Source: https://ltantalo.com/2011/01/26/presentato-in-senato-un-emendamento-al-milleproroghe-per-il-rinvio-della-mediazione/
Timestamp: 2018-09-26 02:52:59+00:00
Document Index: 97608318

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'art. 7', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 720', 'art. 109', 'art. 720', 'art. 437', 'art. 439']

Presentato in Senato un emendamento al Milleproroghe per il rinvio della mediazione. « Studio Tantalo Fornari
Postato il 26 gennaio 2011 Aggiornato il 26 gennaio 2011
E’ stato presentato, evidentemente cedendo alle pressioni di stampo corporativista, un emendamento al c.d. decreto Milleproroghe, che prevede il rinvio di un anno dell’entrata in vigore della Mediazione. Vedremo come voteranno maggioranza ed opposizione e quale sarà l’atteggiamento del Ministro. Io preferisco non esprimermi ulteriormente, la mia posizione è ben nota. Di seguito l’articolo tratto da Ilsole2ore.com.
L\’articolo tratto da www.ilsole24ore.com
Disservizi telefonici: Telecom Italia deve risarcire il legale inspiegabilmente cancellato dall’elenco del telefono (Cassazione 1418 del 2011)
I punti principali della riforma del Condominio che va al Senato per il voto.
41 pensieri riguardo “Presentato in Senato un emendamento al Milleproroghe per il rinvio della mediazione.”
claudio terminio ha detto:
26 gennaio 2011 alle 17:36
speriamo in un’ampia proroga che faccia da base di lancio per radicali modifiche al sistema della media conciliazione (assistenza legale, giurisdizionalizzazione del procedimento), che non garantisce alcunchè e sottrae lavoro ad una classe in grave sofferenza (e non è una motivazione corporativa).
Avv.to Claudio Terminio Foro di Torre Annunziata
Luca Tantalo ha risposto:
26 gennaio 2011 alle 17:45
Caro Collega, ogni opinione è lecita e rispettabile. Io sono convinto del contrario, cioè del fatto che non solo la mediazione non toglierà lavoro, ma creerà delle ottime opportunità. Peraltro, perdonami l’esagerazione, certe volte noi avvocati mi sembriamo come quei gommisti (come qualcuno dice) che buttano chiodi per la strada per procurarsi clienti…io credo che la nostra sia una Professione in cui, anche per recuperare la rispettabilità e la credibilità che non abbiamo più, dobbiamo prima di tutto preoccuparci degli interessi dei clienti, e poi il lavoro arriverà da solo. E poi continuo a chiedermi, ma nessuno mi risponde: dov’erano l’OUA, il CNF, gli Ordini, durante il lungo iter di discussione e di approvazione della legge? Perchè non hanno proposto in quel momento quelle modifiche che ora desiderano con tutto il cuore? E tutti quelli che hanno fatto il corso (spesso a caro prezzo), aperto enti, società….ora cosa faranno?
27 gennaio 2011 alle 12:11
classe in grave sofferenza ? è da ridere.Diciamo che siete gli unici che sperano che i processi vadano avanti per anni,parlare di sofferenza voi ma dai
27 gennaio 2011 alle 12:47
Al di là del modo si esprimersi, devo dire che il commento precedente, per la nostra categoria (o meglio per molti dei suoi esponenti), è del tutto meritato. La mia posizione è evidente: io ritengo, lo ribadisco, che non si possa andare avanti in questo modo e quindi spero che la mediazione entri in vigore come programmato.
27 gennaio 2011 alle 18:42
Esatto. Tutti quelli che hanno fatto il corso a 1500 euro per essere formati e diventare professionisti di una professione che non esisterà? Ma in che paese viviamo?
Gli avvocati sono la categoria più spregevole che esista. Mi spiaccio di farne parte. Che vergogna!
Carlo Alberto ha detto:
9 febbraio 2011 alle 12:41
Forte era la speranza che il legislatore del 1865 riponeva nella procedura amministrata dai giudici conciliatori, anche se nei fatti essa era avversata dai municipi, dai notai, dagli agenti delle tasse e dagli uffici giudiziari in genere e pure dal governo che non aveva soverchio desiderio di nominare i conciliatori.
Insomma gli attacchi alla conciliazione erano esattamente quelli che stiamo vivendo nel 2010.
La gente che in allora era davvero povera, per lo più analfabeta ed incapace ad affrontare qualsivoglia viaggio, aveva trovato in loco comunque una figura di riferimento per poter gestire anche situazioni complesse come ad esempio quelle ereditarie.
Interessante è che spesso si facevano conciliazioni anche per la correzione di errori catastali: una parte chiedeva all’altra il rimborso delle imposte pagate per errore ed il verbale con cui l’altra parte si impegnava a pagare il dovuto,veniva appunto inviato a catasto .
Insomma i conciliatori, in un regime di conciliazione valutativo, svolgevano una funzione sociale importante.
Ma ciò non andava bene all’amministrazione finanziaria. Gli agenti delle tasse quando i verbali di conciliazione superavano le lire 30 li consideravano sempre atti simulati e nulli.
Gli uffici del catasto si rifiutavano di ricevere i verbali di conciliazione che concernevano immobili .
Gli atti di compravendita, divisione, mutuo, liberazione, rinuncia all’eredità o accettazione con beneficio di inventario, che venissero presentati ai ricevitori del registro o conservatori delle ipoteche, venivano dichiarati nulli ed inefficaci, se non c’era in piedi una vera e propria controversia .
Alcuni notai addirittura restituirono il sigillo allo Stato per protesta.
Sulla spinta delle lagnanze notarili il Ministero della giustizia ritenne dunque che in tutti i casi in cui non fosse elevata dalle parti contestazione di sorta, ossia non vi fosse una vera e propria controversia davanti al conciliatore, l’intervento di conciliazione fosse contrario alla legge e si risolvesse in una usurpazione di funzioni del notaio o del cancelliere; i verbali di conciliazione in tal caso dovevano considerarsi nulli .
Anche la tassazione era comunque assolutamente nemica della pratica conciliativa.
