Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-terzo/titolo-i/art480.html
Timestamp: 2020-03-31 01:48:16+00:00
Document Index: 4128367

Matched Legal Cases: ['art. 480', 'art. 63', 'art. 55', 'art. 13', 'art. 125', 'art. 480', 'art. 156', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 480', 'sentenza ', 'art. 654', 'art. 480', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 480', 'art. 615', 'art. 292', 'sentenza ', 'art. 480', 'sentenza ', 'art. 480', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 480', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 480', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 482', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 125', 'sentenza ', 'art. 480', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 156', 'art. 2943', 'sentenza ', 'art. 480', 'art. 170', 'art. 480', 'sentenza ', 'art. 480', 'art. 617', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 480', 'art. 330', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 480', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 125', 'art. 125', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 480', 'art. 63', 'art. 55', 'art. 63', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 125', 'sentenza ', 'art. 480', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10']

Art. 480 codice di procedura civile - Forma del precetto - Brocardi.it
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Articolo 480 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 480 Codice di procedura civile
Il precetto consiste nell'intimazione di adempiere l'obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni, salva l'autorizzazione di cui all'articolo 482, con l'avvertimento che, in mancanza, si procederà a esecuzione forzata[603 2, 605] (1).
Il precetto deve contenere a pena di nullità l'indicazione delle parti, della data di notificazione del titolo esecutivo se questa è fatta separatamente [479, 654 2], o la trascrizione integrale del titolo stesso, quando è richiesta dalla legge (2). In quest'ultimo caso l'ufficiale giudiziario, prima della relazione di notificazione [148], deve certificare di avere riscontrato che la trascrizione corrisponde esattamente al titolo originale (3). Il precetto deve altresì contenere l'avvertimento che il debitore può, con l'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore (4).
Il precetto deve inoltre contenere la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per la esecuzione [16 ss., 26ss.]. In mancanza le opposizioni al precetto [615, 617] si propongono davanti al giudice del luogo in cui è stato notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno presso la cancelleria del giudice stesso (5).
Il precetto deve essere sottoscritto a norma dell'articolo 125 e notificato alla parte personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti (6).
(1) La norma indica che il precetto deve contenere a pena di nullità l'indicazione delle parti e della data della notifica del titolo esecutivo. Inoltre, il precetto deve contenere l'intimazione ad adempiere l'obbligo risultante dal titolo e l'avvertimento che, in mancanza di adempimento, si darà inizio all'esecuzione forzata. Il termine entro cui adempiere non può essere inferiore ai dieci giorni; invero, un termine diverso dai 10 gg. se inferiore, sarà come non assegnato.
Diversamente, la norma non prevede in maniera espressa la necessità di precisare l'ammontare del debito, anche se nella prassi viene di solito indicato. Nel caso in cui venga formulata la richiesta di una somma minore rispetto a quella prevista nel titolo non significa aver rinunciato alla differenza, che potrà essere richiesta successivamente. Normalmente, viene richiesta una somma maggiore rispetto a quella del titolo perché nel precetto saranno chieste le spese, gli interessi e così via.
(2) Si vedano art. 63 r.d. 14-12-1933, n. 1669 (Cambiale e vaglia cambiario); art. 55 r.d. 21-12-1933, n. 1736 (Assegno bancario e circolare).
(3) Di norma, le parti sono le stesse indicate nel titolo esecutivo e nel caso in cui si sia verificata un'ipotesi di successione (passiva o attiva) dovrà esserne indicata la causa (v. 475 e 477). Inoltre, è bene chiarire che l'indicazione della data di notifica del titolo esecutivo sarà necessaria solo se titolo e precetto siano stati notificati separatamente. Se la notifica è contestuale (v. 479 3) l'indicazione della data potrà essere omessa senza che si verifichi la nullità del precetto.
Invece, elemento imprenscidibile che non può mancare è l'esatta indicazione degli estremi del titolo esecutivo, a pena di nullità del precetto. La trascrizione del titolo, richiesta nel caso di cambiale o di assegno, non deve essere necessariamente integrale (che si ottiene invece, con la fotocopia, munita di certificazione di conformità, dichiarata dall'ufficiale giudiziario, del titolo, seguita dall'atto di precetto). Infine, se nel precetto, oltre alla sorte capitale, si chiedono, appunto, le spese di protesto e del conto di ritorno sarà necessaria anche la trascrizione del protesto.
