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Timestamp: 2020-05-26 04:20:00+00:00
Document Index: 70978626

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 405', 'art. 19', 'art. 1']

Raffaele Santoro, La tutela penale del sentimento religioso ai tempi del Covid-19: il caso del turbamento di funzioni religiose da parte delle Forze dell'ordine - Olir
La diffusione pandemica del Codiv-19 [1], più comunemente detto coronavirus, si è riflessa profondamente sull’agire quotidiano dell’intera umanità [2].
Ciò ha condizionato in modo rilevante l’esercizio di molteplici diritti fondamentali della persona, riconosciuti da tutte le Costituzioni degli Stati moderni e da molteplici Atti internazionale, segnando i tratti della storia contemporanea.
L’Italia è stato uno dei Paesi più colpiti dalla diffusione di questo virus, spingendo le istituzioni statuali ad intervenire rapidamente mediante l’introduzione di eccezionali misure di protezione e tutela del fondamentale diritto alla salute (art. 32 Cost.) indicate in una serie di provvedimenti fortemente restrittivi di una griglia molto ampia di libertà fondamentali, ivi compresa la libertà religiosa (art. 19 Cost.)[3], finalizzati a garantire il c.d. “distanziamento sociale”, quale antidoto alla diffusione del virus [4].
L’introduzione delle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19, spingendosi fino a sospendere le cerimonie religiose, ivi comprese quelle funebri, ha inciso fortemente sull’esercizio della libertà religiosa [5], nella sua componente della libertà di esercizio del culto in forma collettiva, sia in pubblico che in privato.
A tale riguardo, da ultimo, con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, 10 aprile 2020 – Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, applicabili sull’intero territorio nazionale, nel ribadire quanto già previsto ne precedenti provvedimenti, è stato stabilito che «l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro di cui all’allegato 1, lettera d)» e che «sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri» (art. 1, com. 1, lett. i).
Questa norma di fatto entra in contatto con il quadro costituzionale di tutela della libertà religiosa, tracciato nell’art. 19 Cost. [6], nonché con le dinamiche interordinamentali che contraddistinguono i rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica, delineati nel principio della loro indipendenza e sovranità nei rispettivi ordini (art. 7, com. 1, Cost.), richiamato anche nell’art. 1 dell’Accordo di Villa Madama [7], nonché con il principio di bilateralità pattizia che ordina i loro rapporti (art. 7, com. 2, Cost.) [8].
Nella disposizione prevista anche nell’ultimo – al momento – D.p.c.m. è stato affidato alle competenti autorità ecclesiastiche l’indicazione e l’adozione delle misure organizzative aventi lo scopo di evitare assembramenti di persone in base alla dimensione e alle caratteristiche dei luoghi di culto – locuzione peraltro più ampia dal concetto di “edificio di culto” – in modo da garantire la distanza interpersonale di almeno un metro [9].
Se da un lato, dunque, almeno nella c.d. “fase 1” resta confermata la sospensione delle “cerimonie religiose”, ivi comprese quelle funebri, i luoghi di culto, qualora non chiusi dalle competenti autorità ecclesiastiche, continuano a svolgere la relativa connaturale funzione di luogo di preghiera individuale dei fedeli e di celebrazione di “funzioni religiose”, sia pure in assenza del Popolo e con le limitazioni sopra indicate.
Il rispetto di tali misure di prevenzione può essere oggetto di controllo da parte delle Forze dell’ordine, il cui accesso negli edifici aperti al culto, però, deve necessariamente avvenire nel rispetto delle norme di derivazione pattizia.
A tale riguardo, con particolare riferimento ai rapporti tra Repubblica italiana e Chiesa Cattolica, l’art. 2 della l. 25 marzo 1985, n. 121 – Ratifica ed esecuzione dell’accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, sancisce che
la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa Cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione (com. 1);
è assicurato alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica (com. 2) [10].
In merito, inoltre, salvo casi di urgente necessità, la forza pubblica non può entrare, per l’esercizio delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica, a norma dell’art. 5, com. 2, della già sopra citata l. 25 marzo 1985, n. 121 – Ratifica ed esecuzione dell’accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede [11].