Il legislatore dell’Unità evidentemente alla ricerca del consenso stabilì inizialmente l’esenzione dal bollo e dal registro .
Ma dopo pochi mesi il bollo riprese ad imperare. Dal 1865 al contributo unificato dei nostri tempi registrammo così una vera e propria ossessione degli uffici giudiziari per la tassazione degli atti.
L’art. 7 del codice di rito del 1865 stabilì dunque che i verbali di conciliazione fossero esenti sino a 30 lire dalla tassa di registro e che fossero assoggettati all’imposta di bollo ; tutti gli altri atti tra le parti scontavano invece bollo e registro.
Se l’accordo conciliativo riusciva erano dovuti i diritti di cancelleria per il processo verbale , per la scritturazione oltre le 4 facciate , per la copia del verbale e la notifica .
Non lo faccio notare per eccesso di noiosa pignoleria, ma solo per indicare che una conciliazione costava poco meno di un’intera causa (eccettuata la fase di esecuzione si assestava circa su 1 lira e 80 centesimi) e quindi ciò non facilitava gli accordi.
Peraltro anche la sola nomina degli arbitri era costosa (1 lira e 13 centesimi) e se interveniva nell’ambito di una conciliazione le parti si ritrovavano a dover pagare somme davvero importanti.
Per superare il problema economico s’iniziarono a praticare, nei casi in cui si poteva, le conciliazioni orali che all’epoca nessuno si sognava di non adempiere: non era sentita dunque alcuna necessità di una tutela esecutiva, seppure la legge la stabilisse entro la competenza del conciliatore.
Qualche anno dopo in un regime dunque di mediazione facoltativa, la relazione Zanardelli al re (1882) forniva alcuni dati statistici sulla conciliazione (quelle orali non erano naturalmente censite).
Premesso che 70,84 su 100 cause venivano in Italia risolte dai conciliatori, 32 cause su 100 venivano conciliate (82 su 100 a Napoli e 91 su 110 in Sicilia per quanto qui la conciliazione preventiva fosse praticamente inesistente) .
L’esito era dunque incoraggiante nonostante tutte le difficoltà. Ma arrivò il Fascismo e pose fine all’esperienza. Oggi torniamo a rivivere tutto questo e ci si mettono anche i politici
Il PD da sempre contrario alla mediazione (perlomeno gli riconosciamo la coerenza) ha presentato così due ordini del giorno dall’identico tenore per rinviarla
L’IDV , il PDL ed il PD hanno presentato tre identici emendamenti alla legge mille proroghe per rinviare la mediazione di un anno.
E la commissione Giustizia, seppure in sede consultiva, ha adottato un parere favorevole al rinvio .
Gli editori italiani ringraziano e tirano un sospiro di sollievo, pur non essendo nemici della mediazione.
Il regolamento sulla mediazione ha, infatti, previsto che per diventare formatore di mediatori ci vogliano ben tre pubblicazioni cartacee dotate di ISBN.
Queste pubblicazioni in Italia non le ha effettuate quasi nessuno alla data del regolamento interministeriale
L’effetto è stato pertanto dirompente: gli editori si sono ritrovati subissati di richieste; non potendo vendere gli ISBN senza effettuare pubblicazioni (viste le dettagliate istruzioni della domanda ministeriale in merito alla prova da fornire circa la stampa dei volumi), né stampare più libri sulla stessa materia nello stesso momento e pubblicarli in concorrenza tra loro, hanno rimandato la pubblicazione perlomeno al 20 di marzo 2011.
Ma ora (sempre che il Ministro Alfano non riesca ad imporre il suo pensiero espresso non più tardi di qualche minuto fa) è successo il miracolo e potranno rimandare il soddisfacimento di ogni richiesta al 20 di marzo 2012.
Così non ci saranno in Italia nuovi libri sull’argomento, né formatori e conseguentemente nemmeno nuovi mediatori ed il 20 di marzo 2012 saremo, nella migliore delle ipotesi, allo stesso punto di oggi.
Solo che il governo che ci sarà non potrà che assumerne la responsabilità, perché questo rinvio è voluto da tutto l’arco costituzionale.
Ma forse nessuno se ne ricorderà perché gli Italiani litigheranno sì, ma solo per trovare un posto alla mensa dei poveri.
Brindiamo pure alla morte della conciliazione e ai soldi che il Ministero ha sprecato per il battage pubblicitario di dicembre 2010, al denaro che molti sottoccupati hanno investito per diventare mediatori con l’illusione di trovare una professione nel prossimo futuro, ai soldi buttati dagli organismi che si sono iscritti al registro prima di sapere che il regolamento ministeriale avrebbe approvato tabelle insostenibili anche per un monopolista , agli organismi che hanno valutato le tabelle ministeriali e che quindi non s’iscrivono più al registro (perché un aumento dei valori tabellari li costringerebbe comunque a fornire una prestazione fuori mercato), ai soldi spesi dai conciliatori dal 1993 per tutti i corsi base e di aggiornamento che non sono serviti assolutamente a nulla se non all’arricchimento personale, ai cittadini che hanno scoperto tramite il telegiornale che una causa ad Agrigento è durata 200 anni.
12 febbraio 2011 alle 23:26
Il dettagliato excursus storico-giuridico-politico di Carlo Alberto è di una chiarezza sconcertante. Per quella volta che – una tantum – si era fatta una vera riforma per incominciare a pensare ad una giustizia civile effettiva, si è scatenato un putiferio degno di miglior causa. Ma bisogna perserverare e guardare con attenzione all’unico esempio di mediazione civile obbligatoria esistente al mondo: in Argentina, dal 1995 in fase sperimentale prorogata per tre lustri; definitivamente con la legge del 2010. In 15 anni di applicazione, la mediazione civile obbligatoria ha prodotto un tasso di circa il 50% di conciliazioni. Possibile che in Italia non si riesca ad imitare un esempio così concreto e monitorato? Certo, la legge argentina sulla mediazione è fatta molto meglio della nostra, a partire dalla tecnica legislativa; dà luogo a pochi dubbi interpretativi; prevede la necessità dell’assistenza legale alle parti e che i mediatori siano avvocati con almeno 3 anni di professione (così ha spazzato via ab origine le rumorose e misoneiste proteste dell’avvocatura, al contrario che in Italia); si estende praticamente a tutto, anche alla materia familiare, tranne che ad alcuni casi tassativi e ben enucleati. Funziona; funziona bene; la mediazione è entrata a far parte della mentalità degli argentini, caratterialmente litigiosi come gli italiani (ma più del 50% degli argentini è di origine italiana…).
