Source: https://ar.scribd.com/book/370312632/Psicologia-criminale
Timestamp: 2019-07-21 02:09:12+00:00
Document Index: 116565640

Matched Legal Cases: ['sentenza ', '§ 1', '§871', 'in fine', '§ 510', '§ 493']

Psicologia criminale by Michele Longo - Read Online
Il lettore che, per avventura, abbia conoscenza delle precedenti mie pubblicazioni, vedrà subito, scorrendo questo libro, che in esso io ho voluto sistematizzare le sparse nozioni di Psicologia criminale, dando loro una forma organica. Convinto, dopo lunga ed assidua meditazione, che qualunque branca dello scibile debba riconnettersi alla cognizione unitaria scientifica, la cui più esatta ed elevata sintesi è racchiusa nel Monismo, ho creduto non ingannarmi col risolvere il problema soggettivo del delitto mediante teorie le quali ritraggono del processo dinamico di tutti i fenomeni della natura, dagli inorganici agli organici e da questi agli umani. È così che il còmpito del giudice si spoglia di tutto ciò che fittizio son venuto creando vecchi errori metafisici, tradizionali preoccupazioni sociali; ed è così, benanche, che il diritto di punire rientra nel progresso evolutivo a cui tutte le discipline tendono ad avvicinarsi, in teoria ed in pratica. Se non che, questo libro non contiene che la parte generale o fondamentale della psicologia criminale. Perchè le nozioni in esso svolte abbiano più evidente dimostrazione, è necessario che a questo seguano altri due lavori; un trattato diPsicologia criminale etnologica, col fine di studiare l’azione delle forze ambienti sulla genesi e lo sviluppo del delitto; ed un trattato di Psicologia criminale speciale, che esamini per ciascuna categoria di fatti l’evento soggettivo criminoso.
Publisher: YoucanprintReleased: Jan 29, 2018ISBN: 9788827809389Format: book
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Psicologia criminale - Michele Longo
Il lettore che, per avventura, abbia conoscenza delleprecedenti mie pubblicazioni, vedrà subito, scorrendo questolibro, che in esso io ho voluto sistematizzare le sparsenozioni di Psicologiacriminale, dando loro una formaorganica.
Convinto, dopo lunga ed assidua meditazione, che qualunquebranca dello scibile debba riconnettersi alla cognizione unitariascientifica, la cui più esatta ed elevata sintesi èracchiusa nel Monismo, hocreduto non ingannarmi col risolvere il problemasoggettivo del delitto medianteteorie le quali ritraggono del processo dinamicodi tutti i fenomeni della natura, dagli inorganici agliorganici e da questi agliumani. È così che il còmpito del giudice sispoglia di tutto ciò che fittizio son venutocreando vecchi errori metafisici, tradizionalipreoccupazioni sociali; ed è così, benanche, che ildiritto di punire rientra nel progresso evolutivo a cui tutte lediscipline tendono ad avvicinarsi, inteoria ed in pratica. Se non che, questo libro noncontiene che la parte generale o fondamentaledella psicologia criminale. Perchè lenozioni in esso svolte abbiano più evidente dimostrazione,è necessario che a questo seguano altri due lavori; untrattato diPsicologia criminale etnologica, col fine distudiare l’azione delle forze ambienti sulla genesi e losviluppo del delitto; ed un trattato di Psicologia criminalespeciale, che esamini per ciascuna categoria di fattil’evento soggettivo criminoso.
Speroche l’accoglienza, che io mi auguro per questi mieistudî, mi sia conforto, in avvenire, a novelli sforzi epiù meritevoli.Lucera, 9 dicembre 1905.
M. Longo.
[vii][1]
1. Contenuto scientifico della psicologia criminale. ― 2.Processodidistinzionediqualunque fenomeno; formazione naturale del pensiero. ― 3.Come sorge l’evento psichico del dato giuridico punitivo.― 4. Genesi dellasanzionesociale; concettodeldolonelle fasi evolutive della coscienza giuridica deipopoli. ― 5. Cenno storicodello studio psico-fisiologico deldelinquente. ― 6. Gli odierni scrittori delle differentidiscipline intorno al delinquente. ― 7. Stadio integrativodella psicologia criminale. ― 8. La teoriadinamicacriminalefondamento degli studi psicologici del delinquente;precedenti scientifici in Romagnosi ed in Carmignani.
