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Timestamp: 2019-02-21 07:57:03+00:00
Document Index: 40868761

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 24', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario']

Incontro con la stampa specializzata: i chiarimenti del Fisco
15 maggio 2014 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
Forniti chiarimenti interpretativi su: accertamento, mediazione tributaria e contenzioso, società di comodo, perdite su crediti, rivalutazioni, reddito d’impresa, detrazioni e rimborsi d’imposta, IMU, compensazioni e crediti d’imposta, indagini finanziarie, redditometro, attività finanziarie detenute all’estero (Agenzia delle Entrate – Circolare 14 maggio 2014, n. 10/E).
– nei giudizi avverso accertamenti esecutivi, l’Ufficio riscuote le somme dovute a seguito di sentenza notificando al contribuente un’intimazione di pagamento, quest’ultimo può chiedere all’Ufficio il riesame dell’atto in autotutela. Nel caso di errore di calcolo nella determinazione degli importi dovuti a seguito della sentenza, l’intimazione può essere impugnata, previo svolgimento del procedimento di mediazione tributaria per le controversie di valore non superiore a ventimila euro.
Mediazione e contenzioso:
– l’impugnazione di cartella di pagamento sia per vizi imputabili all’attività dell’Agente della riscossione sia per vizi imputabili all’Agenzia delle Entrate comporta la chiamata in causa di entrambi. Tuttavia, quando tale controversia è di valore non superiore a 20 mila euro è soggetta alla mediazione. In ogni caso, la costituzione in giudizio deve avvenire al termine della fase di mediazione e, quindi, di fatto ben oltre i 30 giorni dalla notifica dell’atto all’Agente della riscossione. Alcuni difensori di Agenti della riscossione, in tali ipotesi, eccepiscono la tardività della costituzione, non essendo l’Agente delle riscossione soggetto ad alcuna sospensione legata alla mediazione. Quindi, la questione di tardività della costituzione in giudizio è infondata, qualora erroneamente rilevata;
– il procedimento di mediazione è obbligatorio per tutte le controversie tributarie di valore non superiore a 20 mila euro, senza che rilevi la circostanza che l’atto impugnato sia stato preceduto o meno da contraddittorio col contribuente.
L’impugnazione può risultare fondata, anche solo parzialmente, e quindi “mediabile”, per motivi non esaminati in sede di precedente contraddittorio, che possano trovare nuova o più adeguata rappresentazione nel ricorso del contribuente o per vizi formali dell’atto impugnato o ancora per sopravvenute modifiche normative o per nuovi orientamenti giurisprudenziali o di prassi.
– la condizione di non operatività, in caso di mancato superamento del test di operatività o per effetto del conseguimento di perdite, determina comunque le penalizzazioni Iva (divieto di utilizzo del credito in compensazione o a rimborso, eccetera), anche se il contribuente si adegua al reddito minimo previsto.
Perdite su crediti:
– in materia di deducibilità delle perdite sui crediti prescritti, è corretto il comportamento del contribuente che, già in passato, ha dedotto la perdita sui crediti prescritti nel periodi di imposta in cui è maturato il requisito temporale per l’avvenuta prescrizione.
– la norma di rivalutazione attuale (art. 1. c. 143 della legge n. 147 del 2013) prevede che “il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione si considera riconosciuto a fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive (…)”. Quindi, non è possibile procedere ad una rivalutazione dei beni in bilancio senza assoggettarla ad imposta sostitutiva. La rivalutazione effettuata in sede contabile deve necessariamente assumere valenza fiscale con il versamento dell’imposta sostitutiva.
Reddito d’impresa:
– con riferimento alle sopravvenienze passive rilevate in seguito alla perdita totale di beni strumentali dovuta ad un evento calamitoso (fattispecie assimilabile alla alienazione degli stessi beni), anche se classificate tra i componenti straordinari di reddito, devono, comunque, ritenersi rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile IRAP;
– la svalutazione delle rimanenze per i beni valutati a costo specifico è fiscalmente irrilevante. Di conseguenza, gli eventuali maggiori valori che, per qualunque motivo, fossero imputati in aumento dell’onere sostenuto per l’acquisto di beni merce, valutati a costo specifico, sono da considerarsi a loro volta fiscalmente neutrali;
– per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta, disciplinati dalla lettera b-bis) del comma 1 dell’articolo 164 del TUIR – al pari degli altri beni mobili dell’impresa – la deduzione dei canoni di leasing relativi a contratti stipulati a decorrere dal 1 gennaio 2014, a seguito delle modifiche recate al comma 7 dell’articolo 102 del TUIR dall’articolo 1, comma 162, della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), deve avvenire in un periodo minimo pari alla metà del periodo di ammortamento (2 anni).
Bonus ristrutturazione:
– gli interventi per la prevenzione di atti illeciti da parte di terzi sono stati stabilmente inseriti tra quelli agevolabili (lett. f) del comma 1 dell’art. 16-bis del TUIR). In linea generale, si tratta di interventi ammissibili alla detrazione esclusivamente in base alla loro finalità, a prescindere dal loro inquadramento tra gli interventi edilizi, che potrebbe anche non sussistere, basti pensare all’installazione di sensori, serrature, spioncini. La fruizione della detrazione per le spese sostenute per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi, quindi, non consente di per sé di fruire dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Nell’ipotesi, tuttavia, in cui le misure di prevenzione, per le loro particolari caratteristiche, siano anche inquadrabili tra gli interventi edilizi (rispettivamente, manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), si ritiene possibile avvalersi anche dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, fermo restando che gli interventi di manutenzione ordinaria rilevano solo se effettuati sulle parti comuni di un edificio residenziale. Detta verifica deve essere effettuata caso per caso, con riferimento alla fattispecie concreta.
