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Timestamp: 2020-02-24 11:50:54+00:00
Document Index: 70799385

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'sentenza ', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 42', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 42', 'art. 33', 'sentenza ', 'art.508', 'art. 11']

20 | Luglio | 2013 | Edscuola
Archivi giornalieri: sabato 20 Luglio 2013
LESIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO DEGLI STUDENTI CON DISABILITÀ?
sabato 20 Luglio 2013 Edscuola
FLC CGIL – USR LOMBARDIA: ACCORDI SEGRETI IN LESIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO DEGLI STUDENTI CON DISABILITÀ?
Dopo i diversi tentativi di organizzare sul territorio nazionale corsi di formazione di breve, se non di
brevissima durata, motivati unicamente da evidenti esigenze di risparmio da parte del MIUR, ci tocca oggi constatare, in quanto lavoratori della scuola specializzati e formati in percorsi post lauream annuali e/o biennali, che l’adeguata formazione e le specializzazioni a nulla valgono rispetto alla volontà della FLC CGIL di stringere accordi con l’USR della Lombardia per sopperire alle conseguenze della riforma Gelmini, che in questi anni ha prodotto in diverse discipline di insegnamento un numero importante di lavoratori in esubero.
Esprimiamo profondo dissenso in merito alla nota riportata il 16/07/13 sul sito della FLC CGIL di
Como (http://www.cgil.como.it/index.php/flc-notizie/1138utilizzo-su-sostegno.html) riguardante l’utilizzo su posto di sostegno di docenti non in possesso di titolo di specializzazione al sostegno degli alunni con disabilità.
Ci sembra appena il caso sottolineare e richiamare all’attenzione il rispetto a quanto esplicitato nell’art. 14 comma 6 della legge 104/92: “L’utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati”.
Esigiamo che la normativa vigente venga rispettata su tutto il territorio nazionale e che si assegnino cattedre e spezzoni di sostegno a docenti non specializzati solo ed esclusivamente dopo eventuale esaurimento delle graduatorie provinciali e delle graduatorie di istituto dove sono presenti docenti specializzati nel sostegno degli alunni con disabilità.
Stigmatizziamo, inoltre, il fatto che l’accordo siglato in sordina, del quale non vi è traccia alcuna sul sito dell’USR della Lombardia, venga reso noto al 16 di luglio con appena 15 giorni di tempo per i docenti di ruolo per presentare le domande e, nemmeno a dirlo, in piena estate, forse sperando – erroneamente – che vi sia una soglia dell’attenzione più bassa e minor vigilanza da parte dei lavoratori della scuola.
Crediamo, infine, che qualunque forma di accordo tra i sindacati e gli uffici scolastici regionali debba essere resa pubblica affinché siano note a tutti in piena trasparenza le diverse procedure di assegnazione che tanta ricaduta hanno sui lavoratori della scuola nonché sull’integrazione e sul diritto allo studio degli studenti con disabilità.
PAS (ex Tfa speciale)
– coloro che hanno maturato il requisito di servizio di 360 giorni entro l’a.s. 2012-2013;
– i docenti di ruolo, ancor più se sovrannumerari, che vogliono accedere ad un’altra abilitazione;
– gli idonei alla selezione ad altri classi concorsuali presso le SSIS (Legge 143/04) o TFA ordinario;
– i dottori di ricerca, spesso anche docenti a contratto presso le Università;
– i docenti in possesso del diploma magistrale conseguito negli anni 1999-2002;
– chi non ha prestato il servizio specifico di 180 giorni nella classe concorsuale per la quale intende conseguire l’abilitazione.
“In ordine alla previsione di una prova ‘non selettiva’ che sarebbe destinata a scaglionare sui tre anni il contingente degli aventi diritto – ha detto Galletti – , si osserva che il citato decreto non prevede per l’iscrizione ai percorsi formativi abilitanti speciali il superamento di alcuna prova di accesso né selettiva né, tanto meno, non selettiva”.
