Source: https://www.laleggepertutti.it/169840_macchina-difettosa-responsabile-il-venditore-o-la-casa-produttrice
Timestamp: 2019-01-17 16:29:27+00:00
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Macchina difettosa: responsabile il venditore o la casa produttrice?
Quando l’acquirente deve agire contro il venditore e quando invece può rivolgersi anche alla casa automobilistica?
Se si rompe la macchina appena acquistata e ancora in garanzia a chi dobbiamo fare causa? Chi è responsabile nei confronti dell’acquirente: il venditore o la casa automobilistica che ha prodotto l’esemplare? Di tanto si è occupata la Cassazione che, con una recente sentenza [1], ha chiarito come va interpretato, in materia, il codice del consumo [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di macchina difettosa, se è responsabile il venditore o la casa produttrice.
Ad essere responsabile nei confronti dell’acquirente è sempre il venditore. Il primo può agire nei confronti del secondo purché faccia valere il vizio entro due mesi con raccomandata scritta. La denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o lo ha occultato.
Il codice del consumo stabilisce che il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene.
In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione oppure ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto.
Per i difetti durante il periodo di garanzia è sempre responsabile il venditore. L’acquirente ha diritto ad agire direttamente nei confronti del venditore. Per cui il cliente finale non può agire direttamente verso uno dei soggetti della catena distributiva ma deve necessariamente rivolgersi al suo immediato venditore, ultimo anello della catena, che è appunto il soggetto con cui ha contrattato.
La casa costruttrice può essere chiamata a rispondere del danno solo per determinate tipologie di danno [3], espressamente individuate dal codice del consumo:
quando il danno è determinato da difetti del prodotto;
quando il danno determina la morte o lesioni personali;
quando si ha la distruzione o il deterioramento di una cosa diversa dal prodotto difettoso, purché di tipo normalmente destinato all’uso o consumo privato e così principalmente utilizzata dal danneggiato. Il danno a cose è risarcibile solo nella misura che ecceda la somma di euro 387.
In caso di prodotti difettosi – si legge nella sentenza in commento – nei confronti del consumatore è responsabile solo il venditore. Così al consumatore finale resta preclusa l’azione diretta nei confronti del produttore, motivo per cui questi deve rivolgere necessariamente le sue istanze a colui che rispetto alla sua posizione risulta il venditore finale, vale a dire l’ultimo anello della sua catena; sarà poi il venditore finale ad avere azione diretta di regresso nei confronti del produttore per quanto eventualmente dovesse risarcire in dipendenza dell’azione.
[1] Cass. sent. n. 18610/17 del 27.07.2017.
[2] D.lgs. n. 205/2006.
[3] Art. 114 e 123 d.lgs. n. 205/2006.
Il produttore è responsabile del danno cagionato da difetti del suo prodotto.
È risarcibile in base alle disposizioni del presente titolo:
b) la distruzione o il deterioramento di una cosa diversa dal prodotto difettoso, purché di tipo normalmente destinato all’uso o consumo privato e così principalmente utilizzata dal danneggiato. 2. Il danno a cose è risarcibile solo nella misura che ecceda la somma di euro trecentottantasette.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 21 gennaio – 27 luglio 2017, n. 18610
Presidente Matera – Relatore Proto
Il Tribunale di Taranto, con sentenza del 6/3/2012 e pronunciando, quale giudice di appello, con succinta enunciazione dei fatti rilevanti di causa e delle ragioni giuridiche della decisione,ai sensi degli artt. 132 n. 4 c.p.c., rigettava l’appello di T.A. avverso la sentenza del Giudice di Pace di Taranto che aveva dichiarato la decadenza dall’azione di garanzia proposta dall’appellante nei confronti di Fiat Auto S.p.A. per un asserito vizio (mal funzionamento) della cosa venduta, nella fattispecie, una autovettura Fiat 500. Il Giudice di appello, pur riconoscendo che l’azione di garanzia azionata dall’attrice poi appellante, era qualificabile come azione proposta ai sensi degli artt. 1512 c.c. e del D.Lgs. 206/2005 nei confronti del produttore (la Fiat Auto S.p.A.), escludeva la responsabilità di Fiat Auto ritenendo che la società, quale produttore, poteva essere chiamata a risponderne, ai sensi dell’art. 114 D.lgs. 206/2005, solo a titolo di responsabilità extracontrattuale, che si affianca a quella del venditore, riguardando titoli di responsabilità diversi; aggiungeva che tale responsabilità,tuttavia, era limitata, ai sensi dell’art. 123 D.lgs. 206/2005 solo a ipotesi espressamente ivi considerate nella specie non sussistenti e indipendentemente dalla mancanza, come nella fattispecie, di sottoscrizione del soggetto tenuto alla garanzia
La T. ha proposto ricorso affidato ad un unico motivo.
