze tra edifici, esulino da tali finalità, risultano invasive della materia «ordinamento civile», riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (sentenza n. 134 del 2014). Alla luce dei superiori principi, nel contesto del novellato art. 35 della legge della Regione Marche n. 33 del 2014, la sostituzione della parola «ovvero», con la parola «e», e l’espunzione dell’aggettivo «altra» (sicchè la frase originaria «ovvero di ogni altra trasformazione» diventa «e di ogni trasformazione») è idonea a superare il collegamento tra gli interventi – di demolizione e costruzione «in deroga ai limiti di cui all’articolo 9 del decreto del Ministro dei Lavori pubblici 2 aprile 1968 n. 1444» – di cui è menzione dopo quella «e», e le finalità di qualificazione, o riqualificazione urbana, fissate nell’incipit della disposizione stessa. Con la conseguenza di estendere la competenza, in deroga, della Regione anche ad “interventi puntuali” o comunque non attinenti a complessivi strumenti urbanistici. Va, pertanto, dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 10, comma 1, della legge della Regione Marche n. 16 del 2015, nella parte in cui modifica l’art. 35 della legge regionale 4 dicembre 2014, n. 33, sostituendo, all’espressione originaria «ovvero di ogni altra trasformazione», la diversa espressione «e di ogni trasformazione».
Pres. Grossi, est. Morelli – Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Marche
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