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Timestamp: 2018-04-27 04:39:34+00:00
Document Index: 104459323

Matched Legal Cases: ['art.84', 'art. 85', 'art. 86', 'art. 87', 'art. 11', 'art. 115', 'art. 11', 'art. 134', 'art. 116', 'art. 13', 'art. 107', 'art. 53', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 110', 'art. 111', 'art. 17', 'art. 84', 'art. 86', 'art. 18', 'art. 18']

Normative utili a chi intende contrarre matrimonio all'estero
sei maggiorenne (art.84);
non sei interdetto per infermità di mente (art. 85 c.c.);
sei libero di stato: o divorziato oppure non vincolato da un precedente matrimonio (art. 86 c.c.);
non sei vincolato da legami di parentela o di adozione con il futuro coniuge (art. 87 c.c.).
Pubblicazione di matrimonio e trascrizione
Gli ufficiali di stato civile hanno sempre ricevuto gli atti di matrimonio celebrati all'estero da cittadini italiani colà residenti e trasmessi in Italia per la trascrizione: spesso vengono inviati unitamente agli altri atti di stato civile relativi all’interessato ed ai componenti la propria famiglia. Caratteristica di tali atti era, fino a qualche tempo fa, il fatto che riguardassero quasi esclusivamente cittadini italiani che si trovavano all’estero non occasionalmente, in quanto residenti nello Stato dove avveniva l’evento.
Gradualmente, in particolare per il matrimonio, negli ultimi anni è cresciuto il numero di atti che vengono trasmessi per la trascrizione che sono riferiti a cittadini italiani residenti in Italia, dove vivono e svolgono il loro lavoro, che si recano all'estero per contrarre matrimonio: in genere, uno dei due sposi è cittadino straniero, ma capita anche che entrambi siano italiani e decidano di celebrare all’estero per i più svariati motivi. Al contrario, nel caso uno degli sposi sia straniero, la scelta di celebrare nello Stato di cui è cittadino, è dovuta principalmente al fatto che lo straniero non può uscire dal proprio Paese o non può comunque venire in Italia: di conseguenza, quella celebrazione diventa l’unico modo possibile per contrarre matrimonio.
In ogni caso, per l’ufficiale di stato civile vi sono degli aspetti problematici relativi sia alla pubblicazione, sia alla successiva trascrizione, sia ai controlli ed alle verifiche che lo stesso è tenuto ad effettuare.
Il cittadino italiano che contrae matrimonio all’estero è sempre soggetto all’obbligo della pubblicazione, sia che la celebrazione avvenga dinanzi alla nostra autorità consolare, sia che avvenga dinanzi all’autorità locale.
Occorre ricordare, in proposito, le finalità della pubblicazione: evitare, attraverso l’attività di accertamento e di verifica da parte dell’ufficiale di stato civile, che possano essere celebrati matrimoni in presenza di impedimenti che potrebbero condurre a successive azioni di nullità o annullamento e, nel contempo, porre in condizione chiunque vi abbia interesse a presentare opposizione al matrimonio prima della celebrazione. La funzione della pubblicazione non può venir meno o essere limitata dalle modalità di celebrazione: sarebbe come dire che, poiché gli sposi hanno scelto di celebrare all’estero dinanzi all’autorità locale, solo per tale motivo, il nostro ordinamento non si preoccupa di verificare preventivamente la sussistenza delle condizioni previste e la mancanza di impedimenti, consentendo al cittadino italiano di porre in essere all’estero un matrimonio viziato fin dall’inizio.
E’ opportuno sottolineare come l’intera disciplina del matrimonio è costruita sulla preventiva pubblicazione che viene richiamata continuamente, tanto da essere prevista perfino per i cittadini stranieri che vogliono sposarsi in Italia, purché qui residenti: il principio che la celebrazione del matrimonio è preceduta dalla pubblicazione è talmente rilevante che ricorre in ogni caso anche nelle ipotesi più eccezionali (Si pensi al matrimonio segreto o di coscienza che, prima della trascrizione che avviene anche dopo diversi anni, richiede accertamenti e pubblicazione dell’avviso di celebrato matrimonio), tanto che sarebbe incomprensibile un indirizzo contrario, anche se solamente limitato agli italiani che sposano all’estero dinanzi all’autorità locale.
