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Timestamp: 2016-12-03 19:39:35+00:00
Document Index: 10411133

Matched Legal Cases: ['art. 180', 'art.\n2576', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 105', 'art.\n106']

un libro di Simone Aliprandi
(versione 2.0, ottobre 2010)
978-88-6222-061-3
favore riportate questo indirizzo
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ogni volta che citate questo libro o
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Commons: manuale operativo"
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il libro (html)
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PREFAZIONE di Giovanni Franco Orlando
(Assessore alle Politiche Giovanili
del Comune di Modena)
PREFAZIONE di Paolo Beni
(Presidente Nazionale Arci)
PREFAZIONE dei responsabili del progetto
(Giovanni Finali e Walter Martinelli)
2. Che cos'è Creative Commons
4. La localizzazione delle licenze
2. Le tre forme delle licenze
a. Caratteristiche comuni a tutte le licenze Creative Commons
4. Altri particolari strumenti Creative Commons
SUGGERIMENTI PRATICI PER UNA CORRETTA APPLICAZIONE DELLE LICENZE
2. Prima di licenziare
a. Assicuratevi che la vostra opera possa cadere sotto licenza Creative Commons
parte di qualche collecting society (come la SIAE)? Se sì, appurate se
vi autorizza a licenziare le vostre opere sotto licenze tipo Creative
3. Come scegliere la licenza più adatta?
a. Riguardo alle clausole della licenza
I "COMMONS DEED" DELLE LICENZE ITALIANE APPENDICE
L'ORIGINE DEI DIRITTI
Presentazione dell'autore alla seconda versione
Questa è la seconda versione del libro, dopo la prima rilsalente a
circa due anni fa (ottobre 2008). Essa non riporta grandi novità a
livello contenutistico (se si eccettua l'eliminazione dell'intero
paragrafo sulle licenze Sampling); tuttavia ho colto l'occasione di
fare alcuni aggiustamenti al testo in vista della sua editazione in
versione Ebook (nel senso non di semplice PDF statico ma di apposito
formato per libri digitali). Questa seconda edizione segue di pochi
mesi la pubblicazoine della traduzione inglese del libro, intitolata
"Creative Commons: a user guide", che fin dalle prime settimane di
diffusione online sembra aver raccolto un discreto successo. Confido
nel fatto che qualche volenteroso attivo nella community di utenti
delle licenze CC e di sostenitori della cultura open voglia ora
realizzare le traduzioni in ulteriori lingue.
Simone Aliprandi - ottobre 2010
Presentazione dell'autore alla prima versioneLo
spunto per questo libro specificamente dedicato al mondo Creative
Commons è provenuto da questi ultimi anni di mia assidua partecipazione
alle mailing list e ai dibattiti pubblici dedicati all’uso delle
licenze, nei quali emergevano costantemente una serie di equivoci in
cui gli utenti neofiti erano portati a cadere in modo abbastanza
regolare. Di concerto con gli enti promotori di questa iniziativa
editoriale (che ringrazio per l’intraprendenza e la lungimiranza
dimostrata), ho pensato dunque che un manuale operativo senza fronzoli
e tecnicismi potesse finalmente risolvere la situazione.
Ovviamente, a coloro che si sono già avvicinati a questi argomenti
attraverso la lettura delle altre mie pubblicazioni (soprattutto Teoria
e pratica del copyleft, che rimane il testo più approfondito e più
tecnico della mia produzione), sembrerà di fare un passo indietro, ma
sono sicuro che anche costoro avranno modo con queste pagine di
rinfrescare alcuni argomenti e colmare dubbi sui punti più ostici,
legati all’applicazione concreta.
Inoltre, la realizzazione di questo libro è stata l’occasione per
tradurre finalmente in italiano interessanti testi divulgativi e
materiali esplicativi finora disponibili solo in inglese sul sito di
Spero quindi che questa mia nuova opera serva da ulteriore incentivo
all’utilizzo e allo sviluppo di modelli innovativi di distribuzione dei
beni creativi, quali sono le licenze Creative Commons e tutti gli altri
strumenti ad esse affini.
Simone Aliprandi - ottobre 2008
PREFAZIONE di Giovanni Franco Orlando (Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Modena)
La promozione della creatività giovanile e dei diversi
linguaggi espressivi e comunicativi che caratterizzano l’evoluzione
delle nuove generazioni rientrano sicuramente tra i compiti che anche
l’Amministrazione Pubblica deve perseguire nelle proprie politiche
rivolte ai giovani.
Ecco perché l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Modena
ha da alcuni anni sviluppato una serie di azioni specifiche che
riguardano questi aspetti con particolare attenzione all’informatica,
che riveste grande rilievo in quest’ambito. Infatti è da alcuni anni, a
partire dal 2001, che è stata realizzata ed implementata nella nostra
città la Rete “Net Garage”: sei strutture rivolte ai giovani, diffuse
sull’intero territorio cittadino, finalizzate all’alfabetizzazione
informatica e alla navigazione gratuita in internet.
I riscontri positivi di questa proposta e il consolidamento della Rete
“Net Garage” hanno consentito, in una fase successiva, di indirizzare
il progetto anche su contenuti più tecnici puntando con una precisa
scelta alle piattaforme “Open Source” e ai cosiddetti software liberi.
È evidente che questa opzione, solo apparentemente tecnica, è in realtà
una scelta culturale e politica che punta a privilegiare gli strumenti
comunicativi che facilitano la condivisione delle idee e la libera
diffusione dei contenuti creativi.
Non a caso, a fianco al progetto “Open Source” sono state organizzate
iniziative per l’informazione e la promozione delle licenze libere come
le “Creative Commons”, applicabili alle diverse forme espressive, dalla
scrittura alla grafica, dai video alla musica e altro ancora.
Nell’auspicio che questo volume possa essere un ulteriore contributo
allo sviluppo e alla diffusione di una “cultura open”, vi auguriamo una
buona lettura. PREFAZIONE di Paolo Beni (Presidente Nazionale Arci)
Promuovere i diritti umani, la pace e la giustizia sociale;
favorire la crescita culturale e l’autonomia delle persone; costruire
la convivenza e la coesione sociale attraverso l’esercizio di una
cittadinanza attiva e responsabile. Sono i punti cardinali del progetto
dell’Arci, il filo conduttore che lega le mille attività diverse
prodotte ogni giorno dalle sue associazioni di base, la rete di
partecipazione popolare più ampia e diffusa nel Paese. Questa solida
base di valori condivisi è ciò che consente di spiegare la complessità
associazionismo dalle caratteristiche uniche per la sua capacità di
tenere insieme esperienze tanto diverse, dalle tombole alle battaglie
per i diritti civili, dai tornei di briscola alla cooperazione
internazionale, dalle feste popolari alla sperimentazione culturale e
Un fenomeno associativo dalle tradizioni centenarie, che affonda le sue
radici nelle prime esperienze mutualistiche del movimento operaio.
Negli anni ’50 del secolo scorso, gli obbiettivi dei fondatori
dell’Arci erano la conquista del diritto al tempo libero come spazio di
rigenerazione umana, crescita individuale e collettiva dei cittadini, e
la battaglia per il diritto alla cultura popolare come strumento di
emancipazione dei lavoratori. Quelle idee hanno attraversato mezzo
secolo di storia italiana coinvolgendo generazioni diverse,
intellettuali e gente comune, intrecciandosi col cammino
dell’educazione popolare, della sperimentazione d’avanguardia, della
diffusione della cultura di massa, delle battaglie per i consumi
culturali alla portata di tutti, con un’azione costante di proposta e
di stimolo nei confronti delle politiche pubbliche.
Oggi, in un contesto profondamente cambiato, caratterizzato dalla
globalizzazione economica e culturale, il nostro obbiettivo di fondo
non è poi così diverso. In un’epoca in cui la legge del massimo
profitto rischia di diventare l’unica bussola delle relazioni umane e
sociali, la battaglia per il diritto alla cultura è ancora una chiave
decisiva dello sviluppo umano. La società della comunicazione, insieme
all’inedita quantità di informazioni che produce, genera anche
parcellizzazione dei saperi, difficoltà a rielaborare le informazioni
in sapere critico, in crescita collettiva e senso comune.
Sono gli strumenti della conoscenza, il confronto e il dialogo che
possono aiutarci a conquistare autonomia di pensiero e libertà di
scelta. È dall’accesso ai saperi che passa l’alternativa fra una
società di sudditi o di cittadini liberi.
Le nuove tecnologie ci offrono straordinarie opportunità per allargare
l’accesso ai diritti culturali, e al tempo stesso comportano il rischio
di un aumento del divario culturale. L’Arci ha iniziato a riflettere su
questi temi nel 2005 con un seminario dal tema emblematico “promuovere
cultura, fare società”. Ci siamo posti l’obiettivo di capire cosa
significhi, per una associazione autenticamente popolare, fare cultura
nel terzo millennio, imparare ad usare anche gli strumenti
dell’innovazione tecnologica al servizio della crescita culturale
diffusa. Questo è il senso della scommessa che abbiamo voluto fare:
tenere insieme le bocciofile e Linux.
