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Timestamp: 2014-08-02 08:34:50+00:00
Document Index: 113009210

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 54', 'art. 4', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1223', 'sentenza ']

Evoluzione giurisprudenziale sul concepito - Spia al Diritto
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11/2013 - EVOLUZIONE GIURISPRUDENZIALE SUL CONCEPITO
di ALESSANDRO DE SANTIS, DOTTORE IN GIURISPRUDENZA Categoria: Diritto Civile
1) Cass. civ., Sez. III, 29 luglio 2004, n. 14488
Massima: L'ordinamento positivo tutela il concepito e l'evoluzione della gravidanza esclusivamente verso la nascita, e non anche verso la "non nascita", essendo pertanto (al più) configurabile un "diritto a nascere" e a "nascere sani", suscettibile di essere inteso esclusivamente nella sua positiva accezione: sotto il profilo privatistico della responsabilità contrattuale o extracontrattuale o da "contatto sociale", nel senso che nessuno può procurare al nascituro lesioni o malattie (con comportamento omissivo o commissivo colposo o doloso); sotto il profilo - latamente - pubblicistico, nel senso che debbono venire ad essere predisposti tutti gli istituti normativi e tutte le strutture di tutela cura e assistenza della maternità idonei a garantire (nell'ambito delle umane possibilità) al concepito di nascere sano. Non è invece in capo a quest'ultimo configurabile un "diritto a non nascere" o a "non nascere se non sano", come si desume dal combinato disposto di cui agli art. 4 e 6 della legge n. 194 del 1978. E, come emerge ulteriormente, dalla considerazione che il diritto di "non nascere" sarebbe un diritto adespota, sicché il cosiddetto diritto di "non nascere" non avrebbe alcun titolare appunto fino al momento della nascita, in costanza della quale proprio esso risulterebbe peraltro non esistere più. Ne consegue che è pertanto da escludersi la configurabilità e l'ammissibilità nell'ordinamento del c.d. aborto "eugenetico", prescindente dal pericolo derivante dalle malformazioni fetali alla salute della madre, atteso che l'interruzione della gravidanza al di fuori delle ipotesi di cui agli art. 4 e 6 legge n. 194 del 1978 (accertate nei termini di cui agli art. 5 ed 8), oltre a risultare in ogni caso in contrasto con i principi di solidarietà di cui all'art. 2 cost. e di indisponibilità del proprio corpo ex art. 5 c.c., costituisce reato anche a carico della stessa gestante (art. 19 legge n. 194 del 1978). Ne consegue ulteriormente che, verificatasi la nascita, non può dal minore essere fatto valere come proprio danno da inadempimento contrattuale l'essere egli affetto da malformazioni congenite per non essere stata la madre, per difetto d'informazione, messa nella condizione di tutelare il di lei diritto alla salute facendo ricorso all'aborto ovvero di altrimenti avvalersi della peculiare e tipicizzata forma di scriminante dello stato di necessità (assimilabile, quanto alla sua natura, a quella prevista dall'art. 54 c.p.) prevista dall'art. 4 legge n. 194 del 1978. 2) Cass. civ., Sez. III, 11 maggio 2009, n. 10741
3) Cass. civ., Sez. III, 3 maggio 2011, n. 9700
Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi durante la gestazione per fatto illecito di un terzo, ha diritto nei confronti del responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati.
Una volta accertata l'esistenza di un rapporto di causalità tra un comportamento colposo, anche se anteriore alla nascita, ed il danno che sia derivato al soggetto che con la nascita abbia acquistato la personalità giuridica, sorge e dev'essere riconosciuto in capo a quest'ultimo il diritto al risarcimento.
Per attribuire il diritto al risarcimento del danno non è necessario il riconoscimento di soggettività giuridica al concepito non potendo, d'altro canto, quella soggettività evincersi dal fatto che il feto è fatto oggetto di protezione da parte dell'ordinamento.
Il diritto di credito è infatti vantato dalla figlia in quanto nata orfana del padre, come tale destinata a vivere senza la figura paterna. La circostanza che il padre fosse deceduto prima della sua nascita per fatto imputabile a responsabilità di un terzo significa solo che condotta ed evento materiale costituenti l'illecito si erano già verificati prima che ella nascesse, non anche che prima di nascere potesse avere acquistato il diritto di credito al risarcimento.
