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Timestamp: 2020-06-02 06:50:45+00:00
Document Index: 92486583

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 2', 'art.1', 'art. 14', 'art.1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ']

VERSO UNA MOBILITAZIONE NAZIONALE
RETE NAZIONALE OPERATORI OPERATRICI SOCIALI
PIATTAFORMA PER IL RINNOVO DEL C.C.N.L. Cooperative Sociali
Negli ultimi mesi, in diverse città del paese, si sono svolte assemblee con lavoratori e lavoratrici del settore in merito al rinnovo del Contratto Collettivo Cooperative Sociali. Il principale C.C.N.L. del Terzo Settore, scaduto ormai nel lontano 2012. E’ un contratto che svaluta fortemente il ruolo delle operatrici e degli operatori sociali che lavorano nel mondo del sociale e nel contempo non tiene conto delle evoluzioni normative: Legge “Iori” 205, Riforma del Terzo Settore, ma solo conferma la riduzione della spesa pubblica nell’ambito del welfare e sociale. Siamo consci che il C.C.N.L. rappresenta numerose e differenti professionalità, tutte che operano per rispondere ai problemi che impediscono l’autonomia personale, la realizzazione di sé e il pieno diritto di dignità e inserimento sociale e allora crediamo che questo contratto debba essere rivisto e rinnovato nella direzione del valore e riconoscimento di questo fondamentale ruolo sociale. Crediamo che il Contratto Nazionale debba essere uno dei pilastri principali che dimostri l’avanzamento qualitativo nella gestione dei Servizi, nella costruzione di un’unità di categoria e nella tutela delle condizioni ci chi lavora e lavorerà in questo settore. Basta alla surreale esistenza di circa 17 differenti contratti di categoria! Crediamo necessario definire un unico contratto nazionale, non al ribasso, affinché si possa rendere uniforme il lavoro sociale in tutto il territorio nazionale. Basta con un stipendio insufficiente per il costo della vita e precario! La retribuzione, comparata sia a livello europeo, sia alla media nazionale, risulta nettamente inferiore alle altre professioni di cura e di risposta ai bisogni primari della persona. Come Rete Nazionale stiamo raccogliendo tutti i contributi provenienti da operatori e operatrici di tutto il paese.
Di seguito i punti che proponiamo per una piattaforma comune:
 AUMENTO DELLA PAGA BASE ORDINARIA
 PASSAGGIO AL TEMPO PIENO A 36 ORE SETTIMANALI A PARITA’ DI RETRIBUZIONE MENSILE
 ABOLIZIONE DELL’USO DELLA BANCA ORE, A SFAVORE DEL LAVORATORE, PER MASCHERARE ORE DI LAVORO STRAORDINARIE NON RETRIBUITE
 RICONOSCIMENTO DELLE ORE NOTTURNE COME ORE DI LAVORO. NO ALLE NOTTI PASSIVE.
 GARANZIA DEL LAVORO E DEL SALARIO PER TUTTI I 12 MESI DELL’ANNO
 RICONOSCIMENTO E RETRIBUZIONE DELLE ORE DI BACKOFFICE “ORE INDIRETTE” (PROGETTAZIONE, PROGRAMMAZIONE, VERIFICA) IN PERCENTUALE ADEGUATA AL MONTE ORE SETTIMANALE E AI CARICHI DI LAVORO.
 TUTELA DELLA MATERNITA’ AL 100%, A PARTIRE DALLE PRIME SETTIMANE DI GESTAZIONE
 RICONOSCIMENTO DEL LAVORO SOCIO-EDUCATIVO, SOCIO-SANITARIO, SOCIOASSISTENZIALE COME CATEGORIA DI LAVORO USURANTE
 INDENNIZZO ECONOMICO, OLTRE AL RIMBORSO KILOMETRICO, PER L’USO DEI BENI MOBILI E IMMOBILI, DI PROPRIETA’ DEGLI OPERATORI CHE VENGONO UTILIZZATI NELLO SVOLGIMENTO DEL SERVIZIO.
 INDENNITA’ DI FLESSIBILITA’ E REPERIBILITA’ PER CHI LAVORA SU DIFFERENTI SERVIZI E IN SITUAZIONI D’EMERGENZA.
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IL TERZO SETTORE E’ BUONO PER TUTTI ?
13th Maggio
Quello che oggi si chiama Terzo Settore ha origine nel mutualismo dell’Ottocento, socialista e cristiano. Da questa storia secondo alcuni giungein eredità “lo spirito imprenditoriale”.