Con questa ambizione abbiamo intrapreso un’altra tappa del cammino che
ci vede da sempre impegnati a far da ponte tra culture ed esperienze
sociali, tenendo ferma la bussola sulla reale esigibilità di vecchi e
nuovi diritti. Non avrebbe avuto senso limitarci a discutere di
brevetti e opere dell’ingegno all’interno del nodo wto trips-gats senza
provare a mettere in pratica quelle elaborazioni nelle nostre attività
quotidiane di promozione culturale. Il movimento nato per affermare
l’uso democratico delle nuove tecnologie ci ha offerto l’occasione di
utilizzare il varco tra i software proprietari e quelli liberi per
avviare una riflessione sui possibili servizi da offrire alle nostre
esperienze di base e all’esterno dell’associazione; ci ha fatto
incontrare nuove forme di militanza nell’associazionismo della
promozione culturale, stringere nuove e proficue collaborazioni.
La realizzazione dei volumi su Linux Ubuntu e sulle licenze Creative
Commons è un primo significativo risultato. Queste pubblicazioni
nascono infatti dal lavoro comune dell’Arci con un ente locale, il
Comune di Modena, e un editore, Stampa Alternativa: un modello inedito
di cooperazione fra soggetti diversi destinato a produrre molti buoni
frutti. Siamo convinti che questi volumi rappresentino, oltre a un
utile strumento di servizio, un’esperienza significativa nella ricerca
delle possibili alternative al sistema delle grandi corporation e degli
enti di tutela del diritto d’autore che stentano a trovare la propria
ragion d’essere al di fuori della logica del mercato. Nella relazione e
nel lavoro comune fra associazioni, istituzioni e operatori culturali
possono crescere spazi e opportunità per affermare una nuova etica dei
PREFAZIONE dei responsabili del progetto (Giovanni
Finali per l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Modena
e Walter Martinelli per le Biblioteche del Comune di Modena)
Ubuntu per tutti e Creative Commons: manuale operativo
(Stampa Alternativa 2008), la cui pubblicazione è stata promossa
dall’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Modena, fanno
parte di un progetto più ampio per l’informazione, la promozione e la
diffusione del software libero e della libera circolazione di idee e
contenuti creativi.
Sulla preesistente rete Net Garage, sei spazi che dal 2001 consentono
la navigazione internet gratuita ai giovani, si innesta nel 2006 la
scelta dell’utilizzo di Ubuntu Linux come sistema operativo, avviando
la promozione del software open source con corsi, incontri, meeting,
concorsi, etc.
Il progetto si avvale della collaborazione del Dipartimento di
Ingegneria Informatica dell’Università di Modena e Reggio Emilia e
dell’Associazione Conoscerelinux, con le quali l’Assessorato partecipa
all’organizzazione del Linux day fin dal 2006.
Fra gli ultimi strumenti di informazione e promozione realizzati dalla
Rete Net Garage/Net Open Source, figura la distribuzione di un
open-CD/DVD, la cui terza edizione, presentata al Linux Day 2008,
contiene, oltre a una selezione di software libero, una serie di video
lezioni sull’installazione di Ubuntu Linux (a cura di Riccardo
Cavalieri) e sulle licenze libere (a cura di Simone Aliprandi),
consultabili dal sito www.comune.modena.it/netgarage, prodotte dal
Comune di Modena e realizzate da Pongo film.
Del medesimo progetto fanno parte le iniziative legate alla condivisione delle idee e alla diffusione dei contenuti creativi.
Con il ciclo di incontri Scritture Metropolitane
(www.comune.modena.it/biblioteche/holden/scritmet.htm) e con il
concorso Holden (www.comune.modena.it/biblioteche/holden/concorso.htm)
le Biblioteche e le Politiche Giovanili del Comune di Modena si
occupano da anni di creatività, di comunicazione e di nuove tecnologie.
Se il concorso (giunto nel 2008 alla 7ª edizione) ha offerto uno spazio
espressivo attraverso le diverse sezioni di prosa, poesia e grafica,
Scritture Metropolitane ha affrontato, tra gli altri, i temi legati
alle licenze libere e al diritto d’autore, oltre a proporne un canale
di diffusione con l’omonima collana di e-book edita dalle Biblioteche
comunali (www.comune.modena.it/biblioteche/holden/ebook.htm) e
rilasciata sotto licenza Creative Commons.
CAPITOLO UNO INTRODUZIONE
fine degli anni Novanta il mondo della produzione artisticoculturale
(sia essa editoriale, musicale, cinematografica, multimediale) si è
trovato a dover fare i conti con il fenomeno socialmente ed
economicamente più innovativo dai tempi della rivoluzione industriale:
cioè l’avvento della tecnologia digitale di massa e
dell’interconnessione telematica su scala globale.
Se fino a quel momento il modello di copyright, nato appunto in
Inghilterra nel 1700, in seno alla rivoluzione industriale, e
affermatosi nei due secoli successivi in gran parte dei paesi
industrializzati, era passato indenne attraverso tutte le precedenti
ondate di innovazione tecnologica, l’impatto di quest’ultimo fenomeno è
stato più destabilizzante. Si iniziò infatti a non considerare più
l’opera creativa (che poi è il vero oggetto della tutela del diritto
d’autore) come un tutt’uno con il supporto fisico su cui essa viene
resa fruibile. Un romanzo non doveva più necessariamente essere
stampato sulle pagine di un libro per essere letto, poiché c’era la
possibilità di veicolarlo in vari formati e attraverso vari canali
grazie alle tecnologie digitali e telematiche; e parimenti un brano
musicale non aveva più bisogno di essere inciso su vinile o su CD, né
un film necessitava della relativa cassetta VHS o di un disco DVD.
Nello stesso periodo, parallelamente alla diffusione di massa delle
tecnologie digitali e della comunicazione telematica, si è avuta
l’affermazione di un altro fenomeno culturale e sociale fra i più
interessanti degli ultimi decenni: cioè quello del software libero e
opensource (anche individuato con l’acronimo FLOSS[1]) e quello
strettamente connesso dell’avvento del modello copyleft. Fu proprio in
ambito informatico, e in realtà già dalla metà degli anni Ottanta, che
il modello di copyright tradizionale (basato sul concetto di “tutti i
diritti riservati”) era stato effettivamente messo in discussione, fino
ad arrivare a trovare un modello alternativo di gestione dei diritti
d’autore, attuato attraverso l’applicazione di innovative licenze
d’uso[2].
Tale nuovo modello era dunque già arrivato a un certo livello di
maturità in ambito informatico e aveva già visto alcune interessanti
sperimentazioni in altri ambiti della produzione creativa: infatti fra
la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio erano stati
attivati alcuni progetti pilota che proponevano licenze appositamente
pensate per le opere testuali, musicali e artistiche in generale[3].
È in questa nuova onda di sperimentazione che si innesta lo spunto del
progetto Creative Commons, il quale si è fin da subito posto come
qualcosa di più strutturato e più lungimirante rispetto ai progetti
fino a quel momento comparsi.
1- Acronimo ormai abbastanza diffuso che sta per Free Libre and Open Source Software.
2- Per una più approfondita ricostruzione storica dell’affermazione del modello copyleft si legga ALIPRANDI, Copyleft & opencontent. L’altra faccia del copyright, PrimaOra, 2005, disponibile alla pagina web www.copyleft-italia.it/libro.
3- Ci si riferisce a licenze come la Open publication license (diffusa
nel 1998 ad opere dell’Open Content Project), la Free documentation
license (diffusa nel 2000 ad opera del progetto GNU), le licenze per
opere musicali Free music public license (rilasciata solo in una
versione provvisoria) e Open music license (nelle tre versioni Green,
Yellow, Red). 2. Che cos'è Creative Commons
Quando diciamo genericamente “Creative Commons” ci riferiamo
contemporaneamente ad un progetto di carattere divulgativo e all’ente
non-profit che vi sta alle spalle.
progetto, nato dall’iniziativa di alcuni giuristi della Stanford
University della California, è attualmente qualcosa di molto
articolato, localizzato ormai in quasi una cinquantina di Paesi del
mondo e sostenuto da illustri intellettuali di varie provenienze. A
esso inoltre fanno capo altri sotto-progetti tematici di straordinario
valore e lungimiranza culturale.
Obbiettivo primario del progetto è dunque promuovere un dibattito a
livello globale sui nuovi paradigmi di gestione del diritto d’autore e
diffondere strumenti giuridici e tecnologici (come le licenze e tutti i
servizi a esse connesse) che permettano l’affermazione di un modello
“alcuni diritti riservati” nella distribuzione di prodotti culturali.
promotori e sostenitori del progetto pensarono fin da subito di
organizzarsi in ente non-profit a cui ricondurre le attività
divulgative legate al progetto e così da poter raccogliere fondi a ciò
Dal punto di vista giuridico la Creative Commons Corporation è una
501(c)(3) tax-exempt charitable corporation, una particolare forma di
associazione a carattere non lucrativo prevista dal diritto
statunitense e assimilabile in linea di massima alla nostra ONLUS[4].
