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Document Index: 93147320

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 33', 'art. 36', 'art. 54', 'art. 56', 'art. 58', 'art. 44', 'art. 25', 'art. 119', 'arte 1', 'arte 2', 'art. 2', 'art. 119', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 9']

Programmazione Regione Abruzzo - ppt scaricare
Programmazione Regione Abruzzo
PubblicatoAnastasio Carlucci Modificato 4 anni fa
Presentazione sul tema: "Programmazione Regione Abruzzo"— Transcript della presentazione:
1 Programmazione 2007-2013 Regione Abruzzo
per il Programma di EMPOWERMENT delle Amministrazioni Pubbliche del Mezzogiorno Progetto RETI PER LO SVILUPPO LOCALE Programmazione Regione Abruzzo Clicca qui per iniziare la navigazione
2 Puoi accedere ad ogni sezione direttamente dal menù in alto
Il CD contiene… sei sezioni Puoi accedere ad ogni sezione direttamente dal menù in alto : STRATEGIE 1. La politica di coesione: i perché di una riforma 2. La proposta di nuovi regolamenti 3. Il destino delle Regioni italiane oggi in Obiettivo 1 4. Gli orientamenti strategici comunitari per la politica di coesione 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 6. La riforma dei regimi di aiuto 7. Informazione e pubblicità
3 2007-2013: STRATEGIE 1/4 1. I perché di una riforma
Nel febbraio 2004 la Commissione europea ha adottato la Terza relazione sulla coesione economica e sociale, nella quale si afferma la centralità delle politiche strutturali anche in un’Unione allargata. Secondo la Commissione, la politica di coesione è uno strumento fondamentale per affrontare il forte rallentamento della crescita economica e la conseguente perdita di competitività registrata dall’Unione a partire dal 2001. La nuova parola d’ordine della Commissione è: coniugare il rilancio della competitività (europea, nazionale, regionale, territoriale) con le finalità di riequilibrio e coesione dei percorsi di sviluppo e delle opportunità) fra economie, territori e gruppi sociali. 1. I perché di una riforma 1/4
4 2007-2013: STRATEGIE 2/4 1. I perché di una riforma
Il recente allargamento a 25 Stati Membri, con la prevista adesione di Bulgaria e Romania nel 2007, rappresenta una sfida senza precedenti per la competitività e la coesione interna dell’Unione europea. I nuovi Stati Membri, infatti, hanno un reddito pro capite e tassi di occupazione notevolmente inferiori a quelli degli altri paesi dell’UE, nonostante abbiano dimostrato negli ultimi anni un notevole dinamismo che ha fatto registrare alti tassi di crescita per quanto riguarda sia il PIL, sia la produttività. [Commissione europea, Terza relazione intermedia sulla coesione, 17 maggio 2005]. Link utili: Sito Europa- CE -DG Allargamento 1. I perché di una riforma 2/4
5 2007-2013: STRATEGIE 3/4 1. I perché di una riforma
L’allargamento pone l’UE di fronte a quattro questioni fondamentali: Ampliamento dei divari di sviluppo Con l’allargamento, la media del PIL pro capite dell’UE si riduce di circa il 12,5 %, e i divari socioeconomici raddoppiano. 2. Spostamento del baricentro della politica di coesione verso l’Est dell’Europa. Nell’UE milioni di persone, pari al 25% circa della popolazione totale, vivono in regioni con un PIL pro capite inferiore al 75% della media comunitaria, rispetto al 18% della popolazione complessiva registrato nell’UE-15. Nei nuovi Stati membri ciò riguarda il 90% della popolazione, mentre negli atri stati dell’UE 15 riguarda soltanto il 13% della popolazione. 1. I perché di una riforma 3/4
6 2007-2013: STRATEGIE 4/4 1. I perché di una riforma
3. Difficile situazione occupazionale. In generale, i tassi di occupazione negli Stati membri restano di molto inferiori all’obiettivo del 70% fissato per il 2010 dalla strategia di Lisbona (obiettivo del 67% per il 2005), essendosi attestati in media sul 62,9% nell’UE-25 nel 2003. 4. Una rapida ristrutturazione economica. L’Unione nel suo insieme deve confrontarsi con sfide legate all’ accelerazione della ristrutturazione economica, a seguito della globalizzazione, della liberalizzazione degli scambi, della rivoluzione tecnologica, dello sviluppo dell’economia e della società della conoscenza, dell’invecchiamento della popolazione e della crescita dell’immigrazione. [Commissione europea, Terza relazione intermedia sulla coesione, 17 maggio 2005]. 1. I perché di una riforma 4/4
7 2007-2013: STRATEGIE 1/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Il 14 luglio 2004 la Commissione europea ha adottato alcune proposte legislative per la riforma della politica di coesione, sulle quali si sta svolgendo il dibattito. Il pacchetto di proposte (attualmente in fase di revisione) comprende: – un Regolamento generale, che stabilisce le disposizioni comuni per le tre fonti di finanziamento delle azioni strutturali nel periodo ; – un Regolamento specifico per ciascun fondo: Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo sociale europeo (FSE), Fondo di coesione; – una nuova proposta di Regolamento che consente la creazione di una Struttura transfrontaliera di cooperazione 2. La proposta di nuovi regolamenti 1/16
8 2007-2013: STRATEGIE 2/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Proposta di Regolamento generale: obiettivi e criteri di ammissibilità. I tre assi prioritari dell’attuale periodo di programmazione saranno sostituiti nel 2007 da tre nuovi obiettivi: Obiettivo «Convergenza», finanziato da: FESR, FSE, Fondo di coesione. Obiettivo «Competitività regionale e occupazione», finanziato da FESR e FSE. Obiettivo «Cooperazione territoriale europea», finanziato dal FESR. 2. La proposta di nuovi regolamenti 2/16
9 2007-2013: STRATEGIE 3/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Obiettivo «Convergenza». Questa priorità, simile all’attuale Obiettivo 1, mira ad accelerare la convergenza economica delle regioni meno avanzate. E’ volta a: creare condizioni più propizie alla crescita e all’occupazione, favorendo investimenti nelle persone e nelle risorse fisiche; incentivare innovazione e società della conoscenza; favorire l’adattabilità ai cambiamenti economici e sociali; promuovere la tutela dell’ambiente; promuovere l’efficienza amministrativa. Questo obiettivo svolgerà un ruolo indispensabile soprattutto nei nuovi Stati membri, in cui si registrano divari di sviluppo senza precedenti nella storia dell’Unione. 2. La proposta di nuovi regolamenti 3/16
10 2007-2013: STRATEGIE 4/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Ammissibilità L’Obiettivo «Convergenza» riguarderà le regioni con un prodotto interno lordo pro capite (PIL/abitante), calcolato in base ai dati relativi all’ultimo triennio antecedente l’adozione del regolamento, inferiore al 75% della media dell’UE allargata. Tale situazione interesserà principalmente la maggior parte dei nuovi Stati membri. 2. La proposta di nuovi regolamenti 4/16
11 2007-2013: STRATEGIE 5/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Obiettivo «Competitività regionale e occupazione» Per quanto riguarda la politica di coesione negli altri territori dell’Unione, la Commissione propone un duplice approccio. Si tratterà, da un lato, di rafforzare la competitività e l’attrattiva delle regioni attraverso Programmi di sviluppo regionale, anticipando i cambiamenti economici e sociali e sostenendo l’innovazione, la società della conoscenza, l’imprenditorialità, la protezione dell’ambiente e la prevenzione dei rischi. Dall’altro, mediante Programmi nazionali o territoriali di livello adeguato finanziati dal FSE, si tenderà a potenziare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese, nonché a garantire lo sviluppo di mercati del lavoro per rafforzare l’inclusione sociale, in linea con la strategia europea per l’occupazione. 2. La proposta di nuovi regolamenti 5/16
12 2007-2013: STRATEGIE 6/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
L’Obiettivo «Competitività» svolgerà un ruolo essenziale per evitare l’insorgere di nuovi squilibri a svantaggio di regioni che, altrimenti, verrebbero penalizzate da fattori socioeconomici sfavorevoli senza poter contare su sufficienti aiuti pubblici. Ammissibilità Saranno ammesse all’Obiettivo «Competitività» tutte le regioni non ammissibili ai programmi di convergenza. 2. La proposta di nuovi regolamenti 6/16
13 2007-2013: STRATEGIE 7/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Obiettivo «Cooperazione territoriale europea» Nell’ambito di questo obiettivo, che trae spunto dall’esperienza dell’iniziativa comunitaria Interreg, la sfida consiste nell’intensificare la cooperazione a tre livelli: cooperazione transfrontaliera, mediante programmi congiunti; cooperazione a livello delle zone transnazionali; reti di cooperazione e di scambio di esperienze sull’intero territorio dell’Unione. L’Obiettivo «Cooperazione» favorirà uno sviluppo equilibrato, armonico e sostenibile del territorio europeo. 2. La proposta di nuovi regolamenti 7/16
14 2007-2013: STRATEGIE 8/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Ammissibilità. La cooperazione transfrontaliera interesserà le regioni situate lungo i confini terrestri interni e talune frontiere terrestri esterne, nonché alcune regioni ai confini marittimi. Tale cooperazione sarà inoltre prevista nelle misure transfrontaliere dello Strumento europeo di prossimità e partenariato e dello Strumento di preadesione, che dovrebbero sostituire in futuro gli attuali programmi Phare, Tacis, MEDA, CARDS, ISPA e Sapard. 2. La proposta di nuovi regolamenti 8/16
15 2007-2013: STRATEGIE 9/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
I principi chiave elencati nella proposta di regolamento sono: Complementarità rispetto alle politiche nazionali, coerenza con le priorità comunitarie e conformità alle disposizioni del trattato [art. 8]. Programmazione articolata in priorità all’interno di un quadro pluriennale [art. 9]. Partenariato con istituzioni, parti economiche e sociali, altri organismi appropriati [art. 10]. Sussidiarietà nell’attuazione dei programmi e proporzionalità dell’azione di controllo e valutazione rispetto all’entità del contributo comunitario [art. 11]. Gestione concorrente del bilancio comunitario tra gli Stati membri e la Commissione [art. 12 e Reg. 1605/2002]. 2. La proposta di nuovi regolamenti 9/16
16 2007-2013: STRATEGIE 10/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Addizionalità dei contributi dei Fondi rispetto alle spese strutturali pubbliche o equivalenti di uno Stato membro [art. 13]. Parità fra uomini e donne [art. 14]. Cofinanziamento degli interventi e partecipazione dei fondi commisurata alla gravità dei problemi [artt. 50 e segg.]. Valutazione come elemento cardine della qualità, efficacia e coerenza degli interventi [artt. 45 e segg.] 2. La proposta di nuovi regolamenti 10/16
17 2007-2013: STRATEGIE 11/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
La Commissione propone un orientamento più strategico della programmazione, attraverso la redazione di documenti strategici, al livello europeo, nazionale e regionale. Il sistema di programmazione prevedrà: Un Documento strategico globale, adottato dal Consiglio (su proposta della Commissione) per impostare la nuova programmazione [Titolo 2, Cap. I, artt. 23 – 24]. Un Quadro strategico nazionale, adottato da ciascun Paese membro per impostare la propria strategia e la programmazione operativa globale [Titolo 3, Cap. II, artt. 25 – 26]. Programmi operativi nazionali e regionali: PO monofondo [art. 33], gestiti a livello globale e di priorità [art. 36], quindi non più specificati dai CdP [c. 41]. 2. La proposta di nuovi regolamenti 11/16
18 2007-2013: STRATEGIE 12/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Il numero dei fondi sarà limitato a tre . Il prossimo ciclo di programmazione dei Fondi Strutturali dovrà godere di una forte semplificazione al livello degli strumenti e delle procedure, secondo la logica “un programma, un fondo”. Perciò la Commissione propone di ridurre i Fondi Strutturali a tre (FSE, FESR e FC), mentre la programmazione dello sviluppo rurale sarà finanziata da un nuovo fondo dedicato, il FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale), e avrà documenti strategici specifici a livello nazionale e regionale (PSN e PSR). 2. La proposta di nuovi regolamenti 12/16
19 2007-2013: STRATEGIE 13/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
La Commissione propone inoltre un maggiore decentramento delle responsabilità. Nel quadro di una gestione condivisa, uno degli obiettivi del pacchetto regolatore è di delimitare chiaramente la natura e la ripartizione delle responsabilità tra i diversi soggetti che intervengono nell’esecuzione del bilancio comunitario, introducendo un maggiore decentramento delle responsabilità a favore dei partenariati in loco negli Stati membri, delle Regioni e degli Enti Locali. 2. La proposta di nuovi regolamenti 13/16
20 2007-2013: STRATEGIE 14/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Altre modifiche introdotte nella proposta di regolamentazione sono: Progetti generatori di entrate. La loro nozione è introdotta esplicitamente [art. 54 proposta di Regolamento generale] come elemento che consente di modulare la partecipazione dei fondi. Stabilità delle operazioni. Questo concetto viene introdotto per evitare modifiche sostanziali (entro sette anni) alla destinazione delle operazioni cofinanziate [art. 56]. Autorità. Viene in parte riformulato il sistema delle autorità prevedendo, accanto all’AdG, un’Autorità di certificazione e un’Autorità di audit [art. 58]. Assistenza tecnica. nella “Convergenza”, l’AT può essere realizzata attraverso PO specifici, entro i limiti del 4% della dotazione globale [RG art. 44]. 2. La proposta di nuovi regolamenti 14/16
21 2007-2013: STRATEGIE 15/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
Sul pacchetto di proposte presentato dalla Commissione si è aperto il dibattito e in queste settimane il Consiglio sta formulando delle ipotesi di modifica che tengano conto dei pareri e delle posizioni espresse. Si sono espressi ufficialmente sulla proposta: - il Parlamento europeo, che ha sostanzialmente condiviso la proposta di regolamento, ricordando tuttavia la necessità di: aggiungere un riferimento al concetto di “coesione territoriale”; respingere qualsiasi modifica dell’architettura globale della proposta della Commissione che vada nel verso di una rinazionalizzazione della politica di coesione, in particolare dell’Obiettivo <Competitività regionale e occupazione> (come proposto da alcuni Stati membri); ribadire la necessità di un bilancio minimo credibile per consentire l’attuazione della futura politica di coesione; ribadire la necessità di una propria partecipazione al proposto dibattito strategico annuale. 2. La proposta di nuovi regolamenti 15/16
22 2007-2013: STRATEGIE 16/16 2. La proposta di nuovi regolamenti
- Il Comitato delle Regioni, che ha ribadito l’importanza di un maggiore coinvolgimento degli enti locali e regionali in tutte le fasi del prossimo periodo di programmazione e raccomandato vivamente di inserire nei futuri programmi finanziati dai fondi strutturali questioni come il rinnovamento urbano, il degrado sociale, le ristrutturazioni economiche e i trasporti pubblici, che tendono in generale a concentrarsi nelle aree metropolitane. Secondo il CdR, i Fondi Strutturali devono promuovere lo sviluppo sostenibile delle grandi aree urbane. - Il CESE. - La Corte dei Conti. 2. La proposta di nuovi regolamenti 16/16
23 : STRATEGIE Data l’evoluzione del PIL per abitante e tenendo conto del cosiddetto effetto statistico, la Sardegna dovrebbe uscire dall’attuale Obiettivo 1, mentre la Basilicata dovrebbe andare in phasing out. A pieno titolo nell’Obiettivo Convergenza: Calabria (68,1 su EUR 25), Campania (71,5), Puglia (71,3) e Sicilia (71,6). In phasing out dall’Obiettivo Convergenza: Basilicata (77,3 su EUR 25 e 72,5 su EUR 15). In phasing in nell’Obiettivo Competitività: Sardegna (83,4 su EUR 25 e 76,1 su EUR 15). 3. Il destino delle regioni italiane oggi in Obiettivo 1 1/1
24 : STRATEGIE La Commissione europea ha adottato, il 5 luglio 2005, la Comunicazione dal titolo: “Una politica di coesione per sostenere la crescita e l’occupazione: Linee guida della strategia comunitaria per il periodi ”. Gli Orientamenti strategici, che dovranno essere adottati formalmente dal Consiglio dopo l’adozione dei nuovi regolamenti sui Fondi Strutturali, forniscono un quadro di riferimento per l’elaborazione dei Quadri Strategici Nazionali e dei Programmi Operativi che verranno cofinanziati, per il periodo , dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), dal Fondo Sociale Europeo (FSE) e dal Fondo di coesione. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 1/11
25 : STRATEGIE Gli Orientamenti strategici comunitari hanno la finalità di individuare i settori in cui la politica di coesione può contribuire nel modo più efficace alla realizzazione delle priorità comunitarie, in particolare quelle della strategia di Lisbona. Le proposte della Commissione puntano a migliorare due settori principali: - rafforzare la dimensione strategica della politica di coesione per integrare meglio le priorità comunitarie nei Programmi di sviluppo nazionali e regionali; - favorire un maggiore impegno in loco a favore della politica di coesione attraverso un dialogo intensificato nell’ambito dei partenariati tra Commissione, Stati membri e Regioni e una condivisione più chiara e decentrata delle responsabilità in settori quali la gestione e il controllo finanziario. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 2/11
26 2007-2013: STRATEGIE 3/11 Il contesto della politica di coesione
La politica di coesione può favorire la realizzazione dell’agenda di Lisbona, in considerazione dei seguenti fattori: 1. Concentrazione geografica e tematica Per promuovere lo sviluppo sostenibile nell’ambito dei programmi nazionali e regionali per il periodo e migliorare la competitività nell’economia basata sulla conoscenza, è indispensabile concentrate le risorse sulle infrastrutture di base, sul capitale umano e sulla ricerca/azione, compreso l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)e il loro uso strategico. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 3/11
27 : STRATEGIE 2. Convergenza Le regioni e gli Stati membri che possono beneficiare del sostegno della politica di coesione nell’ambito dell’Obiettivo <Convergenza> devono stimolare in via prioritaria il potenziale di crescita per mantenere e raggiungere tassi di crescita elevati. Le loro strategie dovranno quindi concentrarsi sugli investimenti e sui servizi collettivi necessari per favorire a lungo termine la competitività, la creazione di posti di lavoro e lo sviluppo sostenibile. Occorrerà creare e potenziare le infrastrutture e i servizi di base, per aprire le economie locali, predisporre un sistema adeguato di sostegno alle imprese e sfruttare le opportunità offerte dal mercato unico. Contemporaneamente agli interventi riguardanti le infrastrutture di base, occorrerà modernizzare e ristrutturale la capacità produttiva delle regioni fornendo servizi alle imprese, in particolare alle PMI. Fondamentale è il rafforzamento della capacità e dell’assetto istituzionale. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 4/11
28 : STRATEGIE 3. Competitività e occupazione Per conseguire questo obiettivo è indispensabile concentrarsi su un numero limitato di priorità, tra cui: la ricerca, l’innovazione,l’accessibilità e la creazione di posti di lavoro. L’Obiettivo <Competitività e occupazione> consiste nel prevenire e promuovere i cambiamenti economici, rendendo le regioni dell’UE più competitive e attraenti, attraverso investimenti nell’economia della conoscenza, nell’imprenditoria, nella ricerca, nella cooperazione tra università e imprese e nell’innovazione, migliorando l’accesso alle infrastrutture di trasporto e di telecomunicazione, l’energia, la sanità, la tutela dell’ambiente e la prevenzione dei rischi, promuovendo l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese, incentivando la partecipazione al mercato del lavoro e promuovendo l’inclusione sociale e le comunità sostenibili. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 5/11
