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Timestamp: 2020-07-02 12:57:13+00:00
Document Index: 57264578

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 7', 'art. 1284', 'art. 7', 'art. 2947', 'art. 8', 'art.1284', 'art.183', 'art. 300', 'art.166', 'art.167', 'art.7', 'art. 1284', 'art. 1346', 'art. 1284', 'art. 4', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 1346', 'art. 1418', 'art. 1284', 'art. 1284', 'art.1284', 'art.117', 'art.161', 'art.7', 'art.1283', 'sentenza ', 'art.1283', 'art.1283', 'art.1418', 'art.1283', 'sentenza ', 'art.120', 'art.25', 'art.7', 'art.7', 'art,7', 'art.7', 'art.91', 'art. 7', 'art.1284']

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Carmine Di Fulvio, ha pronunciato la seguente
nella causa civile di I Grado iscritta al n. 6209/2007 r.g. e vertente
M. N., quale procuratore di M. C., rappresentato e difeso dagli avv.ti ANTONIO TANZA e MARIATERESA DE CARLO, giusta procura in atti,
INTESA SANPAOLO SPA (P.I. 10810700152), corrente in Torino, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avv. VINCENZO DI BALDASSARRE, giusta procura in atti,
Con atto di citazione notificato in data 17 dicembre 2007 M. N., quale procuratore generale e speciale di M. C., in virtù di procura notarile del 21.12.2003 rep. n.60464, raccolta n.17042 a rogito del dr Egicio Marra, ha convenuto in giudizio innanzi a questo Tribunale la Intesa Sanpaolo s.p.a. per l'udienza del 26.3.2008 al fine di sentir accogliere le seguenti conclusioni:
"Voglia l'On.le Tribunale adito:
1) ACCERTARE E DICHIARARE la nullità ed inefficacia, per violazione degli artt. 1284, 1346, 2697 e 1418 cc, nonché dell'art. 8 della legge n. 64 del 1986, dell'art. 7, comma 3, delle condizioni generali del contratto apertura di credito e di conto corrente n. 1935370/10/27 oltre i secondari confluenti, intestato a C. M. ed acceso presso la ex Banca Commerciale Italiana, oggi INTESA SANPAOLO SPA, oggetto del rapporto tra le parti del presente giudizio, relativa alla determinazione degli interessi debitori con riferimento alle condizioni usualmente praticate dalle Aziende di credito sulla piazza e, per l'effetto, DICHIARARE la inefficacia degli addebiti in c/c per interessi ultralegali applicati nel corso dell'intero rapporto e l'applicazione in via dispositiva, ai sensi dell'art. 1284, comma 3, cc, degli interessi al saggio legale tempo per tempo vigente;
2) ACCERTARE e DICHIARARE la nullità ed inefficacia, per violazione degli artt. 1283, 2697 e 1418 cc, nonché dell'art. 7, commi 2 e 3, delle condizioni generali del contratto apertura di credito e di conto corrente n. 1935370/10/27 oltre i secondari confluenti, intestato a C. M. ed acceso presso la ex Banca Commerciale Italiana, oggi INTESO SANPAOLO SPA, oggetto del rapporto tra le parti del presente giudizio, relativa alla capitalizzazione trimestrale di interessi, competenze, spese ed oneri applicata nel corso dell'intero rapporto e, per l'effetto, DICHIARARE la inefficacia di ogni e qualsivoglia capitalizzazione di interessi al rapporto in esame;
3) ACCERTARE e DICHIARARE la nullità ed inefficacia, per violazione degli artt. 1325 e 1418 cc, degli addebiti in c/c per non convenute commissioni sul massimo scoperto trimestrale; comunque prive di causa negoziale;
4) ACCERTARE e DICHIARARE la nullità ed inefficacia, per violazione degli artt. 1284, 1346, 2697 e 1418 cc, degli addebiti di interessi ultralegali applicati nel corso dell'intero rapporto sulla differenza in giorni - banca tra la data di effettuazione delle singole operazioni e la data della rispettiva valuta; nonché per mancanza di valida giustificazione causale;
