Source: http://dirittolavoro.altervista.org/legge_reg_umbria_mobbing.html
Timestamp: 2017-04-28 02:31:42+00:00
Document Index: 176257298

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 117', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 117', 'art. 118']

1. La Regione promuove corsi di formazione professionale sul fenomeno mobbing, rivolti, in particolare, ai seguenti soggetti:
1. La Regione concede incentivi alla realizzazione di supporti e terapie psicologiche di sostegno e riabilitazione per il lavoratore vittima del mobbing ed i suoi familiari, secondo criteri e modalità da stabilirsi dalla Giunta regionale entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge.
1. La Regione promuove l’istituzione presso gli uffici comunali di cittadinanza di appositi sportelli anti-mobbing con il compito di:
1. È istituito l’Osservatorio regionale sul mobbing con sede presso l’assessorato competente in materia di lavoro.
4. L’Osservatorio svolge i seguenti compiti: a) formula proposte alla Giunta regionale in ordine alle azioni e interventi di cui alla presente legge;
1. Il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, sulla base delle segnalazioni ricevute o nell’ambito della sua attività istituzionale, effettua apposite ispezioni nel luogo di lavoro per accertare l’esistenza di azioni di mobbing e l’eventuale stato di malattia del lavoratore.
Legittimità costituzionale della legge Regione Umbria sul mobbing
Corte cost. 22 giugno 2006 n. 238 – Pres. Marini – Red. Amirante – Giudizio di legittimità costituzionale della legge della Regione Umbria 28 febbraio 2005, n. 18 (Tutela della salute psico-fisica della persona sul luogo di lavoro e contrasto dei fenomeni di mobbing).
Inoltre gli artt. 2, 4, 6, 7 e 8 della legge in esame prevedono strutture amministrative tratteggiandone "in modo molto elastico" le funzioni ed i compiti. L’art. 8, comma 1, prevede come obbligatorie le ispezioni all’interno dei luoghi di lavoro e, quindi, l’accesso coattivo in tali luoghi, la ricerca e l’esame di documenti, l’audizione di persone ad opera di addetti, di imprecisato livello (o qualifica) e stato giuridico, al Servizio di prevenzione e sicurezza.
La legge sarebbe inoltre in contrasto con l’art. 117, terzo comma, Cost. (tutela della salute, tutela e sicurezza del lavoro), non essendo ricollegata a "principi fondamentali" posti dal Parlamento nazionale, al quale è riservato il compito di definire il cosiddetto mobbing. 2.— Si è costituita in giudizio la Regione Umbria, affermando anzitutto che la legge in argomento non contiene alcuna definizione del mobbing; l’art. 1, infatti, recita: "[...] in attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 32 e 41 della Costituzione italiana, nel rispetto della normativa statale vigente e dell’ordinamento comunitario", e così riconosce, tra le finalità della Regione, il compito di promuovere "azioni ed iniziative volte a prevenire e contrastare l’insorgenza e la diffusione di fenomeni di molestie morali, persecuzioni e violenze psicologiche sui luoghi di lavoro, di seguito denominate mobbing".
4.— Anche la Regione Umbria ha depositato una memoria, sottolineando anzitutto come la questione sia del tutto simile a quella risolta dalla recente sentenza di questa Corte n. 22 del 2006, con la quale è stata esaminata un’analoga legge della Regione Abruzzo, e ribadendo quindi che la legge impugnata tende unicamente a prevenire e a contrastare l’insorgenza e la diffusione del mobbing, senza con ciò dettare una disciplina compiuta del medesimo sul piano giuslavoristico. Del resto, il richiamo espresso alla disciplina interna e comunitaria sarebbe di per sé dirimente in ordine ai dubbi ed alle perplessità manifestate nell’atto introduttivo. Il legislatore umbro, quindi, astenendosi dal fornire non solo una definizione generale del fenomeno in oggetto, ma anche esemplificazioni di per sé idonee ad operare la paventata sostituzione nei confronti della potestà normativa statale, ha circoscritto il proprio intervento a disciplinare misure di sostegno per i lavoratori che subiscono le conseguenze negative discendenti dal verificarsi del fenomeno stesso, come definito dalla normativa nazionale e comunitaria. Infatti, ai sensi dell’art. 2, i compiti della Regione vengono individuati nella promozione di azioni di "prevenzione, formazione, informazione, ricerca ed assistenza medico-legale", in collaborazione con le parti sociali interessate, con l’Osservatorio regionale sul mobbing di cui al successivo art. 7 e con le strutture socio-sanitarie. Parimenti i successivi artt. 3, 4, 5 e 6 regolano espressamente la tipologia di azioni con cui vengono concretamente svolte prevenzione, formazione, informazione, ricerca ed assistenza medico-legale previste dal richiamato art. 2.
Quest’ultimo rilievo vale anche a motivare l’infondatezza delle censure concernenti la genericità delle previsioni della legge riguardo alle ispezioni sui luoghi di lavoro ed al conseguente accertamento di ipotesi di mobbing. L’impugnato art. 8 della legge regionale, relativo a tali ispezioni, riguarda infatti l’attività di controllo del Servizio di prevenzione e sicurezza del lavoro, collocandone i compiti "nell’ambito della sua attività istituzionale". Quest’ultima si inserisce nella più ampia attività dei dipartimenti di prevenzione (di cui fa parte il Servizio), i quali sono strutture operative delle ASL, poste a garanzia della salute collettiva ed operanti secondo linee coordinate ed integrate con le Regioni (in base al disposto dell’art. 7-quinquies
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502).
non fondata la questione di legittimità costituzionale della legge della Regione Umbria 28 febbraio 2005 n. 18 (Tutela della salute psico-fisica della persona sul luogo di lavoro e contrasto dei fenomeni di mobbing), sollevata, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettere g) ed l), e terzo comma, e all’art. 118, primo comma, della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso indicato in epigrafe.