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Timestamp: 2016-10-27 07:06:42+00:00
Document Index: 66118002

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'sentenza ', 'sentenza ', 'in fine', 'in fine', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Legge 28 giugno 2012, n. 92 - art. 1 e 2
Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una
prospettiva di crescita. (12G0115)
[ segue art. 3 ]
1. La presente legge dispone misure e interventi intesi a realizzare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico, in grado di
contribuire alla creazione di occupazione, in quantità e qualità,
alla crescita sociale ed economica e alla riduzione permanente del tasso di disoccupazione, in particolare:
a) favorendo l'instaurazione di rapporti di lavoro più stabili e
b) valorizzando l'apprendistato come modalità prevalente di
c) ridistribuendo in modo più equo le tutele dell'impiego, da un
lato contrastando l'uso improprio e strumentale degli elementi di flessibilità progressivamente introdotti nell'ordinamento con
riguardo alle tipologie contrattuali; dall'altro adeguando
disciplina del licenziamento, con previsione altresì di un
d) rendendo più efficiente, coerente ed equo l'assetto degli
ammortizzatori sociali e delle politiche attive in una prospettiva di universalizzazione e di rafforzamento
dell'occupabilità delle
g) favorendo nuove opportunità di impiego ovvero di tutela del
h) promuovendo modalità partecipative di relazioni industriali
in conformità agli indirizzi assunti in sede europea, al fine di
2. Al fine di monitorare lo stato di attuazione degli interventi e delle misure di cui alla presente legge e di valutarne gli effetti
sull'efficienza del mercato del lavoro, sull'occupabilità dei
cittadini, sulle modalità di entrata e di uscita nell'impiego, è istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
in collaborazione con le altre istituzioni competenti, un sistema permanente di monitoraggio e valutazione basato su dati forniti
dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e da altri soggetti del Sistema statistico nazionale (Sistan). Al sistema concorrono
annuale, rapporti sullo stato di attuazione delle singole misure, sulle conseguenze in termini microeconomici e macroeconomici,
nonché sul grado di effettivo conseguimento delle finalità di cui al comma 1. Il sistema assicura
altresì elementi conoscitivi sull'andamento
dell'occupazione femminile, rilevando, in particolare, la corrispondenza dei livelli retributivi al principio di
trattamento. Dagli esiti del monitoraggio e della valutazione di cui ai commi da 2 a 6 sono desunti elementi per l'implementazione ovvero
dalla presente legge, anche alla luce dell'evoluzione del quadro
macroeconomico, degli andamenti produttivi, delle dinamiche del mercato del lavoro e,
più in generale, di quelle sociali.
indipendenti della riforma, l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e l'ISTAT organizzano delle banche dati informatizzate
gruppi di ricerca collegati a università, enti di ricerca o enti che
hanno anche finalità di ricerca italiani ed esteri. I risultati delle ricerche condotte mediante l'utilizzo delle banche dati sono
5. Le banche dati di cui al comma 4 contengono i dati individuali anonimi, relativi ad
età, genere, area di residenza, periodi di
corrisposti, periodi lavorativi e retribuzione spettante, stato di disoccupazione, politiche attive e di attivazione ricevute ed
eventuali altre informazioni utili ai fini dell'analisi di impatto e del monitoraggio.
6. L'attuazione delle disposizioni dei commi da 1 a 5 non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica ed
è effettuata con le risorse finanziarie, umane e strumentali
coerenza con quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, del medesimo
decreto legislativo. Restano ferme le previsioni di cui all'articolo
8. Al fine dell'applicazione del comma 7 il Ministro per la
delle amministrazioni pubbliche, individua e definisce, anche mediante iniziative normative, gli ambiti, le
modalità e i tempi di
«1-bis. Il requisito di cui al comma 1 non
nell'ipotesi del primo rapporto a tempo determinato, di durata non superiore a dodici mesi, concluso fra un datore di lavoro o
utilizzatore e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nel
caso di prima missione di un lavoratore nell'ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi del comma 4
dell'articolo 20 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276. I contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei
lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono prevedere, in via diretta
a livello interconfederale o di categoria ovvero in via delegata ai livelli decentrati, che in luogo dell'ipotesi di cui al precedente
cui l'assunzione a tempo determinato o la missione nell'ambito del
contratto di somministrazione a tempo determinato avvenga nell'ambito
di un processo organizzativo determinato dalle ragioni di cui all'articolo 5, comma 3, nel limite complessivo del 6 per cento del
totale dei lavoratori occupati nell'ambito dell'unità produttiva»;
c) all'articolo 1, comma 2, le parole: «le ragioni di cui al
1, fatto salvo quanto previsto dal comma 1-bis relativamente alla non operatività del requisito della sussistenza di ragioni di carattere
«2-bis. Il contratto a tempo determinato di cui all'articolo 1,
comma 1-bis, non può essere oggetto di proroga»;
e) all'articolo 5, comma 2, le parole: «oltre il ventesimo
giorno» sono sostituite dalle seguenti: «oltre il trentesimo giorno» e le parole: «oltre il trentesimo giorno» sono sostituite dalle
l'onere di comunicare al Centro per l'impiego territorialmente
il rapporto continuerà oltre tale termine, indicando altresì la
durata della prosecuzione. Le modalità di comunicazione sono fissate con decreto di natura non regolamentare del Ministero del lavoro e
g) all'articolo 5, comma 3, le parole: «dieci giorni» sono
h) all'articolo 5, comma 3, sono aggiunti, in fine, i seguenti
periodi: «I contratti collettivi di cui all'articolo 1, comma 1-bis,
predetti periodi, rispettivamente, fino a venti giorni e trenta giorni nei casi in cui l'assunzione a termine avvenga nell'ambito di
un processo organizzativo determinato: dall'avvio di una nuova attività; dal lancio di un prodotto o di un servizio innovativo;
dall'implementazione di un rilevante cambiamento tecnologico; dalla fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e
sviluppo; dal rinnovo o dalla proroga di una commessa consistente. In mancanza di un intervento della contrattazione collettiva, ai sensi
del precedente periodo, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della
lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più
i) all'articolo 5, comma 4-bis, al primo periodo sono aggiunte,
in fine, le seguenti parole: «; ai fini del computo del periodo massimo di trentasei mesi si tiene
altresì conto dei periodi di
missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti, svolti fra i medesimi soggetti, ai sensi del comma 1-bis dell'articolo 1 del
presente decreto e del comma 4 dell'articolo 20 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni,
a) all'articolo 13, comma 1, lettera a), sono soppresse le parole
b) al comma 4 dell'articolo 20, dopo il primo periodo è
il seguente: «E' fatta salva la previsione di cui al comma 1-bis
dell'articolo 1 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368»;
11. All'articolo 32, comma 3, della legge 4 novembre 2010, n. 183,
articolo 6 è fissato in centottanta giorni»;
12. Le disposizioni di cui al comma 3, lettera a), dell'articolo 32
della legge 4 novembre 2010, n. 183, come sostituita dal comma 11 del presente articolo, si applicano in relazione alle cessazioni di
13. La disposizione di cui al comma 5 dell'articolo 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183, si interpreta nel senso che
l'indennità ivi prevista ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore,
