Source: http://internetsv.info/RedSacr.html
Timestamp: 2017-03-30 14:27:43+00:00
Document Index: 169031892

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 2', '§ 2', '§ 4', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 4', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 3', '§ 1', '§ 2', '§ 2', '§ 1', '§ 2', '§ 2', 'art. 65', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', 'art. 3', '§ 1', '§ 1', 'art. 3', '§ 1', '§ 1', 'art. 3', '§ 1', '§ 1', 'art. 3', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 2', '§ 2', 'art. 65', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 3', 'art. 8', '§ 2', '§ 1', '§ 1', 'art. 8', '§ 1', '§ 3', 'art. 8', '§ 1', 'art. 8', '§ 2', '§ 1', 'art. 2', '§ 3', '§ 2', '§ 2', 'art. 5', 'art. 3', '§ 5', '§ 2', '§ 4', 'art. 52', '§ 1']

Su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima
1. Nella Santissima Eucaristia la Madre Chiesa
riconosce con ferma fede, accoglie con gioia, celebra e venera con atteggiamento adorante
il sacramento della Redenzione, [1] annunciando la morte di Cristo Gesú, proclamando
la sua resurrezione, nell'attesa della sua venuta nella gloria, [2] come Signore e Dominatore
invincibile, Sacerdote eterno e Re dell'universo, per offrire alla maestà infinita
del Padre onnipotente il regno di verità e di vita. [3]
2. La dottrina della Chiesa sulla Santissima Eucaristia, in
cui è contenuto l'intero bene spirituale della Chiesa, ovvero Cristo stesso, nostra
Pasqua, [4] fonte e culmine [5] di tutta la vita cristiana, il cui influsso causale è alle
origini stesse della Chiesa, [6] è stata esposta con premurosa sollecitudine e grande
autorevolezza nel corso dei secoli negli scritti dei Concili e dei Sommi Pontefici. Recentemente,
inoltre, nella Lettera Enciclica «Ecclesia
de Eucharistia» il Sommo Pontefice Giovanni
Paolo II ha nuovamente esposto sul
medesimo argomento alcuni aspetti di grande importanza per il contesto ecclesiale della
nostra epoca. [7]
In particolare, il Sommo Pontefice, affinché la Chiesa tuteli debitamente
anche al giorno d'oggi un cosí grande mistero nella celebrazione della sacra Liturgia,
ha dato disposizione a questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti
[8] di preparare, d'intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede, la presente
Istruzione, in cui fossero trattate alcune questioni concernenti la disciplina del sacramento
dell'Eucaristia. Quanto appare in questa Istruzione va, pertanto, letto in continuità con
la citata Lettera Enciclica «Ecclesia
de Eucharistia».
Tuttavia, non si ha l'intenzione di offrire in essa l'insieme delle norme relative
alla Santissima Eucaristia, quanto piuttosto di riprendere con tale Istruzione alcuni elementi,
che risultano tuttora validi nella normativa già esposta e stabilita, per rafforzare
il senso profondo delle norme liturgiche, [9] e indicarne altri che spieghino e completino
i precedenti, illustrandoli ai Vescovi, ma anche ai Sacerdoti, ai Diaconi e a tutti i fedeli
laici, affinché ciascuno li metta in pratica secondo il proprio ufficio e le proprie
3. Le norme contenute in questa Istruzione si considerino
inerenti alla materia liturgica nell'ambito del Rito romano e, con le opportune varianti,
degli altri Riti della Chiesa latina giuridicamente riconosciuti.
4. «Non c'é dubbio che la riforma liturgica del
Concilio abbia portato grandi vantaggi per una piú consapevole, attiva e fruttuosa
partecipazione dei fedeli al santo Sacrificio dell'altare». [10] Tuttavia, «non
mancano delle ombre». [11] Non si possono, pertanto, passare sotto silenzio gli abusi,
anche della massima gravità, contro la natura della Liturgia e dei sacramenti, nonché contro
la tradizione e l'autorità della Chiesa, che non di rado ai nostri giorni in diversi
ambiti ecclesiali compromettono le celebrazioni liturgiche. In alcuni luoghi gli abusi commessi
in materia liturgica sono all'ordine del giorno, il che ovviamente non può essere ammesso
e deve cessare.
5. L'osservanza delle norme emanate dall'autorità della
Chiesa esige conformità di pensiero e parola, degli atti esterni e della disposizione
d'animo. Una osservanza puramente esteriore delle norme, come è evidente, contrasterebbe
con l'essenza della sacra Liturgia, nella quale Cristo Signore vuole radunare la sua Chiesa
perché sia con lui «un solo corpo e un solo spirito». [12] L'atto esterno
deve essere, pertanto, illuminato dalla fede e dalla carità che ci uniscono a Cristo
e gli uni agli altri e generano l'amore per i poveri e gli afflitti. Le parole e i riti
della Liturgia sono, inoltre, espressione fedele maturata nei secoli dei sentimenti di Cristo
e ci insegnano a sentire come lui: [13] conformando a quelle parole la nostra mente, eleviamo
al Signore i nostri cuori. Quanto detto nella presente Istruzione intende condurre a tale
conformità dei sentimenti nostri con quelli di Cristo, espressi nelle parole e nei
riti della Liturgia.
6. Tali abusi, infatti, «contribuiscono ad oscurare la
retta fede e la dottrina cattolica su questo mirabile Sacramento». [14] In questo modo
si impedisce pure «ai fedeli di rivivere in un certo senso l'esperienza dei due discepoli
di Emmaus: "E i loro occhi si aprirono e lo riconobbero"». [15] Davanti alla
potenza e alla divinità [16] di Dio e allo splendore della sua bontà, particolarmente
visibile nel sacramento dell'Eucaristia, si addice, infatti, che tutti i fedeli nutrano
e manifestino quel senso dell'adorabile maestà di Dio, che hanno ricevuto attraverso
la passione salvifica del Figlio Unigenito. [17]
7. Gli abusi non di rado si radicano in un falso concetto
di libertà. Dio, però, ci concede in Cristo non quella illusoria libertà in
base alla quale facciamo tutto ciò che vogliamo, ma la libertà, per mezzo della
quale possiamo fare ciò che è degno e giusto. [18] Ciò vale invero non soltanto
per quei precetti derivati direttamente da Dio, ma anche, considerando convenientemente
l'indole di ciascuna norma, per le leggi promulgate dalla Chiesa. Da ciò la necessità che
tutti si conformino agli ordinamenti stabiliti dalla legittima autorità ecclesiastica. 8. Si deve, inoltre, notare con grande amarezza la presenza
di «iniziative ecumeniche che, pur generose nelle intenzioni, indulgono qua e là a
prassi eucaristiche contrarie alla disciplina nella quale la Chiesa esprime la sua fede».
Il dono dell'Eucaristia, tuttavia, «è troppo grande per sopportare ambiguità e
diminuzioni». È, pertanto, opportuno correggere e definire con maggiore accuratezza
alcuni elementi, di modo che anche in questo ambito «l'Eucaristia continui a risplendere
in tutto il fulgore del suo mistero». [19] 9. Gli abusi trovano, infine, molto spesso fondamento nell'ignoranza,
giacché per lo piú si rigetta ciò di cui non si coglie il senso piú profondo,
né si conosce l'antichità. Infatti, «dell'afflato e dello spirito» della
stessa sacra Scrittura «sono permeate» appieno «le preghiere, le orazioni
e gli inni e da essa derivano il loro significato le azioni e i segni sacri». [20]
Quanto ai segni visibili, «di cui la sacra Liturgia si serve per significare le realtà divine
invisibili, essi sono stati scelti da Cristo o dalla Chiesa». [21] Infine, le strutture
e le forme delle sacre celebrazioni, secondo la tradizione di ciascun rito sia d'Oriente
sia d'Occidente, sono in sintonia con la Chiesa universale anche per quanto riguarda usi
universalmente accolti dalla ininterrotta tradizione apostolica, [22] che è compito
proprio della Chiesa trasmettere fedelmente e con cura alle future generazioni. Tutto ciò viene
sapientemente custodito e salvaguardato dalle norme liturgiche. 10. La stessa Chiesa non ha alcuna potestà rispetto a
ciò che è stato stabilito da Cristo e che costituisce parte immutabile della Liturgia.
[23] Se fosse, infatti, spezzato il legame che i sacramenti hanno con Cristo stesso, che
li ha istituiti, e con gli eventi su cui la Chiesa è fondata, [24] ciò non sarebbe
di nessun giovamento per i fedeli, ma nuocerebbe a loro gravemente. La sacra Liturgia, infatti, è intimamente
collegata con i principi della dottrina [25] e l'uso di testi e riti non approvati comporta,
di conseguenza, che si affievolisca o si perda il nesso necessario tra la lex orandi e
la lex credendi. [26] 11. Troppo grande è il Mistero dell'Eucaristia «perché qualcuno
possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere
sacro e la dimensione universale». [27] Chi al contrario, anche se Sacerdote, agisce
cosí, assecondando proprie inclinazioni, lede la sostanziale unità del rito romano,
che va tenacemente salvaguardata, [28] e compie azioni in nessun modo consone con la fame
e sete del Dio vivente provate oggi dal popolo, né svolge autentica attività pastorale
o corretto rinnovamento liturgico, ma priva piuttosto i fedeli del loro patrimonio e della
loro eredità. Atti arbitrari, infatti, non giovano a un effettivo rinnovamento, [29]
ma ledono il giusto diritto dei fedeli all'azione liturgica che è espressione della
vita della Chiesa secondo la sua tradizione e la sua disciplina. Inoltre, introducono elementi
di deformazione e discordia nella stessa celebrazione eucaristica che, in modo eminente
e per sua natura, mira a significare e realizzare mirabilmente la comunione della vita divina
e l'unità del popolo di Dio. [30] Da essi derivano insicurezza dottrinale, perplessità e
scandalo del popolo di Dio e, quasi inevitabilmente, reazioni aspre: tutti elementi che
nel nostro tempo, in cui la vita cristiana risulta spesso particolarmente difficile in ragione
del clima di «secolarizzazione», confondono e rattristano notevolmente molti fedeli.
[31] 12. Tutti i fedeli, invece, godono del diritto di avere una
liturgia vera e in particolar modo una celebrazione della santa Messa che sia cosí come
la Chiesa ha voluto e stabilito, come prescritto nei libri liturgici e dalle altre leggi
e norme. Allo stesso modo, il popolo cattolico ha il diritto che si celebri per esso in
modo integro il sacrificio della santa Messa, in piena conformità con la dottrina del
Magistero della Chiesa. È, infine, diritto della comunità cattolica che per essa
si compia la celebrazione della Santissima Eucaristia in modo tale che appaia come vero
sacramento di unità, escludendo completamente ogni genere di difetti e gesti che possano
generare divisioni e fazioni nella Chiesa. [32] 13. Tutte le norme e i richiami esposti in questa Istruzione
si connettono, sia pure in vario modo, con il compito della Chiesa, a cui spetta di vigilare
sulla retta e degna celebrazione di questo grande mistero. Dei vari gradi con cui le singole
norme si raccordano con la legge suprema di tutto il diritto ecclesiastico, che è la
cura per la salvezza delle anime, tratta l'ultimo capitolo della presente Istruzione. [33]
14. «Regolamentare la sacra Liturgia compete unicamente
all'autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede Apostolica e, a norma del diritto,
nel Vescovo». [34]
15. Il Romano Pontefice, «Vicario di Cristo e Pastore
qui in terra della Chiesa universale, in forza del suo ufficio ha potestà ordinaria,
suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, che può sempre esercitare liberamente»,
[35] anche comunicando con i pastori e i fedeli. 16. È di competenza della Sede Apostolica ordinare la
sacra Liturgia della Chiesa universale, pubblicare i libri liturgici e autorizzarne le versioni
nelle lingue correnti, nonché vigilare perché gli ordinamenti liturgici, specialmente
quelli attraverso i quali è regolata la celebrazione del Santissimo Sacrificio della
Messa, siano osservati fedelmente ovunque. [36] 17. La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti «si occupa di tutto ciò che, salva la competenza della Congregazione
per la Dottrina della Fede, spetta alla Sede Apostolica circa la regolamentazione e la promozione
della sacra Liturgia, in primo luogo dei Sacramenti. Essa favorisce e tutela la disciplina
dei sacramenti, specialmente per quanto attiene alla loro valida e lecita celebrazione».
Infine, «esercita attenta vigilanza perché siano osservate esattamente le disposizioni
liturgiche, se ne prevengano gli abusi e, laddove essi siano scoperti, vengano eliminati».
[37] In questa materia, secondo la tradizione di tutta la Chiesa, è predominante la
sollecitudine per la celebrazione della santa Messa e per il culto che si tributa alla Santissima
Eucaristia anche fuori della Messa. 18. I fedeli hanno il diritto che l'autorità ecclesiastica
regoli pienamente ed efficacemente la sacra Liturgia, in modo tale che essa non sembri mai «proprietà privata
di qualcuno, né del celebrante né della comunità nella quale si celebrano
i Misteri». [38]
19. Il Vescovo diocesano, primo dispensatore dei misteri di
Dio, è moderatore, promotore e custode di tutta la vita liturgica nella Chiesa particolare
a lui affidata. [39] Infatti, «il Vescovo, insignito della pienezza del sacramento
dell'Ordine, è l'"economo della grazia del supremo sacerdozio" [40] specialmente
nell'Eucaristia, che offre egli stesso o fa offrire, [41] e della quale la Chiesa continuamente
vive e cresce». [42] 20. Si ha, infatti, una precipua manifestazione della Chiesa
ogni volta che si celebra la Messa, specialmente nella chiesa cattedrale, «nella partecipazione
piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio, [...] all'unica preghiera, all'unico altare,
cui presiede il Vescovo», circondato dai suoi Sacerdoti, Diaconi e ministri. [43] Inoltre,
ogni «legittima celebrazione dell'Eucaristia è diretta dal Vescovo, al quale è affidato
l'ufficio di prestare e regolare il culto della religione cristiana alla Divina Maestà secondo
i precetti del Signore e le leggi della Chiesa, dal suo particolare giudizio ulteriormente
determinate per la sua diocesi». [44] 21. Infatti, al Vescovo «diocesano spetta, entro i limiti
della sua competenza, dare norme in materia liturgica nella Chiesa a lui affidata, alle
quali tutti sono tenuti». [45] Tuttavia, il Vescovo vigili sempre che non venga meno
quella libertà, che è prevista dalle norme dei libri liturgici, di adattare, in
modo intelligente, la celebrazione sia all'edificio sacro sia al gruppo dei fedeli sia alle
circostanze pastorali, cosicché l'intero rito sacro sia effettivamente rispondente
alla sensibilità delle persone. [46] 22. Il Vescovo regge la Chiesa particolare a lui affidata
[47] ed è suo compito regolamentare, dirigere, spronare, talvolta anche riprendere,
[48] adempiendo il sacro ufficio che egli ha ricevuto mediante l'ordinazione episcopale
[49] per l'edificazione del suo gregge nella verità e nella santità. [50] Illustri
il genuino senso dei riti e dei testi liturgici e alimenti nei Sacerdoti, nei Diaconi e
nei fedeli lo spirito della sacra Liturgia, [51] perché tutti siano condotti ad un'attiva
e fruttuosa celebrazione dell'Eucaristia, [52] e assicuri parimenti che tutto il corpo ecclesiale
proceda unanime, nell'unità della carità, sul piano diocesano, nazionale, universale.
[53] 23. I fedeli «devono aderire al Vescovo come la Chiesa
a Gesú Cristo e come Gesú Cristo al Padre, affinché tutte le cose siano concordi
nell'unità e crescano per la gloria di Dio». [54] Tutti, anche i membri degli
Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, e di tutte quante le
associazioni o movimenti ecclesiali di qualsiasi genere, sono soggetti all'autorità del
Vescovo diocesano in tutto ciò che riguarda la materia liturgica, [55] salvo i diritti
legittimamente concessi. Compete, dunque, al Vescovo diocesano il diritto e il dovere di
vigilare e verificare, riguardo alla materia liturgica, le chiese e gli oratori situati
nel suo territorio, come anche quelle fondate o dirette dai membri dei sopra menzionati
istituti, se ad esse abitualmente accedono i fedeli. [56] 24. Da parte sua, il popolo cristiano ha il diritto che il
Vescovo diocesano vigili affinché non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica,
specialmente riguardo al ministero della parola, alla celebrazione dei sacramenti e dei
sacramentali, al culto di Dio e dei santi. [57] 25. Le commissioni, i consiglio comitati costituiti dal Vescovo,
perché contribuiscano «a promuovere la Liturgia, la musica e l'arte sacra nella
sua diocesi», agiranno secondo il pensiero e le direttive del Vescovo e dovranno poter
contare sulla sua autorità e sulla sua ratifica per svolgere convenientemente il proprio
compito [58] e perché sia mantenuto l'effettivo governo del Vescovo nella sua diocesi.
