Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/11/novita-fiscali-del-20-novembre-2009-professionisti-alle-prese-con-lo-scudo-fiscale-attenzione-anche-agli-adempimenti.html
Timestamp: 2017-12-12 02:22:10+00:00
Document Index: 8200837

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 30', 'art. 5', 'art. 34', 'art. 415', 'art. 10', 'art. 22', 'art.78', 'art. 7', 'art. 4', 'art 17', 'art. 21', 'art. 30', 'art. 17', 'art. 50', 'sentenza ']

Novità fiscali del 20 novembre 2009: professionisti alle prese con lo scudo fiscale: attenzione anche agli adempimenti antiriciclaggio; diritto d’ispezione negato sui libri sociali per l’ex sindaco; pec gratuita per i dottori commercialisti anche se solo per il primo anno; C.N.D.C.E.C.: polizza scontata sulla responsabilità civile professionale per compensazione credito IVA; C.N.D.C.E.C.: parere sulla compatibilità tra la carica di sindaco di una società a partecipazione comunale e quella di assessore o consigliere comunale; nuova disciplina Iva: aggravi amministrativi per gli enti non profit che acquistano all’estero
1) Professionisti alle prese con lo scudo fiscale: Attenzione anche agli adempimenti antiriciclaggio
2) Diritto d’ispezione negato sui libri sociali per l’ex sindaco
3) Pec gratuita per i Dottori Commercialisti anche se solo per il primo anno
4) C.N.D.C.E.C.: Polizza scontata sulla Responsabilità Civile Professionale per Compensazione Credito IVA
5) C.N.D.C.E.C.: Parere sulla compatibilità tra la carica di sindaco di una società a partecipazione comunale e quella di assessore o consigliere comunale
6) Nuova disciplina Iva: Aggravi amministrativi per gli enti non profit che acquistano all’estero
In merito allo scudo fiscale, la normativa antiriciclaggio si applica anche nei confronti dei professionisti e, quindi, non soltanto nei confronti degli intermediari finanziari.
E’ questo uno dei primi aspetti rilevati nel documento (informativa 69/09, prot. 9472 del 18.11.2009, già da noi anticipata, si veda, infatti, tra le novità fiscali del 19.11.2009) del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, titolato “Scudo fiscale, disciplina antiriciclaggio e adempimenti dei professionisti”.
Ciò poiché, si legge in tale documento, a seguito di una recente nota del Ministero delle finanze, l’art. 13 bis del D.L. n. 78/2009 trova applicazione anche nei riguardi dei professionisti.
Infatti, nel disciplinare le operazioni di rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori del territorio dello Stato, il citato art. 13-bis del D.L. 10.07.2009, n. 78 (cd. decreto anticrisi) contiene un esplicito rinvio a quanto disposto in materia di antiriciclaggio dal provvedimento che per la prima volta ha introdotto nel nostro ordinamento il cd. “scudo fiscale”.
La nota informativa, del C.N.D.C.E.C. del 18.11.2009, ha chiarito tanti altri aspetti, vediamoli di seguito.
Obblighi antiriciclaggio in caso di emersione di atrività detenute all’estero
Per tali finalità, occorre osservare gli obblighi disciplinati dal Titolo Il del D.Lgs. n. 231/2007 e, in particolare:
– dal Capo I (Obblighi di adeguata verifica della clientela), artt. da 15 a 24, per ciò che concerne l’identificazione – ora “adeguata verifica” – della clientela;
– dal Capo Il (Obblighi di registrazione), artt. da 36 a 40, per ciò che concerne la registrazione dei dati;
– dal Capo III (Obblighi di segnalazione), artt. da 41 a 48, per ciò che concerne la segnalazione di operazioni sospette.
Tale conclusione è peraltro confermata dalla citata nota ministeriale.
Coinvolgimento dei professionisti
In base a quanto riportato sopra, è stato, quindi, previsto anche il coinvolgimento dei professionisti.
Questi ultimi, giacché destinatari delle misure antiriciclaggio imposte dal D.Lgs. n. 231/2007, devono, infatti, ritenersi assoggettati agli obblighi derivanti dalla previsione di cui all’art. 13-bis del D.L. n. 78/2009.
