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Timestamp: 2018-02-20 17:49:44+00:00
Document Index: 109213270

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 2943']

Venerdì, 24 Novembre 2017 09:10
La prescrizione dei contributi a percentuale
I contributi INPS si dividono in 2 tipi, quelli “fissi” e quelli c.d. “a percentuale”. Mentre i primi, come suggerisce il termine, restano fissi indipendentemente dal guadagno, i secondi seguono il reddito.
Per artigiani e commercianti ad esempio i contributi fissi, altrimenti definiti come “minimale contributivo”, ammontano rispettivamente a 3.599,03 Euro - per gli artigiani - e 3.613,02 Euro - per i commercianti – (dati 2016).
Ognuna di queste categorie dovrà sempre versare almeno questi contributi.
Se un artigiano o un commerciante non supera il reddito minimo, di 15.548,00 Euro, dovrà pagare sempre e soltanto il minimale, e non anche i contributi a percentuale.
Discorso a parte va fatto per i lavoratori autonomi, infatti per loro il contributo minimo da pagare ogni anno è di 4.309,91 Euro.
Tutti i soggetti titolari di partita IVA che superino il reddito minimo devono invece pagare una contribuzione aggiuntiva annuale calcolata in base a una soglia di reddito e tenendo conto di una aliquota diversa per ogni categoria.
Per tutti la base imponibile è soltanto quella che supera i 15.548,00 Euro quindi, ad esempio, se il reddito annuo di un commerciante è di 25.000 Euro, la sua base imponibile sarà: 25.000-15.548 = 9.452 Euro, sui quali applicare l’aliquota.
Nel caso in cui la differenza tra il reddito percepito e il reddito minimo non superi 46.123,00 Euro, l’aliquota corrisponde a 23,10% per gli artigiani e 23,19% per i commercianti.
Nella eventualità in cui invece l’imponibile superi i 46.123,00 Euro, l’aliquota sarà pari a 24,10% per gli artigiani e 24,19% per i commercianti ( anno di riferimento 2016).
Ancora una volta fanno caso a se i liberi professionisti per i quali, invece, l’aliquota resta sempre al 27,72%( anno di riferimento 2016).
Esiste, comunque, un massimale contributivo, ossia una soglia di reddito oltre la quale non sono più applicabili addizionali contributive e tale soglia è per artigiani e commercianti di 76.872,00 Euro mentre per i liberi professionisti è pari a 100.324,00 Euro ( c.d. reddito massimale).
Ma cosa accade quando non vengono versati i contributi a percentuale?
Di quanto tempo dispone l’INPS per iniziare l’azione di recupero delle somme e, soprattutto, da quando decorre il termine entro il quale deve iniziare l’azione prima che i contributi non pagati divengano inesigibili?
A dipanare i dubbi sul momento iniziale da cui la clessidra della prescrizione inizia a scandire per l’INPS il tempo utile per recuperare il credito ci ha pensato la Suprema Corte (Cassazione civile sezione lavoro, sentenza 29.5.2017 n. 13463) che, su ricorso proposto dall’I.N.P.S. avverso la sentenza con cui la Corte d'appello di Torino la quale confermava la statuizione di primo grado che aveva dichiarato prescritto il credito dell'INPS, relativo ai contributi a percentuale dovuti per l'anno 2004, che l'Istituto aveva richiesto a seguito di avviso di accertamento di maggior reddito emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti del resistente in data 2.11.2009.
Poiché l'INPS è titolare di autonomi poteri di accertamento rispetto a quelli propri dell'Agenzia delle Entrate, la Suprema Corte ha ritenuto che la prescrizione del credito relativo ai contributi debba decorrere anche anteriormente all'accertamento del maggior reddito da parte dell'Agenzia delle Entrate ed ha ritenuto per di più che tale mero atto di accertamento non possa interrompere la prescrizione dei contributi, trattandosi di atto proveniente da soggetto diverso dal titolare del credito.
La Corte di Cassazione ha ritenuto che la tesi dell'Istituto, secondo cui l'atto di accertamento dell'Agenzia delle Entrate non costituirebbe un mero atto interruttivo della prescrizione, ma il fatto che determina il sorgere del diritto dell'INPS ai contributi c.d. a percentuale, con conseguente decorrenza da tale momento del termine prescrizionale di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 3, trascuri di considerare che l'obbligazione tributaria e l'obbligazione contributiva, quand'anche l'efficacia del rispettivo fatto costitutivo sia collegata ad un atto amministrativo di ricognizione del suo avveramento (cioè, dopo che il contribuente ha adempiuto alla propria obbligazione nella misura che egli ritiene dovuta, gli uffici competenti intervengono con un procedimento amministrativo per verificare la correttezza dell'importo pagato), sono pur sempre obbligazioni la cui genesi è collegata dalla legge ad un fatto economico giuridicamente rilevante, che, nel caso di specie, è la produzione di un certo reddito da parte del lavoratore autonomo (L. n. 233 del 1990, art. 1, comma 4).
È chiaro quindi che è esclusivamente questo fatto economico giuridicamente rilevante a costituire il fatto costitutivo dell'obbligazione, oltre che a determinare la misura del debito, e quindi deve escludersi che il fatto costitutivo dell'obbligazione di versare i contributi a percentuale possa ricollegarsi ad altro se non alla produzione, da parte del lavoratore autonomo, di un reddito superiore alla soglia della L. n. 233 del 1990, art. 1, comma 4. La Corte chiarisce anche che a diverse conclusioni non è dato pervenire nemmeno considerando il D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 1, il quale ha previsto che "per la liquidazione, l'accertamento e la riscossione dei contributi e dei premi previdenziali ed assistenziali che, ai sensi del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, art. 10 (...) devono essere determinati nelle dichiarazioni dei redditi, si applicano le disposizioni previste in materia di imposte sui redditi".
Si tratta infatti di disposizione che provvede al riparto delle competenze in materia di accertamento tra l'amministrazione finanziaria e gli enti previdenziali e che, come tale, non può incidere sulla struttura dell'obbligazione contributiva.
D’altro canto però, la stessa Corte ha ribadito in sentenza, anche alla luce del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 1, che avendo lo Stato demandato all'Agenzia delle Entrate un'attività di controllo sui dati denunciati dal contribuente, commettendole anche di richiedere il pagamento dei contributi e premi omessi o evasi, ove il maggior contributo previdenziale dovuto sia accertato dall'Agenzia prima dello spirare del termine di prescrizione, la notifica dell'avviso di accertamento incide sia sul rapporto tributario che su quello contributivo - previdenziale, determinando l'interruzione della prescrizione anche in favore dell'INPS (Cass. n. 17769 del 2015), sostenendo che, a seguito dell'attribuzione delle potestà relative alla liquidazione, all'accertamento e alla riscossione dei contributi e dei premi previdenziali ed assistenziali, l'Agenzia delle Entrate non possa essere considerata un soggetto diverso dal titolare del credito, nel senso di cui all'art. 2943 c.c.
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