Source: http://dirittifondamentali.it/giurisprudenza/tar-e-consiglio-di-stato/anno-2017/consiglio-di-stato-sez-iii-sent-31-ottobre-2017-n-5040/
Timestamp: 2017-11-24 10:51:10+00:00
Document Index: 47110945

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 3']

Consiglio di Stato, sez. III, sent. 31 ottobre 2017, n. 5040 - Dirittifondamentali.it
Al convivente straniero del cittadino italiano può essere rilasciato il permesso di soggiorno per motivi familiari in luogo di quello per lavoro subordinato (Consiglio di Stato, sez. III, sent. 31 ottobre 2017, n. 5040)
Secondo il Consiglio di Stato, in conformità al fondamentale principio di eguaglianza sostanziale, ormai consacrato, a livello di legislazione interna, anche dall’art. 1, comma 36, l. 20 maggio 2016, n. 76, nonché alle indicazioni provenienti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo che, anche in questa materia, si è premurata di chiarire che la nozione di «vita privata e familiare», contenuta nell’art. 8, par. 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo includa, ormai, non solo le relazioni consacrate dal matrimonio, ma anche le unioni di fatto ed anche, in generale, i legami esistenti tra i componenti del gruppo designato come famiglia naturale, va considerato illegittimo il diniego alla richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, opposto allo straniero extracomunitario in considerazione della mancanza di un reddito minimo idoneo al suo sostentamento sul territorio nazionale se, nonostante la sostanziale natura fittizia del rapporto di lavoro (nella specie, di collaborazione domestica), sussiste un rapporto di convivenza evidente e dichiarato, che avrebbe onerato la Questura a valutare, ai sensi dell’art. 5, comma 9, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, il rilascio, in alternativa, di un permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell’art. 30, comma 1, lett. b), dello stesso decreto. Tale norma, infatti, seppure introdotta per regolare i rapporti sorti da unioni matrimoniali, non può non applicarsi, in base ad una interpretazione analogica imposta dall’art. 3, comma secondo, Cost., anche “al partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata con documentazione ufficiale”, secondo la formula prevista, seppure in riferimento al diritto di soggiorno di un cittadino di uno Stato membro UE dei suoi familiari in un altro Stato membro, l’art. 3, comma 2, lett. b), d.lgs. 6 febbraio 2007, n. 30.
Consiglio di Stato sez. III, sent. 31 ottobre 2017, n. 5040.pdf