Source: http://assindor.it/index.aspx?m=64&f=4&IDNews=604&annoarchivio=&mese=
Timestamp: 2017-08-21 21:25:55+00:00
Document Index: 10467089

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ']

LE NOVITÀ FISCALI DI MAGGIO 2008
Si riporta nel seguito una breve sintesi delle principali novità fiscali di interesse per le imprese relative al mese di maggio 2008.
Viene, inoltre, esaminata la sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’8 maggio 2008 sul “Caso Ecotrade”.
1. Proroga termini dichiarazioni e semplificazione adempimenti su solidarietà fiscale e contributiva appaltatore/subappaltatore
2. Credito d’imposta nuove assunzioni nelle aree svantaggiate
3. IRES – Associazione in partecipazione
4. IRES – CFC – Società con sede legale e stabile organizzazione all’estero
5. IRES – Ammortamento beni in comodato
6. IRES – Deducibilità spese di promozione commerciale
7. IRES – Deducibilità degli accantonamenti per il trattamento di fine mandato
8. IRES – Deducibilità spese di telefonia
9. IRES – Bonus aggregazioni
10. IRAP – Cuneo fiscale per gli enti non commerciali
11. IRAP – Società non operative
12. Società di comodo – Scioglimento agevolato
13. IVA – Trattamento rifiuti e rottami
14. IVA – Variazioni in diminuzione in caso di procedure esecutive o fallimentari
15. IVA – Trattamento delle lavorazioni di beni destinati ad essere esportati
16. IVA – Fatturazione elettronica nei confronti della P.A. - Pubblicato in G.U. il Decreto 7 marzo 2008
17. IVA – Separazione attività in corso d’anno a seguito di operazioni straordinarie
18. Studi di settore – Periodo d’imposta 2007
19. Riscossione – Direttiva Equitalia su rateazione pagamento cartelle
20. Decreto legge 27 maggio 2008, n. 93 – Detassazione degli straordinari e premi -Abolizione ICI
21. ICI – Determinazione della rendita catastale – Sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 20 maggio 2008
22. IVA – Caso Amplifin - Sentenza Corte di Giustizia Europea su Iva di gruppo
Caso Ecotrade - Sentenza Corte di Giustizia Europea in materia di sanzioni per omessa registrazione di acquisti intra-comunitari
Con comunicati stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 29 maggio u.s e del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 30 maggio u.s. sono stati resi noti alcuni contenuti del decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri in data 30 maggio 2008 e non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
E’ stato posticipato al 10 luglio p.v. il termine per la presentazione telematica:
- del modello 730 da parte dei CAF-dipendenti, ovvero dei professionisti abilitati (la scadenza originaria era il 3 giugno p.v.);
- del modello 770 semplificato - dichiarazione dei sostituti di imposta (la scadenza originaria era il 3 giugno p.v.).
E’ stato posticipato al 30 settembre p.v. il termine per la presentazione in via telematica del modello Unico 2008 - dichiarazione dei redditi (la scadenza originaria era il 31 luglio p.v.).
Sono inoltre stati abrogati tutti gli obblighi di comunicazione, che sarebbero entrati in vigore il prossimo 15 giugno, tra appaltante e sub-appaltatore. La definizione di tali obblighi di comunicazione sarà demandata all’autonomia contrattuale delle parti sociali.
Il comunicato del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale precisa che permane l’istituto della responsabilità solidale tra committente e appaltatore e tra quest’ultimo e il subappaltatore, così come disegnata nella Legge Biagi e in successivi interventi normativi.
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con provvedimento del 15 maggio 2008, ha approvato il modello di istanza di attribuzione del credito di imposta per nuove assunzioni nelle aree svantaggiate.
Tale modello (mod. IAL) va presentato in via telematica all’Agenzia delle Entrate a partire dalle ore 10,00 del 15 luglio 2008 ed entro il 31 gennaio 2009.
La trasmissione telematica dei dati contenuti nell’istanza dovrà essere effettuata mediante un apposito software che l’Agenzia delle Entrate renderà disponibile gratuitamente sul proprio sito internet a partire dal 3 luglio 2008.
3. IRES e IVA – Associazione in partecipazione
L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 192 del 12 maggio 2008, ha fornito alcuni chiarimenti in merito ad alcuni profili fiscali del contratto di associazione in partecipazione.
Nel caso analizzato, l’associato apporta prestazioni di opera e di servizi necessarie al buon andamento di un punto vendita che l’associante intende aprire. L’associato, inoltre, si impegna a versare all’associante, a fondo perduto e senza possibilità di restituzione, una somma a titolo di corrispettivo e rimborso forfetario degli investimenti effettuati dall’associante. Quest’ultimo, invece, si impegna ad attribuire una percentuale degli utili derivanti dalla gestione del punto vendita.
