Source: http://territoriolibero.net/2014/06/chi-ha-agito-correttamente-in-base-alle-regole/
Timestamp: 2018-09-25 05:38:48+00:00
Document Index: 93059321

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1367', 'art. 1367', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 16', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 11']

Chi ha agito correttamente, in base alle regole? | Territorio Libero — Svobodno Ozemlje — Free Territory of Trieste
Chi ha agito correttamente, in base alle regole?
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Roberto Giurastante durante il programma “Ring”, trasmesso su Tele quattro la sera del 13 giugno 2014: “bisogna riconoscersi nelle regole di questo movimento”.
Così faremo, ci riconosceremo nelle regole di questo Movimento.
Questo documento è stato espressamente richiesto a un legale totalmente estraneo al Movimento, proprio per fare chiarezza sull’attuale situazione che è stata frequentemente deviata verso aspetti secondari e fuorvianti, non risolvendo però il quesito principale:
Chi ha agito correttamente, in base alle regole previste dallo Statuto?
La domanda è alquanto importante, poiché i soci hanno il diritto di ri-conoscere i loro portavoci ufficiali.
Ove non ci sia chiarezza, ove regnasse una confusione, è necessario rifarsi alle vigenti leggi, poiché lo Statuto stesso si rifà a queste leggi, le quali non sono né interpretabili né confuse. Sono invece molto chiare.
Questo documento si chiama, in termini legali, “parere pro veritate”, intendendo con questo termine un parere rispetto a dei principi di legittimità previsti da norme e/o da leggi che si riferiscono a una determinata questione. In questo caso si riferiscono alle leggi che regolano le Associazioni (che includono anche i Movimenti). Non è dunque un atto a favore di una parte, ma una richiesta di chiarimenti delle vigenti regole e leggi in merito alla questione in esame. Un atto assolutamente doveroso verso tutti i soci.
Riassumendo, gli articoli esaminati in particolare specificano che:
• solo l’assemblea può decidere se agire contro uno o più amministratori (cioè contro dei dirigenti).
Né il Consiglio Direttivo né il Presidente possono sostituirsi alla volontà dell’assemblea.
• Uno Statuto non può essere interpretabile o, peggio, lasciato in mano a presunti “esperti” di statuti, ma deve essere chiaro a tutti. Ove non fosse così, significherebbe ingannare i soci aderenti;
qualsiasi deliberazione contraria allo Statuto sono annullabili o nulle.
• Un socio può essere escluso solamente per gravi motivi; a seguito l’associato ha comunque diritto a rivolgersi all’autorità giudiziaria entro sei mesi.
Queste semplici nozioni di base sono in sé già sufficienti per porre in forte dubbio la condotta del sig. Giurastante, nella sua foga di “epurazioni”, tutte di suo comodo e tutte illegali; per non parlare delle cooptazioni, anche queste chiarite in seguito; eppure si tratta dello stesso soggetto che ha dichiarato che “bisogna riconoscersi nelle regole di questo movimento”.
Alla fine della lettura del parere legale, chiunque abbia ricevuto l’avviso di convocazione alla presunta assemblea del 21 giugno, la confronti con quanto qui esposto. La differenza tra legalità e confabulazione risulterà quanto mai evidente.
Chiediamoci allora perché nella lettera si faccia uso di opinioni personali di comodo anziché riferirsi all’oggettività statutaria e legale; poi potete chiedervi il perché vi stia ingannando.
È implicito che il 21 giugno semplicemente non esiste, è solo la fantasia di alcuni soggetti che, chiusi nel loro bunker, si inventano documenti a caso — e che hanno scientemente deciso di non partecipare all’assemblea generale straordinaria del Movimento Trieste Libera, tenutasi il 31 maggio scorso.
Nel dubbio, se lo riterrete utile, fatevi mostrare tutti i verbali da gennaio ad aprile e verificate che siano firmati da tutti i consiglieri (inclusi i sette consiglieri “dissidenti”, ovviamente); se i documenti non presentassero le dovute firme, tali documenti sarebbero nulli, per non dire falsi.
