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Timestamp: 2018-04-21 09:21:06+00:00
Document Index: 93212828

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 25', 'art.1', 'art.17', 'art. 31', 'art. 17', 'art.17', 'art. 17']

Contabilità armonizzata: “split payment” e “reverse charge” | Enti Locali Online
22 Giu, 2015 by Redazione
Gli istituti fiscali dello “split payment” e del “reverse charge” hanno generato, sin dalla loro introduzione con la “Legge di stabilità 2015”, non pochi problemi agli Enti destinatari dei nuovi adempimenti fiscali. A ragione di ciò lo scorso 20 maggio 2015 il Decreto Mef – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, di concerto con il Ministero dell’Interno – Dipartimento per gli Affari interi e territoriali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Dipartimento per gli Affari regionali – ha apportato specifiche modifiche ai principi contabili ed agli schemi di bilancio allegati al Dlgs. n. 118/11, prevedendo finalmente nuove regole contabili per la contabilizzazione delle operazioni soggette ai suddetti istituti fiscali da parte degli Enti pubblici.
Nelle more dell’aggiornamento dei principi contabili elaborato dalla Commissione Arconet e recepito con il citato Decreto interministeriale, i diversi Enti hanno utilizzato diverse metodologie per gestire contabilmente le medesime fattispecie.
La lett. a-ter), dell’art. 17, comma 6, del Dpr. n. 633/72, prevede che i soggetti passivi d’imposta per le prestazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione limitatamente ai “servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relativo ad edifici” (per l’individuazione delle prestazioni indicate si deve fare riferimento ai codici previsti nella Tabella Ateco 2007), debbano “emettere fattura senza addebito d’imposta, con l’osservanza delle disposizioni di cui agli artt. 21 e ss. e con l’annotazione ‘inversione contabile’ e l’eventuale indicazione della norma di cui al presente comma, deve essere integrata dal cessionario con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e deve essere annotata nel registro di cui agli artt. 23 o 24 entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro 15 giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese; lo stesso documento, ai fini della detrazione, è annotato anche nel registro di cui all’art. 25”.
Tale disposizione si applica nel caso di acquisti effettuati dall’Ente pubblico nello svolgimento di attività commerciali (e quindi rilevanti ai fini Iva), mentre non si applica nel caso di acquisti effettuati nell’ambito di attività istituzionale; pertanto, spetterà all’Ente pubblico comunicare al fornitore se la prestazione è effettuata in ambito commerciale o istituzionale. Nel momento in cui l’Ente riceve la fattura elettronica, oltre a verificarne la correttezza in merito all’applicazione della normativa in commento, dovrà procedere alla sua registrazione.
Per quanto riguarda gli adempimenti fiscali, l’Ente cessionario dovrà provvedere ad integrare la fattura pervenuta con l’Iva, secondo l’aliquota in quel momento in vigore in relazione all’operazione di che trattasi, e dovrà procede alla sua registrazione contemporaneamente nei registro Iva acquisti e nel registro Iva vendite, secondo le tempistiche previste dal Dpr. n. 633/72.
In merito alle registrazioni da effettuare in contabilità finanziaria, è necessario fare riferimento a quanto previsto dal punto 5.2 del principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria, il quale prevede che le spese effettuate nell’ambito di attività commerciali e soggette al meccanismo dell’inversione contabile (“reverse charge”) sono registrate come segue:
la spesa concernente l’acquisizione di beni o di servizi è impegnata per l’importo comprensivo di Iva; pertanto l’Ente dovrà impegnare l’importo della fattura già integrata per l’Iva;
tra le entrate correnti (Titolo III) è accertata un entrata d’importo pari all’Iva derivante dall’operazione d’inversione contabile, al capitolo codificato E.3.05.99.03.001 – “Entrate per sterilizzazione inversione contabile Iva” (“reverse charge”);
l’Ente emette un ordine di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato, al lordo dell’Iva, a valere dell’impegno di spesa di cui al punto 1, con contestuale ritenuta per l’importo dell’Iva (in definitiva, in questo caso, l’Ente opera contabilmente come avviene nel caso di pagamento di fatture soggette a ritenuta d’acconto);
a fronte della ritenuta Iva indicata al punto 3, l’Ente deve provvedere all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui al punto 2;
alle scadenze per la liquidazione dell’Iva, in considerazione delle risultanze delle scritture della contabilità economico patrimoniale e delle scritture richieste dalle norme fiscali, l’Ente determina la propria posizione Iva e, se risulterà un debito Iva di periodo, dovrà impegnare la relativa spesa (Titolo I) alla voce codificata U.1.10.03.01.000 “Versamenti Iva a debito per le gestioni commerciali”. Infatti, il principio contabile prevede che la contabilità finanziaria rilevi solo, tra le entrate l’eventuale credito Iva, o l’eventuale debito Iva, tra le spese. Il relativo impegno è imputato nell’esercizio in cui è effettuata la Dichiarazione Iva o è contestuale all’eventuale pagamento eseguito nel corso dell’anno di imposta, mentre l’accertamento del credito Iva è registrato imputandolo nell’esercizio in cui l’Ente presenta la richiesta di rimborso o effettua la compensazione.
