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Timestamp: 2019-06-16 15:06:31+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 52', 'art. 11', 'art. 51', 'art.5', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 51', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 11']

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« Guerra e diritto internazionale
Referendum del 25 e 26 giugno ‘06: perché NO! »
In difesa dell’art. 11 della Costituzione
(non oggetto di riforma, ma continuamente violato – per seguire invece l’attività del Comitato per la difesa della Costituzione e per il No nel referendum costituzionale – che si terrà il 25 e 26 giugno – e quindi approfondire il tema delle parti della Costituzione che il Centrodestra vuole modificare, puoi andare ai siti www.salviamolacostituzione.org – www.costituzionalismo.it )
È ancora attuale l’art. 11 della Costituzione? Sì, se attuale non vuol dire rispettato, ma
funzionale ad un progetto di società internazionale democratica e pacifica.
“L’Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di
parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un
L’art. 11 della nostra costituzione è il frutto di un testo
di Giuseppe Dossetti all’Assemblea Costituente (nella I sottocommissione dell’assemblea
dei Settantacinque, quella che si occupava dei principi fondamentali): si
trattava di un breve e chiaro testo che all’art. 5 proponeva: “lo stato rinuncia alla guerra come
strumento di conquista o di offesa alla libertà degli altri popoli. Lo stato
consente, a condizioni di reciprocità, le limitazioni di sovranità necessaria
alla organizzazione e alla difesa della pace…” spiegando che “questa norma corrisponde alla diffusa
e concorde coscienza di questo dopoguerra. Confrontare le espressioni in tutto
analoghe della nuova Costituzione francese”.
Il riferimento era alla
Costituzione del 27 ottobre 1946 (in tutto simile al titolo VI della
Costituzione del 3 settembre 1791): “la Repubblica francese … non intraprenderà alcuna guerra per fini di conquista e non impiegherà mai le sue forze armate contra la libertà di alcun popolo”.
E non era illusorio il richiamo alla “diffusa e concorde coscienza”,
cui all’Assemblea costituente si opponeva solo la visione del qualunquista
Russo Perez e di Francesco Saverio Nitti (Unione Democratica Nazionale).
Queste disposizioni chiare e inequivocabili sono il
parametro fondamentale di ogni attività internazionale dello Stato italiano
che, come tale, incide sulla pace e sulla guerra. E sono diffusamente considerate
non riformabili perché caratterizzano lo stato. E rappresentano con evidenza un deciso passo avanti
rispetto al principio dello stato assoluto, di quello liberale e poi di quello
fascista secondo i quali la politica estera era un campo assolutamente libero
dell’azione statale, estraneo a qualunque controllo rispondente a norme
giuridiche o etiche. In questo si leggeva evidente il dualismo morale che
permetteva di esercitare la violenza non per difendersi da un nemico, ma per
perseguire interessi economici e strategici, conquistare territori, risolvere
controversie su questioni di sovranità e commercio internazionale.
L’art. 11 contiene diverse norme: il ripudio della guerra; la legittimazione le limitazioni di sovranità in favore di un
ordinamento che assicuri pace e giustizia; il favore per la costruzione e promozione di organizzazioni
internazionali rivolte a questi scopi.
Il ripudio della
guerra rende illegittimi, per opinione pacifica: la guerra di aggressione e di intervento (ritenute guerre
di “offesa alla libertà dei popoli”); la guerra come strumento di politica nazionale, anche se
sanzione a comportamento ingiusto; la guerra “giusta” è quindi pure bandita: la
Costituzione preferisce una situazione ingiusta, ma pacifica ad una situazione
che rispetti le esigenze di giustizia grazie all’uso della forza.
E’ invece legittima la
legittima difesa intesa come reazione ad una aggressione in atto.
Ma quando si è in una situazione di controversia
internazionale? Seguendo il diritto internazionale e lo statuto dell’Onu il
concetto è amplissimo, ricomprende situazioni di conflitto di interesse,
divergenza giuridica, aggressione ormai consumata e situazione di pace
ingiusta, ecc. Resta quindi un confine molto ristretto per l’intervento armato
legittimo: è appunto quello di difesa. La riprova è data dall’art. 52 Cost.
