Source: http://www.geronimados.com/2012/12/riposo-non-goduto-e-non-remunerato.html
Timestamp: 2019-09-15 14:00:17+00:00
Document Index: 139550848

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 2359', 'art. 2729', 'art. 2727', 'art. 2948']

GERONIMADOS: RIPOSO NON GODUTO E NON REMUNERATO - RISARCIMENTO DANNO PISCO- FISICO - LEGITTIMITA' - PRESCRIZIONE DECENNALE
RIPOSO NON GODUTO E NON REMUNERATO - RISARCIMENTO DANNO PISCO- FISICO - LEGITTIMITA' - PRESCRIZIONE DECENNALE
Consiglio di Stato n. 6161/2012, sez. V del 3/12/2012
2. Con il primo motivo l’appellante deduce che quattro dei ricorrenti in primo grado (omissis) hanno definito la controversia mediante transazione nelle more del giudizio di primo grado.
3. Con il secondo motivo l’appellante censura la sentenza di primo grado per non aver tenuto conto che nel settore dei trasporti pubblici, che richiede continuità del servizio e conseguenti turnazioni tra gli addetti al servizio, la contrattazione collettiva ha previsto maggiorazioni retributive per il lavoro festivo.
3.1. Con il terzo motivo l’appellante deduce che il tar non ha tenuto conto che, a differenza del danno alla salute psico-fisico, che può ritenersi presunto, il danno biologico, consistente in una infermità del lavoratore, non può ritenersi presunto, ma deve essere provato nell’an e nel nesso di causalità.
3.2. Il collegio non ignora che diverse sentenze di questo Consiglio di Stato (cfr. da ultimo sez. VI, 8 marzo 2012,
n. 1317; 15 luglio 2010, n. 4553), modificando un precedente orientamento di segno contrario, hanno affermato, ritenendo di uniformarsi alla più recente giurisprudenza delle sezioni unite della Corte di cassazione circa il danno non patrimoniale, che, nel caso in cui il lavoratore sia stato adibito ad attività lavorativa anche nel giorno destinato al riposo settimanale (senza, peraltro, aver goduto di alcun riposo compensativo), laddove il medesimo lavoratore richieda, in relazione alle indicate modalità della prestazione, il risarcimento del danno non patrimoniale per usura psicofisica, ovvero per la lesione del diritto alla salute o del diritto alla libera esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana, questi è tenuto, comunque, ad allegare e provare in termini reali, sia nell'an che nel quantum, il pregiudizio del suo diritto fondamentale, nei suoi caratteri naturalistici nonchè nella sua dipendenza causale dalla violazione dei diritti patrimoniali di cui all'art. 36 Cost.
3.3. Ritiene peraltro che tale orientamento debba essere rimeditato sotto due profili: la tipologia del danno risarcibile e la prova.
3.4. Sotto il primo profilo, la giurisprudenza civile individua casi che possono dar luogo alternativamente a specie di danno non patrimoniale risarcibile diverse: il danno biologico, subordinato all’esistenza di una lesione dell’integrità psicofisica medicalmente accertabile; il danno di tipo esistenziale, da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva e interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno.
3.5. Non osta a questa conclusione il fatto che in qualche punto degli atti defensionali i ricorrenti in primo grado alludano, anche in appello, al danno biologico.
E’ vero, infatti, che nell’esercizio del potere di interpretazione e qualificazione della domanda il giudice non è condizionato dalla formula adottata dalla parte, dovendo egli tener conto del contenuto sostanziale della pretesa come desumibile dalla situazione dedotta in giudizio e dalle eventuali precisazioni formulate nel corso del medesimo, nonché del provvedimento in concreto richiesto, non essendo condizionato dalla mera formula adottata dalla parte (Cass., 14 marzo 2006, n. 5442). Sicchè anche un’errata deduzione di una causa petendi non preclude al giudice la corretta qualificazione del danno e la sua liquidazione, iuxta alligata et probata (Cass., 13 ottobre 2009, n. 21680).
3.6. Ciò chiarito in punto di danno risarcibile, va esaminato il profilo della prova.
3.7. Ora, vero è che la giurisprudenza ha ripudiato il convincimento che in questi casi il danno sia in re ipsa e che non necessiti di alcuna prova.
3.8. Questo spunto argomentativo intercetta un tema fondamentale di questa controversia e del processo amministrativo in generale: l’ambito della prova per presunzioni semplici e l’allegazione dei fatti come suo limite.
