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Timestamp: 2019-09-16 22:19:44+00:00
Document Index: 122226647

Matched Legal Cases: ['art. 128', 'art. 7', 'art. 203', 'art. 196', 'art. 203', 'art. 203', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16']

Ricorso gerarchico avverso il provvedimento di revisione della patente di guida
Aggiornamento del 16/07/2019
Come sostenuto da ormai costante orientamento giurisprudenziale, è illegittimo il provvedimento con il quale l’Autorità competente dispone, ai sensi dell’art. 128 C.d.S., la revisione della patente di guida se al soggetto interessato non sia stato previamente comunicato l’avvio del procedimento, così come richiesto dall’art. 7 della L. n. 241/1990. Il procedimento relativo alla revisione della patente di guida, infatti, in quanto espressione del potere discrezionale dell’amministrazione procedente, deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento a tutela delle garanzie partecipative che la legge attribuisce al destinatario dell’atto, salvo che sussistano particolari ragioni di gravità ed urgenza tali da non richiedere l’apporto cooperativo del destinatario delle misure. L'aggiornamento riporta un fac simile di ricorso gerarchico avverso il provvedimento di revisione della patente proposto per omessa comunicazione di avvio del procedimento di revisione.
Ricorso al Prefetto ex art. 203 C.d.S.
Il conducente trasgressore o il proprietario del veicolo – nonché uno degli altri soggetti di cui all’art. 196 C.d.S. –, al quale sia stata contestata una violazione delle disposizioni del Codice della Strada, può proporre ricorso al Prefetto ex art. 203 C.d.S. avverso il verbale di accertamento, nel termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o dalla notificazione del verbale di accertamento. Il ricorso di cui all’art. 203 C.d.S., redatto in forma scritta, deve essere presentato al Prefetto della Provincia della commessa violazione, a mezzo raccomandata a/r, ovvero direttamente all’Organo di Polizia che ha redatto il verbale di accertamento, e deve contenere l’indicazione dei motivi di fatto e di diritto in base ai quali si ritiene annullabile il verbale di accertamento ricevuto.
Cass. Civ., sent. n. 13274 del 16 maggio 2019
Aggiornamento del 12/07/2019
La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul delicato tema della sindrome da alienazione parentale, con sentenza n. 13274 del 16 maggio 2019, ha chiarito che la diagnosi della sindrome da alienazione parentale, non avendo basi scientifiche certe, non è sufficiente a fondare un provvedimento di allontanamento del figlio dal genitore: il giudice di merito, infatti, è tenuto non solo a considerare le risultanze della CTU che ha accertato la sindrome stessa, ma anche a procedere con ulteriori ed approfondite indagini. I giudici di legittimità hanno, dunque, rilevato che, qualora le risultanze della CTU si allontanino dalla scienza medica ufficiale, come nel caso di specie, in cui è stata formulata la diagnosi della PAS, non essendovi certezze scientifiche al riguardo, il giudice di merito è tenuto comunque verificarne il fondamento, accertando la veridicità in fatto dei comportamenti denunciati, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, nonchè a motivare adeguatamente, a prescindere dal giudizio astratto sulla validità o invalidità scientifica della patologia in esame.
La sindrome da alienazione genitoriale o sindrome da alienazione parentale (c.d. PAS) - introdotta per la prima volta negli anni '80 dallo psichiatra forense statunitense Richard Gardner - consiste in una dinamica psicologica disfunzionale che si attiva nei figli minori coinvolti nelle separazioni conflittuali dei genitori. Detta sindrome sarebbe il risultato di un presunto incitamento dei figli da parte di uno dei due genitori, definito genitore alienante, che porta gli stessi a dimostrare astio e rifiuto verso l’altro genitore, definito genitore alienato. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 13274 del 16 maggio 2019, ha chiarito che la diagnosi della sindrome da alienazione parentale, non avendo basi scientifiche certe, non è sufficiente a fondare un provvedimento di allontanamento del figlio dal genitore: il giudice di merito, infatti, è tenuto non solo a considerare le risultanze della CTU che ha accertato la sindrome stessa, ma anche a procedere con ulteriori ed approfondite indagini. L'aggiornamento riporta un dettagliato approfondimento sugli ultimi chiarimenti della Corte di Cassazione sulle tematiche dell'ascolto del minore e della sindrome da alienazione parentale.
Notifiche degli atti digitali nel PTT
Aggiornamento del 11/07/2019
L’art. 16-bis del D.lgs. n. 546/1992, così come modificato dal D.L. n. 119/2018, disciplina la notifica degli atti processuali, disponendo che le notificazioni degli atti, dei documenti e dei provvedimenti giurisdizionali avvengano esclusivamente con modalità telematiche. Tale obbligo vige per i giudizi di primo e secondo grado instaurati con ricorsi/appelli notificati a decorrere dal 1° luglio 2019. Resta ferma la facoltatività dell’opzione telematica della notifica e del deposito degli atti per i ricorsi/appelli notificati entro il 30 giugno 2019. La circolare n.1/DF del MEF ha introdotto importanti chiarimenti in merito alle modalità operative delle notifiche degli atti digitali nel processo tributario telematico in paricolari ipotesi quali, ad esempio, la mancata indicazione dell’indirizzo PEC nell’atto introduttivo ovvero la mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario, la notifica a soggetto non obbligato alla titolarità di un indirizzo PEC, nochè in caso di c.d. 'irreperibilità assoluta' del soggetto destinatario della notifica.
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