Il Dottore Commercialista/esperto contabile che fornisce una consulenza in merito all’opportunità di aderire alla “operazione scudo” ed eventualmente presta la propria assistenza nella compilazione della dichiarazione riservata dovrebbe effettuare l’adeguata verifica del cliente che gli ha richiesto quella attività, nonché registrarne e conservarne i dati (ma non segnalare l’operazione alla UIF, essendone espressamente dispensato).
Attività queste che devono comunque essere espletate dall’intermediario che riceve la dichiarazione riservata.
Si legge ulteriormente nel suddetto documento del C.N.D.C.E.C. che “Considerato che adeguata verifica, registrazione e conservazione dei dati sono adempimenti già assolti dall’intermediario depositano della dichiarazione riservata, l’espletamento degli stessi anche da parte del professionista appare fuori luogo, soprattutto in considerazione del fatto che essi non possono in nessun caso essere strumentali all’individuazione di un’operazione della quale la legge non richiede più la segnalazione alle autorità competenti”.
Adempimenti che concretamente deve porre in essere il professionista nei confronti del cliente – o di un nuovo cliente – che intenda avvalersi delle disposizioni in materia di “scudo fiscale”.
Adeguata verifica della clientela; registrazione e conservazione dei dati
A parere del C.N.D.C.E.C. l’obbligo di adeguata verifica si applica nel caso di nuovo cliente (diversamente, l’obbligo sarà già stato espletato dal professionista in precedenza).
Naturalmente il professionista potrà avvalersi delle norme in materia di esecuzione dell’obbligo di adeguata verifica da parte di terzi (di cui agli artt. 29-35 del D.Lgs. n. 231/2007).
Al riguardo, viene evidenziato che nella maggior parte dei casi l’attività ad egli richiesta consisterà prima in una consulenza in merito all’opportunità di usufruire dello “scudo fiscale” e, poi, nella compilazione della dichiarazione riservata da presentare agli intermediari autorizzati a riceverla (banche, società di intermediazione mobiliare, ecc.).
Ne consegue che, almeno presumibilmente, il professionista si troverà a dover identificare il cliente in un momento precedente alla presentazione della dichiarazione riservata.
Pertanto, salvo i casi in cui il cliente non disponga già di un’attestazione valida ex art. 30 d.lgs. n. 231/2007, il professionista dovrà adempiere direttamente all’obbligo.
Tra gli adempimenti relativi all’esecuzione dell’obbligo di adeguata verifica della clientela vi è quello di svolgere un controllo costante nel corso del rapporto continuativo/prestazione professionale.
Per il professionista detto controllo costante comporta un’attività di monitoraggio vero e proprio del cliente, avendo riguardo – tra l’altro – “all’origine dei fondi” da quest’ultimo utilizzati per il compimento delle operazioni svolte nel corso del rapporto professionale.
Tale adempimento assume particolare rilevanza con riferimento alle attività di rimpatrio/regolarizzazione di attività finanziarie o patrimoniali detenute dal cliente all’estero: in tale ipotesi viene ritenuto che il controllo da parte del professionista debba essere particolarmente accurato, potendo, peraltro, la circostanza descritta rivelarsi “anomala” seppure al verificarsi di determinati presupposti.
Se l’operazione di rientro posta in essere dal cliente sottenda il compimento di reati ulteriori rispetto a quelli coperti dallo “scudo” tassativamente elencati dal legislatore, con riferimento a tali ulteriori reati permane senz’altro in capo al professionista l’obbligo di segnalazione.
Mentre nel caso in cui il cliente aderisca allo “scudo”. Anche ove sussista il dubbio fondato che le disponibilità finanziarie oggetto della regolarizzazione/rimpatrio siano collegate al compimento di un’ampia serie di reati tributari, il professionista è espressamente esonerato dall’obbligo di segnalare la relativa circostanza alla UlF.
Effetti dei rimpatrio e conseguenze ai fini della disciplina antiriciclaggio
Il rimpatrio delle attività finanziarie produce i seguenti effetti:
a) preclusione (nei confronti del dichiarante e dei soggetti solidalmente obbligati) di ogni accertamento tributario e contributivo per i periodi d’imposta per i quali non è ancora decorso il termine per iniziare l’azione di accertamento alla data di entrata in vigore del provvedimento relativo allo “scudo”, limitatamente agli imponibili rappresentati dalle somme o dalle altre attività costituite all’estero e oggetto di rimpatrio;
b) estinzione delle sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali e di quelle previste dall’art. 5 del D.L. n. 167/1990 in relazione alla disponibilità delle attività finanziarie dichiarate;
c) esclusione della punibilità per taluni reati.
