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Timestamp: 2020-02-17 09:43:29+00:00
Document Index: 61146024

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 43', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 48']

3.2 Informazioni di base sul sistema scolastico e formativo italiano | CNOS-FAP
-Secondo il D. Lgs. 65/2017 (art. 2) attuativo della Legge 107/2015, il “sistema integrato” è costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia statali e paritarie.
I servizi educativi per l’infanzia sono articolati in:
nidi e micronidi (per i bambini da 3 a 36 mesi);
sezioni primavera che accolgono bambini dai 24 ai 36 mesi;
servizi integrativi a supporto delle famiglie: spazi gioco, centri per bambini e famiglie, servizi educativi in contesto domiciliare.
La gestione dei servizi educativi è attuata dagli Enti locali (in forma diretta o indiretta) e anche da soggetti privati. Le sezioni primavera possono essere gestite da privati, dagli Enti locali e anche dallo Stato.
La scuola dell’infanzia (in Italia precedentemente era denominata scuola materna) indica un percorso pre-scolastico, generalmente rivolto ai bambini dai 3 ai 6 anni d'età sulla base di un preciso progetto educativo. La scuola dell’infanzia opera in continuità con i servizi educativi per l’infanzia e prepara al primo ciclo di istruzione. Attualmente il punto di forza del sistema integrato è la scuola dell’infanzia, istituzione educativa che si è sviluppata
nei decenni, che è distribuita in tutto il territorio italiano ed è caratterizzata da specifiche Indicazioni nazionali per il curricolo (2012) che la inseriscono all’interno del sistema di istruzione di base (3-14 anni).
La vera novità del sistema integrato zero-sei è rappresentato dalle istituzioni, in via sperimentale, dei poli per l’infanzia che dovrebbero diventare lo spazio giuridico ed organizzativo in cui convergono vari servizi per l’infanzia.
La scuola dell’infanzia italiana costituisce un esempio di “pluralismo culturale ed
Il primo ciclo di istruzione è costituito dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado. Ha la durata di otto anni e costituisce il primo segmento in cui si realizza il diritto-dovere all’istruzione e formazione.
Le scuole statali appartenenti al primo ciclo possono essere aggregate tra loro in istituti comprensivi anche comprendenti le scuole dell’infanzia esistenti sullo stesso territorio.
La scuola primaria, prima denominata “Scuola elementare”, ha rappresentato per un lungo periodo, dalla costituzione dello Stato italiano unitario (1860), l’unica struttura pedagogica e didattica rivolta a tutti. Fu concepita come il principale strumento per “fare gli italiani”, secondo una nota espressione di Massimo D’Azeglio, poi ripresa da Francesco De Sanctis, il Primo Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia.
Nel 1961, con l’introduzione della “Scuola media”, la “Scuola elementare” perse il suo carattere di “unicità” e di “terminalità” nell’ambito dell’istruzione obbligatoria.
Circa la durata della scuola primaria le famiglie possono scegliere tra varie opzioni: 24, 27, 30, 40 ore settimanali (tempo pieno).
Circa l’impianto complessivo la scuola primaria fa riferimento alle Indicazioni Nazionali del primo ciclo (ultima stesura del 2017) che tengono conto anche delle competenze chiave di cittadinanza (Raccomandazione europea del 2018).
La scuola media ora si chiama scuola secondaria di I grado e rappresenta la parte conclusiva del primo ciclo di istruzione. La scuola italiana fu la prima in Europa ad offrire il completamento dell’obbligo mediante un corso secondario, gratuito e uguale per tutti fino al quattordicesimo anno di età6. L’orario annuale obbligatorio delle lezioni nella scuola secondaria di 1° grado è 990 ore, corrispondente a 29 ore settimanali, più 33 ore annuali da destinare ad attività di approfondimento riferite agli insegnamenti di materie letterarie.
Nel tempo prolungato il monte ore è determinato mediamente in 36 ore settimanali, elevabili a 40 ore, comprensive delle ore destinate agli insegnamenti e alle attività e al tempo dedicato alla mensa.
Alla valutazione concorrono più soggetti:
i docenti della classe, in modo collegiale, per la valutazione degli apprendimenti;
i docenti per la valutazione del comportamento (un giudizio sintetico) e delle assenze (frequenza minima di almeno tre quarti del monte annuale);
l’istituto INVALSI per le rilevazioni nazionali ricorrenti;
la Commissione per l’esame di Stato (tre prove scritte e un colloquio) che formula un giudizio espresso in decimi, accompagnato dalla certificazione delle competenze.
Per l’impianto complessivo la scuola secondaria di primo grado fa riferimento alle Indicazioni Nazionali del primo ciclo (ultima stesura del 2017) che tengono conto anche delle competenze chiave di cittadinanza (Raccomandazione europea del 2018).
A normativa vigente, il sistema educativo di Istruzione e Formazione italiano si articola, nel secondo ciclo, in due (sotto)sistemi:
a.quello dell’Istruzione Secondaria Superiore ove agiscono istituzioni scolastiche statali o paritarie per lo svolgimento di percorsi quinquennali liceali, tecnici e professionali;
b. quello dell’Istruzione e Formazione Professionale, ove agiscono istituzioni formative accreditate (CFP) e, in via sussidiaria, gli Istituti Professionali di Stato, per lo svolgimento di percorsi formativi di durata triennale e quadriennale o formazione nell’istituto dell’apprendistato (ai sensi dell’art. 43 de D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81)
I giovani, all’interno del secondo ciclo, sono tenuti ad assolvere al diritto – dovere all’istruzione e alla formazione finalizzato al conseguimento di un titolo di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale entro il 18° anno di età, qualifica che viene rilasciata nelle istituzioni formative accreditate (CFP) dalle Regioni, nel rispetto di livelli essenziali delle prestazioni stabiliti dallo Stato (D. Lgs. 226/05).
