Source: https://www.slideshare.net/alex0182/informazioni-generali-per-creare-lassociazione-a-lupo
Timestamp: 2017-10-22 17:32:28+00:00
Document Index: 122737318

Matched Legal Cases: ['art. 2702', 'art. 148', 'art. 74', 'art. 16', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 37']

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1. PREMESSA 1 A cura di Alessandro Lupo L’idea di costituire un’associazione che possa valorizzare le ricchezze del nostro territorio e che, nel medesimo tempo, abbia la forza di mettere in luce le capacità intellettuali dei propri partecipanti, è una scommessa che già da diverso tempo ha preso forma nei miei pensieri. Affinché un’iniziava del genere si trasformi in un valido risultato pratico, necessita di un buon approccio metodologico, sin dai primi passi del suo concepimento. Lo scopo di questo e dei seguenti documenti che saranno prodotti, dunque, è fornire informazioni utili per plasmare un’associazione in grado di realizzare i propri intenti. E’ importante ricordare che l’elemento fondamentale degli Enti Associativi è costituito dalle persone; cioè la collettività di individui che, associandosi, definisce uno scopo comune ideale sulla base del quale si viene a costituire l'Ente associativo. La trasparenza e la condivisione di informazioni devono, pertanto, rappresentare un punto nodale dell’associazione, in modo da permettere un reale rapporto paritario tra i partecipanti. Informazioni di carattere generale Gli elementi essenziali di un' Associazione sono le persone, lo scopo e il patrimonio. 1. Le persone  Insieme di individui che si riuniscono per la realizzazione di uno scopo; 2. Lo scopo  Il fine ideale, ciò che connota la volontà dei partecipanti a costituirsi in un Ente associativo; 3. Il Patrimonio  Nelle Associazioni il patrimonio (fondo comune), pur essendo fondamentale, non sempre è essenziale, tanto che esistono Associazioni non riconosciute che, per legge, possono tranquillamente esserne prive. La principale fonte giuridica che regola la vita di un’Associazione è lo Statuto e/o l’atto costitutivo dell’Ente: un contratto di comunione di scopo, ossia un accordo con il quale le parti esprimono la volontà di realizzare un interesse comune a tutti coloro che partecipano all’associazione. Il contratto di Associazione è perciò il riferimento principale, e in certi casi esclusivo, per determinare diritti e doveri degli Associati. I tipi di Associazioni esistenti si suddividono in Associazioni Riconosciute e Associazioni non riconosciute. Le Associazioni riconosciute trovano la loro disciplina generale negli articoli che vanno dal n. 14 al n. 35 del Codice Civile e, non a caso, la loro disciplina risulta la medesima di quella delle fondazioni. La peculiarità di questo tipo di associazione è dato dal patrimonio in possesso che ne determina il riconoscimento giuridico e l’autonomia patrimoniale (autonomia patrimoniale perfetta): gli Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info
2. obblighi dell’associazione sono limitati ai soli patrimoni, escludendo responsabilità dirette degli 2 amministratori. Le Associazioni non riconosciute rispondono alle obbligazioni contratte, sia con il proprio patrimonio (definito, non a caso, fondo comune) sia con i beni personali degli amministratori e di chi abbia agito in nome e per conto dell'Associazione (autonomia patrimoniale imperfetta). Su richiesta degli Enti, le Associazioni che dispongono di un patrimonio minimo oggi quantificato, con una nota del Ministero dell'Interno, in 51.645 Euro possono essere riconosciute da parte dello Stato o delle Regioni, secondo il territorio in cui operano, con un Decreto di iscrizione all’Albo degli Enti fondativi ed associativi dotati di personalità giuridica, così come recentemente disposto dal dpr 361/00. Procedure per la Costituzione di un'Associazione INCISO: Nel caso preso in esame sarà creata un’Associazione non riconosciuta, poiché il patrimonio iniziale sarà esclusivamente quello derivato dalle quote associative. La somma derivante dalle prime quote associative servirà per coprire i costi derivanti dalla creazione dell’associazione (vedi il simbolo € lì dove è previsto un esborso di denaro) Redazione dell’Atto Costitutivo e dello Statuto €: il primo costituisce la manifestazione della volontà congiunta di più persone di voler costituire un'Associazione per un comune fine ideale, con il secondo termine si intendono invece le vere e proprie regole di funzionamento dell'Ente Associativo. La Redazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto è da farsi in carta uso bollo. • Versamento dell’imposta di bollo: apporre sull’Atto Costitutivo € 14,62 di bollo ogni 100 linee; sullo Statuto € 14,262 di bollo ogni 100 linee.  