Source: https://www.tidona.com/due-questioni-sullanatocismo-1-la-rilevanza-dellanatocismo-in-sede-di-usura-2-lart-1-comma-629-l-27-12-13-n-147-sul-divieto-di-anatocismo/
Timestamp: 2018-12-15 00:09:15+00:00
Document Index: 115251778

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 1218', 'art. 1224', 'art. 120', 'art. 3', 'art. 161', 'art. 1', 'sentenza ']

Due questioni sull’anatocismo: 1. La rilevanza dell’anatocismo in sede di usura - 2. L’art. 1, comma 629, L. 27.12.13, n. 147 sul divieto di anatocismo | Studio Legale Tidona e Associati
8 Apr 2015 In Diritto bancario
L’art. 644 c.p. qualifica come usura non solo gli interessi che superano il tasso soglia (c.d. usura presunta), ma anche la fattispecie in cui, benché gli interessi corrisposti siano sotto soglia, nondimeno concorrono al costo del credito altri vantaggi o compensi, i quali, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari (art. 644, comma 3, c.p.), sospingono in usura l’operazione di credito (c.d. usura in concreto).
È noto il dibattito su quali voci siano da includere o meno nel relativo computo, che affatica le corti di merito nel corso degli ultimi tempi[2].
La giurisprudenza si è anche chiesta se gli interessi corrispettivi si sommino o meno agli interessi di mora e, nel rispondere a questo quesito, non sono mancate pronunce di merito che hanno deciso nei seguenti termini:
La verità è che, costituendo interessi di mora e interessi corrispettivi grandezze del tutto disomogenee, ognuno di essi va rapportato a quello che è il suo naturale punto di riferimento: gli interessi corrispettivi al finanziamento erogato; gli interessi di mora all’inadempimento.
Da questo punto di vista la rata impagata perde la sua scomposizione in quota capitale e quota interessi, per divenire solo e semplicemente la prestazione inadempiuta ex art. 1218 c.c., sulla quale van calcolati gli interessi di mora ex art. 1224 c.c., e l’importo così determinato, sommato agli ulteriori importi pretesi dalla banca e collegati all’inadempimento (es. spese per solleciti, diffide, ecc.), va a comporre l’aggregato sul quale si determina poi in percentuale l’onere concretamente preteso dalla banca in rapporto alla rata.
Tale onere va poi confrontato con il tasso soglia, comprensivo del rilievo a fini statistici dell’usura effettuato dalla Banca d’Italia
Si è anche detto che applicare la regola del tempus regit actum ai contratti pendenti e quindi non applicare agli stessi le modificazioni dell’art. 120, non significa applicare la regola di civiltà della irretroattività della legge, bensì predicare una illegittima ultra attività della legge abrogata, con conseguenti problemi di disparità di trattamento e di lesione del canone di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. (Dolmetta).
Oltre tutto, quest’ultimo autore ha osservato come l’argomento fondato sull’art. 161, comma 5, d.lgs. 385 del 1993, di fatto facoltizza il Cicr a bloccare a tempo indeterminato l’entrata in vigore di qualsiasi riforma bancaria, con risultati inaccettabili anche dal punto di vista ermeneutico.
Per ora, non resta che verificare la portata che dette argomentazioni avranno sulla giurisprudenza, la quale, a questo riguardo, non ha ancora espresso posizioni di rilievo, escludendo la Relazione del Tribunale di Milano – Sesta Sezione Civile del 6.2.14, nella quale si è ritenuto di aderire alla tesi che ritiene applicabile la modifica dell’art. 1, comma 629, L.147 del 2013 anche ai contratti pendenti.
Nel medesimo senso, sia pure quasi per obiter, consta una pronuncia della Corte d’Appello di Genova, a tenore della quale:
Riflessioni sulla sentenza ammazza usura
Di Bruno Sechi, Avvocato 24 febbraio 2001 Nota a Cass. Civ. Sez. I n. 14899/2000.…