Source: http://www.overlex.com/stampa.asp?id=980&txttabella=articoli
Timestamp: 2020-06-06 18:05:40+00:00
Document Index: 107952304

Matched Legal Cases: ['art. 1917', 'art. 1917', 'art. 1932', 'art. 1917', 'art. 1917', 'art. 1322', 'art. 1917', 'art. 2952', 'art. 2952', 'art. 1917', 'art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1917', 'art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1917', 'art. 1322', 'art. 1341', 'art. 1917']

Esame di avvocato. Parere svolto: "Le clausole Claims Made" - assicurazioni claims made copertura
Esame di avvocato. Parere svolto: "Le clausole Claims Made"
Traccia e parere di Diritto Civile estratti dal Corso on line Overlex di preparazione per l'esame di avvocato, tenuto dall'avv. Luigi Viola
Tizio è un notaio assicurato con la MAR ASSICURAZIONI.
Tizio va in pensione in data 23 giugno 2004.
Il 23 giugno 2005 a Tizio viene notificato un atto di citazione, in quanto avrebbe stipulato un atto nullo con colpa grave.
Tizio comunica subito alla propria assicurazione MAR, che copriva anche per la colpa grave, quanto accaduto, chiedendo di intervenire nel giudizio.
La Mar ASSICURAZIONI sostiene che nell'assicurazione stipulata da Tizio era presente una clausola, in base alla quale il notaio non sarebbe stato coperto dall'assicurazione laddove la contestazione del suo operato fosse arrivata dopo la pensione, seppur il fatto contestato si riferiva al periodo professionale precedente alla pensione.
Tizio verifica quanto detto dalla MAR ASSICURAZIONI ed, in effetti, il contratto assicurativo presentava la clausola sopra detta.
Tizio si reca da un legale, spiegando che vuole ad ogni costo godere della copertura assicurativa.
Viene richiesto un parere in merito al caso di Tizio, il quale si ritira dalla professione di notaio e va, conseguentemente, in pensione il 23 giugno 2004. Un anno dopo, il 23 giugno 2005, Tizio riceve un atto di citazione in quanto avrebbe stipulato un atto nullo con colpa grave; decide allora di chiedere alla Mar assicurazioni, compagnia con la quale era assicurato per la responsabilità civile, di intervenire in giudizio, poiché la polizza assicurativa da lui conclusa copriva espressamente anche la colpa grave. L'assicurazione risponde negativamente, affermando che nel contratto vi era una clausola in forza della quale il notaio non sarebbe stato coperto laddove la contestazione del suo operato fosse arrivata dopo la pensione, sebbene si riferisse ad un fatto verificato durante il periodo precedente alla stessa. Tizio constata che, in effetti, la suddetta clausola è presente nel contratto e si reca da un legale al fine di verificare la possibilità di avvalersi comunque dell'assicurazione.
Per prima cosa è opportuno capire se una clausola come quella inserita nel contratto assicurativo stipulato da Tizio sia valida e, in caso di risposta affermativa, vedere se, limitando in qualche modo la responsabilità dell'assicuratore, essa sia qualificabile come clausola vessatoria e, quindi, valida solo se approvata per iscritto.
