Source: https://www.fpcgil.it/2019/05/24/giustizia-unitaria-lettera-aperta-ai-lavoratori-della-giustizia/
Timestamp: 2019-09-19 06:34:05+00:00
Document Index: 100572909

Matched Legal Cases: ['art.21', 'art.1', 'art. 21', 'art. 492', 'art. 71', 'art. 21']

Giustizia: Unitaria - lettera aperta ai lavoratori della giustizia e lettera avvio procedure legge 146/90 - FP Cgil funzione pubblica
Giustizia: Unitaria – lettera aperta ai lavoratori della giustizia e lettera avvio procedure legge 146/90
AVVIATE LE PROCEDURE PREVISTE DALLA LEGGE PER LA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO-LETTERA APERTA AI LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA
Nella Giustizia, ed in particolare nella Organizzazione Giudiziaria, una istanza dei lavoratori in particolare è rimasta insoddisfatta, quella della “riqualificazione”. La riqualificazione non è una velleità del lavoratore ma un suo precipuo diritto ossia il diritto alla carriera, il diritto a migliorare la propria posizione nell’organizzazione dell’ufficio ottenendo una retribuzione più alta. Per soddisfare tale diritto, dopo 17 anni durante i quali c’è stata solo un mera progressione economica, il 26 aprile 2017 abbiamo sottoscritto con altre due sigle sindacali un importante accordo il quale, come certamente saprai, prevede, tra l’altro, in considerazione delle risorse allora disponibili nel FUA, due procedure di progressione economica, progressioni giuridiche nelle aree (attraverso i cambi di profilo mediante lo strumento della flessibilità), progressioni tra le aree (ossia il transito degli ausiliari in area seconda ed il transito dei contabili e degli assistenti informatici e linguistici in area terza), l’integrale scorrimento delle graduatorie formate a seguito dell’applicazione dell’art.21 quater della legge 132/2015 entro il 30 giugno 2019.
La firma dell’accordo del 26 aprile non è stata una operazione elettoralistica, ossia realizzata nell’imminenza delle elezioni per consentire al ministro di turno di guadagnare voti, né è intervenuta per altri fini più o meno strumentali, ma si è collocata a conclusione di un processo riformatore attraverso il quale, con la riorganizzazione del ministero e l’introduzione del processo telematico, riconosceva al personale un ruolo centrale e, per tale motivo, investiva sulla sua riqualificazione professionale attraverso due strumenti: l’art.1 quater della legge 132/2015 (con il passaggio dei cancellieri e degli ufficiali giudiziari in area terza con la procedura del corso concorso) e appunto l’accordo del 26 aprile 2017. L’importanza che l’accordo del 26 aprile riveste anche per l’amministrazione è innegabile. L’accordo, infatti, firmato dal ministro in carica – caso unico nella storia delle relazioni sindacali nelle amministrazioni centrali – è stato recepito in un decreto ministeriale ossia in un provvedimento avente il contenuto della legge.
Come certamente sai, l’accordo del 26 aprile non è stato applicato. Più correttamente possiamo affermare, senza tema di smentita, che l’amministrazione non ha mantenuto gli impegni assunti. Solo le due procedure di progressione economica sono state avviate e, per responsabilità del Ministero, con grave ritardo. Durante le trattative sulla definizione dei criteri delle progressioni 2017 forte è stato lo scontro con l’amministrazione perché la stessa ha chiesto con forza, fino a porre il veto, la semplificazione dei criteri di valutazione dei titoli di studio per velocizzare lo scrutinio delle domande sì da chiuderlo entro il 2017. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le graduatorie sono state pubblicate a fine 2018 per cui abbiamo perso una annualità di incrementi retributivi (le progressioni 2017 saranno pagate con decorrenza 2018); il pagamento effettivo delle somme ad oggi non è ancora avvenuto.