Da noi, con i tanti distinguo, con le riserve mentali, con le pelose mani avanti a protezione del diritto alla difesa ed all’azione davanti al giudice naturale, con i ricorsi al TAR, siamo fermi all’estetica barocca del formalismo.
Intanto, la Corte Europea (CEDU), ha rimarcato che al 7 dicembre 2010, più di 3.900 richieste per questo tipo di doglianza (il ritardo nel pagamento delle indennità per ritardato processo civile secondo la legge Pinto italiana) erano pendenti davanti alla Corte. Esse sono passate da 613 introdotte nel 2007 a circa 1.340 dal 1° giugno al 7 dicembre 2010. Peraltro, i costi d’indennizzo derivanti dal rimedio Pinto hanno conosciuto negli ultimi anni un aumento esponenziale: alla fine di dicembre 2008 restavano da pagare € 36,5 milioni, oltre ad € 81 milioni già versati”.
Conclude la Corte: “La Corte ravvisa in siffatta mancanza dello Stato (italiano) non solo un fattore aggravante della sua responsabilità nei confronti della Convenzione, ma anche una minaccia per il futuro del sistema creato dalla Convenzione”.
Va bene così; rinviamo l’entrata in vigore della mediazione civile ed aboliamone l’obbligatorietà; resterà tutto come prima; con buona pace per il nostro agonizzante sistema.
13 febbraio 2011 alle 11:27
Carissimo Pierluigi, quando l’Argentina ha iniziato il suo percorso sperimentale di conciliazione veniva fuori da un periodo di dittatura. Solo alcuni intellettuali avevano osato prendere segreti contatti con le Università americane e studiavano, studiavano con grande fervore. Forse per loro il concetto di conciliazione si sposava anche a quello di libertà, aveva un carattere sacrale. E nonostante ciò anche loro hanno avuto difficoltà simili a quelle che noi viviamo in queste ore. Come tu ricordi in modo assai chiaro le hanno risolte, ma ci hanno messo 15 anni a rodare il sistema: è verissimo poi che gli avvocati hanno ottenuto l’assistenza obbligatoria, ma hanno pure studiato mediazione (e non diritto) per tre anni prima di avvicinarsi ad un setting. Prima di accampare pretese sono diventati dunque esperti di mediazione: non è un caso che le Università italiane più illuminate abbiano a suo tempo tenuto master biennali in materia.
Il fatto che gli avvocati argentini fossero giuristi no ha dunque, a mio modesto parere, rilevanza in assoluto. Paradigmatica credo in questo senso sia l’esperienza maturata in Giappone che è comunque paese di civil law ed ha medie di risoluzione in conciliazione simili all’Argentina (55%). Qui la conciliazione c’è da secoli e ancora alla fine dell’800 si ignorava che cosa fosse un processo (così anche Cina sino al famoso processo della “banda dei quattro”) . Inizialmente la conciliazione veniva affidata ai maschi più eminenti della comunità, potremmo dire agli amministratori di quei territori, ma i risultati erano scarsi perché non erano interessati a conciliare le persone, ma ad inculcare i valori tradizionali anche in contrasto con le norme giuridiche. Oggi è affidata a commissioni composte da un giudice togato e da mediatori appartenenti ai ceti più vari: solo il 10% svolge professioni giuridiche e ciò nonostante i Giapponesi abbiano un concetto di società verticale, detto Tate Shakai che permea tutte le interazioni tra gli individui, e determina le posizione di ogni individuo rispetto agli altri, sulla base di età, sesso, istruzione, e professione e che la loro conciliazione sia in realtà una transazione che viene “imposta” ai litiganti i quali vengono sentiti solo in sessioni private.
In sintesi il mio ragionamento vale per tutti i professionisti: non sentiamoci indispensabili in mediazione solo perché siamo ferrati nel nostro mestiere, ma perché conosciamo in profondità le dinamiche del conflitto e quindi possiamo aiutare i nostri assistiti a trovare accordi solidi, efficaci e completi; soluzioni che non li lascino insomma alla fine con l’amaro in bocca.
17 febbraio 2011 alle 17:11
Grazie per le interessantissime osservazioni e per gli approfondimenti. Adesso che il Senato ha approvato un emendamento “soft”, siamo alla vigili di una rivoluzione possibile. Speriamo di farcela!
Carlo Alberto Calcagno ha detto:
17 febbraio 2011 alle 17:49
Con amici preparati come te ce la facciamo di sicuro. Un abbraccio!
14 aprile 2011 alle 12:03
il tar boccia la conciliazione, la parola alla consulta. l’aspetto interessante sono le critiche alla terzerietà degli organismi ed alla impreparazione dei conciliatori formati in appena 50 ore. voglio proprio vedere come se la caveranno i poteri forti dela conciliazione (trust, organismi, banche, assicurazioni). Forse è la parola fine ai supermarKet della giiustizia, alle mercificazione del diritto.
per quanto riguarda le caste, è un pò difficile identificarla negli avvocati. E’ difficie essere casta in 236.000
Avv. Luca Tantalo ha risposto:
14 aprile 2011 alle 12:19
Sono d’accordo con Carlo Alberto: il Tar non ha bocciato nulla, ha solo risposto ad un’eccezione di incostituzionalità inviando gli atti alla Corte, che se ne occuperà, e deciderà in merito. Potrebbe anche decidere che non c’è nulla di incostituzionale. Questa faccenda dei “poteri forti”, perdonatemi ma mi fa ridere. Assicurazioni e banche, in questo caso, non c’entrano veramente nulla.
14 aprile 2011 alle 12:10
Può essere, esimio collega, che Lei abbia letto un’altra sentenza… io le cose che ha scritto lei non le ho lette, ma può essere che mi sia sfuggito qualcosa.
