Source: https://issuu.com/legacoopservizitoscana/docs/rapportosociale
Timestamp: 2017-07-27 01:01:56+00:00
Document Index: 153755587

Matched Legal Cases: ['arto\n75', 'arto\n0', 'arto\n0', 'art. 2', 'arto382', 'arto\n763', 'arto\n282']

Legacoop Servizi Toscana. Via Fiume, 5 Firenze 50123 Firenze
T. 055 2792500 - F. 055 2792555 - e-mail segreteria@legacoopservizitoscana.it
www.legacoopservizitoscana.itINDICE.
Presentazione	Nota Metodologica	5
6La struttura dell'Associazione
1.1 Introduzione	1.2 L'assetto organizzativo	1.3 La governance	1.4 Il quadro delle relazioni	1.4.1. Il sistema delle cooperative associate	1.4.1.1 I risultati del sistema	1.4.1.1.1 I risultati economici	1.4.1.1.2 Il valore aggiunto economico e sociale	1.4.1.1.3 Le persone	11
42Rapporto attivitĂ associativa2.1 IdentitĂ , valori e missione	2.2 Obiettivi da raggiungere	2.3 AttivitĂ svolte e risultati raggiunti	51
54I servizi:
attualitĂ , trend, minacce
e opportunitĂ future3.1 Il terziario e le sue trasformazioni in tempo di crisi	3.2 Approfondimenti	3.2.1 Il settore Logistica e Trasporti	3.2.2 Il settore Turismo e Servizi culturali	63
75Cooperazione Sociale
a.Introduzione	b. Profilo identitario	c. La struttura del sistema d. I risultati del sistema	e. AttualitĂ e prospettive di sviluppo: i risultati ottenuti da una indagine qualitativa	81
111PresentazioneLe radici etico valoriali, le affinità identitarie, la settorialità dell’intervento sono tratti comuni alle imprese cooperative rappresentate da Legacoopservizi Toscana che si
muove, per la promozione dei valori condivisi e la costruzione di obiettivi comuni, attraverso l’esercizio del dialogo, il riconoscimento delle differenze, la ponderazione
sulle questioni che esigono attenzione e sorveglianza. Ma
Legacoopservizi Toscana, come la generalità delle organizzazioni di rappresentanza, si trova oggi ad interrogarsi riguardo al suo posizionamento all’interno dei cambiamenti
avvenuti nella composizione economica e sociale del Paese
e ai metodi e strumenti atti ad esercitare in maniera appropriata e consapevole il suo ruolo. Ruolo composito, in
linea con la qualità delle imprese che rappresenta e che
esprime “l’anima imprenditoriale del mutualismo che si
è fatto impresa” mettendo insieme elementi tradizionalmente separati come gli interessi e i valori.
L’organizzazione di rappresentanza è chiamata ad ascoltare e a mettere in relazione le imprese cooperative fra loro
e con i diversi interlocutori. Per svolgere al meglio tale
compito l’Associazione si impegna a mantenere relazioni
costanti e significative con i rappresentati perché l’aggiornamento costante della rappresentanza deve essere
basato sul coinvolgimento degli associati nelle dinamiche
organizzative e sociali, nelle valutazioni e nelle scelte dirilievo facendoli diventare parte di una storia comune
in modo che riconoscano se stessi e il proprio interesse
nell’azione dell’Associazione.
Questo il nostro intento nel proseguire quel percorso, iniziato con il primo rapporto di attività, di attenzione costante all’evoluzione del contesto e di allineamento dell’informazione sulla qualità dell’attività di rappresentanza,
politica e di servizio dell’Associazione finalizzato ad
ampliare e migliorare le conoscenze e le possibilità di valutazione e di scelta delle cooperative associate.Eleonora Vanni
Responsabile LegacoopSociali Toscana7Nota MetodologicaOggetto
Con il presente documento Legacoop Servizi Toscana
rendiconta la propria attività di rappresentanza, promozione e sviluppo delle cooperative a lei aderenti.
In continuità con quanto già avviato nel precedente
rapporto, l’obiettivo che ci si è posti anche quest’anno
è stato quello di utilizzare lo strumento della rendicontazione non solo ai fini comunicativi ed informativi ma
anche come proseguimento di un processo già avviato
e finalizzato alla valorizzazione della partecipazione
nell’azione di rappresentanza della nostra Associazione.
Tale sforzo si è concretizzato non tanto nella forma, che
recupera in larga parte quella del precedente rapporto,
quanto nella modalità di rilevazione dei dati. Nell’analisi
di molti aspetti dell’attività di Legacoop Servizi l’approccio utilizzato ha cercato di favorire la comunicazione,
il confronto e la partecipazione delle parti interessate
sia nei processi di rilevazione sia in quelli di interpretazione dei risultati finali. In particolare, quest’anno è
stato sperimentato lo strumento del focus group per
rilevare le opinioni dei rappresentanti di un campione8di cooperative sociali circa lo stato dell’arte, i trend e
le prospettive di sviluppo del proprio comparto, segnato
anche esso dagli effetti della crisi economica.
Ai fini della elaborazione del presente documento Legacoop Servizi Toscana ha impiegato tre risorse: due interne, di cui una con funzioni di carattere programmatico
e una con funzioni di carattere tecnico amministrativo;
è stato poi scelto di usufruire della collaborazione di
una figura esterna, con estrazione professionale di tipo
socio-economico, alla quale è stato chiesto di introdurre
una chiave di lettura sociale alla rilevazione e interpretazione dei dati, oltre che di incentivare, attraverso l’uso
degli strumenti della sociologia applicata, l’allargamento dell’azione partecipativa nella stesura del rapporto.
Il risultato che ne è conseguito è un documento che si
compone di quattro parti, di cui una è approfondimento.
Nella prima, dopo una introduzione sulla struttura organizzativa ed istituzionale dell’Associazione, abbiamo
riportato i risultati delle performance del sistema delle
cooperative aderenti, cercando di re-interpretare, questa volta, i dati economici in senso stretto, attraversouna chiave di lettura di tipo sociale. Nella seconda abbiamo rilevato le attività svolte da Legacoop ServiziToscana, con l’intento di misurarne il grado di efficacia
rispetto agli obiettivi che sostanziano la sua missione.
Nella terza abbiamo riportato la testimonianza dei Responsabili dei settori aderenti a Legacoop Servizi circa
l’andamento del proprio comparto e le prospettive di
sviluppo. Infine, abbiamo voluto concludere il rapporto
con un focus sul settore delle cooperative sociali. Tale
approfondimento è stato ritenuto indispensabile per
la particolare natura del comparto e per le perplessità
circa gli scenari futuri che lo attendono. Qui l'obiettivo è stato quello di raccogliere ulteriori informazioni
quantitative/qualitative attraverso cui offrire un quadro
più esaustivo circa lo stato attuale e le prospettive di
questo particolare settore oltre che valutare le attività
dell'Associazione quale soggetto responsabile del suo
sostegno.di carattere istituzionale sono da riferirsi all’anno appena trascorso. Stesso ragionamento deve essere fatto per
le informazioni delle attività svolte dall’Associazione
rispetto agli obiettivi prefissati. Le argomentazioni che
analizzano lo stato dell’arte dei settori del comparto, ed
in particolare quello delle cooperative sociali, studiano
l’evoluzione sul piano della competitività in riferimento
al biennio 2009-2010 per evidenziare meglio gli effetti
prodotti dalla crisi economica. Viceversa, per ragioni riconducibili ai tempi necessari a reperire le necessarie
informazioni, i dati di carattere economico-quantitativo
sono riconducibili al biennio 2008-2009.Nota temporale
Nel corso dell’anno 2010 l’Associazione è stata oggetto
di significativi cambiamenti della propria struttura organizzativa e di governance. Non è stato possibile non
tener conto di tali mutamenti anche nel nostro rapporto.
Di conseguenza, i dati in esso raccolti relativi agli aspetti9La struttura dell'Associazione1.1 Introduzione
1.4.1. Il sistema delle cooperative associate
1.4.1.1.2 Il valore aggiunto economico e sociale
1.4.1.1.3 Le persone111.1
IntroduzioneIn Toscana la cooperazione si è oramai affermata come
un soggetto economico di particolare rilievo, garantendo,
anche in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, un'occasione di lavoro in molti settori e sviluppando
imprese che per fatturato, addetti, qualità occupano posizioni di rilievo.
In questi ultimi anni sono avvenuti cambiamenti significativi nel panorama cooperativo (primi tra tutti il mutamento dei mercati e del ruolo delle amministrazioni pubbliche)
che hanno posto le nostre imprese di fronte alla necessità di dare risposte non solo ai problemi di incremento
dell’efficienza ed efficacia organizzativa e del sistema di
produzione dei servizi, ma anche di miglioramento della
democrazia economica e di valorizzazione della qualità e
della partecipazione delle risorse umane.
A fronte di trasformazioni tanto importanti, Legacoop
Servizi Toscana ha dovuto misurarsi con problematiche
del tutto analoghe, connesse all’esercizio coerente delle
funzione di tutela, rappresentanza e promozione della realtà cooperativa di impresa dal punto di vista economico e
culturale. In quest’ottica è stata pensata la struttura organizzativa e della governance della nostra Associazione che
vede porre un accento sulla valorizzazione della presenza
e del ruolo attivo delle imprese cooperative a tutti i livelli
dell’Organizzazione.131.2
L'assetto organizzativoSulla base delle delibere congressuali del 29 gennaio
2010 (Congresso ANCST Toscana) e del 25-26 febbraio
2010 (Congresso ANCST), sono stati ratificati la nuova
denominazione, il nuovo marchio e la nuova sede legale e operativa della nostra Associazione che da ARCST
è passata a Legacoop Servizi Toscana - Associazione
Regionale delle cooperative dei servizi, delle cooperative sociali e del turismo.
Legacoop Servizi Toscana ha sede a Firenze ed è presente
nelle dieci province della Toscana dove si avvale dell'articolazione zonale dei CTL Legacoop. L'impianto organizzativo è sostanzialmente strutturato per competenze
settoriali. Per ogni settore è individuato un dirigente di
riferimento con funzioni di responsabilità e coordinamento. A questi si aggiungono persone con funzioni trasversali a tutti i settori relativi agli ambiti delle politiche
fiscali e per il credito, degli strumenti finanziari, della
responsabilità sociale, dell'attività di revisione e della
formazione.14Al 31.12.2010, in Legacoop Servizi Toscana lavorano 9
unità di cui 8 con contratto di lavoro subordinato e una
con contratto di lavoro para-subordinato. L’Associazione
ha anche attivato consulenze su specifiche aree di interesse (legale, autotrasporto, comunicazione) e collaborazioni su singoli progetti (rapporto sociale, database).
Di seguito alcune specifiche sulla composizione e collocazione del personale interno.PRESIDENZA
Angelo MigliariniVICEPRESIDENZA
Paolo BongianniRevisioni
Claudio CarraraMultiservizi,
Giovanni GiuliacciPolitiche
SETTORIFUNZIONIResponsabilitĂ Sociale
Giovanni GiuliacciTurismo,
Riccardo VanniniFormazione
Maria Luisa FranciniFormazione
Giovanni GiuliacciFormazione
Eleonora VanniStudio
Marisa Scarola15Organigramma▌ Numero Lavoratori: 9▌ Natura Contrattuale
▌ Tempo Indeterminato	▌ Tempo Determinato	▌ Collaboratori	8
1▌ Part-time	▌ Full-time	Composizione
al 31.12.2010▌ Scolarizzazione▌ Età
▌ Età < 25 anni
▌ 25 anni > Età < 40 anni
▌ Età > 40 anni160
9▌ Elementari/Medie	1
▌ Diplomati	5
▌ Laureati	32
6▌ Genere
▌ Uomini	5
▌ Donne	4Dirigenti
TotaleUomini
4Stratificazione
al 31.12.2010▌ Funzioni
▌ Dirigenti	▌ Quadri	▌ Impiegati	4
La governanceL'articolazione della governance di Legacoop Servizi
Toscana Ă¨ determinata dallo statuto adottato dall'Assemblea Congressuale Regionale. Questa rappresenta l'organo deliberante e sovrano della Legacoop Servizi Toscana.
Composta dai delegati delle cooperative aderenti all'Associazione elegge il Comitato dei Garanti, il Collegio dei
Revisori dei Conti e nomina la Direzione Regionale, che Ă¨
il massimo organismo di governo Regionale. La Direzione
Regionale nomina il Consiglio di Presidenza composto,
oltre da coloro che ne fanno parte di diritto in forza di
quanto sancito dallo statuto, dai presidenti di cooperativa. Spetta, infine, alla Direzione Regionale la nomina del
Presidente e del Vice-Presidente.18Struttura
(dati riferiti
al biennio
2008-2009)Organi Di Governo
â&#x20AC;˘ Collegio dei Revisori
â&#x20AC;˘ Comitato dei Garanti
PresidenzaComposizione
di cui 5 rappresentanti
di Legacoop Servizi Toscana
e 6 Presidenti di CooperativeNumero Assemblee Convocate Partecipazione
1047%191.4
Il quadro delle relazioniLa mappa delle relazioni rappresenta il quadro degli
interlocutori di riferimento di Legacoop Servizi Toscana
e, allo stesso tempo, un patrimonio di conoscenze, di
capacitĂ , di relazionalitĂ fondamentali per la realizzazione degli obiettivi e dell'azione dell'Associazione. Tra i
principali interlocutori spiccano le cooperative aderenti
all'Associazione che saranno trattate nel dettaglio nel
prossimo paragrafo. Oltre a queste perĂ˛ il lavoro dell'Associazione si concretizza anche attraverso una relazione
ed un confronto costante con istituzioni, associazioni,
mondo imprenditoriale, insomma l'intera comunitĂ . Nei
due grafici che seguono sono rappresentati il quadro
delle relazioni rispetto ai principali interlocutori istituzionali e quello della rappresentanza all'interno del
sistema Legacoop.20Enti istituzioni
Altre organizzazioni di categoria
della rappresentanza delle cooperative
UniversitĂ e Ricerca
SocietĂ CivileCooperative associate
LegacoopturismoLegacoop
ToscanaDirezione Legacoop Regionale23 rappresentanti: di cui 2 di Legacoop Servizi Toscana, 19 presidenti
di cooperative, 1 rappresentante del Collegio Sindacale ed 1
rappresentante del Comitato dei GarantiPresidenza Legacoop Regionale4 rappresentanti: di cui 2 di Legacoop Servizi Toscana e 2 presidenti di
cooperativeDirezione Legacoop Nazionale5 rappresentanti: di cui il Presidente di Legacoop Servizi Toscana e 4
presidenti di cooperativeDirezione Legacoop Servizi Nazionale14 rappresentanti: di cui 4 di Legacoop Servizi Toscana, 9 presidenti di
cooperative, 1 rappresentante del Collegio SindacalePresidenza Legacoop Servizi Nazionale2 rappresentanti: di cui il Presidente di Legacoop Servizi Toscana e 1
presidente di cooperativaEsecutivo Presidenza Legacoop Servizi Nazionale 1 rappresentante: 1 Presidente di Legacoop Servizi Toscana
Direzione LegacoopSociali Nazionale
Presidenza LegacoopSociali Nazionale
Legacoopturismo Nazionale12 rappresentanti: di cui 2 di Legacoop Servizi Toscana, 8 presidenti di
cooperative, 1 rappresentante del Collegio Sindacale e 1 rappresentante
1 rappresentante: Responsabile del Settore Sociale
1 rappresentante: Responsabile del Settore Turismo, Servizi Culturali21Quadro
delle relazioniIl sistema
di Legacoop Servizi
Legacoop1.4.1
Il sistema delle cooperative associateCome già argomentato, nel quadro delle relazioni di
Legacoop Servizi Toscana le cooperative associate costituiscono il principale interlocutore dell'Associazione. Nel
complesso Legacoop Servizi Toscana rappresenta circa
400 cooperative in cui lavorano più di 24 mila addetti:
trattasi di un sistema articolato e diversificato di imprese che, seppur ascrivibili tutte all'ambito dell'erogazione
dei servizi, operano in settori assai differenziati.
Nei confronti delle proprie associate Legacoop Servizi
Toscana, oltre a mantenere specializzazioni settoriali a
garanzia di competenza e rappresentatività specifiche,
è attiva in aree trasversali a tutti i settori: ricerca, innovazione, formazione, filiere e “catena di valore”. Inoltre
è trasversale ai settori l'impegno dell'Associazione sugli
aspetti etici e i valori fondanti la cooperazione, che costituiscono la cultura dell'impresa cooperativa calata nelle
esigenze delle sfide attuali e future.22Settori
100%Settori,Turismo, Servizi culturaliconsistenza
e incidenzaSocialepercentualeLogistica-Trasportosul totale
al 31.12.2009)Servizi variRistorazioneMultiservizi231.4.1.1
I risultati del sistemaSiamo convinti che il benessere di una impresa cooperativa non può esser definito solo sulla base di indicatori di performance economica ma deve tener presente
altre dimensioni legate alla speciale natura di questa
istituzione ed, in particolare, ai principi che ne reggono
le fondamenta storiche. Sulla base di ciò quest'anno abbiamo deciso di offrire una analisi dei risultati sotto una
duplice chiave di lettura:
•	economico-patrimoniale;
•	sociale.
I risultati del primo gruppo sono riportati nel prossimo
paragrafo, dove sono messi a confronto i dati registrati
nel 2009 rispetto a quelli del 2008. In alcuni casi l'analisi
degli scarti offre importanti spunti di riflessione sulla
ricerca delle relative cause e sulla loro associazione ad24aspetti di carattere endogeno o esogeno.
I risultati del secondo gruppo sono invece riportati nei
paragrafi successivi. Nel secondo paragrafo è rilevato, in riferimento all'esercizio 2009, un nuovo indice di
ricchezza prodotto (Valore Aggiunto Economico Sociale
- VAES) che tiene conto dei costi associati ai fattori produttivi interni all'azienda. L'individuazione della parte
di questa ricchezza destinata a remunerare i soci per i
propri conferimenti offre un'informazione cruciale ai
fini dell'attestazione della prevalenza mutualistica. Nel
terzo paragrafo ripresentiamo l'andamento dei risultati
legati al personale, in riferimento al biennio 2008-2009,
permettendo così di fornire una misura della capacità del
sistema cooperativo di garantire l'intergenerazionalità
delle proprie risorse in termini di capitale umano.1.4.1.1.1
I risultati economiciL'analisi aggregata delle performance del sistema evidenzia un andamento degli indicatori alquanto differenziato. Dal punto di vista della consistenza numerica,
le imprese aderenti a Legacoop Servizi Toscana si sono
ridotte di 11 unità passando dalle 393 del 2008 alle 382
del 2009. Partendo da questo dato il comparto registra
una crescita del patrimonio, delle immobilizzazioni materiali, e una riduzione del prestito sociale. Crescono an-Prospetto Servizi
Risultato d'esercizioche i crediti verso i clienti, a fronte, però, di un aumento
più significativo dei debiti verso le banche.
