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Timestamp: 2020-02-20 12:29:47+00:00
Document Index: 107180379

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 22', 'art. 12', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 33', 'art. 22', 'art. 97', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 33', 'art. 22', 'art. 97', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 33', 'art. 22', 'art. 97', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 22', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 33', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 47', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 34', 'sentenza ']

Esame avvocato cassazionista: la composizione irregolare della commissione invalida la correzione dell’elaborato scritto. – Giurisprudenza amministrativa
Esame avvocato cassazionista: la composizione irregolare della commissione invalida la correzione dell’elaborato scritto.
La errata composizione della commissione che corregge gli elaborati scritti della prova finale del corso propedeutico all’iscrizione dell’Albo dei Cassazionisti comporta l’invalidità dell’esclusione della candidata.
Il Tar Lazio, sede di Roma, con la sentenza 6480/2018 ha affermato che la commissione che corregge gli elaborati scritti della prova di valutazione finale del corso di idoneità all’iscrizione all’Albo degli Avvocati Cassazionisti deve avere la composizione prevista dalla legge professionale. Eventuali difformità, pertanto, non possono che condurre alla invalidità delle correzioni.
N. 06480/2018 REG.PROV.COLL.
N. 06821/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 6821 del 2017, proposto da
Violetta Panella, rappresentata e difesa dall’avvocato Federico Freni, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via degli Scipioni 281;
Consiglio Nazionale Forense, rappresentato e difeso dagli avvocati Francesco Cardarelli e Giuseppe Colavitti, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Roma, via G. P. Da Palestrina 47;
Scuola Superiore dell’Avvocatura non costituita in giudizio;
Ministero della Giustizia, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, e presso la medesima domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Vincenzo Daniele Mistretta non costituito in giudizio;
i) del provvedimento del Presidente del Consiglio Nazionale Forense del 28.4.2017, pubblicato in pari data sul sito istituzionale, di approvazione dell’elenco degli aventi diritto alla presentazione della domanda per l’iscrizione nell’Albo speciale delle giurisdizioni superiori;
ii) di tutti gli atti, verbali e provvedimenti relativi agli esiti della verifica finale di idoneità nella parte in cui in essi è espresso un giudizio di inidoneità della ricorrente ed in particolare il Verbale n. 7 del 17 febbraio 2017 e la relativa scheda valutativa;
iii) di ogni altro atto, verbale e provvedimento ad essi presupposto, consequenziale e comunque connesso, nei limiti dell’interesse dedotto, tra cui:
– il “Bando per l’ammissione al corso propedeutico all’iscrizione nell’Albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, ai sensi dell’art. 22 comma 2, della Legge 31 dicembre 2012, n. 247”, pubblicato il 12 gennaio 2016 sul sito istituzionale del Consiglio Nazionale Forense ed in particolare l’art. 12;
– il Regolamento n. 1 del 20 novembre 2015, recante “Regolamento ai sensi dell’art. 22 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 sui corsi per l’iscrizione all’Albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori” ed in particolare l’art. 9;
– tutti gli atti di nomina della Commissione per la verifica finale di idoneità relativa al corso Cassazionista – sessione 2016;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Consiglio Nazionale Forense e del Ministero della Giustizia;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 11 aprile 2018 il dott. Vincenzo Blanda e uditi per la parte ricorrente l’Avv. F. Freni, per il Consiglio Nazionale Forense l’Avv. F. Cardarelli e per il Ministero della Giustizia l’Avvocato dello Stato;
L’Avv. Panella, iscritta all’albo dell’Ordine degli Avvocati di Roma, ha partecipato alla procedura idoneativa indetta dal Consiglio Nazionale Forense con bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale IV Serie speciale – Concorsi ed esami n. 3 del 12 gennaio 2016 per l’ammissione al corso propedeutico all’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio dinanzi alle Giurisdizioni Superiori.
L’elaborato della ricorrente, svolto nella materia prescelta di diritto processuale penale e contenuto nella busta 65/P, è stato esaminato dalla II Sottocommissione in data 17 febbraio 2017 e valutato con un giudizio finale di non idoneità.