Al di là della Creative Commons Corporation statunitense non esistono
attualmente altri enti associativi ad essa collegati. I progetti di
localizzazione a livello internazionale delle licenze e degli altri
strumenti rientranti nel progetto Creative Commons vengono monitorati
solitamente da realtà informali denominate “gruppi di lavoro”; questi
fanno capo direttamente ai coordinatori di Creative Commons Corporation
e si appoggiano a entità preesistenti come istituti universitari e centri di
ricerca che prendono la denominazione di Affiliate Insitutions.
4- Maggiori informazioni alla pagine web http://creativecommons.org/about/.
Alla pagina http://creativecommons.org/about/
si trova un breve testo di presentazione del progetto Creative Commons
e dei suoi scopi, di cui si riporta una traduzione italiana.
«Troppo spesso il dibattito sul controllo della creatività tende verso
due estremi. Da un lato c’è una visione di totale controllo: un mondo
in cui ogni singolo utilizzo di un’opera è regolamentato e in cui la
formula “tutti i diritti riservati” è la norma. Dall’altro lato c’è una
visione di anarchia: un mondo in cui i creatori di opere scelgono un
ampio spettro di libertà ma sono lasciati in balia degli abusi.
Equilibrio, compromesso e moderazione – un tempo i principi cardine di
un sistema di copyright che incentivasse contemporaneamente innovazione
e protezione – sono diventate specie in pericolo. Creative Commons
intende lavorare per riportarli in auge. Usiamo diritti privati per
creare beni pubblici: opere creative rilasciate liberamente per
specifici usi. Lavoriamo per offrire agli autori gli aspetti migliori
delle due visuali: protezione (grazie alle tutele offerte dal diritto
d’autore) e nello stesso tempo maggiore diffusione delle opere. In
poche parole, “alcuni diritti riservati”.»
Questa mission è ben rappresentata in un’immagine in cui Creative
Commons sta simbolicamente ad indicare una graduale sfumatura
intermedia fra il modello “tutti i diritti riservati” tipico del
copyright tradizionale e il modello “nessun diritto riservato” tipico
del pubblico dominio integrale o di una sorta di no-copyright.
Una curiosità: l’origine del nome “Creative Commons”
Garret Hardin nel 1968 pubblicò un interessante articolo intitolato
"The tragedy of the commons" (cioè “La tragedia dei beni comuni”), nel
quale esponeva la sua arguta interpretazione di quello
che è uno dei dilemmi economici-sociali più dibattuti.
In estrema sintesi, secondo Hardin i beni comuni, cioè quelli che sono
proprietà di nessuno, ma di cui tutti possono beneficiare, sono
destinati sempre a un triste destino. Egli utilizza la metafora dei
pastori che fanno pascolare il bestiame in un pascolo naturale: ogni
allevatore è portato a far pascolare sempre più animali, così che
ciascuno da un lato incrementa il suo giovamento e dall’altro
contribuisce a consumare oltremodo le risorse disponibili; l’epilogo
della tragedia è la distruzione del pascolo, che si ripercuote in un
grave e irreparabile danno per tutti i pastori.
Così si esprime l’articolo nel fulcro della sua riflessione: «La rovina
è la destinazione verso la quale tutti gli uomini si affrettano,
ciascuno perseguendo il proprio massimo interesse in una società che
crede nella libertà di accesso ai beni comuni. Questa libertà porta la
rovina a tutti quanti.»[5]
I teorici di Creative Commons, e primo fra tutti Lawrence Lessig[6],
sostengono invece che, nel caso di beni come i prodotti della
creatività e dell’ingegno umano, questo problema non sussiste poiché
ogni creazione aumenta il suo valore sociale quante più sono le persone
che ne possono beneficiare; e tra l’altro non sono soggette a
deperimento e nemmeno a una naturale scarsità, poiché la creatività
umana non ha limiti. Dunque si può legittimamente parlare di una
“comedy of the commons”, dove però i beni comuni in questione sono beni
comuni creativi, appunto dei “creative commons”.
5- Breve estratto della versione italiana disponibile alla pagina web www.oilcrash.com/italia/tragedy.htm.
6- Fra le sue opere (tutte interessanti e pertinenti) si legga principalmente LESSIG, Cultura libera. Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l’estremismo della proprietà intellettuale, disponibile online alla pagina www.copyleft-italia.it/pubblicazioni 3. Che cosa non è Creative Commons
Sono molti gli equivoci che si sono creati sul ruolo e la
qualificazione di Creative Commons. È dunque il caso di sfatare fin da
subito i più diffusi e pericolosi.
Commons Corporation, in quanto associazione di diritto privato, non ha
alcun ruolo istituzionale in nessuno degli Stati in cui è attivo il
relativo progetto. Ciò non toglie che alcuni esponenti della comunità
di collaboratori (e in certi casi anche alcuni membri del board)
abbiano avuto occasione di interfacciarsi con le istituzioni pubbliche
di alcuni Stati allo scopo di svolgere opera di sensibilizzazione in
materia di nuove problematiche per il diritto d’autore. Ma questo
sempre e solo in un’ottica di dibattito culturale e scientifico e non
con una connotazione di tipo politico.
degli equivoci più diffusi e anche più fuorvianti consiste nel
confondere Creative Commons con una versione alternativa di un ente di
gestione dei diritti d’autore (le cosiddette collecting societies)
presenti in ogni Stato e che hanno tutt’altra funzione.
In Italia, dove la SIAE gode di una situazione di fatto monopolistica,
molti artisti, nel momento in cui si è iniziato a far conoscere il
fenomeno Creative Commons, hanno pensato di essere di fronte finalmente
a un altro ente di gestione (magari più equo e democratico, meno
burocratizzato e standardizzato) a cui appoggiarsi. Niente di più
falso. Enti come la SIAE e Creative Commons si muovono su due piani
diversi; e tra l’altro, con l’attuale legislazione, in Italia non
sarebbe nemmeno possibile la creazione di un altro ente che svolga le
sue stesse funzioni (a causa della discussa esclusiva attribuita alla
SIAE dall’art. 180 della Legge 633/41 sul diritto d’autore).
In più – è questo il punto più problematico – con l’attuale regolamento
della SIAE in molti casi l’utilizzo di licenze di libera distribuzione
risulta incompatibile con il mandato attribuito alla SIAE per la
gestione dei diritti sulle proprie opere. Ciò non toglie che un giorno
entrambi i modelli di gestione possano convivere senza particolari
problemi; ma questo richiederà un’opera di rivisitazione dei meccanismi
di base della SIAE e in generale delle altre collecting societies.[7]
7- Si veda a tal proposito l’esempio delle collecting societies
olandesi che nel 2007 hanno avviato un interessante progetto pilota in
questa direzione. Maggiori dettagli sull’articolo “Il progetto pilota
di Buma/Stemra e Creative Commons Olanda” a firma di Lorenzo De Tomasi
e disponibile alla pagina web http://isotype.org/activities/liberius/bumastemra_creativecommons_nl_pilot/.
Creative Commons in quanto ente, né le community a esso connesse sono
(e nemmeno potrebbero essere) un servizio di consulenza e assistenza
legale. D’altro canto Creative Commons non ha alcun ruolo di
intermediazione e, di conseguenza, non può nemmeno avere alcuna
responsabilità sugli effetti derivanti dall’utilizzo della licenza. A
scanso di equivoci, ciò è precisato in un chiaro preambolo, posto
all’inizio di ogni licenza[8] e il cui testo è il seguente:
«Creative Commons non è uno studio legale e non fornisce servizi di
consulenza legale. La distribuzione di questo modello di contratto di
licenza non instaura un rapporto avvocatocliente. Creative Commons
fornisce informazioni da considerarsi “così come sono”. Creative
Commons non presta alcuna garanzia per le informazioni fornite e si
esime da ogni responsabilità per i danni derivanti dall’uso delle
stesse.»
8- Ci si riferisce alla versione “Legal code”.
osservatori hanno fatto notare che parlare di “movimento Creative
Commons”, come spesso si sente fare, è improprio. Creative Commons non
ha mai voluto porsi come un movimento culturale nel senso più comune
del termine; tuttavia non si può negare che, per i suoi scopi e per il
suo ambito d’azione, il progetto Creative Commons risulta sotto vari
aspetti “parte” di un più ampio movimento culturale che possiamo
definire “movimento per la cultura libera” e presenta molti punti di
contatto con il movimento dell’informatica libera (free software e open
4. La localizzazione delle licenze [9]
Il progetto Creative Commons – come abbiamo parzialmente anticipato –
si articola in un ente associativo centrale, che è titolare dei diritti
di marchio, del dominio Internet “www.creativecommons.org”
e dei domini a esso collegati, nonché del copyright sul materiale
ufficiale pubblicato; e in una rete di Affiliate Institutions che
fungono da referenti per i vari progetti nazionali Creative Commons
sparsi per il resto del mondo. Tale impostazione “gerarchica”, che agli
occhi di qualcuno può apparire poco calzante con la natura
spontanea/comunitaria della cultura opencontent, consente però di
verificare il corretto porting delle licenze e di realizzare iniziative
d’informazione e sensibilizzazione in modo efficace e coordinato.
