Source: http://sauroavezza4.xoom.it/virgiliowizard/lombardia3-igt.html
Timestamp: 2018-07-16 03:05:20+00:00
Document Index: 29130521

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 7', 'art.2', 'art.6']

LOMBARDIA3 IGT | EUROPEAN WINES' GEOGRAPHICAL INDICATIONS -VINI EUROPEI CON INDICAZIONI GEOGRAFICHE-Sauro Avezza-
Lombardia › LOMBARDIA3 IGT
SABBIONETA I.G.T.
TERRAZZE RETICHE I.G.T.
L'indicazione geografica tipica «Sabbioneta», accompagnata o meno dalle specificazioni previste dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti e ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti in appresso indicati.
L'indicazione geografica tipica «Sabbioneta» è riservata ai seguenti vini:
I vini a indicazione geografica tipica «Sabbioneta» bianchi, rossi e rosati devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale,
L' indicazione geografica tipica «Sabbioneta», con la specificazione di uno dei seguenti vitigni:
possono concorrere, da sole o congiuntamente, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, idonei alla coltivazione per la Provincia di Mantova, fino a un massimo del 15%.
L' indicazione geografica tipica «Sabbioneta» con la specificazione del vitigno:
«Cabernet»,
L'indicazione geografica tipica «Sabbioneta», con la specificazione del vitigno:
«Lambrusco» anche vinificato in bianco,
Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Grasparossa, Lambrusco Maestri, Lambrusco Marani, Lambrusco Salamino, Lambrusco Viadanese da soli o congiuntamente per almeno l'85%,
possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e vini sopra indicati, le uve dei vitigni non aromatici, idonei alla coltivazione per la Provincia di Mantova, fino a un massimo del 15%.
L' indicazione geografica tipica «Sabbioneta», con la specificazione del vitigno:
«Trebbiano»,
è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, dai vitigni: Trebbiano romagnolo, Trebbiano toscano, Trebbiano giallo e Trebbiano di Soave da soli o congiuntamente per almeno l'85%,
«Riesling»,
I vini a indicazione geografica tipica «Sabbioneta» con la specifica di un vitigno a bacca nera possono essere prodotti anche nella tipologia novello.
I vini a indicazione geografica tipica «Sabbioneta» con la specificazione di uno dei vitigni di cui al presente articolo possono essere prodotti anche nella tipologia frizzante.
La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei mosti e dei vini atti a essere designati con l'indicazione geografica tipica «Sabbioneta» comprende l'intero territorio amministrativo dei comuni
di Sabbioneta, Viadana, Commessaggio,
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all'art. 2 devono essere quelle tradizionali della zona. La produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, nell'ambito aziendale, per i vini a indicazione geografica tipica "Sabbioneta", seguita o meno dal riferimento al vitigno, non deve essere superiore a
22,00 t/ha, (limite già comprensivo dell'aumento del 20% di cui al decreto ministeriale 2 agosto 1996)
sia per le tipologie bianco, rosso e rosato che per le tipologie con indicazione del vitigno.
Le uve destinate alla produzione dei vini a indicazione geografica tipica «Sabbioneta», seguita o meno dal riferimento al vitigno, devono assicurare ai vini il titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
vini bianchi: 9,00% vol.;
vini rosati: 9,00% vol.;
vini rossi: 9,00% vol.;
vini frizzanti: 9,00% vol.
La zona di vinificazione delle uve e dei mosti atti ad essere designati con l'indicazione geografica tipica «Sabbioneta» devono essere effettuate all'interno della zona di produzione delle uve di cui all'art. 3.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di vinificazione, è consentito che tale operazione sia effettuata nei comuni confinanti alla zona delimitata.
Le uve destinate alla produzione dell'indicazione geografica tipica «Sabbioneta» tipologia rosato devono essere vinificate in bianco.
La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore all' 80% per tutti i tipi di vino.
I vini a indicazione geografica tipica “Sabbioneta” all’atto dell’immissione al consumo devono avere le seguenti caratteristiche :
sapore: equilibrato, armonico;
profumo: vinoso e fruttato;
sapore : tipico, sapido armonico;
I vini a indicazione geografica tipica «Sabbioneta» all'atto dell'immissione al consumo devono avere i seguenti titoli alcolometrici volumici totali minimi:
«Sabbioneta» bianco 10,00% vol.;
«Sabbioneta» rosso 10,00% vol.;
«Sabbioneta» rosato 10,00% vol.;
«Sabbioneta» novello 11,00% vol.;
«Sabbioneta» frizzante 10,00% vol. ;
titolo alcoolometrico volumico minimo 10,00% vol.,
anche per le tipologie con la specificazione del nome dei seguenti vitigni:
Lambrusco (anche vinificato in bianco),
All'indicazione geografica tipica «Sabbioneta» è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato, superiore e similari.
I vini a indicazione geografica tipica «Sabbioneta» possono essere immessi al consumo nei contenitori previsti dalla normativa vigente.
Per i vini a indicazione geografica tipica «Sabbioneta» tipologia Lambrusco, qualora siano confezionati in bottiglie di vetro, e' consentita la chiusura con tappo a fungo, ancorato a gabbietta metallica o capsula, tradizionalmente usato nella zona di produzione.
L'indicazione geografica tipica «Sabbioneta» può essere utilizzata come ricaduta per i vini ottenuti da uve prodotte da vigneti coltivati nell'ambito del territorio delimitato nel precedente art. 3 e iscritti negli appositi schedari viticoli dei vini a denominazione di origine, a condizione che i vini per i quali si intende utilizzare l'indicazione geografica tipica di cui trattasi abbiano i requisiti previsti per una o più delle tipologie di cui al presente disciplinare.
La zona geografica comprende i territori amministrativi dei comuni di Sabbioneta, Viadana e Commessaggio, area compresa fra il fiume Oglio e il fiume Po in provincia di Mantova.
E’ la zona della media pianura, le quote sono comprese tra i 13 e i 36 m. slm. I terreni affioranti sono di origine alluvionale e riferibili al Quaternario recente (Pleistocene superiore,Olocene), durante il quale il fiume Po e i suoi affluenti depositarono i sedimenti, depositi alluvionali Olocenici, e in parte facenti parte della piana fluvioglaciale e fluviale terrazzata costituente il livello fondamentale della pianura
Nella piana a copertura alluvionale prevalentemente del fiume Po, il drenaggio superficiale si riduce mano a mano che dalle aree più rilevate e permeabili si passa alle zone più depresse. In superficie la litologia dipende dl fiume Po che tende ormai a rimanere costante per le opere di arginatura e regolazione delle acque.