(4) Comma così modificato dall’art. 13, comma 1, lett. a), D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 132.
(5) Secondo la norma in commento, l'indicazione della residenza o l'elezione di domicilio della parte istante non è prevista a pena di nullità, ma serve solo ad individuare il giudice competente per territorio che seguirà la imminente esecuzione forzata. Se nel precetto il creditore non inserisce le suddette indicazioni, la stessa norma stabilisce che le eventuali opposizioni a precetto saranno proposte nel luogo in cui quest'ultimo fu notificato (che potrebbe essere diverso da quello dell'esecuzione).
Inoltre, se il creditore ha omesso di indicare se intende avvalersi dell'esecuzione immobiliare o di quella mobiliare, si deve presumere che egli abbia inteso avvalersi della prima, se per es. abbia eletto domicilio nella cancelleria del tribunale.
(6) L'opinione dottrinale prevalente ritiene che il precetto non sia un vero atto processuale e quindi potrà essere sottoscritto o dal difensore o dalla parte personalmente. La procura rilasciata per il processo di cognizione non si estende anche al processo esecutivo, perché quest'ultimo non è un «ulteriore grado» del processo, ma un processo diverso. In ogni caso, il precetto, ex art. 125, può (non deve) contenere la procura che, se rilasciata in calce o a margine dello stesso, servirà per tutti gli atti esecutivi successivi.
Il precetto consiste nell'atto con cui il creditore intima al debitore di adempiere l'obbligo che risulta dal titolo esecutivo entro il termine di dieci giorni. L'avvertimento contenuto nel precetto in base al quale si comunica al debitore che, in mancanza di adempimento, si procederà ad esecuzione forzata, di norma è assai generico, ossia lascia libera la scelta tra i vari tipi di esecuzione forzata, tranne che si tratti dell'esecuzione specifica, nel qual caso dovrà essere indicato l'oggetto della successiva esecuzione.
Massime relative all'art. 480 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 24291/2017
La nullità della notifica del precetto può essere sanata, ai sensi dell’art. 156, comma 3, c.p.c., dalla proposizione dell'opposizione, quale dimostrazione della intervenuta conoscenza dell'atto, solo quando è provato che tale conoscenza si è avuta in tempo utile a prevenire il pignoramento, atteso che la funzione tipica dell'atto di precetto è quella di consentire all'intimato di adempiere spontaneamente all'obbligazione portata dal titolo esecutivo, evitando l'avvio dell'esecuzione forzata contro di lui.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24291 del 16 ottobre 2017)
Cass. civ. n. 18759/2017
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18759 del 28 luglio 2017)
Cass. civ. n. 25433/2014
L'omessa indicazione del titolo esecutivo azionato non determina la nullità del precetto ai sensi dell'art. 480, secondo comma, cod. proc. civ., quando l'esigenza di individuazione del titolo risulti comunque soddisfatta attraverso altri elementi contenuti nel precetto stesso, la cui positiva valutazione da parte del giudice di merito - insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata - può essere utilmente ancorata al successivo comportamento del debitore (consistente, nelle specie, nel pronto pagamento dell'importo precettato).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 25433 del 2 dicembre 2014)
Cass. civ. n. 22510/2014
Nell'espropriazione forzata promossa in forza di ingiunzione esecutiva, il precetto deve contenere l'indicazione delle parti, della data di notifica del decreto ingiuntivo, nonché del provvedimento che ha disposto l'esecutorietà e l'apposizione della formula esecutiva, in quanto la completa identificazione del titolo sostituisce, in forza dell'art. 654 cod. proc. civ., la notifica dello stesso, sicché, in assenza di tali indicazioni, l'atto è viziato ex art. 480 cod. proc. civ., producendosi una nullità equivalente a quello che colpisce il precetto non preceduto dalla notifica del titolo esecutivo, non suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo con la mera proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22510 del 23 ottobre 2014)
Cass. civ. n. 19738/2014
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19738 del 19 settembre 2014)
Cass. civ. n. 14495/2013
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 14495 del 7 giugno 2013)
Cass. civ. n. 13038/2013
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 13038 del 24 maggio 2013)
Cass. civ. n. 4008/2013
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4008 del 19 febbraio 2013)