29 : STRATEGIE 3. Cooperazione territoriale europea Il nuovo Obiettivo <Cooperazione> consiste nel promuovere una maggiore integrazione del territorio dell’Unione in tutte le sue dimensioni. La politica di coesione favorisce in tal modo lo sviluppo equilibrato e sostenibile delle macroregioni dell’Unione e riduce l’effetto “barriera”, attraverso la cooperazione transfrontaliera e gli scambi di pratiche migliori. 4. Governance Il rafforzamento delle capacità istituzionali e della governance considerate carenti deve essere una priorità assoluta nelle regioni meno sviluppate. Nell’elaborare le loro strategie, pertanto, gli Stati membri devono valutare sistematicamente in che misura una Pubblica Amministrazione più efficiente, responsabile e trasparente possa contribuire al miglioramento della produttività. Un fattore determinante per l’efficacia della politica di coesione è poi la qualità del partenariato tra tutti coloro che sono coinvolti , anche a livello locale e regionale, nella preparazione ed attuazione dei programmi 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 6/11
30 2007-2013: STRATEGIE 7/11 Le priorità per i programmi: Linee guida
I programmi cofinanziati attraverso la politica di coesione dovrebbero dunque concentrare le risorse su tre priorità: 1. Rendere più attraenti gli Stati membri, le regioni e le città migliorando l’accessibilità, garantendo servizi di qualità e salvaguardando le potenzialità ambientali. Quindi: potenziare le infrastrutture di trasporto; rafforzare le sinergie tra tutela dell’ambiente e crescita; ridurre l’uso intensivo delle fonti energetiche in Europa. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 7/11
31 : STRATEGIE 2. Promuovere l’innovazione, l’imprenditoria e lo sviluppo dell’economia della conoscenza mediante lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione, comprese le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Quindi: migliorare e aumentare gli investimenti nell’RST; promuovere l’innovazione e l’imprenditoria; rendere accessibile a tutti la società dell’innovazione; migliorare l’accesso ai finanziamenti. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 8/11
32 : STRATEGIE 3. Creare nuovi e migliori posti di lavoro, attirando un maggior numero di persone verso il mercato del lavoro o l’attività imprenditoriale, migliorando l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese e aumentando gli investimenti nel capitale umano. Quindi: far sì che un maggior numero di persone arrivi e rimanga sul mercato del lavoro e modernizzare i sistemi di protezione sociale; migliorare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese e rendere più flessibile il mercato del lavoro; aumentare gli investimenti nel capitale umano, migliorando l’istruzione e le competenze; migliorare la capacità amministrativa; contribuire a mantenere in buona salute la popolazione attiva. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 9/11
33 : STRATEGIE La Commissione raccomanda, inoltre, di tener conto della dimensione territoriale della politica di coesione. La politica di coesione si distingue dalle politiche settoriali per la sua capacità di adeguarsi alle esigenze e alle caratteristiche particolari connesse alle diverse sfide e opportunità geografiche. Al momento di elaborare i programmi e di assegnare le risorse, quindi, gli Stati membri e le regioni devono tenere debitamente conto di queste esigenze specifiche per evitare che le disparità di sviluppo regionale riducano il loro potenziale di crescita. La dimensione territoriale riveste particolare importanza sia per le zone urbane sia per quelle rurali. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 10/11
34 : STRATEGIE Nelle zone urbane si dovrà puntare, in via prioritaria, al miglioramento della competitività e a un maggiore equilibrio, in termini di sviluppo, tra le città più forti e il resto della rete urbana. Si dovranno sostenere, tra l’altro, misure a favore dell’imprenditoria, dell’occupazione e dello sviluppo della comunità, nonché la prestazione di servizi ai cittadini. Nelle zone rurali si dovranno promuovere interventi volti a garantire un livello minimo di accesso ai servizi di interesse economico generale, onde migliorare le condizioni delle zone rurali nella misura necessaria per attrarre le imprese e il personale qualificato, nonché per arginare l’emigrazione. Va inoltre assicurata la connettività con le principali reti nazionali ed europee. Le priorità elencate devono essere integrate con le misure volte a promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, al fine di accelerare lo sviluppo economico e la crescita. 4. Gli Orientamenti Strategici comunitari per la politica di coesione 11/11
35 : STRATEGIE La proposta originaria della Commissione per le prospettive finanziarie Il 10 febbraio 2004 la Commissione europea ha presentato una proposta per le Prospettive finanziarie , nella quale individua quattro priorità: sviluppo sostenibile; conservazione e gestione delle risorse naturali: agricoltura, pesca, ambiente; dare concretezza alla cittadinanza europea; il ruolo dell’UE nel mondo. [Comunicazione della Commissione, Costruire il nostro avvenire comune. Sfide e mezzi finanziari dell’Unione allargata, febbraio 2005] 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 1/14
36 : STRATEGIE Per poter elaborare un piano credibile la Commissione ha proposto: un tetto invariato di crediti di spesa dell’1,24% del RNL dell’UE 27, pari a 1.025,027 mld di euro; stanziamenti d’impegno/anno medio dell’1,14% del RNL dell’UE 27, pari a 146,4 mld euro (prezzi 2004); lo 0,41% del RNL dell’UE 27, pari a 336,1 mld euro, a sostegno delle priorità della politica di coesione riformata per tutto il periodo 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 2/14
37 : STRATEGIE Sulla proposta originaria della Commissione si è acceso un forte dibattito, che ha visto prevalere gli interessi prettamente nazionali, impedendo l’approvazione delle Prospettive finanziarie entro i termini previsti. Sei paesi (Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia, Olanda e Austria), sostenitori di una tendenza alla rinazionalizzazione delle politiche dell’Unione, hanno avanzato una proposta di riduzione della soglia di contribuzione al Bilancio comunitario all’1% del RNL. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 3/14
38 : STRATEGIE Questa proposta, insieme alla rigidità dimostrata dalla Francia nel rivedere il pacchetto agricolo, alla strenua difesa da parte della Gran Bretagna del privilegio del rimborso britannico, alla pretesa della Spagna di ottenere una “fase di transizione morbida” di uscita dal Fondo di coesione, sono le maggiori cause del mancato raggiungimento di un accordo. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 4/14
39 : STRATEGIE Contro le tendenze alla rinazionalizzazione, si è invece fortemente opposto il Parlamento europeo, che l’8 giugno 2005, ha adottato a larga maggioranza la relazione di Reimar Böge. La proposta del PE del giugno 2005 prevede un pacchetto di 975 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno (pari all’1,18% del RNL dell’UE) e di 883 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento (pari all’1,07% del RNL). Prevede inoltre di non includere nelle Prospettive finanziarie il Fondo europeo di sviluppo (21,876 miliardi di euro, pari allo 0, 3% del RNL) e la creazione, sempre al di fuori del quadro finanziario, di un certo numero di riserve per affrontare eventuali situazioni impreviste (coesione, aiuti di emergenza, fondo di solidarietà, fondo di garanzia) e per agevolare l’adattamento economico dell’UE in materia di competitività. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 5/14
40 : STRATEGIE La proposta di mediazione della Presidenza Lussemburghese per il Consiglio del 16–17 giugno 2005. Alla vigilia del Consiglio europeo del 16–17 giugno 2005, la Presidenza lussemburghese ha avanzato una proposta di compromesso nella quale si prevedono stanziamenti d’impegno per 870 miliardi di euro (1,06% del RNL) e stanziamenti di pagamento per 786 miliardi di euro (0,96% del RNL). Durante i lavori, la Presidenza di turno ha cercato di integrare il più possibile le esigenze di tutti gli Stati, sensibilizzando gli interlocutori sulla difficoltà del momento e sulle ripercussioni negative che avrebbe il mancato accordo. Nel corso del negoziato, tuttavia sono emerse le forti divergenze tra la Gran Bretagna e la Francia. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 6/14
41 : STRATEGIE L’accordo del Consiglio del 15 e 16 dicembre 2005 sulla ‘seconda bozza britannica’ per le prospettive finanziarie. Il 15 e 16 dicembre 2005, i 25 Capi di Stato e di governo si sono riuniti a Bruxelles per discutere la ‘seconda bozza britannica’ sul bilancio 2007–2013. Il summit ha portato al superamento della prima proposta e ha dato vita ad una nuova bozza, “più generosa”, sulla quale i Capi di Stato raggiungono un accordo. La proposta britannica approvata prevede un budget totale di 862 MEURO, corrispondente al 1,045% del PIL comunitario. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 7/14
42 : STRATEGIE E’ di estrema importanza per il bilancio UE un’altra decisione del Consiglio europeo presa durante lo stesso summit: la revisione, a partire dal 2008, della composizione del bilancio europeo, una revisione che dovrebbe andare ad intaccare il capitolo del finanziamento della PAC (Politica Agricola Comune). In base a questo accordo, visti anche gli impegni presi dalla UE in sede WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), i sussidi concessi all’agricoltura dovranno essere fortemente ridimensionati a partire dal 2014. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 8/14
43 : STRATEGIE In sintesi, la ripartizione del budget comunitario approvato dal Consiglio Europeo è la seguente: - il capitolo “Crescita sostenibile” ha una dotazione di 379,7 MEURO, di cui l’81% (307,6 MEURO) destinato alla “Coesione per la crescita e l’occupazione” ed il 19% (72,1 MEURO) alla “Competitività per la crescita e l’occupazione”; - l’agricoltura è compresa nel capitolo “Conservazione e gestione delle risorse naturali” e ha una dotazione di 371,2 MEURO in totale, mentre gli altri capitoli di bilancio comprendono la giustizia e la sicurezza, la politica estera ed altri interventi. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 9/14
44 : STRATEGIE Il Parlamento Europeo ha bocciato il bilancio che era stato approvato dal Consiglio Europeo di dicembre 2005. L’iter istituzionale prevede che la proposta del Consiglio debba passare il vaglio del negoziato interistituzionale. Il 18 gennaio 2006, con 541 voti favorevoli, 56 contrari e 76 astensioni, il PE ha approvato una risoluzione in cui chiede di rinegoziare l’accordo raggiunto, per migliorarlo. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 10/14
45 : STRATEGIE Le motivazioni prevalenti che hanno determinato l’opposizione del PE sono: - in generale l'enorme gap tra la proposta del Parlamento dello scorso giugno e il testo dell’accordo del Consiglio di dicembre 2005, - quindi, i forti tagli operati dalla nuova bozza ai fondi destinati alla competitività, alla crescita e all'occupazione (il cosiddetto "pacchetto Lisbona"), nonché a quelli destinati alla cittadinanza e alla sicurezza. Il Parlamento lamenta, inoltre, la vaghezza dei termini decisi sulla revisione dei meccanismi di bilancio prevista per il 2008. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 11/14
46 : STRATEGIE L’accordo interistituzionale del 6 aprile 2006. Dopo diversi appuntamenti e diverse ore di negoziato, il 4 aprile 2006 Parlamento europeo, Presidenza austriaca del Consiglio e Commissione hanno raggiunto un accordo finale sulle prospettive finanziarie per il periodo L’accordo è stato possibile grazie all’accoglimento delle istanze del PE, per cui i negoziatori hanno concordato di aumentare di 4 miliardi di euro, rispetto a quanto concordato nel Consiglio di dicembre 2005, la dotazione finanziaria pluriennale di cui beneficeranno progetti dedicati alla ricerca, all’innovazione e all’istruzione. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 12/14
47 : STRATEGIE I nuovi fondi si sommeranno ai finanziamenti di alcuni programmi che erano stati significativamente “amputati” dalla proposta del Consiglio europeo (in particolare il Programma Erasmus, i programmi per l’istruzione e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, quelli per l’innovazione e a favore delle PMI). Ulteriori 2,5 miliardi, provenienti dai “fondi di garanzia” della BEI, permetteranno di finanziare progetti dedicati alla ricerca (1 miliardo), alle reti transeuropee (500 milioni) e alle PMI (programma CIP, 1 miliardo), ossia ai temi dell’Agenda di Lisbona. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 13/14
48 : STRATEGIE Le parti hanno anche trovato l’accordo su alcuni elementi “qualitativi”. In particolare, la Commissione europea si è impegnata a coinvolgere il PE nel processo di valutazione, ed eventuale revisione, delle prospettive finanziarie e dell’Accordo interistituzionale, che sarà realizzato nel 2009. E’ stato deciso inoltre di rafforzare la responsabilità degli Stati membri nella gestione condivisa dei fondi comunitari e di garantire un controllo democratico nelle decisioni relative alle azioni esterne. L’accordo dovrà essere ratificato dal Parlamento nella sessione plenaria di maggio 2006. 5. Il dibattito sulle prospettive finanziarie 14/14
49 : STRATEGIE Il processo di revisione della disciplina sugli aiuti di Stato, fortemente correlato al quadro più generale di ridefinizione dell'orientamento strategico della politica di coesione, è giunto ad una prima sintesi nel documento emanato dalla Commissione nel dicembre 2005, sugli aiuti a finalità regionale. Gli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo , presentano le principali raccomandazioni che hanno guidato il processo di revisione della disciplina sugli aiuto di Stato. Tale processo è stato avviato nell’aprila 2004, con la Presentazione da parte della Commissione di un documento di consultazione [Commissione europea, State Aid Action Plan, aprile 2004] , successivamente integrato sulla base delle osservazioni degli Stati membri. 6. La riforma dei regimi di aiuto 1/7
50 : STRATEGIE Gli orientamenti generali che hanno guidato la revisione della disciplina sono: - la riduzione del numero di aiuti e la loro semplificazione; - la concentrazione su alcuni ambiti prioritari: innovazione, nuove imprese, superamento dei fallimenti del mercato; - il miglioramento dell'approccio economico per evitare distorsioni di mercato e valutare l'impatto degli interventi; - la maggiore efficacia delle procedure e dei controlli di attuazione e la maggiore trasparenza; - una più ampia condivisione delle responsabilità tra Commissione e Stati membri. 6. La riforma dei regimi di aiuto 2/7
51 : STRATEGIE Il documento ribadisce il principio generale che gli aiuti di Stato sono compatibili solo sulla base di una valutazione di perseguimento di obiettivi di comune interesse e se non falsano la concorrenza. La Commissione fa quindi un forte richiamo alla responsabilità degli Stati, ma anche dei singoli soggetti economici ad operare in modo coerente con l'affermazione e la tutela dei principi della concorrenza. 6. La riforma dei regimi di aiuto 3/7
52 : STRATEGIE Gli strumenti indicati per indirizzare gli aiuti verso gli obiettivi di Lisbona e Goteborg sono l'approccio economico e l'analisi dei fallimenti di mercato, mentre si individuano otto priorità: - innovazione ed attività di R&S, per rafforzare la società della conoscenza; - la creazione di un contesto favorevole alle imprese per stimolare lo spirito imprenditoriale; - l'investimento sul capitale umano; - la qualificazione dei servizi di interesse economico generale; - una migliore definizione delle priorità grazie alla semplificazione ed al coordinamento normativo; - una politica mirata degli aiuti regionali; - incoraggiare un futuro economicamente sostenibile; - creare infrastrutture moderne dei trasporti, dell'energia e delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. 6. La riforma dei regimi di aiuto 4/7
53 : STRATEGIE Gli Orientamenti del dicembre 2005 fissano inoltre i seguenti punti: - la quota massima di copertura di popolazione per l'accesso agli aiuti: è determinata nel 42% del totale della popolazione dell'EU 25; - i criteri per l'individuazione dei territori agevolabili ed i relativi massimali per l'intensità di aiuti distinti per grandi e piccole imprese: l'intensità è graduata dall'intensità minima per le regioni ex art a che hanno un PIL, misurato in PPP, minore del 75% della media europea fino all'intensità massima per quelle che sono sotto il 45%; sono regolati anche i massimali per le regioni in deroga ex art c, sono confermate le regole de minimis; 6. La riforma dei regimi di aiuto 5/7
54 : STRATEGIE - particolari criteri di flessibilità per particolari regioni: bassa densità di popolazione, regioni frontaliere, isole, particolari concentrazioni di popolazione svantaggiata; - regime transitorio fino al 2010 per le regioni ad "effetto statistico", nei casi in cui il rapporto tra PIL regionale e la media europea ha superato il 75% solo per effetto dell'allargamento; - le forme di aiuto e le spese ammissibili per gli investimenti e le deroghe in alcuni casi limitati al divieto di ammissibilità di aiuti per il funzionamento. 6. La riforma dei regimi di aiuto 6/7
55 : STRATEGIE Gli Orientamenti comunitari ribadiscono inoltre la necessità di semplificare e razionalizzare il quadro complessivo degli aiuti e al suo interno operare un riequilibrio tra spesa per investimenti in infrastrutture materiali ed immateriali e incentivi alle imprese. Commissione europea, Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo , 21 dicembre 2005. 6. La riforma dei regimi di aiuto 7/7
56 : STRATEGIE Quali saranno le regole in materia di informazione e pubblicità per il prossimo periodo di programmazione ? I nuovi obblighi in materia di informazione e pubblicità degli interventi cofinanziati dai Fondi Strutturali dovranno tener conto non solo dell’Iniziativa Europea per la Trasparenza (ETI), varata dalla Commissione europea nel novembre del 2005, ma anche dei documenti chiave della Direzione generale Comunicazione della Commissione. 7. Informazione e pubblicità 1/6
57 : STRATEGIE In particolare, le azioni per l’informazione e la pubblicità degli interventi dovranno essere coerenti con il nuovo approccio della Commissione al dialogo e alla comunicazione con i cittadini europei, definito nel Piano D (Democrazia, Dialogo, Dibattito) e nel Libro bianco su una politica europea di comunicazione. 7. Informazione e pubblicità 2/6
58 : STRATEGIE La proposta di Regolamento generale, che stabilisce le disposizioni comuni per le tre fonti di finanziamento delle azioni strutturali (FESR, FSE, Fondo di coesione) e del relativo documento di attuazione, conferma l’obbligo per l’Autorità di Gestione (Art. 59, j) di garantire il rispetto degli obblighi in materia di informazione e pubblicità e di riferire sulle attività svolte nell’ambito della relazione annuale e finale sull’attuazione del programma (Art. 66, f). 7. Informazione e pubblicità 3/6
59 : STRATEGIE I destinatari delle attività, come già previsto dal Regolamento 1159/2000, sono i beneficiari degli interventi e i cittadini europei. Gli obiettivi: garantire la trasparenza dell’intervento dei Fondi e valorizzare il ruolo della Comunità. Le modalità di applicazione dell’articolo saranno definite nell’ambito di un regolamento di attuazione del regolamento generale. 7. Informazione e pubblicità 4/6
