Source: http://www.studioassociatoghiglione.it/circolari/2014/2014-16.html
Timestamp: 2019-03-26 16:08:37+00:00
Document Index: 69487211

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 2343', 'art. 2500', 'art. 2441', 'art. 2327', 'art. 2477', 'art. 2351', 'art. 2351']

CIRCOLARE N° 16 DEL 1 – 12 – 2014
Decreto Legge 91⁄2014
Per il testo integrale del DL 91 con la normativa di riferimento chicca qui
Il decreto legge in oggetto è entrato in vigore il 26⁄6⁄2014, è stato convertito in legge e in data 24⁄8 sono entrate in vigore le disposizioni introdotte in sede di conversione. Si tratta di un decreto assai ampio e ricco di disposizioni, nella presente circolare illustriamo quelle di interesse in campo tributario e societario.
Art. 1 Disposizioni urgenti in materia di controlli sulle imprese agricole, istituzione del registro unico dei controlli sulle imprese agricole e potenziamento dell’istituto della diffida nel settore agroalimentare
Con l’articolo in esame vengo presi i seguenti provvedimenti:
viene riorganizzato il sistema dei controlli sulle imprese agricole che devono svolgersi in maniera coordinata da parte dei vari enti preposti al fine di evitare sovrapposizioni e duplicazioni
a tal fine viene istituito il registro unico dei controlli ispettivi alle imprese agricole
vengono semplificate le sanzioni in materia agroalimentare
vengono semplificate le disposizioni antincendio per le imprese agricole
vengono esentate dalla tenuta del fascicolo aziendale gli olivicoltori con produzione esclusivamente destinata all’autoconsumo non superiore a 250 Kg⁄annui di olio
Art. 3 Interventi per il sostegno del Made in Italy
Sono interessate le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura che, qualora effettuino investimenti in strutture informatiche finalizzate al potenziamento del commercio elettronico, possono usufruire di un credito d’imposta pari al 40% delle spese sostenute.
Il credito spetta per gli anni 2014–2016 per un ammontare massimo di Euro 50 mila annui.
Al fine di incentivare la creazione di nuove reti d’impresa o di incrementare l’attività di quelle già esistenti viene concesso un credito d’imposta alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura pari al 40% delle spese per i nuovi investimenti sostenuti per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie nonché per la cooperazione di filiera per un importo massimo di Euro 400 mila.
Il credito d’imposta di cui al presente articolo è subordinato all’approvazione dal parte della UE
Art. 5 Disposizioni per l’incentivo all’assunzione di giovani lavoratori e la riduzione del costo del lavoro in agricoltura
Ai datori di lavoro agricoli che assumano nel periodo dal 1° luglio 2014 al 30 giugno 2015 giovani di età compresa tra 18 e 35 anni viene concesso un incentivo alle seguenti condizioni:
il contratto di lavoro deve essere a tempo indeterminato o determinato ma con una durata non inferiore a tre anni
le nuove assunzioni devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base delle giornata lavorate nei singoli esercizi successivi alle assunzioni rispetto a quello precedente
l’incentivo consiste in uno sgravio dei contributi INPS fino ad un massimo di Euro 3000 per le assunzioni a tempo determinato e di Euro 5000 per quelle a tempo indeterminato.
Art. 7 Detrazioni per l’affitto di terreni agricoli ai giovani e misure di carattere fiscale
Art. 7 bis Interventi a sostegno delle imprese agricole condotte da giovani
Vengono introdotte alcune agevolazioni di tipo fiscale a favore degli imprenditori agricoli di età inferiore a 35 anni:
a partire dal 2014 sui canoni per l’affitto di terreni agricoli (esclusi quelli affittati dai genitori) spetta una detrazione del 19% fino ad un massimo di Euro 80 per ettaro e comunque entro il limite di Euro 1200 all’anno
i redditi dominicali ed agrari sono rivalutati nelle seguenti misure:
2013 e 2014 del 15%
2015 del 30%
a partire dal 2016: 7%
per i terreni agricoli e per quelli incolti posseduti e condotti da coltivatori diretti, la rivalutazione viene fissata nelle seguenti misure:
5% per gli esercizi 2013 e 2014
10% per il 2015
Art. 17 bis: disposizioni in materia di società cooperative di consumo e loro consorzi e di banche di credito cooperativo.
