Source: http://www.puntosicuro.it/ambiente-C-81/gestione-rifiuti-C-122/rifiuti-da-attivita-di-manutenzione-AR-15406/
Timestamp: 2016-08-28 10:21:59+00:00
Document Index: 14238307

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 266', 'art. 183', 'art. 230', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 193', 'art. 193', 'art. 212', 'art. 230', 'art.\n183']

Rifiuti da attività di manutenzione Dal 1999 il quotidiano sulla sicurezza sul lavoro, ambiente, security
24 novembre 2015 - Cat: Gestione Rifiuti
La scorsa settimana abbiamo trattato il tema della gestione
dei rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione di impianti e macchinari,
in particolare l’identificazione del produttore, le manutenzioni interne ed
esterne su beni di proprietà del committente e del manutentore. L’articolo
prosegue con la disciplina del
deposito temporaneo e il trasporto dei rifiuti derivanti da attività di
manutenzione. Pubblicità
3. LA DISCIPLINA DEL DEPOSITO
TEMPORANEO DEI RIFIUTI DA ATTIVITÀ DI MANUTENZIONE La connessione tra deposito
temporaneo e luogo in cui i rifiuti sono prodotti ha generato dubbi applicativi
fin dalle origini della norma.
La definizione di deposito
temporaneo è data dall’art. 183 del Testo Unico Ambientale che alla lettera bb)
lo definisce come “il raggruppamento dei
rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono
prodotti (…)”.
Sul tema la Direttiva
2008/98/CE non detta uno specifico precetto normativo ma, comunque,
“invita” a distinguere nettamente tra: deposito preliminare dei rifiuti “in
attesa della raccolta”, raccolta di rifiuti, deposito di rifiuti in attesa del
In particolare nell’ambito della
definizione di raccolta, il deposito preliminare di rifiuti è inteso come
attività di deposito in attesa della raccolta in impianti in cui i rifiuti sono
scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un
impianto di recupero o smaltimento.
Detti riferimenti sono stati
senz’altro tenuti presenti dal D.lgs. 205/10, che ha recepito la precitata
direttiva europea, e sono ravvisabili nell’ambito delle definizioni di
raccolta, trattamento, stoccaggio e, in particolare, per quel che qui
interessa, nella definizione di "deposito temporaneo" qualificato
come il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo
in cui gli stessi sono prodotti. Il tema è trattato dalla Corte di
Giustizia delle Comunità Europee nella sentenza “Lirussi e Bizzaro” del 5 ottobre 1999 che, tra l’altro, sancisce
che: “…un’operazione temporanea di
raggruppamento di rifiuti effettuata, prima della raccolta, nel luogo in cui
sono prodotti, costituisce un’operazione di deposito temporaneo e non di
deposito preliminare” e, ancora, “…l’operazione di deposito temporaneo
avviene prima dell’operazione di raccolta che, ai sensi dell’art. 1,
lettera d) della direttiva 75/442, è la prima delle operazioni di gestione dei
rifiuti” e, ancora, “Di conseguenza, il
deposito temporaneo precede un’operazione di gestione e, in particolare,
l’operazione di raccolta dei rifiuti e costituisce un’operazione preparatoria
ad una delle operazioni di recupero o di smaltimento… omissis …Pertanto il
deposito temporaneo dei rifiuti, prima della raccolta, nel luogo in cui sono
prodotti, dev’essere definito come un’operazione preliminare ad un’operazione
di gestione dei rifiuti(…)”.
L’art. 266, comma 4 del
D.gs. 152/06 ha posto non pochi dubbi interpretativi.
La norma sancisce che “I rifiuti provenienti da attività di
manutenzione o assistenza sanitaria si considerano prodotti presso la
sede o il domicilio del soggetto che svolge tali attività”.
Si è ampiamente dibattuto in
ordine alla valenza della espressione “si
considerano prodotti” che, autorevolmente, viene qualificata “fictio juris” da intendersi quale
valvola di apertura introdotta dal legislatore al fine di far rientrare nella
disciplina normata le fattispecie concrete astrattamente rimaste esterne alla
L’espressione “si considerano prodotti” dunque,
determina la possibilità di estendere i precetti normativi dettati in
riferimento alla produzione del rifiuto anche alla fattispecie dell’attività di
manutenzione posto che la produzione del
rifiuto “si considera” realizzata presso il manutentore. In ordine alla detta estensione
dei precetti normativi alla attività di manutenzione la dottrina offre due
possibili profili di interpretazione tra loro contrapposti:
· la possibilità che l’espressione “si considerano
prodotti” identifichi la ubicazione del deposito temporaneo connesso alle attività di manutenzione, presso la
sede del manutentore;
· la possibilità, alternativa alla prima, che la
espressione della norma sia invece riferibile alla tenuta centralizzata, dunque
presso il manutentore, dei registri di carico e scarico dei rifiuti prodotti
In verità la prima ipotesi
sarebbe in contrasto proprio con la normativa inerente la localizzazione del
deposito temporaneo, mentre interpretazione in termini di centralizzazione
della tenuta del registro non produce alcuna deroga dal precetto di gestione di
tale documento.
