Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-17439-del-28-06-2019
Timestamp: 2020-05-28 05:43:40+00:00
Document Index: 14242983

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 41', 'art. 38', 'art. 3', 'art. 161', 'art. 378', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 366', 'art. 617', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 38', 'art. 41', 'art. 360', 'art. 38', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 38', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 17439 del 28/06/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17439 del 28/06/2019
Cassazione civile sez. III, 28/06/2019, (ud. 30/04/2019, dep. 28/06/2019), n.17439
sul ricorso 19032-2017 proposto da:
R.F., S.L., R.B.,
R.G.M., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLA FERRATELLA IN
LATERANO 33, presso lo studio dell’avvocato ANGELO DI LORENZO che lo
BANCA CREDITO COOPERATIVO ROMA SOCIETA’ COOPERATIVA, in persona del
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA E.Q. VISCONTI, 90, presso lo
studio dell’avvocato PAOLO PANNUNZIO, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ANTONIO PANNUNZIO;
avverso la sentenza n. 11819/2017 del TRIBUNALE di ROMA, depositata
il 09/06/2017;
30/04/2019 dal Consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;
udito l’Avvocato DI LORENZO ANGELO;
udito l’Avvocato PANNUNZIO PAOLO;
1. F., B. e R.G.M., in uno a S.L., proposero, con atto di citazione notificato il 15/10/2014 ed invocando principalmente la violazione degli artt. 479 e 480 c.p.c., opposizione agli atti esecutivi avverso il precetto loro notificato tra il 26/09/2014 ed il 10/10/2014 dalla Banca di Credito Cooperativo di Roma società cooperativa, siccome non preceduto dalla notifica del titolo esecutivo e carente di menzione della relativa data, per non operare il privilegio processuale dell’esenzione da tali formalità previsto dalla normativa sul credito fondiario – il D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 41 – per l’inapplicabilità di questa derivante dall’impossibilità di qualificare come fondiario il titolo azionato, in dipendenza dell’univoca definizione datane dalle parti e, comunque, della sua nullità in quanto tale per il superamento del limite massimo di finanziabilità prevista dal D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 38 e dalla successiva Delib. 22 aprile 1995 del CICR (Comitato Interministeriale del Credito e del Risparmio).
2. La contrapposta tesi della precettante sull’applicabilità della disciplina sul credito fondiario fu condivisa, in rigetto dell’opposizione, dall’adito Tribunale di Roma, il quale, in primo luogo, negò rilevanza, al fine di escludere la qualificazione del mutuo come fondiario, della definizione di “mutuo ipotecario” operata nel relativo contratto, dovendo prevalere sulla qualificazione formale data dalle parti il rilievo della sussistenza o meno delle caratteristiche a quel fine imposte dalla normativa, “in ossequio al principio della prevalenza della sostanza sulla forma”, oltretutto in presenza di ripetuti richiami alla speciale normativa.
3. In secondo luogo, il giudice capitolino escluse potersi configurare nella specie l’invocata nullità per il superamento – con ogni evidenza incontestato, per quel che qui si desume – del limite di finanziabilità, in condivisione dell’orientamento di legittimità fino a quel momento consolidatosi (espresso già da Cass. 28/11/2013, n. 26672, seguita da Cass. ord. 04/11/2015, n. 22446) in ordine alla qualificazione di quel limite come mera norma di comportamento per le banche tutelata soltanto da un sistema sanzionatorio, volta ad impedire un’esposizione creditoria nei confronti di terzi oltre il limite di ragionevolezza ed in funzione della stabilità patrimoniale della banca erogante, ma inidonea ad incidere sul sinallagma contrattuale e quindi non implicante norme inderogabili sulla validità del contratto; e comunque restando irrilevante il precedente di Cass. 01/09/1995, n. 9219, che ad opposta conclusione era pervenuta, ma in relazione alla diversa figura del mutuo edilizio, quale mutuo di scopo finalizzato ad agevolare la disponibilità di immobili non di lusso e quindi collegato ad un interesse pubblico generale tale da qualificare la relativa soglia di finanziabilità (della metà del valore cauzionale dell’immobile), previsto per di più da una normativa (quella di cui alla L. 29 luglio 1949, n. 474, art. 3) ormai abrogata (ai sensi del medesimo D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 161, comma 1).
