Source: http://www.serramentinews.it/2018/08/29/vizi-e-difetti-nel-bene-e-o-posa-in-opera-di-porte-e-finestre-riconoscimento-tutele-e-rimedi/
Timestamp: 2019-09-18 01:55:51+00:00
Document Index: 134169607

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1470', 'art. 1655', 'art. 1669', 'art. 1667', 'art. 1667', 'sentenza ']

Vizi e difetti nel bene e /o posa in opera di porte e finestre. Riconoscimento, tutele e rimedi - Serramenti+design
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Vizi e difetti nel bene e /o posa in opera di porte e finestre. Riconoscimento, tutele e rimedi
Come pubblicato sul numero di settembre di “serramenti + design“, partendo da una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 2431 del 2018) cogliamo l’occasione per un riepilogo dei rimedi predisposti dalla legge a tutela dell’acquirente o del committente nel caso in cui si manifestino/rilevino vizi e difetti nel bene e /o posa in opera di porte e finestre forniti da venditore o dall’appaltatore. In altri termini, e rovesciando la prospettiva, per ricordare a quali azioni è esposto il venditore o appaltatore/installatore da parte del cliente insoddisfatto e per quanto tempo dalla consegna o dal completamento dell’opera.
La sentenza della Cassazione in commento giunge all’epilogo di una controversia con una ditta installatrice di porte scorrevoli che aveva riconosciuto i difetti dell’opera segnalati dall’acquirente dell’immobile e che si era impegnata ad eliminare le problematiche, senza evidentemente riuscirci.
In primo grado le domande risarcitorie proposte dall’acquirente insoddisfatto erano state respinte, sul presupposto che al caso fosse applicabile la garanzia prevista per la vendita e non per l’appalto e che, per conseguenza, la denuncia dei vizi fosse tardiva. In appello, invece, le domande sono state accolte e la Cassazione, respingendo il ricorso di legittimità, ha confermato la bontà di tale prospettazione.
Vizi e difetti nel bene e /o posa in opera di porte e finestre. Distinzione tra vendita e appalto
La distinzione tra vendita e appalto – e la conseguente diversa disciplina che li caratterizza – riveste particolare interesse trattandosi di due dei tipi contrattuali più frequentemente utilizzati nella prassi.
La compravendita ai sensi dell’art. 1470 c.c. è “il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo”. L’appalto invece è definito dall’art. 1655 c.c. come “il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio, verso un corrispettivo in danaro”.
Talvolta può non essere agevole distinguere in concreto le due figure, soprattutto nel caso in cui la vendita abbia ad oggetto una cosa futura. Secondo la giurisprudenza, la differenza si basa su due elementi: da un lato, la volontà dei contraenti e, dall’altro, il rapporto fra il valore della materia (prestazione di dare) ed il valore della prestazione d’opera (prestazione di fare) da considerare non in senso oggettivo bensì avuto riguardo alla comune intenzione delle parti. In altri termini, nella compravendita l’oggetto dell’obbligazione è sostanzialmente un dare, mentre nel contratto d’appalto oggetto dell’obbligazione è un facere.
La distinzione è importante in quanto la legge predispone degli strumenti di tutela differenti nel caso in cui il bene oggetto della prestazione risulti viziato.
Con riferimento alla compravendita, nel caso in cui il bene presenti vizi tali da renderlo inidoneo all’uso a cui è destinato o da diminuirne in modo apprezzabile il valore, l’acquirente può a sua discrezione chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto, restando in ogni caso salvo il risarcimento del danno, ma deve denunciare tali vizi entro otto giorni dalla scoperta, e l’azione per far valere in giudizio la garanzia va esercitata entro un anno dalla consegna del bene (artt. 1490 – 1495 c.c.).
Per l’appalto invece sono esperibili due diversi rimedi, a seconda della natura del vizio riscontrato.
Ai sensi dell’art. 1669 c.c., in caso di gravi difetti di costruzione (ossia qualsiasi alterazione che incide negativamente e in modo considerevole sul godimento dell’immobile) il committente gode di una garanzia di 10 anni dal compimento dell’opera stessa. Il termine di decadenza per denunciare i vizi è di un anno dalla loro scoperta e si prescrive in un anno dalla denuncia.
Ove tale garanzia operi, il committente ha diritto al risarcimento del danno salvo che il venditore si offra di ricostruire l’immobile o di eliminare i gravi difetti, restando il committente libero di accettare o pretendere la reintegrazione per equivalente.
Vizi e difetti nel bene e /o posa in opera di porte e finestre. Tempi prescrizione
Ai sensi dell’art. 1667 c.c., invece, in caso di difformità e vizi dell’opera, da intendersi quali vizi che non incidono necessariamente in misura rilevante sull’efficienza e sulla durata dell’opera stessa, il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è però necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati.
L’azione contro l’appaltatore, nell’ipotesi dell’art. 1667 c.c., si prescrive in due anni dal giorno della consegna; il committente convenuto per il pagamento può però sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunziati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna.