14 aprile 2011 alle 12:58
Intanto mi scuso con tutti, ma non mi ero accorto che il sistema aveva preso il nome del sito dove imbratto la tela. Non mi sta simpatico chi si trincera dietro le sigle o gli pseudonimi e faccio ammenda.Bene hai fatto carissimo Luca a rilevare che si trattava di me. Pure io non credo alla storia dei “poteri forti” e non perché non ce ne siano. Ci sono eccome! Ma sarebbe strano che i poteri forti volessero imporsi attraverso un soggetto che è imparziale, neutrale, riservato e senza potere alcuno di decisione. Pensiamo al fatto che in California (Advisory Committee comment) si raccomanda al mediatore giurista addirittura di non discutere di legge perché ciò potrebbe scontrarsi con le norme che reggono la professione. Che cosa potrebbe portare ai poteri forti un soggetto cosi? Forse la pace e la tranquillità? Se è questo che vogliono i poteri forti, ditemi dove mi posso iscrivere che mi iscrivo.
terminio claudio ha detto:
14 aprile 2011 alle 19:28
quando il Tar o altra autorità rimette ala corte costituzionale, non è atto dovuto ma facoltativo. la decisione presa dal TAR sta a significare che, indipendetemente da quella che sarà la decisione della Corte,il Giudice rimettente nutre dubbi sulla costituzionalità. L’atto del TAR non era dovuto. E’ la presa di coscienza di chi ha compreso la grande truffa ai danni del cittadino.
in questo momento sono alla prese con un tentativo di cocniliazione obbligatoria per dirittoi reali. devo discutere di preliminare proprio e/o improprio, precrizioni decennali e quinquennali,diritti imprescrittibili e dirtto imprescrittibile. cosa cavolo ne capirà un conciliatore formato in 50 ore? perchè devo pagare € 3.600 a parte per un tentativo chenon riuscirà visto che le parti litigano da 18 anni (senza avvocati).,
14 aprile 2011 alle 20:14
Il Tar non è un organo qualunque, se ha preciso quella decisione è ovvio che non ha giudicato la questione manifestatamente infondata, ma è pur vero che non ha sospeso il regolamento, come pure avrebbe potuto fare. Sei alle prese con un tentativo di conciliazione? Spero che tu abbia scelto bene l’ente e che abbia chiesto (come è consentito) di avere come mediatore un avvocato.
15 aprile 2011 alle 10:10
allora non ci capiamo. io ho scelto un mediatore avvocato, ma cosa avrebe fatto il mio cliente se non avesse voluto ascoltare i miei consigli? certe cose vanno previste per legge e non lasciare la scelta al cittadino profano.
se il mio avversaro se non potrà permettersi un avvocato come finirà (male per lui)
15 aprile 2011 alle 10:23
Il cliente si è appunto rivolto ad un avvocato per avere dei consigli…perché non avrebbe dovuto ascoltarli? Se la controparte non può permettersi un avvocato di fiducia, non avrebbe potuto farlo nemmeno in giudizio, no?
15 aprile 2011 alle 10:44
se la consulta lascerà passare solo uno dei punti di sospetta incostituzionalità, allora sarà fatta.
15 aprile 2011 alle 10:47
Sì, e continueremo ad avere rinvii al 2016. La mia speranza è che alla Consulta non ci arrivi proprio, con un intervento del legislatore che accontenti gli avvocati in modo che magicamente smettano di protestare.
in giudizio esiste una norma sacrosanta, il principio della soccombenza. norma che non esiste nel (solo tentativo) di conciliazione.
15 aprile 2011 alle 10:49
non è finita qui. Solleveremo eccezioni di incostituzionalità inannzi alle Autorità Giudiziaria ordinarie, civili, amministrative, tributarie. Ci rivoleremo alla giistizia europea.
15 aprile 2011 alle 10:51
Mah…si vede che esercitiamo la Professione in due mondi diversi. In ogni caso, la Mediazione, ben fatta (come modestamente si fa dove la svolgo io) è un istituto eccellente, mille volte meglio di dieci anni di causa con giudici che non capiscono nulla, non ti ascoltano proprio e magari cambiano pure due / tre volte nel corso del giudizio.
15 aprile 2011 alle 10:54
Liberissimi! Non comprendo questa rabbia, ma liberissimi. Anche io sono avvocato, eppure cerco di non essere cieco. Oppure pensate che gli avvocati favorevoli alla mediazione (e siamo tanti) siano dei pazzi suicidi? E dove eravate, tutti quanti, mentre la norma veniva discussa ed approvata? Perchè De Tilla e co. non hanno scioperato prima? Da quando in qua si sciopera dopo che una norma è entrata in vigore? Io proverei a riflettere.
15 aprile 2011 alle 11:29
“La miglior legge ed utile usanza che io abbia mai veduto, sta in Olanda; ove quando l’un contro l’altro due uomini vogliono litigare, sono obbligati ad andare dapprima dinanzi al tribunale de’ giudici conciliatori chiamati, fattori di pace. Se le parti giungono con un avvocato ed un procuratore, si fa innanzi tutto ritirar questi ultimi, siccome dal fuoco che si vuol spegnere si tolgono le legna. I fattori di pace dicono alle parti:<> Che se la forza del cavillare è troppo viva in questi contendenti, li rimanda ad altro giorno, affinché il tempo lenisca i sintomi della loro malattia; indi i giudici li mandano a chiamare una seconda ed una terza volta, ma se la loro follia è incurabile, si permette loro di litigare, siccome si abbandonano all’amputazione del chirurgo le membra cancrenate: allora la giustizia prende il suo impero” (VOLTAIRE, 1745).