60 : STRATEGIE La bozza del documento di lavoro su informazione e pubblicità. La Commissione europea, in occasione del primo incontro annuale (giugno 2005) del gruppo di lavoro informale Structural Funds Information Team (SFIT), promosso dall’Unità Informazione e Comunicazione della DG per la Politica Regionale della Commissione europea, ha presentato una prima bozza del documento di lavoro sulle future regole di informazione e pubblicità. Il documento conferma gran parte dell’impianto del Regolamento In particolare, l’obbligo di definire, in un piano di comunicazione pluriennale, obiettivi, destinatari, contenuti, risorse economiche e responsabilità delle attività di informazione e pubblicità. 7. Informazione e pubblicità 5/6
61 : STRATEGIE Il 12 dicembre 2005 a Bruxelles, in occasione del secondo incontro annuale dello SFIT, sono stati presentati gli ultimi aggiornamenti. La proposta prevede di introdurre l’obbligo di informare sui destinatari dei fondi, i progetti finanziati e l’entità delle risorse allocate per ciascuno di essi e l’introduzione di sanzioni nei confronti dei beneficiari che non rispettino le disposizioni in materia di informazione e pubblicità. Il nuovo documento, che recepisce chiaramente l’Iniziativa per la Trasparenza di Kallas, dovrebbe essere definito entro il giugno 2006. 7. Informazione e pubblicità 6/6
62 IL PERCORSO ITALIANO IL PERCORSO ITALIANO
Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia I Documenti Strategici Preliminari: a che punto siamo? La Fase 3: la bozza tecnico- amministrativa del QSN La politica regionale in Italia: una sintesi dal DSPN Il ruolo e i meccanismi del FAS Intese Istituzionali di Programma e Accordi di Programma Quadro
63 IL PERCORSO ITALIANO Il QSN rappresenta il nuovo strumento strategico di programmazione di cui ogni Stato membro dovrà dotarsi a valle del documento politico del Consiglio che detterà gli orientamenti strategici dell’UE per la politica di coesione economica, sociale e territoriale. A differenza del QCS, il QSN dovrà avere una portata generale e una valenza politica molto ampia. Dovrà comprendere l’inquadramento strategico degli obiettivi cofinanziati dai fondi strutturali (Convergenza e Competitività), “dimostrando la coerenza delle scelte operate con gli orientamenti strategici comunitari sulla base di un’analisi delle disparità, dei ritardi e delle potenzialità di sviluppo connessi in particolare ai cambiamenti previsti nell’economia europea e mondiale” [Commissione europea, Regolamento generale, art. 25]. 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 1/10
64 IL PERCORSO ITALIANO Il QSN dovrà presentare un quadro di riferimento strategico nazionale, che garantisca la coerenza dell’aiuto strutturale della Comunità con gli orientamenti strategici comunitari identifichi il collegamento delle priorità comunitarie con quelle nazionali e regionali (al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile) nonché col Piano nazionale per l’occupazione. Si dovrà strutturare in due sezioni: una strategica, che impegna politicamente lo Stato membro e la Commissione, una operativa, che sarà approvata con decisione comunitaria. 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 2/10
65 IL PERCORSO ITALIANO Il QSN costituirà la base di riferimento per l’elaborazione dei Programmi operativi, ai quali spetta la gestione degli interventi in linea con le priorità stabilite negli orientamenti del Consiglio europeo. Secondo la bozza di regolamento generale il QSN: è oggetto di Decisione da parte della Commissione; copre il periodo ed è oggetto di un periodico follow-up strategico che assicura la restituzione e il confronto sui risultati; contiene, tra l’altro, la lista dei Programmi Operativi (PO) e le indicazioni delle allocazioni finanziarie per Fondo e anno, nonché delle altre risorse finanziarie di fonte nazionale, di cofinaniziamento e non; contiene l’esplicitazione della strategia complessiva, cui concorrono i due Fondi Strutturali (FESR, FSE), nonché le modalità di integrazione con le politiche di sviluppo rurale e per la pesca. 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 3/10
66 IL PERCORSO ITALIANO Il percorso italiano per la redazione del QSN In Italia, i contenuti ed il percorso per giungere alla redazione del Quadro Strategico Nazionale sono stati definiti attraverso un’Intesa in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni, del 3 febbraio 2005, attuata con successiva Delibera CIPE (77/2005), le Linee guida per l’elaborazione del Quadro Strategico Nazionale per la politica di coesione. 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 4/10
67 IL PERCORSO ITALIANO Le Linee guida italiane, oltre all’indicazione degli elementi fondanti della “Strategia per la politica di coesione”, prevedono anche la definizione di un percorso per giungere alla redazione del documento finale, volto in prima istanza ad attuare una lettura dell’approccio strategico europeo che rilanci “il ruolo centrale delle Regioni nel processo di programmazione” (p. 1), e “un’impostazione della programmazione fortemente orientata dalle e alle Regioni” (p. 4). 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 5/10
68 IL PERCORSO ITALIANO Le Linee guida intendono proporre una interpretazione della “svolta strategica” comunitaria centrata su due direttrici fondamentali per la redazione del QSN: assicurare l’unitarietà sia in fase di programmazione, sia in fase attuativa, della politica regionale realizzata con fondi comunitari e nazionali. In Italia esiste infatti una “politica regionale nazionale”, realizzata attraverso il Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS), le Intese Istituzionali di Programma e gli Accordi di Programma Quadro. Il QSN italiano dovrà pertanto necessariamente riferirsi ad entrambe le politiche, quella attuata attraverso i fondi comunitari e quella attuata attraverso i fondi nazionali. 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 6/10
69 IL PERCORSO ITALIANO b) perseguire la coerenza tra “politica regionale” e “politica ordinaria” per lo sviluppo, dandone conto nei diversi livelli di governo, e nei loro atti strategico-operativi, e monitorandone i distinti valori finanziari, sia negli impegni sia nella spesa. Si tratta innanzitutto di distinguere chiaramente le due politiche e quindi ricercare una forte integrazione tra di esse, attorno a comuni obiettivi di competitività. 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 7/10
70 IL PERCORSO ITALIANO Per la definizione stessa del QSN, le Linee guida prevedono un percorso di interrelazione, negoziazione e confronto fra tutti i soggetti (istituzionali e socioeconomici) chiamati in causa dalle politiche di sviluppo regionale, articolato in tre fasi: Fase 1: Estrapolazione e visione strategica. Fase 2: Confronto strategico Centro-Regioni. Fase 3: Stesura del QSN 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 8/10
71 IL PERCORSO ITALIANO 9/10 Fase 1: Estrapolazione e visione strategica.
La Fase 1 prevede la preparazione, da parte di ogni Regione e Provincia autonoma e del complesso delle Amministrazioni centrali coinvolte, di un proprio Documento strategico preliminare. Per le Regioni dell’Obiettivo 1, è previsto che ciascuna di esse prepari il proprio documento “in modo coordinato e d’intesa con il DPS che curerà anche il coordinamento con le Amministrazioni centrali”. La stesura dei documenti regionali deve essere inoltre accompagnata dalla predisposizione, a cura delle Regioni e del DPS, di un Documento Strategico per il Mezzogiorno, dove “partendo da un’attenta valutazione dello stato di attuazione delle politiche regionali, comunitaria e nazionale, sia esplicitato e integrato anche il ruolo delle Regioni del Mezzogiorno non in Obiettivo 1”. 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 9/10
72 IL PERCORSO ITALIANO 10/10 Fase 2: Confronto strategico Centro-Regioni
Nella seconda fase è previsto un confronto strategico Centro-Regioni, che deve produrre una “rilettura in chiave interregionale” delle priorità individuate nei documenti, applicando i principi di concentrazione e di integrazione. Fase 3: stesura del QSN. L’attuazione del processo sin qui descritto deve consentire di pervenire alla stesura del QSN “in un modo che tenga conto del confronto fra indirizzi strategici maturati in livelli di governo diversi e con una forte partecipazione dei soggetti privati, contemporaneamente definendo uno schema programmatico finanziario integrato tra finanza comunitaria e finanza nazionale, anche alla luce degli esiti del nuovo Quadro comunitario”. Il QSN dovrà essere approvato dal CIPE sentita la Conferenza Unificata. 1. Il percorso di programmazione dei Fondi Strutturali in Italia 10/10
73 IL PERCORSO ITALIANO Il percorso di elaborazione del QSN previsto dalle Linee guida è ormai giunto alla fase conclusiva, con l’elaborazione della bozza tecnico-amministrativa del QSN. Nei mesi scorsi sono progressivamente stati redatti buona parte dei documenti preliminari. Al momento sono disponibili (consultabili sul sito del DPS): - il Documento Strategico Preliminare Nazionale (DSPN), predisposto da dodici Amministrazioni centrali, raccolte in un Comitato coordinato dal DPS (con funzioni di “Amministrazioni capofila” dello stesso MEF e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali), attraverso valutazioni tecniche e un confronto con le parti istituzionali, economiche e sociali. 2. I Documenti Strategici Preliminari: a che punto siamo? 1/7
74 IL PERCORSO ITALIANO - i contributi delle Amministrazioni centrali alla stesura del DSPN, Ministero dell’Ambiente Ministero degli Affari Esteri Ministero delle attività produttive Ministero per i beni e le attività culturali Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti Ministero dell’Interno Ministero dell’istruzione dell’Università e della ricerca Ministero del lavoro e delle politiche sociali Ministero delle politiche agricole e forestali Ministero della salute Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento Funzione Pubblica Dipartimento Innovazione tecnologica Dipartimento Pari Opportunità 2. I Documenti Strategici Preliminari: a che punto siamo? 2/7
75 IL PERCORSO ITALIANO - il Documento Strategico per il Mezzogiorno (DSM) frutto di un percorso di confronto e analisi sulle politiche di sviluppo nel Mezzogiorno che ha visto la partecipazione delle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna), del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione del Ministero dell’Economia e delle finanze, del Ministero del Lavoro. Ad alcuni incontri dedicati alla discussione e redazione del testo ha partecipato anche una rappresentanza del partenariato economico sociale e di altre parti istituzionali; - buona parte dei Documenti Strategici Preliminari Regionali (DSPR). 2. I Documenti Strategici Preliminari: a che punto siamo? 3/7
76 IL PERCORSO ITALIANO La Fase 2 del percorso ha previsto il confronto fra i diversi livelli di governo e le parti economiche e sociali, realizzato attraverso Tavoli tematici e Gruppi tecnici di lavoro, con la produzione di documenti congiunti. Nei primi mesi del 2006 ha avuto luogo il confronto tecnico-amministrativo tra Amministrazioni centrali, Regioni e Province autonome,con il contributo del partenariato economico e sociale sulle analisi e le prime ipotesi contenute nei documenti preliminari. 2. I Documenti Strategici Preliminari: a che punto siamo? 4/7
77 IL PERCORSO ITALIANO I Tavoli tematici realizzati sono otto, con il coordinamento dei Ministeri dell’Economia e del Lavoro. Questi i temi del confronto: Tavolo I - Istruzione, formazione, territorio. Tavolo II - Ricerca e innovazione, banche, aiuti di Stato, territorio. Tavolo III - Ambiente, risorse naturali e culturali, mercato dei servizi, territorio. Tavolo IV - Servizi sociali, inclusione sociale, sicurezza e legalità. Tavolo V - Reti/collegamenti, territorio. Tavolo VI - Mercato del lavoro, sistemi produttivi, sviluppo locale. Tavolo VII - Città, sistemi produttivi. Tavolo VIII - Internazionalizzazione, attrazione investimenti. 2. I Documenti Strategici Preliminari: a che punto siamo? 5/7
78 IL PERCORSO ITALIANO Agli otto tavoli tematici si è affiancato il lavoro di approfondimento e di sintesi di dieci Gruppi tecnici di lavoro di partenariato istituzionale, su temi cosiddetti orizzontali, che hanno direttamente contribuito alla stesura di parti del QSN. I temi sono i seguenti: - processo unitario FAS e FS; - partenariato economico- sociale; - cooperazione –ob. 3; - obiettivi di servizio; - capacity building; - monitoraggio e controllo; - circuito finanziario e di progettazione; - collegamento con altri programmi comunitari; mercato interno e concorrenza. 2. I Documenti Strategici Preliminari: a che punto siamo? 6/7
79 IL PERCORSO ITALIANO 7/7 La Fase 3: la stesura del QSN
Sulla base del confronto istituito nei Tavoli tematici e nei Gruppi tecnici, si è quindi proceduto alla stesura di una bozza tecnico-amministrativa del Quadro Strategico Nazionale, resa pubblica sul sito Web del DPS il 24 aprile 2006. Si tratta di un documento condiviso dalle parti, che potrà costituire la base delle valutazioni anche politiche che dovranno condurre entro la fine di settembre all’invio di una versione definitiva del documento alla Commissione europea. "La Bozza tecnico-amministrativa del Quadro“, sta a indicare che l'istruttoria non è completa e che non vi è da parte di nessuno dei soggetti coinvolti l'assunzione di una responsabilità politica in merito al testo. Il documento definitivo dovrà contenere l’indicazione dei Programmi Operativi, alla cui definizione si deve giungere in questi mesi. La Fase 3: la bozza tecnico-amministrativa del QSN 7/7
80 IL PERCORSO ITALIANO Come si viene a configurare la politica regionale in Italia? Nel DSPN leggiamo… Per politica regionale, nei documenti ufficiali e nel linguaggio corrente, si intende quella parte della politica per lo sviluppo rivolta alla coesione, al riequilibrio economico-sociale, alla competitività di specifici territori. Si caratterizza per due aspetti, con cui si rivolge a specifiche parti del territorio: 1. l’intenzionalità; 2. l’aggiuntività finanziaria. 4. La politica regionale in Italia: una sintesi dal DSPN 1/5
81 IL PERCORSO ITALIANO La politica regionale si distingue dalla “politica ordinaria” di sviluppo per finalità e per origine delle risorse finanziarie che la alimentano. Finalità della “politica ordinaria” di sviluppo: assicurare il massimo benessere e le migliori condizioni di contesto possibili, trascurando le differenze nei livelli di sviluppo. Finalità della “politica regionale”: nasce dalla piena considerazione delle differenti condizioni dei territori, ossia delle diversità regionali di sviluppo. Alla “politica regionale” sono destinate risorse dedicate, previste sia dal bilancio europeo (risorse per la coesione), sia dal bilancio nazionale (FAS). Alla “politica ordinaria” invece sono destinate le risorse ordinarie dei bilanci. 4. La politica regionale in Italia: una sintesi dal DSPN 2/5
82 IL PERCORSO ITALIANO La politica regionale può essere efficace solo se essa è, a un tempo, pienamente distinta sul piano finanziario e programmatico dalla politica ordinaria, a garanzia della sua aggiuntività, ma anche fortemente integrata con questa, attorno a comuni obiettivi di competitività. La coerenza tra le due politiche può essere favorita dal loro comune orientamento alla strategia di Lisbona e Goteborg, facendo riferimento allo schema adottato nel Piano di Innovazione crescita e occupazione (PICO, 17 ottobre 2005). 4. La politica regionale in Italia: una sintesi dal DSPN 3/5
83 IL PERCORSO ITALIANO La programmazione dovrà perseguire la coerenza tra politica regionale e politica ordinaria per lo sviluppo, ma allo stesso tempo anche garantire la piena convergenza programmatica tra politica regionale nazionale e comunitaria. L’esistenza in Italia di una politica regionale nazionale realizzata (in base all’art. 119, comma 5 della Costituzione) attraverso il Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS), le Intese Istituzionali di Programma e gli Accordi di Programma Quadro, e la scelta compiuta di rendere questa politica pienamente coerente con quella comunitaria, e viceversa, implicano che “il QSN debba di necessità riferirsi ad entrambe le politiche”. [Linee guida per la redazione del QSN, p. 2]. 4. La politica regionale in Italia: una sintesi dal DSPN 4/5
84 IL PERCORSO ITALIANO L’unificazione tra le due componenti della politica regionale (comunitaria e nazionale) dovrà essere realizzata attraverso un impianto strategico unitario e l’adozione degli stessi strumenti, ossia l’Intesa Istituzionale di Programma e gli Accordi di Programma Quadro. Essa deve trovare piena attuazione, sia nella programmazione generale (nel Quadro strategico nazionale), sia negli atti centrali e regionali di programmazione operativa, sia nell’unitarietà delle responsabilità di attuazione a ogni livello di governo. Le Intese Istituzionali di Programma e gli Accordi di Programma Quadro fra Stato centrale e Regioni e fra queste e i livelli locali di governo dovranno essere semplificati e allo stesso tempo affermarsi quale luogo efficace di reciproci e cogenti impegni, anche in merito all’individuazione e alla salvaguardia di interventi “cardine” dei Programmi, dove è indispensabile il convergere di più volontà. 4. La politica regionale in Italia: una sintesi dal DSPN 5/5
85 IL PERCORSO ITALIANO Il Fondo per le Aree Sottoutilizzate è l'unione di due Fondi intercomunicanti affidati ai Ministeri dell'Economia e delle Finanze e delle Attività Produttive. I due Fondi, per la comune ispirazione e per la gestione unitaria che li caratterizza, possono considerarsi alla stregua di un “Fondo Unico per le Aree Sottoutilizzate”. La Legge finanziaria 2003 (artt. 60 e 61) ha unificato tutte le risorse aggiuntive nazionali per le politiche regionali, di competenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero delle Attività Produttive (destinate per l'85% al Sud e per il 15% al Centro Nord), in due Fondi collegati negli scopi e nella gestione, affidata al CIPE, per le aree in ritardo di sviluppo. 5. Il ruolo e i meccanismi del FAS 1/5
86 IL PERCORSO ITALIANO L’integrazione finanziaria dei fondi nazionali per la politica regionale e la progressiva adozione di modalità e criteri di programmazione per il FAS analoghi a quelli che presidiano l’utilizzo dei fondi comunitari hanno creato le premesse per un effettivo raccordo strategico tra le due politiche. L’istituzione del FAS ha inoltre favorito una riformulazione del rapporto Stato-Regione, impegnando lo Stato a un maggior coordinamento della spesa per la politica regionale e costruendo sedi istituzionali di confronto per ottenere maggiore coerenza tra i Programmi di sviluppo nazionali e regionali. 5. l ruolo e i meccanismi del FAS 2/5
87 IL PERCORSO ITALIANO Gli stanziamenti relativi alle risorse nazionali aggiuntive del Fondo per le Aree Sottoutilizzate sono disposti annualmente dalle leggi finanziarie per un triennio. Il principio di flessibilità che ispira la gestione del Fondo trova attuazione attraverso Delibere del Cipe sull’allocazione ai diversi strumenti finanziabili che definiscono anche gli indirizzi generali di programmazione delle risorse. 5. l ruolo e i meccanismi del FAS 3/5
88 IL PERCORSO ITALIANO A partire dal 1998, anno in cui si è realizzata una prima rilevante riorganizzazione dei flussi finanziari destinati alle politiche di sviluppo, e fino al 2005, le risorse aggiuntive nazionali complessivamente assegnate dal Cipe alle Amministrazioni centrali e regionali per lo sviluppo sono state pari a circa 88 miliardi di euro, distribuite per competenza fino al 2008. [Fonte: MEF-DPS, Rapporto Annuale 2005 sugli interventi nelle Aree Sottoutilizzate] 5. l ruolo e i meccanismi del FAS 4/5
