Source: https://www.vinformo.it/legge-104-del-1992
Timestamp: 2017-11-21 10:13:49+00:00
Document Index: 50690966

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 33', 'art 42', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 33', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 13']

Legge 104 del 1992 | Vinformo.it
La legge quadro n. 104 del 5 febbraio 1992 è stata, e continua ad essere, una legge fondamentale per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.
Gli scopi che la legge persegue sono:
a) garantire il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia dellapersona handicappata e promuoverne la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società;
b) prevenire e rimuovere le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo dellapersona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;
c) perseguire il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche,psichiche e sensoriali e assicurare i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e lariabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata;
d) predisporre interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale dellapersona handicappata.La legge n. 104 persegue l’obiettivo, grazie ad un coordinamento fra Stato, Regioni eComuni, di rimuovere le cause invalidanti, di promuovere l’autonomia e realizzarel’integrazione sociale. Tali obiettivi, secondo il legislatore, sono perseguibili non soloattraverso un considerevole sviluppo della ricerca scientifica, genetica, biomedica,psicopedagogica, sociale e tecnologica con la garanzia di un tempestivo intervento diprevenzione e di riabilitazione, ma, anche, con un adeguato sostegno psicologico edeconomico per la persona handicappata e per le famiglie promuovendo inoltre ilsuperamento di ogni forma di emarginazione e di esclusione sociale anche mediantel’attivazione dei servizi previsti dalla presente legge.
La legge in esame si rivolge alla persona handicappata intendendosi per tale la persona che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione e si applica, altresì, nei confronti del familiare della persona handicappata.La presente legge si applica anche agli stranieri e agli apolidi, residenti, domiciliati o aventi stabile dimora nel territorio nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle condizioni previste dalla vigente legislazione o da accordi internazionali.
La legge 104/92 prevede che se la persona invalida, viene riconosciuta da apposita commissione medica della USL anche con problemi di handicap, potrebbe aver diritto ad una serie di agevolazioni sul piano fiscale, lavorativo, scolastico e altri ambiti.La legge 53 del 2000 ed il d.l. 151 del 2000 migliorano, altresì, ed estendono questi benefici, sia in favore del disabile e sia in favore dei suoi familiari ed affini.
DIRITTO ALL’EDUCAZIONE E ALL’ISTRUZIONE:
Al bambino da 0 a 3 anni handicappato è garantito l’inserimento negli asili nido. L’obiettivo di arrivare all’inserimento e all’integrazione sociale della persona handicappata si realizza, ai sensi dell’articolo 12 della legge 104, anche attraverso la garanzia all’educazione e all’istruzione. Fin dall’asilo nido, l’integrazione scolastica, da realizzarsi attraverso una programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli socio-assistenziali, sanitari, culturali e ricreativi,è volta a sviluppare le potenzialità della persona handicappata nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione.Per questa ragione, all’individuazione dell’alunno come persona handicappata fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, il tutto avviene con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell’insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione.
L’educazione e l’istruzione scolastica sono garantite anche ai minori handicappati soggetti all’obbligo scolastico ma temporaneamente impediti per motivi di salute a frequentare la scuola. Il Provveditore agli Studi, di intesa con le USL e i Centri di recupero e di riabilitazione, sia pubblici che privati, predisporrà l’istituzione di classi ordinarie quali sezioni staccate della scuola statale. A tali classi possono essere ammessi anche i minori ricoverati nei centri di degenza, pur non in situazione di handicap, per i quali sia accertata l’impossibilità della frequenza della scuola dell’obbligo per un periodo non inferiore a trenta giorni di lezioni. La legge n.° 17 del 28 gennaio 1999 ha, inoltre, disposto che agli studenti handicappati iscritti all’università siano garantiti sussidi tecnici e didattici specifici oltre ad appositi servizi di tutorato specializzato.
Le Università, con proprie disposizioni, al fine digarantire una corretta valutazione del rendimento e delle prove d’esame, devono individuare un docente delegato dal rettore per coordinare, monitorare e supportare tutte le iniziative concernenti l’integrazione dello studente disabile di comune accordo con il docente della materia. E’ possibile eventualmente svolgere prove equipollenti, su proposta del servizio di tutorato specializzato.