Contratto di associazione: Accordo tra almeno cinque individui con scopo di natura ideale La costituzione dell’associazione avviene attraverso scrittura privata. Per maggiori garanzie verso i soci e verso i soggetti che si troveranno a contatto con l’associazione è possibile registrare l’atto costitutivo e lo statuto presso gli Uffici del Pubblico Registro. Scrittura privata registrata € (da accertare) Questa forma garantisce data certa all’atto di sottoscrizione del contratto tra i soci. “La scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta”. (art. 2702 del Codice Civile) Apertura posizione fiscale: € (imposta di registro - probabilmente € 168,00 - da accertare) Domanda di attribuzione del codice fiscale da parte del rappresentante legale dell’Associazione, o suo delegato, presso l’Ufficio della Agenzia delle Entrate territorialmente di competenza Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info
3.  Documenti necessari: atto costitutivo, statuto (in duplice copia  ogni quattro facciate 3 bollo pari ad €14,62); il pagamento deve essere effettuato entro 20 gg. dalla richiesta del C.F.) Apertura Partita Iva (può avvenire anche in un secondo momento): la P.I. è necessaria per la fatturazione nel caso in cui l’associazione instauri con 3i rapporti di natura commerciale. Da notare che le attività che riguardano esclusivamente i soci sono considerate “non commerciali” Ente non-commerciale = ente pubblico o privato diverso dalle società, tanto di capitali (spa, srl) che di persone (snc, sas, ss) e che non ha per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali (ex. D Lgs 460/97); può svolgere attività commerciali senza perdere la sua qualifica ma tale attività non deve costituire l'oggetto esclusivo o principale dell'ente, essendo la sua finalità istituzionale di natura non-commerciale. Per oggetto principale si intende l'attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari dell'ente indicati dalla legge, dall'atto costitutivo o dallo statuto. Ciò significa, in sostanza, che l’ente non commerciale non può avere come scopo quello di fare “profitti” (altrimenti si dovrebbe costituire una società). Per poter usufruire dei benefici fiscale previsti per gli enti non commerciali, è necessario inoltre che l’atto costitutivo o lo statuto contengano le clausole previste dall’art. 148 comma 8 del D.P.R. 917/86, in particolare per quanto riguarda: • Divieto di distribuzione utili • Devoluzione patrimonio alla cessazione • Uniformità rapporto associativo • Redazione rendiconto annuale • Eleggibilità organi sociali • Modalità esercizio del voto • Intrasmissibilità della quota Dal momento in cui l’associazione è in possesso del codice fiscale e della partita iva può emettere fattura, il cui ricavo potrà essere tassato nella dichiarazione dei redditi secondo le modalità forfetarie (e agevolative) previste dalla Legge 398/91 (in alternativa alle modalità ordinarie): la Legge n. 398/91, infatti, prevede a favore delle associazioni sportive dilettantistiche, associazioni senza fini di lucro e pro loco, particolari modalità di determinazione forfetaria sia del reddito imponibile che dell’IVA da versare, nonché l’esonero dagli adempimenti contabili. - INFORMAZIONI DI CARATTERE TECNICO Determinazione del reddito I soggetti in esame determinano il reddito imponibile ai fini IRES applicando ai proventi incassati, derivanti dall’esercizio di attività commerciali, il coefficiente di redditività del 3% e aggiungendo le plusvalenze patrimoniali (tassate per il loro intero ammontare). Determinazione dell’IVA La determinazione dell’IVA segue le regole previste dall’art. 74, comma 6, DPR n. 633/72, in base al quale i soggetti in esame beneficiano di una detrazione forfetizzata pari al 50% dell’IVA a debito. La predetta detrazione forfetizzata è ridotta al 10% in presenza di prestazioni di Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info
