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Timestamp: 2018-11-13 00:34:21+00:00
Document Index: 36127769

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6']

P. Samuelson - Proprietà intellettuale
Adattare la normativa sul diritto d'autore per promuovere lo sviluppo dell'economia dell'informazione
Professor of Information Management & of Law, University of Calfornia at Berkeley, USA
Un obiettivo importante delle iniziative intraprese nell'Unione Europea ed in altre sedi per elaborare una politica delle infrastrutture informatiche o della società dell'informazione è rappresentato dalla promozione dello sviluppo dell'economia dell'informazione. I cittadini dell'UE hanno un livello elevato di istruzione ed alfabetizzazione, e ciò dovrebbe garantire all'UE un buon punto di partenza per divenire un produttore di prodotti e servizi dell'informazione in grado di competere con successo nel mercato globale delle informazioni. Risulta immediatamente evidente che occorre garantire un grado adeguato di tutela giuridica della proprietà intellettuale per incentivare gli investimenti nella messa a punto di software, database computerizzati, supporti multimediali ed altri prodotti e servizi dell'informazione. Non stupisce osservare che le iniziative legate alla pianificazione della società dell'informazione hanno considerato prioritaria la tutela della proprietà intellettuale. Tuttavia, ai fini dello sviluppo dell'economia dell'informazione assume pari importanza una tutela adeguata dei dati personali, poiché è improbabile che il commercio elettronico di prodotti e servizi dell'informazione esprima appieno le sue potenzialità in assenza di una protezione adeguata della privacy. Lo sviluppo dell'economia dell'informazione riveste particolare interesse per l'UE, poiché nell'ultimo decennio il tasso di disoccupazione si è mantenuto elevato e sono stati creati pochi posti di lavoro. Attraverso la promozione degli investimenti e dei mercati nei settori dell'informazione dovrebbe essere possibile la realizzazione di nuove e più redditizie attività economiche per i cittadini dell'UE, permettendo agli europei di prendersi una fetta della ricchezza associata all'economia globale dell'informazione.
Se la creazione di posti di lavoro e la vitalità dell'economia dell'informazione costituiscono gli obiettivi primari della politica dell'UE nel settore, i politici europei dovrebbero modificare la proposta di direttiva sul diritto d'autore e diritti connessi nella società dell'informazione. Questa direttiva deve essere modificata in modo da favorire in misura maggiore l'innovazione nel settore a livello europeo. La proposta di direttiva attualmente all'esame dell'UE contribuirà ad arricchire e tutelare gli interessi dei soggetti che già partecipano stabilmente alle attività legate al diritto d'autore, più che a promuovere innovazione e sviluppo di un mercato vitale delle informazioni a livello UE.
Un problema di base della proposta di direttiva europea sul diritto d'autore è che essa sembra presumere che potenziando i diritti legati alla proprietà intelletuale si otterrà automaticamente un aumento degli investimenti per la creazione di opere dell'ingegno e migliorerà lo stato dell'economia dell'informazione. Le cose però non stanno così. Studi recenti condotti da economisti in materia di informazione e proprietà intellettuale dimostrano che così come è possibile - e non auspicabile - un approccio riduttivo alla tutela delle opere dell'ingegno, poiché ciò elimina gli incentivi ad investire in innovazione, è parimenti possibile, ed egualmente non auspicabile, un approccio iperprotettivo nei confronti delle opere dell'ingegno. A differenza dei beni fisici, la cui produzione ottimale è resa possibile soprattutto attraverso diritti proprietari forti e ben definiti, una produzione ottimale di beni intellettuali si può avere solo se esiste un equilibrio fra il livello di tutela riconosciuto al primo inventore e la disponibilità di uno spazio di manovra per eventuali successive invenzioni. Innovare è un processo dinamico che può venire rallentato se gli inventori di prima generazione hanno la possibilità di schiacciare l'attività di inventori successivi che intravedono la possibilità di sfruttare l'opera del primo inventore. Si tratta di un punto importante, poiché l'innovazione costituisce in gran parte un processo in fieri, cumulativo, fondato su opere preesistenti. E tutto ciò vale in modo particolare per i mercati delle tecnologie innovative dell'informazione.
