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Timestamp: 2019-05-21 17:42:21+00:00
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Semaforo verde – Pagina 3 – Il sito al servizio dell'automobilista
Leggi tutto “Cassazione Penale, sentenza numero 16074 del 11/04/2014”
Autore AngeloPubblicato il 14 Aprile 2019 Categorie SentenzeLascia un commento su Cassazione Penale, sentenza numero 16074 del 11/04/2014
Cassazione Penale, sentenza numero 14782 del 31/03/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 14782 del 31 marzo 2014
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 14782 del 31/03/2014
Circolazione Stradale – Artt. 145, 154, 148 e 193 del Codice della Strada – Omessa precedenza nella svolta – L’eventuale presenza di un altro veicolo che si ferma per permettere la manovra di svolta ad altro mezzo, non esime lo stesso conducente di concedere la precedenza al centauro che sopraggiunge con stesso senso di marcia e, quindi, con diritto di precedenza.
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Cassazione Penale, sentenza numero 12399 del 17/03/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 12399 del 17 marzo 20140
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 12399 del 17/03/2014
Circolazione Stradale – Artt. 129, 186, 187 e 218 del Codice della Strada – Guida sotto l’influenza dell’alcool o in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti – Sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida – Durata – La condanna per i reati di guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti comportano la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, ed il periodo di tale sanzione accessoria deve essere calcolata per ognuno dei reati.
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Cassazione Penale, sentenza numero 12396 del 17/03/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 12396 del 17 marzo 2014
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 12396 del 17/03/2014
Circolazione Stradale – Artt. 129, 186 e 218 del Codice della Strada – Guida sotto l’influenza dell’alcool – Patteggiamento – Sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida – Applicabilità – Con la sentenza applicativa di pena concordata, il giudice deve disporre la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, e non rileva che nella richiesta di patteggiamento non si sia eventualmente fatta alcuna menzione di tale sanzione, in quanto questa non può formare oggetto dell’accordo tra le parti.
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Autore AngeloPubblicato il 14 Aprile 2019 Categorie SentenzeLascia un commento su Cassazione Penale, sentenza numero 12396 del 17/03/2014
Cassazione Penale, sentenza numero 12363 del 17/03/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 12363 del 17 marzo 2014
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 12363 del 17/03/2014
Circolazione Stradale – Artt. 129, 186 e 218 del Codice della Strada – Guida sotto l’influenza dell’alcool – Riduzione della pena inflitta nel giudizio di appello – Rideterminazione della sospensione della patente di guida – Effetti – Con la pronuncia di assoluzione di uno dei reati, il giudicante deve eliminare tanto la pena inflitta per il reato non più ritenuto, quanto la sanzione accessoria ad esso relativa, essendo venuto meno il titolo giuridico per l’irrogazione di tale sanzione.
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Cassazione Penale, sentenza numero 11169 del 07/03/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 11169 del 7 marzo 2014
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 11169 del 07/03/2014
Circolazione Stradale – Artt. 129, 186, 218 e 222 del Codice della Strada – Guida sotto l’influenza dell’alcool – Patteggiamento – Applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida – Durata – Vizio motivazionale – In tema di applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida nel patteggiamento, quanto più il giudice intende discostarsi dal minimo edittale, tanto più ha il dovere di dare ragione del corretto esercizio del proprio potere discrezionale, indicando specificamente i criteri oggettivi e soggettivi ritenuti rilevanti ai fini di tale giudizio.
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Cassazione Penale, sentenza numero 10504 del 05/03/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 10504 del 5 marzo 2014
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 10504 del 05/03/2014
Circolazione Stradale – Artt. 186, 129, 218 e 222 del Codice della Strada – Guida sotto l’influenza dell’alcool – Patteggiamento – Sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida – Anche nel patteggiamento, solo quando la sospensione della patente di guida è irrogata nella misura massima di quattro anni, e quindi solo per il reato di omicidio colposo, può essere diminuita di un terzo, come si evince dallo stesso art. 222, comma 2 del C.d.S..
