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Timestamp: 2019-11-13 02:46:06+00:00
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Art. 203 codice penale - Pericolosità sociale - Brocardi.it
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Articolo 203 Codice penale
Dispositivo dell'art. 203 Codice penale
La qualità di persona socialmente pericolosa si desume dalle circostanze indicate nell'articolo 133 (1).
(1) La giurisprudenza ha interpretato in maniera più estensiva tale disposizione prevedendo che il giudice debba considerare come parametri di valutazione, accanto alla gravità del fatto, anche i fatti a questo successivi, come ad esempio il comportamento tenuto durante la fase di espiazione della pena.
Prevedendo dei parametri tassativi, il legislatore ha così inteso limitare l'ampio potere del giudice di valutazione della pericolosità sociale, nel rispetto del principio di tassativita.
Spiegazione dell'art. 203 Codice penale
La pericolosità sociale del reo, la cui sussistenza è necessaria per l'applicazione di qualsiasi misura di sicurezza, deve essere valutata dal giudice ricorrendo ai criteri di utilizzo del suo potere discrezionale in merito alla determinazione della pena di cui all'art. 133.
Anche il non imputabile o il non punibile può essere sottoposto a misure di sicurezza, motivo per il quale anche nei loro confronti va accertata l'eventuale pericolosità sociale.
I parametri di cui all'art. 133 c.p. vanno utilizzati ai fini di una prognosi criminale, atta a valutare la probabilità di commissione di nuovi reati, sottolineando l'aspetto preventivo in una proiezione futura.
Il giudice deve quindi ricostruire il quadro generale della personalità del reo e, sulla base di un giudizio intuitivo, formulare una prognosi criminale.
La pericolosità si distingue dalla capacità criminale, che esiste sempre in misura più o meno accentuata, per il fatto stesso che il soggetto ha già commesso il reato. La capacità criminale è quindi il genus, mentre la pericolosità la species, poiché la prima è solo la possibilità, mentre la seconda è la probabilità di compiere illeciti penali.
Al fine di accertare l'attuale pericolosità sociale del soggetto il giudice deve tener conto non solo della gravità del fatto di reato, ma anche dei fatti successivi, come il comportamento tenuto durante l'espiazione della pena.
Essa, data l'ampia discrezionalità lasciata al giudice, può dirsi sussistente anche sulla base di meri indizi, sempre che questi siano costituiti da elementi di fatto certi, dai quali sia possibile far discendere, sul piano congetturale, la formulazione del giudizio probabilistico in ordine alla futura commissione di reati.
Massime relative all'art. 203 Codice penale
Cass. pen. n. 40808/2010
Agli effetti penali la pericolosità sociale rilevante ai fini dell'applicazione di una misura di sicurezza consiste nel pericolo di commissione di nuovi reati e deve essere valutata autonomamente dal giudice che deve tener conto dei rilievi peritali sulla personalità, sugli effettivi problemi psichiatrici e sulla capacità criminale dell'imputato, nonché sulla base di ogni altro parametro desumibile dall'art. 133 c.p.. (Nella specie è stata ritenuta incongrua la motivazione del giudice di merito, riferita al pericolo di atti autolesivi, irrilevanti ai fini della prognosi prevista dalla legge, e comunque assertiva di una generica pericolosità, apoditticamente recepita dalla relazione peritale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 40808 del 18 novembre 2010)
Cass. pen. n. 24725/2008
La pericolosità sociale di una persona, intesa come accentuata possibilità che essa commetta in futuro altri reati, deve essere svolta sulla base dei parametri indicati dall'art. 133 c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24725 del 18 giugno 2008)
Cass. pen. n. 9847/2007
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9847 del 8 marzo 2007)
Cass. pen. n. 24009/2003
Al fine di accertare l'attuale pericolosità sociale del soggetto, nel momento in cui deve essere applicata in concreto una misura di sicurezza, il giudice deve tenere conto non solo della gravità del fatto-reato, ma anche dei fatti successivi, come il comportamento tenuto durante l'espiazione della pena, quale risultante ad esempio dalle relazioni comportamentali e dall'eventuale concessione di benefici penitenziari o processuali.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24009 del 30 maggio 2003)
Cass. pen. n. 1313/2003
In materia di misure di sicurezza personale, ai fini della prognosi di pericolosità sociale il giudice non può prendere in considerazione le sole emergenze di natura medico-psichiatrica, ma deve procedere alla verifica di tutte le circostanze di cui all'art. 133 c.p., prima fra tutte la gravità del reato commesso e deve approdare ad un giudizio globale di pericolosità non limitata ad alcuni tipi di reati. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato la decisione relativa al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario dell'imputato assolto per vizio di mente dal reato di ricettazione di cassette musicali prive del contrassegno Siae, in quanto il giudice di appello si era limitato a riportare il giudizio del perito, concludente per una pericolosità limitata a reati della stessa specie di quello commesso, senza prendere in considerazione gli altri parametri indicati dalla legge).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1313 del 14 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 3811/1997
