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Timestamp: 2020-06-07 10:42:06+00:00
Document Index: 182344514

Matched Legal Cases: ['art. 2471', 'art. 2471', 'art. 2471', 'art. 521', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 518', 'art. 2471', 'art. 2480', 'art. 543', 'art. 14', 'art. 518', 'art. 2471', 'art. 14', 'art. 557', 'art. 16', 'art. 518', 'art. 518', 'art. 2471']

Il pignoramento di quote sociali ex art. 2471 c.c nel processo civile telematico - Centro Studi Processo Telematico
Il pignoramento di quote sociali ex art. 2471 c.c nel processo civile telematico
19 Aprile 2015 30 Settembre 2017 Valentina CarolloArchivio, Processo Civile Telematico
Come noto esiste nell’ordinamento giuridico italiano una particolare forma di processo esecutivo che non trova la sua regolamentazione all’interno del codice di procedura civile, bensì all’interno del codice civile.
Ci riferiamo all’espropriazione di quote sociali che è regolamentata dall’art. 2471 c.c., il quale testualmente dispone: “la partecipazione può formare oggetto di espropriazione. Il pignoramento si esegue mediante notificazione al debitore e alla società e successiva iscrizione nel registro delle imprese. L’ordinanza del giudice che dispone la vendita della partecipazione deve essere notificata alla società a cura del creditore. Se la partecipazione non è liberamente trasferibile e il creditore, il debitore e la società non si accordano sulla vendita della quota stessa, la vendita ha luogo all’incanto; ma la vendita è priva di effetto se, entro dieci giorni dall’aggiudicazione, la società presenta un altro acquirente che offra lo stesso prezzo. Le disposizioni del comma precedente si applicano anche in caso di fallimento di un socio”.
Come altrettanto noto, con la (ennesima) riforma delle procedure esecutive sono state dettate nuove disposizioni per l’iscrizione a ruolo delle stesse per via telematica; il decreto legge n. 132/14 (convertito in legge n. 162/2014) ha infatti profondamente riformato, per quanto qui d’interesse, gli articoli 518, 543 e 557 (e ha introdotto l’art. 521 bis), prevedendo in particolare che la formazione del fascicolo dell’esecuzione avvenga a cura dell’avvocato. Contestualmente, con la medesima novella legislativa, è stato aggiunto un periodo all’art. 16 bis, comma, d.l. 179/12, ai sensi del quale “a decorrere dal 31 marzo 2015, il deposito nei procedimenti di espropriazione forzata della nota di iscrizione a ruolo ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Unitamente alla nota di iscrizione a ruolo sono depositati, con le medesime modalità, le copie conformi degli atti indicati dagli articoli 518, sesto comma, 543, quarto comma e 557, secondo comma, del codice di procedura civile. Ai fini del presente comma, il difensore attesta la conformità delle copie agli originali, anche fuori dai casi previsti dal comma 9-bis”.
La risposta, vedremo, non è per nulla scontata e ce ne rendiamo conto già solo leggendo la parte novellata dell’art. 16 bis, comma 2, d.l. 179/12; se diamo alla norma un’interpretazione letterale ci rendiamo conto che nel caso in esame, contrariamente a quanto ci potremmo aspettare, vi sarebbe un unico adempimento da espletare in via telematica, ovvero l’iscrizione a ruolo della procedura; la prima parte della norma è infatti la sola riferita a tutti i procedimenti di esecuzione forzata “il deposito nei procedimenti di espropriazione forzata della nota di iscrizione a ruolo ha luogo esclusivamente con modalità telematiche”; dopodiché la norma passa ad occuparsi esclusivamente delle procedure di cui agli art. 518, 543 e 557 c.p.c., senza fare menzione alcuna dell’art. 2471 c.c.
A leggere tale parte della norma sembrerebbe che, effettuato il deposito telematico della nota di iscrizione a ruolo, la procedura dovrebbe seguire i canoni classici ante riforma e cioè: istanza di vendita, deposito dell’atto di pignoramento notificato e documentazione attestante l’avvenuta iscrizione della formalità presso il Registro delle Imprese andrebbero depositati “in cartaceo” direttamente presso la cancelleria, senza necessità di alcuna attestazione di conformità e, soprattutto, senza l’obbligo di osservare i ristretti termini posti dalle norme sopra citate, per di più a pena di inefficacia del pignoramento.
