Source: http://difendersidalfisco.diritto.it/docs/38715-il-luogo-di-esecuzione-della-verifica-fiscale-brevi-riflessioni
Timestamp: 2017-04-28 08:20:02+00:00
Document Index: 137318996

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 1']

Il luogo di esecuzione della verifica fiscale: brevi riflessioni :: Difendersi dal fisco :: Diritto & Diritti
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L’art. 12, comma n. 1, l. n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) esplicita che gli accessi, le ispezioni e le verifiche fiscali possono essere condotti nei locali destinati ad attività commerciali, agricole, artistiche o professionali solo “sulla base di esigenze effettive di indagini e controllo sul luogo”: se il medesimo risultato d’indagine può essere ottenuto tramite tecniche meno invasive e penetranti per il contribuente, il Fisco è tenuto ad adottare queste ultime e, comunque, se ricorre all’accesso per la conduzione di ispezioni e verifiche fiscali, tutta l'attività istruttoria, nel suo complesso, deve essere svolta “con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività” del soggetto fiscalmente investigato nonché alle sue relazioni commerciali o professionali.
Dall’analisi del terzo comma dell’art. 12, in sistematica relazione con il primo comma, si desume, inoltre, che il rispetto dello svolgimento del controllo attraverso “modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile” è attuato anche allorché venga attribuita al contribuente l’opportunità di scelta del luogo del prosieguo dell’indagine fiscale; l’esame dei documenti può, infatti, essere effettuato presso la sede del contribuente - soluzione naturale - oppure altrove, alternativa, quest’ultima, condizionata al volere del verificato che, a tal fine, deve avanzare un’istanza[1].
Risponde ad esigenze di necessaria correttezza il comportamento degli operatori civili e militari dell'Amministrazione finanziaria indirizzato ad informare sin da subito il contribuente che un eventuale svolgimento delle operazioni negli uffici dei verificatori potrebbe comportare il superamento dei limiti massimi di permanenza dei verificatori “presso la sede del contribuente”, come disciplinati dal quinto comma dell’art. 12.
La considerazione vale se alla norma viene data un'interpretazione puramente letterale, secondo cui detto limite di permanenza sarebbe applicabile (solo) in caso di verifiche “presso la sede del contribuente” e non anche “presso gli uffici dei verificatori o presso il professionista che lo assiste o rappresenta”.
Eppure, tutte le volte che l’accesso è eseguito - nel rispetto delle condizioni legittimanti il suo esercizio, sia ben inteso - l’esigenza del contribuente sembra invertirsi: egli, in assenza di una sua espressa richiesta in senso contrario, ha il diritto affinché l’esame dei documenti amministrativi e contabili sia effettuato nei locali ove si svolge la propria attività (lettura al contrario dell’art. 12, comma n. 3), ferma una permanenza limite degli operatori civili e militari presso la sua sede.
Si faccia riferimento alla realtà aziendale. È noto che l’insieme dei documenti, che dà testimonianza all’attività gestionale, ne costituisce il contesto amministrativo. La funzione amministrativa rappresenta una funzione essenziale su cui si basa l’azienda stessa, unitamente a quella distributiva e produttiva. Attraverso il sistema di contabilità aziendale detti documenti vengono attentamente vagliati allo scopo di rilevare, elaborare e comunicare informazioni inerenti la complessiva attività d’impresa. È intuitivo che le funzioni produttive e distributive, radicate materialmente di per sé nei locali dell’azienda, sono inevitabilmente legate a quella amministrativa la quale, a proprio volta, incide sulle prime due (così dunque, un acquisto di una materia prima difettosa, farà nascere l’esigenza di una rettifica dell’operazione in termini amministrativi che documenti l’anomalia: tanto più celere sarà la capacità dell’apparato amministrativo aziendale di rivedere l’operazione e rettificarla, attraverso delle operazioni di storno e richiedendo, nel contempo, un’altra partita di materia prima - auspicabilmente questa volta non difettosa - tanto più celermente l’apparato produttivo ne beneficerà e con esso quello distributivo).
Il tutto, appunto, è attuabile solo attraverso un fattivo contraddittorio tra le parti che si realizza, concretamente, allorquando il controllo fiscale si svolga nei locali di esercizio delle attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali, ossia laddove vive la realtà economica, e non negli uffici del Fisco, in cui le affermazioni del contribuente potrebbero non rispecchiare la genuina realtà dei fatti, subendo il rischio di un non escluso - e capibile - condizionamento psicologico: non è certamente questo lo scopo che si prefigge lo Statuto.
