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Timestamp: 2018-07-15 22:47:33+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 49', 'art. 12', 'art. 110', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 35']

Novità fiscali del 17 giugno 2008: pagamenti in contanti e norme antiriciclaggio: ancora chiarimenti; decreto ingiuntivo: la fattura é prova che legittima il credito; reverse charge IVA; mancata emissione scontrini fiscali | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 17 giugno 2008: pagamenti in contanti e norme antiriciclaggio: ancora chiarimenti; decreto ingiuntivo: la fattura é prova che legittima il credito; reverse charge IVA; mancata emissione scontrini fiscali
1) Pagamenti in contanti e norme antiriciclaggio: Nuovi attesi chiarimenti
2) Imposte sui redditi – Valute estere: il cambio di maggio
3) Decreto ingiuntivo: Fattura é prova che legittima il credito
4) Mancata emissione degli scontrini fiscali: Conseguenze
5) Imposta di registro ipotecaria e catastale: Agevolazioni alle sentenze dichiarative dell’usucapione di fondi rustici
6) Inversione contabile: Istallazione di impianti antincendio ed impianti idraulici
7) Reverse charge IVA: Ulteriori chiarimenti
I pagamenti di fatture in contanti, suddivise in più rate cumulativamente pari o superiori ai 5.000 euro, non vanno comunicati da parte dei professionisti.
I medesimi, tuttavia, ritornano ad essere obbligati a registrare nell’archivio unico (registro ai fini antiriciclaggio) i modelli F24 il cui importo è superiore ai 15.000 euro.
Mentre, invece, l’obbligo di adeguata verifica della clientela è stato escluso per le attività di redazione e trasmissione di tutte le dichiarazioni di natura fiscale.
Sono questi alcuni dei chiarimenti forniti il 12/06/2008, dal Ministero delle Finanze (dipartimento del tesoro, direzione valutario, antiriciclaggio e antiusura), di concerto con l’UIF, ai quesiti posti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.
Il valore dell’operazione, di cui all’art. 49, comma 1, del D.Lgs. n. 231/2007, va inteso come valore complessivamente da trasferire in unica soluzione, anche cumulando diverse tipologie di mezzi di pagamento al portatore (per esempio contanti, titoli di stato o altri titoli al portatore), mentre nessun cumulo si verifica nel momento in cui il frazionamento è connaturato all’operazione stessa, oppure è conseguenza di un preventivo accordo tra le parti (in tal senso è stata pre-annunciata una modifica dell’attuale normativa).
Ne consegue che ad esempio:
– Il pagamento di un bene mobile acquistato in contanti per 15.000 euro con cinque versamenti in contanti di 3.000 euro cadauno é legittimo, come pure ad es. il pagamento di un locazione annuale di 24.000 euro con rate mensili in contanti di 2.000 euro cadauna;
– parimenti viene ammesso il finanziamento dei soci alla società eseguito in contanti in più rate sotto il limite di 5.000 euro.
Ciò poiché tali fattispecie derivano da un preventivo accordo tra le parti e risultano per conseguenza lecite.
Viceversa, non viene ammesso il frazionamento di un unico dividendo ultrasoglia pagato dalla società a un socio, anche qualora tali pagamenti venissero effettuati a distanza superiore dei sette giorni (art. 1, lettera m, del D.Lgs n. 231/2007).
Ciò poiché tale frazionamento non deriva dal preventivo accorto tra i soci e la società ma da una decisione unilaterale.
Da evidenziare, infine, che le anomalie riguardanti gli assegni formano oggetto dì comunicazione anche da parte dei professionisti (e non solo da parte della banca o della Poste italiane) che accetta detti assegni in versamento o che ne effettua l’estinzione.
Esenzione per ogni dichiarazione fiscale
Per tutte le dichiarazioni di natura fiscale il consulente è esonerato sia dagli obblighi di procedere alla verifica della clientela sia dalla registrazione della prestazione nell’archivio unico tenuto ai fini della normativa antiriciclaggio.