Il comma 1 dell’articolo in esame stabilisce che per le società cooperative di consumo e i loro consorzi l’aumento del capitale sociale attraverso l’accantonamento degli utili è esente da imposizione diretta nel limite e alle condizioni prescritte dalla normativa comunitaria sugli aiuti de minimis. Si ricorda che l’importo complessivo degli aiuti de minimis concedibili da uno Stato membro ad un’unica impresa non può superare l’importo di Euro 200 mila nell’arco di un triennio. Per i soli operatori del settore trasporto merci su strada il limite è ridotto ad Euro 100 mila.
Il comma 2 interviene nel campo delle società cooperative di consumo e loro consorzi a mutualità non prevalente. La normativa (precedente alla modifica) prevedeva che il 30% della quota di utili destinata alla riserva indivisibile fosse esentata dall’imposizione diretta (IRES). La modifica consiste nell’abbassamento della suddetta percentuale al 23%.
Il comma 3 è relativo alle banche di credito cooperativo.
I commi da 5 a 8 riguardano le cooperative di consumo con più di 100.000 soci. Viene previsto che con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico saranno previste le misure da adottare (entro il 31⁄12⁄2015) al fine di migliorare i livelli di coinvolgimento dei soci nei processi decisionali della società.
I decreto emanando dovrà prevedere misure finalizzate a:
aumentare la trasparenza dei dati finanziari e di bilancio anche attraverso l’integrale pubblicazione del bilancio e della nota integrativa sul sito internet della società
rafforzare l’informazione e la partecipazione dei soci alle assemblee anche attraverso l’invio telematico dell’ordine del giorno e la previsione della possibilità di porre domande sugli argomenti da trattare;
rafforzare i diritti dei soci nei confronti dei Consigli di Amministrazione anche attraverso la previsione dell’obbligo di risposta ai soci e dell’obbligo di motivazione
prevedere i casi di esclusione dei soci che non hanno tenuto alcun tipo di rapporto sociale o economico con la cooperativa per un periodo di almeno un anno.
Art. 18: credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi
L’articolo in esame si compone di vari commi che possono essere raggruppati per argomento, nel seguente modo:
commi da 1 a 9: credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi
comma 9 bis: contributi a fondo perduto e finanziamenti assistiti dal Fondo di Garanzia PMI per l’investimento in beni strumentali nuovi
Si tratta di una misura molto simile alla c.d. agevolazione Tremonti che prevede la concessione di un credito d’imposta agli imprenditori (sono quindi esclusi i professionisti) che effettuino investimenti in beni nuovi di fabbrica nel periodo dal 25⁄6⁄2014 al 30⁄6⁄2015.
E’ stato chiarito che non rilevano:
l’attività produttiva esercitata
il regime contabile adottato.
L’agevolazione consiste in un credito d’imposta pari al 15% dell’eccedenza dei beni strumentali acquistati nel periodo agevolato rispetto alla media degli acquisti di beni della medesima tipologia acquistati nel quinquennio precedente. Il bonus può essere sfruttato anche dalle imprese con un’anzianità inferiore ai 5 anni, in tal caso la media verrà calcolata sugli investimenti effettuati nell’intera vita dell’azienda. Per le imprese costituite nel 2013 e nel 2014 il bonus va calcolato sull’intero ammontare degli investimenti effettuati nel periodo interessato dall’agevolazione. L’ammontare del credito d’imposta potrà essere sfruttato in tre rate annuali di pari importo a partire dal secondo esercizio successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento. Pertanto per gli investimenti effettuati nel 2014 occorrerà aspettare fino al 1° gennaio 2016
Le imprese industriali a rischio incidenti sul lavoro possono usufruire del credito d’imposta solo se è documentato l’adempimento degli obblighi e delle prescrizioni imposti dalla normativa in vigore.