15 aprile 2011 alle 11:31
La miglior legge ed utile usanza che io abbia mai veduto, sta in Olanda; ove quando l’un contro l’altro due uomini vogliono litigare, sono obbligati ad andare dapprima dinanzi al tribunale de’ giudici conciliatori chiamati, fattori di pace. Se le parti giungono con un avvocato ed un procuratore, si fa innanzi tutto ritirar questi ultimi, siccome dal fuoco che si vuol spegnere si tolgono le legna. I fattori di pace dicono alle parti:”Voi siete dei grandi pazzi nel voler consumare il vostro denaro per rendervi scambievolmente infelici; noi vi accomoderemo senza costarvene nulla.” Che se la forza del cavillare è troppo viva in questi contendenti, li rimanda ad altro giorno, affinché il tempo lenisca i sintomi della loro malattia; indi i giudici li mandano a chiamare una seconda ed una terza volta, ma se la loro follia è incurabile, si permette loro di litigare, siccome si abbandonano all’amputazione del chirurgo le membra cancrenate: allora la giustizia prende il suo impero” (VOLTAIRE).
15 aprile 2011 alle 11:45
Voltaire sarebbe inorridito se avesse potuto conoscere la nostra mediaconciliazione. Non si è contro di essa, nè contro ogni incentivo alla riappacificazione. Ma diciamo NO alla mercificazione, ai mediatori inesperti ad ogni regola giuridica,al terrorismo della sanzione punitiva,agli oganismi che organizzano i supermarket della giiustizia, alle spese imposte solo per tentare la conciliazione. Non per nulla i fattori di pace erano in Tribunali.
Un ultimo appunto. Un macroleso per un risarcimento danni dovrà pagare 9000 euro per tentare la conciiazione!!!!!!! vero è che il valore della causa è alto perchè supera i 5.000.000 ma il contributo unificato per la causa costa appena € 1.200 o poco più
15 aprile 2011 alle 11:49
se i Magistrati non capiscono nulla con la laurea in giurisprudenza, un esame di stato (tosto), un uditorato non semplice, figuriamoci un mediatore con la minilaurea o un diplomato con 50 ore di formazione che si conclude con un attestato rilasciato da un organismoprivato (a pagamento) senza esami. Conosco un centinaio di concilatori che hanno frequentato corsi, dormito durante le lezioni e oggi sono più ignoranti diprima.
15 aprile 2011 alle 12:58
Qualcuno mi disse una volta che non vedeva di buon occhio le barriere all’entrata delle professioni perché tanto la selezione la fa il mondo del lavoro. Qui la selezione è operata dagli organismi che non sono di certo un ente di beneficenza. Un conciliatore incapace difficilmente potrà entrare in un organismo di mediazione (e questo glielo dico da valutatore), ancor più difficilmente potrà essere nominato in una procedura. Ma mettiamo che entri lo stesso e sia nominato: se il suo verbale/proposta non sarà omologato perché contrario a norme imperative o all’ordine pubblico (ricordiamo per bene gli obblighi di legge) è probabile che vada a fare un altro mestiere. Se un giudice sbaglia sentenza non mi risulta che ci siano conseguenze (ai tempi del corso in magistratura l’insegnante mi diceva “basta che la tua sentenza sia logica”); se un avvocato sbaglia una pratica al limite perde il cliente e l’assicurazione copre i danni.
Il mediatore che sbaglia è fuori dal gioco: stia tranquillo quindi caro collega che lo scenario da Lei delineato difficilmente potrà trovare coronamento.
Per il resto se dovessi essere un cliente preferirei pagare per una mediazione dove decido io piuttosto che pagare un avvocato che si limita a rimettere la questione al giudice, perché di questo stiamo parlando. Il legale nel momento in ci si rivolge al processo attesta a ben vedere due fallimenti: quello del cliente che non è in grado di risolvere da solo i suoi problemi e quello suo che deve rivolgersi ad un terzo per vedere forse riconosciuti gli interessi del suo assistito.
15 aprile 2011 alle 14:12
Bravo Carlo Alberto. I tuoi concetti sono chiarissimi, ma tanto se uno non vuole capire…
15 aprile 2011 alle 14:50
Secondo me sarebbe tutto più semplice se l’Università italiana adottasse la mediazione come materia obbligatoria di studio. Io non conosco legali che abbiano frequentato un corso fatto secondo criterio e che si siano dimostrati dubbiosi o recalcitranti. Al limite conosco legali e professionisti in genere che hanno incontrato difficoltà, perché è difficile fare il mediatore. Bisogna essere capaci di comunicare e di ascoltare e non è davvero cosa da poco.
Non sono le cinquanta ore che fanno un mediatore, ma le sue attitudini.
Ricordo a me stesso che in California (patria attuale delle mediazione) i mediatori del panel giudiziario devono avere 1) almeno trenta (30) ore di formazione da mediatori, 2) aver completato almeno 8 mediazioni (ciascuna della durata di almeno due ore negli ultimi 3 anni), e 3) aver partecipato a 4 ore di formazione continua in un corso ADR approvato da un Istituto di formazione continua. Quindi i requisiti non sono dissimili dai nostri. Il discorso relativo alle conoscenze entra sì in gioco, ma nel momento in cui le parti hanno contrattualmente e per iscritto stabilito che vogliono un mediatore con determinate caratteristiche (per questo Luca suggeriva di chiedere la nomina del legale alla bisogna). In altre parole in astratto si può richiedere al mediatore di avere delle abilità di base (che lui peraltro è tenuto a verificare continuamente nel corso della procedura), ma non si può chiedere in astratto al mediatore di possedere delle conoscenze: queste gli saranno richieste in concreto dalle parti e con queste richieste dovrà sempre misurarsi, perché comunque in mediazione si sa con che cosa si inizia (in linea di massima), ma non si può sapere con che cosa si finirà.
15 aprile 2011 alle 15:38
Tanto è vero quello che dici, Carlo Alberto, che ti confesso una cosa: prima di fare il corso di Adr Center ero alquanto dubbioso. Siccome il corso è stato veramente ottimo, di una professionalità quasi eccessiva, ho cancellato ogni dubbio. E quando hai finito il corso, non è che il giorno dopo fai le mediazioni: è obbligatorio anche un periodo di uditorato, a maggior garanzia di serietà. Poi, è ovvio, sta a chi deve presentare l’istanza scegliere un organismo serio: ma non è che quando vai dall’avvocato scegli il primo venuto…
15 aprile 2011 alle 16:20
Di fronte all’ignoto ognuno di noi ha paura e si difende. E siccome non siamo delle isole non possiamo che divenire preda degli stereotipi e dei conseguenti pregiudizi. Con questi ci rivestiamo inconsapevolmente come con una corazza che ci permette di rimanere all’interno di un dato gruppo sociale e di possedere delle certezze e dei legami.
