Source: http://angelogentilini.blogspot.com/2012/02/
Timestamp: 2020-05-26 12:55:55+00:00
Document Index: 72976853

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.18', 'art 18', 'art 18', 'art.8', 'sentenza ']

Angelo Gentilini: febbraio 2012
SIAMO TUTTI DEI LADRI
Venerdì 24 febbraio, Concerti a Cà Vaina
SEGNALO QUESTA INIZIATIVA MUSICALE IN CUI SONO COINVOLTO...
L'entrata è gratuita ed aperta a tutti, sul genere e pezzi che le due band presenteranno vi rimando alla lettura dell'articolo del Corriere di Imola.
Ciao e Vi aspetto!!!
Comunicato Stampa CGIL sulla Legge 194 del 1978
Come Cgil consideriamo aberranti le dichiarazioni del Sindaco di Castel del Rio, Alberto Baldazzi, che, in veste istituzionale, offende la dignità e l'intelligenza di tutte/i noi, donne e uomini. La legge 194 del 1978, ciclicamente sotto attacco, è una legge di civiltà che riconosce alle donne il diritto di scegliere una maternità consapevole e ne tutela la salute. Paragonare l'aborto ad un reato di mafia è farneticante e questo sì, ideologico e oscurantista.
Infatti dall'entrata in vigore della legge ad oggi è stato cancellato l'aborto clandestino e la conseguente altissima mortalità materna. Il Sindaco Baldazzi, prima di rilasciare dichiarazioni prive di senso, dovrebbe informarsi bene su ciò che accadeva prima dell'approvazione della legge 194.
In questi ultimi 30 anni gli aborti si sono praticamente dimezzati, portando l'Italia ad avere il tasso di abortività tra i più bassi dei paesi occidentali, e questo grazie ad una legge i cui obiettivi primari erano, e rimangono, la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell'aborto attraverso la rete pubblica dei consultori familiari e le politiche di tutela della salute delle donne.
La caccia alle streghe del Sindaco Baldazzi ci riporta indietro nel tempo, in un tempo dove era vietato sia l'aborto che la contraccezione in quanto delitti contro la stirpe, le donne non avevano diritto di scelta, non era reato violentarle o se ne giustificava l'omicidio. Forse è questa l'alba di civiltà a cui aspira il primo cittadino di Castel del Rio?
Elisabetta Marchetti - Segretaria CGIL Imola
Segnalo un'iniziativa doc e allego uno storico documento che certifica le lotte e le rivendicazioni delle Donne Italiane. A. G.
Avremmo voluto convocare l'incontro per il 13 febbraio, ma le previsioni meteo promettono ancora freddo e neve, pertanto il prossimo incontro del Comitato della rete delle donne "Se non ora quando?" è fissato per martedì 21 febbraio dalle 18 presso la sede di Trama di terre (via Aldrovandi, Imola). Per migliorare l'organizzazione e condividere la discussione, dal prossimo incontro, proveremo a fare delle sintesi degli incontri così da mantenere un filo comune a tutte. Partecipa e Passaparola!
PS. L'appuntamento nazionale promosso dal Comitato "Se non ora quando" a Bologna previsto per l'11 e 12 febbraio per discutere di lavoro, precarietà e welfare è stato rinviato, sempre a causa del maltempo, all'inizio di marzo.
Sentenza Eternit: ecco perché la sentenza storica li ha condannati
Condannati a 16 anni ciascuno e interdizione perpetua a contrattare con la pubblica amministrazione i padroni dell'Eternit: il barone belga Louis de Cartier e il magnate svizzero Stephan Schmidheiny ( 3 miliardi di dollari di patrimonio personale nel 2011 secondo Forbes).
Condannati, altresì a risarcire le parti civili che si sono costituite in processo prime fra tutti le associazioni delle vittime dell'amianto e le associazioni sindacali compresa la Cgil che si era costituita nel processo con tutte le sue articolazioni: nazionale territoriale e di categoria.
