Source: https://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0387&tipo=stenografico
Timestamp: 2020-06-03 19:39:42+00:00
Document Index: 123464645

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Seduta n. 387 di lunedì 9 marzo 2015
DAVIDE CAPARINI, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 25 febbraio 2015.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Adornato, Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Alfreider, Alli, Amici, Artini, Baretta, Bellanova, Bindi, Biondelli, Bobba, Bocci, Boccia, Bonifazi, Michele Bordo, Borletti Dell'Acqua, Boschi, Brambilla, Bratti, Bressa, Brunetta, Capezzone, Casero, Castiglione, Catania, Antimo Cesaro, Cicchitto, Cirielli, Costa, D'Alia, D'Ambrosio, Dadone, Dambruoso, De Girolamo, De Micheli, Del Basso De Caro, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Luigi Di Maio, Epifani, Faraone, Ferranti, Ferrara, Fioroni, Gregorio Fontana, Fontanelli, Formisano, Fraccaro, Franceschini, Gentiloni Silveri, Giachetti, Giacomelli, Giancarlo Giorgetti, Gozi, Guerra, La Russa, Locatelli, Lorenzin, Lotti, Lupi, Madia, Manciulli, Mannino, Marazziti, Merlo, Meta, Milanato, Orlando, Gianluca Pini, Pisicchio, Pistelli, Portas, Rampelli, Ravetto, Realacci, Domenico Rossi, Rossomando, Rughetti, Sanga, Sani, Scalfarotto, Schullian, Scotto, Sereni, Sisto, Speranza, Tabacci, Tofalo, Valeria Valente, Vargiu, Velo, Vignali, Villecco Calipari, Vitelli, Vito e Zanetti sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
I deputati in missione sono complessivamente cento, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.
A questo punto, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15,30.
La seduta, sospesa alle 15,05, è ripresa alle 15,30.
Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale: S. 1429 – Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato) (A.C. 2613-A); e degli abbinati progetti di legge costituzionale: D'iniziativa popolare; D'iniziativa popolare; Vignali; Cirielli; Cirielli; Cirielli; Causi; Pisicchio; Pisicchio; Pisicchio; Pisicchio; Giachetti; Scotto; Francesco Sanna; Peluffo ed altri; Lenzi; Lauricella ed altri; Bressa e De Menech; Caparini ed altri; Caparini ed altri; Vaccaro; Laffranco e Bianconi; Palmizio; Palmizio; Palmizio; Palmizio; Giancarlo Giorgetti ed altri; Giancarlo Giorgetti ed altri; La Russa ed altri; Abrignani ed altri; Toninelli ed altri; Gianluca Pini; Laffranco e Bianconi; Ginefra ed altri; Giorgia Meloni ed altri; Migliore ed altri; D'iniziativa del Governo; Bonafede e Villarosa; Pierdomenico Martino; Brambilla; Giancarlo Giorgetti ed altri; Cirielli e Giorgia Meloni; Valiante; Quaranta ed altri; Lacquaniti ed altri; Civati ed altri; Bossi; Lauricella e Simoni; Dadone ed altri; Giorgis ed altri; La Russa ed altri; Rubinato ed altri; D'iniziativa del consiglio Regionale dell'Emilia-Romagna; Matteo Bragantini ed altri; Civati; Francesco Sanna ed altri (A.C. 8, 14, 21, 32, 33, 34, 148, 177, 178, 179, 180, 243, 247, 284, 329, 355, 357, 379, 398, 399, 466, 568, 579, 580, 581, 582, 757, 758, 839, 861, 939, 1002, 1259, 1273, 1319, 1439, 1543, 1660, 1706, 1748, 1925, 1953, 2051, 2147, 2221, 2227, 2293, 2329, 2338, 2378, 2402, 2423, 2441, 2458 2462, 2499).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale, già approvato, in prima deliberazione, dal Senato, n. 2613-A: Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione; e degli abbinati progetti di legge costituzionale nn. 8, 14, 21, 32, 33, 34, 148, 177, 178, 179, 180, 243, 247, 284, 329, 355, 357, 379, 398, 399, 466, 568, 579, 580, 581, 582, 757, 758, 839, 861, 939, 1002, 1259, 1273, 1319, 1439, 1543, 1660, 1706, 1748, 1925, 1953, 2051, 2147, 2221, 2227, 2293, 2329, 2338, 2378, 2402, 2423, 2441, 2458 2462, 2499.
Ricordo che lo scorso 14 febbraio, nel corso della seduta iniziata l'11 febbraio, si è concluso l'esame degli articoli e degli emendamenti.
Ricordo che, come stabilito in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo ed essendone stata fatta richiesta, ai gruppi che hanno già esaurito anche i tempi aggiuntivi già concessi, la Presidenza ha attribuito i seguenti tempi ulteriori: 1 ora e 5 minuti al gruppo MoVimento 5 Stelle; 52 minuti al gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente; 22 minuti al gruppo Lega Nord e Autonomie.
La Presidenza si riserva di assegnare tempi ulteriori agli altri gruppi che, nel corso della discussione, dovessero esaurire anche i tempi aggiuntivi già concessi e ne facessero richiesta.
(Esame degli ordini del giorno – A.C. 2613-A)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A – A.C. 2613-A).
Avverto che, ai sensi degli articoli 88 e 89 del Regolamento, la Presidenza non ritiene ammissibili gli ordini del giorno: che si pongono in contrasto immediato e diretto con specifiche disposizioni del disegno di legge in esame, facendo riferimento a modifiche da apportare al testo nel corso dell'ulteriore iter del provvedimento, ovvero ad iniziative da adottare dopo l'approvazione della riforma; che contengono impegni che esulano dalle competenze istituzionali del Governo e che incidono, invece, sulla sfera di competenze delle Camere o delle regioni a statuto speciale.
Alla luce di tali criteri, sono quindi da considerarsi inammissibili i seguenti ordini del giorno: Cani n. 9/2613-A/13 che, intervenendo in materia di personale delle province della regione Sardegna, reca disposizioni rientranti nella competenza di una regione a statuto speciale; Turco n. 9/Pag. 32613-A/18, recante iniziative per la riduzione del personale del Senato ed il ricollocamento dei funzionari e dipendenti di tale ramo del Parlamento. Si tratta di materia che esula dalla competenza del Governo, essendo rimessa alle autonome determinazioni dei competenti organi del Senato. L'ordine del giorno si pone, quindi, sotto tale profilo, anche in contrasto con il principio dell'autonomia costituzionale delle Camere. Al riguardo ricordo che la Giunta per il Regolamento, nella seduta del 7 marzo 2002, ha riconosciuto in capo al Presidente della Camera la facoltà di dichiarare inammissibili le proposte emendative – e ciò vale a maggior ragione per gli ordini del giorno – che «appaiano in contrasto con l'autonomia costituzionale delle Camere o le prerogative parlamentari»; Melilla n. 9/2613-A/23, che essendo volto a impegnare il Governo a conseguire l'obiettivo di un'ulteriore riduzione del numero dei parlamentari, si pone in contrasto con le disposizioni recate dal provvedimento; Altieri n. 9/2613-A/47, volto a prevedere l'abolizione del Senato, laddove il provvedimento in esame stabilisce, all'articolo 1, capoverso articolo 55, che «il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato», disciplinandone, conseguentemente, composizione, modalità di elezione (articolo 2) e funzioni, con particolare riferimento al procedimento legislativo (articoli 7, 10 e 11); Polverini n. 9/2613-A/53 e Bianconi n. 9/2613-A/66, volti a prevedere, rispettivamente, l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e l'avvio di una revisione costituzionale in senso presidenziale (facendo riferimento anche esso, nelle premesse, all'elezione diretta), laddove il disegno di legge in esame, disciplinando – all'articolo 21 – la composizione dell'organo che lo elegge ed il relativo quorum, nonché – all'articolo 22 – le modalità di convocazione dello stesso, presuppone il mantenimento della elettività da parte del Parlamento in seduta comune del Capo dello Stato; Francesco Saverio Romano n. 9/2613-A/68, recante un impegno riguardante direttamente specifiche modifiche al testo del provvedimento, con riferimento alle competenze legislative del Senato.
Se nessuno chiede di intervenire per l'illustrazione degli ordini del giorno, invito il rappresentante del Governo a esprimere il parere.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente...
PRESIDENTE. Invito anche i colleghi a prendere posto, per favore, e, se è possibile, a mantenere un clima di silenzio, visto che altrimenti siamo costretti a ripetere i pareri. Prego, sottosegretario.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, sull'ordine del giorno Catalano n. 9/2613-A/1 c’è un invito al ritiro da parte del Governo, con l'avvertenza che c’è un ordine del giorno dal contenuto largamente assimilabile a questo, che è il Dorina Bianchi n. 9/2613-A/6, sul quale poi mi intratterrò; per cui su questo ordine del giorno Catalano n. 9/2613-A/1 c’è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
Il Governo esprime parere contrario sull'ordine del giorno Capelli n. 9/2613-A/2, mentre esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Quintarelli n. 9/2613-A/3.
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Vitelli n. 9/2613-A/4, mentre esprime parere contrario sull'ordine del giorno Galgano n. 9/2613-A/5.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Dorina Bianchi n. 9/2613-A/6. Vorrei specificare che il parere favorevole sarà dato anche sull'ordine del giorno Lattuca n. 9/2613-A/48, di contenuto analogo.
PRESIDENTE. Facciamone uno di seguito all'altro.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.Pag. 4Sull'ordine del giorno Binetti n. 9/2613-A/7 c’è un invito al ritiro o un parere favorevole a condizione che...
PRESIDENTE. Non ho capito: c’è un invito al ritiro o un parere favorevole condizionato ?
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Diciamo così: c’è una proposta di riformulazione, che vado a leggere. Sostanzialmente l'impegno viene riformulato in questo modo: «a garantire che soprattutto nel campo della salute...».
PRESIDENTE. Un momento, mi perdoni, sottosegretario. Colleghi, per favore, la Presidenza ha difficoltà a capire e ad ascoltare i pareri. Magari anche chi ha presentato degli ordini del giorno avrebbe lo stesso piacere di capire qual è il parere del Governo sul proprio, quindi vi chiedo per cortesia di abbassare la voce, grazie.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Quindi, vado a leggere la riformulazione relativa all'impegno: «impegna il Governo a garantire che, soprattutto nel campo della salute materno-infantile, venga assicurato in tutta Italia che il parto si svolga (...)» e poi segue come è già nel testo.
Sull'ordine del giorno Gasparini n. 9/2613-A/8 c’è un parere favorevole con una riformulazione. L'impegno viene riformulato come segue: «ad attivarsi affinché nelle regioni sia messo a disposizione dei gruppi consiliari idoneo personale, anche assunto dalla regione a contratto a tempo determinato per l'intero mandato, per l'esclusivo espletamento di attività di segreteria e di supporto legislativo, così come previsto dall'articolo 2, lettera h), della legge 7 dicembre 2012, n. 213».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Piccione n. 9/2613-A/9.
Anche sull'ordine del giorno Crimì n. 9/2613-A/10 c’è una riformulazione, che vado a leggere. Nell'impegno viene meno l'ultimo inciso: «con particolare riguardo alla regione Veneto» e viene sostituito con le parole: «con l'obiettivo di valorizzare le regioni più virtuose».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno De Menech n. 9/2613-A/11, mentre esprime parere contrario sull'ordine del giorno Rostellato n. 9/2613-A/12.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno Cani n. 9/2613-A/13 è inammissibile.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Matteo Bragantini n. 9/2613-A/14 e Mura n. 9/2613-A/15, mentre accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Famiglietti n. 9/2613-A/16.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Mucci n. 9/2613-A/17. Poi vengono considerati assorbiti gli ordini del giorno successivi.
PRESIDENTE. Questo è compito della Presidenza.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Placido n. 9/2613-A/19 e Airaudo n. 9/2613-A/20.
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Nicchi n. 9/2613-A/21.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Costantino n. 9/2613-A/22.
Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Scotto n. 9/2613-A/24, Daniele Farina n. 9/2613-A/25, Franco Bordo n. 9/2613-A/26, Pannarale n. 9/2613-A/27, Piras n. 9/2613-A/28 e Marcon n. 9/2613-A/29.
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Fratoianni n. 9/2613-A/30, ma soltanto fino alle parole: «consultazione referendaria», cioè a condizione di sopprimere le parole: «per il futuro, le opportune iniziative normative Pag. 5al fine di poter ricorrere ad un procedimento referendario di tipo confermativo su più quesiti differenziati per materie omogenee».
PRESIDENTE. Quindi, è accolto come raccomandazione, previa riformulazione.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Esatto. Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Palazzotto n. 9/2613-A/31, mentre esprime parere contrario sull'ordine del giorno Ricciatti n. 9/2613-A/32. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Ferrara n. 9/2613-A/33, purché il dispositivo sia riformulato nel senso di sostituire le parole: «ad adottare» con le seguenti: «a valutare di adottare».
Il Governo accoglie l'ordine del giorno Sannicandro n. 9/2613-A/34, purché il dispositivo sia riformulato nel senso di sostituire le parole: «a prendere» con le seguenti: «a valutare la possibilità di prendere».
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Kronbichler n. 9/2613-A/35, purché il dispositivo sia riformulato nel seguente modo: «ad adoperarsi affinché, in sede di attuazione delle riserve di legge previste dall'articolo 71 della Carta costituzionale, si tenga conto della diversità di effetti delle tipologie referendarie di cui allo stesso articolo 71 rispetto agli istituti della petizione e della legge di iniziativa popolare già previsti dall'articolo 50 e dallo stesso articolo 71 della Costituzione».
PRESIDENTE. Qual è il parere sull'ordine del giorno Quaranta n. 9/2613-A/36, dove «Quaranta» non è un numero, ma è il cognome ?