“La difesa della patria è sacro dovere del cittadino”.
Pertanto per l’art. 11 Cost. è illegittima la Prima guerra all’Iraq del ‘91 perché
non vi era attacco in atto contro lo stato del Kuwait; ma era illegittima anche per lo Statuto
dell’Onu, che all’art. 51 permette la difesa nel senso detto ed è richiamato dall’art.5 del
Trattato Nord Atlantico.
Ed è senz’altro illegittima la Seconda guerra all’Iraq del 2003 in quanto guerra
sferrata in mancanza di attacco armato o minaccia imminente di attacco (anche
se le false prove fossero state vere).
In entrambi i casi si è anche andati oltre la
proporzionalità difensiva: non solo non si poteva intervenire, il vecchio concetto di guerra come
“debellatio” è inaccettabile. Certo, si tratta di una debellatio solo ricercata, non raggiunta nei confronti delle formazioni armate resistenti o dei terroristi, ma gli strumenti bellici adoperati hanno raggiunto un livello di offensività che lo scopo di difesa del Kuwait, o ancor più degli stati occidentali come si è argomentato dal 2003 ad oggi, certo non richiedevano.
Il principio di limitazione
di sovranità in favore di organizzazioni per la pace e la giustizia
rinvia a strumenti per l’attuazione del principio pacifista della
Costituzione, nata nella consapevolezza della armonia con i principi dell’Onu e
dell’insufficienza di un pacifismo isolato.
Ma cosa succederebbe se l’Onu violasse tale principio? Il principio del ripudio della guerra secondo alcuni
sarebbe derogato solo in caso di legittima
difesa e in caso di legittima
autorizzazione ONU.
Ma alla Costituente si pose consapevolmente il ripudio a
fianco del rinvio (seppur implicito) all’ONU, senza considerarli ripetitivi, come Dossetti
ha ricordato ancora nel 1991. E non c’è dubbio che la crescita “pacifista”
del diritto interno e internazionale si alimenta reciprocamente proprio intorno
agli anni della Costituente italiana e della fondazione dell’Onu nel 1945.
Senz’altro le garanzie di diritto interno restano fondamentali:
l’Onu può venir meno ai propri principi, autorizzare una guerra
“illegittima”; anche un governo mondiale democratico potrebbe violare
il principio del ripudio della guerra. E soprattutto sono utopiche le condizioni
di pluralismo dell’Onu e democraticità di tutti i suoi membri, condizioni che
probabilisticamente ne faciliterebbero una reale conduzione pacifista. Ma
soprattutto è utopica l’efficacia dell’Onu. Ed è immanente il predominio USA.
Notiamo quindi che una decisione del Consiglio di Sicurezza
(o in pura ipotesi dell’Assemblea) delle Nazioni Unite adottata in contrasto
col suo statuto (che come abbiamo visto è in sintonia con l’art. 11 Cost.)
potrebbe essere disapplicata; come pure potrebbero essere disapplicati i
conseguenti atti interni adottati in quanto illegittimi sulla scorta della
seconda e terza proposizione dell’art. 11.
Così pure l’autorizzazione di un intervento bellico in
violazione della prima parte dell’art. 11 (quindi non per mera difesa) sarebbe
un atto in contrasto con un “principio fondamentale del nostro
ordinamento”: tale livello normativo, come regola fondamentale superiore
anche alle altre norme costituzionali, è stato ritenuto dalla Corte
Costituzionale tale da funzionare da “controlimite” al limite alla
sovranità conseguente all’adesione all’Unione Europea. E non vi è ragione per
non far valere il “controlimite” della prima parte dell’art. 11
rispetto alla limitazione di sovranità posta dalla seconda parte dello stesso articolo:
in altre parole un atto contrario al principio del ripudio della guerra, anche
se adottato da un’organizzazione internazionale (quale l’ONU) che persegue per
suo statuto fini di pace e giustizia fra i popoli, essendo in violazione di un
principio fondamentale, non potrebbe avere esecuzione nel nostro ordinamento e
dovrebbe essere pertanto disatteso ed ogni atto conseguente eventualmente
adottato dovrebbe essere dichiarato illegittimo (Allegretti).