4. Per la cassazione di tale sentenza, pubblicata il 09/06/2017 col n. 11819, notibrata a mezzo p.e.c. il 19/06/2017, ricorrono F., B. e R.G.M. con S.L. per il tramite di atto notificato, anch’esso a mezzo p.e.c., il 03/08/2017, cui resiste con controricorso l’intimata Banca di Credito Cooperativo; e, per la pubblica udienza del 30/04/2019, entrambe le parti depositano memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c. ed i ricorrenti chiedono inoltre al Primo Presidente la rimessione alle sezioni unite di questa Corte della questione di massima di particolare importanza delle conseguenze del superamento del limite di finanziabilità fondiaria.
1. In via preliminare, la copia autentica del messaggio di posta elettronica certificata con cui è stata notificata la sentenza impugnata è munita sì di asseverazione di conformità all’originale digitale, ma tale asseverazione non è autografa: e tuttavia, non avendo la controricorrente – unica intimata – contestato alcunchè al riguardo neppure all’udienza pubblica di discussione, ricorre una delle ipotesi in cui non si fa luogo alla declaratoria di improcedibilità, secondo quanto statuito da Cass. Sez. U. 25/03/2019, n. 8312.
3. Il motivo è inammissibile: infatti, in violazione del disposto di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, i ricorrenti non riportano adeguatamente, in ricorso e non valendo alcuna successiva sua integrazione, nè la trascrizione, nè la menzione della sede processuale di deduzione, dei passaggi dei loro atti difensivi con i quali avrebbero sottoposto la tesi al giudice del merito, ma in relazione al termine di decadenza dell’art. 617 c.p.c. e della preclusione di motivi nuovi in tutte le opposizioni esecutive; infatti, tale argomentazione andava proposta con l’opposizione agli atti esecutivi entro i venti giorni dalla notifica del precetto, ma in ricorso vi è solo la trascrizione (a pag. 7) di uno stralcio del verbale di udienza del 16/05/2017, evidentemente tardivo rispetto a quei termini. E tanto comunque a prescindere dal fatto che il giudice del merito ha espressamente e chiaramente qualificato come ipoteca di primo grado quella concessa a garanzia del mutuo per essere state estinte quelle di grado precedente “contestualmente alla ricezione del finanziamento” (primo periodo di pag. 4 della gravata sentenza), sicchè una motivazione pienamente sussiste e, sempre che vi fosse stata – come invece non è successo – la rituale deduzione di quando e come la tesi sarebbe stata sottoposta al giudice del merito, la contestazione dei presupposti di fatto non può certo essere operata invocando invece insussistenti vizi di forma della motivazione.
5. I diversi profili sono inammissibili o infondati: inammissibile quello relativo alla pretesa omessa considerazione della carenza del requisito dell’ipoteca di primo grado, per quanto argomentato più sopra in relazione al primo motivo e comunque dinanzi alla raggiunta conclusione dell’estinzione delle ipoteche di grado poziore contestualmente all’erogazione del finanziamento; inammissibile quello relativo agli artt. 1 e 7 del contratto – di cui si trascrivono due brevi stralci che danno conto della definizione data dalle parti al contratto quale “mutuo” e del valore di garanzia di Euro 570.000,00 (a fronte di un’erogazione a mutuo di Euro 540.000,00) – e sull’omessa considerazione del superamento del limite di finanziabilità, perchè, a parte l’evidente inidoneità del primo ad escludere che il mutuo fosse (altresì connotato come) fondiario, sul superamento del limite la sentenza si sofferma con adeguata ampiezza nella sua seconda parte (pag. 5 e metà della 6), così escludendosi le carenze motivazionali formali; complessivamente inammissibili quanto alla qualificazione della volontà delle parti, non risultandone affatto implausibile l’interpretazione, istituzionalmente rimessa al giudice del merito se, come nella specie, scevra dai soli gravissimi vizi motivazionali di cui a Cass. Sez. U. nn. 8053 e 8054 del 2014.
6. Infine, col terzo motivo, i R.- S. lamentano “violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 385 del 1993, degli art. 38 e art. 41, comma 1 e degli artt. 479 e 480 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”: premettono di non avere mai chiesto la declaratoria di nullità del contratto, ma semplicemente la disapplicazione della normativa speciale; prendono le mosse dal tenore testuale dell’art. 38, comma 2 t.u.b. e della Delib. CICR 22 aprile 1995, indicando come la pronuncia di legittimità applicata dal Tribunale di Roma (Cass. 26672/13), già di per sè contraria ad un precedente di legittimità del 1995, sia stata disattesa nel senso della nullità – sia pure con possibilità di conversione in mutuo ordinario del mutuo fondiario concesso in violazione del limite in parola dalla giurisprudenza di merito (Tribunale di Cagliari; in precedenza, peraltro, già quelli di Monza, Firenze, Venezia, Lodi, Udine, del cui provvedimento riporta ampi stralci).
