Source: https://www.unicost.eu/report-del-cdc-anm-del-23-24-febbraio-2018-2/
Timestamp: 2020-07-04 18:17:31+00:00
Document Index: 147211552

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 27']

Report del CDC ANM del 23/24 Febbraio 2018 – Unicost
Report del CDC ANM del 23/24 Febbraio 2018
L’ordine del giorno del CDC del 23 e 24 febbraio 2018 era particolarmente nutrito prevedendo ben nove punti:
2. Proposta di modifica del Codice Etico dell’ANM introducendo regole relative all’utilizzo dei social network da parte dei magistrati;
3. Documento della commissione permanente in materia di esecuzione penale carcere sul decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario: discussione ed eventuale approvazione;
8. Discussione sulla modifica delle norme relative all’accesso in magistratura e alla formazione finalizzata al superamento del concorso;
9. Linee guida per l’azione dell’ANM in materia di sicurezza e salute dei magistrati; discussione ed eventuale approvazione del documento elaborato dall’Ufficio Sindacale.
1. A seguito delle dimissioni, comunicate prima dell’ultima riunione, di Piercamillo Davigo, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe si è proceduto alla loro sostituizione. Sono così subentrati Laura Alessandrelli, Cesare Bonamartini e Sofia Scapellato.
L’inopportunità e contraddittorietà del passaggio diretto dall’ANM alla candidatura per il CSM dei tre rappresentanti di AeI è stata ben evidenziata in alcuni interventi dei rappresentanti di Unità per la Costituzione e di Area.
E’ stata messa in luce, in particolare, la profonda incoerenza insita in un travaso quasi integrale dall’ANM alla candidatura per il CSM dei componenti proprio di quel gruppo che ha costantemente criticato le presunte “infiltrazioni” del CSM da parte delle correnti e ripetutamente affermato la necessità che l’ANM si comportasse come “cane da guardia” del CSM.
E’ stato anche ricordato come alle ultime elezioni il consenso per AeI si sia vistosamente concentrato sul leader del gruppo e come, dopo avere ottenuto che questi ricoprisse la carica di presidente dell’ANM per il primo anno, non appena cessato l’incarico, AeI sia uscita dalla giunta unitaria. Tommasina Cotroneo ha, tra l’altro, segnalato come questa ulteriore scelta del leader di AeI e degli altri due eletti di dimettersi per passare al Consiglio Superioreabbia creato un vizio di rappresentatività, avendo portato all’ANM colleghi che hanno ricevuto un numero davvero esiguo di preferenze, e si sia risolta in una vera e propria truffa.
L’unico ‘superstite’ del nucleo originario dei componenti al CDC di AeI ha risposto dicendo di essere sicuro che il severo controllo sull’attività del CSM da parte dei componenti di AeI continuerà ad essere esercitato anche se ‘alcuni amici’ del gruppo verranno eletti al CSM e ha confermato il suo pieno favore per l’introduzione di un’incompatibilità tra ANM e CSM. Pur a fronte di una simile convinzione, tuttavia, ha dichiarato di ritenere perfettamente condivisibile la scelta di effettuare un passaggio diretto da parte dei tre dimissionari di AeI, attesa la mancanza di un’attuale normativa che allo stato la vieti. Strano argomento per chi parla a nome della corrente che ha usato come pretesto per uscire dalla giunta unitaria alcune nomine deliberate dal CSM in perfetta adesione alla vigente normativa sui fuori ruolo.
Nel corso del dibattito sul primo punto all’ordine del giorno è stato anche chiarito che non può ritenersi incoerente, di contro, l’analogo comportamento dei due rappresentanti di MI, che hanno partecipato all’ultima riunione, peraltro elegantemente comunicando di persona le loro dimissioni, non avendo mai i predetti sostenuto la necessità di mantenere distinti e separati i piani dell’associazionismo giudiziario rispetto a quello dell’autogoverno.
2. Il CDC è stato quindi chiamato ad esprimersi sulla proposta della Giunta Esecutiva di modifica del codice etico con l’aggiunta all’art. 6 – Rapporti con la stampa e con gli altri mezzi di comunicazione di massa del seguente comma: “Il magistrato utilizza i social network e gli altri strumenti di comunicazione telematica consapevole del proprio ruolo professionale, astenendosi da comportamenti che possono ledere la credibilità della funzione giudiziaria e della magistratura nel suo complesso”.
