Source: http://www.impresalatorre.com/news/anno-2017/
Timestamp: 2020-01-20 22:13:27+00:00
Document Index: 25084258

Matched Legal Cases: ['art. 95', 'art. 873', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 1117', 'sentenza ', 'art. 1117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1117', 'art. 1117', 'sentenza ', 'art. 9']

La Torre srl - ... Anno 2017
... Anno 2017
... Anno 2016
... Anno 2015
... Anno 2014
La commissione tecnica Cemento, malte, calcestruzzi e cemento armato ha pubblicato in italiano la norma europea EN 1766 sui calcestruzzi di riferimento per prove:
La norma UNI EN 1766:2017 "Prodotti e sistemi per la protezione e la riparazione delle strutture di calcestruzzo - Metodi di prova - Calcestruzzi di riferimento per prove"
La norma, in riferimento ai calcestruzzi da utilizzarsi nei metodi di prova per misurare i requisiti prestazionali dei prodotti e dei sistemi per la riparazione e la protezione delle strutture di calcestruzzo, specifica:
il procedimento di preparazione substrati
Inoltre, viene chiarito che le disposizioni presenti nella norma si applicano ai calcestruzzi con dimensione massima degli aggregati pari a:
16 mm o 20 mm
8 mm o 10 mm
La norma è in vigore dal 16 marzo 2017.
A seguito delle diverse segnalazioni pervenute in riferimento all'utilizzo di gabbioni non conformi ai fini strutturali (ad esempio come paramassi), il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha trasmesso agli Enti e alle Amministrazioni competenti, la nota 3703/2017.
il direttore dei lavori ha l'onere di accettare il materiale e/o prodotto in cantiere prima della posa in opera, eseguendo le prove di accettazione pertinenti
Come previsto dalle NTC 2008, cap. 11.1 lett. C, l'impiego di gabbioni con finalità strutturale è consentito se si è in possesso di certificato di idoneità tecnica rilasciato dal servizio tecnico centrale.
La nota precisa, inoltre, che l'impiego di gabbioni e delle reti metalliche con finalità è anche consentito se si è in possesso della necessaria marcatura CE che faccia riferimento ad un ETA (valutazione tecnica europea) rilasciato sulla base di un EAD (documento di valutazione europea), ai sensi del regolamento UE 305/2011 e delle NTC.
Infine, si sottolinea che le norme tecniche non prevedono deroghe e, pertanto, eventuali inadempienze sono soggette alle sanzioni previste dall'art. 95 del dpr 380/2001.
Il proprietario di un fabbricato, dopo aver demolito e ricostruito il proprio immobile, citava in giudizio il vicino, contestando il mancato rispetto delle distanze legali tra fabbricati di 3 m (come previsto dall'art. 873 cc).
Le opere oggetto di lite erano state edificate in epoca anteriore alla demolizione dell'antico fabbricato degli attori.
Il Tribunale di primo grado, accoglieva il ricorso e stabiliva il ripristino dello stato dei luoghi.
In appello veniva ribaltata la sentenza di primo grado e annullata la demolizione delle opere che non rispettavano la distanza legale tra fabbricati. Il proprietario dell'immobile presentava, dunque, ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte di appello.
Distanze legali tra fabbricati: la sentenza di Cassazione
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 10302/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario del fabbricato oggetto di demolizione e ricostruzione.
Il ricorrente sostiene che:
l'immobile è stato ricostruito sulla stessa area di sedime, con lo stesso perimetro del manufatto originario e che quindi le distanze dai confini e dagli immobili della proprietà del vicino rimarrebbero inalterate
la ricostruzione, nonostante l'edificazione di un nuovo piano, non costituisce nuova costruzione in quanto il piano di recupero comunale ammette la sopraelevazione senza che ciò costituisca nuova unità immobiliare
La Corte di Cassazione, ribadendo quanto affermato dai giudici d'appello, stabilisce che il ricorrente non può vantare il diritto di prevenzione.
Ricordiamo che il principio della prevenzione temporale è basato sugli artt. 873, 874, 875 e 877 del cc, secondo cui il proprietario che costruisce per primo determina, in concreto, le distanze da osservare per le altre costruzioni da erigersi sui fondi vicini.
Secondo gli Ermellini il fabbricato, a seguito della demolizione e ricostruzione, deve essere qualificato come nuova costruzione. Di fatto l'avvenuta sopraelevazione ha determinato la trasformazione dei preesistenti corpi di fabbrica con aumento del numero di piani e conseguente aumento dell'altezza, delle volumetrie, delle cubature e delle superfici.
Come sopra esposto i manufatti realizzati dal vicino risultano essere edificati in un'epoca antecedente alla demolizione e ricostruzione del nuovo fabbricato. Per questo motivo viene meno il presupposto della preesistenza della propria costruzione (in quanto nuova costruzione).
Pertanto la Corte di Cassazione rigetta il ricorso presentato dal proprietario del fabbricato.