– è esclusa la deducibilità dell’IMU relativa agli immobili adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o professione o all’impresa commerciale e all’uso personale o familiare del contribuente;
– la deducibilità dell’IMU dal reddito di impresa e di lavoro autonomo è ammessa a partire da quella relativa all’anno 2013. Di conseguenza, un’eventuale IMU 2012 versata tardivamente nel 2013 è indeducibile, trattandosi di un costo di competenza del periodo di imposta 2012. Diversamente l’IMU 2013 versata tardivamente nel 2014 è un costo di competenza del periodo di imposta 2013 indeducibile in detto periodo di imposta in assenza del pagamento e deducibile nel successivo periodo di imposta 2014 all’atto del pagamento mediante una variazione in diminuzione in sede di UNICO.
Compensazioni e crediti d’imposta:
– per la compensazione dei crediti Iva, le nuove limitazioni di cui all’art. 1, comma 574, della legge di stabilità 2014, riguardano esclusivamente la “compensazione orizzontale” dei crediti relativi alle richiamate imposte per importi superiori a 15.000 euro. Tale limite di 15.000 euro, superato il quale scatta l’obbligo del visto di conformità, è riferibile alle singole tipologie di crediti emergenti dalla dichiarazione e non solo a quelli utilizzati in compensazione;
– i contribuenti che utilizzano in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’imposta regionale sulle attività produttive, per importi superiori a 15.000 euro annui, hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità relativamente alle singole dichiarazioni dalle quali emerge il credito. Per tali importi non è espressamente l’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione ai fini del loro utilizzo in compensazione;
– il credito risultante dalla dichiarazione 2012 (anno 2011) può essere utilizzato in compensazione senza applicazione dei nuovi limiti alla compensazione fino a quando lo stesso non trovi rappresentazione nella dichiarazione annuale 2014 (relativa al 2013), all’interno della quale tale credito viene “rigenerato” sommandosi al credito maturato nel 2013.
– i controlli preventivi sui rimborsi da 730 superiori a 4mila euro da parte dell’Agenzia delle Entrate, non devono essere effettuati in mancanza di richieste di detrazioni per carichi di famiglia e di riconoscimento di eccedenze di precedenti dichiarazioni. Tali rimborsi sono effettuati dai sostituti d’imposta per mezzo dei conguagli sulle retribuzioni dei propri dipendenti, pensionati e titolari di taluni redditi assimilati a quello di lavoro dipendente;
– l’importo utilizzato in compensazione per i versamenti di altri tributi (Imu, Tasi, Iuc) non rileva ai fini della verifica dei 4.000 euro;
– il rimborso che risulta spettante al termine delle operazioni di controllo preventivo è erogato dall’Agenzia delle entrate. Ai fini della verifica del limite di quattromila euro rileva l’importo complessivo del rimborso.
Indagini finanziarie:
– nelle indagini finanziarie nei confronti di privati, non si applicano le presunzioni sui prelevamenti, in quanto gli stessi, a differenza degli esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, non sono tenuti a conservare nessuna scritture contabile; mentre le presunzione sui si estende alla generalità dei soggetti passivi e delle diverse categorie reddituali.
– le spese medie ISTAT sono legittimamente utilizzabili per il calcolo delle spese connesse ad elementi certi. In particolare, ci si riferisce al calcolo delle spese per la manutenzione ordinaria degli immobili e per acqua e condominio (parametrate ai metri quadrati effettivi delle abitazioni) e alle spese relative all’utilizzo degli autoveicoli (compresi moto, caravan, ecc…, parametrate ai KW effettivi). Gli importi corrisposti per le spese per beni e servizi di uso corrente, il cui contenuto induttivo è determinato con esclusivo riferimento alla media Istat della tipologia di nucleo familiare ed area geografica di appartenenza concorrono alla ricostruzione sintetica del reddito e formano oggetto di contraddittorio solo se individuati puntualmente dall’ufficio. Le spese per elettrodomestici e arredi e altri beni e servizi per la casa, seppure ancorate al possesso di uno o più immobili, non sono determinate in base alle caratteristiche degli stessi. Pertanto anche tali spese concorrono alla ricostruzione sintetica del reddito esclusivamente in presenza di importi corrisposti per spese effettivamente risultanti dai dati disponibili in anagrafe tributaria;
– concorre alla ricostruzione sintetica del reddito complessivo accertabile la quota di risparmio formatasi nel corso dell’anno e non utilizzata per spese di investimento o per consumi, elemento che appare non interessato dai rilievi del Garante;
– in caso di mancata presentazione del contribuente all’invito a fornire dati e notizie rilevanti per l’accertamento da redditometro, comporta l’applicazione di sanzioni nei confronti dello stesso, ai sensi dell’art. 11, co. 1, lett. c), D.lgs. n. 471/1997;
– in relazione alle spese per investimenti sostenute nell’anno, in sede di contraddittorio il contribuente può fornire la prova relativa alla formazione della provvista utilizzata per l’effettuazione dello specifico investimento individuato;
– il modello Cud non può essere considerato una dichiarazione validamente presentata, a differenza del condono previsto dalla legge n. 289/2002. Nel caso in cui il contribuente titolare di un CUD abbia omesso di presentare la dichiarazione dei redditi, pur essendo obbligato a tale adempimento per aver prodotto oltre che un reddito di lavoro dipendente anche altri redditi, la decadenza dal potere di accertamento, ai sensi dell’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, non potrà che aversi, essendo stata omessa la dichiarazione dovuta, il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la stessa avrebbe dovuto essere presentata.