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere del Governo è contrario, così come sull'ordine del giorno Duranti n. 9/2613-A/37. Il Governo accoglie l'ordine del Pellegrino n. 9/2613-A/38, purché il dispositivo sia riformulato nel senso di sostituire le parole: «ad adottare le opportune iniziative normative volte a» con le seguenti: «a favorire, nelle sedi opportune, l'esame delle proposte volte a». Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Zaratti n. 9/2613-A/39 e Zaccagnini n. 9/2613-A/40, mentre esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Paglia n. 9/2613-A/41, come sull'ordine del giorno Dorina Bianchi n. 9/2613-A/6, purché il dispositivo sia riformulato nel senso di sopprimere le parole: «in accordo con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome». Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Giancarlo Giordano n. 9/2613-A/42, purché il dispositivo sia riformulato nel senso di sopprimere le parole da: «nonché a» sino alla fine, alle parole: «diritto allo studio».
Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Matarrelli n. 9/2613-A/43 e Rampi n. 9/2613-A/44, mentre accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Cuperlo n. 9/2613-A/45, purché il dispositivo sia riformulato nel seguente modo: «a favorire il più ampio dibattito, con il coinvolgimento delle istituzioni, anche locali, e di tutti i soggetti interessati, in vista dello svolgimento del referendum ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione». Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Vargiu n. 9/2613-A/46 e Lattuca n. 9/2613-A/48, che è analogo all'ordine del giorno Dorina Bianchi n. 9/2613-A/6.
Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Pollastrini n. 9/2613-A/49, Carlo Galli n. 9/2613-A/50, Gelmini n. 9/2613-A/51 e Ciracì n. 9/2613-A/52. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Russo n. 9/2613-A/54, a condizione che sia riformulato nel senso di sopprimere i primi due capoversi delle premesse e di sostituire, all'ultimo capoverso delle premesse, le parole: «la riforma costituzionale si limita a razionalizzare» con le seguenti: «la riforma costituzionale razionalizza».
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Occhiuto n. 9/2613-A/55, mentre esprime parere contrario Pag. 6sull'ordine del giorno Palese n. 9/2613-A/56. Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Biancofiore n. 9/2613-A/57, a condizione che sia riformulato nel senso di sopprimere l'ultimo capoverso delle premesse, di sostituire nel dispositivo la parola «accelerare» con la parola: «favorire» e di sopprimere, sempre nel dispositivo, le parole: «evitando così di incorrere in discriminazioni e disfunzionalità legislative».
Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Prestigiacomo n. 9/2613-A/58 e Galati n. 9/2613-A/59, parere favorevole sull'ordine del giorno Parisi n. 9/2613-A/60 e parere contrario sugli ordini del giorno Faenzi n. 9/2613-A/61, Centemero n. 9/2613-A/62 e Brunetta n. 9/2613-A/63.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno Squeri n. 9/2613-A/64, se riformulato, nel senso che esprime parere favorevole limitatamente all'impegno, mentre consideriamo assorbite le premesse dell'ordine del giorno Crimì n. 9/2613-A/10.
PRESIDENTE. Tecnicamente il parere è una riformulazione, con la soppressione delle premesse ?
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Esatto.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo esprime parere contrario sugli ordini del giorno Laffranco n. 9/2613-A/65 e Capezzone n. 9/2613-A/67.
PRESIDENTE. Avverto che gli ordini del giorno Capelli n. 9/2613-A/2 e Mura n. 9/2613-A/15 sono stati ritirati dai presentatori.
ARTURO SCOTTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
ARTURO SCOTTO. Grazie Presidente, Sinistra Ecologia Libertà ha scelto di partecipare a questa seduta, di rientrare in Aula e di presentare gli ordini del giorno, non perché ha ceduto ad una concessione della maggioranza e del Governo, che tra l'altro non ha dato, nel corso di queste settimane, nessun tipo di segnale politico. Confermiamo tutte le motivazioni che ci hanno spinto, insieme ad altre forze di opposizione, ad abbandonare l'Aula, quel 13 febbraio scorso, nel momento in cui la maggioranza scelse di operare una forzatura insostenibile e senza precedenti nella storia della Repubblica italiana. È un passaggio che ha segnato inequivocabilmente il tratto dominante di questa legislatura, una legislatura in cui, citando Gustavo Zagrebelsky, il tempo esecutivo è dominante e il ruolo debordante del Governo sceglie di produrre una scelta insostenibile, quella di trasformare la riforma di un terzo della Costituzione in un decreto-legge, come le fiduce innumerevoli a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi mesi, una ogni undici giorni. Noi abbiamo avuto ascolto da parte del Presidente, Sergio Mattarella, supremo garante della Costituzione, al quale siamo andati a porre, nel corso dei giorni precedenti, tutte le nostre perplessità e tutta la nostra contrarietà rispetto alla natura del percorso e abbiamo assistito anche ad un bombardamento insopportabile da parte del Governo e dei suoi cortigiani nei confronti della Presidenza della Camera che si era soltanto permessa di sostenere l'autonomia del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). Non si è mai vista, signor Presidente, una riforma di un terzo della Costituzione trattata come materia esclusiva del Governo. Assistiamo ad un paesaggio politico, signor Presidente, contrassegnato da un ritorno di conformismo delle classi dirigenti e degli apparati editoriali, da forme di razzismo e di xenofobia che rialzano la testa e che escono dalla discarica della storia, Pag. 7riesumando pregiudizi e rancori. Assistiamo ad un innumerevole numero di cambi di casacca che continuano a segnare il volto della legislatura. Mi verrebbe da citare Ivano Fossati: «il trasformismo è diventato un'esigenza» e questo Governo lo promuove sistematicamente.
Oggi noi scegliamo di rientrare. Faremo la nostra battaglia sugli ordini del giorno, la motiveremo con forza nel merito e la porteremo avanti fino a quando si voterà il referendum, che non è un'elargizione del sovrano al popolo, come ha detto il Primo Ministro ieri, ma è un diritto del popolo sovrano di poter dare una sanzione rispetto a una scelta che non ha i due terzi di questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
Su questo terreno ci muoveremo e per questo voteremo i nostri ordini del giorno e dimostreremo qui in Aula, qui in Parlamento la nostra contrarietà (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, intervengo anche per preannunciare che il gruppo della Lega ha deciso di tornare in Aula – quindi parteciperà anche al voto finale, ovviamente votando contro, ma il collega Bragantini spiegherà al momento opportuno le motivazioni per cui siamo profondamente contrari a questa riforma costituzionale – in conseguenza anche delle dichiarazioni e della presa di posizione, o meglio, dell'appello che, in modo assolutamente responsabile, ha fatto il Presidente della Repubblica, auspicando che le riforme siano riforme condivise con la più larga maggioranza possibile.
Io spero che la responsabilità che dimostriamo quest'oggi, nell'interesse del Paese e dei cittadini di questo Paese, sia recepita da chi ha la responsabilità non solo perché siede in questo Parlamento, ma anche perché ha la maggioranza nello stesso e anche perché sta governando questo Paese. Ci auguriamo che questa responsabilità sia ben risposta, soprattutto per l'esame che seguirà al Senato e, quando ovviamente il testo tornerà, alla Camera. Infatti, non verrebbero svilite le opposizioni, ma verrebbe svilita la Costituzione sull'altare – ed è stato come si è comportato fino ad adesso il Presidente del Consiglio – di una presenza mediatica inquietante, che non è tesa all'interesse collettivo, ma agli spot elettorali del Presidente del Consiglio.
Quindi, mi auguro che questa posizione della Lega sia recepita, sia guardata con la dovuta attenzione e che tale posizione – lo voglio ribadire per chiudere il mio intervento – abbia una seria e forte ripercussione durante l'esame al Senato. Ovviamente si tratta di una disponibilità che rimane se vi saranno comportamenti conseguenti da parte della maggioranza e del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
ROCCO PALESE. Signor Presidente, Forza Italia è ed è stata sempre convinta della necessità che ha il Paese di varare le riforme costituzionali. Noi riteniamo di aver dato un contributo importante all'interno stesso di questo percorso. Infatti, c'era necessità di riformare e c'era necessità soprattutto di correggere quel Titolo V che ha messo in ginocchio il Paese e il funzionamento delle istituzioni del Paese, dopo venti anni di ristrutturazione.
E Forza Italia convintamente e lealmente si è mossa su questo percorso. Questo percorso è iniziato anche con un messaggio politico significativo, quello di mettere anche fine, in coincidenza con le riforme, a vent'anni di guerra aperta e di delegittimazione tra centro-destra e centro-sinistra. Questo era uno dei grandi obiettivi. Per facilitare questo percorso Forza Italia, anche rispetto al testo in discussione, ha pagato un prezzo altissimo sulla completa abolizione del Senato, che Pag. 8noi abbiamo sempre sostenuto e, in particolare, alcuni di noi sin dal primo momento, sul Senato elettivo, sul presidenzialismo. È stato un «no» a tutto, un continuo «no» a tutto da parte del PD.
Per il PD prioritaria non è la realizzazione delle riforme per il bene del nostro Paese, ma tenere insieme le varie anime e le varie posizioni del PD stesso. Infatti, questo si è realizzato: un patto che non è stato più a due, ma, man mano, nelle sue versioni, è stato sempre un patto a uno.
Più di diciotto modifiche unilaterali e a senso unico. E noi, alla fine, siamo usciti anche dall'Aula nelle sedute precedenti perché poi si è avuta anche la presunzione di decretare la seduta fiume. Nonostante l'abbandono dell'Aula di tutte le opposizioni, si è andati avanti lo stesso. Rientriamo per discutere oggi gli ordini del giorno e per dire al Paese quali sono le motivazioni che ci inducono a dire di «no» e a spiegare le ragioni del nostro «no». Solo ed esclusivamente per questo motivo noi riteniamo di dover riprendere la nostra presenza in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
ROBERTO SPERANZA. Chiedo di parlare.
ROBERTO SPERANZA. Grazie Presidente, soltanto pochissimi minuti per esprimere l'apprezzamento del Partito Democratico per la scelta che alcuni gruppi di opposizione hanno voluto compiere oggi. L'abbiamo detto qualche settimana fa che non ci piaceva per nulla lavorare in quest'Aula mezza vuota, soprattutto su un provvedimento fondamentale come la riforma della nostra Costituzione. Ho ascoltato con molta attenzione le parole dei capigruppo che mi hanno preceduto e ritengo che il confronto nel merito debba necessariamente essere aperto e che in qualche modo la vostra presenza oggi qui in Aula segni un passaggio senz'altro positivo. Continueremo a confrontarci con quello spirito che ritengo debba essere assolutamente indispensabile. Poi abbiamo già annunciato che noi siamo convinti che il referendum sia la strada giusta, ma prima del referendum c’è il confronto parlamentare. Noi crediamo molto nel Parlamento e siamo convinti che il rientro in Aula di quasi tutte le opposizioni – ci dispiace che ci sia un gruppo in modo particolare che sta scegliendo di percorrere una strada diversa – sia un fatto assolutamente positivo e mi sento per questo di voler esprimere apprezzamento a nome di tutto il gruppo del Partito Democratico per la scelta di quei gruppi che hanno deciso oggi di rientrare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Catalano n. 9/2613-A/1 accede all'invito al ritiro formulato dal Governo e non insiste per la votazione. Ricordo che l'ordine del giorno Capelli n. 9/2613-A/2 è stato ritirato. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Quintarelli n. 9/2613-A/3, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Vitelli n. 9/2613-A/4, accolto dal Governo come raccomandazione. Prendo atto che la presentatrice dell'ordine del giorno Galgano n. 9/2613-A/5 non insiste per la votazione. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Dorina Bianchi n. 9/2613-A/6, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole. Prendo atto che le presentatrici accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Binetti n. 9/2613-A/7 e Gasparini n. 9/2613-A/8, accettati dal Governo, purché riformulati. Prendo atto che la presentatrice non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Piccione n. 9/2613-A/9, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole. Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Crimì n. 9/2613-A/10, accettato Pag. 9dal Governo, purché riformulato. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno De Menech n. 9/2613-A/11, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che la presentatrice insiste per la votazione dell'ordine del giorno Rostellato n. 9/2613-A/12, sul quale il Governo ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rostellato n. 9/2613-A/12, con il parere contrario del Governo.
Prestigiacomo... Totaro... Covello... Maietta... Guerini... Rondini... Ciracì... Matarrelli... Palma... Pili... Gelli... Marco Meloni...
(Il deputato Censore ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).
Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Matteo Bragantini n. 9/2613-A/14, con il parere contrario del Governo.
MATTEO BRAGANTINI. Signor Presidente, veramente non comprendo il motivo del parere negativo del Governo perché questo ordine del giorno prevede un impegno semplicissimo: impegna il Governo a non occuparsi mai più di riforme costituzionali perché, a mio avviso, le riforme costituzionali devono essere fatte dal Parlamento e non dal Governo; inoltre impegna lo stesso a non ostacolare una legge di riforma costituzionale che, come Lega, abbiamo presentato la settimana scorsa, la quale prevede che, quando si va a toccare la Costituzione per più di un articolo, si indica un'elezione di 150 costituenti con un sistema proporzionale puro (e non con un sistema maggioritario) sganciato dalle logiche governative ed elettorali, che ha tempo tre anni per modificare la Costituzione e prevede che, in quei tre anni, i costituenti non possano fare nessun altro lavoro se non la Costituzione e, per i cinque anni successivi, queste persone non possano andare a ricoprire alcun incarico politico e istituzionale a qualsiasi livello.