Nel caso di matrimonio celebrato in Consolato, la pubblicazione è espressamente prevista dall’art. 11 del DPR 5/1/1967 n. 200:
presso l’ufficio in cui deve avvenire la celebrazione,
presso l’ufficio della circoscrizione consolare di residenza all’estero,
presso il Comune in Italia, qualora uno degli sposi vi abbia la residenza attuale (Art. 53 secondo comma del DPR 396/2000).
In altre parole, stabilito comunque l’obbligo della pubblicazione, viene confermato che la stessa dovrà avvenire in primo luogo con riferimento al Consolato dove avverrà la celebrazione, in secondo luogo con riferimento alla residenza degli sposi: presso il Consolato per il cittadino italiano residente all’estero (con esclusione di qualsiasi competenza da parte del Comune di iscrizione AIRE) e presso il Comune per il cittadino residente in Italia.
Occorre ancora ricordare che la celebrazione potrebbe avvenire all’estero anche se nessuno degli sposi risulti esservi residente: in questo caso, la nostra autorità consolare, dopo aver ricevuto la pubblicazione, provvederà a richiederla agli uffici consolari competenti (dove eventualmente risultino iscritti gli sposi) e all’ufficiale di stato civile del Comune di residenza in Italia.
Le motivazioni suesposte, valgono anche nel caso di matrimonio da celebrare dinanzi all’autorità locale: anche in tal caso sono necessarie le pubblicazioni del cittadino italiano, non potendosi ritenere che l’abrogazione del secondo comma dell’art. 115 c.c. abbia soppresso l’istituto della pubblicazione nella fattispecie in esame.
Infatti, la pubblicazione deve essere effettuata, anche in questo caso, presso l’ufficio consolare della circoscrizione in cui deve avvenire il matrimonio, ai sensi del citato art. 11 del DPR 200/1967, o anche in Italia presso il Comune di residenza del nubendo. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che la pubblicazione diventa sicuramente obbligatoria nel caso il Paese estero richieda un’attestazione relativa alla mancanza di impedimenti da parte del cittadino italiano o richieda il rilascio del certificato di capacità matrimoniale di cui alla Convenzione di Monaco del 5 settembre 1980: tali documenti possono essere rilasciati solamente dopo che sia stato dato corso alle pubblicazioni e non siano risultare opposizioni. Tale situazione porterebbe – coloro che ritengono soppressa le pubblicazione per matrimonio da celebrare dinanzi all’autorità locare – a riconoscere come obbligatoria la pubblicazione nei casi suddetti ed a ritenerla, al contrario, non dovuta nel caso in cui l’autorità estera non richieda nullaosta o certificati di capacità matrimoniale al cittadino italiano: tale indicazione, che andrebbe a configurare una disciplina differenziata dell’istituto della pubblicazione a seconda delle richieste dello Stato estero di celebrazione, è palesante in contrasto con il principio che è il nostro ordinamento (e non quello straniero) che si preoccupa di valutare preventivamente (almeno per il cittadino italiano) la sussistenza del requisiti necessari per il matrimonio e la mancanza di impedimenti e tale adempimento è dovuto in ogni caso e, ovviamente, non può essere lasciato alle richieste – eventuali – delle autorità straniere. La pubblicazione è, ancora, talmente rilevante per l’Italia che punisce con ammenda l’omissione (art. 134 c.c.): Si tratta sicuramente di una delle disposizioni maggiormente disapplicate, ma è il principio affermato che è, comunque, rilevante ed è quello dell’obbligatorietà della pubblicazione.
