Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2327-codice-civile-ammontare-minimo-del-capitale
Timestamp: 2016-10-20 19:37:23+00:00
Document Index: 104262454

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 223', 'art. 2447', 'art. 2327', 'art. 2447', 'art. 2327', 'art. 2447', 'art. 2327', 'art. 2327', 'art. 2447', 'art. 106', 'art. 2327', 'art. 106', 'art. 2327', 'art. 2441', 'art. 2327', 'art. 2441', 'art. 2447']

Art. 2327 codice civile: Ammontare minimo del capitale
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	La società per azioni deve costituirsi con un capitale non inferiore a cinquantamila euro (1).
Il D.Lgs. 24 giugno 1998, n. 213 ha disposto (con l’art. 4, comma 2) che la modifica del presente articolo decorre dal 1 gennaio 2002.
CommentoCapitale sociale: valore in denaro dei conferimenti effettuati dai soci e risultanti dalle valutazioni compiute nel contratto sociale.
(1) Il legislatore della riforma ha innalzato il limite minimo del capitale sociale della Spa da centomila a centoventimila euro. Restano fermi eventuali minimi diversi previsti per particolari tipi di società (es.: società che esercitano l’assicurazione contro i danni).
Tale valore minimo è tuttavia previsto solo per le S.p.a. di nuova costituzione: ai sensi dell’art. 223ter disp. att. cod. civ., infatti, le S.p.a. costituite anteriormente al 1° gennaio 2004 con un capitale inferiore a 120.000 euro possono conservare la forma della S.p.a. solo per il tempo antecedentemente stabilito per la loro durata. In caso di proroga successiva, le stesse devono provvedere all’adeguamento del capitale.
Giurisprudenza annotataCapitale minimo
Le procedure previste dall'art. 2447 c.c. relative alla perdita di oltre un terzo del capitale sociale tale da ridurlo al di sotto del minimo stabilito dall'art. 2327 c.c. si applicano anche nell'ipotesi di perdita dell'intero capitale sociale.
Tribunale Grosseto 12 ottobre 2001
Ai fini della responsabilità degli amministratori conseguente alla mancata convocazione, ex art. 2447 c.c., del consiglio di amministrazione della società allorché, per la perdita di oltre un terzo del capitale sociale questo si riduca al di sotto della soglia minima fissata dall'art. 2327 c.c., si rende irrilevante il fatto che il consiglio di amministrazione della società, per previsione dello statuto della stessa, possa essere convocato solo dal presidente (il quale risulti altresì abilitato a fissare l'ordine del giorno). Infatti i singoli amministratori debbono ritenersi dotati del potere di pretendere che il presidente provveda a tale convocazione e con uno specifico ordine del giorno. L'esistenza di un tale potere va desunta: a) dal rilievo per cui ogni singolo amministratore è responsabile del controllo sulla gestione societaria e pertanto egli deve essere ritenuto abilitato a mettere in moto qualunque meccanismo necessario che gli consenta di provvedere a pieno titolo al controllo stesso, e di porre in essere gli adempimenti che questo richieda; b) dall'ulteriore rilievo per cui, risultando essi amministratori solidalmente responsabili tra loro, una tale solidarietà non possa non importare che ciascuno di essi abbia anche il potere di controllare l'operato degli altri amministratori.
Cassazione civile sez. I 23 giugno 1998 n. 6238 Ai fini della responsabilità degli amministratori conseguente alla mancata convocazione, ex art. 2447 c.c., del consiglio di amministrazione della società allorché, per la perdita di oltre o un terzo del capitale sociale quest'ultimo si riduca al di sotto della soglia minima fissata dall'art. 2327 c.c., si rende irrilevante il fatto che il Consiglio di amministrazione della società, per previsione dello statuto della stessa, possa essere convocato solo dal Presidente (il quale risulti altresì abilitato a fissare l'ordine del giorno). Infatti i singoli amministratori debbono ritenersi dotati del potere di pretendere che il Presidente provveda a tale convocazione e con uno specifico ordine del giorno. L'esistenza di un tale potere va desunta: a) dal rilievo per cui ogni singolo amministratore è responsabile del controllo sulla gestione societaria e pertanto egli deve essere ritenuto abilitato a mettere in moto qualunque meccanismo necessario che gli consenta di provvedere a pieno al controllo stesso, e di porre in essere gli adempimenti che questo richieda; b) dall'ulteriore rilievo per cui, risultando essi amministratori solidalmente responsabili fra loro, una tale solidarietà non possa non importare che ciascuno di essi abbia anche il potere di controllare l'operato degli altri amministratori.
