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Timestamp: 2018-09-22 17:54:52+00:00
Document Index: 54400667

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 39', 'art. 51', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 2328']

Statuto – La Legge per tutti
Statuto albertino (d. cost.)
Concesso da Carlo Alberto il 4 marzo 1848, costituì dapprima il documento costituzionale del Regno di Sardegna ed in seguito del Regno d’Italia (1861).
Denominato « Statuto» allo scopo di evidenziarne l’origine non rivoluzionaria ma ottriata (octroyè), cioè di graziosa concessione del sovrano, il documento era ispirato ai princìpi del governo «costituzionale puro» [vedi Forme di governo], in linea con le ideologie costituzionali affermatesi nella Francia prima delle rivoluzioni del 1848, anche se dopo pochi giorni la prassi costituzionale del Parlamento subalpino portò ad un sistema parlamentare in quanto i Governi prima di salire in carica chiedevano la fiducia del Parlamento.
Costituito da un preambolo e da 84 articoli e pubblicato in lingua italiana e francese, lo Statuto albertino si trasformò successivamente nello Statuto del Regno d’Italia e rimase in vigore per circa un secolo.
Presentava i caratteri di una Costituzione:
— flessibile: cioè di grado pari alla legge ordinaria. Sebbene fosse definito nel suo preambolo «legge fondamentale, perpetua e irrevocabile», era modificabile con un procedimento legislativo ordinario, senza nessuna garanzia per i cittadini che eventuali modifiche statutarie fossero in seguito apportate ed approvate con un procedimento più ponderato.
Da un’analisi letterale dello Statuto albertino risulta che i poteri dello Stato, anche se affiancati da istituzioni rappresentative del popolo, erano, comunque, monopolizzati dalla persona del Re.
La Corona era, inoltre, statutariamente irresponsabile in quanto la figura del sovrano era «indefettibile»: inizialmente neppure i ministri del Re rispondevano dinanzi alle Camere del loro operato; fu la prassi costituzionale [vedi] a introdurre il rapporto di fiducia fra Camere e Governo.
Mutilato dal D.Lgs. 16-3-1946, n. 98, lo Statuto albertino rimase formalmente in vigore fino al 1° gennaio 1948, data in cui entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana.
Statuto comunale e provinciale (d. enti loc.)
Atto normativo attraverso il quale l’ente locale manifesta la sua autonomia organizzativa e, in particolare, il potere di disciplinare il proprio assetto strutturale (autonomia amministrativa) e di individuare i fini da perseguire e i mezzi necessari per la loro realizzazione (autonomia politica e normativa).
L’art. 1, co. 3, D.Lgs. 267/2000 (T.U.degli enti locali) ha individuato nei soli principi della legislazione statale in materia di ordinamento degli enti locali e di disciplina dell’esercizio delle funzioni ad essi conferite, il limite all’esplicazione della potestà normativa statutaria.
Grazie alla riforma recata dalla L. cost. 3/2001, l’autonomia statutaria di Comuni [vedi], Province [vedi] e Città metropolitane [vedi] è oggi espressamente riconosciuta direttamente dalla Costituzione e deve esplicarsi secondo i principi fissati dalla stessa Carta fondamentale e nei limiti della legislazione statale che disciplina le materie indicate dall’art. 117, co. 2, lettera p) Cost. (in particolare il sistema elettorale e gli organi di governo) e della legislazione regionale esclusiva per tutti gli altri aspetti dell’ordinamento degli enti locali.
L’art. 4 della L. 131/2003 affida agli Statuti il compito di stabilire i principi di organizzazione e funzionamento, le forme di controllo, anche sostitutivo, nonché le garanzie delle minoranze e le forme di partecipazione popolare, in armonia con la Costituzione e con i principi generali in materia di organizzazione pubblica.
Anche le Città metropolitane [vedi] hanno la medesima autonomia statutaria riconosciuta ai Comuni e alle Province.
In proposito, la L. 56/2014 (cd. legge Delrio) ha ribadito, in riferimento alle Città metropolitane, che essa stessa ha provveduto ad istituire e in buona parte a ridisciplinare, l’applicazione del predetto art. 4 della L. 131/2003.
Statuto dei lavoratori (d. lav.)
La fonte normativa più importante, dopo la Costituzione, in materia di libertà sindacale, è ancora oggi la L. 300/1970, meglio nota come Statuto dei lavoratori [vedi Tabella].
Il legislatore ha inteso perseguire due obiettivi di fondo:
— tutelare la libertà e la dignità del prestatore, beni esposti a pericolo di pregiudizio, data la posizione subordinata che questi assume nell’ambito dell’organizzazione aziendale;
— sostenere la presenza del sindacato nei luoghi di lavoro, ritenendo tale presenza la migliore garanzia concreta dell’effettivo rispetto della personalità del lavoratore.
