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Timestamp: 2020-03-28 23:48:52+00:00
Document Index: 40282252

Matched Legal Cases: ['art. 354', 'art. 9', 'art. 27', 'art. 354', 'art. 355', 'art. 354', 'art. 354', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 360', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 431', 'art. 12', 'art. 210', 'sentenza ', 'art. 354', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 616', 'art. 254', 'art. 191', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 431', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 321', 'art. 1', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 354', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 57', 'art. 113', 'art. 678', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 262', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 177', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 359', 'art. 354', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 179', 'art. 180', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 356', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 354', 'art. 180', 'sentenza ']

Art. 354 codice di procedura penale - Accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone. Sequestro - Brocardi.it
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Articolo 354 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 354 Codice di procedura penale
1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria curano che le tracce e le cose pertinenti al reato [253 1] siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle cose non venga mutato prima dell'intervento del pubblico ministero (1).
3. Se ricorrono i presupposti previsti dal comma 2, gli ufficiali di polizia giudiziaria compiono i necessari accertamenti e rilievi sulle persone diversi dalla ispezione personale [245] (3).
(1) Alla P.G. spetta dunque anche un'attività di conservazione dello stato dei luoghi e delle cose.
(2) L’art. 9, comma 3, della l. 18 marzo 2008, n. 48 ha aggiunto il periodo che si rierisce ai sistemi informatici e telematici.
(3) L'ultimo comma prevedeva inoltre un ulteriore periodo, poi soppresso dall’art. 27 della l. 30 giugno 2009, n. 85, che stabiliva: “Se gli accertamenti comportano il prelievo di materiale biologico, si osservano le disposizioni del comma 2-bis dell'articolo 349.”
Spiegazione dell'art. 354 Codice di procedura penale
Alcuni accertamenti di carattere urgente possono essere compiuti dalla p.g. Sui luoghi, sulle cose o sulle persone.
La norma in esame si occupa innanzitutto di disciplinare l'attività di conservazione, dovendo gli ufficiali e gli agenti di p.g. curarsi che che le tracce o le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle cose non venga mutato prima dell'intervento del pubblico ministero.
Se tuttavia vi è pericolo che tali cose, tracce o luoghi, si alterino medio tempore, essi compiono i necessari accertamenti e rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose, ma solamente quando il pubblico ministero non possa intervenire tempestivamente o non abbia ancora assunto la direzione delle indagini.
Ricorrendo i medesimi presupposti, gli agenti e gli ufficiali di p.g. possono anche compiere accertamenti e rilievi sulle persone diversi dalla ispezione personale.
Trattasi ad esempio di verifica della presenza di ferite, o la constatazione dello stato di ebbrezza, effettuata tramite elementi sintomatici o etilometro. La novella del 2009 ha eliminato l'eventualità che si potessero compiere accertamenti che comportassero il prelievo di materiale biologico.
Ad ogni modo, in occasione delle perquisizioni o degli accertamenti urgenti sui luoghi o sulle cose, la p.g. procede, se del caso al sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato. In tale ultimo caso, ai sensi dell'art. 355, trasmette il verbale senza ritardo e comunque non oltre le quarantotto ore al pubblico ministero, il quale, entro le successive quarantotto ore convalida il sequestro o dispone la restituzione delle cose sequestrate.
