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Timestamp: 2018-02-20 11:40:57+00:00
Document Index: 127019358

Matched Legal Cases: ['§ 7', '§ 7', '§ 8', '§ 8', '§ 9', '§ 6', '§ 8', 'arte48', 'arta 65', 'in fine']

L`immagine comunemente recepita di Uguccione da Pisa ci si offre
l. L'AUTORE
L'immag ine comunemente recepita di Uguccione da Pisa ci si offre ricca di
aspetti di forre rilievo: il personaggio viene rappresentato come lessicog rafo,
forse docente di grammatica, aurore delle Derivationes e di altri scritti grammaticali, due dei quali (Rosarium e De dubio accentu) citati nel trattato lessicale maggiore'; come studioso (e probabilmente maestro a Bologna) di diritto
canonico e, in quanto tale, aurore della fondamentale ma incompiuta e ancora inedita Summa decretorum, ampio commento del Decretum di Graziano; inoltre come aurore di opuscoli di argomento relativo a consuetudini del rito e del
calendario cristiano (Agiographia, oggetto di esplicita citazione nella Summa 2 )
o prevalentemente teologico (Expositio de symbolo Apostolorum), e vescovo di
Ferrara dal II9 0 al I2I O, anno della sua morte. Si è propensi a ritenere, grazie a indizi presenti negli scritti piuttosto che a testimonianze relativamente
tarde e di fondamento non abbastanza certo3, che già all'inizio degli anni Sessanta4 del XII secolo egli stesse lavorando alle D erivationes (ma si è, d'altro
canto, su indicazioni dei primi cronisti che ne fecero cenno5, precedentemente proposto l'ultimo decennio del secolo), che il suo anno di nascita possa collocarsi intorno al I I 30, che d opo il I I So il suo impegno di studioso del diritto canonico cominciasse a riscuotere grande credito e che nel II88 avesse iniI. Due le ci tazioni del Rosarium: E q, I; R 44, I 1. Per il De dubio accentu vd. Q 14, 32, ma
anche C I 37, I3 : in quesro secondo caso non c'è menzione del tirolo.
2. Cfr. Cremascoli I978, p. 93: .. .si quis vu!t in his instrui, !egat modicum !ibe!!um, quem de hac
materia composuimus. Nomen eius est Agiographia et sic incipit: laboris assiduitas etc. (ci razione rrana da
"una breve nota" di F. Gillmann del I9I I).
3· Testimonianze di cronisti e g iuristi (Salimbene da Parma, Riccobaldo da Ferrara, Tolomeo da
Luca, Giovanni d'Andrea ecc.) si possono vedere raccolte in Cremascoli 1968, pp. I27 -29 ai numeri I-IO.
4· In base ad un exemplum fictum di data (a. d. I I6I), proposro in D 44, 62. Si trana, naruralmenre, di un indizio di qualche peso ma non risolutivo. La questione è discussa in Mi.iller I994, pp.
46-48. Lo studioso ammette (p. 47) che l'indicazione sarebbe molro significativa se fosse provaro
che le Derivationes appartengono all 'a.urore della Summa, il quale sembra aver pensaro che dare di tal
genere si debbano comunemente porre in un rapporro più o meno sereno con l'epoca di composizione dell'opera in cui compaiono.
5· In particolare Riccobaldo da Ferrara: vd. Cremascoli 1968, p. 128 num. 7·
zio la sistemazione del materiale in precedenza elaborato per realizzare la
costruzione della Summa decretorum.
Di tre degli opuscoli qui sopra ricordati (De dubio accentu, Agiographia,
Expositio de symbolo Apostolorum) esiste l'eccellente edizione moderna a cura di
Giuseppe Cremascoli ( = Cremascoli 1978). Questo studioso ha dedicato lunga ed approfondita attenzione specialmente all 'opera lessicografica di Uguccwne. la Premessa (pp. 7-9), le introduzioni e le note di commento ai testi dei
primi due dei tre opuscoli contenute nel volume ne costituiscono una delle
testimonianze più consistenti, da unirsi almeno alla preziosa rassegna bibliografica ragionata del I 968 6 .
l'insieme degli scritti or ora delineato è stato comunemente visto, fino a
poco più di dieci anni fa, in accordo con notizie risalenti ad epoche non troppo tarde e, almeno in apparenza, tra loro non contraddittorie, come il vario ed
imponente frutto dell 'operosità di un unico personaggio. Esercitavano una
forte spinta in tale direzione gli espliciti richiami e le corrispondenze riscontrabili tra alcune delle opere elencate. Abbiamo già visto come nelle Derivationes siano citati sia il De dubio accentu sia il Rosarium, il che non sembra poter
susci tare diffidenza, data l'evidente affinità di genere tra i ere scritti . Abbiamo anche visto com e nella Summa decretorum venga citata (una sola volta ma in
modo circostanziato) l'Agiographia. C'è dell 'altro : sia nella Summa sia nell'Agiographia si riscontra la presenza di molte esplicazioni lessicali di tipo derivatorio che spessissimo coincidono alla lettera con quanto reperibile nelle
Derivationes. A questo propositO occorre però tener presente che il trattato lessicale non è mai ricordato nella Summa ed è invece ci rato come opera del medesimo autore nell'Agiographia (i n una sola occasione, peraltro, e in una situazione testuale, come vedremo, alquanto precaria) .
. 6. In essa troviamo, a partire dalla p. 127, una vasta rasseg na di test imonianze e contributi
(dJSC!nt J medJante numerazione progressiva dar a r 6r) che gi unge sino all'anno 1967. Il Cremasco!J h:, anche m seguJto, nvolro d proprio interesse soprattutto alle Derivationes, avendo egli operato g1a da pnma del 1960 e per alcun1 ann1 , come scolaro e poi come collaboratore, alla realizzaZIOne d J un p rogetto dJ edJZJone affi dato nel 1958 da Ezio Franceschini ad Augusto Marinoni,
docente d1 F1lologJa Romanza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Rinviamo il
lettore alla sintetica esposizi one del progetto e della sua reali zzazione (mediante res i di lau rea) fornJt,a m Mannon1 1988, pp. 644-46. Un bel profilo del Marinoni studioso di less icografìa medievale e srato affe ttuosamente dJsegnaro da G. Cremascoli (Gli studi di lessicografia medio/atina di Augusto Marmonz) m «Hostmato rzgore» , Leonardiana in memoria di Augusto Marinoni , Milano 200o
pp. I 30-35 . Tra i numeros1 scri tti dedicati in Italia e fuori d'Italia a Uguccione giurista ci limitia~
mo qu1 a ncordare lo srudw dJ Corrado Leonardi su La vita e l'opera di Uguccione da Pisa decretista ,
«StudJa Granana» 4 (1956-57), pp. 37-120, che costituisce un'importante messa a punto dei risultati consegum dalla ncerca fi no ad anni vicini alla data di pubblicazione del lavoro. Per gli studi
success1v1 s1 vedano gl1 scrJtn del Miiller.
Recenti interventi di Wolfgang P. Miiller7 hanno perseguito e brillantemente attuato l'intento di riprendere daccapo l'esame del quadro biografico
onde saggiarne la fondatezza a fronte dell'ipotesi che non di un unico personaggio si tratti , bensì di due: da un lato l'Uguccione (non necessariamente
pisano) maestro di diritto canonico e in seguito vescovo, dall'altro l'Uguccione da Pisa lessicografo.
Lo studioso discute minutamente, giungendo infine a sostenerla in modo
assai persuasivo8 , l'identificazione del g iurista autore della Summa decretorum
con il personaggio che nel r 190 fu nominato vescovo di Ferrara e fu in seguito: destinatario di due lettere di argomento dottrinale e giuridico inviategli
dal papa Innocenza III. Non manca peraltro di rilevare (pp. 35-38) come i primi cronisti, ricordando la figura del vescovo, ne ig norassero la passata attività
di giurista e gli attribuissero esclusivamente la paternità delle Derivationes, la
quale, analogamente all'asserita (almeno da Salimbene e da Francesco Pipino:
cfr. Cremascoli 1968, p. 127) origine pisana, potrebbe essere stata postulata
sulla sola base dell 'identico nome e di una conosce nza anche soltanto superfi ciale della prefazione del lessico stesso.
Il Miiller osserva inoltre che solamente nella Historia ecclesiastica di Tolomeo
da lucca (circa 1313-17) leggiamo per la prima volta, in un passo che peraltro concerne Graziano, che il giurista U guccione (des ig nato ques ta volta come
Huguccio Pisanus), oltre ad aver commentato il Decretum, fu anche aurore di un
trattato sulle derivazioni (regulas tradidit derivationum): qui però non si fa cenno della carica episcopale (che d'altronde non sembra essere stata connessa per
qualche tempo- fin verso il I 24 0 - con la persona del m aestro di diritto canonico nemmeno da autori di opere giuridiche)9.
l e corrispondenze tra interpretazioni lessicali esistenti da un lato nell'Agiographia e nella Summa e dall'altro nelle Derivationes non hanno agli occhi del
Miiller valore probante ai fini della dimostrazione di un'identità di autore, in
considerazione del fatto che un'opera come le Derivationes doveva essere consi-
7· W. P. Miiller, Huguccio of Pisa': Canonist, Bishop, and Grammarian?, «Viator>> 22 (1991), pp.
121-52: ripreso, con lievi differenze, nella prima parte del volume edito nel 1994.
8. Miiller 1994, pp. 23 -34. Si veda anche, a p . 64 , il riferimento, suggerito al Miiller da Sreven
W ight , a un passo delle Quinque tabule salutationum di Boncompagno da Signa, da cui si deduce che
colui che intorno al 1195 era vescovo di Ferrara era stato in precedenza un importante maestro (ma
non necessariamente, diremmo, un maestro di dir i tro canonico). Il passo in questione si può leggere anche in G iulietta Voltolina, Un trattato medievale di «Ars dictandi». Le" V tabule salutationum» di
Boncompagno da Signa, Casamari 1990, pp. 25-26 (l'edizione dell'opuscolo, e non essa soltanto, è da
usarsi con cautela, come giustamente segnalato da Renata Fabbri in «S tudi Medievali » 32 (1991),
pp. 295- 302).
9· Miiller 1994 , pp. 40-43 e 30··32.
derata da molti una fonte privilegiata alla quale attingere liberamente per
operazioni di quel tipo.
Torniamo ora al luogo dell'Agiographia in cui l'autore cira come opera propria le Derivationes. Dopo aver spiegato il significato di Scenofegia, egli afferma
che tale vocabolo può essere pronunciato con l'accento sulla penultima o sulla terzultima sillaba (et licet in hoc nomine producere et corripere penultimam pro
voluntate legentis), aggiungendo questa dichiarazione, contenuta soltanto in
uno dei due manoscritti: et quare in Libro derivationum diligenter assignavimus 10.
I due testimoni (indicati rispettivamente con le sigle P e V) disponibili per
l'edizione del 1978 11 e attentamente collazionati dal Cremascoli, qui, come in
parecchi altri luoghi dell 'opuscolo, non sono dunque concordi. Pur senza
approfondire la questione del rapporto tra i rispettivi testi 12 , l'editore sembra
escludere la possibilità (effettivamente assai tenue) che ci siano pervenute due
diverse redazioni d'autore ed assume in pratica l'ipotesi di una maggiore vici nanza · all'originale della redazione più ampia (benché in essa un discreto
numero di nomi di santi, tra i 69 in più annoverati a confronto dell'altra redazione, appaia spostato rispetto all'ordine più consueto). Su ciò dissente espressamente il Miiller, secondo il quale il manoscritto seriore ci dà un testo meno
confuso e sciatto, mentre l'altro porta frequenti segni di interpolazioni banali o malaccorte: tra tali interpolazioni sarebbe da annoverarsi anche la frase che
rinvia alla spiegazione fornita in Libro derivationum 1 3.
Non è possibile riprendere qui n~tte le sottili argomentazioni del Milller su
questo e su altri, non trascurabili, punti della questione. Ma, dato che egli
stesso giunge ad ammetterè al termine della complessa disamina (p. 66) l'attuale impossibilità di una solida dimostrazione dell'esistenza di due distinti
personaggi di nome U guccione (il lessicografo pisano e il vescovo canonista),
non possiamo che attenerci, pur non senza qualche perplessità, a quella che è
sinora stata la communis opinio.
r o. Cremascoli 1978, p. 156, Il. 487-96.
r r. Dell'esistenza di un terzo codice (Falconara, Biblioteca Francescana, cod. 8), che contiene
anche le Derivationes (cfr. Bursill-Hall, p. 74) ed offre un resto dell'Agiographia piurrosro affine a
quello di P, ha poi daro ampia notizia lo stesso Miiller in «Quellen u. Forschungen aus ira!. Archiven u. Bibliorheken» 75 (1995), pp. 545 -52, ribadendo infine, ed anzi rafforzando, il suo scetticismo circa la possibilità di identificazione del decrerisra con illess icografo.
12. Più ampio, benché mutilo alla fine, il resto del cod. P (Paris, Bibl. Nar., lat. 14877, sec.
XIII), alquanto più breve e sintetico nelle esplicazioni quello del cod. V (Venezia, Bibl. Naz. Marciana, lar. XIII, r6, sec. XIV).
13. Miiller 1994, pp. 48-6o.
II trattato lessicale di Uguccione da Pisa costituisce il tentativo più corposo (rispondente ad espresse ambizioni di completezza: si veda la prefazione o
prologus, § 7) di applicazione, in linea prioritaria 1 4, della cosiddetta dtsczplma
derivationis'5, che ebbe un forte sviluppo nel XII secolo e, come è noto, poco
dopo la metà di detto secolo conobbe nell'opera di Osberno di Gloucester' 6
una realizzazione assai sistematica e coerente. Appunto il lavoro di Osberno,
sebbene mai espressamente citato, costituisce la fonte diretta più cospicua,
saccheggiata a piene mani, del lessico di Uguccione. Tra le altre fonti si annoverano Isidoro di Siviglia (soprattutto per le notizie di carattere enocloped!co e per le serie nomenclatorie), Prisciano, il Liber glossarum o Glossarium Ansileubi, Papia, Pietro Elia, Remigio di Auxerre ecc. 17; ma spesso è difficile individuare la fonte immediata, come è naturale che accada quando si ha a che fare
con un'opera largamente costruita per compilazione di materiale a sua volta
almeno in parte frutto di compilazione. Spesso l'individuazione della fonte
immediata di un passo delle Derivationes esigerebbe un'apposita indagine. E lo
stesso vale per le citazioni da opere e autori antichi e medievali: molte di esse
sono presenti anche in Osberno o. Isidoro ecc. , e in contesti che assai s~~sso
risultano identici o molro s1m1h a1 cornspondent1 contesti uguccwmam .
14 . Non mancano, come già, ma meno spesso, in Papia (ovviam:nre nel sole~ del modello isidoriano), digressioni più 0 meno ampie di carattere enCJclopedJCo; ne mancano, d altro canto, lemmi brevi, da g lossario.
15 . Una chiara esposizione in A. Marinoni, Dal «Declarus» .. , pp. XlV-XXll, e vd. anche Marinoni 1988, pp. 640-4 3.
1 6. Se ne veda la recente edizione critica: Osberno, Dertvaztom, a cura dt P. Busdraght, M.
Chiabò, A. Dessì Fulgheri, P. Garri, R. Mazzacane, L Roberti , sono la direzione d1 F. Bert101 e V
Ussani jr., Spolero 1996.
17 . Cfr. Riessner 1965, pp. 21-39. Su questa monografia vd. 1 n!Jevt, generalmente ben fondati , contenuti nell'ampia (e forse un po' troppo severa) recens ione srilara da Giancarlo Sch!Zzerono
in «Studi Medievali >>, 3• s. 8 (1967), pp. 219-33 (alle pp. 219-20 integraziQni alla b1blwgrafia del
Riessner), e la replica del Riessner, ibid., pp. 948-56. Per le fonn vd. anche Sch1zzerorro 1976.
