Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-primo/titolo-vi/capo-ii/art154.html
Timestamp: 2020-04-06 10:56:39+00:00
Document Index: 110816189

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Art. 154 codice di procedura civile - Prorogabilità del termine ordinatorio - Brocardi.it
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Articolo 154 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 154 Codice di procedura civile
Fonti → Codice di procedura civile → LIBRO PRIMO - Disposizioni generali → Titolo VI - Degli atti processuali → Capo II - Dei termini
Il giudice, prima della scadenza (1), può abbreviare o prorogare, anche d'ufficio, il termine che non sia stabilito a pena di decadenza. La proroga non può avere una durata superiore al termine originario. Non può essere consentita proroga ulteriore, se non per motivi particolarmente gravi e con provvedimento motivato (2).
(1) L'opinione dottrinale prevalente ritiene che per la validità della proroga sia sufficiente che venga proposta l'istanza di parte prima della scadenza, non occorrendo che il provvedimento del giudice venga emesso prima di tale scadenza.
(2) La decorrenza del termine ordinatorio senza una previa richiesta di istanza di proroga determina le stesse conseguenze preclusive derivanti dall'inosservanza dei termini perentori.
Spiegazione dell'art. 154 Codice di procedura civile
La proroga è consentita solo nel caso di termine ordinatorio che non sia scaduto e non può superare la durata del termine originario.
La richiesta di proroga deve essere avanzata con istanza di parte prima che sia scaduto il relativo termine e si ritiene che possa essere validamente concessa con provvedimento del giudice pronunciato anche successivamente alla scadenza del termine (ciò è stato affermato in considerazione del pericolo di gravare le parti delle conseguenze di un eventuale ritardo nel provvedere).
L’illegittimità della proroga non tempestiva del termine ordinatorio inutilmente scaduto è rilevabile d’ufficio.
Qualora il termine ordinatorio venga fatto scadere senza la previa presentazione di un’istanza di proroga, si verificheranno gli stessi effetti preclusivi prodotti dalla scadenza del termine perentorio.
La seconda parte della norma prevede un’ulteriore proroga, oltre la prima, nel caso in cui ricorrano motivi particolarmente gravi che siano adeguatamente evidenziati nel provvedimento in forza del quale viene concessa, il quale ha natura discrezionale.
Massime relative all'art. 154 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 240/2014
L'art. 154 cod. proc. civ., disciplina la proroga dei soli termini processuali, sicché non si applica a quelli, di carattere sostanziale, riguardanti gli accertamenti ed i controlli delle dichiarazioni tributarie.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 240 del 9 gennaio 2014)
Cass. civ. n. 808/1999
Per il disposto dell'art. 154 c.p.c. la proroga dei termini ordinatori può disporsi anche d'ufficio solo prima della scadenza di essi e perciò, quando siano decorsi interamente senza l'emanazione di alcun provvedimento che ne protragga la durata, si verificano gli stessi effetti preclusivi derivanti dall'inosservanza degli stessi termini perentori. Pertanto, se il ricorso per la riassunzione del processo sospeso, pur essendo ritualmente depositato nel termine di sei mesi, sia notificato alle controparti non nel termine ordinatorio fissato dal giudice, ma in quello prorogato illegittimamente dopo la sua scadenza, non si producono gli effetti conservativi della tempestiva prosecuzione del processo e le controparti possono eccepirne l'estinzione ai sensi dell'art. 307 c.p.c. costituendosi nell'udienza fissata con il provvedimento di proroga del termine già esaurito.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 808 del 29 gennaio 1999)
Cass. civ. n. 11774/1998
In tema di procedimento di appello avverso una sentenza di divorzio, la natura ordinatoria del termine presidenziale fissato, ex art. 154 c.p.c., per la notificazione del ricorso e del pedissequo decreto (sul presupposto del tempestivo deposito del ricorso in appello nella cancelleria del giudice ad quem, ex artt. 8 L. 74/87, 324 e 325 c.p.c.) non legittima la parte a disattenderlo tout court, con conseguente ingiustificata e pregiudizievole dilatazione dei tempi di instaurazione del contraddittorio e di definizione del giudizio. Ne consegue che la disposizione di cui all'art. 154 c.p.c. va interpretata nel senso che l'inutile decorso del termine fissato dal giudice ha gli stessi effetti preclusivi di un termine perentorio, e che risulta del tutto illegittima ogni eventuale proroga (richiesta e) concessa solo dopo la sua scadenza.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11774 del 21 novembre 1998)
La non prorogabilità di un termine processuale ordinatorio che sia stato già prorogato o che sia scaduto non è una qualità che comporti un mutamento di natura del termine medesimo e la sua trasformazione in perentorio, in quanto il termine così assegnato alla prorogabilità ha esso stesso carattere ordinatorio e non entra a far parte della fattispecie dell'atto del procedimento di cui si tratta, talché la sua inosservanza non impedisce di emettere un valido provvedimento di proroga, sempre che non si sia verificata una situazione esterna con questa incompatibile, quale, nel rito di lavoro e con riguardo al termine di notificazione del ricorso introduttivo del giudizio, la sopravvenuta impossibilità di osservare i termini dilatori a comparire, rispetto all'udienza di discussione fissata.