Ove ricorrano i suesposti presupposti, il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell’appaltatore; se però le difformità o i vizi dell’opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto.
Alla luce di questo quadro normativo generale, la giurisprudenza si è più volte interrogata con riferimento all’ipotesi in cui il venditore o l’appaltatore si rendano spontaneamente disponibili ad eliminare i vizi della cosa: si è a lungo discusso infatti se in questi casi l’ulteriore obbligazione assunta si aggiunga o si sostituisca a quelle previste dalla legge.
Con riferimento alla compravendita, la Cassazione a Sezioni Unite (con ben due pronunce: 13294/05 e 19702/2012) facendo proprio l’orientamento condiviso dalla giurisprudenza maggioritaria, ha stabilito che in tema di garanzia per i vizi della cosa venduta qualora il venditore si impegni ad eliminare tali vizi e l’impegno sia accettato dal compratore, sorge un’autonoma obbligazione di “facere” che si affianca alla garanzia originaria rimanendo però ad essa esterna e, quindi, non alterandone la disciplina.
Si è precisato dunque che l’impegno del debitore di eliminare i vizi implica il riconoscimento degli stessi, dando vita ad una obbligazione autonoma la cui prescrizione si compie nel termine ordinario di dieci anni, consentendo al compratore di non sottostare agli stringenti termini di decadenza e di prescrizione normalmente previsti.
Con la sentenza in commento la Cassazione ha confermato l’applicabilità del suesposto percorso argomentativo anche al contratto di appalto.
Vizi e difetti nel bene e /o posa in opera di porte e finestre. Svincolo garanzia
È dunque possibile affermare che quando l’appaltatore, come nel caso in esame, riconosca i vizi dell’opera e si impegni ad emendarli, tale impegno senza novare l’originaria obbligazione gravante su quest’ultimo ha l’effetto di svincolare il diritto alla garanzia del committente dai termini di decadenza e prescrizione di cui si è detto.
Pertanto in simili ipotesi il committente potrà avvalersi di una distinta ed autonoma obbligazione di garanzia soggetta al solo termine prescrizionale decennale ordinario.
Passando dallo specifico riconoscimento di vizi e difetti nel bene e /o posa in opera di porte e finestre , ad un contesto più ampio,è utile infine ricordare che la giurisprudenza (tra le altre Cass. 6263/2012) ha precisato che il riconoscimento del vizio da parte dell’impresa appaltatrice può anche essere tacito, ad esempio mediante l’intervento sul bene, anche se effettuato attraverso l’opera di terzi e pur in presenza del diniego formale dell’esistenza dei vizi lamentati dal committente.
La Cassazione ha infatti stabilito che il riconoscimento del vizio da parte dell’appaltatore non deve necessariamente accompagnarsi ad una sua dichiarazione, essendo sufficiente un comportamento che possa qualificarsi come riconoscimento implicito qual è, appunto, l’intervento sull’opera.
( Antonella Giraudi – Studi legali Federati)
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RI.VI.VI DI RICCI GIUSEPPE 18 settembre 2018 at 17:12
vorrei esporle il mio problema,un cliente mi ha contestato il lavoro di finestre in alluminio,
contestazione non di serramento ma di rivestimento fatto sul vecchio telaio in legno,
io ho messo tutta la buona volontà di fare le cose più precise ma qualche piccola
sbavatura cè ..essendo un telaio vecchio.Sono andato per aggiustare i difetti ,
ma la signora strillando non mi ha fatto toccare neanche l,infisso,in quel caso non ho potuto
fare niente.Cè una controversia con l avvocati.In questo caso come mi devo comportare?
Un saluto e grazie per la vostra disponibilità.
Redazione 21 settembre 2018 at 16:10
fermo restando la sua evidente onestà e volontà di “aggiustare” l’oggettivo problema sorto ci sono troppi elementi a noi ignoti per provare a darle dei “consigli” puntuali in merito.
Non ci sono noti in che termini avete “definito” il dettaglio con i relativi scorpori tra prodotti e “servizi” del contratto tra le parti determinato dalla accettazione (reciproca) del preventivo formulato e non ci è chiaro se la pratica è già in mano ai legali.
Quella che sembra essere evidente è l’indisponibilità – almeno per quanto scrive – della sua cliente ad accettare (al momento) riparazioni “posticce” dei difetti rilevati.
Tuttavia se la “pratica” non è già in mano ai legali le consigliamo di provare ad offrire alla sua cliente la diponibilità a provvedere integralmente ed a suo carico al totale rifacimento del rivestimento dell’intera struttura di quei telai che evidenziano difetti ivi comprese le operazione di smontaggio e rimontaggio delle finestre che si renderanno necessarie.
Questo perché non crediamo che la sua cliente possa essere soddisfatta dall’offerta, a titolo risarcitorio, di un extra sconto sul prezzo pattuito.
Se viceversa la pratica è già stata affidata ai legali è a loro che di dovrà necessariamente affidare
Diversamente sarà