Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2011/
Timestamp: 2017-12-18 12:40:57+00:00
Document Index: 109183035

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 24', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 51', 'art. 24', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 4', 'art.2', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 99', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il Commercialista in Rete: 2011
Dal 1° gennaio 2012 il tasso degli interessi legali aumenta dall'1,5% al 2,5%, a causa della crescita dell'inflazione e della conseguente crescita dei tassi di interesse correnti sul mercato finanziario (Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze 12 dicembre 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 15 dicembre 2011, n. 291). La modifica in esame si riflette in ambiti diversi, quali, in particolare: rapporti creditori / debitori,usufrutto e rendite vitalizie,ravvedimento operoso. In specifico occorre considerare che: salvo specifiche deroghe contrattuali o di legge, il nuovo saggio legale è applicabile, con decorrenza dall'1.1.2012, ai crediti a prescindere dalla data in cui gli stessi sono sorti;la modifica del tasso d’interesse legale opera anche in materia di locazione di immobili urbani,relativamente al calcolo degli interessi maturati a favore del conduttore sul deposito cauzionale;il tasso legale si riflette altresì sulla determinazione degli interessi dovuti dal contribuente, ai sensi dell'art. 13, D.Lgs. n. 472/97, al fine di regolarizzare, mediante il ravvedimento operoso, le omissioni / irregolarità commesse in sede di versamento dei tributi (IVA, IRPEF, ritenute, ecc.)
Contributi Inps più cari dal 2012 per artigiani, commercianti e coltivatori diretti.
La Manovra Monti (D.L. n. 201/2011, art. 24) prevede l’aumento progressivo delle aliquote contributive Inps per gli artigiani, i commercianti ed i coltivatori diretti fino a raggiungere nel 2018 l’aliquota del 24%. Il percorso di incremento inizierà dal 1° gennaio 2012, con un aumento pari a 1,3%; l’aliquota salirà così dall’attuale 20% al 21,3%, e dal 21% al 22,3% per l’ulteriore fascia di reddito.
Successivamente, l’incremento sarà pari allo 0,45% in tutti gli anni successivi fino a raggiungere l’aliquota del 24% prevista per il 2018. Dal 2018, di conseguenza, spariranno sia l’aliquota ridotta per i collaboratori con meno di 21 anni sia il punto percentuale in più previsto per i redditi superiori ad una certa fascia
Dal 1° gennaio 2012 aumenteranno dell’1% anche le aliquote contributive per gli iscritti all’Inps Gestione Separata (es.: lavoratori parasubordinati) per effetto non della Manovra Monti, ma di quanto previsto dalla Manovra di Ferragosto (D.L. n. 138/2011).
I comportamenti antieconomici giustificano le rettifiche d’ufficio.
La tenuta formalmente corretta della contabilità non costituisce una causa ostativa all’accertamento analitico-induttivo di cui all’art. 39, primo comma, lett. d), del DPR n. 600 del 1973, in presenza di comportamenti palesemente antieconomici posti in essere. Al riguardo, l’utilizzo di percentuali di ricarico anormalmente basse sulle merci vendute, così come un’ampia divaricazione tra costi e ricavi, sono indice di condotta commerciale anomala, di per sé sufficiente a giustificare da parte dell’erario una rettifica della dichiarazione, ai sensi del DPR n. 600 del 1973, art. 39, cui corrisponde, in materia di IVA, il DPR n. 633 del 1972, art. 51, a meno che il contribuente non dimostri l’effettiva sussistenza delle perdite dichiarate, con il conseguente spostamento dell’onere della prova in capo a quest’ultimo.
Sentenza n. 26167 del 6 dicembre 2011 (udienza 6 luglio 2011)
Cassazione Civile, sezione V – Pres. ADAMO Mario – Est. TERRUSI Francesco
Accertamento analitico-induttivo – Tenuta formalmente corretta della contabilità – Comportamenti antieconomici – Dimostrazione contraria - Onere della prova a carico del contribuente
Atti cooperazione internazionale: “sempre” off limits alla visione.
L’esclusione del diritto di accesso agli atti amministrativi – previsto dagli articoli 24 della legge 241/1990 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”, 8 del Dpr 352/1992 “Regolamento per la disciplina delle modalità di esercizio e dei casi di esclusione del diritto di accesso ai documenti amministrativi in attuazione del comma 2 dell’art. 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241”, e 2 del Dm 603/1996 “Regolamento per la disciplina delle categorie di documenti sottratti al diritto di accesso in attuazione dell’art. 24, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241” – riguarda anche i documenti acquisiti da Autorità di altro Stato, trattandosi di atti la cui inaccessibilità è fondata su ragioni di tutela della sicurezza, della difesa nazionale e delle relazioni internazionali.
