Source: http://www.odcec.pn.it/newsletter/newsletter.asp
Timestamp: 2017-11-20 18:47:08+00:00
Document Index: 68077467

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 13', 'art. 36', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 230', 'art. 50', 'art. 2', 'art. 50', 'art. 60']

Venerdì, 17 Novembre , 2017
L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 27/E del 7 novembre 2017, illustra la nuova disciplina Iva della scissione dei pagamenti applicabile dal 1°luglio 2017. Scopo dello split payment è contrastare l'evasione. Il meccanismo prevede che l'Iva addebitata dal fornitore nelle relative fatture dovrà essere versata dalla Pa e Società direttamente all'Erario, anziché allo stesso fornitore, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo dal pagamento della relativa imposta. Con il Ddl di Bilancio 2018 il legislatore estende la platea dei soggetti coinvolti nella scissione dei pagamenti. Alle amministrazioni dello Stato, agli enti territoriali, alle Università, alle società controllate dallo Stato si aggiungono nuovi soggetti. Sono interessati anche gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, le fondazioni partecipate da Pa, le società controllate, in misura non inferiore al 70%, dalla Pa e le società quotate nella Borsa italiana. Dal 1° luglio 2017 vengono ricondotte alla disciplina dello split payment, oltre alle cessioni di beni e prestazioni di servizio effettuate alle Pa e alle Società sopra indicate anche le prestazioni di lavoro autonomo rese a favore delle stesse che fino al 30 giugno 2017 erano escluse. La scissione dei pagamenti riguarda le operazioni documentate mediante emissione di fattura da parte dei fornitori: la fattura deve indicare tra l'altro l'imposta addebitata. Numerose le esclusioni dalle operazioni con inversione contabile a quelle effettuate dai fornitori in regimi speciali, dalle operazioni certificate con ricevuta fiscale o scontrino alle operazioni senza pagamento dell'imposta, dalle operazioni eseguite senza pagamento di corrispettivo alle operazioni permutative o rese in favore di dipendenti. Qualora dopo il 1° luglio 2017, ma entro il 6 novembre, siano state emesse fatture in regime ordinario nei confronti di soggetti esclusi negli elenchi pubblicati dal Dip. Delle Finanze, il fornitore non dovrà effettuare alcuna variazione. Non è parimenti sanzionabile il caso in cui il fornitore abbia emesso una fattura in scissione dei pagamenti nei confronti di un soggetto non incluso negli elenchi, prima, però, in questo caso, dell'emanazione degli elenchi definitivi, vale a dire entro il 31 ottobre 2017. Per errori commessi successivamente a tali date il fornitore sarà tenuto a regolarizzare il comportamento irregolare con l'emissione di una nota di variazione e l'emissione di un nuovo corretto documento contabile. La nuova disciplina della scissione dei pagamenti presenta delle novità anche sotto il profilo dell'esigibilità dell'imposta. L'imposta relativa alla cessione di beni e alle prestazioni di servizi diviene esigibile al momento del pagamento dei corrispettivi. La novità è rappresentata dalla circostanza che le Pa e le Società possono comunque optare per l'esigibilità dell'imposta anticipata al momento della registrazione della fattura di acquisto. Regolarizzazione e note di variazione. Il documento di prassi amministrativa richiama e conferma quanto espresso con la circolare 15/E/2015. Ribadisce che in caso di emissione di una nota di variazione in aumento, torna sempre applicabile il meccanismo della scissione dei pagamenti. Quando invece il fornitore emette una nota di variazione in diminuzione, che si riferisce a fatture originarie emesse prima dell'entrata in vigore della scissione dei pagamenti, alla stesa di applicheranno le regole ordinarie. Inoltre viene precisato che nell'ipotesi in cui il fornitore abbia emesso una nota di variazione in diminuzione, la Pa e Società che abbiano già eseguito il versamento diretto all'Erario dell'imposta indicata nella fattura originaria, potranno scomputare il maggior versamento eseguito dai successivi versamenti da effettuare sempre nell'ambito della disciplina della scissione dei pagamenti. Acconto Iva. Con riferimento all'acconto Iva, la circolare precisa che la Pa e le Società, soggetti passivi Iva, nel determinare il versamento dell'acconto Iva da effettuare a dicembre, devono tener conto dell'imposta versata all'Erario nell'ambito della scissione dei pagamenti. Per l'anno 2017, tuttavia, Pa e Società che determinano l'acconto con il 'metodo storico', dovranno operare un ulteriore versamento di acconto, determinato sulla base dell'ammontare dell'imposta da scissione dei pagamenti divenuta esigibile nel mese di novembre 2017, ovvero, in caso di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017. Rimborsi. Al fine di limitare gli effetti finanziari negativi per i fornitori della Pa che, a seguito della disciplina dello split payment, non incasseranno l'Iva dovuta sulle operazioni rese agli enti pubblici, la circolare rammenta che i contribuenti possono chiedere in tutto o in parte il rimborso dell'eccedenza detraibile (se di importo superiore a 2.582,28 euro) all'atto della presentazione della dichiarazione annuale o nell'istanza trimestrale. Ciò al fine di consentire ai fornitori della Pa, in sede di richiesta di rimborso, di computare nel calcolo dell'aliquota media, tra le operazioni cd ad aliquota zero, le operazioni effettuate nei confronti della Pa. Le predette disposizioni intendono accelerare i rimborsi da conto fiscale per i soggetti a cui si applica il regime della scissione dei pagamenti. Sanzioni. Per le forniture di beni e servizi effettuate nei confronti delle Pa e Società, i fornitori devono emettere fattura con l'indicazione 'scissione dei pagamenti'. In caso contrario è applicabile la sanzione amministrativa di cui all'art. 9, comma 1, del Dlgs 471/1997. L'omesso o ritardato adempimento del versamento all'Erario (per conto del fornitore) da parte delle Pa e Società è sanzionato ai sensi dell'art. 13 del Dlgs 471/1997. Fino all'emanazione della presente circolare sono comunque fatti salvi i comportamenti dei contribuenti i quali hanno assolto l'imposta anche se irregolarmente.