1.― La psicologia criminale è unabranca distinta della psicologia comune e della scienza del dirittodi punire. La psicologia comune insegna le leggi del pensiero o leleggi della formazione naturale della coscienza; la scienzapunitiva si occupa della genesi giuridica del reato e delle normelegislative per prevenirlo e reprimerlo. Dall’accordo ultimodei principî, che regolano la produzione e la evoluzione deifenomeni psichici, con quelli inerenti al fenomeno del delitto,nasce la psicologia criminale ilcui contenuto scientifico ènelcomplesso delle leggi che presiedono alla formazionepsichica del fenomeno del delitto considerato dal duplice aspettodi processo evolutivo e di processo dissolutivo. Latrattazione della materia assunta darà la spiegazione diquanto per ora enunciamo. ― Ma come la psicologia criminaleè nata e quali sono i suoi limiti di svolgimento?
2.― Qualunque fenomeno progressivo,quello del pensiero compreso, non èchedistinzioneoperata su precedenti fenomeni menodistinti. Dalla formazione naturale del sistema solare allepiù alte manifestazioni della umana intelligenzail[2]principio è costante e si concretanell’accrescimento di precisione e coerenza con maggioreintegrazione dell’effetto prodotto. La scienza puòconcepirsi comeconoscenza definita in opposizione alle conoscenzeindefinite del volgo, e però il suo carattere essenziale diprogresso sta nell’accrescimento di precisione; di guisa che― secondo Spencer ― se la scienza è stata,com’è indubitabile, uno sviluppo gradualedellecognizioni indefinite del volgo, compiutosi attraverso i secoli,è necessario che la conquista graduale della grande precisioneche oggi la distingue sia stato il tratto principale della suaevoluzione.
Il vero, che è l’obbietto della mente,dapprima lopercepiamo confuso con la esistenza delle cose; poscia grado agrado lo apprendiamo determinato nei rapporti di spazio e di tempo,per indi sottoporlo al potere riflessivo e precisarlo,distinguendolo, nelle molteplici attinenze dell’attivitàdel pensiero scientifico. Nè suppongasi che la distinzioneinterrompa la continuità dei processi formativi, chè aciò si oppone la legge di persistenza di qualunque specie dienergia; nè che l’unità del fenomeno impedisca chequesto si decomponga negli elementi primigenî. Quindi, al diredi Ardigò, «il pensiero è, effettivamente, emolteplice e uno; poichè anch’esso, il pensiero, ènatura, ossia una formazione naturale, come tutte le altre cose.È molteplice come l’aggregazione degli atomidell’organismo, del quale è la funzione. È uno,come la legge per la quale gli atomi stessi non possono sottrarsiall’azione dell’uno sull’altro. Il pensieroè una formazione, ossia un effetto determinato, per la leggedella distinzione, in un punto dell’universo, per la forzarisiedente nel tutto, come ogni altra cosa. La contraddizione fra idue termini, della unità e della molteplicità, non èche la conseguenza d’una idea falsa e ormai discacciatadefinitivamente dalla scienza positiva; l’idea, cioè,della sostanza metafisica, sottoposta ai fenomeni del pensiero edella materia»[1].
3.― L’evento psichico del datogiuridico punitivo sorge per la distinzione ed organizzazione delleidealità sociali antiegoistiche di fronte alle tendenzeegoistiche individuali.[3]Ammesse lerelazioni tra’ simili, ilprimo insorgere d’una ragione naturale di diritto ènell’affermazione diprepotenzadel forte verso ildebole; ovvero nell’esplicazione del talento egoistico inopposizione colla ragione antiegoistica o della idealitàsociale o della giustizia. Gli effetti della civiltà, el’abito mentale di adattamento ai medesimi, partorisconol’idea d’unpoterecostituito il quale elimini oimpedisca gli atti di prepotenza individuale, dapprima con lasanzione spontanea della pubblica opinione, con gli usi, con icostumi, col sentimento religioso; poscia con sanzioni preventive erepressive legali.
