Source: https://www.slideserve.com/xenos/i-rifiuti
Timestamp: 2017-11-24 22:43:02+00:00
Document Index: 82765956

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 14', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 6', 'art. 14', 'sentenza ', 'art.183', 'art. 185']

PPT - I RIFIUTI PowerPoint Presentation - ID:1865883
<iframe src="https://www.slideserve.com/embed/1865883" width="600" height="485" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" style="border:1px solid #CCC;border-width:1px 1px 0;margin-bottom:5px" allowfullscreen webkitallowfullscreen mozallowfullscreen> </iframe>
I RIFIUTI - PowerPoint PPT Presentation
I RIFIUTI. Rifiuti – Comunità europea.
PowerPoint Slideshow about 'I RIFIUTI' - xenos
Rifiuti – Comunità europea
Lo smaltimento dei rifiuti ha costituito uno dei primi settori nei quali la CEE ha assunto iniziative normative di disciplina, applicando gli artt. 100 e 235 del Trattato, allo scopo di armonizzare le legislazioni nazionali e la concorrenza tra imprese dei diversi Stati membri.
Le direttive emanate dalla Comunità europea nel settore possono essere suddivise in:
generali: aventi per oggetto la problematica complessiva dei rifiuti;
speciali: con riferimento a particolari tipologie di rifiuti.
Nel nostro ordinamento la materia dei rifiuti ha avuto uno sviluppo particolarmente complicato, dovuto essenzialmente alla ricerca di un equilibrio tra le esigenze produttive e quelle della tutela dell’ambiente.
L’evoluzione delle disposizioni che hanno portato alla normativa oggi vigente, inizia con l’attuazione alle direttive CEE n. 75/442 in tema di rifiuti, n. 76/403 sullo smaltimento dei policlorobifenili e i policlorotrifenili e n. 78/319 riguardante i rifiuti tossici e nocivi attraverso l’emanazione del DPR n. 915 del 10 settembre 1982 fatto oggetto di ripetuti interventi correttivi.
Inizialmente infatti la disciplina sullo smaltimento dei rifiuti era affidata:
al TU delle leggi sanitarie, che attribuiva ai comuni il compito di disciplinare lo smaltimento dei rifiuti mediante regolamenti locali di igiene, e
dalla legge 20 marzo 1941, n. 366, che regolava la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti solidi di origine urbana; tale legge emanata in tempo di guerra si occupava di non sprecare risorse utili.
Solo attraverso il DPR n. 915/1982 lo smaltimento dei rifiuti vaniva assoggettato a una disciplina innovativa.
Come accennato tale normativa è stata ripetutamente riformata al fine di:
incentivare il riutilizzo dei rifiuti;
fornire una copertura legislativa alla categoria delle materie prime secondarie (attraverso l’introduzione della categoria dei “residui” cioè rifiuti destinati al riutilizzo, come materia o energia).
D.lgs. n. 22 del 5 febbraio 1997“Decreto Ronchi”
In virtù di una doppia delega legislativa, veniva emanato il D.lgs. n. 22 del 5 febbraio 1997 “Attuazione delle direttive CEE sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi, sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio” noto come “Decreto Ronchi”, integrato e modificato dal D.lgs. n. 389/1997 attraverso i quali la materia dei rifiuti è stata completamente rivisitata.
I due decreti, anche attraverso l’abrogazione della legislazione previgente, hanno integralmente rielaborato la normativa di settore, eliminando gran parte delle disposizioni contrastanti con l’ordinamento comunitario.
Il Decreto Ronchi assume una valenza profondamente innovativa; fino a quel momento, infatti, i rifiuti erano stati presi in considerazione dalle pubbliche autorità come un problema di politica criminale, attribuendo rilievo determinante alla repressione dello smaltimento abusivo.
Con il D.lgs. n. 22/1997 i rifiuti divengono una risorsa da gestire in modo efficiente dal punto di vista ambientale.
Lo disciplina precedente privilegiava lo smaltimento in discarica di tutti i tipi di rifiuti, imponendo barriere insormontabili al loro recupero come materiali o fonti di energia.