Cass. civ. n. 2160/2013
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2160 del 30 gennaio 2013)
Cass. civ. n. 25861/2011
La disciplina relativa al luogo di notifica, fissata dal terzo comma dell'art. 480 c.p.c., si riferisce unicamente alle notifiche dell'eventuale opposizione a precetto, ai sensi dell'art. 615 c.p.c., e dei conseguenti atti endoprocessuali, mentre la notificazione della sentenza, che abbia definito il giudizio introdotto da tale opposizione al fine della decorrenza del termine breve per l'impugnazione, segue la regola generale di cui, alternativamente, agli artt. 285 e 170 c.p.c., per la parte costituita mediante procuratore o personalmente, o all'art. 292 c.p.c., per il contumace. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha negato la tardività dell'appello, eccepita sulla ritenuta efficacia, ai fini sollecitatori dell'impugnazione, della notifica della sentenza di primo grado del giudizio di opposizione a precetto effettuata presso la cancelleria nei confronti dell'intimante contumace, stante la compressione del diritto di difesa di quest'ultimo e l'ingiustificata disparità di trattamento, rispetto al contumace nel processo ordinario di cognizione, che deriverebbero dall'estensione, a tali fini, della portata dell'art. 480, terzo comma, c.p.c.).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 25861 del 2 dicembre 2011)
Cass. civ. n. 15901/2011
L'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 480, terzo comma, c.p.c. - come individuata dalla Corte Cost. nella sentenza n. 480 del 2005 - richiede che l'opposizione a precetto debba essere notificata dal debitore presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto dal creditore, e solo in mancanza di tali indicazioni possa essere notificata nel luogo in cui il precetto sia stato notificato, presso la cancelleria del giudice competente per l'esecuzione. Ne consegue che la notificazione dell'opposizione eseguita presso la cancelleria nonostante l'avvenuta elezione di domicilio da parte del creditore procedente, ne determina l'involontaria contumacia, e la successiva notificazione della sentenza nel medesimo luogo deve ritenersi radicalmente inidonea a far decorrere il termine breve per impugnare, atteso che a tal fine la sentenza avrebbe dovuto essere notificata alla parte creditrice personalmente.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15901 del 20 luglio 2011)
Cass. civ. n. 13219/2010
Il Comune nel quale il creditore, con l'atto di precetto, abbia dichiarato la propria residenza od eletto il proprio domicilio, ai sensi dell'art. 480, comma terzo, c.p.c., deve ritenersi coincidente con quello in cui ha sede il giudice dell'esecuzione, e, pertanto, vale a determinare la competenza territoriale sull'opposizione al precetto medesimo proposta prima dell'instaurazione del procedimento esecutivo (artt. 26 e 27 c.p.c.), mentre l'eventuale contestazione di detta coincidenza (per non esservi in quel Comune beni appartenenti all'esecutando, né la residenza del debitore di quest'ultimo), può essere sollevata soltanto dall'opponente, al fine di invocare la competenza del diverso giudice del luogo in cui è stato notificato il precetto, e non anche dallo stesso creditore, che resta vincolato alla suddetta dichiarazione od elezione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13219 del 31 maggio 2010)
Cass. civ. n. 12540/2009
Alla stregua di un'interpretazione costituzionalmente orientata (come individuata dalla Corte cost. nella sentenza n. 480 del 2005), l'art. 480, comma terzo, c.p.c. consente al debitore di notificare l'opposizione all'esecuzione nel luogo in cui gli è stato notificato il precetto soltanto nel caso in cui il creditore non abbia eletto domicilio o indicato la residenza in altro luogo, perché in tale ipotesi la notifica dell'atto di opposizione, ferma la competenza funzionale del giudice dell'opposizione nel luogo di esecuzione, va effettuata nel luogo indicato dal creditore e non nella cancelleria, diversamente potendo il creditore opposto ignorare l'intervenuta opposizione, in violazione degli artt. 3, 24 e 111, comma secondo, Cost.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12540 del 28 maggio 2009)
Cass. civ. n. 28627/2008