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Cassazione Penale, sentenza numero 9700 del 27/02/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 9700 del 27 febbraio 2014
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 9700 del 27/02/2014
Circolazione Stradale – Artt. 129, 186, 213 e 218 del Codice della Strada – Guida sotto l’influenza dell’alcool – Accertamento su base sintomatica della soglia più alta – Indipendentemente dall’accertamento strumentale, lo stato di ebbrezza può essere accertato anche su base sintomatica in tutte le ipotesi previste dall’art. 186 C.d.S., compresa il superamento della soglia di cui alla lett. c), purchè motivato congruamente.
1. Con sentenza del 10/2/2012 il Tribunale di Udine, sezione distaccata di (OMISSIS), dichiarava C. M. responsabile del reato di guida in stato di ebbrezza commesso il (OMISSIS), aggravato dall’avere provocato un incidente, e, concesse le attenuanti generiche ritenute equivalenti alla contestata aggravante, lo condannava alla pena di mesi sei di arresto ed Euro 2.000,00 di ammenda, disponendo la sospensione della patente di guida per due anni e ordinando la confisca del veicolo in sequestro.
Interposto appello dall’imputato – che deduceva nell’ordine: la nullità assoluta del decreto di citazione per violazione dell’art. 429 c.p.p., lett. f), in relazione al luogo indicato per la comparizione; la mancanza di prova certa in ordine alla commissione del reato, in difetto di seconda misurazione del tasso alcoolemico; l’insussistenza della contestata aggravante; l’illegittimità della disposta confisca; l’eccessività del trattamento sanzionatorio; la mancata concessione dei benefici di legge.
La Corte d’appello di Trieste, con la sentenza in epigrafe, in parziale riforma della sentenza, concedeva all’imputato il beneficio della non menzione della condanna, confermando nel resto la pronuncia di primo grado.
2. Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione l’imputato, per mezzo del proprio difensore, sulla base di cinque motivi.
2.1. Con il primo deduce inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità, in relazione alla eccepita nullità del decreto di citazione a giudizio.
Premesso che in tale provvedimento il luogo di comparizione per il dibattimento era testualmente indicato come “Tribunale di (OMISSIS) in Udine Largo Ospedale Vecchio n. 1” e che tale indicazione, comportando palese violazione dell’art. 429 c.p.p., lett. f), dava luogo a nullità del decreto ai sensi e per gli effetti dell’art. 179 cod. proc. pen., tempestivamente dedotta in prima udienza, rileva che il motivo di gravame sul punto proposto è stato erroneamente disatteso dalla Corte d’appello: assume, infatti, il ricorrente, che si tratta di nullità assoluta tale da comportare, ai sensi dell’art. 185 cod. proc. pen., la regressione del procedimento allo stato o al grado in cui è stato compiuto l’atto nullo.
2.2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge in relazione alla ritenuta sussistenza di prova adeguata del reato contestato.
Deduce che, al fine di ritenere accertata la presenza di un tasso alcolemico in misura superiore a 1,5 g/l, tale da integrare la più grave delle ipotesi previste dall’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c contestata nel capo d’imputazione, essendosi proceduto all’accertamento mediante etilometro, sarebbe stato necessario effettuare una seconda misurazione secondo quanto previsto dal D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, art. 379 (Norme di attuazione al C.d.S.) e che, in mancanza, illegittimamente il giudice a quo ha fondato il proprio convincimento sulla base degli indizi comportamentali descritti dagli agenti sentiti in udienza.
3. Con il terzo motivo deduce in subordine violazione di legge, in relazione alla ritenuta aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2 bis, assumendo che quanto accaduto in occasione dell’accertamento non poteva qualificarsi come incidente stradale ai sensi e per gli effetti della indicata norma.
Posto che in base alla convenzione di Vienna del 1968, in tema di circolazione e segnaletica stradale, l’incidente stradale è definito come un evento in cui rimangano coinvolti esseri umani o animali fermi o in movimento e dal quale derivino lesioni a cose, animali o persone, sostiene che tale non può qualificarsi l’evento nella specie verificatosi, consistito nella uscita di strada del veicolo, non essendo derivato alcun danno a cose o persone.