Il presidente dell’Anm ha inteso precisare che l’iniziativa non doveva essere intesa come tendente a limitare il principio di libertà di manifestazione del pensiero dei magistrati ma come mera specificazione della previsione di cui all’art. 6, al fine di sollecitare la consapevolezza nei colleghi che i social network non sono strumenti di comunicazione privata in ragione della loro capacità di diffusione volontaria e/o involontaria.
Sul tema, nel pomeriggio di venerdì, si è sviluppato un ampio dibattito che, tra le opposte fazioni di chi (MI e A&I) si opponeva alla modifica e chi (AREA) la sosteneva nei termini proposti dalla Giunta, Unicost si è interposta tentando una soluzione di sintesi che conciliasse le diverse sensibilità che, sul tema, si sono registrate anche all’interno del nostro gruppo.
Chi si è opposto alla modifica ha sostenuto, nel merito, la parificazione delle comunicazioni sui social network alla messaggistica privata, con la conseguente applicabilità delle garanzie costituzionali di libertà e segretezza, e, nel metodo, la necessità della previa consultazione della base evidenziando, altresì, il rischio di una interferenza tra le previsioni del codice deontologico e l’apparato disciplinare oltreché, sotto il profilo politico, la congruenza temporale dell’iniziativa dell’ANM con le dichiarazioni recentemente rese dal vicepresidente del CSM in ordine alla possibile “stretta” sul disciplinare.
I sostenitori della modifica hanno sostenuto la necessità di arricchire il codice etico di riferimenti a comportamenti di magistrati che non possano ritenersi ricompresi nelle previsioni dell’art. 6 perché, ad esempio, riguardanti condivisione e/o trasmissione di immagini.
I numerosi colleghi di Unicost che sono intervenuti sul tema , consapevoli della idoneità alla diffusione volontaria e/o involontaria delle comunicazioni – con messaggi e/o immagini – sui social network, hanno tutti inteso evidenziare l’estrema delicatezza di intervenire sul codice etico in un settore che incide anche sulla sfera privata dei magistrati.
Si è ricordato, in particolare, l’iter procedurale seguito nel 2010 per l’adozione del codice etico (passato attraverso la costituzione di una commissione ad hoc) e, comunque, si è proposto di intervenire in modo condiviso sull’articolato del codice etico con una aggiunta che consentisse di attualizzare l’art. 6 ricomprendendo in esso le nuove forme di comunicazione sui social network.
In apertura di assemblea, MI presentava una mozione preliminare con cui invitava il CDC a considerare l’alternativa di votare per non adottare alcuna modifica al codice etico in quanto ritenuto già idoneo, nel combinato disposto degli artt. 1 e 6, a ricomprendere anche i comportamenti in violazione dell’etica e della deontologia del magistrato nelle comunicazioni via social.
Seguiva una discussione all’esito della quale la maggioranza del CDC concordava sull’abbandono della modifica al codice etico divaricandosi unicamente sulla esatta formula maggiormente idonea a fornire una interpretazione autentica. Prevaleva a maggioranza la soluzione del deliberato riportato in calce.
3. Con riferimento al documento della commissione permanente in materia di esecuzione penale carcere sul decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario, la discussione è stata particolarmente accesa ed ha impegnato buona parte dei lavori del secondo giorno.
Da un lato, i colleghi di Area hanno, attraverso l’intervento del presidente della relativa Commissione, impresso una forte e, a nostro parere inaccettabile, connotazione politica al parere incondizionatamente favorevole che chiedevano venisse espresso dall’ANM a questa riforma definita da più parti epocale.
Dall’altro, la posizione esposta da AeI e MI, decisamente contraria all’intero impianto della modifica e, più in generale ad ogni eliminazione delle preclusioni, è stata motivata sulla base di una espressa sfiducia nei confronti della Magistratura di Sorveglianza. In sintesi, si criticava aspramente il legislatore per la fiducia riposta nella capacità dei giudici di poter formulare una valutazione concreta del peculiare caso sottoposto al suo esame.
