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Timestamp: 2019-05-25 09:14:12+00:00
Document Index: 58142932

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53']

Notizie Utili - Dojo Eleonora Krav Maga Mantova
Meglio scaldarsi in modo dinamico, no allo stretching
cercare di mantenere l'iniziativa, incalzando l'avversario per non dargli il tempo di reagire e possibilmente di attaccare;
ogni parte del corpo può diventare un'arma, senza dimenticare che praticamente qualsiasi oggetto può essere usato allo stesso scopo.
colpi al naso: cercare di colpire l'avversario sul naso, così da guadagnare momenti utili per fuggire oppure per sferrare un colpo ai genitali, cosi da finire definitivamente l'avversario.
colpo ai genitali: cercare di colpire con un calcio o una ginocchiata i genitali dell'avversario, così da finirlo definitivamente.
calcio al ginocchio: se portato frontalmente poco sopra il ginocchio, può portare alla rottura dei legamenti dello stesso. Se viene portato un colpo a girare sul lato del ginocchio, può provocare la fuoriuscita della rotula e il Ko dell'avversario.
detenzione, possesso e porto di un'arma
Per quanto riguarda gli articoli dissuasivi come spray e taser, ci sono stati a livello mondiale diversi dibattiti in proposito, anche se in Italia vi sono problemi legali nel porto e nell'utilizzo di questi dispositivi.
Per il possesso e porto di armi le prescrizioni si fanno più severe. Infatti è necessario il porto d'armi (almeno nel caso in cui si voglia portare con sé o trasportare l'arma) che viene rilasciato a fronte di molti documenti, non ultimo la verifica di pendenze penali.
Per l'utilizzo delle guardie del corpo è chiaro che non ci sono prescrizioni midico/tecniche ed andrebbe valutata la reale necessità a causa del peso economico che comporta. Tuttavia in italia ,dal punto di vista legislativo, tale professione formalmente non può essere svolta, in quanto la protezione delle persone è attività esclusiva dello Stato e l'unica protezione consentita al singolo cittadino è quella che deriva dall'applicazione della legittima difesa.
Lo studio della difesa personale si distingue da quello delle arti marziali per una serie di motivi, primo tra tutti il fine. Chi pratica un'arte marziale, ricerca solo in parte un metodo di difesa o offesa, nonostante in origine fossero arti di combattimento che prevedevano l'offesa e la difesa anche contro attacchi portati con armi, oggi le arti marziali sono per lo più considerate una pratica sportiva e nonostante possano essere usate per legittima difesa, utilizzarle in ambiti diversi da una situazione di pericolo può essere punito con diverse sanzioni e l'allontanamento dalla palestra.
Le tecniche di difesa personale, invece, sono studiate proprio per raggiungere il fine di sconfiggere un'aggressione. Esse prendono spunto da molte arti marziali come ad esempio l'Hapkido il Taekwondo il, Ju jitsu, il Judo, l'Aikido, il Karate, il Viet Vo Dao (arte marziale vietnamita) o il Kung fu, oppure da sistemi di combattimento come il Jeet Kune Do, il Wing Chun, il Krav Maga israeliano, il Qwan Ki Do, l'Escrima filippino o i più recenti sistemi di autodifesa Keysi Fighting Method, Total Fighting, Goshin jitsu e il Kombato.
La grande varietà di arti marziali esistenti consente differenti approcci allo scontro: alcune discipline infatti prevedono il danneggiamento dell'avversario, altre invece puntano esclusivamente al suo immobilizzamento.
Il killer instinct, letteralmente istinto omicida, è quel rapporto che si deve sviluppare affinché si affronti nel modo corretto uno scontro Bisogna però soffermarsi a spiegare il significato di questa parola. Sviluppare il killer instinct non vuol dire nutrire odio nel prossimo e provare piacere nel farlo soffrire. Questo è semplicemente il termine inglese con il quale ai reparti speciali viene spiegato il concetto di istinto di sopravvivenza. Può voler dire di non tirarsi mai indietro di fronte alle difficoltà, la sopravvivenza propria e dei propri cari viene prima di tutto. Paul Vunak, un famoso insegnante di Jeet Kune Do,istruttore di reparti speciali americani Navy Seals,FBI,ecc. in una sua intervista disse: "...se devo combattere, io combatto. Se devo uccidere, io uccido. Se devo fuggire, io fuggo."