Tutti i progetti nazionali Creative Commons si articolano in due
sezioni: una rivolta agli aspetti giuridici relativi alla traduzione,
all’adattamento e alla esplicazione delle licenze; una rivolta agli
aspetti tecnico-informatici relativi a implementare soluzioni
tecnologiche che sfruttino le risorse rilasciate sotto licenze CC. Si
può intravedere anche una sezione (trasversale alle altre due) mirata
alla sensibilizzazione e alla promozione della filosofia di CC, che si
preoccupa quindi di organizzare eventi, gestire liste di discussione
e forum on line, realizzare materiale divulgativo.
Nel concetto di “porting delle licenze” si racchiude una traduzione
delle licenze nelle varie lingue, ma anche un contestuale adattamento
delle clausole ai diversi ordinamenti giuridici. Altre licenze di
libera distribuzione, pur essendo diffuse anche in lingue diverse da
quella originale, contengono una clausola grazie alla quale, nel caso
di dubbi d’interpretazione sulla licenza, l’interprete chiamato in
causa (giudice, avvocato…) deve rifarsi al testo in lingua originale,
che rimane l’unico con carattere di ufficialità. Altre invece non si
preoccupano tanto dell’aspetto dell’interpretazione quanto piuttosto
dell’individuazione della legge applicabile, indicando espressamente
che la licenza XY è disciplinata dalla legge del tale Stato.
Creative Commons ha cercato di ovviare a entrambi i problemi
(interpretazione e legge applicabile) cercando appunto di effettuare
una vera e propria opera di “localizzazione” delle licenze, delegata
alle varie Affiliate Institutions e monitorata dall’ente centrale
statunitense. In tal modo, le licenze CC francesi, italiane, giapponesi
etc. non sono delle mere traduzioni delle licenze in lingua inglese, ma
dei documenti sostanzialmente indipendenti, ispirati e adattati al
diritto d’autore dei vari Stati.
In Italia tale compito è stato svolto da un gruppo di giuristi
specializzati in diritto industriale e internazionale, capitanati dal
prof. Marco Ricolfi. Il lavoro si è protratto fra il novembre 2003
(inaugurazione del progetto italiano Creative Commons) e il dicembre
2004, quando a Torino sono state presentate ufficialmente le licenze
Come emerge dagli appunti di lavoro resi pubblici sul sito di Creative
Commons Italia[10], i giuristi italiani hanno optato per un porting
tendenzialmente poco invasivo: nel senso che si è cercato il più
possibile di non stravolgere il testo delle licenze originali,
compiendo interventi di adattamento solo ove fosse strettamente
necessario per preservare il senso e gli effetti delle varie clausole.
In tutti gli altri casi si è quindi scelto di fare affidamento sui
principi fondamentali del diritto d’autore e del diritto
internazionale, nonché sulla prudenza dell’interprete.
Il progetto Creative Commons Italia (con il relativo gruppo di lavoro)
attualmente fa capo al Centro NEXA su Internet e società attivo presso
il Politecnico di Torino: istituzione di cui fanno parte studiosi di
varia estrazione (giuristi, economisti, informatici, sociologi)
accomunati dall'attività di ricerca sui più importanti temi relativi
alla società dell'informazione. Per maggiori dettagli si veda il sito
ufficiale http://nexa.polito.it.
9- Paragrafo parzialmente tratto dal libro ALIPRANDI, Teoria e pratica del copyleft, NDA Press, 2006, disponibile in versione digitale su www.copyleft-italia.it/libro2.
10- Si veda a tal proposito il materiale disponibile alla pagina web www.creativecommons.it/AspettiGiuridici, grazie al quale è possibile cogliere nei particolari lo spirito del porting effettuato da Creative Commons Italia.
LE LICENZE 1. Principi di base
Innanzitutto per evitare di cadere nei più comuni equivoci che emergono
in fatto di licenze Creative Commons, fissiamo alcuni punti cardine
validi per tutte le licenze di libera distribuzione.
licenza d’uso è uno strumento giuridico con il quale il detentore dei
diritti sull’opera regolamenta l’utilizzo e la distribuzione della
stessa. Si tratta quindi di uno strumento di diritto privato che,
fondandosi sui principi del diritto d’autore, si occupa di chiarire ai
fruitori dell’opera cosa possono fare e cosa non possono fare con essa.
Il termine “licenza” deriva dal latino “licere” e indica genericamente
un atto autorizzativo, poiché appunto la sua funzione principale (ma
non l’unica, come vedremo) è quella di autorizzare alcuni utilizzi
chiarimento del concetto di licenza già si coglie quanto sia infondato
uno dei principali equivoci relativi alle licenze di libera
distribuzione: cioè quello secondo cui la licenza sia una forma di
tutela dell’opera. Infatti non è la licenza a tutelare l’opera; sono i
principi di diritto d’autore a tutelare l’opera, mentre la licenza di
libera distribuzione si muove proprio nel senso inverso. Ed
effettivamente una delle principali funzioni di una licenza di libera
distribuzione è proprio quella di autorizzare utilizzi dell’opera che
non sarebbero normalmente consentiti nel modello di copyright
tradizionale (cioè il modello “tutti i diritti riservati”).
lo stesso principio, l’applicazione di una licenza d’uso nulla ha a che
fare con l’acquisizione dei diritti su di essa e tanto meno con
l’accertamento e la tutela della paternità. L’applicazione di una
licenza d’uso attiene a una fase successiva rispetto all’acquisizione
dei diritti e all’acquisizione di una prova della paternità dell’opera.
Di conseguenza, l’autore prima acquisisce i diritti sull’opera e poi
decide di regolamentarli attraverso l’applicazione di una licenza.[11]
11- Per mettere a fuoco meglio le problematiche relative
all’acquisizione dei diritti d’autore e alla certificazione della
paternità dell’opera, si consiglia la lettura del paragrafo “L’origine
dei diritti” tratto dal libro Capire il copyright e riportato in appendice.
Contratto o atto unilaterale?
i giuristi che si sono occupati dell’argomento non vi è consenso
unanime sulla qualificazione giuridica delle licenze di libera
distribuzione. Alcuni infatti considerano questo tipo di negozio
giuridico come veri e propri contratti sinallagmatici (cioè con
prestazioni corrispettive da parte di entrambi i contraenti), coi quali
il detentore dei diritti stipula idealmente un accordo con i fruitori
delle opere. Secondo altri invece questo tipo di inquadramento rischia
di essere fuorviante e risulta più opportuno considerare le licenze di
libera distribuzione degli atti unilaterali con i quali i detentori di
diritti concedono alcuni permessi condizionati per l’utilizzo della
Licenziante e licenziatario
dal presupposto che l’unico soggetto titolato ad applicare
legittimamente una licenza d’uso all’opera è colui che detiene l’intero
fascio di diritti d’autore previsti dalla legge. In via originaria nel
nostro ordinamento questo soggetto è sempre l’autore dell’opera, ma
questi può per contratto cedere tutti i diritti d’autore a un altro
soggetto (ad esempio, un editore, un’agenzia, una casa di produzione…),
dunque in questo caso perderebbe anche la possibilità di scelta sul
tipo di licenza da applicare all’opera. Onde evitare equivoci, e dato
che alla nostra analisi non interessa specificamente che tipo di
soggetto compia questa scelta, parleremo sempre di “licenziante”, ad
indicare genericamente il detentore dei diritti sull’opera che sceglie
di applicarvi una licenza. Inoltre, come già accennato, al di là
del fatto che non vi sia consenso su che tipo di negozio giuridico sia
una licenza di libera distribuzione, è cosa acquisita che si tratti di
un documento che esplica i suoi effetti nei confronti di una serie di
soggetti indeterminati: essi possono essere semplici utenti finali
dell’opera (lettori, ascoltatori, spettatori…) ma in certi casi
(pensiamo alle licenze che consentono la modifica e la ripubblicazione
dell’opera) possono essere anche soggetti attivi nel meccanismo
virtuoso di libera ridistribuzione tipico del mondo opencontent.
Dunque anche in questo caso utilizzeremo un termine onnicomprensivo
riferito a tutti i potenziali destinatari della licenza: cioè
“licenziatario”.
Infine, per mero scrupolo di chiarezza terminologica, parleremo di
“opera licenziata” ad indicare l’opera a cui una specifica licenza è
stata applicata; oppure di “diritti licenziati” ad indicare gli
specifici diritti che il licenziante ha inteso concedere ai
licenziatari attraverso l’applicazione della licenza all’opera.
come si è detto, di un atto di diritto privato (pur con una non chiara
configurazione giuridica) non esistono particolari procedure e
formalità da seguire. Ogni autore (o altro detentore di diritti
d’autore) è quindi libero di scriversi la propria licenza d’uso e
applicarla all’opera. Ma come ogni atto di diritto privato, affinché ci
si possa avvantaggiare di tutte le tutele previste dall’ordinamento
giuridico, è necessario attenersi alle norme di diritto civile. D’altro
canto, una licenza d’uso di opera dell’ingegno è un
documento di natura giuridica che richiede una certa preparazione e specializzazione nel settore.
