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Timestamp: 2019-10-19 02:14:51+00:00
Document Index: 25356755

Matched Legal Cases: ['art. 746', 'art. 746', 'art. 746', 'sentenza ', 'art. 750', 'art. 746', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 749', 'sentenza ', 'art. 748', 'sentenza ', 'art. 737', 'art. 2645', 'art. 745', 'art. 751', 'art. 746', 'art. 726', 'art. 747']

Art. 746 codice civile - Collazione d'immobili - Brocardi.it
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Articolo 746 Codice civile
Collazione d'immobili
Dispositivo dell'art. 746 Codice civile
La collazione di un bene immobile si fa o col rendere il bene in natura (1) [748 c.c.] o con l'imputarne il valore alla propria porzione, a scelta di chi conferisce (2) [2645 c.c.].
Se l'immobile è stato alienato o ipotecato, la collazione si fa soltanto con l'imputazione [747, 749 c.c.].
(1) Se si sceglie di conferire il bene in natura, questo cessa di essere di proprietà dell'erede ed entra in comunione tra i discendenti e il coniuge.
(2) Si tratta di un'obbligazione alternativa (v. 1285 e ss. del c.c.). Comunicata agli altri eredi la scelta, questa diviene irrevocabile.
L'eccezione tutela l'interesse dell'acquirente e l'interesse del creditore ipotecario, che diversamente vedrebbero venir meno il vantaggio conseguito e le garanzie ottenute se si consentisse al coerede di effettuare la collazione in natura e, quindi, di far uscire il bene dal patrimonio personale.
Massime relative all'art. 746 Codice civile
Cass. civ. n. 56/2014
La cessione gratuita della quota di partecipazione ad una cooperativa edilizia, finalizzata all'assegnazione dell'alloggio in favore del cessionario, integra donazione indiretta dell'immobile, soggetta, in morte del donante, alla collazione ex art. 746 cod. civ., tale quota esprimendo non una semplice aspettativa, ma un vero e proprio credito all'attribuzione dell'alloggio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 56 del 3 gennaio 2014)
Cass. civ. n. 502/2003
Mentre è soggetta a collazione per imputazione, prevista dall'art. 750 c.c. per i beni mobili, la quota di società, in quanto - non conferendo ai soci un diritto reale sul patrimonio societario riferibile alla società, che è soggetto distinto dalle persone dei soci - attribuisce un diritto personale di partecipazione alla vita societaria, va compiuta, secondo le modalità previste dall'art. 746 c.c. per gli immobili, la collazione della quota di azienda, che rappresenta la misura della contitolarità del diritto reale sulla universitas rerum dei beni di cui si compone, sicché - ove si proceda per imputazione - deve aversi riguardo al valore non dei singoli beni ma a quello assunto dall'azienda, quale complesso organizzato, al tempo dell'apertura della successione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 502 del 15 gennaio 2003)
Cass. civ. n. 4381/1982
Il donante ha solo il potere di dispensare il donatario dalla collazione, ma non può in alcun modo vincolare la sua scelta, qualora egli sia tenuto alla collazione, di conferire in natura il bene (immobile) ricevuto ovvero di attuare la collazione per imputazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4381 del 4 agosto 1982)
relative all'articolo 746 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 746 Codice civile - Collazione d'immobili | Quesito Q201922835
domenica 24/02/2019 - Sicilia
“Il padre nel 1989 effettua alla figlia una donazione indiretta di un immobile per un valore di 150 milioni; la figlia nel 2010 vende l'immobile per una cifra di 340 mila euro; oggi in una eventuale collazione qual'è il valore della donazione?”
Consulenza legale i 18/03/2019
Per regola generale, alla collazione si procede o rendendo il bene in natura (ovvero attraverso l’apporto reale, concreto, del bene alla massa ereditaria, così che gli eredi ne diventino comproprietari) oppure imputando il valore del bene alla propria porzione di eredità.
E’ evidente, però, che se gli immobili sono stati alienati, la collazione può realizzarsi soltanto per imputazione, attraverso un apporto fittizio alla massa ereditaria del valore del bene in denaro, che viene computato nella quota spettante al donatario.
Le norme che vengono in considerazione, in particolare, sono gli articoli 746, 747 e 749 del c.c., relativi alle modalità di collazione degli immobili.
La prima norma citata stabilisce quanto già sopra detto, ovvero che se l’immobile è stato alienato o ipotecato la collazione si fa soltanto per imputazione; il secondo articolo – che è quello che più ci interessa per la risposta al quesito – è che la collazione per imputazione si fa avendo riguardo al valore dell’immobile al tempo dell’apertura della successione; infine, l’art. 749 c.c.. stabilisce che nel caso di alienazione dell’immobile, si devono dedurre a favore del donatario il valore delle spese e dei miglioramenti apportati al bene al tempo dell’apertura della successione.
