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Timestamp: 2020-02-28 17:58:29+00:00
Document Index: 37894615

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ']

Rinunciate al cinque per mille, se potete!
(di Vinicio Albanesi*)
È questa la proposta provocatoria (ma solo fino a un certo punto) proveniente da don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, di fronte a un cinque per mille per il quale è ancora assai lontana una legge stabile che ne fissi le caratteristiche e che quest'anno dipenderà da un provvedimento come quello riguardante lo scudo fiscale. Perché «nella povertà nella quale ci costringono, il non diventare complici assume almeno il valore morale di una piccola coerenza. E nega all'elemosiniere il diritto a chiamarsi generoso, giustificando un'operazione che è solo la sconfitta dei doveri di convivenza». Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo
Don Vinicio AlbanesiTra pochi giorni sarà approvata la Legge Finanziaria per il 2010 e il cinque per mille, apparso sull'orizzonte della legislazione fiscale alla fine del 2005 e osannato come «valorizzazione della gratuità delle persone che, a milioni, donano tempo e risorse per le cause sociali», è appeso oggi ai risultati dello scudo fiscale.
Si tratta di uno spicchio di risorse (400-500 milioni) sottoposto, di volta in volta, alla legge di spesa dello Stato. Apparentemente ciascuno è libero di destinare una piccola quota delle tasse pagate alle associazioni meritevoli, in realtà è un'assegnazione ai capitoli di spesa del bilancio dello Stato: infatti è la legge che stabilisce l’ammontare della somma devoluta dal cinque per mille e per quali destinazioni.
Non bisogna dimenticare nemmeno che - oltre al volontariato - il cinque per mille serve a contribuire al «finanziamento della ricerca scientifica e dell'università; al finanziamento della ricerca sanitaria; alle attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente» e ogni altra iniziativa che la Legge Finanziaria stabilirà. Una "partita di giro", dunque, spacciata per sensibilità sociale. Il denaro dovuto alle iniziative sociali non è messo a bilancio con una legge stabile, ma dipende dalle circostanze mobili dell'andamento della spesa.
Quest'anno, poi, la precarietà del cinque per mille è stata particolarmente alta: sembrava scomparso, poi destinato ai terremotati d’Abruzzo, oggi, come detto, è sottomesso allo scudo fiscale dal quale dipendono anche i sostegni all'autotrasporto, alle missioni di pace, agli impegni derivanti dalla partecipazione a banche e fondi internazionali, alla garanzia di equilibrio di bilancio per gli Enti Locali colpiti dal sisma in Abruzzo, alla parziale gratuità dei libri scolastici, all'agricoltura, alle scuole private, a convenzioni con i Comuni per la stabilizzazioni dei lavoratori precari, alla giustizia, alle categorie socialmente svantaggiate: una vera e propria guerra tra poveri, con povere risorse.
L’appello è chiaro: se potete, rinunciate al 5 per mille. È meglio così: non c’è cosa peggiore che dipendere dalle risorse di chi, ingannando tutti, ha esportato denaro e ricchezze all’estero. Se oggi tali ricchezze rientrano è solo perché è conveniente, ingannando un'altra volta.
Lo scudo fiscale è lontano: c’è un evidente stridore tra chi crede nella solidarietà e chi la nega. Rinunciare è un segno di dignità e di coerenza.
Purtroppo non tutti i gruppi e le associazioni possono permettersi di rifiutare una manciata di soldi. Nella povertà nella quale ci costringono, il non diventare complici assume almeno il valore morale di una piccola coerenza. E nega all’elemosiniere il diritto a chiamarsi generoso, giustificando un’operazione che è solo la sconfitta dei doveri di convivenza.
*Don Vinicio Albanesi è presidente della Comunità di Capordarco.
A Copenaghen si stanno prendendo decisioni importanti per il Pianeta.
In questi giorni a Copenaghen si stanno prendendo decisioni importanti per il Pianeta.
Nel nostro piccolo uniamoci agli sforzi che varie Associazioni stanno profondendo per spingere i Potenti della Terra ad assumersi gli impegni che la gravità della situazione ambientale richiede.
Invito quindi a sottoscrivere lappello contenuto nel sito www.100piazze.it e a far girare tra i vs. conoscenti.
Ai firmatari dell'appello in difesa della libertà di stampa, singoli cittadini e organizzazioni
ll comitato promotore, riunitosi il 24 novembre 2009
1) ha analizzato e discusso gli esiti del questionario sull'informazione proposto nelle scorse settimane, via mail, ai firmatari;
2) ha preso atto della diffusa volontà di proseguire nell'impegno sul tema dei diritti costituzionalmente garantiti e, più in particolare, su quello relativo all' informazione libera e plurale (art. 21). Tale impegno deve vedere coinvolti gli esponenti del comitato e, al tempo stesso, tutti coloro - individui e organizzazioni - che intendono offrire il loro contributo a una decisiva causa di democrazia. La focalizzazione dovrà privilegiare i contenuti locali e la situazione dei media comaschi;
3) invita quanti hanno a cuore il problema a partecipare all'incontro, promosso dal Comitato comasco Difesa della Costituzione, alle 18 di giovedì 3 dicembre p.v., in biblioteca comunale a Como, con Giuseppe Giulietti, parlamentare, giornalista coordinatore nazionale Associazione Articolo 21;
4) Comunica l'avvio di una nuova esperienza di informazione libera e democratica on line già operativa grazie all'impegno del Circolo Arci ecoinformazioni che ha realizzato per questo un blog dedicato al tema della libertà di stampa e comunicazione a Como, raggiungibile all'indirizzo http://servenonserva.wordpress.com. Sul tema specifico il Comitato ritornerà a breve con maggiori dettagli, anche di natura tecnica, allo scopo di creare l'assoluta orizzontalità di gestione dello strumento.
