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Timestamp: 2016-06-25 21:15:12+00:00
Document Index: 53522038

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 1337', 'art. 1490', 'art. 483', 'art.\n640', 'art. 622', 'sentenza ']

False dichiarazioni rese a pubblico ufficiale
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IL DIRITTO NEGLI STUDI LEGALI Condividi Seleziona le sentenze che contengono le seguenti parole di testo: False dichiarazioni rese a pubblico ufficiale
D.C. , nella sua
qualità di parte civile, ha proposto ricorso per cassazione avverso
la sentenza della Corte d'appello di Trieste in data 5 marzo 2012,
con la quale R.D. è stato assolto dai reati di truffa perché il
fatto non sussiste e dal reato di false dichiarazioni rese a pubblico
ufficiale in atto pubblico perché il fatto non costituisce reato. A
sostegno dell'impugnazione deduce: a) Erronea applicazione della
legge penale, (art. 640 c.p.). Manifesta illogicità della
motivazione. La ricorrente censura le valutazioni operate dai
giudici di merito in ordine alla sussistenza dell'art. 640 c.p.,
relative all'opera realizzata dal R. . La ricorrente contesta che le
modifiche realizzate concretizzino soltanto lievi difformità
rispetto alla concessione edilizia e alla ritenuta buonafede del
costruttore in ordine al mancato rispetto della normativa
antisismica. In particolare contesta la ritenuta assenza della prova
dell'elemento soggettivo del reato di truffa, con la conseguenza che
il R. non avrebbe posto in essere gli artifici e raggiri necessari
per carpire la buonafede della D. , e questo nonostante l'accertata
difformità del fabbricato rispetto alla concessione edilizia e i
vizi di realizzazione della copertura dell'unità abitativa. In
sostanza la ricorrente censura il fatto che il Rossi sia venuto meno
al dovere di informazione sancito dall'art. 1337 c.c. in particolare
per i vizi occulti, relativi alla costruzione del tetto, accertati
tramite le testimonianze e la CTU espletata in sede civile,
pacificamente conosciuti dal ricorrente in base alle prove
testimoniali e documentali acquisite. Né il comportamento della
ricorrente (unitamente al coniuge) poteva essere interpretato come
convinta consapevolezza dell'esecuzione delle riparazioni concernenti
l'origine delle infiltrazioni dell'acqua, essendo stata effettuata la
visita dell'immobile durante i mesi estivi; né il comportamento
della figlia del R. , N. , poteva fungere da schermo causale al
comportamento del padre. Peraltro proprio gli interventi parziali
effettuati sul tetto dimostrerebbero la consapevolezza dell'uomo in
ordine ai difetti esistenti. In realtà, secondo la ricorrente, il R.
non avrebbe assicurato la garanzia di cui all'art. 1490 c.c.. Né
potrebbe essere condiviso il giudizio formulato dalla Corte d'appello
in ordine alla modesta entità del danno patito, peraltro eliminabile
secondo la Corte d'appello con una semplice domanda di sanatoria. In
ogni caso tale eventuale opportunità non farebbe venir meno la
sussistenza della truffa contrattuale come non la farebbe venir meno
la intervenuta richiesta di risarcimento del danno anziché quella
della risoluzione del contratto. b) Errata applicazione della
legge penale con riferimento all'art. 483 c.p.; manifesta illogicità
di motivazione. Il ricorrente lamenta che le mendaci
dichiarazioni del R. davanti al notaio in relazione alla conformità
dell'immobile rispetto alla concessione edilizia, erroneamente sono
state ritenute insufficienti ad integrare il reato di falso
contestato. Come erroneamente sarebbe stata ritenuta la buona fede
dei R. sul presupposto della mancata conoscenza dei progetti e delle
difformità realizzate.
della parte civile è fondato nei sensi più oltre chiariti. 2.
Con riferimento al primo motivo osserva la Corte che il ricorso
relativo alla motivazione in ordine alla valutazione dei fatti ed
alla sussistenza della truffa è fondato; il giudizio espresso,
infatti, non fa riferimento al principio di diritto che questa Corte
ritiene di condividere. Il compito del giudice di legittimità è
quello di stabilire se il giudice di merito abbia nell'esame degli
elementi a sua disposizione fornito una loro corretta
interpretazione, ed abbia reso esaustiva e convincente risposta alle
deduzioni delle parti, applicando esattamente le regole della logica
per giustificare la scelta di determinate conclusioni a preferenza di
altre (Cass. 6^, 6 giugno 2002, Ragusa). Deve infatti affermarsi che,
nella concreta fattispecie, il giudice di merito ha espresso un
giudizio in ordine al compendio probatorio, carente nella
motivazione; infatti gli elementi cui viene fatto riferimento
(accertamenti tecnici e le deposizioni testimoniali in particolare)
non sono stati utilizzati attraverso una coerente valutazione
complessiva, utile a dimostrare l'omessa comunicazione da parte del
costruttore Rossi del difetto strutturale riguardante le
infiltrazioni d'acqua dal tetto, né a valorizzare la qualità e
l'entità del danno accertato e cagionato dal prevenuto in
conseguenza dei vizi strutturali del tetto e delle difformità del
fabbricato, rispetto alla originaria concessione edilizia ed al
progetto approvato. Allo stesso modo è stata sostanzialmente
sottostimata la valutazione delle certificazioni degli enti
Regionali, che hanno giudicato il fabbricato, così come consegnato
agli acquirenti, non idoneo alla sua funzione. La fattispecie come
sinteticamente rappresentata pertanto integra il disposto dell'art.
