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Timestamp: 2020-02-19 21:54:49+00:00
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I pubblici dipendenti che svolgono mansioni superiori hanno diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente ex art. 36 Cost. - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica
I pubblici dipendenti che svolgono mansioni superiori hanno diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente ex art. 36 Cost.
Corte di Cassazione, SS.UU. sentenza 11 dicembre 2007, n. 25838 - Gesuele Bellini
In materia di pubblico impiego, l'impiegato cui sono state assegnate, al di fuori dei casi consentiti, mansioni superiori, anche corrispondenti ad una qualifica di due livelli superiori a quella di inquadramento, ha diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente ex art. 36 Cost.
Cosï¿½ hanno affermato le Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella sentenza 11 dicembre 2007, n. 25838.
Il caso ha riguardato un dipendente regionale, inquadrato nella VII qualifica funzionale, a cui, a seguito della collocazione quiescenza del precedente titolare, era stato affidato il compito di responsabile e dirigente di un servizio, per cui aveva svolto per un certo tempo mansioni superiori, senza lï¿½ottenimento di alcun incremento economico.
Lï¿½interessato, per vedersi riconoscere le differenze retributive per le mansioni superiori effettuate ï¿½ anche di due livelli superiori a quella di appartenenza ï¿½ aveva proposto ricorso al giudice del lavoro, il quale accoglieva la domanda e condannava la Regione al pagamento delle differenze retributive richieste.
La sentenza veniva poi confermata in appello, e, per questo, la Regione soccombente proponeva ricorso per Cassazione.
La questione veniva affidata alle Sezioni Unite per comporre il contrasto tra diversi indirizzi, che hanno rigettato il ricorso, ricostruendo, tra lï¿½altro, le vicende normative e giurisprudenziali della fattispecie in esame, che giova la pena riassumere.
Dal punto di vista normativo, il previgente divieto di corresponsione della retribuzione corrispondente alle mansioni superiori era stabilito dall'art. 56, comma 6, del d. lgs. n. 29 del 1993 (poi modificato dall'art. 25 del d. lgs. n. 80 del 1998) ï¿½ stato abrogato ad opera dell'art. 15 del d. lgs. n. 387 del 1998 con efficacia retroattiva; tale effetto non ha comunque impedito il formarsi di diversi orientamenti giurisprudenziali circa lï¿½applicabilitï¿½ al pubblico impiego del disposto di cui all'art. 36 Cost.
Posizione contraria:
-	giurisprudenza amministrativa
(Cons. Stato, Sez. V, 28 febbraio 2001 n. 1073; Cons. Stato, Sez VI, 4 dicembre 2000 n. 6466; Cons. Stato, Sez. V, 12 ottobre n. 1438; Cons. Stato, Sez. VI, 29 settembre 1999 n. 1291).
Secondo parte della giurisprudenza amministrativa non puï¿½ essere applicato al pubblico impiego il disposto di cui all'art. 36 Cost. sul presupposto che detta norma, esprimente il principio della giusta retribuzione, confligge con altre norme di pari rilevanza costituzionale, gli artt. 97 e 98 Cost., che diventano prevalenti, in quanto ï¿½il rapporto di pubblico impiego non puï¿½ essere in alcun modo assimilato ad un rapporto di scambio e dovendosi, anche ai fini del controllo della spesa, rispettare l'esigenza di conservazione di un assetto della pubblica amministrazione rigido e trasparente, espressione della quale ï¿½ quella della supremazia del parametro della qualifica su quello delle mansioni, sicchï¿½ in una siffatta ottica ostavano all'applicabilitï¿½ dell'art. 36 Cost. pure le norme codicistiche dell'art. 2116 cc. e 2041 ccï¿½.
a)	giurisprudenza amministrativa
(Cons. Stato, Ad, plen. 28 gennaio 2000 n. 10; Cons. Stato, Ad. plen. 29 febbraio 1992 n. 1)
Altra giurisprudenza amministrativa ha invece ammesso che le differenze retributive per mansioni superiori vanno riconosciute al lavoratore sin dal momento dell'emanazione del d. lgs. n. 387/1998, e che ï¿½ï¿½ consentita la trasposizione di regole privatistiche nell'area del pubblico impiego, sicchï¿½ l'art. 2126 c.c. puï¿½ trovare applicazione anche in un rapporto instauratosi con la pubblica amministrazione, senza il rispetto delle norme che ne regolano la costituzione, con l'effetto che al dipendente di mero fatto della pubblica amministrazione devono essere riconosciute le prestazioni retributive e previdenzialiï¿½.