Nel caso, dunque, di celebrazione dinanzi all’autorità locale, la pubblicazione potrà essere effettuata presso il nostro ufficio consolare nella circoscrizione dove avverrà il matrimonio e dovrà essere richiesta presso l’ufficio consolare dove eventualmente il nubendo italiano risulti iscritto e in Italia in caso di residenza attuale in un Comune. Ma potrà anche essere effettuata direttamente in Italia nel Comune di residenza:: in tale ipotesi, il nubendo straniero non dovrà produrre il nullaosta ex art. 116 c.c. perché tale documento risulta necessario solamente nel caso di matrimonio dello straniero da celebrare in Italia.
Occorre, infine, ricordare che la mancanza della pubblicazione non inficia la validità dell’atto di matrimonio, in quanto aspetto attinente alla fase preparatoria del procedimento delle celebrazione e non al momento della fase di formazione del vincolo coniugale: in altri termini, il matrimonio contratto all’estero, pur non essendo stato preceduto dalla prescritte (per il cittadino italiano) pubblicazioni, non può - per tale sola mancanza - essere ritenuto non valido o inefficace dal nostro ordinamento.
Celebrazione del matrimoni all'estero
La celebrazione del matrimonio può avvenire dinanzi all’autorità consolare italiana o dinanzi all’autorità locale.
Nel primo caso, a norma dell’art. 13 del DPR 200/1967, la celebrazione avviene secondo la procedura prevista dall’art. 107 c.c., quindi secondo le stesse disposizioni che disciplinano il matrimonio in Italia.
E’ opportuno evidenziare come il terzo comma dell’art. 53 del DPR 396/2000 abbia previsto la possibilità da parte del capo dell’ufficio diplomatico o consolare di delegare, ai sensi dell’art. 109 c.c., alla celebrazione del matrimonio, l’ufficiale di stato civile del Comune in Italia, dove gli sposi intendano contrarre: in pratica, nella fattispecie in esame, il Consolato viene parificato totalmente ad un ufficio di stato civile di un qualsiasi Comune e, come tale, può delegare altro Comune alla celebrazione del matrimonio. Pur mancando una specifica indicazione della possibilità inversa – da Comune a Consolato – tuttavia è da ritenersi che l’ufficiale di stato civile che ha proceduto alla celebrazione per residenza di almeno uno dei nubendi, su specifica istanza degli stessi, possa delegare alla celebrazione il capo dell’ufficio del Consolato richiesto di celebrare: certamente non si tratta di ipotesi molto ricorrente, ma dopo un primo istante di perplessità non si rilevano ostacoli normativi alla delega, ex art. 109 c.c., a favore di un ufficio consolare.
E’ il caso di ricordare che i funzionari consolari possono celebrare matrimonio anche fuori dalla sede consolare, ai sensi dell’art. 110 c.c., quando cioè uno degli sposi sia impossibilitato a recarsi presso la sede consolare per malattia o impedimento, e possano celebrare matrimoni per procura, ai sensi dell’art. 111 c.c., a conferma di come la titolarità della funzione di celebrare matrimonio sia corrispondente a quella dell’ufficiale di stato civile italiano.
La celebrazione del matrimonio può avvenire anche dinanzi all’autorità locale, secondo le leggi del luogo: non vengono richieste, dal nostro ordinamento, particolari formalità relative alla forma di celebrazione, essendo sufficiente che il matrimonio sia considerato valido dalla legge del luogo di celebrazione , ed essendo anche prevista la trasmissione di atti relativi a matrimoni religiosi, quando vengano riconosciuti gli effetti civili dalla legge locale
E’ cura degli interessati trasmettere una copia dell’atto di matrimonio alla nostra autorità diplomatica o consolare ed è quest’ultima che effettua la verifica della validità del matrimonio secondo la legge dello Stato di celebrazione, e provvede alla traduzione e legalizzazione dell’atto, prima della trasmissione in Italia: su tali aspetti non ha dubbi l’ufficiale di stato civile, individuato secondo i criteri di cui all’art. 17 del DPR 396/2000, quando riceve il matrimonio dal nostro Consolato. Può, invece, avere necessità di ulteriori verifiche quando siano gli stessi interessati a presentare direttamente l’atto per la trascrizione, in particolare, nel caso in cui manchi la legalizzazione (perché non prevista, in forza di specifiche Convenzioni) e non risulti che l’atto sia stato, in alcun modo, sottoposto all’attenzione della nostra autorità consolare: nel dubbio sulla validità del matrimonio secondo la legge dello Stato di celebrazione, potrebbe essere necessario chiedere conferma della sussistenza di tale requisito al Consolato stesso.