Ma a guardare bene, ci sarebbe anche l’eredità del conflitto. Siamo pronti a rilanciarla?
Un importante articolo di riflessione teorica.
“Il terzo settore (…) è invocato da tutti, e in quanto strumento condiviso smette di rappresentare una minaccia. Al contrario, diviene strumento di legittimazione per lo status quo: dimostrazione del fatto che il mercato e il capitalismo non sono “cattivi” per definizione, che possono al contrario generare socialità, e che i loro esiti dipendono dall’uso che se ne fa. (…) [Con la fortuna del Terzo Settore nel dibattito pubblico] La locuzione “società civile” perde i connotati gramsciani di terreno di confronto e scontro su idee e cultura finalizzato alla costruzione dell’egemonia, per accostarsi piuttosto a un ideale tocquevilliano, attualizzato attraverso il ricorso a concetti come quelli di coesione sociale e capitale sociale, dotati di un grande appeal anche sul versante delle politiche”.
http://www.commonware.org/index.php/neetwork/701-dal-mutualismo-al-terzo-settore-cosa-resta-oggi-di-una-soggettivita-contro
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Questo documento vuole esserne una sintesi e un rilancio delle prossime tappe. Oltre alle specifiche tematiche affrontate, l’assemblea è stata un’importante occasione di confronto in direzione di una ricomposizione di una categoria molto frammentata e precarizzata e questo compito è necessario e non delegabile se si vuol parlare di riconoscimento e valorizzazione del nostro lavoro. Intendiamo condividere e sviluppare un discorso più ampio sulle condizioni di lavoro degli operatori e delle operatrici sociali, da connettere al contesto del Welfare e dei servizi di questo paese in relazione alla recente riforma del Terzo Settore e questo sarà il tema della prossima assemblea pubblica e delle prossime riunioni aperte alla partecipazione di chiunque ne sia interessato/a. Sulla pagina F.B. Operatori Sociali (Milano) e sul blog operatorisociali.noblogs.org verranno pubblicati aggiornamenti e avvisi dei prossimi appuntamenti.
Sull’applicazione della cosiddetta Legge Iori (sulla pagina fb https://www.facebook.com/operatorisociali.milano e sul blog https://operatorisociali.noblogs.org/ si può leggere la sintesi dettagliata sulla normativa in questione Disciplina delle Professioni di Educatore Professionale Socio-Pedagogico, Educatore Professionale Socio-Sanitario e Pedagogista DDL 2443/2017 (c.d. “Legge Iori”) recepito nella legge 27.12.2017 , n. 205):
MARTEDI’ 15 MAGGIO ORE 21.30 PIANO TERRA (Via Confalonieri 3)
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I CONTENUTI DELLA LEGGE 205 (EX-IORI)
Disciplina delle Professioni di Educatore Professionale Socio-Pedagogico,
Educatore Professionale Socio-Sanitario e Pedagogista
DDL 2443/2017 (c.d. “Legge Iori”) recepito nella legge 27.12.2017 , n. 205
DEFINIZIONE DELLE FIGURE PROFESSIONALI EDUCATORE SOCIO-PEDAGOGICO E PEDAGOGISTA (art.1, co. 594, L. n.205/2017)
L’Educatore Professionale Socio-Pedagogico e il Pedagogista operano nell’ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a qualsiasi attività svolta in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale e sociale, secondo le definizioni contenute nell’art. 2 d.lgs. 16.01.2013, n.13, perseguendo gli obiettivi della Strategia europea deliberata dal Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 (secondo quest’ultima si vuole modernizzare il modello sociale europeo investendo nelle persone e costruendo uno Stato sociale attivo. … I sistemi europei di istruzione e formazione devono essere adeguati alle esigenze della società dei saperi e alla necessità di migliorare il livello e la qualità dell’occupazione).
AMBITI DI LAVORO (art.1, co. 594, L. n.205/2017)
LE FIGURE PROFESSIONALI INDICATE AL PRIMO PERIODO (EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIO–PEDAGOGICO E IL PEDAGOGISTA) OPERANO NEI SERVIZI E NEI PRESIDI SOCIO-EDUCATIVI E SOCIOASSISTENZIALI, nei confronti di persone di ogni età, prioritariamente nei seguenti ambiti:
-educativo e formativo;
-scolastico;
-socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti socio-educativi;
-della genitorialità e della famiglia;
-culturale;
-giudiziario;
-ambientale;
-sportivo e motorio;
-dell’integrazione e della cooperazione internazionale.
