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Timestamp: 2019-04-23 02:13:54+00:00
Document Index: 166130861

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 40', 'sentenza ']

12 | Dicembre | 2012 | Edscuola
Archivi giornalieri: mercoledì 12 Dicembre 2012
SCATTI DI ANZIANITA’: CONTRATTO FIRMATO
La lunga trattativa sugli scatti di anzianità si è positivamente conclusa con la firma del contratto. Al telefono Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda.
Scatti, firmato l’accordo all’ARAN
Raggiunto l’accordo all’ARAN sul pagamento degli scatti. Recuperata la piena validità del 2011 ai fini delle progressioni di carriera di tutto il personale. Un risultato importante, che lo diventa ancor di più perché ottenuto in condizioni difficilissime.
La mancanza di risorse certificate ci ha costretti a usare una parte di quelle contrattuali, scegliendo di dare priorità alla tutela della retribuzione fondamentale. Con un governo in scadenza, a legislatura ormai di fatto chiusa, un ennesimo rinvio sarebbe stato gravido di conseguenze, compromettendo ogni possibilità di soluzione ad un problema che si trascina da mesi. Tutti sanno che non esistevano altre vie praticabili se non questa, chi contesta questa soluzione abbia il coraggio di dichiarare che preferisce rinunciare al pagamento degli scatti. È chiaro che la questione salariale per la scuola resta aperta, insieme a tante altre su cui continua il nostro impegno (inidonei, ferie del personale precario, compensi per mansioni superiori, ecc.); ma è altrettanto chiaro che il confronto andrà ripreso col nuovo Governo, subito dopo le elezioni, perché l’obiettivo di valorizzare la scuola e le sue professionalità non si può certo perseguire nelle pieghe dell’ordinaria amministrazione.
Il 12 dicembre 2012, alle ore 21.45, le OO.SS. della Scuola siglano l’Ipotesi di CCNL relativo al personale della scuola per il reperimento delle risorse da destinare per le finalità di cui all’art. 8, comma 14, del decreto legge n. 120/2010 e dell’art. 4, comma 83, della legge n. 183/2011
Il 6 dicembre, alle ore 15,30, le OO.SS. della Scuola sono convocate dall’ARAN per l’apertura della trattativa relativa all’accordo per il reperimento delle risorse da destinare per le finalità di cui all’art. 8, c. 14, del decreto-legge 78/10, convertito dalla legge 122/10 e dell’art. 4, c. 83, della legge 183/11.
SindacatoStipendi
Interrogazione: richiesta di ripristino dell’ADSL gratuita nelle scuole
INTERROGAZIONE IN COMMISSIONE VII
il D.Lgs. 82 del 7 maggio 2005, noto come Codice dell’Amministrazione Digitale ha istituito e disciplinato il Sistema Pubblico di Connettività (SPC) con l’obiettivo di creare una rete di interconnessione tra le Amministrazioni garantendo la sicurezza e la riservatezza delle informazioni.
figurando le istituzioni scolastiche tra le Amministrazioni dello Stato interessate dai servizi previsti dal SPC, nel 2008 la Direzione generale per gli studi, la programmazione e per i sistemi informativi del MIUR ha stipulato con il RTI (Raggruppamento Temporaneo d’Impresa) guidato da Fastweb spa, un contratto per la fornitura alle scuole dei servizi di connettività e sicurezza previsti dal SPC;
ciò ha consentito a circa 3800 scuole di fruire di un collegamento ad Internet (di tipo ADSL o satellitare) e di una serie di servizi di sicurezza, a carico della Direzione generale;
in una nota del 12 settembre 2012 il Direttore del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del MIUR ha comunicato che a decorrere dalla data del 20 ottobre 2012 sarebbero state dismesse tutte le linee ministeriali Fastweb installate presso le 3800 scuole aderenti al progetto SPC;
secondo quanto sostenuto nella suddetta nota, il motivo del taglio sarebbe da imputare alla forte riduzione degli stanziamenti finanziari necessari a garantire la gestione e lo sviluppo dell’intero sistema informativo, con conseguente grave esposizione debitoria della Direzione generale nei confronti del fornitore del servizio;
inoltre, sempre nella stessa nota si legge che un intervento economico a favore solo di alcune scuole sarebbe discriminatorio nei confronti di quelle che hanno scelto di rinunciare alla linea ministeriale e di dotarsi un accesso internet fornito dagli operatori;
la decisione assunta dal MIUR rappresenta l’ennesimo ed inaccettabile taglio al sistema scolastico;
inoltre, è fortemente in contrasto con il percorso di digitalizzazione della scuola italiana più volte annunciato dal Ministro Profumo che , percorso che si dovrebbe realizzare attraverso la cosiddetta “agenda digitale”, la “dematerializzazione”, “un computer per ogni classe”, la “banda larga”, il “ progetto scuola 2.0”;
la rete rappresenta la struttura portante su cui impiantare una serie di servizi di cooperazione tra i diversi soggetti aderenti;
si chiede di sapere dal Ministro in indirizzo;
se non ritenga opportuno e necessario ripristinare con la massima urgenza i servizi di connettività e sicurezza previsti dal Sistema Pubblico di Connettività (SPC) nelle scuole, eliminando così un grave limite alla realizzazione dei sopracitati programmi più’ volte presentati dal Ministro.