Il killer instinct è un concetto particolarmente complicato da comprendere, proprio di certi modelli di scuole di autodifesa, destinato alla formazione psicologica e al corretto utilizzo delle tecniche che verranno poi imparate. Molto spesso viene assimilato male, galvanizzando l'allievo e ottenendo così un effetto controproducente.
Le nostre tecniche di autodifesa funzionano su molti livelli:
1° La loro efficacia è effettiva, perché essi sono situati in zone del corpo anatomicamente deboli;
2° La loro efficacia aumenta attaccando come bersaglio le regioni dove si trovano più precisamente i punti di agopuntura.
Per esempio, se calciando correttamente un agopunto del ginocchio, non solo disperderemo l'energia dell'aggressore, ma anche gli si romperà l'articolazione del ginocchio.
Molte arti marziali credono di nascondere gelosamente dei segreti all'interno del proprio metodo di combattimento, che in alcuni casi, non è affatto vero. Infatti si è scoperto una notevole e sorprendente somiglianza, con le teorie della medicina orientale. Se si desidera scoprire l'efficacia di un punto di pressione usato nel Kyusho, bisogna studiare bene l'anatomia, la fisiologia, e le teorie associate al corpo umano. Se si impara bene l'agopuntura, sarà intuitivo capire molti di questi segreti, i quali se applicati al contrario producono degli effetti devastanti.
Lo studio approfondito della medicina tradizionale cinese, servirà anche a conoscere meglio il proprio corpo e come funziona per poter curare gli altri e se stessi, in maniera tale da praticare le arti marziali con rispetto e limitazione, compassione e senso comune. Visto e considerato che sarà una necessità assoluta dopo quanto andremo ad applicare i principi delineati in questa sezione.
La teoria di Cinque Elementi (fuoco,terra, metallo, acqua, legno,) fu usata in Cina per sviluppare un sistema di modelli ciclici e corrispondenti nei quali furono inclusi tutti i fenomeni naturali. Così, ognuno dei 12 Meridiani Principali è associato ad una particolare fase (es. il Polmone appartiene al metallo). Le cinque fasi possono essere ordinate in sequenza di 36 possibili modelli ciclici. Il più importante modello per il combattimento è stato chiamato il ciclo distruttivo o di conquista nelle quali le fasi seguono una sequenza distruttiva: LEGNO penetra la terra, la quale blocca L'ACQUA, che a sua volta spegne il FUOCO, il quale fonde il METALLO, che a sua volta taglia il LEGNO.
Nelle antiche Arti Marziali, originariamente il ciclo di distruzione fu ideato per attaccare gli agopunti, rispettando un periodo ciclico, che faceva capo alla legge dei 5 elementi. Per esempio, un colpo al meridiano del Fegato (legno) seguito da un attacco al meridiano dello Stomaco (terra), completa così un passaggio del ciclo di distruzione (legno conquista terra). Se la combinazione precedente fosse seguita da un attacco al Meridiano del Rene (acqua), un secondo passaggio nel ciclo di conquista sarebbe completato (terra conquista l'acqua). L'efficacia di questi colpi, sta nella combinazione di questo ciclo di elementi.
Anticamente, attaccare gli agopunti seguendo la legge dei 5 elementi nella sequenza prima citata, fu considerata altamente letale.
In Cina, il bastone, chiamato Kun, è conosciuto come una delle quattro armi principali delle arti marziali, insieme al Dao (Sciabola), al Qiang (Lancia) e al Jian(Spada).
Il bastone (sia lungo che corto) è in genere la prima arma che un praticante di arti marziali inizia ad usare perché, come già affermato, facilita l’apprendimento di altre armi vedi l’alabarda, la lancia nel caso del bastone lungo; vedi la spada e la sciabola nel caso del bastone corto; inoltre aiuta a migliorare le posizioni e l’assetto simmetrico del corpo e quindi correggere eventuali squilibri esistenti; infine permette allo studente di combattere con un oggetto facilmente reperibile.
