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Timestamp: 2020-01-24 03:29:48+00:00
Document Index: 140802593

Matched Legal Cases: ['art. 1803', 'art. 1803', 'art. 1804', 'art. 1805', 'art. 1810', 'art. 1804', 'art. 1375', 'art. 2721', 'art. 627', 'art. 1803', 'art. 1804', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1810', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 397', 'art. 2930', 'art. 1803', 'art. 1822', 'art. 2930', 'art. 1808']

Art. 1803 codice civile - Nozione - Brocardi.it
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Articolo 1803 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1803 Codice civile
Il comodato è il contratto col quale una parte consegna all'altra (1) una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato (2), con l'obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta (3) (4).
Il comodato è essenzialmente gratuito [1571] (5).
(1) Colui che riceve la cosa è il comodatario che, giuridicamente, consegue una detenzione qualificata autonoma, in quanto acquisisce la materiale disponibilità del bene nel proprio interesse (v. 1140 c.c.). Di conseguenza egli può agire con l'azione di reintegrazione anche contro il comodante (1168 c.c.). Inoltre, quale detentore, se il mutuatario aliena il bene a terzi la sua condotta configura una appropriazione indebita (646 c.p.).
(2) Il comodatario ha facoltà di servirsi del bene, ciò che distingue tale fattispecie dal deposito (1766 c.c.). Il prestito è fatto, comunque, per un uso o per un tempo specifici; se, invece, non è determinato il tempo si parla di comodato precario (v. 1810 c.c.).
(3) Poichè il comodatario è tenuto a restituire la medesima cosa ricevuta, esso ha ad oggetto necessariamente cose inconsumbaili le quali, cioè, per essere utilizzate, non abbisognano di essere distrutte ovvero non comportano la necessità che il soggetto se ne spogli. Ciò distingue il comodato (prestito d'uso) dal mutuo (prestito di consumo, v. 1813 c.c.): il mutuatario diviene proprietario del bene concesso a mutuo ed è tenuto a restituire tantundem eiusdem generis.
(4) Il comodato è un contratto reale, ad effetti obbligatori (1376 c.c.) ed a forma libera (1325 c.c.). Inoltre, si tratta di un contratto unilaterale, cioè con obbligazioni a carico di una sola parte (1333 c.c.): si discute, però, se si tratti dell'obbligazione del comodatario di rendere il bene dopo l'uso o il tempo pattuito ovvero di quella del comodante di non pretendere la restituzione prima della scadenza.
(5) Se viene previsto un compenso non si tratta più di comodato ma di locazione (1571 c.c.), salvo che il compenso sia molto basso. Inoltre, si ammette la possibilità di gravare il comodatario di un onere, atteso che ciò non costituisce un corrispettivo (ad esempio nel caso in cui, a fronte del prestito di una vettura ad un amico, questi la rifornisca del carburante).
Il contratto soddisfa l'interesse del comodatario di servirsi di un bene senza versare un corrispettivo, ed in tal senso configura una concessione basata su un rapporto di cortesia. Pur non essendo oneroso, esso soddisfa anche l'interesse del comodante: infatti, si tratta di una gratuità interessata, cioè il comodante ottiene comunque un vantaggio, anche se non economico.
“ Commodatum ad pompam (ad ostentationem) ”
Comodato per farne mostra (per ostentazione)
“ Gratuitum debet esse commodatum ”
“ Nemo commodando rem facit eius, cui commodat ”
Dando in comodato una cosa non se ne trasferisce la proprietà a colui a cui vien data
“ Non potest commodari id quod usu consumitur ”
Non può darsi in comodato ciò che si consuma con l'uso
Spiegazione dell'art. 1803 Codice civile
Quanto alla capacità necessaria per concludere sia il contratto preliminare che quello definitivo, bisogna distinguere fra chi da (o promette) e chi riceve (o s'impegna di ricevere) a comodato.
Il primo evidentemente compie un atto eccedente l'ordinaria amministrazione, poichè dispone (sia pure temporaneamente) di una cosa senza corrispettivo, e per di più la mette in pericolo, infatti un certo rischio c'è sempre nella concessione della cosa ad altri, sia pur con ogni cautela, e tutto questo esula dall'ordinaria amministrazione che deve essere diretta alla conservazione del patrimonio, e alla sua fruttificazione, con esclusione di atti di disposizione o che comunque mettano in pericolo la cosa stessa.