Sono pervenute numerose segnalazioni sui mancati pagamenti spettanti al personale a tempo determinato, con contratti ex art. 40 fino all’avente titolo, supplenze per maternità e indennità per maternità.
Per la UIL tali ritardi sono inaccettabili e pensiamo che andrebbero individuati i responsabili di tale ingiustificabili comportamenti che colpiscono i lavoratori precari.
La UIL Scuola è intervenuta su MIUR e DPT per sanare questa grave situazione che vede i supplenti senza stipendio da settembre 2012.
Per le vie brevi ci sono state fornite assicurazioni circa una “emissione speciale” per liquidare gli stipendi arretrati.
In caso di ulteriori ritardi le strutture UIL Scuola sono a disposizione dei supplenti per fornire l’assistenza necessaria per richiedere i pagamenti dovuti.
Di seguito una scheda UIL Scuola sull’argomento e, in allegato, la normativa di riferimento (due circolari sul prestato servizio)
PAGAMENTO STIPENDI AI SUPPLENTI
LE NUOVE MODALITA’ DI COMUNICAZIONE DEI SERVIZI PRESTATI.
Con nota del 17 luglio 2012 prot. 3444 sono state fissate nuove modalità sulla liquidazione delle retribuzioni, relative alla nuova modalità di gestione dei prestati servizi per il pagamento dei contratti di supplenza da parte del SPT (tesoro)
Con la suddetta nota il MIUR ha comunicato la modifica dell’iter procedurale che, dal mese di luglio, prevede la conferma mensile della prestazione di servizio del personale supplente in carico in due fasi;
• digitazione dei dati da parte della segreteria
• successiva convalida dei servizi da parte del Dirigente scolastico.
FORMAZIONE/ PROTESTA DI TUTTI I SINDACATI, NESSUNO FIRMA ILCONTRATTO
Il ministero relega la formazione a fatto dell’amministrazione
Nessuna azione di coinvolgimento del personale, né di sostegno ai processi innovativi.
Il 10 dicembre 2012 presso il Miur si è svolto un ulteriore incontro sul contratto per la formazione del personale docente ed ATA, a conclusione del quale la UIL ha dichiarato la propria indisponibilità a sottoscrivere l’ipotesi di accordo.
Tale grave scelta è maturata a seguito di un lungo confuso confronto avviato a marzo e che, a fine dicembre, non ha trovato alcuna disponibilità da parte dell’amministrazione.
La UIL ha chiesto fin da subito la ricognizione delle attività realizzate per gli anni 2010 e 2011, l’entità delle risorse per il 2012, senza ottenere risposte trasparenti.
La situazione è aggravata dalla scelta di impegnare le poche risorse disponibili già prima della conclusione del confronto,
Ancora una volta il ministero segue la via di un utilizzo delle risorse poco trasparente nelle finalità, senza alcuna rendicontazione o monitoraggio delle attività svolte, e senza alcun impegno per il coinvolgimento e la condivisione del personale.
Non c’è nessun azione strategica che veda la formazione come sede centrale per sostenere i processi di innovazione.
