Source: https://www.laleggepertutti.it/158394_acquisti-online-quando-ce-truffa-del-venditore
Timestamp: 2019-11-22 09:39:21+00:00
Document Index: 164299200

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 641', 'art. 640', 'art. 310', 'art. 640', 'art. 61']

Acquisti online, quando c'è truffa del venditore
La vendita online, cui non segue la consegna dell’oggetto acquistato, costituisce truffa se il venditore si rende irreperibile.
Su internet, si trovano numerose offerte, ma chi non vuol rimanere fregato deve accertarsi che il venditore sia un imprenditore commerciale (una ditta, una società, ecc.) e che sia affidabile (verificando eventuali commenti lasciati sui forum dagli altri utenti). Difatti, è più facile il raggiro quando si ha a che fare con un privato che non svolge tale attività di professione e sta proponendo in vendita un proprio bene di seconda mano. Nel caso, infatti, di acquisti online, la truffa del venditore è a portata di mano e bisogna stare ben attenti. Ora, però, interviene la Cassazione a semplificare le cose per l’acquirente. Con due recenti sentenze, la Corte ha chiarito che la vendita online, quando non accompagnata dalla consegna del prodotto, costituisce truffa aggravata. Insomma, non un semplice inadempimento contrattuale (che, a tutto voler concedere, consente solo un’azione civile di risoluzione del contratto e di risarcimento del danno), né il reato più lieve di insolvenza fraudolenta. Come dire: venditori su internet, state ben attenti perché, se non rispettate gli accordi, potete essere querelati e subire un procedimento penale abbastanza grave. Ma procediamo con ordine.
1 Vendita online: è truffa la mancata consegna dell’oggetto
2 Vendita online: la truffa online è aggravata
3 Truffe online: i chiarimenti della giurisprudenza
Vendita online: è truffa la mancata consegna dell’oggetto
La Cassazione [1] ha detto che chi incassa un anticipo per la vendita online di un oggetto e dopo si rende irreperibile senza provvedere alla consegna, non commette un semplice illecito civile, né il reato di insolvenza fraudolenta, ma mette in atto una vera e propria truffa.
Una persona entra in un negozio e ordina un capo di abbigliamento versando un anticipo. Il venditore, dopo aver incassato i soldi, non consegna l’abito all’acquirente poiché – sostiene il fornitore – lo ha terminato; nello stesso tempo, però, si rifiuta di restituire i soldi già versati. Stesso discorso potrebbe avvenire per una vendita su internet: una persona ordina un telefonino da un’azienda che, tuttavia, dopo aver preso i soldi, non consegna mai l’oggetto.
In tal caso, all’acquirente non resta che azionare una causa civile per ottenere indietro l’anticipo o l’intero prezzo già versato. Si tratta di un cammino tortuoso perché richiede una causa lunga e spesso costosa, con poche garanzie di recupero dei soldi se il venditore è nullatenente e non è aggredibile.
Con una recente sentenza [4], la Cassazione ha precisato quanto segue: nelle vendite online, integrano il reato di truffa contrattuale la mancata consegna della merce acquistata e pagata ad un prezzo estremamente conveniente e l’indicazione di un falso luogo di residenza del venditore. Il dolo iniziale del reato deve essere ravvisato nella volontà di non adempiere all’esecuzione del contratto sin dal momento dell’offerta online.
Con una precedente sentenza [2], la Cassazione ha anche detto che nelle vendite online la distanza fisica intercorrente tra venditore e acquirente è l’elemento che pone l’autore di una truffa «in una posizione di forza e di maggior favore rispetto alla vittima». Questo significa che il reato di truffa può subire l’applicazione dell’aggravante.
Ad essere condannato, nel caso di specie, è stato un privato per aver messo in vendita su un sito di aste online due computer ed un iPad a prezzi convenienti, ma non li aveva mai consegnati agli acquirenti. Posto il reato di truffa, secondo i giudici si può anche applicare l’aggravante, prevista dal Codice penale [3], dell’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa. Proprio la distanza tra il luogo in cui si trova l’autore del reato e quello in cui si trova l’acquirente consente al primo di celare la propria identità e le proprie intenzioni fraudolente, impedendo qualsiasi verifica sull’esistenza del bene e ponendolo in una posizione di maggior favore rispetto alla vittima.
Non si può, quindi, parlare di una «consapevole esposizione» dell’acquirente al rischio di truffa, perché, così facendo, si finirebbe per distogliere l’attenzione sul truffatore, ponendo eccessiva enfasi sulla condotta della vittima.