Nella mia presentazione cercherò di illustrare per quale motivo la proposta di direttiva sul diritto d'autore e diritti connessi nella società dell'informazione comporti gravi rischi di iperprotezione nei confronti delle opere tutelate dal diritto d'autore e possa ostacolare il raggiungimento degli obiettivi posti dall'UE ai fini dello sviluppo dell'economia dell'informazione. Fra le probabili conseguenze negative derivanti dall'adozione di norme protezionistiche va menzionata l'inibizione degli investimenti in prodotti e servizi innovativi negli Stati membri dell'UE, che potrebbe invece rivitalizzare l'economia dell'informazione in Europa. L'adozione di norme iperprotettive può spingere gli investitori europei a rivolgersi altrove, verso paesi ove la normativa in materia di proprietà intellettuale è più equilibrata e quindi più favorevole allo sviluppo di nuove attività imprenditoriali nel settore dell'informazione. Inoltre, l'introduzione di norme eccessivamente protettive nei confronti della proprietà intellettuale può contribuire ad un vero e proprio "drenaggio di cervelli", per cui i migliori specialisti nel campo delle tecnologie dell'informazione potrebbero lasciare l'Europa per altri lidi - come Silicon Valley, dove esistono norme di legge meglio in grado di favorire l'innovazione. Da cittadina americana cui farebbe piacere assistere ad una sana competizione nella creazione di nuovo benessere entro l'economia globale dell'informazione, mi rattrista vedere che i politici dell'UE stanno per fare scelte che possono svantaggiare l'economia europea dell'informazione.
Nella prima parte cercherò di spiegare per quale motivo il riconoscimento ai titolari di diritti d'autore di un diritto eccessivamente esteso di controllare tutte le copie temporanee di un'opera, unito alla previsione di eccezioni molto limitate per quanto riguarda l'effettuazione di copie temporanee incidentali all'utilizzo di un'opera, rischi di congelare innovazione e sviluppo nell'UE. Nella seconda parte illustrerò i motivi per cui anche la disposizione contenuta nella proposta di direttiva, mirante a regolamentare l'aggiramento di sistemi tecnici di protezione, risulterà egualmente dannosa per l'innovazione nell'UE.
I. DIRITTI ECCESSIVAMENTE AMPI ED ECCEZIONI INOPPORTUNAMENTE LIMITATE SCORAGGERANNO LE INNOVAZIONI
Due disposizioni in materia di diritti contenute della proposta di direttiva interagiranno in modo negativo, impedendo le innovazioni nel settore della tecnologia dell'informazione a livello europeo. Il riconoscimento di diritti eccessivi appare previsto nell'art. 2 della proposta di direttiva. Esso impone agli Stati membri di riconoscere agli autori un diritto esclusivo di autorizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, con qualunque mezzo e in qualunque forma, di opere protette. L'art. 5.1 stabilisce invece l'eccezione inopportunamente limitata di cui si diceva: esso prevede infatti un eccezione alla disposizione sulla copia temporanea di cui all'art. 2 nella misura in cui le copie temporanee siano incidentali all'utilizzo di un'opera e non abbiano alcuna valenza economica indipendente. In base all'art. 5.1, non si configurerebbe violazione del diritto d'autore se l'acquirente di un'enciclopedia su CD-ROM la utilizzasse nel lettore di CD del proprio computer - un'azione che inevitabilmente richiede l'esecuzione di copie temporanee del contenuto per consentire di accedere all'enciclopedia e visualizzarne il testo.
