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Timestamp: 2020-02-23 23:42:04+00:00
Document Index: 1565649

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Nella causa C‑263/18,
composta da K. Lenaerts, presidente, R. Silva de Lapuerta, vicepresidente, A. Arabadjiev, A. Prechal, M. Vilaras, P.G. Xuereb, L.S. Rossi e I. Jarukaitis, presidenti di sezione, E. Juhász, M. Ilešič (relatore), J. Malenovský, C. Lycourgos e N. Piçarra, giudici,
– per il governo danese, da P. Ngo, M.S. Wolff e J. Nymann-Lindegren, in qualità di agenti;
– per il governo tedesco, da M. Hellmann, U. Bartl, J. Möller e T. Henze, in qualità di agenti;
– per il governo spagnolo, da A. Rubio González e M.A. Sampol Pucurull, in qualità di agenti;
– per il governo del Regno Unito, da S. Brandon e Z. Lavery, in qualità di agenti, assistiti da N. Saunders, QC;
– per la Commissione europea, da J. Samnadda, A. Nijenhuis e F. Wilman, in qualità di agenti,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 10 settembre 2019,
«Fermo il disposto degli articoli 11, paragrafo 1, punto 2), 11 bis, paragrafo 1, punti 1) e 2), 11 ter, paragrafo 1, punto 2), 14, paragrafo 1, punto 2) e 14 bis, paragrafo 1, della Convenzione di Berna, gli autori di opere letterarie e artistiche hanno il diritto esclusivo di autorizzare ogni comunicazione al pubblico, su filo o via etere, delle loro opere, nonché la messa a disposizione del pubblico delle loro opere, in modo che chiunque possa liberamente accedervi da un luogo o in un momento di sua scelta».
(28) La protezione del diritto d’autore nel quadro della presente direttiva include il diritto esclusivo di controllare la distribuzione dell’opera incorporata in un supporto tangibile. La prima vendita nella Comunità dell’originale di un’opera o di sue copie da parte del titolare del diritto o con il suo consenso esaurisce il contenuto del diritto di controllare la rivendita di tale oggetto nella Comunità. Tale diritto non dovrebbe ritenersi esaurito in caso di vendita dell’originale o di sue copie da parte del titolare del diritto o con il suo consenso al di fuori della Comunità. I diritti di noleggio e di prestito degli autori sono stati stabiliti dalla direttiva 92/100/CEE [del Consiglio, del 19 novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (GU 1992, L 346, pag. 61)]. Il diritto di distribuzione di cui alla presente direttiva lascia impregiudicate le disposizioni relative ai diritti di noleggio e ai diritti di prestito di cui al capitolo I della direttiva suddetta.
15 L’articolo 12, paragrafo 1, della legge sul diritto d’autore prevede quanto segue:
«Per comunicazione al pubblico di un’opera letteraria, scientifica o artistica, si intende:
1. la comunicazione al pubblico di una copia dell’insieme o di parte dell’opera;
29 Il giudice del rinvio rileva tuttavia che le risposte alle questioni se la messa a disposizione a distanza, mediante download, di un libro elettronico a pagamento, per un uso per un periodo di tempo illimitato possa costituire un atto di distribuzione ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, e se il diritto di distribuzione possa, pertanto, essere esaurito ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 2, di tale direttiva, non si impongono in modo evidente. Esso si chiede altresì se il titolare del diritto d’autore, in caso di rivendita di un libro elettronico, possa opporsi, in base all’articolo 2 di detta direttiva, agli atti di riproduzione necessari ai fini di una trasmissione legittima tra acquirenti successivi dell’esemplare per il quale il diritto di distribuzione è, se del caso, esaurito. La risposta da fornire a tale questione non discenderebbe neanche dalla giurisprudenza della Corte.
31 In via preliminare si deve ricordare che nell’ambito della procedura di cooperazione tra i giudici nazionali e la Corte istituita all’articolo 267 TFUE, spetta a quest’ultima fornire al giudice nazionale una soluzione utile che gli consenta di dirimere la controversia ad esso sottoposta. In tale prospettiva, alla Corte spetta, se necessario, riformulare le questioni che le sono sottoposte. Infatti, la Corte ha il compito di interpretare tutte le disposizioni del diritto dell’Unione che possano essere utili ai giudici nazionali al fine di dirimere la controversia di cui sono investiti, anche qualora tali disposizioni non siano espressamente indicate nelle questioni a essa sottoposte da detti giudici (sentenza del 13 settembre 2016, Rendón Marín, C‑165/14, EU:C:2016:675, punto 33 e giurisprudenza ivi citata).