FORMAZIONE UNIVERSITARIA DELL’EDUCATORE SOCIO-PEDAGOGICO (Art.1, co. 595, L. n. 205/2017)
LA QUALIFICA di educatore professionale socio-pedagogico È ATTRIBUITA CON LAUREA L19 – SCIENZE DELL’EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE – e ai sensi del d.lgs. 13.04.2017 n.65
d.lgs. 13.04.2017 n.65, all’art. 14, co. 3, dispone: A DECORRERE DALL’ANNO SCOLASTICO 2019/2020, L’ACCESSO AI POSTI DI EDUCATORE DI SERVIZI EDUCATIVI PER L’INFANZIA È CONSENTITO ESCLUSIVAMENTE A COLORO CHE SONO IN POSSESSO DELLA LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE DELL’EDUCAZIONE NELLA CLASSE L19 A INDIRIZZO SPECIFICO PER EDUCATORI DEI SERVIZI EDUCATIVI PER L’INFANZIA O DELLA LAUREA QUINQUENNALE A CICLO UNICO IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA, INTEGRATA DA UN CORSO DI SPECIALIZZAZIONE PER COMPLESSIVI 60 CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI. Continuano ad avere validità per l’accesso ai posti di educatore dei servizi per l’infanzia i titoli conseguiti nell’ambito delle specifiche normative regionali, ove non corrispondenti a quelli di cui al periodo precedente, conseguiti entro la data di entrata in vigore del presente decreto, 01.01.2018.
FORMAZIONE PROFESSIONALE DEL PEDAGOGISTA (Art.1, co. 595, L. n. 205/2017)
LA QUALIFICA DI PEDAGOGISTA È ATTRIBUITA A SEGUITO DEL RILASCIO DI UN DIPLOMA DI LAUREA ABILITANTE nelle classi di laurea MAGISTRALE:
LM-50 – Programmazione e gestione dei servizi educativi;
LM-57 – Scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua;
LM-85 – Scienze pedagogiche;
LM-93 – Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education.
QUALIFICA EUROPEA DELL’EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIO-PEDAGOGICO E DEL PEDAGOGISTA (art.1, co. 595, L. n. 205/2017)
La formazione universitaria dell’educatore professionale socio-pedagogico e del pedagogista è funzionale al raggiungimento di idonee conoscenze, abilità e competenze educative rispettivamente del livello 6 e del livello 7 del Quadro Europeo delle qualifiche (QEQ) per l’apprendimento permanente, di cui alla raccomandazione 2017/C 189/03 del Consiglio, del 22.05.2017. Il pedagogista è un professionista di livello apicale.
SPESE PER IL RILASCIO DEL TITOLO DI LAUREA ABILITANTE (art.1, co. 595, L. n. 205/2017)
Le spese derivanti dallo svolgimento dell’esame previsto ai fini del rilascio del DIPLOMA DI LAUREA ABILITANTE sono poste integralmente A CARICO DEI PARTECIPANTI con le modalità stabilite dalle università interessate.
REGIME TRANSITORIO (Art.1, co. 597, L. n. 205/2017)
In via transitoria, POSSONO ACQUISIRE LA QUALIFICA DI EDUCATORE SOCIO-PEDAGOGICO, PREVIO SUPERAMENTO DI UN CORSO INTENSIVO DI FORMAZIONE PER COMPLESSIVI 60 CREDITI FORMATIVI UNIVERSITARI, organizzato dai dipartimenti e dalle facoltà di Scienze dell’educazione e della formazione delle Università, ANCHE TRAMITE ATTIVITÀ DI FORMAZIONE A DISTANZA, LE CUI SPESE SONO POSTE INTEGRALMENTE A CARICO DEI FREQUENTANTI, da intraprendere ENTRO TRE ANNI DALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 205/2017 (01.01.2018), coloro che alla medesima data sono in possesso di uno dei seguenti REQUISITI:
Svolgimento dell’attività di educatore per non meno di tre anni, anche non continuativi, da dimostrare mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell’interessato ai sensi del T.U. di cui al DPR n.445/2000;
ACQUISIZIONE “PER DIRITTO” DELLA QUALIFICA DI OPERATORE PROFESSIONALE SOCIO-PEDAGOGICO (Art.1, co. 598, L. n. 205/2017)
Acquisiscono la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico coloro che, ALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA PRESENTE LEGGE (1.01.2018), sono titolari di contratto di lavoro a tempo indeterminato nei seguenti ambiti: educativo e formativo; scolastico; socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti socio- educativi; della genitorialità e della famiglia; culturale; giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell’integrazione e della cooperazione internazionale; a condizione che, alla medesima data, ABBIANO ETÀ SUPERIORE A CINQUANTA ANNI E ALMENO DIECI ANNI DI SERVIZIO, OVVERO ABBIANO ALMENO VENTI ANNI DI SERVIZIO.