Infatti, abbiamo visto purtroppo, soprattutto con le leggi elettorali che sono diventate sempre più maggioritarie, che le riforme, quando sono di iniziativa governativa, entrano in un meccanismo che non fa il bene delle riforme ma semplicemente fanno il bene del Ministro di turno, del Governo di turno; diventano una prova muscolare e le minoranze sono contrarie semplicemente perché bisogna attaccare il Governo. Dunque, a mio avviso, poiché la Costituzione è importantissima e le riforme della Costituzione dovrebbero essere condivise dal maggior numero di cittadini possibile, a mio avviso, i costituenti devono essere eletti direttamente dai cittadini con sistema proporzionale perché, in questo caso, non c’è la logica in base alla quale bisogna andare a governare il Paese, ad amministrare il Paese ma c’è la logica di riscrivere la Carta fondamentale di questo Stato che deve essere condivisa dal maggior numero di cittadini e, dunque, se c’è già un sistema maggioritario per l'elezione della Camera, vuol dire che andiamo a falsare queste riforme costituzionali. Per questo motivo veramente chiedo al Governo di rivedere il parere. Capisco l'imbarazzo del Governo che dice di aver appena presentato una proposta di legge costituzionale e di non poter approvare l'ordine del giorno affermando che, se quella non va a buon fine, in futuro forse il sistema migliore è andare Pag. 10a votare con questo sistema che vi ho appena spiegato, con 150 persone sganciate dal sistema elettorale, politico e governativo. È vero anche che a qualcuno questa legge non piace perché poi non ci sarà nessuno che dovrà metterci il nome, come la legge del tal dei tali o di qualcun altro. Tuttavia, ho voluto presentare un ordine del giorno in questo senso e non ne abbiamo presentati altri come Lega perché riteniamo irrituale, per così dire, a nostro modestissimo avviso, presentare ordini del giorno sulla riforma della Costituzione che impegnino il Governo come alcuni ordini del giorno dei colleghi, a cambiare di nuovo la Costituzione quando, invece, noi siamo contrari che sia il Governo a modificarla.
Infatti, abbiamo visto, purtroppo, anche quando eravamo noi al Governo, che le riforme costituzionali di iniziativa governativa non sono andate a buon fine o hanno spaccato ancora di più il Paese: per questo noi abbiamo presentato solo questo ordine del giorno, per sollevare questo problema.
MATTEO BRAGANTINI. Provate a valutare la riforma come l'ho illustrata e, soprattutto, su tutti quegli ordini del giorno dei colleghi, anche se hanno avuto un parere contrario da parte del Governo, se prevedono che il Governo debba attivarsi perché venga ricambiata ancora la Costituzione, noi, come gruppo della Lega Nord, esprimeremo voto contrario per coerenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Matteo Bragantini n. 9/2613-A/14, con il parere contrario del Governo.
Capezzone, Latronico, Saltamartini, Berlinghieri. Altri che non riescono a votare ? Melilli.
(Presenti 344
Chiedo all'onorevole Famiglietti se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2613-A/16, accolto dal Governo come raccomandazione. Va bene accolto come raccomandazione ?
LUIGI FAMIGLIETTI. Sì, signor Presidente, va bene.
PRESIDENTE. Prendo atto che la presentatrice non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Mucci n. 9/2613-A/17, sul quale vi è il parere favorevole del Governo.
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Placido n. 9/2613-A/19, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Placido n. 9/2613-A/19, con il parere contrario del Governo.
Bolognesi. L'onorevole Colaninno non riesce. Bragantini, Piepoli, ancorché sollecitato dai colleghi del gruppo della Lega Nord. Altri che non riescono a votare ?
(La deputata Covello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Airaudo n. 9/2613-A/20, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Airaudo n. 9/2613-A/20, con il parere contrario del Governo.
Tartaglione, Carfagna, Lainati, Di Salvo, Coscia. All'onorevole Lainati non funziona il dispositivo, per sua stessa ammissione peraltro. Altri che non riescono a votare ? Abbiamo votato tutti ?
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Nicchi n. 9/2613-A/21, accolto dal Governo come raccomandazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Nicchi n. 9/2613-A/21, con il parere contrario del Governo.
Murer, Bolognesi, Nizzi, Colaninno. Provate a votare con la mano, senza pallina, e funziona. Sereni, Palese. Altri che non riescono a votare ?
(Presenti 343
Prendo atto che la presentatrice non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Costantino n. 9/2613-A/22, con il parere favorevole del Governo. Chiede di votarlo lo stesso ? Va bene, ecco mi sembra più ragionevole.
Passiamo all'ordine del giorno Scotto n. 9/2613-A/24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il presidente Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO. Grazie Presidente, questo ordine del giorno recita sostanzialmente che la legge elettorale che questa Camera, tra qualche mese, approverà – ho letto addirittura che ci sono le scadenze fissate dalla Ministra Boschi – deve essere sostanzialmente coerente con la sentenza della Corte costituzionale. Non capisco come sia possibile che il Governo non accolga integralmente questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Se non vi sono interventi da parte del Governo, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Scotto n. 9/2613-A/24, con il parere contrario del Governo.
Laffranco, Brunetta, ci sono altri che non riescono a votare ?
(Presenti 337
(La deputata D'Incecco ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Daniele Farina n. 9/2613-A/25, con il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Daniele Farina n. 9/2613-A/25, con il parere contrario del Governo.
Moscatt, Garavini, Palma, Bueno, Pisicchio... ci sono altri che non riescono a votare ?
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Franco Bordo n. 9/2613-A/26, con il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Franco Bordo n. 9/2613-A/26, con il parere contrario del Governo.
Fregolent, Greco ci sono altri che non riescono a votare ?
Prendo atto che la presentatrice insiste per la votazione dell'ordine del giorno Pannarale n. 9/2613-A/27, con il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pannarale n. 9/2613-A/27, con il parere contrario del Governo.
Bratti, Calabrò...ci sono altri che non riescono a votare ? È riuscito, onorevole Bratti, ha votato ? Perfetto...
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Piras n. 9/2613-A/28, con il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Piras n. 9/2613-A/28, con il parere contrario del Governo.
Piepoli, Letta...ci sono altri che non riescono a votare ?
Passiamo all'ordine del giorno Marcon n. 9/2613-A/29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcon. Ne ha facoltà.
GIULIO MARCON. Presidente, signori e signore del Governo, colleghi e colleghe, questo ordine del giorno interviene su tre articoli, che noi chiediamo al Governo di rivedere, o comunque di farsi promotore di un'iniziativa per modificare nella prossima lettura il tenore degli articoli 81, 97 e 119 della Costituzione.
In particolare, l'articolo 81 fu modificato con una legge costituzionale nell'aprile del 2012 e introdusse nel nostro ordinamento il pareggio di bilancio, ovvero l'equilibrio tra entrate e uscite, che in gergo si definisce di pareggio di bilancio. Questo principio fu inserito in poche ore, con un dibattito durato pochissimo, ma non c'era l'obbligo per l'Italia di inserirlo nella Costituzione. Non c'era una richiesta dell'Unione europea, della Commissione europea, di inserirlo in Costituzione, ma il Governo Monti e la maggioranza che sosteneva il Governo Monti furono molto ligi nell'introdurre questo principio, che è alla base delle politiche di austerità e del rispetto dei vincoli imposti e sottoscritti, anche liberamente, dal nostro Governo in sede europea. Si tratta di vincoli e parametri che già sono stati definiti «stupidi» dall'ex Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, e che l'attuale Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha definito obsoleti. Sono l'architrave delle politiche di austerità. Non capiamo perché il Governo a parole affermi che vadano rimessi in discussione questi principi e poi in pratica, quando si tratta di cambiare la Costituzione, si rifiuti di modificare un articolo della Costituzione che è alla base di queste politiche. Tra l'altro, modificando questo articolo non incorreremmo in nessuna sanzione, in nessuna reprimenda da parte della Commissione europea, quindi non si capisce il motivo di questo rifiuto. Ovvero, lo si capisce, nel senso che a parole si è contro queste politiche ma nei fatti, quando si tratta di introdurre dei cambiamenti che potrebbero portare alla modifica di queste politiche, il Governo si comporta in modo opposto a quello che dichiara. Ricordo che queste politiche sono oggi contestate duramente nel nostro Paese dal sindacato, da molte forze popolari e da associazioni, che stanno raccogliendo le firme per un disegno di legge di iniziativa popolare di cambiamento di questo articolo.
Vorrei ricordare che non basta semplicemente – come dicevo prima – a parole criticare e contestare queste politiche, bisogna poi comportarsi coerentemente. Quindi, non capiamo veramente perché il Governo si opponga a modificare l'articolo 81. È contrario – almeno così ha detto – alla continuazione delle politiche di austerità, reputa obsoleti i parametri di Bruxelles, ma poi li mantiene nella sua Costituzione e non fa un minimo di apertura per modificare quanto previsto dall'articolo 81. Concludo dicendo una cosa: presenteremo nelle prossime ore un'interpellanza urgente per chiedere al Governo se sa delle posizioni espresse dal presidente dell'Eurogruppo, che ha detto che le condizioni che sono state concordate con Atene non sono state in qualche modo rispettate, non sono in qualche modo abbastanza per la Commissione europea. Siccome il presidente dell'Eurogruppo si è espresso in modo molto puntuale e il presidente della nostra Commissione bilancio, l'onorevole Boccia, ha detto che non si capisce sulla base di quale indicazione o autorizzazione il presidente dell'Eurogruppo si sia espresso in questo modo, chiediamo al Governo se sapeva di questa posizione espressa dal presidente Pag. 14dell'Eurogruppo, se la condivide e se intende fare qualcosa per cercare di capire come mai questa posizione è stata espressa non in conformità con quanto l'Eurogruppo aveva invece dichiarato nei giorni precedenti. Quindi, chiediamo al Governo di esprimersi su questo e di dire esattamente cosa è successo in queste ore nonché se sapeva che queste posizioni da parte del presidente dell'Eurogruppo venivano espresse in questa forma (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Matteo Bragantini, cui faccio preghiera di considerare che ha quasi esaurito i suoi tempi di intervento, quindi faccio appello alla sintesi. Ne ha facoltà.
MATTEO BRAGANTINI. Presidente, sintesi molto breve, però sono stati allungati i tempi, quindi si potrebbe anche far intervenire. Non penso che sia un problema, anche perché per questo ordine del giorno, da Regolamento, ci sarebbero i cinque minuti...
PRESIDENTE. Onorevole Bragantini, per capirci: i cinque minuti lei li ha quasi esauriti nell'intervento precedente. Quindi, i tempi sono stati dati, però la Presidenza sarà ovviamente flessibile.
MATTEO BRAGANTINI. Grazie, Presidente. Intervengo semplicemente per dire che condividiamo il contenuto di quest'ordine del giorno, che richiede una riforma degli articoli 81, 97 e 119 della Costituzione.
Ma come ho preannunciato prima, e ho voluto semplicemente ribadire con questo intervento per evitare fraintendimenti, che noi voteremo contro in quanto riteniamo che non si debba impegnare il Governo a riformare la Costituzione perché la Costituzione deve essere riformulata dal Parlamento e non dal Governo. Solo per questo e solo per chiarezza in modo che rimanga agli atti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Marcon n. 9/2613-A/29, con il parere contrario del Governo.
Tartaglione, Malisani, Coppola...
Onorevole Fratoianni, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/2613-A/30, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato ?
NICOLA FRATOIANNI. Non accettiamo la richiesta di riformulazione che peraltro ci pare un po’ curiosa. Con questo ordine del giorno chiediamo due cose: la prima è che il Governo si adoperi per quanto di sua competenza per garantire che questo disegno monstre di riforma di ben 40 articoli della Costituzione sia sottoposto a referendum secondo il procedimento prescritto dall'articolo 138.
Mi sorprende che si chieda una raccomandazione invece di un impegno visto che il Presidente del Consiglio su questo punto, addirittura in una trasformazione un po’ curiosa nella quale il referendum sembra diventare lo strumento plebiscitario del Governo più che l'elemento di conferma da parte dei cittadini, lo annuncia a ogni piè sospinto in ogni intervista.
La seconda cosa che chiediamo è che il Governo si adoperi per introdurre elementi di correzione normativa perché in futuro rispetto a ipotesi di riforma così ampia o comunque non omogenee, i quesiti possano svolgersi in forma parziale per materie omogenee, lo dico così. Potrebbe Pag. 15capitare che di fronte a una riforma come questa sulla quale noi diamo complessivamente un giudizio molto negativo ci sia chi legittimamente è d'accordo con la riforma qui prevista del Titolo V e magari non è per niente d'accordo con la riforma del Senato non elettivo. Dunque, immaginare che anche i referendum possano avvenire per materia omogenea sarebbe un passo avanti rispetto all'efficacia di questo strumento in materia costituzionale. Quindi chiediamo di votarlo e chiediamo di votarlo favorevolmente (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Fratoianni n. 9/2613-A/30, con il parere contrario del Governo.
Fratoianni, Duranti...
Hanno votato sì 74
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Palazzotto n. 9/2613-A/31.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Palazzotto n. 9/2613-A/31, con il parere contrario del Governo.
Fanucci, Bossa, Matarrelli, Mazziotti Di Celso...
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Ricciatti n. 9/2613-A/32, con il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ricciatti n. 9/2613-A/32, con il parere contrario del Governo.
Covello, Colaninno, Carbone...
(La deputata Nicchi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole e la deputata Rotta ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario).
Prendo atto che i presentatori non accettano la riformulazione e insistono per la votazione dell'ordine del giorno Ferrara n. 9/2613-A/33. Passiamo dunque ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante Pag. 16procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ferrara n. 9/2613-A/33, con il parere contrario del Governo.
Dell'Aringa, Marroni, Lainati, Malisani, Mauri, Zoggia...
Prendo atto che i presentatori non accettano la riformulazione e insistono per la votazione dell'ordine del giorno Sannicandro n. 9/2613-A/34. Passiamo dunque ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Sannicandro n. 9/2613-A/34, con il parere contrario del Governo.
Saltamartini, Bernardo, Tidei, Giorgis...
(La deputata Nicchi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole e il deputato Cassano ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).
Prendo atto che i presentatori non accettano la riformulazione e insistono per la votazione dell'ordine del giorno Kronbichler n. 9/2613-A/35. Passiamo dunque ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Kronbichler n. 9/2613-A/35, con il parere contrario del Governo.
Murer, Carloni, Taricco, Carella, Nicchi, Centemero...
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Quaranta n. 9/2613-A/36.
