Source: https://issuu.com/magverona/docs/ricerca_isrete
Timestamp: 2017-05-29 18:04:06+00:00
Document Index: 108995875

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art.\n4', 'art. 432', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 45', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 453', 'art. 1184', 'art. 2528', 'sentenza ']

IMPRESE SOCIALI IN RETE: BENI COMUNI by Lino Satto - issuu
Silvia Ceriani - Francesco Grottola - Miro Marchi
con la supervisione di Loredana AldegheriIMPRESESOCIALI
IN RETEBENI COMUNI PER
E OLTREIl progetto ricorda e rilancia il pensiero del premio Nobel per
l’economia ELINOR OSTROM e del grande giurista italiano sulla
mutualità FRANCESCO GALGANO
Via Cristofoli 31 A
tel. 045/8100279Un grazie Ă¨ indirizzato a tutti/e i/le Presidenti delle Imprese Sociali della rete Mag
che hanno aderito alla presente ricerca, per la loro fondamentale collaborazione.Indice
Introduzione.....................................................................................................................................................1
1. Il nuovo corso dell’economia che avanza..............................................................................................................1
2. Un linguaggio nuovo.............................................................................................................................................1
3. Il governo dei beni comuni: incrocio con gli studi dell’economista politica Elinor Ostrom...................................2
4. I beni comuni nella Costituzione: incrocio con gli studi del giurista Francesco Galgano......................................4
5. Altri intrecci con Ostrom e Galgano......................................................................................................................5
6. L’approccio di Mag all’economia..........................................................................................................................6
7. Radici multiple delle imprese della rete Mag........................................................................................................7
8. Azione Mag...........................................................................................................................................................7La ricerca..........................................................................................................................................................8
9. Imprese Sociali in rete, beni comuni per le realtà locali ed oltre..........................................................................8
10. Il metodo.............................................................................................................................................................8
11. La composizione della rete..................................................................................................................................9
12. I tre livelli di analisi..............................................................................................................................................9
13. Le relazioni all’interno delle organizzazioni......................................................................................................10
14. Regole condivise e partecipazione....................................................................................................................10
15. Auto-monitoraggio...........................................................................................................................................11
16. Sanzioni e gestione dei conflitti........................................................................................................................13
17. Confini e riconoscimento ad organizzarsi.........................................................................................................14
18. Le relazioni reticolari.........................................................................................................................................14
19. Le motivazioni...................................................................................................................................................16
20. Il rapporto con il nucleo focale (Mag Mutua e Mag Servizi)............................................................................17
21. Il rapporto tra le organizzazioni collegate........................................................................................................18
22. Le difficoltà nelle pratiche reticolari.................................................................................................................19
23. I vantaggi della rete Mag..................................................................................................................................20
24. Organizzazioni nate attraverso Mag e organizzazioni che vi hanno aderito in seguito...................................20
25. Percorso evolutivo della rete.............................................................................................................................22
26. Le relazioni esterne alla rete Mag.....................................................................................................................23
27. Il rapporto con il territorio ...............................................................................................................................24
28. Le reti esterne....................................................................................................................................................25Conclusioni.....................................................................................................................................................26
29. Investimenti ed aspettative...............................................................................................................................26
30. L’Europa riparta dall’empatia...........................................................................................................................28Appendice.......................................................................................................................................................30
Imprese Sociali e Beni Comuni in Italia...................................................................................................................30
Note biografiche su Elinor Ostrom..........................................................................................................................32
Note biografiche su Francesco Galgano.................................................................................................................33
Questionario di ricerca...........................................................................................................................................35Riferimenti bibliografici..................................................................................................................................39Introduzione
1. Il nuovo corso dell’economia che avanza
In questo tempo di profonda crisi dell’economia e del lavoro “tradizionali”, dai territori
emerge, con sempre maggiore determinazione, una forte domanda di un’economia
diversa, concreta e orientata contemporaneamente alla cura dell’ambiente e delle vite.
L’economia e la finanza, centrate sulla ricerca dei profitti a breve termine, producono,
come si è rivelato negli ultimi decenni, distruzione del lavoro, del capitale sociale, di
tante vite umane. Il predominio dei valori di concorrenza e rivalità, l’utilizzo del denaro
per pesare tutta la varietà dei beni in modo uniforme svuotano senza scampo il nocciolo
delle cose, la loro particolarità, il loro valore singolare, la loro imparagonabilità. Oggi più
che mai è sentita la necessità di riscoprire i valori di sobrietà, giustizia, condivisione e di
vera felicità. Sono tante le differenze tra il vecchio modello di sviluppo e il nuovo corso
che avanza. Le nuove sperimentazioni, a cui prestiamo le nostre attenzioni ed energie,
peraltro molto eterogenee, fondano le loro radici in pratiche solidali, mettendo al centro
le relazioni, la tutela dei diritti umani fondamentali e la valorizzazione delle differenze,
prima fra tutte quella tra donne e uomini che si rispettano e si riconoscono.
La tendenza di donne e uomini ad auto-organizzarsi, per creare e prendersi cura in modo
diretto delle risorse della terra e dei contesti di vita, è un tratto distintivo che accomuna
la pluralità di approcci dell’economia sociale o economia del buon vivere (per usare due
dei tanti nomi che le sono attribuiti), realtà che si vanno facendo largo anche nel nostro
territorio da almeno trent’anni.
Chi opera all’interno dell’economia sociale è mosso dalla fiducia che porta all’apertura,
ad uscire dall’ottica individualista, per collaborare con altri/e, nel perseguire obiettivi
comuni attraverso reti locali e non solo. Mag Verona costituisce proprio una di queste
reti, abitata da cooperative, associazioni, fondazioni di comunità ed altre imprese, anche
di tipo individuale, con moventi socio-economici.
Abbiamo condotto una ricerca per guardare più da vicino la rete Mag, per capire in che
modo le pratiche delle imprese sociali ad essa collegate costituiscano beni comuni per i
territori locali e per i contesti civili.2. Un linguaggio nuovo
I beni comuni possono essere definiti come ciò che una comunità, una popolazione, un
gruppo sociale, individua come essenziale ed insostituibile per la dignità, la qualità e la1sensatezza del proprio vivere. Parlare oggi di beni comuni ci pone di fronte ad una
difficoltà dovuta innanzitutto all’esigenza di un linguaggio adeguato ad affrontare,
preservare e rilanciare il valore di questi beni.
Le teorie e le pratiche economiche, che hanno imperato - nell’Occidente e non solo negli ultimi trent’anni, si sono sviluppate sulla scissione tra la dimensione etico-filosofica
e quella matematico-“economica”. Oltretutto hanno trascurato la dimensione
relazionale e considerato l’individuo in grado di vedere solo se stesso. Si è così esaltato il
mercato “de-regolato” e si è attribuito unicamente alla sfera dello Stato il ruolo di
perseguire gli interessi collettivi. È su questo fondamento che è stato eretto il modello
dicotomico Stato-mercato.
È anche evidente che oggi viviamo in un tempo in cui c’è una grande domanda di
capitale relazionale e spirituale. Il fenomeno dell’associazione, del mettersi insieme
cooperando con fiducia e reciprocità, è quindi la base del benessere comune, creando
terreno fertile per la coesione sociale e la responsabilità civile.
L’autogestione che sta alla radice delle forme cooperative e associative a matrice Mag
fonda sul sapere dell’esperienza e su un’imprenditività capace al contempo di attivare
reti civiche e senso di responsabilità diffusa. L’impresa sociale è sia una figura vocata al
prendersi cura, a livello locale, dei beni comuni, sia un bene comune in sé, quando si
compone di un tessuto di relazioni a trama reticolare e aperta. Mentre nell’impresa forprofit l’utilità sociale è un effetto secondario (ciò che viene perseguito in modo primario
e volontario è invece il profitto), l’impresa sociale persegue l’utilità sociale come fine
primario dell’attività economica, cioè è un’impresa che “opera nel mercato senza essere
del mercato”.
Sono considerati beni comuni: l’aria, l’acqua, il clima, la salute, la conoscenza, la cultura,
il paesaggio, l’arte, il lavoro di cura e anche il lavoro non mercificato. A questo elenco
Mag aggiunge le pratiche relazionali dell’economia sociale e della finanza solidale.3. Il governo dei beni comuni: incrocio con gli studi dell’economista politica Elinor
Elinor Ostrom, prima donna a vincere il premio Nobel per l’economia, ha il grande
merito di aver compiuto una vasta ricerca sul campo delle forme di autogoverno della
società per arrivare a descrivere la struttura, i criteri e le mediazioni che stanno alla base
della gestione collettiva delle risorse comuni (Ostrom 2006).
Secondo la categorizzazione della teoria economica classica, presa in considerazione
anche da Ostrom, i beni collettivi sono quei beni il cui accesso è assicurato a tutti (non è
possibile escludere i soggetti); inoltre il vantaggio che ciascuno trae dall’utilizzo del bene
dipende dal vantaggio che altri pure traggono da esso.2L’approccio di Ostrom è multidisciplinare: unisce economia, antropologia, sociologia e
diritto. Nel suo pensiero i soggetti hanno un ruolo centrale all’interno delle aggregazioni
di base - che lei chiama “istituzioni” - che si innalzano sulle fondamenta della
collaborazione e della gestione partecipata, migliorando la convivenza all’interno delle
comunità e la loro sostenibilità.
Il pensiero di Ostrom supera il concetto classico di homo oeconomicus, a favore di una
visione caratterizzata da diffusi rapporti di reciprocità che forgiano un beneficio
superiore non solo per i singoli, ma per tutta la comunità coinvolta.
Laddove la gestione diretta dei beni comuni da parte degli utenti è efficace, equa e
sostenibile, Ostrom ha identificato la ricorrenza di otto condizioni:
1. Chiara definizione dei confini (tale principio richiede che siano specificati coloro
che possono usare la risorsa comune e definiti i confini del sistema di risorse).
2. Congruenza tra le regole di appropriazione, fornitura e le condizioni locali (le
regole secondo cui ogni soggetto beneficia e contribuisce alla risorsa devono
essere eque e legittimate dai partecipanti e devono essere ben armonizzate alle
caratteristiche della risorsa stessa e al contesto in cui si trova).
3. Metodi di decisione collettiva (i soggetti sottoposti alle regole possono
partecipare alla modifica delle stesse).
4. Auto-monitoraggio (sono i membri stessi che controllano il rispetto delle regole
e le condizioni delle risorse. A volte controllo e supervisione possono essere
effettuati da membri esterni ritenuti attendibili).
5. Sanzioni progressive (sanzioni stabilite a seconda della gravità e del contesto.
Con sanzioni graduate si ottiene il rispetto delle regole quasi volontario).
6. Meccanismo di risoluzione dei conflitti (può essere informale o ben sviluppato,
serve per risolvere a basso costo i conflitti tra i soggetti).
7. Minimo livello di riconoscimento dei diritti ad organizzarsi (i governi nazionali,
regionali e locali devono riconoscere la legittimità delle regole stabilite dagli
utilizzatori dei beni comuni).
