Source: http://www.sferapubblica.it/2014/07/16/cosa-cambia-con-la-riforma-della-costituzione/
Timestamp: 2018-04-24 12:50:12+00:00
Document Index: 25642596

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 24', 'art. 88', 'art. 86', 'art. 83', 'art. 119']

La riforma della Costituzione punto per punto
Pubblicato il 16 luglio 2014 da Matteo Servilio
In questi giorni il Senato sta discutendo il nuovo disegno di legge Costituzionale. Cosa cambia e come funzionerà il nuovo Senato? Quali sono gli altri elementi di novità che interverranno sull’impianto della Costituzione?
A queste domande si è cercato di rispondere prendendo sotto mano il testo così come proposto dalla prima Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della presidenza del consiglio e dell’interno, ordinamento generale dello stato e della Pubblica amministrazione) e ponendo in evidenza i principali elementi di novità.
In sintesi la riforma si pone come obiettivi il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della costituzione. A questi vanno aggiunti i conseguenti cambiamenti relativi alla elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale.
Tra le ragioni sottoposte all’attenzione dalla prima bozza del ddl costituzionale 1429 vi è la necessità di “adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea”, di contenere le spese e con esse la necessità di portare a una sua piena attuazione la riforma del titolo V della Costituzione, valorizzando la dimensione delle Autonomie territoriali e, in particolare, la loro autonomia finanziaria.
A ciò si aggiungono i problemi che riguardano la macchina governativa: nel testo si parla infatti di “cronica debolezza degli esecutivi” nell’attuazione del programma di governo, di lentezza dei procedimenti legislativi e di ricorso eccessivo alla decretazione d’urgenza e alla questione di fiducia su maxiemendamenti.
Sulla base di questi principi devono essere interpretati il superamento del bicameralismo paritario e la modifica della composizione, nonché del ruolo, del Senato che, sempre secondo la nuova riforma, avrà il compito di connettere in maniera più sistematica e continuata le esigenze delle istituzioni territoriali con quelle dello Stato. Su questo punto nascono le proposte di un Senato non elettivo, espressione delle istituzioni regionali e locali.
In cosa consiste la differenziazione tra Camera e Senato?
Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali; concorre, nei casi e secondo modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa ed esercita la funzione di raccordo tra l’Unione europea, lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi dell’Unione europea. Valuta l’attività delle pubbliche amministrazioni, verifica l’attuazione delle leggi dello Stato, controlla e valuta le politiche pubbliche. Concorre a esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge.
In questo processo di differenziazione la Camera dei deputati manterrà quindi, in via esclusiva, il rapporto di fiducia con il Governo, esercitando funzione di indirizzo politico, funzione legislativa e di controllo dell’operato del Governo. Il Senato della Repubblica avrà invece il ruolo di organo rappresentativo delle istituzioni territoriali esercitando funzione legislativa e di raccordo tra Unione Europea – Stato – Regioni – Città metropolitane e Comuni.
Un altro aspetto di rilievo è quello relativo alla decretazione d’urgenza (Art. 77 Costituzione) modificato dall’art. 16 del ddl costituzionale. In esso viene limitato alla Camera dei deputati la competenza a conferire la delega legislativa e viene previsto che i provvedimenti d’urgenza adottati dal Governo siano presentati per la conversione in legge alla medesima Camera. Inoltre viene stabilito che i decreti legge non possano disciplinare le materie indicate dall’articolo 72 quarto comma (disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale, di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi). Inoltre nel corso dell’esame dei disegni di legge di conversione dei decreti non potranno essere approvate disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto.
Quanti sono i senatori, in che modo sono eletti e qual è la durata del loro mandato?
Il numero dei senatori e la durata del loro mandato è regolata dall’articolo 2 che sostituisce l’art. 57 della costituzione. La bozza approvata dalla commissione Affari Costituzionali, prevede la presenza di cento senatori, contro i trecentoquindici previsti dal art. 57, di cui 95 sono rappresentativi delle istituzioni regionali e 5 possono essere nominati dal Presidente della Repubblica sulla base di altissimi meriti nell’ambito sociale, scientifico, artistico e letterario (come avviene per i senatori a vita).
Questi ultimi saranno i carica per 7 anni e successivamente non potranno essere più nominati. I senatori sono eletti con metodo proporzionale dai Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano, scegliendo tra i propri componenti e fra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori (uno per ciascuno). Inoltre il numero di senatori non può essere inferiore a 2. Il numero degli eletti è stabilito in proporzione alla popolazione di ciascuna regione.
La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono eletti.
Il Senato della Repubblica, a differenza della Camera, in cui vige l’elezione ogni 5 anni, rappresenta quindi un organo permanente che rinnova in maniera continuativa i suoi componenti. Per questa ragione l’art. 24 prevede che il potere di scioglimento del Presidente della Repubblica (art. 88 costituzione) sia riferito esclusivamente alla Camera dei deputati e non più ai due rami del Parlamento.
Quali sono i compiti del nuovo Senato della Repubblica?