In questi termini si è espresso il Consiglio di Stato nella pronuncia 6472 del 9 dicembre, con la quale, in riforma della sentenza del Tar Lazio, ha accolto l’appello dell’Amministrazione finanziaria nella questione divenuta nota, nell’ambito della cronaca finanziaria, come la “lista Falciani”.
Nell’ambito di un giudizio relativo al diritto di accesso agli atti amministrativi, l’Amministrazione finanziaria propone appello avverso una sentenza del Tar Lazio che, in accoglimento del ricorso proposto da un contribuente, aveva annullato il provvedimento di diniego di accesso opposto dall’Amministrazione stessa e ordinato, a quest’ultima, l’esibizione della documentazione richiesta dal ricorrente.
La richiesta di accesso in esame concerne un accertamento fiscale, anno di imposta 2005, fondato su un dossier acquisito dalla Guardia di finanza presso l’Amministrazione fiscale francese, contenente dati e notizie riguardanti alcuni contribuenti italiani (tra cui l’istante) inseriti in una lista di detentori di disponibilità finanziarie presso una banca svizzera.
La domanda, a suo tempo presentata dal contribuente accertato e rigettata dall’Amministrazione finanziaria, riguardava tutti i documenti e tutte le informazioni allo stesso relative, acquisite presso l’Amministrazione francese, posti a fondamento dell’attività di verifica fiscale effettuata nei suoi confronti, nonché la nota di trasmissione dell’Autorità fiscale francese e tutti i documenti e atti di informativa allegati, antecedenti e susseguenti a tale documentazione.
La sentenza appellata aveva accolto la richiesta formulata dal contribuente, nella considerazione che l’articolo 2, comma 1, lettera b), del Dm 603/1996, nell’individuare, tra i documenti esclusi dal diritto di accesso, quelli “attinenti ad accordi di cooperazione, anche di carattere investigativo nei settori istituzionali sviluppati con l’apporto e la collaborazione di organismi di polizia, fiscali e doganali esteri”, sottrae all’accesso gli accordi strategici mediante cui, in fase investigativa, vengono pianificate e coordinate le attività di indagine per prevenire e contrastare comportamenti illeciti, al fine di evitare che, dalla conoscenza delle strategie investigative, terzi possano trarne vantaggio. Tale esclusione, quindi, non è diretta a limitare il diritto di difesa, sottraendo il materiale probatorio acquisito al controllo del soggetto sottoposto ad accertamento fiscale.
L’appello dell’Amministrazione finanziaria
Nel ricorso proposto, l’Amministrazione finanziaria precisa che l’unico documento non esibito consiste in una missiva trasmessa dall’Amministrazione francese, contenente un floppy disc (dal quale era stata estrapolata la posizione del contribuente, allegata al pvc), nel quale erano contenuti i dati fiscali relativi a contribuenti italiani detentori di disponibilità finanziarie presso una banca svizzera.
Ciò premesso, l’Amministrazione ritiene che il documento richiesto in visione e copia (la lettera di trasmissione francese) non costituisce atto di natura tributaria, ma attiene esclusivamente ai rapporti internazionali tra Amministrazioni, che potrebbero essere pregiudicati se venisse resa pubblica, in violazione degli articoli 2, 3, 4 e 5 del Dm 603/1996.
Per i giudici di palazzo Spada il ricorso deve essere accolto.
L’articolo 24, comma 1, della legge 241/1990, prevede, tra l’altro, l’esclusione dal diritto di accesso per “i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 del presente articolo”.
Il successivo comma 2 dispone che “le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilità sottratti all’accesso ai sensi del comma 1”.
Infine, l’articolo 10 del Dpr 184/2006 statuisce che “i casi di esclusione dell’accesso sono stabiliti con il regolamento di cui al comma 6 dell’articolo 24 della legge, nonché con gli atti adottati dalle singole amministrazioni ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 24”.
Il regolamento di cui al citato articolo è contenuto nel Dm 603/1996, il cui articolo 2, per quel che qui interessa, testualmente dispone che “…in relazione alla esigenza di salvaguardare la sicurezza, la difesa nazionale nonché l’esercizio della sovranità nazionale, la continuità e la correttezza delle relazioni internazionali, sono sottratte all’accesso le seguenti categorie di documenti, compresi quelli ad essi direttamente connessi:
b) documenti attinenti ad accordi di cooperazione, anche di carattere investigativo nei settori istituzionali sviluppati con l’apporto e la collaborazione di organismi di polizia, fiscali e doganali esteri…”.
