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Timestamp: 2018-08-21 19:26:41+00:00
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Art. 162 l.f. - Inammissibilità della proposta di concordato | Valutazione Azienda in 24 ore
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Art. 162 (Inammissibilità della proposta) [1]
Il Tribunale può concedere al debitore un termine non superiore a quindici giorni per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti.
Contro la sentenza che dichiara il fallimento è proponibile reclamo a norma dell’articolo 18. Con il reclamo possono farsi valere anche motivi attinenti all’ammissibilità della proposta di concordato.
[1] Articolo così sostituito dall'art. 12, comma 4, D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, a decorrere dal 1° gennaio 2008.
MASSIME DELLA GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ E DI MERITO (ART. 162 L.F.)
Cassazione Civile, Sez. I, 25 gennaio 2018, n. 1893 - Pres. A. Didone - Est. F.A. Genovese - Residenza Villa Gavotti S.r.l. c. Fall. Residenza Villa Gavotti S.r.l. Concordato preventivo - Ammissione - Proposta - Inammissibilità - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Conseguenze (Legge fallimentare art. 162)
In tema di procedure concorsuali, nel caso in cui la sentenza dichiarativa di fallimento faccia seguito ad un provvedimento di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, l’effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo avverso la sentenza di fallimento riguarda anche la decisione sull’inammissibilità del concordato, sicché, ove il debitore abbia impugnato con successo la dichiarazione di fallimento ed abbia altresì censurato la decisione del tribunale sulla sua mancata ammissione al concordato, il giudice del reclamo, adito ai sensi degli artt. 18 e 162 l.fall., che abbia dichiarato la nullità della sentenza di fallimento, è tenuto ad esaminare anche tutte le questioni sottoposte dal proponente, già dichiarato fallito, concernenti l’ammissibilità della procedura minore, atteso che l’interesse del reclamante coincide con quello dell’ordinamento giuridico che esprime la preferenza per la soluzione concordata della crisi d’impresa (massima non ufficiale). Il principio posto alla base della sentenza che precede è stato espresso da Cass. 18 gennaio 2017, n. 1169; Cass. 15 novembre 2016, n. 23264; Cass. 22 giugno 2016, n. 12964; Cass. 15 maggio 2015, n. 9936, a Sezioni Unite. Nel senso che, in sintonia con tale principio, il reclamo nei confronti del decreto di inammissibilità o revoca del concordato preventivo deve essere dichiarato inammissibile per carenza interesse della parte reclamante, ove non proposto anche avverso la contestuale o successiva pronuncia di fallimento, v. Cass. 30 maggio 2014, n. 12185; Cass. 8 maggio 2014, n. 9998; Cass. 14 ottobre 2013, n. 23217, a Sezioni Unite.
Corte d’Appello di Genova 22 marzo 2017, n. 31 - Pres. Casanova - Est. Drago - TM.A. Ambiente S.r.l. (avv. L. Scatena, avv. M. Ratti) c. Fallimento TM.A. Ambiente S.r.l. e Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello Concordato preventivo - Ammissione - Proposta - Successione di proposte e contraddittorio (Legge fallimentare artt. 161, 162, 15)
[MODIFICA SOSTANZIALE O DEPOSITO DI NUOVA PROPOSTA DI CONCORDATO PREVENTIVO NEL TERMINE CONCESSO EX ART. 162, COMMA 1, L.FALL. E OBBLIGO DI AUDIZIONE DEL DEBITORE PRIMA DELLA DECLARATORIA DI INAMMISSIBILITÀ DEL CONCORDATO E DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO]
Il debitore proponente un concordato preventivo che, convocato in camera di consiglio ai sensi dell’art. 162, comma 2, l.fall., depositi - nel termine all’uopo concessogli ai sensi del comma 1 della stessa disposizione - una modifica sostanziale della proposta originaria ovvero una nuova proposta, con relativa attestazione integrativa o nuova ex art. 161, comma 2, l.fall., deve essere nuovamente convocato in camera di consiglio per essere sentito ai fini della declaratoria di inammissibilità della proposta modificata o nuova e del fallimento.
