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Timestamp: 2019-01-21 16:53:54+00:00
Document Index: 43514813

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 83', 'art.\n2', 'art. 28', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ']

Portale Trasparenza Comune di Pomigliano D'Arco - DISTRIBUTORI DI CARBURANTE PER USO PUBBLICO
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L’impianto di distribuzione carburanti è il complesso commerciale unitario, dotato di propri accessi ad uso esclusivo dello stesso, costituito da uno o più apparecchi di erogazione automatica di carburante per autotrazione con le relative attrezzature, dalle aree destinate agli edifici e ai manufatti per i servizi all’automobile ed all’automobilista e alle autonome attività commerciali integrative, comprensivo dei parcheggi e delle relative aree di manovra.
Per carburanti si devono, invece, intendere l’insieme delle benzine e dei gasoli per autotrazione, il gas di petrolio liquefatto per autotrazione (GPL), il gas metano per autotrazione e tutti gli altri prodotti per autotrazione idonei alla vendita.
L’installazione e l’esercizio di impianti di distribuzione di carburanti sono attività libere sulla base dell’autorizzazione di cui al Decreto Legislativo n. 32 del 1998. È cessato, pertanto, il regime di concessione previsto dall'art. 16, comma 1, del D.L. 26 ottobre 1970, n. 745 (convertito dalla Legge n. 1034/1970).
Con la Legge n.133 del 06/08/2008, di conversione del D.L. n. 112/2008, è stata, in particolare, introdotta la liberalizzazione completa del settore. L’art. 83 bis, comma 17 della Legge prevede, infatti, che al fine di garantire il pieno rispetto delle disposizioni dell’ordinamento comunitario in materia di tutela della concorrenza e di assicurare il corretto e uniforme funzionamento del mercato, l’installazione e l’esercizio di un impianto di distribuzione di carburanti non possono essere subordinati alla chiusura di impianti esistenti né al rispetto di vincoli, con finalità commerciali, relativi a contingentamenti numerici, distanze minime tra impianti e tra impianti ed esercizi o superfici minime commerciali o che pongono restrizioni od obblighi circa la possibilità di offrire, nel medesimo impianto o nella stessa area, attività e servizi integrativi.
La normativa prevede due tipologie di impianto di distribuzione di carburanti:
impianto stradale: complesso commerciale costituito da un insieme di attrezzature finalizzate all'erogazione di carburante per il rifornimento dei mezzi circolanti su strada nonché di servizi e attività accessorie all'auto e all'automobilista;
impianto ad uso privato: complesso di apparecchi fissi o mobili di erogazione di carburante collegati a serbatoi interrati o aerei per l'esclusivo rifornimento degli automezzi di una ditta privata.
È possibile, inoltre, distinguere tra tre diverse tipologie di impianti di distribuzione carburante:
Stazione di rifornimento, l'impianto costituito da uno o più apparecchi per l'erogazione di carburanti, con relativi serbatoi, che dispone di attrezzature per servizi accessori vari esclusi locali per lavaggio, grassaggio o altri servizi all'autoveicolo;
Stazione di servizio, l'impianto costituito da uno o più apparecchi per l'erogazione di carburanti con serbatoi, comprendente locali per lavaggio, grassaggio o altri servizi all'autoveicolo ed, eventualmente, altri servizi accessori;
Chiosco, l'impianto costituito da uno o più apparecchi per l'erogazione di carburanti, con relativi serbatoi e da un locale adibito esclusivamente al ricovero del personale addetto ed all'esposizione e commercializzazione di lubrificanti o altri prodotti per i veicoli.
Gli impianti stradali di carburanti sono gestiti da un gestore al quale viene rilasciata la licenza UTF. Al gestore fa carico il corretto esercizio dell'impianto sotto il profilo dell'apertura e chiusura.
L'esercizio di un impianto stradale:
non può essere sospeso, fatta eccezione per i periodi di ferie.