In relazione a tale fattispecie l’Agenzia ha chiarito, in primo luogo, che il contratto ha natura di associazione in partecipazione con apporto di opere e servizi e che tale qualificazione non è inficiata dall’obbligo assunto dall’associato di versare una somma di denaro a fondo perduto. Questa somma, secondo l’Agenzia delle Entrate, non rappresenta un apporto di capitale, ma il corrispettivo di una prestazione di servizi resi dall’associante e potrà essere dedotto dall’associato come onere pluriennale, nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio, ai sensi dell’articolo 108, comma 3 del TUIR. Conseguentemente, poiché ha natura di corrispettivo risulterà assoggettabile ad Iva. Quanto alla remunerazione derivante dal contratto, questa potrà essere dedotta dall’associante per competenza, mentre verrà integralmente tassata in capo all’associato.
L’Agenzia, infine, chiarisce che l’utile corrisposto dall’associante deve essere soggetto ad Iva in quanto corrispettivo per l’apporto di opere e servizi resi nell’esercizio di un’impresa.
Con Risoluzione n. 187 del 7 maggio, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta in risposta ad un’istanza di interpello con la quale si chiedeva la disapplicazione delle disposizioni dell’articolo 168 del TUIR in tema di CFC. Secondo l’Agenzia, l’interpellante, che partecipa in una società collegata con sede a Cipro e stabile organizzazione negli Emirati Arabi Uniti (entrambi paesi black list), è stato in grado di dimostrare l’esercizio di una effettiva attività industriale solo per quanto concerne la branch, ma non per la casa madre stabilita a Cipro, per la quale non è stata dimostrata l’applicabilità nemmeno dell’altra esimente, relativa alla mancata localizzazione di redditi in paesi black list, di cui all’articolo 167, lettera b) del TUIR. Conseguentemente, l’Agenzia ha ritenuto che l’istanza di disapplicazione dell’articolo 168 del TUIR non potesse essere accolta.
L’Agenzia delle Entrate, con Risoluzione n. 196 del 16 maggio 2008, ha chiarito che le quote di ammortamento stanziate annualmente, relative a beni concessi in comodato, sono deducibili da parte del comodante solo in presenza dei requisiti di inerenza (articolo 109, comma 5 del TUIR) e di strumentalità del bene (articolo 102, comma 1 del TUIR) rispetto all’attività d’impresa esercitata dallo stesso comodante.
6. IRES - Deducibilità spese di promozione commerciale
L’Agenzia delle Entrate è intervenuta, con la Risoluzione n. 204 del 19 maggio 2008, per chiarire il trattamento fiscale da attribuire ad una particolare iniziativa di promozione commerciale, in base alla quale i clienti di una catena di officine/centri di assistenza autorizzati accumulano punti ad ogni acquisto di prodotti o di prestazioni, da utilizzare sotto forma di sconti in successivi acquisti.
Dal punto di vista contabile, i centri di assistenza oltre alla rilevazione del ricavo per la cessione o la prestazione erogata, stanziano in un apposito fondo (in conto economico, alla voce B13 – altri accantonamenti) un importo pari all’ammontare dello sconto maturato. Tale fondo sarà stornato al momento dell’utilizzo dei punti accumulati dai clienti.
In merito alla deducibilità ai fini IRES di tali accantonanti, l’Agenzia ha chiarito che, ai sensi dell’articolo 107, comma 4 del TUIR, questi sono deducibili solamente al momento dell’utilizzo, mentre, ai fini IRAP, non assumono rilevanza per la determinazione della base imponibile.
7. IRES - Deducibilità degli accantonamenti per il trattamento di fine mandato
Con la Risoluzione n. 211 del 22 maggio 2008, l’agenzia delle Entrate ha ammesso la deducibilità degli accantonamenti per il trattamento di fine mandato, a condizione che il diritto all’indennità risulti da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto.
Tale interpretazione deriva dal rinvio all’articolo 17, comma 1, lettera c) del TUIR, norma che subordina alla predetta condizione la possibilità di godere della tassazione separata della indennità per la cessazione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, operato dall’articolo 105, comma 4 del TUIR.
A seguito di una istanza di interpello disapplicativo ai sensi dell’articolo 37-bis, comma 8 del D.P.R. n. 600/73, in relazione all’articolo 102, comma 9 del TUIR, l’Agenzia delle Entrate ha sostenuto che quest’ultima disposizione non sia suscettibile di essere disapplicata, in quanto assume funzione di norma di “sistema” e non di norma antielusiva specifica.
