Source: http://www.esproprionline.it/site/Quesito_Dettaglio.asp?ID=1222&IDCat=50
Timestamp: 2018-12-18 17:23:00+00:00
Document Index: 29107262

Matched Legal Cases: ['art.20', 'art.20', 'e contrario', 'art.70', 'art.47', 'art.70', 'art.20', 'art. 19']

E' davvero necessaria la documentazione comprovante la libera e piena proprietà dell'immobile ?
PROVINCIA DI PORDENONE: « Siamo a richiedere vostro autorevole parere in merito all'applicazione dell'art.20, comma 8, del D.P.R. 327/2001 ss.mm.ii. a fronte delle problematiche, ormai quotidianamente incontrate, con gli espropriandi in merito alla documentazione che questi ultimi dovrebbero produrre ai fini della corresponsione dell'intera indennità ovvero il saldo di quella già corrisposta a titolo di acconto. L'art.20, comma 8, del D.P.R. 327/2001 s.m.i. prevede che il proprietario espropriando, dopo aver condiviso la determinazione dell'indennità di espropriazione e dichiarato l'assenza di diritti di terzi sul bene, è tenuto a depositare entro 60 giorni, decorrenti dalla comunicazione di accettazione dell'indennità, la documentazione comprovante, anche mediante attestazione notarile, la piena e libera proprietà del bene. In base ad una interpretazione sistematica dell'intero comma lo Scrivente ufficio è pervenuto alla seguente conclusione, peraltro suggerita da parte della modulistica presente in codesto sito: richiedere, ai fini della corresponsione dell'indennità accettata dall'espropriando, che quest'ultimo produca i documenti attestanti la proprietà del bene (copia del titolo di proprietà, copia della denuncia di successione) nonché quelli attestanti la libera proprietà del bene, ossia comprovanti l'assenza di trascrizioni od iscrizioni relative ad azioni o diritti di terzi. Questi ultimi, siccome diretti ad attestare un "fatto negativo" (l'assenza o non esistenza appunto dei diritti o pretese di terzi) non possono che assumere la forma del certificato rilasciato dalla Conservatoria dei Registri Immobiliari ovvero una corrispondente attestazione notarile. Su tale produzione documentale (certificato ventennale del Conservatoria ovvero attestazione notarile) si registrano gli strali dei proprietari i quali lamentano il paradossale esito della vicenda espropriativa che li riguarda; ovverosia per poter vedersi pagate le indennità di relativa spettanza a fronte della sottrazione dei loro terreni, sono costretti a sostenere il costo (a volte estremamente oneroso) per il rilascio della documentazione sopra specificata. Fermo restando che nei casi d'indennità irrisorie tale produzione documentale sarebbe antieconomica, ingiusta ed andrebbe in senso assolutamente contrario agli scopi ed interessi che le norme disciplinanti l'indennità a favore dell'espropriato mirano a soddisfare, registriamo anche l'assoluta arbitrarietà di una soluzione che subordinasse l'onere di produzione documentale da parte del privato in ragione dell'ammontare di un determinato importo che funga da discrimine (ossia chiedere il certificato ventennale od attestazione notarile agli espropriandi che debbono vedersi pagati somme al di sopra di tot cifra e di contro effettuare d'ufficio le verifiche per le restanti di minor valore). Atteso che la L.R. della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia n.14 del 31.05.2002 ss.mm.ii all'art.70 rubricato "Svincolo delle indennità" prevede testualmente che: "ai fini dello svincolo delle indennità di occupazione temporanea e d'urgenza, di asservimento coattivo e di espropriazione per pubblica utilità, nonché ai fini del pagamento diretto delle indennità accettate, l'accertamento della proprietà e libertà dell'immobile da iscrizioni ipotecarie, trascrizioni e altri vincoli reali, ovvero della qualifica di erede avente titolo esclusivo o per quota agli indennizzi di cui sopra, è effettuato sulla base di apposita dichiarazione scritta resa dall'interessato nei modi e nelle forme previsti dall'art.47 del D.P.R. 445/2000. Per l'accertamento della qualifica di erede la suddetta dichiarazione è corredata dell'atto di morte dell'espropriato. La dichiarazione di cui al comma 1, resa nei modi e nelle forme ivi previsti, esonera da ogni responsabilità l'ente espropriante e l'amministrazione regionale"; siamo a chiedere a Codesto Servizio se condivida la soluzione secondo cui tale disposizione possa essere utilizzata ai fini del pagamento dell'indennità di espropriazione a favore degli espropriandi sul duplice presupposto che: a) in materia di espropriazione per pubblica utilità non riguardanti le opere dello Stato la Regione F.V.G gode di potestà legislativa concorrente ai sensi del vigente Statuto speciale Regionale approvato con L. Cost. n.1/1963 e ss.mm.ii. e b) la norma regionale che ne costituisce manifestazione di esercizio, ossia l'art.70 della L.R. 14/2002 in tema di svincolo d'indennità, pur se disciplinante la materia in modo difforme da quella contemplata dall'art.20, comma 8, del D.P.R. 327/2001 ss.mm.ii., prevalga, sulla base del criterio c.d. "di competenza" di risoluzione delle antinomie e di distribuzione delle fonti del diritto, su quest'ultima, non costituendo la specifica disposizione del T.U. principio fondamentale stabilito da leggi dello Stato. Ove di diverso avviso, chiedesi, se possibile, il suggerimento di eventuali soluzioni operative che si rivelino essere le meno onerose per i soggetti destinatari dei provvedimenti in parola. »
