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Timestamp: 2019-02-19 10:20:05+00:00
Document Index: 99367731

Matched Legal Cases: ['art. 1228', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Trasfusioni infette e la responsabilità ASL - Avv. Ezio Bonanni
Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza 10-05-2016, n. 9374
Trasfusioni infette e responsabilità contrattuale della ASL
La richiesta di risarcimento danni derivanti da emotrasfusioni infette va proposta nei confronti della struttura sanitaria nel termine prescrizionale di dieci anni.
La responsabilità della struttura sanitaria per i danni derivanti da emotrasfusioni infette, ex art. 1228 e 1218 c.c, è da ritenersi diversa rispetto alla responsabilità del Ministero della salute, con conseguente applicazione di un diverso termine prescrizionale: decennale per la prima e quinquennale per la seconda.
Nel caso in esame la Corte di Appello confermava la sentenza di primo grado con la quale veniva rigettata la domanda per il risarcimento danni derivanti da trasfusioni di emoderivati infetti da epatite, poichè ritenuta matura la prescrizione per proporre la detta domanda.
Ebbene avverso tale sentenza la danneggiata proponeva ricorso in Cassazione e in tale sede la Suprema Corte ha avuto occasione di affermare il consolidato principio in forza del quale la responsabilità invocabile nei confronti della struttura sanitaria è di natura contrattuale, con conseguente applicazione del termine prescrizionale di dieci anni a decorrere da quando la danneggiata ha avuto conoscenza del danno stesso e pertanto cassava la sentenza di secondo grado.
1. - Con sentenza resa pubblica il 3 aprile 2013, la Corte di appello di Caltanissetta confermava la sentenza emessa nel maggio 2007 dal Tribunale della stessa Citta', che, a sua volta, aveva rigettato, per maturata prescrizione, la domanda di risarcimento proposta da Ca. Ma. Gr. contro la Gestione Liquidatoria presso l'Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele di (OMISSIS), la Gestione Liquidatoria presso l'AUSL (OMISSIS) e l'Assessorato alla Sanita' della Regione Sicilia, per il ristoro dei danni patiti a seguito trasfusione di emoderivati infetti da virus dell'epatite alla quale era stata sottoposta nell'agosto (OMISSIS) presso predetto Ospedale, quale struttura che aveva mancato di controllare il sangue trasfusole.
1.1. - La Corte territoriale - premesso che la responsabilita' "del Ministero della salute (nella fattispecie dell'Assessorato alla Sanita' della Regione Sicilia) per danni conseguenti da infezione da virus HCV contratte da soggetto emotrasfusi e' di natura extracontrattuale", con relativo termine quinquennale decorrente "dalla data in cui il soggetto leso ha avuto piena contezza dell'infezione" osservava che, "per espressa ammissione della Ca. ", l'infezione era stata "acclarata" il (OMISSIS), mentre l'azione giudiziale aveva avuto inizio nel 2004, la' dove, poi, la prima richiesta di risarcimento era stata formulata a mezzo di lettera raccomandata inviata il 24 aprile 2001, allorquando "era gia' decorso il termine quinquennale di prescrizione".
2. - Per la cassazione di tale sentenza ricorre Ca. Ma. Gr. sulla base di cinque motivi. L'Assessorato alla Sanita' della Regione Sicilia, per il tramite dell'Avvocatura generale dello Stato, ha depositato tardivo atto di costituzione ai soli fini della partecipazione all'udienza di discussione. Non hanno svolto attivita' difensiva le intimate Gestione Liquidatoria presso l'Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele di (OMISSIS) e la Gestione Liquidatoria presso l'AUSL (OMISSIS).
1. - In via preliminare, deve ritenersi valida la notificazione effettuata nei confronti delle intimate Gestioni liquidatorie presso l'Avvocatura generale dello Stato, posto che, essendo state esse difese nel giudizio di merito, al pari dell'Assessorato alla sanita' regionale, dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, tale patrocinio e' sufficiente, ai sensi del Regio Decreto n. 1611 del 1933, articolo 43 (segnatamente, comma 3) a radicare la difesa anche nei successivi gradi di giudizio (in tale prospettiva cfr. anche Cass., sez. un., 11 aprile 1995, n. 4149).