LA PERSONA CON HANDICAP CHE LAVORA può usufruire, a sua scelta, ma in alternativa, o di due ore al giorno retribuiti oppure di tre giorni al mese interamente retribuiti e coperti anche da contribuzione figurativa.
AGEVOLAZIONI A FAVORE DI GENITORI DI DISABILI CON GRAVE
I permessi mensili ed i riposi giornalieri spettano pure al genitore lavoratore, anche se l’altro genitore non svolge attività lavorativa, indipendentemente dalla minore o maggiore età del figlio con handicap grave a condizione che :
se il figlio è maggiorenne, ma convivente con il genitore richiedente, può ottenere ipermessi anche se in famiglia vi sono altri soggetti che non lavorano;
·se invece il figlio maggiorenne disabile non è convivente con il genitore richiedente,per ottenere i permessi occorre dimostrare che necessita l’assistenza al disabile in modo continuativo ed esclusivo. Quindi se nel nucleo familiare del disabile sonopresenti altre persone maggiorenni (compreso l’altro genitore) che non lavorano e che sono in grado di assisterlo, non vengono concessi ne i riposi giornalieri ne i permessi mensili.
Il genitore di figli minorenni con handicap può fruire dei permessi anche se l’altro genitore non ne ha diritto ( perché è casalingo, o disoccupato o svolge lavoro autonomo).In mancanza dei genitori, i parenti ed affini entro il terzo grado, possono utilizzare i giorni di permesso anche se non sono conviventi con il soggetto disabile purché gli prestano assistenza continua ed esclusiva.
Se in famiglia cisono altri disabili in stato di gravità i permessi mensili si cumulano ( cioè a 2 disabili i permessi mensili sono 6 giorni ).
Se i genitori lavorano i permessi spettano ad entrambi, ma non contemporaneamente.
Il lavoratore può ottenere questi permessi retribuiti per assistere in modo continuativo, sia il coniuge oppure parenti ed affini entro il terzo grado (suoceri, nonni, fratelli, nipoti, zii ecc.) se riconosciuti con grave handicap.
Questi tre permessi mensili possono essere goduti anche in modo continuativo.
Si ha anche il diritto di scegliere, ove e’ possibile la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non si possono effettuare trasferimenti in altra sede senza il diretto consenso del lavoratore.
il disabile sia minorenne, ai genitori spetta un: Prolungamento a 3 anni del congedo parentale (astensione facoltativa ai sensi dell’art. 7 legge 30 dicembre 1971) per il bambino handicappato in situazione di gravità art. 33 D. L gs. n. 151/2001, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati;
Permessi a ore: due ore al giorno retribuite nei primi 3 anni di vita del bambino handicappato in situazione di gravità (art 42 co. 1, D. Lgs.. N. 151/2001 e art. 33, co. 2 legge 104/92 );
In occasione di consultazioni elettorali, ai sensi
del comma 1 dell’articolo 29, ogni Comune organizza un servizio di trasporto pubblico in modo da facilitare agli elettori handicappati il raggiungimento del seggio elettorale. Le Unità Sanitarie Locali, da parte loro, nei tre giorni precedenti la consultazione elettorale, garantiscono in ogni Comune la disponibilità di un numero adeguato di medici autorizzatial rilascio dei certificati di accompagnamento e dell’attestazione medica ai sensi della legge n. 15 del 1991, contenente norme intese a favorire la votazione degli elettori non deambulanti.
Il cittadino handicappato impossibilitato ad esercitare autonomamente il diritto di voto è accompagnato in cabina da una persona di sua fiducia, iscritto nelle liste elettorali.Nessun elettore può, comunque, esercitare la funzione di accompagnatore per più di una persona handicappata.
