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Timestamp: 2020-06-03 22:49:28+00:00
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Art. 1306 codice civile - Sentenza - Brocardi.it
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Articolo 1306 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1306 Codice civile
La sentenza pronunziata tra il creditore e uno dei debitori in solido, o tra il debitore e uno dei creditori in solido, non ha effetto contro gli altri debitori o contro gli altri creditori [2909](1).
Gli altri debitori possono opporla al creditore, salvo che sia fondata sopra ragioni personali al condebitore; gli altri creditori possono farla valere contro il debitore, salve le eccezioni personali che questi può opporre a ciascuno di essi(2).
(1) Ciò vale, ad esempio, per la sentenza di condanna di uno dei condebitori solidali.
(2) Ad esempio, l'eccezione di incapacità naturale della parte (428 c.c.).
Il legislatore tiene conto del fatto che non si può stabilire a priori se l'effetto di una sentenza sarà favorevole o sfavorevole agli obbligati: pertanto, di regola esso non si estende alle altre parti che vi sono estranee, salvo che queste decidano di profittarne.
Spiegazione dell'art. 1306 Codice civile
Regole accolte nel diritto romano. Dottrina francese ed italiana. Norme del codice in vigore. Non opponibilità della sentenza ai soggetti estranei. Invocabilità in proprio favore. I,imiti. Considerazioni generali.
Sull'efficacia della sentenza, pronunziata in confronto di un soggetto del vincolo solidale, rispetto agli altri, il diritto romano non offre principi precisi (Windscheid § 295, nota 8, Pandette trad. Fadda e Bensa).
Nel diritto intermedio non v'è concordia fra gli scrittori.
Fabio diceva: «sententiam contre unum ex correis late alteri non nocet». (Rationalia ad L. 28, D. de unecurand). Voet (ad Pandectas, XLV, 2, n. 5) asseriva che la cosa giudicata favorevole al correo giova anche all'altro, infine altri affermavano che la sentenza non giovi ne nuoccia agli altri soggetti (Scaccia, De sententiis et re iudicata glob r4, quaest. 12, n. /08) e da ultimo il Merlin (Quest. Chose juge XVIII, 2, affermava che la sentenza, comunque favorevole o contraria, era sempre efficace in confronto del condebitore solidale.
Questo dissenso sostanziale si mantenne nella dottrina francese ed italiana, però in questa prevalse la tendenza a rendere invocabile la sentenza favorevole e ritenere inopponibile quella contraria (Aubry et Rau: Cours de droit civil francais, 4a edizione, paragr. 298 ; Pacifici Mazzoni: Istituzioni di diritto civile, 3a ediz., IV, 14 e 15).
Il Giorgi (Obb., V Vol., pag. 201) combatte questa tesi intermedia: propugna la tesi del Merlin rilevando: 1) che questa impedisce la duplicazione dei giudizi con possibile contrasto di decisioni; 2) risponde allo scopo della solidarietà, che è appunto un aggravamento dell'obbligazione fatta per favorire il creditore.
Il codice vigente ha preso in esame la questione e ha voluto risolverla in modo concreto, accogliendo il principio che le sentenze pronunciate fra il creditore ed uno dei debitori in solido, fra il debitore ed uno dei creditori in solido non sono opponibili agli altri condebitori o concreditori.
Però si ammette che questi soggetti rimasti estranei al giudizio possono invocarle a proprio vantaggio.
Unico temperamento a questa comunicabilità è stabilito nel senso che:
a) le sentenze fondate sopra ragioni personali ad uno dei condebitori non possono essere invocate dagli altri
b) che il debitore può far valere le eccezioni personali ai creditori che essendo rimasti estranei al giudizio, invochino le sentenze emanate in confronto del loro concreditore.
Non può non plaudirsi al legislatore italiano che ha voluto con esplicito precetto prendere in esame le questioni relative alla opponibilità delle sentenze e risolverle con esplicito precetto.
Può dubitarsi in verità che le soluzioni accolte si inquadrino bene nel sistema fondato sul concetto della netta separazione dei vari rapporti solidali e si armonizzi con il carattere relativo delle pronunzie giudiziali. Può anche dubitarsi se sia equo scindere le sentenze favorevoli dalle dannose e stabilire che quelle si possano invocare e queste respingere; può anche constatarsi che con il sistema accolto possono sorgere situazioni di fatto contrastanti ed insolubili, ma comunque è a dire preferibile la disciplina espressa della questione al silenzio serbato sovra di esse dai codici precedenti.