2. - Con il primo mezzo e' dedotta, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione dell'articolo 112 cod. proc. civ. in relazione all'articolo 99 c.p.c. e articolo 163 c.p.c., comma 3, n. 4, "e dei principi giurisprudenziali circa la cumulabilita' dell'azione di responsabilita' contrattuale e di responsabilita' extracontrattuale di cui agli articoli 1216 e 2043 cod. civ.". La domanda di danni proposta in primo grado era fondata sia sul titolo di responsabilita' contrattuale, che su quello di responsabilita' extracontrattuale, tanto che il primo giudice aveva ritenuto sussistente soltanto il primo e dichiarato prescritto il diritto in ragione della decorrenza del termine ordinario decennale dal (OMISSIS), epoca della trasfusione. Con l'appello era stato censurato sia il fatto che il Tribunale non aveva esaminato se ricorressero i presupposti per l'accoglimento dell'uno o dall'altro titolo di responsabilita', sia il fatto che comunque il primo giudice aveva fatto decorrere il termine di prescrizione non dal momento di effettiva percezione della malattia. La Corte territoriale, nel far riferimento alla sola azione di responsabilita' extracontrattuale, avrebbe omesso di pronunciare su tutta la domanda risarcitoria, che cumulava le due ipotesi di responsabilita' e, dunque, anche quella contrattuale.
3. - Con il secondo mezzo e' dedotta, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, falsa applicazione dell'articolo 1228 cod. civ. "quanto alla individuazione del titolo di responsabilita' azionabile dal paziente emotrasfuso nei confronti della struttura sanitaria". La Corte di appello avrebbe errato, ulteriormente, nell'individuare in quella extracontrattuale il titolo di responsabilita' invocabile nei confronti della struttura sanitaria di ricovero del paziente emotrasfuso (ASL di (OMISSIS), essendo stato poi esteso il contraddittorio anche nei confronti della Gestione Liquidatoria dell'Azienda Ospedaliera e dell'Assessorato alla Sanita' regionale), chiamata in giudizio anche a titolo di responsabilita' contrattuale per le prestazioni da essa rese. Il giudice di secondo grado avrebbe, infatti, frainteso la giurisprudenza di legittimita' (segnatamente, Cass., sez. un., n. 576 del 2008) in ordine alla responsabilita' del Ministero della salute per le emotrasfusioni infette, che e' diversa da quella della struttura sanitaria nella quale la paziente era stato sottoposto alla trasfusione.
3.1. - I primi due motivi sono fondati per quanto di ragione e con le precisazioni di seguito evidenziate.
3.1.1. - Come emerge dagli atti processuali all'uopo rilevanti - cui questa Corte ha accesso per la natura processuale del vizio lamentato dalla ricorrente con il primo motivo - l'azione risarcitoria per il danno da trasfusione di emoderivati infetti da virus HCV e' stata promossa dalla Ca. nei confronti dell'Azienda Territoriale USL n. (OMISSIS) Gestione Liquidatoria (che si assumeva esser stata indicata come legittimata passiva dall'Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele III di (OMISSIS), ove l'attrice era stata sottoposta nel luglio 1981 ad emotrasfusione infetta) "anche a titolo di responsabilita' contrattuale (per tutte, circa il titolo della responsabilita' per le prestazioni sanitarie rese da una struttura ospedaliera, Cass. 27.5.93 n. 5939)" (cfr. atto di citazione notificato il 29 marzo 2004, pp. 4/5). Successivamente, dopo sentenza di incompetenza territoriale pronunciata dal Tribunale di Gela in favore di quello di Caltanissetta, la Ca. provvedeva a riassumere il giudizio (con atto notificato il 9 marzo 2005) non solo nei confronti della predetta Gestione Liquidatoria, ma anche della Gestione Liquidatoria presso l'Azienda Ospedaliera Vittorio Emanuele III di (OMISSIS) e l'Assessorato alla Sanita' della Regione Sicilia e cio' in ragione delle eccezioni di difetto di legittimazione avanzate dalla difesa erariale in ragione della vicenda concernente la soppressione delle Unita' Sanitarie Locali e della successione ex lege dei relativi rapporti in capo alle Regioni, con la costituzione di apposite gestioni stralcio e/o liquidatorie. Nell'atto di riassunzione, alla pedissequa trascrizione dell'originaria citazione seguiva, dopo la narrazione delle vicende che avevano portato alla individuazione dei soggetti da evocare in giudizio, la precisazione (p. 13) che la "domanda risarcitoria della sig.ra