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Timestamp: 2020-08-07 03:06:37+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 26791 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26791 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. II, 22/12/2016, (ud. 21/10/2016, dep.22/12/2016), n. 26791
sul ricorso 22021/2012 proposto da:
S.M. (OMISSIS), F.F. (OMISSIS),
FA.FE. (OMISSIS), queste ultime due nella loro qualità di eredi
della defunta S.M.L., elettivamente domiciliati in
QUINTARELLI, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato
H.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CONFALONIERI 2,
presso lo studio dell’avvocato SATRIANO ROCCO, rappresentato e
difeso dall’avvocato MANCINI LUIGI;
L.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZIO
17/A, presso lo studio dell’avvocato MICHELE CLEMENTE, che lo
avverso la sentenza n. 2045/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
FRANZONI Chiara, difensore dei ricorrenti che si riporta agli atti
uditi gli Avvocati CLEMENTE Michele, (per L.) SATRIANO Rocco
con delega orale dell’Avvocato MANCINI Luigi, (per H.) che si
riportano agli atti depositati;
Con sentenza n. 2045/2012 la Corte di Appello di Roma, rinviando “per quanto attiene alla vicenda processuale all’impugnata sentenza che deve intendersi integralmente riportata posto che la motivazione per relationem è ormai pacificamente ammessa purchè il rinvio sia specifico” e, pertanto, “a fortiori nella vicenda processuale è sufficiente il richiamo all’atto impugnato”, rigettava gli appelli e confermava la decisione gravata ovvero quella del Tribunale di Velletri (Sent. n. 653/2011).
Nella fattispecie, in concreto ed in sintesi, si controverte sulla validità del testamento olografo a mezzo di lettera autografa con data 9.11.1997 di A.M., cittadino italiano deceduto il (OMISSIS) in (OMISSIS) presso le quali il de cuius aveva la proprietà di beni immobili e denari, oltre alla titolarità di depositi bancari in Svizzera presso il Credit Suisse di (OMISSIS).
Il testamento de quo designava eredi L.M., figlio del fratello della moglie premorta, nonchè due nipoti S.M.P. e M.L. figlia della propria sorella premorta A.L., con previsione di un lascito del 5% dell’intero asse. in favore dell’amico H.A., al quale il suddetto testamento era stato inviato per posta.
Il Tribunale di Velletri, innanzi al quale veniva riunita altra causa instaurata dalla S.M.P. per il riconoscimento di precedente testamento del de cuius innanzi al Tribunale di Milano che aveva declinato la propria competenza, definiva i riuniti giudizi con l’anzidetta appellata sentenza, con la quale dichiarava la validità ed efficacia del testamento in data 9 novembre 1997 e delle disposizioni in esso contenute, con condanna alla refusione delle spese di lite delle evocate germane S..
Quest’ ultime interponevano appello, resistito dagli appellati L. ed H., i quali chiedevano il rigetto del gravame principale ed interponevano appello incidentale in ordine alla regolamentazione da parte del giudice dirima istanza delle spese di lite.
Resistono con controricorso L.M. e H.A..
Hanno depositato memorie, ai sensi dell’art. 378 c.p.c., sia le parti ricorrenti che il L..
1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di “violazione e falsa applicazione dell’art. 587 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3”.
La censura, apparente mossa con riferimento alla violazione di legge, finisce – in concreto – per attenere ad una valutazione in fatto delle caratteristiche del documento e, quindi, della riconducibilità di quest’ultimo ad una valida espressione di volontà testamentaria.
In ogni caso il motivo, a fronte della gravata decisione (data a conferma della sentenza del Giudice di prima istanza), non esplicita il principio di diritto che sarebbe stato violato dalla sentenza impugnata, nè adduce (al di là della reiterazione di argomentazioni in fatto) l’orientamento giurisprudenziale che sarebbe stato leso, all’esito di una sua congrua valutazione in fatto, con la pronunzia gravata.
2.- Con il secondo motivo del ricorso – si deduce il vizio di “violazione e falsa applicazione dell’art. 602 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.
Viene, inoltre, addotta la mancanza di una firma per esteso del de cuius, della circostanza della sottoscrizione (“grazie ed un abbraccio M.”), che avrebbe dovuto indurre a ritenere l’assenza di una volontà di testare.
E’ noto che non vi è alcun rigore formale nel riconoscimento di valore alla sottoscrizione del testamento olografo anche se non fatta con nome e cognome, purchè (come nell’ipotesi de qua) risulti con certezza la persona del testatore e l’espressione delle di lui volontà testamentaria.
Anche a tal riguardo la censura in esame, limitandosi – in pratica – ad una ripetizione di motivi in fatto già esaminati dal Giudice di Appello – non esplicita altri principi giurisprudenziali nè formula argomentazioni tali da mutare il principio innanzi richiamato.
3.- Con il terzo motivo si prospetta la “violazione e falsa applicazione dell’art. 602 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3”.
La Corte rigetta il ricorso e condanna le ricorrenti, in solido, al pagamento in favore di ognuna delle parti)(controricorrenti delle spese del giudizio, determinate in Euro 8.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.