Se l’immobile è stato venduto dal donatario prima della morte del donante, come nel caso in esame, egli accetterà il rischio delle variazioni di valore che si possono verificare medio tempore.
Una sentenza che si ritiene abbastanza significativa in materia è quella della Corte di Cassazione, Sez. II, 06/10/2016, n. 20041, la quale affronta il caso della donazione di un fondo originariamente a destinazione agricola e che, dopo essere stato venduto dalla donataria prima della morte del donante, ha assunto una destinazione edificabile, con conseguente aumento di valore.
La Cassazione ha stabilito in questo caso il principio secondo cui, ai fini della collazione, occorre tenere conto del valore di mercato dell’immobile al momento in cui si apre la successione, ma ha anche precisato che, ex art. 748 c.c., tale valore debba essere ridotto in ragione del valore delle migliorie apportate al bene.
Il diritto del donatario ad essere rimborsato degli eventuali miglioramenti eseguiti sul bene ricevuto in donazione lo si fa discendere dal fatto che non sarebbe ragionevole imporre al medesimo donatario di conferire un valore che non è riferito all'originaria consistenza della res donata, ma che dipende, piuttosto, da iniziative da lui assunte (nel caso di miglioramenti eseguiti a sua cura e spese) o da interventi di terzi che abbiano inteso favorirlo (nel caso in cui i miglioramenti siano apportati da altri.
Diverso è il caso in cui il bene abbia subito un incremento di valore per effetto di una destinazione edificatoria insussistente al momento del trasferimento (ovvero per situazioni indipendenti dalla volontà o da opere eseguite dal donatario); in quel caso lo stesso dovrà essere stimato, ai fini della collazione, facendo riferimento al maggio valore che avrà al momento in cui si apre la successione.
Trasferendo le considerazioni della sentenza citata al caso di specie, può dirsi che occorre considerare nella stima anche l’incremento di valore che l’immobile ha assunto per motivi indipendenti da iniziative del donatario o di terzi finalizzate a migliorie del bene stesso.
In buona sostanza e per concludere, nel caso in esame, il valore di cui tenere conto ai fini della collazione non è quello di 150 milioni di Lire che l’immobile aveva alla fine degli anni ’80 (al momento in cui è avvenuta la donazione), e neppure il valore corrispondente al prezzo della vendita avvenuta nel 2010, quanto piuttosto il valore risultante da una stima (di mercato) dell’immobile da effettuare al momento in cui verrà a mancare il padre donante.
Norma di riferimento: Articolo 746 Codice civile - Collazione d'immobili | Quesito Q201615953
sabato 23/04/2016 - Campania
“Nel OMISSIS un padre acquista un immobile al primo figlio, in regime di comunione dei beni con la moglie, e non viene data informativa agli altri figli coeredi. Nel OMISSIS il padre muore, non essendoci immobili, ma solo una piccola somma di denaro, (la casa in cui vivevano era intestata alla sola moglie) non viene aperta successione, ma si dividono le somme di denaro (50% alla moglie il resto ai OMISSIS figli). Poi muore anche la moglie nel OMISSIS (dopo grave malattia che aveva compromesso le facoltà mentali), gli altri due figli vengono in possesso dei documenti riguardanti la donazione fatta. Come si procede visto che la prima donazione immobiliare supera abbondantemente (di oltre il 100%) le restanti quote?
Nel caso di specie viene in considerazione l’istituto della collazione ereditaria (art. 737 del codice civile).
Si tratta di un obbligo che la legge pone a carico solamente di alcuni eredi e che ha come scopo quello di ripristinare, a favore dei parenti più stretti del defunto, l'uguaglianza di trattamento nella ripartizione del patrimonio ereditario.
I soggetti tenuti alla collazione sono il coniuge del defunto, i figli di esso ed i discendenti di questi ultimi (per cui, nel caso illustrato dal quesito, ci troviamo proprio nell’ipotesi di legge).
La regola è che tali soggetti “devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati. (…)”.
Ciò significa che qualora uno dei citati soggetti, quando il defunto era ancora in vita, avesse ricevuto una donazione da quest’ultimo, dovrà “restituire” alla massa ereditaria il bene ricevuto in donazione per consentire di calcolare le quote ereditarie correttamente, ovvero nel rispetto delle percentuali previste per legge.
La restituzione è “reale”, nel senso che il bene oggetto della donazione rientra davvero a far parte del patrimonio ereditario e viene, poi, equamente diviso tra gli eredi suddetti (la donazione, cioè, viene ritenuta una sorta di “anticipo” sulla successione).
