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Timestamp: 2020-07-14 07:09:42+00:00
Document Index: 149857442

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 590', 'art. 590', 'art. 173', 'art. 273', 'art. 590', 'art. 590', 'art. 606', 'art. 292', 'art. 546', 'sentenza ', 'art. 273', 'art. 274', 'art. 590', 'art. 186', 'art. 187', 'sentenza ', 'art. 187']

Stato Di Ebbrezza - Cassazione Penale 28/04/2017 N° 20373 - Legge semplice
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Stato Di Ebbrezza – Cassazione Penale 28/04/2017 N° 20373
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Numero: 20373
Testo completo della Sentenza stato di ebbrezza – Cassazione Penale 28/04/2017 n° 20373:
Sentenza 15 febbraio – 28 aprile 2017, n. 20373
P.R., nato ad (OMISSIS) il (OMISSIS);
avverso l’ordinanza n. 3365/2016 – RG Libertà- del 09/12/2016, del Tribunale del Riesame di Roma
udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. BALSAMO Antonio, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udite le richieste del difensore, avv. VELLUCCI Giampiero, del Foro di Frosinone, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.
1. In data 29/11/2016, a seguito di arresto convalidato, è stata applicata nei confronti di P.R. la misura degli arresti domiciliari per il reato di cui all’art. 590-bis c.p., comma 2 e art. 590-ter c.p., comma 1.
1.1. Proponeva istanza di riesame l’indagato e, con l’ordinanza n. 3365/2016 – RG Libertà – del 09/12/2016, il Tribunale del Riesame di Roma confermava l’ordinanza impugnata.
2. Avverso tale ordinanza confermativa, propone ricorso per cassazione P.R., a mezzo del proprio difensore, lamentando (in sintesi giusta il disposto di cui all’art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1):
1) violazione di legge e vizi motivazionali in relazione all’art. 273 c.p.p., art. 590-bis c.p., comma 2, e art. 590-ter c.p., comma 1, essendo del tutto insussistente il presupposto applicativo, al fine della irrogazione della misura coercitiva in atto, in relazione ai reati contestati. Deduce che appare illegittimamente invocato, in quanto non provato, sia lo stato relativo all’assunzione di sostanza stupefacente, sia quello relativo allo stato di ebbrezza alcolica, sol che si consideri che entrambe le circostanze venivano accertate ben otto ore dopo i fatti. Afferma che lo stato di ebbrezza alcolica scaturisce da un accertamento che evidenzia un dato (70 mg/l) al di sotto del limite previsto per la punibilità della condotta, non potendosi in alcun modo concludere, così come invece argomentato da Giudici del Riesame, che tale dato non poteva non essere superiore e quindi al di sopra della soglia di punibilità, al momento dell’incidente. Sostiene che per affermare lo stato di alterazione relativo all’assunzione di sostanze stupefacenti non è sufficiente il solo dato relativo al rinvenimento di tracce di sostanza stupefacente nel sangue o nelle urine bensì è richiesto, imprescindibilmente, l’accertamento della sussistenza di elementi sintomatici di un’alterazione psico-fisica, inequivocabilmente riconducibile all’assunzione avvenuta poco prima e i cui effetti erano ancora in atto.
4. Appare necessario preliminarmente determinare i limiti entro i quali questa Corte Suprema può esercitare il sindacato di legittimità sulla motivazione delle ordinanze relative a misure cautelari personali.
4.1. Secondo l’orientamento che il Collegio condivide, in tema di misure cautelari personali, allorchè sia denunciato, con ricorso per cassazione, vizio di motivazione del provvedimento emesso dal Tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, alla Corte Suprema spetta il compito di verificare se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l’hanno indotto ad affermare o negare la gravità del quadro indiziario a carico dell’indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti, rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l’apprezzamento delle risultanze probatorie, nella peculiare prospettiva dei procedimenti incidentali de libertate (cfr. Sez. un., n. 11 del 22/03/2000, Rv. 215828; nel medesimo senso, dopo la novella dell’art. 606 c.p.p., sez. 4, n. 22500 del 03/05/2007, Rv. 237012).
4.2. Dal punto di vista strutturale, la motivazione della decisione del tribunale del riesame deve essere conformata al modello delineato dall’art. 292 c.p.p., che ricalca il modulo configurato dall’art. 546 c.p.p., con gli adattamenti resi necessari dal particolare contenuto della pronuncia cautelare, che non è fondata su prove ma su indizi e tende all’accertamento non di responsabilità ma di una qualificata probabilità di colpevolezza (Sez. Un., n. 11 del 21/04/1995, Rv. 202002).