89 IL PERCORSO ITALIANO I nuovi interventi finanziati da risorse aggiuntive nazionali riguardano per oltre la metà investimenti pubblici - definiti nelle Intese Istituzionali e attuati attraverso lo strumento di intervento e collaborazione istituzionale dell’Accordo di Programma Quadro - e programmi delle Amministrazioni centrali, in prevalenza destinati a interventi in ricerca, innovazione tecnologica, sicurezza e viabilità. Gli incentivi alle imprese, i crediti di imposta e gli strumenti di promozione dello sviluppo locale assorbono il resto delle risorse. 5. l ruolo e i meccanismi del FAS 5/5
90 IL PERCORSO ITALIANO L’Intesa Istituzionale di Programma (IIP), come prefigurato dalle Linee guida, costituisce il luogo della condivisione politica del processo di programmazione e quindi dell’impegno da assumere in termini di responsabilità, risorse strumenti con cui si imposta e realizza la strategia di sviluppo regionale. E’ uno strumento di programmazione che consente a ogni Regione, o Provincia autonoma, di concordare con il Governo centrale gli obiettivi, i settori e le aree dove effettuare gli interventi infrastrutturali di interesse comune per lo sviluppo del territorio regionale. 6. Intese Istituzionali di Programma e Accordi di Programma Quadro 1/7
91 IL PERCORSO ITALIANO L’Intesa è istituita con la legge n.662 del 23 dicembre 1996, che detta una nuova disciplina per la programmazione negoziata. La delibera CIPE n.29 del 21 marzo 1997 e successive delibere integrative o modificative specificano le finalità, le modalità attuative, nonché gli impegni dei soggetti sottoscrittori dell’IIP. La gestione dell’Intesa è garantita dalla presenza del Comitato istituzionale di gestione (CIG), un organo composto dai rappresentanti del Governo e della Giunta della Regione o Provincia Autonoma. Il CIG ha il compito di verificare periodicamente il raggiungimento degli obiettivi previsti nei programmi, e si avvale, per gli aspetti tecnici, del Comitato paritetico di attuazione (CPA), composto dai rappresentanti delle amministrazioni di volta in volta coinvolte. 6. Intese Istituzionali di Programma e Accordi di Programma Quadro 2/7
92 IL PERCORSO ITALIANO La possibilità di intervenire in tutti i settori consente all’IIP di coprire l’intero orizzonte degli investimenti pubblici rilevanti o per lo sviluppo del territorio regionale. L’IIP prevede, per ciascun settore d’intervento, la stipula di un Accordo di Programma Quadro, rimandando a quest’ultimo la definizione puntuale delle opere e dei finanziamenti, nonché le procedure per il monitoraggio dell’attuazione degli investimenti. 6. Intese Istituzionali di Programma e Accordi di Programma Quadro 3/7
93 IL PERCORSO ITALIANO L’Accordo di Programma Quadro (APQ) è lo strumento operativo del coordinamento della spesa per la politica regionale. Esso consente la concertazione ex ante degli obiettivi e degli strumenti, l’assunzione di impegni reciproci fra le parti, la definizione di scadenze e target, nonché la loro verifica. Gli interventi inseriti nell’APQ sono finanziati con diverse risorse: ordinarie, aggiuntive nazionali per le aree sottoutilizzate, comunitarie e private. 6. Intese Istituzionali di Programma e Accordi di Programma Quadro 4/7
94 IL PERCORSO ITALIANO Vero e proprio strumento attuativo dell’Intesa, l’APQ definisce: gli interventi da realizzare, specificandone i tempi e le modalità di attuazione; i soggetti responsabili dell’attuazione dei singoli interventi; la copertura finanziaria degli interventi, distinguendo tra le diverse fonti di finanziamento; le procedure ed i soggetti responsabili per il monitoraggio e la verifica dei risultati; gli impegni di ciascun soggetto firmatario e gli eventuali poteri sostitutivi in caso di inerzie, ritardi o inadempienze; i procedimenti di conciliazione o definizione dei conflitti tra i soggetti partecipanti all’Accordo. 6. Intese Istituzionali di Programma e Accordi di Programma Quadro 5/7
95 IL PERCORSO ITALIANO L’APQ è sottoscritto dalla Regione, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nonché dalla o dalle Amministrazioni centrali competenti a seconda della natura e del settore di intervento previsto. Settori di intervento Risorse naturali Risorse culturali Risorse umane Sistemi locali di sviluppo Città Reti e nodi di servizi 6. Intese Istituzionali di Programma e Accordi di Programma Quadro 6/7
96 IL PERCORSO ITALIANO Nel 2004 la spesa FAS realizzata negli APQ ha rappresentato il 12 per cento circa dell’intera spesa FAS realizzata. Oltre un terzo dell’ammontare di spesa realizzata nel 2004 riguarda le infrastrutture per viabilità e trasporti; di rilievo anche quella nei settori delle risorse idriche e dei beni culturali. La distribuzione per settore della spesa FAS in APQ nel Mezzogiorno è per lo più in linea con il totale Italia. Presenta una quota minore nel settore ambiente (3,3 per cento contro 9,5) e telecomunicazioni (0,5 per cento contro 3), mentre è più alta nei settori agricoltura e pesca (5,1 per cento contro 3,8), industria e servizi (13,7 per cento contro 10,3), turismo (4,1 per cento contro 3,1) e viabilità (31 per cento contro 28,2). [Fonte: MEF-DPS, Rapporto Annuale 2005 sugli interventi nelle Aree Sottoutilizzate] 6. Intese Istituzionali di Programma e Accordi di Programma Quadro 7/7
97 DOCUMENTI Sezione europea Documenti istituzionali Studi e ricerche
Link utili Sezione italiana 4. Documenti istituzionali 5. Link utili
98 DOCUMENTI 1/5 Sezione europea 1. Documenti istituzionali
Commissione europea, Secondo rapporto sulla coesione economica e sociale [gennaio 2001] Commissione europea, Terza relazione sulla coesione economica e sociale [COM (2004) 107/to 4, febbraio 2004] Commissione europea, Terza relazione intermedia sulla coesione verso un nuovo partenariato per la crescita, l’occupazione, la coesione [COM (2005) 192 def., 17 maggio 2005] Commissione europea, Politica di coesione a sostegno della crescita e all’occupazione” [COM (2005) 299, ]. 1. Documenti istituzionali 1/5
99 DOCUMENTI 2/5 Sezione europea
Commissione europea, Proposta di regolamento del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione, [COM(2004) 492 def.] (14 luglio 2004) Commissione europea, Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale, [COM(2004) 495 def.] 14 luglio 2004. Commissione europea, Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo, [COM(2004) 493 def.] 14 luglio 2004. 1. Documenti istituzionali 2/5
100 DOCUMENTI 3/5 Sezione europea 1. Documenti istituzionali
Commissione europea, Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il Fondo di coesione, [COM(2004) 494 def.] 14 luglio 2004. Parere del PE sulla Proposta di regolamento recante disposizioni generali…[A6-0177/2005] 2 giugno 2005. Parere del CdR sulla proposta di regolamento recante disposizioni generali… [CdR/ 2004/232] 27 aprile 2005. Parere del CESE sulla proposta di regolamento recante disposizioni generali…[CESE/2005/389] 6 aprile 2005. 1. Documenti istituzionali 3/5
101 DOCUMENTI 4/5 Sezione europea 1. Documenti istituzionali
Parere della Corte dei Conti sulla proposta di regolamento recante disposizioni generali… [C/2005/121/14] 20 maggio 2005. Comunicazione della Commissione "Costruire il nostro avvenire comune - Sfide e mezzi finanziari dell'Unione allargata " - 12 marzo 2004 [COM 4 E]. Consiglio dell’UE, Proposta definitiva della Presidenza riguardante le prospettive finanziarie , 19 dicembre 2005. Commissione europea, Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo , 21 dicembre 2005 [GU 2006/C 54/08] 1. Documenti istituzionali 4/5
102 DOCUMENTI 5/5 Sezione europea
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Paralamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, Il contributo della Commissione al periodo di riflessione e oltre: Un Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito [COM (2005) 949 def., 13 ottobre 2005] Commissione europea, Proposta informazione e pubblicità - SFIT meeting, 12 dicembre 2005. Commissione europea, Libro bianco su una politica europea di comunicazione, [COM (2006) 35 def., 1 febbraio 2006] 1. Documenti istituzionali 5/5
103 DOCUMENTI 1/1 Sezione europea 2. Studi e ricerche
The Economic and social Research Institute (Dublin), A Study of the Macro-economic impact of the reform of EU Cohesion Policy [ottobre 2004] DIW- German Institute for Economic Research and EPRC – EUROPEAN POLICIES RESEARCH CENTRE, The Impact of EU Enlargement on Cohesion [marzo 2001] Commissione europea –DG Politiche regionali, Thematic Evaluation of the Structural Funds’ Contributions to the Lisbon Strategy, (febbraio 2005) Commissione europea, DG Affari economici e finanziari, The economic costs of non-Lisbon - A survey of the literature on the economic impact of Lisbon-type reforms, 15 marzo 2005 [SEC(2005) 385] 2. Studi e ricerche 1/1
104 DOCUMENTI 1/2 Sezione europea 3. Link utili Sito Commissione europea
Sito Commissione europea, DG Regio Sito Commissione europea, DG Allargamento Sito Parlamento europeo Sito del Consiglio dell’UE Sito Commissione europea – Growth and Jobs 3. Link utili 1/2
105 DOCUMENTI 2/2 Sezione europea 3. Link utili
Sito Eurlex- Il diritto dell’Ue Sito FORMEZ - Europa e Fondi Strutturali Sito Inforegio Information & Communication Platform Sito FORMEZ- Europa - Focus Informazione e pubblicità 3. Link utili 2/2
106 DOCUMENTI DOCUMENTI 1/1 Sezione italiana 4. Documenti istituzionali
MEF - Dipartimento Politiche di Coesione, Secondo Memorandum Italiano sulla riforma della politica regionale di coesione comunitaria (Dicembre 2002). Conferenza Unificata Stato-Regioni, Linee Guida per l’elaborazione del quadro Strategico Nazionale per la politica di coesione , 3 febbraio 2005. Documento Strategico Preliminare Nazionale (DSPN) Documento Strategico per il Mezzogiorno (DSM) DSPR della Regione Siciliana DSPR della Regione Abruzzo DSPR della Regione Molise DSPR della Regione Basilicata DSPR della Regione Sardegna QSN Bozza tecnico-amministrativa 4. Documenti istituzionali 1/1
107 DOCUMENTI 1/1 Sezione italiana 5. Link utili
Sito Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dip. Funzione pubblica Sito MEF-DPS Sito Presidenza del Consiglio dei Ministri –Dip. Per le politiche comunitarie Sito FORMEZ - Europa e Fondi Strutturali Sito FORMEZ- Sviluppo Locale 5. Link utili 1/1
108 LISBONA E GÖTEBORG Lisbona e Göteborg 1/1 Lisbona
Gli orientamenti europei 2. Le strategie in Italia 3. Documenti Göteborg Il Sesto programma per l’ambiente Le strategie in Italia Documenti 1/1
109 LISBONA E GÖTEBORG 1/18 Lisbona
La politica di coesione è strettamente interrelata alle esigenze di rilancio e innovazione dell’intera economia europea. Secondo la Commissione, la politica di coesione, in tutte le sue dimensioni deve essere vista come un elemento integrante della strategia di Lisbona, facendone propri gli obiettivi fondamentali: crescita, competitività, occupazione. “Per raggiungere tali obiettivi, l’Unione deve mobilitare maggiormente tutti i mezzi nazionali e comunitari appropriati – compresa la politica di coesione – nelle tre dimensioni economica, sociale e ambientale della strategia, per utilizzarne meglio le sinergie in un contesto generale di sviluppo sostenibile”. [Conclusioni della Presidenza, Consiglio europeo del marzo 2005]. 1. Gli orientamenti europei 1/18
110 LISBONA E GÖTEBORG Dal riesame intermedio del processo è emerso, tuttavia, che i risultati della strategia non sono stati soddisfacenti. Dopo l’avvio promettente del 2000, l’aumento dell’occupazione ha segnato una battuta d’arresto e l’andamento della produttività è rimasto insoddisfacente per l’intero periodo, anche perché non si sono sfruttate a pieno né l’economia della conoscenza, né le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC). 1. Gli orientamenti europei 2/18
111 LISBONA E GÖTEBORG Per questo, al il Consiglio europeo di marzo 2005, la Commissione ha proposto un nuovo partenariato per la crescita e l’occupazione ed il Consiglio ha confermato i suoi obiettivi, sottolineando la necessità di rilanciare la strategia di Lisbona. “La ripresa della crescita è vitale per la prosperità. Essa può riportare la piena occupazione e costituisce la base della giustizia sociale e della creazione di opportunità per tutti. […] La strategia di Lisbona è una componente essenziale dell’obiettivo più vasto dello sviluppo sostenibile sancito nel trattato, vale a dire una migliore protezione sociale e un più elevato tenore di vita per le generazioni presenti e future” . [Commissione europea, Crescita e occupazione: lavorare insieme per il futuro dell’Europa. Il rilancio della strategia di Lisbona, p. 6]. 1. Gli orientamenti europei 3/18
112 LISBONA E GÖTEBORG Il rilancio della strategia di Lisbona è imperniato su tre principi fondamentali: Una rigorosa selezione delle priorità, per cui la Commissione propone di riorientare l’agenda di Lisbona, focalizzando l’attenzione su iniziative che promuovano la crescita e l’occupazione in modo del tutto coerente con l’obiettivo dello sviluppo sostenibile. 2. Costruire un nuovo partenariato, che faccia lavorare insieme l’Unione, gli Stati membri e le parti sociali per conseguire gli stessi obiettivi. 3. Semplificare e razionalizzare la strategia, attraverso la revisione della struttura di ‘governance’, definendopiù precisamente le rispettive responsabilità a livello nazionale e comunitario così da potere meglio distribuire compiti e competenze. 1. Gli orientamenti europei 4/18
113 LISBONA E GÖTEBORG Le azioni politiche a livello comunitario e a livello degli Stati membri sono state diversificate in agende di lavoro complementari ma ben distinte, attraverso: un Programma nazionale unico per la crescita e l’occupazione, adottato dai governi nazionali, previo dibattito con i rispettivi parlamenti; un Programma d’azione comunitario, nel quale sono identificate e delineate le priorità di azione a livello di Unione. 1. Gli orientamenti europei 5/18
114 LISBONA E GÖTEBORG Per “realizzare una crescita più stabile e duratura e creare nuovi e migliori posti di lavoro” la Commissione individua tre priorità da perseguire nei programmi nazionali: Rendere l’Europa più capace di attrarre investimenti e lavoro. Conoscenza e innovazione devono rappresentare il fulcro della crescita europea; Elaborare politiche che consentano alle imprese europee di creare nuovi e migliori posti di lavoro. 1. Gli orientamenti europei 6/18
115 LISBONA E GÖTEBORG Il Consiglio europeo di giugno 2005 ha ratificato gli “Orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione”, che rappresentano le Linee guida per l’elaborazione dei Programmi nazionali per la crescita e l’occupazione degli Stati membri, e il 20 luglio 2005 la Commissione ha presentato, come complemento ai programmi nazionali, un “Programma comunitario di Lisbona” contemplante tutte le azioni a livello comunitario. 1. Gli orientamenti europei 7/18
116 LISBONA E GÖTEBORG Gli Orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione ( ). Sono presentati in un documento unico, suddiviso in due parti, in riconoscimento dell’interrelazione tra le strategie macroeconomiche e occupazionali e della necessità di un loro reciproco potenziamento: Parte 1: Indirizzi di massima per le politiche economiche. Parte 2: Gli orientamenti per l’occupazione. 1. Gli orientamenti europei 8/18
117 LISBONA E GÖTEBORG 9/18 Orientamenti macroeconomici
(1) Garantire la stabilità economica. (2) Assicurare la sostenibilità economica. (3) Promuovere un’allocazione efficiente delle risorse. (4) Favorire una maggiore coerenza tra politiche macroeconomiche e politiche strutturali. (5) Far sì che l’evoluzione salariale contribuisca alla stabilità macroeconomica e alla crescita. (6) Contribuire ad un’UEM (Unione economica e monetaria) dinamica e ben funzionante. 1. Gli orientamenti europei 9/18
118 LISBONA E GÖTEBORG 10/18 Orientamenti microeconomici
(7) Ampliare e rafforzare il mercato interno. (8) Garantire l’apertura e la competitività dei mercati. (9) Rendere più attraente il contesto in cui operano le imprese. (10) Promuovere la cultura imprenditoriale e creare un contesto propizio alle PMI. (11) Sviluppare e migliorare le infrastrutture europee e portare a termine i progetti transfrontalieri prioritari approvati. (12) Aumentare e migliorare gli investimenti nel campo della R&D. (13) Favorire l’innovazione e l’utilizzo delle TIC. (14) Favorire l’uso sostenibile delle risorse e potenziare le sinergie tra tutela ambientale e crescita. (15) Contribuire a consolidare la base industriale europea. 1. Gli orientamenti europei 10/18
119 LISBONA E GÖTEBORG 11/18 Orientamenti occupazionali
(16) Attuare strategie di piena occupazione, migliorare la qualità e la produttività del lavoro e potenziare la coesione sociale e territoriale. (17) Promuovere un approccio al lavoro basato sul ciclo di vita. (18) Garantire sbocchi occupazionali per quanti sono alla ricerca di impiego e per le persone meno favorite. (19) Migliorare l’incontro domanda-offerta nel mercato del lavoro. (20) Favorire al tempo stesso flessibilità e sicurezza occupazionale e ridurre la segmentazione del mercato del lavoro. (21) Garantire andamenti salariali e altri costi del lavoro favorevoli all’occupazione. (22) Potenziare e migliorare gli investimenti in capitale umano. (23) Adattare i sistemi di istruzione e formazione ai nuovi requisiti in termini di competenze. 1. Gli orientamenti europei 11/18
120 LISBONA E GÖTEBORG 12/18 Il Programma comunitario di Lisbona
Il 20 luglio 2005 la Commissione ha presentato, come complemento ai programmi nazionali, un “Programma comunitario di Lisbona” contemplante tutte le azioni a livello comunitario. Secondo il Programma l’attività della Comunità si deve concentrare in particolare su una serie di azioni essenziali a forte valore aggiunto: il sostegno alla conoscenza e all’innovazione in Europa; la riforma della politica degli aiuti di stato; il miglioramento e la semplificazione del quadro regolamentare nel quale operano le imprese; 1. Gli orientamenti europei 12/18
121 LISBONA E GÖTEBORG 13/18 1. Gli orientamenti europei
il completamento del mercato interno dei servizi; la realizzazione di un ambizioso accordo nel Doha round*; l'eliminazione degli ostacoli alla mobilità delle persone, della manodopera e accademica; la messa a punto di un approccio comune nei confronti dell’emigrazione economica; il sostegno agli sforzi miranti ad affrontare le conseguenze sociali della ristrutturazione economica. *Doha round: Pacchetto di negoziati, contenuto nella dichiarazione finale della IV conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del Commercio, svoltasi a Doha (novembre 2001), stabiliti per aumentare il livello di liberalizzazione commerciale tra i paesi della WTO. 1. Gli orientamenti europei 13/18
122 LISBONA E GÖTEBORG Per rafforzare l’integrazione della strategia di Lisbona con la politica di coesione, il Programma propone che i programmi sostenuti dai Fondi strutturali e dal Fondo di coesione “indirizzino gli investimenti verso la conoscenza, l’innovazione e le capacità in materia di ricerca, nonché verso il miglioramento dell’istruzione e della formazione professionale, con l’obiettivo di fornire ai lavoratori le cognizioni necessarie per affrontare i mutamenti e intraprendere nuove attività”. [Programma comunitario di Lisbona, p. 5]. 1. Gli orientamenti europei 14/18
123 LISBONA E GÖTEBORG L’ integrazione tra le politiche è incentivata dalla Commissione attraverso la proposizione di una serie di Orientamenti strategici comunitari per il periodo , mirati a incentrare maggiormente sulla crescita e sull’occupazione anche la prossima generazione di programmi in materia di politica e di coesione e di sviluppo rurale. Ma è possibile questa integrazione tra politiche e in che modo? 1. Gli orientamenti europei 15/18
124 LISBONA E GÖTEBORG La politica di coesione, secondo la Commissione, sta già contribuendo all’attuazione della strategia di Lisbona. Mobilitando il potenziale di crescita che esiste in tutte le regioni, infatti, la politica di coesione migliora l’equilibrio geografico dello sviluppo economico e innalza il tasso potenziale di crescita dell’UE considerata globalmente. Essa contribuisce a rafforzare l’integrazione economica e politica, in quanto mira, tra l’altro, a sviluppare le reti infrastrutturali e l’accesso ai servizi di interesse generale, a migliorare le competenze dei cittadini comunitari e l’accessibilità delle regioni più isolate e a promuovere la cooperazione. 1. Gli orientamenti europei 16/18