(Vedi circolare n. 37 del 2017)
Istituzione dei codici tributo e istruzione per il versamento delle entrate tributarie dei comuni e degli altri enti locali
Con la risoluzione n. 137/E dell'8 novembre 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo e ha fornito le istruzioni per il versamento, mediante il modello F24, delle entrate tributarie dei comuni e degli altri enti locali. I nuovi codici tributo sono: '3964' denominato 'Imposta comunale sulla pubblicità/canone per l'installazione di mezzi pubblicitari (ICP DPA/CIMP)'; '3965' denominato 'Imposta comunale sulla pubblicità/canone per l'installazione di mezzi pubblicitari (ICP DPA/CIMP) – Interessi'; '3966' denominato 'Imposta comunale sulla pubblicità/canone per l'installazione di mezzi pubblicitari (ICP DPA/CIMP) – Sanzioni'.
(Vedi risoluzione n. 137 del 2017)
Istituzione dei codici tributo per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell'art. 36-bis del Dpr 600/1973
Con la risoluzione n. 138/E dell'8 novembre 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento di somme dovute a seguito delle comunicazioni inviate ai sensi dell'articolo 36-bis del Dpr 600/1973. Per agevolare i contribuenti, nella tabella, in corrispondenza dei codici tributo di nuova istituzione, è riportato il codice di riferimento utilizzato per il versamento spontaneo. I codici tributi sono utilizzabili nell'eventualità in cui il contribuente, destinatario della comunicazione inviata ai sensi dell'articolo 36-bis del Dpr 600/1973, intenda versare solo una quota dell'importo complessivamente richiesto.
(Vedi risoluzione n. 138 del 2017)
Istituzione dei codici tributo per il versamento dell'Iva dovuta dalle pubbliche amministrazioni e società a seguito della scissione dei pagamenti
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 139/E del 10 novembre 2017, ha istituito i codici tributo per il versamento, mediante i modelli F24 ed F24 Enti pubblici, dell'Iva dovuta dalle pubbliche amministrazioni e società a seguito della scissione dei pagamenti (split payment). Per il modello F24 si istituisce il codice tributo '6041' denominato 'Iva dovuta dalle PP.AA. e SOCIETA' identificate ai fini Iva – scissione dei pagamenti per acquisti nell'esercizio di attività commerciali – art. 5, comma 01, D.M. 23 gennaio 2015'. Per il modello F24 EP si istituisce il codice tributo '621E' denominato 'Iva dovuta dalle PP.AA. e SOCIETA' identificate ai fini Iva – scissione dei pagamenti per acquisti nell'esercizio di attività commerciali – art. 5, comma 01, D.M. 23 gennaio 2015'.