8. Organizzazioni articolate su più livelli (nel caso di risorse grandi e complesse con
molti utilizzatori).
La maggior parte di questi principi verranno approfonditi in seguito nel testo, in
relazione al contesto della rete Mag.34. I beni comuni nella Costituzione: incrocio con gli studi del giurista Francesco
La categoria dei beni comuni non è esplicitamente individuata nel Codice Civile italiano.
Nella nostra Costituzione vi sono però dei cardini su cui, grazie a una lettura
complessiva, si possono saldare i beni comuni e i principi di gestione ad essi connessi. Il
prof. Francesco Galgano, giurista studioso della mutualità, sosteneva che
la Costituzione Italiana considera la cooperazione mutualistica come uno degli strumenti - certo
non l’unico - ma come uno degli strumenti attraverso i quali si realizza il diritto dei lavoratori
enunciato nel secondo comma dell’articolo 3 1, ossia il diritto di [concorrere] all’organizzazione
economica del Paese (Galgano 1978 p. 32).Il principio espresso dall’art. 3 ci avverte come il nostro sistema di democrazia non sia
soltanto un sistema di democrazia di cittadini, ma sia anche un sistema di democrazia di
lavoratori. Ed è proprio la partecipazione cooperativa (ancorché non in senso
strettamente giuridico) uno dei concetti basilari della terza via percorsa da Ostrom. L’art.
4 prevede che ogni cittadino possa svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria
scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della
società. Risulta evidente che la partecipazione e il contributo di ogni cittadino alla
gestione dei beni comuni sono tenuti in seria considerazione.
L’art. 432, che Galgano valorizzò con forza già verso la fine degli anni Settanta, indica in
maniera esplicita la possibilità del modo comunitario di gestione, ovvero la possibilità di
affidare, oltre che ad enti pubblici, a "comunità di lavoratori o di utenti" la gestione di
servizi essenziali, fonti di energia, situazioni di monopolio. Secondo Galgano non vi è
dubbio che le comunità di lavoratori e di utenti di cui parla l’art. 43 siano società
mutualistiche, sebbene per molti anni il rapporto tra l’art. 43 e l’art. 45 sia stato ignorato
dai costituzionalisti e dallo stesso movimento cooperativo. Dall’art. 43 emerge una
visione macroeconomica della mutualità. Il costituente, attraverso l’art. 43, esprime il
proprio convincimento che per determinate imprese o determinate categorie di imprese
la gestione mutualistica anziché privata, e la gestione mutualistica anzichè pubblica,
possa meglio soddisfare i fini di preminente interesse generale di cui parla questa norma
costituzionale.12Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della
Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e
salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese
o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni
di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.4L’art. 453 riconosce la funzione sociale della cooperazione e prevede controlli al fine di
assicurare il carattere e le finalità della cooperazione, ossia che essa sia posta in
condizione di avvalorare la propria intrinseca funzione sociale.
Infine l’art. 1184, contenuto nella seconda parte della Costituzione e modificato nel 2001,individua la sussidiarietà (verticale e orizzontale) come principio architettonico di un
nuovo ordine sociale in cui l’individuo (singolo e associato) è libero di agire
autonomamente per lo svolgimento di attività di interesse generale. Stato, Regioni, Città
metropolitane, Province e Comuni sono chiamati a favorire questo comportamento.5. Altri intrecci con Ostrom e Galgano
Da diversi anni in Mag seguiamo il lavoro di ricerca sul tema della gestione dei beni
comuni, portato avanti dal gruppo di ricercatori e ricercatrici che si raccoglieva attorno
alla figura di Elinor Ostrom (all’Università dell’Indiana - USA). Molto abbiamo appreso
dalle ricerche svolte dall’Associazione Internazionale per lo Studio dei Beni Comuni
(IASC), con cui siamo in contatto per futuri sviluppi di questo lavoro, e dal Workshop in
Political Theory and Policy Analysis fondato proprio da Vincent ed Elinor Ostrom. Il
confronto aperto, sia con questi studi sia con il pensiero di altre importanti figure di
riferimento come il compianto prof. Francesco Galgano, che abbiamo intervistato nel
2001 (Aldegheri 2001), è alla base della ricerca sulla rete Mag che stiamo presentando.
Anche Elinor Ostrom purtroppo è mancata l’estate scorsa. Noi avevamo già intrapreso
una corrispondenza con lei e il suo staff per condividere gli intenti e gli obiettivi della
nostra ricerca. Avremmo dovuto averla con noi durante il convegno di studio del 17
maggio 2013; la sua scomparsa ci ha addolorato molto, tuttavia l’eredità intellettuale
che ha lasciato è ancora molto viva e di inestimabile valore.
Già nel numero 03/04 di A&P del 2011 (Ziviani e Aldegheri 2011) abbiamo messo a
confronto, a livello teorico, la rete delle imprese associate a Mag e il modello Ostrom di
34La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di
speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne
assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. La legge provvede alla tutela e allo
sviluppo dell'artigianato.
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario,
siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà,
I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di
b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella
materia della tutela dei beni culturali.
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini,
singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di
sussidiarietà.5gestione dei beni comuni. Qui vogliamo avvalorare il presupposto teorico con uno studio
a partire da dati concreti.
Abbiamo riconosciuto nel fare impresa, all’interno della rete Mag, sia le caratteristiche
identificate dal gruppo Ostrom, sia altre caratterizzazioni qualificanti specifiche delle
pratiche Mag. Abbiamo allargato il campo visivo dello studio, includendo l’aspetto
importante dell’atto fondativo, il valore dell’origine (Grottola 2012); con uno sguardo ai
principi validi per i “nuovi beni comuni” immateriali come la conoscenza (Hess e Ostrom
2009), per cui la classica categorizzazione risulta sfumata, mancando altresì l’aspetto
della rivalità legato all’eccessivo sfruttamento, tipico invece dei beni materiali.6. L’approccio di Mag all’economia
Come donne e uomini di Mag siamo impegnati da tempo a ripensare l’economia
riportandone il senso all’origine, la radice del termine rimanda infatti all’oikos, al
“governo della casa”, e a risalire all’indietro verso ciò che si è perso con la modernità,
entrando anche in dialogo fecondo con esperienze non occidentali. In pratica, significa
pensare il mondo come ambiente domestico, non inteso come spazio di rifugio e
separazione, chiuso tra le mura della casa, ma come luogo che rimanda allo stare bene
nel mondo ovvero allo stare bene di tutti i suoi conviventi (Ina Praetorius in De Perini e
Formaggio 2007).
Questo tipo di pensiero si è precisato andando oltre una serie di sistematizzazioni
concettuali che dividono tra giusto e sbagliato e quindi riducono eccessivamente la
complessità della realtà, come ad esempio demonizzare il mercato piuttosto che credere
che un’economia alternativa sia senz’altro buona.
Inoltre Mag non separa vita individuale e convivenza: ciò che ha valore per la singolarità
è anche capace di produrre legame sociale. Ciò è possibile passando per dimensioni
inconsuete, ovvero facendo entrare, ad esempio nel discorso economico, dimensioni
come l’amore o lo spirito. Di questa contaminazione si può apprezzare la dirompenza in
un momento di crisi dei paradigmi tradizionali, capovolgendo le gerarchie di valori che
ispirano la vita individuale e l’attività economica. Da qui si snoda sia la riflessione sul
posto che il denaro occupa nelle nostre singole vite, sia una riflessione che porta a far
rientrare nel campo dell’economia aspetti che normalmente le sono estranei e che
invece ci appassionano come gli affetti, la bellezza, l’amore per il proprio territorio, la
cura della città.
Il “di più” dell’economia sociale è reso possibile da donne e uomini dalla profonda
ispirazione relazionale e comunitaria, impegnate/i per la pace, la cura dell’ambiente, la
memoria collettiva, l’uso di energie alternative, la salvaguardia della qualità di vita, la
bellezza dei paesaggi, passando anche da conflitti non distruttivi.67. Radici multiple delle imprese della rete Mag
Le imprese sociali a matrice Mag hanno una storia che si radica nelle grandi lotte, nei
movimenti, nei percorsi di presa di coscienza degli ultimi quarant’anni in Italia. Nel
mondo vario e complesso dell’impresa sociale si intrecciano diversi filoni di pensiero,
una miscela di valori e culture che costituiscono per chi oggi eredita e desidera portare
avanti l’economia sociale un orizzonte vasto di significati, un precedente di forza e di
consapevolezza a cui fare riferimento e richiamarsi. Vi sono le istanze e le idee
dell’associazionismo e del volontariato cattolico e laico, il sindacalismo anarchico e il
socialismo libertario, i movimenti anti-autoritari del Sessantotto, il cattolicesimo
democratico post-conciliare dei primi anni Settanta (Concilio Vaticano Secondo), il
femminismo, l’ambientalismo, l’ecologismo, l’agricoltura biologica, il commercio equo e
solidale, il terzomondismo, il pacifismo, il filone della non violenza (Capitini), il pensiero
della “decrescita” (Latouche), le pratiche olistiche, le pratiche artistiche concepite come
azioni simboliche e trasformative del reale, il pensiero e il femminismo della differenza
(De Perini e Aldegheri 2009).
Queste “radici multiple” dell’economia sociale hanno autorizzato tante persone, gente
determinata, con buone idee, a fare delle scelte fuori dai ruoli, a credere nella possibilità
di cambiamento qui e ora, a sperimentare, ad agire in grande, a prendere la parola
pubblicamente e tessere nuove reti di relazione.8. Azione Mag
Mag sa che la politica è necessaria all’agire delle imprese sociali e, nel corso degli anni,
ha messo a punto un “metodo” efficace per “agire con signoria fuori dal potere”, una
pratica che può essere trasmessa alle giovani generazioni e trasferita, con le opportune
traduzioni, in altri contesti. Tale metodo consiste in alcune “mosse” fondamentali, come
curare la fiducia e la lealtà, imparare a vedere la forza dei desideri, partire da sé, essere
presenti in quello che si fa, dare valore all’esperienza soggettiva, evitare di schierarsi o di
contrapporsi a forze che possono schiacciare, ma tenerne conto per realismo, entrare
con semplicità e, al tempo stesso, con astuzia nel “territorio del diavolo” (Muraro in De
Perini e Aldegheri 2009), mettersi in relazione per un di più di forza e di felicità. Mag ha
colto il pericolo che incombe oggi sulle “piccole imprese sociali” che rischiano di essere
snaturate ed espropriate del loro sapere pratico, se non fanno un salto di qualità, se non
danno la giusta importanza a nominare “l’oro” che sta nelle loro mani, in modo che
l’esperienza non rimanga chiusa in contesti limitati, ma diventi moneta circolante,
sapere diffuso, “lingua corrente”.7La ricerca
9. Imprese Sociali in rete, beni comuni per le realtà locali ed oltre
La ricerca-azione “Imprese Sociali in rete, beni comuni per le realtà locali ed oltre” 5 nasce
con l’obiettivo di portare alla luce le caratteristiche della rete Mag, per capire in che
modo le imprese dell’economia sociale a matrice Mag si interconnettono, quali legami
intessono all’interno della rete e se la propensione reticolare si propaga anche
all’esterno del circuito.
