Source: http://www.commercialistatelematico.net/rass.php?idrassegna=Correzione-dati-730-precompilato-per-interventi-su-parti-comuni-condominiali_1068
Timestamp: 2020-08-07 01:04:58+00:00
Document Index: 169798270

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art 23']

Rassegna stampa fiscale – amministrativa – lavoro del 23-04-2018
Nel modello 730/2018 precompilato, quadro E, sezioni III e IV, compaiono i dati delle detrazioni spettanti per interventi di recupero del patrimonio edilizio, bonus mobili e risparmio energetico. E' tuttavia necessario un controllo riguardo agli interventi sulle parti comuni condominiali i cui bonifici sono stati pagati nel 2017, poiché è probabile che i dati non siano effettivamente congruenti. In caso di errore il contribuente può correggere i dati mancanti.
Rischio sanzioni per assegni trasferibili di importo pari o superiore a 1.000 euro
Chi ha emesso assegni senza la clausola di non trasferibilità, di importo pari o superiore a 1.000 euro, rischia di subire una sanzione di importo variabile tra 3.000 e 50.000 euro. L’obbligo di emissione degli assegni con la clausola di non trasferibilità è in vigore dal 2007 (D.Lgs. 231). Inoltre, le banche, dal 30.04.2008, rilasciano carnet di assegni con l’indicazione prestampata “non trasferibile”; di conseguenza, i titoli non possono circolare liberamente mediante girata e potranno soltanto essere presentati in banca per l’incasso del beneficiario. La violazione potrebbe essersi verificata se è stato utilizzato un assegno tratto da un “vecchio” carnet rilasciato dalla banca prima del 30.04.2008. In tal caso, se la clausola non è stata apposta dal traente per mera disattenzione e l’assegno è stato emesso per un importo pari o superiore a 1.000 euro, la violazione è sicuramente commessa.
Irap per autonoma organizzazione
In tema di Irap il legislatore ha lasciato alla giurisprudenza il compito di definire il confine dell’autonoma organizzazione. Le istruzioni alla dichiarazione Irap si limitano a segnalare che non sono interessati al tributo le seguenti categorie: soggetti che esercitano attività agricola (art. 32 Tuir); cooperative agricole e della piccola pesca (D.P.R. 601/1973); soggetti in regime di vantaggio (minimi) compresi esercenti arti o professioni; soggetti in regime forfetario; i medici che abbiano sottoscritto convenzioni con gli ospedali per svolgere la professione dentro tali strutture, con un fatturato che supera il 75% del proprio reddito complessivo. Per esempio, non sono soggetti a Irap i compensi del commercialista per gli incarichi di sindaco e revisore di società/enti o di consulente tecnico, se li si può distinguere dall’attività professionale e se ci si avvale dell’organizzazione di terzi (sentenze nn. 3790/2018, 30395, 28988 e 21161 del 2017).
Imposta di registro e risoluzione di una donazione
La Commissione tributaria provinciale di Cuneo, con la sentenza n. 295/2017, ha ritenuto soggetto a imposta diregistro il contratto con il quale si risolve una precedente donazione, solamente nel caso in cui sia previsto il pagamento di un corrispettivo, a carico dell’originario donante e a favore dell’originario donatario.
Redditometro e lavoratore esonerato dalla dichiarazione dei redditi
La sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia n. 515/2018 ha affermato che non si applica il maggior termine di accertamento previsto per l’omessa dichiarazione se a un lavoratore dipendente esonerato, che non ha presentato la dichiarazione dei redditi, è stato contestata con il redditometro la presenza di somme non dichiarate. Infatti, in questa situazione il carattere presuntivo del redditometro impedisce di considerare omessa la dichiarazione del contribuente esonerato, mancando la certezza della presenza effettiva di redditi ulteriori oltre a quelli comunicati dal sostituto d’imposta.
L’Agenzia delle Entrate, rispondendo all’interpello n. 956-36/2018, ha chiarito che le criptovalute devono essere oggetto di comunicazione mediante il quadro RW e, precisamente, nella colonna 3 con il codice “14” (altre attività estere di natura finanziaria). Il controvalore in euro della valuta virtuale deve essere determinato al 31.12 del periodo di riferimento, al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente l’ha acquistata. Tuttavia, tale risposta non convince, anche perché non affronta il problema dell’indicazione del Paese estero. Ai contribuenti privati che detengono criptovalute si applicano ai fini della tassazione reddituale le regole riguardanti le valute estere e, quindi, tutta la disciplina prevista dagli artt. 67 e 68 del Tuir. La detenzione delle valute virtuali non è soggetta all’Ivafe, in quanto tale imposta va applicata soltanto ai depositi e conti correnti di “natura bancaria”.
Rettifiche alla dichiarazione dei redditi
Secondo la Commissione tributaria regionale di Milano (sentenza n. 3374/2017), la dichiarazione dei redditi non ha valore confessorio, né costituisce fonte di obbligazione tributaria, ma è sempre emendabile per rettificare l’errata esposizione degli importi dovuti, anche a seguito di una cartella di pagamento.
Maggiori ricavi per società a ristretta base azionaria
La Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, con la sentenza n. 22/2018, ha affermato che è possibile presumere maggiori ricavi per i soci di una società di capitali a ristretta base azionaria, ma tale presunzione non vale per la parte di rettifica riferita a costi disconosciuti, essendo indeducibili.
La sentenza della Corte Costituzionale n. 15/2018, in merito all’imposta di pubblicità, non sancisce il diritto generale di ottenere il rimborso della maggiorazione del 50% eventualmente applicata da alcuni Comuni ai sensi dell’art. 11, c. 10, L. 449/1997, poi abrogato dall’art 23, D. L. 83/2012. La materia è stata regolata con la disposizione interpretativa inserita dalla L. 208/2015, c. 739, secondo cui le previsioni di abrogazione non riguardano i Comuni che si fossero già avvalsi di tale norma. Sono fatte salve le delibere adottate prima del 26.06.2012, data di entrata in vigore della norma sull’abrogazione.
Numerosi sono gli adempimenti in capo ai datori di lavoro, necessari ai fini del Regolamento europeo sulla privacy (Gdpr) che entrerà in vigore il 25.05.2018. La valutazione di impatto della privacy (Dpia) è obbligatoria quando viene svolto il trattamento su larga scala di dati sensibili, la sorveglianza su larga scala di luoghi pubblici o accessibili al pubblico e un monitoraggio continuo sui dipendenti. La responsabilità in caso di omissioni o violazioni ricade sul titolare del trattamento di valutazione dei dati personali (Dpo), che può essere una figura esterna; sono previste sanzioni fino a € 10 milioni oppure al 2% del fatturato annuo. Non c’è obbligo di redigere il documento di impatto della privacy, se i dati trattati: non presentano rischi elevati per i diritti e le libertà dei soggetti trattati; sono già stati posti a verifica dalle autorità di controllo; sono compresi nell’elenco facoltativo di chi presta consenso al trattamento o fanno riferimento a norme o regolamenti per cui è già stata presa in considerazione la Dpia.
Uno dei principi fissati dalla legge delega di riforma del Terzo settore riguarda la disciplina del cinque per mille; gli enti beneficiari del contributo, dopo un anno dall’incasso, dovranno inviare alle amministrazioni erogatrici un resoconto di come hanno speso i fondi e pubblicarlo sul proprio sito internet. Tuttavia, le suddette regole non sono ancora pienamente operative, poiché si è in attesa un decreto attuativo dei Ministeri dell’Economia e del Lavoro. Fino all’entrata in vigore del provvedimento restano in vigore le vecchie regole di rendicontazione.