125 LISBONA E GÖTEBORG Fra i diversi modi in cui la politica di coesione può contribuire in misura significativa alla realizzazione delle priorità di Lisbona figurano: gli investimenti nei settori ad alto potenziale di crescita; gli investimenti nei motori di crescita e di occupazione; il sostegno all’attuazione di strategie coerenti a medio-lungo termine; lo sviluppo di sinergie e complementarità con le altre politiche comunitarie; la mobilitazione di risorse supplementari; il miglioramento della governance; la promozione di un’impostazione integrata per quanto riguarda la coesione territoriale. 1. Gli orientamenti europei 17/18
126 LISBONA E GÖTEBORG Ma la questione chiave è: esiste compatibilità tra gli obiettivi della strategia di Lisbona e quelli della politica di coesione? Uno studio del febbraio 2005 (Thematic Evaluation of the Structural Funds’ Contributions to the Lisbon Strategy) ha messo in evidenza le similarità tra la strategia di Lisbona e le priorità di spesa della politica di coesione. L’analisi dimostra che il sostegno dei Fondi Strutturali alla Strategia è, già nella programmazione , superiore al 50% nei programmi valutati. Il grado di congruità sembra significativamente più alto nelle regioni relativamente più prospere, mentre è più basso nelle regioni meno sviluppate. Commissione europea –DG Politiche regionali, Thematic Evaluation of the Structural Funds’ Contributions to the Lisbon Strategy, febbraio 2005. 1. Gli orientamenti europei 18/18
127 LISBONA E GÖTEBORG Gli strumenti nazionali della strategia di Lisbona Ad ogni Stato membro spetta di indicare le proprie priorità ed obiettivi di rilancio della Strategia di Lisbona nei Piani Nazionali (per l’Italia “Piano Nazionale per l'Innovazione, la Crescita e l'Occupazione” ‘PICO’). Sullo sfondo i 24 Orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione ( ) elaborati dal Consiglio europeo di Bruxelles del giugno 2005 che servono a fornire una struttura di base ai documenti, anche se ciascuno Stato Membro ha poi piena libertà di fissare le priorità in coerenza con le singole situazioni nazionali. 2. Le strategie in Italia 1/5
128 LISBONA E GÖTEBORG L’elaborazione del Piano è stata affidata dal Governo italiano, per la parte politica, ad un Comitato interministeriale coordinato dal Ministro per le politiche Comunitarie, per la parte tecnica ad un Comitato di esperti. Per facilitare il collegamento con le autonomie regionali e locali, ha partecipato ai lavori del comitato tecnico anche un rappresentante delle Regioni. 2. Le strategie in Italia 2/5
129 LISBONA E GÖTEBORG 3/5 LE PRIORITA’ DI PICO
Nel Piano italiano sono indicate alcune priorità politiche: l’ampliamento dell’area di libera scelta dei cittadini e delle imprese; l’incentivazione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica; il rafforzamento dell’istruzione e della formazione del capitale umano; l’adeguamento delle infrastrutture materiali e immateriali; la tutela ambientale. 2. Le strategie in Italia 3/5
130 LISBONA E GÖTEBORG 4/5 LE RISORSE A DISPOSIZIONE DI PICO
Obiettivo Fino al 2005 Per il  Nuovi Fondi PICO  Totale parziale Area libera scelta 0,6 0,2 1,3 2,1 Ricerca & sviluppo 4,3 0,9 4,1 9,3 Capitale umano 1,0 0,4 1,6 Infrastrutture 23,6 2,5 5,2 31,4 Ambiente -- 1,7 Totale 29,9 3,8 12,7 46,4 2. Le strategie in Italia 4/5  Gli stanziamenti sono in miliardi di euro Fonte: Presidenza del Consiglio, Dipartimento per le Politiche Comunitarie
131 LISBONA E GÖTEBORG Per il triennio sono programmate disponibilità finanziarie, comunitarie e nazionali, per spese aggiuntive nel Mezzogiorno fino a 15 miliardi di euro annui, di cui 7 relativi al Fondo Aree Sottoutilizzate (tali valori riflettono anche l’approvazione del programma di coesione comunitaria così come ipotizzato dalla presidenza lussemburghese nel giugno 2005). Come noto, i Piani Nazionali devono essere pienamente compatibili ed integrati con le priorità e gli obiettivi della politica di coesione. 2. Le strategie in Italia 5/5
132 LISBONA E GÖTEBORG 1/3 Documenti europei 3. Documenti
Commissione Europea, Comunicazione al Consiglio europeo di primavera “Lavorare insieme per la crescita e l’occupazione – Il rilancio della strategia di Lisbona” [COM (2005) 24] (2 febbraio 2005) Commissione europea, Orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione ( ) [COM (2005) 141 def., 12 aprile 2005). Commissione europea, Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo “Azioni comuni per la crescita e l'occupazione. Il programma comunitario di Lisbona” , 20 luglio [COM (2005) 330 def.] 3. Documenti 1/3
133 Documenti nazionali e italiani
LISBONA E GÖTEBORG Documenti nazionali e italiani Commissione europea, Programmi Nazionali di riforma– Elenco dei programmi approvati Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche comunitarie, PICO – Piano per l’Innovazione, la Crescita e l’Occupazione. Piano Italiano di attuazione del rilancio della strategia di Lisbona, 14 ottobre 2005 [COM (2005) 24]. 3. Documenti 2/3
134 LISBONA E GÖTEBORG 3/3 Link utili 3. Documenti
Sito Commissione europea – Growth and Jobs Sito Presidenza del Consiglio dei Ministri –Dip. per le politiche comunitarie 3. Documenti 3/3
135 LISBONA E GÖTEBORG 1/30 Göteborg
Il Consiglio europeo di Göteborg (15-16 giugno 2001) Il Consiglio europeo di Göteborg compie uno dei passi più importanti per il cammino europeo verso la “sostenibilità”, adottando una strategia dell’UE a favore dello sviluppo sostenibile e aggiungendo così un terzo pilastro alla strategia di Lisbona, quello dell’ambiente. La strategia è contenuta nella Comunicazione della Commissione europea del mese di maggio, adottata poi dal Consiglio del giugno 2001: “Sviluppo sostenibile in Europa per un mondo migliore: strategia dell'Unione europea per lo sviluppo sostenibile” 1. Gli orientamenti europei 1/30
136 LISBONA E GÖTEBORG La strategia per lo sviluppo sostenibile prende corpo a partire dal riconoscimento che: lo sviluppo sostenibile è un obiettivo globale, per questo è necessario un coordinamento delle politiche ai fini di uno sviluppo sostenibile sotto il profilo economico, sociale ed ecologico. Nell’ambito della strategia di Lisbona pertanto, la crescita economica, la coesione sociale e la tutela dell’ambiente devono andare di pari passo. “Lo sviluppo sostenibile offre all’Unione europea una visione positiva sul lungo temine di una società più prospera e più giusta, con la promessa di un ambiente più pulito, più sicuro e più sano: una società che garantisca una migliore qualità della vita per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti”. 1. Gli orientamenti europei 2/30
137 LISBONA E GÖTEBORG Gli obiettivi a lungo termine della strategia per lo sviluppo sostenibile sono: Lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Far fronte alle implicazioni socioeconomiche dell’invecchiamento della popolazione. Limitare il cambiamento climatico e potenziare l’uso di energia pulita. Affrontare le minacce per la salute pubblica. Gestire le risorse naturali in maniera più responsabile. Migliorare il sistema dei trasporti e la gestione dell’uso del territorio. 1. Gli orientamenti europei 3/30
138 LISBONA E GÖTEBORG Secondo questi assi principali deve essere intensificato il processo di integrazione delle istanze ambientali nelle altre politiche settoriali (processo Cardiff). La Commissione ha il compito di verificare i progressi registrati nell’applicazione della strategia per lo sviluppo sostenibile, a partire da sette indicatori per lo sviluppo sostenibile, che vanno ad integrare i 35 indicatori strutturali adottati per il riesame della strategia di Lisbona (adottati dal successivo Consiglio europeo di Laeken, dicembre 2002). 1. Gli orientamenti europei 4/30
139 LISBONA E GÖTEBORG 5/30 1. Gli orientamenti europei
Gli indicatori per la dimensione ambiente sono: Emissioni di gas ad effetto serra Intensità energetica dell’economia Volume dei trasporti (tonnellate e passeggeri/km) in rapporto al PIL Ripartizione tra i modi di trasporto Qualità dell’aria urbana (esposizione della popolazione urbana Rifiuti urbani raccolti, messi in discarica e inceneriti Percentuale delle fonti energetiche rinnovabili nel consumo di energia elettrica 1. Gli orientamenti europei 5/30
140 LISBONA E GÖTEBORG A seguito delle revisioni intermedie della strategia di Göteborg effettuate per i Consigli europei di Barcellona (15-16 marzo 2002) e di Bruxelles (20-21 marzo marzo 2004), il Consiglio europeo di Bruxelles del 16 e 17 giugno 2005, nell’ambito del rilancio della strategia di Lisbona, ha ribadito la necessità di concepire quest’ultima come componente essenziale dell’obiettivo più vasto dello sviluppo sostenibile, ricordando che “la natura tridimensionale intrinseca dello sviluppo sostenibile quale pietra angolare della strategia, la cui realizzazione impone quindi di conciliare crescita economica, inclusione sociale e tutela dell’ambiente in Europa e nelle altre parti del mondo”. 1. Gli orientamenti europei 6/30
141 LISBONA E GÖTEBORG Lo stesso Consiglio ha inoltre affermato l’esigenza di una revisione della strategia, delineandone i principi guida essenziali: ampliare il concetto di sostenibilità, in modo che esso sia in grado di comprendere i mutamenti strutturali necessari nelle nostre economie e società per arrivare a modelli di produzione e di consumo più sostenibili; perfezionare e rafforzare la nuova impostazione quale strumento indispensabile per porre lo sviluppo sostenibile al centro delle politiche dell’UE; continuare a prestare la massima attenzione alle tendenze non sostenibili e analizzarne i collegamenti; fissare obiettivi e scadenze; garantire un controllo efficace; favorire la partecipazione e migliorare la cooperazione con interlocutori pubblici e privati a tutti i livelli. 1. Gli orientamenti europei 7/30
142 LISBONA E GÖTEBORG Rafforzare la nuova impostazione per l’elaborazione delle politiche Si continuerà a promuovere l’elaborazione di politiche sostenibili e redditizie attraverso il miglioramento della normativa, in particolare mediante un’applicazione più efficace di un meccanismo più equilibrato di valutazione dell’impatto riguardante le nuove iniziative politiche prese dalla Commissione a livello interno ed esterno. Si rafforzerà il metodo del coordinamento aperto, specialmente per quanto riguarda l’inclusione sociale, l’accesso al mercato del lavoro e la protezione sociale, settori in cui tale metodo dà un contributo determinante alla modernizzazione dei regimi previdenziali. 1. Gli orientamenti europei 8/30
143 LISBONA E GÖTEBORG 9/30 1. Gli orientamenti europei
La Commissione continuerà a promuovere l’uso di strumenti basati sul mercato onde rispecchiare il costo effettivo dello sfruttamento delle risorse e del suo impatto ambientale sulla società. Sarà inoltre ribadita l’importanza degli investimenti nella scienza e nella tecnologia per favorire lo sviluppo sostenibile. 1. Gli orientamenti europei 9/30
144 LISBONA E GÖTEBORG Prestare la massima attenzione alle tendenze non sostenibili e analizzare i collegamenti tra di esse Il riesame della strategia comprenderà una valutazione approfondita delle tendenze non sostenibili contemplate dalla strategia attuale, quali: cambiamenti climatici e energia pulita; rischi per la salute pubblica; povertà ed esclusione sociale; invecchiamento della popolazione; perdita delle biodiversità; effetti negativi dell’aumento dei trasporti. 1. Gli orientamenti europei 10/30
145 LISBONA E GÖTEBORG 11/30 Fissare obiettivi e scadenze
Sebbene le tendenze non sostenibili costituiscano problemi a lungo termine che richiedono soluzioni a lungo termine, l’unico modo di accertarsi che la società si stia muovendo nella giusta direzione consiste nel definire obiettivi intermedi chiari e nel valutare i progressi. La strategia riveduta esporrà quindi i nuovi obiettivi prioritari per ciascuna delle tendenze non sostenibili fissando inoltre le scadenze intermedie che consentano all’UE di valutare i progressi effettivi. I traguardi operativi e i piani d’azione saranno definiti nell’ambito delle politiche settoriali pertinenti attuate a livello interno ed esterno, che costituiranno altresì i principali strumenti di attuazione e di controllo delle iniziative politiche. 1. Gli orientamenti europei 11/30
146 LISBONA E GÖTEBORG 12/30 Garantire un controllo efficace
Il riesame della strategia dovrà potenziare il sistema dei resoconti annuali, basandosi su indicatori di sviluppo sostenibile che la Commissione definirà tenendo conto dei diversi indicatori propri dei processi delle politiche settoriali e della sintesi scaturita dagli indicatori strutturali utilizzati per valutare il grado di raggiungimento dei traguardi fissati nell’ambito del programma di riforma di Lisbona. 1. Gli orientamenti europei 12/30
147 LISBONA E GÖTEBORG Favorire la partecipazione e migliorare la cooperazione con gli interlocutori pubblici e privati a tutti i livelli Occorre attivarsi ulteriormente per sensibilizzare, mobilitare e coinvolgere le parti interessate a tutti i livelli, indicando chiaramente chi è responsabile di un’azione a un determinato stadio e chi ne sosterrà i costi. La Commissione vaglierà le possibilità di creare partenariati con l’industria, i sindacati, le organizzazioni non governative e le associazioni di consumatori nel cui ambito si possa discutere, in particolare, di come invertire le tendenze non sostenibili. Si cercherà inoltre di migliorare la coerenza tra le iniziative prese a livello europeo, globale, nazionale, regionale e locale. L’Unione dovrà inoltre impegnarsi maggiormente per promuovere ulteriori interventi in latre parti del mondo. 1. Gli orientamenti europei 13/30
148 LISBONA E GÖTEBORG 14/30 Una piattaforma d’azione (2005)
A dicembre 2005 la Commissione ha pubblicato la Comunicazione “sul riesame della strategia per lo sviluppo sostenibile. Una piattaforma d’azione”. Nel documento elenca le azioni chiave per ogni priorità individuata e propone un elenco di obiettivi fondamentali e di principi guida dello sviluppo sostenibile. 1. Gli orientamenti europei 14/30
149 LISBONA E GÖTEBORG 15/30 Azioni chiave 1. Gli orientamenti europei
Cambiamenti climatici ed energia pulita l’UE si impegnerà a ridurre ulteriormente le emissioni di gas a effetto serra oltre il 2012, elaborando proposte e preparando il terreno per accordi internazionali più ampi; l’UE elaborerà una politica futura per il clima (con la seconda fase del Programma europeo per i cambiamenti climatici), collaborando con i portatori di interesse per mettere a punto nuove misure; nel 2006 la Commissione metterà a punto importanti iniziative di rafforzamento di una politica energetica comunitaria sostenibile, sicura e competitiva, mettendo a punto iniziative nei settori della biomassa e dei biocarburanti e avviando il dibattito sulla politica europea in materia di energie rinnovabili fino al 2020. 1. Gli orientamenti europei 15/30
150 LISBONA E GÖTEBORG 16/30 1. Gli orientamenti europei
- la Commissione proporrà un piano d’azione in materia di efficienza energetica per realizzare il risparmio potenziale stimato al 20%, collaborando con gli Stati membri e utilizzando fondi strutturali per realizzare gli obiettivi di efficienza energetica. 1. Gli orientamenti europei 16/30
151 LISBONA E GÖTEBORG 17/30 1. Gli orientamenti europei Sanità pubblica
Per l’UE e gli Stati membri: migliorare i piani d’azione relativi alle minacce sanitarie; convenire ed attuare una strategia europea contro l’AIDS, prendendo provvedimenti per rafforzare la sorveglianza e la cooperazione tra gli Stati membri; coordinare la ricerca sui legami tra gli agenti inquinanti ambientali, l’esposizione a tali agenti e gli effetti sulla salute, al fine di meglio comprendere quali fattori ambientali casino problemi di salute e stabilire il modo migliore per prevenirli. 1. Gli orientamenti europei 17/30
152 LISBONA E GÖTEBORG 18/30 1. Gli orientamenti europei
Esclusione sociale, demografia e immigrazione la Commissione presenterà, all’inizio del 2006, una comunicazione in cui esaminerà le modalità con cui l’Unione può aiutare gli Stati membri a rispondere alle sfide demografiche cui devono far fronte, segnatamente promuovendo strategie per un invecchiamento attivo, l’integrazione dei migranti e condizioni più favorevoli per le famiglie; la Commissione propone un anno europeo sulla lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Nel 2006 dve essere rappresentata una tabella di marcia per l’eguaglianza tra uomini e donne al fine di conseguire la parità tra i sessi e far fronte alla sfida demografica dell’UE; l’UE e gli stati membri devono continuare ad elaborare una politica comunitaria in materia di immigrazione legale, rafforzare l’integrazione dei migranti e delle loro famiglie e combattere l’immigrazione clandestina. 1. Gli orientamenti europei 18/30
153 LISBONA E GÖTEBORG 19/30 1. Gli orientamenti europei
Gestione delle risorse naturali gli Stati membri, insieme alla Commissione, dovrebbero scambiare le esperienze e le pratiche migliori su come trasferire l’imposizione fiscale dal lavoro al consumo e/o all’inquinamento, senza conseguenze sul reddito, per contribuire agli obiettivi dell’Unione di aumentare l’occupazione e proteggere l’ambiente. Dovrebbero inoltre sfruttare meglio il notevole potere derivante dalle commesse pubbliche per favorire l’adozione delle tecnologie innovative; l’UE coopererà con gli Stati membri e gli interessati per promuovere l’ecoinnovazione ed espandere il mercato delle ecotecnologie; 1. Gli orientamenti europei 19/30
154 LISBONA E GÖTEBORG 20/30 1. Gli orientamenti europei
la Commissione elaborerà un piano d’azione volto a promuovere la produzione e il consumo sostenibili basandosi su misure e strumenti esistenti, quali le politiche in materia di risorse e rifiuti, la politica integrata dei prodotti e le norme, i sistemi di gestione ambientale e le politiche per l’innovazione e la tecnologia; L’Unione e gli Stati membri dovrebbero garantire strumenti di finanziamento e di gestione sufficienti alla rete Natura 2000 delle zone protette e integrare in modo più efficace le preoccupazioni sulla biodiversità nelle politiche interne ed esterne. 1. Gli orientamenti europei 20/30
155 LISBONA E GÖTEBORG 21/30 1. Gli orientamenti europei
Trasporti sostenibili - l’UE e gli Stati membri dovrebbero rendere più economicamente interessanti le alternative al trasporto su strada per merci e passeggeri, sviluppando fra l’altro le reti transeuropee e i collegamenti intermodali per i servizi logistici di trasporto merci; la Commissione europea continuerà ad esaminare il ricorso a sistemi di tariffazione delle infrastrutture nell’UE; la Commissione proporrà un pacchetto di misure volte a migliorare le prestazioni ambientali delle automobili promuovendo veicoli puliti ed efficienti dal punto di vista energetico. 1. Gli orientamenti europei 21/30
156 LISBONA E GÖTEBORG 22/30 1. Gli orientamenti europei
Povertà mondiale e sfide dello sviluppo L’UE e gli Stati membri dovrebbero aumentare il volume di aiuti fino a raggiungere lo 0,7% del reddito nazionale lordo (RNL) nel 2015, con un obiettivo intermedio dello 0,56% nel 2010 e obiettivi individuali dello 0,51% per l’UE dei 15 e dello 0,17% per l’UE dei 10; l’UE e gli Stati membri dovrebbero migliorare l’efficacia, la coerenza e la qualità delle politiche di aiuti nel periodo potenziando il coordinamento fra gli Stati membri, mettendo a punto un quadro di programmazione comune, ricorrendo maggiormente ad azioni comuni e al cofinanziamento di progetti e rafforzando la coerenza fra lo sviluppo e le altre politiche; l’ UE si impegnerà a favore di una migliore governance ambientale a livello internazionale, fra l’altro istituendo un’organizzazione ambientale in seno alle Nazioni Unite e rafforzando gli accordi multilaterali in materia di ambiente. 1. Gli orientamenti europei 22/30