Difesa da bastone
In occidente, a differenza dell'oriente, non esistono vere e proprie scuole di bastone: infatti, se si esclude il periodo medioevale dove in alcune scuole di scherma si insegnava anche l'uso del bastone, e certe zone dell' Italia meridionale dove i "capibastone" trasmettevano ai loro "picciotti" le tecniche di combattimento con questa arma, non risultano ci siano state e ci siano vere e proprie scuole di difesa con bastone.
In alcuni trattati di scherma come quello dei Maestri Giannino Martinelli e di Giancarlo Toran, dove venivano illustrate tecniche di attacco, svincolamenti, prese, distorsioni e bloccaggi, si contempla l'uso del bastone e più nello specifico del bastone animato (un bastone da passeggio ma con all'interno una lama di 40/50 cm). Non tutti sanno che ad oggi esiste la possibilità, stabilita dal regolamento del Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza (TULPS) di conseguire la licenza di "porto d'armi per bastone animato".
Una tra le scuole più importanti e antiche (forse l'unica) in Italia dell'uso del bastone animato fu quello del Corpo dei Vigili Urbani di Milano, molti dei suoi agenti si addestravano dallo stesso Maestro Martinelli.
Per molti la difesa personale contempla solo la
protezione contro attacchi a mani vuote, con bastone
e/o coltello.
Data la continua escalation di delinquenza organizzata e micro criminalità, in aggiunta al continuo aumento di gente che detiene un’arma da fuoco, sia legalmente che illegalmente, nel nostro tempo, diventa sempre più probabile trovarsi d’innanzi ad un' arma da fuoco spianata: per tale motivo molte scuole di difesa personale si sono “adeguate” a queste nuovi temi di sicurezza, per dare ai propri praticanti nozione di difesa personale contro minaccia da arma da fuoco, ma non tutti gli istruttori di difesa personale sono anche esperti di armi da fuoco.Chi si occupa di sicurezza e maneggia armi da fuoco ha cognizione che di fronte ad un’arma da fuoco, data in mano ad una persona che ha intenzione di usarla ci sono pochissime, se non nessuna, possibilità di uscirne vivo, se consideriamo poi che chi sa usare un’arma sicuramente non la punterebbe mai addosso a qualcuno ad una distanza del corpo a corpo, la percentuale di sopravvivere a tale attacco diventa veramente tenue.Per tale motivo chi si addentra in queste tematiche, prima ancora di conoscere e praticare all’infinito tali tecniche marziali, deve, a mio avviso, considerare almeno altri due fattori: primo, riflettere che se siamo minacciati da un aggressore armato il quale, anche se ha deciso di non spararci, la nostra reazione fisica potrebbe indurlo, in una situazione di conflitto e di stress psicofisico, a premere il grilletto nonostante la non intenzionalità dell’azione; secondo, la conoscenza approfondita del tipo di arma che ci troviamo puntati contro, modello, revolver, semiautomatica e, ancora, il tipo di meccanismo di funzionamento sono fondamentali per poter soppesare un eventuale intervento di autodifesa e/o qualsiasi azione di disarmo.Procedimenti questi che possono e debbono essere trattati solo da esperti istruttori di armi da fuoco, essere istruttore o maestro di questa o quella disciplina marziale non garantisce la giusta esperienza e conoscenza in materia di armi da fuoco, che andrebbe approfondita prima con allenamenti a secco e poi sui campi da tiro a segno sotto la stretta sorveglianza di professionisti del settore.Quindi è fondamentale premettere che non bisogna mai reagire ad una minaccia armata almeno che non abbiamo capito che verremo uccisi. Detto questo, prima di qualsiasi reazione è importante capire in base alla postura, alla prossemica, alla lunghezza delle braccia dell’assalitore armato, alla sua collocazione nello spazio, al suo atteggiamento mentale in quel particolare momento, come possiamo reagire per tentare una pericolosa e improbabile difesa da minaccia armata.Il modo particolare,dopo avere preso in seria considerazione i due punti sopracitati, è bene addestrarsi su tecniche di deviazione della volata dell'arma, tecniche di sgancio e arresto meccanico del cane e/o del carrello per causare, laddove fosse possibile, un inceppamento dell'arma rendendo possibile ed efficace la difesa.