Si apre subito una fase sperimentale nella quale tutti sono invitati a intervenire nel dibattito che ci auguriamo possa crescere sulla rete (con una particolare attenzione, ripetiamo, alle vicende legate al nostro territorio...). Gli scritti possono dal 3 dicembre 2009 essere indirizzati via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. in forma definitiva e saranno inseriti come arriveranno nelle pagine del blog con l'indicazione dell'autore;
5) ha ipotizzato forme di finanziamento delle proprie attività, compresa l'esperienza accennata. In questo caso la partecipazione ai costi dovrà essere naturalmente proporzionale alle dimensioni che l'iniziativa andrà assumendo. Va per altro detto che, finora, il compito di segreteria del Comitato è stato svolto dallAssociazione ecoinformazioni a titolo gratuito;
6) Il Comitato promotore delle iniziative sulla libertà di stampa si pone come momento di sintesi e di stimolo per attività di rete tra i tanti soggetti interessati alla difesa dei valori fondanti lo Stato democratico. Si chiede a quanti sono portatori di storiche e ricche esperienze (organizzazioni sindacali, associazioni, partiti, terzo settore....) la disponibilità a circuitare (linkare) un così grande patrimonio di analisi, proposte, vissuti;
In attesa di risentirci e di ritrovarci (attorno alla metà di gennaio) porgiamo a tutti fraterni saluti.
Comitato promotore mobilitazione in difesa della libertà di stampa
700 persone a pregare in un parcheggio: la città sta perdendo la sua caratteristica di accoglienza.
Spiace per una città come Como, vedere 700 persone appartenenti alla Comunità Musulmana che da anni vivono sul territorio, costretti a celebrare la loro festa più importante, la Festa del sacrificio, al freddo in un parcheggio di via Muggiò quasi nascosti agli occhi della città, provocando inoltre problemi viabilistici e problemi per la non disponibilità del parcheggio.
Queste persone che da anni vivono, lavorano, vanno nelle nostre scuole, giocano con i nostri ragazzi, avrebbero meritato per questa festa, uno spazio più consono al coperto.
Noi di PACO - Progetto per Amministrare Como, abbiamo provato un profondo imbarazzo nel vedere queste persone relegate in un luogo assolutamente inadatto.
Da anni c’è a Como una campagna mediatica che propone diffidenza e paura nei confronti dei migranti, specialmente per quelli di religione islamica.
PACO non ha paura di affrontare il confronto con diverse culture, religioni e tradizioni, respingendo qualsiasi elemento di chiusura, di incomprensione e di razzismo.
Avremmo auspicato che chi amministra questa città, sollecitata magari dalle altre autorità religiose, avesse assunto un atteggiamento e dei provvedimenti più favorevoli al dialogo e all’integrazione, autorizzando la comunità musulmana all’uso di un luogo pubblico ben più adatto alla preghiera.
Luoghi e strutture non mancano nella nostra città, manca purtroppo l’attenzione, il rispetto per i sentimenti religiosi di persone di altre fedi che comunque da anni sono appartenenti alla nostra città e molti sono anche cittadini italiani.
Auspicando che questa sia l’ultima brutta figura della nostra città, chiediamo che l'amministrazione comunale si impegni a trovare una sistemazione più consona all’esigenza di questo gruppo di persone.
Per PACO – Progetto per Amministrare Como Luigino Nessi, portavoce incaricato dei rapporti sociali
Nella trasmissione in diretta su espansione tv di venerdì scorso (27/11) il sindaco di Como ha dichiarato che sulla questione muro sul lago la cittadinanza è stata portata a conclusioni fuori misura, fomentata dai partiti di minoranza e dai giornalisti.
Forse il sindaco di Como non ha ancora capito che l’errore grave non è solo l’extra muro, come continua a ripetere aggiungendo anche che con la passeggiata sopraelevata tale scempio avrebbe trovato la sua giustificazione. L’errore grave è stato e rimane l’incompetenza dell’amministrazione dimostrata nella gestione di un progetto così qualificante e determinante per l’aspetto ed il futuro della città; l’incapacità di recepire le sollecitazioni arrivate da più parti a rivedere il progetto verso un minor impatto e a rigettare l’ipotesi dell’uso del lago come riserva idrica; la volontà di far passare senza informazione e discussione varianti discutibili quali la trasformazione delle paratie da mobili a fisse. Con queste premesse, la città come potrà credere alla nuova promessa di un lungolago "più bello di prima" ?
Forse il sindaco di Como non ha capito che se tutta una città si muove contro una decisione della sua amministrazione, pur votata con ampio margine, non si può ridurre il problema al fatto che tutti non abbiano capito niente e che siano succubi di una manovra; forse dimentica che esiste il diritto dei cittadini al controllo ed alla critica, dimentica che le risposte ai cittadini non si devono dare solo quando diventano probabili elettori ma anche e durante tutto il mandato.
Il sindaco di Como sostiene poi che non ci sia un nesso tra la richiesta di dimissioni dell’ex assessore Caradonna e quanto è successo e riduce il tutto ad un processo di piazza; ma chi deve rispondere di un errore di queste dimensioni sulla realizzazione di un’opera pubblica se non l’assessore responsabile ?
In un certo senso però il sindaco di Como ha ragione: su un’opera di queste dimensioni dovrebbe rispondere anche il sindaco stesso; e perciò rigiriamo a lui la domanda, sommando al muro anche la cattiva gestione delle aree dismesse, le concessioni edilizie facili ed in deroga non solo al piano regolatore ma al buon senso, l’incapacità di risolvere il nodo del traffico in città, la riduzione degli spazi per la cultura; la mancanza totale cioè di una visione della città di Como per il futuro.
Convegno “Partecipare a Como: perché? come? dove?”
Aula Magna dell’Università dell’Insubria - via S. Abbondio 9 – Como
A ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa di esistere (I. Calvino; Le città invisibili; Einaudi; 1980; Torino), con quest’idea il CSV di Como ha cercato di co-costruire un percorso sulla partecipazione sociale per indagare come le varie realtà di questo territorio si confrontano e interagiscono tra loro. Lo scopo? Immaginare e progettare il futuro, insieme.
