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Timestamp: 2020-02-28 03:43:49+00:00
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Art. 1878 codice civile - Mancanza di pagamento delle rate scadute - Brocardi.it
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Articolo 1878 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1878 Codice civile
In caso di mancato pagamento delle rate di rendita scadute, il creditore della rendita, anche se è lo stesso stipulante, non può domandare la risoluzione del contratto (1), ma può far sequestrare (2) e vendere i beni del suo debitore affinché col ricavato della vendita si faccia l'impiego di una somma sufficiente ad assicurare il pagamento della rendita.
(1) A meno che le parti, con apposita clausola, abbiano pattuito diversamente, essendo la norma derogabile.
(2) In caso di inadempimento delle rate scadute, quindi, il creditore ha diritto di soddisfarsi coattivamente sui beni del debitore (v. 474 ss. c.p.c.).
In caso di mancato pagamento delle rate scadute il legislatore non prevede il rimedio della risoluzione (v. 1877 c.c.) in quanto tale avvenimento non altera l'equilibrio negoziale e, comunque, il rimedio concesso consente al vitaliziato di soddisfarsi coattivamente.
579 Nell'articolo 674 ho voluto chiarire che l'azione giudiziaria ivi considerata può essere esperita da qualsiasi creditore della rendita, sia esso uno dei soggetti del contratto, sia esso un terzo beneficiario.
Ciò non risulta dall'articolo 605 del progetto del 1936 che riporta fedelmente l'articolo 1797 cod. civ. Questo articolo sembra che limiti gli speciali poteri processuali a colui il quale ha dato il corrispettivo della rendita; ma è chiaro che, se pure in tal senso fosse il pensiero del codice, esso dovrebbe essere corretto, in modo da tutelare il beneficiario anche se non sia il costituente.
Massime relative all'art. 1878 Codice civile
Cass. civ. n. 13232/2017
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 13232 del 25 maggio 2017)
Cass. civ. n. 8432/1990
Il vitalizio alimentare, con il quale una parte si obbliga, in corrispettivo dell'alienazione di un immobile o dell'attribuzione di altri beni od utilità, a fornire all'altra parte vitto, alloggio ed assistenza, per tutta la durata della vita ed in correlazione ai suoi bisogni, è soggetto al rimedio della risoluzione per il caso d'inadempimento, tenendo conto che si tratta di contratto atipico, non riconducibile, per peculiarità dell'alea, delle prestazioni del vitaliziante e della funzione perseguita, nell'ambito della rendita vitalizia, e, quindi, sottratto all'applicazione diretta dell'art. 1878 c.c., in tema di esclusione della risoluzione in ipotesi di mancato pagamento di rate di rendita scadute, e che, inoltre, tale norma, la quale trova giustificazione nella non gravità della turbativa dell'equilibrio negoziale in presenza di inadempienza nel pagamento di dette rate di rendita, oltre che nella possibilità di un soddisfacimento coattivo del creditore, non è suscettibile di applicazione analogica al vitalizio alimentare, caratterizzato da prestazioni indispensabili per la sopravvivenza del creditore, in parte non fungibili e basate sullo intuitu personae.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 8432 del 18 agosto 1990)
Cass. civ. n. 1683/1982
Al contratto di vitalizio alimentare, qualora le parti abbiano previsto l'esecuzione della prestazione da parte di soggetti diversi oppure abbiano stabilito che, per effetto della morte dell'obbligato alla prestazione, le ulteriori rate di queste siano dovute dai di lui eredi, è applicabile l'art. 1878 c.c. e, pertanto, il creditore, salvo l'espressa previsione, non può domandare la risoluzione del contratto per inadempimento, ma può solo far sequestrare e vendere i beni del suo debitore affinché con il ricavato della vendita sia possibile impiegare una somma sufficiente ad assicurare l'adempimento dell'obbligazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1683 del 15 marzo 1982)
Cass. civ. n. 630/1977
La contrarietà di una clausola contrattuale ad una norma di legge meramente dispositiva non importa, di per sé sola, la necessità di interpretare la clausola medesima in senso restrittivo, poiché, invece, il concreto intento negoziale deve essere liberamente individuato sulla base dell'esame complessivo di tutti gli elementi acquisiti al processo. Pertanto, la clausola con la quale le parti di un contratto di rendita vitalizia hanno previsto, in deroga alla norma dispositiva di cui all'art. 1878 c.c., la risoluzione del contratto nel caso di mancato pagamento delle rate mensili, non deve essere necessariamente interpretata nel senso che essa si riferisca alla sola ipotesi di omesso pagamento delle rate nel termine e non anche all'ipotesi del pagamento delle rate in misura inferiore a quella risultante dall'adeguamento della rendita al tasso di svalutazione specificamente previsto in altro patto del negozio.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 630 del 12 febbraio 1977)