Ma c’è stato un fatto nuovo (assolutamente prevedibile per gli addetti ai lavori e da noi più volte denunciato) che devi attentamente considerare. In una comunicazione ufficiale del Ministero al Parlamento, per il pensionamento per vecchiaia e per l’applicazione della cd quota cento, secondo le proiezioni del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, quindi si fa riferimento a dati attendibili e non strumentalmente diffusi da qualcuno, nel triennio 2019/2021 ci saranno 10.685 pensionamenti e di questi 7.158 nel solo 2019. Nella sostanza in tutti i distretti il personale in servizio negli uffici giudiziari risulterà in pratica dimezzato entro il 2021. La prima conseguenza dei pensionamenti previsti e del ventennale blocco del turn over imposto dai governi di turno, è questa: dovrai lavorare per due, per tre o per quattro perché sarai costretto a sostituire i lavoratori che andranno in pensione senza avere nulla in cambio. Nessuna progressione economica e nessun incremento del salario accessorio perché il FUA, impiegato per finanziare le progressioni economiche 2009, 2010 (questa solo per il DPA e la GiustiziaMinorile), 2017 e 2018, non ha ricevuto alcun rifinanziamento strutturale, a differenza di altri ministeri (vedi Ministero dell’Interno). Nessuna progressione giuridica, né all’interno delle aree né tra le aree perché il Ministero non vuole pubblicare i relativi bandi in spregio agli impegni assunti nel 2017. Inoltre lavorerai il triplo ed il quadruplo, senza alcun riconoscimento giuridico/economico e risponderai disciplinarmente per gli eventuali disservizi (infatti, come sempre accade, il lavoratore è sempre additato come il responsabile unico delle disfunzioni negli uffici giudiziari), non solo perché dovrai sostituire i colleghi andati in pensione ma anche perchè saranno assunti nuovi magistrati, fino a raggiungere il pieno organico, che si aggiungeranno alla pletora di magistrati onorari già operanti negli uffici giudiziari.
Proprio la politica degli organici annunciata dal Ministero dimostra la scarsissima considerazione che il Ministro ha dei lavoratori. Costui, infatti, mentre all’ANM, probabilmente per tacitarla, ha garantito il pieno organico dei magistrati, al personale amministrativo, a fronte di 2300 pensionamenti già intervenuti nel 2018, 7000 pensionamenti previsti nel 2019 ed altre migliaia nel 2020/2021 (per un totale di oltre diecimila lavoratori in meno che si aggiungo alle oltre novemila scoperture attuali), ha “offerto” 1850 nuovi funzionari giudiziari da assumere mediante concorso pubblico (ossia nella migliore delle ipotesi tra due anni), trecento operatori giudiziari, che si aggiungono a trecento già autorizzati in precedenza, da assumere tra i tirocinanti dell’ufficio per il processo attraverso i centri per l’impiego, procedura di cui si è persa traccia dall’incontro del 2 aprile 2019, nonché 903 assistenti giudiziari da assumere subito tra gli idonei della graduatoria dell’ultimo concorso. Nello stesso incontro il Ministro ha annunciato lo scorrimento ex 21quater di un numero pari ai posti messi a concorso. Un annuncio che non ha trovato conferme nei fatti: il decreto interministeriale che autorizza il bando non fa alcun cenno e adesso arrivano “correzioni di rotta” per vie traverse, comunicazioni sui social, e mai tramite un confronto serio e costruttivo con i legittimi rappresentanti dei lavoratori. Senza alcuna spiegazione sui motivi che impediscono l’attuazione di un accordo perfezionato e che indica date e termini per la sua attuazione. Quello che invece è certo è che allo stato non ci sarà alcuno scorrimento delle graduatorie ex art. 21 quater dei funzionari NEP atteso che non sono previste assunzioni per tale figura professionale.
Lo scarso interesse verso una seria politica degli organici e verso una riqualificazione professionale dei lavoratori (cambi di profili tra e dentro le aree) è dimostrata anche da un’altra circostanza ossia il mancato utilizzo, a differenza di quanto avvenuto in particolare presso il DAP ed il DGMC, dello strumento del “fabbisogno” (artt. 6 e 6 ter D.L.vo 165/2001) il quale, a differenza del passato, consente alle pubbliche amministrazioni di determinare gli organici di ciascuna area secondo le proprie specifiche esigenze avendo come unico limite il rispetto dei vincoli di spesa per il personale
previsti dalla legge. Eppure, utilizzando lo strumento del “fabbisogno” per rimodulare le dotazioni organiche, si potrebbero avere da subito risorse fresche e già formate sul campo da utilizzare negli uffici, e, per quanto riguarda funzionari giudiziari ed UNEP, senza oneri per l’Amministrazione: stabilizzando tutti i precari della Giustizia attraverso procedure dedicate; stabilizzando, a domanda, il personale comandato da altre PP.AA.; immettendo nei ruoli, a domanda, il personale di altre PP. AA. che ha già lavorato in posizione di comando presso gli uffici giudiziari; trasformando in full time il personale transitato nell’amministrazione giudiziaria con rapporto part time. Abbiamo chiesto a tal riguardo di superare l’organico previsionale della prima area, questo consentirebbe da subito il passaggio di area senza oneri del personale ausiliario e di incrementare gli organici dei profili professionali di seconda e terza area, da utilizzare per le riqualificazioni e come serbatoio assunzionale.
