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Timestamp: 2016-10-28 02:32:51+00:00
Document Index: 40903450

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 55', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2946', 'sentenza ', 'art. 2400']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 74 del 19.04.2007
Decadenza dal diritto alla detrazione credito
IVA nel caso di mancato riporto del credito nelle dichiarazioni annuali
successive, ovvero nel caso di omessa o tardiva presentazione della
Regionali hanno interpellato la scrivente in ordine alla possibilità di
computare in detrazione l'eccedenza di credito IVA, correttamente esposta nella
dichiarazione annuale relativa all'anno in cui la stessa è maturata, e non
riportata nelle dichiarazioni successive perché omesse.
E' stato chiesto, altresì, se l'eccedenza di credito
IVA, maturata in un anno in cui la dichiarazione annuale IVA risulta omessa, sia
ancora detraibile mediante la sua indicazione nella prima dichiarazione
correttamente presentata ovvero se possa essere recuperata solo attraverso la
procedure del rimborso c.d. anomalo di cui all'articolo 21, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre
- Crediti IVA non riportati nelle dichiarazioni
annuali successive a quella in cui sono maturati
Con riguardo al quesito concernente l'esercizio del
diritto alla detrazione del credito IVA maturato in un determinato anno, esposto
nella relativa dichiarazione annuale e computato in detrazione nel periodo
successivo, ai sensi dell'articolo 30
del dPR 26 ottobre 1972, n. 633, ed in seguito riportato in una dichiarazione
che risulta omessa, è consolidato il principio, più volte affermato dalla
Corte di Cassazione, "...in forza del quale, ove il contribuente fruisca di
un credito di imposta per un determinato anno e lo esponga nella dichiarazione
annuale, se omette di riportarlo nella dichiarazione relativa all'anno
successivo non perde il diritto alla detrazione..." (cfr sentenza n. 12012
del 29 marzo 2006, dep. il 22 maggio 2006), "... in quanto la decadenza (n.d.r."del
diritto alla detrazione") è comminata dalla norma (cfr articolo 28 del dPR n 633 del 1972 allora
vigente) soltanto nel caso in cui il credito o l'eccedenza di imposta versata
non venga riportata nella prima dichiarazione utile" (cfr sentenza n. 523
del 3 luglio 2001, dep. 18 gennaio 2002).
A supporto di tale tesi è utile richiamare i principi
contenuti nell'articolo 1, comma 2, del D.P.R. 10 novembre 1997, n. 443, recante
norme in materia di rimborsi IVA, che prevede la possibilità di utilizzazione
di crediti chiesti a rimborso e denegati dall'Ufficio perché non riportati dal
contribuente nelle dichiarazioni degli anni successivi, ciò significando che il
credito, se correttamente maturato ed indicato nella prima dichiarazione utile,
non va perduto (cfr circolare 28 maggio 1998, n. 134).
La scrivente è dell'avviso che alle medesime
conclusioni possa giungersi nel caso in cui la dichiarazione dell'annualità
successiva sia stata omessa.
Si rammentano, inoltre, le disposizioni contenute
nell'articolo 55, primo comma, del
dPR n. 633 del 1972 - disciplinante l'accertamento induttivo - secondo cui
"se il contribuente non ha presentato la dichiarazione annuale l'ufficio
dell'imposta sul valore aggiunto può procedere in ogni caso"
all'accertamento induttivo; "in tal caso... sono computati in detrazione
soltanto i versamenti eventualmente eseguiti dal contribuente e le imposte
detraibili ai sensi dell'articolo 19
risultanti dalle liquidazioni prescritte dagli artt. 27 e 33".
Relativamente a tale disposizione, la Corte di
Cassazione, con sentenza del 2 ottobre 1996, n. 8602, ha affermato che "la
norma ... con l'avverbio 'soltanto', implicante il diniego di detrazioni diverse
da quelle elencate, sanziona l'omissione della denuncia annuale con la perdita
dei crediti che non siano compresi nelle suddette "fotografie"
periodiche ....
