Source: https://www.laleggepertutti.it/209311_assegno-mantenimento-deduzioni-e-detrazioni-fiscali
Timestamp: 2019-06-16 11:48:29+00:00
Document Index: 144619666

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 4', 'art. 50']

Il mantenimento fa reddito e va dichiarato? Si pagano le tasse sull’assegno di mantenimento? Il marito che versa il mantenimento può scaricare dalle tasse gli importi versati all’ex coniuge e ai figli?
Quando si parla di assegno di mantenimento da versare all’ex coniuge dopo la separazione o il divorzio, entrano in campo alcune regole fiscali che prevedono, in determinati casi, dei benefici ed in altri invece li negano. Scopo di questo articolo è fare una panoramica su quali sono le deduzioni e le detrazioni fiscali sull’assegno di mantenimento. Stabiliremo cosa prevede la legge sia per chi versa l’assegno periodico (di solito si tratta dell’ex marito) e sia per chi invece lo riceve (più spesso la moglie e i figli).
In generale possiamo già dire che le detrazioni fiscali sono previste solo sul mantenimento per i figli a carico mentre le deduzioni invece spettano a per il mantenimento versato all’ex coniuge. Ma procediamo con ordine.
1 Deduzioni e detrazioni fiscali: che differenza c’è
2 Assegno di mantenimento: è deducibile?
3 Deduzione assegno di mantenimento una tantum
4 Deduzione assegno di mantenimento con compensazione
5 Deduzione delle spese di affitto
6 Deduzione dei premi per l’assicurazione sulla vita
7 Deduzioni fiscali sull’accollo del mutuo
8 Deduzioni sulle modifiche dell’assegno di mantenimento
9 Detrazioni sul mantenimento dei figli
10 Chi riceve l’assegno di mantenimento ci paga le tasse?
11 Scioglimento delle unioni civili
Deduzioni e detrazioni fiscali: che differenza c’è
Prima di poter parlare di deduzioni e detrazioni fiscali sull’assegno di mantenimento dobbiamo ricordare che differenza c’è tra detrazioni fiscali e deduzioni. In verità, di tanto abbiamo già palato in modo ampio nella guida: Deduzioni e detrazioni fiscali: che differenza c’è? tuttavia, in questa sede, possiamo così sintetizzare la questione:
le detrazioni fiscali sono quelle spese che vengono sottratte dalle tasse da pagare; per cui, la sottrazione viene fatta quando è già calcolato l’importo da versare all’erario;
le deduzioni fiscali sono quelle spese che vengono sottratte dalla base imponibile, ossia dal reddito prima ancora che su questo venga applicata l’aliquota Irpef e, quindi, si determini l’importo da versare all’erario.
In pratica, le deduzioni vengono effettuate in un momento anteriore rispetto alla detrazione, quando ancora si deve stabilire la base imponibile sulla quale poi applicare l’aliquota Irpef. Le detrazioni invece si sottraggono in un momento successivo: una volta determinata l’Irpef, prima di procedere al pagamento del tributo.
Assegno di mantenimento: è deducibile?
La legge prevede che l’assegno di mantenimento da versare all’ex coniuge (e non quelli ai figli) può essere oggetto di deduzione fiscale. Si può trattare dell’assegno determinato dopo la separazione, il divorzio o la sentenza di nullità del matrimonio. La misura della deduzione fiscale è pari a quella dell’assegno che ha stabilito il giudice.
La deducibilità si estende anche all’adeguamento automatico dell’assegno periodico ma solo se è stato il giudice a prevedere un criterio di adeguamento automatico.
Deduzione assegno di mantenimento una tantum
Attenzione però: puoi dedurre dalle tasse solo se paghi l’assegno di mantenimento all’ex coniuge con cadenza mensile. Esistono infatti dei casi che, su accordo dei coniugi, l’assegno può essere versato una tantum, ossia con un unico importo in sede di separazione consensuale. Chi versa l’assegno una tantum si libera, per sempre, dell’obbligo di versare il mantenimento mensile ma non può dedurre dalle tasse tale importo.
L’indeducibilità riguarda anche l’ipotesi in cui il versamento dell’assegno una tantum venga frazionato in un numero definito di rate.
Deduzione assegno di mantenimento con compensazione
Sono altresì deducibili gli importi corrispondenti agli assegni periodici che risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria, ma che non vengono materialmente pagati in quanto compensati con crediti vantati nei confronti del coniuge separato o divorziato beneficiario degli stessi.
Deduzione delle spese di affitto
È deducibile quanto corrisposto periodicamente dall’ex coniuge a titolo di spese per il canone di affitto e per le spese condominiali sempre che sia stato il giudice a imporre all’ex coniuge di pagare tali importi (che, al contrario, di solito ricadono in capo a chi abita l’immobile). Ciò perché tali somme vengono considerate alla stregua dell’assegno di mantenimento [1].