La ratio sottostante alla previsione di una deducibilità a forfait di determinati costi, tra i quali vanno annoverati anche quelli menzionati all’articolo 102, comma 9 del TUIR, infatti, come ribadito dall’Agenzia, è riconducibile alla volontà del legislatore di evitare un “evasivo” utilizzo privatistico del bene.
Non è, pertanto, compatibile con tale previsione normativa la possibilità di presentare “prova contraria”, dimostrando, cioè, l’esclusiva destinazione del bene allo svolgimento dell’attività imprenditoriale.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 213 del 22 maggio u.s., ha fornito nuovi chiarimenti in ordine alla disciplina agevolativa di cui all’ art. 1, commi da 242 a 249, della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 - c.d. Bonus Aggregazioni.
Segnatamente, l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto che, in caso di più conferimenti di azienda a favore di un’unica società conferitaria, ai fini dell’agevolazione in parola - che consente di fruire, al sussistere di determinate condizioni, di un riconoscimento fiscale gratuito dei maggior valori emergenti da operazioni di conferimento, fusione e scissione – non assumono alcun rilievo i minor valori imputati a titolo di avviamento negativo ad alcune delle aziende conferite.
Il riconoscimento fiscale, infatti, sarà circoscritto ai maggior valori iscritti dalla conferitaria a titolo di avviamento imputabile alle altre aziende conferite.
Con la Risoluzione n. 203 del 19 maggio 2008 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sull’applicabilità della deduzione volta a ridurre il c.d. cuneo fiscale (articolo 11, comma 1, lettera a), n. 2) del D.Lgs. n. 446/97) agli enti non commerciali.
L’Agenzia precisa che nell’ambito soggettivo delle agevolazioni in esame rientrano anche gli enti non commerciali che non hanno per oggetto esclusivo o prevalente l’esercizio di attività commerciali. In tale ipotesi, tuttavia, la deduzione forfetaria di 4.600 euro spetta solo in relazione al personale impiegato nell’eventuale attività commerciale svolta dall’ente. In caso di personale utilizzato promiscuamente sia nell’attività istituzionale, sia in quella commerciale, occorrerà riparametrare la deduzione di 4.600 euro pro-capite in base al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e proventi che formano il reddito d’impresa e l’ammontare dei proventi dell’ente.
Nel calcolo del reddito imponibile IRAP di una società che risulta essere non operativa secondo i criteri dettati dall’articolo 30 della Legge n. 724 del 23 dicembre 1994, influisce il reddito minimo IRES, alla cui determinazione partecipa anche il valore delle partecipazioni possedute nell’esercizio per il quale si sta verificando l’operatività.
Tale principio vige indipendentemente dal fatto che la società eserciti attività esclusiva o prevalente di assunzione di partecipazioni in società esercenti attività diversa da quella creditizia o finanziaria e che, quindi, in quanto holding, non includa i proventi da partecipazione nella determinazione ordinaria della base imponibile IRAP.
Questo è quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 206 del 20 maggio 2008.
L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 189 del 8 maggio 2008, ha chiarito che, nel caso di scioglimento di società di comodo, l’imposta sostitutiva sul reddito d’impresa generato nel periodo compreso tra l’inizio e la chiusura della liquidazione, sulle riserve e fondi in sospensione di imposta e sui saldi attivi di rivalutazione si applica con le aliquote più favorevoli introdotte dalla Finanziaria 2008 (rispettivamente pari al 10% e al 5%) solo qualora la società abbia deliberato la messa in liquidazione a decorrere dall’entrata in vigore delle specifiche disposizioni della Finanziaria 2008 (ossia dal 1 gennaio 2008), sempre che la società risulti non operativa con riferimento al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007.
Per le società il cui scioglimento è stato deliberato anteriormente, risultano, invece, applicabili le aliquote previste dalla Finanziaria 2007 (rispettivamente pari al 25% e al 10%).
La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 43 del 12 maggio 2008 ha fornito chiarimenti in merito al trattamento, ai fini IVA, delle prestazioni di servizi connesse alla gestione dei rifiuti e delle cessioni e prestazioni di servizi aventi ad oggetto rottami, per quanto concerne l’applicabilità dell’aliquota ridotta (10%) e del reverse charge.