32 A tal riguardo, la Corte può trarre dall’insieme degli elementi forniti dal giudice nazionale e, in particolare, dalla motivazione della decisione di rinvio, gli elementi del predetto diritto che richiedano un’interpretazione tenuto conto dell’oggetto della controversia di cui al procedimento principale (sentenza del 13 settembre 2016, Rendón Marín, C‑165/14, EU:C:2016:675, punto 34 e giurisprudenza ivi citata).
38 Secondo una costante giurisprudenza della Corte, nell’interpretare una disposizione del diritto dell’Unione si deve tener conto non soltanto del tenore letterale di quest’ultima, bensì anche del suo contesto, degli obiettivi perseguiti dalla normativa di cui essa fa parte e, se del caso, della sua genesi (v., in tal senso, sentenze del 20 dicembre 2017, Acacia e D’Amato, C‑397/16 e C‑435/16, EU:C:2017:992, punto 31, e del 10 dicembre 2018, Wightman e a., C‑621/18, EU:C:2018:999, punto 47 e giurisprudenza ivi citata). Le norme di diritto dell’Unione devono essere peraltro interpretate per quanto possibile alla luce del diritto internazionale, in particolare quando tali norme mirino specificamente ad eseguire un accordo internazionale concluso dall’Unione (sentenze del 7 dicembre 2006, SGAE, C‑306/05, EU:C:2006:764, punto 35; del 13 maggio 2015, Dimensione Direct Sales e Labianca, C‑516/13, EU:C:2015:315, punto 23, nonché del 19 dicembre 2018, Syed, C‑572/17, EU:C:2018:1033, punto 20 e giurisprudenza ivi citata).
39 In primo luogo, si deve rilevare che, come risulta dal considerando 15 della direttiva 2001/29, quest’ultima mira segnatamente ad attuare taluni degli obblighi che incombono all’Unione in forza del TDA. Ne consegue che le nozioni di «comunicazione al pubblico» e di «distribuzione al pubblico», di cui all’articolo 3, paragrafo 1, e all’articolo 4, paragrafo 1, di tale direttiva, devono essere interpretate per quanto possibile in conformità con le definizioni contenute, rispettivamente, all’articolo 8 e all’articolo 6, paragrafo 1, del TDA (v., in tal senso, sentenze del 17 aprile 2008, Peek & Cloppenburg, C‑456/06, EU:C:2008:232, punto 31, nonché del 19 dicembre 2018, Syed, C‑572/17, EU:C:2018:1033, punto 21 e giurisprudenza ivi citata).
44 Sempre in detta relazione la Commissione ha aggiunto che i termini «comunicazione al pubblico» di un’opera includono gli atti di trasmissione interattiva on-demand, confermando così che il diritto di comunicazione al pubblico è parimenti pertinente quando varie persone che non sono in collegamento tra loro, componenti del pubblico, possono avere individualmente accesso da luoghi diversi e in momenti diversi ad un’opera che si trova in un sito Internet accessibile al pubblico, precisando nel contempo che in tale diritto rientra qualsiasi comunicazione «divers[a] dalla distribuzione di copie materiali», dal momento che le copie materiali che possono essere messe in circolazione come materiali tangibili rientrano nel diritto di distribuzione.
47 Infatti, dai considerando 2 e 5 della direttiva 2001/29 risulta che quest’ultima mira a istituire un quadro generale e flessibile a livello dell’Unione per favorire lo sviluppo della società dell’informazione e ad adattare e integrare le normative attuali sul diritto d’autore e sui diritti connessi per rispondere all’evoluzione tecnologica, che ha fatto sorgere nuove forme di sfruttamento delle opere protette (sentenza del 24 novembre 2011, Circul Globus Bucureşti, C‑283/10, EU:C:2011:772, punto 38).
48 Inoltre, dai considerando 4, 9 e 10 di detta direttiva emerge che obiettivo principale di quest’ultima è la realizzazione di un elevato livello di protezione a favore degli autori, consentendo a questi ultimi di ricevere un adeguato compenso per l’utilizzo delle loro opere, in particolare in occasione di una comunicazione al pubblico (v., in tal senso, sentenza del 19 novembre 2015, SBS Belgium, C‑325/14, EU:C:2015:764, punto 14 e giurisprudenza ivi citata).
49 Per conseguire tale obiettivo, la nozione di «comunicazione al pubblico», come sottolineato dal considerando 23 della direttiva 2001/29, deve essere intesa in senso lato in quanto concernente tutte le comunicazioni al pubblico non presente nel luogo in cui esse hanno origine e, pertanto, copre qualsiasi trasmissione o ritrasmissione, di tale natura, di un’opera al pubblico, su filo o senza filo, inclusa la radiodiffusione (v., in tal senso, sentenze del 7 dicembre 2006, SGAE, C‑306/05, EU:C:2006:764, punto 36, nonché del 13 febbraio 2014, Svensson e a., C‑466/12, EU:C:2014:76, punto 17 e giurisprudenza ivi citata).
