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Timestamp: 2020-01-23 07:26:52+00:00
Document Index: 49204037

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Sentenza Cassazione Civile n. 16068 del 28/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16068 del 28/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 28/06/2017, (ud. 13/12/2016, dep.28/06/2017), n. 16068
sul ricorso 7623/2015 proposto da:
GRANAROLO SPA in persona del legale rappresentante oro tempore,
avverso la sentenza n. 1536/2014 della COMM. TRIB. REG. di BOLOGNA,
Nel 1997 la spa SAIL – nel 2009 incorporata nella spa Granarolo – acquistava dal Consorzio Romagnolo Produttori Latte s.c. a r.l. l’intero capitale sociale della srl Daunia, con la quale l’anno successivo si fondeva incorporandola: la fusione produceva un disavanzo da annullamento della partecipazione che la SAIL iscriveva nell’attivo della situazione patrimoniale alla voce “Avviamento”, da ammortizzare in 25 anni in quote costanti da Euro 411.035,83.
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, con un motivo, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia che, rigettandone l’appello, ha confermato l’annullamento dell’avviso di irrogazione di sanzione, per violazione dell’art. 103 T.U.I.R. e del D.Lgs. n. 358 del 1997, art. 6, in relazione alla quota di ammortamento dedotta nel 2004 per l’iscrizione dell’avviamento nel bilancio.
L’ufficio infatti, rilevato che contestualmente all’ammortamento in venticinque quote annuali la cedente Consorzio Emiliano Produttori Latte aveva realizzato una plusvalenza per la quale non aveva pagato nulla a titolo d’imposta, essendo i redditi di cooperativa agricola esenti in base al D.P.R. n. 601 del 1973, art. 10, aveva preteso la tassazione della quota dell’ammortamento detratta dalla SAIT, in quanto il principio di neutralità fiscale, insito nei trattamenti derivanti da fusione, non consentiva il riconoscimento della deducibilità dell’avviamento in presenza di un’esenzione di imposta come nella specie; ed aveva irrogato la sanzione con l’avviso impugnato.
Secondo il giudice d’appello era infatti corretta l’interpretazione che il contribuente aveva dato del D.Lgs. n. 358 del 1997, art. 6, comma 2, a tenore del quale “i maggiori valori iscritti in bilancio per effetto del disavanzo da annullamento delle azioni o quote si intendono fiscalmente riconosciuti senza l’applicazione dell’imposta sostitutiva, fino a concorrenza dell’importo complessivo netto,… dei maggiori o dei minori valori, rispetto ai relativi valori di acquisizione, derivanti dalla cessione delle azioni o quote che hanno concorso a formare il reddito di un’impresa residente”. Andava disattesa la considerazione dell’ufficio in riferimento al fatto che la plusvalenza non era stata assoggettata ad imposta, ai sensi del D.P.R. n. 601 del 1973, art. 10, in quanto l’esenzione ivi prevista operava in tempi successivi rispetto al D.Lgs. n. 358 del 1997, art. 6, che al riguardo prevede solo che tale plusvalenza abbia concorso alla formazione del reddito di un’impresa residente, il che nella specie è puntualmente avvenuto. Ed andavano pertanto annullate le sanzioni irrogate, “in quanto l’attività principale contestata afferente alla detraibilità del valore di avviamento limitatamente alla plusvalenza inserita nel reddito della società fusa era legittima ed il valore poteva essere considerato ai fini reddituali e detratto per quote annuali come fatto dal contribuente”.
Con l’unico motivo, denunciando “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 358 del 1997, art. 6, comma 2”, l’amministrazione ricorrente assume che le norme in rubrica consentirebbero il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti per effetto del disavanzo da annullamento delle azioni o quote, senza applicazione dell’imposta sostitutiva fino a concorrenza “dei maggiori o minori valori di acquisizione, derivanti dalla cessione delle azioni o quote, che hanno concorso a formare il reddito di un’impresa residente” qualora su tali “maggiori valori” siano state pagate le imposte dai precedenti possessori delle partecipazioni”.
Il rilievo è fondato, perchè tale decisione, resa in controversia fra le medesime parti, ha il medesimo oggetto, ancorchè riferita ad un diverso, precedente, periodo d’imposta, vale a dire la sussistenza delle condizioni per la deducibilità riconosciuta nella sentenza richiamata – di una delle venticinque quote annuali (e quindi di ciascuna delle venticinque quote annuali) in cui era stato suddiviso l’ammortamento relativo al disavanzo di fusione determinatosi a seguito della fusione e dell’incorporazione da parte della contribuente SAIL spa della controllata Daunia Natura srl, senza l’applicazione dell’imposta sostitutiva prevista dal D.Lgs. n. 358 del 1997, art. 6, comma 1. L’annullamento della sanzione applicata nel presente giudizio conseguiva alla ritenuta legittimità della deducibilità delle quote di ammortamento dell’avviamento senza l’applicazione della detta imposta sostitutiva.
Si è in particolare precisato che “l’efficacia del giudicato, riguardante anche i rapporti di durata, non trova ostacolo nell’autonomia dei periodi d’imposta, in quanto l’indifferenza della fattispecie costitutiva dell’obbligazione relativa ad un determinato periodo rispetto ai fatti che si siano verificati al di fuori dello stesso si giustifica soltanto in relazione ai fatti non aventi caratteristica di durata e comunque variabili da periodo a periodo (ad esempio, la capacità contributiva, le spese deducibili), e non anche rispetto agli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralità di periodi d’imposta (ad esempio, le qualificazioni giuridiche preliminari all’applicazione di una specifica disciplina tributaria), assumono carattere tendenzialmente permanente” (Cass. n. 6953 del 2015, n. 2433 del 2013)).
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 7.000, oltre alle spese generali determinate forfetariamente nella misura del 15% e agli accessori di legge.