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Timestamp: 2017-05-25 06:45:30+00:00
Document Index: 134815243

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 34', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 6', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 44', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ']

Argomenti - Corte di Cassazione – (no al riposo compensativo per reperibilità in giorni festivi di medici ed operatori sanitari) : Nursind : Il Sindacato delle Professioni Infermieristiche
"La reperibilità, prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un'eventuale prestazione lavorativa; conseguentemente il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, mentre non comporta, salvo specifiche previsioni della contrattazione collettiva, il diritto ad un giorno di riposo compensativo, il cui riconoscimento, attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della disponibilità allo svolgimento della prestazione rispetto al lavoro effettivo, non può trarre origine dall'art. 36 della Costituzione. "Fonte: www.dirittosanitario.net Avv. Ennio GrassiniStrana sentenza questa della Corte di Cassazione che bisognerà valutare attentamente e approfondire nei suoi contenuti, visto che per il CCNL dei dipendenti pubblici vige una normativa apposita a cui la stessa sentenza rimanda ai fini del riconoscimento del diritto al riposo compensativo. Infatti il contratto del comparto del SSN esprime un intero articolo a riguardo, dettagliando la materia con numerosi commi tra cui uno specifico sul diritto al riposo compensativo che qui riportiamo.Vero è che il ricorso dei dipendenti pubblici verteva sulla richiesta di monetizzazione dei mancati riposi compensativi e che la decisione della Corte si fonda sul fatto che gli stessi lavoratori non abbiano chiesto, entro i 30 gg. stabiliti dal contratto, tale riposo.ART. 7 - Servizio di pronta disponibilità1. Il servizio di pronta disponibilità è caratterizzato dalla immediata reperibilità del dipendente e dall’obbligo per lo stesso di raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità stabilite ai sensi del comma 3.2. All’inizio di ogni anno le aziende predispongono un piano annuale per affrontare le situazioni di emergenza in relazione alla dotazione organica, ai profili professionali necessari per l’erogazione delle prestazioni nei servizi e presidi individuati dal piano stesso ed agli aspetti organizzativi delle strutture.3. Le modalità di cui al comma 1 ed i piani per l’emergenza sono definiti con le procedure della concertazione di cui all’art. 6, comma 1 lett. b) del CCNL 7 aprile 1999.4. Sulla base del piano di cui al comma 2, sono tenuti a svolgere il servizio di pronta disponibilità solo i dipendenti in servizio presso le unità operative con attività continua ed in numero strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali dell’unità.5. Il servizio di pronta disponibilità è organizzato utilizzando di norma personale della stessa unità operativa.6. Il servizio di pronta disponibilità va limitato ai turni notturni ed ai giorni festivi. Nel caso in cui esso cada in giorno festivo spetta un riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale. La pronta disponibilità ha durata di dodici ore e dà diritto ad una indennità di L. 40.000 per ogni dodici ore.7. Due turni di pronta disponibilità sono prevedibili solo nei giorni festivi.8. Qualora il turno sia articolato in orari di minore durata, i quali, comunque, non possono essere inferiori alle quattro ore, l’indennità è corrisposta proporzionalmente alla sua durata, maggiorata del 10%.9. In caso di chiamata l’attività viene computata come lavoro straordinario ai sensi dell’art. 34 del CCNL 7 aprile 1999, come modificato dall’art. 39 del presente contratto, ovvero trova applicazione l’art. 40.10. Di regola non potranno essere previste per ciascun dipendente più di sei turni di pronta disponibilità al mese.11. Possono svolgere la pronta disponibilità solo i dipendenti addetti alle attività operatorie e nelle strutture di emergenza. Sono, pertanto esclusi:a) tutto il personale delle categorie A, B, C e D, profili del ruolo amministrativo;b) il personale appartenente alle categorie A, C e D, profili del ruolo tecnico;c) per il personale del ruolo sanitario appartenenti alla categoria D, i profili della riabilitazione e delle caposala.12. Ai seguenti profili professionali è consentita la pronta disponibilità per eccezionali esigenze di funzionalità della struttura:a) personale del ruolo tecnico appartenente alla categoria B di entrambe le posizioni economiche B e Bs;b) personale del ruolo sanitario appartenente alla categoria D, livello economico Ds.13. Le aziende potranno valutare con le procedure di cui all’art. 6, comma 1, lett. b) CCNL 7 aprile 1999, eventuali ulteriori situazioni in cui ammettere la pronta disponibilità, in base alle proprie esigenze organizzative.14. Ai compensi di cui al presente articolo si provvede con le risorse del fondo di cui all’art. 38, comma 1 del CCNL 7 aprile 1999. La contrattazione integrativa, in base ai modelli organizzativi adottati dall’azienda con riguardo alla razionalizzazione dell’orario di lavoro e dei servizi di pronta disponibilità che abbiano carattere di stabilità, potrà destinare