In tema di spese inerenti la notificazione del titolo esecutivo e le attività di redazione e notificazione del precetto, costituendo esse un accessorio delle spese processuali riferibili al titolo esecutivo giudiziale (secondo un'interpretazione discendente dagli artt. 8 del D.P.R. n. 115 del 2002 e 91, comma secondo, c.p.c.), ne è dovuto il pagamento, da parte del debitore e quale conseguenza, di regola, del suo comportamento inadempiente rispetto a quanto stabilito nel titolo, quando esse - sulla scorta del c.d. principio di causalità - siano state sostenute dal creditore ed il relativo precetto sia stato anche solo consegnato per la notifica all'ufficiale giudiziario, allorchè in tale momento permanga ancora il predetto inadempimento; ne consegue che se successivamente il debitore, sia pur prima che la notifica del precetto si perfezioni anche nei suoi riguardi, provveda a pagare il debito di cui al titolo e le spese successive ma non quelle di redazione e notifica del precetto, ciò non preclude al creditore di procedere esecutivamente per queste ultime, in forza del medesimo titolo esecutivo, a meno che non sia accertato che egli ha compiuto tali attività, funzionali all'esercizio della pretesa esecutiva, violando il dovere di lealtà processuale di cui agli artt. 88 e 92, comma primo, c.p.c. (principio reso dalla S.C. in materia di opposizione a precetto, avanti al giudice di pace, per le spese connesse alle attività di redazione dell'atto e a quelle professionali del legale necessarie alla sua notificazione).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 28627 del 2 dicembre 2008)
Cass. civ. n. 5515/2008
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5515 del 29 febbraio 2008)
Cass. civ. n. 20658/2007
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 20658 del 2 ottobre 2007)
Cass. civ. n. 12230/2007
Il precetto deve contenere, a pena di nullità, l'indicazione degli elementi che permettano l'esatta identificazione del titolo esecutivo, in quanto requisito formale indispensabile perché il precetto stesso possa raggiungere lo scopo, che è quello di assegnare al debitore un termine per adempiere l'obbligo risultante dal titolo dispositivo e di preannunciare, per il caso di mancato adempimento, l'esercizio dell'azione esecutiva. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza che aveva accolto l'opposizione agli atti esecutivi, perché non era indicata la data di notificazione del titolo e non era possibile comprendere, a causa dell'inserimento di voci non previste in sentenza, a quale titolo l'intimante avesse fatto riferimento).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12230 del 25 maggio 2007)
Cass. civ. n. 10835/2007
Non sussiste il vizio di omessa trascrizione, nella copia del precetto notificata allo intimato, del decreto che, ai sensi dell'art. 482 c.p.c., autorizza l'esecuzione immediata, qualora tra l'atto di precetto e la notifica venga inserita la copia integrale del provvedimento autorizzatorio, diventando con essi un corpo unico e supplendo, così, alla relativa trascrizione. Né la notifica di detta copia può essere inficiata dalla mancanza di timbro congiunzione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10835 del 11 maggio 2007)
Cass. civ. n. 4649/2006
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4649 del 2 marzo 2006)
Cass. civ. n. 3998/2006
Il precetto, pur rientrando tra gli atti di parte il cui contenuto e la cui sottoscrizione sono regolati dall'art. 125 c.p.c., non costituisce «atto introduttivo di un giudizio» contenente una domanda giudiziale, bensì atto preliminare stragiudiziale, che può essere validamente sottoscritto dalla parte oppure da un suo procuratore ad negotia. Ne consegue che, in caso di sottoscrizione del precetto da parte di altro soggetto in rappresentanza del titolare del diritto risultante sul titolo esecutivo, la rappresentanza è sempre di carattere sostanziale, anche se conferita a persona avente la qualità di avvocato, restando conseguentemente irrilevante il difetto di procura sull'originale o sulla copia notificata dell'atto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3998 del 23 febbraio 2006)
Cass. civ. n. 5621/2005
La norma dell'art. 480, terzo comma, c.p.c., attribuisce alla parte che intende promuovere l'esecuzione forzata la facoltà di dichiarare la propria residenza o di eleggere domicilio in uno, a sua scelta, tra i possibili luoghi dell'esecuzione. L'opposizione promossa dal debitore avanti al giudice del luogo ove la notificazione del precetto è avvenuta comporta, peraltro, l'implicita contestazione della dichiarazione di residenza o dell'elezione di domicilio compiuta dal creditore, cui, a pena di relativa inefficacia, incombe in tal caso dimostrare che è quivi possibile sottoporre a pignoramento beni o crediti del debitore.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5621 del 15 marzo 2005)