FACILITAZIONI PER I VEICOLI DELLE PERSONE HANDICAPPATE:
MOBILITA’ E TRASPORTI COLLETTIVI E INDIVIDUALI:
Le regioni disciplinano le modalità con le quali i comuni dispongono gli interventi per consentire alle persone handicappate la possibilità di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo, alle stesse condizioni degli altri cittadini, dei servizi di trasporto collettivo appositamente adattati o di servizi alternativi. Con riferimento al trasporto individuale, invece, a favore dei titolari di patente di guida delle categorie A, B, o C speciali, con incapacità motorie permanenti, le unità sanitarie locali contribuiscono alla spesa per la modifica degli strumenti di guida, quale strumento protesico extra-tariffario, nella misura del 20%, a carico del bilancio dello Stato.
1. la presenza di una minorazione fisica, psichica o sensoriale;
2. che la minorazione sia causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa;
3. che la minorazione sia tale (per specificità, qualità, entità, gravità) da determinare un processo di svantaggio o di emarginazione.
Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell’intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua, ai sensi dell’articolo 4 della legge 104 del 1992, sono effettuati dalle Unità Sanitarie Locali mediante le Commissioni mediche così come individuate dalla legge 295 del 15 ottobre 1990.
Dette Commissioni, oltre ad essere composte da un medico specialista in medicina legale, ilquale assume le funzioni di Presidente, e da due medici, di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro, sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso la USL, e, di volta in volta, con un sanitario in rappresentanza dell’Associazione Nazionale dei Mutilati ed Invalidi Civili, dell’Unione Italiana Ciechi, dell’Ente Nazionale per la Protezione e l’Assistenza ai Sordomuti e dell’Associazione Nazionale delle Famiglie dei Fanciulli ed Adulti Subnormali.Inoltre, la persona interessata può farsi assistere dal proprio medico di fiducia.
A chi presentare la domanda:
Nel caso che la Commissione medica per l’accertamento dell’invalidità non si pronunci entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, per il disposto del secondo comma dell’articolo 2 della legge 423 del 27 ottobre 1993, gli accertamenti stessi sono effettuati, in via provvisoria e ai soli fini dell’ottenimento delle agevolazioni previste dall’articolo 33 della legge 104, da un medico specialista nella patologia denunciata, in servizio presso l’Unità sanitaria locale da cui è assistito l’interessato.
Tale accertamento provvisorio produce effetti fino all’emissione dell’accertamento definitivo da parte della Commissione medica che deve, necessariamente, pronunciarsi entro 180 giorni dalla data della presentazione della domanda.
Dopo avere ottenuto il riconoscimento della gravità, occorre presentare domanda al datore di lavoro e successivamente all’INPS per usufruire dei permessi allegando:
a) Certificato della situazione di gravità;
Ai sensi del comma 8 dell’articolo 1 della legge 295 del 1990, contro gli accertamenti sanitari effettuati dalla Commissione medica della USL è possibile, da parte degli interessati, promuovere entro 60 giorni ricorso in carta semplice al Ministro del Tesoro.
Entro 180 giorni, il Ministro del Tesoro, sentita la Commissione medica superiore e d’invalidità civile, dovrà decidere circa l’ammissibilità del ricorso presentato.
Avverso la decisione del Ministro del Tesoro è pur sempre ammessa la tutela giurisdizionale dinanzi al giudice ordinario. Il Ministro di grazia e giustizia, il Ministro dell’interno e il Ministro della difesa, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, disciplinano con proprio decreto le modalità di tutela della persona handicappata, in relazione alle sue esigenze terapeutiche e di comunicazione,all’interno dei locali di sicurezza, nel corso dei procedimenti giudiziari penali e nei luoghi di custodia preventiva e di espiazione della pena.
COMMENTO ALLA LEGGE percorso storico – normativo
Punto di partenza obbligato per un’analisi della normativa in materia di handicap non può che essere la Costituzione.
In essa troviamo garantiti i diritti fondamentali ma anche, e soprattutto, viene sancito il dovere dello stato di rimuovere ostacoli ed impedimenti alla loro applicazione. Il secondo comma dell’art. 3 individuando, infatti, quale sia il ruolo dello stato, così recita: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica,economica e sociale del paese”
.L’articolo 38 sancisce, altresì, che “
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale”
.L’attuazione di questi articoli trova un riferimento normativo, con la legge 482 del 1968 sul collocamento obbligatorio.
