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Timestamp: 2017-08-16 17:46:47+00:00
Document Index: 44714558

Matched Legal Cases: ['art. 154', 'art. 149', 'art. 154', 'art 154', 'art. 149', 'art.3', 'art. 7']

CONSIDERAZIONI E OSSERVAZIONI AL DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE 22 MAGGIO /2012/R/idr - PDF
CONSIDERAZIONI E OSSERVAZIONI AL DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE 22 MAGGIO /2012/R/idr
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Rosina Riccardi
1 CONSIDERAZIONI E OSSERVAZIONI AL DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE 22 MAGGIO /2012/R/idr PREMESSA L esito referendario del 12 e 13 giugno 2011 ha determinato l abrogazione parziale dell art. 154, comma 1, del D.lgs. 152/2006 e s.m.i. (Codice ambientale), limitatamente alla parte in cui prevedeva che i proventi ricavati dal sistema tariffario del servizio idrico integrato dovessero finanziare anche l adeguata remunerazione del capitale investito dal gestore per la realizzazione e per la manutenzione straordinaria delle infrastrutture funzionali al servizio idrico integrato. La normativa abrogata prevedeva in modo esplicito che nella determinazione della tariffa del servizio idrico integrato si dovesse tener conto anche dell adeguatezza della remunerazione del capitale investito. A seguito dell esito referendario si è aperto un interessante dibattito in merito alle conseguenze ed agli effetti concreti che la vittoria del sì ha prodotto nel sistema del ciclo idrico integrato, con particolare riferimento alla modalità di determinazione delle tariffe del servizio. Si ritiene che, contrariamente a quanto potrebbe apparire a molti, le ricadute sul piano tariffario dovrebbero essere ben più limitate rispetto alle aspettative dei sostenitori del sì. La ricostruzione delle motivazioni poste a fondamento di questa tesi partono non tanto dalle norme che il referendum ha abrogato, quanto dalle norme del Codice ambiente che rimangono vigenti. L art. 149, comma 4, del D.lgs n. 152/ che non è stato oggetto di abrogazione - stabilisce testualmente che il piano economico finanziario..prevede con cadenza annuale, l andamento dei costi di gestione e di investimento Esso è integrato dalla previsione annuale dei proventi da tariffa, estesa a tutto il periodo di affidamento Il piano (economico finanziario).dovrà garantire il raggiungimento dell equilibrio economico finanziario. Inoltre l art. 154, comma 1, prevede: La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell entità dei costi di gestione delle opere (dell adeguatezza della remunerazione del capitale investito parte abrogata a seguito del referendum) e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell Autorità di Ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio chi inquina paga. Tutte le quote della tariffa del S.I.I. hanno natura di corrispettivo. I principi desumibili dalle predette disposizioni, tuttora vigenti, sono così sintetizzabili: 1) la gestione del servizio idrico integrato deve rispettare il vincolo dell equilibrio economicofinanziario; 1
2 2) la tariffa del servizio idrico integrato deve coprire tutti i costi necessari alla gestione operativa del servizio e alla realizzazione degli investimenti funzionali al servizio stesso. Appare quindi utile che si definisca con chiarezza il contenuto della locuzione remunerazione del capitale investito con l intento di spazzare via i dubbi che possono avere determinato equivoci nell ambito della discussione referendaria. La remunerazione del capitale investito non rappresenta il profitto dell impresa che gestisce il servizio, ma il costo del capitale necessario al finanziamento degli investimenti. I profitti della società di gestione del servizio derivano, invece, dalla capacità della stessa, da un lato di essere efficiente nella gestione operativa, dall altro di minimizzare i costi dei fattori produttivi, incluso il capitale. In sintesi : l art 154 è stato abrogato soltanto nella parte in cui prevedeva che in tariffa potesse essere ribaltata l adeguata remunerazione del capitale investito. La parte restante della norma, tuttora vigente, prevede espressamente che attraverso la tariffa sia assicurata la piena copertura dei costi. In considerazione del fatto che la remunerazione del capitale investito altro non è se non il costo del capitale, è logico sostenere che questo potrebbe essere finanziato con i proventi tariffari nonostante l esito referendario. Infatti, soltanto a fronte di un esplicita previsione diretta ad escludere la possibilità di remunerare il capitale, anche a prescindere dal ribaltamento in tariffa, l esito referendario sortirebbe gli effetti che sono stati attribuiti da molti, effetti che in questa eventualità sono alquanto problematici, poiché la mancata realizzazione degli investimenti andrebbe ad incidere in maniera drastica nella tanto ricercata efficienza del servizio. Posto che l obbligo di mantenere l equilibrio economico-finanziario, ai sensi dell art. 149, comma 4, del D.lgs 152/2006, non può venir meno e che la remunerazione del capitale è un costo, la domanda che gli esiti della consultazione referendaria implicitamente impongono è eventualmente in quale modo tale costo debba essere preventivamente calcolato. Nella modalità di determinazione del costo del capitale, merita una particolare riflessione l aspetto relativo all adeguatezza della misura del saggio di remunerazione. Il metodo normalizzato per il calcolo della tariffa idrica prevede che l interesse sui capitali investiti nella gestione idrica sia quantificato in modo forfetario al 7% annuo del valore capitale investito. Tale previsione, introdotta da un Decreto Ministeriale del 1996, può rappresentare un valore privo di riferimenti con il reale costo del capitale: in