Lo stesso, però, non può dirsi per l'altra parte, perché non solo è quella che trae profitto dal negozio, ma anche quella che, col contratto, meno vincola il proprio patrimonio, in quanto si obbliga non a disporre di quest'ultimo, ma ad osservare i limiti e i termini della concessione fatta (o da farsi) in suo favore.
Può concedere una cosa a comodato non solo il proprietario, o l'usufruttuario, ma anche il possessore e il semplice detentore, ma non il creditore pignoratizio, il sequestratario e il depositario, e nemmeno il comodatario, senza il consenso del comodante (arg. ex art. 1804 del c.c.).
Chiunque, purché sia capace, può ricevere a comodato, ma non di regola il proprietario della cosa, a meno che il comodante vi abbia un diritto reale (ad es. di usufrutto), o di obbligazione (ad es. di locazione): in tal caso, però, ordinariamente si nega che il comodatario possa sollevare eccezioni al momento della restituzione.
Quanto all' oggetto, assai opportunamente il nuovo codice ha chiarito che possono comodarsi tanto mobili che immobili, ponendo così fine alle vecchie dispute sorte in merito. Naturalmente, deve trattarsi di cose in commercio: quindi ne restano esclusi i beni demaniali, ecclesiastici, le armi da guerra e le merci di contrabbando.
Si ritiene che non si possano comodare che le cose infungibili, ma in senso contrario si obbietta che non è la fungibilità che contraddice al comodato, ma la sua consumabilità. Sennonché, la questione va posta in termini più concreti: una cosa può benissimo essere, per sua natura o secondo gli usi del commercio, fungibile ed anche consumabile, e tuttavia essere suscettibile di comodato, basta che le parti non la ritengano tale ma la considerino nella sua individualità e insostituibilità, di modo che quella stessa cosa (e non un suo equivalente) possa essere restituita. Questo accade soprattutto per i titoli al portatore: di per sé sono tipicamerite fungibili, e quindi possono formare oggetto di mutuo o di un altro tipo contratto nominato o innominato che sia, se le parti, al momento della consegna per l'uso, non li abbiano individualizzati (col loro numero, ed ogni altra specificazione), di modo da renderne impossibile la loro confusione e sostituzione, ed è in quest'ultimo caso soltanto che si avrà comodato.
Si è discusso se una cosa incorporale — o più esattamente se l'esercizio del (contenuto) di un diritto — possa formare oggetto di comodato, ma è prevalsa la tesi negativa. Alcuni parlano, infine, di commodatum personarum: ma è stato in senso contrario osservato che, tanto in diritto romano quanto in diritto canonico, le persone che sono libere non possono mai costituire oggetto di prestito. La questione, nonostante il sapore scolastico, può risultare ancora interessante, perché in pratica si presentano spesso casi in cui la prestazione di un servizio personale s'interseca con il comodato.
Finalità e temporaneità
Per il nuovo codice — come, del resto, per quello vecchio (art. 1805) — non occorre una duplice specificazione del tempo e dell'uso della cosa comodata, ma basta che sia determinato o l'uno o l'altro. Coordinando, però, tale disposizione con l'altra che — con opportuna innovazione — disciplina il comodato precario, impropriamente chiamato comodato senza determinazione di durata, quando cioè non « è stato convenuto un termine nè questo risulta dall'uso » (art. 1810 del c.c.) viene tenuta presente la Relazione al re, che mira non solo a non confondere, ma a contrapporre i due istituti citati (n. 734), pertanto sembra che la formula disgiuntiva sopra riportata debba interpretarsi nel senso che si ha comodato quando direttamente (con la fissazione di un termine) o indirettamente (con la determinazione di un uso da esplicarsi in un dato spazio di tempo) sia stata stabilita la durata della concessione. Diversamente, si ha comodato precario, con conseguente possibilità di risoluzione della concessione stessa ad libitum del concedente.
La determinazione dell'uso in sè non costituisce, o non costituisce più, una caratteristica del comodato, né lo distingue dal precario. Pertanto si avrà comodato, anche se non sia stato determinato l'uso, dovendosi questo intendere limitato a quello di cui la cosa, per sua natura, è suscettibile, purche sia determinato il tempo. Viceversa, si avrà precario anche se sia stato determinato l'uso, purché non sia determinato il tempo.
Il requisito della gratuità è nettamente citato nelle fonti più antiche, e lo stesso può dirsi del precario, per l'appunto chiamato genus liberalitatis. È dunque essenziale che vi sia un vantaggio, e questo vantaggio sia da una parte sola, quindi o del comodatario o precarista.