Avverso gli atti in epigrafe ha quindi proposto ricorso l’interessata deducendo i seguenti motivi:
1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 33 Cost. in combinato disposto con l’art. 22 comma 2 della Legge n. 247/2012. Violazione del principio del collegio perfetto nei pubblici concorsi. Violazione dell’art. 97 Cost. e del principio di trasparenza, imparzialità e buon andamento dell’amministrazione. Violazione dell’art. 12 del bando di concorso e dell’art. 9 del Regolamento del CNF n. 1/2015. Eccesso di potere per carenza dei presupposti, carenza di istruttoria e difetti di motivazione. Ingiustizia manifesta.
Il proprio elaborato sarebbe stato esaminato da una commissione priva del professore universitario in materie giuridiche.
La Commissione sarebbe stata nominata con un atto monocratico del 10 novembre 2016 del Presidente, su delega del Consiglio Nazionale Forense il 21.10.2016 e non con provvedimento collegiale del Consiglio Nazionale Forense, in violazione dell’art. 9 del Regolamento n.1 del 20 novembre 2015 (disciplina sui corsi per l’iscrizione all’Albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori) e dell’art. 12 del Bando secondo cui, su proposta del Consiglio di Sezione della Scuola Superiore dell’Avvocatura, il Consiglio Nazionale Forense nomini “con proprio provvedimento” la Commissione per la verifica finale di idoneità;
2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 33 Cost. in combinato disposto con l’art. 22 comma 2 della Legge n. 247/2012. Violazione del principio del collegio perfetto nei pubblici concorsi. Violazione dell’art. 97 Cost. e del principio di trasparenza, imparzialità e buon andamento dell’amministrazione. Violazione dell’art. 12 del bando di concorso e dell’art. 9 del Regolamento del CNF n. 1/2015. Eccesso di potere per carenza dei presupposti, carenza di istruttoria e difetti di motivazione. Ingiustizia manifesta”.
La Commissione nominata dal CNF, e le sottocommissioni che hanno corretto gli elaborati, sarebbero state composte da magistrati della Corte di Cassazione a riposo e non da magistrati in servizio, in violazione della legge n. 247/12, il Regolamento n. 1/2015 e soprattutto del Bando 2016, secondo cui il CNF avrebbe potuto nominare solo magistrati in servizio;
3) Violazione e falsa applicazione dell’art. 33 Cost. in combinato disposto con l’art. 22 comma 2 della Legge n. 247/2012. Violazione del principio del collegio perfetto nei pubblici concorsi. Violazione dell’art. 97 Cost. e del principio di trasparenza, imparzialità e buon andamento dell’amministrazione. Violazione dell’art. 12 del bando di concorso e dell’art. 9 del Regolamento del CNF n. 1/2015. Eccesso di potere per carenza dei presupposti, carenza di istruttoria e difetti di motivazione. Ingiustizia manifesta.
Il CNF avrebbe “rimescolato” i membri delle tre sottocommissioni rispetto alla composizione originaria definita con l’atto del Presidente del CNF, per cui nel caso di specie, oltre al membro titolare della II Commissione e ad alcuni supplenti, sarebbe stato presente un titolare della I Commissione;
4) eccesso di potere per carenza di istruttoria ed erroneità della motivazione, travisamento, carenza dei presupposti, illogicità, irrazionalità ed ingiustizia manifesta.
L’elaborato d’esame sarebbe stato svolto correttamente ed in modo coerente con le normative ed i principi giurisprudenziali che disciplinano la materia oggetto della prova d’esame.
Il procedimento e la valutazione sarebbero viziati da una motivazione apparente, non collegata ai tre criteri di valutazione, e dalla mancanza di una adeguata istruttoria.
All’udienza dell’11 aprile 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
1. Con il primo motivo la ricorrente deduce, in primo luogo, che il proprio elaborato sarebbe stato corretto da una commissione alla quale non avrebbe partecipato un docente universitario in violazione dell’art. 22, comma 2, della legge n. 247/2012.
La tesi merita adesione.
2. L’art. 22, comma 2, della legge n. 247/2012 dispone espressamente che la verifica finale del corso propedeutico all’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori deve essere “eseguita da una commissione d’esame designata dal CNF e composta da suoi membri, avvocati, professori universitari e magistrati addetti alla Corte di cassazione”.
Come già osservato da questo Tribunale (cfr. sentenza n. 5989/2017) la legge di riforma, quindi, individua specificamente le categorie professionali alle quali devono appartenere i componenti della Commissione chiamata a verificare le competenze di coloro che intendono ottenere l’abilitazione alla professione di avvocato Cassazionista. Detta individuazione corrisponde alla discrezionalità del legislatore e non presenta profili di irragionevolezza (cfr. anche TAR Lazio, sez. III, 4 dicembre 2014, n. 12268).
