Source: http://www.gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g00-44-b.htm
Timestamp: 2019-05-25 10:21:27+00:00
Document Index: 117918398

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1']

GURS Parte I n. 44 del 2000
PARTE PRIMA PALERMO - VENERDÌ 29 SETTEMBRE 2000 - N. 44
Dichiarazione di notevole interesse pubblico dell'area comprendente la valle del fiume Tellaro e dei torrenti Tellesimo e Prainito della Cava Scardina,Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa, Cava Scalarangio, ricadente nei comuni di Rosolini, Noto e Palazzolo Acreide.
COMMISSIONE PROVINCIALE PER LA TUTELA DELLE BELLEZZE NATURALI E PANORAMICHE DI SIRACUSA
Verbale redatto nella seduta del 25 marzo 1998
PROPOSTA DI VINCOLO PAESAGGISTICO DEL FIUME TELLARO, TORRENTE TELLESIMO E TORRENTE PRAINITO, DELLA CAVA SCARDINA, CAVA GRANDE, CAVA LAZZARO, CAVA CROCE SANTA, CAVA SCALARANGIO A CONVERSIONE ED ESTENSIONE DEI VINCOLI AI SENSI DELL'ART. 5, LEGGE REGIONALE N. 15/91.
L'anno millenovecentonovantotto, il giorno 25 del mese di marzo, alle ore 10,30 si è riunita in prima convocazione nei locali della Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali di Siracusa, sita in piazza Duomo n. 14, la commissione bellezze naturali di Siracusa nominata con decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995, parzialmente rettificato con decreto assessoriale n. 6365 del 12 maggio 1995, così come ricostituita per il quadriennio 1995/99, convocata dal presidente dott. Giuseppe Voza con nota raccomandata n. di prot. 3533/Amm. del 18 marzo 1998, inviata a ciascuno dei componenti della commissione.
Sono intervenuti alla riunione i seguenti componenti la commissione:
1) prof. Giuseppe Voza - Soprintendente per i beni culturali ed ambientali pro-tempore della circoscrizione di Siracusa - presidente;
2) prof. Salvatore Russo - componente;
3) ing. Gaetano Capodicasa - componente;
4) ing. Angelo Trupia - in rappresentanza del Distretto minerario di Catania, convocato ai sensi dell'art. 2 del decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;
5) ing. Domenico Turibio - in rappresentanza dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Siracusa, convocato ai sensi dell'art. 2 del decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;
6) sig.ra Lidia La Ferla - assistente amministrativo della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali - segretario.
Assistono alla riunione, nella sua prima fase, i seguenti tecnici in servizio presso la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Siracusa: arch. Francesco Santalucia, direttore f.f. della sezione P.A.U.; dott.ssa A. Trigilia, arch. S. Cancemi; dott. A. Mamo, dott.ssa M. Musumeci, per eventuali chiarimenti ed approfondimenti che dovessero essere chiesti dalla commissione.
Il presidente, accertata la presenza dei componenti la commissione come sopra specificati, dichiara aperta la seduta invitando la commissione a passare all'esame del seguente ordine del giorno:
- delibera del vincolo paesaggistico, ai sensi della legge n. 1497/1939, della valle del fiume Cassibile, Bosco di Bauli, Cava Giorgia, Cava Sture, Cava della Contessa a conversione ed estensione del vincolo ai sensi dell'art. 5 della legge regionale n. 15/91;
Si passa quindi al secondo punto all'ordine del giorno, che prevede varie ed eventuali, e si procede alla presentazione da parte dei tecnici della Soprintendenza dell'area relativa al tratto di territorio che comprende Cava Lazzaro, Cava Scardina, Cava Grande, Cava Croce Santa, Cava Scarangio e Cava Candelaro ed il fiume Tellaro, il torrente Tellesimo e Cava Prainito, aree di particolare interesse paesaggistico, portate all'attenzione della commissione perché valuti la loro inclusione nell'elenco delle bellezze paesaggistiche della provincia di Siracusa, con l'emanazione di una proposta di vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497/39.
L'area in questione è attualmente oggetto di due distinti vincoli di immodificabilità temporanea ex art. 5, legge regionale n. 15/91, uno riguardante il fiume Tellaro, il suo affluente Tellesimo e Cava Prainito nei territori dei comuni di Noto, Rosolini, Modica, Ragusa e Palazzolo Acreide (decreto assessoriale n. 8296 del 19 dicembre 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 4 del 14 gennaio 1995 e prorogato con decreto assessoriale del 1811/97 pubblicato sulla nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 6 dell'1 febbraio 1997), l'altro riguardante Cava Scardina, Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa, Cava Scarangio e Cava Candelaro nei territori dei comuni di Ispica, Modica, Noto e Rosolini (decreto assesoriale n. 5029 del 12 gennaio 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 13 dell'11 marzo 1995, prorogato con decreto assessoriale n. 5201 del 31 genanio 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 8 del 15 febbraio 1997).
A seguito delle disposizioni assessoriali che prevedono la conversione dei vincoli ex legge regionale n. 15/91 in scadenza in vincoli ex legge n. 1497/39, in considerazione delle rilevanti valenze paesaggistiche, ambientali, storiche ed archeologiche dei luoghi, si propone di sottoporre a tutela ai sensi di quest'ultima legge l'intero bacino del fiume Tellaro, dalle origini fino alla S.S. 115, comprendendo per intero le aree già sottoposte a vincolo ex legge regionale n. 15/91.
La discussione sull'esatta delimitazione dell'area che si vuole includere nel perimetro del vincolo paesaggistico viene rinviato alla prossima seduta della commissione, preventivata per la prima settimana di maggio p.v.
Il presidente, esauriti tutti i punti all'ordine del giorno, alle ore 13, ringrazia gli intervenuti e dichiara chiusa la seduta.
Verbale redatto nella seduta del 5 giugno 1998
PROPOSTA DI VINCOLO PAESAGGISTICO DELLA VALLE DEL FIUME TELLARO, TORRENTE TELLESIMO E TORRENTE PRAINITO, DELLA CAVA SCARDINA, CAVA GRANDE, CAVA LAZZARO, CAVA CROCE SANTA, CAVA SCALARANGIO A CONVERSIONE ED ESTENSIONE DEL VINCOLO AI SENSI DELL'ART. 5, LEGGE REGIONALE 15/91
L'anno millenovecentonovantotto, il giorno 5 del mese di giugno, alle ore 10,30 si è riunita in prima convocazione nei locali della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Siracusa, sita in piazza Duomo n. 14, la commissione bellezze naturali di Siracusa nominata con decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 parzialmente rettificato con decreto n. 6365 del 12 maggio 1995, così come ricostituita per il quadriennio 1995/99 convocata dal presidente dott. Giuseppe Voza con nota raccomandata n. di prot. 6303/Amm. del 21 maggio 1998, inviata a ciascuno dei componenti della commissione.
4) ing. Angelo Trupia - in rappresentanza del Distretto minerario di Catania, convocato ai sensi dell'art. 2 del decreto n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;
Assistono alla riunione, nella sua prima fase, i seguenti tecnici in servizio presso la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Siracusa: arch. Francesco Santalucia, direttore f.f. della sezione P.A.U., dott.ssa A. Trigilia, arch. S. Cancemi, dott. A. Mamo, arch. G. Armeri, per eventuali chiarimenti ed approfondimenti che dovessero essere chiesti dalla commissione.
- proposta di vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497/39 della valle del fiume Tellaro, torrenti Tellesimo e Prainito, della Cava Scardina, Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa, Cava Scarangio a conversione ed estensione dei vincoli ai sensi dell'ex art. 5, legge regionale n. 15/91.
Si passa all'esame del primo punto all'ordine del giorno.
Introduce l'argomento la dott.ssa Trigilia la quale prospetta la necessità, visto l'approssimarsi della scadenza temporale di efficacia dei vincoli di immodificabilità assoluta emessi dall'Assessorato dei beni culturali ed ambientali ai sensi dell'art. 5 della legge regionale n. 15/91 relativi al fiume Tellaro ed ai suoi affluenti Tellesimo e Prainito (vincolo posto con decrerto assessoriale n. 8296 del 19 dicembre 1994 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 4 del 14 gennaio 1995, prorogato con decreto assessoriale del 18 gennaio 1997 nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 6 dell'1 febbraio 1997) e a Cava Scardina, Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa, Cava Scarangio (vincolo posto con decreto assessoriale n. 5029 del 12 gennaio 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 13 dell'11 marzo 1995, prorogato con decreto assessorato n. 5201 del 31 gennaio 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 8 del 15 febbraio 1997), di assoggettare a vincolo paesaggistico l'area che comprende tutte le parti relative a tali territori che ricadono nell'ambito della provincia di Siracusa.
Nel vincolo paesaggistico vengono incluse anche le aree intermedie fra i due vincoli di legge regionale n. 15/91, tutelando, così, l'omogeneità del paesaggio che caratterizza l'area e prevenendo la possibilità di alterazioni di tali zone che verrebbero a turbare tale omogeneità.
Il geologo Mamo continua dicendo che la proposta di vincolo paesaggistico in questione confina con i vincoli del fiume Cassibile e di Noto Antica da una parte e con quella della valle dell'Anapo dall'altra ed è stata elaborata in previsione della redazione dei relativi piani paesistici, utilizzando il criterio di tutela dei bacini idrografici, attraverso l'individuazione dei rispettivi contesti geomorfologici e paesaggistici.
Il vincolo che si propone si estende fino a comprendere la zona archeologica di contrada Stafenna e si attesta lungo la strada statale 115, coincidendo con il confine provinciale; esso abbraccia il bacino del fiume Tellaro, la cui sorgente si trova sulle pendici del Monte Lauro, in territorio di Giarratana. I suoi affluenti hanno una caratteristica particolare: quelli di sinistra sono poveri d'acqua, quelli di destra, per cause geologiche e tettoniche, hanno una maggiore portata idrica; infatti nell'area si trovano delle grosse faglie determinate dal passaggio fra l'area iblea più siracusana e quella ragusana in senso stretto, dove il terreno presenta una morfologia più dolce e degrada fino alla costa.
Il paesaggio sotteso al bacino del Tellaro presenta numerose zone di interesse naturalistico già soggette a tutela da parte dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Ragusa, come Cava dei Servi, area completamente integra, caratterizzata da una flora lussureggiante e da una ricca portata d'acqua, o come Cava Scardina che presenta delle caratteristiche paesaggistiche di rilievo. Inoltre sono presenti nell'area alcune grotte di tipo carsico; una singolarità è rappresentata da una vasta miniera di lignite di età quaternaria, utilizzata dall'inizio del secolo fino a dopo la prima guerra mondiale.
Asserisce il prof. Russo che, considerato che oggetto del vincolo è il corso del fiume Tellaro con i contesti archeologici e storici presenti nel territorio circostante, il problema è di individuare solo nella zona nord i caratteri di pregio, perché nella zona sud essi sono già riconosciuti e tutelati. Qui, infatti, uno degli elementi storici di rilievo è la presenza della torre Vendicari, considerata il caricatore più importante della Sicilia orientale nell'antichità per la mole di merci che in esso transitavano.
Ribadisce l'arch. Santalucia che l'esigenza del vincolo scaturisce dalla necessità di tutelare questa parte del territorio compresa fra la SS. 115 e la zona costiera di Vendicari dalle possibili aggressioni edilizie. A tal fine, infatti, è stato istituito il vincolo ai sensi della legge regionale n. 15/91, strumento questo di salvaguardia temporanea, nelle more dell'emanazione del vincolo oggi in trattazione.
Il vincolo paesaggistico, inoltre, ha ragione d'essere anche per i recenti ritrovamenti archeologici, alcuni molto importanti, relativi alla presenza di masserie nella zona che attestano una frequentazione antica del territorio per uso agricolo e trova una logica nella stessa origine e finalità degli altri vincoli proposti dalla Soprintendenza: l'individuazione e la tutela dei corsi d'acqua e dei loro bacini.
La dott.ssa Trigilia fa presente che l'area interessata dal vincolo conserva ancora aspetti naturalistici di particolare pregio. Le associazioni vegetali sono simili a quelle che crescono lungo l'Anapo, sono, cioè, boschi ripariali molto ben conservati che all'interno delle cave presentano dimensioni imponenti ed aspetto lussureggiante a causa dell'umidità dell'ambiente. Tali ambienti costituiscono dei biotopi, individuati nelle aree Cava Grande e torrente Tellesimo, Cava Favarotta e torrente Prainito. Nel resto del territorio, dove non è praticata l'agricoltura, crescono querceti e macchia mediterranea, mentre nelle zone più interne, legate al tipo di clima e di suolo delle colline di Noto, crescono boschi endemici di pino d'Aleppo selvatico, caratterizzato dalle folte fronde che proteggono la vegetazione di sottobosco.
Le pinete spontanee di questa area hanno subito, purtroppo, delle trasformazioni dovute in parte al degrado del territorio, in parte alla frequentazione antropica che, effettuando un'azione di disturbo nei confronti della vegetazione, ne ha determinato una forte riduzione.
Il dott. Voza afferma che è un dovere salvaguardare i tipi di vegetazione che hanno un equilibrio più precario, al fine di conservarli e di impedirne la scomparsa. A questo proposito chiede all'ing. Turibio se l'Ispettorato forestale svolge, o quanto meno potrebbe svolgere, un'azione di monitoraggio del degrado della vegetazione dell'area e se è possibile procedere alla redazione di un progetto, al quale partecipino gli istituti interessati, finalizzato alla tutela di questo particolare ambiente.
L'ing. Turibio asserisce che allo stato attuale un tale progetto non esiste e che, in ogni caso, le condizioni accidentate del terreno, dovute al forte dislivello altimetrico esistente tra la valle del Tellaro e l'altipiano ibleo, hanno favorito la crescita della vegetazione naturale ed hanno scoraggiato la coltivazione agricola.
Legato alla morfologia del territorio e al tipo di agricoltura è anche l'aspetto architettonico delle costruzioni presenti nell'area, sia nella parte di territorio siracusano che ragusano. Infatti, come chiarisce l'arch. Cancemi, nel territorio ragusano le strutture edilizie, per lo più costruzioni con pietra a faccia vista, sono vissute ancora oggi e quindi si presentano in buono stato di conservazione, mentre nel siracusano l'edilizia rurale è stata progressivamente abbandonata e versa in stato di forte degrado, così come anche i terreni agricoli. Di questi edifici rurali, tra l'altro, si è ritenuto necessario proporre il censimento, già elaborato da questa Soprintendenza, al fine di arricchire la conoscenza degli elementi più rilevanti del paesaggio, alldel vincolo in questione.