A tal fine valgono le disposizioni di cui all’art. 4 del D.M. n. 60/2007 che esenta dagli obblighi tutte le dichiarazioni di carattere fiscale (in tal senso è stato pre-annunciato un ulteriore correttivo nel Testo unico).
Quindi, non sono esentate solo le attività di mera redazione e trasmissione delle dichiarazioni dei redditi ma anche quelle derivanti dall’obbligo di registrazione di dichiarazioni fiscali di natura diversa come per esempio la dichiarazione IVA.
Al contrario, sarà necessario riprendere a registrare nel registro unico ai fini della normativa antiriciclaggio i pagamenti dei modelli F24 superiori a 15.000 euro, obbligo che era stato precedentemente escluso dopo l’avvento del D.M. n. n. 60/2007, poiché ritenuto un adempimento di tipo accessorio e conseguente alla redazione e trasmissione delle dichiarazioni.
Di parere avviso è stato, invece, il Ministero dell’Economia e Finanze, secondo il quale tale obbligo permane per ciascun modello F24 che supera la soglia di 15.000 euro sia nel caso in cui l’addebito avvenga direttamente nel conto del cliente sia quando a ciò provveda il professionista con successivo rimborso da parte dello stesso cliente.
A tal fine, è stato ritenuto in dottrina (1) che, comunque, tali obblighi non siano dovuti:
– Nell’ipotesi di importi compensati con valori che superino tale soglia (per esempio IRPEF da versare 20.000 euro parzialmente compensata con 8.000 euro di Iva a credito.
In questo caso il pagamento di 12.000 euro con F24 non va registrato);
– per i pagamenti complessivamente superiori a 15.000 euro ma oggetto di rateizzazione (per esempio società chiamata a versare in cinque rate da 10 mila euro imposte complessive derivanti da Unico di 50 mila euro).
A riguardo viene chiarito che l’attività di tenuta della contabilità rappresenta sempre una prestazione che obbliga professionista all’adeguata verifica del cliente.
Adempimento a cui invece non sono più chiamati tutti quei professionisti che provvedono agli adempimenti in materia di amministrazione del personale.
E’ compito delle singole categorie professionali (Dottori commercialisti, Consulenti del lavoro, Notai, Avvocati) individuare gli adeguati criteri per eseguire in modo corretto e completo la verifica della clientela.
Modificando il precedente parere dell’Uic (parere n. 10/2006) è stato evidenziato che, in relazione alle disposizioni del D.Lgs. n. 231/2007, anche i sindaci che svolgono attività di revisione contabile sono tenuti alle verifiche ai fini antiriciclaggio, attinenti in particolar modo nel rispetto dell’art. 49 citato.
L’obbligo di segnalare eventuali operazioni sospette non riguarda il professionista che opera come consulente tecnico di parte nei collegi arbitrali nelle controversie presso gli organismi di conciliazione.
Ciò poiché tali prestazioni rientrano, comunque, tra i compiti di difesa previsti nell’art. 12, comma 2, del D.Lgs. n. 231/2007.
(1) Nota: Luciano De Angelis in Italia Oggi del 14/06/2008
(M.E.F. chiarimenti con nota prot. 65633 del 12 giugno 2008)
È stato accertato il cambio delle valute estere per il mese di maggio 2008, ai sensi dell’art. 110, comma 9, D.P.R. n. 917/1986.
(Provvedimento Agenzia delle Entrate 13/06/2008, n. prot. 2008/90339)
La fattura, ove proveniente da un imprenditore esercente attività commerciale e relativa fornitura di merci o prestazioni di servizi (anche a cliente non esercente, a sua volta, la medesima attività), rappresenta idonea prova scritta del credito quale richiesta ex lege per l’emissione di un decreto ingiuntivo, sempre che ne risulti la regolarità amministrativa e fiscale.
Il citato decreto ingiuntivo è stato, quindi, emesso sulla base di fatture commerciali.
