Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2019/01/news_599.htm
Timestamp: 2020-01-27 07:01:53+00:00
Document Index: 147080667

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 3']

Newsletter n. 599 del 31 gennaio 2019
Codice appalti bocciato: aperta procedura d’infrazione
Opere pubbliche, arrivano AINOP e IOP: ecco la versione Beta dell’archivio
Le istruzioni del MIUR per la corretta applicazione del Codice Contratti
Master BIM manager, il 4 febbraio l’inaugurazione
Secondo Bruxelles la legislazione italiana in materia di appalti non è conforme alle norme UE. Il rischio è quello di pesanti sanzioni
E’ stata resa pubblica la decisione di Bruxelles di aprire formalmente una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia sul Codice Appalti. Lo ha comunicato l’ANCE (associazione nazionale costruttori edili) attraverso un comunicato stampa.
In realtà alcuni segnali che l’UE potesse avviare una simile procedura sul dlgs n. 50/2016 (Codice appalti) erano già stati lanciati nel 2017, anche se non si conoscono ancora i dettagli di questa messa in mora, poiché la Commissione ha mantenuto il massimo riserbo.
Secondo voci di stampa, i punti critici del Codice su cui potrebbero essere richieste modifiche sono:
le regole sui subappalti;
la disciplina avvallamento;
le cause di esclusione dalle gare.
Con l’invio della lettera di messa in mora spedita da Bruxelles, l’Italia avrebbe 2 mesi di tempo per fornire risposte efficaci e scongiurare che la procedura d’infrazione prosegua il suo iter, il rischi è quello di pesanti sanzioni.
Il presidente ANCE, Gabriele Buia, dichiara:
la decisione della Commissione europea, seppur in attesa di conoscere il testo integrale del provvedimento, conferma quello che andiamo denunciando da anni e cioè che il Codice appalti ha completamente fallito l’obiettivo di riportare il settore dei lavori pubblici in Europa con regole semplici, chiare e trasparenti
Restiamo in attesa della pubblicazione della lettera di messa in mora, per capirne i dettagli ed i contenuti.
Cosa è una procedura d’infrazione e cosa comporta
La procedura di infrazione (chiamata anche ricorso per inadempimento) è un procedimento a carattere giurisdizionale eventuale, disciplinato dagli articoli 258 e 259 TFUE (Trattato su Funzionamento dell’Unione Europea), volto a sanzionare gli Stati membri dell’Unione europea responsabili della violazione degli obblighi derivanti dal diritto comunitario.
La procedura d’infrazione può consistere, ad esempio, nella mancata attuazione di una norma europea oppure in una disposizione nazionale, o una prassi amministrativa, che risulti incompatibile con norme europee.
Classico esempio d’infrazione è il mancato recepimento di una direttiva entro il termine previsto.
La procedura d’infrazione si sviluppa in 3 fasi:
fase di precontenzioso, è una fase informale in cui lo stato membro viene avvisato con una lettera di messa in mora
fase giurisdizionale o contenziosa, è la fase in cui la Corte di Giustizia europea avvia un vero e proprio procedimento
sanzioni, qualora la procedura giunga al termine con una sentenza di condanna, lo stato sotto processo può essere multato con una sanzione che è stata fissata in 9 milioni di euro, per ogni giorno di ritardo vi è inoltre una sanzione aggiuntiva che varia tra i 22.000 ai 700.000 euro
Il dl Genova ha introdotto l’AINOP, Archivio informatico nazionale delle opere pubbliche e l’IOP, Identificativo opera pubblica. In anteprima la versione Beta
E’ ora disponibile la versione beta dell’Archivio Informatico Nazionale delle Opere Pubbliche (AINOP), che permette di censire il patrimonio delle opere pubbliche di competenza degli Enti e delle Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato.
Ricordiamo che l’archivio del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (MIT) è stato introdotto dal dl n. 109 del 28 settembre 2018, meglio noto come “Decreto Genova“.
Tale versione del sistema informativo non è da considerarsi definitiva, ma viene messa a disposizione per valutarne l’utilizzo e le eventuali migliorie da apportare in fase conclusiva. Ecco il link per accedere alla versione Beta della pagina dedicata all’AINOP.
L’obiettivo dell’AINOP è di consentire un maggiore controllo delle opere pubbliche durante il loro intero ciclo di vita; controllo inteso sia in termini di monitoraggio sullo stato dell’infrastruttura fisica per la sicurezza dei cittadini e dei trasporti, sia in termini di definizione di un piano di azione in relazione alle priorità di intervento.
L’AINOP, gestito dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ed implementato anche sulla base delle indicazioni e degli indirizzi forniti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell’economia e delle finanze, Ragioneria Generale dello Stato e dall’ANSFISA, sarà messo a disposizione e consultabile in formato aperto, prevedendo anche la possibilità di raccogliere segnalazioni.