In tema di misure di prevenzione lo stato di detenzione, anche se prolungato nel tempo, non è elemento idoneo ad escludere la pericolosità sociale, in quanto la rescissione dei legami con la associazione di appartenenza non è conseguenza diretta dell'allontanamento fisico dai luoghi ove l'attività dell'associazione si esplica.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3811 del 6 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 8996/1996
Ai fini della applicabilità delle misure di sicurezza personali, la pericolosità sociale — stante la sua correlazione con le circostanze indicate nell'art. 133 c.p. — non può essere confusa con la pericolosità valutata esclusivamente sul piano psichiatrico in riferimento alla natura ed alla evoluzione dello stato patologico del soggetto, sicché la valutazione indicata dall'art. 203 c.p. costituisce compito esclusivo del giudice, il quale non può abdicarvi in favore di altri soggetti né rinunciarvi, pur dovendo tener conto dei dati relativi alle condizioni mentali dell'imputato ed alle implicazioni comportamentali eventualmente indicate dal perito. (Fattispecie in tema di assoluzione per infermità totale di mente, accompagnata da valutazione di pericolosità sociale con conseguente applicazione della misura di sicurezza personale del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8996 del 8 ottobre 1996)
La pericolosità sociale, al cui concreto accertamento è subordinata l'applicazione della misura di sicurezza, va desunta ai sensi degli artt. 133 e 203 c.p., dovendosi ai predetti fini considerare soprattutto il reato o i reati nella loro obiettività e in ogni loro elemento principale ed accessorio. (Nella fattispecie, disattendendo la perizia di ufficio e senza disporre una nuova indagine psichiatrica, è stato formulato un giudizio di pericolosità sociale dell'imputata, per la probabile reiterazione di episodi criminosi, aderente alla personalità della stessa e alle caratteristiche della malattia mentale sofferta).
Cass. pen. n. 2356/1992
La pericolosità sociale, ai fini dell'applicazione di misure di sicurezza, può desumersi anche da semplici indizi, sempre che questi siano costituiti da elementi di fatto certi, dai quali sia possibile far discendere, sul piano congetturale, la formulazione del giudizio probabilistico in ordine alla futura commissione di reati. Fra gli indizi anzidetti può legittimamente ricomprendersi anche la abituale frequentazione, da parte di soggetto già condannato per gravi reati, di persone facenti parte di una associazione per delinquere di tipo mafioso. (Nella specie trattavasi di applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2356 del 7 luglio 1992)
La pericolosità è una qualità, un modo di essere del soggetto, da cui si deduce la probabilità che egli commetta nuovi reati. Essa si differenzia dalla capacità criminale, che esiste sempre in misura più o meno accentuata, per il fatto stesso che il soggetto ha già commesso il reato e costituisce quindi un'attitudine soggettiva alla commissione dei reati stessi. La capacità criminale è quindi il genus e la pericolosità la specie, poiché la prima è solo possibilità, mentre la seconda è probabilità di compiere illeciti penali. La pericolosità coincide solo con la dimensione prognostico-preventiva della capacità criminale ma non con quella etico-retributiva della medesima. Ne deriva che il giudizio prognostico favorevole, indispensabile per la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, resta escluso dall'accertata pericolosità sociale. (Nella specie l'imputato minore era stato ritenuto pericoloso e gli era stato applicato il riformatorio giudiziario e contemporaneamente era stata disposta la sospensione condizionale della pena).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9572 del 3 luglio 1990)
L'art. 203 c.p., nella parte in cui enuncia il principio che agli effetti della legge penale è persona socialmente pericolosa quella, anche se non imputabile o non punibile, che abbia commesso un fatto dalla legge preveduto come reato, è una norma a carattere programmatico, poiché il codice penale vigente non prevede alcuna misura di sicurezza nei confronti delle persone prosciolte perché non punibili, qualunque sia la causa di non punibilità, generale o speciale, posta a fondamento della sentenza di proscioglimento (nella specie la causa di non punibilità che veniva in rilievo era la desistenza volontaria).
Cass. pen. n. 6788/1990
Nel caso in cui sia stata concessa la sospensione condizionale della pena dello straniero, condannato per reati in materia di stupefacenti, non è applicabile la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato, ai sensi dell'art. 81, L. 22 dicembre 1975, n. 685. Infatti, poiché l'art. 31, L. 10 ottobre 1986, n. 663 ha abrogato l'art. 204 c.p. (pericolosità sociale presunta), disponendo altresì che tutte le misure di sicurezza personali sono ordinate previo accostamento della pericolosità sociale dell'autore del fatto, ne consegue che, riconosciuta la sospensione condizionale della pena, nella quale è sempre implicito un giudizio prognosticamente favorevole sulla personalità dell'imputato, si è esclusa la probabilità che lo stesso commetta nuovi fatti preveduti dalla legge come reato e, quindi, la sua pericolosità sociale (art. 203 c.p.), senza il cui accertamento è illegittima l'applicazione di una qualsiasi misura di sicurezza.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6788 del 10 maggio 1990)