E tutto ciò che sta all’interno della cornice è irragionevolmente buono, tutto ciò che sta all’esterno va irragionevolmente combattuto.
Ciò che cambia le carte in tavola sono i contatti tra le persone, perché il contatto demolisce gli stereotipi. Qui inizia la trattativa tra gli uomini. E così il legale che incontra l’insegnante di mediazione espone subito il suo pregiudizio: “Il mediatore deve essere competente come me, diversamente non è un mediatore”.
L’insegnante lo ascolta con pazienza e con pazienza gli dimostra che il mediatore è una persona che ha abilità diverse da quelle che il legale immaginava a priori e che queste abilità, una volta allenate, possono costituire un valore aggiunto per la vita di ogni giorno, perché queste abilità non snaturano la professionalità, né la sostituiscono, ma la esaltano e la completano.
A questo punto il legale non ha più paura, ha solo voglia di imparare, di sapere sempre di più; combatte solo con se stesso ed i limiti di uomo, e non con i pregiudizi; è finalmente libero. Vorrebbe portare la buona novella all’interno della sua cornice e si augura che i colleghi comprendano prima e meglio di lui, ma ci vuole tempo per ascoltare e pazienza per spiegare e non bisogna mai dimenticare di come noi stessi eravamo prigionieri.
15 aprile 2011 alle 19:51
non mi covince! se la conciliazione è obbligatoria solo in Argentina, e funziona tanto bene, allora ridisegniamo la nostra su quel modulo (compreso l’assistenza legale e la mediazione ai tecnici del diritto). Nessun procedimento di conciliazione in altri paesi somiglia al nostro, nessuno ha privatizzato la giustizia. Negli altri paesi la conciliazione o è facoltativa, oppure obbligatoria ma con l’assistenza legale e la mediazione riservata direttamente ai giuristi.
la figura del Giuidice Conciliatore, che esisteva nel nostro paese prima del Giudice di Pace, in orgine svolgeva anche conciliazioni ma non erano obbligatorie e solo per poche materie, egli restava comunque un Giudice con funzioni giuridizionali. Ad egli erano però riservate solo poche materie di scarso valore economico (non certo d. reali, successioni, comodato, ecc.)
In uno stato di diritto le garanzie di serietà, imparzialità, preparazione non vanno ASSOLUTAMENTE affidate al mercato ma alla legge. Non credo al liberismo nelle professioni perchè: “Noi affidamo la nosta salute al medico, il nostro patrimonio e talvolta la reputazione all’avvocato. Non si potrebbe senza rischio riporre tanta fiducia in persone di assai vile o bassa condizione”, come ripeteva Adam Smith padre del liberalismo economico (La ricchezza delle Nazioni Utet Torino 1996 p. 202).
un avvocato che sbaglia? Paga! e se paga l’assicurazione è la stessa cosa, e ciò vale anche per i conciliatorei (che sono assicurati).
un Giudice che sbaglia? Paga ma solo per dolo o colpa grave, e ciò è la massima garanzia di autonomia della Magistratura che non si subordina a nessuno, non ha un responsabile di organismo cui rendere conto, pereguita senza paura i potebnti e di prepotenti.
Un conciliatore che sbaglia lo fa fuori il mercato ? ma il conciliatore non è un artigiano che vende scarpe, quando ha sbagliato ha commmesso un INGIUSTIZIA.
A questo punto liberalizziamo tutto, magari anche la professione medica e facciamo curare i tumori ai ragonieri, costruire fabbricati ai commercialisti,
curare la carie agli avvocati, naturalmente preia 50 ore di formazione.
Caro vecchio A. Smith, pedre del liberalismo, e caro Voltarie padre della ragione, come hannomale inetpretato i Vs. insegnamenti!!!!
l’Avvocato che sbaglia paga (e se paga la sua assicurazione è la stessa cosa).
15 aprile 2011 alle 22:31
Andiamo con ordine premesso comunque che non voglio convincere nessuno perché diversamente sarei un mediatore che ha sbagliato mestiere.
Noi non siamo l’Argentina e non siamo nemmeno la Grecia che ha adottato analogo sistema: non abbiamo la stessa storia economica e politica di questi paesi da Lei citati. Aggiungo qui perché conosco bene la studiosa che dopo la dittatura ha importato l’ADR nel paese, che in Argentina l’assistenza tecnica è stata introdotta solo a seguito della protesta dei legali che non sono stati considerati inizialmente nemmeno sufficientemente imparziali per svolgere l’attività di mediazione.
Quanto agli altri paesi mi consenta di dissentire profondamente da quanto scritto da Lei.
In California tanto per stare nel continente americano e per valore inferiore ai 50.000 $ Lei non andrebbe in giudizio in prima battuta nemmeno se mettesse la pistola alla tempia del giudice, dato che è previsto l’arbitrato obbligatorio ed in sostituzione, se il giudice la dispone, la mediazione. Per valori superiori ai 50.000 $ peraltro il giudice può ordinare una sessione informativa obbligatoria, a conclusione della quale la maggior parte delle controversie si compongono tra le parti (solo il 5% delle controversie arrivano in giudizio) prima della data fissata per il trial.
Ma veniamo all’Europa ove ci sono ADR obbligatori e addirittura vincolanti che fanno impallidire la nostra mediazione.
Il tentativo di mediazione informativo è previsto obbligatoriamente dalla legislazione francese a partire dal 2003 in materia famigliare e la conciliazione è poi obbligatoria in caso di divorzio e nei procedimenti davanti al conseil des prud’hommes.
Sempre in Francia la commissione dipartimentale di conciliazione in materia di contratti di locazione abitativi conduce un tentativo di conciliazione che è obbligatorio: del pari avviene per la vendita diretta ed in tema di pubblicità in relazione alla partecipazione delle industrie. In caso di immatricolazione dei veicoli a motori e per i reclami davanti alla Banca centrale tedesca si tiene invece un arbitrato obbligatorio.