157 LISBONA E GÖTEBORG 23/30 Obiettivi fondamentali
TUTELA DELL’AMBIENTE Salvaguardare la capacità del pianeta di sostenere tutte le diverse forme di vita, rispettare i limiti delle sue risorse naturali e garantire un elevato livello di protezione e miglioramento della qualità dell’ambiente. Prevenire e ridurre l’inquinamento ambientale e promuovere la produzione e il consumo sostenibili per spezzare il vincolo tra crescita economica e degrado ambientale. 1. Gli orientamenti europei 23/30
158 LISBONA E GÖTEBORG 24/30 1. Gli orientamenti europei
EQUITÀ E COESIONE SOCIALE Promuovere una società democratica, socialmente inclusiva, coesa, sana, sicura e giusta rispettando i diritti fondamentali e la diversità culturale che crea pari opportunità e combatte ogni forma di discriminazione. PROSPERITÀ ECONOMICA Promuovere un’economia prospera, innovativa, ricca di conoscenze, competitiva ed ecologicamente efficiente che determini un elevato tenore di vita nonché l’occupazione piena e qualificata in tutta l’Unione europea. 1. Gli orientamenti europei 24/30
159 LISBONA E GÖTEBORG 25/30 1. Gli orientamenti europei
ADEMPIMENTO DELLE RESPONSABILITÀ INTERNAZIONALI Promuovere la costituzione in tutto il mondo di istituzioni democratiche, fondate sulla pace, la sicurezza e la libertà, e difenderne la stabilità. Promuovere attivamente lo sviluppo sostenibile a livello mondiale e garantire che le politiche interne ed esterne dell’Unione europea siano coerenti con lo sviluppo sostenibile globale e gli impegni internazionali dell’Unione. 1. Gli orientamenti europei 25/30
160 LISBONA E GÖTEBORG 26/30 Principi guida delle politiche
PROMOZIONE E TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI Porre le persone al centro delle politiche dell’Unione europea, promuovendo i diritti fondamentali, lottando contro tutte le forme di discriminazione e contribuendo a ridurre la povertà nel mondo. EQUITÀ INTRA ED INTERGENERAZIONALE Far fronte alle necessità delle generazioni attuali senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze, nell’Unione europea e nel mondo. 1. Gli orientamenti europei 26/30
161 LISBONA E GÖTEBORG 27/30 1. Gli orientamenti europei
SOCIETÀ APERTA E DEMOCRATICA Garantire i diritti dei cittadini per quanto riguarda l’accesso all’informazione e assicurare l’accesso alla giustizia. Sviluppare idonei canali di consultazione e partecipazione per tutte le parti interessate e le associazioni. PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI Accrescere la partecipazione dei cittadini al processo decisionale. Promuovere l’istruzione e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dello sviluppo sostenibile. Informare i cittadini del loro impatto sull’ambiente e delle possibilità di effettuare scelte più sostenibili. 1. Gli orientamenti europei 27/30
162 LISBONA E GÖTEBORG 28/30 1. Gli orientamenti europei
PARTECIPAZIONE DELLE IMPRESE E DELLE PARTI SOCIALI Rinforzare il dialogo sociale, la responsabilità sociale delle imprese e i partenariati tra i settori privato e pubblico per promuovere la cooperazione e la corresponsabilità ai fini della produzione e del consumo sostenibili. COERENZA DELLE POLITICHE E GOVERNANCE Promuovere la coerenza tra tutte le politiche dell’Unione europea nonché la coerenza tra iniziative locali, regionali, nazionali e globali ai fini di un loro maggiore contributo allo sviluppo sostenibile. 1. Gli orientamenti europei 28/30
163 LISBONA E GÖTEBORG 29/30 1. Gli orientamenti europei
INTEGRAZIONE DELLE POLITICHE Promuovere l’integrazione degli aspetti economici, sociali e ambientali in modo da renderli coerenti e rafforzarli reciprocamente sfruttando appieno gli strumenti per il miglioramento della legislazione, quali la valutazione equilibrata dell’impatto e le consultazioni degli interessati. UTILIZZO DELLE MIGLIORI CONOSCENZE DISPONIBILI Assicurare che le politiche siano definite, valutate e attuate sulla scorta delle migliori conoscenze disponibili e che siano economicamente valide ed efficaci sotto il profilo dei costi. 1. Gli orientamenti europei 29/30
164 LISBONA E GÖTEBORG 30/30 1. Gli orientamenti europei
PRINCIPIO DI PRECAUZIONE Applicare un approccio precauzionale in caso di incertezza scientifica oggettiva, per evitare danni potenziali alla salute umana o all’ambiente e adottare misure preventive. CHI INQUINA PAGA Assicurare che i prezzi rispecchino i costi reali per la società delle attività di produzione e consumo e che i responsabili dell’inquinamento paghino i danni arrecati alla salute umana e all’ambiente. 1. Gli orientamenti europei 30/30
165 LISBONA E GÖTEBORG Il Sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente Il 22 luglio 2002 Il Consiglio approva il sesto programma comunitaria di azione in materia di ambiente, intitolato. “Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta”. Un documento programmatico di ampio respiro, che affronta le tematiche ambientali dei prossimi anni e nel quale si propone l’idea che “Per quanto problematica, la tutela del pianeta schiude anche delle opportunità. Con una maggiore efficienza ed un migliore uso delle risorse naturali, dobbiamo riuscire a spezzare il vecchio legame fra crescita economica e danno ambientale. Essere più ricchi e più “verdi” al tempo stesso è possibile”. Il Sesto programma per l’ambiente 1/17
166 LISBONA E GÖTEBORG Il 6° Programma di azione per l’ambiente si concentra sui settori in cui l’intervento è più urgente ed in cui l’iniziativa europea può cambiare le cose, fissando obiettivi per i prossimi 10 anni ed oltre. Quattro aree necessitano, secondo il programma, di nuove energie e di interventi più vigorosi, al fine di: Contrastare il cambiamento climatico Proteggere la natura, la flora e la fauna Affrontare i legami fra ambiente e salute Preservare le risorse naturali e migliorare la gestione dei rifiuti Il Sesto programma per l’ambiente 2/17
167 LISBONA E GÖTEBORG 3/17 Il Sesto programma per l’ambiente
AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO L’obiettivo è stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera ad un livello che non causi variazioni innaturali del clima terrestre. Nel breve e medio termine, entro il , si punta a ridurre le emissioni di gas serra dell’8% rispetto ai livelli del 1990 (come concordato a Kyoto); Nel medio e lungo termine, entro il 2020, dobbiamo ridurre le emissioni globali del 20-40% circa rispetto ai livelli del 1990; Per il lungo periodo, per la prima volta il Programma fa proprio l’obiettivo fissato dal gruppo di esperti intergovernativi sul cambiamento climatico, ovverosia un abbattimento delle emissioni del 70%. Il Sesto programma per l’ambiente 3/17
168 LISBONA E GÖTEBORG 4/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Tutto questo significa: Stringere accordi internazionali sul Protocollo di Kyoto e metterli in pratica; Fissare obiettivi di abbattimento delle emissioni di gas serra per i principali comparti dell’economia; Istituire un regime di “scambi” delle emissioni di gas serra all’interno dell’Unione europea entro il 2005; Promuovere le fonti di energia rinnovabili, come l’energia eolica e solare; Assistere gli Stati membri nel prepararsi alle conseguenze del cambiamento di clima. Il Sesto programma per l’ambiente 4/17
169 LISBONA E GÖTEBORG 5/17 Il Sesto programma per l’ambiente
NATURA E BIODIVERSITA’ Obiettivi principali sono: proteggere e ove necessario risanare la struttura e il funzionamento del sistemi naturali; arrestare la perdita di biodiversità sia nell’Unione europea che su scala mondiale; proteggere il suolo dall’erosione e dall’inquinamento. Il Sesto programma per l’ambiente 5/17
170 LISBONA E GÖTEBORG 6/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Tutto questo significa: salvaguardare gli habitat più preziosi estendendo la rete comunitaria Natura 2000; istituire piani di azione di tutela della biodiversità; sviluppare una strategia di salvaguardia dell’ambiente marino; estendere i programmi nazionali e regionali per promuovere la gestione; sostenibile del patrimonio boschivo; introdurre misure di salvaguardia e risanamento dei paesaggi; sviluppare una strategia di protezione dei suoli; coordinare il lavoro degli Stati membri nella gestione di incidenti e calamità naturali. Il Sesto programma per l’ambiente 6/17
171 LISBONA E GÖTEBORG 7/17 Il Sesto programma per l’ambiente
AMBIENTE E SALUTE L’obiettivo principale è ottenere una qualità dell’ambiente tale che i livelli dei contaminanti di origine antropica non diano luogo a impatti significativi né a rischi per la salute umana. Questo significa: approfondire la ricerca per capirne di più circa i legami tra inquinamento ambientale e salute umana; sviluppare norme sanitarie più attente ai gruppi più vulnerabili della società; ridurre i rischi causati dall’uso indiscriminato di pesticidi; sviluppare una nuova strategia anti-inquinamento; riformare il nostro sistema di verifica delle sostanze chimiche. Il Sesto programma per l’ambiente 7/17
172 LISBONA E GÖTEBORG 8/17 Il Sesto programma per l’ambiente
RISORSE NATURALI E RIFIUTI E’ necessario un approccio alla gestione dei rifiuti che dia priorità alla prevenzione, seguita da riciclaggio, recupero ed incenerimento, e solo in ultima istanza dallo smaltimento in discarica. L’obiettivo è ridurre, rispetto ai livelli del 2000, la quantità dei rifiuti che giungono allo smaltimento finale nella misura del 20% entro il 2010 e del 50% entro il 2050. Il Sesto programma per l’ambiente 8/17
173 LISBONA E GÖTEBORG 9/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Questo significa: identificare le sostanze pericolose e rendere i produttori responsabili della raccolta, del trattamento e del riciclaggio dei loro prodotti di scarto; incoraggiare i consumatori a scegliere i prodotti e servizi che producono meno rifiuti; sviluppare e promuovere una strategia paneuropea di riciclaggio dei rifiuti, che preveda obiettivi, sistemi di monitoraggio e raffronti fra gli Stati membri; promuovere i mercati dei materiali riciclati; sviluppare azioni specifiche secondo un approccio di politica di produzione integrata, per promuovere prodotti e processi più verdi. Il Sesto programma per l’ambiente 9/17
174 LISBONA E GÖTEBORG 10/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Il Sesto Programma comunitario di azione in materia di ambiente prevede che, per dar corpo alle azioni previste, la Commissioni elabori singole strategie tematiche, che includano una proposta per realizzare gli obiettivi fissati dal programma, nonché le procedure previste per la loro adozione. Tali strategie possono contenere traguardi e scadenze specifiche in termini quantitativi e qualitativi, che consentano di misurare e valutare i provvedimenti previsti; dovrebbero essere elaborate e attuate in stretta consultazione con le parti interessate (ONG, industrie, le altre parti sociali e le autorità pubbliche), garantendo al tempo stesso l’eventuale consultazione dei paesi candidati in tale processo; devono essere presentate al PE entro tre anni dall’adozione del Programma; la Commissione deve valutare i progressi e riferisce ogni anno al PE e al Consiglio in merito. Il Sesto programma per l’ambiente 10/17
175 LISBONA E GÖTEBORG 11/17 Il Sesto programma per l’ambiente
SETTE STRATEGIE TEMATICHE Inquinamento atmosferico Il Sesto Programma d’azione comunitario a favore dell’ambiente manifesta la necessità di formulare una strategia tematica sull’inquinamento atmosferico al fine di “raggiungere livelli di qualità dell’aria che non comportino rischi o impatti negativi significativi per la salute umana e per l’ambiente. Dopo la Comunicazione relativa al programma “Aria pulita per l’Europa” (CAFE), la Commissione ha presentato ed adottato (il 21/9/2005) una strategia tematica sull’inquinamento atmosferico che istituisce obiettivi provvisori per l’inquinamento atmosferico all’interno dell’UE e propone le misure più opportune per realizzarli. In particolare, raccomanda di aggiornare la normativa in vigore, che deve concentrarsi maggiormente sugli inquinanti più pericolosi, e di fare di più per integrare le considerazioni ambientali nelle altre politiche e programmi. Il Sesto programma per l’ambiente 11/17
176 LISBONA E GÖTEBORG 12/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Prevenzione e riciclaggio dei rifiuti Come prevede il Sesto programma d’azione per l’ambiente, la presente strategia deve fissare gli obiettivi e delineare gli strumenti di cui l’UE ha bisogno per una migliore gestione dei rifiuti. Al contempo essa semplifica e chiarisce notevolmente il quadro normativo in vigore, in linea con gli obiettivi di una migliore regolamentazione fissati dall’UE. I rifiuti rientrano tra i settori prioritari ai fini della semplificazione della legislazione comunitaria [cfr. COM(2005) 535] e la presente strategia indica i primi passi da compiere sulla base di quanto è emerso dal primo riesame, definendo l’approccio della Commissione per garantire una migliore regolamentazione comunitaria nel settore. La strategia, infine, si basa sulla legislazione in vigore e su ampie consultazioni con le parti interessate e individua nella totale ed efficace attuazione da parte degli Stati membri il presupposto per avanzare e conseguire gli obiettivi fissati nel presente documento. Il Sesto programma per l’ambiente 12/17
177 LISBONA E GÖTEBORG 13/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Protezione e conservazione dell’ambiente marino Benché incentrata sulla protezione dei mari regionali su cui si affacciano i paesi dell’UE, la strategia, nel riconoscere la necessità di ridurre l’impatto esercitato dall’Unione sulle zone marine di altre regioni del mondo, comprese le zone d’altura, presenta anche un’importante componente internazionale. La strategia si inserisce nel contesto più ampio della definizione di una nuova politica marittima dell’UE, la cui necessità è dettata dall’importanza economica, sociale e ambientale della dimensione marittima in Europa, come sottolineato negli obiettivi strategici formulati dalla Commissione per il periodo La prospettiva auspicata è quella di un’Europa dotata di un’economia marittima dinamica e in armonia con l’ambiente marino, basata sull’eccellenza delle scienze marine. Nel primo semestre del 2006 sarà presentato un libro verde che definirà la portata e i principali orientamenti di tali politica. La strategia offrirà un contributo diretto ai lavori per la definizione della futura politica marittima dell’UE. Il Sesto programma per l’ambiente 13/17
178 LISBONA E GÖTEBORG 14/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Protezione del suolo Lo scopo della presente comunicazione è portare avanti l’impegno politico per la protezione del suolo per realizzarla nei prossimi anni in maniera più completa e sistematica. Essendo la prima comunicazione sull’argomento, essa è contemporaneamente descrittiva e orientata all’azione per illustrare la complessità dell’argomento e può fungere da base per lavori successivi. La formulazione di una politica europea per la protezione del suolo richiederà tempo, nonché l’adozione di un approccio precauzionale basato sulla prevenzione del futuro degrado del suolo e sull’integrazione della sua protezione in diverse politiche per arrestare i processi di degrado in corso e assicurare protezione in futuro. Tale approccio avrà una dimensione locale ed europea. Nel lungo termine, sarà necessario stabilire una base legislativa per il monitoraggio del suolo in modo da mettere a punto un approccio basato sulle conoscenze che ne assicuri la protezione. Il Sesto programma per l’ambiente 14/17
179 LISBONA E GÖTEBORG 15/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Uso sostenibile delle risorse naturali La strategia ribadisce che è importante integrare profili di tutela ambientale nelle altre politiche che influiscono sull’impatto ambientale dell’uso delle risorse naturali, ma non intende dar vita ad iniziative specifiche in settori dove sono in atto politiche già collaudate. La strategia propone un quadro di analisi mirante a consentire che l’impatto ambientale dell’uso delle risorse venga preso in considerazione in via permanente nella definizione delle politiche pubbliche. Se adottato, questo approccio servirà a orientare le economie europee verso una situazione in cui gli obbiettivi della crescita vengono conseguiti attraverso un uso più efficiente delle risorse naturali, senza ulteriormente erodere la loro base naturale. Il Sesto programma per l’ambiente 15/17
180 LISBONA E GÖTEBORG 16/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Ambiente urbano Le aree urbane svolgono un ruolo importante nella realizzazione degli obiettivi della strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile. Infatti, è nelle aree urbane che gli aspetti ambientali, economici e sociali sono maggiormente interconnessi. Una qualità elevata dell’ambiente urbano è in linea con la priorità accordata, nell’ambito della strategia di Lisbona, all’obiettivo di “rendere l’Europa più capace di attrarre investimenti e lavoro”. Una volta rese più attraenti, le città europee rafforzeranno le loro potenzialità di crescita e di creazione di posti di lavoro; esse sono pertanto fondamentali per la realizzazione dell’agenda di Lisbona.Una prima analisi dei problemi da affrontare nelle aree urbane e ha proposto azioni su quattro temi prioritari: gestione urbana sostenibile, trasporto urbano sostenibile, edilizia urbana sostenibile e progettazione urbana sostenibile, in particolare la diffusione di buone pratiche e l’eventuale istituzione, su scala europea, dell’obbligo di adottare, a livello locale, piani in materia. Il Sesto programma per l’ambiente 16/17
181 LISBONA E GÖTEBORG 17/17 Il Sesto programma per l’ambiente
Uso sostenibile dei pesticidi La presente comunicazione rappresenta un passo fondamentale nell’elaborazione della strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi, i cui principali obiettivi sono i seguenti: minimizzare i pericoli e i rischi per la salute e l’ambiente derivanti dall’uso dei pesticidi; migliorare i controlli sull’uso e la distribuzione dei pesticidi; ridurre i livelli di sostanze attive nocive, in particolare sostituendo le più pericolose con alternative più sicure, anche di tipo non chimico; promuovere l’uso di tecniche agricole con apporto basso o nullo di pesticidi; mettere a punto un sistema trasparente di relazioni e monitoraggio dei progressi, compresa l’elaborazione di indicatori adeguati. Il Sesto programma per l’ambiente 17/17
182 In Italia: la strategia del QSN (dalla bozza tecnico-amministrativa)
Priorità 3. Uso sostenibile e efficiente delle risorse ambientali per lo sviluppo Descrizione della priorità Qualità ambientale e uso sostenibile ed efficiente delle risorse naturali sono, sempre più, fattori di competitività e attrattività per lo sviluppo locale. Il recupero dei divari regionali nella distribuzione e efficienza dei servizi e delle infrastrutture ambientali per la popolazione e le imprese rappresenta un ambito prioritario di intervento della politica regionale, favorendo l’attivazione di filiere produttive e lo sviluppo di attività collegate di ricerca e innovazione. LISBONA E GÖTEBORG 2. Le strategie in Italia 1/25
183 LISBONA E GÖTEBORG 2/25 2. Le strategie in Italia
La promozione di un uso sostenibile e efficiente delle risorse naturali è al tempo stesso condizione per una migliore qualità della vita e criterio per orientare lo sviluppo sociale ed economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e verso modelli di produzione, consumo e ricerca in grado di sfruttare l’indotto economico ed occupazionale dei comparti ambientali. La priorità ambientale come fattore di competitività è particolarmente rilevante per le Regioni del Mezzogiorno, soprattutto per le Regioni dell’Obiettivo Convergenza, le quali, nonostante gli avanzamenti istituzionali e i parziali risultati conseguiti nella programmazione , restano penalizzate da divari ancora elevati nella disponibilità e qualità di servizi essenziali per cittadini e imprese. Ma dove, al contempo, sono presenti grandi opportunità di sviluppo connesse alla innovazione tecnologica nell’uso delle risorse ambientali. 2. Le strategie in Italia 2/25