5) ACCERTARE e DICHIARARE, per l'effetto, l'esatto dare-avere tra le parti del rapporto sulla base della riclassificazione contabile del medesimo in regime di saggio legale di interesse, senza capitalizzazioni, con eliminazione di non convenute commissioni di massimo scoperto e di interessi computati alla differenza in giorni - banca tra la data di effettuazione delle singole operazioni e la data della rispettiva valuta;
6) DETERMINARE il Tasso Effettivo Globale (T.E.G.) nell'indicato rapporto bancario;
7) ACCERTARE e DICHIARARE, previo accertamento del Tasso Effettivo Globale, la nullità e l'inefficacia di ogni e qualsivoglia pretesa della convenuta banca per interessi, spese, commissioni, e competenze per contrarietà al disposto di cui alla legge 7 marzo 1996 n. 108, perché eccedente il c.d. tasso soglia nel periodo trimestrale di riferimento, con l'effetto, ai sensi degli artt. 1339 e 1419 cc, della applicazione del tasso legale soma capitalizzazione;
8) CONDANNARE la convenuta banca alla restituzione delle somme illegittimamente addebitate e/o riscosse, oltre interessi legali creditori e rivalutazione monetaria, in favore dell'odierna istante;
9) CONDANNARE in ogni caso la parte soccombente al pagamento delle spese e competenze di giudizio con distrazione in favore dei sottoscritti procuratori antistatari".
La convenuta si è costituita in giudizio con comparsa di costituzione e risposta depositata in Cancelleria il 25.3.2008 concludendo nei seguenti termini:
"1) in via preliminare accertare e dichiarare prescritto, almeno parzialmente, l'eventuale diritto della attore ai sensi per gli effetti dell'art. 2947, 2948 n.4 e 2935 c.c.;
2) in ogni caso, rigettare, siccome inammissibili, improcedibili ed infondate, in fatto ed in diritto tutte le richieste avanzate dall'attore sig. C. M. con la citazione notificata in data 17 dicembre 2007 per tutto quanto esposto nel presente atto;
3) in via subordinata, nella denegata ipotesi in cui l'On. le Giudice adito dovesse ritenere illegittimi gli interessi applicati dalla Banca convenuta al conto corrente n. 16673/1, circoscrivere il ricalcolo degli interessi al periodo che va dall'apertura del conto corrente in oggetto al 1 luglio 2000;
4) con vittoria di spese e competenze di lite'.
A sostegno della domanda l'attore ha dedotto che:
1) Il contratto base originario che regolava il rapporto di apertura di credito con affidamento mediante scoperto sul conto corrente n. 1935370/10/27, aperto in data anteriore al 30.9.1966 e presentante alla data del 11.11.2002 un saldo a chiusura pari a 0, non statuiva un tasso ultralegale determinato ma faceva riferimento alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza; tale clausola era nulla ed inefficace, per violazione degli artt. 1284, 1346, 2697 e 1418 cc, nonché dell'art. 8 della legge n. 64 del 1986, e gli interessi applicati dalla banca dovevano essere sostituiti da quelli legali ex art.1284 ultimo comma c.c.;
2) Il medesimo contratto prevedeva in favore della banca la capitalizzazione trimestrale degli interessi, di commissioni e spese, con clausola da ritenersi nulla ed inefficace, per violazione degli artt. 1283, 2697 e 1418 cc; le capitalizzazioni applicate dovevano, quindi, essere eliminate;
3) Nel corso del rapporto erano, poi, state applicate commissioni di massimo scoperto, anticipazioni e posticipazioni dei giorni valuta e spese non pattuite, che, perciò, andavano escluse;
4) Nel ricalcolo dei rapporti di dare-avere tra le parti in base ai suddetti criteri doveva valutarsi anche l'eventuale superamento dei tassi soglia usurari e la banca doveva essere condannata a restituire all'attore le somme indebitamente versate dal correntista.
