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Timestamp: 2020-07-05 02:00:19+00:00
Document Index: 48804454

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 6823 del 24/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6823 del 24/03/2011
Cassazione civile sez. I, 24/03/2011, (ud. 02/03/2011, dep. 24/03/2011), n.6823
sul ricorso 19862/2009 proposto da:
G.V. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato
in ROMA, presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato
avverso il decreto n. 2304/08 V.G. della CORTE D’APPELLO di NAPOLI
dell’11/07/08, depositato il 21/08/08;
p. 1.- La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è del seguente tenore: ” G.V. ha adito la Corte d’appello di Napoli, allo scopo di ottenere l’equa riparazione ex lege n. 89 del 2001 in riferimento al giudizio promosso innanzi al Tar Campania con ricorso del 1.7.1992, definito con sentenza del 7.6.2007.
La Corte d’appello, con il decreto impugnato, pronunciato nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze, fissato il termine di durata ragionevole del giudizio in anni tre, dichiarato prescritto il diritto per il periodo dall’1.7.1995 al 10.4.1998, ha liquidato per il danno non patrimoniale, per il ritardo di 9 anni e 2 mesi, la somma di Euro 7.333,00, (Euro 800,00 per anno di ritardo), con il favore delle le spese del giudizio.
Per la cassazione di questo decreto ha proposto ricorso l’attore, affidato a otto motivi; ha resistito con controricorso il Ministero dell’economia e delle finanze.
1.- Con gli otto motivi è denunciata erronea e falsa applicazione di legge (L. n. 89 del 2001, art. 2, art. 1 e art. 6, par. 1 CEDU), in relazione al rapporto tra norme nazionali e la CEDU, nonchè della giurisprudenza della Corte di Strasburgo e di questa Corte ed omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, omessa decisione di domande (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; art. 112 c.p.c.) e sono poste le seguenti questioni, sintetizzate nei quesiti:
spetta un ulteriore somma rationae materiae (bonus di Euro 2.000,00), trattandosi di diritti dei lavoratori come stabilito dalla CEDU, o comunque l’equo indennizzo per tali materie va calcolato in misura maggiore? ed il giudice non si sarebbe pronunciato sulla relativa domanda e ciò costituirebbe violazione dell’art. 112 c.p.c. e comporterebbe un difetto di motivazione.
a) Relativamente alla questione sub a), ammissibile e rilevante per l’incidenza su quelle ulteriori, va ribadito il principio enunciato dalle S.U., in virtù del quale il giudice italiano, chiamato a dare applicazione alla L. n. n. 89 del 2001, deve interpretare detta legge in modo conforme alla CEDU per come essa vive nella giurisprudenza della Corte europea. Siffatto dovere opera entro i limiti in cui detta interpretazione conforme sia resa possibile dal testo della stessa L. n. 89 del 2001 (sentenza n. 1338 del 2004) e, come affermato dalla Corte costituzionale – contrariamente all’assunto dell’istante, che si palesa perciò manifestamente erroneo – al giudice nazionale spetta interpretare la norma interna in modo conforme alla disposizione internazionale, entro i limiti nei quali ciò sia permesso dai testi delle norme. Qualora ciò non sia possibile, ovvero dubiti della compatibilità della norma interna con la disposizione convenzionale interposta, egli deve investire questa Corte della relativa questione di legittimità costituzionale rispetto al parametro dell’art. 117 Cost., comma 1 (sentenze n. 348 e n. 349 del 2007).
b) Relativamente alla quantificazione del danno, va ribadito che i criteri di determinazione del quantum della riparazione applicati dalla Corte europea non possono essere ignorati dal giudice nazionale, che deve riferirsi alle liquidazioni effettuate in casi simili dalla Corte di Strasburgo e, secondo la giurisprudenza di questa Corte, avendo riguardo al parametro di Euro 1.000,00/Euro 1.500,00 per anno di ritardo dopo i primi tre anni, per i quali l’indennizzo è pari a Euro 750,00 per anno. Peraltro, deve escludersi che le norme disciplinatrici della fattispecie permettano di riconoscere – come ha invece sostenuto l’istante – una ulteriore, più elevata somma, svincolata da qualsiasi parametro e dovuta in considerazione dell’oggetto e della natura della controversia.
per il giudice nazionale è, sul punto, vincolante della L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 3, lett. a), ai sensi del quale è influente solo il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole, non incidendo questa diversità di calcolo sulla complessiva attitudine della citata L. n. 89 del 2001 ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo (Cass. n. 1156 6 del 2008; n. 1354 del 2008; n. 23844 del 2007).
Nella concreta fattispecie il giudizio amministrativo presupposto ha avuto una durata di circa otto anni e la Corte di merito ha liquidato la somma di Euro 4.133,00, sostanzialmente attenendosi ai criteri innanzi richiamati.
p. 2.- Il Collegio – corretto l’evidente errore materiale contenuto nella relazione, nel senso che il giudizio presupposto ha avuto una durata complessiva (ferma la dichiarata prescrizione decennale non specificamente impugnata) di 9 anni e 2 mesi, con attribuzione della somma di Euro 7.333,00, a titolo di equo indennizzo – condivide le conclusioni della relazione medesima e le argomentazioni sulle quali esse si fondano e che conducono al rigetto del ricorso.
Argomentazioni non scalfite dal contenuto ripetitivo del ricorso – della memoria difensiva.
Il recente mutamento giurisprudenziale in ordine all’entità dell’indennizzo nell’ipotesi di processo presupposto svoltosi dinanzi ai T.A.R. e alla Corte dei Conti giustifica l’integrale compensazione delle spese del giudizio di legittimità.