Attività finanziarie detenute all’estero:
– le attività detenute all’estero per il tramite di una società italiana non devono essere indicate nel quadro RW. Qualora le stesse siano detenute per il tramite di una società localizzata in un Paese collaborativo, il contribuente deve limitarsi ad indicare il valore della partecipazione nella società estera. Qualora il contribuente detenga una partecipazione superiore al 25 per cento in una società localizzata in un Paese non collaborativo, deve indicare, in luogo della partecipazione, le attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero dalla società;
– gli amministratori con potere di firma sui conti correnti della società in uno Stato estero, che non siano beneficiari (ossia possessori) dei relativi redditi, non devono compilare, relativamente a dette consistenze/trasferimenti, il quadro RW della propria dichiarazione dei redditi. Tale assunto deriva dalla ratio delle norme sul monitoraggio fiscale le quali presuppongono una relazione giuridica (intestazione delle somme) o di fatto (possesso o detenzione) tra soggetto e disponibilità estere che non si esaurisce nella semplice possibilità di disporre delle relative somme attraverso prelievi o versamenti;
– se un contribuente non fornisce la provvista per il pagamento dell’imposta di bollo speciale annuale l’intermediario deve comunicare il nominativo nel mod. 770 quadro SO. Conseguentemente perde il regime della riservatezza a decorrere dall’inizio dell’anno di riferimento. Pertanto, nel caso in cui il contribuente non fornisca la provvista per il pagamento dell’imposta annuale (riferita al valore del conto al 31.12. dell’anno precedente) la riservatezza si perde dal 1° gennaio dell’anno successivo, posto che per l’anno per il quale non ha pagato, l’imposta è prelevata in maniera forzosa dall’Agenzia;
– per le attività finanziarie detenute all’estero alla data del 1° gennaio, si deve utilizzare il cambio medio del mese di dicembre dell’anno precedente, determinato sulla base del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate emanato ai fini dell’individuazione dei cambi medi mensili.
Le risposte del Fisco sui dubbi del credito Irpef da 80 euro
Forniti ulteriori chiarimenti sulla riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati, concernenti i soggetti beneficiari, l’applicazione del credito da parte dei sostituti d’imposta, il recupero del credito erogato e il coordinamento con altre misure agevolative (Agenzia delle Entrate – Circolare 14 maggio 2014 n. 9/E).
– il credito deve essere erogato anche a lavoratori non residenti fiscalmente nel territorio dello Stato, titolari di redditi di lavoro imponibili in Italia, ai sensi dell’art. 24 del TUIR che riconosce per tali soggetti le detrazioni previste dall’art. 13 del TUIR;
– per il calcolo del credito, nell’ipotesi di aspettativa non retribuita, dai giorni per cui spettano le detrazioni vanno sottratti i giorni per i quali non spetta alcun reddito;
– nessuna riduzione delle detrazioni va effettuata nel caso di part time (verticale o orizzontale);
– nell’ipotesi di erogazione di premi dopo la cessazione del rapporto di lavoro, nel calcolo del numero dei giorni, per i quali spetta il diritto alle detrazioni, non vanno considerati quelli compresi in periodi di lavoro per i quali si è già fruito in precedenza delle detrazioni;
– gli importi percepiti dai lavoratori a titolo di cassa integrazione guadagni, indennità di mobilità e indennità di disoccupazione danno diritto al credito, in quanto tali somme costituiscono proventi conseguiti in sostituzione di redditi di lavoro dipendente e costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti;
– per gli eredi del lavoratore deceduto la parte di credito eventualmente maturata nel periodo di paga in cui è avvenuto il decesso, e materialmente percepita dagli eredi, continua a mantenere la sua qualificazione fiscale e, quindi, non costituisce reddito per gli stessi;
– nella pronuncia della sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro per crediti di lavoro, i relativi interessi e la rivalutazione rientrano nei redditi di lavoro dipendente; dunque, anche per queste somme è necessario verificare se spettino le detrazioni per lavoro.
CALCOLO DEL CREDITO:
i sostituti d’imposta che erogano i redditi che danno diritto al credito devono:
1. verificare la “capienza” dell’imposta lorda sui redditi da lavoro rispetto alle detrazioni per lavoro. In sostanza, l’imposta lorda sui redditi di lavoro dipendente e assimilati deve essere di importo superiore alle detrazioni calcolate su un reddito complessivo formato dai medesimi redditi che hanno determinato l’imposta lorda stessa;
2. calcolare l’importo del credito spettante in relazione al reddito complessivo, tenendo conto che il credito va rapportato al periodo di lavoro nell’anno. In particolare se il reddito complessivo:
– non è superiore a 24.000 euro, il credito è di importo pari a 640 euro;
– è superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro, il credito di 640 euro spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro (es.: reddito complessivo € 24.800, importo del credito spettante è pari a: 640 x [(26.000 – 24.800)/2.000] = 384). L’importo del credito si azzera al raggiungimento di un livello di reddito complessivo pari a 26.000 euro.