16. All'articolo 2 del testo unico dell'apprendistato, di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n.
167, sono apportate le
«a-bis) previsione di una durata minima del contratto non inferiore a sei mesi, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4,
può assumere, direttamente o indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione di lavoro ai sensi dell'articolo 20 del
decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, non
può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle
maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro; tale rapporto non
può superare il 100 per cento
per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a dieci
unità. E' in ogni caso esclusa la possibilità di assumere
in somministrazione apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato di cui all'articolo 20, comma 4, del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati,
o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, può assumere
«3-bis. L'assunzione di nuovi apprendisti è
subordinata alla
prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione, di
rispettata la predetta percentuale, è consentita l'assunzione di un ulteriore apprendista rispetto a quelli
già confermati, ovvero di un
apprendista in caso di totale mancata conferma degli apprendisti pregressi. Gli apprendisti assunti in violazione dei limiti di cui al
confronti dei datori di lavoro che occupano alle loro dipendenze un numero di lavoratori inferiore a dieci
17. All'articolo 4, comma 2, del testo unico dell'apprendistato, di
cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, le parole: «per le figure professionali dell'artigianato individuate dalla
contrattazione collettiva di riferimento» sono sostituite dalle seguenti: «per i profili professionali caratterizzanti la figura
dell'artigiano individuati dalla contrattazione collettiva di riferimento».
18. La disposizione di cui all'articolo 2, comma 3, del testo unico
dell'apprendistato, di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011,
articolo, si applica esclusivamente con riferimento alle assunzioni con decorrenza dal 1° gennaio 2013. Alle assunzioni con decorrenza
anteriore alla predetta data continua ad applicarsi l'articolo 2,
19. Per un periodo di trentasei mesi decorrente dalla data di entrata in vigore della presente legge, la percentuale di cui al
primo periodo del comma 3-bis dell'articolo 2 del testo unico di cui
al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, introdotto dal comma 16, lettera d), del presente articolo,
è fissata nella misura
20. All'articolo 3 del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61,
«3-bis) condizioni e modalità che consentono al lavoratore di
richiedere l'eliminazione ovvero la modifica delle clausole
b) al comma 9 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ferme
cui all'articolo 12-bis del presente decreto ovvero in quelle di cui
all'articolo 10, primo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, è riconosciuta la
facoltà di revocare il predetto consenso».
1) al comma 1, le parole: «ai sensi dell'articolo 37» sono
«2. Il contratto di lavoro intermittente
può in ogni caso essere
concluso con soggetti con più di cinquantacinque anni di età e con
soggetti con meno di ventiquattro anni di età, fermo restando in tale caso che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro
il venticinquesimo anno di età»;
«3-bis. Prima dell'inizio della prestazione lavorativa o di un
giorni, il datore di lavoro è tenuto a comunicarne la durata con modalità semplificate alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio, mediante sms, fax o posta elettronica. Con
decreto di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per la pubblica
amministrazione e la semplificazione, possono essere individuate modalità applicative della disposizione di cui al precedente
periodo, nonché ulteriori modalità di comunicazione in funzione dello sviluppo delle tecnologie. In caso di violazione degli obblighi
euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Non si applica la procedura di diffida
di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n.
22. I contratti di lavoro intermittente già sottoscritti alla data
decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
all'articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile, devono
essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal
finale e non può consistere in una mera riproposizione dell'oggetto
l'organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo
impiegato per l'esecuzione dell'attività lavorativa. Il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o
stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più
b) al comma 1 dell'articolo 62, la lettera b) è sostituita dalla
contenuto caratterizzante e del risultato finale che si intende conseguire»;
«Art. 63 (Corrispettivo) - 1. Il compenso corrisposto ai
collaboratori a progetto deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito e, in relazione a
ciò nonché alla
non può essere inferiore ai minimi stabiliti in modo specifico per
ciascun settore di attività, eventualmente articolati per i relativi
salariali applicati nel settore medesimo alle mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, dai contratti collettivi
sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente
non può essere inferiore, a parità di estensione temporale dell'attività oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime
previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo
di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto»;
d) al comma 1 dell'articolo 67, le parole: «o del programma o
giusta causa. Il committente può altresì recedere prima della scadenza del termine qualora siano emersi oggettivi profili di
inidoneità professionale del collaboratore tali da rendere impossibile la realizzazione del progetto. Il collaboratore
caso in cui tale facoltà sia prevista nel contratto individuale di
f) all'articolo 68, comma 1, e all'articolo 69, commi 1 e 3, le
g) al comma 2 dell'articolo 69 è aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Salvo prova contraria a carico del committente, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, sono
considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del rapporto, nel caso in cui
collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quella svolta dai
lavoratori dipendenti dell'impresa committente, fatte salve le
prestazioni di elevata professionalità che possono essere individuate dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni
sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale».
24. L'articolo 69, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, si interpreta nel senso che l'individuazione di uno specifico progetto costituisce elemento essenziale di
rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a
contratti di collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.
