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Timestamp: 2017-12-14 09:56:06+00:00
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Sanatoria 2012 – Silenzio inadempimento sulla domanda | Studio Legale Avv. Michele Spadaro - Il Blog
michelespadaro / 3 marzo 2015
TAR Marche, sezione prima, sent. n. 736/2014 del 24/07/2014
L’art. 2 della L. n. 241/1990 (più volte modificato sul punto) contiene fra le altre cose la disciplina applicabile per i casi in cui le singole amministrazioni non abbiano provveduto a stabilire per via regolamentare i termini per la conclusione dei procedimenti di rispettiva competenza. Tale disciplina, come è noto, consiste nell’applicare in questi casi il termine residuale di 30 giorni. Non risponde pertanto al vero che nella specie manca una disciplina positiva applicabile (per il resto si rimanda alla motivazione della sentenza n. 464/2013);
sul ricorso numero di registro generale 325 del 2014, proposto da:
Manjur Alam, rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Lufrano, con domicilio eletto presso la Segreteria T.A.R. Marche, in Ancona, via della Loggia, 24;
U.T.G. – Prefettura di Ancona, Questura di Ancona, Ministero dell’Interno, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliati presso la sede della stessa, in Ancona, piazza Cavour, 29;
dell’illegittimità del silenzio-rifiuto a seguito della istanza di emersione da lavoro irregolare ex art.5 del D.Lgs. n. 109/2012.
Visti gli atti di costituzione in giudizio di U.T.G. – Prefettura di Ancona e di Questura di Ancona e di Ministero dell’Interno;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 24 luglio 2014 il dott. Tommaso Capitanio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Il ricorrente, cittadino bengalese irregolarmente soggiornante in Italia, era stato destinatario di domanda di “emersione” ai sensi del D.Lgs. n. 109/2012, presentata dal sig. Patrizio Piombetti in data 13/10/2012.
Come emerge dal rapporto informativo depositato in giudizio dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato in data 11/6/2014, il S.U.I. di Ancona adottava un preavviso di rigetto, sul presupposto che il datore di lavoro non aveva presentato alcuna denuncia dei redditi dal 2009 e quindi non risultava in possesso dei requisiti per accedere alla procedura di emersione. A seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 76/2013 il ricorrente, per il tramite di due legali di fiducia, rivolgeva alla Prefettura di Ancona tre istanze di rilascio del permesso di soggiorno ai sensi del comma 11-bis dell’art. 5 del D.Lgs. n. 109/2012. La Prefettura rendeva noto di essere in attesa del rilascio del nulla-osta da parte della locale Questura, ma da quel momento il ricorrente non aveva più notizie circa l’esito dell’istanza. In data 10/4/2014 il rapporto di lavoro oggetto della domanda cessava.
2. Essendo decorso a suo avviso il termine di legge per la conclusione del procedimento, il sig. Alam adisce il Tribunale con ricorso avverso il silenzio della P.A., in cui evidenzia che:
3. Si sono costituiti il Ministero dell’Interno, la Prefettura di Ancona e la Questura di Ancona, evidenziando che:
– l’originario procedimento di emersione si è concluso con il rigetto della domanda, in quanto il datore di lavoro non aveva comprovato il possesso dei requisiti di legge per accedere alla c.d. sanatoria di cui al D.Lgs. n. 109/2012;
– il procedimento è stato riaperto a seguito dell’istanza del sig. Alam, il quale sarà convocato presso il S.U.I. non appena la Questura avrà rilasciato il nulla-osta di competenza;
– con la sentenza n. 891/2014 la Sez. III del Consiglio di Stato ha statuito che al procedimento di emersione ex D.Lgs. n. 109/2012 non si applicano né le disposizioni del T.U. n. 286/1998 né la disciplina generale di cui all’art. 2 della L. n. 241/1990.
4. Il ricorso va accolto, per le ragioni indicate dal Tribunale nelle sentenze 19/6/2013, n. 464 e 22/5/2014, n. 542, relative a fattispecie assolutamente identiche (le quali sentenze sono peraltro conformi a numerose altre pronunce adottate da questo Tribunali su analoghi ricorsi).
In particolare, nella sentenza n. 542/2014 il Tribunale ha spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto di non condividere la citata sentenza della Sez. III del Consiglio di Stato 25/2/2014, n. 891, ragioni che in questa sede si intende ribadire.
5. Il Consiglio di Stato, riformando proprio la sentenza del TAR Marche n. 464/2013, ha osservato che:
6. Questo Tribunale nella recentissima sentenza n. 542/2014, si è discostato dalle conclusioni del giudice di secondo grado, evidenziando che:
“….- non è seriamente revocabile in dubbio il fatto che nel nostro ordinamento non può esistere un procedimento amministrativo ad istanza di parte che non abbia un termine certo per la sua conclusione. Se qualche dubbio poteva esistere al riguardo prima dell’agosto 1990, non c’è dubbio che dopo l’entrata in vigore della legge generale sul procedimento amministrativo lo scenario è completamente mutato;
– va infine aggiunto che, in un’opera di necessaria composizione dei contrapposti interessi ed anche al fine di non esporre le Prefetture alle conseguenze di una dimenticanza del legislatore secondario, questo Tribunale ha avuto anche modo di affermare che, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 76/2013, è onere del lavoratore al quale si riferisce la domanda di emersione riattivare il procedimento di rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione nei casi in cui il procedimento di emersione si sia concluso con un rigetto per motivi imputabili esclusivamente al datore di lavoro (art. 5, comma 11-bis, D.Lgs. n. 109/2012). In questo senso si è ritenuto infondato un ricorso avverso il silenzio proposto prima del decorso del termine di 30 giorni dalla presentazione dell’istanza di riattivazione del procedimento (TAR Marche, sentenza n. 190/2014)….”.
7. Le predette considerazioni si attagliano perfettamente al caso di specie, visto che il procedimento è stato riaperto dal S.U.I. ai sensi della novella di cui al D.L. n. 76/2013 e che il ricorrente ha comunque diffidato l’amministrazione a concludere il procedimento. Né è emersa la sussistenza di elementi ostativi al rilascio del titolo di soggiorno, dei quali la Questura avrebbe certamente avuto immediata contezza consultando i propri archivi.
8. Il ricorso va dunque accolto, limitatamente alla condanna dell’amministrazione a concludere il procedimento con un atto espresso entro 60 giorni dalla notifica o dalla comunicazione della presente sentenza. Il termine per adempiere va infatti ragguagliato a quello attualmente previsto dall’art. 5, comma 9, del T.U. n. 286/1998, come modificato dal D.Lgs. n. 40/2014.
La domanda di accertamento della fondatezza della pretesa sottostante non può invece trovare accoglimento, perché nel procedimento in questione l’amministrazione spende un potere discrezionale (e ciò anche a seguito della nota sentenza n. 172/2012 della Corte Costituzionale).
Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) lo accoglie nei limiti di cui in motivazione e compensa fra le parti le spese di giudizio.
3 marzo 2015 in Sentenze. Tag:inadempimento, permesso di soggiorno, prefettura, regolarizzazione, sanatoria
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