ANIEF ricorda che dopo la pubblicazione del prossimo decreto organizzativo dei corsi del PAS e di presentazione delle domande, nel caso in cui non fosse possibile l’iscrizione attraverso il sistema ISTANZE online, su indicazioni perentorie del sindacato, il ricorrente dovrà inviare una diffida e, comunque, successivamente una domanda cartacea entro i termini di scadenza. Pertanto, si consiglia di preaderire fin da subito al ricorso al Tar Lazio così da ricevere la documentazione e le istruzioni operative tempestivamente. Scrivi a tfaspeciale@anief.net indicando nome, cognome, mail e cellulare. Le istruzioni operative saranno inviate nei giorni successivi alla pubblicazione del decreto. Per info scrivi, invece, a infotfaspeciale@anief.net o telefona alla segreteria nazionale al n. 091.6598362.
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Pas (Tfa speciali), da fine luglio pronti a far domanda in 80mila: tanti dalle paritarie
Molti docenti precari andranno a far crescere le già gonfie liste di attesa che portano alle supplenze annuali e alle immissioni in ruolo. Ma c’è pure chi pensa che queste cifre siano sovrastimate. Di sicuro, una bella fetta non proverranno dalle scuole pubbliche. Soprattutto al Sud.
La prossima settimana, come annunciato da alcuni giorni, approderà in Gazzetta Ufficiale il decreto dirigenziale sui Percorsi abilitanti speciali (i corsi in via di attivazione che hanno preso il posto dei Tfa speciali), “figlio” delle modifiche apportate ad inizio luglio al D.M. 249 del 2010: fonti ministeriali confermano che entro venerdì 26 luglio, forse già martedì 23, un piccolo esercito di docenti precari avrà finalmente la possibilità fare domanda per abilitarsi all’insegnamento. Altre fonti indicano come data ultima il 30 luglio. Ma ormai poco cambia: quel che conta è incamerare, a fine Pas, un titolo fondamentale ai fini della stabilizzazione. E quindi diversi di loro saranno costretti a partire per le vacanze con un pc collegato o collegabile a internet. In modo da non lasciarsi sfuggire un “treno”, che porta all’ambito titolo, atteso da anni.
Al Miur hanno stimato che saranno non piú di 75 mila gli interessati a prendere parte ai corsi riservati. Alcuni sindacati, anche per il via libera all’inclusione dell’anno scolastico in corso tra quelli utili per fare domanda di accesso, sostengono che le adesioni potrebbero essere ancora di più: più di 80mila. Un numero altissimo. Che fa paura. Soprattutto perché molti dei partecipanti ai Pas sono alla loro prima abilitazione. E quindi si andranno ad aggiungere agli almeno 200mila già in lista di attesa che portano alle supplenze annuali e alle immissioni in ruolo, considerando gli inclusi nelle graduatorie ad esaurimento e i neo-abilitati con il Tfa ordinario.
C’è pure chi, però, pensa che queste cifre siano sovrastimate: alla fine non sarebbero così tanti i supplenti che lavorano stabilmente senza abilitazione. Per comprendere se il precariato è destinato ad aumentare bisogna allora capire quali saranno i supplenti a presentare domanda. Secondo alcuni esperti, una larga fetta (forse anche il 50 per cento) è rappresentata da precari operanti nelle scuole paritarie. “Soprattutto al Sud – sottolinea Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti – dove le scuole paritarie imperversano. Mentre al Nord vi sono tante realtà nella scuola pubblica di precari che lavorano su supplenze di vario genere, ma in discreto numero anche nella disciplina attinente al proprio titolo di studio. E alla primaria e all’infanzia pure su supplenze brevi, che sommate possono arrivare al requisito dei 180 giorni per anno”.
Un’importante sentenza della Consulta dichiara l’incostituzionalità dell’art. 42, comma 5, del Decreto Legislativo n. 151/2001, nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo biennale il parente o l’affine entro il 3° grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla disposizione impugnata, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave
Intervenendo sul giudizio di legittimità costituzionale promosso dal Tribunale amministrativo regionale della Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, la Corte Costituzionale si è espressa con sentenza n. 203 del 3 luglio 2013 (depositata il 18 luglio) sull’incostituzionalità dell’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53).
L’art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001 rubricato «Riposi e permessi per i figli con handicap grave» prevede, nel testo attualmente in vigore, che: «Il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi».