4. Con agli altri due motivi deduce l’illegittimità rispettivamente della disposta confisca e del trattamento sanzionatorio, del quale in particolare lamenta l’eccessiva severità, in particolare per quel che riguarda la sospensione della patente commisurata nel massimo, senza tener conto del suo stato di incensuratezza.
Al riguardo è sufficiente rilevare che, benchè debba certamente riconoscersi che l’indicazione contenuta nel decreto che dispone il giudizio, sopra testualmente riportata, fosse idonea a ingenerare confusione circa l’individuazione del luogo di comparizione, e persino dello stesso ufficio (sede centrale o sezione distaccata) avanti il quale l’imputato era chiamato a comparire – atteso che l’indirizzo indicato non corrisponde a quello della sezione distaccata di Palmanova ma a quello della sede centrale e che inoltre la stessa precedente indicazione “Tribunale di Palmanova in Udine”, specie in considerazione dell’indirizzo precisato nei termini detti, dava adito oggettivamente a dubbi circa il luogo di comparizione (se presso la sede centrale o quella distaccata) – e benchè dunque debba ritenersi sussistente la dedotta violazione dell’art. 429 cod. proc. pen. per palese insufficienza del requisito ivi indicato alla lettera f), nondimeno la nullità che ne deriva ai sensi dell’art. 178 cod. proc. pen., a regime intermedio, deve considerarsi sanata, ai sensi dell’art. 184 c.p.p., comma 1, per effetto della comparizione della parte, rappresentata dal suo difensore di fiducia, all’udienza fissata.
Considerato l’effetto sanante che tale ultima norma connette comunque alla comparizione delle parti in udienza, la pur tempestiva deduzione in udienza del vizio presente nel decreto di citazione a giudizio non altro scopo e senso poteva avere se non quello, secondo quanto espressamente disposto dal citato art. 184 cod. proc. pen., comma 2, di ottenere, se richiesto, un termine a difesa non inferiore a cinque giorni; non risultando tale richiesta, e comunque non essendo sorta questione sul punto, resta preclusa ogni altra conseguenza processuale.
6. E’ infondato anche il secondo motivo.
Secondo il principio affermato da Sez. 4, n. 28787 del 09/06/2011, P.G. in proc. R., Rv. 250714, “ai fini della configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza, lo stato di ebbrezza può essere accertato, per tutte le ipotesi attualmente previste dall’art. 186 C.d.S., con qualsiasi mezzo, e quindi anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale, dovendosi comunque ravvisare l’ipotesi più lieve, priva di rilievo penale, quando, pur risultando accertato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle due altre ipotesi, che conservano rilievo penale”.
In tale occasione è stato condivisibilmente osservato che l’esame alcolemico non costituisce una prova legale e che permane la possibilità di accertare lo stato di ebbrezza in base ad elementi sintomatici e, di conseguenza, che “non può affermarsi che l’unica ipotesi di reato in tal modo astrattamente ravvisabile sia quella meno grave perchè, così dicendo, ci si porrebbe in contraddizione con il principio appena affermato. Inoltre si sovrapporrebbero indebitamente i due piani, quello processuale (ritenere consentito l’accertamento sintomatico) e quello sostanziale (ravvisare un’ipotesi di reato invece di un’altra). L’unica soluzione giuridicamente corretta è dunque quella di ritenere consentito l’accertamento sintomatico per tutte le ipotesi di reato oggi previste dall’art. 186 C.d.S.”.
Nel medesimo senso si era già pronunciata Sez. 4, n. 48297 del 27/11/2008, C., rv. 242392.
La sentenza Rata precisa anche che, “in tutti i casi in cui – pur avendo il giudice di merito accertato il superamento della soglia minima – non sia possibile affermare, secondo il criterio dell’oltre il ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente possa rientrare nelle due fasce di maggior gravità il giudice dovrà ravvisare l’ipotesi più lieve con tutte le conseguenze che ne derivano. Ma nulla vieta che, a fronte di manifestazioni eclatanti di ebbrezza il giudice, fornendo la sua decisione di adeguata motivazione, possa logicamente ritenere superate le soglie superiori”.