Se dei verbali dovessero invece presentare una o più firme dei consiglieri dissidenti, per favore inviatecelo, poiché tale documento sarebbe un falso. Nessuno dei sette consiglieri ha mai firmato né per accettazione né per presa visione un bel niente, per il semplice fatto che non è mai stato presentato al Consiglio Direttivo alcun atto da sottoscrivere e da firmare; ciò significa che non è mai stato deliberato su niente e che tutte le azioni condotte sono semplici atti compiuti dall’ex presidente di sua iniziativa, come amava fare. Niente di più.
[ Il documento completo è disponibile su richiesta. ]
1° QUESITO: LEGITTIMITA’ O MENO DELL’ASSEMBLEA STRAORDINARIA CONVOCATA DAI SOCI FONDATORI DEL MOVIMENTO PER IL GIORNO 31/05/2014 A SEGUITO DELLE DIMISSIONI DELLA MAGGIORANZA DEI CONSIGLIERI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO PER PROTESTARE CONTRO L’ESPULSIONE ILLEGITTIMA DEL SEGRETARIO, VITO POTENZA, E DI ALTRI QUATTRO ASSOCIATI DA PARTE DEL PRESIDENTE, SIG. ROBERTO GIURASTANTE
Per rispondere correttamente a tale quesito bisogna considerare l’art. 10 dello Statuto del Movimento Trieste Libera.
Tale articolo dispone che: “Il Movimento è amministrato da un Consiglio Direttivo, composto da non meno di cinque e non più di ventun consiglieri eletti dall’Assemblea dei soci e integrabili per cooptazione. I consiglieri devono essere aderenti al Movimento, durano in carica per un anno e sono rieleggibili. ” L’articolo prosegue poi stabilendo la regola per la quale: “Qualora per qualsiasi motivo venga meno la maggioranza dei consiglieri, l’intero Consiglio Direttivo si intende decaduto e occorre far luogo alla sua rielezione “. Nel caso di specie tale norma, a seguito delle dimissioni di ben sette consiglieri su tredici totali (Presidente incluso) doveva essere applicata da parte del Presidente che avrebbe dovuto dichiarare decaduto il Consiglio Direttivo, anziché sostenere, invece, che i restanti cinque consiglieri costituivano il numero minimo sufficiente previsto dallo statuto per garantire la continuità del Consiglio Direttivo, che quindi non poteva essere considerato decaduto. In realtà, come si evince dalla lettura dell’articolo in questione, il numero di cinque consiglieri rappresenta il mimino di consiglieri eleggibili e non invece il numero di consiglieri utile a mantenere in carica un Consiglio Direttivo. Così recita l’articolo: “Il Movimento è amministrato da un Consiglio Direttivo, composto da non meno di cinque e non più di ventun consiglieri eletti dall’Assemblea dei Soci e integrabili per cooptazione. I consiglieri devono essere aderenti al Movimento, durano in carica per un anno e sono rieleggibili “. Per quanto riguarda la regola della cooptazioneviene specificato come: “in caso di cessazione per qualsiasi motivo di un membro del Consiglio Direttivo in corso di mandato, il Consiglio stesso fa luogo alla sua sostituzione per cooptazione. Il consigliere cooptato dura in carica sino alla prossima Assemblea, al cui ordine del giorno deve essere posto l’argomento della sostituzione del consigliere cessato. Chi venga eletto in luogo del consigliere cessato dura in carica per lo stesso tempo residuo, durante il quale sarebbe rimasto in carica il consigliere cessato“. Dalla lettura della norma, è evidente come essa debba essere interpretata nel senso che la cooptazione vale solamente per il caso in cui venga a cessare in corso di mandato un membro del Consiglio e non può essere estesa a tutti i consiglieri, altrimenti la regola per cui se viene meno la maggioranza dei consiglieri decade l’intero consiglio non avrebbe senso e sarebbe inapplicabile, violando con ciò anche la regola di interpretazione dei contratti di cui all’art. 1367 c.c., che abbiamo già visto essere applicabile anche allo statuto in quanto atto di autonomia negoziale, secondo la quale nel dubbio il contratto o le sue singole clausole, devono interpretarsi in modo che abbiano qualche effetto piuttosto nel modo in cui non ne avrebbero nessuno (art. 1367 c.c. c.d. interpretazione utile).
Dopo aver accertato la decadenza del Consiglio Direttivo per dimissioni della maggioranza dei consiglieri bisogna chiarire ora se l’assemblea straordinaria convocata dai soci fondatori per la nomina di un nuovo direttivo e, quindi di un nuovo Presidente, per il 31 maggio del 2014 fosse valida.
