Source: http://blog.ingegneriambientali.it/2018/12/16/strategie-per-il-miglioramento-della-qualita-dellaria/
Timestamp: 2019-01-23 11:13:59+00:00
Document Index: 72458070

Matched Legal Cases: ['art. 269', 'art. 272', 'art.269', 'art. 272', 'art. 272', 'art. 283', 'art. 273', 'art. 272']

STRATEGIE PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELL’ARIA – Blog AIAT
Nel contesto di un accordo Padano che, limitando la circolazione a numerose tipologie di veicoli, ha portato l’attenzione del pubblico sulla qualità dell’aria, abbiamo, nel workshop tenutosi il 17 ottobre 2018 ad Acquaria – Veronafiere, provato a trattare alcuni aspetti tecnici e normativi connessi appunto con la qualità dell’aria. Fra questi l’acquisizione di dati, che si sta muovendo in due direzioni: da una parte consentendo di caratterizzare chimicamente particelle sempre più fini, dall’altra diventando sempre più agevole e di minor costo. Il coinvolgimento dei cittadini inoltre, come nelle intenzioni del progetto GENKI, permette di affrontare il governo del territorio in maniera più accurata, condivisa e partecipata.
Parallelamente il quadro normativo in materia di emissioni degli impianti produttivi e civili, nonché in materia di tetti nazionali alle emissioni, cambia profondamente con l’entrata in vigore di due recentissimi provvedimenti: il d.lgs. 15 novembre 2017 n. 183 e d.lgs. 30 maggio 2018 n. 81. Nel corso del seminario sono state affrontate le novità introdotte con riguardo anche agli effetti per le autorizzazioni alle emissioni.
Francesca Predicatori e Simona De Zolt del Dipartimento ARPAV di Verona hanno presentato uno studio, eseguito nell’inverno 2016-2017, frutto del lavoro congiunto di ARPAV e del Comune di Verona.
Una premessa: La combustione di biomassa nell’inventario delle emissioni
L’inventario delle emissioni è una metodologia consolidata a livello europeo per la stima delle emissioni generate da attività naturali e antropiche, basata sul censimento di queste attività sul territorio. Il calcolo esatto delle emissioni di inquinanti non sarebbe infatti possibile per la complessità e la quantità delle sorgenti esistenti.
La stima di una generica emissione E è realizzata con una relazione del tipo:
E = A · FE
• A caratterizza l’attività della sorgente;
• FE è un fattore di emissione, specifico per tipo di sorgente, processo industriale, eventuale tecnologia di depurazione adottata;
Il risultato è un Database ordinato di dati di emissioni disaggregate per:
– attività economica (ad es. produzione di energia elettrica, attività agricole);
– unità territoriale (ad es. regioni, province);
– combustibile utilizzato, se risulta rilevante (ad es. metano o biomassa).
Ad esempio i fattori di emissione medi per diverse tipologie di sistemi di riscaldamento, espressi in g/GJ , ovvero grammi di PM10 emessi in atmosfera per Giga Joule di combustibile bruciato, sono rappresentati nella figura seguente:
Obiettivo dello studio era la verifica della presenza di indicatori della combustione di legna nel Comune di Verona ed il confronto dei valori misurati con la letteratura scientifica. Il metodo utilizzato ha previsto 5 postazioni di misura e 5 periodi di campionamento, di 15 giorni al mese ciascuno, da novembre 2016 a marzo 2017. E’ stata rilevata la concentrazione media giornaliera di PM2.5, IPA, Levoglucosano; inoltre per ciascun periodo di 15 giorni sono state effettuate:
• 7 misurazioni degli ioni Ammonio, Calcio, Magnesio, Potassio, Sodio, Solfati, Nitrati, Cloruri;
• 7 misure di Carbonio Elementare (EC) e Carbonio Organico (OC);
• misure di altri inquinanti (NOx, SO2, CO, PM10, O3) e variabili meteo.
Nel dettaglio i 5 periodi di misura sono stati i seguenti:
I risultati delle misure
Il campionamento ha incluso periodi critici per le polveri sottil, come visibile dal grafico seguente in cui numerosi sono stati gli sforamenti del limite di 50 µg/m3. I risultati hanno mostrato anche valori medi di PM2.5 più elevati in Borgo Milano (nei periodi di effettivo funzionamento delle centraline) e Ca’ di David.
Il Levoglucosano come indicatore della combustione di biomasse
Il Levoglucosano deriva dalla combustione della cellulosa sopra i 300°, è stabile in atmosfera perciò viene usato come tracciante per la combustione di biomasse; non è nocivo per la salute. I valori più elevati misurati a Ca’ di David e Borgo Milano sono allineati con i valori medi più elevati rilevati, per tutti gli analiti, nei due siti. L’omogeneità della fonte emissiva nel territorio comunale è ben visibile dal grafico successivo che mostra il rapporto Levoglucosano / PM2.5.