Se il periodo di lavoro nell’anno 2014 è inferiore a 365 giorni, l’importo del credito spettante, come precedentemente determinato, deve essere parametrato al numero dei giorni di lavoro dell’anno, calcolati tenendo conto delle regole ordinariamente applicabili per l’applicazione delle detrazioni;
3. determinare l’importo da erogare in ciascun periodo di paga, in base al numero di giorni lavorati in ciascun periodo di paga oppure al numero dei periodi di paga in cui il credito stesso è erogato.
Il sostituto d’imposta in caso di assunzione nel corso del 2014 di un lavoratore che abbia intrattenuto un precedente rapporto di lavoro nel medesimo anno, per calcolare la spettanza del credito, deve tenere conto dei dati ivi esposti nel CUD relativo al rapporto cessato, in particolare dell’importo del reddito e dei giorni per cui spettano le detrazioni per lavoro; per la determinazione dell’importo del credito spettante in relazione al reddito complessivo deve tenendo conto anche del reddito indicato nel medesimo CUD.
Dall’importo del credito spettante deve essere detratto quanto eventualmente riconosciuto dal precedente sostituto d’imposta. L’importo del credito residuo da erogare deve essere ripartito tra i periodi di paga, tenendo conto del numero di giorni lavorati in ciascun periodo di paga.
Se il nuovo assunto non produce il CUD relativo al precedente rapporto di lavoro il sostituto d’imposta è tenuto a determinare la spettanza del credito e il relativo importo sulla base dei soli dati reddituali a propria disposizione, fermo restando che il nuovo assunto è tenuto a comunicare al sostituto stesso di non avere i presupposti per il riconoscimento del credito, ad esempio perché sommando i redditi derivanti dai due rapporti di lavoro ha un reddito complessivo superiore a quello che consente il relativo riconoscimento.
Nei casi in cui un soggetto sia titolare di redditi di lavoro derivanti da più rapporti di lavoro contestuali che isolatamente considerati danno diritto al credito, ma l’importo del reddito complessivamente derivante dai rapporti in essere ecceda quello massimo previsto, non sussiste il presupposto per il riconoscimento del credito e il lavoratore è tenuto a comunicare detta circostanza ai sostituti d’imposta. Questi ultimi, sulla base della comunicazione ricevuta, non riconosceranno il credito.
Nella diversa ipotesi in cui l’importo del reddito complessivamente derivante dai rapporti in essere non ecceda quello massimo previsto, sussiste il presupposto per il riconoscimento del credito e il lavoratore è tenuto a chiedere a uno dei due sostituti d’imposta di non riconoscere il credito. In tal modo, il credito sarà riconosciuto da un solo sostituto d’imposta.
Il sostituto d’imposta, a fronte di variazioni del reddito o delle detrazioni riferite alle somme e valori che il sostituto stesso corrisponderà durante l’anno, nonché a fronte dei dati di cui entra in possesso, potrà effettuare il ricalcolo del credito spettante e recuperarlo nei periodi di paga successivi a quello di erogazione del credito, anche prima del conguaglio di fine anno o di fine rapporto.
Se le variazioni di retribuzione, in aumento o in diminuzione, comportano la maturazione a favore del lavoratore del diritto al credito, in precedenza non spettante, il sostituto deve riconoscere il credito in via automatica a partire dal primo periodo di paga utile o, in mancanza, in sede di conguaglio di fine anno o di fine rapporto.
REDDITI ASSOGGETTATI A CEDOLARE SECCA:
– i redditi assoggettati a cedolare secca devono essere considerati nella determinazione del reddito complessivo rilevante ai fini della verifica della spettanza del credito.
COORDINAMENTO CON ALTRE MISURE AGEVOLATIVE:
– il reddito assoggettato all’imposta sostitutiva per gli incrementi di produttività non deve essere computato nel reddito complessivo al fine di calcolare l’importo del credito spettante in relazione alla soglia dei 26.000 euro;
– i lavoratori che determinano il reddito di lavoro dipendente in base alle retribuzioni convenzionali, possono fruire del credito, in quanto si tratta di contribuenti i cui redditi di lavoro dipendente, sia pure determinati con modalità diverse da quelle ordinarie, confluiscono comunque nel reddito complessivo.
CREDITO D’IMPOSTA PER LE IMPRESE MARITTIME:
– ’importo del credito non abbatte le ritenute d’acconto al fine di applicare il credito d’imposta per le imprese marittime, in quanto il calcolo delle ritenute da applicare sui redditi di lavoro corrisposti dai sostituti d’imposta rimane immutato rispetto alla situazione preesistente al decreto, lasciando immutato anche il corrispondente credito d’imposta per le imprese marittime commisurate alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente corrisposti ai marinai imbarcati su navi iscritte nel registro internazionale.
MODALITÀ DI RECUPERO DELLE SOMME EROGATE DAI SOSTITUTI:
– il recupero del credito da parte dei sostituti d’imposta avviene mediante compensazione con le somme a debito utilizzando il modello di pagamento F24, utilizzando il codice tributo “1655” denominato “Recupero da parte dei sostituti d’imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66”.
Il negozio chiude: comunicazione anche senza SCIA
12 maggio 2014 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiarito che il soggetto che intende cessare l’attività commerciale non è obbligato ad inoltrare la SCIA, ma può utilizzare l’istituto della “comunicazione” (Risoluzione n. 72134 del 29 aprile 2014).