IOP (Identificativo opera pubblica) ed il fascicolo dell’opera
L’AINOP genera un codice della singola opera (IOP), che la contraddistingue e identifica in maniera univoca, riportandone le caratteristiche essenziali e distintive. Pertanto, attraverso la piattaforma sarà possibile:
identificare un’opera e la sua collocazione nel contesto territoriale
riunire tutti i dati e le informazioni presenti nei vari archivi pubblici sussidiari e concorrenti
visualizzare dati, informazioni e documenti dell’opera, strutturati in una sorta di fascicolo virtuale
ricevere informazioni che consentiranno il monitoraggio tecnico dell’opera, nell’ottica di prevenire criticità, anche attraverso sistemi intelligenti di alert sullo stato della infrastruttura
individuare i possibili flussi di lavoro per rendere efficiente la progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione dell’opera
L’IOP costituisce una sorta di codice fiscale dell’opera pubblica; il documento identificativo della singola opera contiene i dati:
L’IOP, identifica l’opera riportandone:
Il “fascicolo dell’opera“, nella sua globalità, fornisce gli elementi per individuare le opere da mettere in sicurezza con interventi ad hoc, classificandole anche in base alle priorità d’urgenza. Nel rispetto delle norme vigenti in tema di privacy e di security, verranno pubblicati, in modalità open e in maniera progressiva di pari passo con l’alimentazione di AINOP, dati caratterizzanti le opere pubbliche, significativi nell’ottica di una migliore trasparenza delle attività di Governo.
Con il dl Genova viene istituita anche l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA) con sede presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di Roma, con possibilità di articolazioni territoriali.
L’Agenzia avrà il compito di garantire la sicurezza del sistema ferroviario nazionale e delle infrastrutture stradali e autostradali attraverso:
La redazione del “Manuale per la diagnosi energetica (DE) degli edifici pubblici” si inserisce nell’ambito del Progetto dell’ENEA ES-PA “Energia e Sostenibilità per la Pubblica Amministrazione”.
La trasformazione di un edificio-impianto esistente in una nuova realtà ad alte prestazioni energetiche, attraverso l’adozione di tecnologie per il miglioramento dell’efficienza energetica, non può prescindere da un’accurata analisi dello status quo del sistema edificio-impianto al fine di individuare gli interventi più opportuni, sull’involucro edilizio e sugli impianti tecnici, anche attraverso il ricorso a fonti energetiche rinnovabili.
La DE si configura come una procedura sistematica che dalla conoscenza del consumo energetico dell’edificio perviene all’individuazione degli interventi di miglioramento della prestazione energetica accompagnati da un’analisi costi-benefici che consente una classificazione degli stessi, in ordine di priorità decrescente.
In generale, quando si decide di procedere alla riqualificazione energetica di un edificio per renderlo altamente performante, si devono prendere in considerazione i seguenti elementi chiave:
finestre e daylightin
sistemi alimentati ad energia rinnovabile
Il presupposto generale alla realizzazione di interventi che generano risparmi energetici deve essere, in ogni caso, il rispetto delle prescrizioni e dei requisiti minimi previsti dal dm 26 giugno 2015.
Il manuale ENEA con le linee guida
Le linee guida del manuale rappresentano uno strumento chiaro che, step by step, conduce il Referente della DE nello svolgimento della stessa descrivendo in maniera dettagliata le varie fasi della procedura.
Il documento costituisce una linea guida per l’esecuzione delle diagnosi energetiche degli edifici (ad uso residenziale, terziario o altri assimilabili).
Esso fornisce indicazioni e modalità operative per:
la raccolta e l’analisi delle spese energetiche
la raccolta e l’analisi delle documentazioni tecniche disponibili e la definizione dei controlli e delle verifiche edili ed impiantistiche
la definizione dei fattori di aggiustamento dei consumi fatturati
l’analisi dei servizi energetici
la costruzione dell’inventario energetico
il calcolo degli indicatori di prestazione energetica
l’individuazione di azioni di miglioramento dell’efficienza energetica
la valutazione della priorità degli interventi
Sono presi in considerazione i servizi energetici dell’edificio che sono atti a garantire il benessere degli occupanti e la fruizione dello stesso da parte degli utilizzatori; sono considerati, quindi, i servizi di:
In particolare, la fase di analisi risulta esplicitata in numerosi passaggi, ossia:
costruzione dell’inventario energetico
calcolo degli indicatori di prestazione energetica
individuazione degli interventi di miglioramento della prestazione energetica
implementazione delle simulazioni del comportamento del sistema edificio-impianto
analisi costi-benefici degli interventi
L’appendice A del manuale contiene esempi pratici di analisi dei consumi reali e ripartizione secondo i servizi energetici presenti, essa si sviluppa nei seguenti capitoli/fasi:
situazione servizi ante operam
ripartizione dei consumi di gasolio
stima del consumo elettrico delle elettropompe
stima del consumo elettrico degli ausiliari delle caldaie
stima del consumo elettrico delle pompe di calore
stima del consumo elettrico dei bollitori elettrici per produzione
stima del consumo elettrico per illuminazione
riepilogo dei consumi elettrici
La Corte di Cassazione chiarisce che in materia di pianificazione urbanistica e recupero edilizio le norme regionali possono derogare agli strumenti comunali
Con la sentenza della Cassazione n. 245/2018 vengono chiariti ruoli e limiti delle competenze in materia urbanistica e recupero edilizio. La Cassazione afferma che:
la legge regionale è fonte normativa primaria sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali e quindi può prevedere interventi in deroga a tali strumenti.