Sono stati presentati martedì 11 dicembre 2012 i risultati relativi all’Italia delle indagini IEA (International Association for Evaluation and Achievement) PIRLS (Progress in International Reading Literacy Study) e TIMSS (Trends in International Mathematics and Science Study) 2011.
Si tratta di rilevazioni condotte ogni cinque anni relative al rendimento delle alunne e degli alunni in lettura (PIRLS) al quarto anno di scolarità (corrispondente in Italia alla quarta primaria) e in matematica e scienze (TIMSS) al quarto e ottavo anno di scolarità (corrispondente, quest’ultimo, al terzo anno della scuola secondaria di primo grado) condotte da IEA, associazione indipendente di centri di ricerca educativa fondata nel 1958 cui aderiscono, attualmente, 53 paesi.
A differenza di quanto avviene nelle rilevazioni degli apprendimenti di INVALSI, effettuate su base censuaria, PIRLS E TIMSS hanno coinvolto un campione statisticamente rappresentativo a livello nazionale e per macroarea geografica costituito da oltre 8000 studentesse e studenti (circa 4000 della primaria e altrettanti della secondaria di primo grado). Nonostante la diversa metodologia, come fanno notare autorevoli commentatori in queste ore, i risultati PIRLS e TIMSS sono sovrapponibili a quelli INVALSI. Da qui emerge una prima grande perplessità rispetto all’utilità di effettuare prove lineari su base censuaria: più costose, facilmente soggette al cheating e soprattutto causa del “teaching to the test”.
Rispetto a questo tema il Direttore dell’INVALSI Paolo Sestito non ha mancato, ieri, di sottolineare che la diversa metodologia italiana è dovuta a differenti finalità, quella di restituire ad ogni scuola i risultati dei test somministrati ai propri alunni oltre a quella “di chiarire ai docenti quelli che sono i veri contenuti delle indicazioni nazionali”. Proprio su questa impostazione esprimiamo più che un dubbio. Come si concilia l’autonomia delle scuole e dell’insegnamento con la pretesa di fornire un’interpretazione autentica delle indicazioni nazionali da parte di un soggetto terzo che non svolge una funzione politica, né educativa?
Un approccio di questo tipo tradisce uno sguardo sulle scuole come comunità non situate dal punto di vista socioeconomico e culturale, slegate nel loro funzionamento dalle politiche nazionali. Autonome rispetto ai condizionamenti esterni e tuttavia non nella interpretazione delle indicazioni nazionali e nella costruzione dei curricola. A testimonianza che, invece, le scuole sono profondamente intrecciate con il loro territorio e che l’impatto delle politiche nazionali sul loro funzionamento è rilevantissimo, vengono, da ultimo, proprio i risultati di PIRLS e TIMSS che confermano le differenze territoriali, tra Nord Centro e Sud del Paese.
Tali risultati, ad un primo sguardo, restituiscono una fotografia non molto diversa da quanto emerso da altre rilevazioni: a fronte di punteggi elevati in lettura (significativamente superiori alla media internazionale), in matematica e scienze i nostri studenti ottengono un punteggio meno lusinghiero; in queste ultime discipline, poi, si rilevano risultati migliori in quarta primaria piuttosto che nel segmento scolastico successivo.
Ciò che rappresenta, invece, una novità preoccupante è il trend ottenuto comparando i risultati con quelli della rilevazione precedente. A questo proposito emerge come le alunne e gli alunni delle scuola primaria italiana, punto di eccellenza riconosciuto del nostro sistema educativo, facciano registrare punteggi peggiori (in lettura) o uguali (in matematica) a distanza di cinque anni, a differenza di quanto avviene negli altri paesi dove emerge una tendenza di progressiva crescita delle performances. Difficile non mettere in relazione tali risultati con il quinquennio di “riforme” che hanno vessato la scuola primaria, inibendo, di fatto, la possibilità di una didattica di qualità: laboratoriale, coevolutiva, capace di rivolgersi a ciascun alunno perché attenta alle specificità di apprendimento.