Si parla di « vantaggio » e non di « arricchimento » per non fare confusione con la donazione, in cui c'è un immediato e diretto impoverimento da una parte a cui corrisponde un accrescimento di patrimonio dall'altra. Ma non è il caso di minimizzare, come qualche autore fa, ricacciando il « vantaggio » che dal comodato si trae ai margini, se non addirittura fuori, del diritto, sino a dire che la legge non accorda ad esso alcun riconoscimento, in quanto le relazioni di favore esorbitano dal campo del diritto. Un' assurdità del genere (per cui il comodato, irrilevante ed indegno di tutela, sino a che rimane nello stato meramente obbligatorio, sarebbe regolato dal diritto solo in quanto rapporto reale: solo cioè in quanto, per effetto della consegna della cosa, generi a carico del ricevente un suo obbligo a restituire) prova semplicemente il disagio in cui si trova la dottrina tradizionale, sia per troppo pesanti e indiscriminate reminiscenze romanistiche, sia per la riluttanza ad adeguare l'istituto alla sua vivente funzione economico-sociale, e ad esaminarlo — non atomisticamente — ma nella sua interezza ed organicità. Se a ciò la dottrina stessa fosse pervenuta, non stenterebbe a riconoscere, fra l'altro, che il passaggio del rapporto, dalla vita di relazione a quello del diritto, si attua proprio — non mediante il cieco compimento di un atto materiale — ma attraverso la suscepta obligatio, con l'assunzione dell'obbligo, principale e preminente, da parte del concedente (più o meno immediatamente seguita dall'inizio della sua esecuzione mediante la consegna della cosa), di far gratuitamente e temporaneamente godere ad altri l'uso della cosa stessa.
Vantaggio e interesse. Il comodato modale
Distinto dal « vantaggio » procurato col comodato — e che non può non sussistere, per essenza, in esso — è l' interesse che alla conclusione del contratto può avere una parte come l' altra.
Questo « interesse » sino a che non esclude o non limita il « vantaggio » del comodatario (o precarista), ossia finchè risulta compatibile con esso, rientra fra i motivi d'ordine psicologico, ed è pertanto irrilevante (non sussistendo più nel nostro diritto la gradazione di colpa che il diritto romano aveva delineato a seconda che il comodato fosse nell'interesse del comodatario, del comodante o di entrambi: per la trattazione di tale argomento si rimanda alla spiegazione dell' art. 1804 del c.c.).
Se viceversa l' « interesse » dell'uno si contrappone, o in tutto o in parte, al « vantaggio » dell'altro, e lo bilancia fino a sopprimerlo, e addirittura a soverchiarlo, sta a rappresentare un corrispettivo incompatibile con la gratuità dell'istituto, e quindi fa sì che il rapporto non possa ricadere negli schemi di esso.
Ciò vale quanto dire che interesse esclusivo da parte del comodante non può esservi, perché esso, per definizione (appunto perché esclusivo), esclude il vantaggio dell'altro contraente, e quindi la gratuità del negozio.
Può esservi anche un interesse del comodante può esservi, perché esso, sempre per definizione, anzichè escludere, implica che un vantaggio, quale che sia, si abbia anche dall'altra parte.
Ci si chiede se sia ammissibile un comodato (o precario) modale. Secondo la tesi negativa, si rileva che il modus, essendo un peso imposto alla liberalità, e quindi a carico di chi dalla stessa è beneficiato, non può gravare sul comodatario che la dottrina tradizionale considera l'unico obbligato del rapporto. Ma dopo quanto si è detto, non è il caso di mettere ancora in rilievo l'errore che si annida in tale dottrina. Obbligato in via principale è il comodante il quale, circoscrivendo i limiti della propria obbligazione, gravano a carico del comodatario altrettante obbligazioni che però non hanno una vita autonoma, e non sono, per così dire, che il riflesso di quella obbligazione: non il suo corrispettivo. Beneficiato dal comodato è solo ed esclusivamente il comodatario: quindi — verificandosi il caso normale di un atto a titolo gratuito che genera pesi (economici e obbligatori) da una parte e vantaggi dall'altra — niente impedisce che anche al comodato possa in astratto essere apposto il modus. Decidere quando l'onere si contenga nei limiti dovuti, e non assuma carattere di corrispettivo, è una questione da esaminare caso per caso, in base al principio dell' equivalenza.
