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Timestamp: 2018-07-20 14:39:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 109', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 49']

Novità fiscali del 10 marzo 2008. In evidenza: eliminazione delle deduzioni extracontabili: imposta sostitutiva 2008; imprese che esercitano più attività: nuove regole per gli studi di settore | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 10 marzo 2008. In evidenza: eliminazione delle deduzioni extracontabili: imposta sostitutiva 2008; imprese che esercitano più attività: nuove regole per gli studi di settore
1) Imprese che esercitano più attività: Nuove regole per gli studi di settore
2) Veicoli in leasing: Prorata IVA ampio
3) Eliminazione delle deduzioni extracontabili: Imposta sostitutiva 2008
4) Dichiarazioni CNM 2008, UNICO PF e SP
6) Assegni e vaglia trasferibili: Pagamento della nuova imposta di bollo
7) Crediti d’imposta per il teleriscaldamento: Fruibile la compensazione per il gestore utente finale
E’ stato pubblicato in G.U. 6/3/2008, n. 56, il Decreto 11/2/2008 con il quale il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha semplificato gli obblighi di annotazione separata dei componenti di reddito rilevanti ai fini degli studi di settore.
In particolare, il Decreto ha stabilito quanto segue:
– I contribuenti che esercitano due o più attività di impresa, ed almeno per una sono approvati gli studi di settore, annotano separatamente i ricavi relativi alle diverse attività esercitate, e quelli derivanti dall’attività di vendita di generi soggetti ad aggio o a ricavo fisso. Gli studi di settore si applicano ai contribuenti che svolgono in maniera prevalente le attività indicate nei relativi decreti di approvazione. In caso di esercizio di più attività d’impresa, per attività prevalente, con riferimento alla quale si applicano gli studi di settore, si intende quella da cui deriva nel periodo d’imposta la maggiore entità dei ricavi;
– per il periodo d’imposta in corso al 31/12/2007, nei confronti dei soggetti che esercitano due o più attività d’impresa non rientranti nello stesso studio ed i cui ricavi derivanti da attività non considerate prevalenti superano il 20% del totale ricavi, i risultati che derivano da GERICO non potranno essere usati in sede di accertamento. A regime, ossia dal 2008, tale percentuale sarà elevata al 30%;
– i risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore sono utilizzati solo per la selezione delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie.
(Notiziario Seac del 7/3/2008)
La Corte di Gustizia Ue, con la Sentenza C-98/07 del 6/3/2008, ha stabilito che nel calcolo della percentuale di detrazione dell’Iva, per i soggetti che effettuano sia operazioni imponibili che esenti, si tiene conto dei proventi derivanti dalla vendita, al termine della locazione, di beni concessi per essere acquistati in leasing.
Tali beni, quindi, non sono ammortizzabili ai fini del calcolo del prorata di detrazione dell’Iva.
Con tale Sentenza la Corte di Giustizia Ue è intervenuta sulla rilevanza delle cessioni di beni in leasing.
I veicoli acquistati per essere ceduti in locazione finanziaria e venduti alla scadenza, ai fini del prorata di detrazione dell’Iva, non si considerano, quindi, beni ammortizzabili.
Concorrono alla determinazione della percentuale di detrazione i ricavi di tali vendite.
A nulla rileva, dunque il fatto che per la rettifica della detrazione, gli stessi veicoli possono essere considerati beni d’investimento.
L’intervento della Corte nasce da una vertenza tra il fisco danese e una società che svolgeva attività di locazione finanziaria dei veicoli.
(Franco Ricca, in Italia Oggi, 7/03/2008)
Veicoli in leasing: Recuperi agevolati
I veicoli che vengono acquistati da una società di leasing per essere dati in locazione e poi rivenduti alla fine del contratto stesso non sono considerati dei beni d’investimento per il calcolo del pro rata di detrazione.
