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Timestamp: 2020-02-23 12:55:55+00:00
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Altezza minima Vigili del Fuoco, Consiglio di Stato sentenza n. 364 19 gennaio 2018 conferma l’operatività dei limiti di altezza con riguardo al concorso indetto con decreto n. 3747/2007, per la stabilizzazione, nella qualifica di Vigile del Fuoco, del personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco | Sentenze
Altezza minima Vigili del Fuoco, Consiglio di Stato sentenza n. 364 19 gennaio 2018 conferma l’operatività dei limiti di altezza con riguardo al concorso indetto con decreto n. 3747/2007, per la stabilizzazione, nella qualifica di Vigile del Fuoco, del personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
Scritto il 20 Gennaio, 2018 da sentenze
Altezza minima Vigili del Fuoco, Consiglio di Stato sentenza n. 364 19 gennaio 2018:
Il disposto dell’art. 6, co. 2 del D.P.R. 207/2015, che stabilisce che “dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, fermo restando quanto previsto dall’articolo 5, comma 3, non è più applicabile, altresì, nessuna disposizione di natura regolamentare o amministrativa, che preveda limiti di altezza in materia di reclutamenti del personale delle Forze armate e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo dei vigili del fuoco” va interpretato nel senso che i limiti di altezza di cui alla previgente normativa non possonoconsiderarsi immediatamente abrogati, con l’entrata in vigore del regolamento, e continuano ad applicarsi sino alla piena operatività dei nuovi criteri previsti dal D.P.R, in quanto, diversamente, si verificherebbe la situazione assurda che ai candidati ricompresi in graduatorie già approvate non potrebbe applicarsi alcun parametro, non quello dell’altezza, in quanto abrogato, e nemmeno quelli sostitutivi, individuati dal nuovo regolamento, il quale, in effetti, dispone soltanto per l’avvenire.
La previsione normativa di cui all’art. 5, co. 3, D.P.R. n. 207 del 17 dicembre 2015*, che ricollega l’applicabilità dei nuovi criteri alla data di pubblicazione del bando, è da considerarsi, poi, senz’altro costituzionalmente orientata, in quanto altrimenti si violerebbe il principio di uguaglianza, riservandosi un trattamento diverso tra i candidati, inseriti nella medesima graduatoria, che sono stati chiamati a sottoporsi all’accertamento prima dell’entrata in vigore della nuova normativa e quelli per i quali la procedura finalizzata all’assunzione si è resa possibile soltanto successivamente a tale data.
Requisiti richiesti al personale permanente dei Vigili del Fuoco diversi da quelli in possesso del personale volontario
Anche se è vero che, formalmente, vi è un certa analogia tra le mansioni attribuite al personale volontario e quelle svolte dal personale permanente dei Vigili del Fuoco, è anche vero che le effettive attribuzioni ed i compiti specifici non sono comunque pienamente sovrapponibili, ciò anche perché, sul piano operativo, il lavoro del volontario è esclusivamente di supporto, nel corso degli interventi più complessi, alle squadre costituite da personale permanente, di modo che appare senz’altro giustificabile che si richiedano requisiti psicofisici diversi per le due tipologie di risorse umane.
Concorso in Polizia, ancora operanti i limiti di altezza
Stabilizzazione vigili del fuoco volontari e possesso requisiti psico-fisici
Vigili del fuoco concorso, Consiglio di Stato su esclusione di un candidato dal concorso per la stabilizzazione del personale volontario dei vigili del fuoco in mancanza del possesso dei requisiti attitudinali prescritti dalla normativa
Requisiti fisici vigili del fuoco, Consiglio di Stato sentenza n. 6152 28 dicembre 2017 in materia di cause di non idoneità all’ammissione ai concorsi pubblici per l’accesso alle qualifiche di vigile del fuoco
Consiglio di Stato sentenza n. 364 19 gennaio 2018
della sentenza breve del T.A.R. per il LAZIO – ROMA – SEZIONE PRIMA BIS, n. -OMISSIS-, resa tra le parti, concernente l’impugnazione del decreto di esclusione dal concorso indetto con decreto n. 3747/2007, per la stabilizzazione, nella qualifica di Vigile del Fuoco, del personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.”