I riferimento è al congedo biennale previsto per i lavoratori dipendenti per gravi e documentati motivi familiari.
Per la Consulta, è accoglibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del d.lgs. n.151 del 2001, nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo l’affine di terzo grado convivente – nonché, per evidenti motivi di coerenza e ragionevolezza, gli altri parenti e affini più prossimi all’assistito, comunque conviventi ed entro il terzo grado – in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti indicati dalla legge secondo un ordine di priorità, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave, per violazione degli artt. 2, 3, 29, 32 e 118, quarto comma, della Costituzione.
Tenuto conto, infatti, dei principi costituzionali che il congedo straordinario concorre ad attuare, la limitazione della sfera soggettiva attualmente vigente può pregiudicare l’assistenza del disabile grave in ambito familiare, qualora nessuno di tali soggetti sia disponibile o in condizione di prendersi cura dello stesso.
L’obiettivo della dichiarazione di illegittimità costituzionale è, dunque, quello di consentire che, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti menzionati nella disposizione censurata, e rispettando il rigoroso ordine di priorità da essa prestabilito, un parente o affine entro il terzo grado, convivente con il disabile, possa sopperire alle esigenze di cura dell’assistito, sospendendo l’attività lavorativa per un tempo determinato, beneficiando di un’adeguata tranquillità sul piano economico.
“D’altra parte – precisa la sentenza – occorre ricordare che il congedo straordinario di cui si discute è fruibile solo per l’assistenza alle persone portatrici di handicap in situazione di gravità debitamente accertata ai sensi degli artt. 3 e 4 della legge n. 104 del 1992, cioè a quelle che presentano una minorazione tale da «rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”. E, inoltre, il legislatore ha già riconosciuto il ruolo dei parenti e degli affini entro il terzo grado proprio nell’assistenza ai disabili in condizioni di gravità, attribuendo loro il diritto a tre giorni di permessi retribuiti su base mensile, ai sensi dell’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992.
Da quanto sopra è evidente che l’ordinamento già assicura un rilievo giuridico ai legami di parentela e di affinità entro il terzo grado a determinati fini legati alla cura e all’assistenza di persone disabili gravi, qualora si verifichino alcune condizioni, che sono del tutto assimilabili a quelle stabilite dal legislatore per la fruizione del congedo straordinario retribuito di cui all’art. 42, comma 5, d.lgs. n. 151 del 2001. E neppure si può comprendere, secondo la Corte, perché il riconoscimento dell’apporto dei parenti e degli affini entro il terzo grado all’assistenza dei disabili gravi debba essere circoscritto ai soli permessi di cui all’art. 33, comma 3 della legge n. 104 del 1992; “tale asimmetria normativa – conclude la sentenza – costituisce un ulteriore argomento a sostegno della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’omessa menzione di tali soggetti tra quelli legittimati a richiedere il congedo straordinario disciplinato nella disposizione impugnata”.
Monitoraggio su scuola in ospedale e istruzione domiciliare
Entro l’11 ottobre ogni U.s.r. dovrà registrare i dati relativi alle azioni intraprese nell’a.s. 2012/2013
Un’ampia nota del Miur (la prot. n. 4907 del 18 luglio 2013) illustra i risultati del monitoraggio delle azioni e delle risorse assegnate per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare per l’a.s. 2012/2013, evidenziando in particolare alcuni problemi, tuttora presenti che non favoriscono il pieno e meritato sviluppo dei due progetti in tutti i territori.
Tra le principali problematiche, il Miur evidenzia, in molti casi, l’assenza di nomine per le discipline d’indirizzo della scuola secondaria di 2° grado, a discapito dunque degli studenti delle superiori che non di rado affrontano anche gli esami di Stato in ospedale. Per tale ragione, il Ministero invita gli uffici scolastici regionali a verificare l’effettivo completo utilizzo delle risorse assegnate e la loro modalità di distribuzione, oltre a verificare l’entità delle esigenze relative alla scuola secondaria di 2° grado nel proprio territorio, anche al fine di programmare in anticipo e con ragionevolezza un piano efficace di azioni e di risorse. “Laddove non si riuscisse a coprire tutte le esigenze, relative alle scuola secondaria di 2° grado – scrive il Miur – si invitano le SS.LL. a costituire una rete regionale per gli insegnamenti disciplinari, a cui possano partecipare docenti a titolo volontario, che tenga conto della distribuzione geografica degli ospedali”. In altri termini, il Miur richiede una prestazione lavorativa da parte dei docenti senza prevedere alcuna retribuzione.