(Vedi risoluzione n. 139 del 2017)
Accollo del debito d'imposta altrui – Estinzione per compensazione
Sono pervenute all'Agenzia delle Entrate richieste di chiarimenti circa la possibilità che, in seguito all'accollo del debito altrui, lo stesso possa essere estinto utilizzando in compensazione crediti dell'accollante. Con l'accollo un soggetto assume l'obbligo di estinguere il debito altrui, con eventuale liberazione del debitore originario, previo accordo del creditore. Tuttavia, nell'ordinamento tributario il legislatore ha stabilito che il debitore originario non è mai liberato. Come chiarito dalla giurisprudenza, assumere volontariamente l'impegno di pagare imposte altrui non significa 'assumere la posizione del contribuente o di soggetto passivo del rapporto tributario, ma la qualità di obbligato in forza di titolo negoziale', tanto che il fisco non può esercitare nei confronti degli accollanti i propri poteri di accertamento e di esazione. La circostanza che il contribuente/soggetto passivo del rapporto tributario rimanga sempre il medesimo pone il dubbio se nell'accollo possa trovare applicazione in favore dell'accollante la compensazione. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 140/E del 15 novembre 2017 risponde in senso negativo. La compensazione trova, infatti, applicazione solo per i debiti in essere tra i medesimi soggetti e non tra soggetti diversi. Il debito oggetto di accollo non può quindi essere estinto utilizzando in compensazione crediti vantati dall'accollante nei confronti dell'erario. Non sono comunque punibili i comportamenti tenuti in difformità a quanto ora chiarito. Sono dunque validi e non sanzionabili i pagamenti dei debiti accollati, effettuati tramite compensazione, prima della pubblicazione della presente circolare, a patto che siano stati spesi crediti esistenti e utilizzabili. Per i pagamenti successivi alla pubblicazione di questa circolare, occorre distinguere la posizione dell'accollato da quella dell'accollante. Per l'accollato, l'omesso pagamento comporterà il recupero dell'imposta non versata, degli interessi e l'applicazione di una sanzione pari al 30% di ogni importo non versato. Per l'accollante, l'utilizzo di un credito d'imposta in violazione delle modalità di legge, comporterà l'erogazione della sanzione pari al 30% del credito utilizzato, qualora questo sia effettivamente esistente, o dal 100 al 200% della misura dei crediti utilizzati, laddove inesistenti.
(Vedi risoluzione n. 140 del 2017)
Venerdì, 10 Novembre , 2017
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, con il decreto 3 agosto 2017, ha operato la revisione della disciplina concernente l'Ace, l'aiuto alla crescita economica. Il citato decreto interviene su diversi aspetti della disciplina agevolativa. Con la circolare n. 26/E del 26 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in relazione al termine per la presentazione delle istanze di interpello probatorio relative al 2016 e sulla decorrenza della nuova disciplina antielusiva speciale. In presenza di operazioni potenzialmente in grado di determinare indebite duplicazioni del beneficio la disciplina Ace prevede la possibilità per il contribuente di presentare un'istanza di interpello probatorio. In relazione al periodo d'imposta 2016, la preventività delle istanze di interpello deve essere parametrata rispetto al termine prorogato dal Dpcm 26 luglio 2017. Pertanto, sono ammissibili tutte le istanze di interpello, incluse quelle di interpello probatorio Ace, presentate dai contribuenti entro il termine di presentazione della dichiarazione. Per i soggetti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare, si tratta delle istanze da presentare entro il 31 ottobre 2017. Una delle ultime modifiche apportate dal decreto 3 agosto 2017 è rappresentata dalla rimodulazione della normata antielusiva Ace allo scopo di evitare, soprattutto nell'ambito dei gruppi societari, effetti moltiplicativi dell'agevolazione. La circolare ricorda che per i soggetti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare la nuova disciplina antielusiva si applica a partire dal periodo d'imposta 2018. Il documento di prassi amministrativa ricorda che occorre tenere conto della clausola di salvaguardia prevista dal decreto, in base alla quale per i periodi di imposta dal 2011 al 2017, i comportamenti posti in essere dai contribuenti attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi sono salvaguardati, a prescindere dall'effetto positivo o negativo sulla determinazione dell'agevolazione. Pertanto, è preclusa ai contribuenti la possibilità di presentare dichiarazioni integrative finalizzate a correggere le dichiarazioni presentate in materia. Poiché per i periodi d'imposta 2016 e 2017 i termini di presentazione della dichiarazione non sono ancora scaduti, la circolare ricorda che i comportamenti che saranno cristallizzati nelle predette dichiarazioni non sono suscettibili di contestazione. Di conseguenza, il singolo contribuente può anticipare l'applicazione della nuova disciplina antielusiva, ma dovrà farlo integralmente in quanto non è possibile un'applicazione parziale. Con riferimento al periodo d'imposta 2016, i contribuenti che abbiano già presentato la dichiarazione prima dell'emanazione della presente circolare, possono procedere alla sua rettifica al fine di adeguarsi alle novità del decreto, entro il termine di 90 giorni. Quindi, con riferimento alle istanze di interpello relative al 2016, i contribuenti cui sia stata notificata una richiesta di documentazione, in sede di risposta possono rinnovare l'intenzione di avvalersi delle nuove disposizioni, mentre coloro che hanno l'istanza in corso di valutazione possono manifestare la detta intenzione integrando spontaneamente la stessa domanda, entro i termini di decadenza della risposta dell'istanza iniziale.