La fattura, ove proveniente da un imprenditore esercente attività commerciale e relativa fornitura di merci o prestazioni di servizi (anche a cliente non esercente, a sua volta, la medesima attività), rappresenta idonea prova scritta del credito quale richiesta ex lege per l’emissione di un decreto ingiuntivo, sempre che ne risulti la regolarità amministrativa e fiscale. Deve escludersi, peraltro, che la stessa fattura possa rappresentare nel giudizio di merito – e anche in quello di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto in base a essa – prova idonea in ordine così alla certezza, alla liquidità e alla esigibilità del credito dichiaratovi, come ai fini della dimostrazione del fondamento della pretesa.
La fattura, infatti, si inquadra tra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione indirizzata all’altra parte di fatti concernenti un rapporto già costituito, per cui quando tale rapporto sia contestato tra le parti, la fattura, ancorché annotata nei libri obbligatori, proprio per la sua formazione a opera della stessa parte che intende avvalersene, non può assurgere a prova del contratto, ma, al più, può rappresentare un mero indizio della stipulazione di esso e dell’esecuzione della prestazione, mentre nessun valore, neppure indiziario, le si può riconoscere in ordine alla rispondenza della prestazione stessa a quella pattuita, come agli altri elementi costitutivi del contratto (Cass. 4/03/2003, n. 3188; Cass. 08/06/2004, n. 10830).
Nel caso di specie, quindi, va emesso il decreto ingiuntivo sulla base delle predette fatture commerciali.
(Cassazione civile , sez. III, sentenza 03/04/2008, n. 8549)
Sanzioni incisive per la mancata emissione degli scontrini fiscali.
Come è noto il D.L. 30 settembre 2003, n. 269, ha abolito la sanzione applicabile al destinatario dello scontrino fiscale.
Il cliente, infatti, non è più sanzionabile nel caso in cui l’esercente non gli rilasci lo scontrino fiscale.
Resta invece valida la violazione per la mancata emissione dello scontrino contenuta nell’art. 6 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 che attualmente è sanzionata con un importo pari al 100% dell’imposta evasa, con un minimo di 516 euro.
Inoltre, la mancata annotazione dei corrispettivi nel registro di emergenza quando l’apparecchio misuratore fiscale è in stato di fermo è equiparata, a tutti gli effetti, alla mancata emissione di scontrini e come tale viene sanzionata.
Altra ipotesi si ha quando l’esercente ha non ha richiesto l’intervento del tecnico autorizzato, pur avendo regolarmente annotato le operazioni sul registro di emergenza.
In questo caso si applica la sanzione amministrativa da 258 a 2.065 euro.
La circolare 25 gennaio 1999, n. 23/E precisa che in caso di omessa registrazione dei corrispettivi si applica solo la relativa sanzione, mentre quella per omessa manutenzione rimane assorbita.
Nel caso in cui l’esercente non installi l’apparecchio misuratore fiscale, oltre alle sanzioni amministrative sopra indicate, si applica anche la sospensione della licenza.
Altresì, per la libertà di scelta tra emissione di scontrino o di ricevuta fiscale, se l’esercente emette la ricevuta, non è sanzionabile se non installa l’apparecchio misuratore fiscale.
Infine, l’art. 12 del D.L. n. 262/2006, prevede che qualora siano state contestate, nel corso di 5 anni quattro distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale, compiute in giorni diversi, anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie, è disposta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese.
Se l’importo complessivo dei corrispettivi oggetto di contestazione eccede la somma di 50.000 euro la sospensione è disposta per un periodo da un mese a sei mesi.