Con riferimento all’istruzione domiciliare, dal monitoraggio è emersa una certa resistenza da parte delle scuole, spesso per scarsa conoscenza, alla messa in atto degli interventi relativi a questo istituto e servizio. A tal fine, il Miur invita gli U.s.r. a organizzare delle apposite conferenze di sensibilizzazione, comunicazione e informazione sull’istruzione domiciliare, ricordando che la frequenza della scuola in ospedale e/o a domicilio concorre a tutti gli effetti alla validazione dell’anno scolastico.
In ogni caso, il Ministero ribadisce l’importanza della formazione del docente, perché è “indispensabile sostenere i docenti con percorsi di formazione, che li mettano in grado di affrontare ogni situazione formativa, qualunque sia il contesto in cui si realizza”.
Infine, il Miur comunica che a conclusione di questo anno scolastico, ogni U.s.r .è invitato a registrare nel database del portale (http://pso.istruzione.it) i dati relativi ai flussi in ospedale e a domicilio per l’anno scolastico 2012/2013. Le funzioni del database per l’inserimento dei dati sono già aperte e disponibili e lo rimarranno fino al prossimo 11 ottobre.Per tale data, ogni U.s.r. dovrà aver provveduto ad inserire i dati richiesti dalle schede allegate alla nota e a validarli.
Concorsi pubblici: come garantire l’anonimato delle prove
C’è un solo modo per evitare trucchi, trucchetti e buste più o meno trasparenti: affidare la correzione delle prove ad un software apposito. Ma questo, per ora, si può fare solo con test a scelta multipla.
Le decisioni fin qui assunte dalla magistratura amministrativa sulla questione del concorso per dirigenti scolastici in Lombardia si prestano ad interessanti riflessioni sul problema più generale della imparzialità delle procedure concorsuali pubbliche. In sostanza il concorso è stato invalidato perché le buste contenenti i dati dei candidati non erano sufficientemente opache rendendo in tal modo possibile (anche seppure “astrattamente”, dice il Consiglio di Stato) l’identificazione dell’autore della prova. Si tratta di una decisione di estremo interesse perché, se portata alle sue conseguenze (neppure troppo estreme), si tradurrebbe di fatto nella bocciatura di qualunque prova concorsuale che comprenda un elaborato scritto.
In realtà, per fare in modo che uno o più componenti della commissione riconoscano l’autore della prova, non c’è affatto bisogno di ricorrere a buste del tipo “vedo-non-vedo”. Basta molto meno. Volete un paio di esempi ?
Il candidato A.B., dopo aver completato il proprio elaborato, prende nota molto semplicemente di alcune parole utilizzate nel corso del testo e le comunica al commissario “complice”: “autonomia” alla decima riga della prima pagina, “progettazione” alla decima della seconda, “normativa” alla decima della terza e “formazione” nella terzultima riga.
Se preferite si può anche utilizzare un metodo diverso. In quanti modi si può indicare il regolamento sull’autonomia ? C’è solo l’imbarazzo della scelta: DPR n. 275 del 1999 D.P.R. 275/99 DPR n. 275/1999 dpr 275/99
“regolamento contenuto nel DPR 275/99” Basta combinare in vario modo le diverse opzioni (DPR in maiuscolo o minuscolo, con o senza il punto, n oppure n. per indicare la parola numero, e così via) per ottenere decine e decine di possibilità diverse: il candidato decide quale “cifratura” usare, lo comunica al “commissario-complice” e il gioco è fatto.