Procedendo la vita sociale parallela alla creazione della ideadi giustizia, ed essendo questa la condizione integrale perchèl’aggregato collettivo conservi il suo organismo, siconclude, con l’Ardigò, che la giustizia sia laforzaspecificadella Società; ne è la forza specifica comesi direbbe che l’affinitàè la forzaspecifica delle sostanze chimiche, lavitadelle organiche,lapsichedegli animali.
4.― Assommandosi le esigenze delleidealità sociali in contrasto con l’uso della forzaindividuale, l’elemento psichico del delitto si vennevieppiù distinguendo; poichè, col tramutarsi l’ideadi giustizia in forza di repressione, si separò il datoobbiettivo, di pericolo e di danno, dell’atto antigiuridico,dal dato soggettivo, di stato di coscienza contrario al modo comunedi sentire, di pensare e di volere, e si concluse con lanecessità di unasanzione sociale, mercèl’applicazione della pena. Di qui ilconcettodeldolo, il cui significato, nelle fasi evolutive dellacoscienza giuridica dei popoli, è vario ed indeterminato. IlMittermayer Opere, vol. II, pag.45. , il Nicolini Dell’idea e dei caratteri del dolomalo, § 1. ne assegnano il fondamento or diinganno e di finzione, or di ogni arte e stratagemma ondenascondere altrui la propria intenzione nei fatti che serbanol’apparenza di essere ad essi contrarî. Il Buccellato,dopo di aver detto che ildolusin originesignificaesca(δέλ-εαρ)e per traslato ogni mezzo diadescamentoper trarre glialtri in inganno, conclude che ildolussi contrapposeavis, l’aperta[4]violenza; dualismo che si riscontraanche nell’antico diritto germanico Della proc. pen., parte II,§871. .
Finalmente il dolo, o elemento soggettivo del reato, si èmano mano integrato con la intenzione e volontà di infrangerel’ordine morale e giuridico, con la coscienza dicontravvenire al dovere di rispetto verso i simili, con lavolontarietà del fattodannoso, e con altri fattori psichici aiquali si è ricorso per suffragare teorie indirizzate a megliofissare il fondamento dell’imputabilitàdell’individuo.
Per l’influsso delle idee metafisiche ed aprioristicheintorno ai fenomeni della psiche e per laerrata interpretazione deifatti socialisi giunse a concepire il delitto unentegiuridico, ed il delinquente quale un essere fuori lainfluenza dell’ambiente o delle leggi naturali dinamiche allequali tutti i fenomeni sono sottoposti.
5.― Parallelo al processostorico-giuridico differenziale dell’elemento soggettivo deldelitto, si maturava lo studio del medesimo obbietto, ma in campodiverso, con l’uso del metodo sperimentale ed induttivo,senza punto allontanarsi dall’osservazione della realtàeffettuale delle cose. Non già, quindi, astratte supposizionied ipotesi gratuite ed arbitrarie suffragate dalla solanecessità logica di sistema; ma indagini analitiche, raffrontianalogici, pazienti comparazioni, spassionate riflessioni furonoimezzi onde scienziati positivisti si indirizzarono alla soluzionedel fenomeno del delitto col prendere ad esaminare la persona deldelinquente, nelle sue qualità fisiche e morali e nelle causeambienti che avrebbero potuto influire a destare ed a rafforzare ledi lui tendenze malefiche.
La maggiore attenzione fu dagli antichi rivolta alle noteesteriori somatiche, teratologiche od atipiche, massimamente dellafisonomia, ed al complesso dei segni degenerativi fisici, chefacevano arguire qualità morali anormali.