STEFANO QUARANTA. Signor Presidente, qui la questione è molto semplice, con la vostra riforma si può diventare deputati a venticinque anni, ma ne bastano diciotto per essere senatori. Ora, già mi sembra una contraddizione in termini questa cosa qui ed è frutto del fatto che siccome si può diventare a diciotto anni consiglieri regionali non è stata prevista nessuna norma che vada a parificare quanto meno l'età dei senatori con quella dei deputati. C'era stata discussione durante la discussione degli emendamenti se l'età migliore per diventare deputato o senatore fosse diciotto o venticinque. Noi con questo ordine del giorno semplicemente vi chiediamo di adoperarvi perché le età si parifichino, quindi decidete voi se deve essere diciotto anni o venticinque, ma mi sembra assurdo e grottesco che si possa essere senatori a diciotto anni mentre deputati a venticinque, anche perché vi faccio presente che i senatori voteranno Pag. 17l'atto più importante che voteranno i deputati, cioè le leggi di riforma costituzionale. Allora, se si può votare una legge di riforma costituzionale avendo diciotto anni al Senato non si capisce perché la stessa cosa non la si possa fare alla Camera. Quindi, delle due l'una, ma mi sembrerebbe una roba di buonsenso e avrei gradito sapere e capire perché questo tipo di parificazione non è considerata possibile. Se qualcuno almeno avesse la grazia di darci una risposta, sarebbe utile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Invernizzi. Ne ha facoltà.
CRISTIAN INVERNIZZI. Signor Presidente, la Lega Nord nel merito è d'accordo con questo ordine del giorno perché attiene obiettivamente a uno dei tanti aspetti della riforma costituzionale che fanno capire come sicuramente, alla base del progetto generale, non vi sia una chiara ed univoca comprensione di quello a cui si vuole sostanzialmente arrivare. Malgrado comunque si condivida quella che sostanzialmente è una questione di buonsenso, visto che la lettera che emergerà da questa riforma costituzionale porrà comunque una sostanziale parificazione tra gli elettori e quindi anche tra i voti che questi possono esprimere, non si capisce come mai vi sia questa differenziazione.
Comunque, al di là della questione di merito che – ripetiamo – noi condividiamo, voteremo contro questo ordine del giorno perché riteniamo comunque che investire nuovamente, come abbiamo già ribadito prima, il Governo del compito di riformare la Costituzione anche su aspetti che – lo ripeto – sono di buonsenso comunque non sia conforme a quello che riteniamo essere la procedura più giusta per riformare la Costituzione.
Già questo Governo ha dimostrato ampiamente di fregarsene sostanzialmente di chiunque sieda all'interno delle Aule parlamentari, ha proceduto come un caterpillar senza badare a quelle che sarebbero le prerogative ancora oggi vigenti, stando a questa Costituzione, di noi parlamentari, per cui ancora una volta dare questo potere e impegnare il Governo a prendere questo tipo di iniziativa secondo noi sarebbe non conforme alla posizione che abbiamo assunto.
Auspichiamo ovviamente che vi sia la possibilità di giungere comunque positivamente al merito contenuto in questo ordine del giorno, ma ribadiamo il nostro voto contrario per contestare il metodo di questo Governo e di questa maggioranza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Quaranta n. 9/2613-A/36, con il parere contrario del Governo.
Dell'Aringa, Malpezzi, Grimoldi, Bragantini...
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Duranti n. 9/2613-A/37, non accettato dal Governo.
DONATELLA DURANTI. Signor Presidente, chiediamo ovviamente di mettere ai voti questo nostro ordine del giorno, però voglio approfittare di questi tre minuti che ho a disposizione per ricordare qual è l'impegno contenuto in questo ordine del giorno, ordine del giorno su quale il sottosegretario Scalfarotto ha espresso parere contrario.
Noi chiediamo l'impegno al Governo al pieno ricollocamento entro il 31 dicembre del 2016 di tutto il personale delle province, dei lavoratori e delle lavoratrici Pag. 18delle province per evitare la loro messa in disponibilità e il loro successivo licenziamento.
La materia su cui interviene questo ordine del giorno è proprio questa della vostra cosiddetta riforma costituzionale, l'articolo 29 che, dopo la cosiddetta legge Del Rio, la legge n. 56 sancisce definitivamente che le province non saranno più enti costituzionalmente necessari, dotati di funzioni amministrative proprie e del personale che possa svolgere tali funzioni.
Abbiamo presentato l'ordine del giorno in oggetto per chiedervi di intervenire e di intervenire al più presto per restituire certezza nel futuro e serenità agli oltre quindicimila lavoratori e lavoratrici delle province che, proprio a causa del combinato disposto della legge Del Rio, la n. 56 del 2014 e dei tagli agli enti locali previsti dalla legge di stabilità vedono messo a rischio il loro posto di lavoro.
Il sottosegretario Delrio, ma anche la Ministra Madia e numerosi esponenti di questa maggioranza, hanno dichiarato, a più riprese, che non si perderanno posti di lavoro, ma non è così. Non è così e lo sanno bene i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali, che sono in stato di agitazione dal 25 febbraio scorso, così come lo sanno i cittadini che si sono visti tagliare servizi essenziali sui territori.
Secondo noi è necessario un impegno urgente per evitare che si perda un solo posto di lavoro e per arrivare alla ricollocazione di tutti i dipendenti. E, invece, proprio su questo avete espresso parere contrario, su questa nostra richiesta. Avete, cioè, deciso che siano i lavoratori e le lavoratrici a pagare il risultato di provvedimenti rabberciati e confusi, che riducono, da un lato, gli spazi di democrazia e, dall'altro, la partecipazione ma anche l'occupazione.
Signori del Governo, altro che ripresa economica e aumento dell'occupazione ! State per operare un inaccettabile, massiccio taglio dei posti di lavoro nella pubblica amministrazione e, visto il parere su questo ordine del giorno, lo fate con grande convinzione, senza dubbi.
Io penso che il parere contrario dimostri, ancora una volta, una sola cosa: qual è la vera direzione di marcia di questo Governo. La direzione di marcia di questo Governo è una direzione che va in senso contrario ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
MARIA ELENA BOSCHI, Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.
MARIA ELENA BOSCHI, Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, intervengo per motivare il parere contrario sull'ordine del giorno. Ovviamente non c’è una valutazione di merito circa l'impegno del Governo ad assicurare, ovviamente, ai dipendenti delle ex province la tutela dei loro diritti come lavoratori, perché in questo senso il Governo si è già espresso chiaramente.
Ovviamente, gli ordini del giorno devono avere un'attinenza con la riforma costituzionale che stiamo affrontando, con impegni che, anche a livello cronologico, abbiano un'attinenza con la riforma costituzionale e non può diventare semplicemente una discussione su qualunque proposta che sia all'attenzione del Governo e non sia strettamente inerente alle riforme costituzionali.
Ma nel merito c’è piena condivisione circa la preoccupazione e, quindi, c’è l'impegno del Governo a salvaguardare i lavoratori delle province nell'ambito del riordino che stiamo portando avanti in attuazione della «legge Delrio».
ROCCO PALESE. Signor Presidente, informo il mio collega Bianconi che avevo chiesto la parola molto prima, anche rispetto a chi ha presentato l'ordine del giorno. Sono molto sorpreso del parere Pag. 19contrario da parte del Governo ed anche un po’ sorpreso della risposta della Ministra perché, al di là del merito o meno, se l'ordine del giorno è stato ammesso – e altri ordini del giorno non sono stati ammessi – l'attinenza c’è (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente e Sinistra Ecologia Libertà).
Ad onor del vero, Ministra, io richiamo l'attenzione del Governo su questo ordine del giorno per evitare di aggiungere confusione su confusione, anche in riferimento a quello che lo stesso Governo e la stessa maggioranza hanno deciso in merito alla collocazione del personale delle soppresse province o delle finte soppresse province. In che senso ? Nel senso che la mia proposta è di accantonarlo e di valutarlo e, almeno, di pensare a una riformulazione, perché se si legge con attenzione l'impegno che si chiede è esattamente quello che il Governo esprime e quello che il Governo stesso, insieme alla maggioranza, hanno legiferato con la legge di stabilità.
Quindi, non comprendo – soprattutto sul secondo e sul terzo capoverso del dispositivo, ma anche sul quarto capoverso – perché mai vi sia questa contrarietà da parte del Governo. Non condivido ma posso capire una riformulazione del primo capoverso, su cui il Governo conferma anche in questa sede che, dopo la messa in disponibilità, se il personale non viene collocato, cioè viene licenziato, se ne assume la responsabilità.
Chiaramente noi non siamo d'accordo su questo aspetto, ma tutto il resto di questo ordine del giorno va valutato, perché altrimenti il Governo va anche contro su quello che ha legiferato – e non le intenzioni e quant'altro, ma quello che si è legiferato –, che è stabilito nella legge di stabilità e che è stato confermato, per giunta, anche nell'ultimo «milleproroghe», che è stato di recente approvato.
Quindi, io penso che la cosa più opportuna sia una rivalutazione e un accoglimento con riformulazione. Altrimenti, dovremmo pensare che il Governo forse ha cambiato posizione, anche in riferimento agli spazi che sono stati già definiti con legge dello Stato, rispetto alla collocazione del personale delle finte soppresse province.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Palese. Per precisazione, le ammissibilità le decide la Presidenza e devo anche dire all'onorevole Palese che è vero che si era iscritto, ma noi abbiamo dato la parola prima al presentatore perché, se avesse inteso per caso ritirare l'ordine del giorno, sarebbe stato inutile un dibattito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO. Signor Presidente, parliamo di una materia maledettamente seria, perché è il destino di molti lavoratori di questo Paese, che, anche per effetto delle riforme che questo Parlamento ha fatto, oggi rischiano il posto di lavoro. E francamente – lo dico senza polemica e invitando davvero il Governo a ripensarci – non si può dire che non c’è attinenza, perché nel dispositivo che noi abbiamo presentato l'attinenza e il richiamo alla Costituzione ci sono, a meno che non si vogliano smentire gli uffici della Camera, che hanno invece reso ammissibile questo ordine del giorno, per cui invito il Governo a ripensarci.
MAURIZIO BIANCONI. Signor Presidente, io avevo presentato un ordine del giorno sul presidenzialismo. Ella è stato così cortese, per le vie brevi, di spiegarmi che non poteva essere ammesso, in quanto ormai una direzione era stata presa. Ed io ho detto: quando la materia è trattata negli emendamenti, non si può presentare lo stesso un ordine del giorno ? Sì, l'ordine del giorno non si può presentare quando la materia non è prevista negli emendamenti. Allora, intanto ringrazio la Ministra Boschi, che fra tutti almeno si alza e dà spiegazioni, mentre quegli altri ci guardano con occhio vuoto e non rispondono, Pag. 20però francamente la sua spiegazione, in buona fede, qui non tiene. Se era ammissibile, ne va tenuto il contenuto. Io poi sul contenuto voglio far presente ai colleghi che non è l'ordine del giorno che risolve una questione così drammatica, perché è un pannicello caldo. Stamani giornali importanti intitolavano: «caos province», perché non sanno dove mettere tutti questi dipendenti. Hanno fatto l'ennesimo spot e ora abbiamo tanta gente che non sa dove andare a lavorare. Quindi, sia da un punto di vista contenutistico sia da un punto di vista delle valutazioni delle istituzioni che da un punto di vista quantitativo di importanza di questa cosa, cercherei di stendere un velo pietoso e di riapprezzare questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bianconi. Sulla questione degli ordini del giorno, non degli emendamenti, gli ordini del giorno che non vengono ammessi sono quelli in aperto contrasto con il testo o che riproducano espressamente emendamenti già respinti in Assemblea, e non è ovviamente il caso di questo. Quanto alle considerazioni politiche, ovviamente su questo la Presidenza non si esprime, e restano agli atti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Duranti n. 9/2613-A/37, con il parere contrario del Governo.
Nel frattempo, salutiamo – stanno abbandonando l'Aula – i giovanissimi studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo statale di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, che hanno assistito ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ciracì, Brandolin...
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Pellegrino n. 9/2613-A/38, accettato dal Governo, purché riformulato.
SERENA PELLEGRINO. Signor Presidente, io chiedo di parlare a proposito di questo ordine del giorno, che è stato sottoscritto da parecchi colleghi di vari gruppi parlamentari, ed è questo il motivo per cui chiedo proprio la parola. È un argomento sostanziale, un argomento che vede il percorso di un anno riguardo al riconoscimento della bellezza all'interno della nostra Costituzione e chiediamo veramente al Governo di favorire concretamente, quindi esattamente come chiede la riformulazione, insieme al Parlamento, un percorso che veda sia cittadini che associazioni, che sono già profondamente coinvolti attraverso numerose adesioni e iniziative, perché sia davvero riconosciuta nella nostra Carta costituzionale la bellezza come valore costituzionalmente protetto.
Ed è per questo che comunque accettiamo, in maniera eccezionale, questa riformulazione, proprio perché vi sono moltissimi colleghi parlamentari che l'hanno sottoscritta insieme a me.
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Pellegrino n. 9/2613-A/38, sul quale vi è il parere favorevole del Governo, purché riformulato.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Zaratti n. 9/2613-A/39, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
FILIBERTO ZARATTI. Grazie, Presidente. È davvero curiosa la concezione di confronto democratico della maggioranza: siamo stati un paio di settimane ad ascoltare gli appelli a tornare in Aula per avere un confronto e a non sottrarci al confronto democratico sulla Costituzione, dopodiché arriviamo in Aula, discutiamo di argomenti importanti e non si alza uno che sia uno ad interloquire con le minoranze. Davvero viene voglia di uscire da quest'Aula, perché, quando vi è una così scarsa propensione al confronto, davvero è molto preoccupante.
Dopodiché, non sono affatto stupito del parere contrario su questo ordine del giorno che abbiamo presentato: esso afferma che è fondamentale che si dia la possibilità al Parlamento di fare degli atti ispettivi di controllo del Governo. Vorrei ricordare che sono stati presentati, in questa XVII legislatura, 20.850 atti che fanno riferimento al Governo. Ebbene, il Governo ha risposto soltanto a 6.553 atti, soltanto al 31 per cento.
Ora, che al Parlamento si voglia sottrarre la funzione legislativa attraverso la decretazione d'urgenza, sempre più massiccia, è un dato evidente; al Parlamento si vuole sottrarre anche la possibilità di fare il controllo sugli atti del Governo. È evidente che questa è una riforma che non funziona e che è sbagliata.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zaratti n. 9/2613-A/39, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione dell'ordine del giorno Zaccagnini n. 9/2613-A/40, non accettato dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zaccagnini n. 9/2613-A/40, sul quale vi è il parere contrario del Governo.