Si riduce, invece, il fatturato, contestualmente ad un
aumento del costo del lavoro. Infine risalta in maniera
significativa il dato sul risultato d'esercizio che registra
una importante flessione negativa (circa 6,5 Milioni di
euro) riconducibile soprattutto ai risultati relativi dei
settori Multiservizi e Logistica e Autotrasporti.2009
€ 199.198.639,00
€ 351.077.018,00
€ 176.053.862,00
€ 64.494.363,00
€ 124.928.934,00
€ 181.243.708,00
€ 6.188.343,00
€ 936.039.504,00
€ 487.401.193,00
€ -4.986.561,002008
€ 188.552.235,00
€ 337.685.121,00
€ 171.964.798,00
€ 57.065.287,00
€ 122.501.948,00
€ 164.401.200,00
€ 6.353.910,00
€ 952.047.050,00
€ 481.385.123,00
€ 1.452.788,00Scarto
-443,24%25Indicatori
economicopatrimoniali
e loro variazioneDalla estrapolazione del dato sull'incidenza percentuale
dei settori rispetto al fatturato aggregato emerge che i
settori Sociale e Logistica e Trasporti incidono, insieme,
per piĂš del 60% sul fatturato generale.Valore Fatturato â&#x201A;Ź
303.255.266,00
126.729.376,00
108.759.915,00
82.013.804,00
303.005.709,00
12.275.434,00
936.039.504,00Settori
Incidenza%
100%Turismo, Servizi culturalipercentuale
al fatturatoSocialeaggregatoLogistica-TrasportoServizi variMultiservizi
Ristorazione26Il risultato cambia se lo stesso dato viene misurato rispetto alla consistenza numerica di ciascun settore. In
questo caso, Ristorazione e Multiservizi sono i settori
che incidono maggiormente sul fatturato generale (per
più del 75%). Il settore Sociale va ad incidere solo per il
5,56%. Dai dati che emergono dal grafico si evince che,
in termini di volume di affari, il settore dei servizi nelsuo insieme è strettamente correlato all'andamento di
alcune imprese che operano nei settori Multiservizi e
Ristorazione. Per molte di queste la decisione di intraprendere processi di sviluppo per vie dimensionali è
giunta più per necessità che per scelta, al fine di garantire standard di competitività adeguati ad un mercato
sempre più globalizzato.Settori
TotaleNum.
382Valore Fatturato €
936.039.504,00% ponderato
IncidenzaTurismo, Servizi culturaliSocialepercentuale
ponderataLogistica-Trasportodei settori rispettoServizi varial fatturato
aggregatoMultiserviziRistorazione27I SETTORISOCIALE
Il settore include in sĂŠ tipologie di imprese di diversa
natura (cooperative sociali di tipo A, di tipo B e Consorzi)
i cui contributi rispetto al dato aggregato saranno esaminati nel focus in appendice al presente rapporto. A
livello associato i dati mostrano una leggera flessione
della consistenza numerica. I risultati che riguardano lo
stato patrimoniale mostrano tutti una crescita rispetto
all'esercizio precedente. Fa eccezione il dato relativo al
prestito sociale che evidenzia un sensibile calo (circa
230 Mila euro). Buone notizie invece sul piano economico: crescono fatturato e risultato d'esercizio (circa 770
Mila euro). Va precisato che questi dati devono essere
letti non tanto come conseguenza di un miglioramento
generale del comparto quanto della ripresa economica
di alcune entitĂ specifiche, sul piano dimensionale tra le
piĂš significative del comparto.28Prospetto Sociale
Risultato d'esercizio2009
€ 41.834.832,00
€ 135.118.382,00
€ 45.854.916,00
€ 19.089.816,00
€ 27.533.120,00
€ 56.539.964,00
€ 303.255.266,00
€ 186.011.486,00
€ 1.772.508,002008
€ 34.824.805,00
€ 121.375.152,00
€ 41.646.219,00
€ 17.541.846,00
€ 25.731.747,00
€ 50.967.679,00
€ 552.279,00
€ 273.976.480,00
€ 170.764.008,00
€ 1.007.365,00Scarto
75,95%29Indicatori
e loro variazioneMultiservizi
Dal punto di vista della consistenza numerica, il settore registra una riduzione di 4 unitĂ rispetto al 2008. Si
riducono il patrimonio netto e le immobilizzazioni materiali mentre aumenta il prestito sociale. Da evidenziare
la crescita dei crediti verso clienti e dei debiti verso le
banche (per entrambe di circa 11 Milioni di euro).
Aumenta il fatturato ma anche il costo del lavoro. Si riduce, invece, in maniera significativa il risultato d'esercizio
(circa 1 Milione di euro). Il dato che ovviamente influisce
in maniera importante sul risultato aggregato Ă¨ soprattutto riconducibile alla flessione registrata, in particolare, da due aziende del settore.30Prospetto Multiservizi
€ 17.455.019,00
€ 75.067.895,00
€ 20.496.364,00
€ 5.851.739,00
€ 15.814.705,00
€ 52.766.364,00
€ 2.085.684,00
€ 126.729.376,00
€ 85.772.237,00
-€ 1.008.867,002008
€ 18.414.577,00
€ 64.188.455,00
€ 20.798.207,00
€ 5.072.639,00
€ 16.086.949,00
€ 41.418.330,00
€ 1.789.464,00
€ 124.460.387,00
€ 79.996.464,00
-€ 24.618,00Scarto
-3998,09%31Indicatori
e loro variazioneristorazione
Dal punto di vista della consistenza numerica, il settore
rimane invariato rispetto al 2008. In linea generale, i dati
sul patrimonio registrano una crescita. In particolare aumenta il prestito sociale (circa 200 Mila euro), mentre i
crediti verso i clienti mostrano una leggera flessione a
fronte di un aumento dei debiti verso le banche.
Rallenta il fatturato mentre il costo del lavoro rimane quasi invariato. Si riduce, anche per questo settore, il dato sul risultato d'esercizio che rimane tuttavia
In questo settore i dati risultano non omogenei in quanto, di una cooperativa che opera in Toscana ma non vi ha
sede, sono riportati solo fatturato, soci e adetti.32Prospetto Ristorazione
€ 7.309.607,00
€ 20.778.123,00
€ 13.961.361,00
€ 2.365.428,00
€ 10.144.691,00
€ 4.517.502,00
€ 719.757,00
€ 108.759.915,00
€ 26.750.228,00
€ 1.451.242,002008
€ 7.270.770,00
€ 21.068.616,00
€ 13.052.680,00
€ 2.340.984,00
€ 9.074.498,00
€ 4.337.651,00
€ 515.597,00
€ 109.988.181,00
€ 26.697.755,00
€ 1.637.198,00Scarto
-11,36%33Indicatori
e loro variazioneServizi vari
In controtendenza rispetto agli altri settori, la consistenza numerica del comparto registra una crescita rispetto
al 2008. Il dato Ă¨ in linea con l'andamento di alcuni indici
patrimoniali. Aumentano le immobilizzazioni materiali
e il patrimonio netto. In riferimento a quest'ultimo va
sottolineato l'aumento della quota destinata a capitale
sociale (circa 2,9 Milioni di euro). Si riducono invece il
prestito sociale, i crediti verso clienti e i debiti verso le
Tutti gli indici economici registrano invece una flessione.
Anche in questo settore risalta l'importante riduzione
del risultato d'esercizio (circa 2,4 Milioni di euro) che da
segno positivo passa a segno negativo.34Prospetto Servizi vari
€ 28.795.555,00
€ 26.067.718,00
€ 19.778.077,00
€ 6.941.625,00
€ 14.129.653,00
€ 8.216.094,00
€ 2.130.222,00
€ 82.013.804,00
€ 40.879.868,00
-€ 48.174,002008
€ 24.146.659,00
€ 29.913.078,00
€ 16.416.346,00
€ 4.078.795,00
€ 11.533.028,00
€ 10.911.492,00
€ 2.352.327,00
€ 85.266.280,00
€ 41.828.742,00
€ 2.260.291,00Scarto
-102,13%35Indicatori
e loro variazioneLogistica e Autotrasporti
Rispetto al 2008 il settore registra una flessione in quasi
tutti gli indici. Si riduce la consistenza del comparto di
5 unitĂ , diminuiscono immobilizzazioni materiali, patrimonio netto e prestito sociale. Si riducono anche i crediti
verso i clienti mentre aumentano i debiti verso le banche.
L'andamento negativo viene mantenuto anche nei risultati di tipo economico: alla riduzione del fatturato (circa
40 Milioni di euro) risponde il calo del costo del lavoro
(circa 13,5 Milioni di euro). Si registra infine un'importante riduzione del risultato d'esercizio (circa 3,7 milioni di
euro). Anche in questo caso, il dato influisce sul risultato
aggregato ed Ă¨ da ricondurre soprattutto alla flessione
registrata, in particolare, da due aziende del settore.36Prospetto Logistica e Autotrasporti
€ 94.253.705,00
€ 91.836.778,00
€ 71.548.183,00
€ 29.031.805,00
€ 53.445.568,00
€ 56.260.211,00
€ 885.080,00
€ 303.005.709,00
€ 143.828.230,00
-€ 6.816.730,002008
€ 94.948.374,00
€ 97.910.512,00
€ 75.318.617,00
€ 26.779.307,00
€ 55.959.704,00
€ 53.100.069,00
€ 1.080.867,00
€ 343.321.644,00
€ 157.353.088,00
-€ 3.162.579,00Scarto
-115,54%37Indicatori
e loro variazioneTurismo, Servizi culturali
tutti gli indici. Fa eccezione l'aumento delle immobilizzazioni immateriali. Si riducono considerevolmente i
crediti verso i clienti (circa 1 Milione di euro) e, contestualmente, anche i debiti verso le banche (circa 700 Mila
euro). Diminuisce il patrimonio netto e il prestito sociale.
Si riduce anche il fatturato, insieme al costo del lavoro.
Il risultato di esercizio si attesta ancora su valori con
segno negativo.38Prospetto Turismo, Servizi culturali
€ 9.549.921,00
€ 2.208.122,00
€ 4.414.961,00
€ 1.213.950,00
€ 3.861.197,00
€ 2.943.573,00
€ 12.275.434,00
€ 4.159.144,00
-€ 336.540,002008
€ 8.947.050,00
€ 3.229.308,00
€ 4.732.729,00
€ 1.251.716,00
€ 4.116.022,00
€ 3.665.979,00
€ 63.376,00
€ 15.034.078,00
€ 4.745.066,00
-€ 264.869,00Scarto
-27,06%39Indicatori
e loro variazione1.4.1.1.2
Il Valore Aggiunto Economico Sociale (VAES)Il valore aggiunto economico e sociale rappresenta la
capacità dell’impresa di creare ricchezza e distribuirla
tra i diversi portatori di interesse di riferimento. Per
calcolare questo valore sono stati riletti i dati contabili
obbligatori, rintracciabili nel bilancio d'esercizio civilistico1*. Alcuni fattori produttivi sono stati considerati
interni all'ente e i relativi costi sono stati assimilati ad
un riparto di utili2*. Tali variabili rendicontano uno scambio virtuoso tra le imprese cooperative e i principali interlocutori del tessuto economico e sociale in cui queste
operano: i soci, il lavoro, il sistema creditizio, l'azienda
e la comunità.Nel 2009 le cooperative aderenti a Legacoop Servizi
Toscana hanno prodotto una ricchezza che ammonta a
più di 560 Milioni di euro e che si riversa nel sistema
economico e sociale della Toscana. Il 71% di questo ammontare è stato distribuito ai soci a copertura dei conferimenti, a dimostrazione di un intensità dello scambio
mutualistico ben superiore ai valori richiesti dalla legge.
Della parte di ricchezza rimanente, oltre il 23% è stato
conferito al lavoro. Le due quote, insieme, rappresentano quasi il 95% del valore totale. La parte di ricchezza
rimanente è stata redistribuita in misura quasi equa tra
azienda, sistema del credito e comunità.1* I l risultato proviene dall'elaborazione di 322 bilanci di cooperative. Tale dato può considerarsi rappresentativo, sia sul
piano quantitativo che qualitativo, dell'intera popolazione.2* Esemplificando, l'equazione Ricavi(R) – Costi(C) = Utile(U) si
trasforma in R – C esterni = C interni + U = VAES. I costi interni
presi in considerazione sono stati i conferimenti da parte dei
soci, il costo del lavoro subordinato e parasubordinato, l’utile,
gli ammortamenti, gli oneri finanziari e le imposte.40VAES AGGREGATO
▌ Soci (scambio mutualistico)
▌ Lavoro (non soci)
▌ Azienda (utile trattenuto e ammortamenti)
▌ Sistema Creditizio (oneri finanziari)
▌ Comunità (imposte)A comporre il dato riferito alla distribuzione della ricchezza tra i soci in funzione delle diverse tipologie di
scambio, spiccano i conferimenti da lavoro di tipo subor-Valori
€ 562.745.960,00%
100%€ 400.119.324,00
€ 133.027.482,00
€ 9.798.863,00
€ 8.474.112,00
€ 11.326.179,0071,10%
2,01%VAES aggregato
e sua distribuzionedinato e parasubordinato, a dimostrazione che il comparto è composto in maniera prevalente da cooperative
di lavoro.Distribuzione del VAES tra i soci
▌ Conferimenti materie prime
▌ Servizi
▌ Lavoro
Totale sociValori
€ 314.029,00
€ 48.499.754,00
€ 351.305.541,00
€ 400.119.324,00%
100%41Distribuzione
tra i sociLa misurazione dell'incidenza percentuale dei settori sul
valore aggiunto economico e sociale aggregato rileva che
il settore della Cooperazione Sociale contribuisce più del
40% del valore totale (solo la cooperazione sociale di tipo
A genera ricchezza per un valore di circa il 30% di quella
totale). Seguono il settore della Logistica-Trasporti (quasi
il 30%) e del Multiservizi (più del 16%).Percentuale
di incidenzaSettori
TotaleValori
€ 229.170.483,00
€ 90.598.394,00
€ 28.004.865,00
€ 42.327.978,00
€ 167.039.048,00
€ 5.605.187,00
€ 562.745.960,00settoriale
su VAES aggregatoTurismo, Servizi culturali
Logistica-TrasportoServizi vari
Ristorazione42Multiservizi%
100%Lo stesso dato misurato rispetto alla consistenza numerica di ciascun settore mostra un panorama differente dove
Multiservizi e Ristorazione incidono, insieme, per più del
70%, mentre il Sociale contribuisce al valore aggregato
solo per il 9,48%. Così come già argomentato in sede economica anche in questo caso è possibile affermare quantoSettori
Totalel'elemento dimensionale (riconducibile anche in questo
caso a casi specifici, operanti prevalentemente nei settori Multiservizi e Ristorazione) incida anche sulla capacità
del settore di produrre ricchezza e redistribuirla tra i suoi
principali portatori di interesse.Valori
€ 562.745.960,00Numero
382% Ponderata
100%Percentuale
ponderataTurismo, Servizi culturalisu VAES aggregatoSociale
Servizi variMultiservizi
Ristorazione431.4.1.1.3
Le personeI soci
Nel 2009 i soci delle cooperative aderenti a Legacoop
Servizi Toscana sono 23.688; il dato evidenzia un incremento di 153 unitĂ in piĂš rispetto al 2008. Del totale dei
soci ordinari le persone giuridiche rappresentano circa il
Totale Soci OrdinariStrutturaPersone giuridichedella compagine
e suo andamento2009
Persone fisiche442009
23.68813% del totale, dato in crescita di 447 unitĂ rispetto al
2008, mentre le persone fisiche incidono per l'84% sul
totale soci.%
100%Scarto
0,57%La maggior parte di queste sono soci lavoratori (circa il
78%). Da sottolineare che la componente volontaria, seppur in leggera crescita rispetto al 2008, incide solo per il
2% sul totale.
Totale Soci Persone fisiche2009
-1,49%Soci lavoratori
Struttura2009della compagine2008socialeSoci volontarie suo andamento2009
200845L'analisi dell'incidenza settoriale sul totale dei soci mette
in evidenza il settore Sociale che pesa sul valore aggregato per il 30% e rimane in tenuta rispetto al 2008. Seguono
il settore Servizi Vari (28%) e Logistica-Trasporti (21,05%):
il primo registra un leggero aumento della propria compa-gine sociale mentre il secondo una leggerissima flessione.
Infine, sebbene incida in maniera marginale sul risultato
globale, va segnalato l'importante calo dei soci del settore
turistico (-32%).Turismo, Servizi culturali 1,34%
Logistica-Trasporto 21,05%
Sociale 30,20%
sociale aggregataServizi vari 28%Multiservizi 10,41%
Ristorazione 9%46Settori
Totale2009
23.6882008
23.553Scarto
0,57%47Andamento
sociale per settoriIl LAVORO
I dati che emergono dall’analisi del 2009 testimoniano che nelle imprese cooperative aderenti a Legacoop
Servizi Toscana lavorano oltre 24.223 persone, dimostrando una sostanziale tenuta rispetto al 2008. Gli
addetti complessivi, infatti, risultano in leggerissimo
calo a causa della riduzione dei soci lavoratori, mentre
il numero dei dipendenti non soci rimane praticamente
invariato. Questo dato, se confrontato con la riduzioneTipologia addetti
Totale addettiStruttura2009
24.2232008
24.278Scarto
-0,23%Soci lavoratoridel lavoro
e suo andamentodel fatturato registratasi nel biennio, dimostra la capacità del sistema cooperativo di reggere, in termini di occupazione, all'impatto con fenomeni di crisi economica,
garantendo la funzione intergenerazionale dell'impresa
cooperativa. È tuttavia realistico che di altro tenore potranno essere i dati dei prossimi esercizi, sui quali maggiormente peseranno gli effetti della crisi.2009
DipendentiSignificativo il dato sull'incidenza settoriale sul totale
degli addetti. Più del 40% lavorano nel settore Sociale,
evidenziando un incremento di 185 unità rispetto al
2008. Seguono i settori della Logistica-Trasporto, del48MultiServizi e della Ristorazione. Di queste l'unica a
registrare una variazione positiva rispetto al 2008 è il
settore Multiservizi, che ha visto aumentare i propri addetti di 332 unità. Tutti gli altri invece rilevano una leg-gera flessione occupazionale. Tale flessione si accentua
nei settori Servizi Vari, Turismo e Servizi culturali che,
nonostante contribuiscano in maniera marginale all'oc-cupazione totale, registrano un importante decremento
percentuale del proprio organico lavorativo.Turismo, Servizi culturali 0,94%
Logistica-Trasporto 21,63%
Sociale 42,51%Incidenza
percentualeServizi vari 5,74%settoriale
su totale addettiRistorazione 10,35%Multiservizi 18,83%Settori
-0,23%49Andamento
per settoriRapporto attivitĂ associativa2.1 IdentitĂ , valori e missione
2.3 AttivitĂ svolte e risultati raggiunti512.1
Identità, valori, missioneI caratteri costitutivi l'identità di Legacoop Servizi Toscana
sono contenuti nel suo statuto. I primi tre articoli del predetto documento definiscono in maniera chiara ed efficace
importanti elementi di distinzione dell'Associazione.
Primo elemento è l'autonomia istituzionale. L'articolo 2
dello Statuto stabilisce infatti che “l'Associazione agisce in
piena autonomia da ogni forza politica e di governo”.
L'esclusione da qualsiasi attività di tipo economico è il
secondo elemento costitutivo dell'identità di Legacoop
Servizi Toscana. L'articolo 3 dello Statuto afferma:
“Legacoop Servizi Toscana non può svolgere attività economica. La capacità della Legacoop Servizi Toscana deve
intendersi limitata alle specifiche funzioni ad essa assegnate dal presente statuto o dallo statuto della L.N.C.M.,
con l'esclusione di ogni atto o attività di natura economica
e di ogni prestazione di garanzia, anche a favore di cooperative aderenti. Gli atti eccedenti i limiti predetti sono
Ma più di tutto l'identità di Legacoop Servizi Toscana trova
la propria definizione nei valori sanciti dalla Dichiarazione
internazionale di identità cooperativa della Alleanza
Cooperativa Internazionale, secondo la quale “Le cooperative si fondano sui valori dell'autosufficienza (il far da sé),
dell'autoresponsabilità, della democrazia, dell'uguaglianza, dell'equità e della solidarietà […], dell'onestà, dellatrasparenza, della responsabilità sociale e dell'attenzione
verso gli altri”. Legacoop Servizi Toscana ha voluto riprendere i temi sopra citati e declinarli in tre concetti base:
•	Democrazia. I soci partecipano attivamente alle
scelte e agli indirizzi della cooperativa. Qualunque
sia la quota di capitale posseduta, in assemblea ogni
socio dispone di un solo voto (una testa un voto).
