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Timestamp: 2020-02-24 11:35:44+00:00
Document Index: 94633940

Matched Legal Cases: ['art. 107', 'art. 104', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 108', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 105', 'art. 107', 'art. 104', 'art. 97', 'art. 25', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 2', 'art. 107', 'art. 105', 'art. 105', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 107']

Ordinamento giudiziario - Pagina 6
9. Dalla costruzione gerarchica della magistratura alla delimitazione delle sfere di attribuzione. La garanzia dell'inamovibilità e il principio di legalità disciplinare
Ulteriore presidio all'indipendenza del giudice è costituito dal carattere dell'inamovibilità, posto dall'art. 107 Cost.
Si tratta di un attributo avente radici nel periodo statutario.
Addirittura, la ratio originaria dell'istituto rifletteva un collegamento con la venalità delle cariche giudiziarie in Francia, servendo l'inamovibilità ad attestare i diritti di proprietà acquistati dal compratore, concernenti il grado, la sede e perfino la facoltà di trasmissione della carica di magistrato).
Si trattava, pertanto, di un obiettivo del tutto difforme rispetto a quello perseguito nell'attuale ordinamento giurisdizionale, a garanzia dell'indipendenza del giudice (art. 104 Cost.), sì da realizzare l'esercizio della giurisdizione in termini di imparzialità.
a) Ai sensi del primo comma dell'art. 107 Cost., «i magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso».
La circostanza che dall'art. 107 Cost. si evinca una riserva di legge in combinato disposto con l'art. 108, co. 1 Cost. ed, in particolare, il divieto di comminare sanzioni ai giudici al di fuori dei motivi previsti dalla legge sull'ordinamento giudiziario, costituisce la conferma che i Costituenti abbiano considerato la materia dei doveri e della responsabilità disciplinare di una rilevanza politica tale da interessare l'istituzione generale (il Parlamento), trascendendo gli interessi di categoria e finanche le competenze del c.d. organo di autogoverno.
Ma vi è di più. La riserva di legge di cui all'art. 107 Cost. serve anche a porre i magistrati sotto l'impero della legge, sottraendoli, in tal modo, all'arbitrio dei soggetti chiamati ad esercitare il potere disciplinare: l'affermazione di un siffatto principio di legalità disciplinare vale a configurare una disciplina coerente con le specificità dell'ordine giudiziario e, quindi, sottratta, per quanto possibile, a schemi gerarchici, diversamente dalle altre amministrazioni pubbliche.
Da tale disposizione e, più in generale, dalla quantità di riserve di legge che costellano il titolo IV della seconda parte della Costituzione emerge un certo riequilibrio dell'autonomia della magistratura in relazione alla potestà disciplinare ed una visione del CSM quale organo politicamente neutrale e non autoreferenziale.
Nel quadro dell'art. 107 Cost., l'inamovibilità è da intendersi in senso ampio; non soltanto, cioè, sotto l'aspetto topografico, ma anche sotto l'aspetto funzionale.
Strumentale alla garanzia dell'indipendenza è anche la soggezione al parere deliberativo del CSM, conforme alle norme della legge sull'ordinamento giudiziario, di ogni provvedimento di dispensa o sospensione dal servizio o trasferimento di sede o di funzione (art. 107, co. 1 Cost.).
Tale soggezione è da interpretarsi quale sottrazione di delicate competenze dalla sfera del Ministro (dispensa, sospensione, trasferimento), in un'ottica di rafforzamento dell'indipendenza dei magistrati (in collegamento con le funzioni enunciate dall'art. 105 Cost.).
Proprio la natura tecnico-strumentale dell'attributo dell'inamovibilità consente di evidenziarne il carattere derogabile, entro i limiti previsti dall'art. 107 Cost., a differenza degli attributi dell'autonomia e dell'indipendenza di cui all'art. 104 Cost.
In generale, si può affermare che l'inamovibilità consista sì in un rafforzamento dell'indipendenza del magistrato, ma in funzione del buon andamento dell'amministrazione della giustizia (cfr. art. 97 Cost.) e non in forza di un privilegio personale.