Rispondendo al quesito formulato da un Comune circa la possibilità o meno di formulare attraverso la SCIA la comunicazione di cessazione dell’attività commerciale, il Ministero dello Sviluppo Economico (di seguito “Ministero”) ha dunque rettificato l’indirizzo assunto finora sulla base della Nota ministeriale n. 178981 del 30 novembre 2010.
Nella predetta nota, infatti, il Ministero aveva precisato che, vista la disciplina vigente relativa al settore commercio, la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) costituiva l’unico strumento applicabile a tutti i procedimenti e, quindi, doveva ritenersi applicabile anche per la comunicazione di cessazione di attività degli esercizi di vicinato, delle medie e delle grandi strutture di vendita.
Viste, però, le modifiche normative intervenute nel 2012, che hanno previsto semplificazioni in materia di autorizzazioni per l’esercizio delle attività economiche e di controlli sulle imprese, il Ministero ha rettificato il predetto indirizzo in favore di una procedura più adeguata alle finalità dell’adempimento.
In particolare, le suddette modifiche alla disciplina del settore commercio hanno previsto l’introduzione di procedure differenziate in relazione alla tipologia dell’attività economica esercitata. Dunque è stata prevista l’individuazione delle attività economiche che devono essere sottoposte ad “autorizzazione”, a “S.C.I.A. con asseverazioni” o a “S.C.I.A. senza asseverazioni” ovvero a mera “comunicazione” e quelle del tutto libere.
Secondo il Ministero, ciò consente oggi di modificare l’indirizzo assunto in precedenza, anche al fine di eliminare procedure non proporzionate all’adempimento richiesto, prevedendo che l’adempimento amministrativo connesso alla cessazione dell’attività di vendita al dettaglio possa essere correttamente effettuato attraverso l’istituto della “comunicazione”.
Questo nuovo indirizzo assume particolare importanza in considerazione dei differenti termini previsti per l’inoltro della SCIA rispetto alla “comunicazione”.
Utilizzando l’istituto della SCIA, infatti, la comunicazione di cessazione dell’attività commerciale deve essere inoltrata preventivamente o contestualmente all’evento. Attraverso l’istituto della comunicazione, invece, l’adempimento deve essere assolto nel medesimo termine previsto per l’inoltro delle comunicazioni al Registro Imprese e al Repertorio Economico Amministrativo presso le CCIAA competenti per territorio.
Si tratta, in particolare, del termine prescritto nel caso di cessazione dell’attività dell’esercizio commerciale, che va comunicata al REA entro il termine di 30 giorni dalla data in cui avviene (ai sensi dell’articolo 2 del D.M. 9-3-1982), nonché nel caso di cessazione dell’impresa da comunicare al Registro Imprese nel termine sempre di 30 giorni (secondo quanto disposto dall’articolo 2196 Codice civile, per l’impresa individuale). Con riferimento alle società di capitali e alla società di persone, il Ministero evidenzia che sebbene sia disposto l’obbligo di procedere alla cancellazione, la normativa non prevede uno specifico termine.
Zone Franche Urbane, ecco come fruire delle agevolazioni
Le agevolazioni fiscali previste in favore delle piccole e micro imprese operanti nelle Zone Franche Urbane e nei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias, possono essere fruite utilizzando gli importi corrispondenti in compensazione di altre imposte e contributi dovuti, soltanto tramite modello di pagamento F24 telematico. (Agenzia delle Entrate – provvedimento 6 maggio 2014, n. 62309).
Nell’ambito delle azioni finalizzate a promuovere uno sviluppo economico territoriale più armonioso ed equilibrato attraverso l’utilizzo dei Fondi europei (cd. “Fondi strutturali” e “Fondo di coesione”), sono stabilite specifiche agevolazioni di carattere fiscale in favore di piccole e micro imprese che svolgono la propria attività in zone specificamente individuate – cd. “Zone Franche Urbane (ZFU)”, caratterizzate da particolare ritardo di sviluppo in relazione a crescita, competitività, occupazione, inclusione sociale e qualità dell’ambiente.
LE ZONE AGEVOLATE
Le ZFU agevolate sono individuate in base al Decreto Ministeriale del 10 aprile 2013 nei comuni di Andria, Catania, Crotone, Erice, Gela, Lamezia Terme, Lecce, Mondragone, Napoli, Rossano, Taranto, Torre Annunziata, Aci Catena, Acireale, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Barletta, Benevento, Casoria, Castelvetrano, Corigliano, Cosenza, Foggia, Giarre, Lucera, Manduria, Manfredonia, Messina, Molfetta, Portici (Centro Storico), Portici (Zona Costiera), Reggio Calabria, San Giuseppe Vesuviano, San Severo, Santeramo in colle, Sciacca, Termini Imprese, Trapani, Vibo Valentia.
Inoltre, con il “Decreto Crescita 2012” le agevolazioni sono state estese in via sperimentale ai comuni della provincia di Carbonia-Iglesias, nell’ambito dei programmi di sviluppo e degli interventi compresi nell’accordo di programma “Piano Sulcis”. Infine, con le Legge di Stabilità 2014, le agevolazioni sono state estese alle ZFU nei comuni di Lampedusa e Linosa.