Ne consegue che “…il regolamento ministeriale non individua singoli tipi di documenti, bensì loro ‘categorie’, di modo che l’ascrivibilità del singolo documento in queste ultime, ne esclude l’accessibilità, e ciò perché l’accesso, ove consentito, comprometterebbe,… ‘la sicurezza, la difesa nazionale nonché l'esercizio della sovranità nazionale, la continuità e la correttezza delle relazioni internazionali’”.
In altri termini, per il Consiglio di Stato, l’esigenza di salvaguardare l’ordine e la sicurezza pubblica, nonché di prevenire e reprimere la criminalità (articolo 4 del Dm 603/1996), è causa di sottrazione del documento al diritto di accesso quando l’esibizione dello stesso potrebbe oggettivamente mettere in pericolo gli interessi pubblici suindicati “…in ragione della sua natura, del suo contenuto, delle sue modalità di acquisizione e/o di formazione, ovvero della sua ulteriore utilizzazione da parte dell’amministrazione”.
Applicando tali principi al caso in esame, si deve concludere che gli atti cui il ricorrente intende accedere, in quanto acquisiti per il tramite della cooperazione del Governo francese, rientrano pienamente nelle “categorie generali” indicate dalle disposizioni sopra ricordate (individuate dall’Amministrazione come ostative all’accesso).
Oltretutto, “…la sottrazione di tali documenti all’accesso appare del tutto ragionevole, posto che, in quanto provenienti da altri soggetti di diritto internazionale, l’amministrazione nazionale ricevente non è di per sé in grado di valutare l’influenza che avrebbe la ostensione dei suddetti documenti sull’attività del soggetto di altro Stato che li ha forniti”.
Da ultimo, il Consiglio di Stato precisa che non è applicabile, al caso, il principio contenuto in precedenti pronunce amministrative, secondo cui l’inaccessibilità agli atti in questione è temporalmente limitata alla fase di pendenza del procedimento tributario, non rilevandosi esigenze di segretezza nella fase che segue la conclusione del procedimento di adozione del provvedimento definitivo di accertamento dell’imposta dovuta, sulla base degli elementi reddituali che conducono alla quantificazione del tributo (Consiglio di Stato, sentenze 925/2011 e 53/2010).
Infatti, nel caso in esame, “ciò che osta all’accesso è l’appartenenza del documento alla categoria degli atti acquisiti da Autorità di altro Stato, con le conseguenti limitazioni derivanti dalla cooperazione internazionale: il diritto di difesa (comunque in altre sedi garantito), non è, quindi, posto in correlazione con le sole esigenze dell’attività amministrativa di individuazione e repressione degli illeciti tributari, bensì con i valori, altrettanto garantiti, di cooperazione internazionale e di prevenzione e repressione delle frodi e della criminalità”.
Contributo di accesso alla mobilità. La "causale" per le imprese in crisi.
Con la causale contributo "ACIM", di nuova istituzione, le imprese con più di quindici dipendenti ammesse al trattamento straordinario di integrazione salariale, che non possono garantire il reimpiego a tutti i lavoratori, potranno versare all'Inps, tramite F24, l'anticipo sulle somme da corrispondere per accedere alla procedura di mobilità (articolo 5, comma 4, legge 223/1991). È quanto previsto dalla risoluzione 129/E del 22 dicembre.
Si ricorda che, in base all'articolo 4 della legge 223/1991, le imprese che avviano la procedura di mobilità, sono tenute a inviare alle rappresentanze sindacali e alle associazioni di categoria, una comunicazione contenente i motivi che hanno determinato la situazione di eccedenza, le ragioni per cui non possono adottare misure alternative, il numero e il profilo professionale dei dipendenti, i tempi del programma di mobilità e le eventuali misure per fronteggiare le conseguenze, sul piano sociale, dell'attuazione del programma medesimo.
Alla comunicazione devono, inoltre, allegare copia della ricevuta del versamento all'Inps di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti, a titolo di anticipazione sull'importo totale: "Per ciascun lavoratore posto in mobilità l'impresa è tenuta a versare alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, di cui all'art. 37, L. 9 marzo 1989, n. 88, in trenta rate mensili, una somma pari a sei volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al lavoratore. Tale somma è ridotta alla metà quando la dichiarazione di eccedenza del personale di cui all'art. 4, comma 9, abbia formato oggetto di accordo sindacale" (articolo 5, comma 4, legge 223/1991).
