Source: http://www.megafincas.it/leggi-normative-sentenze/ostacolo-al-godimento-della-cosa-comune-quando-scatta-il-risarcimento-del-danno.html
Timestamp: 2019-04-21 21:18:25+00:00
Document Index: 175522990

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.2947', 'art. 1102', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ']

In tema di condominio, l'ostacolo al diretto godimento della cosa comune da parte di uno dei comproprietari frapposto dagli altri fa sorgere, a carico di chi lo ponga in essere, l'obbligo di prestazione risarcitoria sostitutiva dei godimento non fruito. Tuttavia, il danno inerente al "godimento non fruito" non può ritenersi sussistente "in re ipsa" e coincidente con l'evento, "che é viceversa un elemento del fatto produttivo del danno, ma trattasi pur sempre di un danno-conseguenza, sicché il danneggiato che ne chieda in giudizio il risarcimento è tenuto a provare di aver subito un'effettiva lesione del proprio patrimonio. Così si è pronunciato il Tribunale di Modena nella sentenza n. 43 dell'8 gennaio 2016.
Questi i fatti di causa. Alcuni condomini, in qualità di comproprietari di una porzione di fabbricato, assumendo che, dopo aver ottenuto dal Comune il rilascio dell'autorizzazione edilizia per il frazionamento del predetto bene in due unità immobiliari, ed dopo aver ottenuto una sentenza passata in giudicato, a seguito di impugnativa a delibera, convenivano in giudizio gli altri condomini del medesimo fabbricato, chiedendo il risarcimento del danno da lucro cessante subito per non aver potuto utilizzare il proprio appartamento per nove anni a causa dell'illegittimo diniego alla realizzazione degli allacciamenti di acqua, luce, gas e scarichi come stabilito dalla precedente sentenza; altresì, chiedevano il risarcimento del danno emergente derivante dai maggiori costi sostenuti per la realizzazione dell'intervento e dilizio.
Nel caso di specie, l'ostacolo al godimento delle parti comuni, dedotto dagli attori quale condotta preclusiva per nove anni dell'utilizzo dell'unità immobiliare derivata dal frazionamento dell'originaria unità abitativa di loro proprietà facente parte del Condominio, deve qualificarsi come illecito permanente, atteso che i condomini hanno manifestato espressamente il loro dissenso non solo in occasione delle assemblee, ma anche nel corso del precedente giudizio. Quindi trattandosi di illecito permanente ed in applicazione del principio giurisprudenziale esposto, è stata rigettata l'eccezione di prescrizione sollevata dai convenuti, avendo gli attori proposto l'azione risarcitoria con atto di citazione entro il termine previsto dall'art.2947 comma 1 c.c. dalla cessazione della condotta dannosa, avvenuta precedentemente.
Nel merito, invece, è stato osservato che l'ostacolo al diretto godimento della cosa comune da parte di uno dei comproprietari frapposto dagli altri fa sorgere, a carico di chi lo ponga in essere, l'obbligo di prestazione risarcitoria sostitutiva dei godimento non fruito, atteso che, a norma dell'art. 1102 cod. civ., ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. Tuttavia, il danno inerente al "godimento non fruito" non può ritenersi sussistente "in re ipsa" e coincidente con l'evento, che é viceversa un elemento del fatto produttivo del danno, ma, ai sensi degli arti. 1223 e 2056 cod. civ, trattasi pur sempre di un danno-conseguenza, sicché il danneggiato che ne chieda in giudizio il risarcimento è tenuto a provare di aver subito un'effettiva lesione del proprio patrimonio per non aver potuto locare o altrimenti direttamente e tempestivamente utilizzare il bene, ovvero per aver perso l'occasione di venderlo a prezzo conveniente o per aver sofferto altre situazioni pregiudizievoli, con valutazione rimessa al giudice del merito, che può al riguardo avvalersi di presunzioni gravi, precise e concordanti. (Cass. Sez. 3, n. 15111 del 17/06/2013).
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