Il ricorso del Governo contro la norma dell’Abruzzo
Il Presidente del consiglio dei Ministri, per mezzo dell’avvocatura dello Stato, aveva impugnato dinanzi la Corte di Cassazione la legge regionale dell’Abruzzo n. 40/2017. In particolare veniva contestato l’art. 4 della legge della Regione Abruzzo n. 40/2017 avente oggetto:
Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Destinazioni d’uso e contenimento dell’uso del suolo.
L’articolo contrasterebbe, secondo il Governo, con più principi fondamentali della legislazione statale in materia di governo del territorio, in particolare con l’art. 2, comma 4, del dpr n. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), secondo cui:
i comuni, nell’ambito della propria autonomia statutaria e normativa, disciplinano l’attività edilizia.
La norma impugnata, inoltre, sarebbe in contrasto con gli artt. 4 e 7 della legge n. 1150/1942 (Legge urbanistica), che attribuiscono ai Comuni competenze in tema di pianificazione urbanistica e disciplina dell’uso degli immobili.
La Cassazione precisa che:
l’esame congiunto delle disposizioni della legge regionale rende evidente che esse, sono dettate nell’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di governo del territorio, si limitano ad incentivare il recupero dei vani seminterrati ed accessori nel rispetto della normativa ambientale e dei princìpi fondamentali della disciplina urbanistica ed edilizia nazionale, dettando minute prescrizioni edilizie (quali l’altezza minima dei locali seminterrati e le modalità della sua misurazione).
Inoltre viene evidenziato che:
il testo unico dell’edilizia, se riconosce ai Comuni la facoltà di disciplinare l’attività edilizia, non configura (né potrebbe) in capo agli stessi una riserva esclusiva di regolamentazione in grado di spogliare il legislatore statale e quello regionale del legittimo esercizio delle loro concorrenti competenze legislative in materia di governo del territorio, competenze non a caso richiamate dallo stesso art. 2 TUE.
Neanche sussiste la violazione del principio fondamentale di attribuzione ai Comuni della funzione di pianificazione urbanistica del territorio, poiché la disposizione regionale consente esclusivamente deroghe minute alla disciplina edilizia comunale.
Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato le istruzioni di carattere generale per la corretta applicazione del Codice dei Contratti Pubblici
Il MIUR ha inviato a tutte le istituzioni scolastiche e agli uffici scolastici regionali una nota con oggetto:
Istruzioni di carattere generali relative alla applicazione del Codice dei Contratti Pubblici – Quaderno n. 1 e Appendice.
Il MIUR evidenzia come negli ultimi anni, la materia dei contratti pubblici è stata interessata da profonde innovazioni relative al quadro normativo di riferimento (Direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE). In particolare, il dlgs n. 50/2016 ( Codice dei Contratti Pubblici), ed i relativi provvedimenti attuativi, hanno recepito la normativa comunitaria dettando una nuova regolazione in materia di affidamento ed esecuzione dei contratti pubblici.
Linee guida ed istruzioni
L’obiettivo del documento è quello di supportare le istituzioni scolastiche al fine di garantire il rispetto della normativa in materia di acquisti, caratterizzata da:
una notevole complessità
da stringenti obblighi di centralizzazione
da mutevolezza della relativa normativa di attuazione
dalle specificità del settore scolastico
Pertanto le linee guida, ovvero le istruzioni operative che contengono raccomandazioni di comportamento, sono state elaborate con lo scopo di supportare ed orientare le istituzioni scolastiche nell’ideazione strategica, nell’affidamento e nell’esecuzione di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.
Tali istruzioni sono state predisposte in conformità rispetto alle previsioni del decreto interministeriale n. 129/2018, avente ad oggetto il “Regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 1, comma 143, della legge 13 luglio 2015, n. 107” .
