Source: https://flore.unifi.it/handle/2158/1089463
Timestamp: 2018-01-22 08:17:13+00:00
Document Index: 3280968

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La sentenza della Cassazione sul kirpan: “voce dal sen fuggita”? Brevi note comparatistiche sull’adesione della Suprema Corte all’ideologia della “diversità culturale degli immigrati” | IRIS Università degli Studi di Firenze Attenzione: i dati modificati non sono ancora stati salvati. Per confermare inserimenti o cancellazioni di voci è necessario confermare con il tasto SALVA/INSERISCI in fondo alla pagina
La recente sentenza della Corte di Cassazione sul kirpan, il pugnale tradizionale portato dai sikh osservanti, appare problematica anche al di là del rifiuto di considerare il significato religioso dell’oggetto come rientrante nel “giustificato motivo” previsto dalla legge n. 110 del 1975 come scriminante per il reato di porto di strumenti da taglio atti a offendere. La sentenza contiene infatti un passaggio, che ha avuto un grande impatto mediatico, dove si collega la decisione all’affermazione di un obbligo generale per gli immigrati di adeguarsi ai valori del mondo occidentale. Sulla base di un’analisi del quadro giuridico in cui il problema del kirpan è affrontato in alcuni paesi (tra cui USA, Inghilterra e Danimarca), l’articolo cerca di porre in evidenza come questa parte della decisione non solo rifiuti la ricerca di un effettivo bilanciamento degli interessi in gioco come avvenuto in molti altri ordinamenti certamente “occidentali”, ma esprima anche una preoccupante adesione dei giudici supremi alla sempre più radicata ideologia sulla “diversità culturale dei migranti
Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/2158/1089463
Titolo: La sentenza della Cassazione sul kirpan: “voce dal sen fuggita”? Brevi note comparatistiche sull’adesione della Suprema Corte all’ideologia della “diversità culturale degli immigrati”
Abstract: La recente sentenza della Corte di Cassazione sul kirpan, il pugnale tradizionale portato dai sikh osservanti, appare problematica anche al di là del rifiuto di considerare il significato religioso dell’oggetto come rientrante nel “giustificato motivo” previsto dalla legge n. 110 del 1975 come scriminante per il reato di porto di strumenti da taglio atti a offendere. La sentenza contiene infatti un passaggio, che ha avuto un grande impatto mediatico, dove si collega la decisione all’affermazione di un obbligo generale per gli immigrati di adeguarsi ai valori del mondo occidentale. Sulla base di un’analisi del quadro giuridico in cui il problema del kirpan è affrontato in alcuni paesi (tra cui USA, Inghilterra e Danimarca), l’articolo cerca di porre in evidenza come questa parte della decisione non solo rifiuti la ricerca di un effettivo bilanciamento degli interessi in gioco come avvenuto in molti altri ordinamenti certamente “occidentali”, ma esprima anche una preoccupante adesione dei giudici supremi alla sempre più radicata ideologia sulla “diversità culturale dei migranti
Handle: http://hdl.handle.net/2158/1089463
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