Traendo spunto da queste argomentazioni il dott. Voza afferma che a tal proposito si rivela fondamentale il ruolo della Soprintendenza nella tutela e conservazione delle tradizioni e della cultura agricola-contadina. Infatti questa parte di territorio è stata fin dall'antichità, dal periodo della cultura di Castelluccio, interessata da insediamenti favoriti dalle connotazioni naturali del territorio, quali la ricchezza e abbondanza d'acqua, elementi che tutt'oggi favoriscono la vocazione agricola dell'area e che sarebbe opportuno preservare, per evitare uno snaturamento della stessa. La finalità della tutela paesaggistica, dunque, è quella di contemperare la conservazione dei caratteri del territorio con i modi di sviluppo dello stesso e con l'incremento delle attività produttive, per evitare lo spopolamento delle campagne.
Per prendere visione della perimetrazione della proposta di vincolo in argomento, il presidente invita la commissione ad effettuare un sopralluogo che, data la vastità del territorio interessato, si svolgerà in due date, il 15 e il 19 giugno c.a., con incontro alle ore 8 presso gli uffici dell'Ispettorato forestale di Siracusa.
Esauriti gli argomenti all'ordine del giorno il presidente, alle ore 13, ringrazia gli intervenuti e dichiara chiusa la seduta.
Presidente: Voza Componente: Russo - Componente: Capodicasa Membro aggregato: Trupia Membro aggregato: Turibio Segretario: La Ferla
Verbale del sopralluogo effettuato in data 15 giugno 1998
PROPOSTA DI VINCOLO PAESAGGISTICO DELLA VALLE DEL FIUME TELLARO, TORRENTE TELLESIMO E TORRENTE PRAINITO, DELLA CAVA SCARDINA, CAVA GRANDE, CAVA LAZZARO, CAVA CROCE SANTA, CAVA SCALARANGIO A CONVERSIONE ED ESTENSIONE DEI VINCOLI AI SENSI DELL'ART. 5, LEGGE REGIONALE N.15/91
L'anno millenovecentonovantotto, il giorno 15 del mese di giugno, alle ore 8, presso gli uffici della forestale di Siracusa si sono riuniti i componenti della commissione bellezze naturali di Siracusa nominata con decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995, parzialmente rettificato con decreto assessoriale n. 6365 del 12 maggio 1995, cosi come ricostituita per il quadriennio 1995/99, convocata dal presidente dott. Giuseppe Voza con nota raccomandata n. di prot. 6959/Amm. dell'8 giugno 1998.
Sono intervenuti alla riunione, finalizzata all'esecuzione del sopralluogo nell'area che si vuole sottoporre a vincolo, i seguenti componenti la commissione:
4) ing. Angelo Trupia - in rappresentanza del Distretto minerario di Catania convocato ai sensi dell'art. 2 del decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;
5) ing. Domenico Turibio - in rappresentanza dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Siracusa, convocato ai sensi dell'art. 2 del decreto assesoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;
Partecipano inoltre al sopralluogo i seguenti tecnici in servizio presso la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Siracusa: arch. Francesco Santalucia, direttore f.f. della sezione P.A.U.; dott.ssa A. Trigilia, arch. S. Cancemi, dott. A. Mamo, arch. G. Armeri, per eventuali chiarimenti ed approfondimenti che dovessero essere chiesti dalla commissione.
Prima tappa del sopralluogo è l'antica città di Noto, sul monte Alveria, che si sviluppa sul pianoro che si affaccia su Cava Carosello. Percorrendo una stradina si attraversa la città, ai lati di essa sono ancora ben visibili i resti di Noto antica distrutta dal sisma del 1693. I ruderi sono generalmente sommersi da una fitta vegetazione spontanea di macchia mediterranea. Si giunge, quindi, all'eremo di Noto antica, prospiciente la vallata sottostante che arriva fino a mare; si tratta di un punto di vista panoramico dal quale si può apprezzare la visione di gran parte del territorio e della perimetrazione prevista per l'area interessata dalla proposta di vincolo.
Questa, come spiega il geologo Mamo, è una zona che dal punto di vista geologico presenta una morfologia caratterizzata da terreni marnosi e friabili, ricchi di acqua, come conferma anche l'ing. Turibio, e proprio per questo, dissestata dal punto di vista idrogeologico, per cui la sua sottoposizione a tutela avrebbe anche, e soprattutto, la funzione di razionalizzare gli eventuali interventi di stabilizzazione dei versanti.
Il presidente della commissione, dott. Voza, chiede ai tecnici se da questo punto di osservazione si possa percepire la linea di perimetrazione del vincolo. La risposta dei tecnici è positiva; spiega infatti l'arch. Santalucia che il perimetro dell'area da vincolare è perfettamente percepibile, almeno per questa parte del territorio.
La dott.ssa Trigilia chiarisce che la zona rappresenta un'area intermedia fra la valle del fiume Cassibile ed i due vincoli di immodificabilità assoluta ai sensi dell'art. 5 della legge regionale n. 15/91 relativi al fiume Tellaro e dei suoi torrenti Tellesimo e Prainito e della Cava Scardina, Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa e Cava Scarangio. E proprio per questo, adesso, per garantire la continuità ed omogeneità del paesaggio e per tutelare le valenze naturali e paesaggistiche che essa presenta, si vuole includere tale area nel vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497/39, di più ampio respiro. Infatti l'area è ricca di una flora endemica e di una fauna tipica che solo la scarsa frequentazione antropica della zona può favorire.
Aggiunge l'ing. Turibio che fra gli elementi floristici della zona sono presenti numerosi alberi di ailanto e robinie, piante infestanti che, importate dalle Americhe ed impiantate, hanno invaso l'intera zona con il rischio che possano soffocare la flora endemica.
Conclude l'arch. Santalucia che, alla luce delle argomentazioni esposte, il vincolo paesaggistico che si vuole proporre per questa parte di territorio ha il pregio di individuare oltre che l'oggetto della tutela anche il contorno, cioè tutto il contesto paesaggistico che gli fa da corona, proprio per un discorso di globalità del paesaggio da cui non si può prescindere.
Si prosegue il sopralluogo e da Noto Antica, attraverso l'area di Testa dell'Acqua, per una strada dal percorso molto suggestivo dal punto di vista paesaggistico, in quanto immerso in un'area ricca di vegetazione spontanea di pini d'Aleppo, macchia mediterranea con palme nane ed altre piante endemiche, si giunge a Cava Paradiso.
Questa è una zona di pregio dal punto di vista paesaggistico in quanto nel fondo della cava, a cui si giunge per un sentiero lungo il quale si può godere della vista e dei profumi della vegetazione circostante, scorre il torrente Prainito che lungo il percorso forma delle suggestive cascatelle e dei laghetti. Il fondo della cava è ricco di vegetazione ripariale, anche se sono presenti numerosi esemplari di platani danneggiati dal virus che ne sta minando la sopravvivenza.
A questo punto della visita del territorio, la commissione unanimemente decide di continuare la visita dei luoghi, a completamento del sopralluogo odierno, in altra data e di fare rientro a Siracusa.
Alle ore 13,30, il presidente saluta tutti gli intervenuti al sopralluogo.
Verbale del sopralluogo effettuato in data 29 giugno 1998
PROPOSTA DI VINCOLO PAESAGGISTICO DELLA VALLE DEL FIUME TELLARO, TORRENTE TELLESIMO E TORRENTE PRAINITO, DELLA CAVA SCARDINA, CAVA GRANDE, CAVA LAZZARO, CAVA CROCE SANTA, CAVA SCALARANGIO A CONVERSIONE ED ESTENSIONE DEI VINCOLI AI SENSI DELL'ART. 5, LEGGE REGIONALE N. 15/91
L'anno millenovecentonovantotto, il giorno 29 del mese di giugno, alle ore 8, presso gli uffici della forestale di Siracusa si sono riuniti i componenti della commissione bellezze naturali di Siracusa nominata con decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995, parzialmente rettificato con decreto assessoriale n. 6365 del 12 maggio 1995, così come ricostituita per il quadriennio 1995/99, convocata dal presidente dott. Giuseppe Voza con nota raccomandata n. di prot. 7383/Amm. dell'8 giugno 1998.
2) ing. Gaetano Capodicasa - componente;
3) ing. Angelo Trupia - in rappresentanza del Distretto minerario di Catania, convocato ai sensi dell'art. 2 del decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;
4) ing. Domenico Turibio - in rappresentanza dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Siracusa, convocato ai sensi dell'art. 2 del decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;
5) sig.ra Lidia La Ferla - assistente amministrativo della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali - segretario.
Percorrendo la S.P. Mare-Monti, superata Palazzolo Acreide e svoltando per il bivio di Giarratana, la commissione si porta nell'area per la quale è stato proposto il vincolo paesaggistico, ai sensi della legge n. 1497/39. Attraversa la zona di S. Giacomo in comune di Modica, esempio di campagna vissuta con numerosi insediamenti abitativi, e giunge, quindi, a Cava dei Servi, sul torrente Tellesimo.
Qui, scendendo in fondo alla cava per un sentiero che si snoda lungo la parete della stessa in cui sono ben visibili gli antichi abituri, si arriva alle fonti da cui origina il Tellesimo, che si incunea in numerosi meandri incassati nella roccia nella parte iniziale del suo corso.
L'area, affidata al controllo dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste, è integra e molto ben conservata, coperta da una ricca coltre di vegetazione ripariale che dimostra il buono stato di salute dell'acqua; vi crescono, infatti, oltre ai platani (platanus orientalis), delle piante endemiche, anche rare, che rappresentano degli indicatori biologici di ottima qualità, come ad esempio l'Equiseto.
Percorrendo, poi, una stradella che attraversa in alto la parete nord della cava, in territorio della provincia di Ragusa, e che segue lo sviluppo della Cava dei Signori, si attraversa Cozzo Manzio, ammirando dall'alto il fondo della cava ricco di vegetazione.
La commissione prosegue, quindi, verso la zona di Castelluccio, in territorio di Noto, sito archeologico tra i più rilevanti dell'antichità.
Qui il presidente della commissione, dott. Voza, illustra brevemente il sito: Castelluccio è stata oggetto di campagne di scavo già da parte di Paolo Orsi, che individuò la necropoli e gli scarichi del villaggio da cui fu tratto tutto il materiale che illustra il periodo del bronzo antico (detto, appunto castellucciano) custodito nel Museo archeologico di Siracusa. A Castelluccio scavi recenti hanno messo in luce la città preistorica annessa alla necropoli. Infatti, su Piano Sella sono state rinvenute tracce di capanne e nella parte rocciosa del promontorio, lungo il crinale che scende verso valle, è stata ritrovata la parte più estesa della città, che ora attende solo di essere esplorata.
Conclusa la visita a Castelluccio, ultimato il sopralluogo nelle zone più significative del territorio che si vuole sottoporre a vincolo paesaggistico, il presidente della commissione, alle ore 13, ringrazia e saluta gli intervenuti al sopralluogo.
Presidente: Voza Componente: Capodicasa Membro aggregato: Trupia Membro aggregato: Turibio Segretario: La Ferla
Verbale redatto nella seduta del 22 dicembre 1998
PROPOSTA DI VINCOLO PAESAGGISTICO DELLA VALLE DEL FIUME TELLARO, TORRENTE TELLESIMO E TORRENTE PRAINITO, DELLA CAVA SCARDINA, CAVA GRANDE, CAVA LAZZARO, CAVA CROCE SANTA, CAVA SCALARANGIO A CONVERSIONE ED ESTENSIONE DEL VINCOLO AI SENSI DELL'ART. 5, LEGGE REGIONALE 15191
L'anno millenovecentonovantotto, il giorno 22 del mese di dicembre, alle ore 10,30, si è riunita in prima convocazione nei locali della Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali di Siracusa, sita in piazza Duomo n. 14, la commissione bellezze naturali di Siracusa nominata con decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 parzialmente rettificato con decreto assessoriale n. 6365 del 12 maggio 1995, cosi come ricostituita per il quadriennio 1995/99, convocata dal presidente dott. Giuseppe Voza con nota racomandata n. di prot. 14104/Amm. del 10 dicembre 1998, inviata a ciascuno dei componenti della commissione.
5) dott.ssa Caterina Lombardo - in rappresentanza dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Siracusa, per delega n. 10042 del 21 dicembre 1998, convocato ai sensi dell'art. 2 del decreto assessoriale n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;
6) sig.ra Lidia La Ferla - assistente amministrativo della Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali - segretario.
Assistono alla riunione, nella sua prima fase, i seguenti dirigenti tecnici in servizio presso la Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali di Siracusa: arch. Francesco Santalucia, direttore f.f. della Sezione P.A.U.; dott.ssa A. Trigilia, arch. S. Cancemi, dott. A. Mamo, arch. G. Armeri e il dott. L. Guzzardi per eventuali chiarimenti ed approfondimenti che dovessero essere chiesti dalla commissione.
- delibera vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497/39 della valle del fiume Tellaro, torrenti Tellesimo e Prainito, della Cava Scardina, Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa, Cava Scarangio a conversione ed estensione dei vincoli ai sensi dell'ex art. 5, legge regionale n. 15/91;
Prima di procedere alla delibera del vincolo in argomento, il presidente da lettura delle relazioni tecniche che costituiscono il presupposto per la proposta di emanazione del vincolo e costituiscono parte integrante del presente verbale. Copia di tutti gli atti verrà depositata presso gli uffici della Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali di Siracusa, per l'eventuale consultazione da parte di coloro che ne abbiano interesse.
PROPOSTA DI VINCOLO PAESAGGISICO DEL FIUME TELLARO
L'attività di tutela delle emergenze culturali ed ambientali della provincia di Siracusa deve proporsi l'esame di sistemi omogenei di territorio superando le tradizionali forme di tutela puntiforme o di frammentarie dimensioni.
Le linee guida del piano territoriale paesistico regionale, ispirandosi ad un'interpretazione innovativa del concetto di paesaggio, indirizzano verso l'analisi di sistemi di elementi naturali ed antropici propri di un territorio, la cui dichiarazione di interesse pubblico per le emergenze d'interesse paesaggistico discende dall'individuazione dei valori culturali ed ambientali di un territorio oltre che dall'individuazione di alcuni elementi da considerare "invarianti" nel processo di pianificazione che ne regolerà l'uso.
A questo scopo l'attuale proposta s'inserisce in un'ottica di valorizzazione e conoscenza dei beni paesaggistici costituiti dai corsi d'acqua della nostra provincia, sistemi territoriali, quest'ultimi, legati indissolubilmente agli insediamenti antropici, nelle varie epoche della storia.