Riguardo a tutti questi gruppi, agli altri istituti e a qualsiasi iniziativa in materia
liturgica, i Vescovi si chiedano, come già da tempo risulta urgente, se sia stata finora
fruttuosa [59] la loro attività e valutino attentamente quali correttivi o miglioramenti
vadano inseriti nella loro struttura e nella loro attività, [60] affinché trovino
nuovo vigore. Si tenga sempre presente che gli esperti vanno scelti tra coloro, la cui solidità nella
fede cattolica e la cui preparazione in materia teologica e culturale siano riconosciute. 2. Le Conferenze dei Vescovi
26. Ciò vale anche per quelle commissioni attinenti alla
medesima materia che, su sollecitazione del Concilio, [61] sono istituite dalla Conferenza
dei Vescovi e i cui membri è necessario che siano Vescovi e siano ben distinti dagli
esperti coadiutori. Qualora il numero di membri di una Conferenza dei Vescovi non risulti
sufficiente perché si possa senza difficoltà trarre da loro e istituire una commissione
liturgica, si nomini un consiglio o gruppo di esperti che, sempre sotto la presidenza di
un Vescovo, adempia per quanto possibile a tale compito, evitando però il nome di «Commissione
liturgica». 27. La Sede Apostolica ha notificato fin dal 1970 [62] la
cessazione di tutti gli esperimenti relativi alla celebrazione della santa Messa ed ha ribadito
tale cessazione nel 1988. [63] Pertanto, i singoli Vescovi e le loro Conferenze non hanno
alcuna facoltà di permettere gli esperimenti riguardo ai testi e ad altro che non sia
prescritto nei libri liturgici. Per poter praticare in avvenire tali esperimenti è necessario
il permesso della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, dato
per iscritto e richiesto dalle Conferenze dei Vescovi. Esso, tuttavia, non verrà concesso
se non per grave causa. Quanto alle iniziative di inculturazione in materia liturgica, si
osservino rigorosamente e integralmente le norme specificamente stabilite. [64] 28. Tutte le norme attinenti alla materia liturgica, stabilite
a norma del diritto da una Conferenza dei Vescovi per il proprio territorio, vanno sottoposte
alla recognitio della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti,
senza la quale non posseggono alcuna forza obbligante. [65] 3. I Sacerdoti
29. I Sacerdoti, validi, provvidi e necessari collaboratori
dell'ordine episcopale, [66] chiamati a servire il popolo di Dio, costituiscono con il loro
Vescovo un unico presbiterio, [67] sebbene destinato a uffici diversi. «Nelle singole
comunità locali di fedeli rendono, per cosí dire, presente il Vescovo, cui sono
uniti con animo fiducioso e grande, ne condividono, secondo il loro grado, gli uffici e
la sollecitudine e li esercitano con dedizione quotidiana». E «per questa loro
partecipazione nel sacerdozio e nella missione, i Sacerdoti riconoscano nel Vescovo il loro
padre e gli obbediscano con rispettoso amore». [68] Inoltre, «sempre intenti al
bene dei figli di Dio, cerchino di portare il loro contributo al lavoro pastorale di tutta
la diocesi, anzi, di tutta la Chiesa». [69] 30. Grande è la responsabilità «che hanno nella
celebrazione eucaristica soprattutto i Sacerdoti, ai quali compete di presiederla in
persona Christi, assicurando una testimonianza e un servizio di comunione non solo
alla comunità che direttamente partecipa alla celebrazione, ma anche alla Chiesa universale,
che è sempre chiamata in causa dall'Eucaristia. Occorre purtroppo lamentare che, soprattutto
a partire dagli anni della riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II, per un malinteso
senso di creatività e di adattamento, non sono mancati abusi, che sono stati motivo
di sofferenza per molti». [70] 31. In coerenza con quanto da loro promesso nel rito della
sacra ordinazione e rinnovato di anno in anno nel corso della Messa crismale, i Sacerdoti
celebrino «devotamente e con fede i misteri di Cristo a lode di Dio e santificazione
del popolo cristiano, secondo la tradizione della Chiesa, specialmente nel sacrificio dell'Eucaristia
e nel sacramento della riconciliazione». [71] Non svuotino il significato profondo
del proprio ministero, deformando la celebrazione liturgica con cambiamenti, riduzioni o
aggiunte arbitrarie. [72] Come disse, infatti, S. Ambrogio: «La Chiesa non è ferita
in se stessa, [...] ma in noi. Guardiamoci, dunque, dal far divenire i nostri sbagli una
ferita per la Chiesa». [73] Si badi, quindi, che la Chiesa di Dio non riceva offesa
da parte dei Sacerdoti, i quali hanno offerto se stessi al ministero con tanta solennità.
Vigilino, anzi, fedelmente sotto l'autorità del Vescovo, affinché simili deformazioni
non siano commesse da altri. 32. «Il parroco faccia in modo che la Santissima Eucaristia
sia il centro dell'assemblea parrocchiale dei fedeli, si adoperi perché i fedeli si
nutrano mediante la celebrazione devota dei sacramenti e in special modo perché si
accostino frequentemente al sacramento della Santissima Eucaristia e della penitenza; si
impegni inoltre a fare in modo che i fedeli siano formati alla preghiera, da praticare anche
nella famiglia, e partecipino consapevolmente e attivamente alla sacra Liturgia, di cui
il parroco deve essere il moderatore nella sua parrocchia, sotto l'autorità del Vescovo
diocesano, e sulla quale è tenuto a vigilare perché non si insinuino abusi».
[74] Sebbene sia opportuno che nella preparazione efficace delle celebrazioni liturgiche,
specialmente della santa Messa, egli sia coadiuvato da vari fedeli, non deve tuttavia in
nessun modo cedere loro quelle prerogative in materia che sono proprie del loro ufficio. 33. Infine, tutti «i Sacerdoti abbiano cura di coltivare
adeguatamente la scienza e l'arte liturgica, affinché, per mezzo del loro ministero
liturgico, le comunità cristiane ad essi affidate, elevino una lode sempre piú perfetta
a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo». [75] Soprattutto, siano pervasi di quella meraviglia
e di quello stupore che la celebrazione del mistero pasquale nell'Eucaristia procura nel
cuore dei fedeli. [76] 4. I Diaconi
34. I Diaconi, «ai quali sono imposte le mani non per
il sacerdozio, ma per il servizio», [77] uomini di buona reputazione, [78] devono agire,
con l'aiuto di Dio, in modo tale da essere riconosciuti come veri discepoli di colui, [79] «che
non venne per farsi servire, ma per servire» [80] e fu in mezzo ai suoi discepoli «come
colui che serve». [81] E fortificati dal dono dello Spirito Santo ricevuto mediante
l'imposizione delle mani, servano il popolo di Dio in comunione con il Vescovo e il suo
presbiterio. [82] Considerino perciò il Vescovo come padre e siano di aiuto a lui e
al suo Presbiterio «nel ministero della parola, dell'altare e della carità».
[83] 35. Non trascurino mai «di custodire il mistero della
fede, come dice l'Apostolo, in una coscienza pura [84] per annunziare tale fede con le parole
e le opere, secondo il Vangelo e la tradizione della Chiesa», [85] servendo con tutto
il cuore fedelmente e con umiltà la sacra Liturgia come fonte e culmine della vita
della Chiesa, «affinché tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il Battesimo,
si riuniscano insieme, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al Sacrificio e alla mensa
del Signore». [86] Pertanto, tutti i Diaconi, per quanto li riguarda, si impegnino
a far sí che la sacra Liturgia sia celebrata a norma dei libri liturgici debitamente
36. La celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo
e della Chiesa, costituisce il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa sia universale
sia particolare, e per i singoli fedeli, [87] che«sono interessati in diverso modo,
secondo la diversità di ordini, di compiti, e di partecipazione attiva. [88] In questo
modo il popolo cristiano, "stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo
che Dio si è acquistato", [89] manifesta il proprio coerente e gerarchico ordine».
[90] «Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque
differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro,
poiché l'uno e l'altro, ognuno a suo modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo».
37. Tutti i fedeli, liberati dai propri peccati e incorporati
nella Chiesa con il Battesimo, dal carattere loro impresso sono abilitati al culto della
religione cristiana, [92] affinché in virtú del loro regale sacerdozio, [93] perseverando
nella preghiera e lodando Dio, [94] si manifestino come vittima viva, santa, gradita a Dio
e provata in tutte le loro azioni, [95] diano dovunque testimonianza di Cristo e a chi la
richieda rendano ragione della loro speranza di vita eterna. [96] Pertanto, anche la partecipazione dei fedeli laici alla celebrazione dell'Eucaristia
e degli altri riti della Chiesa non può essere ridotta ad una mera presenza, per di
piú passiva, ma va ritenuta un vero esercizio della fede e della dignità battesimale. 38. L'ininterrotta dottrina della Chiesa sulla natura non
soltanto conviviale, ma anche e soprattutto sacrificale dell'Eucaristia va giustamente considerata
tra i principali criteri per una piena partecipazione di tutti i fedeli a un cosí grande
sacramento. [97] «Spogliato del suo valore sacrificale, il mistero viene vissuto come
se non oltrepassasse il senso e il valore di un qualsiasi incontro conviviale e fraterno».
[98] 39. Per promuovere ed evidenziare la partecipazione attiva,
la recente riforma dei libri liturgici ha favorito, secondo le intenzioni del Concilio,
le acclamazioni del popolo, le risposte, la salmodia, le antifone, i canti, nonché le
azioni o i gesti e l'atteggiamento del corpo e ha provveduto a far osservare a tempo debito
il sacro silenzio, prevedendo nelle rubriche anche le parti spettanti ai fedeli. [99] Ampio
spazio si dà, inoltre, ad una appropriata libertà di adattamento fondata sul principio
che ogni celebrazione risponda alle necessità, alla capacità, alla preparazione
dell'animo e all'indole dei partecipanti, secondo le facoltà stabilite dalle norme
liturgiche. Nella scelta dei canti, delle melodie, delle orazioni e delle letture bibliche,
nel pronunciare l'omelia, nel comporre la preghiera dei fedeli, nel rivolgere talora le
monizioni e nell'ornare secondo i vari tempi la chiesa esiste ampia possibilità di
introdurre in ogni celebrazione una certa varietà che contribuisca a rendere maggiormente
evidente la ricchezza della tradizione liturgica e a conferire accuratamente una connotazione
particolare alla celebrazione, tenendo conto delle esigenze pastorali, cosí da favorire
la partecipazione interiore. Va, tuttavia, ricordato che l'efficacia delle azioni liturgiche
non sta nella continua modifica dei riti, ma nell'approfondimento della parola di Dio e
del mistero celebrato. [100] 40. Tuttavia, benché la celebrazione della Liturgia possieda
indubbiamente tale connotazione di partecipazione attiva di tutti i fedeli, non ne consegue,
come per logica deduzione, che tutti debbano materialmente compiere qualcosa oltre ai previsti
gesti ed atteggiamenti del corpo, come se ognuno debba necessariamente assolvere ad uno
specifico compito liturgico. La formazione catechetica provveda, piuttosto, con cura a correggere
nozioni e usi superficiali in merito diffusi in alcuni luoghi negli ultimi anni e a risvegliare
sempre nei fedeli un rinnovato senso di grande ammirazione davanti alla profondità di
quel mistero di fede che è l'Eucaristia, nella cui celebrazione la Chiesa passa «dal
vecchio al nuovo» ininterrottamente. [101] Nella celebrazione dell'Eucaristia, infatti,
come pure in tutta la vita cristiana, che da essa trae forza e ad essa tende, la Chiesa,
come san Tommaso Apostolo, si prostra in adorazione davanti al Signore crocifisso, morto,
sepolto e risorto «nella grandezza del suo divino splendore e esclama in eterno: "Signore
mio e Dio mio!"». [102] 41. Per suscitare, promuovere e alimentare il senso interiore
della partecipazione liturgica risultano particolarmente utili la celebrazione assidua ed
estesa della Liturgia delle Ore, l'uso dei sacramentali e gli esercizi della pietà popolare
cristiana. Tali esercizi, «che, sebbene non riguardino a rigore di diritto la sacra
Liturgia, sono invero provvisti di particolare importanza e dignità», vanno ritenuti,
soprattutto quando risultano elogiati e approvati dallo stesso Magistero, [103] dotati di
un qualche legame con il contesto liturgico, come è specialmente per la preghiera del
Rosario. [104] Poiché, inoltre, queste opere di pietà guidano il popolo cristiano
alla partecipazione ai sacramenti, e in particolar modo all'Eucaristia, «nonché alla
meditazione dei misteri della nostra redenzione e all'imitazione degli insigni esempi dei
santi in cielo, esse allora ci rendono partecipi del culto liturgico non senza giovamento
di salvezza». [105] 42. È necessario comprendere che la Chiesa non si riunisce
per umana volontà, ma è convocata da Dio nello Spirito Santo, e risponde per mezzo
della fede alla sua vocazione gratuita: il termine ekklesía rimanda, infatti,
a klesis, che significa "chiamata". [106] Il sacrificio eucaristico non
va poi ritenuto come «concelebrazione» in senso univoco del Sacerdote insieme
con il popolo presente. [107] Al contrario, l'Eucaristia celebrata dai Sacerdoti è un
dono «che supera radicalmente il potere dell'assemblea [...]. La comunità che
si riunisce per la celebrazione dell'Eucaristia necessita assolutamente di un Sacerdote
ordinato che la presieda per poter essere veramente assemblea eucaristica. D'altra parte,
la comunità non è in grado di darsi da sola il ministro ordinato». [108] È assolutamente
necessaria la volontà comune di evitare ogni ambiguità in materia e portare rimedio
alle difficoltà insorte negli ultimi anni. Pertanto, si usino soltanto con cautela
locuzioni quali «comunità celebrante» o «assemblea celebrante»,
o in altre lingue moderne «celebrating assembly», «asamblea celebrante», «assemblée
célébrante», e simili.
2. I compiti dei fedeli laici nella celebrazione della Messa 43. È giusto e lodevole che per il bene della comunità e
di tutta la Chiesa di Dio alcuni fedeli laici svolgano secondo la tradizione alcuni compiti
attinenti alla celebrazione della sacra Liturgia. [109] Conviene che siano piú persone
a distribuirsi tra loro o a svolgere i vari uffici o le varie parti dello stesso ufficio.
[110] 44. Oltre ai ministeri istituiti dell'accolito e del lettore,
[111] tra i suddetti uffici particolari vi sono quelli dell'accolito [112] e del lettore
[113] per incarico temporaneo, ai quali sono congiunti gli altri uffici descritti nel Messale
Romano, [114] nonché i compiti di preparare le ostie, di pulire i lini e simili.
Tutti «sia ministri ordinati sia fedeli laici, esercitando il loro ministero o ufficio,
compiano solo e tutto ciò che è di loro competenza» [115] e tanto nella stessa
celebrazione liturgica quanto nella sua preparazione facciano sí che la Liturgia della
Chiesa si svolga con dignità e decoro. 45. Si deve evitare il rischio di oscurare la complementarietà tra
l'azione dei chierici e quella dei laici, cosí da sottoporre il ruolo dei laici a una
sorta, come si suol dire, di «clericalizzazione», mentre i ministri sacri assumono
indebitamente compiti che sono propri della vita e dell'azione dei fedeli laici. [116] 46. Il fedele laico chiamato a prestare il suo aiuto nelle
celebrazioni liturgiche occorre che sia debitamente preparato e che si distingua per vita
cristiana, fede, condotta e fedeltà al Magistero della Chiesa. È bene che costui
abbia ricevuto una congrua formazione liturgica, secondo la sua età, condizione, genere
di vita e cultura religiosa. [117] Non si scelga nessuno, la cui designazione possa destare
meraviglia tra i fedeli. [118] 47. È veramente ammirevole che persista la nota consuetudine
che siano presenti dei fanciulli o dei giovani, chiamati di solito «ministranti»,
che prestino servizio all'altare alla maniera dell'accolito, e abbiano ricevuto, secondo
le loro capacità, una opportuna catechesi riguardo al loro compito. [119] Non si deve
dimenticare che dal novero di questi fanciulli è scaturito nel corso dei secoli un
cospicuo numero di ministri sacri. [120] Si istituiscano o promuovano per essi delle associazioni,
anche con la partecipazione e l'aiuto dei genitori, con le quali si provveda piú efficacemente
alla cura pastorale dei ministranti. Quando tali associazioni assumono carattere internazionale,
spetta alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti erigerle o
esaminare e approvare i loro statuti. [121] A tale servizio dell'altare si possono ammettere
fanciulle o donne a giudizio del Vescovo diocesano e nel rispetto delle norme stabilite.
Capitolo III LA RETTA CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA
48. Il pane utilizzato nella celebrazione del santo Sacrificio
eucaristico deve essere azimo, esclusivamente di frumento e preparato di recente, in modo
che non ci sia alcun rischio di decomposizione. [123] Ne consegue, dunque, che quello preparato
con altra materia, anche se cereale, o quello a cui sia stata mescolata materia diversa
dal frumento, in quantità tale da non potersi dire, secondo la comune estimazione,
pane di frumento, non costituisce materia valida per la celebrazione del sacrificio e del
sacramento eucaristico. [124] È un grave abuso introdurre nella confezione del pane
dell'Eucaristia altre sostanze, come frutta, zucchero o miele. Va da sé che le ostie
devono essere confezionate da persone che non soltanto si distinguano per onestà, ma
siano anche esperte nel prepararle e fornite di strumenti adeguati. [125] 49. In ragione del segno espresso, conviene che qualche parte
del pane eucaristico ottenuto dalla frazione sia distribuito almeno a qualche fedele al
momento della Comunione. «Le ostie piccole non sono comunque affatto escluse, quando
il numero dei comunicandi, o altre ragioni pastorali lo esigano»; [126] si usino, anzi,
di solito particole per lo piú piccole, che non richiedano ulteriore frazione. 50. Il vino utilizzato nella celebrazione del santo sacrificio
eucaristico deve essere naturale, del frutto della vite, genuino, non alterato, né commisto
a sostanze estranee. [127] Nella stessa celebrazione della Messa va mescolata ad esso una
modica quantità di acqua. Con la massima cura si badi che il vino destinato all'Eucaristia
sia conservato in perfetto stato e non diventi aceto. [128] È assolutamente vietato
usare del vino, sulla cui genuinità e provenienza ci sia dubbio: la Chiesa esige, infatti,
certezza rispetto alle condizioni necessarie per la validità dei sacramenti. Non si
ammetta, poi, nessun pretesto a favore di altre bevande di qualsiasi genere, che non costituiscono
materia valida. 2. La Preghiera eucaristica
51. Si usino soltanto le Preghiere eucaristiche che si trovano
nel Messale Romano o legittimamente approvate dalla Sede Apostolica secondo i
modi e i termini da essa definiti. «Non si può tollerare che alcuni Sacerdoti
si arroghino il diritto di comporre preghiere eucaristiche» [129] o modificare il testo
di quelle approvate dalla Chiesa, né adottarne altre composte da privati. [130] 52. La recita della Preghiera eucaristica, che per sua stessa
natura è come il culmine dell'intera celebrazione, è propria del Sacerdote, in
forza della sua ordinazione. È, pertanto, un abuso far sí che alcune parti della
Preghiera eucaristica siano recitate da un Diacono, da un ministro laico oppure da uno solo
o da tutti i fedeli insieme. La Preghiera eucaristica deve, dunque, essere interamente recitata
dal solo Sacerdote. [131] 53. Mentre il Sacerdote celebrante recita la Preghiera eucaristica, «non
si sovrappongano altre orazioni o canti, e l'organo o altri strumenti musicali tacciano»,
[132] salvo che per le acclamazioni del popolo debitamente approvate, di cui si veda piú avanti. 54. Il popolo, tuttavia, prende parte sempre attivamente e
mai in modo meramente passivo: al Sacerdote «si associ con fede e in silenzio, ed anche
con gli interventi stabiliti nel corso della Preghiera eucaristica, quali sono le risposte
nel dialogo del Prefazio, il Santo, l'acclamazione dopo la consacrazione e l'Amen dopo la
dossologia finale, ed altre acclamazioni approvate dalla Conferenza dei Vescovi e confermate
dalla Santa Sede». [133] 55. In alcuni luoghi è invalso l'abuso per cui il Sacerdote
spezza l'ostia al momento della consacrazione durante la celebrazione della santa Messa.