DIRITTO DI CONTINUARE A SVOLGERE L’ATTIVITÀ DI EDUCATORE SENZA LA QUALIFICA (Art.1, co. 599, L. n. 205/2017)
I SOGGETTI CHE, alla data di entrata in vigore della presente legge, HANNO SVOLTO L’ATTIVITÀ DI EDUCATORE PER UN PERIODO MINIMO DI 12 MESI, ANCHE NON CONTINUATIVI, documentata mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell’interessato, POSSONO CONTINUARE AD ESERCITARE DETTA ATTIVITÀ; per tali soggetti, IL MANCATO POSSESSO DELLA QUALIFICA DI EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIO-PEDAGOGICO O DI EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIO-SANITARIO NON PUÒ COSTITUIRE, DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE, MOTIVO PER LA RISOLUZIONE UNILATERALE DEI RAPPORTI DI LAVORO IN CORSO ALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA PRESENTE LEGGE NÉ PER LA LORO MODIFICA, ANCHE DI AMBITO, IN SENSO SFAVOREVOLE AL LAVORATORE.
CONSEGUENZE DELL’ACQUISIZIONE DELLA QUALIFICA DI EDUCATORE SOCIO-PEDAGOGICO (Art. 1, co. 600, L. n. 205/2017)
L’acquisizione della qualifica di educatore socio-pedagogico, di educatore professionale socio-sanitario ovvero di pedagogista NON COMPORTA, PER IL PERSONALE GIÀ DIPENDENTE DI AMMINISTRAZIONI ED ENTI PUBBLICI, IL DIRITTO AD UN DIVERSO INQUADRAMENTO CONTRATTUALE O RETRIBUTIVO, AD UNA PROGRESSIONE VERTICALE DI CARRIERA ovvero al riconoscimento di mansioni superiori.
FORMAZIONE UNIVERSITARIA DELL’EDUCATORE SOCIO-SANITARIO (Art.1, co. 596, L. n. 205/2017)
La qualifica di Educatore professionale socio-sanitario è attribuita a seguito del rilascio del DIPLOMA DI LAUREA ABILITANTE DI UN CORSO DI LAUREA DELLA CLASSE L/SNT2 – PROFESSIONI SANITARIE DELLA RIABILITAZIONE, fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 08.10.1998 n.520
ATTIVITÀ DELL’EDUCATORE SOCIO-SANITARIO (DM 8.10.1998 n. 520, art. 1)
Il regolamento contenuto nel decreto ministeriale 8.10.1998 n. 520, individua l’educatore professionale come l’operatore sociale e sanitario che, in possesso del diploma di laurea abilitante, attua specifici progetti educativi e riabilitativi nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’equipe multidisciplinare, volti a uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana; cura il positivo inserimento o reinserimento psicosociale dei soggetti in difficoltà. L’educatore professionale:
c) programma, organizza, gestisce e verifica le proprie attività professionali all’interno di servizi sociosanitari e strutture sociosanitarie e riabilitative, in modo coordinato e integrato con altre figure professionali presenti nelle strutture, con il coinvolgimento diretto dei soggetti interessati e/o delle loro famiglie, dei gruppi, della collettività;
e) Partecipa ad attività di studio, ricerca e documentazione finalizzate agli scopi sopraelencati.
LUOGO DI SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’ DELL’EDUCATORE SOCIO-SANITARIO (DM 8.10.1998 n. 520, art. 1)
L’educatore professionale svolge la sua attività professionale, nell’ambito delle proprie competenze, in STRUTTURE E SERVIZI SOCIOSANITARI E SOCIOEDUCATIVI PUBBLICI O PRIVATI, SUL TERRITORIO, NELLE STRUTTURE RESIDENZIALI E SEMIRESIDENZIALI IN REGIME DI DIPENDENZA O LIBERO PROFESSIONALE.
