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Timestamp: 2019-07-16 16:35:05+00:00
Document Index: 151617698

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2034', 'art. 183', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 45', 'art. 183', 'art. 190', 'art. 2034', 'art. 2034', 'art. 91', 'art. 93', 'art. 13', 'art. 93', 'art. 13']

Fine rapporto convivenza, vanno restituite somme ricevute dal partner - Iussit.com
Fine rapporto convivenza, vanno restituite somme ricevute dal partner
CONVIVENZA MORE UXORIO – VERSAMENTO DI COSPICUE SOMME DI DANARO AL PARTNER – FINE RAPPORTO – DIRITTO ALLA RESTITUZIONE – SUSSISTENZA – PER MANCANZA DEI REQUISITI DI PROPORZIONALITÀ E ADEGUATEZZA DEGLI ESBORSI RISPETTO ALLE CONDIZIONI ECONOMICHE DEL DISPONENTE
Tribunale di Busto Arsizio, Dott. Silvia Torraca
sentenza del 20 giugno 2019
Le prestazioni patrimoniali compiute nell’ambito della famiglia di fatto assumono i caratteri della doverosità, sul piano morale e sociale, integrando i caratteri dell’obbligazione naturale.
Le attribuzioni patrimoniali intervenute tra conviventi more uxorio, nell’ambito dello svolgimento della vita familiare, vanno qualificate alla stregua di adempimento di obbligazioni naturali, con conseguente impossibilità di ripetere quanto corrisposto ex art. 2034 c.c., con l’unico limite della sproporzione tra l’entità dell’attribuzione patrimoniale e la situazione concreta in cui si svolge la convivenza more uxorio.
Grava sul soggetto che ha percepito le prestazioni patrimoniali l’onere di dimostrare che la somma ricevuta fosse stata corrisposta dal partner in adempimento di un’obbligazione naturale, stante il rapporto di convivenza more uxorio all’epoca esistente tra le parti.
Segnalazione dell’ Avv. Maria Vanzanella
nella persona del Giudice dott. Silvia Torraca ha pronunciato la seguente
Nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. (…)/2017 promossa da: Axxx TIZIOX (C.F. (…)), con il patrocinio dell’avv. DXX , elettivamente domiciliato presso lo studio del difensore
Bxx SEMPRONIOX (C.F. (…), con il patrocinio dell’avv. EXX e dell’avv. Hxx, elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo
Voglia l’Adito Giudice, in accoglimento della domanda proposta con il presente atto, emettere i seguenti provvedimenti:
.-Respingere ogni contraria istanza, eccezione e deduzione.
.-Dichiarare il diritto dell’attore a riottenere la somma versata eccedente le spese di ordinaria amministrazione dovute in virtù della convivenza;
Per l’effetto, condannare la Sig.ra Semproniox Bxx a restituire all’attore la somma di € nnnnn,00 indebitamente trattenuta a seguito dell’estinzione del rapporto sentimentale e di convivenza, con rivalutazione monetaria ed interessi dalla data della prima richiesta di restituzione o, in subordine, dalla domanda sino al soddisfo;
.-Vittoria di spese, diritti ed onorari di causa, oltre I.V.A. e c.p.a. nonché il 12,50 % ex L.P. con attribuzione al sottoscritto procuratore antistatario.
Voglia l’Ill.mo Tribunale di Busto Arsizio, previe le opportune declaratorie tutte del caso, in rito e nel merito, rigettata ogni contraria domanda, istanza ed eccezione,
– Accertare e dichiarare, la mancata indicazione del codice fiscale del legale difensore dell’attore sia nella procura che nel preambolo dell’atto, nonché del suo numero di fax, così come prescritto dalla normativa vigente in materia tributaria e mandare al relativo Ufficio per i conseguenti provvedimenti.
– Rigettare integralmente la domanda attorea in quanto infondata in fatto e diritto per tutte le ragioni esposte in atti.
– Condannare l’attore alla rifusione delle spese e dei compensi di lite, oltre rimborso forfettario nella misura del 15%, C.P.A. ed I.V.A. come per legge.
