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Timestamp: 2018-10-22 05:28:32+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 120', 'art. 130', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 120', 'art. 120', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 120', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 120', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 120', 'art. 130', 'art. 120', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 134', 'art. 2', 'art. 120', 'art. 130', 'sentenza ', 'art. 120', 'art. 130', 'art. 2', 'art. 76']

Penale.it - Corte Costituzionale, Sentenza 5 luglio 2001 (dep. 17 luglio 2001), n. 251
Corte Costituzionale, Sentenza 5 luglio 2001 (dep. 17 luglio 2001), n. 251
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Illegittimità costituzionale dell’art. 120, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in relazione all’art. 130, comma 1, lettera b), del medesimo codice, nella parte in cui prevede la revoca della patente nei confronti di coloro che sono stati sottoposti alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come sostituita dalla legge 3 agosto 1988, n. 327, nonché dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, così come successivamente modificata e integrata.
Su questo quadro normativo è intervenuta – prosegue il Tribunale amministrativo – la sentenza n. 354 del 1998 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l’incostituzionalità della citata disciplina, nella parte in cui prevedeva la revoca della patente per coloro che “fossero stati” sottoposti a una misura di sicurezza, per violazione dell’art. 76 della Costituzione: la Corte, nella circostanza, ha rilevato che a porre una simile previsione, innovativa e restrittiva rispetto alla disciplina del preesistente codice della strada (d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393), il legislatore delegato non era abilitato, alla stregua della portata della legge di delega 13 giugno 1991, n. 190, che consentiva solo un riordino e non anche una sostanziale riforma della materia.
Nel disciplinare la materia, il d.P.R. ha riscritto l’intera norma dell’art. 120 del codice della strada, lasciando però immutata la parte di carattere sostanziale concernente le condizioni soggettive comportanti la revoca della patente di guida, così come dispone ora il “nuovo” comma 1 dell’art. 120, essenzialmente riproduttivo della vecchia disciplina.
Poiché peraltro il d.P.R. – anche secondo il parere reso dal Consiglio di Stato sullo schema originario del regolamento - non poteva operare, a tenore della legge abilitante, nessuna innovazione di carattere sostanziale, essendo rivolto solo a disporre in materia di procedimento, ne deriva, a giudizio del rimettente, che l’aver disposto fuori dell’ambito consentito dalla delega regolamentare rende inoperante - nella parte sostanziale che qui interessa - la clausola abrogativa delle norme «anche di legge» anteriori. Pertanto la disposizione di carattere sostanziale della cui costituzionalità il Tribunale amministrativo dubita, al di là della formale sostituzione dell’intera norma da parte del regolamento, continua a rivestire i caratteri della legge, secondo l’originaria fonte che ha introdotto il testo del codice della strada, e su di essa può esercitarsi il controllo di costituzionalità. Tale conclusione sarebbe del resto confortata da enunciati di decisioni della Corte costituzionale, come l’ordinanza n. 230 del 1999, che, nel rimettere gli atti al giudice a quo per un riesame della rilevanza della questione, ha affermato essere di spettanza del giudice di merito la valutazione circa il rapporto tra le norme aventi forza di legge e le disposizioni regolamentari che le riproducono in atti di «delegificazione», fuori della materia che la legge ha previsto come suscettibile della delegificazione stessa.
1.4. – Tutto ciò premesso, il rimettente reputa che la disciplina del decreto legislativo n. 285 del 1992, in quanto prescrive la revoca della patente per chi «sia stato» sottoposto a una misura di prevenzione [nella specie, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza] sia incostituzionale, per eccesso di delega, sotto gli stessi profili della dichiarazione di incostituzionalità della previsione della revoca della patente nei confronti di chi «sia stato» sottoposto a una misura di sicurezza (sentenza n. 354 del 1998): la legge di delegazione non autorizzava il Governo a modificare in senso innovativo e restrittivo la disciplina preesistente (artt. 82 e 91 del d.P.R. n. 393 del 1959), che prevedeva una ipotesi di revoca solamente per chi fosse – in atto – sottoposto a una misura di prevenzione, non anche nei riguardi di chi lo “fosse stato” in passato, poiché - come appunto rilevato nella menzionata sentenza n. 354 del 1998 - la delega conferita era rivolta al mero riesame della legislazione preesistente, che rimane la «base di partenza» dell’intervento del legislatore delegato; e nella legge di delega non è dato rinvenire una qualsiasi indicazione che possa giustificare l’innovazione di cui si discute.
2.2. – Il giudizio principale, riferisce il rimettente, concerne l’impugnazione di un provvedimento prefettizio di revoca della patente di guida adottato in quanto l’interessato è soggetto alla misura del foglio di via obbligatorio, in applicazione dell’art. 120 del codice della strada quale risulta dalla sua sostituzione a opera del d.P.R. n. 575 del 1994: sostituzione, prosegue il giudice a quo, che ha tuttavia lasciato sostanzialmente immutata la disciplina relativamente alla parte che interessa, poiché la norma, sia prima che dopo l’intervento di «delegificazione», continua a ritenere privo dei requisiti «morali» per ottenere la patente chi sia sottoposto a misure di sicurezza o a misure di prevenzione, salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi, e continua dunque a prescrivere la revoca del titolo in presenza delle medesime circostanze. Se ne deduce, prosegue sul punto il giudice a quo, che, al di là di detto intervento della fonte regolamentare del 1994, la disposizione censurata continua a rivestire valore di legge, per la parte in cui detta le condizioni sostanziali della revoca della patente, trattandosi di materia non passibile di «delegificazione” alla stregua della legge n. 537 del 1993 (art. 2, comma 7) e non essendo perciò operante la clausola abrogativa del testo legislativo originario contenuta nella legge stessa (art. 2, comma 8).
