Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7496-del-23-03-2017
Timestamp: 2020-08-12 01:21:25+00:00
Document Index: 55201195

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 2126', 'art. 378', 'art. 63', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1218', 'art. 63']

Sentenza Cassazione Civile n. 7496 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7496 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. un., 23/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.23/03/2017), n. 7496
sul ricorso 29701-2015 proposto da:
C.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PAOLO EMILIO 7,
presso lo studio dell’avvocato MARIO LUCIANO CREA, che lo
DIRER-DIRL LAZIO;
14991/2014 del TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE del LAZIO;
uditi gli Avvocati Federico Ghera, Luisa Torchia e Francesco Madeo
per delega dell’avvocato Mario Luciano Crea;
Sostituto Procuratore Generale MATERA Marcello, che ha concluso
affinchè le Sezioni Unite della Corte di cassazione dichiarino la
sussistenza della giurisdizione del Giudice Amministrativo, con le
La Regione Lazio propone regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al ricorso pendente davanti al TAR Lazio instaurato da C.R. contro la Regione Lazio avente ad oggetto l’annullamento della determinazione del direttore delle risorse umane della Regione Lazio del 24/10/2014 e del successivo provvedimento del 4/11/2014.
La Regione Lazio espone che con decreto del presidente della Giunta Regionale del 5/8/2003 era stato nominato D.F.R. quale commissario liquidatore della Comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni con il compito di procedere alla definitiva liquidazione dell’ente; che il commissario liquidatore, con decreto n. 9 del 12 febbraio 2005, non pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nè sul bollettino della regione ma solo sull’albo della comunità montana, aveva bandito un concorso riservato al personale in servizio presso l’ente montano e presso altri enti agenzie regionali e/o subregionali per l’assunzione di un dirigente a tempo indeterminato area amministrativa; che al concorso avevano partecipato 11 candidati tutti dichiarati idonei e tra questi il C.; che quest’ultimo, con successiva determinazione, quale idoneo, era stato assunto come dirigente di ruolo a tempo indeterminato nei ruoli delle aree naturali protette istituite dalla regione Lazio e dall’ARP e successivamente nei ruoli del personale della Regione Lazio.
La Regione riferisce, inoltre, che il nuovo direttore delle risorse umane della Regione Lazio, insediatosi nel maggio 2013, con Det. 24 ottobre 2014 aveva accertato la nullità assoluta e insanabile della determinazione che aveva disposto l’inquadramento del C. nella qualifica dirigenziale a tempo indeterminato e del conseguente contratto di inquadramento in quanto adottati sul presupposto di una procedura concorsuale inficiata da nullità per violazione di norme imperative in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, dal D.P.R. n. 3 del 1957, art. 3, comma 6, e della L. n. 241 del 1990, art. 21 septies; che tale nullità determinava, per vizio insanabile degli atti presupposti, la nullità dell’inquadramento del dirigente nel ruolo del personale dirigente a tempo indeterminato della Regione Lazio e dei successivi contratti di conferimento di incarichi dirigenziali con applicazione, tuttavia, delle disposizioni dell’art. 2126 c.c. relativamente alle retribuzioni percepite e ai contributi versati.
Secondo la ricorrente la contestazione della legittimità della Det. 24 ottobre 2014 e di quella successiva, di reinquadramento nei ruoli di provenienza, oggetto del ricorso davanti al Tar determinavano una controversia di lavoro con la pubblica amministrazione devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario sottolineando la natura privatistica delle due determinazioni aventi natura di atti di gestione della rapporto di lavoro; nè la giurisdizione amministrativa avrebbe potuto essere affermata sulla base della considerazione che la Delib. 24 ottobre 2014 conteneva la declaratoria della nullità della procedura concorsuale,costituendo questa esclusivamente presupposto della nullità del rapporto di lavoro dirigenziale e, dunque, non un atto autonomo, nè di natura imperativa rispetto alle determinazioni finali riguardanti la nullità del rapporto di lavoro.
La Regione Lazio conclude chiedendo la declaratoria della giurisdizione del G.O.. Resiste con controricorso il C.. Sono state acquisite le conclusioni scritte del Procuratore Generale nonchè le memorie ex art. 378 c.p.c. depositate da entrambe le parti.
1. Com’è noto, il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 1, ha devoluto “al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4 (per il personale in regime di diritto pubblico), incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonchè quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorchè vengano in questione atti amministrativi presupposti. Quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi (..)”.
Il predetto atto di gestione dell’ incarico dirigenziale mantiene la natura di determinazione assunta dall’amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, come, a norma del cit. D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 5, comma 2, tutti gli atti attinenti ai profili organizzativi e gestionali di rapporti di lavoro già costituiti(cfr. in tali termini: 3 Cass., Sez. Un., 7 luglio 2005 n. 14252 cui adde tra le altre, più di recente: Cass., Sez. Un., 27 febbraio 2008 n. 5078; Cass. 23 febbraio 2007 n. 4275).
Con l’approvazione della graduatoria si esaurisce l’ambito riservato al procedimento amministrativo e all’attività a utoritativa dell’amministrazione, subentrando una fase in cui i comportamenti dell’amministrazione vanno ricondotti all’ambito privatistico, espressione del potere negoziale della P.A. nella veste di datrice di lavoro, da valutarsi alla stregua dei principi civilistici in ordine all’inadempimento delle obbligazioni (art. 1218 c.c.) anche secondo i parametri della correttezza e della buona fede (cfr, ex plurimis, Cass., SU, nn. 7859/2001; 9332/2002; 15472/2003; 27399/2005; 15342/2006) con la conseguenza che se l’amministrazione, res melius perpensa, modifica o ritira l’atto di conferimento esercita un potere organizzativo e non il potere amministrativo di autotutela, inconcepibile nei confronti di atti di tutela privati (cfr. in motivazione: Cass., Sez. Un., 7 luglio 2005 n. 14252 cit.).
7. Il controricorrente, al fine di affermare la giurisdizione amministrativa, ha opposto che il provvedimento impugnato, da un lato, accertava la nullità della procedura concorsuale e dall’altro si configurava come atto di gestione del rapporto di lavoro dirigenziale e che, rispetto a tale carattere plurioffensivo dell’atto impugnato, risultava prevalente il primo profilo in quanto non meramente ricognitivo di un vizio del contratto di lavoro, ma espressione di poteri autoritativi che poi travolgevano l’inquadramento del dirigente.
Deve richiamarsi quanto più volte affermato da questa Corte secondo cui la giurisdizione si determina sulla base della domanda e, a tal fine, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il cosiddetto “petitum sostanziale”, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della “causa petendi”, ossia della intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione e dal quale la domanda viene identificata (cfr Cass. 17461/2006, SSUU n 8374/2006). Nella fattispecie in esame il ricorrente fa valere, davanti al TAR, il suo diritto a mantenere la qualifica di dirigente della Regione Lazio venuta meno per l’assoluta ed insanabile nullità della procedura concorsuale bandita dal commissario liquidatore della comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni alla quale egli aveva partecipato risultando tra gli idonei divenendo, poi, dirigente di ruolo. La nullità assoluta ed inderogabile del concorso viene in considerazione quale presupposto della gestione del rapporto giuridico e non già quale oggetto diretto ed immediato della pretesa non riguardando pertanto l’esercizio del potere amministrativo di assumere al lavoro mediante procedure concorsuali, cui corrisponde un interesse legittimo tutelabile dinanzi al giudice amministrativo ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 4.