7. Di tale motivo va esclusa l’inammissibilità ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1, visto che le ragioni della contestazione alla pronuncia del tribunale capitolino sono adeguatamente esposte, sia pure per relationem, con la riproposizione degli argomenti posti a base da un giudice di merito del suo provvedimento in dissenso esplicito dalla pronuncia di Cass. 26672/13 e con ampia ed autonoma riconsiderazione delle argomentazioni su cui questa si basava: e soprattutto perchè, se è vero che la qui gravata sentenza ha fatto corretta e meditata applicazione della giurisprudenza di legittimità del tempo, le conclusioni cui questa era giunta sono state poi riviste da questa Corte proprio nelle more tra la proposizione del ricorso e l’udienza di discussione, sicchè quello non può dirsi più contrario ad un orientamento ermeneutico consolidato.
8. A tale riguardo, va poi disattesa l’istanza degli stessi ricorrenti di rimessione alle Sezioni Unite di questa Corte, sia sotto il profilo del contrasto di giurisprudenza, sia sotto quello della configurabilità di una questione di massima di particolare importanza: infatti, può anzi definirsi consolidata l’impostazione cronologicamente successiva della prima sezione di questa Corte, non rilevando in contrario nè l’isolata Cass. ord. 31186/17, nè il diversificato atteggiamento della giurisprudenza di merito, nè un conflitto solamente potenziale con eventuali dissonanti decisioni di questa sezione; e, ad ogni buon conto, risultando irrilevante, ai fini della concreta risoluzione delle questioni oggi all’esame di questa Corte, pure la sola eventuale diversificazione eventualmente necessaria rispetto alle conclusioni dell’orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità.
10. Al riguardo, è noto che, ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 38, comma 1 (d’ora in avanti, anche solo t.u.b.), “il credito fondiario ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili”; inoltre, il comma 2 della medesima disposizione prevede che la Banca d’Italia, in base alle delibere del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (d’ora in avanti CICR, di cui all’art. 2 medesimo t.u.b.), stabilisca l’importo massimo dei finanziamenti, da individuarsi in rapporto al valore dei beni ipotecati ed al costo delle opere da eseguire, nonchè le condizioni alle quali, in presenza di precedenti iscrizioni ipotecarie, sia comunque consentita la concessione dei finanziamenti, da qualificarsi anch’essi come fondiari; ed infine il CICR, con Delib. 22 aprile 1995, recepita dalla Banca d’Italia con suo aggiornamento del 26 giugno 1995 alla circolare n. 4 del 29 marzo 1988 (recante “Istruzioni in materia di particolari operazioni di credito” e pubblicato sulla G.U. Serie Generale n. 155 del 05/07/1995), ha stabilito, quale “limite di finanziabilità”, quello dell’ottanta per cento del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi, aumentabile al cento per cento in presenza di garanzie integrative, soggiungendo che, nei casi di finanziamenti concessi su immobili già gravati da precedenti iscrizioni ipotecarie, l’importo finanziabile deve essere determinato sommando al nuovo finanziamento il capitale residuo di quello precedente.
12. Peraltro, il carattere categorico di tale conclusione non convince appieno, perchè impedisce di considerare adeguatamente come la stabilità patrimoniale della singola banca, cui la norma in esame è in prima battuta finalizzata per impedire lo squilibrio tra garanzie acquisite e concessione di credito e quindi prevenire per quanto possibile il rischio di sovraesposizione, rappresenti comunque il mezzo per raggiungere l’obiettivo di una sana e prudente gestione dell’attività del singolo operatore professionale del mercato creditizio in generale e bancario in particolare, significativamente sottoposto ad un sistema pubblicistico di vigilanza assai sofisticato: principio, questo della sana e prudente gestione, infine positivamente recepito già dall’art. 5 medesimo t.u.b.
13. A sua volta, la sana e prudente gestione del singolo operatore è certo lo strumento primario per il raggiungimento dello scopo generale di stabilità, correttezza, efficienza e competitività di quel mercato: tanto non soltanto corrisponde ad elementari nozioni di economia (in base alle quali la stabilità dei singoli operatori è comunque precondizione, ovvero condizione necessaria benchè non sufficiente, della stabilità del mercato che quelli compongono), ma è del resto reso evidente, se non in base alla prova controfattuale data dalla serie di devastanti conseguenze negative per l’economia a livello nazionale e mondiale delle crisi degli operatori creditizi già dal primo decennio di questo secolo, anche dal rilievo dei sempre più frequenti interventi di salvataggio di singoli operatori di quel mercato posti a carico dell’erario per una pubblicistica valutazione di intollerabilità del negativo impatto degli effetti cumulativi delle crisi di quelli, in ultima analisi, sull’economia nazionale.
