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Timestamp: 2020-08-05 16:45:07+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25853 del 15/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25853 del 15/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 15/12/2016, (ud. 26/10/2016, dep.15/12/2016), n. 25853
sul ricorso 11220-2014 proposto da:
G.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E.
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ENRICO BEVILACQUA
avverso la sentenza n.23/8/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE del FRIULI VENEZIA GIULIA, depositata il 18/03/2013;
udito l’Avvocato Federica Manzi (delega Avvocato Andrea Manzi), per
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di G.M., ragioniere commercialista, di cartella, emessa D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis portante IRAP, sanzioni, interessi e accessori di legge, relativa all’annualità 2005, la Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia, con la sentenza indicata in epigrafe, in accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, riformava integralmente la decisione di primo grado, di accoglimento del ricorso introduttivo, rilevando che, nella specie, era onere, non assolto, del contribuente fornire la prova dell’assenza del presupposto impositivo.
1. Il primo motivo – con il quale si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis per l’illegittima utilizzazione della procedura automatizzata oltre che omesso esame della stessa questione, già sollevata in primo grado – è inammissibile laddove si introduce una questione in diritto senza avanzare alcuna censura alla sentenza impugnata ed, ancor prima, individuare le argomentazioni con le quali la C.T.R. avrebbe perpetrato la dedotta violazione; il mezzo, inoltre, non illustra in alcun modo il denunciato, solo in rubrica, omesso esame della questione.
2. Anche il secondo motivo di ricorso, con il quale si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 è inammissibile laddove non si apprezza il dedotto errore in diritto da parte della Commissione regionale la quale, con argomentazione non specificamente censurata, ha rigettato il ricorso introduttivo proposto dal contribuente per non avere lo stesso fornito alcuna prova in ordine all’insussistenza del presupposto impositivo.
3. E’, invece, fondato il terzo motivo – rubricato: violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 352 del 1992, art. 2 per mancata disapplicazione delle sanzioni – con il quale si chiede a questa Corte di dichiarare non dovute le sanzioni per obiettiva incertezza normativa.
In materia è stato, infatti, affermato che l’incertezza giuridicamente rilevante è quella, di carattere obiettivo, concernente le norme tributarie, la cui violazione da parte del contribuente, determina l’emissione dell’avviso di accertamento e l’irrogazione delle sanzioni (Cass. n. 11096/2011). Si è, altresì, ritenuto sussistere tale incertezza, quando il complesso normativo di riferimento si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento si riveli concettualmente difficoltoso, a causa della relativa equivocità (Cass. n. 22252/2011) ed, in applicazione di tali principi, si è rilevato, in particolare, che la questione relativa alla rilevanza impositiva IRAP del reddito professionale, è stata oggetto di articolato e complesso dibattito, sia in dottrina come pure in giurisprudenza (Cass. n.4394 del 24.2.2014). Dibattito ripreso e solo di recente concluso a seguito delle pronunce delle Sezioni Unite (cfr. n. 9541/2016).
Ne consegue, in accoglimento del solo terzo motivo di ricorso, inammissibili gli altri, la cassazione, sul punto, della sentenza impugnata ed il rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia anche per il regolamento delle spese.