Massime relative all'art. 1306 Codice civile
L'art. 1306, comma 2, c. c., nel consentire al debitore solidale di opporre al creditore la sentenza più favorevole pronunciata nei confronti del condebitore esclude, ove il primo abbia manifestato la volontà di avvalersi del giudicato, la possibilità di porre a suo carico un importo superiore a quello precedentemente liquidato nei confronti del secondo, ma non preclude l'ulteriore rivalutazione dell'importo riconosciuto.
Cass. civ. n. 23422/2016
Il principio secondo cui la sentenza pronunciata tra il creditore e uno dei debitori in solido non ha effetto contro gli altri debitori è applicabile anche all'obbligazione solidale fideiussoria, tanto più che nella solidarietà fideiussoria l'interesse passivo non è collettivo, come nell'ordinaria solidarietà, ma è individuale di ciascuno dei coobbligati ed eterogeneo, sicché appare di maggiore evidenza l'autonomia della posizione del fideiussore rispetto al rapporto fra creditore e debitore principale e, dunque, l'autonomia delle azioni esperibili contro i coobbligati. E proprio perché il creditore può utilmente ed efficacemente agire contro uno solo dei coobbligati per sentirlo condannare alla prestazione dovuta, a norma dell'art. 1306 c.c., non ricorre alcuna delle ipotesi di litisconsorzio necessario e la relativa sentenza non ha effetto contro gli altri debitori che non hanno partecipato al giudizio.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23422 del 17 novembre 2016)
Cass. civ. n. 20559/2014
La regola di cui all'art. 1306, secondo comma, cod. civ., secondo cui i condebitori in solido hanno facoltà di opporre al creditore la sentenza pronunciata tra questi ed uno degli altri condebitori, trova applicazione soltanto nel caso in cui la sentenza suddetta sia stata resa in un giudizio cui non abbiano partecipato i condebitori che intendano opporla. Se, invece, costoro hanno partecipato al medesimo giudizio, operano le preclusioni proprie del giudicato, con la conseguenza che la mancata impugnazione da parte di uno o di alcuni dei debitori solidali, soccombenti in un rapporto obbligatorio scindibile, qual è quello derivante dalla solidarietà, determina il passaggio in giudicato della sentenza nei loro confronti, ancorché altri condebitori solidali l'abbiano impugnata e ne abbiano ottenuto l'annullamento o la riforma.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 20559 del 30 settembre 2014)
Cass. civ. n. 16117/2013
L'art. 1306 c.c. si applica nei soli rapporti tra creditore e coobbligato solidale, e non ai rapporti di regresso tra i vari condebitori. Ne consegue che il condebitore il quale, pagato il debito, agisca in regresso nei confronti dell'altro coobbligato, non può invocare nei confronti di questi il giudicato che lo abbia condannato al pagamento; né il coobbligato convenuto può a lui opporre altro e contrastante giudicato, col quale invece sia stata rigettata la pretesa creditoria nei suoi confronti.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16117 del 26 giugno 2013)
Cass. civ. n. 13458/2013
Nel giudizio promosso nei confronti di più condebitori in solido, la sentenza loro favorevole, passata in giudicato soltanto riguardo a taluno di essi per difetto di impugnazione, non può essere opposta dagli altri per impedire l'esame dell'impugnazione proposta nei loro confronti, né può essere rilevata dal giudice ai fini della declaratoria di preclusione dell'impugnazione medesima, non trovando applicazione l'art. 1306 c.c., che riguarda la diversa ipotesi in cui la sentenza sia stata resa in un giudizio cui non abbiano partecipato i condebitori. (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha fatto applicazione del suddetto principio - che esclude l'operatività dell'art. 1306 c.c. con riferimento all'ipotesi di litisconsorzio facoltativo iniziale - anche in relazione al giudicato formatosi, per omessa impugnazione, in causa riunita ad altra pendente nei riguardi di un diverso condebitore solidale, ritenendo a ciò non ostativa l'autonomia dei giudizi riuniti, atteso che, per effetto della disposta riunione di cause scindibili, il processo si svolge contemporaneamente nei confronti di tutte le parti dei giudizi riuniti, come tali destinatarie dell'efficacia diretta, e non riflessa, della decisione adottata all'esito degli stessi).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13458 del 29 maggio 2013)
Cass. civ. n. 12515/2012