Aristotele e Galeno sono tra’ primi; presso i Romani evviCicerone, per non parlare di minori. Ippocrate lasciò prezioseriflessioni circa l’azione del mondo esterno sulle nostreinclinazioni,[5]non che il rilievo da attribuirsi alle formeirregolari organiche. Erano osservazioni profonde che dal campodella scienza passavano nel campo dell’arte e sirispecchiavano in concezioni geniali di sommi poeti. Il Tersite diOmero, eppoi, dello stesso, il brigante Autolico, nonno materno diUlisse; Achille, Menelao predoni abituali e crudeli; e, neitragici, Edipo parricida, Ulisse com’è dipintonelFilottetedi Sofocle, l’Ercole furente diEuripide, l’Ajace di Sofocle, ed in fine Oreste, delinquentetipico impulsivo, sì maestrevolmente tratteggiato daEschilo(nelleCoeforee nelleEumenidi), da Sofocle(nell’Elettra), da Euripide(nell’Elettrae nell’Oreste), sono adimostrarci quanto l’arte valga ad anticipare le scovertedella scienza, e come essa, cogliendo direttamente la visione dellarealtà, meno si allontani dalle vie del vero, dal quale cidistoglie, sì di frequente, ilricercato sussidio di una logicaartificiale.
6.― Era, però, riserbato ai nuovitempi l’assunto di dettagliare ed approfondire la conoscenzapsicofisica del delinquente. Ed ecco una schiera di nomi, nelle cuiopere è sparso tutto il materiale scientifico che dovràservirci di fondamento alle applicazioni nella nostra disciplina:G. B. Porta, Lavater, Gall, Lauvergne, Gasper, Morel, Lucas, Ferry,Wilson, Nicolson, Thompson, Despine, ecc.
Ainostri dì nessuno più sconoscerà il meritosommo di C. Lombroso che, avendo sistematicamente raccolti i datiantropologici del delinquente, agevola di molto il còmpito delpsicologo inteso a costruire su solide basi la scienza della psichedel criminale,in applicazione di teoriche positive le piùaccettate da reputati scrittori di psicologia generale.
7. ― Ma, anche ad ammettere che sia già preparato ilmateriale scientifico, in molta parte sperimentale, per lasistemazione di teorie psicologiche criminali, la peculiare brancadistinta manca tuttavia di contenuto proprio. Molti confondono lapsicologia criminale con l’antropologia, con la sociologiacriminale o con la psichiatria. Krafft-Ebing, ad esempio, nel suomagistrale trattato diPsicopatologiaForense, non fa che limitare lo studio psicologicoalla discussione della libertà o meno degli atti criminosi, edai principî fondamentali della imputabilità: il restoè materiale di patologia o neuropatologia.[6]Nèaltrimenti avviene in altri scrittori, compresi Lombroso, ilVirgilio, il Marro tra’ nostri; vi sono nozioni isolatepreziose; manca l’ordine, la coordinazione,l’unità del sistema. Forse ― e lo vedremo ―un indirizzo organico scientifico comincia ad apparire nel dominiodella psicologia criminale collettiva, dopo le opere del Tarde, delRossi, del Sighele: ma oh! quanto è ancora desiderabile che lericerche avanzino perchè si possa dire di aver tracciatisicuri confini di separazione tra la nostra disciplina e le affini.In generale il difetto promana dalla esagerata importanza accordataal fattore o lato patologico del reato a detrimento dei fattoripsichici: il che non deve recar meraviglia, se si consideri chequelli che più di frequente si propongono il còmpito diesame del delinquente non sono psicologi di professione, mapsichiatri: ciò che abbonda in un campo, mancanell’altro.
8.― Lo stadio percorso, fino a noi, dallapsicologia criminale è semplicementedescrittivo: visono le nozioni, manca la scienza.
La psicologia generale è, però, sì innanzi dafacoltarci ad avvalerci dei suoi lumi per coordinare il preziosomateriale sparso intorno ai principali problemi della psiche deldelinquente, fecondarlo ed unificarlo.