Su motivata richiesta del titolare dell'autorizzazione può essere autorizzata la sospensione di impianto stradale di carburante per un periodo non superiore a 12 mesi, prorogabile a 24 solo in caso di oggettiva impossibilità di esercizio. Con riferimento alle ferie, la sospensione del servizio non può essere superiore a 3 settimane, di cui solo 2 in maniera continuativa, previa comunicazione al Comune almeno 30 gg. prima della fruizione. Il periodo di chiusura per ferie non deve comprendere il turno domenicale festivo.
deve essere svolto nel rispetto degli orari di apertura e dei turni festivi previsti dalla normativa di settore.
In particolare, gli impianti di distribuzione dei carburanti funzionanti con la presenza del gestore osservano il rispetto dell’orario minimo settimanale di apertura di cinquantadue ore. Tale orario può essere aumentato fino a sessantatre ore settimanali, ferma restando la necessità di garantire l’apertura obbligatoria dell’impianto dalle ore 8,00 alle ore 12,00 e dalle ore 16,00 alle ore 19,00, e di articolare l’orario di servizio antimeridiano dalle ore 7,00 alle ore 13,30 e quello pomeridiano dalle ore 16,00 alle ore 20,00.
Il "self-service" 24 ore è funzionante anche ad impianto chiuso senza l'assistenza di apposito personale. Presso ogni impianto deve essere esposto un cartello, convalidato dal Comune e visibile anche ad impianto chiuso, con indicato l'orario giornaliero di apertura e chiusura, il turno di apertura domenicale e festivo nonché il turno di riposo infrasettimanale.
Tutte le attività complementari facenti parte dell'area dell'impianto a servizio dell'automobile (officine, lavaggi, ecc..) e dell'automobilista (attività commerciali, bar, ecc.) devono osservare l'orario dell'impianto, e devono essere gestite, salvo loro rinuncia, dai soggetti titolari delle licenze di esercizio UTF.
Recentemente è stata effettuata una profonda revisione della normativa di settore. A tal proposito, è opportuno sintetizzare i contenuti di tre provvedimenti legislativi:
Il Decreto Legge del 31 gennaio 2007, n. 7 in materia di “Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese” (art.
2), convertito con modificazioni dalla legge del 2 aprile 2007 n. 40.
Al fine di favorire la concorrenza e la trasparenza dei prezzi nel settore della distribuzione dei carburanti, di garantire ai consumatori un adeguato livello di conoscenza sugli effettivi costi del servizio, nonché di facilitare il confronto tra le offerte presenti sul mercato, i gestori della rete stradale di interesse nazionale e autostradale devono utilizzare i dispositivi di informazione di pubblica utilità esistenti lungo la rete e le convenzioni con emittenti radiofoniche per informare gli utenti, anche in forma comparata, dei prezzi di vendita dei carburanti praticati dai distributori presenti lungo le tratte della rete autostradale e delle strade extraurbane principali. Ne consegue un onere informativo per i gestori degli impianti.
il Decreto Legge del 6 luglio 2011, n. 98 in materia di “Razionalizzazione della rete distributiva dei carburanti” (art. 28), convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n. 111.
Nell’ottica di incrementare la concorrenzialità, l'efficienza del mercato e la qualità dei servizi nel settore degli impianti di distribuzione dei carburanti, l’emanazione di tale provvedimento consente in tali impianti – fatti salvi i vincoli connessi a procedure competitive nelle aree autostradali in concessione – di esercitare l’attività di:
somministrazione di alimenti e bevande di cui all' articolo 5, comma 1, lettera b), della legge 25 agosto 1991, n. 287 , fermo restando il rispetto delle prescrizioni e il possesso dei requisiti di onorabilità e professionali previsti dalla normativa vigente;
un punto di vendita non esclusivo di quotidiani e periodici senza limiti di ampiezza della superficie dell'impianto e l'esercizio della rivendita di tabacchi, nel rispetto delle norme e delle prescrizioni tecniche che disciplinano lo svolgimento delle attività, presso gli impianti di distribuzione carburanti con una superficie minima di 500 mq. In tale ultimo caso, con le modifiche apportate dal D.L. 2 marzo 2012, n. 16, è previsto che ci sia la condizione che, per la rivendita di tabacchi, la disciplina urbanistico-edilizia del luogo consenta all'interno di tali impianti la costruzione o il mantenimento di locali chiusi, diversi da quelli al servizio della distribuzione di carburanti, con una superficie utile minima non inferiore a 30 mq;
la vendita di pastigliaggi, ovvero caramelle, confetti, cioccolatini, chewing-gum, biscotti preconfezionati, merendine preconfezionate e simili.