1 8. In particolare va noraro che illessicografo Uguccione, d1ve~samente ~a quanto hanno ereduro anche Riessner e Schizzerorro, non sembra n velare, almeno ali epoca del! elaboraziOne d1 questo suo lavoro, alcun interesse specitìco per il diritto canonico: Miiller I 994, pp. 4 5-46, ha mosrraro come, delle orro citazioni precedute dalla formula in decretis e sim. , cinque dermno :enzadubbio da Osberno (in realtà sono sei: anche quella che compare in T 78, 26 terrulenter, ed e costi tuita
da un verso di Prudenzio, si trova in Osberno, T xv 39 oppure r 82).
Sulle ci razioni si veda quanto osservato, almeno per quelle relative a resri antichi .'ramandan 10
frammenti (un caso nel quale di solito si rinvia a raccolte curare da studiOsi moderni, come p~r lo
più si è farro anche nella presente edizione), da F. Dolbeau nella sua tmportante recensiOne ali edizione critica delle Derivazioni di Osberno, recensiOne uscita 10 «Archtvum Lan n1rans Medu AevJ»
55 (1997), pp. 328-34 (in particolare 33 1-32). Il suo discorso si dovrebbe mvero app!Jcare anche a
rurre le citazioni 'di seconda mano': se versi di Lucano, o d1 Marbodo, n portati da Ugucoone sono
Uguccione spinge a limiti estremi la gerarchizzazione del materiale lessicale. Spesso due, tre o più capitoli di O sberno sono rifusi in un unico capitolo di
grande estensione. Qualche esempio tratto dalla lettera P : in Osberno sono
lemmi autonomiporcus,purpura,purus, che in Uguccione sono raggruppati sotto purus; i lemmi panis e pannus di Osberno si trovano in U guccione sotto pan;
e palestra, palam, pallium, palpo sotto palim. E così via. Le enunciazioni d'ordi ne teorico e metodologico circa la natura dell'opera appaiono invero assai scarse19, ma salta agli occhi lo sforzo di isolare un certo numero di parole-radici
traendo da esse, con un sistematico processo deduttivo (per derivazione e composizione) , la quasi totalità del patrimonio lessicale della lingua 20
La successione dei lemmi nel nostro lessico non risponde a una regola precisa: si attua un generico ordine alfabetico in base alle prime due-tre lettere
dei vocaboli, ma piuttosto spesso l'ordinamento tiene conto soltanto della lettera iniziale 21. Così, il fatto che i due testimoni La e Mo 22 condividano la
posizione inattesa di p I 50 PRIASTE tra P I 55 PROBOSCIDA e P I 56 PROBLEMA
non meriterebbe di per sé molta considerazione in mancanza di altri elemen-
tratti in realtà rispettivamente da lsidoro o da Osberno, perché nominare so ltanto Lucano o Marbodo e non lsido ro o Osberno, o anche lsidoro o Osberno' Ma q uesto richiederebbe forse troppo
tempo ai poveri editori, lasciando inoltre assai spesso qualche consistente margine al dubbio
(soprattutto nel caso di testi antichi largamente citati in ogni epoca).
Sulla recensione del Dolbeau è doveroso aggiungere che in essa l'illustre studioso individua,
semp re a proposito di ci tazioni , un discreto numero di riferimenti (che per lo più inceressano anche
per Uguccione) sfuggiti agli editori di Osberno o da essi non reperici. Alcuni di essi erano stati da
noi autonomamence ind ividuati, per alcuni altri abbiamo tratto profitto dal concributo del Dolbeau. Su ciò si veda anche P. Gatti, Su alcune citazioni presenti nelle Derivariones di Osberno di Gloucester, «Maia » 52 (2000), pp. 317-25 .
19. Sig nificative sono comunque certe voci de l lessico, come per es. E 136 ETHIMO (tratta da
Pietro Elia) e soprattutto R 54, 9, derivo e dirivo, giuscamence segnalate in Riessner 1965 alle
pp. 43-45·
20. Si noti che, mencre Osberno nelle sezioni derivatorie della sua opera non si cura di illustrare il significato dei vocaboli (soprattuc to, ma non solo, dei derivati e composti) se non quando ciò
gli appaia per qualche ragione necessario, ma riserva normalmente cale esplicazione alle repetitiones
(alle quali, collocate in sede separata alla fine di ogn i tractatus, dunque egli affida la funzione tradizionalmente svolta dai g lossari), Uguccione è molto più diffuso sotto questo aspetto, con qualche
svantaggio per la linearità e compattezza del suo discorso, e si compiace anche non di rado di sottolineare le differenze di senso tra voci si nonime. Il suo sforzo di reductio ad unum del lessico non
può inoltre evitare un limite oggettivo: abbastanza numerose sono infatti nelle sue Derivationes le
voci che non trovano posto all 'interno di una determi nata famiglia derivatoria e sono registrate
come lem mi autonomi , qualche volta semplicemence (come egli stesso asserisce) per ridurre l'eccess iva lunghezza di si ngoli raggtuppamenci, ma in parecchi altri casi per mancanza di ascendenze
proponibili. Un esempio cosp icuo è costituito dal buon numero di termini del diritto longobardo
schedati nelle Derivationes.
2 r. La difficoltà di consultazione, particolarmence pesante all'incerno delle sezioni derivatorie,
suggerì presto la formazione di repertori alfabetici da annette rsi al cesto del lessico. Il repertorio p iù
diffuso nei mss. è quello dovuto a un cerco Perrus de Alingio: vd. Marigo, I codici ... , pp. X-Xl.
22. Per le sigle vd. più avanti , p . XLVII.
INTRODUZION E
tJ congiuntivi, che peraltro sembrano esistere in buon numero almeno nella
seconda parte del testo (vd. più avanti, p . XXXI n. 33).
Le Derivationes di Uguccione ebbero, come è abbastanza noto , una diffusione vastissima, protrattasi fino al XV secolo avanzato, e solo gradualmente
furono soppiantate dal Catholicon di Giovanni Balbi (1286), un'opera ormai
praticamente definibile come un vero vocabolario in senso moderno, costruita dunque con rigorosa applicazione dell'ordine alfabetico e pertanto di consultazione molto più agevole. Citate da Dante 23, Boccaccio, Salutati, note
anche a Francesco Petrarca, in seguito molto severamente giudicate da parre
della cultura umanistica più esigente, esse hanno naturalmente costituito
oggetto d'interesse per gli studiosi della tradizione glossografica e lessicografica latina antica e medievale. Basterà qui ricordare i nomi di Gustav Loewe e
Georg Goetz. Ma l'attenzione più intensa e ricorrente è stata rivolta a questo
lessico da dantisti e filologi romanzi; i damisti in ispecie vi hanno individuato (non sempre con pienissimo fondamento) la fonte di particolari informazioni e il modello di determinati usi lessicali presenti nelle opere di Dante 24 .
Auspici e propositi rivolti a una pubblicazione del lessico uguccioniano
vennero più volte formulati . Un'ampia ricerca preliminare sulla consistenza
della tradizione manoscritta superstite fu condotta da Aristide Marigo, che ne
pubblicò i risultati nel I 936 2 5. Dall'elenco risultante (che, dovunque possibile , riporta incipit, explicit, note di possesso ed altre informazioni del genere)
vanno esclusi, come segnala il Marigo stesso, alcuni codici non direttamente
attinenti alle Derivationes; compaiono comunque nella lista almeno I90 manufatti che conservano , in rutto o in parte, il nostro lessico. Altri nove manoscritti furono poi segnalati da C. Leonardi, La vita e l'opera di Uguccione .. . ,
p. I OI. Un nudo elenco (con i rinvii alle singole pagine del census contenenti
essenziali informazioni sui codd.), ancora incrementato di una decina di pezzi, è poi stato fornito da L Bursill-Hall , A census of Medieva f Latin Grammatica! Manuscripts, Stuttgart I98I, p. 308.
In una recensione al lavoro del Marigo 26 Ezio Franceschini, stante la mole
del materiale pervenuto fino a noi e la particolare natura dell'opera, soggetta
certamente nel lungo tempo della sua fortunata diffusione a non poche interpolazioni , suggeriva di procedere intanto all'allestimento di un testo provvisorio fondato sui tre manoscritti che si erano rivelati "più importanti" .
23. È forse superfluo ricordare l'occasione specifica: Conv. IV ii 3-5, a proposito del significato
di 'aucoritade'; cfr. Derivationes A 1, 1-3.
24. Alle indicazioni bibliografiche contenute in Cremascoli 1968 si aggiungano quelle fornite
da Schizzerotto 1976. Inoltre si veda almeno G. M. Gianola, Il greco di Dante.
25. A. Marigo, I codici manoscritti delle «Derivationes» di Uguccione Pisano, Roma 1936.
z6 . «Bollettino di Filologia classica» 44 (1937), pp. 100-o2.
Qualche cosa di analogo ha rappresentato per una ventina d'anni (ma con
frequenti e non brevi interruzioni dovute a motivi di varia natura) l'ipotesi di
lavoro e l'impegno, naturalmente non esclusivo, del gruppo di studio costituitosi nel 1983, per iniziativa dello scrivente (che si assunse dapprima il
compito di coordinatore e di futuro estensore del necessario indice lessicale),
presso gli Istituti di Filologia moderna e di Civiltà antiche dell'Università
degli Studi di Urbino. Facevano inizialmente parte di tale gruppo (oltre al
coordinatore): Guido Arbizzoni, Rita Cappelletto, Settimio Lanciotti, Giorgio
Nonni, Diego Rossi, Alba Tontini 2 7. L'improvvisa scomparsa di Diego Rossi
e successivamente quella, preceduta da grave e lunga malattia, di Rira Cappelletto indussero il coordinatore ad assumere su di sé il compito già affidato
al Rossi ed a chiedere più tardi a Maria Grazia Sassi di subentrare alla collega
ed amica Cappelletto. Nell'un caso e nell'altro i subentranti ebbero a disposizione una prima trascrizione delle due rispettive sezioni del testo del manoscritto adomito come esemplare di collazione, trascrizione che fu naturalmente di nuovo sottoposta a completa revisione.
III. LA PRESENTE EDIZIONE
La ricerca del Marigo sulla tradizione manoscritta delle Derivationes richiamava l'attenzione su tre codici nei quali si rilevava un particolare aspetto della prefazione. Si tratta del Laurenziano XXVII 5, del Londinese, Br i r. Li br.,
Add. 18380 e del Parigino, Bibl. Nat., Lat. I 5462. Nei primi due la prefazione si arresta infatti alle parole usurpatum est (fine del § 7), mancano dunque
le indicazioni relative all'identità dell'autore; nel terzo i §§ 8-9 (Si quis querat ... sortiamur) compaiono nel margine inferiore della pagina a modo di
aggiunta operata da mano diversa da quella del testo dei primi fogli. Il Marigo (p. xi) riteneva che si trattasse di una <<amplificazione certo assai antica,
poiché si legge in tutti i codici di cui abbiamo sicure notizie descrittive , ad
eccezione di tre soli ... »; egli lasciava intendere di credere poco all'autenticità
di tale aggiunta <<che esprime lodi all'aurore sul fondamento di fantastiche
etimologie intorno al suo nome».
Che il nostro autore non fosse affatto alieno da etimologie di tal genere è
però dimostrato da moltissimi luoghi della sua stessa opera, anche se, nella
fattispecie, può disturbarci la mancanza di modestia di simili aurodefinizioni
27. Che si assumeva anche l'incarico della descrizione dei manoscritti .
'etimologiche' (§ 8: .. . idest bona terra non tantum presentibus sed etiam futuris, . ..
idest virens terra non sibi solum sed etiam aliis).
L'assenza della seconda parte della prefazione in tre (compreso il Parigino
nella sua condizione iniziale) testimoni tra quelli sui quali si hanno informazioni adeguate esigerebbe comunque una spiegazione: tanto più che, se Parigino e Londinese appaiono a un veloce esame collegati da un'affinità piuttosto stretta, un simile rapporto non vale, almeno in misura analoga, per il Laurenziano: sì che non è agevole supporre l'esistenza di un immediato rapporto
di parentela dei rre manoscritti.
Tra le ipotesi concepibili si potrebbe formulare la seguente: l'autore avrebbe inizialmente messo il lessico a disposizione di una ristretta cerchia di suoi
scolari o seguaci, senza preoccuparsi perciò di fornirlo , al termine di una prefazione provvisoria, degli opportuni elementi di identificazione, che avrebbe
egli stesso successivamente aggiunto nel momento in cui si accingeva a promuovere o ad approvare una più ampia diffusione del suo lavoro. Non si spiegherebbe comunque agevolmente l'assenza, al termine della prefazione 'breve', della studiata e, oseremmo dire, arguta formula di passaggio al primo
lemma 28 del lessico (AUGEO): lgitur Sancti Spiritus assistente gratia, ut qui est
omnium bonorum distributor nobis verborum copiam a u c t i m suppeditare dignetur, a
verbo a u g m e n t i nostre assertionis auspicium sortiamur (§ 9).
Purtroppo non possediamo sufficienti elementi di valutazione, dato che in
molti casi il Marigo non ottenne le necessarie informazioni dai bibliotecari ai
quali si rivolse; in un cerro numero di casi egli fu in grado di registrare solamente l'incipit (Cum nostri .. . ) della prefazione (della quale pertanto non poté
in tali casi conoscere l'effettiva consistenzaf9 e l' explicit dell'opera; in altre
situazioni poté soltanto indicare l'appartenenza di determinati manoscritti
alle relative biblioteche e darne la segnarura.
In tale condizione di incertezza ci sembrò ragionevole accogliere sostanzialmente, almeno come punto di partenza, il chiaro orientamento del Marigo in favore della rriade da lui indicata di testimoni tra i datati - anche solo
per note di acquisto o di possesso - o databili al XIII secolo, ridimensionan-
28. Scelta evidenremenre carica di sign ifìcaro agli occhi dell'aurore, anche per l'inevitabile, sebben taciro, confronro con Osberno, che da parre sua aveva aperro (anch'egli non senza previa e adeguata motivazione) la serie dei lemmi con il verbo amo.
29. Non si può dunque escludere che siano giunti fino a noi altri manoscritti recanti la forma
breve della prefazione.
XX.'{
do però ben presto il valore di un simile criterio: infarti il manoscritto che
porta la data più alta (I236 , data di redazione), cioè il Laurenziano (la nel
nostro apparato), denunzia un comportamento del copista, o d 'altri prima di
lui, spesso incline a risolvere in modo auronomo difficoltà testuali e ad abbreviare la fatica, in particolare a non trascrivere ~empre i testi delle citazioni
d'aurore, lasciando magari alloro posto degli spazi bianchi. Si preferì pertanto assumere come esemplare di collazione il Parigino (P nel nostro apparato),
principalmente per la più chiara ed evidenziata (soprattutto rispetto al Londinese, suo parente stretto) realizzazione grafica dei diversi lemmi. Si vide in
seguiro che in P (come anche nel Londinese) sono parti colarmente numerose
le omissioni da uguale a ug uale: difettO peraltro facilmente sanabile grazie alle
testimonianze di altri esemplari3°.
Accanto a P si decise inoltre di adottare, per una collazione sistematica, un
codice ad esso piuttosto affine31, probabilmente databile a un'epoca un poco
più alta anche rispetto a La: si tratta del ms. Pisa, Bibl. Universitaria, 69 2 (già
Roncioni I 3, R nel nostro apparato), a proposito del quale il Marigo (p. 6) cita
la descrizione fornitane da Augusto Mancini in << Bollettino Storico Pisano »
a. 3, 3 (1934), pp. 43-45· Il Mancini, riferendo anche il parere di Enric~
Rostagno , riteneva che il codice si potesse datare al periodo << fra il I 240 e il
' so» (p. 44); ma, come si vedrà più avanti, Armando Petrucci giudica che esso
possa addirittura risalire assai vicino all'inizio del secolo32 •
Il nostro intento è dunque stato quello di fornire in linea di principio il
resto dato dalla coppia PR, purché accettabile, privilegiando tendenzialmen-
30 . Il carattere formulare e ripetitivo di un qualsiasi resro grammati cale o lessicale non ci permette, al limJte, d1 diSti nguere sempre e infalli bilmente se siamo d i fronte ad un'omissione da
uguale a uguale di un testimone o invece a un'interpolazione di al tro testimone chiamato al confronto . Bas ti pensare alle tante frasi aperte da un item sovente pos te in lunga serie' Ma per lo più ci
possono soccorrere altri elem enti di giudizio .