in tutto o in parte i relativi risparmi alle finalità dell’art. 39, comma 4, lett. d) del CCNL 7 aprile 1999 ovvero a rideterminare l’importo dell’indennità di cui al comma 6 del presente articolo.15. È disapplicato l’art. 18 del DPR 270/87.Cassazione Civile – Sez. Lavoro; Sent. n. 26723 del 18.12.2014omissis Svolgimento del processo La Corte di Appello di Roma, confermando la sentenza del Tribunale di Cassino, rigettava l'opposizione dell'ASL di Frosinone avverso i decreti ingiuntivi emessi, su istanza dei lavoratori in epigrafe (medici ed operatori sanitari),a titolo di differenze retributive relative a giorni di riposo non goduto, avendo gli stessi prestato servizio di pronta reperibilità in giorni festivi. A base del decisum la Corte del merito poneva il rilievo fondante secondo il quale l'art. 18 del DPR n. 270 del 1987, richiamato dall'art. 44 n. 1 del CCNL del comparto sanità, così come l'art. 20 n.6 del CCNL area dirigenza medica,prevedeva che al dipendente - nel caso in cui la pronta disponibilità coincideva con una giornata festiva - spettava un riposo compensativo senza riduzione dell'orario di servizio settimanale e conseguentemente non si poteva dubitare del diritto dei lavoratori ad ottenere la compensazione monetaria afferente la mancata fruizione del riposo compensativo nelle giornate di pronta reperibilità per cui era causa. D'altro canto, secondo la Corte territoriale,una diversa interpretazione della norma non avrebbe consentito al dipendente di beneficiare del previsto riposo compensativo da ritenersi comunque irrinunciabile a norma dagli artt. 36 Cost. e 2109 cc. Avverso questa sentenza la predetta ASL ricorre in cassazione sulla base di tre censure. Le parti intimate non svolgono attività difensiva. Motivi della decisione Con il primo motivo parte ricorrente, deducendo violazione dell'art. 18 del DPR n. 270 del 1987, artt.7, 20 n.6 e 44 n.1 del CCNL comparto sanità nonché 40 del CCL integrativo comparto sanità 7 aprile 1999, chiede se la mancata fruizione del giorno di riposo compensativo è monetizzabile. Con la seconda censura l'ASL ricorrente, denunciando violazione dell'art. 18 del DPR n. 270 del 1987, artt.7, 20 n.6 e 44 n.1 del CCNL comparto sanità nonché 40 del CCL integrativo comparto sanità 7 aprile 1999, sostiene che i dipendenti non hanno mai chiesto di volere usufruire di un giorno di riposo compensativo. Con la terza critica parte ricorrente, prospettando violazione degli artt. 36 Cost. e 2109 cc nonché dell'art. 20 del CCNL comparto sanità del 1 settembre 1995, allega che la reperibilità prestata in giorno festivo non implica una prestazione lavorativa tale da confliggere con il principio dell'irrinunciabilità del diritto al riposo settimanale. I motivi, che in quanto strettamente connessi dal punto di vista logico-giuridico vanno esaminati congiuntamente, sono, alla luce di specifico precedente di questo giudice di legittimità (n. 9316/2014) fondati. Premesso che, nei casi di specie, il compenso è stato richiesto in assenza di prestazione lavorativa (cosiddetta reperibilità passiva), va rilevato che la giurisprudenza di questa Corte ha già più volte affrontato le tematiche sollevate in ricorso, osservando che la reperibilità, prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell1obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un'eventuale prestazione lavorativa; conseguentemente il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, mentre non comporta, salvo specifiche previsioni della contrattazione collettiva, il diritto ad un giorno di riposo compensativo, il cui riconoscimento, attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della disponibilità allo svolgimento della prestazione rispetto al lavoro effettivo, non può trarre origine dall'art. 36 della Costituzione, ma la cui mancata concessione è idonea ad integrare un'ipotesi di danno non patrimoniale (per usura psico-fisica) da fatto illecito o da inadempimento contrattuale, che è risarcibile in caso di pregiudizio concreto patito dal titolare dell'interesse leso, sul quale grava però l'onere della specifica deduzione e della prova (Cfr., ex plurimis, Cass., nn. 27477/2008; 14439/2011; 14288/2011; 11727/2013). A tale ormai consolidato e condiviso orientamento ermeneutico il Collegio intende qui dare continuità, rilevando che non consta essere stato dedotto e, tanto meno, provato, da parte dei lavoratori, un danno non patrimoniale da usura psico-fisica. Poiché la sentenza impugnata si è discostata dai su ricordati principi, i motivi all'esame devono ritenersi fondati. Il ricorso va, in conclusione, accolto e, per l'effetto, la pronuncia impugnata deve essere cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la controversia può essere definita nel merito, con la revoca dei decreti ingiuntivi opposti e il rigetto delle domande. Il difforme esito dei gradi di merito e la mancanza, all'atto della proposizione delle azioni monitorie, di un consolidato orientamento nella giurisprudenza di legittimità, consigliano la compensazione delle spese dell'intero processo. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, revoca i decreti ingiuntivi opposti e rigetta le domande. Compensa le spese dell'intero processo.
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