Source: http://www.omceo-ra.it/coronavirus-lo-spazio-domande-risposte-frequenti-in-collaborazione-con-lordine-degli-avvocati/
Timestamp: 2020-07-09 14:12:31+00:00
Document Index: 162299845

Matched Legal Cases: ['art 41', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 56', 'art. 15', 'art. 16']

CORONAVIRUS: lo spazio domande-risposte frequenti in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati | OMCeO
di Antonella Sanna il 26 giugno 2020
L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Ravenna e l’Ordine degli Avvocati, al fine di dare un supporto alle domande frequenti proposte dagli iscritti, legate alla fase di emergenza in corso dovuta al COVID-19, hanno stabilito un’intesa avente per oggetto la disponibilità a dare risposta da parte dell’Ordine degli Avvocati, ai quesiti di carattere esclusivamente generale.
I medici e gli odontoiatri interessati potranno presentare i loro quesiti all’Ordine all’indirizzo: info@omceo-ra.it, specificando nel messaggio:
Cognome e nome, qualifica sanitaria e recapiti (indirizzo, cellulare)
Quesito proposto che dovrà essere di carattere esclusivamente generale e legato al periodo emergenziale COVID-19
Riferimento all’intesa Ordine Medici/Ordine Avvocati
Le sole richieste di parere che avranno i requisiti suesposti, saranno inviati ad un referente dell’Ordine degli avvocati di Ravenna, il quale darà il suo supporto legale.
Protocollo di intesa OMCEO Ravenna e OAvvocati Ravenna sulla collaborazione per quesiti generali COVID-19
La risposta sarà pubblicata sul sito dell’Ordine sempre su questa pagina.
Quesito n. 1 – lavoratori fragili
L’articolo 3, comma 1, lettera b) del DPCM dell’8 marzo 2020 ribadito nei successivi DPCM e nell’ultimo DPCM del 17 maggio 2020 citano: “e’ fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilita’ ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di usciredalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità”. Nell’allegato 12 del DPCM 17 maggio 2020 è citato: “il medico competente segnala all’azienda situazioni di particolare fragilita’ e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e l’azienda provvede alla loro tutela nel rispetto della privacy”.
La gestione delle persone che presentano fragilità risulta non semplice e la domanda che pongo è questa:
come ci si deve comportare se a un dipendente che presenta multi patologie (ad esempio diabete o ipertensione non ben controllati, episodi di Fibrillazione atriale,AIDS, cardiopatie o altro ma non necessariamente soggetto in possesso del riconoscimento di disabilità con certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali) cui viene consigliato l’astensione dal lavoro ma il Medico di base si rifiuta di riconoscere l’assenza giustificata da lavoro?
Dal punto di vista lavorativo oltre a richiedere uso di idonei DPI (maschera occhiali guanti) e distanziamento maggiore possibile, è difficile mettere in atto altre strategie. La possibilità di smart working è solo per certi settori.
Se dovesse verificarsi una infezione Covid-19 in forma grave in questo caso di chi è la responsabilità ?
Non ritengo corretto formulare un giudizio di non idoneità temporanea in quanto al lavoratore non sarebbe concesso un permesso retribuito.
Si ritiene che le competenze e funzioni del medico di base e del medico competente siano diverse.
Il primo è chiamato ad accertare uno stato di malattia e la relativa prognosi
Il secondo, tra le varie, a) idoneità; b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni; c) inidoneità temporanea; d) inidoneità permanente. Ved art 41 in calce
Quella descritta potrebbe essere una situazione di c) inidoneità temporanea (cioè di incompatibilità tra le patologie croniche e i rischi contingenti da COVID 19 nell’ambiente di lavoro. Rischi non superabili dalle misure previste nei protocolli (generali o aziendali) e/o dall’adozione di altre precauzioni o DPI.
A mio parere in questo caso il medico di base DEVE emettere il certificato di “malattia”. Se così non fosse il medico competente deve segnalare la situazione al datore di lavoro il quale è opportuno che provveda a dispensare il lavoratore dalla prestazione lavorativa con diritto alla retribuzione.