(Vedi circolare n. 26 del 2017)
Imputazione degli utili al convivente di fatto che presta stabilmente la propria opera nell'impresa del proprio convivente
Con la risoluzione n. 134/E del 26 ottobre 2017 l'interpellante chiede chiarimenti in merito alla possibilità di conferire, a decorrere dall'anno d'imposta 2017 ed in applicazione della legge Cirinnà che ha regolamentato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha disciplinato le convivenze, una parte degli utili alla sua convivente. Il quesito ha oggetto il corretto trattamento fiscale della quota imputabile alla convivente di fatto. La scelta del legislatore di introdurre una disciplina specifica per il convivente, diversa da quella dell'impresa familiare, riflette l'intenzione di mantenere su posizioni differenti la collaborazione del convivente rispetto a quella del familiare. La disciplina recata dall'art. 230-ter c.c. presuppone: a) il rapporto di convivenza; b) lo svolgimento stabile di prestazioni di lavoro; c) l'esistenza di un'impresa cui risulti connessa la prestazione lavorativa. Si applica quando non sia configurabile un rapporto di società o di lavoro subordinato. In merito all'istanza formulata, il documento di prassi amministrativa, alla luce dei chiarimenti del Mef contenuti nella circolare 40/1976 sul concetto di impresa familiare, ritiene che il reddito spettante alla convivente di fatto derivante dalla partecipazione agli utili dell'impresa del convivente sia a lei imputabile in proporzione alla sua quota di partecipazione.
(Vedi risoluzione n. 134 del 2017)
Istituzione dei codici tributo per il versamento delle sanzioni amministrative pecuniarie
Con la risoluzione n. 135/E del 6 novembre 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite il modello F24 Accise, delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui agli articoli 5-bis e 6-bis del decreto legge 24 aprile 2017 n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017 n. 96.
(Vedi risoluzione n. 135 del 2017)
Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura – 'Art bonus'
Una fondazione di diritto privato costituita per iniziativa di un ministero chiede chiarimenti in merito alla corretta corretta applicazione del c.d. 'Art Bonus' cioè del credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura. L'istante, in particolare, chiede se può essere qualificata come 'luogo della cultura di appartenenza pubblica' e, quindi, se i soggetti finanziatori dell'omonimo museo, che la fondazione gestisce, possono fruire dell'agevolazione in argomento. Il decreto legge n. 83/2014, convertito nella legge 106 dello stesso anno, prevede un credito di imposta, nella misura del 65% delle erogazioni effettuate, in favore delle persone fisiche e giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro per interventi a favore della cultura e dello spettacolo. Tale credito d'imposta spetta per le erogazioni liberali in denaro finalizzate ad interventi di manutenzione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno di istituti e luoghi di cultura di appartenenza pubblica, di fondazioni lirico-sinfoniche e teatri, per il restauro di strutture pubbliche e di beni culturali pubblici. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 136/E del 7 novembre 2017, precisa che gli istituti della cultura aventi personalità giuridica di diritto privato, ad esempio perché costituiti in forma di fondazione, hanno in realtà natura sostanzialmente pubblicistica e possono perciò ricevere erogazioni liberali per il sostegno delle loro attività, che beneficiano del credito di imposta. Alla luce di ciò la la fondazione istante, vista la sua natura giuridica appositamente costituita da un ente pubblico, per la gestione di un museo, può essere ammessa al beneficio fiscale.
(Vedi risoluzione n. 136 del 2017)
Infedele dichiarazione – Errori sull'imputazione temporale di elementi positivi o negativi di reddito – Sanzione – Circostanza attenuante – Applicabilità del ravvedimento operoso
Venerdì, 3 Novembre , 2017
L'Ufficio Controlli fiscali ha avviato un'attività istruttoria nei confronti di una spa all'esito della quale ha rilevato la non corretta deduzione, negli anni d'imposta dal 2012 al 2015, degli accantonamenti relativi alle spese di gestione di tratte autostradali. La violazione qualificata come errore legato all'imputazione temporale di elementi negativi di reddito, ha determinato, per l'anno 2012, l'emissione di un avviso di accertamento con il quale è stata comminata la sanzione per infedele dichiarazione, ridotta di 1/3. Avendo commesso lo stesso errore anche nei periodi di imposta successivi, la società ha chiesto di regolarizzare la violazione, ravvedendo la sanzione. L'Ufficio Controlli fiscali ha chiesto all'Ufficio Consulenza di chiarire se il contribuente possa autonomamente applicare nell'ambito del ravvedimento, la riduzione di 1/3. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 131/E del 23 ottobre 2017, ha chiarito che tale riduzione può essere applicata solo in sede di accertamento. Ciò in quanto presupposto per la piena operatività della riduzione sanzionatoria è la presenza di un'attività di controllo da parte degli organi accertatori, volta a verificare che l'infedeltà commessa dal contribuente sia caratterizzata dall'elemento soggettivo della colpevolezza, dall'assenza di frode e da una condotta non insidiosa per l'Amministrazione finanziaria. In altre parole, solo l'Ufficio può analizzare le irregolarità riscontrate per verificare l'esiguità dell'evasione e la scarsa insidiosità della condotta tenuta. Nel caso in questione la medesima cautela non sussiste in quanto l'errore, già rilevato nel 2012, è stato reiterato anche nei periodi di imposta successivi. La spa può dunque autonomamente regolarizzare la violazione già contestata per l'anno 2012, ravvedendo la sanzione nella misura ridotta.