La mediazione obbligatoria si ritrova in particolare prima nei singoli länder (ossia nei dipartimenti; v. ad es. in Baviera), e poi in toto a partire dal 2002.
In Germania un dipartimento può prevedere per legge regionale che non sia ammissibile intentare una causa se non dopo aver esperito un tentativo di conciliazione presso un organo di conciliazione riconosciuto.
Ciò vale per le controversie patrimoniali di valore non superiore a 750 € e per determinate controversie nell’ambito del diritto di vicinato o in materia di diffamazione. In questi casi, l’azione giudiziaria proposta senza aver prima esperito un tentativo di conciliazione viene respinta in quanto inammissibile.
Alla metà del 2007 ben otto Länder hanno previsto l’obbligo di effettuare un tentativo di conciliazione extragiudiziale.
I procedimenti di conciliazione inerenti alla formazione professionale sono sempre obbligatori. E così per le imprese quelli in materia di prodotti finanziari.
In Austria esiste ancora e dal 2002 una conciliazione preventiva obbligatoria quando si tratti di una controversia in materia locatizia e di proprietà immobiliare, anche di pubblica utilità; la mediazione è poi obbligatoria nelle liti di vicinato.
In Irlanda è necessaria la partecipazione a metodi ADR per il settore della pubblicità, delle pensioni, della vendita diretta e dei servizi finanziari.
In Inghilterra vi è attualmente una forte spinta verso la mediazione obbligatoria e comunque nel Regno Unito c’è il ricorso obbligatorio degli operatori commerciali all’Ombudsman per i servizi finanziari.
In Belgio la mediazione è obbligatoria per le industrie nei seguenti settori: telecomunicazioni, assicurazioni, poste, diritti dell’infanzia, rapporti con il governo, rapporto con le istituzioni dell’Unione Europea, banche, energia, collocamento privato, pensioni, prodotti finanziari.
In Danimarca la conciliazione è obbligatoria per le imprese nel settore del turismo in merito ai viaggi e all’alloggiamento e nel settore dei mutui ipotecari .
In Estonia l’arbitrato è obbligatorio in materia di assicurazione per le imprese, mentre è volontaria la conciliazione.
In Svezia la mediazione è obbligatoria per le controversie che ineriscono la locazione ad uso commerciale.
Con decreto n. 138/2000, è stato introdotto in Romania l’art. 720 1 a tenore del quale rapporti commerciali in contestazione, quando sono suscettibili di valutazione monetaria, devono essere preventivamente risolti attraverso la conciliazione diretta (conciliere directa) con l’altra parte.
Si tratta in sostanza di una specie di discovery obbligatoria: il richiedente s’incontra con la parte avversa che lo informa per iscritto delle domande giudiziali che svolgerà e della loro base giuridica, e di tutti i documenti che li supportano. L’incontro vero e proprio di conciliazione avviene decorsi 15 giorni da tale scambio. La conciliazione si formalizza un documento scritto che mostra i crediti reciproci in materia e punto di vista di ciascuna parte.
L’art. 109 del Codice di procedura civile prevede all’uopo che chi rivendica un diritto contro un’altra persona deve fare una richiesta davanti al giudice competente. Nei casi specifici però previsti dalla legge – ossia nel caso stabilito dall’art. 720 1 citato -, il rinvio al giudice competente può essere effettuato solo dopo il compimento di una procedura preliminare, alle condizioni stabilite da tale legge. La prova della procedura preliminare deve essere allegata alla citazione.
Anche in Grecia abbiamo dal 1995 un meccanismo simile a quello rumeno che nell’intenzione del legislatore ellenico avrebbe dovuto funzionare da επίλυσης των διαφορών (ΕΤΕΔ) extragiudiziale, ma nella prassi viene utilizzato soltanto come procedura preventiva al giudizio.
In altre parole per i procedimenti di diritto privato che rientrano in funzione della loro materia nella giurisdizione del tribunale collegiale di primo grado e per i quali il diritto sostanziale consente la conciliazione, si deve svolgere un tentativo obbligatorio.
Quando registra l’atto iniziale del procedimento e fissa la data dell’udienza, il cancelliere appone, sull’originale e sulle copie, un timbro leggibile recante l’indicazione che l’udienza avrà luogo soltanto previo tentativo di “soluzione extragiudiziale della controversia” .
La convocazione in udienza deve comprendere anche l’invito al convenuto a presentarsi presso l’ufficio dell’avvocato o del collegio di avvocati del ricorrente in un determinato giorno e ora, per cercar di giungere alla risoluzione extragiudiziale della controversia.
Il progetto di legge sulla mediazione civile e commerciale di prossima approvazione in Spagna prevede di introdurre un nuovo comma 3 all’art. 437 LEC e un nuovo comma 2 all’art. 439 LEC, a norma dei quali in alcuni giudizi verbali a causa del basso valore è obbligatorio tentare la mediazione tra le parti nei sei mesi che precedono il deposito della domanda, ed il tentativo deve essere certificato nel verbale che conclude la procedura.
Si tratta del caso in cui si richieda in giudizio il pagamento di una somma inferiore a 1.000.000 di pesetas.
Nell’ipotesi descritta bisogna appunto dar prova di avere effettuato nei sei mesi precedenti alla domanda un tentativo di mediazione perché diversamente l’azione è irricevibile.
Non so poi dove Lei abbia preso le informazioni sul conciliatore.
Intanto il conciliatore non fa mediazione e non l’ha mai fatta, glielo assicuro, visto che mi onoro di essere uno cultore di questa figura.
Il conciliatore fa da sempre una conciliazione mista che è un’altra cosa.
Inoltre non ha limiti di materia o di valore in preventiva e non lo aveva nemmeno duecento anni fa.
I limiti riguardavano soltanto la conciliazione giudiziale, che come lei ben sa è un’altra cosa ancora.