La Fiat. Group ha resistito con controricorso.
1. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente deduce la “violazione e falsa applicazione dell’art. 1512 c.c., dell’art. 123 e dell’art. 133 D.lgs. 206/2005 e l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia”.
La ricorrente sostiene:
– di avere fondato la sua domanda sulla garanzia biennale convenzionale rilasciata da Fiat Auto, contenuta nel documento di garanzia;
– che il Tribunale ha errato nell’individuare il contenuto della garanzia, confondendo tra responsabilità del produttore per danno da prodotti difettosi con la garanzia commerciale di natura convenzionale rilasciata dal produttore ai sensi dell’art. 133 D.lgs. 206/2005, quale garanzia di buon funzionamento;
– che la motivazione del Tribunale è contraddittoria in quanto da un lato riconosce che è stata fatta valere la garanzia prestata dal venditore e dall’altro ritiene applicabile il disposto dell’art. 123 del codice del consumo (responsabilità del produttore);
– che la motivazione è insufficiente in quanto non spiega perché non debba attingersi al documento di garanzia della Fiat Auto per individuare il contenuto della stessa, applicando invece la garanzia legale dell’art. 123 del Codice del Consumo mai invocata da essa ricorrente.
Il Tribunale ha escluso che nella fattispecie ricorresse una ipotesi di responsabilità contrattuale e ha invece ricondotto la fattispecie sottoposta al suo esame ad una responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 114 d.Lgs. 206/2005 (che recita: “Il produttore è responsabile del danno cagionato da difetti del suo prodotto”) nei confronti del soggetto che ha prodotto e immesso sul mercato l’auto.
Il Tribunale ha ulteriormente osservato che l’appellante aveva richiamato appunto, anche se per la prima volta solo in appello, l’art. 114 d.Lgs. 206/2005; di conseguenza ha escluso che un patto contrattuale potesse essere ravvisato a fondamento dell’azione promossa in quanto il soggetto evocato in giudizio, non era qualificato come il venditore/dante causa e ha precisato, richiamando un precedente di merito (Trib Napoli 21/3/2006), che la garanzia di cui all’art. 114 d.Lgs. 206/2005 si affianca a quella del venditore diretto.
In altri termini, il Tribunale, escludendo che Fiat Auto potesse considerarsi venditore diretto, ha escluso una responsabilità contrattuale azionabile dall’acquirente direttamente nei suoi confronti, traendone l’ulteriore conseguenza della irrilevanza, in relazione alla domanda proposta come interpretata, della mancata sottoscrizione, da parte del produttore del certificato di garanzia e dell’applicabilità, dell’art. 123 d.Lgs. 206/2005 che, appunto, non prevede la risarcibilità del danno al prodotto difettoso, ma solo ad una cosa diversa dal prodotto difettoso. Nel motivo di ricorso la ricorrente deduce che, invece, l’azione proposta era diretta a far valere una responsabilità contrattuale, fondata su una garanzia (convenzionale) prestata da Fiat Auto.
Al riguardo occorre premettere in diritto e con riferimento alle dedotte, ma infondate, censure di violazione di norme di legge: – che la normativa in materia distingue la figure del produttore (definito dall’art. 115, comma 2-bis d.Lgs. 206/2005) da quella del venditore (v. art. 128 comma 1 b d.Lgs. 206/2005), quest’ultimo individuato nell’ambito della disciplina del contratto di vendita;
– che l’art. 128 comma 2 d.Lgs. 206/2005 disciplina la garanzia convenzionale ulteriore individuandola in “qualsiasi impegno di un venditore o di un produttore, assunto nei confronti del consumatore senza costi supplementari, di rimborsare il prezzo pagato, sostituire, riparare, o intervenire altrimenti sul bene di consumo, qualora esso non corrisponda alle condizioni enunciate nella dichiarazione di garanzia o nella relativa pubblicità”.
L’art. 131 d.Lgs. 206/2005 al primo comma stabilisce che il venditore finale, quando è responsabile nei confronti del consumatore a causa di un difetto di conformità imputabile ad un’azione o ad un’omissione del produttore, di un precedente venditore della medesima catena contrattuale distributiva o di qualsiasi altro intermediario, ha diritto di regresso, salvo patto contrario o rinuncia, nei confronti del soggetto o dei soggetti responsabili facenti parte della suddetta catena distributiva; al secondo comma stabilisce che il venditore finale che abbia ottemperato ai rimedi esperiti dal consumatore, può agire, entro un anno dall’esecuzione della prestazione, in regresso nei confronti del soggetto o dei soggetti responsabili per ottenere la reintegrazione di quanto prestato.