Rispetto alle tendenze generali varrà la pena di soffermarsi a comprendere a fondo gli esiti che PIRLS e TIMSS ci consegnano, tuttavia, merita attenzione una tendenza apparentemente secondaria relativa a come cambiano le competenze in lettura dei ragazzi e delle ragazze. Nell’ultimo quinquennio cresce leggermente la capacità di comprendere testi informativi, ma peggiora notevolmente la “confidenza” con i testi narrativi, attività nella quale eccellevano e tuttora eccellono le bambine. Si tratta allora di valutare con cura se e quanto questo dato sia da mettere in relazione ad una didattica sempre più costretta a standardizzarsi, e, ancora, di riflettere sul significato di questo mutamento.
La fruizione di testi narrativi e la comprensione di questi, oltre ad attivare processi strettamente logico-inferenziali, coinvolge anche quelli emozionali, che, stando ai risultati PIRLS e TIMSS, sembrerebbero sempre meno incoraggiati a vantaggio dei primi. Oltre a irrigidire e depauperare le intelligenze, tale tendenza ci consegna anche un problema rispetto alle differenze di genere nell’apprendimento e a come la scuola può riconoscerle e integrarle.
Le indagini internazionali Pirls e Timss
Le indagini internazionali Pirls e Timss ci dicono che i nostri giovani sono sempre meno preparati: anche la primaria, il fiore all’occhiello della scuola italiana, perde diverse posizioni nella classifica che mette a confronto l’istruzione dei vari Paesi. L’unico modo per evitare il tracollo formativo è tornare in fretta al sistema scolastico pre-Gelmini. Il Governo e il Parlamento che verranno non hanno scelta: le norme introdotte con le Leggi 133/2008 e 169/2008 vanno cancellate.
I rapporti internazionali sulla preparazione dei nostri alunni non lasciano più adito a dubbi: dopo l’indagine Pisa, condotta dell’Ocse, ora anche le indagini Pirls (Progress in international reading literacy study) e Timss (Trends in international mathematics and science study) ci dicono che le riforme della scuola introdotte in Italia negli ultimi anni hanno fatto fare più di un passo indietro al nostro sistema d’istruzione.
È tutto dire che anche la scuola primaria, che da decenni si contraddistingueva per la qualità della didattica e dei risultati conseguiti, è scivolata indietro nelle classifiche che mettono a confronto i vari Paesi: è soprattutto preoccupante il dato sulla riduzione di capacità e competenze acquisite dei nostri alunni iscritti alle quarte classi della primaria, che in base alla risultanza dei test svolti hanno perso ben 10 posizioni.
È ormai sempre più evidente che mentre gli ultimi quattro Governi varavano finanziarie e leggi di stabilità che penalizzavano la scuola, con l’intento di sanare dei debiti e una crisi di cui i nostri alunni e docenti non avevano alcuna responsabilità, il sistema d’istruzione italiano perdeva colpi. E chi sosteneva il contrario ora si dovrà ricredere: i dati internazionali, per definizione super partes, lo indicano in modo netto.
“Se non si cambia registro – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief – rischiamo di penalizzare i nostri giovani doppiamente. Primo, perché crescendo avranno difficoltà oggettive per i noti problemi di occupazione. Secondo, perché dovranno fare i conti con una preparazione culturale modesta. Non c’è tempo da perdere: il nuovo Governo e il Parlamento che si verranno a formare devono sapere che occorre il prima possibile cancellare le norme introdotte con le Leggi 133/2008 e 169/2008, che in pochi mesi hanno cambiato il sistema organizzativo, orario e valutativo del fiore all’occhiello della scuola italiana”.
Per tutti questi motivi, l’Anief sostiene che occorre tornare all’antico. Reintroducendo, dunque, il docente specializzato nell’insegnamento della lingua inglese, anziché affidare la materia a maestri improvvisati. Ma anche ristabilendo il tempo pieno e le preziose ore di copresenza, esattamente come accadeva prima della riforma. Quando era possibile rinforzare nuovi concetti e conoscenza, senza lasciare indietro gli alunni più in difficoltà o con tempi di apprendimento più lenti. Solo in questo modo potremo tornare a parlare di scuola di qualità. Una scuola includente, tutti e ciascuno, senza rischiare di scivolare in pericolose derive classiste.
