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Timestamp: 2018-12-11 13:13:32+00:00
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 23 gennaio 2014, n. 1439. La delibera assunta nell'esercizio delle attribuzioni assembleari previste dall'art. 1135, numeri 2) e 3), cod. civ., relativa alla ripartizione in concreto tra i condomini delle spese condominiali, ove, in mancanza di tabelle millesimali del condominio, adotti un criterio provvisorio, deve considerarsi annullabile, non incidendo sui criteri generali da adottare nel rispetto dell'art. 1123 cod. civ., e la relativa impugnazione va proposta nel termine di decadenza di trenta giorni previsto dall'art. 1137, ultimo comma, cod. civ. - Renato D'Isa
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sentenza 23 gennaio 2014, n. 1439
Ha denunciato la nullità di tutte le delibere cosi adottate e chiesto la revoca dell’ingiunzione.
Il giudice di pace, accogliendo le eccezioni del Condominio resistente, ha respinto l’opposizione, essendo controverse delibere non tempestivamente impugnate dal condomino A. , riconosciuto tale sulla base del titolo di proprietà che gli era stato chiesto di esibire.
Il tribunale di Messina con sentenza 13 aprile 2011 ha rigettato il gravame interposto dall’opponente, il quale ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 17 novembre 2011.
Parte ricorrente deduce che il giudice di merito non avrebbe affrontato le problematiche relative al presupposto giuridico della richiesta di quote condominiali, al calcolo delle quote, all’attribuzione dei millesimi in sede assembleare. Lamenta che l’amministratore avrebbe inventato una quota millesimale perché le tabelle della palazzina N, applicate in via analogica, non le prevedevano e la misura non era stata nemmeno convenzionalmente stabilita.
2.2) Il terzo motivo ribadisce, nel denunciare violazione degli artt. 1138 c.c. e 68 disp. att., che l’amministratore aveva attribuito le quote senza tener conto che nelle tabelle della palazzina N il cantinato non figurava.
In via generale Cass. SU 4806 del 2005 ha stabilito che debbono qualificarsi nulle le delibere dell’assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all’oggetto; debbono, invece, qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all’oggetto.
3.2) La giurisprudenza ha precisato successivamente che è solo annullabile la delibera con la quale erroneamente si applichi il criterio legale di riparto delle spese condominiali; diverso è il caso in cui consapevolmente l’assemblea deliberi di modificare i criteri di riparto stabiliti dalla legge (o in via convenzionale da tutti i condomini), arbitrariamente derogando ad essi. Nella singolare fattispecie si è in presenza di un caso di annullabilità.
L’accertamento del giudice di pace, non più controvertibile in questo giudizio, della esistenza di porzione condominiale appartenente all’opponente, ha fatto contemporaneamente venire in evidenza la circostanza che non esisteva tabella millesimale approvata convenzionalmente e che i condomini erano intesi alla elaborazione delle tabelle definitive, tanto che parte delle spese per cui è causa si riferiscono proprio ai costi preventivati per conferire un incarico professionale in tal senso.
3.3) È il ricorrente ad invocare, denunciando il vizio di motivazione, l’esame delle delibere del 6 novembre 2001 e del 10.1.2002 (ricorso pag. 6) per far constare quanto contenuto nelle delibere suddette. Da esse (si combinano l’ultima parte della prima e il testo della terza pagina della seconda delibera) si evince invece che venne constatata la “mancanza di tabelle millesimali di ripartizione delle spese” e deliberato di incaricare un tecnico di provvedervi, cioè proprio la condotta che il ricorso erroneamente rimprovera (sempre all’inizio di pag. 6) al Condominio di non aver tenuto.
Il riparto venne quindi deliberato in via provvisoria, adattando per quanto possibile la tabella della palazzina N nell’ottica non di violare il disposto normativo, ma di ottemperarvi, poiché esso fa gravare su tutti i comproprietari – e quindi anche su chi sino ad allora era stato di fatto estraneo (ma non in forza, di un precedente deliberato unanime) – le spese condominiali. Giova infatti ricordare che la mancanza di tabelle millesimali applicabili in relazione alla spesa effettuata consente all’assemblea di adottare, a titolo di acconto e salvo conguaglio, tabelle provvisorie (Cass. 24670/06; 8505/05).
Pienamente consapevole della sua qualità e dell’assenza di tabelle definitive – non poteva infatti ignorare di essere condomino in quanto comproprietario del seminterrato posto nello stabile – il ricorrente avrebbe dovuto impugnare la delibera con la quale venne reso esecutivo il riparto comunicatogli dall’amministratore. Sin dalla data di ricevimento della richiesta di pagamento (datata 11 gennaio 2002), la quale faceva espresso riferimento a quanto deliberato nell’allegato verbale di assemblea del 10.1.2002, che doveva – a quel punto – diligentemente procurarsi, era stato infatti messo in grado di conoscere l’esistenza della deliberazione e di valutare se fosse affetta da vizi che comportavano la nullità o errori di merito nel determinare la pretesa.
La delibera assunta nell’esercizio delle attribuzioni assembleari previste dall’art. 1135, numeri 2) e 3), cod. civ., relativa alla ripartizione in concreto tra i condomini delle spese condominiali, ove, in mancanza di tabelle millesimali del condominio, adotti un criterio provvisorio, deve considerarsi annullabile, non incidendo sui criteri generali da adottare nel rispetto dell’art. 1123 cod. civ., e la relativa impugnazione va proposta nel termine di decadenza di trenta giorni previsto dall’art. 1137, ultimo comma, cod. civ..