Elementi fondamentali perché questo ruolo possa
essere effettivamente esercitato sono la trasparenza/leggibilità dell'organizzazione e l'informazione;
•	Solidarietà (intra e inter-generazionale, intra e inter-cooperativa). La cooperativa, anche in virtù di un
patrimonio basato su riserve indivisibili fra soci, è
destinata a conservarsi nel tempo, da una generazione all'altra. Il principio della mutualità è fondamentale fra i soci, ma esiste una mutualità esterna tipica
della forma cooperativa, a cui la Costituzione riconosce una”funzione sociale” che si attua attraverso una
presenza qualificata e una relazione significativa nel
territorio e con la comunità;
•	Equità e Responsabilità Sociale significa garantire pari opportunità e pari trattamento, verificare tale
pratica attraverso un approccio multistakeholder e
rendicontarla a tutti i portatori di interesse.
Sulla base di questi valori Legacoop Servizi Toscana per-53segue la propria mission, impegnandosi ad agire â&#x20AC;&#x153;per la
promozione, lo sviluppo, il potenziamento e la difesa della
Cooperazione [...], indirizzandola e stimolandola ad adempiere[...] la funzione riconosciutale dalla Costituzione
della Repubblica. Legacoop Servizi Toscana rappresenta,
assiste, tutela, e coordina gli Enti associati, per favorirne
lo sviluppo in moderne ed efficienti impreseâ&#x20AC;? (art. 2 dello
Statuto).542.2
Obiettivi da raggiungereLegacoop Servizi Toscana, dal punto di vista operativo,
sostanzia la propria missione in differenti obiettivi rivolti
alle cooperative associate e a tutti gli altri interlocutori
con cui si interfaccia. Gli obiettivi verso cui l'Associazione
tende la propria azione sono rintracciabili nello Statuto e
si articolano nei seguenti punti:
Promozione e sviluppo dei principi cooperativi.
Prendere tutte quelle iniziative e svolgere tutte quelle attivitĂ che possano essere utili al fine di contribuire allo
sviluppo di tutto il movimento cooperativo; compiere tutte
quelle attivitĂ che possono contribuire ad attuare concretamente l'autogestione, come effettiva partecipazione
democratica dei soci alla gestione delle cooperative e alla
vita del movimento cooperativo; d'intesa con Legacoop
Regionale, rivendicare tutti i provvedimenti legislativi e
amministrativi per la promozione e sviluppo del movimento cooperativo operante nel settore dei servizi e turismo.
Indirizzo politico. Elaborazione e promozione di linee
di politica economica attinenti alle attivitĂ degli enti
Sostegno. Sollecitare e stabilire rapporti di collaborazione e di collegamento con altre organizzazioni cooperative,
sindacali, di settore, professionali, tecniche ed economiche per la realizzazione dei fini comuni.
Rappresentanza. Intervenire, in rappresentanza degliassociati, nella stipulazione di patti, contratti, accordi di
lavoro con le organizzazioni sindacali dei lavoratori ed
assistere gli associati nella composizione di eventuali
vertenze di lavoro; rappresentare gli enti associati, nel
loro interesse, in qualsiasi commissione ove occorra la
partecipazione di rappresentanti di categoria.
Assistenza. Fornire agli enti associati ampia e qualificata assistenza, avvalendosi anche delle altre strutture del
movimento cooperativo; raccogliere dati ed informazioni
presso gli enti associati, al fine di poter adeguare l'attivitĂ alle loro reali esigenze.
Consulenza su specifiche aree (finanziaria, legale, fiscale, del lavoro e delle relazioni industriali).
Vigilanza del rispetto dei principi cooperativi anche
attraverso la collaborazione attiva con gli organismi
Legacoop per l'adempimento delle funzioni di controllo
ispettive.552.3
Attività svolte e risultati raggiuntiIniziative promosse dall'Associazione nel biennio 2009/2010
Di seguito le iniziative promosse dall'Associazione in questi ultimi due anni:
▌ Domiciliarità fra lavoro sociale e welfare locale
▌ L e Cooperative di Inserimento Lavorativo del Territorio Fiorentino
Proiezione del film “Si può fare”
▌ Gestione dei rifiuti e inserimento lavorativo
Inclusione e integrazione nei servizi di igiene ambientale e nella gestione del ciclo dei rifiuti.
Esperienze e buone prassi delle cooperative sociali di tipo b nelle Province di Arezzo, Siena, Grosseto.
Terrafutura – Firenze, Fortezza da Basso - 29-31 maggio 2009
▌ A ssemblea Congressuale Legacoop Servizi
▌ I servizi sono inutili, anzi indispensabili
Convegno 12 ottobre 2010
▌ Servizi all’infanzia tra sostenibilità e prospettive di sviluppo
Esperienze e proposte delle cooperative sociali
Biennalina "Dire e Fare" - Firenze, Fortezza da Basso - Giovedì 18 novembre 201056Attività di Formazione
La crescita professionale dei soci e dei lavoratori rappresenta un punto di forza per la garanzia di qualità dei servizi e lo sviluppo delle imprese; Legacoop Servizi Toscana,
che condivide profondamente tale affermazione, svolge un
ruolo importante in questo ambito con l'investimento di
risorse significative in servizi qualificati.
Al fine di informare e rendere conto dell'attività svolta
forniamo un dettaglio dei percorsi formativi promossi aAree di interesse
TotaleOre di corso
868favore delle imprese associate sui temi della sicurezza sui
luoghi di lavoro, dell'igiene ambientale e degli alimenti,
di alcuni approfondimenti tematici su specifiche aree di
interesse. Tenendo presente che i dati presentati nella
seguente tabella non tengono conto dei percorsi che sono
stati attivati nel corso del precedente anno e che ancora
non si sono conclusi. Tali percorsi riguardano prevalentemente i temi della sicurezza ed igiene alimentare.Partecipanti
1305Ore partecipanti
14976Periodo di realizzazione
Feb 2008 – Dic 2010
Nov 2009 – Dic 2010Aree di interesse
al triennio
2008-2010)Attività di Vigilanza
Nel biennio 2009/2010 l’attività di vigilanza svolta dall’Associazione ha interessato 240 cooperative, di cui 113 sottoposte a revisione biennale e 127 a revisione annuale.
Il numero totale dei verbali effettuati nel biennio 20092010 è stato pari a 353.57Strumenti Finanziari
Il sistema cooperativo di Legacoop Servizi Toscana, con il
suo forte radicamento territoriale e la scelta di reinvestire
gli utili realizzati in azienda, al pari della generalità delle
cooperative, risente anch’esso inevitabilmente della crisi,
ma conserva in molti comparti d’attività una propensione
alla crescita che si traduce in un quadro complessivo differenziato. Questa considerazione, alla luce dei risultati
2009, trova conferma nella crescita del patrimonio, delle
immobilizzazioni materiali, e nella riduzione del prestito
sociale. Crescono invece i crediti verso i clienti, a fronte
però di un significativo aumento dei debiti verso le banche. Il 2010 rappresenta, invece, un anno cruciale per le
cooperative nel testare le proprie capacità di adattamento,
di risposta e di superamento della crisi che ha colpito dapprima i mercati finanziari e successivamente l’economia
Le ricadute della nuova regolamentazione (Basilea 3), che
introduce regole più stringenti per le banche, determineranno incrementi patrimoniali o riduzione degli impieghi:
comunque atteggiamenti più prudenziali nella concessione del credito. Le banche, nella sostanza, dovranno scegliere se indirizzare la liquidità di cui dispongono a finalità
speculative per accrescere i propri utili e distribuire congrui dividendi a chi ha sottoscritto gli aumenti di capitale,58oppure se partecipare anch’esse all’assunzione del rischio
che il Paese dovrà affrontare per crescere. Nel primo caso,
gli effetti sulle imprese potranno prendere la doppia forma di riduzione dell’accesso al credito e d’incremento del
costo dei servizi; nel secondo le imprese potranno contare su un attore più prudente (e non è detto che sia un
male) nell’affiancarle nei percorsi di crescita. Se questa è
la realtà, è evidente che il tema delle risorse finanziarie
necessarie a favorire la crescita e la competitività delle
cooperative, in una competizione di mercato che si è fatta
sempre più globale,e a perseguire adeguatamente la propria missione mutualistica, è uno dei problemi più sentiti
dalle cooperative assieme a quelli dell’innovazione e della
ricerca, dell’internazionalizzazione e delle risorse umane.
Il rischio che si profila quindi è, nel migliore dei casi, una
stagnazione del settore e, nel peggiore, una diminuzione
dell'offerta di credito. Ma senza credito, si sa, l'economia
non cammina, e senza un aumento del credito disponibile certamente non cresce. Il problema microeconomico
dell'adeguamento del capitale delle banche diventa così un
problema macroeconomico di crescita dell'economia. Fino
alla riforma del diritto societario, come è noto, le cooperative si trovavano in una posizione di inferiorità legislativa
rispetto alle altre società di capitali. In questo periodo didifficoltà di accesso al credito, le cooperative hanno continuato a fare ricorso a strumenti finanziari tradizionali e
ai prestiti da parte dei soci, utilizzando in misura molto
limitata e parziale lo spettro di nuovi strumenti finanziari
che la legge 59/92 prima e la riforma del diritto societario poi hanno reso disponibili. In particolare permangono
difficoltà ad armonizzare le opportunità offerte dai nuovi
strumenti finanziari con il principio della mutualità cooperativa e con la convenienza per gli emittenti, anche per
l’eccesso di costi diretti ed indiretti – a conferma dell’inefficienza del mercato finanziario italiano – legati all’emissione di titoli di debito e di rischio.Obiettivo di Legacoop
Servizi Toscana è quello di far confluire, nell’ambito della
politica di Legacoop Toscana, risorse e fiducia verso quei
progetti di cui il sistema della cooperazione ha bisogno
per crescere. Una finanza quindi non come strumento di
standardizzazione, di spersonalizzazione e di disgregazione, ma come valorizzazione delle identità, dell'interazione solidale tra le imprese e le istituzioni che 'animano'
il territorio: una finanza che diventa parte integrante nei
processi di sviluppo locale.In questa prospettiva, appare
essenziale il processo in corso di riorganizzazione degli
strumenti finanziari della Regione ,con particolare riferimento a Fidi Toscana che si deve qualificare anche intornoai progetti di sviluppo delle eccellenze e delle reti d’impresa cosi come emergeranno dal PRS. Bisogna destinare una
parte di risorse pubbliche al fine di implementare i fondi
rischi dei Confidi che hanno concluso o avviato processi di
aggregazione e potenziamento. Dal punto di vista generale
è importante sottolineare che il contributo pubblico alle
attività di concessione di garanzie per agevolare l’accesso al credito delle imprese non rappresenta un’eccezione
ma ne costituisce, anzi, la regola. Così è per le società di
emanazione diretta delle istituzioni, in Italia e fuori (ne
abbiamo un significativo esempio in Fidi Toscana), così è
per le attività espressione delle categorie economiche in
tutto il territorio nazionale. Il concorso pubblico in questo tipo di attività rappresenta la condizione per praticare
alle imprese beneficiarie un prezzo sostenibile per il rilascio della garanzia, senza il quale l’attività del garante
diverrebbe di fatto insostenibile stante l’impossibilità
di agire sulle leva del pricing, pena l’uscita dal mercato.
In proposito occorre sottolineare che il percorso storico
di Fidicooptoscana, oggi Cooperfidi Italia, ha costituito
un’eccezione nel panorama regionale. I contributi pubblici
erogati sono di fatto stati molto modesti e, soprattutto,
non hanno mai avuto un carattere sistematico essendo
legati a situazioni contingenti sia da parte della Regione59che delle Camere di Commercio. È un quadro che desta molte preoccupazioni poiché nell’ambito della concertazione
regionale, relativa alla discussione sul PRS 2011-15, il
tema dell’accesso al credito risulta non particolarmente
evidenziato. Allo stesso tempo dovrà essere concretamente realizzato il processo di selezione e qualificazione
delle risorse annunciati per quanto riguarda il sostegno
alle imprese delle risorse europee e altri fondi regionali.
La scelta indicata nel bando destinato a gestire i fondi rotativi, riferita alle principali forme societarie presenti in
Toscana (industria-artigianato-cooperazione) sembrava
una formula convincente, ma alla pronta risposta delle
imprese, almeno per quanto riguarda le richieste di investimento delle cooperative, la disponibilità delle risorse
finanziarie a disposizione è risultata assai insufficiente. Si
tratta, oggi, di passare dall’emergenza all’approntamento
di un sistema competitivo in cui tutti i soggetti operanti in
campo economico - imprese, banche, confidi - possano trovare nuove politiche industriali con adeguati strumenti di
sostegno, che abbiano l’obbiettivo di generare un innalzamento complessivo dell’economia toscana. Anche le strutture finanziarie di Legacoop Toscana (Coopfond. Finpas,
Cooperfidi Italia sedeToscana) devono avere la capacità di
operare in ottica sistemica, sviluppando una fitta rete di
collaborazioni, attraverso una presenza capillare e diver-60sificata sul territorio, che rappresenta un valore aggiunto
al servizio delle cooperative per superare questa delicata
fase dei mercati mediante un sostegno finanziario adeguato. Più in generale il sistema di Legacoop si avvale di
strumenti nazionali già ampiamente conosciuti: Cooperare
Sviluppo, CFI, CCFS, Cooperfactor. Da parte delle cooperative tuttavia è necessaria una propensione più spiccata a
patrimonializzare ulteriormente le imprese,dove possibile: non solo tramite i risultati aziendali, ma anche attraverso apporti diretti dei soci. Il discorso è valido anche per
le piccole realtà, se si considera che il mercato finanziario
accrescerà ulteriormente il proprio grado di selettività,
privilegiando le strutture supportate da solida fondamenta, ovvero da patrimoni aziendali consistenti in cui sia significativa l’incidenza dei mezzi propri.61I servizi:
e opportunitĂ future3.1 Il terziario e le sue trasformazioni in tempo di crisi
3.2.1 Il settore Logistica e Trasporti
3.2.2 Il settore Turismo e Servizi culturali63643.1
Il terziario e le sue trasformazioni in tempo di crisi
a cura di Angelo Migliarini, Presidente Legacoop Servizi ToscanaLa necessità di ammodernare il paese è impegno e priorità costante, l’urgenza di farlo scaturisce da una crisi
economico-finanziaria strutturale e pervasiva senza precedenti. Riconoscere le strade che conducano al recupero
della competitività, tornare a crescere di una crescita che
recuperi occupazione così da salvare la coesione sociale
e premiare il lavoro, diventa essenziale per restituire al
paese visione progettuale, fiducia e senso del futuro.
Il primo tema che tutte le grandi economie hanno davanti
è quello di una crescita che tiepidamente torna ma senza
occupazione. Gli americani la chiamano jobless recovery,
vuol dire che crescita e occupazione non sono più sinonimi. Hanno divorziato. I posti di lavoro persi non verranno
recuperati e la ristrutturazione delle imprese, pur virtuosa
che sia, taglierà comunque gli addetti.
Esibendo, sia pur brevemente, l'anatomia dei livelli occupazionali si può desumere che tra luglio 2008 e luglio
2010 si sono persi 881mila posti di lavoro. Nella prima
fase la contrazione è passata attraverso la diminuzione
delle assunzioni e delle proroghe. Arginato l’incremento
dei licenziamenti dal ricorso alla cassa integrazione, sono
stati pesantemente colpiti i lavoratori temporanei. Nella
seconda fase, che possiamo datare dalla fine dell’inverno
2008-2009, ad una minore selettività si è accompagnata
una maggiore pervasività. Dal manifatturiero alle costru-zioni, la riduzione dei posti di lavoro si è allargata a macchia d’olio ai diversi segmenti del terziario. I lavoratori più
direttamente interessati sono stati i giovani, le donne e
In termini di crescita il sistema Italia sconta problemi che
vengono da lontano. Dal ’94 l’Italia cresce con l’1% di PIL
in meno rispetto alla media europea. In 16 anni abbiamo
perso 540 miliardi di euro di Pil sull’euro zona e 720 miliardi sul G7. La fotografia delle Regioni italiane, scattata
dall’Istat pochi giorni fa, è altrettanto impietosa. A fronte
di un calo medio del Pil italiano nel 2009 del 5%, il Nord
ovest segna un arretramento del 6%, il Nord est perde il
5,6%, il Sud il 4,3% mentre il Centro, col suo 3,9%, resiste
grazie ad una maggiore concentrazione dei servizi.
Secondo quanto recentemente pubblicato nel “Report sulla
competitività 2010-2011 del Word Economic Forum”, l’Italia risulta essere al 48° posto su 139 paesi. Accennando
qualche dettaglio, l’Italia è 92° per quanto concerne il
proprio “sistema legale amministrativo”, 101° rispetto al
proprio “sistema finanziario”, 118° per “mercato del lavoro” etc… (sempre su 139). Non va meglio alla Toscana che
figura nella fascia medio-bassa, sotto alle regioni dell’Italia centro nord orientale che, a loro volta, non primeggiano
nel confronto europeo.
Considerando contestualmente il declino delle più im-65portanti filiere industriali, la riduzione del reddito delle
famiglie (lo studio Ires-Cgil parla di una perdita cumulata di potere d’acquisto dei salari lordi di 5.453 euro in 10
anni: il rapporto Coop 2010 ha stimato una riduzione dei
consumi procapite degli italiani nel biennio 2007-’09 per
oltre 600 euro all’anno), un debito pubblico prossimo al
120%, precisamente del 118,2% e sotto tiro da parte della
Commissione europea la quale, il 29 Settembre scorso, ha
formulato una proposta di rientro che per essere soddisfatta avrebbe bisogno di un avanzo primario del 5% sul
Pil, quando le stime del Governo si fermano al 2%. La richiesta pesa per 50 miliardi l’anno nei prossimi 10 anni (c’è
da capirli: il patto prevede un limite del 60%), ebbene, non
ce la sentiamo di dormire sonni tranquilli.
Dopo aver esaminato, per sommi capi, questo scenario
economico, ripartire dal manifatturiero è legittimo e comprensibile, ostinarsi solo sul manifatturiero è altrettanto
comprensibile ma meno condivisibile, soprattutto se incoraggia una percezione “riduzionistica” e non “olistica”, vale
a dire integrata, dell’economia (mi riferisco alle proposte e
alle visioni confindustriali di tutto quest’ultimo periodo). È
provato: la sommatoria funzionale dei segmenti economici
è sempre maggiore o, in ogni caso, differente dalle singole
Quanto incidono terziario e servizi sulla competitività di
sistema? Quanto sulla stessa competitività industriale?
Sulla capacità di recuperare il gap di 30 punti percentuali
di costo del lavoro per unità di prodotto accumulati in 10
anni tra noi e la Germania? Oppure sul recupero di 13 punti
percentuali di tasso di occupazione sempre accumulati sui
tassi tedeschi?
La competitività è sempre “olistica” essendo riferita al66sistema, non per nulla le periodiche graduatorie sulla
competitività elaborate dagli organismi internazionali,
misurano la complessità integrata delle performance.