In particolare, possono usufruire dell’aliquota ridotta le seguenti attività:
· raccolta, trasporto, recupero, smaltimento dei rifiuti e relative operazioni di controllo fino al deposito del materiale sulla c.d. piattaforma, intendendosi per tale l’area attrezzata e custodita dove si conferiscono i rifiuti raccolti;
· le lavorazioni fatte eseguire sul materiale raccolto e depositato sulla piattaforma, a prescindere dal soggetto che ne è proprietario;
· le operazioni connesse all’utilizzo dei rifiuti per il recupero energetico.
Il regime del reverse charge è applicabile alle seguenti transazioni:
· cessioni di materiale conferito sulla piattaforma, a condizione che sia qualificabile come rottame;
· lavorazioni effettuate su rottami, cascami, avanzi di materiali ferrosi e non ferrosi, a condizione che da tali lavorazioni si ottenga un materiale sempre qualificabile come rottame;
· operazioni accessorie aventi ad oggetto rottami.
Con la Risoluzione n. 195 del 16 maggio 2008, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito ai presupposti per l’emissione di una nota di variazione in caso di procedure esecutive, procedure concorsuali e nel caso di revocatoria fallimentare.
In primo luogo, viene ribadito che il mancato pagamento dell’originario credito può consentire l’emissione della nota di credito solo nel caso di procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose.
Inoltre, affinché ci siano i presupposti per l’emissione della nota di variazione è necessario che sia compiuto almeno il primo atto tipico con il quale si instaura la procedura concorsuale o esecutiva (sentenza dichiarativa di fallimento, pignoramento, rispettivamente). Di conseguenza, se l’istanza di fallimento viene respinta perché non sussistono i presupposti per dichiarare il fallimento, il creditore potrà emettere la nota di credito solo dopo aver esperito infruttuosamente una procedura esecutiva.
Infine, in caso di revocatoria fallimentare l’Agenzia ha chiarito che è necessaria l’insinuazione al passivo del creditore quale presupposto per poter emettere la nota di credito. Infatti, l’esercizio dell’azione revocatoria ha solo l’effetto di rendere inefficace l’operazione revocata nei confronti della massa dei creditori.
L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 197 del 16 maggio 2008, ha fornito alcune interpretazioni circa la corretta applicazione dell’articolo 9, comma 1, n. 9) del D.P.R. n. 633/72, relativo alle condizioni di non imponibilità delle lavorazioni di beni di provenienza estera destinati ad essere esportati da o per conto del prestatore del servizio o del committente non residente nel territorio dello Stato.
In particolare, in relazione alle lavorazioni su beni che in parte vengono esportati e in parti vengono ceduti o in Italia o in altri paesi dell’Unione Europea, ma che sono intrinsecamente non divisibili (si tratta di composti liquidi), la Direzione centrale normativa e contenzioso ha sposato una delle tesi sostenute dal contribuente, consentendo l’ammissibilità della seguente procedura:
la parte di corrispettivo per le lavorazioni corrispondente alla quota di prodotto finito destinata ad essere esportata viene fatturata in regime di non imponibilità;
la parte rimanente del corrispettivo, relativa ai beni che sono venduti o in Italia oppure in un altro paese comunitario, deve essere assoggettata ad Iva con l’aliquota ordinaria.
Se, tuttavia, dopo la lavorazione dovesse emergere una destinazione diversa dei beni lavorati rispetto alle originarie previsioni, è necessario operare una variazione in aumento (obbligatoria, con applicazione delle sanzioni per violazione degli obblighi di documentazione di operazioni imponibili) o in diminuzione (facoltativa), relativa, però, solo all’imposta e non alla base imponibile.
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 103 del 3 maggio 2008, il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 7 marzo 2008. Tale decreto, rappresenta il primo provvedimento per l’attuazione dell’obbligo di fatturazione e archiviazione elettronica delle transazioni effettuate con le amministrazioni dello Stato, previsto dalla Finanziaria 2008 (art. 1, commi da 209 a 214, Legge n. 244 del 24 dicembre 2007).
Secondo le nuove disposizioni, la trasmissione delle fatture dovrà avvenire attraverso il Sistema di interscambio istituito e gestito, anche per mezzo di proprie strutture societarie, dal Ministero dell’economia e delle finanze. Proprio a questo fine, il decreto ha individuato l’Agenzia delle Entrate, quale gestore unico del sistema di interscambio, affiancata dalla Sogei quale struttura dedicata ai servizi strumentali e alla conduzione tecnica del sistema.
L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 184 del 5 maggio 2008, ha fornito alcuni chiarimenti sulla possibilità di utilizzare la c.d. separazione delle attività di cui all’articolo 36, comma 3 del D.P.R. n. 633/72, a seguito di una operazione di riorganizzazione, articolata in due fusioni per incorporazione e in un conferimento di ramo d’azienda.
