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Timestamp: 2017-11-24 23:52:48+00:00
Document Index: 45711

Matched Legal Cases: ['art.  20', 'art.  8', 'art. 15', 'art.\n13', 'art. 17', 'art.  6', 'art. 8', 'art. 6', 'art.  72', 'art.  72', 'art.  4', 'art. 3', 'art. 17', 'art.  20', 'art. 20', 'art.  72']

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE - DECRETO 24 luglio 2009, n. 139 - Regolamento recante la disciplina delle forme di consultazione della popolazione sui piani di emergenza esterni, ai sensi dell'articolo 20, comma 6, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334. (09G0147) (GU n. 226 del 29-9-2009 | Edilone.it
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – DECRETO 24 luglio 2009, n. 139 – Regolamento recante la disciplina delle forme di consultazione della popolazione sui piani di emergenza esterni, ai sensi dell’articolo 20, comma 6, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334. (09G0147) (GU n. 226 del 29-9-2009
MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE - DECRETO 24 luglio 2009, n. 139 - Regolamento recante la disciplina delle forme di consultazione della popolazione sui piani di emergenza esterni, ai sensi dell'articolo 20, comma 6, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334. (09G0147) (GU n. 226 del 29-9-2009 ) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 14/10/2009
Regolamento  recante  la  disciplina  delle  forme di consultazione
della   popolazione   sui   piani  di  emergenza  esterni,  ai  sensi
dell’articolo 20, comma 6, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n.
334. (09G0147)
Visto   in   particolare   l’articolo  20,  comma  6,  del  decreto
dell’ambiente  provvede  a disciplinare, con regolamento da adottarsi
ai  sensi  dell’articolo 17, comma 3, della legge del 23 agosto 1988,
n.  400,  le  forme  di  consultazione della popolazione sui piani di
emergenza esterni;
Visto l’articolo 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
Visto  l’articolo  17,  commi  3 e 4 della legge 23 agosto 1988, n.
Sezione consultiva per gli atti normativi del 19 febbraio 2009;
Vista  la  comunicazione  inviata alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri,  a  norma  dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988,  n.  400, con nota del 6 maggio 2009 ed il relativo nulla osta,
trasmesso con nota del 14 maggio 2009;
1.  Il  presente  regolamento  disciplina le forme di consultazione
della  popolazione relativamente alla predisposizione, alla revisione
e   all’aggiornamento   del  piano  di  emergenza  esterno,  previsto
dall’articolo  20  del  decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e
2. Ai fini del presente regolamento con il termine «popolazione» si
intendono le persone fisiche, singole ed associate, nonche’ gli enti,
le  organizzazioni  o i gruppi che siano o possano essere interessati
dalle azioni derivanti dal piano di emergenza esterno.
–  Il  testo  dell’art.  20  del  decreto legislativo 17
96/82/CE,  relativa  al controllo dei pericoli di incidenti
rilevanti  connessi  con  determinate sostanze pericolose.»
«Art.  20  (Piano  di  emergenza  esterno). – 1. Per gli
stabilimenti  di  cui  all’art.  8, al fine di limitare gli
effetti  dannosi  derivanti  da  incidenti rilevanti, sulla
scorta  delle  informazioni  fornite  dal  gestore ai sensi
degli articoli 11 e 12, delle conclusioni dell’istruttoria,
ove  disponibili,  delle  linee guida previste dal comma 4,
nonche’   delle   eventuali   valutazioni   formulate   dal
Dipartimento  della  protezione civile della Presidenza del
Consiglio  dei  Ministri,  il  prefetto,  d’intesa  con  le
regioni e gli enti locali interessati, previa consultazione
della   popolazione   e  nell’ambito  delle  disponibilita’
finanziarie previste dalla legislazione vigente, predispone
il  piano  di  emergenza  esterno  allo  stabilimento  e ne
coordina  l’attuazione. Il piano e’ comunicato al Ministero
dell’ambiente,  ai  sindaci,  alla regione e alla provincia
competenti  per territorio, al Ministero dell’interno ed al
Dipartimento  della  protezione civile. Nella comunicazione
al  Ministero  dell’ambiente  devono essere segnalati anche
gli stabilimenti di cui all’art. 15, comma 3, lettera a).