Massime relative all'art. 354 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 22695/2017
La disciplina contenuta nell'art. 354, comma secondo, cod. proc. pen., che ha come unico ambito applicativo l'attività della polizia giudiziaria sul luogo e sulle tracce del reato, prevede l'obbligo di adottare modalità acquisitive idonee a garantire la conformità dei dati informatici acquisiti a quelli originali; ne deriva che la mancata adozione di tali modalità non comporta l'inutilizzabilità dei risultati probatori acquisiti, ma la necessità di valutare, in concreto, la sussistenza di eventuali alterazioni dei dati originali e la corrispondenza ad essi di quelli estratti.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 22695 del 10 maggio 2017)
Cass. pen. n. 15826/2015
Il prelievo di un campione di olio minerale denaturato rientra nella previsione dell'art. 354 cod. proc. pen., risolvendosi in un'attività materiale che non postula il rispetto delle formalità prescritte dall'art. 360 dello stesso codice, sia perché non richiede alcuna discrezionalità o preparazione tecnica per il suo compimento, sia perché attiene ad un oggetto la cui intrinseca consistenza è suscettibile di verifica in ogni momento. (Fattispecie relativa al reato di cui all'art. 40 D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 15826 del 16 aprile 2015)
Cass. pen. n. 13605/2015
L'obbligo di dare avviso all'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, previsto dagli artt. 356 e 364 cod. proc. pen. e 114 disp. att. cod. proc. pen. per il sequestro probatorio, non trova applicazione nella diversa ipotesi di sequestro preventivo, poiché mentre il primo è atto di indagine del P.M. o della P.G. per il quale, al momento della sua esecuzione, è necessario l'eventuale presidio della garanzia difensiva, il secondo ha natura di misura cautelare finalizzata ad evitare che la libera disponibilità del bene possa protrarre o aggravare le conseguenze del reato o determinare la commissione di altri reati ed è atto disposto dal giudice quale soggetto processuale neutrale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13605 del 31 marzo 2015)
Cass. pen. n. 48734/2014
Il risultato delle indagini dattiloscopiche offre piena garanzia di attendibilità e può costituire fonte di prova senza elementi sussidiari di conferma anche nel caso in cui sia relativo all'impronta di un solo dito, purché evidenzi almeno sedici o diciassette punti caratteristici uguali per forma e posizione, in quanto fornisce la certezza che la persona con riguardo alla quale detta verifica è effettuata si sia trovata sul luogo in cui è stato commesso il reato; ne consegue che legittimamente, in assenza di giustificazioni su detta presenza, viene utilizzato dal giudice ai fini del giudizio di colpevolezza.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 48734 del 24 novembre 2014)
Cass. pen. n. 11503/2009
Non dà luogo ad accertamento tecnico irripetibile la lettura dell' "hard disk" di un computer sequestrato, che è attività di polizia giudiziaria volta, anche con urgenza, all'assicurazione delle fonti di prova.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11503 del 16 marzo 2009)
Cass. pen. n. 6842/2004
In tema di sequestro, l'accertata illegittimità della perquisizione non produce alcun rilievo preclusivo, qualora vengano acquisite cose costituenti corpo di reato o a questo pertinenti, dovendosi considerare che il potere di sequestro, in quanto riferito a cose obbiettivamente sequestrabili, non dipende dalle modalità con le quali queste sono state reperite, ma è condizionato unicamente all'acquisibilità del bene e alla insussistenza di divieti probatori espliciti o univocamente enucleabili dal sistema. (La Corte ha precisato che le cose sequestrate nel corso di una perquisizione illegittima devono comunque considerarsi apprese in forza del potere dovere attribuito alla polizia giudiziaria dall'art. 354 comma secondo c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6842 del 18 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 26717/2003
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26717 del 19 giugno 2003)
Cass. pen. n. 43285/2001