640 c.p., alla luce della giurisprudenza di questa corte che per la
configurabilità di questo delitto ritiene che ricorrano gli estremi
della truffa contrattuale tutte le volte che uno dei contraenti ponga
in essere artifizi o raggiri diretti a tacere o a dissimulare fatti o
circostanze tali che, ove conosciuti, avrebbero indotto l'altro
contraente ad astenersi dal concludere il contratto. (Sez. 2, n.
32859 del 19/06/2012 - dep. 21/08/2012, D'Alessandro, Rv. 253660). E
gli artifizi o i raggiri richiesti per la sussistenza del reato di
truffa contrattuale possono consistere anche nel silenzio
maliziosamente serbato su alcune circostanze da parte di chi abbia il
dovere di farle conoscere, indipendentemente dal fatto che dette
circostanze siano conoscibili dalla controparte con ordinaria
diligenza. (Sez. 2, n. 41717 del 14/10/2009 - dep. 30/10/2009, P.C.
in proc. Malandrin, Rv. 244952). Come deve ritenersi essere avvenuto
nel caso di specie. In particolare dunque il silenzio maliziosamente
serbato su alcune circostanze da parte di chi abbia il dovere
giuridico di farle conoscere integra l'elemento oggettivo ai fini
della configurabilità del reato di truffa, trattandosi di un raggiro
idoneo a determinare il soggetto passivo a prestare un consenso che
altrimenti non avrebbe dato. E in applicazione di questo principio è
stato ritenuto correttamente configurato il reato di truffa, essendo
il reato in esame configurabile, non soltanto nella fase di
conclusione del contratto, ma anche in quella della esecuzione
allorquando una delle parti, nel contesto di un rapporto lecito,
induca in errore l'altra parte con artifizi e raggiri, conseguendo un
ingiusto profitto con altrui danno. (Sez. 6, n. 5579 del 03/04/1998 -
dep. 13/05/1998, Perina, Rv. 210613). 4. Deve essere inoltre
accolto anche il secondo motivo di impugnazione. Osserva la Corte che
nel caso di specie deve essere applicato il seguente principio di
diritto in base al quale deve ritenersi integrato il reato di falso
ideologico commesso dal privato in atto pubblico e non quello di
falso in atto pubblico per induzione, nell'ipotesi della condotta del
privato, parte di un contratto di compravendita immobiliare, che
dichiari falsamente al notaio rogante la conformità urbanistica
dell'immobile tacendo che lo stesso era stato oggetto di abusi
edilizi. (Sez. 5, n.. 11628 del 30/11/2011 - dep. 26/03/2012, P.M. in
proc. Pannarale e altri, Rv. 252298). Il reato di falso ideologico
commesso dal privato in atto pubblico sussiste dunque in quanto a
carico del privato vi è l'obbligo giuridico di dire la verità in
ordine alla condizione giuridica dell'immobile oggetto d'alienazione
e alla corrispondenza dello stesso agli estremi della concessione,
trattandosi d'obbligo preordinato alla tutela d'interessi pubblici,
connessi all'ordinata trasformazione del territorio, prevalenti
rispetto agli interessi della proprietà, mentre nessun obbligo di
verificare la corrispondenza di tali dichiarazioni al vero incombe
sul notaio rogante, tenuto solo a recepire le dichiarazioni del
privato in ordine all'esistenza e agli estremi della concessione.
(Sez. 5, n. 35999 del 03/06/2008 - dep. 19/09/2008, Di Maulo e altri,
Rv. 241585). La ricostruzione dei dati fattuali operata dalla parte
civile appare coerente così come esposta nel ricorso e nelle memorie
prodotte e sotto questo profilo la motivazione della Corte d'appello
deve essere annullata, limitatamente agli effetti civili, anche
perché la dichiarazione di conformità dell'immobile alle
prescrizioni di legge era sottoposta ad una filiera di verifiche
tecniche e al conseguente rilascio dei relativi certificati, che non
potevano non rendere edotto il costruttore del reale stato
dell'immobile medesimo. 5. Ne consegue che deve adottarsi
pronunzia ai sensi dell'art. 622 c.p.p. come da
annulla la sentenza impugnata limitatamente
agli effetti civili, con rinvio al giudice civile competente per
valore in grado di appello per nuovo giudizio, a cui rimette la
decisione in ordine alle spese del procedimento. COSTITUZIONE ITALIANA