Cass. civ. n. 5168/2005
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5168 del 9 marzo 2005)
Cass. civ. n. 1063/2005
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1063 del 19 gennaio 2005)
Cass. civ. n. 19512/2003
Il creditore dell'amministrazione pubblica, fornito di titolo esecutivo, ha l'onere di notificare il precetto, atto di natura non processuale, direttamente all'ufficio amministrativo debitore, ai sensi degli artt. 480, ultimo comma, e 144 c.p.c., e non presso l'Avvocatura dello Stato, ex art. 11 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, norma inapplicabile in quanto attinente esclusivamente agli atti giudiziali (né l'invalidità della notificazione può ritenersi sanabile ex art. 156 c.p.c., concernente soltanto gli atti del processo). Ne consegue che il precetto notificato presso l'Avvocatura dello Stato, cioè a soggetto diverso dal suo destinatario, deve ritenersi del tutto inefficace — in quanto non conoscibile da quest'ultimo — e, quindi, inidoneo anche al fine dell'interruzione della prescrizione ex art. 2943 del codice civile.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 19512 del 19 dicembre 2003)
Cass. civ. n. 15861/2003
La notifica dell'opposizione a precetto da eseguirsi in cancelleria, a norma dell'art. 480 c.p.c., in caso di mancata elezione di domicilio da parte dell'intimante nel comune in cui ha sede il giudice dell'esecuzione, deve essere fatta al difensore e non alla parte personalmente, stante il carattere generale della regola dettata dall'art. 170 c.p.c., secondo cui dopo la costituzione in giudizio le notificazioni e le comunicazioni si fanno al difensore costituito, e senza che il riferimento dell'art. 480 cit. alla «parte istante», quale destinataria dell'atto di opposizione, possa costituire una deroga a tale principio con riguardo alla notifica del medesimo atto.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 15861 del 23 ottobre 2003)
La mancanza di procura, rispetto al precetto notificato in nome del creditore da un suo rappresentante, non dà luogo ad una nullità rilevabile d'ufficio, non trattandosi di vizio relativo ad un atto del processo da compiersi neccessariamente da parte del difensore, bensì ad una nullità per violazione di norma processuale (art. 480, quarto comma, c.p.c.) mediante opposizione agli atti esecutivi (art. 617, primo comma, c.p.c.).
Cass. civ. n. 11170/2002
Il precetto, il quale è un atto che precede l'esecuzione, può ben contenere anche l'intimazione al pagamento delle spese del precetto stesso, senza che occorra quindi una liquidazione da parte del giudice dell'esecuzione, costituendo tali spese un accessorio di legge alle spese processuali, come quelle di tutti gli atti successivi e conseguenti alla sentenza (notificazione, trascrizione e registrazione della sentenza), ove effettivamente sostenute. Più in generale, va aggiunto che, il giudice che condanni la parte soccombente al pagamento non solo delle spese processuali effettivamente sostenute fino al momento della decisione, ma anche, genericamente, a quelle successive conseguenti, in effetti non si pronuncia su una domanda, ma esplicita quell'obbligo consequenziale, già contenuto nella legge.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11170 del 29 luglio 2002)
Cass. civ. n. 13395/2001
È nulla la notificazione della citazione per opposizione del terzo all'esecuzione forzata e di quella dell'esecutato per impignorabilità dei beni, eseguita nelle forme previste dall'art. 480 c.p.c., in quanto il testuale riferimento, in esso contenuto, alle «opposizioni al precetto» indica che si tratta di una forma di notificazione speciale che serve a radicare la competenza territoriale limitatamente all'opposizione al precetto. Pertanto, la notifica degli atti sopracitati va effettuata con le forme statuite dall'art. 330 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13395 del 29 ottobre 2001)
Cass. civ. n. 10288/2001
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10288 del 27 luglio 2001)
Cass. civ. n. 9292/2001
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9292 del 9 luglio 2001)
Il precetto è sottoscritto dalla parte o dal difensore munito di procura. La procura al difensore da parte del creditore può essere conferita anche dopo la notificazione del precetto al debitore, ma, ove venga proposta opposizione al precetto, la stessa dev'essere conferita in tempo utile per poter essere depositata nel giudizio d'opposizione.
