Source: https://gas.social/2018/05/nessuno-tocchi-caino-il-41-bis-e-la-necessita-di-restare-umani-anche-davanti-lorrore/
Timestamp: 2018-08-20 02:54:39+00:00
Document Index: 11793640

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 5']

La certezza della pena è fondamentale ma essa non può sfociare nella mera vendetta rancorosa, Anche davanti all’orrore dei crimini più odiosi dobbiamo tenere a mente il precetto biblico “nessuno tocchi Caino” e quello ben più laico di Vittorio Arrigoni, giornalista pacifista ucciso in palestina,: “restiamo umani”.
Sottoposta al “carcere duro”, la brigatista lamenta una violenza psicofisica non potendo tenere in cella più di tre libri, trascorrendo le poche ore d’aria in totale solitudine, subendo perquisizioni a sorpresa e vedendo poco familiari e avvocati.
Alla terrorista sarebbe insomma impedito di leggere, studiare, scrivere e persino parlare.
Si tratta di delitti molto gravi, ma un regime penitenziario così duro appare sproporzionato. Amnesty International ha assimilato il carcere duro, in talune circostanze” a una tortura. Per lo stesso motivo un giudice statunitense ha negato l’estradizione in Italia di un detenuto. Inoltre, il 41 bis sembrerebbe incompatibile con l’art. 27 della Costituzione italiana, secondo il quale “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, nonché con altre disposizioni internazionali in materia di diritti umani.
Tuttavia, sia la Corte Costituzionale che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo hanno sempre ribadito la legittimità dell’art. 41 bis.
In particolare, la sentenza 349/1993 della Corte Costituzionale pur riconoscendone la “non felice formulazione” e affermando che “non si possono disporre trattamenti contrari al senso di umanità», lo ha ritenuto costituzionalmente legittimo.
D’altronde, anche l’ergastolo, sebbene stridente con l’idea di rieducazione, è stato dichiarato legittimo. La Cassazione penale 33018/2012 ha ribadito la compatibilità della pena con l’art. 27 Cost. repubblicana e le norme sovranazionali di cui al l’art. 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10/12/19948, al l’art. 6 della Cedu, e all’art. 5, comma 1, n. 2, “poichè l’ergastolo, nella concreta realtà, a seguito della L. 25 novembre 1962, n. 1634 e dell’entrata in vigore dell’ordinamento penitenziario (L. 26 luglio 1975, n. 354, con succ. mod.), ha cessato di essere una pena perpetua e, pertanto, non può dirsi contraria al senso di umanità od ostativa alla rieducazione del condannato; e ciò non solo per la possibilità della grazia, ma altresì per la possibilità di un reinserimento incondizionato del condannato nella società libera, in virtù degli istituti del vigente diritto penitenziario”
Dunque, il 41 bis, come l’ergastolo, è legittimo dal punto di vista giuridico. Tuttavia, dal punto di vista “umano” lascia alquanto perplessi. Nessuno nega che i delitti commessi dalla Lioce siano aberranti e che, giustamente, siano puniti con l’ergastolo. E lo stesso vale per i detenuti che hanno commesso gli altri efferati reati per il quale è previsto il regime di carcere duro. Non bisogna però farsi accecare dall’innegabile efferatezza dei reati commessi dalla Lioce perché si rischia di cadere nel giustizialismo più becero, nell’”occhio per occhio dente per dente”, assai simile alla pena di morte che giustamente l’Italia e l’Unione Europea hanno sempre fermamente condannato.
Il lupo belva nociva
13 dicembre 2016 Corrado Mordasini