L’obbligo di istruzione fino al 16° anno di età, introdotto nel 2007, può essere soddisfatto nel (sotto)sistema dell’Istruzione Secondaria Superiore, in quello dell’Istruzione e Formazione Professionale, nell’istituto dell’apprendistato a partire dal 15° anno di età.
A. Istruzione secondaria superiore
• LICEI
Il percorso liceale punta a fornire allo studente “gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro” (Regolamento n. 89 del 15 marzo 2010, art. 2, comma 2).
Il liceo ha una durata di cinque anni7. Di norma il liceo contempla 891 ore per ciascun anno del primo biennio e 990 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno, prolungato a 1023 ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno per il liceo classico.
L’orario annuale è articolato in attività e insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti e in insegnamenti eventualmente previsti dal PTOF coerenti con il Profilo Educativo, Culturale e Professionale dello studente (Pecup). Ove non previsti tra le attività e insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti, sono possibili insegnamenti in antropologia, biologia, conversazione con docente di madrelingua, chimica, diritto, diritto ed economia politica, discipline artistiche e audiovisive, economia aziendale, economia politica, geografia informatica, laboratori artistici, laboratorio di chimica e fisica, legislazione sociale, lingua e cultura greca, lingua e cultura latina, lingua e cultura straniera 2 o 3, musica, pedagogia, psicologia, scienze della terra, scienze sociali e metodologia della ricerca, scienze umane, sociologia, statistica.
I percorsi dei licei si concludono con un esame di Stato con il rilascio del diploma liceale indicante la tipologia del liceo e l’eventuale indirizzo, opzione o sezione seguita dallo studente e dalla certificazione delle competenze. Il Diploma consente l’accesso all’Università ed agli istituti di alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, agli Istituti Tecnici Superiori e ai percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (DPCM 25.01.2008). Sono previsti sei percorsi, alcuni dei quali si articolano in indirizzi, oppure prevedono un’opzione, cioè un piano di studi diverso rispetto a quello principale:
Al secondo biennio sono previsti 6 indirizzi:
4. Liceo musicale e coreutico
– Con opzione scienze applicate
– Con sezione a indirizzo sportivo
– Con opzione economico-sociale
• ISTITUTI TECNICI
Il Regolamento dell’istruzione tecnica così ne definisce l’identità: “L’identità degli istituti tecnici si caratterizza per una solida base culturale di carattere scientifico e tecnologico in linea con le indicazioni dell’Unione europea, costruita attraverso lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico ed è espressa da un limitato numero di ampi indirizzi, correlati a settori fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo del Paese, con l’obiettivo di far acquisire agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, i saperi e le competenze necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro, per l’accesso all’università e all’istruzione e formazione tecnica superiore” (Regolamento n. 88 del 15 marzo 2010, art. 2, comma 1).
Tutti gli istituti tecnici hanno la durata di cinque anni8. Nel primo biennio sono previste 1056 ore annuali (articolate in 660 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 396 ore di attività e insegnamenti di indirizzo). Nel secondo biennio e quinto anno sono previste 1056 ore annuali (articolate in 495 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 561 ore di attività e insegnamenti di indirizzo).
Gli Istituti tecnici collaborano con le istituzioni formative accreditate dalle Regioni nei poli tecnico-professionali. Possono costituire dipartimenti e dotarsi di un Comitato tecnico scientifico al fine di rendere sempre aggiornata la propria offerta formativa.
I percorsi degli Istituti tecnici si concludono con un esame di Stato con il rilascio del diploma di istruzione tecnica.
Il Diploma consente l’accesso all’Università ed agli istituti di alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, agli Istituti Tecnici Superiori e ai percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (DPCM 25.01.2008).
Gli Istituti tecnici si ripartiscono in due settori:
Indirizzo Articolazione Opzioni
1. Amministrazione, finanza e marketing (biennio) 1. Amministrazione, finanza e marketing (triennio)
2. Relazioni internazionali
3. Sistemi informativi aziendali
3. Meccanica, meccatronica ed energia (biennio) 1. Meccanica e meccatronica
2. Meccanica e meccatronica
Tecnologia occhiale
Tecnologie materie plastiche
Tecnologie legno
4. Trasporti e logistica (biennio) 1. Costruzione del mezzo
2. Costruzione del mezzo
3. Conduzione del mezzo
4. Conduzione del mezzo
Mezzo navale
5. Elettronica ed elettrotecnica (biennio) 1. Elettronica
2. Elettrotecnica
6. Informatica e telecomunicazioni (biennio) 1. Informatica
7. Grafica e comunicazioni (biennio) 1. Grafica e comunicazione
8. Chimica, materiali e biotecnologie (biennio) 1. Chimica e materiali
2. Chimica e materiali
3. Biotecnologie ambientali
4. Biotecnologie sanitarie
Tecnologia del cuoio
9. Sistema moda (biennio) 1. Tessile, abbigliamento e moda
2. Calzature e moda
10. Agraria, agroalimentare e agroindustria (biennio) 1. Produzioni e trasformazioni
2. Gestione dell’ambiente e del territorio
3. Viticoltura ed enologia
4. Viticoltura ed enologia
Enotecnico (percorso di specializzazione post-diploma)
11. Costruzioni, ambiente e territorio (biennio) 1. Costruzione ambiente e territorio
2. Costruzione ambiente e territorio
3. Geotecnico
Gli Istituti professionali sono stati oggetto di due radicali riforme nel giro di pochi anni: il DPR 87/2010 e il D. Lgs. 61/2017. In questa fase sono attivi entrambi gli ordinamenti.
Il D.Lgs. 61/2017 ha ridisegnato i percorsi didattico/formativi degli Istituti Professionali apportando importanti modifiche rispetto alla precedente riforma del 2010.
I profili di uscita e i risultati di apprendimento degli studenti vengono ora declinati secondo criteri che li rendono più aderenti alle nuove figure professionali richieste dal mondo del lavoro. Si punta tutto sullo crescita di “scuole territoriali dell'innovazione, aperte e concepite come laboratori di ricerca, sperimentazione e innovazione didattico”.