I beni immobili sono soggetti a collazione sia quando la donazione sia stata diretta sia quando sia indiretta, ovvero – in quest’ultima ipotesi – quando l’immobile sia stato acquistato con denaro del defunto ma in nome e nell’interesse dell’erede (ad esempio, acquisto pagato con denaro del padre con intestazione del bene al figlio).
Nel caso di beni immobili la restituzione può avvenire in due modi, a libera scelta del donatario:
- o in natura, restituendo il bene ricevuto per donazione - che cesserà pertanto di essere di esclusiva proprietà del donatario e diventerà oggetto di comunione - (cd. conferimento in natura)
- oppure per equivalente, ossia conferendo una somma di denaro corrispondente al valore del bene al momento dell’apertura della successione (cd. conferimento per imputazione).
In entrambe le ipotesi si ha riguardo al valore di mercato che ha il bene al momento dell’apertura della successione e non al valore (solitamente maggiore) che il bene aveva al momento della donazione. La scelta deve essere fatta mediante dichiarazione scritta ed è soggetta all’onere della trascrizione trattandosi di un atto che determina comunque il trasferimento del diritto (art. 2645 cod. civ.).
Si noti bene che per effetto della collazione, quando si apre la successione, è come se la donazione venisse risolta con effetto retroattivo, e di conseguenza il bene donato rientra subito nella comunione ereditaria senza bisogno di un atto formale di trasferimento.
La collazione in natura rappresenta l’ipotesi eccezionale e si può fare solo i beni immobili non siano stati alienati né ipotecati dal donatario.
Solitamente la collazione di immobile si effettua per equivalente.
Concretamente, si procede in questo modo: si calcola il valore del bene immobile donato e si somma al valore della massa ereditaria, in modo tale da calcolare il valore complessivo del patrimonio ereditario e, pertanto, delle singole quote spettanti agli eredi.
Quindi il coerede donatario imputa alla propria quota il valore che i beni donati avevano al momento della apertura della successione, ciò per capire se - con il bene donato – la sua quota ha un valore che non eccede quello che gli spetta per legge.
Se così è, non c’è alcun problema ed alcun obbligo a carico del coerede in questione. Se, diversamente, la sua quota risulta eccessiva rispetto a quella che gli spetterebbe per legge, egli potrà tenere – evidentemente – l’immobile fisicamente per sé, ma dovrà versare alla comunione una somma di denaro equivalente alla parte eccedente della sua quota (ad esempio, se la quota che gli spetta per legge è 50 e l’immobile ricevuto in donazione vale 100, egli avrà ricevuto un eccedenza di valore di 50; dovrà allora dare/restituire alla comunione proprio 50).
Trattandosi di immobili, va per completezza aggiunto che la legge attribuisce al donatario che li conferisce il diritto al rimborso del valore delle migliorie apportate ai beni, nei limiti del loro valore al tempo dell’apertura della successione, nonché il diritto al rimborso delle spese straordinarie sostenute per la conservazione dello stesso. Parimenti gli impone il rimborso dei deterioramenti a lui imputabili.
Invece, con riguardo ai frutti (es. gli affitti maturati se l’immobile è locato a terzi) e agli interessi, l’art. 745 cod. civ. dispone che essi sono dovuti dal giorno dell’apertura della successione.
Nel caso concreto al nostro esame, quindi, il figlio che aveva ricevuto l’immobile dal padre, dovrà scegliere se vuole tenere l’immobile per sé oppure cederne una quota ai fratelli (ovvero, concretamente, dividere l’immobile per quote, che andranno opportunamente calcolate, tenendo conto della successione temporale delle morti dei genitori: pertanto, una parte era andata dapprima alla madre, quando questa era ancora in vita, ed una parte ai figli, e successivamente, alla morte della prima, l’intera proprietà dell’immobile è tornata ai soli figli ma con quote diverse) oppure tenerlo per sè.
Quest’ultima, che è la soluzione preferibile, comporta che il figlio beneficiario della donazione calcoli il valore che aveva l’immobile al momento (morte) dell’apertura delle successione del padre; quindi calcoli le quote spettanti ai figli ed alla madre sull’eredità paterna in quel momento; se necessario (ovvero se con il valore dell’immobile la sua quota risulti maggiore del dovuto) effettui i relativi conguagli in denaro ai fratelli (tenendo sempre conto, lo si ricorda, della parte di eredità materna).
Norma di riferimento: Articolo 746 Codice civile - Collazione d'immobili | Quesito Q201512746
domenica 29/03/2015 - Sardegna
“nel marzo 1964 mio padre mi ha dato la somma di attuali 2000€ per comprare un locale commerciale e io personalmente ho stipulato l'atto notarile e ho sempre riscosso io l'affitto dal conduttore. Mio padre non è più in vita dal 1996. Nel 2004 i miei coeredi hanno chiesto la collazione del locale o la somma rivalutata con interessi dal 1964. Io ritengo invece che avrebbero diritto al valore nominale della somma con interessi legali dal 1996, se la somma mi fosse stata richiesta dal padre entro il 1974 e poi rinnovata la richiesta ogni dieci anni.”