La presenza di Benzo(a)pirene
Nel grafico a torta sulla composizione del PM2.5, all’interno della “fetta” di Carbonio organico (OC) ci sono anche gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), dei quali il principale rappresentante è il Benzo(a)pirene. Esso è classificato cancerogeno di livello I, dunque cancerogeno certo per l’uomo, e di questo il limite normativo tiene conto fissando in solo 1 ng/m3 il riferimento per la media annuale. La sua origine è data dalla combustione incompleta di materiale organico e pertanto principalmente dalla combustione di biomassa (riscaldamento, agricoltura, cucina…), ma anche dallo scarico di automobili, da incendi e vulcani. Nella tabella seguente sono riportate le medie dell’anno 2017 rilevate in alcune stazioni del Veneto.
In questa indagine l’andamento della concentrazione di Benzo(a)pirene è stato simile nei diversi siti, seppur con valori più elevati a Borgo Milano e Ca’ di David. E’ stata constatata anche la correlazione con Levoglucosano, OC, NOx (composti associati alla combustione di biomassa).
L’influenza del traffico veicolare
Il Carbonio Elementare (EC) è indicatore di una combustione completa e dunque di carburanti raffinati e sistemi di combustione ottimizzati come i motori diesel e a benzina; il Carbonio Organico (OC) all’opposto indica combustibili grezzi come le biomasse e sistemi di combustione più semplici. Indagando il rapporto fra questi due analiti nella composizione del particolato è possibile ipotizzarne la provenienza fra le due diverse tipologie di sorgenti.
Nella figura seguente è riportato il rapporto OC/EC nelle 5 stazioni di misura; è possibile notare che i valori ottenuti sono intermedi ai due riferimenti, a significare apporti simili dalle due componenti.
Nel grafico seguente invece sono riportati più in dettaglio i valori misurati; purtroppo non è riportato il rapporto OC/EC bensì il suo inverso EC/OC, dunque anche gli intervalli di riferimento vanno invertiti: Motori a gasolio o a benzina intervallo 1 – 0,25 ; Combustione di biomasse 0,05 – 0,025. I valori ottenuti sono, come già evidenziato, intermedi, a significare apporti simili dalle due componenti, è interessante comunque notare una certa correlazione con la temperatura (ultima riga T, in nero) per cui l’aumento del rapporto EC/OC nelle giornate più calde può essere causato dalla diminuzione della combustione di biomasse.
La composizione del particolato PM2.5 varia nel tempo in modo abbastanza uniforme tra i diversi siti oggetto di monitoraggio, non c’è differenza tra zona urbana e periurbana.
Questo è indice di una distribuzione piuttosto omogenea delle sorgenti emissive.
Le concentrazioni più elevate misurate a Ca’ di David e Borgo Milano possono essere spiegate a loro volta da una maggiore densità di sorgenti nelle rispettive zone.
E’ possibile riconoscere l’influenza della meteorologia locale: la maggior ventilazione nella zona pedemontana garantisce una migliore diluizione degli inquinanti.
La composizione del particolato è risultata simile a quella tipica di altre aree del Veneto, confermando anche il contributo della combustione di legna, evidenziato dalla presenza di vari indicatori: Levoglucosano, Potassio, Carbonio organico e rapporto OC/EC.
L’avv. Sonia Rosolen, consulente legale in diritto dell’ambiente, ci ha descritto il così detto Pacchetto “Aria Pulita”, che si compone di due direttive: la Direttiva 2015/2193/UE, sulla limitazione delle emissioni di alcuni inquinanti originati da impianti di combustione medi, recepita con il d.lgs. 183/2017, che modifica sensibilmente il d.lgs. 152/2006, e la Direttiva 2016/2284/UE cosiddetta National Emission Celling (NEC), che abroga la direttiva 2001/81/CE, recepita con il d.lgs. 81/2018. Quest’ultimo provvedimento, di carattere programmatico, ha la finalità di migliorare la qualità dell’aria, salvaguardare la salute umana e l’ambiente, assicurare una partecipazione più efficiente dei cittadini ai processi decisionali attraverso le seguenti azioni:
i. Impegni nazionali di riduzione delle emissioni di origine antropica di biossido di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca e particolato fine;
ii. Elaborazione, adozione e attuazione di programmai nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico;
iii. Obblighi di monitoraggio delle emissioni delle sostanze inquinanti individuate nell’allegato I;
iv. Obblighi di monitoraggio degli impatti dell’inquinamento atmosferico sugli ecosistemi;
v. Obblighi di comunicazione degli atti e delle informazioni;
vi. Una più efficace informazione rivolta ai cittadini.
La strategia comunitaria si sostanzia:
i. nel controllo delle emissioni in atmosfera direttamente derivanti dalle sorgenti convogliate e diffuse, fisse e mobili, attraverso la fissazione di valori limite per gli inquinanti propri delle diverse sorgenti emissive (impianti industriali e impianti termici civili) e il miglioramento delle caratteristiche di qualità dei combustibili e dei carburanti;
ii. nel monitoraggio della qualità dell’aria ambientale, finalizzato alla graduale riduzione delle concentrazioni di taluni inquinanti aerodispersi, con particolare riferimento alle aree più densamente popolate e
iii. nella fissazione di tetti nazionali di emissione decrescenti per taluni inquinanti.
