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Timestamp: 2020-08-08 16:57:31+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 30']

LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO,SUA STORIA E CONSEGUENZE
Nella storia delle dichiarazioni dei diritti umani si possono distinguere tre fasi.
Le dichiarazioni nascono come teorie filosofiche. In quanto tali, le prime affermazioni dei diritti dell’uomo sono puramente e semplicemente l’espressione di un pensiero individuale: sono universali rispetto al contenuto in quanto si rivolgono in astratto a tutti gli uomini, ma sono estremamente limitate rispetto alla loro efficacia, in quanto sono, nella migliore delle ipotesi, proposte per un futuro legislatore.
Nel momento in cui queste teorie sono accolte per la prima volta da un legislatore, l’affermazione dei diritti non è più l’espressione di una nobile esigenza, ma il punto di partenza per l’istituzione di un vero e proprio sistema di diritti. In questo passaggio l’affermazione dei diritti dell’uomo acquista in concretezza ma perde in universalità. I diritti sono ora protetti, ma valgono solo nello stato che li riconosce.
La storia costituzionale moderna ha inizio con due eventi: la rivolta delle tredici colonie inglesi nell’America del nord contro l’Inghilterra e la Rivoluzione francese.
La Costituzione americana fu approvata dalla Convenzione di Filadelfia il 17 settembre 1787. Essa fu il risultato di un vasto movimento politico, durato un decennio, iniziato con la Dichiarazione d’indipendenza del 4 luglio 1776 (scritta da Thomas Jefferson) e proseguito con le Costituzioni che undici delle tredici colonie si diedero. La Costituzione della Virginia si apre con una Dichiarazione dei diritti che è il più importante precedente storico di tutte la Dichiarazioni dei diritti che sono poi seguite nel tempo. Il loro scopo è di affermare solennemente che ogni individuo in quanto tale ha dei diritti.
La Rivoluzione francese inizia con la celebre Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, proclamata dall’Assemblea nazionale costituente il 26 agosto 1789, un mese dopo la presa della Bastiglia. In essa vengono affermati i principi fondamentali dello stato liberale (diritti preesistenti allo Stato, separazione dei poteri, sovranità popolare).
In pochi anni si susseguono tre costituzioni, in esse rimane costante però il principio della sovranità popolare, e rimarrà costante in tutta la storia costituzionale moderna.
La terza fase ha inizio nel secondo dopoguerra col fenomeno delle organizzazioni internazionali. Esse sono degli accordi fra i vari stati per costituire delle associazioni là dove i problemi da risolvere trascendono i limiti e i poteri di un singolo stato. Queste associazioni rappresentano, nello sviluppo storico dei rapporti fra gli stati, il passaggio dalla fase della pura e semplice coesistenza alla fase della cooperazione.
Il fenomeno dell’organizzazione internazionale non è nuovo: esso è nato nell’800 in seguito allo sviluppo sempre più vertiginoso del commercio internazionale e delle comunicazioni. Ma è solo dopo la seconda guerra mondiale che questo fenomeno ha avuto uno sviluppo tale da dare un volto nuovo al mondo. Le ragioni sono varie. Innanzitutto le guerre mondiali e lo sconvolgimento da esse prodotto hanno fatto sentire sempre più viva l’esigenza della sicurezza nei rapporti reciproci fra gli stati.
Ne è un esempio la NATO sorta nel 1949. La seconda ragione è di ordine economico. Infatti il periodo delle economie chiuse e nazionali ha portato alle guerre di aggressione e alla sconfitta: lo sviluppo economico richiede sempre più l’integrazione delle economie nazionali e pertanto occorrono degli organismi internazionali che coordino tale integrazione (ne è un esempio l’OECE , Organizzazione europea di cooperazione economica nata nel 1948 per utilizzare gli aiuti americani del piano Marshall ). L’ultima ragione, e forse la più importante, è di ordine sociale e umanitario. Il problema delle classi povere all’interno di una singola nazione diventa, trasportato sul piano internazionale, il problema dei popoli poveri che si trovano in una fase primitiva di sviluppo. L’organismo principale che si occupa di questo problema è l’Organizzazione delle nazioni unite.