2.1. Il C.N.F., tuttavia, ha ritenuto di regolare autonomamente la composizione della predetta Commissione di abilitazione con il Regolamento n. 1/2015, modificandone però (con l’art. 9) la composizione, di modo che la stessa Commissione per la verifica di idoneità “deve essere composta da quindici componenti effettivi e quindici supplenti, scelti tra membri del Consiglio Nazionale Forense, avvocati iscritti all’Albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, professori universitari di ruolo in materie giuridiche e magistrati addetti alla Corte di cassazione o magistrati del Consiglio di Stato. Designa, altresì, il presidente e due vicepresidenti. La Commissione opera attraverso tre sottocommissioni composte da cinque membri ciascuna”.
Tale disciplina è stata poi ripetuta nell’art. 12 del Bando del 5.1.2016 con il quale si è proceduto alla nomina della Commissione.
2.2. L’organo che ha proceduto ad esaminare l’istante risultava composto da due Magistrati della Corte di Cassazione in quiescenza e da tre avvocati iscritti all’Albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, risultando quindi difforme rispetto al quadro di competenze delineato dall’art. 22, comma 2, della legge n. 247/2012.
Tale composizione è contestata dalla ricorrente, quale circostanza viziante del giudizio espresso nei suoi confronti.
3. La parte resistente sostiene la legittimità della composizione della Commissione di valutazione “centrale”, nella quale erano presenti esponenti di ognuna delle quattro categorie previste dal bando, di modo che, una volta costituita la Commissione centrale in ossequio alla norma primaria, l’articolazione in sottocommissioni (in base all’art. 9 del regolamento del CNF) risulta conseguenza logica e necessitata dal carico di lavoro attribuito alla Commissione stessa.
Secondo il CNF le diverse sottocommissioni costituirebbero una mera articolazione funzionale della Commissione centrale, di cui non dovrebbero rispecchiare pedissequamente la composizione.
3.1. A tal riguardo si osserva che dalla formulazione dell’art. 22, comma 2, della legge n. 247/2012 non è possibile evincere una effettiva possibilità di deroga alla composizione della commissione nei termini dalla stessa descritti, di modo che non è possibile evincere la fungibilità tra i componenti della Commissione nei termini sostenuti dal CNF.
4. Risulta quindi condivisibile l’argomentazione di parte ricorrente secondo cui sia necessaria nelle sedute la presenza di membri appartenenti alle diverse realtà del mondo giuridico (forense, magistratuale ordinaria ed accademica) stabilite dal citato art. 22, comma 2, della L. 247/2012, sul presupposto che gli esponenti di ciascuna delle predette categorie siano portatori di sensibilità giuridiche connotate da diversi accenti e sfumature, che verosimilmente li condurranno, in sede di correzione degli elaborati, a valorizzare differenti aspetti delle prove di esame, di modo che la modificazione delle componenti interne alla commissione potrebbe determinare un diverso esito dell’esame.
5. Né è possibile ritenere che il C.N.F. potesse modificare in via regolamentare le figure indicate dalla norma primaria.
L’art. 22, comma 2, della legge n. 247/2012, infatti, rinvia ad un regolamento del CNF soltanto per la previsione di “specifici criteri e modalità di selezione” per l’accesso alla Scuola superiore dell’avvocatura e “per la verifica finale di idoneità”, mentre la composizione della Commissione è regolata direttamente dalla legge.
Non senza considerare al riguardo che l’interessata contesta la violazione e falsa applicazione dell’art. 9 del regolamento n.1/2015 del CNF e dell’art. 12 del bando di concorso.
5.1. La materia, inoltre, è soggetta alla riserva di legge delineata dall’art. 33, comma 5, della Costituzione secondo cui l’esercizio delle professioni è obbligatoriamente subordinato ad un esame “di Stato” la cui disciplina anche in relazione alla composizione e struttura della Commissione d’esame sulla abilitazione del singolo professionista è devoluta al legislatore.
