Source: https://fiscomania.com/collegio-sindacale-nelle-spa/
Timestamp: 2020-05-30 09:37:40+00:00
Document Index: 68780768

Matched Legal Cases: ['art. 2382', 'art. 2399', 'art. 2400', 'art. 2397', 'art. 148', 'art. 2937', 'art. 2399', 'art. 2382', 'art. 2397', 'art. 2', 'art.33', 'art. 2405', 'art. 2377', 'art. 2406', 'art. 2446', 'art. 2386', 'art. 2397', 'art. 2407']

Il collegio sindacale nelle spa: la composizione - Fiscomania
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La disciplina civilistica del collegio sindacale nelle Spa è contenuta negli art. dal 2397 al 2409 c.c., nell'ambito dei quali sono regolati la composizione, i poteri, e il funzionamento dell’organo.
Il Collegio sindacale nelle spa: la funzione di controllo nella spa, che hanno optato per il sistema tradizionale, è affidato al collegio sindacale.
Il Collegio sindacale è un organo necessariamente collegiale, composto da tre o cinque membri effettivi e due supplenti, nominati (dall’atto costitutivo e successivamente dall’assemblea ordinaria) tra i soci o tra persone estranee.
I membri del collegio sindacale devono possedere particolari requisiti di idoneità (art. 2382 c.c.), di indipendenza e di onorabilità (art. 2399 c.c.), restano in carica per tre anni e possono essere revocati solo per giusta causa.
Il collegio sindacale ha funzioni di controllo e di vigilanza sull’amministrazione e talune funzioni di amministrazione attiva con carattere suppletivo.
L’art. 2400 c.c., prevede che i sindaci vengono individuati per la prima volta dai soci all’interno dell’atto costitutivo.
Il regime della composizione del collegio sindacale è differente per le società quotate e non quotate.
Per le nomine successive, tale compito viene affidato esclusivamente all’assemblea dei soci.
Per le società non quotate, il collegio sindacale, deve essere composto da 3 o 5 sindaci effettivi e da 2 sindaci supplenti (art. 2397 c.c.).
Il numero lo stabiliscono i soci all’interno dell’atto costitutivo e soltanto a seguito di una delibera dell’assemblea straordinaria e con la modifica dell’atto costitutivo è possibile modificare il numero dei membri effettivi.
Per le società quotate, l’art. 148 del D.Lgs. n. 58/1998, mantiene a 3 il numero minimo di sindaci ed a 2 il numero di supplenti, tuttavia non pone limiti in relazione al numero massimo di sindaci, che può essere liberamente determinato dai soci nell’atto costitutivo in relazione alla complessità della struttura societaria.
Inoltre, nell’atto costitutivo di quest’ultime deve essere espressamente previsto che almeno 1 dei sindaci all’interno del collegio debba essere eletto dalla minoranza.
Nomina di Sindaco nel Collegio sindacale
Cause di ineleggibilità e di decadenza della nomina di Sindaco
Ispettive e di controllo
Responsabilità personale dei Sindaci nel Collegio sindacale
L’art. 2937 c.c. mostra apertura, stabilendo che per essere nominato sindaco, essere o meno soci non ha alcuna rilevanza, dall’altra parte, pone comunque dei limiti di natura soggettiva e professionale per i quali:
Almeno 1 dei membri effettivi ed 1 supplente devono essere scelti tra i revisori legali iscritti nell’apposito registro;
I restanti membri non iscritti in tale registro devono essere scelti fra gli iscritti negli albi professionali individuati con il decreto del Ministro della giustizia, il M. 320/2004, ovvero: avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, consulenti del lavoro, o fra professori universitari di ruolo in materie economiche e giuridiche.
L’art. 2399 c.c. delinea quali sono le cause per cui un soggetto, seppur dotato dei requisiti di professionalità, non può essere nominato sindaco o, se eletto, decade dall’incarico (anche qualora una di queste cause sopravvenga successivamente alla nomina).