Cass. civ. n. 7505/1999
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7505 del 16 luglio 1999)
Cass. civ. n. 4706/1999
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4706 del 12 maggio 1999)
Cass. civ. n. 3072/1998
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3072 del 23 marzo 1998)
Cass. civ. n. 9873/1997
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9873 del 10 ottobre 1997)
Cass. civ. n. 6880/1997
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6880 del 23 luglio 1997)
Cass. civ. n. 4475/1995
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4475 del 20 aprile 1995)
Cass. civ. n. 10591/1993
Il creditore che, nel giudizio di opposizione a precetto, eccepisce l'incompetenza per territorio del giudice del luogo di notifica del precetto, sostenendo di avere indicato un diverso luogo di residenza o di avere eletto domicilio in altro luogo e, conseguentemente, invocando il criterio di collegamento previsto dalla prima parte del terzo comma dell'art. 480 c.p.c., ha anche l'onere - in presenza della relativa contestazione da parte del debitore - di provare che nel luogo da lui prescelto con l'atto di precetto vi siano beni da sottoporre a pignoramento, essendo, questa una essenziale condizione per radicare la competenza del giudice nel luogo della residenza indicata o del domicilio eletto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10591 del 25 ottobre 1993)
Cass. civ. n. 7394/1992
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7394 del 16 giugno 1992)
Cass. civ. n. 8624/1991
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8624 del 8 agosto 1991)
Cass. civ. n. 8043/1991
Il precetto, pur rientrando fra gli atti di parte il cui contenuto e la cui sottoscrizione sono regolati dall'art. 125 c.p.c., non costituisce atto introduttivo di un giudizio, bensì un atto preliminare stragiudiziale, per cui, ove sottoscritto da un procuratore legale che non sia munito di procura in calce al precetto stesso, questo è affetto da nullità senza che la procura possa essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell'atto a norma del secondo comma dell'art. 125 cit., esulando l'atto di precetto dalla previsione di tale normativa.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8043 del 19 luglio 1991)
Cass. civ. n. 6544/1990
Il principio che il precetto non essendo un atto giudiziale, bensì un atto preliminare, ancorché necessario, del processo esecutivo, può essere sottoscritto dalla sola parte o anche da un suo rappresentante sostanziale, senza che allo stesso si applichino le disposizioni sulla rappresentanza negli atti processuali, ivi comprese quelle che prescrivono che il conferimento della procura deve, di regola, precedere l'atto al quale si riferisce, trova applicazione anche nel caso di autorizzazione all'esecuzione immediata e di pignoramento mobiliare, il quale può essere richiesto all'ufficiale giudiziario anche solo verbalmente dalla parte o da persona dalla stessa incaricata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6544 del 27 giugno 1990)
Cass. civ. n. 6234/1986
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6234 del 24 ottobre 1986)
Cass. civ. n. 2409/1986
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2409 del 7 aprile 1986)
Cass. civ. n. 2895/1985
Dal confronto fra il secondo comma dell'art. 480 c.p.c. — secondo il quale il precetto deve contenere, tra l'altro, la trascrizione integrale del titolo esecutivo, quando questa è richiesta dalla legge, ed inoltre, in tal caso, la certificazione dell'ufficiale giudiziario dell'esatta corrispondenza di detta trascrizione al titolo originale — ed il terzo comma dell'art. 63 del R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669 — secondo il quale il precetto cambiario deve contenere soltanto la trascrizione della cambiale o del protesto e degli altri documenti necessari a dimostrare la somma dovuta — si evince che il precetto cambiario non esige, per la sua validità, la trascrizione