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Timestamp: 2019-07-19 06:23:32+00:00
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Contributo di solidarietà 2011 - 2013 - Il rimborso dopo la sentenza C. Cost. 116/13 - Studio Iacoviello
18 Maggio 2019 1 Agosto 2013 di Michele Iacoviello
La Corte Costituzionale nella sentenza 116/13 ha qualificato il prelievo suddetto come avente natura di vero e proprio tributo, incassato dallo Stato come una qualsiasi imposta.
La sentenza della Corte Costituzionale ha ovviamente un’ efficacia “retroattiva”.
In precedenza l’ INPS aveva emanato la sua Circolare 5 agosto 2011 n. 109 per regolare a suo tempo le modalità del prelievo.
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale l’ INPS ha emanato il successivo Messaggio numero 11243 dell’ 11 luglio 2013. Con tale Messaggio precisava che per l’ anno 2013 si sarebbe operato un conguaglio con le somme versate, ma non veniva detto nulla per gli anni precedenti.
Alla luce di questa riconosciuta “natura tributaria”, si pone quindi il problema del soggetto tenuto alla restituzione delle somme.
La questione si presenta al momento veramente complessa, ma è possibile mettere alcuni punti fermi.
1. Lo Stato ha incassato direttamente il prelievo, e quindi non pare contestabile che in ogni caso sia tenuto alla restituzione (probabilmente tramite l’ Agenzia delle Entrate tramite l’ ordinaria procedura di rimborso).
Per completezza dobbiamo però anche aggiungere che lo Stato, nel riscuotere questo prelievo, ha subìto una diminuzione dell’ irpef versata dal pensionato (su una aliquota marginale verosimilmente del 43%).
2. Il soggetto che ha effettuato la ritenuta ha agito però in una veste sostanziale da assimilarsi al sostituto d’imposta. Pertanto questo soggetto nella qualità di sostituto d’ imposta è tenuto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute.
3. Non vi è dubbio che le somme del contributo di solidarietà siano state indebitamente trattenute.
Non ha nessuna importanza il fatto che allora il sostituto fosse in buona fede a causa del fatto che ha operato in esecuzione di una legge che all’ epoca appariva valida e non era stata ancora dichiarata incostituzionale.
4. E’ infatti un principio consolidato quello secondo cui la dichiarazione di illegittimità costituzionale è una vicenda giuridica assai diversa dalla comune “abrogazione”.
Infatti la declaratoria di illegittimità costituzione (Mortati) è la “cessazione dell’ efficacia dell’ atto per illegittimità originaria” (e quindi opera retroattivamente, ovvero ex tunc) mentre l’ abrogazione è “la cessazione dell’ efficacia dell’ atto per inopportunità sopravvenuta” (e quindi opera solo dal momento della sua entrata in vigore, ovvero ex nunc).
5. Questa natura della sentenza di accoglimento della Corte Costituzionale (sostanzialmente assimilabile alla figura dell’ “annullamento” di un atto) comporta due tipi di conseguenze pratiche:
Entrambe queste conseguenze dimostrano che la sentenza della Corte Costituzionale ha natura retroattiva, nel bene e nel male, e questo ha una portata “oggettiva”, poichè prescinde dall’ affidamento che le parti possono aver fatto sulla esistenza di una legge che disponeva in senso contrario.
6. E’ quindi possibile sostenere che il rimborso può essere richiesto indifferentemente:
a. sia allo Stato (Agenzia delle Entrate), tramite l’ ordinaria istanza di rimborso entro i 48 mesi (per i quali non vi sono preoccupazioni, essendo decorsi solo 23 mesi dal primo prelievo);
b. sia al soggetto che ha effettuato le trattenute (sostituto d’ imposta), tramite iniziale richiesta stragiudiziale ed eventuale successiva azione davanti al Giudice ordinario (in questo caso del Lavoro).
Il problema si pone soprattutto per la quota INPS, che è stata anticipata dalla Banca (salvo conguaglio con l’ INPS), ma che oggi viene richiesta all’ INPS.
In conclusione le somme indebitamente trattenute possono comunque richieste quantomeno al soggetto che ha operato la ritenuta, salvo rivalsa di costui sull’ Agenzia delle Entrate.
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