In tema di sequestro probatorio d'iniziativa della polizia giudiziaria, è legittimo il decreto di convalida del pubblico ministero motivato per relationem al contenuto del verbale di sequestro allorché quest'ultimo contenga tutti gli elementi idonei a identificare l'ipotesi di reato, le cose sequestrate, la persona o le persone cui sono riferibili e le ragioni della sottoposizione al vincolo, e allorché il decreto di convalida rinvii con chiarezza all'atto della polizia giudiziaria e non lasci dubbi circa l'adesione alle scelte compiute dai verbalizzanti.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 43285 del 1 dicembre 2001)
Cass. pen. n. 26530/2001
La convalida del sequestro, operato dalla P.G., da parte del P.M. oltre il termine perentorio di quarantott'ore non può mai avere i medesimi effetti di un autonomo provvedimento adottato dall'A.G., ostandovi la diversa natura dell'istituto della convalida, che presuppone un sequestro già avvenuto e postula un controllo di legalità, rispetto alla natura del provvedimento di sequestro disposto dal P.M., che implica un preciso potere di impulso; con la conseguenza che la mancata convalida determina obbligatoriamente l'inefficacia del provvedimento cautelare assunto dalla Polizia giudiziaria.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26530 del 28 giugno 2001)
Cass. pen. n. 7702/1999
Al verbale di riconoscimento dell'oggetto di un furto compiuto dalla polizia giudiziaria nell'immediatezza del fatto deve riconoscersi natura di accertamento di fatto irripetibile alla stregua dell'art. 354 c.p.p. ed è pertanto legittimamente acquisito al fascicolo del dibattimento ai sensi dell'art. 431 lett. b). Né può esserne contestata l'utilizzabilità allorché la persona che vi ha proceduto acquisti nel corso delle successive indagini la qualità di imputato in procedimento connesso a norma dell'art. 12 c.p.p., atteso che la particolare disciplina dettata dall'art. 210 c.p.p. vale solo dal momento in cui la persona venga a trovarsi nella detta qualità e pertanto non incide sull'utilizzabilità dell'atto irripetibile anteriore.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7702 del 15 giugno 1999)
Cass. pen. n. 5779/1999
L'attività di individuazione e rilevamento delle impronte dattiloscopico-papillari, risolvendosi in operazioni urgenti non ripetibili di natura meramente materiale, rientra nella disciplina di cui all'art. 354, comma 2, c.p.p. e non in quella concernente gli accertamenti tecnici non ripetibili di cui agli artt. 359 e 360 c.p.p., i quali presuppongono attività di carattere valutativo su base tecnico-scientifica ed impongono il rispetto del contraddittorio e delle correlate garanzie difensive.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5779 del 7 maggio 1999)
Cass. pen. n. 8870/1998
È legittima, per rientrare nell'ambito dei poteri riconosciuti dall'art. 354 c.p.p. alla polizia giudiziaria, un'ispezione all'interno di una cassetta delle lettere posta in un ufficio postale — senza previa informazione al pubblico ministero e senza redazione di verbale — volta a prendere conoscenza del destinatario di una lettera, subito dopo l'inserimento nella cassetta dell'ufficio postale della stessa — poi inoltrata al destinatario del tutto integra e secondo le vie ordinarie — da parte di persona conosciuta al personale operante. Tutte le attività relative eseguite da detto personale (le quali non si risolvono in una violazione, sottrazione o soppressione di corrispondenza ex art. 616 c.p. o nel sequestro della stessa ai sensi dell'art. 254 c.p.), possono anche essere oggetto di prova testimoniale, le cui risultanze non sono inutilizzabili ai sensi dell'art. 191 c.p.p. (Nella specie l'ispezione è stata eseguita nel corso di indagini su numerosi esposti anonimi concernenti l'attività amministrativa di un comune).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8870 del 30 luglio 1998)
Cass. pen. n. 4132/1998
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 4132 del 3 aprile 1998)
Cass. pen. n. 10145/1997
