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Timestamp: 2019-01-19 21:34:42+00:00
Document Index: 10032453

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 42', 'art. 40', 'art. 42', 'art. 40', 'art. 49', 'art. 60', 'art. 56', 'art. 50', 'art. 55', 'art. 56', 'art. 55', 'art. 52']

Il Comune sanziona disciplinarmente un taxista reo di aver picchiato un collega. Il TAR conferma (TAR Lombardia, Sezione I, Sentenza 27 dicembre 2018, n. 2875). – Noi Radiomobile™
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Il Comune sanziona disciplinarmente un taxista reo di aver picchiato un collega. Il TAR conferma (TAR Lombardia, Sezione I, Sentenza 27 dicembre 2018, n. 2875).
Cons. Mauro Gatti
Cons. Fabrizio Fornataro
Primo Ref. Oscar Marongiu
Ref. Rocco Vamp
In particolare, la sig.ra (OMISSIS), oltre ad avere denunciato il ricorrente alla Questura per gli stessi fatti, in relazione ai quali, peraltro, l’interessato ha a sua volta querelato la collega per lesioni e diffamazione, ha presentato un esposto al Comune, pervenuto alla Commissione disciplinare taxi Bacino Aeroportuale Lombardo; ed in seguito all’esposto l’Unità Autopubbliche del Comune ha avviato nei confronti del sig. (OMISSIS) il procedimento disciplinare conclusosi con la sanzione impugnata.
– la condotta contestata non afferirebbe allo svolgimento del servizio nei confronti degli utenti né sarebbe oggetto di un reclamo proveniente da un utente e, per tale ragione, la Commissione disciplinare sarebbe priva di competenza ad istruire l’esposto;
– la Commissione, omettendo di sospendere il procedimento disciplinare avviato a carico del ricorrente, dopo essere stata portata a conoscenza della querela presentata dal sig. -OMISSIS- nei confronti della collega, avrebbe violato il disposto di cui all’art. 6, comma 3, del Regolamento di funzionamento della Commissione tecnica disciplinare;
– la determinazione dirigenziale impugnata avrebbe richiamato una norma del tutto estranea alla fattispecie (art. 42 del Regolamento del bacino di traffico del sistema aeroportuale del servizio taxi);
– il Comune avrebbe violato il principio di tassatività/tipicità delle sanzioni;
– il Comune avrebbe omesso di mettere a disposizione del ricorrente il parere della Commissione disciplinare, nonostante l’interessato ne abbia fatto richiesta attraverso la richiesta di accesso;
– la gravata decisione sarebbe il risultato di accertamenti istruttori del fatto oggetto dell’esposto insufficienti e superficiali anche sotto il profilo della qualificazione e sussunzione nella norma ritenuta violata nonché contraddittori ed erronei rispetto alle risultanze degli atti in possesso dell’Amministrazione e dei chiarimenti forniti dal ricorrente.
3. Al riguardo, il Collegio osserva che:
– la violazione contestata al ricorrente, come risulta dalla comunicazione di avvio del procedimento allo stesso trasmessa, consiste nella violazione dell’obbligo previsto dall’art. 40 (“Obblighi generali dei conducenti in servizio”), comma 1, lettera d), del Regolamento, a tenore del quale “I conducenti di auto pubbliche in servizio hanno l’obbligo di: … d) Tenere in ogni circostanza un comportamento corretto nei confronti degli utenti”;
– i fatti oggetto di contestazione, contrariamente a quanto asserito dal sig. (OMISSIS), sono incontestabilmente accaduti durante lo svolgimento del servizio, cui vanno ricondotte non solo le fasi di trasporto degli utenti, ma anche le manovre necessarie per avvicinarsi agli utenti prima di caricarli;
– il riferimento all’art. 42 del Regolamento, contenuto nella determinazione dirigenziale impugnata, è evidentemente, anche alla luce dell’inequivocabile tenore della comunicazione di avvio, un mero errore formale, come risulta dal semplice confronto fra le disposizioni in questione (artt. 40 e 42);
– la condotta posta in essere dal ricorrente, al di là delle differenti ricostruzioni dei fatti operate dai due soggetti coinvolti, è nella sostanza incontestata e rappresenta un comportamento oggettivamente riprovevole, tenuto conto, in particolare, delle modalità violente che l’hanno contraddistinta;
– la condotta in questione, proprio per le modalità realizzative della stessa e per il contesto nel quale è avvenuta (davanti al “pubblico indifferenziato” degli altri taxisti che si trovavano in coda e degli utenti in attesa di essere caricati), non può che essere inquadrata come una forma di comportamento scorretto, oltre che manifestamente lesivo del decoro del servizio, non solo nei confronti di una collega, ma anche degli utenti presenti al momento dei fatti; si tratta, in altri termini, di una chiara violazione del disposto di cui al citato art. 40, comma 1, lettera d), del Regolamento;
– l’art. 49, comma 2, del Regolamento, stabilisce che “Gli uffici comunali segnalano, alla Commissione tecnica disciplinare di cui all’art. 60 per l’individuazione dei provvedimenti disciplinari e alla Polizia Locale per gli adempimenti di competenza, il mancato rispetto delle norme di cui al presente regolamento o delle altre norme vigenti in materia”; al riguardo non è previsto, contrariamente a quanto dedotto da parte ricorrente, che l’esposto o la segnalazione di un utente rappresenti l’unico atto di iniziativa idoneo in via esclusiva ad attivare il procedimento disciplinare di cui è causa;
– come efficacemente evidenziato dalla difesa comunale, i fatti oggetto del procedimento penale – così come confessati nella ricostruzione fornita dallo stesso -OMISSIS- (che ha riconosciuto di aver percosso la sig.ra -OMISSIS- senza che quest’ultima avesse reagito in modo analogo) – rivestivano autonoma rilevanza disciplinare, indipendentemente dall’esito del giudizio penale, sicché la Commissione ha correttamente ritenuto di poter concludere il procedimento disciplinare individuando la sanzione ritenuta adeguata per il comportamento gravemente scorretto assunto dal ricorrente;
– la violazione contestata non è riconducibile ad alcuna delle ipotesi di cui all’art. 56 del Regolamento né a quelle indicate negli artt. 51-54: la Commissione, pertanto, ai sensi dell’art. 50, comma 2, del Regolamento (“In caso di mancata ottemperanza agli obblighi e ai requisiti previsti dal presente regolamento … sono adottati provvedimenti di cui al presente Capo”), in combinato disposto con l’art. 55, comma 1 (“Il Comune che ha emesso la licenza, in conformità alle determinazioni della Commissione tecnica disciplinare, sospende, per una durata che varia in rapporto alla gravità della violazione commessa ed alla recidiva, la licenza di esercizio per un periodo di tempo massimo di 90 giorni, sulla base delle classi individuate all’art. 56”), ha correttamente individuato la sanzione applicabile, e la misura della stessa, tenendo conto della gravità della violazione commessa, mantenendola al di sotto del limite massimo di 90 giorni stabilito nel citato art. 55, comma 1.
3.1. Le censure dedotte, pertanto, vanno tutte respinte; e, conseguentemente, va rigettata anche la domanda risarcitoria.
4. In ragione delle suesposte considerazioni, il ricorso è infondato e va respinto.
5. Le spese del giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza, come di norma.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.
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