Source: http://www.ildirittoamministrativo.net/mancata-aggiudicazione-e-quantificazione-danno-il-cd-danno-curriculare.htm
Timestamp: 2018-07-19 07:33:42+00:00
Document Index: 70893549

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 345', 'art. 122', 'art. 37', 'art. 35', 'art. 7', 'art. 278', 'art. 35', 'art. 27']

mancata aggiudicazione e quantificazione danno - il cd danno curriculare
Dal 12/06/09 4866727
Con la sentenza n 2384 del 27 aprile 2010, il Consiglio di Stato si occupa dei criteri per la quantificazione del danno subito da una società classificatasi al secondo posto in una gara illegittimamente aggiudicata, ponendo una serie di criteri guida in punto di quantificazione e procedura di risarcimento.
In primo luogo, il Consiglio di Stato afferma la necessità di fornire un principio di prova in ordine al danno subito negando ingresso al criterio automatico del risarcimento nella misura del 10% del valore dell'appalto.
In secondo luogo, afferma, sempre in punto di quantificazione del danno, che i costi di partecipazione non debbono scomputarsi dal valore riconoscibile a titolo di risarcimento.
In terzo luogo, il Consiglio di Stato afferma la risarcibilità del c.d. danno curriculare ovvero la diminuzione del peso imprenditoriale della società a seguito dell'omessa aggiudicazione.
Infine, sotto il profilo della procedura di quantificazione del danno, il Consiglio di Stato afferma la possibilità di individuare, nella sentenza di cognizione, i criteri del risarcimento rimettendo ad un successivo accordo tra le parti, ex art. 35 del d.lgs. n 80/1998, la definizione del quantum, salvo il ricorso all'ottemperanza in caso di mancato accordo.
Consiglio Stato Sez. VI del 27 aprile 2010 n. 2384
In presenza dell'annullamento di una aggiudicazione, il risarcimento spettante all'impresa che avrebbe dovuto essere aggiudicataria comprende il cosiddetto lucro cessante (quantificabile nella misura del 10%, salvo diversa concreta determinazione) e il cosiddetto dannno curriculare, consistente nella diminuzione del peso imprenditoriale dell'impresa per omessa acquisizione dell'appalto. Non devono, al contrario, essere riconosciuti i costi affrontati per la presentazione dell'offerta.
Ministero Per i Beni e Le Attività Culturali, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria per legge presso la sede di Roma, via dei Portoghesi 12;
Softel Sas, rappresentato e difeso dall'avv. Mario Ettore Verino, con domicilio eletto presso lo stesso in Roma, via Lima, 15;
per la riforma della sentenza del TAR UMBRIA - PERUGIA PRIMA SEZIONE n. 00476/2008, resa tra le parti, concernente AGGIUDICAZIONE APPALTO SERVIZIO DI ACQUISIZIONE DIGITALE, SCHEDATURA ETC..
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Softel Sas;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 febbraio 2010 il Cons. Gabriella De Michele e uditi per le parti gli avvocati dello Stato Colelli, e Verino.;
Nella sentenza appellata (n. 212/04, emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale dell'Umbria in data 8.8.2008 e notificata il 6.4.2009) si richiama la già avvenuta formazione del giudicato in ordine all'annullamento della predetta aggiudicazione (a seguito di sentenza del medesimo TAR dell'Umbria n. 212 del 7.4.2004, confermata dal Consiglio di Stato con sentenza n. 2745 in data 8.3.2005) e si riconosce la risarcibilità dell'interesse legittimo leso della seconda classificata, nella misura del 10% dell'importo-base della gara, da ritenere "presumibilmente corrispondente al mancato utile contrattuale".
In sede di appello, il Ministero per i Beni e le Attività culturali sottolinea la mancata disamina, in primo grado di giudizio, della responsabilità dell'Amministrazione, in base ai parametri da valutare ex art. 2043 cod. civ. (accertamento dell'evento dannoso, qualificazione del danno ingiusto, profilo causale, dolo o colpa dell'agente), con conseguente insufficienza della mera declaratoria di illegittimità e sussistenza, nel caso di specie, di errore scusabile, in ordine all'erronea interpretazione dell'art. 38, comma 3, del D.P. R. n. 445/2000, di non univoca applicazione.
L'appellata società Softel s.a.s., costituitasi in giudizio, propone a sua volta appello incidentale, contestando le argomentazioni di controparte e chiedendo di valutare l'effettiva consistenza del danno economico, nella fattispecie subito.