Il fare rete, cui ci si riferisce, è inteso nel suo senso più ampio: non solo la somma dei
benefici economici derivanti dalla suddivisione del rischio e dalle eventuali economie di
scala permesse dalla rete, ma - e prima di tutto - un cambiamento culturale nella
mentalità delle organizzazioni che decidono di intraprendere un nuovo modo di fare
impresa, che modifica gli equilibri per armonizzare i benefici per la rete e la società più
Lo studio si intreccia con la via percorsa da Elinor Ostrom nell’evidenziare i successi di
quelle collettività che hanno gestito beni comuni senza ricorrere ad un’ “istituzione”
centrale. Una strada alternativa che l’economista statunitense inserisce oltre i
tradizionali modelli binari “pubblico o privato”, cioè una terza via che non sia né
l’intervento dello Stato, né la privatizzazione delle risorse. Terza via che per Mag si
chiama Economia Sociale di Autogestione.10. Il metodo
La ricerca si è svolta per mezzo di un’indagine di tipo quantitativo, basata sulla
distribuzione di un questionario ai/alle presidenti delle imprese sociali collegate a Mag e
ad un gruppo di realtà aderenti al circuito Ctm Altromercato, consorzio cooperativo nato
nel 1988 con il supporto di Mag Verona.
Nel questionario si richiedeva di dare un giudizio sullo stato di alcune variabili
selezionate, fornendo un punteggio da 1 (negativo) a 7 (positivo). Le domande a risposta
aperta davano poi la possibilità di esprimere liberamente opinioni su temi che
richiedono maggiore sensibilità. I dati, dai quali sono stati ricavati i risultati, si riferiscono
a 143 questionari raccolti su 217 distribuiti, rappresentanti il 65,9% del totale.5In questo capitolo ci riferiamo in modo esteso alla tesi di laurea specialistica di Silvia Ceriani (Ceriani
2012).811. La composizione della rete
Le informazioni emerse tratteggiano una rete composta da imprese sociali, sebbene
profondamente differenziate dal punto di vista giuridico (cooperative mutualistiche e
sociali, associazioni, fondazioni di comunità, ecc.), accomunate da una buona qualità
delle relazioni interne e dei servizi e beni prodotti, oltre che dalla spiccata
predisposizione a leggere le potenzialità del territorio in cui operano.Tabella 1: Composizione giuridica del campioneLa situazione economica delle realtà indagate si rivela abbastanza stabile: solo il 30%
circa ha riportato una flessione del Valore dei ricavi e dei proventi nel corso degli ultimi
tre anni. Tuttavia le variabili economiche sono ai primi posti tra i problemi individuati,
quali la complessità a reperire i finanziamenti, la difficoltà ad ottenere contratti da
soggetti pubblici e privati ed infine i ritardi nei pagamenti da parte degli enti statali.
Le dimensioni medie complessive dei soggetti della rete si conformano agli standard del
Terzo Settore nazionale: sono prevalentemente micro e piccole imprese. Da un punto di
vista anagrafico, le imprese del circuito Mag coprono un lasso di tempo di 66 anni: dal
1946, anno in cui è nata la più antica, ai giorni nostri. L’andamento evidenzia un exploit
di organizzazioni (per lo più associazioni con attività connesse a carattere economico)
nate a partire dal 2008, segno che la crisi economica ha dato una spinta propulsiva a fare
di necessità virtù. La medesima evoluzione si conferma per le adesioni alla rete Mag, che
si rivelano in esponenziale aumento nell’ultimo quinquennio.12. I tre livelli di analisi
Fuori dall’astrazione dottrinale, l’economia sociale è l’interazione tra soggetti in carne ed
ossa, con il loro patrimonio di motivazioni, di aspettative e di valori. Nell’economia
sociale, la dimensione relazionale acquista un ruolo fondamentale; l’interesse di ogni
singolarità si realizza infatti “assieme” a quello degli altri: né contro, né a prescindere. La
presente ricerca ha individuato proprio nelle relazioni il filo conduttore per l’analisi: le
relazioni interne alle singole organizzazioni; le relazioni tra organizzazioni all’interno
della rete Mag; infine le relazioni verso l’esterno della rete.913. Le relazioni all’interno delle organizzazioni
L'aspetto relazionale emerge come elemento vitale all’interno delle imprese collegate, le
quali si rivelano delle vere e proprie forme di integrazione sociale tra coloro che
valorizzano il lavorare insieme. La qualità delle relazioni interne (che ha ottenuto un
punteggio medio pari a 5,68 su 7) è un aspetto molto curato ed è considerato un valore
aggiunto che si ripercuote sulla qualità dei servizi e dei prodotti. La cura delle relazioni è
facilitata dalle piccole dimensioni delle imprese ed è una continua sfida alla luce dei
diversi soggetti portatori di interessi coinvolti: l’impresa sociale riesce ad armonizzare
punti di vista diversi, in nome dell’obiettivo generale da perseguire ed eventualmente
passando – oggi più di ieri – per conflitti non laceranti.
La cura delle relazioni passa anche dall’attenzione all’essere donne e uomini
nell’impresa, ricercando la valorizzazione delle differenze, ciascuna con bisogni e
linguaggi peculiari. In buona misura le realtà analizzate si attivano nella promozione di
una cultura organizzativa predisposta ad assumere la differenza sessuale come ricchezza
alla quale attribuire un valore fondante anche culturale e sociale.14. Regole condivise e partecipazione
Anche alcuni dei principi Ostrom possono chiarire la situazione delle relazioni interne.
Andiamo ad analizzarli attraverso i risultati di alcune domande del questionario pensate
specificamente a tal fine.
Il secondo ed il terzo principio Ostrom indicano che il gruppo deve dotarsi di regole di
gestione, condivise e adatte alle condizioni locali delle risorse gestite in comune, e che
gli utenti devono assumere ruolo attivo nei processi di partecipazione che stabiliscono
La domanda su senso e regole condivise dell’autoimprenditività sociale assieme alla
domanda su predisposizione a leggere le potenzialità e le necessità del proprio territorio,
delle città e degli/delle abitanti restituiscono il senso della presenza di regole condivise
ed adeguate alle condizioni locali. La domanda su livello di partecipazione e
corresponsabilità è indicativa di quanto i diversi portatori di interesse siano
effettivamente coinvolti all’interno dell’impresa. Riassumendo le risposte in un unico
grafico si può facilmente osservare come i giudizi su questi punti sono decisamente
spostati sul positivo (i valori medi confermano questa osservazione).10Grafico 1: Principi Ostrom numero 2 e 3Il giudizio positivo (media 5,16) su senso e regole condivise è giustificato dall’elevato
grado di protagonismo. Inoltre il coinvolgimento partecipativo dei membri dell’impresa
sociale può avere effetti positivi, mettendo a disposizione un “luogo” che, se praticato
consapevolmente e responsabilmente, si rivela adatto nel definire regole condivise,
frutto dell’incontro tra chi apporta le risorse e chi ne beneficia (Provasi 2007). Una
struttura fondata su finalità comuni e regole condivise porta ad escludere l’ipotesi di
interessi contrapposti all’interno del gruppo.
Il giudizio positivo (media 5,58) su predisposizione a leggere le potenzialità e le necessità
del proprio territorio indica che le regole condivise permettono di tenere in
considerazione i segnali locali ed innescano quindi meccanismi di gestione “dal basso”.
Il giudizio positivo (media 5,07) su livello di partecipazione e corresponsabilità rivela che
gli attori delle imprese sociali tendono ad essere motivati ad impegnarsi e a dedicare
tempo ed energie per il funzionamento e lo sviluppo dell’organizzazione; inoltre questo
porta ad una maggiore coerenza dell’operato alla luce degli obiettivi organizzativi
condivisi.15. Auto-monitoraggio
La presenza di regole definite da associati/partecipanti alla luce delle esigenze locali
costituisce un elemento decisivo per gestire in modo efficiente il bene comune, qui
inteso come la singola impresa sociale 6. Altrettanto importante è la predisposizione di6La condivisione delle regole, così come tutti i primi 7 principi Ostrom, possono essere posizionati in
diversi livelli. Così nel nostro caso possono essere implementati dalla singola impresa sociale, o dalla
rete, ad esempio. Questo carattere multi-livello è descritto nel principio 8.11meccanismi di controllo del rispetto di queste regole, di un adeguato sistema di sanzioni
per la loro infrazione e di meccanismi accessibili per la risoluzione dei conflitti.
La domanda su riconoscimento dell’autorità alle figure fondatrici e/o magistrali
dell’impresa e la domanda su grado di affidamento a figure di supervisione esterne
offrono la possibilità di ragionare sul principio 4, in quanto Ostrom esplicita il concetto
riferendosi all’esistenza di un monitoraggio efficace da parte di figure che siano parte
della comunità o da essa ritenute attendibili.Grafico 2: Principio Ostrom numero 4Il giudizio sul riconoscimento di figure magistrali interne è decisamente positivo (media
5,40), invece l’affidamento a figure di supervisione esterne ha ottenuto valutazioni
positive e medie in egual misura, con una leggera tendenza positiva (media 4,28). Ne
possiamo ricavare che le organizzazioni in questione sono più inclini all’automonitoraggio, in sintonia con i principi fondanti dell’autogestione. L’affidamento a figure
di supervisione esterne è correlato con l’evidenza che l’isolamento non è avvertito come
un problema, soprattutto in virtù del rapporto che la singola organizzazione instaura con
Il quarto principio può inoltre essere esaminato alla luce dell’assetto proprietario. Le
imprese sociali a matrice Mag si strutturano quali organizzazioni complesse, articolate e
a proprietà comune indivisa nelle quali i processi di autorità e di funzionamento sono
influenzati, direttamente ed indirettamente, da diversi portatori di interesse:
sovventori/finanziatori, persone giuridiche. La presenza di una pluralità di processi
decisionali comporta l’acuirsi dei problemi di coordinamento, ma allo stesso tempo
contribuisce a ridurre i fenomeni negativi derivanti dalle asimmetrie informative.
La presenza di molteplici portatori di interesse comporta che anche il controllo sia
esercitato dai diversi punti di vista in campo.12Ma non solo: una base sociale allargata garantirebbe un miglior rapporto con la comunità locale,
accrescendo la capacità di attrarre risorse finanziarie [e apporti umani anche di volontariato];
faciliterebbe la trasmissione e la raccolta di informazioni, migliorando la capacità di individuare e
soddisfare la domanda di servizi sociali; diffonderebbe senso di fiducia e condivisione della
mission, rafforzando i comportamenti collaborativi delle varie parti. (Depedri 2008 p. 73).La composizione multistakeholder delle imprese mette in gioco “interessi” misti e
talvolta divergenti; la gestione dei conflitti viene facilitata grazie all’identificazione
anticipata di una strategia condivisa tra i diversi partecipanti e l’autocontrollo di ciascun
soggetto, affinché non agisca da opportunista nei confronti degli altri.16. Sanzioni e gestione dei conflitti
Le domande su adeguato sistema sanzionatorio per chi viola le regole e su capacità di
gestire i conflitti, che possono emergere nella gestione e nell’utilizzo delle risorse,
indagano la situazione delle organizzazioni della rete Mag in riferimento ai principi
Ostrom 5 e 6.Grafico 3: Principi Ostrom numero 5 e 6Il giudizio sulla capacità di gestire i conflitti è di carattere decisamente positivo (media
5,06), informazione concorde con l’elevata qualità delle relazioni interne, la
partecipazione democratica alle decisioni di interesse generale, la predisposizione ad un
clima di fiducia, la mediazione dei punti focali della rete (Mag Mutua e Mag Servizi).
