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Timestamp: 2018-06-25 17:32:25+00:00
Document Index: 147866068

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 1']

Angolo dei quesiti fiscali di settembre | Commercialista Telematico
Angolo dei quesiti fiscali di settembre
QUESITO N. 1: Sanzioni professionisti e tracciabilità<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
A seguito dell’abrogazione delle norma sulla tracciabilità dei compensi si chiede quali siano le sanzioni in cui incorrono i professionisti qualora essi avessero violato tali norme prima della loro abrogazione.
Il D.L. n. 112 del 2008 (conv. con modif. dalla legge 133/2008) ha abrogato l’art. 35, comma 12 del D.L. n. 223/2006 (conv. con modif. dalla Legge n. 248/2006) che aveva introdotto l’obbligo per i professionisti di rendere sempre e comunque tracciabile il flusso di denaro che costituisce il proprio compenso, relativo alle prestazioni erogate alla clientela, per importi superiori a € 100.
Più precisamente la norma, ora eliminata, imponeva ai professionisti di incassare i compensi superiori a determinate soglie solo mediante strumenti finanziari tracciabili e non in contanti. Erano, quindi, ammesse tutte le modalità di pagamento, tranne il contante, unico strumento non monitorabile in alcun modo.
In assenza di una sanzione ad hoc, i professionisti che violavano i vincoli sui pagamenti tracciabili erano assoggettabili alla sanzione generale per irregolare tenuta della contabilità: da 1.032 euro a 7.746 euro.
Tuttavia, in base al principio del favor rei, dettato dall’articolo 3 del decreto legislativo 472 del 1997, il contribuente non può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che non è più considerato violazione punibile da una legge successiva, anche se la violazione è stata commessa quando l’obbligo era ancora in vigore (sentenza n. 14484 della Corte di Cassazione del 29 settembre 2003).
Il principio sopra affermato è stato confermato anche dall’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 180 del <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />1998, in cui è stato chiarito che si devono considerare estinte, per effetto della soppressione di un obbligo, le sanzioni tributarie eventualmente ancora irrogate in conseguenza di quell’obbligo.
Quindi, per le violazioni commesse dal 2006 fino al 24 giugno scorso, dovrebbero verificarsi le seguenti situazioni:
§ se la sanzione non è stata ancora irrogata, l’atto sanzionatorio decade automaticamente;
§ se la sanzione è già stata irrogata ma il contribuente non ha ancora pagato alcuna somma, l’ammontare della sanzione non è più dovuto;
§ se l’obbligato ha pagato in tutto o in parte la sanzione in dipendenza di un provvedimento non ancora definitivo, può essere rimborsato;
§ se invece il pagamento è avvenuto in base a un provvedimento definitivo, il diritto al rimborso viene meno.
QUESITO N. 2: Detrazione integratori alimentari
Gli integratori alimentari assunti tramite prescrizione medica possono essere considerati medicinali e quindi possono essere detratti dall’Irpef ai sensi dell’art. 15 comma 1 lett. c) del Tuir?
L’art. 15, comma 1, lett. c) del TUIR, riconosce la detrazione del 19% delle spese sanitarie sostenute, per la parte che eccede € 129,11.
Si tratta, in particolare, di spese mediche e di assistenza specifica (diverse da quelle “deducibili” indicate nell’art. 10, comma 1, lett. b), del Tuir); spese chirurgiche; acquisto di medicinali; prestazioni specialistiche e protesi dentarie e sanitarie in genere.
Nella Risoluzione n. 256 del 28 giugno 2008 l’Agenzia delle Entrate ha precisato che per integratori alimentari si intendono i prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate.
L’etichettatura, la presentazione e la pubblicità non attribuiscono agli integratori alimentari proprietà terapeutiche, né capacità di prevenzione o cura delle malattie umane, né fanno altrimenti riferimento a simili proprietà. Nell’etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità degli integratori alimentari non figurano, inoltre, diciture che affermino o sottintendano che una dieta equilibrata e variata non è generalmente in grado di apportare le sostanze nutritive in quantità sufficienti.
L’Agenzia delle Entrate ritiene quindi che la somministrazione degli integratori è finalizzata esclusivamente ad ottimizzare gli apporti nutrizionali ed a migliorare le condizioni fisiologiche, senza per questo configurarsi come medicinali.
La stessa composizione li qualifica come prodotti appartenenti all’area alimentare e, quindi, non ammessi a godere della detrazione Irpef del 19%, riconosciuta, come detto in apertura, solo per spese mediche e di assistenza specifica, per spese chirurgiche, per l’acquisto di medicinali, prestazioni specialistiche e protesi dentarie e sanitarie.