I reati contestati dal Pubblico Ministero Raffaele Guariniello sono i reati di disastro ambientale doloso permanente e reato di omissione dolosa delle norme di sicurezza.
Si tratta del più grande procedimento penale per reati ambientali causati da un ambiente di lavoro che si sia mai fatto con circa 6000 parti civili, tra cittadini, enti, associazioni.
l'uso dell'amianto è stato proibito a Casale Monferrato nel 1987, prima città in cui questo avvenne con una ordinanza dell'allora sindaco Riccardo Coppo.
Nel 1992 fu varata una legge nazionale che ne vietava l'uso dopo una mobilitazione di lavoratori e cittadini, partita da Casale, divenuta negli anni la città simbolo della lotta all'amianto riconosciuta in tutto il mondo.
Cittadini, lavoratori, Organizzazioni Sindacati, Associazioni delle vittime dell'amianto, dopo una battaglia durata più di trent'anni vedono un epilogo importante: il riconoscimento evidente delle ragioni della loro lotta, mentre la dolorosa contabilità degli effetti mortali dell'amianto non si ferma.
Le vittime, calcolate per difetto,sono, indicativamente, 1800 a Casale e paesi circostanti e oltre 3000 in Italia comprendendo anche le città di Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli.
L'esposizione ambientale, che proseguirà ancora per decenni e cioè finché tutti i manufatti di amianto non saranno smantellati continua a causare vittime di mesotelioma, la forma di cancro indotta dalla inalazione delle fibre di amianto. Si parla di almeno 50 nuovi casi all'anno a Casale.
La presenza al processo di migliaia di lavoratori e cittadini arrivati dalle città che hanno subito negli anni la violenza della morte per effetto dell'amianto che per ottant'anni è stato impiegato e che ha impregnato ogni luogo anche al di fuori della fabbrica, assieme alle persone arrivate con il pullman dalla Francia, dà il segno plastico della rilevanza del problema e del significato, anche simbolico, che ha avuto questo processo.
Questa è una prima tappa molto importante della battaglia contro l'uso dell'amianto che ancora si fa in altre parti del mondo, dove il valore della vita dei lavoratori non pesa sulle scelte produttive di quei paesi, e per la continuazione della battaglia nel nostro paese per la bonifica del territorio e la tutela di tutti coloro che, purtroppo, ancora diventeranno vittime del mesotelioma pleurico nel quadro di una battaglia più generale per la sicurezza sul lavoro e la tutela del territorio.
RINVIATA INIZIATIVA E MANIFESTAZIONE FIOM-CGIL
A causa dei disagi provocati dal maltempo che rendevano impossibile la presenza di Giorgio Airaudo ( Resp. Naz. Fiom Fiat ) e dei Delegati Sindacali delle aziende Fiat extra-territorio imolese viene spostata al 6 marzo l'iniziativa “Tutto incominciò dalla CNH di Imola” inizialmente in calendario per mercoledi 15/02. Ci si ritrova sempre alla Camera Del Lavoro di Imola, in via Emilia 44 con inizio alle 20,30. Inoltre la Manifestazione Nazionale Fiom-Cgil di sabato 18/2 viene modificata in Assemblea Nazionale dei Delegati Fiom, che si riuniranno all'Euro a Roma. In questa giornata si rafforzerà lo sciopero generale che le tute blù della Cgil hanno messo in campo il prossimo venerdi 9 marzo per contrastare l'avanzare delle politiche liberiste che fanno pesare sui soliti noti le conseguenze della crisi economica e produttiva.
Tutto incominciò dalla CNH di Imola
Iniziativa della Fiom-Cgil di Imola in calendario per mercoledi 15 febbraio alle ore 20,30 presso la Camera del Lavoro di Imola.