6. Ne consegue, che pur ritenendo legittima la articolazione della Commissioni centrale in sottocommissioni, al fine di soddisfare condivisibili e apprezzabili esigenze di snellimento e l’accelerazione delle procedure di correzione, atteso l’inequivocabile tenore della norma primaria, non si sarebbe potuti giungere alla ulteriore conseguenza di consentire l’esame del candidato da parte di un organo (la sottocommissione), che non rispecchia la articolazione definita dalla legge.
In senso contrario non vale il richiamo all’art. 22, comma 5, del R.D.L. n. 1578 del 1933 secondo cui “i supplenti intervengono nella commissione e nelle sottocommissioni in sostituzione di qualsiasi membro effettivo” e ai connessi precedenti giurisprudenziali citati dal CNF.
6.1. In primo luogo, il Regio Decreto Legge 27.11.1933, n.1578 si riferisce in maniera esclusiva all’esame di abilitazione per la professione di Avvocato, mentre la fattispecie oggetto del presente giudizio attiene alla diversa ipotesi della verifica finale di idoneità per l’iscrizione nell’albo speciale, rispetto alla quale il legislatore ha inequivocabilmente inteso disciplinare in maniera ben distinta la composizione della relativa commissione.
6.2. Ed è significativa in proposito la circostanza che tale norma (configurante una piena fungibilità dei membri della Commissione a prescindere dalla qualifica individuale rivestita: “I supplenti intervengono nella commissione e nelle sottocommissioni in sostituzione di qualsiasi membro effettivo”) non sia stata riproposta nella nuova regolamentazione della materia recata dalla legge n. 247 del 2012.
6.3. In secondo luogo, si osserva che l’art. 22, comma 2, e l’art. 47 della legge n. 247/2012, che si riferiscono, rispettivamente, alla commissione per l’iscrizione nell’Albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori e a quella per l’iscrizione dell’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, prevedono una composizione ben distinta, ammettendo la fungibilità dei componenti solo per la seconda.
Tanto conferma che il legislatore ha voluto disciplinare in maniera differente le due procedure abilitative, sicché non è consentita alcuna estendibilità al caso in questione delle norme dettate in materia di esame abilitativo alla professione di Avvocato.
6.4. Né è condivisibile l’assunto del C.N.F., secondo cui il principio di fungibilità fra i diversi componenti della Commissione (nell’ambito delle categorie professionali che essi rappresentano: magistrati ordinari di Cassazione, avvocati e docenti universitari) sarebbe necessitato dal preminente interesse pubblico alla più sollecita definizione della procedura abilitativa e, comunque, ricavabile dal generale principio di organizzazione di cui all’art. 97 Cost., in quanto i candidati che sostengono la prova di verifica finale di idoneità all’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, sono comunque di gran lunga inferiori rispetto ai candidati che sostengono l’esame di abilitazione alla professione di avvocato.
6.5. Tutto ciò non senza considerare, come già accennato, la notevole differenza che intercorre tra la procedura per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato e quella per la iscrizione nell’albo speciale, per la quale il legislatore ha inteso prevedere una severa procedura selettiva, volta a valutare l’idoneità dei candidati.
6.6. In tal senso, del resto, si è espresso di recente il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana con la sentenza n. 109 del 26.2.2018, secondo cui (cfr. punto 5 della decisione) “…nell’ambito del nuovo regime introdotto dalla legge n. 247/2012 – giova ripeterlo, non rilevante ai fini di causa – una persistente applicazione dell’indirizzo della piena fungibilità dei membri di Commissione, secondo il quale i titolari potrebbero essere sostituiti da supplenti anche di categorie professionali diverse, si sostanzierebbe in una non consentita forma di disapplicazione della precisa normativa dettata dalla nuova fonte legislativa, la quale, pur avendo disciplinato ex novo la composizione della Commissione, si vedrebbe privata della piena precettività che le compete e dovrebbe assistere le sue disposizioni.
Nel contesto della nuova disciplina di legge, dunque, l’ingresso di membri supplenti nelle singole sedute non potrà alterare la corretta composizione del collegio esaminatore”.
7. Non merita, invece, adesione quanto dedotto nel secondo motivo con il quale (in relazione alla composizione della sottocommissione esaminatrice) si contesta la mancanza del rapporto di servizio per i magistrati addetti alla Corte di Cassazione.