E' curioso osservare che la proposta di direttiva contenga le disposizioni di cui sopra, quando disposizioni molto simili furono sonoramente respinte durante la conferenza diplomatica convocata per discutere di un trattato internazionale sul diritto d'autore tenutasi nel dicembre 1996 sotto l'egida dell'OMPI (Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale). A tale risultato si giunse anche grazie all'impegno dei rappresentanti di società operanti nel campo dell'lT negli USA e nell'UE, i quali parteciparono alla conferenza diplomatica dell'OMPI a titolo di osservatori non governativi (ONG) per spiegare i motivi per cui una disposizione del trattato eccessivamente ampia in materia di copie temporanee avrebbe influito negativamente sull'innovazione nel settore. Alla disposizione sulle copie temporanee contenuta nella proposta di trattato sul diritto d'autore si opponevano anche i rappresentanti di alcuni Stati membri dell'UE, in particolare quelli dei paesi scandinavi dove si è avuto un rapido sviluppo dei settori legati alle tecnologie dell'informazione. I delegati presenti alla Conferenza diplomatica stabilirono in ultimo che era prematuro imporre attraverso un trattato sul diritto d'autore la regolamentazione di tutte le copie temporanee diverse da quelle incidentali all'utilizzo di un'opera.
Alla luce del fatto che il Trattato OMPI sul diritto d'autore concluso durante la conferenza diplomatica di cui sopra non contiene una disposizione che prevede la regolamentazione delle copie temporanee o indirette, la Commissione europea non può motivare la proposta relativa all'art. 2 con il fatto che quest'ultimo è necessario per dare attuazione al trattato OMPI sul diritto d'autore. Nè può motivare l'eccezione limitata alla disposizione sulle copie temporanee in quanto necessaria a dare attuazione al trattato stesso. In una dichiarazione interpretativa concordata relativa al trattato OMPI si afferma che le nazioni "potrebbero trasferire all'ambiente digitale ed ampliare opportunamente eccezioni e limiti previsti dalla legislazione nazionale e giudicati accettabili ai sensi della Convenzione di Berna". Nella dichiarazione si prosegue affermando che i soggetti firmatari del trattato possono "individuare nuove eccezioni e nuovi limiti che siano consoni all'ambiente digitale". Forse i responsabili delle politiche della Commissione in materia di proprietà intellettuale sono stati tratti in inganno dall'erronea equazione di cui prima si parlava - ossia "più protezione = più investimenti = più innovazione".
In verità, bisogna sottolineare che la proposta di direttiva CE prevede un'eccezione per le copie temporanee che formano parte integrante di una procedura tecnica attuata per il solo scopo di consentire l'utilizzo di un'opera, e sono prive di valenza economica indipendente. Inoltre, dal preambolo alla proposta di direttiva si evince che è consentita una qualche forma di memorizzazione transitoria e visualizzazione di opere digitali. Tuttavia, nessuna di tali limitazioni del diritto di riproduzione temporanea permette una flessibilità sufficiente a consentire l'emergere di nuovi utilizzi delle opere. L'approccio iperprotezionista adottato nella proposta di direttiva prevede una regolamentazione generale di tutte le copie temporanee con la sola eccezione di alcune tipologie ben individuate di copie temporanee.
Con tutto il rispetto per la Commissione, non si tratta di un approccio ottimale. Durante un seminario promosso dal progetto IMPRIMATUR ad Amsterdam, nell'ottobre scorso, un gruppo di rappresentanti di grandi case editrici, imprese di registrazione, società telefoniche e biblioteche concordava sul fatto che fosse prematuro introdurre norme sulle copie temporanee di opere in formato digitale, poiché ben poco è noto finora sulla tipologia delle copie temporanee eseguite nei sistemi di elaborazione delle informazioni digitali e non sappiamo quali di tali copie debbano essere regolamentate e quali no. Il gruppo riteneva che sarebbe stato utile ricercare la collaborazione fra informatici, economisti ed esperti di diritto in modo da elaborare una tassonomia delle copie temporanee - utilizzabile quale riferimento per regolamentare in modo razionale le copie temporanee.