Il lavoro s’innesta in un più ampio percorso di semplificazione e modernizzazione della gestione amministrativo-contabile delle scuole, nonché di affermazione concreta di un nuovo modello di amministrazione ministeriale sempre più orientato a dare un supporto, anche operativo, nella realizzazione delle necessarie e complesse attività di gestione e amministrazione delle istituzioni scolastiche.
In coerenza con questo presupposto, a corredo delle linee guida, viene altresì messa a disposizione la seguente documentazione:
Allegato 1: Tabella riepilogativa delle cause ostative e relativa documentazione di accertamento
Allegato 2: Tabelle per la procedura di verifica dell’anomalia
Allegato 3: Format di “Regolamento per la nomina delle commissioni di gara”
Allegato 4: Format di “Determina di nomina della Commissione giudicatrice”
Allegato 5: Format di “Dichiarazione di accettazione dell’incarico e contestuale dichiarazione di inesistenza di cause di incompatibilità e di astensione”
Allegato 6: Format di “Determina per l’affidamento diretto mediante Trattativa Diretta sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA)”
Allegato 7: Format di “Determina per l’affidamento diretto mediante Ordine Diretto sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA)”
Allegato 8: Format di “Determina per l’affidamento diretto mediante richiesta di preventivi”
Allegato 9: Format di “Determina per l’affidamento diretto mediante pubblicazione di avviso”
Allegato 10: Format di “Determina per l’indizione di procedura negoziata senza bando mediante Richiesta di Offerta (RdO) sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA)”
Allegato 11: Format di “Determina di aggiudicazione di procedura negoziata senza bando mediante Richiesta di Offerta (RdO) sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA)”
Allegato 12: Format di “Determina per l’indizione di procedura negoziata senza bando con previo preavviso”
Allegato 13: Format di “Determina per l’indizione di procedura negoziata sotto soglia senza preavviso”
Allegato 14: Format di “Determina di aggiudicazione di procedura negoziata senza bando”
Allegato 15: Format di “Determina per l’indizione di procedura aperta”
I rimanenti Allegati (dal 3 al 16) costituiscono format di provvedimenti che dovranno essere utilizzati dalle istituzioni scolastiche a seconda della procedura di gara (affidamento diretto, procedura negoziata, procedura aperta) e dello strumento utilizzato (es. MEPA).
Questi ultimi Allegati dovranno essere modificati/integrati dalle singole istituzioni scolastiche sulla base delle caratteristiche peculiari della scuola e della tipologia di affidamento.
Le linee guida saranno aggiornate in funzione di eventuali sopravvenienze normative in materia di contratti pubblici, al fine di garantirne l’allineamento con la normativa vigente. Inoltre, si rende noto che le linee guida costituiscono una prima pubblicazione (Quaderno n. 1), alla quale ne seguiranno in futuro ulteriori su altre tematiche di particolare interesse per le Istituzioni scolastiche.
Ecco la tabella con la ripartizione dei 250 milioni assegnati alle Province per la manutenzione di strade e scuole, mediante l’assunzione di personale ad alto contenuto tecnico
Via libera alla ripartizione dei 250 milioni assegnati dalla legge di Bilancio 2019 alle Province per la manutenzione di strade e scuole e la loro messa in sicurezza.
In Conferenza Stato-Città-Autonomie locali è stata raggiunta l’intesa che dà il via libera al decreto del Ministero dell’Interno di concerto con i Ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture che ha stanziato 250 milioni di euro annui per gli anni dal 2019 al 2033, da destinare al finanziamento di interventi per la sicurezza a valenza pluriennale.
Ai sensi dell’art. 1, comma 889, della legge di Bilancio 2019 (legge 145/2018) si ha:
Alle province delle regioni a statuto ordinario è attribuito un contributo di 250 milioni di euro annui per gli anni dal 2019 al 2033 da destinare al finanziamento di piani di sicurezza a valenza pluriennale per la manutenzione di strade e di scuole. Il contributo di cui al primo periodo è ripartito, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da emanare entro il 20 gennaio 2019…
Inoltre, sempre in base al comma 889 della legge di Bilancio 2019, per garantire la corretta elaborazione dei piani di sicurezza, saranno fatte nuove assunzioni:
relativamente alle figure ad alto contenuto tecnico-professionale di ingegneri, architetti, geometri, tecnici della sicurezza ed esperti in contrattualistica pubblica e in appalti pubblici
Il Tar Veneto con la sentenza n. 64/2019 chiarisce che il pagamento dei diritti di segreteria è dovuto per il solo fatto che un privato abbia presentato una domanda di titolo edilizio. Inoltre, è precisato che l’importo è moltiplicato per il numero degli edifici per cui si richiede l’istanza anche se, nel caso specifico, il permesso di costruire è unico.