Il contratto stipulato da Tizio è un contratto di assicurazione per la responsabilità civile, previsto dall'art. 1917 c.c., in base al quale l'assicuratore è obbligato a tenere indenne l'assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione, debba pagare ad un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto. Da questa definizione emergono chiaramente due aspetti importanti dell'assicurazione per la responsabilità civile: il primo è che la copertura assicurativa vale per i danni conseguenti ai fatti accaduti durante il tempo dell'assicurazione e il secondo è che l'assicurazione copre esclusivamente la responsabilità dedotta nel contratto. Nel caso di Tizio nessun problema sorge circa il secondo aspetto, poiché l'assicurazione copre espressamente anche i casi di colpa grave e, quindi, la richiesta di risarcimento danni avanzata nei confronti di Tizio è compresa nella responsabilità dedotta nel contratto di assicurazione. La questione fondamentale del caso di Tizio riguarda, invece, il primo aspetto sopra richiamato, ma, prima di affrontare la questione relativa a cosa si debba intendere per “fatto”, dobbiamo vedere se il principio sancito dal primo comma dell'art. 1917 c.c. sia derogabile o meno. Infatti, nel contratto stipulato da Tizio si prevede una limitazione del tempo della copertura assicurativa stabilito dal Legislatore. L'art. 1932 c.c. è chiaro e non equivoco nello stabilire l'inderogabilità, se non in senso più favorevole all'assicurato, del terzo e quarto comma dell'art. 1917, ma non anche del primo. Le parti, dunque, possono derogare a quanto stabilito dall'art. 1917, I° comma, c.c., prevedendo, ad esempio, una limitazione della copertura assicurativa ai fatti non solo verificatisi ma anche denunziati alla compagnia nel periodo di vigenza del contratto. Una clausola del genere, non prevista espressamente dal Legislatore, è stata definita ed interpretata dalla dottrina e dalla giurisprudenza sulla base dei casi concreti in cui essa era prevista. La suddetta clausola, definita “claims made”, consiste, è opportuno ripeterlo ancora una volta, in quella clausola in base alla quale la copertura assicurativa è limitata ai soli fatti denunciati durante la vigenza del contratto e non oltre (Tribunale Crotone 8.11.2004). La clausola “claims made” non è, come detto, prevista espressamente dal codice civile, sicché il contratto che la contiene è un contratto atipico ma pienamente lecito, ai sensi dell'art. 1322 c.c. (Cass. 15.03.2005 n. 5624).
Ecco che diventa fondamentale chiarire che cosa il Legislatore abbia inteso dire con il termine “fatto” nel primo comma dell'art. 1917 c.c., al fine di capire se esso debba essere identificato nell'evento dannoso o nella richiesta di risarcimento danni avanzata dal danneggiato. La questione è risolta in maniera diversa da dottrina e giurisprudenza: la prima, infatti, afferma che il fatto deve essere inteso come la richiesta di risarcimento fatta dal danneggiato e, a sostegno di questa interpretazione, la dottrina sostiene che l'art. 2952 c.c., al terzo e quarto comma, fissa la decorrenza del termine prescrizionale dalla richiesta di risarcimento avanzata dal terzo. La giurisprudenza, invece, identifica il fatto nell'evento accaduto durante il tempo dell'assicurazione (Cass. 15.03.2005 cit.) e quest'ultima tesi sembra più convincente, perché supportata da un'interpretazione sistematica. I Giudici della Suprema Corte, infatti, hanno affermato che non assume rilievo l'art. 2952 c.c., che fa riferimento alla richiesta di risarcimento fatta dal danneggiato all'assicuratore, poiché si tratta di una norma avente una ratio del tutto diversa da quella di cui all'art. 1917 c.c. e riguardante, cioè, la prescrizione e non la copertura assicurativa per la responsabilità civile (Cass. 15.03.2005, cit.).
La clausola “claims made” prevede, dunque, una limitazione della responsabilità dell'assicuratore ai soli fatti denunciati durante il tempo in cui il contratto di assicurazione era in vigore; dobbiamo allora capire se, stante questa sua caratteristica, tale clausola possa essere considerata vessatoria ai sensi dell'art. 1341, II° comma, c.c.. La giurisprudenza è concorde nel riconoscere che, per stabilire la natura vessatoria delle clausole di un contratto di assicurazione, bisogna accertare se esse definiscono l'oggetto del contratto, delimitando l'obbligazione assunta dall'assicuratore, oppure pongono limitazioni di responsabilità, perché solo le prime non devono essere specificamente approvate per iscritto a norma dell'art. 1341 c.c. (Cass. 8.01.1987, n. 22). Lo stesso orientamento giurisprudenziale, che riconosce il fatto di cui all'art. 1917 c.c. nell'evento dannoso e non nella richiesta di risarcimento danni, vede la “claims made” come una clausola che limita la responsabilità a carico dell'assicuratore predisponente, risolvendosi nella mancata copertura di rischi per i quali solitamente ci si assicura ed è, dunque, una clausola vessatoria (Cass. 15.03.2005, cit.). Il secondo comma dell'art. 1341 c.c. stabilisce che le clausole che limitano la responsabilità devono essere approvate per iscritto e la ratio di questa norma è chiara, volendo spingere il contraente in genere più debole, cioè l'assicurato, ad essere consapevole della limitazione prevista e a conoscere in maniera cosciente la stessa.
