Source: https://www.asgi.it/notizie/le-misure-di-accoglienza-ai-richiedenti-la-protezione-internazionale-e-la-loro-revoca/
Timestamp: 2020-05-30 06:26:48+00:00
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Le misure di accoglienza ai richiedenti la protezione internazionale e la loro revoca - Asgi
13/05/2020 Asilo / Protezione internazionale,Notizie	Accoglienza, Protezione internazionale, Rubrica-Diritti-Senza-Confini
La disciplina italiana della revoca delle misure di accoglienza ai richiedenti la protezione internazionale è in contrasto con la direttiva 2013/33/UE e può essere disapplicata. La sentenza del Tar Toscana, Sez. II, n. 437 del 15 aprile 2020 costituisce una tappa significativa nella costruzione di un percorso virtuoso.
Sentenza della Corte nella causa C-233/18 del 12 novembre 2019
Sentenza del TAR della Toscana del 15 aprile 2020, n. 437
Il comma 7 dell’art.23 aggiunge poi l’ipotesi in cui i presupposti per la valutazione di pericolosità del richiedente emerga successivamente all’invio nelle strutture.
Come noto, le direttive costituiscono atti che vincolano gli stati quanto al risultato da conseguire, lasciando ad essi la libertà di individuare gli strumenti e la forma per raggiungerlo, entro un termine dato. In caso di antinomie tra la normativa nazionale e quella europea, è quest’ultima che prevale, in forza anzitutto all’articolo 4 n. 3 TUE, secondo il quale «gli Stati membri adottano ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell’Unione». Il principio di leale cooperazione impone allo Stato di fare quanto in suo potere per dare effettiva attuazione al diritto dell’Unione. Il vincolo di prevalenza, che vale già per gli organi delle amministrazioni dello stato, è particolarmente penetrante per il giudice nazionale, in quanto, come sottolineato dalla Corte di giustizia (Corte giustizia, ordinanza 6 dicembre 1990, causa C-2/88, Imm., J.J. Zwartveld e altri, punto 10. 3), le autorità giudiziarie degli Stati membri sono incaricate di vegliare sull’applicazione e sull’osservanza del diritto dell’Unione nell’ordinamento giuridico nazionale.
L’obbligo di qualsiasi giudice nazionale di applicare integralmente il diritto dell’Unione e di tutelare i diritti che questo attribuisce ai singoli, comporta il dovere di disapplicare la norma interna contrastante con quella europea, sia anteriore sia successiva a quest’ultima, così come affermato dalla Corte di giustizia fin dalla sentenza del 9 marzo 1978, causa 106/77 Simmenthal.
Un principio accolto e ulteriormente definito dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale che, fin dalla sentenza 8 giugno 1984 n.170, afferma che il contrasto tra la norma comunitaria e quella interna impedisce che «che tale norma venga in rilievo per la definizione della controversia innanzi al giudice nazionale». Sempre il Giudice delle leggi (Corte cost., 11 luglio 1989, n. 389) ha poi affermato in modo cristallino che poiché “spetta alla Corte di giustizia assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione del medesimo Trattato, se ne deve dedurre che qualsiasi sentenza che applica e/o interpreta una norma comunitaria ha indubbiamente carattere di sentenza dichiarativa del diritto comunitario, nel senso che la Corte di giustizia, come interprete qualificato di questo diritto, ne precisa autoritariamente il significato con le proprie sentenze e, per tal via, ne determina, in definitiva, l’ampiezza e il contenuto delle possibilità applicative”.
Foto di Jad Limcaco da Unsplash.