Source: http://blog.solignani.it/2016/01/14/responsabilita-dellavvocato-nuovi-casi-dalla-legge-di-stabilita/
Timestamp: 2017-09-25 20:42:52+00:00
Document Index: 42525487

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 183', 'art. 1', 'art. 702', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1']

Responsabilità dell'avvocato: nuovi casi dalla legge di stabilità. | Tiziano Solignani
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Il modo consueto di esercitare la professione non va più bene.
Perché la nuova disciplina dell’equa riparazione è fonte di responsabilità per tutti i processualisti?
I cosiddetti «rimedi preventivi».
Il modo consueto di esercitare la professione non va più bene. *
Non è per niente fantascienza, anzi è davvero un’ipotesi grave, concreta e reale, che sono già certo si verificherà in molti casi, come conseguenza delle ultime bislacche invenzioni legislative dei nostri governanti.
Questo post è, comunque, per tutti gli avvocati: anche – anzi soprattutto – quelli che non si sono nemmeno mai occupati di equa riparazione o legge Pinto.
Perché la nuova disciplina dell’equa riparazione è fonte di responsabilità per tutti i processualisti? *
Stavo studiando le novità in materia introdotte dal comma 777 della legge di stabilità, già in vigore appunto dal primo gennaio 2016 e, facendo questo, mi sono accorto che le nuove regole determinano casi molto importanti, diffusi e ricorrenti di possibile responsabilità professionale, verso cui appunto dovrebbero prestare attenzione tutti i colleghi avvocati, anche quelli che non sanno nemmeno bene che cos’è l’equa riparazione.
Sinora la scelta delle modalità di introduzione del giudizio era discrezionale del legale, che poteva valutarla in base alla strategia di fondo, decidendo, tra l’altro, se farla col tradizionale atto di citazione o con il ricorso ex 702 bis del rito sommario.
Ciò risulta dal nuovo art. 1 bis, comma 2°, della legge 24 marzo 2001, n. 89, dal quale risulta che, se una parte non ha, a tempo debito, esperito quelli che la stessa legge definisce come «rimedi preventivi» perde il diritto all’equa riparazione, cioè ad essere risarcito per gli anni di durata del processo ulteriori rispetto a quelli che sarebbero ragionevoli.
Questo significa che, se siete avvocati e non userete i «rimedi preventivi» – che poi in realtà sono inutili e dannose prese in giro, tutto fuorché veri e propri «rimedi» – il vostro cliente perderà il diritto a conseguire il risarcimento che gli spetta, quantificato dall’art. 2 bis legge cit. in una somma da 400 a 800€ per ogni anno, con i correttivi in più o in meno previsti dalla norma stessa.
I cosiddetti «rimedi preventivi». *
Prima di passarli in esame, c’è da dire che, come cennato, questi rimedi non rimediano niente, non hanno nessuna efficacia sostanziale o di accelerazione, il loro esperimento è destinato ad essere completamente inutile, anzi dannoso perché imbriglia, appesantisce e vincola l’attività defensionale che invece, per essere completamente efficace, dovrebbe essere il più possibile libera.
Ma tant’è. È un adempimento «burocratico» dalla mancanza del quale, a prescindere dalla sua più completa inutilità, può discendere la perdita di diritti e di somme di denaro per i nostri clienti e la responsabilità relativa in capo a noi, quindi vanno pedissequamente osservati, visto che la nostra prima «missione» come avvocati è tutelare i clienti e non far decadere in capo a loro nessun diritto o posizione attiva.
I rimedi preventivi sono definiti dall’art. 1 ter della legge Pinto, che qui riassumo rimandando tuttavia per completezza alla lettura integrale del medesimo.
Per il processo civile sono l’introduzione del giudizio nelle forme del ricorso sommario, la richiesta di passaggio al rito sommario, la istanza di decisione mediante trattazione orale. Nel processo penale, il deposito di una apposita istanza di accelerazione, facoltà in questo caso riservata anche all’imputato, cosa che potrebbe in qualche modo sollevare da responsabilità il legale, anche se probabilmente permane un dovere di informazione al riguardo. Nei processi davanti al TAR e Consiglio di Stato, la presentazione di istanza di prelievo. Nei procedimenti contabili davanti alla Corte dei conti e di legittimità davanti alla Cassazione una istanza di accelerazione.
Ovviamente, tutte queste istanze non serviranno a niente di concreto, perché come ha cura di precisare il settimo ed ultimo comma della disposizione in esame: «7. Restano ferme le disposizioni che determinano l’ordine di priorità nella trattazione dei procedimenti» – e qui una bella risata ci sta tutta… Sennonché queste istanze saranno una perdita di tempo per i clienti, per gli avvocati, per il personale di cancelleria, per i giudici, tempo che avrebbe potuto più utilmente essere dedicato alla cura concreta dei casi, ma che il nostro meraviglioso governo ci obbliga, per sue esigenze, a dedicare a gestire inutili adempimenti burocratici.
