Source: https://www.laleggepertutti.it/102949_la-revoca-dello-stato-di-adottabilita
Timestamp: 2018-06-24 04:57:42+00:00
Document Index: 155579975

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 111']

Professionisti La revoca dello stato di adottabilità
Professionisti Pubblicato il 31 ottobre 2015
> Professionisti Pubblicato il 31 ottobre 2015
Adozione e affidamento dei minori: il procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità e la revoca della sentenza.
– per adozione;
– per il raggiungimento della maggiore età da parte dell’adottando;
– per revoca emessa – nell’interesse del minore – quando venga meno la privazione dell’assistenza morale e materiale, successivamente all’emanazione della sentenza che dichiara lo stato di adottabilità.
La revoca è pronunciata dal Tribunale per i minorenni di ufficio o su istanza del pubblico ministero, dei genitori, del tutore: tale pronuncia avviene in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero.
Nessuna particolare considerazione meritano le ipotesi di cui alle lettere a) e b), previste dall’art. 20 della L. adoz. in esame: basterà rilevare che il raggiungimento della maggiore età fa venir meno lo stato di adottabilità anche in pendenza dell’affidamento preadottivo.
La revoca è disciplinata dall’art. 21 della legge citata (come sostituito dall’art. 18 della legge 149/2001: per la verità le modifiche apportate riguardano soltanto il riferimento alla sentenza (e non al decreto) dichiarativa dell’adottabilità e l’inserimento del tutore tra i soggetti che possono avanzare istanza.
L’istituto in esame trova applicazione sempre che corrisponda all’interesse del minore; tale corrispondenza deve essere valutata mettendo a confronto — attraverso l’analisi degli elementi del caso concreto e tenendo presente l’esigenza di un equilibrato sviluppo della personalità dell’infradiciottenne — le due situazioni esistenziali che si prospettano al minore: quella di continuare il percorso (peraltro, giunto ad una fase abbastanza avanzata e stabilizzata) che lo porterà all’adozione e quella di un ritorno nella famiglia di origine.
La revoca, comunque, è legata al venir meno dello stato di abbandono per fatti intervenuti, successivamente rispetto alla dichiarazione di adottabilità; si tratta di circostanze che avrebbero impedito la dichiarazione di adottabilità, ove fossero stati presenti nel corso di quel procedimento.
La revoca costituisce, per le ragioni esposte, un rimedio eccezionale e non ha la natura di impugnazione tardiva (in tal caso, tra l’altro, sarebbe consentita una diversa valutazione delle circostanze già esistenti nel momento della dichiarazione di adottabilità).
La dottrina poi si era chiesta se essa potesse essere richiesta a seguito di riconoscimento tardivo del figlio nato fuori dei matrimonio: a parere di chi scrive è da condividersi quella parte della dottrina secondo la quale «il riconoscimento del figlio nato fuori dei matrimonio può legittimare il presunto genitore a chiedere la revoca che, se accordata, conferisce all’atto di riconoscimento la piena efficacia: non basta, naturalmente, il riconoscimento, ma occorrono comportamenti tali da rendere plausibile che — a seguito dello stesso riconoscimento — il minore possa avere quell’assistenza di cui ha bisogno; il riconoscimento, infine, è certamente un presupposto per la revoca quando serve a formalizzare un’assistenza morale e materiale già fornita dal genitore o dai parenti dello stesso, ma giuridicamente irrilevante, prima del riconoscimento .
La revoca non è consentita in caso di affidamento preadottivo in atto: ciò si spiega, in una normativa ispirata al favor minoris con la volontà del legislatore di evitare, il più possibile, interferenze tra genitori biologici e coppia adottiva perché è decisiva la tutela della serenità del minore il quale, a quel punto della procedura, è ormai inserito in quella che dovrà diventare la sua famiglia.
L’affidamento preadottivo sopravvenuto è irrilevante: si è sostenuto anzi che, fino a quando non si sia esaminata la procedura di revoca, non si possa disporre l’affidamento preadottivo .
Per quanto riguarda la forma del provvedimento di revoca, la legge tace. Nel vecchio rito era certamente un decreto, ma nel nuovo (intendendo per «nuovo» quello introdotto con le modifiche di cui alla legge 149/2001), dovrà essere necessariamente una sentenza, dal momento che il provvedimento di adottabilità da revocare è stato dato ai sensi del «nuovo» art. 15 L. 184/1983 non più con decreto ma con sentenza .
La decisione sulla revoca è reclamabile in appello ed è ricorribile in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.