Tale abuso si compie, però, contro la tradizione della Chiesa e va riprovato e molto
urgentemente corretto. 56. Non si ometta nella Preghiera eucaristica il ricordo del
nome del Sommo Pontefice e del Vescovo diocesano, per conservare un'antichissima tradizione
e manifestare la comunione ecclesiale. Infatti, «lo stesso radunarsi insieme della
comunità eucaristica è anche comunione con il proprio Vescovo e con il Romano
Pontefice». [134]
57. È diritto della comunità dei fedeli che ci siano
regolarmente, soprattutto nella celebrazione domenicale, una adeguata e idonea musica sacra
e, sempre, un altare, dei paramenti e sacri lini che splendano, secondo le norme, per dignità,
decoro e pulizia. 58. Parimenti, tutti i fedeli hanno il diritto che la celebrazione
dell'Eucaristia sia diligentemente preparata in tutte le sue parti, in modo tale che in
essa sia degnamente ed efficacemente proclamata e illustrata la parola di Dio, sia esercitata
con cura, secondo le norme, la facoltà di scelta dei testi liturgici e dei riti, e
nella celebrazione della Liturgia sia debitamente custodita e alimentata la loro fede nelle
parole dei canti. 59. Si ponga fine al riprovevole uso con il quale i Sacerdoti,
i Diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio arbitrio qua e là i testi della
sacra Liturgia da essi pronunciati. Cosí facendo, infatti, rendono instabile la celebrazione
della sacra Liturgia e non di rado ne alterano il senso autentico. 60. Nella celebrazione della Messa la Liturgia della Parola
e la Liturgia eucaristica sono strettamente congiunte tra loro e formano un solo atto di
culto. Pertanto, non è lecito separare una parte dall'altra, celebrandole in tempi
e luoghi differenti. [135] Inoltre, non è lecito eseguire singole sezioni della santa
Messa in vari momenti anche di uno stesso giorno. 61. Nello scegliere le letture bibliche da proclamare nella
celebrazione della Messa, si seguano le norme che si trovano nei libri liturgici, [136]
affinché realmente «la mensa della Parola di Dio sia imbandita ai fedeli con maggiore
abbondanza e vengano ad essi aperti piú largamente i tesori della Bibbia». [137] 62. Non è permesso omettere o sostituire di propria iniziativa
le letture bibliche prescritte né sostituire specialmente «le letture e il salmo
responsoriale, che contengono la parola di Dio, con altri testi non biblici». [138] 63. La lettura del Vangelo, che «costituisce il culmine
della Liturgia della Parola», [139] è riservata, secondo la tradizione della Chiesa,
nella celebrazione della sacra Liturgia al ministro ordinato. [140] Non è pertanto
consentito a un laico, anche religioso, proclamare il Vangelo durante la celebrazione della
santa Messa e neppure negli altri casi in cui le norme non lo permettano esplicitamente.
[141] 64. L'omelia, che si tiene nel corso della celebrazione della
santa Messa ed è parte della stessa Liturgia, [142] «di solito è tenuta dallo
stesso Sacerdote celebrante o da lui affidata a un Sacerdote concelebrante, o talvolta,
secondo l'opportunità, anche al Diacono, mai però a un laico. [143] In casi particolari
e per un giusto motivo l'omelia può essere tenuta anche da un Vescovo o da un Presbitero
che partecipa alla celebrazione anche se non può concelebrare». [144] 65. Va ricordato che, in base a quanto prescritto dal canone
767, § 1, si ritiene abrogata ogni precedente norma che abbia consentito a fedeli non
ordinati di tenere l'omelia durante la celebrazione eucaristica. [145] Tale prassi è,
di fatto, riprovata e non può, pertanto, essere accordata in virtú di alcuna consuetudine. 66. Il divieto di ammissione dei laici alla predicazione durante
la celebrazione della Messa vale anche per i seminaristi, per gli studenti di discipline
teologiche, per quanti abbiano ricevuto l'incarico di «assistenti pastorali»,
e per qualsiasi altro genere, gruppo, comunità o associazione di laici. [146] 67. Soprattutto, si deve prestare piena attenzione affinché l'omelia
si incentri strettamente sul mistero della salvezza, esponendo nel corso dell'anno liturgico
sulla base delle letture bibliche e dei testi liturgici i misteri della fede e le regole
della vita cristiana e offrendo un commento ai testi dell'Ordinario o del Proprio della
Messa o di qualche altro rito della Chiesa. [147] Va da sé che tutte le interpretazioni
della sacra Scrittura debbano essere ricondotte a Cristo come supremo cardine dell'economia
della salvezza, ma ciò avvenga tenendo anche conto dello specifico contesto della celebrazione
liturgica. Nel tenere l'omelia si abbia cura di irradiare la luce di Cristo sugli eventi
della vita. Ciò però avvenga in modo da non svuotare il senso autentico e genuino
della parola di Dio, trattando, per esempio, solo di politica o di argomenti profani o attingendo
come da fonte a nozioni provenienti da movimenti pseudo-religiosi diffusi nella nostra epoca.
[148] 68. Il Vescovo diocesano vigili con attenzione sull'omelia,
[149] facendo anche circolare tra i ministri sacri norme, lineamenti e sussidi e promovendo
incontri e altre iniziative apposite, affinché essi abbiano spesso occasione di riflettere
con maggiore accuratezza sulla natura dell'omelia e trovino un aiuto per quanto concerne
la sua preparazione. 69. Non si ammetta nella santa Messa, come nelle altre celebrazioni
liturgiche, un Credo o Professione di fede, che non sia inserito nei libri liturgici debitamente
approvati. 70. Le offerte che i fedeli sono soliti presentare durante
la santa Messa per la Liturgia eucaristica non si riducono necessariamente al pane e al
vino per la celebrazione dell'Eucaristia, ma possono comprendere anche altri doni che vengono
portati dai fedeli sotto forma di denaro o altri beni utili per la carità verso i poveri.
I doni esteriori devono, tuttavia, essere sempre espressione visibile di quel vero dono
che il Signore aspetta da noi: un cuore contrito e l'amore di Dio e del prossimo, per mezzo
del quale siamo conformati al sacrificio di Cristo che offrí se stesso per noi. Nell'Eucaristia,
infatti, risplende in sommo grado il mistero di quella carità che Gesú Cristo
ha rivelato nell'Ultima Cena lavando i piedi dei discepoli. Tuttavia, a salvaguardia della
dignità della sacra Liturgia occorre che le offerte esteriori siano presentate in modo
adeguato. Pertanto, il denaro, come pure le altre offerte per i poveri, siano collocati
in un luogo adatto, ma fuori della mensa eucaristica. [150] Ad eccezione del denaro e, nel
caso, in ragione del segno, di una minima parte degli altri doni, è preferibile che
tali offerte vengano presentate al di fuori della celebrazione della Messa. 71. Si mantenga l'uso del Rito romano di scambiare la pace
prima della santa Comunione, come stabilito nel Rito della Messa. Secondo la tradizione
del Rito romano, infatti, questo uso non ha connotazione né di riconciliazione né di
remissione dei peccati, ma piuttosto la funzione di manifestare pace, comunione e carità prima
di ricevere la Santissima Eucaristia. [151] È, invece, l'atto penitenziale da eseguire
all'inizio della Messa, in particolare secondo la sua prima forma, ad avere carattere di
riconciliazione tra i fratelli. 72. Conviene «che ciascuno dia la pace soltanto a coloro
che gli stanno piú vicino, in modo sobrio». «Il Sacerdote può dare la
pace ai ministri, rimanendo tuttavia sempre nel presbiterio, per non disturbare la celebrazione.
Cosí ugualmente faccia se, per qualche motivo ragionevole, vuol dare la pace ad alcuni
fedeli». «Per ciò che riguarda il modo di compiere lo stesso gesto di pace,
esso è stabilito dalle Conferenze dei Vescovi [...] secondo l'indole e le usanze dei
popoli» e confermato da parte della Sede Apostolica. [152] 73. Nella celebrazione della santa Messa la frazione del pane
eucaristico, che va fatta soltanto ad opera del Sacerdote celebrante, con l'aiuto, se è il
caso, di un Diacono o del concelebrante, ma non di un laico, inizia dopo lo scambio della
pace, mentre si recita l'«Agnello di Dio». Il gesto della frazione del pane, infatti, «compiuto
da Cristo nell'ultima Cena, che sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l'azione
eucaristica, significa che i molti fedeli, nella Comunione derivante dall'unico pane di
vita, che è il Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo, costituiscono un solo
corpo (1 Cor 10, 17)». [153] Il rito, pertanto, deve essere eseguito con grande rispetto.
[154] Sia però breve. Si corregga molto urgentemente l'abuso invalso in alcuni luoghi
di prolungare senza necessità tale rito, anche con l'aiuto di laici contrariamente
alle norme, e di attribuirgli una esagerata importanza. [155] 74. Se vi fosse l'esigenza di fornire informazioni o testimonianze
di vita cristiana ai fedeli radunati in Chiesa, è generalmente preferibile che ciò avvenga
al di fuori della Messa. Tuttavia, per una grave causa, si possono offrire tali informazioni
o testimonianze quando il Sacerdote abbia pronunciato la preghiera dopo la Comunione. Questo
uso, tuttavia, non diventi consueto. Tali informazioni e testimonianze, inoltre, non abbiano
un senso tale da poter essere confuse con l'omelia, [156] né si può a causa loro
totalmente sopprimere l'omelia stessa.
75. Per una ragione teologica inerente alla celebrazione eucaristica
o ad un rito particolare, i libri liturgici talora prescrivono o permettono la celebrazione
della santa Messa unitamente a un altro rito, specialmente dei sacramenti. [157] Negli altri
casi, tuttavia, la Chiesa non ammette tale collegamento, soprattutto quando si tratta di
circostanze aventi indole superficiale e vana. 76. Inoltre, secondo l'antichissima tradizione della Chiesa
romana, non è lecito unire il sacramento della Penitenza con la santa Messa in modo
tale che diventi un'unica azione liturgica. Ciò non impedisce, tuttavia, che dei Sacerdoti,
salvo coloro che celebrano o concelebrano la santa Messa, ascoltino le confessioni dei fedeli
che lo desiderino, anche mentre si celebra la Messa nello stesso luogo, per venire incontro
alle necessità dei fedeli. [158] Ciò tuttavia si svolga nella maniera opportuna.
77. In nessun modo si combini la celebrazione della santa
Messa con il contesto di una comune cena, né la si metta in rapporto con analogo tipo
di convivio. Salvo che in casi di grave necessità, non si celebri la Messa su di un
tavolo da pranzo [159] o in un refettorio o luogo utilizzato per tale finalità conviviale,
né in qualunque aula in cui sia presente del cibo, né coloro che partecipano alla
Messa siedano a mensa nel corso stesso della celebrazione. Se per grave necessità si
dovesse celebrare la Messa nello stesso luogo in cui dopo si deve cenare, si interponga
un chiaro spazio di tempo tra la conclusione della Messa e l'inizio della cena e non si
esibisca ai fedeli nel corso della Messa del cibo ordinario.
78. Non è lecito collegare la celebrazione della Messa
con eventi politici o mondani o con circostanze che non rispondano pienamente al Magistero
della Chiesa cattolica. Si deve, inoltre, evitare del tutto di celebrare la Messa per puro
desiderio di ostentazione o di celebrarla secondo lo stile di altre cerimonie, tanto piú se
profane, per non svuotare il significato autentico dell'Eucaristia. 79. Infine, va considerato nel modo piú severo l'abuso
di introdurre nella celebrazione della santa Messa elementi contrastanti con le prescrizioni
dei libri liturgici, desumendoli dai riti di altre religioni. Capitolo IV
80. L'Eucaristia sia proposta ai fedeli anche «come
antidoto, che ci libera dalle colpe quotidiane e ci preserva dai peccati mortali»,
[160] come è posto in luce nelle diverse parti della Messa. Quanto all'atto penitenziale
collocato all'inizio della Messa, esso ha lo scopo di disporre i partecipanti perché siano
in grado di celebrare degnamente i santi misteri; [161] tuttavia, «è privo dell'efficacia
del sacramento della Penitenza» [162] e, per quanto concerne la remissione dei peccati
gravi, non si può ritenere un sostituto del sacramento della Penitenza. I pastori di
anime curino con diligenza l'istruzione catechetica, in modo che ai fedeli sia trasmesso
l'insegnamento cristiano a questo riguardo.
81. La consuetudine della Chiesa afferma, inoltre, la necessità che
ognuno esamini molto a fondo se stesso, [163] affinché chi sia conscio di essere in
peccato grave non celebri la Messa né comunichi al Corpo del Signore senza avere premesso
la confessione sacramentale, a meno che non vi sia una ragione grave e manchi l'opportunità di
confessarsi; nel qual caso si ricordi che è tenuto a porre un atto di contrizione perfetta,
che include il proposito di confessarsi quanto prima. [164] 82. Inoltre, «la Chiesa ha dato delle norme che mirano
insieme a favorire l'accesso frequente e fruttuoso dei fedeli alla mensa eucaristica e a
determinare le condizioni oggettive in cui ci si deve astenere del tutto dal distribuire
la Comunione». [165] 83. È certamente la cosa migliore che tutti coloro che
partecipano ad una celebrazione della santa Messa e sono forniti delle dovute condizioni
ricevano in essa la santa Comunione. Talora, tuttavia, avviene che i fedeli si accostino
alla sacra mensa in massa e senza il necessario discernimento. È compito dei pastori
correggere con prudenza e fermezza tale abuso.
84. Inoltre, se si celebra la santa Messa per una grande
folla o, per esempio, nelle grandi città, occorre che si faccia attenzione affinché per
mancanza di consapevolezza non accedano alla santa Comunione anche i non cattolici o perfino
i non cristiani, senza tener conto del Magistero della Chiesa in ambito dottrinale e disciplinare.
Spetta ai pastori avvertire al momento opportuno i presenti sulla verità e sulla disciplina
da osservare rigorosamente.
85. I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti
ai soli fedeli cattolici, i quali parimenti li ricevono lecitamente dai soli ministri cattolici,
salvo le disposizioni del can. 844 §§ 2, 3 e 4, e del can. 861 § 2. [166]
Inoltre, le condizioni stabilite dal can. 844 § 4, alle quali non può essere derogato
in alcun modo, [167] non possono essere separate tra loro; è, pertanto, necessario
che tutte siano sempre richieste simultaneamente. 86. I fedeli siano accortamente guidati alla pratica di accedere
al sacramento della Penitenza al di fuori della celebrazione della Messa, soprattutto negli
orari stabiliti, di modo che la sua amministrazione si svolga con tranquillità e a
loro effettivo giovamento, senza che siano impediti da una attiva partecipazione alla Messa.
Coloro che sono soliti comunicarsi ogni giorno o molto spesso siano istruiti in modo da
accedere al sacramento della Penitenza nei tempi opportuni, secondo le possibilità di
ciascuno. [168] 87. Si premetta sempre alla Prima Comunione dei bambini la
confessione sacramentale e l'assoluzione. [169] La Prima Comunione, inoltre, sia sempre
amministrata da un Sacerdote e mai al di fuori della celebrazione della Messa. Salvo casi
eccezionali, è poco appropriato amministrarla il Giovedí Santo «in Cena Domini».
Si scelga piuttosto un altro giorno, come le domeniche II-VI di Pasqua o la solennità del
Santissimo Corpo e Sangue di Cristo o le domeniche «per annum», in quanto la domenica è giustamente
considerata il giorno dell'Eucaristia. [170] A ricevere l'Eucaristia non «accedano
i bambini che non abbiano raggiunto l'età della ragione o che» il parroco «abbia
giudicato non sufficientemente pronti». [171] Tuttavia, qualora avvenga che un bambino,
in via del tutto eccezionale rispetto all'età, sia ritenuto maturo per ricevere il
sacramento, non gli si rifiuti la Prima Comunione, a condizione che sia stato sufficientemente
88. I fedeli di solito ricevano la Comunione sacramentale
dell'Eucaristia nella stessa Messa e al momento prescritto dal rito stesso della celebrazione,
vale a dire immediatamente dopo la Comunione del Sacerdote celebrante. [172] Spetta al Sacerdote
celebrante, eventualmente coadiuvato da altri Sacerdoti o dai Diaconi, distribuire la Comunione
e la Messa non deve proseguire, se non una volta ultimata la Comunione dei fedeli. Soltanto
laddove la necessità lo richieda, i ministri straordinari possono, a norma del diritto,
aiutare il Sacerdote celebrante. [173] 89. Affinché, anche «per mezzo dei segni, la Comunione
appaia meglio come partecipazione al Sacrificio che si celebra», [174] è da preferirsi
che i fedeli possano riceverla con ostie consacrate nella stessa Messa. [175] 90. «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi,
come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi», e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando
però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento,
facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme». [176] 91. Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare
che «i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente,
siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli».
[177] Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere
ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione,
per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l'Eucaristia in ginocchio oppure
in piedi. 92. Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere,
a sua scelta, la santa Comunione in bocca, [178] se un comunicando, nelle regioni in cui
la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso,
vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia,
con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l'ostia davanti al ministro,
di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c'è pericolo
di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli. [179] 93. È necessario che si mantenga l'uso del piattino per
la Comunione dei fedeli, per evitare che la sacra ostia o qualche suo frammento cada. [180] 94. Non è consentito ai fedeli di «prendere da sé e
tanto meno passarsi tra loro di mano in mano» [181] la sacra ostia o il sacro calice.