Conseguentemente, vanno conteggiati sia al numeratore che al denominatore in quanto costituiscono una parte consistente dell’attività economica posta in essere dalla società. Questo è quanto è stato deciso ieri dalla Corte di Giustizia Ue nella sentenza relativa alla causa C-98/07.
(Renato Portale in Il Sole 24 Ore del 7/3/2008)
Calcolo del prorata: Definizione di “beni d’investimento che il soggetto passivo ha utilizzato nella sua impresa”
In materia di IVA, ai fini del calcolo del prorata di detrazione (ai sensi dell’art. 19, n. 2, direttiva n. 77/388/CE), la nozione “beni d’investimento che il soggetto passivo ha utilizzato nella sua impresa” non comprende i veicoli che un’impresa di leasing acquista al fine di darli in locazione e poi di venderli alla scadenza dei contratti di leasing, in quanto la vendita di tali veicoli al termine di questi contratti costituisce parte integrante dell’attività economica usuale di tale impresa. Correttamente, quindi, una società di diritto danese (esercente attività di leasing di autoveicoli – assoggettata a IVA – e attività di prestazione di servizi finanziari – esonerata dall’imposta) ha preso in considerazione, per il calcolo del prorata, il fatturato risultante dalla vendita dei veicoli alla scadenza dei contratti di leasing.
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. IV, 06/03/2008, n. C-98/07, in Notiziario Ipsoa del 7/3/2008)
La legge finanziaria 2008 ha previsto l’eliminazione delle deduzioni extracontabili (quadro EC della dichiarazione dei redditi) e ha offerto alle imprese la possibilità di “rimuovere” i disallineamenti tra i valori civili e fiscali, generati dalle deduzioni extracontabili effettuate fino al periodo d’imposta 2007 incluso.
L’impresa può infatti optare per l’applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap sulle differenze tra il valore civile e il valore fiscale dei beni e degli altri elementi indicati nel quadro EC della dichiarazione dei redditi.
Con il Decreto Ministeriale del 3/3/2008, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, sono stati definiti modalità, termini ed effetti dell’opzione per l’imposta sostitutiva.
L’opzione si effettua con il pagamento della prima delle tre rate obbligatorie entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito, relativa al periodo d’imposta di riferimento (periodo d’imposta 2007 in caso di immediata applicazione della disciplina) e può essere esercitata anche per singoli righi del quadro EC.
Le aliquote dell’imposta sostitutiva sono parametrate all’ammontare delle differenze di valore ad essa assoggettate e possono essere del 12%, 14% e 16%.
Il Decreto contiene, inoltre, disposizioni di coordinamento di questa disciplina con quanto previsto dalla legge finanziaria sull’affrancamento delle riserve in sospensione d’imposta (correlate alle deduzioni extracontabili) mediante applicazione dell’imposta sostitutiva dell’1%, nonché sul recupero a tassazione ai fini Irap delle stesse differenze di valore.
Contenuto illustrato del Decreto Ministeriale 3/3/2008
Uno dei principali interventi attuati dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), in materia di reddito d’impresa, ha riguardato la disciplina delle c.d. deduzioni extracontabili: vale a dire, delle deduzioni a titolo di ammortamenti e altri costi riconosciute ai fini fiscali anche se non imputate al conto economico dell’esercizio. In particolare, con le modifiche apportate dalla lettera q), del comma 33, dell’art. 1 di detta legge finanziaria, è stata disposta l’eliminazione di tale disciplina a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.
Unica eccezione ammessa è quella riguardante il costo sostenuto a titolo di avviamento e a titolo di acquisizione dei marchi che, per i soli soggetti tenuti alla redazione del bilancio in base ai principi contabili internazionali, potranno continuare a essere dedotti extracontabilmente, pur sempre nei limiti delle quote ammesse dalla norma fiscale.