Il quesito coinvolge l'istituto della collazione ereditaria, il quale prevede che i figli, i loro discendenti e il coniuge che abbiano accettato l'eredità debbano restituire alla massa ereditaria tutti i beni che sono stati loro donati dal defunto quando questi era in vita, al fine che siano divisi tra tutti i coeredi (artt. 737 ss. c.c.).
Rispetto al quesito proposto, due sono le problematiche principali:
1. l'obbligo di collazione si prescrive o comunque è soggetto a richiesta di parte?
2. come viene restituito il bene? in natura o per imputazione?
La collazione ereditaria, secondo un orientamento che appare prevalente in giurisprudenza, non sarebbe soggetta ad una espressa domanda dei condividenti, ma costituirebbe un rapporto obbligatorio che sorge automaticamente per effetto dell'apertura della successione. In tal senso si veda Cass. civ., sez. II, 18 luglio 2005, n. 15131: "In presenza di donazioni fatte in vita dal de cuius, la collazione ereditaria - in entrambe le forme previste dalla legge, per conferimento del bene in natura ovvero per imputazione - è uno strumento giuridico volto alla formazione della massa ereditaria da dividere al fine di assicurare l'equilibrio e la parità di trattamento tra i vari condividenti, così da non alterare il rapporto di valore tra le varie quote, da determinarsi, in relazione alla misura del diritto di ciascun condividente, sulla base della sommatoria del relictum e del donatum al momento dell'apertura della successione, e quindi garantire a ciascuno degli eredi la possibilità di conseguire una quantità di beni proporzionata alla propria quota. Ne consegue che l'obbligo della collazione sorge automaticamente a seguito dell'apertura della successione (salva l'espressa dispensa da parte del "de cuius" nei limiti in cui sia valida) e che i beni donati devono essere conferiti indipendentemente da una espressa domanda dei condividenti, essendo sufficiente a tal fine la domanda di divisione e la menzione in essa dell'esistenza di determinati beni, facenti parte dell'asse ereditario da ricostruire, quali oggetto di pregressa donazione. Incombe in tal caso sulla parte che eccepisca un fatto ostativo alla collazione l'onere di fornirne la prova nei confronti di tutti gli altri condividenti".
Pertanto, nel caso di specie, non è necessario che la somma donata sia stata richiesta dal padre entro il 1974 per far sorgere l'obbligo del figlio di conferirla in collazione: è sufficiente a tal fine la mera domanda di divisione del compendio ereditario.
Ai sensi dell'art. 751 del c.c., la collazione di una somma di denaro si fa prendendo una somma inferiore di denaro che si trova nell'eredità (la collazione si concretizzerà in un obbligazione di valuta, regolata dal principio nominalistico: il donatario dovrà collazionare la somma ricevuta in donazione rivalutata degli interessi legali).
Tuttavia, in aperto contrasto con la dottrina, la giurisprudenza ormai dominante reputa che l'oggetto della collazione debba essere individuato nel bene immobile acquistato dal beneficiario con il denaro del de cuius (donazione indiretta dell'immobile, ex multis vedi Cass. civ., sez. I, 12 maggio 2010, n. 11496: "l'acquisto di un immobile con denaro del disponente e intestazione ad altro soggetto (che il primo intende, in tal modo, beneficiare), costituendo lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, integra una donazione indiretta del bene stesso, e non del denaro (giurisprudenza consolidata, a partire da Cass. sez. unite, 5 agosto 1992, n. 9282; cfr. e plurimis, Cass., sez. II, 26 agosto 2002, n. 12.486; Cass., sez. I, 6 aprile 2001, n. 5122").
Quindi, la collazione di bene immobile dovrà avvenire, ai sensi dell'art. 746 del c.c., in natura (restituzione del locale) o imputando il valore alla propria porzione in sede di divisione. Nella collazione in natura, il valore del bene va stimato al momento della divisione (art. 726 del c.c.), mentre il valore del bene nella collazione per imputazione è quello dell'immobile al tempo dell'apertura della successione, come sancisce l'art. 747: nel nostro caso, il valore del locale nel 1996. Gli interessi seguono la stessa regola, quindi decorrono dallo stesso momento (v. Cass. civ., 25646/2008).
Naturalmente, va sottolineato che in casi come quello in esame - in cui si è avuta l'elargizione di una somma di denaro precedente all'acquisto - la donazione indiretta dell’immobile ricorre solo qualora il versamento sia stato finalizzato alla compravendita, mentre nel caso in cui il denaro sia stato donato come tale, si realizza una donazione diretta pura e semplice di denaro.