Sono agevolabili esclusivamente i beni appartenenti alla categoria 28 della tabella ATECO che abbiano un valore unitario superiore ad Euro 10.000. La tabella 28 include “macchinari ed attrezzature” che intervengono meccanicamente o termicamente sui materiali e sui processi di lavorazione. Con una precedente circolare emessa in occasione dell’agevolazione Tremonti ter (n° 44⁄2009) l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sono agevolabili anche eventuali beni non appartenenti alla categoria 28 che, tuttavia, sono indispensabili per il funzionamento dei beni agevolabili (ad esempio computer e software destinato alla macchine operatrici).
Nella determinazione della media è possibile escludere un’annualità.
Il conteggio deve essere effettuato separatamente per il seguenti periodi:
dal 25⁄6⁄14 al 31⁄12⁄14
dal 1⁄1⁄15 al 30⁄6⁄15
Operativamente il conteggio deve passare attraverso le seguenti fasi:
individuare gli investimenti agevolabili nel periodo considerato
individuare gli investimenti effettuati nei cinque anni precedenti ovvero nelle annualità dal 2009 al 2013. Non si tiene conto degli investimenti effettuati nel periodo 1⁄1⁄2014 24⁄6⁄2014. Nel calcolo della media per il periodo successivo (dal 1⁄1⁄15 al 30⁄6⁄15) si terrà conto degli investimenti effettuati nelle annualità dal 2010 al 2014, includendo quindi eventuali beni già agevolati. Per le imprese con anzianità inferiore si tiene conto soltanto delle annualità di vita dell’azienda. Pertanto, se un’impresa è stata costituita nel 2013, tutti gli investimenti effettuati nel 2014 (sempre dal 25⁄6) saranno agevolabili.
scartare l’annualità con il maggior importo di investimenti
determinare la media degli investimenti effettuati
calcolare la differenza tra l’ammontare degli investimenti agevolabili e la media
calcolare il credito d’imposta in misura del 15%.
Alcune regole specifiche sono dettate in ipotesi particolari quali:
presenza di beni rivalutati
azienda caduta in successione
Il credito d’imposta deve essere contabilizzato tra i ricavi nella voce “A5” del Conto economico e non costituisce base imponibile né ai fini IRES né IRAP, non rileva ai fini del calcolo del rapporti di cui agli artt. 61 (deducibilità degli interessi passivi in presenza di ricavi esenti) e 109 comma 5 (deducibilità degli altri costi in presenza di ricavi esenti) ed è utilizzabile in compensazione di tutti i tributi senza alcuna limitazione d’importo.
Nel caso il bene agevolato venga dismesso prima del secondo esercizio successivo all’acquisto (quindi per i beni acquistati nel 2014 se venduti prima del 31⁄12⁄15) l’agevolazione viene revocata.
L’agevolazione consistente nel finanziamento coperto dal Fondo di Garanzia per le PMI e del contributo in conto interessi a fondo perduto è stata prevista dal DL 69⁄2013, art. 2. Detta normativa prevede le seguenti misure:
concessione di un finanziamento assistito dal Fondo di Garanzia per le PMI con una copertura massima dell’80% dell’investimento
riconoscimento di un contributo a fondo perduto a fronte degli interessi sul finanziamento.
Il finanziamento corrisposto dalla banca o altro ente finanziario, per poter accedere alle suddette agevolazioni deve rispettare i seguenti requisiti:
avere un importo compreso tra Euro 20.000 ed Euro 2 milioni
avere una durata massima di cinque anni
essere erogato entro 30 giorni dalla stipula del contratto ed entro il 31⁄12⁄2016
Possono accedere alle agevolazioni in esame le PMI di qualunque settore produttivo (inclusi agricoltura e pesca ed escluse quelle elencate in seguito) che soddisfino i seguenti requisiti:
siano regolarmente costituite ed iscritte al Registro delle Imprese
abbiano una sede operativa in Italia
Si ricorda che le PMI sono le seguenti:
microimprese: quelle con un numero di persone occupate non superiore a 9 e con un fatturato o totale attivo di bilancio non superiore a 2 milioni di Euro
piccole imprese: quelle con un numero di persone occupate non superiore a 49 e con un fatturato o totale attivo di bilancio non superiore a 10 milioni di Euro
medie imprese: quelle con un numero di persone occupate non superiore a 249 e con un fatturato o totale attivo di bilancio non superiore a 43 milioni di Euro
le imprese in liquidazione
le imprese soggette ad una procedura concorsuale
le imprese in difficoltà secondo i parametri definiti dal Regolamento comunitario sugli aiuti di Stato (Regolamento generale di esenzione per categoria del 21⁄5⁄2014) ovvero:
srl che abbia perduto più della metà del capitale sottoscritto e la perdita di più di un quarto di detto capitale sia intervenuta nel corso degli ultimi dodici mesi
società con soci a responsabilità illimitata qualora dai conti della società risulti una perdita di oltre il 50% del capitale sociale e la perdita di oltre il 25% sia intervenuta nel corso degli ultimi 12 mesi;
società in stato di insolvenza con i presupposti per l’apertura di una procedura concorsuale.
