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Timestamp: 2018-07-20 16:09:41+00:00
Document Index: 26764096

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 49', 'art. 50', 'art. 43', 'art. 29', 'art. 49', 'art. 50', 'art. 12', 'art. 36', 'art. 23']

Codice deontologico - ODCEC di L'Aquila
Il Presidente dell'Ordine dell'Aquila, dott. Vincenzo Merlini, e' membro della commissione di deontologia del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI.....................................................5
Articolo 1 Definizioni ..........................................................................5
Articolo 2 Contenuto del Codice ..........................................................5
Articolo 3 Potestà disciplinare............................................................5
Articolo 4 Ambito di applicazione.......................................................5
Articolo 5 Interesse pubblico ..............................................................5
Articolo 6 Integrità..............................................................................6
Articolo 7 Obiettività...........................................................................6
Articolo 8 Competenza e diligenza......................................................6
Articolo 9 Indipendenza ......................................................................6
Articolo 10 Riservatezza........................................................................7
Articolo 11 Comportamento professionale.......................................................................7
Articolo 12 Prestazioni professionali svolte al di fuori del paese di origine ..............................................................7
Articolo 13 Esercizio della professione in cooperazione con terzi .............................................................................7
Articolo 14 Responsabilità professionale........................................................................7
TITOLO II – RAPPORTI PROFESSIONALI ..........................................................................7
CAPO 1 – RAPPORTI CON I COLLEGHI ...............................................................7
Articolo 15 Collaborazione tra colleghi...........................................................................7
Articolo 16 Subentro ad un collega.......................................................8
Articolo 17 Assistenza congiunta allo stesso cliente ........................................................8
Articolo 18 Assistenza a clienti aventi interessi in conflitto con clienti assistiti da altro professionista ....................9
Articolo 19 Corrispondenza tra colleghi..........................................................................9
CAPO 2 – RAPPORTI CON I CLIENTI...................................................................9
Articolo 20 Principi generali ................................................................9
Articolo 21 Accettazione dell’incarico............................................................................9
Articolo 22 Esecuzione dell’incarico .....................................................9
Articolo 23 Cessazione dell’incarico .............................................................................10
Articolo 24 Fondi dei clienti, garanzie e prestiti............................................................10
Articolo 25 Compenso professionale.............................................................................10
CAPO 3 – RAPPORTI CON GLI ENTI ISTITUZIONALI DI CATEGORIA ........................................................................................10
Articolo 26 Elettorato attivo................................................................10
Articolo 27 Elettorato passivo.............................................................11
Articolo 28 Incarichi istituzionali ........................................................11
Articolo 29 Rapporti con gli Ordini locali ed il Consiglio Nazionale.......................................................................11
Articolo 30 Rapporti con la Cassa Nazionale di previdenza ....................................................................................11
CAPO 4 – RAPPORTI CON COLLABORATORI E DIPENDENTI.........................................................11
Articolo 31 Rapporti con collaboratori.........................................................................11
Articolo 32 Remunerazione dei dipendenti ....................................................................11
Articolo 33 Rispetto della riservatezza..........................................................................11
Articolo 34 Collaboratori di altri professionisti ............................................................12
CAPO 5 – RAPPORTI CON I TIROCINANTI .........................................................12
Articolo 35 Doveri del professionista............................................................................12
Articolo 36 Obblighi del tirocinante ..............................................................................12
Articolo 37 Trattamento economico e durata del tirocinio .......................................................................................12
CAPO 6 – ALTRI RAPPORTI.............................................................................13
Articolo 38 Rapporti con i pubblici uffici.......................................................................13
Articolo 39 Rapporti con la stampa .....................................................13
Articolo 40 Rapporti con altre professioni.....................................................................13