Il procedimento di irrogazione della sanzione è il seguente:
– A seguito dell’attività di controllo, il personale dell’Agenzia delle entrate o della Guardia di finanza procede alla constatazione delle violazioni per mancata emissione di uno o più scontrini o ricevute fiscali, notificando apposito processo verbale;
– il competente Ufficio locale dell’Agenzia delle entrate, esaminata la correttezza della constatazione, procede – entro 90 giorni – all’emanazione del relativo atto di contestazione delle violazioni;
– a fronte della contestazione – con uno o più atti – di quattro violazioni, la competente Direzione regionale dell’Agenzia (verificata – sia nel merito, sia nella forma – la corretta constatazione e contestazione delle violazioni) provvede all’emanazione del provvedimento di sospensione;
– la competente Direzione regionale dell’Agenzia ha a disposizione un termine di 6 mesi dalla notifica del quarto atto di contestazione per provvedere alla notifica del provvedimento di sospensione.
Il provvedimento di sospensione è immediatamente esecutivo.
(Saverio Cinieri, Ipsoa Giugno 2008)
Le agevolazioni si applicano soltanto per gli acquisti di fondi rustici fatti in buona fede da chi non è proprietario e non invece per quelli effettuati in base al possesso continuato per quindici anni.
Ne consegue che la sentenza di usucapione di terreni di montagna posseduti da almeno un quindicennio va tassata in misura proporzionale ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale.
Pertanto, alle sentenze di usucapione che impongono il trasferimento di fondi rustici situati nei Comuni di montagna in base al possesso continuato per almeno quindici anni le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano proporzionalmente.
Mentre la misura fissa e l’esenzione dall’imposta catastale valgono solo quando l’acquisto è fatto in buona fede da chi non è proprietario.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 16/06/2008, n. 244)
L’attività di mera manutenzione degli impianti idraulici rientra nel meccanismo del “reverse charge”.
L’art. 17, sesto comma, lett. a), del DPR 633/72, come sostituito dall’art. 1 comma 44, della legge finanziaria per il 2007, ha esteso il regime IVA dell’inversione contabile anche a talune prestazioni di servizi rese nel settore edile, in particolare, detto regime “si applica alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore”.
La circolare n. 37/2006 ha chiarito che il meccanismo dell’inversione contabile opera in relazione alle prestazioni rese, anche se in via non esclusiva o prevalente, da soggetti subappaltatori ad imprese edili che operano come appaltatori o, a loro volta, come subappaltatori.
Per quanto concerne l’individuazione del settore edile la medesima circolare ha precisato che sia l’appaltatore sia il subappaltatore devono operare nel settore di attività riconducibile alla sezione F (costruzioni) della tabella di classificazione delle attività economiche ATECOFIN 2004, trasfuso nella sezione F della Tabella ATECO 2007.
La citata circolare n. 37/E del 29/12/2006, per agevolare l’individuazione del presupposto oggettivo per l’applicazione del meccanismo del “reverse charge”, ha chiarito che le attività di costruzione comprendono, tra l’altro, i lavori generali di costruzione, i lavori speciali di costruzione per edifici e opere di ingegneria civile, i lavori di completamento di un fabbricato, i lavori di installazione in esso di servizi.
Sono, pertanto, interessati dal regime del “reverse charge” i nuovi lavori, le riparazioni, i rinnovi e i restauri, le aggiunte e le alterazioni, la costruzione di edifici e strutture prefabbricate in cantiere, nonché le costruzioni temporanee.
La successiva Risoluzione n. 154/E del 05/07/2007 ha chiarito che l’attività di installazione di impianti idraulico sanitari deve essere considerata “attività resa nel comparto delle costruzioni” giacché riconducibile alla voce 45.31.0 della Tabella ATECOFIN 2004.
L‘attività di mera manutenzione degli impianti idraulici rientrando nella generica categoria delle “riparazioni”, deve essere, anch’essa, inquadrata nel comparto delle costruzioni di edifici e, pertanto, assoggettata al meccanismo del “reverse charge”.
Riguardo le prestazioni di istallazione e manutenzione di impianti antincendio, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che occorre distinguere a seconda che gli interventi interessino un immobile oppure altro tipo di beni.
Nel primo caso, se ricorrono gli altri requisiti previsti dall’art. 17, comma 6, del D.P.R. 633/72, si applica il regime del “reverse charge”.