La Costituzione repubblicana, inoltre, garantisce i diritti alla tutela della salute ma soprattutto all’assistenza sociale per quanti non siano in grado di provvedere al proprio sostentamento. Il primo, è oggetto dell’articolo 32, in cui viene sancita, tra l’altro, la gratuità delle cure per i meno abbienti, per quanto riguarda, invece, l’assistenza sociale l’intenzione del legislatore è espressa nel più chiaro dei modi: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere, ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale” (art. 38).
Dall’entrata in vigore della costituzione, il 1 gennaio 1948, è stato promulgato un numero consistente di leggi relative al mondo della disabilità.
La legge 118 del 1971, cui va riconosciuto il merito di aver dato una prima sistemazione organica alla materia, recita nell’articolo 2:
“Si considerano mutilati e invalidi civili i cittadini affetti da menomazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie dicarattere organico o dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore a un terzo o, se minori di diciotto anni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età”.
A questa definizione piuttosto complessa si sostituisce, nel 1984, quella più semplice data dalla legge 222:
viene considerato invalido il soggetto la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti le sue attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo”..
Nella stessa legge viene data anche una definizione di soggetto inabile “il soggetto che a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa”.
Oggi, anche alla luce delle modifiche introdotte nel 1992 dalla legge quadro, il quadro generale delle categorie di invalidità è dunque il seguente:
a) Invalidi di guerra;
b) Invalidi del lavoro;
c) Invalidi per servizio;
d) Invalidi civili, categoria che comprende motulesi, minorati neuropsichici, pluriminorati e anziani;
e) Ciechi, che la normativa distingue tra ciechi assoluti e ipovedenti;
f ) Sordi, muti e sordomuti.
Gran parte della normativa sull’handicap si è occupata nel dopoguerra di fornire prestazioni economiche agli invalidi civili, garantendo il diritto all’assistenza che la costituzione stabilisce per gli inabili al lavoro. La prima categoria a godere di un assegno di accompagnamento è sicuramente quella dei ciechi, che già dagli anni ‘60 è, oggetto di normativa. Estendendo il discorso a tutte le categorie di disabili, all’inizio degli anni ’70 si contano numerosi provvedimenti che assegnano i fondi di sostegno.Con riferimento alle prestazioni sanitarie, esse sono tutte quelle che mirano a favorire laprevenzione, la cura e la riabilitazione delle persone handicappate. Tappa fondamentale della normativa in merito è la legge 23 dicembre 1978, n. 833, che istituisce il Servizio sanitario nazionale, e che si propone il raggiungimento della tutela della salute umanaattraverso, tra l’altro, la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro. Le unità sanitarie locali dovrebbero provvedere infatti, nell’ambito delle loro competenze, alla prevenzione individuale e collettiva delle malattie fisiche e psichiche mediante attività di prevenzione tra cui, tra l’altro un’accelerazione dei tempi di diagnosi per le malattie mentali e un’attività di informazione svolta nei confronti dell’utenza.Per quanto riguarda le cure all’estero, la legge 595/1985 prevedeva la possibilità per la persona handicappata di usufruire delle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione erogate da centri ad altissima specializzazione esteri, diritto che, come i precedenti, verrà ripreso e ridefinito dalla legge 104 del 1992.
