Source: https://www.periodicimaggioli.it/profluvio-linee-guida-anac-mit-dalla-gara-alla-fase-esecuzione/
Timestamp: 2019-08-23 16:04:24+00:00
Document Index: 43504374

Matched Legal Cases: ['art. 213', 'art. 157', 'art. 60', 'art. 95', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 31', 'sentenza ']

Tra i documenti appena pubblicati per la consultazione, si segnala anche lo schema di Bando-tipo n. 3, dedicato all’affidamento di Servizi attinenti all’ingegneria e all’architettura, di importo pari o superiore ad euro 100.000 con applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo. Tale Bando segue, in ordine, l’adozione del Bando-tipo n. 1 sui servizi e le forniture in generale e il Bando-tipo n. 2 sui servizi di pulizia. Si tratta anche in questo caso non già uno schema di bando bensì un Disciplinare-tipo, in considerazione della minore complessità del primo rispetto al secondo, nel quale si concentrano infatti le esigenze più avvertite dalle stazioni appaltanti di orientamento e standardizzazione. Non diversamente dagli altri schemi già adottati, lo schema proposto dall’ANAC persegue l’obiettivo di fornire alle stazioni appaltanti uno strumento a garanzia e promozione di efficienza, elevato standard di qualità dell’azione amministrativa e omogeneità dei procedimenti (art. 213). Il Disciplinare, ai sensi dell’art. 157 del Codice, prende in considerazione la sola procedura aperta di cui all’art. 60, con applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità prezzo, di cui all’art. 95, comma 2, del Codice. Il Disciplinare, pur prendendo le mosse dal Bando tipo n. 1, che rappresenta la base del modello di tutte le procedure di gara volte all’affidamento di servizi di vario genere, presenta una complessità maggiore in ragione della specificità dell’oggetto. Il Bando-tipo n.3 si propone quale applicazione delle Linee guida n. 1. Alla luce di ciò, esso deve essere interpretato conformemente con le stesse.
L’Autorità ricorda che l’inserimento di clausole volte alla tutela dei livelli occupazionali non è legittimo qualora non sussista, per la stazione appaltante, alcun contratto in essere nel settore di riferimento, ovvero il contratto in essere presenti un’oggettiva incompatibilità rispetto a quello da attivare, ad esempio, per la diversità delle attività oggetto dell’affidamento e/o per la difformità delle condizioni soggettive di accesso alla gara da parte degli operatori economici. Inoltre, l’applicazione della clausola sociale non comporta un indiscriminato e generalizzato dovere di assorbimento del personale utilizzato dall’impresa uscente, dovendo tale obbligo essere armonizzato con l’organizzazione aziendale prescelta dal nuovo affidatario. Il riassorbimento del personale è imponibile nella misura e nei limiti in cui sia compatibile con il fabbisogno richiesto dall’esecuzione del nuovo contratto e con la pianificazione e l’organizzazione del lavoro elaborata dal nuovo assuntore; sussistendo tale compatibilità, il lavoratore dell’impresa uscente deve essere riassorbito dall’impresa entrante, con preferenza rispetto a soggetti terzi. I lavoratori che non trovano collocazione nella nuova organizzazione sono destinatari, nel rispetto delle procedure sindacali, delle tutele apprestate dagli ammortizzatori sociali previsti dalla legge. La clausola sociale è espressamente prevista nella lex specialis: l’operatore economico accetta espressamente la clausola sociale e l’obbligo è riportato nel contratto. Inoltre, allo scopo di consentire ai concorrenti di conoscere i dati del personale da assorbire, la stazione appaltante indica, in modo chiaro, il numero di unità, monte ore, CCNL applicato dall’attuale appaltatore, qualifica, livelli retributivi, scatti di anzianità, sede di lavoro.
Anche il Ministero delle Infrastrutture non è stato da meno quanto a novità di particolare impatto nell’attuazione del Codice ed ha approvato importanti provvedimenti attuativi. Dopo una lunga e trepidante attesa è stato infatti pubblicato in Gazzetta il decreto del Ministero delle Infrastrutture del 7/3/2018 n. 49, recante: «Approvazione delle linee guida sulle modalita’ di svolgimento delle funzioni del direttore dei lavori e del direttore dell’esecuzione».
In questo caso non si tratta di linee guida recanti meri indirizzi operativi, ma di un regolamento ministeriale e dunque di una fonte secondaria che introduce vere e proprie norme giuridiche, che entrano in vigore dal 30 maggio 2018, e vanno ad abrogare la disciplina della fase di esecuzione dei lavori pubblici, di cui agli articoli da 178 a 210 del d.P.R. n. 207/2010, che era sopravvissuta nel regime transitorio.
Il Regolamento del MIT introduce finalmente anche la disciplina per l’esecuzione degli appalti di servizi e forniture, che era invece del tutto carente dall’entrata in vigore del nuovo Codice, attesa l’intervenuta abrogazione di tutta la Parte IV del d.P.R. n. 207/2010.
