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Timestamp: 2020-05-29 05:35:46+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'art 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 18002 del 20/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18002 del 20/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/07/2017, (ud. 20/06/2017, dep.20/07/2017), n. 18002
sul ricorso 24506-2015 proposto da:
S.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VITTORIA
COLONNA 40, presso lo studio dell’avvocato MARIA PAOLA CIMINO,
rappresentato e difeso dagli avvocati DARIO MARIA DOLEI e RICCARDO
GIUFFRIDA;
avverso la sentenza n. 1108/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
depositata il 23/07/2014;
partecipata del 20/06/2017 dal Consigliere Dott. MARIA GIOVANNA C.
La Corte d’Appello di Catania, con sentenza del 23 luglio 2014, giudicando in sede di rinvio, ha confermato la decisione con la quale era stata dichiarata inammissibile la domanda proposta con citazione del 17.11.1989 da S.R. nei confronti del Comune di Giarre, volta al risarcimento del danno da occupazione illegittima del fondo di sua proprietà sul quale era stata realizzata una strada ed era stato espropriato con decreto in data 4.8.1993. Per la cassazione della sentenza, ricorre il S. sulla scorta di quattro mezzi. L’intimato non ha svolto difese.
2. Il primo motivo, con cui si denuncia per violazione e degli artt. 163,112 e 345 c.p.c., oltre che vizio di motivazione, la statuizione d’inammissibilità della domanda risarcitoria da occupazione usurpativa, è fondato.
3. La questione relativa alla novità o meno della domanda, riferita alla natura usurpativa o acquisitiva dell’occupazione, già dibattuta in giurisprudenza, è rimasta del tutto superata a seguito della sentenza n. 735 del 2015, con la quale le Sezioni Unite di questa Corte hanno eliminato ogni differenza pratica tra le due forme di illecito, considerate entrambe a carattere permanente ed improduttive dell’acquisizione del bene occupato alla mano pubblica, anche nel caso della presenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità.
Essendo venuta meno la rilevanza del connotato distintivo tra le due azioni, consegue che la causa petendi giuridicamente significativa è rappresentata in entrambi i casi da un illecito (occupazione illegittima), sanzionato dall’art. 2043 c.c., mentre l’abbandono della proprietà è obiettivamente implicito nella richiesta di risarcimento del danno per equivalente (cfr. Cass. n. 7137 del 2015; n. 11477 del 2016).
4. La sentenza, che ha ritenuto preclusa la valutazione della domanda risarcitoria in riferimento alla deduzione della carenza dei termini per il compimento delle procedure espropriative ed i lavori, va pertanto cassata, con assorbimento degli ulteriori motivi (sostanzialmente deducenti la mancata osservanza di tali termini e di quello di cui alla L.R.S. n. 35 del 1978, art. 1, che ha recepito il disposto di cui alla L. n. 1 del 1978), con rinvio per la valutazione della domanda risarcitoria, alla stregua dei seguenti principi: a) i termini di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 13 devono essere apposti nell’atto contenente la dichiarazione implicita di pubblica utilità, la mancata osservanza del termine triennale per l’inizio dei lavori introdotto dalla L. n. 1 del 1978, art. 1, comma 3, ricalcato dalla legge regionale, comporta la cessazione degli effetti della dichiarazione di pubblica utilità e di urgenza e indifferibilità dell’opera (semprecchè i primi termini risultino regolarmente apposti e la dichiarazione di p.u. risulti esistente) (Cass. n. 26763 del 2016); b) il giudice ordinario ha il potere di disapplicare, senza la necessità di un giudicato amministrativo, un decreto di esproprio illegittimo, ovvero viziato da carenza di potere quando sia stato emesso in assenza di apposizione dei termini di cui all’art 13 della legge fondamentale sulle espropriazioni, o, in periodo successivo alla sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità (Cass., 31 ottobre 2011, n. 22625; Cass., 11 febbraio 2010, n. 3177; Cass., 8 maggio 2007, n. 10375).
5. Il giudice del rinvio, che si designa nella Corte d’Appello di Catania, in diversa composizione, provvederà, anche, a regolare le spese del presente giudizio di legittimità.
Accoglie il primo motivo, assorbiti gli altri, cassa e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di Catania in diversa composizione.