La normativa su scuola e lavoro comprende le agevolazioni per l’ingresso nel mondo del lavoro e della scuola, il collocamento obbligatorio, la formazione, la qualificazione professionale, le esperienze di lavoro protette, l’adattamento del posto di lavoro. Il primo passo di questo deve dunque riguardare la scuola: la legge 517 del 1977 disciplina all’art. 13 l’integrazione scolastica dei soggetti handicappati prevedendone la realizzazione attraverso una programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socioassistenziali, culturali, ricreativi e sportivi, la dotazione delle scuole di idonee attrezzature tecniche e sussidi scolastici e la diversificazione delle metodologie di valutazione del rendimento. Per quanto riguarda invece la formazione professionale la legge 21 dicembre 1978, n. 845, assegna le competenze legislative e amministrative in materia alle regioni e precisa all’art. 3 che spetta loro promuovere idonei interventi di assistenza psicopedagogica, tecnica e sanitaria nei confronti degli allievi affetti da disturbi del comportamento o da menomazioni fisiche o sensoriali, al fine di assicurarne il completo inserimento sociale.
Per quanto riguarda le assunzioni obbligatorie, queste sono già oggetto di normativa fin dalla fine degli anni ’50, quando i ciechi civili venivano individuati come soggetti preferenziali nell’impiego come centralinisti telefonici e come massaggiatori.La norma generale sull’assunzione obbligatoria di soggetti svantaggiati si avrà però quasi venti anni dopo, e allo stesso modo attuale individua come destinatari le aziende private e le amministrazioni, aziende ed enti pubblici (Legge 482/1968 modificata dalla legge n. 68/1999).
Gli anni ’90 si aprono dunque con la promulgazione di una legge nata con il compito di mettere finalmente ordine nella grande produzione di provvedimenti dei decenni precedenti, e di fornire una normativa di riferimento chiara ed efficiente: la legge 5 febbraio 1992 n.104, denominata “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”.
Questo obiettivo viene perseguito in maniera assolutamente completa, tanto che la legge, nei suoi 44 articoli, riesce a toccare tutti gli aspetti precedentemente oggetto di provvedimenti.
L’articolo 39 della Legge 23 dicembre 1998, n. 448, prevede che chi già è stato riconosciuto persona con handicap (ai sensi dell’articolo 3 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104), potrà presentare una autocertificazione attestante le condizioni personali (l’handicap, appunto) richieste per accedere a benefici economici, agevolazioni fiscali, prestazioni sanitarie e altri servizi pubblici. L’autocertificazione può essere molto utile nel caso in cui non si disponga dell’originale del verbale di accertamento dell’handicap o non si intenda richiederne l’autenticazione della copia.
1. Dove si può trovare il MODULO per usufruire della LEGGE 104 e quello sui permessi ?
Il modulo per la fruizione dei permessi in questione e disponibile presso l’Ufficio INPS competente per la zona di residenza del lavoratore interessato. Detto modulo va compilato e consegnato allo stesso INPS nonché al datore di lavoro.
2. I benefici relativi ai permessi retribuiti valgono anche per i lavoratori con contratto a tempo determinato?
Si. I lavoratori disabili o il familiare assunto con un contratto a tempo determinato può usufruire dei permessi disciplinati dall’art. 33 della legge 104/92.
3. E’ possibile, usufruire contemporaneamente dei permessi orari per un figlio portatore di handicap inferiore ai tre anni e dei permessi orari per allattamento?
I permessi orari ex lege 104/92 per un figlio handicappato inferiore a tre anni e i permessi orari (c.d. allattamento) per altro figlio non sono incompatibili, dal momento che si tratta di figli diversi, entrambi bisognosi di cure. Lo diventano, tuttavia, quando riguardano lo stesso figlio. (Circolare INPS 11.7.2003 n. 128.)
CASSAZIONE CIVILE, sezione lavoro, 30 maggio 2000, n. 7211
A norma dell’art. 33, comma 6, l. 5 febbraio 1992 n. 104 (nel testo precedente la modifica introdotta dall’art. 19 l. 8 marzo 2000 n. 53), il lavoratore handicappato maggiorenne in situazione di gravità poteva usufruire cumulativamente dei permessi giornalieri e mensili previsti dai commi 2 e 3 dello stesso articolo, attesa la volontà del legislatore di accordare un trattamento preferenziale allorché i benefici riguardavano direttamente il lavoratore disabile; pertanto, il trattamento cumulativo è legittimamente riconosciuto per il periodo precedente all’entrata in vigore della citata l. n. 53 del 2000 (avente portata innovativa e non interpretativa), il cui art. 19 ha modificato l’art. 33, comma 6, della l. n. 104 del 1992, nel senso che il godimento dei permessi è ora previsto come alternativo.