Sono solo due banalissimi esempi, ma siccome la fantasia italica è assolutamente proverbiale (non dimentichiamoci che Totò e Nino Taranto riuscirono persino a vendere la Fontana di Trevi ad un facoltoso turista americano), siamo certi che di metodi più o meno efficaci per rendere riconoscibile il proprio elaborato in una prova di concorso ce n’è davvero più di uno. C’è un solo modo per evitare tutto questo: la prova d’esame dovrebbe essere completamente “automatizzata” e corretta non da commissari in carne ed ossa ma da un software apposito. Al momento attuale, però, questo è possibile solamente con test a scelta multipla come quelli usati per la prova preselettiva. Se si ritiene che la selezione dei dipendenti pubblici debba avvenire in questo modo bisogna però avere il coraggio di dirlo e soprattutto di accettarne le conseguenze.
È tedesca la penna che corregge gli errori
Si chiama “Lernstift” (Penna per studiare), ma la penna digitale serve per correggere gli errori di ortografia mentre si scrive. Vibra appena scappa lo strafalcione
Due inventori tedeschi hanno messo al mondo una straordinaria scoperta, quella che un po’ tutti abbiamo sognato a scuola quando non c’era neanche l’idea delle tablet: la penna digitale che è magicamente in grado di verificare la presenza di errori di ortografia durante la scrittura a mano. La Lernstift ha un sensore incorporato che riconosce i movimenti della scrittura, cosicchè nel momento in cui rileva l’errore, vibra. Ma col tempo si potrà forse inserire pure un campanello o una sirena, visto che l’idea sarebbe venuta alla moglie di uno dei due inventori mentre era intenta a correggere i compiti del figlio. La penna magica dispone di connessione Wi-Fi integrata e può essere collegata ad uno smartphone o ad un pc per caricare testi scritti online e condividerli sui social network. Le principali funzioni sono la modalità “Ortography”, utilizzata per rilevare errori di ortografia e vibrare quando una parola è scritta in modo errato, e la modalità “Calligraphy”, usata per indicare errori nella forma delle lettere, in modo da renderle più ordinate. Il software dispone di più di 40 lingue e la Lernstift sarà lanciata per il momento solo in inglese e tedesco. Bisogna tuttavia spettare per capire se sarà ammessa a scuola durante i compiti scritti validi per le medie nelle pagelle o se invece non finirà sequestrata, come i telefonini, all’ingresso in aula.
Emendamenti decreto del “Fare”: lezioni private di Stato
La lega nord, con il suo portavoce Gianluca Buonanno , ha proposto un emendamento al decreto del fare nell’ambito delle misure di contrasto alle pratiche di elusione ed evasione fiscale e al fine di garantire una più ampia offerta formativa agli studenti. Chi vuole dare lezioni private deve farlo a scuola che fisserà le regole.
In questo emendamento è scritto che a partire dall’anno scolastico 2013/2014, i docenti che intendono svolgere anche attività didattica privata, al di fuori del normale orario scolastico ed a esclusione degli alunni delle proprie classi, devono avvalersi delle strutture della propria o di altra istituzione scolastica. L’emendamento continua con un altro comma dove è scritto che i competenti organi scolastici hanno il compito di fissare i criteri per l’accesso all’attività da parte dei docenti, fissandone i tempi e procedure, avendo cura di definire la prestazione, la relativa retribuzione oraria e la modalità di riscossione della stessa. Il docente è tenuto al rilascio di regolare fattura e la spesa è detraibile dalle imposte. Il terzo comma di questo emendamento specifica che il docente devolve alla struttura scolastica per l’utilizzo dei locali, dei servizi di segreteria e di quant’altro sia necessario per lo svolgimento della prestazione circa il 5% del proprio compenso. Ma come avviene il pagamento? A spiegarlo è il comma 4 dell’emendamento Buonanno, che spiega le modalità di pagamento. Questo avviene tramite mezzi che assicurino la tracciabilità della corresponsione dell’importo. L’ultimo comma di questo emendamento diffida i docenti di svolgere l’attività libero professionale delle lezioni private, presso sedi diverse dalle istituzioni scolastiche, pena una sanzione pari ad una mensilità per ogni ora di lezione svolta e in caso di reiterazione dell’inadempienza per più di tre volte è prevista la decadenza dell’incarico e il licenziamento. Sanzioni pure per i dirigenti scolastici che non dovessero provvedere all’organizzazione di queste attività didattiche di insegnamento, per loro sarebbe prevista la decurtazione pari ad almeno il 20%, o nel caso grave di inadempienza, la