Ricevuto l’atto per la trascrizione, l’ufficiale di stato civile prima di procedere dovrà effettuare ulteriori verifiche.
Sicuramente, dovrà accertare che nel matrimonio celebrato all’estero dal cittadino italiano risultino rispettate le condizioni ed i requisiti richiesti dal nostro ordinamento e non sussistano impedimenti, secondo gli art. 84 e seguenti del codice civile: in proposito, occorre sottolineare come tale accertamento sia comunque di competenza dell'ufficiale di stato civile, prima della trascrizione dell'atto di matrimonio, anche se quest'ultimo risulti trasmesso dalla nostra autorità diplomatica o consolare. Infatti, specialmente nel caso di matrimonio celebrato all'estero senza le pubblicazioni, la nostra autorità diplomatica o consolare potrebbe non essere in grado di verificare eventuali impedimenti esistenti per il cittadino italiano quale, ad esempio, un precedente matrimonio ancora valido agli effetti civili: in ogni caso, si ritiene che tale accertamento competa all'ufficiale dello stato civile mentre quello relativo alla validità del matrimonio secondo la legge del luogo di celebrazione sia esclusivamente della nostra autorità consolare.
In particolare, occorre soffermarsi sulla verifica di situazioni che siano in contrasto con norme inderogabili di ordine pubblico, quali, ad esempio, l’età di uno degli sposi inferiore ai 16 anni o, ancora, il fatto che gli sposi siano dello stesso sesso: in tali casi, l’ufficiale di stato civile dovrà rifiutare la trascrizione, rilasciando attestazione contenente le motivazione del rifiuto, dandone comunicazione al Procuratore della Repubblica per gli eventuali adempimenti di competenza.
Un’ipotesi ricorrente potrebbe essere quella del cittadino italiano che, al momento in cui viene richiesta la trascrizione del matrimonio celebrato all’estero, risulti ancora legato da un precedente matrimonio tuttora valido, in contrasto con l’art. 86 c.c. Su tale fattispecie, qualcuno potrebbe avere ritenuto che l’art. 18 del DPR 396/2000, disponendo la non trascrivibilità degli atti formati all’estero se contrari all’ordine pubblico, rappresenti un limite insuperabile per la trascrizione del secondo matrimonio. In realtà il limite di ordine pubblico sussisteva anche prima che fosse espressamente richiamato dell’entrata in vigore del DPR 396/2000 e, sulla fattispecie in esame, il Ministero di Grazia e Giustizia si era già pronunciato con nota del 20 ottobre 1982 indicando all’ufficiale di stato civile la necessità di trascrivere anche il secondo matrimonio e di dare comunicazione al Procuratore della Repubblica per gli accertamenti del caso e per l’eventuale reato di bigamia. Tale interpretazione sembra ancora attuale, nonostante l’art. 18, e da preferirsi al rifiuto di trascrivere, come confermato anche da una recente risposta ad un quesito data dal Ministero dell’Interno dove, giustamente, si richiama il principio del favor matrimoni al fine di consentire la trascrizione: sarà, eventualmente, l’autorità giudiziaria informata dall’ufficiale di stato civile, che si pronuncerà sulla validità del vincolo e su eventuali reati adottando i provvedimenti di competenza.
In conclusione, l’ufficiale di stato civile, dopo aver svolto gli accertamenti di competenza ed avuto esito positivo dagli stessi, provvederà alla trascrizione del matrimonio pervenuto dall’estero ed ai successivi adempimenti.