“Con ricorso proposto dinanzi al T.A.R. del Lazio, l’odierna appellata, -OMISSIS-, ha impugnato il provvedimento del -OMISSIS-di esclusione dalla procedura selettiva per titoli ed accertamento dell’idoneità motoria, per la copertura di posti nella qualifica di Vigile di Fuoco, riservata al personale volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, di cui al decreto del Capo Dipartimento del 27 agosto 2007, esclusione che era stata motivato con riguardo al fatto che, all’esito dell’accertamento dell’idoneità psicofisica ed attitudinale dell’11/10/2016, la Commissione ha espresso il seguente giudizio: “-OMISSIS- – D.M. 11/03/2008, art. 1. Comma 1, D.P.C.M. 22/07/1987, n. 411, art. 3, comma 2”.
La ricorrente ha contestato, in primo luogo, la legittimità dei provvedimenti regolamentari che hanno fissato nella misura di 165 cm l’altezza minima richiesta per l’inquadramento nei ruoli operativi del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, in quanto limite diverso da quello previsto per il personale volontario (162 cm) che svolgerebbe i medesimi compiti di servizio di soccorso del personale permanente.
Inoltre, ha denunciato la contraddittorietà tra una valutazione di idoneità fisica sempre confermata nei molti anni di impiego di essa ricorrente come Vigile del Fuoco volontario e l’esclusione per motivi di altezza, dal momento che, per tredici anni, era stata considerata sempre idonea nonostante l’altezza minima per i vigili volontari fosse di 162 cm.
Infine, ha lamentato la mancata applicazione della L. n. 2/2015 che prevede parametri atti a valutare l’idoneità fisica del candidato al servizio, diversi dall’altezza, da determinarsi ad opera di un successivo regolamento, che sarebbero gli unici realmente selettivi, in quanto l’altezza non è parametro adeguato a rispecchiare le effettive capacità fisiche di un soggetto.
Il T.A.R. ha accolto il ricorso, rilevando che, ai sensi del D.P.R. n. 207/2015, attuativo della disciplina di cui alla L. n. 2/2015, l’altezza non è più parametro per l’ammissione ai concorsi nelle Forze di Polizia e che tale nuova disciplina si applica alle ammissioni successive alla data del 16 gennaio 2016; nel caso di specie, anche se il concorso è stato effettuato nel 2008, l’arruolamento della ricorrente è avvenuto in epoca successiva all’entrata in vigore della nuova disciplina e, pertanto, l’esistenza dei requisiti fisici richiesti dovrebbe essere valutata secondo le norme vigenti attualmente. […]
Con il primo motivo d’appello, l’Amministrazione deduce l’erroneità della sentenza, in quanto la L. n. 2/2015, nel demandare ad un successivo regolamento le modalità di attuazione, stabilisce altresì che “nelle more dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni recanti parametri fisici … continuano ad applicarsi i limiti di altezza previsti dalla vigente normativa”.
In realtà, l’abolizione di tali limiti, per espresso dettato normativo, sarebbe condizionata all’entrata in vigore dei criteri sostitutivi che il regolamento previsto dalla legge è chiamato a definire.
Detto regolamento sarebbe stato emanato con D.P.R. n. 207 del 17 dicembre 2015, che all’art. 5, co. 3, ha stabilito che
*”le disposizioni recate dal presente regolamento si applicano ai concorsi per il reclutamento … i cui bandi sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in data successiva alla sua entrata in vigore”.
I parametri a cui si riferisce la L. n. 2/2015 non si applicherebbero quindi al concorso di cui si tratta, bandito nel 2008.
Del tutto correttamente, sarebbe stata quindi verificata l’altezza della ricorrente, mentre non era stato possibile sottoporla ad un controllo del possesso dei requisiti del regolamento citato, che non si applicherebbe alla procedura concorsuale oggetto di causa.
Con il secondo motivo di gravame, l’Amministrazione critica la sentenza impugnata nella parte in cui il primo giudice ha ignorato che la ricorrente presenta una statura addirittura inferiore al minimo richiesto per i Vigili del Fuoco Volontari.