destituzione dall’incarico. Questo emendamento non mancherà di suscitare grosse critiche nel merito di quanto è stato proposto. Si tratta di una vera e propria azione di forza, contro una categoria mal pagata e vessata da anni dalla politica di qualsiasi colore. Notiamo anche, da alcune cose scritte dal proponente dell’emendamento, una certa ignoranza nell’ambito della legislazione scolastica. Infatti è importante ricordare che il leghista Buonanno ignora completamente la legge n. 297/1994, che al Titolo I dedicato al personale docente, educativo, direttivo ed ispettivo, Sezione I, specificatamente all’art.508 sulle incompatibilità, c’è scritto che non è consentito impartire lezioni private ad alunni del proprio Istituto. Nell’emendamento di Buonanno si escludono gli alunni delle proprie classi e non quelli dell’intero istituto dove il docente insegna. In questo articolo al comma 2 è scritta la norma che impone al docente che decidesse di fare lezioni private di informare il dirigente scolastico, al quale deve altresì comunicare il nome degli alunni e la loro provenienza, il Ds, come è scritto nel comma 3, può vietare l’assunzione di lezioni private o interdirne la continuazione, sentito il consiglio di circolo o di istituto. Mi sembra che l’emendamento del leghista Buonanno, sia lacunoso e non tenga conto della normativa vigente. Un’altra domanda che ci poniamo è la seguente: “perché colpire i docenti in servizio e lasciare libertà assoluta ai docenti in quiescenza?”. Un emendamento del genere avvantaggerebbe i docenti in pensione, che da quanto si evince, potrebbero avere il mercato delle lezioni private al nero tutto per loro e senza rischiare alcuna sanzione.
Riordino organi collegiali e riattivazione del Cnpi, nota sindacale congiunta
Su questi argomenti, con particolare riferimento all’importanza del ruolo del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda Unams e Snals-Confsal hanno inviato al Ministro dell’istruzione, al capo di Gabinetto, al neo capo Dipartimento per l’istruzione e al direttore generale per gli ordinamenti scolastici una nota congiunta.
Ecco il testo della nota sindacale che ha per oggetto: “riordino degli organi collegiali della scuola e riattivazione del Cnpi”:
Le scriventi OO.SS. ritengono opportuno sottoporre all’attenzione della S.V. la necessità del riordino degli Organi Collegiali della scuola sia a livello di singola istituzione scolastica che a livello territoriale, regionale e nazionale. In attesa di ciò ritengono altresì necessario ripristinare da subito la funzionalità del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI).
A tal proposito ricordano che il CNPI è organismo mai soppresso e nei confronti del quale il precedente Governo, inspiegabilmente, non ha proceduto alla proroga del funzionamento, con gli attuali componenti in carica, fino alla definizione di un nuovo organo collegiale.
Non è, infatti, accettabile l’ipotesi prospettata, anche in recenti risposte a interpellanze parlamentari, che l’Amministrazione possa procedere , in presenza del tuttora vigente T.U. 297/94, in modo unilaterale, in relazione ad alcuni provvedimenti di particolare rilevanza tra i quali, tra gli altri, sono comprese la revisione delle classi di concorso, degli ordinamenti didattici, delle tabelle dei punteggi per la formulazione delle graduatorie per il conferimento delle nomine a tempo determinato, nonché l’attivazione di sperimentazioni ex art. 11 del Regolamento sull’autonomia delle istituzioni scolastiche, emanato con D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275. Tutte materie e provvedimenti che rientrano certamente tra le competenze del CNPI e sui cui contenuti è necessario un confronto di merito per i riflessi che hanno sul piano didattico e ordinamentale.
Ritengono, quindi, necessario procedere rapidamente alla riattivazione del CNPI, mediante proroga dei componenti in carica al 31 dicembre 2012 fino all’insediamento del nuovo organo collegiale di livello nazionale che, si auspica, possa avvenire in tempi brevi.
L’accoglimento della presente richiesta garantirebbe, a livello nazionale, la rappresentanza istituzionale della scuola ed eviterebbe anche l’insorgere di contenziosi, in presenza di provvedimenti su cui è previsto il parere obbligatorio, anche se non vincolante, del CNPI che, come organismo – vale il caso di sottolineare – è tuttora esistente e che, per scelta dei precedenti Governi, non è stato rinnovato tramite elezioni né sostituito con altro organo collegiale nazionale che ne assumesse le funzioni per tutte le materie attribuite al predetto organo dalla vigente legislazione.