Sebbene l’articolo 36, comma 3 preveda che la comunicazione dell’opzione per l’applicazione separata dell’imposta relativamente ad alcune attività esercitate dal contribuente debba essere fornita o nella dichiarazione di inizio attività o nella dichiarazione relativa all’anno precedente; ciononostante, nel caso prospettato, l’Agenzia ha ritenuto che sia legittimamente applicabile tale norma, poiché le attività da separare confluiscono in un unico soggetto a seguito della riorganizzazione ed erano svolte in precedenza singolarmente.
Condizione necessaria per l’applicazione di tale norma è che si sia in presenza di attività effettivamente distinte ed obiettivamente autonome, ancorché svolte nell’ambito della stessa impresa.
La circolare ministeriale n. 44/E del 29 maggio 2008 fornisce chiarimenti in ordine alle principali novità relative agli studi di settore in vigore per il periodo d’imposta 2007.
In particolare, sono stati approvati 68 nuovi studi di settore, in vigore dal periodo d’imposta 2007, derivanti dalla revisione di studi precedentemente in vigore.
Inoltre, sono stati introdotti nuovi indici di normalità economica (INE), finalizzati al contrasto di fenomeni di infedele compilazione degli studi di settore da parte del contribuente.
Sulla base dei nuovi INE, la congruità sussiste ove l’impresa dichiari ricavi o compensi almeno pari al valore puntuale, risultante degli studi di settore, aumentato degli eventuali maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli INE.
Esempio Ricavi dichiarati 1.000
Ricavo puntuale 1.000
Maggior ricavo in applicazione INE 100
Ricavo puntuale per congruità 1.100
I risultati dei nuovi INE avranno la medesima valenza probatoria, in sede di accertamento, dell’analisi di congruità effettuate sulla base degli studi di settore. In buona sostanza, sarà il contribuente a dover fornire la prova contraria alle risultanze degli indici.
Diversamente, per gli studi non revisionati soggetti ai precedenti INE, sarà l’ufficio finanziario ad essere tenuto a fornire la prova per gli scostamenti riscontrati.
Tali indici, introdotti in via sperimentale nel 2007, sono ritenuti meno affidabili da parte della stessa Amministrazione finanziaria (circolare n. 5/2008) e sono equiparati a presunzioni semplici.
Si ricorda che per tali studi, soggetti ai precedenti INE, la congruità rimane determinata dal maggiore fra i seguenti valori:
a) ricavo minimo risultante dallo studio, tenendo conto delle risultanze degli INE;
b) ricavo puntuale risultante dallo studio, senza tener conto delle risultanze degli INE.
Restano valide, per entrambe gli indici, le considerazioni avanzate dalla stessa Amministrazione finanziaria nella circolare n. 5/2008, in cui si affermava che l’utilizzo automatico degli studi (e dei nuovi INE) non è mai consentito in sede di accertamento, “.. dato che il suo contenuto dipende dall’esito imprevedibile a priori, del contraddittorio con il contribuente..”.
A riguardo, si segnala che la procedura Gerico 2008 prevede ora la possibilità, per il contribuente, di segnalare l’eventuale non corretta applicazione dell’INE al suo specifico caso, segnalando le possibili cause giustificative (es. situazioni di mercato particolari) in apposite note.
Il contribuente potrà procedere, tramite Gerico 2008, anche al ricalcolo dei ricavi o compensi derivanti dall’INE, inserendo i valori, ritenuti più adeguati al caso specifico, delle variabili prese a base del calcolo di normalità economica.
Sono stati introdotti nuovi correttivi congiunturali automatici (cioè applicati direttamente dal software Gerico) per particolari settori in difficoltà (es. tessile, abbigliamento e calzature). Tali correttivi, verificati certi requisiti, consentono una riduzione dei compensi o dei ricavi stimati dallo studio di settore.
Sono stati confermati per l’esercizio 2007 i correttivi congiunturali non automatici (cioè riconosciuti al contribuente solo in sede di contraddittorio con l’ufficio) previsti per i settori della meccanica, editoria e farmacie, mentre sono stati introdotti nuovi correttivi non automatici per i settori dell’edilizia e delle locazioni immobiliari.
I nuovi studi di settore sono stati predisposti sulla base della classificazione delle attività economiche ATECO 2007.
Nelle ipotesi in cui la nuova classificazione comporti l’applicazione di uno studio di settore diverso rispetto a quello previsto per UNICO 2007, si renderà applicabile lo studio dell’anno precedente.