I suoli posti in corrispondenza degli argini degli antichi percorsi fluviali sono a granulometria sabbiosa o sabbiosa-limosa, profondi, ben drenati moderatamente calcarei in superficie e molto calcarei in profondità a tessitura franca o franca -sabbiosa. Nelle aree tra i dossi e le valli i suoli sono a granulometria tra medio-fine e fine, profondi, calcarei, con tessitura da franco-sabbiosa a francoargillosa.
Il clima da subumido a subarido è caratterizzato da temperature medie estive elevate con afosità estiva causata anche dalla forte umidità, nebbie nel periodo autunno-inverno e inverni rigidi con ritorni di gelo primaverili.
Le precipitazioni si concentrano maggiormente in autunno e in primavera.
Fondamentali i fattori umani legati al territorio che hanno contribuito in modo determinante all’ottenimento dell’ IGP “Sabbioneta”.
La coltivazione della vite in questa area ha origini antiche, dal poeta Virgilio, che cita l’esistenza della vite ai tempi più recenti con la coltivazione della vite in filari spesso accompagnata ad alberi con funzione di sostegno.
L’area ha vocazione vitivinicola e l’uomo è stato determinante a caratterizzare la produzione e a determinare:
I vini di cui al presente disciplinare di produzione hanno caratteristiche minime definite all’art. 6 del presente disciplinare, in particolare i Lambruschi per raggiungere una maturazione ottimale hanno bisogno di sommatorie termiche elevate nel periodo estivo (aprile-ottobre), solo in questo modo è possibile raggiungere la giusta maturazione e ottenere quelle caratteristiche organolettiche connesse agli elevati contenuti polifenolici e aromatici caratteristici di questa varietà e che condizionano fortemente la struttura, il corpo e tutta la valutazione sensoriale. Alcune varietà importanti per l’elevato contenuto antocianico sono ottenibile esclusivamente in questo territorio.
I vini rossi, rosati e bianchi presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate con aromi prevalenti tipici dei vitigni.
L’uomo ha modificato il territorio strappando le terre alle esondazioni dei fiumi Po e Oglio e creando i presupposti per la coltivazione della vite, in particolare di un vitigno che ben si adatta al suo luogo di origine, ne è testimonianza la millenaria storia vitivinicola e la stretta connessione tra i fattori umani e le peculiari caratteristiche del vino. La coltura contadina si tramanda le tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, migliorate ed affinate ma pur sempre legate alla tradizione.
Rettifica Decreto 08 settembre 2008
1. L'indicazione geografica tipica «Sebino» è riservata ai mosti e vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
e con il nome di uno dei seguenti vitigni:
<!--[if !supportLists]-->1.1 <!--[endif]-->«Sebino» bianco:
deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
<!--[if !supportLists]-->1.2 <!--[endif]-->«Sebino» rosso:
<!--[if !supportLists]-->1.3 <!--[endif]-->deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
<!--[if !supportLists]-->1.4 <!--[endif]-->«Sebino» novello:
<!--[if !supportLists]-->1.5 <!--[endif]-->deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
1.4 «Sebino» passito:
2. «Sebino», accompagnato da uno dei seguenti nomi di vitigno:
purché ottenuto per almeno l'85% dal corrispondente vitigno.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini, le uve provenienti dai vitigni a bacca di colore analogo i idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare, fino ad un massimo del 15%.
La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la indicazione geografica tipica “Sebino” comprende l'intero territorio comunale di
Capriolo, Paratico, Palazzolo sull'Oglio, Adro, Erbusco, Corte Franca, Iseo, Ome, Monticelli Brusati, Rodengo Saiano, Paderno Franciacorta, Passirano, Provaglio d'Iseo, Gussago, Coccaglio, Cologne, Rovato, Cazzago S. Martino, Brione,
e la parte ovest del territorio comunale di Brescia,
meglio identificato come zona della collina di S. Anna, fra il confine comunale di Brescia, a sud la ex s.s. n. 11 e la strada provinciale per il paese di Cellatica ad est, fino ad innestarsi prima sul confine amministrativo del comune di Cellatica il cui territorio comunale e' escluso dalla delimitazione e poi il confine del comune di Gussago.
2. La produzione massima di uva per ettaro, in vigneto con coltura specializzata, per i vini ad indicazione geografica tipica «Sebino» non deve essere superiore a:
2.1 Bianco: 13,00 t/ha;
2.2 Rosso: 13,00 t/ha;
2.3 Novello: 13,00 t/ha;
2.4 Passito: 13,00 t/ha;
2.5 con nome di vitigno: 13,00 /ha.
3. Le uve destinate alla produzione dei vini ad indicazione geografica tipica «Sebino» devono assicurare ai vini
il titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
3.1 Bianco: 10,00% vol.;
3.2 Rosso: 10,00% vol.;
3.3 Novello: 10,00% vol.;
3.4 con nome di vitigno: 10,50% vol.
3. La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo non deve essere superiore a:
bianco: 70%;
rosso: 70%;
novello: 70%;
passito: 50%;
con nome di vitigno: 70%.
1. I vini ad indicazione geografica tipica «Sebino», all'atto dell'immissione al consumo devono avere le seguenti caratteristiche:
6.1 bianco:
6.2 rosso:
profumo: intenso, caratteristico, con sfumature fruttate o erbacee;
6.3 novello:
profumo: fresco, floreale;
sapore: morbido, tipico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo 11,00% vo.l;
6.4 passito:
sapore: delicatamente dolce, pieno, tipico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo 14,00% vol.;
6.5 I vini a indicazione geografica tipica «Sebino» con la specificazione del nome del vitigno, all'atto dell'immissione al consumo, oltre alle caratteristiche sopra specificate per i vini del corrispondente colore, devono presentare le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno ed0
un titolo alcolometrico volumico totale minimo di 11,5% vol.
Alla indicazione geografica tipica «Sebino» è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato, superiore e similari.
E' tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati perche' non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
L’indicazione geografica tipica «Sebino», ai sensi dell’art. 14 del DLgs 61/2010, può essere utilizzata come ricaduta per i vini ottenuti da uve prodotte da vigneti coltivati nell’ambito del territorio delimitato nel precedente articolo 3 e iscritti allo schedario viticolo per le relative denominazioni di origine, a condizione che i vini per i quali si intende utilizzare l’indicazione geografica tipica di cui trattasi abbiano i requisiti previsti per una o più delle tipologie di cui al
1. I vini di cui all'art. 1 possono essere immessi in commercio in contenitori di qualunque capacità prevista per legge.
Tutti i vini di cui all'art. 1, se confezionati in recipienti inferiori a 5 litri, devono essere immessi al consumo solo in bottiglie di vetro.
Il territorio di produzione dell’Indicazione Geografica Tipica Sebino prende il nome dall’altro nome del vicino Lago d’Iseo, Sebino, appunto, e comprende l'intero territorio comunale di Capriolo, Paratico, Palazzolo sull'Oglio, Adro, Erbusco, Corte Franca, Iseo, Ome, Monticelli Brusati, Rodengo Saiano, Paderno Franciacorta, Passirano, Provaglio d'Iseo, Gussago, Coccaglio, Cologne, Rovato, Cazzago S. Martino, Brione, e la parte ovest del territorio
comunale di Brescia, meglio identificato come zona della collina di S. Anna, così come descritto all’art. 3 del presente disciplinare.
Più genericamente si può descrivere come delimitato a est dalle colline rocciose e moreniche di Rodengo Saiano, Ome, Gussago, a nord dalle sponde meridionali del Lago d’Iseo e dalle ultime propaggini delle Alpi Retiche, a ovest dal fiume Oglio e infine a sud dai confini meridionali dei comuni a sud del Monte Orfano.
E’ caratterizzato da un’estrema complessità morfologica e geologica essendo costituito macroscopicamente da un ampio anfiteatro morenico formatosi durate le glaciazioni delle ere geologiche Secondaria e Terziaria per effetto dei movimenti di espansione e arretramento del grande ghiacciaio proveniente dalla Valcamonica.
Elemento comune di gran parte dei suoli della denominazione è dunque l’origine morenica che ne determina le caratteristiche principali: genesi alloctona, discreta profondità, drenaggio buono e riserva idrica buona o elevata. Esternamente al cordone morenico sussistono zone prevalentemente pianeggianti con depositi ghiaiosi di origine alluvionale. I suoli sono dunque particolarmente adatti alla coltura della vite.
Fatte salve le caratteristiche generali della zona vi è poi una grande variabilità pedo-paesaggistica che determina diversi risultati differenziati sia da un punto di vista agronomico che enologico.
Lo studio di zonazione condotto negli anni ’90 ha confermato questa ricchezza, individuando quattro differenti unità vocazionali.
L’Indicazione Geografica Tipica Sebino ricade nella regione mesoclimatica insubrica, quindi, se per alcuni aspetti il clima è assimilabile a quello della Pianura Padana e della fascia prealpina, la benefica azione del vicino Lago serve a mitigare le temperature sia in estate che in inverno.
In particolare i fattori che operano a livello di meso scala e contribuiscono a determinare il regime delle precipitazioni e dei venti assicurando una regolare apporto idrico e l’assenza di umidità eccessiva sono:
relazione all'altezza, all'esposizione e all'effetto del lago. Questi valori consentono il raggiungimento di una adeguata maturazione delle uve.
Un’altra grande ricerca territoriale è quella condotta da Angelo Baronio grazie alle carte di grandi enti monastici che, attraverso i loro possedimenti, contribuirono al consolidamento, già prima del Mille, di una società rurale profondamente legata all’influsso delle istituzioni monastiche.
Tra le fondazioni monastiche più attive nel dissodamento, bonifica e coltivazione del territorio figura il monastero femminile di Santa Giulia di Brescia, le cui proprietà in zona sono documentate da una fonte di eccezionale importanza, quale il noto Polittico, della seconda metà del secolo IX.
Il primo documento che ci dà notizia di proprietà fondiarie dislocate sul territorio del Sebino, dipendenti dal monastero bresciano di San Salvatore, risale all’anno 766.
Si tratta del diploma con cui Adelchi, figlio di Desiderio, d’accordo con la madre Ansa, aveva provveduto a donare «pro remedio animae» al monastero, fondato pochi anni prima proprio per iniziativa della madre, tutti i beni avuti dal nonno Verissimo e dagli zii Donnolo e Adelchi.
In un documento del 7 aprile 884, il monastero di Santa Giulia esercitava la «undatio fluminis in Caput Ursi» cioè dal diritto di pedaggio sul fiume Po a Caorso nel Piacentino riceveva spezie, sale e olio, mentre il monastero trasportava vino rosso e vino bianco nei propri possedimenti del Cremonese e del Piacentino fino nel Reatino.
Le prime testimonianze riguardo la viticoltura della zona risalgono al Medioevo, quando la vite era coltivata soprattutto dai monaci. Tradizionalmente si allevavano vari vitigni locali, bianchi e rossi ad alberata, cioè maritati ad alberi come pioppo e salice. Da questo sistema è derivata la classica pergola bresciana. Attualmente i vitigni idonei alla produzione del vino in questione sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area di produzione
Sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in bianco e in rosso dei vini tranquilli.
Il territorio della Indicazione Geografica tipica Sebino è situato sull’estremo confine settentrionale della Pianura Padana e si va a incastonare dentro il sistema alpino in prossimità del lago di Iseo.
D’estate il caldo estivo è mitigato dalle fresche correnti che spirano lungo il corridoio della val Camonica e del lago e d’inverno il lago stesso riemette il calore accumulato nella stagione precedente mitigando le temperature. Da un punto di vista pedologico il territorio
è eterogeneo, con diversi tipi di terreno, pendenze ed esposizioni che concorrono differentemente alla produzione di uve di qualità.
La storica presenza della vite, dal medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Sebino”
La IGT «Sebino» è stata riconosciuta con Decreto ministeriale del 6 dicembre1995 e modificata con decreto del 3 luglio 2008.