«Si sente spesso ripetere» spiega Martino Villani direttore Csv di Como «che bisogna riuscire a lavorare insieme, unire le competenze e le forze in modo sinergico, ma non c’è occasione per fermarsi a ragionare sul perché sia così difficile lavorare in rete.
Il convegno di sabato 28 è un momento privilegiato di questo percorso al quale invitiamo tutti a partecipare, perché nella capacità di lavorare, interagire e progettare insieme c’è in nuce il futuro del nostro territorio».
Sono diversi i soggetti che convivono e interagiscono in ambito locale: terzo settore, istituzioni socio-sanitarie, scuola, mondo economico, associazioni, sindacati, organizzazioni di volontariato.
Complessità, frammentazione e divergenze ostacolano la possibilità di progettare insieme azioni incisive sulla realtà e di formulare proiezioni condivise.
Proprio per ricercare convergenze utili ai prossimi interventi su questo territorio e creare le premesse per efficaci collaborazioni, l’Associazione del volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato invita al convegno “Partecipare a Como: perché? come? dove?”. In questa occasione si vuole dare valore all'esperienza del dialogo e della comprensione, su questioni definite, finalizzate al favorire una migliore analisi dei problemi, non ricercando la semplificazione delle differenze o la concordanza dei punti di vista, ma scoprendo dei punti comuni sui quali gettare basi per futuri investimenti.
Il lavoro di progettazione del convegno si è svolto attraverso un laboratorio partecipato da diversi attori rilevanti del territorio: Univercomo, Confindustria Como, ASL Como, Consorzio Sol.Co Como, Fondazione Provinciale della Comunità Comasco, Istituto magistrale di scuola superiore “T. Ciceri”, Provincia di Como, Comune di Como, Coordinamento degli Uffici di piano, , Associazione Aiart, Associazione L’Isola che c’è, Associazione Incroci, Associazione So.La.Re, Associazione Telefono donna, Cisl Como, Coop. Altreconomia.
ore 09.30 Saluti
Fiorenzo Gagliardi presidente dell'Associazione Volontariato Comasco
Vice sindaca della citta di como Ezia molinari
Vice Prefetto aggiunto Nicola Venturo
ore 10.00 Introduzione ai lavori Martino Villani, Centro Servizi per il Volontariato
ore 10.30 Visione del documento video “Prospettive lariane”
Il gruppo progettuale ha condiviso il metodo di lavoro, individuando due temi emergenti (il sistema lago e il dormitorio in
città). I casi di studio sono stati scelti perché significativi per lo sviluppo del territorio, capaci di suscitare l’interesse alla
partecipazione e perché adatti a coinvolgere un nuovo gruppo di attori che aiutassero a comprendere come la
partecipazione si realizza sul territorio comasco.
Questi due temi sono stati oggetto di 15 interviste nella scuola Dreamers della Camera di Commercio di Como, rivolte a
referenti di Istituzioni e organizzazioni locali che nel tempo si sono impegnate sui temi in esame. Le interviste e i relativi
video sono stati utili per esplicitare/definire i diversi sguardi e le possibili convergenze emerse.
Filippo Camerlenghi, Il Faro Verde,
Mauro Guerra, presidente piccoli comuni Anci e vicesindaco di Tremezzo
Alberto Bracchi, La città possibile
Carlo Romanò, Provincia di Como
Ambra Garancini, associazione Iubilantes
Luigi Guglielmetti, FIPS
Rocco Belmonte, ex Comune di Como
Rosangela Pifferi, ufficio stranieri e Anolf
Bruno Vegro, Lila
Luigi Nessi, Paco
Carlo Guffanti, Don Guanella
Alessio Butti,
Simona Saladini
E’ stato un laboratorio per indagare la capacità di fare rete, di collaborare.
ore 10.45 Riflessioni partecipate. Francesca Paini, consorzio Solco Como per il gruppo di lavoro “Partecipare a Como” e Sofia De Ascentiis, docente istituto Teresa Ciceri
ore 11.15 Generare valore a Como. Mauro Magatti Università Cattolica di Milano
ore 11.45 Ricostruire legami ricostruendo la storia. Gianfranco Giudice Istituto Giovio e ricercatore
ore 12.15 Per una sintesi … Franca Olivetti Manoukian, Studio APS di Milano
ore 14.30 Il territorio racconta, esperienze di partecipazione a confronto. Tavola rotonda condotta da Valter Tarchini (studio APS di Milano), intervengono: Mauro Frangi, coordinatore del Tavolo di monitoraggio dell'economia provinciale. Carlo Venturini, direttore del piano di Zona del distretto di Menaggio. Mariangela Forasacco, referente del coordinamento Psiche Idee. Bruno Mazza, referente del progetto “Utilità sociale e responsabilità ambientale”. Conclusione dei lavori a cura di Franca Olivetti Manoukian e Martino Villani.
puoi anche scaricare i file video in formato dvx:
mattina (695mb)
pomeriggio (850mb)
Sede: via Col di Lana 5 22100 Como – tel. 031-301800 – fax 031- 2759727 -
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Web: www.csv.como.it
La violenza contro le donne*
DPI/2035/D - Documento Informativo n. 4 di ONUITALIA
"La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fin tanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace."
Kofi Annan, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite
La violenza nei confronti delle donne assume varie forme. Essa comprende: la violenza domestica, gli stupri, il traffico di donne e bambine, l’induzione alla prostituzione e la violenza perpetrata in occasione dei conflitti armati, quali omicidi, stupri sistematici, schiavitù sessuale e maternità forzate. In questo genere di violenza rientrano inoltre i delitti d’onore, la violenza collegata alla dote, gli infanticidi femminili e la selezione prenatale del sesso a favore dei bambini di sesso maschile, le mutilazioni dell’apparato genitale femminile, e altre pratiche e tradizioni dannose.
La Dichiarazione sull’eliminazione della Violenza nei confronti delle Donne, adottata nel 1993 dall’Assemblea Generale, testimonia il riconoscimento e la comprensione internazionale del fatto che la violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione nei confronti delle donne.