Non mi pare che l’ipotesi delineata dal medico prefiguri una inidoneità permanente. Nel qual caso altre sarebbero le (rischiosissime) opzioni per il datore di lavoro
a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle indicazioni fornite dalla Commissione consultiva di cui all’articolo 6; b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi lavorativi.
b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l’anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa, stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio. L’organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza sanitaria differenti rispetto a quelli indicati dal medicocompetente;
Le visite mediche di cui al comma 2 non possono essere effettuate:
a) lettera soppressa dall’art. 26 del D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106
Le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente. Nei casi ed alle condizioni previste dall’ordinamento, le visite di cui al comma 2, lettere a), b), d), e-bis) e e-ter) sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti.
4-bis. Entro il 31 dicembre 2009, con accordo in Conferenza Stato-Regioni, adottato previa consultazione delle parti sociali, vengono rivisitate le condizioni e le modalità per l’accertamento della tossicodipendenza e della alcol dipendenza.
Comma abrogato dall’art. 26 del D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106
Avverso i giudizi del medico competente ivi compresi quelli formulati in fase preassuntiva è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del giudizio medesimo, all’organo di vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio stesso.
Quesito n. 2 – moratoria leasing in periodo covid 19
Buonasera, vorrei sapere quali sono le procedure per ottenere la moratoria dei leasing,se è un diritto di ogni cliente o se decidono Loro a chi darla.Grazie.
L’art. 56 del decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020) prevede la moratoria sui mutui/leasing e sulle linee di credito per le micro, piccole e medie imprese; detta moratoria è valida anche per i professionisti, come precisato con nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 22/03/20.
In sostanza, viene sospeso fino al 30 settembre il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima di detta data.
Tutte le banche, intermediari finanziari vigilati e altri soggetti abilitati alla concessione del credito in Italia devono accettare le comunicazioni di moratoria (quindi senza margini discrezionali), se ovviamente le stesse rispettano i requisiti previsti dalla legge.
Le comunicazioni, da inviarsi tramite PEC o, comunque, tramite strumenti che consentano di tenere traccia della comunicazione con data certa, possono essere presentate dall’entrata in vigore del D.L. “Cura Italia”, cioè dal 17 marzo 2020.
Nella comunicazione il professionista dovrà autodichiarare:
- “di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza della diffusione dell’epidemia da COVID-19”;
Solitamente ogni Istituto/società di Leasing mette a disposizione sul proprio sito il modulo prestampato per la domanda o, comunque, prevede una procedura nel quale, a richiesta, lo trasmette all’interessato per la compilazione e sottoscrizione.
Quesito n. 3 – Rapporto MMG-sostituto: responsabilità in caso di contagio da COVID-19
Gradirei sapere, in previsione del periodo estivo e quindi vacanziero per molti colleghi medici che come me hanno affrontato un notevole periodo di stress, se sono cambiati in qualche modo i rapporti di responsabilità tra medico titolare e medico sostituto in periodo pandemico COVID 19; nel malaugurato caso che il medico sostituto si contagiasse durante il servizio, o peggio a sua volta contagiasse un paziente, il medico titolare può risultarne in qualche modo coinvolto?
Premesso che, in linea generale, risalire alla causa che ha determinato il contagio sia un problema di non facile risoluzione e l’eventuale danneggiato sarebbe gravato da un difficoltoso onere probatorio inerente il nesso di causalità, ben difficilmente il “medico titolare” potrebbe risultarne coinvolto in quanto, in astratto, non sembra potrebbe addebitabile allo stesso alcuna condotta colposa ( né culpa in eligendo e neppure in vigilando).
Quesito n. 4 – Dispositivi di protezione individuale – Mascherine
Buongiorno, come comportarsi se un negozio online dell’Unione Europea pubblicizza mascherine chirurgiche di Classe I Tipo II (a uso medico) certificate EN 14683, e una volta ricevute queste in un caso riportano la stessa normativa solo sulla confezione, e all’interno contengono una certificazione in lingua cinese che non riporta riferimenti alla norma, e in un secondo caso non recano alcuna normativa, nemmeno sulla confezione (soltanto sulla descrizione del prodotto nella pagina internet)?