Può essere utile illustrare con alcuni esempi in che modo l'art. 2 della direttiva, nella sua formulazione attuale, rischi di inibire lo sviluppo di nuove attività nel settore dell'informazione. Le società che gestiscono motori di ricerca, come Yahoo!, raccolgono su base routinaria dati relativi alle informazioni disponibili presso altri siti web, attraverso l'invio di programmi specializzati (detti comunemente "ragni") verso tali siti in modo da raccogliere le informazioni di cui si diceva. Quando i ragni arrivano su uno specifico sito web, fanno una copia temporanea dei contenuti del sito così da estrarre le informazioni relative al contenuto stesso. Le informazioni estratte vengono ritrasmesse alla base di dati utilizzata dal motore di ricerca, in modo da permettere all'utente che desideri una specifica informazione di sapere se essa sia disponibile presso determinati siti. Dal punto di vista degli utenti, il vantaggio di questi programmi è di aumentare l'accessibiità delle informazioni presenti su Internet. Dal punto di vista dell'economia dell'informazione, le società innovative che hanno messo a punto la tecnologia alla base dei programmi "ragno" e dei motori di ricerca hanno creato un nuovo servizio dotato di valore commerciale e in grado di consentire alle imprese, ad esempio, di contattare nuovi clienti. L'esecuzione di copie temporanee fa parte integrante della procedura. Queste copie temporanee non vengono eseguite al solo scopo di consentire l'utilizzo del sito, come avverrebbe se la loro esecuzione servisse a permettere all'utente di scorrere i contenuti del sito. Non è neppure detto che siano prive di valenza economica indipendente, dato che il proprietario dei contenuti ospitati su un certo sito potrebbe essere intenzionato a far pagare una somma per le copie temporanee eseguite alfine di indicizzare quel sito. Sarebbe un peccato se la direttiva europea dovesse vietare tali copie temporanee, in quanto le società di gestione dei siti di ricerca hanno rappresentato uno dei principali settori in espansione nell'economia dell'informazione emergelite sulla rete. Certo la Commissione non desidera togliere agli imprenditori europei la possibilità di partecipare a questo settore in crescita dell'economia in rete.
I prodotti software di filtro operano in modo analogo ai "ragni" dei motori di ricerca. Per filtrare le informazioni digitali occorre prima fare una copia temporanea delle informazioni stesse. In base ai risultati dell'elaborazione eseguita da questi programmi, determinati contenuti verranno resi disponibili all'utente ed altri saranno invece bloccati. I programmi di filtro si sono dimostrati di particolare utilità per proteggere i minori da contenuti osceni o comunque indesiderati presenti sulla rete. Analogamente al software dei motori di ricerca e dei "ragni", questi programmi hanno avuto un notevole successo commerciale negli USA; tuttavia, anch'essi richiedono il trattamento di copie temporanee per scopi diversi dalla semplice possibilità di utilizzare le informazioni per i fini inizialmente previsti dal proprietario del sito. Proibire la messa a punto di software di filtro non sarebbe nell'interesse dell'Unione Europea.
Un altro esempio di programma che utilizza altri dati digitali come input per generare un output più utile è rappresentato da un programma che permette agli utenti di assegnare suoni a determinati tipi di informazioni visive in formato digitale. Durante una conferenza sull'interazione uomo-computer promossa nel 1991 dalla Association for Computer Machinerv (un'associazione di professionisti dell'informatica che ha circa 80.000 soci in tutto il mondo) ho avuto la possibilità di assistere alla dimostrazione di un'applicazione software di questo tipo. Si trattava della rielaborazione di un grafico digitale (del quale si può presumere che qualcuno detenesse i diritti d'autore) clic mostrava i livelli di reddito e di carriera di scienziati statunitensi. Nella dimostrazione cui ho assistito personalmente veniva assegnato il suono di un flauto dolce ai simboli che rappresentavano le scienziate, e il suono di un contrabbasso ai simboli corrispondenti agli scienziati, per facilitare l'interpretazione del grafico. Attraverso tale applicazione, si poteva "sentire", oltre che "vedere", quanto poche fossero le donne scienziato che occupavano posizioni elevate e godevano di un salario adeguato. Anche questo programma comporta l'esecuzione di copie temporanee, e lo stesso dicasi per un sistema messo a punto da un mio amico informatico in cui si utilizzavano come input per un sistema laser i segnali emessi da uno stereo durante la riproduzione di un brano musicale. Il sistema laser faceva copie temporanee dei segnali audio e li trasformava in tracciati luminosi che mutavano forma con il mutare del ritmo e del tono della musica. Il software del sistema laser potrebbe essere commercializzato con facilità.