A normativa vigente, tutti gli istituti professionali hanno la durata di cinque anni.
Nel biennio sono previste 2112 ore (1056 ore annuali) articolate in 1188 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 924 ore di attività e insegnamenti di indirizzo. Nell’ambito delle 2112 ore, una quota non superiore a 264 ore è destinata alla personalizzazione degli apprendimenti e alla realizzazione del Piano formativo individuale (PFI).
Nel triennio – per ciascun anno – sono previste 1056 ore annuali (articolate in 462 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 594 ore di attività e insegnamenti di indirizzo).
Gli Istituti professionali attuano un “raccordo” strutturale con i percorsi della IeFP attraverso la costituzione di una “Rete nazionale delle scuole professionali”.
I percorsi degli istituti professionali si concludono con un esame di Stato con il rilascio del diploma di istruzione professionale.
Il nuovo ordinamento si avvia con le prime classi dell’anno scolastico 2018/2019. Il Diploma consente l’accesso all’Università ed agli istituti di alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, agli Istituti Tecnici Superiori e ai percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (DPCM 25.01.2008).
La legge 107/2015 ed il D. Lgs. 61/2017 hanno riformato gli istituti professionali che propongono 11 indirizzi:
1. Agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane
L'indirizzo è «Agricoltura e sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane».
Ci sono materie tecnico professionali come agronomia, tecniche di allevamento, silvicoltura.
2. Pesca commerciale e produzioni ittiche
Nell’indirizzo “Pesca commerciale e produzioni ittiche”, le materie di settore che caratterizzano il biennio sono integrate de tecnologie dell’informazione e della comunicazione, laboratori tecnologici, ecologia applicata alla pesca e all’acquacoltura.
3. Industria e artigianato per il Made in Italy
Particolare rilievo nell'indirizzo “Industria e artigianato per il made in ltaly” è posto sulle discipline di area tecnologica (tecnologie applicate ai materiali e ai processi produttivi) e tecnico professionali (laboratori tecnologici, tecniche di produzione).
4. Manutenzione e assistenza tecnica
L’indirizzo è “Manutenzione e assistenza tecnica”. Le materie con vocazione più strettamente professionale sono quelle di area scientifico tecnologica (tecnologie meccaniche, elettriche) e tecnico professionali (installazione e manutenzione, laboratori tecnologici).
5. Gestione delle acque e risanamento ambientale
L’indirizzo “Gestione delle acque e risanamento ambientale” è caratterizzato dalle discipline di area scientifica (biologia, chimica) e tecnico professionale.
6. Servizi commerciali
“Servizi commerciali” si caratterizza, come indirizzo, per gli insegnamenti “pratici", quali quelli di area giuridica ed economica (diritto, economia) e tecnico professionale.
7. Enogastronomia e ospitalità alberghiera
Nell’indirizzo “Enogastronomia e ospitalità alberghiera” le materie professionalizzanti sono scienza degli alimenti, seconda lingua straniera, diritto e tecniche amministrative e i laboratori di settore quali secondo la scelta da farsi al terzo anno – enogastronomia, pasticceria,
sala e vendita, accoglienza turistica.
8. Servizi culturali e dello spettacolo
Per l'indirizzo “Servizi culturali e di spettacolo”, gli insegnamenti più caratterizzanti sono comunicazione audiovisiva, laboratori tecnologici, tecniche di produzione e post-produzione, laboratori fotografici e dell'audiovisivo.
9. Servizi per la sanità e l’assistenza sociale
L’indirizzo “Servizi per la sanità e l'assistenza sociale” propone materie quali diritto, economia, l’area scientifica e tecnico professionale (scienze umane e sociali, cultura medico – sanitaria, psicologia).
10. Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: Odontotecnico
Le discipline professionalizzanti dell’indirizzo “Arti ausiliarie delle professioni sanitarie Odontotecnico” sono quelle di area scientifica e tecnico professionale (anatomia, gnatologia, diritto e legislazione, scienze dei materiali, modellazione odontotecnica e esercitazioni
di laboratorio).
11. Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: Ottico
L’indirizzo “Arti ausiliarie delle professioni sanitarie – Ottico” è caratterizzato dalle discipline di area scientifica e tecnico professionale (ottica, discipline sanitarie, esercitazioni di lenti oftalmiche).
B. Istruzione e Formazione Professionale (IeFP)
A normativa vigente, i percorsi di IeFP hanno una durata di tre o quattro anni.
La frequenza di questi percorsi formativi permette, all’allievo, di assolvere all’obbligo di istruzione fino a 16 anni e al diritto-dovere fino a 18 anni.
Il percorso prevede, in tutte le Regioni, una durata minima annuale di 990 ore, articolata in ore destinate alle competenze di base (di norma tra il 35% e il 45%) e in ore destinate alle competenze tecnico-professionali (di norma tra il 55%e il 65%).
Durante il secondo, il terzo e il quarto anno l’allievo fa esperienza nelle imprese, di norma, attraverso lo stage o, secondo il modello duale, fa formazione in apprendistato o in alternanza rafforzata (il 60% al primo e al secondo anno, il 50% al terzo e quarto anno della durata annuale complessiva) preceduto da esperienza di impresa formativa simulata al primo anno, quando autorizzata dalla Regione.
Istituti professionali e Istituzioni Formative accreditate attuano un “raccordo” strutturale attraverso l’adesione ad una “Rete nazionale delle scuole professionali”. I percorsi della IeFP si si concludono con un esame al termine del terzo anno con il rilascio di una qualifica professionale, con il rilascio di un diploma professionale al termine del quarto anno.