Le linee guida attuano la previsione dell’art. 111 del Codice (Controllo tecnico, contabile e amministrativo), il cui primo comma aveva stabilito che “Con decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti, da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente codice, su proposta dell’ANAC, previo parere delle competenti commissioni parlamentari, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici e la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono approvate le linee guida che individuano le modalità e, se del caso, la tipologia di atti, attraverso i quali il direttore dei lavori effettua l’attività di cui all’articolo 101, comma 3, in maniera da garantirne trasparenza, semplificazione, efficientamento informatico, con particolare riferimento alle metodologie e strumentazioni elettroniche anche per i controlli di contabilità”. Con il medesimo decreto, a tenore del comma 2 dello stesso art. 111, si prevede pure la compiuta individuazione delle modalità di effettuazione dell’attività di controllo secondo criteri di trasparenza e semplificazione.
Si completa in questo modo il quadro normativo e il disegno voluto dalla legge delega n. 11/2016, volto ad una significativa valorizzazione della fase di esecuzione dei contratti pubblici, “con la definizione di idonee misure quali la previsione di poteri di vigilanza e controllo sull’applicazione delle norme in materia di appalti pubblici e di contratti di concessione, con particolare riguardo alla fase di esecuzione della prestazione, finalizzati ad evitare la corruzione e i conflitti d’interesse ed a favorire la trasparenza, e la promozione della digitalizzazione delle procedure stesse, in funzione della loro tracciabilità”, e altresì di “rafforzamento delle funzioni di organizzazione, di gestione e di controllo della stazione appaltante sull’esecuzione delle prestazioni, attraverso verifiche effettive e non meramente documentali, con particolare riguardo ai poteri di verifica e intervento del responsabile del procedimento, del direttore dei lavori nei contratti di lavori e del direttore dell’esecuzione del contratto nei contratti di servizi e forniture, nonché per le verifiche e i controlli relativi all’effettiva ottemperanza a tutte le misure mitigative e compensative e alle prescrizioni in materia ambientale, paesaggistica, storico-architettonica, archeologica e di tutela della salute umana, impartite dagli enti e dagli organismi competenti, prevedendo un adeguato sistema sanzionatorio nei casi di controlli lacunosi ovvero di omessa vigilanza”.
La rinnovata attenzione verso la fase di esecuzione dei contratti pubblici si coglie sia sotto il profilo del diritto comunitario, con l’innovativa disciplina delle modifiche ai contratti in corso di esecuzione, sia sotto il profilo del diritto interno con il rafforzamento di controlli effettivi e con un’approccio restrittivo sulle varianti in corso d’opera. Come noto, l’art. 31, comma 12 del Codice – particolarmente sintomatico della nuova impostazione del legislatore su questi temi – prevede che “Il soggetto responsabile dell’unità organizzativa competente in relazione all’intervento, individua preventivamente le modalità organizzative e gestionali attraverso le quali garantire il controllo effettivo da parte della stazione appaltante sull’esecuzione delle prestazioni, programmando accessi diretti del RUP o del direttore dei lavori o del direttore dell’esecuzione sul luogo dell’esecuzione stessa, nonché verifiche, anche a sorpresa, sull’effettiva ottemperanza a tutte le misure mitigative e compensative, alle prescrizioni in materia ambientale, paesaggistica, storico-architettonica, archeologica e di tutela della salute umana impartite dagli enti e dagli organismi competenti” Si tratta di un documento di particolare rilevanza: costituisce obiettivo strategico nell’ambito del piano della performance organizzativa dei soggetti interessati e se ne tiene conto in sede di valutazione dell’indennità di risultato e di corresponsione degli incentivi di cui all’articolo 113.
Il Regolamento ministeriale si articola in quattro titoli: I) Disposizioni generali; II) Direttore Lavori; III) Direttore dell’Esecuzione; IV) Disposizioni finali.
Si disciplinano in particolare i rapporti tra RUP e DL / DEC; le funzioni di dettaglio del DL e DEC sia nella fase preliminare dell’appalto, sia nella successiva fase di esecuzione; il controllo amministrativo-contabile; le modalità di applicazione delle modifiche e delle varianti in corso di esecuzione, l’applicazione del quinto d’obbligo; le attività di verifica del rispetto degli obblighi dell’esecutore e del subappaltatore; la gestione dei sinistri, ecc.
L’entrata in vigore del decreto del MIT impone quindi alle stazioni appaltanti, specie per appalti di servizi e forniture, di adeguare tempestivamente le procedure e gli adempimenti del RUP e del DL/DEC, alle nuove norme regolamentari, richiamando alcune disposizioni anche nei capitolati speciali. Per gli appalti di lavori alcune disposizioni sono evidentemente mutuate dal previgente d.P.R. n. 207/2010, mentre altre previsioni sono allineate alle norme primarie del nuovo Codice.
Dedicheremo un ampio approfondimento sul nuovo regolamento ministeriale nei prossimi numeri della Rivista.
In questo numero, il Focus è dedicato al tema della disciplina antimafia con i pregevoli contributi di Paolo Canaparo. Contributi di particolare interesse ed attualità sono quelli sul bando-tipo n. 1/2017, con l’analisi delle clausole relative ai soggetti partecipanti alla gara e ai requisiti generali, sui contratti di rete, sulla responsabiltà precontrattuale alla luce della sentenza della Plenaria n. 5/2018 (sezione giurisprudenza), e di Salvio Biancardi sugli affidamenti diretti infra 40.000 euro (indirizzi operativi).