4. sponsorizzazione (per tale ragione si consiglia di riportare nella fattura la dicitura 4 “pubblicità” e non sponsorizzazione, in quanto la pubblicità non è soggetta a tale restringimento) e ad 1/3 per le cessioni o concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica. Adempimenti contabili In linea generale il regime della Legge n. 398/91 concede l’esonero dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili, compresi i registri IVA. In particolare, è previsto l’esonero dalla presentazione della dichiarazione IVA annuale (salvo la presentazione del quadro VO per il primo anno, nel quale si esprime l'opzione per la scelta del regime fiscale previsto dalla 398/91). La struttura dello Statuto Per quanto riguarda l’atto costitutivo, dal punto di vista del contenuto, è necessaria l’indicazione: • del tempo e del luogo in cui è redatto l’atto e formalmente si costituisce l’Associazione, • dei soci fondatori, • della denominazione dell’Associazione, • dei primi componenti degli organi associativi. Si inizia dalla qualifica di Socio e dalla definizione dei relativi diritti e doveri, così necessari per la garanzia della correttezza dei rapporti nel corso della vita di un'Associazione, e si sviluppa poi nell'analisi dei diversi Organi - necessari o opzionali - che si possono rendere necessari nella vita associativa. Il Socio è formalmente colui che aderisce al contratto di Associazione. I Soci - si obbligano ad eseguire nei confronti dell’Associazione apporti economicamente valutabili. Da questo punto di vista la natura non economica ma ideale dell’interesse - lo scopo sociale - che gli apporti di Soci tende a soddisfare, non influisce sulla natura contrattuale del vincolo associativo. L’Atto costitutivo o lo statuto di qualsiasi Associazione deve inderogabilmente, a norma dell’art. 16 C.C., indicare le condizioni per l’ammissione degli associati. La possibilità di associarsi deve essere garantita a coloro i quali possiedono i requisiti richiesti dallo Statuto e ne facciano apposita richiesta di Associazione. L’organo Amministrativo dell’Associazione, l’organo che è tenuto ad applicare la clausola statutaria interna che definisce i criteri per essere nuovi soci, dovrà obbligatoriamente accogliere o rigettare la domanda con obbligo di motivazione. E’ nulla qualunque clausola statutaria che prevedesse il contrario. Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info
5. E’ da ricordare infine come il Socio abbia sempre facoltà di recedere in qualsiasi momento dal 5 vincolo associativo. Gli Organi di un Ente Associativo: Per Organo di un’Associazione si intende quello che, nelle persone giuridiche, garantisce la possibilità di individuare momenti rappresentativi della vita dell’Ente. Gli organi necessari dell’Associazione sono: 1. L’Assemblea 2. Gli Amministratori (Il consiglio rappresentativo) Esistono poi organi eventuali, che in taluni contesti risultano obbligatori, quali  il Revisore dei Conti o il relativo Collegio,  il Segretario,  il Collegio dei probiviri. L’Assemblea L'Assemblea è l'organo composto dall'insieme di tutti i soci, perciò tutti gli associati hanno il diritto di parteciparvi. Gli amministratori dell'Associazione hanno il potere-dovere di convocare l'Assemblea almeno una volta all'anno per l'approvazione del bilancio Gli associati hanno la facoltà di chiedere la convocazione, con richiesta motivata da parte di almeno un decimo di essi. Se si verifica il caso di un'Assemblea convocata da un organo incompetente si deve considerare l'inesistenza dell'Assemblea stessa. Questa disciplina è derogabile dalle disposizioni statutarie, per esempio disponendo che la convocazione spetti al Presidente. Altresì è solitamente lo Statuto che provvede a definire le modalità che riguardano la convocazione. L’Assemblea ha una competenza propria e non affidabile ad altri organi per alcune materie come le modificazioni dell’atto costitutivo e dello Statuto, la nomina e la revoca degli Amministratori, l’approvazione del bilancio consuntivo annuale, lo scioglimento anticipato