Dopo la dichiarazione di pubblico interesse (come bellezza d'insieme), dell'alta valle dell'Anapo e della valle del sistema idrografico del fiume Cassibile, vogliamo proporci, con la presente relazione, la descrizione dei principali caratteri naturali ed antropici di rilevante interesse paesaggistico del fiume Tellaro e dei suoi principali affluenti. Infatti i corsi d'acqua iblei, oltre che per i caratteri naturali, rivestono una singolare importanza per i valori culturali ad essi collegati, poiché contesti territoriali fortemente storicizzati.
Infatti, la presenza e la facilità di approvvigionamento delle loro acque ha certo esercitato una notevolissima influenza favorendo i più lontani e importanti insediamenti antropici.
Questa Soprintendenza aveva già individuato nel 1992, quali aree di notevole interesse paesaggistico, il sistema delle Cave Scardina, Grande, Lazzaro, Croce Santa, Scalarangio, Candelaro, nonché l'alta valle del fiume Tellaro, i torrenti Tellesimo e Prainito e aveva sottoposte tali aree al regime vincolistico di immodificabilità assoluta, ai sensi dell'art. 5 della legge regionale n. 15/91. Oggi, a seguito del reitero del vincolo per il secondo biennio, se ne vuole riproporre la tutela ai sensi della legge n. 1497/39, inserendola all'interno di un programma che comprenda i corsi d'acqua principali dell'altopiano ibleo che si dirigono dall'interno radialmente verso la costa, al fine di definire aree omogenee per valenze paesistiche; procedimento, questo, prioritario nell'ottica della predisposizione del piano paesistico.
Le cave e le valli fluviali hanno un rilievo preminentemente naturalistico di enorme valore sia per i singoli endemismi presenti, e vegetali e faunistici, che per l'insieme dell'habitat ecosistemico ancora oggi integro, costituendo un importante biotopo per la presenza di una copertura vegetale di tale densità e consistenza da ritenersi un vero e proprio esempio di vegetazione allo stato "climax", ossia allo stato di massimo dinamismo, evolutasi naturalmente in assenza di intervento antropico; presentano inoltre caratteri morfologici e geologici di grande interesse per le caratteristiche delle formazioni rocciose che costituiscono un'insieme scenografico di grande suggestione.
Rilevante è il valore dell'area proposta per le valenze storiche in essa contenute, poiché proprio in quest'area risultano compresi i più importanti rinvenimenti della civiltà del Castelluccio, il cui insediamento è strettamente legato al sito; civiltà arcaica, dall'economia agricola legata al territorio, ove si insediava in piccoli villaggi, favoriti sia dalla grande disponibilità di acqua per le coltivazioni, che dalla facilità di percorrenza e di navigabilità che lo stesso corso d'acqua consentiva per i collegamenti dall'interno al mare e fra le cave stesse, attraverso i tratti montani delle incisioni.
Poiché questi territori individuati ai sensi della legge regionale n. 15/91, con due provvedimenti separati (decreto assessoriale n. 5029 del 12 gennaio 1995 e decreto assessoriale n. 8296 del 19 dicembre 1994) altro non erano che parti dell'insieme morfologico del bacino imbrifero del fiume Tellaro, è apparso opportuno inserirle all'interno di una perimetrazione di vincolo paesaggistico d'insieme che, tenendo conto delle "emergenze" naturalistiche ed antropiche presenti, ne eserciti l'opportuna tutela.
Aspetti percettivi del paesaggio - L'iconografia del paesaggio ibleo
Le opere di molti pittori siciliani si ispirano al paesaggio ibleo, rappresentandolo frequentemente nella sua evidente bellezza.
Uno stile pittorico già presente in Guccione ed in Guttuso, che ha dedicato un poema agli alberi, alle pietre, alle colline arse, ai pali della luce ed alle linee telefoniche che percorrono oggi le nostre campagne. E' nota la cosiddetta "scuola di Scicli", riferimento di un notevole numero di artisti che hanno rappresentato il paesaggio ibleo, raffigurato con forza espressiva, ma anche con dilaniante malinconia: le immagini degli spazi aperti vengono delimitati dalle forme spesso contorte dei carrubi e degli ulivi frondosi, dai tracciati viari ed elettrici, dai muri in pietra bianca, dagli orizzonti senza prolungamenti ma netti e definiti, con tratti decisi da un cielo dai toni di azzurro dalla forte intensità.
Immagini ed iconografie di un paesaggio descritto spesso con un realismo crudele, ispirato ad un genere naturalista "assoluto" senza concessioni e senza artifici o graziosità, ma che "consegna un'immagine secca, arsa e tersa, ma anche insondabile, ...dove la distanza non ha echi, ma vi si perdono e consumano i pensieri" (Marco Goldin 1994 - catalogo G. La Cognata).
I forti colori delle terre a volta bruciate, gialle, rosse e grigie, a volte colorate dal verde intenso dei paesaggi primaverili, si confondono con le macchie solitarie dei carrubi.
Paesaggio ibleo dalla forte espressività, soprattutto paesaggio agricolo, espressione della convivenza (fin qui armonica) fra esigenze economiche di uso agricolo del territorio e bellezze naturali.
ASPETTI NATURALI DEL PAESAGGIO
L'area in argomento si identifica per gran parte con il bacino idrografico del fiume Tellaro, dalle origini, site immediatamente a sud di monte Erbesso ad est di Giarratana, ad una quota di circa 840 metri s.l.m., fino alla S.S. 115, oltre la quale le trasformazioni agricole del territorio, unitamente ad una morfologia piuttosto piatta e poco incisa, conferiscono al corso d'acqua in questione caratteristiche paesaggistiche di minore rilievo. Sono stati compresi nella perimetrazione della proposta di vincolo del bacino del fiume Tellaro anche i tratti di monte rispettivamente di Cava Scardina, di Cava Bombello e del torrente Tre Fontane che, pur non facendo strettamente parte del più ampio bacino di cui sopra, sono dotati di caratteristiche morfologiche e paesaggistiche ad esso fortemente assimilabili.
Volendo tracciare per linee generali l'assetto geomorfologico dell'area, occorre ripercorrerne sinteticamente la dinamica tettonica almeno nei più recenti eventi geologici che l'hanno configurata così come oggi la percepiamo. Occorre intanto premettere che il Tellaro si sviluppa complessivamente per circa 40 Km., con pendenze comprese fra l'8% e lo 0,5%, con valore medio del 2%. Il corso d'acqua in questione ha portate perenni, anche se in assoluto non elevate, derivanti soprattutto dai contributi idrici apportati dagli affluenti della sua destra idrografica, e principalmente dal torrente Montesano (sorgente Fontana Secca), dal torrente Tellesimo - Vallone della Fera, dal torrente Ricignuolo, dal vallone S. Ignazio, dalla Cava Prainito e dalla Cava Palombieri per restare sulla destra idrografica; gli affluenti di sinistra arrecano modeste portate idriche e soprattutto a carattere stagionale: i principali sono il vallone Ciurca ed il vallone Castelluccio chiamato anche "Testa dell'Acqua" da cui il toponimo del vicino borgo abitato. Il bacino idrografico misura circa 397 Kmq.
Questo settore di margine dell'altopiano Ibleo, interessato da potenti successioni prevalentemente carbonatiche durante il periodo Trias Miocene, all'inizio del Pliocene (I.DI Geronimo et AL., 1980) e per tutto il Pleistocene comincia ad essere interessato da una serie di fenomeni di tettonica distensiva che, in parte ripercorrendo antiche aree di debolezza crostale, disegneranno definitivamente le principali linee di dislocazione; ecco che il bacino del Tellaro oggi appare come un esteso pianoro altimetricamente depresso lungo l'ampia balza che corre da Palazzolo Acreide a Noto Antica con direzione NW-SE e ad essa perfettamente allineato, così come il torrente Tellesimo, il torrente Prainito e Cava Scardina a sud, ma anche il fiume Cassibile, Cava Giorgia ecc., a nord. Evidentemente sia i suddetti corsi d'acqua che il grande salto che guarda in basso il bacino del Tellaro (sito quest'ultimo a quota 200-300 m.s.l.m., rispetto al pianoro di Testa dell'Acqua - Mezzo Gregorio - Rigolizia, posto a 600-650 m.s.l.m.) fanno parte di un allineamento tettonico che concorda con quelli a carattere regionale che interessano tutto l'altopiano Ibleo e che si sviluppano, oltre che in direzione NW-SE, soprattutto in direzione NE-SW tracciando le linee e le forme principali (fiumi, altipiani, coste, ecc.) del territorio ibleo.
Le direttrici principali dell'altopiano Ibleo comunque prevedono, nel quadro dei sistemi dislocativi anzi citati, una distribuzione a raggiera dei principali corsi d'acqua della zona (Anapo, Tellaro, Irminio, ecc) che, dipartendosi dall'area di monte Lauro, sfociano in mare.
Seguendo un profilo che percorre trasversalmente l'area perimetrata da SW verso NE la geologia cambia completamente, passando da facies "Ragusane" ad ovest (formazioni Ragusa, Tellaro, Palazzolo) a facies "Siracusane" (formazione Monti Climiti, Calcari a Clypeaster e molluschi, ecc.) ad est (v. carta geologica sia del settore nord orientale che del settore sud orientale Ibleo, edite dall'Università degli studi di Catania - Istituto di scienze della terra). Nella fattispecie il bacino del Tellaro si sviluppa principalmente su due delle tre formazioni "occidentali" o "Ragusane": la sottostante Formazione Ragusa (età: Aquitaniano-Langhiano) è costituita da calcareniti grigio-giallastre spesso carsificate, talora alternate a marne siltose friabili e comunque sempre piuttosto dure e ben cementate, specie nei livelli più profondi, tanto da essere utilizzate, soprattutto nel ragusano, come ottimo materiale per costruzione e per intaglio; inoltre la natura litoide di questi affioramenti conferisce agli alvei fluviali interessati la tipica forma a pareti ripide che caratterizzano i tratti più belli del paesaggio di questo tratto degli Iblei; sicuramente di interesse geologico risulta essere la presenza, segnalata da vari autori specie nella parte occidentale del Tellaro, di diversi livelli (almeno quattro) costituiti da noduli fosfatici o "nodule beds" (età: Langhiano), già citati da Alemagna (1937) su rilievi del Cooke e studi di E. Ragusa (1901) e rilevati anche nelle isole dell'arcipelago maltese (Fom-is-Rih e Dingli in Malta, Kala e Xeuchia in Gozo) oltre che nei pressi di Modica e di Scicli (M. Gemmellaro, 1912); in qualche caso le incisioni fluviali che interessano questo litotipo determinano gole particolarmente strette e orride che hanno trovato denominazione di "launaru" o "lavinaio" (S. Minardo, Cava d'Ispica, 1905). La soprastante formazione Tellaro (età: Langhiano - Messiniano) che prende il nome dall'omonimo corso d'acqua è invece costituita da marne grigio-azzurre di consistenza più terrigena e talora ricche di resti fossiliferi (Entalina, Ostrea, Coralli, Pectinidi, grandi Lucine, denti di Squali), dando luogo a forme di paesaggio più dolci e morbide, quali creste arrotondate di collinette, ampie valli sedi di pascoli e seminativi, selle e dossi, ecc., che caratterizzano maggiormente il settore ragusano. La successione litostratigrafica nell'area perimetrata prevede infine la presenza, limitata al settore più orientale che si affaccia dalla balza di Rigolizia, della formazione Palazzolo (età: Serravalliano - Tortoniano) costituita da un'alternanza di calcari e calcari marnosi con intercalati livelli di calcareniti più o meno tenere e dall'aspetto massivo, in eteropia di facies con la formazione Tellaro; anche questa formazione, prevalentemente litoide, forma delle ripide scarpate al di sopra del dolce paesaggio proprio della zona marnosa del Tellaro e determina aree tabulari talora profondamente incise (M. Rigo - F. Barbieri, 1958). Sui contenuti faunistici e microfaunistici dei suddetti episodi sedimentari miocenici esiste un'ampia bibliografia, oltre a quella già citata (p.es.: M.B. Cita, 1958; L. Ogniben, 1970; ecc.).
L'azione congiunta della tettonica e degli agenti morfogenetici meteorici dà talora luogo a forme particolari di paesaggio, in qualche caso molto suggestive e sicuramente spettacolari, come nel caso dei meandri incassati di Cava dei Servi, tratto di monte del Tellesimo in prossimità di Cozzo di Manzio o dell'ampio meandro di Cozzo Tondo lungo l'asta mediana del Prainito; nel primo caso una famiglia di fratture parallele ad andamento NE-SW ed una ad andamento NW-SE è stata interessata dal corso d'acqua che le ha lentamente sagomate, di concerto con l'azione eolica, fino a conferire a quel tratto vallivo una caratteristica forma a zig-zag; nel secondo caso l'azione erosiva delle acque, anche qui unitamente sia all'azione morfogenetica del vento che alle particolari condizioni tettoniche e litostratigrafiche hanno isolato un'ampia forma rocciosa circolare da cui è derivato il toponimo. Ancora lungo il corso del Prainito è possibile osservare concrezioni litoidi costituite da brecce di grossa pezzatura cementate alle pareti rocciose delle anse fluviali, probabilmente dovute ad antichi crolli avutisi in una fase in cui il fiume scorreva a quota più alta (circa 5 metri) rispetto all'attuale alveo, come è possibile osservare in un tratto del suddetto torrente nei pressi di Mulino Grotte.
Numerosa la presenza di sorgenti, molte delle quali captate sia per uso idropotabile (p.es. sorgente Povere Donne oppure la Fonte Cansisina utilizzata per l'approvigionamento idrico di Rosolini) che per uso irriguo; altre risultano essere ancora intatte e forniscono notevoli portate idriche (p.es. quella che alimenta il torrente Prainito nei pressi di Cozzo Tondo), ma risultano essere minacciate di captazione (sorgente Favarotta e sorgente Ganzisini) nonostante le loro modeste portate (rispettivamente 2 lt./sec. e 5 lt./sec).
Va segnalata anche la presenza di numerose cavità carsiche, alcune delle quali in tutto o in parte risagomate dall'uomo nel corso del tempo per usi abitativi o funerari, come nel caso di Cava d'Ispica (Convento e Sacello di S. Alessandra) o delle Grotte Lazzaro, solo per fare qualche esempio, localizzate prevalentemente nella formazione Ragusa e nella formazione Palazzolo, vista la natura carbonatica delle rocce componenti.