TITOLO III – CONCORRENZA ..................................................................13
Articolo 41 Utilizzo di cariche pubbliche.......................................................................13
Articolo 42 Esercizio abusivo dell’attività professionale..........................................................................................13
Articolo 43 Divieto di intermediazione ..........................................................................13
Articolo 44 Informazione e pubblicità informativa ........................................................13
TITOLO IV - DISPOSIZIONI TRANSITORIE .....................................................................13
Articolo 45 Entrata in vigore ..............................................................14
- visto l’art. 29, lett. c), del decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139 in base al quale il
Consiglio Nazionale adotta ed aggiorna il codice deontologico della professione;
- visto l’art. 49, comma 1, del citato decreto legislativo n. 139 del 2005, in base al quale il
procedimento disciplinare nei confronti dell’iscritto all’Albo è volto ad accertare la sussistenza
della responsabilità disciplinare dell’incolpato per le azioni od omissioni che integrino
violazione di norme di legge e regolamenti, del codice deontologico, o che siano comunque
ritenute in contrasto con i doveri generali di dignità, probità e decoro, a tutela dell’interesse
pubblico al corretto esercizio della professione;
- visto l’art. 50, comma 6, del citato decreto legislativo n. 139 del 2005, in base al quale il
professionista è sottoposto a procedimento disciplinare anche per fatti non riguardanti l’attività
professionale, qualora si riflettano sulla reputazione professionale o compromettano l’immagine
e la dignità della categoria;
- visto il Code of Ethics for Professional Accountants emanato dall’IFAC – International
Federation of Accountants, nella versione attualmente in vigore;
- visti gli orientamenti in materia deontologica espressi dalla FEE – Fédération des Experts
Comptables Européens;
- considerata la necessità ed urgenza di emanare un nuovo codice deontologico della professione
a seguito dell’istituzione dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili, in
sostituzione dei previgenti codici deontologici approvati dai soppressi Consiglio Nazionale dei
Dottori Commercialisti e Consiglio Nazionale dei Ragionieri e Periti Commerciali;
- in attesa di una più ampia riforma del codice deontologico, nel cui ambito saranno incluse
norme di maggior dettaglio per l’esercizio della professione e di funzioni di essa;
a) “decreto n. 139 del 2005” indica il decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139: “Costituzione dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, a norma dell’articolo 2 della legge 24
febbraio 2005, n. 34”;
b) “professionista” indica chi è iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili nella sezione A - Commercialisti o nella sezione B – Esperti contabili;
f) “Cliente” è il soggetto che affida l’incarico al professionista ed è il destinatario o beneficiario della prestazione professionale; qualora un soggetto affidi un incarico a beneficio o nell’interesse di
terzi, tutti i soggetti coinvolti dovranno essere considerati “cliente”;
g) “Codice” indica il presente Codice deontologico della professione di dottore
commercialista ed esperto contabile.
1. Il presente Codice contiene principi e regole che il professionista deve osservare nell'esercizio della professione.
2. Il comportamento del professionista, anche al di fuori dell'esercizio della professione, deve
essere consono al decoro e alla dignità della stessa.
3. Il professionista è tenuto alla conoscenza delle norme del presente Codice, la cui ignoranza
non lo esime dalla responsabilità disciplinare. Articolo 3 POTESTÀ DISCIPLINARE
1. L'inosservanza dei precetti, degli obblighi e dei divieti fissati dal presente Codice e ogni
azione od omissione, comunque contraria al decoro o al corretto esercizio della professione, sono punibili con le sanzioni disciplinari previste dalla legge.
1. Il presente Codice si applica agli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti
Contabili, nella sezione A – Commercialisti e nella sezione B – Esperti contabili.
2. Soltanto nel rispetto dell’interesse pubblico egli potrà soddisfare le necessità del proprio
3. A causa dell’interesse pubblico, il professionista che venga a conoscenza di violazioni del presente Codice da parte di colleghi ha il dovere di informare il Consiglio dell’Ordine competente delle suddette
3. Il professionista deve dedicare a ciascuna questione esaminata la cura e il tempo
necessari, in maniera da acquisire una sufficiente certezza prima di formulare qualsiasi parere.
4. Il professionista dovrà informare il cliente della necessità di avvalersi, nell’erogazione
della prestazione professionale, della collaborazione di altro professionista avente
specifica competenza, a causa della sua specializzazione, in problematiche attinenti l’incarico affidatogli, su cui il primo non abbia adeguata competenza. Tale obbligo si applica anche qualora le circostanze richiedano l’intervento di soggetti iscritti in altri Albi professionali.
5. L’adempimento degli obblighi di formazione professionale continua, secondo quanto
previsto dai regolamenti emanati dal Consiglio Nazionale e dagli Ordini locali, costituisce il requisito minimo richiesto al professionista per il mantenimento della sua competenza professionale, ma non lo esonera dalle ulteriori attività formative, rese necessarie dalla natura degli incarichi professionali assunti, al fine di adempiere a quanto disposto dal comma 1 del presente articolo.