La prova per presunzioni semplici vale a facilitare l'assolvimento dell'onere della prova da parte di chi ne è onerato, trasferendo sulla controparte l'onere della prova contraria: una volta che la presunzione semplice si sia formata, e sia stata rilevata (cioè, una volta che del “fatto
base” sul quale si fonda sia stata data o risulti la prova), essa ha la medesima efficacia che deve riconoscersi alla presunzione legale iuris tantum, in quanto l'una e l'altra trasferiscono a colui contro il quale esse depongono l'onere della prova contraria (Cass., 13 giugno 2006, n. 13546).
Si ponga mente, ad
esempio, all’art. 38, comma 1, lett. m-quater del codice dei contratti pubblici, che riconduce l’incapacità giuridica relativa rispetto ai contratti pubblici al fatto che le offerte di due o più imprese siano imputabili a un unico centro decisionale, designando come indici di reperimento, con fattispecie tassativa: “la situazione di controllo di cui all’art. 2359 c.c.” e con fattispecie elastica: “qualsiasi altra relazione di fatto.
Per questa via, l’operazione inferenziale compiuta dal giudice si muove in un ambito in cui il danneggiato allega la violazione di norme di diritto o dei princìpi della funzione pubblica: dunque entro i confini dell’allegazione dei fatti. Fa eccezione, dopo CGUE, 30 settembre 2010, C-314/09, Stadt Graz, la materia dei contratti pubblici, in relazione alla quale la giurisprudenza esclude ora la rilevanza stessa della nozione di colpa, ancorchè presunta, in quanto non conforme al diritto dell’Unione europea sulla effettività dei ricorsi in materia di appalti pubblici.
3.10.6. Analogo percorso argomentativo, aderente al costrutto normativo dell’art. 2729 c.c., si trova
seguito in casi di: imputazione dell’inquinamento ambientale ad un soggetto (Cons. Stato, sez. V, 6 giugno 2009 n. 2885); intesa restrittiva della concorrenza (Cons. Stato, sez. VI, 29 febbraio 2008, n. 760); lottizzazione abusiva (Cons. Stato, sez. V, 13 settembre 1991, n. 1157).
Si tratta dell’orientamento, molto seguito a partire da Cons. Stato, sez. V, 24 ottobre 2002, n. 5860, che, nell’ottica di correggere una possibileovercompensation delle imprese, ricorre alla presunzione semplice per dimezzare dal 10% al 5% del valore dell’offerta la misura del lucro cessante liquidabile a favore delle imprese illegittimamente pretermesse dall’aggiudicazione, nei casi in cui le imprese non possano documentare di non aver potuto utilizzare mezzi e maestranze, lasciati disponibili, per l’espletamento di altri servizi, in quanto sarebbe da ritenere che l’impresa possa avere ragionevolmente riutilizzato mezzi e manodopera per lo svolgimento di altri, analoghi servizi, così vedendo in parte ridotta la propria perdita di utilità, con conseguente riduzione in via equitativa del danno risarcibile (cfr. da ultimo Cons. Stato, sez. V, 18 novembre 2010, n. 8091).
3.11.2. In secondo luogo, la presunzione semplice, come già rilevato, presuppone che sia la parte onerata a dar prova del “fatto base”, dal quale il giudice per inferenza risale al fatto rilevante (art. 2727 c.c.), in ordine al quale
la parte contro la quale la presunzione depone ha l’onere della prova contraria.
1.di aver prestato attività lavorativa nella ferrovia Circumvesuviana;
Ritiene peraltro che l’affermazione debba essere rivista alla luce dell’esatta individuazione della natura dei diritti di cui trattasi: “Nell’ipotesi in cui il lavoratore chieda in giudizio l’accertamento di un diritto avente ad oggetto non già una voce ordinaria o straordinaria della retribuzione, ma l’accertamento di un danno patito per effetto di una inadempienza contrattuale del datore di lavoro, come nel caso di danno da usura psico-fisica provocato dal mancato godimento del riposo settimanale, la tutela richiesta non riguarda prestazioni periodiche o aventi causa debendicontinuativa, ma l’accertamento di un debito connesso e tuttavia di distinta natura, per il quale vale la regola della prescrizione nel termine ordinario (decennale) e non la disciplina della prescrizione (quinquennale) stabilita dall’art. 2948 c.c. (Cass., 22 gennaio 2004, n. 1121; 7 marzo 2002, n. 3298; 24 dicembre 1997, n. 13039; 4 dicembre 1997, n. 12334).
dichiara cessata la materia del contendere nei confronti dei ricorrenti (omissis);
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 novembre 2012
Pubblicato da geronimo a 07:42