In tema di rispetto delle distanze legali tra fabbricati, in caso di demo/ricostruzione se il nuovo edificio viene qualificato come nuova costruzione, non è più possibile far valere il diritto di prevenzione, caratterizzante la costruzione originaria.
Nei cantieri edili le cadute dall'alto rappresentano una costante nell'ambito degli infortuni gravi sul lavoro.
Nell'eseguire lavori in quota, si va sempre più diffondendo l'utilizzo delle piattaforme di lavoro mobili elevabili (PLE), o più semplicemente cestelli.
Si tratta di mezzi mobili, comandati direttamente dalla piattaforma di lavoro senza dover usare scale, per l'accesso aereo di persone che devono eseguire lavori temporanei in quota dai 2 ad oltre 100 metri di altezza dal piano terra; ossia:
a quote relativamente basse, in sostituzione di scale e ponti su ruote (trabattelli)
a grandi altezze, in alternativa ad opere provvisionali (ponteggi)
Se usate in sicurezza, le PLE riducono significativamente il rischio di infortuni da cadute dall'alto; permettono, inoltre, di risparmiare tempo e rendere i lavori in quota più efficienti, efficaci e sicuri rispetto ai metodi di accesso tradizionali.
Al fine di migliorare le condizioni di sicurezza durante l'uso dei mezzi mobili di accesso aereo, l'Inail ha pubblicato la guida PLE nei cantieri, edizione 2016.
Guida piattaforme di lavoro elevabili
La pubblicazione ha lo scopo di fornire a tutti gli addetti ai lavori le conoscenze base per utilizzare in sicurezza le piattaforme, prendendo in considerazioni i seguenti elementi:
tipologia e caratteristiche della macchina utilizzata
tipologia di lavoro da eseguire
Ricorda, inoltre, che tra le cause più frequenti di incidenti si ha:
il ribaltamento della macchina dovuto a errato posizionamento o stabilizzazione o a cedimento del terreno e il cedimento o ribaltamento
causato da sovraccarico
l'urto con altri mezzi in movimento
l'urto con strutture fisse
l'intrappolamento tra la base e la struttura
l'intrappolamento con parti mobili
La guida introduce il quadro legislativo di riferimento e passa, poi, ad analizzare:
le tipologie, i criteri di scelta e modalità d'uso delle piattaforme
le cause degli incidente
gli elementi da considerare nella valutazione dei rischi
la gestione delle emergenze e le procedure operative
Inoltre, il documento approfondisce anche altri aspetti molto importanti:
i doveri e le responsabilità in caso di nolo delle PLE
l'uso della PLE nelle gallerie in costruzione
A seguito dell’entrata in vigore della delibera n. 1/2017, recante indicazioni operative per un corretto perfezionamento del CIG, l’Anac ha ritenuto opportuno fornire dei chiarimenti in merito alle modalità da seguire per ottemperare agli obblighi previsti dalle relative disposizioni.
In particolare si comunica che per i CIG acquisiti entro il 30 aprile 2011, di importo inferiore a 40.000 euro (non soggetti agli obblighi comunicativi e contributivi) non si applicano le disposizioni di cui alla Delibera n. 1/2017.
Che cos’è il Codice Identificativo Gara?
Il CIG è un codice alfanumerico che ha i seguenti scopi:
identificare e monitorare univocamente una procedura di selezione del contraente
tracciare i flussi finanziari collegati ad affidamenti di lavori, servizi o forniture, indipendentemente dalla procedura di scelta del contraente adottata e dall’importo dell’affidamento stesso
adempire agli obblighi contributivi e di pubblicità e trasparenza imposti alle stazioni appaltanti ed agli operatori economici per il corretto funzionamento del mercato
controllare la spesa pubblica
Ai fini della tracciabilità dei flussi finanziari è previsto che il CIG vada inserito in:
fatture elettroniche emesse verso le stesse pubbliche amministrazioni
contratti relativi a lavori, servizi e forniture sottoscritti con gli appaltatori
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risoluzione n. 53/2017, con cui risponde ad un interpello relativo alla validità dell’agevolazione prima casa nonostante il mancato rispetto del requisito di lavorare o risiedere nel Comune in cui è ubicato l’immobile.
Nel caso specifico un avvocato aveva sfruttato l’agevolazione prima casa, dichiarando di possedere uno studio legale e svolgere attività lavorativa nel Comune in cui è sita la casa acquistata.
Dopo un breve periodo il professionista, per sopraggiunte cause lavorative, chiudeva lo studio.
L’interpellante chiede, quindi, di conoscere se, nonostante non eserciti più in quel Comune, possa conservare i benefici fiscali prima casa, fruiti per l’acquisto dell’immobile, con l’impegno di fissare la propria residenza nel Comune.
Agevolazione prima casa, la risposta delle Entrate
L’Agenzia chiarisce che l’acquirente può ugualmente mantenere l’agevolazione prima casa se dichiara di impegnarsi a trasferire, entro 18 mesi dall’acquisto, la residenza nello stesso comune dell’immobile.