Nella contabilità economico-patrimoniale, invece, l’Ente tramite il raccordo garantito dal Piano integrato dei conti deve provvedere ad effettuare le seguenti registrazioni:
– al momento della ricezione della fattura che si presuppone di Euro 1.000,00 (integrata con Iva al 22% pari ad Euro 220,00):
2.1.2.01.11.002 Servizi di pulizia 1.000.000
1.3.2.01.01.03.002 Iva a credito 220.000
2.4.2.01.01.01.001 Debiti verso fornitori 1.220.000
Mentre in contabilità finanziaria tra le entrate correnti deve essere accertata un’entrata d’importo pari all’Iva derivante dall’operazione d’inversione contabile, al capitolo codificato E.3.05.99.03.001 – “Entrate derivanti dall’inversione contabile Iva” (“reverse charge”), in contabilità economico patrimoniale l’Ente procede alla seguente registrazione, nel rispetto di quanto previsto nel principio applicato 4.12: “ai fini dell’applicazione della disciplina riguardante l’inversione contabile dell’Iva (‘reverse charge’), le procedure informatiche dell’Ente consentono, in automatico, di determinare il debito nei confronti del fornitore al netto dell’Iva e di registrare l’Iva a debito di importo pari all’Iva a credito, secondo le modalità indicate nell’esempio n. 12”;
1.3.2.08.04.12.001 Crediti per invers. contabile Iva (“reverse charge”) 220.000
1.4.9. 2.4.5.06.01.01.001 Iva a debito 220.000
Successivamente, l’Ente emette un ordine di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’Iva a valere dell’impegno di spesa assunto per l’importo comprensivo di Iva di cui al punto 1).
Emette poi un ordine di pagamento pari all’importo Iva a valere della quota residua dell’impegno di spesa di cui alla punto 1). L’ordine di pagamento è versato in quietanza di entrata del proprio bilancio, ed è contestuale all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui al punto 2);
1.3.4.1.01 Istituto tesoriere 1.220.000
1.3.4.1.01 Istituto tesoriere 220.000
1.3.2.08.04.12.001Crediti derivante dainversione contabile Iva (“reverse charge”)
Alle scadenze periodiche di liquidazione dell’Iva, sulla base delle scritture della contabilità economico patrimoniale e delle scritture richieste dalle norme fiscali, l’Ente determina la propria posizione Iva e, se risulta un debito Iva, impegna la relativa spesa alla voce codificata U.1.10.03.01.000 “Versamenti Iva a debito per le gestioni commerciali”. Nella contabilità economico-patrimoniale viene registrato:
2.4.5.06.01.01.001 Iva a debito XXX.000
1.3.2.01.01.03.002 Iva a credito XXX.000 XXX.000
2.4.5.06.03 Erario c/Iva XXX.000
1.3.4.1.01 Istituto tesoriere XXX.000
La Legge 23 dicembre 2014 n. 190 (“Legge di stabilità 2015”), all’art.1, comma 629, lett. b), ha modificato il Dpr. n. 633/72, aggiungendo l’art.17-ter, il quale prevede che “per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello Stato, degli Organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, degli Enti pubblici territoriali e dei Consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’art. 31 del Dlgs. n. 267/00, e s.m., delle Cciaa, degli Istituti universitari, delle Aziende sanitarie locali, degli Enti ospedalieri, degli Enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza, per i quali i suddetti cessionari o committenti non sono debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia d’Imposta sul valore aggiunto, l’Imposta è in ogni caso versata dai medesimi secondo modalità e termini fissati con Decreto Mef (….). Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo d’Imposta sul reddito”.