In tale nuova prospettiva, la stessa legge finanziaria ha previsto la possibilità di eliminare i disallineamenti tra i valori contabili e quelli fiscali generatisi fino al suddetto periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007, assoggettando, in via opzionale, tali differenze ad imposta sostitutiva delle imposte sul reddito e dell’Irap, senza attendere le naturali vicende di recupero a tassazione (prosecuzione degli ammortamenti, cessione dei beni, distribuzione delle riserve con vincolo di sospensione) previste dall’art. 109, comma 4, del Tuir, nella formulazione previgente alle modifiche apportate dalla legge finanziaria 2008.
In particolare, il comma 48 del citato art. 1 della legge finanziaria 2008 prevede la possibilità di applicare su tali differenze di valore un’imposta sostitutiva, con aliquote del 12%, 14% e 16%, demandando al Ministro dell’economia e delle finanze il compito di definire le modalità, i termini e gli effetti dell’esercizio della relativa opzione.
A ciò ha provveduto il neo Decreto, il quale detta anche le necessarie disposizioni di coordinamento della disciplina dell’imposta sostitutiva con la disciplina valevole ai fini Irap per il recupero a tassazione in sei quote costanti delle stesse differenze di valori nonché con la possibilità di eliminare il solo vincolo di disponibilità gravante sulle riserve in sospensione corrispondenti alle deduzioni extracontabili effettuate, assoggettando tali riserve anche in questo caso in via opzionale ad imposta sostitutiva dell’uno per cento.
Aspetti principali delle disposizioni attuative contenute nel suddetto Decreto chiariti dalla relazione illustrativa
Intanto, l’opzione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva può essere esercitata anche parzialmente, nel senso di non riguardare obbligatoriamente l’intera massa delle deduzioni extracontabili effettuate.
Peraltro, che in caso di applicazione parziale della disciplina, essa deve essere richiesta “per classi omogenee di deduzioni extracontabili”.
Al riguardo, l’art. 1 comma 2 del presente decreto ha attuato tale previsione, stabilendo che ciascun rigo del quadro EC della dichiarazione dei redditi costituisce una classe omogenea agli effetti dell’applicazione della disciplina.
Tuttavia, la stessa disposizione attuativa stabilisce anche che l’imposta sostitutiva deve comunque riguardare l’intero ammontare delle differenze di valore relative al singolo rigo.
In considerazione del fatto che i soggetti tenuti alla redazione del bilancio in base ai principi contabili internazionali potranno continuare a operare deduzioni extracontabili in relazione ai marchi, lo stesso comma 2 dell’art. 1 del presente decreto consente, solo a tali soggetti, di escludere dall’applicazione dell’imposta sostitutiva la parte delle differenze di valore incluse nel rigo EC5 del suddetto quadro riferite a detti elementi patrimoniali.
Il comma 3 dell’art. 1 del decreto prevede un’ulteriore deroga, in questo caso di carattere generale, al criterio secondo cui l’applicazione dell’imposta sostitutiva deve riguardare l’intero ammontare delle differenze di valore relative al singolo rigo. Si stabilisce, in particolare, che se l’applicazione della disciplina riguarda i beni materiali e immateriali indicati nella sezione I del quadro EC e gli stessi sono ceduti nel corso dello stesso periodo d’imposta di esercizio dell’opzione anteriormente al versamento della prima rata dovuta dell’imposta sostitutiva, le differenze tra valori civili e fiscali relativi ai beni ceduti sono escluse dalla base imponibile dell’imposta sostitutiva.
Il motivo di tale regola deriva atto che, per i beni ammortizzabili materiali e immateriali (incluso l’avviamento), gli effetti prodotti dall’applicazione dell’imposta sostitutiva sono sottoposti a condizione risolutiva, nel senso che la loro cessione anteriormente all’inizio del quarto periodo d’imposta successivo a quello di esercizio dell’opzione comporta la riduzione del costo fiscale di un importo pari alla differenza di valore assoggettata a imposta sostitutiva nonché ai maggiori ammortamenti dedotti.