La mappatura delle cavità carsiche e delle sorgenti è avvenuta sulla scorta della consultazione delle due edizioni della "Carta della vulnerabilità delle falde idriche - Settori nordorientale e sudorientale Ibleo" curate dall'Università degli studi di Catania in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche - Gruppo nazionale per la difesa delle catastrofi idrogeologiche, rispettivamente nel 1989 e 1990, nonché della pubblicazione di E. Messana e M. Panzica La Manna titolata "Consistenza attuale del catasto delle Grotte della Sicilia" su Boll. Acc. Gioenia Sci. Nat. 1994.
In sintesi, le più importanti cavità carsiche presenti nella zona perimetrata, così come cartografate nell'allegata carta tematica, risultano essere:
- Grotta dei Servi III e Grotta dei Servi IV - entrambe localizzate in territorio di Rosolini, lungo il tratto di monte di Cava dei Servi, con sviluppo prevalentemente orizzontale, piuttosto modesto (rispettivamente 12 e 14 metri);
- Grotta Canzisini - anche questa in territorio di Rosolini, ubicata lungo il torrente Cava Grande, ha uno sviluppo di 230 metri circa ed un dislivello massimo di 10 metri;
- Voragine del Montandon - in territorio di Noto, località Capreria di Montandon, ha uno sviluppo di 18 metri, un dislivello di circa 25 metri ed è una cavità di origine tettonica che si articola lungo un ampio piano di frattura.
L'attività estrattiva è tuttora limitata all'esistenza di una cava di prestito localizzata lungo il torrente Prainito, mentre esiste memoria di un'antica miniera di lignite sita in contrada Grattuluri in tenere di Noto ed utilizzata fino alla seconda guerra mondiale come fonte di approvvigionamento di carbon fossile; di quest'ultimo manufatto si ha traccia su una pubblicazione di G. Musumeci titolata Rilevamento geologico delle Tavolette "Noto, Noto Antica e Avola" (F 277 IV).
La vegetazione e i biotopi
L'ambiente oggetto della proposta di vincolo compreso nel settore sud-orientale degli Iblei è caratterizzato da una morfologia tabulare interessata da notevoli fenomeni erosivi che danno luogo a valloni profondamente incassati, denominati "cave".
Il clima è di tipo mediterraneo, con precipitazioni medie annue che si attestano intorno alla media di 600 mm. concentrate nei mesi autunnali con un periodo di aridità compreso da maggio a settembre.
Si riportano qui di seguito la descrizione della vegetazione naturale presente nelle cave più importanti del sistema di incisioni considerato (alt. 260-280) che costituiscono biotopi di importante rilevanza naturalistica, ossia Cava Grande, sino alla Croce Santa; ed, inoltre, Cava Favarotta e l'ambiente ripario del torrente Prainito e del torrente Tellesimo e le pinete endemiche del fiume Tellaro.
La vegetazione di Cava Grande e Croce Santa
Tutto il vallone è popolato da raggruppamenti vegetali più o meno evoluti, riscontrabili in tutta l'area degli Iblei.
La sua connotazione specifica è determinata dall'influenza antropica, che nel passato ha completamente distrutto la vegetazione probabilmente originaria ossia i boschi di Quercus virgiliana e Quercus ilex, per sostituirla con colture erbacee ed arboree di tipo agricolo che si avvalevano dell'ambiente umido e fresco dovuto allo scorrimento delle acque; testimonianza di ciò è data dalla presenza di muri a secco riscontrabili di frequente al centro del vallone.
In seguito alla crisi dell'attività agricola tradizionale ed all'alto costo delle operazioni colturali, allora svolte manualmente, ed allo stabilirsi delle colture produttive in luoghi più idonei all'uso dei mezzi meccanici, si è verificato l'abbandono di queste aree che, pertanto, sono state recuperate dalla vegetazione spontanea che gradualmente riprende la sua configurazione originaria.
Tuttavia l'utilizzazione agricola di alcune aree, l'azione del pascolo incontrollato ed il verificarsi di incendi rappresentano, allo stato attuale, un fattore di freno alla naturale evoluzione.
La particolare geomorfologia della cava, non sempre uniforme in lunghezza e larghezza, determina ovviamente situazioni ambientali particolari che si traducono poi in realtà vegetazionali differenti sia a livello strutturale che ecologico.
Allo scopo di evidenziare meglio i caratteri anche dinamici dei vari aggruppamenti presenti si elencheranno a partire dai tipi più evoluti e complessi configurabili con la vegetazione climacica per concludere con i tipi meno evoluti:
1) Aggruppamento a Quercus virgiliana
Nel complesso dell'aggruppamento si rilevano la presenza delle seguenti specie:
- Quercus virgiliana;
- Olea europea var.sativa;
- Anagyris foetida;
- Rubus ulmifolius;
- Hedera helix;
- Euphorbia ceratocarpa;
- Rubia peregrina;
- Pirus pyraster;
- Pistacia lentiscus;
- Teucrium flavum;
- Asphodelus microcarpus;
- Asparagus acutifolius;
- Daucus carota;
- Acanthus mollis;
- Foeniculum vulgare ssp.piperitum;
- Quercus ilex;
- Phyllirea latifolia.
La vegetazione riscontrata è caratterizzata da un indice di copertura sia arborea che arbustiva ed è pari a circa il 60% con altezze degli alberi di quercia di circa m. 4. La vegetazione erbacea è pari a circa il 25%.
La presenza di Quercus virgiliana è pari al circa il 70% sul totale della copertura arborea ed è caratterizzata dalla presenza di colonie; in tutto il vallone dell'area indicata ed in genere nel comprensorio provinciale in coincidenza di fattori ambientali simili la vegetazione arborea a Quercus virgiliana rappresenta il tipo più complesso a livello strutturale e più evoluto a livello dinamico.
E' abbastanza frequente in corrispondenza dei luoghi più riparati e più freschi. Si origina per ulteriore evoluzione della macchia mediterranea e spesso occupa aree nel passato agricole, come testimonia la presenza di alberi di olivo e carubbo.
Si ritrovano in associazione al Quercus virgiliana diverse specie arbustive di particolare interesse naturalistico, tipiche della macchia mediterranea, quali: Pistacia lentiscus, Pirus pyramidalis, Phyllirea, Anagyris f., mentre Hedera helix non risulta particolarmente diffusa.
2) Aggruppamento a Quercus ilex
Le specie presenti sono:
- Pistacia terebinthus;
- Vitis vinifera;
- Phyllirea latifolia;
- Fraxinus ornus;
- Galium aparine
- Smyrnium olusatrum;
- Foeniculm vulgare ssp.piperitum;
- Scrophularia peregrina;
- Borrago officinalis;
- Lactuca serriola;
- Ceratonia siliqua;
- Sonchus oleraceus;
- Bromus sterilis;
- Bupleurum rotundifolium;
- Musci;
- Lagurus ovatus;
- Cynosurus echinatus;
- Euphorbiacharacias.
La copertura arborea del raggruppamento è pari a circa il 20% contro una superficie arbustiva pari al 40% ed una erbacea di circa il 20%; sul totale la presenza di Quercus ilex è pari al 20% presente come individui isolati.
La presenza del raggruppamento rappresenta l'ulteriore grado di evoluzione degli aggruppamenti ad Euphorbia dendroides, e rappresenta un complesso strutturalmente più completo caratterizzato dalle querce che raggiungono i 4 m. di altezza, mentre lo strato arbustivo è caratterizzato dalla presenza di Pistacia e Ceratonia siliqua.
La componente erbacea è discretamente rappresentata; il raggruppamento presenta nel complesso una tendenza in evoluzione verso una struttura più completa.
3) Aggruppamento a Rubus umifolius
- Smilax aspera;
- Clematis cirrhosa;
- Silene vulgaris;
- Vicia sativa;
- Galactites tomentosa.
Questo aggruppamento si riscontra ai margini del muro a secco, lungo i viottoli e talvolta al centro del vallone; in genere è poco esteso e rappresenta il risultato del degrado del bosco o della macchia alta, tipi vegetazionali che in genere sono caratterizzati da un maggiore numero di specie arbustive.
Si presenta come un raggruppamento pressoché monofitico per la notevolissima presenza della rosacea, mentre ad un esame dettagliato della componente floristica, si rileva la presenza di un maggior numero di specie erbacee, che però si insediano con molta difficoltà nel folto groviglio di rami e di foglie del rovo.
4) Aggruppamento a Cetranthus ruber
Le specie vegetali presenti sono:
- Centranthus ruber;
- Inula viscosa;
- Ficus carica;
- Erica multiflora;
- Smila aspera;
- Euphorbia dendroides;
- Capparis spinosa;
- Olea europea var.oleaster;
- Opuntia ficus indica;
- Cymbopogon hirtus;
- Ononis natrix ssp. Ramosissima;
- Misopates orontium;
- Micromeria graeca;
- Psoralea bituminosa.
Questa vegetazione rappresenta una realtà eterogenea in quanto costituita sia da specie della macchia mediterranea che da entità collegate ad ambienti rupestri.
Tale struttura è strettamente collegata alla particolarità del sito che presenta valori di pendenza variabili, per cui quando questi sono modesti favoriscono l'accrescimento di specie tipiche della macchia, mentre quando sono notevoli, figurano le specie pioniere.
Il particolare areale descritto configura un sito morfologicamente ripido in prevalenza (circa 70% di inclinazione), arido climaticamente e dunque spesso limitato nella sua evoluzione dal verificarsi di frequenti incendi.
5) Aggruppamento ad Euphorbia dendroides
- Ruta calepensis;
- Erica multifolra;
- Micromeria greca;
- Urginea scilla;
- Psoralea bituminosa;
- Phagnalon saxatile;
- Convolvulus althaeoides;
- Reichardia picroides;
- Calendula arvensis;
- Smilaxaspera;
- Hyoseris radiata;
- Carlina crymbosa.
L'aggruppamento ad Euphorbia dendroides è abbastanza diffuso a Cava Grande ed altrove nelle stazioni sovrastanti le cave, distanti dal fondo valle ove scorrono le acque. Tipico della macchia mediterranea, in prevalenza coperto dall'Euphorbia che ricopre circa il 40% della superficie totale.
La struttura si presenta pluristratificata; infatti mentre lo strato arbustivo superiore è rappresentato prevalentemente da Pistacia terebinthus e Olea europea var.oleaster e da Euphorbia dendroides, lo strato arbustivo inferiore è costituito da quest'ultima e da Erica multiflora e da Rubus ulmifolius.
Poche le entità erbacee che, peraltro, nell'insieme hanno un valore di ricoprimento modesto.
Nella serie dinamica, questa associazione occupa un posto importante, perché prepara il terreno per aggruppamenti boschivi, caratterizzati dalla presenza di Quercus ilex e virgiliana. Rappresenta un centro di diffusione delle specie più importanti della macchia mediterranea, ossia Phyllirea latifolia, Pistacia lentiscus, Pistacia terebinthus, Ceratonia siliqua, Olea europea var. oleaster.
6) Aggruppamento ad Euphorbia ceratocalpa
- Borago officinalis;
- Lobularia maritima;
- Chrysanthemum coronarium;
- Notobasis syriaca;
- Avena barbata;
- Stipa capensis.
La vegetazione descritta corrisponde alla tipologia frequente che si riscontra lungo le strade provinciali e comunali degli iblei; si caratterizza soprattutto per la presenza di Euphorbia characias ed Crhiysanthemum c. presente per il 10-25% del totale delle specie, in individui isolati.
7) Aggruppamento a Stipa capensis
Le specie vegetali sono:
- Stipa capensis;
- Avena sterilis;
- Urospermum picroides;
- Galactites tomentosa;
- Pimpinella anysum;
- Aegilops geniculata;
- Hypericum perfoliatum;
- Sideritis hirsuta;
- Hypochoeris achyroporus;
- Echium arenarium;
- Carthamus lanatus;
- Asteriscus aquaticus;
- Dasypyrum villosum;
- Anthemis arvensis;
- Cynodon dactilon;
- Silene vulgaris ssp. Angustifolia.
Questa vegetazione a prevalente presenza di Stipa c., presente nel complesso per il 75-100% della copertura distribuita a popolamenti, è derivata in seguito all'abbandono dell'attività agricola: dunque dopo 5-7 anni in genere trascorsi dall'abbandono colturale, è la prima forma di vegetazione naturale presente soprattutto sui terreni più o meno ciottolosi, differenziati da un orizzonte superficiale sabbioso-argilloso e spesso segue i popolamenti di transizione caratterizzati dalla presenza di Dasypyrum villosum, che a Cava Grande sono sporadicamente presenti.
E' una vegetazione effimera costituita in prevalenza da specie annuali che meglio si adattano in condizioni di aridità rispetto alla vegetazione infestante delle colture.
Infatti le specie collegate direttamente alla coltivazione dei seminativi sono poco rappresentate, la loro provenienza è collegabile in genere alla presenza delle specie nelle vicinanze.
Domina numericamente l'aspetto della prateria conferito proprio dalla Stipa c., graminacea frequente in tutto il Mediterraneo e abbastanza diffusa nella fascia costiera siciliana.
La vegetazione di Cava Favarotta
Presenta una situazione analoga a quella sopradescritta, rilevandosi in associazione con Quercus virgiliana, arbusti quali Olea europea var.olaeaster, Crataegus monogyna, Pistacia lentiscus, Pistacia terebinthus.
In particolare si riscontra la presenza di Populus nigra, specie collegata in genere ad ambienti ripari, in associazione con Salix alba; probabilmente la specie rappresenta un relitto di una preesistente associazione corrispondente ad ambienti una volta meno aridi.
In tal senso si riscontra nella cava, la presenza di Ampelodesmos mauritanicus, erbacea perenne che costituisce estese praterie, derivante da fenomeni di degrado e di incolto.
La vegetazione del torrente Prainito
Vi si rileva la presenza di un popolamento a Populus nigra e Platanus orientalis, favorito dalla presenza di un sito fresco ed umido favorevole alla formazione del bosco ripario.
In associazione con queste specie arboree si rinvengono:
- Phillyrea latifolia;
- Nerium oleander;
- Coronilla valentina;
- Euphorbia characias;
- Rumex sanguineus;
- Mentha longifolia.
Il bosco ripario presente confina con aspetti di macchia alta, caratterizzata da Pistacia terebinthus e lentiscus, Ceratonia siliqua, Teucrium fruticans, Euphorbia dendroides, ecc.
La composizione floristica presente sul torrente appare in parte disturbata a causa della frequentazione costante nella stagione estiva, causata dalla presenza permanente di acqua nel fiume.
La vegetazione del torrente Tellesimo
Le presenze arboree più significative del bosco ripario del fiume Tellesimo, in atto compreso nell'area del demanio forestale, sono le seguenti:
- Populus alba;
- Fagus sylvatica;
- Platanus acerifolia;
- Ceratonia siliqua.