Le piccole e micro imprese che svolgono l’attività economica nelle zone agevolate possono beneficiare, nei limiti di aiuto previsti secondo le regole “de minimis”, delle seguenti agevolazioni fiscali:
a) esenzione delle imposte sui redditi (IRPEF o IRES):
– per i primi 5 periodi d’imposta, al 100%;
– dal sesto al decimo periodo d’imposta, al 60%;
– undicesimo e dodicesimo periodo d’imposta, al 40%;
– tredicesimo e quattordicesimo periodo d’imposta, al 20%.
L’esenzione compete nel limite di 100 mila euro del reddito derivante dall’attività svolta nella zona agevolata. Tale limite è maggiorato di 5 mila euro, ragguagliato ad anno, a decorrere dal periodo di imposta di accoglimento dell’istanza e per ciascun periodo di imposta, per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, residente all’interno del sistema locale di lavoro in cui ricade la zona agevolata.
b) esenzione IRAP per i primi 5 periodi di imposta dall’accoglimento della richiesta, fino a concorrenza di 300 mila euro, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta.
c) esenzione dall’IMU relativamente agli immobili siti nella zona agevolata, posseduti e utilizzati per l’esercizio dell’attività economica;
d) esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, relativamente ai soli contratti a tempo indeterminato, ovvero a tempo determinato di durata non inferiore a 12 mesi, e a condizione che almeno il 30% degli occupati risieda nel Sistema Locale di Lavoro in cui ricade la zona agevolata, nei limiti dell’imposto massimo stabilito dal d.m. 1 dicembre 2009:
– per i primi 5 anni, al 100%;
– dal sesto al decimo anno, al 60%;
– undicesimo e dodicesimo anno, al 40%;
– tredicesimo e quattordicesimo anno, al 20%.
La misura specifica delle agevolazioni fruibili in ciascun periodo d’imposta è determinata dal Ministero dello Sviluppo Economico in base alla richiesta presentata. Nei limiti dell’importo concesso, quindi, le agevolazioni sono fruite mediante riduzione dei versamenti effettuati tramite il modello di pagamento F24 di imposte e contributi dovuti.
A tal fine il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 62309 del 6 maggio 2014 ha stabilito che la compensazione può essere effettuata esclusivamente con il modello F24 telematico, e cioè con il modello di versamento presentato attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (ENTRATEL o FISCONLINE). In caso contrario, l’operazione di versamento viene scartata ed il pagamento risulta non eseguito. Per ciascun modello F24 trasmesso, inoltre, viene effettuata la verifica che l’importo dell’agevolazione utilizzato non risulti superiore all’ammontare del beneficio complessivamente concesso all’impresa, al netto dell’agevolazione fruita attraverso i modelli F24 già presentati. Nel caso in cui l’agevolazione utilizzata risulti superiore al beneficio residuo, il relativo modello F24 viene scartato e i pagamenti ivi contenuti si considerano non effettuati.
Ad oggi le agevolazioni non sono concretamente fruibili, mancando i relativi codici tributo da indicare nel modello F24 per effettuare la compensazione, che saranno istituiti con successive risoluzioni dall’Agenzia delle Entrate.
Sanatoria delle cartelle di pagamento: chiarimenti prima della scadenza
9 maggio 2014 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
A fronte della proroga del termine previsto per il pagamento delle cartelle di pagamento di Equitalia con la definizione agevolata, fissato al 31 maggio 2014, sono stati sciolti gli ultimi dubbi in merito alle modalità di versamento (Equitalia – comunicato 7/5/2014).
Nella definizione agevolata rientrano le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi emessi per tributi di competenza delle agenzie fiscali, uffici statali ed enti locali, affidati a Equitalia entro il 31 ottobre 2013 e prima di procedere al pagamento, i contribuenti devono capire se i suddetti tributi inseriti nelle cartelle rientrano nella definizione agevolata e pertanto devono prendere visione della propria situazione debitoria, verificare la data in cui le somme dovute sono state affidate all’agente della riscossione e il tipo di atto ricevuto.
Per tutte le cartelle rientranti nell’agevolazione, il contribuente, comunque, non dovrà pagare:
– gli interessi di mora che maturano dalla data di notifica della cartella in caso di mancato pagamento delle somme entro i 60 giorni previsti;
– per le cartelle/avvisi emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate il tributo relativo agli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, indicati nella cartella di pagamento e nell’estratto di ruolo.
Chi sceglierà di aderire alla sanatoria dovrà pagare il residuo del debito (al netto degli interessi non dovuti), l’aggio, le spese di notifica e quelle per eventuali procedure attivate, presso gli sportelli Equitalia, gli uffici postali tramite bollettino F35 completo di codice fiscale. Le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi affidati entro il 31 ottobre 2013 a Equitalia per la riscossione possono essere pagati in un’unica soluzione, senza interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo.
Redditometro, sì alle vicende precedenti rispetto al periodo contestato
Secondo quanto disposto dalla Corte di Cassazione, ai fini dell’accertamento, le vicende relative alla situazione patrimoniale del contribuente accadute in anni diversi da quello in contestazione possono costituire legittimi indici di capacità contributiva in tale materia, qualora si riflettano sul periodo fiscale interessato, traducendosi in ulteriori e autonomi indici contributivi (Corte di cassazione – ordinanza n. 9728/2014).
L’orientamento della giurisprudenza si ispira sull’accertamento induttivo effettuato sulla base del controllo delle scritture e delle registrazioni contabili che, appunto, tiene conto di presunzioni semplici in virtù delle quali l’ufficio finanziario verifica la sussistenza di un reddito certo e, quindi, di capacità contributiva.