In senso pienamente conforme si sono poi espresse anche le successive pronunce di questa sezione: n. 6889 del 16/12/2011, P.G. in proc. Della Bartolomea, Rv. 252728 (secondo la cui massima “ai fini della configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza – che può essere accertato, non soltanto per l’ipotesi di cui alla fascia a) ma anche per quelle più gravi, con qualsiasi mezzo, e quindi anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale – deve comunque essere ravvisata l’ipotesi più lieve quando, pur risultando accertato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle due altre ipotesi”) e n. 48251 del 29/11/2012, Z., Rv. 254078 secondo cui “ai fini della configurazione del reato di guida in stato di alterazione alcolica, in tutte le ipotesi previste dall’art. 186 C.d.S., l’ebbrezza può essere accertata con qualsiasi mezzo e, quindi, anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale.
(Nella specie, la Corte ha confermato la condanna per il reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. b, ritenendo sufficienti, quali indici sintomatici, l’avere l’autista di un’autovettura tenuto una velocità sostenuta, schivato miracolosamente altri veicoli, omesso di dare la precedenza ai pedoni, attraversato un incrocio con il semaforo rosso prima di accasciarsi sul sedile in un’area di parcheggio, ove veniva rinvenuto visibilmente ubriaco con accanto quattro confezioni di tetrapak di vino del tutto svuotate)”.
Nel caso di specie, il giudice a quo motiva congruamente il convincimento circa il superamento della soglia di cui alla lett. c) della norma incriminatrice (1,5 g/l) sulla scorta di una serie di convergenti e univoci indizi tra i quali indica anzitutto il risultato della prima prova con l’alcoltest (che – nota la corte territoriale – evidenziando attendibilmente un indice di 3,58 g/l, evidenzia un dato nient’affatto prossimo ai limiti minimi, ma nettamente superiore alla soglia di maggiore gravità, e quindi non equivoco) e inoltre: i “sintomi descritti dagli operanti, denunciami manifestazioni eclatanti di ebbrezza, del tutto coerenti con una grave alterazione etilica”; la condotta di guida; le ragioni stesse che hanno impedito di procedere alla seconda misurazione.
Si evidenzia infatti in sentenza, sulla base delle deposizioni testimoniali degli operanti, che l’imputato era stato rinvenuto dentro un fossato con l’auto dopo aver percorso su un fianco 75 metri prima di fermarsi contro un masso; era in evidente stato di ebbrezza alcolica (“… uno dei livelli più alti che abbia mai visto”: teste Beltrame); puzzava di alito vinoso (teste R.), gli occhi erano lucidi; non si reggeva in piedi, tant’è che nel tentativo di estrarre la patente di guida era caduto rovinosamente contro la vettura ancora adagiata nel fosso danneggiandola; era agitato.
Sottoposto all’etilometro, dopo la prima prova che aveva dato come detto valore pari a 3,58 g/l, la seconda prova non aveva potuto aver luogo poichè il C. non era in grado, nonostante alcuni tentativi, per le sue precarie condizioni, di sottoporvisi (riferiscono i testi che non era in grado di capire quello che gli si diceva e “palesemente manifestava i sintomi di una persona che non era in grado di intendere e di volere”).
Il compendio di tali emergenze, complessivamente valutato, deve invero ritenersi idoneo a supportare sul piano logico, oltre ogni ragionevole dubbio, il convincimento espresso dal giudice di merito in punto di configurabilità del più grave reato previsto dalla norma incriminatrice, dovendosi escludere la compatibilità delle numerose e gravi manifestazioni di alterazione psico-fisica sopra evidenziate (specie se lette alla luce del primo rilevamento tramite etilometro, ancorchè di per sè non sufficiente), con alcuna delle ipotesi meno gravi ivi contemplate.
La motivazione sul punto resiste pertanto alle generiche censure del ricorrente, fondate esclusivamente su una presunta impossibilità di fondare l’accertamento su elementi indiziari diversi dalla prova dell’etilometro, ossia su un presunto limite probatorio di carattere legale che, come sopra evidenziato, non trova fondamento nel dato positivo.