Al comodatario passa la « detenzione interessata », non il possesso, e tanto meno la proprietà delle cose comodate: è pertanto da escludere che si tratti di comodato, anche se le parti cosi l'hanno qualificato, quando ci sia stato trasferimento di proprietà della cosa data a prestito, o — che è lo stesso — quando sia stata prevista la restituzione (o la possibilità di restituzione) della cosa stessa non in individuo, ma per specie e qualità.
Non diversamente deve dirsi allorché il comodatario viene autorizzato a servirsi della cosa per costituirla in pegno o in cauzione. Ed infatti anche in questo caso, egli può (senza con ciò inadempiere al contratto di prestito) non restituire in individuo (tutte le volte che la cosa sia espropriata dal creditore pignoratizio): e basta questa possibilità perché la figura del comodato venga meno.
Forma, interpretazione, prova e competenza
Nessuna forma, naturalmente, e richiesta per la conclusione del contratto di comodato, che può avvenire anche tacitamente.
Nell' interpretazione, l'oscurità dei patti deve essere risolta nel senso meno gravoso per il comodante (art. 1375 del c.c.), almeno secondo quegli Autori che vedono in esso il vero e proprio obbligato. L'opinione tradizionale dovrebbe giungere a conclusioni opposte e interpretare, nel dubbio, a favore del comodatario: il che contraddice all'esigenza che gli stessi fautori dell'opinione stessa, sia pure oscuramente, avvertono e cioè che la legge deve trattare con clemenza (milde) la larghezza d'animo (Freigebigkeit) del comodante.
Quanto alla prova, si riteneva sotto il vecchio codice che alla prova testimoniale e presuntiva non potesse farsi luogo se il valore della convenzione — da desumersi dal valore dell'uso e non dal valore della cosa comodata — superasse i limiti di ammissibilità.
Tale modo di vedere — discutibile anche secondo la precedente legislazione — non è applicabile al nuovo codice, in cui per l' art. 2721 del c.c., l'autorità giudiziaria non potrà non consentire la prova orale o presuntiva, per la natura del contratto ed in omaggio alle circostanze l'uno e l'altro, tali da escludere, in via generale, qualsiasi ricorso allo scritto, anche se il comodato riguarda immobili.
Agli effetti della competenza, posto che l'azione del comodante per conseguire la restituzione della cosa — di cui non sia contestata la proprietà — è un'azione personale, ne consegue che il valore della lite ben può determinarsi avendo riguardo al valore che obbiettivamente da attribuirsi al godimento della cosa data in comodato.
545 Mi è parso opportuno mantenere al comodato il carattere reale che avevano il diritto romano nonostante l'esistenza di una corrente di dottrina favorevole ad una sua disciplina sotto il tipo del contratto consensuale.
Il comodato dà luogo a rapporti giuridici che stanno ai margini di quelli di cortesia e perciò può essere eccessivo considerare perfetto il contratto prima ancora della consegna della cosa comodata.
546 Nella definizione del contratto (art. 627) ho soppresso la frase "prestito ad uso" (contenuta nel codice del 1865 e ripetuta nel progetto del 1936) perché di reminescenza scolastica, mentre ho aggiunto che il contratto può riguardare sia cose mobili che immobili.
547 Nel riaffermare la gratuità del rapporto (articolo 627) non mi è parso, poi, di poter dichiarare, come nell'articolo 614 del progetto del 1936, che, se è convenuto un compenso, il contratto si trasforma in locazione.
Invero, il compenso eventualmente pattuito può non avere il carattere di corrispettivo, e assumere quello di un obbligo modale (es. prestazione di un fatto), nel qual caso è chiaro che sia un contratto di tipo innominato.