La teorica, che da anni noi propugniamo e che va sotto il nomediteorica dinamica criminale, segnal’estremo limite di conciliazione tra i veri generalmenteaccettati dalla psicologia dell’uomo normale e le nozionidelle anomalie, somatiche e psichiche, proprie del delinquente.L’uomo è una energia, od un complesso di energie inatto: o che egli si svolga normalmente, o che devii dalfunzionamento della media degli uomini, non si libereràgiammai dal potere delle leggi dinamiche che si riconnettono, inultima espressione, alla legge di causalità. Comprendere,dunque, la genesi, le variazioni, le oscillazioni,l’antagonismo delle energie psicofisiche dell’uomocomune; saperne cogliere l’aumento ed il decremento, lesuccessive trasformazioni, la repentina insorgenza ed il lentoaccumularsi e stratificarsi di esse negli atti riflessi e nel fondooscuro dell’inconscio, è sufficiente preparazione perscendere nei penetrali inesplorati dell’anima del delinquentee render palesi le leggi ond’ella è governata. Che se aicànoni[7]derivati dalla psicologia si aggiungano isussidî della psichiatria, dell’antropologia e dellasociologia criminale, il còmpito ci riuscirà menodifficile e con più probabile buon esito.
A dir vero, in Italia non è la prima volta che siasiintuita la genesi dinamica del delitto: il Romagnosi ne ful’antesignano.
Egli comprese che «esiste una infallibile e costanteconnessione fra i motivi, che sono presenti all’intendimento,e le determinazioni dell’umana volontà; e questedeterminazioni sono sempre relative e proporzionate alle specie ealla energia dei motivi medesimi» Ist. di dir. e proc. pen., pag. 158.. Ed altrove: «Se entro le idee reprimenti non fosse racchiusauna naturale energia operante sulla sensibilità e volontàumana; se il consenso di queste facoltà non piegasse a secondaed a proporzione delleforzedelle idee suddette, come potrebbesispiegare ed asserire, non dico soltanto che esse abbiano efficaciaa frenare o a rallentare gli altri precedenti impulsi, ma chenemmeno abbiano la facoltà di produrre un effettoqualunque?» Genesi del dir.pen., § 510. . Anche il Carmignani afferma, che laforza dell’animo necessaria all’offesa non puòdecrescere che per l’azione di forze estranee che ladeprimono; ed oltracciò, che la forza dell’animo umanoè come tutte le altre forze, che agiscono in natura, soggettaad anomalie, ad aberrazioni, ed a vicende prodotte da altre forze,le quali, quasi episodiche alla principale, s’innestano, lamodificano e talvolta ne cambiano l’indole affattoIvi, § 493 .
Le idee sostanziali del novello indirizzo erano bene apprese:maprima che la filosofia non abbandonasse il metodo aprioristico, eprima che la biologia, la fisiologia e la psicologia non siuniformassero al comune sistema evolutivo unitario, mancavano imezzi per verificare nei singoli fatti o nei multiformi statidicoscienza del delinquente la non difformità, al dir delCarmignani, della forza dell’animo umano, da tutte le altreforze che agiscono in natura.
La psicologia criminale, finalmente, non soltanto si proponel’intento di analizzare ed apprezzare il fenomeno del delittonel suo contenuto soggettivo, ma si propone ancora di tentare ilproblema penitenziario o repressivo, nei modestissimi confini a leiimposti; di contrapporre al funzionamento psichico pericoloso deldelinquente qualche rimedio di cui cisia concesso disporre senzainfrangere le esigenze della giustiziaforza specificadellaSocietà.
Le funzioni psichiche criminose.
1. Concetto scientifico della parolafunzione. ―2. Funzionamento psicofisico proprio del delinquente. ―3.Anormalità del medesimo: legge generale di equilibrioviolata dal delitto. ― 4. Il concetto di equilibrio psichicoè l’unico criterio di distinzione tra l’uomonormale ed il delinquente. ― 5. L’equivalente eticodello squilibrio psichico; suoi riflessi aldato soggettivo edoggettivo del delitto. ― 6. In che consistano le funzionipsichiche criminose nel loro aspetto intrinseco ed estrinseco.