A normativa vigente l’allievo in possesso di un diploma professionale può accedere ai percorsi di Istruzione Tecnica Superiore, quando ha integrato la sua formazione con un percorso di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS). La struttura e i contenuti di questo percorso devono essere definiti con Accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano (comma 46 della Legge 13 luglio 2015, n. 107). Il (sotto)Sistema di IeFP ha la seguente offerta formativa:
Corsi di Qualifica professionale Corsi di Diploma professionale
1. Operatore dell’abbigliamento
7. Operatore grafico
Indirizzo 1: stampa e allestimento
Indirizzo 2: multimedia
8. Operatore di impianti termoidraulici
11. Operatore del montaggio e della manutenzione di imbarcazioni da diporto
12. Operatore alla riparazione dei veicoli a motore
Indirizzo 1: Riparazioni parti e sistemi meccanici ed elettromeccanici del veicolo
Indirizzo 2: Riparazioni di carrozzeria
14. Operatore del benessere:
Indirizzo 1: Acconciatura
Indirizzo 2: Estetica
15. Operatore della ristorazione
Indirizzo 1: Preparazione pasti
Indirizzo 2: Servizi di sala e bar
16. Operatore ai servizi di promozione e di accoglienza
Indirizzo 1: Strutture ricettive
Indirizzo 2: Servizi del turismo
17. Operatore amministrativo – segretariale
19. Operatore dei sistemi e dei servizi logistici
21. Operatore agricolo:
Indirizzo 1: Allevamento animali
Indirizzo 2: Coltivazioni arboree, erbacee e ortofloricole
Indirizzo 3: Silvicoltura e salvaguardia dell’ambiente
22. Operatore del mare e delle acque interne 1. Tecnico edile
2. Tecnico elettrico
3. Tecnico elettronico
4. Tecnico grafico
5. Tecnico delle lavorazioni artistiche
6. Tecnico del legno
7. Tecnico riparatore di veicoli a motore
8. Tecnico per la conduzione e la manutenzione di impianti automatizzati
9. Tecnico per l’automazione industriale
10. Tecnico dei trattamenti estetici
11. Tecnico dei servizi di sala e bar
12. Tecnico dei servizi di impresa
13. Tecnico commerciale delle vendite
14. Tecnico agricolo
15. Tecnico dei servizi di animazione turistico - sportiva e del tempo libero
16. Tecnico dell’abbigliamento
17. Tecnico dell’acconciatura
18. Tecnico di cucina
19. Tecnico di impianti termici
20. Tecnico dei servizi di promozione e accoglienza
21. Tecnico della trasformazione agroalimentare
I soggetti che agiscono nel (sotto)Sistema di IeFP sono le istituzioni formative accreditate e, in via sussidiaria, gli Istituti Professionali dello Stato accreditati dalle Regioni.
Uno specifico Accordo tra Regione e Ufficio Scolastico Regionale ne disciplina l’apporto.
C. Istruzione superiore universitaria e non universitaria
Dopo la formazione generale o tecnico-professionale allo studente si aprono due strade:
– la formazione superiore universitaria
– la formazione superiore non universitaria
C.1 Istruzione superiore universitaria
Nell’anno scolastico 2018-2019 i corsi proposti dalle Università sono 4.470, così ripartiti:
– 2.299 sono i corsi triennali di primo livello
– 2.104 sono i corsi magistrali
– 337 i corsi quinquennali a ciclo unico.
Il ventaglio delle proposte registra un trend positivo tra i corsi di economia e di ingegneria, dove a prendere slancio sono i programmi legati alle nuove tecnologie digitali, con nuovi curricula nei corsi tradizionali dedicati alla gestione dei big data o alla sicurezza informatica. Nuovi profili sono ad esempio il big data analyst che si occupa di acquisire e analizzare la gran mole di dati a disposizione delle aziende, con competenza trasversali
dall’informatica, alla statistica, dall’economia al marketing. Inoltre il cyber security specialist che si occupa della sicurezza informatica delle aziende, mescolando competenze tecniche a conoscenze giuridiche.
A crescere, poi, sono anche i double degree, percorsi di studio che permettono di laurearsi in Italia, ma anche in un ateneo straniero. La possibilità viene offerta da oltre 60 Università, con 740 corsi in partenza, in crescita del 25% rispetto ai 592 dell’anno 2017-2018. Anche Erasmus+ si rivela uno strumento sempre più utilizzato: l’Italia si colloca tra i quattro principali Paesi Ue (dopo Spagna, Germania, Francia) per numero di giovani in
partenza verso città europee. Le mete più richieste sono, in ordine decrescente, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Portogallo, Belgio, Polonia, Paesi Bassi, Svezia, Austria, Irlanda, ecc.
Per chi vuole studiare in Italia ma in un contesto internazionale ci sono le proposte di corsi in inglese, quasi 350, ma si sale a quasi 700 considerando anche i corsi parzialmente in inglese o in un’altra lingua straniera. Una fotografia sui percorsi universitari scattata da “Il Sole 24 ore, Università 2018/2019 (maggio 2018)”
Area Corsi di laurea Mesi per trovare il 1° lavoro Occupati a 5 anni dal titolo Stipendio mensile netto Età alla laurea
Economia e statistica 195 7,5 89,3% €1.515 27 anni
Giurisprudenza 50 8,3 77,2% €1.217 Occupati nel P.I.: 94%
Scienze politiche e sociologia 52 8,6 82,1% €1.352 Numero chiuso: 19%
Lettere, storia, filosofia 109 9,9 84,9% €1.146 Numero chiuso: 13%
Psicologia 45 10,9 79,3% €1.250 Numero chiuso: 83%
Lingue e comunicazioni 103 8,1 82,1% €1.271 Numero chiuso: 28%
Beni culturali 72 9,9 74,9% €1.146 Assunti a t.i.: 40,6%
Agraria 77 7,6 81,8% €1.334 Assunti a t.i.: 72%
Chimica e farmacia 127 7,7 85,9% €1.576 Numero chiuso: 70%
Matematica e informatica 86 7,5 88% €1.649 Corsi a carattere internazionale: 44%
Scienze, biologia e teologia 257 6,4 88,4% €1.650 Corsi a carattere internazionale: 45%
Ingegneria 298 4,8 93,6% €1.717 Corsi a carattere internazionale: 75%
Architettura e design 64 7,4 85,8% €1.290 Corsi a carattere internazionale: 50%
Medicina 110 6,7 93,9% €1.877 Numero chiuso: 100%
Professioni sanitarie 426 9,7 93,9% €1.509 Numero chiuso: 100%
Scienze della formazione 48 8,3 77,2% €1.138 Occupati nel P.I.: 94%
Moda 34 6 86% €1.650 Stage: 32%
C.2 Istruzione superiore non universitaria
Oggi l’offerta di formazione professionale superiore non universitaria è duplice:
– la formazione degli Istituti Tecnici Superiori
– la formazione delle Università attraverso le lauree professionalizzanti
1. La formazione erogata dagli Istituti Tecnici Superiori (ITS)
A normativa vigente, possono accedere ai percorsi di Istruzione Tecnica Superiore (ITS) i giovani che sono in possesso di:
– di un diploma professionale conseguito con percorsi quadriennali di Istruzione e
Formazione Professionale (IeFP) seguito da un percorso IFTS di durata annuale.