Al riguardo l’art. 16 dello Statuto al p.to 5) contempla la possibilità per i Soci Fondatori di convocare un’assemblea straordinaria “qualora vi siano gravi dubbi sul buon operato del Consiglio Direttivo“. Nel caso di specie il Collegio dei Fondatori, previsto all’art. 8 dello Statuto, prendendo atto che il Consiglio Direttivo è decaduto e verificando che veniva deliberata l’espulsione del segretario Vito Potenza e di altri quattro soci, tra cui un consigliere, in modo del tutto illegittimo, per i motivi che saranno analizzati nel quesito successivo, ha chiesto al Presidente di convocare l’assemblea straordinaria del 31 maggio al fine di eleggere un nuovo Consiglio Direttivo e quindi un nuovo Presidente. Non avendo il Presidente provveduto alla convocazione di tale Assemblea legittima, è stato il Collegio di Soci fondatori a convocarla direttamente avvalendosi dell’art. 16, lettera 5) dello Statuto.
2° QUESITO: LEGITTIMITA’ O MENO DELL’ESPULSIONE DEL SOCIO NONCHE’ SEGRETARIO DEL MOVIMENTO SIG. VITO POTENZA, DA PARTE DEL PRESIDENTE SIG. ROBERTO GIURASTANTE.
La sospensione temporanea senza determinazione di tempo, assimilabile de facto ad una espulsione del segretario, nonché associato, Vito Potenza, assomma invero dei tratti di illegittimità per le seguenti ragioni.
Innanzitutto sarebbe illegittima per violazione dell’art. 24 dello Statuto disciplinante la decadenza e l’esclusione del socio il quale stabilisce che: “a fronte di fatti o atteggiamenti ritenuti incompatibili coi principi ispiratori del Movimento e/o di gravi violazioni delle norme dello Statuto, il direttivo del Movimento può assumere nei confronti del socio provvedimenti sanzionatori (richiamo, sospensione, decadenza) provvisoriamente esecutivi. Contro tali provvedimenti il socio può ricorrere al collegio dei garanti. Le decisioni vengono sottoposte a ratifica dall’assemblea che decide sentite le parti e gli organi sociali che lo richiedono. I soci decadono altresì: a) per sopravvenute altre condizioni di incompatibilità; b) per dimissioni volontarie “.
In sostanza tale articolo richiede che il Direttivo, e non il Presidente, può adottare nei confronti del socio provvedimenti sanzionatori, provvisoriamente esecutivi, i quali tuttavia possono essere impugnati innanzi al Collegio dei Garanti e comunque devono essere ratificati dall’assemblea.
Anche l’art. 24 del c.c. applicabile per analogia, come abbiamo visto, al terzo comma, dispone che il socio può essere escluso per gravi motivi previa delibera dell’assemblea.
Sennonché la giurisprudenza ha sancito che: “in tema di associazioni, riconosciute o non riconosciute, il principio secondo il quale la deliberazione di esclusione dell’associato è di pertinenza dell’assemblea a norma dell’art. 24, comma 3, c. c. è derogabile con lo statuto… il quale può attribuire il relativo potere ad organi diversi, salvo restando la facoltà dell’interessato di impugnare il provvedimento di esclusione con ricorso all’autorità giudiziaria“. (Cass 10 dicembre 1988, n. 6725). Nel caso di specie, tuttavia, il provvedimento di espulsione del sig. Vito Potenza e degli altri soci, pur essendo adottato, in apparenza, legittimamente dal Consiglio Direttivo, non è stato ratificato dall’Assemblea Straordinaria, convocata dai Soci Fondatori, che si è tenuta il 31 maggio c.a., nella quale, il Sig. Vito Potenza è stato addirittura eletto nuovo Presidente del Movimento e, pertanto, il provvedimento disciplinare, nei suoi confronti, deve considerarsi illegittimo e invalido.