Cassazione civile sez. I 23 giugno 1998 n. 6238 Borsa
Quando la legge imponga a determinate società minimi di capitale diversi da quello stabilito in via generale dall'art. 2327 c.c. trova applicazione la disciplina dell'art. 2447 allorché, per perdite superiori al terzo, il patrimonio netto della società sia divenuto inferiore a due terzi del minimo di capitale richiesto dalla legge.
Tribunale Napoli 12 dicembre 1995
Anche a voler considerare capitale legale minimo degli intermediari finanziari quello imposto dall'art. 106 d.lg. n. 385 del 1993 (capitale interamente versato di un miliardo) e non quello stabilito dall'art. 2327 c.c., la delibera di riduzione del capitale, con successivo aumento a cifra superiore a quella prevista dall'art. 106, non deve anche prevedere il versamento contestuale dell'importo necessario alla reintegrazione del capitale minimo, perché va comunque rispettato il diritto di opzione di soci.
Corte appello Napoli 28 febbraio 1996
Qualora l'assemblea di una società per azioni, verificatasi l'integrale perdita del capitale, ne stabilisca l'azzeramento, con annullamento delle azioni in circolazione ed estinzione delle riserve, e la contestuale ricostituzione, escludendo altresì, per le azioni di nuova emissione, il diritto di opzione dei soci, la relativa deliberazione non può ritenersi inscindibile e così interamente nulla per illiceità dell'oggetto, sotto il profilo che essa si tradurrebbe in una soppressione od espropriazione dello "status" dei soci, atteso che la deliberazione attinente all'annullamento ed al ripristino del capitale sociale, integrando un atto necessitato per evitare lo scioglimento della società e tutelare gli interessi dei terzi (art. 2327, 2447 e 2448 c.c.), deve essere autonomamente considerata, e quindi riconosciuta valida in presenza delle prescritte maggioranze, mentre la contestuale ma distinta deliberazione negativa o limitativa del diritto di opzione in mancanza dei requisiti fissati dall'art. 2441 comma 5 c.c., ivi inclusa la ricorrenza di un interesse della maggioranza fissata dalla norma medesima o dall'atto costitutivo va ritenuta giuridicamente inesistente.
Cassazione civile sez. I 13 gennaio 1987 n. 133 Qualora l'assemblea di una società per azioni, verificatasi l'integrale perdita del capitale, ne stabilisca l'azzeramento, con annullamento delle azioni in circolazione ed estinzione delle riserve, e la contestuale ricostituzione, escludendo altresì, per le azioni di nuova emissione, il diritto d'opzione dei soci, la relativa decisione non può ritenersi inscindibile e così interamente nulla per illiceità dell'oggetto, sotto il profilo che essa si tradurrebbe in una soppressione od espropriazione dello status dei soci, atteso che la deliberazione attinente all'annullamento ed al ripristino del capitale sociale, integrando un atto necessitato per evitare lo scioglimento della società e tutelare gli interessi dei terzi (art. 2327, 2447 e 2448 c.c.), deve essere autonomamente considerata, e quindi riconosciuta valida in presenza delle prescritte maggioranze, mentre la contestuale ma distinta deliberazione negativa o limitativa del diritto d'opzione in mancanza dei requisiti fissati dall'art. 2441, comma 5, c.c., ivi inclusa la ricorrenza di un interesse della società che la giustifichi, nonché l'approvazione con la maggioranza fissata dalla norma medesima o dall'atto costitutivo va ritenuta giuridicamente inesistente.
Cassazione civile sez. I 13 gennaio 1987 n. 133 È inesistente la delibera assembleare di una società per azioni che nomini un nuovo amministratore (e pertanto è concretamente assicurata la garanzia del diritto di difesa della società in sede di dichiarazione di fallimento con la convocazione in camera di consiglio del precedente amministratore) quando alla stessa hanno partecipato i nuovi soci sottoscrittori del capitale sociale che sia stato ricostruito in misura inferiore a quanto disposto dagli art. 2447 e 2327 c.c.
Tribunale Milano 05 luglio 1979
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