Il D.lgs. n. 22/1997 aveva il compito di regolamentare una materia resa molto complessa, soprattutto dalle caratteristiche che connotano i rifiuti:
hanno origine da fonti diffuse: ogni attività umana di produzione, trasformazione, consumo di beni o servizi implica anche la contestuale generazione di rifiuti;
presentano una composizione eterogenea per quantità e qualità;
richiedono forme accentrate di gestione: sia per ragioni economiche e tecnologiche, sia per esigenze di salvaguardia ambientale in quanto la concentrazione dello smaltimento in impianti specializzati a seconda delle diverse tipologie di rifiuti rende più efficiente la gestione e più facile il controllo;
dipendono dal sistema produttivo e sociale: la quantità e la composizione dei rifiuti sono funzione del livello tecnologico ed economico, nonché dei comportamenti collettivi e individuali di ciascun Paese.
Il Decreto Ronchi assegnava alla nuova normativa alcune finalità essenziali:
contribuire alla più generale lotta agli inquinamenti;
favorire la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti, attraverso lo sviluppo delle tecnologie pulite, la promozione di strumenti economici ambientali, la progettazione di prodotti concepiti in modo da ridurre quantità, volume e pericolosità dei rifiuti;
determinare condizioni per gli appalti pubblici che valorizzino la prevenzione nella produzione dei rifiuti e favoriscano l’impiego dei minerali recuperati dai rifiuti.
Legge n. 308 del 15 dicembre 2004
Con lo scopo di rendere più organica e razionale la legislazione ambientale veniva promulgata la Legge n. 308 del 15 dicembre 2004 avente a oggetto “Delega del Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione”.
Si è trattato di una delega finalizzata a intervenire sulle seguenti materie:
tutela delle acque dall’inquinamento e gestione delle risorse idriche;
tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente;
procedure per la valutazione di impatto ambientale (VIA), per la Valutazione ambientale strategica (VAS) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC);
In attuazione alla Legge delega n. 308 del 15 dicembre 2004 è stato emanato il D.lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 i cui titoli primo, secondo, terzo e quarto e sesto della parte quarta contengono le norme in materia di gestione dei rifiuti.
L’apparato sanzionatorio è già stato analizzato in precedenza.
DefinizioniArt. 183, D.lgs. 152/2006
rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso di disfarsi o abbia l’obbligo di disfarsi;
produttore di rifiuti: il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo produttore);
detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne è in possesso;
gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante e intermediario.
raccolta: il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito, ivi compresa la gestione dei centri di raccolta […], ai fini del trasporto in un impianto di trattamento;
raccolta differenziata: la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico;
preparazione per il riutilizzo: le operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento
riutilizzo: qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti;
trattamento: operazioni di recupero o smaltimento, inclusa la preparazione prima del recupero o dello smaltimento;
recupero: qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all'interno dell'impianto o nell'economia in generale. L'allegato C della parte IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo di operazioni di recupero;
riciclaggio: qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Include il trattamento di materiale organico ma non il recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento;
smaltimento: qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l’operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia. L’Allegato B alla parte IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo delle operazioni di smaltimento;
La gestione dei rifiuti comprende le attività di:
La gestione dei rifiuti viene disciplinata in modo tale da privilegiare il recupero e limitare il più possibile lo smaltimento.
Le priorità in ordine gerarchico quindi sono:
prevenzione della produzione dei rifiuti;
ridurre la pericolosità.
Consiste nel riciclo, reimpiego e riutilizzo o ogni altra azione intesa a ottenere dal rifiuto energia o altre materie diversamente utilizzabili.
la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione organica umida e i rifiuti di imballaggio.
E’ la fase residuale della gestione dei rifiuti, quando vi è impossibilità tecnica ed economica per qualsiasi tipo di recupero.
I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti sia in massa sia in volume.
Deposito sul o nel suolo (discarica), incenerimento, biodegradazione di rifiuti liquidi o fangosi
Classificazionedei rifiuti
URBANISPECIALI
secondo le caratteristiche di pericolosità
pericolosinonpericolosinon
pericolosipericolosi
-rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi ad uso di civile abitazione;
rifiuti non pericolosi provenienti da luoghi adibiti a usi diversi dai civili, assimilati agli urbani per qualità e quantità;
- Rifiuti di qualsiasi natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette a uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
rifiuti vegetali provenienti da aree verdi (giardini, parchi e aree cimiteriali);
rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni.
rifiuti da attività agricole e agro-indusriali;
rifiuti derivanti da attività di demolizione, costruzione, e attività connesse;
- Rifiuti da lavorazioni industriali, artigianali, commerciali;
Rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento dei rifiuti;
Rifiutipericolosi e non pericolosi
CATALOGO EUROPEO DEI RIFIUTI – CER:
ogni rifiuto è contrassegnato da un codice CER.