alcuni casi e momenti il 7% potrebbe essere troppo, in altri casi troppo poco. Innanzitutto non è corretto applicare un tasso di remunerazione del capitale in una misura fissa, senza tener conto preliminarmente della natura del finanziamento degli investimenti: posto che, in linea di principio, gli investimenti di un azienda sono finanziati sia da capitale di debito sia da capitale proprio, il costo del capitale potrebbe essere calcolato sulla base della media ponderata tra il costo del capitale proprio e il costo del capitale di debito. Inoltre, il costo del capitale dovrebbe essere correlato agli scenari economici, con particolare riferimento agli andamenti attesi dell inflazione. Ipotizzare una remunerazione variabile del costo del capitale, in funzione della tipologia dei finanziamenti e del costo del credito (quindi dell andamento dei tassi) potrebbe essere un efficace soluzione al problema. La mera rimozione dell inciso relativo all adeguata remunerazione del capitale investito rischia di essere vanificata allorché si consideri che la sua eliminazione non appare, di per sé, sufficiente a mutare il senso complessivo della disposizione normativa nella quale risulta inserita, né tantomeno la ratio sottesa alla disciplina della gestione del servizio idrico nel suo complesso. 2
3 A ben vedere, se davvero si volesse perseguire la finalità sottesa al quesito referendario eliminando qualsiasi margine di speculazione da parte del gestore del servizio sulla tariffa, una valida soluzione potrebbe essere rappresentata dalla revisione del tasso di remunerazione del capitale, che dovrebbe essere determinata in misura variabile in relazione al reale costo del capitale investito. Si auspica un tempestivo intervento del legislatore che faccia chiarezza in un settore così profondamente connesso ai bisogni fondamentali della collettività, nel pieno rispetto della volontà popolare e nella consapevolezza che l efficienza del servizio è comunque un valore che merita di essere perseguito, nel rispetto dei fondamentali principi di solidarietà, equità ed economicità. Intanto cresce il malessere tra i comitati referendari che hanno lanciato anche nel territorio della nostra Provincia una campagna di obbedienza civile che prevede un ricalcolo soggettivo della tariffa, decurtando la famigerata remunerazione del capitale: un invito a fare volontariamente quello che l attuale quadro normativo non obbliga a fare. Nel frattempo, alcuni consigli comunali, hanno approvato mozioni che impegnano l amministrazione a richiedere all AATO competente, di adeguare la tariffa del servizio idrico all esito referendario, abrogando il 7 per cento di remunerazione garantita del capitale investito. Si tratta però di una richiesta al momento impossibile per le considerazioni sopra espresse ma che mette in serie difficoltà Sindaci e Amministratori locali, accusati di inerzia su tale versante e nei confronti delle AATO. Nelle osservazioni al Documento di consultazione che seguono, per maggiore comprensione, si fa riferimento alla numerazione utilizzata nel documento di consultazione, indicando in grassetto i suggerimenti e/o chiarimenti alle parti che qui interessano maggiormente. 2. IL QUADRO DI RIFERIMENTO Il quadro normativo Da questo punto di vista sarà necessario definire in modo compiuto i ruoli e le funzioni delle AATO. Nel caso della Regione Marche, è bene precisare che è stata varata di recente la nuova legge regionale di riordino degli Ambiti Territoriali. In particolare, la Legge Regionale 28 dicembre 2011, n. 30 Disposizioni in materia di risorse idriche e di servizio idrico integrato, all art.3 inserisce tra le competenze della Giunta Regionale: d) valuta le prestazioni dei gestori nei vari ATO sotto il profilo dei livelli qualitativi e quantitativi dei servizi, del costo degli stessi e delle spese di investimento, sulla base degli indicatori definiti dalla Conferenza regionale di cui all'articolo 3; All art. 7 (Assemblea di ambito) riporta tra le funzioni dell Assemblea di ambito: e) aggiornamento annuale del programma degli interventi e del piano economicofinanziario, sulla base di una specifica attività di controllo della gestione e della qualità del servizio privilegiando, ai fini di un uso razionale della risorsa, il risparmio idrico, la depurazione, il riuso e gli interventi di manutenzione delle reti esistenti; 3
4 f) determinazione, modulazione e aggiornamento delle tariffe, assicurando, oltre a quanto previsto dall' articolo 154, comma 6, del d.lgs. 152/2006, specifiche agevolazioni per le zone montane in rapporto alle fasce altimetriche e alla marginalità socio-economica; g) approvazione della carta dei servizi, sentita la Consulta degli utenti di cui all'articolo 4. Appare del tutto evidente che si dovranno evitare conflitti di competenze con le Regioni, evitando ricorsi e contenziosi sulle materie concorrenti, poiché le sovrapposizioni appaiono evidenti. Linee guida della nuova regolamentazione 5.22 In questo paragrafo viene specificato che: Anche prendendo a riferimento l esperienza maturata negli altri servizi regolati, pur nella specificità del servizio idrico integrato, l Autorità ritiene che il nuovo modello tariffario debba basarsi su tre capisaldi regolatori: - la tenuta dei conti secondo procedure che ne garantiscano il riscontro contabile (certificazione), la tracciabilità e la pertinenza; - la regolazione tariffaria vera e propria, con il riconoscimento di costi standard efficienti, eventualmente differenziati sulla base di variabili esogene, non controllabili dal gestore medesimo (da questo punto di vista la dimensione aziendale non può essere catalogata come variabile esogena); - la qualità del servizio, articolabile come qualità sia tecnica, sia ambientale, sia commerciale. La domanda che si pone