2.  Il  piano  di  cui  al comma 1 deve essere elaborato
tenendo  conto almeno delle indicazioni di cui all’allegato
IV, punto 2, ed essere elaborati allo scopo di:
per l’ambiente e per i beni;
rilevanti,   in   particolare   mediante   la  cooperazione
rafforzata     negli    interventi    di    soccorso    con
l’organizzazione di protezione civile;
c)   informare   adeguatamente   la  popolazione  e  le
autorita’ locali competenti;
d)  provvedere sulla base delle disposizioni vigenti al
ripristino  e  al  disinquinamento  dell’ambiente  dopo  un
3.  Il  piano di cui al comma 1 deve essere riesaminato,
sperimentato  e,  se  necessario,  riveduto  ed  aggiornato
previa  consultazione  della  popolazione, nei limiti delle
risorse  previste  dalla legislazione vigente, dal prefetto
ad  intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre
anni.  La  revisione  deve  tenere  conto  dei  cambiamenti
avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei
progressi  tecnici  e delle nuove conoscenze in merito alle
misure  da  adottare  in caso di incidenti rilevanti; della
revisione  del  piano viene data comunicazione al Ministero
4.  Il  Dipartimento della protezione civile stabilisce,
d’intesa  con  la Conferenza unificata, per le finalita’ di
cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, le linee guida per
la   predisposizione   del   piano  di  emergenza  esterna,
provvisorio  o  definitivo,  e per la relativa informazione
alla  popolazione.  Inoltre, ferme restando le attribuzioni
delle amministrazioni dello Stato e degli enti territoriali
e   locali   definite   dalla   vigente   legislazione,  il
Dipartimento   della   protezione   civile   verifica   che
l’attivazione  del  piano  avvenga in maniera tempestiva da
parte  dei  soggetti competenti qualora accada un incidente
rilevante  o  un evento incontrollato di natura tale che si
possa  ragionevolmente  prevedere che provochi un incidente
4-bis.  Le linee guida di cui al comma 4 sono aggiornate
dal  Dipartimento  di  protezione  civile,  d’intesa con la
Conferenza  unificata,  ad  intervalli appropriati comunque
non  superiori  a  cinque anni. L’aggiornamento deve tenere
conto   dei   cambiamenti   normativi   e   delle  esigenze
evidenziate  dall’analisi  dei  piani  di emergenza esterna
5. Per le aree ad elevata concentrazione di cui all’art.
13,  il prefetto, d’intesa con la regione e gli enti locali
interessati,  redige  anche  il  piano di emergenza esterno
dell’area  interessata; fino all’emanazione del nuovo piano
di   emergenza   esterno   vale   quello  gia’  emanato  in
6.  Il  Ministro  dell’ambiente provvede a disciplinare,
con  regolamento  da adottarsi ai sensi dell’art. 17, comma
3,  della  legge  del  23  agosto 1988, n. 400, le forme di
consultazione  della  popolazione sui piani di cui al comma
6-bis.  Le  disposizioni  di  cui ai precedenti commi si
applicano  anche  agli  stabilimenti  di  cui  all’art.  6,
qualora  non  assoggettati  a  tali  disposizioni  a  norma
dell’art. 8. Il piano di emergenza esterno e’ redatto sulla
scorta  delle  informazioni  di  cui  al  medesimo art. 6 e
7.  Le  disposizioni del presente art. restano in vigore
fino   all’attuazione   dell’art.  72  del  citato  decreto
legislativo  n.  112  del  1998,  fatta  eccezione  per  le
procedure  di  adozione e aggiornamento di cui ai commi 4 e
4-bis.».
ordinaio):
–   Si   riporta  il  testo  dell’art.  72  del  decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante «Conferimento di
funzioni  e compiti amministrativi dello Stato alle regioni
ed  agli  enti locali, in attuazione del capo I della legge
15  marzo 1997, n. 59.» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
21 aprile 1998, n. 92, (supplemento ordinario):
«Art. 72 (Attivita’ a rischio di incidente rilevante). –
1. Sono conferite alle regioni le competenze amministrative
relative  alle  industrie  soggette  agli  obblighi  di cui
all’art.  4  del decreto del Presidente della Repubblica 17
maggio   1988,   n.   175  ,  l’adozione  di  provvedimenti
discendenti  dall’istruttoria  tecnica,  nonche’ quelle che
per  elevata  concentrazione  di  attivita’  industriali  a
rischio  di  incidente  rilevante  comportano l’esigenza di
interventi    di   salvaguardia   dell’ambiente   e   della
popolazione e di risanamento ambientale subordinatamente al
verificarsi delle condizioni di cui al comma 3 del presente
2.  Le  regioni provvedono a disciplinare la materia con
specifiche  normative  ai  fini del raccordo tra i soggetti
incaricati dell’istruttoria e di garantire la sicurezza del
territorio e della popolazione.