Gli ITS sono percorsi di specializzazione tecnica superiore su aree considerate prioritarie per lo sviluppo economico e la competitività del Paese, realizzati con il modello organizzativo della Fondazione di partecipazione in collaborazione con le imprese, università/centri di ricerca scientifica e tecnologica, enti locali, sistema scolastico e formativo. Gli ITS coprono 6 settori:
AREA 1: Efficienza energetica
AREA 2: Mobilità sostenibile
AREA 3: Nuove tecnologie della vita
AREA 4: Nuove tecnologie del made in Italy
Figura Tec. sup. respons. produzioni e trasformazioni agrarie, agro-alimentari e agro-industriali
Figura Tec. Sup. controllo, valorizzazione e marketing produzioni agrarie, agro-alimentari e agro-industriali
Figura Tec. Sup. coordinamento processi di progettazione, comunicazione e marketing del prodotto moda
Figura Tec. Sup. di processo, prodotto, comunicazione e marketing settore tessile - abbigliamento - moda
Figura Tec. Sup di processo e prodotto per la nobilitazione degli articoli tessili - abbigliamento - moda
Figura Tecnico superiore di processo, prodotto, comunicazione e marketing per il settore calzature-moda
AREA 5: Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali –Turismo
Ambito Organizzazione e fruizione dell’informazione e della conoscenza
Nel sito www.sistemaits.it si possono ricavare le informazioni circa i corsi attivati, le Regioni ove si svolgono, una guida agli ITS.
2. La formazione universitaria con Lauree professionalizzanti
A partire dal mese di ottobre 2018, accanto ai percorsi degli Istituti Tecnici Superiori, ci saranno percorsi di laurea professionalizzante. Il provvedimento è il risultato del lavoro fatto da una Cabina di regia per armonizzare l’offerta formativa degli atenei con quella degli Istituti tecnici superiori.
Con l’avvio delle lauree professionalizzanti e la loro armonizzazione con l’offerta degli ITS l’Italia si dota di un proprio modello di formazione terziaria professionalizzante.
Si tratta di corsi che:
– prevedono due anni di studio tradizionale e l’ultimo anno “sul campo” presso studi professionali o aziende;
– hanno l’obiettivo di formare i professionisti che saranno necessari alle nuove esigenze dell’industria 4.0 o a settori come l’edilizia, la gestione del territorio e l’agroalimentare;
– nascono in stretta correlazione con il mondo del lavoro e gli ordini professionali.
Grazie alle convenzioni obbligatorie con gli Ordini, il titolo ottenuto con le lauree professionalizzanti sarà anche abilitante per svolgere la relativa professione, senza dover più sostenere l’Esame di Stato. L’Unione Europea ha difatti previsto che, entro il 2020, chiunque vorrà esercitare una professione tecnica dovrà prima ottenere un diploma di laurea. Il MIUR ha autorizzato per l’anno 2018 – 2019 l’istituzione di 15 corsi di laurea professionalizzante in altrettante università. Ecco quali sono.
– Ingegneria Meccatronica c/o Università di Bologna e Università di Napoli Federico II°
– Ingegneria per l’industria intelligente c/o Università di Modena
– Ingegnerie delle tecnologie industriali ad orientamento professionale c/o Università del Salento
– Ingegnerie del Legno c/o Università di Bolzano
Area Edilizia e Territorio
– Gestione del territorio c/o Università di Napoli Vanvitelli
– Gestione del territorio c/o Politecnico di Bari
– Trasformazioni avanzate per il settore legno, arredo ed edilizia c/o Università di Firenze
– Tecniche e gestione dell’edilizia e del territorio c/o Università di Padova
– Tecnico della costruzione e gestione del territorio c/o Università Politecnica delle Marche
– Tecniche dell’edilizia e dell’ambiente c/o Università di Udine
– Agribusiness c/o Università di Siena
Area Energia e Trasporti
– Energie, ingegneria dell’Informazione e modelli matematici c/o Università di Palermo
– Gestione energetica e sicurezza c/o Università di Sassari
– Conduzione del mezzo navale c/o Università di Napoli Parthenope
Lauree professionalizzanti e percorsi ITS: quali differenze?
Gli Istituti Tecnici Superiori (cfr. www.sistemaits.it)
– sono organizzati in 4 semestri (in pochi casi 6) e si svolgono per il 30% del monte ore lavorando in azienda, con un contratto di apprendistato;
– al termine del corso si ottiene il Diploma di Tecnico Superiore, titolo che permette di trovare occupazione nel sistema economico e produttivo del territorio in tempi brevi;
– riguardano in tutto sei settori: efficienza energetica; mobilità sostenibile; nuove tecnologie della vita; nuove tecnologie del Made in Italy; tecnologie innovative per i beni e le attività cutlurali
– turismo; tecnologie della informazione e della comunicazione.