Il rimettente – sul presupposto che l’impugnato art. 120 del codice della strada sia tuttora vigente nella sua originaria veste legislativa, nonostante l’intervento di «delegificazione» cui esso è stato sottoposto con il d.P.R. 19 aprile 1994, n. 575 (Regolamento recante la disciplina dei procedimenti per il rilascio e la duplicazione della patente di guida di veicoli) – ritiene che la previsione della revoca della patente per coloro che siano stati precedentemente sottoposti a una misura di prevenzione, in quanto più restrittiva rispetto alla disciplina contenuta nel codice previgente (d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393), non trovi fondamento nella legge di delegazione 13 giugno 1991, n. 190, sulla cui base è stato emanato il decreto legislativo recante il nuovo codice. In particolare, non sarebbe invocabile come fondamento l’art. 2, comma 1, lettera t), della legge, la quale non consentirebbe al legislatore delegato di discostarsi dalle scelte sostanziali della normativa preesistente. A sostegno di questa interpretazione limitativa della delega, viene richiamata la sentenza n. 354 del 1998 di questa Corte, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 120 in questione (in combinato disposto con l’art. 130), nella parte in cui prevedeva la revoca della patente nei confronti di coloro che “fossero stati” sottoposti a misure di sicurezza personali.
3. – La modifica normativa intervenuta sulla disciplina sottoposta al controllo di costituzionalità da tutte e quattro le ordinanze dei giudici amministrativi richiede preliminarmente una precisazione circa l’oggetto del giudizio di cui questa Corte è investita. L’art. 120 del decreto legislativo n. 285 del 1992, infatti, è stato “sostituito” dall’art. 5 del d.P.R. n. 575 del 1994, dunque da un atto avente natura regolamentare, emanato sulla base dell’art. 2, comma 7, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), ed entrato in vigore a decorrere dal 1° ottobre 1995 [a norma dell’art. 2, comma 2, del decreto-legge 25 novembre 1995, n. 501 (Interventi per il settore dell’autotrasporto di cose per conto terzi, nonché per il personale addetto ai pubblici servizi di trasporto), convertito con modificazioni in legge 5 gennaio 1996, n. 11]. L’anzidetto intervento sul piano della fonte della disciplina non determina tuttavia l’inammissibilità delle questioni sollevate. Alla stregua della giurisprudenza di questa Corte, il controllo su atti aventi natura regolamentare non rientra nella giurisdizione costituzionale, secondo la definizione che di questa è data dall’art. 134 della Costituzione (tra molte, ordinanze n. 554, n. 328 e n. 100 del 2000). Ma i giudici rimettenti, con argomentazioni coincidenti, hanno ritenuto che, nonostante la “sostituzione” della disposizione di rango legislativo con altra di contenuto corrispondente ma di rango secondario, la disciplina tuttora vigente deve ritenersi quella contenuta nella legge poiché il regolamento, intervenuto su aspetti sostanziali della materia e così andando al di là della disciplina procedurale per la quale, sola, era abilitato, ha disposto fuori della materia sulla quale poteva intervenire, con ciò rendendosi inoperante la clausola abrogativa delle norme «anche di legge» anteriori contenuta nel comma 8 dell’art. 2 della legge n. 537.
L’intervento di «delegificazione» della normativa oggetto della questione di costituzionalità, secondo i rilievi sopra esposti formulati dai giudici rimettenti, non si sarebbe perfezionato; e, spettando a essi, non a questa Corte, la valutazione circa il rapporto tra le norme aventi forza di legge e le disposizioni regolamentari che le riproducono fuori dell’ambito che la legge ha previsto come suscettibile di «delegificazione» (v. in tal senso l’ordinanza n. 230 del 1999), le questioni di costituzionalità possono avere ingresso, per come sollevate nei confronti della norma che deriva dal riferimento che all’art. 120 del codice della strada, nella sua versione originaria attinente ai requisiti “morali” per il rilascio della patente di guida (comma 1), viene fatto dal successivo art. 130, anch’esso nella sua versione originaria, ove prevede [comma 1, lettera b)] la revoca della patente per il venire meno dei requisiti medesimi.
5. - Relativamente alle questioni sollevate con le tre ordinanze del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia – sezione staccata di Brescia, è da rilevare che con la sentenza n. 427 del 2000, a esse successiva, questa Corte, pronunciandosi su questione analoga e rimessa sulla base del medesimo presupposto della persistente vigenza della norma impugnata nella versione legislativa nonostante la prevista «delegificazione», ha già dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 120, comma 1, del decreto legislativo n. 285 del 1992 [in combinato disposto con l’art. 130, comma 1, lettera b), dello stesso decreto], nella parte in cui prevedeva la revoca della patente di guida nei confronti di coloro che fossero sottoposti alla misura del foglio di via obbligatorio, a norma dell’art. 2 della legge n. 1423 del 1956, per violazione dell’art. 76 della Costituzione.
Essendo la disciplina impugnata già stata dichiarata incostituzionale nei termini prospettati dal rimettente, le questioni in esame devono pertanto essere dichiarate manifestamente inammissibili (v. anche l’ordinanza n. 587 del 2000).