Il giudizio sull’adeguatezza del sistema sanzionatorio invece è medio basso (media 3,65).
Questo dato può essere indice di un punto debole da parte delle organizzazioni che
compongono la rete Mag. Cioè potrebbe indicare la mancanza o l’inadeguatezza delle
modalità di sanzionamento degli atteggiamenti individualisti, che vanno quindi a
“consumare” il capitale relazionale creato nelle organizzazioni. Va segnalato che la
domanda ha raccolto solo il 45% delle risposte (a fronte di una media pari al 76%),13manifestando con grande probabilità l’assenza di un sistema sanzionatorio nella maggior
parte delle organizzazioni collegate a Mag e aprendo la porta a metodi alternativi alle
politiche sanzionatorie. Ci siamo anche accorti che impostare la domanda sul concetto di
sanzioni (termine usato anche da Ostrom) sposta l'attenzione sul negativo, lasciando
probabilmente inesplorata la dimensione dei rinforzi positivi e degli incentivi.17. Confini e riconoscimento ad organizzarsi
In conclusione facciamo una breve considerazione sui principi 1 e 7, sebbene non siano
stati indagati nel questionario con domande specifiche.
Per quanto riguarda i confini delle imprese sociali, il riferimento va fatto con il cosiddetto
“principio della porta aperta”. Questo principio, molto forte nella riforma giolittiana sulla
cooperazione del 1911, e tutt’ora presente nel all’art. 2528 del Codice Civile, impone al
Consiglio di Amministrazione di motivare il rifiuto ad accogliere nuovi soci e di
presentare le motivazioni nella relazione al bilancio (con la possibilità di appellarsi
all’assemblea da parte dell’aspirante socio non ammesso). Rileviamo che nelle
cooperative e mutue i confini, determinati nello statuto, presentano flessibilità rispetto
all’entrata di nuovi soci.
Da ricordare che questo primo principio si focalizza sulla titolarità dei diritti di proprietà
ed è stato introdotto da Ostrom anche per superare l’errore commesso da Garrett
Hardin (Hardin 1968) nel confondere i beni comuni con beni ad accesso libero.
L’impostazione del presente lavoro è, sulla scia delle considerazioni fatte, quella di
trascendere il ragionamento sulla proprietà (e sui confini), che sappiamo essere
imprigionata nel binomio Stato-marcato, per aderire ad una concezione più ampia che
lega i beni comuni alla soddisfazione dei bisogni fondamentali.
Per quanto concerne il principio 7, la rete ha instaurato una forte collaborazione con gli
enti locali fondata sulla fiducia, come si vedrà nel paragrafo dedicato al rapporto con il
territorio. Tale collaborazione sottende la volontà delle istituzioni pubbliche di
legittimare le regole e il diritto ad organizzarsi delle imprese sociali e di riconoscere il
loro valore.18. Le relazioni reticolari
Per approfondire le dinamiche reticolari, tra le diverse organizzazioni all’interno della
rete, sono stati messi a confronto un aspetto di tipo teorico, quale la consapevolezza che
la rete sia un bene comune, ed un aspetto concreto, rappresentato dalla frequenza delle
relazioni all’interno della rete (elemento che è stato indicato dai rispondenti tra i fattori
di successo per una rete).14Grafico 4: Frequenza delle relazioni e consapevolezza del valore della reteLa valutazione ampiamente positiva per entrambe le variabili conferma questi aspetti
quali punti di forza per Mag ed indica che le organizzazioni riescono a tradurre il valore
attribuito alla rete in azioni tangibili, sebbene l’aspetto teorico (punteggio medio 5,38)
abbia ottenuto giudizi superiori rispetto alla frequenza delle relazioni (media 4,70).Grafico 5: Isolamento e difficoltà a lavorare in reteTra i possibili punti deboli collegati alla dimensione reticolare sono stati indagati i
problemi legati al grado di isolamento e alla difficoltà ad instaurare rapporti collaborativi
e contrattuali con i membri della rete.
Per quanto concerne l’isolamento, la media complessiva pari a 2,92 rivela che le imprese
si dimostrano ben integrate nell’ambiente in cui operano (la partecipazione a Mag
contribuisce ad innalzare il grado di connessione) e fortemente riconosciute nel loro
operato. L’inclusione si concretizza sia grazie al supporto di Mag (Mutua e Servizi) sia15attraverso la cura dei rapporti con le altre organizzazioni, principalmente di tipo
contrattuale ed interpersonale. Il 14,7% ha attribuito un punteggio uguale o superiore a
6 questo problema, evidenziando un disagio che proprio la rete Mag, con l’obiettivo di
integrare e dare valore all’operato delle imprese sociali, dovrebbe mirare a superare.
Anche le difficoltà a lavorare in rete si attestano su valori di trascurabile entità (media
pari a 3,29). Questo dato conferma a grandi linee l’andamento di quanto espresso in
merito alla frequenza delle relazioni.19. Le motivazioni
L’analisi più specifica dell’adesione alla rete Mag si snoda a partire dalle motivazioni, le
quali si rivelano sia pratiche che politiche, sia con risvolti economici che sociali. Che cosa
spinge le organizzazioni ad investire risorse ed energie in un’economia di collaborazione?Grafico 6: Motivazioni a partecipare alla rete Mag (valori medi)Rispetto alla natura delle motivazioni, svolge un ruolo importante la ragione di valenza
sociale e politica: le organizzazioni del circuito Mag sono spinte dalla volontà di prendere
parte ad un gruppo di imprese con le quali condividere ideali e modo di agire per poter
rafforzare il valore dell’economia sociale nel suo complesso.
Godono però di un’incidenza maggiore le motivazioni legate ad aspetti pratici, quali il
supporto all’adempimento di processi aziendali ordinari e straordinari; tali elementi si
caratterizzano per lo stretto collegamento con l’aspetto economico.
Infine anche il bisogno di lavorare in rete è stato indicato come una motivazione
rilevante: l’interazione con le altre organizzazioni della rete ha una valenza trasversale,
sia politico-sociale che economica.16Il tessuto reticolare si dimostra unito da una forte adesione valoriale (elevata
condivisione degli ideali di cambiamento socio-economico) e dalla presenza di
collegamenti tra le imprese della rete che lasciano intuire un certo grado di
interdipendenza economica. La collaborazione che si instaura sembra essere diffusa, in
modo che sia minimizzato il rischio che la crisi di un singolo nodo o di un settore della
rete determini a cascata un indebolimento di tutta la struttura.
Rispetto all’individuazione dei soggetti a cui connettersi si evidenziano due tipi di
motivazione: in primo luogo le organizzazioni si connettono con il nucleo focale di Mag,
Mutua e Servizi, solo in seconda battuta emerge il legame con le altre realtà della rete. Si
evince la preminenza di rapporti con il centro, rispetto alla periferia; ciò deriva sia dalla
grande eterogeneità della rete, sia dalla strategia interna del nucleo focale di ricoprire
un ruolo di mediazione tra le collegate per evitare che si inneschino fenomeni
concorrenziali deleteri per la coesione.20. Il rapporto con il nucleo focale (Mag Mutua e Mag Servizi)
In base ai servizi usufruiti è possibile capire il tipo di rapporto che le organizzazioni
instaurano con il nucleo focale della rete.Grafico 7: Servizi e stimoli di Mag usufruiti dalle organizzazioni (valori medi)L’idea anticipatrice di Giambattista Rossi - fondatore Mag - di raccogliere fondi fra i cittadini
divenuti soci, in forma di prestito con interessi, per sostenere le necessità finanziarie delle
cooperative associate costituì la risposta ad un problema: la carenza di mezzi economici e
l’impossibilità di ottenere credito dalle banche per attivare iniziative autogestite. Il
finanziamento solidale ha permesso di supportare la nascita di numerose realtà dell’economia
sociale veronese; questo modello innovativo e coraggioso ispirò in seguito altre Mag in Italia e la
Banca Popolare Etica. Oggi le imprese a matrice Mag non risultano beneficiare ampiamente del
supporto finanziario, il quale ricopre un ruolo accessorio alle attività di rete, in una parabola che17prende consistenza a partire dall’emanazione della legge antiriciclaggio che limitò la libera
raccolta di risparmio (legge n. 197/1991).Il supporto alla gestione dell’impresa sociale costituisce il servizio più utilizzato, in
particolare esso si riferisce ai servizi legali e amministrativo-fiscali, alle consulenze e alle
pratiche del lavoro; svetta quindi la necessità per le organizzazioni di esternalizzare
funzioni amministrative e burocratiche, per concentrarsi sulla propria attività
caratteristica (core business). Lo stimolo alla consapevolezza del significato
dell’economia sociale e delle pratiche dell’autogestione è ampiamente usufruito e viene
colto secondo diverse sfaccettature (dagli aspetti più concreti alle accezioni
strettamente politiche).
I servizi di promozione e contrattazione hanno ottenuto una valutazione modesta, al di
sotto delle aspettative. Per quanto attiene alla promozione, essa è un’attività molto
perseguita come divulgazione degli ideali della rete Mag; al contrario è avvertita una
minor incisività della pubblicità delle singole realtà collegate. La contrattazione in sede di
bandi è particolarmente supportata negli ultimi anni tramite il sostegno nella
partecipazione a gare pubbliche (prevalentemente per la gestione di servizi sociosanitari ed educativi). Anche questo però non ha avuto una votazione alta rispetto alle
previsioni; possibili spiegazioni potrebbero essere ricondotte alla domanda non posta
con particolare chiarezza e al fatto che la funzione sia recente.21. Il rapporto tra le organizzazioni collegate
Ora cambia la prospettiva: per individuare le relazioni significative tra i nodi, la rete Mag
è vista come l’insieme di tutte le organizzazioni che vi fanno parte, trascendendo il ruolo
centrale di Mag Mutua e Mag Servizi. È stato a tal fine chiesto alle imprese di
esprimerela loro opinione sulle attività svolte insieme alle altre organizzazioni.Grafico 8: Attività svolte congiuntamente con le altre imprese aderenti alla rete (valori medi)18Le informazioni raccolte mostrano giudizi che si attestano a votazioni con una media
alquanto modesta, solo una voce supera la soglia centrale del 4. Questo conferma che il
concetto di rete è molto legato alla condivisione di ideali, ma in alcuni casi sembra
sbiadire nella pratica.
