Source: http://www.informationsociety.it/ictlaw/tag/pec-e-fax
Timestamp: 2020-06-05 00:02:14+00:00
Document Index: 148069155

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 43', 'art. 45', 'art. 31', 'art. 43', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 43', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 43', 'art. 45', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 79']

PEC e FAX | Information Society & ICT Law
PEC e FAX
Nuovo CAD, PEC e FAX. Trasmissione di documenti alla P.A. e forma scritta
Pubblicato 31 gennaio 2011 | Da internetsociety
Il d.lgs. 235/10 ha apportato diverse modifiche al Codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/05). Mi ero riproposto di commentare insieme alcuni passaggi, avendone ricevuto diverse sollecitazioni. Una di queste mi è giunta da Cristina Zaffini (A.P. Systems srl), che mi chiedeva alcune riflessioni sulla modifica dell’art. 45, co. 1, del CAD in relazione all’art. 43, co. 6, del D.P.R. 445/2000, in materia di trasmissione di documenti alla p.a.
L’art. 45, co. 1, del CAD ha visto, ad opera dell’art. 31 d.lgs. 235/10, la soppressione dell’esplicito riferimento al fax. Ecco il testo:
“I documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o informatico [ABROG.: “, ivi compreso il fax”], idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”
La preoccupazione che mi è stata manifestata è che la modifica sia strumentale all’uso esclusivo della PEC e che talune pubbliche amministrazioni, di fronte ad un quadro sanzionatorio non particolarmente significativo, finiscano per non dotarsi degli strumenti tecnologici innovativi auspicati dalle politiche per l’innovazione della p.a., delineate dal ministro Brunetta.
L’art. 43, co. 6, D.P.R. 445/2010, stabilisce, ancora, che
“I documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione tramite fax, o con altro mezzo telematico o informatico idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”.
In tale disposizione, non abrogata, viene mantenuta la menzione del fax, che continua ad essere normativamente accreditato come uno degli strumenti di trasmissione telematico idoneo ad accertare la fonte di provenienza in relazione ai documenti trasmessi alla p.a. e a soddisfare il requisito della forma scritta, senza necessità di far seguire la trasmissione dell’originale.
La lettura sistematica delle norme tutte sopra citate fa apparire del tutto superflua e tecnicamente irrilevante la soppressione dell’inciso “, ivi compreso il fax” dall’art. 45, co. 1, del CAD. L’intento non mi pare sia quello di eliminare il fax o ridurre la sua rilevanza giuridica, sopratuttto in relazione all’equivalenza della forma scritta, a maggior ragione oggi che il fax tradizionale viene progressivamente soppiantato da sistemi elettronici (e-fax), sia in entrata che in uscita.
Che l’intento non sia questo può essere dedotto dal seguenti argomenti:
a) l’inciso soppresso era meramente esemplificativo;
b) il fax è considerato, nel testo di legge, una species rientrante nella ben più ampia categoria indicata con l’espressione “qualsiasi mezzo telematico o informatico”. Dunque, al fax continua ad applicarsi l’art. 45, co. 1, CAD nonostante la soppressione delle parore “, ivi comresop il fax”;
c) continua ad applicarsi l’art. 43, co. 6, del DPR 445/10 (menzionante esplicitamente il fax), senza alcuna contraddizzione con l’art. 45, co. 1, CAD. In entrambi i testi il fax è considerato un “mezzo telematico o informatico idoneo ad accertar[e] la fonte di provenienza” e in grado di soddisfare “il requisito della forma scritta”.
Le due disposizioni sembrano ridondanti ed, in effetti, lo sono.
C’è da chiedersi, allora, il perché della soppressione del riferimento al fax, all’interno dell’art. 45, co. 1, del CAD.
Probabilmente la questione interpretativa è da affrontare in riferimento all’art. 45, co. 2, del CAD, nel quale viene precisato che
“Il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore”.
Tale disposizione, infatti, presenta da tempo un testo che si adatta alle modalità di trasmissione della posta elettronica e meno al fax. Si parla espressamente di “casella di posta elettronica” (e di “gestore”), che mal si addicono alla trasmissione tramite fax tradizionale.
Pertanto, senza arrecare danni all’impianto sistematico e senza con ciò escludere il fax dal novero dei documenti trasmessi alla p.a. con valore di forma scritta, se non altro per l’operatività dell’art. 43, co. 6, D.P.R. 445/00, sembra si sia voluta correggere una distonia tra il primo e il secondo comma dell’art. 45 del Codice dell’amministrazione digitale.
La validità del fax, però, continua a rimanere indiscussa anche con la riforma operata dal d.lgs. 235/2010.
Anzi, a ben guardare, la riforma ha apportato anche un’altra significativa modifica: quella di cui all’art. 48, co. 1, CAD dedicato alla posta elettronica certificata, la quale non è più contemplata come tecnologia esclusiva nella dizione normativa.
Al testo originale dell’art. 48, co. 1, CAD, secondo cui
“La trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna avviene mediante la posta elettronica certificata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.
è stato infatti aggiunta (ad opera del d.lgs. 235/10) la seguente espressione
“, o mediante altre soluzioni tecnologiche individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito DigitPA”.
La PEC non guadagna terreno, ma sembra perderlo.
Pubblicato in e-Government, PEC | Contrassegnato CAD, D.Lgs. 235/2010, D.Lgs. 82/2005 aggiornato al d.lgs. 235/2010, DPR 445/2010, Fax, Nuovo CAD, PEC, PEC e FAX
Bandi di gara: la stazione appaltante deve scegliere tra fax o PEC
Pubblicato 4 ottobre 2010 | Da internetsociety
Molto interessante questa ordinanza del Tar Puglia – Lecce del 30 settembre 2010, con cui in sede cauterlare viene sospesa l’efficacia di un bando di gara per un appalto sotto soglia comunitaria al rilievo che nel bando vi sarebbe stata la cumulativa (e non “alternativa”) indicazione del fax e della PEC per la ricezione delle comunicazioni relative alla gara.
Come osserva il sempre attento Marco Scialdone sul suo blog, l’ordinanza motiva l’accoglimento della sospensiva sotto diversi profili, ribadendo che
“la clausola del bando di gara che impone la contestuale disponibilità di più forme di ricezione concernenti le suddette comunicazioni di gara (ossia domicilio, fax e posta elettronica certificata), oltre a non apparire giustificata dalla presenza di particolari situazioni organizzative dell’ente, sembra porsi in contrasto con le previsioni di cui all’art. 79 del codice degli appalti, come da ultimo modificato dal decreto legislativo n. 53 del 2010, il quale individua mezzi alternativi (e non cumulativi) di comunicazione, e ciò anche alla luce della normativa di settore (cfr. decreto-legge n. 185 del 2008) che impone alle società già operanti di munirsi di un indirizzo PEC non prima del mese di novembre 2011“.
Cosa avverrà dopo il novembre 2011?
Pubblicato in Appalti pubblici ICT, PEC | Contrassegnato Appalti pubblici e PEC, Bando di gara e PEC, Ordinanza 30 settembre 2010 n. 736, PEC, PEC e FAX, Posta Elettronica Certificata (PEC), TAR Puglia