Modifica Decreto 15 maggio 2009
La indicazione geografica tipica “Terrazze Retiche di Sondrio”, accompagnata o meno dalle specificazioni previste dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti ed ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti in appresso indicati.
rosato frizzante,
da vendemmia tardiva;
I vini ad IGT “Terrazze Retiche di Sondrio” bianchi, rossi, rosati, passiti e da vendemmia tardiva
devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la IGT “Terrazze Retiche di Sondrio” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di:
Albosaggia, Ardenno, Berbenno in Valtellina, Bianzone, Buglio in Monte, Castione Andevenno, Cercino, Chiavenna, Chiuro, Cino, Civo, Dazio, Dubino, Faedo, Gordona, Mantello, Mello, Menarola, Mese, Montagna in Valtellina, Morbegno, Piateda, Piuro, Poggiridenti, Ponte in Valtellina, Postalesio, Prata Camportaccio, Sernio, Sondrio, Teglio, Tirano, Traona, Tresivio, Villa di Chiavenna, Villa di Tirano,
La produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, nell’ambito aziendale, per i vini ad IGT “Terrazze Retiche di Sondrio”, per le tipologie bianco, rosso e rosato, anche con la specificazione del vitigno, non deve essere superiore a: 14,00 t/ha.
Le uve destinate alla produzione dei vini ad IGT “Terrazze Retiche di Sondrio”, seguite o meno dal riferimento del vitigno, devono assicurare ai vini
Terrazze Retiche di Sondrio bianco: 9,00% vol.;
Terrazze Retiche di Sondrio rosso: 9,00% vol.;
Terrazze Retiche di Sondrio rosato: 9,00% vol.;
Terrazze Retiche di Sondrio passito: 11,00% vol.;
Terrazze Retiche di Sondrio vendemmia tardiva: 13,00% vol.
La tipologia “Terrazze Retiche di Sondrio passito” deve essere ottenuta previo appassimento delle uve in idonei locali (fruttai); la tipologia “Terrazze Retiche di Sondrio vendemmia tardiva” deve essere ottenuta previa raccolta ritardata con appassimento in pianta.
Sia la detenzione in fruttaio che l’appassimento in pianta dovranno essere denunciati agli organismi competenti.
Anche la successiva vinificazione di queste uve, sia che avvenga in periodo vendemmiale sia al di fuori del medesimo, andrà denunciata con almeno 5 giorni di preavviso agli stessi organismi competenti.
Per le tipologie “Terrazze di Retiche di Sondrio passito e vendemmia tardiva” non è consentita alcuna pratica di arricchimento.
La resa massima dell’uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore a 112,00 hl/ha per tutti i tipi di vino.
Per la tipologia “Terrazze Retiche di Sondrio” passito la resa massima dell’uva fresca in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore a 56,00 hl /ha.
Per la tipologia “Terrazze Retiche di Sondrio” vendemmia tardiva la resa massima dell’uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore a 84,00 hl/ha.
I vini ad IGT “Terrazze Retiche di Sondrio passito e Terrazze Retiche di Sondrio vendemmia tardiva” dovranno essere sottoposti ad un periodo minimo di invecchiamento obbligatorio almeno sino al
30 Giugno dell’anno successivo alla vendemmia;
dovranno essere riportate in etichetta l’annata di produzione delle uve; dovranno essere confezionati sempre in bottiglie di vetro di forma “bordolese”, “borgognotta” o “renana” e chiuse con tappo raso bocca, ma comunque di capacità consentita dalle vigneti leggi, non inferiore a 0,187 litro e non superiore a 5 litri.
profumo: fresco, delicato, floreale;
sapore: asciutto, sapido, gradevole;
sapore: sapido, leggermente tannico;
Terrazze Retiche di Sondrio novello
profumo: vinoso, lievemente fruttato;
sapore: fresco, rotondo, vellutato;
sapore: asciutto, fresco, fruttato;
profumo: ampio, composito, intenso;
sapore: dolce, pieno, armonico, elegante, etereo, dolce;
profumo: ampio, floreale;
sapore: dolce, fruttato, armonico, piacevole;
sapore: deciso, armonico, giustamente tannico;
profumo: composito, ampio, con sentori minerali;
sapore: pieno, armonico, elegante, piacevole;
Alla IGT “Terrazze Retiche di Sondrio” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, superiore, riserva, selezionato e similari.
L’indicazione geografica tipica “Terrazze Retiche di Sondrio”, ai sensi dell’art. 14 del DLgs 61/2010, può essere utilizzata come ricaduta per i vini ottenuti da uve prodotte da vigneti coltivati nell’ambito del territorio delimitato nel precedente articolo 3 e iscritti allo schedario viticolo per le relative denominazioni di origine, a condizione che i vini per i quali si intende utilizzare l’indicazione geografica tipica di cui trattasi abbiano i requisiti previsti per una o più delle tipologie di cui al presente disciplinare.
Questa configurazione territoriale assicura: costante ventilazione con scarse precipitazioni con una media di 850 mm di pioggia/anno che nella parte del versante retico vitato diminuiscono risalendo la valle, periodicamente ben distribuite; considerevole luminosità, conseguente alla ottimale esposizione, e un elevato gradiente termico con temperatura diurna dell’aria durante il periodo vegetativo, aprile-ottobre, compresa fra i +5° ed i + 35°C; umidità relativa dell’aria costantemente su valori molto contenuti fra il 65% e l’80%; ulteriore sensibile aumento dei gradienti termici in
vigna favorito dalla consistente massa di sassi e di rocce che caratterizzano il terrazzamento e dalla pendenza, in taluni casi superiore al 70%, che incrementa l’effetto dell’irraggiamento permettendo di concentrare l’energia solare su una superficie minore.
sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma
sono quelle tradizionalmente consolidate in zona
I vini di cui al presente disciplinare di produzione presentano, dal punto di vista analitico ed organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte dall’art. 7, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
La IGT “Terrazze Retiche di Sondrio” è stata riconosciuta con Decreto Ministeriale del 18 novembre 1995.
ICQRF – Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Via
Errata Corrige G.U. 223 - 23.09.2008
1. L’indicazione geografica tipica «Terre Lariane», accompagnata o meno dalle specificazioni previste dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti e ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti in appresso indicati.
«Terre Lariane» Bianco, anche nelle tipologie frizzante e passito;
«Terre Lariane» Rosso, anche nelle tipologie frizzante, passito e novello;
«Terre Lariane» Rosato, anche nelle tipologie frizzante e novello;
«Terre Lariane» Verdese bianco;
«Terre Lariane» Chardonnay;
«Terre Lariane» Pinot bianco;
«Terre Lariane» Riesling;
«Terre Lariane» Sauvignon;
«Terre Lariane» Trebbiano (da Trebbiano toscano);
«Terre Lariane» Barbera;
«Terre Lariane» Cabernet Sauvignon;
«Terre Lariane» Merlot;
«Terre Lariane» Marzemino;
«Terre Lariane» Croatina;
«Terre Lariane» Sangiovese;
«Terre Lariane» Schiava.