Con ricorso al Pretore, Tizio evocava in giudizio l’istituto Bancario s.p.a,. di cui era dipendente, e l’INPS, per sentire accertare, che quale portatore di handicap grave, aveva diritto a fruire cumulativamente dei permessi retribuiti di cui ai commi secondo e terzo dell’articolo 33 e della legge n. 104 del 1992.Deduceva che controparte aveva in un primo tempo accolto la sua richiesta di fruire di permessi previsti dalla legge citata per i portatori dì handicap che si trovi in condizioni di gravità e di aver beneficiato dei permessi retribuiti di due ore giornaliere e di tre giorni mensili.
Senonché l’Istituto Bancario gli aveva comunicato con lettera del 31 gennaio 1996 che non avrebbe più potuto fruire di entrambi i benefici e che avrebbe dovuto scegliere fra le due ore di permesso giornaliero e i tre giorni mensili.
Sulla contestazione dell’Istituto convenuto, il pretore, con sentenza del 7 aprile 1997, dichiarava la sussistenza del diritto rivendicato dal lavoratore, nel senso che esso poteva beneficiare cumulativamente di entrambe le situazioni di favore.Avverso la sentenza l’Istituto bancario proponeva appello, ma poi tra le parti, in sede separata, interveniva un accordo, nel senso di sottoporre la questione direttamente a questa
Suprema Corte di cassazione per saltum al sensi dell’art. 360, ult. c.o., c.p.c.
La decisione della Cassazione non poteva non tenere conto dello stato attuale della legislazione vigente alla luce della riforma di cui all’art. 19 della legge 8 marzo 2000, n. 53.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara il diritto di Tizio a cumulare i benefici di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 33 della legge n. 104 del 1992 fino alla entrata in vigore della legge 8 marzo 2000, n. 53.
NORME DI COLLEGAMENTO E RIFERIMENTI NORMATIVI
Legge n. 53/2000 – Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città- ;
DL. 151 del 2001 – Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità – ;
Legge del 28 gennaio 1999, n. 17 –Integrazione e modifica della legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate – ;
Legge n. 142/90 – Ordinamento delle autonomie locali – ;
Decreto ministeriale 9 luglio 1992 – Indirizzi per la stipula degli accordi di programma ai sensi dell’art. 13 della legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104, sull’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate – ;
Legge n. 295/1990, – Articolo 30, comma 7, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per l’anno 2001) e ulteriori chiarimenti in materia di agevolazioni per disabili -;
Legge del 27 ottobre 1993, n. 423 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto – legge 27 agosto 1993, n. 324, recante proroga dei termini di durata in carica degli amministratori straordinari delle unità sanitarie locali, nonché norme per le attestazioni da parte delle unità sanitarie locali della condizione di handicappato in ordine all’istruzione scolastica e per la concessione di un contributo compensativo all’Unione italiana ciechi – ;
Circolare INPS 31 ottobre 1996 n. 211 – Oggetto: Legge n. 104/1992 – Agevolazioni a favore dei genitori, parenti o affini di persone handicappate gravi e dei lavoratori portatoridi handicap grave – ;
Circolare INPS dell’11 luglio 2003, n. 128 – Permessi ai sensi della legge 104/92 – Disposizioni varie – ;
Circolare INPS – 17 luglio 2000, n. 133 – Benefici a favore delle persone handicappate.
Legge 8 marzo 2000, n. 53. Art. 33, commi 1, 2, 3 e 6 della legge n. 104/92 – ;
Legge n. 118/1971 – Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili – ;
Legge 23 dicembre 1978, n. 833 – Istituzione del servizio sanitario nazionale – ;
Legge 21 dicembre 1978, n. 845 – Legge-quadro in materia di formazione professionale – ;
Legge n. 595/1985 – Norme per la programmazione sanitaria e per il piano sanitario
triennale 1986-88 – .