Si tratta solo di alcuni fra le centinaia di esempi di sistemi software innovativi dotati di valore commerciale che comportano la rielaborazione temporanea di dati o programmi. La solidità dell'economia dell'informazione a Silicon Valley negli USA può essere attribuita in gran parte all'immaginazione di informatici creativi e di imprenditori disposti ad assumersi il rischio di commercializzare queste innovazioni. Un altro fattore che permette questo livello elevato di sviluppo ed innovazione è un sistema di tutela della proprietà intellettuale che negli USA è più adatto a promuovere innovazione e sviluppo delle nuove attività nel settore delle tecnologie dell'informazione. In base alla legislazione statunitense, non sarebbe illecita la rielaborazione temporanea resa necessaria dai programmi innovativi sopra descritti, anche perché sono veramente alti il valore aggiunto e le possibilità di espressione che questi inventori di seconda generazione apportano al mercato. Se l'UE desidera far crescere l'economia dell'informazione, sarebbe opportuno che modificasse la propria politica in materia di diritto d'autore in modo da favorire gli imprenditori dell'informazione.
II. UNA REGOLAMENTAZIONE IPERRESTRITTIVA DELLE TECNOLOGIE DI AGGIRAMENTO E VIOLAZIONE E' DANNOSA AI FINI DELL'INNOVAZIONE
Un'altra disposizione problematica contenuta nella proposta di direttiva sul diritto d'autore è l'articolo 6(1). Quest'ultimo imporrebbe agli Stati membri di vietare "ogni attività, compresa la fabbricazione o distribuzione di strumenti o la fornitura di servizi che abbiano limitate finalità o utilizzazioni di rilevanza commerciale diverse dall'aggiramento.... di misure tecniche efficaci finalizzate alla tutela del diritto d'autore...". Se la politica adottata dalla Commissione mira a far crescere l'economia europea dell'informazione, è sorprendente che si proponga una norma che soggetti importanti nel settore delle tecnologie dell'informazione a livello europeo (come Nokia) considerano dannosa per le proprie attività. Non si dovrebbero sacrificare gli interessi del settore delle tecnologie dell'informazione solo perché soggetti ormai affermati nei settori più tradizionali hanno timore delle tecnologie digitali.
Analogamente agli articoli 2 e 5(1), la Commissione non può giustificare la proposta dell'articolo 6(1) adducendone la necessità per dare attuazione al Trattato OMPI sul diritto d'autore. E' vero che la proposta di trattato sul diritto d'autore esaminata in sede OMPI conteneva una disposizione simile a quella dell'art. 6(1), ma anche tale proposta incontrò una forte opposizione durante la conferenza diplomatica OMPI. L'opposizione in questo caso nasceva dal timore che il ricorso su larga scala a misure tecniche di protezione, unita ad una rigida regolamentazione dei casi di aggiramento e delle tecnologie applicabili a tale scopo avrebbe compromesso la possibilità per il pubblico di utilizzare in modo adeguato e leale opere tutelate dal diritto d'autore. La disposizione rischiava inoltre di privatizzare, o riprivatizzare in taluni casi, opere ed informazioni che ai sensi di legge sarebbero di dominio pubblico. Il trattato adottato a Ginevra impone agli Stati di regolamentare gli atti di aggiramento compiuti per permettere una violazione delle norme sul diritto d'autore; esso però non impone agli Stati di regolamentare tali atti quando essi siano compiuti per altri scopi, né di regolamentare le cosiddette tecniche di aggiramento. Una proposta avanzata in tal senso venne respinta dai delegati alla Conferenza OMPI a favore di una norma di portata più ristretta. La Commissione è senz'altro libera di scegliere di andare oltre una semplice attuazione del Trattato, ma dovrebbe chiedersi se sia opportuno proporre una regolamentazione che congelerà gli investimenti in prodotti innovativi delle tecnologie dell'informazione.