La normativa prevede che tale procedura debba essere seguita nei confronti di cessionari o di committenti che non sono debitori d’imposta e, quindi, che acquistano beni o servizi nell’ambito della loro attività istituzionale (in caso di acquisti da parte dell’Ente nell’ambito dell’attività commerciale tale normativa si applica in maniera differente – vedasi più sotto) e viene esclusa per le prestazioni di servizio che l’Ente riceve se assoggettate a ritenuta d’acconto (fatture emesse da Professionisti). Successive Circolari Agenzia Entrate (Circolare n. 1/E del 9 febbraio 2015, Circolare n. 6/E del 19 febbraio 2015 e Circolare n. 15/E del 13 aprile 2015) hanno chiarito i limiti e gli ambiti di applicazione dello “split payment”, dato il rilevante impatto che la suddetta norma ha avuto nei rapporti commerciali tra la Pubblica Amministrazione e i suoi fornitori.
La differenza sostanziale che esiste tra “split payment” istituzionale e “split payment” commerciale consiste nel fatto che, nel primo caso, l’Ente che riceve la fattura elettronica da parte del fornitore trattiene l’importo dell’Iva e paga il fornitore per l’importo netto e successivamente, utilizzando appositi codici tributo entro il 16 del mese successivo, versa all’Erario l’Iva trattenuta nel mese precedente mentre, se anche nel caso di attività commerciale l’Ente riceve la fattura elettronica dal fornitore e paga la fattura al netto dell’Iva, a differenza di quanto avviene nell’attività istituzionale l’Ente, anziché trattenere l’Iva e successivamente riversarla per pari importo all’Erario, annota la fattura nei registri Iva di cui agli artt. 23 e 24 del Decreto n. 633/72, entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’Imposta è divenuta esigibile. L’Imposta dovuta partecipa quindi alla liquidazione periodica del mese o del trimestre nel quale è divenuta esigibile. Tale procedura permette di “sterilizzare” l’Imposta a credito derivante dalla fattura del fornitore e non pagata, salvo l’ipotesi del pro-rata.
Il recente Decreto Mef-RgS 20 maggio 2015 ha modificato il principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria, prevedendo la modalità di registrazione dello “split payment” istituzionale nella contabilità finanziaria dell’Ente, mentre le modalità di contabilizzazione delle operazioni soggette a “split payment” nell’ambito dell’attività commerciale sono state indicate in un’apposita faq nella Sezione del sito web della Ragioneria generale dello Stato dedicata all’armonizzazione contabile (Arconet).
Pertanto, con riferimento all’ambito istituzionale, in contabilità finanziaria le spese soggette alla “scissione dei pagamenti” sono impegnate per l’importo comprensivo di Iva e, a seguito del ricevimento della fattura emessa dal fornitore con l’annotazione “scissione dei pagamenti”, per le successive registrazioni contabili il principio applicato della contabilità finanziaria prevede che possono essere adottate 2 modalità alternative:
se l’Ente intende avvalersi dell’opzione che consente di effettuare il pagamento Iva all’Erario contestualmente al pagamento delle fatture ai fornitori, a valere dell’impegno assunto sono emessi 2 distinti ordini di pagamento. Il primo ordinativo è emesso a favore del fornitore per la spesa al netto di Iva, il secondo a favore dell’Erario per l’ammontare dell’Iva (modalità semplificata prevista per gli Enti che compiono un numero limitato di operazioni e che intendono versare l’Iva trattenuta al fornitore contestualmente al pagamento della fattura);
se l’Ente non effettua il versamento Iva contestualmente al pagamento della fattura, dovrà provvedere ad effettuare:
un accertamento pari all’importo Iva tra le partite di giro, al capitolo codificato E.9.01.01.02.001 – “Ritenuta per scissione contabile Iva” (“split payment”);
un impegno di pari importo, contestuale all’accertamento di cui alla lett. a), sempre tra le partite di giro, al capitolo codificato U.7.01.01.02.001[1] – “Versamento delle ritenute per scissione contabile Iva” (“split payment”);
emettere un ordine di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’Iva a valere dell’impegno riguardante l’acquisto di beni o servizi, con contestuale ritenuta per l’importo dell’Iva;
a fronte della ritenuta Iva indicata alla lett. c) l’Ente provvede all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui alla lett. a);
Le modalità di registrazione in contabilità dello “split payment” commerciale, come sopra ricordato, sono demandate ad un’apposita faq, la quale dispone che la registrazione contabile della spesa concernente l’acquisto di beni e servizi in ambito commerciale è effettuata nel rispetto del principio applicato della contabilità finanziaria n. 5.2, lett. e), secondo il quale, “nelle contabilità fiscalmente rilevanti dell’Ente, le entrate e le spese sono contabilizzate al lordo di Iva e, per la determinazione della posizione Iva, diventano rilevanti la contabilità economico-patrimoniale e le scritture richieste dalle norme fiscali (ad es. registri Iva)”.