La sentenza della Corte d’Appello di Genova affronta la controversa questione circa la necessità (o meno) di sentire il debitore, ai sensi dell’art. 162 comma 2, l.fall. ai fini della declaratoria di inammissibilità di una proposta di concordato preventivo che succeda ad altra, già pendente, e della eventuale dichiarazione di fallimento del medesimo proponente. Il principio affermato dai Giudici liguri è contrario a quello enunciato, in situazione sostanzialmente analoga, dalla Corte di cassazione secondo cui il debitore proponente un concordato preventivo che, convocato in camera di consiglio nell’ambito del sub procedimento di revoca avviato ai sensi dell’art. 173, l.fall. ed a seguito di ricorso per la dichiarazione del suo fallimento, rinunci alla domanda di concordato presentandone una nuova, non deve essere nuovamente convocato per essere sentito ai sensi dell’art. 162, comma 2, l.fall. ai fini della declaratoria di inammissibilità della nuova proposta e del fallimento, potendo coincidere tale audizione con quella già disposta per la trattazione dell’istanza di fallimento (v. Cass., Sez. I, 14 gennaio 2015, n. 495, in questa Rivista, 2016, 115). Il diritto del debitore di modificare la proposta di concordato preventivo e/o il relativo piano è sancito dagli artt. 161, comma 3, 162, comma 1, 172, comma 2, e 186 bis, comma 7, l.fall. L’obbligo del proponente di modificare la proposta è invece sancito nel caso di cui all’art. 163 bis, comma 4, l.fall. Le modifiche possono essere non solo formali o di poco rilievo ma anche sostanziali, ad esempio quando le variazioni determinino un significativo cambiamento quantitativo o qualitativo del trattamento offerto ai creditori ovvero una diversa struttura del piano o la introduzione o la modificazione di una suddivisione in classi (v. S. Ambrosini - M. Aiello, La modifica, la rinuncia e la ripresentazione della domanda di concordato preventivo, in www.ilcaso.it, 2014, 5). Le modifiche possono essere, addirittura, radicali quando la proposta e/o il piano risultino completamente nuovi e diversi rispetto a quelli originariamente depositati (v. L. Guglielmucci, Diritto fallimentare, Torino, 2007, 338; e in giurisprudenza Trib. Ancona 14 dicembre 2009, in www.osservatorio-oci.org, 2010, ms. 99). Indubbiamente, in tutti questi casi, la modifica della proposta avviene nell’ambito della procedura originariamente avviata, che prosegue in virtù di una domanda di regolare la crisi con lo strumento del concordato (v. M. Fabiani, Per la chiarezza delle idee su proposta, piano e domanda di concordato preventivo e riflessi sulla fattibilità, in questa Rivista, 2011, 11, 174) che rimane comunque ferma ed immutata. Pur verificandosi un fenomeno di successione di proposte di concordato, non si fa luogo - quindi - a un nuovo e diverso procedimento, alla designazione di un nuovo giudice delegato, alla nomina di un nuovo commissario giudiziale e ad un nuovo deposito per spese di giustizia. Secondo l’orientamento prevalente, si ritiene tuttavia che, quando il proponente apporti modificazioni radicali o comunque sostanziali alla proposta o al piano, questi richiedano un nuovo giudizio di ammissibilità da parte del Tribunale, una nuova relazione del commissario giudiziale ed una nuova adunanza dei creditori per la votazione (v. ricerca condotta dall’OCI Osservatorio sulle crisi d’impresa in M. Ferro - P. Bastia - G.M. Nonno, Il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione, Milano, 2013, 330; nonché M. Terenghi, Effetti delle modifiche della proposta concordataria sull’attestazione e sul sindacato giurisdizionale di ammissibilità, in www.ilfallimentarista.it, 2012). Se si accoglie questa impostazione, può apparire condivisibile il principio affermato dalla Corte d’Appello di Genova e meno accettabile quello precedentemente espresso dalla S.C. (così già M. Spadaro, Sequenza di proposte di concordato preventivo del debitore e diritto al contraddittorio nel procedimento di ammissione, in questa Rivista, 2015, 430 ss.). L’audizione del debitore, per il caso che il Tribunale rilevi profili di inammissibilità della proposta, è unanimemente ritenuta garanzia imprescindibile (M. Ferro, sub art. 162, in La Legge fallimentare. Commentario teorico pratico, a cura di M. Ferro, Padova, 2014, 1927) e ciò anche in considerazione di quanto, in passato, sancito dalla Corte costituzionale che aveva dichiarato la illegittimità del previgente art. 162 l.fall., nella parte in cui non prevedeva che il Tribunale, prima di pronunciarsi sulla domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, ordinasse la comparizione in camera di consiglio del debitore per l’esercizio del diritto di difesa (Cost. 27 giugno 1972, n. 110, in Giur. cost., 1972, I, 1237). Analogo diritto al contradditorio ed alla difesa deve riconoscersi al debitore per il caso in cui, successivamente alla apertura della procedura di concordato, si verifichi una successione di proposte ed il Tribunale sia chiamato a vagliare la ammissibilità o meno di una proposta diversa da quella originaria. Se infatti, come si è detto, sono ammissibili modificazioni radicali o comunque sostanziali della proposta e del piano e si ritiene che, a seguito di tali modifiche, debba procedersi ad un nuovo vaglio di ammissibilità nell’ambito della procedura pendente, non può negarsi il conseguente diritto del debitore proponente ad essere sentito ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 162, comma 2, l.fall.