Le forme arbustive in associazione sono:
- Olea oleaster var.sylvestris;
- Chaemerops humilis.
Le forme erbacee sono le seguenti:
- Polystichum filix mas;
- Cyclamen hederifolium;
- Rumex acetosa;
- Ruta graveolens;
- Bellis perennis;
- Thymus vulgaris;
- Calmintha nepeta;
- Ampelodesmus tenax.
Si rinvengono inoltre numerose specie di orchidea spontanea quale:
- Orchis coriophora;
- Orchis latifolia;
- Orchis morio;
- Orchis simia.
La vallata del Tellesimo, ove corre il confine provinciale fra Ragusa e Siracusa, rappresenta un unicum dagli equilibri ambientali ancora integri. Ambiente caratteristico del territorio ibleo la cui alta qualità sia per le acque del fiume, per la fauna ivi presente e per la vegetazione, risulta del tutto simile a quella dell'ambiente ripariale dell'Anapo.
Le pinete endemiche a Pinus halepensis
Queste formazioni di chiara origine autoctona risultano segnalate per la prima volta nella letteratura scientifica da Bartolo, Brullo, Minissale e Spampinato (Accademia Gioenia di Catania 1985) e risultano individuate nel bacino del fiume Tellaro; costituiscono oltre alla pineta del fiume Ippari, nei pressi di Vittoria, in atto destinata riserva naturale, l'unico esempio di Pinus Halepensis spontaneo presente in Sicilia.
Queste pinete si presentano allo stato attuale frammentate e spesso degradate, insediate sulle colline marnose più impervie, dove è stata possibile la loro conservazione grazie alla scarsa adattabilità alle coltivazioni agricole.
Rappresentano la testimonianza di un particolare tipo di vegetazione arborea, diffusamente presente in un passato remoto nella zona iblea.
Inoltre la pineta svolge un ruolo di riparo e rifugio rispetto alla vegetazione dagli equilibri più incerti e rari, vegetazione che altrimenti rischierebbe la scomparsa a causa del disturbo soprattutto antropico di queste zone.
I siti interessati da queste formazioni risultano a quote comprese fra 80 e 400 m. e sono: Monte Renna (300 m.), Monte Tre Maiali (140 m.), Monte Bonfanti (205 m.), Cozzo Scavo (258 m.);
Rispetto alla geologia dei luoghi, queste aree risultano caratterizzate in prevalenza da marne grigio-azzurre appartenenti alla cosiddetta "formazione Tellaro"; il clima presenta delle precipitazioni comprese fra i 550 ed i 650 mm., concentrate nei mesi compresi da ottobre a marzo, con la massima intensità di pioggia nei mesi di dicembre e gennaio ed aridità nei mesi estivi.
Le pinete rilevate nel territorio si presentano nel complesso abbastanza omogenee dal punto di vista floristico-strutturale ed hanno sicuramente una grande rilevanza dal punto di vista del paesaggio poiché relitto delle formazioni arboree naturali originarie che un tempo ricoprivano questa parte della Sicilia, oggi presenti solo in alcune aree localizzate. La copertura vegetale delle pinete è in prevalenza (70-80%) costituita da Pinus halepensis dalla struttura aperta consistente in un fitto strato arbustivo di sclerofille, con presenza maggiore di Rosmarinus officinalis, Thymus capitatus, Cistus sp., Pistacia lentiscus, Erica multiflora, Teucrium fruticans.
Quasi assente risulta lo strato erbaceo, rappresentato da alcune geofite.
Rilevante è la presenza di alcune specie rare, che all'intemo della pineta hanno trovato il luogo ideale per la loro salvaguardia; si tratta di Astragalus huetii, endemismo siculo, Allium cupani, Fumana ericoides.
Il significato ecologico di queste pinete è quello di rappresentare un edafoclimax, poiché circoscritta a stazioni geologiche localizzate, interessate da un clima caratterizzato da inverni miti ed estati aride.
La vegetazione di sostituzione della pineta è costituita in prevalenza da querceti caducifogli, appartenenti all'associazione Oleo-Quercetum virgilianae, con la presenza caratterizzante di Sarcopoterium spinosum.
Queste pinete costituiscono una banca genetica di enorme importanza dal punto di vista della conservazione ed il mantenimento della diversità biologica.
Questi ultimi lembi boschivi, arroccati su aree poco accessibili e sfavorevoli all'agricoltura, costituiscono una rarità dall'importante significato paesaggistico, poiché sono segnali della formazione originaria del paesaggio di queste zone. Svolgono inoltre l'importantissima funzione di mantenimento dell'equilibrio idrogeologico e pertanto vanno tutelati nelle forme più proprie (vietando ad es. l'intrusione antropica od il pascolo), che ne assicurino la salvaguardia.
I biotopi, interpretati come siti complessi in cui coesistono rilevanti elementi del paesaggio fra loro integrati, quali geomorfologia, presenza di flora, fauna e vegetazione di particolare interesse, specie se endemica ovvero specie in via di estinzione, sono oggetto di misure di tutela specifiche, che preservano la loro peculiarietà, la loro dinamica evolutiva e rappresentatività.
L'individuazione dei biotopi, inserita nelle linee guida del Piano territoriale paesistico regionale, riguarda i siti del fiume Tellaro e dei torrenti Tellesimo e Prainito e della Cava Grande a Rosolini.
Infatti si individuano all'interno del sistema territoriale della valle del fiume Tellaro quattro aree, già vincolate ai sensi della legge n. 431/85, art. 1, 1.c).
I biotopi del Tellaro, dei torrenti Tellesimo e Prainito indicati come biotopo complesso di notevolissimo interesse geomorfologico, con presenza di macchie di sclerofille sempreverdi, aspetti delle formazioni di ripisilva, vegetazione rupestre e formazioni ripali delle zone umide; con rilevante presenza di Platanus orientalis e Populus alba, risultano attualmente sottoposti a tutela ai sensi dell'art. 5 della legge regionale n. 15/91.
Allo stesso modo per il biotopo della Cava Grande di Rosolini, vengono individuate le stesse valenze naturali prima descritte per il Tellaro.
Dall'eseguita ricognizione dei siti si rileva il persistere dei valori peculiari che ne hanno determinato la perimetrazione e che vengono riportati nella presente proposta di vincolo in quanto elementi "invarianti" per la futura pianificazione paesistica.
ASPETTI ANTROPICI DEL PAESAGGIO
Il paesaggio rurale e le sue costruzioni
Alcune specificità orografiche, climatiche, storiche hanno determinato una diversa caratterizzazione del paesaggio rurale della Sicilia orientale rispetto alla Sicilia occidentale.
La presenza di vaste pianure e la più ampia disponibilità di risorse idriche, insieme con una maggiore facilità di comunicazione, hanno rappresentato fattori d'evoluzione positive all'interno delle strutture baronali e feudali. Il più diffuso ricorso all'enfiteusi, consentendo la colonizzazione di proprietà scarsamente popolate, ha determinato un anticipo del processo di dissoluzione del sistema feudale con la graduale sostituzione di culture irrigue erbacee e legnose alla tradizionale cultura cerealicola del latifondo.
Un'ulteriore specificità di natura geografica rende il paesaggio dell'area iblea immediatamente percepibile come un unicum strutturato dalle millenarie incisioni dei corsi d'acqua, cesure anguste e profonde tra gli ampi tavolati calcarei, sede di un'interrotta utilizzazione antropica. All'interno di tale dominante morfologica, il paesaggio rurale si è tuttavia definito e articolato in diversi ambienti umani, assumendo connotazioni differenti in relazione alle caratteristiche fisiche e pedologiche: dalla fascia costiera alla piattaforma dei tavolati miopliocenici, fino all'area propriamente montana degli iblei intorno al monte Lauro. A questa differenziazione non corrisponde però un'altrettanto precisa individuazione per aree geografiche a diversa caratterizzazione pedologica, degli insediamenti e dei tipi della dimora rurale. La cultura rurale non ha, infatti, sedimentato una tradizione edile fortemente strutturata in tipi chiaramente definiti se non all'interno delle specificità derivanti dalle modalità d'aggregazione nei centri agricoli urbani, o, per gli insediamenti sparsi, dalle necessità funzionali. Emerge però come elemento tipico del paesaggio, notevole per il ruolo storico e come elemento significante d'architettura e trasformazione del territorio, il grande complesso rustico della masseria. Centro e simbolo della grande proprietà terriera, relitto del sistema feudale, la masseria nasce come insediamento di tipo padronale di controllo e di organizzazione del latifondo ed ha all'origine una specifica valenza funzionale in relazione alle colture e attività storicamente dominanti nel territorio siciliano: la granicoltura soprattutto e l'allevamento. Specificità che con la parcellizzazione della grande proprietà e l'introduzione di colture diversificate si è via via perduta attraverso vari adattamenti, che hanno consentito l'inserimento di funzioni legate alle nuove esigenze. La massa compatta di tali edifici più o meno complessi, più o meno conservati nell'assetto originario, segna il paesaggio rurale siciliano in maniera significativa, tanto più che la stessa funzione di controllo al centro del feudo le determina spesso un'ubicazione isolata e baricentrica nel territorio.
Con il termine "masseria" si vuole significare perciò una dimora rurale di campagna, basata prevalentemente sulla granicoltura e sull'allevamento. In questo senso - largamente diffuso tra i contadini e i piccoli proprietari o affittuari o coloni - qualunque tipo di dimora rurale può essere designata come masseria, a prescindere dalla sua forma o costruzione edile. L'equivoco che può sorgere da questa interpretazione popolare è senza dubbio grave ai fini di una classificazione delle forme o tipi della dimora rurale. Si può limitare il termine "masseria" a quelle forme complesse di dimora rurale, che rappresentano il tipico frutto del latifondismo fondiario.
La masseria della regione iblea può ricondursi a due tipi: siracusano e ragusano. Cogliere le diversità di questi due tipi edilizi, è utile ai fini della conoscenza del territorio su cui insiste la proposta di vincolo, considerato che quest'ultima ricade a cavallo dei confini territoriali delle due provincie. Tale diversità si coglie, maggiormente, man mano che ci si allontana dal limiti territoriali.
La masseria del tipo siracusano è distinta da una maggiore superficie occupata, da un più capace cortile e soprattutto da un corpo edile a due piani, che interessa talora una notevole parte del complesso rurale - la casa padronale, che ancor ospita la famiglia del proprietario per circa due mesi l'anno (agosto-settembre) durante il periodo del raccolto - dove è manifesto l'influsso edile ed artistico urbano, notevoli appaiono i motivi architettonici secenteschi e settecenteschi.
La masseria del tipo ragusano è più raccolta e contenuta, spesso senza pretese estetizzanti, con muratura viva senza i colori vivaci della masseria siracusana.
Mentre la masseria siracusana ha profondamente modificato, a volte, la diversa funzione dei suoi locali - con l'eliminazione delle stalle che hanno fatto posto al palmento, alla cantina, al trappeto - la masseria ragusana, all'opposto, appare ancora vincolata alla cerealicoltura e all'allevamento bovino.
L'area di massima diffusione della masseria ragusana risulta, oggi, limitata ad un piccolo settore della regione iblea: agli altopiani di Ragusa e di Modica. Quella siracusana, invece, occupa tutta la fascia orientale della regione iblea, da Augusta fino a Pachino, addentrandosi sugli altopiani più profondamente lungo il Tellaro, ove si spinge fino a Frigintini e oltre il Castelluccio. Essa riappare, con forme veramente cospicue, e anzi più imponenti, talora con bastioni turriti ai quattro angoli, nel Caltagironese, con movenze che la collegano dal punto di vista architettonico alle masserie del grande latifondo dell'interno dell'Isola.
La masseria nasce direttamente dal calcare sul quale si fonda facilmente sotto i pochi centimetri di humus. Gli stipiti delle porte e delle finestre, gli archi e le piattabande, le soglie ed i basolati sono di calcare duro; il resto della muratura è di calcare tenero, il cui colore varia dal giallo chiarissimo al grigio. Queste costruzioni sono realizzate a secco, senza malta e senza intonaco, da esperti operai contadini; gli stessi che costruiscono i muretti ed i terrazzamenti.
I muretti hanno un'altezza media di un metro e si distinguono nel tipo modicano e ragusano.
La loro struttura, rinforzata da lastre traverse e opportunamente drenata, può durare integra per qualche decennio. I muretti regolano le alternanze, recingono gli orti e i porcilai, proteggono i giovani carrubi, contengono gli argini dei torrenti e nei terrazzamenti, costituiscono l'isometrica misura delle montagne.
Il tipo più drammatico di queste costruzioni sono le recinzioni delle antiche masserie dove si allevano pecore, le "mannare". In questi recinti il muro a secco raggiunge i quattro metri di altezza, ed è coronato da lastre di pietra aggettanti sessanta, settanta centimetri a difesa dagli attacchi dei lupi.
L'importanza di una masseria era segnata dalla presenza della chiesa. Il proprietario si riservava un appartamento ben distinto del complesso. Da quando la necessità della recinzione andò diminuendo, la corte si è aperta in più diretta correlazione con l'intorno. Allora la casa del padrone si distingue dal complesso della masseria, contrastando per il miglior grado di definizione costruttiva e per la presenza delle decorazioni. Si possono pure avere due corpi distinti, oppure la villa affiancata al rustico, con il contrasto del tetto a padiglione ben definito rispetto i vicini, bassi spioventi. Questi sono fatti di travature di legno coperte con tegole di cotto.
Nelle masserie più recenti, della fine dell'800, sotto l'influenza della manualistica la tipologia si è semplificata. La corte si è allungata, ai suoi lati maggiori si sono allineate le fabbriche.
Diversa dalla masseria dell'altopiano è quella delle cave. La masseria di "ciumara". In queste è sempre esplicitamente rappresentata la connessione tra pietre ed acqua. Le colture sono più differenziate e più complessa è l'articolazione plano - volumetrica.
Le case contadine delle piccole e medie proprietà sono molto semplici. Derivano da un nucleo monocellulare cui si aggiungono tutti gli altri elementi. Secondo queste modalità di aggregazione sono usualmente distinte nei due tipi a piani sovrapposti o a pianta giustapposta.