Sono atti irripetibili, ai sensi dell'art. 354 c.p.p, quelli mediante i quali la polizia giudiziaria prende diretta cognizione di fatti, situazioni e comportamenti umani, dotati di una qualsivoglia rilevanza penale e suscettibili, per la loro natura, di subire modificazioni, o, addirittura, di scomparire in tempi più o meno brevi, così che, in seguito, potrebbero essere soltanto riferiti. (Fattispecie relativa a rilievi fotografici di un blocco stradale compiuti dalla polizia giudiziaria, che la Suprema Corte ha ritenuto legittimamente acquisiti al fascicolo per il dibattimento, pur in assenza di un verbale, come prescritto dall'art. 431, comma primo, lett. b), c.p.p., in quanto il termine «verbale» da un lato ha carattere generico, ricomprendendo qualunque categoria di atti che raccolgano la prova di un'attività svolta dalla P.G., dall'altro ha pregnante riferimento contenutistico, sì che, in definitiva, mancando la contestazione circa la provenienza dei rilievi fotografici dalla P.G., la presenza di un verbale di accompagnamento sarebbe risultata del tutto superflua).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10145 del 10 novembre 1997)
Cass. pen. n. 2718/1996
Presupposto del sequestro probatorio ex art. 354 c.p.p., come del sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., è la commissione di un reato, sia pure accertato in via incidentale nella sua astratta configurabilità, e non la mera intenzione di commetterlo. È quindi illegittimo il sequestro probatorio disposto e convalidato prima che il reato sia stato commesso, sul mero presupposto che l'agente avesse intenzione di commetterlo. In tal caso, infatti, sarebbero violate sia le norme degli artt. 354 e 355 c.p.p., che prevedendo come oggetti sequestrabili un corpo di reato o cose pertinenti al reato, presuppongono necessariamente la commissione del reato, sia le norme dell'art. 1 c.p. e dell'art. 25, secondo comma, Cost., giacché il principio di legalità penale ivi statuito condiziona alla previsione tipica non solo la punibilità dell'agente, ma anche l'applicabilità delle misure processuali strumentali al giudizio penale. Prima della commissione del reato, l'ordinamento giuridico consente solo misure di prevenzione per soggetti pericolosi, non già l'acquisizione processuale di fonti di prova. (Nella specie, relativa ad annullamento di ordinanza di riesame che confermava il dato di convalida del sequestro probatorio, nessuna mutazione funzionale del locale era stata consumata, con o senza opere edili a ciò preordinate).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2718 del 15 luglio 1996)
Cass. pen. n. 6004/1996
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6004 del 19 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 4306/1995
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4306 del 22 novembre 1995)
Cass. pen. n. 5430/1995
Qualora il pubblico ministero convalidi la perquisizione ed il conseguente sequestro eseguiti di propria iniziativa dalla polizia giudiziaria, il provvedimento così emanato, impugnabile con la richiesta di riesame, costituisce un autonomo titolo del vincolo materiale sulla cosa, in cui rimane assorbita ogni questione concernente la sussistenza dei presupposti autorizzativi dell'attività di rintraccio ed apprensione del corpo del reato compiuta dalla polizia giudiziaria.
Qualora, in seguito a perquisizione compiuta d'iniziativa della polizia giudiziaria, venga effettuato il sequestro di cose o tracce pertinenti al reato (nella specie coltello ingiustificatamente portato fuori dell'abitazione), ogni questione di legittimità della perquisizione stessa, in punto di ricorrenza o meno dei presupposti che la autorizzano, deve ritenersi superata dal concreto rintraccio del corpo del reato, che la legittima ex se, ai sensi del comma 2 dell'art. 354 c.p.p., il successivo sequestro, non potendosi ritenere che l'eventuale vizio della perquisizione — in ogni caso sanzionabile con provvedimenti disciplinari o penali — possa impedire, ad avvenuta constatazione del reato, il compimento di un atto consequenziale come il sequestro, obbligatorio nelle situazioni di pericolo di dispersione della prova e dunque legittimato dallo stesso accertamento del reato, indipendentemente dagli atti anteriori di ricerca.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5430 del 16 novembre 1995)
Cass. pen. n. 2390/1995
È abnorme l'ordine dato dal pubblico ministero alla polizia giudiziaria di procedere ad un sequestro di iniziativa della stessa polizia giudiziaria.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2390 del 12 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 2591/1995