1. L’indicazione geografica tipica «Terre Lariane» è riservata ai seguenti vini:
rossi, anche nella tipologia frizzante, passito e novello;
rosati, anche nella tipologia frizzante e novello;
con la specificazione del nome di un vitigno.
2. I vini a indicazione geografica tipica «Terre Lariane» bianchi, rossi e rosati devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia e iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
3. L’indicazione geografica tipica «Terre Lariane» con la specificazione di uno dei seguenti vitigni:
Verdese bianco,
Trebbiano (da Trebbiano Toscano)
è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, per almeno l’85% dal
corrispondente vitigno.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia, fino ad un massimo del 15%.
L'indicazione geografica tipica «Terre Lariane» con la specificazione di uno dei seguenti vitigni:
è riservata ai vini ottenuti da uve a bacca rossa provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, per almeno
l'85% dal corrispondente vitigno.
La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei mosti e dei vini designati con l'indicazione geografica tipica «Terre Lariane» comprende l'intero territorio amministrativo dei seguenti comuni di collina e di montagna della provincia di Como:
Albavilla, Albese con Cassano, Albiolo, Alserio, Alzate Brianza, Anzano del Parco, Appiano Gentile, Argegno, Arosio, Asso, Barni, Bellagio, Bene Lario, Beregazzo con Figliaro, Binago, Bizzarone, Blevio, Brenna, Brienno, Brunate, Bulgarograsso, Cabiate, Cadorago, Caglio, Cagno, Cantù, Canzo, Capiago Intimiano, Carate Urio, Carimate, Carlazzo, Carugo, Caslino d'Erba, Casnate con Bernate, Cassina Rizzardi, Castelmarte, Castelnuovo Bozzente, Cavallasca, Cermenate, Cernobbio, Civenna, Colonno, Como, Consiglio di Rumo, Corrido, Cremia, Cucciago, Dizzasco, Domaso, Dongo, Drezzo, Erba, Eupilio Faggeto Lario, Faloppio, Figino Serenza, Fino Mornasco, Gera Lario, Gironico, Grandate, Grandola ed uniti, Gravedona, Griante, Guanzate, Inverigo, Laglio, Lambrugo, Lasnigo, Lenno, Lezzeno, Lipomo, Longone al Segrino, Luisago, Lurago d'Erba, Lurate Caccivio, Magreglio, Mariano Comense, Maslianico, Menaggio, Merone, Mezzegra, Moltrasio, Monguzzo, Montano Lucino, Montemezzo, Montorfano, Musso, Nesso, Novedrate, Olgiate Comasco, Oltrona di San Mamette, Orsenigo, Ossuccio, Paré, Pianello del Lario, Pigra, Plesio, Pognana Lario, Pontelambro, Porlezza, Proserpio, Pusiano, Rezzago, Rodero, Ronago, Sala Comacina, San Fermo della Battaglia, San Siro, Schignano, Senna Comasco, Solbiate, Sorico, Sormano, Tavernerio, Torno, Tremezzo, Trezzone, Uggiate-Trevano, Valbrona, Valmorea, Valsolda, Veleso, Vercana, Vertemate con Minoprio, Villa Guardia, Zelbio;
e dei seguenti comuni di collina e di montagna della provincia di Lecco:
Abbadia Lariana, Airuno, Annone di Brianza, Barzago, Barzanò, Bellano, Bosisio Parini, Brivio, Bulciago, Calco, Calolziocorte, Casatenovo, Cassago Brianza, Castello di Brianza, Cernusco Lombardone, Cesana Brianza, Civate, Colico, Colle Brianza, Costamasnaga, Cremella, Dervio, Dolzago, Dorio, Ello, Galbiate, Garbagnate Monastero, Garlate, Imbersago, Introzzo, Lecco, Lierna, Lomagna, Malgrate, Mandello del Lario, Merate, Missaglia, Molteno, Monte Marenzo, Montevecchia, Monticello Brianza, Nibionno, Oggiono, Olgiate Molgora, Olginate, Oliveto Lario, Osnago, Paderno d'Adda, Perego, Perledo, Pescate, Robbiate, Rogeno, Rovagnate, Santa Maria Hoè, Sirone, Sirtori, Sueglio, Suello, Torre De' Busi, Valgreghentino, Valmadrera, Varenna, Vendrogno, Vercurago, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Vestreno, Viganò.
1. Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all’art.2 devono essere quelle tradizionali della zona.
2. La produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, nell’ambito aziendale, non deve essere superiore per i vini a indicazione geografica tipica «Terre Lariane» per tutte le tipologie a 12,00 t/ha.
3. Le uve destinate alla produzione dei vini a indicazione geografica tipica «Terre Lariane», seguita o meno dal riferimento del vitigno, devono assicurare ai vini un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di:
10,00% vol. per i bianchi comprese le tipologie frizzante e passito;
10,50% vol. per i rosati comprese le tipologie frizzante e novello;
10,50% vol. per i rossi comprese le tipologie frizzante, passito e novello
10,00% vol. «Terre Lariane» con la specificazione di uno dei seguenti vitigni:
Trebbiano (da Trebbiano toscano);
10,50% vol. per «Terre Lariane» con la specificazione di uno dei seguenti vitigni:
3. La resa massima dell’uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore al 80% per tutti i tipi di vino e al 50 % per il passito.
1. I vini a indicazione geografica tipica «Terre Lariane», all'atto dell'immissione al consumo, devono avere le seguenti caratteristiche:
«Terre Lariane» bianco:
profumo: fine, floreale e minerale;
«Terre Lariane» rosso:
profumo: intenso, fruttato e speziato;
sapore: sapido, fresco e tipico;
«Terre Lariane» rosato:
profumo: fine, floreale;
2. I vini a indicazione geografica tipica «Terre Lariane» con la specificazione del nome del vitigno, all'atto dell'immissione al consumo, oltre alle caratteristiche sopra specificate per i vini del corrispondente colore, devono presentare le caratteristiche organolettiche proprie del vitigno.
3. I vini a indicazione geografica tipica «Terre Lariane», anche con la specificazione del nome del vitigno, prodotti nelle tipologie “novello” e “frizzante”, all'atto dell'immissione al consumo, devono avere il seguente titolo alcolometrico volumico totale minimo:
«Terre Lariane» novello 11,00% vol.;
«Terre Lariane» frizzante 10,50% vol.