Ancora oggi, il nucleo originario non è molto cambiato rispetto a quello descritto da Salvatore Salomone Marino nel 1896. "Una stanza terragna quadra, con i lati da otto a dieci metri, coperta solo da tegoli, con largo uscio ed una o due non grandi finestre sempre nella facciata... Se spingiamo il "purteddu" e penetriamo all'interno della casa, primo ad apparirci i vista è un "sularu", specie di solaio in muratura che occupa il terzo posteriore dell'abitazione su cui si sale per lo più con la scala a pioli. Esso forma un piano superiore destinato a granaio... Al di sotto di esso lo spazio, bipartito da un tramezzo, fa un'alcova da un lato , un camerino dall'altro e mentre sta in questo il letto per i figli, si accoglie in quella il letto per i genitori... Di fronte all'alcova e al camerino, ai due lati cioè della porta di strada e addossati agli angoli troviamo: di là il forno e due o tre "tannuri" (specie di grandi fornelli in muratura), di qua la mangiatoia per le bestie da soma...".
Questa è la casa del piccolo proprietario, quella del bracciante è ancora più povera e più semplice.
Pagano considerava l'architettura rurale come sviluppo dell'archetipo del pagliaio. Questo concetto contiene la nozione che nell'edilizia rurale la casa rurale è un tipo che, diciamo, tende alla Villa. Il contadino la sua casa ha sempre aspirato a portarla all'intemo del consorzio urbanizzato; per questo il pagliaio resta alla base di tutti gli altri migliori "ripari provvisionali".
Essendo la maggior parte del territorio ibleo formato da rocce calcaree, i materiali più largamente usati in edilizia come elemento primario sono: la "pietra di Modica" nota per le qualità di maggiore durezza, e la "pietra di Siracusa", molto più tenera e meno lavorabile.
Gli edifici rurali, in generale, risultano in stato di degrado avanzato, l'abbandono e l'assenza di manutenzioni periodiche ha comportato in alcuni casi la perdita di pezzi di storia della civiltà rurale, mentre in altri casi, le manomissioni dovute ad indiscriminate ristrutturazioni o l'inserimento di elementi costruttivi moderni, hanno fatto si che fossero completamente stravolte le caratteristiche tipologiche e architettoniche originarie.
Con l'emanazione delle linee guida del piano territoriale paesistico regionale, grandi passi in avanti sono stati compiuti in questi ultimi anni, circa la tipologia degli interventi da eseguire sul patrimonio edilizio rurale. Occorre, però, che l'azione di tutela e di salvaguardia di questi "beni" sia legata ad aiuti finanziari statali al fine di incoraggiare gli attuali proprietari ad eseguire interventi di restauro e di manutenzione, per il mantenimento e la conservazione di questi manufatti, che testimoniano la civiltà contadina dalla quale trae origine la nostra vera cultura.
Una testimonianza della grande cultura contadina - Il Borgo del Castelluccio
Quando la grande proprietà terriera è rimasta tale fino ai giorni nostri, cioè non ha subito frazionamenti, allora il paesaggio agrario è rimasto quasi inalterato nella sua configurazione morfologica e paesaggistica. Così come è accaduto per il marchesato del Cassibile, anche per il feudo del "Castelluccio", morfologia e paesaggio, sembrano essere quelli di un secolo fa.
Il sito del Castelluccio, sulla mezza costa dell'altopiano ibleo nel territorio di Noto, è un luogo ricco di testimonianze storiche e di particolari valenze paesaggistiche.
La borgata sviluppatasi intorno alla masseria domina la campagna coltivata. A poca distanza i ruderi di una costruzione del sec. XIV, edificata da Giovanni Landolina a guardia del territorio.
Tra il Tellaro e il Cassibile, area di grande bellezza paesaggistica, è frequente l'insediamento rurale sparso, fenomeno spesso innescato dall'addentrarsi di nuclei popolati a ridosso delle masserie, qui largamente diffuse. Il complesso rurale del Castelluccio è costituito da una serie di edifici gravitanti attorno all'unita centrale che presenta i caratteri tipici della masseria siracusana: grandi superfici, ampio cortile, imponente corpo edile a doppia elevazione, destinato ad abitazione del proprietario, caratteri architettonici che risentono dell'influsso urbano, cappella. Inoltre è evidente al Castelluccio e specialmente nell'aggregato rurale quella diversificazione delle funzioni dipendente da un agile adattamento all'introduzione di nuove colture che distingue le masserie del siracusano in genere da quelle del ragusano più esplicitamente legate alle funzioni originarie.
Il complesso edilizio delle masserie compare già nel medioevo, all'epoca delle suddivisioni territoriali operate dai Normanni. Nel siracusano buona parte del patrimonio edilizio sopravvissuto al sisma del 1693 subisce aggiunte e modifiche che si susseguono in epoche diverse, seguendo il rinnovamento delle colture e le esigenze della famiglia proprietaria. E' probabile che per il Castelluccio un nucleo originario esistesse prima del sisma in adiacenza alla vicina preesistenza quattrocentesca e che in seguito fosse giudicato opportuno trasferire nel sito attuale le strutture di organizzazione e sfruttamento del latifondo. Lo sviluppo e la diffusione delle masserie, come istituto economico, si consolida infatti nei secoli XVII e XVIII grazie all'utilizzo dei particolari sistemi d'affitto dei fondi.
Nella particolare articolazione del complesso edilizio del Castelluccio, la masseria vera e propria (tipo canonico a corte chiusa quadrangolare, cortile pavimentato con ciottoli di fiume e riquadri di pietra calcarea, pozzo, unico ingresso ad atrio con portale a tutto sesto passante attraverso il corpo a due elevazioni della casa padronale, torretta con funzioni insieme rappresentative e difensive, chiesa e canonica interamente ricostruite nel sec. XIX utilizzando probabilmente strutture preesistenti, ambienti di servizio nei corpi ad un'elevazione), funziona da nucleo di aggregazione del borgo via via sviluppatosi nel tempo per aderire alle esigenze dell'azienda tuttora operante.
Lungo l'asse di accesso al borgo si allineano sui due fronti corpi ad elle e a corte destinati ad abitazione della mano d'opera che doveva essere stabile anche in origine, almeno per un lungo periodo dell'anno, e vari ambienti di servizio e deposito. Sul fronte nord in particolare, dove si individuano le aggregazioni più antiche, si trovano il corpo ad elle delle abitazioni completo di forno comune, la masseria e un grande corpo a corte chiusa e ingresso unico a portale - torretta in cui sono ubicati il palmento e il trappeto con i locali utili alla lavorazione e al deposito dell'olio e del vino, chiara testimonianza della flessibilità che, in questa terra, strutture e istituti tanto rigidi e consolidati hanno dimostrato nell'adattamento a condizioni economiche in trasformazione, determinandone una rara versatilità e una vitalità tenace.
Al Castelluccio convivono, nell'evolversi delle strutture edilizie di supporto alle attività agricole, codici di lettura del costruito utili alla comprensione del fenomeno più vasto della modifica del mondo agrario. La corte, per esempio, invariante tipologica della masseria, di dimensioni limitate, (seppure proporzionate in questo caso all'imponenza del nucleo originario), perché concepita più come elemento regolatore dello spazio che come effettivo luogo di lavoro, si dilata nel corpo aggiunto in coerenza con le mutate esigenze derivanti dalla conversione dell'originaria coltura del latifondo in colture diversificate e produzioni che richiedono locali e spazi adeguati. Emerge comunque nel complesso la fabbrica della chiesa ricostruita tra il 1847 e il 1859, su progetto dell'arch. Luigi Cassone come attesta una lapide all'interno. Tracce di aperture tamponate nella parete esterna sembrano confermare che l'intervento del Cassone sia costituito in una ristrutturazione di un edificio esistente. La chiesa è ad una navata coperta da finta volta a botte, preceduta da un vestibolo e conclusa da un'abside semicircolare coperta da catino. Il corpo basso della sagrestia si attesta sul fianco est della chiesa allineando una serie di locali parallelamente alla navata, accessibili dall'abside. Nell'aula, in prossimità dell'ingresso le due pareti laterali ospitano le tombe della famiglia Di Lorenzo. La facciata, sul lato sud della masseria, è affiancata all'ingresso alla corte. Il partito centrale, in cui il portale tra lesene doriche e la finestra superiore con stipiti e cornicione sorretto da mensole, sono separati da una cornice marcapiano e concluso da un timpano. Ai lati i due volumi delle torri campanarie.
Allineato rispetto al fronte della chiesa prosegue il fronte principale della masseria dal quale risalta la struttura dell'atrio d'ingresso alla corte interna. L'ala sud occidentale dello stesso fronte è stata sicuramente rimaneggiata con la creazione di un corpo aggiunto, una terrazza, in seguito collegata a quella in asse al portale, sostenuta da una serie di arcate giustapposte alla fabbrica precedente con evidente casualità rispetto alle aperture del piano superiore.
Gli altri due fronti che corrispondono ai locali di servizio e a quelli della canonica non presentano una particolare strutturazione architettonica, se non la disposizione seriale di aperture dipendente unicamente da esigenze funzionali, che si riscontra negli altri edifici del borgo. Tra questi è riconoscibile quello destinato ad alloggio per la manodopera il cui prospetto è articolato dall'aggregazione delle celle abitative contrassegnate da una porta d'accesso e una piccola finestra quadrata. Questa doppia specificazione architettonica delle superfici e dei particolari, nonché le terrazze create nella parte residenziale, rendono immediatamente distinguibile questa dalle fabbriche di servizio che restano legate al carattere rustico, lontane da ogni pretesa di eleganza e rappresentatività, esprimendo al contrario un rigido rapporto tra forma e utilizzo. All'interno della corte il fronte in cui si apre l'atrio gode di una specificazione architettonica di pari dignità di quella esterna.
Un insieme tanto complesso e articolato si è tuttavia mantenuto nelle attuali condizioni grazie anche al fatto che non ha subito frazionamenti di proprietà. E' sede di un'azienda agricola attiva nella coltivazione e raccolta del mandorlo ed ha mantenuto anche le originarie funzioni sociali. E' infatti residenza fissa per una discreta popolazione che vi svolge attività lavorativa.
EDILIZIA RURALE RICADENTE ALL'INTERNO DEL PERIMETRO DEL VINCOLO
Sk Oggetto Contrada Territorio I.G.M. Id. I.G.M
34 Casa Carpino Mezzogrigoli Noto Castelluccio 276I.N.E.
35 Case Carpino Mezzogrigoli Noto Castelluccio 276I.N.E.
35 Masseria Carpino Mezzogrigoli Noto Castelluccio 276I.N.E.
36 Chiesa Madonna del Carmine Mezzogrigoli Noto Castelluccio 276I.N.E.
37 Casa Mezzogrigoli Noto Castelluccio 276I.N.E.
38 Case Piccione Mezzogrigoli Noto Castelluccio 276I.N.E.
39 Casa Padronale Mezzogrigoli Noto Castelluccio 276I.N.E.
40 Case Rizzo Mezzogrigoli Noto Castelluccio 276I.N.E.
41 Torre Messinella Piano Vito Noto Castelluccio 276I.N.E.
42 Chiesa Castelluccio Noto Castelluccio 276I.N.E.
43 Edicola Votiva Rigolizia Noto Castelluccio 276I.N.E.
44 Chiesa Rigolizia Noto Castelluccio 276I.N.E.
45 Case Italia Sparano Noto Castelluccio 276I.N.E.
46 Masseria Italia Sparano Noto Castelluccio 276I.N.E.
47 Edicola Votiva S.p. Palazzolo-Testa d. Acqua Noto Castelluccio 276I.N.E.
48 Masseria Granieri Granieri Noto Castelluccio 276I.N.E.
49 Borgo Marratana c/o Cozzo S. Antonio Noto Castelluccio 276I.N.E.
so Pal. Marchese Castelluccio Castelluccio Noto Castelluccio 276I.N.E.