attività finanziaria e assicurativa
fabbricazione di prodotti di imitazione o sostituzione del latte e dei prodotti lattiero caseari
che non abbiano provveduto alla restituzione di eventuali aiuti di Stato riconosciuti irregolari dalla Commissione europea.
Gli investimenti agevolabili sono quelli destinati all’acquisizione (anche in leasing) di beni strumentali nuovi di qualsiasi categoria (esclusi gli immobili) che siano destinati a:
ampliamento di un’unità produttiva già esistente
riconversione o diversificazione di un’unità produttiva
acquisizione di attivi connessi ad unità produttiva cessata o a rischio di chiusura
I beni acquisiti devono:
destinati ad un uso produttivo
essere dotati di autonoma funzionalità
avere un valore unitario superiore ad Euro 500 (inclusa l’eventuale IVA indetraibile).
L’acquisizione dei cespiti oggetto dell’investimento deve essere effettuata:
successivamente alla presentazione della domanda di accesso al finanziamento
entro un anno dalla stipula del contratto di finanziamento
I beni acquistati con l’agevolazione non possono essere dismessi prima di tre anni, pena la perdita dell’agevolazione.
L’articolo in esame modifica la procedura (snellendola) per la concessione della garanzia. In deroga alle regole di funzionamento del Fondo di Garanzia per le PMI, l’istruttoria per la valutazione economica finanziaria dell’investimento e per il riscontro dei requisiti soggettivi dell’impresa richiedente deve essere effettuata direttamente dall’istituto finanziario che concederà il finanziamento.
Art. 19: modifiche alla disciplina ACE – aiuto alla crescita economica
Al fine di incentivare la capitalizzazione delle imprese, nel 2011 è stato introdotto un incentivo denominato ACE che consiste nella possibilità di dedurre dal reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi un importo pari al rendimento nozionale dell’incremento del capitale netto rispetto a quello esistente al 31⁄12⁄2010.
Si tratta di un meccanismo di non immediata applicabilità con regole piuttosto complesse e limitative soprattutto nel caso di imprese in perdita fiscale o con un reddito imponibile non sufficientemente alto da coprire la deduzione del rendimento nozionale che, lo ricordiamo, costituisce un componente negativo del reddito da dedurre mediante variazione in diminuzione dal reddito imponibile nella dichiarazione dei redditi. In caso di reddito imponibile non capiente, l’agevolazione ACE non contribuisce alla determinazione della perdita fiscale ma viene riportata in aventi per essere dedotta dall’utile fiscale degli esercizi successivi senza limiti di tempo.
Come è noto le percentuali di calcolo dell’ACE (già al 3%) sono ora fissate nelle seguenti misure (legge 147⁄2013, art. 1):
4% per il 2014
4,5% per il 2015
4,75% per il 2016
Con la nuova disposizione introdotta dal decreto in esame è stata prevista la possibilità di scegliere tra le seguenti due alternative:
riportare in avanti l’eccedenza ACE non utilizzata (quella prevista dalla normativa originaria)
trasformare l’eccedenza in un credito d’imposta (questa è la novità prevista dall’articolo in esame) da utilizzare in compensazione dell’IRAP in cinque quote annuali di pari importo. Il credito d’imposta deve essere calcolato con l’aliquota del 27,5% sull’eccedenza dell’ACE non utilizzabile.