La zona geografica delimitata comprende il territorio del Lario, la sponda settentrionale del Ceresio, la fascia collinare che abbraccia la Brianza, i laghetti morenici e l’olgiatese, per un totale di 195 comuni di cui 126 in provincia di Como e 69 in provincia di Lecco.
Da un punto di vista climatico i territori per risorse radiative, termiche, e pluviometriche sono vocati ad una viticoltura di qualità. Dette risorse negli areali vocati delle due provincie manifestano valori del tutto analoghi a quelli riscontrati nelle migliori aree viticole italiane e mondiali.
Il clima delle provincie di Como e Lecco è generato da una vasta gamma di fattori operanti alle diverse scale, fra i quali si possono in particolare ricordare:
1. la localizzazione alle medie latitudini che implica sia la vicinanza di “regioni sorgenti” di masse d’aria con caratteri peculiari (la fredda aria artica, l’umida e mite aria atlantica da cui discende l’abbondante piovosità estiva, l’aria russo – siberiana molto fredda in inverno, l’aria subtropicale torrida) sia la presenza di una circolazione atmosferica vivace e in grado di portare le masse d’aria sopraelencate a contatto con il territorio in esame;
2. l’appartenenza alla regione padano-alpina, grande bacino delimitato dalle catene alpina ed appenninica e con un’apertura principale verso est, che ad esempio favorisce l’ingresso di aria fredda siberiana in inverno;
3. la presenza del Lario, grande massa idrica con un significativo effetto sul clima.
In particolare rispetto all’area padana le zone costiere del lago presentano scarsità di nebbie, una buona ventilazione garantita dalle brezze di lago e temperature relativamente miti (in media 2°C in più rispetto alla pianura padana in inverno, 1-2°C in meno in estate).
Se tale effetto lacustre può essere a prima vista qualificato come “effetto mediterraneo”, l’abbondante piovosità estiva induce più correttamente a parlare di “effetto oceanico”;
4. La struttura locale del rilievo (giacitura, pendenza, esposizione) da cui derivano effetti peculiari su radiazione solare, temperature, precipitazione umidità relativa e venti.
Si spiega così la varietà dei climi locali e dei microclimi delle provincie di Como e Lecco.
Per quanto riguarda i suoli e’ possibile suddividere il territorio IGT in tre macroaree: la macroarea Alpi, la macroarea Prealpi e l'Alta Pianura .
Nelle tre aree si inserisce il Lago di Como che delimita a est il gruppo delle Orobie e Prealpi bergamasche, a ovest le Prealpi luganesi mentre a sud si raccorda con la Pianura Padana.
Tra le diramazioni meridionali del lago si inserisce il Triangolo Lariano parte delle Prealpi comasche.
La zona alpina può essere definita come il territorio a nord della linea Menaggio - Centro Lago - Bellano - Valsassina Introbio - Passo del Cedrino - Valtorta, con prevalenza di antichissime rocce metamorfiche, montagne elevate spesso di altezza superiore ai 2000 metri, e circhi glaciali.
La zona prealpina è a sud della linea orobica, caratterizzata dalla presenza di montagne in genere inferiori ai 2000 metri con prevalenza quasi assoluta di sedimenti marini mesozoici, abbondanza di calcari, di dolomie e di marne. All'interno di questo territorio si possono individuare i seguenti complessi: il Triangolo Lariano, il gruppo delle Grigne, le Prealpi Lecchesi orientali e il Monte Barro.
L’alta pianura invece si colloca nella zona di transizione tra le Prealpi e la zona di pianura vera e propria. Dal punto di vista geologico è possibile operare una distinzione tra un basamento caratterizzato da sequenze tardo-mesozoiche e cenozoiche e una coltre di depositi continentali di età quaternaria.
Il basamento prequaternario è rappresentato dalle formazioni della "Scaglia Lombarda" con una successione di marne e marne calcaree e argillose di colore variabile, fittamente stratificate, cui si succedono alternanze ritmiche di marne, argilliti e arenarie, intercalate da calcareniti localmente marnose. Questi materiali costituiscono il basamento di Colle Brianza, di Montevecchia e di Monte Marenzo.
I depositi quaternari che ricoprono il settore meridionale dell'area sono stati prodotti dell'attività glaciale quaternaria e dai depositi legati alla rete idrica superficiale.
Numerose sono nel passato le note storiche e letterarie, testimonianze di un trascorso vinicolo delle nostre terre.
Già Strabone, Geografia (63 a. C. – 19 d. C.) scrive” i Reti si stendono fino a quella parte d’Italia che è sopra Verona e Como. E il vino retico, degno di non essere dimenticato tra i vini italiani celebri, si produce alle falde dei loro monti.”
[Le sponde del Lario] sono circondate come da una cintura dal verde perpetuo degli uliveti: più sopra frondosi vigneti risalgono il fianco del monte. Aurelio Cassiodoro, Lettere varie ( 485-575)
Nel corso dei secoli le menzioni sono numerose , quasi sempre si parla di vini “leggeri”, “beverini”.
A questa panoramica si aggiunge l’enclave brianzola di Montevecchia, che sicuramente produceva vini di grande pienezza, come riportato in epoca di poco precedente da Sebastiano Compagni: A mezzogiorno del Lario è la modesta regione detta del Monte di Brianza, popolata di villaggi, dove si fa un vino buonissimo. Sebastiano Compagni, Geografia (1509, circa)
Ora questa separazione in zone non deve essere considerata una regola: infatti entrambi i territori sono vocati alla produzione di vini bianchi , così come di ottima Schiava per produrre eventuali chiaretti ne è sempre stata ricca anche la zona di Montevecchia; tuttavia, l’esposizione e il terreno della sponda orientale del Lario, quelli della riva Occidentale e le condizioni delle colline brianzole attorno a Montevecchia sono effettivamente differenti e determinano vocazioni viticole diverse.
La base ampelografica era ricca di varietà appartenenti a tutto il nord Italia , con riferimenti precisi alla Verdesa (o verdese bianco, unica varietà riconosciuta autoctona), alla borgognina (pinot bianco e nero), alla schiava (chiamata butascera) .
Limiti che hanno portato con il tempo ad una situazione di abbandono sono stati , primo tra tutti , la scarsa redditività economica di una attività, già di per sé difficile in pianura e in collina, certamente eroicase perseguita sulle strette terrazze aggrappate alla montagna, che caratterizzano l’Alto Lago di Como e i terrazzamenti molto declivi della zona di Montevecchia.
