Source: http://www.dirittogiochi.it/corte-di-cassazione-riflessioni-sugli-accordi-di-staking-nel-poker
Timestamp: 2013-05-24 16:26:30+00:00
Document Index: 87580684

Matched Legal Cases: ['art. 1935', 'art. 1935', 'art. 1933', 'art. 1935', 'sentenza ', 'art. 1935', 'art. 1321', 'art. 1935', 'art. 1935', 'art. 1935']

Corte di Cassazione: riflessioni sugli accordi di staking nel poker | Diritto Giochi
Diritto Giochi
a cura di "Studio Legale Adamo"
Il gioco on line è un fenomeno reale che ha visto negli ultimi anni una crescita esponenziale in tutte le sue forme: dalle scommesse on line ai giochi di carte di abilità sino al bingo ed ai Gratta&Vinci, il web è stato invaso da nuovi operatori che hanno sviluppato numerosi portali che offrono tali servizi. Recentemente anche il legislatore italiano è intervenuto, a più riprese, per meglio disciplinare la materia. Tuttavia i "diritti del giocatore" non possono ancora dirsi efficacemente recepiti dal vasto pubblico interessato. Scopo di questo blog sarà anche quello di creare una maggiore consapevolezza in tal senso. Home » Risorse » Giurisprudenza » Corte di Cassazione: riflessioni sugli accordi di staking nel poker
Corte di Cassazione: riflessioni sugli accordi di staking nel poker
Written by admin On novembre - 3 - 2011 0 Comment	La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere una controversia tra due soggetti che avevano deciso di scommettere “in società” su un particolare numero c.d. “ritardatario” al gioco del lotto. Le somme venivano anticipate da uno dei due giocatori, ma ‘altro si rifiutava di rimborsare il denaro anticipato per suo conto. La ricorrente sosteneva l’applicabilità disciplina dell’art. 1935 c.c. agli accordi tra i giocatori.A tenore dell’art. 1935 c.c. “le lotterie danno luogo ad azione in giudizio, qualora siano state legalmente autorizzate”, orbene secondo la Cassazione, in questo caso, non trova applicazione l’articolo 1935 c.c. in quanto tale norma non può essere applicata agli “accordi meramente privati fra i giocatori, che si svolgono con modalità normalmente inidonee a fornire alcuna certezza in ordine ai relativi contenuti e avvengono sotto la spinta di motivazioni largamente influenzate da fattori irrazionali”.
L’arresto della Corte è molto importante anche alla luce del diffondersi della fenomeno del c.d. “staking”, un contratto tra un finanziatore e un giocatore con il quale il primo si obbliga a corrispondere le spese per la partecipazione al torneo e il giocatore si obbliga a corrispondere una quota percentuale della eventuale vincita.
Avv. Luca Valerio – Studio Legale Adamo
Cassazione, sez. III, 7 ottobre 2011, n. 20622
Con atto di citazione notificato il 18 settembre 2003 M.O. ha convenuto davanti al Tribunale di Torino C.I., chiedendone la condanna al pagamento di Euro 50.271,63, in rimborso della metà della somma da essa anticipata per giocare al lotto sul numero ritardatario 14, sulla ruota di Genova, fra il settembre 2001 ed il marzo 2002. Assumeva l’attrice che la C. si era impegnata a dividere con lei in parti uguali l’importo delle giocate e dell’eventuale vincita; che essa aveva anticipato le somme delle puntate senza che il numero uscisse, finché nel marzo 2002 aveva abbandonato il gioco, divenuto troppo costoso. La C. aveva rifiutato di rimborsare la metà della spesa.
La convenuta ha resistito alla domanda, negando che fosse intervenuto alcun accordo ed eccependo comunque l’incoercibilità della pretesa promessa, ai sensi dell’art. 1933 cod. civ., trattandosi di debito di gioco. Il Tribunale ha respinto la domanda attrice. Proposto appello dalla soccombente, sul rilievo che l’accordo intercorso con la C. era collegato ad un gioco autorizzato dallo Stato e pertanto si doveva ritenere munito di azione in giudizio, ai sensi dell’art. 1935 cod. civ., la Corte di appello di Torino – con la sentenza impugnata in questa sede – ha confermato la decisione di primo grado, ritenendo che l’art. 1935 sia applicabile solo nei rapporti diretti fra il giocatore e l’organizzatore del gioco autorizzato; non nei rapporti fra i giocatori…
2.- Con l’unico motivo, denunciando violazione degli art. 1321, 1326, 1813, 1933 e 1935 cod. civ., 28 r.d.l. 19 ottobre 1938 n. 1933; 9 e 10 legge 2 agosto 1982 n. 528, 14-17 d.p.r. 7 agosto 1990 n. 303, la ricorrente assume che – essendo dotato di azione il diritto del giocatore al pagamento della vincita al lotto, trattandosi di gioco autorizzato – analoga disciplina deve applicarsi ai contratti collegati al gioco medesimo, quali gli accordi intercorsi fra i giocatori per la ripartizione delle spese inerenti alle puntate e dei guadagni provenienti dalle vincite.