15. Non è questa la sede per valutare appieno la natura e la funzione del credito fondiario alla stregua dell’evoluzione normativa che lo ha riguardato, essendo ormai superata l’originaria struttura disegnata dal R.D. n. 646 del 1905(incentrata sul requisito soggettivo della peculiare organizzazione dell’esercente il credito fondiario e su quello oggettivo del contenuto del contratto) e quella più cauta del D.P.R. 21 gennaio 1976, n. 7, o del successivo L. n. 175 del 1991, art. 4 (tra cui quelle sui limiti complessivi di durata e complessivi di finanziabilità): un tale originario sistema trovava la sua giustificazione nella funzione pubblicistica esercitata dal creditore fondiario ed integrante la mobilizzazione del credito, la quale si sostanziava nell’intermediazione – sostanzialmente gratuita – tra mutuatari e portatori di cartelle fondiarie, basata sull’emissione di cartelle fondiarie a fronte di ciascun mutuo concesso e finalizzata a privilegiare l’interesse del portatore delle cartelle, attraverso l’imposizione dell’obbligo, a carico dell’istituto emittente, di pagare al portatore della cartella il relativo importo e gli interessi coi propri mezzi, qualora il mutuatario fosse rimasto inadempiente.
19. Una tale conclusione è però stata oggetto di vivace critica ad opera di avvertita dottrina e di una parte della giurisprudenza di merito, tra l’altro sotto il profilo: dell’eccesso della misura applicata rispetto alla finalità della norma violata, esigendosi dall’interprete il rispetto di un criterio di ragionevolezza e di proporzionalità tra interesse leso e rimedio prescelto; dei dubbi sulla ricorrenza stessa dei presupposti di quell’istituto, per la perplessità sulla configurazione di diversità dei tipi negoziali coinvolti, anzichè di un rapporto di species a genus tra mutuo fondiario e mutuo ipotecario, vista la preponderanza di elementi in comune e la presenza, nel primo, soltanto di elementi accidentali caratterizzanti; della complessità della ricostruzione di una consapevolezza e volontà delle parti in relazione al carattere aleatorio della stima cui ancorare la convertibilità; della conseguenza di notevoli limitazioni alla proposizione dell’istanza di conversione; delle cospicue conseguenze sulla stabilità patrimoniale delle stesse banche inosservanti delle condizioni per il riconoscimento del carattere fondiario del mutuo.
20. E non è mancata un’opinione intermedia, la quale – fermo il presupposto che il limite di finanziabilità posto dall’art. 38 non sia mera regola di condotta della banca – risolve la questione sul piano della qualificazione giuridica del contratto, ritenendo che, al di là del nomen iuris utilizzato dalle parti, il mutuo pur qualificato come fondiario, ove non in regola con le disposizioni dell’art. 38 t.u.b. per intervenuto superamento dei limiti di finanziabilità, altro non sarebbe che un ordinario mutuo ipotecario: con la conseguenza che il superamento del limite di finanziabilità non comporterebbe, in quanto ad esso estrinseco, la nullità del sinallagma nè la verifica della possibilità di dar luogo alla conversione in altro tipo di contratto, ma semplicemente la disapplicazione della speciale disciplina del mutuo fondiario, con conservazione del contratto di mutuo ipotecario originario e della garanzia ipotecaria.
23. Ma ai fini che qui rilevano, quanto al motivo in esame (per essere stato già disatteso quello dell’assenza del requisito del primo grado dell’ipoteca concessa) la qualificazione del credito come fondiario o meno rileva appunto ai soli fini della ritualità o legittimità dell’esenzione dall’obbligo di previa notifica del titolo esecutivo: e l’esclusione del carattere fondiario derivante dal superamento di quel limite comporta in ogni caso la fondatezza della doglianza, basata sulla contestazione del presupposto in diritto della gravata decisione (benchè conforme alla giurisprudenza di legittimità del tempo).
25. Conseguono, fondato essendo il motivo ed in parte inammissibili ed in parte infondati i primi due, la cassazione della gravata sentenza ed il rinvio al Tribunale di Roma, in persona di diverso giudicante, anche per le spese del giudizio di legittimità; ma, poichè il ricorso è stato almeno in parte accolto, non sussistono i presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: norma in forza della quale il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che definisce quest’ultima, a dare atto della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da essa proposta, a norma del detto art. 13, comma 1 bis.