Specificamente dedicate alla tutela della libertà e dignità del lavoratore sono le norme del Titolo I (artt. 1-13).
Il Titolo II (artt. 14-18) ha invece la funzione di garantire il rispetto della libertà sindacale, riconosciuta in linea di principio dall’art. 39 Cost., nell’ambito dei singoli luoghi di lavoro.
Particolare rilievo ha il Titolo III (artt. 19-27), contenente una serie di misure di sostegno dell’attività sindacale.
Al sindacato sono riconosciuti veri e propri diritti soggettivi nei confronti dell’imprenditore.
Nell’impiego pubblico lo Statuto si applica alle pubbliche amministrazioni a prescindere dal numero dei dipendenti (art. 51 D.Lgs. 165/2001).
art. 1 • diritto dei lavoratori di manifestare liberamente, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, il proprio pensiero nei luoghi di lavoro
art. 2 • divieto di controllo dell’attività lavorativa mediante guardie private
art. 3 • dovere di comunicare preventivamente ai lavoratori i nominativi e le specifiche mansioni del personale di vigilanza del lavoro
art. 4 • divieto della sorveglianza a distanza dei lavoratori, cioè mediante appa-recchiature installate in modo tale da controllare l’attività lavorativa
in ogni caso sono illeciti i controlli che ledono beni costituzionalmente protetti (come l’inviolabilità della corrispondenza anche mediante posta elettronica)
art. 5 • divieto di accertamenti sanitari sulla idoneità fisica del lavoratore
sono ammessi solo in determinate ipotesi e devono essere effettuati da un soggetto pubblico
art. 6 • divieto di controlli sulla persona fisica del lavoratore o sulle sue pertinenze (perquisizioni)
sono ammessi solo per la tutela del patrimonio aziendale se eseguiti in maniera casuale all’uscita dei luoghi di lavoro
art. 7 • limiti all’esercizio del potere disciplinare
art. 8 • divieto di effettuare indagini, anche tramite terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore
art. 9 • tutela della salute e della integrità fisica dei lavoratori
art. 14 • diritto di tutti i lavoratori di associazione e di attività sindacale all’interno dei luoghi di lavoro
libertà del lavoratore di non aderire ad alcuna associazione sindacale
art. 15 • nullità di atti o patti posti in essere dal datore di lavoro avente finalità di-scriminatoria per ragioni di adesione o partecipazione sindacale
art. 16 • divieto per il datore di lavoro di erogare trattamenti economici di maggior favore aventi finalità discriminatoria
art. 17 • divieto per il datore di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori (cd. sindacati gialli)
art. 18 • tutela del lavoratore contro i licenziamenti illegittimi
art. 19 • costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali (RSA)
art. 20 • diritto dei lavoratori di riunirsi in assemblea per discutere materie di inte-resse sindacale e del lavoro
art. 21 • diritto di indire referendum su materie inerenti all’attività sindacale
art. 25 • diritto di affiggere in apposite bacheche aziendali pubblicazioni, testi e comunicati inerenti materie di interesse sindacale e di lavoro
art. 26 • diritto di raccogliere contributi per l’affiliazione sindacale e svolgere opera di proselitismo
art. 27 • diritto di utilizzazione di un locale all’interno dell’azienda
art. 28 • repressione della condotta antisindacale del datore di lavoro
artt. 31, 32 • diritto ad un periodo di aspettativa non retribuita o di permessi, per i lavo-ratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali
Statuto del contribuente (d. trib.)
Si tratta della L. 212/2000, testo normativo generale in materia tributaria che si prefigge l’obiettivo di regolare i rapporti tra l’amministrazione finanziaria e i cittadini stabilendo da un lato regole precise che dovrebbero vincolare il legislatore fiscale riducendo così il caotico e disordinato flusso di disposizioni tributarie e tutelando contemporaneamente il contribuente contro disposizioni inique, vessatorie e predisposte unicamente a vantaggio della pubblica amministrazione.
Lo Statuto del contribuente, oltre ad essere legge dello Stato, immediatamente applicabile, è anche un documento programmatico volto a cambiare definitivamente i rapporti cittadino-fisco.
Statuto delle imprese (d. comm.)
Con la L. 11-11-2011, n. 180 è stato introdotto nel nostro ordinamento lo Statuto delle imprese, con il quale si intendono recepire le indicazioni contenute nello Small Business Act adottato a livello europeo e attuato con la direttiva del Presidente del Consiglio del 4 maggio 2010, volto a definire le norme per lo sviluppo competitivo delle micro, piccole e medie imprese (MPMI). Tra le finalità dello Statuto è previsto:
— il sostegno per l’avvio di nuove imprese, in particolare da parte dei giovani e delle donne;
— la valorizzazione del potenziale di crescita, di produttività e di innovazione delle imprese, con particolare riferimento alle MPMI;
— l’adeguamento dell’intervento pubblico alle esigenze delle MPMI.