In merito, inoltre, va rimosso l'abuso che gli sposi durante la Messa nuziale si distribuiscano
in modo reciproco la santa Comunione.
95. Il fedele laico «che ha già ricevuto la Santissima
Eucaristia, può riceverla una seconda volta nello stesso giorno, soltanto entro la
celebrazione eucaristica alla quale partecipa, salvo il disposto del can. 921 § 2».
96. Va disapprovato l'uso di distribuire, contrariamente alle
prescrizioni dei libri liturgici, a mo' di Comunione durante la celebrazione della santa
Messa o prima di essa ostie non consacrate o altro materiale commestibile o meno. Tale uso,
infatti, non si concilia con la tradizione del Rito romano e reca in sé il rischio
di ingenerare confusione tra i fedeli riguardo alla dottrina eucaristica della Chiesa. Se
in alcuni luoghi vige, per concessione, la consuetudine particolare di benedire il pane
e distribuirlo dopo la Messa, si fornisca con grande cura una corretta catechesi di questo
gesto. Non si introducano, invece, altre usanze similari, né si utilizzino mai a tale
scopo ostie non consacrate.
97. Ogni volta che celebra la santa Messa, il Sacerdote deve
comunicarsi all'altare al momento stabilito dal Messale; i concelebranti, invece, prima
di procedere alla distribuzione della Comunione. Il Sacerdote celebrante o concelebrante
non attenda mai per comunicarsi il termine della Comunione del popolo. [183] 98. La Comunione dei Sacerdoti concelebranti si svolga secondo
le norme prescritte nei libri liturgici, facendo sempre uso di ostie consacrate durante
la stessa Messa, [184] e ricevendo tutti i concelebranti la Comunione sotto le due specie.
Si noti che, quando il Sacerdote o il Diacono amministra ai concelebranti la sacra ostia
o il calice, non dice nulla, vale a dire non pronuncia le parole «Il Corpo di Cristo» o «Il
Sangue di Cristo». 99. La Comunione sotto le due specie è sempre permessa «ai
Sacerdoti, che non possono celebrare o concelebrare». [185]
100. Al fine di manifestare ai fedeli con maggior chiarezza
la pienezza del segno nel convivio eucaristico, sono ammessi alla Comunione sotto le due
specie nei casi citati nei libri liturgici anche i fedeli laici, con il presupposto e l'incessante
accompagnamento di una debita catechesi circa i principi dogmatici fissati in materia dal
Concilio Ecumenico Tridentino. [186] 101. Per amministrare la santa Comunione ai fedeli laici sotto
le due specie si dovrà tenere appropriatamente conto delle circostanze, sulle quali
spetta anzitutto ai Vescovi diocesani dare una valutazione. Ciò si escluda assolutamente
quando esista rischio, anche minimo, di profanazione delle sacre specie. [187] Per un piú ampio
coordinamento, occorre che le Conferenze dei Vescovi pubblichino, con la conferma da parte
della Sede Apostolica, mediante la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, le norme relative soprattutto al «modo di distribuire ai fedeli la santa
Comunione sotto le due specie e all'estensione della facoltà». [188] 102. Non si amministri ai fedeli laici il calice, laddove
sia presente un numero di comunicandi tanto grande [189] che risulterebbe difficile stimare
la quantità di vino necessario per l'Eucaristia ed esisterebbe il rischio che «rimanga
una quantità di Sangue di Cristo superiore al giusto da assumere al termine della celebrazione»,
[190] né parimenti laddove l'accesso al calice può essere regolato con difficoltà o
fosse richiesta una quantità sufficiente di vino, della quale solo difficilmente si
può avere garanzia di provenienza e qualità, o laddove non sia disponibile un
congruo numero di ministri sacri né di ministri straordinari della sacra Comunione
provvisti di appropriata preparazione, o laddove una parte notevole del popolo perseveri,
per varie ragioni, nel rifiutarsi di accedere al calice, facendo cosí venir meno in
un certo qual modo il segno dell'unità. 103. Le norme del Messale Romano ammettono il principio
che, nei casi in cui la Comunione è distribuita sotto le due specie, «il Sangue
di Cristo può essere bevuto direttamente al calice, per intinzione, con la cannuccia
o con il cucchiaino». [191] Quanto all'amministrazione della Comunione ai fedeli laici,
i Vescovi possono escludere la modalità della Comunione con la cannuccia o il cucchiaino,
laddove non sia uso locale, rimanendo comunque sempre vigente la possibilità di amministrare
la Comunione per intinzione. Se però si usa questa modalità, si ricorra ad ostie
che non siano né troppo sottili, né troppo piccole e il comunicando riceva dal
Sacerdote il Sacramento soltanto in bocca. [192] 104. Non si permetta al comunicando di intingere da sé l'ostia
nel calice, né di ricevere in mano l'ostia intinta. Quanto all'ostia da intingere,
essa sia fatta di materia valida e sia consacrata, escludendo del tutto l'uso di pane non
consacrato o di altra materia.
105. Se non fosse sufficiente un solo calice per distribuire
la Comunione sotto le due specie ai Sacerdoti concelebranti o ai fedeli, nulla osta che
il Sacerdote celebrante usi piú calici. [193] Va, infatti, ricordato che tutti i Sacerdoti
che celebrano la santa Messa sono tenuti a comunicarsi sotto le due specie. In ragione del
segno, è lodevole servirsi di un calice principale piú grande insieme ad altri
calici di minori dimensioni.
106. Ci si astenga, tuttavia, dal riversare dopo la consacrazione
il Sangue di Cristo da un vaso in un altro, per evitare qualunque cosa che possa risultare
irrispettosa di cosí grande mistero. Per ricevere il Sangue del Signore non si utilizzino
in nessun caso brocche, crateri o altri vasi non integralmente rispondenti alle norme stabilite. 107. Secondo la normativa stabilita dai canoni, «chi
getta via le specie consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre
nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; il chierico inoltre
può essere punito con altra pena, non esclusa la dimissione dallo stato clericale».
[194] All'interno di questo caso si deve considerare annoverabile qualunque azione volontariamente
e gravemente volta a dispregio delle sacre specie. Se, pertanto, qualcuno agisce contro
le suddette norme, gettando ad esempio le sacre specie nel sacrario o in luogo indegno o
a terra, incorre nelle pene stabilite. [195] Tengano, inoltre, tutti presente che, al termine
della distribuzione della santa Comunione durante la celebrazione della Messa, vanno osservate
le prescrizioni del Messale Romano, e soprattutto che quanto eventualmente resta
del Sangue di Cristo deve essere subito interamente consumato dal Sacerdote o, secondo le
norme, da un altro ministro, mentre le ostie consacrate avanzate vengano o immediatamente
consumate all'altare dal Sacerdote o portate in un luogo appositamente destinato a conservare
l'Eucaristia. [196]
108. «La celebrazione eucaristica venga compiuta nel
luogo sacro, a meno che in un caso particolare la necessità non richieda altro; nel
qual caso, la celebrazione deve essere compiuta in un luogo decoroso». [197] Su tale
necessità sarà, di norma, il Vescovo diocesano a valutare secondo il caso per
la propria diocesi.
109. Non è mai consentito a un Sacerdote celebrare nel
tempio o luogo sacro di una religione non cristiana.
110. «Sempre memori che nel mistero del Sacrificio eucaristico
viene esercitata ininterrottamente l'opera della redenzione, i Sacerdoti celebrino frequentemente;
anzi se ne raccomanda caldamente la celebrazione quotidiana, la quale, anche quando non
si possa avere la presenza dei fedeli, è un atto di Cristo e della Chiesa, nella cui
celebrazione i Sacerdoti adempiono il loro principale compito». [198] 111. Un Sacerdote sia ammesso a celebrare o concelebrare l'Eucaristia «anche
se sconosciuto al rettore della chiesa, purché esibisca la lettera commendatizia» della
Sede Apostolica o del suo Ordinario o del suo Superiore, data almeno entro l'anno, «oppure
si possa prudentemente ritenere che non sia impedito di celebrare». [199] I Vescovi
provvedano che abitudini contrarie siano eliminate. 112. La Messa si celebra o in lingua latina o in altra lingua,
purché si faccia ricorso a testi liturgici approvati a norma del diritto. Salvo le
celebrazioni della Messa che devono essere svolte nella lingua del popolo secondo gli orari
e i tempi stabiliti dall'autorità ecclesiastica, è consentito sempre e ovunque
ai Sacerdoti celebrare in latino. [200] 113. Quando la Messa è concelebrata da piú Sacerdoti,
nel pronunciare la Preghiera eucaristica si usi la lingua conosciuta sia da tutti i Sacerdoti
concelebranti sia dal popolo riunito. Qualora avvenga che vi siano tra i Sacerdoti alcuni
che non conoscono la lingua della celebrazione, cosicché non possono debitamente pronunciare
le parti della Preghiera eucaristica che sono loro proprie, essi non concelebrino, ma preferibilmente
assistano secondo le norme alla celebrazione indossando l'abito corale. [201]
114. «Nelle Messe domenicali della parrocchia, in quanto
'comunità eucaristica', è normale poi che si ritrovino i vari gruppi, movimenti,
associazioni, le stesse piccole comunità religiose in essa presenti». [202] Benché sia
possibile, a norma del diritto, celebrare la Messa per gruppi particolari, ciononostante
tali gruppi non sono dispensati dalla fedele osservanza delle norme liturgiche. [203]
115. Va riprovato l'abuso di sospendere in modo arbitrario
la celebrazione della santa Messa per il popolo, contro le norme del Messale Romano e
la sana tradizione del Rito romano, con il pretesto di promuovere «il digiuno eucaristico». 116. Non si moltiplichino le Messe, contro la norma del diritto,
e, quanto alle offerte per l'intenzione della Messa, si osservino tutte le regole comunque
vigenti in forza del diritto. [204]
117. I vasi sacri destinati ad accogliere il Corpo e il Sangue
del Signore, siano rigorosamente foggiati a norma di tradizione e dei libri liturgici. [205] È data
facoltà alle Conferenze dei Vescovi di stabilire, con la conferma della Santa Sede,
se sia opportuno che i vasi sacri siano fabbricati anche con altri materiali solidi. Tuttavia,
si richiede strettamente che tali materiali siano davvero nobili secondo il comune giudizio
di ciascuna regione, [206] di modo che con il loro uso si renda onore al Signore e si eviti
completamente il rischio di sminuire agli occhi dei fedeli la dottrina della presenza reale
di Cristo nelle specie eucaristiche. È pertanto riprovevole qualunque uso, per il quale
ci si serva nella celebrazione della Messa di vasi comuni o piuttosto scadenti quanto alla
qualità o privi di qualsiasi valore artistico, ovvero di semplici cestini o altri vasi
in vetro, argilla, creta o altro materiale facilmente frangibile. Ciò vale anche per
i metalli e altri materiali facili ad alterarsi. [207] 118. I vasi sacri, prima di essere usati, devono essere benedetti
dal Sacerdote secondo i riti prescritti nei libri liturgici. [208] È lodevole che la
benedizione sia impartita dal Vescovo diocesano, che valuterà se i vasi siano adatti
all'uso a cui sono destinati. 119. Il Sacerdote, ritornato all'altare dopo la distribuzione
della Comunione, stando in piedi all'altare o a un tavolo purifica la patena o la pisside
al di sopra del calice, secondo le prescrizioni del Messale, e asciuga il calice con il
purificatoio. Se è presente il Diacono, questi torna all'altare insieme al Sacerdote
e purifica lui i vasi. È tuttavia consentito, specialmente se sono numerosi, lasciare
i vasi sacri da purificare opportunamente coperti sull'altare o sulla credenza sul corporale
e che il Sacerdote o il Diacono li purificano subito dopo la Messa, una volta congedato
il popolo. Parimenti, l'accolito istituito aiuta il Sacerdote o il Diacono a purificare
e sistemare i vasi sacri sia all'altare sia alla credenza. In assenza del Diacono l'accolito
istituito porta alla credenza i vasi sacri e li purifica, li asciuga e li sistema come al
solito. [209] 120. I pastori abbiano cura di mantenere costantemente puliti
i lini della mensa sacra, e in particolare quelli destinati ad accogliere le sacre specie,
e di lavarli piuttosto di frequente secondo la prassi tradizionale. È lodevole che
l'acqua del primo lavaggio, che va eseguito a mano, si versi nel sacrario della chiesa o
a terra in un luogo appropriato. Successivamente, si può effettuare un nuovo lavaggio
121. «La varietà dei colori nelle vesti sacre ha
lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, da un lato la caratteristica particolare
dei misteri della fede che vengono celebrati, e dall'altro il senso della vita cristiana
in cammino lungo il corso dell'anno liturgico». [210] In realtà, la differenza «di
compiti nella celebrazione della sacra Liturgia, si manifesta esteriormente con la diversità delle
vesti sacre. Conviene che tali vesti sacre contribuiscano anche al decoro della stessa azione
sacra». [211]
122. «Il camice è stretto ai fianchi dal cingolo,
a meno che non sia fatto in modo da aderire al corpo anche senza cingolo. Prima di indossare
il camice, se questo non copre l'abito comune attorno al collo, si usi l'amitto». [212]
123. «Nella Messa e nelle altre azioni sacre direttamente
collegate con essa, veste propria del Sacerdote celebrante è la casula o pianeta, se
non viene indicato diversamente, da indossarsi sopra il camice e la stola». [213] Parimenti,
il Sacerdote che porta la casula secondo le rubriche non tralasci di indossare la stola.
Tutti gli Ordinari provvedano che ogni uso contrario sia eliminato. 124. Nel Messale Romano si dà facoltà ai
Sacerdoti che concelebrano la Messa accanto al celebrante principale, il quale indossi sempre
la casula del colore prescritto, di poter omettere, in presenza di una giusta causa, come
ad esempio il numero piuttosto elevato di concelebranti e la mancanza di paramenti, «la
casula o la pianeta, facendo uso della stola sopra il camice». [214] Qualora tuttavia
fosse possibile prevedere tale situazione, si provveda in merito per quanto possibile. Coloro
che concelebrano possono anch'essi, oltre al celebrante principale, vestire per necessità la
casula di colore bianco. Per il resto, si osservino le norme dei libri liturgici. 125. Veste propria del Diacono è la dalmatica, da indossarsi
sopra il camice e la stola. Al fine di preservare una insigne tradizione della Chiesa, è lodevole
non valersi della facoltà di omettere la dalmatica. [215] 126. È riprovevole l'abuso per cui i ministri sacri,
anche quando partecipa un solo ministro, celebrano la santa Messa, contrariamente alle prescrizioni
dei libri liturgici, senza vesti sacre o indossando la sola stola sopra la cocolla monastica
o il normale abito religioso o un vestito ordinario. [216] Gli Ordinari provvedano a correggere
quanto prima tali abusi e a far sí che in tutte le chiese e gli oratori sotto la propria
giurisdizione sia presente un congruo numero di vesti liturgiche realizzate secondo le norme. 127. Nei libri liturgici si dà speciale facoltà di
utilizzare nei giorni piú solenni le sacre vesti festive, ovvero di maggiore dignità,
anche se non siano del colore del giorno. [217] Tale facoltà, tuttavia, riguardando
propriamente vesti tessute molti anni or sono al fine di preservare il patrimonio della
Chiesa, viene estesa impropriamente a innovazioni in modo tale che, lasciando da parte gli
usi tramandati, si assumono forme e colori secondo gusti soggettivi e si menoma il senso
di tale norma a detrimento della tradizione. In occasione di un giorno festivo, vesti sacre
di color oro o argento possono sostituire, secondo opportunità, quelle di altro colore,
ma non le vesti violacee e nere. 128. La Santa Messa e le altre celebrazioni liturgiche, che
sono azioni di Cristo e del popolo di Dio gerarchicamente costituito, siano ordinate in
modo tale che i sacri ministri e i fedeli laici vi possano chiaramente partecipare secondo
la propria condizione. È preferibile dunque «che i presbiteri presenti alla celebrazione
eucaristica, se non sono scusati da una giusta causa, esercitino di solito il ministero
del proprio Ordine e quindi partecipino come concelebranti, indossando le sacre vesti. Diversamente
indossano il proprio abito corale o la cotta sopra la veste talare». [218] Non è decoroso,
salvo motivate eccezioni, che essi partecipino alla Messa, quanto all'aspetto esterno, alla
maniera di fedeli laici.
129. «La celebrazione dell'Eucaristia nel Sacrificio
della Messa è veramente l'origine e il fine del culto eucaristico fuori della Messa.
Dopo la Messa si conservano le sacre specie soprattutto perché i fedeli, e in modo
particolare i malati e gli anziani che non possono essere presenti alla Messa, si uniscano,
per mezzo della Comunione sacramentale, a Cristo e al suo sacrificio, immolato e offerto
nella Messa». [219] Questa conservazione, inoltre, permette anche la pratica di adorare
questo grande Sacramento e di prestare ad esso il culto di latria, che si deve a Dio. È necessario,
pertanto, che si promuovano certe forme cultuali di adorazione non solo privata ma anche
pubblica e comunitaria istituite o approvate validamente dalla stessa Chiesa. [220]
130. «Secondo la struttura di ciascuna chiesa e le legittime
consuetudini locali, il Santissimo Sacramento sia conservato nel tabernacolo in una parte
della chiesa di particolare dignità, elevata, ben visibile e decorosamente ornata»,
nonché, in virtú della tranquillità del luogo, dello spazio davanti al tabernacolo
e della presenza di panche o sedie e inginocchiatoi, «adatta alla preghiera».
