Source: http://www.canestrinilex.com/risorse/estradizione/
Timestamp: 2015-02-27 05:57:02+00:00
Document Index: 44481949

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 698', 'art. 12', 'art. 698', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 73']

Estradizione e tutela dei diritti fondamentali » CanestriniLex :: Studio Legale Canestrini Studio Legale Canestrini
Risorse / Articoli / Estradizione e tutela dei diritti fondamentali
Argomenti correlati: diritto processuale penale,
Avvertenza:Si tratta di una memoria difensiva (opportunamente modificata per necessità di rispetto delle regole deontologiche) depositata in relazione ad una richiesta di estradizione processuale passivapervenuta nei termini previsti dagli strumenti pattizi e di recepimento nazionale alla cancelleria della competente Corte di Appello. Si veda anche la sentenza della Corte di Appello di Bolzano dd. 29 marzo 2010 (solo .pdf).
Nel campo estradizionale, è noto come nel regime cd. convenzionale sia necessario verificare se la convenzione applicabile consenta allo stato richiesto di valutare i cd. gravi indizi di colpevolezza.
La più recente e di gran lunga prevalente giurisprudenza della Suprema Corte si è costantemente espressa nel senso che "ai fini della pronunzia favorevole all'estradizione, è richiesta la documentata sussistenza e la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza a carico dell'estradando soltanto se non esiste Convenzione di estradizione tra lo Stato italiano e lo Stato richiedente ovvero, pur tale Convenzione esistendo, che essa espressamente condizioni l'estradizione alla sussistenza dei gravi indizi: in regime convenzionale, invero, la sussistenza dei gravi indizi di reità va incontrovertibilmente presunta dai documenti che la Convenzione indica e ai quali il giudice dello Stato richiesto non può negare fede quando gli siano ufficialmente comunicati per il solo esame formale da compiere su di essi"(Sez. VI, Sentenza n. 45253 del 22/11/2005 Cc. - dep. 13/12/2005, Rv. 232633; da ultimo, sez. VI, 10 ottobre 2008, n. 40283 dep.28 ottobre 2008).
La mancanza di una positiva disposizione in tal senso nella Convenzione europea di estradizione4 (cioè sulla necessità di eseguire di volta in volta una valutazione in concreto sui gravi indizi) significherebbe, nell’orientamento citato, che gli Stati aderenti hanno già operato una scelta sul riconoscimento di affidabilità dei documenti trasmessi per comprovare, secondo lo Stato richiedente, la sussistenza dei gravi indizi.
Ciò significa, in altri termini, che allo stato richiesto è inibito un controllo di sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, dovendo compiere solamente un controllo di verifica formale dei requisiti imposti dallo strumento pattizio, senza poter sindacare la (in)esistenza di gravi contraddizioni probatorie che pure potrebbero emergere dagli atti inoltrati per via diplomatica o diretta.
Peraltro, secondo autorevoli commentatori, anche nell’interpretazione dominante il principio della necessità di una verifica “formale” della richiesta di estradizione non ha portata assoluta,
“apparendo doveroso un apprezzamento del fondamento probatorio della richiesta qualora sia allegata una prova d’alibi o emergano altri elementi atti a perturbare la coerenza del quadro probatorio desumibile dagli atti trasmessi”
Così, non può essere comunque concessa l’estradizione
- se, per il reato per il quale l'estradizione è stata domandata, la persona è stata o sarà sottoposta a un procedimento che non assicura il rispetto dei diritti fondamentali;
- quando vi è ragione di ritenere che l'imputato o il condannato verrà sottoposto ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, di religione, di sesso, di nazionalità, di lingua, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali ovvero a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti o comunque ad atti che configurano violazione di uno dei diritti fondamentali della persona (705/2 lett. c che rimanda all’art. 698 c.p.p).
1. SULLA MANCANZA DI VERIDICITÀ DELLE INFORMAZIONI TRASMESSE: IN PARTICOLARE, LA SUSSISTENZA DI TRATTAMENTO DISCRIMINATORIO PER RAGIONI POLITICHE
Come noto, l’art. 12 della Conv. Estr. richiede una serie di documenti necessari sostegno della domanda, e così:
a. l’originale o la copia autentica di una decisione esecutiva di condanna o di un mandato di arresto o di qualsiasi altro atto avente la stessa forza, rilasciato nelle forme prescritte nella legge dalla Parte richiedente;
b. un esposto dei fatti, per i quali l’estradizione è domandata. Il tempo e il luogo del loro compimento, la loro qualificazione legale e il riferimento alle disposizioni legali loro applicabili saranno indicate il più esattamente possibile;
c. una copia delle disposizioni legali applicabili o, se ciò fosse impossibile, una dichiarazione sul diritto applicabile, come anche il segnalamento il più preciso possibile dell’individuo reclamato e qualsiasi altra informazione atta a determinare la sua identità e la sua cittadinanza.
