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Timestamp: 2017-01-19 02:32:38+00:00
Document Index: 169806367

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 35', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 35', 'art. 31', 'art. 10', 'art.\n19', 'art. 19', 'art. 19']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 58 del 21.02.2008
Istanza di interpello - Associazione ALFA -
Cessione di fabbricati abitativi. Regime Iva - art. 10, comma 1, n. 8-bis, del
specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 10 del D.P.R. n. 633 del 1972 è stato
L'Associazione ALFA chiede, per conto di una ditta
associata, chiarimenti circa il corretto trattamento tributario applicabile ai
fini dell'Iva alle cessioni di fabbricati strumentali trasformati in abitativi.
Al riguardo, l'Associazione fa presente che la società
associata ha concesso in affitto ad altra società la propria azienda
L'affitto dell'azienda, soggetto ad Iva, include due
fabbricati strumentali per natura (classificazione catastale D8 - fabbricati
costruiti o adattati per le speciali esigenze di un'attività commerciale e non
suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni), di cui uno
acquistato nel 2004, ristrutturato con lavori appaltati a terzi nel 2005 e in
uso dalla fine del medesimo anno.
Per motivi di cassa, la società intende cedere a
privati il predetto immobile e, al fine di rendere più agevole tale operazione,
ha deciso di frazionare lo stesso in otto unità abitative di categoria
catastale A2 (abitazioni di tipo civile).
Considerato che a seguito del frazionamento e del
riaccatastamento, l'immobile non risulterà più strumentale per natura,
l'associazione chiede di sapere se le cessioni delle unità immobiliari di
categoria A2 dovranno essere assoggettate ad Iva oppure dovranno essere
considerate operazioni esenti (con conseguente rettifica della detrazione Iva
effettuata al momento della ristrutturazione del fabbricato).
L'associazione chiede di sapere, infine, se
sull'operazione sopra citata produca effetti la previsione di indetraibilità
oggettiva recata dall'art. 19-bis1,
lett. i), del D.P.R. n. 633 del 1972.
L'Associazione istante ritiene che le cessioni
degli immobili riaccatastati come abitativi debbano essere assoggettate ad Iva
poiché effettuate dalla stessa società che ha ristrutturato gli immobili
tramite interventi eseguiti nei quattro anni precedenti alla cessione.
L'associazione ritiene, altresì, che le disposizioni
contenute nell'art. 19-bis1, comma
1, lett. i), del D.P.R. n. 633 del 1972, che prevede l'indetraibilità oggettiva
dell'Iva relativa all'acquisto, alla locazione e alla manutenzione di fabbricati
o porzioni di fabbricati a destinazione abitativa, salvo che per le imprese che
hanno per oggetto esclusivo o principale dell'attività esercitata la
costruzione dei predetti fabbricati, non si applichino alla fattispecie in
esame, concernente un immobile che, al termine dei lavori di ristrutturazione,
risultava accatastato come D8 e quindi strumentale per natura.
L'istanza di interpello pervenuta è da ritenersi
inammissibile ai sensi dell'art. 3, comma 1, del D. M. 26 aprile 2001, n. 209, in quanto presentata da una
associazione in relazione a problematiche fiscali che non riguardano la stessa,
bensì interessano una sua associata.
Al riguardo, si fa presente che con circolare 31 maggio
2001, n. 50, punto n. 3.1, è stato
chiarito espressamente che tra i soggetti abilitati alla presentazione
dell'istanza di interpello sono esclusi i portatori di interessi collettivi,
quali le associazioni sindacali e di categoria e gli ordini professionali, fatta
eccezione ovviamente per le istanze che affrontano questioni riferite alla loro
posizione fiscale e non a quella degli associati, iscritti o rappresentati.
In presenza di tale causa di inammissibilità,
l'istanza presentata non produce gli effetti tipici dell'interpello, di cui
all'art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212.
Ciò premesso, si ritiene comunque opportuno esaminare
nel merito la fattispecie prospettata nell'istanza e fornire il seguente parere,
reso nel quadro dell'attività di consulenza generica disciplinata dalla
L'art. 35 del decreto legge 4 luglio
2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 4 agosto del 2006, ha
modificato la disciplina dell'imposizione indiretta sulle locazioni e sulle
cessioni di fabbricati.
