Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1518-codice-civile-normale-determinazione-del-risarcimento
Timestamp: 2016-12-08 21:59:19+00:00
Document Index: 155990649

Matched Legal Cases: ['art. 1515', 'art. 41', 'art. 1218', 'art. 1228', 'art. 1223', 'art. 1518', 'art. 1515', 'art. 1518', 'art. 1515', 'art. 1223', 'art. 1515', 'art. 1518', 'art. 1516', 'art. 1223', 'art. 1518']

Art. 1518 codice civile: Normale determinazione del risarcimento
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Se la vendita ha per oggetto una cosa che ha un prezzo corrente a norma del terzo comma dell’art. 1515, e il contratto si risolve per l’inadempimento di una delle parti, il risarcimento è costituito dalla differenza tra il prezzo convenuto e quello corrente nel luogo e nel giorno in cui si doveva fare la consegna (1), salva la prova di un maggior danno.
Nella vendita a esecuzione periodica (2), la liquidazione del danno si determina sulla base dei prezzi correnti nel luogo e nel giorno fissati per le singole consegne.
CommentoContratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Risoluzione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV]; Risarcimento del danno: [v. 1218].
Liquidazione del danno: quantificazione in termini pecuniari del risarcimento dovuto al danneggiato.
(1) Nella vendita con spedizione [v. 1510, 1737 ss.], il luogo della consegna non è quello in cui la cosa è stata consegnata allo spedizioniere, ma quello in cui la merce deve essere portata al compratore.
(2) Si tratta di un tipo di vendita con una prestazione [v. 1174] complessivamente unica, suddivisa in più frazioni per volontà delle parti.
Giurisprudenza annotataResponsabilità civile
A proposito della legittimazione passiva di una casa di cura privata in caso di danno provocato da un medico non dipendente che abbia operato all'interno della sua struttura, si deve innanzitutto notare che il criterio della fatturazione è affatto inidoneo a riverberare effetti giuridici sulla complessiva natura della prestazione unitaria che, dal punto di vista naturalistico ancor prima che giuridico, il paziente si aspetta di ricevere rivolgendosi a una simile struttura; un paziente infatti, rivolgendosi a quella o qualunque altra struttura di questo tipo, si aspetta di ricevere un trattamento unico, e non già di essere destinatario di una confusa e incerta teoria di atomiche condotte e prestazioni, artificiosamente disgiunte le une dalle altre, smembrate per le più diverse ragioni. Nel nostro ordinamento positivo, la circostanza che una simile parcellizzazione delle prestazioni sia perseguita (anche per ottenerne pur legittimi eventuali vantaggi economici) risulta del tutto irrilevante rispetto alla persistenza dell'indissociabile unicità della responsabilità giuridica di chi rende alcuna di tali prestazioni. Senza neppure scomodare i principi fondanti della Carta costituzionale, di cui agli art. 41 e 32, tali rilievi trovano infatti conforto già nella legge ordinaria, precisamente negli art. 1218 e 1228 c.c. In particolare, muovendo dalle osservazioni che precedono, risulta indubitabile che i benefici economici della casa di cura privata, ossia l'utile dell'attività di impresa, provengono sempre e comunque dalle necessità di diagnosi o di cure mediche dei pazienti, e non certo da loro intenti di villeggiatura o simili. Ciò vale senza che si possa dar rilievo alle colorazioni puramente normalistiche del contenuto delle prestazioni, le quali in ogni caso si connotano eminentemente per la loro natura sanitaria, dacché è arduo supporre che chicchessia intenda fruire di tali "prestazioni alberghiere" se non - appunto - a causa delle sue esigenze sanitarie. Sarebbe dunque del tutto priva di giustificazione economica, ancor prima che giuridica, la pretesa di escludere dal rischio d'impresa le valutazioni concernenti il contenuto delle prestazioni sanitarie alle quali quelle "alberghiere" sono indissolubilmente preordinate e collegate anche teologicamente e funzionalmente. Per ragioni già illustrate, invero, si ritiene che anche quando non sia configurabile un rapporto di lavoro dipendente tra il medico e la struttura sanitaria presso la quale egli opera, nè un rapporto di collaborazione di carattere continuativo, la stessa struttura - anche ai sensi dell'art. 1228 c.c. - possa e debba essere chiamata a rispondere degli eventuali danni lamentati dal paziente. La presentatasi necessità di intervento nomofilattico da parte del giudice di legittimità (sezione Unite 1 luglio 2002 n. 9556) trova la sua giustificazione proprio in ciò, ossia nell'esigenza di riconoscere il fondamento normativo alla responsabilità civile della struttura anche per inadempimenti che, materialmente e direttamente, siano riferibili non ad essa bensì al medici che vi hanno operato, secondo quel modello dissociativo e parcellizzato di cui si è detto. Ciononostante, quando la casa di cura privata abbia stipulato una polizza a copertura della sua responsabilità civile, ma sia stato contrattualmente pattuito che la garanzia non opera quando il medico responsabile del danno non sia alle sue dipendenze e il nome del sanitario non figuri nello specifico elenco formante parte integrante della polizza, la compagnia assicuratrice chiamata in causa non è tenuta a rispondere e va mandata assolta, sia pure a spese compensate.
