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Timestamp: 2017-04-28 11:57:37+00:00
Document Index: 71308772

Matched Legal Cases: ['art. 2644', 'art. 2034', 'art. 2035', 'art. 2940', 'art. 1191', 'art. 1030']

I diritti relativi o di credito e i diritti assoluti o reali :: Diritto & Diritti
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Concas Alessandra I diritti relativi o di credito e i diritti assoluti o reali
Allo stesso modo, l’assolutezza del diritto in relazione al rapporto con i terzi, di solito caratterizzante il diritto reale, è stata ritenuta inidonea a costituire un criterio distintivo delle due categorie. Si è osservato che, accanto a diritti assoluti non esercitabili erga omnes, sono rinvenibili diritti relativi che presentano tale caratteristica. Si può pensare, nel primo caso, alla proprietà immobiliare non trascritta, inopponibile a un acquirente successivo che abbia invece proceduto a tale formalità (ex art. 2644 c.c.), mentre nel secondo caso è sufficiente far riferimento al regime di opponibilità del contratto di locazione nei confronti del terzo acquirente a norma dell'articolo 1599 del codice civile, ed è stato precisato che l’assolutezza va necessariamente tenuta distinta dall’opponibilità. Questa connotazione, oltre a non essere sempre connessa alla prima, in nessun caso incide sulla struttura del diritto ma ne rappresenta una componente estrinseca.
Il diritto di credito si sostanzia in una situazione attiva in capo a un soggetto, creditore, il quale è legittimato a pretendere da un altro soggetto, debitore, una prestazione, al fine di soddisfare un proprio interesse. Costituisce la categoria paradigmatica dei diritti relativi, anche se la distinzione tra diritti assoluti e relativi, e nello specifico tra diritti reali e di credito, non sembri più così netta come in passato e da più parti siano stati compiuti tentativi mirati a superare tale rigida bipartizione a rinvenire criteri di classificazione alternativi rispetto a quelli suggeriti dalla dottrina tradizionale. Alla pretesa del creditore si contrappone l’obbligo, in capo al debitore, di porre in essere una determinata condotta. La cooperazione del soggetto passivo del rapporto giuridico ai fini della realizzazione dell’interesse del creditore assume carattere centrale, idoneo a distinguere il diritto di credito da figure nelle quali il perseguimento dell’interesse dipende da un obbligo altrui. Il diritto di credito si distingue da un diritto reale perché in questo il titolare realizza in via immediata l’interesse a godere o disporre del bene senza che si renda necessario l’apporto di altri soggetti. Su costoro grava un generico dovere di astensione da comportamenti rivolti a ostacolare l’esercizio del diritto da parte del titolare. Il diritto reale è anche caratterizzato da assolutezza, potendo essere fatto valere erga omnes, cioè davanti a chiunque, a differenza del diritto di credito, che può essere esercitato nei confronti del soggetto passivo del rapporto. In altra ipotesi, la possibilità in capo al titolare del diritto di realizzare un proprio interesse modificando la sfera giuridica di un altro soggetto non richiede alcuna collaborazione da parte di quest’ultimo, il quale, non esclusivamente non è tenuto a cooperare con il titolare della situazione giuridica attiva, ma non è neanche in grado di ostacolare l’esercizio del diritto da parte del soggetto legittimato. È il caso del diritto potestativo, normalmente ricompreso tra i diritti relativi in considerazione della struttura del rapporto intercorrente tra soggetti determinati, in relazione al quale non sono peraltro mancate opinioni critiche quanto ad una sua autonoma configurabilità. Nei diritti di credito la pretesa, in capo al soggetto attivo del
del rapporto, di ottenere l’adempimento della prestazione è giuridicamente tutelata dall’ordinamento, distinguendosi sia dai doveri morali e sociali (ex art. 2034 c.c.), sia dalle prestazioni contrarie al buon costume (ex art. 2035 c.c.), per i quali non è accordata azione ma è concessa unicamente l’irripetibilità della prestazione effettuata. Un discorso a parte va compiuto in relazione all’adempimento del debito prescritto (ex art. 2940 c.c.), risultando discusso che la prescrizione estingua il diritto, degradandolo a obbligazione naturale, o unicamente l’azione per farlo valere. In questo caso, il debito prescritto difetterebbe di tutela giuridica ma costituirebbe lo stesso obbligazione civile, con le conseguenze che ne derivano in termini di irrilevanza della capacità (ex art. 1191 c.c. ). Se, nell’ambito dei diritti patrimoniali, i diritti di credito vengono di solito contrapposti ai diritti reali, i criteri di classificazione delle due categorie hanno condotto a soluzioni non univoche. Questo sia in considerazione di figure che presentano tratti non integralmente riconducibili all’uno o all’altro insieme, sia tenuto conto di posizioni giuridiche di solito a un genere e caratterizzate in modo analogo a istituti diversamente classificabili. Si può pensare, nel primo caso, alle obbligazioni propter rem o agli oneri reali, tradizionalmente ricompresi in una zona grigia tra le due categorie. Nelle obbligazioni propter rem il debitore e il creditore sono individuati in virtù del collegamento con un determinato bene, come avviene ad esempio nel caso delle prestazioni accessorie a carico del titolare del fondo servente e a vantaggio del titolare del fondo dominante (ex art. 1030 c.c.). Negli oneri reali il titolare di un diritto su un bene è tenuto a prestazioni, di norma periodiche, verso un altro soggetto. In relazione alle ipotesi del secondo caso, l’attenzione è stata rivolta sugli aspetti che avvicinano, ad esempio, una servitù negativa
Sergio Ranzato
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