E proprio sulla competitività di sistema insistono i servizi
che hanno una origine di carattere comunitario, i cosiddetti servizi di base, pubblicistici (indipendentemente dal
gestore che in alcuni casi può essere privato). Tra questi
i costi dell’energia, in Italia estremamente elevati (negli ultimi 10 anni il gas è aumentato del 50% la luce del
70%), i costi della burocrazia (Giovanni Floris nel saggio
“Zona retrocessione” uscito l’8 di Ottobre, pochi giorni fa,
ricorda che negli Stati Uniti per avviare un’impresa sono
necessari 170 dollari e 4 giorni, mentre in Italia occorrono mediamente 5 mila euro e 62 giorni di procedure e
attese). E ancora, l’efficienza della macchina giudiziaria
(in Italia perennemente in emergenza di fronte ad un sovraccarico di contenziosi che non riesce mai a smaltire),
il costo della conflittualità fra le imprese (l'Italia in questo eccelle: il 55,4% di controversie nelle aziende da 10 a
200 addetti (fonte Censis 2010), l’efficienza della pubblica
amministrazione considerata inefficiente dal 64,2% degli
italiani, mentre il 72% considera insufficienti e di bassa
qualità i servizi alle imprese: logistica e aree attrezzate,
smaltimento dei rifiuti e trasporto pubblico (fonte Censis
2010). I costi legati al movimento di merci e uomini (il nostro sistema stradale è tra i peggiori e più costosi d’Europa. In Spagna tra il 2000/2005 sono entrati in esercizio
2.300 chilometri di autostrade, in Italia, nello stesso lasso di tempo, ne abbiamo più volte inaugurati 64. In tutta
Italia ci sono 230 chilometri di rete metropolitana; nella
sola Londra 408) e al movimento delle idee (quando investiremo sulla “banda larga”?). Sui costi dell’inefficienza deiservizi finanziari abbiamo detto. Stenderei, poi, un velo
pietoso sui costi legati ad un contesto ambientale caratterizzato dall’accentuata presenza di illegalità e corruzione
che costringe (soprattutto, ma non esclusivamente, nel
Sud) le imprese ad accollarsi costi aggiuntivi per la propria
sicurezza, ne modifica le scelte di mercato, penalizza gli
investimenti di attrazione e disincentiva la voglia stessa
di fare impresa.
Sulla competitività e sull’attrattività d’area e di sistema
incidono, nondimeno, i fattori legati alla coesione sociale,
alla solidità del tessuto sociale. Purtroppo la crisi rischia
di rinfocolare l’alternativa tra risorse destinate alle politiche di Welfare e risorse per lo sviluppo. Il Welfare, ricordiamolo, è uno dei fattori decisivi dello sviluppo e della
competitività, se dello sviluppo possediamo una visione
non frammentata tra i suoi aspetti economici, sociali, ambientali, fiduciari e di crescita del capitale umano. Peraltro
le risorse impiegate nel Welfare rappresentano anche elementi di equità economica soprattutto se rapportate al cosiddetto “Fattore D”, intendendo con questo il lavoro delle
donne che certo non potrebbe svilupparsi in assenza di un
diffuso sistema dei servizi (i dati sull’occupazione femminile, rivelati dall’Istat il 1 Ottobre scorso, ci informano che
una donna su due non ha lavoro e non lo cerca più, mentre
il rapporto coop 2010 evidenzia che lo spostamento del
10% dei redditi dagli uomini alle donne farebbe aumentare i consumi di circa 7 miliardi di euro all’anno).
Anche gli elementi che determinano la cosiddetta “competitività di prodotto” confermano l’articolazione della
nostra riflessione. Insieme ai “servizi di base o di comunità” sul prodotto incidono tutti quei servizi che seguono
dinamiche di mercato. In epoche passate le fasi della pro-duzione materiale rappresentavano la maggior quota del
valore aggiunto prodotto e la trasformazione assumeva
un ruolo centrale; oggi queste fasi vanno riducendo la loro
importanza a favore di quelle più immateriali. Si è dunque
passati da una visione dei servizi come residuo nella funzione di produzione, ai più recenti modelli di crescita che
vedono i servizi, il capitale umano e lo stato delle conoscenze come fattori endogeni fondamentali per spiegare
la competitività produttiva di un’impresa, lo sviluppo di
un’area, di una Regione, persino quella di un Paese. Mi riferisco a quei servizi, definiti parte integrante dell’economia
della conoscenza, capaci di influire (e in Toscana il bisogno
è di tutta evidenza) su un modesto tasso di produttività,
sull’ottimizzazione dei fattori aziendali, sui processi di
produzione, persino sulla creazione di nuove industrie (le
biotecnologie, le nanotecnologie etc…). Mi riferisco agli
input “intangibili” – rispetto al capitale fisico e al lavoro
– che hanno come riferimento il tema dell’innovazione e
quindi dell’istruzione, dell’addestramento, della formazione e della ricerca che rappresentano i fattori più rilevanti
per spiegare la performance di imprese e nazioni. L’OCSE
produce un indicatore, in termini di quota del Pil, sugli
investimenti in conoscenza. Dal 1997 al 2004 tutti i paesi
che sono stati considerati hanno disposto una crescita di
risorse dedicate. Il valore più alto è stato quello degli Stati
Uniti, pari al 6,5%, quello più basso è stato quello italiano,
solo 2,4%.
Attraverso l’economia dei servizi di conoscenza si rafforzano i legami con un settore manifatturiero che presenta
elementi di sorprendente discontinuità e di grande instabilità rispetto al recente passato. Uno di questi elementi ha a che fare con un livello di personalizzazione e con67una velocità d’invecchiamento dei prodotti assolutamente impensabile fino a qualche anno fa. Fino a 10-20 anni
fa la longevità di un prodotto era di 10-15 anni. Oggi,
un prodotto, ha una vita di pochi mesi, poi va cambiato.
Nello stesso lasso di tempo anche il prezzo può variare
del 20-30-40% e il periodo di ammortamento di tutti gli
investimenti sul prodotto non arriva a 5 anni. Un mercato
manifatturiero che si confronta con una evoluzione che ha
questi tratti distintivi, deve avere la capacità di agire con
rapidità adattandosi al cambiamento. Anche da qui arrivano le richieste insistenti nei confronti di una maggior
flessibilità nelle regole del mercato del lavoro (anche se i
nostri stipendi sono tra i più bassi del continente), da qui,
dico io, nasce l’urgenza di servizi d’eccellenza. Non a caso
crescono i servizi Knowledge intensive nel campo delle
ICT (informatica, tecnologia e comunicazione), delle professioni e delle consulenze, così come i servizi technology
intensive. In mercati rapidi i servizi aiutano la flessibilità,
evitano rigidità ed eccessi di standardizzazione.
Il terziario pesa, ad oggi, per il 73% del valore aggiunto
prodotto in Italia e per 72,81 in Toscana, per il 55% delle
imprese attive e per il 67% dell’occupazione (15 milioni e
mezzo di lavoratori). Negli ultimi 15 anni mentre l’agricoltura ha perso 468.000 posti di lavoro e l’industria 72.000,
il terziario ha creato 3 milioni di nuovi posti di lavoro
(+24,2%) facendo alzare il tasso di terziarizzazione dal
60,3% al 66,5% (dati Censis Aprile 2010). All’interno di
questi numeri e di queste percentuali Legacoop Servizi
Toscana associa e rappresenta 400 cooperative che agiscono, in alcuni casi come aziende leader, nei settori del
multiservizi e del global service, della ristorazione e
dell’ambiente, della logistica e dei trasporti, del turismo,68della cultura e del tempo libero, dei servizi sociali, delle
professioni e dei servizi knowledge intensive. Hanno complessivamente un valore della produzione di 950 milioni di
euro e creano lavoro per 25.700 persone. Tra di loro 10.650
persone lavorano nella cooperazione sociale e più di 500
lo fanno avendo svantaggi sociali. Il risultato generale
(+ 1,50% sul fatturato e + 4,60% sugli addetti rispetto
al 2008) non deve ingannare. Il quadro è differenziato
anche all’interno degli stessi comparti e delle stesse aree
A fronte di una generalizzata riduzione della redditività,
si evidenziano risultati eccellenti a fianco di situazioni
francamente drammatiche o preoccupanti (il settore che
presenta maggiori difficoltà è quello dell’autotrasportologistica - movimentazione).
Ci sarà bisogno di una riflessione nient’affatto emotiva, di
uno sguardo poco generico e di una valutazione precisa e
I servizi possiedono una occupazione composta per oltre
l’80% da donne, per il 60% da giovani altamente scolarizzati e una presenza diffusa di lavoratori migranti:
una occupazione in assoluta controtendenza con gli altri
segmenti dell’economia. Questa è la nostra “vocazione”.
Eppure continuiamo a percepire un deficit di attenzione
verso questo comparto. Confido che nella legge finanziaria
della Toscana 2011 e nella futura legge annuale sulla competitività queste nostre riflessioni trovino spazio. La presenza del Presidente Enrico Rossi libera dal formulare previsioni e congetture e ci consente di ascoltare “in medias
res” le sue valutazioni. D'altronde i documenti preliminari
alla legge di bilancio di previsione per l’anno 2011/2013
e quelli alla finanziaria 2011 presentano misure di rin-novamento nella macchina amministrativa, negli enti ed
agenzie dipendenti, nei soggetti gestori di servizi pubblici,
contengono nuovi strumenti per garantire maggiore equità nell’accesso ai servizi socio-sanitari e, dunque, sembrano raccogliere almeno una parte delle mie considerazioni.
Serve un nuovo orientamento culturale per arricchire competitività di sistema e d’impresa. Occorre investire sulla
qualità di un terziario più avanzato. Occorre investire sul
capitale umano, sui giovani e interrogarci sulla relazione
tra eccessiva precarizzazione del lavoro e bassa produttività. Spiega l’economista Fabrizio Onida: “come si fa a
migliorare la produttività se si cambia continuamente lavoro? Il capitale umano per essere competitivo deve poter
investire su se stesso e noi non glielo stiamo permettendo”. Molte imprese toscane delocalizzano in paesi a sviluppo avanzato (Francia, Germania, Stati Uniti…) e lo fanno
non certo per risparmiare sul costo del lavoro ma per essere più vicine ai mercati di sbocco e per giovarsi di un
livello più qualificato di servizi. Ciò dimostra che gli attuali
servizi alle imprese, localizzati in Toscana, non raggiungono ancora livelli di qualità tali da farne indiscussi elementi
di competitività regionale, e, al contempo, che la debolezza
del terziario rappresenta un sostanziale elemento di fragilità per l’attrazione degli investimenti dall’estero.
I servizi sono inutili solo se percepiti come dequalificati
e inefficienti. Sono, al contrario, indispensabili per riguadagnare capacità di competere, sviluppo e occupazione. In
un rapporto simbiotico e non conflittuale con l’industria,
rappresentano il fulcro della modernizzazione della nostra
Per recuperare risorse da destinare allo sviluppo, alla
competizione e alla modernizzazione, Obama ha in pro-gramma una consistente riforma fiscale che si prefigge di
annullare gli sgravi approvati da George Bush nel 20012002 aumentando di 3 punti l’aliquota sui redditi sopra i
250.000 dollari (dal 35 al 38%) e quella sui guadagni di
borsa dal 15 al 20%. Spagna, Francia, Germania e Regno
Unito vanno verso la stangata sui ricchi. In Italia le scelte
sembrano andare in tutt’altra direzione. Invece di investire in sapere, addestramento e ricerca (le statistiche ci
raccontano di giovani fra i 18 e i 25 anni che non lavorano
né studiano), anziché fare riforme strutturali e ambiziose coinvolgendo, a pari titolo, tutti gli attori in campo, il
governo dello sviluppo economico alle prese con 270 miliardi di euro di imponibile evaso e con un’alta tassazione
dei fattori produttivi (capitale e lavoro), orfano per 153
giorni del proprio ministro, si è limitato alla manutenzione
dei conti pubblici con mezzi e modalità molto discutibili.
Potrei fare centinaia di esempi in proposito. Ne scelgo
simbolicamente uno, fiorentino, raccogliendo le parole di
Antonia Ida Fontana, direttrice della Biblioteca Nazionale
di Firenze, istituzione della memoria e dell’identità nazionale, abbandonata, alle soglie del 150° dell’unità nazionale, ad un degrado mortificante che ci offende come
cittadini e cooperatori. Legacoop Servizi e le cooperative
che vi aderiscono, metterà in atto tutte le azioni possibili
di sostegno e solidarietà.
Oggi è il giorno delle analisi e non quello delle rivendicazioni ma come non accennare ad una finanziaria che ci
spinge in direzione “ostinata e contraria”, ad una manovra
che taglia gli investimenti in conoscenza, non tutela il lavoro, colpisce i servizi, la sanità e il sociale. Tagli senza
logica e senza nessuna premialità per le Regioni e i Comuni
più virtuosi. Il Paese e i cittadini non potranno più conta-69re su una funzione moderatamente anticiclica della spesa
pubblica. Mario Draghi valuta a mezzo punto di Pil la caduta del reddito italiano per effetto della manovra Tremonti
e Paul Krugman bolla le scelte come inutili, perché deprimono ulteriormente l’economia, e inefficaci, perché la
contrazione indiscriminata della spesa pubblica frenerà il
gettito fiscale.
Cosa accadrà nei nostri prossimi rapporti con la P.A.? Si accentueranno le relazioni conflittuali? Che faranno Regione
e comuni per garantire un dignitoso livello dei servizi?
Dequalificheranno il lavoro? Incentiveranno nuovi soggetti meno costosi? Ci chiederanno le stesse prestazioni
a costi minori? Aumenteranno i ritardi nei pagamenti già
oggi insostenibili? E in Toscana, rinunceremo ad essere
territorio di buone prassi? Si aggraveranno le “allergie”
da “cabina di regia”? Prevarranno le logiche del “si salvi
chi può” che si nutrono del conflitto tra norme e comportamenti? Verrà incoraggiato un malinteso senso della competizione tra imprese, come stimolo al ricorso a logiche di
ribasso fuori mercato e a basi d’asta che non consentono
l’applicazione dei CCNL? (avvertiamo già oggi pericolosi
segnali in tal senso). Continueremo a essere testimoni
della diffusa impotenza degli Osservatori sulla cooperazione o delle direzioni del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL,
assolutamente incapaci di porre rimedio ai fenomeni di
irregolarità e di illegalità di cui sono pieni i mercati privati? Ciò che spaventa di più è il diffuso senso di rassegnazione e di fatalità che pervade molti decisori politici. Se
queste logiche prevalessero, ci avvieremmo a somigliare
ai territori in cerca di legalità, territori lontani da sempre
dal profilo della Toscana e la selettività della ripresa non
premierà i migliori ma i più destrutturati, precipitando la70nostra Regione verso derive di de-qualificazione, allontanandola da quella competitività di sistema e d’impresa di
cui ho parlato fin qui.
E ancora. Fino allo scoppio della crisi, le autorità di vigilanza sui mercati finanziari non sono riuscite a vedere o
a fermare il micidiale mix di eccesso di leva finanziaria,
acrobazie contabili, strumenti derivati e portafogli rigonfi.
Esplosa l’infezione si sono rafforzati gli organismi internazionali ed è tutto un fiorire di entità sovranazionali che
si affiancheranno a quelli nazionali (Consob, Banca d’Italia, Covip, Isvap e Antitrust tanto per citare quelli italiani)
e comunitari (Bce). Dal laissez-faire al rien-ne-va-plus:
quanto questo passaggio da una scarsa ad una eccessiva
vigilanza (non sottovalutiamo le future conseguenze di
Basilea 3) inciderà sulla capacità di erogare credito alle
nostre imprese?
Il compito che ci viene assegnato presenta una trama complessa, un intreccio confuso fatto di grandi responsabilità,
di alta rischiosità ma anche di ampie opportunità per le
nostre cooperative. Per coglierle la cooperazione dei servizi dovrà attualizzare la propria filosofia d’impresa sviluppando una nuova concezione del rischio, ri-orientare la
propria azione, sviluppare sinergie intersettoriali, tornare a riflettere su strumenti di rete, di filiera, su fusioni e
strumenti consortili mirando all’obiettivo di una maggiore competitività, non a malposte questioni dimensionali,
diventare protagonista nella costruzione di una industria
del terziario ed entrare in connessione con i processi di
modernizzazione regionali e nazionali. Per tutti i nostri
settori d’intervento possono aprirsi spazi di innovazione
e di pensiero. L’Italia, il Paese con la più grande offerta di
opere d’arte, paesaggio e cultura è al 28° posto nel mon-do in una speciale classifica di “competitività” dell’offerta
turistica (World economic forum 2009), possiamo dare un
contributo determinante ad una moderna cultura dell’accoglienza. Se sapremo promuovere knowledge intensive
in forma cooperativa, se pubblico e privato saranno incoraggiati e incentivati, da un lungimirante governo dell’economia, a concentrarsi sempre più sulla propria attività
caratteristica esternalizzando attività accessorie e complementari a soggetti specializzati (Facility management),
si produrranno efficienze e risparmi, qualità di servizio e
nuovo lavoro. Lo sviluppo di una moderna logistica integrata e intermodale (a partire dalla “Piattaforma Europa di
Livorno”) che sappia sostenere e promuovere i nuovi processi produttivi industriali, attraverso una ottimizzata gestione dei magazzini, delle fasi di assemblaggio delle merci, dello smistamento e della distribuzione, deve vederci
attori pro-attivi, deve poter contare sul nostro contributo
di idee. Se poi si superasse il falso conflitto Stato-mercato
valorizzando la forma cooperativa e le imprese di comunità, si potrebbe riaprire il tema della gestione delle utilities
così come quello di un moderno e aggiornato Welfare di
comunità che sappia costruire risposte eque, flessibili
e sostenibili alle crescenti e diversificate aspettative di
assistenza, nonché quello delle liberalizzazioni nei settori
non esposti alla concorrenza (Il rapporto coop 2010 sottolinea e dimostra come l’apertura di questi servizi potrebbe
permettere un aumento dei consumi di circa 3.000 euro
all’anno per famiglia).
Sintesi tra efficienza gestionale e socialità della gestione ci si attende molto dalla forma cooperativa. Il 72% dei
soggetti che si occupano di ricerca applicata, il 69% dei
medici di base e degli specialisti, il 66% degli avvocati, il72% degli architetti e dei commercialisti (rilevazione Swg
giugno 2010) ritengono molto o abbastanza utile per la
propria professione la forma cooperativa. Economisti e
imprenditori scoprono tematiche che rappresentano, da
sempre, valori e comportamenti che fanno parte del nostro corredo genetico come quello della partecipazione
dei lavoratori nelle imprese, il bisogno di una economia
più etica che non massimizzi il profitto, il tema di una più
accentuata “funzione sociale” dell’impresa o quello di una
nuova stagione di imprenditori che cessino di anteporre i
propri interessi agli interessi generali. Non dobbiamo permettere a tematiche così rilevanti e così vicine alla nostra
mission di tramutarsi nell'inutile e fastidioso rumore di
fondo di questa fase di recessione economica e, permettetemi, di imbarbarimento sociale. In questa sfida la grande
tradizione cooperativa può e deve dire parole nuove e agire comportamenti coerenti. Ne va della qualità della vita
dentro e fuori i mercati dei prossimi anni.713.2
Approfondimenti723.2.1
a cura di Giovanni Giuliacci, Responsabile settore Logistica e TrasportiNegli anni il settore è stato interessato da profonde trasformazioni passando da una tipologia di servizi limitati
alla distribuzione del prodotto finito (la cosiddetta logistica di distribuzione) con il presidio di specifiche attività
di supporto, generalmente legate all'organizzazione dei
magazzini e dei trasporti, ad una fase in cui, nell’ottica
del soddisfacimento delle esigenze dei clienti, si è andati
verso la pianificazione dei flussi delle materie prime, dei
prodotti semilavorati e di quelli finiti dal luogo d’origine a
quello del consumo.
Il processo di globalizzazione in atto ha fatto sì che la logistica assumesse un ruolo sempre più importante a supporto del sistema produttivo, inteso come aggregato di realtà
imprenditoriali connesse e complementari, migliorandone
l’efficienza produttiva.
Il passaggio della logistica, quindi, da una funzione sussidiaria ad un ruolo strategico si è accompagnato in molte
aziende ad una propensione a esternalizzare le attività di
trasporto e di movimentazione delle merci, affidando a terzi un compito che non rientra nel core business aziendale.
Le cooperative hanno seguito questo percorso evolutivo
attrezzandosi per rispondere adeguatamente alle richieste del mercato non solo offrendo “servizi logistici” ma
ponendosi anche come veri e propri operatori di logistica
integrata.Oggi il comparto della logistica e dei servizi logistici in
Toscana è rappresentato nel sistema Legacoop da 78 cooperative con oltre 5.200 addetti, quasi tutti soci lavoratori impiegati con contratti di lavoro subordinato a tempo
Le attività comprendono (ma non si limitano certo a queste) l’immagazzinamento, lo stoccaggio, la movimentazione dei materiali, il controllo delle giacenze, il confezionamento, l’evasione degli ordini e i trasporti, fino a proporre
i luoghi dove ubicare i depositi e gli stabilimenti.