1.― Gli atti della nostra vita son tantieffetti che si connettono a reciproche cause. Se queste cause cison note,ce ne serviamo per qualificare l’atto,distinguendolo da tutti gli altri che con esso abbianorassomiglianza. Diciamo, per esempio, che taluno sia statosottoposto ad operazionechirurgicaper significare chel’atto su lui operato sia il prodotto di causaintelligente,che noi riferiamo alla persona di un chirurgo. Oltracciò, noisiamo soliti, costretti dal bisogno, di rivolgerci all’operadi un tecnico per la costruzione di qualche macchina, per la curad’una malattia, per la difesa d’una lite; e ciòperchè presupponiamo che le dette persone sieno lepiùadattea soddisfare il nostro desiderio.Congiungendo il primo dato di esperienza al secondo, concludiamoche le qualifiche, con le quali distinguiamo la specialitàdegli atti e la ragione di scelta delle persone più capaci acompierli, s’integrano nel giudizio abituale di ritenere chedate cause con maggiorefacilitàproducano datieffetti. Identica osservazione facciamo, riflettendo sulperchè si distinguano i nostri organi di senso. Noi affermiamola virtùpropria dell’occhio a vedere, dell’uditoad udire, poichè ci è noto che questi organi posseggonole qualità adatte per gli effetti riferiti; che in essirisegga l’attitudine di percepire i colori, di apprendere isuoni.
L’idea di attitudine, dicapacità, di facilitàsottintesa negli esposti giudizî è espressa, in terminegenerale, dalla parolafunzione. In fisiologia parlasi difunzioni di tessuti, di organi, di apparecchi; di funzioni dinutrizione, di riproduzione, di relazioni, per significaredeifenomeni, isolati o complessi, compiuti dall’organismo per laconservazione dell’individuo e della specie. La sociologia sioccupa di funzioni sociali; la psicologia di funzioni della mente.In ognicaso, la parola funzione è accompagnata dal sensodiprocessi con più agevoli disposizioni ad effettuaredeterminati risultati.
Il Wundt bene osserva, che tutte le volte che, come per gliapparati, a struttura sì complessa, del sistema nervoso, noinon abbiamo alcuna coscienza della composizione realedellemodificazioni molecolari, nelle quali consistel’esercizio, ci resta solamente questa espressione generaledidisposizioni funzionali, la quale può sempreprendersi in un buon senso: quindi, al contrario della teoria delletracce materiali persistenti, questa espressione supponeun’azione consecutiva, la quale è dapprima durevole esparisce di nuovo gradatamente per la cessazione o il difetto diesercizio, effetto consecutivo che non consiste punto nellacontinuazione della durata della funzione, ma nellafacilità,con la quale essa riapparisce Teoriadelle leggi della sicur. soc., tomo II, pag. 33-41..
E lo stesso aggiunge, che se, dal dominio fisico, trasferiamoquesto modo di considerazione al dominio psichico, le solerappresentazioni coscienti dovranno essere riconosciute comerappresentazioni reali; e le rappresentazioni, sparite dallacoscienza, lascieranno dopo di sè delledisposizionipsichiche, di specie sconosciuta, al loro rinnovarsi.L’unica differenza, che separa il dominio fisico dal dominiopsichico, è la seguente: dal lato fisico egli ci èpermesso sperare che gradatamente perverremo a conoscere piùintimamente la natura di coteste modificazioni permanenti, che noidesigniamo in breve col termine di disposizione; mentre che, dallato psichico, questa speranza ci è sempre interdetta,poichè i limiti della conoscenza segnano, nel medesimo tempo,i limiti della nostra esperienza interna Éléments de Psychologiephysiologique, tom., pag. 230. .
2.― Se la funzione dipendedall’esercizioed ha per esponente una più perfettadisposizione, siamo facoltati a credere che essa si rannodiall’adattamento ed alla selezione organica.L’antagonismo tra la legge dellavariabilità,delle forme e dei caratteri, e la leggedellaereditarietà, che mantiene o conserva la specietra gli individui; non che la sopravvivenza e la prevalenza diindividui più adattie di attitudini meglio consolidate, ciinducono a ritenere che la funzione, fisica o psichica, sial’equivalente di energia più conforme all’ambienteesterno od interno, e più omogenea al nostro stato dispecificazione.