In merito a queste ultime norme si ritiene opportuno rilevare la relativa efficacia passiva rinforzata in quanto norme di derivazione pattizia e dunque l’impossibilità ad essere unilateralmente modificate con una legge ordinaria [12] e ancor meno con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale rientra nel novero delle fonti del diritto di rango secondario [13].
Il rispetto della disciplina pattizia si impone anche alle Forze dell’ordine, le quali, in assenza di una “urgente necessità” e senza darne “previo avviso” all’autorità ecclesiastica, non possono fare ingresso in un edificio aperto al culto e soprattutto non possono impedire o turbare la celebrazione della Santa Messa, disposta senza Popolo da parte delle competenti autorità ecclesiastiche, sia pure nel caso in cui ciò avvenga in presenza di un numero esiguo di fedeli ma nel pieno rispetto delle norme di distanziamento.
Quest’ultimo aspetto, nel rappresentare la ratio centrale delle norme statuali finalizzate al contrasto della diffusione del Covid-19, deve costituire il parametro di valutazione della “urgente necessità” che consentirebbe l’ingresso delle Forze dell’ordine in un edificio aperto al culto senza il “previo avviso”.
Ciò tuttavia deve sempre e necessariamente avvenire nel pieno rispetto delle funzioni religiose in atto, salvo incorrere nella fattispecie di reato di cui all’art. 405 c.p., il quale sancisce che:
a) chiunque impedisce oturba l’esercizio difunzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni (com. 1);
b) se concorrono fatti diviolenzaalle persone o di minaccia, si applica la reclusione da uno a tre anni (com. 2) [14].
Questa fattispecie di reato, riferendosi da un punto di vista soggettivo a “chiunque”, ivi comprese le Forze dell’ordine, ha scopo di determinare una generale protezione della libertà di culto verso indebite azioni interruttive o di turbamento. La relativa previsione costituisce una proiezione diretta della tutela sancita dall’art. 19 Cost., a norma del quale tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume [15].
Il limite previsto da questa norma della Costituzione, così come sapientemente tracciata dai Padri Costituenti, è il buon costume e non l’ordine pubblico [16], proprio per evitare indebite ingerente nell’esercizio di una libertà nella quale si condensa il nucleo centrale della stessa dignità dell’uomo.
È opportuno evidenziare che la concreta attuazione di un bilanciamento tra libertà religiosa e tutela della salute non può prescindere dal quadro costituzionale di regolamentazione dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, peraltro collocato tra i c.d. Principi fondamentali della Costituzione, nonché nelle norme di derivazione pattizia che ne disciplinano i rapporti [17].
Riflettere su questi aspetti, crocevia della dignità della persona, appare operazione necessaria e doverosa da parte del giurista, soprattutto in un momento di inedita emergenza, nella consapevolezza che «quel che facciamo o non facciamo oggi, per tenere dritta la barra sulla rotta dei principi del sistema, può condizionare il nostro futuro» [18].
Raffaele Santoro – Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”
raffaele.santoro@unicampania.it
[1] Cf. Organizzazione mondiale della sanità, WHO Director-General’s opening remarks at the media briefing on COVID-19, 11 marzo 2020, il cui testo integrale è edito anche in Osservatorio delle istituzioni e delle libertà fondamentali (12 marzo 2020).
[2] Cf. Pontificia accademia per la vita, Nota sulla emergenza del Covid-19 Pandemia e fraternità universale (30 marzo 2020), 1, il cui testo integrale è edito nel sito ufficiale della Santa Sede (www.vatican.va).
[3] Cf. A. Fuccillo – M. Abu Salem – L. Decimo, «Fede interdetta? L’esercizio della libertà religiosa collettiva durante l’emergenza covid-19: attualità e prospettive», in Calumet – Intercultural law and humanities review (2020)1, 87-117.
[4] Cf. S. Prisco – F. Abbondante, «I diritti al tempo del coronavirus. Un dialogo», in Federalismo.it (24 marzo 2020) 2.