Venendo alla NATO, come ad ogni alleanza parziale, si noti
che in via formale esse non potrebbero intervenire militarmente, salvo che per
motivi di stretta difesa, ai sensi dell’art. 51 St. Onu (e finché non sia in
grado di intervenire il Consiglio di sicurezza): così l’art. 5 del Trattato
Nato rientra espressamente in questa previsione. Purtroppo spesso nella sua
vita la Nato ha invitato alla violazione di tale principio, ad esempio nel caso
della Bosnia; e tali trasgressioni sono tollerate con inopportune (ma fatali,
visto il potere di interdizione e persuasione degli Usa) dal Consiglio di
Dopo il 1989 la Nato ha aggiunto ai propri compiti ufficiali
di difesa (già spesso travalicati nei decenni della guerra fredda) altri fini
espressamente chiamati come “non art. 5″, quindi dichiaratemente
estranei alla copertura dell’Onu: tali nuovi compiti sono stati assunti senza
alcun coinvolgimento dei parlamenti degli stati membri della Nato e, per quanto
riguarda l’Italia (ma non solo), essi sono senz’altro incostituzionali. Quando
i fini bellici concorrono con finalità di pace e sicurezza è inevitabile che si
attragga nella sfera degli apparati militari ogni operazione e che lo stile
divenga militare, quindi violento e pragmatico, sprezzante della vita umana,
anche quando le obiettive finalità dell’intervento sono di ristabilimento della
pace o di protezione della popolazione civile.
Noto infine che il disastroso stato dell’ordinamento internazionale richiede
con urgenza l’assunzione di finalità diverse da quelle della sicurezza
strategica ed economica di pochi stati egemoni per liberarsi dall’orizzonte
della guerra perpetua.
Le costituzioni democratiche elaborate dopo la seconda
Guerra mondiale stabiliscono con estrema cura un catalogo di principi
fondamentali soppesando giustizia sociale e libertà d’iniziativa privata,
uguaglianza e concorrenza, diritti civili e diritti sociali (certo con
equilibri e dettaglio diversi, ma sempre tenendosi lontani dagli eccessi che
hanno fondato, di fatto o anche nella forma, le dittature del XX secolo); e
relegano in precisi ambiti l’uso della forza da parte di organismi pubblici e
stabiliscono per gli organi di giustizia (sia ordinaria che di legittimità
costituzionale) precise garanzie di indipendenza dal potere politico e qualità
tecnica e morale del giudizio. Nello stesso senso – con quella ispirazione
sintonica che abbiamo notato per il principio pacifista dell’art. 11 della
Costituzione italiana e dello Statuto dell’ONU – lo Statuto dell’Onu, appunto,
e un gran numero di trattati internazionali adottati in materia di cooperazione
internazionale nei campi del rispetto dei diritti umani, dello sviluppo, del
rispetto dell’ambiente e della lotta alla povertà.
Solo la “costituzionalizzazione” del processo di
globalizzazione potrebbe significare la prevalenza dei fini di giustizia
sociale ed economica sulle forze del mercato e dei fini di pace e rispetto dei
diritti umani sull’uso della forza bellica. Anche in questa prospettiva di recupero di solidità e vitalità di un percorso di miglioramento del patto sociale è utile guardare alla nostra Costituzione: difenderla per lanciare nuove sfide globali, proiettarne il senso di civiltà poggiando su solide basi di una cultura giuridica e politica spesso sopraffatta dalla pessima politica cinica di questi anni.
Paolo Solimeno, maggio 2006
(queste note schematiche, di intento divulgativo, debbono molto a scritti facilmente reperibili: fra i migliori e più condivisi si suggeriscono interventi in tema di Umberto Allegretti, Luigi Ferrajoli, Richard Falk, Danilo Zolo, Tecla Mazzarese, Gianni Ferrara, Domenico Gallo).
Scritto lunedì, 12 giugno 2006 alle 18:49 nella categoria Leggi e diritto, Popoli e politiche, Solidarietà, pace e relazioni globali. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. I commenti e i pings sono disabilitati.
Un commento a “In difesa dell’art. 11 della Costituzione”
Puzzate!
Postato mercoledì, 5 maggio 2010 alle 13:35 da Franca Milia