In questo caso, infatti, l’attività può essere correttamente inquadrata nella voce 45.31.0 della Tabella ATECOFIN 2004, corrispondente alla voce 43.22.03 della Tabella ATECO 2007.
Nel secondo caso, se tali servizi sono realizzati su beni diversi dagli immobili (es. imbarcazioni, piattaforme galleggianti), l’I.V.A. deve essere applicata in base alle ordinarie regole di fatturazione, atteso che l’attività non é riconducibile al settore edile.
Infine, in merito alla manutenzione degli estintori, delle manichette e delle maschere, i relativi subappalti vanno assoggettati al regime del “reverse charge” solo nell’ipotesi in cui i materiali mobili oggetto di manutenzione facciano parte di un impianto complesso installato su un immobile (con manutenzione che si riferisca a quella dell”intero impianto).
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 16/06/2008, n. 245)
L’Agenzia delle Entrate con una seconda risoluzione del 16/06/2008 ha fornito ulteriori chiarimenti sui seguenti casi in cui deve essere applicata la disciplina Iva:
1) l’attività di semplice posa in opera dei materiali prodotti riveste natura accessoria rispetto alla fornitura degli stessi e, pertanto, la prestazione deve essere assoggettata ad Iva con le modalità ordinarie. Anche nel caso in cui la posa in opera dei beni ceduti sia effettuata da soggetti terzi sulla base di un contratto di appalto o subappalto affidato dalla società, non si applica il meccanismo del reverse charge, giacché la predetta società, nel caso di specie, nei confronti del proprio committente effettua cessioni di beni e non prestazioni di servizi.
2) invece, qualora l’attività svolta non consista nella semplice posa in opera dei materiali prodotti, ma nella realizzazione di beni diversi e nuovi rispetto al complesso dei materiali impiegati, si è in presenza di un’attività ulteriore rispetto a quella manifatturiera.
Pertanto, se quest’ulteriore attività é inquadrabile tra quelle del settore edile, ai sensi della tabella Ateco 2007, corrispondente a quelle della sezione F della tabella Atecofin 2004, in presenza delle altre condizioni previste dal comma 6 dell’art. 17 del D.P.R. 633/72, per le operazioni ad essa riconducibili si applica il meccanismo del reverse charge.
Per tale ulteriore attività, la società ha l’obbligo di effettuare la comunicazione del relativo svolgimento, ai sensi dell’art. 35, comma 3, del DPR n. 633/72.
3) Riguardo le modalità di fatturazione delle operazioni effettuate in presenza di un’associazione temporanea d’impresa (ATI) viene fatto rinvio a quanto già chiarito con la risoluzione n. 172/2007.
Tale documento ha ribadito che, in linea di principio, l’ATI é, civilisticamente e fiscalmente un soggetto trasparente, che non dà vita ad un autonomo soggetto di diritto.
Infatti, elemento decisivo affinché si possa determinare autonomia soggettiva in capo all’ATI é il fatto che le imprese raggruppate si comportino nell’esecuzione dell’appalto, in modo unitario e indistinto, sia all’intento del raggruppamento stesso che nei confronti dei terzi, perdendo la propria autonomia gestionale nei complessi rapporti giuridici posti in essere.
Per conseguenza solo quando l’ATI assume funzione esterna e, dunque soggettività giuridica, gli obblighi di fatturazione debbono essere posti in capo alla capogruppo, diversamente rilevando le singole imprese associate come autonomi soggetti di diritto.
Inoltre, secondo quanto già chiarito con le circolari del 29 dicembre 2006 n. 37 e del 4 aprile 2007 n. 19, l’inversione contabile non opera nel caso in cui l’ATI si pone come appaltatore diretto e l’esecuzione delle opere viene rimessa alle singole imprese associate, in quanto tra quest’ultime e la capogruppo non si configura un contratto di subappalto ma di mandato.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 16/06/2008, n. 246)