Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-124-codice-civile-vincolo-di-precedente-matrimonio
Timestamp: 2019-10-15 02:38:21+00:00
Document Index: 95249355

Matched Legal Cases: ['art. 556', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 123', 'art. 124']

Art. 124 codice civile: Vincolo di precedente matrimonio | La Legge per tutti
Il coniuge può in qualunque tempo impugnare il matrimonio dell’altro coniuge; se si oppone la nullità del primo matrimonio, tale questione deve essere preventivamente giudicata (1).
Vincolo di precedente matrimonio (bigamia): reato (art. 556 c.p.) commesso da chi, già legato da un precedente matrimonio giuridicamente efficace, ne contrae un altro [v. 86]. È punito dalla legge con la reclusione fino a 5 anni.
(1) È necessario distinguere gli effetti della dichiarazione di invalidità del precedente matrimonio da quelli prodotti dallo scioglimento. La dichiarazione di invalidità comporta sempre la validità del secondo matrimonio, anche se dichiarata dopo che questo sia stato celebrato, in quanto è come se il matrimonio non avesse prodotto effetti giuridici. La dichiarazione di scioglimento non ha invece tali caratteristiche e, perciò, non realizza un effetto sanante.
Posto che nella delibazione delle sentenze canoniche in tema di nullità del matrimonio concordatario, di cui agli art. 1 della legge n. 810 del 1929 e 17 della legge n. 847 del 1929 (nel testo risultante a seguito della sentenza cost. n. 18 del 1982), costituisce ostacolo alla delibazione medesima la violazione dell'ordine pubblico italiano, cioè di quel complesso di regole, ancorché dettate da leggi ordinarie, che abbiano la natura di principi essenziali dell'ordinamento statuale in genere, o di quella parte di esso attinente al matrimonio, fra tali regole, per il caso di declaratoria di nullità resa dal giudice canonico per esclusione di uno dei "bona matrimonii" (nella specie, del "bonum prolis"), non può comprendersi quella dell'improponibilità dell'impugnazione per simulazione dopo il decorso di un anno dalla celebrazione, la quale si esaurisce in una scelta di opportunità effettuata dal legislatore nazionale circa i limiti temporali entro i quali può consentirsi il protrarsi di una situazione di incertezza in pendenza dell'esperibilità di detta azione; mentre deve includersi quella dell'improponibilità dell'azione stessa per effetto della convivenza dei coniugi dopo la celebrazione; questa, in vero, esprime una valutazione dell'ordinamento interno correlata ai connotati essenziali dell'istituto del matrimonio, inteso come rapporto in cui l'instaurarsi della comunione coniugale, nella pienezza dei suoi aspetti materiali e morali, esclude ogni rilevanza del vizio simulatorio afferente all'atto celebrativo.
Cassazione civile sez. I 18 giugno 1987 n. 5358
A seguito della sent. cost. n. 18 del 1982, non contrasta con l'ordine pubblico internazionale e può quindi essere delibata in Italia la sentenza canonica dichiarativa di nullità del matrimonio per esclusione, da parte di un coniuge, del "bonum sacramenti", ove la corte d'appello accerti che l'intenzione di tale coniuge non sia rimasta confinata nella sua sfera psichica ma sia stata in qualsiasi modo esternata (e conosciuta) all'altro coniuge, o, comunque, che vi siano stati obbiettivi elementi rivelatori di detta intenzione non percepiti da quest'ultimo solo per sua grave negligenza; la relativa indagine, da condursi in riferimento al caso concreto, può avvalersi, oltre che degli elementi acquisiti nel processo di delibazione, anche degli elementi deducibili dagli atti e dai provvedimenti del processo canonico, nonché dal comportamento tenuto dalle parti nel corso di quest'ultimo.
Cassazione civile sez. I 10 maggio 1984 n. 2855
Non contrasta con l'ordine pubblico e può quindi essere dichiarata esecutiva in Italia ai sensi dell'art. 17 l. 27 maggio 1929 n. 847 la sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per riserva mentale bilaterale, pronunciata senza l'osservanza della normativa del nostro ordinamento circa la temporaneità dei termini per fare valere tale vizio della volontà (art. 123 c.c.), trattandosi di norma non costituente principio essenziale dell'ordinamento dello Stato o dell'istituto matrimoniale bensì di differenza fra diritto canonico e quello civile non così accentuata da superare quel margine di maggiore disponibilità che l'ordinamento statuale si è imposto per dare efficacia alle sentenze ecclesiastiche, in considerazione del fatto che l'ordinamento canonico conosce istituti diretti a valorizzare identicamente comportamenti dimostrativi di un valido consenso sopravvenuto (convalidatio o sanatio in radice) e che l'ordinamento statuale prevede ipotesi di nullità matrimoniali (art. 124 c.c.) che possono essere fatte valere in ogni tempo.
Cassazione civile sez. I 03 maggio 1984 n. 2677
L'avere il coniuge, attore in giudizio di divorzio, contratto nuovo matrimonio prima d'avere ottenuto lo scioglimento del primo vincolo, commettendo così delitto di bigamia, non rende improponibile la domanda di divorzio da lui proposta per l'impossibilità, asserita dal coniuge convenuto, di espletare il tentativo di conciliazione, date le nuove nozze dell'attore: anche in tale ipotesi, infatti, non può a priori escludersi la possibilità di ripristinare la comunione tra i coniugi, mentre, d'altro canto, non si richiede, quale condizione perché il divorzio venga dichiarato, che tra i coniugi in causa sussistano concrete possibilità di riconciliazione.
Tribunale Trapani 21 maggio 1986