integrale del diritto di credito, bastando invece l'indicazione degli elementi essenziali per la sua individuazione, e, conseguentemente, neppure la anzidetta certificazione dell'ufficiale giudiziario, essendo questa necessaria unicamente nel caso in cui sia richiesta la trascrizione integrale del titolo esecutivo. Questo principio di diritto è applicabile anche in ipotesi di precetto notificato sulla base di assegno bancario, essendo la formulazione dell'art. 55, terzo comma, del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, sull'assegno identica a quella dell'art. 63, terzo comma, del R.D. 14 dicembre 1936, n. 1669, relativo alla cambiale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2895 del 9 maggio 1985)
Cass. civ. n. 1072/1981
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1072 del 23 febbraio 1981)
Cass. civ. n. 4225/1975
L'omessa o inesatta indicazione nell'atto di precetto della data di notifica del titolo esecutivo giudiziale non importa nullità dello stesso precetto, se da questo risultino altri elementi idonei a far individuare senza incertezze la sentenza in forza della quale si intende procedere esecutivamente (nella specie, erano stati indicati la data di emanazione e di deposito della sentenza, nonché i nomi delle parti nei cui confronti quest'ultima è stata emanata).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4225 del 23 dicembre 1975)
Cass. civ. n. 2287/1966
Qualora il precetto sia sottoscritto dal difensore, non è necessario che la procura gli sia rilasciata prima della notificazione dell'atto, potendo, invece, secondo l'espresso dettato dal comma 2 dell'art. 125 c.p.c., essergli rilasciata anche posteriormente alla costituzione della parte rappresentata; vale a dire, ove sia proposta opposizione al precetto, anteriormente alla costituzione del precettante nel processo di cognizione che ne consegue. Da ciò deriva che non è necessaria la trascrizione, nella copia notificata del precetto, della procura conferita al difensore, al fine di documentare il rilascio anteriore alla notificazione dell'atto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2287 del 27 agosto 1966)
relative all'articolo 480 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 480 Codice proc. civile - Forma del precetto | Quesito Q201821074
“O.C.C. per sovraindebitamento
Abbiamo predisposto ricorso all’O.C.C. per esdebitamento totale o parziale nell’interesse del nostro cliente.
Nel contempo viene notificato al cliente atto di precetto e poi pignoramento presso terzi (stipendio)
Come da obbligo di legge, nel precetto Viene ricordato che il precettato ha la possibilità e il diritto di ricorrere all’Organismo per la composizione.
Se si ritiene di aderire all’invito, come procedere?
In altre situazioni abbiamo notato che – ove ancora non esiste l’organismo e tale figura viene nominata di volta in volta dal Tribunale nella persona di un professionista in possesso dei requisiti, il Giudice delegato, su istanza della parte, emette provvedimento di sospensione delle azioni, pendente il ricorso O.C.C. e questo fino alla omologa e al rigetto.
Quando invece il ricorso Viene presentato direttamente all’O.C.C. perchè già operante , nessuno ritiene di avere titolo a tale provvedimento di sospensione e quindi il G.E. procede per la propria strada.
Cosa si deve fare e come?
E’ sufficiente inviare una PEC alla controparte e al G.E. oppure serve notifica a mezzo UNEP o cos’altro ?
La legge non ne fa menzione e gli operatori del diritto vanno a tentativi.”
La soluzione al problema che si pone deve indispensabilmente ricercarsi nella Legge n. 3/2012, con la quale è stato introdotto questo nuovo meccanismo di estinzione delle obbligazioni del soggetto indebitato.
Nel caso specifico, la situazione che si presenta è quella di un debitore che, avendo subito una procedura esecutiva, decide di accettare l’invito contenuto nell’atto di precetto di concludere con i creditori un accordo di composizione della crisi.
