Source: http://mirate-associati.it/page.asp?num=10&voce=news
Timestamp: 2020-02-27 10:08:00+00:00
Document Index: 82002921

Matched Legal Cases: ['art. 110', 'art. 41', 'art. 380', 'art. 381', 'art. 382', 'art. 378', 'art. 646', 'art. 343', 'art. 391', 'sentenza ']

La responsabilit� penale dell'avvocato
La responsabilit� penale dell�avvocato<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Sintesi della lezione tenuta dall�avv. Aldo Mirate il 25.2.2011 nell�ambito degli eventi formativi organizzati dal Consiglio dell�Ordine degli Avvocati di Asti.
L�avv. Mirate, pur lamentando la carenza di dati statistici precisi, � partito dalla sottolineatura che, al di l� delle specifiche contingenze che avevano caratterizzato gli anni �70 e �80 del secolo scorso col coinvolgimento in processi penali di avvocati che difendevano le aree di contestazione politica e sociale, molte sono le fonti che segnalano un incremento statistico del coinvolgimento degli avvocati in vicende a sfondo penale (soprattutto dopo il 1989, anno di entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale); e ci� nonostante il quadro dei cosi detti �reati propri� sia rimasto immutato.
Venendo agli aspetti pi� squisitamente tecnici si � soffermato sull�istituto del concorso delle persone nel reato delineato dall�art. 110 c.p.( principale veicolo del coinvolgimento degli avvocati nelle vicende penali con le quali vengono professionalmente a contatto), facendo una comparazione con la configurazione che ne faceva il codice Zanardelli ed accennando alla nuova configurazione delineata nei progetti Pagliaro e Grosso.
Ha ricordato come l�attuale configurazione normativa, da una parte, sia in diretta dipendenza del principio che � stato accolto, sotto l�influenza del positivismo criminologico, dal codice Rocco in tema di �rapporto di causalit�� (art. 41 c.p.) e dall�altra parte, obbedisca ad una logica politica, propria dello stato autoritario dell�epoca, volta a consentire una pi� ampia e dispiegata potest� punitiva dello stato medesimo ( la presunzione di innocenza fu definita da Alfredo Rocco �una stravaganza derivata da quei vieti concetti, germogliati nella rivoluzione francese, per cui si portano ai pi� esagerati ed incoerenti eccessi le garanzie individuali�).
Ha poi lungamente analizzato la casistica giurisprudenziale emergente dalla giurisprudenza di merito e di legittimit�, sia con riferimento ai cosi detti � reati propri� della professione forense - patrocinio o consulenza infedale (art. 380), altre infedelt� del patrocinatore (art. 381), millantato credito del patrocinatore (art. 382) - sia con riferimento ad alcuni �reati comuni� nei quali, secondo una sommaria disamina dei repertori, gli avvocati vengono pi� frequentemente coinvolti, vale a dire favoreggiamento personale (art. 378), appropriazione indebita (art. 646), bancarotta fraudolenta (artt. <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />216,223,236 L.F.), oltraggio a magistrato in udienza (art. 343).
Si � poi soffermato sulle problematiche che sorgono in relazione alle investigazioni difensive del difensore contemplate dal titolo VI del libro V del codice di procedura penale (art. 391 bis e segg.) commentando in particolare la sentenza a S.U. 28.9.2006, n. 32009 e soffermandosi sulla problematicit� della qualifica di pubblico ufficiale che la stessa attribuisce al difensore quando forma �il verbale nel quale raccoglie le informazioni� che sono destinate �a provare fatto determinati� nell�interesse del cliente; qualifica alla quale si correla la possibile responsabilit� per falso ideologico in atto pubblico, in capo allo stesso difensore, ove l�atto presenti profili di mendacio.