Il codice CER viene utilizzato per classificare e codificare i rifiuti.
I rifiuti pericolosi sono contrassegnati dall’asterisco (*).
E’ composto da sei cifre:
la prima coppia (da 01 a 20): classe
la seconda coppia (da 01 a 09): sottoclasse
la terza coppia (da 01 a 99): categoria
CER 020302
(02) rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquicoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti;
(02 03) rifiuti della preparazione e del trattamento di frutta, verdura, cereali, oli alimentari, cacao, caffè, tabacco; della produzione di conserve alimentari; della produzione di lievito ed estratto di lievito; della preparazione e fermentazione di melassa;
(02 03 02 – nome del rifiuto) rifiuti legati all’impiego di conservanti.
L’identificazione del rifiuto si basa oltre che sull’origine dello stesso, anche sulla presenza di sostanze pericolose.
VOCI A SPECCHIO:
due codici CER consecutivi riportanti la stessa dicitura, ma che si distinguono tra loro perché uno è pericoloso e l’altro non lo è.
080312* : scarti di inchiostro contenenti sostanze pericolose
080313 : scarti di inchiostro diversi da quelli di cui alla voce 080312*
Per identificare un rifiuto quale pericoloso si fa riferimento all’origine, alla composizione, ai valori di concentrazione di sostanze pericolose.
La Direttiva 75/442 dava la seguente nozione di rifiuto:
“Sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’obbligo di disfarsi secondo le disposizioni nazionali vigenti”
Il DPR n. 915/1982 definiva il rifiuto come:
“qualsiasi sostanza od oggetto derivante da attività umane o da cicli naturali, abbandonato o destinato all’abbandono” (art. 2, comma 1).
Il carattere eccessivamente soggettivo della definizione utilizzata aveva creato alcuni attriti nella giurisprudenza, in quanto ad alcuni era sembrata discostarsi da quella comunitaria.
La nozione di oggetto abbandonato o destinato all’abbandono non va intesa in senso civilistico come res nullius o come res derelicta, suscettibile di libera appropriazione da chiunque, bensì come oggetto non più idoneo a soddisfare i bisogni o l’uso a cui era originariamente destinato, perché inservibile o comunque dismesso, anche mediante negozio giuridico.
(Cass. Pen., Sez. III, 26.2.1991, n. 2607)
Il Decreto Ronchi al fine di dettare il regolamento di confini tra ciò che è considerato dalla legge come rifiuto e ciò che non lo è, adotta la soluzione della riproduzione della definizione comunitaria.
"Art. 6 (Definizioni)
a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi;…”
Il riferimento legislativo alla esistenza di un obbligo, e non solo di una volontà di un soggetto, di disfarsi dell’oggetto, comporta la conseguenza che non può essere considerato rifiuto ciò di cui non si ha l’obbligo giuridico di disfarsi, nel caso in cui la legge preveda in modo esplicito e diretto che tale oggetto abbia un impiego specifico, regolato da norme diverse e distinte da quelle sui rifiuti.
Non assume rilievo scriminante la circostanza che il rifiuto conservi un valore d’uso o di scambio, così da formare oggetto del pagamento di un prezzo.
Legge n. 178 del 8 agosto 2002 art. 14
CGCE, 11 novembre 2004, causa C-457/02
A seguito dell’introduzione di tale normativa il Tribunale di Terni fece un ricorso con il quale prospettava alla Corte internazionale una illegittimità della norma sul famoso "art. 14" della interpretazione autentica della nozione di rifiuto.
Tale procedimento si concluse con la condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia delle Comunità Europee.
A questa sentenza seguiva una procedura di infrazione contro l'Italia avviata della Commissione Europea con l’accusa di infrazione strutturale e persistente alla direttiva quadro sui rifiuti.