Ora, come può leggersi al secondo comma dell’art. 480 c.p.c., per come da ultimo modificato dalla Legge 132/2015, al fine di raggiungere il suddetto accordo con i creditori, lo stesso debitore può, a sua scelta, avvalersi dell’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal Giudice.
Nel primo caso, che poi è quello che viene prospettato, occorrerà redigere un ricorso da depositare presso il Tribunale del luogo di residenza o sede principale del debitore, così individuato ex art. 9 comma 1 Legge 3/2012.
Tale ricorso dovrà essere sottoscritto congiuntamente dal debitore interessato e dal professionista appartenente all’Organismo di composizione della crisi prescelto; unitamente al ricorso, dovrà essere depositata la proposta di accordo con la relazione particolareggiata di cui all’art. 9 comma 3 bis della Legge 3/2012, redatta con l’ausilio del Gestore della crisi appartenente all’O.C.C. a cui ci si è rivolti.
Nel ricorso, così redatto e depositato presso la cancelleria del Giudice come sopra individuato, dovrà chiedersi che il Giudice, ritenuti sussistenti i requisiti soggettivi ed oggettivi per l’accesso alla procedura di composizione della crisi previsti dagli artt. 7, 8 e 9 lella Legge 3/2012, voglia con decreto ex art. 10 comma 1 della medesima legge fissare udienza entro 60 giorni dalla data di deposito della proposta, disponendo ex art. 10 comma 2 Legge 3/2012 la comunicazione della proposta allegata e del decreto ai creditori nei termini di legge.
Tale decreto, dovrà anche contenere l’ordine, a pena di nullità e sino al momento in cui il provvedimento di omologazione non sia divenuto esecutivo, di non iniziare o proseguire le azioni esecutive individuali ex art. 10 comma 2 Legge 3/2012.
E’ proprio quest’ultima norma appena citata a prevedere espressamente che il Giudice disponga, sotto pena della loro nullità, il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali, senza operare alcuna distinzione in relazione alle forme con cui il debitore ha inizialmente manifestato la volontà di aderire all’accordo di composizione della crisi, ossia se avvalendosi di un O.C.C. già esistente ed operante ovvero di un professionista scelto dal Giudice presso cui il ricorso viene presentato.
Per quanto concerne le concrete modalità per portare tale decreto (con relativo ordine di sospensione) a conoscenza del creditore che ha agito in executivis nonché del Giudice dell’esecuzione innanzi al quale pende il procedimento esecutivo, si ritiene che, nel silenzio della legge, lo strumento più sicuro, oltre che più adatto allo scopo, sia quello della notifica a mezzo dell’Ufficio NEP addetto al Tribunale innanzi al quale è stato presentato il ricorso, seguito dal deposito della copia del medesimo decreto nel fascicolo telematico della procedura esecutiva pendente.
Del resto, si tenga conto del fatto che l’effetto principale della domanda di adesione ad una proposta di accordo di composizione della crisi è proprio quello di ottenere la sospensione di qualsivoglia azione intrapresa dal creditore o dai creditori e che possa arrecare un pregiudizio al patrimonio del debitore.
A tale scopo, infatti, il decreto del Giudice e, quindi, l’intera procedura nel corso della quale viene fissata l’udienza di omologazione dell’accordo di composizione della crisi con i creditori, costituisce al contempo sia uno strumento per garantire la parità dei creditori medesimi, impedendo che alcuni possano acquisire una posizione di vantaggio rispetto ad altri, sia una importante opportunità per il debitore di protezione temporanea del proprio patrimonio immobiliare e mobiliare da eventuali azioni intraprese dai creditori.
Inoltre, il suddetto potere di sospensione non può neppure ritenersi soggetto al potere discrezionale dei Giudice, il quale è tenuto soltanto a determinare gli effetti sanciti dall’art. 10 comma 2 lett. C), effetti che diventeranno definitivi soltanto con l’omologazione.
Sotto tale profilo può dirsi che il decreto del Giudice può essere equiparato a tutti gli effetti ad un atto di pignoramento, che come tale va appunto notificato a mezzo funzionario UNEP territorialmente competente e depositato telematicamente nella Cancelleria del Giudice dell’esecuzione.