La reciproca promozione sul territorio non è particolarmente perseguita, perché le
singole organizzazioni già faticano di per sé a richiamare l’attenzione della comunità in
cui sono inserite. In modo congiunto si svolgono attività di formazione, che insieme ai
momenti conviviali, si rivelano i luoghi adatti per attuare politiche di confronto. I
momenti conviviali meritano una lettura specifica: essi costituiscono un fenomeno che
solo recentemente è stato inserito tra le pratiche di rete, con la volontà di stimolare la
conoscenza tra le organizzazioni ed ampliare le possibilità di intrattenere rapporti
economici e personali.22. Le difficoltà nelle pratiche reticolari
I risultati restituiscono un’immagine di imprese che faticano ad attivare dinamiche
reticolari e che imputano in modo preponderante alla mancanza di tempo ed energie il
motivo per cui la loro presenza non si rivela particolarmente attiva nella rete: tanto
prese nella gestione della quotidianità nelle loro realtà, da avere poco tempo per
dedicarsi alla rete.
Emerge dai questionari una chiara difficoltà nell’allacciare legami orizzontali tra
organizzazioni. Ciò non rimanda necessariamente ad un sentimento di impotenza, bensì
può essere interpretato come un bisogno di andare oltre le relazioni orizzontali.
La rete non si basa sul concetto di uguaglianza, nel senso di completa interscambiabilità
tra soggetti, bensì si fonda sulla valorizzazione delle differenze peculiari a ciascuno. Per
esempio all’interno di Mag si relazionano organizzazioni di diverse età: le imprese più
storiche si contraddistinguono per avere mercati consolidati e quindi per attuare una
politica difensiva; al contrario le organizzazioni più giovani sono caratterizzate da
instabilità e dinamismo. Riuscire a rendere sinergiche queste differenti competenze e
risorse permette ai rapporti reticolari di diventare legami fecondi.
Le reti eccessivamente paritetiche tendono ad esplodere oppure a stagnare; necessitano
quindi di un “di più” di qualcuno, a livello di iniziativa, che metta in discussione la
relazione tra pari. D’altro canto però, il ruolo di mediazione svolto da Mag può in alcuni
casi sbilanciare la rete. Questo alla luce di quanto emerso dai questionari, dai quali con
una certa frequenza si evince un concetto di rete vicino al ricevere aiuto (da Mag Servizi
in particolare), piuttosto che impostare un modo di agire attivo e collaborativo con le
altre collegate.1923. I vantaggi della rete Mag
I giudizi espressi sui vantaggi della rete sono molto elevati: un punteggio medio
complessivo di 4,96 per quanto concerne il livello di soddisfazione in merito alle relazioni
all’interno della rete dimostra che nel rapporto dare-avere, le organizzazioni della rete
ricevono molti vantaggi rispetto all’effettiva partecipazione alle attività di rete.Grafico 9: Vantaggi derivanti dall’appartenenza ad una rete (valori medi)Entrare in contatto con altre organizzazioni del circuito Mag si rivela un elemento molto
apprezzato. Questi dati forniscono informazioni importanti riguardo a due modalità di
implementare la cooperazione all’interno della rete. I rapporti con imprese simili evidenziano
un’effettiva presenza di legami stabili tra operatori/operatrici dello stesso settore, che usano la
rete per scambiare informazioni, condividere esperienze e competenze maturate nell’area
comune. I rapporti con imprese complementari comportano risvolti diversi, orientati ad attivare
contratti e scambi di beni e servizi, attivando una vera e propria rete contrattuale. In questo caso
l’eterogeneità si manifesta come un valore aggiunto: la diversità è un elemento che accresce le
possibilità di intersezione. Entrambi questi aspetti della cooperazione sono presenti nella rete
Mag e costituiscono una parte importante dei rapporti tra organizzazioni, accanto allo scambio
politico e culturale all’origine del loro modo di agire.24. Organizzazioni nate attraverso Mag e organizzazioni che vi hanno aderito in
Mag persegue la missione di divulgare e rafforzare le pratiche dell’autogestione e
dell’economia sociale e della finanza solidale anche impegnandosi in prima linea nel dare
sostegno concreto a coloro che desiderano avviare un’impresa sociale. Le collegate a
Mag sono quindi distinguibili in due sottogruppi: le organizzazioni che sono nate20attraverso Mag e che da quel momento fanno parte della rete (60,8%) e le imprese nate
in modo autonomo che hanno aderito a Mag in seguito (39,2%).
Le due categorie presentano spiccate differenze nel modo di aderire alla rete. Le
organizzazioni aderenti a Mag fin dalla loro nascita tendono ad usufruire maggiormente
servizi offerti, a differenza delle realtà che si sono aggregate in un momento successivo
alla loro nascita, le quali privilegiano soprattutto servizi prettamente tecnici e di
consulenza (a scapito di altri rapporti). Questo dato evidenzia che le realtà che nascono
all’interno del circuito compiono, guidate da Mag, un percorso che fa maturare in loro
una particolare attenzione a vivere secondo una dimensione reticolare il proprio valore
politico e sociale.Grafico 10: Confronto in base al momento di adesione alla rete (valori medi)Il medesimo andamento si ripercuote sulle attività svolte congiuntamente alle altre
organizzazioni della rete, le quali confermano un maggior protagonismo delle organizzazioni nate
grazie a Mag, soprattutto in merito alle attività politiche e di confronto, nonché lo scambio di
informazioni e visione.Nella fotografia che si delinea, le organizzazioni aderenti alla rete Mag in un secondo
momento rispetto alla loro costituzione partecipano in modo ridotto alle dinamiche
reticolari, ma si dimostrano più soddisfatte della partecipazione alla rete. Al contrario le
imprese aderenti al circuito dalla loro nascita si sono dimostrate più protagoniste nelle
dinamiche reticolari, ma allo stesso tempo leggermente meno soddisfatte (questo
fenomeno potrebbe spiegarsi con il fatto che i loro investimenti elevati risentono del
comportamento di coloro che partecipano in modo più passivo alla rete, andando ad
abbassare il livello qualitativo generale).2125. Percorso evolutivo della rete
La suddivisione in base al decennio di adesione ha portato alla formazione di 4 gruppi a
partire dall’anno in cui Mag si è costituita formalmente (il quarto scaglione copre un
lasso di tempo di soli cinque anni, dal 2008 al 2012). I dati confermano un andamento
esponenziale delle adesioni, segno che la rete sta acquisendo un respiro sempre più
ampio.Grafico 11: Percentuali di adesioni per periodoAlcune variabili si rivelano strettamente correlate alla classe di adesione, ad indicare che
nel corso del tempo la rete ha intrapreso percorsi evolutivi.Grafico 12: Difficoltà riscontrate nella collaborazione con le altre Organizzazioni della rete22L’ascesa della motivazione di usufruire dei servizi specifici (principalmente forniti da Mag
Servizi) indica che la qualità dei servizi offerti è progressivamente cresciuta e che le
organizzazioni sono sempre più intenzionate ad esternalizzare attività non specifiche.
Per converso il desiderio di lavorare in rete sta subendo un rallentamento, sebbene di
A tal proposito, le attività svolte in modo congiunto evidenziano chiaramente come
siano svolte maggiormente dalle imprese che aderiscono da più tempo alla rete rispetto
alle nuove entrate. Questo si ricollega alle motivazioni, che hanno evidenziato un fattore
stimolante sempre meno dettato dalla ricerca della collaborazione con le altre
organizzazioni e richiama anche ad una maturazione che le imprese compiono all’interno
della rete. Se nei primi anni di adesione le imprese attingono più risorse rispetto a
quanto investono - cioè consumano il capitale sociale della rete più di quanto ne creino con il passare del tempo maturano un comportamento di “restituzione” - e
contribuiscono a ricreare il capitale sociale.26. Le relazioni esterne alla rete Mag
La funzione di utilità sociale (diretta o indiretta) svolta dalle organizzazioni del circuito ha
un grande impatto nella vita della comunità nella quale sono inserite. Il radicamento nel
territorio emerge quale punto di forza delle organizzazioni del Terzo Settore e garantisce
loro una maggiore aderenza ai bisogni della popolazione. La vocazione a leggere le
potenzialità e le necessità delle città e degli abitanti si tramuta nella mobilitazione delle
risorse più adeguate al contesto, nella gestione di interventi efficaci e nell’erogazione di
un servizio di elevata qualità. Le organizzazioni dell’economia sociale intessono rapporti
con gli enti pubblici, non sempre in una logica di destinatarie passive, bensì come attori
che propongono e predispongono progetti dedicati.
L’attenzione alle tematiche ambientali, paesaggistiche ed artistiche si rivela una
responsabilità di cui non si prendono carico solo le imprese con funzioni specifiche in tali
settori, bensì si dimostra un impegno trasversale che coinvolge l’intero mondo
L’obiettivo di fondo di imprimere una svolta in direzione di un modello economico più
sostenibile sotto il profilo sociale ed ambientale si rende evidente nell’elevato interesse
emerso nei confronti del problema dell’equa distribuzione delle risorse tra Nord e Sud del
mondo. In questo modo, le imprese mettono in campo azioni politiche concrete per
favorire uno sviluppo che abbia come presupposti la salvaguardia dei diritti umani e
delle comunità locali.2327. Il rapporto con il territorio
Le organizzazioni collegate a Mag sono state interpellate in merito ai rapporti che
instaurano con la comunità di appartenenza. Le opinioni espresse hanno permesso di
individuare una forte collaborazione con gli enti locali, che si basa su legami di fiducia e
di collaborazione in continua crescita e consolidamento. Dall’analisi possono essere colte
tre sfumature.
In alcuni casi la collaborazione cui si riferiscono le rispondenti è a livello pratico. Essa si
concretizza tramite la partecipazione congiunta con enti pubblici e privati a progetti in
risposta alle esigenze emerse nel territorio, oppure attraverso le prestazioni lavorative e
l’apporto di competenze specifiche per attuare programmi con obiettivi comuni. In
queste circostanze i rapporti si rivelano molto stretti e frequenti, con una cura
quotidiana delle relazioni.
Accanto ad una collaborazione molto concreta, ne emerge un’altra più concettuale. In
questi casi i legami che si instaurano hanno valenza politica e si esplicano
prevalentemente nel dialogo e nella messa in circolazione di informazioni. Le
organizzazioni favoriscono l’incontro per comunicare e rafforzare i valori comuni e
condividere le esperienze. La comunanza degli obiettivi e la qualità delle pratiche
accrescono l’affinità tra l’economia sociale e la comunità, compresi gli enti locali.
Infine, la terza modalità con cui le organizzazioni dichiarano di sentirsi connesse alla
comunità di appartenenza deriva dal grado di riconoscimento del valore delle imprese
sociali. Alcune hanno espresso un’approvazione da parte della collettività molto forte,
che ha permesso il moltiplicarsi dei benefici e la semplificazione dello svolgimento delle
attività. La reputazione ed il sostegno sociale derivano dal fatto che le imprese sociali si
prendono cura di aspetti delicati ed importanti della vita delle persone della comunità e
che offrono sostegno nell’attuale momento di crisi tramite la ricerca creativa di nuove
forme di occupazione.