L’esposizione dei fatti nel procedimento de quo era contenuta nella “richiesta di estradizione” (affol. 85), che ricalcava il “certificato delle prove sussistenti nella causa penale” (affol. 99).
In sintesi, la estradanda era accusata per aver sottratto sul posto di lavoro USD 30.000 (trentamila) in contanti ad una tirocinante (che lavorava li da appena un mese) che con tale somma, lasciata incustodita nella borsetta durante la pausa pranzo, avrebbe voluto acquistare una autovettura; il furto troverebbe conferma, oltre che nelle parole della persona offesa, nelle dichiarazioni di tre testi, che avrebbero visto mazzette da migliaia di dollari cadere da un fascicolo della estradanda, non dandovi in un primo momento peso dato che essa si occupava di gestire quale “cassiera superiore” i pagamenti dei grossisti per conto della ditta per la quale lavorava, la “ (…) ”.
La posizione prevalente della giurisprudenza impediva alla difesa di entrare approfonditamente nella sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza che sostenevano le accuse.
Si rilevava invece l’assoluta e palese inverosimiglianza (per non dire falsità) delle accuse, laddove veniva tentato di far credere allo stato richiesto che
1. una tirocinante ucraina avesse a disposizione una somma così rilevante
2. detta somma in contanti venisse custodita “in casa” (da dove ella prelevava il denaro secondo le prove trasmesse)
3. l’acquisto di una autovettura non avvenisse con metodo di pagamento più sicuri
4. una somma così rilevante venisse portata sul posto di lavoro
5. e venisse lasciata incustodita durante la pausa pranzo nella borsetta (nonostante la persona offesa si fosse premurata di asportare il portafogli) ed infine che
6. nonostante asseritamente la estradanda si occupasse di gestire denaro contante in “valuta nazionale”, nessuno dei tre testi casualmente (!) presenti sul corridoio si sia allarmato vedendo cadere 3 mazzette di dollari.
Si tratta di affermazioni del tutto sfornite di logica.
La difesa tentava di fornire una ben diversa realtà dei fatti, nell’ottica di spiegare sia il tentativo di costruire le accuse suddette, che anche per dare base giuridica alla richiesta di negare la estradizione per motivi discriminatori.
Occorre infatti ricordare che, secondo la costante giurisprudenza della Corte Suprema, la disposizione dell'art. 698, comma 1, c.p.p., che prevede quale causa ostativa alla estradizione, la fondata ragione per ritenere che l'imputato o il condannato verranno sottoposti ad atti persecutori o discriminatori per motivi, fra gli altri, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali,, amplia e ricalca la norma di cui all'art. 3, secondo comma, della Convenzione europea di estradizione e costituisce applicazione, nella materia della estradizione, del più generale principio di salvaguardia del diritto fondamentale dell'individuo alla libertà ed alla sicurezza contro qualsiasi forma di discriminazione, che potrebbe essere attuata con lo strumento della domanda di estradizione da parte dello Stato estero; l'atto persecutorio e discriminatorio - si è aggiunto - è pertanto, quello che, in quanto mascherato sotto forma di domanda di estradizione per perseguire un determinato reato, costituisce lo scopo dissimulato che lo stesso Stato richiedente mira a realizzare per motivi di razza, di religione, di sesso, di nazionalità, di lingua, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali, laddove dallo status del soggetto, connesso ad una o più delle suddette posizioni, dipendano, nell'ordinamento interno del suddetto Stato richiedente, situazioni di oggettivo pregiudizio reale o potenziale (cfr. Cassazione penale, sez. VI, 15 novembre 2002, n. 39709 (dep.23 novembre 2002), che richiama “ex plurimis” Sez. VI, 17 aprile 1996, F.).
La Conv. Estr. aggiunge poi che per negare l’estradizione basta che la condizione del soggetto estradando individuo arrischi di essere aggravata per l’uno o l’altro di questi motivi (art. 3/2 Conv. Estr.).
La estradanda effettivamente lavorava come contabile dal 2000 al 2008 per la “(…)”, una società collegata alla società (…): precisamente, le sue mansioni consistevano nel ricevere cospicue somme di denaro in valuta straniera (soprattutto USD) in contanti (fino ad un milione di USD/giorno) che venivano consegnate a ditte che pagavano mediante banche di appoggio la merce della società (…) ricevendo in cambio i contanti (e ciò al fine di eludere una certa normativa nazionale).
Si trattava dunque senza dubbio alcuno di una posizione di altissima responsabilità (anche gli atti di accusa riferiscono di mansioni di “contabile superiore”).
