Source: http://www.elettrosmog.rm.it/legale03e.html
Timestamp: 2017-11-25 09:37:55+00:00
Document Index: 75997106

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 4']

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV, 6 LUGLIO 2002, N. 4096
Regolamento comunale per l’installazione e l’esercizio degli impianti di telecomunicazione per telefonia cellulare e per diffusione di segnali radiotelevisivi – legittimità sotto l’aspetto urbanistico – tutela del territorio o delle esigenze di decoro urbanistico o edilizio – motivazione.
Parti: TIM s.p.a. contro Comune di Alessandria
Ai Comuni non spetta dettare norme a tutela della salute pubblica diverse da quelle statali.
Il Supremo Organo Amministrativo, nella sentenza in riferimento, uniformandosi ad una propria precedente decisione in materia (n. 3095 del 3 giugno 2002): “ l’introduzione di misure tipicamente di governo del territorio (distanze, altezze, localizzazioni ecc.) trova giustificazione solo se sia conforme al principio di ragionevolezza ed alla natura delle competenze urbanistico edilizie esercitate e sia sorretta da una sufficiente motivazione sulla base di risultanze, acquisite attraverso un’istruttoria idonea a dimostrare la ragionevolezza della misura e la sua idoneità al fine perseguito”, ha accolto l’appello proposto dalla TIM s.p.a. nei confronti del Comune di Alessandria avverso la sentenza di primo grado, sentenza questa che, nel confermare l’incompetenza del suddetto Comune riguardo all’emanazione di un nuovo regolamento comunale che determinava i campi massimi di emissione delle onde elettromagnetiche nelle zone ricomprese nel territorio comunale, aveva respinto il motivo per il quale il Comune non avrebbe potuto suddividere il proprio territorio in aree omogenee ove l’installazione dei detti impianti fosse proibita.
Quest’ultimo motivo è stato oggetto di impugnativa ad opera della Società ricorrente in sede di riesame.
In base alla documentazione acquisita è risultato come il Consiglio Comunale nell’emanare il proprio regolamento avesse stabilito per gli impianti ricetrasmittenti il rispetto di una distanza minima di almeno 300m dagli immobili sedi di convivenza (’art. 3 del regolamento comunale (“...e deve essere installata ad una distanza di almeno 300metri dal perimetro esterno delle aree destinate ad asili, scuole di ogni ordine e grado, ospedali, case di cura e di riposo, carceri o altre sedi di convivenza”), ovvero dalle cosiddette aree sensibili.
Tale formulazione non aveva tenuto in considerazione alcuna né la tutela del territorio, né le esigenze di decoro urbanistico o edilizio, e si è basata esclusivamente sull’esigenza, peraltro già ritenuta non consentita dallo stesso TAR, di ridurre l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.
La società appellante ha dedotto, quale ulteriore motivo del ricorso, che il Comune nel determinare le suddette fasce di rispetto non avesse esercitato un’adeguata istruttoria mediante rilevazioni preventive del campo elettromagnetico.
Il Comune ha semplicemente dichiarato come il funzionamento degli impianti di ricetrasmissione: “...comporta l’emissione di campi elettromagnetici, i cui probabili effetti dannosi sulla salute umana, denunciati dai mezzi di informazione, destano nella popolazione una certa preoccupazione”.
Il Consiglio di Stato ha fatto proprie tali censure in quanto ritenute fondate.
Lo stesso organo giudicante ha, quindi, rilevato come lo stesso Comune abbia emanato il regolamento per l’installazione e l’esercizio degli impianti di telecomunicazione, “...senza esercitare i poteri previsti dall’art. 8, comma 6, della legge n. 36 del 2001, neppure menzionato nel testo della delibera...”.
Il suddetto articolo che, letteralmente, recita: “ i comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione, ai campi elettromagnetici”, deve essere interpretato nel senso che tra le competenze demandate ai Comuni non rientra, nè la fissazione dei campi massimi di emissione delle onde elettromagnetiche diversi da quelli statali, anche se supportati da ragioni di ordine urbanistico o paesaggistico, né la creazione di aree “protette” esenti dall’influsso elettromagnetico.
Per tali motivi, il Consiglio di Stato, nell’accogliere l’appello della società ricorrente, ha disposto l’annullamento del dettato del regolamento comunale nella parte in cui erano previste fasce di rispetto per l’installazione degli impianti di telefonia cellulare.
In estrema analisi, nessuna tutela di ordine sanitario, mediante la fissazione di limiti di esposizione alle onde elettromagnetiche diversi da quelli statali spetterebbe, quindi, alle amministrazioni comunali, nemmeno attraverso un esercizio strumentale attuato mediante disposizioni di carattere edilizio ed urbanistico.
La tutela sanitaria, mediante la determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, ai fini della progressiva minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici, spetterebbe unicamente allo Stato, giusta previsione dell’art. 4 della stessa legge (Lo Stato esercita le funzioni relative: a) alla determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità... h) alla determinazione dei parametri per la previsione di fasce di rispetto...).
Non può, inoltre, introdursi un divieto generalizzato all’installazione degli impianti sul territorio comunale in quanto ciò equivarrebbe alla negazione del servizio pubblico.
Se, invece, il divieto riguarda solo alcune zone del territorio, tale divieto o limite deve essere finalizzato ad un corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti di ricetrasmissione.
Non è, comunque, cosa rara imbattersi in pronunce, dei giudici di primo grado, che riconoscano agli enti locali, assieme alle finalità urbanistiche di zona, l’esercizio della tutela della salute pubblica, tenuto conto delle raccomandazioni della Comunità Europea e dei dettami della Costituzione nazionale in materia ( si veda a riguardo TAR Sicilia ordinanza 24/10/2001 n. 2007, già nella rubrica, e TAR Puglia ordinanza 9 novembre 2000, n.1287 ).
Le amministrazioni comunali, possono, solamente in via eccezionale, tutelare la salute pubblica, con l’introduzione di divieti specifici e con l’emanazione di ordinanze contingibili e urgenti statuenti limiti di esposizione più severi di quelli statali.
Tali ordinanze e divieti, atti a tutelare la salute dei cittadini, sono degli strumenti “extra ordinem” che possono essere emanati solo nel caso in cui si verifichino fatti imprevisti per i quali sia impossibile l’utilizzazione dei normali mezzi predisposti dall’ordinamento giuridico.