La Direttiva di gruppo di Equitalia (DSR/NC/2008/017) fornisce regole uniformi, alle 31 società partecipate a livello nazionale, per la valutazione delle istanze di rateizzazione dei debiti fiscali iscritti a ruolo.
La rateizzazione può essere concessa ai contribuenti che si trovano in temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica, cioè non in grado di poter pagare in un'unica soluzione i propri debiti (19 DPR n. 602/1973).
Per importi fino a 5.000,00 euro, la rateizzazione è concessa, a semplice richiesta motivata del contribuente, nel seguente numero di rate:
fino a 2.000,00 euro massimo 18 rate;
da 2.001,00 a 3.500,00 euro massimo 24 rate;
da 3.501,00 a 5.000,00 euro massimo 36 rate.
Per importi superiori a 5.000,00 euro, la rateizzazione è concessa solo dopo l’accertamento della temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica, verificata sulla base di precisi requisiti, diversi a seconda lo status del soggetto istante.
Le domande presentate da persone fisiche o titolari di ditte individuali in regimi fiscali semplificati, saranno esaminate utilizzando l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (cd. I.S.E.E.) del nucleo familiare. La certificazione ISEE può essere rilasciata da uno dei soggetti preposti per legge (es. Comuni, CAAF, INPS, PA erogatrici di prestazioni sociali agevolate).
Le domande presentate da società di capitali, società cooperative, mutue assicuratrici, società di persone o titolari di ditte individuali in contabilità ordinaria, saranno valutate sulla base dei seguenti indici di bilancio:
indice di liquidità = (liquidità immediata + liquidità differita)/ passività correnti
indice alfa = debito fiscale complessivo /valore della produzione x 100
L’indice di liquidità, ove il quoziente sia inferiore a 1, verifica la sussistenza della temporanea situazione di difficoltà economica, condizione necessaria per accedere alla rateizzazione.
L’indice alfa individua invece il numero massimo di rate concedibile alle imprese (nel caso in cui l’indice di liquidità sia inferiore ad 1), e cioè:
- per Alfa compreso tra 4 e 7 massimo 18 rate;
- per Alfa compreso tra 7 e 10 massimo 36 rate;
- per Alfa superiore a 10 massimo 72 rate.
Le imprese, che non ottengono la rateizzazione sulla base dell’applicazione dei predetti indici di bilancio, possono presentare ulteriore documentazione comprovante la temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica. Nel dettaglio, l’impresa dovrà dimostrare la sussistenza di eventi straordinari (crisi del mercato di riferimento, evento imprevedibile provocato da forza maggiore), che hanno generato l’incapacità temporanea dell’impresa ad adempiere i debiti in scadenza con i propri mezzi finanziari.
20. Decreto legge 27 maggio 2008, n. 93 – Detassazione degli straordinari e premi - Abolizione ICI
L’art. 1 esclude le abitazioni principali ed eventuali pertinenze (garage, cantina, soffitta) dall’applicazione dell’ICI. L’abolizione non riguarderà gli immobili di lusso classificati nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli).
Beneficiano dell’agevolazione gli immobili assimilati ad abitazione principale, con regolamento comunale, e negli altri casi previsti da apposita legge (es. abitazioni delle cooperative edilizie abitate abitualmente dai soci assegnatari, ecc..).
L’agevolazione decorre dall’anno 2008, conseguentemente, non sarà dovuta l’ICI sulle abitazioni principali, in sede di pagamento dell’acconto per il presente anno di imposta in scadenza il 16 giugno p.v.. Dall’entrata in vigore del decreto sono sospesi i poteri delle regioni ed enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato, al fine di recuperare il gettito perduto con l’ICI sulle abitazioni principali.
L’art. 2 del DL n. 93/2008 prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali comunali e regionali (con aliquota pari al 10%) sulle somme erogate, nel periodo dal 1 luglio 2008 al 31 dicembre 2008, a titolo di:
- prestazioni di lavoro straordinario, ai sensi del decreto legislativo 8 aprile n. 66 effettuate nel periodo suddetto;
- prestazioni di lavoro supplementare ovvero prestazioni rese in funzione di clausole elastiche, effettuate nel periodo suddetto, e sempre a condizione che il contratto di lavoro a tempo parziale che li prevede sia stato stipulato prima dell’entrata in vigore del decreto;
- incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa (premi di produttività), e altri elementi di competitività e di redditività legati all’andamento economico dell’impresa (premi di risultato).