è: i canoni, verso le società patrimoniali e i Comuni proprietari delle reti sono catalogabili come variabili esogene? Tra l altro il servizio idrico integrato presenta diverse variabili esogene: disponibilità e qualità della risorsa idrica; distribuzione dell utenza; caratteristiche geomorfologiche del territorio, ecc Per quanto riguarda la tenuta dei conti, l Autorità ritiene che un metodo codificato e omogeneo per la separazione amministrativa delle diverse attività di un determinato gestore (ad esempio la separazione del SII da altri servizi idrici o di altra natura) e per la separazione contabile (ad esempio tra servizi di captazione, adduzione, potabilizzazione, distribuzione, fognatura, depurazione) siano ineludibili per: - garantire un flusso informativo certo, omogeneo e dettagliato circa la situazione economica e patrimoniale dei gestori; - impedire discriminazioni e trasferimenti incrociati tra attività e tra comparti; - impedire transazioni infragruppo a costi non allineati con il mercato. Q15. Si concorda con le linee generali proposte per la nuova regolazione tariffaria? Motivare la propria posizione. Sulle variabili esogene, si tratta di capire se i canoni verso le società patrimoniali e i Comuni rientrano tra queste, e come si possono eventualmente rimodulare i rapporti. 4
5 Q16. Si concorda con una eventuale durata del periodo regolatorio di 4 anni? Il periodo appare troppo breve, rischia di pregiudicare gli investimenti, peraltro indispensabili e rilevanti e con tempi di ammortamento molto lunghi. Q19. Quali si ritiene siano le maggiori difficoltà per adeguarsi ad un sistema regolatorio come quello descritto in precedenza? Motivare la propria posizione. Il nuovo modello proposto determinerà sicuramente una maggiore problematicità per il finanziamento degli investimenti, maggiori costi per implementare modelli gestionali per la raccolta e trasmissione dei dati simili al settore della distribuzione gas (investimenti in software e tecnologia in genere). Il perimetro delle attività 6.2 Le attività svolte dal gestore del SII non si limitano a quelle strettamente connesse alle attività di captazione, potabilizzazione, adduzione e distribuzione dell acqua, di fognatura e di depurazione delle acque reflue civili; il medesimo gestore svolge o può svolgere anche i servizi relativi: - al riuso delle acque provenienti dagli impianti di depurazione; (questo non è consentito). - al noleggio di infrastrutture (non è consentito). 6.4 L Autorità ritiene che questo sia un approccio che lascia all impresa una eccessiva libertà di allocazione dei costi (e conseguente possibilità di realizzare margini consistenti sulle attività diverse), in alcuni casi con potenziale impatto anticoncorrenziale, a causa dell eventuale sussidio a carico della tariffa regolata. Per questo motivo l Autorità ritiene che: - alcune attività debbano rientrare nell ambito dei sevizi inclusi nella futura metodologia tariffaria definita dall Autorità (tipicamente il trattamento dei reflui???? - le normative non lo permettono -, gli allacciamenti, la lettura dei contatori) e che pertanto debbano concorrere alla copertura dei costi dell azienda, ritenuti congrui con il servizio fornito; Il ruolo delle Regioni, degli Enti locali e delle Autorità locali Sull argomento valgono le considerazioni fatte in premessa sulla sovrapposizione delle competenze. 6.6 Questi aspetti appaiono particolarmente rilevanti dal punto di vista della regolazione tariffaria; infatti, come risulterà meglio nel seguito, la definizione e l operatività delle autorità locali saranno elementi rilevanti nel futuro assetto regolatorio, rappresentando, le AATO, il terminale operativo sul territorio (la definizione di terminale operativo è bella, ma di fatto si prevede di ridimensionarne drasticamente il ruolo, poiché le decisioni spetteranno all Autorità per l Energia Elettrica e il Gas). La dimensione del territorio di loro competenza e i compiti ad esse assegnati condizioneranno la loro rappresentanza a livello locale (referente unico di un territorio in cui permarranno, ancora per parecchi anni, gestioni del servizio differenziate), l estensione dell ambito tariffario (quello a cui corrisponderà un unica tariffa applicata alla medesima tipologia di cliente finale) e la dimensione del soggetto chiamato a gestire il servizio (e di conseguenza la sua capacità finanziaria e la sua efficienza gestionale). Non va poi ignorato come numerose realtà regionali abbiano legiferato in materia di SII e come molte delle soluzioni proposte, meritino di essere inquadrate in un contesto che ne salvaguardi le condizioni di miglior favore per il cliente finale. L Autorità non potrà non 5
6 confrontarsi con le corrispondenti amministrazioni, per sviluppare una metodologia tariffaria generalizzata e efficace. 6.7 Quanto alle nuove AATO permane il compito di determinare, nel rispetto dei vincoli disposti dall Autorità centrale, l articolazione dei livelli tariffari per l ambito di riferimento che saranno poi oggetto di specifica approvazione da parte dell Autorità stessa. 6.8 Non necessariamente, tuttavia, il ruolo loro affidato coinciderà con quello affidato nel previgente assetto normativo; differenze potrebbero, ad esempio, riguardare: - il livello di rappresentanza dei rispettivi ambiti; - la raccolta e la validazione delle informazioni; - la determinazione delle tariffe; - la gestione di sistemi perequativi territorialmente delimitati; - la raccolta e la vigilanza dei dati di qualità; - i piani d ambito. A tale proposito si veda: REGIONE MARCHE - Legge Regionale 28 dicembre 2011, n. 30 Disposizioni in materia di risorse idriche e di servizio idrico integrato. 