(Vedi risoluzione n. 131 del 2017)
Super e iper ammortamento in caso di beni acquisiti in leasing – Ulteriori chiarimenti sull'effettuazione degli investimenti entro il 30 giugno e il 30 settembre 2018
Con la risoluzione n. 132/E del 24 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al super e iper ammortamento. La scrivente chiedeva in particolare se rientrano nella proroga al 30 giugno 2018 (30 settembre 2018 per l'iper ammortamento) e, quindi, se possono fruire della maggiorazione gli investimenti in leasing. La legge di bilancio 2017 ha prorogato la disciplina del super ammortamento, tranne che per taluni mezzi di trasporto a motore. La proroga interessa gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2017, ovvero entro il 30 giugno 2018, a condizione che entro il 31 dicembre 2017 risulti accettato il relativo ordine e sia avvenuto il pagamento dell'acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione. Solo al verificarsi di entrambe queste condizioni risultano ammissibili al super ammortamento anche gli investimenti effettuati dal 1°gennaio 2018 al 30 giugno 2018. La maggiorazione del 150% del costo di acquisizione (cd iper ammortamento) compete per gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2017, ovvero fino al 30 settembre 2018 in presenza delle condizioni di ordine e di acconto pervenuti entro il 31 dicembre 2017. In merito alla possibilità di fruire della maggiorazione nel caso in cui dopo l'effettuazione dell'ordine e il pagamento dell'acconto del 20% l'investitore decida di acquisire il bene tramite leasing l'Amministrazione finanziaria ritiene che nel caso di compensazione dell'acconto versato al fornitore con il maxicanone iniziale da corrispondere alla società di leasing, l'investitore può fruire della maggiorazione in quanto, entro il 31 dicembre 2017, ha effettuato un ordine accettato dal fornitore e ha versato ad esso un acconto pari almeno al 20%. Nel caso, invece, di restituzione da parte del fornitore dell'acconto versato, l'investitore può ugualmente fruire della maggiorazione ma a condizione che in sede di restituzione dell'acconto da parte del fornitore e di stipula del contratto di leasing venga corrisposto al locatore un maxicanone in misura almeno pari al predetto acconto e venga inserito nel contratto di leasing stesso il riferimento all'ordine originariamente effettuato con il fornitore del bene.
(Vedi risoluzione n. 132 del 2017)
Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a titolo d'imposta sul valore aggiunto, degli interessi e delle relative sanzioni
Con la risoluzione n. 133/E del 24 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite il modello F24, delle somme dovute a titolo di imposta, interessi e relative sanzioni a seguito dell'attività di controllo sull'estrazione di beni dal deposito Iva. Due i nuovi codici tributo: '9974' e 9975'; il primo denominato 'Estrazione beni deposito Iva – Recupero dell'Iva dovuta e relativi interessi – art. 50-bis, c.6, D.L. 331/1993 e art. 2 D.M. 23/02/2017', il secondo denominato 'Estrazione beni deposito Iva – Sanzione per omesso versamento Iva – art. 50-bis, c. 6, D.L. 331/1993'.
(Vedi risoluzione n. 133 del 2017)
Venerdì, 27 Ottobre , 2017
Con la circolare n. 25/E del 16 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce i primi chiarimenti relativi all'ambito di applicazione dell'art. 60 del dl 50/2017 convertito dalla legge 96/2017 che ha disciplinato il trattamento fiscale dei proventi derivanti dalla partecipazione diretta o indiretta a società, enti o organismi di investimento collettivo del risparmio, percepiti da dipendenti ed amministratori di tali società,enti od organismi di investimento collettivo del risparmio. Il documento interviene sui presupposti di ordine quantitativo e temporale, inerenti la consistenza dell'investimento, il periodo minimo di detenzione di tali strumenti ed il differimento nella distribuzione dell'utile, richiesti per l'operatività della presunzione legale che qualifica i proventi derivanti da strumenti finanziari con diritti patrimoniali rafforzati come redditi di capitale e diversi. Si tratta di un tipo di provento, denominato 'carried interest'. Rappresenta una forma di incentivo riconosciuto al realizzarsi di determinati risultati, ai soggetti maggiormente esposti al rischio derivante dall'investimento. La norma richiamata prevede che detti proventi, al ricorrere di determinati requisiti stabiliti dall'articolo stesso 'si considerano in ogni caso redditi di capitale o redditi diversi', con una presunzione di qualificazione del reddito operante ope legis. Il duplice ruolo rivestito dal manager, vale a dire di amministratore o dipendenti (e quindi di titolare di reddito d lavoro dipendente o assimilato o autonomo) e di azionista/quotista delle società o enti di cui è amministratore o dipendente ha destato tra gli operatori incertezze in ordine alla quantificazione reddituale dei proventi derivanti da questi strumenti finanziari. L'incertezza era dovuta all'ampiezza della definizione di reddito di lavoro dipendente, idonea a ricomprendere ogni erogazione riconducibile al rapporto di lavoro, inclusi i compensi in natura. Secondo le Entrate la presenza di accordi che consentono al manager di mantenere la titolarità degli strumenti finanziari anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro è sufficiente ad escludere la qualificazione come redditi da lavoro dipendente. L'esposizione al rischio di perdita del capitale investito è l'elemento determinante per la qualificazione finanziaria del reddito, idoneo a superare anche le clausole che legano lo strumento finanziario con la posizione del dipendente/amministratore. Al contrario, le clausole che riducono o annullano la posizione di rischio del manager sono difficilmente compatibili con la qualificazione 'finanziaria' del reddito.