1. Il professionista deve agire nel rispetto delle norme sull’indipendenza e sulle incompatibilità previste in relazione alla natura dell’incarico affodatogli.
3. In assenza di interpretazioni approvate dal Consiglio Nazionale in relazione a specifiche funzioni professionali, si applicano le regole di indipendenza ed incompatibilità maggiormente rigorose tra quelle previste dalla legge e quelle previste dal vigente Code of Ethics for Professional Accountants emanato
dall’IFAC.
1. Il professionista, fermi restando gli obblighi del segreto professionale e di tutela dei dati personali, previsti dalla legislazione vigente,deve rispettare la riservatezza delleinformazioni acquisite nell’esercizio della professione e non deve diffondere taliinformazioni ad alcuno, salvo che egli abbia il diritto o il dovere di comunicarle in conformità alla legge.
3. Il professionista deve adempiere alle disposizioni dell’ordinamento giuridico di volta in volta applicabili ed astenersi da qualsiasi azione che possa arrecare discredito al prestigio della professione e dell’Ordine al
1. Il professionista deve comportarsi con i colleghi con correttezza, considerazione, cortesia, cordialità ed assistenza reciproca. Costituiscono manifestazioni di cortesia e di considerazione la puntualità, la tempestività e la sollecitudine nei rapporti con i colleghi.
2. Prima di accettare l’incarico, il professionista
a) accertarsi che il cliente abbia informato il collega della richiesta di sostituzione; in
difetto, provvedere ad informarlo senza indugio;
3. Il professionista che venga sostituito da altro collega deve prestare al subentrante piena
collaborazione; trasmettergli senza indugio, e previo consenso del cliente, tutta la documentazione in suo possesso; e adoperarsi affinché il subentro avvenga senza pregiudizio per il cliente.
4. Il professionista deve declinare l’incarico se il cliente vieta al collega che lo ha preceduto di
fornirgli tutti gli atti e le informazioni necessari per la corretta esecuzione del mandato.
6. Il successore deve agire con particolare diligenza, avendo riguardo agli interessi degli
eredi, dei clienti e dei collaboratori del collega deceduto.
8. In caso di sospensione, o di altro temporaneo impedimento di un professionista, il collega
chiamato a sostituirlo cura la gestione dello studio del sospeso o impedito con particolare diligenza e si adopera a conservarne le caratteristiche.
Articolo 17 ASSISTENZA CONGIUNTA ALLO
1. I professionisti che assistono uno stesso cliente devono stabilire tra loro rapporti di cordiale collaborazione nell’ambito dei rispettivi compiti. Essi devono tenersi reciprocamente informati sull’attività svolta e
da svolgere e, a tal fine, si consultano per definire il comune comportamento.
Articolo 18 ASSISTENZA A CLIENTI AVENTIINTERESSI IN CONFLITTO CON CLIENTI ASSISTITI DA ALTRO PROFESSIONISTA
2. Il professionista deve comportarsi, nei confronti del collega che assista altro cliente, secondo i principi e le regole generali di colleganza, curando che non abbiano a crearsi motivi di contrasto personale, ed astenendosi
dal trattare direttamente con il cliente del collega.
4. Il professionista, in particolare, non trae profitto dall’eventuale impedimento del collega che assiste altro cliente; né si giova di informazioni confidenziali o di scritti di carattere riservato che lo stesso gli abbia
1. Il cliente ha il diritto di scegliere il suo professionista e di sostituirlo in qualsiasi
2. Il professionista ha il diritto di scegliere i clienti nei confronti dei quali erogare le sue
1. Prima di accettare un incarico professionale da un cliente, il professionista deve valutare
se tale accettazione possa dar luogo a violazione dei principi espressi dal presente Codice quali, a titolo esemplificativo, il coinvolgimento del cliente in attività illegali o la sua dubbia onestà.
3. Il professionista deve adoperarsi affinché il mandato sia conferito per iscritto, onde
precisarne limiti e contenuti, anche allo scopo di definire l’ambito delle proprie responsabilità.
4. È comunque opportuno che il professionista, il quale abbia ricevuto un mandato verbale,
ne dia conferma scritta al cliente.
5. Il professionista che accetta un incarico deve assicurare la specifica competenza richiesta
ed anche un’adeguata organizzazione dello studio.
1. Il professionista deve usare la diligenza e la perizia richieste dalle norme che regolano il
rapporto professionale nel luogo e nel tempo in cui esso è svolto.