- Il Decreto Legge del 24 gennaio 2012, n. 1, in materia di “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” (artt. 17, 18, 19 e 20) convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.
Con tale atto è stata introdotta una ulteriore liberalizzazione nell'esercizio dell'attività di distribuzione del carburante. In particolare, è previsto che:
con decorrenza 25 marzo 2012, i gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti che siano anche titolari della relativa autorizzazione petrolifera possono liberamente rifornirsi da qualsiasi produttore o rivenditore nel rispetto della vigente normativa nazionale ed europea;
a decorrere dal 30 giugno 2012, eventuali clausole contrattuali che prevedano per gli stessi gestori titolari forme di esclusiva nell'approvvigionamento cessano di avere effetto per la parte eccedente il 50 per cento della fornitura complessivamente pattuita e comunque per la parte eccedente il 50 per cento di quanto erogato nel precedente anno dal singolo punto vendita;
in ogni momento i titolari degli impianti e i gestori degli stessi, da soli o in società o cooperative, possono accordarsi per l'effettuazione del riscatto degli impianti da parte del gestore stesso, stabilendo un indennizzo che tenga conto degli investimenti fatti, degli ammortamenti in relazione agli eventuali canoni già pagati, dell'avviamento e degli andamenti del fatturato, secondo criteri stabiliti con decreto del Ministero dello sviluppo economico è possibile l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande (naturalmente, previo possesso dei requisiti di onorabilità e professionali), di un punto vendita non esclusivo di quotidiani e periodici senza limiti di ampiezza della superficie dell'impianto, di rivendita di tabacchi presso gli impianti di distribuzione carburanti con una superficie minima di 500 mq;
è, inoltre, possibile la vendita di ogni bene e servizio, nel rispetto della vigente normativa relativa al bene e al servizio posto in vendita.
Tale tipologia di requisiti sussiste con riferimento alle attività commerciali svolte dai gestori di impianti di distribuzione di carburanti.
Pertanto, per l’esercizio di tali attività commerciali “accessorie” - Commercio al dettaglio, Commercio della stampa quotidiana e periodica, Somministrazione al pubblico di alimenti e bevande – bisognerà essere in possesso dei requisiti professionali previsti dalla relativa normativa di settore.
In particolare, in conformità all’art. 9 del Regolamento Regionale del 20 gennaio 2012, n. 1, al fine di favorire la diffusione dei carburanti ecocompatibili, i nuovi impianti stradali di distribuzione di carburanti devono essere dotati almeno di:
benzine, gasoli e almeno uno fra gpl, metano e idrogeno;
dispositivi di self-service pre-pagamento o post-pagamento;
almeno due colonnine multi dispenser a doppia erogazione e una di metano o gpl o idrogeno a doppia erogazione, quando separate;
un locale per ricovero gestore con annesso servizio igienico, di dimensioni complessive non inferiori a 25 metri quadri;
servizi igienico-sanitari per l’utenza, anche per chi versa in condizioni di disabilità;
idonee pensiline di copertura delle aree di rifornimento;
superficie utile ad assicurare che il rifornimento dell’impianto avvenga totalmente all’interno dell’area del punto vendita, senza che vi siano interferenze con la sede stradale;
impianto di videosorveglianza finalizzato alla sicurezza.
Inoltre, ai sensi di quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 32 del 1998, la localizzazione degli impianti di distribuzione carburanti costituisce un mero adeguamento degli strumenti di pianificazione comunale in tutte le zone e sottozone individuate dagli strumenti urbanistici comunali non sottoposte a vincoli paesaggistici, ambientali ovvero monumentali e non comprese nelle cosiddette “zone territoriali di tipo 1”, ovvero la parte del territorio comunale interessata da agglomerati urbani che rivestono interesse storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi.
