Source: https://www.quagliarella.com/titoli-di-debito-ai-sensi-art-2483-cod-civ-tassazione/
Timestamp: 2019-06-20 17:21:39+00:00
Document Index: 50967735

Matched Legal Cases: ['art 2483', 'art. 2483', 'art. 2486', 'art. 3', 'art. 2483', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 26']

﻿ Titoli di debito ai sensi art 2483 cod civ tassazione
2016-06-30T17:49:15+00:00
Torniamo ad un tema già trattato per approfondirne il regime fiscale, come ci è stato richiesto; ci riferiamo ai titoli di debito (sui quali nel sito si veda: Titoli di debito delle società a responsabilità limitata).
Con la risoluzione n. 54/E del 3 marzo 2009 si chiedeva di conoscere se ai titoli di debito emessi dalle società a responsabilità limitata si applichi la disciplina fiscale prevista per i titoli emessi dalle società per azioni o se gli stessi debbano essere tassati come altri redditi di capitale ai sensi del testo unico per le imposte sul reddito (TUIR), approvato con il D.Pr. 22 dicembre 1986, n. 917.
La risposta è positiva nel senso che si applichi si applichi la disciplina fiscale prevista per i titoli emessi dalle società per azioni nel rispetto di una serie di condizioni in seguito illustrate.
L’art. 2483 cod. civ., nel testo nuovo introdotto dalla riforma del diritto societario, di cui al D.LGS. 17 gennaio 2003, n. 6, ha consentito anche alle S.R.L. di emettere titoli di debito attraverso cui finanziare l’attività, possibilità prima consentita esclusivamente alle società per azioni e alle società in accomandita per azioni. L’ultimo comma dell’art. 2486, prima dell’intervento della riforma, stabiliva infatti che “alla società a responsabilità limitata non è consentita l’emissione di obbligazioni.”
Una delle finalità della riforma societaria è stata quella di favorire la nascita, la crescita e la competitività delle imprese e di ampliare, nei limiti del modello societario prescelto, le modalità di accesso alle fonti di finanziamento. Pertanto, l’art. 3, comma 2, lettera g), della legge delega 3 ottobre 2001, n. 366 aveva fissato tra i principi direttivi riferiti alle S.R.L. quello di “disciplinare condizioni e limiti per l’emissione e il collocamento di titoli di debito presso operatori qualificati, prevedendo il divieto di ricorso al pubblico risparmio, restando esclusa in ogni caso la sollecitazione all’investimento in quote capitale”.
In sostanza, nel consentire il superamento del divieto di emissione di titoli di debito previsto per le S.R.L., la legge delega richiede che sia in ogni caso contemperata l’esigenza di tutelare l’interesse dei risparmiatori.
Il secondo comma dell’art. 2483 cod. civ. ha stabilito che: “I titoli emessi (…) possono essere sottoscritti soltanto da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali. In caso di successiva circolazione dei titoli di debito, chi li trasferisce risponde della solvenza della società nei confronti degli acquirenti che non siano investitori professionali ovvero soci della società medesima”.
Quindi è escluso il ricorso diretto al pubblico risparmio: la sottoscrizione dei titoli è possibile esclusivamente da parte di investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali; poi le obbligazioni possono anche essere vendute a risparmiatori che non siano investitori professionali e in quest’ultimo caso è prevista una garanzia di legge a carico dei sottoscrittori. Inoltre, affinché la società possa emettere titoli di debito, è necessaria un’apposita clausola statutaria. L’atto costitutivo deve indicare in particolare se la competenza per l’emissione dei titoli sia attribuita ai soci ovvero agli amministratori, gli eventuali limiti e le modalità e le maggioranze necessarie per la decisione.
Ai fini fiscali l’art. 44, comma 1, lettera b), del TUIR, include tra i redditi di capitale “gli interessi e gli altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, degli altri titoli diversi dalle azioni e titoli similari, nonché dei certificati di massa” e ai fini dell’individuazione del regime fiscale applicabile ai titoli di debito, emessi dalle S.R.L., occorre verificare se possano rientrare nella definizione di “titoli similari alle obbligazioni”.
L’art. 44, al co. 2, lettera c), n. 2), stabilisce che si considerano tali: “i titoli di massa che contengono l’obbligazione incondizionata di pagare alla scadenza una somma non inferiore a quella in essi indicata, con o senza la corresponsione di proventi periodici, e che non attribuiscono ai possessori alcun diritto di partecipazione diretta o indiretta alla gestione dell’impresa emittente o dell’affare in relazione al quale siano emessi, né di controllo sulla gestione stessa”.
Sulla base della definizione per essere considerati similari alle obbligazioni, è necessario che i titoli abbiano le seguenti caratteristiche: 1. devono essere titoli di massa, ossia titoli emessi in notevoli quantità, con caratteri di omogeneità e in base ad un’unica operazione economica, oggettivamente idonei alla circolazione presso il pubblico; 2. devono contenere l’obbligazione incondizionata di pagare alla scadenza una somma non inferiore a quella in essi indicata, con o senza la corresponsione di proventi periodici, e non devono attribuire ai possessori alcun diritto di partecipazione diretta o indiretta alla gestione dell’impresa emittente o dell’affare in relazione al quale siano stati emessi, né di controllo sulla gestione stessa.
Ricorrendo tali caratteristiche, ai proventi dei titoli di debito si rende applicabile il regime di tassazione previsto dall’art. 26, comma 1, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 che disciplina le modalità di applicazione delle ritenute alla fonte sugli interessi e sugli altri proventi maturati su obbligazioni e titoli similari emessi dalle società per azioni.
Per quanto stiamo trattando la ritenuta prevista si applica con l’aliquota del 12,50 per cento a condizione che: il prestito abbia una scadenza non inferiore a 18 mesi e al momento dell’emissione il tasso di rendimento effettivo non sia superiore al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi.
Quando i titoli non rispettino entrambe le condizioni sub a) e b), la ritenuta è applicata con l’aliquota del 27 per cento.
La ritenuta è applicata dall’emittente intermediario a titolo d’acconto nei confronti delle società e degli imprenditori individuali se i titoli sono relativi all’impresa commerciale; mentre è a titolo di imposta nei confronti dei soggetti che non svolgono attività d’impresa commerciale e per i soggetti non residenti.
2016-06-30T17:49:15+00:00	By Donato B. Quagliarella|Categories: Tributario e fiscale, Tutti|