L’Ente dovrà provvedere pertanto alle seguenti registrazioni
impegnare la spesa relativa all’acquisto di beni e servizi comprensiva di Iva;
accertare un’entrata d’importo pari all’Iva tra le partite di giro, al capitolo codificato 9.01.01.02.001 – “Ritenuta per scissione contabile Iva” (“split payment”). Al riguardo, i Comuni sono invitati ad utilizzare differenti capitoli di bilancio per le ritenute Iva derivanti dallo “split payment” in ambito commerciale da quelle derivanti dallo “split payment” in ambito istituzionale;
contestualmente all’accertamento di cui alla lett. b), deve impegnarsi una spesa di pari importo, sempre tra le partite di giro, al capitolo codificato U.7.01.01.02.001 – “Versamento delle ritenute per scissione contabile Iva” (“split payment”);
deve emettersi poi un ordine di pagamento a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’Iva a valere dell’impegno riguardante l’acquisto di beni o servizi, con contestuale ritenuta per l’importo dell’Iva;
a fronte della ritenuta Iva indicata alla lett. d) deve provvedersi all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui alla lett. b);
alle scadenze previste dalla disciplina Iva, l’Ente determina la propria posizione Iva sulla base delle scritture della contabilità economico patrimoniale e di quelle richieste dalle norme fiscali (ad es. registri Iva). La contabilità finanziaria rileva solo, tra le entrate del Titolo III, l’eventuale credito Iva, o tra le spese del Titolo I, l’eventuale debito Iva. Per un importo pari alla quota del debito Iva derivante dalla scissione dei pagamenti, è emesso un ordine di pagamento a valere degli impegni assunti di cui alla lett. c), versato in entrata del bilancio dell’Ente, previo accertamento di un’entrata di pari importo al Titolo III dell’entrata ed emissione della relativa reversale di entrata (il capitolo è codificato E.3.05.99.99.999 – Altre entrate correnti n.a.c.”).
Le scritture della contabilità economico-patrimoniale recepiscono nel seguente modo gli acquisti soggetti allo “split payment” in caso di attività istituzionale:
Ipotesi n. 1 – pagamento contestuale della fattura e dell’Iva
la spesa concernente l’acquisizione di carta, cancelleria e stampati è impegnata per l’importo comprensivo di Iva. A seguito della ricezione della fattura e della liquidazione della spesa si provvede alla seguente registrazione:
2.1.1.01.02.001 Carta, cancelleria e stampati 1.220.000
2.4.2.01.01.01.001 Debiti verso fornitori 1.000.000
2.4.5.05.04.01.001 Debito per scissione Iva pagato contestualmente alla fattura 220.000
sono emessi 2 distinti ordini di pagamento a valere dell’impegno assunto, nei confronti del fornitore per la spesa al netto di Iva e all’Erario per l’Iva;
2.4.5.05.04.01.001 Debito da scissione Iva pagata contestualmente alla fattura 220.000
Ipotesi n. 2 – pagamento mensile/trimestrale dell’Iva
la spesa concernente l’acquisizione di beni di carta, cancelleria e stampati è impegnata per l’importo comprensivo di Iva. A seguito della ricezione della fattura e della liquidazione della spesa, si provvede alla seguente registrazione:
si accerta un’entrata pari all’importo Iva tra le partite di giro, al capitolo codificato “Ritenuta per scissione contabile Iva” (“split payment”) E. 9.01.01.02.001 ;
si impegna una spesa di pari importo, contestuale all’accertamento di cui alla lettera b, sempre tra le partite di giro, al capitolo Versamento delle ritenute per scissione contabile Iva (“split payment”) U.7.01.01.02.001
1.3.2.7.02 Crediti verso altri soggetti 220.000
2.4.5.05.04.01.002 Debito per scissione Iva da pagare mensilmente 220.000
si emette un mandato a favore del fornitore per l’importo fatturato al lordo dell’Iva a valere dell’impegno di spesa riguardante la spesa per acquisto di beni o servizi, con contestuale ritenuta per l’importo Iva;
a fronte della ritenuta Iva indicata alla lettera d. si emette una reversale di entrata di pari importo a valere dell’accertamento di cui alla lett. b);
alle scadenze per il versamento dell’Iva l’ente emette un ordine di pagamento a favore dell’Erario, per un importo pari al complessivo debito Iva, a valere degli impegni di cui al punto c).