52 In quarto luogo, un’interpretazione del diritto di distribuzione, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2001/29, nel senso che tale diritto si applica unicamente alla distribuzione di opere incorporate in un supporto tangibile, discende altresì dall’articolo 4, paragrafo 2, di tale direttiva, relativo all’esaurimento del diritto in esame, come interpretato dalla Corte. Quest’ultima ha infatti dichiarato che il legislatore dell’Unione, utilizzando al considerando 28 di detta direttiva i termini «supporto tangibile» e «detto oggetto», intendeva dare agli autori il controllo sulla prima immissione sul mercato dell’Unione di ogni oggetto tangibile che incorpora la loro creazione intellettuale (sentenza del 22 gennaio 2015, Art & Allposters International, C‑419/13, EU:C:2015:27, punto 37).
53 È vero che, come rileva il giudice del rinvio, la Corte ha dichiarato, per quanto riguarda l’esaurimento del diritto di distribuzione delle copie di programmi per elaboratore, di cui all’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 2009/24, che da tale disposizione non risulta che detto esaurimento si limiti alle copie di programmi per elaboratore contenuti su un supporto informatico tangibile, ma che, al contrario, occorre ritenere che tale disposizione, riferendosi indistintamente alla «vendita della copia di un programma», non operi alcuna distinzione a seconda della forma tangibile o intangibile della copia medesima (sentenza del 3 luglio 2012, UsedSoft, C‑128/11, EU:C:2012:407, punto 55).
55 In proposito, da un lato, come esplicitamente dichiarato dalla Corte ai punti 51 e 56 della sentenza del 3 luglio 2012, UsedSoft (C‑128/11, EU:C:2012:407), la direttiva 2009/24, che riguarda specificamente la tutela dei programmi per elaboratore, costituisce una lex specialis rispetto alla direttiva 2001/29. Orbene, le pertinenti disposizioni della direttiva 2009/24 fanno chiaramente emergere la volontà del legislatore dell’Unione di assimilare, ai fini della tutela prevista da detta direttiva, le copie tangibili e intangibili di tali programmi per elaboratore, sicché l’esaurimento del diritto di distribuzione contemplato all’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 2009/24 riguarda l’insieme di tali copie (v., in tal senso, sentenza del 3 luglio 2012, UsedSoft, C‑128/11, EU:C:2012:407, punti 58 e 59).
57 Dall’altro lato, la Corte ha rilevato al punto 61 della sentenza del 3 luglio 2012, UsedSoft (C‑128/11, EU:C:2012:407), che, dal punto di vista economico, la vendita di un programma per elaboratore su un supporto tangibile e la vendita di un programma per elaboratore mediante download via Internet sono analoghe, dal momento che la modalità di trasmissione on-line è l’equivalente funzionale della fornitura di un supporto informatico tangibile, sicché l’interpretazione dell’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 2009/24 alla luce del principio della parità di trattamento giustifica che tali due modalità di trasmissione siano trattate in modo analogo.
58 Non si può tuttavia ritenere che la fornitura di un libro su un supporto tangibile e la fornitura di un libro elettronico siano equivalenti da un punto di vista economico e funzionale. Infatti, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 89 delle sue conclusioni, le copie digitali dematerializzate, diversamente dai libri su un supporto tangibile, non si deteriorano con l’uso, con la conseguenza che le copie di seconda mano costituiscono perfetti sostituti delle copie nuove. Inoltre, gli scambi di tali copie non richiedono né sforzi né costi aggiuntivi, sicché il mercato parallelo di seconda mano rischierebbe di incidere sugli interessi dei titolari di ricevere un adeguato compenso per le loro opere in maniera assai più significativa del mercato di seconda mano di oggetti tangibili, in contrasto con l’obiettivo richiamato al punto 48 della presente sentenza.
59 Anche nell’ipotesi in cui un libro elettronico dovesse essere considerato come un materiale complesso (v., in tal senso, sentenza del 23 gennaio 2014, Nintendo e a., C‑355/12, EU:C:2014:25, punto 23), che include tanto un’opera protetta quanto un programma per elaboratore che può beneficiare della tutela della direttiva 2009/24, si dovrebbe ritenere che un tale programma presenti un carattere meramente accessorio rispetto all’opera contenuta in un libro di tal genere. In effetti, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 67 delle sue conclusioni, un libro elettronico è protetto in forza del suo contenuto, che deve quindi essere considerato come l’elemento essenziale del medesimo, cosicché la circostanza che un programma per elaboratore possa fare parte di un libro elettronico, al fine di consentirne la lettura, non può determinare l’applicazione di tali disposizioni specifiche.