Tra le condizioni prescritte per beneficiare dell’agevolazione prima casa è previsto che:
l’acquirente risieda nel Comune in cui è sito l’immobile ovvero
si impegni a trasferirvi la residenza entro i successivi 18 mesi dall’acquisto ovvero
svolga la propria attività nel medesimo Comune
Nel caso in esame l’acquirente non svolgendo più attività lavorativa nel Comune in cui era ubicato l’immobile non può più usufruire del beneficio. Tuttavia, l’Agenzia ritiene che il contribuente possa ugualmente beneficiare delle agevolazioni prima casa, assumendo l’impegno a trasferire la propria residenza nel Comune in cui è sito l’immobile acquistato nel termine di 18 mesi dall’acquisto agevolato.
Occorre dunque procedere alla redazione di un nuovo atto secondo le medesime formalità giuridiche di quello di acquisto e deve essere prodotto per la registrazione presso l’ufficio in cui è stato registrato l’atto originario.
La rettifica del requisito prima casa può sopraggiungere anche quando la registrazione dell’atto di acquisto è già avvenuta, sempre che l’Agenzia delle Entrate non abbia già disconosciuto il beneficio con un avviso di liquidazione per mancanza del presupposto dello svolgimento dell’attività lavorativa nel Comune in cui è sito l’immobile acquistato.
“interventi di manutenzione straordinaria”, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso. Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso"
Un Comune aveva rilasciato un'autorizzazione per la realizzazione di un chiosco da adibire ad attività commerciale.
Il vicino, proprietario di un immobile ad uso abitativo, si rivolgeva al Tar Abruzzo chiedendo l'annullamento del provvedimento comunale, adducendo le seguenti violazioni relative a:
Il Tar Abruzzo con sentenza n.109/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario dell'immobile ad uso abitativo.
dell'altezza massima chiosco (3,5 m)
Il Tar ritiene che in tema di rispetto di distanza minime legali il chiosco risulta essere in regola. I giudici richiamano una sentenza pregressa del Consiglio di Stato, secondo cui per poter applicare la regola della distanza minima di 10 m posta dall'art. 9 del dm n. 1444/968 è necessaria l'esistenza di due pareti che si contrappongono, di cui almeno una deve essere finestrata. In tal caso la distanza di 905 cm, chiamata in causa dal ricorrente, si riferisce alla distanza del basamento del chiosco e non dalla parte finestrata, che dista 10 m.
Secondo il Tribunale non vengono neanche violate le norme tecniche di attuazione del Prg comunale in merito all'altezza del chiosco. In tal caso l'altezza di 4 metri comprende lo spessore del cornicione (50 cm), quindi la dimensione è proprio di 3,5 metri, consentita nelle aree destinate a spazi pubblici attrezzati a parco.
Il chiosco in questione ha la fondazione costituita da un basamento antisismico in calcestruzzo armato di 30 cm di spessore, completamente interrato rispetto al piano campagna, che non può ritenersi amovibile. Il basamento fa si che non sia rispettato il requisito dell'amovibilità, che determina la violazione della prescrizione normativa contenuta nella variante al piano chioschi che vieta l'uso di "piattaforme" in cemento armato.
Pertanto il Tar accoglie il ricorso, non per violazione delle distanze minime legali, ma per violazione del requisito dell'amovibilità.
Con la circolare n. 8 del 7 aprile 2017, l'Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti relativi ai quesiti posti in occasione di eventi in videoconferenza organizzati dalla stampa specializzata (Telefisco e Videoforum) sulle detrazioni fiscali in edilizia.
detrazioni per l'edilizia, risparmio energetico e arredi
Per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016, è possibile fruire del bonus ristrutturazioni per le spese sostenute anche dal convivente di fatto, sebbene non possessore o non detentore dell'immobile sul quale sono effettuati i lavori.
In particolare, non si perde l'agevolazione se l'impresa beneficiaria del pagamento attesta, con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio:
di aver ricevuto le somme e di averle incluse nella contabilità dell'impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del suo reddito
l'ammontare delle ritenute operate raggiunge i 500 euro, all'atto del pagamento
Ecco le principali indicazioni per usufruire del maxi e iper ammortamento per l'acquisto di un bene "industria 4.0":
in caso di bene acquistato a un prezzo unitario comprensivo del software embedded, necessario per il suo funzionamento, anche quest'ultimo può beneficiare della maggiorazione del 150%
l'iper ammortamento con maggiorazione del 150% riguarda solo i titolari di reddito d'impresa (esclusi esercenti arti e professioni)
usufruiscono dell'iper ammortamento i beni materiali nuovi rientranti nell'allegato A alla legge 232/2016, effettuati a partire dal 1° gennaio 2017; un bene di quel tipo consegnato nel 2016 può beneficiare solo della maggiorazione del 40%
se il bene è acquistato nel 2016 ed entra in funzione nel 2017, la maggiorazione del 40% è fruibile dal 2017 (periodo d'imposta di entrata in funzione del bene)
la maggiorazione del 40% per i beni immateriali elencati nell'allegato B della legge 232/2016 è riconosciuto ai soggetti che fruiscono già dell'iper ammortamento, a prescindere dal fatto che il bene immateriale sia riferibile o no al bene materiale agevolato
un bene si può definire "interconnesso", ed ottenere il beneficio dell'iper ammortamento, se:
La mancata comunicazione della proroga del contratto di locazione per il quale è stata esercitata l'opzione per la cedolare secca non determina la decadenza; l'opzione è applicabile anche alle comunicazioni che andavano presentate prima del 3 dicembre 2016 (dl 193/2016).