Per ciò che concerne l’accertamento dell’Iva, la giurisprudenza chiarisce che l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento può essere assolto anche mediante rinvio ad altri atti conosciuti o conoscibili da parte del contribuente, ed in particolare al verbale redatto dalla Guardia di finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria. Pertanto, in caso d’impugnazione, il giudice di merito deve accertare, motivando adeguatamente sul punto, se detto verbale sia stato posto nella sfera di conoscenza del contribuente.
Sostituto d’imposta recupera bonus Irpef con il codice tributo “1655”
8 maggio 2014 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
8 mag 2014 L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 07 maggio 2014, n. 48/E ha istituito il codice tributo “1655” per il recupero da parte dei sostituti d’imposta mediante il modello di pagamento F24 delle somme erogate come credito Irpef a favore dei lavoratori.
Ai sensi delll’articolo 1 del decreto-legge n. 66 del 2014 è stato previsto un credito a favore di lavoratori dipendenti e assimilati che non concorre alla formazione del reddito.
Hanno diritto al credito i soggetti che nel 2014 percepiscono redditi da lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati, al netto del reddito da abitazione principale, fino a 26 mila euro, purché l’imposta lorda dell’anno sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente. Il bonus spetta invece se l’imposta lorda è azzerata da altre categorie di detrazioni, ad esempio quelle per carichi di famiglia.
Il credito complessivo è di 640 euro, pari a 80 euro mensili a partire da maggio e, vale per i redditi fino a 24.000 euro. Se il reddito supera i 24.000 euro il bonus si riduce gradualmente fino a 26.000. Il credito dovrà essere calcolato in relazione alla durata del rapporto di lavoro, considerando il numero di giorni lavorati nell’anno.
Il bonus sarà riconosciuto in via automatica dai sostituti d’imposta in busta paga senza quindi dover fare alcuna domanda. Essi riconosceranno il credito spettante ai beneficiari a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio. Nel caso in cui ciò non sia possibile per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento degli stipendi, i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni del mese di giugno, ma dovranno comunque assicurare al lavoratore tutto il credito spettante nel corso del 2014.
Al fine di consentire ai sostituti d’imposta il recupero delle somme erogate ai sensi del sopra citato articolo 1 del decreto-legge n. 66 del 2014, mediante l’istituto della compensazione è stato istituito il seguente codice tributo:
“1655 – Recupero da parte dei sostituti d’imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66”.
Consulente aziendale con collaboratore esterno versa l’IRAP
8 mag 2014 La Corte di cassazione con l’ordinanza del 7 maggio 2014 n. 9790 ha così affermato: “il consulente che si avvale di prestazioni non occasionali di un collaboratore esterno è tenuto a versare l’Irap.”.
La Cassazione accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTR della Lombardia, che al contrario ha affermato l’irrilevanza, ai fini della valutazione del requisito dell’autonoma organizzazione, dell’eventuale apporto di lavoro dipendente o di collaborazioni continuative esterne nell’attività del professionista.
In accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, la Corte cassa la sentenza della CTR della Lombardia con rinvio ad altra sezione della medesima CTR anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
Di seguito si riportano le motivazioni di tale decisione.
In tema di Irap, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.
Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo;
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo “l’id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione;
c) oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.
Secondo il consolidato orientamento della Corte di cassazione, conforme all’indirizzo espresso dalla Corte costituzionale e pienamente condivisibile e che va dunque riaffermato, nonostante qualche isolato precedente contrario, l’impiego non occasionale di lavoro altrui, deve ritenersi di per sè integrativo del requisito dell’autonoma organizzazione, non rilevando che la struttura posta a sostegno e potenziamento dell’attività professionale del contribuente sia fornita da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di collaborazione.
In presenza di detto requisito si è dunque necessariamente in presenza di una struttura organizzativa avente rilevanza esterna e che richiede un’attività di coordinamento dei diversi fattori produttivi da parte del professionista, si da assorbire e rendere superfluo la valutazione complessiva degli altri fattori e del valore dei beni strumentali complessivamente impiegati. L’avvalersi di un dipendente ovvero di un collaboratore non occasionale integra di per sé il requisito della “stabile organizzazione”.
Modificati i termini di versamento TASI e TARI
6 maggio 2014 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
La Legge n. 68 del 2 maggio 2014, ha disposto la conversione del Decreto Legge n. 6 marzo 2014, n. 16 (cd. “decreto salva Roma-ter”), recante disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche, modificando, tra l’altro, i termini di versamento della TASI e della TARI.
In particolare, è stato stabilito che il versamento della Tassa sui Servizi Indivisibili (TASI) deve essere effettuato in due rate:
– la prima (in acconto) entro il 16 giugno dell’anno di tassazione, pari alla metà della tassa determinata applicando le aliquote e le condizioni deliberate dal comune per l’anno precedente;
– la seconda (a saldo della Tasi dovuta per l’intero anno) entro il 16 dicembre dello stesso anno, pari all’importo della tassa a conguaglio determinata applicando le delibere pubblicate entro il 28 ottobre dell’anno d’imposta. In caso di mancata pubblicazione della delibera da parte del comune entro il predetto termine, anche la seconda rata a saldo dovrà essere determinata considerando le aliquote e le condizioni previste per l’anno precedente.
In alternativa il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno per il quale è dovuta la Tasi.