In particolare, viene prevista l’esclusione ad ogni effetto della punibilità:
– per i reati tributari di cui agli articoli 2, 3, 4, 5 e 10 del D.Lgs. n. 74/2000. Dunque, oltre a quelli di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione, sono coperti dallo “scudo” anche i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti; di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici; di occultamento e distruzione di documenti contabili;
– per i reati previsti dagli articoli 482 (falsità materiale commessa dal privato), 483 (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico), 484 (falsità in registri e notificazioni), 485 (falsità in scrittura privata), 489 (uso di atto falso), 490 (soppressione, distruzione e occultamento di atti veri), 491-bis (documenti informatici) e 492 (copie autentiche che tengono luogo degli originali mancanti) del codice penale;
– per i reati previsti dagli articoli 2621 (false comunicazioni sociali), 2622 (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori) e 2623 (falso in prospetto, abrogata dall’art. 34 della I. n. 62/2005) del codice civile, quando tali reati siano stati commessi per eseguire od occultare i predetti reati tributari, ovvero per conseguirne il profitto e siano riferiti alla stessa pendenza o situazione tributaria.
In relazione a tutti i reati elencati è prevista la non punibilità, fermo restando che gli effetti estintivi dello “scudo” non si producono se per gli illeciti penali elencati è già in corso un procedimento penale del quale gli interessati abbiano avuto formale conoscenza.
Comunque, sottolinea il documento del C.N.D.C., “stante quanto disposto dal legislatore in punto di segnalazione ai fini della normativa antiriciclaggio, il ricorso allo “scudo fiscale” per la regolarizzazione/rimpatrio di somme derivanti dalla commissione di uno qualsiasi dei reati sopra elencati fa sì che il professionista (che abbia prestato la propria attività a favore del soggetto dichiarante) sia totalmente esonerato dall’obbligo di segnalare la relativa operazione alle autorità competenti”.
Situazioni ostative allo “scudo fiscale”
La norma prevede che “il rimpatrio delle attività non produce gli effetti di cui al presente articolo quando, alla data di presentazione della dichiarazione riservata, una delle violazioni delle norme indicate nel c. i è stata già constatata o comunque sono già iniziati accessi, ispezioni e verifiche o altre attività di accertamento tributario o contributivo di cui gli interessati hanno avuto formale conoscenza”.
In presenza ditali atti amministrativi, formalmente notificati al contribuente, il rimpatrio e la regolarizzazione, ancorché effettuati, non producono i relativi effetti, compresi quelli estintivi di carattere penale; e quindi in casi del genere si verifica una vera e propria “autodenuncia” per tali reati, a seguito della quale, ove eventualmente venutone a conoscenza (ancorché la procedura sia coperta da segretezza), il Pubblico Ministero può procedere per i reati medesimi.
Nelle sole ipotesi in cui il contribuente-indagato non abbia già avuto formale conoscenza di uno degli atti amministrativi suddetti (il che avviene tutte le volte in cui il procedimento per reati tributari deriva da una verifica od accertamento), non sono sufficienti gli atti processuali penali (ad es., art. 415-bis c.p.p.), ma occorre che sia già stata esercitata l’azione penale.
Si pensi, ad es., al caso di un procedimento per reato fiscale che nasce da un procedimento già pendente per bancarotta fraudolenta o per qualsivoglia altro reato.
Altra ipotesi che viene fatta è quella in cui il contribuente abbia definito mediamente acquiescenza o adesione il p.v.c. o l’avviso di accertamento, ma permanga in indagini il procedimento penale.
In tali situazioni, infatti, la causa ostativa viene rimossa e quindi si può fondatamente sostenere che al contribuente, seppure indagato, non possa essere opposta alcuna causa ostativa, di natura amministrativa, alla praticabilità del rimpatrio.