Illegittimamente infatti, come riconosciuto in sede giudiziale, l'appalto era stato aggiudicato alla società Eulogos s.p.a., che avrebbe dovuto invece essere esclusa dalla gara per non avere allegato alle autocertificazioni, circa la regolarità contributiva e l'insussistenza di cause di esclusione, una fotocopia del documento di identità del dichiarante. Tale produzione documentale, d'altra parte, costituiva elemento costitutivo dell'autocertificazione, in quanto espressamente previsto dalla legge (art. 38, comma 3, D.P.R. 28.12.2000, n. 445), in termini pacificamente recepiti dalla giurisprudenza (cfr. in tal senso Cons. St., sez. V, 4.5.2006, n. 2477 e 2478).
La responsabilità per colpa dell'Amministrazione, corrispondente a lesione di interessi legittimi inoltre - se non risulta senz'altro riconducibile a mera "inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (secondo la nozione recepita dall'art. 43del codice penale) - deve tuttavia essere riferita, in base alla nota sentenza Cass. SS.UU. n. 500/1999 e alla costante giurisprudenza successiva, a violazione dei canoni di imparzialità, correttezza e buona amministrazione, ovvero a negligenza, omissioni o anche errori interpretativi di norme, ritenuti non scusabili. Sotto quest'ultimo profilo - e tenuto conto del principio "ignorantia legis non excusat" - può ammettersi che l'errore sull'interpretazione delle norme, da parte del soggetto pubblico chiamato ad applicarle sia, eccezionalmente, scusabile, solo in presenza di oggettiva oscurità, sovrabbondanza o repentino mutamento delle norme stesse, ovvero di verificata sussistenza di contrasti interpretativi (cfr. in tal semso Cons. St., Ad. Plen., 18.3.2004, n. 5; Cass. Civ., sez. III, 9.2.2004, n. 2494; Corte Cost., 24.3.1988, n. 364; Cons. St., sez. IV, 14.6.2001, n. 3169).
La quantificazione del danno deve essere direttamente rapportata all'utile che l'impresa avrebbe conseguito, a seguito dell'aggiudicazione illegittimamente negata. Tale utile, che la prevalente giurisprudenza mutua dall' art. 345 della legge 20.3.1865, n. 2248, all. F (riprodotto dall'art. 122 del regolamento, emanato con D.P.R. 21.12.1999, n. 554 e dall'art. 37 septies, comma 1, lettera c, della legge 11.2.1994, n. 109), nella misura del 10% dell'importo dell'appalto, al di là di tale enunciazione di massima deve essere invece oggetto di concreta determinazione, nei casi in cui sussistano diversi rapporti fra costi e ricavi, in termini documentabili - come si afferma nel caso di specie - dalla parte interessata..
In nessun caso, invece, dovranno considerarsi rimborsabili i costi affrontati dall'impresa per la presentazione dell'offerta: non risultando, infatti, che tale costo fosse rimborsabile in caso di aggiudicazione dell'appalto, deve ritenersi che il medesimo costituisse un investimento ma anche un rischio dell'impresa, funzionale alla previsione di guadagno in astratto quantificata. Non va dimenticato, a tale riguardo, che il risarcimento del danno per illegittima aggiudicazione - in materia di pubblici appalti di lavori e servizi - è riferito sostanzialmente a quella che si definisce "perdita di chance", ovvero al guadagno che l'impresa avrebbe potuto ottenere, in base ad una ragionevole valutazione di probabilità e alle regole del mercato (cfr. fra le tante, per il principio, Cass. civ, sez. I, 25.10.2007, n. 22370; Cons. St., sez. V, 12.2.2007, n. 593 e 6.2.2007, n. 478).
Nei termini sopra precisati il Collegio ritiene che la domanda risarcitoria possa essere accolta per quanto riguarda l'"an", senza però immediata definizione del "quantum", risultando necessario e sufficiente - a norma dell'art. 35 del D.Lgs. 31.3.1998, n. 80, nel testo introdotto dall'art. 7 della legge 21.7.2000, n. 205 - che si forniscano al riguardo i criteri, a cui l'Amministrazione dovrà attenersi nella successiva fase di liquidazione. Viene normalmente escluso infatti, in assenza di esplicita disciplina normativa in tal senso, che sia stata introdotta nel processo amministrativo l'azione di condanna generica, prevista dall'art. 278 cod. proc. civ., ma è la stessa norma di riferimento (art. 35 D.Lgs. n. 80/98 cit.) a rendere possibile - sulla base del mero principio di prova fornito dalla parte interessata - la fissazione di parametri, in base ai quali sia possibile pervenire ad un accordo fra le parti, fatto salvo "il ricorso previsto dall'art. 27, comma 1, n. 4 del T.U. approvato con R.D. 26.6.1924, n. 1054 (cfr. in tal senso Cons. St., sez. IV, 2.3.2004, n. 942, 28.4.2006, n. 2408 e 11.10.2006, n. 6063; Cons. St., sez. V, 27.4.2006, n. 3229 e 20.3.2007, n. 1346).
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 27 APR. 2010.