Con la risoluzione n. 127/E del 18 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde ad un quesito in merito alla qualificazione reddituale dei compensi percepiti per il Servizio Civile Volontario. Un contribuente ha dichiarato di aver svolto dal 3 novembre 2015 al 2 novembre 2016 il Servizio Civile Volontario. L'istante lamentava una maggiore imposta dovuta in ragione del riconoscimento di una minore detrazione. I compensi per il servizio civile volontario devono essere qualificati come redditi di collaborazione coordinata e continuativa ovvero redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Ciò in quanto il rapporto di impiego dei lavoratori non è un vero e proprio rapporto di lavoro. Sui compensi erogati il sostituto d'imposta è tenuto ad operare la ritenuta alla fonte a titolo di acconto, a rilasciare la comunicazione unica (CU) e a presentare il modello 770. Le detrazioni spettanti vanno calcolate in base al periodo di lavoro prestato. Nel caso in esame le detrazioni spettano in relazione a rapporti di lavoro a tempo determinato, della durata complessiva di 12 mesi ricadenti in due periodi di imposta (2015 e 2016). Possiamo ritenere che nel secondo anno (2016) sia possibile calcolare le detrazioni tenendo conto anche del periodo dell'anno precedente per il quale il dipendente, avendo percepito solo parte della retribuzione maturata, non ha potuto beneficiarne. Per il riconoscimento delle detrazioni non fruite, relative al mese di dicembre 2015 il sostituto d'imposta deve indicare nella CU 2017, relativa all'anno 2016, il codice 4 e i giorni per i quali spettano le detrazioni, e cioè 337. Il codice 4 si utilizza in tutti i casi in cui non vi è coincidenza tra il numero dei giorni per i quali spettano le detrazioni e la durata del rapporto di lavoro nell'anno. In ragione di ciò, il datore di lavoro dovrà rilasciare una nuova CU in cui andrà indicato 337 giorni. In dichiarazione il contribuente potrà recuperare le detrazioni non riconosciutegli con la prima CU.
(Vedi risoluzione n. 127 del 2017)
Somme erogate dall'Università derivanti da finanziamenti europei nell'ambito dell'iniziativa COST – Trattamento fiscale
Con la risoluzione n. 128/E del 18 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde all'istanza formulata da una Università indicata quale coordinatrice per la gestione di interventi finanziati dalla COST Association, finalizzati alla creazione di network scientifici tra gruppi di ricerca a livello europeo. La COST Association è un'associazione intergovernativa per la Cooperazione Europea Scientifica e Tecnologica supportata da fondi della Ue. Nell'istanza l'Università chiede se i contributi COST, recanti la voce 'contributo forfettario', per la quota di sovvenzione relativa alla mobilità individuale, erogati direttamente ai beneficiari finali, possono essere considerati non imponibili ai fini Irpef. L'Amministrazione finanziaria afferma che i compensi erogati in misura forfettaria dalle Università nell'ambito di progetti di ricerca internazionali sono assoggettati a tassazione per l'importo eccedente la franchigia prevista dall'articolo 51, comma 5, per le trasferte all'estero mentre sono escluse da tassazione le somme erogate per coprire costi analiticamente documentati. Dunque, per le spese di mobilità sostenute dai partecipanti al progetto non andrà fatta alcuna ritenuta se non nel caso siano effettuate nei confronti dei propri dipendenti, collaboratori e borsisti.
(Vedi risoluzione n. 128 del 2017)
Interessi passivi derivanti da contratto di mutuo ipotecario stipulato per la ristrutturazione dell'abitazione principale – Detraibilità in capo al coniuge superstite
Un contribuente che ha contratto con il proprio coniuge, poi deceduto, un mutuo ipotecario di ristrutturazione chiede se dopo la voltura del finanziamento a suo nome, possa detrarsi l'intera quota di interessi passivi, così come succede in caso di morte di un mutuatario contitolare di un contratto di acquisto dell'abitazione principale. Gli interessi passivi derivanti da contratti di mutuo ipotecario stipulati per l'acquisto della prima casa sono detraibili nella misura del 19% per un ammontare complessivo di 2.582,28 euro. Per detta detrazione esistono, tuttavia, una serie di condizioni la prima delle quali prevede, ad esempio, che l'unità immobiliare da costruire sia quella nella quale il contribuente intende dimorare abitualmente. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 129/E del 18 ottobre 2017, ha chiarito che il coniuge superstite può usufruire della detrazione per gli interessi passivi relativi al mutuo ipotecario, a condizione che provveda a regolarizzare l'accollo del mutuo. Sebbene tale orientamento sia stato fornito con riferimento al contratto di mutuo stipulato per l'acquisto dell'abitazione principale, si ritiene che lo stesso principio possa applicarsi anche nel caso in cui il contratto sia stato stipulato per ristrutturare l'abitazione principale. Nel caso di specie, avendo il soggetto provveduto ad accollarsi l'intero mutuo, potrà usufruire della detrazione sul 100% dei relativi interessi passivi sostenuti.