L’esclusione delle differenze di valore relative ai beni ceduti prima che si perfezioni l’esercizio dell’opzione per l’imposta sostitutiva, dunque, risponde all’esigenza di evitare all’impresa un esborso sostanzialmente inutile.
Il comma 4 dell’art. 1 del decreto stabilisce che l’opzione per la disciplina dell’imposta sostitutiva si esercita effettuando il versamento della prima delle tre rate obbligatorie entro il termine previsto dalla norma. Con tale versamento, quindi, si perfeziona in modo irreversibile l’esercizio dell’opzione, che non verrebbe meno nell’ipotesi di mancato versamento delle rate successive. Si tratta di una soluzione analoga a quella adottata in altre discipline opzionali con pagamento rateizzato dell’imposta sostitutiva e che risponde, per l’erario, anche ad esigenze di certezza di gettito. Naturalmente, l’eventuale mancato versamento nei termini delle rate successive alla prima sarebbe autonomamente sanzionato con le ordinarie regole previste per gli omessi o ritardati versamenti delle imposte sui redditi.
Le aliquote dell’imposta sostitutiva sono parametrate all’ammontare delle differenze di valore ad essa assoggettate. In particolare, il richiamato comma 48 dell’art. 1 della legge finanziaria 2008 ha stabilito che il prelievo sostitutivo si applichi con l’aliquota del 12% sulla parte delle differenze di valore complessivamente ricomprese nel limite di 5 milioni di euro; con l’aliquota del 14% sulla parte che eccede 5 milioni e fino a 10 milioni di euro e con l’aliquota del 16% ulla parte superiore a 10 milioni di euro.
Con la disposizione contenuta nel secondo periodo del comma 4 dell’art. 1 del decreto si è previsto che, ai fini della determinazione delle aliquote progressive applicabili, assumono rilevanza anche le differenze di valori assoggettate a imposta sostitutiva nel o nei precedenti periodi d’imposta.
L’art. 2 del decreto si occupa di definire gli effetti derivanti dall’applicazione dell’imposta sostitutiva e la loro decorrenza. Al riguardo, in coerenza con quanto disposto dalla legge finanziaria 2008, viene anzitutto precisato che tali effetti, vale a dire il riallineamento dei valori fiscali a quelli civili e il corrispondente svincolo delle riserve, si producono a partire dall’inizio del periodo d’imposta in cui si effettua l’esercizio dell’opzione con il versamento della prima rata dovuta.
In particolare, il comma 2 del citato art. 2 si occupa di stabilire invece la cessazione degli effetti, o meglio, la revoca degli effetti temporaneamente prodottisi per il caso in cui, come si è detto, i beni i cui valori hanno formato oggetto di riallineamento siano ceduti prima dell’inizio del quarto anno successivo a quello di esercizio dell’opzione. In caso di periodo d’imposta coincidente con l’anno solare e di opzione esercitata nel corso del 2008, la revoca degli effetti si produrrà, dunque, se i beni sono ceduti anteriormente alla data del 1° gennaio 2012.
Il successivo comma 3 dello stesso art. 2 si occupa di coordinare l’applicazione dell’imposta sostitutiva con il recupero a tassazione in via ordinaria per quote costanti (sei quote) delle differenze di valore in questione ai fini della base imponibile dell’Irap previsto dalla stessa legge finanziaria 2008.
Tale recupero opera a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, che è anche il primo periodo utile per esercitare l’opzione per l’imposta sostitutiva.
Se l’impresa procede ad applicare l’imposta sostitutiva sull’intera massa delle differenze di valore risultanti dal quadro EC della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007, non si pone alcun problema di coordinamento tra le due discipline, dato che l’integrale e immediata applicazione della sostitutiva blocca sul nascere l’avvio del recupero per sesti ai fini Irap.