[5] Cf. A. Fuccillo – M. Abu Salem – L. Decimo, «Fede interdetta? L’esercizio della libertà religiosa collettiva durante l’emergenza covid-19: attualità e prospettive», 87-117. Tra i numerosi interventi su questo delicato tema, si segnalano anche M. Abu Salem, «L’islam italiano e le regole religiose di fronte all’emergenza del Covid-19: “L’avversità si accompagna con la buona sorte” (Cor. 94, 5-6)», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (13 marzo 2020), 1-2; F. Balsamo, «La leale collaborazione tra Stato e confessioni religiose alla prova della pandemia da Covid-19. Una prospettiva dall’Italia», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (27 marzo 2020), 1-8; D. Bilotti, «Pandemia: il Medio Oriente tra contagio e cautela», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (27 marzo 2020), 1-3; Id., «Resistere al contagio. Traduzioni interculturali della relazione di cura», in Calumet – Intercultural law and humanities review (2020)1, 81-86; V. Bova, «Credere, obbedire, convertire. Chiesa cattolica italiana e pandemia», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (14 aprile 2020), 1-14; N. Colaianni, «La libertà di culto al tempo del coronavirus», in Stato, Chiese e pluralismo confessionale (2020)7, 25-40; P. Consorti, «Le religioni e il virus», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (9 marzo 2020), 1-4; A. De Oto, «La Serenissima Repubblica di San Marino e l’esercizio del culto nell’era del Covid-19: tra storia, diritto comune e decreti emergenziali», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (3 aprile 2020), 1-11; G. Fattori, «La libertà religiosa al tempo del Coronavirus», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (6 aprile 2020), 1-8; N. Fiorita, «Libertà religiosa e solidarietà civile nei giorni della grande paura», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (10 marzo 2020), 1-2; A. Ferrari, «Covid-19 e libertà religiosa», in Settimananews.it (6 aprile 2020), 1-7; L.M. Guzzo, «Igiene del corpo e dello spirito», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (8 marzo 2020), 1-3; Id., «Diritto e religione durante (e dopo) l’Emergenza da Covid-19: la legge è per l’uomo, non l’uomo per la legge», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (30 marzo 2020), 1-9; A. Licastro, «Il lockdown della libertà di culto pubblico al tempo della pandemia», in Consulta on line (2020)1, 222-233; M.L. Lo Giacco, «In Italia è in quarantena anche la libertà di culto», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (12 marzo 2020), 1-8; R. Maier, «Streaming eucaristici in tempo di epidemia. Una riflessione in seconda battuta», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (29 marzo 2020), 1-4; E. Martinelli, «La chiesa ortodossa greca ai tempi dell’epidemia da Sars-CoV-2», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (25 marzo 2020), 1-9; D. Milani, «Fede e salute al tempo del Coronavirus: un primo bilancio a un mese dal lockdown», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (20 marzo 2020), 1-3; S. Montesano, «L’esercizio della libertà di culto ai tempi del Coronavirus», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (20 marzo 2020), 1-6; V. Pacillo, «La sospensione del diritto di libertà religiosa nel tempo della pandemia», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (16 marzo 2020), 1-4; Id., «Il diritto di ricevere i sacramenti di fronte alla pandemia. Ovvero, l’emergenza da Covid-19 e la struttura teologico-giuridica della relazione tra fedele e la rivelazione della Grazia», in Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose (6 aprile 2020), 1-6; Id., «La libertà di culto al tempo del coronavirus: una risposta alle critiche», in Stato, Chiese e pluralismo confessionale (2020)8, 85-94; Id., «La libertà di culto al tempo del Covid-19», in La Rivista il Mulino (10 aprile 2020), 1-2; D. Tarantino, «“Non in pane solo vivet Homo”. I cattolici di fronte al Covid-19», in Diritto e Religione nelle Società Multiculturali (21 marzo 2020), 1-11.
[6] Cf. A. Fuccillo, Diritto, religioni, culture. Il fattore religioso nell’esperienza giuridica, Giappichelli, Torino 2019, 32-36.
[7] Cf. G. Dalla Torre, Il fattore religioso nella Costituzione. Analisi e interpretazioni, Giappichelli, Torino 2003; M. Martinelli, «Articolo 7 primo comma della Costituzione. La matrice canonistica della formula», in P. Palumbo (a cura di), Libertà religiosa e nuovi equilibri nelle relazioni tra Stato e confessioni religiose, Editoriale Scientifica, Napoli 2019, 47-64.