3 r. Basta scorrere l'apparato per avere la prova di tale rapporto . Si nora inoltre nel corpo della
lettera P un errore cerro che parrebbe addirittura accom unare i mss. P R Va Am. L'intero capi tolo
129 (PLANOS) SI trova mfatti In tali mss . msem o tra i§§ Io e 1 1 del lemma P 1 31 (PLATOS). L'errore fu no taro da un correttore di P, che vi pose rimedio per mezzo di opportuni segni di richiamo.
Non possiamo però escludere che si tratti di un errore 'd'archetipo ', dovuto a un fortuiro spostamentO d1 schede durante la trascnzwne In p uli to del materiale; un errore al quale si sare bbe posto
p ieno nmedw m parte de lla tradizione (che, entro i pochi testimoni da noi messi a confronto sarebbe rapprese ntata da LaMa).
32 . .l!na datazione così alta non cosrimirebbe comunque necessariamente garanzia di maggior
genumita, a parte la consideraziOne che, nel caso d1 una prima diffusione dell'opera pensabile come
posta verso il I I 7 5, un inrervallo di ci rca 4 0 anni avrebbe concesso largo spazio a possibili alterazioni. Il restO d i quesro ms . appare invero notevolmente integro risperto a quello di P , ma non è
d'altro canto esente da s~g ni d' interpolazione . In un caso esso presenta al suo inrerno (qui insi nuarasi certo m modo forrUito) un 'aggi unta seguita da un '.G.', che dovrà intendersi quale sigla di un
annorarore: vd. S 85, q, nota.
te P, che, certo costellato di sviste e banali errori (da noi segnalati in apparato con abbondanza persino eccessiva, tranne le numerose dirrografie, espunte
o meno), appare però nell'insieme più 'ingenuo'. Si è fatto ricorso di volta in
volta anche ad altri tre-quattro testimoni, estendendo la collazione in varia
misura a seconda dei problemi che il testo poteva porre. Essi sono, in ordine
di preferenza, La ed i seguenti altri:
Città del Vaticano, Bibl. Apostolica Varie., Lat. 7641 = Va (purtroppo gravemente lacunoso per perdita di fogli o di parti di fogli);
Miinchen, Bayerische Staats bibliothek, Clm. 1405 6 = Mo . Il testo è stato
collazionato sistematicamente, ma si è per lo più omesso di segnalare in apparato le lezioni del ms. quando esse siano isolate e di scarso rilievo e spesso
anche quando coincidano con quelle g-ià registrate di La e/o di Va. Numerosi
indizi e lezioni caratteristiche suggeriscono, almeno nella seconda parte del
resto (all'incirca dalla lettera M alla lettera S), l'esistenza di una diffusa affinità traMo e La3 3.
Milano, Bibl. Ambrosiana, C 82 Inf. = Am.
In apparato compare talvolta anche la sigla Gui!l., che rinvia al ms . Milano, Bibl. Ambrosiana, E I 2 inf. , della fine del secolo XIII. Il codice contiene,
oltre ad altri scritti in buona parte (arbitrariamente) attribuiti ad Ug uccione ,
un esemplare delle Derivationes qua e là rielaborato (sopratturto mediante
numerose e talvolta ampie aggiunte) da Guglielmo di Noyon. Una breve
descrizione di quesro ms . si può leggere nel lavoro di Oronzo Limone , I!
«Liber de dubio accentu » (cod. Ambrosiano E I 2 in/) attribuito ad V guccione da
Pisa, << Studi Medievali » 25 (I984), pp. 317 -9I3 4 .
Dei manoscritti sopra indicati si sono urilizzate riproduzioni fotografiche
(microfilm). Per il Laurenziano si è usata anche la riproduzione (Uguccione da
Pisa, Derivationes) pubblicata a cura dell'Accademia della Crusca, Firenze 2000.
33 · In un discreto numero di cas i si tratta di assenza di frasi intere, per lo più di senso compiutO, o di interi lemmi (come N 3 NABUCOOONOSOR e N 27 NEMROTH): turri fatti che presi singolarmente non possono essere consideraci significativi, ma il loro assommarsi acquisra un peso non trascurabile. Si veda per es. M 129, 14 (manca l'intero paragrafo); M 149, 14 (manca tmde et diciturcommodare.. . et est ethimologia); N 41 (manca il trattO da§ 6 ve! dicitur victoria populi a§ 8 unde); O 2 (manca et ponitur . . . reddendas). Altre volre si incontrano lezioni deteriori o si registra la mancanza di singole parole o brevi tratti di testo: M 141, 6 (unde ... movimento): unde pro mutare sepe ponitur et pro mutamento; P 6 t, 3: manca consecrentur et (confiscentur et RAm); P I 19: ipsa sentina invece di trasechna; P J7 0 ,
1: habentibus omnibus La hab. hominibus Mo invece di mentitionibus (mentionibus R mercationibus PAm);
S 34, r: strictio invece di fruncatio ljrucatio P, corrugatio [ve! fruncatio in marg.] Am); S 38, II: tignaria tectoria invece di tectoria. Parecchi altri esempi si porrebbero aggiungere a questo breve elenco.
34· Su Guglielmo di N oyon si veda: Charles H. Haskins , Guillaume de Noyon, «Speculum , 2
(1927), pp. 477-78 .
c) L'indice fessicale
Uguccione raccog lie in un'unica serie i vocaboli con iniziale I e con iniziale Y, opportunamente motivando la sua scelta all'inizio della relativa sezione.
Il nostro indice registra separaramente le due serie, pur con tutte le incertezze circa la forma effettivamente voluta dall 'autore.
Il materiale lessicale raccolto e ordina to dal nostro lessicografo ha ricevuto
nella presente edizione un trattamento grafico tale da porre in evidenza l'applicazione del metodo derivatorio esplicitamente dichiarata dall'autore. Tutti
i vocaboli presentati come derivati o compost i e le varie forme eventualmente ad essi attribuire compaiono pertanto nel testo (così come i 'primitivi')
scritti in carattere grassetto. Naturalmente essi figurano, con la medesima
grafia che mostrano nel testo, anche nell 'indice lessicale , compilato a cura del
coordinatore dell'équipe. Ma in esso indice sono srate inserite anche altre voci
tra quelle usate dall'autore nelle sue esplicazioni ed interpretazioni: termini
rari, volgarismi (ralvolra d'area francogallica, per lo più ereditari da O sberno),
vocaboli riferibili all'uso di determinare aree regionali d 'Italia. In certi casi
compaiono nell'indice anche voci non presenti nel testo ma riferite in nota
quali varianti. Il caratrere puramente empirico e il criterio di scelta non rigorosamente definito di cale ampliamento potranno suscitare legittime riserve,
che il responsabile confida di saper accogliere con animo equo.
d) Descrizione dei manoscritti
(a c. di Alba Tontini)
P = PARIS, Bibl. N a t. de France, lat.
XX.'{]!I
Il primo fascicolo del codice è scritto quasi compleramente36 da una mano corsiveggiante gotica italiana, molto compressa verticalmente, dalle forme larghe e inclinare verso destra, caratterizzata da trattini di coronamento piuttostO accentuati e di
andata a capo viscosi e obliqui. Da questa si passa alle mani - ranco simili tra loro da
far supporre una stessa educazione scritroria37, probabilmente italiana del Nord con
influssi stranieri - che hanno redattO il resro del codice, cui si deve una gotica diritta e compatta, talora dal tratteggio più pesante, anche se non priva di tendenze corsiveggianti (vd. l'uso frequente della a rotonda). Apici sulla i e trattini di andata a
capo non usati in modo sistematico, punteggiatura limitata al solo punto.
Maiuscple iniziali di lettera e di lemmi e H del dimostrativo alte 3 o 4 linee, decorare sobriamente secondo il g usto gotico, rosse e blu alternate, di circa 2 linee quelle
all'interno del resro; a partire dalla D , spazio di tre linee tra la fine e l'inizio di una nuova lettera riempito dal nome del primo lemma scritto tutto in caratteri maiuscoli decorari38. Rari interventi marginali del copista; presenza, invece, di un annotatore, arrivo
lungo tutto il codice, che usa una gotica corsiveggiante sicuramente d'olrralpe39. A lui
si deve, a mio avviso, anche l'aggiunta nel marg. inf. di f. 3r della parte conclusiva della prefazione4° L'inchiostro è marrone, più scuro quello della mano annotatrice.
Nel contropiatto, membr., et:icherra della Bibliorhèque Narionale con stampigliato Latin l I 5462; più sotto, in corsiva recente, su semplice etichetta bianca, si legge
Volume de I63 feuillets l 27 J anvier I869 (data di una precedente rilegatura, l'attuale
risale a circa un secolo dopo) . Il primo fogli o di guardia è completamente bianco, fatta eccezione per l'annotazione, recentissima, nell'estremo angolo superiore destro del
recco, Latin I 5462. Nel m. sup. di f. 2v (in realtà, come già visto, Ili v) numero I ro8,
forse antica segnatura; sorto, una mano corsiva recente ha aggiunto la seguente annorazione: Ce Ms. du 13' siede a été legué à la maison de Sorbonne par M. R ichard l D 'Abbeville il C ontient l r 0 le Vocabu/aire d' hugution l 2 ° quelques reflexiom sur la comtruction du
discours l l(ncipit) Cum studium ...
Membr. (qualità e conservazione discrete), XIII sec.3 5 , mm. 340 x 232 (265 x I 54),
intercol. mm. 8,5, ff. I + II (membr.) + r6o + II (membr., il secondo è stato resecaro a 8 cm. circa dalla cucitura); 20 quarernioni contrassegnati da lettere dell'alfabe to
(a-t, presente anche il richiamo nei fascicoli I III IV). Rigatura a piombo, 11. 65 , scrittura nella linea di resta; tracce evidenti di spillatura nel margine esterno dei fogli .
Foliazione moderna in cifre arabe che considera nel computo anche i fogli di guardia
anteriori e posteriori per cui si arriva a r64.
3 5. Sarei propensa a collocarlo nella prima metà del secolo e in ambiente italiano, perché si trarradi una gotica ancora non ben formata (vd. ad es. il fenomeno della sovrapposizione delle curve e
della presenza dei filetti obliqui alla base delle aste corte poco accentuato, s fina le molto spesso
ancora mi nuscola, se maiuscola il più delle volte caratterizzata da una forma leggermente allungata sotto la linea di scri ttura, vd . n. 37, rispetto alla quale più sporadica è la vera e propria s tonda).
Concorda su questa posizione Armando Petrucci, richiesto di un parere sulla datazione di alcuni dei
codici da noi presi in considerazione, che ringrazio per la grande disponi bilità.
36 . Il lavoro si interrompe a f. 8va 44, in realtà 6° foglio del primo quaternione (vd. sopra quanto detto a proposito della numerazione) .
37- Pur nelle diversità di modulo e di tratteggio (in realtà non macroscopiche), che al limite
potrebbero imp utarsi alla diversa qualità della pergamena, ci sono delle costanti grafiche che caratterizzano tutto il codice, comp resa la parte finale non ugucc ioniana più marcaramente dura e rigida rispetto alla precedente, tra cui u na s finale, a metà tra la forma maiuscola e quella minuscola,
che si conclude sotto la linea di scrittura con un trattino obliquo.
38 . A f. 24r, nel marg. sin. della II col. , figura di uccello che col becco sostiene la lettera maiuscola iniziale di Cedo , di fattura semplice ma aggraziata, con linee parallele che lo attraversano, disegno che ritorna altre volre , uguale o di dimensioni più picco le; a f. 73va m. s. è abbozzato curiosamente una sorta di 'p inocchio' (lettore moderno ?).
39· Vd. a con cappello pronunciato , et tachigrafico ragliato, terminaz ioni delle aste verticali più
evidenti , a forcella o a triangolo, tratti corri di lerrere quali i m n r t con chiaro ritorno obliquo verso destra, vistosi apici sulla i, d onciale con asta a bandiera della cancelleresca, g dalla seconda pancia chiusa a sinistra da un tratto obLiquo sottile, srile complessivo duro e deciso.
40 . Questa è assente nel Laurenziano, forse uno dei codici più antichi, mentre è presente, e di
mano del copista, nel Roncioniano (vd. più avanti); ma sul problema vd. Marigo, l codici . .. , pp. Xl XV I e, qui, Cecchini, pp. XXVIII-X..'{]X.
X.,'(XlV
Dopo i due fogli di guardia4' iniziano le Derivationes di Uguccione, che occupano i
ff. 3-I50- è assente il reperrorio alfabetico4 2 - seguite, nei rimanenti ff. I5I-6I, da
un teseo grammaticale che in forma più sintetica preannuncia, con analoghi ma più
stringati contenmi, la parte introduttiva del Catholicon di Balbi (inc. Quoniam studium
grammaticorum precipue circa constructionem ... , expl. .. .et si corepta producta preera (1) Et
deinceps sequuntur . re. trium sillabarum), conclusa da questa sottOscrizione: Qui scripsit
scribat semper cum domino vivat l l l Amen. Amen. Amen. l l l Vivat in celis .Ama. nomine.
Felix. l l .Amen.43. Segue uno spazio vuoco in cui sono stati impressi i timbri della
biblioteca della Sorbona e della Nazionale; nella parte finale del foglio lunga aggiunta di 7 linee, probabilmente della mano annotatrice (i ne. Itidem adverbium est et ita positum in constructione ... , expl. Id est illud idem est aliter et utrumque eJt compositum ab idem
ge(n)it(iv)oì) . Il f. I62r è vuoto; nel verso, marg. sup., è stato segnalata il costo precii
s(oldorum) 4or, anticipato da un sex, forse di altra mano44; subita sottO, in una grafia dalle inflessioni cancelleresche, nota di possesso: lste liber est pauperum magistrorum de sorbona studencium in theologia. Ex legato magiJtri Richardi de Abbatisuilla socii domus l precii
quattuor libr(arum) par(isiensium). Il f. I63r è vuoto, mentre nel verso c'è un testo in
amico francese, scritta in bastarda, che continua anche nel frammento di f. I64.
Bibliografia: L. Delisle, lnventaire des manuscrits de la Sorbonne conservés à la Bibliothèque
lmpériale sous !es numéros I 5 I 76- r67 I 8 du fond latin, Paris 1870, p. I 3; Marigo, P· s; Schizzerotro I 967, p. 2 2 r.
PISA, Bibl. Universitaria, 692 (olim Ronc. 13)
Me m br. (buona qualità, ben conservato), XIII sec.45, m m . 2 I 2 x I 54 (I 54 x 108),
imercol. mm. 7, ff. I (care. ree.)+ I 52 + I (membr., ma con numerazione recente a
matita, r 53) + I (cart. ree.); I quinione + I quarernione + I 3 quinioni + I binione
(richiamo nel marg. inf. destro a partire dall'intercol., talvolta caduto per smarginatura); Il. 56-624 6 , rigatura a secco, scrittura nella linea di testa; traccia della spillatu-
4 r. Contengono un resto giuridico: nel verso del secondo foglio la scrittura è talmente evanida
che vi è stata scritta l'annotazione in co rsiva recente di cui sopra.
42. Anche su quesro vd. Marigo, l codici ... , pp. X-XI e, qui, Cecchini, p. XXVI n. 2I.
43· Di questa non si ha riscontro nel repertorio Bénédicrins du Bouvecec, Colophons de manuscrits
occidentaux des origines aux XV!e siècle, voll. 6, Fcibourg I965-I982: si confronti comunque per Felix
quale nome del copista il n. 405 5, sottoscrizione di un Laurenziano del XIII sec. (Ama va inteso, a
mio avviso, quale corruzione di Amen).