Nella denegata e non creduta ipotesi di accoglimento della domanda attorea, ridurre la somma dovuta in restituzione da parte della convenuta all’attore, dell’importo di Euro uuuuu,00, in quanto somma bonificata non già alla convenuta stessa, bensì alla sorella della medesima, Signora Semproniox Pxx, come risulta dalla documentazione prodotta in atti da entrambe le parti (doc. 5 (bonifici effettuati dall’attore alla convenuta) – Atto di citazione; doc. 5 (raccomandata del legale attoreo alla sorella della convenuta) – Memoria convenuta n. 1 del 07.06.2018)
In via Istruttoria: Si insiste integralmente nelle richieste ed eccezioni istruttorie formulate con la memoria ex art. 183 VI comma n. 2 del 09.07.2018 (prove testimoniali ed interrogatorio formale dell’attore) e con la memoria n. 3 del 29.07.2018 (produzione agli atti da parte dell’attore della documentazione reddituale, nonché bancaria estera riferita alla movimentazione finanziaria del predetto con riferimento al periodo della relazione sentimentale per cui è causa, ovvero agli anni 2013 – 2014 e 2015). Con osservanza.
All’odierno giudizio è applicabile l’art. 58, comma II, legge 18 giugno 2009 n. 69 e, per l’effetto, la stesura della sentenza segue l’art. 132 c.p.c. come modificato dall’art. 45, comma 17, della legge 69/09, con omissione dello “svolgimento del processo” (salvo richiamarlo dove necessario o opportuno per una migliore comprensione della ratio decidendi).
Con atto di citazione regolarmente notificato, Axxx Tiziox conveniva in giudizio Bxx Semproniox al fine di ottenere da quest’ultima la restituzione della somma di Euro nnnnn,00, oltre rivalutazione monetaria ed interessi.
A sostegno della propria domanda l’attore deduceva di aver intrattenuto una relazione sentimentale con Bxx Semproniox, con la quale aveva convissuto sino al settembre 2015, e di averle corrisposto la complessiva somma di Euro nnnnn,00, di cui Euro mmmmm,00 per l’acquisto da parte di quest’ultima (e la ristrutturazione) dell’immobile sito in Zzzxx, Via Nnzxx n. …, immobile ove le parti avrebbero dovuto stabilire la propria residenza, e i restanti Euro sssss,00 per l’acquisto degli arredi.
Stante la fine della convivenza more uxorio, l’attore chiedeva dunque la restituzione sia della somma di Euro mmmmm,00, corrisposta a titolo di mutuo tra privati per l’acquisto in via esclusiva, da parte della convenuta, dell’immobile suddetto, sia della somma di Euro sssss,00, corrisposta per l’acquisto di cose di cui avrebbero dovuto usufruire entrambe le parti durante la convivenza, essendo venuta meno la causa giustificativa di tale esborso.
Si costituiva la convenuta, la quale non contestava il versamento da parte dell’attore della somma di Euro nnnnn,00, ma deduceva, tuttavia, che tale somma era stata corrisposta unicamente per l’acquisto di arredi e per lavori di ristrutturazione dell’immobile, e non già per l’acquisto di quest’ultimo e, in ogni caso, che tale elargizione era stata giustificata da mero spirito di liberalità, trattandosi di obbligazione naturale; assumeva, inoltre, che parte di tale somma era stata restituita all’attore in contanti. Chiedeva, pertanto, il rigetto della domanda avversaria.
Nella memoria ex art. 183, co. 6, n.1 c.p.c. parte convenuta proponeva domanda subordinata di riduzione della condanna in relazione all’importo di Euro uuuuu,00, trattandosi di somma corrisposta dall’attore non già in proprio favore, ma nei confronti della propria sorella, Pxx Semproniox.
Istruita soltanto documentalmente, la causa, medio tempore assegnata a questo giudice, veniva rinviata per la precisazione delle conclusioni all’udienza del 20.03.2019 e trattenuta in decisione successivamente alla scadenza dei termini ex art. 190 c.p.c.
