Source: http://www.osservatoriogiustiziacivilefirenze.it/OGC_PHP/index.php?main_page=0.1&menu01=2&doc=49&par=7
Timestamp: 2019-12-06 06:35:38+00:00
Document Index: 112903001

Matched Legal Cases: ['art. 269', 'art 163', 'art 183', 'art 166', 'art 168', 'art 292', 'art. 292']

Totale accessi per documento: 610555
6.1. Proposizione di domande da parte di uno dei convenuti nei confronti di altro convenuto
Allo stato la dottrina e la giurisprudenza sono a favore dell’ammissibilità di detta domanda ed hanno completamente superato l’orientamento restrittivo diffusosi in proposito negli anni 1950.
Dunque, sebbene la domanda di un convenuto nei confronti di un altro convenuto non sia espressamente né qualificata né disciplinata dal codice di procedura civile, vi è allo stato unanimità nel ritenerla ammissibile.
E’ stato esattamente notato che “se il convenuto può sicuramente formulare una domanda contro un soggetto che non essendo ancora parte del processo venga .. chiamato a parteciparvi, allora non c’è alcuna ragione per inibire la formulazione di una simile domanda ove il suo destinatario sia già stato in ipotesi evocato in giudizio dall’attore“ (Ronco).
In assenza di un nomen certum assegnato dal codice di procedura civile si è attribuito a detta domanda il nome di “domanda trasversale” ed al convenuto destinatario della stessa il nome di “coevocato“.
A favore dell’ammissibilità di detta domanda trasversale si sono pronunciati in dottrina Montesano – Arieta (in Trattato di diritto processuale civile 1, 2, Padova, 2001, 1058), Ronco (in “Appunti sulla domanda proposta da un convenuto contro un altro convenuto” in nota a Tribunale Torino 16.3.1999), Mandrioli (in Diritto processuale civile II Torino 2000, 44, nota 7), Tarzia (in “Lineamenti del nuovo processo di cognizione”), De Marco (“Sull’ammissibilità della domanda riconvenzionale di un convenuto nei confronti di un altro convenuto” in nota Pret. Gallina 15.3.1986), Trisorio Liuzzi, Luiso (in “La riforma del processo civile”), in giurisprudenza Cass. 9/69, Cass. 26.3.1971 n. 894, Cass. 2848/80, Pret. Gallina 15.3.1986, Cass. 2238/90, Tribunale di Milano 19.6.1997, Tribunale di Torino 16.3.1999, Tribunale di Napoli 20.9.2001.
In merito ai tempi della formulazione della cosiddetta domanda trasversale vi sono due orientamenti, sia in dottrina che in giurisprudenza.
Il primo pone a carico del convenuto l’onere di attivare il meccanismo di cui ai primi due commi dell’art. 269 cpc, basato sulla presentazione di un’istanza di differimento della prima udienza e sul successivo decreto del giudice di differimento della prima udienza in modo da osservare il termine minmo di comparizione di cui all’art 163 bis (Tribunale di Torino 16.3.1999).
Il secondo ritiene invece sia sufficiente che il convenuto formuli la domanda nell’ambito della propria comparsa di costituzione e risposta da depositarsi in cancelleria nel termine di 20 giorni precedenti la prima udienza (Tribunale di Napoli 20.9.2001 e Tribunale di Milano 19.6.1997)
Il primo orientamento ravvisa nel differimento della prima udienza di comparizione un momento essenziale per il rispetto del diritto di difesa del convenuto nei cui confronti viene presentata la cosiddetta domanda trasversale. In difetto non sarebbero certi i tempi e i modi in cui detto convenuto potrebbe formulare le proprie difese e eccezioni.
Il secondo orientamento esclude che il mancato differimento della prima udienza possa configurare una violazione del diritto di difesa del coevocato, poiché questi può proporre eventuali domande riconvenzionali nei confronti del convenuto che ha proposto la domanda trasversale all’udienza di prima comparizione e perché ulteriori domande incrociate possono essere svolte nel termine di cui all’ultimo comma dell’art 183 cpc.
A sostegno del secondo orientamento è stato rilevato inoltre che l’adozione del meccanismo della chiamata in causa del terzo, oltre ad essere superfluo sotto l’aspetto della tutela del diritto di difesa del coevocato, sarebbe anche più dispendioso e ritarderebbe inutilmente l’andamento del giudizio, costringendo quindi l’attore a vedere ritardare, a causa dell’iniziativa del convenuto, le cadenze processuali destinate a condurre alla decisione sulla propria domanda.
Preme, comunque, evidenziare che in forza di entrambi gli orientamenti, il termine ultimo per la formulazione della domanda trasversale (con o senza istanza di differimento della prima udienza) è dato, ex art 166 cpc, dal ventesimo giorno precedente la prima udienza di comparizione indicata in citazione o differita dal giudice ex art 168 bis.
Preme infine rilevare che vi è unanimità anche nel ritenere che se il coevocato (ovvero il convenuto contro cui è diretta la domanda trasversale) non si costituisce in giudizio, sarà il convenuto “attivo” a dover chiedere al giudice, secondo quanto previsto dall’art 292, comma I, cpc, la fissazione di un termine entro il quale notificare al contumace la comparsa contenente la cosiddetta domanda trasversale.
Ai fini dunque della individuazione di una “prassi virtuosa”, per quanto quindi riguarda la proposizione di domande da parte di uno dei convenuti nei confronti dell’altro convenuto, si ritiene che sia preferibile che le domande stesse siano proposte nella comparsa di costituzione e risposta depositata venti giorni prima l’udienza indicata in atti.
Nel solo caso in cui il convenuto resti contumace, sarà del pari preferibile che il Giudice assegni termine per la notifica della comparsa di costituzione, ai sensi dell’art. 292 cod. proc. civ.