In secondo luogo l’arrivo della Fillossera, la prima segnalazione di presenza della fillossera in Italia pare sia avvenuta proprio nel territorio di Valmadrera (LC) e di Agrate (MI).
Infine il frazionamento dei poderi, incentivato dalla scarsa disponibilità di territorio utile e la crescente industrializzazione che nel territorio lecchese e comasco ha riguardato il settore siderurgico e la filiera produttiva della seta.
Gli elementi che oggi invece hanno portato alla ripresa della viticoltura e che fanno sperare ad una crescita produttiva già in atto sono legati , oltre che alla qualità dei vini , soprattutto bianchi, che marcano un carattere minerale e sapido molto importante, alla natura stessa del territorio, alla sua bellezza e alla sua varietà, tra lago, colline e montagne, che permette di attirare sul luogo i potenziali consumatori dei propri prodotti.
Essi costituiscono una possibilità di riscatto di questa realtà agricola proprio nella incentivazione di piccole aziende a par-time professionale o a carattere imprenditoriale, e di un agriturismo diffuso dove la complementarietà tra prodotti diversi e l’eliminazione di costi aggiuntivi nella catena distributiva consentono, in linea di principio, di rendere ragionevolmente redditizio quello che non potrebbe esserlo altrimenti.
Questo riscatto è possibile, come dimostrano alcune realtà viticole nella zona di Montevecchia e olivicole nella zona del Lario, dove il giusto connubio tra coltivazione della terra, trasformazione del prodotto e offerta di servizi con l’attività di agriturismo, hanno creato un interesse crescente non solo all’interno del territorio, ma anche oltre confine.
In particolare tutti i vini bianchi presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie, mentre al sapore e all’odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dei vitigni, caratterizzati da una nota comune di sapidità e acidità rilevante e duratura.
Per quanto riguarda i vini bianchi tutte le varietà risultano fornire vini non molto intensi ma molto piacevoli e apprezzati. Il territorio nel suo complesso, nell’interazione tra area di coltivazione/lago/tecnica di produzione, esalta la produzione vini fini ed eleganti. Al naso si percepiscono sempre note fruttate e di frutta tropicale seguite da un leggero sentore floreale.
Tutte le varietà esprimono al palato buoni livelli di acidità bilanciati da note sapide.
Invece I vini rossi presentano una costanza di comportamento lungo le diverse fasi di assaggio (vini grezzi efiniti) a conferma dell’origine territoriale dei sentori degustati. Tutte le varietà forniscono vini leggeri, mediamente strutturati e privi di note amare. Al naso si percepiscono sempre note di frutta rossa (ciliegia) e confettura.
La storia vitivinicola della regione, pur avendo subito un periodo di stallo produttivo e anzi di involuzione, dovuta alla difficoltà di produzione di queste aree con terrazzate e con forti pendenze, è attestata da numerosi documenti, che riportano la stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Terre Lariane”
La IGT «Terre Lariane» è stata riconosciuta con Decreto ministeriale del 17 luglio 2008
Via Pitteri Milano.
Decreto 02 ottobre 2003
L'indicazione geografica tipica «Valcamonica», accompagnata da una delle specificazioni previste dal presente disciplinare di produzione, è riservata ai mosti e ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti di seguito indicati.
L'indicazione geografica tipica «Valcamonica» è riservata ai seguenti vini: bianco, anche nella tipologia passito, rosso, Marzemino e Merlot.
I vini a indicazione geografica tipica «Valcamonica» bianco, anche nella tipologia passito, devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, dai seguenti vitigni a bacca bianca:
Riesling Renano, Incrocio Manzoni e Müller Thurgau: minimo 60%.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia, fino ad un massimo del 40% ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
L'indicazione geografica tipica «Valcamonica» rosso è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, dai seguenti vitigni a bacca rossa:
Marzemino e Merlot: minimo 60%.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia, fino ad un massimo del 40% ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
è riservata ai vini rossi ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, per almeno l'85% dai corrispondenti vitigni.
Possono concorrere da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e dei vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore analogo non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia, fino ad un massimo del 15%
La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei mosti e dei vini atti a essere designati con l'indicazione geografica tipica «Valcamonica» comprende l'intero territorio amministrativo dei comuni di:
Sono pertanto da considerare idonei ai fini dell’iscrizione allo schedario viticolo unicamente i vigneti situati in terreni con giacitura pede-collinare, collinare e pedemontana di buona esposizione situati ad una altitudine non superiore agli 800 metri s.l.m. con l'esclusione di terreni pianeggianti particolarmente umidi.
I nuovi impianti e reimpianti devono essere composti da un numero di ceppi ad ettaro non inferiore a 4.000.
La produzione massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, nell'ambito aziendale, non deve essere superiore, per i vini a indicazione geografica tipica
«Valcamonica» senza la specificazione del vitigno: 11,00 t/ha;
«Valcamonica» con la specificazione del vitigno: 8,00 t/ha;
Le uve destinate alla produzione dei vini a indicazione geografica tipica «Valcamonica» devono assicurare ai vini
11,00% vol. per il passito (alla raccolta);
10,00% vol. per il rosso;
11,00% vol. per il Marzemino;
11,00% vol. per il Merlot.
Nei casi di annate particolarmente sfavorevoli detti valori possono essere ridotti dello 0,50% vol.
È fatta salva la deroga prevista all’art.6, comma 4, secondo capoverso, del Regolamento CE n. 607/2009 per effettuare la vinificazione al di fuori della predetta zona delimitata fino al 31 dicembre 2012.
La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore al 70%, per tutti i tipi di vino e al 50% per la tipologia passito.
profumo: intenso, netto, leggermente aromatico, fruttato;
sapore: sottile, secco e caratteristico sollecitato dall’acidità che ne stimola la persistenza;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vo.l;
profumo: caratteristico, gradevole con sentori di frutta matura;
sapore: intenso, buona struttura, persistente;
Ai vini dell'indicazione geografica tipica «Valcamonica» è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi «extra», «fine», «scelto», «selezionato», «superiore» e similari.
Nella designazione e presentazione del vino ad indicazione geografica tipica «Valcamonica» passito, Marzemino e Merlot è obbligatorio riportare l'annata di produzione.