Ca. " era "relativa ad un rapporto contrattuale instaurato a suo tempo con l'ospedale Vittorio Emanuele (sicche' la causa generativa del credito deve ravvedersi nell'inadempimento da parte dell'ospedale Vittorio Emanuele alle obbligazioni assunte col rapporto di assistenza sanitaria)", altresi' puntualizzandosi che si trattava di "illecito contrattuale che ha originato il danno di cui e' causa". Con la memoria ex articolo 183 cod. proc. civ. depositata il 10 marzo 2006, la Ca. , dopo aver argomentato sulla questione della legittimazione passiva dei convenuti in funzione dell'anzidetta vicenda successoria, puntualizzava, quanto al "merito della domanda" e ai fini di contrastare l'eccezione di prescrizione di controparte, che la "azione di responsabilita' contrattuale" non era prescritta e che, sempre in riferimento "alla responsabilita' contrattuale dell'Ospedale e dei suoi successori", una volta provato che la paziente aveva contratto l'infezione per una trasfusione di sangue "in occasione del suo ricovero", la prova liberatoria idonea ad esonerare l'Azienda Ospedaliera da responsabilita' gravava sulla medesima Azienda (pp. 4/5). Con la comparsa conclusionale depositata il 5 gennaio 2007, l'attrice, allorche' (dopo la ricostruzione della vicenda processuale e le argomentazioni in fatto e diritto sulla questione della successione USL/Regioni e quelle in diritto sulla decorrenza della prescrizione, sia ai sensi dell'articolo 2946 cod. civ., che dell'articolo 2947 cod. civ.) veniva a trattare della propria "posizione", ribadiva, ai fini del termine decennale di prescrizione, che la "responsabilita' dell'Ospedale ha natura contrattuale", altresi' deducendo che "comunque anche alla responsabilita' extracontrattuale dovrebbe applicarsi il termine decennale", per poi riaffermare, nel "merito della domanda", la "responsabilita' contrattuale dell'Ospedale e dei suoi successori" in ragione della trasfusione infetta praticatale "in occasione del suo ricovero" (pp. 12/13). Con la memoria di replica depositata il 23 gennaio 2007, la Ca. precisava ancora una volta che la responsabilita' "dell'Ospedale e dei suoi successori" era di natura contrattuale (p. 2) e, nel confutare le tesi difensive di controparte che in punto di onere della prova della responsabilita' facevano leva sul precedente costituito da Cass. n. 11609/2005, evidenziava che in quel caso il convenuto era il "Ministero della Sanita' per responsabilita' extracontrattuale", mentre "viceversa nella presente causa l'attrice agisce per responsabilita' contrattuale", per cui "incombe alla convenuta l'onere di prova liberatoria sulla impossibilita' di approntare metodiche per la prevenzione del contagio" (pp. 3/4). Il Tribunale di Caltanissetta, con sentenza del 15 maggio 2007, riteneva che la domanda proposta dalla Ca. , sebbene la stessa avesse addotto di aver agito "anche a titolo di responsabilita' contrattuale", fosse proprio ed unicamente quella fondata su siffatto titolo, perche' in tal senso deponevano le allegazioni in punto di condotta inadempiente della struttura sanitaria dove l'attrice aveva effettuato la trasfusione infetta (p. 7). Sicche', il primo giudice reputava non accoglibile "la domanda in tema di responsabilita' aquiliana", e rigettava la pretesa attorea "essendo prescritto il relativo diritto" in riferimento al termine decennale della prescrizione ordinaria, ex articolo 2946 cod. civ., siccome conferente al titolo di responsabilita' (contrattuale) dedotto in giudizio. Con l'atto di appello la Ca. , tra l'altro, si doleva (segnatamente, pp. 11/18) che il Tribunale, pur prendendo atto che erano state proposte entrambe le azioni (contrattuale ed extracontrattuale), avesse qualificato la domanda soltanto nei termini di responsabilita' contrattuale e reputato di non poter accogliere quella a titolo di responsabilita' aquiliana, la' dove essa attrice "aveva manifestato in termini univoci il proposito di invocare il duplice titolo di responsabilita'". La Corte di appello di Caltanissetta, con la sentenza impugnata in questa sede, statuiva unicamente sulla responsabilita' del "Ministero della Salute (nella fattispecie dell'Assessorato alla Sanita' della regione Sicilia)", assumendo trattarsi di responsabilita' extracontrattuale, rispetto alla quale il diritto della Ca. era prescritto per essere maturato il relativo termine quinquennale ex articolo 2947 cod. civ..