A dirimere la questione ci hanno pensato i ricercatori dell’università del Wisconsin(USA) che, dopo uno studio condotto in primo luogo su dei topi da laboratorio, hanno ricercato le analogie con l’essere umano, pubblicando i risultati della ricerca sulla prestigiosa rivista Behavioral Neuroscience. In sintesi la ricerca ha coinvolto delle cavie da laboratorio che, dopo un periodo di lavoro fisico intenso e frequente (protratto per diverse settimane), sono state indotte in uno stato di immobilità. L’attività cerebrale rilevata, dopo qualche giorno in questa nuova condizione, era analoga a quella di topi tossicodipendenti in condizioni di astinenza.
Chi è realmente una guardia del corpo o un bodyguard?
La guardia del corpo è un professionista per la salvaguardia della persona fisica. Il lavoro vero e proprio consiste nel difendere una persona, che non vuole difendersi da sola o che non può difendersi da sola.
Un bodyguard deve essere prima di tutto addestrato adeguatamente, inoltre deve essere motivato, affidabile, riservato, dotato di ottimi riflessi e deve avere la capacità di gestire le emozioni per fare in modo che queste non compromettano le cosidette situazioni distress, ossia situazioni di pericolo.
E' impossibile pensare come fanno tante scuole o corsi per bodyguard di formare una guardia del corpo entro pochi giorni.
Il bodyguard durante i lavori di scorta, deve poter agire prontamente di fronte ad una aggressione o ad altri problemi e questo è ottenibile solo con un addestramente pre-progettuale.
La statistica dice che solo il 10% delle persone comuni sia in grado di mantenere la calma in situazioni catastrofiche, per cui l' atteggiamento mentale per un bodyguard è fondamentale, praticare discipline volte all'autocontrollo come lo yoga, il training autogeno o le arti marziali possono aiutare moltissimo
L'interiorizzazione delle stesse aiuta anche a correggere caratteri troppo aggressivi, che contrariamente a quanto possa credere un'aspirante bodyguard sono del tutto negativi e controproducenti per una guardia del corpo professionale.
Quanti anni deve avere un Bodyguard?
L'età media di un bodyguard è intorno ai 30-45 anni, alcuni giovani si avvicinano a questa professione attratti dalle armi o dalle arti marziali, ma pochi rimangono a svolgere un lavoro estremamente impegnativo che per la verità è tutto improntato sull' organizzazione e la pianificazione con lo scopo di tenere il protetto lontano dai pericoli.
Chi è il peggior nemico di una guardia del corpo?
Il nemico numero uno di una guardia del corpo è la routine, ecco perchè la carriera mediamente dura dai 10 ai 15 anni di servizio continuo che non prevede soste nè vita privata.
Chi sono i migliori bodyguard del mondo?
Bisogna essere dei cecchini?
L'uso delle armi rappresenta solo il 4/5 % per un bodyguard professionista, infatti se arriva il momento di usarle è perchè qualcosa non ha funzionato nell'organizzazione del servizio di scorta, cosi come viene definito dagli addetti ai lavori.
Quanto guadagna un bodyguard professionista?
Una guardia del corpo ha una retribuzione che varia a seconda del cliente, del grado di pericolosità e del territorio. Molte sono le persone che ricorrono a veri professionisti, quali personaggi detti VIP ( Very Important Person ) che per il loro Status necessitano di protezione a scopo preventivo, quì si va da un minimo di 3000,00 euro ad un massimo di 5000,00 euro al mese. Diverso è il discorso per chi riceve concrete minacce di morte etc.. quì il discorso è più complicato..... si arriva anche a 10/15000,00 euro al mese.
Negli ultimi anni si è diffusa l'abitudine di denominare "guardia del corpo" anche i membri delle compagnie militari private impiegate da numerosi governi o dalle multinazionali private, quelli non sono bodyguard, sono ex militari diventati mercenari a tutela di persone o cose in territori ad altissimo rischio.Per le serate quotidiane,svolte in discoteche,disco-pub e manifestazioni varie,la giornata retributiva varia dai 100,00 / 120,00 euro al giorno.