Le zone di produzione viticola si possono distinguere in tre macro aree:
- da Sellero a Breno comprendendo i comuni con territorio inserito nei conoidi della Concarena (Capo di Ponte, Ono San Pietro, Cerveno, Losine), e le superfici vitate dei comuni di Ceto, Niardo e Braone; per un totale di Ha 59,41
- la zona della Val Grigna con le superfici vitate nei comuni di Bienno, Berzo Inferiore, Esine, Cividate Camuno, Malegno; per un totale di Ha 56,00;
- i caratteristici terrazzamenti della zona del Lanzato in comune di Piancogno e di Darfo Boario Terme (Gorzone, Erbanno, Angone), nel comune di Angolo Terme, Gianico ed Artogne; per un totale di Ha 26,80.
L’estirpo dei vigneti si è completamente arrestato ed anzi sono sempre più i casi di viticoltori camuni che acquistano diritti di reimpianto generati all'esterno dalla Vallecamonica.
Numerosi terrazzamenti sono stati recuperati attraverso la ricostruzione dei muretti a secco di sostegno, strade agricole ormai abbandonate sono ritornate ad essere transitate dai trattori.
Il risultato è, oltre agli indubbi benefici nella prevenzione di dissesti idrogeologici, un lento cambiamento del paesaggio della media e bassa Valcamonica col recupero dei valori autentici del vino: lavoro, territorio, originalità, biodiversità e tradizione, di cui i vigneti di montagna sono una delle più alte e nobili espressioni, diventando straordinari monumenti al lavoro dell’uomo.
Documenti relativi a quest’epoca ci indicano come porzioni di vigne in Valcamonica rientravano nel patrimonio di S.Pietro in Monte, che troviamo testimoniate nella prima metà del 11°secolo.
Alla fine del quattrocento comunque la situazione della viticoltura camuna si va delineando. Il cinquecento è il perido in cui si ha un rilancio dell’agricoltura in genere, dovuto alla decadenza delle attività manifatturiere e mercantili prima fiorenti.
La situazione si aggravò a tal punto che il consiglio generale della valle mandò il 29 dicembre del
1601, su proposta degli abitanti della zona sopra cedegolo, il dottor Francesco Bassanese a Coira per chiedere all’Assemblea delle Tre Lege che fosse rimosso l’impedimento.
In Valcamonica scomparirono tutti i vigneti che si trovavano a settentrione di Edolo, e quelli a quote elevate. Subirono numerosi danni anche i vigneti situati nei comuni di Cemmo, Berzo Demo, Sonico e Cedegolo, ma quelli situati nelle zone più esposte al sole riuscirono a resistere.
Si salvarono i vigneti nelle aree a clima più mediterraneo come quelli della bassa e media Valcamonica.
Vi sono inoltre vitigni autoctoni che purtroppo stanno scomparendo quali il Valcamonec, L’Erbanno ed il Sebina
In particolare tutti i vini presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate e tipicamente legate alle peculiarità del microclima e del territorio, mentre al sapore e all’odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dei vitigni di base. I vini bianchi generalmente presentano un odore intenso, netto, leggermente aromatico, fruttato e un
sapore sottile, secco e caratteristico sollecitato dall’acidità che ne stimola la persistenza.
I vini rossi tendenzialmente presentano caratteristiche equilibrate, un profumo ampio, vinoso, un sapore intenso di buona struttura e persistente.
Le forme d’allevamento presenti in Valcamonica sono principalmente quattro: Spalliera e Tendone le più frequenti, Guyot e Pergola semplice presenti in minima parte.
Le operazioni colturali attuate in questa zona consistono nella potatura e legatura invernale e primaverile, rara la potature verde. Le lavorazioni del terreno riguardano: lo scasso, l’aratura,
l’erpicatura e la rullatura per i nuovi impianti ed erpicature e arature effettuate molto negli anni passati sulle file e tra le file, mentre oggi per rientrare nella “misura F” sulla lotta integrata si consiglia l’inerbimento totale.
Per quanto riguarda la concimazione, l’impiego del letame è ancora oggi assai generalizzato per la presenza di molti allevamenti nella valle, la quantità da distribuire varia da 100 a 300 quintali ad ettaro a seconda delle necessità il la letamazione dovrebbe essere effettuata nel mese di dicembre.
Dal punto di vista delle avversità, nella zona sono frequenti attacchi di peronospora, oidio e saltuariamente di botritis e disseccamento del rachide; per quanto riguarda i parassiti animali la tignola è in genere ben controllata, presente in maniera non significativa per il momento la cicalina della flavescenza dorata.
La lotta viene effettuata tramite l’utilizzo degli antiparassitari, di cui molte volte nel corso degli anni precedenti si è abusato, creando numerosi problemi di resistenza.
Ad esempio si ricorda che negli anni settanta, a causa del persistente uso di anticrittogamici acuprici e di insetticidi polivalenti, era diventato un grosso problema quello degli acari, in particolare il ragnetto rosso; però con il ritorno all’uso del rame dopo fioritura, con l’impiego di insetticidi specifici ed acaricidi, il fenomeno fu ridimensionato.
Purtroppo rari in valle sono gli esempi di lotta biologica integrata, effettuata solo nella coltivazione delle mele, più per moda che per convinzione, da parte dei pochi coltivatori che la effettuano.
Un altro dato importante sta nel fatto che la meccanizzazione dei lavori nel vigneto è molto limitata, per quanto riguarda la lavorazione del terreno, la distribuzione dei concimi e la raccolta dell’uva.
Si contano però numerosi atomizzatori, sia a spalla sia trasportabili da trattori, per i trattamenti antiparassitari.
Un altro miglioramento fondamentale per avere una coltura sempre più specializzata è quello dell’irrigazione, che dovrà essere portata sulle pendici della media montagna che sono soggette maggiormente alla siccità.
Ad esempio nei conoidi di deiezione sulla destra orografica, costituiti da terreni poco profondi, calcarei, con sottosuoli ciottolosi. L’espansione dell’irrigazione possibilmente polivalente, sarà favorita dall’abbondanza di acque che consentono impianti a caduta naturale con bassissimi costi d’esercizio.
Non vanno scordate altre opere di costo minore ma altrettanto importanti quali: spianamenti, spietramenti, regimazione dei torrenti e le moderne difese antigrandine.
Da non dimenticare che tali miglioramenti inducono ad un aumento ingente del valore fondiario tanto che, in certi casi è proprio questo aspetto a rendere economici alcuni investimenti, come è successo nelle vallate vicine.