Il nuovo regime fiscale degli immobili, che prevede un
generalizzato regime di esenzione dall'Iva, sia pure con qualche eccezione, ha
determinato la modifica dei numeri n. 8) e 8-bis) del primo comma dell'art. 10 del D.P.R. n. 633 del 1972, e
l'introduzione, sempre al medesimo comma, del numero n. 8-ter).
In particolare, la disciplina relativa alle cessioni
degli immobili a destinazione abitativa è recata dall'art. 10, primo comma, n. 8-bis), del D.P.R.
n. 633 del 1972, che, nel testo introdotto dall'art. 35, comma 8, del d.l. n. 223
del 2006, prevede l'esenzione da Iva per tutte le cessioni di fabbricati o
porzioni di fabbricato diversi da quelli strumentali che per le loro
caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali
trasformazioni, escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli
stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese
appaltatrici, gli interventi di cui all'art. 31, primo comma, lett. c), d) ed e)
della legge 5 agosto 1978, n. 457, entro quattro anni dalla data di ultimazione
della costruzione o dell'intervento o anche successivamente nel caso in cui
entro tale termine i fabbricati siano stati locati per un periodo non inferiore
a quattro anni in attuazione di programmi di edilizia residenziale
Al riguardo, la scrivente, con circolare 4 agosto 2006,
n. 27, ha chiarito che la distinzione
tra immobili ad uso abitativo e immobili strumentali deve essere operata con
riferimento alla classificazione catastale dei fabbricati, a prescindere dal
loro effettivo utilizzo, e che, quindi, rientrano nella categoria degli immobili
abitativi i fabbricati classificati o classificabili nella categoria
Circa il requisito soggettivo, la stessa circolare, ha
chiarito che la norma, adottando la medesima formulazione del previgente n.
Tutto ciò premesso, la scrivente ritiene che nella
fattispecie in esame, la cessione degli immobili ad uso abitativo (categoria
catastale A2), risultanti dal frazionamento e dal riaccatastamento di un
immobile strumentale (categoria catastale D8), se effettuata entro il termine di
quattro anni dalla data di ultimazione degli interventi di ristrutturazione,
rientri tra le operazioni imponibili ai fini dell'Iva, ai sensi dell'art. 10, primo comma, n. 8-bis), del D.P.R.
Diversamente, qualora la cessione degli immobili ad uso
abitativo sia effettuata oltre il termine di quattro anni dalla data di
ultimazione degli interventi di ristrutturazione, l'operazione è considerata
esente da Iva e la società venditrice deve provvedere a rettificare la
detrazione dell'Iva operata in relazione agli interventi di ristrutturazione.
Per quanto concerne la disposizione contenuta nell'art.
19-bis1, comma 1, lett. i), del
D.P.R. n. 633 del 1972, che prevede l'indetraibilità oggettiva dell'Iva
relativa "all'acquisto di fabbricati, o porzioni di fabbricato, a
destinazione abitativa nè quella relativa alla locazione e alla manutenzione,
recupero o gestione degli stessi, salvo che per le imprese che hanno per oggetto
esclusivo o principale dell'attività esercitata la costruzione dei predetti
fabbricati", la scrivente fa presente che tale indetraibilità non opera in
relazione all'acquisto e alla ristrutturazione degli immobili strumentali, per i
quali l'imposta può essere detratta secondo i criteri ordinari previsti
dall'art. 19 del medesimo D.P.R. n.
Relativamente al caso in esame, la scrivente ritiene
che non operi la previsione d'indetraibilità oggettiva sopra citata atteso che
la società realizza interventi di ristrutturazione su un immobile strumentale
per natura il quale risulterà a destinazione abitativa solo a seguito
Ad avviso della scrivente, la circostanza che al
momento di inizio dei lavori la società sappia con certezza che l'intervento
porterà alla realizzazione di unità immobiliari a destinazione abitativa, non
comporta l'automatica applicabilità della predetta previsione di
indetraibilità oggettiva anche in considerazione del fatto che la destinazione
abitativa finale non esclude l'utilizzo dei beni in operazioni imponibili che
come tali, legittimano l'esercizio della detrazione (si pensi all'ipotesi di
cessione che interviene entro quattro anni dall'ultimazione dei lavori di
Eventuali limitazioni della detrazione saranno pertanto
determinate dal regime fiscale della cessione e non dalla oggettiva
indetraibilità prevista dall'art. 19-bis1,
comma 1, lett. i), del D.P.R. n. 633 del 1972 in relazione all'acquisto o alla
istanza di interpello presentata alla Direzione Regionale delle Entrate, viene