Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22736-del-28-09-2017
Timestamp: 2020-05-27 23:39:51+00:00
Document Index: 23141055

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 53', 'art. 9', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 22736 del 28/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22736 del 28/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.28/09/2017), n. 22736
sul ricorso 5201/2014 proposto da:
A.L.A., elettivamente domiciliato in ROMA, V.
avverso la sentenza n. 10624/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 20/1/2014;
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Roma, in accoglimento del gravame proposto da A.L.A. nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed in riforma della decisione del Tribunale di Viterbo, ha riconosciuto il diritto dell’appellante, appartenente al personale precario della scuola, assunta con ripetuti contratti a tempo determinato, alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato, e condannato il Ministero a corrispondere alla predetta le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità maturata;
– la Corte territoriale, richiamato il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6, ha svolto le seguenti considerazioni: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo e, quindi, anche gli scatti di anzianità riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito “non di ruolo” quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – la clausola 4, in quanto precisa ed incondizionata, prevale sul diritto interno laddove la natura, la durata e la frequenza delle prestazioni lavorative non differiscono, in fatto, da quelle del personale assunto a tempo indeterminato; – ciò in particolare si verifica nelle ipotesi di assunti che abbiano lavorato con continuità nella medesima funzione in forza di una pluralità di contratti;
– con l’unico articolato motivo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca denuncia violazione e falsa applicazione della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, D.M. 13 giugno 2007, del Ministro della Pubblica Istruzione anche in combinato con la L. n. 312 del 1980, art. 53 e del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, art. 1, comma 2, delle clausole 4 e 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva 99/70/CE. Assume che: – i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001; – il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; – il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile a quello di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente;
– come già osservato da questa Corte (Cass. 7 novembre 2016, n. 22558, Cass. 23 novembre 2016, n. 23868; Cass. 29 dicembre 2016, n. 27387, Cass. 5 gennaio 2017, n. 165; Cass. 10 gennaio 2017, n. 290 alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise), l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo detetininato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste, quindi, a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto, giacchè detto obbligo è attuazione, nell’ambito della disciplina del rapporto a termine, del principio della parità di trattamento e del divieto di discriminazione che costituiscono “norme di diritto sociale dell’Unione di particolare importanza, di cui ogni lavoratore deve usufruire in quanto prescrizioni minime di tutela” (Corte di Giustizia 9.7.2015, causa C177/14, Regojo Dans, punto 32);