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Timestamp: 2020-08-07 04:56:33+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2068 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2068 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. trib., 27/01/2017, (ud. 25/10/2016, dep.27/01/2017), n. 2068
sul ricorso 25622-2011 proposto da:
C.M. nella qualità di legale rappresentante e socio
accomandatario della Ecc. cessata MALVI SAS di C.M. &
C., elettivamente domiciliato in ROMA VIA TARO 35, presso lo studio
dell’avvocato CLAUDIO MAZZONI, che lo rappresenta e difende
unitamente agli avvocati MASSIMO MORETTO, GIANFRANCO RONDELLO giusta
accomandatario della Soc. cessata MALVI SAS di C.M. &
C.R., elettivamente domiciliato in ROMA VIA TARO 35,
difende unitamente all’avvocato GIANFRANCO RONDELLO;
– resistente con delega in calce alla memoria –
AGENZIA DELLE DOGANE UFFICIO DOGANE DI LIVORNO;
avverso la sentenza n. 46/2010 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
25/10/2016 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI;
uditi per il controricorrente gli Avvocati GENTILI e COLELLI che si
riportano e chiedono il rigetto;
A seguito di notifica di due avvisi di revisione di accertamento – emessi dall’Agenzia delle Dogane Direzione di Livorno, inerenti le bollette di importazione (OMISSIS), relative all’acquisto effettuato da Malvi s.a.s. di C.M. e C. (già Malvi Cervati SRL, di seguito Malvi) di alcune partite di aglio originario dell’Argentina per le quali aveva usufruito del trattamento daziario ridotto nell’ambito di un contingente comunitario -, la società importatrice presentava ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Livorno.
Con l’avviso era stato contestato alla società, operatrice commerciale del settore ortofrutticolo con vendite di aglio significative, di aver aggirato il contingentamento dell’aglio imposto dalla disciplina dell’unione europea e di aver evaso i diritti doganali e l’i.v.a. avvalendosi della intermediazione di società di comodo per importare i prodotti in modo da usufruire dell’agevolazione tariffaria che, difformemente, non le sarebbe spettata per aver esaurito la sua quota di certificati abilitativi. In particolare la Malvi aveva acquistato talune partite di aglio originario dell’Argentina da un operatore comunitario attivo nella esportazione di prodotti ortofrutticoli, la T.R. &amp; C. SAS: la Tonini aveva a sua volta acquistato la merce da un altro operatore comunitario, la ditta L’Olivo Maria, che aveva previamente ottenuto il necessario titolo ad importare nell’ambito del contingente GATT. La ditta L’Olivo Maria aveva acquistato i prodotti dalla Banana Service SRL, di cui era amministratore T.R., rappresentante legale anche della ditta Tonini. Secondo la Dogana i contratti posti in essere da L’Olivo Maria con la Banana Service SRL per la importazione della merce e con la T.R., peraltro facenti capo allo stesso soggetto, avrebbero costituito un’ipotesi di contratto in frode alla legge, come supportato da riscontri documentali. La Malvi aveva diretto le operazioni ed utilizzato titoli di importazione (titolo A AGRIM – contingente GATT) rilasciati ad altre imprese in possesso dei requisiti per ottenere titoli di importazione a dazio agevolato, imprese utilizzate quali società di comodo; così facendo la società importatrice Malvi aveva acquistato prodotti senza il pagamento del dazio specifico, per quantità superiori a quelle a lei spettanti in base al proprio titolo d’importazione.
La Commissione tributaria provinciale di Livorno con sentenza 151/06/06, accoglieva il ricorso.
Su ricorso in appello proposto dalla Agenzia delle Dogane di Ravenna, la Commissione tributaria regionale della Toscana con sentenza 46/10/10, depositata in data 07/09/2010 e non notificata, riformava la decisione di primo grado.
Integrato il contraddittorio nei confronti di C.R., il processo, trattato all’udienza del 13/01/2014, è stato sospeso, in attesa della decisione della Corte di giustizia sulla richiesta di pronuncia pregiudiziale proposta con ordinanza n. 5808/2014, depositata il 13.03.2014.