Emissione di fatture “split payment” da parte dell’Ente pubblico
La casistica in analisi non è stata presa in considerazione, né dal principio contabile applicato alla contabilità finanziaria, né dalle faq di Arconet. In merito, si è espressa solo Ifel in risposta ad un quesito posto da un Comune sulla modalità di contabilizzazione delle fatture attive emesse in regime di “split payment” (quindi, in ambito commerciale e nei confronti di altra Pubblica Amministrazione).
A tale riguardo, l’Istituto per la Finanza e l’Economia locale invita l’Ente a seguire la seguente modalità di contabilizzazione in contabilità finanziaria: la fattura emessa dall’Ente dovrà essere contabilizzata in modo da non computare nella liquidazione di periodo l’Iva a debito indicata in fattura, ancorché occorrerà registrare nel registro “Iva vendite” le operazioni effettuate e la relativa Iva non incassata dalla P.A. destinataria della fatturazione (modalità indicata anche dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 15/E del 13 aprile 2015).
Nella contabilità finanziaria l’Ente:
accerta l’entrata al lordo di Iva;
impegna la spesa per l’Iva a debito sul capitolo “altre spese correnti n.a.c.” U 1.10.99.99.000;
emette l’ordinativo d’incasso per la parte dell’accertamento al netto di Iva;
per la parte restante dell’accertamento di cui al punto 1), l’Ente emette un ordine d’incasso in quietanza di spesa del proprio bilancio, quest’ultimo a valere sull’impegno di cui al punto 2).
Esemplificazioni di registrazione di fatture passive in regime di “reverse charge” e “split payment” in contabilità finanziaria
“Split payment” Attività Istituzionale – fattura non registrata ai fini Iva
In caso di acquisto di cancelleria, l’Ente procede nel seguente modo:
impegna la somma di Euro 122,00 (imponibile +Iva) per l’acquisto di cancelleria;
riceve una fattura dalla Ditta Bianchi Spa di Euro 100,00 + Iva 22%, per un totale di Euro 122,00, con l’indicazione “Scissione dei pagamenti ex art. 17-ter, Dpr. n. 633/72”.
verifica che la fattura sia inerente l’attività istituzionale;
accerta tra le partite di giro (entrata – capitolo E.9.01.01.02.001) una somma pari all’Iva di Euro 22,00;
impegna per lo stesso importo la somma di Euro 22,00, contestualmente all’accertamento, sempre alle partite di giro (spesa – capitolo U.7.01.01.02.001);
successivamente, nel momento in cui si procede con il pagamento del fornitore, viene emesso un mandato di pagamento a favore della Ditta Bianchi Spa per Euro 122,00 a valere sull’impegno iniziale per l’acquisto di cancelleria (al lordo dell’Iva, anche se al fornitore vengono pagati effettivamente solo Euro 100,00);
contestualmente al mandato emesso a favore del creditore deve procedersi con la contestuale ritenuta per l’importo dell’Iva per Euro 22,00 (come nel caso di pagamento di compensi con ritenuta d’acconto);
a fronte della ritenuta di Euro 22,00, l’Ente emette una reversale di pari importo a fronte dell’accertamento tra le partite di giro (entrata – capitolo E.9.01.01.02.001);
infine alle scadenze previste per il pagamento dell’Iva, l’Ente emette un mandato a valere sull’impegno alle partite di giro (spesa – capitolo U.7.01.01.02.001) a favore dell’Erario per il complessivo debito Iva (totale Iva trattenuta ai fornitori nel periodo di riferimento), al fine di provvedere al pagamento per mezzo del modello F24 e utilizzando gli appositi codice tributo.