Nizzi, Arlotti, Iacono, Donati, Tartaglione...
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Paglia n. 9/2613-A/41, sul quale vi è il parere favorevole del Governo, purché riformulato.
GIOVANNI PAGLIA. Di che riformulazione si tratta, esattamente, se si può sapere ?
PRESIDENTE. L'ha formulata il Governo in fase di espressione dei pareri.
GIOVANNI PAGLIA. Il deputato Paglia era distratto.
PRESIDENTE. Chiediamo al rappresentante del Governo se può ripetere la riformulazione. Sottosegretario Scalfarotto, le chiedo la cortesia, se potesse ripetere la riformulazione...
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La riformulazione consiste nella soppressione, nel dispositivo, dell'inciso: «in accordo con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome».
PRESIDENTE. Ci dia un esito, onorevole Paglia, prego.
GIOVANNI PAGLIA. Signor Presidente, l'ordine del giorno, come è chiaro a chi l'abbia letto, probabilmente non moltissimi, interviene sul tema che è quello del raccordo futuro tra questo Senato delle autonomie e la Conferenza Stato-regioni che non viene soppressa e rimane. È facile immaginarsi che le due istituzioni abbiano una possibile sovrapposizione. Io trovavo ragionevole, non è nemmeno particolarmente assertivo il testo dell'ordine del giorno, che nel momento in cui si va a ridiscutere come si debbano ridefinire le funzioni della Conferenza Stato-regioni, lo si faccia anche in quell'ambito e anche consultandole. Credo che sia una buona prassi, anche perché in questo caso dobbiamo evitare poi da un lato le sovrapposizioni, dall'altro incagli. Arrivare ad una formulazione finale che tenga conto anche dell'opinione delle autonomie locali, da questo punto di vista credo che non farebbe altro che fluidificare la situazione, complessivamente. Ad ogni modo, se il Governo ritiene indispensabile togliere questo inciso, secondo me, fa un errore, ma accetto la riformulazione.
PRESIDENTE. Prendo atto quindi che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Paglia n. 9/2613-A/41, così riformulato.
Prendo atto che il presentatore non accetta la riformulazione e insiste per la votazione dell'ordine del giorno Giancarlo Giordano n. 9/2613-A/42.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Giancarlo Giordano n. 9/2613-A/42, con il parere contrario del Governo.
Occhiuto...
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Matarrelli n.9/2613-A/43, sul quale il Governo ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Matarrelli n. 9/2613-A/43, con il parere contrario del Governo.
Onorevole Colaninno, mi spiace, lasciamo agli atti che l'onorevole Colaninno non è riuscito a votare.
MARIA ELENA BOSCHI, Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare sull'ordine del giorno Rampi n. 9/2613-A/44.
MARIA ELENA BOSCHI, Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Grazie Presidente, intervengo per proporre all'onorevole Rampi una riformulazione ai fini della modifica del parere precedentemente espresso. La proposta di riformulazione riguarda innanzitutto la quarta premessa dove verrebbero espunte le parole «rimangono orfani di un riferimento certo», mentre nell'ultima premessa, dopo il primo periodo, che finisce con le parole «conferimento regionale», la parte restante sarebbe sostituita dalle seguenti parole: «per questo serve un lavoro sinergico tra Stato e regioni» e l'impegno al Governo verrebbe ad essere riformulato nel modo seguente: «a valutare l'opportunità di adottare utili iniziative in un quadro di competenza condivisa con le autonomie, in cui la tutela dell'interesse pubblico, soddisfatto da queste istituzioni, trovi nel Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo il riferimento per definirne il futuro».
PRESIDENTE. Onorevole Rampi ?
ROBERTO RAMPI. Signor Presidente, accetto la riformulazione, perché l'obiettivo era proprio quello di farsi carico, in questo momento di passaggio, di un accordo tra Stato e regioni per individuare la soluzione. Per cui è perfetta la riformulazione.
PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione ai fini dell'accoglimento come raccomandazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cuperlo n. 9/2613-A/45.
Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione degli ordini del giorno Vargiu n.9/2613-A/46 e Lattuca n.9/2613-A/48, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Prendo atto che gli ordini del giorno Pollastrini n.9/2613-A/49 e Carlo Galli n. 9/2613-A/50 sono stati ritirati.
Prendo atto che la presentatrice insiste per la votazione dell'ordine del giorno Gelmini n. 9/2613-A/51, sul quale il Governo ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Gelmini n. 9/2613-A/51, con il parere contrario del Governo.
Simoni, Schirò.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Ciracì n. 9/2613-A/52, su cui il Governo ha espresso parere contrario. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciracì. Ne ha facoltà.
NICOLA CIRACÌ. L'estremo tentativo che vorrei porre in essere è quello di chiedere un impegno al Governo di far sì che questo prossimo Senato sia un Senato di quanti meno nominati possibile, almeno introducendo un criterio per limitare il danno che è stato fatto agli stessi concetti di democrazia e di consenso, ossia che almeno non si riducano i senatori a revisori dei conti di qualche società partecipata, decisi in qualche riunione ristretta dei gruppi consiliari, ma che ci sia almeno un criterio, che è quello del consenso popolare.
Noi abbiamo fatto, insieme a tanti altri amici, una battaglia all'interno di Forza Italia, che oggi rivendichiamo e la rivendichiamo soprattutto perché anche gli altri oggi ci danno ragione. Questa cosa non è che ci rende particolarmente felici, perché abbiamo svilito la nostra battaglia pregnante del presidenzialismo e abbiamo, a nostro avviso, anche offeso molti dei nostri elettori, che avevano votato un programma Pag. 24che diceva esattamente il contrario di quello che il nostro partito ha fatto dal Nazareno ad oggi. Io credo che qualcuno dovrebbe chiedere scusa agli elettori di Forza Italia.
Noi, invece, in quest'Aula continuiamo, con grande coerenza e con la coscienza a posto, a tenere alta una bandiera, che è quella del presidenzialismo e di una Repubblica occidentale che si basa su un limite alla tassazione e su un limite alla spesa pubblica. Avremmo preferito anche l'eliminazione stessa del Senato, ridotto a una specie di Conferenza Stato-regioni. Ma almeno chiediamo che ci sia un minimo di lucidità nell'impedire che i senatori vengano scelti in una stanza al chiuso, tra poche persone. Chiediamo che perlomeno vengano scelti dagli elettori nel momento in cui indicheranno nei consigli regionali dei loro rappresentanti votandoli, quindi dando un criterio che è quello assoluto, che vale in qualsiasi democrazia occidentale e nel mondo, del consenso popolare. Infatti, con la legge elettorale che state cercando di far approvare e con questa riforma costituzionale, noi avremo dei rappresentanti nelle Camere che al 70, 80 per cento altro non sono che nominati. Per chi, come me, il voto è sempre andato a cercarlo nei consigli comunali, nei consigli provinciali, da candidato alla regione, in tutte quante le consultazioni libere che ancora ci sono in questo Paese, è una battaglia di principio fondamentale. Le persone non si nominano, le persone non si cooptano, le persone si eleggono.
Quindi, con coerenza abbiamo attraversato il percorso in quest'Aula, all'interno del nostro gruppo e oggi lo rivendichiamo fortemente. Prendiamo atto che altri hanno cambiato idea. Noi l'idea non l'abbiamo cambiata, perché eravamo certi e convinti che fosse una strada importante quella di rivendicare a voce alta che il consenso sia un valore democratico. Non riusciamo a comprendere come chi sta dalla parte opposta rispetto a questo posto in cui mi siedo oggi abbia dimenticato che per settant'anni anche per loro era un valore pregnante. State dimenticando la vostra storia. Noi non vorremmo dimenticare almeno il programma elettorale che abbiamo presentato agli elettori di Forza Italia (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giorgis. Ne ha facoltà.
ANDREA GIORGIS. Presidente, onorevoli colleghi, Governo, le leggi che strutturano l'ordinamento democratico non sono leggi come le altre e anche l'esigenza di velocità deve essere declinata in maniera diversa quando si riscrive parte della Costituzione o si predispone una nuova legge elettorale. Se noi avessimo approvato il testo che ci è pervenuto dal Senato senza alcuna modifica o integrazione e avessimo in tal modo cristallizzato la riforma, avremmo reso al Paese un servizio migliore o peggiore di quello che stiamo per formalizzare e formalizzeremo domani con il voto ? Io credo peggiore perché le modifiche che abbiamo apportato hanno migliorato la riforma. L'innalzamento del quorum per l'elezione del Presidente della Repubblica, ad esempio, contribuisce a rafforzare l'indipendenza e l'autonomia di tale organo dalla maggioranza che esprime il Governo, pur in presenza di una legge elettorale maggioritaria o dagli effetti maggioritari. L'estensione del sindacato preventivo di legittimità anche alla legge elettorale che dovesse essere approvata prima della riforma costituzionale contribuisce a scongiurare il rischio che si ripeta una situazione analoga a quella che si è verificata con la sentenza n. 1 del 2014. La soppressione del voto bloccato e la riscrittura dell'istituto del voto a data certa dovrebbe contribuire a riequilibrare il rapporto tra Parlamento e Governo e a contenere l'abuso della decretazione d'urgenza. L'attribuzione al Parlamento in seduta comune dell'elezione dei cinque giudici costituzionali dovrebbe concorrere a preservare l'indipendenza e l'autonomia della Corte. La semplificazione del procedimento legislativo dovrebbe contribuire a Pag. 25ridurre le incertezze procedurali e a rafforzare il ruolo del Parlamento. Nel procedere per approssimazioni successive e miglioramenti graduali non c’è, dunque, perdita di tempo, ma, al contrario, qualità della legislazione.
Certo, prima o poi bisogna concludere e le nostre istituzioni politiche, sia chiaro, necessitano di essere riformate e noi siamo fermamente intenzionati a riformarle. Del resto, quanto esse fatichino ad adempiere a quel compito fondamentale e fondante che gli assegna l'articolo 3, comma secondo, è sotto gli occhi di tutti. Ma – e questo è un punto che voglio sottolineare – l'orizzonte temporale della riforma costituzionale e della riscrittura della legge elettorale è l'orizzonte temporale della legislatura. Una volta approvate la legge elettorale e la riforma costituzionale, le istituzioni democratiche non funzioneranno automaticamente meglio. Perché ciò possa verificarsi, occorreranno nuove elezioni. La riforma fiscale opera da subito. Le misure anticorruzione producono i loro effetti da quando entrano in vigore. La stabilizzazione dei precari o l'approvazione di nuovi finanziamenti per la realizzazione di opere infrastrutturali che modernizzino il Paese o l'introduzione di nuovi ammortizzatori sociali possono cambiare da subito la qualità della vita dei cittadini. Una nuova legge elettorale e un nuovo assetto del bicameralismo, solo dopo nuove elezioni.
Per queste ragioni, mi auguro che nel prossimo passaggio al Senato maturino le condizioni affinché si compiano ulteriori miglioramenti e alcune rigidità del Governo manifestate in Commissione e ripetute in Aula siano superate. Difficile capire, ad esempio, la ratio della limitazione dell'iniziativa legislativa dei parlamentari quando si tratta di tutelare l'interesse nazionale. Perché mai un parlamentare che rappresenta l'intera nazione non potrebbe proporre una legge in attuazione della clausola di supremazia ? Altrettanto difficile da comprendere è perché il Governo si sia opposto ad un significativo abbassamento del quorum per promuovere il ricorso preventivo sulle leggi elettorali. La ratio dell'istituto ? Non è certo quella di consentire a chi vota la legge di chiedere alla Corte se è conforme alla Costituzione ciò che ha votato, ma di offrire alle minoranze che temono di essere legittimamente danneggiate da una legge elettorale di adire la Corte prima che la legge stessa entri in vigore. Se un domani si approvasse una legge elettorale che prevede una soglia di sbarramento del 20 per cento, chi dovrebbe poter proporre ricorso se non quella forza politica che in Parlamento ha una rappresentanza inferiore al 20 per cento ? Eppure, il testo che stiamo per votare prevede che meno di un quarto dei parlamentari non possa presentare alcuna istanza alla Corte.
Ma, soprattutto, mi auguro che si trovi il modo per riconsiderare quello che è rimasto forse l'aspetto più problematico dell'intera riforma: la composizione del Senato.
Come si è sottolineato più volte, la composizione del futuro Senato ipotizzata dall'articolo 2 rischia di non garantire un'adeguata ed efficace rappresentanza delle istanze dei territori e rischia, di conseguenza, di non essere in grado né di favorire la ricerca di soluzioni legislative improntate all'interesse generale né di sostenere un processo di integrazione tra realtà territoriali tuttora molto eterogenee. Il contenuto dell'articolo 2, oltre a suggerirci la ricerca di tecnicalità procedurali per rivederne il contenuto, ci fornisce anche un ammonimento, sul delicato e sempre problematico rapporto che intercorre tra merito e metodo, specie in tema di riforme costituzionali. Le disposizioni costituzionali, come è noto e come si è più volte ripetuto, devono essere condivise, devono essere il prodotto di un accordo tra le diverse forze politiche.
ANDREA GIORGIS. Mi avvio a concludere, Presidente. Ricorrendo all'abusata e molti versi fuorviante immagine della Pag. 26competizione sportiva, come si usa dire e si è detto, le regole del gioco non devono essere poste da un solo giocatore e in particolare da quello che ha vinto le ultime competizioni. Al tempo stesso, però occorre che le regole del gioco, oltre ad essere condivise, siano delle buone regole che migliorano la qualità e la resa delle istituzioni democratiche. Orbene, se non si rende possibile un accordo sulle regole che ciascuna parte ritiene che siano le migliori nel contesto storico e materiale, occorre valutare se il compromesso possibile sia ragionevole, se costituisca cioè comunque un passo avanti, un miglioramento dell'esistente. Altrimenti, ci si ferma. Così come ci si deve interrogare sul proseguire, se, ad un certo punto del percorso...
PRESIDENTE. Onorevole Giorgis, per favore.