I nuovi scenari competitivi sui mercati nazionali ed internazionali generati dal fenomeno della globalizzazione
hanno, da un lato, avuto effetti positivi, spingendo ad una
ottimizzazione dei processi produttivi ed eliminando sprechi e inefficienze, dall’altro hanno favorito la nascita di
imprese (anche di pseudo cooperative) che, operando nel
totale dispregio delle regole, hanno impedito agli operatori seri di accedere a fasce sempre più ampie di mercato.
Richiediamo costantemente interventi per arginare un
fenomeno che ormai ha assunto dimensioni preoccupanti.
Tuttavia, riteniamo che una efficace azione in questo senso
passi anche attraverso una seria attività di semplificazione. Il pesante fardello normativo che grava attualmente
sul settore, con abbondanza di norme spesso di difficile
gestione, nel tentativo di colpire l’abusivismo, non fa che73burocratizzare eccessivamente il sistema, senza peraltro
ottenere risultati apprezzabili, producendo viceversa un
appesantimento burocratico con ulteriori costi.
L’attuale livello medio dimensionale delle nostre cooperative è di 67 addetti, ovviamente con grandi differenze che
vanno dalle micro alle macro imprese e punte di eccellenza
anche nel panorama nazionale.
Un ricavo medio che nel 2009 è calato di quasi l’undici per
cento, mentre il costo del lavoro è diminuito soltanto del
5%. Ciò significa:
•	un grosso impegno nella stabilizzazione dell’occupazione con basso ricorso ad ammortizzatori sociali
(caratteristica quasi esclusiva, in questo periodo,
della cooperazione di lavoro);
•	una decisa azione per il miglioramento dei processi
produttivi ed il contenimento dei costi generali;
•	tariffe di mercato sempre più esigue a fronte di servizi sempre più complessi.
In questo quadro si inserisce la vicenda del rinnovo contrattuale tra i più onerosi fra quelli sin qui rinnovati ed
i cui effetti dovranno essere attentamente monitorati per
evitare ricadute che potrebbero mettere in discussione la
stessa tenuta delle imprese in un contesto sempre più affollato di competitori scorretti.
Se osserviamo la struttura economico-finanziaria delle
nostre imprese, dobbiamo rilevare come la crisi abbia inciso profondamente erodendone in parte anche i patrimoni.
Rinnoviamo la richiesta di provvedimenti che favoriscano
l’accesso al credito anche a quelle cooperative (e non sono
una minoranza) che, nella situazione attuale di generale
obiettiva difficoltà, non presentano quei parametri di affidabilità per il sistema bancario. Lo stesso fondo di garan-74zia per l’autotrasporto creato per questo specifico scopo,
si è dimostrato inefficace per un paradosso che tende ad
escludere proprio i soggetti che ne avrebbero dovuto beneficiare: quelle aziende che per lo stato di grave crisi del
settore hanno bilanci che riportano perdite pur non erodendo in modo significativo il patrimonio netto.
Data la scarsa capitalizzazione del sistema e una velocità
di rotazione dei crediti verso i clienti che si aggira mediamente intorno a 140 giorni, con punte di oltre 200/250, è
sempre più difficile trovare risorse per finanziare sviluppo
Ora più che mai è assolutamente necessario riflettere
sul nostro modello imprenditoriale anche sotto l’aspetto
dimensionale. Abbiamo oggi una serie di imprese con notevoli potenzialità spesso inserite in un contesto che ne
svilisce il livello qualitativo.
Abbiamo già fatto nel precedente rapporto una riflessione sull’esigenza di una crescita dimensionale attraverso
fusioni o processi aggregativi di natura diversa. Forse i
tempi a disposizione non ci consentono di sperimentare
percorsi di avvicinamento, quali il gruppo paritetico cooperativo o reti supportate da adeguati sistemi informativi,
in cui le imprese possano relazionare tra loro rafforzando
la capacità di competere con l’obiettivo di creare valore
aggiunto a favore di tutti i partecipanti.
Tuttavia è assolutamente urgente perseguire tale obiettivo che, oltre a realizzare economie di scala, consentirebbe di allocare risorse, che pure esistono, per alimentare
quella crescita qualitativa in grado di affrontare meglio le
dinamiche del settore: la possibilità, per esempio, di raggiungere mercati lontani, minimizzando i costi unitari per
merce trasportata, e svolgere una funzione commercialefondata sulla conoscenza e spesso sulla presenza diretta
nei mercati di destinazione o di provenienza.
È anche necessario cercare di mettere a frutto il complesso
di norme anti abusivismo tramite un’offerta di servizi “certificati” sul piano dell’osservanza delle norme sul lavoro.
In questo senso potremmo creare una sorta di marchio
di qualità che rassicuri il committente circa l’operato dei
soggetti che vi fanno parte. Un disciplinare che includa
una serie di semplici ma efficaci regole che giustifichi il
“prezzo equo” e non esponga il committente ai rischi di responsabilità solidale sempre possibili nei casi di appalti
illeciti affidati a basso costo a soggetti che poco hanno da
È infine da valorizzare il connotato di “radicamento territoriale” che contraddistingue l’impresa cooperativa, in
particolare quella di lavoro. La sua vocazione nel reinvestire gli utili nell’impresa. Il suo contributo alla tenuta dei
La crisi ha scaricato i suoi effetti principalmente sui giovani. Nel 2009 si sono persi circa mezzo milione di posti
di lavoro nella fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni e
altrettanti se ne sono persi nel primo semestre del 2010.
I giovani entrano sempre più tardi nel mondo del lavoro e
spesso con occupazioni precarie di dubbia legittimità (abbondano lavori a progetto e collaborazioni fantasiose). La
cooperazione può rappresentare per loro non soltanto una
occasione di lavoro stabile, ma anche una opportunità di
crescita meritocratica per approdare ai livelli più alti della
direzione aziendale.75763.2.1
Il settore Turismo e Servizi culturali
a cura di Riccardo Vannini, Responsabile settore Turismo e Servizi CulturaliIl contesto ambientale di riferimento
Le attività delle cooperative si concentrano prevalentemente nella ricettività extra alberghiera, agenzie di
viaggio, guide turistiche, operatori di turismo naturalistico e culturale. Il turismo cooperativo si è arricchito
delle esperienze provenienti da altri ambiti: quello sociale, quello agricolo, quello della pesca. Importante è
anche il ruolo delle cooperative per i beni culturali, che
operano nella gestione di importanti siti archeologici,musei e biblioteche.
Si sta affermando una importante presenza delle cooperative sociali di tipo B sia nella gestione di strutture ricettive, che nella gestione dei servizi culturali. In
quest’ambito si sta delineando una forte collaborazione
tra cooperative che operano nel turismo e nei servizi
culturali, sia relativamente alla partecipazione a gare
pubbliche, sia in termini di offerta al pubblico.L'organizzazione del comparto
Nel settore turismo gli strumenti di comunicazione hanno
dato una forte accelerazione alla capacità di promuovere
l’offerta secondo le più raffinate tecnologie.
Questa nuova fase impegna le nostre cooperative in una
riconsiderazione della propria filosofia d’impresa, sviluppando una nuova concezione del rischio, un ri-orientamento della propria azione, lo sviluppo di sinergie intersettoriali, e tornando a riflettere su strumenti di rete, di filiera,
su fusioni e strumenti consortili, mirando all’obiettivo
di una maggiore competitività. Non si tratta di malposte
questioni dimensionali, ma di essere protagonisti nella
costruzione di un'offerta che veda nel raggiungimento
del cliente finale il maggior sforzo imprenditoriale. È in-fatti necessario correlare lo sviluppo culturale, ambientale, sociale, l’innalzamento degli standard dei prodotti
agroalimentari, dell’artigianato artistico, dei prodotti
manifatturieri con un rafforzamento dell’identità e della
particolarità dell’offerta turistica che passi attraverso una
rete di servizi di rinnovata qualità. La scelta di costituire
una struttura tecnica di riferimento - il consorzio Toscana
Turismo e Cultura - dovrebbe consentire di puntare a forme di collaborazione e integrazione che permettano di
sfruttare al meglio le potenzialità presenti, incentivando
al massimo la creazione di filiere per sviluppare forti investimenti in comunicazione e promozione per poter commercializzare in modo associato la propria offerta.77Le RISOrse del comparto
Premesso che l’andamento della crisi non permette la dispersione in aiuti senza concrete e verificabili obiettivi di
sviluppo, già adesso, in previsione della predisposizione
del PRS 2011-2015, dovrà essere concretamente realizzato il processo di selezione e qualificazione delle risorse
annunciate per quanto riguarda il sostegno alle imprese(attraverso le risorse europee e altri fondi regionali). La
disponibilità annunciata dall’Unione Europea di ridiscutere,
entro dicembre 2011, la destinazione di fondi europei per la
Toscana fino al 2013 è l’occasione per rimodulare la destinazione, superando la dispersione e prevedendo di ampliare le dotazioni territoriali e i sistemi di impresa meritevoli.Punti di debolezza, di forza e delle prospettive del comparto
L’impegno delle cooperative del settore è indirizzato nel ri- festa: dallo cultura dello shopping allo shopping
posizionare la propria offerta sul mercato, sia aggiungendo cultura.
elementi innovativi di prodotto, sia in termini di qualità. Su iniziativa di Unicoop Firenze, le cooperative di produzioIn questo quadro c’è una forte attenzione alla riorganiz- ne culturale e di quelle operanti nei servizi culturali hanno
zazione del sistema di promozione turistica regionale. La organizzato, per le terze domeniche di ogni mese, eventi
cessazione delle APT al 31 dicembre 2010 e la conseguente sulla quasi totalità del territorio regionale, destinati sia ai
allocazione di tutte le funzioni di promozione turistica in soci che ai non soci della cooperativa di consumo. L’intento
Toscana Promozione, attraverso la costituzione di una cabi- è quello di poter offrire una diversa opportunità per passana di regia presieduta dall’assessore regionale al turismo, re una domenica all’insegna della conoscenza del territorio
quale momento di raccordo tra le politiche regionali e quel- e delle offerte cooperative in tema di cultura e turismo.
le locali, sono ancora in fase di start-up. Tuttavia devono L’evento viene pubblicizzato attraverso le sezioni soci e tutessere individuate forme per un reale coinvolgimento del ti i negozi coop. Viene altresì stampato, per ogni domenica,
mondo dell’impresa e del sistema camerale nella gover- un libretto riepilogativo delle iniziative in programma.
nance del sistema promozionale, superando totalmente il
metodo attuale che ha dato scarsissimi risultati e ha reso
di fatto il sistema autoreferenziale. È necessario, quindi, lo
sviluppo di un metodo di lavoro e organizzativo che permetta una rapida attivazione di tavoli settoriali, come sedi di
coordinamento e di analisi dei risultati della programmazione dell’anno precedente per fornire concrete proposte
per i nuovi interventi. Tra le attività intraprese dal sistema
Legacoop Toscana si sta affermando l’iniziativa Il dì di7879Cooperazione Socialea. Introduzione
e. AttualitĂ e prospettive di sviluppo:
i risultati ottenuti da una indagine qualitativa8182a.
a cura di Eleonora Vanni, Responsabile LegacoopSociali ToscanaIl contesto ambientale di riferimento
A tre anni di distanza dalla crisi dei mutui subprime negli
USA, il termine “crisi” è ancora fortemente attuale e, se
è vero che si rilevano timidi segnali positivi in qualche
settore e nelle esportazioni, è anche vero che questi non
determinano un’inversione di tendenza per l’occupazione, che i debiti pubblici ne escono molto appesantiti e la
cosiddetta “autoregolazione” dei mercati non funziona.
Dalla crisi finanziaria siamo passati alla crisi economica poi divenuta occupazionale e il diffondersi di una
situazione di malessere legata al lavoro che non c’è, a
quello incerto o a quello che si è perso, ha sviluppato
condizioni di isolamento e di disgregazione sociale. Così
accanto alle vecchie povertà se ne sono formate di nuove
e accanto ai già noti elementi di incremento e trasformazione della domanda di welfare - mutamenti demografici,
dell’organizzazione sociale, familiare e del lavoro - se ne
sono aggiunti di nuovi e all’esclusione si è aggiunta la
vulnerabilità di strati crescenti della società. Le cooperative sociali producono beni di utilità collettiva, rispondono a bisogni sostanziali di cura, educazione, inclusione sociale e questo le mette al centro della produzione
di welfare la cui domanda cresce in tempo di crisi. In tale
contesto le cooperative sociali hanno generato e offerto
un’occupazione sostanzialmente stabile e di qualità an-che per quelle categorie di persone più penalizzate dal
mercato del lavoro: giovani, donne, persone svantaggiate e ai margini del mercato del lavoro contribuendo così
ad una maggiore occupazione complessiva.
L’attività delle cooperative sociali toscane si realizza
principalmente all’interno di una stretta relazione con le
Amministrazioni Pubbliche che affidano i servizi tramite
gare d’appalto. In questi ultimi due anni sono notevolmente cambiate le condizioni del mercato di riferimento
e il vincolo della riduzione delle risorse pubbliche ha allargato la forbice fra le dichiarazioni di principio, le leggi
e la realtà quotidiana del mercato e delle gare d’appalto.
Dall’utilizzo di criteri, definiti attraverso apposite delibere della Regione Toscana, che valorizzano gli aspetti
di progettualità, territorialità, collaborazione con altri
soggetti appartenenti alla comunità, si è progressivamente passati, in nome delle nuove regole sugli appalti
pubblici e della necessità di contenere la spesa, ad una
“open competition” fra soggetti, a volte anche con caratteristiche, finalità e contratti di riferimento diversi, ed
a sistemi di valutazione dell’offerta che penalizzano la
qualità e il valore aggiunto sociale della cooperazione.
Le cooperative, da sole o variamente organizzate in ATI o
attraverso i Consorzi, hanno sostenuto la competizione e83mantenuto il posizionamento soprattutto grazie al consolidamento delle competenze progettuali, organizzative
ed alla capacità di fornire risposte qualificate e flessibili.
Anche se le gare d’appalto rimangono il principale ambito di azione per le cooperative, negli ultimi anni si è
avuto anche uno sviluppo della progettazione innovativa
sostenuta dalla finanza di progetto o da investimenti
di risorse proprie delle cooperative soprattutto in alcuni settori quali i servizi all’infanzia, le Residenze per
Anziani ed alcune attività più propriamente commerciali
delle cooperative di inserimento lavorativo. Nei servizi
all’infanzia le cooperative toscane sono diventate leader
per qualità e quantità (oltre trecento servizi all’infanzia
con più di ottomila posti disponibili) ed hanno rappresentato un apporto rilevante per lo sviluppo complessivo
di questa area in tutta la Regione. Questa significativa
presenza, testimoniata in una articolata iniziativa organizzata all’interno della rassegna Dire&Fare (nov 2010),
ha ricevuto un riconoscimento per la qualità della sua
partecipazione nell’ambito del premio “città ideale”.In prospettiva un significativo cambiamento di orizzonte
normativo e di mercato riguardante la cooperazione di
tipo A è rappresentato dalla recente legge sull’accreditamento dei servizi (LR 82 del 28 dicembre 2009) e dalle
ricadute che questa avrà al momento della completa applicazione sul sistema dei servizi alla persona in particolare relativamente alla possibilità per il cittadino di
acquistare il servizio, attraverso voucher, scegliendo
il fornitore e alle modalità di relazione fra la cooperazione sociale e l’Ente Pubblico per la parte che riguarda i servizi attualmente affidati tramite gara d’appalto.
L’accreditamento risponde ad un concetto che può portare ad un sistema profondamente diverso da quello che
ha caratterizzato, fino ad oggi, l’impianto delle relazioni e il ruolo dei soggetti che operano in questo settore
pertanto è necessario definire obiettivi chiari e condivisi
per fare in modo che questo cambiamento contribuisca
all’appropriatezza e alla qualità dei servizi e non determini un appesantimento burocratico e un contesto in cui
c’è sovrapposizione e confusione di regole.L'organizzazione del comparto
Il comparto della cooperazione sociale toscana è composto
da 162* cooperative che, pur condividendo valori, identità
e missione, presentano differenze che non sono ascrivibili
al solo aspetto dimensionale. Siamo di fronte a identità di
impresa forti costruite nel tempo in stretta connessionecon la storia delle persone, delle imprese e delle comunità
di riferimento che, con le loro differenze, contribuiscono a
rispondere in maniera appropriata ai bisogni dei cittadini
nonché ad arricchire il panorama dell’offerta sul territorio.
Il consolidamento e lo sviluppo della dimensione di impre-* D al punto di vista della consistenza numerica la dimensione del comparto è pressoché immutata; alcune liquidazioni o fusioni di
cooperative sono state bilanciate da nuove ammissioni: sei cooperative di tipo B e una di tipo A.84sa sono sempre più elementi cardine della capacità di far
fronte sia alla situazione economico finanziaria, sia allo
sviluppo del mercato che chiede fatturati e capacità imprenditoriale adeguati ad una gestione integrata di servizi
complessi e sempre più spesso di “pacchetti di servizi”.
Questo porta le cooperative a muoversi su più direttrici
contemporaneamente: lo sviluppo della singola impresa
attraverso l’acquisizione di nuovi servizi o lo sviluppo di
nuovi settori di intervento, la creazione di associazioni
di scopo fra imprese finalizzate alla gestione si singoli progetti e/o servizi, il consolidamento del sistema dei
consorzi di area vasta. La scelta delle differenti modalità
e/o il loro contemporaneo utilizzo dipendono dalla visione
e dalle strategie imprenditoriali delle singole cooperative,
che devono tenere presenti anche gli indirizzi dei settori in cui le cooperative operano e quelli degli enti con cui
Quello della dimensione imprenditoriale e dell’adeguatezza degli strumenti di aggregazione e rete è un tema al centro del dibattito fra tutte le imprese che comunque, sia pur
con scelte e indirizzi differenti, per operare e migliorare la
loro capacità competitiva, devono riferirsi ad un sistema di
relazioni e di alleanze. Dal punto di vista della dimensione
d’impresa il comparto è caratterizzato da una percentuale
prevalente - il 67% - di piccole imprese con un fatturato
che non supera il milione di euro. Una distinzione è d’obbligo fra le due tipologie di cooperative. Nelle cooperative
di tipo A le imprese sotto al milione di fatturato sono il
60%, nelle B il 79%; inoltre nessuna cooperativa B supera
5 milioni di euro di fatturato, mentre fra le cooperative di
tipo A, anche se il 31% è tra 1 e 5 milioni, abbiamo una
presenza del 6% che supera i 10 milioni di euro. Pertanto sitratta di due realtà imprenditoriali profondamente differenti a partire dalla dimensione d’impresa fino ad arrivare
ai mercati di riferimento.
La prassi delle collaborazioni, siano esse caratterizzate
da patti stabili o temporanei ha, oltre che accresciuto la
portata competitiva nella partecipazione alle gare di più
grandi dimensioni, anche sostenuto la creazione di massa critica di risorse da impiegare in project financing o in
progettazioni e attivazioni di servizi privati autorizzati/
accreditati che hanno prodotto un rinnovamento e un cambiamento qualitativo nel posizionamento delle imprese
cooperative che vi hanno partecipato.
Oltre a questo il quadro delle relazioni con gli altri soggetti economici sia interni che esterni al sistema cooperativo
si è andato sviluppando tanto verso vera e propria progettazione integrata quanto verso operazioni più articolate
di collaborazioni ancora in via di definizione e sviluppo.