La giurisprudenza interna è
intervenuta indirettamente sul tema del deposito temporaneo dei rifiuti
derivanti da attività di manutenzione affermando che la regola generale è
quella del “divieto di creazione del
deposito temporaneo in luogo diverso da quello di produzione”.
“In tema di rifiuti, costituisce
regola generale in tema di deposito
temporaneo (art. 183, comma primo, lett. m) D.Lgs. 152/06) quella
secondo cui lo stesso deve essere
realizzato presso il luogo di produzione dei rifiuti, fatta eccezione per i
rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione alle infrastrutture (…).”
(Cass. Pen., Sezione III, nr. 33866 del 08 giugno 2007)“.
Alla regola generale, che prevede
che il deposito temporaneo debba essere effettuato presso il luogo di
produzione dei rifiuti, è stata introdotta un'eccezione dall'art. 230
D.Lgs. 152/06 relativamente ai rifiuti derivanti da attività di
manutenzione alle infrastrutture (…) detta eccezione non trova applicazione nel
caso di rifiuti oggettivamente non riutilizzabili.” (Cass. Pen., Sezione
III, nr. 9856 del 29 gennaio 2009).
In una più recente sentenza della
Cassazione, la 37843 del 20/05/2014, si afferma che "il deposito
temporaneo può essere effettuato solo nel luogo di produzione del rifiuto,
dovendosi intendere, nella sua accezione più lata, quello che si trova nella
disponibilità dell'impresa produttrice e nel quale gli stessi sono depositati,
purché funzionalmente collegato al luogo di produzione".
Per la Suprema Corte, dunque, il
deposito temporaneo è sempre quello effettuato sul luogo di produzione.
Nella sentenza n. 5916 del 10
febbraio 2015, tuttavia, la Cassazione ribalta tale indirizzo e, a fronte del
detto nuovo orientamento, il Governo con il DL 92/2015, ha modificato la
definizione di deposito temporaneo di cui all’art. 183 del D.Lgs.
152/06, specificando che il luogo in cui gli stessi sono prodotti è “da intendersi
quale l'intera area in cui si svolge l'attività che ha determinato la
produzione dei rifiuti”.
Diviene pertanto legittimo anche
il deposito temporaneo effettuato dal manutentore nel luogo di produzione del
rifiuto (luogo in cui esercita la propria attività) in un’area concessa per lo
scopo dal committente.
Nel merito si sono pronunciate,
nello stesso senso, la Provincia di Vicenza nel 2008 e la Provincia di Brescia
nel 2010 affermando che “L’articolo 266
comma IV del D.Lgs. 152/06 non esonera colui che esegue lavori di manutenzione
dall’obbligo di compilare il formulario dei rifiuti prodotti dalla propria
attività. I rifiuti da manutenzione al pari dei rifiuti da assistenza sanitaria
si considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge
tali attività solo ai fini della tenuta del registro di carico e scarico.
Pertanto, i rifiuti derivanti da lavori di manutenzione possono essere tenuti
in deposito temporaneo presso la sede dei singoli manutentori senza
autorizzazione e nel medesimo luogo potranno essere conservati i registri di
carico e scarico. La ratio della fictio juris introdotta dal legislatore è
quella di evitare che il manutentore debba portare con sé il registro presso
ogni luogo di manutenzione e che presso tale luogo debba essere ogni volta
costituito un deposito temporaneo di rifiuti. La finzione legislativa non
incide sulla disciplina del trasporto, anche perché il trasporto dei rifiuti da
manutenzione non è elencato tra quelli esonerati dall’obbligo del formulario in
base all’espressa previsione dell’art. 193 comma IV del D.Lgs. 193/06”
dando, con ciò, indicazione d’obbligo dell’uso del formulario
nell’accompagnamento dei rifiuti dal luogo di produzione alla sede del
4. IL TRASPORTO DEI RIFIUTI
DERIVANTI DA ATTIVITÀ DI MANUTENZIONE
Gli articoli 230 e 266 precitati
se, da un lato, definiscono con chiarezza quali sedi possano essere considerate
luogo di produzione e, conseguentemente, quale sia il luogo in cui deve essere
tenuto il registro carico / scarico, dall’altro lasciano impregiudicato il tema
inerente la necessità che il trasporto dal luogo di manutenzione alla sede del manutentore sia
accompagnato dal FIR o meno.
Sul punto vi sono due orientamenti
a) Il FIR è necessario.