L'esclusione ai fini Irpef dei redditi dominicali e agrari per gli anni 2017-2019 per i coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (legge di Bilancio 2017), compete solo alle persone fisiche.
Non c'è più l'obbligo di trasmettere le operazioni attive e passive documentate tramite scontrino o ricevuta fiscale; sono, inoltre, esclusi dallo spesometro:
Dichiarazione infedele e credito d'imposta
Nella circolare n.7 dell'Agenzia delle Entrate sono state fornite le modalità di accesso alla dichiarazione 730 precompilata da parte del contribuente e degli altri soggetti autorizzati e le indicazioni in ordine agli obblighi di comunicazione a carico degli amministratori di condominio, alla correzione del visto infedele, alla trasmissione telematica delle certificazioni uniche.
Il crollo, secondo il Ctu, è ascrivibile all’assenza di manutenzione e dunque al custode della terrazza, in questo caso il proprietario che ne ha l’uso esclusivo.
L’attività di vigilanza Anac è attivata dall’ufficio competente nei seguenti casi:
grave mancato adeguamento della stazione appaltante alle osservazioni dell’Anac
mancato adeguamento della stazione appaltante al parere di precontenzioso vincolante
segnalazioni presentate all’Anac secondo i moduli allegati
segnalazione di illeciti da parte di un dipendente pubblico
Le segnalazioni possono essere presentate mediante i moduli allegati.
I moduli devono essere compilati in ogni suo campo obbligatorio, corredato dall’eventuale documentazione, firmato e accompagnato da copia di un documento di identità o di altro documento valido del segnalante.
Il segnalante indica, altresì, l’indirizzo, preferibilmente di posta elettronica certificata, cui possono essere indirizzate le eventuali comunicazioni dell’Anac.
Il procedimento deve essere avviato entro 60 gg. dalla ricezione della segnalazione.
Entro 180 giorni dal termine dalla comunicazione di avvio del procedimento, il responsabile del procedimento predispone la Comunicazione delle risultanze istruttorie (CRI) con la quale l’Anac indica l’atto di conclusione del procedimento di vigilanza.
La responsabilità del progettista, in caso di crollo di un edifico dovuto ai suoi errori, è valutata in riferimento al rispetto delle norme tecniche vigenti all’epoca della costruzione.
Questo principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 15138/2017, con cui vengono fornite chiare indicazioni ad architetti, ingegneri e geometri in caso di problemi.
Il caso in esame riguarda il crollo di un edificio avvenuto a causa di una serie di interventi effettuati negli anni successivi alla sua realizzazione:
in origine il fabbricato, realizzato negli anni ’60, era costituito da un seminterrato e da un pian terreno rialzato con destinazione residenziale
successivamente sono stati realizzati in sopraelevazioni ulteriori 2 piani
in seguito ci sono stati progetti di ampliamento del piano terra, a firma del progettista imputato
ulteriori lavori aventi ad oggetto le opere interne e il cambio di destinazione, sempre a cura dell’imputato
A distanza di 40 anni circa dalla realizzazione dei lavori avviene il crollo dovuto al cedimento del setto murario nella struttura a piano terra, che nel tempo ha dovuto sostenere carichi sempre maggiori.
Il setto murario, originariamente realizzato come struttura portante del fabbricato, veniva nel tempo trasformato in muro di spina, con funzione portante rispetto ad un fabbricato notevolmente diverso e di maggiori dimensioni.
Dopo il primo grado, il progettista è condannato in appello: il fulcro della condanna è la stima del carico a cui è stato sottoposto nel corso degli anni il muro in oggetto.
Il consulente tecnico ha operato la stima sull’eccesso di carico, un carico 5 volte maggiore rispetto a quello consentito, avendo come riferimento il dm 20 novembre 1987, sicuramente non vigente all’epoca dell’ampliamento del piano terreno, che risale al 1964.
In base a quanto assentito dai giudici di Cassazione, per valutare in maniera corretta la situazione, sarebbe stato necessario prendere in considerazione le tabelle di carico previste nei manuali in uso nel 1964.
Il progettista ha applicato, quindi, quanto previsto dalla normativa vigente al momento del suo operato.
Pertanto, ribaltando la sentenza in appello, il progettista risulta non penalmente imputabile per quanto accaduto: non si poteva chiedere di applicare standard tecnici in vigore solo dopo decenni.