6.9 Queste funzioni sono descritte e meglio inquadrate nei pertinenti paragrafi del presente documento, ma, con riferimento alla determinazione tariffaria, è opportuno precisare che sono allo studio due possibili strutture alternative di regolazione. La prima possibilità, prevede, in maggior analogia con il MTN, che le nuove AATO determinino i costi riconosciuti sulla base della metodologia definita dall Autorità, mantenendo presso di loro le informazioni trasmesse a tal fine dai gestori. Sulla base poi di una determinata ripartizione e articolazione tariffaria, anch esse definite metodologicamente dall Autorità centrale, le medesime AATO potrebbero formulare la proposta tariffaria da sottoporre all approvazione dell Autorità La seconda possibilità prevede, invece, che sia l Autorità a raccogliere direttamente seppur non necessariamente in via esclusiva - tutte le informazioni di costo dei diversi gestori, a determinarne l ammissibilità ed a trasmettere alle nuove AATO i rispettivi valori di costo del servizio, affinché i medesimi siano traslati in tariffa. L Autorità ritiene che questa seconda modalità regolatoria sia più adeguata alle finalità di introdurre una regolazione incentivante omogenea sul territorio nazionale. Q22. Quale delle due ipotesi di regolazione appena descritte si ritiene preferibile? Per quali motivi? Si auspica la soluzione di cui al punto 6.9, più in linea con la Legge Regionale e in continuità con l attuale modalità operativa dell AATO Con riferimento ai piani economico-finanziari, va evidenziato come la nuova metodologia, di seguito proposta, non prevedendo un limite esplicito all incremento tariffario annuale, modifica in parte l approccio del MTN, che prevedeva un calcolo reiterato tra pianificazione degli investimenti, calcolo delle tariffe e rispetto del vincolo incrementale K. Il nuovo metodo non propone, neppure, un coefficiente di aggiustamento per lo scostamento tra investimenti programmati e investimenti effettivi, dal momento che è basato sugli investimenti reali, riconosciuti ex-post. 6
7 NOTA IMPORTANTE: 1) Non sono evidenziati limiti a eventuali incrementi tariffari; 2) Gli investimenti vengono riconosciuti solo ex-post Rimandando il tema dell obbligo al rispetto dei piani alla successiva trattazione dei sistemi di incentivazione agli investimenti, con riferimento all efficienza, l Autorità ritiene che: - almeno in una prima fase, il costo pianificato debba considerarsi come costo massimo riconosciuto per un determinato intervento, a meno che il gestore non dimostri l impossibilità oggettiva di realizzazione al costo pianificato. Tale scostamento potrebbe anche essere preventivamente autorizzato da un autorità delegata allo scopo; - il costo dell investimento debba essere accompagnato da una dichiarazione del legale rappresentante che attesti come l impresa abbia messo in atto tutte le strategie per minimizzarne il costo; - in una fase futura, il costo pianificato potrebbe essere anche assunto come un costo standard di riferimento, comunque riconosciuto come costo alla base della tariffa, e rispetto al quale si potrebbe prevedere un meccanismo automatico di premio/penalità (con rischio più o meno ripartito, con metodologia tipo cap and collar) se il gestore realizzasse l intervento a un costo minore/maggiore; - in ogni caso, le infrastrutture realizzate ma non entrate in esercizio non potranno essere prese in considerazione, dal punto di vista tariffario, fino a quando non saranno divenute operative (così da evitare tariffe basate su costi virtuali). Questo punto non è condivisibile: se un investimento è avviato nell anno n, e in parte pagato, per poi essere concluso nell anno n+1, perché non può essere riconosciuto l investimento dell anno n? Tariffe d ambito e ricavi del gestore 6.17 Stante questa realtà, sorgono alcuni problemi metodologici, che possono essere riassunti di seguito: - come definire l ambito tariffario; si ritiene che l ambito tariffario debba essere quello previsto dalla Legge Regionale vigente (su scala provinciale). - come assicurare che, a fronte della medesima tariffa, sia assicurata la copertura dei costi delle singole imprese che potrebbero essere anche molto diversi per cause esogene alle imprese medesime; le cause esogene nel SII possono essere molteplici e difficilmente prevedibili. Q27. Si ritiene che, in mancanza di una indicazione specifica, il riferimento agli ambiti tariffari definiti ai sensi della legge Galli per l applicazione di un unica tariffa sia condivisibile? Qual è il soggetto più titolato a definire gli ambiti tariffari? Motivare le proprie risposte. Sicuramente l AATO in base proprio alla L.R. Marche specifica n.30/2011. Q28. Si condivide l obbligatorietà di applicare la medesima tariffa per la medesima tipologia di cliente finale, all interno dello stesso ambito, a prescindere dalle convenzioni e dalle metodologie tariffarie applicate in passato? Motivare la risposta. Non è strettamente necessario, nel nostro ambito fino ad oggi non è stato fatto, anche se le strutture tariffarie sono ormai 7