[8] Cf. G. Lo Castro, «Ordine temporale, ordine spirituale e promozione umana. Premesse per l’interpretazione dell’art. 1 dell’accordo di Villa Madama», in Aa.Vv., Nuovi accordi tra Stato e confessioni religiose, Giuffrè, Milano 1985, 271-331.
[9] Cf. A. Licastro, «Il lockdown della libertà di culto pubblico al tempo della pandemia», 224-225.
[10] Cf. V. Pacillo, «La libertà di culto al tempo del coronavirus: una risposta alle critiche», 89-90.
[11] In materia di edifici di culto, ex plurimis, si rinvia ampiamente a D. Persano (a cura di), Gli edifici di culto tra Stato e confessioni religiose, Vita e Pensiero, Milano 2008; A. Bettetini, Gli enti e i beni ecclesiastici. Art. 831, in Il Codice Civile. Commentario, Giuffrè, Milano 2005; Id., «La condizione giuridica dei luoghi di culto tra autoreferenzialità e principio di effettività», in Quaderni di diritto e politica ecclesiastica (2010)1, 3-26; P. Cavana, «Lo spazio fisico della vita religiosa (luoghi di culto)», in V. Tozzi – G. Macrì – M. Parisi (a cura di), Proposta di riflessione per l’emanazione di una legge generale sulle libertà religiose, Giappichelli, Torino 2010, 209-225; G. Dammacco, Sistema concordatario e patrimonio ecclesiastico, Cacucci, Bari 1996; A. Fabbri, «Gli edifici di culto tra salvaguardia dele garanzie e tutela del pluralismo. Un percorso di ricerca», in Cultura giuridica e diritto vivente (2015)2, 1-14; V. Tozzi, Edifici ed edilizia di culto nel sistema giuridico italiano, Edisud, Salerno 1990. In merito alla disciplina prevista dal diritto canonico, si rinvia ampiamente a V. Mosca, «I luoghi e i tempi sacri», in Gruppo italiano docenti di diritto canonico (a cura del), Il diritto nel mistero della Chiesa, vol. III, Pontificia Università Lateranense, Roma 2004, 330-359.
[12] Cf. A. Fuccillo, Diritto, religioni, culture. Il fattore religioso nell’esperienza giuridica, 6.
[13] Cf. A. Fuccillo – M. Abu Salem – L. Decimo, «Fede interdetta? L’esercizio della libertà religiosa collettiva durante l’emergenza covid-19: attualità e prospettive», 95.
[14] In merito alla tutela penale del sentimento religioso, ex plurimis, si rinvia a G. Barberini – M. Canonico, Diritto ecclesiastico, Giappichelli, Torino 2013, 149-155; R. Botta, Manuale di diritto ecclesiastico. Società civile e società religiosa nell’età della crisi, Giappichelli, Torino 2012, 227-233; G. Casuscelli, «Il diritto penale», in G. Casuscelli, Nozioni di diritto ecclesiastico, Giappichelli, Torino 2012, 357-405; P. Consorti, Diritto e religione, Laterza, Roma-Bari, 2014, 181-184; G. Dalla Torre, Lezioni di diritto ecclesiastico, Giappichelli, Torino 2011, 77-80; F. Finocchiaro, Diritto ecclesiastico, Zanichelli, Bologna 2007, 220-225; M. Ricca, Pantheon. Agenda della laicità interculturale, Torri del Vento, Palermo 2012, 274-279; E. Vitali – A.G. Chizzoniti, Diritto ecclesiastico. Manuale breve, Giuffrè, Milano 2008, 186-191.
[15] Cf. M. Tedeschi, Manuale di diritto ecclesiastico, Giappichelli, Torino 2010, 117-125.
[16] Cf. A. Fuccillo, Diritto, religioni, culture. Il fattore religioso nell’esperienza giuridica, 35-36.
[17] Cf. V. Pacillo, «La libertà di culto al tempo del coronavirus: una risposta alle critiche», 89-90.
[18] G.L. Gatta, «I diritti fondamentali alla prova del coronavirus. Perché è necessaria una legge sulla quarantena», in Sistema penale (2 aprile 2020), 10.