Non è stata, invece, effettuata un’adeguata disamina circa la prevedibilità del crollo; non risulta un’osservanza delle regole di cautela (norme tecniche in tema di staticità e carichi massimi) cui il progettista si sarebbe dovuto attenere.
Il progettista è responsabile per il crollo di un edificio dovuto a suoi errori solo nel caso in cui non abbia rispettato le norme tecniche in vigore durante il suo operato.
Non risulta penalmente imputabile se invece a determinare il crollo sia stato il cedimento di un muro che, nel tempo, era diventato il supporto di una struttura molto più grande.
Il CNA Roma, Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola media impresa, ha pubblicato un utile vademecum con consigli per garantire il corretto utilizzo e la giusta manutenzione degli ascensori.
Prima di tutto viene ricordato che, a salvaguardia della sicurezza di tutti coloro che li utilizzano, gli ascensori devono essere:
progettati da personale qualificato per garantire il funzionamento automatico dei dispositivi di sicurezza in caso di anomalia
controllati regolarmente da un manutentore abilitato e ogni 2 anni da un ingegnere di un organismo competente autorizzato dallo Stato
Il vademecum per la sicurezza degli ascensori
Il vademecum riporta in 8 punti i possibili fattori di rischio che potrebbero rivelarsi causa di incidenti durante l’utilizzo dell’impianto o durante le operazioni di manutenzione.
Si consiglia a tutti i proprietari di ascensori di valutare insieme al manutentore dell’impianto, gli interventi necessari da eseguire per eliminare o almeno ridurre i rischi e per prevenire gli incidenti.
Ecco gli 8 punti da seguire:
Affidare la manutenzione a una ditta specializzata e in regola con le prescrizioni di legge.
Non permettere a nessuno di eseguire operazioni che sono di competenza del manutentore.
Sospendere l’esercizio dell’ascensore in caso di incidente e segnalarlo al manutentore.
Installare un combinatore vocale bidirezionale collegato a un centro di soccorso: ciò garantisce che le persone intrappolate in cabina vengano soccorse tempestivamente e nel modo migliore.
Installare un sistema di livellazione precisa al piano, per evitare che gli utenti inciampino nell’entrare o uscire da una cabina non ben livellata.
Installare dispositivi a protezione delle persone durante la chiusura di porte automatiche.
Installare porte sulle cabine che ne siano prive.
Adeguare ascensori idraulici in modo da portarne il livello di sicurezza allo stesso conseguito sugli elettrici.
La struttura, di altezza interna modesta, era in pratica un soppalco ad uso ripostiglio.
Piani di Manutenzione: la guida per la corretta redazione
Nella redazione del piano, inoltre, vanno individuati puntualmente i requisiti prestazionali e i controlli previsti dai Criteri Ambientali Minimi (CAM -dm 11 gennaio 2017) secondo quanto disposto dal nuovo Codice degli appalti (dlgs 50/2016).
Le Norme Tecniche per le Costruzioni hanno introdotto l’obbligo di allegare al progetto strutturale esecutivo il “piano di manutenzione della parte strutturale dell’opera”.
Il progettista deve farsi carico, per tutte le opere pubbliche e private, di redigere questo ulteriore elaborato che la norma definisce nel seguente modo:
Non sono previste particolari restrizioni. Tutti i progettisti possono redigere il Piano di Manutenzione (ingegneri, architetti, geometri, etc.).
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito la nuova guida che individua nel dettaglio tutte le agevolazioni fiscali previste in caso di lavori di ristrutturazione edilizia.
La legge di Bilancio 2017 ha prorogato al 31 dicembre 2017 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50%), confermando il limite massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare.
Un imprenditore presentava il 16 giugno 1998 domanda di concessione edilizia per la costruzione di un fabbricato rurale ad uso magazzino e rimessa attrezzi, previa demolizione del manufatto esistente.
Il Comune in un primo momento faceva richiesta di documentazione integrativa (presentata dal richiedente) e solo dopo 3 anni (8 giugno 2011) emetteva il provvedimento di diniego della concessione edilizia.
A seguito di detto comportamento il richiedente lamentava un danno riconducibile alla violazione del termine di 60 giorni previsto dall’art. 4 della legge n. 493/93.
Ecco cosa prevedeva l’art. 4 della legge 493/1993 (poi abrogato dal testo unico per l’edilizia – dpr 380/2001):
Entro 60 giorni dalla presentazione della domanda il responsabile del procedimento cura l’istruttoria, eventualmente convocando una conferenza di servizi ai sensi e per gli effetti dell’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, e redige una dettagliata relazione contenente la qualificazione tecnico-giuridica dell’intervento richiesto e la propria valutazione sulla conformità del progetto alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie. Il termine può essere interrotto una sola volta se il responsabile del procedimento richiede all’interessato, entro 15 giorni dalla presentazione della domanda, integrazioni documentali e decorre nuovamente per intero dalla data di presentazione della documentazione integrativa. Entro 10 giorni dalla scadenza del termine il responsabile del procedimento formula una motivata proposta all’autorità competente all’emanazione del provvedimento conclusivo. I termini previsti al presente comma sono raddoppiati per i comuni con più di 100.000 abitanti.