Nella specie, non risulterebbe pertinente il richiamo, riportato indirettamente nella motivazione della sentenza, del principio del legittimo affidamento invocato dalla sig.ra -OMISSIS-, il quale non sarebbe applicabile nel caso in esame, dal momento l’Amministrazione non aveva revocato l’incarico di Vigile del Fuoco Volontario, ma disposto l’inidoneità per l’accesso al personale permanente del Corpo, sulla base di disposizioni vigenti al momento nel quale il concorso era stato bandito.
Il T.A.R. avrebbe poi teorizzato che tra le mansioni di volontario e quelle del personale permanente non ci sarebbe differenza, non considerando che la sig.ra -OMISSIS- non raggiunge nemmeno l’altezza minima stabilita per i volontari; in ogni caso, il limite diverso previsto per il personale permanente sarebbe del tutto giustificato dalla diversità di normativa, di stato giuridico e di impiego rispetto ai Vigli del Fuoco Volontari.
I due motivi di gravame, che vanno trattati congiuntamente, in quanto intimamente connessi, sono fondati e vanno quindi accolti.
Ritiene il Collegio che, per quanto riguarda l’individuazione della disciplina normativa regolante i requisiti psicofisici richiedibili nel caso di specie, appare senz’altro risolutivo il disposto dell’art. 5, co. 3, D.P.R. n. 207 del 17 dicembre 2015, che stabilisce che “le disposizioni recate dal presente regolamento si applicano ai concorsi per il reclutamento … i cui bandi sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in data successiva alla sua entrata in vigore”.
Dal momento che è pacifico che l’appellata ha partecipato alla procedura selettiva di cui al decreto del Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco n. 3747 del 27 agosto 2007 ed essa è stata sottoposta alla valutazione di idoneità fisica oggetto di causa in quanto ricompresa nella graduatoria di quel concorso, approvata con decreto n. 1196/2008, alla quale l’Amministrazione ha ritenuto di dover attingere in virtù del disposto della L. 160/2016, non appare dunque revocabile in dubbio che, nella specie, sia stato richiesto giustamente il requisito dell’altezza minima prevista dalla previgente normativa e che l’ammissione non sia avvenuta in base ai nuovi criteri di cui al D.P.R. 207 del 17/12/2015, entrato in vigore in data 16/01/2016, essendo i nuovi criteri, in base ad espressa previsione normativa, appunto, applicabili soltanto ai bandi pubblicati nella Gazzetta Ufficiale in data successiva all’entrata in vigore del D.P.R. citato.
Già l’art. 1, co. 4, della L. 2/2015, infatti, prevede che “nelle more dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni recanti i parametri fisici per il reclutamento del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che devono entrare in vigore contemporaneamente, continuano ad applicarsi i limiti di altezza previsti dalla vigente normativa” [vedi sopra]
Sgomberato il campo dai dubbi circa la disciplina normativa applicabile ratione temporis, va rilevato, poi, che, nella specie, l’appellata non può nemmeno invocare in proprio favore il principio dell’affidamento, per essere stata considerata fisicamente idonea al servizio quale Vigile del Fuoco volontario, nonostante fosse alta 158 cm e l’altezza minima per i vigili volontari è di 162 cm.
Nella specie, infatti, alla sig.ra -OMISSIS- non è stato revocato l’incarico quale Vigile del Fuoco volontario, unico caso in cui il principio in questione sarebbe semmai utilmente invocabile, ma è stata disposta l’inidoneità dell’interessata all’accesso al personale permanente; nei due casi, infatti, le legittime aspettative dell’interessata oggetto di valutazione sono senz’altro diverse, considerata la diversità di stato giuridico e di impiego del Vigile del Fuoco volontario e della normativa che regolamenta il reclutamento del personale volontario (che, in effetti, è costituito dal D.L.vo n. 139/2006 che, per i requisiti di reclutamento, rimanda al D.P.R. n. 76/2004). [vedi sopra]
Conclusivamente l’appello merita accoglimento e, per l’effetto, la sentenza impugnata va riformata ed il ricorso in primo grado va respinto.”
“In considerazione della novità della questione principale trattata, sussistono giusti motivi per compensare le spese del doppio grado di giudizio tra le parti.
La parte appellata è tenuta alla rifusione del contributo unificato richiesto per la proposizione del ricorso in appello.”
Cds sent. 364 19/01/2018, Requisiti fisici vigili del fuoco permanenti
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