Nel giudizio promosso nei confronti di più condebitori in solido, la sentenza loro favorevole, passata in giudicato soltanto riguardo a taluno di essi per difetto di impugnazione, non può essere opposta dagli altri per impedire l'esame dell'impugnazione proposta nei loro confronti, né può essere rilevata dal giudice ai fini della declaratoria di preclusione dell'impugnazione medesima, non trovando applicazione l'art. 1306 c.c., che riguarda la diversa ipotesi in cui la sentenza sia stata resa in un giudizio, cui non abbiano partecipato i condebitori.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12515 del 19 luglio 2012)
Cass. civ. n. 27906/2011
La sentenza pronunciata tra il creditore ed uno dei coobbligati in solido, se passata in giudicato, può acquistare efficacia nei confronti degli altri condebitori solo se questi sollevino tempestivamente la relativa eccezione (e sempre che la sentenza non sia fondata su ragioni personali), mentre è escluso che tale efficacia extrasoggettiva del giudicato possa essere rilevata d'ufficio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 27906 del 21 dicembre 2011)
Cass. civ. n. 16018/2010
In tema di litisconsorzio facoltativo, ove all'interruzione del processo per morte di uno dei creditori o condebitori non segua l'atto di riassunzione effettuato nel termine previsto nei confronti dei suoi eredi, il processo prosegue solo quanto ai rapporti processuali relativi alle parti regolarmente citate, e si estingue, invece, limitatamente alla parte deceduta, in applicazione del principio di cui all'art. 1306 c.c., per cui, anche in caso di rapporto plurisoggettivo solidale, sono possibili le azioni di un solo contitolare o verso un solo contitolare, dirette a perseguire l'adempimento dell'obbligazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16018 del 7 luglio 2010)
Cass. civ. n. 15462/2008
La misura del risarcimento del danno, determinata, con sentenza passata in giudicato, nei confronti di uno dei corresponsabili in solido, non può essere aumentata, per effetto di sopravvenuta svalutazione monetaria, nei confronti di altro coobbligato, successivamente convenuto in separato giudizio, ove questi, ai sensi e nei limiti consentiti dall'art. 1306, comma secondo, c.c., opponga al creditore detto giudicato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15462 del 11 giugno 2008)
Cass. civ. n. 11039/2006
In tema di responsabilità solidale relativa ad obbligazione risarcitoria derivante da un fatto dannoso unico imputabile a più persone, il giudicato - che si formi nel processo dinanzi al giudice dichiarato competente - non può essere invocato nello stesso processo, nemmeno sotto forma di «efficacia riflessa» (in relazione al disposto dell'art. 1306 c.c.), che continua a svolgersi, sia pure in parte, dinanzi al giudice originariamente adito. Tuttavia, il giudicato ottenuto da uno dei coobbligati solidali - che si fondi sul medesimo titolo ed abbia il medesimo oggetto - non può risultare del tutto improduttivo di effetti nei confronti di altro coobbligato. Infatti, la suddetta responsabilità solidale - plurisoggettiva ma riferibile al medesimo fatto dannoso - non incide sull'entità complessiva del risarcimento conseguibile (limitato, comunque, al danno effettivamente subito), con la conseguenza che il pagamento, da parte di uno dei coobbligati, determina l'estinzione ipso iure dell'obbligazione, entro i limiti del pagamento effettuato, nei confronti di tutti gli altri coobbligati (ai sensi dell'art. 1292 c.c.) - ancorché questi non si siano avvalsi (ai sensi dell'art. 1306 c.c.) del giudicato, nei riguardi del coobbligato che abbia eseguito il pagamento - e tale effetto estintivo è rilevabile, a prescindere dall'eccezione di parte, nel giudizio di cognizione, perfino in sede di legittimità, mentre l'opponibilità del pagamento di nitro condebitore - come il giudicato di condanna nei suoi confronti - non può ritenersi limitata alla contestazione dell'azione esecutiva, senza che ne risulti la preclusione del giudicato – quantomeno implicito - ove quel pagamento o quel giudicato fosse deducibile nel giudizio di cognizione. Rimane fermo, in ogni caso, che il giudicato nei confronti di altro condebitore - quando non operi nemmeno la mera efficacia riflessa - non è idoneo a paralizzare l'azione esercitata nello stesso giudizio finalizzata all'ottenimento della liquidazione dei danni subiti da parte del danneggiato (nella specie un lavoratore infortunato), sia pure in dipendenza del medesimo fatto, ma può incidere, esclusivamente, sulla determinazione dell'importo che - a seguito dell'esecuzione dello stesso giudicato - risulti ancora dovuto.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11039 del 12 maggio 2006)