Tuttavia, non può escludersi che l’impresa non si avvalga della disciplina dell’imposta sostitutiva direttamente nel primo periodo d’imposta utile oppure se ne avvalga in modo parziale, determinando così, in tutto o in parte, l’avvio della suddetta regola del recupero per sesti.
Verificandosi tale situazione, si determinerebbe un doppio recupero a tassazione ai fini Irap delle differenze tra i valori civili e fiscali non compatibile con i principi generali dell’imposizione.
Per ovviare a tale conseguenza, la disposizione del secondo periodo del comma 3 dell’art. 2 stabilisce, dunque, che nel caso in cui l’opzione per l’imposta sostitutiva sia esercitata dopo il primo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, la parte delle quote costanti già recuperate a tassazione ai fini dell’Irap, in correlazione alle medesime differenze di valori assoggettate a imposta sostitutiva, costituisce componente negativo del valore della produzione deducibile, agli effetti dell’Irap relativa al periodo d’imposta di esercizio dell’opzione.
Soluzione diversa è invece prevista dal successivo comma 4 dello stesso art. 2 del decreto in punto di coordinamento della disciplina dell’imposta sostitutiva con quella prevista dal comma 34, ottavo periodo, dell’art. 1 della stessa legge finanziaria 2008. Tale norma consente al contribuente di assoggettare in tutto o in parte le riserve e gli utili gravati dal vincolo di disponibilità all’imposta sostitutiva dell’1%. Si tratta, in questo caso, di una disciplina applicabile “una tantum”; il citato ottavo periodo del comma 34 stabilisce, infatti, che il versamento dell’imposta sostitutiva dell’1% deve essere effettuato “in unica soluzione entro il termine di versamento dell’imposta sul reddito relativa la periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007”. Al riguardo, la norma attuativa di coordinamento prevede che, se il contribuente si avvale della facoltà di assoggettare in tutto o in parte le riserve e gli utili gravati dal vincolo di disponibilità all’imposta sostitutiva dell’uno per cento ivi prevista, la successiva applicazione dell’imposta sostitutiva sulle differenze di valori non comporta comunque la restituzione di detta imposta dell’uno per cento. In questo caso, infatti, considerate le caratteristiche e le finalità dei due prelievi nonché il divario tra i livelli di aliquota, non si crea alcuna interferenza o alcun effetto di doppia imposizione.
L’art. 3 del presente decreto concerne le regole relative al versamento dell’imposta sostitutiva.
Al riguardo, va sottolineato, anzitutto, che l’imposta sostitutiva deve essere versata obbligatoriamente in tre rate annuali, la prima, pari al 30%, entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al periodo d’imposta con riferimento al quale viene esercitata l’opzione; la seconda, pari al 40%, e la terza, pari al 30%, entro il termine rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai due periodi d’imposta successivi. Inoltre, la misura degli interessi dovuti sulla seconda e terza rata resta fissata al 2,5%.
Infine, l’imposta sostitutiva può essere versata anche tramite compensazione con crediti relativi ad altre imposte.
4) Dichiarazioni CNM 2008, UNICO PF e SP: Criteri di liquidazione e controllo per la verifica della conformità dei dati
L’Agenzia delle Entrate ha approvato i criteri di liquidazione e di controllo per la verifica della conformità dei dati contenuti nella dichiarazione con le indicazioni fornite nelle istruzioni ai modelli CNM 2008, UNICO 2008-SP e UNICO 2008-PF, unitamente ai dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli indicatori di normalità economica.
