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Timestamp: 2019-10-22 19:42:15+00:00
Document Index: 135556356

Matched Legal Cases: ['art. 98', 'art. 11', '§ 76', '§ 31', '§ 49', '§ 31', 'art. 8', 'art. 8']

Insediamenti comunità nomadi e "stato di emergenza" - Giuristi democratici
Redazione 9 giugno 2008 9:28
“Stato di emergenza” in relazione agli insediamenti nomadici: una scelta irrazionale e discriminatoria. Commento di Emilio Robotti e Barbara Spinelli alle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3676, 3677 e 3778 del 30.05.2008.
Società stanziale dalla quale, facendone oggi una questione “di grave allarme sociale”, ci si adopera per tenere artificialmente esclusi i nomadi, bloccando sul nascere qualsiasi possibilità di interazione e condannando i Rom e i Sinti a subire il peso della segregazione su base “razziale” o “etnica” che dir si voglia..
Ovvio che, se il problema non viene affrontato in un’ottica di interazione per creare relazioni empatiche, incondizionate e prive di valutazioni ideologiche, promotrici della crescita, del benessere e dell'indipendenza di entrambe le parti, mettendo al centro la dignità della Persona, ma si affronta attraverso la negazione della dignità dell’identità nomade, a favore di logiche securitarie, perseguendo l’obiettivo di ottenere “una sostenibile distribuzione delle comunità nomadi”, inevitabilmente si arriva ad utilizzare misure di carattere coattivo; così, lo sgombero dei siti non autorizzati viene adottato come “misura utile e necessaria per il superamento dell'emergenza” .
In tal senso, il Commissario (il Prefetto del capoluogo regionale) ha amplissimi poteri: “l'approvazione dei progetti da parte del Commissario delegato sostituisce, ad ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di competenza di organi statali, regionali, provinciali e comunali, costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico generale e comporta dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori, in deroga all'art. 98, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 salva l'applicazione dell'art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 2001 e successive modifiche ed integrazioni, anche prima dall'espletamento delle procedure espropriative, che si svolgeranno con i termini di legge ridotti della metà.” Poteri straordinari, questi, non giustificati come abbiamo detto, da alcuna reale emergenza, che dimostrano solo la volontà del Governo di aggirare le norme vigenti ogni qualvolta esso individui un argomento mediaticamente forte, al quale dare una risposta altrettanto forte mediaticamente, seguendo uno stile che, purtroppo, da anni accomuna i governi di diverso colore che si sono succeduti nell’intervenire a colpi di decreti legge sui temi legati alla sicurezza (delle popolazioni nomadi, della sicurezza sul lavoro, del terrorismo, della precarietà del lavoro), senza alcuna seria e meditata valutazione rispetto al risultato che si possa effettivamente ottenere dai provvedimenti emanati.
Ma anche volendo considerare tutto questo storia passata, stupisce che si sia decretato lo stato di emergenza in un momento in cui, stando alle statistiche, il numero attuale di Romà e Sinti presente in Italia è sostanzialmente paragonabile a quello degli ultimi dieci anni, senza variazioni significative, ed invece nessun tipo di strumento eccezionale sia ad esempio mai stato utilizzato quando effettivamente, a causa dei conflitti in ex Jugoslavia, i profughi affollarono i campi sosta, autorizzati e no, italiani, causando, allora sì, una emergenza umanitaria. In quel caso, peraltro, ed al contrario di oggi, si ebbe tutto sommato una qualche
- pur relativa - maggiore elasticità, da parte di alcune Questure, almeno nel concedere permessi temporanei per motivi umanitari a tali profughi che sovraffollarono i campi sosta, spesso rimanendo nel nostro paese anche a guerra finita.
Nessuna considerazione per il fatto che nella cultura “zingara”, nomade per antonomasia, il viaggio (drom), anche come possibilità simbolica espressa da un’abitazione “mobile”, abbia ovviamente un'importanza fondamentale: è ciò che permette l'esercizio di mestieri, ciò che determina l'organizzazione sociale. Il viaggio consente l'incontro in occasioni di avvenimenti importanti, di non avere legami significativi con i luoghi in cui si è sostato, e quindi salvaguarda l'identità e l'omogeneità culturale; permette di riconoscersi con il simile (nomade), e di differenziarsi dal diverso (stanziale). E' un mezzo attraverso il quale circolano le informazioni, che permette di risolvere possibili conflitti con le popolazioni sedentarie o con altri gruppi nomadi, che permette l'incontro, e attraverso il matrimonio, la costruzione di alleanze tra le famiglie. In realtà, non sempre le comunità zingare odierne viaggiano più di quanto non facciano gli “stanziali”; ma il viaggio, in una cultura nomade, determina una diversa concezione del tempo e dello spazio, poiché "La concezione e la modalità di uso dello spazio, analogamente alla concezione e all'organizzazione del tempo, sono (…) il risultato, storicamente determinato, dei bisogni organizzativi della vita sociale e ne rivelano i valori fondamentali"(2).
I concetti di spazio e di tempo propri della vita sociale zingara, sono infatti rispondenti a bisogni e a valori diversi da quelli delle società sedentarie ai margini delle quali le comunità zingare vivono. Il concetto di abitare assume un significato diverso, perché non comprende solo l'unita abitativa, la kampina (la roulotte, la baracca, il caravan, ma anche l’appartamento in qualche caso), utile per contenere gli oggetti indispensabili, dormire e ripararsi dalle intemperie, ma tutto lo spazio infinito che lo circonda, che non appartiene a nessuno; in questo modo diviene accettabile vivere tutta la vita in uno spazio inconcepibilmente angusto per la cultura degli stanziali, abituata a separare e delimitare tutti i luoghi della vita: quello del lavoro, della famiglia, del tempo libero. E si tratta di concetti che vivono nelle popolazioni nomadi, indipendenti dalla frequenza degli spostamenti, che possono essere anche meno frequenti di quelli degli stanziali: il nomadismo d’altronde non ha mai significato essere “sempre” in viaggio; è sempre stato legato ai ritmi della terra, dell’allevamento, ai rivolgimenti sociali, alle guerre ecc.