Il successo delle imprese sociali è quindi fortemente connesso al rapporto con la
comunità di appartenenza. Elementi fondamentali sono i buoni contatti con il mondo
della pubblica amministrazione, un prezioso patrimonio di fiducia, frutto del lavoro
svolto sul territorio; un autentico radicamento nella comunità locale; la capacità di
lavorare, in partenariato e su progetti, con un’ampia varietà di interlocutori sociali ed
economici (Bacchiega e Borzaga 2001).
La correlazione tra capitale sociale ed organizzazioni di Terzo Settore è molto stretta,
grazie alla loro spiccata indole alla creazione di duraturi legami fiduciari ed associativi
che sono alla base del capitale sociale. Ciò vale per le organizzazioni che si prendono
cura di tematiche di interesse della collettività e promuovono servizi a favore di gruppi
sociali svantaggiati o vulnerabili, ma vale anche per quelle imprese dell’economia sociale
che producono beni e servizi a beneficio dei propri soci, che il principio della porta
aperta apre potenzialmente a tutta la collettività. Le stesse modalità di conduzione,
24improntate a principi democratici, di cittadinanza attiva e di autorità riconosciuta a
figure magistrali (spesso fondatrici o rifondatrici), comuni a tutte le tipologie di imprese
del Terzo Settore, sono elementi fondamentali per la crescita personale dei partecipanti
e di rimando per il progresso della collettività.28. Le reti esterne
La propensione reticolare si ripercuote anche in ambienti esterni alla rete. Il 47,5% delle
imprese del circuito risulta aderire solo alla rete Mag, tra le quali spiccano le
organizzazioni che aderiscono a Mag da meno tempo, segno che l’implementazione di
dinamiche extra-reticolari è frutto di una maturazione di un comportamento
collaborativo ed interdipendente.Grafico 13: Percentuale di adesione ad altre retiLe organizzazioni che non si limitano ad aderire solo a Mag si rivelano alquanto vivaci. Il 31%
delle quali aderisce a minimo altre due reti, con ovvie ripercussioni positive in termini di varietà
dei legami.25Conclusioni
29. Investimenti ed aspettative
Il questionario ha offerto alle imprese sociali, quale ultimo aspetto di indagine, la
possibilità di esprimere tramite due domande a risposta aperta quali sono gli effettivi
investimenti che hanno compiuto nella rete e quali sono le relative le aspettative.
L’obiettivo sottostante a questi due quesiti è confrontare le due variabili alla luce della
stretta correlazione tra risultati attesi e risorse condivise.
Per quanto riguarda gli investimenti effettuati dalle organizzazioni per il consolidamento
della rete Mag, si possono cogliere principalmente quattro tipi di risposte.
Il 25% dei rispondenti ha ammesso di non compiere nessun investimento nella rete,
spesso motivando il comportamento con la mancanza di tempo ed energie. In questa
categoria rientrano anche coloro che hanno ricondotto il loro investimento in Mag alla
mera quota sociale oppure al supporto economico per le varie iniziative (per esempio i
mattoni solidali della Casa Comune).
Per l’11% i rapporti di rete equivalgono ai rapporti con Mag Mutua o Mag Servizi e si
riferiscono ai contatti con le/i referenti e gli operatori, finalizzati alla fruizione dei servizi
specifici alla gestione, alla partecipazione a bandi pubblici, alle consulenze ed alla
formazione. Talvolta le imprese di questa categoria riconoscono che potrebbero fare di
più per la rete, ma adducono prevalentemente alle loro dimensioni limitate
In un crescendo di livello di investimento, il 16% dichiara di attuare alcune pratiche
reticolari, ma non in modo pienamente soddisfacente. Le ragioni della limitatezza
dell’investimento sono prevalentemente la lontananza geografica, la mancanza di tempo
e di energie, il completo assorbimento nelle proprie attività associative. In questo caso vi
è l’adesione ai valori guida della rete, ma allo stesso tempo un impedimento alla piena
partecipazione alle attività con le altre organizzazioni.
Infine il 48% dichiara di attivarsi per costruire e mantenere i rapporti con le realtà della
rete Mag con i metodi più variegati. L’espressione precisa delle imprese sociali non può
che essere rivelata nelle loro stesse esternazioni:
“Cerchiamo, quando possibile, di coinvolgere, dare spazio e visibilità alle altre realtà
all'interno dei nostri eventi e di aderire alle altrui iniziative.”26“Un investimento considerevole sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.
Impegno nella cura delle relazioni, nel partecipare il più possibile a momenti comuni di
scambio e discussione.”
“Sostegno e comunicazioni per campagne di promozione e solidarietà (Vd. campagna
"mattoni" Casa Comune di MAG - nuova sede). Divulgazione stampa periodica MAG.
Possibile presenza negli incontri di Consiglio allargato MAG.”
“Mantenimento dei contatti con i soggetti, organizzazione di iniziative comuni e
momenti di confronto, scambio culturale e politico.”
“Siamo nate da un anno e per il momento collaboriamo con un’altra associazione
scambiandoci competenze e collaboratori.”
Da questi scampoli di risposte si evince come le modalità di partecipazione siano
molteplici: il confronto politico propositivo (formazione e corsi visti come luogo di
dibattito e di crescita di un nuovo modo di fare economia), la partecipazione al Consiglio
di amministrazione Mag allargato, lo scambio culturale, la divulgazione delle attività
delle altre organizzazioni, l’adesione alle iniziative predisposte da altre imprese, la
proposta e l’organizzazione di iniziative comuni, lo scambio di informazioni, competenze
e collaboratori, la condivisione delle proprie risorse, il coinvolgimento delle altre realtà
nei propri progetti, la cura delle relazioni personali.
C’è corrispondenza tra questo tipo di investimenti e le aspettative nutrite nei confronti
della rete?
Per quanto attiene ai risultati auspicati dall’operare in rete, essi possono essere
ricondotti a:
•risultati a beneficio della singola organizzazione. Queste realtà avvertono la
necessità di operare in una rete che possa fornire loro maggiori e migliori
informazioni, per esempio in merito a mappare (conoscere) il territorio, garantire
maggior tutela, aumentare il sostegno alle singole realtà, incrementare il peso
nella contrattazione con l’ente pubblico. Sono questi risultati che possono essere
ottenuti grazie al miglioramento dei servizi offerti da Mag Mutua e Mag Servizi;•risultati a beneficio della rete. In questo caso il riferimento è al potenziamento
della rete, che può essere effettuato solo dalle organizzazioni stesse, con il ruolo
di Mag Mutua e Servizi di mere facilitatrici. Questi risultati possono essere
riassunti in condivisione degli obiettivi comuni, incremento della diffusione delle
attività e del coinvolgimento reciproco, mutuo sostegno e solidarietà,
collaborazione per lo sviluppo di nuove idee, irrobustimento dell’unità della rete
che porta ad essere interlocutori più forti con l’ente pubblico, dei rapporti
contrattuali, delle economie di scala;•risultati a beneficio della collettività. Rientrano in questa categoria le aspettative
molto alte che esprimono la forte scommessa che le organizzazioni fanno sulla
27rete Mag e la grande convinzione che il connubio tra Terzo Settore e rete possa
apportare un grande cambiamento a tutta la comunità. Principalmente i risultati
auspicati sono la diffusione di un’economia solidale e basata sull’autogestione, la
crescita del senso di consapevolezza che esiste un’alternativa valida all’attuale
sistema capitalistico e che la rete Mag ne è un esempio concreto, la creazione e il
consolidamento di un nuovo punto di vista per affrontare le incombenze della
vita, la maggiore capacità di dare risposte qualificate ai bisogni del territorio, la
sensibilizzazione e maturazione dei cittadini e degli utenti, lo studio dei problemi
di portata generale e l’individuazione di soluzioni globali, il cambiamento della
civiltà verso una felicità collettiva.
Questa esposizione si limita a riportare le valutazioni positive, non mancano tra i
questionari ricevuti anche pareri più negativi (precisamente 4 su 45): alcuni hanno
espresso la loro delusione per l’operato di Mag e di rimando non si aspettano nulla, altri
hanno comunicato la loro difficoltà nel trovare una risposta.
La sintesi del raffronto tra investimenti e risultati mette in luce un divario tra le risorse
che le imprese sociali immettono nella rete e l’imponenza delle aspettative.
Ciò si ricollega da un lato ad un’ondivaga consapevolezza del valore reale del proprio
apporto all’interno della comunità ed all’interno della rete: Mag, assieme al nucleo di
imprese sociali più consapevoli, ha il compito di rilanciare quotidianamente la pratica
della rete come corresponsabilità diffusa, anche come superamento di un atteggiamento
che porta talune imprese sociali a fruire dei servizi, degli orientamenti e dei consigli Mag,
senza mettere in campo un protagonismo politico reticolare, diventando effettivi
costruttori di rete.
Dall’altro lato, le risposte fornite dalle imprese sociali mostrano la scommessa che molte
altre imprese compiono nella rete, che travalica i meri confini economici, sebbene
presenti, per poter contribuire alla costruzione di un’economia più umana e sostenibile a
beneficio della collettività.30. L’Europa riparta dall’empatia
Nel mentre le imprese sociali a matrice Mag investono le migliori energie nell’economia
locale e nei rapporti di prossimità, non rinunciano a sentirsi parte di un’Italia, un’Europa
e un Pianeta oggi in gravissime difficoltà e con un futuro incerto. Nei fatti, le imprese
sociali agiscono con la consapevolezza che ciò che vale per i contesti circoscritti può
essere significativo anche per contesti grandi se c’è la disponibilità a coglierne il senso e
Primum Vivere è l’indicazione che il Movimento delle Donne ha rilanciato negli ultimi
anni offrendo una direzione che è nuova ed antica al contempo (Libreria delle Donne di
Milano). Primum Vivere non è un antidoto allo spread e alla crisi dei debiti sovrani dei28Paesi sovraindebitati, per fare due esempi. È però sicuramente un metodo per
riformulare i problemi, anche schiaccianti, e per trovare le soluzioni senza che a pagarne
il prezzo siano i più deboli economicamente ed esistenzialmente, come accade ogni
giorno con gli atti estremi di disoccupati, pensionati, imprenditori che non ce la stanno
più facendo. Primum Vivere è in definitiva un criterio di orientamento per una “rinnovata
economia della gioia”.
C’è, al presente, una diffusa convinzione che l’Europa possa/debba dare un contributo
straordinario ed innovativo ai problemi patiti nel vecchio continente e circolano
tantissime proposte e ricette. Noi, proprio in questo momento, vogliamo riportare al
centro del dibattito europeo la figura di una patrona d’Europa: la filosofa, poi
carmelitana, morta ad Auschwitz, Edith Stein. Con i suoi studi e scritti, ha dato un
contributo essenziale a validare il senso e l’importanza dell’empatia nella cura delle
relazioni tra i viventi. L’Europa riparta dal sentimento/dimensione di EMPATIA per un
Nuovo Inizio di Speranza Collettiva (Manifesto Mag 2010).29Appendice
Imprese Sociali e Beni Comuni in Italia
Il dibattito sui beni comuni è un terreno rifiorito negli ultimi tempi in maniera
straordinaria. Una varietà di correnti di pensiero che hanno prodotto idee, teorie,
modelli, casi pratici, confluiscono e si fondono in un fiume di grossa portata che rende
fecondo il terreno stesso in cui trova la sua origine e scorre.