[221] Si attenda, inoltre, con cura a tutte le prescrizioni dei libri liturgici e alla norma
del diritto, [222] specialmente al fine di evitare il pericolo di profanazione. [223] 131. Oltre a quanto prescritto dal can. 934 § 1, è vietato
conservare il Santissimo Sacramento in un luogo non soggetto alla sicura autorità del
Vescovo diocesano o dove esista pericolo di profanazione. In questo caso, il Vescovo diocesano
revochi immediatamente la facoltà di conservazione dell'Eucaristia precedentemente
concessa. [224] 132. Nessuno porti a casa o in altro luogo la Santissima Eucaristia,
contrariamente alla norma del diritto. Si tenga, inoltre, presente che il sottrarre o ritenere
a fine sacrilego o il gettar via le specie consacrate sono atti che rientrano in quei graviora
delicta, la cui assoluzione è riservata alla Congregazione per la Dottrina della
Fede. [225] 133. Il Sacerdote o il Diacono o il ministro straordinario
che, in assenza o sotto impedimento del ministro ordinario, trasporta la Santissima Eucaristia
per amministrare la Comunione a un malato, si rechi dal luogo in cui il Sacramento è conservato
fino al domicilio del malato lungo un tragitto possibilmente diretto e tralasciando ogni
altra occupazione, in modo da evitare qualsiasi rischio di profanazione e riservare la massima
riverenza al Corpo di Cristo. Si osservi sempre il rito dell'amministrazione della Comunione
ai malati come prescritto nel Rituale Romano. [226]
134. «Il culto all'Eucaristia fuori della Messa è di
valore inestimabile nella vita della Chiesa. Tale culto è strettamente congiunto con
la celebrazione del Sacrificio eucaristico». [227] Pertanto, si promuova con impegno
la pietà sia pubblica sia privata verso la Santissima Eucaristia anche al di fuori
della Messa, affinché dai fedeli sia reso culto di adorazione a Cristo veramente e
realmente presente, [228] il quale è «Sommo Sacerdote dei beni futuri» [229]
e Redentore dell'universo. «Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza
personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento,
nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche».
[230] 135. I fedeli «durante il giorno non omettano di fare
la visita al Santissimo Sacramento, in quanto prova di gratitudine, segno d'amore e debito
di riconoscenza a Cristo Signore là presente». [231] L'adorazione di Gesú presente
nel Santissimo Sacramento, infatti, in quanto Comunione di desiderio, unisce fortemente
il fedele a Cristo, come risplende dall'esempio di numerosi santi. [232] «Se non vi
si oppone una grave ragione, la chiesa nella quale viene conservata la Santissima Eucaristia,
resti aperta ai fedeli almeno per qualche ora al giorno, affinché possano trattenersi
in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento». [233] 136. L'Ordinario incoraggi molto vivamente l'adorazione eucaristica,
sia breve sia prolungata o quasi continua, con il concorso del popolo. Negli ultimi anni,
infatti, in molti «luoghi l'adorazione quotidiana del Santissimo Sacramento ha guadagnato
ampio spazio e diviene fonte inesauribile di santità», benché vi siano anche
luoghi «dove va registrata una quasi totale noncuranza del culto dell'adorazione eucaristica».
[234] 137. L'esposizione della Santissima Eucaristia sia compiuta
sempre secondo le prescrizioni dei libri liturgici. [235] Non si escluda anche la recita
del Rosario, mirabile «nella sua semplicità ed elevatezza», [236] dinanzi
al Santissimo Sacramento conservato o esposto. Tuttavia, soprattutto quando si fa l'esposizione,
si ponga in luce l'indole di questa preghiera come contemplazione dei misteri della vita
di Cristo Redentore e del disegno di salvezza del Padre onnipotente, utilizzando in particolare
letture desunte dalla sacra Scrittura. [237] 138. Comunque, il Santissimo Sacramento non deve mai rimanere
esposto, anche per brevissimo tempo, senza sufficiente custodia. Si faccia, dunque, in modo
che, in tempi stabiliti, alcuni fedeli siano sempre presenti almeno a turno. 139. Se il Vescovo diocesano ha ministri sacri o altri destinabili
a tale funzione, è diritto dei fedeli fare spesso visita al Santissimo Sacramento per
l'adorazione e prendere parte almeno qualche volta nel corso dell'anno all'adorazione della
Santissima Eucaristia esposta. 140. È particolarmente raccomandabile che nelle città o
almeno nei comuni di maggiori dimensioni il Vescovo diocesano designi una chiesa per l'adorazione
perpetua, in cui però si celebri frequentemente, e per quanto possibile anche quotidianamente,
la santa Messa, interrompendo rigorosamente l'esposizione nel momento in cui si svolge la
funzione. [238] È opportuno che l'ostia da esporre durante l'adorazione sia consacrata
nella Messa che precede immediatamente il tempo dell'adorazione e sia posta nell'ostensorio
sopra l'altare dopo la Comunione. [239] 141. Il Vescovo diocesano riconosca e, secondo le possibilità,
incoraggi i fedeli nel loro diritto di costituire confraternite ed associazioni per la pratica
dell'adorazione anche perpetua. Nei casi in cui tali associazioni assumono indole internazionale,
approvare i loro statuti. [240]
142. «Spetta al Vescovo diocesano stabilire delle direttive
circa le processioni, con cui provvedere alla loro partecipazione e dignità»,
[241] e promuovere l'adorazione dei fedeli. 143. «Ove, a giudizio del Vescovo diocesano, è possibile,
si svolga, quale pubblica testimonianza di venerazione verso la Santissima Eucaristia e
specialmente nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo, la processione condotta
attraverso le pubbliche vie», [242] perché la devota «partecipazione dei
fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è una
grazia del Signore che ogni anno riempie di gioia chi vi partecipa». [243] 144. Benché in alcuni luoghi ciò non risulti possibile,
occorre tuttavia che non vada perduta la tradizione di svolgere le processioni eucaristiche.
Si cerchino, piuttosto, nuove maniere di praticarle nelle circostanze attuali, come ad esempio
presso i santuari, all'interno di proprietà ecclesiastiche o, con il permesso dell'autorità civile,
nei giardini pubblici. 145. Va considerata di grande valore l'utilità pastorale
dei Congressi eucaristici, i quali «occorre siano segno vero di fede e carità».
[244] Siano essi preparati con diligenza e svolti secondo quanto stabilito, [245] affinché sia
dato ai fedeli di venerare i sacri misteri del Corpo e del Sangue del Figlio di Dio in modo
da sentire incessantemente in se stessi il frutto della redenzione. [246]
146. Il sacerdozio ministeriale non può essere in nessun
modo sostituito. Se, infatti, in una comunità manca il Sacerdote, essa è priva
dell'esercizio della funzione sacramentale di Cristo, Capo e Pastore, che appartiene all'essenza
stessa della vita della comunità. [247] Infatti, «il ministro, che può celebrare in
persona Christi il sacramento dell'Eucaristia, è solo il Sacerdote validamente
ordinato». [248]
147. Se tuttavia il bisogno della Chiesa lo richiede, in mancanza
dei ministri sacri, i fedeli laici possono, a norma del diritto, supplirlo in alcune mansioni
liturgiche. [249] Questi fedeli sono chiamati e delegati a svolgere determinati compiti,
di maggiore e di minore importanza, sostenuti dalla grazia del Signore. Molti fedeli laici
si sono già dedicati e si dedicano tuttora sollecitamente a tale servizio, soprattutto
nelle terre di missione, dove la Chiesa ha ancora poca diffusione o si trova in condizioni
di persecuzione, [250] ma anche in altre regioni colpite dalla scarsità di Sacerdoti
e Diaconi. 148. In particolar modo, di grande importanza va considerata
l'istituzione dei catechisti, che hanno fornito e forniscono con grande impegno un aiuto
unico e assolutamente necessario alla diffusione della fede e della Chiesa. [251] 149. In alcune diocesi di piú antica evangelizzazione
molto di recente sono stati incaricati come «assistenti pastorali» dei fedeli
laici, moltissimi dei quali hanno senza dubbio giovato al bene della Chiesa, sostenendo
l'azione pastorale propria del Vescovo, dei Sacerdoti e dei Diaconi. Si badi, tuttavia,
che il profilo di tale compito non sia troppo assimilato alla forma del ministero pastorale
dei chierici. Si deve, cioè, curare che gli «assistenti pastorali» non si
assumano funzioni che spettano propriamente al ministero dei sacri ministri. 150. L'attività dell'assistente pastorale sia volta ad
agevolare il ministero dei Sacerdoti e dei Diaconi, suscitare vocazioni al sacerdozio e
al diaconato e preparare con zelo, a norma del diritto, i fedeli laici in ciascuna comunità a
svolgere i vari compiti liturgici secondo la molteplicità dei carismi. 151. Soltanto in caso di vera necessità si dovrà ricorrere
all'aiuto dei ministri straordinari nella celebrazione della Liturgia. Ciò, infatti,
non è previsto per assicurare una piú piena partecipazione dei laici, ma è per
sua natura suppletivo e provvisorio. [252] Se, inoltre, per necessità si ricorre agli
uffici dei ministri straordinari, si moltiplichino le preghiere speciali e continue al Signore,
perché mandi presto un Sacerdote al servizio della comunità e susciti con abbondanza
le vocazioni agli Ordini sacri. [253] 152. Tali funzioni meramente sostitutive non risultino, poi,
pretesto di alterazione dello stesso ministero dei Sacerdoti, di modo che costoro trascurino
la celebrazione della santa Messa per il popolo loro affidato, la personale sollecitudine
verso i malati e la premura di battezzare i bambini, assistere ai matrimoni e celebrare
le esequie cristiane, le quali spettano anzitutto ai Sacerdoti con l'aiuto dei Diaconi.
Non avvenga, pertanto, che i Sacerdoti nelle parrocchie scambino indifferentemente le funzioni
di servizio pastorale con i Diaconi o i laici, confondendo in tal modo la specificità di
ognuno. 153. Inoltre, non è consentito ai laici assumere le funzioni
o i paramenti del Diacono o del Sacerdote, né altre vesti simili ad essi.
154. Come è stato già ricordato, «ministro,
in grado di celebrare in persona Christi il sacramento dell'Eucaristia, è il
solo Sacerdote validamente ordinato». [254] Perciò il nome di «ministro dell'Eucaristia» spetta
propriamente al solo Sacerdote. Anche a motivo della sacra Ordinazione, i ministri ordinari
della santa Comunione sono i Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi, [255] ai quali, dunque, spetta
distribuire la santa Comunione ai fedeli laici nella celebrazione della santa Messa. Si
manifesti, cosí, correttamente e con pienezza il loro compito ministeriale nella Chiesa
e si adempia il segno sacramentale. 155. Oltre ai ministri ordinari c'è l'accolito istituito,
che è per istituzione ministro straordinario della santa Comunione anche al di fuori
della celebrazione della Messa. Se inoltre ragioni di autentica necessità lo richiedano,
il Vescovo diocesano può delegare, a norma del diritto, [256] allo scopo anche un altro
fedele laico come ministro straordinario, ad actum o ad tempus, servendosi
nella circostanza della appropriata formula di benedizione. Questo atto di deputazione,
tuttavia, non ha necessariamente forma liturgica, né in alcun modo, se la avesse, può essere
assimilato a una sacra Ordinazione. Soltanto in casi particolari e imprevisti, può essere
dato un permesso ad actum da parte del Sacerdote che presiede la celebrazione eucaristica.
[257] 156. Questo ufficio venga inteso in senso stretto secondo
la sua denominazione di ministro straordinario della santa Comunione, e non «ministro
speciale della santa Comunione» o «ministro straordinario dell'Eucaristia» o «ministro
speciale dell'Eucaristia», definizioni che ne amplificano indebitamente e impropriamente
la portata. 157. Se è di solito presente un numero di ministri sacri
sufficiente anche alla distribuzione della santa Comunione, non si possono deputare a questo
compito i ministri straordinari della santa Comunione. In simili circostanze, coloro che
fossero deputati a tale ministero, non lo esercitino. È riprovevole la prassi di quei
Sacerdoti che, benché presenti alla celebrazione, si astengono comunque dal distribuire
la Comunione, incaricando di tale compito i laici. [258] 158. Il ministro straordinario della santa Comunione, infatti,
potrà amministrare la Comunione soltanto quando mancano il Sacerdote o il Diacono,
quando il Sacerdote è impedito da malattia, vecchiaia o altro serio motivo o quando
il numero dei fedeli che accedono alla Comunione è tanto grande che la celebrazione
stessa della Messa si protrarrebbe troppo a lungo. [259] Tuttavia, ciò si ritenga nel
senso che andrà considerata motivazione del tutto insufficiente un breve prolungamento,
secondo le abitudini e la cultura del luogo. 159. Non è in nessun modo consentito al ministro straordinario
della santa Comunione delegare all'amministrazione dell'Eucaristia qualcun altro, come ad
esempio un genitore, il marito o il figlio del malato che si deve comunicare. 160. Il Vescovo diocesano riesamini la prassi degli ultimi
anni in materia e la corregga secondo opportunità o la determini con maggior chiarezza.
Se per effettiva necessità tali ministri straordinari vengono deputati in maniera estesa,
occorre che il Vescovo diocesano pubblichi delle norme particolari, con cui, tenendo presente
la tradizione della Chiesa, stabilisca delle direttive a norma del diritto in merito all'esercizio
di questo compito.
161. Come è stato già detto, l'omelia è per
la sua importanza e natura riservata al Sacerdote o al Diacono durante la Messa. [260] Per
quanto attiene ad altre forme di predicazione, se in particolari circostanze la necessità lo
richiede o in specifici casi l'utilità lo esige, si possono a norma del diritto ammettere
a predicare in chiesa o in un oratorio al di fuori della Messa, i fedeli laici. [261] Ciò può avvenire
soltanto per l'esiguità del numero di ministri sacri in alcuni luoghi al fine di supplire
ad essi e non lo si può mutare da caso di assoluta eccezionalità a fatto ordinario,
né deve essere inteso come autentica promozione del laicato. [262] Va, inoltre, ricordato
che la facoltà di permettere ciò, sempre ad actum, spetta agli Ordinari del luogo
e non ad altri, neppure Sacerdoti o Diaconi.
162. La Chiesa, nel giorno che prende il nome di «domenica»,
si raduna insieme fedelmente per commemorare, specialmente con la celebrazione della Messa,
la resurrezione del Signore e tutto il mistero pasquale. [263] Infatti, «nessuna comunità cristiana
si edifica, se non si radica ed incardina nella celebrazione della Santissima Eucaristia».
[264] Il popolo cristiano ha, dunque, il diritto che sia celebrata l'Eucaristia in proprio
favore la domenica, nelle feste di precetto, negli altri giorni principali di festa e, per
quanto possibile, anche quotidianamente. Se, pertanto, di domenica in una parrocchia o altra
comunità di fedeli è difficile avere la celebrazione della Messa, il Vescovo diocesano
valuti insieme con il presbiterio gli opportuni rimedi. [265] Tra queste soluzioni, le principali
saranno quelle di chiamare altri Sacerdoti allo scopo o che i fedeli vadano nella chiesa
di un luogo vicino per prendervi parte al mistero eucaristico. [266] 163. Tutti i Sacerdoti, ai quali sono stati affidati il sacerdozio
e l'Eucaristia «per il bene» degli altri, [267] abbiano a mente che è loro
dovere offrire a tutti i fedeli l'opportunità di poter soddisfare il precetto di prendere
parte alla Messa di domenica. [268] Per parte loro, i fedeli laici hanno il diritto che
nessun Sacerdote, se non in presenza di effettiva impossibilità, si rifiuti mai di
celebrare la Messa per il popolo o rifiuti che essa sia celebrata da un altro, se non si
può soddisfare in altro modo il precetto di prendere parte alla Messa di domenica e
negli altri giorni stabiliti. 164. «Se per la mancanza del ministro sacro o per altra
grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica», [269]
il popolo cristiano ha il diritto che il Vescovo diocesano provveda, secondo le possibilità,
che sia compiuta una celebrazione per la comunità stessa la domenica sotto la propria
autorità e secondo le norme stabilite dalla Chiesa. Tali celebrazioni domenicali, tuttavia,
vanno sempre considerate del tutto straordinarie. Pertanto, sarà cura di tutti, sia
Diaconi sia fedeli laici, ai quali è assegnato un compito da parte del Vescovo diocesano
all'interno di tali celebrazioni, «mantenere viva nella comunità una vera "fame" dell'Eucaristia,
che conduca a non perdere nessuna occasione di avere la celebrazione della Messa, anche
approfittando della presenza occasionale di un Sacerdote non impedito a celebrarla dal diritto
della Chiesa». [270] 165. Occorre evitare con cura ogni forma di confusione tra
questo tipo di riunioni e la celebrazione eucaristica. [271] I Vescovi diocesani, pertanto,
valutino con prudenza se in tali riunioni si debba distribuire la santa Comunione. Per un
piú ampio coordinamento, la questione sia opportunamente determinata nell'ambito della
Conferenza dei Vescovi, in modo da pervenire a una risoluzione, con la conferma da parte
Sacramenti. Sarà preferibile, inoltre, in assenza del Sacerdote e del Diacono, che
le varie parti siano distribuite tra piú fedeli anziché sia un solo fedele laico
a guidare l'intera celebrazione. In nessun caso è appropriato dire che un fedele laico «presiede» la
celebrazione. 166. Parimenti, il Vescovo diocesano, al quale soltanto spetta
la questione, non conceda con facilità che tali celebrazioni, soprattutto se in esse
si distribuisce anche la santa Comunione, avvengano nei giorni feriali e soprattutto in
luoghi in cui si è potuto o si potrà celebrare la Messa la domenica precedente
o successiva. I Sacerdoti sono fermamente pregati di celebrare, secondo le possibilità,
quotidianamente la santa Messa per il popolo in una delle chiese a loro affidate. 167. «Similmente, non si può pensare di sostituire
la santa Messa domenicale con celebrazioni ecumeniche della Parola o con incontri di preghiera
in comune con cristiani appartenenti alle [...] Comunità ecclesiali, oppure con la
partecipazione ai loro riti liturgici». [272] Se poi il Vescovo diocesano, spinto da
necessità, ha permesso ad actum la partecipazione dei cattolici, i pastori
badino che tra i fedeli cattolici non si ingeneri confusione quanto alla necessità di
prendere parte anche in queste occasioni alla Messa di precetto, in un'altra ora della giornata.