Tribunale Milano 08 agosto 2005 Vendita
In caso di inadempimento dell'acquirente, il danno da mancato guadagno dell'alienante, esercente professionalmente la vendita di beni mobili, non va escluso "a priori" e può essere liquidato in via equitativa, indipendentemente dalla prova che le merci siano rimaste invendute, dovendosi considerare che l'impresa venditrice, tanto se commerciante, quanto se produttrice, ha la possibilità, entro certi limiti, di aumentare la produzione e i rifornimenti, e che tale aumento è impedito dalla mancata esecuzione del contratto.
Cassazione civile sez. II 21 novembre 2000 n. 15009 Il risarcimento del danno in tema di compravendita è disciplinato, in deroga ai principi generali di cui agli art. 1223 ss. c.c., dalla norma (dall'evidente carattere eccezionale) di cui all'art. 1518 c.c., la quale, con riguardo alle cose aventi un prezzo corrente di cui al precedente art. 1515, ne determina l'ammontare nella differenza fra il prezzo convenuto e quello corrente sul mercato nel luogo e nel giorno della consegna, salva prova del maggior danno. Ne consegue che, qualora le parti abbiano previsto, in contratto, un termine espresso per la consegna, a tale data occorre rigorosamente attenersi ai fini della determinazione del danno da inadempimento, senza che sia consentito, al venditore, il differimento unilaterale del termine predetto (con relativa possibilità di lucrare la fluttuazione del prezzo in danno della controparte).
Cassazione civile sez. II 04 marzo 1998 n. 2386
L'art. 1518 c.c. contiene un criterio per la liquidazione del danno da inadempimento delle obbligazioni nascenti dalla compravendita di cose che abbiano un prezzo corrente, a norma dell'art. 1515 comma 3 c.c., dispensando la parte adempiente dall'onere della prova del pregiudizio subito. Detta norma ha carattere eccezionale perché deroga ai normali criteri di liquidazione del danno ex art. 1223 c.c., ai quali, pertanto, deve farsi ricorso quando la cosa compravenduta non sia sussumibile nell'elenco di quelle indicate dall'art. 1515 comma 3 al quale l'art. 1518 rinvia.
Cassazione civile sez. II 16 aprile 1994 n. 3614 L'autotutela concessa dall'art. 1516 c.c. al compratore che non ottiene la consegna della merce - acquisto senza ritardo delle cose, a spese del venditore, a mezzo di persona autorizzata, ovvero di ufficiale giudiziario o di commissario nominato dal pretore - è lasciata alla libera scelta della parte adempiente per la quale costituisce, quindi, una facoltà e non un obbligo, con la conseguente possibilità per la parte stessa di agire in via ordinaria per il risarcimento del danno la cui entità - da provarsi dal creditore secondo le consuete regole - va determinata dal giudice secondo gli ordinari criteri posti dall'art. 1223 c.c., senza che possa trovare applicazione la regola stabilita dall'art. 1518 c.c. - secondo cui il risarcimento è costituito dalla differenza tra il prezzo convenuto e quello corrente nel luogo e nel giorno in cui si doveva fare la consegna, salva la prova di un maggiore danno - ove si tratti di cose non previste in tale norma di carattere eccezionale.
Cassazione civile sez. II 29 luglio 1983 n. 5222 Art. precedente
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