La Piattaforma per l’Azione, adottata dalla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne svolta a Pechino nel 1995, identifica la violenza nei confronti delle donne come una delle 12 aree di crisi che necessitano una particolare attenzione da parte dei governi, della comunità internazionale e della società civile.
Nel corso della sua quarantaduesima sessione nel 1998, la Commissione delle Nazioni Unite sulla Condizione delle Donne ha proposto che vengano assunte ulteriori azioni e iniziative da parte degli stati membri e della comunità internazionale per porre fine ala violenza contro le donne, compresa l’inclusione di una prospettiva sessuale in tutte le politiche e i programmi più importanti. Fra le conclusioni finali della sessione erano comprese delle misure per appoggiare l’operato delle organizzazioni non governative, volte a combattere tutte le forme di traffico di donne e bambine, promuovere e proteggere i diritti dei lavoratori immigrati, specialmente donne e bambini, e incoraggiare la ricerca coordinata sulla violenza contro le donne.
Le risposte da parte della comunità internazionale
A partire dalla Conferenza di Pechino di cinque anni orsono, sono state assunte delle importanti iniziative a livello internazionale per eliminare la violenza nei confronti delle donne:
• Un Protocollo Opzionale alla Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione nei confronti delle Donne, adottato dall’Assemblea Generale ONU il 6 Ottobre 1999, riconosce alle donne il diritto di chiedere riparazioni per le violazioni dei loro diritti umani, compresa la violenza a carattere sessuale.
• L’Assemblea Generale, nel 1997 ha adottato le Strategie Modello e le Misure Pratiche per l’Eliminazione della Violenza nei Confronti delle Donne nel Campo della Prevenzione del Crimine e della Giustizia Penale.
• Lo Statuto della Corte Penale Internazionale, adottato nel Giugno 1998, prende esplicitamente in considerazione i crimini a base sessuale, così come è stato fatto dai Tribunali Penali per la ex Iugoslavia e il Ruanda.
• Una bozza di protocollo per un nuovo trattato — la proposta di Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Transnazionale Organizzato — si concentra sul traffico di esseri umani, specialmente donne e bambini.
La violenza domestica, specialmente il maltrattamento delle mogli, è forse la forma di violenza nei confronti delle donne maggiormente diffusa. Nelle nazioni nelle quali sono disponibili studi affidabili condotti su vasta scala sulla violenza sessuale, oltre il 20 per cento delle donne riferisce di aver subito degli abusi da parte degli uomini con i quali vivono.
Stupri e violenze domestiche portano alla perdita di un maggior numero di anni di vita sana, fra le donne di età compresa fra i 15 e i 44 anni di vita, che non il cancro al seno o alla cervice dell’utero, impedimenti lavorativi, guerra o incidenti automobilistici, secondo quanto rivela il Rapporto sullo Sviluppo Mondiale presentato nel 1993 dalla Banca Mondiale.
In risposta alla Piattaforma per l’Azione di Pechino, gli stati membri dell’ONU e la comunità internazionale hanno cercato dei modi per affrontare in maniera più efficace la violenza domestica:
• Numerosi stati hanno adottato una legislazione che riconosce che la violenza esercitata dal marito nei confronti della moglie dev’essere trattata alla stessa stregue di quella praticata da un estraneo. In Svezia, simili comportamenti vengono considerati delle gravi violazioni dell’integrità femminile e vengono puniti con delle sanzioni più severe rispetto al caso in cui lo stesso atto sia diretto contro uno sconosciuto.
• L’Austria, la Bielorussia, il Bhutan, l’Ungheria, il Messico, il Portogallo e le Seychelles hanno, per la prima volta, reso un reato penale la violenza sessuale compiuta dai mariti contro le proprie mogli.
• Nello Sri Lanka il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha lavorato in stretta collaborazione con le autorità e le organizzazioni non governative, per prevenire la violenza domestica mediante l’educazione pubblica, impiegando a tale scopo i media e seminari tesi a sensibilizzare verso il problema i funzionari del sistema giudiziario e le forze di polizia.
• Bielorussia, Polonia, Russia e Zimbabwe sono fra gli stati che hanno cercato di introdurre servizi per aiutare le vittime della violenza domestica quali rifugi e linee telefoniche speciali.
• Altri stati, tra cui l’Algeria e il Brunei Darussalam, hanno introdotto unità per la violenza domestica all’interno dei propri dipartimenti di polizia.
• L’Islanda ha lanciato un progetto sperimentale della durata di due anni rivolto ai maschi violenti chiamato "Uomini di responsabilità". Il progetto viene sottoposto a controlli quotidiani da parte della Croce Rossa islandese e sarà valutato allo scadere del biennio.
Il traffico delle donne
Si stima che il traffico di donne e bambine, molto spesso per uno sfruttamento commerciale del sesso, produca un fatturato annuale che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM), arriva fino a 8 miliardi di dollari. Gli enormi profitti che i responsabili traggono da queste attività, sempre più spesso legate al crimine organizzato, hanno trasformato questo commercio in una minaccia globale rapidamente crescente.
Le donne e le ragazze povere sono fra i principali bersagli dei trafficanti a causa della loro marginalizzazione e delle limitate risorse economiche a loro disposizione. Alcune di esse partecipano volontariamente al traffico a causa della promessa di guadagni più elevati e della possibilità di scappare dalla povertà. Altre vengono invece costrette con la forza, gran parte a prostituirsi contro la propria volontà. Per combattere questo fenomeno:
• Le Filippine hanno lanciato un’iniziativa in cooperazione con la società civile e altri governi, che prevede formazione e sviluppo di procedure per le agenzie che sono in prima linea nel combattere il traffico di donne e bambini.
• La Polizia lituana ha creato una Divisione per Combattere il Traffico all’interno del Dipartimento di Polizia come parte delle sue attività di indagine sul crimine organizzato.
• La Cina ha introdotto degli emendamenti al suo codice penale relativamente al rapimento di donne e bambine e all’induzione alla prostituzione.
