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Timestamp: 2020-08-05 23:05:58+00:00
Document Index: 159692647

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 2697', 'art. 2697', 'art. 2712', 'art. 375', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 1967 del 27/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1967 del 27/01/2011
Cassazione civile sez. trib., 27/01/2011, (ud. 14/12/2010, dep. 27/01/2011), n.1967
sul ricorso 27690/2009 proposto da:
F.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA VINCENZO UGO TABY 19, presso il Sig. PIETRO PERNARELLA,
rappresentato e difeso dall’avvocato TAMMETTA Walter, giusta procura
avverso la sentenza n. 525/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, SEZIONE DISTACCATA di LATINA del 26/09/08,
depositata il 10/11/2008;
14/12/2010 dal Presidente Relatore Dott. IBERNANDO LUPI;
udito l’Avvocato Tammetta Walter, difensore del ricorrente che si
è presente il P.G. in persona del Dott. TOMMASO BASILE che concorda
con la relazione scritta.
La Corte, ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “La CTR del Lazio, con sentenza 525/40/08 ha accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate di Formia nei confronti di F.E.. Ha motivato la decisione ritenendo che la prova dei maggiori ricavi, derivanti dalla istallazione di macchine da gioco nel bar del contribuente, derivasse dal lettura dei contatori elettromeccanici che indicavano il numero delle giocate moltiplicato per l’incasso per ogni giocata.
L’ammontare così calcolato era ripartito proporzionalmente per la durata di utilizzo nell’anno di accertamento. Ha poi ritenuto che le circostanze dedotte dal contribuente che gli apparecchi fossero usati prima dell’installazione nel suo esercizio e che i contatori non fossero stati azzerati dovevano essere provati dal contribuente e che la prova non era stata fornita.
Ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi il F., l’Agenzia delle Entrate si è costituita con controricorso, Con il primo motivo il contribuente contesta, deducendo violazione dell’art. 2697 c.c. e formulando idoneo quesito di diritto, che la prova che gli apparecchi non fossero nuovi o i contatori non fossero stati azzerati spetti al contribuente.
La censura è infondata. Il numero di giocate indicato dai contatori elettromeccanici istallati moltiplicato per il non controverso ricavo di spettanza del gestore fornisce la prova, al pari di un contatore di cassa, dell’ammontare complessivo dei ricavi del contribuente. Su questi dati, che costruiscono il fatto costitutivo dell’obbligazione tributaria, l’Amministrazione ha fornito la prova richiesta dall’art. 2697 c.c. al pari di una società, che somministrando energia elettrica, acqua o gas, fondi le proprie fatture sulle letture dei contatori.
La prova della circostanza impeditiva del fatto costitutivo dedotta al contribuente, che i contatori non fossero a zero o non fossero stati azzerati, incombe al debitore ex art. 2697 c.c. perchè, secondo l’id quod plerumque accidit, la circostanza il contatore all’inizio dell’utenza non fosse a zero, perchè il gestore subentrava ad altri nel suo uso, è normalmente documentata per iscritto per regolare i rapporti tra gestore e noleggiatore, così come per le utenze domestiche il contratto di fornitura indica la lettura iniziale del contatore.
Con il secondo motivo il contribuente censura, deducendo violazione di legge, la determinazione dei maggiori ricavi sulla base di presunzioni non aventi i requisiti della gravita precisione e concordanza.
La censura è infondata in quanto la prova non è fondata su presunzioni ma su macchine, quali i contatori, che forniscono piena prova a sensi dell’art. 2712 c.c. dei fatti che rappresentano, cfr.
Cass 16797/08 per i contatori telefonici.
considerato che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 375 c.p.c., n. 5, della manifesta infondatezza del ricorso e che, pertanto, la sentenza impugnata vada confermata.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese liquidate in Euro 1.100,00 oltre spese prenotate a debito ed accessori di legge.