(Provvedimento Agenzia delle Entrate 06/03/2008, n. prot. 27805/2008, in Notiziario Ipsoa del 7/3/2008)
– Ecoincentivi D.L. Milleproroghe: possibile il cumulo con le agevolazioni previste dalla Finanziaria 2007
Non sussistono ostacoli all’ammissibilità del cumulo degli ecoincentivi previsti dall’art. 29, commi 3 e 4, D.L. n. 248/2007 (D.L. Milleproroghe, convertito con modificazioni con la legge n. 31/2008) con quelli previsti dalla Finanziaria 2007 (art. 1, comma 228, legge n. 296/2006), qualora si realizzino le due diverse condizioni prescritte dalla legge: da un lato, l’acquisto di veicoli omologati dal costruttore per la circolazione mediante alimentazione, esclusiva o doppia del motore con gas metano o GPL, nonché mediante alimentazione elettrica ovvero ad idrogeno, dall’altro, la dismissione di veicoli aventi un negativo impatto ambientale.
(Risoluzione Ministero economia e finanze 06/03/2008, n. 7/DPF, in Notiziario Ipsoa del 7/3/2008)
– Reddito d’impresa – Interessi passivi su finanziamenti indicati nella situazione patrimoniale: Plusvalenza tassabile
È legittimo l’avviso di accertamento basato sulla contestazione che la somma corrispondente ad interessi passivi su finanziamenti è stata inserita – pur non potendo far parte del patrimonio – nel conto immobili.
Dall’irregolare iscrizione nel conto immobili dell’importo degli interessi passivi emerge, infatti, una plusvalenza tassabile, non potendo costituire tali interessi elementi del patrimonio (dovendo invece incidere quali costi di esercizio nel conto economico del bilancio).
Trova applicazione il principio (cfr. Cass., sentenza 18173/2002) secondo cui – in tema di reddito d’impresa – qualora una società di capitali esercente un’impresa di costruzioni edili, redigendo il bilancio di esercizio allegato alla dichiarazione, indichi nella situazione patrimoniale (e non nel conto economico) il valore delle costruzioni (con ciò dimostrando di aver inteso patrimonializzarlo, comprendendo in esso anche costi indeducibili perchè non documentati o non inerenti), la patrimonializzazione di tali costi – in contrasto con il principio per cui il valore degli immobili deve essere iscritto in bilancio per un valore non superiore al prezzo di costo (legittimamente determinato) – si traduce nell’iscrizione nel bilancio stesso di un incremento patrimoniale e quindi nell’emersione di una «plusvalenza iscritta», come tale tassabile indipendentemente dalla cessione del bene.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 22/02/2008, n. 4640, in Notiziario Ipsoa del 7/3/2008)
– Dichiarazione omessa: Sono comunque legittimi i crediti vantati in UNICO nell’anno d’imposta successivo
La società che – per gli anni d’imposta 2000, 2001 e 2002 – non ha presentato le dichiarazioni dei redditi, ha comunque diritto di usufruire del credito che gli viene recuperato dall’Ufficio, laddove sia stato possibile ricostruirne documentalmente la provenienza.
(Commissione tributaria provinciale Roma, Sentenza, Sez. XLVI, 22/01/2008, n. 540 in Notiziario Ipsoa del 7/3/2008)
– Teleriscaldamento “fai da te”: Le istruzioni per l’uso – effetti della norma interpretativa inserita in Finanziaria
Il soggetto che è, contemporaneamente, gestore della rete di teleriscaldamento alimentata con biomassa o a energia geotermica e utente finale può fruire del credito d’imposta di importo dipendente dai chilowattora di calore fornito (articolo 8, comma 10, lettera f), della legge n. 448 del 1998). In tal caso, il bonus è qualificabile come contributo in conto esercizio, costituendo, per il gestore-utente finale, un ricavo.
E’ uno dei chiarimenti forniti dall‘Agenzia delle Entrate con la circolare n. 17/E del 7 marzo 2008.
(Agenzia delle Entrate, notiziario telematico del 7/3/2008)
– Fino alla relativa sentenza, il coniuge è comunque considerato, ai fini Irpef, “familiare”
Ai fini delle imposte sui redditi, si considera”familiare” il coniuge separato, fino a quando non interviene la sentenza di divorzio. Di conseguenza, la cessione a titolo oneroso, nel quinquennio dall’acquisto, dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del solo marito, “assegnatario” della stessa a seguito di separazione consensuale, non produce plusvalenza imponibile nemmeno nei confronti della moglie.