Questo ha riguardato le cooperative di tipo A e quelle di
tipo B sia pure in rapporto a settori e finalità differenti. La
creazione di partnership qualificate con i committenti, con
altri soggetti imprenditoriali e con le altre organizzazioni
di terzo settore, oltre ad essere funzionale allo sviluppo
d’impresa, rappresenta una ulteriore area di lavoro per
l’affermazione di un modello di welfar mix partecipato e
sostenibile del quale le cooperative sociali costituiscono
un attore principale. Sul fronte della relazione con gli Enti
Pubblici committenti c’è però da sottolineare che, mentre
si sostiene la necessità di una forte sinergia fra tutte le
forze economiche e sociali verso obiettivi comuni di uscita dalla crisi, si fatica a realizzare percorsi realmente
partecipati di co-progettazione pure previsti per legge e
auspicati in numerosi documenti di programmazione de-85gli Enti. Nondimeno noi siamo convinti che, attraverso il
loro forte radicamento territoriale, le imprese cooperative
sociali consentono di creare legami tra i cittadini e i loro
organi di rappresentanza e sono in grado di contribuire auna governance del territorio più efficace ai fini della coesione economica, territoriale e di quella coesione sociale
che la Regione Toscana stessa individua fra le priorità nel
Programma Regionale di Sviluppo 2011-2015.Le risorse del comparto
In presenza di una situazione di crescenti bisogni e di domanda effettiva sostenuta dal mantenimento delle risorse pubbliche e dalla capacità di investimento di risorse
proprie, le cooperative sociali hanno, nel 2009, accresciuto i fatturati e consolidato le risorse complessive del
comparto. Seppure già si sentivano le ripercussioni della
crisi economica e occupazionale, il mantenimento dei fondi destinati al settore e l’incremento legato alla creazione
del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza1*, destinato anche ad incentivare i servizi territoriali nei quali
le cooperative sono fortemente presenti e ad abbattere
le liste di attesa per i ricoveri nelle residenze assistite,
hanno reso solvibile la domanda di strati sempre più ampi
di cittadini legata soprattutto ai mutamenti demografici
della popolazione toscana. Inoltre, nel 2009, si sono in
parte apprezzati gli effetti del Protocollo Regionale2* per
il recupero, sui contratti in essere, dei maggiori oneri
per il costo del personale derivanti dal rinnovo del CCNL
2006 – 2009. Apprezzati solo in parte perché il riconoscimento è avvenuto quasi esclusivamente da parte delle Aziende ASL e in misura molto ridotta da parte delleAmministrazioni Locali. Nel 2010 tali effetti non si rilevano in quanto è venuto meno il rispetto degli accordi
da parte di numerose Aziende Asl che non hanno proceduto alla liquidazione delle fatture emesse, nonostante
il Protocollo sottoscritto ed una circolare, del gennaio
2011, da parte della Direzione Generale diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione indirizzata alle
Direzioni Generali delle Aziende Sanitarie che richiama al
rispetto degli impegni presi dalla precedente Giunta.
Il settore della cooperazione sociale ha una consistenza
numerica pari al 42,41% del totale delle cooperative aderenti ed un valore del fatturato di oltre trecento milioni
pari al 32,40% di tutto il settore della cooperazione di
servizi toscana. I risultati economici e patrimoniali del
settore sono complessivamente positivi fino a tutto il
2009, ma dal raffronto dei dati fra la cooperazione di tipo
A e quella di tipo B si vede che quest’ultima, già nel 2009,
ha risentito delle difficoltà degli Enti e del mercato dei
servizi nel quale opera, con un incremento delle perdite
pari al 20% pur in presenza di una certa crescita (+10%)
del fatturato globale.1* L egge Regionale 18 dicembre 2008, N. 66 - Istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza.
2* A pprovato con DGR 1195 del 29 dicembre 2008.86Complessivamente di fronte ai dati positivi del fatturato globale e del patrimonio (capitale sociale e riserve)
che registrano un incremento del 10% circa si rileva un
sensibile rialzo dei crediti verso i clienti (+11%) ed un
parallelo aumento, di pari entità percentuale, del debito
verso le banche. Questa situazione, derivata dai sempre
maggiori ritardi nei pagamenti degli Enti, continua ad assorbire una quantità ingente di risorse delle cooperative
che, per garantire il corretto funzionamento dei servizi e
la regolarità nei pagamenti, devono ricorrere in maniera consistente al credito. Per quanto riguarda il risultato d’esercizio è opportuno sottolineare che il risultato
fortemente positivo rispetto al 2009, è influenzato dalla
significativa diminuzione (-35%) dell’ammontare delle
perdite rispetto al 2008 che era stato condizionato daalcune situazioni di particolare gravità. C’è da sottolineare inoltre che, anche di fronte ad una redditività bassa,
le cooperative hanno aumentato gli investimenti, dando
un importante esempio di responsabilità sociale, rinunciando alla marginalità per rafforzare le prospettive di
stabilità del lavoro.
L’andamento economico del settore ha una ricaduta positiva costante sull’occupazione: la cooperazione sociale
toscana occupa, nel 2009, oltre 10.200 persone (+1,8%
rispetto al 2008) di queste il 53% con meno di 40 anni e il
74% donne. La caratterizzazione di imprese a forte intensità di lavoro e la stabilità dimostrata nel tempo assegna
alle cooperative sociali un ruolo particolarmente significativo e, fino ad oggi anticiclico, rispetto all’andamento
generale dell’occupazione.Punti di debolezza, di forza e delle prospettive del comparto
L’attuale sistema non potrà continuare a lungo a sostenere sivo della persona prodotto da una molteplicità di deterla condizione di un mercato che “corre il rischio di essere minanti; così come pensiamo che le risorse destinate al
soffocato” da una drastica e progressiva contrazione delle welfare possano rappresentare un importante volano di
risorse pubbliche e dalla difficoltà di trasformare il biso- sviluppo e di coesione sociale e che la loro entità sia stretgno in domanda effettiva per i cittadini meno abbienti. I tamente connessa a scelte politiche che riguardano anche
pesanti tagli ai trasferimenti statali, pur in presenza del il reperimento e l’allocazione di dette risorse. Non si può
mantenimento del livello di risorse regionali e del fondo spostare l’intero problema sulla partecipazione e la capadella non autosufficienza, potranno determinare una con- cità delle persone di esercitare il ruolo di cittadino attivo e
dizione in cui non sarà possibile soddisfare la domanda di responsabile poiché ci sono una serie di azioni precise che
le amministrazione devono mettere in campo nell’ambito
servizi mettendo a rischio il “modello toscano” di welfare.
Siamo convinti che il ruolo politico, di programmazione e delle politiche di welfare e al di là delle politiche di welcontrollo debba essere esercitato dall’Ente Pubblico per fare: semplificazione ed efficienza dell’apparato; qualità
garantire l’equità e l’universalità del primario diritto dei dell’ambiente urbano e sicurezza per i cittadini; contesti
cittadini alla salute, nell’accezione di benessere comples- di ascolto, partecipazione e co-progettazione ed infine,87per sostenere e sviluppare il sistema, un impianto fiscale
di prelievo e redistribuzione più equo.
Consideriamo altresì non incrementabile all’infinito una
crescita lineare come quella che si è avuta negli ultimi dieci anni e pensiamo che la complementarietà e l’assunzione
di responsabilità dirette da parte degli attori economici e
sociali che operano nel settore e degli stessi cittadini siano
la strada da prendere per andare, oltre ai livelli essenziali,
incontro ai bisogni e alla domanda di uno strato crescente di cittadini differenziando le possibilità di risposta, ma
mantenendo un livello qualitativo costante. La costruzione
del mercato sociale offre prospettive positive e pone, nel
contempo, alcuni nodi problematici. Vanno considerati in
termini positivi fattori quali: la garanzia dei livelli minimi
di qualità, una pluralizzazione e flessibilizzazione dell’offerta, la libertà di scelta del cittadino/acquirente dei servizi, ma vanno anche garantite regole certe, trasparenza,
equilibrio e adeguati livelli di controllo perché non si crei
una “selezione avversa” dei clienti che penalizzerebbe le
fasce deboli creando due livelli qualitativi di mercato e
magari relegando le cooperative in un mercato più povero
e residuale. Così come la trasformazione dell’utente in acquirente non può risolversi in semplice relazione contrattuale ma va affrontata con adeguate strategie pubbliche
di rafforzamento dei diritti e delle capacità individuali di
L'importanza sempre maggiore della cooperazione sociale in un contesto caratterizzato da una crisi economica
influente soprattutto a livello delle fasce deboli e vulnerabili della società che, per essere traguardata verso un
rinnovato modello di sviluppo necessita di mobilitazione di
risorse umane, sociali e materiali di un più ampio strato di88soggetti, consegna alle cooperative una responsabilità di
impresa e sociale di cui è necessario essere profondamente consapevoli e che deve essere esercitata attivamente.
Rappresentiamo non solo un modello, ma una realtà di
impresa che, oltre ad essere identificata sulla base del
settore di attività e valutata in base alle sue dimensioni e
risultati, deve essere considerata per il “valore aggiunto”
che porta a più livelli: di conciliazione degli interessi dei
singoli, siano essi soci, cittadini-utenti o altri portatori di
interesse, con l’interesse generale della comunità; di promozione della partecipazione degli attori sociali nonché
per l’allocazione dei risultati di impresa a favore del perseguimento di obiettivi di sviluppo e di continuità intergenerazionale delle imprese.
La sfida dello sviluppo a cui bisogna guardare per traguardare l’agire emergenziale al quale siamo costretti consiste
nel gestire organizzazioni di impresa cooperativa sociale
che, in coerenza con la propria mission, siano in grado di
cogliere in maniera tempestiva i bisogni, prima ancora di
una esplicita domanda, ma siano anche capaci di organizzarsi per rispondere ad una domanda flessibile e articolata
e, allo stesso tempo, sappiano reperire ed attrarre risorse
che possono risultare importanti in un'ottica di affermazione delle singole imprese e del sistema nel suo insieme, ma
anche di creazione di partenariati qualificati in un contesto
sociale ed economico multiforme caratterizzato dalla presenza di una pluralità di soggetti con i quali competere, ma
anche con cui cooperare. L’impegno di prospettiva consiste
nell’adattare alla dimensione valoriale e motivazionale i
caratteri della dimensione strategica di impresa, andando
oltre il governo dell’esistente, verso soluzioni innovative e
adeguate allo sviluppo economico, sociale e delle comunità.b.
Profilo identitarioIl profilo identitario della cooperazione sociale è ben
delineato dall'articolo 1 della Legge 8/11/1991 n° 381 in
cui si scrive che “Le cooperative sociali hanno lo scopo di
perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale”.
Le cooperative sociali rappresentano quindi una forma
istituzionale che si identifica come un soggetto privato
a interesse pubblico, che agisce perseguendo finalità che
coincidono con i bisogni dei suoi cittadini ed, in particolare, con quelli più in difficoltà. Non a caso il legislatore
italiano individua in maniera precisa le attività attraverso cui perseguire tale scopo:
•	la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi
(tipo A);
•	lo svolgimento di attività diverse - agricole, industriali, commerciali o di servizi - finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B).
Le cooperative sociali si configurano poi come un soggetto imprenditoriale non alternativo, ma diverso, da quelloprofit (in quanto senza scopo di lucro) ed una forma di
aggregazione e promozione sociale non alternativa, ma
diversa da quella delle altre forme di associazionismo
del terzo settore. Un soggetto che, partendo dalla sintesi fra solidarietà ed efficienza, porta avanti un obiettivo
generale di produzione di “beni relazionali”, ovvero di
quei beni la cui produzione non può essere lasciata né
all’agire del mercato né alle modalità di fornitura dei beni
pubblici da parte dello Stato (anche se i beni relazionali
hanno tratti comuni con i beni pubblici)*. Per tale ragione, le nostre società hanno bisogno di soggetti di offerta
che fanno della relazionalità la loro ragione di esistere e
le cooperative sociali rappresentano una tra le possibili
In questi ultimi anni le cooperative sociali sono il soggetto imprenditoriale e sociale che più di altri si è trovato
al centro delle significative trasformazioni demografiche,
sociali ed economiche che hanno interessato e continua-* Il bene relazionale è una tipologia di bene con caratteristiche un po' particolari: esso, infatti, postula la conoscenza dell’identità
dell’altro, in cui i soggetti coinvolti si conoscono a fondo; si tratta, inoltre, di un bene anti-rivale, il cui consumo alimenta il bene
stesso, e che richiede non tanto un investimento di denaro quanto di tempo.89no ad interessare il nostro paese. L’invecchiamento della
popolazione, l’immigrazione, l’ingresso dei giovani nella
vita adulta, i cambiamenti delle famiglie, il mercato del
lavoro, con particolare riguardo al lavoro delle donne,
sono tutti temi che hanno una relazione diretta con le
attività tipiche attraverso cui la cooperazione sociale
agisce nel suo ruolo d’impresa, ma che hanno anche un
impatto significativo sulle comunità e richiamano ad un
ripensamento complessivo dei sistemi di protezione sociale nonché del ruolo e dell’azione delle stesse cooperative sociali.
In questo quadro complesso e articolato la nostra coo-90perazione sociale ha mostrato capacità di intercettare
nuovi ambiti di intervento, mettendo in campo capacità
economica e competenze sia sul piano progettuale che
organizzativo/operativo, ma ha altresì contribuito a “produrre socialità”, come si rileva dai numerosi documenti
di rendicontazione sociale prodotti dalle cooperative. In
questi anni sono state colte importanti sfide di mercato,
confermate dall’incremento costante dei valori della produzione, senza mai perdere l’orientamento alla valorizzazione del lavoro come fattore di sviluppo delle persone
e delle comunità territoriali e portando avanti un’azione
costante di consolidamento delle imprese.c.
La struttura del sistemaAssetto organizzativo e strutturazione della rappresentanza
Il comparto delle cooperative sociali, sebbene inserito presentatività dei territori e della composita compagine
all'interno della struttura di Legacoop Servizi Toscana, fa delle cooperative associate coniugata con le istanze di
riferimento all'Associazione Nazionale di LegacoopSociali. efficienza di funzionamento di un gruppo.
Nell'ambito della struttura complessiva il comparto si innesta quindi con un proprio assetto di rappresentanza che Il Responsabile Regionale del Settore con mansioni
dirigenziali e di coordinamento dell'intero comparto.
si articola come di seguito:
L’Assemblea Universale delle Cooperative Sociali,
composta dai presidenti delle cooperative associate. Il
comparto coincide sostanzialmente con l’Assemblea dei
Delegati al Congresso di LegacoopSociali.
La Segreteria di Comparto, che rappresenta un livello
“intermedio” di confronto e approfondimento a supporto
dell’azione svolta dall’organizzazione di rappresentanza.
L’attività svolta negli ultimi anni ha evidenziato l’importanza e l’utilità di questo “organismo” anche come tratto
di unione fra l’azione dei referenti del settore e la platea
ampia delle cooperative. La “filosofia” di composizione
della segreteria è sempre stata quella della massima rap-I gruppi di lavoro tematici, stabili e/o finalizzati ad
un obiettivo specifico, rispondono all’idea di una organizzazione snella e flessibile in grado di mettere a valore
per l’intera collettività competenze, esperienze e buone
prassi. La complessità nella quale si trovano ad agire le
cooperative sociali richiede, per essere affrontata in maniera competente, una serie di specializzazioni e approfondimenti che l’organizzazione da sola non può mettere
in campo. Organizzare tali approfondimenti per gruppi di
lavoro sostiene il protagonismo delle imprese e la circolazione della cultura, e promuove la formulazione di prospettive e di una cultura di impresa e dei servizi costruita
in maniera partecipata.91Il quadro delle relazioni
La pluralità delle relazioni rappresenta un patrimonio di
conoscenze, di capacità, di relazionalità fondamentali per
la realizzazione degli obiettivi e dell’azione dell’Associazione verso le cooperative associate e per questo costituisce anche un impegno prioritario nel lavoro quotidiano ed
anche nella strategia di prospettiva. Ma se le cooperativepossono considerarsi come i “clienti” principali, il lavoro
dell’Associazione si concretizza attraverso una relazione ed
un confronto costanti con istituzioni, associazioni, mondo
imprenditoriale, insomma l’intera comunità.
Nell’ambito delle relazioni che intrattiene, il settore delle
Cooperative sociali è rappresentato nei seguenti organismi:Organismi istituzionali e del privato socialePartecipantiConsulta della Cooperazione Regione ToscanaAngelo Migliarini Presidente (sino ad aprile 2010)COPAS (Conferenza permanente delle Autonomie Sociali)Eleonora VanniVice-Presidente (sino ad aprile 2010)Società Consortile Esprit3 per la gestione dei fondi
“Sovvenzione Globale” POR FSE 2007-2013Eleonora VanniConsigliere di Amministrazione, in
rappresentanza di CeforcoopForum Regionale del terzo settoreEleonora VanniComponente del Comitato EsecutivoFortes
(Fondazione per l'alta formazione del Terzo Settore)Eleonora VanniComponente del Laboratorio delle
idee, in rappresentanza del Forum
Regionale del terzo settoreDi particolare impegno e rilevanza le relazioni con gli enti
pubblici e le organizzazioni del settore per l’affermazione
di un sistema che sia effettivo punto di riferimento delle
politiche regionali e locali per un welfare sostenibile e partecipato. La continuità e l’attenzione posta nelle relazioni
con la Regione Toscana hanno consentito la realizzazione
di percorsi che hanno portato, tra le altre cose, alla sottoscrizione di protocolli a firma congiunta con altri enti, organizzazioni di rappresentanza e sindacali per gli incrementi92Ruolocontrattuali a seguito del rinnovo del CCNL e per promuovere i rapporti tra le istituzioni Pubbliche e la Cooperazione
Sociale di tipo B per l'inserimento lavorativo delle persone
svantaggiate*. Il comparto è inoltre direttamente impegnato nelle relazioni con le OO.SS. a più livelli:
• Nazionale, con la partecipazione al tavolo di contrattazione per il rinnovo del CCNL
• Territoriale (Regionale), per la contrattazione di secondo
livello compreso l’ERT• Aziendale, con attività di supporto e consulenza nelle relazioni industriali.
L’attenzione agli associati ed il coinvolgimento della comunità richiedono un’azione improntata all’ascolto, collaborazione e trasparenza, che stanno alla base anche delle numerose iniziative organizzate e partecipate dall’Associazione e
dai suoi componenti.
Un elemento qualificante di un rapporto sociale è l’opinione
dei differenti portatori di interesse e più in specifico una
rilevazione dei punti critici nonché dei possibili spunti per il
miglioramento dell'attività associativa. A tal fine quest'an-no è stato deciso di sperimentare la tecnica del focus group
nei confronti di un campione di rappresentanti del comparto con il preciso obiettivo di raccogliere informazioni
di carattere qualitativo sulla situazione attuale, i trend e
le prospettive di sviluppo del settore; tematiche che inevitabilmente chiamano in causa il ruolo di LegacoopSociali e
Legacoop Servizi Toscana quali organi di rappresentanza e
di indirizzo strategico del settore. I risultati ottenuti sono
riportati nell'ultima parte dell'appendice e offrono importanti spunti di riflessione in chiave di indirizzo politico e
strategico.Organismi di rappresentanza interna al sistema Legacoop
Direzione Nazionale Legacoop2 rappresentanti del comparto socialeDirezione Regionale Legacoop9 rappresentanti del comparto sociale
(Responsabile di settore + 8 rappresentanti di cooperativa)Direzione Legacoop Servizi Toscana31 rappresentanti del comparto sociale
(Responsabile di settore + 30 rappresentanti di cooperativa)Presidenza Legacoop Servizi Toscana2 rappresentanti del comparto sociale
(Responsabile di settore + 1 rappresentante di cooperativa)Direzione Nazionale LegacoopSociali12 rappresentanti del comparto sociale (Responsabile di settore + 11 rappresentanti di cooperativa, di cui 1 garante ed un membro del Collegio Sindacale)Presidenza Nazionale LegacoopSociali1 rappresentante (Eleonora Vanni) con funzioni di Vice-Presidente* Protocollo di intesa tra Regione Toscana e Aziende Sanitarie, Enti per i Servizi Tecnico-Amministrativi di Area Vasta (ESTAV),
Federsolidarietà-Confcooperative Toscana, LegacoopSociali Toscana, Associazione Generale Cooperative Italiane (A.G.C.I)
Toscana, del 18 marzo 2010.93d.