3.   Il   trasferimento   di  cui  al  comma  1  avviene
subordinatamente  all’adozione  della  normativa  di cui al
comma   2,   previa   attivazione   dell’Agenzia  regionale
protezione  ambiente  di cui all’art. 3 del decreto-legge 4
dicembre  1993, n. 496 , convertito con modificazioni dalla
legge  21  gennaio  1994,  n. 61, e a seguito di accordo di
programma   tra   Stato  e  regione  per  la  verifica  dei
presupposti  per lo svolgimento delle funzioni, nonche’ per
le procedure di dichiarazione.».
– Il testo del comma 4, dell’art. 17, della citata legge
–  Per  il  testo  dell’art.  20,  della  citato decreto
legislativo  n.  334  del  1999,  si  vedano  le  note alle
1.  Il  prefetto,  ai  fini  di  cui  all’articolo 20, comma 1, del
decreto  legislativo n. 334 del 1999, nel corso della predisposizione
del  piano  di  emergenza esterno e comunque prima della sua adozione
procede, d’intesa con il comune, alla consultazione della popolazione
per  mezzo  di  assemblee  pubbliche,  sondaggi,  questionari o altre
modalita’   idonee,   compreso  l’utilizzo  di  mezzi  informatici  e
2. Con le medesime modalita’ di cui al comma 1 il prefetto, ai fini
di  cui  all’articolo 20, comma 3, del decreto legislativo n. 334 del
1999,   consulta   la   popolazione   nel  corso  della  revisione  e
dell’aggiornamento del piano di emergenza esterno.
3.  Ai fini della consultazione, il prefetto rende disponibili alla
popolazione,  in modo da assicurarne la massima accessibilita’, anche
con  l’utilizzo di mezzi informatici e telematici, le informazioni in
suo possesso relative a:
a) la descrizione e le caratteristiche dell’area interessata dalla
c)  le  azioni  previste  per  la mitigazione e la riduzione degli
effetti e delle conseguenze di un incidente;
d) le autorita’ pubbliche coinvolte;
e)  le  fasi  ed il relativo cronoprogramma della pianificazione o
f)  le  azioni previste dal piano di emergenza esterno concernenti
il  sistema  degli  allarmi  in  emergenza  e  le  relative misure di
4.  Le  informazioni  di  cui  al comma 3 sono messe a disposizione
della  popolazione  per  un  periodo  di tempo non inferiore a trenta
giorni, prima dell’inizio della consultazione.
5.  Durante  il  periodo  di  cui  al  comma 4, la popolazione puo’
presentare   al   prefetto   osservazioni,   proposte   o   richieste
si  tiene  conto  nell’ambito  delle attivita’ di cui all’articolo 1,
–  Per il testo dell’art. 20, del decreto legislativo n.
334 del 1999, si vedano le note alle premesse.
1.  Le disposizioni del presente regolamento restano in vigore fino
all’approvazione di apposita normativa regionale volta a disciplinare
le  forme  di  consultazione della popolazione sui piani di emergenza
esterni,  in  attuazione  dell’articolo 72 del decreto legislativo 31
Repubblica  Italiana,  previo  visto  e registrazione della Corte dei
territorio, registro n. 9, foglio n. 148
–  Il  testo  dell’art.  72,  del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112, si vedano le note alle premesse.
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – DECRETO 24 luglio 2009, n. 139 – Regolamento recante la disciplina delle forme di consultazione della popolazione sui piani di emergenza esterni, ai sensi dell’articolo 20, comma 6, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334. (09G0147) (GU n. 226 del 29-9-2009 redazione redazione 2015-05-19T03:39:29+00:00