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Timestamp: 2018-12-11 22:01:37+00:00
Document Index: 102358036

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CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 30/10/2018, Sentenza n.49674 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 30/10/2018 (Ud. 10/05/2018), Sentenza n.49674
In materia di rifiuti, il deposito temporaneo deve rispettare le condizioni fissate dall'art. 183 lett. m) del D.Lgs. n. 152 del 2006 ed è comunque soggetto al rispetto dei principi di precauzione e di azione preventiva in quanto, ai sensi delle direttive comunitarie in materia e della normativa nazionale attuativa delle medesime, contenuta nel d.lgs. n. 152 del 2006, il deposito temporaneo deve osservare precise condizioni di qualità, di tempo, di quantità, di organizzazione tipologica e di rispetto delle norme tecniche. Pertanto non rileva il nesso di collegamento funzionale con il luogo di produzione del rifiuto e la contiguità delle aree ove essi vengono raggruppati quando non sono rispettati i principi di precauzione e di azione preventiva nonché le condizioni richieste dall'art. 183 lett. bb) del d.lgs. n. 152 del 2006.
(conferma sentenza del 26/06/2017 - CORTE DI APPELLO DI LECCE) Pres. SAVANI, Rel. DI NICOLA, Ric. Lacatena
sul ricorso proposto da Lacatena Giovanni, nato a Monopoli
avverso la sentenza del 26/06/2017 della Corte di appello di Lecce;
udito il Procuratore Generale in persona del dott. Felicetta Marinelli che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente l'avvocato Fabio Federico che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.
1. Giovanni Lacatena ricorre per cassazione impugnando la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di appello di Lecce, in riforma della sentenza del Tribunale di Brindisi in data 15.10.2015, riqualificato il reato ascritto all'imputato in quello di cui all'art. 256 co. 1 lett. b) e co. 2 del D. Lgs. 152/2006, ha rideterminato la pena inflitta al Lacatena in dieci mesi di arresto ed euro seimila di ammenda.
Al ricorrente era stato contestato il reato di cui all'art. 256, comma 3, D.L.vo n.152/06 poiché, nella sua qualità di legale rappresentante della ditta Lacatena S.r.l., con sede in Fasano alla cala Pezze Vicine s.n.c., esercente autocarrozzeria, su un'area di mq. 964, adiacente all'autocarrozzeria autorizzata, esercitando abusivamente e illecitamente attività di autodemolizione, realizzava una discarica non autorizzata (destinata anche allo smaltimento di rifiuti pericolosi), sulla quale ammassava veicoli demoliti non completamente bonificati, con percolazione di liquidi pericolosi, stoccati direttamente sul suolo, su cui insistevano perdite oleose, senza alcuna protezione impermeabile.
2. Per l'annullamento dell'impugnata sentenza il ricorrente, tramite il difensore, articola tre motivi di gravame, qui enunciati, ai sensi dell'articolo 173 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale, nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta l'erronea applicazione della legge penale e la carenza di motivazione, in riferimento all'art. 256 comma 1 lett. b) e comma 2 del D.Lgs. n.152/2006 e art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Assume che la decisione impugnata è totalmente errata nella parte in cui ha sostenuto che, nel caso di specie, si è configurata l'ipotesi di "deposito incontrollato" di rifiuti e che doveva "essere esclusa l'ipotesi del deposito temporaneo di rifiuti", per il quale non ocçorre munirsi di autorizzazione, alla luce del disposto dell'art. 183 comma 1 lett. m) del D.Lgs. n. 152 del 2006.
Sennonché proprio l'atto di sequestro, citato in sentenza come fonte di prova, ma anche la sentenza di primo grado, hanno chiaramente accertato che le autovetture fuori uso si trovavano in una «un'area, posta al fianco di quella autorizzata, opportunamente recintata con muratura dell'altezza di circa 1,2, metri con accesso carrabile dalla strada comunale... affittata al predetto Lacatena Giovanni ... ». In sostanza, l'area ove sostavano le autovetture, prima di essere demolite, come rilevato anche dalla sentenza di primo grado, era «immediatamente adiacente a quella autorizzata per l'esercizio dell'attività di ...	carrozzeria e autodemolizione». Ma soprattutto, delle quattro autovetture rinvenute, tre dei mezzi erano stati «demoliti nello stesso mese di dicembre 2013 in cui è avvenuto l'accertamento ed uno soltanto demolito nel mese di giugno 2013». Ed ancora, i reperti fotografici eseguiti dalla polizia rilevavano la presenza di alcune percolazioni scure direttamente sul suolo, ma allo stesso tempo si dichiarava che «non è possibile stabilire se le percolazioni provengano dai veicoli demoliti (rifiuti speciali) o dai veicoli in sosta nell'area per la vendita o in deposito temporaneo».
La Corte d'appello avrebbe dunque espresso il suo convincimento fondandolo su un'affermazione decisamente apodittica e meramente assertiva, attraverso il generico richiamo, al «verbale di sequestro» e alla giurisprudenza della suprema Corte di Cassazione laddove, nel caso di specie, alla luce di quanto è emerso dalle risultanze probatorie esposte nel ricorso, non sussiste l'ipotesi di deposito incontrollato, essendo certamente provata, invece, la fattispecie di deposito temporaneo regolata dall'art. 183 co. l lett. m) del Dlgs n. 152 del 2006, conformemente ai principi di diritto sanciti dalla Corte di cassazione.
2.4. E' pervenuta memoria con la quale sono stati approfonditi motivi di ricorso.
2. Nella sostanza il ricorrente reitera, con il primo motivo, le medesime doglianze sollevate con i motivi di appello e che la Corte territoriale ha disatteso, nonostante avesse riformato la sentenza di primo grado, escludendo il reato di discarica abusiva e ritenendo l'ipotesi meno grave del deposito incontrollato di rifiuti.
3. Il terzo motivo deve anche esso ritenersi inammissibile avendo la Corte territoriale fondato il diniego di concessione delle attenuanti generiche sulla negativa personalità dell'imputato, quale emerge dal certificato del casellario giudiziale.
4. Sulla base delle precedenti considerazioni, il ricorso deve, nel suo complesso, essere rigettato e ciò comporta l'onere per il ricorrente, ai sensi dell'articolo 616 codice di procedura penale, di sostenere le spese del
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