La possibilità di cogliere, nella menzionata
espressione delimitativa, un'implicita esclusione anche della detraibilità
della "IVA a credito" maturata nell'anno precedente trova ostacolo
nella stretta inerenza dell'articolo 55
al calcolo dell'imposta per il periodo al quale l'accertamento induttivo si
riferisce; da questo calcolo esula la problematica della persistenza o
dell'estinzione di una posizione creditoria in precedenza insorta, la quale non
incide sull'entità del debito riscontrato dall'ufficio in assenza della
dichiarazione, ma rileva nella fase ulteriore della quantificazione delle somme
da versare in concreto, dopo eventuale compensazione.
Una difforme lettura della disposizione, peraltro,
sarebbe introduttiva d'ingiustificata disparità di trattamento, in danno del
contribuente che abbia optato per la detraibilità del credito d'imposta
nell'anno successivo, anziché per il rimborso immediato ....
In conclusione, si deve ritenere che l'inottemperanza
all'obbligo della dichiarazione annuale espone il contribuente all'accertamento
induttivo, e gli preclude la facoltà di portare in deduzione l'IVA versata nel
relativo periodo su acquisti di beni o servizi, se non registrata nelle
liquidazioni mensili o trimestrali, ma non lo priva del diritto di scomputare
dalle somme dovute in base a tale accertamento il credito che abbia maturato nel
periodo anteriore, e per il quale abbia chiesto la successiva detrazione, ai
n. 633 del 1972".
La Suprema Corte ammette, quindi, l'utilizzo del
credito di un'annualità precedente anche in caso di successiva dichiarazione
omessa, e ciò sulla base della norma contenuta nell'articolo 55 del dPR n. 633, ancorché tale
norma non contempli espressamente, tra gli importi detraibili, i crediti
derivanti da precedenti annualità.
Ma v'è di più: l'articolo 5, comma 1, del d.lgs. 18
dicembre 1997, n. 471 - introdotto
successivamente alla riferita sentenza e disciplinante le violazioni relative
alla dichiarazione IVA - stabilisce che in caso di omessa presentazione della
dichiarazione annuale "per determinare l'imposta dovuta sono computati in
detrazione tutti i versamenti effettuati relativi al periodo, il credito
dell'anno precedente del quale non è stato chiesto il rimborso, nonché le
imposte detraibili risultanti dalle liquidazioni regolarmente eseguite".
Tale norma, in sostanza, completa la disposizione
contenuta nell'articolo 55 del dPR
n. 633, ammettendo espressamente l'utilizzo del credito, indicato in
dichiarazione e richiesto in detrazione in una successiva annualità per la
quale non è stata presentata la dichiarazione Iva annuale.
Siffatta interpretazione è contenuta nella circolare
del 25 gennaio 1999, n. 23, la quale ha chiarito che la disposizione prevista
all'articolo 5 del d.lgs. n. 471
"che, sotto certi aspetti, va considerata integrativa di quella contenuta
D.P.R. n. 633, nel prevedere espressamente la detraibilità del credito
dell'anno precedente riportato a nuovo, recepisce il recente orientamento della
Suprema Corte di Cassazione, desumibile dalla sentenza 2 ottobre 1996, n.
8602".
Una conferma di tale orientamento è fornita dalla
circolare del 30 novembre 2000, n. 222
che, riprendendo anch'essa il contenuto della sentenza n. 8602 della Suprema
Corte, ha chiarito che "nell'ipotesi di omessa presentazione della
dichiarazione ... deve ammettersi la possibilità di scomputare dall'imposta
dovuta non solo i versamenti eventualmente eseguiti e le imposte detraibili ...
ma anche il credito maturato nell'anno precedente non chiesto a rimborso e
computato in detrazione nel periodo successivo, ai sensi dell'articolo 30 del D.P.R. n. 633 del 1972, previa
annotazione nel registro degli acquisti di cui all'articolo 25 dello stesso D.P.R. n. 633".