3.1.2. - In forza di quanto evidenziato si deve ritenere che, nonostante l'utilizzo dell'avverbio "anche", l'originario atto di citazione gia' gravitava essenzialmente intorno al titolo di responsabilita' contrattuale, cui, del resto, e' pertinente anche il precedente giurisprudenziale ivi richiamato. Cio' risulta vieppiu' evidente nell'atto di riassunzione del giudizio, che ha fissato il thema decidendum ed esteso il contraddittorio anche nei confronti di altri soggetti, con ulteriore e significativa conferma nella successiva e coerente linea difensiva assunta dalla stessa attrice. Le allegazioni in fatto convergono nel senso della responsabilita' contrattuale, del resto quella effettivamente sostenuta dalla deduzione - che definisce l'impianto complessivo della causa petendi - della condotta inadempiente della struttura sanitaria nella quale la Ca. era stata sottoposta alla trasfusione di emoderivati infetti, in linea con i principi della materia enunciati stabilmente da questa Corte, che ricondotto la fattispecie nell'alveo degli articoli 1218 e 1228 cod. civ., a seconda che la responsabilita' contrattuale della struttura anzidetta dipendesse o meno dal comportamento dei sanitari in essa operanti (tra le tante, Cass., 3 febbraio 2012, n. 1620). Non sposta un siffatto esito la circostanza che nella specie si verte in ipotesi di danni da emotrasfusioni infette, giacche' la richiamata giurisprudenza di questa Corte sul tema che si riferisce alla responsabilita' extracontrattuale e' tale in quanto viene in considerazione la particolare posizione del Ministero della Salute e non quella della struttura sanitaria che ha direttamente provveduto alla trasfusione di emoderivati infetti; ed e' infatti la stessa Ca. , come sopra messo in risalto, a peritarsi di evidenziare che la fattispecie dedotta in giudizio e' diversa ed e' quella, per l'appunto, della responsabilita' contrattuale. Ne consegue che il giudice di appello, avendo fatto riferimento alla responsabilita' del Ministero della salute "(nella fattispecie dell'Assessorato alla Sanita' della regione Sicilia)" in termini di responsabilita' extracontrattuale, con relativo termine prescrizionale quinquennale ex articolo 2947 cod. civ., ha, al contempo, erroneamente qualificato il titolo di responsabilita' (in rapporto a quanto effettivamente dedotto dall'attrice con l'azione rivolta contro la struttura sanitaria) ed omesso di statuire sulla domanda di responsabilita' contrattuale proposta dalla stessa Ca.
4. - Con il terzo mezzo e' prospettata, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la falsa applicazione degli articoli 2947 e 2946 cod. civ. "circa l'individuazione del momento di decorrenza della prescrizione nel danno trasfusionale". 4. - Con il quarto mezzo e' dedotto, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l'omesso esame di fatto decisivo e discusso tra le parti in relazione "al momento in cui la sig.ra Ca. ha acquisito "una conoscenza, ragionevolmente completa, circa i dati necessari per l'instaurazione del giudizio". 5. - Con il quinto mezzo e' denunciata, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione del combinato disposto degli articoli 2697, 2946 e 2947 cod. civ. "quanto all'onere della prova dei presupposti per la decorrenza della prescrizione".
5.1. - I restanti tre motivi sono assorbiti dall'accoglimento dei primi due, poiche' essi investono il capo di sentenza sulla declaratoria di prescrizione del diritto dell'attrice in ragione della pretesa erroneamente ritenuta fondata sulla responsabilita' extracontrattuale, la' dove il giudice del rinvio dovra', invece, pronunciarsi su tutti i profili concernenti la domanda di responsabilita' contrattuale della struttura sanitaria per i danni da trasfusione di emoderivati infetti.
6. - Vanno, dunque, accolti i primi due motivi, con assorbimento dei restanti. La sentenza impugnata deve, pertanto, essere cassata in relazione e la causa rinviata alla Corte di appello di Caltanissetta, in diversa composizione, che provvedera' ad una nuova delibazione sulla domanda di responsabilita' contrattuale proposta dalla Ca. ai fini del risarcimento del danno da emotrasfusione infetta. Il giudice del rinvio provvedera', altresi', alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimita'.
7. - Ricorrendo i presupposti di cui al Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52, comma 2, (codice in materia di protezione dei dati personali), a tutela dei diritti e della dignita' delle persone coinvolte ed in ragione dell'oggetto della pronuncia deve essere disposta, in caso di riproduzione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalita' di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l'omissione delle indicazioni delle generalita' e degli altri dati identificativi degli interessati riportati nella sentenza.
LA CORTE accoglie i primi due motivi del ricorso e dichiara assorbiti i restanti motivi; cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di appello di Caltanissetta, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimita'. Dispone che, in caso di diffusione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalita' di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l'indicazione delle generalita' e degli altri dati identificativi degli interessati riportati nella sentenza.
Cosi' deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte suprema di Cassazione, il 15 gennaio 2016.
Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2016