Limitatamente all’anno 2014, che costituisce il primo anno di applicazione della Tasi, la Legge di conversione ha stabilito che:
– per gli immobili adibiti ad abitazione principale il versamento deve essere effettuato in un’unica rata, entro il 16 dicembre 2014. Tuttavia, se il comune provvede alla pubblicazione della delibera di approvazione delle aliquote e delle detrazioni entro il 31 maggio 2014, determinando altresì le modalità di applicazione, il versamento deve essere effettuato sulla base della delibera;
– per gli immobili diversi dall’abitazione principale il versamento della prima rata deve essere effettuato entro il 16 giugno 2014, applicando l’aliquota dell’1 per cento. Il versamento della seconda rata deve essere effettuato a conguaglio entro il 16 dicembre 2014 sulla base delle deliberazioni adottate dal consiglio comunale. Tuttavia, se il comune provvede alla pubblicazione della delibera entro il 31 maggio 2014, anche il versamento della prima rata deve essere effettuato sulla base della delibera.
Sotto il profilo delle agevolazioni, la Legge di conversione ha esteso l’esenzione ai rifugi alpini non custoditi, ai punti d’appoggio ed ai bivacchi.
Nessuna variazione, invece, sulle modalità di pagamento, che deve effettuato tramite modello F24 ovvero tramite apposito bollettino di conto corrente postale, con la possibilità di applicare le disposizioni in materia di versamento unitario e compensazione con eventuali crediti relativi ad altri tributi e contributi.
Per quanto riguarda la Tassa sui Rifiuti (TARI), invece, le scadenze di pagamento sono stabilite dal comune, che deve prevedere almeno due rate a scadenza semestrale e in modo anche differenziato rispetto alla TASI. In alternativa il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno per il quale è dovuta la tassa. Restano invariate le modalità di pagamento, che deve essere fatto tramite modello F24 ovvero tramite apposito bollettino di conto corrente postale, con la possibilità di applicare le disposizioni in materia di versamento unitario e compensazione.
Con riferimento alla TARI, la Legge di conversione ha disposto inoltre che il comune con proprio regolamento stabilisce riduzioni della quota variabile della tassa, proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati agli urbani che i produttori dimostrino di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati. A tal fine il comune individua altresì le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all’esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione.
La Legge n. 68/2014 apporta modifiche anche alla disciplina dell’imposta municipale propria (IMU) e dell’addizionale comunale all’IRPEF.
Con riferimento all’Imposta Municipale propria (IMU) è stato stabilito che a decorrere dall’anno d’imposta 2013, per gli immobili in “multiproprietà” il versamento dell’imposta deve essere effettuato da chi amministra la multiproprietà. A tal fine l’amministratore può prelevare l’importo necessario al pagamento dell’IMU dalle disponibilità finanziarie comuni attribuendo le quote al singolo titolare dei diritti con addebito nel rendiconto annuale. Inoltre, è stata ripristinata la norma secondo la quale nel caso di insufficiente versamento della seconda rata dell’IMU dovuta per l’anno 2013, non si applicano sanzioni e interessi se la differenza è versata entro il termine di versamento della prima rata dovuta per l’anno 2014.
Per quanto concerne l’addizionale comunale all’IRPEF, la Legge n. 68/2014 ha stabilito, in deroga alla normativa in materia che prevede l’applicabilità delle delibere solo se pubblicate sul sito del Ministero dell’economia e delle Finanze entro il 20 dicembre dell’anno d’imposta, che per l’anno 2013 si considerano valide le delibere di istituzione o variazione dell’addizionale, approvate nei termini di legge, che siano state comunicate entro il 31 dicembre 2013. In altri termini, si fa salva l’applicazione delle delibere “comunicate” al Ministero entro il 31/12/2013, ancorché pubblicate oltre tale data.
Dal Fisco arrivano le regole sul bonus Irpef
29 aprile 2014 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 8/E del 2014 ha fornito le istruzioni per applicare il credito introdotto dal Dl n. 66/2014 per la riduzione del cuneo fiscale nel 2014.
Il credito complessivo è di 640 euro, pari a 80 euro mensili a partire da maggio e, vale per i redditi fino a 24.000 euro. Se il reddito supera i 24.000 euro il bonus si riduce gradualmente fino a 26.000. Il bonus non concorre alla formazione del reddito e andrà ai lavoratori dipendenti e assimilati la cui imposta lorda sia superiore all’importo della propria detrazione per lavoro dipendente e sarà rapportato al periodo di lavoro nell’anno. Il credito quindi dovrà essere calcolato in relazione alla durata del rapporto di lavoro, considerando il numero di giorni lavorati nell’anno.
Il bonus sarà riconosciuto in busta paga senza dover fare alcuna domanda. I sostituti d’imposta riconosceranno il credito spettante ai beneficiari a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio. Nel caso in cui ciò non sia possibile per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento degli stipendi, i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni del mese di giugno, ma dovranno comunque assicurare al lavoratore tutto il credito spettante nel corso del 2014.
Soggetti senza sostituto di imposta
I soggetti titolari nel corso dell’anno 2014 di redditi di lavoro dipendente, le cui remunerazioni sono erogate da un soggetto che non è sostituto di imposta, tenuto al riconoscimento del credito in via automatica, e tutti i soggetti il cui rapporto di lavoro si è concluso prima del mese di maggio, potranno chiedere il credito nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2014, utilizzarlo in compensazione, oppure richiederlo a rimborso.