Source: http://www.studiodestasio.it/news/19-diritto-civile/111-caparra-confirmatoria-e-inadempimento-recesso-o-risoluzione.html
Timestamp: 2016-06-30 04:50:32+00:00
Document Index: 176496159

Matched Legal Cases: ['art. 1385', 'art. 1454', 'art. 1385', 'art. 1385', 'art. 1453', 'art. 1385', 'art. 1385', 'art. 1373', 'art. 1453', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Caparra confirmatoria e inadempimento. Recesso o risoluzione? - De Stasio - Studio Legale
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Creato Mercoledì, 30 Novembre 2011 15:11
Dunque, affinché sia legittimo ritenere la caparra o esigerne il doppio, occorre validamente esercitare il recesso ai sensi del citato art. 1385 comma II c.c. Nella pratica, in caso di inadempimento della controparte, non sempre la parte fedele (quella cioè non inadempiente) si avvale correttamente della facoltà recesso in parola sottovalutando le conseguenze che possono derivare da scelte e azioni talvolta “frettolosamente” adottate. Si pensi ad esempio al caso in cui, decorso un termine non essenziale previsto in un contratto preliminare di compravendita immobiliare, la parte fedele abbia formalizzato una diffida ad adempiere alla parte infedele. Decorso il termine concesso ex art. 1454 c.c., la parte fedele che aveva versato la caparra può pretendere il pagamento del doppio? Oppure, essendosi il contratto ormai risolto di diritto per effetto della diffida ad adempiere, può solo ottenere la restituzione di quanto versato ed agire eventualmente per il risarcimento del danno (del quale dovrà fornire la relativa prova)?
Il recesso disciplinato all’art. 1385 c.c. è un rimedio che, seppur destinato ad operare indipendentemente dalla esistenza di un termine essenziale ovvero della diffida ad adempiere, è comunque alternativo alla risoluzione del contratto e presuppone come questa un inadempimento serio. Ma se il contraente fedele non può “giocarsi” la carta della diffida ad adempiere, la scadenza di un termine non essenziale potrebbe comunque qualificare un “inadempimento serio”?
Secondo un’autorevole dottrina (Marini, 3; Mirabelli, 347), il recesso di cui all’art. 1385 comma II c.c. rappresenta una particolare ipotesi di risoluzione per inadempimento riconducibile, quanto alla sua disciplina, alle norme relative alla risoluzione per inadempimento (art. 1453 c.c. e segg.). In tale ottica i presupposti del recesso ex art. 1385 c.c. sarebbero i medesimi della risoluzione per inadempimento, vale a dire l'imputabilità e l'importanza non scarsa, avuto riguardo all'interesse del creditore, dell'inadempimento stesso (Bavetta, 127; Bianca, 367; di contrario avviso, si veda Trimarchi, 195), o del ritardo (Marini, 3; nel senso che all'inadempimento al quale si riferisce l'articolo ora in commento, non potrebbe riportarsi il semplice ritardo, viceversa, cfr.: Bavetta, 132, e, pare, anche De Nova, Caparra, 241). Trattandosi di una particolare ipotesi, riconducibile alla risoluzione per inadempimento, si ritiene, inoltre, che sia possibile optare per il recesso di cui all’art. 1385 c.c. anche dopo che si sia domandato l'adempimento, ma non si possa più chiedere l'adempimento dopo che sia stata scelta la strada del recesso (Bavetta, 146; De Nova, Caparra, 241; Mirabelli, 347).
Anche la giurisprudenza è orientata a ricondurre il recesso alla risoluzione per inadempimento, e, dunque, ad applicare ad esso non la disciplina dell'art. 1373 (C. 10300/1994), ma quella degli artt. 1453 ss. (C. 11784/2000; C. 9941/1996; C. 12860/1993; A. Reggio Calabria 12.4.1991; T. Brescia 6.11.2003), sia per i caratteri che devono ricorrere affinché l'inadempimento possa legittimamente fondare il recesso (C. 2649/1999; C. 4451/1985; C. 4011/1984), sia per il rapporto tra domanda di adempimento - o di risoluzione direttamente ex art. 1453 - ed esercizio della possibilità di "recedere" dal contratto (C. 849/2002; C. 11760/2000; C. 186/1999; C. 1160/1996; C. 7644/1994; C. 10683/1992; C. 1213/1989; T. Roma 5.6.2008). Non mancano, tuttavia, alcune decisioni di differente orientamento (C. 8881/2000), ove, ad esempio, si è affermata l'indipendenza tra il diritto del contraente fedele a ritenere la caparra, ed i presupposti della risoluzione per inadempimento (C. 2032/1994), o, comunque, che l'unico presupposto del "recesso" sarebbe da ravvisarsi nell'inadempimento della controparte (C. 7182/1997). Vi è anche giurisprudenza che sottollinea la non cumulabilità dei rimedii di cui al 2° e 3° co. dell'articolo in commento (C. 18850/2004). Riguardo alla possibilità di ritenere la caparra, a titolo di preventivo risarcimento, anche qualora il creditore agisca per l'adempimento, o direttamente per la risoluzione, ex artt. 1453 ss., si fronteggiano un orientamento positivo (C. 1851/1997; C. 3805/1995; C. 1464/1994; C. 11267/1993; T. Roma 5.6.2008), ed uno negativo (C. 849/2002; C. 13828/2000; C. 9407/2000; C. 8881/2000; C. 8630/1998; C. 3371/1988). Giova non dimenticare, ancora, come la dichiarazione con cui si esercita il recesso sia stata reputata contenuta implicitamente nella domanda di condanna alla restituzione del doppio della caparra (C. 2032/1994), e come, naturalmente, tale dichiarazione porti alla risoluzione senza che assuma rilievo la volontà del debitore inadempiente (C. 2435/1988). Va ricordato, infine, come si sia affermato che, anche laddove il contraente fedele preferisca la risoluzione, come previsto al 3° co. dell'articolo in commento, non si perda il diritto di esigere il pagamento del doppio della somma versata come caparra (C. 319/2001), e di ottenerlo, in quanto in ciò starebbe il danno minimo risarcibile, al di sotto del quale non sarebbe consentito scendere (T. Monza 3.11.2000).
In un panorama così variegato di pronunce (anche difformi), la Suprema Corte a Sezioni Unite, con sentenza n. 553 del 14 gennaio 2009, ha stabilito che i rapporti tra azione di risoluzione, e di risarcimento integrale, da una parte, e azione di recesso e di ritenzione della caparra, dall'altra, stiano in termini di assoluta incompatibilità strutturale e funzionale, sicché, proposta la domanda di risoluzione, volta al riconoscimento del diritto al risarcimento integrale dei danni subiti, non potrà ritenersene consentita la trasformazione in domanda di recesso con ritenzione di caparra.
Vale la pena la lettura della sentenza per esteso.
Dott. ELEFANTE Antonino - Pres. di sezione
D.E., L.N., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 9, presso lo studio dell'avvocato MASTRACOLA ANTONELLA, rappresentati e difesi dall'avvocato MANCUSO DOMENICO, giusta delega a margine del ricorso;
N.R., N.G., N.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DARDANELLI 37, presso lo studio dell'avvocato MASULLO GIUSEPPE MARIA, rappresentati e difesi dall'avvocato DE SENA RAFFAELE, giusta delega a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 1953/2001 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 28/06/2001;
udito l'Avvocato Domenico MANCUSO;
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