L’Assonime, con il caso n. 9, ha affrontato il tema del diritto d’ispezione dei libri sociali per un ex sindaco.
In particolare, l’analisi è derivata dal caso di una società per azioni che ha negato l’accesso al libro delle adunanze e deliberazioni del collegio sindacale ad un soggetto che al momento della richiesta non ricopriva più la carica di sindaco.
In particolare, l’ex sindaco chiedeva di prendere visione ed estrarre copia dei verbali trascritti nel libro e da lui sottoscritti nel periodo in cui era ancora parte dell’organo di controllo.
Assonime ha chiarito che il diritto d’ispezione dei libri sociali è pienamente riconosciuto al sindaco di una società per azioni, che può accedere oltre che al libro delle adunanze e deliberazioni del collegio sindacale ad ogni libro che la società è obbligata a tenere.
La funzione cui tale diritto assolve è direttamente strumentale all’esercizio dell’attività di controllo e, pertanto, viene meno quando il sindaco cessa di ricoprire la carica.
La posta elettronica certificata, resa obbligatoria, sarà gratuita per i Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, almeno per il primo anno.
Lo ha comunicato la nota informativa n. 76/09 del 18.11.2009, emessa dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili.
Infatti, si legge in tale nota che il C.N.D.C.E., in convenzione stipulata con POSTECOM s.pa., ha deciso di dotare di un indirizzo PEC e della relativa casella di posta elettronica tuffi gli iscritti, nonché tutti gli Ordini territoriali.
La casella PEC potrà essere utilizzata dagli Ordini per l’invio di notifiche e comunicazioni con la certezza del relativo ricevimento, con enormi risparmi di tempo e di risorse economiche.
Gli all’Ordine avranno la certezza, dal 29 novembre 2009, di essere reperibili telematicamente da tutte le istituzioni nonché da tutte le imprese, confermando così la qualità del servizio reso dai commercialisti e dagli esperti contabili italiani alla collettività.
Il Consiglio Nazionale, per i primi cinque anni, sosterrà completamente i costi di attivazione, gestione e manutenzione delle caselle di posta elettronica per i 143 Ordini italiani, mentre per gli oltre 110.000 iscritti agli Ordini si farà carico dei costi di attivazione per il primo anno.
Per i quattro anni successivi, attraverso la convenzione con POSTECOM S.p.A., il Consiglio Nazionale è riuscito ad ottenere un costo, a carico dell’iscritto, altamente competitivo, pari a poche decine di centesimi l’anno.
Gli iscritti nelle sezioni A e 8 dell’Albo ed il Presidente di ogni singolo Ordine, già da lunedì 23 novembre, potranno richiedere, autonomamente, una casella di posta elettronica certificata a loro riservata con il dominio, rispettivamente nomeco.nome@eccommercialisti.it, ovvero, nome.cognome@pec.esperticontabili.ft e collegandosi ad una pagina riservata sul sito del Consiglio Nazionale (www.cndecec.it), l’iscritto dovrà compilare un apposito modulo di richiesta, sottoscriverlo con la propria firma digitale ed inviarlo all’indirizzo gestionepecndcec@postecomi.it.
In breve tempo il servizio di Postecert invierà sul numero di cellulare indicato nel modulo le credenziali per l’attivazione della PEC.
Questo sistema di attivazione, completamente automatizzato, è stato appositamente studiato per garantire la sicurezza dell’attribuzione della casella PEC all’iscritto e non implica per il richiedente nessun invio di ulteriore documentazione a mezzo fax o posta e non comporta la necessità di recarsi all’Ordine di appartenenza per ulteriori accertamenti dell’identità personale.
Ulteriori e maggiori chiarimenti possono essere richiesti al servizio di assistenza help desk, attivato dal Consiglio Nazionale in collaborazione con Postecert, ad un numero telefonico riservato, che sarà comunicato sul sito web del Consiglio Nazionale e che sarà in funzione a partire da lunedì 23 novembre, dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle ore 18.00.