Rete Operatori Operatrici Sociali Milano
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ASSEMBLEA PUBBLICA 7 MARZO H 21
19th Febbraio
La Rete Operatori Operatrici Sociali Milano chiama tutti/e i lavoratori e lavoratrici dei servizi socio-educativi e socio-sanitari per un confronto pubblico e la stesura di una piattaforma di rivendicativa.
A fine 2017 sono state approvate la Legge Iori e il decreto Lorenzin, entrambi i provvedimenti vanno a modificare l’assetto legislativo e l’accesso al lavoro per le professioni educative. Che rapporto c’è tra il nuovo “riconoscimento della categoria” tornare in università dopo anni di lavoro e il miglioramento delle condizioni di lavoro? Come verranno organizzati i corsi di riqualifica per chi già lavora, da anni, come educatore, ma non ha la laurea in scienze dell’educazione o educatore professionale? Chi pagherà questi corsi di riqualifica? Fatte le leggi bisogna costruirne l’applicabilità… Cosa chiedono i lavoratori agli Enti locali, alle Centrali Cooperative, ai Sindacati?
Da mesi ormai sono in ballo le trattative tra i firmatari del C.C.N.L. per il rinnovo dei contratti nazionali e per diversi mesi ancora le trattative proseguiranno… ma i lavoratori cosa dicono di questi contratti? Lavoro estivo, notti passive, banca ore, bassi salati e nemmeno sempre garantiti… Forse il “riconoscimento” dovrebbe passare anche da qui oltre che da un “caro” attestato universitario.
In questi anni abbiamo seguito le vicende lavorative di tanti/e colleghi di Milano, dell’area metropolitana, ma anche oltre, nel paese, in relazione con altre Reti e collettivi territoriali, intervenendo a difesa dei diritti dei lavoratori e della qualità dei Servizi. Siamo testimoni del fatto che organizzarsi è possibile e conquistare migliori condizioni anche e in questa serata vorremmo socializzare alcune di queste esperienze e poterne incontrare di nuove.
Dunque vi aspettiamo numerosi/e Mercoledi 7 marzo alla Ligera (viale Padova 133, Milano) dalle 19.30 per un apericena per cominciare alle 21.00 l’Assemblea. Saranno presenti anche alcune realtà sindacali.
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SE SARA’ UNA CONQUISTA DIPENDERA’ DA NOI LAVORATORI E LAVORATRICI E DALLE MOBILITAZIONI CHE RIUSCIREMO A COSTRUIRE
Il 2017 si chiude con l’approvazione della legge Iori, dopo un lungo iter parlamentare che aveva coinvolto anche la Rete Nazionale Operatori Sociali; fin da subito emerge tra i lavoratori e le lavoratrici un importante dilemma: la nuova legge servirà a “buttare giù dalla torre” tanti operatori sociali e altrettanti insegnamenti fondamentali che costituiscono la ricchezza professionale del settore oppure è un primo importante passo verso una migliore definizione e regolamentazione del nostro lavoro?
In vigore dal 1° gennaio 2018 la Legge Iori (Legge 205, comma 594-601” “Disciplina della professione di educatori e pedagogisti”) ha stabilito che per svolgere la professione di educatore e pedagogista saranno necessarie le specifiche lauree (L-19 scienze dell’educazione; L-SNT2 medicina e chirurgia; per fare gli educatori. LM-50; LM-57; LM-85, LM-93 come lauree magistrali).
E chi già lavora con questo ruolo senza laurea o con altri titoli?
Se si lavora da almeno 3 anni, con regolare contratto, ci si potrà riqualificare presso le università, acquisendo 60 Cfu e l’equiparazione con il titolo in Scienze dell’educazione e la finestra per usufruire di queste norme transitorie è di 3 anni dall’emissione della legge.
Se il lavoratore/lavoratrice ha già 20 anni di regolare lavoro o 50 d’età con 10 anni di regolare lavoro è già “equiparato”.