b)	giurisprudenza ordinaria
(Cass. 17 aprile 2007 n. 9130; Cass. 14 giugno 2007 n. 13877; Cass. 14 giugno 2007 al3877; Cass. 8 gennaio 2004 a 91; Cass. 4 agosto 2004 n. 19444)
La giurisprudenza ordinaria, occupatasi di recente della questione, ï¿½ in prevalenza del parere che il principio della retribuzione proporzionato e sufficiente ex art. 36 Cost sia applicabile anche al pubblico impiego senza limitazioni temporali, purchï¿½ non si traduca in un rigido automatismo di spettanza al pubblico dipendente del trattamento economico esattamente corrispondente alle mansioni superiori ben potendo risultare diversamente osservato il precetto costituzionale anche mediante la corresponsione di un compenso aggiuntivo rispetto alla qualifica di appartenenza.
c)	Corte Costituzionale
(Corte Cost. 23 febbraio 1989 n. 57; Corte Cost ord. 26 luglio 1988 n. 908; Corte Cost. 27 maggio 1992 n. 236; Corte Cost 19 giugno 1990 n. 296)
La Corte costituzionale in numerosi casi ha sostenuto la diretta applicabilitï¿½ al rapporto di pubblico impiego dei principi dettati dall'art. 36 della Costituzione, specificando al riguardo che detta norma ï¿½determina l'obbligo di integrare il trattamento economico del dipendente nella misura della quantitï¿½ del lavoro effettivamente prestatoï¿½ a prescindere dalla eventuale irregolaritï¿½ dell'atto o dall'assegnazione o meno dell'impiegato a mansioni superiori; ha precisato, inoltre, che ï¿½il principio dell'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni mediante pubblico concorso non ï¿½ incompatibile con il diritto dell'impiegato, assegnato a mansioni superiori alla sua qualifica, di percepire il trattamento economico della qualifica corrispondente, giusta il principio di equa retribuzione sancito dall'art. 36 Cost.ï¿½ ed ancora che ï¿½il mantenere da parte della pubblica amministrazione l'impiegato a mansioni superiori, oltre i limiti prefissati per legge, determina una mera illegalitï¿½, che perï¿½ non priva il lavoro prestato della tutela collegata al rapporto - ai sensi dell'art. 2126 cc. e, tramite detta disposizione, dell'art,. 36 Cost - perchï¿½ non puï¿½ ravvisarsi nella violazione della mera ristretta legalitï¿½ quella illiceitï¿½ che si riscontra, invece, nel contrasto con norme fondamentali e generali e con i principi basilari pubblicistici dellï¿½ordinamento e che, alla stregua della citata norma codicistica, porta alla negazione di ogni tutela del lavoratoreï¿½.
In conformitï¿½ con la giurisprudenza della Corte Costituzionale, le sezioni Unite ribadiscono il principio fissato dai giudici di legittimitï¿½ secondo il quale, ï¿½nel pubblico impiego privatizzato, il divieto di corresponsione della retribuzione corrispondente alle mansioni superiori, stabilito dal comma sesto dell'art. 56 del d. lgs. n. 29 del 1993, come modificato dall'art. 25 del d. lgs. n. 80 del 1998, ï¿½ stato soppresso dall'art. 15 del d. lgs. n. 387 del 1998, con efficacia retroattiva, atteso che la modifica del comma 6 ultimo periodo disposta dalla nuova norma ï¿½ una disposizione di carattere transitorio, non essendo formulata in termini atemporali, come avviene per le norme ordinarie, ma con riferimento alla data ultima di applicazione della norma stessa e quindi in modo idoneo a incidere sulla regolamentazione applicabile all'intero periodo transitorioï¿½.
Pertanto, le Sezioni Unite concludono affermando che il principio della retribuzione proporzionato e sufficiente ex art. 36 Cost ï¿½ applicabile anche al pubblico impiego, per cui, attesa la particolare importanza della questione di diritto enunciano il seguente principio di diritto : In materia di pubblico impiego - come si evince anche dalla lettura dell'art. 56, comma sesto, d. lgs. 3 febbraio 1993 n. 29 (nel testo sostituito dall'art. 25 del d. lgs. 31 marzo 1998 n. 80, cosï¿½ come successivamente modificato dall'art. 15 d. lgs. 29 ottobre 1998 n. 387) ï¿½ l'impiegato cui sono state assegnate, al di fuori dei casi consentiti, mansioni superiori, anche corrispondenti ad una qualifica di due livelli superiori a quella di inquadramento, ha diritto, in conformitï¿½ della giurisprudenza della Corte Costituzionale, ad una retribuzione proporzionata e sufficiente ex art. 36 Cost. norma questa che deve, quindi, trovare integrale applicazione ï¿½ senza sbarramenti temporali di alcun genere - pure nel settore del pubblico impiego privatizzato, sempre che le superiori mansioni assegnate siano state svolte, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, nella loro pienezza, e sempre che in relazione all'attivitï¿½ spiegata siano stati esercitati i poteri ed assunte le responsabilitï¿½ correlate a dette superiori mansioni.
(Gesuele Bellini, Responsabile della sezione Pubblico Impiego dell'Osservatorio)