Con la sentenza del 11 novembre 2004, causa C-457/02 la Corte di Giustizia delle Comunità Europee (c.d. “sentenza Niselli”) dichiarava che
“Secondo l'interpretazione risultante da una disposizione quale l'art. 14 del decreto legge n. 138/02, affinché un residuo di produzione o di consumo sia sottratto alla qualifica come rifiuto sarebbe sufficiente che esso sia o possa essere riutilizzato in qualunque ciclo di produzione o di consumo, vuoi in assenza di trattamento preventivo e senza arrecare danni all'ambiente, vuoi previo trattamento ma senza che occorra tuttavia un'operazione di recupero ai sensi dell'allegato II B della direttiva 75/442.
Un'interpretazione del genere si risolve manifestamente nel sottrarre alla qualifica come rifiuto residui di produzione o di consumo che invece corrispondono alla definizione sancita dall'art. 1, lett. a), primo comma, della direttiva 75/442” in quanto non sono riutilizzati in maniera certa e senza previa trasformazione nel corso di un medesimo processo di produzione o di utilizzazione.
Con la sentenza Niselli la Corte ha voluto fornire l’indicazione secondo la quale vi sia un obbligo di interpretare in maniera estensiva la nozione di rifiuto per limitare gli inconvenienti o i danni inerenti alla loro natura.
Secondo la nuova definizione contenuta nell’art. 183 del D.lgs. n. 152/2006, più in linea con la normativa comunitaria, deve ritenersi rifiuto qualsiasi sostanza di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi.
CORTE COSTITUZIONALE - 28 gennaio 2010, n. 28
Sulla base della normativa di cui alla dir. n. 75/442/CEE, come modificata dalla dir. 91/156/CEE (confermata sostanzialmente dalla direttiva 5 aprile 2006, n. 2006/12/CE - Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti - che l’ha abrogata), la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito alcuni punti fermi interpretativi:
la nozione di rifiuto deve essere intesa in senso estensivo ed in tal modo devono essere interpretate le norme che contengono riferimenti alla stessa;
dalla suddetta nozione sono escluse le sostanze suscettibili di utilizzazione economica, nel caso in cui non si tratta di prodotti di cui il detentore si disfa;
in tale nozione non sono compresi i sottoprodotti, intesi come beni, materiali o materie prime, che derivano da un processo di estrazione o fabbricazione, che non è destinato principalmente a produrli, a condizione che la loro utilizzazione sia certa e non eventuale, avvenga senza trasformazioni preliminari ed al fine di commercializzare il materiale, anche eventualmente per destinarlo a soggetti diversi dal produttore
Cass. pen., sez. III, 23-04-2008.
In tema di abbandono incontrollato di rifiuti, non rientrano nella nozione di rifiuto le particelle di amianto provenienti dalle lastre di copertura di immobile per effetto dell’azione di dilavamento delle acque piovane, essendo quest’ultimo fenomeno estraneo alla volontà del detentore.
Cass. civ., sez. II, 13-09-2006, n. 19643.
Rientrano nella nozione di «rifiuto», ai sensi dell’art. 6, 1º comma, lett. a), d.leg. n. 22 del 1997 (come risultante dalla interpretazione autentica effettuata dall’art. 14 l. n. 138 del 2002) tutti i materiali e i beni di cui il soggetto produttore «si disfi», con ciò intendendo qualsiasi comportamento attraverso il quale, in modo diretto o indiretto, una sostanza un materiale o un bene siano avviati e sottoposti ad attività di smaltimento o anche di «recupero», e che sia da altri recuperato e messo in riserva, con esclusione del solo deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui i materiali o beni sono prodotti, non rilevando ad escludere la natura di rifiuto del bene l’intenzione di chi effettua il recupero, o anche la reale possibilità di reimpiego dei materiali nel ciclo produttivo (nella specie, la suprema corte ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto costituissero rifiuti i materiali ferrosi stoccati presso una ditta di recupero e destinati parzialmente a recupero previa separazione).
