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Timestamp: 2019-10-21 17:52:26+00:00
Document Index: 148102563

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 203', 'sentenza ', 'art. 1490', 'art. 1492', 'art. 1494']

News Giuridiche | Pagina 21 di 23 | Studio Legale La Motta Monti
TIA: ecco come farsi rimborsare l’Iva sulla Tariffa di igiene ambientale
L’Iva che molti comuni hanno fatto pagare per anni sulla tassa dei rifiuti non andava versata e quindi deve essere restituita al contribuente dal concessionario che si è occupato della riscossione.
La sentenza n.4723 del 10 marzo è l’ultima di una lunga serie arrivate all’ultimo grado di giudizio. La Cassazione ha ribadito che gli importi pretesi a titolo di TIA (Tariffa di igiene ambientale) non sono assoggettabili ad Iva, in quanto la TIA ha natura tributaria. I pagamenti risultano non dovuti e pertanto, essendo privi di giustificazione, sono da qualificarsi come indebito oggettivo, con conseguente diritto alla restituzione.
Il ricorso al Prefetto rappresenta uno strumento legislativo per poter chiedere la contestazione ed il conseguente annullamento del verbale relativo ad una sanzione amministrativa.
I motivi per un ricorso al Prefetto ex art. 203 C.d.S. possono essere tanti: mancata dimostrazione e carenza della corretta funzionalità del dispositivo elettronico, difetto di titolarità della Polizia municipale, mancanza di prova in ordine alla corretta taratura della strumentazione utilizzata, omessa indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, tardiva notificazione del verbale di contestazione (il verbale di contestazione deve essere notificato entro 150 giorni dal giorno della contestazione), i dati anagrafici del proprietario del veicolo non corrispondono a quelli indicati nella contravvenzione, omessa indicazione del luogo, giorno ed ora della commessa violazione, omessa indicazione della norma violata.
Secondo un orientamento ormai consolidato, la Suprema Corte di Cassazione afferma il principio della risarcibilità dei danni derivanti dall’infedeltà coniugale, che rappresenta una delle ragioni più frequenti delle crisi di coppia. L’infedeltà coniugale è infatti punita non solo con un eventuale addebito della separazione, ma anche con il pagamento dei danni che il coniuge vittima del tradimento ha subito.
La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sui contratti di locazione, ribadendo che il mancato o ritardato pagamento totale o parziale del canone o degli altri importi dovuti, costituisce motivo di risoluzione ai sensi degli artt. 1455-1456 del codice civile ed inoltre legittima il risarcimento di eventuali danni.
A fronte del grave inadempimento del conduttore si verifica uno squilibrio del sinallagma funzionale dal quale scaturisce come conseguenza: a) la risoluzione del contratto di locazione b) la condanna del conduttore all’immediato rilascio dell’immobile ed al pagamento delle mensilità pregresse e delle spese di lite.
In tema di risoluzione anticipata del contratto di locazione, l’intimazione di sfratto per morosità è pienamente compatibile con la richiesta di risarcimento dei danni consistenti nel mancato guadagno, la cui valutazione è rimandata al giudice di merito. Questo è, in breve sintesi, il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2865 depositata in cancelleria il 13 febbraio 2015. In buona sostanza, dice la Cassazione, il locatore, nel caso d’inadempimento del conduttore, ha diritto alla restituzione dell’immobile conseguente alla risoluzione del contratto e tutto ciò non lo priva della possibilità di chiedere il risarcimento del danno che può corrispondere alla mancata percezione dei canoni di locazione originariamente pattuiti. Spetterà, poi, al giudice valutare se la richiesta è congrua e quindi se accordarla o se effettuare una liquidazione in misura differente.
Con la recentissima riforma sul “divorzio breve”, L .55 /2015 in materia di separazione e cessazione degli effetti civili del matrimonio, si è avuta una notevole riduzione dei tempi per il divorzio da tre anni a 12 (o 6 mesi) ma contestualmente non è stato approvato il cosiddetto “divorzio immediato”. Tuttavia un’attenta lettura della legge sul divorzio del 1970 fa emergere che, nel nostro ordinamento, l’istituto del divorzio immediato è da tempo presente ed è applicabile laddove sussistano ipotesi molto gravi.
Con decretazione d’urgenza, e non con una riforma organica e sistematica, il “decreto giustizia per la crescita” (D.L. n.83/2015) apporta ulteriori modifiche alle materie dell’esecuzione forzata, delle procedure concorsuali e del processo telematico. Di seguito alcune delle novità più rilevanti del decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 Giugno che hanno investito istituti quali l’atto di precetto, la deducibilità delle perdite, le vendite giudiziarie.
Il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore ( art. 1490 c.c. ), si parla tradizionalmente di “garanzia per vizi occulti”, il venditore non ne risponderà solo nel caso in cui i vizi erano conosciuti dal compratore. La garanzia è dovuta per legge ed il patto che la esclude non vale se il venditore ha taciuto in malafede i vizi della cosa.
Il compratore della cosa viziata ha due rimedi rappresentati dalle “azioni edilizie” (nome rimasto dal diritto romano perché previste negli editti degli edili curuli). Le azioni edilizie sono 1) L’ Azione Redibitoria, che è una forma di risoluzione con la restituzione del prezzo e 2) l’ Azione Estimatoria ( o quanti minoris ) con la quale il compratore chiede una riduzione del prezzo in rapporto con la minore utilità offerta dalla cosa. Non va però dimenticato che “Electa una via non datur recusus ad alteram”: la scelta tra le due azioni è irrevocabile se fatta con domanda giudiziale ( art. 1492 c.c. ). Il venditore oltre a restituire il prezzo è obbligato in ogni caso a risarcire i danni quando non prova di aver ignorato – senza colpa – i vizi della cosa ( art. 1494 c.c. ). Questa norma pone a carico del venditore anche un dovere di diligenza per l’accertamento dello stato in cui si trova la cosa venduta.
L’esercizio delle due azioni edilizie è sottoposto a termini rigorosi di prescrizione e decadenza. Il Termine di Decadenza è di otto giorni dalla scoperta per la denunzia dei vizi al venditore. Il Termine di Prescrizione è di un anno dalla consegna per l’esercizio dell’azione.
Non va comunque dimenticato che sono diversi i rimedi a favore del compratore che si affiancano alle azioni edilizie. La legge equipara ad esempio la mancanza delle qualità promesse alla mancanza delle qualità essenziali ed egli potrà agire con le azioni per la risoluzione. Il compratore ha inoltre la possibilità di esperire tutte le azioni contrattuali di nullità e di annullamento ( anche per errore ), rescissione e risoluzione ( la consegna dell’ aliud pro alio rappresenta infatti un’ipotesi di inadempimento ), in più egli potrà esercitare le citate azioni edilizie per i vizi della cosa e la risoluzione per mancanza di qualità essenziali.
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