Il D.L. 18/2020 ha previsto una deroga (limitata esclusivamente a quei dispositivi medici indispensabili per il contrasto all’emergenza COVID-19 e rispetto ai quali vi sia una oggettiva carenza) per la produzione di DPI in modo non conforme agli obblighi normativi e comunque anche non dotati di marchio CE, deroga ovviamente legata alla fase emergenziale da Covid-19.
L’art. 15 del D.L. 18/2020, infatti, così recita:
“1. Fermo quanto previsto dall’articolo 34 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, per la gestione dell’emergenza COVID-19, e fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, è consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni. 2. I produttori e gli importatori delle mascherine chirurgiche di cui al comma 1, e coloro che li immettono in commercio i quali intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all’Istituto superiore di sanità una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresì trasmettere all’Istituto superiore di sanità ogni elemento utile alla validazione delle mascherine chirurgiche oggetto della stessa. L’Istituto superiore di sanità, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine chirurgiche alle norme vigenti. 3. I produttori, gli importatori dei dispositivi di protezione individuale di cui al comma 1 e coloro che li immettono in commercio, i quali intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all’INAIL una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche dei citati dispositivi e dichiarano che gli stessi rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresì trasmettere all’INAIL ogni elemento utile alla validazione dei dispositivi di protezione individuale oggetto della stessa. L’INAIL, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza dei dispositivi di protezione individuale alle norme vigenti. 4. Qualora all’esito della valutazione di cui ai commi 2 e 3 i prodotti risultino non conformi alle vigenti norme, impregiudicata l’applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione, il produttore ne cessa immediatamente la produzione e all’importatore è fatto divieto di immissione in commercio”.
Il successivo art. 16, precisa poi che “i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro ….. sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio”.
La rispondenza ai requisiti di prestazione (in particolare, la capacità filtrante del prodotto) può prevedere due tipi di approvazione differenti in considerazione del fatto che la mascherina sia destinata agli operatori sanitari o assimilabili (forze dell’ordine/operatori a contatto con il pubblico) o lavoratori delle imprese/cittadini: nel primo caso il fabbricante dovrà dichiarare altri quattro requisiti (capacità filtrante, carico biologico, capacità di protezione dagli schizzi e traspirabilità); nel secondo caso, invece, ci sarà meno rigidità sulla capacità filtrante, mentre non sarà richiesta la capacità di protezione dagli schizzi.
Da parte dell’utilizzatore, devono essere verificate le informazioni fornite tramite l’etichetta e/o le istruzioni per l’uso, anche se apposte solo sulla confezione – solitamente, sulla confezione si trova il “Certificato di Qualità”.
Non si ritiene che possano considerarsi come conformi mascherine che non rechino alcun tipo di certificazione di qualità/attestazione di conformità.
Per completezza indichiamo anche una informazione rinvenuta sul sito “ Aboutpharma on line”:
“Saranno verificate anche le informazioni fornite agli utilizzatori tramite l’etichetta e/o le istruzioni per l’uso, importanti per identificare il prodotto, le caratteristiche tecniche e le modalità di utilizzo, oltre alle eventuali marcature/certificazioni possedute. La documentazione della procedura deve essere inviata alla Dott.ssa Marcoaldi (roberta.marcoaldi@iss.it), Coordinatore gruppo di lavoro “Dispositivi Medici Covid-19”.
AvvocatiCoronavirusProtocollo intesa
Avvocati, Coronavirus, Protocollo intesa
di Antonella Sanna il 15 settembre 2016
Pubbllichiamo il comunicato stampa FNOMCEO relativo al Protocollo d'intesa tra Medici e Avvocati per la tutela dei diritti di Salute e di Difesa. "Tra il presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani, e il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andre...