Source: https://wearemarketers.net/direttiva-copyright-cosa-sapere/
Timestamp: 2020-08-09 14:47:56+00:00
Document Index: 54274403

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 17']

Home › News › Approvata la Direttiva sul Copyright: cosa c’è da sapere
La riforma ha attirato l'attenzione di un vastissimo pubblico, costituito per lo più da attivisti, piattaforme online ed editori.
Il motivo dell'opposizione è semplice: la legge, volta ad introdurre nuove misure per la protezione dei diritti d'autore, potrebbe avere conseguenze pericolose per la libertà d'informazione.
Vediamo cosa c'è da sapere.
“La direttiva europea sul copyright è migliorata, ma porterà ugualmente ad una situazione di incertezza legale che danneggerà l'economia creativa e digitale dell'Europa. I dettagli contano e noi siamo disponibili a lavorare con i legislatori, i publishers, i creatori e chi detiene i diritti d'autore.”
L'art. 15 (ex art. 11), prevedeva inizialmente la costituzione di una link tax (tassa sui link).
L'articolo prende le mosse dal bisogno di remunerare gli autori di opere ripubblicate – anche in parte – all'interno di piattaforme e testate giornalistiche.
In breve, il publisher deve pagare una licenza al fine di pubblicare il contenuto prodotto dall'autore in questione. Un esempio? Google News sarebbe costretta a pagare gli editori per mantenere i siti all'interno del suo servizio.
Google aveva dato inizio alla sua campagna di protesta già ai tempi della prima versione dell'art. 11.
Search Engine Land ha riportato in un articolo uno screenshot, condiviso da Google, di un'ipotetica SERP, nel caso in cui si dovesse applicare quanto contenuto nelle disposizioni della Direttiva.
L'esperimento messo in atto da Big G vuole mettere l'accento proprio sulla questione della licenza, necessaria per la pubblicazione dei contenuti di terzi.
Intanto, si attende una formulazione finale dell'art. 15, che dovrà chiarire una volta per tutte la questione.
Chi si occupa di SEO la conoscerà bene. Con “posizione zero” si intende quella posizione all'interno della SERP di Google, superiore al primo risultato di ricerca.
Presente ormai da tempo, attraverso la posizione zero Google cerca di soddisfare il bisogno dell'utente senza che vi sia bisogno per quest'ultimo di cliccare sul risultato.
Potrebbe subire ripercussioni dall'applicazione dell'art. 15?
La prima versione dell'art. 17 è conosciuta ai più come art. 13, poi appunto modificato (esattamente come per l'art. 15) nell'ultima versione della direttiva.
Se nel primo caso si parlava di tassa sui link, l'art. 17 punta invece a responsabilizzare le piattaforme online e gli “intermediari” che gestiscono i contenuti pubblicati dagli utenti, richiedendo l'applicazione di un filtro per prevenire l'upload di contenuti sprovvisti di licenza.
La maggior parte delle piattaforme a cui questa riforma è diretta ha già un sistema di filtri di questo tipo. Sicuramente, YouTube tra tutte possiede l'intelligenza artificiale più avanzata per il riconoscimento (e la rimozione) di contenuti che violano le norme sul copyright.
Un'eventuale mancata rimozione di contenuti protetti da copyright comporterebbe quindi una sanzione ai danni delle piattaforme stesse. A meno che questa non possano dimostrare:
Di aver compiuto i massimi sforzi per ottenere l'autorizzazione.
Di aver agito tempestivamente per revocare l'accesso agli utenti che hanno commesso l'infrazione.
L'articolo esclude dall'obbligo in questione le società con un fatturato inferiore ai 10 milioni o con meno di tre anni di attività.
È inoltre importante sottolineare che la Direttiva, in quanto tale, è obbligatoria solo per gli obiettivi da raggiungere. Ciò comporta che i singoli governi avranno una certa voce in capitolo per adattare al meglio queste disposizioni all'ordinamento dei rispettivi Paesi.