Ciò si desume
dall’art. 193 comma I, D.L.vo 152 / 2006 secondo cui, tra l’altro: “per gli
enti e le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi
di cui all’art. 212 comma 8, … i rifiuti
devono essere accompagnati da un formulario di identificazione”;
Del pari, si
desume dal il comma V del medesimo articolo che sancisce che: “le disposizioni
di cui al comma I non si applicano al
trasporto … di rifiuti non pericolosi effettuati dal produttore dei rifiuti
stessi i modo occasionale e saltuario, che non eccedano la quantità di
chilogrammi / litri trenta…”
E, ancora, la
necessità del FIR, andrebbe dedotta a
contrario dal fatto che, tra le esclusioni di cui al V comma precitato non
rientrano i rifiuti da manutenzione.
b) Il FIR non è necessario.
sarebbe avallato: dal fatto che
l’art. 230, comma I, del D. Lgs. 152/06 ammetta, come luogo di produzione dei
rifiuti di infrastrutture “il luogo di
concentramento dove il materiale tolto d’opera viene trasportato per la sua
valutazione tecnica …”. Di contro, se fosse imprescindibile la redazione
del FIR, il materiale trasportato sarebbe rifiuto sin dalla sua origine e il
luogo di concentramento sarebbe equivalente a uno stoccaggio.
del trasporto senza redazione di FIR sarebbe inoltre confortata dal fatto che
il deposito temporaneo, ammesso presso il luogo di concentramento / sede del
manutentore non può essere preceduto da un’operazione di trasporto in senso
giuridico. Da ultimo, la
possibilità del trasporto senza FIR, andrebbe dedotta dal DM 145 / 98 che
· l’indicazione nella casella (2) “destinatario” dei dati relativi
all’impresa che effettua il recupero o lo smaltimento.
· l’indicazione nella casella (5) se il rifiuto è
destinato ad operazioni di recupero … smaltimento
· l’indicazione, nella casella (11) da parte del
destinatario dei rifiuti se il carico di rifiuti è stato accettato o respinto
tesi, le consequenziali fasi della raccolta e del trasporto, rientranti a pieno
nella gestione del rifiuto, iniziano giuridicamente dopo il deposito
temporaneo, tenuto presso il luogo di produzione, in questo caso coincidente
con una sede diversa da quella di effettiva produzione del rifiuto.
5. LE LINEE GUIDA
In conclusione la produzione di
un rifiuto non pericoloso prodotto da attività manutentiva può avvenire solo
presso la sede legale od operativa dell’impresa, dove il titolare può
esercitare il suo diritto / dovere di decidere sul disfarsi o meno dei materiali
oggetto d’intervento. Per l’effetto è possibile il trasporto presso la sede,
legale od operativa, di materiali od apparecchiature da sottoporre alla
decisione del titolare del disfarsi e, in tal caso, non si è in presenza di
Diversamente il trasporto presso
la sede, legale od operativa, è escluso sia per i rifiuti pericolosi che per i
rifiuti non pericolosi comunque non reimpiegabili, che non possono essere
oggetto di decisione diversa dal disfarsi; tali rifiuti devono rimanere in deposito
temporaneo presso il committente e possono essere trasportati a destinazioni
autorizzate di recupero o smaltimento tramite trasportatore autorizzato
accompagnati da formulario.
La tenuta e compilazione del
registro carico e scarico può essere effettuata in modo centralizzato presso la
sede legale od operativa.
Per i rifiuti raccolti presso i
luoghi di attività manutentiva, la compilazione del formulario va fatta, a cura
del trasportatore incaricato, indicando la ragione sociale dell’impresa
manutentrice come produttore ed il luogo esatto di produzione del rifiuto nella
riga “unità locale”.
Si ritiene comunque un obbligo di
diligenza d’impresa, il trasmettere al titolare dell’azienda presso cui si è
eseguita l’opera di manutenzione con cui si è prodotto il rifiuto, una
fotocopia della IV copia del formulario a seguito del conferimento del rifiuto
alla destinazione autorizzata prevista.
Il formulario è escluso
relativamente ai trasporti di rifiuti non pericolosi effettuati dal produttore
dei rifiuti stessi, in modo occasionale e saltuario, che non eccedano la
quantità di trenta chilogrammi / litri, né al trasporto di rifiuti urbani
effettuato dal produttore degli stessi ai centri di raccolta di cui all’art.
183, comma 1, lett. mm.
Sono considerati occasionali e
saltuari i trasporti di rifiuti, effettuati complessivamente per non più di
quattro volte l’anno, non eccedenti i trenta chilogrammi / litri al giorno e,
comunque, i cento chilogrammi / litri complessivi l’anno.
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Azienda che fa svolgere regolarmente manutenzione ad impianto di Cliamtizzazione a ditta esterna. Come bisogna gestire i rifiuti prodotti (filtri etc.)?
E come bisogna comportarsi nel caso le manutenzioni vengono fatte internamente all'azienda da un operaio?
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