In altre parole, una licenza scritta male, con approssimazione, senza
il linguaggio opportuno, priva di clausole importanti per il suo
funzionamento, rischia di non svolgere correttamente la sua funzione o
addirittura di trasformarsi in un boomerang nei confronti dello stesso
licenziante. Si tenga presente però che ciò emergerebbe solo in via
successiva ed eventuale, cioè solo qualora nascesse una controversia
legale (di tipo civile) sull’utilizzo dell’opera; e una licenza mal
concepita sarebbe facilmente contestabile e opinabile di fronte al
escludiamo tassativamente il “fai da te”, da ciò derivano due possibili
vie: o il licenziante può avvalersi di qualcuno di competente in campo
giuridico per la redazione della licenza (lavoro che, se richiesto ad
un professionista specializzato, può costare anche qualche migliaia di
euro), oppure può affidarsi a licenze standardizzate messe a
disposizione liberamente da progetti e organizzazioni non-profit (come
ad esempio Creative Commons, Free Software Foundation, Open Source
Initiative) che hanno affidato a giuristi preparati e ad esperti del
settore la redazione delle licenze e il monitoraggio del loro enforcing.
Sia ben chiaro un aspetto fondamentale: queste organizzazioni non
diventano in alcun modo una parte in causa, cioè non sono responsabili
di ogni singola applicazione delle licenze; e nemmeno si occupano
direttamente della consulenza e dell’assistenza legale derivanti
dall’applicazione delle loro licenze. Questi enti fungono solamente da
redattori e promotori delle licenze; è possibile interagire con i
responsabili di questi progetti inviando commenti, segnalando casi di
studio, sollevando dibattiti nei forum pubblici, ma non è pensabile che
essi siano tenuti ad intervenire nei singoli casi concreti. Ogni
detentore dei diritti che sceglie di applicare una licenza
standardizzata sulla propria opera lo fa sotto la sua piena
responsabilità; è importante quindi un certo grado di consapevolezza e
2. Le tre forme delle licenze [12]
In questo paragrafo vedremo l’aspetto che più di tutti dà una marcia in
più alle licenze CC rispetto ad altre licenze per contenuti liberi.
La scaltra trovata degli ideatori del progetto è stata quella di
“confezionare” ogni licenza in tre versioni differenti nella forma ma
coincidenti nella sostanza. In altre parole possiamo dire che “ogni
licenza CC è una e trina”: giuridicamente è sempre la stessa poiché fa
riferimento allo stesso documento, ma si manifesta in tre forme
12- Paragrafo parzialmente tratto dal libro ALIPRANDI, Teoria e pratica del copyleft (NDA Press, 2006), disponibile in versione digitale su www.copyleft-italia.it/libro2.
licenza vera e propria, cioè quella rilevante a livello giuridico, è il
cosiddetto Legal code (lett. “Codice legale”): un il classico documento
per addetti ai lavori, formato da alcune premesse e da otto articoli,
in cui si disciplina la distribuzione dell’opera e l’applicazione della
licenza. Ci si è però resi conto che l’utente medio delle licenze
non è portato a leggere e comprendere un documento di quel tipo: a
volte se ne disinteressa volutamente, altre volte invece non dispone
degli strumenti culturali adeguati, dato che non tutti hanno alle
spalle una cultura giuridica specialistica. Il rischio dunque è che le
licenze vengano usate con approssimazione e scarsa consapevolezza,
si diffondano facilmente informazioni false sul loro utilizzo, oppure
ancora che prevalga una certa diffidenza e che quindi autori ed editori
decidano di non avvicinarsi a questi strumenti.
è pensato perciò di realizzare delle versioni sintetiche di tali
licenze, scritte in un linguaggio “accessibile a tutti” e strutturate
in una veste grafica chiara e schematica: questa seconda “veste” delle
licenze è chiamata Commons deed (lett. “atto per persone comuni”).
È importante però ricordare che «il Commons Deed non è una licenza. È
semplicemente un utile riferimento per capire il Codice Legale (ovvero,
la licenza completa), di cui rappresenta un riassunto, leggibile da
chiunque, di alcuni dei suoi concetti chiave. Lo si consideri come
un’interfaccia amichevole verso il Codice Legale sottostante. Questo
Deed in sé non ha valore legale e il suo testo non compare nella
licenza vera e propria.» [13]
Il Commons deed riassume dunque in poche righe il senso della licenza e
rimanda con un link al Legal code, nonché alle varie traduzioni in
altre lingue disponibili. È il caso di precisare che se vogliamo
utilizzare il Commons deed come “disclaimer” in un’opera non
multimediale o senza un diretto collegamento con Internet (ad esempio,
un libro cartaceo), è buona norma aggiungere il preciso indirizzo web
in cui poter trovare il “Legal code” onde evitare equivoci e incertezze
sulla licenza scelta.
13- Questo il testo della nota che compare in ogni Commons deed
cliccando sul link (in basso a destra) “Limitazione di responsabilità”.
la terza “veste” della licenza è quella chiamata Digital code, ovvero
una serie di metadati che rendono la licenza facilmente rintracciabile
dai motori di ricerca. Per chi non ha molte competenze informatiche, in
parole povere i metadati sono delle informazioni aggiuntive che noi
possiamo allegare a qualsiasi file digitale; tali informazioni nascoste
sono visualizzabili solo grazie ad alcuni procedimenti informatici.
Gli sviluppatori di Creative Commons hanno quindi ideato un sistema di
embedding con cui è possibile incorporare le licenze all’interno del
file in modo indissolubile e oltre tutto riconoscibile ai principali
motori di ricerca, che hanno sviluppato degli appositi strumenti di
Avremo tuttavia modo di approfondire debitamente questi aspetti
tecnologici nel prossimo capitolo. Una precisazione in conclusione di
questo paragrafo: delle tre forme di licenza di cui abbiamo fin qui
parlato, solo il Legal Code è sottoposto ad un vero e proprio lavoro di
“porting”, dato che è quella la forma in cui rilevano gli aspetti
tecnico-giuridici. Il Commons deed, come abbiamo detto, ha solo uno
scopo informativo/divulgativo, mentre il Digital Code è identico in
ogni parte del mondo, dato che è scritto in linguaggio informatico.
Tale concetto è ben rappresentato da una figura tratta dal sito
ufficiale Creative Commons e qui riprodotta.
(questa immagine è tratta da
www.creativecommons.org)
Come si è già avuto modo di anticipare, le licenze Creative Commons si
ispirano ad un modello “alcuni diritti riservati”, ciò significa che il
detentore dei diritti sull’opera applicando una licenza CC sceglie di
riservarsi solo alcuni dei diritti che la legge gli garantisce.
Caratteristiche comuni a tutte le licenze Creative Commons [14]
– ottenga il tuo permesso per fare una qualsiasi delle cose che hai
scelto di limitare, per esempio, usi commerciali, o creazione di
un’opera derivata;
– mantenga l’indicazione di diritto d’autore intatta su tutte le copie
del tuo lavoro, in modo tale che sia sempre chiaramente individuabile
chi è il detentore dei diritti e qual è il tipo di licenza da lui
– faccia un link alla tua licenza dalle copie dell’opera, e nel caso di
copie non digitali, indichi chiaramente come poter risalire al testo
della licenza;
– non alteri i termini della licenza: infatti modificare i termini
della licenza senza averne titolo comporta una violazione di copyright;
– non usi mezzi tecnologici per impedire ad altri licenziatari di
esercitare uno qualsiasi degli usi consentiti dalla legge: le licenze
CC infatti non consentono l’applicazione dei sistemi di digital rights
– distribuiscano l’opera attraverso i più disparati circuiti, con
l’esclusione in determinati casi dei circuiti prevalentemente
commerciali (come avremo modo di precisare analizzando le clausole base
delle licenze);
– comunichino al pubblico, rappresentino, eseguano, recitino o
espongano l’opera in pubblico, ivi inclusa la trasmissione audio
digitale dell’opera;
14- Paragrafetto liberamente tratto dalla pagina web www.creativecommons.it/Licenze/Spiegazione.
Struttura e clausole base delle licenze Creative Commons
licenze Creative Commons si strutturano idealmente in due parti: una
prima parte in cui si indicano quali sono le libertà che l’autore vuole
concedere sulla sua opera; e una seconda parte che chiarisce a quali
condizioni è possibile utilizzare l’opera. Per quanto riguarda la
prima parte, dedicata alle libertà che il licenziante vuole concedere
ai licenziatari, possiamo dire che tutte le licenze consentono la copia
e la distribuzione dell’opera, utilizzando
«Tu sei libero di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico,
esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera.»
D’altro canto, solo alcune licenze (quindi non tutte) consentono anche
la modifica dell’opera, precisandolo semplicemente con le seguenti
parole e il seguente visual:
Per quanto riguarda invece la seconda parte, dedicata alle condizioni
che il licenziante pone per l’utilizzo dell’opera, possiamo dire che le
licenze Creative Commons si articolano in quattro clausole base, che il
licenziante può scegliere e combinare a seconda delle sue esigenze.
Attribuzione (nella versione inglese, Attribution) – «Devi riconoscere la paternità dell’opera all’autore originario.»
Questa clausola è presente di default in tutte le licenze. Essa indica
che, ogni volta che utilizziamo l’opera, dobbiamo segnalare in modo
chiaro chi è l’autore.