5. Il professionista, nell’esecuzione dell’incarico conferito, non deve perseguire interessi personali in conflitto con quelli del cliente o assumere cointeressenze di natura economico-professionale negli affari del cliente che
possano compromettere la sua integrità o indipendenza. Sono fatte salve le disposizioni di maggior rigore in relazione all’esercizio di specifiche funzioni professionali.
1. Il professionista non deve proseguire nello svolgimento dell’incarico qualora sopravvengano circostanze o vincoli che possano influenzare la sua libertà di giudizio, condizionare il suo operato, porlo in una
situazione di conflitto di interessi o far venir meno la sua indipendenza od obiettività.
3. Il professionista che non sia in grado di assolvere al proprio incarico con specifica
competenza, a causa di sopravvenute modificazioni alla natura del medesimo ovvero per difficoltà della pratica, tempestivamente il cliente e chiedere di essere sostituito o affiancato da altro professionista.
Articolo 24 FONDI DEI CLIENTI, GARANZIE E
3. Qualora il professionista e il cliente concordino compensi inferiori ai minimi tariffari, ciò dovrà avvenire nel rispetto delle norme generali sul corretto svolgimento della concorrenza. In ogni caso, i compensi pattuiti
devono essere in grado di assicurare che il professionista possa rispettare i principi di competenza e di diligenza di cui all’articolo 8 e sia in grado di svolgere la prestazione al livello richiesto dalle prassi e dalla tecnica professionale corrente.
2. Ciascun iscritto può svolgere attività di promozione elettorale nei confronti di candidati a cariche elettive, diffondendo programmi e notizie relative alle proprie attività, non solo professionali. Può indicare le differenze tra il programma di un candidato e quelli di altri colleghi che si candidino per la medesima carica. Nell’esprimere critiche o proposte inerenti alla carica, l’iscritto dovrà comunque astenersi da considerazioni irriguardose nei
1. Il professionista che ricopre incarichi istituzionali in base all'ordinamento professionale a livello locale o nazionale opera con spirito di servizio nei confronti dell'intera categoria per la valorizzazione della professione, nell'interesse pubblico e degli iscritti, tutelando la pari dignità e pari opportunità di ciascun iscritto.
2. Egli promuove le iniziative volte a realizzare aggregazioni e associazioni professionali, allo scopo di favorire la formazione, la specializzazione degli iscritti e il miglioramento delle prestazioni professionali;
favorisce, nel rispetto delle norme dell'Ordinamento, l’evoluzione e lo sviluppo del senso di identità e di appartenenza alla categoria; si astiene dall'accettare incarichi professionali nel caso in cui venga richiesta all'Ordine l'indicazione di singoli nominativi per lo svolgimento di tali incarichi; promuove e favorisce la partecipazione di tutti gli iscritti alla vita dell’Ordine, anche al fine di assicurare il ricambio negli organi di governo della professione, locali e nazionali, tenuto conto dei limiti posti dalla legge alla loro rieleggibilità.
Articolo 29 RAPPORTI CON GLI ORDINI LOCALIED IL CONSIGLIO NAZIONALE
2. Il professionista dovrà rendersi disponibile, nei limiti delle sue possibilità, per eventuali
richieste di collaborazione e partecipare attivamente alla vita dell’Ordine, a livello locale o nazionale.
1. Il professionista ha il dovere di favorire lo sviluppo della professione accogliendo, nei limiti delle proprie esigenze operative, chi chieda, direttamente o attraverso l’Ordine locale, di poter svolgere il tirocinio
professionale, ovvero adoperandosi perché tale possibilità si realizzi presso altri colleghi.
2. Il professionista deve impegnarsi affinché chi svolge il tirocinio presso il proprio studio
apprenda la deontologia, la tecnica e la prassi professionale riferita ai campi di attività dello
studio anche, in quanto possibile, permettendo al tirocinante di partecipare, in qualità di uditore, alla trattazione delle pratiche con il cliente e i terzi.
3. Qualora sia data attuazione al disposto dell’art. 43 del decreto n. 139 del 2005, che
prevede l’integrazione del tirocinio negli studi universitari, il professionista deve consentire al tirocinante di partecipare alle lezioni universitarie previste nel biennio di studi finalizzato al conseguimento del
diploma di laurea specialistica o magistrale, di curare la preparazione dei esami e di partecipare alle relative sessioni d’esame. A tal fine, il professionista e il tirocinante si adegueranno, quanto alle modalità di svolgimento contestuale del tirocinio e degli studi universitari specialistici o magistrali, alle indicazioni che saranno fornite al riguardo dal Consiglio Nazionale.