Tali redditi (cd. componenti variabili della retribuzione) non concorreranno, fino ad un ammontare lordo annuo pari ad euro 3.000 alla formazione del reddito complessivo del percepente o del suo nucleo familiare, mentre vengono computati ai fini dell’accesso alle prestazioni previdenziali ed assistenziali.
Tale beneficio si applicherà solo ai lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito lordo, nell’anno 2007, non superiore ad euro 30.000.
La misura ha carattere sperimentale fino al prossimo dicembre.
Il comma 6 del medesimo art. 2 prevede la soppressione della detassazione delle erogazioni ai dipendenti, previste alla lett. b), del comma 2, dell'art. 51, TUIR.
L’art. 3 del DL n. 93/2008 prevede la stipula di una convenzione tra Ministero dell’Economia ed ABI, che disciplini le modalità ed i criteri per consentire la ristrutturazione parziale dei mutui cd. “prima casa” a tasso variabile, accesi anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto.
L’adesione alla convenzione è aperta alle banche e gli intermediari finanziari vigilati, ma non prevede nei loro confronti alcun obbligo di adesione, né sono previste sanzioni per le banche, eventualmente aderenti alla convenzione, per la mancata proposta di ristrutturazione al mutuatario entro tre mesi dalla data di entrata vigore del decreto.
La ristrutturazione del mutuo avverrà in due fasi:
- individuazione del tasso medio aritmetico applicato nel 2006;
- ricalcolo delle rate residue del mutuo applicando il predetto tasso medio all’importo originario.
La differenza tra l’importo delle rate dovute secondo il piano di ammortamento originario e quello rinegoziato è addebitata su un conto di finanziamento accessorio intestato al cliente.
Sulle somme addebitate nel predetto conto si applicherà un tasso d’interesse pari all’IRS fisso a dieci anni (attualmente è pari a 4,6275), maggiorato di uno spread dello 0,50%.
Diversamente, nell’ipotesi in cui il tasso di interesse di mercato sia inferiore nei prossimi anni al tasso medio, come sopra determinato, il mutuatario avrà diritto a vedersi accreditata la differenza sul conto accessorio.
L’intera somma dovrà essere rimborsata in rate costanti, di importo pari all’ammontare della rata risultante dalla ristrutturazione. L’operazione di ristrutturazione del debito non comporta il pagamento di penali o altre tasse da parte del mutuatario.
L’art. 4 del DL n. 93/2008 prevede disposizioni in merito alle modalità di rimborso delle somme erogate ad Alitalia Spa.
L’art. 5 contiene disposizioni per la copertura finanziaria dei provvedimenti agevolativi previsti nel decreto. Tra questi, viene previsto in particolare l’abrogazione di alcuni incentivi fiscali per il settore cinematografico, previsti dalla finanziaria 2008.
La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 162/2008, depositata il 20 maggio u.s ha statuito un principio in tema di determinazione della rendita catastale, secondo il quale per la sua quantificazione, rilevante ai fini della determinazione dell’ICI, concorrono tutti gli elementi costitutivi degli opifici anche se fisicamente non incorporati al suolo. Per la Suprema Corte ciò che rileva non è l’amovibilità o meno di un bene, ma la circostanza che esso costituisca una componente strutturale ed essenziale, che contribuisca alla funzione complessiva ed unitaria dell’opificio stesso.
Il 22 maggio 2008 la Corte di Giustizia Europea ha depositato la Sentenza nel procedimento C-162/07 (caso Amplifin), relativa ai presupposti di applicazione del regime della c.d. Iva di gruppo.
La questione riguarda le modalità con cui le disposizioni dell’attuale articolo 11, comma 1, della Direttiva 2006/112/CE - che consente di individuare come unico soggetto passivo d’imposta i soggetti che siano giuridicamente indipendenti, ma strettamente vincolati fra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi – siano state trasposte nell’articolo 73, comma 3 del D.P.R. n. 633/72 e nel decreto attuativo del 13 dicembre 1979.
In particolare, il dubbio sull’interpretazione dell’articolo 11, comma 1 del testo rifuso della sesta direttiva riguarda i limiti di tale previsione e se la discrezionalità riconosciuta agli stati membri consenta l’introduzione di norme che pongono limiti sulla natura degli enti coinvolti, sull’entità del vincolo societario esistente tra i soggetti che si intende far partecipare alla procedura dell’Iva di gruppo e sul periodo a partire dal quale tale vincolo deve sussistere, per poter godere della semplificazione.
La Corte di Giustizia ha stabilito che l’articolo 11, comma 1 costituisce una norma che presuppone, per la sua applicazione, la previa consultazione da parte dello stato membro, del comitato consultivo dell’imposta sul valore aggiunto, cosa che, per quanto concerne il D.M. del 13 dicembre 1979, la Repubblica Italiana non ha operato.