Il problema è che però gli schemi ministeriali dettati per l’iscrizione a ruolo telematica delle procedure esecutive impedirebbero di seguire la procedura appena descritta, essendo gli stessi strutturati in modo da non consentire il deposito della sola nota di iscrizione a ruolo; pertanto, titolo esecutivo, atto di precetto e atto di pignoramento restituiti dall’ufficiale giudiziario dovrebbero essere depositati telematicamente ma, seguendo la linea interpretativa in esame, più per “accontentare” i sistemi informatici che non in adempimento di un preciso obbligo di legge.
Inoltre occorre anche considerare che la prima parte della norma impone il deposito telematico per tutti gli atti successivi a quello con cui inizia l’esecuzione ma solo per i procedimenti di cui al libro III del codice di procedura civile; posto che il pignoramento delle quote sociali non è regolato dal codice di rito ma solo dal codice civile, ragionando sempre in un’ottica rigorosamente letterale neppure tale norma di carattere generale potrebbe applicarsi alla procedura esecutiva in commento.
La giurisprudenza prevalente in passato, in epoca anteriore alla formulazione della norma in commento (e sotto il vigore dell’abrogato art. 2480 c.c.), sposava la tesi dell’applicazione della disciplina del pignoramento presso terzi immaginando la quota come diritto di credito verso la società (ex multis, v. Cass. 13019/92; Cass. 2926/97). Per vero si giungeva a tale conclusione per esclusione, non ritenendosi applicabile né la disciplina del pignoramento mobiliare, che, secondo tale giurisprudenza, presupponeva pur sempre l’esistenza di una cosa materiale da apprendere, né, ovviamente, la disciplina del pignoramento immobiliare. Inoltre si riteneva (e da taluni si riteneva ancora recentemente) che la notificazione dell’atto di pignoramento alla società avesse le funzione di consentire a quest’ultima di presenziare all’udienza al fine di riferire sulla posizione globale del debitore e sulla consistenza della sua quota ovvero circa l’esistenza di vincoli sulla stessa. Per la verità, tale argomento ha ora perso ogni fondamento dal momento che con la riforma dell’art. 543 c.p.c. è stata eliminata la citazione del terzo tra i requisiti dell’atto di pignoramento presso terzi.
4. depone, ancora, nel senso dell’assoluta peculiarità della disciplina relativa ai pignoramenti di partecipazioni sociali la considerazione per cui, almeno prima della riforma del 2003, la giurisprudenza della Suprema Corte era pacifica nel ritenere che il pignoramento delle partecipazioni sociali si eseguisse nelle forme del pignoramento presso terzi, con ciò escludendo l’applicabilità della disciplina dettata in materia di espropriazione mobiliare presso il debitore al previgente articolo 2480 c.c.;
Alla luce delle considerazioni che precedono, deve dunque ritenersi che effettivamente il pignoramento di quote sociali presenta caratteristiche sue proprie e che tali caratteristiche devono essere considerate nell’individuazione della disciplina applicabile alla vendita (o alla richiesta di assegnazione), considerando che, ove si affermi la possibilità di applicare alle vendite di quote sociali la disciplina dettata per l’espropriazione presso il debitore a tale risultato si può giungere – salvo il limite della compatibilità – solo facendo applicazione analogica della ridetta disciplina e non affermando che le regole di cui agli artt. 513 e ss. trovano diretta applicazione nel caso di pignoramento di quote sociali.
Da tale ragionamento discende l’ulteriore considerazione che, potendosi applicare la normativa sulle espropriazioni mobiliari solo per via analogica, nell’ambito dell’espropriazione di partecipazioni sociali, in forza dell’art. 14 disp. prel. c.c., non troverebbe applicazione la regola, evidentemente eccezionale, di cui all’art. 518 c.p.c. novellato in forza della quale il difensore del creditore attesta la conformità del processo verbale, del titolo esecutivo e dell’atto di precetto ai soli fini del presente articolo.