Abbiamo, come rappresentanti di Unità per la Costituzione, ripetutamente affermato la assoluta inopportunità di fornire un parere con valenza politica e – proprio a seguito del significato che era stato attribuito da altri alla posizione che avrebbe assunto l’ANM – abbiamo proposto che la decisione venisse rinviata anche al fine di poter rimodulare il parere tecnico già predisposto dalla commissione alla luce di alcuni recenti contributi critici.
Infatti, pur non escludendo che, per alcune ipotesi specifiche (le più importanti delle quali sono state mantenute nel testo in esame), una presunzione o preclusione possa essere opportuna come affermazione di principio nonché per la conseguente semplificazione dello svolgimento dell’attività giudiziaria, tuto essere inteso come una -paradossale- posizione di aperta sfiducia nei confronti della Magistratura di Sorveglianza, vicina a chi si dimostrava favorevole ad una burocratizzazione e automatizzazione della funzione giudicante. Nel contempo, restavamo profondamente convinti della necessità di non mostrarci collaterali ad alcuno schieramento politico.
Si tratta di un testo che, pur richiamando nella sua genericità, determinata dall’impossibilità di dare conto in dettaglio dei rilievi critici provenienti da una pare della stessa magistratura di sorveglianza, crediamo abbia il pregio di non assumere toni di aperta esaltazione politica e di rappresentare in modo equilibrato l’esistenza di alcuni profili suscettibili di miglioramento (in particolare si è posto l’accento sulla necessità che si proceda a rafforzare gli uffici che risultano maggiormente gravati a seguito delle riforme ed è stato richiamato il condivisibile rilievo mosso dal Procuratore Generale Antimafia).
5. E’ stata anche votata la mozione di invito al Consiglio Superiore della Magistratura di dare nuovamente attuazione alla previsione normativa che prevede l’erogazione dei sussidi a magistrati e alle loro famiglie, dopo avere però ritenuto necessario sottolineare come si tratti di un istituto del tutto marginale, riservato a situazioni peculiari che, in nessun modo, potrà servire a compensare la perdita dell’indennità giudiziaria nei casi di assenza di malattia, così come da altri lasciato intendere.
Il CDC ha altresì delegato la Giunta ad attuare tutti gli approfondimenti necessari relativi all’iniziativa di alcuni Procuratori della Repubblica di cui si aveva avuto notizia da un documento diffuso sulle mailing list.
L’esame degli altri punti è stato rinviato al prossimo CDC fissato il 24 marzo 2018.
Il Comitato Direttivo Centrale delibera di non adottare alcuna modifica all’attuale testo del codice etico in quanto già idoneo a regolare la deontologia del magistrato in tutti i suoi aspetti.
Il Comitato Direttivo Centrale invita il Consiglio Superiore della Magistratura a ridare attuazione alla previsione normativa di cui alla legge n. 195/58 art. 10 comma 1 n. 5 e alla conseguente circolare n. P12933/2003 del 23.6.2003 che prevede l’erogazione dei sussidi a magistrati e alle loro famiglie.
L’Associazione Nazionale Magistrati ha seguito con attenzione l’evolversi dei lavori del Governo, tesi alla elaborazione della riforma dell’ordinamento penitenziario, iniziati fin dal 2015 con gli Stati Generali sull’esecuzione della pena.
L’ANM che ha partecipato, da ultimo, all’iter legislativo in sede di audizione parlamentare, apprezza il tentativo di dare migliore attuazione al principio costituzionale di rieducazione e risocializzazione (art. 27 Cost.) – funzionale anche a favorire la sicurezza sociale, per le positive ricadute sull’abbattimento degli indici di recidiva – oltre che ai principi contenuti nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, al cui rispetto l’Italia è stata peraltro più volte sollecitata anche dalla Corte Europea.
Tuttavia, non può non evidenziare la sussistenza di aspetti critici, tra cui l’inadeguatezza delle risorse dirette a rinforzare tutte le istituzioni coinvolte (UEPE, Polizia Penitenziaria, personale giudiziario e magistratura di sorveglianza).
L’ANM, pertanto, auspica che il legislatore ed il governo, nella prosecuzione dell’iter legislativo, predispongano un testo definitivo che tenga conto dello stanziamento delle risorse necessarie, nonché degli altri rilievi critici provenienti dalla magistratura di merito e dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (approvato con 13 voti a favore, 7 contrari, 8 astenuti).