In conclusione, alla luce della giurisprudenza e della
prassi sopra richiamate, se, ad esempio, il contribuente nella dichiarazione
annuale IVA relativa all'anno 2003 ha optato per il computo in detrazione del
credito d'imposta nell'anno successivo, ai sensi dell'articolo 30 del dPR n. 633, e poi ha omesso di
presentare le dichiarazioni IVA relative agli anni 2004 e 2005 (ovvero le ha
trasmesse oltre 90 giorni dal termine ultimo di presentazione), il credito
medesimo potrà essere detratto nelle liquidazioni periodiche degli anni
successivi, e l'eventuale eccedenza residua potrà essere indicata nella
dichiarazione IVA relativa all'anno 2006; ciò a condizione che il predetto
credito sia stato correttamente utilizzato nelle liquidazioni periodiche IVA
ovvero nel modello F24, se utilizzato in compensazione con altre imposte o
- Crediti IVA emergenti da dichiarazioni annuali
omesse o tardive oltre i termini
Una considerazione a parte richiedono i crediti,
maturati nel corso degli anni per i quali la relativa dichiarazione annuale IVA
è stata omessa, o è da considerarsi omessa perché presentata oltre i novanta
giorni, crediti poi indicati nella prima dichiarazione annuale correttamente
In particolare, sono stati sollevati alcuni dubbi sulla
possibilità di intraprendere, su richiesta del contribuente, l'attività di
accertamento induttivo di cui all'articolo 55 del dPR n. 633 del 1972, al fine
di determinare l'esatto ammontare del credito non dichiarato. In particolare,
taluni sono dell'avviso che la procedura di controllo di cui all'articolo 55 del citato dPR n. 633 del 1972,
sia un "potere" concesso all'Amministrazione finanziaria che, come
tale, non può essere tramutato in un "obbligo" al solo scopo di
determinare il credito spettante al contribuente fine di riconoscerne il diritto
al rimborso o alla compensazione.
Al riguardo si osserva che le considerazioni della
Corte di Cassazione contenute nella sopra richiamata sentenza n. 523 del 2001,
possono tornare utili anche con riferimento ai crediti IVA per i quali la
relativa dichiarazione annuale è stata omessa, tenendo conto, altresì, delle
citate disposizioni di cui all'articolo 55 del dPR n. 633 del 1972 in materia
di accertamento induttivo, nonché di quelle di cui all'articolo 8, comma 3, del
dPR n. 322 del 1998 (che ha sostituito
l'articolo 28 del dPR n. 633) e del
richiamo ivi contenuto al termine entro cui esercitare il diritto alla
detrazione stabilito dall'articolo 19,
comma 1, secondo periodo, del dPR n. 633.
Dalla lettura congiunta degli articoli 8 del dPR n. 322 del 1998 e
19 del dPR n. 633 del 1972, infatti,
è possibile desumere che la decadenza del diritto alla detrazione ricorre
soltanto nel caso in cui il medesimo non è esercitato "al più tardi, con
la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto
alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita
del diritto medesimo". A tal riguardo, la Corte di Cassazione ha, infatti,
stabilito che la decadenza "...si verifica, secondo quanto dispone il
quarto comma dell'art. 28 del
D.P.R. n. 633/1972, solo quando la detrazione non venga computata nel mese di
competenza e non venga poi recuperata nella dichiarazione annuale. E il concorso
di entrambe le circostanze...si giustifica col rilievo che la decadenza consegue
al mancato esercizio del diritto di recupero, in sede di dichiarazione annuale,
dei crediti d'imposta che avrebbero dovuto essere indicati nei mesi di
competenza. La sanzione della decadenza non può essere estesa alla diversa
fattispecie in cui la detrazione sia stata regolarmente operata nel mese di
competenza e non risulti, invece, dalla dichiarazione annuale, della quale sia
stata omessa la presentazione, poiché, nel caso di accertamento induttivo,
l'Ufficio IVA deve computare in detrazione non solo i versamenti eseguiti dal
contribuente, ma anche le imposte detraibili, risultanti dalle dichiarazioni
mensili, come prescrive l'art. 55
del citato decreto, sicché il diritto alla detrazione viene meno solo per i
crediti d'imposta relativi a operazioni non registrate o, comunque, non
risultanti dalle liquidazioni periodiche" (cfr sentenza n. 544 del 27
settembre 1996, dep. il 20 gennaio 1997).