26. Al capo I del titolo VII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276, dopo l'articolo 69
autonomo). - 1. Le prestazioni lavorative rese da persona titolare di posizione fiscale ai fini dell'imposta sul valore aggiunto sono
considerate, salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa,
se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d'imputazione di interessi, costituisca
più dell'80 per cento dei
corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell'arco dello stesso anno solare;
acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze
maturate nell'esercizio concreto di attività;
autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali di cui all'articolo
3. La presunzione di cui al comma 1 non opera altresì con
riferimento alle prestazioni lavorative svolte nell'esercizio di attività professionali per le quali l'ordinamento richiede
l'iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati e detta specifici
requisiti e condizioni. Alla ricognizione delle predette attività si provvede con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche
applicazione della disciplina di cui al presente capo, ivi compresa la disposizione dell'articolo 69, comma 1, si applica ai rapporti
instaurati successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione. Per i rapporti in corso a tale data, al fine
come collaborazione coordinata e continuativa, gli oneri contributivi derivanti dall'obbligo di iscrizione alla gestione separata dell'INPS
collaboratore, il quale, nel caso in cui la legge gli imponga l'assolvimento dei relativi obblighi di pagamento, ha il relativo
l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in albi professionali, di cui al primo periodo del comma 3 dell'articolo 61
del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si interpreta nel senso che l'esclusione dal campo di applicazione del capo I del
titolo VII del medesimo decreto riguarda le sole collaborazioni coordinate e continuative il cui contenuto concreto sia riconducibile
alle attività professionali intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali. In
caso contrario, l'iscrizione del collaboratore ad albi professionali
non è circostanza idonea di per sè a determinare l'esclusione dal campo di applicazione del suddetto capo I del titolo
28. All'articolo 2549 del codice civile è aggiunto, in fine, il
«Qualora l'apporto dell'associato consista anche in una
prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima
attività non può essere superiore a tre, indipendentemente
dal numero degli associanti, con l'unica eccezione nel caso in cui
gli associati siano legati all'associante da rapporto coniugale, di
parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo. In
con tutti gli associati il cui apporto consiste anche in una prestazione di lavoro si considera di lavoro subordinato a tempo
essere che, alla data di entrata in vigore della presente legge, siano stati certificati ai sensi degli articoli 75 e seguenti del
lavoro instaurati o attuati senza che vi sia stata un'effettiva partecipazione dell'associato agli utili dell'impresa o dell'affare,
ovvero senza consegna del rendiconto previsto dall'articolo 2552 del codice civile, si presumono, salva prova contraria, rapporti di
applica, altresì, qualora l'apporto di lavoro non presenti i
requisiti di cui all'articolo 69-bis, comma 2, lettera a), del
«Art. 70 (Definizione e campo di applicazione). - 1. Per
prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura meramente occasionale che non danno luogo, con riferimento
alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 5.000 euro nel
degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente. Fermo
professionisti, le attività lavorative di cui al presente comma possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per
a) alle attività lavorative di natura occasionale rese
nell'ambito delle attività agricole di carattere stagionale
effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto
regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l'università;
b) alle attività agricole svolte a favore di soggetti di cui
soggetti iscritti l'anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.
committente pubblico è consentito nel rispetto dei vincoli previsti
personale e, ove previsto, dal patto di stabilità interno.
4. I compensi percepiti dal lavoratore secondo le
all'articolo 72 sono computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di
b) all'articolo 72, comma 1, dopo le parole: «carnet di buoni»
le seguenti: «, tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali»;
c) all'articolo 72, comma 4, dopo il primo periodo è aggiunto il
previdenziali è rideterminata con decreto del Ministro del lavoro e
contributive per gli iscritti alla gestione separata dell'INPS».
33. Resta fermo l'utilizzo, secondo la previgente disciplina, dei
buoni per prestazioni di lavoro accessorio, di cui all'articolo 72
del decreto legislativo n. 276 del 2003, già richiesti alla data di
province autonome di Trento e di Bolzano un accordo per la definizione di linee-guida condivise in materia di tirocini formativi
contrastare un uso distorto dell'istituto, anche attraverso la puntuale individuazione delle
modalità con cui il tirocinante presta
35. In ogni caso, la mancata corresponsione dell'indennità di cui
alla lettera d) del comma 34 comporta a carico del trasgressore l'irrogazione di una sanzione amministrativa il cui ammontare
è proporzionato alla gravità dell'illecito commesso, in misura
conformemente alle previsioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689.
36. Dall'applicazione dei commi 34 e 35 non devono derivare nuovi o
37. Il comma 2 dell'articolo 2 della legge 15 luglio 1966, n. 604, è
604, e successive modificazioni, la parola: «duecentosettanta» è sostituita dalla seguente: «centottanta».
40. L'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, è sostituito
«Art. 7. - 1. Ferma l'applicabilità, per il licenziamento per
giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, dell'articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300, il licenziamento per giustificato
preceduto da una comunicazione effettuata dal datore di lavoro alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta
dichiarare l'intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo e indicare i motivi del licenziamento medesimo
eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato.
alla commissione provinciale di conciliazione di cui all'articolo 410 del codice di procedura civile.
effettuata quando è recapitata al domicilio del lavoratore indicato
dal lavoratore al datore di lavoro, ovvero è consegnata al
rappresentanza cui sono iscritte o conferiscono mandato oppure da un componente della rappresentanza sindacale dei lavoratori, ovvero da
parti, con la partecipazione attiva della commissione di cui al comma 3, procedono ad esaminare anche soluzioni alternative al recesso, si
conclude entro venti giorni dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione per l'incontro,
fatta salva l'ipotesi in cui le parti, di comune avviso, non ritengano di proseguire la discussione finalizzata al raggiungimento
di un accordo. Se fallisce il tentativo di conciliazione e, comunque, decorso il termine di cui al comma 3, il datore di lavoro
materia di Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI) e può essere
previsto, al fine di favorirne la ricollocazione professionale, l'affidamento del lavoratore ad un'agenzia di cui all'articolo 4,
comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
verbale redatto in sede di commissione provinciale di conciliazione e dalla proposta conciliativa avanzata dalla stessa,
è valutato dal
giudice per la determinazione dell'indennità risarcitoria di cui all'articolo 18, settimo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e
successive modificazioni, e per l'applicazione degli articoli 91 e 92 del codice di procedura civile.