4.3. Si è, più recentemente, osservato, sempre in tema di impugnazione delle misure cautelari personali, che il ricorso per cassazione è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione dei fatti ovvero si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (sez. 5, sentenza n. 46124 del 08/10/2008, Rv. 241997; sez. 6, n. 11194 del 08/03/2012, Rv. 252178).
4.4. L’insussistenza (ovvero la sussistenza) dei gravi indizi di colpevolezza (art. 273 c.p.p.) e delle esigenze cautelari (art. 274 c.p.p.) è, quindi, rilevabile in cassazione soltanto se si traduce nella violazione di specifiche norme di legge o nella manifesta illogicità della motivazione secondo la logica ed i principi di diritto, rimanendo “all’interno” del provvedimento impugnato; il controllo di legittimità non può, infatti, riguardare la ricostruzione dei fatti. Sarebbero, pertanto, inammissibili le censure che, pur formalmente investendo la motivazione, si risolvano nella prospettazione di una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito, dovendosi in sede di legittimità accertare unicamente se gli elementi di fatto sono corrispondenti alla previsione della norma incriminatrice (cfr. sez. 4, n. 26992 del 29/05/2013).
5. Alla luce di queste necessarie premesse va esaminato l’odierno ricorso.
6. Mette conto, quindi, evidenziare che la motivazione del Tribunale del riesame di Roma è viziata da irragionevolezze in riferimento alla apodittica affermazione della sussistenza delle aggravanti previste dall’art. 590-bis c.p., comma 2, (presupposto per l’emissione di provvedimenti cautelari custodiali).
6.1. Tale norma prevede che “Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, comma 2, lett. c), e art. 187, cagioni per colpa a taluno una lesione personale, è punito con la reclusione da tre a cinque anni per le lesioni gravi e da quattro a sette anni per le lesioni gravissime”.
6.1.1. Ne consegue che l’aggravante speciale de qua presuppone, per poter essere riconosciuta, l’accertamento positivo dell’effettivo tasso alcolemico, che deve essere superiore al limite di 1,5 grammi per litro, ovvero dello stato di alterazione derivante dall’uso di sostanze stupefacenti.
7. Quanto al tasso alcolemico, il Giudice del riesame fonda la propria decisione sulla presunzione – sprovvista di supporto logico ovvero scientifico – che il tasso alcolico pari a 0,7 g/L all’esito degli accertamenti biologici effettuati a diverse ore di distanza dal fatto (alle ore 16 del giorno del sinistro, verificatosi intorno alle ore 8 del mattino) “doveva necessariamente essere ben superiore, al momento del fatto, rispetto a quello riscontrato”, dando così per scontato che al momento del fatto il tasso alcolemico fosse, con elevata probabilità, superiore al limite di 1,5 grammi per litro.
7.1. Quanto allo stato di alterazione derivante dall’uso di sostanze stupefacenti, deve premettersi che la Corte Costituzionale con sentenza n. 277 del 27/07/2004, con riferimento all’ipotesi di reato di cui all’art. 187 ha affermato che: “…la norma non vieta di guidare “dopo avere usato stupefacenti”, ma assoggetta a sanzione penale la condotta di chi si metta alla guida in uno stato di alterazione indotto dall’uso di sostanze stupefacenti… si è dunque in presenza di una fattispecie che risulta integrata dalla concorrenza di due elementi, l’uno obiettivamente rilevabile dagli agenti di polizia giudiziaria (lo stato di alterazione) e per il quale possono valere indici sintomatici, l’altro consistente nell’accertamento della presenza, nei liquidi fisiologici del conducente, di tracce di sostanze stupefacenti o psicotrope, a prescindere dalla quantità delle stesse, essendo rilevante non il dato quantitativo, ma gli effetti che l’assunzione di quelle sostanze può provocare in concreto nei singoli soggetti” (cfr. anche sez. 4, n. 3623 del 27/01/2016).
7.1.1. Ritiene il Collegio che la motivazione addotta dal giudice della cautela sia, anche su tale punto, illogica. Gli elementi da cui desumere lo stato di alterazione psicofisica derivante dall’uso di stupefacenti possono certamente essere rinvenuti anche nelle modalità di guida o dell’incidente ovvero dalla condotta immediatamente successiva, ma nel caso che occupa tali modalità non appaiono necessariamente essere ricollegabili ad uno stato di alterazione psichica. Invero, la gravità degli indizi appare fondata su un ragionamento incompiuto, essendo stato tratto l’elemento della recente assunzione e dell’attuale stato di alterazione psicofisica dall’entità dei valori emersi dall’accertamento sui liquidi biologici effettuato diverse ore dopo il fatto.
8. S’impone, pertanto, l’annullamento con rinvio della ordinanza impugnata per nuovo esame.
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