Per le società che si quotano nei mercati regolamentati degli Stati UE è prevista una maggiorazione del 40% della variazione in aumento del capitale sociale (ovvero della base di calcolo dell’ACE che, quindi, risulterà maggiorata).
Art. 20: misure di semplificazione a favore della quotazione delle imprese e misure contabili
L’articolo in esame è molto articolato, introduce nuove disposizioni, ne modifica altre, occorre quindi procedere analiticamente, esaminando i commi principali.
Apporta alcune modifiche ad decreto legislativo 58⁄1998 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria).
Lettera a): viene introdotta la definizione di PMI quotata, ovvero delle società quotate che hanno un fatturato inferiore ad Euro 300 milioni o una capitalizzazione media di mercato nell’ultimo anno solare inferiore ad Euro 500 milioni.
Lettera d): prevede che l’obbligo di lanciare un’OPA al raggiungimento di determinate quote di partecipazione.
Lettera l): prevede la possibilità per le PMI quotate di inserire nello statuto l’esonero dall’OPA fino al 5° esercizio successivo alla quotazione.
Lettera aa): introduce nel decreto legislativo 58⁄98 l’art. 127–quinquies (Maggiorazione del voto)
Lettera aa–bis): introduce nel decreto legislativo 58⁄98 l’art. 127–sexies (azioni a voto plurimo)
Comma 1–bis
Prevede particolari maggioranze per le società quotate che, entro il 31⁄1⁄2015, convochino l’assemblea per la creazione di azioni a voto maggiorato
Comma 2: apporta alcune modifiche al decreto legislativo 38⁄2005 (sui principi contabili internazionali) introducendo gli articoli 9–bis (Ruolo e funzioni dell’Organismo Italiano di Contabilità) e 9–ter (Finanziamento dell’Organismo Italiano di Contabilità).
Comma 4: modifica l’art. 2343–bis del Codice Civile relativo agli acquisti della società dai promotori, fondatori, soci e amministratori
Comma 5: modifica l’art. 2500–ter del Codice Civile relativo alla trasformazione delle società di persone
Comma 6: modifica l’art. 2441 del Codice Civile relativo al diritto di opzione nelle spa
Comma 7: modifica l’art. 2327 relativo al capitale sociale delle spa. Il capitale sociale minimo passa da Euro 120.000 ad Euro 50.000
Comma 8: viene modificato l’art. 2477. Nelle srl non è più obbligatoria la nomina dell’organo di controllo o del revisore. Per effetto di tale novità gli organi di controllo dei conti ed i revisori contabili delle srl decadono automaticamente. Le uniche eccezioni sono le seguenti:
società obbligate alla redazione del bilancio consolidato
società che controlla altra società soggetta a revisione legale dei conti
superamento per due anni consecutivi di due dei seguenti parametri:
ricavi (Voce A1 del Conto Economico) pari o superiori ad Euro 8.800.000
attivo dello Stato patrimoniale pari o superiore ad Euro 4.400.000
numero medio dei dipendenti pari a 50 unità.
Comma 8–bis: viene modificato l’art. 2351 relativo al diritto di voto nelle spa. Viene previsto che lo statuto delle spa possa prevedere che in relazione alla quantità di azioni possedute da uno stesso soggetto spetti un numero fisso o scaglionato di diritti di voto.
Inoltre viene ammessa la possibilità di emettere azioni con diritto di voto plurimo, anche soltanto limitatamente ad alcuni argomenti o al verificarsi di particolari condizioni, comunque ad ogni azione non possono essere attribuiti più di tre voti.
Le previsioni di cui al comma in esame sono particolarmente incisive in quanto, per la prima volta, viene ammessa la deroga al principio “un’azione un voto” vigente dall’introduzione del Codice Civile nel 1942. E’ quindi opportuno approfondire un poco l’argomento.
Innanzitutto occorre precisare che l’art. 2351 è relativo alla c.d. “spa chiuse” ossia alle società che non hanno emesso titoli quotati nei mercati regolamentati. Anche per le spa quotate viene ammessa la possibilità di emettere azioni a voto limitato o a voto scaglionato mentre non è ammessa l’emissione di azioni a voto plurimo (con alcune eccezioni), è invece ammessa l’emissione di azioni a voto maggiorato con un limite massimo di due voti per azione con riferimento a tutte le azioni che siano nella titolarità di uno stesso azionista per un periodo non inferiore a ventiquattro mesi dall’iscrizione dell’azionista in un apposito elenco .
