Source: http://www.studiolegaleannafilippone.it/
Timestamp: 2016-08-26 10:06:53+00:00
Document Index: 42992810

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 2043', 'art. 150', 'sentenza ', 'art. 149', 'Cass. Sez. ']

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"La negoziazione assistita"
Con il Decreto Legge n. 132/2014 recante "Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile", convertito con modificazioni in Legge n. 162/2014, sono state introdotte nell’ordinamento “disposizioni idonee a consentire, da un lato, la riduzione del contenzioso civile, attraverso la possibilità del trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti dinanzi all’autorità giudiziaria, d’altro lato, la promozione, in sede stragiudiziale, di procedure alternative alla ordinaria risoluzione delle controversie nel processo. In particolare, la risoluzione dei conflitti e delle controversie in via stragiudiziale viene favorita dall’introduzione di un nuovo istituto: la procedura di negoziazione assistita da un avvocato. La finalità della negoziazione assistita è “risolvere in via amichevole una controversia civile: si tratta quindi a tutti gli effetti di uno strumento di alternative dispute resolution – ADR, volto a veicolare la trattazione di parte delle controversie destinate ad essere oggetto di un provvedimento giurisdizionale fuori dalle aule giudiziarie.
La c.d. negoziazione assistita si inserisce quindi all’interno del complessivo sistema di gestione dei conflitti civili, anche se esternamente al processo civile.
Il legislatore d’urgenza ha anche previsto un’ipotesi di negoziazione assistita obbligatoria, sulla scorta di quanto già previsto in tema di c.d. mediazione obbligatoria, replicando sostanzialmente parte delle disposizioni ivi previste
Sussiste l’obbligo di invitare, tramite l’avvocato, l’altra parte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita per chi intenda:
- esercitare in giudizio un’azione in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti;
- proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti 50.000 €, ad eccezione delle controversie assoggettate alla disciplina della c.d. mediazione obbligatoria.
Una delle novità principali introdotte nel sistema dal c.d. “decreto giustizia” (d.l. n. 132/2014), convertito in legge il 6 novembre scorso, con l’obiettivo di semplificare le procedure in materia di separazione e divorzio, snellendo il lavoro delle cancellerie ed evitando di ingolfare le aule giudiziarie con contenziosi tranquillamente risolvibili in via amministrativa.
Secondo il disposto dell’art. 12 del decreto, infatti, i due coniugi potranno presentarsi di fronte al sindaco del comune di residenza (di almeno uno di loro) o presso il quale il matrimonio è stato iscritto o trascritto, per concludere un accordo di separazione personale, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili ovvero di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio precedentemente stabilite. Il primo cittadino, nella sua qualità di ufficiale dello stato civile, una volta ricevute le dichiarazioni da ciascuno dei coniugi personalmente (e con l’eventuale e facoltativa assistenza di un avvocato) farà sottoscrivere l’accordo che avrà valore di provvedimento giudiziale, a far data dalla conclusione dell’atto.
Fatta eccezione per l’accordo inerente la modifica delle condizioni di separazione e divorzio (che acquisisce immediato valore), per le altre ipotesi è previsto, tuttavia, un doppio passaggio procedurale.
Sulla base delle modifiche apportate al decreto in sede di conversione, al fine di concedere alla coppia un po’ di tempo per riflettere, il sindaco dovrà fissare, infatti, un termine minimo di trenta giorni, decorsi i quali i coniugi dovranno comparire innanzi a lui per confermare l’accordo, a pena di mancata conferma.
Non è applicabile in presenza di figli minori, maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.
In tal caso, i coniugi potranno ricorrere alla “negoziazione assistita”: tale istituto, introdotto dalla riforma, consente, infatti, alla coppia di separarsi, sciogliere o far cessare gli effetti civili del matrimonio ovvero di modificare le condizioni di separazione o di divorzio prefissate, con l’assistenza di uno o più legali di fiducia, anche in presenza di figli, previo nulla osta del procuratore della Repubblica. Riforma condominiale
Con la riforma condominiale, avvenuta con la Legge 11/12/2012 n°220, è stata modificata la disciplina del condominio negli edifici. Nello specifico la riforma ha cercato di consolidare in norme le decisioni più recenti della Corte di Cassazione in materia condominiale.
La Riforma Forense (Legge 31/12/2012 n°247) ha previsto numerosi cambiamenti che riguardano soprattutto la professione dell'avvocato. L'obiettivo delle nuove disposizioni è di consentire l'accesso e la permanenza ai più meritevoli e a chi esercita effettivamente, garantire una maggiore qualificazione e preparazione dei professionisti, la trasparenza verso i cittadini ed un maggiore controllo sulla correttezza.
