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Timestamp: 2018-05-21 17:04:45+00:00
Document Index: 80333742

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 12', 'art. 73', 'art. 71', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 71']

Ancora una circolare sulle assenze per malattia e i permessi di cui al d.l. 25 giugno 2008 n. 112
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G. Crepaldi (www.ilpersonale.it 1/10/2008) - Maggioli Editore
Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha emanato un’altra circolare (5 settembre 2008 n. 8), al fine di fornire ulteriori chiarimenti in merito all’art. 71 del d.l. 25 giugno 2008 n. 112 del 2008, relativamente alle assenze dal servizio dei pubblici dipendenti. In merito era già intervenuta la circolare 2008 n. 7.
La necessità di un rinnovato intervento chiarificatore nasce dai numerosi quesiti giunti al Dipartimento della funzione pubblica dalle diverse amministrazioni nonché dalle modifiche apportate all’originario atto normativo in sede di conversione (legge 6 agosto 2008 n. 133).
In relazione alla assenze per malattia, la legge di conversione ha introdotto, dopo il primo comma dell’art. 71 in esame, un comma 1 bis, che stabilisce che: “Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano al comparto sicurezza e difesa per le malattie conseguenti a lesioni riportate in attività operative ed addestrative”.
Per quanto attiene alle nuove modalità di decurtazione della retribuzione in caso di assenza per malattia, la disposizione (art. 71, I comma) stabilisce che, salvo le eccezioni previste, “nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio”. La norma prescrive una decurtazione permanente nel senso che la trattenuta opera per ogni episodio di assenza (anche di un solo giorno) e per tutti i dieci giorni anche se l’assenza si protrae per più di dieci giorni. Pertanto, nel caso di assenza protratta per un periodo superiore a dieci giorni, i primi dieci giorni debbono essere assoggettati alle ritenute prescritte mentre per i successivi occorre applicare il regime giuridico - economico previsto dai CCNL ed accordi di comparto per le assenze per malattia. In sostanza, i dieci giorni non sono un contingente predefinito massimo esaurito il quale si applicano le regole contrattuali e l’assenza per malattia che si protrae oltre il decimo giorno non consente la corresponsione della retribuzione contrattuale (individuata dai CCNL e dagli accordi di comparto) a partire dal primo giorno, ma il trattamento deve essere comunque “scontato” relativamente ai primi dieci giorni.
La decurtazione retributiva esaminata opera in tutte le fasce retributive previste dai CCNL in caso di assenza per malattia. In proposito, come noto, i vigenti CCNL già disciplinano una decurtazione retributiva che è di diversa entità a seconda dei periodi di assenza. Queste decurtazioni non sono state soppresse dalla nuova disciplina legale e permangono, cosicché la trattenuta di cui al comma I dell’art. 71 opera per i primi dieci giorni sovrapponendosi al regime contrattuale relativo alla retribuzione in caso di malattia.
In relazione alle assenze per visite specialistiche, terapie e accertamenti diagnostici, il parere chiarisce che anche dopo l’entrata in vigore del d.l. 25 giugno 2008 n. 112 tali assenze continuano ad essere imputate come in precedenza. Dunque, gli istituti cui il dipendente può ricorrere sono: i permessi brevi, i permessi per documentati motivi personali, l’assenza per malattia, giustificata mediante certificazione medica, gli altri permessi per ciascuna specifica situazione previsti da leggi o contratti, le ferie. Il ricorso all’uno o all’altro istituto dipende dalle circostanze concrete. Se l’assenza per effettuare visite specialistiche, cure o esami diagnostici è imputata a malattia, si applica il nuovo regime sia per quanto concerne le modalità di certificazione, sia per quanto riguarda la retribuzione.
Quanto alle modalità di certificazione di queste assenze, nel caso in cui l’assenza venga a coincidere con il terzo o successivo evento nell’arco dell’anno solare ovvero l’assenza per malattia si protragga oltre il decimo giorno, qualora il dipendente debba o voglia sottoporsi ad una prestazione specialistica presso una struttura privata dovrà produrre, unitamente all’attestazione da quest’ultima rilasciata, la relativa prescrizione effettuata da una struttura pubblica o del medico convenzionato con il S.S.N.
