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Timestamp: 2019-08-22 22:15:34+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.179', 'art. 179', 'art. 179', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 437', 'art. 179', 'art. 437', 'art. 179', 'art. 437', 'sentenza ', 'art. 437', 'art. 9', 'art. 437', 'art. 179', 'art. 437', 'art. 437', 'art. 179', 'art. 437', 'art. 437', 'art. 9', 'art. 633', 'art. 26', 'art. 437', 'art. 179']

Cronotachigrafo: la manomissione è reato.
Corte di Cassazione I Sezione Penale - con nota a sentenza del Dott. Marco Tozzi
Sentenza n 47211 del 9 novembre 2016
Alterazione del cronotachigrafo – principio di specialità
Alcune precisazioni relative alla funzionalità del cronotachigrafo.
Le modalità di utilizzo del cronotachigrafo sono stabilite dal Codice della Strada (art.179) e dalle direttive comunitarie (in particolare il Reg. CE 561/2006 e 165/2014).
L’art. 179 c. 2 CdS precisa che “chiunque circola con un autoveicolo non munito di cronotachigrafo, nei casi in cui esso è previsto, ovvero circola con autoveicolo munito di un cronotachigrafo avente caratteristiche non rispondenti a quelle fissate nel regolamento o non funzionante, oppure non inserisce il foglio di registrazione o la scheda del conducente, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 841 a euro 3.366. La sanzione amministrativa pecuniaria è raddoppiata nel caso che l'infrazione riguardi la manomissione dei sigilli o l'alterazione del cronotachigrafo”. Dalla violazione consegue la sanzione accessoria della sospensione della patente da quindici giorni a tre mesi.
Avaria del cronotachigrafo.
In caso di avaria del cronotachigrafo il conducente deve informare il datore di lavoro il quale deve farlo riparare da un installatore o in un'officina autorizzati, appena le circostanze lo consentono cioè nel più breve tempo possibile (quindi al rientro alla sede dell’impresa).
Qualora il conducente faccia rientro alla sede entro sette giorni dal giorno del guasto o della constatazione del funzionamento difettoso il conducente dovrà riportare le indicazioni relative ai gruppi di tempi (di guida, di riposo, di disponibilità, etc.), nella misura in cui essi non sono più correttamente registrati o stampati dall'apparecchio di controllo, sul foglio o sui fogli di registrazione, oppure su un foglio ad hoc da accludere al foglio di registrazione o sul retro dello scontrino rilasciato dal tachigrafo digitale su cui riporta gli elementi che consentono di identificarlo (nome e numero della patente di guida o nome e numero della carta del conducente), ivi compresa la firma.
Se il ritorno alla sede può essere effettuato solo dopo un periodo superiore a sette giorni la riparazione deve essere effettuata durante il percorso.
Controlli Polizia stradale – alterazione.
Sempre l’art. 179 CdS prevede che durante un controllo su strada compiuto dagli organi di polizia stradale di cui all’art. 12 CdS, qualora abbiano fondato motivo di ritenere che il cronotachigrafo o il limitatore di velocità siano alterati, manomessi ovvero comunque non funzionanti, anche scortando il veicolo o facendolo trainare in condizioni di sicurezza presso la più vicina officina autorizzata per l'installazione o riparazione, gli stessi possono disporre che sia effettuato l'accertamento della funzionalità dei dispositivi stessi. Le spese per l'accertamento ed il ripristino della funzionalità del limitatore di velocità o del cronotachigrafo sono in ogni caso a carico del proprietario del veicolo o del titolare della licenza o dell'autorizzazione al trasporto di cose o di persone in solido.
Il funzionario o l'agente che ha accertato la circolazione di veicolo con limitatore di velocità o cronotachigrafo mancante, manomesso o non funzionante diffida il conducente con annotazione sul verbale a regolarizzare la strumentazione entro un termine di dieci giorni.
Decorso inutilmente il termine di dieci giorni dalla diffida è disposto, in caso di circolazione del veicolo, il fermo amministrativo dello stesso. Il veicolo verrà restituito dopo un mese al proprietario o all'intestatario della carta di circolazione.
La sentenza n. 47211 del 9 novembre 2016.
Come si è visto la normativa riferita all’alterazione o manomissione del
cronotachigrafo prevede sanzione di carattere amministrativo. Il Tribunale di Milano ha però ipotizzato il reato ex art. 437 del Codice penale, cioè la rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
In passato l’ipotesi di reato non è sempre stata accettata dal Tribunale che a volte ha assolto autista e impresa da tale accusa; in particolare era stato applicato il principio di specialità, secondo il quale la disposizione speciale prevista dal Codice della Strada prevaleva sull’ipotesi di reato; il reato si è di fatto concretizzato con l’applicazione di semplici calamite o di sofisticati dispositivi elettronici in grado di falsare i dati relativi alle ore di guida e di riposo degli autisti.
Nel caso in esame è emerso che l’impresa aveva costretto gli autisti ad applicare una calamita per aumentare il tempo di guida degli stessi.
Il Pubblico Ministero ha rinviato a giudizio l’impresa con questa accusa, ma il GUP (Giudice dell’Udienza preliminare) ha assolto l’azienda perché ha ritenuto che la violazione fosse riconducibile a quanto sopra esposto, cioè ad una violazione amministrativa ex art. 179 CdS e non ad un reato doloso.
La Procura di Milano ha proposto appello per cassazione.
