Source: http://www.omrautomotive.com/it/dlgs-231-2001/elenco-reati/impiego-di-cittadini-di-paesi-terzi-il-cui-soggiorno-%C3%A8-irregolare.html
Timestamp: 2019-06-24 09:53:24+00:00
Document Index: 38744113

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 22', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 12', 'art. 25', 'art. 10']

Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare - OMR Officine Meccaniche Rezzatesi
Q IMPIEGO DI CITTADINI DI PAESI TERZI IL CUI SOGGIORNO E’ IRREGOLARE Art. 25-duodecies D.lgs. 231/2001
Art. 25-duodecies, D.lgs. 231/2001.
1 «In relazione alla commissione del delitto di cui all’articolo 22, comma 12-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 100 a 200 quote, entro il limite di 150.000 euro».
Art. 22, commi 12, 12-bis e 12-quinquies del D.lgs. 286/1998:
«12 Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno previsto dal presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, revocato o annullato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5000 euro per ogni lavoratore impiegato.
12-bis Le pene per il fatto previsto dal comma 12 sono aumentate da un terzo alla metà:
c) se i lavoratori occupati sono sottoposti alle altre condizioni lavorative di particolare sfruttamento di cui al terzo comma dell'articolo 603-bis del codice penale.
12-ter. Con la sentenza di condanna il giudice applica la sanzione amministrativa accessoria del pagamento del costo medio di rimpatrio del lavoratore straniero assunto illegalmente.
12-quater. Nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo di cui al comma 12-bis, è rilasciato dal questore, su proposta o con il parere favorevole del procuratore della Repubblica, allo straniero che abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro, un permesso di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6.
12-quinquies. Il permesso di soggiorno di cui al comma 12-quater ha la durata di sei mesi e può essere rinnovato per un anno o per il maggior periodo occorrente alla definizione del procedimento penale. Il permesso di soggiorno è revocato in caso di condotta incompatibile con le finalità dello stesso, segnalata dal procuratore della Repubblica o accertata dal questore, ovvero qualora vengano meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio».
Art. 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5 del D.Lgs. 286/1998:
b) sono commessi al fine di trame profitto, anche indiretto.
5. Fuori dei casi previsti dai commi precedenti, e salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero o nell’ambito delle attività punite a norma del presente articolo, favorisce la permanenza di questi nel territorio dello Stato in violazione delle norme del presente testo unico è punito con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino a lire trenta milioni. Quando il fatto è commesso in concorso da due o più persone, ovvero riguarda la permanenza di cinque o più persone, la pena è aumentata da un terzo alla metà».
Qualora sussistano le circostanze previste dall’art. 22, comma 12 del TUI, in aggiunta alle sanzioni ex D.lgs. 231/2001, la determinazione delle somme dovute dal datore di lavoro al lavoratore straniero (in termini retributivi, contributivi e fiscali), è calcolata sulla presunzione che il rapporto di lavoro abbia avuto una
durata di almeno tre mesi. È onere del datore di lavoro fornire l’eventuale prova contraria (ex art. 3 del TUI).
Ai sensi dell’art. 25-duodecies, comma 1-bis, la condotta tipica è quella di colui il quale (“chiunque”) promuova, diriga, organizzi, finanzi o effettui il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compia altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di un altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente e nel caso in cui:
- il fatto riguardi l’ingresso o la permanenza illegale nel territorio dello Stato di cinque o più persone;
- la persona trasportata sia stata esposta a pericolo per la sua vita o per la sua incolumità per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale;
- la persona trasportata sia stata sottoposta a trattamento inumano o degradante per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale;
- il fatto sia commesso da tre o più persone in concorso fra loro utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti;
- gli autori del fatto abbiano la disponibilità di armi o materie esplodenti.
La pena è aumentata nel caso in cui ricorrano due o più ipotesi di cui al paragrafo precedente o qualora:
- i fatti siano stati commessi al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o comunque allo sfruttamento sessuale o lavorativo ovvero riguardano l’ingresso di minori da impiegare in attività illecite al fine di favorirne lo sfruttamento;
- i fatti siano commessi al fine di trarne profitto, anche indiretto.
L’art. 25-duodecies, comma 1-ter, prevede invece il caso in cui un soggetto, agendo nell’interesse o a vantaggio della società, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione d’illegalità dello straniero o nell’ambito delle attività punite a norma dell’art. 12 D.Lgs. 286/1998, favorisca la permanenza dello straniero nel territorio dello Stato in violazione delle norme del Testo Unico sull’immigrazione.
La pena è aumentata se il fatto è commesso in concorso da due o più persone ovvero se riguarda la permanenza di cinque o più persone.
Infine l’art. 25-duodecies, comma 1-quater, prescrive, in caso di condanna per i delitti di cui all’articolo 25-duodecies commi 1-bis e 1-ter, l’applicazione, per una durata non inferiore ad un anno, delle sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, ovvero: interdizione dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; esclusione da agevolazioni, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Occorre brevemente ricordare che le predette fattispecie erano già annoverate tra i reati presupposto della responsabilità amministrativa, ma unicamente come reati di natura in quanto espressamente richiamate dall’art. 10 comma 7 della Legge 16 marzo 2006, n. 146 "Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001".
Con il citato intervento normativo esse assumono quindi rilevanza autonoma.