La società per la quale lavorava la estradanda era governata dalla signora (…), imprenditrice che – come il marito (…) che è a capo di un gruppo commerciale dal fatturato complessivo 2009 stimato in quasi 1,5 miliardi di dollari USA – gode di robuste conoscenza nel mondo della politica e a sua volta pluricandidata nelle scorse tornate elettorali: la datrice di lavoro peraltro usava richiedere ai suoi dipendenti non solo il loro appoggio elettorale, ma anche attività di proselitismo politico che doveva essere provato mediante l’esibizione di una raccolta di firme a sostegno della medesima.
Proprio il rifiuto della estradanda di fare del proselitismo politico in favore della datrice di lavoro ha comportato la perdita di fiducia nella medesima: dato che però ella sovraintendeva ad operazioni finanziarie di notevole delicatezza, la datrice di lavoro si è dovuta ingegnare per poter evitare che i segreti finanziari venissero resi pubblici.
Le minacce e le ripercussioni sul posto di lavoro erano all’ordine del giorno: tant’è che fu la signora estradanda a (tentare di) dimettersi ben prima dei fatti di cui si tratta, non senza aver prima denunciato alla polizia le minacce alle quali veniva sottoposta dalla datrice di lavoro, che la minacciava anche di farla arrestare con l’accusa di essere coinvolta in reati contro il patrimonio o riguardanti sostanze stupefacenti. Solo l’espatrio nel mese di dicembre 2008 ha consentito alla estradanda di sottrarsi a dette minacce.
Se quanto testè esposto potrebbe sembrare una trama di una spy story di bassa qualità, venivano allegati alla memoria scritta alcuni documenti per confermarne la veridicità.
2. della prova della presentazione di una denuncia alle forze di polizia in data precedente ai fatti per i quali veniva accusata con attestazione della Direzione degli Interni: si noti come è certificato dalla polizia ucraina che “l’estradanda si aveva in effetti rivolto alla Direzione degli Interni del rione (...) della città di (...) presentandoun'istanza scritta in riferimento alla dichiarazione delle minacce di far giustizia sommaria nei confronti della estradanda pronunciata da parte della datrice di lavoro (dipendente della società (...)” ;
“Il problema molto grande è che la corruzione nei tribunali negli ultimi dieci anni è diventatasistematica.”
Del resto, USAID, la principale agenzia statunitense in tema di assistenza allo sviluppo (economico e democratico) creata nel 1961 con il Foreign Assistance Act, ha rilasciato nel 2006 un “Final Report” dedicato proprio alla piaga della corruzione in ucraina, che coinvolge anche e specialmente il sistema giudiziario (cfr. allegato; ad analoghe conclusioni giunge l’Atlantic Council of the United States in un Policy aper del 2007). Di più:, veniva dalla difesa evidenziato il serio pericolo di trattamenti inumani o degradanti in caso di concessione di estradizione.
A seguito della modifica introdotta dalla legge Carotti (L.
16 dicembre 1999, n. 479) al codice di procedura penale è
stato profondamente modificato l’impianto del giudizio
abbreviato previsto dagli artt. 438 e ss. c.p.p.
Come noto, uno dei principi cardine del nostro ordinamento
penale risulta essere quello di tassatività della legge
penale, dal quale discende il divieto di estensione
analogica in malam partem.
Il codice di procedura penale ha operato, come noto, una
scelta intermedia tra *libertà* e*tassatività* dei
mezzi di prova, perché, pur riconoscendo con l'articolo 189
c.p.p. la possibilità di introdurre nel processo prove non
disciplinate dalla legge, ha fissato condizioni a cui è
subordinata la loro ammissibilità.
libera manifestazione del pensiero stupefacenti art. 73 coltivazione diritto di cronaca diritto di critica diffamazione marijuana offensività guida in stato di ebbrezza reati stradali 187 cds 186 sostanze stupefacenti reati tributari guida sotto effetto di sostanze stupefacenti etilometro connivenza concorso morale 10bis Recenti pubblicazioni
Il dovere di riserbo imposto al magistrato non impedisce la
difesa del suo diritto all'onore, che può integrare la
esimente dello stato di necessità: peraltro, non può
tacersi che nell'attuale società mediatica l'opinione
pubblica tende ad assumere come veri i fatti rappresentati
dai media, se non immediatamente contestati: la verità
mediatica, cioè quella raccontata dai media, si sovrappone,
infatti, alla verità storica e si fissa nella memoria
E' nullo il test etilometrico non preceduto dall'avviso del
diritto di farsi assistere da un difensore.
Non è punibile chi, seppure a conoscenza di sostanza
stupefacente da parte di altri, mantenga un comportamento
'meramente passivo', privo cioè di qualsivoglia efficacia
causale in ordine alla realizzazione della condotta
detentiva altrui: nè illazioni o congetture valgono a
superare l'onere della prova a carico dell'accusa. Archivio