4) C.N.D.C.E.C.: Proposta di Polizza scontata sulla Responsabilità Civile Professionale per Compensazione Credito IVA
Per ottemperare all’obbligo introdotto dall’art. 10 della legge n. 102/2009, di apporre il visto per i contribuenti che intendono utilizzare in compensazione crediti relativi all’Iva per importi superiori a 15 mila euro annui, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili ha stipulato una convenzione a prezzo competitivo, infatti, nella proposta allegata, alla nota informativa n. 75/09 del 18.11.2009, viene riportato un premio annuo, abbastanza contenuto, solo di euro 150,00, con un ampio limite di risarcimento/massimale di euro 1.033.000,00.
In particolare, la suddetta nota porta a conoscenza che, poiché il D.L. n. 78/2009, convertito dalla legge 03 agosto 2009, n. 102, subordina l’utilizzo in compensazione dei crediti Iva per importi superiori a 15.000 euro annui, all’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni dalle quali emerge il credito IVA.
Per cui i professionisti che rilasciano il visto di conformità, sono tenuti, nel rispetto dell’art. 22 del DM 31 maggio 1999, n. 164, a stipulare una polizza assicurativa della responsabilità civile per la copertura dei danni nell’esercizio di tale attività.
Considerato, quindi, detto obbligo assicurativo, anche a seguito delle diverse richieste pervenute dei propri iscritti, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha stipulato con il proprio broker una convenzione, riservata agli iscritti, avente ad oggetto la polizza per la copertura della responsabilità civile derivante dall’apposizione del visto di conformità per le compensazionì dei crediti IVA.
In allegato viene allegata tutta la documentazione attinente alla proposta di polizza che ciascun iscritto potrà liberamente sottoscrivere.
L’art.78, c. 5, TUEL prevede due cause d’incompatibilità a carico degli amministratori e dei consiglieri locali (l’assunzione di incarichi e di consulenze).
Per cui il Dottore Commercialista, presidente del collegio sindacale della società a partecipazione locale, così come il revisore contabile, nominato sindaco della società partecipata, non possano rivestire contemporaneamente l’incarico di assessore e di consigliere comunale.
In entrambi i casi, il titolare dei due diritti in potenziale conflitto dovrà scegliere quale dei due esercitare.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, nota informativa 74/09 del 18.11.2009)
La disciplina Iva in arrivo comporterà un aggravio amministrativo per gli enti non commerciali che ricevono cessioni e prestazioni da soggetti esteri.
Dall’anno 2010 nuovi adempimenti per gli enti non commerciali con partita Iva: In caso di acquisto di beni o di servizi territorialmente rilevanti in Italia, forniti da soggetti stabiliti all’estero, dovranno emettere l’autofattura, versare l’imposta, presentare un’apposita dichiarazione e, sussistendo i presupposti, il modello Intrastat.
In pratica, gli obblighi finora previsti soltanto nel caso di effettuazione di acquisti intracomunitari saranno estesi a tutti gli acquisti, sia di beni che di servizi, in relazione ai quali gli enti non commerciali verranno a rivestire la qualifica di “debitore dell’Iva” secondo le nuove disposizioni in materia.
È quanto si evince dallo schema di D.L.gs attuativo delle direttive Iva del 2008 (in tal senso Franco Ricca in Italia Oggi del 19.11.2009).
Soggettività passiva per i servizi ricevuti
La nuova regola, che si applicherà dal 01.01.2010, localizzerà le prestazioni di servizi rese a soggetti passivi, in via di principio, nel paese di residenza del committente, infatti l’art. 7-ter, comma 2 del DPR 633/72, previsto dallo schema di D.Lgs., estende la nozione di soggetto passivo, stabilendo che, ai detti fini, si considerano soggetti passivi anche:
1) gli enti, associazioni e organizzazioni di cui all’art. 4, quarto comma, del DPR 633/72, anche quando agiscono al di fuori delle attività commerciali agricole;
2) gli enti, associazioni e organizzazioni che, pur non svolgendo attività commerciali o agricole, sono comunque identificati ai fini Iva (poiché effettuano acquisti intracomunitari).
L’obbligo d’imposta del soggetto debitore
In base al nuovo testo del secondo comma dell’art 17 del dpr 633/72, come riformulato dallo schema di D.Lgs, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dallo stato soggetti non residenti nei confronti soggetti passivi residenti, compresi enti non commerciali di cui sopra, gli obblighi d’imposta sono adempiuti dai cessionari o committenti, i quali devono emettere autofattura ai sensi dell’art. 21, comma 5, DPR 633/72.