44· A sinistra, leggecmenre più in basso, nora in coesiva e inchiostro sbiadito n(atur)ale U) pro
casibuJ l bernardi. Ci sono poi due annotazioni , erase molto bene, leggibili forse, secondo Perrucci
che ha visto per noi il codice alla Bibliochèque Narionale , con la lampada di Wood. Ringrazio anche
la dott.ssa F. Goti per alcune verifiche sul manoscritto.
45· Per Pecrucci si tratterebbe degli inizi del XIII sec. o del primo quarto, l'ambiente sarebbe
toscano o addirittura pisano; vd. sopra, p. XXX.
46. I ff. nv-I8r sono impaginati a 42 linee: scrittura leggermente diversa e forme ovviamente
più ariose (vd. anche n. 48).
ra nell'estremo margine destro, soprattutto nei primi fogli. Numerazione in cifre arabe nell'angolo superiore destro probabilmente del XV-XVI sec.47.
Rilegatura in pergamena degli inizi del '900 (Mazzatinti XXIV, p. 58, che loscheda erroneamente col numero 682, parla infatti di assenza di legatura); sul dorso, in
alto, a penna, in caratteri gotici con lettere iniziali in rosso, hugucionis l Lexicon, in
basso ms Roncioniani, cui segue etichetta cart. ree. della Bibl. Universitaria con l'attuale segna tura Mss. l 692. Nel margine sup. sinistro di f. rr è stato scritto, a matita
blu, il numero r 3, collocazione all'interno del fondo Roncioni, secondo la quale è
ancora citato dal Marigo.
La scrittura è una gotica italiana di tipo librario, estremamente regolare e rotondeggiante, di modulo molto piccolo, dal tratteggio più o meno pesante a seconda della pergamena; assenri gli apici sulla i e i trattini di andata a capo, sporadico ancora il
fenomeno della sovrapposizione delle curve, abbreviazioni molto numerose; pumeggiatura limitata al punto, segni paragrafali soprattutto nella prima parte48
Maiuscole di modulo maggio re in EK8Wt<: in entrambe le colonne, rosse e blu
alternare, con la consueta ornamentazione di ripo gotico costituita da sorrili filetti di
colore opposto; di modulo molto più grande, Il. 5/6 d'altezza, le iniziali di lettera;
colorate anche quelle all'interno del resto e i segni paragrafali, talvolta semplicemente ripassati in inchiostro nero (ff. 20r 5 IV 78r 9rr).
Annotazioni nei margini laterali di diverse mani49; qualche rara manicula. Inchiostro marrone sbiadito, spesso :rossiccio, in genere nero per i lemmi marginali .
Il codice presenta la prefazione completa di prima mano; il testo delle Derivationes
termina a f. I 5 2ra 2 2 e il resro del foglio è completamente vuoto 5° e così il verso;
manca il repertorio alfabetico. Nel f. Ir post., pergamenaceo, dopo la nota di possesso M. } ohanes de Parma scritta nel m. su p., testo poetico in I 3 strofe, di quattro versi
ciascuna in rima alternata e in gotica cancelleresca, sulla vira di S. Nicola, di cui l'i ne.
è Gloriosi e/are gesta l Nicolai confessoris ... , l'expl. Tuum serua dans iutamen amen5'.
47· Sono stati replicati ~ uccessivamenre, forse perché poco chiari , i numeri 7 919 a penna, 152
da altra mano a marita; numerazione parziale a penna, in cifre romane, X -XIII, nel margine inf. dei
ff. IOO-I03.
48. Molto rovinato ed evanido il resto della seconda colonna del foglio iniziale, che presenta anche
diversi buchi di cui il più g rande ime cessa le p rime cee linee di scri ttura. Ai ff. 14v e I8t grafia forse più leziosa e al contempo rigida, con uso di trattini di andata a capo e apici sulla i; anche a f. r 8v
le ultime 19 Il. della II col. sembrano di una mano più serrara e angolosa.
49· Possono essere o del copista che, con una grafia leggermente più grande di quella del resro,
replica dei lemmi o aggiunge parti saltate (ff. 21v 74v ro2r I29v); o di una mano cocsiveggiante , di
modulo piccolo (ff. 28-29 54v 74r 93) o di una di modulo più grande, caratterizzata da tratteggio
pesanre e rcasandaro, inchiostro nero, apici vistosi , arriva in modo consistente nell'ultima parre (ff. 68
82r I 17 125); qua e là interventi anche in una grafia più tarda, di tipo cancelleresco (ff. 7 r 79 So 92).
so. Vi è stato successivamente srampigliato nel margine inf. il numero 51448, replicato anche
nel macg. inf. di f. IIr pose.
5 I. Il componimento non fa parre della raccolta Analecta Hymnica Medii Aevi, almeno a quanro
risulta da un controllo degli indici dei 55 volumi pubblicati a Lipsia rea il I886 e il 1922.
Bibliografia: G. Mazzatinri - A. Sorbelli, Inventari dei manoscritti delle Biblioteche d'Italia,
XXIV, Firenze I9I6, p. 58; C. Vitelli , Catalogo dei codici che si conservano nell'archivio Roncioni in Pisa, << Scudi Storici» X I 2, I902 , p. 128; Marigo, p . 6; Mancini, pp. 43-45; Schizzerotto I 967, p. 22 I; Riessner repl. a Schizzerotto I967, p . 950.
FIRENZE, Bibl. Medicea Laurenziana, 27 sin. 55
Membr. (qualità e conservazione discrete), I236 (vd. sottoscrizione), ff. III
(cart. ree.)+ 90 + I (membr.S 3) + III (cart. ree.) , mm . 360 x 258 (270 x I82),
intercol. mm. I o; I O quaternioni + r bifoglio + I quaternione (richiamo, nel
marg. inf. d., reperibile solo ai ff. 8 I6 56 64 72 So); ll. 68/70, rigatura a secco (vd . f. 33) o a piombo (vd. ff. 44 5 r); scrittura nella linea di testa. Foliazione coeva, forse di mano del copista stesso, a inchiostro, in numeri romani ,
collocata al centro del marg. sup. del recto, nei primi due fascicoli accompag nata anche dalla lettera iniziale dei lemmi; quest'ultima, utilizzata a mo' di
titolo co rrente, è tracciata dal rubricatore, che ha aggiunto un'altra numerazione, in cifre arabe, nell'angolo superiore destro del recto; numerazioni
moderne, in cifre arabe e inchiostro nero, sia per fogli nell'angolo inferiore
destro, sia per fascicoli nell'angolo superiore destro del recto del primo foglio
di ciascuno di essi. Fogli di guardia numerati a penna, in cifre romane, nel
marg. inf. destro54
Rilegatura in assi di legno; sul dorso in pelle marrone, in fondo, etichetta
carr. della Bibl. Laurenziana con scritto a penna Plut. 27 l sin. l 5, uguale a
quella che si trova nell'angolo superiore sinistro del contropiatto !ig neo . Nel
f. Illr è incollato un frammento di un più antico foglio di guardia pergamenaceo, con la seg uente nota di possesso in corsiva: Iste liber est Conventus sancte
Crucis de jlor(entia) ordinis minorum l Vgucào de derivationibus vocabulorum. Subito sotto etichetta rettangolare, con cornice e resto stampigliati, recante la
scritta BIBLIOTHECA l S. CRUCIS l PETRI LEOPOLDI l M . E. D. l IVSSV l IN LAVRENT.
l TRANSLATA l DIE XVI. OCTOBR. l MDCC LXVI. l PLVTEVS l XXVII. SIN. l COD. 5· 55.
A f. 90v, angolo inferiore destro, si trova la cifra 229, a matita, tracciata da
chi ha numerato i fascico li , che ha anche aggiunto , sembra, a f. 9rr C. l B. 26
C. 4, forse antica collocazione del codice nella Biblioteca di S. Croce.
Scrittura gotica italiana di tipo librario, molto serrata e a tratti angolosa,
talvolta di modulo piccolo, talaltra più g rande e allungata o più regolare,
dovuta forse a più mani; apici sulla i specialmente se doppia o seguita da u;
unico segno di interpunzione il punto.
52 . Del codice esiste ora riproduzione in fac-simi le, vd. sopra p. XXXII.
53 · Secondo la numerazione moderna è stata considerato come f. 91.
54· Nell'angolo superiore destro del f. Ir si legge P!- XXVII sin., l cod. ·5 ·
55· Il numero della seg narura XXVII sin. l 5 è scri tto a mano. I fogli di guardia posteriori sono
vuoti, tranne f. III v che contiene al centro la scritta a penna, in grafia minuta e sottile, Constat Jf.
III , 9I, fil: forse è la stessa mano che ha numerato il codice in Laurenziana.
XJC{VII
Segni paragrafali gotici , spesso molto accurati, all' interno del testo e amargine per segnalare i lemmi , alternativamente rossi e blu; stessi colori per le
maiuscole, completamente fuori rigatura nella colonna di sinistra, inserite in
parte nel testo in quella di destra, più o meno corredate di filetti, di colore
opposto, che in genere scendono, più raramente salgono al di sopra di esse,
secondo l'uso gotico; ripassate in rosso la I di Item o altre maiuscole all 'interno del testo; lemmi marginali, a volte anch' essi inquadrati in rosso. Inchiostro marrone più o meno sbiadito, in alcuni fogli quasi neros 6 . Oltre al copista, varie mani si alternano nei margini sinistro, destro, inferiore, assai raramente in quello superiore, del codice57. Presenza qua e là di manicu!ae di
diversa fattura a seconda dei revisori, in inchiostro nero, talvolta rosso, oppure ripassare in rosso. Quasi tutti gli annotatori usano un sistema di richiami
interni generalmente con indicazione di carta e columna con qualche variazione nella forma: f. 6r de hoc etiam nomine invenies infra in carta . 82. columpna . 2.
b., f. qr ... require infra in littera de .e. ... , f. 19v require retro in tertiofolio ... , f.
73v .. . XXVII columna .. . , f. 78v in carta 65 cr!'.2.c., f. 83r require deus supra
. 22 . b., f. 87r ... require in XL carta in derivatione huius nominiJ hespera.
Si tratta dell'unico manoscri tto datato, non solo dei sei da noi presi in considerazione, ma di tutti quelli segnalati dal Marigo5 8 , infatti presenta, alla
fine del resto, a f. 9o rb 44 -46, una sottoscrizione: anno domini MCCXXXVI
indictione nona die iouis. v. exeunte izmio l hec in (!)pagina fin<i>ta est scrib(i) et
in mense marcii, ut credo, anno domini I 2 3 4 in ce l ptum fui t opus istud. Alle l l.
48-63 un'altra mano ha riempito lo spazio con parte di un componimento in
strofe rimare di contenuto moraleggiante di Gualrerus de Casrellione59. A f.
90v r -56 una mano, più serrara, aggiunge la spiegazione di alcuni lemmi (inc.
pincerna diàtur vini dispensator ... expl. etiam oxia idest acutus accentus super predictam siflabam hec autem verba extracta su<n>t de brittone), concludendo con una
56. Una carattetisrica del codice sono piccoli spazi vuoti nel testo corrispondenti a lacune probabilmente dovute a difficoltà di lettura dell 'antigrafo.
57. Una, più grossa e scomposta, più irregolare e coesiva rispetto a quella del testa, dall'inch iostro nerisssimo (ff. 56r 87v), è molto presente in tutto il codice e talvolta sottolinea i lemmi ripetuti a margine (f. 59r), nel primo fascicolo addiritrura li inquadra; un'altra, dalla grafia più spiccatameme cancelleresca e dall'inchiostro nero sbiadito, è attiva sopratrutto nel margine inferiore: a
questa si deve il disegno delle tre Parche a f. 6rv con relativa didascalia, lste sunt tres parce l Cloto
colum baiulat l Lachesis thrahit l antropos occat; un'altra ancora, più calligrafica (copista stesso)), organizza gli interventi, anche a 'grappolo', nei margini laterali (ff. 30r 45r 57r); una quarta si riconosce dal tratteggio più leggero e inchiostro più chiaro, modulo più piccolo e molto regolare (ff. 68r
75v); infine ce n'è una, più sporadica, molto irregolare e disordinata (ff. 25 r 45v 48v).
58. Potrebbe essere anche il più amico, sicuramente uno dei più antichi; presema tra l'altro,
come si è detto, la prefazione incompleta (vd. sopra, n. 40).
59· V d . K. Strecker, Die Liedet· Wa!ters von Chatillon in der Handschrift 3 5 r von St. Omer, BerlinZiirich 1964, carme n. 12 (inc. frigescente caritatis in terris igniculo .. . ): il cesto qui presente è costi tuito dalle scrofe r, 6, 2, 3, 5·
nora, accompagnata da una lunga glossa marginale riassuntiva, sul nome dei
mesi presso gli Ebrei e i Latini (inc. Nota quod beda in compoto suo dicit in tractatu de mensibus .. . expl. decimus thebethe lanuarius. Undecimus sabath februarius.
D uode l cimus adar martius). Manca il repertorio alfabetico. A f. 9 rr ( = Ir me mbr. più spesso e più scuro, senza rigatura) nota di possesso: Iste liber V guiccionis Juit deputatus ad usum l fratri Bonanno fiorentino l hoc Jactum fuit anno domini
secundo l fuit au(tem) accommodatus p(re)dictus liber dicto fratri
B onanno de auctoritate fratris illuminati custodis et de l consilio discretorum. N el verso del fog lio, spostata verso il margine superiore a sinistra, sequenza di tre
parole (o semplicemente di lettere, soprattutto consonanti?) incomprensibili,
in parte e rase.
Bibliografia: A. M. Bandini , Catalogus codicum Latinorum Bibliothecae Mediceae Laurentianae, IV, Firenze 1777, cc. 20 1-202; Marigo, p. 2; Riessner, pp. r86-87; Schizzerorro
1967, p. 232; Riessner repl. a Schizzerorro 1967, p. 950.
Va= CITTÀ DEL VATICANO, Bibl. Ap. Vaticana, Var. Lat. 7641
Membr. (qualità diversa per spessore e colore, pessimo sraro di conservazione), XIII
sec. 6o, mm. 277 x I93 (2I3 x I 27), intercol. mm. 7, ff. I (care. ree.)+ III (perg.) +
ro8 + III (membr. ) + I (care. ree.); 5 quarernioni + I ternione + 6 quarernioni + I
bifolio + 4 quaternioni (così almeno sembra, ma ricostruire la fascicolazione è assai difficile sia per la caduta di numerosi fogli 6' , sia per errori nella numerazione più antica62: richiamo visibile soltanto ai ff. Xl, LXXXXIIII, LXXXXVI, CXXIII); rigatura
a secco e a piombo, doppia rigatura verticale (mm. 3) a sinistra, a destra e nei margini esterni per delimitare lo spazio riservato alle glosse; scrittura nella linea di resta, ll.
67, tranne nel fascicolo V e nei primi 6 ff. del VI, dove si oscilla rra 46, 45, 56; tracce di spillarura sia nel margine interno sia esterno del foglio. Numerazione antica in
cifre romane, collocare nel margine superiore destro; numerazione recente a marita,
che include nel computo anche i 3 ff. di guardia iniziali, nonché quelli finali , per cui
sfasamento tra le due, sin dall'inizio, di tre unirà in più prima, di 2 I in meno alla fine
(f. CXXXV = r q), perché ovviamente calcolata dopo la caduta dei fogli.
Rilegatura cartacea ricoperta di pergamena; sul dorso, in successione, stemma di
Pio IX (1846-78), ericherra in rosso di precedente rilegatura con scritta in oro, in lettere capitali, V A T. l 7641, stemma del cardinal P i tra (I869-89), etic hetta recente con
la collocazione completa, Vat. lat. l 7641, ug uale a quella presente nell'angolo sinistro del contropiatto anteriore cartaceo. Nel f. rr, in realtà primo foglio di g uardia,
6o. Metà o seconda metà per Petrucci.
6I Ff XXXIIII-XXXVIIII , LV-LVII, LXIII, LXVI-LXVII , LXX, LXXVIIII-LXXXVI, CVI,
in totale 22. Va segnalata la presenza di diverse braghette di restauro, che rendono ancor più difficile il controllo della fasc icolazione.