Nelle presente circolare ci limitiamo all’esame della normativa relativa alle spa non quotate.
Per meglio comprendere le modifiche apportate occorre, molto brevemente, delineare le caratteristiche del sistema previgente che la dottrina aveva sintetizzato nelle seguenti formule:
nessun voto senza azioni: in virtù del quale il diritto di voto nelle assemblee spettava esclusivamente ai titolari di diritti di proprietà, usufrutto o pegno sulle azioni;
nessuna azione senza voto: secondo cui le azioni avevano diritto di voto in qualsiasi decisione dei soci, faceva eccezione soltanto l’emissione di azioni privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale allo scioglimento della società alle quali era attribuito diritto di voto esclusivamente nelle assemblee straordinarie;
un’azione un voto soltanto: secondo cui non potevano essere emesse azioni a voto plurimo.
In realtà alcune deroghe al principio “un’azione un voto” erano già state introdotte nel 2003
riconoscendo il diritto di voto (soltanto su specifici argomenti) ai soggetti titolari di strumenti finanziari diversi dalle azioni
ammettendo la possibilità di emettere azioni prive del diritto di voto senza peraltro collegarle a vantaggi patrimoniali
introducendo la possibilità di limitare il voto in relazione a taluni argomenti posti all’ordine del giorno o di subordinarlo al ricorrere di determinate condizioni
ammettendo la possibilità di emettere categorie speciali di azioni fornite di diritti diversi di natura amministrativa o di natura patrimoniale
introducendo la possibilità di introdurre sistemi di voto a scalare o a tetti massimi dei diritti di voto esercitabili in relazione al numero di azioni possedute.
Come si percepisce immediatamente si tratta di deroghe che limitavano il diritto di voto ma mai lo accrescevano.
L’introduzione, negli statuti societari, della previsione di emettere azioni a voto plurimo varia in relazione ai seguenti elementi:
società costituite dopo il 31⁄8⁄14: non si pone alcuna criticità in quanto tutti i soci partecipando alla costituzione esprimono ab origine il loro consenso;
società già esistenti alla data di entrata in vigore del decreto: in questo caso la norma ha previsto particolari tutele a favore dei piccoli azionisti.
In particolare è stato previsto che la delibera debba essere assunta con le maggioranze previste per l’assemblea straordinaria, ovvero:
in prima convocazione, in presenza del quorum costitutivo di oltre la metà del capitale sociale, con il quorum deliberativo di tanti soci che rappresentino più dei 2⁄3 del capitale rappresentato in assemblea;
in seconda convocazione, in presenza del quorum costitutivo di oltre 1⁄3 del capitale sociale, con il quorum deliberativo pari ad almeno i 2⁄3 del capitale rappresentato in assemblea.
Inoltre deve essere riconosciuto ai soci che non abbiano concorso alla deliberazione che introduce la modifica statutaria in esame di recedere dalla società in relazione a tutte o a parte delle azioni possedute.
Art. 21: misure a favore delle emissioni di obbligazioni societarie
Art. 21 bis: attività di consulenza finanziaria
Art. 22: misure a favore del credito alle imprese
Vengono introdotte alcune modifiche per quanto riguarda:
la misura della ritenuta d’acconto da effettuare sugli interessi sui redditi di capitale derivanti da finanziamenti a medio e lungo termine erogati dagli enti finanziari e creditizi stabiliti nell’UE
normativa sulle società di gestione del risparmio (SGR)
Art. 22 bis: semplificazioni nelle operazioni promozionali
Viene stabilito che non rientrano nel campo di applicazione della normativa sulle operazioni e concorsi a premio (DPR 430⁄2001) le manifestazioni nelle quali i premi sono costituiti da buoni che possono essere utilizzati in occasione di successivi acquisti da effettuare nel medesimo punto vendita od in uno diverso ma appartenente alla medesima ditta.
Art. 32 bis: modifica al DPR 633⁄72