presenziare all'incontro di cui al comma 3, la procedura può essere
41. Il licenziamento intimato all'esito del procedimento
disciplinare di cui all'articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300, oppure all'esito del procedimento di cui all'articolo 7 della
legge 15 luglio 1966, n. 604, come sostituito dal comma 40 del presente articolo, produce effetto dal giorno della comunicazione con
cui il procedimento medesimo è stato avviato, salvo l'eventuale
diritto del lavoratore al preavviso o alla relativa indennità
sostitutiva; è fatto salvo, in ogni caso, l'effetto sospensivo
disposto dalle norme del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela della
maternità e della paternità, di cui al
decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Gli effetti rimangono altresì sospesi in caso di impedimento derivante da infortunio
a) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Tutela del
«Il giudice, con la sentenza con la quale dichiara la nullità del licenziamento
perchè discriminatorio ai sensi dell'articolo 3 della
legge 11 maggio 1990, n. 108, ovvero intimato in concomitanza col matrimonio ai sensi dell'articolo 35 del codice delle pari
opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11
cui all'articolo 54, commi 1, 6, 7 e 9, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della
maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, ovvero
perché riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o
determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell'articolo 1345 del codice civile, ordina al datore di lavoro, imprenditore o
non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto e quale che
sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro. La presente disposizione si applica anche ai dirigenti. A seguito
dell'ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta
giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia
richiesto l'indennità di cui al terzo comma del presente articolo. Il regime di cui al presente articolo si applica anche al
licenziamento dichiarato inefficace perché intimato in forma orale. Il giudice, con la sentenza di cui al primo comma, condanna
altresì il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal
lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata la nullità, stabilendo a tal fine
un'indennità commisurata all'ultima
retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, dedotto quanto
percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative. In ogni caso la misura del risarcimento non
potrà essere inferiore a cinque mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro
è condannato inoltre, per il
medesimo periodo, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.
al secondo comma, al lavoratore è data la facoltà di chiedere al
lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità dell'ultima
retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro, e che non
è assoggettata a
contribuzione previdenziale. La richiesta dell'indennità deve essere effettuata entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della
Il giudice, nelle ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa
ovvero perché il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti
collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili, annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel
posto di lavoro di cui al primo comma e al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto dal
estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché quanto avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza
alla ricerca di una nuova occupazione. In ogni caso la misura dell'indennità risarcitoria non
può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro
è condannato, altresì, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della
contribuzione, per un importo pari al differenziale contributivo esistente tra la contribuzione che sarebbe stata maturata nel
accreditata al lavoratore in conseguenza dello svolgimento di altre attività lavorative. In quest'ultimo caso, qualora i contributi
afferiscano ad altra gestione previdenziale, essi sono imputati d'ufficio alla gestione corrispondente
lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l'indennità sostitutiva
gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, dichiara risolto il rapporto di lavoro
lavoro al pagamento di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva
determinata tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, in relazione
all'anzianità del lavoratore e tenuto conto del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni
dell'attività economica, del
Nell'ipotesi in cui il licenziamento sia dichiarato inefficace per
violazione del requisito di motivazione di cui all'articolo 2, comma
della procedura di cui all'articolo 7 della presente legge, o della
comma, ma con attribuzione al lavoratore di un'indennità
risarcitoria onnicomprensiva determinata, in relazione alla gravità
tra un minimo di sei e un massimo di dodici mensilità dell'ultima
lavoratore, accerti che vi è anche un difetto di giustificazione del
del presente articolo nell'ipotesi in cui accerti il difetto di giustificazione del licenziamento intimato, anche ai sensi degli
per motivo oggettivo consistente nell'inidoneità fisica o psichica
del lavoratore, ovvero che il licenziamento è stato intimato in
violazione dell'articolo 2110, secondo comma, del codice civile. Può altresì applicare la predetta disciplina nell'ipotesi in cui accerti
la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; nelle altre ipotesi in cui accerta
che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al quinto comma. In tale ultimo
caso il giudice, ai fini della determinazione dell'indennità tra il minimo e il massimo previsti, tiene conto, oltre ai criteri di cui al
quinto comma, delle iniziative assunte dal lavoratore per la ricerca di una nuova occupazione e del comportamento delle parti nell'ambito
risulti determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari, trovano applicazione le relative tutele previste dal presente
sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze
quindici lavoratori o più di cinque se si tratta di imprenditore
agricolo, nonché al datore di lavoro, imprenditore o non
imprenditore, che nell'ambito dello stesso comune occupa più di
quindici dipendenti e all'impresa agricola che nel medesimo ambito
territoriale occupa più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali
imprenditore, che occupa più di sessanta dipendenti. Ai fini del computo del numero dei dipendenti di cui all'ottavo
tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione
datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale. Il computo dei limiti occupazionali di cui all'ottavo
Nell'ipotesi di revoca del licenziamento, purché effettuata entro il termine di quindici giorni dalla comunicazione al datore di lavoro
dell'impugnazione del medesimo, il rapporto di lavoro si intende
ripristinato senza soluzione di continuità, con diritto del
43. All'articolo 30, comma 1, della legge 4 novembre 2010, n. 183, è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «L'inosservanza delle
secondo periodo, la parola: «Contestualmente» è sostituita dalle
45. All'articolo 4, comma 12, della legge 23 luglio 1991, n. 223, è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Gli eventuali vizi della
46. All'articolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223, il comma 3 è
«3. Qualora il licenziamento sia intimato senza l'osservanza della
modificazioni. In caso di violazione delle procedure richiamate all'articolo 4, comma 12, si applica il regime di cui al terzo
regime di cui al quarto comma del medesimo articolo 18. Ai fini dell'impugnazione del licenziamento si applicano le disposizioni di
cui all'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni».
controversie aventi ad oggetto l'impugnativa dei licenziamenti nelle
e successive modificazioni, anche quando devono essere risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro.
all'articolo 125 del codice di procedura civile. Con il ricorso non
del presente articolo, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi. A seguito della presentazione del ricorso il giudice
fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti. L'udienza
ricorso. Il giudice assegna un termine per la notifica del ricorso e del decreto non inferiore a venticinque giorni prima dell'udienza,
nonché un termine, non inferiore a cinque giorni prima della stessa udienza, per la costituzione del resistente. La notificazione
cura del ricorrente, anche a mezzo di posta elettronica certificata. Qualora dalle parti siano prodotti documenti, essi devono essere
49. Il giudice, sentite le parti e omessa ogni formalità non
essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione indispensabili richiesti dalle
parti o disposti d'ufficio, ai sensi dell'articolo 421 del codice di procedura civile, e provvede, con ordinanza immediatamente esecutiva,
50. L'efficacia esecutiva del provvedimento di cui al comma 49 non
può essere sospesa o revocata fino alla pronuncia della sentenza con
cui il giudice definisce il giudizio instaurato ai sensi dei commi da 51 a 57.
