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Timestamp: 2020-01-26 06:33:14+00:00
Document Index: 135643954

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 480', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 14333 del 08/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14333 del 08/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 08/06/2017, (ud. 20/04/2017, dep.08/06/2017), n. 14333
sul ricorso 2740-2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 2319/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
l‘INPS ricorre con tre motivi per la cassazione della sentenza n. 2319 del 29 ottobre 2015, notificata in data 23 novembre 2015, con cui il Tribunale di Foggia ha accolto l’opposizione agli atti esecutivi proposta dall’avv. T.A. – che aveva agito in proprio, azionando la liquidazione in suo favore operata dal giudice del lavoro, quale difensore distrattario in una controversia previdenziale avverso l’ordinanza di estinzione di un pignoramento presso terzi da questa intentato ai danni dell’INPS, ordinanza basata sulla ritenuta illegittimità dell’autoliquidazione in precetto di spese e competenze di quest’ultimo e sul pagamento per il resto da parte del già intimato – e poi esecutato – INPS, in accoglimento di eccezioni sul punto sollevate da quest’ultimo;
è stata formulata proposta di definizione in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art6. 1 bis. comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197;
Considerato, preliminarmente, che la già richiamata istanza depositata in cancelleria dalla T., con cui si chiede la riunione di più impugnazioni, da trattarsi nella presente adunanza, avverso sentenze differenti, sebbene tra le stesse parti e con connessione oggettiva, non può trovare accoglimento per ragioni di speditezza della trattazione e della decisione.
il secondo motivo, con cui si lamenta “violazione o falsa applicazione dell’art. 480 c.p.c., è inammissibile, atteso che, in violazione del disposto dell’art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6, il ricorrente omette di trascrivere in ricorso i decisivi passaggi del precetto già oggetto delle sue contestazioni, nei quali il creditore dopo avere dato atto di pagamenti parziali, doveva verosimilmente avere dato atto proprio dei motivi per i quali non li riteneva satisfattivi e si induceva ad intimare il pagamento di ulteriori somme, e pertanto la tecnica o modalità di redazione del ricorso priva questa Corte della stessa possibilità di esaminare la fondatezza della doglianza in rapporto alla ratio decidendi della sentenza impugnata in questa sede, che si incentra sostanzialmente sul carattere non esaustivo dei pagamenti pure riconosciuti dalla precettante; ratio decidendi che fonda la reiezione dell’analoga censura a suo tempo in sede esecutiva mossa dall’attuale ricorrente e riconosciuta fondata in quella stessa sede dal giudice dell’esecuzione col provvedimento reso oggetto dell’opposizione agli atti esecutivi, definito con la sentenza ora impugnata;
il terzo motivo, relativo all’entità della liquidazione delle spese di lite, è invece manifestamente fondato, risultando ictu oculi la non corrispondenza di tale liquidazione ai parametri vigenti ed applicabili in base al D.M. n. 55 del 2014 e, segnatamente, in relazione al valore del credito per cui si procedeva, da rapportarsi all’esigua entità della somma precettata;
il ricorso va pertanto accolto limitatamente al terzo motivo, con cassazione della gravata sentenza in relazione alla censura accolta e rinvio al Tribunale di Foggia, in persona di diverso magistrato, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità, in relazione all’esito complessivo della lite;
la Corte rigetta il primo motivo di ricorso, dichiara inammissibile il secondo ed accoglie il terzo; cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia al Tribunale di Foggia, in persona di diverso magistrato, anche per le spese del giudizio di legittimità.