ANDREA GIORGIS. ...ho terminato... alcuni contraenti tornano sui loro passi e revocano l'accordo. Sono valutazioni, queste, molto difficili ed impegnative che occorre compiere nella maniera più esplicita e argomentata.
PRESIDENTE. Onorevole Giorgis, è un minuto e mezzo oltre il suo tempo. Capisco la necessità di argomentare però noi abbiamo dei tempi.
ANDREA GIORGIS. Ho concluso, Presidente. Ciò che però non dovrà accadere è che si proceda all'approvazione di un testo che nessuno condivide nel merito e sul quale è venuto meno ogni accordo come rischiamo, invece, che avvenga proprio in relazione all'articolo 2. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Giorgis, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capelli. Ne ha facoltà.
ROBERTO CAPELLI. Signor Presidente, capisco la necessità di argomentare posizioni diverse sull'esito del voto finale della riforma costituzionale, ma chiedo a lei, siamo al voto dell'ordine del giorno Ciracì n. 9/2613-A/52 ?
ROBERTO CAPELLI. Infatti ho perso un po’ il filo perché anche le motivazioni addotte dal collega Ciracì, presumo a favore dell'ordine del giorno n. 9/2613-A/52, non mi sono sembrate in ordine alla stessa proposta fatta dal collega. Quindi vorrei sapere se stiamo votando sull'impegno del Governo ad adottare le opportune iniziative normative volte a garantire che, nell'ambito dell'elezione dei senatori da parte dei consigli regionali, sia assicurata la rappresentanza delle opposizioni. Mi sembra che il punto all'ordine del giorno sia questo e capisco comunque la necessità politica di argomentare sulle varie posizioni che si esprimeranno con il voto di domani. Perciò chiedo che si torni al merito dell'ordine del giorno perché mi sembra che il suddetto ordine del giorno sia molto importante perché è una garanzia per la rappresentanza delle opposizioni rispetto a ciò che sarà il futuro. Se non ha capito mi spiego meglio...
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, la Presidenza ha capito benissimo. Lei si è anche risposto molto correttamente da solo nel senso che comprende che ciascuno motiva le argomentazioni del proprio voto, a favore o contro questo ordine del giorno, come crede. L'onorevole Ciracì ne è il titolare, l'ha presentato, ha fatto la sua dichiarazione di voto al pari di Giorgis. Se vuole farla anche lei, io l'ascolto.
ROBERTO CAPELLI. Termino la mia argomentazione dicendo che, se questo è il merito dell'ordine del giorno, vorrei poter sottoscrivere l'ordine del giorno Ciracì n. 9/2613-A/52.
Passiamo ai voti.Pag. 27
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ciracì n. 9/2613-A/52, con il parere contrario del Governo.
Approfitto, nel frattempo, per salutare gli studenti del Circolo didattico «Francesca Bufalini» di San Giustino in provincia di Perugia, che stanno assistendo insieme ai loro insegnanti ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Gebhard... Nizzi... Calabrò...
Hanno votato no 275.
(Il deputato Rigoni ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario).
Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Russo n. 9/2613-A/54, accettato dal Governo, purché riformulato.
Chiedo all'onorevole Occhiuto se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2613-A/55, accolto dal Governo come raccomandazione.
ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, io intervengo per chiedere il voto, invece, su questo ordine del giorno e per segnalare che trovo singolare che il Governo non accolga con parere favorevole un ordine del giorno che impegnerebbe ad adottare ogni opportuna iniziativa, affinché nel processo di attuazione delle nuove norme costituzionali e comunque, più in generale, nell'ordinamento, sia garantita la piena tutela del principio di coesione territoriale e la piena uguaglianza tra i cittadini nella fruizione dei servizi pubblici essenziali e dei relativi livelli delle prestazioni. Trovo singolare che si possa evitare di esprimere un parere favorevole su un ordine del giorno che dice cose assolutamente condivisibili da ogni parte di quest'Aula.
Vorrei anche dire che il nostro gruppo, il gruppo di Forza Italia, ha inteso presentare ordini del giorno su questioni che abbiamo ritenuto ancora aperte, perché non sufficientemente approfondite nel dibattito sulla riforma costituzionale. Una di queste questioni è proprio quella della coesione territoriale, perché, in questa ipotesi di riforma, non se ne fa carico né il Governo né la maggioranza in maniera compiuta.
Vorrei segnalare che, proprio sulla necessità di garantire gli stessi diritti in ordine alla fruizione dei livelli essenziali di assistenza, dei livelli essenziali delle prestazioni, ci sono più articoli della Costituzione che si impegnano in questa direzione, e lo fanno trasversalmente, ma, più incisivamente, lo si fa nel Titolo V della Costituzione. La riforma che noi domani saremo chiamati ad approvare poteva servire a correggere anche le storture della precedente riforma del Titolo V, quello che fece la sinistra qualche anno fa.
Vorrei dire che la Carta costituzionale si modifica solo perché è necessario renderla più attinente a quelle che sono le sfide del futuro o si modifica per correggere gli errori del passato. In questa riforma costituzionale non si correggono gli errori del passato, perché, con la riforma precedente del Titolo V, si era costituito un regionalismo che, da un lato, non permetteva di costruire un sistema compiutamente federalista in senso solidale, dall'altro, però, impediva anche al Governo, impediva allo Stato di accentrare, per esempio, la spesa orientata allo sviluppo nelle zone più povere, a favorire, quindi, la coesione. Si è determinata una condizione per la quale le risorse, utili a generare coesione territoriale e convergenza tra le diverse parti del Paese, sono state dilapidate in mille rivoli, in decine di migliaia di microprogetti.Pag. 28
La riforma della Costituzione poteva essere l'occasione anche per cogliere questo errore e per correggerlo. Non credo che sia stato fatto, non credo sia stata nemmeno tentata una discussione su questo tema. Trovo singolare che oggi il Governo non esprima un parere favorevole su un ordine del giorno, per così dire, neutro, proprio nei giorni in cui il Presidente del Consiglio dice che la questione della coesione territoriale è ancora aperta nel Paese e sarà centrale nell'attività del Governo nel 2015.
Se questo è il modo di iniziare a dimostrare che questa è una questione centrale e aperta per il Governo, auguri al Paese: penso che non stiate facendo un buon lavoro e penso che dimostriate, anche attraverso il modo in cui liquidate questi temi, che la riforma costituzionale, che volete che si approvi domani, serve semplicemente ad apporre una stelletta sulla giacca del Presidente del Consiglio e non ad affrontare compiutamente le questioni per le quali la Costituzione andava realmente riformata (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Poiché lei insiste per la votazione del suo ordine del giorno, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Occhiuto n. 9/2613-A/55, con il parere contrario del Governo.
Ciracì, Matarrelli... ci sono altri che non riescono a votare ?
Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Palese n. 9/2613-A/56.
ROCCO PALESE. Grazie Presidente...
PRESIDENTE. Colleghi intorno all'onorevole Palese, se potete...Onorevole Sarro, onorevole Abrignani, vi chiedo scusa...
ROCCO PALESE. Qui è un'impresa riuscire a parlare e a presentarsi, Presidente, sono proprio avulsi da tutto quello che accade, vivono in un altro mondo; è la verità.
PRESIDENTE. Onorevole Palese, la Presidenza non può che prenderne atto. Però, ho il diritto di farla parlare.
ROCCO PALESE. Ne prendiamo atto tutti, grazie, Presidente.
Ho chiesto la parola per svolgere la dichiarazione di voto su questo ordine del giorno, perché penso che sia patrimonio non discutibile la necessità del Paese di intervenire sulle modifiche e correzioni del Titolo V, dal punto di vista della finanza pubblica, proprio davanti ai dati inconfutabili dell'esplosione della spesa pubblica e dell'esplosione, soprattutto, della tassazione locale. Mi riferisco a ciò che è accaduto dopo questo disastro, ossia questo grande sinistro nei confronti del Paese e delle tasche dei cittadini che è la riforma del Titolo V approvata dalla sinistra.
Dal punto di vista della finanza pubblica, certamente ha fatto più danno la modifica del Titolo V che non le due guerre mondiali messe assieme e uno dei motivi centrali della riforma è quello di intervenire per correggere le competenze concorrenti dell'articolo 117 della Costituzione, articolo che era stato modificato con la riforma del 2001, perché ha prodotto un contenzioso enorme dello Stato nei confronti delle regioni, per le varie posizioni cosiddette invasive delle competenze, e, viceversa, delle regioni nei confronti dello Stato. Non si contano più i Pag. 29ricorsi davanti alla Corte costituzionale, le decisioni, i ritardi, per non parlare di tutto il resto.
Il testo che aveva licenziato il Senato da questo punto di vista era orribile, era veramente invotabile, noi lo abbiamo detto subito, e lo sottolineo non solo per tutti quelli che si sono dilettati per mesi e mesi a parlarne, la stampa ha riportato degli argomenti che riguardano, per carità, la democrazia, ma non sono fondamentali rispetto alla riforma, rispetto alla carne viva dei cittadini. Discutere per tanti mesi se il Senato dovesse essere elettivo o non elettivo è stato un dibattito fuorviante; sulla situazione della modifica del Titolo V, invece, c'era la correzione. È vero che il testo è stato un po’ modificato, ma non basta, e non lo dico io, lo dice – ne cito uno – il professore De Siervo, pubblicamente, che afferma: attenzione, fermatevi, perché andava corretto, ma non è sufficiente quello che state facendo, va corretto veramente.
Che cosa dice questo ordine del giorno ? Impegna il Governo ad assumere iniziative volte a rendere più chiara ed esaustiva e, soprattutto, più funzionale, la delimitazione tra competenza statale e competenza regionale, e ridurre notevolmente il contenzioso in merito. Pensavo, almeno, che come raccomandazione potesse essere accolto, invece, questo parere contrario da parte del Governo mi sorprende molto, perché si tratta di un auspicio non solo, lo ripeto, di Palese, ma di tutto il mondo scientifico, costituzionale, di giuristi e costituzionalisti che si sono pronunciati nella stessa maniera, ritenendo le attuali modifiche che oggi sono in discussione con il voto finale insufficienti a chiarire questo aspetto della riforma costituzionale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Palese n. 9/2613-A/56 con il parere contrario del Governo.
La Presidenza ha anche il compito della regolazione del “traffico”: onorevoli Bragantini, Campana, Tidei, Palma, Tancredi, Realacci, Piepoli, Matarrelli, Martella, Caparini.
Chiedo all'onorevole Biancofiore se accetti la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/2613-A/57, accettato dal Governo, purché riformulato.
MICHAELA BIANCOFIORE. Presidente, chiedo di riascoltare la riformulazione.
PRESIDENTE. Chiedo al sottosegretario se può ripetere la riformulazione.
IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Certo, Presidente. La riformulazione prevede la soppressione dell'ultima premessa e, nella parte dell'impegno, la sostituzione della parola «accelerare» con la parola «favorire» e anche la soppressione delle seguenti parole: «evitando così di incorrere in discriminazioni e disfunzionalità legislative».
PRESIDENTE. Onorevole Biancofiore ?
MICHAELA BIANCOFIORE. Presidente, non accetto la riformulazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prego.
MICHAELA BIANCOFIORE. Grazie, Presidente. È abbastanza inaccettabile la riformulazione, sottosegretario, perché Pag. 30questo ordine del giorno non l'avrei dovuto sottoscrivere io ma l'avrebbero dovuto sottoscrivere, se avessero avuto un po’ di dignità, se il Parlamento avesse un po’ di dignità, deputati piemontesi, lombardi, veneti e via discorrendo, di ogni schieramento. Quest'ordine del giorno, che si rifà alle disposizioni transitorie, all'articolo 39, comma 11, della riforma costituzionale, è purtroppo, Ministro, la prova provata che questa riforma costituzionale non è efficace sotto nessun punto di vista. Dovete sapere che il Premier Renzi – una parte la ricordate, forse il resto non lo sapete – a pagina 71 del suo libro Stil novo scrisse, nero su bianco, una delle sue tante boutade, dicendo che si tatuava in fronte che avrebbe soppresso le regioni a statuto speciale. Ribadisco, non sono io, che vengo da Bolzano, quindi dalla provincia autonoma di Bolzano, a dover sottoscrivere un ordine del giorno di questo genere, perché io godo del privilegio delle autonomie speciali, ma sarebbero le altre regioni a doversi preoccupare. Ebbene, sempre il Premier Renzi, che aveva detto testualmente, con grande responsabilità, che la riforma del Titolo V votata nel 2001 faceva schifo, anche se l'aveva portata avanti un Governo della sinistra, oggi fa la stessa identica cosa, cioè non riforma il Titolo V per quanto riguarda le cinque regioni a statuto speciale.
Allora, delle due l'una: è possibile che la riforma costituzionale non si applichi solo alle regioni a statuto speciale laddove entra in ballo l'interesse nazionale ? A me piacerebbe che le cinque regioni a statuto speciale facessero parte dell'architettura istituzionale dello Stato, viceversa, in questo modo, in particolar modo le due province autonome, vengono tenute fuori. Perché ? Parliamo sempre di interessi puri, perché, con la riforma del Titolo V che stiamo votando, per le altre regioni, per esempio, l'energia è una delle competenze che verranno accentrate, mentre, per quanto riguarda le regioni a statuto speciale, in particolar modo le due province autonome, questa competenza, particolarmente importante per il sistema di approvvigionamento statale, rimarrà in capo, tanto per essere chiari, alla provincia autonoma, che deciderà sia per quanto riguarda le concessioni sia per quanto riguarda l'ente erogatore delle concessioni idroelettriche. Ecco perché ritengo che, se si ha un po’ di coscienza, ci si possa fare delle domande rispetto al fatto che la riforma costituzionale non applicherà il Titolo V per quanto riguarda le cinque regioni a statuto speciale.
PRESIDENTE. Quindi, quest'ordine del giorno lo poniamo in votazione, perché la riformulazione non viene accolta.
