Source: https://www.leggioggi.it/allegati/la-sentenza-della-corte-di-cassazione-sui-rapporti-sadomaso-causa-del-reato-di-maltrattamenti/
Timestamp: 2019-04-23 19:50:29+00:00
Document Index: 95001859

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 572', 'sentenza ', 'art. 62']

La sentenza della Corte di Cassazione sui rapporti sadomaso causa del reato di maltrattamenti | LeggiOggi
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La sentenza della Corte di Cassazione sui rapporti sadomaso causa del reato di maltrattamenti
Sentenza del 28 ottobre 2011, n. 39228
– erronea applicazione dell’art. 572 c.p. e mancanza di motivazione, perché la Corte distrettuale avrebbe argomentato solo sul dolo di sopraffazione ma non sull’obiettiva sussistenza dell’abitualità di condotta; il peculiare rapporto tra i coniugi, descritto come di tipo sadomasochista con molteplici inversioni di ruolo, sarebbe incompatibile con continue sistematiche ed unilaterali vessazioni;
– vizi di motivazione in merito alle censure mosse con l’atto d’appello, in ordine alla credibilità della B. con particolare riferimento alle sue azioni civili ed alle denunce indicative del suo interesse anche patrimoniale, nonché alle dichiarazioni sulle ragioni del matrimonio con risposte della Corte distrettuale ‘non pertinenti, all’incompatibilità tra il carattere della donna della donna, quale descritto anche in sentenza ed il ruolo di abituale vittima; ai riscontri quanto alle dichiarazioni testimoniali ed ai documenti sanitari;
– vizi di motivazione in ordine al trattamento sanzionatorio in ordine al diniego dell’attenuante ex art. 62 n. 2 c.p. ed al beneficio della non menzione; erronea applicazione della legge processuale in ordine alla valutazione equitativa del danno morale risarcito, secondo il ricorrente preclusa laddove consentirebbe quantificazioni in assenza di puntuale indicazione ed allegazione delle ragioni che fonderebbero il danno morale.
La Corte d’appello, in particolare, dopo aver dato puntuale conto delle doglianze difensive (pag. l)., ha espressamente motivato sull’attendibilità della persona offesa pur nello specifico contesto evidenziato dai motivi d’appello, confrontandosi in particolare con il tema dei ricorsi per separazione ed i loro contenuti, la querela e le richieste economiche; sulla peculiarità del rapporto tra moglie e marito e sugli aspetti definiti di sadomasochismo, spiegando perché quella peculiarità non era incompatibile con le condotte ascritte all’imputato e perché il carattere anche non remissivo della donna non evitasse una sua situazione di debolezza e fragilità nei confronti del marito; sulla sussistenza di riscontri esterni rispetto al punto delle conseguenze di condotte di obiettiva violenza; sul legame unitario anche in ordine al dolo di maltrattamenti, tra i singoli episodi, sorretto da un atteggiamento mentale di vero e proprio disprezzo nei confronti della moglie, per le ragioni aveva dato luogo al loro matrimonio, ed il contesto che aveva dato luogo al loro matrimonio protrattosi per tutta la durata della convivenza. Si tratta di un apprezzamento articolato, che si salda a quello pure specifico del giudice di primo grado, non incongruo agli atti richiamati, attento al confronto con le doglianze di impugnazione, in gran parte riproducibili prospettazioni (già esaminate e disattese dal Tribunale) sorretto da motivazione non apparente e immune soli vizi – di manifesta illogicità e contraddittorietà che, soli, rilevano nel giudizio di legittimità. E poiché, come noto, alla corte di cassazione compete non la scelta tra la più opportuna o adeguata ricostruzione dei fatti, ma solo la verifica logico/giuridica della decisione dei Giudici del merito, ogni censura che in realtà costituisce critica alla ricostruzione ed all’apprezzamento del fatto non può trovare ingresso.
Infondato è anche il secondo motivo. In sintesi, il ricorrente pare sostenere che la prescrizione dovrebbe coprire, e quindi vanificare anche storicamente, le condotte concretizzatesi prima dell’agosto 2003, prescindendo dalla loro eventuale autonoma rilevanza penale, sicché le condotte successive andrebbero valutate nella loro assoluta ed esclusiva storicità, senza tener conto alcuno della pregressa vicenda: da qui, in particolare l’impossibilità – di tener conto delle condotte precedenti per apprezzare la riconducibilità delle condotte consumate nel periodo successivo alla data di prescrizione alla caratteristica incriminatrice dell’ abitualità. La tesi è, appunto, infondata. Come già sostenuto da autorevole dottrina, il delitto di maltrattamenti è, come ogni reato abituale, “reato di durata”, sicché mutua la disciplina della prescrizione da quella prevista per i reati permanenti: per questo, per i reati abituali “il decorso del termine di prescrizione avviene dal giorno dell’ultima condotta tenuta (la quale chiude il periodo consumativo iniziatosi con la condotta che, insieme alle precedenti, forma la serie minima di rilevanza”) – Fatti/condotte che, insieme tra loro, costituiscono il maltrattamento, possono singolarmente avere pure autonoma rilevanza penale, costituendo così ipotesi di reati concorrenti.
Il motivo sul trattamento sanzionatorio è diverso da quelli consentiti, perché – a fronte di motivazione specifica e non apparente della Corte d’appello su entrambi i punti, con indicazione di parametri congrui agli assunti cui perviene su di essi (p.4) – si risolve in censure di merito.
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