5. Il professionista deve gestire i rapporti con chi svolge il tirocinio presso il suo studio nella massima chiarezza con riferimento ai compiti, ai ruoli, agli elementi economici ed in generale a tutte lecondizioni alle quali le due parti si devono attenere durante e dopo lo svolgimento del tirocinio.
3. Il professionista e il tirocinante possono concordare che il tirocinante non potrà, per un determinato periodo di tempo successivo alla cessazione del rapporto di tirocinio, accettare incarichi da clienti conosciuti pressolo studio durante il tirocinio stesso, senza l’esplicito consenso del titolare. In tal caso, si applicano le disposizioni di legge in materia di limiti contrattuali della concorrenza.
5. Il tirocinante è tenuto a rispettare tutte le regole previste nel presente Codice, in quanto
3. Trascorso tale periodo il rapporto di collaborazione, potendo comportare una diversa configurazione giuridica, sarà regolato dalla libera determinazione delle parti, così come ogni rapporto di
collaborazione con tirocinanti che abbiano già sostenuto l’Esame di Stato con esito
1. Nei rapporti con la stampa e con gli altri mezzi di informazione il professionista, in particolar modo in occasione di interventi professionali in eventi di grande risonanza, deve usare cautela in ossequio all’obbligo di
riservatezza nei confronti del cliente e all’osservanza delle disposizioni del presente Codice.
Articolo 42 ESERCIZIO ABUSIVO DELL’ATTIVITÀ PROFESSIONALE.
1.È vietato al professionista favorire l’esercizio abusivo della professione.
1. E’ vietata l’intermediazione che possa pregiudicare l’indipendenza e l’obiettività del
Articolo 44 INFORMAZIONE E PUBBLICITÀ
2. Il messaggio comunicato e la scelta dei mezzi devono in ogni caso ispirarsi al buon gusto e
all’immagine della professione.
3. Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere
equivoche, ingannevoli, denigratorie.
TITOLO IV - DISPOSIZIONI
2. Per i fatti commessi a decorrere dal 1°gennaio 2008 ed anteriormente alla data di
entrata in vigore del presente Codice, si applicano, rispettivamente, il Codice deontologico approvato dal soppresso Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, per coloro che alla data del 31 dicembre 2007 risultavano iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti, e il Codice deontologico approvato dal soppressoConsiglio Nazionale dei Ragionieri e Periti Commerciali, per coloro che alla data del 31 dicembre 2007 risultavano iscritti all’Albo dei Ragionieri e Periti Commerciali. I suddetti codici deontologici si applicano nella versione in vigore alla suddetta data del 31 dicembre 2007.
RELAZIONE ILLUSTRATIVA AL CODICE DEONTOLOGICO DELLA PROFESSIONE DI DOTTORE COMMERCIALISTA
ED ESPERTO CONTABILE approvato il 9 aprile 2008
1. La deontologia organizza e controlla i principi di azione e di relazione della professione
degli iscritti all’Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. L’espressione
“deontologia” deriva dal greco “deon-ontos”, ossia ciò che occorre fare, e “logos”, ossia la
scienza; pertanto, la deontologia è la scienza di ciò che occorre fare, la scienza dei doveri. Il
termine deontologia trova particolare applicazione nel settore delle professioni; essa
costituisce un corpus di regole e di doveri che sono alla base di una professione e del suo
esercizio, indirizzati a coloro che ne fanno parte.
2. Il Codice fissa norme applicabili all’insieme dei professionisti, regolanti la loro
responsabilità, il loro comportamento e le loro relazioni. La deontologia si focalizza sulla
persona del professionista e sui principi che dovono informare la sua azione; in tale contesto
la stabilità delle regole deontologiche si contrappone all’evoluzione quasi permanente delle
tecniche e delle prassi professionali, legata allo sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie.
La deontologia, in tal modo, viene a costituire l’espressione giuridica di necessità di ordine
etico e tecnico di una professione che, a causa della sua natura e dei legami specifici che
uniscono i suoi membri, deve essere organizzata adeguatamente.