Massime relative all'art. 1803 Codice civile
Cass. civ. n. 6203/2014
In materia di comodato, nei confronti del comodatario non può essere proposta azione di risoluzione per inadempimento attesa la gratuità del contratto, senza che assuma rilievo la presenza di eventuali pattuizioni accessorie, anche di apprezzabile peso economico, a carico di quest'ultimo, dovendo il comodante, in tale evenienza, far ricorso al diverso rimedio della restituzione anticipata del bene ai sensi dell'art. 1804 cod. civ. ove l'inosservanza degli obblighi integri un abuso della cosa oggetto di comodato ovvero una lesione della fiducia riposta dal comodante nel comodatario.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6203 del 18 marzo 2014)
Cass. civ. n. 6881/2003
Il contratto di comodato, che ha natura reale, si perfeziona con la consegna della cosa, la quale, tuttavia, non è necessario che sia eseguita materialmente, potendo anche consistere nel semplice mutamento del titolo della detenzione, ove la cosa sia già nella detenzione del comodatario.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6881 del 6 maggio 2003)
Cass. civ. n. 4976/1997
Il carattere essenzialmente gratuito del comodato non viene meno per effetto della apposizione di un modus, posto a carico del comodatario, di consistenza tale da non poter integrare le caratteristiche di corrispettivo del godimento della res, come nel caso in cui venga stabilito, in relazione al godimento di un immobile, il versamento di una somma periodica, a carico del beneficiario, a titolo di rimborso spese, la cui entità lasci ragionevolmente escludere la dissimulazione di un sottostante contratto di locazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4976 del 4 giugno 1997)
Cass. civ. n. 4912/1996
Perché il comodato non perda la sua natura essenzialmente gratuita, è necessario che l'interesse del comodante (che può ritenersi sempre immanente al contratto, quanto meno come intento di fare acquisire un'utilità al comodatario) non abbia di per sé contenuto patrimoniale, ovvero, pur avendolo, si tratti della prospettiva di un vantaggio indiretto e mediato, o, comunque, di un interesse secondario del concedente, il cui vantaggio non venga a trovarsi in rapporto di corrispettività con il beneficio concesso al comodatario.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4912 del 28 maggio 1996)
Cass. civ. n. 9160/1987
Nel caso di concessione del godimento di un'abitazione ad una famiglia «vita natural durante» dei suoi membri contro la prestazione di assistenza, al fine di stabilire l'esistenza di un rapporto di comodato, occorre mettere a confronto i sacrifici ed i vantaggi che dal negozio derivano alle parti, stabilendo se, avuto riguardo alla causa del contratto, essi siano in relazione sinallagmatica oppure se, mancando fra loro un equilibrio, la detta prestazione a carico del comodatario sia da considerare un semplice «onere», compatibile con il carattere essenzialmente gratuito del comodato. (Nella specie, la S.C. ha cassato la pronuncia del merito che aveva escluso sia il comodato che la locazione, parlando genericamente di «rapporto atipico con obbligazioni reciproche»).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9160 del 10 dicembre 1987)
Cass. civ. n. 1018/1976
La concessione gratuita di un appartamento adibito ad abitazione può formare oggetto di comodato, anche se destinata a protrarsi per lungo tempo e finché viva il beneficiario. Non è prescritta la formalità della scrittura per il contratto di comodato immobiliare, anche se di durata ultranovennale. La consegna, richiesta per il perfezionamento del contratto di comodato, non deve necessariamente rivestire forme solenni od avvenire materialmente, ma può aver luogo in qualunque modo che valga giuridicamente a porre il comodatario in grado di servirsi della cosa (ad esempio, mediante la trasmissione di documenti rappresentativi ovvero la dichiarazione, di colui il quale dovrebbe compiere la tradizione, di tenere la cosa per conto del comodatario) e può anche mancare, ove la cosa stessa sia già detenuta dal comodatario, essendo, in tal caso, sufficiente il semplice mutamento del titolo della detenzione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1018 del 20 marzo 1976)
Comodato verbale in favore del figlio: le conseguenze della mancata stipula per iscritto - 26/09/2016
relative all'articolo 1803 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1803 Codice civile - Nozione | Quesito Q202024679
SERGIO V. C. chiede
lunedì 13/01/2020 - Lombardia
“Persona fisica proprietaria di unità immobiliare qualificata catastalmente:
Piano T cat. A/3 Classe 8 1,5 vani Euro: 619,75
Attualmente utilizzata dal Condominio in comodato gratuito, senza formale contratto, come abitazione del Custode.
Oggi si desidera regolarizzare con regolare contratto di comodato registrato questo rapporto. E’ più tranquillizzante per il proprietario, per ottenerne la disponibilità o trasformare il rapporto da gratuito in remunerato, stabilire una durata, e in caso dello spirare del termine, una proroga tacita di anno in anno o prevedere una durata a tempo indeterminato ?
Il contratto di comodato di bene immobile è disciplinato dagli artt. 1803 e ss. del c.c.