Non è nostra intenzione mollare sulle questioni legate alla democrazia e ai diritti e libertà sindacali sanciti dalla Costituzione Italiana. Inoltre l'eliminazione dell' art.18 è strumentale ed è una scelta strettamente politica e non economica. Ricordiamo che l'art 18 è parte dello Statuto dei lavoratori affermatosi nel 1970, dopo un periodo di durissime lotte. Allora l'Italia era al trentesimo posto della classifica mondiale dei paesi industrializzati e 20 anni dopo nonostante l'art 18 siamo passati al 6°-7° posto della classifica . In questi anni le aziende difronte a crisi di varia natura hanno potuto licenziare nel rispetto delle due leggi che regolano una i licenziamenti individuali ( la 604), l'altra quelli collettivi ( la 223). Servirebbe aprire un sereno confronto sulla redistribuzione della ricchezza e del lavoro e a tal proposito evidenziamo che nel 2008 in Germania si sono ridotti gli orari di lavoro anche fino a 24 ore settimanali e che a regime produttivo normale l'orario medio settimanale è di 36 ore a settimana. La Germania è un esempio di come si possano tenere quote di mercato senza alienare i diritti, gli stipendi ed il welfare ma puntando proprio sulla coesione e condivisione sociale, in effetti fù proprio lo Stato tedesco a sostenere nel 2008 la parte mancante delle retribuzioni dei lavoratori coinvolti in riduzioni di orario. E' anche risaputo che il potere di acquisto degli stipendi è fondamentale per tenere alta la domanda interna del mercato, in Italia più che altrove dato che l'80% della nostra economia è legata alla domanda interna. E facciamo presente che a fine anni 70 nelle retribuzioni dei lavoratori dipendenti andava il 74% del Pil e il debito pubblico era al 60%. Ora il debito è sopra al 120% nonostante che nelle retribuzioni dei lavoratori dipendenti venga redistribuito solo il 45% del Pil, perciò è evidente che le responsabilità stanno da un altra parte. Di questo e delle realtà che vivono dal vivo i lavoratori e lavoratrici ne vogliamo parlare insieme il 15 febbraio 2012 , saranno presenti lavoratori e Delegati sindacali del gruppo Fiat e concluderà i lavori Giorgio Airaudo, Responsabile Nazionale Fiom gruppo Fiat.
LA GIUSTA LOTTA
Consiglio a tutte le Donne e gli Uomini giusti di leggere attentamente questo comunicato stampa perchè QUESTA E' LA REALTA'. Purtroppo sulla vicenda Fiat si registra una inadeguatezza della politica che evita di entrare nel merito delle questioni . Non si può riconoscere la COSTITUZIONE a spot e solo in parte.
La lotta della Fiom-Cgil è una battaglia giusta e non strettamente ideologica come tanta parte del mass media vuole far credere.
Comunicato stampa FIOM-FERRARI
Dal 1° Gennaio 2012 alla Ferrari e in tutto il gruppo Fiat è entrato in vigore il contratto siglato da Fiat con Fim, Uilm ed altre sigle sindacali. La Fiom-Cgil non ha sottoscritto l'accordo perché peggiora le condizioni e sottomette i lavoratori alla volontà dell'azienda.
La Fiom, non firmando il contratto imposto dalla Fiat, non ha più diritto ai rappresentanti sindacali in azienda, non ha più diritto ai permessi sindacali, non ha la trattenuta sulla busta per gli iscritti, non ha più diritto all'utilizzo delle bacheche in azienda, non può richiedere assemblee sindacali. Il sindacato che non condivide il dettato della Fiat non è gradito e deve operare fuori dalla fabbrica!
Questa pratica autoritaria che sottomette al padrone i sindacati firmatari e i lavoratori è in corso anche alla Ferrari. Una pratica che risulta ancora più grave poichè in Ferrari, l'accordo Fiat, è stato bocciato non sola dalla Fiom (che su mandato dei lavoratori ha proclamato 40 ore di sciopero tra ottobre e dicembre 2011), ma anche dai rappresentanti di Fim e Uilm (alcuni dei quali hanno deciso per coerenza e
per protesta di non dare la disponibilità alla composizione della nuove RSA)
Oggi, la Ferrari applica un accordo respinto dalla RSU. Questo fatto è di una gravità senza precedenti. Come risulta grave che, a fronte di oltre il 20% di firme raccolte tra i lavoratori di tutto il gruppo, ancora non si da la possibilità ai dipendenti della Fiat di esprimersi con un referendum abrogativo sul contratto in vigore.