FLORIAN KRONBICHLER. Signor Presidente, per rispondere alla collega Biancofiore, che secondo me ragiona in una logica del tanto peggio tanto meglio: stiamo parlando della cosiddetta clausola di salvaguardia per le regioni a statuto speciale e per le province autonome; è una eccezione, è vero, e noi votiamo contro questo ordine del giorno per una questione di coerenza, perché ci siamo opposti con tutti mezzi a nostra disposizione alla riforma, anzi alla controriforma (perché è un peggioramento), del Titolo V. Qui è stata data questa «specialità» alle regioni speciali, e non siamo disposti a scendere nella logica del «muoia Sansone con tutti i Filistei», che è la logica di cui è espressione questo ordine del giorno, su cui votiamo contro (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il presidente Fedriga. Prima di dargli la parola, salutiamo gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto comprensivo statale «Tenente Giovanni Corna Pellegrini» di Pisogne, in provincia di Brescia, che assistono ai nostri lavori (Applausi).
Prego, presidente Fedriga.
MASSIMILIANO FEDRIGA. Grazie, Presidente. Intanto sottolineo quanto già detto dal collega Bragantini, vale a dire che noi su tutti gli ordini del giorno che Pag. 31vogliono delegare al Governo altre modifiche costituzionali siamo contrari, non nel merito ma nel metodo: pensiamo sia il Parlamento che debba modificare la Costituzione, non si può impegnare il Governo a modificarla, perché è un iter che non ci piace e che non vogliamo.
Detto questo, vorrei ricordare all'onorevole Biancofiore che non è che se questa riforma porta le regioni nel fosso anche quelle a statuto speciale debbono seguirle nel fosso: sarebbe da battersi perché anche le regioni a statuto ordinario possano uscire da quel fosso in cui questa riforma costituzionale le sta portando. Dunque ovviamente votiamo contro questo ordine del giorno e inviterei i colleghi a battersi per una maggiore autonomia e responsabilità – cosa che è mancata in alcune aree del Paese – degli enti territoriali regionali, invece che voler ammazzare definitivamente le autonomie che in alcuni casi sono state assolutamente virtuose e hanno portato un servizio per i cittadini eliminando gli sprechi.
PRESIDENTE. Grazie, presidente Fedriga. Non avendo altri iscritti, lo poniamo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Biancofiore n. 9/2613-A/57, su cui inizialmente vi era una richiesta di riformulazione; non essendo stata accolta, il parere è contrario.
Sammarco... Invernizzi...Matteo Bragantini... Gigli... Grimoldi... Catalano... Richetti... Bechis...
Prendo atto che la presentatrice dell'ordine del giorno Prestigiacomo n. 9/2613-A/58 insiste per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Prestigiacomo n. 9/2613-A/58, con il parere contrario del Governo.
Distaso... Marchi...
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Galati n. 9/2613-A/59 insiste per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Galati n. 9/2613-A/59, con il parere contrario del Governo.
Coppola...altri che non riescono ?
L'ordine del giorno n. 9/2613-A/60 Parisi è accolto.Pag. 32
Prendo atto che la presentatrice dell'ordine del giorno Faenzi n. 9/2613-A/61 insiste per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Faenzi n. 9/2613-A/61, con il parere contrario del Governo.
Nizzi... onorevole Nizzi, provi...vede ? Altri che non riescono a votare ?
(I deputati Pellegrino e Scuvera hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).
Prendo atto che la presentatrice insiste per la votazione dell'ordine del giorno Centemero n. 9/2613-A/62, non accettato dal Governo. Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Centemero n. 9/2613-A/62, con il parere contrario del Governo.
Carra, Fucci, Richetti, Marantelli...
Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Brunetta n. 9/2613-A/63, non accettato dal Governo.
RENATO BRUNETTA. Signor Presidente, signora Ministra, colleghi, il disegno di legge di riforma all'esame dell'Aula contiene numerose criticità che, in particolare, diversi costituzionalisti ed esperti hanno avuto modo di stigmatizzare anche nel corso delle audizioni svolte in Commissione affari costituzionali. Particolarmente critica la sommatoria tra riforma costituzionale e riforma elettorale nelle proposte attualmente in discussione. Questo combinato disposto spiana la strada ad un orizzonte nel quale il momento più basso della legittimazione parlamentare nella storia della Repubblica, dopo la sentenza della Corte costituzionale sull'illegittimità della legge elettorale e quindi del premio di maggioranza, produce il cambiamento più radicale degli ultimi sessant'anni. È una contraddizione stridente che scuote le basi del vivere civile perché elimina le fondamenta sicure e ci consegna a un mostro giuridico che sarà oggetto di contestazione perenne. Dal combinato disposto delle due riforme è di tutta evidenza il prefigurarsi di un pregiudizio dei principi supremi della medesima Costituzione. Nella sentenza che ha giudicato illegittima la legge elettorale, la Corte costituzionale ha infatti chiaramente sottolineato che le ragioni della governabilità e quindi il premio di maggioranza non devono prevalere su quelle della rappresentatività. Ammesso pure che tale principio non sia violato dal disegno di legge elettorale attualmente in discussione, dovrebbe sollevare più di una preoccupazione il fatto che il nuovo sistema conceda il premio di maggioranza ad una sola lista e che la Camera con i suoi 630 deputati possa senza difficoltà decidere a maggioranza in merito a tutte o quasi le cariche istituzionali, un sistema complessivo che risulterebbe quindi privo di bilanciamento ovvero di quei pesi e contrappesi necessari per garantire l'equilibrio politico e istituzionale tra i poteri e tra le diverse forze Pag. 33politiche in campo, a piena garanzia del popolo sovrano. Per questa ragione avevo presentato questo ordine del giorno proprio per tutelare complessivamente il bilanciamento del sistema ovvero garantire pesi e contrappesi necessari all'equilibri politico e istituzionale tra poteri e tra le diverse forze politiche in campo, a piena garanzia appunto del popolo sovrano, ma il Governo ha dato parere negativo. Ne prendiamo atto, questa è una ferita mortale all'insieme delle due riforme, riforma elettorale e riforma costituzionale, che questo Parlamento forse andrà ad approvare (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Brunetta n. 9/2613-A/63, con il parere contrario del Governo.
Invernizzi, Bragantini, Lainati, Fedriga, Ciracì, Petrenga, Duranti...
Chiedo al presentatore se accetti la riformulazione dell'ordine del giorno Squeri n. 9/2613-A/64, accettato dal Governo, purché riformulato.
LUCA SQUERI. Signor Presidente, il comma terzo dell'articolo 116 si riferisce al cosiddetto regionalismo differenziato, cioè quel percorso che consente anche alle regioni a statuto ordinario di ampliare e potenziare le proprie competenze amministrative e legislative.
Competenze amministrative e legislative, per cui regioni come Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana hanno tentato di intraprendere un percorso, in virtù della Costituzione vigente, purtroppo senza giungere ad alcun compimento. Per cui, recepisco positivamente, ancorché le premesse siano state assorbite, l'impegno del Governo a promuovere ogni iniziativa per sostenere quel processo di sviluppo nell'attuazione della riforma del regionalismo differenziato con l'obiettivo di premiare soprattutto le regioni virtuose.
PRESIDENTE. Prendo quindi atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Squeri n. 9/2613-A/64, accettato dal Governo, purché riformulato.
Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Laffranco n. 9/2613-A/65, non accettato dal Governo.
PIETRO LAFFRANCO. Signor Presidente, questo ordine del giorno reca nella sua parte essenziale la contestazione, non solo letteralmente, dell'articolo 81 della Costituzione, del cosiddetto pareggio di bilancio – e mal facemmo, io almeno personalmente lo ammetto, nella precedente legislatura a votarlo e fu uno dei tanti errori di cui ci siamo resi responsabili – ma è il tentativo di ribadire in questa sede, nei limiti del possibile, e quindi con un ordine del giorno che avrebbe voluto – visto che il Governo non l'ha accettato – impegnarci su come noi oggi possiamo intendere il rapporto con l'Europa.
Molto rapidamente, io ritengo che, o l'Italia riesce ad esprimere una politica intelligente, che contesti politicamente e giuridicamente, vincoli e trattati dell'Unione europea e cioè rompa quella sorta di rapporto incestuoso che c’è tra partito socialista europeo e partito popolare europeo e quindi la politica dell'austerità, che è concausa della straordinaria crisi che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, o l'Europa è assolutamente spacciata.Pag. 34
Allora, o noi recuperiamo un approccio completamente diverso di natura liberale, fatto di tagli di spesa pubblica e corrispondenti tagli di tasse, un attacco serio al debito pubblico e la contestazione – come dicevo – dei vincoli e quindi anche della concezione del pareggio di bilancio, oppure non ci sarà mai un'Europa dei popoli e, a mio avviso, non ci sarà neppure più l'Europa delle banche e delle finanze perché l'Europa non ci sarà più.
Ecco allora che questo ordine del giorno vuole essere solo il tentativo di esprimere molto a grandi linee un punto di vista politico su una questione di straordinaria importanza. Sappiamo che l'ordine del giorno non è neanche vagamente un toccasana, ma è un modo per riproporre all'attenzione di quest'Aula una questione di straordinaria importanza, non solo per il presente, ma anche per il futuro del Paese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Laffranco n. 9/2613-A/65, con il parere contrario del Governo.
Ricordo che l'ordine del giorno Bianconi 9/2613-A/66 è inammissibile.
Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Capezzone n. 9/2613-A/67, non accettato dal Governo.
DANIELE CAPEZZONE. Signor Presidente, mi rivolgo alla Ministra Boschi...
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi intorno all'onorevole Capezzone se possono stare in silenzio.
Prego, onorevole Capezzone.
DANIELE CAPEZZONE. Grazie, signor Presidente. Mi rivolgo alla Ministra Boschi e al sottosegretario Scalfarotto davvero con dispiacere per il parere contrario che hanno espresso, ma anche con grande sorpresa, devo dire, e li invito a riconsiderarlo.
Qui stiamo parlando del referendum.
Certamente chi parla è un sostenitore dell'istituto referendario e quando si scriverà, in modo io credo più sereno e più disteso, con l'adeguata distanza temporale, la storia della cosiddetta «Prima Repubblica» scriveremo che, purtroppo, un filo tenace e costante nella Prima Repubblica fu l'ostilità dei grandi partiti all'istituto referendario, che invece il costituente aveva, in modo saggio, previsto in forma abrogativa nell'articolo 75 della Costituzione.
La storia è lunga: il costituente scrive quell'articolo tra il 1946 e il 1948; i partiti della Prima Repubblica lo attuano solo molti anni dopo, nel 1970, e lo spiritaccio laico che è in me mi fa ricordare che fu attuato solo dopo che il Parlamento approvò la legge sul divorzio, e qualcuno aveva il retropensiero di approvare la legge sul referendum per cancellare il divorzio e, io dico, per fortuna quell'idea di abrogazione andò male; poi iniziò, a metà degli anni Settanta, una sequenza di sentenze della Corte costituzionale che restringevano in modo molto discutibile la praticabilità dello strumento referendario; poi, negli anni Ottanta e Novanta, vi fu l'abitudine dei parlamenti di tradire gli esiti referendari una volta che gli italiani si erano espressi, e vi era sempre come sottotraccia una grande difficoltà di fare conoscere i temi delle consultazioni referendarie attraverso il servizio pubblico controllato dai partiti. La grande idea era quella dei partiti che diffidavano di uno strumento in cui il potere sfuggiva loro di mano e andava ai cittadini.Pag. 35
Adesso siamo arrivati a questa riforma costituzionale dove, a mio avviso, avete commesso un grave errore con questa storia, diciamo, della doppia possibilità di raccolta firma: 500 mila oppure 800 mila e con una diversità di quorum. Chiunque abbia raccolto firme sa che è già difficilissimo arrivare a 500 mila. Ma tutte queste sono mie opinioni e le metto da parte. Vengo all'ordine del giorno. Qualunque sia la vostra opinione sull'istituto referendario – la vostra opinione è favorevole, la mia è contraria a quello che avete fatto in questa proposta di riforma costituzionale – qualunque sia la vostra opinione, lo ripeto, chiunque abbia raccolto firme e abbia onestà intellettuale sa che è un'operazione di una difficoltà drammatica arrivare a 500 mila firme in questa situazione e per ragioni oggettive. In primo luogo, perché non c’è un servizio pubblico efficace di autentica delle firme; in secondo luogo, perché i comuni non sono quasi mai in grado, tranne rare eccezioni, di adempiere agli obblighi che sono previsti dalla legge n. 352 del 1970; in terzo luogo, perché la Rai molto spesso si sottrae all'obbligo di correttezza e completezza dell'informazione nella fase referendaria di raccolta delle firme.
Allora, che cosa si chiede nell'ordine del giorno ? Visto che sono passati 45 anni dalla legge di attuazione del referendum, dato che si è passati dal 1970 al 2015, in cui siamo oggi, si chiedeva una cosa semplice: quale che sia la vostra opinione sul processo di riforma costituzionale, attivatevi per prevedere forme di sottoscrizione telematica, anche per via «internettiana» e online delle richieste referendarie. Io non capisco perché diciate «no». Lo dico con il sorriso: Internet non serve solo per fare i tweet ! Guardate che state facendo una figuraccia. Quando ci sarà la prossima dichiarazione del Governo sull’e-government o sulla e-democracy avremo modo di ricordarvi che avete detto «no» a una cosa semplice, come un passo avanti nella democrazia elettronica e nella partecipazione dei cittadini anche per via telematica.
Davvero già, a mio avviso, sono stati commessi tanti errori da voi in questo percorso. Non aggiungete questo errore ulteriore ! (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Capezzone n. 9/2613-A/67, con il parere contrario del Governo.
Questo è l'ultimo ordine del giorno. Biasotti. Hanno votato tutti ? Antezza. Altri ?
Lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e la votazione finale sul provvedimento, anche secondo quanto stabilito in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, avranno luogo nella seduta di domani, a partire dalle ore 10.