Crollo scuola Ciampino
Cittadinanzattiva su crollo scuola Ciampino: accertare le responsabilità ed effettuare sopralluoghi nelle scuole durante il periodo natalizio
“Ancora una volta è andata bene. Ma non possiamo continuare a mettere a repentaglio la vita dei più piccoli prima che le nostre istituzioni, nazionali e locali, mettano in agenda come prioritaria l’edilizia scolastica. Nel frattempo, la scuola che dovrebbe essere il luogo più sicuro e protetto, si è dimostrata essere ancora una volta, pericolosa: quale favola racconteranno ai bambini della Scuola Materna “M. L. King” di Ciampino per spiegare quanto è successo alla loro compagna? Come spiegare ai genitori che solo per pura coincidenza non si è verificata l’ennesima tragedia?”, è quanto dichiara Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della Scuola di Cittadinanzattiva.
“Nel caso di Ciampino il problema era noto e il Comune era intervenuto, un mese fa, per far fronte ad infiltrazioni di acqua nel solaio a causa di una tubatura rotta. Chiediamo che siano accertate le responsabilità in tempi rapidi.
In queste condizioni, data la gravità della situazione, chiediamo agli enti locali di effettuare sopralluoghi esplorativi nelle scuole durante le vacanze di Natale. Al Governo chiediamo che indichi con chiarezza l’ammontare delle risorse a disposizione del Fondo Unico per l’Edilizia scolastica contenuto nel Decreto Sviluppo, e che dia il via libera al disegno di legge per destinare la parte dell’8X1000 di competenza statale alla messa in sicurezza delle scuole, perchè la carenza di fondi non diventi un pretesto per l’immobilismo”.
Giovedì 13 dicembre: flash mob del personale ATA davanti all’USP
Giovedì 13 dicembre: flash mob del personale ATA davanti all’USP di Bari
Si terrà anche a Bari il flash mob che unirà idealmente nella protesta tutto il personale ATA mobilitato in decine di città italiane davanti a Prefetture, Uffici dell’Amministrazione scolastica e in particolar modo a Roma, davanti alla sede del Ministero dell’istruzione. E’ per giovedì 13 dicembre alle ore 10,00 davanti alla sede dell’ex Provveditorato di via Re David l’appuntamento per tutti i collaboratori scolastici, gli amministrativi, i tecnici e i DSGA precari e utilizzati che vogliano segnalare all’Amministrazione scolastica le condizioni problematiche che stanno interessando tutti i profili degli ATA.
A partire dagli oltre 170 collaboratori scolastici – che, nella nostra provincia, potrebbero essere immessi in ruolo immediatamente (considerando che ricoprono posti vacanti) – passando per i circa 50 amministrativi e gli oltre 20 assistenti tecnici nominati “fino ad avente diritto” (tipologia contrattuale ancor più precaria tra quelle precarie) – per effetto degli accantonamenti dei posti per il personale docente inidoneo – per arrivare ai DSGA vincitori di concorso e non ancora immessi in ruolo e agli oltre 50 DSGA utilizzati a seguito del dimensionamento scolastico, tutto il personale ATA precario versa in una situazione contrattuale incerta che mette a rischio la stessa prosecuzione di rapporti di lavoro precari con l’Amministrazione. Anche per il personale ATA di ruolo, in realtà le condizioni non cambiano molto: le continue vessazioni e le molestie burocratiche di origine ministeriale, la mancanza di percorsi di aggiornamento e formazione e, soprattutto, l’ormai cronica carenza di organico sia per i servizi di pulizia e vigilanza che per quelli amministrativi e tecnici mettono a rischio la tenuta stessa di livelli accettabili nell’erogazione dei servizi amministrativi e ausiliari nei confronti di docenti, alunni e famiglie, oltre ad aggravare la soggezione e la tensione tra i lavoratori nelle scuole.
Per chiedere di modificare questa situazione e avanzare proposte concrete di risoluzione di queste ed altre criticità, la FLC CGIL di Bari ha organizzato un flash mob su una piattaforma di mobilitazione nazionale e locale che, da Bari a Roma, terrà insieme tutti i lavoratori ATA della scuola.
Appuntamento, dunque, per tutti gli ATA e i lavoratori della scuola non rassegnati, per giovedì 13 davanti all’Ufficio scolastico provinciale di Bari, in via Re David alle ore 10,00.