La causale "ACIM", denominata "Datori di lavoro - anticipazione contributo di ingresso mobilità", consente dunque il versamento dell'anticipo delle somme previste dall'articolo 5, comma 4, legge 223/1991.
La causale va esposta nella sezione "Inps" del modello F24, nel campo "causale contributo". Nella stessa sezione si deve indicare il codice della sede Inps competente, la matricola del contribuente, oltre al mese e anno di riferimento.
Dichiarazioni 2012, capofila l’Irap. On line il primo modello in bozza.
E’ in rete la bozza del modello Irap 2012. Si tratta ancora di una versione in prova di quello che dovranno utilizzare i contribuenti per la dichiarazione relativa all’anno di imposta 2011.
Già da adesso, comunque, è possibile rilevare le principali modifiche rispetto al modello dello scorso anno.
Una nuova casella
Una novità già dal frontespizio. Il contribuente che vuole trasformare la richiesta di rimborso dell’eccedenza d’imposta in compensazione può farlo, gli basterà barrare la casella “Dichiarazione integrativa” (art.2, comma 8-ter, Dpr 322/98). Naturalmente, condizione necessaria, è che la somma non sia stata già restituita.
Ampliata la tabella delle aliquote
Si arricchisce la tabella delle aliquote. Oltre all’aggiornamento delle percentuali modificate da leggi regionali, pubblicate anche quelle statali e quelle maggiorate per effetto della manovra di luglio (articolo 23, comma 5, Dl 98/2011), che interessano le imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori, le banche e gli altri enti e società finanziari, le imprese di assicurazione.
Disponibile, inoltre, anche quest’anno, la percentuale di imposta applicata regione per regione e il relativo codice da inserire nel quadro IR per la ripartizione regionale della base imponibile e dell’imposta.
Modifiche ad hoc per gli Ias adopter
È stata prevista una nuova ipotesi di variazione in aumento e in diminuzione per i soggetti che applicano i principi contabili internazionali. Si tratta dei componenti rilevanti ai fini Irap, imputati direttamente al patrimonio netto o al prospetto delle altre componenti di conto economico complessivo (Oci), mai imputati a conto economico e che rilevano fiscalmente secondo le disposizioni che regolano l’imposta regionale sulle attività produttive, indipendentemente dall’imputazione al patrimonio netto ovvero ad Oci.
Spazio all’affrancamento dei maggiori valori delle partecipazioni
New entry nel quadro IS. Una nuova sezione accoglierà gli importi assoggettati a imposta sostitutiva - a seguito dell’esercizio dell’opzione ex commi 10-bis e 10-ter dell’articolo 15 del Dl 185/2008 - rispetto ai valori delle voci avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali suscettibili di affrancamento.
Al debutto le “deduzioni regionali”
Nella sezione relativa alla ripartizione della base imponibile è stata inserita una nuova colonna “deduzioni regionali”: i contribuenti che producono il valore della produzione in Piemonte e Umbria potranno ridurre la base imponibile Irap riferita a queste due regioni, che hanno introdotto una deduzione per chi incrementa il numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato.
Un addio e due “benvenuto”. Dai minimi, largo ai giovani.
Niente ritenuta d’acconto e niente “spesometro” per i contribuenti che possono accedere al nuovo regime fiscale dedicato a giovani e lavoratori in mobilità. Appuntamento con l’Iva una sola volta l’anno, per i “vecchi minimi”.
Le indicazioni sono contenute in due provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle Entrate, applicativi delle disposizioni introdotte dall’articolo 27 del Dl 98/2011, che ha sancito, a partire dal prossimo anno, l’addio al regime dei minimi.
Il primo provvedimento fa il punto sul “regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità”, destinato a quanti – fermi restando i vincoli, fissati dalla normativa istitutiva dei “minimi”, su limite di ricavi (30mila euro), assenza di dipendenti e collaboratori, niente esportazioni eccetera – inizino una “nuova” attività d’impresa o di lavoro autonomo dal primo gennaio 2012, o che l’abbiano cominciata dopo il 31 dicembre 2007.
Al riguardo, subito due chiarimenti:
per esercizio di attività e per inizio di una nuova attività produttiva, si fa riferimento allo svolgimento effettivo e all’inizio effettivo della stessa; non alla sola apertura della partita Iva
Il nuovo regime agevolato è aperto anche a quanti abbiano optato per il regime ordinario (fermo restando il vincolo triennale conseguente all’opzione) o per il “forfettino”. In questi casi, i benefici dureranno per la durata residua al completamento del quinquennio ovvero fino all’anno in cui cade il trentacinquesimo compleanno. In merito a quest’ultimo aspetto, il provvedimento precisa anche che il regime – lungo, naturalmente, il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e i quattro successivi – può durare in ogni caso fino al compimento del trentacinquesimo anno di età e, quindi, potenzialmente anche oltre gli ordinari cinque anni.