La convenuta ha anzitutto eccepito la prescrizione del diritto della controparte alla ripetizione dei pagamenti indebiti, ha sostenuto la legittimità della clausola di determinazione degli interessi mediante rinvio all'uso su piazza, come pattuita nel contratto originario e nel corso del rapporto, nonché della clausola di pattuizione della capitalizzazione trimestrale degli interessi, quantomeno dal 1.7.2000 in poi, e l'esistenza di legittimi accordi su commissioni di massimo scoperto, giorni valuta e spese.
Si deve anzitutto rilevare che, a seguito di smarrimento, non imputabile alla parte attrice. di tre faldoni contenenti la documentazione prodotta da detta parte nel corso del giudizio, la causa, dopo essere stata trattenuta in decisione all'udienza del 1.3.2012, in accoglimento di istanza del procuratore di parte attrice è stata rimessa sul ruolo per verificare l'accaduto e disporre la ricostruzione di detta documentazione nel contraddittorio tra le parti.
All'udienza del 2.10.2012, sentito anche il C.T.U., dr Raffaele Pietrangelo, e considerato che, proprio in base alle sue dichiarazioni (v. verbale di udienza), poteva ritenersi certo che i documenti che il procuratore di parte attrice intendeva nuovamente produrre erano gli stessi già precedentemente depositati ed esaminati dal predetto C.T.U. per elaborare la sua relazione tecnica, è stata autorizzata la ricostruzione della medesima documentazione.
In relazione a tale documentazione non si pone, poi, alcun problema di tempestività del deposito nei termini di cui all'art.183 comma 6 c.p.c., dato che mai prima del suddetto smarrimento la convenuta aveva sollevato alcuna eccezione sul punto e considerato anche che il C.T.U. era stato incaricato di ricalcolare i rapporti di dare-avere tra le parti "sulla base della documentazione prodotta in atti e di quella che le parti vorranno depositare di comune accordo".
Si osserva, poi, che, contrariamente a quanto sostenuto dalla convenuta nelle memorie conclusive, l'intervenuta morte di M. C. in data 24.4.2010 non determina l'interruzione del presente giudizio, perché non vi è stata la dichiarazione o la notifica di cui all'art. 300 comma 1 c.p.c. ad opera dei procuratori di parte attrice e perché la rappresentanza processuale sopravvive alla morte del mandante che sta in giudizio per mezzo di mandatario ad negotia costituito in giudizio tramite procuratore legale (Cass. civile 721/2001 e 13592/1991).
Passando al merito, si deve preliminarmente rilevare che l'eccezione di prescrizione sopra descritta non va esaminata, perché sollevata tardivamente dalla convenuta, atteso che questa non si è costituita in giudizio nel termine di cui all'art.166 c.p.c. (almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione) ma solo il giorno precedente l'udienza di comparizione, così incorrendo nelle decadenze di cui all'art.167 comma 2 c.p.c..
Va poi osservato che solo l'attore ha versato in atti il contratto originario disciplinante il rapporto di conto corrente con apertura di credito oggetto di controversia.
Trattasi in verità di modulo predisposto dalla banca, totalmente lasciato in bianco oltre che privo di sottoscrizioni delle parti, e riportante le condizioni generali di contratto regolanti i "conti correnti di corrispondenza e servizi connessi", ma, data la posizione difensiva assunta dalle parti, come sopra descritta, e considerato che il rapporto, come desumibile dagli estratti di conto corrente in atti, è risalente ad epoca nettamente anteriore all'entrata in vigore della legge 154/1992, che ha introdotto l'obbligo di forma scritta a pena di nullità del contratto, si deve considerare il contratto in questione validamente stipulato con le clausole indicate in dette condizioni generali (che, tuttavia, come si sta per dire, sono in parte nulle).
Ebbene l'art.7 comma 3 di tali condizioni generali prevede che "gli interessi dovuti dal correntista alla banca, salvo patto diverso, si intendono determinati alle condizioni praticate usualmente dalle banche sulla piazza e producono a loro volta interessi nel la stessa misura".
