Source: http://www.aipgitalia.org/index.php/linea-guida/linee-guida-per-lo-psicologo-giuridico-aipg?start=1
Timestamp: 2020-02-21 23:58:43+00:00
Document Index: 129419361

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 17', 'art. 33', 'art. 36', 'art.26', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 12']

Nell’espletamento delle sue funzioni lo psicologo giuridico utilizza metodologie scientificamente affidabili riconosciute dalla Comunità scientifica di riferimento (art. 5 C.D.). Nei processi per l’affidamento dei figli la tecnica peritale è improntata quanto più possibile al rilevamento di elementi provenienti sia dai soggetti stessi sia dall’osservazione dell’interazione dei soggetti tra di loro.
Lo psicologo giuridico valuta attentamente il grado di validità e di credibilità delle informazioni, dei dati e delle fonti su cui basa le conclusioni raggiunte e, all’occorrenza, vaglia ed espone ipotesi interpretative alternative (art. 7 C.D.). Evita altresì di esprimere opinioni non suffragate dalla letteratura scientifica di riferimento.
Lo psicologo giuridico esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta, ovvero su documentazione adeguata e attendibile. E’ da considerare deontologicamente e scientificamente scorretto esprimere un parere su un soggetto senza averlo esaminato.
Lo psicologo giuridico agisce sulla base del consenso informato da parte del cliente/utente. In caso di intervento individuale o di gruppo, è tenuto ad informare nella fase iniziale circa le regole che governano tale intervento (art. 14 C.D., Cap. 8 L.G.T.). Qualora il mandato gli sia stato conferito da persona diversa dal soggetto esaminato o trattato, per esempio da un magistrato, lo psicologo chiarisce al soggetto le caratteristiche del proprio operato.
Stante il contesto in cui opera, lo psicologo giuridico ha particolare cura nel redigere e conservare appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere sotto qualsiasi forma che riguardino il rapporto col soggetto (art. 17 C.D.). Nell’ambito penale, nelle perizie in caso di ipotesi di abuso e/o maltrattamento di minore, egli ricorre alla videoregistrazione o alla audioregistrazione delle attività svolte. Tale materiale deve essere posto a disposizione delle parti e del magistrato.
Lo psicologo giuridico che opera nel processo, proprio per la natura conflittuale delle parti in esso, è tenuto ad ispirare la propria condotta al rispetto e alla lealtà (art. 33 C.D.). Ove previsto dalla legge, concerta insieme ai colleghi tempi e metodi per il lavoro comune, critica, ove lo ritenga necessario, i giudizi elaborati degli altri colleghi, nel rispetto della loro dignità e fondandosi su argomentazioni di carattere scientifico e professionale evitando nel modo più assoluto critiche rivolte alla persona (art. 36 C.D.).
I consulenti di parte mantengono la propria autonomia concettuale e professionale rispetto l’assistito e forniscono il proprio contributo processuale anche attraverso il controllo dell’operato degli altri tecnici coinvolti.
I ruoli dell’esperto nel procedimento penale e dello psicoterapeuta sono incompatibili (art.26 C.D.; Cap. 5 L.G.A.M.).
L’alleanza terapeutica, che è la caratteristica relazionale che domina la realtà psicoterapeutica, è incompatibile con il ruolo che il perito e il consulente tecnico devono mantenere nel processo. Per questo, chi ha o abbia avuto in psicoterapia una delle parti del processo o un bambino di cui si tratta nel processo o un suo parente, o abbia altre implicazioni che potrebbero comprometterne l’obiettività (art. 26/2, art. 28/1 C.D.), si astiene dall’assumere ruoli di carattere formale. Lo psicologo che esercita un ruolo peritale non svolge nel contempo, nei confronti delle persone diagnosticate, attività diverse come, per esempio, quelle di mediazione o di psicoterapia. Egli, con il consenso dell’avente diritto, potrà semmai, in quanto testimone, offrire il suo contributo agli accertamenti processuali (art. 12 C.D.). Durante il corso della perizia o consulenza, lo psicologo giuridico non può accettare di incontrare come cliente per una terapia nessuno di coloro che sono sottoposti nel processo a valutazione diagnostica.
Sono indicati i riferimenti al "Codice Deontologico degli Psicologi" (C.D.), alle “Linee Guida per le perizie in caso di abuso sui minori” dell'Ordine degli Psicologi del Lazio (L.G.A.M.), alle “Linee Guida per l’utilizzo dei test psicologici in ambito forense” dell'Ordine degli Psicologi del Lazio (L.G.T.) e Protocollo d’intesa tra il CNOP, CSM, CNF.