• Al fine di fermare il traffico nelle aree di confine, il Myanmar ha creato otto centri professionali riservati a donne e ragazze.
• I Paesi Bassi hanno nominato un relatore nazionale il cui compito sarà di offrire una visione d’insieme di vasta portata dei dati relativi al traffico di donne e sui metodi per la prevenzione.
• L’Albania e la Federazione Russa hanno lanciato delle campagne di educazione dirette alle potenziali vittime.
Le mutilazioni dell’apparato genitale femminile
Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), si stima che tra 85 e 114 milioni tra donne e ragazze , gran parte delle quali vivono in Africa, nel Medio Oriente e in Asia, siano state sottoposte a mutilazioni dell’apparato genitale (female genital mutilation — FGM).
La pratica della FGM, o "circoncisione femminile", si riferisce alla rimozione integrale o parziale del clitoride e di altri organi dell’area genitale. La sua forma estrema, l’infibulazione, prevede la rimozione del clitoride e di entrambe le labbra che vengono poi cucite con la vulva, lasciando solo una piccola apertura per consentire il passaggio delle urine e del flusso mestruale.
Questa mutilazione delle ragazze ha importanti conseguenze sia a breve che a lungo termine. Essa è estremamente dolorosa e pu˜ causare delle infezioni e anche la morte, come pure difficoltà nel parto e una maggiore suscettibilità a contrarre il virus dell’HIV/AIDS. Questa pratica riflette un predominante consenso sociale sul fatto che la verginità di ragazze e donne debba essere preservata fino al matrimonio e sul fatto che la loro sessualità debba essere controllata. In queste culture gli uomini spesso non sposano donne o ragazze non circoncise che essi considerano "impure" e "sessualmente permissive".
Le iniziative contro la FGM attuate dopo la Conferenza di Pechino comprendono:
• Nel Settembre 1997, come parte di una campagna d’opinione internazionale, l’UNFPA ha nominato Waris Dirie, un’attivista e top model, sua Ambasciatrice Speciale per l’Eliminazione delle Mutilazioni dell’Apparato Genitale Femminile.
• L’Organizzazione Mondiale della sanità ha sviluppato dei materiali per la formazione e svolto dei seminari per aumentare la consapevolezza fra le balie e le levatrici della regione africana e del Mediterraneo occidentale, nel tentativo di sollecitare un loro attivo coinvolgimento in qualità di attive sostenitrici della lotta alla FGM.
• La Tanzania è una delle dieci nazioni nelle quali la mutilazione dell’apparato genitale femminile viene largamente praticata, ad avere promulgato delle leggi che rendono illegale questa pratica. Le sanzioni comprendono multe e imprigionamento. Gli altri nove paesi sono il Burkina Faso, la Repubblica Centro Africana, Gibuti, il Ghana, la Guinea, il Senegal, il Togo, la Costa d’Avorio e l’Egitto.
• Nazioni quali l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America, nelle quali vivono delle popolazioni immigrate che praticano questo rituale, hanno tutte approvato degli statuti che cercano di eliminare il fenomeno.
• La Nigeria ha istituito dei centri di cura con aule ad anfiteatro per le fistole vescico-vaginali per fornire assistenza alle donne sposate in giovane età che sono state sottoposte a mutilazioni dell’apparato genitale.
Tel. 06.6789907
Fax 06.6793337
Questo documento informativo si basa sul testo "Review and Appraisal of the Implementation of the Beijing Platform for Action: Report of the Secretary-General" (E/CN.6/2000/PC/2).
Pubblicato dal Dipartimento Pubblica Informazione delle Nazioni Unite
DPI/2035/D — Maggio 2000
Traduzione non ufficiale a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Maggio 2000.
*Tratto da www.onuitalia.it
La violenza di genere nell’arco della vita delle donne
Fase Tipo di violenza
Prenatale Aborti selettivi per sesso, percosse durante la gravidanza, gravidanza forzata (stupro di guerra, etnico)
Prima infanzia Infanticidio femminile, abusi emotivi e fisici, differenze nell’accesso al cibo e all’assistenza medica
Infanzia Mutilazioni dei genitali, incesto e abuso sessuale, differenze nell’accesso a cibo, assistenza medica e istruzione; prostituzione infantile
Adolescenza Violenze durante il corteggiamento, rapporti sessuali sotto coercizione economica, abusi sessuali sul posto di lavoro, stupro, molestie sessuali, prostituzione forzata
Età riproduttiva Abusi sulle donne da parte del partner, stupro coniugale, abusi e omicidi per dote, assassinio per mano del partner, abusi psicologici, abusi sessuali sul luogo di lavoro, molestie sessuali, stupro, abuso di donne disabili
Vecchiaia Abusi sulle vedove, abusi sugli anziani (che riguardano per lo più donne)
Fonte: Heise, L., Violence Against Women: The Hidden Health Burden, World Bank Discussion Paper, The World Bank, Washington, DC 1994.
Vittoria sull'acqua in Lombardia: la Corte Costituzionale boccia la parte della legge regionale sull'acqua che obbliga alla separazione tra gestione ed erogazione!
Sulla base del ricorso presentato nel 2006 dal Governo Prodi, la Corte Costituzionale ha bocciato la parte della legge regionale sull'acqua del 2006 che obbliga(va) alla separazione tra gestione ed erogazione!
Un obbligo che era stato contrastato dalla proposta di referendum abrogativo sostenuto da 144 Comuni lombardi e che nel 2009 aveva portato alla modifica della legge regionale.
Nel concreto la sentenza di fatto boccia i Piani d'Ambito e le delibere di alcuni ATO che nel periodo 2006-2008 avevano adottato il principio della separazione gestione/erogazione. Tra questi gli ATO di Como, Cremona, Lecco, Pavia, Varese e provincia di Milano.
In particolare la sentenza pone le premesse per l'annullamento della gara per l'erogazione per l'ATO di Pavia, la cui apertura è stata definita ad ottobre 2009 (scadenza del bando gennaio 2010).
