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Timestamp: 2020-05-27 09:56:38+00:00
Document Index: 91667761

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 4']

Sentenza Cassazione Civile n. 2027 del 26/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2027 del 26/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 26/01/2017, (ud. 30/11/2016, dep.26/01/2017), n. 2027
sul ricorso 8895/2016 proposto da:
A.P., A.A., elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA CASSIODORO 1/A, presso lo studio dell’avvocato MARCO ANNECCHINO,
rappresentati e difesi dall’avvocato ANNA RITA FRAU, giusta procura
avverso il decreto n. cron. 12628/2015 della CORTE di ROMA, emesso il
27/10/2014 e depositato il 12/10/2015;
30/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ELISA PICARONI;
udito l’Avvocato Anna Rita Frau, per i controricorrenti, che si
che, con decreto depositato il 20 ottobre 2015, la Corte d’appello di Roma ha accolto l’opposizione proposta da A.A. e A.P., ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 5-ter, avverso il decreto del Consigliere designato che aveva riconosciuto il diritto degli istanti all’equa riparazione per la durata irragionevole del giudizio introdotto dinanzi al Tribunale di Cagliari nel 2001 e concluso con sentenza del 2012, sulla base dell’accertamento della durata complessiva del giudizio presupposto in 7 anni;
che, secondo la Corte d’appello, la durata del predetto giudizio era pari a 10 anni, 10 mesi e 26 giorni, ai quali dovevano essere detratti 3 anni per il giudizio di primo grado, con il risultato che l’eccedenza era pari a 7 anni, 10 mesi e 26 giorni;
che la Corte d’appello ha quindi liquidato l’importo di Euro 10.000,00 in favore di ciascuno dei ricorrenti, con interessi legali dalla domanda;
che il Ministero della giustizia, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, ricorre per la cassazione del decreto sulla base di due motivi; che A.A. e A.P. resistono con controricorso.
che con entrambi i motivi di ricorso, il Ministero della giustizia denuncia violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, contestando l’applicazione della disciplina della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale al termine sostanziale di decadenza, previsto dall’art. 4 citato;
che a sostegno della tesi, più volte respinta da questa Corte come lo stesso ricorrente non manca di evidenziare, sono richiamate la sentenza delle Sezioni Unite n. 16783 del 2012 – che ha escluso il decorso della prescrizione estintiva decennale in pendenza del processo presupposto -, e la nuova formulazione della L. n. 89 del 2001, artt. 3 e 4, che hanno configurato il procedimento monitorio connotato da speditezza e urgenza, che il ricorrente reputa non conciliabile con la proroga dei termini cui dà luogo la sospensione ex L. n. 742 del 1969;
che, infatti, come chiarito da tempo (Cass., sez. 1, sent. n. 5895 del 2009), poichè fra i termini per i quali la L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 1, prevede la sospensione nel periodo feriale vanno ricompresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere instaurato, allorchè l’azione in giudizio rappresenti, per il titolare del diritto, l’unico rimedio per fare valere il diritto, detta sospensione si applica anche al termine di sei mesi previsto dalla L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 4, per la proposizione della domanda di equa riparazione per violazione della durata ragionevole del processo;