dell’Associazione. Per quanto riguarda la formazione della volontà assembleare, rispetto al numero di associati che devono partecipare a tale momento, la disciplina del codice civile, che richiama determinati quorum di partecipazione, è sempre derogabile da diverse disposizioni statutarie; fa eccezione il caso dello scioglimento dell’Ente con la relativa devoluzione del patrimonio residuo in cui il dettato normativo dell’art. 21 C.C. “voto favorevole di almeno tre quarti degli Associati” risulta obbligatorio. L’Organo Amministrativo L’Organo Amministrativo di un Ente potrà essere denominato nei modi più diversi. L’abitudine ci fa indurre a pensare all’Organo Amministrativo come al Consiglio di Amministrazione oppure al Consiglio Direttivo. l’Organo Amministrativo di un Ente, cioè quello a cui deve essere riservata una competenza esclusiva per ciò che attiene le decisioni operative relative al compimento dei singoli atti, può Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info
6. essere espresso all’interno di un Ente associativo da più Organi rispetto ai quali la distribuzione 6 delle competenze potrà essere liberamente definita da parte dell’Assemblea dei Soci. Gli amministratori devono compiere le loro attività in ottemperanza a quanto stabilito dallo statuto per il raggiungimento dello scopo dell'Associazione. Inoltre devono attuare le deliberazioni assembleari. E’ però importante sottolineare come, avendo l’Organo Amministrativo competenza esclusiva sui propri atti, l’Assemblea non può impartire direttive su singoli atti di amministrazione né può sostituirsi all’Organo Amministrativo nel compimento degli stessi. Questo anche perché essendo gli Amministratori di Associazione, specialmente se non riconosciuta, personalmente responsabili delle obbligazioni dell’Associazione, l’operato dell’Organo amministrativo deve essere sottratto alle ingerenze degli Associati personalmente irresponsabili. Un’ulteriore competenza che è da ritenersi propria dell’Organo Amministrativo, inteso nel modo più ampio, è quella di convocare l’Assemblea. Organi non necessari - Organi di Controllo Gli Organi di Controllo possono distinguersi tra Organi di Controllo della vita intra-amministrativa (si veda per esempio il Collegio di Probiviri o la Commissione per le garanzie statutarie) Gli Organi di controllo della vita amministrativa (Collegio dei revisori, Collegio sindacale). La differenza nei due casi è ben definita. Si può infatti sostenere che, mentre il legislatore si disinteressa sostanzialmente della presenza e dei termini di operatività degli Organi di Controllo in relazione alla vita associativa interna (competenza tipica del Collegio dei Probiviri), lo stesso non può dirsi in materia di Organi di Controllo della vita amministrativa. Nel primo caso, nulla prevedendo la legge in merito alle funzioni che deve svolgere il Collegio dei Probiviri, è compito dello statuto prevederne la composizione, il funzionamento, la durata. Per quanto riguarda gli Organi di Controllo amministrativo interno il legislatore ha inteso, per gran parte degli Enti Associativi, prevedere l’obbligatoria presenza di un Organo di revisione (tendenzialmente quando i proventi dell’associazione siano ingenti). A titolo esemplificativo si può ricordare che generalmente al Collegio dei Probiviri, di solito nominati dall'assemblea in numero di tre, è affidata la competenza sulle controversie interne all'Associazione, sulle decisioni di espulsione e sui dinieghi di ammissione Altresì al Collegio dei Revisori di solito si dà titolarità per verificare periodicamente la regolarità formale e sostanziale del bilancio e per redigere apposita relazione da allegare al bilancio preventivo e consuntivo; anche in questo caso i membri del Collegio sono nominati generalmente in numero di tre dall'assemblea. Possono d’altronde esservi anche altri tipi di Organi non necessari che però per lo più assumono la qualifica di Organo pur non essendo titolari di alcuna funzione che possa essere riconosciuta come manifestazione di un potere/dovere. E’ il caso degli istituti di partecipazione; per esempio il Comitato dei Benefattori o Benemeriti, l’Assemblea dei volontari, nei quali la presenza collegiale di più persone non a titolo di socio ma, nei casi sopracitati Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info