Una società ha impugnato l’ordinanza con ingiunzione di pagamento dei diritti di segreteria relativi al permesso di costruire di tre fabbricati.
La società presenta al Tar i seguenti motivi di ricorso:
illegittimità del provvedimento poiché l’art. 10, del DL n. 8/1993 prevede l’istituzione di diritti di segreteria per il rilascio di permessi di costruire “da un valore minimo di euro 15,49 ad un valore massimo di euro 516,46”, mentre il successivo comma 11 prevede l’autorizzazione ad incrementare gli importi dei diritti di segreteria “sino a raddoppiare il valore massimo”, esclusivamente per i Comuni “con popolazione superiore a 250.000 abitanti”: benché il Comune in questione abbia una popolazione inferiore agli 8.000 abitanti, e quindi ampiamente al di sotto di tale limite, alla ricorrente veniva ingiunto il pagamento dell’importo di ben tre volte superiore al massimo stabilito dalla norma succitata
I chiarimenti del Tar
Il Tar Veneto, nel respingere il ricorso, chiarisce che:
il Comune si è limitato a precisare che l’importo dei diritti di segreteria fissato ex lege, pari ad euro 515,00, si applica a ciascuno dei fabbricati ai quali si riferisce l’istanza
Inoltre i giudici ribadiscono che :
i diritti di segreteria sono dovuti per il solo fatto che un privato abbia presentato una domanda di titolo edilizio, la cui pratica abbia implicato lo svolgimento di una attività istruttoria da parte degli uffici comunali ai fini del rilascio
Tale attività, nel caso specifico, risulta essere stata regolarmente effettuata ed esaurita, essendo stato anche rilasciato il già citato permesso di costruire.
A fronte, dunque, del rilascio del titolo edilizio per il quale era stata formulata istanza da parte della società ricorrente, si pone l’obbligo di sostenere le spese per l’istruttoria svolta dagli uffici comunali.
Conto termico: il GSE ha aggiornato il Catalogo degli apparecchi domestici pre-qualificati per la produzione di energia termica
Il nuovo catalogo è aggiornato anche tenendo conto delle novità del conto termico relativo alle centrali a biomassa; esse dal 1° gennaio 2019 dovranno essere dotate di apposita certificazione.
Ricordiamo che il decreto del 2016, nuovo Conto termico 2.0, incentiva gli interventi di efficienza energetica e rinnovabili (V. articolo “Nuovo Conto termico 2.0 in Gazzetta: aumentano gli incentivi“).
Tra le semplificazioni previste dal Conto termico 2.0 c’è l’introduzione del Catalogo dei prodotti pre-qualificati, ossia una lista di prodotti idonei con potenza termica fino a 35 kW e 50 m² per i collettori solari, per i quali si può usufruire di una procedura semiautomatica.
Il GSE ha pubblicato il nuovo Catalogo degli apparecchi domestici, così suddiviso:
Il catalogo contiene l’elenco di tutti gli apparecchi ad uso domestico rispondenti ai requisiti di conformità contenuti negli allegati al dm 16 febbraio 2016, il cosiddetto Conto termico 2.0, in vigore dal 2016, al fine di semplificare la procedura di accesso agli incentivi per l’installazione di apparecchi, macchine e sistemi per la produzione di energia termica.
Esso è stato compilato esclusivamente con i componenti già qualificati nelle istruttorie svolte dal GSE in applicazione del dm 28 dicembre 2012, rispondenti anche ai requisiti previsti dal dm 16 febbraio 2016 e si riferisce ai soli interventi di piccole dimensioni di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di sistemi ad alta efficienza in edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, dotati di impianto di climatizzazione:
Per maggiori approfondimenti sul conto termico rimandiamo all’articolo di BibLus-net.
Il Ministero dell’Interno ha finanziato la messa in sicurezza di edifici ed infrastrutture pubbliche nei Comuni con meno di 20.000 abitanti. La nota esplicativa dell’ANCI e le FAQ del Ministero.
Il Ministero dell’Interno attraverso delle FAQ, e successivamente l’ANCI con una nota esplicativa, hanno fornito utili chiarimenti circa il finanziamento per la messa in sicurezza delle opere pubbliche nei piccoli comuni.
Ricordiamo che il 10 gennaio 2019 è stato adottato il decreto del Ministero dell’Interno che attribuisce ai Comuni con popolazione fino a 20.000 abitanti, per l’anno 2019 e per un importo complessivo pari a 394.490.000 euro, contributi per la realizzazione di investimenti di messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale, nelle misure indicate negli allegati al decreto da A) a T).