Le lauree professionalizzanti sono invece corsi di laurea veri e propri, che danno il titolo di dottore. Queste lauree:
– hanno l’obiettivo di formare figure subito inquadrabili nelle realtà aziendali, con un’elevata competenza operativa e le capacità necessarie per affrontare attività progettuali di media/alta complessità;
– durano 3 anni (come le lauree di primo livello), ma non consentono di accedere direttamente ai corsi di laurea magistrale (nel caso si volesse proseguire, bisognerà prima svolgere degli esami integrativi);
– hanno un percorso di studio (180 crediti formativi in tutto, 60 per anno) basato su metodi formativi orientati al “learning by doing” e “learning by thinking”, mentre l’ultimo anno sarà riservato al tirocinio in azienda e a un project work.
Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS):
nota su questi percorsi … piuttosto sconosciuti
I percorsi IFTS si inseriscono nel sistema nazionale dell'Istruzione Tecnica Superiore e formano tecnici specializzati per rispondere a fabbisogni formativi strettamente collegati alle esigenze locali. L'attivazione dei percorsi IFTS è programmata dalle Regioni, nell'ambito delle loro competenze esclusive in materia di programmazione dell'offerta formativa.
A livello nazionale viene definito il sistema di standard minimi delle competenze proprie di ciascuna figura di tecnico specializzato. A livello regionale, sulla base dell'analisi dei fabbisogni professionali locali e attraverso la concertazione con istituzioni e parti sociali, vengono individuate dalle Regioni competenze aggiuntive che danno luogo a specifici profili professionali regionali.
I percorsi quindi, secondo quanto contenuto nel decreto Interministeriale 91 del 7 febbraio 2013 e nel successivo Accordo 11 in Conferenza Stato Regioni del 20 gennaio 2016, fanno riferimento a venti specializzazioni tecniche superiori. Tali specializzazioni sono poi descritte in termini di standard minimi formativi e possono ulteriormente articolarsi, a livello regionale, rispetto a specificità territoriali del mercato del lavoro. La fisionomia dei percorsi si completa con competenze comuni relative agli ambiti relazionali e gestionali.
Hanno di regola una durata di due semestri, che comprendono ore di attività teorica, pratica e di laboratorio, per complessive 800/1000 ore. I percorsi includono uno stage obbligatorio (minimo 30% del monte ore) che può essere realizzato anche all'estero. I docenti provengono almeno per il 50% dal mondo del lavoro e delle professioni.
Sono progettati e realizzati da istituti di istruzione secondaria superiore, enti di formazione professionale accreditati, università e imprese.
Si rivolgono a giovani e adulti che intendono qualificarsi per il mercato del lavoro o reinserirsi con l'acquisizione di nuove competenze.
Per accedere ai percorsi IFTS occorre, di norma, essere in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore. L’accesso è consentito anche a coloro che non hanno conseguito il diploma di istruzione secondaria superiore, previo accreditamento delle competenze acquisite in precedenti percorsi di istruzione, formazione e lavoro.
I percorsi si concludono con verifiche finali delle competenze acquisite a opera di commissioni d'esame costituite secondo le indicazioni delle Regioni e composte anche da rappresentanti della scuola, dell'università, della formazione professionale e del mondo del lavoro.
Consentono di conseguire il Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore, titolo spendibile in ambito nazionale e comunitario, oltre che il riconoscimento di crediti formativi da spendere anche nel sistema accademico.
Nell'ambito della frequenza dei percorsi IFTS è possibile realizzare un percorso di alto apprendistato.
I percorsi IFTS sono progettati per rispondere a fabbisogni formativi secondo cinque filiere produttive e venti specializzazioni nazionali.
Nei siti istituzionali delle Regioni è possibile consultare l'offerta formativa in corso di attivazione e quella già realizzata.
Area professionale Specializzazioni tecniche di riferimento nazionale
Cultura, informatica e tecnologie informatiche
Le specializzazioni tecniche superiori che costituiscono l’elenco nazionale sono in complesso 20, articolate in 5 aree professionali:
• Istruzione degli adulti e Formazione continua
L’apprendimento permanente consiste in “qualsiasi attività intrapresa dalle persone in modo formale, non formale, informale, nelle varie fasi della vita, al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale” (Legge 92 del 2012, articolo 4, comma 51).
Dopo aver lasciato il ciclo dell’istruzione e della formazione iniziale l’adulto può continuare la sua formazione soprattutto in due ambiti: l’Istruzione degli Adulti e la Formazione continua.
A. Il sistema di Istruzione degli Adulti in Italia
Il sistema di Istruzione degli adulti in Italia è un sistema complesso, che è stato riformato di recente ma che soffre da un lato, della mancata piena attuazione della stessa riforma e, dall’altro, del conflitto tra istanze nuove e quelle ereditate dal passato assetto organizzativo.
Il sistema di istruzione per gli adulti è composto
– dai Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA);
– dalle scuole secondarie di secondo grado con corsi di 2° livello per adulti (ex corsi serali).
A seguito della recente riorganizzazione del sistema, con il DPR del 29 ottobre 2012 n. 263, i CPIA offrono corsi finalizzati al conseguimento del diploma conclusivo del 1° ciclo di istruzione (ex licenza media) e della certificazione attestante l’acquisizione delle competenze di base connesse all’obbligo di istruzione. Per gli stranieri realizzano inoltre corsi di italiano finalizzati al rilascio delle certificazioni previste dalla normativa vigente in materia di diritto di soggiorno. Possono beneficiare di questa offerta gli adulti, anche stranieri, che non hanno assolto l’obbligo di istruzione o che non sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, i 16enni che non sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione, i 15enni in casi eccezionali, i minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria e i minori non accompagnati.
Le scuole secondarie di 2° grado appartenenti ai CPIA realizzano corsi scolastici ad indirizzo professionale, tecnico o artistico finalizzati al conseguimento del diploma di scuola secondaria o della qualifica professionale triennale. Possono beneficiare di questa offerta gli adulti, anche stranieri, che sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione e i 16enni in possesso del primo grado di istruzione che vogliono conseguire il diploma e non possono frequentare i corsi diurni.