Tuttavia, con riferimento alle disposizioni che subordinano l’applicabilità del regime dell’Iva di gruppo alle condizioni previste dalle norme italiane, la Corte non ha riscontrato la violazione né del principio di neutralità, né, tanto meno, di quelli di abuso di diritto e proporzionalità.
Di particolare interesse è la sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’8 maggio 2008, relativa alle cause riunite C-95/07 e C-96/07, nota come “Caso Ecotrade”. I giudici del Lussemburgo, sono stati chiamati a valutare la prassi comunemente adottata dall’Agenzia delle Entrate, in tema di omessa o erronea registrazione delle fatture relative ad acquisti intra-comunitari.
In particolare, qualora rilevata, tale omissione viene generalmente punita con la sanzione per violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni imponibili (di cui all’articolo 6, comma 1 del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471), la cui entità è compresa tra il 100% e il 200% dell’imposta non documentata. Inoltre, se l’accertamento è iniziato successivamente al termine previsto per l’esercizio del diritto di detrazione (esercitabile, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto, ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del D.P.R. n. 633/72), il contribuente è tenuto a versare l’imposta non correttamente registrata, ma non può operarne la detrazione.
I giudici del Lussemburgo, in primo luogo hanno ammesso la legittimità di stabilire termini di accertamento più lunghi di quelli per poter esercitare il diritto di detrazione. Essi, infatti, hanno ritenuto che un termine di decadenza la cui scadenza porti a sanzionare il contribuente non sufficientemente diligente, il quale abbia omesso di richiedere la detrazione dell’Iva a monte, privandolo del diritto alla detrazione, non può essere considerato incompatibile con la sesta direttiva, purché detto termine si applichi allo stesso modo a diritti analoghi in materia fiscale fondati sul diritto interno o sul diritto comunitario (in virtù del c.d. principio di equivalenza) e non renda pressoché impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio del diritto alla detrazione (c.d. principio di effettività).
L’articolo 19, primo comma del D.P.R. n. 633/72, secondo la Corte, non viola né il principio di equivalenza né quello di effettività.
Quanto alla questione centrale, relativa alla impossibilità di esercitare il diritto alla detrazione a seguito dell’accertamento se sono spirati i termini di cui all’articolo 19, comma 1, la Corte di Giustizia ha sancito che la prassi che sanziona l’inosservanza degli obblighi contabili e di dichiarazione con il diniego del diritto a detrazione eccede chiaramente quanto necessario per l’obiettivo di garantire il corretto adempimento di tali obblighi, posto che il diritto comunitario non vieta agli stati membri di irrogare una sanzione proporzionata alla gravità dell’infrazione, allo scopo di sanzionare tali obblighi.
La prassi esaminata dalla Corte eccede quanto necessario per assicurare l’esatta riscossione dell’Iva, poiché può addirittura comportare la perdita del diritto alla detrazione.
Di conseguenza, essendo contraria al principio di proporzionalità delle sanzioni, la prassi adottata dall’Amministrazione italiana è stata ritenuta contraria alla sesta direttiva e, quindi, illegittima.
Da ultimo, la Corte rileva che l’inosservanza di obblighi contabili come quelli dedotti nelle cause riunite non implica un rischio di perdite di entrate fiscali, posto che nell’ambito di applicazione del regime dell’inversione contabile nulla è dovuto, in linea di principio, all’erario. Una simile inosservanza non può essere assimilata ad un’operazione inficiata da frode fiscale a da abuso delle norme comunitarie, in quanto non effettuata per ottenere un indebito vantaggio fiscale.
Infine, per completezza, giova evidenziare anche quanto sostenuto dall’Avvocato Generale, nelle Conclusioni sulle cause riunite, presentate il 13 marzo 2008. E’ stato sottolineato che “il meccanismo dell’inversione fiscale mira ad evitare la doppia imposizione e a garantire la neutralità fiscale. I provvedimenti non devono eccedere quanto è necessario a raggiungere gli obiettivi per cui essi sono stati autorizzati, né possono mettere in discussione la neutralità. Un provvedimento che subordina il diritto alla detrazione al rispetto di obblighi di forma, a prescindere dalla questione se i requisiti sostanziali siano soddisfatti, eccede quanto è necessario a tal fine”.
Da quanto sopra, emerge la necessità per l’ordinamento italiano di adeguarsi a quanto autorevolmente affermato dalla Corte di Giustizia Europea.