Source: https://www.finanzaediritto.it/articoli/congedi-aspettative-e-permessi-tutte-le-novit%EF%BF%BD-9814.html
Timestamp: 2019-08-21 16:46:09+00:00
Document Index: 149799428

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 42', 'art. 4', 'art. 33', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 21']

Il decreto legislativo n. 119/2011, entrato in vigore lo scorso 11 agosto, ha introdotto misure volte a riorganizzare i presupposti oggettivi e i requisiti soggettivi per l’utilizzo di congedi, permessi e aspettative fruibili dai lavoratori dipendenti di datori pubblici o privati.
Qui appresso sintetizziamo le novità di interesse per i datori di lavoro privati.
Gli artt. 16 e 32 del d.lgs. n. 151/2001 prevedono a carico delle lavoratrici l’obbligo di astenersi dal lavoro nel periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto, cui si aggiunge l’eventuale periodo intercorrente tra la data presunta e quella effettiva del parto, e i tre mesi successivi al parto. A questo periodo, si devono aggiungere gli eventuali giorni non goduti in caso di parto prematuro.
La lavoratrice ha, altresì, la possibilità di astenersi dal lavoro un mese prima del parto e nei quattro successivi, purché vi sia idonea certificazione medica attestante l’assenza di pregiudizi per la sua salute.
Se l’interruzione di gravidanza si verifica:
prima del 180° giorno di gestazione, sarà considerata come malattia
dopo il 180° giorno di gestazione, si applicheranno le regole previste per il parto.
L’art. 2 del d.lgs. n. 119/2011 prevede ora, in caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza o in caso di decesso del bambino alla nascita o nel periodo di astensione obbligatoria, la possibilità per le lavoratrici di rientrare al lavoro in qualunque momento, previa comunicazione da inviare al datore di lavoro con almeno dieci giorni di preavviso. La norma si basa sull’ipotesi che proprio il rientro al lavoro possa costituire per le lavoratrici interessati dal nefasto evento una occasione per superare più rapidamente il trauma.
Inoltre, gli artt. 32 e 33 del d.lgs. n. 151/2001 riconoscono, cumulativamente ad entrambi i genitori, la facoltà di astenersi dal lavoro per 10 mesi nei primi otto anni di vita del bambino. Tali permessi possono essere usufruiti in modo continuativo o frazionato e sono riconosciuti autonomamente a ciascun genitore. Il periodo di astensione obbligatoria, peraltro, è prolungato di tre anni in caso di figli affetti da grave handicap. A quest’ultimo riguardo, l’art. 3 del d.lgs. n. 119/2011 ha eliminato la condizione ostativa del ricovero a tempo pieno del bambino, qualora durante il ricovero sia richiesta la presenza del genitore in ospedale.
Congedo a seguito di adozione
L’art. 8 del d.lgs. n. 119/2011 ha modificato le norme in materia di “permessi per allattamento” propri dei genitori adottivi. In questo senso, è ora previsto che tale permesso debba essere concesso non già entro il primo anno di vita del bambino ma entro il primo anno d’ingresso dell’adottato.
Congedo per l’assistenza e l’integrazione delle persone diversamente abili
Il co. 5 dell’art. 42 del d.lgs. n. 151/2001 stabilisce che dopo il compimento del terzo anno di vita del figlio con handicap grave, i genitori possano fruire di tre giorni di permessi mensili retribuiti, coperti da contribuzione figurativa, sempre alternativamente tra di loro, a condizione che il minore non sia ricoverato a tempo pieno in istituti di cura.
L’art. 4 del d.lgs. n. 119/2011, oltre a specificare i termini della fruibilità alternativa tra i due genitori nell’arco dello stesso mese, ha puntualizzato la non cumulabilità di tali permessi con quelli di cui all’art. 33, co. 2, della legge n. 104/1992 (ovvero delle due ore di permesso giornaliero spettanti fino al terzo anno di età del bambino). L’art. 6 del decreto, inoltre, ha imposto in capo al beneficiario del permesso che risieda in un Comune posto ad oltre 150 chilometri dal domicilio dell’assistito l’obbligo di dimostrare gli spostamenti attraverso titoli di viaggio o altra idonea documentazione. Lo stesso articolo, infine, ha riconosciuto il diritto di assistere più persone, cumulando così più permessi, a condizione che:
vi sia un legame di coniugio, parentela o affinità di primo grado con ciascuna delle persone assistite
via sia un legame di parentela o affinità di secondo grado e che il coniuge o il genitore abbia superato i 65 anni di età ovvero sia deceduto ovvero sia affetto da patologie invalidanti.
Congedi per cure degli invalidi
L’art. 7 del d.lgs. n. 151/2001 ha abrogato le norme che riconoscevano ai mutilati o con invalidità civile superiore al 50% un congedo straordinario per cure.
La nuova disciplina ha ridefinito questo quadro normativo, stabilendo:
la possibilità di fruire di tale congedo per un periodo non superiore ai 30 giorni annui, in maniera cumulativa o frazionata;
il potere del datore di lavoro di subordinare la concessione di tali permessi all’acquisizione di una richiesta da parte di un medico del Servizio Sanitario Nazionale o di una struttura pubblica di ricovero e cura;
la non cumulabilità di tale congedo nel periodo di comporto;
l’attestazione del lavorotore della sottoposizione a tali cure, resa anche attraverso una attestazione cumulativa per i trattamenti terapeutici continuativi.
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