Dal punto di vista metodologico la riforma ha introdotto la stipula del Patto formativo individuale, strettamente collegato al processo di riconoscimento dei crediti comunque acquisiti, anche nel tempo libero, attraverso l’apprendimento formale, non formale ed informale.
Fa parte integrante della riforma anche l’introduzione delle Unità di Apprendimento (UdA).
Le UdA sono orientate non ai contenuti ma ai risultati di apprendimento (learning outcome, secondo i documenti europei), i quali sono declinati in termini di conoscenze, abilità e competenze (come da insegnamenti ordinamentali), e sono erogabili anche a distanza, in e-learning, per gruppi di livello, consentendo la personalizzazione didatticoformativa.
In Italia l’Indire gestisce Erasmus+, il nuovo programma dell’Unione europea per la scuola, l'istruzione superiore e l'educazione degli adulti.
L’Agenzia Erasmus+ gestisce anche la Piattaforma elettronica per l'apprendimento degli adulti in Europa Epale, dove sono disponibili contributi aggiornati e notizie sugli eventi in programma.
Ai CPIA si iscrivono centinaia di migliaia di cittadini: dati del MIUR dell’aprile 2017 parlano di 229.400 iscritti (cioè patti formativi individuali), il 25% in più rispetto all’anno 2016.
B. Formazione continua
In Italia la gran parte delle risorse per l’erogazione della formazione continua arriva dai fondi paritetici interprofessionali.
• Cosa sono i fondi interprofessionali
Questi fondi – che per esteso si chiamano fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua – sono stati istituiti nel 2000 con la Legge 23 dicembre 2000, n. 388 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 2001)" e i primi organismi associativi si sono costituiti un paio di anni più tardi.
La legge 388 stabilisce che le aziende possono scegliere di destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS – il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria” – a uno dei fondi interprofessionali. I contributi versati al fondo verranno poi utilizzati per finanziare la formazione aziendale.
• Le finalità dei fondi interprofessionali
• Come si aderisce a un fondo
Per aderire a un fondo professionale bisogna compilare le parti apposite del flusso UNIEMENS che va trasmesso all’INPS. Una volta scelto il fondo a cui aderire, l’azienda dovrà selezionare l’opzione “Adesione” nella sezione “FondoInterprof” e dovrà poi indicare il codice del fondo e il numero dei dipendenti. Ogni impresa può aderire a un solo fondo, ma l’adesione ha validità annuale ed è revocabile. In caso di revoca e adesione a un nuovo fondo, l’azienda può traferire a quello nuovo il 70% del totale delle somme confluite nel triennio antecedente a quello precedente.
– il trasferimento dei fondi non può riguardare micro e piccole imprese;
– l’importo da trasferire deve essere di almeno 3.000 euro;
– le quote da trasferire non possono essere riferite a periodi antecedenti il 1° gennaio 2009.
Le imprese che non aderiscono ai fondi interprofessionali devono versare all’INPS il contributo dello 0,30%. Quindi il vantaggio di aderire a un fondo è quello di poter reinvestire questo contributo direttamente nella propria azienda organizzando attività di formazione.
• Quadro attuale dei fondi interprofessionali
Per chiarire l’impatto dei fondi accantonati sulla formazione finanziata, si fa presente che nel 2015 le risorse ammontavano a 634 milioni di euro, ovvero circa l’80% del totale delle risorse dello 0,30% per la formazione. I fondi interprofessionali quindi sostengono la gran parte delle azioni di formazione continua. E questo anche oggi, nonostante i tagli e i prelievi che hanno fatto sì che lo 0,30% sia diventato lo 0,19%.
– piani territoriali, che prevedono azioni di formazione che coinvolgono imprese di settori produttivi diversi che operano sullo stesso territorio;
– piani settoriali, rivolti a più imprese dello stesso settore;
– piani aziendali, dedicati ai lavoratori delle singole azienda;
– piani individuali, ovvero dei percorsi formativi volti alla riqualificazione delle competenze di uno o più lavoratori.
• Come scegliere il fondo interprofessionale a cui aderire
Nella decisione pesano anche le modalità di erogazione dei finanziamenti. Le principali sono tre. La prima sono gli avvisi a cui l’azienda deve rispondere presentando il proprio piano formativo entro il termine indicato nel bando. In questo caso la formazione viene finanziata se il progetto supera la valutazione della commissione. Un’altra modalità è il Conto Formazione Aziendale, ovvero un conto nel quale l’impresa può accantonare le somme versate. In questo caso l’azienda può disporre delle quote che ha versato quando e come meglio crede, rimanendo nei limiti di finanziamento stabiliti dal fondo a cui aderisce. La terza modalità è il Conto Formazione Aggregato che si ha quando diverse imprese decidono di cumulare i versamenti in un conto comune. La gestione delle risorse può essere affidata a una delle imprese oppure a un ente di formazione.
• Focus sui tre fondi principali
Tre sono i fondi principali:
– Fondimpresa
• il Conto di Sistema che è un conto collettivo ai cui stanziamenti si accede tramite avviso e finanzia piani formativi settoriali o territoriali;
• il Conto Formazione, ovvero il conto aziendale di cui dispone ogni aderente;
• il Contributo Aggiuntivo, a cui si accede rispondendo ad avvisi specifici e che consente alle PMI di avvalersi di risorse integrative per realizzare il proprio piano formativo.
– Fondo For.Te.
• l’Avviso di Sistema che ha finalità generali ed è destinato a finanziare piani aziendali, settoriali e territoriali;
• l’Avviso per Progetti tematici;
• l’Avviso per Progetti speciali/innovativi di tipo sperimentale;
• l’Avviso per la fruizione dei voucher formativi.