4. Coloro che sono stati dimessi dallo stato clericale 168. Al «chierico che a norma del diritto perde lo stato
clericale [...] è proibito esercitare la potestà di ordine». [274] A costui,
pertanto, non è consentito celebrare sotto alcun pretesto i sacramenti, salvo esclusivamente
il caso di eccezionalità previsto dal diritto, [275] né è consentito ai fedeli
ricorrere a lui per la celebrazione, quando non vi è giusta causa che permetta ciò a
norma del can. 1335. [276] Tali persone, inoltre, non tengano l'omelia, [277] né assumano
mai alcun incarico o compito nella celebrazione della sacra Liturgia, di modo che non si
ingeneri confusione tra i fedeli e non ne risulti offuscata la verità.
169. Quando si compie un abuso nella celebrazione della sacra
Liturgia, si opera un'autentica contraffazione della Liturgia cattolica. Ha scritto san
Tommaso: «incorre nel vizio di falsificazione chi per conto della Chiesa manifesta
a Dio un culto contro la modalità istituita per autorità divina dalla Chiesa e
consueta in essa». [278] 170. Al fine di porre rimedio a tali abusi, ciò «che
in sommo grado urge è la formazione biblica e liturgica del popolo di Dio, dei pastori
e dei fedeli», [279] di modo che la fede e la disciplina della Chiesa in merito alla
sacra Liturgia siano correttamente presentate e comprese. Se tuttavia gli abusi persistono,
occorrerà procedere, a norma del diritto, a tutela del patrimonio spirituale e dei
diritti della Chiesa, facendo ricorso a tutti i mezzi legittimi. 171. Tra i vari abusi vi sono quelli che costituiscono obiettivamente graviora
delicta, gli atti gravi e altri che vanno nondimeno evitati e attentamente corretti.
Tenendo conto di tutto ciò che è stato in particolar modo trattato nel Capitolo
I di questa Istruzione, occorrerà prestare ora attenzione a quanto segue.
172. I graviora delicta contro la santità del
Santissimo Sacrificio e sacramento dell'Eucaristia vanno trattati seguendo le «Norme
relative ai graviora delicta riservati alla Congregazione per la Dottrina della
Fede», [280] vale a dire: a) sottrazione o ritenzione a fine sacrilego o il gettar via le specie consacrate;
[281] b) tentata azione liturgica del Sacrificio eucaristico o sua simulazione; [282] c) concelebrazione proibita del Sacrificio eucaristico insieme a ministri di
Comunità ecclesiali i quali non hanno la successione apostolica, né riconoscono
la dignità sacramentale dell'ordinazione sacerdotale; [283] d) consacrazione a fine sacrilego di una materia senza l'altra nella celebrazione
eucaristica o anche di entrambe al di fuori della celebrazione eucaristica. [284]
173. Sebbene il giudizio sulla gravità della questione
vada formulato secondo la dottrina comune della Chiesa e le norme da essa stabilite, come
atti gravi vanno sempre obiettivamente considerati quelli che mettono a rischio la validità e
dignità della Santissima Eucaristia, ovvero quelli che contrastano con i casi precedentemente
illustrati ai nn. 48-52, 56, 76-77, 79, 91-92, 94, 96, 101-102, 104, 106, 109, 111, 115,
117, 126, 131-133, 138, 153 e 168. Si deve, inoltre, fare attenzione alle prescrizioni del Codice
di diritto canonico e in particolare a quanto stabilito dai cann. 1364, 1369, 1373,
1376, 1380, 1384, 1385, 1386 e 1398.
174. Inoltre, le azioni commesse contro quelle norme, di cui
si tratta altrove in questa Istruzione e nelle norme stabilite dal diritto, non vanno considerate
con leggerezza, ma le si annoveri tra gli altri abusi da evitare e correggere con sollecitudine.
175. Quanto esposto nella presente Istruzione, come risulta
chiaro, non riporta tutte le violazioni contro la Chiesa e la sua disciplina, quali sono
definite nei canoni, nelle leggi liturgiche e nelle altre norme della Chiesa secondo la
dottrina del Magistero o la sana tradizione. Se qualche errore viene commesso, andrà corretto
a norma del diritto.
176. Il Vescovo diocesano, «essendo il principale dispensatore
dei misteri di Dio, si adoperi di continuo perché i fedeli affidati alle sue cure crescano
in grazia mediante la celebrazione dei sacramenti e perché conoscano e vivano il mistero
pasquale». [285] A lui spetta, «entro i limiti della sua competenza, dare norme
in materia liturgica, alle quali tutti sono tenuti». [286] 177. «Poiché deve difendere l'unità della Chiesa
universale, il Vescovo è tenuto a promuovere la disciplina comune a tutta la Chiesa
e perciò a urgere l'osservanza di tutte le leggi ecclesiastiche. Vigili che non si
insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica, soprattutto nel ministero della parola,
nella celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali, nel culto di Dio e dei Santi».
[287] 178. Pertanto, ogni qualvolta l'Ordinario del luogo o di un
Istituto religioso oppure di una Società di vita apostolica abbia notizia, quanto meno
verosimile, a proposito di un delitto o di un abuso riguardante la Santissima Eucaristia,
indaghi con cautela, in prima persona o mediante altro chierico idoneo, sui fatti, le circostanze
e l'imputabilità.
179. I delitti contro la fede e i graviora delicta commessi
durante la celebrazione dell'Eucaristia e degli altri sacramenti siano segnalati senza indugio
alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che li esamina «e, all'occorrenza, procede
a dichiarare o ad infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio».
180. Diversamente, l'Ordinario proceda a norma dei sacri canoni,
applicando, ove fosse il caso, le pene canoniche e tenendo presente in modo particolare
quanto stabilito dal can. 1326. Qualora si tratti di azioni gravi, informi la Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
181. Ogni qualvolta la Congregazione per il Culto Divino e
la Disciplina dei Sacramenti ha notizia, quanto meno verosimile, di un delitto o abuso relativo
alla Santissima Eucaristia, ne informa l'Ordinario, affinché indaghi sul fatto. Qualora
esso risulti grave, l'Ordinario invii al piú presto allo stesso Dicastero un esemplare
degli atti relativi all'indagine eseguita e, eventualmente, sulla pena inflitta. 182. Nei casi di maggiore difficoltà l'Ordinario non
trascuri per il bene della Chiesa universale, della cui sollecitudine anche egli partecipa
in virtú della sacra Ordinazione, di trattare la questione dopo avere consultato il
parere della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Da parte
sua, questa Congregazione, in virtú delle facoltà ad essa concesse dal Romano
Pontefice, sosterrà l'Ordinario secondo il caso, accordandogli le necessarie dispense
[289] o comunicandogli istruzioni e prescrizioni, alle quali egli ottemperi con diligenza.
183. In modo assolutamente particolare tutti, secondo le possibilità,
facciano sí che il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia sia custodito da ogni forma
di irriverenza e aberrazione e tutti gli abusi vengano completamente corretti. Questo è compito
della massima importanza per tutti e per ciascuno, e tutti sono tenuti a compiere tale opera,
184. Ogni cattolico, sia Sacerdote sia Diacono sia fedele
laico, ha il diritto di sporgere querela su un abuso liturgico presso il Vescovo diocesano
o l'Ordinario competente a quegli equiparato dal diritto o alla Sede Apostolica in virtú del
primato del Romano Pontefice. [290] È bene, tuttavia, che la segnalazione o la querela
sia, per quanto possibile, presentata dapprima al Vescovo diocesano. Ciò avvenga sempre
con spirito di verità e carità.
185. «Ai germi di disgregazione tra gli uomini, che l'esperienza
quotidiana mostra tanto radicati nell'umanità a causa del peccato, si contrappone la
forza generatrice di unità del corpo di Cristo. L'Eucaristia, costruendo la Chiesa,
proprio per questo crea comunità fra gli uomini». [291] Pertanto, questa Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si augura che, anche mediante l'attenta
applicazione di quanto richiamato alla mente nella presente Istruzione, l'umana fragilità intralci
in misura minore l'azione del Santissimo Sacramento dell'Eucaristia e, rimossa ogni irregolarità,
bandito ogni uso riprovato, per intercessione della Beata Vergine Maria, «donna eucaristica»,
[292] la presenza salvifica di Cristo nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue risplenda
186. Tutti i fedeli partecipino, secondo le possibilità,
pienamente, consapevolmente e attivamente alla Santissima Eucaristia, [293] la venerino
con tutto il cuore nella devozione e nella vita. I Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi, nell'esercizio
del sacro ministero, si interroghino in coscienza sulla autenticità e sulla fedeltà delle
azioni da loro compiute a nome di Cristo e della Chiesa nella celebrazione della sacra Liturgia.
Ogni ministro sacro si interroghi, anche con severità, se ha rispettato i diritti dei
fedeli laici, che affidano a lui con fiducia se stessi e i loro figli, nella convinzione
che tutti svolgono correttamente per i fedeli quei compiti che la Chiesa, per mandato di
Cristo, intende adempiere nel celebrare la sacra Liturgia. [294] Ciascuno ricordi sempre,
infatti, di essere servitore della sacra Liturgia. [295]
Nonostante qualunque cosa in contrario. Questa Istruzione, redatta, per disposizione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo
II, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti d'intesa con
la Congregazione per la Dottrina della Fede, è stata approvata dallo stesso Pontefice
il 19 marzo 2004, nella solennità di san Giuseppe, il quale ne ha disposto la pubblicazione
e l'immediata osservanza da parte di tutti coloro a cui spetta. Roma, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti,
il 25 marzo 2004, nella solennità dell'Annunciazione del Signore. Francis Card. Arinze, Prefetto
[1] Cf. Missale Romanum, ex decreto sacrosancti Oecumenici Concilii
Vaticani II instauratum, auctoritate Pauli Pp. VI promulgatum, Ioannis Pauli Pp. II cura
recognitum, editio typica tertia, diei 20 aprilis 2000, Typis Vaticanis, 2002, Missa votiva
de Dei misericordia, oratio super oblata, p. 1159. [2] Cf. 1 Cor 11, 26; Missale Romanum, Prex Eucharistica, acclamatio
post consecrationem, p. 576; Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia,
17 aprile 2003, nn. 5, 11, 14, 18: AAS 95 (2003) pp. 436, 440-441, 442, 445. [3] Cf. Is 10, 33; 51, 22; Missale Romanum, In sollemnitate Domini
nostri Iesu Christi, universorum Regis, Praefatio, p. 499. [4] Cf.1 Cor 5, 7; Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul ministero e la vita dei sacerdoti, Presbyterorum
ordinis, 7 dicembre 1965, n. 5; Giovanni Paolo II, Esort. Apost., Ecclesia in
Europa, 28 giugno 2003, n. 75: AAS 95 (2003) pp. 649-719, qui p. 693. [5] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
21 novembre 1964, n. 11. [6] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, 17
aprile 2003, n. 21: AAS 95 (2003) p. 447. [7] Cf. Ibidem: AAS 95 (2003) pp. 433-475. [8] Cf. Ibidem, n. 52: AAS 95 (2003) p. 468. [9] Cf. Ibidem. [10] Ibidem, n. 10: AAS 95 (2003) p. 439. [11] Ibidem; cf. Giovanni Paolo II, Lett. Apost., Vicesimus quintus
annus, 4 dicembre 1988, nn. 12-13: AAS 81 (1989) pp. 909-910; cf. anche Conc.
Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, 4 dicembre
1963, n. 48. [12] Missale Romanum, Prex Eucharistica III, p. 588; cf. 1 Cor 12,
12-13; Ef 4, 4. [13] Cf. Fil 2, 5. [14] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 10: AAS 95
(2003) p. 439. [15] Ibidem, n. 6: AAS 95 (2003) p. 437; cf. Lc 24, 31. [16] Cf. Rm 1, 20. [17] Cf. Missale Romanum, Praefatio I de Passione Domini, p. 528. [18] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Veritatis splendor, 6 agosto
1993, n. 35: AAS 85 (1993) pp. 1161-1162; Giovanni Paolo II, Omelia tenuta presso
Camden Yards, 9 ottobre 1995, n. 7: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVII, 2
(1995), Libreria Editrice Vaticana, 1998, p. 788. [19] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
10: AAS 95 (2003) p. 439. [20] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
n. 24; cf. Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Istr., Varietates legitimae,
25 gennaio 1994, nn. 19 e 23: AAS 87 (1995) pp. 295-296, 297. [21] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
n. 33. [22] Cf. S. Ireneo, Adversus Haereses, III, 2: SCh., 211, 24-31; S.
Agostino, Epistula ad Ianuarium, 54, I: PL 33, 200: «Illa autem quae non scripta,
sed tradita custodimus, quae quidem toto terrarum orbe servantur, datur intellegi vel ab
ipsis Apostolis, vel plenariis conciliis, quorum est in Ecclesia saluberrima auctoritas,
commendata atque statuta retineri»; Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Redemptoris
missio, 7 dicembre 1990, nn. 53-54: AAS 83 (1991) pp. 300-302; Congr. per
la Dottr. della Fede, Lett. ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della Chiesa
intesa come comunione, Communionis notio, 28 maggio 1992, nn. 7-10: AAS 85
(1993) pp. 842-844; Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Istr., Varietates
legitimae, n. 26: AAS 87 (1995) pp. 298-299. [23] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
n. 21. [24] Cf. Pio XII, Cost. Ap., Sacramentum Ordinis, 30 novembre 1947: AAS 40
(1948) p. 5; Congr. per la Dottr. della Fede, Dichiar., Inter insigniores, 15 ottobre
1976, parte IV: AAS 69 (1977) pp. 107-108; Congr. per il Culto Div. e la Disc.
dei Sacram., Istr., Varietates legitimae, n. 25: AAS 87 (1995) p. 298. [25] Cf. Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei, 20 novembre 1947: AAS 39
(1947) p. 540. [26] Cf. S. Congr. per i Sacram. e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile
donum, 3 aprilis 1980: AAS 72 (1980) p. 333. [27] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 52: AAS 95
(2003) p. 468. [28] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
nn. 4, 38; Decr. sulle Chiese Orientali Cattoliche, Orientalium Ecclesiarum, 21
novembre 1964, nn. 1, 2, 6; Paolo VI, Cost. Ap., Missale Romanum: AAS 61
(1969) pp. 217-222; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 399; Congr. per il
Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Istr., Liturgiam authenticam, 28 marzo 2001,
n. 4: AAS 93 (2001) pp. 685-726, qui p. 686. [29] Cf. Giovanni Paolo II, Esort. Ap., Ecclesia in Europa, n. 72: AAS 95
(2003) p. 692. [30] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, 25
maggio 1967, n. 23: AAS 95 (2003) pp. 448-449; S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum
mysterium, 25 maggio 1967, n. 6: AAS 59 (1967) p. 545. [31] Cf. S. Congr. per i Sacram. e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile
donum: AAS 72 (1980) pp. 332-333. [32] Cf. 1 Cor 11, 17-34; Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia,
n. 52: AAS 95 (2003) pp. 467-468. [33] Cf. Codice di diritto canonico, 25 gennaio 1983, can. 1752. [34] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
n. 22 § 1. Cf. Codice di diritto canonico, can. 838 § 1. [35] Codice di diritto canonico, can. 331; cf. Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium, n. 22. [36] Cf. Codice di diritto canonico, can. 838 § 2. [37] Giovanni Paolo II, Cost. Ap., Pastor bonus, 28 giugno 1988: AAS 80
(1988) pp. 841-924; qui artt. 62, 63, e 66, pp. 876-877. [38] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
52: AAS 95 (2003) p. 468. [39] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'ufficio pastorale dei Vescovi nella
Chiesa, Christus Dominus, 28 ottobre 1965, n. 15; cf. anche Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 41; Codice di diritto canonico, can. 387. [40] Orazione per la consacrazione episcopale nel rito bizantino: Euchologion
to mega, Roma, 1873, p. 139. [41] Cf. S. Ignazio di Antiochia, Ad Smyrn. 8, 1: ed. F.X. Funk, I,
p. 282. [42] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 26; cf. S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 7: AAS 59
(1967) p. 545; cf. anche Giovanni Paolo II, Esort. Ap., Pastores gregis, 16 ottobre
2003, nn. 32-41: L'Osservatore romano, 17 ottobre 2003, pp. 6-8. [43] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
n. 41; cf. S. Ignazio di Antiochia, Ad Magn. 7; Ad Philad. 4; Ad Smyrn.
8: ed. F.X. Funk, I, pp. 236, 266, 281; Missale Romanum, Institutio Generalis,
n. 22; cf. anche Codice di diritto canonico, can. 389. [44] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 26. [45] Codice di diritto canonico, can. 838 § 4. [46] Cf. Cons. ad exsequ. Const. Lit., Dubium: Notitiae 1
(1965) p. 254. [47] Cf. At 20, 28; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm.sulla Chiesa, Lumen
Gentium, nn. 21 e 27; Decr. sull'ufficio pastorale dei Vescovi nella Chiesa, Christus
Dominus, n. 3. [48] Cf. S. Congr. per il Culto Div., Istr., Liturgicae instaurationes,
5 settembre 1970: AAS 62 (1970) p. 694. [49] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm.sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 21; Decr. sull'ufficio pastorale dei Vescovi nella Chiesa, Christus Dominus,
n. 3. [50] Cf. Caeremoniale Episcoporum, ex decreto sacrosancti Oecumenici
Concilii Vaticani II instauratum, auctoritate Ioannis Pauli Pp. II promulgatum, editio typica,
diei 14 septembris 1984, Typis Polyglottis Vaticanis, 1985, n. 10. [51] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 387. [52] Cf. ibidem, n. 22. [53] Cf. S. Congr. per il Culto Div., Istr., Liturgicae instaurationes: AAS 62
(1970) p. 694. [54] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 27; cf. 2 Cor 4, 15. [55] Cf. Codice di diritto canonico, cann. 397 § 1; 678 § 1. [56] Cf. ibidem, can. 683 § 1. [57] Cf. ibidem, can. 392. [58] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Vicesimus quintus annus, n.