Si tratta dunque di una vittoria a difesa dell'acqua pubblica in Lombardia, che da Pavia deve essere estesa a tutti i territori.
Di seguito un estratto della sentenza delle Corte Costituzionale:
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 49, comma 1, della legge della Regione Lombardia 12 dicembre 2003, n. 26
L'art. 49, comma 1, della legge della Regione Lombardia n. 26 del 2003, nel testo novellato dall'art. 4, comma 1, lettera p), della legge regionale n. 18 del 2006, prescrive che: «L'Autorità organizza il servizio idrico integrato a livello di ambito separando obbligatoriamente l'attività di gestione delle reti dall'attività di erogazione dei servizi. .......»
Stabilito che la disciplina statale di settore non consente la separabilità tra gestione della rete e gestione del servizio idrico integrato, resta da chiarire che tale principio risulta vincolante per il legislatore regionale, in quanto riconducibile alla competenza esclusiva dello Stato in materia di funzioni fondamentali dei comuni (art. 117, secondo comma, lettera p), Cost.). Infatti, le competenze comunali in ordine al servizio idrico sia per ragioni storico-normative sia per l'evidente essenzialità di questo alla vita associata delle comunità stabilite nei territori comunali devono essere considerate quali funzioni fondamentali degli enti locali, la cui disciplina è stata affidata alla competenza esclusiva dello Stato dal novellato art. 117.
Il commercio equo tra economia globale e mercati locali. - serie incontri PERCORSO MERCATO BENE COMUNE
Da un dialogo tra alcuni attori del territorio – cooperazione, volontariato e associazionismo, economia solidale, commercio equo e solidale – è nata l’esigenza di avviare un percorso di confronto che permetta di riallacciare le tante pratiche che sono diffuse sul nostro territorio con una riflessione che guardi più in alto, a quale è il modello di economia e di società a cui stiamo lavorando e auspicando, e a quale è il progetto di cambiamento che le nostre attività vogliono sviluppare sul territorio.
Primo incontro, venerdì 20 novembre 2009 - ore 20:30 :
Il commercio equo tra economia globale e mercati locali.
c/o Enaip, Via Dante 127 – Como (parcheggio interno)
Martino Villani, direttore CSV Como
Emilio Novati, presidente Cooperativa Equo Mercato Cantù
Alberto Zoratti, Cooperativa Sociale Fair
Il commercio equo si pone l'obiettivo di costruire rapporti di scambio più giusti con i produttori di paesi poveri e lontani, ma la costruzione di una economia solidale trova i suoi attori principali e i suoi valori di riferimento nelle comunità locali. Come si conciliano questa attenzione al mercato globale e l'esigenza di consolidare le economie locali? Come si concilia l'esigenza ecologica di una filiera corta con le importazioni da comunità lontane? Quale modello di relazioni tra Paesi è compatibile con una economia solidale e sostenibile?
L'amministrazione comunale di Erba discute, come fosse un problema urgente, del ripristino del Monumento ai Caduti progettato dall'architetto Terragni, con il ripristino dei fasci littori.
Como 15 novembre 2009
Il Comitato Direttivo Provinciale di Como dell'Associazione dei partigiani d'Italia (A.N.P.I.) nella seduta del 14 Aprile u.s. ha approvato il seguente o.d.g.:
Mentre la crisi economica preoccupa grandemente le comunità dell'erbese e della Valassina, soprattutto per i riflessi negativi sull'occupazione nelle industrie, nell'artigianato e nel commercio della zona, l'amministrazione comunale di Erba discute, come fosse un problema urgente, del ripristino del Monumento ai Caduti progettato dall'architetto Terragni, con il ripristino dei fasci littori.
Le colonne, rappresentati appunto i fasci littori, furono abbattute, dopo la Liberazione, per decisione di una amministrazione democraticamente eletta, che ha voluto eliminare i simboli del regime fascista, voluti da una gestione podestarile autoritaria, che non mosse un dito per salvare la vita del patriota Giancarlo Puecher, fucilato ad Erba il 23 dicembre 1943 con sentenza iniqua e ingiusta e che fu sempre solidale con i delitti della Guardia Nazionale Repubblichina e degli alleati nazisti perpetrati dall'erbose Bozzoli e dal Prefetto fascista Scassellati, criminale condannato e fuggito all'estero.
L'A.N.P.I. comasco esprime il proprio netto dissenso sulla proposta, perché, di fronte a un problema insignificante, ritiene debba prevalere il rispetto della democrazia che ha i suoi monumenti nella generosità degli uomini e delle donne che hanno sacrificato la vita e lottato per la Libertà.
Questo ripensamento tardivo e immotivato, che presenta anche profili di illegittimità, ai sensi della legge Scelba del 1952, giunge proprio alla vigilia del 65° anniversario della Liberazione ed ha già trovato la riprovazione delle forze democratiche e progressiste locali, che sono invitate a promuovere, insieme all'A.N.P.I. iniziative soprattutto rivolte ai giovani affinché siano consapevoli che oggi non abbiamo bisogno di simboli senza senso, ma dell'attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza, unico presidio contro ogni violenza e autoritarismo.
Como 14 Novembre 2009
I doni di Tommaso - di Enrico Ferrioli
siamo finalmente al traguardo prenatalizio con una
proposta di grande pregio e di grande stimolo anche spirituale, che a
Natale non guasta.
Sono lieto di allegarvi la copertina definitiva e la
locandina che vi invita alla presentazione ufficiale de "I doni di
Tommaso" scritto da Enrico Ferioli.
L'autore ha voluto donare il ricavato dei primi 3000
libri ai progetti promossi dall'AMSES e dalle altre realtà comasche
piemontesi che si stanno dando da fare a Capoverde.
Per questo motivo, vi invito a fare il passaparola per
l'evento di venerdì 27 novembre dove sarà presente anche Padre
Ottavio, presidente dell'Amses, e forse don Xeres, teologo creativo
della comunità comasca.