L’ONU è la più importante organizzazione internazionale. Fu fondata dopo la fine della seconda guerra mondiale dalle potenze uscite vittoriose dal conflitto (Russia, Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Cina) mediante l’approvazione di uno statuto firmato dai rappresentanti di 50 stati il 26 giugno 1945 e che entrò in vigore il 24 ottobre 1945. L’ONU aveva avuto un precedente nella Società delle nazioni fondata in seguito al primo conflitto mondiale ( Conferenza di Parigi, 28 aprile 1919). Ma la Società delle nazioni, un po’ per l’assenza degli Stati Uniti, un po’ per la sua organizzazione troppo rigida (tutte le decisioni andavano votate all’unanimità dagli stati membri) e infine per la debolezza organica delle sue istituzioni, non aveva potuto evitare lo scoppio della seconda guerra mondiale. La fondazione dell’ONU mirò a ricostruire un organismo internazionale a base universale. Inizialmente gli stati membri erano 50,oggi hanno raggiunto il numero di 184.
L’Organizzazione delle nazioni unite ha sede a New York nel famoso “Palazzo di vetro”. I suoi principali organi sono:
Si convoca una volta all’anno e riunisce i rappresentanti di tutti gli stati membri, ciascuno stato ha diritto a un voto. Le decisioni vengono prese a maggioranza.
Ha l’effettivo potere di decidere concreti interventi in favore del mantenimento della pace. E’ composto da 15 stati membri, 10 eletti dall’assemblea ogni 2 anni e 5 permanenti (Russia, Stati Uniti, Cina, Francia, Gran Bretagna). Ciascuno di questi cinque stati ha il potere di veto su ogni decisine del Consiglio di sicurezza. Per gli interventi in cui sono in gioco grandi conflitti di interessi tra gli stati occorre infatti l’unanimità degli stati che sono membri permanenti del Consiglio.
Si occupa della cooperazione economica e sociale fra gli stati. E’ composto da 18 stati membri, dei quali un terzo è eletto ogni anno per un periodo di tre anni.
Dirige l’apparato burocratico e cura l’esecuzione delle decisioni prese dal Consiglio di sicurezza.
Al raggiungimento del primo scopo si dovrebbe provvedere sia con mezzi pacifici, sia con misure collettive efficaci, tra le quali è previsto anche l’uso di forze armate. Al conseguimento del secondo scopo gli organi delle Nazioni Unite provvedono sia indirettamente, cioè cercando di influire sul comportamento degli Stati con raccomandazioni e progetti di convenzioni internazionali, sia direttamente, con attività operative quali ad esempio l’assistenza finanziaria e tecnica ai paesi sottosviluppati.
L’azione dell’ONU si è dimostrata finora di scarsa efficacia nell’impedire le guerre. Dal 1945 ad oggi si sono verificati più di cento conflitti armati rispetto ai quali l’ONU si è rivelata, per lo più, impotente. Ciò è dipeso soprattutto dal veto delle grandi potenze, che hanno impedito l’intervento dell’ONU nei conflitti in cui esse erano parti in causa.
Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli fra le Nazioni;
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la realizzazione di questi impegni;
La presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi a tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
All’indomani del secondo conflitto mondiale, il 10 dicembre 1948, quando il ricordo degli orrori della guerra e del nazismo era ancora negli occhi di tutti, gli Stati membri dell’ONU approvarono la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Fu questo un atto di importanza storica straordinaria, perché per la prima volta l’affermazione del valore e della dignità della persona umana trovava una larga convergenza internazionale.