(Vedi risoluzione n. 129 del 2017)
Applicazione dell'aliquota Iva ridotta
Una Spa produce e commercializza prodotti alimentari, tra cui pasta alimentare a base di semola di grano duro, pasta integrale e pasta senza glutine. Per diversificare i propri prodotti la stessa intende commercializzare un nuovo prodotto alimentare a base di farina di legumi. Con l'interpello in esame l'istante chiede quale sia l'aliquota Iva applicabile alle cessioni del prodotto descritto. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 130/E del 18 ottobre 2017, afferma che alle cessioni dei prodotti alimentari a base di farina di legumi è applicabile l'Iva al 4%. Infatti, le caratteristiche oggettive del prodotto fanno sì che lo stesso sia assimilabile alla pasta a base di mais, riso, farro, kamut commercializzate con l'aliquota al 4%.
(Vedi risoluzione n. 130 del 2017)
Venerdì, 20 Ottobre , 2017
Con la circolare n. 24/E del 12 ottobre 2017 l'Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al regime fiscale delle locazioni brevi cioè le locazioni di immobili ad uso abitativo di durata inferiore a 30 giorni stipulate da persone fisiche al di fuori dell'esercizio di attività di impresa. Le precisazioni tengono conto delle questioni emerse nel corso del tavolo tecnico di confronto con le associazioni di categoria e i principali operatori interessati. La nuova disciplina fiscale per le locazioni brevi si applica sia nel caso in cui i contratti siano stipulati direttamente tra locatore e conduttore, sia nel caso in cui intervengano soggetti che esercitano l'attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online. La locazione breve, oltre all'immobile abitativo, può avere ad oggetto anche la fornitura di biancheria,la pulizia dei locali, la fornitura di wi-fi o di aria condizionata, servizi strettamente connessi all'utilizzo dell'immobile. La disciplina non si applica invece se, oltre all'abitazione si fornisce ad esempio, la colazione o la somministrazione di pasti in quanto servizi che non presentano una necessaria connessione con la finalità residenziale dell'immobile. Destinatari dell'obbligo introdotto dalla norma sono tutti coloro che esercitano attività di intermediazione immobiliare, compresi i portali online che mettono in contatto persone in cerca di un immobile con soggetti che dispongono di unità immobiliari da locare. Irrilevante è la forma giuridica del soggetto che svolge l'attività di intermediazione. Questa può essere svolta sia in forma individuale che associata. Per le locazioni brevi stipulate a partire dal 1°giugno 2017, gli intermediari sono tenuti a comunicare i dati ad essi relativi e se intervengono nel pagamento del canone di locazione devono operare una ritenuta del 21%. Ai fini dell'effettuazione degli adempimenti gli intermediari potranno tenere conto delle informazioni in loro possesso, rilevanti ai fini fiscali. Potranno, ad esempio, non effettuare gli adempimenti se la locazione è riconducibile all'esercizio di un'attività d'impresa. La comunicazione dei dati e l'effettuazione della ritenuta devono essere posti in essere dall'intermediario al quale il locatore ha affidato l'incarico. L'intermediario è tenuto a comunicare i dati del contratto solo se ha fornito un supporto professionale nella fase di perfezionamento dell'accordo. Se si è limitato a mettere in contatto le parti, rimanendo estraneo alla fase di conclusione dell'accordo, non è tenuto a comunicare i dati del contratto. I dati devono essere trasmessi entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello di conclusione del contratto. Per il 2017 la comunicazione deve riguardare i soli contratti conclusi a partire dal 1°giugno scorso. L'omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati relativi ai contratti di locazione breve è punita con la sanzione da 250 a 2.000 euro. La sanzione è dimezzata se la trasmissione è effettuata entro 15 giorni dalla scadenza o se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati. In caso di pagamento del canone con carte di pagamento, gli intermediari autorizzati nonché le società che offrono servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro in Internet (ad esempio PayPal) non sono tenute ad operare la ritenuta. La ritenuta deve essere operata anche qualora l'intermediario abbia delegato soggetti terzi all'incasso del canone e all'accredito del relativo importo al locatore. L'intermediario opera la ritenuta sull'intero importo indicato nel contratto di locazione breve. La ritenuta è versata entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è operata. Gli intermediari, inoltre, devono certificare e dichiarare le ritenute effettuate. La mancata applicazione della ritenuta da parte dell'intermediario è punita con una sanzione amministrativa ma l'Amministrazione finanziaria, alla luce delle difficoltà gestionali riscontrate dagli operatori nell'effettuazione degli adempimenti relativi alle ritenute, potrà escludere l'applicazione delle sanzioni in relazione alla omessa effettuazione delle ritenute fino all'11 settembre. Sono tuttavia sempre sanzionabili le omesse o incomplete ritenute da effettuare a partire dal 12 settembre 2017 e da versare entro il 16 ottobre 2017. Per i contratti stipulati a partire dal 1°giugno 2017 resta fermo l'obbligo di comunicazione dei dati da effettuarsi nel 2018.