8 molto simili e, in ogni caso, le norme regionali tutelano da questo punto di vista le aree montane interne Per assicurare la copertura dei costi dei singoli gestori, l Autorità intende proporre, a livello di ambito, la stessa metodologia già applicata per gli altri servizi regolati, cioè la fissazione di due tariffe distinte: - la tariffa obbligatoria, da applicare senza discriminazione a tutti i clienti appartenenti all ambito, commisurata ai costi complessivi sostenuti dai gestori nello specifico ambito; - la tariffa di riferimento, valutata per ogni singolo gestore e commisurata alla copertura dei propri costi (vincolo dei ricavi del gestore VRG). Questa distinzione potrebbe complicare la gestione del servizio Una impostazione di questo genere implica alcune conseguenze: - che i singoli gestori siano in grado di tenere una contabilità: separata per ambito, con riferimento ai costi tipicamente riferibili al territorio (costi d impianto, consumo energia elettrica, ecc.); centralizzata, per le altre voci da ribaltare a livello locale sulla base di opportuni driver (costi amministrativi, sistemi di elaborazione dati, costi commerciali, ecc.); - che venga istituito un meccanismo di perequazione annuale riferito ad ogni specifico ambito tariffario che obblighi a versare/ricevere le differenze positive/negative tra i ricavi tariffari e il VRG riconosciuto al gestore. Questa previsione, a sua volta, comporta che: ci sia un soggetto che gestisce i flussi economici. Tale funzione potrebbe essere svolta dalle AATO; ci sia una componente tariffaria aggiuntiva che garantisca il bilanciamento tra partite dare e avere. In teoria un dimensionamento corretto dovrebbe equilibrare il gettito tariffario con la somma dei VRG dell ambito tariffario e non richiedere nessuna componente aggiuntiva, ma nella realtà questo non avviene: perché le previsioni di consumo non coincidono con i consumi misurati ex-post, oppure perché l assetto gestionale si è modificato in corso d anno, o ancora perché sono intervenute modifiche normative che hanno modificato l entità dei costi operativi, ecc. Una componente tariffaria di questo tipo, potrebbe essere necessaria anche per raccordare il precedente sistema tariffario con il nuovo, assicurando un adeguato transitorio Un meccanismo perequativo a livello di ambito tariffario, che ha ragione di esistere nella misura in cui nello stesso ambito operino più gestori, probabilmente non esaurisce le necessità perequative. In funzione di come sarà definito l ambito tariffario, è possibile che questo non coincida con il bacino idrografico, ma alcuni costi potrebbero essere giustificati e definibili solo a livello di bacino, tipicamente: i costi della risorsa o i costi ambientali. Ove si verificasse questa circostanza, è logico prevedere che le componenti tariffarie delegate a coprire tali costi dovranno dare origine a meccanismi perequativi pluri-ambito, eventualmente gestiti da soggetti allo scopo delegati. Q29. Si condivide l impostazione di distinguere una tariffa obbligatoria da applicare ai clienti finali e una tariffa di riferimento che definisce il ricavo del gestore? Motivare le proprie risposte. Si 8
9 ritiene che ciò non sia necessario poiché complica la gestione e le modalità di redazione del bilancio. Q30. Quali eventuali difficoltà esistono per garantire una contabilità che individui con sufficiente affidabilità i costi afferenti un determinato ambito? Anche nella prospettiva di modificare i riferimenti territoriali degli ambiti già definiti ai sensi della legge Galli? Q31. Le AATO sono il soggetto più indicato per gestire gli eventuali meccanismi perequativi locali? Quale altra soluzione potrebbe essere possibile? In attesa che le nuove AATO si organizzino al riguardo, le perequazioni potrebbero essere transitoriamente gestite da una istituzione centralizzata come la Cassa Conguaglio del Settore Elettrico? Certamente le AATO e non la CCSE. Q32. Si ritiene che esistano costi con valenza pluri-ambito? Di che natura? E come e da chi potrebbero essere gestiti i flussi perequativi corrispondenti alle componenti tariffarie destinate alla copertura di tali costi? Oppure, da un altro punto di vista, in base a quale criterio potrebbero essere ripartiti, ex ante, tali oneri tra i diversi ambiti tariffari interessati? Nel nostro ambito non si manifesta questa esigenza La distinzione tra tariffa obbligatoria e tariffa di riferimento, disaccoppiando il gettito tariffario dal vincolo ai ricavi d impresa, permette anche di organizzare le strutture tariffarie in modo da perseguire l obiettivo di indurre comportamenti efficienti in soggetti con interessi contrapposti. Nello specifico, il disaccoppiamento delle tariffe potrebbe permettere di strutturare: - la tariffa del cliente finale, commisurandola prevalentemente sui consumi (è già così da tempo). La tariffa poi, almeno per alcuni usi (tipicamente l uso civile), potrebbe essere articolata per scaglioni con corrispettivi crescenti, in modo da scoraggiare consumi eccessivi ovvero favorire il consumo minimo vitale (anche questa modalità è operativa da tempo); - la tariffa di riferimento, prevedendo, ad esempio, un dimensionamento per punto di fornitura che potrebbe garantire la copertura dei costi fissi indipendentemente dalla variabilità dei consumi Con riferimento al comportamento dei gestori, può risultare prioritario indurre comportamenti virtuosi con riferimento alle perdite, intese nella più ampia accezione di perdite fisiche, perdite commerciali o forniture non misurate (acqua pubblica, ad esempio). I comportamenti virtuosi sono sempre un obiettivo tendenziale e migliorabile nel tempo. Non si comprende però per quale motivo un gestore dovrebbe avere interessi diversi. A tale proposito, l Autorità intende valutare la possibilità di prevedere che una quota parte del VRG, sia comunque assicurata sulla base dei volumi trattati: ad esempio tale quota parte potrebbe essere commisurata ai costi effettivamente variabili, come il costo dell energia elettrica o il costo dei componenti per il trattamento delle acque, oppure definita in forma forfetaria pari ad una percentuale fissa dei costi medesimi (ad esempio 10-20%). La tariffa, applicata ai consumi reali, potrebbe essere calcolata sulla base di un volume consegnato virtuale pari al volume immesso nelle reti moltiplicato per un fattore di perdita standard (eventualmente differenziato per tenere conto delle diverse condizioni esogene), che potrebbe variare anche negli anni (ad esempio per periodo regolatorio), favorendo un percorso virtuoso verso obiettivi sempre più efficienti. Q33. Si condivide l impostazione dell Autorità in relazione alla previsione di commisurare una quota parte della copertura del VRG ai volumi trattati? Come potrebbe essere individuata questa quota 9