Il testo di recente pubblicazione Viaggio nell'Italia dei beni comuni. Rassegna di gestioni
condivise (Cacciari et al. 2012) ci restituisce l’immagine di un’Italia in cui una
costellazione di esperienze e storie di vita, incentrate sui beni comuni, vivacizza un
territorio, un Paese, che sente l’esigenza di affrontare e superare la crisi economica e
sociale che nè il mercato, nè lo Stato riescono a risolvere.
A Napoli si è costituita una innovativa società di diritto pubblico ABC (Acqua Bene
Comune); si tratta di un ente di diritto pubblico a gestione partecipata. Infatti è
determinante la partecipazione diretta dei cittadini e delle cittadine negli organi di
controllo e di gestione.
A Roma, il Teatro Valle è stato occupato da uomini e donne che si battono contro la
privatizzazione di uno dei più significativi teatri italiani. La lotta è sfociata nella
costituzione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune, laboratorio di nuova
cittadinanza e di elaborazione e riformulazione di una vita degna per i/le partecipanti
all’impresa, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo in primis. Il nuovo teatro offre alla
cittadinanza un’eccellente programmazione ed un luogo aperto al dibattito politico e
culturale e l’occasione per riflettere più in generale sulla cultura italiana come bene
Nella regione dell’Ogliastra, in Sardegna, si sperimentano metodologie partecipative
nella gestione delle terre civiche, per sopperire all’ambigua ed incerta definizione dei
diritti - effettuata dal governo regionale - che dà adito a fenomeni di illegalità e
sopraffazione. L’istituzione di un forum delle terre civiche, che riunisce sindaci,
rappresentanti della provincia, delle agenzie regionali e del laboratorio territoriale,
mette inoltre «al riparo i singoli amministratori dagli attacchi alla propria persona» e
riduce il livello di conflittualità.
A Riace, sul mar Ionio, si è attuato un forte progetto di accoglienza dei migranti e di
recupero delle antiche tradizioni ad opera di una realtà cooperativa ed altre realtà
associative. L’accoglienza costituisce l’occasione per riportare vita, socialità, cultura ed
economia in un luogo che si stava spopolando. Il progetto, che prevede tra l’altro corsi di
30italiano, assistenza legale per il percorso della richiesta di asilo, assistenza psicologica e
medica, l’utilizzo di cartonote locali per sopperire la lentezza dei finanziamenti, il
recupero di abilità artigiane e la valorizzazione di un turismo sostenibile, è stato
riconosciuto in quanto modello esemplare dall’Onu.
A Fidenza, comune della provincia di Parma, un gruppo di famiglie ha messo in atto un
processo partecipativo e decisionale per arrivare a costruire, insieme, un condominio in
cui vivere l’esperienza del co-housing. Il condominio dispone di spazi e servizi comuni, è
dotato di un impianto fotovoltaico che risponde al fabbisogno energetico ed ha uno
spazio comune multifunzionale realizzato con la tecnica dell’auto-costruzione. Molti altri
casi si potrebbero raccontare.
A Verona, Mag ha realizzato il progetto “Casa Comune”, attraverso una campagna di
azionariato popolare, basata sull’acquisto di mattoni simbolici da 500 euro l’uno. Mag ha
potuto così acquistare uno spazio di 300 metri quadrati per farne la sede delle proprie
attività di economia sociale e finanza solidale, per mettere spazi a disposizione delle
associazioni senzatetto e di realtà simili che operano nel Terzo Settore e comunque
nell’Associazionismo piccolo. La sfida è di rilanciare forme di democrazia diretta, basate
sull’intreccio di pensiero e pratiche tra cittadini e aggregazioni, facendo incontrare
quanti credono in un mondo in cui l’economia e la finanza siano eticamente connotate,
più vicine e più orientate al bene comune ed ai reali bisogni delle persone. Il progetto
Casa Comune Mag è ad oggi in gran parte completato e si attendono ancora circa 300
mattoni per terminare l’opera. All’interno della Casa Comune si sono costituite in questi
mesi due importanti reti: una sul lavoro di cura ed un’altra sulle nuove start-up. Le
nascenti reti si sono incontrate per interrogare le proprie attività imprenditive nell’oggi
alla luce di relazioni che hanno messo alla base del loro costituirsi.
È chiaro che il modello di gestione dei beni comuni deve essere coerente con la natura
del bene stesso: se un bene è comune, deve esserlo anche la sua gestione. Affidare i
commons alla società locale secondo una logica di sussidiarietà significa
responsabilizzare i soggetti verso una gestione condivisa, improntata alle relazioni e al
dialogo; significa altresì fare leva sulla peculiare conoscenza che la comunità più
prossima alla risorsa ha dei beni comuni che ad essa attengono.
Emmanuel Mounier sosteneva che
l’uomo non può restar soddisfatto del suo costruire, del suo organizzare, se, in queste stesse
attività, non trova la propria dignità, la fraternità dei suoi compagni di lavoro, e un superamento
della pura e semplice utilità... (Mounier 1963)E come scrive Leonardo Boff alla base delle relazioni orizzontali c’è la riscoperta della
soggettività relazionale e una coscienza di specie che si scopre dentro la stessa e unica Casa
Comune. Casa in rovina per l’eccessivo saccheggio del nostro sistema di produzione e consumo
(citato in Cacciari et al. 2012).31Le osservazioni fin qui svolte suggeriscono di spostare l’attenzione dalle diverse possibili
forme giuridiche del possesso ai modi di governo effettivo, alle finalità sostanziali della
gestione dei beni comuni. Gestione che deve garantire l’accessibilità potenzialmente a
tutti e la preservazione dei beni attraverso un’azione responsabile, coordinata e
conviviale. I beni comuni assolvono all’interesse sociale, arricchendo la collettività.
La definizione della commissione Rodotà di beni comuni come “utilità funzionali
all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona” è avvalorata
dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 3665 del 14 febbraio 2011 che riporta:
disquisire in termine di sola dicotomia beni pubblici-privati significa, in modo parziale, limitarsi
alla mera individuazione della titolarità dei beni, tralasciando l’ineludibile dato della
classificazione degli stessi in virtù della relativa funzione e dei relativi interessi a tali beni collegati.
[…] là dove un bene immobile, indipendentemente dalla titolarità, risulti per le sue intrinseche
connotazioni […] destinato alla realizzazione dello Stato sociale come sopra delineato, detto bene
è da ritenersi [...] “comune” vale a dire, prescindendo dal titolo di proprietà, strumentalmente
collegato alla realizzazione degli interessi di tutti i cittadini (Commissione Rodotà 2007).In definitiva, un bene comune va al di là delle considerazioni sulla proprietà e dell’ottica
manichea che vede una netta separazione tra soggetto e oggetto. Nell’ambito dei beni
comuni il giurista Ugo Mattei sostiene che il soggetto è parte dell’oggetto (e viceversa) e
che è necessario guardare al senso del bene in riferimento al contesto (Mattei 2011). I
beni comuni sono una categoria ampia, flessibile, difficilmente racchiudibile nelle
tradizionali classificazioni giuridiche e politiche. L’acqua, la cultura, la formazione, la
salute, il clima e il patrimonio biologico, il territorio, il lavoro, l’impresa sociale: alla luce
delle considerazioni fatte sono tutti beni comuni, il cui riconoscimento e la cui coerente
gestione offrono un altro modo di vivere e agire.
È importante cogliere le tendenze in atto nelle forme organizzative attuali per giungere
alla costruzione di reti che giovino al confronto, al dialogo, alla moltiplicazione delle
opzioni, perfezionando i metodi di decisione collettiva per costruire una società aperta
conviviale e coesa.Note biografiche su Elinor Ostrom
Elinor Awan (Los Angeles, 7 agosto 1933; Bloomington, 12 giugno 2012). Si è laureata in
scienze politiche all’Università della California (Los Angeles), dove ottenne anche il
master e il dottorato nel 1965, con uno studio sulla gestione comune delle acque
sotterranee in California. Il suo interesse per i beni comuni è dunque precoce ed è una
passione che ha continuato ad approfondire.
La specificità del suo apporto alla teoria economica consiste nell’aver illuminato e
documentato con estesa e meticolosa evidenza il fatto che è possibile una gestione
collettiva, equa ed efficiente delle risorse comuni, che esiste una terza via tra Stato e
mercato, tra pubblico e privato. Anzi nei suoi libri spiega che pubblico e privato sono32categorie astratte che non si trovano nel concreto delle istituzioni sociali e economiche.
La grande attenzione alla realtà multiforme e varia nel mondo è un’attitudine presente
nelle ricerche della Ostrom, che dichiara con assoluta lucidità metodologica di muoversi
continuamente fra teoria e osservazione empirica, le quali si devono alimentare a
vicenda nella scienza economica.
Nel suo lavoro più noto e tradotto anche in Italia Governing the Commons del 1990
(Ostrom 2006), si preoccupa di trovare le caratteristiche comuni delle istituzioni che
hanno funzionato, che sono riuscite a garantire nel tempo la sopravvivenza per il gruppo
sociale. È stato tradotto in italiano anche il libro Understanding Knowledge As a
Commons: From Theory to Practice, scritto insieme a un’altra donna, Charlotte Hess
(Hess e Ostrom 2009). Gli studi della Ostrom, che sono di grande complessità scientifica,
assumono in questo momento un inevitabile valenza politica riguardo alle scelte da fare
oggi e nel prossimo futuro, orientando verso il controllo democratico dei beni collettivi.
È stata insignita del Nobel per l'economia nel 2009 con le seguenti motivazioni: “ha
dimostrato come i beni pubblici possono essere gestiti in maniera efficace dalle
associazioni di utenti”.Note biografiche su Francesco Galgano
Francesco Galgano (Catania, 1 gennaio 1933; Bologna, 6 febbraio 2012). È stato
professore emerito di diritto civile all’Università di Bologna e professore onorario della
stessa materia in varie università spagnole e del Sud America. Ha ricevuto lauree honoris
causa da varie università, anche straniere; ha diretto e fondato diverse riviste giuridiche.
È stato uno dei più grandi giuristi e studiosi della cooperazione mutualistica. Il primo che
ha messo in luce la relazione tra gli artt. 43 e 45 della Costituzione italiana, individuando
così i principi giuridici attraverso cui i costituzionalisti di oggi fondano la legittimità dei
beni comuni nella carta costituzionale (Galgano 1980).
All’intensa attività di teorico del diritto, Galgano ha unito un’altrettanta intensa attività
di avvocato. Il suo studio legale ha operato su scala mondiale. La sua stessa opera di
giurista e l’insegnamento universitario non sarebbero stati gli stessi se non si fossero
nutriti dell’esperienza professionale. Ha partecipato a varie riforme legislative, in
particolare alla Commissione per la Riforma del diritto societario e riforma della
cooperazione nello specifico. Negli ultimi quindici anni ha avuto con Mag Verona scambi
e collaborazioni significative sulle trasformazioni delle organizzazioni non a scopo di
lucro senza che esse perdessero la loro radicalità ed origine.
