Source: http://www.studio-pinaffo.it/anatocismo-capitalizzazione-degli-interessi/
Timestamp: 2018-02-22 17:08:14+00:00
Document Index: 112278891

Matched Legal Cases: ['art. 1283', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1283']

Anatocismo - Capitalizzazione degli interessi - Studio Pinaffo
Come si manifesta la capitalizzazione
Come si pronunciano i Tribunali in materia di anatocismo
Conteggi e perizie tecniche su anatocismo e/o usura
Parere tecnico preliminare
la fattispecie indicata con il termine anatocismo (dal greco tokos, interessi; ana, di nuovo; tokismos, usura), consiste nel fenomeno della capitalizzazione degli interessi, dell’assimilazione della somma da questi rappresentata con quella del capitale e quindi dell’ulteriore successiva produzione di interessi più elevati sul corrispettivo degli interessi stessi: in pratica vengono riscossi interessi su interessi. A parità di tasso d’interesse corrispettivo nominale, venendo ad aumentare ad ogni scadenza del periodo la somma di denaro sulla quale vengono prodotti e calcolati gli interessi, si verifica un progressivo ed esponenziale aumento della misura degli interessi prodotti, non derivanti però dall’effettivo capitale prestato.
In sostanza l’anatocismo determina un artificioso aumento del costo del denaro, dunque i soggetti che, ad esempio, usufruissero di un’apertura di credito in conto corrente e si vedessero addebitare periodicamente gli interessi passivi, sarebbero vittime di un’indebita capitalizzazione degli interessi.
La stessa cosa potrebbe dirsi per la quota interessi delle rate di mutuo o di finanziamento addebitate passivamente in conto corrente, oppure, ancora, il giroconto degli interessi passivi generati dal conto anticipi addebitati sul conto corrente principale, l’aggravio degli interessi di mora sulle rate di pre-ammortamento (periodo in cui il debitore paga rate composte esclusivamente da quota interessi) di un mutuo, un piano di ammortamento del mutuo calcolato mediante capitalizzazione composta …
Questi sono solo alcuni dei sistemi più diffusi di applicazione dell’anatocismo: la capitalizzazione infatti si può applicare mediante numerosi sistemi e nell’ambito di molteplici fattispecie di finanziamento.
In linea di principio la normativa prevede la distinzione tra capitale ed interessi, cosicché questi ultimi non apportino un indebito aggravio delle remunerazioni a carico del correntista, e parimenti un artificioso e latente aumento del tasso di interesse effettivo (TEG) applicato al rapporto di finanziamento (link alla pagina http://www.studio-pinaffo.it/usura-tasso-soglia.php).
L’art. 1283 del C.c. sancisce infatti che gli interessi possano produrre a loro volta altri interessi solamente per effetto della domanda giudiziale. Inoltre, in riferimento agli articoli 820 ed 821 del C.c., se la fonte degli interessi è il capitale, entrambi devono essere tenuti sempre distinti e separati, poiché non è consono che gli interessi, ossia i frutti civili, siano considerati quale capitale. La sentenza della Corte di Cassazione del 20 febbraio 2003, n. 2593 avalla infatti la distinzione tra capitale ed interessi: “Sono due obbligazioni distinte ontologicamente e rispondenti a finalità diverse„.
Anche se illegittima dunque, la capitalizzazione degli interessi, è stata più o meno tacitamente tollerata per oltre 50 anni da milioni di correntisti vessati dall’indebitamento bancario: sin dal 1952 infatti, gli istituti di credito, sulla base di un uso “negoziale” o un “uso rilevante”, hanno capitalizzato gli interessi trimestralmente, semestralmente ed annualmente. E’ un po’ come dire … “La capitalizzazione è formalmente illegale, tuttavia poiché la adottano tutte le banche, e solo in pochi protestano, allora nella pratica si può applicare”…
Finalmente dal 1999 in avanti, a seguito di tre importanti sentenze emesse dalla Corte di Cassazione (Sentenza del 16/03/1999, n. 2374, Sez. I Civile Cassazione; sentenza del 30/03/1999, n. 3096, Sez. III Civile Cassazione; sentenza dell’ 11/11/1999, n. 12507, sez. I Civile Cassazione) si verificò una radicale inversione della giurisprudenza di merito e di legittimità, ed il 4 novembre 2004, la Suprema Corte a sezioni riunite con sentenza n. 21095, condannò definitivamente come illegittimo l’anatocismo trimestrale, ed un orientamento giurisprudenziale sempre più ampio (e fondato), determina l’illegittimità in senso assoluto della capitalizzazione, applicando correttamente la norma dettata dall’art. 1283 del codice civile.
Dunque è possibile reclamare gli interessi passivi pagati in eccesso sin dall’origine dei rapporti con la banca, rivalutati a tasso di interesse legale e rivalutazione monetaria ISTAT.
Tuttavia va osservato che l’entità delle somme pagate in eccesso è quantificabile solo in una percentuale degli interessi complessivamente versati: a titolo d’esempio, in un rapporto di conto corrente della durata di 10 anni, il danno anatocistico suddetto determina un’incidenza tendenziale del +10-15% sulle competenze versate in eccesso alla banca nell’arco del rapporto, percentuale che sale mediamente a +20-30% circa su una rettifica in senso assoluto della capitalizzazione.
In sostanza su circa 100.000 euro di remunerazioni corrisposte dal correntista nell’arco di un rapporto decennale, la rettifica della capitalizzazione in termini assoluti potrebbe comportare un danno orientativo di circa 20.000-30.000 euro, ma non la restituzione dell’intero ammontare di interessi versati, danno che si sostanzierebbe nel verificarsi dell’ipotesi di usura
E’ dunque opportuno che prima dell’intrapresa di qualsiasi azione di tutela, il soggetto valuti la posizione in termini di convenienza e costo/opportunità.
Lo studio di Consulenza Pinaffo svolge dettagliate ed approfondite perizie econometriche per rilevare e quantificare gli effetti dell’anatocismo e del superamento dei tassi soglia sull’usura : sono oramai centinaia i casi trattati, nell’ambito dei quali lo Studio Pinaffo ha svolto consulenze tecniche di parte, redatto pareri tecnici, quantificato e dimostrato il danno.