Va subito detto che nel caso di specie non risulta un patto diverso, nemmeno in epoca successiva alla stipula del citato contratto, non essendo stata dimostrata un'espressa proposta della banca di nuove condizioni contrattuali, né una relativa accettazione da parte del correntista.
Detta clausola deve ritenersi nulla, sia per violazione del requisito formale previsto dall'art. 1284, ultimo comma c.c., in base al quale "gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto, altrimenti sono dovuti nella misura legale", sia per violazione del criterio di determinabilità dell'oggetto del contratto di cui all'art. 1346 c.c., essendo il tasso degli interessi passivi indeterminato ed indeterminabile e rimesso unilateralmente alla volontà del creditore.
La nota giurisprudenza secondo cui la fissazione del tasso degli interessi dovuti dal cliente nel corso di un rapporto bancario di durata può essere resa determinabile - ed idonea a soddisfare il requisito della forma scritta ad substantiam prescritto dal terzo comma dell'art. 1284 - mediante il rinvio, previsto nella scrittura negoziale, ad elementi di fatto e dati estrinseci rispetto al contratto che siano però stati individuati (quali il rinvio alle condizioni praticate normalmente sulla piazza dagli Istituti di credito ovvero agli accordi interbancari), appare non pertinente nella fattispecie in quanto superata dalla successiva interpretazione della norma da parte della stessa Corte di Cassazione in relazione ai contratti bancari conclusi in data antecedente all'entrata in vigore delle nuove nonne disciplinanti l'attività bancaria (art. 4 L. 17 febbraio 1992 n 154 e artt.117 e 118 d.leg. 1 settembre 1993 n 385), le quali, introducendo una precisa deroga nel settore creditizio e finanziario rispetto al sistema normativo previgente, hanno espressamente negato la validità delle clausole contrattuali di rinvio agli usi nella determinazione degli elementi principali ed accessori del rapporto obbligatorio.
Secondo l'orientamento tradizionale, favorevole alla fluidità dei rapporti bancari, "L'obbligo della forma scritta ad substantiam imposto dall'art. 1284 ultimo comma,... è da ritenersi egualmente rispettato quando nel documento contrattuale le parti indicano criteri certi ed oggettivi che consentano la concreta quantificazione del tasso d'interesse, ancorché ciò avvenga per relationem..., come quando in un contratto di conto corrente bancario si faccia riferimento... alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza, giacche tali condizioni vengono fissate su scala nazionale con accordi di cartello per modo che il rinvio al tasso usuale vale ad ancorare la misura degli interessi a fatti oggettivi, certi e di agevole riscontro non influenzabili dal singolo istituto bancario"(v. Cass. 12 novembre 1987, n 8335; Cass. 3 dicembre 1988 n 6554; Cass. 22 maggio 1990 n 4617).
Tale assetto giurisprudenziale ha subito un fondamentale arresto a partire dalla sentenza della Corte di Cassazione 13 marzo 1996, n 2103, seguita da Cass. 29 novembre 1996 n 10657, Cass. 10 novembre 1997, n 11042, Cass. 8 maggio 1998, n 4696, Cass. 23 giugno 1998 n 6247, nonché successivamente dalle sentenze della S.C. 12222/2003 e 13823/2002, e dalla prevalente giurisprudenza di merito.
Sulla scorta del predetto revirement giurisprudenziale (che può ritenersi consolidato) l'obbligo della forma scritta sancito per la validità della pattuizione degli interessi ultralegali, pur non comportando necessariamente che il documento contrattuale contenga l'indicazione in cifre del tasso d'interesse pattuito e potendo essere soddisfatto anche per relationem, richiede comunque che le parti abbiano richiamato per iscritto criteri prestabiliti ed elementi estrinseci al documento negoziale, obiettivamente individuabili, che consentano la concreta determinazione del tasso convenzionale, con la conseguenza che il mero riferimento contrattuale alle condizioni praticate usualmente dalle banche è da considerare sufficiente solo ove esistano vincolanti discipline del saggio di interesse fissate su scala nazionale con accordi di cartello e non già ove tali accordi contengano diverse tipologie di tassi o, addirittura, non costituiscano più un parametro centralizzato e cogente. In tal caso occorrerà accertare, con riferimento al singolo rapporto dedotto in controversia, sulla base degli elementi probatori forniti, "se sussistevano elementi di qualificazione originaria del cliente atti a determinare, senza successiva valutazione discrezionale da parte della banca, l'oggettiva determinazione del tasso che fosse oggetto di variazione nel corso del rapporto". (v. Cass. 2103/96).