Il provvedimento è previsto dalla legge di Bilancio 2019.
Il contributo è assegnato a tutti i 7402 Comuni italiani, sia delle Regioni a statuto ordinario che speciale, in misura differenziata sulla base della popolazione:
100.000 euro per i Comuni con popolazione ricompresa tra 10.001 e 20.000 abitanti
70.000 euro per i Comuni con popolazione ricompresa tra 5.001 e 10.000 abitanti
50.000 euro per i Comuni con popolazione ricompresa tra 2.000 e 5.000 abitanti
40.000 euro per i Comuni con popolazione inferiore a 2.000 abitanti
Gli enti beneficiari sono tenuti ad iniziare l’esecuzione dei lavori entro il 15 maggio 2019; in caso di mancato rispetto del termine di inizio dell’esecuzione dei lavori l’assegnazione sarà revocata, in tutto o in parte, con successivo decreto ministeriale da adottarsi entro il 15 giugno 2019.
FAQ pubblicate dal Ministero
Il 21 gennaio 2019 il Ministero dell’Interno ha pubblicato delle FAQ (domande/risposte) più frequenti che arrivano dal territorio per chiarimenti sull’utilizzo dei 400 milioni destinati alla messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale per i comuni fino a 20.000 abitanti.
In esse si ribadisce che gli interventi devono riguardare la “messa in sicurezza” e devono essere inquadrati almeno in “lavori di manutenzione straordinaria“.
L’associazione dei Comuni ricorda che:
gli investimenti oggetto del contributo devono riguardare opere di messa in sicurezza, non già interamente finanziate da altri soggetti ed aggiuntive rispetto a quanto previsto nella prima annualità del piano triennale delle opere pubbliche
l’erogazione del contributo è prevista in due tranches: il 50% alla verifica dell’avvio dei lavori , il restante 50% a seguito della trasmissione del certificato di collaudo o del certificato di regolare esecuzione rilasciato dal direttore dei lavori
l’esecuzione dei lavori dovrà iniziare entro il 15 maggio 2019
Inoltre si evidenzia che per le procedure di affidamento vale la seguente suddivisione:
Comuni beneficiari fino a 2.000 abitanti potranno procedere con affidamento diretto
Comuni beneficiari tra i 2.001 e i 20.000 abitanti potranno procedere tramite affidamento diretto previa consultazione, se esistenti, di tre operatori economici
L’ANCI ha inoltre schematizzato le tempistiche dei finanziamenti:
20 febbraio Trasmissione ai Comuni, via pec, da parte del MEF, delle indicazioni operative per la corretta compilazione delle informazioni necessarie alla verifica dell’inizio di esecuzione dei lavori
15 maggio Inizio esecuzione lavori
15 giugno Revoca parziale o totale dei contributi previsti nel caso di mancato rispetto del termine del 15 maggio 2019 per l’inizio dell’esecuzione dei lavori o nel caso di parziale utilizzo del contributo stesso
15 ottobre Inizio esecuzione lavori finanziati dalle risorse revocate e riassegnate
Di seguito riportiamo l’elenco con la ripartizione dei fondi, ed i relativi allegati:
A – Regioni a statuto ordinario e regioni Sicilia e Sardegna – contributo assegnato 100.000 euro
B – Regioni a statuto ordinario e regioni Sicilia e Sardegna – contributo assegnato 70.000 euro
C – Regioni a statuto ordinario e regioni Sicilia e Sardegna – contributo assegnato 50.000 euro
D – Regioni a statuto ordinario e regioni Sicilia e Sardegna – contributo assegnato 40.000 euro
E – Regione autonoma Valle d’Aosta – contributo assegnato 50.000 euro
F – Regione autonoma Valle d’Aosta – contributo assegnato 40.000 euro
G – Provincia autonoma di Trento – contributo assegnato 100.000 euro
H – Provincia autonoma di Trento – contributo assegnato 70.000 euro
I – Provincia autonoma di Trento – contributo assegnato 50.000 euro
L – Provincia autonoma di Trento – contributo assegnato 40.000 euro
M – Provincia autonoma di Bolzano – contributo assegnato 100.000 euro
N – Provincia autonoma di Bolzano – contributo assegnato 70.000 euro
O – Provincia autonoma di Bolzano – contributo assegnato 50.000 euro
P – Provincia autonoma di Bolzano – contributo assegnato 40.000 euro
Q – Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – contributo assegnato 100.000 euro
R – Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – contributo assegnato 70.000 euro
S – Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – contributo assegnato 50.000 euro
T – Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – contributo assegnato 40.000 euro
Per la copertura di campi sportivi, anche con tensostrutture, è necessario il permesso di costruire. I chiarimenti del Tar
Con la sentenza del Tar Toscana n. 93/2019 si ribadisce che per la copertura fissa di un campo da tennis (o di un qualsiasi altro tipo di campo da gioco), anche attraverso l’uso di una tensostruttura, è necessario il permesso di costruire.