4 Cass. civ. Sez. III, 2 ottobre 2012, n. 16754
Sussiste nei confronti dei genitori e dei fratelli e sorelle del neonato la responsabilità sanitaria del medico che, richiesto di un accertamento diagnostico circa le eventuali malformazioni genetiche del feto, così da poter la gestante interrompere la gravidanza, ometta di fornire una completa informazione in ordine a tutte le possibili indagini esperibili e circa l’alta percentuale di “false negatività” dell’esame prescelto (cd. “Tritest”).
È risarcibile il danno da nascita malformata lamentato iure proprio dal neonato, allorché l’errore colpevole del medico non abbia evitato, od abbia concorso a non evitare, l’evento, diritto fondato sugli art. 2, 3, 29, 30 e 32 Cost. e che consiste nella condizione diversamente abile e nel maggior disagio esistenziale, che il risarcimento concorre a lenire. Ricognizione:
Epocale pronuncia della Corte di cassazione che, per la prima volta, afferma la responsabilità risarcitoria del medico, per la mera omissione nell’ esecuzione delle indagini sanitarie, nei confronti del bambino nato malformato, oltre che dei genitori e della sorella di questo.
La Suprema Corte già in passato aveva riconosciuto al nascituro il diritto al risarcimento dei danni per la sua malformazione, sotto il profilo della violazione del diritto alla salute, ma in riferimento alla sola ipotesi in cui la malformazione non fosse congenita, ma provocata colposamente dal medico. Con la sentenza in epigrafe, invece, si riconosce la tutela risarcitoria anche al soggetto nato con una malformazione congenita incurabile (sindrome di Down), a fronte della mera omissione della diagnosi da parte del medico (che non ha consentito alla madre di abortire), per il fatto di dover successivamente vivere una “wrongful life”, intesa quale situazione esistenziale negativa che merita di essere vissuta meno disagevolmente.
Dunque, confermando l’ impostazione già seguita nel 2011, gli ermellini precisano che il risarcimento del danno prescinde dal riconoscimento in capo al concepito della soggettività giuridica, risultando dovuto per il sol fatto che esso nasce con un diritto compresso (il diritto a vivere un’ esistenza normale), prospettandosi una lesione degli artt. 2, 3, 32, 41 e 42 Cost. Il concepito si configura quale soggetto “giuridicamente non qualificato” (parallelismo con l’ inesistenza o con la nullità dell’ atto giuridico).
I giudici di Piazza Cavour proseguono puntualizzando che l’ omissione del medico può considerarsi causalmente collegata al danno subito dal concepito sulla scorta di un’ interpretazione estensiva dell’ art. 1223 c. c., ispirata a criteri di regolarità causale. Pertanto, in ottemperanza ai parametri dettati dalla sentenza Franzese può dirsi, sulla scorta di un giudizio prognostico, che, laddove non vi fosse stata l’ omissione del sanitario, il danno al concepito non si sarebbe verificato. Tuttavia, perché tale affermazione risulti valida, la madre dovrà provare che, laddove correttamente informata circa la malformazione del figlio, avrebbe abortito. Tuttavia, in presenza di malformazioni, la volontà di abortire si presume, ma deve essere corroborata da ulteriori elementi precisi e concordanti, relativi al caso concreto.
E ancora, precisa il Supremo Collegio, la richiesta risarcitoria può essere avanzata soltanto nei confronti del sanitario e non nei confronti della madre, anche quando, informata della malformazione, abbia deciso di portare a termine la gravidanza, altrimenti si determinerebbe una vulnerazione del suo “diritto alla procreazione”.
Di particolare rilievo risulta altresì il riconoscimento della tutela risarcitoria nei confronti dei fratelli del nascituro, che rientrano a pieno titolo nei soggetti protetti dal rapporto intercorrente tra il medico e la gestante, analogamente al padre; in tal modo, si elimina una evidente disparità con il danno parentale da morte, atteso che anche gli stretti congiunti del malformato sono destinati a vivere un’ esistenza meno facile e meno serena, dovendosi dedicare alla cura dello stesso e potendo ricevere meno attenzioni dai genitori.
Infine, pare importante anche la specificazione, operata dalla giurisprudenza di legittimità, della natura del risarcimento dovuto al padre, che si configura quale risarcimento “ex contractu”; dunque, il padre viene risarcito non in quanto vittima “di rimbalzo”, bensì in quanto soggetto nei cui confronti il contratto tra ginecologo e gestante spiega effetti protettivi.
COD. ISSN:
2281- 6402
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