Diversamente da chi, per molti anni, si è speso a favore di un’unificazione della categoria, sia dal punto di vista della formazione, che dal punto di vista del ruolo professionale, la legge Iori (così come il contemporaneo decreto Lorenzin) stabilisce l’esistenza di due profili, due percorsi, due ruoli differenti: educatori socio-sanitari e educatori socio-pedagogici, ripercorrendo la logica per cui nel 1998, con il D.M. 520, la lobby medica stabilì un riconoscimento legislativo ai laureati di classe L-SNT/2, così nel 2017 la lobby pedagogica, con la Legge 205 – Iori, dà riconoscimento legislativo ai laureati in Scienze dell’educazione. Così come i primi esclusero i secondi dai Servizi Sanitari, ora viceversa, i secondi escludono i primi da mansioni socio-pedagogiche. Peccato che, fino ad ora, nel mondo del lavoro, agli uni e agli altri, siano state richieste le stesse mansioni di progettazione e realizzazione di progetti legati al benessere globale della persona, uguale è stato l’ingiusto riconoscimento salariale e uguale dovrebbe essere l’organizzazione multidisciplinare dei Servizi (per cui gli educatori insieme a psicologi, sociologi, antropologi, medici, assistenti sociali, operatori socio-sanitari vanno a costruire quella globalità e organicità di risposte alla complessità dei bisogni dei soggetti con cui lavorano).
Una cosa è chiara a noi della Rete Operatori Operatrici Sociali Milano: se davvero questa legge è stata approvata per dare dignità e riconoscimento ad una categoria per troppi anni rimasta indefinita, a causa di una cattiva gestione istituzionale, allora questo intento deve attraversare l’intero sistema di Welfare e dei Servizi alla persona. Come dire: fatta la legge che stabilisce l’accesso al lavoro, ora si pensi al lavoro!. Crediamo che il giudizio rispetto a questa legge sia legato alla modalità con cui verrà applicata e molto dipenderà dalla possibilità di invertire il trend di disinvestimento e precarizzazione dell’intero settore. Se questa legge avrà solo l’effetto di ri-mandare migliaia di lavoratori, precari e sottopagati, a riqualificarsi in università, facendo pagare loro il prezzo di un vuoto legislativo, per poi ritrovarsi a lavorare alle stesse condizioni, con gli stessi pessimi contratti, il nostro giudizio sarà totalmente negativo e la nostra opposizione netta.
Gli Enti gestori e le Centrali Cooperative cosa faranno per agevolare i lavoratori e le lavoratrici nel percorso di riqualifica?
I sindacati cosa faranno per sostenere i lavoratori e le lavoratrici nel riconoscimento nella formazione sul campo, nell’inquadramento contrattuale a fronte della titolarità ottenuta ?
Crediamo che sia fondamentale che nei prossimi mesi studenti e lavoratori del settore colgano questo importante passaggio e si organizzino per costruire la più ampia mobilitazione possibile insieme alle forze sindacali, e insieme alle Reti già esistenti, affinché:
Si rivendichi la possibilità di non far ricadere i costi della riqualifica interamente sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori.
Tutti/e possano usufruire dei permessi studio (come previsto dai Contratti Nazionali)
Venga stabilita una maniera per vedersi riconosciuta la continua formazione che negli anni di lavoro ciascuno/a ha sostenuto (come previsto dai Contratti Nazionale)
Si rivendichi un reale riconoscimento della professione che passi anche dal miglioramento delle condizioni di lavoro e miglioramento delle condizioni dei Servizi.
Crediamo che a partire da questa questione se ne debbano sviluppare tante altre, a partire da un miglioramento salariale, in un momento in cui sono aperte le contrattazioni per il rinnovo dei contratti di categoria, a partire dal C.C.N.L. delle Cooperative Sociali scaduto da oltre 5 anni.
Difendiamo i nostri diritti e la dignità del nostro lavoro!
retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org
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PROFESSIONALITA’ EDUCATIVA TRA RICONOSCIMENTI LEGISLATIVI E RIVENDICAZIONI CONTRATTUALI
Di seguito l’intervista all’On. Vanna Iori autrice della proposta di Legge 2656 “Disciplina delle professioni di educatore e pedagogista”, fatta dai microfoni di radio Kairos Bologna dai nostri colleghi.
La legge non affronta il tema dell’unificazione dei profili professionali pedagogici (L 19) e sanitari (L/SNT2), istanza a noi della Rete molto cara e per la quale ci siamo battuti affinchè si arrivasse a stabilire un profilo unico, poichè crediamo che qualsiasi sia l’ambito d’intervento degli educatori, la nostra professionalità si fondi sempre su basi pedagogico-relazionali.
La proposta di legge 2656 ne riconferma la diversificazione e si prefigge di dare riconoscimento e normativa agli educatori socio-pedagogici stabilendo l’obbligo di laurea per chi ne vuole esercitare la professione e la possibilità, per chi già esercita la professione da anni, di raggiungere l’equiparazione attraverso un corso intensivo da 60 crediti, a carico di ciascun lavoratore, lavoratrice.