Parte convenuta, pur non contestando di aver ricevuto dall’attore la somma di Euro nnnnn,00, ha negato che essa fosse finalizzata all’acquisto dell’immobile sito in Zzzxx, assumendo invece che era stata corrisposta “per l’arredo e alcuni lavori di sistemazione” del predetto immobile, nel quale le parti avrebbero dovuto stabilire la propria residenza comune. La stessa ha dedotto che “i pagamenti effettuati dall’attore fossero dettati da mero spirito di liberalità, e proprio al fine di contribuire anch’egli pro quota al nuovo progetto che le parti avevano deciso di intraprendere, ovvero l’acquisto di un’abitazione comune”, così configurando tali pagamenti come espressione dell’adempimento di un’obbligazione naturale.
Ebbene, avendo la convenuta ammesso di aver percepito dall’attore la somma complessiva di Euro nnnnn,00 per la ristrutturazione dell’immobile dalla stessa acquistato in via esclusiva nonché per l’acquisto dei relativi arredi, gravava sulla prima l’onere di dimostrare che tale somma fosse stata corrisposta in adempimento di un’obbligazione naturale, stante il rapporto di convivenza more uxorio all’epoca esistente tra le parti.
In generale, sul tema dei contributi patrimoniali al menage familiare nelle famiglie di fatto si deve premettere che si configura un dovere reciproco di assistenza materiale dei conviventi e di reciproca contribuzione corrispondente sul piano morale e sociale a quello giuridico imposto ai coniugi dall’articolo 143 c.c.. Le prestazioni patrimoniali compiute nell’ambito della famiglia di fatto, pertanto, assumono i caratteri della doverosità, sul piano morale e sociale, integrando i caratteri dell’obbligazione naturale (così Trib. Siena 4 dicembre 2018, n. 1413).
Nella giurisprudenza di merito e di legittimità è ormai consolidato l’orientamento per cui le attribuzioni patrimoniali intervenute tra conviventi more uxorio, nell’ambito dello svolgimento della vita familiare, vanno qualificate alla stregua di adempimento di obbligazioni naturali, con conseguente impossibilità di ripetere quanto corrisposto ex art. 2034 c.c., con l’unico limite della sproporzione tra l’entità dell’attribuzione patrimoniale e la situazione concreta in cui si svolge la convivenza more uxorio.
Opera, dunque, la soluti retentio a condizione che la prestazione patrimoniale risulti adeguata alle circostanze e proporzionata all’entità del patrimonio e alle condizioni sociali del solvens (si veda, ex multis, Cass. 13 marzo 2003, n. 3713).
In applicazione dei predetti principi, occorre evidenziare come, nel caso di specie, parte convenuta abbia del tutto omesso di fornire la prova circa la sussistenza dei requisiti di proporzionalità e adeguatezza degli esborsi di cui è causa rispetto alle condizioni economiche del disponente.
Parte convenuta non ha depositato documentazione volta a dimostrare tale proporzione e/o adeguatezza, essendosi limitata a produrre la prova di un bonifico eseguito dall’attore per l’importo di Euro zzzz,00 recante la causale “spese varie”: tale documento è del tutto inidoneo a comprovare la sussistenza dei requisiti di proporzionalità ed adeguatezza alle condizioni patrimoniali dell’attore degli esborsi oggetto del presente giudizio.
Né tale onere parte convenuta avrebbe potuto assolvere mediante l’assunzione della prova per testi e per interrogatorio formale richiesta: tale prova è stata, infatti, ritenuta inammissibile – con valutazione che in questa sede merita di essere confermata – atteso che i capitoli articolati, da una parte erano genericamente formulati, e, dall’altra, non avrebbero in ogni caso consentito di ritenere provata l’adeguatezza e proporzionalità dei pagamenti di cui è causa rispetto alle condizioni patrimoniali dell’attore e la loro riconducibilità nell’alveo della ordinaria contribuzione al menage familiare.
Invero, la cifra di Euro nnnnn,00 per l’acquisto di arredi e l’esecuzione di lavori di ristrutturazione della casa “familiare” di esclusiva proprietà della convenuta, non può ritenersi, in mancanza di prova contraria, il cui onere – lo si ripete – gravava sulla convenuta, un’attribuzione patrimoniale intervenuta nell’ambito dell’ordinario svolgimento della vita familiare.