Occorre, tuttavia, chiarire che il diritto alla
detrazione è, in ogni caso, subordinato all'accertamento dell'esistenza del
credito relativo all'anno per il quale la dichiarazione IVA risulta omessa, a
norma dell'articolo 55 del dPR n.
In altri termini il diritto alla detrazione è ammesso
purché l'esistenza del credito IVA sia accertata dall'ufficio a seguito
dell'attività di controllo dell'annualità per la quale la dichiarazione è
stata omessa.
Si osserva, peraltro, che tale interpretazione non è
in contrasto con la sentenza della Corte di Cassazione n. 16477 del 20 agosto
2004, che "nell'ipotesi di omessa dichiarazione annuale dell'IVA"
esclude che "il credito IVA possa essere recuperato attraverso il
trasferimento della detrazione nel periodo di imposta successivo" e lascia
al contribuente solo la possibilità di richiedere il rimborso cd
"anomalo" ai sensi dell'allora vigente articolo 16 del dPR 26 ottobre
1972 n. 636 (ora sostituito dall'articolo 21, comma 2, del d.lgs. n. 546 del
Le norme vigenti ratione temporis, infatti,
consentivano di esercitare il diritto alla detrazione entro il mese di
competenza o, al più tardi, in sede di dichiarazione annuale (articolo 28, quarto comma, del dPR n. 633 del
1972, abrogato dall'articolo 9, comma 9 del dPR 22 luglio 1998, n. 322, dal 22 settembre 1998). Avendo, il
contribuente, omesso la predetta dichiarazione annuale e, quindi, essendogli
interdetto il diritto alla detrazione, egli "poteva ottenere il pagamento
del suo credito IVA solo attraverso il procedimento di rimborso" di cui al
citato articolo 16 del dPR n. 636 del 1972, entro il termine decadenziale di due
La pronuncia della Suprema Corte va considerata alla
luce delle nuove scadenze entro cui può essere esercitato il diritto alla
detrazione, come stabiliti dal combinato disposto degli articoli 8 del dPR n. 322 del 1998 e
19 del dPR n. 633 del 1972.
Ciò significa, in altri parole, che una volta scaduto
il termine entro cui poter esercitare il diritto alla detrazione del credito
(ossia con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui
il diritto alla detrazione è sorto), il contribuente ha la possibilità di
recuperare il credito IVA solo attraverso il procedimento del c.d. rimborso
anomalo di cui al citato articolo 21
Come chiarito dalla Suprema Corte, infine, "il
termine decadenziale per la presentazione della domanda di restituzione dell'IVA
risultante a credito non toglie, poi, che, ove si formi il silenzio rifiuto
sulla domanda impeditiva della decadenza, inizi a decorrere, dalla data della
sua formazione, cioè dalla scadenza del termine di 90 giorni, la prescrizione
decennale ex art. 2946 c.c.(cfr sentenza n. 16477 del 20 agosto 2004). In
conclusione, la scrivente è dell'avviso che l'eccedenza di credito IVA maturata
in un anno in cui la dichiarazione annuale risulta omessa potrà essere
computata in detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo
anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto - fermo
restando il potere/dovere dell'ufficio, nell'ambito del programma annuale
dell'attività di controllo, di accertare l'esistenza del credito medesimo
maturato nell'anno in cui la dichiarazione annuale è stata omessa, a norma del
richiamato articolo 55 del dPR n.
633 del 1972. Il contribuente avrà, comunque, sempre la possibilità di
richiedere la restituzione del credito IVA attraverso la procedura di rimborso
di cui all'articolo 21 del d.lgs.
n. 546 del 1992, entro i termini ivi previsti.
- Piacenza, 11 ore fa	Verbale del Consiglio di Amministrazione per il rinvio della convocazione dell’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio (modello personalizzabile)
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- Fondi, 15 ore fa	SRL: il FORMULARIO completo di verbali di assemblea soci e riunioni CdA
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