PL – Non è revocabile in dubbio che l’articolo 70 della L.R. 14/2002 (disciplina organica dei lavori pubblici, applicabile ai lavori pubblici da realizzarsi nel territorio della Regione, salvo quelle di competenza esclusiva dello Stato) – il quale sostituisce la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà alla certificazione – prevalga, in Friuli Venezia Giulia, sulla disciplina risultante dal combinato disposto dei commi 6 e 8 dell’articolo 20 del dPR 327/2001, vale a dire l’utilizzabilità dell’autocertificazione esclusivamente in sede di pagamento dell’eventuale acconto, richiedendosi la produzione della formale certificazione attestante la piena e libera proprietà del bene in sede di pagamento dell’eventuale saldo o dell’intera indennità in assenza di acconto. La prevalenza della legge regionale trova il suo fondamento nell’articolo 5 comma 1 n. 11 dello Statuto Speciale, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963 n. 1 e s.m.i., che attribuisce alla legislazione regionale – con l’osservanza dei principi generali dell’ordinamento giuridico, delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali, degli obblighi internazionali dello Stato, nel rispetto degli interessi nazionali e di quelli delle altre regioni, e in armonia con i principi fondamentali delle leggi statali di settore – la competenza in materia di espropriazione per pubblica utilità non riguardante opere dello Stato; ciò è confermato dall’articolo 5 comma 2 del dPR 327/2001, ai sensi del quale le Regioni a statuto speciale esercitano la propria potestà legislativa in materia di espropriazione per pubblica utilità nel rispetto dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione. Le modalità di pagamento e svincolo dell’indennità di esproprio non attengono certamente ai principi fondamentali della legislazione statale di settore né – men che meno – ai principi generali dell’ordinamento giuridico. Ciò detto, veniamo alla disciplina nazionale relativa alla documentazione necessaria allo svincolo. A questo proposito, i dubbi da Lei descritti sono largamente condivisi dagli operatori. Vi sono infatti aspetti della questione di cui si stenta a cogliere il senso logico e l’utilità pratica. Viene in primo luogo da chiedersi perché per l’80% – ovvero la quasi totalità dell’importo – sia sufficiente l’autocertificazione, richiedendosi la più gravosa certificazione solo per il residuo 20%, qualora si ritenga che la certificazione offra ‘maggiori garanzie’ rispetto all’autocertificazione. Inoltre, se lo scopo della certificazione attestante la “libera” proprietà è quello di salvaguardare i terzi aventi diritto di soddisfarsi, giusta l’articolo 25.3, sull’indennità depositata, non si capisce la mancata rilevanza dell’autocertificazione alla luce dell’articolo 26.6, secondo il quale la Cassa DDPP è tenuta a pagare «quando il proprietario produca una dichiarazione in cui assume ogni responsabilità in relazione ad eventuali diritti dei terzi», e alla luce dell’articolo 26.2, secondo il quale la stessa «autorità espropriante può ordinare altresì il pagamento diretto dell'indennità al proprietario, qualora questi abbia assunto ogni responsabilità in ordine ad eventuali diritti dei terzi, e può disporre che sia prestata una idonea garanzia entro un termine all'uopo stabilito». Altro elemento di dubbio deriva dalla mancata precisazione di quale sia la documentazione comprovante “la piena e libera proprietà del bene”. Non si tratta del semplice titolo di proprietà, in quanto da esso si desume solamente che in una certa data il soggetto ha acquisito il bene, nulla potendosi evincere in ordine alle eventuali vicende successive del bene stesso o relative a diritti alieni. In materia espropriativa è tradizionale opinione che l’autorità preposta all’accertamento della titolarità del bene e alla sussistenza di eventuali diritti di terzi sia la Cassa Depositi e Prestiti (tanto che – per tale ragione – le Corti d’Appello in esito al giudizio di opposizione alla stima non ordinano al beneficiario dell’esproprio il pagamento diretto dell’indennità ma il deposito in