Invero, la formulazione della norma e le cautele che la circondano, lasciano ad avviso di chi scrive pochissimo spazio alla possibilità di applicazione analogica anche alla fattispecie di cui all’art. 2471 c.c. che, come visto, configura un tipo di pignoramento del tutto peculiare.
E del resto, anche laddove si volesse superare il problema posto dall’art. 14 disp. prel. c.c. e si volesse comunque applicare la disciplina del pignoramento mobiliare permarrebbe ad esempio il dubbio sul momento dal quale inizierebbe a decorrere il termine di quindici giorni per l’iscrizione a ruolo della procedura: dalla notifica del pignoramento o dall’iscrizione dello stesso nel registro delle imprese?
Abbiamo infatti visto che nel caso di specie, in realtà, il pignoramento si perfeziona con l’iscrizione nel registro delle imprese e non con la semplice notifica dell’atto di pignoramento, sicché non si potrebbe neppure applicare per via analogica il disposto dell’art. 557 c.p.c. per il caso in cui il creditore (e non l’ufficiale giudiziario) procede alla trascrizione del pignoramento. In questo caso, infatti, la pubblicità immobiliare non ha efficacia costitutiva, ma serve semplicemente a regolare il possibile conflitto tra acquirente e creditore pignorante.
In tal caso, dunque, anche un’applicazione analogica delle norme del codice di procedura non porterebbe ad alcun valido risultato e, pertanto, ad avviso di chi scrive tanto vale “arrendersi all’evidenza”.
Presumibilmente ci si trova di fronte all’ennesima svista del legislatore che, al momento di varare la riforma delle procedure esecutive, ha completamente dimenticato il procedimento di espropriazione delle quote sociali; ciò considerato, tuttavia, non paiono percorribili molte altre strade che non siano quelle di un’interpretazione rigorosamente attinente al dato letterale della legge (nello specifico dell’art. 16 bis, II comma, d.l. 179/12) che consente dunque il solo deposito telematico della nota di iscrizione a ruolo (oltreché, come detto in apertura del presente scritto , degli allegati necessari previsti dagli schemi ministeriali, ovvero titolo esecutivo, atto di precetto e pignoramento).
Dopodiché, effettuato tale incombente, per il quale a questo punto non dovrebbero neppure valere i ristretti termini di cui agli art. 518, 543 e 557 c.p.c. (anche se, a dire il vero, un principio di prudenza insegna che il rispetto degli stessi certamente non sarebbe un male), non pare esservi molto spazio per il deposito telematico degli atti successivi quali l’istanza di vendita o la prova dell’iscrizione del pignoramento in camera di commercio.
Un’ultima avvertenza pare d’obbligo e riguarda gli allegati alla nota di iscrizione a ruolo che, come visto, sarà necessario inserire per soddisfare i sistemi informatici; nello specifico, come detto, non pare che l’assetto normativo autorizzi il difensore a provvedere all’attestazione di conformità di questi ultimi, proprio per l’eccezionalità del potere attribuito e limitato alle esecuzioni di cui agli art. 518, 543 e 557 c.p.c. (alle quali, come visto, non è assimilabile tout court il pignoramento di quote societarie).
E si noti, nel caso di specie la cautela è d’obbligo; stante che il difensore è chiamato a svolgere funzioni di pubblico ufficiale, è evidente che un esercizio di tali funzioni in assenza della norma attributiva del relativo potere potrebbe rivelarsi fonte di non pochi problemi, cosicché, anche per tale motivo, pare prudente non svolgere attività di certificazione se non in presenza di indicazioni legislative chiare ed univoche.
Pare dunque dubbio che, nel caso di specie, sussista il potere di procedere all’attestazione di conformità, sicché sarebbe forse più prudente astenersi da tale attività certificatoria e depositare direttamente gli originali in cancelleria dopo aver allegato semplici fotocopie alla nota di iscrizione a ruolo (al fine esclusivo, come detto, di “accontentare” il sistema informatico).
Dopodiché, visto il sistema fortemente farraginoso che emerge dall’analisi che precede, si spera che il legislatore metta mano anche all’art. 2471 c.c. coordini tale procedura con tutte le altre disciplinate dal codice di rito.
Gazzetta Ufficiale 147 del 27 giugno 2015 – Decreto Legge n. 83