10 parte? Non si condivide questa impostazione poiché complicherebbe la situazione. Q34. Qual è l indicatore di perdita che potrebbe essere individuato inizialmente? Quali sono le variabili esogene per individuare i diversi livelli di perdite standard (per esempio la lunghezza delle reti)? Una valore medio iniziale di perdita del 30-35% è un valore condivisibile? Motivare le risposte. La proposta non è convincente, considerata l estrema variabilità dei dati su scala nazionale, e poi come si potranno verificare i dati di misura? Nella distribuzione gas all ingresso delle reti ci sono le cabine REMI, mentre per la distribuzione di acqua i dati sono tutti gestiti dalla società affidataria del servizio. I costi delle immobilizzazioni Gli oneri finanziari 6.27 Di conseguenza, l Autorità intenderebbe prevedere un riconoscimento limitato ai costi finanziari (intesi come quota interessi) ad un livello standard adeguato a promuovere gli investimenti necessari a far fronte alle pressanti esigenze del servizio, ma, nel contempo, tale da condizionare la strategia finanziaria delle imprese verso la soluzione più efficace in termini di ricaduta sul cliente finale. L Autorità intenderebbe poi intercettare la struttura di finanziamento, propria di ciascuna azienda, per quanto attiene ai contributi pubblici percepiti per i quali si terrà conto solo dell effettivo costo sostenuto. Q36. Si condivide il principio appena enunciato? Motivare la risposte e le eventuali alternative Per definire le immobilizzazioni rispetto alle quali commisurare il costo finanziario, l Autorità intende fare riferimento a costi riscontrabili nei libri contabili delle imprese, siano essi libri cespiti o libri inventario, cioè intende far riferimento esclusivamente agli investimenti già effettuati ed entrati in esercizio, incrementati delle immobilizzazioni in corso come riportati nei bilanci. Pertanto, in analogia con gli altri servizi a rete gestiti dall Autorità, le immobilizzazioni che dovranno essere valorizzate, per ricavarne il relativo costo da riconoscere nella tariffa applicata nell anno n, saranno quelle riscontrabile contabilmente al 31 dicembre dell anno n Da questo punto di vista, l Autorità non ritiene che rilevi la proprietà del bene, cioè se la proprietà sia di un Ente pubblico, data in uso al gestore affidatario, o se sia di proprietà del medesimo gestore o, più facilmente, sia una proprietà condivisa: in parte del soggetto pubblico e in parte del gestore che l ha manutenuta/sviluppata. Dal punto di vista regolatorio è un bene, di un determinato valore, il cui costo (onere finanziario + ammortamento) è riconosciuto in tariffa. Sarà a carico del proprietario e del gestore l onere di ripartizione del ricavo tariffario corrispondente secondo le rispettive competenze o i rispettivi accordi. E se il contratto di affitto con la società patrimoniale oltre a onere finanziario+ammortamento dovesse prevedere un ulteriore margine, il gestore se lo potrebbe vedere riconosciuto in tariffa? 6.30 Al fine di valorizzare l investimento, l Autorità farà riferimento al costo storico rivalutato (per tener conto dell inflazione) intendendo, con tale allocuzione, il costo del bene come riscontrato al momento della prima iscrizione nei libri contabili del soggetto che lo ha realizzato (e di 10
11 conseguenza al netto di eventuali rivalutazioni/svalutazioni finanziarie ed escludendo eventuali avviamenti), dedotto il relativo fondo di ammortamento, e rivalutato con il deflatore degli investimenti fissi lordi. A tale valore dovranno poi essere: - aggiunta una quota forfetaria pari all 1% del valore per tener conto del capitale circolante; - aggiunte le partite relative alle immobilizzazioni in corso; - sottratte le poste rettificative (fondo trattamento fine rapporto, fondo rischi o simili) Dal momento che i flussi tariffari corrispondenti alla copertura degli oneri finanziari e alle quote di ammortamento cominceranno ad essere percepiti con un ritardo temporale medio di 1,5 anni, limitatamente ai nuovi investimenti l Autorità intende riconoscere comunque un onere finanziario forfetario, a compensazione del time lag, quantificato in funzione dell investimento e del costo finanziario riconosciuto, valutato secondo la tabella seguente: Tabella 7 L onere finanziario incrementale previsto a compensazione del time lag (%) Q37. Si concorda con la metodologia appena descritta per la valorizzazione delle immobilizzazioni? Motivare eventuali posizioni alternative. Q38. Quali difficoltà si riscontrano nel reperire i dati di investimento sopra evidenziati? e quali alternative possono essere suggerite rispetto al riferimento ai libri contabili per evidenziare il valore delle immobilizzazioni? Questo è un problema rilevante per le immobilizzazioni relative a molti Comuni. Sarebbe necessaria una perizia. Q39. Riconoscere una quota forfetaria dell 1% del valore delle immobilizzazioni, per tener conto del capitale circolante è una metodologia adeguata? Motivare la propria risposta. Q40. Come si ritiene possa essere dimostrato un comportamento efficiente da parte delle imprese in relazione alla ottimizzazione degli oneri finanziari relativi ad un determinato investimento? Questa verifica potrebbe essere svolta efficacemente dalle nuove AATO? Una simile domanda fa emergere un idea piuttosto negativa circa le capacità delle AATO. In ogni buon conto la risposta è sì. Q41. Si condivide l ipotesi di determinare l onere finanziario riconosciuto all impresa, pesando proporzionalmente gli oneri finanziari dei finanziamenti a fondo perduto, dei finanziamenti a tasso agevolato e dei finanziamenti