7. di benemerito o volontario, serve a garantire una presenza più viva di persone o Enti che si 7 rapportano quotidianamente con Associazioni delle quali possono anche non esserne soci. Tali istituti di partecipazione possono venire ad essere anche formalmente considerati Organi, laddove lo Statuto dell’Ente conferisca agli stessi una funzione, per esempio il parere obbligatorio sul bilancio consuntivo piuttosto che l’espressione di un parere vincolante sulle modifiche statutarie o sulla indicazione di nominativi degli Amministratori. Il patrimonio All’atto costitutivo l’associazione riceve solitamente un patrimonio costituito attraverso conferimenti in denaro. Nel corso della vita dell’associazione gli amministratori hanno l’obbligo, almeno una volta all’anno, di convocare l’assemblea dei soci, in sede ordinaria, per approvare il bilancio: in questo modo è permesso ai soci e ai terzi, eventualmente interessati, di conoscere le variazioni del patrimonio che l’associazione ha subito nell’anno, nel corso dell’esercizio delle sue attività istituzionali, in forza delle entrate e delle uscite economiche. Le entrate che determinano la variazione del patrimonio possono derivare da qualsiasi attività anche imprenditoriale, in questo caso però l’associazione, conosciuta o non riconosciuta, subirebbe una diversa qualificazione per quanto riguarda il regime fiscale. Le principali fonti di entrata che permettono all’associazione di considerarsi ente non commerciale, in termini puramente fiscali, che devono essere specificate nello statuto, possono così classificarsi:  le quote di iscrizione all’associazione;  i contributi annui ordinari ed eventualmente straordinari;  le quote di eventuali diverse categorie di Soci (ad es. soci benemeriti  sostenitori);  i versamenti volontari degli associati;  gli atti di liberalità cioè sovvenzioni, donazioni o lasciti testamentari;  i contributi da parte di enti locali, istituti di credito e organismi internazionali  nonché di altri soggetti privati In alcuni casi le leggi speciali riportano specifici elenchi delle entrate dell’associazione utilizzabili nella stesura degli statuti (es.: articolo 5 della legge 266/1991). La disciplina, che regola la perdita della qualifica di ente non commerciale, è contenuta nel D.Lgs. 460/1997, in particolare all’art. 6. La disciplina appena esposta può senz’altro applicarsi alle associazioni non riconosciute. Queste però hanno la facoltà di non dotarsi di patrimonio, in quanto non è considerato elemento essenziale per la loro costituzione. In questo caso infatti l’elemento di garanzia per i terzi creditori è la responsabilità personale degli amministratori dell’associazione. La disciplina minima per questo tipo di associazione è stabilita dall’art. 37 c.c. che recita: “i contributi degli associati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo comune dell’associazione”. Fondo comune è quindi da considerarsi una sorta di patrimonio per le associazioni non aventi personalità giuridica, costituito a tutela dei terzi, tanto che durante la vita dell’associazione i soci non possono chiederne la divisione né pretenderne la quota in caso di recesso (uscita dall’Associazione). Nel caso in cui sia dichiarata l’estinzione dell’Associazione o disposto il suo scioglimento, il Codice Civile prevede che i beni residuati dopo la liquidazione siano devoluti secondo quanto disposto dall’atto costitutivo o dallo Statuto. Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info
8. E’ chiaro l’intento del legislatore di lasciare alla libera volontà dei soci la determinazione della 8 destinazione patrimoniale, una volta venuta meno l’associazione. In relazione alla legislazione speciale di cui in premessa, è imposto come obbligo la destinazione esclusiva ad enti, scelti eventualmente dall’Associazione e indicati in Statuto, rientranti in particolari categorie. Libri Sociali Si può sostenere che i libri sociali rappresentano nel loro insieme la memoria di tutte le attività svolte dall’Associazione verso i Soci e verso i terzi. Tale documentazione è rilevante ai fini di stabilire le responsabilità all’interno dell’associazione. le