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Timestamp: 2020-08-10 19:24:29+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 15634 del 27/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15634 del 27/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 27/07/2016, (ud. 20/04/2016, dep. 27/07/2016), n.15634
sul ricorso 18884-2013 proposto da:
VIA BUCCARI 3, presso lo studio dell’avvocato MARIA TERESA ACONE,
rappresentata e difesa dagli avvocati BENINO MIGLIACCIO, MODESTINO
ACONE, giusta procura speciale notarile in atti;
SOCIETA’ DI TRASPORTI E SERVIZI PER AZIONI) C.f. (OMISSIS), in
domiciliata in ROMA, PIAZZA della CROCE ROSSA 1, presso l’avvocato
PATRIZIA CARINO c/o Rete Ferroviaria Italiana, Direzione Legale
Lavoro, rappresentata e difesa dall’avvocato ENRICO FAETA, giusta
avverso la sentenza n. 6019/2012 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 06/02/2013 r.g.n. 3446/2008;
udito l’Avvocato ACONE PASQUALE per delega ACONE MODESTINO;
Con sentenza n. 6019/2012, depositata il 6 febbraio 2013, la Corte di appello di Napoli, in accoglimento del gravame di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., respingeva la domanda di S.R. per l’attribuzione del superiore inquadramento nella nona categoria o in subordine nella ottava categoria (domanda subordinata che invece il giudice di primo grado aveva accolto) e ciò sul rilievo dello svolgimento di mansioni di capo settore, presso l’ufficio sanitario di Napoli, prima in sostituzione del titolare assente per malattia, quindi in affiancamento al medesimo e infine, collocato lo stesso in quiescenza, in via autonoma dall’1/1/2002 al 3/7/2002.
La Corte, esaminate le declaratorie e ripercorso il materiale di prova acquisito al giudizio, osservava che nel periodo decorrente dalla data di collocamento a riposo del titolare, così come nel periodo anteriore, la S. aveva continuato a svolgere le proprie mansioni che erano anche quelle di affiancamento al” titolare, al pari degli altri dipendenti, senza mai avere avuto, a differenza di quest’ultimo, e neppure nell’ultimo dei periodi allegati, a disposizione collaboratori e avere svolto funzioni di coordinamento del personale.
Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza la S. con due motivi; RFI S.p.A. ha resistito con controricorso.
Deve innanzitutto essere esaminata l’eccezione di nullità e/o tardività insanabile della notifica del ricorso proposta da Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. sul rilievo che l’atto, pur ritualmente Indirizzato ai difensori della società in grado di appello, avvocati Enrico Faeta e Angelo Pompei, nel domicilio eletto in Napoli, piazza Garibaldi, Stazione Centrale FS (lato binario 24 – palazzina Ferservizi), sarebbe stato consegnato allo sportello del centro postale di (OMISSIS) Rec. il 19 agosto 2013 e, in pari data, ritirato da Ferservizi S.p.A., con sede in (OMISSIS), per conto di RFI S.p.A. e, quindi, per conto della parte, anzichè per conto dei procuratori e difensori costituiti nel giudizio di appello.
La ricorrente ha, infatti, esattamente individuato i destinatari della notifica nei difensori di RFI nel giudizio di appello e a questi ha tempestivamente spedito il plico contenente l’atto, plico di cui è attestata la consegna a soggetto “al servizio del destinatario addetto alla ricezione delle notificazioni”.
Tale attestazione fa piena prova dell’avvenuta consegna del plico al destinatario, senza che possa avere rilievo la strutturazione interna a RFI S.p.A. circa il servizio di ricezione degli atti, atteso che, come più volte precisato da questa Corte, nella notificazione a mezzo del servizio postale, l’attività legittimamente delegata dall’ufficiale giudiziario all’agente postale In forza del disposto della L. n. 890 del 1982, art. 1 gode della stessa fede privilegiata dell’attività direttamente svolta dall’ufficiale giudiziario stesso ed ha lo stesso contenuto, essendo egli, ai fini della validità della notifica, tenuto a controllare il rispetto delle prescrizioni contenute nel codice di rito sulle persone a cui l’atto può essere legittimamente notificato e ad attestare la dichiarazione resa dalla persona che riceve l’atto, indicativa della propria qualità (Cass. 23 luglio 2003 n. 11452). Conformi Cass. n. 19417/2004 e n. 2421/2014.
