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Timestamp: 2019-12-13 21:04:43+00:00
Document Index: 62224881

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Insinuazione al passivo fallimentare del credito derivante da saldo negativo di conto corrente: la banca ha l’onere di dare conto dell’intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali - Avvocati recupero crediti
Cassazione Civile, Sezione I, Ordinanza n. 31195 del 03/12/2018
Con ordinanza del 3 dicembre 2018 la Corte di Cassazione Civile, Sezione I, in tema di procedure concorsuali ha stabilito che nell’insinuare al passivo fallimentare il credito derivante da saldo negativo di conto corrente la banca ha l’onere di dare conto dell’intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali. Il curatore, eseguite le verifiche di sua competenza, ha l’onere di sollevare specifiche contestazioni in relazione a determinate poste, in presenza delle quali la banca ha a sua volta l’onere di integrare la documentazione, o comunque la prova, del credito relativamente alle contestazioni sollevate. Il giudice delegato o, in sede di opposizione, il Tribunale, in mancanza di contestazioni del curatore, è tenuto a prendere atto della evoluzione storica del rapporto contrattuale come rappresentata negli estratti conto, pur conservando il potere di rilevare d’ufficio ogni eccezione non rimessa alle sole parti, che si fondi su fatti in tal modo acquisiti al giudizio.
E. S.p.A., e per essa nella qualità di mandataria la P. S.p.A., nuova denominazione assunta dalla __, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in __, presso lo studio dell’Avv. __, che la rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;
Curatela del Fallimento della __ S.p.a., in persona del curatore __, elettivamente domiciliata in __, presso lo studio dell’Avv. __, che la rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;
B. S.p.a.;
avverso la sentenza n. __ della CORTE D’APPELLO di __ depositata il __;
B. s.p.a. presentava due istanze di ammissione al passivo del fallimento __ s.p.a., l’una per l’importo di __ rispetto al saldo passivo del conto corrente n. __ (su cui era confluito, mediante giroconto, il saldo passivo dei conti correnti __ e __), l’altra per __ in relazione a una fideiussione prestata dalla società fallita in favore di __.
Il Giudice delegato ammetteva al passivo della procedura la somma di Lire __, corrispondente al saldo debitore del conto corrente n. __ alla data del __, e respingeva le ulteriori pretese perché non provate.
Il Tribunale di __, con sentenza del __, respingeva l’opposizione proposta dall’istituto di credito in quanto la consulenza tecnica espletata aveva quantificato lo scoperto del conto corrente della fallita in misura inferiore all’importo già ammesso al passivo, con una differenza superiore all’ulteriore credito vantato dalla banca per la fideiussione prestata dalla fallita in favore di __.
La Corte d’Appello di __, con sentenza del __, pur rilevando che il Tribunale aveva erroneamente ritenuto che le somme risultanti a credito della banca in base alla consulenza contabile espletata corrispondevano ai saldi negativi dei conti __ e __ e non rientravano nel saldo di __ per il quale l’appellante aveva già ottenuto l’ammissione al passivo fallimentare, rigettava comunque l’impugnazione proposta, in mancanza di idonea prova del credito da insinuarsi al passivo; infatti, a fronte della contestazione del curatore dell’inidoneità della documentazione prodotta a fornire la prova dell’esistenza del credito vantato, la banca, non potendo avvalersi nei confronti del curatore fallimentare del disposto dell’art. 2710 c.c., non aveva documentato di aver inviato al correntista gli estratti conto relativi ai rapporti in contestazione in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento, onde consolidare la prova delle operazioni annotate, né aveva dimostrato l’esistenza del proprio credito mediante la produzione di documentazione attestante l’effettivo svolgimento delle operazioni annotate in contabilità.
Ha proposto ricorso per cassazione avverso questa pronuncia P. s.p.a., quale mandataria di E. s.p.a., già costituitasi nel giudizio di appello quale successore a titolo particolare nel rapporto controverso, affidandosi a tre motivi di impugnazione.
Ha resistito con controricorso la curatela del fallimento __ s.p.a.
L’intimata B. s.p.a. non ha svolto alcuna difesa.
5.1 Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione e la falsa applicazione degli artt. 112, 342 e 346 c.p.c., ed assume la conseguente nullità della sentenza impugnata, in quanto il giudice di appello, in violazione del principio di necessaria corrispondenza fra chiesto e pronunciato e del principio tantum devolutum quantum appellatum, avrebbe d’ufficio, oltre i limiti del gravame proposto, esaminato e posto a base della decisione questioni non specificamente devolute alla sua cognizione, concernenti l’inidoneità delle scritture contabili della banca a costituire prova contro il curatore ex art. 2710 c.c., la mancata dimostrazione dell’invio al cliente poi fallito degli estratti conto in epoca antecedente al fallimento e la carenza di prova rispetto al debito principale di cui il fallimento era chiamato a rispondere quale fideiussore; al contrario la corte territoriale, una volta riconosciuta la certezza della data, avrebbe dovuto accogliere l’appello, senza poter valorizzare eccezioni che, non essendo state specificamente riproposte, dovevano intendersi per rinunciate ai sensi dell’art. 346 c.p.c..
Questa Corte ha anche già avuto modo di osservare che, fermo il principio per cui l’istituto di credito ha l’onere di dare piena prova del suo credito, assolvendo lo stesso attraverso la produzione della documentazione relativa allo svolgimento del conto, il collegio dell’opposizione tuttavia non può prescindere “dalla valutazione, doverosa e necessaria, circa la completezza ed esaustività delle schede integrali prodotte dalla creditrice, che rappresenta(va) la premessa logica indispensabile per procedere al successivo consequenziale apprezzamento della ulteriore produzione documentale. E del resto non può trascurarsi di osservare che l’ammissibilità di prove atipiche, che proprio con riguardo al caso di specie è stata più volte sottolineata dalla giurisprudenza di merito oltre che in dottrina, imponeva all’organo giudicante di tenerne conto, in considerazione dell’assoluta mancanza di contestazioni provenienti dalla curatela fallimentare” (Cass. n. 19028/2013).
La sentenza impugnata andrà dunque cassata, con rinvio alla Corte d’Appello di __, la quale si atterrà al seguente principio: nell’insinuare al passivo fallimentare il credito derivante da saldo negativo di conto corrente la banca ha l’onere di dare conto dell’intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali; il curatore, eseguite le verifiche di sua competenza, ha l’onere di sollevare specifiche contestazioni in relazione a determinate poste, in presenza delle quali la banca ha a sua volta l’onere di integrare la documentazione, o comunque la prova, del credito relativamente alle contestazioni sollevate; il giudice delegato o, in sede di opposizione, il Tribunale, in mancanza di contestazioni del curatore, è tenuto a prendere atto dell’evoluzione storica del rapporto contrattuale come rappresentata negli estratti conto, pur conservando il potere di rilevare d’ufficio ogni eccezione non rimessa alle sole parti, che si fondi sui fatti in tal modo acquisiti al giudizio.
La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, rigetta gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte d’Appello di __ in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Cass_civ_Sez_I_Ord_03_12_2018_n_31195