In sostanza, la Suprema Corte ha imposto un maggiore rigore per la validità della clausola, che ora diviene ammissibile soltanto nella misura in cui ricorrano elementi idonei a rendere automatico e non discrezionale l'assoggettamento del rapporto ad una determinata categoria di tassi di interesse. A tale conclusione la Corte di legittimità perviene seguendo un iter argomentativo che prende le mosse dalla considerazione dell'evoluzione verificatasi progressivamente nel settore bancario, sia con riferimento al venire meno di situazione di cartello nella valorizzazione della concorrenza bancaria, sia al mutamento "culturale" nella stessa concezione e funzione dell'attività bancaria che, portando alla rivalutazione della tutela del contraente più debole al di là della disciplina degli artt. 1341 e 1342 c c, ha finito con l'esprimersi in situazioni normative (e segnatamente art. 117 t.0) espressamente negatorie della validità delle clausole di rinvio agli usi nella determinazione dei tassi d'interesse. Al riguardo, si è precisato che, sebbene la nuova normativa non sia applicabile ai rapporti bancari sorti in epoca antecedente alla sua entrata in vigore, tuttavia non può non tenersi conto, sul piano interpretativo, della normativa anche comunitaria nel frattempo intervenuta a salvaguardia della concorrenza bancaria e decisamente negatoria di situazioni di cartello, sia del mutamento progressivo delle situazioni oggettive dell'operatività delle banche, al fine di valutare se il riferimento agi usi soddisfi ancora il requisito di oggettiva determinabilità, secondo la disciplina dell'art. 1346 c.c., la cui violazione è sanzionata come causa di nullità negoziale ai sensi dell'art. 1418 2° comma c.c. (così espressamente, in motivazione, Cass. 2103/96 cit.).
Alla luce della richiamata giurisprudenza - ampiamente condivisibile - nella fattispecie in esame la pattuizione degli interessi in misura ultralegale deve ritenersi nulla, non presentando la relativa clausola caratteri di certezza ed oggettività.
Ed invero, i tassi della piazza bancaria variano da istituto ad istituto e da cliente a cliente (prime rate, top rate e situazione intermedie) e gli stessi accordi di cartello sono ormai venuti meno come parametro centralizzato e vincolante per effetto della c.d. disciplina antitrust.
Inoltre la banca opposta non ha fornito alcun riferimento a criteri prestabiliti od elementi estrinseci al documento negoziale che consentano la concreta determinazione del tasso convenzionale.
Né detta lacuna può ritenersi superata, nel senso prospettato dalla difesa dell'opposta, con l'invio alla cliente dei riassunti scalari, dai quali risultava il tasso ultralegale applicato dall'Istituto, atteso che la relatio, per essere valida, deve consentire una determinazione del saggio ex ante e non rimetterlo alla discrezionalità immotivata dell'Istituto con comunicazione ex post alla scadenza del periodo trimestrale di chiusura delle partite contabili.
Va rilevato, inoltre, che neppure si può ritenere che, non avendo il correntista mai impugnato gli estratti conto inviati, questi ultimi siano stati senz'altro approvati, con pieno effetto riguardo a tutti gli elementi che hanno concorso a formare le risultanze del conto e, quindi, anche con riferimento al calcolo degli interessi. Ciò in quanto la valenza probatoria delle tacite approvazioni dei conti trimestrali deve intendersi rigorosamente circoscritta alle risultanze numeriche degli addebiti in conto, senza che tale preclusione impedisca al correntista di contestare - anche oltre il termine contrattuale - la validità e l'efficacia dei rapporti giuridici sottostanti alle singole rimesse contabili riportate negli estratti, contestazione che l'attore ha qui effettuato anche sotto il profilo della violazione dell'art. 1284 terzo comma c.c..