Quando venne scritta la Dichiarazione, alle Nazioni Unite aderirono 58 paesi. Quattordici nazioni appartenevano allo schieramento occidentale, sei a quello orientale. ½ erano molti paesi latino-americani, asiatici e africani, che però non avevano una linea politica unitaria: in molti casi questi paesi si orientarono sulle posizioni occidentali. Il dibattito sui contenuti della Dichiarazione risultò perciò influenzato dal clima della guerra fredda. In particolare si incontrarono e si scontrarono la visione liberaldemocratica occidentale e quella socialista orientale. Ma entrarono in gioco anche fattori religiosi e culturali più particolari, mentre alcuni paesi cercavano di avanzare rivendicazioni proprie. Il risultato fu un testo di importanza eccezionale.
La Dichiarazione elenca i diritti e le libertà fondamentali che tutti gli Stati dovrebbero riconosce all’essere umano e, alla fine, ricorda che ogni uomo ha dei doveri nei confronti della comunità. Con la Dichiarazione del 1948, l’affermazione dei diritti dell’uomo diventa insieme universale e positiva: universale nel senso che destinatari dei principi qui contenuti non sono più soltanto i cittadini di un certo stato, ma tutti gli uomini; positiva nel senso che essa ha dato inizio a un processo al termine del quale i diritti dell’uomo non dovrebbero più essere soltanto proclamati, ma effettivamente protetti anche contro lo stesso stato che li ha violati.
L’intento che l’ONU si era prefissato era comunque molto ambizioso, in quanto la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non aveva valore vincolante, ma aveva solo il valore di una raccomandazione internazionale.
Per raggiungere i suoi obiettivi la Dichiarazione avrebbe dovuto essere accomnata da un accordo contenente precisi impegni giuridici da parte degli Stati firmatari e da misure di controllo. Detto questo, non bisogna tuttavia sottovalutare il significato storico della Dichiarazione, che ha espresso in un atto solenne una sorta di morale comune internazionale: per la prima volta nella storia un sistema di valori fondamentali della condotta umana è stato liberamente ed espressamente accettato, attraverso i loro rispettivi governi, dalla maggior parte degli uomini viventi sulla terra.
Solo dopo la Dichiarazione possiamo avere la certezza storica che l’umanità, tutta l’umanità, condivide alcuni valori comuni e possiamo finalmente credere all’universalità dei valori, nel senso in cui universale non significa dato oggettivamente, ma soggettivamente accolto dall’universo degli uomini.
La struttura della Dichiarazione
I diritti riconosciuti dal documento sono di due tipi: i diritti civili e politici, gradualmente affermatisi attraverso la storia del pensiero e delle istituzioni democratiche, e i diritti economici e sociali, la cui importanza è stata riconosciuta più di recente, nel momento in cui ci si rese conto che senza l’affermazione reale di questi ultimi, il godimento dei diritti civili e politici rimaneva puramente formale. Nella concezione della Dichiarazione, i due tipi di diritti, pur ricevendo trattazione separata, sono interdipendenti e indivisibili.
I trenta articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo possono essere così suddivisi:
Ø art. 1-2: sono la base di tutto il documento e stabiliscono, come principio fondamentale, che “gli uomini nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”
Ø art. 3: sancisce il diritto “alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” ed introduce la serie di articoli riguardanti i diritti civili e politici.
Ø art. 4-21: precisano i diritti civili e politici.
Ø art. 22: stabilendo il diritto alla “sicurezza sociale”, introduce l’esposizione dei diritti economici, sociali e culturali, la cui soddisfazione è affidata allo sforzo nazionale e alla cooperazione internazionale.
Ø art. 23-27: enunciano i diritti economici, sociali e culturali di cui ciascuno deve godere “in quanto membro della società. L’art. 26 è dedicato all’istruzione e all’educazione hai diritti umani.
Ø art. 28-29: enunciano il diritto a un ordine sociale e internazionale in cui i diritti umani possano essere realizzati e affermano la presenza di doveri dell’individuo verso la comunità.
Ø art. 30: intende proteggere la Dichiarazione da interpretazioni che ne contraddicano contenuti e finalità.