Cosa dice la legge sui bodyguard?
In Italia la figura della guardia del corpo non è prevista a livello giuridico ed è in pratica illegale poiché la sua funzione e i suoi compiti sono (secondo la legge italiana) ad esclusiva competenza delle Forze dell' ordine. Secondo l'Articolo 134 del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) è considerato illecito qualunque tentativo di sostituirsi alle Forze dell' Ordine nella funzione di tutela di chi è o si sente minacciato, chi lo fà può essere accusato di usurpazione di pubblica funzione. Un esempio potrebbe essere dato dalla guardia giurata nella banca; egli ha infatti l'esclusivo compito di proteggere il denaro e non le persone.
La Cassazione penale, con la sentenza n. 11879 del 22 maggio 2007, è tornata a pronunciarsi sulla vexata quaestio relativa alla legittimità o meno dell’uso delle armi da parte delle forze di polizia. Con la sentenza in commento, quindi, la Suprema Corte ha disatteso orientamento che aveva ampliato l’ambito applicabilità dell’art. 53 c.p. ritenendo giustificato, ancorché a ben precise condizioni, l’uso delle armi da parte degli esponenti delle forze di polizia, anche in situazioni di inseguimento di fuggitivi.
La problematica in questione, qualunque soluzione sia (nel tempo) stata accolta, ha semprelasciato insoddisfatti, e ciò per la contrapposizione di opposti orientamenti giuridico-ideologici che in materia si sono sempre fronteggiati e che sono, in effetti, difficilmente bilanciabili..
Da una lato, infatti, vi sono i sostenitori della teoria secondo cui l’uso delle armi debba essere considerato legittimo – ex art. 53 c.p. – e, pertanto, anche a fronte di un atteggiamento passivo, quale è, appunto, la fuga. I sostenitori di tale tesi arrivano, addirittura, ad individuare un combinato disposto di tale norme con l’art. 2 n. 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950 (recepita con la l. 4 agosto 1955, n. 848 secondo il modello della ratifica ed esecuzione dei trattati internazionali), e ciò al fine di escludere ogni sorta di responsabilità.
Sul piano opposto si colloca, invece, un'altra corrente di pensiero – che, in definitiva, è quella accolta dalla sentenza che qui si commenta – secondo cui il carattere primario ed indefettibile per configurare come legittimo il ricorso alle armi sarebbe da individuarsi nella esclusiva necessità di “...respingere una violenza o superare una resistenza attiva” il che, ovviamente, lo renderebbe incompatibile con la fuga che è manifestazione di una tipologia di resistenza diversa da quella attiva.
Ed è proprio in questo contesto che viene a collocarsi la sentenza n.11879/07 la quale si impone come momento di rottura rispetto alle visioni predominanti e rispetto alle quali suggerisce il ritorno ad una visione della problematica de qua più articolata, nel cui ambito assumono carattere fondamentale le distinzioni fattuali e giuridiche che intercorrono fra resistenza attiva e resistenza passiva.
Ed invero, nel caso di specie il S.C. condivide la posizione dei giudici di merito, i quali hanno distinto l’intervento del carabiniere (imputato) in due differenti fasi temporali, ponendo l’accento sul fatto che il ricorso all’uso delle armi sia avvenuto dopo la cessazione di uno stato di opposizione e resistenza attiva del soggetto all’atto in compimento da parte dell’agente.
A sostegno delle posizioni assunte, quindi, la Corte chiarisce che la ratio della disposizione dell'art. 53 c.p. starebbe nella necessità di consentire al pubblico ufficiale l'uso delle armi al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, e “…considera legittimo l'uso dell'arma solo in presenza della necessità di respingere una violenza o superare una resistenza attiva.”
In altre parole, l’insegnamento qui suggerito dalla Cassazione è inequivocabile nel postulare che l’uso delle armi rappresenterebbe una risposta dell’agente da assimilare all’uso della forza fisica o morale e, in quanto tale, non configurabile nel caso di fuga, la quale realizza solo una resistenza passiva, salvo che sia posta in essere con modalità idonee a mettere a repentaglio l'incolumità del terzo.
Sentenza 22 maggio 2007, n. 11879