Al riguardo, appare opportuno ricordare l'orientamento giurisprudenziale del Supremo Collegio (senz'altro meritevole di essere condiviso) in base al quale la mancata tempestiva contestazione dell'estratto conto bancario rende non più contestabili l'iscrizione delle singole partite ma non la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori da cui queste derivano (vedi, proprio con riferimento ad ipotesi di addebito di interessi ultralegali: Cass. 1112/84, 6736/95, 10129/01), onde la questione relativa all'illegittimità dell'applicazione di interessi passivi in misura ultralegale non può essere preclusa dalla tacita approvazione del conto.
Ne consegue che, in mancanza di qualsiasi specificazione in ordine a criteri o parametri concreti ed univoci (non potendo ravvisarsi questi "nelle condizioni praticate usualmente dalle banche sulla piazza"), il precetto di cui all'art. 1284 comma terzo non può ritenersi nella specie soddisfatto, ragion per cui la quantificazione e capitalizzazione degli interessi operata dalla Banca in misura costantemente ultralegale deve essere ritenuta illegittima.
Perciò all'interesse ultralegale applicato al rapporto di conto corrente andrà sostituito quello legale, come previsto dall'art.1284 ultimo comma c.c., non potendosi applicare il criterio di cui all'art.117 D.L.vo 385/1993, essendo stato il contratto in esame stipulato prima dell'entrata in vigore di detto D.L.vo (come previsto dall'art.161 comma 6 stesso D.L.vo).
Inoltre andranno detratte anche le capitalizzazioni operate dall'opposta nel corso del rapporto in proprio favore ed in misura trimestrale, secondo le pattuizioni in tal senso ricavabili dall'art.7 commi 1°, 2° e 3° delle predette condizioni generali, clausole nulle per violazione dell'art.1283 c.c.. Infatti, come è noto, la Corte di Cassazione nel corso del 1999 (sentenze n.2734, 3096, 3445 e 12507) è tornata sul tema dell'anatocismo nei contratti bancari, affermando principi che hanno invertito la rotta di un orientamento giurisprudenziale pluriennale iniziato con la sentenza n.6631/81 della medesima Suprema Corte.
Detto art.1283 c.c. non esclude radicalmente la capitalizzazione degli interessi ma subordina la validità del patto che la contempli ad alcune condizioni: la posteriorità alla scadenza e la semestralità del periodo minimo di riferimento. La stessa disposizione fa, poi, salvi gli usi contrari.
Nel caso di specie non risultano rispettate le due condizioni, atteso che il patto è anteriore alla scadenza degli interessi e che è prevista in favore della banca la capitalizzazione trimestrale degli interessi. Rimane, perciò, solo da stabilire se ricorra il caso degli usi contrari. E su tale punto entrano in gioco i due citati orientamenti giurisprudenziali contrapposti.
Argomento condiviso da entrambi (ed anche da questo Tribunale) è che gli usi contrari fatti salvi dall'art.1283 c.c. possono essere solo quelli normativi e che, in mancanza di essi, essendo la norma citata imperativa - perché mira a prevenire il pericolo di fenomeni usurari e a mettere il debitore in condizione di calcolare l'esatto ammontare del suo debito al momento di stipulare la convenzione - la previsione della capitalizzazione degli interessi è affetta da nullità ai sensi dell'art.1418 comma 1° c.c..
Ma mentre il primo orientamento, quello meno recente, ha sempre affermato che l'anatocismo nei rapporti bancari derivava da un vero e proprio uso normativo e che, come tale, era lecito, il secondo sostiene che si tratta di semplice uso negoziale, illecito perché contrario alla disposizione dell'art.1283 c.c..
Tra i due è preferibile il secondo, le cui argomentazioni si danno qui per riportate, atteso che a partire dal 1999 si sono succedute numerose pronunce della S.C., culminate nella sentenza delle Sezioni Unite civili 21095/2004, tutte favorevoli alla tesi della nullità di clausole che, come quella in esame, prevedono l'anatocismo in mancanza di apposito uso normativo.