49 può essere proposta opposizione con ricorso contenente i requisiti di cui all'articolo 414 del codice di procedura civile, da
depositare innanzi al tribunale che ha emesso il provvedimento opposto, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla notificazione
dello stesso, o dalla comunicazione se anteriore. Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui al comma 47
del presente articolo, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi o siano svolte nei confronti di soggetti rispetto ai
quali la causa è comune o dai quali si intende essere garantiti. Il giudice fissa con decreto l'udienza di discussione non oltre i
successivi sessanta giorni, assegnando all'opposto termine per costituirsi fino a dieci giorni prima dell'udienza.
52. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza,
certificata, dall'opponente all'opposto almeno trenta giorni prima
53. L'opposto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria di memoria difensiva a norma e con le decadenze di cui all'articolo 416
del codice di procedura civile. Se l'opposto intende chiamare un
terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella memoria difensiva.
che siano notificati al terzo, ad opera delle parti, il provvedimento nonché il ricorso introduttivo e l'atto di costituzione
prima dell'udienza fissata, depositando la propria memoria a norma
56. Quando la causa relativa alla domanda riconvenzionale non è fondata su fatti costitutivi identici a quelli posti a base della
57. All'udienza, il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che
ritiene più opportuno agli atti di istruzione ammissibili e
rilevanti richiesti dalle parti nonché disposti d'ufficio, ai sensi dall'articolo 421 del codice di procedura civile, e provvede con
sentenza all'accoglimento o al rigetto della domanda, dando, ove opportuno, termine alle parti per il deposito di note difensive fino
a dieci giorni prima dell'udienza di discussione. La sentenza,
dieci giorni dall'udienza di discussione. La sentenza è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per l'iscrizione di ipoteca giudiziale.
58. Contro la sentenza che decide sul ricorso è ammesso reclamo
davanti alla corte d'appello. Il reclamo si propone con ricorso da
collegio, anche d'ufficio, li ritenga indispensabili ai fini della
60. La corte d'appello fissa con decreto l'udienza di discussione
commi 51, 52 e 53. Alla prima udienza, la corte può sospendere
l'efficacia della sentenza reclamata se ricorrono gravi motivi. La corte d'appello, sentite le parti, omessa ogni
formalità non
essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più
all'accoglimento o al rigetto della domanda, dando, ove opportuno, termine alle parti per il deposito di note difensive fino a dieci
giorni prima dell'udienza di discussione. La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni
62. Il ricorso per cassazione contro la sentenza deve essere proposto, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla
sospensione dell'efficacia della sentenza deve essere chiesta alla corte d'appello, che provvede a norma del comma 60.
64 devono essere riservati particolari giorni nel calendario delle udienze.
66. I capi degli uffici giudiziari vigilano sull'osservanza della
68. I capi degli uffici giudiziari vigilano sull'osservanza della
69. Dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 47 a 68
di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla predetta data è istituita, presso la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori
dipendenti, di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, l'Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI), con la funzione di
fornire ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione
un'indennità mensile di disoccupazione.
2. Sono compresi nell'ambito di applicazione dell'ASpI tutti i
adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, ai sensi
dell'articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142, e successive modificazioni, con esclusione dei dipendenti a tempo
indeterminato delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1,
per i quali trovano applicazione le norme di cui all'articolo 7,
comma 1, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e successive
modificazioni, all'articolo 25 della legge 8 agosto 1972, n. 457, all'articolo 7 della legge 16 febbraio 1977, n. 37, e all'articolo 1
4. L'indennità di cui al comma 1 è riconosciuta ai lavoratori che
5. Sono esclusi dalla fruizione dell'indennità di cui al comma 1 i
lavoratori che siano cessati dal rapporto di lavoro per dimissioni o per risoluzione consensuale del rapporto, fatti salvi i casi in cui
quest'ultima sia intervenuta nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato
6. L'indennità di cui al comma 1 è rapportata alla retribuzione
degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità
aggiuntive, divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il
numero 4,33.
7. L'indennità mensile è rapportata alla retribuzione mensile ed è
pari al 75 per cento nei casi in cui la retribuzione mensile sia
pari o inferiore nel 2013 all'importo di 1.180 euro mensili,
annualmente rivalutato sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati
intercorsa nell'anno precedente; nei casi in cui la retribuzione mensile sia superiore al predetto importo
l'indennità è pari al 75
per cento del predetto importo incrementata di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto
importo. L'indennità mensile non può in ogni caso superare
l'importo mensile massimo di cui all'articolo unico, secondo comma,
8. All'indennità di cui al comma 1 non si applica il prelievo
contributivo di cui all'articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n.
9. All'indennità di cui al comma 1 si applica una riduzione del 15
per cento dopo i primi sei mesi di fruizione. L'indennità medesima,
ove dovuta, è ulteriormente decurtata del 15 per cento dopo il
10. Per i periodi di fruizione dell'indennità sono riconosciuti i
ultimi due anni. I contributi figurativi sono utili ai fini del diritto e della misura dei trattamenti pensionistici; essi non sono
utili ai fini del conseguimento del diritto nei casi in cui la normativa richieda il computo della sola contribuzione effettivamente
a) per i lavoratori di età inferiore a cinquantacinque anni,
l'indennità di cui al comma 1 viene corrisposta per un periodo
massimo di dodici mesi, detratti i periodi di indennità
eventualmente fruiti nel medesimo periodo, anche in relazione ai trattamenti brevi di cui al comma 20 (mini-ASpI);
b) per i lavoratori di età pari o superiore ai cinquantacinque
anni, l'indennità è corrisposta per un periodo massimo di diciotto
anni, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel medesimo periodo ai sensi del comma 4 ovvero del comma 20 del
12. L'indennità di cui al comma 1 spetta dall'ottavo giorno
successivo alla data di cessazione dell'ultimo rapporto di lavoro
13. Per fruire dell'indennità i lavoratori aventi diritto devono, a pena di decadenza, presentare apposita domanda, esclusivamente in
via telematica, all'INPS, entro il termine di due mesi dalla data di
14. La fruizione dell'indennità è condizionata alla permanenza
dello stato di disoccupazione di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive
15. In caso di nuova occupazione del soggetto assicurato con contratto di lavoro subordinato,
l'indennità di cui al comma 1 è sospesa d'ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie di cui
all'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n.