[1] La richiesta del contribuente, nonostante lo specifico dato normativo di riferimento non lo imponga, &egrave; opportuno che sia motivata, sia pur in maniera succinta, con la precisazione delle ragioni a suo supporto (tra le quali, ad esempio, l&rsquo;indisponibilit&agrave; di un locale idoneo affinch&eacute; possa essere consentito l&rsquo;esame dei documenti amministrativi e contabili, cosa che non &egrave; raro abbia a verificarsi soprattutto in relazione ai soggetti economici con bassi volumi d&rsquo;affari o che per caratteristica dell&rsquo;attivit&agrave; svolta presentino esigue infrastrutture). L&rsquo;art. 12, comma n. 3 sul punto &egrave; chiaro. La richiesta deve provenire dal contribuente. Ecco che il contenuto del processo verbale di verifica, in questa parte, affinch&eacute; non collida con la disposizione, deve contenere l&rsquo;inequivocabile asserzione che induca a ritenere con chiarezza che la documentazione viene esaminata negli uffici dei verificatori (o presso il professionista che lo assiste) &ldquo;su richiesta della parte&rdquo;, mentre un significato piuttosto equivoco assume la pi&ugrave; generica espressione secondo cui l&rsquo;esame dei documenti viene effettuato in detti luoghi, diversi da quelli aziendali o dove si svolge l&rsquo;attivit&agrave; artistica o professionale del contribuente, &ldquo;con il consenso della parte&rdquo;, emergendo il dubbio, in tal caso, che probabilmente &ldquo;siano stati i verificatori ad avanzare la richiesta, alla quale il contribuente si sia (suo malgrado?) semplicemente adeguato&rdquo;.
Autore Toma Giangaspare Donato
L’art. 12, comma n. 1, l. n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) esplicita che gli accessi, le ispezioni e le verifiche fiscali possono essere condotti nei locali destinati ad attività commerciali, agricole, artistiche o professionali solo “sulla base di esigenze effettive di indagini e controllo sul luogo”: se il medesimo risultato d’indagine può essere ottenuto tramite tecniche meno invasive e penetranti per il contribuente, il Fisco è tenuto ad adottare queste ultime e, comunque, se ricorre all’accesso per la conduzione di ispezioni e verifiche fiscali, tutta l'attività istruttoria, nel suo complesso, deve essere svolta “con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività” del soggetto fiscalmente investigato nonché alle sue relazioni commerciali o professionali. Dall’analisi del terzo comma dell’art. 12, in sistematica relazione con il primo comma, si desume, inoltre, che il rispetto dello svolgimento del controllo attraverso “modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile” è attuato anche allorché venga attribuita al contribuente l’opportunità di scelta del luogo del prosieguo dell’indagine fiscale; l’esame dei documenti può, infatti, essere effettuato presso la sede del contribuente - soluzione naturale - oppure altrove, alternativa, quest’ultima, condizionata al volere del verificato che, a tal fine, deve avanzare un’istanza[1]. Gli investigatori, tuttavia, non sono obbligati a soddisfare tale istanza in quanto se è vero che non possono decidere autonomamente di esaminare la documentazione presso i propri uffici, è altrettanto vero che la richiesta non li vincola, “potendo” o meno esaudirla: l’esame dei documenti amministrativi e contabili “può” essere effettuato nell’ufficio dei verificatori, dispone infatti l’art. 12, comma n. 3; detta scelta, pertanto, rappresenta pur sempre una deroga alla regola. Non è raro che il contribuente avanzi la richiesta affinché la verifica venga condotta altrove in assenza di una plausibile ragione, se si esclude quella del non volere la presenza dei controllori nei propri locali per il timore che costoro potrebbero, in qualche modo, costituire un rallentamento all’ordinario svolgimento dell’attività economica. Per quanto, per certi versi, tale timore sia condivisibile, tuttavia la conseguente richiesta non è idonea a superare il vincolo normativo che è incline a “consigliare”, quale soluzione naturale del luogo di svolgimento delle operazioni
operazioni di verifica, la sede dei locali del contribuente. Lo spirito di collaborazione e buona fede che deve tipizzare i rapporti tra Fisco e contribuente impone comunque ai verificatori, in caso di inascoltata richiesta del contribuente, di motivarne la contraria soluzione intrapresa, rappresentando in atto il/i motivi ragionevolmente ostativi. Nel caso invece la richiesta del contribuente fosse esaudita, tale richiesta potrebbe non essere a titolo definitivo e, in assenza di precisazioni riconducibili alla norma, nulla osterebbe a che il contribuente possa ritornare sui propri passi, esternando la volontà finalizzata, questa volta, alla conduzione della verifica presso i propri locali. In tal caso si ritiene che gli operatori del Fisco siano tenuti ad attenersi al volere del contribuente ed a restituirgli la documentazione precedentemente acquisita allo scopo di essere esaminata. Risponde ad esigenze di necessaria correttezza il comportamento degli operatori civili e militari dell'Amministrazione finanziaria indirizzato ad informare sin da subito il contribuente che un eventuale svolgimento delle operazioni negli uffici dei verificatori potrebbe comportare il superamento dei limiti massimi di permanenza dei verificatori “presso la sede del contribuente”, come disciplinati dal quinto comma dell’art. 12. La considerazione vale se alla norma viene data un'interpretazione puramente letterale, secondo cui detto limite di permanenza sarebbe applicabile (solo) in caso di verifiche “presso la sede del contribuente” e non anche “presso gli uffici dei verificatori o presso il professionista che lo assiste o rappresenta”. Nel caso in cui gli investigatori dovessero concordare con la richiesta volta a spostare il controllo negli uffici dell’Amministrazione, il contribuente, naturalmente, è tenuto ad acconsentire che la contabilità e gli altri documenti di interesse ai fini fiscali vengano sottratti alla propria disponibilità, potendo, eventualmente, estrarne copia, ma sostenendone il relativo costo. Dalla sistematica analisi del primo comma dell’art. 12, congiuntamente al terzo,
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