In pratica, la nuova disposizione identifica come debitori dell’imposta, in via generale, i soggetti passivi residenti destinatari delle operazioni territoriali poste in essere da non residenti.
Ulteriori adempimenti per gli enti non commerciali
Lo schema di D.Lgs, prevede anche l’inserimento, nel DPR 633/72, dell’art. 30-bis, nel quale viene stabilito che gli enti non commerciali di cui ai nn. 1) e 2), relativamente alle operazioni di acquisto di beni e servizi realizzate nello svolgimento di attività non commerciali, per le quali hanno emesso fattura ai sensi del secondo comma dell’art. 17, devono assolvere gli obblighi di registrazione, dichiarazione e versamento secondo modalità e nei termini indicati negli artt. 47, comma 3 e 49 del D.L. n. 331193, ossia secondo le regole previste per acquisti intracomunitari degli enti non commerciali senza partita Iva: Registrazione in apposito registro, versamento dichiarazione mensile (a tal fine, verrà approvata una versione aggiornata del modello di dichiarazione; da presentare esclusivamente per via telematica, per accogliere sia le nuove operazioni soggette all’obbligo sia gli acquisti intracomunitari). Infine, ai sensi del comma 6 dell’art. 50 del D.L. 331193, come modificato dallo schema di D.Lgs., gli enti non commerciali, al pari degli altri soggetti passivi, dovranno presentare il modello Intrastat, oltre che per gli acquisti intracomunitari, anche quando ricevono da imprese stabilite in altri paesi Ue prestazioni di servizi “generiche” per lo quali essi assumono la veste di debitori dell’imposta secondo le nuove regole.
– Disciplina fiscale di deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa
L’Assonime ha pubblicato la Circolare n. 46 del 2009, che ha trattato sull’attuale disciplina fiscale di deducibilità degli interessi passivi dal reddito d’impresa ai fini IRES e IRPEF.
Assonime ha, quindi, esaminato la disciplina alla luce dei chiarimenti ministeriali ad oggi intervenuti, sottolineando ed approfondendo i profili applicativi che restano ancora controversi.
In particolare, è stato affermato che gli interessi passivi per le dilazioni di pagamento, concordate esplicitamente, sui debiti di natura commerciale non sono del tutto deducibili, poiché rientrano nel disciplina del ROL.
Ha, quindi, richiesto che venga eliminata questa anomalia.
– Eventi sismici Abruzzo: Ulteriori interventi urgenti
(Ordinanza n. 3820, in Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18.11.2009)
– Capitali all’estero non dichiarati: L’Agenzia delle Entrate invita a ravvedersi
L’agenzia delle Entrate, al fine di contrastare l’illecita detenzione all’estero di investimenti e attività finanziarie, sta inviando in questi giorni delle comunicazioni ai contribuenti per i quali risultano, nel corso del 2008, movimenti finanziari verso l’estero di ammontare complessivo superiore ai 50mila euro.
La citata comunicazione, di contenuto esclusivamente informativo, scaturisce dall’esame dei dati provenienti dagli operatori finanziari, obbligati a segnalare all’agenzia delle Entrate i trasferimenti da o verso l’estero di denaro, titoli o certificati in serie o di massa, di importo superiore a 10mila euro.
Si tratta di una sorta di “promemoria”, messo a disposizione del contribuente che, se incorso in violazioni degli obblighi dichiarativi sul monitoraggio fiscale, può attivarsi per fruire delle opportunità di ravvedimento offerte dalla normativa, allo scopo di ridurre le pesanti sanzioni.
– Scontrini omessi: Negozio chiuso anche se è stata già pagata la sanzione
Nel caso di omissione degli scontrini fiscali, rimane la sanzione accessoria della sospensione dell’esercizio dell’attività anche se il contribuente ha fatto ricorso alla definizione agevolata.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24012 del 13.11.2009, ha ribadito che non possono evitare la chiusura dell’esercizio quei commercianti che non rilasciano lo scontrino fiscale, anche se hanno già definito in via agevolata la sanzione prevista.
Ciò poiché, la definizione agevolata della sanzione non preclude la sospensione della licenza amministrativa d’esercizio.