608, e successive modificazioni, fino ad un massimo di sei mesi; al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore a sei mesi
l'indennità riprende a decorrere dal momento in cui era rimasta
nuovo trattamento nell'ambito dell'ASpI o della mini-ASpI di cui al
17. In caso di svolgimento di attività lavorativa in forma
autonoma, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, il soggetto
beneficiario deve informare l'INPS entro un mese dall'inizio dell'attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarre da
tale attività. Il predetto Istituto provvede, qualora il reddito da lavoro autonomo sia inferiore al limite utile ai fini della
dell'indennità di un importo pari all'80 per cento dei proventi
dell'attività e la data di fine dell'indennità o, se antecedente,
la fine dell'anno. La riduzione di cui al periodo precedente è conguagliata d'ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi; nei casi di esenzione dall'obbligo di
presentazione della dichiarazione dei redditi, è richiesta al beneficiario un'apposita autodichiarazione concernente i proventi
ricavati dall'attività autonoma.
all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti versata in relazione
autonomo non dà luogo ad accrediti contributivi ed è riversata alla Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui
il lavoratore avente diritto alla corresponsione dell'indennità di
cui al comma 1 può richiedere la liquidazione degli importi del
relativo trattamento pari al numero di mensilità non ancora percepite, al fine di intraprendere
un'attività di lavoro autonomo,
ovvero per avviare un'attività in forma di auto impresa o di micro impresa, o per associarsi in cooperativa. Tale
possibilità è riconosciuta nel limite massimo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015. Al relativo onere si provvede mediante
corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 24, comma 27, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,
natura non regolamentare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, sono determinati limiti, condizioni e
modalità per l'attuazione delle disposizioni di cui al
che possano far valere almeno tredici settimane di contribuzione di attività lavorativa negli ultimi dodici mesi, per la quale siano stati versati o siano dovuti i contributi per l'assicurazione
obbligatoria, è liquidata un'indennità di importo pari a quanto
21. L'indennità di cui al comma 20 è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla
metà delle settimane di
contribuzione nell'ultimo anno, detratti i periodi di indennità
22. All'indennità di cui al comma 20 si applicano le disposizioni
contratto di lavoro subordinato, l'indennità è sospesa d'ufficio sulla base delle comunicazioni obbligatorie di cui all'articolo
9-bis, comma 2, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608,
e successive modificazioni, fino ad un massimo di cinque giorni; al termine del periodo di sospensione
l'indennità riprende a decorrere
24. Le prestazioni di cui all'articolo 7, comma 3, del
riferimento ai periodi lavorativi dell'anno 2012, nelle prestazioni della mini-ASpI liquidate a decorrere dal 1° gennaio 2013.
1° gennaio 2013, al finanziamento delle indennità di cui ai commi da
di cui al comma 25, le eventuali riduzioni di cui all'articolo 120
della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e all'articolo 1, comma 361,
della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nonché le misure compensative di cui all'articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e successive modificazioni.
27. Per i lavoratori per i quali i contributi di cui al comma 25 non trovavano applicazione, e in particolare per i soci lavoratori
30 aprile 1970, n. 602, il contributo è decurtato della quota di riduzione di cui all'articolo 120 della legge 23 dicembre 2000, n.
388, e all'articolo 1, comma 361, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, che non sia stata ancora applicata a causa della mancata
capienza delle aliquote vigenti alla data di entrata in vigore delle citate leggi n. 388 del 2000 e n. 266 del 2005. Qualora per i
riduzione risultino già applicate, si potrà procedere,
subordinatamente all'adozione annuale del decreto di cui all'ultimo
applicazione, ad un allineamento graduale alla nuova aliquota ASpI, come definita dai commi 1 e seguenti, con incrementi annui pari allo
0,26 per cento per gli anni 2013, 2014, 2015, 2016 e pari allo 0,27 per cento per l'anno 2017. Contestualmente, con incrementi pari allo
0,06 per cento annuo si procederà all'allineamento graduale all'aliquota del contributo destinato al finanziamento dei Fondi
interprofessionali per la formazione continua ai sensi dell'articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845. A decorrere dall'anno 2013 e
di cui ai commi da 6 a 10 e da 20 a 24 vengono annualmente rideterminate, in funzione dell'aliquota effettiva di contribuzione,
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro il 31 dicembre di ogni anno precedente l'anno di riferimento,
tenendo presente, in via previsionale, l'andamento congiunturale del relativo settore con riferimento al ricorso agli istituti di cui ai
proporzionalmente non inferiore alla riduzione dell'aliquota
all'1,4 per cento della retribuzione imponibile ai fini
attività stagionali di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, nonché, per i periodi
contributivi maturati dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, di quelle definite dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi
nazionali stipulati entro il 31 dicembre 2011 dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente
rappresentative. Alle minori entrate derivanti dall'attuazione della presente disposizione, valutate in 7 milioni di euro per ciascuno
riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 24, comma 27, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con
30. Nei limiti delle ultime sei mensilità il contributo
addizionale di cui al comma 28 è restituito, successivamente al decorso del periodo di prova, al datore di lavoro in caso di
trasformazione del contratto a tempo indeterminato. La restituzione avviene anche qualora il datore di lavoro assuma il lavoratore con
contratto di lavoro a tempo indeterminato entro il termine di sei mesi dalla cessazione del precedente contratto a termine. In tale
ultimo caso, la restituzione avviene detraendo dalle mensilità spettanti un numero di
mensilità ragguagliato al periodo trascorso
decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di
lavoro, una somma pari al 50 per cento del trattamento mensile iniziale di ASpI per ogni dodici mesi di
anzianità aziendale negli
ultimi tre anni. Nel computo dell'anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo
determinato, se il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si
è dato luogo alla restituzione di cui
32. Il contributo di cui al comma 31 è dovuto anche per le
interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi incluso il recesso del datore di
lavoro ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera m), del testo unico dell'apprendistato, di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011,
33. Il contributo di cui al comma 31 non è dovuto, fino al 31 dicembre 2016, nei casi in cui sia dovuto il contributo di cui
34. Per il periodo 2013-2015, il contributo di cui al comma 31 non è
dovuto nei seguenti casi: a) licenziamenti effettuati in
presso altri datori di lavoro, in attuazione di clausole sociali che garantiscano la
continuità occupazionale prevista dai contratti
collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente
rappresentative sul piano nazionale; b) interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili,
per completamento delle attività e chiusura del cantiere. Alle
di euro per l'anno 2013 e in 38 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione
dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 24, comma 27, del
decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.