Costituiscono causa di ineleggibilità e di decadenza per i membri del Collegio sindacale, essere:
Interdizione giudiziale, inabilitazione, fallimento o la condanna a pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi ai sensi dell’art. 2382 c.c.;
Coniuge, parente o affine entro il quarto grado degli amministratori della società;
Amministratore, coniuge, parente e affine entro il quarto grado degli amministratori delle società controllate dalla società che deve eleggere il sindaco, delle società che controllano quest’ultima e di quelle sottoposte a comune controllo;
Essere legati alla società o alle società da questa controllate, alle società che la controllano, o a quelle sottoposte a comune controllo, da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d’opera retribuita, o da qualsiasi altro rapporto di natura patrimoniale che ne possa compromettere l’indipendenza
Cancellazione o sospensione dal registro dei revisori legali o perdita dei requisiti professionali richiesti dall’art. 2397, co. 2, c.c.
Per espressa disposizione di legge non possono essere inoltre nominati sindaci:
I parlamentari, nelle società che gestiscono servizi per conto dello Stato, (art. 2, Legge n. 60/1953);
I componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, se eletti dal Parlamento (art.33 L. n. 195/1958).
Oltre alle cause previste dalla legge, al fine di assicurare la più assoluta indipendenza dei sindaci, i soci possono decidere di includere direttamente nello statuto altre cause di ineleggibilità o di decadenza, come pure altre cause di incompatibilità e criteri e limiti per il cumulo degli incarichi.
Vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società;
Deve assistere obbligatoriamente alle riunioni del consiglio di amministrazione e dell’eventuale comitato esecutivo;
Ogni sindaco o l’intero collegio possono chiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari (potere di informazione);
Controlla l’attività dell’assemblea, assistendo alle adunanze (art. 2405 c.c.) ed avendo la facoltà di impugnare le deliberazioni prese in difformità della legge o dell’atto costitutivo (art. 2377 c.c.).
Il collegio sindacale ha la funzione di:
Convocare l’assemblea, se tale convocazione è obbligatoria, quando non vi abbiano provveduto gli amministratori (art. 2406 c.c.).
Richiedere la riduzione del capitale sociale per perdite, qualora non vi abbia provveduto l’assemblea (art. 2446 c.c.).
Compiere gli atti di ordinaria amministrazione, in caso di cessazione dalla carica di tutti gli amministratori e fino alla nomina dei nuovi (art. 2386 c.c.).
La disciplina dell’organo di controllo nella spa è stata oggetto di una rilevante riforma nel corso del 2012.
La legge di stabilità per il 2012 (L. n. 183/2011) aveva introdotto un 3° comma all’art. 2397 c.c. il quale consentiva la previsione del sindaco unico negli statuti di s.p.a. aventi ricavi o patrimonio netto inferiori ad un milione di euro.
Successivamente, la L. n. 35/2012, di conversione del D.L. n. 5/2012 ha nuovamente abrogato tale 3° comma.
Si è ritornati, così, alla disciplina che vede la necessaria presenza del Collegio sindacale pluripersonale in tutte le spa, a prescindere da qualsiasi soglia dimensionale, ed al quale, in assenza dell’obbligo di redazione del bilancio consolidato, lo statuto può anche affidare la revisione legale.
Essi, sono, anche solidalmente responsabili con gli amministratori per i fatti e le omissioni da questi ultimi compiuti, qualora il danno avrebbe potuto evitarsi con la loro vigilanza (art. 2407 c.c.)..
Nel sistema dualistico l’organo deputato al controllo sulla gestione è il consiglio di sorveglianza.
Esso è costituito da un numero di componenti, anche non soci, non inferiore a 3, che rimangono in carica per un triennio, sono rieleggibili e revocabili dall’assemblea.
La funzione preminente del consiglio di sorveglianza è quella di controllo e vigilanza tipica del collegio sindacale, ma le sue funzioni sono anche altre.
In particolare, ad esso spetta, tra le altre attribuzioni, quella, di approvare il bilancio di esercizio e, se previsto, quello consolidato.
Nel sistema monistico, le funzioni di controllo sono svolte da un comitato per il controllo sulla gestione, nominato all’interno dello stesso consiglio di amministrazione.
E’ un organo composto da amministratori che non svolgono funzioni gestionali, di cui almeno uno deve essere scelto tra i revisori legali iscritti nell’apposito registro.
Quanto ai compiti del comitato per il controllo, ad esso sono attribuite funzioni di vigilanza inerenti alla adeguatezza della struttura organizzativa societaria, del sistema di controllo interno, amministrativo e contabile, oltre agli ulteriori compiti che gli affida il consiglio di amministrazione.
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