Tribunale di Roma: lo stipendio dei precari deve rispettare l’anzianità di servizio
L’ANIEF continua ad ottenere ragione in Tribunale a tutela dei docenti a tempo determinato che da sempre il MIUR discrimina negando loro il diritto a percepire gli scatti biennali di anzianità. L’Avvocato Salvatore Russo consegue un ulteriore e soddisfacente successo presso il Tribunale di Roma e ottiene la condanna del MIUR per violazione dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva europea 1999/70/CE.
Con una chiara ed esaustiva sentenza il Tribunale di Roma conferma le tesi portate avanti dal nostro sindacato e constata che “il trattamento economico previsto dall’ordinamento interno in favore dei docenti con contratto a tempo determinato si pone in contrasto con la clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 1999/70/CE, in quanto tale trattamento è sempre quello iniziale previsto per il corrispondente personale di ruolo. All’anzianità di loro effettivo servizio non è attribuito alcun rilievo, a differenza di quanto accade per i docenti di ruolo, la cui retribuzione cresce con il trascorrere del tempo”.
L’insussistenza di “ragioni oggettive” per il diverso trattamento posto in essere dal MIUR, porta il Giudice ad accertare la natura discriminatoria del trattamento economico riservato alla nostra iscritta e a condannare l’Amministrazione al pagamento delle differenze stipendiali calcolate in base all’anzianità effettivamente maturata dalla docente per un totale di € 4.718,97 cui aggiunge la condanna al pagamento delle spese legali di € 1.100.
Anche il Tribunale di Roma conferma pienamente, dunque, la solidità dell’azione dell’ANIEF in difesa dei docenti precari: nuovamente ribadito che il principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea “ha efficacia diretta perché costituisce un precetto incondizionato” e che il giudice ha l’obbligo di disapplicare la norma interna che si pone in conflitto con tale divieto e di garantire un trattamento paritario ai lavoratori con contratto a tempo determinato.
Miur,Memorandum con sei paesi Ue per l’istruzione tecnico-professionale
Dal 2013 progetti per collegare filiere formative e produttive e favorire la mobilità di 2mila studenti
L’Europa per l’occupazione giovanile e il potenziamento del ruolo dell’istruzione tecnico-professionale. A Berlino si è conclusa oggi la due giorni dedicata a questi temi, con la firma di un Memorandum da parte di 6 Paesi dell’Ue, tra cui l’Italia e la Germania e la proposta, a partire dal prossimo anno, di 5 progetti tra Italia e Germania.
L’accordo è stato sottoscritto dai Ministri dell’Educazione di Germania, Spagna, Portogallo, Lettonia, Grecia, Slovacchia, e per l’Italia, dal Sottosegretario Elena Ugolini, con delega alla Formazione tecnico e professionale.
Il Memorandum si propone di accrescere l’attrattività e la qualità dell’istruzione e formazione professionale, coinvolgere le parti sociali e le realtà produttive in materia di istruzione e formazione professionale, incrementare la mobilità in materia di istruzione e formazione professionale, come contributo allo sviluppo di un mercato europeo del lavoro e dell’istruzione, realizzare almeno 30 progetti-faro, con l’obiettivo di creare reti di formazione regionali tra le imprese e le camere di commercio nei Paesi partner nel corso dei prossimi due anni.
Dal 2013 verrà istituita una task force operativa per la realizzazione di 5 progetti che coinvolgeranno istituti tecnici, istituti professionali, centri di formazione professionale, fondazioni ITS ed aziende in alcune aree cruciali per lo sviluppo del nostro Paese: meccatronica, efficienza energetica, trasporti e logistica.
Saranno coinvolti circa 2mila giovani che avranno la possibilità di intraprendere percorsi fortemente integrati con l’ impresa e svolgere stage e tirocini in aziende italiane e tedesche.
