Source: https://www.visureitalia.com/smartfocus/permesso-di-soggiorno-per-coppie-di-fatto/
Timestamp: 2019-06-25 08:10:28+00:00
Document Index: 136092564

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 8']

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Normative Privati	di Michela Casti 02/10/2018
Anche questa settimana vogliamo analizzare un quesito che ci avete posto proprio voi scrivendo alla redazione di SmartFocus.
“Gentile Redazione, sono una donna di origine moldava, divorziata e con due figli a carico. Abito da 7 anni in Italia con il permesso di soggiorno per motivi di lavoro, adesso sono temporaneamente in disoccupazione. Convivo con un uomo italiano da due anni: ci ha accolti in casa sua, viviamo come una vera famiglia e i miei figli frequentano la scuola qui. Adesso devo rinnovare il permesso di soggiorno e vorrei chiedervi se con l’atto di convivenza di fatto posso chiedere il permesso per motivi di famiglia. Grazie mille”.
Non è la prima volta che affrontiamo l’argomento coppie di fatto. Nell’articolo dedicato alle unioni civili e convivenze di fatto abbiamo infatti analizzato le differenze relative alle dichiarazioni che vanno presentate presso il Comune di residenza.
Anche il caso di oggi riguarda le coppie di fatto, ma nello specifico un componente della coppia è un cittadino extracomunitario che soggiorna in Italia attraverso permesso, adesso in scadenza. Poiché al momento si trova in uno stato di temporanea disoccupazione e non può rinnovare il permesso per motivi di lavoro, ci chiede se può farlo per motivi familiari in quanto convive da anni con un italiano.
Ci siamo quindi informati su quanto ha previsto la legge per questa particolare situazione e una recente Sentenza del Consiglio di Stato (Sent. 31 ottobre 2017, n. 5040) ha stabilito che lo straniero extracomunitario può ottenere il permesso di soggiorno anche dimostrando la convivenza con un cittadino italiano.
Le unioni civili e le coppie di fatto sono disciplinate dalla Legge Cirinnà n. 76/2016. Per coppia di fatto si intende una coppia di conviventi maggiorenni, sia di sesso diverso che dello stesso sesso:
unita stabilmente da legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale;
non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile;
coabitanti ed aventi dimora nello stesso Comune con convivenza stabile.
Per l’accertamento della stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione di residenza fatta in base al regolamento anagrafico (art. 4 e art. 13, c. 1, lett. b) del DPR n.223/1989).
Permesso di soggiorno per coppie di fatto: spetta al convivente straniero per motivi familiari?
La Legge 76/2016 non prevede esplicitamente la possibilità di rilascio del permesso di soggiorno per il convivente di fatto, a differenza invece delle unioni civili che sono equiparate al matrimonio.
Tale legge, nonostante tutto, ha dato finalmente un preciso riconoscimento normativo alle coppie di fatto. Ma non solo, ha reso più facile anche l’applicazione dell’art. 3, c. 2, lettera b, del D.lgs n. 30/2007. Quest’ultimo stabilisce che gli stati dell’Unione Europea devono agevolare l’ingresso e il soggiorno del partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata con documentazione ufficiale dallo Stato del cittadino dell’Unione.
La Sent. n.5040/2017 estende l’art. 3, c. 2, lett. b), del D.lgs n. 30/2007 anche ai fini del riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell’art. 30, c. 1, lett. b), del D.lgs 286/1998.
La sentenza n. 5040/2017 sul permesso di soggiorno per coppie di fatto
Sebbene il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell’art. 30, c. 1, lett. b), del D.Lgs. n. 286/1998 sia stato introdotto per regolare i rapporti sorti da unioni matrimoniali, è possibile applicarlo, in base ad una interpretazione analogica imposta dall’art. 3, c. 2, Cost., anche “al partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata con documentazione ufficiale” secondo la formula prevista, seppure in riferimento al diritto di soggiorno di un cittadino di uno Stato membro UE dei suoi familiari in un altro Stato membro, l’art. 3, c. 2, lett. b), del D.lgs n. 30/2007». È questa la posizione assunta dalla Cassazione con la n. 5040 del 31 ottobre 2017.
La Signora C.M.D.S. impugna innanzi al T.A.R., il decreto emesso nei suoi confronti dalla Questura che ha respinto la domanda volta ad ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato a cagione della mancanza di un reddito minimo idoneo al suo sostentamento sul territorio nazionale. L’appellante ne richiede l’annullamento e contesta la mancata analisi della sua situazione di stabile convivenza con un cittadino italiano, formalmente suo datore di lavoro, che provvedeva al suo sostentamento.
Il Tribunale respinge il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese di lite nei confronti dell’Amministrazione. Avverso tale sentenza propone ricorso per Cassazione l’interessata e ne richiede, previa sospensione, la riforma, con il conseguente annullamento del decreto contestato in primo grado.
La ricorrente ottiene, con l’ordinanza n. 2773 del 28 giugno 2017, prima di tutto la sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata, in considerazione del grave pregiudizio che avrebbe potuto subire per la prevedibile espulsione nelle more del giudizio. Ma non solo, ottiene innanzi al Consiglio di Stato una pronuncia a lei favorevole.
Sebbene l’appellante avesse ammesso di aver messo in piedi formalmente una assunzione e un rapporto di collaborazione domestica, in quanto questo era l’unico modo per ottenere un permesso di soggiorno, la Sezione sottolinea come la ricorrente avesse già allegato e dimostrato di essere partner convivente di un cittadino italiano e di coabitare con lui e con i due figli avuti da una precedente unione.
La Cassazione, pertanto, nonostante la natura fittizia del rapporto di lavoro e di fronte di un rapporto di convivenza evidente e dichiarato, sostiene che la Questura avrebbe dovuto
valutare, ai sensi dell’art. 5, c. 9, del D.Lgs. n. 286 del 1998, il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell’art. 30, c. 1, lett. b), del D.Lgs. n. 286 del
1998. Tale disposizione, infatti, seppure introdotta per regolare i rapporti sorti da unioni matrimoniali, non può non applicarsi, in base ad una interpretazione analogica imposta dall‘art. 3, c.
2, Cost., se sussiste un rapporto di convivenza evidente e dichiarato tra il cittadino dell’Unione e il cittadino extracomunitario con cui abbia relazione stabile e debitamente attestata con documentazione ufficiale.
Al convivente straniero di cittadino italiano, purché ne ricorrano le condizioni, formali e sostanziali, ora previste dalla stessa Legge n. 76/2016 (e, in particolare, dall’art. 1, cc. 36 e 37), si possono dunque applicare gli istituti previsti dalla legislazione in materia di immigrazione per le unioni matrimoniali. Appare quindi forse questo il riferimento giurisprudenziale più importante che si può far valere nel caso specifico esposto dalla signora.
La Corte aggiunge inoltre che l’interpretazione risponde “ad un fondamentale principio di eguaglianza sostanziale, ormai consacrato, a livello di legislazione interna” proprio dalla legge Cirinnà che regolamenta le coppie di fatto, ma anche “alle indicazioni provenienti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo che, anche in questa materia, si è premurata di chiarire che la nozione di vita privata e familiare, contenuta nell’art. 8, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo includa, ormai, non solo le relazioni consacrate dal matrimonio, ma anche le unioni di fatto nonché, in generale, i legami esistenti tra i componenti del gruppo designato come famiglia naturale“.
Fonte: Sentenza del Consiglio di Stato del 31 ottobre 2017, n. 5040
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