I risultati del sistemaAl 31.12.2009, il settore delle cooperative sociali in
Toscana aderenti a Legacoop Servizi Toscana si compone
di 162 unitĂ , con una prevalenza delle cooperative che
gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A)
Consorzirispetto a quelle finalizzate all'inserimento lavorativo
di persone svantaggiate (tipo B).Le cooperative sociali di
Legacoop Servizi Toscana sono presenti in tutte e 10 le
province della regione: operano sia nei centri urbani che
Tipo AComposizione
in ToscanaTipo BTipologie di cooperative sociali
Cooperative che gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A)
Cooperative finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B)
Totale94Numero
100%Grosseto e Lucca operano invece meno di 10 cooperative.
Nel complesso i dati risultano essere in linea con quelli
del precedente anno. Da sottolineare, vista anche la ridotta consistenza iniziale, la riduzione nella Provincia di
Lucca di due cooperative.nelle zone periferiche e rurali, per rispondere ai bisogni
e alle esigenze di servizi e di lavoro da parte della comunitĂ . Circa il 25% di queste hanno sede nella Provincia
di Firenze. Seguono le Provincie di Livorno, Siena, Pisa,
Arezzo, Prato e Pistoia. Nelle provincie di Massa Carrara,Provincie%Firenze9,88%Livorno24,07%Siena4,32%Pisa14,81%2009
172008scarto382,63%234,35%23-4,35%19-10,53%Arezzo2,47%1617-5,88%Prato4,32%16156,67%Incidenza
cooperative sociali10,49%10911,11%Grosseto6,17%770%Massa Carrara9,88%7616,67%6-33,33%163-0,61%PistoiaLucca13,58%Totale100%4
16295per provinciaSul piano dimensionale, il settore è caratterizzato da una
prevalenza delle piccole imprese, distribuite in maniera
equa tra le tipologie A e B, con volumi di fatturato inferiori al milione di euro (circa il 67%). Solo 5 cooperative
superano i 10 milioni di fatturato e appartengono tutte alComposizione
in ToscanaLivelli di fatturato
▌ Oltre i 10 Milioni
▌ Tra i 5 e i 10 Milioni
▌ Tra 1 e 5 Milioni
▌ Fino a 1 Milione
TotaleCoop. tipo A
88settore delle cooperative sociali di tipo A. Quest'ultimo
dato conferma quanto già argomentato sul volume d'affari del settore ovvero la sua stretta correlazione con lo
stato di salute di alcuni casi specifici di cui adesso conosciamo il comparto di appartenenza.Coop. tipo B
57TotALE Coop.
145Incidenza su totale
100%▌ L a rilevazione ha riguardato 145 cooperative su 16296Le cooperative
per i servizi socio-sanitari ed educativi
(Cooperative di tipo A)
*I Risultati Economici
Rispetto al 2008 il comparto registra una flessione della
consistenza numerica di 5 unità. I risultati che riguardano
lo stato patrimoniale evidenziano la crescita delle immobilizzazioni materiali e del patrimonio netto. Crescono anche
i crediti verso i clienti e i debiti verso le banche. DiminuisceProspetto Sociale A
Risultato d'esercizioconsiderevolmente il prestito sociale (circa 260 mila euro).
Ottime notizie sul piano economico: crescono fatturato, costo del lavoro ma soprattutto il risultato d'esercizio (più di
1,6 Milioni di euro), influendo in maniera significativa sul
risultato aggregato.2009
€ 31.395.189,00
€ 92.554.566,00
€ 36.985.084,00
€ 14.339.784,00
€ 21.812.865,00
€ 287.305,00
€ 43.785.449,00
€ 212.817.214,00
€ 152.293.170,00
€ 1.826.396,002008
€ 25.731.663,00
€ 84.382.728,00
€ 32.933.088,00
€ 12.962.150,00
€ 20.655.144,00
€ 546.917,00
€ 37.934.272,00
€ 193.344.492,00
€ 138.026.808,00
€ 211.391,00Scarto
763,99%* Eventuali disomogeneneità tra i risultati riportati di seguito e quelli mostrati nel precedente rapporto sono dovute al completamento dei dati, avvenuto dopo la pubblicazione.97Indicatori
e loro variazioneIl valore aggiunto economico e sociale
Nel 2009 le cooperative che gestiscono i servizi socio-sanitari hanno prodotto una ricchezza che ammonta a quasi
160 Milioni di euro, il 28,40% della ricchezza prodotta dalle
cooperative di servizi in Toscana. Più di 112 Milioni di euro
sono stati redistribuiti ai soci per i conferimenti di varia
natura, in particolare quelli provenienti dal lavoro che incidono per più del 99%. Nel suo complesso il dato dimostrail rispetto della prevalenza mutualistica, requisito che tra
l'altro il settore della cooperazione sociale gode di diritto.
Più di 38 Milioni di euro sono stati redistribuiti al lavoro:
insieme alla parte dei soci rappresentano circa il 94% della
ricchezza totale prodotta. Alla comunità sono riversati più
di 33 Milioni di euro attraverso il gettito fiscale.VAES AGGREGATO
▌ Comunità (imposte)VAES aggregato
e sua distribuzioneDistribuzione del VAES tra i soci
Totale sociDistribuzione del
tra i soci per tipo
di conferimento98Valori
€ 159.798.380,00%
100%€ 112.104.466,00
€ 38.238.167,00
€ 3.986.527,00
€ 2.095.996,00
€ 3.373.224,0070,15%
2,11%Valori
€ 661.718,00
€ 111.442.748,00
€ 112.104.466,00%
100%Le PERSONE / I SOCI
Al 31.12.2009 i soci aderenti al comparto delle cooperative
sociali di tipo A sono 5372, in leggero calo rispetto al 2008
(quando i soci censiti ammontavano a 5419). Spicca il dato
dell'incidenza percentuale dei soci lavoratori sul totale.
Questi incidono pi첫 del 92% sul totale, mentre i soci volontari solo il 3,83%.Tipologia di socio
Totale Soci2009
-0,87%Soci lavoratoriStruttura2009della compagine
sociale2008e relativoSoci volontariandamento2009
200899Da una indagine più dettagliata* emerge che i soci delle
cooperative sociali di tipo A sono per lo più donne: esse incidono sulla compagine sociale per oltre l'86%. Il livello di
scolarizzazione è caratterizzato dalla presenza di diplomati. I laureati rappresentano solo il 19,14% del totale mentre
chi non ha acquisito un diploma di scuola secondaria supe-Composizione
sociale per genere,
etàriore incide ancora per il 23,37%. Infine la compagine sociale delle cooperative di tipo A è caratterizzata da una età
adulta in cui coloro che hanno più di 40 anni costituiscono
il 50% del totale: dato in forte contrasto rispetto a quello
relativo alle nuove generazioni: solo il 3,45% dei soci è rappresentato da giovani al di sotto dei 25 anni.GenereNum.%▌ Uomini
▌ Donne
▌ Totale418
307213,61%
100%Età
▌ Età > 40 anni
▌ TotaleNum.
100%Scolarizzazione
▌ Elementari, medie
▌ Diplomati
▌ Laureati
100%▌ Dati riferiti ad un campione di 40 cooperative per un
totale di 3072 soci che rappresentano il 57% del valore
totale* S ino a questo momento l'indagine è riuscita a raccogliere informazioni su un campione di 40 cooperative per un totale di 3072 soci
che rappresentano circa il 57% del valore totale. Lo stesso campione è stato utilizzato per raccogliere le informazioni inerenti i
dati che saranno mostrati circa la composizione del lavoro.100Le PERSONE / IL Lavoro
Al 31.12.2009 le cooperative sociali che gestiscono attività socio-sanitarie ed educative danno occupazione a 8.181
addetti. Di questi più del 60% sono soci lavoratori, a dimostrazione di una propensione positiva del comparto a favo-Tipologia Addetti
Addetti soci
Totale Addetti2009
8181rire la mutualità interna. A livello aggregato il dato registra
un aumento rispetto a quello del 2008 di 207 unità: da sottolineare che gli addetti non soci crescono relativamente di
più rispetto ai lavoratori soci.%
7974%
StrutturaAddetti non socidel lavoro2009e relativo2008andamento2009
Chi lavora nelle cooperative sociali di tipo A* sono per la
maggioranza italiani. Circa la natura contrattuale dei lavoratori va sottolineato che più del 70% di questi possiedono
un contratto a tempo indeterminato. A dimostrazione della
capacità del settore di integrare all'interno della propria
struttura forza lavoro. Come per i soci anche nel lavoro
spicca la componente femminile che incide per l'85% sul valore generale. Anche in termini di scolarizzazione il quadroappare molto simile a quello relativo alla compagine sociale. La metà dei lavoratori possiede un diploma, mentre chi
non ha acquisito un titolo di scuola secondaria superiore
incide per il 25% sul valore totale. I laureati rappresentano
ancora il fanalino di marcia (24,21%). L'età è mediamente
compresa tra i 25 e i 40 anni. Spicca anche in questo caso il
dato relativo alle nuove generazioni: solo il 5% dei lavoratori non ha ancora compiuto 25 anni.* Dati riferiti ad un campione di 40 cooperative per un totale di 3639 lavoratori che rappresentano il 44% del valore totale.101Composizione
contratto, genere,
scolarizzazione,Natura contrattuale
▌ Tempo indeterminato
▌ Tempo determinato
▌ Altro
100%GenereNum.%▌ Uomini
▌ Totale525
363914,43%
100%Provenienza
▌ Italiana
▌ Europea
▌ Extraeuropea
100%età e provenienza102▌ Dati riferiti ad un campione di
40 cooperative per un totale
di 3639 lavoratori che rappresentano il 44% del valore
totaleLe cooperative finalizzate
all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate
(Cooperative di tipo B)I Risultati Economici
Come per le cooperative sociali di tipo A, anche per quelle
di tipo B si registra una calo della consistenza numerica
(di 4 unità). I risultati che riguardano lo stato patrimoniale
sono quasi tutti positivi. In particolare si registra un au-Prospetto Sociale B
Risultato d'eserciziomento importante del prestito sociale di circa 25 mila euro.
Diminuiscono invece i debiti verso le banche. Cresce il fatturato e il costo del lavoro. Si riduce invece e assume valori
negativi il risultato d'esercizio.2009
€ 8.993.940,00
€ 19.481.777,00
€ 7.301.587,00
€ 2.449.692,00
€ 5.614.433,00
€ 6.079.740,00
€ 48.492.889,00
€ 31.804.471,00
-€ 196.568,002008
€ 7.670.256,00
€ 18.758.258,00
€ 7.286.214,00
€ 2.281.808,00
€ 4.814.763,00
€ 6.337.009,00
€ 46.582.339,00
€ 31.144.581,00
€ 758.658,00Scarto
-125,91%103Indicatori
Nel 2009 le cooperative finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate hanno prodotto una ricchezza
che ammonta a circa 33 Milioni di euro*. Di questi circa 20
Milioni di euro sono stati redistribuiti ai soci per i conferimenti di varia natura e più di 11 Milioni di euro sono statiredistribuiti al lavoro non socio. Alla comunità sono stati
riversati circa 550 mila euro attraverso il gettito fiscale.
Più del 99% della ricchezza distribuita ai soci è stata versata a copertura del costo del lavoro.VAES AGGREGATO
Totale sociDistribuzione
del VAES
di conferimentoValori
€ 33.018.193,00%
100%€ 20.061.981,00
€ 11.222.392,00
€ 780.945,00
€ 404.258,00
€ 548.617,0060,76%
1,66%Valori
€ 20.007.316,00
€ 20.061.981,00%
100%* C ui deve essere sommato quella parte di ricchezza riconducibile al costo non sostenuto dalla comunità per ogni inserimento
lavorativo di persona svantaggiata; tale ammontare sarà quantificato in maniera dettagliata più avanti.104Le PERSONE / I SOCI
Nel 2009 si calcolano 1633 soci aderenti al comparto delle
cooperative sociali di tipo B. Come per le cooperative sociali
di tipo A, anche in questo caso il dato Ă¨ in leggero calo rispetto al 2008 quando i soci censiti ammontavano a 1641.Tipologia di socio
1633Anche per le B spicca il dato dell'incidenza percentuale dei
soci lavoratori sul totale. Questi incidono piĂš del 85% sul
totale, mentre i soci volontari solo il 5%.%
-0,49%Soci lavoratori
Struttura2009della compagine2008sociale e relativo
andamentoSoci volontari
2008105Dall'approfondimento* condotto circa la composizione della
compagine sociale emergono dati interessanti soprattutto
se confrontati con il settore delle cooperative sociali di tipo
A. Rispetto a questo i soci delle cooperative sociali di tipo
B si distribuiscono equamente tra uomini e donne: caso mai
è il genere maschile a dominare questa volta. PurtroppoComposizione
etàper le B il livello di scolarizzazione è nettamente inferiore
a quello delle A. Più del 71% dei soci non ha acquisito un
diploma di scuola secondaria superiore e solo il 3,65% è
laureato. Anche i dati sull'età risultano essere più estremi.
Chi ha più di 40 anni incide per il 64,82% sul totale soci. I
soci rappresentati dai giovani non arrivano neppure al 2%.GenereNum.%▌ Uomini
▌ Totale362
68552,85%
100%▌ Dati riferiti ad un campione di
17 cooperative per un totale
di 685 soci che rappresentano il 42% del valore totale* P er quanto riguarda le cooperative sociali di tipo B, l'indagine è riuscita a raccogliere informazioni su un campione di 17 cooperative per un totale di 685 soci che rappresentano circa il 42% del valore totale. Lo stesso campione è stato utilizzato per
raccogliere le informazioni inerenti i dati che saranno mostrati circa la composizione del lavoro.106Le PERSONE / IL Lavoro
Il dato sull'occupazione rileva che al 31.12.2009 le cooperative sociali finalizzate all'inserimento lavorativo di persone
svantaggiate impiegano più di 2 mila addetti. I lavoratori
soci incidono sul totale degli addetti impiegati per più del
60%: anche per le cooperative di tipo B, quindi, è possibi-Tipologia Addetti
2015le attestare un risultato positivo sul piano della mutualità
Circa l'andamento temporale si segnala un leggero calo della consistenza generale rispetto al 2008 dovuto alla diminuzione degli addetti non soci (di 38 unità).%
I lavoratori delle cooperative sociali di tipo B* sono per lo
più italiani: rispetto alle A però aumentano gli addetti provenienti dai paesi extracomunitari. Come per le cooperative
sociali di tipo A anche per le B emerge il dato sulla integrazione occupazionale: più del 78% dei lavoratori sono impiegati con un contratto a tempo indeterminato. A livello di
genere non emergono importanti disparità se non una lievepredominanza degli uomini. Spicca invece il dato sull'età e
sul livello di scolarizzazione. Insieme offrono l'immagine di
un settore in cui il lavoro è caratterizzato da un livello di
formazione generale molto basso (circa l'80% dei lavoratori
non ha acquisito un diploma di scuola secondaria superiore)
e poco favorevole al cambiamento generazionale: i giovani
lavoratori rappresentano infatti solo l'1,64% del totale.* Dati riferiti ad un campione di 17 cooperative per un totale di 795 lavoratori che rappresentano il 39% del valore totale.107Natura contrattuale
▌ Totale424
79553,33%
100%Composizione
età e provenienza108▌ Dati riferiti ad un campione di
di 795 lavoratori che rappresentano il 39% del valore
totaleImpatto allargato
Nel corso dell'anno 2009, tra gli addetti che operano nel
comparto delle cooperative sociali di tipo B, sono stati
impiegati 700 lavoratori svantaggiati, 15 unità in più rispetto al 2008 (quando i lavoratori svantaggiati censiti
ammontavano a 685 unità). È bene precisare che per la
comunità l'impiego lavorativo di persone svantaggiate
non deve essere solo letto in termini di benessere sociale. Togliere da una situazione di disagio un soggetto
svantaggiato ed impiegarlo in una attività produttiva
significa infatti creare anche un beneficio quantificabile economicamente. Questo beneficio è il risultato della
somma della ricchezza prodotta dal soggetto per il lavoro svolto e del costo non sostenuto dalla comunità per
assistere lo stesso. Una serie di ricerche* condotte negli
ultimi anni hanno quantificato economicamente i benefici che la comunità riceverebbe dall'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tali studi si sono focalizzati sull'analisi dei costi che l'amministrazione pubblica
sostiene a seguito di un programma di inserimento e i
benefici che ne trae, di cui qui di seguito presentiamo un
•	Fiscalizzazione degli oneri sociali ai sensi della
L.381/91, quantificabili in circa 6.500 euro per persona/anno con riferimento al 2° livello ccnl;
•	Sostegno all'inserimento lavorativo, quali borselavoro, formazione finanziata in ingresso, etc. Si
stima un periodo di pre-inserimento di circa 4-6
mesi ed un costo compreso tra i 4 ed i 6 mila euro
•	Riduzione spesa assistenziale conseguente all'inserimento lavorativo. I relativi costi, estremamente differenziati, sono stati stimati nel modo
seguente: 47 mila euro persona/anno per comunità
psichiatrica; 24 mila euro persona/anno per diurno
psichiatrico; 14 mila euro persona/anno per centro
minori; 10 mila euro persona/anno per comunità
terapeutiche (tossicodipendenti);
•	Riduzione spesa carceraria. Per l'affidamento
in prova si ottiene una riduzione quantificata in
70 mila euro annui. Con la semilibertà o il lavoro esterno il risparmio si aggira sui 25 mila euro
•	Azzeramento sussidi e altri ammortizzatori sociali.
L'assunzione fa venir meno: indennità di disoccupazione per 7 mila euro; reddito minimo di inserimento 5-6 mila euro persona/anno; cassa integrazione
16-18 mila euro persona/anno;
•	Riduzione servizi sociali complementari. IL venir
meno di un buono pasto, sostegno familiare, integrazioni reddituali una tantum, riduzione tariffe,* A tal proposito si veda G.MAROCCHI, L'inserimento lavorativo nelle cooperative sociali in CENTRO STUDI CGM (a cura di), Comunità
Cooperative. Terzo rapporto sulla cooperazione sociale in Italia, Edizione Fondazione Agnelli, Torino, 2002.109•	•	porta a stimare un risparmio di circa 350-550 mila
euro persona/anno;
Apporto alla fiscalità diretta, quantificabile per
svantaggi inquadrati al 2/3 livello ccnl in 2,5 mila
Apporto alla fiscalità indiretta attraverso la creazione del valore aggiunto e al sistema previdenziale
una volta inseriti (invalidi in imprese profit, svantaggiati al termine del progetto di inserimento).Da tutto ciò se ne è dedotto che l'inserimento lavorativo
di un soggetto svantaggiato produce un beneficio netto
per la comunità locale compreso tra 18 e 28 mila euro.
Calcolandone il valore medio (23 mila euro) e moltiplicandolo per i 700 lavoratori con problemi di svantaggio che sono impiegati nelle imprese che aderiscono
a Legacoop Servizi Toscana si ottiene un valore pari a
16.100.000 euro. A tanto ammonta il beneficio netto che
la Pubblica Amministrazione ha ricevuto durante il 2009
grazie all'iniziativa imprenditoriale delle cooperative
sociali di tipo B aderenti alla nostra Associazione.110I consorzi socialiI Risultati Economici
I Consorzi Sociali rappresentano forme di aggregazione di
estrema importanza ed efficacia per lo sviluppo della capacità competitiva di settore.
Sul piano della consistenza numerica il quadro dei Consorzi
Sociali rimane quasi invariato rispetto al 2008. I valori
relativi al patrimonio sono quasi tutti in tenuta a parte ilProspetto Consorzi Sociali
Risultato d'eserciziodato sulle riserve che che registra un calo del 60% circa.