A differenza della locazione il contratto di comodato è essenzialmente gratuito, e questo fa si che, a differenza del contratto di locazione di immobile ad uso abitativo, il proprietario dell’appartamento concesso in comodato sia molto più libero da vincoli nel momento in cui desideri ritornare nella piena disponibilità del suo bene.
Secondo gli artt. 1809 e 1810 del c.c. le parti possono concordare che il contratto abbia una certa durata oppure non concordare nulla sul punto. Nel primo caso, il proprietario è tenuto a garantire la disponibilità del bene immobile per tutto il periodo concordato, ma se sopravviene un urgente ed impellente bisogno può richiederne la restituzione immediata. Se invece le parti non concordano alcuna durata, ai sensi dell’art.1810 del c.c., il comodante può richiedere la restituzione dell’immobile a semplice richiesta: in questo caso si parla di contratto di comodato precario.
È chiaro quindi che se l’autore del quesito vuole privilegiare la possibilità di riavere l’immobile a semplice richiesta, piuttosto che garantirsi una piccola rendita, è sicuramente da privilegiare il contratto di comodato senza pattuire alcun limite di durata, in questo caso, infatti, il bene dovrà essere restituito a semplice richiesta (ovviamente scritta e inviata all’amministratore del condominio e al custode con raccomandata con avviso di ricevimento).
Rimane comunque fermo il fatto che se alla richiesta di restituzione del bene non segue la pronta liberazione dei locali, in tempi precedentemente concordati nel contratto, non è possibile per il proprietario cambiare la serratura dell’appartamento e sgomberare di forza i locali: l’unica strada possibile sarà quella di rivolgersi al giudice per ottenere un provvedimento di sgombero, che sarà messo in esecuzione con l’ausilio degli ufficiali giudiziari e la forza pubblica.
Come si è detto precedentemente il comodato è un contratto essenzialmente gratuito, pertanto l’unica somma che il comodante potrà pretendere dal comodatario sarà il rimborso delle spese condominiali, il cui ammontare dovrà essere molto inferiore rispetto al valore di locazione dell’immobile consegnato. Tali spese poi dovranno essere prontamente giustificate sia per evitare possibili liti tra comodante e comodatario, ma anche nell’ottica di eventuali controlli da parte della Agenzia delle Entrate: spesso infatti il fisco dietro ad un contratto di comodato, sospetta che vi sia celato un contratto di locazione con la conseguente percezione da parte del proprietario di un affitto non dichiarato.
Norma di riferimento: Articolo 1803 Codice civile - Nozione | Quesito Q201821672
Antonella C. chiede
venerdì 29/06/2018 - Lazio
“Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il contratto da me stipulato nel gennaio 2017 in qualità di comodante di un edificio allo stato grezzo ( cat. F03) e terreno annesso di mia proprietà per la durata di anni 5 fino al gennaio 2022. Vorrei sapere se ho modo di farlo annullare per vizio di forma, in quanto l'edificio pur non possedendo ancora l'abitabilità è stato da me concesso ad uso abitazione. Gli accordi verbali erano che i comodatari avrebbero completato i lavori necessari al nuovo accatastamento ( avrei comunque anche io partecipato alle spese e avrei fornito i materiali necessari) prima di stabilirvisi. Invece questo non è successo e attualmente vi risiedono pur non avendo alcun allaccio acqua/ luce , non esistendo una scala tra piano terra e primo piano ( usano una scala a pioli) . Sono molto preoccupata della situazione che potrebbe venirsi a creare sotto la mia responsabilità in caso di eventuale incidente. Grazie dell'aiuto.
Alcune brevi premesse giuridiche prima di rispondere alla domanda contenuta nel quesito.
Quanto al certificato (o licenza) di abitabilità, oggi non esiste più.
Si parla, piuttosto, di “segnalazione certificata di agibilità” prevista dall’art. 24 DPR 380/2001, così come da ultimo modificato con il D.Lgs 222/2016, che dispone infatti: “La sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrita', risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente, nonche' la conformita' dell'opera al progetto presentato e la sua agibilita' sono attestati mediante segnalazione certificata.”
Si tratta, in sostanza, di un’autocertificazione: i soggetti titolari del permesso di costruire sono tenuti a presentare una segnalazione certificata di agibilità al Comune, corredata da altra documentazione.
Ciò precisato, la mancanza delle concessioni amministrative o delle autorizzazioni (che condizionano la regolarità dello stesso immobile sotto il profilo edilizio) non comporta una invalidità del contratto.