Anche l’amministrazione centrale ha bisogno di rinforzi perché, come gli uffici giudiziari, soffre della grave carenza di personale. La funzionalità del Ministero è strategica perché, mentre nel caso degli uffici periferici i disservizi si ripercuotono in ambiti territoriali circoscritti, nel caso del Ministero le disfunzioni spiegano i loro effetti sull’intero territorio nazionale, anche e soprattutto nei confronti dei lavoratori i quali, ad es., quando sono posti in quiescenza percepiscono il rateo con mesi di ritardo (anche per responsabilità dell’INPS che è nelle stesse condizioni di carenza di organico), e dopo diciotto mesi, pur avendo partecipato e superato una procedura di progressione economica, non percepiscono ancora l’incremento retributivo e l’inquadramento nella fascia economica superiore.
Un’altra conseguenza di questo spaventoso vuoto di organico sarà il protrarsi sine die della “immobilità” del personale che già si registra purtroppo da sette anni circa. Infatti non potranno più essere pubblicati interpelli ordinari perché gli uffici del nord non saranno in grado di reggere il peso del sistematico travaso di personale verso gli uffici del sud che si registra ogni qualvolta si realizza la mobilità ordinaria. Un altro schiaffo ai lavoratori della giustizia si è registrato proprio in tema di mobilità. A fronte di tremila assunzioni di assistenti giudiziari non si è proceduto al previsto interpello per il personale già in servizio, superando l’accordo sulla mobilità con ben due Decreti legge in deroga che hanno consentito al ministero di derogare all’obbligo contrattuale dell’interpello straordinario in caso di nuove assunzioni. Solo su nostra insistenza l’amministrazione ha pubblicato un interpello straordinario per assistenti giudiziari ma, esercitando un potere discrezionale in materia riconosciuto dalla legge, ha offerto ai lavoratori interessati meno di duecento dei circa 700 posti disponibili. Un dovere morale, se non giuridico, avrebbe voluto che l’amministrazione offrisse tutti i posti disponibili ed ambiti al personale interno ed assegnasse i neo assunti nei posti lasciati liberi da coloro che avrebbero ottenuto il trasferimento. La conseguenza di tutto ciò è intuibile: il lavoratore con vent’anni di servizio prevedibilmente rimarrà dove attualmente lavora mentre i neoassunti occuperanno i posti più ambiti, quelli al sud. Se questa è giustizia…
Sempre in materia di mobilità un cenno va fatto al personale informatico. Quest’ultimo, pur operando su tutto il territorio nazionale, risulta ancora incardinato in gran parte nell’organico della Cassazione. Per tale motivo gli informatici da anni subisce una mobilità “selvaggia” perché completamente slegata dalle regole garantiste che si applicano a tutti gli altri lavoratori. Le conseguenze sono abnormi in termini di distribuzione delle presenze nelle strutture territoriali che risulta assolutamente iniqua rispetto ai carichi di lavoro ed alla competenza territoriale (vedi CISIA Brescia).
Per quanto concerne gli ufficiali giudiziari, la erosione delle attribuzioni a beneficio di soggetti esterni alla pubblica amministrazione, il mancato adeguamento alle tecnologie informatiche e al Processo Civile Telematico, il blocco delle assunzioni da oltre tre lustri, la soppressione dell’ufficio VI (ossia dell’articolazione interna della Direzione Generale del personale preposta al settore UNEP) nonché la chiusura del reparto mobilità degli ufficiali giudiziari, sono il sintomo di un disinvestimento che potrebbe preludere alla chiusura degli uffici NEP nel giro di breve tempo. In particolare, la mancata attuazione da cinque anni della riforma dell’art. 492 bis cpc in materia di recupero del credito è diventata l’elemento centrale di questo processo di smantellamento. L’amministrazione, anziché preoccuparsi di rinnovare e rendere funzionali gli uffici, appare più interessata a diramare direttive contraddittorie, volte a creare contrapposizioni tra il personale, nella vecchia logica del “divide et impera”.