7. E’ destituito di fondamento anche il terzo motivo (nozione di incidente).
Anche sul punto trovasi puntualmente affermato nella giurisprudenza di questa sezione, con indirizzo cui si ritiene di dover dare continuità, che “ai fini dell’aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2-bis, (aggravante dell’aver causato un incidente), nella nozione di incidente stradale sono da ricomprendersi sia l’urto del veicolo contro un ostacolo, sia la sua fuoriuscita dalla sede stradale; a tal fine, non sono, invece, previsti nè i danni alle persone – nè i danni alle cose, con la conseguenza che è sufficiente qualsiasi, purchè significativa, turbativa del traffico, potenzialmente idonea a determinare danni. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha ritenuto lo sbandamento di un auto ed il conseguente urto contro il guard-rail circostanze idonee ad integrare la nozione di incidente ai fini della sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2 bis)” (Sez. 4, n. 42488 del 19/09/2012, P., Rv. 253734).
Nella specie, considerato quanto già sopra evidenziato in ordine alle circostanze dell’accertamento, in modo perfettamente logico e congruente è stata ritenuta dimostrata la sussistenza dei requisiti richiesti, secondo detta interpretazione della norma, per la configurabilità della contestata aggravante.
8. Il quarto motivo, relativo alla disposta confisca, è inammissibile, in quanto palesemente generico e non supportato da alcuna intellegibile illustrazione delle censure che si intende muovere alla sentenza impugnata.
In argomento, tuttavia, giova rammentare che, come più volte questa sezione ha avuto occasione di evidenziare, le innovazioni nel tempo intervenute in tema di confisca del mezzo, ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c) e comma 7, circa la configurazione della natura giuridica della misura – innovazioni alle quali sembra riferirsi il ricorrente, senza tuttavia illustrare il senso e il fine del richiamo ad esse – non hanno avuto l’effetto di impedirne l’applicazione, nei casi previsti, da parte del giudice penale.
Ed invero, La Corte Costituzionale (sentenza 4/6/2010, n. 196) ha ritenuto la natura essenzialmente sanzionatoria e repressiva della confisca, escludendone il carattere di misura di sicurezza patrimoniale.
Tanto importa la piena applicabilità dell’art. 2 cod. pen..
Anche le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, con sentenza n. 23428 del 25/02/2010, Caligo, Rv. 247042, hanno affermato che la confisca prevista dall’art. 186 va qualificata come sanzione penale accessoria, con la conseguente identificazione dell’ambito temporale di applicazione ai sensi dell’art. 2 cod. pen..
La natura della confisca prevista dal codice della strada è poi venuta a mutare per effetto della già richiamata novella di cui alla L. 29 luglio 2010, n. 120, art. 33, in ragione della quale deve ritenersi che essa abbia ora natura amministrativa. Come ricorda il S.C., “in tal senso depone il richiamo, contenuto nell’art. 186 C.d.S. ai fini dell’esecuzione del sequestro dell’autovettura, all’art. 224-ter C.d.S. che disciplina appunto la confisca amministrativa ed il sequestro amministrativo. L’art. 224-ter si palesa norma generale nel senso che la confisca che accede ad un reato configurato nel codice della strada ha ora natura amministrativa. Per il sequestro del mezzo si procede pure secondo le modalità amministrative, di competenza dell’autorità amministrativa; e avverso il provvedimento di sequestro può essere proposto ricorso al Prefetto (v. art. 213 C.d.S., comma 3)” (Sez. U, n. 14484 del 19/01/2012, S., Rv. 252029).
Pertanto, per i procedimenti – qual è quello che occupa – pendenti alla data di entrata in vigore della predetta legge, in mancanza di norme transitorie, sono applicabili i principi del tempus regit actum e soprattutto della perpetuano iurisdictionis, nel senso che le procedure di sequestro e di confisca dei mezzi eseguite prima di tale momento sono legittime ed il relativo iter va esaurito.
Il giudice di cognizione è rimasto competente, ai sensi dell’art. 186, ad emettere un provvedimento di confisca; questo deve tener conto della nuova connotazione amministrativa e della ricorrenza delle relative condizioni; ovvero dei requisiti sostanziali di natura amministrativa attualmente necessari per la sua adozione e dei presupposti che legittimano la confisca amministrativa (v. Sez. 4, n. 40523 del 04/11/2010, G., Rv. 248859 e Rv. 248858; Sez. 4, n. 45365 del 25/11/2010, P., Rv. 249071; Sez. 4, n. 170 del 24/11/2010, dep. 2011, M., Rv. 249290; Sez. 4, n. 15022 del 25/02/2011, B., Rv. 250229). Il che si traduce nella verifica della sussistenza del reato cui essa accede e della titolarità del veicolo in capo a soggetto non estraneo al reato.