Sono rifiuti le sostanze e gli oggetti che di cui il detentore si disfi o abbia deciso di disfarsi e, salvo che per le sostanze od oggetti di cui il detentore abbia l’obbligo di disfarsi, ai fini della qualificazione devono essere compiute valutazioni da svolgersi caso per caso, posto che le modalità di conservazione degli oggetti costituiscono un indizio di centrale importanza per stabilire la volontà del detentore: se una raccolta al riparo dagli agenti atmosferici e su aree pavimentate è infatti idonea a dimostrare la volontà di conservare le caratteristiche di un bene riutilizzabile senza pregiudizi per l’ambiente, una tale intenzione è invece contraddetta da un accatastamento alla rinfusa senza alcuna protezione. TAR VENETO, Sez. III - 26 maggio 2010, n. 2210
A norma dell'art.183 comma 1 lett. a) D.L.gs.152/2006, si intende per rifiuto "qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A alla parte quarta del presente decreto e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi". Sicché, la riutilizzazione, con accertamento di fatto, deve essere certa ed effettiva (Cass. sez.3, 28.11.2007 n.44295). Nella specie, trattandosi di materiale dismesso ed in mancanza della prova di una riutilizzazione è stato correttamente ritenuto che esso fosse da considerare rifiuto. (Conferma Ordinanza del 15.7.2009 del Tribunale di Imperia). Pres. Onorato, Est. Amoresano, Ric. Fiorentino ed altro. CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 22/04/2010 (Cc.. 03/03/2010), Sentenza n. 15375
In materia di rifiuti, occorre interpretare in maniera estensiva la nozione di rifiuto, per limitare gli inconvenienti o i danni dovuti alla loro natura, e quindi occorre circoscrivere la fattispecie esclusa, relativa ai "sottoprodotti", alle situazioni in cui il riutilizzo di un bene, di un materiale o di una materia prima non sia "solo eventuale, ma certo, senza trasformazione preliminare, e nel corso del processo di produzione". In conclusione, alla luce della giurisprudenza comunitaria ed anche per la normativa nazionale deve accedersi, quanto all'ipotesi dei residui di produzione ad un'interpretazione della fattispecie derogatoria.
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 09/04/2010 (Ud.. 18/02/2010), Sentenza n. 13493
Un rifiuto cessa di essere tale (e non si applicheranno più allo stesso le norme in materia di gestione dei rifiuti) quando è stato sottoposto a un'operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:
Esclusioni – art. 185
f) paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana.
Titolo V D.Lgs 152 2006
sito: l'area o porzione di territorio, geograficamente definita e determinata, intesa nelle diverse matrici ambientali (suolo , materiali di riporto, sottosuolo ed acque sotterranee) e comprensiva delle eventuali strutture edilizie e impiantistiche presenti;
sito potenzialmente contaminato: un sito nel quale uno o più valori di concentrazione delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultino superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC)
concentrazioni soglia di contaminazione (CSC): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio sito specifica.
Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un'area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati;
sito contaminato: un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), determinati con l'applicazione della procedura di analisi di rischio sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superati;
concentrazioni soglia di rischio (CSR): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare caso per caso con l'applicazione della procedura di analisi di rischio sito specifica e sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, il cui superamento richiede la messa in sicurezza e la bonifica. I livelli di concentrazione così definiti costituiscono i livelli di accettabilità per il sito;
Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell'inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne da' immediata comunicazione. La medesima procedura si applica all'atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.
Il responsabile dell'inquinamento, attua le necessarie misure di prevenzione.
messa in sicurezza d'emergenza: ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nelle condizioni di emergenza in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente;
Il responsabile dell’inquinamento, attuate le misure preventive, svolge, nelle zone interessate dalla contaminazione, un'indagine preliminare sui parametri oggetto dell'inquinamento e, ove accerti che il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) non sia stato superato, provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia, con apposita autocertificazione, al comune ed alla provincia competenti per territorio entro quarantotto ore dalla comunicazione.
Qualora l'indagine preliminare accerti, invece, l'avvenuto superamento delle CSC anche per un solo parametro, il responsabile dell'inquinamento ne da' immediata notizia al comune ed alle province competenti per territorio con la descrizione delle misure di prevenzione e di messa in sicurezza di emergenza adottate. Nei successivi trenta giorni, presenta alle predette amministrazioni, nonché' alla regione territorialmente competente, il piano di caratterizzazione. Entro i trenta giorni successivi la regione, convocata la conferenza di servizi, autorizza il piano di caratterizzazione con eventuali prescrizioni integrative.