Inoltre fino agli anni 60’, come Lei sa certamente meglio di me, le questioni più importanti nel nostro paese andavano in arbitrato obbligatorio, che mi sembra ben peggio che una mediazione obbligatoria e quindi il conciliatore poteva anche prendersi il lusso di fare una conciliazione volontaria, peraltro obbligatoria per il giudice dalla fine del dominio napoleonico nel Regno delle Due Sicilie.
Io non ho detto poi che i mediatori sono affidati al mercato, ma esattamente il contrario.
Sono gli avvocati che sono affidati al mercato.
I mediatori sono affidati agli organismi e presso i COA se fanno un errore sulla proposta che non viene omologata vengono cancellati, e se fanno un verbale che non viene omologato subiscono la “crocifissione” dei consigli dell’Ordine e delle Commissioni presso i COA e possono essere cancellati: anche questo glielo assicuro e baste che vada a verificarlo su qualsiasi regolamento.
I mediatori non sono assicurati, se non in alcuni paesi (ad esempio nel regno Unito: non a caso se si vuole una polizza in Italia bisogna contattare i Lloyd di Londra e ci vuole un mese per ottenere una polizza).
Sono solo i Consigli dell’Ordine che pretendono dai mediatori l’assicurazione e contra legem; lo stesso vale naturalmente per l’esclusività che i COA pretendono sperando che faccia fallire l’istituto.
Non si faccia mettere in bocca frasi trite e ritrite: ragioni con la Sua testa e magari partecipi ad un corso di mediazione come si deve.
16 aprile 2011 alle 10:59
evidentemente parliamo lingue diverse. in un modo o nell’altro la conciliazione negli altri paesi non presenta affatto l’insieme delle caratteristiche della nostra (obbligatorietà, sanzione punitiva, no assistenza obbligatoria, no preparazione giuridica, no controllo giudiziale, obbligo informativa, libero mercato, organismi e non conciliatori singoli ecc.).
negli altri paesi, per la maggioranza dei casi la conciliaizone è facoltativa, se è obbligatoria è prevista l’assistenza legale, oppure la figura del conciliatore in qualche modo giurista, o magari la limitazione a poche questioni e materie o la discrezionalità del giudice se rimettere al conciliatore.
Interessante il caso della California (che non conoscevo). A quanto posso capire, prima di agitre in giudizio devo esperite l’arbitrato obbligatorio, che però non è affatto conciliazione. oppure una mediazione ma per diposzione giudiziale, e pure non è la stessa cosa.
più leggo, più mi informo, più mi convinco che l’obiettivo in italia è sempre lo stesso: liberalizzare, privatizzare, aprire ai poteri forti, schiacciare i singoli. .
16 aprile 2011 alle 11:13
Io cito dati e non faccio affermazione generiche e apodittiche (tralasciando il fatto che sono inveritiere): io parlo delle legislazioni che sono oggetto del mio studio ed impegno quotidiano.
Se si vuole confrontare sulle singole legislazioni in profondità e rispondermi su quelle mi fa pure piacere; diversamente ritengo che il colloquio abbia preso una piega poco utile a me ed evidentemente a Lei.
E pertanto non posso che augurarLe la migliore giornata.
18 aprile 2011 alle 12:35
non amo affermazione apodittiche, ma ciò non mi esime dal fare valutazioni!
Per quanto riguarda i dati una cosa è sicura. La conciliazione è necessaria per porre un filtro. OK siamo tutti d’accordo.
Ma il problema è sempre lo stesso. Non esiste paese al mondo chi si sia dotato di un sistema cone il nostro, non esiste un correttivo agli abusi,il procedimento è stato ricopiato sullo schema della conciliazione societaria ma quella era facoltativa, come ricorda MIchele VIetti Vicepresidente dela CSM (che non è l’AMN), che fu tra i padri della riforma.
insomma, in ogni dato, norma, legge straniera c’è qualcosa che corregge il tiro.
auguro anche a Lei buona giornata
18 aprile 2011 alle 14:00
Non le ama ma le fa, le affermazioni apodittiche. Anche io posso scrivere qualsiasi cosa che mi venga in mente e dire che sono valutazioni: sarebbe semplice, se lo volessi, mi creda, la fantasia è l’unica cosa che non mi manca. Il procedimento del decreto 28/10 è stato ispirato alla riforma societaria (che a sua volta forse ha preso da qualche cosa d’altro…) perché è la legge delega a richiederlo. ma non si capisce perché il legislatore avrebbe dovuto:1) abrogare una disciplina volontaria e poi 2) copiarla uguale per riportarla in vita; sarebbe un percorso strano, per non dire demenziale (ci pensi il TAR LAZIO…). Se la riforma societaria fosse stata una buona disciplina, sarebbe bastato inserire una norma sulla esecutorietà del verbale nel caso di controversia transfrontaliera (in ottemperanza della direttiva 52/08), come è successo in alcuni ordinamenti che avevano una legislazione avanzata in materia, ed il gioco era fatto: perché affannarsi? In realtà il legislatore ha voluto fare una cosa diversa ed è andato a pescare in Belgio, in California, in Germania, in Inghilterra…: può essere che l’esito non sia a regola d’arte, ma tutto è migliorabile nella vita (se no che vivremmo a fare?). Io ad esempio sarei stato più incisivo, come hanno fatto in California ove si prevede come da noi l’informativa. Là l’avvocato non si limita però ad informare il suo cliente, ma deve dare anche atto di averne discusso con lui e di avere individuato l’ADR che il cliente preferisce. Chissà che avrebbe fatto l’avvocato italiano di fronte ad una richiesta di questo genere che nel mondo anglo-sassone è pacifica e di partenza… altro che parlare di ADR filtro… francamente l’ADR è tutto fuorché un filtro, è una esperienza che può cambiare la vita delle persone e sono certo che se anche Lei avrà l’opportunità di provarla si ricrederà.
11 maggio 2011 alle 18:52
finalmente una buona notizia! Forse sarà introdotto l’obbligo dell’assistenza legale per i procedimenti di conciliazione. Solo in tal modo potrà garantirsi la miglio tutela dell’utente della giustizia.
11 maggio 2011 alle 21:57
Veramente e’ praticamente ufficiale, basta leggere l’ultimo articolo che ho pubblicato.
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