È consentita la realizzazione di nuovi impianti di distribuzione carburanti anche all’interno delle fasce di rispetto stradali individuate ai sensi del Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n.285 (Nuovo codice della strada), esclusivamente nel caso in cui la localizzazione del nuovo impianto interessi un’area sita fuori del perimetro dei centri abitati a condizione che non ricadano in ambiti di tutela ambientale e paesaggistica, fatte salve le norme in materia di prevenzione incendi, edilizie, ambientali, igienico sanitarie e sicurezza sul lavoro.
REQUISITI PER LA GESTIONE DELL’ATTIVITÀ
La gestione degli impianti può essere affidata dal titolare dell'autorizzazione ad altri soggetti, di seguito denominati gestori, mediante contratti di durata non inferiore a sei anni aventi per oggetto la cessione gratuita dell'uso di tutte le attrezzature fisse e mobili finalizzate alla distribuzione di carburanti per uso di autotrazione, secondo le modalità e i termini definiti dagli accordi interprofessionali stipulati fra le associazioni di categoria più rappresentative, a livello nazionale, dei gestori e dei titolari dell'autorizzazione. Gli altri aspetti contrattuali e commerciali sono regolati in conformità con i predetti accordi interprofessionali. I medesimi accordi interprofessionali si applicano ai titolari di autorizzazione e ai gestori; essi sono depositati presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato che ne assicura la pubblicità.
Gli accordi interprofessionali prevedono un tentativo obbligatorio di conciliazione delle controversie contrattuali individuali secondo le modalità e i termini ivi definiti. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, su richiesta di una delle parti, può esperire un tentativo di mediazione delle vertenze collettive.
Non sono soggetti ad autorizzazione comunale i contenitori-distributori mobili destinati esclusivamente al rifornimento di macchine operatrici non targate e non circolanti su strada. Tali attrezzature sono assimilabili ai depositi essendo destinati a mezzi ai quali è inibita la circolazione su strada e pertanto impossibilitati a rifornirsi presso gli impianti stradali di distribuzione carburanti (Decreto Ministeriale 19/03/1990)
Si evidenzia che il nuovo impianto stradale deve essere attivato, a pena di revoca del provvedimento autorizzatorio, entro dodici mesi dal rilascio dell'autorizzazione all'installazione e del permesso di costruire.
Ai sensi del DPR n. 151/2011 – con cui è stato emanato il nuovo Regolamento recante sempliﬁcazioni della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi - le attività sottoposte ai controlli di prevenzione incendi si distinguono in tre categorie (A – Attività a basso rischio; B – Attività a medio rischio; C – Attività a alto rischio) in relazione alla dimensione dell’impresa, al settore di attività, alla esistenza di speciﬁche regole tecniche, alle esigenze di tutela della pubblica incolumità.
Nello specifico, i distributori carburante rientrano nella Categoria “C” – Attività a elevato rischio.
È, inoltre, data facoltà a coloro che intendono avviare attività rientranti nelle categorie B e C richiedere al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di compiere delle verifiche in corso d’opera, al fine di esaminare la rispondenza alle disposizioni di prevenzione incendi. Per non arrestarne la realizzazione in attesa delle verifiche, in fase di valutazione del progetto è prevista la stesura di un cronoprogramma di visite concordato. Il procedimento si conclude, al massimo, entro 30 giorni dall’avvio
La disciplina nazionale in materia di obblighi di distanze minime per installazione di impianti di carburante è superata dal diritto e libertà di stabilimento sancita dalla giurisprudenza Ue.
Lo ha ribadito il Consiglio di Stato nella sentenza del 27 aprile 2012, n. 2456 modificando il precedente orientamento che si era formato prima dell’intervento della sentenza della Corte di Giustizia Ue in materia di libertà di stabilimento (11 marzo 2010, causa C-384/08) che ha dichiarato contrarie alla normativa europea le disposizioni italiane (Dlgs 32/1998 e leggi regionali attuative) che prevedono obblighi di rispetto di distanze minime tra impianti di carburante su strada.
Il rispetto di distanze minime, favorendo gli operatori già presenti sul territorio italiano, per i Giudici scoraggia se non impedisce, l’accesso al mercato da parte di imprenditori comunitari. Ai sensi della pronuncia del Consiglio di Stato in parola, la distanza minima tra impianti non sarà più parametro da verificare in sede di autorizzazione di impianti di distribuzione di carburanti su strada.