reperiti autonomamente dall impresa sul mercato finanziario? Motivare le proprie risposte. Sostanzialmente se l azienda si è finanziata autonomamente, ha rilevanza come invece lo ha fatto la società patrimoniale? Q42. Per quanto riguarda l onere finanziario dei finanziamenti reperiti autonomamente dall impresa, si condivide l ipotesi di far riferimento ad un tasso di interesse medio di riferimento? Motivare la propria risposta ed eventuali soluzioni alternative. Q43. Con riferimento alle immobilizzazioni al cui onere finanziario non si applica lo scudo fiscale, quali obiezioni esistono al riconoscimento di una maggiorazione del rendimento dei titoli di Stato per intercettare la maggior rischiosità del servizio? E condivisibile differenziare tale maggiorazione tra i diversi servizi che compongono il SII? I servizi del SII hanno la medesima rischiosità, la bolletta è unica. 11
12 6.48 L Autorità ritiene (come per altro auspicato anche dal Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) che una variazione del riconoscimento standard dell onere finanziario in diminuzione o in aumento (con dei valori massimi dell ordine del 1-2%), eventualmente differenziato in funzione dell importanza dell investimento, che penalizzi o premi il gestore per il ritardo o l anticipo con cui esegue gli interventi pianificati, potrebbe essere una soluzione di facile applicazione ed efficace per indurre il gestore a rispettare o addirittura accelerare la dinamica degli investimenti. Una simile soluzione richiede, altresì, che i tempi standard rispetto ai quali valutare la performance dell impresa siano attentamente definiti. Ciò, a sua volta, suggerisce di limitare questo meccanismo ai soli interventi di maggior rilevanza/criticità; ciò che, a sua volta, consentirebbe una attività istruttoria più aperta e partecipata. Q51. Si condivide la necessità di prevedere un meccanismo che induca il gestore al rispetto degli investimenti programmati? Quale meccanismo alternativo rispetto a quello proposto potrebbe essere adottato? Si, ma occorre stabilire come fare, in quanto i tempi sono determinati da iter autorizzativi complessi e non definiti a priori. La gestione della carenza di informazioni per la definizione delle tariffe 6.57 Come già detto in occasione del nuovo modello regolatorio, la raccolta sistematica dei dati, organizzati in modo omogeneo, richiederà la messa a punto di almeno di quattro banche dati: - una anagrafica delle imprese che ne fotografi la natura e la ragione sociale; - una anagrafica territoriale, che mantenga aggiornato il riferimento territoriale sul quale opera il gestore e ne precisi le attività; - una contabile riferita ai conti economici e agli stati patrimoniali per attività, comparto e località; - una prestazionale, riferita al grado di raggiungimento degli obiettivi tecnici e gestionali da parte dei gestori. Q55. Si concorda con le proposte dell Autorità, in tema di applicazione tariffaria, in relazione ai casi di mancato invio delle informazioni (ferme restando eventuali procedure per inadempienza)? Q56. Quali indicatori di coerenza potrebbero essere utilizzati per validare i dati inviati? L Autorità ritiene che questa analisi di validazione possa essere svolta dalle AATO. Si concorda con questa ipotesi? Motivare le proprie posizioni. Si concorda con questa ipotesi La struttura della tariffa applicata alla clientela finale Q57. Per quale tipologia di consumi, si ritiene che il valore del volume prelevato dal sevizio di acquedotto non rappresenti un indicatore accettabile per i servizi di fognatura e/o depurazione? Quali soluzioni si potrebbero adottare in questi casi? Va tenuto presente che in caso di sistemi misti, molte utenze scaricano anche le acque meteoriche, che in condizioni di pioggia pesano sul sistema fognario e finiscono in parte alla depurazione. 12
13 6.71 Tale articolazione tariffaria (per scaglioni per il consumo di acquedotto e costante per i servizi di fognatura e depurazione) sembra quella che meglio intercetta le due finalità di favorire l uso razionale dell acqua e rispettare il principio di che inquina paga. Va comunque evidenziato come, qualsiasi struttura tariffaria venga scelta, questa non può che: - far riferimento ad un sistema di misura il più esteso e affidabile possibile; - evitare sovvenzioni incrociate tra comparti (acquedotto, fognatura, depurazione) prevedendo che, ove siano applicati gli scaglioni, il gettito non assicurato dai primi scaglioni, sia a carico di quelli successivi, oppure ove la copertura dei costi di un comparto non sia proporzionalmente assicurata da una certa tipologia di clienti (esempio agrozootenici), sia a carico delle altre tipologie di utenti del medesimo comparto; - evitare oneri impropri, ad esempio che infrastrutturazioni industriali siano poste a carico delle utenze domestiche; - utilizzare i medesimi algoritmi per valorizzare le partite non altrimenti misurabili Per quanto concerne, invece, l articolazione tariffaria per tipologia della clientela, si ritiene opportuno confermare la distinzione, già in uso, tra utenze domestiche (singole o condominiali) e non domestiche, e tra queste ultime si ritiene opportuno differenziare la tipologia di utilizzo (commerciale, agricolo, industriale, altro). Specie all interno delle categorie più consumanti/inquinanti (tipicamente gli usi agricoli e industriali) potrebbero essere individuate anche delle sotto-categorie, in funzione della quantità/qualità degli inquinanti, per le quali potrà essere resa obbligatoria l attività di misura dell immesso in rete fognaria o nei depuratori, al fine di dare più compiuta attuazione al principio comunitario chi inquina paga e di rendere i criteri più omogenei sul territorio nazionale Si evidenzia che, una volta definiti, dall Autorità, i