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Timestamp: 2020-05-27 06:22:57+00:00
Document Index: 59663506

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Sentenza Cassazione Civile n. 23584 del 23/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23584 del 23/09/2019
Cassazione civile sez. lav., 23/09/2019, (ud. 12/06/2019, dep. 23/09/2019), n.23584
sul ricorso 16209/2014 proposto da:
P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO
14, presso lo studio dell’avvocato ANDREA GRAZIANI, rappresentato e
difeso dall’avvocato PIETRO RAGOGNA;
ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, ESTER ADA VITA
avverso la sentenza n. 535/2013 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,
depositata il 03/03/2014 R.G.N. 81/2011;
udito l’Avvocato ANDREA GRAZIANI per delega verbale Avvocato PIETRO
RAGOGNA;
1. La Corte d’appello di Trieste, in riforma della sentenza del Tribunale di Pordenone, rigettava l’opposizione proposta da P.G., titolare di farmacia, avverso le cartelle esattoriali con le quali gli erano stati richiesti contributi a titolo di iscrizione alla gestione commercianti della madre, signora D.A., in qualità di familiare coadiutore.
2. La decisione della Corte era motivata sul rilievo che la signora D. negli anni di riferimento aveva partecipato attivamente al lavoro aziendale della farmacia, in modo stabile e continuativo, svolgendo attività di riordino e sistemazione dei medicinali nel magazzino, con carattere di abitualità e prevalenza sia rispetto ad altre attività – non risultando che ella avesse altre occupazioni diverse da quella presso la farmacia del figlio – sia rispetto ad altri fattori della produzione.
3. Per la cassazione della sentenza P.G. ha proposto ricorso, affidato a due motivi. L’Inps ha depositato procura speciale in calce alla copia notificata del ricorso.
4. La causa è stata discussa dai difensori delle parti alla pubblica udienza.
5. Il ricorrente deduce come primo motivo l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti e lamenta che la Corte territoriale si sia limitata a considerare la sola presenza formale della signora D. presso la farmacia, omettendo di valutare il concreto possibile apporto di tale presenza che, in considerazione dell’età, circa ottant’anni, non poteva che costituire aiuto residuale reso affectionis causa.
6. Come secondo motivo deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 206 e della L. n. 613 del 1966, art. 2 e sostiene che la madre ottuagenaria del farmacista solo in considerazione dell’età non può essere considerata risorsa con carattere di stabilità, prevalenza e funzionalità. Richiama a sostegno delle proprie prospettazioni la circolare del Ministero del lavoro del 10 giugno 2013.
7. Il ricorso, in relazione ad entrambi i motivi che risultano connessi, non è fondato.
8. La L. 22 luglio 1966, n. 613, recante l’estensione dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti agli esercenti attività commerciali ed ai loro familiari coadiutori, ha previsto all’art. 2 che “Agli effetti della presente legge, si considerano familiari coadiutori il coniuge, i figli legittimi o legittimati ed i nipoti in linea diretta gli ascendenti, i fratelli e le sorelle, che partecipano al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, semprechè per tale attività non siano soggetti all’assicurazione generale obbligatoria in qualità di lavoratori dipendenti o di apprendisti”.
9. L’obbligo assicurativo sorge dunque ex lege, a seguito delle modifiche introdotte dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203 che ha sostituito il comma 1 della L. n. 160 del 1975, art. 29), per i suddetti familiari dell’imprenditore commerciale, che svolgano nell’impresa la propria attività con carattere di abitualità ovvero con continuatività e stabilmente e non in via straordinaria o occasionale (ancorchè non sia necessaria la presenza quotidiana ed ininiterrotta sul luogo di lavoro) – e prevalenza – ovvero con preponderanza sotto il profilo temporale rispetto ad altre occupazioni (così Cass. n. 9873 del 2014 e n. 7336 del 22/03/2017).
10. Secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte, l’assicurazione per gli esercenti attività commerciali istituita con la L. n. 613 del 1966, è operativa anche nei confronti dei coadiutori familiari non farmacisti del titolare di una farmacia – in relazione alle attività di vario tipo demandabili a non farmacisti nella gestione della relativa impresa – nel concorso dei requisiti di legge relativi sia all’impresa e in particolare alle modalità di organizzazione e conduzione della stessa, sia alle modalità di partecipazione dei coadiutori all’attività dell’impresa (v. Cass. n. 16520 del 06/08/2015, Cass. n. 11466 del 12/05/2010).
11. La Corte territoriale ha fatto applicazione di tali principi, ed ha motivato sulla sussistenza dei requisiti di abitualità e prevalenza della partecipazione al lavoro aziendale della signora D., valorizzando la circostanza che questa, malgrado l’età, avesse partecipato “attivamente”, fornendo un “concreto apporto” alla conduzione della farmacia nella sistemazione dei medicinali nel magazzino, svolta per varie ore quasi tutti i giorni almeno sino al 2009 – e dunque valorizzando anche la produttività dell’attività svolta – neppure risultando che ella avesse altre occupazioni.
12. In tal senso, i due motivi di ricorso, infondati nella parte in cui denunciano la violazione di legge, si pongono in funzione contrappositiva dell’accertamento fattuale compiuto dal giudice di merito, accertamento che può essere censurato in questa sede solo nei ristretti limiti delineati dal testo vigente dell’art. 360 c.p.c., n. 5, nel senso chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte nelle sentenze del 07/04/2014, nn. 8053 e 8054. E’ tuttavia da escludere che il giudice di merito sia incorso in alcun vizio rilevante dell’apparato argomentativo, nè sono individuati fatti decisivi non valutati tali da metterlo in discussione, considerato che viene valorizzata l’età della familiare coadiutrice, che è stata tenuta in considerazione dalla Corte di merito, ma ritenuta non ostativa della sua fattiva collaborazione.
14. Le spese, liquidate come da dispositivo in relazione all’attività processuale svolta, seguono la soccombenza.
15. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in complessivi 1.500,00 per compensi professionali, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, rimborso delle spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.