QUESITO N. 3: Deducibilità interessi passivi immobili patrimonio
La Finanziaria 2008 ha stabilito che tra le spese e gli altri componenti negativi indeducibili indicati dall’articolo 90, comma 2, del Tuir relativi agli “immobili patrimonio”, non sono compresi gli interessi passivi da finanziamenti contratti per acquisire gli immobili stessi.
Si chiede se tale norma possa essere applicata anche per i periodi d’imposta precedenti al 2008.
La Finanziaria 2008 (Legge n. 244/2007), all’art. 1, comma 35, ha previsto che: “Tra le spese e gli altri componenti negativi indeducibili di cui al comma 2 dell’articolo 90 del Testo unico delle imposte sui redditi, non si comprendono gli interessi passivi relativi a finanziamenti contratti per l’acquisizione degli immobili indicati al comma 1 dello stesso articolo 90” (immobili che non costituiscono beni strumentali o che non sono qualificabili come beni-merce).
Tale disposizione ha natura di interpretazione autentica perciò non entra in vigore il 1° gennaio 2008, ma assume una valenza retroattiva, esplicando i propri effetti sul passato e interessando, pertanto, la determinazione del reddito d’impresa anche degli esercizi d’imposta precedenti.
In sede di determinazione del reddito del periodo d’imposta 2007 da indicare nel modello Unico 2008 il contribuente potrà, pertanto, tenere conto di tali costi.
I contribuenti possono, inoltre, tenerne conto della deducibilità in argomento, ora consentita, oltre che nel determinare il reddito imponibile 2007, anche con riferimento a quello dichiarato nei periodi d’imposta che possono essere ancora rettificati presentando una dichiarazione integrativa a favore.
QUESITO N. 4: Stampa registri contabili
Alla luce delle modifiche portate dalla Finanziaria 2008 si chiede quali sia il termine per stampare i registri contabili del periodo d’imposta 2007.
A seguito della modifica introdotta all’articolo 1 comma 161 della Finanziaria 2008, la scadenza della stampa dei registri contabili non coincide più con il termine di presentazione della dichiarazione, ma si può effettuare entro tre mesi da tale adempimento.
All’articolo 7, comma 4-ter, del de­creto legge 10 giugno 1994, n. 357, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 ago­sto 1994, n. 489, e successive modificazio­ni, le parole: “….per il quale non siano sca­duti i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni annuali,….” sono state so­stituite dalle seguenti: “….per il quale i termini di presentazione delle relative di­chiarazioni annuali non siano scaduti da oltre tre mesi,….”.
Di conseguenza, la stampa dei registri contabili relativi al 2007 tenuti con sistemi meccanografici deve essere effettuata entro tre mesi dal 30 settembre 2008, pertanto entro il 31 dicembre 2008.
QUESITO N.5: Anomalie studi di settore
Nello scorso mese di giugno l’Agenzia delle Entrate ha inviato alcune comunicazioni per segnalare ai contribuenti soggetti agli studi di settore alcune anomalie riscontrate nelle dichiarazioni relative al triennio 2004-2006. Si chiede se sia possibile rispondere a tali comunicazioni e con quali modalità.
Le comunicazioni inviate dall’Agenzia delle Entrate perseguivano un duplice obiettivo: segnalare l’incoerenza riscontrata avvisando il contribuente della possibilità di replicare alla stessa nell’ipotesi di errori o cause giustificative; invitare i contribuenti e gli intermediari a prestare maggiore attenzione ai dati da riportare nella prossima dichiarazione dei redditi.
I contribuenti e gli intermediari destinatari delle citate comunicazioni possono ora inviare al Fisco la propria risposta attraverso un apposito software messo a loro disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Una prima versione del software, resa disponibile il 25 luglio scorso, è stata successivamente aggiornata (versione 1.0.1 del 31 luglio 2008) per risolvere problemi legati alla possibile sovrapposizione delle situazioni di soggetti differenti contraddistinti però dallo stesso codice attività.
L’applicativo è costituito in estrema sintesi da una pagina vuota all’interno della quale il contribuente o l’intermediario può inserire in formato testo il contenuto della risposta che ritiene di dover fornire in ordine all’anomalia ricevuta. Naturalmente il modello prevede anche l’indicazione dei dati anagrafici del contribuente o dell’intermediario.
L’utilità della risposta è evidente in tutte quelle situazioni per le quali il contribuente ritiene di dover dare spiegazioni in ordine all’anomalia segnalata al fine di evitare, come riportato testualmente nelle segnalazioni di anomalia, che la propria posizione venga “…inserita in apposite liste dalle quali gli uffici dell’amministrazione finanziaria selezioneranno i contribuenti da sottoporre a controllo fiscale”.