62. Questa è tracciata da una mano gotica co rsiva; è assente in quelli che dovrebbero essere i ff
XLVIIII-LI, gli attuali 46-49, di nuovo presente a partire da LII (f s o) errato per LIII, sono saltati meccanicamente i numeri CIII e CXV.
IN T RO DUZIONE
collocazione riportata a penna sia nel marg ine superiore, 764 r, sia in quello inferiore da altra mano, 7641 l Vat. lat. I primi rre fogli, non appartenenti alla fascicolazione, contengono un elenco disposro su 4 colonne, in gotica cancelleresca, di presbiteri e diaconi di varie località: un rerrangolino di pergamena, in gotica, incollato in basso, sotto il timbro della Varicana, ne dà il contenuto (Notitia l Episcopatus l diversorum
l Vna cum ... ).
Si tratta di un manufatro m olro rovinaro con danni fisici rilevanti, che, oltre alla
caduta materiale di 22 fogli, come g ià visto (ma vd. anche p. XLVII), consistono nella
mutilazione della metà inferiore dei ff. 50 51 85; a f. 24 c'è un buco oblungo, preesistenre alla scritturazione, che interessa la II col. del recco e la I del verso. A f. 78v
il teseo si interrompe improvvisamente verso la fine della I col., la II è vuota, per poi
riprendere normalmente a f. 79r, dove inizia il fascicolo successivo (nel marg. inf. di
f. 78v = LXXXXVI si intravvede, semismarg inato, il richiamo); anche a f. 93r il res ro
si arresta dopo r 9 Il. di scrittura per dare spazio , a l. 2 r , a un breve trattato sulle preposizioni, che si conclude a f. 94va r 3: il resro di U guccione ricomincia nel foglio
successivo, anche questo primo del nuovo fascicolo.
Diverse le mani coinvolte nella redazio ne del manoscritto, organizzata quasi sicuramente secondo il sistema della pecia: ne sono una riprova le interruzioni del resro
di cui sopra e il tentativo , come si è visto, di utilizzare lo spazio vuoro. Quasi in rurro il codice, quando termina un lemma, il copista preferisce andare a capo, e ciò comporta l' assenza di maiuscole iniziali di lemmi all'interno del resto. La scrittura dei
primi tre fas cicoli è una gotica di tipo scolastico, di modulo piccolo, con forti influssi d'oltralpe, che fa pensare ad una parisiensis63; in questa zona la parte di linea vuota è utilizzata dal rubricatore per anticipare il nuovo lemma accompag natO da un
disegno geometrico. Col IV fas cicolo la grafia cambia diventando di modulo ancora
più piccolo e serraro 64; gli spazi suddetti sono lasciati vuoti. Del V resta solo il bifolio esterno (ff. 36-37 = XXXIII-Xl): il primo foglio è caratterizzatO da una mano
cancelleresca, che forse continuava anche nei fogli successivi , ora perduri; l' ulrimo,
l'arcuale 37, mostra una bella gotica libraria italiana, che prosegue per rutto il VI,
63. Vd. l'uso di et tachigrafico col tag li o e la scrittura nel complesso rig ida e pesante, non molto calligrafica; api ci sulla i, trattini di andata a capo, punteggiatura limitata al punto, largamente
utilizzato. Forse si tratta di una mano ab ituata alla scrittura cancelleresca, di cui emergono spesso i
vezzi (segni abbreviativi pronunciati , terminazione del secondo tratto di h rn n e del segno cachigrafico per con sotto la linea di sc ri ttura, s maiuscola allungata in fine di parola, sino ad arrivare
all'uso d i litterae q uasi elongatae nella prima linea, ff. 4V, s r, 5 Iv). Maiuscole dei lemmi di tipo goti co, alternativamente in rosso e in blu coi filetti decorati di opposto colore, parzialmente in ÉK8w,ç
e alce 314 linee, s/6 invece quelle iniziali di lettera.
64. I: et tachigrafi co assume la forma di 2 o dir rotonda, quasi scomparsi g li apici e i trattini di
andata a capo, uso del p unto molto p iù sporadico, coronamento delle aste con raglio obliq uo, fil etto orizzontale o forcellatura; all'inizio di parola a onciale dal cappello molto pron unc iato e tendente a richiudersi sulla pancia, s fin ale più rotonda e meno allungara, impressione generale di una
scrittura più rotondeggianre; anche questa rivela la sporad ica tendenza a prorrarre i tratti nella prima linea; la rigarura sembra a secco.
un rernione: in questi fascicoli lettere maiuscole solo in rosso e senza decorazioni;
anche qui spazi vuoti non urili zzati. Nell'VIII fascicolo (ff. 52-56; per il VII vd.
infra) e nel IX (ff. 57-60: qui lemmi scritti anche all'interno del testo), mutilo dei 3
fogli iniziali il primo (ff. LV-LVII), dei bifolii esterno ed interno il secondo (ff. LXIII
e LXX, LXVI e LXVII), rirorna la rigatura a piombo ed opera una m ano simile alla
seconda, ma forse più corsiva e rigida, meno rotondeggiante, scomposta e non ben
allineata sulla linea di scrittura, talvolta leggermente inclinata a sinistra, dall 'inchiostro più nero, che usa las finale alta della minuscola; gli spazi vuoti alla fine di
un lemma non vengono riempiti. Nei fascicoli VII, X e XII (ff. 44-51, 6r -68, 69-76,
l'XI, ff. LXXVIIII-LXXXVI, è completamente caduco) abbiamo di nuovo la seconda mano, rotonda e curata, dall'inchiostro più chiaro, rigatura a secco, spazi lasciati
vuoti, forcellatura delle aste e certa sinuosità più accentuata: a f. 63 sembra quasi una
gotica oxoniensis. Il XIII (ff. 77-78 = LXXXXV-LXXXXVI) è un unico bifolio 65.
Nei fascicoli XIV e XVI-XVII (ff. 79-86, 95-102, ro3-rro = LXXXXVII-CV,
CXVI-CXXIII, CXXIIII-CXXXI), altra mano, a metà tra la prima e la seconda,
caratteri zzata dalla compresenza di et tachigrafico tagli ato e non, scrittura spezzata
più serrata e ango losa e più corsiva; qui il rubricatore riempe gli spazi vuoti co n disegni geometrici, tranne ai ff. 103-104, dove anche la grafia appare più regolare; a f.
87, a metà della seconda colonna, mano più rotonda. Il fascicolo XV (ff. 87 -94 =
CVII-CXIIII) è scritto da una mano più rotondeggiante (seconda)); gli spazi sono
vuoti. Inchiostro usato per la redazione del codice ge neralmente nero, marrone di
varia gradazione quello delle glosse .
Nei ff. I -3 (in realtà fogli di guardia) è contenuto un Anonimi Elenchus Titu!orum S.
R. E. Cardina!ium et Episcopatum totius Orbis; segue, nei ff. 4-I I I , il testo delle Derivationes, con prefazione completa; nei ff. I I2 66 -r I4r repertorio alfabetico su più
colonne in gotica non italiana, preceduro dalla didascalia Hec ita signantur ut promptius inveniantur l Ex petri donis in dictis hugucianis (!), co n relativa indicazio ne delle lettere, definite capitu!a, so tto cui si trova il lemma citato. A f. I I4V, in alto, testo in
scrittura cancelleresca ripetuto due volte, di difficile lettura perché evanido. Verso il
centro del foglio nota di possesso in gotica posata con ascendenze cancelleresche (vd.
aste di l e b), lste !iber est iacobini de zabiis , che forse, ormai cancelleresca, continua con
qualcosa di non più comprensibile, articolato su due linee e concluso da una terza in
cui si legge Est lacobini de zabiis. Più sotto, a turra pagina, mano decisamente cancelleresca, che si es tende per tre linee e mezzo, con un 'altra nora di possesso cancellata,
sembra, da lung hi tratti obliqui: Iste ì !iber est Georgioli de pag(o)) fo domini pagano/i de
pag(o)) pl(ebani ?) de Caplano l ..... .!egit in sco!is Magistri Antonii de Zabiis p(re)s(byteri) ? Marie pedonie ? l . ..... qui docet ad sacrum ? sanctum sepulcrum et hoc fui t scriptum l
65. Probabilmente urilizzaw per completare il testo destinaw al fascicolo precedente, risulraro
66. Nel recro di quesw foglio ( = CXXXlii), di mano cancelleresca, nell'estremo marg. sup .
destro, ripetuto due volte, la prima quasi completamente smarginaw, si legge lste carte sunt C XXXI
(la numerazione romana arriva invece a CXXXV).
MCCC LXXVII die VIII ) Madii. In fondo al foglio, nell'angolo inferiore destro, disegnato a penna, in maniera un po' grossolana, un busto di re.
Bibliografia: lnventarium codicmn Latinorum Bibliothecae Vaticanae, r. X pars I a n. 7245,
opera et studio J. B. De Rossi ... adiurore O . Marchetti, 1876-78, p . 14; Marigo, p. I9.
MÙNCHEN, Bayerische Staarsbibliorhek, Clm 14056
Membr. (qualità ottima, conservazione buona), a. I 278, mm. 32 5 x 2 IO (22 5 x I 5 s),
intercol. mm. I 2 circa, ff. I + I 34 + III, I I quaternioni + I quinione + 4 quaternioni +I binione ( richiamo talvolta assente forse per smarginatura, ralaltra inquadrato). Rigatura a piombo, ll. 59, scrittura nella linea di testa; foliazione recente a
matita in cifre arabe nell'angolo superiore destro.
Rilegatura effettuata nel I965, in assi di legno ricoperte di pelle marrone chiaro;
sul dorso, in scrittura umanisr:ica, si legge Liber derivationum. Nel contropiatto in alto
a sinistra etichetta cartacea con l'attuale segnatura.
La scrittura è una gotica scolastica, probabilmente dell'Italia del NorJ67, dovuta a
più mani, che si alternano nello stesso fascicolo o anche nello stesso foglio (vd. ff. 88r
99r II2v), in genere piuttosto serrata, a volte più larga e rotondeggiante, non ancora ben formata68_
Grandi maiuscole iniziali di lettera dalle s16 linee d'altezza (vd. la G a f. 5Iv e la
N a f. 84r) alle I3I I4 (vd. la P a f. 90v), caratterizzare da un 'accurata decorazione a
morivi geometrici e a volute, che preannunciano un po' i girari, rosse e blu, talvolta
in EK8Emç, ralalrra completamente allineate alla scrittura, come anche le maiuscole
iniziali dei lemmi, in genere aire 3 linee, e i segni paragrafali, 2 linee. L'inchiostro è
marrone rendente al rossiccio 69.
Il resto delle Derivationes, preceduro dalla prefazione completa, occupa i ff. I-134ra
9 (f. I 34v bianco) e si conclude con la formula Omnis honor tibi sit dictus et !aus gloria
uirtus. l Et tibi sancta dei genitrix pia virgo maria. È assente il reperrorio alfabetico. Nel
f. Ir post .7° una mano corsiva e molto scomposta ha scritto Huguçone l de meser heurigo
cha/onego civitatensis ... de dare l !III so!idos de g(r)oss(is) de Il dagosto? Segue un testo in
una scrittura corsiva documentaria molto sbiadita per buona parre della pagina, a
67. Così anche E. Wunderle, p. r 34· Petrucci parla di manufatw << forse non italiano .. XIII m .
metà».
68. Vd. la mancanza di filetti obliqui all'estremità delle aste inferiori, fenomeno della sovtapposizione delle curve alterno, uso di s finale di tipo maiuscolo ma piuttosw allungato .
69. Presenza, solo nei primi 20 fogli, di noce marginali di una mano corsiva posteriore dall 'inch iostro, maleo chiaro, e di una più posata, d'influenza d'oltralpe.
70. E il foglio che la Wunder.le considera come 135r: nell'estremo m. sup. , si legge, di mano
gotica, una curiosa notizia sulla scoperta del ferro di cavallo Diuus ) unctumans ) sub stranstro repperit
quatuor babata et quinque sirepes) A f. 39ra, marg. inf., una mano corsiva ha scritto un distico In facie
noli' mediis in partibus erpes l inferim si sit dicitur) esse lupus , suggerita forse all'annotatore dalla presenza in testo del lemma erpico.
nome di tale Bartholomeus filius Alexandri ... imperialis aule notarius, in cui si allude al
passaggio del codice, scritto in Italia prima del 1278 (vd. più avanti nota di acquisto),
in Germania nella Diocesi di Passau tra il r285-1313 (nel 1347 è già registrato nel
catalogo della Biblioteca di St. Emmeram: su tutto vd. Wunderle, p. 135). Dopo uno
spazio vuoto si hanno 9 linee in una corsiva più nitida contenente un elenco di oggetti con relativo prezzo, tra cui hugucionem derivationum, impegnati a un certo domino
Alberoni. Chiude la pagina un indice di libri, tra i quali hugucio, in una corsiva alquanto disordinata, sicuramence di altra mano. Nel f. !Iv (Iv-Ilr bianchi) in alto si legge
hugwicio, in basso a destra, in gotica libraria, sono riportati due versi della prefazione
in esametri della Summa di Guglielmo Bretone (cf. anche Walther, Initia carminum
446 3): Difficiles studeo partes quas biblia gesta t l pandere sed nequeo latebras sed qui' manifesto. Spostata verso il margine inf. sin. del foglio una nota di acquisto: Iste est liber derivacionum qui dicitur l huicio per me heyn(ricum) canonicum ci l vitatensem emptus padue pro l
soldis Xliii grossorum anno domini l MCCLXXVIll die aliquo mense intrante ianuario.
Bibliografia: Marigo, p. I6; Riessner, pp. I85-86; Schizzerocto 1967, pp. 2327 '; E. Wunderle Kata!og der !ateinischen Handschriften der Bayerischen Staatsbib!iothek Miinchen. Die
Handschriften aus St. Emmeran in Regemburg, Band I Ciro 14020- I4I 30, Wiesbaden I995,
pp. I34-35·
Am = MILANO, Biblioteca Ambrosiana C 82 inf.
Membr. (qualità7 2 e co nservazione buone), XIV sec. ex., mm . 302 x 225 (235 x I6o),
ff. III (care. restauro 1970) + III (care. rese. prec., un IV ragliato a circa r6 mm. dalla costola) + 142 (ff. r o r4ov qrr bianchi ; ff. 141-42 con funzione di bifoglio di
guardia) + III (care. rest. 1970), 14 quinioni + I bifoglio (nessuna traccia di segnalazione di fascicoli); ll . 64, rigatura a secco, più raramente a inchiostro molto sbiadi to; assenza di scrittura nella linea di testa. Numerazione a inchiostro, forse originaria, per fogli nei primi tre fascicoli di testo ug uccioniano vero e proprio, ovvero dal
II perché il I contiene l'elenco alfabetico dei lemmi, in cifre arabe di piccole dimensioni , precedute e seg uite da un punto; numerazione recente, in cifre arabe a matita,
di modulo grande a partire dal primo fascicolo.
Rilegarura pergamenacea effettuata a Roma il I 8. 2. I970 dall'Istituto di Patologia del Libro, come risulta da quanto riportato nel f. Ir ree., con conservazione di parte della vecchia coperta in pelle marrone finemente decorata con impressioni a motivi geometrici; nel piatto di copertura, cartaceo, in alto attuale segnatura, C. 82 in/,
subito sotto timbro della Biblioteca Ambrosiana. Anche nel f. Ir della precedente
7 r. Dopo aver parlato del Laurenziano, continua riportando la nora di acquisto del Monacense,
senza però sottolineate, evidentemente per una svista, che si trana di questo codice.
72. Il manufatto, pur di buona qualità, presenta buchi precedenti la scritrurazione e spesso mancano lembi di pergamena nei bordi esterni dei fogli.
rilegatura abbiamo la collocazione, seguita dall'indicazione del contenuto: C n°. 82
P" In/ l UgucioniJ Pisani l Dictionarium (Vgutionis Dictionarium, di altra mano, si legge anche nel marg. sup. sin. d i f. IIIv); più sotto è stato tracciato un grosso seg no a
forma di P con svolazzi, quasi sicuramente sigla del possessore del manoscritto, il
napoletano Giovanni Battista Porta, come si evince dall'annotazione di mano cinquecenresca, Ex dono lo: Bapti.rta Porta Neapol. v. cl., presente nel marg. inf. di f. rr,
preceduta da P l 203, forse antica segnatura dei manoscritti nella biblioteca del Porta, ora nascosta sotto il frammenro del IV foglio di guardia (vd. sop ra)73.