– FonARCom
• l’Avviso generale, ovvero un bando annuale e fruibile con modalità a finestra per la presentazione dei piani formativi articolati anche in più d’una attività;
• gli Avvisi tematici, dedicati a specifiche tipologie di aziende o operatori di un determinato settore;
• l’Avviso Detto/Fatto! Aziende, ovvero uno strumento flessibile per soddisfare, con tempi ristretti e modalità semplificate, le esigenze formative di singoli lavoratori o piccoli gruppi;
• l’Avviso per dirigenti, anche questo con modalità semplificate, per formare singoli dirigenti o piccoli gruppi;
• gli Avvisi per studi professionali per formare il personale degli studi, appunto.
Focus sui Fondi interprofessionali
(ANPAL: http://www.anpal.gov.it/Aziende/Fondo_Interprofessionali/Pagine/default....)
I Fondi operativi:
Fondo Settore Parti sociali Modalità di finanziamento
FonARCom Terziario, artigianato, PMI Confsal, Cifa Avvisi
Fon.Coop Imprese cooperative Confcooperative, Legacoop, Agci, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fond.E.R. Enti religiosi Agidae, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fondimpresa Impresa di ogni settore Confindustria, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fondir Dirigenti terziario Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, First/Cisl, Fidia, Sinfub Avvisi
Fondirigenti Dirigenti industriali Confindustria, Federmanager Avvisi
FondItalia Terziario, servizi, PMI, altri Federterziario, UGL Avvisi
FondArtigianato Imprese artigiane Confartigianato, CNA, Casartigiani, Claai, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fba Fondo Banche Assicurazioni Credito e Assicurazioni ABI, Ania, CGIL, CISL, Uil Avvisi
Fondo Dirigenti PMI Dirigenti PMI Confapi, Federmanage Avvisi
Fapi - Fondo Formazione Pmi PMI Confapi, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fonserivizi (Fondo formazione servizi pubblici industriali) Servizi pubblici industriali Confservizi,Asstra, Federambiente, Federutility, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fondolavoro Micro, piccole, medie e grandi imprese Unsic, UGL Avvisi
Fondoprofessioni Studi professionali e aziende collegate Confprofessioni, CIPA,Confedertecnica, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
(> 50 dipendenti)
(Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua del terziario) Terziario
(commercio, turismo) Confesercenti, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
(Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua in agricoltura) Agricoltura Confagricoltura, Coldiretti, CIA, CGIL, Cisl, Uil e Confederdia Avvisi
FormAzienda Commercio, Servizi PMI Sistema commercio e impresa, Confsal Avvisi
For.Te. Terziario (commercio-turismo-servizi-logistica-spedizioni-trasporto) Confcommercio, Confetra, CGIL, Cisl, Uil Avvisi
Fondoconoscenza PMI, professionalità intellettuali Fenapi, CIU Avvisi
Forma.temp. Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione, costituito sotto forma di libera associazione e senza fini di lucro ApL (Assolavoro e Assosomm), (FelSACISL, NIDIL-CGIL, UILTem.p@) e CGIL, CISL e UIL Avvisi
Ai fondi sopra elencati si aggiunge il fondo Forma.Temp. costituito ai sensi dell'art. 12 del d.lgs. n. 276/2003 (modificato dall'art. 48 della legge n. 183/2010).
Fondi commissariati:
1. Fo.In.Coop
2. FondAgri
3. Fondazienda
• I soggetti che operano per la formazione continua
Sono tutti i soggetti accreditati dalle Regioni per la Formazione Continua; tra questi gli Enti di FP e le Agenzie per il Lavoro (APL).
Le APL
Le agenzie per il lavoro rappresentano un importantissimo canale di ingresso nel mondo del lavoro, visto lo stato di abbandono in cui versano da anni i centri pubblici per l’impiego, garantendo un’occupazione ad oltre 400mila lavoratori al mese. Per fare un po’ di chiarezza sul tema si elencano ruoli e servizi delle APL in Italia.
– Ricerca lavoro: per tutte le figure professionali attraverso l’utilizzo di estesi database contenenti i CV di candidati e lavoratori profilati in base agli studi, alle competenze e alle esperienze.
– Selezione di personale: attraverso Recruiter specializzati che hanno l’obiettivo di trovare e inserire il candidato più idoneo per ogni singola esigenza delle aziende clienti.
– Somministrazione di lavoro: una delle principali attività delle agenzie per il lavoro consiste nell’inserimento a tempo indeterminato di personale qualificato e specializzato all’interno delle aziende clienti, a seconda delle singole richieste e delle esigenze dei diversi settori.
– Formazione del personale: attraverso l’erogazione di corsi-percorsi formativi mirati, organizzati in partnership con le imprese per rispondere alle esigenze di tutte le professionalità del mercato. Il contratto in somministrazione prevede infatti il versamento di una quota del 4% a favore di un fondo per la formazione dei lavoratori, il Forma.Temp. Nel 2017 questo fondo ha finanziato più di 37.500 progetti formativi a cui hanno partecipato circa 243 mila persone.
– Welfare integrativo: un 0,20% viene versato all’ente bilaterale Ebitemp per il welfare, grazie al quale sono state garantite ai lavoratori, in un anno, prestazioni di welfare per circa 10 milioni di euro tra cui contributi per l’asilo nido, sostegno alla maternità, rimborsi per infortuni, tutela sanitaria, piccoli prestiti.
– Ricollocazione e outplacement: le agenzie sono tra i principali soggetti a cui possono rivolgersi le aziende per agevolare il reimpiego e il ricollocamento delle persone in esubero presso aziende nelle quali sono in corso processi di ristrutturazione interna.
Le agenzie per il lavoro occupano oltre 400mila lavoratori al mese, con le stesse retribuzioni e diritti previsti dai contratti nazionali.
In Italia il mercato della somministrazione è in espansione: la crescita acquisita a maggio 2018 è pari al 9,2% sullo stesso mese dello scorso anno (dati Ebitemp).
Per un elenco completo ed aggiornato delle Agenzie per il Lavoro autorizzate ad operare in Italia ed iscritte all'albo degli operatori del Ministero del Lavoro: http://www.lavoroecarriere.it/agenzie-per-il-lavoro