35. A decorrere dal 1° gennaio 2017, nei casi di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza del personale di cui
all'articolo 4, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, non
abbia formato oggetto di accordo sindacale, il contributo di cui al comma 31 del presente articolo
è moltiplicato per tre volte.
36. A decorrere dal 1° gennaio 2013 all'articolo 2, comma 2, del
testo unico di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, è aggiunta, in fine, la seguente lettera:
«e-bis) assicurazione sociale per l'impiego in relazione alla
contributivo per le assicurazioni di cui alle precedenti lettere ai sensi della disciplina di cui all'articolo 1, comma 773, della legge
maturati a decorrere dal 1° gennaio 2013 è dovuta dai datori di lavoro per gli apprendisti artigiani e non artigiani una
contribuzione pari all'1,31 per cento della retribuzione imponibile
contribuzione non operano le disposizioni di cui all'articolo 22,
37. L'aliquota contributiva di cui al comma 36, di finanziamento dell'ASpI, non ha effetto nei confronti delle disposizioni
agevolative che rimandano, per l'identificazione dell'aliquota
applicabile, alla contribuzione nella misura prevista per gli apprendisti.
38. All'articolo 1, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602, dopo le parole: «provvidenze della
all'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, è ridotta al 2,6 per cento.
b) inizio di un'attività in forma autonoma senza che il
d) acquisizione del diritto all'assegno ordinario di
sempre che il lavoratore non opti per l'indennità erogata dall'ASpI.
41. La decadenza si realizza dal momento in cui si verifica l'evento che la determina, con obbligo di restituire
l'indennità che
la lettera d) è inserita la seguente:
materia di indennità di disoccupazione ordinaria non agricola di cui all'articolo 19 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636,
45. La durata massima legale, in relazione ai nuovi eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino al
31 dicembre 2015, è disciplinata nei seguenti termini:
a) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell'anno
2013: otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a
cinquanta anni e dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari
b) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell'anno
2014: otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a
cinquanta anni, dodici mesi per i soggetti con età anagrafica pari o
superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni, quattordici mesi per i soggetti con
età anagrafica pari o superiore
a cinquantacinque anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni;
c) per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nell'anno
2015: dieci mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a
superiore a cinquanta anni e inferiore a cinquantacinque anni, sedici mesi per i soggetti con
età anagrafica pari o superiore a
cinquantacinque anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni.
46. Per i lavoratori collocati in mobilità a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2016 ai sensi dell'articolo 7
periodo massimo di diritto della relativa indennità di cui all'articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223,
è ridefinito nei seguenti termini:
a) lavoratori collocati in mobilità nel periodo dal 1° gennaio
1) lavoratori di cui all'articolo 7, comma 1: dodici mesi,
2) lavoratori di cui all'articolo 7, comma 2: ventiquattro
mesi, elevato a trentasei per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto i
b) lavoratori collocati in mobilità nel periodo dal 1° gennaio
elevato a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a trenta per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni;
2) lavoratori di cui all'articolo 7, comma 2: diciotto mesi,
elevato a trenta per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a quarantadue per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta anni;
c) lavoratori collocati in mobilità nel periodo dal 1° gennaio
2) lavoratori di cui all'articolo 7, comma 2: dodici mesi,
d) lavoratori collocati in mobilità nel periodo dal 1° gennaio
elevato a diciotto per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a ventiquattro per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta
dall'incremento dell'addizionale di cui all'articolo 6-quater, comma
modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, come modificato dal comma 48 del presente articolo, sono riversate alla gestione degli
interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali dell'INPS, di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e
48. All'articolo 6-quater del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, sono
a) al comma 2, dopo le parole: «è destinato» sono inserite le
49. I soggetti tenuti alla riscossione di cui all'articolo
6-quater, comma 2, del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 43 del 2005, come modificato dal comma
48 del presente articolo, trattengono, a titolo di ristoro per le spese di riscossione e comunicazione, una somma pari allo 0,25 per
cento del gettito totale. In caso di inadempienza rispetto agli obblighi di comunicazione si applica una sanzione amministrativa da
euro 2.000 ad euro 12.000. L'INPS provvede all'accertamento delle inadempienze e all'irrogazione delle conseguenti sanzioni. Si
applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689.
50. All'articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 9 luglio
1997, n. 241, è aggiunta, in fine, la seguente lettera:
7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e successive modificazioni».
51. A decorrere dall'anno 2013, nei limiti delle risorse di cui al
comma 1 dell'articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e
successive modificazioni, è riconosciuta un'indennità ai
1, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata presso l'INPS di cui all'articolo 2,
soggetti individuati dall'articolo 1, comma 212, della legge 23
a) abbiano operato, nel corso dell'anno precedente, in regime di
b) abbiano conseguito l'anno precedente un reddito lordo
complessivo soggetto a imposizione fiscale non superiore al limite di 20.000 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione
dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e
c) con riguardo all'anno di riferimento sia accreditato, presso
la predetta Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, un numero di
mensilità non inferiore a uno;
dell'articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, ininterrotto di
e) risultino accreditate nell'anno precedente almeno quattro
mensilità presso la predetta Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995.
52. L'indennità è pari a un importo del 5 per cento del minimale annuo di reddito di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto
1990, n. 233, moltiplicato per il minor numero tra le mensilità
53. L'importo di cui al comma 52 è liquidato in un'unica soluzione
se pari o inferiore a 1.000 euro, ovvero in importi mensili pari o inferiori a 1.000 euro se superiore.