Grazie a tutti voi per la collaborazione che potrete
offrire per la migliore riuscita sia della serata, sia della futura
Contando sul vostro passaparola
consiglio comunale di ieri sera
Buongiorno a tutti. Come da impegni presi ieri sera un po' di persone del comitato hanno presenziato alla seduta del consiglio comunale, assistendo all'ennesima approvazione di un'opera di edilizia residenziale privata, con altezze aumentate, su un'area dismessa in zona Camerlata; approvazione in deroga al piano regolatore, con voto contrario delle opposizioni (per impatto ambientale pesante date le altezze, area non servita, posizione non idonea [vicino a viadotto e ferrovia in un avvallamento]) ed astensione della lega, con penosi litigi interni alla maggioranza che hanno ritardato la votazione oltre mezzanotte.
Rinnoviamo l'invito a che a gruppi si presenzi ai prossimi consigli comunali (se volete potete dare una disponibilità e facciamo da coordinamento, sia per le presenze che per le relazioni), visto che si stanno avvicinando discussioni su Ticosa e Muro e poiché é "istruttivo" vedere come si svolgono i lavori senza la TV presente (atteggiamenti del sindaco, del presidente del consiglio comunale, ...); riteniamo importante che queste persone "sentano" la presenza di cittadini che li controllano, che li vedano e che ne diffondano le scelte ed i comportamenti; vi chiediamo nel contempo di evitare comportamenti vistosi ed esagerati, mantenendo la calma e riservando la rabbia al momento della protesta coordinata, per aumentarne l'efficacia. Come anticipato abbiamo inviato a tutti i consiglieri di opposizione la richiesta di stato dei lavori sulle paratie e chiesto di avvisarci per tempo quando ci sarà una seduta su Ticosa o Muro per avere il tempo di mobilitarci con una presenza di protesta civile nel cortile del comune durante la seduta stessa.
A tal fine vi chiediamo un impegno forte per quella serata, quando sarà, diffondete e portate persone.
Coordinatori del Comitato "Giù la Giunta"
per il diritto a un'assistenza adeguata e dignitosa per i malati di SLA - a Como Ida Sala annuncia il suo sciopero della fame
Sciopererò per il diritto a un'assistenza adeguata e dignitosa per i malati di SLA e per chiunque ne abbia la necessità a partire dalla 1,00 di giovedì 12 novembre alla 1,00 di sabato 14 novembre 2009.
Ida -------------------------------- 10 novembre 2009
MILANO – I malati di Sla tengono chiuso il tubo che li alimenta
artificialmente: la loro protesta continua. Il viceministro Ferruccio Fazio
ha annunciato di essere pronto ad aprire un confronto sulle loro necessità.
Ma questo per ora non basta a Salvatore Usala, Giorgio Pinna, Mauro Serra e
Claudio Sabelli, le quattro persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica
in fase avanzata che, dal 4 novembre, hanno iniziato uno sciopero della fame
per protestare contro le carenze dell’assistenza domiciliare con le quali
stanno facendo i conti sulla propria pelle da anni.
A loro si è aggiunto un altro malato, di Roma, che per ora vuole restare
anonimo. La protesta, che viste le loro condizioni di salute ha i toni
disperati dell’ultima spiaggia, continua. La disponibilità espressa dal
viceministro non basta. Nemmeno ai famigliari e agli amici dei malati di Sla
che li assistono e che pagano il prezzo più alto di questa assenza
istituzionale. Vogliono risposte, provvedimenti concreti con un’assistenza
qualificata che sia all’altezza della gravità di una malattia che in Italia
riguarda circa 5mila persone. Troppi drammi in comune che continuano da
anni, per fermare una protesta estrema di fronte alla “disponibilità al
confronto”: lavori lasciati, sacrifici continui e famiglie sempre sul filo
del crollo, non solo psicologico. La differenza tra gli aiuti a livello
regionale è enorme: il Lazio spende circa 15mila euro per un malato, la
Lombardia 1.100. Altre regioni ancora meno.
L’IDEATORE DELLA PROTESTA – Salvatore Usala, che ha lanciato questo sciopero
della fame dopo aver scritto una lettera aperta a Fazio con una serie di
proposte per l’assistenza, e ha già avuto nelle scorse ore un collasso,
lunedì ha ricevuto la visita del presidente dell’Associazione italiana
sclerosi laterale, Mario Melazzini. Usala, che non può parlare con la sua
voce, ha girato al sito del Corriere le sue impressioni dopo questo
incontro, giunto al suo quinto giorno di sciopero della fame: «Ho preso
visione della documentazione prodotta, sono tutti documenti scientifici
apprezzabili, mancano ancora i documenti operativi veri e propri sui quali
nella sostanza si gioca la partita, infatti ai politici purtroppo poco
importa delle analisi sulla malattia e sui percorsi vari di assistenza che
questa necessita. Mario Melazzini ha rimarcato il suo disagio e amarezza per
le critiche ricorrenti al lavoro della consulta da parte mia, io ho
sostenuto che non ero mai entrato nel merito ma nel metodo, ho rimarcato
l’assenza di risultati che potevano e dovevano essere conseguiti applicando
una scala di priorità alle esigenze improcrastinabili dei malati. Melazzini
mi ha riferito che giovedì faranno una riunione specifica sull’assistenza,
integrando la documentazione della consulta con la mia proposta e con
l’impegno a portarla subito in campo. Sul fronte politico ci saranno
certamente delle novità, e sono certo comunque che il futuro sarà improntato
su contributi sociali che dovranno dare sollievo alle famiglie. Il percorso
è iniziato e ritengo che non si fermerà più, avremo certamente dei
risultati. In Sardegna l’assessore alla sanità ha confermato la volontà di
chiudere entro l’anno e l’impegno a trovare fondi aggiuntivi, i risultati
sono certi perché qui gioco in casa».
