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Timestamp: 2018-07-20 03:10:51+00:00
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Esecuzione forzata - espropriazione immobiliare - caducazione del titolo esecutivo - creditori intervenuti - prosecuzione dell'azione esecutiva – esclusione - Corte di cassazione civile - sentenza n. 3531/09 del 13/02/2009
Esecuzione forzata - espropriazione immobiliare - caducazione del titolo esecutivo - creditori intervenuti - prosecuzione dell'azione esecutiva – esclusione
sentenza 3531/09 del 13/02/2009
Sentenza n. 3531 del 13 febbraio 2009
(Sezione Terza Civile, Presidente P. Vittoria, Relatore G. Travaglino)
Tizio propone opposizione ad una esecuzione immobiliare, avente ad oggetto un fabbricato di sua proprietà e promossa nei suoi confronti da Caio in forza di decreto ingiuntivo.
Nella procedura esecutiva avevano frattanto spiegato intervento numerosi creditori, alcuni dei quali muniti di titolo esecutivo.
La Corte d’Appello, chiamata a decidere sul giudizio di opposizione, revoca il decreto ingiuntivo.
In conseguenza di tale revoca Tizio formulò al Giudice dell’esecuzione istanza di estinzione della procedura, sul presupposto che la caducazione del titolo esecutivo del creditore originariamente procedente avesse determinato la speculare caducazione del pignoramento e di tutti i successivi atti esecutivi; tale istanza venne tuttavia rigettata e o stesso G.E. dispose la vendita dell’immobile, aggiudicandolo a Sempronio.
Tizio così chiese che il G.E. dichiarasse la nullità di tutta l’attività esecutiva posta in essere a seguito della revoca del decreto ingiuntivo posto dal creditore procedente a fondamento del pignoramento, avendo tale revoca determinato con efficacia ex tunc la irredimibile caducazione del decreto stesso e la conseguente inefficacia di tutti gli atti esecutivi successivi.
I creditori opposti, di contro, chiesero il rigetto dell’opposizione, sostenendo che la caducazione del titolo originario non potesse in alcun modo pregiudicare le posizioni degli intervenuti in forza di automoni titoli muniti di efficacia esecutiva.
Con la sentenza in esame la Corte di Cassazione è chiamata a rispondere al seguente quesito di diritto:
la revoca in corso di esecuzione del titolo esecutivo azionato dal creditore procedente per promuovere la procedura espropriativa impedisce o meno la legittima prosecuzione della stessa procedura da parte dei creditori muniti pure di titolo esecutivo, intervenuti anteriormente a tale revoca?
Sono da ritenersi validi ed efficaci gli atti provocati dai creditori intervenuti in seguito alla caducazione del titolo esecutivo?
Il codice di procedura civile consente ai creditori muniti di titolo esecutivo, che abbiano intenzione di instaurare una procedura esecutiva in danno di un debitore, nei confronti del quale è già pendente una espropriazione forzata, di scegliere se:
1. intervenire nel processo già instaurato a seguito di iniziativa di altro creditore procedente
2. eseguire un altro pignoramento del medesimo bene. Tale pignoramento sarà autonomo, avrà un effetto indipendente da quello che lo ha preceduto (art. 493 commi 2 e 3 cpc) e nel contempo avrà l’effetto di un intervento nel processo iniziato con il primo pignoramento (tempestivo o tardivo a seconda del tempo della sua esecuzione rispetto allo stadio in cui è pervenuto il processo di esecuzione).
Il pignoramento successivo viene così ad assumere un effetto di prenotazione nei confronti del primo pignoramento; tutti i creditori muniti di titolo esecutivo potranno provocare i singoli atti dell’espropriazione a cui partecipano e solo la rinuncia di ciascuno di essi potrebbe legittimare l’estinzione del processo esecutivo ex art. 629 cpc
Il quesito a cui la S.C. è chiamata a rispondere, pertanto, è se la facoltà riconosciuta ai creditori intervenuti di provocare gli atti dell’espropriazione a cui partecipano debba intendersi nel solo senso che il titolo esecutivo consente all’intervenuto di sopperire anche all’eventuale inerzia del creditore procedente onde far proseguire il processo (compiendo in sua vece gli ulteriori atti di impulso processuale necessari ad impedirne l’estinzione), ovvero nel senso che una volta iniziato il processo in base ad un titolo esecutivo esistente al momento in cui si è realizzato l’intervento in base ad altro titolo, il processo stesso possa legittimamente proseguire a prescindere dalle sorti del titolo originario.
Si ritiene preferibile la prima delle due opinioni, e ciò in forza di una interpretazione logico – sistematica delle disposizioni dettate in tema di intervento e di pignoramento successivo.
In particolare, viene affermato che non risponde ad alcuna logica ravvisare una equivalenza tout court tra titoli esecutivi in seno al medesimo processo, i cui effetti sopravviverebbero a prescindere dalle sorti dell’originario titolo esecutivo che vi dette vita.
Non avrebbe difatti alcun senso la fattispecie codicisticamente prevista del pignoramento successivo allorchè si aderisse alla tesi che il creditore munito di titolo sia comunque posto al riparo da qualsiasi conseguenza pregiudizievole per il solo fatto dell’intervento; per converso, le norme sul pignoramento successivo indicano non soltanto una ovvia esigenza processuale di accorpamento in un unico processo delle varie pretese creditorie, ma ne disciplinano proprio uno specifico effetto cautelare, che si affianca e si aggiunge a quello tipico del semplice intervento titolato.