criteri generali da applicare a livello nazionale, il compito di definire puntualmente l articolazione tariffaria da applicare alla clientela finale potrebbe rimanere in capo alle AATO, fatto salvo il ruolo di controllo dell Autorità. In ogni caso, l Autorità ritiene che le tariffe, determinate con la metodologia individuata a livello generale, debbano essere considerate come tariffe massime: i singoli gestori potranno optare per corrispettivi tariffari inferiori, purché siano applicati in modo non discriminatorio e fermo restando che i rispettivi ricavi, saranno valutati pro forma, come se fossero stati applicati i corrispettivi conformi alla metodologia generale. Q58. Si condivide l opportunità di mantenere esplicitata in bolletta la distinzione tra servizi di acquedotto, fognatura e depurazione? Sì, certamente. Q59. Si condivide l opportunità di mantenere la distinzione tra quote fisse e quote variabili da applicare alla clientela finale? e quale peso dovrebbe essere loro assegnato? Motivare le proprie risposte. Un peso maggiore alla quote fisse rispetto alle attuali. La fascia sociale 6.76 Nel settore dell energia elettrica e il gas, fonti di normativa primaria hanno introdotto il diritto delle famiglie ad una tariffa sociale, rispettivamente a partire dall anno 2008 e dall anno 2009, definendo i requisiti di ammissibilità sulla base dei livelli ISEE dei nuclei famigliari e prevedendo che il bonus corrispondesse ad una riduzione percentuale della spesa sostenuta mediamente dalle 13
14 famiglie per la fornitura del servizio. All Autorità è stato poi demandato il compito di definire il livello delle agevolazioni e le modalità operative per la messa in funzione del sistema di gestione delle agevolazioni medesime Per quanto riguarda invece il servizio idrico integrato va rilevato, innanzitutto, che la struttura tariffaria, almeno per quello che riguarda il servizio di acquedotto, prevede nella maggioranza dei casi, un primo scaglione di consumo, corrispondente generalmente ai primi 50 mc annui per utente, a tariffa agevolata, che viene recuperata negli scaglioni di consumo più elevati. La definizione di una tariffa inferiore a quella considerata di base comporta, di fatto, un sussidio incrociato generalizzato che prescinde dall effettivo disagio economico degli utenti In alcuni casi, invece, l articolazione tariffaria viene rivista rimodulando il livello dei corrispettivi o l ampiezza degli scaglioni di consumo in base all effettiva dimensione dei nuclei famigliari, oppure per le sole famiglie numerose individuate come famiglie aventi un numero di membri pari o superiori ad un certo numero. Q63. Quale soluzione si ritiene sia più funzionale al perseguimento dell obiettivo di agevolare le fasce socialmente disagiate? Quali fasce di clienti finali si ritiene debbano essere salvaguardati? Motivare le proprie risposte. L importante è che si tenga nella giusta considerazione anche gli aspetti legati all implementazione del sistema di agevolazione. Q64. Nello specifico, l adozione di provvedimenti che contemplino il concetto di minimo vitale anche in una prospettiva, più generale, di escludere tali livelli di consumo dalla copertura di alcuni costi, è condivisibile? Quale potrebbe essere il livello di consumo vitale riconosciuto? Questa appare una complicazione anche sul piano applicativo. Appare più percorribile uno sgravio in base alle fasce ISEE. L attività di misura 6.91 L Autorità intende promuovere, sia attraverso i livelli tariffari sia attraverso gli indicatori di qualità, l efficientamento del servizio. Pur prevedendo adeguati transitori temporali, tuttavia, l Autorità intende proporre fin da subito quali saranno le linee di intervento su cui potrebbe operare, anche con meccanismi di natura premi/penalità: - il dimensionamento delle tariffe di riferimento sulla base di perdite e percentuali di acqua non contabilizzata standard (come già precedentemente descritto); - il non riconoscimento del ricavo tariffario corrispondente al servizio di misura, per i punti non dotati di misuratore (perlomeno delle componenti relative al costo delle immobilizzazioni); - il non riconoscimento dei corrispettivi tariffari sulle interfacce tra reti, se il gestore cedente non provvede a misurare gli interscambi; - l obbligo di misura in capo ai soggetti che utilizzano il sistema fognario pur avendo captazioni o forniture esterne al SII, pena una maggiorazione dei corrispettivi a copertura di costi di campionatura personalizzati e frequenti; - precisi obiettivi di frequenza della misurazione o di verifica dei misuratori, premiando/penalizzando i gestori che dovessero raggiungere obiettivi migliori/peggiori. 14
15 Q67. Il servizio di misura rappresenta un elemento di criticità? quali risultano essere, eventualmente, gli aspetti più critici? Motivare le proprie risposte. Il problema è più che altro legato alle modalità di validazione dei bilanci idrici. Q68. Quali strumenti, oltre a quelli sopra riportati o in alternativa ai medesimi, potrebbero essere adottati per favorire una maggior efficienza del servizio? Q69. Si ritiene che un servizio di misura svolto da un soggetto terzo rispetto ai gestori, possa essere una soluzione efficace? NO Pesaro, 21 giugno
Email: servizi-idrici@autorita.energia.it Perugia, 22 giugno 2012
Sede di Perugia Coordinamento Regionale per l Umbria Email: servizi-idrici@autorita.energia.it Perugia, 22 giugno 2012 Spett.le AUTORITA PER L ENERGIA ELETTRICA E IL GAS Ufficio speciale Tariffe e Qualità
Osservazioni dell ANEA al documento dell Aeeg del 28/02/2013 DCO 82/2013/R/COM
Osservazioni dell ANEA al documento dell AEEG del 28 febbraio 2013: Primi orientamenti in materia di obblighi di separazione contabile per gli esercenti i servizi idrici e in materia di revisione e semplificazione