La scrittura è una gotica italiana tarda (costanre la s finale alta e non frequenr e il
fenomeno della sovrapposizione delle curve), più o meno rotonda e curata, con qualche inflessione corsiveggiance; apici sulla i, sporadico il trattino di andata a capo;
punteggiatura poco usata, limitata al punco, moderato uso di abbreviazioni; inchiostro generalmence marrone sbiadito, in alcuni fascicoli più nero; rarissime maniculae,
molti segni di nota per lo meno di due mani diverse. Miniata ciascuna lettera dell 'alfabetO secondo il gusto tardo gotico italiano (elementi geometrici, floreali e figurativi, vd. C D E G H I N, con uso di oro in foglia e colori tenui , rosa, blu, violaceo, verde), di 8/I o Il., con aste, quando ci sono (vd. A F I P Q), lunghe altrettanto; 3/4 11.,
invece, e in leggera EK8Emç, le lettere usate per i lemmi iniziali di linea, rosse e blu
alternate con presenza di filatteri; di 2 linee e sempre in blu (rarissimo il rosso) quelle interne al teseo, la I di Item e la H del dimostrativo74.
Quasi tutto il I fascicolo (ff. I-9) contiene l'indice delle voci, preceduto, nel m.
sup ., dal tirolo Vocat(usì) Iunguiciuni (').Nei ff. I I-qorb I6 Derivationes di Uguccione (la prefazione è completa) seguite a l. 18 da una formula di ringraziamento: patri
altissimo et eius uirginis mariae gratias refero sempiternas. Nei ff. I4IV-I42ra I6 è stata
scritta una ricetta in gotica cancelleresca, con teseo distribuito su due colonne e ciascun periodo precedutO da segno paragrafale e da uno spazio maggiore di quello imerlineare : i ne. bee sunt divine virtutes Rose marine l Confert ... ; expl. . . .et si uis l bibere eam
bibarrefaciet te vive l sscere75.
73 · Del Porta è arrestata corrispondenza col cardinal Federico Borromeo tra gli anni r6r r-r6r3
(cf. C. F. Borromeo, Indice delle lettere a lui dirette conservate nell'Ambrosiana, Milano 1960, p. 278; G.
Gabrieli, Giambattista della Porta. Notizia bibliografica dei suoi mss. e libri, edizioni, ecc., con documenti
inediti, «RAL», s. VI, VIII, 1932, pp. 267-70, ora in Id. , Contributi alla storia dell'Accademia dei Lincei. l. Roma, 1989, pp. 734-37).
74· Quanto alle mani annotatrici, costante e massiccia lungo tutto il codice la presenza del copista per i lemmi marginali (caratteristica la a di tipo maiuscolo tracciata con un cappello che si estende orizzontalmente in modo molto pronunciato a sinistra). Ci sono poi mani cancelleresche di cui una
spesso preceduta dal monogramma N con il tratto obliquo raddoppiato (ff. 23v 29r 84v 94v), forse
la stessa di modulo più piccolo (ff. 53 v ro 3v), un 'altra, corsiva, di modulo più grande, che appone
notabilia preceduti dal monogramma N (f. 59v); c'è anche una gotica tarda, corsiveggiante, che usa
una sorta di virgolette di cui la prima è lunga il doppio della seconda (ff. 28v 29r 37v); una gotica
libraria più dura e di modulo g rande (ff. 31v 40v rr8v), infine una mano molto si mile a quella del
resto, di modulo più piccolo, tracciata con inchiostro più chiaro, che utilizza un segno paragrafale
concluso da uno svolazzo (f. 33v).
75. In realtà era stato scritto nesscere, ma è stato poi espunto ne. Nel m. sup. di f. 140v si legge
l'annotazione omnes carte istius libri scripte l sunt carte centoquaranta; nel f. 142v troviamo, nella parre
Bibliografia: R. Cipriani, Codici miniati dell'Ambrosiana, Vicenza 1968, p. r 82; A. Ceruri,
Inventario dei manoscritti della Biblioteca Ambrosiana, I, Trezzano sul Naviglio 1973, p. 240;
loro formulazione, data la diffusa presenza dell'oscillazione e la varia influenza probabilmente esercitata. di luogo in luogo dalle fonti seguite da U guccione. Si è cercato di attenuare, almeno all'interno di singoli contesti, le continue alternanze i!y e f!ph.
e) Criteri di edizione
Essendosi deciso in partenza di adottare un apparato tendenzialmente negarivo, il criterio applicato fu ed è il seguente:
r) in caso di differenza di lezione tra PeR viene segnalata in apparato la. lezione rifiutata seguita dalla sigla di quello dei due testimoni che la presenta
(ed eventualmente da altre lezioni scartare accompagnate dalle relative
sigle): la lezione a testo è, ovviamente, quella data dall'altro testimone della coppia (dunque, apparatO negativo);
2) quando la lezione adottata non compare né in P né in R, la relativa nota si
apre con un sic seguito dalla sigla o dalle sigle dei testimoni che la presentano (per es.: sic LaVa) e, dopo il segno di separazione(:), dalla lezione o dalle lezioni rifiutate, con le relative sigle (dunque, apparato positivo);
3) anche nel caso in cui appaia opportuno mostrare come la lezione accettata
sia presente non solo in P (o in R) ma abbia anche il conforto di altri testimoni contro R (o co ntro P), si adotta l'apparato positivo, riportando esplicitamente in nota la lezione accolta nel testo;
4) a volte è sembrato utile segnalare in apparato particolari degni di qualche
interesse concernenti esclusivamente testimoni diversi dalla coppia PR, la
cui lezione è naturalmente a tesro . In tali casi la relativa nota è stata racchiusa tra parentesi quadre.
Quanto all'ortografia, ci si è attenuti di preferenza alle forme attestate dalla coppia PR, ma evitando un'eccessiva difformità dall'uso antico.
Si è naturalmente rispettata la grafia e per i dittonghi ae ed oe; si sono conservate le forme michi e nichil solo quando scritte per intero; si è tendenzialmente adottata l'assimilazione in accurrere, alficere, impedire ecc., e ci si è in
linea di massima attenuti alla grafia antica per i gruppi ci e ti + vocale. lo stesso dicasi per l'uso delle doppie, che però non è stato poss ibile 'normalizzare'
in presenza di espliciti precetti dell'autore (il caso più imbarazzante è vita
invece di vitta, con i relativi derivati: vd. U 30 VINCIO); a tali precetti non si
è però riconosciuta una portata assoluta e sistematica lontano dal punto della
superiore, regisrrazioni di nasci re a Napoli, su due colonne, di mani diverse, tutte comunque della
prima metà del Quattrocento (1415 -1 4 38); in quella centrale e inferiore disegno delle lettere dell'alfabeto gotico in forme molto eleganti e decorare.
Il lavoro è stato così ripartito tra i collaboratori:
r) Prologus -lemma CILI.EO (C 173): Giorgio Nonni;
(C 174)- FOROS (F 5 r): Guido Arbizzoni;
3) FORMON (F 52)- LIA (l 6o): M. Grazia Sassi;
4) LIBERO (l 6r)- OZA (0 58): Settimio lanciotti;
5) PACISCOR (P r)- SIGE (S 125): Enzo Cecchini;
6) SIGNUM (S 126)- ZOROASTRUM (Z 52): Alba Tontini.
2) CIMEDIA
Dei limiti della sua impostazione tutti i sadali sono pienamente consapevoli. Ognuno di essi rivendica inoltre la totale responsabilità dell'esecuzione
del proprio compito, così come il coordinatore dichiara dal canto suo di richiamare su di sé la responsabilità delle residue disarmonie dell'insieme .
Desideriamo infine esprimere la nostra gratitudine a Giuseppe Cremascoli, che non ci è stato avaro di suggerimenti ed ha inoltre messo liberalmente
a nostra disposizione la sua tesi di laurea e la sua tesi di specializzazione7 6 .
A Rita e Diego, la cui amicizia ci è prematuramente stata sottratta, è
costantemente rivolto il nostro pensiero.
Urbino, aprile
76. Prolegomeni per 1ma edizione delle «Magnae Derivationes» di Uguccione da Pisa, relatore chiar.
prof. A. Mari noni, Università Cattolica del Sacro Cuore, a. a. 196o -6r. Contributo per una futura
edizione delle «Derivationes» di Uguccione da Pisa: indagini sulla storia dei vocaboli più rari (lettere
ABCDEFGHI) , relarore chiar. prof. A. Marinoni, Università Cattolica del Sacro Cuore, a. a.
[I] DIAN grece, latine dicitur lux vel claritas . [2] Inde dieta est Diane
Venus quia pulchra si t; vel dieta est Dione a marre sua que similiter dieta
est Dione, unde Claudianus D e raptu Proserpine (3, 433) 'sic Venerem
querat deserta20 3 Dione'; vel dieta est Dione quasi duos nectens in
amore 20 4, non enim amor potest expleri 20 5 sine duobus; vel Dione quasi
ex duabus nata. [3] Unde dioneus -a -um, idest venerius, unde Virgilius
(ecl. 9, 47) 'ecce dionei processit Cesaris astrum'. [4] ltem a dian et neos
quod est novum dicitur Diana, quasi nova lux vel claritas: est enim luna
que, singulis mensibus facta hebes, singulis mensibus a sole lumen accipie06 et sic semper videtur 207 lux et claritas nova; similiter hoc nomen ei
congruit secundum quod preest bestiis: clarescit enim magna 208 claritate,
quasi 20 9 flore virginitatis, vel ipsa 210 est luminare minus quod preest nocti
in qua discursum suum habent bruta animalia, sicut homo in die, unde
dicirur 21 1 'posuit tenebras et discurrent bestie, ortus est sol et congregabuntur in cubilibus suis et collocabuntur; homo autem exibit ad opus
suum'. [5] Vel Diana dicitura dianeon, quod est divisio tenebrarum, quia
radiis lunaribus tenebre silvarum separantur; vel dicitur Diana, quasi
durana 21 2, quia ipsa est luna et luna die et nocte apparet. [6] Ipsa est et
Lucina, quia luceat vel quia lucem prebeat mi.scentibus . Eadem dicitur Trivia quia tres habeat potestates, unde tribus fingitur fìguris : est enim Diana
in silvis, Luna in celo, Proserpina in inferno.
[7] ltem a dian dies, quia clarus si t; vel dies dicitura deis quia eorum
nominibus dies appellantur, quia nominibus planetarum, quos quidam
deos reputaverunt. [8] Semper enim dies sumit nomen ab ilio pianeta qui
in illa die habet primam horam, unde, quia sol habet primam horam indie
dominica, dictus est dies solis vel dies dominicus, quia sol maior et quasi
dominus est inter planetas, et sic de aliis. Hec tamen melius dilucidabunnir postea. [9] Vel dicirur dies a deis quia divini sit operis; et nota quod
dies in singulari numero est incerti generis, non quod aliquod genus sit
quod vocetur incertum, sed dicitur esse incerti generis, idest indetermina-
205sic Va: esse ex pluribus PRLa
3diserra R
4amare P
accepit P
7videtur esse R
magis R
9quia P
quia ipsa R
'Vufg.
psafm. IO], 20 - 23 posuisti tenebras et facta est nox; in ipsa pertransibunt omnes bestiae . .. ortus est sol et congregati sunt et in cubilibus suis collocabuntur. Exibit homo
212 [duana MoAm]
ad opus suum
ti et 3 incogniti. [I o] Certum est enim quod dies vel est masculini vel est
feminini generis, sed qui a quidam dixerunt 'hic dies' et non 'hec', et alii
'hec dies 14 ' et non 'bi c', .idcirco neutros volentes offendere, linquimus sub
dubio cuius generis debeat dici et dicimus quod est 21 5 masculini vel feminini, sed non determinate dicimus cuius, unde declinando dicimus hic vel
hec dies. [I I] In plurali vero est masculini generis qui a in plurali nulla discordia fuit de eius genere 216 apud auctores. [12] Priscianus (gramm. II,
217 Supposuit 218 quandam rationem qua 21 9 OStenI 58, I I - I 59, 6) tamen
dit quod nec
in singulari est incerti generis, immo in una significatione est feminini generis, in alia est masculini: dies enim aliquando accipitur pro determinato spatio temporis, scilicet in quo sol vergitur ab oriente in occidentem, et tunc proprie est masculini generis, aliquando accipitur pro indeterminato , scilicet simpliciter pro tempore , et tunc proprie est
feminini generis. [I 3] Proprie dico quia sepe invenitur feminini generis
pro determinato spatio temporis et masculini pro indeterminato, sed hoc
fìt improprie. [q] In plurali vero numero raro invenitur nisi pro determinato tempore, et inde est quod in plurali fuit tantum masculini generis.
[I 5] ltem notandum est quod quidam dies dicitur artificialis, quidam
naturalis. Dies artifìcialis est claritas solis in aere vel spatium 221 in quo
soF vergitur ab oriente in occidentem; dies naruralis est spatium diei et
noctis, idest spatium in quo sol procedit ab oriente in occidentem et irerum ab occidente revertitur in orientem. [I6] Huius diei principium
diverso modo assignatur. Caldei et Perse a solis ortu faciunt initium diei
naturalis; Egiptii ab initio noctis; Romani a media nocte; Athenienses a
sexta bora diei .
[17] A dies bee diecula -le, idest parva dies, et ponitur pro qualibet
parva mora temporis, unde Terentius 22 3 'furcifer 224 non sufficit sed addo
tibi 5 unam dieculam'; [I8] et dietim, idest de die in diem vel per singulos dies, quod et diatim invenitur; [ I9] et hoc diarium, idest diei pretium vel cibus, unde Oratius (epist. I, I4, 40) 'cum servis urbana diaria
rodere mavis 226 '; [2 o] et hec dieta, idest diei itinerario, unde dieto -as, per
dietas ire vel perendinare 22 7. [2I] ltem dieta dicitur observatio legis et
2'5om. P
' 3om. P
'4orn. P
de eius genere om. P
2I7om. p
2 21 vel spatium om. P
supponitur P
9per guam R
om. P
222om.
3Andr. 7 IO inpudens; non satis habes quod tibi dieculam addo
4furti
22 7p erendiare R
5addo tibi: ad tOtum P
manus P
vite vel corporis dispensario vel ci bus infirmorum vel sellula228 , unde
dieto -tas, custodire, conservare dietis 22 9.
[22] Item a dies diu adverbium temporis quod accipitur pro determinato spatio temporis et pro indeterminato, sicut dies; unde per comparationem230 hic et hec diutior et hoc -tius 231 ' ee3 2 diutissimus -a -um,
unde diutius, diutissime adverbia, que magis sunt in usu guam predicta
nomina. [23] Item a diu secundum quod accipitur pro determinato spatio
temporis fit diurnus -a -um, idest unius diei vel durans per unum 233
diem, et, per compositionem, interdiu, imerim dum dies est 234, unde
interdius -a -um, idest iugis et continuus, unde Plautus in Aulularia 235
'interdius quasi claudus sutor 236 domi sedebat'. [24] Invenitur similiter
perdius -a -um in eodem sensu et est compositum a per et diu, unde Martianus Capella237 'perdia pernoxque sacris onerata chartis'.
[25] Item a diu secundum quod accipitur pro indeterminato spatio temporis fit diuturnus -a -um, quod habet indeterminatam significationem
temporis, sicut diurnus habet determinatam, et diutinus 238 -a -um in
eodem sensu, idest longus, prolixus, diu durans, continuus, et, per compositionem, aliquamdiu et quamdiu. [26] Item a dies dieticus 239 -a
-um, idest regularis, scilicet se de die custodiens sicut faciunt claustrales,
et hec diarria -e, iugis ventris cursus sine vomitu, et hec diesis -sis, spatium quoddam et deductio modulandi de uno in alterum sonum vergens.