La Cassazione ha ritenuto legittima l'applicazione del Codice Penale perché tutela non solo la sicurezza stradale (come fa il Codice della Strada), ma anche quella dell'autista lavoratore e della collettività. Inoltre la norma penale riguarda in modo specifico i reati dolosi (ossia compiuti in modo volontario) e colpisce in modo specifico chi omette cautele che evitano disastri o infortuni sul lavoro.
I giudici della Cassazione hanno rilevato anche che, nel caso in questione, l'accusa ha portato solide prove atte a dimostrare che la manomissione del cronotachigrafo era sistematica e continuata e imposta dai titolari dell'azienda di autotrasporto. Tra l'altro, gli inquirenti avevano analizzato i tracciati satellitari dei viaggi, memorizzati nei computer aziendali, che rivelavano percorrenze superiori a quelle registrate dai cronotachigrafi dei veicoli dell’azienda. Quindi non ci sono dubbi sui fatti, ma solo sulla loro interpretazione legale.
I giudici della Cassazione hanno ritenuto che non sia applicabile nel caso in esame il principio di specialità in quanto risultano diversi i beni giuridici tutelati rispettivamente dalla norma di cui all'art. 437 cod. pen. e dal disposto di cui all' art. 179 c.d.s., atteso che quest'ultimo considera i soli rischi derivanti dalla circolazione stradale e quindi tutela la sicurezza di detta circolazione, mentre l'art. 437 cod. pen. tutela in via principale la sicurezza dei lavoratori, essendo limitato il suo ambito di operatività alle manomissioni dei dispositivi diretti a prevenire gli infortuni, e, solo per estensione, l'incolumità pubblica; con la conseguenza che detta fattispecie non è configurabile laddove vi sia un pericolo effettivo per l'incolumità pubblica, senza profili di rischio per la sicurezza dei lavoratori.
Se da un lato la diversità dei beni giuridici coinvolti non esclude il ricorso al principio di specialità, dall’altro è anche vero che nel caso di specie le diversità strutturali tra le fattispecie astratte sono tali da escludere che possa parlarsi di concorso apparente tra le disposizioni e da far ritenere, invece, applicabili, ove sussistenti i rispettivi presupposti, entrambe le norme I giudici della Cassazione hanno annullato la sentenza del Tribunale e rinviato gli atti al Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Milano.
Corte di Cassazione I Sezione Penale - n. 47211 del 9 novembre 2016 -Presidente Vecchio
La violazione relativa alla manomissione del cronotachigrafo configura anche il reato ex art. 437 c.p.; è esclusa l’applicabilità del principio di specialità previsto dall’art. 9 della legge 24 novembre 1981, n. 689 dal momento che le finalità di tutela contemplate dall’art. 437 c.p. rivestono una specificità propria non sovrapponibile a quelle del Codice della Strada. In particolare l’alterazione dolosa dei dispositivi dell’apparecchio di controllo dei veicoli (cronotachigrafo) non esclude l’applicazione di entrambe le norme in quanto è diverso il bene giuridico tutelato: l’art. 179 del Codice della Strada tutela la circolazione stradale con riguardo ai rischi derivanti dalla stessa, l'art. 437 c.p. tutela in via principale la sicurezza dei lavoratori, essendo limitato il suo ambito di operatività ai dispositivi diretti a prevenire gli infortuni, e per estensione l'incolumità pubblica.
Evidenziava, pertanto, come all'interno della fattispecie amministrativa vi fossero elementi specializzanti rispetto alla fattispecie penale: a) in relazione ai soggetti destinatari, riferendosi l'art. 437 cod. pen. genericamente a chiunque ed invece l'art. 179 c.d.s. a "chiunque circola" o al "titolare della licenza o dell'autorizzazione al trasporto di cose o di persone"; b) in relazione alla condotta sanzionata, individuata in una generale previsione di danneggiamento nell'ipotesi del reato codicistico, a fronte della specifica previsione amministrativa di "manomissione dei sigilli", di "alterazione" o "manomissione del cronotachigrafo"; c) in relazione anche all'oggetto materiale della condotta, individuato dalla disposizione amministrativa in modo specifico nel cronotachigrafo, a fronte della generale indicazione ex art. 437 cod. pen. di impianti, apparecchi o segnali. Aggiungendo che specializzante non fosse neppure l'elemento soggettivo dell'art. 437 cod. pen., poiché in entrambe le ipotesi si trattava di fatti commessi dolosamente.
Se è vero, quindi, che in linea di massima la diversità dei beni giuridici coinvolti non esclude il ricorso al summenzionato principio di specialità, come affermato expressis verbis dalle Sezioni Unite nella pronuncia sopra riportata ( mentre, in senso difforme, la Sez. 2, n. 38801 del 01/10/2008 - dep. 14/10/2008, Trombetta, Rv. 241462, ha escluso il rapporto di specialità, a norma dell’art. 9 L n. 689 del 1981, tra il reato di cui all'art. 633 cod. pen. e l'illecito amministrativo previsto dall'art. 26, comma quarto, I. n. 513 del 1977, proprio per la diversità dell' oggetto giuridico ), è anche vero che nel caso di specie le diversità strutturali tra le fattispecie astratte sono tali da escludere che possa parlarsi di concorso apparente tra le disposizioni e da far ritenere, invece, applicabili, ove sussistenti i rispettivi presupposti, entrambe le norme. Le finalità di tutela dell'art. 437 cod. pen., invero, esprimono una specificità propria, non sovrapponibile a quelle del Codice della strada, sì da non potersi ritenere la norma codicistica generale rispetto a quella di cui all'art. 179 c.d.s. e da ravvisare al più una mera "interferenza" nel senso di cui alla pronuncia delle Sezioni Unite sopra richiamata.
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