Trib. Torino 25 gennaio 2017, decr. - Pres. Nosengo - Est. Massino - Officine Umberto Palermo S.r.l. Trib. Savona 28 dicembre 2016, (data della decisione), decr. - Pres. Soave - Est. Tabacchi - F. & G. S.r.l.
Al debitore che ha presentato domanda di concordato ex art. 161, comma 6, l.fall. è vietato, fino all’omologa, il pagamento dell’attestatore e degli altri professionisti incaricati della preparazione della domanda, comportando la violazione di detto divieto l’inammissibilità della domanda stessa.
Trib. Milano 15 dicembre 2016 (data della decisione), decr. - Pres. Simonetti - Est. D’Aquino
È inammissibile proposta di concordato preventivo per cessione dei beni che prevede la distribuzione del surplus del ricavato degli immobili (rispetto alla loro valutazione ex ante) ai creditori chirografari anziché al creditore ipotecario, in quanto la stessa altera l’ordine delle cause legittime di prelazione.
Cass. Civ., Sez. I, 22 giugno 2016, n. 12957 - Pres. V. Ragonesi - Est. R.M. Di Virgilio - Fallimento della Farmacia Borrelli della Dottoressa V.G. (avv. L. Parrella) c. G.V. (avv. C. Di Nanni) Vedi Cass. 18 dicembre 2015, n. 255871.
Ove sia stata presentata una proposta di concordato preventivo c.d. in bianco ai sensi dell’art. 161, comma 6, l.fall., va rispettato l’obbligo di audizione del debitore ex art. 162, comma 2, l.fall. per consentire allo stesso di svolgere le proprie difese prima della pronuncia di inammissibilità, salvo che, inserendosi la proposta nell’ambito della procedura prefallimentare, il debitore sia stato comunque sentito in relazione alla proposta ed abbia avuto modo di svolgere le sue difese.
App. Firenze 3 marzo 2016 - Pres. Orsucci - Est. Di Falco
Non costituisce una fattispecie di abuso del diritto la presentazione di domanda di concordato preventivo con riserva, ex art. 161, comma 6, l.fall., depositata in pendenza di un procedimento prefallimentare, nel caso in cui la società abbia deliberato l’accesso alla procedura in epoca anteriore all’udienza, ma il deposito sia avvenuto dopo che il giudice si è riservato di riferire al collegio solo a causa dei dissidi insorti tra i soci; in tal caso, va revocata la dichiarazione di fallimento e gli atti vanno restituiti al Tribunale affinché valuti l’ammissibilità della domanda di concordato.
Cass. Civ., sez. I, 22 maggio 2014, n. 11423 - Pres. Rordorf - Est. De Chiara - P.M. Apice - Marvecspharma Services S.r.l. in liquidazione c. Fallimento Marvecspharma Services S.R.L. in liquidazione (Vedi Cass. 23 gennaio 2013, n. 1521)
In tema di concordato preventivo, la fattibilità del piano è un presupposto di ammissibilità della proposta sul quale, pertanto, il giudice deve pronunciarsi esercitando un sindacato che consiste nella verifica diretta del presupposto stesso, non restando questo escluso dall’attestazione del professionista. Tuttavia, mentre il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole, fermo, ovviamente, il controllo della completezza e correttezza dei dati informativi forniti dal debitore ai creditori, con la proposta di concordato e i documenti allegati, ai fini della consapevole espressione del loro voto (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva espresso dubbi in ordine alla possibilità della società affittuaria dell’azienda della debitrice di produrre risultati imprenditoriali sufficienti ad assicurare il pagamento dei canoni d’affitto occorrenti al soddisfacimento del fabbisogno concordatario).