La CGUE si è pronunciata con la sentenza del 14 aprile 2016, causa C-131/14, e la causa è stata fissata nuovamente per la trattazione.
In vista dell’odierna udienza, i ricorrenti hanno depositato memorie, ivi richiamando tra l’altro, la citata pronuncia della CGUE.
2.3. Ciò posto quanto al tema decisionale, è preliminare dal punto di vista logico e giuridico esaminare l’esito da accordarsi alla sollecitazione operata dalle parti a questa Corte, nei ricorsi, di pronunciare rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’UE ai sensi dell’art. 267 TFUE. In proposito, va tenuto conto che l’istanza deve ritenersi superata e, comunque, il rinvio non deve reputarsi necessario. Invero, come gli stessi ricorrenti deducono nelle ultime memorie depositate, in altro analogo procedimento innanzi a questa Corte, con parti in ampia parte coincidenti, con ordinanza interlocutoria n. 5808 del 2014 questa Corte ha già formulato rinvio pregiudiziale sulle questioni in rilievo; la Corte di giustizia dell’UE, con sentenza del 14 aprile 2016, causa C-131/14, Cervati e Malvi, ha riscontrato il quesito rivoltole. I relativi principi, in relazione alla natura interpretativa delle norme dei trattati e del diritto derivato delle sentenze del giudice unionale del Lussemburgo, hanno efficacia erga omnes rispetto a vicende omogenee rispetto a quelle esaminate in sede di rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE, stante anche la rilevabilità d’ufficio delle questioni che involgono l’applicazione del diritto UE al fine di evitare possibili contrasti fra diritto interno e diritto sovranazionale; ne deriva che nella presente controversia, come detto del tutto analoga a quella definita dalla Corte di giustizia, non è necessario alcun rinvio pregiudiziale, anche alla luce del criterio dell”acte clair” trattandosi – a seguito della cennata sentenza – di materia in cui la corretta applicazione del diritto unionale si impone, anche ai giudici degli altri stati membri e alla Corte di giustizia, con tale evidenza da non lasciare adito a ragionevoli dubbi in merito alla decisione sulla questione posta (cfr. la nota sentenza della Corte di giustizia, su rinvio pregiudiziale di questa Corte, del 6 ottobre 1982, nella causa 283/81, srl Cilfit e Lanificio di Gavardo spa contro Ministero della sanità).
3.2. Invero, dalla lettura della predetta sentenza nella causa C 131/14, si evincono, anzitutto, precisazioni circa gli ambiti di applicazione ratione temporis dei regolamenti n. 1047/2001 e n. 565/2002 (i due regolamenti, succedutisi nel tempo e con diversa vigenza temporale, hanno tuttavia uguale contenuto con riferimento alle norme in esame, onde di seguito si farà riferimento generale al “regolamento” quando uno di tali regolamenti è applicabile ratione temporis), nonchè l’estensione della logica della sentenza anche ove sia fatto riferimento al regolamento n. 2988/95 (cfr.n. 52 della sentenza), circa le fonti anche giurisprudenziali dell’istituto dell’abuso del diritto nella materia di cui trattasi nonchè circa il dato che, nei casi in esame, essendosi ceduta la merce senza trasmissione dei titoli, non vi sarebbe stata alcuna violazione del divieto di trasferimento dei diritti derivanti dai titoli quale previsto dal regolamento, onde l’abuso sarebbe configurabile in base alla giurisprudenza (sentenze Halifax e a., C 255/02, EU:C:2006:121, punti 68 e 69 e giurisprudenza ivi citata, nonchè SICES e a., C 155/13, EU:C:2014:145, punti 29 e 30) per cui i singoli non possono avvalersi fraudolentemente o abusivamente delle norme dell’unione, richiedendosi per la configurazione di una pratica abusiva un elemento oggettivo, che si manifesta in un insieme di circostanze da cui risulti che, nonostante il rispetto formale delle condizioni previste dalla normativa dell’Unione, l’obiettivo perseguito da detta normativa non è stato raggiunto (sentenze Emsland-Starke, C 110/99, EU:C:2000:695, punto 52, nonchè SICES e a., C 155/13, EU:C:2014:145, punto 32), e un elemento soggettivo, nel senso che deve risultare da un insieme di circostanze oggettive che lo scopo essenziale delle operazioni controverse è ottenere un vantaggio indebito, mediante la creazione artificiosa delle condizioni richieste per il suo conseguimento.