Come correttamente eccepito dal CNF, la regola secondo cui i presidenti ed i componenti di una commissione di concorso cessano dall’incarico una volta risolto il rapporto d’impiego con l’Amministrazione, opera soltanto nel caso in cui si tratti di soggetti nominati in funzione del rapporto d’impiego che li lega all’Amministrazione che ha indetto la procedura e non anche per i componenti che non ne fanno più parte (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 20 gennaio 1999, n. 51)
Del resto l’art. 22, comma 2, della legge n. 247/2012 non vieta espressamente la possibilità di far ricadere la nomina di uno dei componenti su un soggetto esterno (perché collocato a riposo), che nel passato abbia fatto parte delle categorie indicate, e che abbia, per tale ragione, la qualificazione prevista, atteso che – come ben argomentato dalla difesa del CNF – ciò che si vuole tutelare è “la garanzia di professionalità, derivante dalla funzione, dal tipo, dal livello, dal grado di preparazione professionale posseduto”, che nel caso di specie può essere dedotta dal curriculum del componente di cui si contesta la presenza nell’organo di valutazione.
7.1. Considerato, peraltro, che nel caso di specie la designazione dei componenti, già Presidenti di Sezione e Consiglieri di Cassazione che hanno lasciato il servizio per raggiunti limiti di età, è avvenuta previo l’assenso del Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, in ragione della notevole esperienza dagli stessi maturata nel corso del servizio.
In assenza di una specifica previsione della norma primaria, e secondo una interpretazione funzionale e adeguatrice dell’art. 22 della Legge 247/2012 oltre che meramente letterale della norma, deve quindi ritenersi ammissibile anche il coinvolgimento di magistrati addetti alla Cassazione non più in servizio, che hanno fornito un assai valido e competente contributo al funzionamento della Commissione indicata.
8. Il ricorso può essere accolto, in conclusione, solo con riferimento alla composizione della Commissione, che nei termini in precedenza esposti può considerarsi viziante del giudizio espresso nei confronti dell’interessata.
Il carattere assorbente delle doglianze esaminate esonera il Collegio dal soffermarsi sulle ulteriori censure dedotte e consente di accogliere il ricorso in parte qua, con conseguente annullamento del giudizio di inidoneità espresso in data 28.4.2017.
9. Ai sensi dell’art. 34, comma 1, lettera e) del D.lgs. 104/2010, pertanto, il Collegio ritiene che, in esecuzione della presente sentenza, la posizione dell’interessata debba essere riesaminata da parte di una Commissione in diversa composizione, composta anche da almeno un magistrato addetto alla Corte di Cassazione, entro il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della pronuncia, ovvero dalla sua notificazione se antecedente.
L’effetto conformativo della presente sentenza impone all’amministrazione la rinnovazione della correzione delle prove scritte della ricorrente e lo svolgimento di una nuova prova orale.
Dovrà essere garantito l’anonimato e, quindi, la nuova correzione sarà effettuata su un numero di elaborati non inferiori a dieci, estratti fra quelli degli altri candidati, attribuendo anche a questi ultimi, ma ai soli fini di assicurare l’anonimato, un proprio giudizio.
L’anonimato può essere realizzato oscurando sia i voti precedentemente attribuiti, sia i precedenti numeri identificativi dei candidati, inserendo gli elaborati in nuove buste, provviste di nuovi numeri identificativi progressivi, all’interno delle quali saranno collocate le buste piccole contenenti le generalità dei candidati.
La novità della questione interpretativa consente di ritenere che sussistano eccezionali motivi, ai sensi degli artt. 26, comma 1, c.p.a. e 92 c.p.c., per disporre l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra tutte le parti in causa, ponendo a carico dell’amministrazione resistente il contributo unificato corrisposto da parte ricorrente.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei limiti di cui in parte motiva e, per l’effetto:
– annulla il giudizio di inidoneità espresso in data 28.4.2017;
– ordina all’amministrazione di rivalutare l’interessata entro 60 (sessanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, secondo le modalità indicate in motivazione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 11 aprile 2018 con l’intervento dei magistrati:
Scritto il 4 luglio 2018 3 luglio 2018 Autore Giurisprudenza amministrativaCategorie ConcorsiTag Avvocati,Avvocati Cassazionisti,avvocato,CNF,Composizione commissione,Composizione irregolare,Concorsi,Concorsi pubblici,Consiglio Nazionale Forense,Correzioni,Errata composizione,Esame,Esame Cassazionisti,Esame di Stato,Esame scritto,Ministero della Giustizia,Professione forense,Prove scritte,TAR Roma,Verbale
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