Source: https://informazioneeditoria.gov.it/it/attivita/altre-misure-di-sostegno-alleditoria/faq-sul-credito-di-imposta-per-le-edicole/
Timestamp: 2020-07-12 16:56:16+00:00
Document Index: 173488492

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 3', 'art. 63', 'art. 4', 'art 4', 'art. 4', 'art. 47', 'art. 4', 'art. 4']

Dipartimento per l'informazione e l'editoria - FAQ sul credito di imposta per le edicole
Aggiornate al 25 settembre 2019
Domanda: Sono titolare di un'edicola esclusiva ma impura, quindi alla mia principale attività di vendita al dettaglio di prodotti editoriali, ho aggiunto dei prodotti extra editoriali quali piccola cartoleria e giocattoli. Rientro comunque negli aventi diritto?
- nella categoria di beneficiari di cui al n. 1. rientrano tutti i punti vendita che nel registro delle imprese hanno come codice di attività primario il codice ATECO 47.62.10, indipendentemente dalla presenza o meno di codici ATECO secondari.
- nella categoria di beneficiari di cui al n. 2. rientrano tutti i punti vendita che nel registro delle imprese hanno come codice attività primario uno dei codici ATECO 47.26, 47.30, 56.3, 47.1 e 47.61 e, contemporaneamente, come codice attività secondario, il codice ATECO 47.62.10.
Imprese ammesse al “credito di imposta edicole”: ammissione delle sole imprese attive in possesso dei requisiti al momento della domanda e che nell’anno precedente abbiano sostenuto le spese che concorrono alla determinazione del credito di imposta
Le suddette disposizioni normative, inoltre, hanno stabilito che il credito di imposta è parametrato agli importi pagati dal titolare del singolo punto vendita per i locali in cui si esercita la vendita, nell’anno precedente a quello dell’istanza di accesso al credito d’imposta, a titolo di IMU, TASI, COSAP e TARI, ed eventualmente, se l’esercente opera come unico punto vendita nel territorio comunale, anche alle spese per locazione, al netto dell’imposta sul valore aggiunto. In base alla normativa di riferimento, pertanto, possono accedere all’agevolazione soltanto le imprese che risultino attive e in possesso dei requisiti al momento della domanda e che nell’anno precedente abbiano sostenuto le spese relative alle voci che concorrono alla determinazione del credito di imposta.
Domanda: Nel Comune in cui viene esercitata l'attività esclusiva di rivendita di giornali e riviste si paga la TOSAP e non la COSAP. Va bene comunque?
Risposta: La norma istitutiva dell’agevolazione in oggetto ha espressamente previsto che l’importo pagato a titolo di COSAP rientri tra le spese che concorrono alla determinazione del credito di imposta (cfr. art.1, co. 806, Legge 30 dicembre 2018, n. 145 e art. 3, co. 1, DPCM 31 maggio 2019). Il Canone COSAP, cioè il canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, è stato introdotto nell’ordinamento dall’art. 63 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446. In precedenza, l’occupazione di aree e spazi pubblici era assoggettata alla TOSAP, cioè alla tassa per occupazione di spazi e aree pubbliche, già prevista e disciplinata dal D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507. Per esplicita previsione della normativa istitutiva, il Canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (COSAP) può essere applicato, dalle Amministrazioni proprietarie delle aree, in alternativa alla Tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (TOSAP). In virtù delle citate fonti normative, pertanto, le singole amministrazioni, proprietarie degli spazi ed aree pubbliche, possono discrezionalmente valutare se istituire la TOSAP o il COSAP e ad oggi le Amministrazioni interessate hanno optato, alternativamente, per l’una o l’altra tipologia di entrata. Pur avendo una diversa natura giuridica (tributaria in un caso, non tributaria nell'altro), le due entrate pubbliche suddette hanno tuttavia un identico presupposto e cioè l’occupazione del suolo pubblico. In considerazione di quanto sopra premesso, ai fini della richiesta dell’agevolazione in oggetto, gli importi pagati a titolo di TOSAP possono essere equiparati agli importi pagati a titolo di COSAP. Nella domanda di accesso al “credito di imposta per le edicole” potrà quindi essere indicato l’importo pagato a titolo di COSAP o di TOSAP, a seconda della normativa vigente nel Comune di riferimento.
Dichiarazione del comune che attesti l’inesistenza di altre attività di rivendita nel medesimo territorio comunale
Domanda: Si richiede un chiarimento circa l'attestazione comunale da allegare, di cosa si tratta?