Tra i principi che concorrono a definire lo Statuto sono elencati, tra l’altro:
— la libertà di iniziativa economica e concorrenza;
— la semplificazione burocratica;
— la progressiva riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese;
— il diritto delle imprese all’accesso al credito informato, corretto e non vessatorio;
— e, infine, misure di semplificazione amministrativa.
Tali principi sono volti prevalentemente a garantire alle imprese condizioni di equità funzionale, operando interventi di tipo perequativo per le aree sottoutilizzate, nel rispetto dei principi fissati dall’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’UE. Si enuncia anche il principio della libertà di associazione tra imprese.
Sono poi disciplinati i rapporti tra imprese e istituzioni, in un’ottica di semplificazione e trasparenza.
Il provvedimento reca varie disposizioni sulle politiche pubbliche riguardanti le MPMI. Sono previste diverse misure con cui lo Stato favorisce la ricerca, l’innovazione, l’internazionalizzazione e la capitalizzazione.
In particolare, il Ministro dello sviluppo economico, sentite le Regioni, deve adottare un piano strategico di interventi.
Viene poi istituito il Garante per le MPMI, con la finalità, fra l’altro, di monitorare l’impatto dell’attività normativa, anche del Governo e delle regioni, e dei provvedimenti amministrativi sulle MPMI, prevedendo un interscambio tra il Garante e gli enti e le istituzioni interessate, fra cui, principalmente, Parlamento, Governo ed enti territoriali.
Si prevede, quindi, l’emanazione di una Legge annuale per le MPMI, al fine di attuare lo Small Business Act.
Il provvedimento, da presentare alle Camere entro il 30 giugno di ogni anno, è volto a definire gli interventi per l’anno successivo e reca, oltre a una o più deleghe, norme di immediata applicazione per favorire e promuovere le MPMI.
Il provvedimento, infine, stabilisce che le Regioni promuovano la stipula di intese in sede di Conferenza Stato-Regioni per il coordinamento delle competenze normative sugli adempimenti amministrativi delle imprese e per conseguire livelli ulteriori di liberalizzazione dell’attività d’impresa.
Statuto regionale (d. cost.)
L’attività statutaria delle Regioni [vedi] è direttamente riconosciuta a livello costituzionale (artt. 116 e 123 Cost.).
Diversa è però la disciplina dettata dalla Costituzione per l’adozione dello Statuto delle Regioni ordinarie [vedi Regione a Statuto ordinario] rispetto a quello delle Regioni speciali [vedi Regioni a Statuto speciale].
Le Regioni ordinarie, infatti, adottano autonomamente il proprio Statuto, che è deliberato dal Consiglio regionale [vedi] con una duplice votazione a maggioranza assoluta dei consiglieri. In tal modo esso assume la veste formale di legge regionale. Gli Statuti possono, inoltre, essere sottoposti a referendum [vedi], entro tre mesi dalla loro pubblicazione, su richiesta di un cinquantesimo degli elettori della Regione o di un quinto dei consiglieri regionali; non sono promulgati se non vengono approvati dalla maggioranza dei voti validi.
Per le Regioni speciali i rispettivi Statuti sono adottati direttamente dal Parlamento con legge [vedi] costituzionale. Pertanto, sotto l’aspetto formale, lo Statuto delle Regioni speciali (mancando una qualsiasi loro partecipazione al relativo procedimento di formazione), non costituisce espressione di autorganizzazione dell’ente, così come per le Regioni ordinarie. Sotto l’aspetto sostanziale, invece, le leggi costituzionali che adottano gli Statuti speciali, attribuiscono alle rispettive Regioni competenze e sfere di autonomia più ampie di quelle attribuite dalla Costituzione alle Regioni ordinarie.
Queste ultime, nei rispettivi Statuti , in armonia con la Costituzione e le leggi della Repubblica, dettano le norme relative alla forma di governo e ai principi fondamentali di organizzazione e funzionamento, disciplinano il diritto di iniziativa per le leggi regionali, nonché le forme di consultazione popolare (referendum) su leggi e provvedimenti amministrativi regionali. LoStatuto contiene, infine, l’enunciazione di vari principi programmatici riguardanti i fini che l’ente si propone di realizzare.
Statuto societario (d. comm.)
È il documento, redatto nella forma dell’atto pubblico [vedi], che contiene le norme che regolano la vita della società [vedi].
Lo Statuto impegna all’osservanza non solo gli attuali componenti della società, ma anche i futuri.
Lo Statuto generalmente accede all’atto costitutivo: essi possono essere sia uniti in un unico documento, sia formalmente separati. In particolare, lo Statuto rappresenta la parte normativa dell’atto costitutivo.
In caso di contrasto tra le clausole dell’atto costitutivo e quelle dello Statuto prevalgono le seconde (art. 2328, ult. co., c.c.).