Autorizzazione Ordinaria, Generale, AUA o AIA ? Modalità per l’ottenimento dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera
Nella tavola rotonda con Paolo Malesani e Sabina De Biasio della Provincia di Verona ed Angelo Pasotto, consigliere AIAT, sono state inizialmente riassunte le diverse casistiche autorizzative: si è preso atto di come l’autorizzazione ordinaria ai sensi dell’art. 269 del d.lgs. 152/2006 sia nei fatti stata soppiantata dall’Autorizzazione Unica Ambientale di cui al D.P.R. 59/2013, che unisce appunto diverse tipologie di autorizzazioni, come ad esempio quella agli scarichi, e riguarda indicativamente Piccole e Medie Imprese. Attività di particolari tipologie, o al di sopra di determinate soglie (entrambe riportate nell’ Allegato VIII alla parte seconda del d.lgs. 152/2006), devono ricorrere all’Autorizzazione Integrata Ambientale.
Sempre il d.lgs. 152/06, con i commi 2 e 3 dell’art. 272, adotta per specifiche categorie di stabilimenti, in relazione al tipo e alle modalità di produzione, apposite autorizzazioni “di carattere generale”, nelle quali sono stabiliti i valori limite di emissione, le prescrizioni (anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio) e i combustibili utilizzati, i tempi di adeguamento, la periodicità dei controlli ed i metodi di campionamento ed analisi (questi ultimi recentemente variati col d.lgs. 183/2017).
Il citato testo unico ambientale d.lgs. 152/06 contempla anche varie esclusioni: impianti di deposito di oli minerali, compresi i gas liquefatti (art.269, co. 10); sfiati e ricambi d’aria esclusivamente adibiti alla protezione e alla sicurezza degli ambienti di lavoro (art. 272, co. 5); impianti e attività le cui emissioni sono scarsamente rilevanti (art. 272 co. 1). All’elenco di questi ultimi il recente d.lgs. 183/2017 ha apportato alcune leggere modifiche.
E’ stata poi portata ad 1 MW, a prescindere dalla tipologia di combustibile utilizzato, la soglia al di sotto della quale non ricorre l’obbligo dell’autorizzazione alle emissioni.
Fra le novità del d.lgs. 183/2017 anche l’introduzione della definizione, all’art. 283 co. 1 lettera d-bis), di medio impianto termico civile: «impianto termico civile di potenza pari o
superiore a 1 MW; non ricadono nella definizione gli impianti utilizzati per il riscaldamento a gas diretto degli spazi interni dello stabilimento ai fini del miglioramento delle condizioni degli ambienti di lavoro». Sulla base delle nuove norme, non sarà più l’installatore ad attestare l’idoneità al rispetto dei valori limite di emissione e la conformità degli impianti alle caratteristiche costruttive, bensì il produttore.
Introdotti anche i medi impianti di combustione dal nuovo art. 273-bis, si tratta degli «impianti di combustione di potenza termica nominale pari o superiore a 1 MW e inferiore a 50MW».
Per quanto riguarda infine le emissioni odorigene, ora disciplinate dal nuovo art. 272-bis, non sono introdotti specifici valori limite di emissione, ma viene stabilito che le singole autorizzazioni alle emissioni in atmosfera possano entrare nel merito di tali aspetti anche attraverso la fissazione di valori limite, prescrizioni impiantistiche e gestionali, portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena.
Al riguardo è prevista la possibilità per le Regioni di prevedere una specifica normativa.
Nel corso della tavola rotonda si sono commentati alcuni aspetti dell’accordo padano, che riguarda esclusivamente il traffico veicolare e non le emissioni delle attività produttive, sul presupposto, confermato dagli inventari redatti per diverse aree della pianura padana, che queste abbiano un’influenza minore rispetto alle emissioni del traffico e degli impianti di riscaldamento. A conferma di ciò il dott. Malesani ha segnalato l’effetto significativo nella riduzione dei contaminanti misurati in atmosfera ottenuto con le ordinanze di limitazione del traffico.
Il progetto GENKI (Global Environment Network, Knowledge and Involvement), come ci riporta Livio Lendaro, Project Leader, è nato dall’incontro di più competenze ed interessi, espressi dai partners Legambiente FVG, ALPI Onlus ed Eurotech S.p.A..
È già stato presentato proprio in questa sede di Acquaria l’anno scorso.
Quest’anno riportiamo i primi dati forniti dal sistema, messi a disposizione anche alle scuole coinvolte nel progetto. Nel grafico seguente i dati ottenuti in una singola giornata, in quello successivo tutto il periodo di misura.
Autore Angelo PasottoPubblicato il 16 dicembre 2018 16 dicembre 2018 Categorie Ingegno AmbientaleTag AIA, Aria, AUA, Benzo(a)pirene, Biomasse, D.Lgs.183/17, D.Lgs.81/18, Emissioni, GENKI, Levoglucosano, PM10, PM2.5, Speciazione, Traffico, Verona, VIA