Associazioni possono adottare la tenuta dei seguenti libri sociali:  libri necessari per l’amministrazione economico finanziaria  libro soci: riporta i dati anagrafici in termini cronologici degli associati; in questo libro bisogna annotare l’iscrizione dei nuovi soci in forma progressiva, devono essere riportati i dati anagrafici del Socio, la data di prima adesione, devono essere rilevabili effettivamente i rinnovi periodici delle quote sociali e vanno annotate le decadenze da socio;  libro verbale degli Organi Direttivi (Consiglio di Amministrazione, Comitato esecutivo, Consiglio Direttivo o altra denominazione): riporta le verbalizzazioni degli incontri del Consiglio Direttivo con le discussioni effettuate e le decisioni prese sui diversi punti all’ordine del giorno, firmate dal Presidente e dal Segretario della seduta e opportunamente approvate dallo stesso Organo sociale;  libro verbale Assemblea Soci: riporta le verbalizzazioni degli incontri dell’Assemblea con le discussioni effettuate e le decisioni prese sui diversi punti all’ordine del giorno, firmate dal Presidente e dal Segretario della seduta e opportunamente approvate dallo stesso Organo sociale;  libro verbale di ogni altro organo sociale definito a livello statutario: riporta le verbalizzazioni degli incontri con le discussioni effettuate e le decisioni prese sui diversi punti all’ordine del giorno; I libri sociali non sono soggetti ad obbligo di vidimazione, né a specifiche modalità di tenuta. E’ chiaro però che, laddove si vogliano utilizzare i benefici della vidimazione, quali la certezza della data di assunzione dell'atto, il legale rappresentante dell'Associazione che, in mancanza di specifica previsione statutaria, è il soggetto unico deputato alla redazione dei libri sociali, dovrà provvedere alla loro corretta tenuta nei termini di legge. Ossia lo stesso Presidente da solo, o più usualmente in concorso con un segretario verbalizzatore, dovrà adottare una forma di redazione degli atti che segua sostanzialmente lo schema storico evitando abrasioni o cancellature che, se presenti dovranno essere specificatamente controfirmate dagli estensori: - indicazione della tipologia di riunione(Assemblea Soci, Consigli di Amministrazione, etc.); - indicazione della data e del luogo della riunione; - indicazione dei presenti ed assenti con eventuale giustificazione; - indicazione della regolarità della convocazione e preferibilmente dell'o.d.g.; - stesura delle delibere in ordine cronologico per come effettivamente assunte indicando sempre l'unanimità o la maggioranza dell'espressione di voto e, soprattutto, la tipologia di provvedimento adottato con il relativo impegno di spesa. E’ da evidenziare che in alcuni casi è opportuna la vidimazione per il libro soci. Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info
9. La certezza della data di inizio della costituzione del rapporto associativo e dello stesso termine, 9 conseguenza della vidimazione, hanno effetti rilevanti in termini di responsabilità per l’associazione, per i soci. Naturalmente la tenuta dei libri sociali ha una duplice funzione: • di trasparenza nei confronti dei soci in termini di partecipazione e di condivisione degli atti decisionali dell'organizzazione; • di documentazione verso terzi soprattutto per le organizzazioni senza personalità giuridica in termini di garanzia e di responsabilità degli atti decisionali assunti dalla stessa. Tutti i libri sociali sopra menzionati possono essere regolati dalle eventuali scelte stabilite nello Statuto, con riferimento all'ordinaria diligenza nella loro tenuta, cioè a modalità concrete per rispettare i principi di trasparenza e di documentazione verso i terzi. Queste modalità di tenuta possono essere così sintetizzate: • registri numerati e bollati; • numerati semplicemente; • fogli mobili, staccati; • numerazione dei singoli verbali. Nel caso in cui i libri sociali non siano regolati dallo Statuto, si fa riferimento alle disposizioni del Codice Civile per i seguenti problemi: - le interlinee; - i trasporti a margine; - le abrasioni; - la leggibilità delle correzioni. - il numero di righe per foglio (in relazione alla sola imposta di bollo). Alessandro Lupo: consulting@alessandrolupo.info