Un'offerta integrata di assistenza legale, con l’obiettivo di consentire al cliente di acquisire piena contezza delle variabili normative che incidono sulle scelte d’impresa e di fare dell’efficienza legale uno strumento del confronto competitivo. Consulenza legale completa
Lo Studio Legale Filippone di Bologna offre consulenza ed assistenza legale nei diversi ambiti del Diritto Civile nei diversi settori specifici (separazione consensuale e giudiziale, divorzi, affidamento condiviso ed esclusivo, condominio, locazioni). Lo studio offre, inoltre, tutela legale nel campo delle obbligazioni (recupero crediti, contrattualistica) e nella responsabilità civile (infortunistica stradale). Nel corso degli anni sviluppa, inoltre, competenze nel campo del Diritto Industriale (brevetti e marchi).
Valenza della professione forense
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Nel corso degli anni lo studio ha instaurato una fattiva collaborazione professionale con avvocati e studi legali associati ubicati su tutto il territorio nazionale.La scelta di ogni collaborazione viene ponderata ed effettuata seguendo criteri di attitudine e competenza, nonchè di celerità nell'attuazione di ogni servizio necessario. Si propone, dunque, la possibilità di domicializioni e sostituzioni processuali con gestione logistica e radicamento territoriale capillare.
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La responsabilità contrattuale ricorre allorchè, stipulato un contratto, uno dei due contraenti non adempie alla propria obbligazione. Dalla situazione genericamente descritta discendono molteplici situazioni specifiche: una fra tutte, il diritto al risarcimento del danno.La responsabilità extracontrattuale, o cosidetta aquiliana, prescinde dall'esistenza di un contratto alla base del rapporto giuridico, ma sorge quando si verifichi un fatto illecito, ovvero quando un soggetto commette un fatto con colpa o con dolo e cagiona ad altri un danno ingiusto.L'ipotesi più generale è prevista dall'art. 2043 c.c., via via fino ad ipotesi più specifiche e più articolate.
Trattasi della responsabilità derivante dalla circolazione dei veicoli, ossia gli incidenti stradali, che trovano la loro disciplina, oltre che nel Codice Civile, anche nella Legge 990/1969, sino alle nuove norme entrate in vigore nel 2007.
Disciplinata dagli art. 150-158 del Codice Civile, comporta la sospensione dei doveri reciproci tra i coniugi, eccezzion fatta per quelli di asssitenza e di reciproco rispetto.Gli effetti più evidenti della separazione si esplicano nella cessazione della convivenza. Bisogna però precisare che la semplice ripresa della convivenza, senza necessità di alcuna formalità particolare, può comportare la cessazione degli effetti della separazione e portare alla coiddetta riconciliazione, possibile proprio perchè gli effetti della separazione non hanno carattere definitivo come nel divorzio.La separazione può essere consensuale o giudiziale, il discrimine tra le due forme è rappresentato dal giudizio finale. La separazione consensuale si conclude con una omologazione da parte del Giudice degli accordi dei separandi. La separazione giudiziale si conclude con una sentenza del Giudice che determina le condizioni della separazione stessa.
In questo ambito si innetsa la disciplina dell'affidamento dei figli minori, che con la legge 8 Febbraio 2006, n°54, ha introdotto il concetto di bigenitorialità e di affido condiviso, relegando l'affido esclusivo ad una scelta residuale e poco applicata, e sempre nell'interesse del minore.
In base all'art. 149 del Codice Civile, il matrimnonio si scioglie con la morte di uno dei coniugi o con il divorzio (introdotto dalla legge 898 del 1970 e succ. mod.).Il divorzio può essere richiesto dopo tre anni di separazione ininterrotta dalla comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale in sede di separazione. Alcuni aspetti sostanziali dei rapporti patrimoniali tra i coniugi sopravvivono o possono sopravvivere. Primo fra tutti l'assegno di mantenimento e la possibilità di percepire la pensione di reversibilità e il TFR (trattamento di fine rapporto) o una quota di essi (Cass. Sez. I 10/1/2005 n°285).Il divorzio può essere chiesto anche con domanda congiunta.
Si esplica nella tutela degli interessi economici di una persona fisica o giuridica. Nello specifico si tutelano le ragioni di chi vanta un credito nei confronti di un altro soggetto inadempiente attraverso gli strumenti giuridici preveisti dal Codice Civile per il recupero coattivo del dovuto. In primo luogo e, ricorrendone i presupposti, attraverso strumenti giudiziari che consentano di ottenere un titolo esecutivo in tempi rapidi: trattasi del procedimento per ingiunzione, cosiddetto decreto ingiuntivo, e del procedimento sommario di cognizione, introdotto dalla Legge 69/2009. Nei casi più particolari promuovendo una causa civile ordinaria.
assitenza per il recupero su tutto il territorio nazionale
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