Pertanto veniva inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo della Toscana.
Diniego concessione edilizia: la sentenza del Tar Toscana
Il Tar della Toscana, con la sentenza n. 168/2017, si esprime sul ricorso presentato dall’imprenditore.
A seguito del ritardo con il quale si è espresso il Comune dopo la richiesta di concessione edilizia, il ricorrente presenta richiesta di risarcimento danni, quantificabili nel seguente modo:
mancato guadagno, che avrebbe potuto ottenere dall’esercizio dell’azienda agricola
spese affrontate per presentare la domanda di concessione edilizia
Il giudice, richiamando una serie di sentenze pregresse sull’argomento, ricorda che è necessario che il danneggiato debba provare la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della relativa domanda, sia dei presupposti di carattere oggettivo (prova del danno e del suo ammontare, ingiustizia dello stesso, nesso causale), sia di quello di carattere soggettivo (dolo o colpa del danneggiante).
Il risarcimento del danno da ritardo risulta ammissibile se il danneggiato prova:
la violazione dei termini procedimentali
il dolo o la colpa dell’amministrazione
il nesso di causalità materiale o strutturale
il danno ingiusto, inteso come lesione dell’interesse legittimo al rispetto dei predetti termini
Pertanto il Tar ritiene infondato il ricorso e lo respinge, in quanto il ricorrente non ha fornito prova dell’esistenza del danno subito, ma si è limitato a prospettare l’esistenza di un danno in conseguenza della violazione del termine di conclusione del procedimento.
Tra i documenti contabili ricordiamo:
Lo Stato finale, come abbiamo appena visto, contiene il riepilogo con l’importo dei lavori eseguiti, gli importi di tutti i certificati emessi (compreso quello afferente all’utlimo SAL) e l’eventuale credito dell’impresa.
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il dm 7 dicembre 2016, n. 969, contenente la proroga dei termini di aggiudicazione in merito agli interventi di adeguamento antisismico nelle scuole.
Prorogato al 30 giugno 2017 il termine di approvazione della progettazione ed aggiudicazione dei 50 interventi beneficiari dello stanziamento di 37,5 milioni di euro, indicati nel dm 943/2015.
Adeguamento antisismico scuole, il decreto 23 dicembre 2015, n. 943
Il decreto 943/2015, riguardante l’assegnazione dei fondi per per l’adeguamento strutturale ed antisismico negli edifici scolastici, definisce:
i termini per la progettazione, aggiudicazione degli interventi e conclusione dei lavori
l’elenco delle scuole assegnatarie delle risorse per l’adeguamento antisismico degli edifici, divise per Regione
In particolare, entro il 2 febbraio 2017 gli enti locali avrebbero dovuto approvare la progettazione esecutiva ed affidare l’appalto, almeno in via provvisoria. Dall’aggiudicazione definitiva alla fine dei lavori, la durata dei lavori non deve superare i 2 anni.
Con la pubblicazione del dm 969/2016 è stato prorogato di 5 mesi il termine per aggiudicare i lavori previsti un anno fa dalla Buona Scuola al fine di rendere più sicure le scuole che sorgono nelle zone particolarmente esposte a rischio sismico.
Le erogazioni sono disposte in favore degli enti locali beneficiari sulla base degli stati di avanzamento lavori o delle spese maturate dall’ente, fino al raggiungimento del 90% della spesa complessiva al netto del ribasso di gara. Il restante 10% è liquidato a seguito dell’avvenuto collaudo e/o del certificato di regolare esecuzione.
Il dm 23 febbraio 2016 è intervenuto in modifica del dm 30 gennaio 2015, contenente le modalità per la richiesta telematica del documento di regolarità contributiva, il c.d. Durc on-line.
In particolare, sono modificati i seguenti articoli del dm 30 gennaio 2015:
art. 2 – Verifica della regolarità contributiva per le imprese del settore dell’edilizia
art. 5 – Verifica della regolarità contributiva per le imprese soggette a procedure concorsuali
Chiarimenti Inps Duc on line, la circolare 17/2017
Con la recente circolare n. 17/2017, l’Inps fornisce chiarimenti sulle modifiche introdotte.
La modifica introdotta all’art. 2 fa si che la verifica sulla regolarità contributiva in relazione ai versamenti dovuti alle Casse edili venga effettuato anche da parte delle imprese che, sebbene classificate in settore diverso dall’edilizia, applicano il relativo contratto.
Dalla nuova formulazione della norma conseguirà che tutte le richieste di Durc on line inserite sui portali di Inail e Inps saranno sempre sottoposte a verifica sui sistemi delle Casse edili.