Dal diritto positivo ha divagato altrove, dalla storia del diritto alla cartografia giuridica. È
uscito dal diritto solo per cercare fuori da esso la chiave per risolvere problemi del diritto
positivo, che questo non era da solo in grado di fornire. Ha sempre coltivato uno sguardo
storico e sociologico sul diritto, che gli ha permesso di cogliere non solo il cambiamento33delle tecniche e degli istituti giuridici, ma anche le ricadute in ambito sociale ed
economico. Il professor Francesco Galgano Ă¨ stato uno dei massimi esperti mondiali di
diritto privato e commerciale, che lascia in ereditĂ una produzione scientifica sterminata,
frutto di una grande mente sistematica e di una straordinaria capacitĂ di lavoro.34Numero soci: 
IMPRESE SOCIALI IN RETE1
BENI COMUNI PER LE COMUNITÀQuali categorie di soci sono presenti
Soci lavoratori e lavoratrici
Soci utenti/clienti
Soci individuali/volontari e volontarie
Soci sovventori e sostenitori
Altro _______________________________Dati anagrafici
Anno d’inizio attività: 
Configurazione giuridica: Cooperativa sociale
 Cooperativa mutualistica
 Fondazione
 Associazione
 Organizzazione sociale sindacale o ecclesiale
 Comitato
 Microimpresa (anche personale)
 Società di capitale
 Gruppo informale
 NoLa Vostra Organizzazione è iscritta all’Albo delle Imprese Sociali? Si
 Nonel CdA
Numero dipendenti full-time: 
Numero dipendenti part-time: 
Numero volontari/e: 
35La Vostra Organizzazione ha adottato anche la dicitura di Onlus?nella base sociale
Breve descrizione dell’attività svolta (sia l’attività prevalente eventualmente depositata c/o Camera di
Commercio sia le attività ausiliarie):Si indichi in valore assoluto l’importo delle seguenti voci al 31/12/2011:
Valore dei Ricavi e Proventi
Andamento economico nell’ultimo triennio (2009 – 2011)
Questo questionario viene inviato alle oltre 350 Imprese Sociali collegate alla Mag di
Verona, ad alcune realtà auto-organizzate collegate alla Rete delle Città Vicine e ad alcune
realtà collegate a CTM Altro Mercato.Stabile
Aumentato
Questionario di ricercaRicerca anche in memoria di Elinor Ostrom e Francesco GalganoDa 1 a 7, si indichi il giudizio sullo stato della Vostra Organizzazione:La rete Mag e dintorniNegativoPositivoDa che anno la Vostra Organizzazione fa parte della rete Mag Verona: 
1234567Situazione economica○○○○○○○Visione pluriennale○○○○○○○Qualità dei servizi erogati e/o dei beni offerti○○○○○○○Creatività e innovatività in atto○○○○○○○Senso e regole condivise dell’autoimprenditività sociale○○○○○○○Grado di affidamento a figure di supervisione esterne○○○○○○○Adeguato sistema sanzionatorio○○○○○○○Capacità di gestire i conflitti○○○○○○○Riconoscimento d’autorità alle figure fondatrici e/o magistrali dell’impresa○○○○○○○Qualità delle relazioni interne all’Organizzazione○○○○○○○Livello di partecipazione e corresponsabilità○○○○○○○Attenzione all’essere donne e uomini nell’impresa: bisogni – linguaggi○○○○○○○Stimolo alla consapevolezza del significato dell’economia sociale e delle
pratiche dell’autogestione
Consulenza e tutoraggio all’autoimprenditivitàFrequenza delle relazioni con le altre realtà collegate○○○○○○○Formazione alle competenze e ai significati dell’autogestioneGrado di consapevolezza che anche la rete è un bene comune○○○○○○○○○○○○○Interesse al problema dell’equa distribuzione delle risorse tra Nord e Sud
Attenzione alle tematiche ambientali, paesaggistiche e artistiche36Predisposizione a leggere le potenzialità e le necessità del proprio
territorio, delle città e degli/delle abitanti○
○Quando avete iniziato a partecipare alla rete Mag: Dalla nascita della Nostra Organizzazione
 In seguitoDa 1 a 7, si indichi quali sono i servizi e gli stimoli della Mag di cui la Vostra Organizzazione
usufruisce:
Per nienteAbbastanzaMoltissimo1234567○○○○○○○○○○○○○○○○○○○○○Servizi alla gestione amministrativa/aziendale○○○○○○○○Supporto finanziario○○○○○○○○Servizi di promozione e di contrattazione○○○○○○○Attività politiche, di collegamento e di rete○○○○○○○Altro:○○○○○○○○Da 1 a 7, si indichi quanto sono presenti le seguenti difficoltà nella Vostra Organizzazione:
Per nienteAbbastanzaMoltissimo1234567Demotivazione e perdita di senso politico○○○○○○○Difficoltà comunicativa tra generazioni di soci○○○○○○○Inserimento delle nuove generazioni di soci solo sulla base delle
Salvaguardare spazi di discussione, riflessione e cura delle relazioni○○○○○○○○○○○○○Reperire i finanziamenti
Ottenere contratti da soggetti privati○
○Da 1 a 7, si indichi quali motivazioni Vi hanno spinto a partecipare alla rete Mag Verona:
Per nienteAbbastanzaMoltissimo1234567La Mag ha dato un supporto alla nascita della Nostra Organizzazione○○○○○○○○Avevamo difficoltà nella vita cooperativa○○○○○○○○Necessità di realizzare economie di sostenibilità○○○○○○○○Avevamo difficoltà finanziarie○○○○○○○○Avevamo bisogno di alcuni servizi specifici○○○○○○○Ottenere contratti da soggetti pubblici○○○○○○○Sentivamo il bisogno di lavorare in rete○○○○○○○Ritardi nei pagamenti degli enti pubblici○○○○○○○Ci hanno invitato Organizzazioni che già aderivano alla Mag○○○○○○○Concorrenza sleale○○○○○○○Desiderio di essere parte attiva di un modo diverso di agire○○○○○○○Carenza di competenze○○○○○○○Altro:○○○○○○○Carenza di innovazione○○○○○○○Sottodimensionamento○○○○○○○Isolamento e misconoscimento○○○○○○○Difficoltà di lavorare in rete con le altre Organizzazioni○○○○○○○Oltre alla Mag, la Vostra Organizzazione aderisce anche a (è possibile indicare più di una risposta):
 Associazioni nazionali (es: Legacoop, Confcooperative, ecc.)
 Consorzi
 ATI (Associazione Temporanea d’Impresa)
 Network formati con altre organizzazioni aderenti a Mag del Vostro settore
 Network formati con altre organizzazioni aderenti a Mag di altro settore
 Network formati con altre organizzazioni che non aderiscono a Mag
 Altro: ____________________________________________
 La Nostra Organizzazione non aderisce ad altre retiDa 1 a 7, si indichi quali difficoltà o punti deboli avete riscontrato nella collaborazione con le altre
Organizzazioni collegate alla Mag Verona:
Per nienteSe partecipate ad una forma di aggregazione di cui sopra, come è nata la collaborazione?
 Stimolati dalla Mag
 Dall’incontro informale c/o Mag
 Per conoscenze personaliAbbastanzaMoltissimo1234567Di comunicazione○○○○○○○Di concorrenza/conflittualità○○○○○○○Di vedute di obiettivi diverse○○○○○○○Di non incontro○○○○○○○Di diverse procedure○○○○○○○Disinteresse alla collaborazione○○○○○○○Mancanza di tempo ed energie○○○○○○○Altro:○○○○○○○Da 1 a 7, si indichi quali sono le attività che svolgete congiuntamente con le altre Organizzazioni
aderenti alla rete:
Per nienteAbbastanzaMoltissimo371234567Attività politiche e di confronto○○○○○○○Scambio di informazioni e di visione○○○○○○○Servizi di promozione nel territorio○○○○○○○Formazione alle competenze○○○○○○Servizi alla gestione○○○○○○Supporti finanziari○○○○○Momenti conviviali○○○○Altro:○○○○Per nienteAbbastanzaMoltissimo1234567Ideazione delle attività della rete Mag○○○○○○○○Promozione di attività sociali proprie della rete○○○○○○○○Problematiche sul lavoro associativo e cooperativo○○○○○○○○○Scambio culturale, politico e presenza pubblica○○○○○○○○○○○○○1234567○○○○○○○Da 1 a 7, si indichi qual è il Vostro giudizio in merito ai vantaggi apportati dall’appartenenza ad una
Per nienteDa 1 a 7, si indichi il Vostro grado di coinvolgimento nelle seguenti attività:AbbastanzaDa 1 a 7, si indichi il grado di accordo con le seguenti affermazioni:
Per nientMoltissimoAbbastanzaMoltissimo1234567Inizialmente credevo nel ruolo della MagAutoformazione e crescita personale○○○○○○○Ho fiducia nella Mag e nei suoi referenti○○○○○○○Entrare in contatto con Organizzazioni simili○○○○○○○Investo risorse nelle attività di rete○○○○○○○Entrare in contatto con Organizzazioni diverse○○○○○○○Mi sento protagonista della rete○○○○○○○Rendere efficace la realtà dell’Economia sociale○○○○○○○Condivido i valori della Mag○○○○○○○Avere più informazioni○○○○○○○Condivido gli obiettivi della Mag○○○○○○○Avere più peso contrattuale (es: in sede di bandi)○○○○○○○Partecipo frequentemente agli incontri○○○○○○○Aiuto nei momenti di crisi○○○○○○○Mappatura del territorio e conoscenza dell’ambiente○○○○○○○○○○○○○○La rete dovrebbe occuparsi maggiormente del suo ruolo di collante di
ideeAltro:○○○○○○○Da 1 a 7, si indichi quali fattori ritenete importanti per il successo della rete:Quali risultati auspicate dalla rete? Come nominereste la qualità dei risultati attesi?Per nienteAbbastanzaMoltissimo1234567Fiducia reciproca○○○○○○○Prossimità geografica○○○○○○○Numero contenuto di imprese collegate○○○○○○○Accentramento delle decisioni○○○○○○○Condivisione delle strategie○○○○○○○Frequenza dei contatti○○○○○○○Relazioni di lungo termine○○○○○○○Supporto dell’ente pubblico e delle istituzioni○○○○○○○Appartenenza ad un settore comune○○○○○○○Appartenenza a settori complementari○○○○○○○Condivisione degli ideali di cambiamento socio-economico○○○○○○○
Che rapporti intravedete e perseguite con le comunità di appartenenza?38Quanto siete soddisfatti delle relazioni di collaborazione con le Organizzazioni della rete Mag
○○○○○○○Quale investimento fate nella rete con le altre Organizzazioni all’interno della Mag Verona? Cosa fate
concretamente per consolidare i legami nella rete?
Volete aggiungere dell’altro?Avete documenti che desiderate allegare?
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