[27] Item a dies hic et hec dialis et hoc -le, idest cotidianus, unde dictus
est hic dialis, idest sacerdos Iovis. [28] Item a dies dieo -es diet, scilicet
diem facere, verbum excepte actionis soli Deo conveniens, unde diesco
-scis, inchoativum, et hinc diet et diescit, impersonalia, ut 'nunc diet',
id est dies fit, 'diescit', id est dies incipit esse.
[29] Dies componitur cum rectus et dicitur hic dierectus 24° -ti, idest
malus dies, dictus sic per contrarium; [3o] et cum parer et dicitur hic Diespiter -tris vel -teris, idest Iuppiter, et dicitur sic quasi diei parer, unde
Macrobius De Saturnalibus 241 'ipsi quoque Romani Diespitrem Iovem
228 sella R
229dietas R
231 -tius comparati23°compositionem ztt vid P
23572-73 inter3 om. P
vum ut vid. P
33unam P
34sic La: orn. PR
372, I 24 perdia pernoxque sacris namque opedius ... domi seder
3 forte P
238diucius P
rata chartis sed cf v. l.
39sic VaMoArn (cf Osb. D ii r6): dienus
4 r, 15 , 14 cum Iovem accipiamus lucis auctorem
4°directus P
(unde et Lucetium Salii in carminibus canunt ... ipsi quoque Romani Diespitrem
appellant ut diei patrem)
appellabant eundemque Lucetium quia lucis si t auctor'; [3 I] et cum primus vel prior et dicitur pridie, idest in primo vel in priori die, adverbium
temporis, et inde pridianus -a -um; [32] et cum quot et dicitur quotidie,
quod vitiose scribitur per c, inde quotidianus -a -um; [33] et cum hoc et
dicitur hodie et inde 242 hodiernus -a -um; [34] et cum bis et dicitur hoc
biduum, idest spatium duorum dierum, unde biduanus -a -um; [35]
et 243 hoc triduum 244, inde triduanus 245 -a -um et tridie adverbium,
quod componitur postridie, idest post tres dies, vel sunt due partes posite pro una; [36] hoc quadriduum, unde quadriduanus -a -um.
[37] Item componitur cum medius et dicitur meridies, quasi medidies246, idest medius dies; quod autem dicitur meridies quasi mera dies
ethimologia est, non compositionis ostensio; et inde meridianus -a -um
et meridior -aris, verbum deponens, idest in meridie requiescere, unde in
libro Iob (Vulg. lob 24, I I) 'imer acervos eorum meridiati sunt'. [38] Item
componitur dies et dicitur nudiustertius et est compositum a nunc 247 et
dies et tertius 248, quasi nunc est dies tertius; similiter nudiusquartus,
quasi nunc est dies quartus; [39] et, ut generaliter dicatur 249, cum quolibet nomine numerali ordinali invenitur talis compositio, ut nudiuscentesimus, nudiusmillesimus et sunt omnia adverbia temporis; unde Plautus
(Cure. I]) 'caruitne 25° te heri febris aut nudiustertius' et idem alibi 251 :
'parasitum misi nudiusquartus astum 2 52'. [40] Item dies componitur et
dicitur perendie quod componitur a perempta et una et dies, quasi perempta una die, scilicet ista, idest in sero vel cras, quod non credimus;
immo perendie, idest post cras; sic enim procedimus: hodie, cras, perendie, postridie; et dicitur perendie, quasi perempta una die, quod non
potest dici de hodierna, cum de 2 53 ea non restet spatium unius diei, sic
ergo de crastina intelligitur: est ergo perendie, idest post cras. [4I] Hinc
Plautus 254 'que cras veniet perendie foras offeretur soror'; unde perendino -as, idest morari per unum diem, scilicet usque in tertium diem; ponitur tamen quandoque simpliciter pro morari et transitive positum invenitur pro prolongare. Vel componitur perendie a perenni et die; inde perendinare, idest unum vel plures dies 255 in otium trahere.
242hodie et inde om. P
243om. P
244tridium P
245tridianus P
246quasi
247non P
248et tertius om. P
249dicam R
25°caruit
medidies orn. P
25'Curc. 206 parasitum misi nudiusquarrus Cariam
252et una astiam R
53om. P
54Aztl. I 56 guae cras veniat, perendie, soror, foras feratur sed cf v. l.
255om. p
[I] HABEO -ui -itum, unde hic et hec habilis et hoc -le, ad habendum
comodus et aptus et opportunus, congruus; et comparatur, unde habiliter
-lius -me adverbium et hec habilitas -tis, et componitur inhabilis -le,
id est non habilis, et comparatur. [2] ltem ab habeo hic habitus -tus -rui,
idest gualitas corporis per applicationem adveniens, difficile mobilis, et
habitus idest vesrimentum, ue 'iste monacus habitum gerit monacalem ',
et habitus idest status vel voluntas vel appetitus vel actus sive passio
habendi. [3] ltem ab habeo habitus -a -um, idest pinguis, et comparatur
habitior -simus, unde Terentius in Eunucho 2 'si gua est habitior pugilem
aiunt'; [4] et hec habitudo -nis, compositio corporis vel moles vel pinguedo. Et habitudo dicitur aptitudo vel proprietas habendi vel convenientia, unde habitudinarius -a -um, qui aligua habitudine se habet ad aliud
vel guod pertinet ad habi tudinem.
[5] ltem ab habeo hec habena, idest lorum, retinaculum freni, guia ea
habemus et retinemus equos, unde hec habenula -le diminutivum, et
habenatus -a -um, idest habenam habens vel habena ornatus, et habeno
-as, idest habena regere vel habena preparare et ornare.
[6] ltem ab habeo habito -as, unde hic et hec habitabilis et hoc -le,
guod habitari potest, et componitur inhabitabilis, idest non habitabilis;
et hoc habitaculum. [7] Habiro componitur cohabito -as, idest simul
habitare; inhabito -as, incolere, intus habitare. Habito et eius composita
omnia sunt neutra; licet enim habito sit freguentativum, tamen, guia
mutavit significationem sui simplicis, mutavit et genus cum signifìcatione, guam tamen omnino non mutavit: qui enim habitat locum aliguem,
freguenter illum habet, unde, cum homo est in expeditione, non dicirur
habitare loca in quibus manet ad tempus, quia non freguenter illa habet.
Vitae patr. 7, 2, I dedit illi habirum monachalem
paullo pugilem esse aiunt
3 I 5 si qua est habitior
[8] Habeo componitur adhibeo -es, idest addere, adiungere, apponere,
dare; cohibeo -es, idest cohercere, refrenare, constringere, unde hoc
cohum -bi, idest corrigia, qua iugum ad temonem religatur. [9] Cohibeo
componitur cum hyberna et dicitur guberno -as, idest regere, custodire,
et proprie pertinet ad nautas, unde et dicitur gubernare quasi cohibernare,
id es t cohibere hyberna, id est tempes tates maris; [I o] unde hic gubernator -ris, quasi cohibernator, quia cohibeat prudentia sua hyberna, idest
tempestates marinas, et hic gubernio -nis, idest gubernator, et hoc gubernaculum, cum quo aliquid g ubernatur. [I I] Item habeo componitur cum
con- et retinet n, que aufertur in cohibeo, et dicitur conibeo -es, idest oculos claudere , unde Martianus3 'que illum conibemem quiescere non sinat' .
Et quia clausio oculorum significar assensum, ideo conibere ponitur pro
assentire, obedire, [I2] et tunc dicitur in de bee conibentia -e, idest assensus, idem et coniventia vel collibentia, ut 'ille sine conibentia - vel coniventia vel collibemia- fratrum recess it' , idest sine assensu. [I 3] Item componitur cum de- et dicitur debeo -es, idest debitum habere, quasi de alieno habere4, unde debitus -a -um, et componitur indebitus -a -um; et hoc
debitum -ti . Et componitur debeo cum re- et dicitur redhibeo -es, idest
rursus debere.
[I4] Item habeo componitur exhibeo -es, idest ostendere vel presentare vel dare , unde illud5 'et exibebit michi modo plus guam XII milia
legiones angelorum '; [I 5] inhibeo -es, idest prohibere, cohercere, vetare,
removere, separare, unde lucanus 6 'postquam remi inhibent puppes' et
Ovidius in secundo M etamorphoseon (128) 'sponte sua properant: labor
est inhibere volentes'. Et est in privativum: inhibere enim est non habere,
[ r 6] unde hic inhibitor -ris, id est bedellus, qui et angarius et exactor dicitur, quia nimis perendo et iniuste auferendo inhibet homines; vel quia
inhibet lites inter eos, unde Iosephus in XX7 'iussit violentiarum inhibitori ut ad imperatorem pergeret'; [r7] prohibeo -es, idest vetare, interdi cere et contradicere, et prohibessis, verbum defectivum, idest prohibeas,
nec de eo invenitur amplius: Plautus 8 'unde queso ut prohibessis'; perhi-
beo -es, idest ostendere, dare, afferre, unde illud9 'perhibe testimonium de
m alo', idest ostende vel da vel affer; [I8] prebeo -es, idest dare, unde hec
prebenda -e et hinc prebendella -e diminutivum et prebendarius -a
-um, quod pertinet ad prebendam et hic prebendarius, qui dari o prebendam vel potius qui accipit. [I9] Prebeo componitur cum iter et dicitur hic
presbiter, quasi prebens iter, et , secundum hoc, presbiter est nomen lati numI I. Vel presbiterem Greci vocant etatem senioris, un de d ictus est presbiter, quod latine interpretatur senior: non modo pro etate, scilicet decrepita etate sive senectute, sed propter honorem et dignitatem guam accepit
presbiter vocatur, vel ideo quia illo utitur officio et, si non etate, tamen
sensu et discretione senior debet esse. [2o] Ideo presbiteri sacerdotes
vocantur, quia sacrum dant, qui, licet sint sacerdotes, tamen pontificatus
apicem non habent, quia nec crismate frontem signant nec Paraclitum Spiritum dant, quod solis debetur episcopis; unde et apud veteres iidem episcopi et presbiteri fuerunt, quia illud nomen est dignitatis, hoc etatis et
officii. [21] Et a presbiter presbiterulus -li et presbitellus diminutiva et
hec presbitera vel presbiterissa, idest uxor presbiteri vel sacerdotissa, et
hic presbiteratus -tus et hoc presbiterium I 2 , idest officium ve l dignitas
vel ordo presbiteri. [22] Rehabeo, idest iterum habere quod iam habuimus et habere desivimus. Habeo et eius composita sunt activa, preter
conhibeo quod est neutrum. Item omnia faciunt preteritum i3 in -bui et
supinum in -bitum. Item omnia corripiunt hanc sillabam ha-I4 vel -hi-
HABEU 5 interpretatur iustus vel luctus, quo nomine prefigurabatur
occidendus; item et vanitas, quia cito solutus esti 6 et subtractus.
HAERIANI quidam heretici ab Haerio dicti sunt. H i'i offerre sacrificium pro defunctis spernunt.
HALIS ferrum dicituri7.
3 I, 3 7 guae illum etiam qui escere cupientem coni vere non perferat (sed cf appar.)
4habere unde debeo quasi de alieno habeo P
SVulg. Matth. 26, 53 et exhibebit
63, 659 postquam inhimihi modo p lus guam duodecim legiones angelorurn
7Cassiod. l os. antiq. 20 p. 581, 29 iussitque primati bus Samabent remis puppes
ritanorum ... et violentiarum inhibitori, ut ad imperatorem pergerent
Aul. 611
verum id te quaeso ut prohibessis
9 Vulg.
loh. 18, 23 testimonium perhibe de malo
prebendam ... qui dat om. P
IIsic VaMo: relativum cett.
sic VaMoAm: presberiurn PRLa
3om. P
4om.
' 5habas P
' 6om. P ·
I7cf. Cremasco/i 1994 p. 207
tione, quia ylariter dari de be t, un de strenula diminurivum, [2] et strenosus -a -um, qui sepe dar vel accipit strenam, et strenuus -a -um, qui
libenter facit strenam, scilicet largus, clarus, strenis impiger, udlis, fortis,
citus, et comparatur per suppletionem: strenuus, magis strenuus, strenuissimus; unde hec strenuitas, et strenicus -a -um, id est99 2 strenuus993 vel
strenarum cupidus. [3] ltem a strena streno -as, enceniare, initiare, strenam alicui dare, strena aliquem exilaraq:.
[I] STREPO -is -ui -pitum, idest sonum facere, unde hic strepitus
-tus, et hic strepor -ris, et strepito -as frequentativum . [2] Strepo componitur astrepo -is, constrepo -is, instrepo -is, perstrepo -is, obstrepo
-is, et est neutrum cum suis compositis et facit preteritum in -pui et supinum in -pitum, correpta penultima, et corripit stre-.
[I] STRIDEO -es vel strido -is -dui, sed frequentius stridi, idest fortiter sonare, dentes concutere, frendere, unde stridor -ris, et inde stridorosus994 -a -um, stridore plenus, et stridulus -a -um, sonorus; [2] et hec
strigilis -lis, patella, et instrumentum quo pueri furantur uvas et ficus , et
instrumentum quo equi mundantur, quod potest derivari a tergeo -es; et
instrumentum quo caro mundatur et sudor corporis eraditur, quod995 et
strigil dicitur per apocopam. [3] Item a strido hec strix -gis, nocturna avis
de sono vocis dieta: quando enim clamat strider; hec avis vulgo ama dicitur ab amando parvulos, unde et lac prebere fertur nascentibus. Strido et
strideo cum suis compositis, si qua habent, neutra sunt et faciunt preterita in -di et quandoque in -dui, sed raro, et carent supino et producunt hanc
sillabam stri-.
[I] STRINGO -gis -xi strie rum, unde hec strictura -e, scintilla que
prosilit ab igne vel a ferro calido; et hec stringiria -e vel strangiria996 ,
constrictio urine; [2] et hec strigula, scafa, et hoc strigium, genus vestimenti, et strigmentum, ramentum, immunditia, et hec strigula, genus
99 2 et P
993strenis P
994sic La: stridosus PRVa
LaMoAm: grangiria P stranguiria R strangira Va
piscis, et hic strigularius, rasor lignorum; [3] et hec strignos, quedam
herba, scilicet uva lupina, que latine dicitur herba saluraris, quia dolorem
capitis et stomaci incendium mitiget, idem et uva lupina, quia semen eius
uve simile sit. [4] Item a stringo strictim, et hec strica, tunica; et strice
quedam monstra dicuntur, et dicuntur ex hominibus fieri, ad multa
enim997 latrocinia figure99 8 sceleratorum murantur, et sive magicis cantibus, sive herbarum999 veneficio, totis corporibus in feras transeunt. [5]
Stringo componitur astringo -is, constringo -is, distringo -is, diversis
modis stringere, unde districtus -a -um, severus et asper, austerus, et comparatur; et distringere ampliare, stricturam removere vel leviter tangere;
[6] exstringo -is, extra vel valde stringere vel a strictura removere, instringo -is, perstringo -is, perfecte stringere, leviter 1000 tangere, summatim dicere. [7] P restringo -is, val de vel ante stringere, unde hoc prestigiuro 1001, quedam species magi ce artis, scilicet h umano rum sensuum illusio, et dicitur prestigium a prestringendo, quia aciem oculorum prestringit: secundum prestigium incredibiles rerum mutationes videntur fieri, ut
terre cumulus videtur castrum, lapillus talentum, seges cohors militum
galeata; vel componitur prestigium a pre et stige, quia quedam stigialia1 002 sacra pre, idest ante, faciunt; hanc speciem artis magice 1003 dicitur
invenisse Mercurius; [8] unde prestigiosus -a -um, et prestigialis -le, et
prestigio -as, ludificare, prestigio aciem oculorum obscurare. [9] Ohstringo -is, undique vel contra stringere; unde hic obstrigillus -li, quoddam genus calciamenti, et sunt obstrigilli qui per plantas consuri sunt et
ex superiori parte corrigia trahitur ut constringantur, unde et nominantur;
[IO] restringo -is, iterum vel retro stringere vel ampliare et a strictura
removere; substringo -is, subtus vel post vel parum vel susum stringere.