21: AAS 81 (1989) p. 917; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, nn. 45-46; Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei: AAS 39 (1947)
p. 562. [59] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Apost., Vicesimus quintus annus,
n. 20: AAS 81 (1989) p. 916. [60] Cf. ibidem. [61] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
n. 44; Congr. per i Vescovi, Lett. ai Presidenti delle Conferenze dei Vescovi inviata
anche a nome della Congr. per l'Evangelizzazione dei Popoli, 21 giugno 1999, n. 9: AAS 91
(1999) p. 999. [62] Cf. Congr. per il Culto Div., Istr., Liturgicae instaurationes,
n. 12: AAS 62 (1970) pp. 692-704, qui p. 703. [63] Cf. Congr. per il Culto Div., Dichiarazione circa le Preghiere eucaristiche
e gli esperimenti liturgici, 21 marzo 1988: Notitiae 24 (1988) pp. 234-236. [64] Cf. Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Istr., Varietates
legitimae: AAS 87 (1995) pp. 288-314. [65] Cf. Codice di diritto canonico, can. 838 § 3; S. Congr. dei
Riti, Istr. Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, n. 31: AAS 56 (1964)
p. 883; Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Istr., Liturgiam authenticam,
nn. 79-80: AAS 93 (2001) pp. 711-713. [66] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul ministero e la vita dei sacerdoti, Presbyterorum
ordinis, 7 dicembre 1965, n. 7; Pontificale Romanum, ed. 1962: Ordo
consecrationis sacerdotalis, in Praefatione; Pontificale Romanum ex decreto
sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II renovatum, auctoritate Pauli Pp. VI editum,
Ioannis Pauli Pp. II cura recognitum: De Ordinatione Episcopi, presbyterorum et diaconorum,
editio typica altera, diei 29 iunii 1989, Typis Polyglottis Vaticanis, 1990, cap. II, De
Ordin. presbyterorum, Praenotanda, n. 101. [67] Cf. S. Ignatio di Antiochia, Ad Philad. 4: ed. F.X. Funk, I, p.
266; S. Cornelio I citato in S. Cipriano, Epist. 48, 2: ed. G. Hartel, III, 2,
p. 610. [68] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 28. [69] Cf. ibidem. [70] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 52;
cf. n. 29: AAS 95 (2003) pp. 467-468; 452-453. [71] Pontificale Romanum, De Ordinatione Episcopi, presbyterorum et
diaconorum, editio typica altera: De Ordinatione presbyterorum, n. 124; cf. Missale
Romanum, Feria V in Hebdomada Sancta: Ad Missam chrismatis, Renovatio promissionum
sacerdotalium, p. 292 [72] Cf. Conc. Ecum. Trid., Sessione VII, 3 marzo 1547, Decr. sui Sacramenti,
can. 13: DS 1613; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 22; Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei: AAS 39 (1947)
pp. 544, 546-547, 562; Codice di diritto canonico, can. 846, § 1; Missale
Romanum, Institutio Generalis, n. 24. [73] S. Ambrogio, De Virginitate, n. 48: PL 16, 278. [74] Codice di diritto canonico, can. 528 § 2. [75] Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul ministero e la vita dei sacerdoti, Presbyterorum
ordinis, n. 5. [76] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
5: AAS 95 (2003) p. 436. [77] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 29; cf. Constitutiones Ecclesiae Aegypticae, III, 2: ed. F.X. Funk, Didascalia,
II, p. 103; Statuta Ecclesiae Ant., 37-41: ed. D. Mansi 3, 954. [78] Cf. At 6, 3. [79] Cf. Gv 13, 35. [80] Mt 20, 28. [81] Cf. Lc 22, 27. [82] Cf. Caeremoniale Episcoporum, nn. 9, 23. Cf. Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium, n. 29. [83] Cf. Pontificale Romanum, De Ordinatione Episcopi, presbyterorum
et diaconorum, editio typica altera, cap. III, De Ordin. diaconorum, n. 199. [84] Cf. 1 Tm 3, 9. [85] Cf. Pontificale Romanum, De Ordinatione Episcopi, presbyterorum
et diaconorum, editio typica altera, cap. III, De Ordin. diaconorum, n. 200. [86] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
n. 10. [87] Cf. ibidem, n. 41; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen
Gentium, n. 11; Decr. sul ministero e la vita dei sacerdoti, Presbyterorum ordinis,
nn. 2, 5, 6; Decr. sull'ufficio pastorale dei Vescovi, Christus Dominus, n. 30;
Decr. sull'ecumenismo, Unitatis redintegratio, 21 novembre 1964, n. 15; S. Congr.
dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, nn. 3 e, 6: AAS 59 (1967) pp.
542, 544-545; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 16. [88] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
n. 26; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 91. [89] 1 Pt 2, 9; cf. 2, 4-5. [90] Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 91; cf. Conc. Ecum.
Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 14. [91] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 10. [92] Cf. S. Tommaso d'Aquino, Summa Theol., III, q. 63, a. 2. [93] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 10; cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 28: AAS 95
(2003) p. 452. [94] Cf. At 2, 42-47. [95] Cf. Rm 12, 1. [96] Cf. 1 Pt 3, 15; 2, 4-10. [97] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, nn.
12-18: AAS 95 (2003) pp. 441-445; Id., Lett., Dominicae Cenae, 24 febbraio 1980,
n. 9: AAS 72 (1980) pp. 129-133. [98] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 10: AAS 95
(2003) p. 439. [99] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium,
nn. 30-31. [100] Cf. S. Congr. per il Culto Divino, Istr., Liturgicae instaurationes,
n. 1: AAS 62 (1970) p. 695. [101] Cf. Missale Romanum, Feria secunda post Dominica V in Quadragesima,
Collecta, p. 258. [102] Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Novo Millennio ineunte, 6 gennaio
2001, n. 21: AAS 93 (2001) p. 280; cf. Gv 20, 28. [103] Cf. Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei: AAS 39 (1947)
p. 586; cf. anche Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium,
n. 67; Paolo VI, Esort. Ap., Marialis cultus, 11 febbraio 1974, n. 24: AAS 66
(1974) pp. 113-168, qui p. 134; Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Direttorio
su pietà popolare e Liturgia, 17 dicembre 2001. [104] Cf. Giovanni Paolo II, Ep. Ap., Rosarium Virginis Mariae, 16
ottobre 2002: AAS 95 (2003) pp. 5-36. [105] Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei: AAS 39 (1947) pp.
586-587. [106] Cf. Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Istr., Varietates
legitimae, n. 22: AAS 87 (1995) p. 297. [107] Cf. Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei: AAS 39 (1947)
p. 553. [108] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 29: AAS 95
(2003) p. 453; cf. Conc. Ecum. Lateran. IV., 11-30 novembre 1215, cap. 1: DS 802;
Conc. Ecum. Trid., Sess. XXIII, 15 luglio 1563, Dottrina e canoni sulla sacr. ordin.,
cap. 4: DS 1767-1770; Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei: AAS 39
(1947) p. 553. [109] Cf. Codice di diritto canonico, can. 230 § 2; cf. anche Missale
Romanum, Institutio Generalis, n. 97. [110] Cf. anche Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 109. [111] Cf. Paolo VI, Motu proprio, Ministeria quaedam, 15 agosto 1972,
nn. VI-XII: Pontificale Romanum ex decreto sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani
II instauratum, auctoritate Pauli Pp. VI promulgatum, De institutione lectorum et acolythorum,
de admissione inter candidatos ad diaconatum et presbyteratum, de sacro caelibatu amplectendo,
editio typica, diei 3 decembris 1972, Typis Polyglottis Vaticanis, 1973, p. 10: AAS 64
(1972) pp. 529-534, qui pp. 532-533; Codice di diritto canonico, can. 230 § 1; Missale
Romanum, Institutio Generalis, nn. 98-99, 187-193. [112] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 187-190, 193; Codice
di diritto canonico, can. 230 §§ 2-3. [113] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 24; S. Congr. per i Sacr. e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile
donum, nn. 2 e 18: AAS 72 (1980) pp. 334, 338; Missale Romanum,
Institutio Generalis, nn. 101, 194-198; Codice di diritto canonico, can. 230 § 2-3. [114] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 100-107. [115] Ibidem, n. 91; cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 28. [116] Cf. Giovanni Paolo II, Discorso alla Conferenza dei Vescovi delle
Antille, 7 maggio 2002, n. 2: AAS 94 (2002) pp. 575-577; Esort. Ap. post-sinodale, Christifideles
laici, 30 dicembre 1988, n. 23: AAS 81 (1989) pp. 393-521, qui pp. 429-431;
Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio, 15 agosto 1997, Principi
teologici, n. 4: AAS 89 (1997) pp. 860-861. [117] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 19. [118] Cf. S. Congr. per il Culto Divino, Istr., Immensae caritatis,
29 gennaio 1973: AAS 65 (1973) p. 266. [119] Cf. S. Congr. dei Riti, Istr., De Musica sacra, 3 settembre 1958,
n. 93c: AAS 50 (1958) p. 656. [120] Cf. Pont. Cons. per l'Interpr. dei Testi Legisl., Responsio ad propositum
dubium, 11 luglio 1992: AAS 86 (1994) pp. 541-542; Congr. per il Culto Div.
e la Disc. dei Sacram., Lett. ai Presidenti delle Conf. dei Vescovi sul servizio liturgico
dei laici, 15 marzo 1994: Notitiae 30 (1994) 333-335, 347-348. [121] Cf. Giovanni Paolo II, Cost. Ap., Pastor bonus, art. 65: AAS 80
(1988) p. 877. [122] Cf. Pont. Cons. per l'Interpr. dei Testi Legisl., Responsio ad propositum
dei laici, 15 marzo 1994: Notitiae 30 (1994) 333-335, 347-348; Lett.
a qualche Vescovo, 27 luglio 2001: Notitiae 38 (2002) 46-54. [123] Cf. Codice di diritto canonico, can. 924 § 2: Missale
Romanum, Institutio Generalis, n. 320. [124] Cf. S. Congr. per la Disc. dei Sacram., Istr., Dominus Salvator noster,
26 marzo 1929, n. 1: AAS 21 (1929) pp. 631-642, qui p. 632. [125] Cf. ibidem, n. II: AAS 21 (1929) p. 635. [126] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 321. [127] Cf. Lc 22, 18; Codice di diritto canonico, can. 924 §§ 1,
3; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 322. [128] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 323. [129] Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Vicesimus quintus annus, n. 13: AAS 81
(1989) p. 910. [130] S. Congr. per i Sacram. e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile
donum, n. 5: AAS 72 (1980) p. 335. [131] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
28: AAS 95 (2003) p. 452; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 147;
S. Congr. per il Culto Div., Istr., Liturgicae instaurationes, n. 4: AAS 62
(1970) p. 698; S. Congr. per i Sacram. e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile donum,
n. 4: AAS 72 (1980) p. 334. [132] Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 32. [133] Ibidem, n. 147; cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia
de Eucharistia, n. 28: AAS 95 (2003) p. 452; cf. anche Congr. per i Sacram.
e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile donum, n. 4: AAS 72 (1980)
pp. 334-335. [134] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 39: AAS 95
(2003) p. 459. [135] Cf. S. Congr. per il Culto Div., Istr., Liturgicae instaurationes,
n. 2b: AAS 62 (1970) p. 696. [136] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 356-362. [137] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 51. [138] Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 57; cf. Giovanni Paolo
II, Lett. Ap., Vicesimus quintus annus, n. 13: AAS 81 (1989) p. 910; Congr.
per la Dottr. della Fede, Dichiarazione sulla unicità e universalità salvifica
di Cristo e della Chiesa, Dominus Iesus, 6 agosto 2000: AAS 92 (2000)
pp. 742-765. [139] Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 60. [140] Cf. ibidem, nn. 59-60. [141] Cf. per es. Rituale Romanum, ex decreto sacrosancti Oecumenici
Concilii Vaticani II renovatum, auctoritate Pauli Pp. VI editum Ioannis Pauli Pp. II cura
recognitum: Ordo celebrandi Matrimonium, editio typica altera, diei 19 martii 1990, Typis
Polyglottis Vaticanis, 1991, n. 125; Rituale Romanum, ex decreto sacrosancti Oecumenici
Concilii Vaticani II instauratum, auctoritate Pauli Pp. VI promulgatum, Ordo Unctionis infirmorum
eorumque pastoralis curae, editio typica, diei 7 decembris 1972, Typis Polyglottis Vaticanis,
1972, n. 72. [142] Cf. Codice di diritto canonico, can. 767 § 1. [143] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 66; cf. anche Codice
di diritto canonico, can. 6, §§ 1, 2; e can. 767 § 1, in merito a ciò si
tengano presenti anche le prescrizioni della Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae
de mysterio, Disposizioni pratiche, art. 3 § 1: AAS 89 (1997) p. 865. [144] Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 66; cf. anche Codice
di diritto canonico, can. 767 § 1. [145] Cf. Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio,
Disposizioni pratiche, art. 3 § 1: AAS 89 (1997) p. 865; cf. anche Codice
di diritto canonico, can. 6, §§ 1, 2; Pont. Comm. per l'Interpr. autent.
del Codice di diritto canonico, Responsio ad propositum dubium, 20 giugno 1987: AAS 79
(1987) p. 1249. [146] Cf. Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio,
Disposizioni pratiche, art. 3 § 1: AAS 89 (1997) pp. 864-865. [147] Cf. Conc. Ecum. Trid., Sess. XXII, 17 settembre 1562, Il Ss.mo Sacrificio
della Messa, cap. 8: DS1749; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 65. [148] Cf. Giovanni Paolo II, Discorso ad alcuni Vescovi degli Stati Uniti
d'America in occasione della visita «ad limina Apostolorum», 28 maggio 1993,
n. 2: AAS 86 (1994) p. 330. [149] Cf. Codice di diritto canonico, can. 386 § 1. [150] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 73. [151] Cf. ibidem, n. 154. [152] Cf. ibidem, nn. 82, 154. [153] Cf.Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 83. [154] Cf. S. Congr. per il Culto Divino, Istr., Liturgicae instaurationes,
n. 5: AAS 62 (1970) p. 699. [155] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 83, 240, 321. [156] Cf. Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio,
Disposizioni pratiche, art. 3 § 2: AAS 89 (1997) p. 865. [157] Cf. specialmente Institutio generalis de Liturgia Horarum, nn.
93-98; Rituale Romanum, ex decreto sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II
instauratum, auctoritate Ioannis Pauli Pp. II promulgatum: De Benedictionibus,
editio typica, diei 31 maii 1984, Typis Polyglottis Vaticanis, 1984, Praenotanda, n. 28; Ordo
coronandi imaginem beatae Mariae Virginis, editio typica, diei 25martii 1981, Typis
Polyglottis Vaticanis, 1981, nn. 10 e 14, pp. 10-11; S. Congr. per il Culto Divino, Istr.,
sulle Messe nei gruppi particolari, Actio pastoralis, 15 maggio 1969: AAS 61
(1969) pp. 806-811; Direttorio per le Messe dei fanciulli, Pueros baptizatos, 1
novembre 1973: AAS 66 (1974) pp. 30-46; Missale Romanum, Institutio Generalis,
n. 21. [158] Cf. Giovanni Paolo II, Motu proprio, Misericordia Dei, 7 aprile
2002, n. 2: AAS 94 (2002) p. 455; Cf. Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Responsa
ad dubia proposita: Notitiae 37 (2001) pp. 259-260. [159] Cf. S. Congr. per il Culto Div., Istr., Liturgicae instaurationes,
n. 9: AAS 62 (1970) p. 702. [160] Conc. Ecum. Trid., Sess. XIII, 11 ottobre 1551, Decr. sulla Ss. Eucaristia,
cap. 2: DS 1638; cf. Sess. XXII, 17 settembre 1562, Il Ss. Sacrificio della
Messa, cap. 1-2: DS 1740, 1743; S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum
mysterium, n. 35: AAS 59 (1967) p. 560. [161] Cf. Missale Romanum, Ordo Missae, n. 4, p. 505. [162] Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 51. [163] Cf. 1 Cor 11, 28. [164] Cf. Codice di diritto canonico, can. 916; Conc. Ecum. Trid.,
Sess. XIII, 11 ottobre 1551, Decr. sulla Ss. Eucaristia, cap. 7: DS 1646-1647;
Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 36: AAS 95
(2003) pp. 457-458; S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 35: AAS 59
(1967) p. 561. [165] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
42: AAS 95 (2003) p. 461. [166] Cf. Codice di diritto canonico, can. 844 § 1; Giovanni Paolo
II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, nn. 45-46: AAS 95 (2003) pp.
463-464; cf. anche Pont. Cons. per la Promoz. dell'Unità dei Cristiani, Direttorio
per l'applicazione dei principi e norme sull'ecumenismo, La recherche de l'unité,
25 marzo 1993, nn. 130-131: AAS 85 (1993) pp. 1039-1119, qui p. 1089. [167] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
46: AAS 95 (2003) pp. 463-464. [168] Cf. S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 35: AAS 59
(1967) p. 561. [169] Cf. Codice di diritto canonico, can. 914; S. Congr. per la Disc.
dei Sacram., Dichiaraz., Sanctus Pontifex, 24 maggio 1973: AAS 65 (1973)
p. 410; S. Congr. per i Sacram. e per il Culto Div. e S. Congr. per il Clero, Lett. ai Presidenti
delle Conf. dei Vescovi, In quibusdam, 31 marzo 1977: Enchiridion Documentorum
Instaurationis Liturgicae, II, Roma 1988, pp. 142-144; S. Congr. per i Sacram. e per
il Culto Div. e S. Congr. per il Clero, Responsum ad propositum dubium, 20 maggio
1977: AAS 69 (1977) p. 427. [170] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Dies Domini, 31 maggio 1998,
nn. 31-34: AAS 90 (1998) pp. 713-766, qui pp. 731-734. [171] Cf. Codice di diritto canonico, can. 914. [172] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 55. [173] Cf. S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 31: AAS 59
(1967) p. 558; Pont. Cons. per l'Interpr. dei Testi Legislativi, Responsio ad propositum
dubium, 1 giugno 1988: AAS 80 (1988) p. 1373. [174] Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 85. [175] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 55; S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n.
31: AAS 59 (1967) p. 558; Missale Romanum, Institutio Generalis, nn.