54. Restano fermi i requisiti di accesso e la misura del trattamento vigenti alla data del 31 dicembre 2012 per coloro che
hanno maturato il diritto entro tale data ai sensi dell'articolo 19,
comma 1 dell'articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185,
requisito di cui alla lettera e) del comma 51, relativo alle mensilità accreditate,
è ridotto da quattro a tre mesi;
l'importo dell'indennità di cui al comma 52 è elevato dal 5 per
cento al 7 per cento del minimale annuo;
c) le risorse di cui al
comma 51 sono integrate nella misura di 60 milioni di euro per ciascuno dei predetti anni e al relativo onere si provvede mediante
ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della presente legge, con particolare riferimento alle misure recate dai commi 23 e seguenti
del medesimo articolo 1, si provvede a verificare la rispondenza dell'indennità di cui al comma 51 alle
finalità di tutela,
considerate le caratteristiche della tipologia contrattuale, allo scopo di verificare se la portata effettiva dell'onere corrisponde
alle previsioni iniziali e anche al fine di valutare, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, eventuali correzioni della misura stessa,
quali la sua sostituzione con tipologie di intervento previste dal comma 20 del presente articolo.
al primo periodo, le parole: «e in misura pari al 26 per cento a decorrere dall'anno 2010» sono sostituite dalle seguenti: «, in
misura pari al 26 per cento per gli anni 2010 e 2011, in misura pari al 27 per cento per l'anno 2012, al 28 per cento per l'anno 2013, al
29 per cento per l'anno 2014, al 30 per cento per l'anno 2015, al 31 per cento per l'anno 2016, al 32 per cento per l'anno 2017 e al 33
per cento a decorrere dall'anno 2018» e, al secondo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «per gli anni 2008-2011, al 18
per cento per l'anno 2012, al 19 per cento per l'anno 2013, al 20 per cento per l'anno 2014, al 21 per cento per l'anno 2015, al 22 per
cento per l'anno 2016, al 23 per cento per l'anno 2017 e al 24 per cento a decorrere dall'anno 2018».
58. Con la sentenza di condanna per i reati di cui agli articoli 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter e 422 del codice penale,
nonché per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste
dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, il giudice dispone
condannato sia eventualmente titolare: indennità di disoccupazione, assegno sociale, pensione sociale e pensione per gli invalidi civili.
Con la medesima sentenza il giudice dispone anche la revoca dei trattamenti previdenziali a carico degli enti gestori di forme
obbligatorie di previdenza e assistenza, ovvero di forme sostitutive, esclusive ed esonerative delle stesse, erogati al condannato, nel
caso in cui accerti, o sia stato già accertato con sentenza in altro procedimento giurisdizionale, che questi abbiano origine, in tutto o
in parte, da un rapporto di lavoro fittizio a copertura di attività illecite connesse a taluno dei reati di cui al primo periodo.
presentazione di apposita domanda, delle prestazioni previste dalla normativa vigente in materia, nel caso in cui ne ricorrano i
entro quindici giorni dalla data di adozione dei medesimi, all'ente titolare dei rapporti previdenziali e assistenziali facenti capo al
legge, il Ministro della giustizia, d'intesa con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, trasmette agli enti titolari dei
relativi rapporti l'elenco dei soggetti già condannati con sentenza passata in giudicato per i reati di cui al comma 58, ai fini della
revoca, con effetto non retroattivo, delle prestazioni di cui al medesimo comma 58, primo periodo.
previdenziale, informa l'amministrazione competente per i conseguenti accertamenti e provvedimenti.
capitoli di spesa corrispondenti al Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste
estorsive e dell'usura, di cui all'articolo 2, comma 6-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con
in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità
dal perdurare dello stato di debolezza dei livelli produttivi del Paese, per gli anni 2013-2016 il Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, può disporre, sulla base di specifici accordi governativi e
per periodi non superiori a dodici mesi, in deroga alla normativa vigente, la concessione, anche senza soluzione di
continuità, di
trattamenti di integrazione salariale e di mobilità, anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali, nei limiti
sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185,
occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, è incrementata di euro 1.000 milioni per ciascuno degli anni 2013 e 2014, di euro 700
concessione, in deroga alla normativa vigente, anche senza soluzione di
continuità, di trattamenti di integrazione salariale e di mobilità, i trattamenti concessi ai sensi dell'articolo 33, comma
21, della legge 12 novembre 2011, n. 183, nonché ai sensi del comma
64 del presente articolo possono essere prorogati, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici
dei trattamenti di cui al periodo precedente è ridotta del 10 per cento nel caso di prima proroga, del 30 per cento nel caso di seconda
proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive. I trattamenti di sostegno del reddito, nel caso di proroghe successive
frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale. Bimestralmente il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali invia al Ministero dell'economia e delle finanze una relazione sull'andamento degli impegni delle
destinatari dei trattamenti di integrazione salariale in deroga e di mobilità in deroga, rispettivamente, le disposizioni di cui all'articolo 8, comma 3, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86,
C dell'allegato 1 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, si applicano ai lavoratori iscritti alla gestione autonoma
coltivatori diretti, mezzadri e coloni dell'INPS che non fossero già interessati dalla predetta disposizione incrementale. Le aliquote di
finanziamento sono comprensive del contributo addizionale del 2 per cento previsto dall'articolo 12, comma 4, della legge 2 agosto 1990,
29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2;
70. A decorrere dal 1° gennaio 2016, l'articolo 3 della legge 23 luglio 1991, n. 223,
a) al comma 1, le parole: «le procedure di mobilità» sono
b) al comma 3, le parole: «la dichiarazione di mobilità» sono
«programma di mobilità» sono sostituite dalle seguenti: «programma
c) al comma 8, le parole: «dalla procedura di mobilità» sono
sostituite dalle seguenti: «dalle procedure di licenziamento collettivo»;
d) al comma 9, le parole: «collocare in mobilità» sono
sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «collocati in mobilità» sono sostituite dalla seguente: «licenziati»;
e) al comma 10, le parole: «collocare in mobilità» sono
sostituite dalla seguente: «licenziare» e le parole: «posti in mobilità» sono sostituite dalla seguente: «licenziati».
73. All'articolo 5, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n.
223, le parole: «collocare in mobilità» sono sostituite dalla
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