Accingendoci, quindi, allo studio della psiche del delinquente,noi, per prima, troveremo opportuno di formarci un concettogenerale del medesimo; ritenendoa priori, salvo dopoadimostrarlo, che, occupando, nella scala differenziatadell’uomo, il delinquente unavarietàsociale emorale, debba anche presentare nell’esercizio delle sueenergie un funzionamento affatto proprio, di cui dobbiamo fin daora tener conto. Le inclinazionial delitto, appunto perchètali, debbono farci supporre che l’individuo che,n’è affetto, possegga la specialità di vincere gliostacoli che nell’imperio della psiche vi si frappongono, pelpiù facile corso verso l’azione esterna.
La funzione apparisce quando la facoltà dallo statopuramentepotenzialepassa allo statoattuale; essa,perciò, mentre segna il grado evolutivo degli individui, nerende palesi le impronte e ci fornisce il mezzo per caratterizzarnele azioni.
3.― A chi guarda gli effetti del delittoapparisce evidente la idea che, nella specie, trattisi di qualchecosa di anormale; di funzionamento psichico non obbediente allenorme logiche, etiche, sociali comuni al rimanente dellacittadinanza; ond’è che, anche prima dei lumiapportatici dalle scienze antropologiche, la coscienza dellamaggioranza considerava il delinquente un essere di tempraeccezionale, da sottoporsi alla sanzione di leggi preventive erepressive. Chi voglia appellarsi al criterio di senso comune,sentirà rispondersi che questi non serba nelle sue azioni lalegge diequilibrioe che,infrangendo lo stato di ordine, mostrasi disadatto alla vitacivile. La risposta, sì facile e spontanea, suppone ilprincipioche la vita degli esseri, aqualunque[12]categoria appartengano, non sia cheordinata sequela di atti retti dalla legge di equilibrio, e che,non appena questa legge si viola, o gli esseri spariscono osopravvivono lottando con continue difficoltà per adattarsiall’ambiente.
Spencer ha scritto: «la coesistenza universale delle forzeantagoniste, che produce l’universalità del ritmo e ladecomposizione di tutte le forze in forze divergenti, rende anchenecessario l’equilibriodefinitivo. Ogni moto, essendosottoposto a resistenza, subisce continuamente delle sottrazioniche finiscono colla cessazione del movimento. Così, quando inmezzo a cambiamenti ritmici, che costituiscono la vita organica,una forza perturbatrice opera un eccesso di cambiamenti in unadirezione, essa è gradualmente diminuita e finalmenteneutralizzata dalleforze antagoniste che effettuano un cambiamentocompensatore in una direzione opposta, e ristabiliscono, dopooscillazioni più o meno ripetute, la condizione media. Taleprocesso è quello chiamato dai mediciforza mediatricedella natura» Ivi. . L’equilibrio psichicosuppone più forze o sistemi di forze in antagonismo. Esso nonè la inerzia, ma la risultante di contrarî movimenti checompensano le loro spinte per la eliminazione di qualunquecangiamento. Analogamente al sentimentochiamatosenso di equilibrio,pel quale il corpo conserva la sua posizione ed orientazione, gliatti della nostra vita psichica trovansi in equilibrioallorchè il loro centro di gravità non si sposta dallaordinaria sfera di azioni; segnano la linea ascendente ediscendente conmotorettoorettilineo, non siallontanano dalle norme d’una condotta che fadell’individuo parte integrale del tutto sociale, ed il tuttosociale armonizza ai fini prossimi o remoti della nostra esistenza.Il delitto, negando l’equilibrio, è elementodaeliminarsi; non è soltanto un processo distinto e che troviil posto nella serie multiforme di effetti della legge divariabilità, ma è epifenomeno o prodotto sovraggiunto,che si distacca dall’armonia dell’insieme e, persoprappiù, ne mina le basi, introducendovi forze disgregativecontrarie alla natura evolutiva dell’uomo civile.