In materia di diritti umani è bene tener presente che la Dichiarazione universale è solo l’inizio di un lungo processo, di cui non siamo in grado di vedere ancora l’attuazione finale.
La Dichiarazione infatti è qualcosa di più di un semplice sistema dottrinale, ma non è ancora un sistema di norme giuridiche. Un richiamo alle norme giuridiche esiste, si legge infatti nel Preambolo che “è indispensabile che i diritti dell’uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione”, ma questa proposizione si limita a stabilire qual’ è il mezzo (le norme giuridiche, appunto) con cui perseguire un determinato fine (la piena attuazione dei diritti umani), essa però non pone in essere il mezzo.
Gli organismi internazionali possiedono, rispetto agli stati che li compongono, solo un’influenza, ma non un potere.
Perché questa influenza abbia successo sono necessarie due condizioni:
-colui che la esercita deve essere autorevole e incutere rispetto
-colui al quale è rivolta deve essere disposto ad accettare queste disposizioni.
Spesso capita che una di queste due condizioni venga a mancare.
Gli organismi internazionali, per la tutela dei diritti umani ricorrono a tre tipi di attività: promovimento, controllo e garanzia. Per promovimento si intende l’insieme delle azioni che vengono orientate verso l’obiettivo di indurre gli stati che non hanno una disciplina specifica per i diritti dell’uomo ad introdurla. Per attività di controllo si intende l’insieme delle misure che i vari organismi internazionali mettono in atto per verificare se e in che misura le raccomandazioni sono state accolte e vengono rispettate. Ne sono un esempio i rapporti annuali che ciascuno stato firmatario della convenzione si impegna a presentare sulle misure adottate per tutelare i diritti dell’uomo. Per garanzia si intende l’organizzazione di una vera e propria tutela giurisdizionale internazionale, sostitutiva di quella nazionale quando si dimostra inefficace.
Esiste però anche una difficoltà che riguarda le condizioni per la concreta attuazione dei diritti umani. Per la realizzazione dei diritti dell’uomo occorrono spesso condizioni obiettive che non dipendono dalla buona volontà di coloro che li proclamano né dalle buone disposizioni di coloro che presiedono ai mezzi per proteggerli. E’ noto che il tremendo problema di fronte al quale si trovano oggi i paesi in via di sviluppo è di versare in condizioni economiche tali che non permettono, nonostante i programmi ideali, di sviluppare la piena protezione dei diritti fondamentali dell’uomo. L’attuazione di una maggiore protezione di tali diritti, infatti, è connessa con lo sviluppi globale della civiltà umana. Non si può porre il problema dei diritti dell’uomo senza tenere presenti i due grandi problemi del nostro tempo, che sono i problemi della guerra e della miseria, dell’assurdo contrasto tra l’eccesso di potenza che ha creato le condizioni per una guerra sterminatrice, e l’eccesso di impotenza che condanna grandi masse umane alla fame. Solo in questo contesto ci possiamo avvicinare al problema dei diritti dell’uomo con senso realistico.
L’ultimo tipo di problema circa lo sviluppo dei diritti umani riguarda il contenuto della Dichiarazione: rispetto al contenuto essa non può essere considerata definitiva. I diritti dell’uomo infatti emergono gradualmente nel corso della storia in risposta alle mutate condizioni di vita: essi sono mutevoli e quindi suscettibili di trasformazione e allargamento.
La comunità internazionale si trova oggi di fronte non solo al problema di apprestare valide garanzie a quei diritti che sono contenuti nella Dichiarazione, ma anche a quello di perfezionarne continuamente il contenuto. Questa necessità di aggiornare la Dichiarazione ha portato all’approvazione di diversi documenti interpretativi e integrativi del testo originale. Ne sono un esempio la Dichiarazione dei diritti del fanciullo (1959), la Convenzione sui diritti politici della donna (1952), la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965), e la Dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai paesi ed ai popoli coloniali (1960)