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Timestamp: 2020-05-29 03:09:22+00:00
Document Index: 64123331

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 7']

L’articolo 18 contro il turnover drogato » ScenariGlobali.it
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Redazione 25 Ottobre 2014	Temperie Leave a comment 116 Views
Lo scon­tro poli­tico sul Jobs Act sta, con la mani­fe­sta­zione sin­da­cale di oggi, entra nel vivo, ed è dun­que oppor­tuno ricor­dare alcuni punti cen­trali del con­flitto, tenendo conto di ulte­riori ele­menti che emer­gono dalla legge di sta­bi­lità dell’anno 2015:
1) Il primo punto è ovvia­mente quello della per­ma­nenza, oppure, della abro­ga­zione o, al con­tra­rio, dell’estensione a tutti i lavo­ra­tori della fon­da­men­tale norma dell’art. 18 dello Sta­tuto, della cui valenza pre­ven­zio­ni­stica di licen­zia­menti arbi­trari e anti­ri­cat­ta­to­ria, si è detto più volte, sot­to­li­neando la sua fun­zione di garan­zia della dignità del lavo­ra­tore che rende logica e natu­rale la sua esten­sione e non già la poli­tica della restri­zione o abro­ga­zione che il governo Renzi per­se­gue con molta aggressività.
Le «belle addor­men­tate» della cosid­detta «sini­stra» del Par­tito demo­cra­tico sono dun­que avver­tite (non neces­sita messa in guar­dia, per for­tuna, Fas­sina) di non accet­tare il com­pro­messo della inop­pu­gna­bi­lità dei licen­zia­menti per motivo ogget­tivo in cam­bio di una pro­messa per­ma­nenza dell’art. 18 per i licen­zia­menti discri­mi­na­tori e disci­pli­nari, per­ché si trat­te­rebbe di una sal­va­guar­dia solo apparente.
La legge di sta­bi­lità aggiunge ora una tes­sera al mosaico, per­ché il governo gioca una carta pesante: lo sgra­vio con­tri­bu­tivo al 100% di durata trien­nale per i con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato che saranno sti­pu­lati nel corso dell’anno 2015. Il mes­sag­gio che viene inviato ai datori di lavoro è chiaro: poi­ché nelle pre­vi­sioni del governo all’inizio del 2015 l’art. 18 sarà stato eli­mi­nato almeno per le nuove assun­zioni, che saranno anche rese eco­no­mi­che dallo sgra­vio degli oneri con­tri­bu­tivi, nulla dovrebbe più ostare all’incremento dell’occupazione da parte delle imprese.
Notiamo, en pas­sant, che come sem­pre nei pro­clami di Renzi «il fumo pre­vale sull’arrosto» per­ché la nuova incen­ti­va­zione, ai sensi degli artt. 11 e 12 della legge di sta­bi­lità, assorbe e sosti­tui­sce lo sto­rico incen­tivo pre­vi­sto dall’art. 8 comma 9° della legge n. 407/1990, che in tutti que­sti anni ha assi­cu­rato agli impren­di­tori del sud e agli arti­giani che effet­tuino una nuova assun­zione, pro­prio uno sgra­vio con­tri­bu­tivo del 100% per tre anni e, agli altri impren­di­tori del 50%.
La dif­fe­renza risiede soprat­tutto nel fatto che per la legge n. 407/1990 doveva trat­tarsi di disoc­cu­pati o cas­sain­te­grati da più di 24 mesi, men­tre per la legge di sta­bi­lità è suf­fi­ciente che si tratti di disoc­cu­pati da più di 6 mesi. Que­sta appa­rente miglio­ria nasconde però un seris­simo pro­blema: infatti, come si evita che le imprese pro­ce­dano a un acce­le­rato tur­no­ver tra «vec­chi» occu­pati, sog­getti a con­tri­bu­zione pre­vi­den­ziale e ancora tute­lati dall’art. 18 e, «nuovi» assunti «alleg­ge­riti» da que­sti «fardelli»?
Ma è pro­prio il man­te­ni­mento dell’art. 18 e, meglio ancora, la sua esten­sione a tutti che costi­tui­rebbe il più effi­ciente anti­doto verso quel pro­ba­bile tur­no­ver «dro­gato», che si capi­sce senza sforzo nella legge di sta­bi­lità e mira a eli­mi­nare il prima pos­si­bile la pre­senza dell’art. 18 nell’ordinamento.
2) Il secondo punto è dato dalla cri­tica e dal rifiuto della fle­xi­cu­rity pra­ti­cata dal governo Renzi e cioè da quel sistema di ammor­tiz­za­tori sociali che secondo la sua pro­pa­ganda dovrebbe ren­dere indo­lore — lesione della dignità a parte — la per­dita della sta­bi­lità tute­lata dall’art. 18 dello Sta­tuto, gra­zie alla garan­zia di un ade­guato red­dito di tran­si­zione e di rapidi e più age­voli canali di ricollocamento.
Ma que­sta reto­rica della tutela del lavo­ra­tore e non del posto di lavoro si riduce a una ben magra figura quando si esa­mina ciò che emerge dal testo della delega con riguardo alla sup­po­sta fle­xi­cu­rity: gli ammor­tiz­za­tori con­ser­va­tivi, ossia, le inte­gra­zioni sala­riali nel corso del rap­porto di lavoro ven­gono gra­ve­mente limi­tate per­ché scom­pare la cassa inte­gra­zione per chiu­sura azien­dale non­ché quella per pro­ce­dura con­cor­suale e, altresì, la cig «in deroga», che è stata in que­sti anni indi­spen­sa­bile e per la quale infatti la legge di sta­bi­lità pre­vede un ultimo finan­zia­mento per l’anno 2015. Alla fine la fle­xi­cu­rity del governo Renzi si riduce tutta a un mode­sto incre­mento della inden­nità di disoc­cu­pa­zione ordi­na­ria (rea­liz­zato dalla legge «For­nero» che lo ha anche ribat­tez­zato Aspi) con la pre­vi­sione a regime di una durata di 12 mesi e di 18 mesi per i soli lavo­ra­tori ultra cin­quan­tenni, ma con la gra­vis­sima scom­parsa, per con­verso, dell’indennità di mobi­lità di lunga durata da 2 a 4 anni, dell’indennità di mobi­lità dall’art. 7 della legge n. 223/1991.
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