Aumentano i crediti verso i clienti a fronte di una lieve flessione dei debiti verso le banche. Buone notizie sul piano
economico: il fatturato e il risultato di esercizio sono entrambi in crescita.2009
€ 1.445.703,00
€ 23.082.039,00
€ 1.568.245,00
€ 2.300.340,00
€ 105.822,00
€ 6.674.775,00
€ 41.945.163,00
€ 1.913.845,00
€ 142.680,002008
€ 1.422.886,00
€ 18.234.166,00
€ 1.426.917,00
€ 2.297.888,00
€ 261.840,00
€ 6.696.398,00
€ 34.049.649,00
€ 1.592.619,00
€ 37.316,00Scarto
282,36%111Indicatori
Nel 2009 i consorzi sociali hanno prodotto una ricchezza
che ammonta a più di 36 Milioni di euro. Circa il 90% di tale
ammontare è stato redistribuito ai propri soci, le cooperative, per i servizi conferiti (più di 32 milioni di euro) e pocopiù del 10% è andata al lavoro non socio. Poco più del'1,5%
della ricchezza è stata redistribuita tra gli altri interlocutori presi in considerazione: azienda, sistema del credito e
comunità.VAES AGGREGATO
e sua distribuzioneLe PERSONE
I soci dei Consorzi Sociali sono quelle cooperative sociali (di
tipo A e di tipo B) che hanno deciso di istituzionalizzare una
forma di aggregazione e/o collaborazione con lo scopo di
realizzare maggior efficienza ed aumentare la capacità competitiva nel mercato di riferimento. Al 31.12.2009 si contano
149 cooperative sociali che aderiscono a 11 Consorzi Sociali
istituiti in Toscana e aderenti a LegacoopSociali.112Valori
36.353.910%
100%32.078.280
3.698.908
82.91988,24%
0,23%Il dato sulla consistenza evidenzia un leggero aumento rispetto al 2008, quando si censivano 146 cooperative sociali
Anche il dato sull'occupazione rileva un aumento rispetto
al 2008. Dalle 84 persone impiegate lo scorso anno siamo
passati a 100 addetti che lavorano all'interno delle strutture consortili.e.
Attualità e prospettive di sviluppo:
i risultati ottenuti da una indagine qualitativaMetodologia e finalità di indagine
Per approfondire i risultati emersi dalla precedente analisi quantitativa e per indagare alcuni aspetti su cui risulta difficile attingere da informazioni di tipo statistico
si è deciso di procedere ad una indagine di tipo qualitativo del tipo focus group*. Così, i presidenti delle cooperative che compongono l'organo “Segreteria Sociale” sono
stati invitati a partecipare ad un momento di confronto
su tematiche che riguardano il settore della cooperazione sociale ed in particolare:
•	Il contesto ambientale di riferimento: in proposito
è stato chiesto quali siano le disposizioni normative che condizionano attualmente il mercato delle
cooperative sociali. Se è pertinente ripensare ad
una rivisitazione del quadro normativo, anche alla
luce del recepimento degli indirizzi dell'UE sull'affidamento dei servizi sociali di interesse generale, al
fine di sostenere lo sviluppo del settore.
•	La struttura organizzativa del sistema: in questocaso le domande hanno riguardato temi quali la
gestione delle risorse e l'organizzazione dei “processi produttivi”. L'attenzione si è concentrata
sull'analisi delle risorse relazionali del settore ed
in particolare i rapporti che questo mantiene con la
committenza, specie quella pubblica.
•	Le strategie di sviluppo: in proposito è stato
chiesto di indicare i possibili indirizzi strategici per reagire alla situazione attuale e favorire
così la crescita del settore, chiamando in causa
LegacoopServiziToscana e LegacoopSociali quali organi di rappresentanza e di sostegno del comparto.
Sebbene l'invito a partecipare al focus group sia stato
esteso a tutti i componenti, solo una parte ha partecipato
all'incontro. Il campione, composto da 4 rappresentanti
di cooperative sociali di tipo A e di 1 rappresentante di
cooperative sociali di tipo B, è stato ritenuto rappresentativo solo delle prime. Di conseguenza, anche i risultati* Un focus group è una forma di ricerca qualitativa, che viene frequentemente applicata nelle indagini di marketing, in cui un gruppo
di persone è interrogato riguardo all'atteggiamento personale nei confronti di un prodotto, di un concetto o di un' idea. I focus
vengono utilizzati anche come strumento di ricerca-azione, per l'attivazione di processi di sviluppo. Non a caso, in ambito organizzativo il focus group è ampiamente utilizzato per l'analisi dei bisogni e per predisporre piani di riorganizzazione aziendale.113che presentiamo nei prossimi paragrafi non possono
ritenersi rappresentativi dell'intero sistema della cooperative sociali ma solo di quella parte la cui attivitàè finalizzata alla gestione dei servizi socio-sanitari ed
educativi.RISULTATI DELL'indagine. Il contesto ambientale di riferimento
La ricostruzione dell'evoluzione normativa in tema di affi- da parte dello Stato italiano “ha di fatto scardinato i rifedamento dei servizi sociali fa emergere le difficoltà di ade- rimenti regionali” che indicano i criteri di valutazione dei
guamento della normativa italiana rispetto ai mutamenti progetti per la partecipazione ai bandi di gara. Gli enti locali (Asl e Comuni) hanno recepito questo importante cambiaavvenuti nel contesto europeo.
In effetti in Italia, negli ultimi venti anni, la normativa mento normativo con non poche difficoltà, ma soprattutto
sull'affidamento dei servizi sociali di interesse generale in maniera differente da caso a caso: il risultato è che, ad
è stata segnata dal “passaggio da un mercato abbastanza oggi, in Toscana “non c'è un impianto di gara uguale ad un
protetto, in cui gli affidamenti erano limitati alle coopera- altro”.
tive appartenenti al territorio1* ad un allargamento della Di fronte a ciò il parere dei partecipanti al focus è che la
platea dei soggetti all'esterno, con il superamento del Regione Toscana riassuma un ruolo di indirizzo politico e
vincolo dell'iscrizione all'albo regionale territoriale” ed il direttivo nei confronti delle Asl e dei Comuni. Nella fatticonseguente arrivo in Toscana di competitors provenienti specie, l'attenzione dovrebbe essere concentrata sulle
soprattutto dal Nord Italia. E l'attuazione della normativa forme con cui sono affidati gli appalti ed in particolare sui
europea con il D.Lgs del 2006 n°1632* ha ulteriormente al- criteri di valutazione dei progetti: “i legami con il territorio,
il senso di appartenenza, le relazioni con il volontariato non
largato il mercato della concorrenza a livello europeo.
Il punto è che tale cambiamento “ha destabilizzato” un qua- possono essere considerati come un discrimine ma come un
dro normativo abbastanza sicuro sul piano dell'intervento valore che deve essere riportato”. Il loro inserimento neldelle cooperative sociali, dei riferimenti istituzionali e del- la valutazione dei progetti appare quindi indispensabile.
le forme con cui venivano affidati gli appalti. In proposito, Anche perché il rischio è che la valutazione rimanga cornon tanto la direttiva europea quanto il suo recepimento relata “alla forza economica dei partecipanti e al mero tec-1* L 'articolo 3 della L.R. Del 24 novembre 1997, n.87: Disciplina dei rapporti tra le cooperative sociali e gli enti pubblici che operano
nell'ambito regionale stabilisce che “È istituito l'albo regionale delle cooperative sociali […] che hanno sede legale nel territorio
della Regione” e che “L'iscrizione all'albo regionale è condizione necessaria per la stipula delle convenzioni”.
2* D .Lgs. Del 12 aprile 2006, n°163: Codice dei contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive
2004/17/CE E 2004/18/CE – Direttiva Appalti Pubblici.114nicismo attraverso cui i servizi dovrebbero essere gestiti”.
Rimanendo in tema di valutazione, la L.R. del 28 dicembre
2009, n. 82 (Accreditamento delle strutture e dei servizi alla
persona del sistema sociale integrato) appena entrata in
vigore ed in particolare gli adempimenti richiesti per l'accreditamento delle strutture hanno suscitato tra la platea
non poche perplessità.
In primo luogo, i piani di adeguamento relativi al sistema
di accreditamento, da attuare entro giugno 2011, hanno
rappresentato e rappresentano un onere significativo per
le imprese. Per adempiere alle disposizioni dei piani le cooperative sono state costrette ad intervenire nella gestione
e nell'organizzazione delle proprie risorse in tempi rapidissimi oltre che a supportare dei costi non indifferenti. Ciò
è apparso alquanto contraddittorio rispetto alla riduzione
delle risorse pubbliche messe a disposizione del comparto.
In seconda battuta si osserva che tali adempimenti si traducono nella “produzione di carta” fine a se stessa, senza la
minima certezza che questa produca alcun effetto sul pianodel miglioramento della qualità del servizio.
Inoltre, così come disciplinato, il sistema di accreditamento
“esproprierebbe la cooperativa sociale della titolarità della
documentazione prodotta” relativa alla struttura. Titolarità
che al momento dell'accreditamento passerebbe all'ente
pubblico proprietario dell'immobile. Di conseguenza la cooperativa sosterrebbe un costo per la produzione di un bene
pubblico. Rispetto all'onere assunto non si registra nessun
tipo di controprestazione, sia in termini economici sia in
termini di premio in sede i valutazione di progetto, penalizzando l'impresa sul piano della concorrenza.
Altre criticità emerse riguardano la gestione e il controllo del sistema di accreditamento: mentre non si capisce il
motivo per cui la prima sia stata affidata all'Assessorato
alla Salute, per quanto concerne la questione del controllo
si denuncia un problema di conflitto di interessi: allo stato
dei fatti il Comune risulterebbe titolare del sistema di accreditamento e allo stesso tempo soggetto preposto al suo
controllo e al monitoraggio.Struttura organizzativa e gestionale. Risorse ECONOMICHE
Lo stato attuale delle risorse economiche del comparto I dati positivi del 2008, relativi al fatturato, sono riconè stato analizzato sulla base degli indicatori economico- ducibili all'affidamento di nuovi servizi da parte degli
patrimoniali relativi al biennio 2008-09. È stato segna- Enti Locali. Nello stesso anno poi la Regione ha riconolato che questi sono il risultato di realtà tra loro diverse, sciuto gli aumenti previsti dal rinnovo del ccnl* rispetto
caratterizzate dalla presenza di alcuni soggetti impren- al quale molti enti hanno risposto in maniera positiva.
ditoriali capaci di influenzare in maniera significativa il Purtroppo, a partire dal 2010 assistiamo ad “una ridudato generale.
zione dei servizi” e al presentarsi di forme di resistenza* D.G.R.T del 29 dicembre 2008, n.1195115sull'adeguamento del prezzo agli indici indicati nella
delibera. Le prospettive per il futuro appaiono contrassegnate dall'aumento del costo del lavoro, da una riduzione del volume d'affari, dei margini di profitto sino a
giungere al “rischio di un intaccamento delle riserve”. Ciònonostante sembra che per il 2010 il comparto riesca a
tenere in termini di fatturato; gli effetti della crisi sia
a livello economico e finanziario si concretizzeranno a
partire dal 2011.Struttura organizzativa e gestionale. risorse relazionali
Dall'analisi del quadro economico emerge che il rapporto sorse impoverisce il servizio sul piano dei rapporti umacon la Pubblica Amministrazione diviene imprescindibile ni instaurati tra operatore e paziente: “nel caso dell'asper la sopravvivenza del settore. Così come la proposta sistenza domiciliare non si può pensare di far seguire
di sostituire il committente pubblico con quello privato un anziano un giorno da un operatore e un giorno da un
è apparsa poco verosimile. E le motivazioni sono state altro senza che si sia impostato il servizio conoscendo
varie. Primo, “il prezzo del servizio da noi praticato non le necessità dell'utente, facendo un piano di intervento”.
sarebbe sopportabile dal privato”. Specialmente in alcu- Tuttavia, sebbene “il mercato privato dei servizi alla
ni settori come quello dei servizi domiciliari “sarebbe persona sia limitato”, e che se si volesse parlare di comfuori mercato rispetto a quello praticato dalla badante mittenza privata questa potrebbe al massimo integrare
quella pubblica, deve essere considerata come una sfida
o dalla donna della porta accanto”.
In proposito, il giudizio sull'introduzione del voucher la ricerca di formule organizzative capaci di intercettare
quale formula di selezione adottabile dal privato nella quelle fasce di domande private latenti o a margine di
scelta dei servizi alla persona è che, “se non regolamen- quella pubblica. In alcune aree della regione si stanno
tato, tale sistema rischia di portare alla dissoluzione attivando collaborazioni tra pubblico e cooperazione
delle cooperative sociali e all'attivazione dei privati”. sociale per la creazione di servizi, volti a soddisfare alLa possibilità concessa all'utente di scegliere il servizio cuni bisogni rimasti vacanti ovvero là dove il pubblico
tra un numero finito di cooperative accreditate aumente- non può più intervenire (es. la gestione delle dimissioni
rebbe la variabilità della domanda. Ciò penalizzerebbe le ospedaliere). La strategia in questi termini è rivolta alla
cooperative sociali la cui struttura dell'offerta è basata creazione di economie di scopo attraverso cui “diluire le
sulla produzione di economie di scala per sostenere gli spese generali” di gestione.
elevati costi di coordinamento e di gestione. Inoltre, un
sistema di affidamento del servizio così progettato porterebbe ad un abbassamento degli standard qualitativi
del servizio. La parcellizzazione nella gestione delle ri-116Struttura organizzativa e gestionale. PROCESSI
Il tipo di rapporto con la committenza influisce anche efficienti, il sistema così progettato non offre strumenti
sull'organizzazione delle risorse e la gestione dei pro- sufficienti per misurare il livello di efficacia di un servicessi produttivi attraverso i quali il servizio viene ero- zio. Il controllo da parte dell'ente pubblico si focalizza
gato. I “vincoli imposti dall'ente pubblico titolare del soprattutto sulla rendicontazione oraria mentre sembra
servizio, relativi ai tempi di esecuzione e alle risorse da essere carente sulla valutazione di aspetti di carattere
impiegare”, ostacolano la ricerca di modelli organizzativi qualitativo come il livello di professionalità e compee gestionali attraverso cui aumentare la resa in termini tenza del personale addetto. Da parte sua il sistema
di efficienza, ovvero la “ricerca dei margini di profitto”. cooperativo ha investito e continua ad investire nella
La percezione è quella di un “rapporto falsato” in cui formazione professionale del proprio personale, così
l'ente pubblico sembra rivolgersi al sistema cooperativo come nell'implementazione di indicatori di controllo
più come bacino di manodopera che come soggetto isti- della qualità; anche in questo caso il mancato riconotuzionale, dotato di una propria struttura organizzativa scimento dell'investimento genera un costo che pesa
sull'economia del sistema e lo penalizza sul piano della
ed una autonomia gestionale.
Oltre ad ostacolare la ricerca di modelli di gestione più competitività.Strategie di sviluppo
Circa la questione dello sviluppo il quadro che viene presentato è che, in Toscana, nel corso degli ultimi anni le
cooperative sociali si sono affermate quale interlocutore privilegiato nel settore dei servizi alla persona e dei
servizi in generale, riuscendo ad affrontare le sfide del
mercato grazie alla capacità strategica dei propri imprenditori. Oggi, nel periodo di crisi economica che tende
a erodere i redditi delle famiglie e in un mercato in forte
depressione, il contesto ambientale chiede alla cooperazione di “fare un passo indietro”. Oltre a ciò l'arretratezza nella progettazione e programmazione dei servizi,
mostrate in alcuni casi dall'ente pubblico, rappresenta
un ulteriore ostacolo alla volontà di investire per il miglioramento del settore.Premesso ciò, si prosegue che per puntare sullo sviluppo occorre prima di tutto “innovare”. Per le cooperative sociali innovare significa in primo luogo
ricercare i mercati dove poter attivare nuovi servizi
alla persona. E in questo contesto può entrare in gioco anche LegacoopServiziToscana. Il ruolo fino ad oggi
svolto dall'Associazione è risultato determinante per lo
sviluppo del comparto in termini di crescita economica
e di affermazione politico-istituzionale. Oggi, tuttavia,
le viene chiesto di indossare, oltre alla veste politica,
anche quella tecnica. In primo luogo sembra necessario un suo intervento per sostenere la ricerca dei campi
applicativi in cui la cooperazione sociale possa operare,
favorendo la sperimentazione di nuove formule organiz-117zative e di gestione della “produzione”. Le cooperative
sociali hanno poi bisogno che l'Associazione intervenga
con più enfasi sull'organizzazione e la gestione dei servizi alle proprie imprese. Molte di questi sono sprovviste di alcune competenze. L'attività di consulenza di
LegacoopServiziToscana potrebbe essere mirata a fornire quei servizi trasversali a livello inter-settoriale a cui
molte cooperative (specie quelle di piccola entità) non
possono accedere per la mancanza di risorse a disposizione (per lo più economiche).
Insieme all'innovazione lo sviluppo del settore passa
anche attraverso la ricerca di formule aggregative tra
imprese. Alcuni soggetti confermano che le piccole cooperative sono carenti di un interlocutore che assorba in
sé le istanze da portare alla committenza pubblica. Ci si
chiede allora se la figura del consorzio appare sufficiente
in termini di rappresentanza e di sviluppo di strategie di
impresa. E se lo sviluppo debba essere pensato in termini di creazione di sistemi di rete (livelli dimensionali di
impresa medio piccoli, tutela dell'identità) oppure in termini di crescita dimensionale affinché il comparto possa risultare “più stabile rispetto ai venti della crisi”. In
proposito, alcuni sottolineano che il concetto di crescita
e di grandezza di impresa non deve però essere riferito
solamente ad aspetti di carattere economico e dimensionale. Per questi essere grandi e forti significa “avere
capacità di ottimizzare i costi e quindi aumentare il livello di produttività, avere rapporti diffusi con i soggetti
istituzionali radicati nel territorio per conoscere il mercato in cui si opera”. Lo sviluppo in questo senso è strettamente correlato alla creazione di sinergie tra imprese
a livello inter-settoriale (un primo esempio è l'accordo118tra cooperative di servizi e cooperative sociali, un altro
riguarda il progetto di costruzione di asili nido da parte
di cooperative edili in sinergia con cooperative sociali
per l'erogazione dei servizi di gestione della struttura ed
accessori). Sino ad arrivare a formule di partnership anche tra imprese aderenti ad Associazione differenti per
la partecipazione a gare in associazione di impresa.
L'opinione comune è che lo sviluppo per via sinergica
produca benefici sul piano della capacità competitiva.
Per alcuni, però, costruire sinergie può addirittura generare dei benefici sul piano dell'immagine. Secondo questi, oggi, il modello cooperativo, ed in particolare quello
sociale, è interpretato in maniera distorta e molte volte
penalizzante rispetto alla realtà: in generale l'immagine
che viene percepita è quella di un soggetto ibrido tra impresa e volontariato che inevitabilmente getta dei dubbi
sulla sua capacità di garantire servizi di qualità. Oltre
che “indebolirlo” di fronte alle istituzioni come Comuni
e Regione. La riflessione che se ne trae è che il marketing sociale può rappresentare una possibile strada da
percorrere affinché il settore possa affermarsi con maggior autorevolezza anche sul tavolo della concertazione
istituzionale.119Progetto e Coordinamento
Eleonora Vanni, Responsabile LegacoopSociali Toscana
Redazione e analisi statistiche
Il presente rapporto Ă¨ stato redatto da Stefano Scotti, che ne ha curato l'elaborazione e l'analisi dei dati.
Raccolta dati a cura di Marisa Scarola dello staff dell'Associazione.Relazioni di settore a cura di:
Angelo Migliarini - Presidente di Legacoop Servizi Toscana
Eleonora Vanni - Responsabile LegacoopSociali Toscana
Giovanni Giuliacci - Responsabile settore Logistica e Trasporti
Riccardo Vannini - Responsabile settore Turismo e Servizi culturali
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