Tali interventi costituiscono vere e proprie costruzioni essendo stabilmente ancorate al suolo, creando così un ingombro plani-volumetrico; sono opere permanenti che modificano il paesaggio per cui serve il permesso di costruire.
Una società sportiva proprietaria di un circolo di tennis, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, nel 2013 ha presentato, previo conseguimento della necessaria autorizzazione paesaggistica, una SCIA per la copertura di quattro campi da tennis con tensostrutture provvedendo alla realizzazione di basamenti in cemento armato cui ancorare i manufatti.
A seguito di alcune richieste di integrazione documentale da parte degli uffici comunali, nel 2014 ha presentato una variante, confidando nella conformità del progetto alla disciplina urbanistico edilizia.
Con ordinanza dirigenziale del 2015, il Comune ha tuttavia disposto la sospensione dell’intervento, essendo stato accertato dagli uffici il mancato rispetto delle distanze minime fra l’erigenda struttura ed i confini delle proprietà limitrofe, nonché delle distanze dal vicino fabbricato di proprietà della stessa società.
Il Comune ha, inoltre, disposto l’annullamento in autotutela degli effetti della SCIA del 2013 e della variante del 2014.
Secondo la società sportiva le tensostrutture non potrebbero considerarsi alla stregua di un fabbricato, avendo come unica funzione quella di proteggere i campi dagli agenti atmosferici ed essendo completamente apribili e delle dimensioni strettamente necessarie a svolgere la funzione di copertura. La correttezza dell’assunto sarebbe dimostrata dallo stesso atteggiamento iniziale del Comune che, se avesse ritenuto trattarsi di opera assimilabile a un fabbricato, avrebbe dovuto immediatamente ritenere la SCIA inidonea a legittimare l’avvio dei lavori.
Secondo il Tar i motivi di impugnazione sono infondati poiché il progetto prevedeva l’installazione di tensostrutture costituite da “vele” fisse a chiusura dei lati corti, e tende laterali scorrevoli apribili sui lati lunghi. Per l’ancoraggio della struttura, era prevista la realizzazione di basamenti in cemento armato.
In particolare, sottolineano i giudici, l’art. 3 del dpr n. 380/2001 inserisce fra gli interventi di nuova costruzione anche:
l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, ad eccezione di quelli che siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee.
Se le opere sono dirette al soddisfacimento di esigenze stabili e permanenti, la natura precaria dell’opera va comunque esclusa, a prescindere dai materiali utilizzati e dalla tecnica costruttiva applicata: pertanto è necessario il permesso di costruire.
Si terrà il 4 febbraio il seminario di inaugurazione del nuovo Master per BIM manager e costruzioni ecosostenibili dell’Università della Calabria
Il dipartimento DINCI dell’Università della Calabria ha organizza in collaborazione con ACCA software il Master di II livello:
Il giorno 4 febbraio 2019 presso la sala “University Club” si terrà il seminario di inaugurazione del Master, l’avvio è previsto per le ore 9,00, clicca qui per l’invito.
Ricordiamo che il percorso è aperto a laureati e professionisti che desiderano acquisire competenze specifiche per la progettazione integrata BIM.
Il BIM Manager è un nuovo profilo professionale, molto richiesto dalle imprese di costruzioni 4.0, studi di progettazione di ingegneria e di architettura e, soprattutto, da enti della Pubblica Amministrazione; è il responsabile del processo informativo digitalizzato, coordina e gestisce lo sviluppo del progetto e l’effettiva integrazione di tutti i dati, definisce:
l’aggiornamento dei modelli
la definizione del lavoro, in collaborazione con le altre figure specialistiche
l’organizzazione di tutto il workflow di progettazione integrata
la valutazione periodica di obiettivi e risultati raggiunti
Iscrizioni e CFU
Per ulteriori informazioni sul master, visitare la pagina dedicata al bando sul sito dell’Università della Calabria.
La scadenza per le iscrizioni è fissata al 10 gennaio 2019 attraverso il portale dell’Università.
Il Master permetterà di conseguire, da gennaio a dicembre 2019, 60 CFU per un totale di 1500 ore, così suddivise:
Didattica frontale (lezioni, laboratori, studi di casi, testimonianze, attività di gruppo, seminari software) n. 400 ore (CFU n. 40)
Tirocinio – n. 375 ore (CFU n. 15)
Redazione progetto finale durante lo stage – n. 125 ore (CFU n. 5)
Studio individuale – n. 600 ore
Le lezioni, in modalità frontale, saranno tenute da professori, ricercatori e professionisti che lavorano in ambiente BIM, dal mercoledì al sabato mattina.