Dunque la citata clausola è senz'altro nulla e le capitalizzazioni operate nel corso del rapporto vanno escluse; ciò va effettuato, però, come chiesto dalla convenuta, fino al 30.6.2000, perché quelle a partire dal 1.7.2000 (effettuate con periodicità trimestrale anche in favore del correntista, come verificato dal C.T.U. mediante esame degli estratti conto) sono state legittime in virtù delle disposizioni di cui alla delibera del CICR 9.2.2000, emessa in base all'art.120 D.L.vo 385/1993, come modificato dall'art.25 D.L.vo 342/1999, che ha consentito anche per i contratti già in essere, alle condizioni di cui all'art.7 nel caso di specie osservate dalla Banca Commerciale Italiana (v. pubblicazione effettuata sulla G.U. il 13.6.2000, prodotta dalla convenuta) -, la capitalizzazione trimestrale degli interessi.
Quanto a commissioni di massimo scoperto, valute e spese l'art.7 comma 5 delle medesime condizioni generali prevedono che esse sono applicate secondo i criteri concordati con il correntista o usualmente praticati dalle banche sulla piazza.
Mancando la prova della stipula tra le parti di patti su tali condizioni e valendo per il richiamo all'uso su piazza contenuto nell'art,7 comma 5 tutto quanto già esposto in ordine alla nullità della clausola di cui all'art.7 comma 3, vanno esclusi anche gli addebiti sul conto corrente a titolo di commissioni di massimo scoperto, valute e spese.
Dunque […] la somma spettante a parte attrice, come emerge dalla relazione di consulenza tecnica d'ufficio e dalle correzioni indicate nella relazione del C.T. di parte convenuta, dott.ssa Maria Angela Damiani, ammonta a € 171.405,21.
Ai sensi dell'art.91 c.p.c. la convenuta va condannata anche al pagamento delle spese di lite, liquidate in dispositivo in base all'entità del credito riconosciuto, in favore dei procuratori antistatari della controparte; a suo carico vanno poste definitivamente le spese di consulenza tecnica d'ufficio, già liquidate in corso di causa con decreto del 3.6.2009.
1. dichiara la nullità delle clausole di cui all'art. 7, commi 1, 2, 3 e 5 delle condizioni generali del contratto di apertura di credito e di conto corrente n. 1935370/10/27, intestato a M. C. ed acceso presso la Banca Commerciale Italiana, oggetto del presente giudizio, nelle parti in cui determinano interessi debitori, commissioni di massimo scoperto, valute, spese e relative capitalizzazioni;
2. condanna la Intesa Sanpaolo s.p.a. a pagare in favore di M. N., quale procuratore generale e speciale di M. C., la somma di € 171.405,21, oltre a interessi nella misura di cui all'art.1284 comma I c.c. dal 17.12.2007 al saldo;
3. condanna la Intesa Sanpaolo s.p.a. a pagare in favore degli avvocati Mariateresa De Carlo e Antonio Tanza, procuratori antistatari di M. N., le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi € 12.400,00, di cui 400,00 per esborsi e il resto per compensi, oltre a CAP e IVA come per legge;
4. pone definitivamente a carico della Intesa Sanpaolo s.p.a. le spese di consulenza tecnica d'ufficio, già liquidate in corso di causa.
CONTRO VENETO BANCA scpa (gia' VENETO BANCA HOLDING scpa) (p. iva 00208740266), con sede in Montebelluna Piazza G.B. Dell'Armi 1 in persona del procuratore speciale dott. Stefano SION, rappresentata e difesa dall'avv. Massimo MALVESTIO, dall'avv. Antonella LILLO del foro di Treviso e dall'avv. Sergio NAPOLETANO del foro di Verbania in forza di procura a margine della comparsa di costituzione e risposta ed elettivamente domiciliata in Verbania Corso Cobianchi 19 presso Studio avv. Sergio Napoletano
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