Sulla base delle risultanze della caratterizzazione, al sito è applicata la procedura di analisi del rischio sito specifica per la determinazione delle concentrazioni soglia di rischio (CSR).
Entro sei mesi dall'approvazione del piano di caratterizzazione, il soggetto responsabile presenta alla regione i risultati dell'analisi di rischio. La conferenza di servizi convocata dalla regione, a seguito dell'istruttoria svolta in contraddittorio con il soggetto responsabile, cui è dato un preavviso di almeno venti giorni, approva il documento di analisi di rischio entro i sessanta giorni dalla ricezione dello stesso.
Qualora gli esiti della procedura dell'analisi di rischio dimostrino che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è inferiore alle concentrazioni soglia di rischio, la conferenza dei servizi, con l'approvazione del documento dell'analisi del rischio, dichiara concluso positivamente il procedimento
In tal caso la conferenza di servizi può prescrivere lo svolgimento di un programma di monitoraggio sul sito circa la stabilizzazione della situazione riscontrata in relazione agli esiti dell'analisi di rischio e all'attuale destinazione d'uso del sito
messa in sicurezza operativa: l'insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività in esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da realizzarsi alla cessazione dell'attività. Essi comprendono altresì gli interventi di contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino all'esecuzione della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la diffusione della contaminazione all'interno della stessa matrice o tra matrici differenti. In tali casi devono essere predisposti idonei piani di monitoraggio e controllo che consentano di verificare l'efficacia delle soluzioni adottate;
Analisi rischio sito specifica
Fatti salvi gli obblighi del responsabile della potenziale contaminazione, il proprietario o il gestore dell'area che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento delle concentrazione soglia di contaminazione (CSC) deve darne comunicazione alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente competenti e attuare le misure di prevenzione
La provincia, una volta ricevute le comunicazioni di cui sopra, si attiva, sentito il comune, per l'identificazione del soggetto responsabile al fine di dar corso agli interventi di bonifica. E' comunque riconosciuta al proprietario o ad altro soggetto interessato la facoltà di intervenire in qualunque momento volontariamente per la realizzazione degli interventi di bonifica necessari nell'ambito del sito in proprietà o disponibilità.
Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano ne' il proprietario del sito ne' altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi sono realizzati d'ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione.
I RIFIUTI -Rifiuti – comunità
Il problema rifiuti -Il problema rifiuti. i rifiuti. "si chiama rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto derivante da attività umane o da cicli naturali, abbandonato o destinato all’abbandono" (dpr 915 del 10/9/82). in natura i
PROGETTO RIFIUTI -Consorzio rifiuti medio novarese classe 1°a e 1°b della scuola media statale di m eina a.s.
Trasporto rifiuti -I rifiuti non viaggiano via mail!!. monza - 27 marzo 2014. trasporto rifiuti. definizione di rifiuto. qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore: si disfi o abbia l’intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi.
Smaltimento: rifiuti liquidi -Esempio di impianto di trattamento di rifiuti liquidi speciali pericolosi e non pericolosi autorizzato per 60000 ton/anno. smaltimento di rifiuti liquidi : esempio di impianto di trattamento. laboratorio analisi di
Ciclo integrato dei rifiuti -Ancona. dalla situazione attuale ad una corretta gestione. piattaforme corepla coreve conai cna-cial. discarica. secco residuo bidone grigio. solo costi!. stato attuale della gestione dei rifiuti. plastica.
La natura non lascia rifiuti, l’uomo sì!!!!!
Il gruppo di lavoro Rifiuti 21 Network
Il gruppo di lavoro Rifiuti 21 Network -Il gruppo di lavoro rifiuti 21 network. siena, 8 aprile 2011. rifiuti 21 network. gruppo di lavoro nazionale comune di avigliana (to) comune di capannori (lu) comune di cavriago (re) comune di
LINEE DI INDIRIZZO PER UN PIANO REGIONALE TOSCANO RIFIUTI ZERO -Linee di indirizzo per un piano regionale toscano rifiuti zero. un piano per azzerare gli sprechi. il presente piano assume una visione di fondo volta a promuovere la