Nel caso di imputazione dell’assenza per effettuare visite specialistiche, cure o esami diagnostici a malattia, l’amministrazione che ha conoscenza della circostanza a seguito della comunicazione del dipendente deve valutare di volta in volta, in relazione alla specificità delle situazioni, se richiedere la visita domiciliare di controllo per i giorni di riferimento. In tal caso possono ricorrere quelle “esigenze funzionali ed organizzative” di cui si deve tener conto nel richiedere la visita fiscale secondo l’art. 71, comma III, del d.l. n. 112/2008. Infatti, il tentativo di effettuare l’accesso al domicilio del lavoratore da parte del medico della struttura competente potrebbe configurarsi come ingiustificato aggravio di spesa per l’amministrazione in quanto, in assenza del dipendente, potrebbe non avere lo scopo di convalidare la prognosi.
Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita.
Al riguardo, si rammenta la previsione dell’art. 12 bis del d.lgs. 25 febbraio 2000 n. 61, innovato da ultimo dalla legge finanziaria per il 2008 che, a proposito del lavoro part-time dei dipendenti affetti da patologie oncologiche per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accorda al dipendente del settore pubblico o privato interessato un diritto alla trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale in caso di richiesta e, successivamente alla trasformazione, un diritto alla riconversione a tempo pieno. Questa norma, in quanto lex specialis approvata in favore di una specifica categoria di soggetti, deve ritenersi ancora vigente nonostante la successiva entrata in vigore dell’art. 73 del d.l. n. 112 del 2008 (che ha innovato il regime della trasformazione da tempo pieno a tempo parziale) dei rapporti di lavoro con le amministrazioni.
In relazione ai permessi per i portatori di handicap grave e per i loro assistenti disciplinati dalla l. n. 5 febbraio 1992 n. 104, la legge di conversione è intervenuta a modificare il comma V dell’art. 71 del d.l. 25 giugno 2008 n. 112, sostituendo il riferimento al comma III dell’art. 33 della l. n. 104/1992 con quello al comma VI. In base al testo attualmente vigente si prevede che le assenze dal servizio dei dipendenti non sono equiparate alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Fanno eccezione le assenze per congedo di maternità, compresa l`interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per citazione a testimoniare e per l`espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonché le assenze previste dall`articolo 4, comma I, della legge 8 marzo 2000, n. 53, e per i soli dipendenti portatori di handicap grave, i permessi di cui all`articolo 33, comma VI, della l. n. 104/1992. Quindi, la disciplina prevede ora una deroga espressa per tutte le tipologie di permesso fruibili dai portatori di handicap grave, sia quelli giornalieri (previsti dal comma III dell’art. 33 della l. n. 104/1992) sia quelli orari (previsti dal comma II del medesimo articolo), entrambi richiamati nel testo del comma VI dell’art. 33.
Secondo l’art. 33, comma III, della l. n. 104/92, i genitori di figli con handicap grave e gli altri soggetti legittimati possono fruire di tre giorni di permesso mensile. Alcuni contratti collettivi, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori che prestano assistenza, stabiliscono che tali permessi giornalieri possono essere fruiti anche in maniera frazionata, cioè ad ore, ed è stato fissato il contingente massimo di ore 18. Dunque i permessi giornalieri sono disciplinati direttamente dalla legge, è la legge stessa che dovrà stabilire un eventuale monte ore, mentre il contingente delle 18 ore previsto dai CCNL vale solo nel caso in cui il dipendente opti per una fruizione frazionata del permesso giornaliero.
Diversamente, per quanto riguarda i permessi giornalieri documentati per particolari motivi personali e familiari disciplinati dai contratti collettivi, nel caso di previsione da parte dei medesimi contratti della possibilità di fruizione frazionata degli stessi con fissazione del monte ore (18), trova applicazione la nuova disciplina di cui all’art. 71, comma IV, del d.l. n. 112/2008, in base alla quale nel caso di fruizione dell`intera giornata lavorativa, l`incidenza dell`assenza sul monte ore a disposizione del dipendente, per ciascuna tipologia, viene computata con riferimento all`orario di lavoro che il medesimo avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza.
Il d.l. n. 112/2008 non modifica né abrogale le disposizioni della legge 13 luglio 1967 n. 584 sui permessi per donazioni di sangue e midollo osseo.