Per quanto riguarda la modifica introdotta all’art. 5, l’impresa deve essere regolare in merito agli obblighi contributivi riferiti ai periodi decorrenti dalla data di autorizzazione all’esercizio provvisorio o dalla data di apertura della procedura di amministrazione straordinaria.
Le descritte disposizioni si applicano alle nuove richieste di verifica della regolarità contributiva e a quelle in istruttoria alla data di pubblicazione della circolare.
Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato le FAQ sulla bonifica amianto negli edifici pubblici, in riferimento al bando per il finanziamento degli interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto.
Al fine di promuovere la realizzazione di interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, il Collegato Ambiente (legge 221/2015) ha istituito un Fondo con una dotazione finanziaria pari a 5,536 milioni di euro per il 2016.
Il 24 gennaio 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando per le modalità di accesso al finanziamento, nonché i criteri di valutazione e formazione della graduatoria (decreto del 21 settembre 2016).
Il finanziamento copre i costi di progettazione preliminare e definitiva degli interventi, anche mediante copertura di corrispettivi a base di gara per l’affidamento di tali servizi, fino a un massimo di 15.000 euro.
I termini di presentazione delle richieste di finanziamento vanno dal 30 gennaio 2017 al 30 marzo 2017, esclusivamente attraverso l’applicativo disponibile presso il sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
FAQ bonifica amianto edifici pubblici
In riferimento al bando per il finanziamento, il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato le risposte alle domande frequenti, quali:
Chi può presentare le domande per il finanziamento previsto dal bando?
Quante domande può presentare ciascun ente?
Cosa si intende per “più edifici o unità locali”?
Cosa si intende per progettazione preliminare e definitiva?
In quale forma va presentata la domanda di finanziamento?
Quando è possibile presentare domanda di finanziamento?
Quali tipologie di intervento sono ammissibili a finanziamento?
si altera la sagoma degli immobili vincolati ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (dlgs 42/2004)
In questo articolo parliamo del Certificato di pagamento, il documento emesso dopo SAL finalizzato al pagamento dell’impresa.
Generalmente i pagamenti per le opere eseguite vengono versati all’impresa a scadenze prestabilite o in base al raggiungimento di un certo importo.
Nei documenti di gara e nel contratto sono riportate le condizioni in corrispondenza delle quali saranno emessi i certificati che corrispondono al raggiungimento di determinati importi o allo scadere di determinati periodi.
Dopo che il Direttore dei lavori ha emesso il SAL (Stato avanzamento lavori), il RUP (Responsabile Unico del Procedimento), sulla base dei documenti contabili emessi dal Direttore dei Lavori ad ogni SAL (Stato Avanzamento Lavori), predispone il Certificato di pagamento.
Lo scopo del Certificato è proprio quello di determinare la rata da liquidare in favore dell’impresa ad ogni SAL.
Quando per l’ammontare delle lavorazioni e delle somministrazioni eseguite è dovuto il pagamento di una rata di acconto, a valle il RUP rilascia il certificato di pagamento.
Entro i tempi stabiliti dal Capitolato speciale d’appalto, dopo la ricezione del SAL da parte del Direttore dei Lavori, il RUP redige il Certificato di Pagamento e lo invia alla stazione appaltante. A sua volta, la stazione appaltante emette il mandato di pagamento entro 30 giorni dalla data di rilascio del certificato di pagamento.
Successivamente occorre sottrarre l’ammontare di tutte le rate dei precedenti
Certificati di pagamento.
Le osservazioni degli ingegneri arrivano a seguito del parere positivo ricevuto dalla Conferenza unificata Stato-Regioni, tenutasi lo scorso 22 dicembre 2016.
Norme tecniche per le costruzioni 2017, modifiche al testo unico dell’edilizia
In sede di Conferenza Stato-Regioni viene richiesta l’introduzione delle seguenti modifiche al testo del dpr 380/2001:
il vincolo del fascicolo del fabbricato o altro analogo strumento
una formazione specifica per la progettazione strutturale in zona sismica
adeguati processi di controllo
nuovi criteri per l’aggiornamento delle norme
Il CNI apprezza l’idea di avere poche regole, semplici e chiare, e rinviare a linee guida, circolari, ecc. tutti gli altri aspetti in cui può maggiormente liberarsi la responsabilità e la creatività del progettista.
Norme tecniche per le costruzioni 2017, osservazioni sul testo esaminato
Il CNI informa innanzitutto che le nuove norme saranno pubblicate in Gazzetta Ufficiale nel mese di marzo 2017, entrando in vigore 30 giorni dopo la pubblicazione. Inoltre, si presume di avere la contemporaneità nell’uscita dei due testi, decreto e circolare esplicativa.
Entrando nel merito, si evidenzia la modifica del coefficiente ? per interventi di:
adeguamento sismico, per cui è previsto ? = 0,8. L’adeguamento è obbligatorio per tutti gli interventi che apportino modifiche di classe d’uso che conducano a costruzioni di classe III ad uso scolastico o di classe IV
per le costruzioni di classe III ad uso scolastico è previsto ? = 0,6
per le costruzioni di classe IV è previsto un valore di ? = 0,4
per tutte le altre classi, viene mantenuto il livello minimo di ? = 0,1, da intendersi però come incremento minimo di sicurezza rispetto allo stato attuale
Infine la Conferenza ha definito il periodo transitorio tanto per opere pubbliche che private.