L’emergenza indicata nei provvedimenti del Governo non esiste, quindi, e probabilmente tali provvedimenti non reggerebbero alla verifica giudiziale; casomai sussiste una incapacità diffusa, non solo a livello centrale, di risolvere problemi che si trascinano da decenni (tristemente significativo l’accostamento tra “rifiuti” e “zingari”) e che si cerca di risolvere attraverso l’istituzione di “Commissari”, lo spreco di risorse pubbliche, ed ora anche la violazione della ratio della normazione d’emergenza (dell’ordinamento normativo si chiede, come spesso accade, il rispetto solo ai semplici cittadini, attenuando via via la severità con i potenti, sino ad annullarla allorquando l’agente è una figura istituzionale che, facendo cattivo uso degli strumenti in suo potere, ne abusa trasformandoli in strumento di governabilità e di consenso, come nel caso di specie).
-	unanimemente che l’inadeguatezza dei campi sosta per Rom e Sinti costituisce una violazione dell’articolo 31(1) della Carta, letto congiuntamente all’articolo E;
-	unanimemente che gli sgomberi forzati e le altre sanzioni ad essi associati costituiscono una violazione dell’articolo 31(2) letto congiuntamente all’articolo E;
-	unanimemente che la mancanza di soluzioni abitative stabili per Rom e Sinti costituiscono una violazione dell’articolo 31(1) e dell’articolo 31(3) della Carta, letti congiuntamente all’articolo E.
1)	Indicativo che i media segnalino presunti casi di sottrazioni di bambini ad opera di zingari. Al di là dell’astratta possibilità che individui di qualsiasi gruppo etnico possa commettere tale crimine, vedi i casi legati allo sfruttamento sessuale o al commercio di organi, criminose attività purtroppo reali e certamente non legate ai gruppi zingari e nomadi, si tratta di leggende antiche, mai dimostrate ad oggi da nessuna statistica o ricerca scientifica, secondo le quali gli zingari ruberebbero i bambini degli stanziali per turpi traffici, e che hanno la stessa “dignità storica”, ovvero la falsità, delle leggende e dicerie che hanno accompagnato i pogrom e le altre persecuzioni contro gli ebrei.
2)	A. R. Calabrò, "Il vento non soffia più. Gli Zingari ai margini di una grande città", pag 23.
3)	Chapman v. the United Kingdom, 18.01.2001, n. 2723895, Corte Europea dei Diritti Umani, par. 96: As intimated in Buckley, the vulnerable position of Gypsies as a minority means that some special consideration should be given to their needs and their different lifestyle both in the relevant regulatory planning framework and in reaching decisions in particular cases (judgment cited above, pp. 1292-95, §§ 76, 80 and 84). To this extent, there is thus a positive obligation imposed on the Contracting States by virtue of Article 8 to facilitate the Gypsy way of life (see, mutatis mutandis, Marckx v. Belgium, judgment of 13 June 1979, Series A no. 31, p. 15, § 31; Keegan v. Ireland, judgment of 26 May 1994, Series A no. 290, p. 19, § 49; and Kroon and Others v. the Netherlands, judgment of 27 October 1994, Series A no. 297-C, p. 56, § 31).
4)	Buckley v. the United Kingdom, Corte Europea dei Diritti Umani, par. 76: The Court cannot ignore, however, that in the instant case the interests of the community are to be balanced against the applicant's right to respect for her "home", a right which is pertinent to her and her children's personal security and well-being (see the above-mentioned Gillow judgment, p. 22, para. 55). The importance of that right for the applicant and her family must also be taken into account in determining the scope of the margin of appreciation allowed to the respondent State. Whenever discretion capable of interfering with the enjoyment of a Convention right such as the one in issue in the present case is conferred on national authorities, the procedural safeguards available to the individual will be especially material in determining whether the respondent State has, when fixing the regulatory framework, remained within its margin of appreciation. Indeed it is settled case-law that, whilst Article 8 (art. 8) contains no explicit procedural requirements, the decision-making process leading to measures of interference must be fair and such as to afford due respect to the interests safeguarded to the individual by Article 8 (art. 8) (see the McMichael v. the United Kingdom judgment of 24 February 1995, Series A no. 307-B, p. 55, para. 87).
5)	Chapman v. the United Kingdom, 18.01.2001, n. 2723895, Corte Europea dei Diritti Umani, par. 73-74 : The Court considers that the applicant's occupation of her caravan is an integral part of her ethnic identity as a Gypsy, reflecting the long tradition of that minority of following a travelling lifestyle. This is the case even though, under the pressure of development and diverse policies or by their own choice, many Gypsies no longer live a wholly nomadic existence and increasingly settle for long periods in one place in order to facilitate, for example, the education of their children. Measures affecting the applicant's stationing of her caravans therefore have an impact going beyond the right to respect for her home. They also affect her ability to maintain her identity as a Gypsy and to lead her private and family life in accordance with that tradition. The Court finds, therefore, that the applicant's right to respect for her private life, family life and home is in issue in the present case.
6)	Chapman v. the United Kingdom, 18.01.2001, n. 2723895, Corte Europea dei Diritti Umani, par. 90: An interference will be considered “necessary in a democratic society” for a legitimate aim if it answers a “pressing social need” and, in particular, if it is proportionate to the legitimate aim pursued.