- è un presupposto di ammissibilità all’agevolazione per i c.d. punti vendita non esclusivi;
- è una condizione, per i punti vendita che operano esclusivamente nel settore della vendita di giornali, richiesta nella sola ipotesi di inclusione delle spese di locazione tra gli importi che concorrono alla determinazione del credito di imposta.
In entrambi i casi sopra riportati, pertanto, è necessario allegare alla domanda un'apposita certificazione, rilasciata dal Comune nel cui territorio è presente il punto vendita per cui si richiede l’agevolazione, attestante l'inesistenza di altra attività di rivendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici nel medesimo territorio comunale, oltre quella del richiedente, ai sensi dell’art. 4 comma 3 e comma 4 del DPCM 31 maggio 2019.
Documentazione da allegare alla domanda telematica
Domanda: Nel compilare la pratica per la richiesta del credito di imposta per le edicole, nel campo allegati, quale tipologia di allegato devo inserire?
Domanda: Per le spese sostenute (imu, tari, cosap, etc.) andavano allegate delle copie attestanti il costo effettivamente sostenuto?
Domanda: Vorrei avere maggiori informazioni riguardo i documenti da allegare alla pratica. Devono essere allegate ricevute di pagamento tasse? Devo inviare autocertificazioni? In definitiva quali documenti devo allegare oltre la compilazione dell’istanza?
Domanda: La dichiarazione di cui all' art 4 comma 4 è ricompresa nel modulo di domanda vero? non servono ulteriori dichiarazioni da allegare?
Risposta: La procedura telematica consente di compilare la domanda e le prescritte dichiarazioni sostitutive di cui all’art. 4, comma 2 e comma 4, rese ai sensi del D.P.R. n. 445/2000.
La procedura informatica, quindi, consente di inserire i dati richiesti (compresi gli importi pagati a titolo di IMU, TASI, COSAP, TARI ed eventualmente le spese di locazione) sotto forma di “dichiarazione sostitutiva” ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 445/2000.
Nessuna ricevuta di pagamento deve essere allegata all’istanza telematica.
Il richiedente è tenuto a conservare, per i controlli successivi, e ad esibire su richiesta dell’Amministrazione tutta la documentazione a sostegno della domanda.
Alla domanda è necessario allegare, nei casi in cui è prevista, soltanto la certificazione, di cui all’art. 4, comma 3 e comma 4, del D.P.C.M. 31 maggio 2019, rilasciata in carta semplice dal Comune nel cui territorio si svolge l’attività del richiedente, attestante l’inesistenza di altra attività di rivendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici nel medesimo territorio comunale oltre all’attività del richiedente.
Domanda: Affinché i canoni di locazione possano rientrare nel calcolo del credito, l’edicola deve essere l’unica presente in tutto il territorio comunale?
Domanda: Le spese per la locazione dell’edicola concorrono o meno alla determinazione del credito nel caso in cui non sia l’unico punto vendita nel comune in cui è stabilita?
Risposta: Per poter includere le spese di locazione, al netto dell’imposta sul valore aggiunto, tra gli importi che concorrono alla determinazione del “credito di imposta edicole”, è sempre necessario che il punto vendita per il quale si richiede l'agevolazione operi come unico punto vendita nel territorio comunale.
Ove ricorra tale condizione, occorre allegare all’istanza telematica un'apposita certificazione, rilasciata dal Comune nel cui territorio è presente il punto vendita, attestante l'inesistenza di altra attività di rivendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici nel medesimo territorio comunale, oltre a quella del richiedente, ai sensi dell’art. 4 comma 3 e comma 4 del DPCM 31 maggio 2019.
Data di “fine dell’esercizio finanziario dell’impresa richiedente”
Domanda: Non avendo avuto aiuti finanziari perché devo inserire come campo obbligatorio data fine esercizio finanziario?
Domanda: E' corretto indicare la fine dell'esercizio finanziario in corso dell'impresa (se coincide con l'anno solare è il 31/12/2019) e non l'anno di competenza delle imposte?
Domanda: Cosa si intende per:" fine dell’esercizio finanziario dell’impresa richiedente"?
Risposta: La data “fine esercizio finanziario” è un dato obbligatorio che l’Amministrazione deve comunicare al Registro Nazionale degli aiuti di Stato, a prescindere dagli aiuti finanziari ottenuti dall’impresa.
Occorre indicare, nell’apposito campo, la data in cui termina l’esercizio finanziario in corso dell’impresa richiedente (se l’esercizio finanziario coincide con l’anno solare, la data di “fine esercizio finanziario” è 31.12.2019; in ogni caso, la data da indicare, ovviamente, poiché si riferisce all’esercizio finanziario in corso, sarà successiva alla data di compilazione della domanda).