(Vedi circolare n. 24 del 2017)
L'Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 124/E del 13 ottobre 2017 al Trattamento di fine mandato (TFM) che è un'indennità corrisposta dalla società agli amministratori alla scadenza del loro mandato. Il suo ammontare è determinato attraverso una specifica previsione statutaria ovvero mediante delibera assembleare dei soci. Gli accantonamenti al fondo per il TFM sono fiscalmente deducibili in base al principio di competenza, prescindendo dal momento in cui l'indennità sia effettivamente pagata. La deducibilità è legata alla condizione che il diritto all'indennità risulti da un 'atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto'. In caso contrario, la deduzione del costo avverrà nell'anno di effettiva erogazione dell'indennità medesima. Nel caso sottoposto all'attenzione dell'Agenzia delle Entrate, gli amministratori hanno unanimemente rinunciato al TFM e hanno chiesto di conoscere gli effetti fiscali derivanti da tali scelte sia in capo all'interpellante che in capo agli amministratori. La risoluzione distingue la rinuncia operata dagli amministratori soci da quella effettuata dagli altri manager. Per gli amministratori-soci non sono imponibili le rinunce a crediti dei soci nei limiti del costo fiscale dell'attivo rinunciato. In presenza di socio persona fisica non è ravvisabile alcuna differenza tra valore fiscale e valore nominale del credito, sicché la rinuncia non genererà alcuna tassazione sulla società. Sarà, invece, ordinariamente imponibile la rinuncia degli amministratori non soci trattandosi del venir meno di oneri dedotti dal reddito di esercizi precedenti. Con riferimento alla posizione dell'amministratore il documento di prassi amministrativa richiama il teorema 'dell'incasso giuridico' secondo cui la rinuncia ai crediti, oltre a incrementare il costo della partecipazione, può generare materia imponibile per il socio qualora riguardi crediti correlati a redditi tassati per cassa. A fronte della mancata tassazione della società, il socio dovrà dichiarare il reddito come se avesse incassato il TFM rinunciato. Nessun incasso giuridico, invece, per le rinunce degli amministratori non soci.
(Vedi risoluzione n. 124 del 2017)
Indennizzi monetari per 'danni di guerra' Il rimborso dell'imposta di bollo va chiesto al soggetto autorizzato
Per i danni di guerra subiti nel periodo compreso tra il mese di maggio del 1045 e luglio 1990 i cittadini italiani e sloveni hanno diritto al riconoscimento di un indennizzo monetario. La Slovenia, infatti, nel 1996 ha infatti emanato la Legge di riparazione dei torti la quale prevede la compilazione di una domanda corredata da una documentazione comprovante i torti subiti. Alle autorità slovene spetta il compito di vagliare le istanze presentate. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 88/E/2016, ha chiarito che le domande presentate per fruire dell'indennizzo beneficiano dell'esenzione dal bollo. Numerose sono le istanze pervenute all'Amministrazione finanziaria di rimborso dell'imposta di bollo assolta sui documenti giustificativi e sugli atti delle procedure di liquidazione degli indennizzi. In merito sono sorti alcuni dubbi riguardanti l'ente competente all'erogazione del rimborso, nel caso di assolvimento dell'imposta in modalità virtuale. L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 125/E del 13 ottobre 2017, fornisce i chiarimenti sul punto. In merito alla rimborsabilità dell'imposta di bollo pagata dai cittadini viene precisato che la restituzione è prevista solo per il tributo assolto in modalità virtuale, essendo esclusa in caso di pagamento tramite contrassegno sostitutivo. Di conseguenza per i contribuenti che si sono avvalsi della legge, il diritto al rimborso dell'imposta di bollo assolta in via ordinaria e straordinaria sugli atti, sui documenti e le istanze presentate agli uffici italiani, non sussiste, se non nelle ipotesi tassativamente previste. Come anticipato il diritto sussiste per i casi di imposta di bollo assolta in modo virtuale. Nel caso sottoposto all'attenzione dell'ufficio non è possibile superare il vincolo in quanto la documentazione presentata non rientra in quella rimborsabile. Per quanto riguarda, invece, l'individuazione del soggetto deputato all'erogazione del rimborso del bollo virtuale, le domande devono essere presentate ai soggetti autorizzati che erogheranno le somme dovute a seguito degli opportuni controlli. Questi ultimi presenteranno a loro volta l'istanza di rimborso al competente ufficio delle Entrate.
(Vedi risoluzione n. 125 del 2017)