In Ferrari e in Fiat è in corso una gigantesca operazione autoritaria ai danni dei lavoratori che perdono i diritti sindacali e la possibilità di decidere sulle proprie condizioni appena varcano i cancelli della fabbrica.
E' necessario pertanto che le istituzioni locali facciano sentire la propria pressione su Ferrari.
Intanto, noi come delegati sindacali della Fiom in Ferrari (oggi non riconosciuti dall'azienda) abbiamo deciso ancora una volta di contrastare il piano Marchionne sostenendo le azioni legai che intraprenderà la Fiom, partecipando allo sciopero di 4 ore del 7 Febbraio proclamato dalla Fiom di Modena, sostenendo la manifestazione nazionale della Fiom dell'11 Febbraio a Roma, promuovendo le iniziative di lotta per contrastare la linea della Fiat e di assistenza a nostri iscritti davanti alle portinerie.
Inoltre, pur con tutti rischi e le difficoltà, abbiamo inviato una lettera alla Ferrari che rendiamo pubblica, in cui diffidiamo l'azienda dall’applicare il contratto fiat ai non iscritti ai sindacati firmatari. Una lettera con cui ribadiamo che la Fiom c'è, e che gli iscritti e delegati in Ferrari non si piegano.
Delegati sindacali Fiom-Ferrari
a ROMA con la FIOM-CGIL
La Fiom sposta la manifestazione al 18 febbraio
Iniziativa posticipata di una settimana per il maltempo. Corteo da piazza della Repubblica, conclusioni a San Giovanni. Scontro con la Fiat e riforma del lavoro al centro della protesta. Landini: "C'è un attacco alla democrazia".
La manifestazione nazionale della Fiom inizialmente prevista per l'11 febbraio, poi slittata per l'emergenza maltempo, si terrà a Roma il sabato successivo, 18 febbraio. Partenza del corteo da piazza della Repubblica, conclusioni in piazza San Giovanni. Lo annuncia il leader delle tute blu Cgil, Maurizio Landini, sottolineando che alle ragioni per cui è scattata la protesta ("tutte riconfermate a partire dallo scontro con Fiat"), si aggiunge il tema di più stretta attualità dell'articolo 18.
Esplicito il titolo della manifestazione: democrazia al lavoro. "C'è un attacco alla democrazia, al lavoro e nel paese, c'è un attacco ai diritti e sopratutto un problema a creare nuovi posti di lavoro", aggiunge Landini guardando non solo alla Fiat e al contratto firmato da Fim e Uilm fuori da quello nazionale, ma anche all'art.8 della manovra dello scorso luglio con cui l'esecutivo Berlusconi sancì la possibilità di derogare ai contratti e in questo senso "legato a filo doppio con il tentativo di mettere mano all'articolo 18".
Un attacco, dice ancora Landini, reso evidente anche dalla riforma delle pensioni varata dal governo Monti. "Il sistema contributivo è una follia sopratutto per i precari", ribadisce il sindacalista, ricordando quale sia il rischio per gli esodati: "Oggi 70-80 mila lavoratori che avevano stretto accordi per l'accompagnamento alla pensione rischiano di restare senza lavoro né ammortizzatori sociali con la possibilità che si apra ai licenziamenti come dimostra la volontà di mettere mano all'articolo 18".
