Source: https://www.associazionesoldo.org/2020/03/26/inammissibile-la-comparsa-di-costituzione-depositata-telematicamente/
Timestamp: 2020-03-28 17:26:12+00:00
Document Index: 27234565

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 35', 'art. 183', 'art. 35', 'Cass. Sez. ', 'art. 16']

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inammissibile la comparsa di costituzione depositata telematicamente
Processo civile telematico: inammissibile la comparsa di costituzione depositata telematicamente
Michele Iaselli – Funzionario Ministero della Difesa, Docente di informatica giuridica alla LUISS – Roma e Federico II – Napoli
L’Ordinanza della Sezione Civile del Tribunale di Padova affronta in modo molto approfondito una delle tante questioni aperte lasciate dalla normativa sul processo telematico e cioè la legittimità della comparsa di costituzione telematica.
Nel caso di specie la parte convenuta si costituisce telematicamente mediante invio a mezzo PEC direttamente nel sistema P.C.T. con la Consolle dell’avvocato.
Al fine di risolvere la questione il giudice ritiene indispensabile esaminare la normativa attualmente in vigore sul processo telematico e considerato che il procedimento de quo è stato iscritto a ruolo in data posteriore al 30 giugno 2014, deve tener conto delle novità introdotte dal D.L. n. 90/2014 convertito nella L. n. 114/2014 con la quale si è disciplinato l’obbligo nel deposito di alcuni atti processuali, che può avvenire solo in via telematica.
In particolare, il comma 1 dell’art. 16 bis, D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 sancisce che «a decorrere dal 30 giugno 2014 nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Allo stesso modo si procede per il deposito degli atti e dei documenti da parte dei soggetti nominati o delegati dall’autorità giudiziaria. Le parti provvedono, con le modalità di cui al presente comma, a depositare gli atti e i documenti provenienti dai soggetti da esse nominati. Per difensori non si intendono i dipendenti di cui si avvalgono le pubbliche amministrazioni per stare in giudizio personalmente».
In altri termini, quindi, tra gli atti che l’art. 16 bis, D.L. n. 179/2012 impone di depositare esclusivamente in via telematica non vi sono gli atti introduttivi del giudizio visto che gli unici atti per cui è obbligatorio l’invio telematico sono quelli endoprocedimentali. A tale conclusione si giunge in quanto l’art. 16-bis utilizza la frase «il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche».
Come giustamente osserva l’organo giudicante, la questione non è pacifica, poiché la disposizione in argomento nel suo primo comma si occupa solo di sancire l’obbligo dell’invio con modalità telematiche degli atti endoprocedimentali, ma nulla prevede sugli atti introduttivi del giudizio lasciando quindi un vuoto normativo nel processo civile telematico. Difatti, in linea di principio, sancire l’obbligo dell’invio telematico di alcuni atti non significare vietare di utilizzare quel medesimo canale comunicativo anche per altri atti.
Lo stesso principio della libertà delle forme, consente di giungere alla conclusione che l’obbligo di utilizzare un certo strumento di trasmissione per alcuni atti processuali non può equivalere, nel silenzio della legge, a statuire il divieto di utilizzo di quel medesimo strumento per gli atti introduttivi.
Ma al di là di tali considerazioni di carattere generale, il giudice di Padova cerca di fondare la sua decisione anche su disposizioni di carattere normativo, seppur di grado secondario, per risolvere la questione ed effettivamente trova un utile punto di riferimento nel decreto autorizzativo ex art. 35, comma 1, D.M. n. 44/2011. Difatti tale decreto è quel particolare atto amministrativo autorizzativo adottato dal Direttore del DGSIA con cui lo stesso Direttore, in seguito alla sperimentazione ed all’analisi della dotazione informatica del Tribunale di Padova, decreta che l’ufficio destinatario sia autorizzato a ricevere gli atti e solo quelli con valore legale, indicati in quell’atto autorizzativo. Lo stesso decreto, datato 3 giugno 2014, prevede l’attivazione dei servizi telematici relativamente alle comparse conclusionali e alle memorie di replica, alle memorie autorizzate dal Giudice e le memorie ex art. 183, comma 6, c.p.c. per i procedimenti contenziosi civili e del lavoro.
Già, quindi, questo elemento di valutazione porta inevitabilmente a ritenere non legittimo l’invio telematico della comparsa di costituzione poiché avvenuto mediante uno strumento di comunicazione privo di valore legale con conseguente declaratoria di inammissibilità della comparsa di costituzione per non essere questo specifico atto processuale ricompreso nel decreto di cui all’art. 35 pur se tecnicamente possibile.
In particolare, secondo l’organo giudicante, alla luce di tali considerazioni non solo la comparsa di costituzione non è un atto che possa essere inviato telematicamente con valore legale mancando tale atto nell’autorizzazione citata, ma inoltre l’atto inviato telematicamente non trova una specifica copertura normativa speciale per cui deve essere considerato alla stregua di un atto cartaceo di costituzione inviato a mezzo posta essendo la mail certificata, così come la raccomandata, due mezzi di comunicazione.
A questo punto, quindi, non resta che fare riferimento alla disciplina generale sulla costituzione delle parti e rifarsi quindi agli artt. 166 e 167 c.p.c. che disciplinano la costituzione dell’attore e del convenuto nel giudizio ordinario di cognizione senza prevedere alcun riferimento al Processo Civile Telematico.
Quei due articoli prevedono che l’atto di citazione e la comparsa di costituzione debbano essere “depositati” in cancelleria per cui è necessario che qualcuno fisicamente si rechi in cancelleria a consegnare al Cancelliere l’atto sul quale apporre il timbro di depositato. Interpretazione, questa, recentemente confermata dalla Cassazione (Cass. Sez. 3 n. 12391 del 21 maggio 2013).
Alla luce, quindi, di tali considerazioni il giudice ritiene non regolarmente costituita la parte convenuta che viene dichiarata contumace.
Le conclusioni a cui giunge il Tribunale di Padova sono giuridicamente ineccepibili però è opportuno fare alcune ulteriori riflessioni sulla portata del primo comma dell’art. 16 bis, D.L. n. 179/2012. Difatti, mentre la norma potrebbe apparire coerente per l’esclusione dal deposito telematico dell’atto di citazione (e quindi dell’iscrizione a ruolo telematica) in quanto ad oggi tale deposito è stato sperimentato solo in qualche Tribunale, discorso a parte merita la comparsa di costituzione e risposta che, al contrario, non solo è anch’essa riconosciuta dal Ministero della Giustizia e DGSIA come tipologia di atto depositabile telematicamente ma è presente (quale tipologia di atto depositabile) in tutti i Tribunali nei quali è possibile depositare a valore legale atti e documenti. D’altro canto appare evidente che la piena convenienza dell’avvocato nell’utilizzo del PCT è proprio individuabile nel deposito telematico di questi due atti: citazione e ricorso e comparsa di costituzione in giudizio in quanto potrebbero consentire sia di prendere visione sia di fare il download sul proprio computer di tutti i documenti depositati dall’altra parte.
(Tribunale Padova, Ordinanza 28/08/2014)
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