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Timestamp: 2019-05-22 08:35:01+00:00
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Matched Legal Cases: ['art 23', 'art. 46', 'art. 90', 'art. 25', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 50']

La successione mortis causa nel diritto internazionale privato (...) - Legali.com
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martedì 19 giugno 2007, di Raffaele Arena
La regolamentazione prevista dal nostro sistema di diritto internazionale privato, che è stato interamente riformato con la legge nr. 218 del 1995, prevede una articolata regolamentazione dell’ istituto della successione.
In particolare bisogna distinguere una disciplina ante riforma, prevista dal vecchio art 23 preleggi al codice civile, oggi abrogato, il quale disponeva che le successioni per causa di morte erano regolate, ovunque fossero i beni, dalla legge dello Stato al quale apparteneva, al momento della morte, la persona della cui eredità si trattava.
Tale principio rappresentava, peraltro, una continuazione del vecchio articolo 8 delle preleggi al primo codice unitario del 1865 e sanciva ancora il principio dell’ unità della successione sotto la legge dello Stato, al quale apparteneva il de cuius al momento della morte.
Al principio dell’ unità della successione, ispirato al concetto di diritto romano della universalità della successione ed alla cui diffusione nelle codificazione di diritto internazionale privato moderne ha contribuito la eminente scuola italiana di Pasquale Stanislao Mancini, si contrappone il principio della separazione dei beni mobili dagli immobili, più comune negli ordinamenti di common law, secondo il quale gli immobili trovano la loro regolamentazione nella lex rei sitae, i mobili invece sono invece sottoposti alla legge personale del de cuius (rispettivamente del domicilio o nazionale a seconda dei casi).
Senza addentraci nelle complesse problematiche di carattere pratico, alle quali può portare la sottoposizione della successione a diverse leggi secondo del tipo dei beni che viene al riguardo, si evidenzia facilmente che il principio dell’ unità della successione evita proprio tali problematiche e ben si concilia con esigenze di carattere pratico, quale quella di facilitare la regolamentazione degli interessi ereditari.
La Riforma del sistema di diritto internazionale privato si ispira anche allo stesso principio di nazionalità delle precedenti normative e dispone al suo art. 46, 1° comma che: "la successione per causa di morte è regolata dalla legge nazionale del de cuius al momento della morte."
Una assoluta novità è, però, rappresentata dal comma successivo dello stesso articolo, secondo cui "il soggetto della cui eredità si tratta può sottoporre con dichiarazione espressa in forma testamentaria, l’ intera successione alla legge dello stato in cui risiede. La scelta non ha effetto se al momento della morte il dichiarante non risiedeva più in tale Stato" .
Al riguardo giova, tuttavia, accennare, seppur brevemente, al noto Istituto di diritto internazionale privato del Verweisung (rinvio) che, tralasciando esempi pratici per le cui problematiche si rinvia a letteratura specialistica, rappresenta anch’ esso una eccezione al principio della sottoposizione delle successioni alla legge nazionale del de cuius, come anche a quello della unità della successione.
L’ accoglimento del principi della professio iuris rappresenta, pertanto, un modo molto pratico di risolvere il problema dell’ "Erbschaftsstatut" o statuto successorio.
Tale opzione giuridica è una innovazione molto importante introdotta dalla legge di riforma e si ispira, come sopra accennato, a codificazioni normative straniere e convenzionali che avevano introdotto già da tempo, sperimentandone i vantaggi pratici, tale regolamentazione nei loro sistemi nazionali. Tra essi giova ricordare oltre la su menzionata legge svizzera del 1987 (art. 90, comma 2) sul diritto internazionale privato, anche l’ art. 25, comma secondo della EGBGB tedesca e la Convenzione sulla legge applicabile alle successioni, firmata all’ AJA il 1° agosto 1989.
La scelta riservata alla parte è, tuttavia, sottoposta, data l’ ampiezza del suo oggetto, a condizioni e limitazioni molto stringenti, quale quella dell’ obbligatorietà della scelta a favore della legge dello Stato di residenza al momento della morte, al divieto di frazionare tale scelta in relazione a parti della successione, oltre che alla necessità che essa sia espressa in forma testamentaria ed alla tutela prevista a favore di alcuni categorie di legittimari.
È sufficiente una scelta effettuata in forma di atto di ultima volontà, anche senza la redazione di apposito testamento, per sottoporre la propria successione alla legge dello Stato di ultima residenza.
Ovviamente, nel silenzio della legge, è da desumere che tale scelta, così come può essere compiuta, può anche essere revocata in due modi: mediante apposito atto effettuato con le stesse modalità di forma prevista dalla norma in esame;
oppure in modo tacito, effettuando cioè una ulteriore scelta a favore dell’ ordinamento del Paese di nuova residenza, purchè l’ ultimo al momento della morte.
Ciò si desume, a contrario, dal testo dell’ art. 46, comma 2, che statuisce che la scelta non ha effetto se al momento della morte il dichiarante non risiedeva più in tale Stato.
La legge così scelta dal testatore designerà il diritto sostanziale applicabile deputato a regolare tutti gli aspetti della successione, comprese le varie fasi in cui si articola e individuerà anche le disposizioni cogenti quali, ad esempio, l’ obbligo di rispettare la riserva e l’incapacità di succedere per testamento (vedi al riguardo Doelle, Die Rechtswahl im internationalen Erbrecht, RabelsZ, 30, 1966, pp.205-239)
Come accennato, è prevista una tutela specifica per i legittimari residenti in Italia, allorché si tratti di successione di un cittadino italiano.
Brevemente giova anche accennare alla problematica della divisione tra coeredi, che per il terzo paragrafo dell’ art. 46 "è regolata dalla legge applicabile alla successione, salvo che i condividenti, d’ accordo fra loro, abbiano designato la legge del luogo d’ apertura della successione o del luogo dove si trovano uno o più beni ereditari" .
Così ad esempio, mentre la formazione della massa patrimoniale che cosituirà l’ asse ereditario sarà sottoposto alla regolamentazione della lex successionis, così come la formazione delle quote e le garanzie e privilegi, la lex rei sitae regolerà invece sia la determinazione dei beni che ricadono in comunione, che la durata della stessa.
Tutte le questioni di carattere contenzioso, che dovessero, invece, insorgere tra le varie parti saranno giudicate dal diritto italiano, se sussisterà un titolo di giurisdizione previsto dall’ art. 50 della legge 218/1995, che prevede invero criteri attrattivi molto ampi.
Avv. RAFFAELE ARENA, LL.M. (Master of Laws) in diritto civile ed internazionale privato nell’ Università di Heidelberg, Avvocato Cassazionista in Messina, Avvocato Europeo iscritto all’ Ordine degli Avvocati di Monaco di Baviera. www-studio-legale-arena.de; e-mail: studio.arena@tiscalinet.it