4.― L’anormalità deldelinquente ci dice che esiste il tipo dell’uomo normale. Nonvogliasi, pertanto, esagerare il significato d’unadistinzione meramente relativa agli scopi della vita sociale edalla necessità protettiva di ciascuno. Quando diciamotiponormale o anormale di uomo, vogliamo intendere concetti cherispecchiano date condizioni di cose; mutate le quali, ogni nozioneperde il valore scientifico.
Il concetto di equilibrio psichico è l’unico criteriodi distinzione tra l’uomo normale ed il delinquente.
La coscienza, l’io individuale, non sarebbe concepibile,negli stati successivi del tempo, se non poggiasse su base stabileed invariabile che si rende evidente nella fisonomia di ciascunatto, e serve ad enucleare le nostre azioni in organismo compattoed analogo, pur subendo svariate trasformazioni. Ciò cheè per l’individuo, è per l’uomo collettivo;ciò che è per la specie, è pel genere. Mercèl’astrazione noi ci formiamo l’idea del tipo, simbolod’un modo di essere differenziato e permanente.L’osservazione sulla esistenza e sulle norme regolatricid’individui formanti la gran maggioranza sociale ci menaall’induzione di regole di funzionamento e di condottacomune, donde l’idea astratta del tipo di uomo normale. Levariazioni, cui il tipo è soggetto, sono analoghe allecondizioni di ambiente o sociale o storico o etnico. Insomma, ilconcetto di tipo non si diparte da ciò che è inerente aqualunque altro concetto della nostra mente e che si riassumenell’infrascritto principio:il pensiero non èche il prodotto necessario della relatività dellenostre funzioni psichiche.
Nell’antagonismo di forze divergenti il centro digravità del processo intero è sempre fisso; nelladeviazione di moto l’azione e la reazione corrispondono adoscillazioni compensatrici. Allo stesso modo, la instabilità ela stabilità dell’equilibrio psichico dipende, nellaserie di oscillazioni, dall’uso maggiore o minoredipotere inibitorioo di forzadi resistenza e di arresto. Ciò, in seguito, saràampiamente dimostrato.
5.― L’equivalente etico dellosquilibrio psichico risponde aldisordinecausato davolizioni ed azioni non conformi alla media di esistenza sociale inarmonia al benessere individuale o collettivo; il delitto turba, diper sè, questa media di[14]ordine, e ciò perchè conesso il comune centro di gravità della nostra attivitàè spostato; è scosso o negato l’accordo tral’individuo ed i suoi simili. Uno dei tratti della condottadetta immorale ― osserva Spencer ― èl’eccesso, mentre la morale ha per carattere la moderazione.Gli eccessi implicano divergenze delle azioni da un medio; lamoderazione, per contro, implica conservazione della via di mezzo;donde segue, che le azioni dell’ultima specie possono esseredefinite più facilmente che non quelle della prima.Chiaramente, la condotta che non è repressa si raggira fragrandi ad incalcolabili oscillazioni, per cui differisce dallacondotta che è moderata, le cui oscillazioni naturalmente sonofra limiti ristretti. Ed essendo fra limiti ristretti, apportanecessariamente determinazioni relative di movimenti I primi principî, cap. XXII..
Le regole di condotta ci apprendono che vi sieno determinatiintenti a cui dobbiamo dirigere le azioni; e che vi siano modi omaniere da prescegliere onde si pervenga ai dettiintenti. La nostraattività, estrinsecandosi, è accompagnata, negli atticonsecutivi, dalla consapevolezza, spontanea immanente o riflessa,di relazioni preordinate o sistematizzate a causa della nostraprevisione o dell’abitudine. Il delitto, cagionando dannoprivato e pubblico, è in contraddizione con i fini dellacoesistenza, di concorrere al benessere dei simili; ed è incontraddizione, ancora, con i modi o le maniere onde debbaestrinsecarsi l’attività nelle azioni.L’esquilibrio, quindi, dal soggettivo si