Laddove il comodatario (o il conduttore in un contratto di locazione) non sia a conoscenza della situazione potrebbe al limite eccepire un inadempimento del locatore (o del comodante) che giustifica una risoluzione del contratto ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1578 del codice civile. Sul punto, citiamo una massima della Suprema Corte (sentenza n. 9558 del 2017) relativa al contratto di locazione che sancisce un principio generale valido anche per il contratto di comodato:“se invece la situazione urbanistica, pur se di ostacolo all'ottenimento delle autorizzazioni o licenze relative all'esercizio della attività commerciale da condurre nell'immobile locato, era nota ed è stata consapevolmente accettata dal conduttore, alcuna responsabilità contrattuale potrà gravare sul locatore per la impossibilità di utilizzazione dell'immobile locato in funzione dell'esercizio della predetta attività, in quanto non risulti successivamente autorizzata la modifica di destinazione d'uso “.
Per inciso, come ha statuito anche il Consiglio di Stato, anche “il titolare di un diritto di comodato è legittimato alla richiesta di titoli edilizi, purché compatibili con l’effettiva disponibilità del bene e con l’entità della trasformazione oggetto dell’istanza”(C. Stato, sez. IV, 20 luglio 2011, n. 4370).
Ciò detto, per rispondere alla domanda contenuta nel quesito osserviamo quanto segue.
Per le ragioni sopra illustrate non è possibile annullare il contratto per “vizi di forma”, in quanto non si ravvisano motivi di invalidità.
Parimenti, riteniamo che il comodatario non possa sollevare fondate “questioni” al comodante, considerato che era sicuramente a conoscenza della situazione dell’immobile, dato che nel contratto è anche specificato espressamente lo stato grezzo del medesimo.
Oltretutto, il comodante - come ha osservato di recente la Cassazione nell’ordinanza 15699/2018 - non ha un obbligo di consegnare la cosa "in buono stato di manutenzione" e mantenerla successivamente "in stato da servire all’uso convenuto" come invece prevede la legge per il caso di locazione.
Il comodante infatti - prosegue la Corte- "consegna la cosa nello stato in cui si trova, buono o cattivo che sia, e non è in alcun modo tenuto a far sì che la cosa consegnata sia idonea all’uso cui il comodatario intenda destinarla; al contrario, detto uso è contemplato dalla norma quale limite imposto al godimento del comodatario e non quale parametro cui rapportare l’idoneità della cosa".
A ciò si aggiunga quanto previsto espressamente in merito alla responsabilità dei comodatari all'art. 3 del contratto di comodato sottoscritto dalle parti.
Fermo quanto precede, laddove si voglia comunque sollecitare il comodatario all’adempimento di quanto verbalmente concordato, possiamo suggerire di inviare a quest'ultimo una lettera raccomandata a/r (o pec) invitandolo a rispettare gli accordi intercorsi in merito agli ulteriori lavori necessari relativi all’immobile concesso in comodato e comunicando che in difetto ci si riserva eventualmente di avvalersi dell’art. 2 punto 3 del contratto di comodato con richiesta di restituzione dell’immobile.
Norma di riferimento: Articolo 1803 Codice civile - Nozione | Quesito Q20149913
Paola N. chiede
mercoledì 19/03/2014 - Puglia
“Buongiorno, tra i requisiti del comodatario è previsto il compimento dei 18 anni?”
Consulenza legale i 19/03/2014
La capacità giuridica (che comprende la capacità di concludere contratti, quali quello di comodato) si acquista con la maggiore età (art. 2 del c.c.).
Il minore degli anni 18 potrà validamente concludere un contratto di comodato solo se diviene emancipato (artt. 390 ss. c.c.) e se il contratto non costituisce atto eccedente l'ordinaria amministrazione. Il minore emancipato, che sia inoltre autorizzato all'esercizio di un'impresa commerciale, può compiere da solo gli atti che eccedono l'ordinaria amministrazione, anche se estranei all'esercizio dell'impresa (art. 397 del c.c.).
Norma di riferimento: Articolo 1803 Codice civile - Nozione | Quesito Q20126962
martedì 06/11/2012 - Toscana
vorrei sapere se ho qualche strumento di tutela nei confronti di colui che si era impegnato a consegnarmi un bene in comodato, poi non consegnatomi.