Cass. civ. n. 2383/2006
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 2383 del 3 febbraio 2006)
Cass. civ. n. 6694/2004
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6694 del 6 aprile 2004)
Cass. civ. n. 998/2001
Il condebitore solidale, rimasto estraneo al giudizio, può, in base all'art. 1306, secondo comma, c.c., «opporre» al creditore la sentenza favorevole ad uno dei condebitori in solido — salvo che non sia fondata su ragioni personali al condebitore, parte del giudizio. Se opporre una tale sentenza costituisce una facoltà che egli è libero di esercitare oppure no, il pagamento che egli abbia effettuato, prima o dopo il formarsi del giudicato favorevole nei confronti del condebitore, costituisce esercizio negativo e consumazione di quella facoltà, impedendo che possa successivamente ripetersi quanto sia stato in tal modo pagato; il pagamento, infatti, comportando l'estinzione del vincolo obbligatorio rientrante nel «fascio» di rapporti facenti capo a soggetti distinti, preclude ogni possibilità di dedurre a fondamento dell'azione di ripetizione una circostanza idonea a paralizzare la pretesa del creditore solo in via di eccezione (e ciò in maniera tassativa, come si evince dalla relazione col precedente primo comma dello stesso art. 1306 c.c., espressione della regola generale sulla cosa giudicata sostanziale, formulata nell'art. 2909 c.c.).
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 998 del 24 gennaio 2001)
La sentenza pronunciata nei confronti della società in accomandita semplice non dà forza di giudicato nei confronti del socio, per il disposto dell'art. 1306 c.c., a norma del quale la sentenza pronunciata tra il creditore ed uno dei debitori in solido non ha effetto contro gli altri creditori.
Cass. civ. n. 11251/1990
Il decreto ingiuntivo, richiesto ed ottenuto dal creditore contro più debitori solidali, acquista autorità di giudicato sostanziale nei confronti dell'intimato che non proponga opposizione, e la relativa efficacia resta insensibile all'eventuale accoglimento dell'opposizione avanzata da altro intimato, posto che il principio dell'opponibilità della sentenza favorevole ottenuta dal condebitore, previsto dall'art. 1306 secondo comma c.c., non opera a vantaggio di chi sia vincolato da giudicato direttamente formatosi nei suoi riguardi.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11251 del 21 novembre 1990)
Cass. civ. n. 4292/1976
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4292 del 17 novembre 1976)
Cass. civ. n. 1974/1976
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1974 del 1 giugno 1976)
Cass. civ. n. 588/1975
L'accettazione, da parte di tutti i condebitori in solido, del giudicato intervenuto fra uno di loro ed il creditore, rende inapplicabile, nel giudizio di regresso instaurato dal condebitore soccombente, il principio di cui all'art. 1306 c.c., secondo il quale la sentenza pronunziata fra il creditore ed uno dei condebitori in solido non ha effetto contro gli altri debitori.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 588 del 14 febbraio 1975)
Cass. civ. n. 2522/1974
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2522 del 25 settembre 1974)
Cass. civ. n. 1947/1973
Nel caso in cui più condebitori solidali per danni extracontrattuali abbiano partecipato al giudizio promosso dall'unico creditore, quello tra essi, che abbia impugnato la sentenza di condanna invocando la prescrizione del diritto al risarcimento fatto valere dal creditore resta soggetto, in ipotesi di rigetto del suo appello, alla preclusione derivante dal giudicato formatosi nei propri confronti sugli altri capi della sentenza, e pertanto non si estendono a lui gli effetti favorevoli dell'impugnazione proposta da altro condebitore in ordine all'ammontare della liquidazione del danno.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1947 del 6 luglio 1973)
Cass. civ. n. 3547/1969
I condebitori, i quali non abbiano partecipato al giudizio conclusosi con la condanna di alcuno di essi, possono sempre, sia nei confronti del creditore che del coobbligato, dimostrare la ingiustizia della decisione, poiché essi, come terzi, non sono tenuti a subirne l'autorità di cosa giudicata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3547 del 28 ottobre 1969)
Cass. civ. n. 3538/1969
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3538 del 28 ottobre 1969)
Cass. civ. n. 909/1969
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 909 del 21 marzo 1969)