4.1. Ciò detto in generale, la sentenza del 14 aprile 2016 richiama che il regolamento non riserva, in via assoluta, una quantità del contingente GATT ai nuovi importatori (n. 37), posto che dopo un’assegnazione in priorità temporale il procedimento prevede che, da un certo stadio in poi, le quantità disponibili siano assegnate indifferentemente alle due categorie di importatori (n. 39), onde in generale un meccanismo come quello di cui trattasi non risulta compromettere gli obiettivi perseguiti dal regolamento. Il regolamento non mira neppure a disciplinare il mercato della distribuzione dell’aglio nell’unione nè a fissare le posizioni dei vari operatori di tale mercato, vietando loro di rifornirsi di tale merce presso un altro operatore solo perchè essa è stata in precedenza importata a dazio agevolato (n. 42). Un meccanismo come quello in esame neppure compromette l’obiettivo della limitazione delle domande di titoli a fini speculativi nè quello dell’effettivo ingresso di nuovi operatori sul mercato dell’importazione dell’aglio (n. 45).
– non comporti “un’influenza indebita di un operatore sul mercato… e, in particolare, un’elusione, da parte degli importatori tradizionali, dell’art. 5, par. 3, del regolamento n. 565/2002”, secondo il quale le domande di titoli presentate da un importatore tradizionale non possono riguardare, per campagna d’importazione, una “quantità superiore alla quantità di riferimento dell’importatore di cui trattasi”; norma cui corrispondono analoghe disposizioni agli artt. 4-6 del regolamento n. 1047/2001;
4.6. Dopo aver fornito alcune altre indicazioni, infine, la Corte di giustizia, considerato che “non si può escludere che, in determinate circostanze, un meccanismo come quello di cui trattasi… venga attuato essenzialmente allo scopo di creare artificiosamente le condizioni richieste per ottenere il dazio agevolato”, formula il criterio secondo cui “fra gli elementi che potrebbero consentire di dimostrare il carattere artificioso di un siffatto meccanismo figura segnatamente la circostanza che l’importatore intestatario dei titoli non abbia assunto alcun rischio commerciale, o anche la circostanza che il margine di profitto dell’importatore sia insignificante o che il prezzo della vendita dell’aglio da parte dell’importatore al primo acquirente nell’unione, poi da quest’ultimo al secondo acquirente nell’unione, sia inferiore al prezzo di mercato” (n. 51).
4.9. Fornendo congrua motivazione, la commissione applicherà quali principi di diritto quelli rivenienti dalla suestesa motivazione, che possono come segue riepilogarsi: “in applicazione dei principi rivenienti dalla sentenza della Corte di giustizia dell’UE del 14 aprile 2016, causa C-131/14, Cervati e Malvi, se in via astratta di principio il diritto dell’UE (e in particolare le norme rilevanti ivi indicati dei regolamenti 565/2002 e 2988/95) non osta a un meccanismo mediante il quale un importatore tradizionale, che non disponga di un titolo nell’ambito del contingente GATT, si rivolga a un altro operatore comunitario che, acquistata la merce da un fornitore extracomunitario, la ceda allo stato estero ad altro importatore il quale, senza trasferire il proprio titolo, immetta la merce nel mercato dell’UE e poi la rivenda all’importatore tradizionale, compete in ogni caso al giudice nazionale verificare in concreto che detto meccanismo non si connoti come abuso del diritto. Tale abuso va accertato verificando che:
– le operazioni siano prive di qualsiasi giustificazione economica e commerciale per l’importatore nonchè per gli altri operatori intervenuti nel meccanismo (dato riscontrabile dal giudice nazionale, ad esempio, a seconda se il prezzo di vendita della merce sia fissato a un livello tale da permettere o meno all’importatore e agli altri operatori intervenuti nel meccanismo di trarre un guadagno considerato normale o abituale, nel settore interessato, per il tipo di merce e di operazione in questione).”