Nella specie la sentenza impugnata si conforma a tali principi avendo dato espressamente atto in motivazione della sussistenza di entrambi i presupposti predetti: ossia della configurabilità dell’ipotesi delittuosa per cui tale sanzione è prevista (art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c) e della appartenenza dell’autovettura all’imputato.
Il ricorso non muove alcuna censura sul punto, ma – come detto – si limita genericamente a evocare la natura “accessoria” della detta sanzione al fine, se ben si comprende, di desumerne l’inammissibilità della sua applicazione da parte del giudice penale: tesi, come visto, destituita di fondamento, alla stregua della suaccennata consolidata ricostruzione del tessuto normativo.
9. E’ manifestamente infondato anche il quinto e ultimo motivo di ricorso, che il ricorrente dedica al trattamento sanzionatorio.
E’ al riguardo appena il caso di rammentare che, per quanto riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità sul tema, la giurisprudenza di questa Corte ammette la cd. motivazione implicita (Sez. 6, n. 36382 del 04/07/2003, D. A., Rv. 227142) o con formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” v. Sez. 6, n. 9120 del 02/07/1998, U., Rv. 211583), precisando che “la determinazione della misura della pena tra il minimo e il massimo edittale rientra nell’ampio potere discrezionale del giudice di merito, il quale assolve il suo compito anche se abbia valutato globalmente gli elementi indicati nell’art. 133 cod. pen.. Anzi, non è neppure necessaria una specifica motivazione tutte le volte in cui la scelta del giudice risulta contenuta in una fascia medio bassa rispetto alla pena edittale” (Sez. 4, n. 41702 del 20/09/2004, N., Rv. 230278).
In relazione alle esposte coordinate di riferimento è da escludersi che, nel caso in esame, la quantificazione della pena sia frutto di arbitrio o di illogico ragionamento o che comunque si esponga a censura di vizio di motivazione, avendo il giudice a quo ampiamente e specificamente motivato sul punto facendo in particolare riferimento alla gravità del reato.
10. Il ricorso va pertanto rigettato con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 13 febbraio 2014.
Autore AngeloPubblicato il 14 Aprile 2019 Categorie SentenzeLascia un commento su Cassazione Penale, sentenza numero 9700 del 27/02/2014
Cassazione Penale, sentenza numero 2374 del 20/01/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 2374 del 20 gennaio 2014
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 2374 del 20/01/2014
Circolazione Stradale – Artt. 130, 186, 186-bis, 218, 218-bis e 224-bis del Codice della Strada – Guida sotto l’influenza dell’alcool – Conducente neopatentato – Patteggiamento – Applicazione della sanzione amministrativa della sospensione della patente – Il giudice penale deve applicare la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente anche laddove il giudizio venga definito con il cd. patteggiamento.
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Autore AngeloPubblicato il 14 Aprile 2019 Categorie SentenzeLascia un commento su Cassazione Penale, sentenza numero 2374 del 20/01/2014
Cassazione Penale, sentenza numero 2373 del 20/01/2014
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 2373 del 20 gennaio 2014
Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 2373 del 20/01/2014
Circolazione Stradale – Artt. 129, 189, 218, 218-bis e 222 del Codice della Strada – Sospensione della patente di guida – Durata – La durata della sospensione della patente di guida deve essere ragguagliata alla gravità del fatto e alla pericolosità specifica nella guida dimostrata dal condannato; ne deriva, quando questa irrogata in misura lontana dal minimo, un obbligo motivazionale che faccia, ad esempio, espresso riferimento alle modalità del fatto.
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Autore AngeloPubblicato il 14 Aprile 2019 Categorie SentenzeLascia un commento su Cassazione Penale, sentenza numero 2373 del 20/01/2014
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