In tale quadro credono che il Governo e il Parlamento debbano avviare un grande confronto con le scuole, le Organizzazioni sindacali, le Associazioni professionali e tutti i soggetti interessati affinché si giunga quanto prima al riordino complessivo degli Organi Collegiali scolastici che risalgono ormai al 1974 e che sono inadeguati alle esigenze della scuola dell’Autonomia.
Precari, la decisione della Consulta soddisfa Anief, Gilda e Sel
Arrivano i primi commenti al rinvio da parte della Corte Costituzionale alla Corte di Giustizia europea circa la questione sulla compatibilità della normativa italiana con la direttiva comunitaria in tema di reiterazione dei contratti a termine e assenza di risarcimento del danno per docenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari.
Tra questi, quello dell’Anief, la quale asserisce che la posizione della Consulta ribalta quella assunta esattamente un anno fa della Cassazione, che aveva gettato sui precari una doccia fredda sostenendo che la norma nazionale era chiara e che fosse quindi inutile rivolgersi alla Corte di Lussemburgo su possibili conflitti con la norma comunitaria. “La decisione dei giudici delle leggi è stata saggia – afferma Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – considerato che un’altra ordinanza di remissione, promossa dal giudice del lavoro di Napoli nel gennaio scorso, è pendente alla Corte di giustizia europea”.
Plaude alla decisione della suprema corte anche la Gilda degli Insegnanti: “Con questa importante ordinanza – commenta il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio – la Corte Costituzionale ha confermato la necessità di un intervento della giustizia europea per dirimere le continue contraddizioni in cui sono cadute finora le decisioni assunte dalla Corte di Cassazione in questo ambito”.
Soddisfazione più cauta, sul fronte politico, da parte della senatrice Alessia Petraglia, capogruppo dei senatori di Sinistra, Ecologia e Libertà in commissione Istruzione, che commenta: “Bene ha fatto la Corte Costituzionale a rimettere alla Corte di Giustizia Europea la vertenza sulla stabilizzazione dei precari della scuola ma la nostra preoccupazione resta, perché il ministro ha riconfermato che i dati del turnover rimangono limitati a sole 59.000 unità nei prossimi quattro anni e in particolare per il 2013/2014 non sono ipotizzabili più di 15.000 assunzioni tra docenti ed ATA, a causa degli effetti della riforma Fornero sui requisiti pensionistici“.
n. 169 del 20-7-2013
Scioglimento del consiglio comunale di Trezzano sul Naviglio e nomina
del commissario straordinario. (13A06193)
Disciplina della certificazione dell’attivita’ sportiva non
agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di
defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi
Autorizzazione per l’esercizio delle attivita’ di certificazione CE e
di verifica ai sensi degli articoli 13 e 14 del D.P.R. n. 162/99,
rilasciata all’organismo SIC – Societa’ Italiana Certificazioni
S.r.l., in Pellezzano, in materia di ascensori. (13A06189)
Autorizzazione al rilascio di certificazione CE alla societa’ ANCCP
Certification Agency Srl, in Livorno, ad operare in qualita’ di
Organismo notificato per la certificazione CE, ai sensi del decreto
dispositivi di protezione individuale. (13A06194)
Integrazioni alla descrizione delle voci contabili dei modelli
allegati al decreto 14 maggio 2013, recante: “Certificazioni di
bilancio di previsione 2013 delle amministrazioni provinciali, dei
comuni, delle comunita’ montane e delle unioni dei comuni.”.
(13A06283)
Autorizzazione al rilascio di certificazione CE sulle macchine
secondo la direttiva 2006/42/CE e la direttiva 2000/14/CE
all’organismo ANCCP Certification Agency S.r.l., in Livorno.
(13A06186)
all’organismo ITALCERT S.r.l., in Milano. (13A06187)
all’organismo ICE Istituto di Certificazione Europea S.p.A., in
Anzola Emilia. (13A06188)