184 LISBONA E GÖTEBORG 3/25 2. Le strategie in Italia
La priorità ambientale si articola in un obiettivo generale e in tre obiettivi specifici, riferiti rispettivamente ai temi: energia; gestione delle risorse idriche, difesa del suolo e prevenzione dei rischi naturali; gestione dei rifiuti e della bonifica dei siti inquinati. Obiettivo generale: Garantire le condizioni di sostenibilità ambientale dello sviluppo e livelli adeguati di servizi ambientali per la popolazione e le imprese. 2. Le strategie in Italia 3/25
185 LISBONA E GÖTEBORG 4/25 Obiettivo specifico 1 Linee di azione
Promuovere le opportunità di sviluppo locale attraverso l’attivazione di filiere produttive collegate all’aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e al risparmio energetico. Linee di azione Azioni per la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili che, nel contribuire alla riduzione delle emissioni atmosferiche inquinanti e climalteranti e dei precursori causanti inquinamento secondario, assicurino un saldo ambientale positivo non solo nel territorio in cui si interviene, ma anche con riferimento agli altri territori, e che si realizzino significative ricadute occupazionali attivando sinergie con le produzioni locali; 2. Le strategie in Italia 4/25
186 LISBONA E GÖTEBORG 5/25 2. Le strategie in Italia
sostegno a iniziative di ricerca e sperimentazione per la diffusione delle competenze e lo sviluppo e l’ulteriore accelerazione innovativa di tecnologie avanzate a supporto di filiere produttive che soddisfino le condizioni di ricadute sull’industria impiantistica, soprattutto nel campo delle tecnologie per l’energia pulita e di valorizzazione delle opportunità offerte dai centri di competenza italiani; azioni per lo sviluppo della cogenerazione diffusa (di elettricità e calore) e della rigenerazione (di elettricità, calore e freddo), per la produzione di energia elettrica, la diffusione del teleriscaldamento e teleraffrescamento, nel rispetto degli obiettivi di qualità dell’aria; 2. Le strategie in Italia 5/25
187 LISBONA E GÖTEBORG 6/25 2. Le strategie in Italia
promozione del risparmio energetico, riduzione dell’intensità e promozione dell’efficienza energetica nei settori produttivi, nel settore civile e nella Pubblica Amministrazione, ricorrendo anche a procedure di Green public procurement (GPP); promozione dell’utilizzo ambientalmente compatibile delle risorse endogene per la produzione di energia, ponendo particolare attenzione al contenimento delle emissioni atmosferiche inquinanti e climalteranti. 2. Le strategie in Italia 6/25
188 LISBONA E GÖTEBORG 7/25 Obiettivo specifico 2 Linee di azione
Accrescere la capacità di offerta, la qualità e l’efficienza del servizio idrico, e rafforzare la difesa del suolo e la prevenzione dei rischi naturali. Linee di azione Risorse idriche. Sostegno agli interventi previsti dai Piani d’Ambito, dai Piani di Tutela delle Acque, dai Piani di gestione del bacino/distretto idrografico previsti dalla Direttiva 2000/60, in attuazione della normativa di settore, ammettendo a finanziamento solo gli interventi previsti dagli stessi Piani; in tale contesto va data priorità alle azioni finalizzate a garantire la continuità e l’efficienza nella distribuzione delle risorse per gli usi civili e alle azioni per la depurazione dagli inquinanti e per la protezione delle acque dall’inquinamento diffuso dovuto alle attività antropiche, anche ai fini del raggiungimento di obiettivi e standard di tutela quali-quantitativa dei corpi idrici interni e marini previsti dalla normativa comunitaria e nazionale; 2. Le strategie in Italia 7/25
189 LISBONA E GÖTEBORG 8/25 2. Le strategie in Italia
interventi infrastrutturali strategici tra le opere individuate nel Programma Nazionale degli interventi nel settore idrico, inclusa la realizzazione di opere di interconnessione e di compenso su area vasta, in modo da regolare la gestione della domanda/offerta in base a specifiche esigenze anche temporanee e/o stagionali ed evitando gli sprechi di risorse; riserva della Regione Siciliana per la quale le priorità di intervento sono quelle previste dalla pianificazione di livello regionale; sostegno per il risparmio idrico, la riduzione delle perdite, il recupero e l’uso di fonti idriche alternative (es. acque reflue), l’ottimizzazione degli usi relativamente ai diversi livelli di qualità ed il contenimento degli usi impropri; prevenzione e gestione di situazioni di siccità, salinizzazione delle falde ed esondazione; ottimizzazione dei sistemi di invaso e recupero della risorsa idrica. 2. Le strategie in Italia 8/25
190 LISBONA E GÖTEBORG 9/25 2. Le strategie in Italia Difesa del suolo
realizzazione delle opere di difesa degli abitati, degli insediamenti produttivi e delle infrastrutture e delocalizzazione degli insediamenti non difendibili; promozione di progetti di ricerca volti a sviluppare nuovi sistemi di difesa più sicuri e meno costosi, favorendo la nascita di piccole e medie imprese di settore; realizzazione di interventi di prevenzione dell’erosione dei litorali e dei dissesti idrogeologici, attraverso opere di “sistemazione” dei reticoli idraulici e dei relativi ambiti fluviali, il consolidamento dei versanti e azioni di polizia idraulica con l'uso di tecnologie avanzate e strumenti innovativi (es. telerilevamento); 2. Le strategie in Italia 9/25
191 LISBONA E GÖTEBORG 10/25 2. Le strategie in Italia
tutela, conservazione e recupero ad iniziare dalla definizione di un adeguato quadro conoscitivo, a fini di valorizzazione naturalistica e turistica, dei sistemi costieri e montani; prevenzione dei rischi naturali (ivi compreso il rischio sismico e vulcanico) relativamente alle peculiari specificità territoriali; interventi per prevenire e fronteggiare fenomeni di desertificazione in un quadro di azioni sinergiche e integrate con gli altri settori ambientali, con lo sviluppo rurale e con le attività economiche connesse all’uso del suolo e del territorio, in vista della conservazione e valorizzazione di queste risorse naturali. 2. Le strategie in Italia 10/25
192 LISBONA E GÖTEBORG 11/25 Obiettivo specifico 3 Linee di azione
Accrescere la capacità di offerta, la qualità e l’efficienza del servizio di gestione dei rifiuti, rafforzando le filiere produttive a esso collegate; recuperare alle opportunità di sviluppo sostenibile i siti contaminati, anche a tutela della salute pubblica. Linee di azione Rifiuti. Sviluppo della prevenzione, finalizzata a ridurre la quantità e pericolosità dei rifiuti; riutilizzo, reimpiego e riciclaggio dei rifiuti, recupero di materia e di energia; razionalizzazione, anche ai fini di una compiuta industrializzazione, della gestione dei rifiuti urbani e speciali (garantendo forme di smaltimento diverse dalla discarica e l’affidamento dei servizi di gestione); 2. Le strategie in Italia 11/25
193 LISBONA E GÖTEBORG 12/25 2. Le strategie in Italia
attuazione della normativa relativa alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, dei veicoli fuori uso e della gestione delle discariche; miglioramento dei sistemi di monitoraggio e controllo ai fini della tracciabilità dei flussi dei rifiuti attraverso tecnologie avanzate. Bonifiche. Interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica dei siti contaminati prioritari previsti nei Piani Regionali di Bonifica, ad iniziare dai Siti di Interesse Nazionale, e con particolare riferimento a macroaree interessate da progetti di sviluppo e alle aree industriali dismesse e demaniali in concessione, ivi comprese quelle fluviali e marino costiere e quelle ex estrattive minerarie, con priorità per quelle ad elevato rischio ambientale e sanitario; 2. Le strategie in Italia 12/25
194 LISBONA E GÖTEBORG 13/25 2. Le strategie in Italia
integrazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica con azioni trasversali quali indagini epidemiologiche, azioni di monitoraggio e controllo, anche al fine di prevenzione e repressione di illeciti; interventi di ripristino ambientale di aree interessate da inquinamento diffuso; studi per stabilire la vulnerabilità degli acquiferi e la definizione di relativi piani di bonifica. 2. Le strategie in Italia 13/25
195 LISBONA E GÖTEBORG Priorità 4. Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività e lo sviluppo. La Priorità 4 individua gli indirizzi della politica regionale che possono concorrere a trasformare la dotazione locale di risorse naturali, paesaggistiche e culturali in aumento di opportunità e benessere, attraverso: lo sviluppo sostenibile del turismo e la valorizzazione del suo indotto; l’attivazione di nuove filiere produttive, collegate alle risorse ambientali e culturali, nonché alla realizzazione di attività culturali; la produzione di sinergie in termini di qualità della vita e identità territoriale. 2. Le strategie in Italia 14/25
196 LISBONA E GÖTEBORG 15/25 2. Le strategie in Italia
La strategia non si differenzia in maniera sostanziale fra le regioni del Centro- Nord e quelle del Mezzogiorno; le politiche si dovranno qualificare per una forte concentrazione tematica e territoriale e dovranno essere attentamente calibrate in funzione delle specificità della dotazione regionale di risorse culturali, naturali e paesaggistiche e delle caratteristiche dei mercati turistici di riferimento; nelle regioni del Mezzogiorno, ed in particolare in quelle Convergenza, dove più forte è il vantaggio comparato collegato a tali risorse e maggiore la loro sottoutilizzazione, l’intervento sarà caratterizzato da una maggiore intensità. La strategia si caratterizza per un ruolo determinante delle Regioni e degli Enti Locali, ma la sua efficacia fa affidamento sul contributo di centri di competenza nazionali che possono fornire le necessarie “tecnologie” internazionali al processo di valorizzazione e attuazione. 2. Le strategie in Italia 15/25
197 LISBONA E GÖTEBORG 16/25 2. Le strategie in Italia
La strategia si articola in due obiettivi generali e quattro obiettivi specifici: Obiettivi generali. Trasformare in vantaggio competitivo l’insieme delle risorse naturali, culturali e paesaggistiche locali, per aumentare l’attrattività, anche turistica, del territorio, migliorare la qualità della vita dei residenti e promuovere nuove forme di sviluppo economico sostenibile. 2. Le strategie in Italia 16/25
198 LISBONA E GÖTEBORG 17/25 2. Le strategie in Italia
Obiettivo specifico 1. Valorizzare la rete ecologica e tutelare la biodiversità per migliorare la qualità dell’ambiente e promuovere opportunità di sviluppo economico sostenibile. Linee di azione Il mantenimento delle attività antropiche nelle aree interessate, attraverso il miglioramento della qualità della vita delle popolazioni residenti soprattutto nelle aree marginali e la promozione di servizi; incentivi allo sviluppo imprenditoriale per la promozione di attività compatibili con le esigenze ambientali; azioni per destagionalizzare l’affluenza; miglioramento dell’accoglienza, della ricettività e dell’accessibilità materiale e immateriale, seguendo modelli sostenibili; 2. Le strategie in Italia 17/25
199 LISBONA E GÖTEBORG 18/25 2. Le strategie in Italia
azioni di marketing territoriale e promozione di marchi d’area e di certificazione ambientale delle imprese ricadenti nelle aree protette; coordinamento con le attività agricole e forestali e in generale con le politiche di sviluppo rurale (attività agricole integrate con la promozione ambientale, promozione di imprese agricole multifunzionali) e con quelle di promozione dei distretti agroalimentari, rurali e della pesca, ottimizzando le complementarietà con tutti gli strumenti finanziari comunitari; sviluppo della capacità di ricerca. 2. Le strategie in Italia 18/25
200 LISBONA E GÖTEBORG 19/25 2. Le strategie in Italia
Obiettivo specifico 2. Valorizzare i beni e le attività culturali quale vantaggio comparato delle Regioni italiane per aumentarne l’attrattività territoriale, per rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita dei residenti. Linee di azione Consolidamento e valorizzazione di poli e reti culturali di eccellenza, comprendendo sia i grandi attrattori sia il patrimonio diffuso, quando parte di un sistema o di una rete territoriale o tematica con caratteri di eccellenza in termini di qualità dell’offerta culturale e dei servizi; 2. Le strategie in Italia 19/25
201 LISBONA E GÖTEBORG 20/25 2. Le strategie in Italia
qualificazione e diversificazione dei servizi innovativi per la fruizione, quale ad esempio la prevendita telematica, in grado di inserire l’offerta culturale locale in circuiti ampi di mercato e di commercializzare pacchetti integrati di servizi, anche turistici; promozione di centri di eccellenza di studio, documentazione e di restauro, nazionali, interregionali e regionali, per svolgere funzione propulsiva per l’intero settore culturale; innovazione e diffusione di nuove tecnologie sia nella conservazione e nella gestione del patrimonio sia nella promozione e comunicazione della conoscenza delle risorse culturali, anche per rafforzare la sicurezza del patrimonio e potenziare i sistemi di conoscenza statistica; 2. Le strategie in Italia 20/25
202 LISBONA E GÖTEBORG 21/25 2. Le strategie in Italia
promozione di attività ed eventi culturali a scala regionale, multiregionale e internazionale, in particolare nel Mezzogiorno, in grado di mobilitare significativi flussi di visitatori, e anche esportabili in altre sedi in Italia e all’estero; diffusione e promozione di una cultura del Paesaggio, che dovrà trovare una finalizzazione nel processo di pianificazione paesaggistica e nell’integrazione tra i diversi strumenti di pianificazione, e riflettersi sulla qualità progettuale e sulla programmazione degli interventi di recupero e rifunzionalizzazione di siti degradati. 2. Le strategie in Italia 21/25
203 LISBONA E GÖTEBORG 22/25 2. Le strategie in Italia
Obiettivo specifico 3 Aumentare in maniera sostenibile la competitività internazionale delle destinazioni turistiche delle Regioni italiane, migliorando la qualità dell’offerta e l’orientamento al mercato dei pacchetti turistici territoriali e valorizzando gli specifici vantaggi competitivi locali, in primo luogo le risorse naturali e culturali. Linee di azione Promuovere in maniera unitaria e realizzare azioni di marketing nazionali per affermare le destinazioni turistiche italiane sui mercati internazionali; rafforzare i sistemi di commercializzazione dei prodotti e servizi turistici, anche in termini di filiera, e di promozione turistica nazionale; 2. Le strategie in Italia 22/25
204 LISBONA E GÖTEBORG 23/25 2. Le strategie in Italia
innalzare gli standard di qualità dell’offerta complessiva delle destinazioni turistiche, anche attraverso il coordinamento tra Regioni sia in termini di requisiti omogenei per la classificazione delle strutture ricettive sia per la definizione di livelli minimi di servizi e prestazioni professionali; accrescere la selettività degli interventi e migliorare i modelli di gestione turistica favorendo la creazione di circuiti integrati; favorire l’aggregazione delle piccole e medie imprese della filiera, stimolandone e sostenendone la crescita dimensionale; favorire la cooperazione interregionale, rafforzando la rete di servizi di informazione e accoglienza turistica, anche in collegamento a grandi itinerari di interesse internazionale; 2. Le strategie in Italia 23/25
205 LISBONA E GÖTEBORG 24/25 2. Le strategie in Italia
riqualificare e valorizzare la ricettività offerta nelle seconde case, favorendone la regolarizzazione, la sostenibilità ambientale e l’aggregazione a fini commerciali e di marketing, nel rispetto di standard predefiniti di qualità. 2. Le strategie in Italia 24/25
206 LISBONA E GÖTEBORG 25/25 2. Le strategie in Italia
Obiettivo specifico 4 Rafforzare la capacità di conservazione e gestione delle risorse naturali e culturali mediante la cooperazione territoriale. Linee di azione La cooperazione territoriale concorrerà al raggiungimento di tutti gli obiettivi fissati per la priorità, in particolare promuovendo lo sviluppo di competenze, abilità e saperi qualificati in termini di conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale ed estendendo e integrando l’utilizzo di metodologie, strumenti, esperienze di valorizzazione integrata del patrimonio culturale e del paesaggio, soprattutto mediante l’utilizzo di sistemi avanzati di monitoraggio per il controllo e la gestione del rischio di degrado e lo sviluppo di strumenti di gestione di poli di eccellenza e di sistemi e reti di risorse culturali, sia materiali che immateriali. 2. Le strategie in Italia 25/25
207 LISBONA E GÖTEBORG 1/4 3. DOCUMENTI Documenti europei
Comunicazione della Commissione, “Sviluppo sostenibile in Europa per un mondo migliore: strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile (Proposta della Commissione per il Consiglio europeo di Göteborg)” [COM (2001) 264 def., ] Consiglio europeo di Göteborg, giugno 2006, Conclusioni della Presidenza. Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002, che istituisce il Sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente. Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta, [n.1600/2002/CE]. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, “Valutazione 2005 della strategia dell’UE per lo sviluppo sostenibile: bilancio iniziale e orientamenti futuri” [COM(2005) 37 def ] 3. DOCUMENTI 1/4
208 LISBONA E GÖTEBORG 2/4 3. DOCUMENTI
Comunicazione delle Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, sul riesame della strategia per lo sviluppo sostenibile, “Una piattaforma d’azione” [COM(2005) 658 def., ] Comunicazione della Commissione al consiglio e al Parlamento europeo relativa ad “Una strategia tematica sull’ambiente urbano” [COM(2005) 718 def., ]. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad “Una strategia tematica per l’uso sostenibile delle risorse naturali” [CPM(2005) 670 def ]. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad “Una strategia tematica per la protezione del suolo” [COM(2002) 179 def.]. 3. DOCUMENTI 2/4
209 LISBONA E GÖTEBORG 3/4 3. DOCUMENTI
Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad “Una strategia tematica sull’inquinamento atmosferico”, [COM (2005) 446 def., ]. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad “Una strategia tematica per la protezione e conservazione dell’ambiente marino” [COM (2005) 504 def ]. Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico europeo e al Comitato delle Regioni, “Portare avanti l’utilizzo sostenibile delle risorse: una strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti” [COM (2005) 666 def ]. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, “Verso una strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi”, [COM(2002) 349 def., ] 3. DOCUMENTI 3/4
210 LISBONA E GÖTEBORG 4/4 3. DOCUMENTI Documenti italiani
Quadro Strategico Nazionale, bozza tecnico-amministrativa, aprile 2006. Link utili Europa- DG Ambiente Agenzia europea dell’ambiente Osservatorio europeo ambiente Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio APAT LISBONA E GÖTEBORG 3. DOCUMENTI 4/4
211 CREDITI Formez Centro di Competenza “Politiche e Strumenti
Centro di Competenza “Politiche e Strumenti per lo Sviluppo Locale” Progetto “Reti per lo sviluppo locale” Via Rubicone, 11, Roma Tel Centro di Formazione Studi Presidenza e Direzione Generale Via Salaria 229, Roma Finanziato con fondi della Delibera CIPE 36 del 2002, il Programma di EMPOWERMENT delle Amministrazioni Pubbliche del Mezzogiorno è a titolarità del Dipartimento della Funzione Pubblica – Presidenza del Consiglio dei Ministri e ha l’obiettivo di rendere più efficiente l’azione della Pubblica Amministrazione nell’attuazione delle politiche di sviluppo nelle aree del Mezzogiorno. CREDITI