Venendo ora più specificatamente al caso di Tizio, possiamo dire che la clausola in forza della quale la Mar assicurazioni nega il suo intervento è qualificabile come “claims made”, poiché esclude l'operatività della polizza per le richieste di risarcimento danni avanzate dopo la pensione di Tizio, anche se riguardanti fatti avvenuti durante la vigenza del contratto assicurativo. Essendo qualificabile come tale, la suddetta clausola del contratto di Tizio è clausola limitativa della responsabilità, con la conseguenza che deve essere considerata vessatoria, ai sensi del secondo comma dell'art. 1341 c.c., e deve, perciò, essere approvata per iscritto. Dagli elementi in nostro possesso sembra che Tizio non abbia sottoscritto specificatamente la clausola limitativa, tanto è vero che lo stesso si accorge della sua esistenza solo dopo che l'assicurazione nega un qualsivoglia intervento sulla base di essa; e questo fa pensare ad una mancata sottoscrizione specifica della clausola “claims made”.
Se, dunque, la clausola stipulata da Tizio è clausola vessatoria non sottoscritta, dobbiamo vedere le conseguenze della mancata specifica sottoscrizione. La giurisprudenza è concorde nel valutare nulla la clausola vessatoria non sottoscritta: “la mancata specifica approvazione per iscritto delle clausole onerose indicate nell'art. 1341 c.c. ne comporta la nullità, eccepibile da chiunque vi abbia interesse e rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento (Cass. 18.01.2002 n. 547; nello stesso senso anche Cass. 15.02.1992 n. 1873 e Cass. 26.01.1987 n. 713). Ciò comporta la nullità della clausola in questione, nullità che, tuttavia, non inficia il contratto ma solo la clausola non sottoscritta, la quale viene sostituita di diritto da quanto previsto dall'art. 1917 c.c., I° comma, e, cioè, dalla norma che era stata derogata in sede di conclusione del contratto. Perciò, l'assicurazione sarà tenuta ad indennizzare il terzo per gli eventuali danni subiti dallo stesso ad opera di fatti addebitabili a Tizio e avvenuti durante la vigenza del contratto, anche se la richiesta di risarcimento sia stata inoltrata successivamente alla cessazione del contratto stesso.
In conclusione, la clausola di limitazione della copertura assicurativa per i soli fatti le cui richieste siano arrivate durante la vigenza del contratto di assicurazione è detta clausola di “claims made”, che integra un contratto atipico, lecito ai sensi dell'art. 1322 c.c.. E' una clausola di limitazione della responsabilità dell'assicuratore e, come tale, la giurisprudenza ha interpretata la stessa come clausola vessatoria, con la conseguenza che deve essere necessariamente e specificatamente approvata per iscritto, al fine della sua validità ai sensi dell'art. 1341, II° co., c.c.. Stante la mancata sottoscrizione della suddetta clausola da parte di Tizio, essa è clausola nulla sostituita di diritto dalla previsione di cui al primo comma dell'art. 1917 c.c., in base al quale l'assicuratore è tenuto ad indennizzare i terzi dei danni subiti dall'assicurato per il fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione. Tizio potrà, dunque, avvalersi della copertura assicurativa nel caso in cui il terzo dimostri la fondatezza del suo diritto al risarcimento del danno.