61 A tal riguardo, risulta dall’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 che la nozione di «comunicazione al pubblico» consta di due elementi cumulativi, vale a dire un atto di comunicazione di un’opera e la comunicazione di quest’ultima al pubblico (sentenza del 14 giugno 2017, Stichting Brein, C‑610/15, EU:C:2017:456, punto 24 e giurisprudenza ivi citata).
63 Inoltre, per quanto riguarda la nozione di «messa a disposizione del pubblico» ai sensi della medesima disposizione, nozione che rientra in quella più ampia di «comunicazione al pubblico», la Corte ha dichiarato che, per essere qualificato come atto di messa a disposizione del pubblico, un atto deve soddisfare cumulativamente i due requisiti enunciati in tale disposizione, ossia permettere al pubblico interessato di accedere all’oggetto protetto di cui trattasi sia dal luogo sia nel momento da ciascuno individualmente scelto (v., in tal senso, sentenza del 26 marzo 2015, C More Entertainment, C‑279/13, EU:C:2015:199, punti 24 e 25), senza che sia determinante che le persone da cui è composto detto pubblico si avvalgano o meno di tale possibilità (v., in tal senso, sentenza del 14 giugno 2017, Stichting Brein, C‑610/15, EU:C:2017:456, punto 31 e giurisprudenza ivi citata).
64 Per quanto riguarda, in particolare, la messa a disposizione del pubblico di un’opera o di un oggetto protetto in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento da essi individualmente scelto, dalla relazione sulla proposta di direttiva risulta che «l’atto critico è costituito dalla “messa a disposizione del pubblico di un’opera”, ovvero l’offerta di un’opera in un sito accessibile al pubblico che precede la fase della sua reale trasmissione su richiesta (“on-demand transmission”)» e che «[è] irrilevante se l’opera venga effettivamente richiamata da un utente o meno».
66 In secondo luogo, per rientrare nella nozione di «comunicazione al pubblico» ai sensi di tale disposizione, le opere protette devono essere effettivamente comunicate ad un pubblico (v., in tal senso, sentenza del 14 giugno 2017, Stichting Brein, C‑610/15, EU:C:2017:456, punto 40 e giurisprudenza ivi citata), riguardando tale comunicazione un numero indeterminato di destinatari potenziali (sentenza del 7 dicembre 2006, SGAE, C‑306/05, EU:C:2006:764, punto 37 e giurisprudenza ivi citata).
68 In proposito la Corte ha già avuto occasione di precisare, da una parte, che la nozione di «pubblico» comporta una certa soglia de minimis, il che esclude da detta nozione un numero di interessati troppo esiguo e, dall’altra parte, che occorre prendere in considerazione gli effetti cumulativi che derivano dalla messa a disposizione, mediante download, di un’opera protetta presso destinatari potenziali. Si deve quindi tener conto, in particolare, del numero di persone che possono avere accesso contemporaneamente alla medesima opera, ma altresì di quante tra di loro possano avervi accesso in successione (v., in tal senso, sentenza del 14 giugno 2017, Stichting Brein, C‑610/15, EU:C:2017:456, punto 41 e giurisprudenza ivi citata).
69 Orbene, nel caso di specie, tenuto conto della circostanza, rilevata al punto 65 della presente sentenza, che qualsiasi interessato può divenire membro del club di lettura, nonché dell’assenza di misure tecniche, nell’ambito della piattaforma di tale club, che consentano di garantire che possa essere scaricata un’unica copia di un’opera durante il periodo in cui l’utente di un’opera ha effettivamente accesso a quest’ultima e che, scaduto tale periodo, la copia scaricata da tale utente non sia più utilizzabile da quest’ultimo (v., per analogia, sentenza del 10 novembre 2016, Vereniging Openbare Bibliotheken, C‑174/15, EU:C:2016:856), si deve considerare che il numero di persone che possono avere accesso, contemporaneamente o in successione, alla stessa opera tramite tale piattaforma è notevole. Pertanto, fatta salva una verifica da parte del giudice del rinvio che tenga conto di tutti gli elementi pertinenti, l’opera di cui trattasi deve essere considerata come comunicata a un pubblico ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29.
70 Infine, la Corte ha dichiarato che un’opera protetta, per essere qualificata come comunicazione al pubblico, deve essere comunicata secondo modalità tecniche specifiche, diverse da quelle fino ad allora utilizzate o, in mancanza, deve essere rivolta ad un pubblico nuovo, vale a dire a un pubblico che non sia già stato preso in considerazione dai titolari del diritto d’autore nel momento in cui hanno autorizzato la comunicazione iniziale della loro opera al pubblico (sentenza del 14 giugno 2017, Stichting Brein, C‑610/15, EU:C:2017:456, punto 28 e giurisprudenza ivi citata).