L'inamovibilità si rivela, peraltro, strumentale anche all'esigenza di dare concreta attuazione al principio del giudice naturale di cui all'art. 25 Cost., benché quest'ultimo sia da intendersi in riferimento all'ufficio giudiziario e non anche alla persona del magistrato.
Il concetto di inamovibilità ai sensi dell'art. 107 Cost. fa riferimento alla sede e alla funzione del giudice. Queste ultime vanno intese in senso stretto, ovviamente nei limiti di quanto previsto dal legislatore ordinario cui rinvia la disposizione costituzionale.
b) La decisione del Consiglio in tali materie deve essere adottata o con il consenso del magistrato ovvero, esclusivamente, per i motivi previsti dalla legge sull'ordinamento giudiziario, con le garanzie di difesa stabilite nella stessa legge (art. 107, co. 1 Cost.).
Tali garanzie sono da intendersi in un'accezione variabile a seconda della natura (disciplinare o amministrativa) del provvedimento adottato, potendo le ipotesi di sospensione riferirsi, ad esempio, anche a vicende estranee all'ambito disciplinare (ossia, per fatto incolpevole, come l'incompatibilità ambientale e funzionale, cfr. art. 2 r.d. n. 511/1946).
È evidente che, nel caso di provvedimento disciplinare stricto sensu, rivestendo, come osservato, il relativo procedimento una natura (para)giurisdizionale, le garanzie di difesa dovranno essere più ampie, sostanziandosi, ad esempio, nella possibilità di farsi assistere da un difensore.
Naturalmente, le garanzie di difesa in sede amministrativa sono suscettibili di espandersi, allorché il provvedimento di dispensa o di sospensione, adottato per ragioni diverse da quelle disciplinari (è il caso della dispensa per inidoneità fisica), venga impugnato innanzi al giudice amministrativo7.
Nel dibattito costituente, si discusse circa l'opportunità di munire i magistrati anche della garanzia dell'immunità, ma l'orientamento prevalente fu nel senso di non consacrare in sede costituzionale un principio del genere.
L'art. 107 Cost. va coordinato con l'art. 105 Cost. in relazione al tema dei trasferimenti dei magistrati. In particolare, le competenze di cui all'art. 105 Cost. sono da intendersi quale fisiologica determinazione dei movimenti all'interno della magistratura, mentre l'ambito di applicazione dell'art. 107 Cost. concerne la patologia del sistema (dispensa, sospensione). Per tale motivo, considerata la maggiore gravità delle ipotesi contemplate dall'art. 107 Cost., i Costituenti hanno prescritto in modo univoco e tassativo che nella materia de qua il CSM possa operare legittimamente entro i limiti rigorosamente fissati dal legislatore ordinario.
Tale riserva di legge vale ad affermare l'indipendenza del magistrato non solo nei confronti di qualunque altro soggetto diverso dal CSM (c.d. indipendenza esterna), ma anche nei confronti di quest'ultimo (c.d. indipendenza interna).
c) Il secondo comma dell'art. 107 Cost. pone, invece, la facoltà per il Ministro della giustizia di promuovere l'azione disciplinare. Tale previsione costituisce un elemento di raccordo tra potere giurisdizionale ed esecutivo, lungi dal tradursi in un'ingerenza del secondo sul primo, trattandosi semplicemente della facoltà di promuovere l'azione e non già del potere di infliggere sanzioni, attribuito, invece, al CSM.
Il fondamento di tale attribuzione risiede nella circostanza che al Ministro competa la responsabilità relativa all'organizzazione ed al funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.
Allo stato attuale, la latitudine dei poteri del Ministro non è certo quella esistente nel periodo precostituzionale; tuttavia, la disposizione richiamata va considerata alla stregua di una legittima forma di controllo sul corretto esercizio della funzione giurisdizionale, nell'ottica della generale esigenza, avvertita dal Costituente, di prevedere strumenti di raccordo tra il potere giudiziario e gli altri poteri dello Stato.