Riconquistare il contratto nazionale a partire dalla Fiat, estendere i diritti e l'occupazione, garantire il reddito e la cittadinanza. Difendere le libertà sindacali, la democrazia e aprire un costruttivo dibattito e confronto su che tipo di sviluppo e sul reale sviluppo sostenibile. Queste sono le principali ragioni che hanno portato la Fiom-Cgil ad organizzare una manifestazione nazionale a Roma, con corteo da Piazza della Repubblica a Piazza S. Giovanni dove ci saranno letture ed interventi di lavoratori, lavoratrici e Dirigenti sindacali. Già nel percorso di avvicinamento la Fiom-Cgil ha raccolto innumerevoli consensi da parte di intellettuali, politici, giornalisti, economisti, lavoratori e lavoratrici metalmeccanici e di altre categorie.
LA FIOM-CGIL C'E'... VIENI CON NOI!!!
Da Imola partenza pullman ore 7,00 parcheggio bocciofila Viale Saffi.
Per info e partecipazione telefona: 0542/605611 - 0542/605641.
Dati Istat - Grandi imprese
7 nuovi lavoratori su 10 sono precari
L'Istituto di statistica: dal 2005 al 2011 il ricorso ai contratti a tempo determinato nelle imprese con più di 500 dipendenti rappresenta in media il 71,5%. I flussi occupazionali si riducono, si esce soprattutto per scadenza del contratto.
Il lavoro è in crisi e il precariato avanza. Dal 2005 al 2010 i flussi occupazionali nelle grandi imprese si riducono e i nuovi lavoratori sono quasi tutti precari. A confermarlo è l'Istat, che lancia l'allarme: oltre sette ingressi su 10 derivano da assunzioni a tempo determinato.
"Dalla scomposizione dei flussi in entrata emerge - si legge nel bollettino dell'Istituto di statistica - che il ricorso alle assunzioni con contratti a tempo determinato nelle imprese con più di 500 dipendenti, che nel periodo giungono a rappresentare in media circa il 71,5 per cento degli ingressi. Il ricorso a forme contrattuali flessibili risulta più elevato nelle imprese dei servizi che in quelle dell'industria, con valori medi nel periodo pari al 73,6 per cento degli ingressi nelle imprese del terziario e al 65,7 per cento in quelle industriali".
Più in generale, nei sei anni in analisi, si riducono inoltre i flussi occupazionali nelle grandi imprese: il tasso di turnover annuo, definito come somma dei tassi annui di entrata e uscita, passa da 270 movimenti per mille dipendenti nel 2005 a 236,2 nel 2010. In soli sei anni, sia i tassi di entrata che quelli di uscita seguono l'andamento del ciclo economico, registrando prima un incremento e poi una contrazione.
Il tasso annuo d'ingresso sale da 134 entrati per 1.000 dipendenti nel 2005 a 150,3 nel 2007 per poi scendere a 104,6 nel 2009, anno di forte contrazione dei livelli di attività, e risalire lievemente (113,6) nel 2010. Analogamente il tasso annuo di uscita aumenta da 136,0 cessazioni per 1.000 dipendenti nel 2005 a 148,8 nel 2007 per poi ridursi nettamente nel 2009 (124,8), ed evidenziare una ulteriore, lieve, diminuzione (122,6) nel 2010.
Le assunzioni con contratti a tempo determinato invece procedono senza rilevanti variazioni nel tempo: la relativa quota oscilla tra un valore minimo del 69,9 per cento nel 2005 e un massimo del 73,0 per cento nel 2006. Nel periodo considerato, annualmente sono interessati dal turnover (in media) circa 330 operai ogni mille e circa 227 impiegati ogni mille.
Tra i flussi in uscita, le cause di cessazione vedono un'incidenza delle scadenze dei termini contrattuali per quasi il 50 per cento dei casi, quota sostanzialmente stabile nel periodo considerato. La seconda causa di uscita è data dalle cessazioni spontanee, la cui incidenza tende a diminuire, passando dal 32,0 per cento del 2005 al 27,1 per cento del 2010; seguono le uscite incentivate, con una quota del 12,1 per cento a fine periodo, in forte crescita negli ultimi anni; i licenziamenti pesano per il 7,5 per cento delle uscite nel 2010, con una tendenza alla crescita nel corso del periodo considerato.
Sentenza Eternit: ecco perché la sentenza storica ...