Stringo et eius composita activa sunt et faciunt preteritum in strinxi et
supinum in stricrum.
995quia p
[I] STROPHOS vel trophos g rece, latine dicitur conversio, unde hoc
strophyum, cingulum et proprie aureum cum g emmis, quia a posteriori
parte convertitur anterius. [2] Et hec Strophas -adis, quedam insula: cum
enim Zetus et Calais fugassent Arpias usque ad quasdam insulas, inde 100 4
997hec p
999om. p
La: om. PRVa
4tamen P
I OOOOm.
prestrigium R
roo2sti-
ribus, et sub talo calcaneus; unde hic et hec talaris -re, unde talaris tunica quia usque ad talos descendat; et hoc talare -ris, instrumentum volandi talo alligatum, quo Mercurius urebatur; et hic talassus, vestigium in
luto. [s] Talus componitur 2'3 subtularis, quasi subtalaris, quia sub talo
sit. Et nota quod talus dicitur etiam decius; unde hic taxillus diminutivum2'4: Pomponius 2'5 'dum contemplar pugnam taxillos perdidi'. [6]
Item a tollo hoc tollinum, lignum puteorum quo auritur aqua; [7] et hec
tellus, terra frugifera quia eius fructus tollimus, vel quia eius fructus 21 6
nos tollunt, idest nutri un t, vel quia ipsa nos tollit, idest portar et sustinet:
humus inferior et humida est, sed terra a superiori parte qua reritur, vel
generaliter terra ubique est sic dieta quia naturaliter siccitate torreat, nam
ut humida sit hoc affìnitate aque sortitur. Et a tellus hic Tellurus, deus
relluris.
[8] Tollo componi tut attollo -is -tuli vel abstuli 2'7, valde tolle re; extollo -lis extuli, unde stolidus -a -um, stultus, fatuus, insipiens, superbus,
socors, quasi exstolidus 218 quia se extollit, et comparatur, unde hec stoliditas. [9] Item ab extollo stultus -a -um, quasi extultus, quia se extollit,
unde et dicitur stultus, quasi statim ultus; proprie tamen stultus est qui
per stuporem non movetur iniuria, sevitiam enim perfert nec ultus est nec
ullo ignominie commovetur dolore, quia stultus est hebetior corde, sicut
quidam (Afran. com. 416) ait 'ego me esse stultum existimo, fatuum esse
non opinor', idest optusis quidem sensi bus, non tamen nullis; et secundum
hoc stultus dicitur quasi seorsum ab ultu, et comparatur; [IO] un de hec
stultitia, et stultizo -as, stulte se habere. [II] Irem ab extollo extollenter, et hec extollentia, idest superbia; sustollo -lis sustuli, sursum tollere; et est activum tollo -lis cum suis compositis.
TOLERO -as, idest sustinere, pati, sufferre, unde tolerabilis -le, et
componitur inrolerabilis -e 2'9, et utrumque comparatur; tolero activum
est 220 et debet scribi tantum per unum l et habet primam brevem.
'3(componitur subtalis et hic La]
4om. P
'5Atell. 190 dum contemplar
sic LaVa: toll1mus ... fructus om. PR
orcam (pugnam v. l.) taxillos perdidi
' instolidus P
7[abtollo ... abstuli La]
9et componitur... -e om. P
22 oonz. p
TOLOR, hasta.
[I] TOMOS grece, latine dicitur divisio vel sectio vel incisio, un de et
apud nos hic tomus dicitur idem; et tomus etiam dicitur liber vel volumen propter multas divisiones et replicationes cartarum; et hoc tomatulum: roma tula dicuntur intestina propter divisiones et sectiones. [2]
Tomus componitur cum a, quod est sine, et dicitur hic atomus, corpus
indivisibile propter sui parvitatem, quamvis forte nullum corpus sit quod
non possit divisionem recipere, unde et sic dicitur quia non recipiat sectionem sensui subiacentem. [3] Item componitur cum epi, quod est
supra 22 r, et dicitur hoc epitoma -tis, idest sermonis abbreviatio 222 , unde
epitomaticus -a -um, breviter dicens vel dictus, et epitomor -aris, idest
breviter loqui.
TOMIX, vestis levis.
T I36
THOMAS interpretatur abissus vel geminus 223, unde et grece Didimus
dicitur; quia plus ceteris dubitavi t, eo altius veritatem resurrectionis agnovit, et dicitur Thomas quasi totus ineans in dubitationem, vel Thomas
quasi theos meus, idest Deus meus, propter verbum quod dixit cum certus crederet, scilicet 22 4 'Deus meus et Dominus meus', et est ethimologia,
non compos1t10.
[ r] TONO -as -nui tonitum, tonitruum facere, et conveni t soli deo,
unde solum in tertia persona deberet inveniri; invenitur in prima et in
secunda et per prosopopeiam vel per translationem, ut tono, sono, vel fortiter proclamo, et per apostropham. Unde hoc tonabulum, idest sonus vel
tintinnabulum, et hic tonus -ni, id est so nus. [2] Un de hec tunica -ce,
antiquissima vestis, quasi tonica, quia in motu incedenris sonum faciat;
quod est supra om. P
subbreviatio P
20, 28 Dominus meus et Deus meus
3genitus P
4Vulg. !oh.
primum enim fuerunt pellicie tunice, quibus post eiectionem de paradiso
Adam et Eva induti sunt; [3] unde hec tunicula et hec runicella, ambo
diminutiva, et tunicosus -a -um, tunicis plenus, et tunicatus -a -um,
tunica indutus vel tunicam habens, et tunica -as, tunicam 22 5 induere.
[4] Tonus componitur cum terreo et dicitur hic tonitrus -trus, et hoc
tonitrum, indeclinabile in singulari, et hoc tonitruum idem est, et dicitut sic quia sonus eius terreat. [s] ltem componitur hic semitonus, et hoc
semitonium, idest non plenus tonus 226 , sed est maius et minus semitonium: minus appellatur limma vel diesis , maius apotome, quasi decisio,
quia cum fere accedat ad tonum cadi t tamen ab integri rate toni; limma vel
diesis dicitur quasi corruptio, quia fir2 2 7 cum quodam planctu et plausu,
sed hoc melius in phisica distinguitur. [6] ltem tonus componitur hic
paritonus, idest cantor qui parit tonos, et hic sintonus, totus tonus vel
duplex tonus . [7] Tono componitur attono -as , stupefacere, unde attonitus -a -um, tonitruo stupefactus, territus, contano -as, simul tonare, intono -as, insonare . [8] Tono et eius composita neutra sunt preter attono,
quod est activum, et omnia faciunt preteritum in -nui et supinum in
-itum, licet quandoque inveniantur facere in -avi et in -atum, et omnia
corripiunt hanc sillabam to-; et nota quod tono absolutum est, ut 'deus
tonar'; invenitur tamen quandoque 'deus tonat aerem', quia verbum transitivum tunc intelligitur in eo, idest tonare facit vel tonitruo percutit et
movet et tangit.
T I38
[I] TONDE O -es rotondi tonsum, capillos secare et diminuere, in circuitu corrodere; unde tonsor, et, interposita t, invenitur hec tonstrix,
unde hec tonstricula diminutivum, et hec tonstrina, officina vellocus vel
domus in quo tondetur. [2] Item a tondeo hec tonsa -se, remus, quod et
hic tonsus dicitur; sed potius tonsa vel tonsus dicitur palmula remi qua
aquam percutit, unde et dicitur sic quia aquam tondeat, vel dicitur a
tundo, quasi tunsa 228 vel quasi tunsus, quia aquam tundat, unde hec tonsula, et hec tonsilla diminutiva; [3) tonsilla etiam forpicula, et tonsilla
dicitur uncinus 2 2 9 ferreus vel ligneus, ad quem in litore fixum navium
funes illigantur, unde Ennius (ann. 499) 'tonsillas rapiunt, configunr23°
5sic LaVa: tunica PR
sonus P
9uncus P
3°confidunt P
con- P hic et infra
litus aduncas' . [4] ltem a t:ondeo hic lophus, lapis asper et cavernosus, quia
ambulantes super se tondet, unde hic tophulus diminutivum; [s] item a
tondeo hoc tonsorium, idem quod tonstrina, scilicet locus ubi tondetur, et
hec tonsura -re, et tonsus -a -um, et componitur intonsus -a -um. [6]
ltem a tondeo tondito -as frequentativum, et tonso -as similiter frequentativum, a quo aliud frequentativum, scilicet tonsito -as. [7] ltem tondeo
componitur attondeo -es, valde tondere, conrondeo -es, circumtondeo;
[8] detondeo -es, valde t:ondere vel deorsum, unde detonsus -a -um, et
componitur indetonsus -a -um; [9) retondeo, subtondeo, subtus vel
parum vel post tondere. Tondeo cum suis compositis activum est et amittit geminationem preteriti in compositis.
T I 39
[I] TOPATIUS vel topation gemma est ex virenti genere omnique
colore resplendens , inventa prius in Arabie insula, in qua Trogodite predones fame et tempestate fessi, cum radices herbarum effoderent, eam 2 31
effoderunt; [2] que insula postea nebulis cooperta tandem a naviganti bus
est inventa et ob hoc locus et gemma nomen ex causa accepit: nam topazim Trogoditarum lingua significationem habet querentis, unde et insula
dieta es t Topazus, et lapis topazius dictus est vel topatius; vel componitut a ton vel topos, quod est totum, et patos vel pazios vel patios, quod est
color, inde topatius, quia de colore omnium lapidum in se habet.
[3) Et nota quod TOPOS dicitur locus, unde topicus -a -um, idest
localis, et hec topica -ce; et pluraliter Topica -orum, et hii Topici -orum,
pro quodam libro ubi tractatur de locis. [4) ltem topos vel ton dicitur
totum, unde topicus, totalis, unde et predictus liber dicitur Topica quasi
totalis, quia ibi de totis vel de locis omnibus tractatur; et pluraliter hii et
hee et hec tot indeclinabile, unde totus -a -um: [s] totum 2 3 2 ad magnitudinem pertinet, ut 2 33 'totum corpus', omne ad multitudinem, ut 'omnis
homo '. ltem omne in diversis partibus ponitur, totum 2 34 sine partibus
debet esse, et, ut aperte :intelligatur differentia, totum rem nominis cui
adiungitur et quamlibet eius partem comprehendit, ut 'totus Socrates 2 35',
idest Socrates et quelibet eius pars, omne vero quamlibet rem nominis cui
31 om. P
3 sic VaAm: om. PR totus LaMo
33unde P
35sic VaA m: so. RLaMo de cod. P vd. sttbs. adn.
34 tantum totum
[I] VETO -as vetui -titum, prohibere, unde hic et hec et hoc vetus
-eris, quod antiqui dicebant veter, et comparatur -rior -rimus, et dicitura
veto, quia talium est prohibere a delictis; [2] et in de v etero -as, antiguare, senere, et est absolutum, licet inveniatur transitive positum, ut 'veteravi capam meam', et inde veterator, in malis inveriiendis et statuendis
perseverans, quasi quia sit multi et veteris usus in malitia; Terentius in
Eunucho (Andr. 457; Haut. 889) 'veterator', impostor, exagitator. [3] Et
componitur convetero -as, invetero -as, et est neutrum cum omnibus suis
compositis. [4] ltem a vetus vetulus -a -um, aliquantulum vetus, et hec
vetustas -tis, et vetustus -a -um, idest antiquus, et comparatur, et veterosus -a -um, vetustus vel vetustate plenus, et veteranus -a -um, senex,
detritus, emeritus. [5] ltem a vetus hoc veternum, quedam infirmitas,
que facit hominem diu languere et pigrere et iuvenem videri senem, et
ponitur sepe pro pigritia; vel etiain dicitur sic quedam infirmitas guam
habent veteres ex consueto, sicut est oblivio, gravitas et guttositas, unde
Oratiusl4 8 'cur me funesto properant arcere veterno'; [6] et inde veternus
-a -um, et veternosus -a -um, qui talem morbum patitur: Terentius in
Eunucho (688) 'hic est vietus vetus veternosus senex'. Distingue: vetus est
convicii, quasi contemptibilis, veternosus ex morbo, senex etate, et est
reverentie. [7] ltem a vetus vetellus -a -um, idest vetulus; et componitur
quamvetus, idest valde vetus, et pervetus, idest valde vetus, sicut quamvetustus, et pervetustus, idest valde vetustus. [8] Veto componitur
deveto -as, eveto -as, et est activum cum suis compositis, et preteritum
facit in -tui et supinum in -itum et corripit hanc sillabam ve-.
[I] VIEO -es -evi vietum, idest vincire, ligare, unde vietus -a -um,
incurvus et quasi ligatus vel victus vel vita tritus, vel, ut diximus, a via,
quasi i t i nere factus curvus. [2] Et hic et hec vates -tis, sacerdos: quandoque sic dicitur poeta, quandoque propheta divinus, et dicebantur vates
poete, quia metra ligarent pedibus et sillabis et verba modis connecterent,
et etiam per furorem divini eodem erant nomine, quia ipsi quoque plura
versibus efferebant; vel vates a vi mentis dicti sunt vel a video, q.uia futura videbant. [3] Et inde per compositionem vaticinor -aris, idest divinare,
'4 8epist.
r, 8, ro ... properent arcere veterno
unde hoc vaticinium, idest divinatio; et hic Vaticinus -ni, deus paganorum; item vates componitur vaticanus -a -um, et vatidicus -a -um, propheticus. [4] ltem vieo componitur avieo -es, idest alligare, valde ligare;
unde hic et hec autor, id est ligator'49, sed hoc in principio huius operis
distinximus. Vieo neutrum est solo defectu.
[I] VIDEO -es vidi v1sum: videmus natura, asplClmus voluntate,
intuemur cura; unde videns -tis, et comparatur; et componitur evidens,
clarus vel apertus, et comparatur, unde hec evidentia, idest apertio vel claritas; et hoc componitur inevidens, idest obscurus vel inapertus, et similiter comparatur. [2] Item videns componitur cum porro, quod est longe,
et dicitur hic et hec et hoc prudens -tis, quasi porro, idest a longe, videns
futura, peritus, usu· doctus, callidus, exercitatione artis instructus, facundus, qui facile fari potest; et prudens comparatur; unde hec prudentia -e,
cardinalis virtus, scilicet bonarum et malarum rerum utrarumque discretio, unde hec prudentiuncula diminutivum; [3] et per compositionem
imprudens, idest non prudens, vel valde prudens, in quo sensu raro invenitur, un de Virgilius in Georgicon (I, 3 7 3), et comparatur, un de hec
imprudentia -e.
[4] ltem a video hic visus -sus, actus vel passio videndi, et hoc visum,
res visa vel fantasma, et' 5° visibilis -le, visibiliter, visibilitas, [5] et componitur invisibilis -le, invisibiliter, invisibilitas. [6] ltem a video viso
-as frequentativum, a quo visito -as aliud frequentativum: qui enim visitar aliquem, sepe videt illum; et componitur convisito'5' -as, invisito -as,
revisito -as, et est activum cum suis compositis. [7] ltem a video viso -is
-si '5 2 desiderativum, idest cum desiderio videre, et deberet facere supinum
in -situm, penultima producta, sed non est in usu; et componitur conviso -is, inviso -is, proviso -is, reviso -is, et est activum cum suis compositis, et tertie coniugationis. [8] ltem a video vido -is visi -sum, tertie
coniugationis, idest videre, unde Cato (Ps. Caro 4, 25, 2) 'hoc vide ne rursus levitatis crimine damnes': non enim in hoc versu potest 'vide' esse
imperativus secunde coniugationis, falsus enim esset versus, quod non pro
magno haberemus .
'49idest ligator om. P
VaMoAm: -ui PRLa
'5'sic VaMoAm: avisito PRLa
Schema HDMI
Testi letti e commentati durante le lezioni dell`anno accademico
CONCORSO SO C0*del 04/10/2015 1^TAPPA TROFEO
Macchine per lattoneria Machinery for tin sheet metal