L’aggravante in esame è pienamente configurata nel caso di specie, in quanto la distanza fisica intercorrente tra venditore e acquirente è l’elemento che pone l’autore della truffa «in una posizione di forza e di maggior favore rispetto alla vittima, consentendogli di schermare la sua identità, di non sottoporre il prodotto venduto ad alcun controllo preventivo da parte dell’acquirente e di sottrarsi comodamente alle conseguenze dell’azione». Questo non sarebbe possibile, o comunque sarebbe più difficile, per il truffatore se la vendita avvenisse di persona.
Truffe online: i chiarimenti della giurisprudenza
La truffa commessa attraverso la vendita di prodotti online è aggravata dalla minorata difesa perché la distanza tra il luogo dove si trova la vittima e quello in cui si trova l’agente determina una posizione di maggior favore di quest’ultimo, che può schermare la sua identità, fuggire e non sottoporre il prodotto venduto ad alcun controllo preventivo da parte dell’acquirente.
Tribunale di Pescara, sentenza 1574 del 16 maggio 2018
Sussiste la truffa e non l’insolvenza fraudolenta o l’illecito civile, per la vendita telematica con ricezione dell’acconto seguita dalla mancata consegna del bene o dalla non rintracciabilità dell’agente, essendo l’inadempimento contrattuale l’effetto di un iniziale intento di violare gli impegni, tanto che si esclude la tenuità del fatto.
[4] Cass. sent. n. 45115/19.
Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 17 settembre – 6 novembre 2019, n. 45115
1. Con sentenza in data 7.11.2012 il Tribunale di Locri, Sezione Distaccata di Siderno, dichiarava lo S. colpevole del delitto di truffa in danno di Sg.Pe. consistita nell’offerta in vendita su un sito internet del veicolo Aixan 50 al prezzo di Euro 3.000 e nella convenuta cessione alla p.o., da cui riceveva l’acconto di Euro 500 sul conto corrente postale a suo nome, omettendo – tuttavia – di adempiere alla consegna del veicolo e rendendosi irrintracciabile. La Corte d’Appello con l’impugnata sentenza qualificava il fatto ex art. 641 cod.pen. e rideterminava la pena in mesi 4 di reclusione in luogo di mesi 6 di reclusione ed Euro 500 di multa.
2. Ha proposto ricorso per Cassazione l’imputato personalmente, deducendo l’inosservanza o erronea applicazione della legge penale e correlato vizio della motivazione in relazione alla ritenuta insolvenza fraudolenta, avendo la Corte territoriale omesso di motivare in ordine agli elementi dai quali ha desunto l’iniziale stato di insolvenza dello S. e il consequenziale proposito di inadempimento, vertendosi in ipotesi di condotta penalmente irrilevante.
3. La Corte d’appello ha ritenuto di dover qualificare la pacifica condotta del prevenuto, consistita nella vendita di un veicolo per via telematica, nella ricezione dell’acconto e nella successiva mancata consegna del bene, quale insolvenza fraudolenta sull’assunto della mancata ravvisabilità di artifizi e raggiri, valorizzando la pretesa dissimulazione da parte del ricorrente di uno stato d’insolvenza. Nella giurisprudenza di legittimità è pacifica l’affermazione che sussiste l’ipotesi della truffa e non dell’insolvenza fraudolenta, o del mero illecito civile, quando l’inadempimento contrattuale sia l’effetto di un precostituito proposito fraudolento(Sez. 2, n. 43660 del 19/07/2016, P.M. in proc. Cristaldi, Rv. 268448; Sez. 6, n. 10136 del 17/02/2015 Sabetta, Rv. 262801; Sez. 2, n. 14674 del 26/02/2010, Salord, Rv. 246921).
Il fatto deve essere, dunque, riqualificato ex art. 640 cod.pen. con conseguente annullamento senza rinvio e rigetto nel resto.
1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sassari propone ricorso avverso l’ordinanza indicata in epigrafe con la quale il locale Tribunale, adito ex art. 310 cod. proc. pen., ha respinto l’appello proposto avverso l’ordinanza del G.i.p. del medesimo Tribunale, che aveva respinto la domanda cautelare formulata nei confronti di C.A. per i reati di cui all’art. 640, comma 2 n. 2 bis, cod. pen. – per aver posto in vendita sul sito (omissis) due computer ed un iPad a prezzi convenienti, non consegnati agli acquirenti o consegnando beni totalmente difformi, pagati a mezzo bonifico su conto riconducibile a carta intestata al C. -, escludendo la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 5 cod. pen. e, dunque, la possibilità, in ragione del limite edittale, di adottare la misura cautelare.