Deduzione dei premi per l’assicurazione sulla vita
L’ex coniuge non può dedurre dalle tasse i premi pagati per l’assicurazione sulla vita a favore del coniuge divorziato, anche se ciò è stato stabilito con la sentenza del tribunale [2].
Deduzioni fiscali sull’accollo del mutuo
Sono deducibili le somme corrisposte al coniuge separato mediante estinzione delle rate del mutuo intestato a quest’ultimo, ma solo se detti importi non sono superiori all’ammontare dell’assegno di mantenimento determinato dal giudice [3].
Deduzioni sulle modifiche dell’assegno di mantenimento
Non sono invece deducibili le maggiorazioni degli assegni concordati tra gli ex coniugi. Lo sono solo se interviene una nuova sentenza del giudice a modificare il precedente importo stabilito col precedente provvedimento [4].
Detrazioni sul mantenimento dei figli
Non possono essere oggetto di deduzioni le somme del mantenimento versate ai figli. Per queste invece spettano le detrazioni fiscali per persone a carico. Qualora dalla sentenza non emerga la quota dell’assegno periodico destinato al mantenimento dei figli, la stessa si intende stabilita nella misura del 50% in capo a ciascun genitore, a prescindere dal numero dei figli.
Per essere considerati fiscalmente a carico, i figli, compresi i figli riconosciuti nati fuori del matrimonio e i figli adottivi, affidati o affiliati, devono solo rispettare il previsto il limite di reddito di 2.840,51 euro e, dal 2019, 4.000 euro per i figli con età non superiore a 24 anni. E ciò a prescindere:
dall’età (fermo restando il maggior limite di reddito di 4.000 euro previsto per i figli fino a 24 anni);
dal fatto che siano dediti o meno agli studi o a tirocinio gratuito.
In relazione ai figli non è inoltre richiesta la prova della corresponsione di assegni alimentari, come invece richiesto per gli altri familiari fiscalmente a carico.
Per applicare il nuovo limite di reddito di 4.000 euro previsto dall’1.1.2019 per i figli a carico di età non superiore a 24 anni, l’Agenza delle Entrate ha chiarito che «il requisito anagrafico deve ritenersi sussistere per l’intero anno in cui il figlio raggiunge il limite di età, a prescindere dal giorno e dal mese in cui ciò accade».
Per i ragazzi, nati nel 1995, che nel 2019 compiranno 24 anni, la soglia di reddito a cui fare riferimento per verificare lo status di familiare fiscalmente a carico è quindi di 4.000 euro, a prescindere dal giorno e dal mese del compleanno. Diversamente, per i ragazzi che compiranno 25 anni nel 2019:
il limite reddituale a cui fare riferimento sarà di 2.840,51 euro;
anche se i 25 anni dovessero essere compiuti il 31.12.2019 (e, dunque, il ragazzo dovesse trascorrere quasi tutto il 2019 come ventiquattrenne).
Per i figli a carico spettano determinate detrazioni dall’IRPEF lorda, il cui importo è collegato all’ammontare del reddito complessivo dei genitori.
In particolare, sono previste le seguenti detrazioni “teoriche”:
Se i genitori non sono legalmente ed effettivamente separati, la detrazione per figli a carico deve essere ripartita nella misura del 50% ciascuno. I genitori possono decidere di comune accordo di attribuire l’intera detrazione al genitore con il reddito complessivo più elevato, al fine di evitare che la detrazione non possa essere fruita in tutto o in parte dal genitore con il reddito inferiore.
Chi riceve l’assegno di mantenimento ci paga le tasse?
L’assegno di mantenimento fa reddito e quindi va dichiarato all’Agenzia delle Entrate [5]. Il che significa che il coniuge che percepisce l’assegno ci paga anche le tasse.
Gli assegni si presumono percepiti, salvo prova contraria, nella misura e alle scadenze risultanti dalla sentenza di separazione o divorzio.
Non va invece dichiarato, e quindi non fa reddito:
l’assegno corrisposto in unica soluzione;
gli importi degli adeguamenti periodici che non sono deducibili dall’erogante;
gli assegni destinati al mantenimento dei figli.
Alle unioni civili si applicano, in quanto compatibili, varie disposizioni della legge sullo scioglimento del matrimonio, tra cui quelle riguardanti la corresponsione di assegni periodici. Pertanto tutto ciò che abbiamo detto per le deduzioni e le detrazioni fiscali sull’assegno di mantenimento si applicano anche allo scioglimento delle unioni civili.
[1] Circ. Agenzia delle Entrate 24.4.2015 n. 17 § 4.1 e Cass. 24.5.2013 n. 13029.
[2] Cass. sent. n. 2236/2011.
[3] Cass. sent. n. 6794/2015.
[4] Cass. sent. n. 10323/2011.
[5] Ai sensi dell’art. 50 co. 1 lett. i) del TUIR.