Che cosa devono fare dunque gli avvocati? *
A) Chiaramente la prima prassi da varare è quella dell’adozione del ricorso ex art. 702 bis cod. proc. civ. per l’introduzione dei nuovi giudizi, eventualmente definendo un modello di mail in cui si illustra al cliente la ragione di questa scelta, da inviare via mail al cliente stesso. Questo sarà utile in quei casi, non rari, in cui il giudice, dopo il deposito del ricorso ex art. 702 bis, nel quale il nostro governo ripone tanti pie quanto commoventi speranze, fissasse la prima udienza dopo un anno, due o tre. Nei casi più gravi, bisognerà informare adeguatamente il cliente sulle conseguenze della scelta del metodo, lasciando al medesimo la scelta tra la conservazione del diritto all’equa riparazione e la velocità concreta del processo, che può essere negli soddisfatta in non rari casi dall’introduzione con atto di citazione.
B) In tutte le prossime udienze delle cause civili dello studio, bisognerà mettere un paio di righe a verbale con l’istanza di trasformazione del rito da ordinario a sommario, ad esempio con la formula «il difensore formula richiesta di passaggio dal rito ordinario al rito sommario ai sensi dell’art. 183 bis cod. proc. civ. e sin da ora istanza di decisione a seguito di trattazione orale a norma dell’articolo 281-sexies, il tutto ai fini di cui all’art. 1 ter della legge 24 marzo 2001, n. 89», lasciando poi che il giudice ne faccia l’uso che creda. Una buona idea potrebbe essere inserire questo promemoria nei modelli dei fogli di udienza, quelli che si usano per fare le istruzioni a chi va a fare le udienze, avvertendo però tutti di non fare «copia e incolla» dei vecchi statini che si trovano già nella pratica, ma di usare sempre i modelli aggiornati.
C) Sempre a livello di modelli, conviene adeguarli inserendo ad esempio anche in quello degli atti di citazione la richiesta di trattazione orale. Questo è utile ad esempio nei casi in cui è inammissibile il rito sommario ex art. 702 bis cod. proc. civ. quindi diventa rilevante il solo «rimedio preventivo» della istanza di trattazione orale. In tutti gli altri casi in cui è prevista la istanza di accelerazione, conviene depositarla prima possibile, tendenzialmente insieme al primo atto che ponete in essere nel procedimento in questione, un non senso ma tant’è, quindi nel penale insieme alla nomina, nei ricorsi per quanto riguarda i procedimenti amministrativi, contabili, di legittimità. Anzi, probabilmente la cosa migliore è inserirla direttamente nei modelli di nomina di difensore, ricorso, ecc., sempre con una formula come la seguente, in una riga a sé stante: «Si formula sin da ora istanza di accelerazione ai sensi dell’art. 1-ter della legge 24 marzo 2001, n. 89».
Come già cennato, è assolutamente importante che i titolari di ogni studio ribadiscano con apposite circolari e/o in apposite riunioni di studio a tutti i colleghi, collaboratori, paralegali, personale amministrativo che è fondamentale non usare mai un atto vecchio come modello per pigrizia, cosa che molti tendono a fare, ma usare sempre i modelli nuovi, da tenere in una apposita cartellina condivisa con tutto il gruppo di lavoro – noi ad esempio teniamo tutti i nostri modelli in una cartella di Dropbox business.
In seguito, appena potrò, completerò l’altro post in cui darò conto delle novità, queste ed altre, per chi è interessato a chiedere l’equa riparazione, un filone di lavoro che il nostro studio continuerà a coltivare, come sta facendo da anni.
gennaio 14, 2016 at 11:25
Caro Avvocato Solignani,
Anzitutto,VI auguro un 2016 SPLENDIDO!
Il Suo post mi ha fatto piangere.Dopo 8 anni di causa civile esci la sentenza di primo grado a mio favore,ho chiesto all’ avv di procedere con la formula breve e questo si eh negato di provvedere,lasciandomi intuire che si ha messo d’accordissimo con la controparte.Sulla equa riparazioni mi ha riferito che non ho diritto per colpa mia.Mi chiedo ingenuamente ..Colpa mia? Devo fare sempre uso del libro avvocato di me stesso?studiare e pagare ad uno difensore per essere portata in giro?Ora,aspetterò il Suo post orientativo per l’equa riparazioni alla clientela.Mi scuso sempre per la mia poca abilitazione la lingua Italiana.Um grande abraço.
gennaio 14, 2016 at 12:04
Grazie auguri anche a te. Del tuo caso non ho capito granché dovrei vedere sentenza e fascicolo per capire se c’è qualcosa che si può fare.
Rossella Micci says:
gennaio 14, 2016 at 12:21
Egr. collega ho molto apprezzato la preziosa indicazione che hai fornito con questo post. Sarebbe però possibile,per chi come me,si occupa di diritto penale indicare le corrette modalità di redazione della cosidetta istanza di accelerazione,visto che anche il comma 777 si limita solo a citarla.? Grazie
A mio giudizio non sono previste formule sacramentali, io ad esempio metterò probabilmente una cosa come «Con istanza di accelerazione ai sensi ed ai fini dell’art. 1-ter ecc. ecc.»
gennaio 14, 2016 at 21:37
Esageratamente esagerato forse…..
gennaio 15, 2016 at 08:45
gennaio 20, 2016 at 17:17
Sicuramente un argomento di discussione. Ottimi spunti.
gennaio 21, 2016 at 03:51