Va premesso che la stessa ricorrente afferma di avere anticipato alla controparte il denaro per le giocate nell’ambito di un rapporto nel quale entrambe intendevano correre i rischi del gioco, dividendone le spese e le eventuali vincite.
Essa non può pertanto invocare in suo favore i principi più volte enunciati dalla giurisprudenza in tema di mutuo fra giocatori, secondo cui il mutuante ha normalmente azione in giudizio per la restituzione delle somme mutuate, salvo che si dimostri che egli stesso abbia voluto partecipare al gioco od avesse un diretto interesse a favorire la partecipazione al gioco del mutuatario (cfr. Cass. civ. Sez. 1, 6 aprile 1992 n. 4209; Cass. civ. Sez. V 3, 31 gennaio 2008 n. 2386).
La ricorrente fonda la sua pretesa su principi diversi, cioè sul fatto che l’accordo da essa stipulato con la C. (di cui questa peraltro contesta l’esistenza) è collegato ad un gioco autorizzato e pertanto va anch’esso assoggettato alla disposizione dell’art. 1935 cod. civ. La tesi non può essere condivisa.
L’art. 1935 cod. civ. dispone che “Le lotterie danno luogo ad azione in giudizio, quando siano state legalmente autorizzate“, facendo espresso riferimento ai rapporti del giocatore con la lotteria, cioè con l’ente che gestisce il gioco autorizzato.
Nulla autorizza ad estendere la medesima disciplina ai molteplici e variegati accordi che possono ruotare intorno al giocatore ed ai suoi compari, ma che non vengano ad assumere alcuna evidenza esterna, né alcun rilievo, nei confronti dell’ente organizzatore del gioco. Le leggi che regolano il gioco del lotto, citate dalla ricorrente, non contengono alcun accenno a tal genere di accordi e neppure formalmente prevedono la possibilità che la ricevuta della giocata sia intestata a più persone. L’eventuale intestazione plurima darebbe senz’altro luogo ad azione in giudizio, venendo ad istituire un rapporto diretto fra i giocatori e la lotteria. Ma la stessa regola non può valere per gli accordi meramente privati fra 1 giocatori, che si svolgono con modalità normalmente Inidonee a fornire alcuna certezza in ordine al relativi contenuti (non a caso è largamente controversa, nella specie, la stessa esistenza dell’accordo) ed avvengono sotto la spinta di motivazioni largamente influenzate da fattori irrazionali.
Le leggi sul gioco del lotto dettano regole precise al fine di garantire la certezza del rapporto, l’individuazione del giocatore, l’entità minima e massima di ogni giocata e le proporzioni fra la giocata e la vincita, cosi modulando il gioco in vista delle finalità per cui è stato istituito, e contemporaneamente delimitando il rischio corso dal giocatore a quello chiaramente predeterminato.
Gli accordi privati che ruotano intorno al gioco, ancorché autorizzato, restano al di fuori di ogni regolamentazione, affidati alle passioni ed alle influenze reciproche, nell’ambito di quei rapporti sociali che (non a caso) la legge considera non meritevoli di tutela, al di fuori dei limitati effetti della soluti retentio. Né vale invocare i principi del collegamento negoziale. Non è detto che i contratti collegati debbano essere sempre assoggettati alla medesima disciplina del contratto a cui si collegano: la normativa ad essi applicabile può essere più o meno influenzata dal collegamento, ma deve essere comunque individuata con riguardo alla natura del contratto ed agli interessi in discussione.
La natura dei rapporti, nei termini che si sono sopra descritti, induce ad escludere che le scommesse private collegate al gioco del lotto possano essere attratte entro l’ambito di applicazione dell’art. 1935 cod. civ..
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate complessivamente in Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi ed Euro 2.500,00 per onorari; oltre al rimborso delle spese generali ed agli accessori previdenziali e fiscali di legge.
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