In particolare vorrei sapere se posso agire ex. art. 2930 c.c., avendo letto, a tal riguardo, posizioni contrastanti. Se infatti da un lato vi è chi sostiene che, essendo il contratto di comodato un contratto reale, io possa far valere solo una responsabilità precontrattuale, dall'altro, vi è chi sostiene che l'accordo intercorso tra me e colui che si era impegnato a consegnarmi la cosa in comodato sia comunque giuridicamente rilevante, rappresentando questo un'espressione della nostra autonomia contrattuale e non sussistendo preclusione al'interno dell'ordinamento affinchè le parti possano creare contratti consensuali atipici paralleli dei contratti reali tipici - c.d. contratti consensuali atipici -
Consulenza legale i 06/11/2012
Per rispondere al quesito proposto è opportuno prendere in considerazione la definizione del contratto di comodato data dall'art. 1803 del c.c., in base al quale il comodato è "il contratto con cui una parte consegna all'altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l'obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta".
Secondo la dottrina tradizionale il comodato è un contratto reale, cioè un contratto che si perfeziona con la consegna della cosa, e tale caratteristica è giustificabile in quanto trattasi di un contratto essenzialmente gratuito. Infatti, non si può ritenere che la promessa di di concludere un contratto gratuito possa essere vincolante. Né è possibile sostenere che prima della consegna il comodatario possa essere in qualche modo obbligato a prendere in prestito una cosa di cui magari non ha alcun bisogno. Inoltre, parte della dottrina sostiene che la funzione della consegna sia quella di trasformare una relazione di cortesia in un rapporto giuridicamente rilevante.
Diversamente, secondo una dottrina minoritaria, sebbene il legislatore abbia senz'altro configurato il comodato come contratto reale, tuttavia le parti possono concludere un preliminare consensuale di comodato. Infatti, il comodato sarebbe senz'altro un contratto reale, ma non è precluso alle parti di stipulare un contratto preliminare. Infatti, sarebbe la stessa legge ad ammettere il preliminare di contratto reale, anche se ciò avviene espressamente per la sola ipotesi del contratto di mutuo ex art. 1822 del c.c..
Tuttavia, l'orientamento dottrinale prevalente sostiene che la teoria del preliminare di contratto reale, oppure del contratto consensuale atipico, se ha una base normativa (sia pure discutibile) per il mutuo, dove il legislatore disciplina espressamente la figura della promessa di mutuo, non ha alcuna giustificazione nel comodato. In questo caso, infatti, una promessa di dare a comodato, essendo gratuita, non troverebbe comunque tutela giuridica. Ancora, anche se si dovesse ammettere in termini generali la possibilità per gli interessati di dar vita a corrispondenti contratti consensuali (definitivi) c.d. atipici od anche a contratti preliminari consensuali di contratti reali, la soluzione dovrebbe essere in ogni caso negativa con riguardo al comodato, nel quale la consegna funge da strumento volto ad assicurare rilevanza giuridica all'intento delle parti e, per tale via, spontaneità e incoercibilità alle prestazioni di cortesia.
Pertanto, alla luce di quanto sostenuto dalla dottrina prevalente, l'ipotesi descritta non rientrerebbe nell'ambito di applicazione dell'art. 2930 del c.c. essendo il comodato un contratto reale, residuando quale unico rimedio il risarcimento del danno derivante da responsabilità precontrattuale.
Norma di riferimento: Articolo 1803 Codice civile - Nozione | Quesito Q20112247
“Con il comodato d'uso di un appartamento a chi competono le spese condominiali normalmente a carico della persona che prende in affitto? E quelle normalmente a carico del proprietario?”
Con riguardo al contratto di comodato avente ad oggetto la concessione in godimento di un appartamento ad uso abitazione, in punto regolamentazione dell’onere di ripartizione delle spese, è applicabile l’art. 1808 del c.c. Secondo questa norma, il comodatario non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per servirsi della cosa, (ovverosia delle spese affrontate per la manutenzione ordinaria), avendo diritto, però, al rimborso delle spese straordinarie sostenute per la conservazione della cosa, se queste erano necessarie ed urgenti.
Un ruolo rilevante ha la volontà delle parti che, derogando alle disposizioni normative, possono determinarsi diversamente circa l’attribuzione degli oneri riguardanti la fornitura elettrica/acqua/gas e le spese condominiali dell'immobile.
Si precisa, comunque, che il carattere essenzialmente gratuito del comodato non viene meno per effetto della apposizione di un modus, posto a carico del comodatario, come il pagamento delle spese condominiali e la corresponsione di un canone di modesta entità al concedente.