Il chiarimento è stato fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 82/E del 7 marzo 2008.
– Trust misto post mortem: chi tassare?
Una risposta a un interpello fornita anche alla luce della circolare n. 48/E del 6/8/2007
In presenza di trust misto il reddito accantonato è tassato direttamente in capo al trust mentre il reddito spettante al beneficiario-disponente – come disposto dalle sue finalità – è sottoposto a tassazione direttamente in capo a quest’ultimo per trasparenza e, dopo la sua morte, in capo agli eredi.
Questa, in sostanza, è stata la risposta dell’agenzia delle Entrate a una istanza di interpello presentata da un privato cittadino e avente come fine la corretta applicazione del regime fiscale anche secondo quanto disposto dall’articolo 73 del Dpr n. 917/1986.
(Risoluzione n. 81/E del 7 marzo 2008, Agenzia delle Entrate, notiziario telematico del 7/3/2008)
– Controlli automatizzati: Ecco le regole tecniche – Provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 7 marzo 2007
Istruzioni per il sistema informatico di gestione degli ingressi degli spettatori
Per consentire il controllo informatico dei titoli di accesso, sia digitali che cartacei, a manifestazioni di spettacolo o di intrattenimento e per evitare, in occasione di eventi importanti con grande afflusso di spettatori, inutili rallentamenti, spesso causa di problematiche di ordine pubblico, l’agenzia delle Entrate ha disciplinato le modalità di svolgimento dei controlli. Nel provvedimento di oggi e nei relativi allegati, le specifiche tecniche delle “verifiche” automatizzate e della trasmissione on line dei documenti riepilogativi.
Dal 30/4/2008 sugli assegni bancari, postali, circolari e su vaglia cambiari e postali rilasciati in forma libera sarà applicata l’imposta di bollo di 1,50 euro introdotta dalle norme per la lotta al riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite che danno attuazione alle direttive europee.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 18/2008 ha chiarito le modalità di pagamento dell’imposta di bollo dovuto dai soggetti che rilasciano gli effetti indicati nell’art. 49 del D.Lgs. n. 231/2007.
La circolare distingue procedimenti diversi per le varie tipologie di effetti rilasciati in forma libera da banche e da Poste Italiane S.p.A.
Inoltre, viene precisato che, solo per il rilascio degli assegni bancari e postali trasferibili, è obbligatoria l’autorizzazione al pagamento dell’imposta in modo virtuale, che avverrà bimestralmente, suddiviso in rate di pari importo, a partire dal 30 giugno 2008.
(Agenzia delle Entrate, circolare del 07/03/2008, n. 18)
I gestori di reti di teleriscaldamento, alimentato con biomassa o ad energia geotermica, contemporaneamente utenti finali dell’energia fornita possono anch’essi utilizzare in compensazione i crediti d’imposta previsti dalla norma.
La novità, introdotta dalla Finanziaria 2008 che ha prorogato l’agevolazione al 31 dicembre dell’anno in corso, ha infatti integrato la norma prevedendo la possibilità di fruire del credito d’imposta anche nei casi in cui la persona giuridica gestore della rete coincida con la persona giuridica utilizzatore dell’energia, risultando quindi contemporaneamente fornitore e consumatore finale.
In questo caso, come ha chiarito la circolare n. 17 del 7 marzo 2008 dell’Agenzia delle Entrate, il credito d’imposta, qualificabile come contributo in conto esercizio, costituisce per il soggetto gestore-utente finale un ricavo.
Considerata inoltre la natura interpretativa della norma, prosegue la Circolare, la sua applicazione riguarderà anche i rapporti ancora pendenti che non abbiano esaurito i loro effetti al 1 gennaio 2008.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 7/3/2008)