Significa che, se distribuiamo copie dell’opera, non possiamo farlo in
una maniera tale che sia prevalentemente intesa o diretta al
privato. Per farne tali usi, è necessario chiedere uno specifico
permesso all’autore. [15]
Non opere derivate (nella versione inglese, No derivative works) – «Non
puoi alterare, trasformare o sviluppare quest’opera.»
Quindi se vogliamo modificare, correggere, tradurre, remixare l’opera,
dobbiamo chiedere uno specifico permesso all’autore originario.
Condividi allo stesso modo (nella versione inglese, Share Alike) – «Se
alteri, trasformi o sviluppi quest’opera, puoi distribuire l’opera
risultante solo per mezzo di una licenza identica a questa.»
Questa clausola (un po’ come succede nell’ambito del software libero)
garantisce che le libertà concesse dall’autore si mantengano anche su
opere derivate da essa (e su quelle derivate dalle derivate, con un
effetto a cascata).
15- È questa la clausola che crea maggiori problemi di interpretazione,
come si può riscontrare nei forum online dedicati all’argomento.
combinazione di queste quattro clausole base nascono le sei licenze
Creative Commons vere e proprie, che vengono denominate attraverso il
richiamo alle clausole stesse.
- Attribuzione > - Attribuzione - Condividi allo stesso modo > - Attribuzione - Non opere derivate > - Attribuzione - Non commerciale > - Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo > - Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate > Si noteranno due aspetti essenziali in questo elenco: che la clausola
“Attribuzione” è presente di default in tutte le licenze; e che le
clausole “Non opere derivate” e “Condividi allo stesso modo” sono fra
di loro incompatibili per una ragione logica (infatti la prima nega a
priori la possibilità di modifica, mentre la seconda implica
necessariamente la possibilità di modifica).
accade per gran parte degli enti che rilasciano licenze standardizzate
(quindi anche in ambito informatico), i testi delle licenze sono
sottoposti a saltuari aggiornamenti, dettati dalla eventuale necessità
di correggere, precisare, completare o eliminare alcune clausole delle
licenze. Ciò può dipendere da vari fattori, come ad esempio
l’evoluzione del mercato e l’innovazione tecnologica, che pongono nuove
tematiche che è opportuno prendere in considerazione
Alla data di produzione di questo libro (ottobre 2008), le licenze
Creative Commons in versione inglese sono giunte alla versione 3.0. Per
quanto riguarda le versioni italiane delle licenze, le quali,
richiedendo un certo lavoro di traduzione e discussione pubblica, sono
rilasciate con un programmato ritardo rispetto alle versioni originali,
attualmente disponiamo solo della versione 2.5. Lo scarto di tempo
(questa volta piuttosto ampio) è dovuto al fatto che in Italia come in
altri paesi il passaggio dalla versione 2.5 alla versione 3.0 ha
richiesto una fase di confronto e riflessione più complessa del
previsto. 4. Altri particolari strumenti Creative Commons
Alla fine del 2007 Creative Commons ha lanciato due nuovi interessanti
progetti, che hanno l’obbiettivo di arricchire l’offerta di servizi al
di là delle semplici licenze. Si tratta infatti di due strumenti che
svolgono due funzioni ben distinte e con cui i licenziatari possono
comunicare informazioni aggiuntive oltre a quelle già normalmente
previste dal procedimento di applicazione delle licenze.
si legge sul sito di Creative Commons, CC Plus è «un protocollo che
permette ad un licenziante, in maniera semplice e immediata, di
indicare quali ulteriori permessi sono eventualmente associati ad
un’opera licenziata sotto Creative Commons e in che modo usufruire di
tali permessi.»[16] In sostanza, CC Plus è un sistema integrato di
metadati che aggiunge ulteriori permessi rispetto a quelli già concessi
dalla licenza, specificandone le condizioni. Per capire meglio la
dinamica, ragioniamo su uno dei casi più classici, cioè quello di
un’etichetta di musica indipendente che pubblica attraverso il suo sito
web brani musicali con una licenza “non commercial”: i brani così
licenziati possono dunque essere tranquillamente scaricati e utilizzati
a scopi non commerciali. Tuttavia per coloro che vogliono effettuare
anche usi di tipo commerciale, l’etichetta decide di prevedere
particolari condizioni (ad esempio il pagamento di una somma di denaro
o l’applicazione di un messaggio pubblicitario); di conseguenza
incarica il suo ufficio legale di redigere il testo di una licenza
suppletiva con la quale vengono precisate le clausole a cui i
licenziatari devono sottostare per poter fare usi commerciali dei
brani. Il testo di questa licenza suppletiva può essere pubblicato in
un’apposita pagina del sito dell’etichetta indipendente, ma affinché
esso sia collegato (anche a livello di metadati) con il testo della
licenza Creative Commons ecco che entra in gioco il meccanismo di CC
Quindi, sotto il classico disclaimer in cui si segnala l’applicazione
della licenza Creative Commons (argomento di cui parleremo nel
dettaglio più avanti) comparirà una frase di questo tipo: “permissions
beyond the scope of this license may be available at ” (cioè,
“autorizzazioni ulteriori rispetto allo scopo di questa licenza sono
disponibili all’indirizzo…”) e qui si aggiungerà l’indirizzo web della
pagina in cui vi è il testo della licenza aggiuntiva. [17]
Lo stesso tipo di ragionamento vale per licenze che contengano la
clausola “non opere derivate” e alle quali il licenziante voglia
aggiungere alcuni condizioni particolari per consentire la modifica
Maggiori dettagli sul progetto (che in verità è ancora in una fase iniziale) sono disponibili alla pagina web http://wiki.creativecommons.org/CCPlus. ______________________
16- Cfr. il comunicato a firma di Andrea Glorioso pubblicato all’indirizzo www.creativecommons.it/node/608.
17- In questa stessa direzione si muove il progetto “Autorizzazione
diffusion” promosso da Free Hardware Foundation: maggiori dettagli sul
sito http://fhf.it/progetti/autorizzazione-diffusion.
Zero è un altro affascinante progetto che alla data di uscita del
presente libro viene annunciato come ancora in fase “beta” e quindi non
definitiva. Esso si pone espressamente come un’evoluzione della
preesistente Creative Commons Public Domain dedication [18] con la
quale gli autori potevano volontariamente rilasciare un’opera in un
regime di pubblico dominio (quindi di “nessun diritto riservato”),
evitando di dover lasciar trascorrere i canonici 70 anni dalla morte
dell’ultimo autore. Si tratta in verità di una prassi abbastanza
lontana dalla cultura giuridica dell’Europa continentale (cioè degli
ordinamenti di diritto d’autore) e più vicina a quella degli
ordinamenti anglo-americani di copyright [19], grazie alla quale – in
sostanza – l’autore certifica pubblicamente di rinunciare totalmente ed
irrevocabilmente ad esercitare i suoi diritti, in modo che l’opera
diventi fin da subito patrimonio dell’umanità. Ciò può essere
realizzato facendo in modo che l’autore “firmi” (anche virtualmente)
questa dichiarazione d’intenti e che di essa rimanga pubblica prova.
Ad ogni modo maggiori dettagli su CC Zero sono disponibili alla pagina web http://wiki.creativecommons.org/CC0. ______________________
18- Il testo della Public Domain dedication è disponibile a questo
indirizzo web: http://creativecommons.org/licenses/publicdomain/
19- Sulle differenze fra il concetto di diritto d’autore e quello di
copyright si legga ALIPRANDI, Capire il copyright (PrimaOra, 2007),
disponibile alla pagina web www.copyleft-italia.it/libro3.
PER UNA CORRETTA APPLICAZIONE DELLE LICENZE 1. Consigli di base per un corretto approccio
Come abbiamo visto, la prassi di applicare delle licenze d’uso ad una
propria opera realizza in sostanza una sorta di autogestione dei propri
diritti, che prescinde (bypassandola interamente) dalla tradizionale
rete di intermediari impegnati nella gestione dei diritti d’autore.
Questa è una prassi relativamente nuova e strettamente connessa
all’evoluzione che il mondo della comunicazione ha subito grazie
all’avvento delle tecnologie digitali e telematiche. In sostanza il
singolo autore si trova a doversi far carico di tutta una serie di
valutazioni e decisioni che nel sistema tradizionale erano sempre state
appannaggio di operatori specializzati, muniti della necessaria
competenza ed esperienza sul campo. È quindi alto il rischio che tale
importante fase sia gestita con leggerezza e approssimazione; e ciò –
come già accennato – potrebbe risolversi in un impietoso boomerang a
danno dello stesso autore-licenziante. È per questo che – nonostante lo
spirito di disintermediazione connaturato alle licenze di libera
distribuzione – è sempre comunque opportuno fare riferimento ad un
professionista specializzato che possa quantomeno colmare i dubbi più
ostici a livello tecnico-giuridico.
Detto questo, tuttavia, gran parte delle operazioni di licenziamento
vengono generalmente gestite in prima persona dal licenziante.
Dunque è opportuno che questi, prima di rilasciare l’opera con la
relativa licenza, si ponga nell’ottica di informarsi adeguatamente con
tutti gli strumenti disponibili, come ad esempio i siti web ufficiali
dei vari progetti di promozione delle licenze, le pubblicazioni
dedicate a questi temi, i forum e le mailing lists di settore, nonché
partecipando a eventi informativi organizzati su tali argomenti.