L'art. 354 c.p.p., che dispone in materia di sequestri effettuati ad iniziativa della polizia giudiziaria, non richiede, per l'esecuzione ed il permanere del sequestro, che la corretta e definitiva qualificazione giuridica del fatto addebitabile all'indagato sia precedente o contestuale alla misura, e ciò in virtù della funzione stessa del sequestro che — stante il fumus dell'esistenza dell'illecito e ricorrendo le condizioni per l'applicazione della misura — deve essere eseguito dalla polizia giudiziaria indipendentemente da una circostanziata qualificazione giuridica dei fatti, alla quale può addivenirsi in seguito, e proprio sulla base di ulteriori acquisizioni probatorie.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2591 del 7 agosto 1995)
Cass. pen. n. 11431/1994
In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, i processi verbali di prelevamento di campioni e quelli di analisi dei campioni stessi, essendo atti irripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria (artt. 431, lettera b, c.p.p. e 223, comma 3, D.L.vo 28 luglio 1989, n. 271), possono essere inclusi nel fascicolo per il dibattimento. Invero i funzionari delle UU.SS.LL. quando effettuano le analisi dei campioni, a seguito del connesso prelievo, assicurano le fonti di prova del reato, e quindi esercitano funzioni di polizia giudiziaria (artt. 55, 57 c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11431 del 17 novembre 1994)
Cass. pen. n. 2109/1994
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2109 del 29 settembre 1994)
Cass. pen. n. 1935/1994
L'art. 354 del codice di procedura penale consente alla polizia giudiziaria gli accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone, onde assicurare che «le tracce e le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato dei luoghi e delle cose non venga mutato prima dell'intervento del pubblico ministero». Trattasi di attività di accertamento e rilevazione che spetta alla polizia giudiziaria organizzare secondo ragionevoli modalità, considerate le condizioni di tempo e di luogo e la natura delle indagini in corso. Se il pubblico ministero non può intervenire tempestivamente, la polizia giudiziaria non è affatto obbligata a disporre subito il sequestro, ma come bene indica l'art. 354, comma 2, c.p.p. può provvedere solo «se del caso» ed intanto rientra nella sua facoltà tenere sul posto le cose oggetto dell'accertamento, informandone il P.M.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1935 del 30 luglio 1994)
Cass. pen. n. 1193/1994
Ai sensi dell'art. 5, L. 7 marzo 1986, n. 65 e dell'art. 57, secondo comma, lettera b), c.p.p. la qualità di agenti di polizia giudiziaria è espressamente attribuita alle guardie dei comuni, alle quali è riconosciuto il potere di intervento nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, tra le quali rientra lo svolgimento di funzioni attinenti all'accertamento di reati di qualsiasi genere, che si siano verificati in loro presenza, e che richieda un pronto intervento anche al fine di acquisizione probatoria. (Nella specie la Cassazione ha ritenuto legittimo il sequestro, ex art. 113 att. c.p.p., di fuochi di artificio operato da un istruttore della polizia municipale, in relazione al reato di cui all'art. 678 c.p.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1193 del 26 aprile 1994)
Cass. pen. n. 2639/1994
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2639 del 28 marzo 1994)
L'omesso deposito del verbale di sequestro nei termini di legge integra una nullità a cosiddetto regime intermedio che ha incidenza nel relativo procedimento di convalida, ma non su quello riguardante l'emissione di misura cautelare personale e il connesso riesame, nel caso in cui il contenuto di detto verbale afferisca ad elementi di colpevolezza a carico dell'indagato, considerati al momento dell'emissione del provvedimento applicativo della detta misura; in tale momento, infatti, il giudice valuta soltanto le acquisite emergenze probatorie e non la regolarità di acquisizione delle stesse, il cui accertamento è rimesso ad altro momento processuale. (La Cassazione ha peraltro evidenziato che il contenuto del verbale di sequestro può essere, invece, strumentale, a fini defensionali, all'interrogatorio dell'indagato).