3. A norma dell’art. 29, lett. c), del decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139 (“d.lgs. n.
139”), il Consiglio Nazionale “adotta ed aggiorna il codice deontologico della professione
…”; a sua volta, l’art. 49, comma 1, del d.lgs. n. 139, dispone: “Il procedimento disciplinare
nei confronti degli iscritti nell’Albo è volto ad accertare la sussistenza della responsabilità
disciplinare dell’incolpato per le azioni od omissioni che integrino violazione di norme di
legge e regolamenti, del codice deontologico, o che siano comunque ritenute in contrasto
con i doveri generali di dignità, probità e decoro, a tutela dell’interesse pubblico al corretto
esercizio della professione”.
4. L’art. 50, comma 6, prevede: “Il professionista è sottoposto a principio disciplinare anche
per fatti non riguardanti l’attività professionale, qualora si riflettano sulla reputazione
professionale o compromettano l’immagine e la dignità della categoria”.
5. Per la prima volta, rispetto ai previgenti ordinamenti professionali, la valenza cogente del
Codice deontologico viene chiaramente affermata, in quanto fonte di precetti la cui
inosservanza dà luogo all’applicazione della sanzione disciplinare. Il Consiglio Nazionale
diviene quindi “legislatore”, nel senso che egli è tenuto – per legge - a dar vita ad un corpus
normativo (il codice deontologico, appunto) la cui applicazione avviene in parallelo con le
norme dell’ordinamento statale, secondo la teoria della “pluralità di ordinamenti giuridici”
ben descritta dal Kelsen e dal Santi Romano.
6. Sotto il profilo giuridico, in passato si riteneva che il codice deontologico potesse avere un
effetto cogente di tipo sostanzialmente contrattualistico, ossia che desse luogo a norme di
fonte contrattuale (un ideale contratto plurilaterale tra gli esercenti una professione),
stipulato a mezzo dei suoi rappresentanti (il Consiglio Nazionale), di talché le sanzioni erano
piuttosto da inquadrarsi come reazioni negozialmente previste in caso di inadempimento
contrattuale e l’interpretazione delle norme deontologiche doveva seguire i canoni previsti
per l’interpretazione del contratto, sulla base del disposto degli articoli 1362 e seguenti del
codice civile1. In altri termini, le norme del codice deontologico non avevano né la natura né
le caratteristiche delle norme di legge, ma erano “espressione di poteri di autoorganizzazione
degli ordini professionali”, tali da trarre la loro autorità, oltre che dalle
consuetudini professionali, da norme che i suddetti ordini emanano per fissare gli obblighi di
correttezza cui i propri iscritti devono attenersi e per regolare la propria funzione
7. Tale orientamento è stato successivamente superato da alcune sentenze della Suprema
Corte2, la quale – recentissimamente – ha affermato a sezioni unite3 che “le norme del
codice disciplinare forense costituiscono fonti normative integrative del precetto legislativo,
che attribuisce al Consiglio nazionale il potere disciplinare, con funzione di giurisdizione
speciale appartenente all’ordinamento generale dello Stato, come tali interpretabili
direttamente dalla Corte di legittimità”.
8. Secondo tale più recente orientamento, il codice deontologico contiene norme giuridiche, sia
pure normalmente rilevanti nel solo ordinamento interno della professione che le ha
approvate. Trattandosi di “norme giuridiche”, alla loro interpretazione si applica l’art. 12
delle preleggi. In tal senso, il codice deontologico assume valenza vincolante non solo per
l’iscritto all’Ordine ma anche per l’Ordine stesso nell’esercizio del potere disciplinare e per
il Consiglio Nazionale nella sua funzione di giudice disciplinare di appello.
9. Ne consegue che il potere di emanazione del codice deontologico si può inquadrare
nell’ambito di “un processo di formazione legislativa, attraverso le determinazioni
dell’autonomia collettiva, che assumono così, per volontà del legislatore, una funzione
integrativa della norma legislativa in bianco”.
10. Da tale breve disamina discendono due importanti conseguente: (i) da un lato, che
attualmente non è più revocabile in dubbio che in caso di violazione delle norme del Codice
deontologico sia applicabile qualsiasi sanzione disciplinare, fino alla radiazione; (ii)
dall’altro, dato che il Codice deontologico incide su diritti soggettivi sorti sulla base di
disposizioni di legge (quali il diritto di essere iscritto all’Albo e di esercitare la professione
in conseguenza di ciò), le relative norme devono essere strettamente rispettose dei principi
previsti dall’ordinamento giuridico, soprattutto in punto di legalità e di precisa
identificazione dei fatti la cui violazione può dar luogo a sanzioni disciplinari.