Cassa: si veda per tutte da ultimo Cass. 24378/2008). Ebbene la Cassa Depositi e Prestiti, per lo svincolo, non fa alcuna autonoma verifica, ma si limita a richiedere (come si può constatare nella attuale pagina “depositi” del sito ufficiale della Cassa), a chi faccia istanza di pagamento, la produzione del certificato storico catastale ventennale, fino ad avvenuta trascrizione del decreto di esproprio, rilasciato dall’Agenzia del Territorio, e del certificato ipotecario ventennale, anch’esso fino ad avvenuta trascrizione del decreto di esproprio, rilasciato dalla Conservatoria dei Registri Immobiliari. Si tratta della stessa documentazione ipocatastale comunemente usata in giudizio quando si tratta di accertare gli assetti dei diritti reali sui beni (ad esempio nelle procedure esecutive o fallimentari). Per quanto riguarda poi l’attestazione notarile di cui all’articolo 20.8 TU, non è chiaro come un notaio possa rilasciarla, se non sulla base, a sua volta, della certificazione ipocatastale di cui sopra. I problemi pratici che si toccano con mano sono sostanzialmente due. Primo problema: il costo. Queste certificazioni vengono infatti di prassi – come Lei evidenzia – fatte pagare ai richiedenti, ma è palesemente ingiusto che tale costo sia riversato sugli espropriati, dai quali non è certo partita l’iniziativa della procedura, creando, peraltro, una discriminazione nei confronti di coloro che percepiscono le somme inferiori per i quali l’incidenza è proporzionalmente maggiore. Va tuttavia precisato che, mentre il certificato ipotecario è assoggettato, anche in caso di esproprio (cfr. Ris. MinFin 390182/1992), alla tassa ipotecaria allegata al decreto legislativo 347 del 1990, come modificata in ultimo dall’articolo 7, comma 19 del decreto legge 262 del 3 ottobre 2006, con la sola esclusione delle operazioni “eseguite nell'interesse dello Stato” (art. 19 DLgs 347), i certificati catastali sono assoggettati ai tributi speciali catastali (n. 3 titolo III tabella A allegata al DL 533/1954 modificata in ultimo dall’articolo 7, comma 21, DL 262/2006), rispetto ai quali risulta tuttora vigente l’esenzione, in caso di procedura di espropriazione per causa di pubblica utilità promossa dalle amministrazioni dello Stato o da enti pubblici, di cui all’articolo 1 L. 1149/1967 (cfr. in tal senso Circ. MinFin 46/T 10/2/1998). Secondo problema: il contenuto del certificato. Con l’espressione “certificazione catastale” s’intende la rappresentazione certificata dei contenuti riportati negli atti catastali e della ulteriore documentazione giacente negli archivi, e con l’espressione “certificazione ipotecaria” si intende una attestazione avente ad oggetto le formalità ipotecarie che sono state eseguite in relazione ad uno o più immobili appartenenti ad una o più ditte. Ebbene, consta che nella prassi gli uffici preposti a redigerli non facciano altro, in pratica, che avvalersi delle stesse informazioni telematiche cui possono accedere le autorità esproprianti. Per quanto riguarda in particolare il certificato ipotecario (che peraltro, a mio avviso, dovrebbe semmai essere l’unico rilevante in ambito espropriativo, vista l’irrilevanza, evincibile dal dPR 327/2001, del dato catastale in sede di pagamento), in alcuni casi l’automazione è partita più di vent’anni fa (a Pordenone il 1 dicembre 1987), e quasi ovunque il recupero meccanografico delle formalità relative al periodo precedente l’automazione ha ormai superato il ventennio: nella gran parte d’Italia si è arrivati al 1982 (dati attuali dell’Agenzia del Territorio). Come si diceva, al collegamento telematico (‘Sister’) hanno ampiamente accesso le autorità esproprianti, o buona parte di esse, che dunque hanno la possibilità di farsi da sé le medesime verifiche espletate dalle Conservatorie. Senza considerare che, in certi casi, le autorità esproprianti sono in grado di fare accertamenti più accurati delle stesse Conservatorie, disponendo di ulteriori banche dati con cui incrociare le informazioni del collegamento telematico ‘Sister’: si pensi ai Consorzi di Bonifica che possono avvalersi dei propri autonomi registri dei contribuenti. Quanto alle richieste d’ufficio dei certificati da parte delle autorità esproprianti, in disparte il fatto che non sono formalmente contemplate, sul piano pratico, se si tenta di richiedere la certificazione per decine di ditte, ci si troverà nella migliore delle ipotesi a dover attendere settimane o mesi, e nel caso di centinaia o migliaia di ditte ci si troverà con ogni probabilità opposto un rifiuto secco da parte delle Conservatorie per ragioni di carico di lavoro.
La verità è solo ciò che il partito ritiene vero. Non è possibile discernere la realtà se non attraverso gli occhi del partito. (George Orwell)