Per comprendere i motivi per cui l'art. 6(1) rischia di inibire lo sviluppo dell'economia dell'informazione, occorre prima esaminare se esistano situazioni nelle quali sia giustificabile l'aggiramento di una misura tecnica di protezione. Si tratta di un punto importante, poiché se si considera di per sé inammissibile l'atto di aggirare una misura tecnica di protezione, è molto più facile giungere alla conclusione che sia opportuno regolamentare le tecnologie utilizzabili per aggirare tali misure. Viceversa, se si ritiene che l'aggiramento sia ammissibile in un numero piuttosto ampio di casi, allora si dovrebbe usare maggiore cautela nel bandire tecnologie utilizzabili a fini di aggiramento, preferendo semmai concentrare la regolamentazione sull'atto di aggiramento in quanto tale se compiuto per scopi illeciti anziché leciti. E' opportuno punire chi aggira un sistema tecnico di protezione per violare il diritto d'autore, ma chi intraprende un'azione di aggiramento per scopi legittimi dovrebbe essere libero di farlo. In linea di massima, gli Stati dovrebbero guardarsi dal regolamentare tecnologie che trovano consistente impiego per scopi non illegittimi.
Negli USA si è dibattuto a lungo sulla regolamentazione dell'atto di aggiramento e delle tecnologie utilizzabili per scopi di aggiramento. Il dibattito ha visto la contrapposizione, in una certa misura, fra i lobbisti di Hollywood e gli imprenditori di Silicon Valley, che si sono alleati con gruppi dell'industria dei beni elettronici di consumo preoccupati dell'impatto di norme del genere descritto sull'innovazione e il mercato dei prodotti delle tecnologie dell'informazione. Il disegno di legge inizialmente era di gran lunga più favorevole agli interessi di Hollywood che a quelli di Silicon Valley, ma col tempo ha raggiunto una formulazione più equilibrata. Ad esempio, i rappresentanti di Silicon Valley e dell'industria dei beni elettronici di consumo sono riusciti a convincere il Congresso ad inserire nella legislazione da emanare in attuazione del Trattato OMPI una disposizione che esonera da ogni responsabilità i fornitori di tecnologie se i sistemi da questi ultimi prodotti non sono in grado di trattare misure tecniche utilizzate da un titolare di diritti d'autore per proteggere la propria opera. Non esiste pertanto alcun obbligo da parte dei produttori di apparecchiature di costruire sistemi in grado di "leggere" qualsiasi sistema tecnico di protezione eventualmente utilizzabile dai titolari di diritti d'autore. Essi devono soltanto astenersi dal produrre e vendere tecnologie in grado di neutralizzare sistemi tecnici di protezione che siano state progettate e vendute appositamente per tale scopo.
Torniamo però al tema delle motivazioni che possono essere addotte per giustificare l'aggiramento di un sistema tecnico di protezione. Il disegno di legge inizialmente presentato al Congresso ammetteva una sola giustificazione - ossia, qualora l'aggiramento servisse a permettere a rappresentanti delle forze dell'ordine e ad autorità di sicurezza nazionale di svolgere compiti ad essi propri. Tuttavia, col tempo sono state ritenute accettabili da uno o da entrambi i rami del Congresso una serie di altre giustificazioni, molte delle quali avevano risvolti legati ai temi dell'innovazione e della concorrenzialità. Ad esempio, i gruppi dell'industria informatica hanno convinto il Congresso dell'ammissibilità dell'aggiramento di un sistema tecnico di protezione per scopi legittimi quali la decompilazione di un programma al fine di individuare l'interfaccia del programma stesso in modo da consentire la messa a punto di software interfacciabile. Si tratta di un punto conforme alla politica dell'UE in materia di diritti d'autore sul software, nel senso che anche in questo caso l'interfacciabili viene giudicata importante ai fini della concorrenza e dell'innovazione nel settore dell'industria informatica. Inoltre, ricercatori in materia di sicurezza informatica hanno convinto il Congresso a riconoscere l'impossibilità di fare ricerca nel settore della sicurezza informatica, soprattutto in riferimento alla criptologia, senza tentare l'aggiramento di sistemi tecnici di protezione che si presume essere sicuri. La sicurezza dei sistemi informatici nel lungo periodo dipende dalla legalità dell'atto di aggiramento compiuto per scopi legittimi di natura criptologica, nonché dalla legalità degli strumenti criptologici stessi, al fine di consentire ai ricercatori di testare la sicurezza dei sistemi in oggetto.