Nel primo caso si potrà continuare ad applicare il testo del 2008 per:
le opere in esecuzione
i contratti già affidati
i progetti definitivi ed esecutivi già affidati prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, purché la consegna dei lavori avvenga entro 5 anni da detta data.
Per i lavori privati possono essere applicate le NTC 2008 nel caso dei lavori in corso e nei casi in cui sia già stato depositato il progetto esecutivo delle strutture.
Nuova dichiarazione di successione on-line: i risultati del confronto del software delle Entrate con uno professionale
entro 12 mesi dalla data di apertura della successione che coincide generalmente con la data del decesso del de cuius.
Dal 23 gennaio 2017 i contribuenti possono presentare la dichiarazione di successione e la relativa voltura per via telematica, grazie ai servizi telematici delle Entrate. L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile un applicativo gratuito che consente di compilare la dichiarazione di successione da presentare poi telematicamente.
La nuova dichiarazione di successione con la relativa domanda di voltura catastale, con riferimento alle successioni aperte successivamente al 3 ottobre 2006, deve essere presentata esclusivamente per via telematica.
Tuttavia, nell’arco di tutto il 2017 (periodo transitorio) è possibile presentare la dichiarazione di successione anche utilizzando il vecchio Modello 4 all’ufficio territoriale competente, che coincide con l’ultima residenza nota della persona deceduta.
Se il decesso è avvenuto prima del 3 ottobre 2006, è necessario utilizzare le vecchie regole con la compilazione del Modello 4. Anche per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una precedente dichiarazione presentata con il Modello 4, occorre continuare a utilizzare questo modello seguendo le relative modalità di presentazione.
Di seguito riportiamo l'elenco delle password più comuni, da evitare assolutamente per i propri account.
Un’impresa realizzava un edificio condominiale nell’ambito di un piano di edilizia economico-popolare. La costruzione prevedeva una volumetria massima, nella quale non erano computati i sottotetti, che risultavano dunque non abitabili.
Il costruttore si rivolgeva al Tribunale di primo grado, convenendo il condominio e rivendicando la proprietà esclusiva dei sottotetti, in quanto non erano stati oggetto di compravendita all’atto di acquisto dei singoli appartamenti.
Il condominio eccepiva il difetto di legittimazione passiva e comunque invocava il disposto dell’art. 1117 del codice civile, formulando domanda riconvenzionale per ottenere la condanna dell’impresa a rimuovere le chiusure dei sottotetti ed a risarcire i conseguenti danni.
Il Tribunale di Bergamo, rigettava la domanda principale ed accoglieva la riconvenzionale in merito alla rimozione delle chiusure delle porte di ingresso dei vani sottotetto.
L’impresa costruttrice impugnava la sentenza e si rivolgeva alla Corte di appello. I giudici di appello confermavano la decisione di primo grado affermando l’applicabilità dell’art. 1117 cc, secondo cui sono inclusi nelle parti comuni di un fabbricato i sottotetti destinati per le caratteristiche funzionali all’uso comune.
Pertanto l’impresa richiedeva la cassazione della sentenza della Corte d’Appello.
Sottotetto condominiale, la sentenza della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 23902/2016 si esprime sul ricorso presentato dall’impresa.
Viene preliminarmente chiarito che:
il fabbricato è realizzato in regime di edilizia convenzionata/agevolata
l’Amministrazione comunale aveva specificato le condizioni di commercializzazione dei singoli alloggi e delle parti comuni, determinando i prezzi ed escludendo da ogni negoziazione il sottotetto al rustico
L’impresa costruttrice asserisce che la riserva inerente la proprietà dei sottotetti sarebbe nulla e che l’art. 1117 cc non è applicabile.
La Corte di Cassazione chiarisce che sono oggetto di proprietà comune dei proprietari delle singole unità immobiliari dell’edificio, agli effetti dell’art. 1117 c.c. i sottotetti destinati, per le caratteristiche strutturali e funzionali, all’uso comune.
La proprietà del sottotetto si determina, dunque, solo in base al titolo e, in mancanza, in base alla funzione cui esso è destinato in concreto (ad esempio funzione di isolare e proteggere dal caldo, dal freddo e dall’umidità l’appartamento dell’ultimo piano).
Nel caso in esame i locali sottotetto sono da sempre utilizzati da tutti i condomini e gli stessi non risultano oggetto di un autonomo godimento.
Pertanto la Corte di Cassazione desume la condominialità dei sottotetti e conferma la sentenza di Appello.
Il CNI ha elaborato un’apposito documento contenente valutazioni tecnico-economiche relative all’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore, ai sensi dell’art. 9, comma 5 del dlgs 102/2014.