Il tirocinio extracurriculare della durata di sei mesi sarà attivato per tutti i corsisti, entro un mese dalla conclusione del percorso formativo.
Requisiti per la partecipazione e costo
I requisiti per la partecipazione sono: Laurea V.O., Laurea Specialistica/Magistrale N.O. in Ingegneria, Architettura e in discipline scientifiche affini. Titolo equivalente di Università straniere.
Modulo 1 – BIM: Standard e protocolli internazionali: inquadramento giuridico nazionale ed internazionale del BIM, grado di cogenza nell’ambito giuridico e di normazione
Modulo 2 – BIM e interoperabilità dei modelli informativi per la progettazione: metodo e procedura di utilizzo del BIM nell’attività lavorativa
Modulo 3 – BIM Management, Construction Management (5D) e Facility management (6D): ampliare le conoscenze e l’applicazione del metodo BIM a tutte le fasi del processo-prodotto
Modulo 4 – Tecnologie per il rilievo e la rappresentazione in ambiente BIM: estrarre informazioni a partire da grandi quantità di dati (rilievo, modellazione parametrica, export dati)
Modulo 5 – Progettazione di strutture in cemento armato in ambiente BIM
Modulo 6 – Progettazione di strutture in acciaio in ambiente BIM
Modulo 7 – BIM per il recupero e la riqualificazione del patrimonio esistente
Modulo 8 – Progettazione energetica di un edificio – BEM (Building Energy Model)
Modulo 9 – Progettazione di impianti meccanici in ambiente BIM
Modulo 10 – Progettazione di impianti elettrici in ambiente BIM
Modulo 11 – Progettazione di impianti domotici e BACS in ambiente BIM
Modulo 12 – Tecnologia dell’architettura in ambiente BIM: modellazione architettonica e redazione degli elaborati grafici
Seminari paralleli su software, applicativi e certificazione BIM.
Gli iscritti possono partecipare all’avviso pubblico della Regione Calabria finalizzato all’erogazione di voucher per la copertura dei costi di iscrizione e di tirocinio.
Per tutti i dettagli e i costi, si rimanda alla specifica pagina del Portale dell’Università.
Il progetto dell’ANAS (Gruppo FS Italiane), partito con la pubblicazione dei bandi di gara introdotti dal decreto del 1° febbraio 2018, prevede l’affidamento delle concessioni delle aree di servizio con le colonnine di ricarica elettrica veloce, sulle autostrade:
A19 – Palermo/Catania
A91 – Roma/Aeroporto Fiumicino
Il progetto segue la sperimentazione della prima “Smart Road” italiana, già da tempo avviata, ed il piano di rientro delle competenze ANAS sulle strade regionali e provinciali.
Il piano ANAS per le ricariche delle auto elettriche
I nuovi bandi per il servizio “Oil” prevedono, accanto ai carburanti tradizionali (benzina, gasolio), che i concessionari forniscano anche il servizio di ricarica elettrica veloce dei veicoli in tutte le aree di servizio, nonché il rifornimento di GPL e metano (quest’ultimo laddove tecnicamente fattibile).
In particolare, per quanto riguarda il servizio di ricarica elettrica è prevista l’erogazione su colonnine di tipo “multi-standard” che combinano gli standard industriali e le tecnologie di ricarica di potenza elevata. Queste modalità di erogazione dell’energia garantiscono la compatibilità del servizio con tutte le automobili attualmente sul mercato e di prossima generazione.
Le stazioni di ricarica saranno dotate, inoltre, di modem per la connessione a software di gestione, piattaforme di pagamento o sistemi di gestione della rete secondo la funzionalità “smart grid”.
La tecnologia adottata renderà le stazioni di ricarica affidabili, sicure, economiche e assicurerà protocolli di interfaccia standard e accessibili a tutti.
Il servizio di ricarica elettrica sul GRA di Roma e sulla Roma Fiumicino completa un percorso che rientra nell’ambito del “Piano di razionalizzazione della rete delle aree di servizio autostradali” (Decreto Interministeriale MIT/MISE del 7 agosto 2015) e che ANAS ha avviato due anni fa, con l’obiettivo di estendere il servizio in tutte le aree di servizio affidate in concessione lungo la rete autostradale in gestione diretta Anas (in totale 41 impianti).
Ha dichiarato l’Amministratore Delegato di ANAS:
Il progetto conferma l’impegno di ANAS per lo sviluppo del Piano nazionale per la mobilità elettrica e sostenibile e contribuisce al piano di riduzione delle emissioni di polveri sottili, previsto dalla normativa europea, con ricadute significative in termini di miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto nei grandi centri urbani