Ad ogni modo per quanto riguarda la legittimità della delibera del direttivo, l’espulsione di cinque soci, tre dei quali con incarichi operativi all’interno del Movimento dovrebbe rientrare, pur in mancanza di previsione esplicita nello Statuto, ma interpretandolo sulla base del criterio oggettivo della buona fede, nell’ambito della straordinaria amministrazione e non dell’ordinaria amministrazione come sostenuto dal Presidente, sicché era necessaria la maggioranza non dei presenti ma dei consiglieri in carica, come recita l’art. 10 dello Statuto, per decretare la sospensione e di fatto l’espulsione del segretario e degli altri soci. In quel momento, tuttavia, non vi era la maggioranza richiesta per l’assenza di due consiglieri su tredici, i quali peraltro non erano stati nemmeno avvertiti che in quella seduta si sarebbe discusso di una mozione così grave. Già tale circostanza, di per sé, sulla base della sentenza della Cassazione n. 2492 d.d. 22.4.82 (citata nell’introduzione) renderebbe inesistente la deliberazione del Consiglio.
In ogni caso, degli undici consiglieri presenti, solamente sei su undici hanno votato a favore dell’espulsione dei soci. Ora il numero di sei consiglieri corrisponde alla maggioranza dei presenti e non alla maggioranza dei consiglieri in carica, che essendo tredici avrebbe dovuto essere di sette voti. Pertanto il provvedimento di esclusione deve considerarsi in ogni caso nullo sia perché adottato dal Consiglio in regime di ordinaria e non di straordinaria amministrazione e sia per la mancata ratifica dello stesso da parte dell’assemblea che si è tenuta il 31 maggio c.a.
A conforto ditale soluzione si segnala come lo stesso Presidente, nel motivare l’espulsione del segretario Vito Potenza, ha affermato che la maggioranza dei membri del Consiglio direttivo ne ha stabilito la sospensione, con ciò riconoscendo la necessità di adottare la delibera in seduta straordinaria, che in ogni caso è invalida e illegittima per la mancanza del numero di consiglieri necessario.
Discutibili, infine, appaiono le motivazioni addotte dal Presidente per sospendere temporaneamente i cinque soci, rei di aver chiesto la sfiducia del Presidente. Sul punto, sia il codice civile che lo Statuto, richiedono che vi siano gravi motivi o comunque atti o comportamenti incompatibili coi principi ispiratori del Movimento e/o gravi violazioni delle norme dello statuto per escludere il socio o adottare provvedimenti sanzionatori nei suoi confronti. Si ritiene, tuttavia, che il presentare una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente sia un atto assolutamente legittimo, democratico e rispettoso dello Statuto. Al contrario la decisione del Presidente, appare prima facie arbitraria e pone seri dubbi sulla capacità del Presidente di tollerare le differenze di opinione all’interno del Movimento e di sostenere un confronto democratico sulle linee politiche da seguire da parte del Movimento, considerato anche che il Presidente, per Statuto, un mero organo esecutivo (art. 11) delle direttive emanate dal Consiglio Direttivo e dall’Assemblea.
Anche da questo punto di vista, quindi, si può affermare l’illegittimità del provvedimento disciplinare adottato nei confronti del segretario e degli altri soci in quanto non sorretto da legittima motivazione.
3° QUESITO: POSSIBILITÀ’ DI UN EX PRESIDENTE DI INDIRE UN’ASSEMBLEA STRAORDINARIA.
Per rispondere a tale quesito bisogna fare riferimento all’art. 11 dello Statuto ed in particolare al secondo comma, che così recita: “Al Presidente del Movimento compete, sulla base delle direttive emanate dall’Assemblea e dal consiglio Direttivo, ai quali comunque il Presidente riferisce circa l’attività compiuta, l’ordinaria amministrazione del Movimento: in casi eccezionali di necessità ed urgenza il Presidente può anche compiere atti di straordinaria amministrazione, ma in tal caso deve contestualmente convocare il Consiglio Direttivo per la ratifica del suo operato.”
E’ evidente, dall’analisi di tale articolo, come in mancanza di un Consiglio Direttivo legittimato a deliberare, in quanto decaduto per dimissioni della maggioranza dei consiglieri, il Presidente può solo compiere atti di ordinaria amministrazione sino all’Assemblea Straordinaria convocata dai Soci Fondatori. Ne consegue, quindi, che senza l’autorizzazione del Consiglio Direttivo il Presidente non possa indire assemblee straordinarie dovendo limitarsi a svolgere l’ordinaria amministrazione in regime di prorogatio.
Auspicando con ciò di aver apportato maggiore chiarezza alla risoluzione del caso in esame nonché rimanendo a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti del caso, colgo l’occasione per porgere i miei distinti saluti.
Avv. Federica Romanin