Source: http://www.avvocato-penalista-bologna.it/consulenza-legale/risarcimento-danno-morale-spettante-alla-fidanzata-non-convivente-vittima-incidente/
Timestamp: 2018-02-18 01:11:45+00:00
Document Index: 167123170

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 589', 'art. 539', 'sentenza ', 'art. 539', 'sentenza ']

﻿ RISARCIMENTO DANNO MORALE SPETTANTE ALLA FIDANZATA NON CONVIVENTE VITTIMA INCIDENTE - Avvocato Penalista Bologna
RISARCIMENTO DANNO MORALE SPETTANTE ALLA FIDANZATA NON CONVIVENTE VITTIMA INCIDENTE
da Sergio Armaroli | Mar 20, 2015 | Assistenza Legale, Consulenza Legale | 0 commenti
1. La Corte di Appello di Milano, con sentenza in data 8.10.2012, in parziale riforma della sentenza di condanna resa dal Tribunale di Milano il 10.10.2011, nei confronti di H.S.J.H. – chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 589, cod. per., per avere cagionato, in concorso con B.G. , separatamente giudicato, la morte del pedone T.C., per colpa consistita nella violazione della disciplina in materia di circolazione stradale, nei termini indicati in rubrica – riduceva l’entità della provvisionale disposta a favore della parte civile P.L.A., rideterminando il relativo ammontare in Euro 15.000,00 e confermava nel resto.
RAGIONAMENTO DELLA SUPREMA CORTE
Tanto chiarito, deve osservarsi che i giudici di merito, sul punto relativo all’an debeatur, rispetto alla richiesta di risarcimento avanzata dalla fidanzata della vittima, hanno disatteso i principi di diritto ora richiamati. Segnatamente, la Corte di Appello, a fronte della specifica doglianza che era stata dedotta dal responsabile civile in sede di gravame, ha rilevato che il riconoscimento di una provvisionale in favore della fidanzata della vittima si giustificava con la brusca ed improvvisa interruzione della relazione affettiva, che aveva provocato un danno morale risarcibile. Il Collegio, invero, pure travisando il contenuto della doglianza, si è limitato a considerare che l’entità della provvisionale disposta dal Tribunale in favore di P.L.A. doveva essere ridotta, giacché non risultava provata la sussistenza di un rapporto di convivenza “more uxorio” tra i due giovani, omettendo del tutto di analizzare la questione di fondo, relativa alla natura del rapporto affettivo di cui si tratta, argomento che costituisce il presupposto logico, rispetto al riconoscimento di una somma a titolo di provvisionale, ai sensi dell’art. 539, comma 2, cod. proc. pen., come sopra chiarito. Deve allora osservarsi che la motivazione della sentenza impugnata risulta affatto carente, sia rispetto alla verifica di fondatezza della pretesa risarcitoria avanzata dalla parte civile P., sia in riferimento alla quantificazione del danno in favore della medesima P., valutazione che non risulta basata su alcun conferente elemento di prova. Nel rideterminare la somma assegnata a titolo di provvisionale, infatti, la Corte territoriale ha considerato che i due giovani (parte civile e vittima) non risultavano conviventi; ed ha quindi stabilito l’ammontare della provvisionale in misura pari alla metà di quanto assegnato ai fratelli della vittima, che di converso avevano a lungo convissuto con la vittima
L’esponente chiarisce che l’oggetto dell’impugnazione è circoscritto alla valutazione operata dai giudici di merito, in relazione al diritto vantato dalla parte civile P.L.A., al risarcimento del danno morale derivante dalla morte del fidanzato, T.C. Osserva che la Corte territoriale, a fronte di specifica doglianza sul punto di interesse, si è limitata a ridurre l’importo liquidato dal Tribunale a titolo di provvisionale. La ricorrente ritiene che l’errore di valutazione in cui è incorso il Tribunale riguardi l’an debeatur e considera che tale errore non è stato emendato in sede di gravame di merito. Osserva che la difesa non intende contestare la parificazione riconosciuta dalla giurisprudenza tra coppie sposate e coppie di fatto, nell’ambito del diritto al risarcimento da parte del convivente. Tanto chiarito, sottolinea che, nel caso di specie, non vi era alcuna convivenza tra la parte civile L. ed il defunto T., all’epoca del fatto semplici fidanzati. Ritiene che, conseguentemente, l’onere della prova gravante sulla parte civile debba essere valutato in modo rigoroso; e che non possano trovare applicazione presunzioni in favore del partner non convivente, rispetto alla prova della sussistenza di un saldo vincolo affettivo, la cui lesione risulta meritevole di risarcimento.
2. Tanto chiarito, deve osservarsi che i giudici di merito, sul punto relativo all’an debeatur, rispetto alla richiesta di risarcimento avanzata dalla fidanzata della vittima, hanno disatteso i principi di diritto ora richiamati. Segnatamente, la Corte di Appello, a fronte della specifica doglianza che era stata dedotta dal responsabile civile in sede di gravame, ha rilevato che il riconoscimento di una provvisionale in favore della fidanzata della vittima si giustificava con la brusca ed improvvisa interruzione della relazione affettiva, che aveva provocato un danno morale risarcibile. Il Collegio, invero, pure travisando il contenuto della doglianza, si è limitato a considerare che l’entità della provvisionale disposta dal Tribunale in favore di P.L.A. doveva essere ridotta, giacché non risultava provata la sussistenza di un rapporto di convivenza “more uxorio” tra i due giovani, omettendo del tutto di analizzare la questione di fondo, relativa alla natura del rapporto affettivo di cui si tratta, argomento che costituisce il presupposto logico, rispetto al riconoscimento di una somma a titolo di provvisionale, ai sensi dell’art. 539, comma 2, cod. proc. pen., come sopra chiarito. Deve allora osservarsi che la motivazione della sentenza impugnata risulta affatto carente, sia rispetto alla verifica di fondatezza della pretesa risarcitoria avanzata dalla parte civile P., sia in riferimento alla quantificazione del danno in favore della medesima P., valutazione che non risulta basata su alcun conferente elemento di prova. Nel rideterminare la somma assegnata a titolo di provvisionale, infatti, la Corte territoriale ha considerato che i due giovani (parte civile e vittima) non risultavano conviventi; ed ha quindi stabilito l’ammontare della provvisionale in misura pari alla metà di quanto assegnato ai fratelli della vittima, che di converso avevano a lungo convissuto con la vittima.