11. L’istituzione della professione di Dottore commercialista ed Esperto contabile ha imposto di
metter mano, con urgenza, al codice deontologico della professione, stante l’assenza di
qualsivoglia norma deontologica a decorrere dal 1° gennaio 2008. Tale situazione ha dato
luogo a due esigenze contrapposte: da un lato quella di rivisitare in profondità i contenuti del
Codice, alla luce dell’evoluzione normativa italiana ed internazionale ed alla sua mutata
valenza giuridica, come sopra precisato; dall’altro quella di dotare con urgenza la
professione di un codice deontologico, disciplinando nel contempo i fatti accaduti dal 1°
gennaio 2008 alla data di entrata in vigore del nuovo codice. La prima esigenza richiede
notevole tempo per l’approfondimento delle varie questioni e l’analisi comparatistica delle
1 Cfr. in tal senso, ex plurimis, Cass., sez. unite civili, 10 luglio 2003, n. 10482.
2 Cfr. Cass. 23 marzo 2004, n. 5776 e Cass., 14 luglio 2004, n. 13078.
3 Cfr. Cass., sez. unite civili, 20 dicembre 2007, n. 26810.
maggiori problematiche della professione; la seconda, all’opposto, richiede un intervento
urgente per colmare il vuoto normativo venutosi a creare.
12. La soluzione individuata vede la redazione di un nuovo codice deontologico che si ispira ai
previgenti codici dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri e Periti Commerciali,
opportunamente modificati per tener conto delle nuove esigenze imposte dal mutato
ordinamento professionale. Tale codice, elaborato nell’arco di pochi mesi, consente di
dotare la professione, in via transitoria, di un riferimento normativo per il suo operare
13. Nel corso del 2008, invece, la nuova Commissione di studio del Consiglio Nazionale per la
Deontologia inizierà i suoi lavori per la riforma organica del Codice deontologico, che
risulterà arricchito di norme di dettaglio per l’esercizio delle diverse funzioni professionali.
A tal fine, considerata la particolare valenza giuridica del documento, la procedura di
approvazione del Codice, sarà la seguente:
(i) predisposizione di una prima bozza di Codice e di relazione illustrativa da parte
della Commissione e sottoposizione della stessa al Consiglio Nazionale per
l’approvazione preliminare (Exposure draft);
(ii) circolarizzazione della bozza agli Ordini locali, ai Ministeri, alle Università, alla
CONSOB, all’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, alla
Commissione europea e alle altre autorità ed istituzioni, nonché in genere al
pubblico (mediante pubblicazione sul sito Internet del CNDCEC) con invito a
formulare commenti entro un congruo termine;
(iii) disamina da parte della Commissione dei contributi pervenuti e relazione al
(iv) esame finale della relazione da parte del Consiglio Nazionale e promulgazione
14. Nella redazione del presente Codice, alla luce della più volte indicata natura giuridica dello
stesso, si sono espunti i richiami a valori ed ideali della professione di carattere generale,
formulando invece norme contenenti precetti, obblighi e divieti, tali da poter essere
immediatamente percepibili nel loro contenuto cogente e di costituire un idoneo parametro
per i procedimenti disciplinari. Tali valori ed ideali della professione potranno trovare
spazio, in termini di enunciazione, in una “Carta dei valori”, che potrà costituire la premessa
in senso filosofico, ossia il fondamento, delle disposizioni del Codice deontologico, ma non
ne formerà parte di esso in senso giuridico.