Importante: chi per obbligo o per scelta esce dal regime (anche nel quinquennio o prima dei 35 anni), non può più rientrarvi.
L’aliquota dell’imposta sostitutiva, di Irpef e addizionali (applicata sui ricavi/compensi – spese, tutto conteggiato per cassa), è fissata al 5% e, come anticipato, il provvedimento ha previsto la non assoggettabilità dei proventi a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta. A tal fine, i percettori devono rilasciare una dichiarazione dalla quale risulti che il reddito in questione è soggetto a imposta sostitutiva.
Per finire, gli adempimenti Iva. Oltre a quelli previsti dall’articolo 7 del Dm 2 gennaio 2008 (tra cui, la numerazione e la conservazione delle fatture, nonché la certificazione dei corrispettivi), il nuove regime di vantaggio non esonera i contribuenti, che vogliano effettuare acquisti intracomunitari, dalla richiesta di inserimento dell’archivio Vies. Al contrario, è previsto l’esonero dalle comunicazioni sia delle operazioni rilevanti Iva (spesometro) sia dei dati delle operazioni con soggetti “black list”.
L’articolo 27 del Dl 98/2001 ha anche previsto un’uscita soft dal regime dei minimi, per quanti, pur in possesso degli ordinari requisiti legati al volume d’affari, all’assenza di collaboratori e di esportazioni, alla non adozione di regimi speciali Iva eccetera – commi da 96 a 99 dell’articolo 1, legge 244/2007 – mancano di quelli necessari per l’accesso ai benefici introdotti a vantaggio di giovani e lavoratori in mobilità. Per questi contribuenti - destinatari del secondo provvedimento - restano comunque rilevanti semplificazioni, consistenti nell’esonero:
da registrazione e tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini Irpef, Irap e Iva, nonché dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili (sempre che, a seguito di richiesta dell’Amministrazione finanziaria, siano in grado di fornire i dati in esso confluibili, ordinati in forma sistematica)
da liquidazioni e versamenti periodici (e acconto annuale) dell’Iva
dalla presentazione della dichiarazione Irap (imposta da cui sono esenti).
Per il resto, anche l’accesso a tale regime contabile agevolato – come a quello previsto per giovani e lavoratori in mobilità – non è precluso nel caso si sia optato per il regime ordinario (con la permanenza minima triennale) o per il “forfettino”.
Dichiarazioni extraprocessuali: in tribunale con valore condizionato.
Secondo un principio giurisprudenziale consolidato, l’utilizzo delle dichiarazioni di terzi nel processo tributario ha mero valore indiziario; al riguardo, in forza di quanto affermato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 18 del 2000 - anche il contribuente può produrre documenti contenenti dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale, le risultanze emergenti da tali documenti non hanno valore probatorio pieno (a ciò ostando il divieto di prova testimoniale e di giuramento fissato dal D.Lgs. n. 546 del 1992, articolo 7, comma 4, che in tal guisa verrebbe eluso mediante un mezzo di prova, non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo), ma possono essere utilizzate solo quando trovino ulteriore riscontro nelle risultanze del processo (Cassazione 16032/05, 149/10, 3724/10, 6755/10).
Ordinanza n. 26067 del 5 dicembre 2011 (udienza 8 novembre 2011)
Cassazione civile, sezione VI – Pres. MERONE Antonio
Accertamento sintetico – Possesso di quote societarie – Simulazione del contratto di acquisto – Dichiarazione resa da terzi in giudizio – Mero valore indiziario
Studi di settore, anomalie 2010 giustificabili entro fine febbraio.
E' on line sul sito delle Entrate il programma che permette a contribuenti e intermediari di comunicare all'Agenzia informazioni o elementi in grado di giustificare le situazioni di non congruità, non normalità o non coerenza risultanti dall'applicazione degli studi di settore per il periodo d'imposta 2010, oltre l'indicazione in dichiarazione di cause di inapplicabilità o di esclusione.
La trasmissione delle segnalazioni potrà essere effettuata fino al 29 febbraio 2012, entro un termine quindi più ampio di quello ordinariamente previsto per la trasmissione delle dichiarazioni dei redditi.