L’ASSOCIAZIONE VIVA LA VITA: «IL MINISTRO LATITA» – La partita è comunque
aperta e chi da anni aiuta i malati di Sla, come l’associazione di Viva la
Vita, mostra preoccupazione: «Quello che sta succedendo è un atto
gravissimo. Di fronte a uno sciopero della fame che potrebbe anche finire in
tragedia, il ministero della Salute latita. Ci avevano assicurato che
avrebbero preso contatto con noi ma al momento non abbiamo ricevuto nessuna
comunicazione». «Quello che «noi chiediamo – ribadisce il presidente Mauro
Pichezzi – è l’assistenza domiciliare in ambito sociale e non sanitario, che
significa avere a disposizione badanti formate ed esperte che si prendano
cura dei malati e che permettano ai familiari di andare a lavorare».
CRESCE LA PROTESTA, LA COSCIONI NE PARLA ALLA CAMERA – In questi ultimi due
giorni la protesta si è allargata: hanno aderito in tanti, non
necessariamente malati o parenti di pazienti affetti da Sla. «I digiunatori
sono arrivati a centocinquanta» ha annunciato Maria Antonietta Farina
Coscioni, deputata radicale eletta nella liste del Pd e presidente
dell’associazione Luca Coscioni. La stessa parlamentare ha cominciato il
digiuno e a Montecitorio ha riferito del caso di Paolo Di Modica, un altro
malato di Sla in fase intermedia che, a differenza dei quattro che sono in
sciopero della fame, è ancora in grado di far sentire la sua voce. Mai come
in questa vicenda si può dire che un malato di Sla parla anche a nome di
LETTERA DI FAZIO – In serata il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio ha
fatto sapere di aver inviato una lettera a Salvatore Usala in cui ribadisce
che gli impegni già assunti nelle precedenti riunioni con la Consulta dei
malati di Sla e negli incontri con le associazioni. Inoltre – si legge nella
nota -il viceministro Fazio ha convocato in via straordinaria la Consulta il
prossimo 12 novembre per esaminare in modo tempestivo ed esaustivo le
proposte di Salvatore Usala.
Stefano Rodi – Il Corriere della Sera
(www.lucacoscioni.it)
Gomme trattore per la comunità NDUGU ZANGU
Gomme trattore 110-90 NEW HOLLAND
Il trattore per la comunità NDUGU ZANGU è indispensabile per qualsiasi lavoro, agricoltura, trasporti materiali per le costruzioni.
Invio questo messaggio a tutti, nella speranza di trovare le quattro gomme da mettere nel container che partirà a gennaio 2010.
Portare i materiali richiesti a questo indirizzo, dove verrà caricato il container per la spedizione.
Franchino Stefano
Indirizzo/i di posta elettronica:
Garibaldi, 298
Gattinara VC 13045
Telefono: 0163-828911
Cellulare: 349-2521481
Ultime notizie: i bambini operati al cuore stanno tutti bene, dal 8 nov. al 19 nov. sarò in zona Torino e dintorni per fare visita a bambini operati ed incontrare tanti amici di Ndugu Zangu.
Nonno Luigi ringrazia della collaborazione.
Cassago Brianza 6 nov. 2009
Mancato Patrocinio a Como Gay Lesbica
La presente per segnalare la mancata assegnazione del patrocinio da parte del comune di Como e in particolare dal Dottor Tullio Saccenti, Capo di Gabinetto, per la proiezione del film "Due Volte Genitori", film che parla delle tematiche omosessuali dal punto di vista dei Genitori. Il film ha avuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Claudio Cipelletti assieme all'Associazione Genitori di Omosessuali (Agedo) -tra l'altro candidata all'ambrogino d'oro nel comune di Milano- sono i proprietari del film che tetengono i copyright.
Tale iniziativa rientrava nella diffusione della cultura omosessuale alla luce dei sempre più frequenti attacchi omofobici che avvengono in Italia. Dal comune di Como non solo non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Riteniamo che tale gesto di silenzio dissenso possa essere dovuto ad un mero atto discriminatorio in antitesi con le linee guida programmatiche della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle Pari Opportunità, esposte durante un tavolo di lavoro a cui la nostra associazione, unica a livello locale, è stata presente.
Il film richiedeva soltanto la concessione dell'utilizzo a titolo gratuito dell'Auditorium della biblioteca di Como per il giorno 11 dicembre 2009 nulla di più. D'altronde da un comune che ha negato il patrocinio all'ex magistrato D'Ambrosio non si poteva avere molte speranze. C'è da segnalare, ancor più grave, che la stessa iniziativa non solo è stata patrocinata dalla vicinissima Provincia di Lecco ma questa amministrazione l'ha pure sostenuta organizzandola in toto.
Chiediamo che questo gesto di discriminazione venga portato a conoscenza di tutti perché si possa fare un passo in avanti per far sì che tutte le persone omosessuali possano sentirsi accettate nel proprio mondo dove abitano anche in un contesto piccolo come il nostro, proprio come la Provincia di Como senza dover sempre tutte le volte essere costretti ad andare a Milano.
Le allego le copie di lettere inviate al Tullio Saccenti (brillante carriera, bruciando le tappe da vigile urbano a Capo di Gabinetto del Comune di Como, indagato più volte per non meglio precisati pasticci burocratici in merito ad alcuni concorsi) e la delibera di Giunta provinciale dell'Amministrazione di Lecco per le dovute precisazioni del caso.
Il direttivo di ComoGayLesbica
Potete chiamarci a questo numero 3389862071 oppure 3346630791--
Appello per acqua pubblica in Italia e in provincia di Como
Fausto Bertinotti presenta "Devi augurarti che la strada sia lunga "
CORTEO STUDENTESCO - Contro la Gelmini
Nonno Luigi in visita a Massa
LE PARATIE e la TRASPARENZA quello che la Giunta Bruni non ha mai spiegato conosciamo il progetto
L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sta realizzando a Roma un Centro di Alta Specializzazione per la Riabilitazione e l’Integrazione Sociale per i Ciechi Pluriminorati
festa del Ramadan
Lo sgombero dello stabile di ieri in Via Tommaso Grossi, non è stata una bella cosa