D’altro canto è importante anche saper selezionare le informazioni che
si trovano attraverso i canali meno ufficiali, così da evitare di
cadere vittime della disinformazione che singoli autori non
particolarmente preparati possono contribuire a diffondere.
Dunque, un certo sforzo intellettuale di informazione e auto-formazione
non può essere evitato, se non si vuole incorrere nel rischio di
trovarsi in situazioni spiacevoli e di dover poi correre ai ripari
servendosi troppo tardi del consulto di professionisti specializzati.
2. Prima di licenziare [20]
licenze Creative Commons si applicano alle opere protette da copyright.
In linea generale, le opere protette da copyright sono: libri, scritti,
siti web, appunti, blog e ogni altra forma di scritto; fotografie e
altre immagini visive; film, video game e altri documenti video;
composizioni musicali, registrazioni sonore e altre opere audio. Le
licenze Creative Commons non si applicano invece a idee, informazioni
di fatto o altre cose che non sono protette da copyright.
20- Questo paragrafo riporta in versione sintetica e parzialmente
rielaborata il contenuto della pagina del sito ufficiale Creative
Commons http://wiki.creativecommons.org/Before_Licensing. Vista l’importanza di questi argomenti, si riporta in appendice anche una traduzione integrale del testo.
di applicare una licenza Creative Commons ad un’opera, dovete
assicurarvi di avere il potere di farlo. Questo significa che dovete
accertarvi che la persona che detiene il copyright sull’opera è
d’accordo a rendere disponibile l’opera sotto una licenza Creative
Commons (sempre che questa persona non siate direttamente voi). Se
siete voi l’autore dell’opera, allora siete probabilmente il titolare
del copyright e di conseguenza potete licenziare l’opera come meglio
desiderate. Se avete realizzato l’opera in seguito ad un incarico
contrattuale, dovete controllare i termini di quell’accordo per vedere
se i diritti sull’opera non sono stati preventivamente trasferiti a
Se state utilizzando anche opere preesistenti realizzate da altre
persone o state lavorando assieme ad altre persone nella produzione di
qualcosa, dovete assicurarvi di avere un chiaro ed esplicito permesso
di applicare una licenza Creative Commons all’opera finale.
licenze Creative Commons sono basate sul diritto d’autore e si
applicano a tutte le opere che la legge considera tutelabili dal
diritto d’autore; come si è già sottolineato, da ciò deriva che per
cogliere appieno il loro funzionamento è necessario aver ben presenti i
fondamenti del diritto d’autore.
è un punto molto importante. Le licenze Creative Commons sono in un
certo senso irrevocabili: ciò significa che non potete impedire a
qualcuno, il quale abbia ottenuto la vostra opera sotto una licenza
Creative Commons, di usare l’opera secondo i termini di quella licenza.
Certamente potete smettere di offrire la vostra opera sotto licenza
Creative Commons in ogni momento, ma questo non intaccherà i diritti
relativi alle copie della vostra opera che sono già in circolazione
essere specifici su cosa esattamente andate a licenziare nel momento in
cui applicate la licenza Creative Commons alla vostra opera. Dovreste
riflettere esattamente circa quali elementi della vostra opera
intendete licenziare. Per esempio, nel caso di un sito web, volete
licenziare solo il testo e le immagini? Oppure anche il foglio di stile
o il codice che rende operativo il sito? Allo stesso modo, se rendete
disponibile sotto licenza Creative Commons della musica da scaricare
sul vostro sito, la licenza si applica alla composizione musicale e
alla registrazione sonora o anche ad ogni altra illustrazione e grafica
del vostro sito?
Fate parte di qualche collecting society (come la SIAE)? Se sì,
appurate se vi autorizza a licenziare le vostre opere sotto licenze
tipo Creative Commons
necessario che verifichiate questa situazione con la società.
Attualmente molte collecting societies (come ad esempio in Australia,
Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi) prevedono un trasferimento di
diritti dalla vostra persona in capo alla società, per tutte le vostre
opere presenti e future; ed essa li gestisce per voi (così da diventare
in sostanza l’effettivo titolare di questi diritti). Di conseguenza, se
siete già membri di una collecting society in una di queste
giurisdizioni, potreste non avere titolo per licenziare in autonomia la
vostra opera con una licenza Creative Commons poiché i diritti
necessari non fanno capo a voi ma alla società. Creative Commons sta
collaborando con le collecting societies in quelle giurisdizioni dove
questo problema è presente, al fine di cercare di trovare una soluzione
che metta i creatori d’opera in grado di godere dei benefici che
entrambi i sistemi offrono.
Riguardo alle clausole della licenza
non bisogna lasciarsi ingannare dall’idea che le clausole della licenza
limitino anche la possibilità d'azione del detentore dei diritti. È
infatti un equivoco abbastanza diffuso che un autore applichi una
licenza con possibilità di modifica dell’opera per il timore poi di non
poter più modificare l’opera; o che applichi una licenza con
possibilità di usi commerciali poiché intende in futuro
commercializzare in prima persona l’opera.
Una simile impostazione non ha molto senso e denota una confusione di fondo sul funzionamento di base delle licenza.
Teniamo infatti ben presente che la funzione essenziale delle licenze è
quella di comunicare ai licenziatari quali usi sono concessi
liberamente e a quali condizioni. Il licenziante, in quanto detentore
dei diritti, ha sempre la possibilità di fare gli usi non consentiti
dalla licenza. D’altro canto, il criterio di scelta di certi tipi di
clausole è generalmente inverso: se scelgo la clausola “Non commercial”
è proprio perché voglio riservare solo a me stesso (o eventualmente ad
un editore o ad un’agenzia con cui ho rapporti contrattuali) il diritto
di commercializzazione dell’opera, vietandolo ad altri soggetti.
Lo stesso dicasi per la clausola “No derivative works”.
Riguardo alle versioni delle licenze
del licenziante, possiamo dire che è sempre meglio scegliere di
applicare la licenza più aggiornata disponibile, in modo da poter
avvantaggiarsi del lavoro di perfezionamento attuato dai giuristi
di Creative Commons. Da ciò deriva che nel caso di pubblicazione di una
nuova versione della licenza è consigliabile (ove possibile) aggiornare
il disclaimer in cui vi è il richiamo e il link alla licenza.
Tuttavia non sono da escludere casi in cui il licenziante ritenga più
adatta alla sue esigenze una versione superata della licenza e non
ritenga opportuno aggiornare il disclaimer. Vige anche qui il principio
della libertà di scelta (consapevole, si spera) da parte del
licenziante.
Riguardo alla giurisdizione delle licenze
scelta della giurisdizione più adatta è uno degli aspetti più delicati,
poiché comporta una certa infarinatura in fatto di diritto
internazionale privato e processuale. Inoltre l’aspetto giuridico viene
ulteriormente complicato dall’aspetto per così dire socioculturale,
dato che, essendo le licenze Creative Commons strumenti pensati
principalmente per il mondo digitale, è davvero difficile circoscrivere
preventivamente la vita della licenza ad una specifica giurisdizione.
Spieghiamoci meglio. Innanzi tutto consideriamo che il criterio più
opportuno per la scelta della giurisdizione non è tanto quello della
nazionalità del licenziante, quanto piuttosto quello del contesto in
cui l’opera svolgerà la parte principale della sua vita. Quindi, in un
caso ipotetico, se abbiamo un autore di nazionalità italiana che scrive
un romanzo in francese ma il romanzo viene destinato principalmente al
mercato britannico, allora la giurisdizione più consona sarà quella
britannica. Questo quantomeno in linea
di principio; ma consideriamo che la scelta della giurisdizione
comporta alcune conseguenze giuridiche consistenti: infatti in una
eventuale controversia giudiziale sull’uso dell’opera licenziata si
dovrà fare riferimento alle norme dell’ordinamento britannico e in
certi casi anche mettere in conto l’avviamento di una causa civile di
fronte ad una corte britannica. E tra l’altro si tratta di valutazioni
molto difficili da effettuare anche per esperti del settore, poiché con
l’attuale mondo globalizzato delle comunicazioni nessuno potrà
prevedere con buona affidabilità in quale contesto l’opera circolerà in
modo preponderante e per quanto tempo.
Queste – sia ben chiaro – sono considerazioni più che altro teoriche ed
ipotetiche; per una corretta diagnosi, è necessario valutare ogni
situazione nella sua specificità.
Partiamo da un semplice ma basilare presupposto logico, che si
ricollega con quanto detto sopra in merito ai meccanismi di fondo delle
licenze. Poiché da secoli il modello di riferimento per la gestione dei
diritti d’autore è quello del “tutti i diritti riservati”, si deduce
che qualsiasi opera in cui noi incappiamo risponde a quel modello di
tutela integrale [21], al di là del fatto che venga riportata o meno
una specifica avvertenza in cui ciò sia precisato. In altre parole, se
navigando troviamo una fotografia, un testo, una musica e non abbiamo
la certezza che il titolare dei diritti abbia autorizzato in qualche
modo il loro libero utilizzo, dobbiamo astenerci da qualsiasi
operazione, così da metterci al riparo da eventuali diffide e
controversie legali per violazione di copyright.