212 Miglioramento e valorizzazione delle risorse umane PRIORITA’ 2.
Promozione, valorizzazione e diffusione della ricerca e dell’innovazione per la competitività PRIORITA’ 10. Governance, capacità istituzionali e mercati concorrenziali ed efficaci PRIORITA’ 3. Uso sostenibile e efficiente delle risorse ambientali per lo sviluppo PRIORITA’ 9. Apertura internazionale e attrazione di investimenti, consumi e risorse PRIORITA’ 4. Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività e lo sviluppo PRIORITA’ 5. Inclusione sociale e servizi per la qualità della vita e l’attrattività territoriale PRIORITA’ 8. Competitività e attrattività delle città e dei sistemi urbani PRIORITA’ 6. Reti e collegamenti per la mobilità PRIORITA’ 7. Competitività dei sistemi produttivi e occupazione
213 PIANO REGIONALE DI SVILUPPO
(PRS) PIANO REGIONALE DI SVILUPPO IL CRONOPROGRAMMA DI LAVORO PER IL PIANO REGIONALE DI SVILUPPO (presentazione .ppt)
214 DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE
Documenti di Programmazione Economico - Finanziaria (DPEFR) Documento Strategico Preliminare Regionale Programma Regionale di Sviluppo Quadro di Riferimento Regionale Intesa Istituzionale di Programma INTESA GENERALE QUADRO tra il Ministero delle Infrastrutture e la Regione Abruzzo INDICE
215 Documenti di Programmazione Economico - Finanziaria (DPEFR)
Il Documento di Programmazione Economico Finanziaria Regionale (DPEFR), ai sensi dell’art. 2 della L.R. 25 marzo 2002, n. 3, recante “Ordinamento contabile della Regione Abruzzo”, costituisce l’aggiornamento del Programma Regionale di Sviluppo (PRS) e lo strumento annuale della programmazione di bilancio. Esso pertanto esplicita le linee programmatiche della Regione per il breve e medio periodo, legandole alle risorse da destinarvi, e costituisce la base sulla quale vengono costruiti il bilancio annuale e pluriennale. Sulle base delle linee strategiche definite dal DPEFR sono inoltre costruite le Linee Guida per i programmi annuali dell’attività amministrativa del Giunta Regionale. Scarica il DOC DPEFR ABRUZZO 1/1
216 Documento Strategico Preliminare Regionale
DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Documento Strategico Preliminare Regionale Il percorso stabilito dalle “Linee guida per l’elaborazione del Quadro Strategico Nazionale per la politica di coesione 2007 – 2013” della Conferenza Stato – Regioni, prevede l’elaborazione da parte di ogni Regione, con il coinvolgimento del Partenariato istituzionale e sociale, preliminarmente, di un Documento Strategico Regionale. Il documento, elaborato attraverso fasi di studio, incontri con il Partenariato Istituzionale e Sociale, in interlocuzione con i consulenti incaricati dalla Società Studiare Sviluppo del MEF e con il fattivo contributo delle Strutture regionali interessate, è stato approvato in data 29 dicembre 2005 con delibera n. 1379/C, ed è attualmente all’attenzione del Consiglio Regionale. Scopo del Documento Strategico Preliminare (DSR), è quello di fornire indirizzi strategici ai Programmi di spesa per politiche di sviluppo (investimenti per infrastrutture, servizi pubblici, trasferimenti alle imprese e politiche del lavoro e della formazione) che verranno finanziati, nel periodo di riferimento, dai Fondi Strutturali (FS), dal Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) nonché dallo stesso Bilancio Regionale. DSPR ABRUZZO 1/3
217 Documento Strategico Preliminare Regionale
DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Documento Strategico Preliminare Regionale Il DSR dell’Abruzzo contiene, secondo le linee guida: - le analisi socio economiche relative al contesto regionale - e cioè i punti di forza da valorizzare e le debolezze da superare - del sistema abruzzese per promuovere la crescita; - il quadro delle attività programmate nel recente passato per il territorio regionale con riferimento alle risorse provenienti dai fondi comunitari della politica di coesione, dai fondi nazionali (ed in particolare dal FAS) e dai fondi regionali; - la definizione degli obiettivi di coesione e di competitività; - le priorità di intervento; - l'integrazione finanziaria e programmatica; - l'integrazione tra le politiche regionali e nazionali; - la governance e le capacità istituzionali. DSPR ABRUZZO 2/3
218 Documento Strategico Preliminare Regionale
DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Documento Strategico Preliminare Regionale Il Documento Strategico Preliminare tiene conto delle innovazioni intervenute nel contesto istituzionale e normativo della politica di coesione comunitaria (Fondi Strutturali) e nazionale realizzata in base all’art. 119 comma 5 della Costituzione attraverso il FAS, l’Intesa Istituzionale di Programma e gli Accordi di Programma Quadro. Con il DSR, la Regione intende partecipare alla predisposizione del Quadro di riferimento strategico nazionale (QSN) che il Governo dovrà presentare alla Commissione Europea per attivare il processo di programmazione dei fondi strutturali (FESR e FSE) per la futura politica di coesione economica e sociale. Scarica D.S.R. - La Giunta Regionale in data 29 dicembre 2005 con deliberazione n. 1379/C ha approvato il Documento Strategico Regionale. Lo stesso è attualmente all'attenzione del Consiglio Regionale. D.S.R. Allegato Statistico D.S.R. Appendice DSPR ABRUZZO 3/3
219 Programma Regionale di Sviluppo 1998-2000
DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Programma Regionale di Sviluppo Il Programma Regionale di Sviluppo è stato approvato con deliberazione del Consiglio Regionale , n. 114/1 e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo n. 20 Speciale del 19 marzo 1999. Scarica il documento PRS ABRUZZO 1/1
220 Quadro di Riferimento Regionale
DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Quadro di Riferimento Regionale Il Q.R.R. è stato approvato con deliberazione del Consiglio Regionale n° 147/4 del e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo n. 35 Speciale del 24 marzo 2000. Il Quadro di Riferimento Regionale (Q.R.R.) è previsto dalla legge regionale 27 aprile 1995 n. 70 testo coordinato, "Norme per la conservazione, tutela, trasformazione del territorio della Regione Abruzzo", che all'art. 3 ne elenca i contenuti ed all'art. 4 ne descrive il procedimento formativo. "Il Q.R.R. - dice l'art. 3 - costituisce la proiezione territoriale del Programma di Sviluppo Regionale, .... definisce indirizzi e direttive di politica regionale per la pianificazione e la salvaguardia del territorio costituisce inoltre il fondamentale strumento di indirizzo e di coordinamento della pianificazione di livello intermedio e locale". QRR ABRUZZO 1/2
221 2/2 DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Quadro di Riferimento Regionale
Si ribadisce quell'organico collegamento tra pianificazione, come strumento, e programmazione socio - economica, come governo del territorio in tutti i suoi aspetti, già presente al costituente regionale il quale con autorevolezza, nell'art. 9 del primo Statuto regionale, puntualizza che "la Regione cura la realizzazione del programma di sviluppo, provvedendo con la legge regionale all'attuazione dei piani relativi, al fine di determinare l'assetto del territorio, assicurandone, nel rispetto delle caratteristiche naturali, la piena valorizzazione ...; pianificare il territorio e controllare l'uso del suolo e del sottosuolo attraverso la definizione, l'elaborazione e l'attuazione della pianificazione urbanistica...". Collegati al sito - Accedi al documento Direzione Territorio QRR ABRUZZO 2/2
222 Intesa Istituzionale di Programma
DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Intesa Istituzionale di Programma Le Intese Istituzionali di Programma hanno già vissuto, prima di essere siglate, un primo anno di “rodaggio”, con fondi esclusivamente nazionali. In quella prima applicazione, relativa all’anno 1998, furono finanziati[1], esclusivamente interventi di completamento di opere già avviate o realizzate solo in parte, per un ammontare di 140 miliardi, e 16 studi di fattibilità (13 proposti dalla Regione e 3 proposti dalle Amministrazioni centrali) per oltre 7 miliardi. L’Intesa Istituzionale di Programma tra il Governo e la Regione Abruzzo siglata il 15 febbraio 2000, nei tre assi proritari che prevede, corrispondenti ad altrettanti obiettivi di politica economica regionale (Valorizzazione delle risorse storico-culturali e ambientali, Potenziamento delle infrastrutture di collegamento, Potenziamento delle infrastrutture a servizio delle utenze economiche, civili e socio-sanitarie), utilizza per il 1999, delle tre fonti finanziarie possibili, soltanto quelle destinate all’Abruzzo per l’Intesa dal CIPE[2], che ammontano ad un totale di 116 miliardi[3]. INTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA 1/3
223 Intesa Istituzionale di Programma
DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE Intesa Istituzionale di Programma Tali risorse sono destinate, tenuto conto dei vincoli nei contenuti del programma e nelle dimensioni delle opere contenute nella delibera CIPE, per realizzare vari progetti di infrastrutture industriali in tutto il territorio regionale (per 34,8 miliardi); infrastrutture viarie (13,8 miliardi), idriche (11,2 miliardi), nonchè azioni infrastrutturali nei nuovi patti territoriali non ancora approvati dal CIPE (Marsica, Comunità Montana Peligna e Trigno Sinello per complessivi 52,2 miliardi), completamento di una Misura del Patto Territoriale Sangro-Aventino per 1,5 miliardi; vari studi di fattibilità per complessivi 1,5 miliardi. Per i prossimi anni, sono in fase di accertamento le risorse di enti ed aziende statali, e cresceranno le risorse che lo Stato destinerà appositamente alle Intese (la quota statale di finanziamento), che comunque saranno allocate di anno in anno nella Legge Finanziaria. Per il 2000, la Regione Abruzzo, presumibilmente, potrà contare su una quota del 4,4% delle risorse nazionali, ancora da ripartire tra Regioni, per un totale di 130 miliardi. Per il 2001, analoga cifra è prevista dal Documento di Programmazione Economica e Finanziaria. Ulteriori risorse dovranno essere reperite presso le Amministrazioni e le aziende statali da un lato, e nel bilancio regionale dall’altro. INTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA 2/3
224 Intesa Istituzionale di Programma Intesa Allegato tecnico
L’Intesa tra la Regione e il Governo nazionale prevede 11 accordi di programma-quadro, che stanno nascendo dalla ricognizione dei progetti in atto da parte del Tavolo bilaterale Stato-Regione. [1] ai sensi della deliberazione CIPE n. 70 del 9 luglio 1998 [2] con deliberazione n. 214/99 [3] L’utilizzo di tali risorse è comunque soggetto ai vincoli definiti dalla deliberazione CIPE citata -il 30% delle risorse può essere destinato al completamento di opere pubbliche già avviate, e positivamente istruite dal CIPE per il 1998 su proposta delle Regioni in applicazione della precedente Deliberazione CIPE n. 70/98; -soltanto fino al il 10% delle risorse totali è riservato a progetti di dimensione inferiore ai 10 miliardi; -i progetti da poter finanziare con l’Intesa devono essere di ammontare superiore ai 10 miliardi; -una piccola parte delle risorse, fino a un massimo del 3% del totale, deve essere destinata a studi di fattibilità di nuove grandi opere pubbliche, da realizzare con accordi di programma nei prossimi anni. Scarica i documenti: Intesa Allegato tecnico DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE INTESA ISTITUZIONALE DI PROGRAMMA 3/3
225 1/2 DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE
INTESA GENERALE QUADRO tra il Ministero delle Infrastrutture e la Regione Abruzzo Il 20 dicembre 2002, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma, tra il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi e la Regione Abruzzo, rappresentata dal Presidente Giovanni Pace, è stata firmata l’Intesa Generale Quadro per la realizzazione degli interventi previsti in Abruzzo dal “Primo programma di infrastrutture strategiche” di rilevante interesse nazionale, di cui alla Delibera CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001, attuativa della Legge n. 443 del 21 dicembre 2001 (detta “Legge-Obiettivo”). DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE INTESA GENERALE QUADRO 1/2
226 2/2 DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE
INTESA GENERALE QUADRO tra il Ministero delle Infrastrutture e la Regione Abruzzo L’Intesa, che reca in calce anche le firme del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, del Ministro per l’Ambiente e la Tutela del Territorio Altero Matteoli e del Ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia, destina 1.143,7 milioni di euro alla realizzazione e/o al completamento delle grandi opere viarie e ferroviarie, rientranti nelle direttrici del “Corridoio Plurimodale Adriatico” e dei “Corridoi trasversali e dorsale appenninica”, nonché di opere per la soluzione del problema dell’emergenza idrica in Abruzzo, ed affida ad ulteriori e successivi Atti aggiuntivi la realizzazione delle grandi infrastrutture nei settori energetico e delle comunicazioni. Scarica l’intesa DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE INTESA GENERALE QUADRO 2/2
227 SEZIONE TEMATICA Studi/analisi del territorio abruzzese
Approfondimenti metodologici INDICE
228 SEZIONE TEMATICA TEMI ECONOMIA E MERCATO DEL LAVORO AMBIENTE E TURISMO
ANALISI TERRITORIALI 1. STUDI/ANALISI DEL TERRITORIO ABRUZZESE
229 ECONOMIA E MERCATO DEL LAVORO
SEZIONE TEMATICA ECONOMIA E MERCATO DEL LAVORO CRESA - IL MERCATO DEL LAVORO IN ABRUZZO CRESA - RAPPORTO SULLA ECONOMIA ABRUZZESE 2004 BANCA D’ITALIA - NOTE SULL’ANDAMENTO DELL’ECONOMIA DELL’ABRUZZO – 2000 – 2001 – 2002 – 2003 – 2004 1. STUDI/ANALISI DEL TERRITORIO ABRUZZESE
230 SEZIONE TEMATICA AMBIENTE E TURISMO
A.R.T.A. - RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE VOLUME 1 e VOLUME II CRESA’- Il TURISMO IN ABRUZZO INTRODUZIONE CAP I CAP II CAP III 1. STUDI/ANALISI DEL TERRITORIO ABRUZZESE
231 SEZIONE TEMATICA ANALISI TERRITORIALI
CRESA - DISTRETTI INDUSTRIALI E CRESCITA ECONOMICA. IL CASO DELL’ABRUZZO CRESA - LA MONTAGNA ABRUZZESE – INDICATORI DI MARGINALITA’ SVILUPPO ITALIA – ANALISI DEI SISTEMI PRODUTTIVI TERRITORIALI 1. STUDI/ANALISI DEL TERRITORIO ABRUZZESE
232 SEZIONE TEMATICA CRESA CENTRO REGIONALE DI STUDI E RICERCHE ECONOMICO SOCIALI DISTRETTI INDUSTRIALI E CRESCITA ECONOMICA. IL CASO DELL’ABRUZZO Introduzione Capitolo I Capitolo II Capitolo III Capitolo IV – V Indice Tabelle Bibliografia 1. STUDI/ANALISI DEL TERRITORIO ABRUZZESE
233 SEZIONE TEMATICA CRESA CENTRO REGIONALE DI STUDI E RICERCHE ECONOMICO SOCIALI IL MERCATO DEL LAVORO IN ABRUZZO Introduzione Capitolo I Capitolo II Capitolo III Capitolo IV Capitolo V 1. STUDI/ANALISI DEL TERRITORIO ABRUZZESE
234 SEZIONE TEMATICA CRESA CENTRO REGIONALE DI STUDI E RICERCHE ECONOMICO SOCIALI RAPPORTO SULLA ECONOMIA ABRUZZESE 2004 Presentazione Capitolo I Capitolo II Capitolo III 1. STUDI/ANALISI DEL TERRITORIO ABRUZZESE
235 LA MONTAGNA ABRUZZESE – INDICATORI DI MARGINALITA’
SEZIONE TEMATICA CRESA CENTRO REGIONALE DI STUDI E RICERCHE ECONOMICO SOCIALI LA MONTAGNA ABRUZZESE – INDICATORI DI MARGINALITA’ Appendice statistica Introduzione Marginalità Prefazione Sommario 1. STUDI/ANALISI DEL TERRITORIO ABRUZZESE
236 SEZIONE TEMATICA TEMI RUOLO DELLE PROVINCE
PARTENARIATO ECONOMICO E SOCIALE SVILUPPO URBANO BIBLIOTECA SVILUPPO LOCALE 2. APPROFONDIMENTI METODOLOGI
237 PARTENARIATO ECONOMICO E SOCIALE
SEZIONE TEMATICA TEMI PARTENARIATO ECONOMICO E SOCIALE SVILUPPO ITALIA - Il partenariato Economico e Sociale: analisi e raccolta documentale I Parte (Analisi dei documenti) SVILUPPO ITALIA - Il partenariato Economico e Sociale: analisi e raccolta documentale II Parte (Raccolta dei documenti) CNEL - I PATTI SOCIALI E LE ESPERIENZE DELLA CONCERTAZIONE LOCALE PER LO SVILUPPO E L’OCCUPAZIONE NELLE REGIONI ITALIANE Osservazioni e proposte Assemblea, 29 aprile 2004 CNEL - Gruppo di Lavoro Mezzogiorno Rapporto sullo stato della Partnership per l’attuazione del QCS per le regioni dell’Obiettivo 1 - Rapporto Finale 2. APPROFONDIMENTI METODOLOGI
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