Cass. pen. n. 2/1994
In tema di sequestro probatorio, in relazione alle cose che assumono la qualifica di «corpo di reato» non è necessario offrire la dimostrazione della necessità del sequestro in funzione dell'accertamento dei fatti, atteso che l'esigenza probatoria del corpus delicti è in re ipsa. Ne consegue che i provvedimenti dell'autorità giudiziaria di sequestro o di convalida del sequestro sono sempre legittimi quando abbiano ad oggetto cose qualificabili come «corpo di reato», essendo necessario e sufficiente, a tal fine, che risulti giustificata tale qualificazione, senza che occorra specifica motivazione sulla sussistenza nel concreto delle finalità proprie del sequestro probatorio. (La Cassazione ha altresì evidenziato, da un lato, che comunque i provvedimenti in questione devono avere una motivazione, seppur limitata alla sola configurabilità delle cose come «corpo di reato», e, dall'altro, che anche per ciò che attiene al «corpo del reato» è applicabile il disposto dell'art. 262 c.p.p., secondo il quale tutte le cose sequestrate vanno restituite «a chi ne abbia diritto», quando non è più necessario mantenere il sequestro ai fini di prova).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 2 del 15 marzo 1994)
Cass. pen. n. 1340/1994
La consegna di copia del verbale di sequestro e notifica del decreto di convalida alla persona alla quale le cose sono state sequestrate sono prescritte per consentire alla medesima di chiedere il riesame del provvedimento di convalida, ma una volta che il sequestrato sia stato posto in condizione di farlo, l'omesso od inesatto adempimento di tali formalità non incide sulla legittimità del sequestro.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1340 del 4 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 11598/1993
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11598 del 18 dicembre 1993)
Cass. pen. n. 2244/1993
L'esistenza di un reato, nella sua astratta configurabilità, prima che come possibile corrispondenza della fattispecie concreta alla fattispecie legale, deve essere presupposta ed enunciata dalla pubblica accusa per adottare e mantenere a fini probatori lo strumento processuale del sequestro. (Fattispecie in tema di contrabbando).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2244 del 4 dicembre 1993)
Cass. pen. n. 1240/1993
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1240 del 27 ottobre 1993)
Cass. pen. n. 2418/1993
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2418 del 7 settembre 1993)
Cass. pen. n. 2812/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2812 del 29 luglio 1993)
Cass. pen. n. 3655/1993
In base al principio di tassatività di cui all'art. 177 c.p.p., la mancata apposizione del sigillo da parte dell'autorità di polizia giudiziaria non dà luogo a nullità non essendo la stessa prevista da alcuna disposizione di legge. Fermo restando che l'assicurazione del corpo di reato mediante l'apposizione del sigillo, a norma degli artt. 260 c.p.p., 81 D.L.vo 28 luglio 1989, n. 271, 10 delle disposizioni regolamentari del codice penale, è atto dell'autorità giudiziaria e non già della polizia giudiziaria, l'apposizione dei sigilli ad opera di quest'ultima non deve avvenire immediatamente dopo l'apprensione del corpo di reato, ben potendo la stessa esaminare il reperto, avvalendosi, ove necessaria, dell'opera di consulenti tecnici. (Nella specie, la Corte ha ritenuto insussistente ogni nullità ed ogni incidenza sulla ritualità della prova acquisita, nella momentanea consegna ad opera della polizia giudiziaria, del reperto privo di sigillo, all'Usl multizonale per fare accertare se si trattasse di sostanze stupefacenti).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3655 del 15 aprile 1993)
Cass. pen. n. 4466/1993
Legittimamente può procedere a sequestro ai sensi dell'art. 354 c.p.p. il comandante della polizia municipale atteso che costui ha la qualità di ufficiale di polizia giudiziaria; infatti a norma dell'art. 5, L. 7 marzo 1986, n. 65 il personale che svolge servizio di polizia municipale nell'ambito del territorio dell'ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni esercita anche funzioni di polizia giudiziaria, rivestendo poi la qualità di ufficiale di polizia giudiziaria il responsabile del servizio o del corpo e gli addetti al coordinamento ed al controllo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4466 del 13 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 4523/1992