Dalla norma si desume chiaramente che l’obbligato nei confronti del consumatore è il venditore e non il produttore il quale è semplicemente esposto all’azione di regresso nei confronti dei soggetti ivi indicati.
Il cliente finale (il consumatore) non può agire direttamente verso uno qualsiasi dei soggetti della catena distributiva, ma deve necessariamente rivolgersi al suo immediato venditore (il venditore finale), ultimo anello della catena distributiva e suo dante causa e che è, appunto, il soggetto con il quale ha contrattato.
L’art. 131 del codice del consumo, pertanto, recepisce i principi affermati da questa Corte sulle vendite a catena secondo i quali nelle cosiddette vendite “a catena” spettano all’acquirente due azioni: quella contrattuale, che sorge solo nei confronti del diretto venditore, in quanto l’autonomia di ciascun trasferimento non gli consente di rivolgersi contro i precedenti venditori (restando salva l’azione di rivalsa del rivenditore nei confronti del venditore intermedio); quella extracontrattuale, che è esperibile dal compratore contro il produttore, per il danno sofferto in dipendenza dei vizi che rendono la cosa pericolosa, anche quando tale danno si sia verificato dopo il passaggio della cosa nell’altrui sfera giuridica (Cass. 31/5/2005, n. 11612; Cass. 17/12/2009 n. 26514; Cass. 5/2/2015 n. 2115).
Infine, la disposizione dell’art. 133 d.Lgs. 206/2005, disciplinando la garanzia convenzionale, sulla quale la ricorrente fonda in proprio ricorso, fa riferimento a quei casi in cui venditore o produttore forniscano in modo volontario una garanzia convenzionale (diversa e aggiuntiva da quella già riconosciuta dalla legge) e prevede, al fine di assicurare la tutela del consumatore, che la garanzia in oggetto vincoli tali soggetti a quanto indicato nella medesima dichiarazione di garanzia o nella relativa pubblicità.
Tuttavia l’art. 133 non deroga ai principi di cui al precedente art. 131 per i quali il cliente finale (il consumatore) non può agire direttamente verso uno (qualsiasi) dei soggetti della catena distributiva, ma deve necessariamente rivolgesi al suo immediato venditore (il venditore finale), ultimo anello della catena distributiva e suo dante causa e che è, appunto, il soggetto con il quale ha contrattato.
Al di fuori di queste ipotesi di responsabilità contrattuale residua solo la responsabilità extracontrattuale del produttore ai sensi degli artt. 114 e 123 d.Lgs. 206/2005, come appunto ritenuto dal Tribunale.
D’altra parte neppure è ipotizzabile una responsabilità diretta del produttore/primo venditore nei confronti del consumatore in forza di impegno in tal senso da esso assunto, posto che neppure risulta che il successivo venditore Happy Auto s.r.l. fosse investito di poteri rappresentativi di FIAT Auto.
Orbene, procedendo all’esame della motivazione (che il Giudice di appello ha espressamente dichiarato succinta in applicazione del disposto dell’art. 132 n. 4 c.p.c.) si deve osservare che la motivazione, per quanto succinta, non ha sconfinato nell’insufficienza in quanto sono state esplicitate le ragioni decisive del rigetto della domanda come proposta e interpretata, ossia:
– il giudizio era stato promosso nei confronti di “soggetto nella sua veste non di venditore/dante causa, ma di venditore originario, cioè di soggetto che ha prodotto e immesso sul mercato la vettura…”;
– la responsabilità di tale soggetto, quale produttore, non deriva dalla violazione di un patto contrattuale;
– il produttore può essere chiamato a rispondere del danno cagionato dai difetti del suo prodotto solo a titolo di responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 114 e 123 del codice del consumo.
In conclusione, la pur sintetica motivazione del Tribunale in ordine all’esclusione di una responsabilità contrattuale posto che nel caso concreto può ravvisarsi solo una responsabilità extracontrattuale, è conforme a diritto, mancando un vincolo obbligatorio diretto del produttore/venditore originario (FIAT Auto), nei confronti dell’acquirente del veicolo da altro soggetto (Happy Auto s.r.l.).
Il ricorso deve essere rigettato; le spese liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della ricorrente.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente T.A. al pagamento delle spese di questo giudizio che si liquidano in Euro 1.500,00 per compensi, oltre 15% per spese generali, oltre 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.
07/11/2017 alle 15:50
Articolo interessante, e per vedere se si applica anche al mio caso ho cercato questa sentenza sul sito della corte di cassazione, senza trovarla.
Potete per cortesia mettere il link alla sentenza?