85, 157, 243. [176] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 160. [177] Codice di diritto canonico, can. 843 § 1; cf. can. 915. [178] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 161. [179] Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Dubium: Notitiae 35
(1999) pp. 160-161. [180] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 118. [181] Ibidem, n. 160. [182] Codice di diritto canonico, can. 917; cf. Pont. Comm. per l'Interpretazione
Autentica del Codice di diritto canonico, Responsio ad propositum dubium, 11 luglio
1984: AAS 76 (1984) p. 746. [183] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 55; Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 158-160, 243-244,
246. [184] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 237-249; cf. anche
nn. 85, 157. [185] Cf. ibidem, n. 283a. [186] Cf. Conc. Ecum. Trid., Sessio XXI, 16 luglio 1562, Decr. sulla comunione
eucaristica, capp. 1-3: DS 1725-1729; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra
Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 55; Missale Romanum, Institutio
Generalis, nn. 282-283. [187] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 283. [188] Cf. ibidem. [189] Cf. S. Congr. per il Culto Div., Istr., Sacramentali Communione,
29 giugno 1970: AAS 62 (1970) p. 665; Istr., Liturgicae instaurationes,
n. 6a: AAS 62 (1970) p. 699. [190] Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 285a. [191] Ibidem, n. 245. [192] Cf. ibidem, nn. 285b et 287. [193] Cf. ibidem, nn. 207 et 285a. [194] Cf. Codice di diritto canonico, can. 1367. [195] Cf. Pont. Cons. per l'Interpr. dei Testi Legisl., Responsio
ad propositum dubium, 3 luglio 1999: AAS 91 (1999) p. 918. [196] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 163, 284. [197] Codice di diritto canonico, can. 932 § 1; cf. S. Congr.
per il Culto Div., Istr., Liturgicae instaurationes, n. 9: AAS 62 (1970)
p. 701. [198] Codice di diritto canonico, can. 904; cf. Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. dogm. sulla Chiesa, Lumen Gentium, n. 3; Decr. sul ministero e la vita dei
sacerdoti, Presbyterorum ordinis, n. 13; cf. anche Conc. Ecum. Trid., Sess. XXII,
17 settembre 1562, Il Ss. Sacrificio della Messa, cap. 6: DS 1747; Paolo
VI, Lett. Enc., Mysterium fidei, 3 settembre 1965: AAS 57 (1965) pp. 753-774,
qui pp. 761-762; cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
11: AAS 95 (2003) pp. 440-441; S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium,
n. 44: AAS 59 (1967) p. 564; Missale Romanum, Institutio Generalis, n.
19. [199] Cf. Codice di diritto canonico, can. 903; Missale Romanum,
Institutio Generalis, n. 200. [200] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 36 § 1; Codice di diritto canonico, can. 928. [201] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 114. [202] Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Dies Domini, n. 36: AAS 90
(1998) pp. 713-766, qui p. 735; cf. anche S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium,
n. 27: AAS 59 (1967) p. 556. [203] Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Dies Domini, soprattutto n. 36: AAS 90
(1998) pp. 735-736; S. Congr. per il Culto Divino, Istr., Actio pastoralis, 15
maggio 1969: AAS 61 (1969) pp. 806-811. [204] Cf. Codice di diritto canonico, cann. 905, 945-958; cf. Congr.
per il Clero, Decr., Mos iugiter, 22 febbraio 1991: AAS 83 (1991) pp.
443-446. [205] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 327-333. [206] Cf. ibidem, n. 332. [207] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 332; S. Congr.
per i Sacram. e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile donum, n. 16: AAS 72
(1980) p. 338. [208] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 333; Appendix IV.
Ordo benedictionis calicis et patenae intra Missam adhibendus, pp. 1255-1257; Pontificale
Romanum ex decreto sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, auctoritate
Pauli Pp. VI promulgatum, Ordo Dedicationis ecclesiae et altaris, editio typica, diei 29
maii 1977, Typis Polyglottis Vaticanis, 1977, cap. VII, pp. 125-132. [209] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 163, 183, 192. [210] Ibidem, n. 345. [211] Ibidem, n. 335. [212] Cf. ibidem, n. 336. [213] Cf. ibidem, n. 337. [214] Cf. ibidem, n. 209. [215] Cf. ibidem, n. 338. [216] Cf. S. Congr. per il Culto Div., Istr., Liturgicae instaurationes,
n. 8c: AAS 62 (1970) p. 701. [217] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 346g. [218] Ibidem, n. 114; cf. nn. 16-17. [219] S. Congr. per il Culto Div., Decr., Eucharistiae sacramentum,
21 giugno 1973: AAS 65 (1973) 610. [220] Cf. ibidem. [221] Cf. S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 54: AAS 59
(1967) p. 568; Istr., Inter Oecumenici, 26 settembre 1964, n. 95: AAS 56
(1964) p. 898; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 314. [222] Cf. Giovanni Paolo II, Lett., Dominicae Cenae, n. 3: AAS 72
(1980) pp. 117-119; S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 53: AAS 59
(1967) p. 568; Codice di diritto canonico, can. 938 § 2; Rituale Romanum,
De sacra Communione et de cultu Mysterii eucharistici extra Missam, Praenotanda, n. 9; Missale
Romanum, Institutio Generalis, nn. 314-317. [223] Cf. Codice di diritto canonico, can. 938 §§ 3-5. [224] S. Congr. per la Disc. dei Sacram., Istr., Nullo unquam, 26 maggio
1938, n. 10d: AAS 30 (1938) p. 206. [225] Cf. Giovanni Paolo II, Motu proprio, Sacramentorum sanctitatis tutela,
30 aprile 2001: AAS 93 (2001) pp. 737-739; Congr. per la Dottrina della Fede, Lett.
ai Vescovi della Chiesa Cattolica e agli altri Ordinari e Gerarchi interessati: sui delitti
piú gravi riservati alla stessa Congregazione per la Dottrina della Fede: AAS 93
(2001) p. 786. [226] Cf. Rituale Romanum, De sacra Communione et de cultu Mysterii
eucharistici extra Missam, nn. 26-78. [227] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 25: AAS 95
(2003) pp. 449-450.
[228] Cf. Conc. Ecum. Trid., Sess. XIII, 11 ottobre 1551, Decr. sulla Ss.
Eucharistia, cap. 5: DS 1643; Pio XII, Lett. Enc., Mediator Dei: AAS 39
(1947) p. 569; Paolo VI, Lett. Enc., Mysterium Fidei: AAS 57 (1965) pp.
769-770; S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 3f: AAS 59
(1967) p. 543; S. Congr. per i Sacram. e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile donum,
n. 20: AAS 72 (1980) p. 339; Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia,
n. 25: AAS 95 (2003) pp. 449-450. [229] Cf. Ebr 9, 11; Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia,
n. 3: AAS 95 (2003) p. 435. [230] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 25: AAS 95
(2003) p. 450. [231] Paolo VI, Lett. Enc., Mysterium fidei, 3 settembre 1965: AAS 57
(1965) p. 771. [232] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
25: AAS 95 (2003) pp. 449-450. [233] Codice di diritto canonico, can. 937. [234] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 10: AAS 95
(2003) p. 439. [235] Cf. Rituale Romanum, De sacra Communione et de cultu Mysterii
eucharistici extra Missam, nn. 82-100; Missale Romanum, Institutio Generalis, n.
317; Codice di diritto canonico, can. 941 § 2. [236] Giovanni Paolo II, Lett.. Ap., Rosarium Virginis Mariae, 16 ottobre
2002: AAS 95 (2003) pp. 5-36; qui n. 2, p. 6. [237] Cf. Congr. per il Culto Div. e la Disc. dei Sacram., Lettera della
Congregazione, 15 gennaio 1997: Notitiae 34 (1998) pp. 506-510; Penit. Apost., Lett.
a qualche sacerdote, 8 marzo 1996: Notitiae 34 (1998) 511. [238] Cf. S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 61: AAS 59
(1967) p. 571; Rituale Romanum, De sacra Communione et de cultu Mysterii eucharistici
extra Missam, n. 83; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 317; Codice
di diritto canonico, can. 941 § 2. [239] Cf. Rituale Romanum, De sacra Communione et de cultu Mysterii
eucharistici extra Missam, n. 94. [240] Cf. Giovanni Paolo II, Cost. Ap., Pastor bonus, art. 65: AAS 80
(1988) p. 877. [241] Codice di diritto canonico, can. 944 § 2; cf. Rituale
Romanum, De sacra Communione et de cultu Mysterii eucharistici extra Missam, Praenotanda,
n. 102; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 317. [242] Codice di diritto canonico, can. 944 § 1; cf. Rituale
nn. 101-102; Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 317. [243] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 10: AAS 95
(2003) p. 439. [244] Cf. Rituale Romanum, De sacra Communione et de cultu Mysterii
eucharistici extra Missam, Praenotanda, n. 109. [245] Cf. ibidem, nn. 109-112. [246] Cf. Missale Romanum, In sollemnitate sanctissimi Corporis et
Sanguinis Christi, Collecta, p. 489. [247] Cf. Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio,
Principi teologici, n. 3: AAS 89 (1997) p. 859. [248] Codice di diritto canonico, can. 900 § 1; cf. Conc. Ecum.
Lateran. IV., 11-30 novembre 1215, cap. 1: DS 802; Clemente VI, Lett. ad Mekhitar,
Catholicon Armeniorum, Super quibusdam, 29 settembre 1351: DS 1084; Conc.
Ecum. Trid., Sess. XXIII, 15 luglio 1563, Dottrina e canoni sulla sacr. ordin.,
(1947) p. 553. [249] Cf.Codice di diritto canonico, can. 230 § 3; Giovanni Paolo
II, Discorso al Simposio sulla «partecipazione dei fedeli laici al ministero pastorale
dei sacerdoti», 22 aprile 1994, n. 2: L'Osservatore Romano, 23 aprile 1994;
Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio, Proemio: AAS 89
(1997) pp. 852-856. [250] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Redemptoris missio, nn. 53-54: AAS 83
(1991) pp. 300-302; Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio,
Proemio: AAS 89 (1997) pp. 852-856. [251] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'attività missionaria della
Chiesa, Ad gentes, 7 dicembre 1965, n. 17; Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Redemptoris
missio, n. 73: AAS 83 (1991) p. 321. [252] Cf. Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio,
Disposizioni pratiche, art. 8 § 2: AAS 89 (1997) p. 872. [253] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n.
32: AAS 95 (2003) p. 455. [254] Codice di diritto canonico, can. 900 § 1. [255] Cf. ibidem, can. 910 § 1; cf. anche Giovanni Paolo II, Lett.,
Dominicae Cenae, n. 11: AAS 72 (1980) p. 142; Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae
de mysterio, Disposizioni pratiche, art. 8 § 1: AAS 89 (1997) pp. 870-871. [256] Cf. Codice di diritto canonico, can. 230 § 3. [257] Cf. S. Congr. per la Disc. dei Sacram., Istr., Immensae caritatis,
proemio: AAS 65 (1973) p. 264; Paolo VI, Motu proprio, Ministeria quaedam,
15 agosto 1972: AAS 64 (1972) p. 532; Missale Romanum, Appendix III: Ritus
ad deputandum ministrum sacrae Communionis ad actum distribuendae, p. 1253; Congr. per il
Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio, Disposizioni pratiche, art. 8 § 1: AAS 89
(1997) p. 871. [258] Cf. S. Congr. per i Sacram. e per il Culto Div., Istr., Inaestimabile
donum, n. 10: AAS 72 (1980) p. 336; cf. Pont. Comm. per l'Interpretazione
1984: AAS 76 (1984) p. 746. [259] Cf. S. Congr. per la Disc. dei Sacram., Istr., Immensae caritatis,
n. 1: AAS 65 (1973) pp. 264-271, qui pp. 265-266; Pont. Comm. per l'Interpr. autent.
del Codice di diritto canonico, Responsio ad propositum dubium, 1 giugno 1988: AAS 80
(1988) p. 1373; Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio, Disposizioni
pratiche, art. 8 § 2: AAS 89 (1997) p. 871. [260] Cf. Codice di diritto canonico, can. 767 § 1. [261] Cf. ibidem, can. 766. [262] Cf. Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae de mysterio,
Disposizioni pratiche, art. 2 §§ 3-4: AAS 89 (1997) p. 865. [263] Cf. Giovanni Paolo II, Ep. Ap., Dies Domini, specialmente nn.
31-51: AAS 90 (1998) pp. 713-766, qui pp. 731-746; Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Novo
Millennio ineunte, 6 gennaio 2001, nn. 35-36: AAS 93 (2001) pp. 290-292; Giovanni
Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 41: AAS 95 (2003) pp.
460-461. [264] Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul ministero e la vita dei sacerdoti, Presbyterorum
ordinis, n. 6; cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia,
nn. 22, 33: AAS 95 (2003) pp. 448, 455-456. [265] Cf. S. Congr. dei Riti, Istr., Eucharisticum mysterium, n. 26: AAS 59
(1967) pp. 555-556; Congr. per il Culto Divino, Direttorio per le celebrazioni domenicali
in assenza del sacerdote, Christi Ecclesia, 2 giugno 1988, nn. 5 e 25: Notitiae 24
(1988) pp. 366-378, qui pp. 367, 372. [266] Cf. Congr. per il Culto Divino, Direttorio per le celebrazioni domenicali
in assenza del sacerdote, Christi Ecclesia, 2 giugno 1988, n. 18: Notitiae 24
(1988) pp. 366-378, qui p. 370. [267] Cf. Giovanni Paolo II, Lett., Dominicae Cenae, n. 2: AAS 72
(1980) p. 116. [268] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Dies Domini, n. 49: AAS 90
(1998) p. 744; Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 41: AAS 95 (2003)
pp. 460-461; Codice di diritto canonico, cann. 1246-1247. [269] Codice di diritto canonico, can. 1248 § 2; cf. Congr. per
il Culto Divino, Direttorio per le celebrazioni domenicali in assenza del sacerdote, Christi
Ecclesia, 2 giugno 1988, nn. 1-2: Notitiae 24 (1988) pp. 366-378, qui p. 366. [270] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 33: AAS 95
(2003) pp. 455-456. [271] Cf. Congr. per il Culto Divino, Direttorio per le celebrazioni domenicali
in assenza del sacerdote, Christi Ecclesia, 2 giugno 1988, n. 22: Notitiae 24
(1988) pp. 366-378, qui p. 371. [272] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 30: AAS 95
(2003) pp. 453-454; cf. anche Pont. Cons. per la Promoz. dell'Unità dei Cristiani,
Direttorio per l'applicazione dei principi e norme sull'ecumenismo, La recherche de
l'unité, n. 115: AAS 85 (1993) p. 1085. [273] Cf. Pont. Cons. per la Promoz. dell'Unità dei Cristiani, Direttorio
n. 101: AAS 85 (1993) pp. 1081-1082. [274] Codice di diritto canonico, can. 292; cf. Pont. Cons. per l'Interpr.
dei Testi Legislativi, Dichiarazione sulla retta interpretazione del can. 1335, seconda
parte, C.I.C., 15 maggio 1997, n. 3: AAS 90 (1998) p. 64. [275] Cf. Codice di diritto canonico, cann. 976; 986 § 2. [276] Cf. Pont. Cons. per l'Interpr. dei Testi Legislativi, Dichiarazione
sulla retta interpretazione del can. 1335, seconda parte, C.I.C., 15 maggio 1997,
nn. 1-2: AAS 90 (1998) pp. 63-64. [277] Per ciò che riguarda i sacerdoti che hanno ottenuto la dispensa dal
celibato, cf. S. Congr. per la Dottrina della Fede, Norme sulla dispensa dal celibato sacerdotale, Normae
substantiales, 14 ottobre 1980, art. 5; cf. anche Congr. per il Clero ed altre, Istr., Ecclesiae
de mysterio, Disposizioni pratiche, art. 3 § 5: AAS 89 (1997) p. 865. [278] S. Tommaso d'Aquino, Summa Theol., II, 2, q. 93, a. 1. [279] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Vicesimus quintus annus, n.
15: AAS 81 (1989) p. 911; cf. anche Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, nn. 15-19. [280] Cf. Giovanni Paolo II, Motu proprio, Sacramentorum sanctitatis tutela,
(2001) p. 786. [281] Cf. Codice di diritto canonico, can. 1367; Pont. Cons. per l'Interpr.
dei Testi Legislativi, Responsio ad propositum dubium, 3 luglio 1999: AAS 91
(1999) p. 918; Congr. per la Dottrina della Fede, Lett. ai Vescovi della Chiesa Cattolica
e agli altri Ordinari e Gerarchi interessati: sui delitti piú gravi riservati alla
stessa Congregazione per la Dottrina della Fede: AAS 93 (2001) p. 786. [282] Cf. Codice di diritto canonico, can. 1378 § 2 n. 1 et 1379;
Congr. per la Dottrina della Fede, Lett. ai Vescovi della Chiesa Cattolica e agli altri
Ordinari e Gerarchi interessati: sui delitti piú gravi riservati alla stessa Congregazione
per la Dottrina della Fede: AAS 93 (2001) p. 786. [283] Cf. Codice di diritto canonico, can. 908 et 1365; Congr. per
la Dottrina della Fede, Lett. ai Vescovi della Chiesa Cattolica e agli altri Ordinari
e Gerarchi interessati: sui delitti piú gravi riservati alla stessa Congregazione per
la Dottrina della Fede: AAS 93 (2001) p. 786. [284] Cf. Codice di diritto canonico, can. 927; Congr. per la Dottrina
della Fede, Lett. ai Vescovi della Chiesa Cattolica e agli altri Ordinari e Gerarchi
interessati: sui delitti piú gravi riservati alla stessa Congregazione per la Dottrina
della Fede: AAS 93 (2001) p. 786. [285] Codice di diritto canonico, can. 387. [286] Ibidem, can. 838 § 4. [287] Ibidem, can. 392. [288] Giovanni Paolo II, Cost. Ap., Pastor bonus, art. 52: AAS 80
(1988) p. 874. [289] Cf. ibidem, n. 63: AAS 80 (1988) p. 876. [290] Cf. Codice di diritto canonico, can. 1417 § 1. [291] Giovanni Paolo II, Lett. Enc., Ecclesia de Eucharistia, n. 24: AAS 95
(2003) p. 449. [292] Ibidem, nn. 53-58: AAS 95 (2003) pp. 469-472. [293] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum
Concilium, n. 14; cf. anche nn. 11, 41 e 48. [294] Cf. S. Tommaso d'Aquino, Summa Theol., III, q. 64, a. 9 ad primum. [295] Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 24.