51 Ex Frantoio Castelluccio Noto Castelluccio 276I.N.E.
52 Torretta d'avvistamento Castelluccio Noto Castelluccio 276I.N.E.
53 F. Conigliera Castelluccio Noto Castelluccio 276I.N.E.
54 Fattoria Judice Gaetani Noto Castelluccio 276I.N.E.
55 Massera Zocco Mucia Noto Castelluccio 276I.N.E.
56 Case della Mucia Mucia Noto Castelluccio 276I.N.E.
57 Case Cappellani Ciurca Noto Castelluccio 276I.N.E.
58 Case Tranchina Benisiti Noto Castelluccio 276I.N.E.
59 Abbeveratoio Castelluccio Noto Castelluccio 276I.N.E.
61 Abbeveratoio Rigolizia Noto Castelluccio 276I.N.E.
62 Case Mandre Castelluccio Noto Castelluccio 276I.N.E.
107 Case Coloniche Volpiglia Noto Noto 277 IV S.O
110 Case Contadine Volpiglia Noto Noto 277 IV S.O
113 Villa Padronale Volpiglia Noto Noto 277 IV S.O
114 Fontana Rosano Volpiglia Noto Noto 277 IV S.O
115 Masseria Volpiglia Noto Noto 277 IV S.O
120 Edicola Votiva Belludia Noto Noto 277 IV S.O
121 Masseria Belludia Noto Noto 277 IV S.O
122 Edicola Votiva Tremaiali Noto Noto 277 IV S.O
123 Casa Contadina Renna Bassa Noto Noto 277 IV S.O
124 Masseria Renna Alta Noto Noto 277 IV S.O
125 Case Contadine Renna Alta Noto Noto 277 IV S.O
126 Masseria Renna Alta Noto Noto 277 IV S.O
127 Masseria Renna Bassa Noto Noto 277 IV S.O
128 Masseria Renna Bassa Noto Noto 277 IV S.O
129 Casa Contadina Renna Bassa Noto Noto 277 IV S.O
130 Masseria Ex feudo della Gisira Noto Noto 277 IV S.O
131 Masseria Ex feudo della Gisira Noto Noto 277 IV S.O
132 Masseria Ex feudo della Gisira Noto Noto 277 IV S.O
133 Villa Padronale Ex feudo della Gisira Noto Noto 277 IV S.O
153 Edicola Votiva Serra del Vento Noto Noto 277 IV S.O
154 Casa Padronale Serra del Vento Noto Noto 277 IV S.O
155 Casa Contadina Serra del Vento Noto Noto 277 IV S.O
156 Casa Contadina Serra del Vento Noto Noto 277 IV S.O
157 Casa Contadina Serra del Vento Noto Noto 277 IV S.O
158 Casa Padronale Busulumone Noto Noto 277 IV S.O
159 Casa Padronale Busulumone Noto Noto 277 IV S.O
160 Casa Padronale Busulumone Noto Noto 277 IV S.O
5 Villa Forgione S. Lucia Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
6 Casa Isolata S. Lucia Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
11 Villa Acquanuova Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
13 Casa Isolata Acquanuova Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
14 Casa Isolata Acquanuova Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
17 Edicola Votiva Serra Vetrano Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
19 Edicola Votiva La Frattina S.P. 24 Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
20 Case Buongiorno Casalicchio Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
21 Casa Gallo Casalicchio Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
23 Case Turcareddi Furmica Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
24 Case Furmica Furmica Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
25 Case Messina Ciurca Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
26 Curcio Furmica Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
27 Masseria Ciurca Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
28 Case Cannizzo Sparano Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
31 Casa Lombardo Aguglia Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
32 Case Lombardo Aguglia Noto Palazzolo Acreide 273 II S.E
204 Case Rurali Bancazzo S.P. 80 Noto Antica Noto 277 IV N.O
206 Casa Rurale Testa dell'Acqua Noto Antica Noto 277 IV N.O
229 Casa Terrana S.p.24 n. 52-54 Testa dell'Acqua Noto Antica Noto 277 IV N.O
230 Case Gallo Testa dell'Acqua Noto Antica Noto 277 IV N.O
231 Case Pizzi Testa dell'Acqua Noto Antica Noto 277 IV N.O
232 Casa Mort~aro Testa dell'Acqua Noto Antica Noto 277 IV N.O
233 Case Leone Testa dell'Acqua Noto Antica Noto 277 IV N.O
234 Casa Cappello La Sarculla Noto Antica Noto 277 IV N.O
235 Casa Mortellaro La Sarculla Noto Antica Noto 277 IV N.O
236 Casa Trancliina La Sarculla Noto Antica Noto 277 IV N.O
237 Case della Sarc~a La Sarculla Noto Antica Noto 277 IV N.O
239 Case Saponaro La Sarculla Noto Antica Noto 277 IV N.O
239 Casa Saponaro La Sarculla Noto Antica Noto 277 IV N.O
240 Casa Smeriglio La Sarculla Noto Antica Noto 277 IV N.O
241 Villa Oliva Oliva Noto Antica Noto 277 IV N.O
242 Torrette Militari Oliva Noto Antica Noto 277 IV N.O
243 Case Calleri Oliva Noto Antica Noto 277 IV N.O
244 Casa Boccaccio Oliva Noto Antica Noto 277 IV N.O
245 Casa Modica Oliva Noto Antica Noto 277 IV N.O
246 Case Toro Oliva Noto Antica Noto 277 IV N.O
247 Case Granieri Oliva Noto Antica Noto 277 IV N.O
261 Fattoria Benedetta S.Calogero Noto Antica Noto 277 IV N.O
262 Casa Aiello Quartarone Noto Antica Noto 277 IV N.O
263 Casa Mortellaro Quartarone Noto Antica Noto 277 IV N.O
265 Case Rurali Quartarone Noto Antica Noto 277 IV N.O
350 Case Rurali Mezzo Gregorio Noto Antica Noto 277 IV N.O
351 Case Frolio Mezzo Gregorio Noto Antica Noto 277 IV N.O
352 Casa Frolio Mezzo Gregorio Noto Antica Noto 277 IV N.O
353 Villa Mortellar Mezzo Gregorio Noto Antica Noto 277 IV N.O.
2 Case Timponazzo Poi Palazzolo Acreide Palazzolo Acreide 273 II S.E
3 Casa Bonfiglio Falabia Palazzolo Acreide Palazzolo Acreide 273 II S.E
12 Casa Lombardo Adifalca Palazzolo Acreide Palazzolo Acreide 273 II S.E
13 Casa Calendoli Adifalca. Palazzolo Acreide Palazzolo Acreide 273 II S.E
4 Chiesa SS.Salvatore Carbonaro Rosolini Castelluccio 276 I.N.E
5 Case Carbonaro Rosolini Castelluccio 276 I.N.E
6 Case Minadara Carbonaro Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
7 Edicola Votiva Carbonaro Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
8 Case Guastella Carbonaro Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
9 Case Monaci Carbonaro Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
10 Case Intennulla Carbonaro Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
11 Case Manzio Manzio - Intennulla Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
12 Case Giummarra Cugno Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
13 Case Di Stefano Cugno Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
14 Case Cugno Rosolini Castelluccio 276 I.N.E.
1 Case Terrinazzello Pezza Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
2 Case Favara Pezza Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
3 Case Cipollona Pezza Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
15 Case Conigliera Favorotta -Ex Feudo Ritillini. Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
16 Case Ritillini Favorotta -Ex Feudo Ritillini Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
17 Case Cannizzo Campisi Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
18 Case Pagliarazzi Campisi Rosolini Cava d'Ispica 276.I.S.E
19 Case Spatacinta Favarotta Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
20 Case Spatacinta Favarotta Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
21 Case Rantise Favarotta Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
22 Case Terrenazzo Tatatauso Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
23 Case Tatatauso Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
24 Case Scollo Tatatauso Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
25 Case Poidomani Cammaraini Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
26 Case Scorciabavi Cammaraini Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
51 Case Cannizzo Finocchiara Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
52 Case Pecorelle Finocchiara Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
53 Case Serra Falema Finocchiara Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
54 Case Carpanzana Pernicelli Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
55 Case Pernicella Pernicelli Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
56 Case S. Cristof. dell'Ulivella c/i Cava Grande Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
57 Case c/i Cava Grande Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
58 Case Beneomitano v/i Cava Grande Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
59 Case Ruta Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
60 Case Torre di Coomaldo Ciaceri Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
61 Case Cannicardo c/i Cava Grande Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
62 Case Cascino (1818) c/i Cava Grande Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
63 Case Pozzo Verso Commaldo Superiore Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
64 Case Cataldo Ciaceri Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
65 Case Comaldo Superiore Commaldo Superiore Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
66 Chiesa Commaldo Superiore Commaldo Superiore Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
67 Casa Pessatulla Bruno c/i Cava Grande Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
68 Casa Carbonarella c/i Cava Grande Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
69 Casa Marchese Marchesa - Cozzo Cisterna Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
70 Casa c/i contrada Scalarangio Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
71 Case Cozzo Scalarangio Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
72 Case Mezzargento Cozzo Scalarangio Rosolihi Cava d'Ispica 276 I.S.E
76 Case Giardina c/i M.te Grotte Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
77 Case Prainito (1880) c/i M.te Grotte Rosolihi Cava d'Ispica 276 I.S.E
78 Case Cappella c/i M.te Grotte Rosolini Cava d'Ispica 276 I.S.E
30 Casina Masicugua Rosolini Ispica 276 II.N.E
31 Case Savarino Masicugua Rosolini Ispica 276 II.N.E
32 Case Ristalle Cammaraldo Rosolini Ispica 276 II.N.E
33 Case Mandolilli Cammaraldo Rosolini Ispica 276 II.N.E
34 La Casazza Cammaraldo Rosolini Ispica 276 II.N.E
35 Case Sipione Zacco - Miccio Rosolini Ispica 276 II.N.E
36 Case Zacco (1925) Zacco Rosolini Ispica 276 II.N.E
37 Villa Commaldo Zacco - Miccio Rosolini Ispica 276 II.N.E
38 Case Zacco - Miccio Rosolini Ispica 276 II.N.E
39 Eramo Croce Santa Croce Santa Rosolini Ispica 276 II.N.E
40 Case Castellano Zacco - Miccio Rosolini Ispica 276 II.N.E
41 Case Castellano Commaldo Rosolini Ispica 276 II.N.E
42 Edicola Masseria Franzò Commaldo - Palazzetto Rosolini Ispica 276 II.N.E
43 Masseria Franzò Commaldo - Palazzetto Rosolini Ispica 276 II.N.E
44 Chiesa Masseria Franzò Commaldo - Palazzetto Rosolini Ispica 276 II.N.E
45 Case Ternulla Ternulla Rosolini Ispica 276 II.N.E
46 Case Magazzinazzi Fondi S. Filippo Rosolini Ispica 276 II.N.E
47 Case S. Filippo Fondi S. Filippo Rosolini Ispica 276 II.N.E
48 Case Sbrizza Fondi S. Filippo Rosolini Ispica 276 II.N.E
49 Case Gabellazza di sotto Fondi S. Filippo Rosolini Ispica 276 II.N.E
50 Case Favi Grotticelli Rosolini Ispica 276 II.N.E
73 Case Granati Vecchia Rosolini Noto 277 IV.S.O
74 Case Granati Vecchia Rosolini Noto 277 IV.S.O
75 Case Granati Vecchia Rosolini Noto 277 IV.S.O
sn Case Moltisanti Incallebba Rosolini Rosolini 277 III N.O
Dal giornale del viaggio in Sicilia dell'abate Paolo Balsamo dell'inizio del 1800, si rileva una puntuale descrizione territoriale e socio-economica della regione che restituisce per l'area iblea, un'immagine di territorio che "...per l'alternanza di zone montuose e di pianure intensamente coltivate, concorrono alla formazione di vaghissimi paesaggi... Vi sono quattro o cinque principali cave e sponde di fiumicelli così singolari per la loro natura che quasi non avrebbero prezzo in Inghilterra e nelle mani di ricchi lords potrebbero ridursi in tanti orti esperidi...".
Per rendere coltivabili le valli si è forse dissodato in maggior misura qui che nelle altre zone della Sicilia, e per questo il Balsamo lamenta la scarsa presenza di legname, peraltro disponibile a caro prezzo, e la continua presenza di furti di alberi di ogni genere, allo scopo di realizzare lucrosi guadagni, come carboni.
La notevole disponibilità d'acqua del territorio collinare ibleo appare comunque agli occhi del Balsamo, il principale carattere distintivo rispetto agli altri luoghi visitati, sebbene non vi sia la presenza di veri e propri fiumi.
L'acqua favorisce la coltivazione di estese superfici a canapa ed ortaggi ed i terreni dotati di buona fertilità umifera soprattutto in prossimità dei corsi d'acqua, potrebbero divenire ancora più sfruttati qualora si adottassero quei sistemi di canalizzazione delle acque che risparmiando la risorsa idrica del territorio, favorirebbero la coltivazione del lino marzuolo, del cotone, del tabacco, della canna da zucchero, dell'erba medica ecc.
"Il regime fondiario più diffuso nel territorio, l'enfiteusi, ha favorito, secondo il Balsamo, i notevoli risultati economici dell'agricoltura della zona. E' convincimento dell'abate che questa agricoltura, "più diligente e industriosa che raffinata e perfetta", sia paragonabile alla migliore agricoltura europea; in assenza di una divisione accentuata dei poderi in piccole chiuse non può esservi agricoltura perfetta, salvaguardia dall'azione istruttiva del bestiame e protezione delle coltivazioni. Oltre tutto questi accorgimenti favoriscono il risparmio nelle spese di coltivazione. Ora questi metodi di coltivazione, aggiunti al diffondersi dell'enfiteusi, caratterizzano certamente l'agricoltura di tutta la Sicilia orientale dagli inizi dell'età moderna e ciò spiega anche i risultati economici raggiunti.
E' anche vero che le idee di Balsamo si inseriscono in quel movimento riformatore a cui la monarchia prestò attenzione prima degli avvenimenti della grande rivoluzione e prima della fuga in Sicilia della stessa dinastia borbonica. In questo ambito il governo di Napoli condusse tutta una polemica con il latifondo feudale, battendosi contro gli estesi possedimenti terrieri nobiliari ma anche contro i grandi possedimenti ecclesiastici, primo fra tutti il patrimonio della Compagnia di Gesù e perfino contro i demani delle Università di cui si tentò la concessione in enfiteusi.
Ora la nobiltà siciliana, che inizialmente contrastò queste linee di governo, ebbe anche la capacità - soprattutto per l'influsso della cultura europea dei Lumi - di liquidare il feudalesimo che per secoli era stato considerato il baluardo a cui si appoggiava il potere sociale e politico della stessa nobiltà.
Dopo l'età napoleonica il govemo borbonico riprese con più forza la sua politica in favore di una redistribuzione della proprietà fondiaria: abolizione del fidecommesso, legge per l'estinzione, mediante passaggio di proprietà, del debito soggiogatario, l'istituzione di un moderno catasto, lo scioglimento dei diritti promiscui. E tuttavia è anche vero che i risultati furono complessivamente modesti tanto che al momento dell'Unità e anche successivamente la Sicilia presentava quel duplice aspetto che Antonino di S. Giuliano alla fine del secolo sintetizzava nell'opposizione tra la Sicilia del grano e quella della vite e dell'olio, grosso modo rispondenti alla Sicilia occidentale e a quella orientale. In questo quadro alla contea di Modica poi spettava un posto particolare, se in essa predominava la piccola proprietà, quasi a sottolineare la sua differenza con la Sicilia del latifondo, è anche vero che ha manifestato una certa fedeltà all'allevamento zootecnico e alle colture tradizionali almeno fino a quando ai nostri gironi tutta la costa sul mare africano ha scoperto la grande novità della coltura ortofrutticola in serra. Uno studio del territorio che certo coinvolge quello dell'organizzazione civile rivelerebbe poi che nel secolo scorso e nei primi decenni dell'attuale, in questa parte della Sicilia sudorientale ebbero largo sviluppo due problemi: il primo è quello della nascita del credito agrario che doveva vincere la piaga dell'usura e promuovere diffusamente la formazione delle banche popolari, l'altro è quello dell'associazionismo che tra l'altro contribuisce alla gestione regolamentata delle acque, in fondo presenti in misura soddisfacente, specie in rapporto alla generale situazione siciliana.
E' vero che il fascismo portò qualche miglioramento alla condizione generale dei contadini che prima avevano trovato solo nell'emigrazione una positiva via d'uscita alle difficoltà, ma in complesso si può dire che nel ventennio prevalse una visione ideologica che impedì un effettivo approfondimento dei problemi dell'agricoltura siciliana, come si vide ai tempi della propagandata "battaglia del grano".
La consapevolezza delle differenze e delle situazioni particolari è conquista d'oggi ed è certamente uno dei più fecondi risultati scaturiti dalla migliore conoscenza della storia passata della Sicilia tutta e in particolare della sua cuspide sudorientale, il che ha mostrato come per un lato i problemi si consolidino nei secoli e come pure si evolvano nello svolgersi del tempo." (* a cura di Salvatore Russo).
Con l'avvento del regime fascista vennero realizzati quei miglioramenti strutturali nell'agricoltura che ne modernizzarono i sistemi produttivi.
Infatti nel mensile economico del 1928 del Consiglio provinciale dell'economia della provincia di Siracusa, si enumerano gli interventi pubblici che in materia agricola il regime di governo promuove, assorbendo le competenze della ex Camera di commercio.
Rilevante è il ruolo assunto dalla cattedra ambulante di agricoltura che promuoverà il diffondersi di una nuova mentalità agricola, tendente all'industrializzazione dei processi produttivi. Si citano infatti l'introduzione delle macchine agricole, dei concimi chimici, dell'impulso alla produzione dei prati artificiali ed alle foraggere, che vengono coltivate nell'anno di riposo dei terreni utilizzati in precedenza a grano.