“Split payment” Attività Commerciale – fattura registrata ai fini Iva
impegna la somma di Euro 122,00 (imponibile +Iva) per manutenzione scuolabus;
riceve una fattura dalla Ditta Bianchi Spa di Euro 100,00 + Iva 22% per un totale di Euro 122,00 con l’indicazione “Scissione dei pagamenti ex art.17-ter, Dpr. n. 633/72 “.
verifica che la fattura sia inerente l’attività commerciale;
accerta tra le partite di giro (entrata – capitolo E.9.01.01.02.001, diverso capitolo rispetto a quello utilizzato per lo “split payment” istituzionale) una somma pari all’Iva di Euro 22,00;
impegna per lo stesso importo la somma di Euro 22,00, contestualmente all’accertamento, sempre alle partite di giro (spesa – capitolo U.7.01.01.02.001 diverso capitolo rispetto a quello utilizzato per lo “split payment” istituzionale);
successivamente nel momento in cui si procede con il pagamento del fornitore, si emette un mandato a favore della Ditta Bianchi Spa per Euro 122,00 a valere sull’impegno iniziale per le spese di manutenzione (al lordo dell’Iva anche se al fornitore vengono pagati effettivamente solo Euro 100,00);
contestualmente al mandato emesso a favore del creditore si procede con la contestuale ritenuta per l’importo dell’Iva per Euro 22,00 e all’emissione di una reversale di entrata, di pari importo, a valere sull’accertamento tra le partite di giro (entrata – capitolo E.9.01.01.02.001);
alle scadenze previste dalla disciplina Iva, si determina la posizione Iva sulla base delle scritture sui registri Iva. La contabilità finanziaria rileva solo, tra le entrate del Titolo III, l’eventuale credito Iva, o tra le spese del Titolo I, l’eventuale debito Iva. Per un importo pari alla quota del debito Iva (Euro 22,00) derivante dalla scissione dei pagamenti, è emesso un ordine di pagamento a valere degli impegni assunti nelle partite di giro, versato in entrata del bilancio dell’ente, previo accertamento di un’entrata di pari importo al Titolo III dell’entrata ed emissione della relativa reversale di entrata (entrata – capitolo E.3.05.99.99.999 “Altre entrate correnti n.a.c.”).
Reverse-charge Attività Commerciale – fattura registrata ai fini Iva
impegna la somma di Euro 122,00 (imponibile + Iva) per servizi di pulizia;
riceve una fattura dalla Ditta Bianchi Spa di Euro 100,00 emessa dal cedente senza addebito d’imposta, con l’annotazione “inversione contabile” ex art. 17, comma 6, a-ter) del Dpr. n. 633/72;
la spesa concernente l’acquisizione di beni o di servizi è impegnata per l’importo comprensivo di Iva. Pertanto l’Ente dovrà integrare la fattura con l’Iva (Euro 22,00) ed inoltre, analogamente a quanto accade con lo “split payment” commerciale, provvedere a registrare la fattura contemporaneamente nel registro Iva acquisti e nel registro Iva vendite;
si accerta, tra le entrate correnti (Titolo III), l’importo pari all’Iva (Euro 22,00) derivante dall’operazione di inversione contabile, capitolo E.3.05.99.03.001 – “Entrate per sterilizzazione inversione contabile Iva” (“reverse charge”);
si emette un ordine di pagamento a favore del fornitore Ditta Bianchi Spa per l’importo fatturato al lordo dell’Iva (Euro 122,00) a valere dell’impegno di spesa di cui alla lettera a, con contestuale ritenuta per l’importo dell’Iva (Euro 22,00).
a fronte della ritenuta Iva (Euro 22,00), si provvede all’emissione di una reversale in entrata di pari importo a valere dell’accertamento al Titolo III dell’entrata;
alle scadenze per la liquidazione dell’Iva, in considerazione delle risultanze dei registri previsti dalle norme fiscali, l’ente determina la propria posizione Iva e, se risulta un debito Iva, impegna la relativa spesa (Titolo I) alla voce codificata U.1.10.03.01.000 – “Versamenti Iva a debito per le gestioni commerciali”.
[1] Recentemente è stato modificato il Piano integrato dei conti nello schema finanziario, patrimoniale ed economico, al fine di contenere le specifiche voci per le registrazioni dello “split payment” e del “reverse-charge”.
armonizzazioneenti localireverse chargesplit payment
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