Martedì 10 marzo 2015, alle 10:
1. – Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale:
S. 1429 – Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento Pag. 36delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato). (C. 2613-A).
e degli abbinati progetti di legge costituzionale: D'INIZIATIVA POPOLARE; D'INIZIATIVA POPOLARE; VIGNALI; CIRIELLI; CIRIELLI; CIRIELLI; CAUSI; PISICCHIO; PISICCHIO; PISICCHIO; PISICCHIO; GIACHETTI; SCOTTO; FRANCESCO SANNA; PELUFFO ed altri; LENZI; LAURICELLA ed altri; BRESSA e DE MENECH; CAPARINI ed altri; CAPARINI ed altri; VACCARO; LAFFRANCO e BIANCONI; PALMIZIO; PALMIZIO; PALMIZIO; PALMIZIO; GIANCARLO GIORGETTI ed altri; GIANCARLO GIORGETTI ed altri; LA RUSSA ed altri; ABRIGNANI ed altri; TONINELLI ed altri; GIANLUCA PINI; LAFFRANCO e BIANCONI; GINEFRA ed altri; GIORGIA MELONI ed altri; MIGLIORE ed altri; D'INIZIATIVA DEL GOVERNO; BONAFEDE e VILLAROSA; PIERDOMENICO MARTINO; BRAMBILLA; GIANCARLO GIORGETTI ed altri; CIRIELLI e GIORGIA MELONI; VALIANTE; QUARANTA ed altri; LACQUANITI ed altri; CIVATI ed altri; BOSSI; LAURICELLA e SIMONI; DADONE ed altri; GIORGIS ed altri; LA RUSSA ed altri; RUBINATO ed altri; D'INIZIATIVA DEL CONSIGLIO REGIONALE DELL'EMILIA-ROMAGNA; MATTEO BRAGANTINI ed altri; CIVATI; FRANCESCO SANNA ed altri. (C. 8-14-21-32-33-34-148-177-178-179-180-243-247-284-329-355-357-379-398-399-466-568-579-580-581-582-757-758-839-861-939-1002-1259-1273-1319-1439-1543-1660-1706-1748-1925-1953-2051-2147-2221-2227-2293-2329-2338-2378-2402-2423-2441-2458-2462-2499).
— Relatori: Fiano, per la maggioranza; Toninelli, Matteo Bragantini e Quaranta, di minoranza.
2. - Deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione ad un conflitto di attribuzione sollevato innanzi alla Corte costituzionale dal tribunale di Prato, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 286 del 2014.
Conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, recante misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti. (C. 2844-A).
— Relatori: Causi (per la VI Commissione) e Taranto (per la X Commissione), per la maggioranza; Busin (per la VI Commissione), Prataviera (per la X Commissione) e Pesco, di minoranza.
TESTO INTEGRALE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO DEL DEPUTATO ANDREA GIORGIS IN SEDE DI ESAME DEGLI ORDINI DEL GIORNO RIFERITI AL DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE N. 2613-A.
ANDREA GIORGIS. Presidente, onorevoli colleghi, Governo, le leggi che strutturano l'ordinamento democratico non sono leggi come le altre, e anche l'esigenza di velocità deve essere declinata in maniera diversa quando si riscrive parte della Costituzione o si predispone una nuova legge elettorale.
Se noi avessimo approvato il testo che ci è pervenuto dal Senato senza alcuna modifica o integrazione – e avessimo in tal modo cristallizzato la riforma – avremmo reso al Paese un servizio migliore o peggiore di quello che stiamo per formalizzare con questo voto ?
Io credo peggiore, perché le modifiche che abbiamo apportato hanno migliorato la riforma:
l'innalzamento del quorum per l'elezione del Presidente della Repubblica, ad esempio, contribuisce a rafforzare l'indipendenza e l'autonomia di tale organo dalla maggioranza che esprime il Governo, pur in presenza di una legge elettorale maggioritaria o dagli effetti maggioritari;Pag. 37
l'estensione del sindacato preventivo di legittimità anche alla legge elettorale che dovesse essere approvata prima della riforma costituzionale contribuisce a scongiurare il rischio che si ripeta una situazione analoga a quella che si è verificata con la sentenza n. 1/2014, che ha dichiarato l'illegittimità della legge Calderoli;
la soppressione del voto bloccato e la riscrittura dell'istituto del voto a data certa dovrebbe contribuire a riequilibrare il rapporto tra Parlamento e Governo e a contenere l'abuso della decretazione d'urgenza;
l'attribuzione al Parlamento in seduta comune dell'elezione dei cinque giudici costituzionali dovrebbe concorrere a preservare l'indipendenza e l'autonomia della Corte;
la semplificazione del procedimento legislativo dovrebbe contribuire a ridurre le incertezze procedurali e rafforzare il ruolo del Parlamento.
Nel procedere per approssimazioni successive e miglioramenti graduali non c’è dunque perdita di tempo ma, al contrario, qualità della legislazione.
Certo, prima o poi bisogna concludere, e le nostre istituzioni politiche – sia chiaro – necessitano di essere riformate e noi siamo fermamente intenzionati a riformarle. Del resto, quanto esse fatichino ad adempiere a quel compito fondamentale e fondante che gli assegna l'articolo 3, comma 2 della Costituzione è sotto gli occhi di tutti. Ma – e questo è il punto da cui dobbiamo muovere – l'orizzonte temporale della riforma costituzionale e della riscrittura della legge elettorale è l'orizzonte temporale della legislatura. Una volta approvate la legge elettorale e la riforma costituzionale, le istituzioni democratiche non funzioneranno automaticamente meglio: perché ciò possa verificarsi occorreranno nuove elezioni. La riforma fiscale opera da subito, le misure anticorruzione producono i loro effetti da quando entrano in vigore, la stabilizzazione dei precari o l'approvazione di nuovi finanziamenti per la realizzazione di opere infrastrutturali che modernizzino il nostro Paese o l'introduzione di nuovi ammortizzatori sociali possono cambiare da subito la qualità della vita dei cittadini: una nuova legge elettorale e un nuovo assetto del bicameralismo solo dopo le nuove elezioni.
Per queste ragioni mi auguro che nel prossimo passaggio al Senato maturino le condizioni affinché si compiano ulteriori miglioramenti e alcune rigidità del Governo manifestate in Commissione, e ripetute in aula, siano superate.
Difficile capire, ad esempio, la ratio della limitazione dell'iniziativa legislativa dei parlamentari quando si tratti di tutelare l'interesse nazionale: perché mai un parlamentare (che rappresenta l'intera nazione) non potrebbe proporre (e sottolineo proporre) una legge in attuazione della clausola di supremazia ?
Altrettanto difficile è comprendere perché il Governo si sia opposto ad un significativo abbassamento del quorum per promuovere il ricorso preventivo sulle leggi elettorali: la ratio dell'istituto non è certo quella di consentire a chi vota la legge di chiedere alla Corte se è conforme a Costituzione ciò che ha votato, ma di offrire alle minoranze che temano di essere illegittimamente danneggiate da una legge elettorale di adire la Corte prima che la legge stessa entri in vigore. Se un domani si approvasse una legge elettorale che prevede una soglia di sbarramento del 20 per cento, chi dovrebbe poter proporre il ricorso se non quella forza politica che in Parlamento ha una rappresentanza inferiore al 20 per cento (e magari anche di poco) ? Eppure il testo che stiamo per votare prevede che meno di un quarto dei parlamentari non possa presentare alcuna istanza alla Corte.
Ma soprattutto mi auguro che si trovi il modo per riconsiderare quello che è rimasto l'aspetto più problematico dell'intera riforma: la composizione del Senato. Come si è sottolineato più volte la composizione del futuro Senato ipotizzata dall'articolo 2 rischia di non garantire una adeguata ed efficace rappresentanza delle istanze dei territori e rischia, di conseguenza, di non essere in grado né di favorire la ricerca di soluzioni legislative Pag. 38improntate all'interesse generale, né di sostenere un processo di integrazione fra realtà territoriali tuttora molto eterogenee.
Il contenuto dell'articolo 2, oltre a suggerirci la ricerca di tecnicalità procedurali per rivederne il contenuto, ci fornisce anche un ammonimento sul delicato e sempre problematico rapporto che intercorre tra merito e metodo, specie in tema di riforme costituzionali.
Le disposizioni costituzionali – com’è noto e come si è più volte ripetuto – devono essere condivise, devono essere il prodotto di un accordo tra le diverse forze politiche: ricorrendo all'abusata e per alcuni versi fuorviante immagine della competizione sportiva, come si usa dire e si è detto, le regole del gioco non devono essere poste da un solo giocatore, e in particolare da quello che ha vinto le ultime competizioni.
Al tempo stesso, però, occorre che le regole del gioco, oltre ad essere condivise, siano delle buone regole, che migliorano la qualità e la resa delle istituzioni democratiche.
Orbene, se non si rende possibile un accordo sulle regole che ciascuna parte ritiene che siano le migliori nel contesto storico e materiale, occorre valutare se il compromesso possibile è ragionevole, se costituisce cioè comunque un passo in avanti, un miglioramento dell'esistente. Se no ci si ferma. Così come ci si deve interrogare sul proseguire se, ad un certo punto del percorso, alcuni contraenti tornano sui loro passi e revocano l'accordo.
Sono valutazioni queste molto difficili e impegnative che occorre compiere nella maniera più esplicita e argomentata.
Credo che tutti noi, a partire dal Governo, prima di giungere al voto conclusivo, dovremo assumerci l'onere di rispondere a questi interrogativi, e di farlo in Parlamento.
Ciò che però non dovrà accadere è che si proceda alla approvazione di un testo che nessuno condivide nel merito, e sul quale è venuto meno ogni accordo, come rischiamo invece che avvenga proprio in relazione all'articolo 2.
Dagli errori compiuti e dalle difficoltà incontrate nel corso di questo primo passaggio alla Camera, così come dai risultati positivi che si sono raggiunti, occorre trarre insegnamento, quando inizieremo a discutere in quest'aula della legge elettorale: sia perché la legge elettorale e la riforma costituzionale sono strettamente collegate (e il superamento del bicameralismo impone che si dedichi particolare attenzione alle esigenze del pluralismo), sia perché il procedimento per l'approvazione della legge elettorale offre meno garanzie e occasioni di ripensamento di quello costituzionale, sia perché la legge elettorale – come la riforma costituzionale – dispiega i suoi possibili benefici solo a partire dalla prossima legislatura.
Se il Governo non pensa di aver esaurito (come io non penso che abbia esaurito) la spinta propulsiva per far uscire il Paese dalla difficile situazione economica e sociale in cui anni di egemonia politica e culturale berlusconiana lo hanno collocato, allora non restringa oltre il ragionevole l'autonomia del Parlamento e sostenga ogni ipotesi di miglioramento e razionalizzazione che dovesse emergere nel prosieguo della legislatura, sia per quanto riguarda la riforma costituzionale sia per quanto riguarda la legge elettorale.
Le leggi che strutturano l'ordinamento democratico sono leggi che devono essere predisposte con particolare sapienza e prudenza. Sono leggi – come direbbe Fausone, il protagonista de La chiave a stella di Primo Levi – che debbono essere fatte particolarmente bene, per durare nel tempo e – aggiungiamo noi – per promuovere partecipazione e buon governo.
1 Nom. Ddl cost. 2613-A – odg 9/12 330 329 1 165 61 268 84 Resp.
2 Nom. odg 9/2613-A/14 344 343 1 172 70 273 77 Resp.
3 Nom. odg 9/2613-A/19 345 344 1 173 35 309 77 Resp.
4 Nom. odg 9/2613-A/20 344 343 1 172 38 305 77 Resp.
5 Nom. odg 9/2613-A/21 343 341 2 171 40 301 77 Resp.
6 Nom. odg 9/2613-A/24 337 334 3 168 70 264 77 Resp.
7 Nom. odg 9/2613-A/25 346 344 2 173 38 306 77 Resp.
8 Nom. odg 9/2613-A/26 348 347 1 174 28 319 76 Resp.
9 Nom. odg 9/2613-A/27 343 340 3 171 29 311 76 Resp.
10 Nom. odg 9/2613-A/28 350 349 1 175 73 276 76 Resp.
11 Nom. odg 9/2613-A/29 353 345 8 173 22 323 75 Resp.
12 Nom. odg 9/2613-A/30 355 353 2 177 74 279 75 Resp.
13 Nom. odg 9/2613-A/31 353 352 1 177 72 280 75 Resp.
F = Voto favorevole (in votazione palese). – C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). – A = Astensione. – M = Deputato in missione. – T = Presidente di turno. – P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
14 Nom. odg 9/2613-A/32 354 352 2 177 27 325 75 Resp.
15 Nom. odg 9/2613-A/33 356 347 9 174 58 289 75 Resp.
16 Nom. odg 9/2613-A/34 355 343 12 172 66 277 75 Resp.
17 Nom. odg 9/2613-A/35 360 339 21 170 23 316 75 Resp.
18 Nom. odg 9/2613-A/36 359 349 10 175 62 287 75 Resp.
19 Nom. odg 9/2613-A/37 360 351 9 176 71 280 75 Resp.
20 Nom. odg 9/2613-A/39 356 355 1 178 74 281 75 Resp.
21 Nom. odg 9/2613-A/40 356 349 7 175 39 310 76 Resp.
22 Nom. odg 9/2613-A/42 354 345 9 173 64 281 76 Resp.
23 Nom. odg 9/2613-A/43 355 353 2 177 71 282 76 Resp.
24 Nom. odg 9/2613-A/51 366 365 1 183 55 310 75 Resp.
25 Nom. odg 9/2613-A/52 361 360 1 181 85 275 75 Resp.
26 Nom. odg 9/2613-A/55 363 356 7 179 69 287 75 Resp.
INDICE ELENCO N. 3 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 35)
27 Nom. odg 9/2613-A/56 354 353 1 177 69 284 75 Resp.
28 Nom. odg 9/2613-A/57 353 351 2 176 48 303 75 Resp.
29 Nom. odg 9/2613-A/58 350 349 1 175 68 281 75 Resp.
30 Nom. odg 9/2613-A/59 353 351 2 176 65 286 75 Resp.
31 Nom. odg 9/2613-A/61 353 351 2 176 74 277 75 Resp.
32 Nom. odg 9/2613-A/62 354 353 1 177 65 288 75 Resp.
33 Nom. odg 9/2613-A/63 356 355 1 178 64 291 75 Resp.
34 Nom. odg 9/2613-A/65 352 350 2 176 64 286 75 Resp.
35 Nom. odg 9/2613-A/67 349 348 1 175 75 273 75 Resp.