"Segnalazioni studi di settore Unico 2011": il software
Il software "Segnalazioni studi di settore Unico 2011" consente di predisporre e inviare telematicamente una segnalazione contenente i dati utili a giustificare lo scostamento rispetto alle risultanze degli studi di settore. L'applicazione è disponibile gratuitamente sul sito www.agenziaentrate.gov.it, nella sezione "Home - Cosa devi fare - Dichiarare - Studi di settore e parametri - Studi di settore - Compilazione".
Per il corretto e completo utilizzo delle funzionalità offerte dal programma, è stata realizzata una dettagliata guida operativa, pubblicata nella stessa sezione del sito.
File Internet o Entratel, la procedura passo dopo passo
L'utente può predisporre e inviare telematicamente le segnalazioni tramite File Internet o Entratel. Di seguito le istruzioni per eseguire correttamente la procedura:
predisporre le segnalazioni utilizzando il software "Segnalazioni Studi di Settore Unico 2011"
trasferire i dati acquisiti utilizzando la funzione "Segnalazioni Studi di Settore Unico 2011". Il trasferimento predispone il file da inviare nella cartella "trasferiti" presente all'interno della cartella di installazione del software
utilizzare le applicazioni File Internet o Entratel per crittografare il file salvato nella cartella "trasferiti", scegliendo dalla lista contenente le tipologie di documenti disponibili la voce "Segnalazioni Studi di Settore Unico 2011"
inviare telematicamente il file utilizzando le stesse applicazioni File Internet o Entratel.
A seguito dell'invio telematico della segnalazione, al contribuente viene spedita una ricevuta che riporta l'esito della trasmissione.
Regime dei minimi: incertezze sul nuovo regime e sulla sorte degli “ex-minimi”.
Il 1° gennaio 2012 entrerà in vigore il nuovo regime dei minimi, secondo le modifiche apportate dall’art. 27 del D.L. n. 198/2011, convertito nella L. 111/2011. Le imprese e i professionisti che dal 2012 non potranno più utilizzare il regime dei minimi, passando automaticamente a quello residuale, dovranno aumentare i prezzi delle merci vendute e delle prestazioni effettuate, nei confronti dei privati, se non vorranno vedersi ridurre il ricavo effettivo. Infatti, a differenza del regime dei minimi, quello residuale comporta l’applicazione degli studi di settore, ma soprattutto obbliga ad applicare l’Iva nei modi ordinari.
Studi di settore: online il software per giustificare gli scostamenti fino al 29 febbraio 2012.
Con un Comunicato stampa del 20 dicembre 2011, l’Agenzia delle Entrate ha annunciato che è stato reso disponibile il software “Segnalazioni studi di settore Unico 2011”, mediante il quale i contribuenti e gli intermediari abilitati possono comunicare all’Amministrazione Finanziaria le informazioni e gli elementi in grado di giustificare le situazioni di non congruità, non normalità e non coerenza derivanti dall’applicazione degli studi di settore per il periodo d’imposta 2010. Inoltre, mediante tale programma informatica è possibile indicare le condizioni di sussistenza delle cause di inapplicabilità o di esclusione dagli studi di settore segnalate in Unico 2011. La trasmissione delle segnalazioni può essere effettuata a partire dal 20 dicembre 2011 e fino al 29 febbraio 2012.
L’atto illegittimo può essere annullato dall’ufficio su domanda del contribuente, che riporti l’esposizione dei fatti, l’atto di cui si eccepisce l’illegittimità in tutto o in parte e la documentazione idonea a dimostrare le tesi sostenute. L’annullamento dell’atto illegittimo può essere richiesto anche se il contribuente ha presentato ricorso e questo è stato respinto per motivi formali (inammissibilità, improcedibilità, irricevibilità) con sentenza passata in giudicato.
Operazioni rilevanti Iva 2010, il Fisco aspetta fino al 31 gennaio.
Slitta al 31 gennaio 2012 la scadenza per l’invio telematico della comunicazione relativa alle operazioni rilevanti ai fini Iva, di importo non inferiore a 25mila euro, riferite al periodo d’imposta 2010.
Il nuovo termine subentra al vecchio (fissato al 31 dicembre 2011), con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.
Si tratta della comunicazione obbligatoria prevista, in applicazione della disciplina sullo “spesometro” (articolo 21, Dl 78/2010), per gli acquisti e le cessioni di beni, le prestazioni di servizi effettuate e ricevute che, a regime, dovrà essere trasmessa, entro il 30 aprile di ciascun anno successivo alla scadenza del periodo d’imposta di riferimento, per tutte le movimentazioni di valore pari o superiore a 3.000 euro al netto dell’Iva ovvero a 3.600 euro, Iva compresa, nel caso di operazioni senza obbligo di emissione della fattura.