Si fa tuttavia osservare che l’accoglimento della seconda delle due tesi consentirebbe agli interventori titolati di proseguire l’azione esecutiva nel medesimo processo sebbene il titolo esecutivo del creditore procedente sia venuto meno (il che garantirebbe una più celere ed economica celebrazione del giudizio).
Ma tale tesi, in effetti, si pone in contrasto con la lettera dell’art. 493 cpc che, predicando un evidente principio di autonomia dei singoli pignoramenti (ogni pignoramento ha effetto indipendente anche se unito ad altri in un unico processo) conduce alla speculare conclusione che il pignoramento iniziale del creditore procedente, se non integrato da pignoramenti successivi, travolge ogni intervento titolato o meno nell’ipotesi di sua successiva caducazione.
Inoltre, proprio l’esistenza di una norma derogatoria a tale principio, ossia l’art. 629 cpc (che, ai fini della estinzione del processo esecutivo, richiede la rinuncia sia del procedente che degli interventori muniti di titolo, facendo così per converso salvi gli interventi titolati rispetto alla caducazione per rinuncia del pignoramento riferibile al procedente), conferma che al di fuori di tale eccezionale ipotesi normativa, la prosecuzione dell’azione esecutiva ad opera degli interventori muniti di titolo postula necessariamente la permanenza attuale di una valida procedura esecutiva, il che non può configurarsi nell’ipotesi di caducazione del titolo originario.
Ad ulteriore conferma di tale tesi si afferma che l’intervento di fatto non è altro che manifestazione di volontà collaterale e accessoria, da parte del creditore, di partecipare ad un processo che altri ha legittimamente fondato su un proprio titolo esecutivo e legittimamente iniziato con l’atto inaugurale di quel processo, ovverossia il pignoramento.
Pertanto, la scelta tra intervento e pignoramento successivo è una scelta di rischio, la quale non potrà non tener conto della possibile futura caducazione del titolo del creditore procedente.
Altro problema preso in esame dalla sentenza che si annota è quello relativo agli effetti che la revoca del titolo azionato in via esecutiva dal creditore procedente può avere nei confronti dell’acquirente il bene pignorato, in particolare allorquando, anteriormente alla predetta revoca, nella medesima procedura è stato spiegato intervento da parte di altri creditori muniti di titolo esecutivo che hanno concorso a provocare gli atti espropriativi.
A tale problema risulta connesso anche quello di una corretta interpretazione ed applicazione dell’art. 2929 cod. civ. il quale, espressione del più generale principio di tutela dell’affidamento incolpevole, consente di risolvere in favore dell’acquirente il conflitto tra questi ed il debitore espropriato in assenza del diritto a procedere ad espropriazione forzata.
Ora, secondo la S.C. la norma di cui all’art. 2929 c.c., ai sensi della quale la nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita o l’assegnazione non ha effetto riguardo all’acquirente o all’assegnatario (salvo il caso di collusione con il creditore procedente), pone un problema interpretativo di non poco conto, risultando la stessa in astratto riferibile ai vizi degli atti tout court rilevabili in seno al processo esecutivo, con la conseguenza che se il processo ha superato una delle sue fasi critiche (quella dell’autorizzazione alla vendita) senza che siano state sollevate contestazioni, non sarebbe più consentito opporre all’acquirente, estraneo a tutta la pregressa fase processuale, i vizi dei singoli atti che abbiano preceduto la vendita.
La prevalente interpretazione che la giurisprudenza della S.C. ha adottato è nel senso che la norma non disciplini anche le vicende del processo in cui si tratti di opporre all’aggiudicatario la mancanza totu court del diritto stesso di agire in .executivis
Si ritiene così che l’art. 2929 c.c. tuteli senza riserve l’acquirente tutte le volte che le questioni relative all’accertamento delle ragioni dell’esecutato siano dedotte nel processo in una fase successiva all’aggiudicazione.
Per le fasi precedenti invece, la regula iuris in esame si riferisce ai vizi formali del procedimento esecutivo che abbia condotto alla vendita o alla assegnazione, mentre non trova applicazione tutte le volte in cui riguardi proprio questi ultimi due atti, di talchè l’eventuale estinzione del procedimento esecutivo e la perdita di efficacia del pignoramento possono essere fatte valere nei confronti dell’aggiudicatario, attenendo all’an della procedura esecutiva e non al quomodo (in senso apertamente contrario Cass. 1 agosto 1991 n. 8471, secondo cui per effetto del principio di tutela dell’affidamento incolpevole, di cui l’art. 2929 c.c. costituisce una applicazione particolare, anche l’accertamento della inesistenza del titolo esecutivo in base a cui si sia proceduto all’esecuzione forzata ed alla vendita forzata del bene dell’esecutato, non pregiudica il terzo il quale se ne sia reso acquirente a seguito del procedimento esecutivo).
Secondo la stessa S.C., inoltre, non vale neppure invocare il principio dell’affidamento incolpevole, prevedendo anche tale principio un equo riparto di oneri conoscitivi in capo a ciascuno dei protagonisti del processo esecutivo, con la conseguenza che sarà onere dell’aspirante aggiudicatario quello di accertarsi se, prima dell’instaurazione del sub procedimento finalizzato all’alienazione coattiva e prima della sua definizione con il prodursi dell’effetto traslativo, il titolo esecutivo sulla cui base il creditore procedente ha agito abbia o meno il carattere della irrevocabilità ovvero sia ancora oggetto di contestazione.
Art. 493. Pignoramenti su istanza di piu' creditori
La nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita o l'assegnazione non ha effetto riguardo all'acquirente o all'assegnatario, salvo il caso di collusione con il creditore procedente. Gli altri creditori non sono in nessun caso tenuti a restituire quanto hanno ricevuto per effetto dell'esecuzione