I due rami del Congresso hanno inoltre stabilito un "privilegio di acquisto" per gli organismi non lucrativi, in base al quale questi ultimi possono neutralizzare un sistema tecnico di protezione per visualizzare contenuti protetti in modo da decidere se acquistare tali contenuti o meno. La Camera ha inoltre riconosciuto la legittimità della neutralizzazione di sistemi tecnici di protezione se questi ultimi impediscono la visualizzazione (peraltro legittima) di opere tutelate da copyright, se il sistema di protezione viola la privacy di singoli utenti (ad esempio, perché effettua un monitoraggio delle abitudini di lettura degli utenti), oppure se tale neutralizzazione risulta necessaria per tutelare minori da contenuti osceni. Inoltre, la Camera ha affermato la legittimità della neutralizzazione di un sistema tecnico di protezione per dare corso ad un utilizzo corretto; quest'ultimo dato sembra indicare che non vi saranno modifiche alla legislazione statunitense in materia di copyright per quanto riguarda la legittimità dell'aggiramento di un dispositivo anti-copia inserito in un software al fine di eseguire una copia di backup del software stesso. Si tratta di un tema già affrontato nel caso Vault contro Quaid, in cui una corte di appello ha stabilito che era legale la vendita di software in grado di sproteggere un sistema anti-copia messo a punto da un'altra società in quanto il software di "sprotezione" permetteva ai consumatori di eseguire copie legittime di backup, e quindi aveva un impiego importante di natura legittima che ne giustificava la commercializzazione.
E vero che l'art. 6(1) lascia agli Stati membri un margine di manovra per quanto riguarda le modalità di attuazione della normativa su aggiramento e tecnologie utilizzabili a tale scopo, ma non tiene conto delle implicazioni di un approccio più o meno restrittivo per l'innovazione o altri aspetti di pubblico interesse - quali privacy e libertà di espressione. Se la Commissione desidera favorire l'innovazione e la crescita di nuove attività nel campo delle tecnologie dell'informazione, dovrebbe pronunciarsi con maggiore chiarezza sulle modalità con cui adattare ai singoli casi queste nuove forme di regolamentazione. In assenza di indicazioni da parte della Commissione, c'è il rischio che gli Stati membri facciano l'errore di credere che quanto più restrittive saranno le norme nazionali, tanto più saranno favorite le attività legate alla normativa sul copyright.
La società dell'informazione potrà prosperare solo in presenza di un'economia dell'informazione vitale. Un' economia dell'informazione vitale potrà prosperare solo in presenza di un significativo bilanciamento di interessi nella legislazione in materia di diritto d'autore. La proposta di direttiva europea sul diritto d'autore e diritti connessi nella società dell'informazione non permette un bilanciamento adeguato di tali interessi. Essa riconosce diritti eccessivamente ampi ai titolari di opere coperte da copyright ed ai sistemi tecnici di protezione utilizzabili da tali titolari per potenziare la tutela giuridica, mentre prevede eccezioni e limitazioni inopportunamente ridotte ai diritti di cui sopra. Se l'UE desidera favorire innovazione e investimenti in prodotti e servizi delle tecnologie dell'informazione, è necessario correggere gli squilibri esistenti nella normativa proposta. In caso contrario l'UE finirà per importare prodotti e servizi dell'informazione da altri paesi, e rischia di perdere posti di lavoro ed investimenti nel quadro della concorrenza globale per le tecnologie dell'informazione. Le società statunitensi saranno ben felici di utilizzare a proprio vantaggio norme eccessivamente restrittive adottate dall'UE, ma per l'economia globale dell'informazione sarebbe preferibile una concorrenza allo stesso livello fra europei ed americani in questo settore. E per tale motivo che il Parlamento europeo dovrebbe adottare norme più equilibrate in riferimento al diritto d'autore e ai diritti connessi nella società dell'informazione.