Source: https://www.diritto.it/danno-non-patrimoniale-cosa-cambia-dopo-il-decalogo-di-san-martino/
Timestamp: 2020-08-13 05:54:25+00:00
Document Index: 22713404

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 2059', 'art. 2059', 'art. 185', 'art. 2059', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 2043']

Danno non patrimoniale: la personalizzazione dopo san martino
danno, diritti della persona
Danno non patrimoniale: in cosa consiste
Il danno non patrimoniale rappresenta un argomento tra i più dibattuti e discussi sia in ambito giurisprudenziale che dottrinario. Tale controversia ha avuto origine nel 1942 con l’introduzione del nuovo codice civile. Il legislatore, da una parte, attraverso l’introduzione dell’art. 2043 c.c., stabiliva il principio secondo il quale il danno, per poter essere risarcito, deve essere ingiusto (10) dall’altro, attraverso l’art. 2059 c.c., stabiliva che il danno non patrimoniale è risarcibile soltanto nei casi previsti dalla legge. In primo luogo bisogna evidenziare che il danno non patrimoniale non trova concreta indicazione nel codice civile, infatti, l’art. 2059 c.c. non fornisce una precisa definizione del danno non patrimoniale, ma si limita a contemplarne la risarcibilità nei soli casi previsti dalla legge (11).
Tale espressione “nei soli casi stabiliti dalla legge” determinava che la risarcibilità del danno non patrimoniale era ammessa esplicitamente solo nelle ipotesi in cui il danno derivasse da un fatto illecito che si configurasse necessariamente come reato e, pertanto, i danni non patrimoniali potevano essere risarciti solo se derivanti da un reato. All’epoca dell’emanazione del codice civile l’unica previsione espressa del risarcimento del danno non patrimoniale era racchiusa nell’art. 185 c.p. del 1930 il quale, al comma 2, testualmente prevede: “ogni reato, che abbia cagionato un danno, patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui”. L’art. 2059 c.c. fu subito oggetto di due tesi interpretative contrapposte. Secondo una prima tesi, per così dire “estensiva”, per danno non patrimoniale doveva intendersi qualsiasi tipo di danno diverso dalla lesione del patrimonio nel senso stretto del termine (12). Di conseguenza, il danno non patrimoniale veniva inteso sia come lesione del c.d. danno morale puro, sia come lesioni dei beni immateriali che sono propri di ciascun individuo quali, ad esempio, il bene salute.
Una seconda tesi, più restrittiva, circoscriveva la portata dei danni non patrimoniali al solo caso di “danno morale puro” ritenendo che la lesione di beni fondamentali, come la salute, fosse risarcibile indipendentemente dalla sussistenza o meno di un reato, facendone ricadere la tutela nello schema dell’art. 2043 c.c.La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 184 del 1986, per la prima volta, al fine di tutelare il diritto alla salute e superare la tipicità del danno non patrimoniale, afferma che l’art. 2043 c.c. rientra nella categoria delle c.d. “norme in bianco”.
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