A fronte di una superficie agraria provinciale pari a 211.417 ettari, corrispondente al 96,11% della superficie territoriale, primeggia la coltivazione del seminativo, seguita dagli oliveti, vigneti, agrumeti, mandorleti e frutteti in genere; purtroppo è già insignificante la superficie occupata dai boschi ed infatti è diffusa l'esigenza di provvedere con interventi pubblici ai rimboschimenti delle pendici e delle colline, per migliorare il sistema idrologico della Regione (anticipatrici degli interventi fin qui eseguiti nella zone montane dall'Azienda foreste demaniali).
Il problema più importante per l'agricoltura provinciale è la carenza di approvvigionamento idrico, pertanto si invoca già da parte del consiglio provinciale la realizzazione di alcune dighe sull'Anapo, la promozione di nuove ricerche di falde idriche sotterranee e si da notizia dell'istituzione da parte del Banco di Sicilia dell'Istituto Vittorio Emanuele III per il "bonificamento" della Sicilia, ente morale autonomo, nato allo scopo di provvedere ad interventi di risanamento delle campagne.
Il valore lordo delle produzioni agricole siracusane risulta di gran lunga maggiore rispetto alle altre province siciliane; le produzioni significative di seminativi sono ottenute nelle zone collinari, occupate dal grano. Rilevante è poi l'allevamento zootecnico, promosso anche attraverso la realizzazione di fiere e concorsi a premio; stenta a svilupparsi la diffusione delle colture foraggere. Per i carrubeti si auspica una ripresa, poiché dopo la produzione del 1908 che raggiunse i 500.000 quintali, si è verificato una diminuzione delle produzioni; invece se ne auspica un incremento allo scopo di utilizzarne la produzione per l'estrazione dello zucchero. Si da notizia dell'attività intrapresa a tale scopo dalla cattedra ambulante di agricoltura e dal corpo della milizia forestale di Messina, che hanno creato appositi vivai per la moltiplicazione del carrubo.
Un territorio che precipuamente è caratterizzato dalla presenza di olivi e carrubi, associazione della vegetazione naturale potenziale, denominata dell'Oleo-Ceratonion, che qui sull'altopiano ibleo, è stata da secoli utilizzata dal coltivatore che ha poi sfruttato il suolo sottostante per la coltura dei seminativi.
La suddivisione in chiuse dei fondi agricoli, utile al governo del bestiame, che da tempi remoti ha qui trovato le condizioni climatiche, ma anche sociali, per la diffusione degli allevamenti zootecnici, segna ordinate linee sul terreno, realizzando geometrie mai noiose o banali, ma che, assecondando le curve di livello, ne segnano le forme naturali.
Se la tipica conformazione delle cave, a forma di canyon inaccessibili, è habitat ideale per la flora e la fauna proprie del nostro territorio, i grandi altipiani e le pianure che si estendono ai piedi del rilievo sono caratterizzati dal paesaggio agricolo tipico del siracusano, ossia, per la maggior parte, paesaggio di mandorli, carrubi ed ulivi, la cui estensione è di frequente limitata da muri a secco a confine dei lotti fondiari.
Questo paesaggio tradizionale, ancora integro e scevro da tentativi di intensivazione ovvero di sfruttamento del territorio, presenta caratteri di omogeneità ed integrità, anche per le consuetudini sociali che favoriscono il mantenimento della residenza rurale in campagna.
Territorio questo che si potrebbe idoneamente definire "paesaggio del carrubo"; peculiarietà strutturale e paesistica di una zona produttiva rinomata degli iblei.
Uno straordinario coacervo di "natura addomesticata", cultura e costumi sociali locali, creato nell' arco di secoli di storia, sulla scorta di un clima particolarmente mite, di un territorio fertile e della cultura dei proprietari.
Una produzione di qualità, quella olivicola e casearia, che ha ottenuto il riconoscimento del marchio di riconoscimento d'origine, poiché in gran parte ottenuta con tecniche agricole e conduzione aziendale tradizionali ed a basso impatto ambientale.
La stessa coesistenza di colture promiscue a carrubi e olivi, presente in gran parte delle contrade in comune di Rosolini, è elemento di distinzione del paesaggio agricolo tradizionale delle nostre zone.
Pur essendo un paesaggio artificiale, è la fisionomia variegata e mai uniforme delle colture che fa la differenza fra il paesaggio naturale ed il paesaggio agrario; inteso quest'ultimo come risultato di un'azione concertata sulla natura, dove nel primo prevale la vegetazione spontanea, mentre nel secondo si hanno soltanto quelle piante che l'uomo ritiene utile coltivare. Le piante agrarie presenti appartengono al biotopo endemico di questo territorio (Oleo-Ceratonion associazione dell'olivo e carrubbo), sono presenti da tempi immemorabili e ne impostano il tipico assetto paesaggistico ed ambientale.
Una natura questa evoluta secondo processi antropici qualificanti; la presenza frequente dei lunghi filari rettilinei e paralleli delle colture arboree appaiono come "irretire" e "innervare" il terreno.
Il palinsesto riformato lascia intravedere le antiche vestigia dell'ordine pregresso, nelle fasce marginali, di bordo, lungo le incisioni fluviali, dove il disegno geometrico e compatto degli appezzamenti si sfrangia e cede il passo al libero sviluppo della gariga e dei boschi di leccio; oppure si ritrova nelle sagome imponenti dei grandi alberi secolari residui preservati nei lembi interstiziali o sparsi in mezzo alle piantagioni, che spiccano visivamente come elementi focali, conferendo forza e contrasto cromatico al monotono e livellato paesaggio agreste, custodi simbolici della intima identità e memoria ancestrale del luogo.
Sono però i filari, le strade, le saie, i muri a secco, la forma dei corsi d'acqua, che costituiscono la trama e l'intelaiatura fondamentale del paesaggio.
Essi impongono al sostrato topografico un ordine architettonico minimale, una fitta griglia di coordinate cartesiane tangibilmente determinate che misurano esattamente lo spazio aperto dei campi e ne formalizzano e descrivono il regime d'uso, divenendo riflesso o impronta concreta, nel paesaggio, di realtà profonde e generali d'ordine fisico e soprattutto d'ordine storico, sociale ed economico.
Le cicliche, stagionali o contingenti mutazioni o alterazioni sia dimensionali che di colore del materiale organico, rappresentano poi una sorta di orologio o calendario biologico che trasferisce ed incorpora nei caratteri percettivi del paesaggio la variabile temporale, legata alla naturale fisiologia delle piante e delle colture, quanto alle fasi ed alla programmazione delle attività agricole e delle lavorazioni.
Le campagne "belle" e produttive sono, di solito, anche sane, nel senso che le componenti naturali ed antropiche del paesaggio hanno trovato un efficiente ed equilibrato rapporto che ne permette l'autosostentamento.
Laddove invece non si realizzano queste condizioni, poiché le tecniche colturali utilizzate non sono rispettose dell'ambiente, diventa compito delle istituzioni pubbliche provvedere al loro controllo e riequilibrio.
La moderna azienda agricola del Castelluccio, il cui borgo è in atto dichiarato d'interesse pubblico ai sensi della legge n. 1089/39, comprende attualmente una superficie pari a circa 80 Ha. coltivati ad oliveto e circa 20 Ha. a mandorleto. Le cultivars utilizzate sono fra le più produttive e selezionate per rispondere a sistemi di coltivazione meccanizzata ed irrigua, poiché la direzione aziendale ha di recente riconvertito le varietà di antica utilizzazione (Pizzuta d'Avola) a favore di nuove varietà più adatte ai moderni sistemi di coltivazione intensiva. Il fondo agricolo, impiantato sin dall'inizio del secolo a mandorleto, ha reso famosa l'azienda nel campo della produzione di mandorla da confettatura, risultando oggi, in questo settore, l'azienda più importante della regione.
La favorevole posizione geografica della collina interna ha consentito anche ottime rese nella produzione olivicola, che nell'attuale destinazione produttiva dell'azienda, tende a prevalere. Infatti l'estensione del territorio circostante l'ex feudo del Castelluccio, la cui coltivazione a sesti regolari "ordina" il paesaggio degli appezzamenti alternati ad oliveto ed a mandorleto, ha ridotto di molto l'estensione del seminativo.
Quest'ultima destinazione, privilegiata e storicamente consolidata nel paesaggio delle nostre colline interne, da sempre vocate alla coltivazione del grano duro, trova in questo caso dei validi sostituti nell'olivo e nel mandorlo, quali coltivazioni allo stesso modo avvantaggiate dalle condizioni ambientali delle nostre zone collinari.
La destinazione agricola storica di questo territorio è oggi mantenuta, attraverso l'ottima qualità raggiunta nella produzione di olio da mensa, carico di sapori, a bassa acidità, di livello organolettico e qualitativo competitivo con le produzioni di olio toscano, pugliese e ligure.
Il paesaggio agricolo del borgo possiede inoltre un carattere distintivo dato dall'assenza di muri a secco, poco presenti sui dolci pendii coltivati, vista la natura a bassa presenza di scheletro di questi terreni. L'unico proprietario del fondo consente una coltivazione "senza fratture", più simile ad un paesaggio agricolo della Sicilia occidentale e, proprio per questo motivo, unica nel nostro contesto territoriale.
Tale produzione frutticola soprattutto irrigua e condotta con sistemi colturali a basso impatto tecnologico, a differenza della maggioranza degli ordinamenti colturali presenti nel resto del territorio in esame, condotti invece in asciutto, è certamente esempio trainante per un modello di sviluppo agricolo delle colline interne della nostra provincia.
Nei territori compresi nell'immediato intorno di Palazzolo, circostante i centri abitati di Testa dell'Acqua, Rigolizia, Borgo S. Giacomo, si rileva invece la sola presenza di attività agricole tradizionali, prevalentemente coltivate a mandorli, carrubi, olivi ma soprattutto, in grande maggioranza, la coltivazione del grano. Inoltre in queste realtà esiste una antica abitudine alla residenza rurale, poiché è estremamente diffusa l'attività zootecnica, che com'è noto necessita di un governo costante delle mandrie e dei greggi; in tal senso è da notare la produzione ormai rinomata di queste zone per le produzioni casearie.
Ne consegue che l'insieme di queste attività agricole connesse alla presenza di piccole aziende zootecniche, a conduzione familiare, attribuisce a tali zone quel carattere di naturalità dovuto soprattutto all'assenza di massicci usi di prodotti chimici, utilizzati invece ampiamente nelle realtà agricole costiere, qui perfettamente sostituiti dalle materie prime naturali, costituendo presupposto essenziale per il mantenimento del paesaggio agricolo tradizionale.
Nell'area oggetto del vincolo si rileva l'esistenza di una sola cava in esercizio, collocata nell'alveo del torrente Prainito, destinata alla produzione di materiali calcarei non di pregio, la cui caratteristica collocazione induce a ritenere opportuna predisposizione di un progetto di recupero ambientale a conclusione del ciclo produtivo.
A conclusione della suddetta lettura, l'arch. Santalucia, la dott.ssa Trigilia, il dott. Mamo, l'arch. Cancemi, l'arch. Armeri e il dott. Guzzardi si allontanano dalla sala della riunione e la commissione passa alla votazione del vincolo ed alla perimetrazione dell'area da tutelare, che sarà la seguente:
Il perimetro del vincolo in argomento si diparte dal Km. 367 sulla S.S. 115 in contrada Belludia e segue la strada asfaltata che conduce al vecchio Mulino di Belludia per deviare, circa 200 metri prima di quest'ultimo, verso sud-ovest, attraversa contrada Bonfelluria e contrada Stafenna attestandosi su una stradella di medesima direzione che, comprendendo l'area archeologica di Stafenna, prosegue in contrada Zacchita, percorre un canale parallelo alla strada statale, attraversa quest'ultima e contrada Incallebba, giunge a case Moltisanti Scollo, comprendendole; da qui, seguendo una strada in direzione nord-ovest, attraversa il torrente Timpa Rossa e risale fino alla strada asfaltata; qui devia verso sud-ovest e poi nuovamente verso ovest-nord-ovest fino ad innestarsi in una stradella e poi per un breve tratto sulla Rosolini-Modica fino al Km. 3; a questo punto devia verso sud-est fino alla strada statale, percorrendola per circa 250 metri verso Ispica ed attestandosi sul confime provinciale Siracusa-Ragusa, qui coincidente con Cava Scardina - Cava del Signore; risale lungo il suddetto confine provinciale verso nord fino a contrada Liequa dove si innesta sulla strada Palazzolo Giarratana, la segue verso sud-est fino al bivio con la S.P. "Mare -Monti", gira a sud di Serra Palazzo e si innesta sulla strada che conduce a San Marco - Testa dell'Acqua; all'altezza di contrada Aguglia - contrada Bancazzo continua, mantenendo la stessa direzione, fino a Testa dell'Acqua, prosegue verso Villa Vela per imboccare successivamente un bivio sulla destra per Noto Antica e seguire il fondovalle del torrente Cava del Carosello - fiume Asinaro, guardando ad est l'area archeologica di Noto Antica, fino a che il suddetto torrente viene attraversato da una stradella, risale brevemente verso nord-ovest lungo quest'ultima e prosegue poi verso sud-est lungo un sentiero ed innestarsi sulla strada che conduce al cimitero di Noto, devia verso sud, prima di arrivare al cimitero per seguire successivamente il corso del torrente Tre Fontane, verso monte, seguire un piccolo sentiero verso sud-ovest ed una strada verso sud-est e riprendere la S.S. 115, verso Rosolini, fino al Km. 367.
Tutto ciò esaurito e condiviso, la commissione, nonostante i calamitosi incendi verificatisi il 2 e 3 luglio c.a., ripetutisi anche in tutto il territorio provinciale, interessanti gran parte del demanio forestale presente sul territorio oggetto della presente proposta di vincolo, ritiene, comunque, di non dover procedere ad una rideterminazione del perimetro già proposto, anche in forza a quanto previsto dall'art. 1, lett. g, della legge n. 431/85, in quanto il territorio in argomento mantiene ugualmente tutti quei caratteri di rilevante interesse paesaggistico e naturalistico che avevano motivato la proposta e, pertanto, all'unanimità
di proporre l'inclusione nell'elenco delle bellezze naturali della provincia di Siracusa, ai sensi dell'art. 1, nn. 3 e 4, della legge 29 giugno 1939, n. 1497, come bellezza di insieme e panoramica, la parte del territorio comprendente la valle del fiume Tellaro e dei torrenti Tellesimo e Prainito, della Cava Scardina, Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa, Cava Scalarangio, così come descritta nella perimetrazione soprariportata.