15. Le disposizioni del Codice, allo stato attuale, essendo per buona parte mutuate da quelle
previgenti, non necessitano di particolari commenti, se non quelli indicati nei paragrafi che
16. Quanto all’ambito applicativo del Codice, esso concerne gli iscritti alle sezioni A e B
dell’Albo. Il Codice si applica anche ai tirocinanti: quanto ai principi generali, nei limiti in
cui essi siano compatibili con il loro status, mentre il Codice contiene specifiche norme ad
essi indirizzate. Si è ritenuto di estendere l’applicazione del Codice anche agli iscritti
all’Elenco speciale dei non esercenti, nei limiti in cui ciò risulti applicabile nei loro
confronti. Non vi è infatti dubbio che l’Elenco speciale sia parte dell’Albo, nel senso
generale previsto dagli articoli 34 e seguenti del decreto n. 139 del 2005, che ai suddetti
iscritti all’elenco speciale il requisito della condotta irreprensibile stabilito dall’art. 36 sia
condizione non solo condizione per l’iscrizione nel medesimo ma anche condizione per la
permanenza nello stesso, che il procedimento disciplinare possa essere avviato anche nei
confronti degli iscritti all’elenco speciale, sia per violazioni di legge, sia per violazioni del
17. E’ stato innanzitutto chiarito che la giustificazione della regolamentazione professionale,
delle competenze, delle prerogative e delle esclusive riposa nell’interesse pubblico che è
sotteso nel corretto e competente esercizio della professione. L’interesse pubblico prevale
quello individuale del cliente, allorché i due siano in conflitto. L’interesse pubblico impone
altresì che il professionista, il quale venga a conoscenza di violazioni del codice
deontologico da parte di colleghi, ne informi l’Ordine competente. Se ciò infatti non
avvenisse, ciò potrebbe danneggiare il buon nome e la reputazione della professione nel suo
complesso. Tale obbligo di reporting è parte dei fondamentali principi dei maggiori istituti
europei di commercialisti.
18. In materia di indipendenza si è fatto riferimento alle norme di legge e alle disposizioni del
Codice etico dell’IFAC. In attesa della riforma del codice deontologico, il Consiglio
Nazionale adempie così – attraverso il suddetto generale rinvio – ai suoi obblighi di
adesione all’IFAC; il nuovo codice recepirà invece in modo esplicito le norme
sull’indipendenza in funzione delle diverse funzioni professionali.
19. In materia di assicurazione professionale, non si è ritenuto di poterne stabilire
l’obbligatorietà, in quanto si sarebbe trattato di imporre una prestazione patrimoniale (il
pagamento di un premio assicurativo) in violazione del principio di riserva di legge previsto
dall’art. 23 Cost. Dal punto di vista deontologico, quindi, assumerà rilevanza il mancato
risarcimento del danno, indipendentemente dal fatto che il professionista abbia o meno
stipulato un’assicurazione per i rischi professionali; sarà quindi sottoposto a procedimento
disciplinare sia chi, non assicuratosi, non sarà stato in grado di adempiere all’obbligo
risarcitorio, sia chi, pur assicurandosi ma in modo insufficiente o inadeguato, si sia reso
parimenti inadempiente.
20. Il divieto di assumere cointeressenze negli affari del cliente – alla luce dell’abolizione del
divieto del patto di quota lite e della generale evoluzione della normativa – non è stato
mantenuto nel suo carattere assoluto, ma solo funzionale al rispetto del requisito
dell’integrità e dell’indipendenza professionale. Così, ad esempio, non sarà vietato
acquistare alcune azioni di una società quotata nei confronti della quale il professionista
presti la sua consulenza, a condizione ovviamente che il professionista non approfitti di
notizie riservate acquisite nello svolgimento dell’incarico ovvero che il suo investimento
non assorba una parte rilevante del suo patrimonio, tale da mettere in dubbio la sua
indipendenza nei confronti della società a causa del significativo impegno patrimoniale
assunto. Ovviamente, sono fatte salve le specifiche norme di maggior rigore imposte per la
prestazione di particolari funzioni professionali (in particolare, si pensi al controllo legale
21. Relativamente alla pubblicità, caduto il divieto assoluto della stessa, è stato posto quale
unico limite quello dell’immagine della professione. Sarà quindi vietata, ad esempio, la
vendita porta a porta di servizi professionali, direttamente svolta dal professionista o da suoi
incaricati, collaboratori o intermediari.
22. Quanto alla possibilità per il professionista di pattuire con il cliente compensi inferiori al
minimo tariffario, è stato esplicitato che tale facoltà deve essere fatta nel rispetto delle
norme generali sulla concorrenza. Inoltre, è comunque fatto obbligo al professionista di
rispettare i principi dettati dal Codice in termini di qualità delle prestazioni professionali
rese. La pattuizione di compensi sensibilmente inferiori ai minimi tariffari, di per sé
legittima, può far sorgere il sospetto che la prestazione erogata non sia conforme ai livelli
qualitativi imposti dal Codice deontologico. Ove l’Ordine locale dovesse ricevere un esposto
in cui si dubita del livello di prestazione erogato da un professionista a causa della
pattuizione di compensi sensibilmente ed insolitamente inferiori ai minimi tariffari, il
Codice indica come l’onere della prova sia a carico del professionista nei cui confronti è
stato presentato l’esposto.