Tempi e valori differenti, esclusivamente, quindi, per il primo periodo di applicazione e cioè per le informazioni riguardanti il 2010.
L’ulteriore “eccezione”, il rinvio al 31 gennaio 2012 del termine di presentazione, pur non condizionando l’attività di controllo da parte dell’Agenzia, concede più tempo ai titolari di partita Iva per adeguare i loro sistemi informatici al nuovo tipo di adempimento.
In materia di spesometro, sul sito dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili i relativi documenti di normativa e di prassi amministrativa, e le risposte fornite dall’Amministrazione finanziaria ai quesiti posti dalle associazioni di categoria.
Tesserino elettronico europeo per il riconoscimento delle qualifiche professionali.
La Commissione Europea ha presentato ieri 19 dicembre 2011 una nuova direttiva che modifica la precedente direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali, recepita in Italia con il D.lgs. 206/07. In particolare, secondo la proposta di direttiva sarà istituito un “tesserino” elettronico europeo che certificherà le qualifiche professionali per poter continuare e esercitare in qualunque paese della UE. Il sistema di riconoscimento dovrebbe valere anche per chi non ha ancora un titolo abilitante, ma svolge un tirocinio retribuito.
Dalla Manovra Monti novità in tema di indagini finanziarie.
A partire dal 1° gennaio 2012 gli operatori finanziari dovranno comunicare all'Anagrafe tributaria tutte le movimentazioni relative ai rapporti finanziari e ogni altra informazione strettamente necessaria ai controlli fiscali, nonché l'importo delle stesse. Lo prevede il D. L. n. 201 del 6 dicembre 2011 (c.d. Decreto Monti “Salva Italia “). Le modalità attuative della comunicazione, compresa la periodicità, sono demandate ad un successivo Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate, previa consultazione con le associazioni di categoria degli operatori finanziari nonché con il Garante per la protezione dei dati personali.
Non scontano Iva i servizi sanitari forniti dalle farmacie ai cittadini.
La risoluzione 128/E del 20 dicembre affronta la questione della riconducibilità delle nuove prestazioni rese dalle farmacie, consistenti nella messa a disposizione di operatori socio-sanitari, infermieri e fisioterapisti per lo svolgimento di specifiche prestazioni professionali, nell'ambito applicativo dell'esenzione dall'Iva di cui all'articolo 10, n. 18), del Dpr 633/1972.
Prima di tutto, va premesso che, con il decreto legislativo 153/2009, il Governo ha definito i nuovi servizi erogabili dalle farmacie nell'ambito del servizio sanitario nazionale. L'ultima normativa prevede l'erogazione in farmacia di nuovi servizi ad alta valenza socio-sanitaria, come la partecipazione all'Assistenza domiciliare integrata e la presa in carico di particolari pazienti cronici, la realizzazione di iniziative per il corretto uso del farmaco, la partecipazione a programmi di educazione sanitaria e prevenzione, l'effettuazione di autoanalisi di prima istanza, le prenotazioni di visite ed esami.
Sulla base della disposizione, il ministro della Salute ha successivamente emanato tre decreti attuativi sui nuovi servizi, riguardanti le autoanalisi di prima istanza, la presenza in farmacia di altri operatori sanitari e la prenotazione per via telematica di prestazioni ambulatoriali.
In esecuzione di uno di tali provvedimenti, alcune organizzazioni territoriali aderenti alla Federazione che ha posto il quesito all'Agenzia stanno sottoscrivendo con strutture rappresentative delle professioni sanitarie, quali infermieri e fisioterapisti, contratti di mandato con rappresentanza, per consentire agli utenti delle farmacie di poter accedere alle prestazioni rese da tali professionisti sanitari.
In particolare, la Federazione ha precisato che il soggetto al quale verrebbe affidato il mandato di svolgere i nuovi servizi ad alta valenza socio-sanitaria, in nome e per conto delle farmacie aderenti, è una struttura societaria eventualmente organizzata anche in forma di società cooperativa.
Pertanto, il cittadino si rivolgerebbe alla farmacia per ottenere la prestazione dei servizi sanitari e la farmacia svolgerebbe direttamente il servizio, avvalendosi delle richiamate strutture societarie che effettuano l'attività richiesta tramite i propri professionisti sanitari.
La Federazione chiede di conoscere se sia le prestazioni effettuate dai professionisti sanitari, anche mediante una struttura societaria, nei confronti della farmacia sia quelle rese dalla farmacia nei confronti del cliente/paziente siano riconducibili nell'ambito applicativo dell'esenzione dall'Iva (articolo 10, n. 18), Dpr 633/1972).
