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Timestamp: 2019-01-24 10:25:01+00:00
Document Index: 75829889

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 3 ottobre 2013, n. 22593. Respinta la domanda in merito al risarcimento del danno per un incidente a causa di un improvviso cedimento della sede stradale nel suo margine estremo destro - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 3 ottobre 2013, n. 22593. Respinta la domanda in merito al risarcimento del danno per un incidente a causa di un improvviso cedimento della sede stradale nel suo margine estremo destro
sentenza 3 ottobre 2013, n. 22593
1. Al ricorso in esame si applica il disposto di cui all’art. 366 bis c.p.c. – inserita nel codice di rito dall’art. 6 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, applicabile, ai sensi del comma 2 dell’art. 27 del medesimo decreto legislativo, ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze e gli altri provvedimenti pubblicati dalla data di entrata in vigore dello stesso (2 marzo 2006) e successivamente abrogata dall’art. 47, comma l, lett. d) della legge 18 giugno 2009, n. 69 a decorrere dal 4 luglio 2009 – in considerazione della data di pubblicazione della sentenza impugnata (3 giugno 2006).
2. Con l’unico motivo, dolendosi dell’insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso, deduce il ricorrente che il Giudice del secondo grado, senza motivazione, avrebbe estrapolato frammenti di atti istruttori, tralasciando quelli che offrirebbero riscontro alla sua tesi, e avrebbe “emesso di valutare un fatto decisivo (quale la presenza di materiale ghiaioso sulla vegetazione posta ai margini della strada tanto da renderne indistinguibili i reali confini e la reale transitabilità)”.
La motivazione della sentenza impugnata sarebbe, ad avviso del ricorrente, carente in quanto: 1) si fonderebbe su documenti che non rappresentano lo stato dei luoghi al momento dell’evento (foto prodotte dal Comune); ometterebbe di valutare fatti decisivi acquisiti alla causa documentalmente e con le prove orali (presenza di vegetazione sul margine estremo della carreggiata coperto da materiale “steso” dalla ditta appaltatrice dei lavori di asfaltatura, come dimostrato dai testi Z. e G.R. e dalla informativa dei VV.UU. di Carrara); 3) avrebbe dato per sussistenti allegazioni dell’attore mai dallo stesso formulate (l’attore non avrebbe mai sostenuto di essersi fermarsi sul margine della carreggiata ma avrebbe sempre riferito di aver effettuato una manovra di accostamento).
2.2. Il motivo – anche a prescindere dalla circostanza che nel caso all’esame, come pure eccepito dalla società assicuratrice controricorrente, il ricorrente non ha, come era suo onere (Cass. 28 febbraio 2006, n. 4405; Cass. 28 giugno 2006, n. 14973; Cass. 20 aprile 2007, n. 9493; Cass. 14 ottobre 2010, n. 21224), riportato in ricorso integralmente l’informativa dei VV.UU. di Carrara e le testimonianze di Z.N. e di G.R. su cui basa le sue censure, ma si è limitato ad indicare solo stralci di tali risultanze istruttorie – è, comunque, infondato.
2.3. Inoltre, con il motivo all’esame – come pure eccepito dal Comune di Carrara – il R. tende ad una rivalutazione del merito non consentita in questa sede. Ed infatti, il controllo di logicità del giudizio di fatto, consentito dall’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., non equivale alla revisione del “ragionamento decisorio”; la deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata, ai sensi della norma citata, non conferisce al giudice di legittimità il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione operata dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, in proposito, valutarne le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliendo, tra le varie risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. 6 marzo 2006, n. 4766; Cass. 19 marzo 2009, n. 6694).