La divisione e frammentazione della categoria è ancor più spinta dalle forze politiche e accademiche che operano nell’ambito sanitario, infatti per gli educatori socio-sanitari, laureati presso le facoltà di Medicina e Chirurgia (LSNT2), già dal 1998 col D.M. 520 esiste una legge che ne disciplina il ruolo e l’esercizio professionale.
Anche il recente D.D.L. Lorenzin, in attesa di approvazione, va ad istituire un’area delle professioni socio-sanitarie, dove si inseriscono o.s.s., assistenti sociali ed educatori professionali di classe L/SNT2, andando a consoidare ancor più il paradigma che esistono educatori differenti con ruoli e professionalità differenti, cosa che attualmente si scontro fortemente con ciò che succede all’interno dei Servizi in cui gli educatori svolgono tutti le medesime mansioni, in relazione semmai con altre figure professionali di carattere sanitario-riabilitativo.
Evidentemente uteriori cambiamenti di prospettiva sono in atto, sia dal punto di vista della rimodulazione dei Servizi (nei casi in cui non sia smantellamento puro), sia dal punto di vista dell’esercizio della professione per gli operatori sociali.
Ciò che invece è già realtà da molto tempo ed è una realtà in peggioramento, come nel resto dei settori lavorativi maggiormente colpiti dalle forme di precarizzazione operate sia dai governi che dai datori di lavoro, sono le condizioni di lavoro e le condizioni di qualità dei Servizi, che colpiscono gli operatori e gli utenti con cui lavorano. E’ per questo che esite questa Rete, come anche altre nel paese, perchè crediamo che sia necessario, come lavoratori e lavoratrici del sociale contrastare questa “deriva anti-sociale” e stabilire noi cosa è qualità, professionalità, dignità del lavoro sociale, a partire dalla battaglia per un migliore contratto di lavoro.
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LA LOTTA PAGA, ANCHE NEL SOCIALE, ANCHE IN TRIBUNALE SE SERVE!
La vittoria in tribunale della collega Loredana, contro una delle più grandi Cooperative del centro Italia.
Tutto iniziò quando L. si riufiutò di firmare un accordo illegittimo stipulato tra la Cooperativa COOSS Marche e i sindacati confederali in tema di inquadramento contrattuale che portò inizialmente ad una riduzione del 40% delle ore di lavoro per l’educatrice e successivamente a 0 ore!
La sentenza del tribunale ha dichiarato che:
L’AZIENDA COOPERATIVA NON PUO’ FAR RICADERE SUI LAVORATORI IL RISCHIO D’IMPRESA (CON MODIFICHE SOSTIANZIALI DEL CONTRATTO DI LAVORO) DOVUTE A MODIFICHE DEI TERMINI DELL’APPALTO CON LA COMMITTENZA.
L’USO DELLA BANCA ORE CONTINUA AD ESSERE IN MOLTI CASI ILLEGITTIMO! UN MECCANISMO ELUSIVO DELL’OBBLIGO DI RETRIBUZIONE.
Grazie a Loredana, grazie ai colleghi e le colleghe anconetani/e che l’hanno sostenuta e oggi condividono questa esperienza incoraggiante per tutti/e; grazie all’avvocato M. Laratro
"La lotta paga, si può fare", intervista a Loredana Galano, educatrice professionale, su demansionamento, rischio d'impresa e lavoratori/trici, banca ore e stipendi non pagati, a partire dal suo ricorso accolto dal Tribunale del lavoro di Ancona nei confronti della cooperativa sociale Cooss.
Publié par Rete Diritti Operatori/trici Sociali Ancona sur dimanche 5 novembre 2017
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DIRITTO ALLO STUDIO E DIRITTO AL LAVORO NELLE SCUOLE DI MILANO
Pubblichiamo la lettera arrivataci da un’educatrice milanese che descrive con molta chiarezza, la situazione generale, ad ogni inizio d’anno, dei Servizi di Integrazione Scolastica gestiti, con delega alle cooperative, dal Comune di Milano. Una situazione di tagli che sempre più fa male sia ai minori in difficoltà e alle loro famiglie, sia agli educatori che lavorano quotidianamente con loro per sostenerli nel diritto allo studio e alla socialità. Quanti potrebbero essere i firmatari di questa lettera? Quanti vivono le stesse condizioni lavorative?