«Questo Governo – ha dichiarato il sottosegretario Elena Ugolini – ha messo al centro della propria agenda il potenziamento dell’istruzione tecnico-professionale. Il ministero dell’ Istruzione, il ministero del Lavoro, il ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni, le parti sociali e datoriali, hanno dialogato per annodare filiere formative e filiere produttive attraverso la costruzione di poli tecnico professionali ed il potenziamento del livello terziario di istruzione tecnica non accademica (ITS). Questa ipotesi di lavoro è stata bene accolta dai nostri partner europei e può trovare una concreta realizzazione in questi 5 progetti pilota che partiranno a breve. Lo scopo è migliorare le competenze tecniche e linguistiche dei nostri giovani e favorire la mobilità».
Il Memorandum fa seguito agli accordi già stabiliti a Napoli, lo scorso novembre, alla presenza dei Ministri italiani Francesco Profumo e Elsa Fornero, del Ministro federale del lavoro e degli Affari Sociali tedesco, Ursula von der Leyen e del Direttore Generale per la cooperazione internazionale ed europea nell’Istruzione e nella Ricerca del Ministero Federale dell’Educazione e della Ricerca tedesco, Volker Riecke.
Scuola, il primo problema non è l’orario ma la mortificazione della qualità e del merito
Più che la durata dell’orario il problema della scuola di oggi è quello della professionalità dell’insegnante e dell’efficacia di un sistema mortificato dalla bassa qualità e dall’assenza di meritocrazia – La lezione della ricerca della Pearson – L’Italia oscilla tra il 24° e il 27° posto in classifica.
Per quante ore lavorano i professori? L’interrogativo è rimbalzato dalle proteste di piazza alla rete, dai giornali all’opinione pubblica, Il puntiglioso conteggio di due insegnanti di scuola media milanesi è arrivato addirittura alla cifra record di 1756 ore annue, pari a circa 40 ore settimanali. In un liceo di Arona è stata inscenata una nuova forma di protesta, una specie di sciopero alla rovescia, che ha condotto in classe professori e alunni anche di pomeriggio per discutere e approfondire gli argomenti trattati di mattina senza fare compiti a casa. La slow school di Arona è un atto dimostrativo, limitato a un giorno alla settimana fino a Natale, ma ripropone modelli virtuosi come quello suggerito dall’amministrazione Obama nel progetto pilota di riforma dell’anno scolastico che sarà adottato da alcune scuole di cinque Stati americani e che prevede 300 ore di lezioni in più all’anno. E perché non ricordare che già nel 2006 un’indagine della Provincia di Bolzano metteva in evidenza che il lavoro effettivo di un docente oscilla tra le 36 e le 38 ore settimanali?
Il problema vero però è un altro: non quello dell’orario ma quello della professionalità dell’insegnante e dell’efficacia del sistema scolastico. Entrambe le questioni sono ritornate prepotentemente di attualità dopo la presentazione della ricerca The Learning Curve, condotta dalla Pearson, la più grande casa editrice britannica, e dalla “Intelligence Unit” dell’Economist. Una ricerca ampia sullo stato dell’istruzione e dei suoi addetti nel mondo, che ha messo in correlazione numerose variabili, offrendo uno strumento di analisi prezioso per gli specialisti del settore, difficilmente riducibile alla vulgata che ne è stata data dai media.
Il nodo centrale resta comunque la collocazione dei valori relativi ai risultati degli studenti italiani e al prestigio della professione docente, poste rispettivamente al 27° e al 24 posto. Certo, la lettura iniziale di alcuni dati della ricerca ha portato anche alla improvvisata stesura di libri dei sogni sulla scuola italiana, equamente distribuiti tra chi dichiara – come il Sole24ore – che ci vorrebbero più investimenti e chi si auspica futuribili – e forse superflue – riforme.
La realtà è più semplice e più sconfortante e si può riassumere così: un contratto fermo nella sua sostanza a 40 anni fa insieme alle norme sull’autogoverno delle scuole, una visione tayloristica della professione, irrigidita nella difesa oltranzistica delle 18 ore di lezione della scuola superiore, una viscerale opposizione a qualsiasi forma di valutazione e di meritocrazia tra i docenti ma, a ben vedere, anche nei confronti degli studenti, data l’autoreferenzialità delle scuole e l’assenza di una valutazione “terza”, un vischioso intreccio di burocrazia e vuoto tecnicismo. Questi sono i veri ostacoli allo sviluppo di un sistema di istruzione e formazione che possa rendere la nostra scuola moderna e competitiva.