Con il primo motivo, denunciando insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia ed errata valutazione delle prove, nonchè violazione e falsa applicazione dell’art. 2103 c.c., del CCNL e della L. n. 190 del 1985, art. 6 la ricorrente censura la sentenza impugnata per non avere la Corte territoriale ritenuto che ella avesse sostituito il capo settore, in quiescenza dal 31/12/2001, e che le mansioni da questa svolte, per la loro particolare delicatezza ed importanza, necessitavano di una elevata professionalità.
Con il secondo motivo, denunciando insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, la ricorrente censura la sentenza impugnata per non avere la Corte adeguatamente valutato le circostanze, pure accertate a seguito dell’istruttoria, per le quali ella aveva in concreto svolto i compiti del capo settore ed era stata unico referente per gli altri dipendenti dell’area.
A norma dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3 il ricorso per cassazione deve contenere, a pena di inammissibilità, l’esposizione sommaria dei fatti di causa.
Al riguardo, questa Corte ha più volte affermato che, ai fini della sussistenza di tale requisito, è necessario, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, che in esso vengano indicati, in maniera specifica e puntuale, tutti gli elementi utili perchè il giudice di legittimità possa avere la completa cognizione dell’oggetto della controversia, dello svolgimento del processo e delle posizioni in esso assunte dalle parti, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti del processo, ivi compresa la sentenza impugnata, cosi da acquisire un quadro degli elementi fondamentali in cui si colloca la decisione censurata e i motivi delle doglianze prospettate (Cass. 12 giugno 2008 n. 15808; Cass. 9 marzo 2010 n. 5660 e, in precedenza, fra le altre, Cass. 24 luglio 2007 n. 16315; Cass. 31 gennaio 2007 n. 2097).
Con riguardo, poi, al ricorso confezionato mediante la riproduzione degli atti delle pregresse fasi del giudizio con procedimento fotografico o similare, è stato affermato che esso è inammissibile per violazione del criterio di autosufficienza, in quanto detta modalità grafica viola il precetto dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, che impone l’esposizione sommaria dei fatti di causa, e grava la Corte di un compito – consistente nella lettura integrale degli atti assemblati finalizzata alla selezione di ciò che effettivamente rileva ai fini della decisione – che le è istituzionalmente estraneo, impedendo l’agevole comprensione della questione controversa (Cass. 12 ottobre 2012 n. 17447; Cass. 2 maggio 2013 n. 10244; Cass. 24 febbraio 2014 n. 4314).
Ed ancora, “In tema di ricorso per cassazione, ai fini del requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 3, la pedissequa riproduzione dell’intero, letterale contenuto degli atti processuali è, per un verso, del tutto superflua, non essendo affatto richiesto che si dia meticoloso conto di tutti i momenti nei quali la vicenda processuale si è articolata; per altro verso, è inidonea a soddisfare la necessità della sintetica esposizione dei fatti, in quanto equivale ad affidare alla Corte, dopo averla costretta a leggere tutto (anche quello di cui non occorre sia informata), la scelta di quanto effettivamente rileva in ordine ai motivi di ricorso” (Cass Sezioni Unite, 11 aprile 2012 n. 5698).
Nella specie il ricorso non contiene la sommaria esposizione dei fatti di causa.
Esso infatti si sostanzia nella mera successione dei testi del ricorso di primo grado, della sentenza del Tribunale di Napoli, del ricorso in appello di RFI S.p.A., della memoria difensiva in tale grado della S. e infine della sentenza oggetto del presente ricorso per cassazione, a cui segue direttamente l’esposizione dei motivi.
Tutto ciò comporta l’inammissibilità del ricorso, con la conseguente condanna della ricorrente ai pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo.
la Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 100,00 per esborsi e in Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali al 15% e accessori di legge.