Non migliore è la situazione degli altri dipartimenti in particolare quella delle amministrazioni penitenziarie (DAP e DGMC). In tali amministrazioni è rimasta irrisolta la questione delle decurtazioni stipendiali in caso di assenza per malattia, ad onta degli innumerevoli interventi delle scriventi organizzazioni sindacali. I lavoratori appartenenti al comparto funzioni centrali in servizio nell’Amministrazione Penitenziaria e nella Giustizia Minorile e di Comunità percepiscono l’indennità di servizio penitenziario prevista dalla legge in ragione della specificità del lavoro che gli stessi svolgono nelle strutture penitenziarie. A partire dal luglio 2015, sulla base di un mutato orientamento ARAN, le Direzioni Generali del personale dei due dipartimenti hanno disposto non solo la decurtazione della indennità di servizio penitenziario in caso di assenza per malattia ex art. 71 DL 112/08 ma anche il recupero, sulla base della stessa norma, delle somme corrisposte a titolo di indennità in occasione delle assenze per malattia a far data dal 25 giugno 2008, data di entrata in vigore del DL 112/08 citato. Tale situazione ha determinato una disparità di trattamento rispetto al personale della polizia penitenziaria e della dirigenza penitenziaria nonché rispetto agli ufficiali del disciolto corpo degli agenti di custodia i quali, pur operando nel medesimo contesto lavorativo (e spesso svolgendo gli stessi compiti amministrativi, come sovente accade per la polizia penitenziaria), sono tuttora esclusi ope legis dalle decurtazioni (oltre ad avere un trattamento giuridico ed economico di maggior favore). Ma ciò che risulta particolarmente ingiusto è il recupero retroattivo delle somme che viene realizzato in violazione del principio di buona fede ossia mutando in corso d’opera le regole del gioco. CGIL CISL e UIL invano hanno ribadito al Ministro la necessità di un intervento legislativo che ripristini la originaria esclusione delle decurtazioni in caso di assenza per malattia ovvero, in subordine, impedisca il recupero retroattivo delle somme. Inoltre non si registra una chiara volontà di porre in essere una efficace politica degli organici. Bisogna programmare e realizzare nuove assunzioni per abbassare l’età media del personale in servizio, dotando tutte le strutture di lavoratori giovani, qualificati e motivati e rinforzando l’organico di alcune figure professionali strategiche, tra cui, i profili dell’area contabile, i profili delle professionalità “trattamentali” (educatori ed assistenti sociali), nonché i profili delle professionalità tecniche ed amministrative. Non serve gonfiare i ruoli della dirigenza, mortificando il personale con una riserva irrisoria di posti, e quelli della Polizia Penitenziaria se non si copre l’organico di quelle figure, appartenenti al comparto delle funzioni centrali, che sono indispensabili per realizzare la mission dell’amministrazione. Non risultano neanche programmate misure atte a valorizzare il personale attualmente in servizio a partire dalla realizzazione di ulteriori progressioni economiche, dall’applicazione, previa apposita modifica legislativa, dell’art. 21 quater L.132/2015 anche ai contabili, agli assistenti informatici ed assistenti linguistici, dal transito degli ausiliari in area seconda. Occorre poi superare la disparità di trattamento giuridico ed economico tra personale che, pur appartenendo a comparti diversi, opera nel medesimo contesto lavorativo. Infine non risultano
programmate misure atte a rifinanziare il FUA per corrispondere ai lavoratori penitenziari ed a tutti gli altri lavoratori della Giustizia un salario accessorio almeno pari alla media di quello percepito dagli altri lavoratori pubblici. NB nel 2019 presso la Giustizia Minorile il salario accessorio medio annuo sarà pari a meno di 90 (novanta) euro netti pro capite.
Nella drammatica situazione in cui si trova la Giustizia, le intenzioni dell’amministrazione sono ben chiare: offrire una manciata di assunzioni, del tutto insufficienti a soddisfare le esigenze dell’amministrazione, solo a beneficio dell’ignara opinione pubblica e caricare sulle tue spalle l’onere e soprattutto la responsabilità di portare avanti gli uffici senza alcun riconoscimento né giuridico né economico considerandoti non una persona ma una bestia da soma.
Il sindacato confederale ha detto NO !!!!!!!!
perché la giustizia si risana non contro ma con i lavoratori cioè investendo sulla loro crescita professionale e offrendo una retribuzione, specie accessoria, commisurata alla qualità ed alla quantità del lavoro prestato.
A nulla servono nuove e sparute assunzioni.
PRIMA BISOGNA TUTELARE I LAVORATORI
Purtroppo tutti gli sforzi fin qui profusi hanno dato risultati deludenti. Dopo le ennesime promesse delMinistro, profferite nella riunione del 2 aprile, abbiamo avuto la pubblicazione del bando relativo alle progressioni economiche 2018 (NB il relativo accordo era stato firmato il 10 gennaio scorso quindi non ti hanno dato nulla se non con grave ritardo quello che era già dovuto) e la pubblicazione di un interpello straordinario per assistenti giudiziari con la manciata di posti messi a disposizione degli interessati. Poi tutto si è fermato e siamo caduti nel consueto marasma che investe anche le relazioni sindacali specie nell’amministrazione giudiziaria: non una risposta alle innumerevoli segnalazioni di abusi, solo sparute informazioni trasmesse, non l’attivazione di un confronto serio su una qualsivoglia materia.
Per i motivi sopra espositi abbiamo deciso di attivare le procedure previste dalla legge per la proclamazione dello SCIOPERO nella Giustizia. Si tratta di una scelta difficile, coraggiosa che richiede la tua collaborazione e quella degli altri lavoratori. Il momento è delicato. Procediamo insieme per il bene dei lavoratori della Giustizia.
unitaria lettera aperta
Unitaria di indizione sciopero
Unitaria stato di agitazione 7 marzo 2019