La sussistenza di un rapporto di convivenza tra le parti non è sufficiente a fondare e rendere plausibile la tesi secondo la quale si tratterebbe di una attribuzione patrimoniale adempitiva di un’obbligazione naturale: quest’ultima, infatti, consiste in una elargizione fatta con riguardo al particolare legame esistente tra le parti e, proprio perché non costituisce una donazione in senso stretto soggetta al requisito di forma prescritto dalla legge, deve rispettare il carattere della proporzionalità, da determinarsi in considerazione della posizione sociale delle parti e delle potenzialità economiche di colui che la pone in essere.
Nella fattispecie, fermo restando quanto sopra osservato, la consistente somma corrisposta alla convenuta (Euro nnnnn,00), anche tenuto conto della retribuzione dell’attore, pari a Euro yyyy,00 mensili, costituisce elemento che induce ad escludere che possa configurarsi una obbligazione naturale ex art. 2034 c.c.
Parte convenuta ha, infatti, omesso di dimostrare che tale somma sia stata elargita per soddisfare esigenze di coppia o singole necessità del partner, in presenza di un rapporto di proporzionalità tra le somme corrisposte ed i doveri morali e sociali assunti reciprocamente dai conviventi.
Conseguentemente, parte attrice ha diritto alla restituzione della predetta somma, corrisposta in assenza di idonea causa giustificativa.
Sul punto, non può trovare accoglimento la domanda svolta in via subordinata dalla parte convenuta, avente ad oggetto la riduzione della condanna nei limiti di Euro ccccc,00, in ragione del versamento da parte dell’attore della somma di Euro uuuuu,00 non già nei confronti della convenuta medesima, bensì della di lei sorella.
E, invero, tale asserzione risulta radicalmente in contrasto rispetto a quanto ammesso dalla stessa convenuta nella propria comparsa di costituzione e risposta, nella quale ella ha riconosciuto di aver percepito dall’attore la somma complessiva di Euro nnnnn,00.
In conclusione, parte convenuta deve essere condannata al pagamento in favore dell’attore della somma di Euro nnnnn,00, oltre interessi al tasso legale dalla data della domanda (04.07.2017) – non essendovi prova di una costituzione in mora antecedente – al saldo. Trattandosi di obbligazione di valuta non è, invece, dovuta la rivalutazione monetaria.
Le spese di lite seguono la soccombenza (art. 91 c.p.c.) e sono liquidate come in dispositivo ai sensi del D.M. 55/2014 in base ai parametri minimi previsti in relazione allo scaglione di riferimento, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario ai sensi dell’art. 93 c.p.c.
Avendo il difensore di parte attorea omesso di indicare il proprio numero di fax, sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 13, co. 3-bis D.P.R. 115/2002, a mente del quale «ove il difensore non indichi il proprio numero di fax ai sensi dell’articolo 125, primo comma, del codice di procedura civile e il proprio indirizzo di posta elettronica certificata ai sensi dell’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, ovvero qualora la parte ometta di indicare il codice fiscale nell’atto introduttivo del giudizio o, per il processo tributario, nel ricorso il contributo unificato è aumentato della metà».
Il Tribunale di Busto Arsizio, Sezione Terza Civile, definitivamente pronunciando nella causa civile di cui in epigrafe, ogni diversa istanza, difesa, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:
1) condanna parte convenuta al pagamento in favore dell’attore della somma di Euro nnnnn,00 oltre interessi legali dalla domanda (04.07.2017) al saldo;
2) condanna parte convenuta alla refusione in favore dell’attore delle spese processuali, liquidate in Euro 3.628,00 per compensi, oltre 15% per spese generali, I.v.a. e c.p.a. come per legge, nonché oltre anticipazioni (c.u., marca da bollo, spese di notifica), con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario ai sensi dell’art. 93 c.p.c.;
3) dà atto della sussistenza dei presupposti dell’art. 13, co. 3-bis D.P.R. 115/2002 per l’aumento della metà del contributo unificato dovuto per il giudizio.
Il Giudice Silvia Torraca
convivente more uxorio, convivenza, coppia di fatto, obbligazione naturale