Nel fornire la soluzione, i tecnici dell'Agenzia ricapitolano e integrano le norme di riferimento, cominciando proprio dall'articolo 10 del Dpr sull'Iva che, al n. 18), esenta dall'imposta "le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell'esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza, ai sensi dell'art. 99 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, ovvero individuate con decreto del Ministero della sanità, di concerto con il Ministro delle finanze". Passano poi per il Testo unico delle leggi sanitarie che, all'articolo 99, stabilisce che "è soggetto a vigilanza l'esercizio della medicina e chirurgia, della farmacia e delle professioni sanitarie ausiliarie di levatrice, assistente sanitaria visitatrice e infermiera diplomata" e, concludono con la lettura dell'articolo 1 del decreto interministeriale 17 maggio 2002, secondo cui sono esenti dall'Iva le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona, oltre che dagli esercenti una professione sanitaria o un'arte ausiliaria delle professioni indicate all'articolo 99 del Testo Unico delle leggi sanitarie, dagli operatori abilitati all'esercizio delle professioni elencate nel decreto ministeriale 29 marzo 2001. Quest'ultimo, all'articolo 3, indica le "professioni sanitarie riabilitative", tra le quali è inclusa la figura del "fisioterapista", e, all'articolo 5, le "professioni tecniche della prevenzione", di cui fa parte l'"assistente sanitario".
Ciò premesso, l'Agenzia delle Entrate ritiene che, come emerge sia dalle norme sia da una prassi ministeriale consolidata (risoluzioni 550555/1989, 119/2003, 39/2004 e 87/2010) e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia Ue (sentenza C141/00 del 2002), l'applicazione dell'esenzione Iva alle prestazioni sanitarie debba essere valutata in relazione alla natura delle prestazioni fornite, riconducibili nell'ambito della diagnosi, cura e riabilitazione, e in relazione ai soggetti prestatori, i quali devono essere abilitati all'esercizio della professione, a prescindere dalla forma giuridica che riveste il soggetto che le rende.
A tal riguardo, come sottolineato nella sentenza richiamata, "il principio di neutralità fiscale osta in particolare a che operatori economici che effettuano le stesse operazioni subiscano un trattamento differenziato in materia di riscossione dell'Iva. Ne deriva che tale principio sarebbe infranto ove la possibilità di invocare l'esenzione prevista per le prestazioni mediche effettuate nell'esercizio delle professioni mediche e paramediche dipendesse dalla forma giuridica mediante la quale il soggetto passivo svolge la propria attività".
Con riferimento al caso in esame, l'Agenzia osserva preliminarmente che il Dlgs 153/2009 ha disciplinato i nuovi servizi erogabili dalle farmacie nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. In particolare, all'articolo 1, comma 2, lettera a), punto 4), il decreto ha previsto, tra i nuovi compiti delle farmacie, "la messa a disposizione di operatori socio-sanitari, di infermieri e di fisioterapisti, per la effettuazione di specifiche prestazioni professionali richieste dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta".
Dall'analisi della disciplina di riferimento si evince che le prestazioni professionali in questione, purché oggettivamente riconducibili alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione della persona e in quanto materialmente rese da soggetti (infermieri, fisioterapisti, operatori socio-sanitari) sottoposti a vigilanza, quindi autorizzati, presentano i requisiti per ricadere nell'ambito di applicazione dell'esenzione dall'Iva.
Considerato il carattere oggettivo delle norme richiamate, le medesime conclusioni devono ritenersi valide anche nel caso in cui la farmacia, così come prospettato, si avvalga, per la prestazione dei servizi sanitari nei confronti del cliente-paziente, di una struttura societaria, eventualmente organizzata in forma di società cooperativa, che effettua le prestazioni tramite propri professionisti sanitari.
Scommesse e pronostici: istituiti due codici tributo per pagare la sanzione.
Con la Risoluzione n. 125/E del 16 dicembre 2011, l’Agenzia delle Entrate istituisce i codici tributo “5271” e “5272” per versare, tramite il modello F24 Accise, la sanzione amministrativa prevista per chi gestisce in concessione i concorsi pronostici e le scommesse, e non ha presentano la segnalazione certificata di inizio attività o l’ha presentata con dati inesatti. La Legge di Stabilità per il 2011 ha, infatti, fissato che nel caso in cui vengano commesse tali violazioni dovrà essere applicata una sanzione amministrativa che va da 516 a 2.000 euro.
Bianca o verde è raccomandata. Con sé porta sempre un avviso.