Il consulente tecnico nominato dal P.M. ai sensi dell'art. 359 c.p.p. dev'essere dotato di specifiche competenze tecniche, scientifiche o di altra natura ed esplica un'attività che si concreta non solo nel compimento di attività materiali richiedenti un certo grado, più o meno elevato, di capacità tecnica, ma anche e soprattutto la valutazione critica dei risultati di tali attività. Esulano, pertanto, dall'ambito della consulenza, per rientrare in quello dei rilievi previsti dall'art. 354 c.p.p., tutti quegli accertamenti che si esauriscono in semplici operazioni di carattere materiale. (Nella specie è stata annullata l'ordinanza del giudice del riesame, che in maniera acritica aveva ritenuto, senza verificare l'osservanza delle disposizioni dettate dagli artt. 359 e 360 c.p.p., non utilizzabile la consulenza affidata a funzionari di un Centro Regionale di Polizia Scientifica, avente ad oggetto l'estrapolazione di fotogrammi da una video-cassetta e il raffronto degli stessi con le fotografie di determinate persone, al fine di evidenziare eventuali somiglianze).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4523 del 27 novembre 1992)
Cass. pen. n. 6547/1992
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 6547 del 29 maggio 1992)
Cass. pen. n. 2301/1992
L'eccezione, formulata per la prima volta in sede di appello, circa la nullità per violazione del diritto di difesa, dell'accertamento presso il servizio di polizia scientifica relativo al prelievo del guanto di paraffina e alla lettura degli eventuali residui di polvere da sparo, esattamente è disattesa con l'escludere la nullità d'ordine generale ex art. 179 c.p.p., poiché soggetta a regime intermedio e quindi sanata ex art. 180 stesso codice, per non essere stata nella specie eccepita prima della deliberazione della sentenza di primo grado, ed altresì col ritenere, siccome previsto dall'art. 354 comma terzo c.p.p., l'accertamento urgente, per il quale al difensore non era dovuto preventivo avviso, avendo soltanto facoltà di assistere all'atto (art. 356 successivo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2301 del 2 marzo 1992)
Cass. pen. n. 10525/1991
Gli accertamenti in materia di tutela delle acque sono di competenza della polizia giudiziaria, senza distinzioni settoriali e di specializzazione. Sicché polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza, corpo forestale, vigili urbani possono procedere ad operazioni di campionamento delle acque, rimanendo riservate le operazioni di analisi agli organi tecnici competenti.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 10525 del 17 ottobre 1991)
Cass. pen. n. 6604/1991
I risultati di un accertamento tecnico non differibile disposto dal P.M. (nella specie perizia su sostanza stupefacente) ed espletato senza l'espressa riserva dell'imputato di promuovere l'incidente probatorio, possono essere legittimamente utilizzati dal giudice di merito.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6604 del 13 giugno 1991)
Non sussiste violazione di legge e deve considerarsi pertinente il richiamo, contenuto nel processo verbale relativo agli atti di perquisizione locale e di sequestro, a norme autorizzative dell'accesso nei locali delle imprese private in materia tributaria, qualora risulti accertato che gli appartenenti all'arma della guardia di finanza effettuarono l'accesso nei locali dell'impresa in vista di investigazioni concernenti la materia tributaria e che gli stessi, di fronte all'evidenziarsi del reato di detenzione per il commercio di prodotti industriali con segni falsi, non poterono non compiere gli atti cautelativi idonei ad assicurare le tracce dell'illecito scoperto, assolvendo ai compiti ad essi demandati dalle norme processuali penali.
Cass. pen. n. 3229/1990
Il sequestro previsto dall'art. 354 c.p.p. può essere eseguito solo da ufficiali di polizia giudiziaria, e pertanto non dai vigili urbani che sono solo agenti di polizia giudiziaria. L'eventuale esecuzione di detto sequestro da parte dei vigili urbani dà luogo ad una nullità a regime intermedio ai sensi dell'art. 180 c.p.p., che non può essere dedotta, né rilevata d'ufficio, dopo la deliberazione del tribunale del riesame.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3229 del 10 agosto 1990)
Guida in stato di ebbrezza: consenso e diritto di farsi assistere dal difesore per il prelievo del sangue - 01/07/2016