L’articolo 8 del ddl costituzionale n. 1429 disciplina l’esercizio della funzione legislativa modificando l’articolo 70 della costituzione. Quest’ultima continuerà ad essere esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione, per le altre leggi costituzionali nonché per le per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali in materia di referendum popolare, per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, secondo comma, lettera p) (legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane), per la legge di cui all’articolo 122, primo comma, e negli altri casi previsti dalla Costituzione. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Il Senato ha inoltre la facoltà di esaminare i relativi disegni di legge e proporre eventuali modifiche alla Camera che, tuttavia, non sarà obbligata a tenerne conto, con l’unico limite per le leggi che hanno particolare rilievo dal punto di vista delle autonomie territoriali. Per queste ultime la Camera dei deputati potrà non conformarsi alla richiesta di modifiche solo mediante il voto a maggioranza assoluta.
“Per i disegni di legge che dispongono nelle materie di cui agli articoli 114, terzo comma, 117, commi secondo, lettera u), quarto, quinto e nono, 118, quarto comma, 119, 120, secondo comma, e 132, secondo comma, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei suoi componenti” (Art. 10).
Sempre dal punto di vista della funzione legislativa il Senato può richiedere alla Camera dei deputati, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei componenti, di procedere all’esame di un disegno di legge (Art. 10).
Altre modifiche riguardano gli articoli 78, 79, 80 e 82 della costituzione, relativi alla formazione delle leggi. In particolare verranno limitate alla sola Camera dei deputati le competenze in materia di deliberazione sullo stato di guerra, concessione dell’amnistia e dell’indulto, autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali e disposizione di inchieste su materie di pubblico interesse.
Immunità parlamentare e indennità
Il ddl costituzionale modificato dalla 1° commissione permanente ripristina l’articolo 68 della costituzione precedentemente modificato dalla bozza in tema di immunità parlamentare. In particolare l’originario articolo 6 del ddl Boschi, successivamente soppresso, prevedeva la richiesta di autorizzazione a procedere solo per i membri della Camera dei deputati. Mediante la soppressione tale autorizzazione è stata ripristinata per i componenti dei due rami del parlamento.
Per quanto riguarda invece l’indennità, il ddl costituzionale prevede la modifica dell’articolo 69 della costituzione, attribuendo alla sola Camera dei deputati la possibilità di ricevere una indennità.
Altre modifiche riguardano gli articoli relativi al titolo II, seconda parte, della costituzione (articoli 83 – 85 – 86, oltre al già segnalato 88). In particolare, alla luce della nuova composizione del Senato della Repubblica è prevista la soppressione della partecipazione dei delegati regionali nel procedimento di elezione del Presidente della Repubblica, e il passaggio di funzioni dello stesso al Presidente della Camera (non più quindi al Presidente del Senato come previsto dall’art. 86 della costituzione) in caso di impossibilità del Capo dello Stato di adempiervi.
Cambiano anche i termini per l’elezione del Capo dello Stato (art. 83 Cost.): dopo il quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea e dopo l’ottavo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.
Salgono poi da 500 mila (come previsto dall’articolo 75 della costituzione) a 800 mila le firme necessarie l’ammissione di Referendum popolari finalizzati all’abrogazione di una legge o di un atto avente valore di legge, o di articoli o parti di essi con autonomo valore normativo.
Sale inoltre il numero di elettori necessari, da cinquantamila (come previsto dall’articolo 71 della costituzione) a duecentomila, per la proposizione di leggi di iniziativa popolare.
La riforma prevede inoltre abrogazione dell’articolo 99 della costituzione con la conseguente abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL). A tale organo la Costituzione ha riconosciuto il potere di iniziativa legislativa e affidato una funzione di consulenza delle Camere e del Governo, con particolare riferimento alle materie oggetto della legislazione in campo economico e sociale. Tuttavia, l’esiguo numero di iniziative parlamentari prodotte negli anni, insieme all’eccessivo costo, ha fatto sì che esso non rispondesse più alle esigenze di raccordo che in origine ne avevano giustificato l’istituzione.
La differenziazione dei due rami del parlamento e il conseguente superamento del bicameralismo paritario, unito alla modalità di elezione e al ruolo del nuovo Senato della Repubblica, rappresentativo delle “Istituzioni territoriali”, sono strettamente legati alla riforma del Titolo V della Costituzione che riguarda il rapporto tra lo Stato e le Regioni.
Parte fondamentale del disegno di legge, su cui in fondo poggia la nuova architettura istituzionale, è infatti orientata alla rimodulazione dei rapporto tra lo Stato e le autonomie locali.
In questo quadro, tra le principali innovazioni che interessano il titolo V vi è la riconduzione alla potestà legislativa esclusiva della Stato di alcune materie e funzioni che originariamente erano attribuite alla legislazione concorrente (articolo 117 della Costituzione). Tra queste si segnalano la tutela dei beni culturali e paesaggistici e la produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia.
Dal punto di vista dell’autonomia finanziaria di Comuni, Città metropolitane e Regioni (art. 119 Cost.) vengono introdotti dei vincoli relativi al rispetto del bilancio e al rispetto dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.
Scompare anche la Commisione parlamentare per le questioni regionali (Art. 126 Cost.) le cui funzioni saranno assorbite direttamente dal Senato.
Altre modifiche infine riguardano l’elezione dei giudici della Corte costituzionale (Art. 135 Cost.). I quindici componenti saranno nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dalle supreme magistrature ordinarie ed amministrative e l’altro terzo suddiviso tra Camera (3 membri) e Senato (2 membri). Attualmente la quota riservata a Camera e Senato viene stabilità per intero dal Parlamento in seduta comune.
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