Noi ci uniamo al grido della nostra collega, continuiamo a sostenere tutti i colleghi e le colleghe del milanese che cercano un sostegno per contrastare le ingiustizie all’interno dei Servizi in cui lavorano, continuiamo a promuovere l’incontro e l’organizzazione dei lavoratori e lavoratrici del sociale per costruire vertenze in difesa dei diritti dei lavoratori e degli utenti con cui lavorano.
Questa è una lettera aperta rivolta a tutti coloro che hanno a cuore la vita delle persone più fragili che abitano la nostra città: i minori diversamente abili o in situazioni di disagio sociale ed economico. La diminuzione delle risorse stanziate per la loro integrazione nell’ambito della scuola da parte del Comune di Milano è sempre più preoccupante. A scuola ogni bambino trascorre un tempo importante della propria vita. Dovrebbe essere accolto e favorito nel processo di socializzazione oltre che di apprendimento.
In questi anni nelle scuole della nostra città assistiamo invece alla penalizzazione di studenti in situazione di difficoltà e delle persone che con loro lavorano.
Sono una donna di 30 anni e faccio l’educatrice da tempo, nelle scuole, dedicandomi proprio a questi minori. Anche quest’anno dopo i 3 mesi estivi di disoccupazione, a causa della precarietà cronica del mia categoria, sono tornata nello stesso istituto dove lavoro da 7 anni. Come ogni volta ho firmato nuovamente il contratto ma, anziché le 30 ore degli anni precedenti, me ne hanno accordate solo 20. Ho fatto due conti. 20 ore per 7 € e qualcosina.. dovrei arrivare a 600 € al mese.
Tra affitto e spese non ce la farò, anche se vivo in condivisione con altre 4 persone. Mi ha preso lo sconforto, mi consolava solo pensare che avrei avuto un numero inferiore di bambini da seguire, con la possibilità di concentrarmi su pochi. Una magra consolazione che è svanita quando mi hanno comunicato le assegnazioni.
Il numero di ore per ognuno è stato drasticamente ridotto, tanto da impedire ad alcuni alunni di frequentare la scuola a tempo pieno. Chiedo spiegazioni ai miei responsabili. Ricevo rassicurazioni imbarazzate, forse le ore verranno incrementate, ci sono da aspettare i tempi burocratici del Comune, forse fra qualche mese ci sarà un aumento. Quindi forse chissà quando mi aumenteranno anche le ore del contratto? Forse. Intanto si lavora con 2, 3 o 4 ore settimanali a bambino. Avere un contratto a 20 ore significa seguire dai 7 ai 10 bambini. Come farò? Mi ritrovo con uno stipendio ridotto e un carico di lavoro aumentato, un lavoro di cui svanisce il senso stesso. Come costruire una relazione educativa trascorrendo con ognuno 2, 3 o massimo 4 ore a settimana? Parliamo di un servizio rivolto ad alunni e alunne in situazioni critiche. Come potrò assumermi la mia responsabilità professionale e garantirgli il supporto di cui hanno bisogno?
Intanto, ad oggi, molti bambini e bambine per mancanza di copertura sono costretti a frequentare la scuola con un orario ridotto. Questi minori sono in primis degli studenti e noi, insieme agli insegnanti di classe e di sostegno, collaboriamo per garantire loro il diritto allo studio, un diritto costituzionale non garantito dall’alto. Ci sentiamo un po’ come Don Chisciotte, tanto lavoro per nulla! Ho sempre lavorato nel sociale, ho una laurea magistrale, faccio l’educatrice nelle scuole. Il mio datore di lavoro è una cooperativa sociale che mi fa contratti da settembre a giugno. Sono stanca di assistere alla violazione dei diritti fondamentali, ai tagli alla spesa sociale che si traducono in bassa qualità dei servizi, con alunni abbandonati a loro stessi o costretti a orari di frequenza della scuola ridotti, e in mancanza di tutele per chi con loro lavora quotidianamente, impossibilitato a svolgere la propria mansione, umiliato sia da un punto di vista professionale che retributivo.
Questa lettera è un grido: Siamo lavoratori, non eterni “ragazze e ragazzi in attesa di un lavoro vero”, vogliamo che sia riconosciuto il nostro lavoro così come vogliamo che siano rispettati i diritti dei minori in situazione di bisogno con cui vorremmo poter lavorare in condizioni degne.
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