Di conseguenza, spostandoci nell’ottica del titolare dei diritti, se
vogliamo consentire alcuni usi liberi della nostra opera dobbiamo
segnalarlo espressamente e chiaramente, cosicché qualsiasi fruitore
(anche casuale) della nostra opera possa percepire questa nostra
volontà e possa così avvantaggiarsi delle possibilità d’azione che
abbiamo deciso di concedergli.
Detto questo, è ora il caso di ricordare che, essendo nel campo del
diritto privato contrattuale, non è prescritta in alcuna norma una
modalità specifica per comunicare questa volontà del detentore dei
diritti. L’importante è che tale volontà sia espressa in modo chiaro ed
21- Eccetto ovviamente le opere di pubblico dominio.
che si tratti di opere in versione digitale, sia che si tratti di opere
distribuite su supporto materiale, la soluzione più banale e più
intuitiva è quella di apporre sull’opera (o di collegarvi
indissolubilmente) un apposito disclaimer (cioè un’avvertenza, una
nota) sui diritti d’autore cui specificare queste tre informazioni
essenziali: il nome del titolare dei diritti, l’anno di pubblicazione
dell’opera (cioè quello da cui i diritti sono esercitati) e il tipo di
licenza applicata all’opera.
Un esempio corretto di disclaimer potrebbe essere il seguente:
Copyright © Pinco Pallino, 2008
– Condividi Allo Stesso Modo 2.5 Italia il cui testo è disponibile alla pagina Internet
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ [22]
Cerchiamo di non dimenticare nessuno di questi particolari e di
riportare il link in maniera corretta ed integra; un disclaimer
impreciso (o in sé contraddittorio [23]) vanificherebbe la sua funzione
di comunicare informazioni con valore legale.
Ad ogni modo, consideriamo che, nel caso specifico di licenze Creative
Commons applicate attraverso l’inserimento di codice html nelle pagine
web (si vedano maggiori dettagli nel prossimo paragrafo), una bozza di
breve disclaimer compare già in calce alla nostra pagina; nulla vieta
che si possa arricchire questo breve testo standard con maggiori
informazioni o abbellirlo sostituendo alcune parole. Ciò che conta è
che rimanga intatta la parte contenente il link alla licenza e che il
risultato finale sia chiaro e coerente con la volontà che si vuole
22- Questo è il link corrispondente alla versione Commons deed della
licenza, la quale a sua volta rimanda alla versione Legal code. Nulla
vieta (anzi, in certi casi può essere anche consigliabile per evitare
confusione) che si inserisca il link diretto al testo del Legal code.
L’effetto a livello giuridico sarebbe identico.
23- Ad esempio contenente il nome di una licenza, ma con il link di una licenza diversa.
abbiamo visto, Creative Commons ha puntato molto sull’efficacia
semantica dei visuals, cioè di quei piccoli simboli e bottoni che con
la loro grafica piuttosto evocativa individuano le licenze e gli altri
vari tools di Creative Commons. [24] Oltre a quelli legati alle singole
clausole, ne esiste uno generico (forse ancora il più diffuso) con il
simbolino di Creative Commons, cioè la doppia C cerchiata, e la scritta
“some rights reserved” (ovvero, “alcuni diritti riservati”).
È importante però tenere presente che si tratta di elementi che hanno
principalmente uno scopo di abbellimento e di divulgazione, in modo che
gli utenti siano aiutati a capire e a riconoscere con maggior efficacia
le licenze e gli altri strumenti del mondo Creative Commons. Tuttavia
loghi e visuals non hanno in sé un valore giuridicamente molto
rilevante, nel senso che il solo utilizzo di uno di questi visuals non
può essere sufficiente ad esplicitare la volontà del licenziatario se
non sono legati ad un opportuno disclaimer testuale o (quando
possibile) ad un link al testo della relativa licenza. [25]
Mettiamoci infatti nell’ottica di un generico fruitore della nostra
opera licenziata sotto Creative Commons, il quale, senza sapere
minimamente che cosa sia una licenza Creative Commons, si trova fra le
mani un cd o un libro che riporta unicamente il visual corrispondente
alla licenza o – ancor peggio – il generico bottone con la doppia C
cerchiata e la dicitura “some rights reserved”. Con queste generiche
indicazioni difficilmente l’utente potrà risalire alla reale volontà
del licenziante e quindi la funzione informativa del visual risulterà
insufficiente. Diverso è invece il discorso se ci muoviamo nell’ambito
digitale e telematico: infatti se si tratta di un’opera pubblicata sul
web, un semplice bottone può essere sufficiente ad informare l’utente
nel momento in cui cliccandoci sopra compaia in modo chiaro e immediato
il testo di un disclaimer informativo o direttamente il testo della
licenza (sia esso in versione commons deed o legal code).
La questione si fa ancora più delicata se facciamo alcune
considerazioni in fatto di diritto dei marchi e di tutela dei segni
Infatti, come si legge nella pagina del sito ufficiale appositamente
dedicata alle policies d’uso dei marchi CC, «la doppia C inscritta in
un cerchio, il testo e il logotipo “Creative Commons” assieme ad ogni
combinazione degli stessi, siano essi integrati in un contesto più
ampio oppure isolati, sono marchi registrati da Creative Commons.» [26]
Ciò allo scopo di precisare che tutti i segni distintivi (loghi,
marchi, visuals) sono oggetto di tutela legale e che il detentore dei
diritti di tutela è la Creative Commons Corporation. Gli utenti degli
strumenti offerti da Creative Commons possono utilizzarli liberamente
ma nello stretto rispetto delle policies dettate dall’ente.
Si sono verificati molti casi in cui, forse per inesperienza e per
disinformazione, il licenziante, invece di usare uno dei visuals
appositamente creati da Creative Commons all’uopo di segnalare
l’applicazione di una licenza all’opera, ha utilizzato il logo
identificativo di Creative Commons. Si tratta infatti di due cose ben
distinte e con funzioni non sempre coincidenti: il logo di Creative
Commons (quello con la doppia C cerchiata e a fianco la scritta intera
“Creative Commons”) è un marchio creato dalla Creative Commons
Corporation allo scopo di identificare l’ente, il progetto e le
iniziative ad essi legate.
In merito all’uso del logotipo Creative Commons nella già citata pagina
dedicata alle policies si legge infatti: «Creative Commons licenzia
l’uso del suo logo istituzionale a condizione che il licenziatario
utilizzi il marchio stesso per puntare solo ed esclusivamente alla Home
Page di Creative Commons (www.creativecommons.org),
Creative Commons conserva il diritto, a suo pieno, illimitato e
insindacabile giudizio, di revocare tale licenza di marchio, per
qualunque ragione, anche non specificata.» [27] Nonostante Creative
Commons abbia finora dimostrato una certa elasticità e tolleranza
nell’utilizzo dei suoi loghi, teniamo sempre presente che l’uso non
autorizzato di un marchio può comportare – in linea di principio – una
controversia legale per utilizzo non autorizzato di segno distintivo.
Quindi è sempre opportuno attenersi strettamente alle policies di
Creative Commons; e per eventuali usi in esse non previsti, contattare
i responsabili del progetto per ottenere una specifica autorizzazione.
24- Si vedano a titolo esemplificativo quelli riportati nel par. 3 del
capitolo precedente. Una panoramica completa di tutti gli elementi
grafici proposti da Creative Commons è disponibile alla pagina web www.creativecommons.org/about/downloads.
25- In realtà in alcuni casi specifici è stato ritenuto sufficiente. È
un argomento su cui non c’è ancora consenso unanime fra i giuristi.
26- Cfr. http://creativecommons.org/policies.
27- Cfr. http://creativecommons.org/policies.
Per chi non ha ancora acquisito una sufficiente dimestichezza con le
licenze, Creative Commons ha predisposto un procedimento interattivo
guidato per la scelta e l’applicazione della licenza più vicina alle
esigenze del licenziante: cioè quello che si trova alla pagina del sito
ufficiale http://creativecommons.org/license/.
Osserviamo come compare la schermata all’inizio del procedimento guidato:
In sostanza, per renderci le cose più semplici e intuitive, il sito ci
pone alcune domande per dedurre quale delle sei licenze Creative
Commons è più calzante con le nostre esigenze di licenzianti.
La prima domanda è “Allow commercial uses of your work?”, cioè
“Consenti usi commerciali della tua opera?”, e prevede due risposte
alternative: “sì” o “no”.
La seconda domanda è invece “Allow modifications of your work?”, cioè
“Consenti modifiche della tua opera?”, e prevede tre possibili
risposte: “sì”, “no” e “sì, a condizione che anche gli altri
condividano allo stesso modo”.
Successivamente la schermata prevede la possibilità di scelta della
giurisdizione di riferimento. Cliccando sulla tendina, compaiono tutti
i paesi del mondo in cui è stato completato il lavoro di porting delle
licenze; e possiamo quindi scegliere la giurisdizione più opportuna,
sulla base dei criteri di cui abbiamo fatto cenno sopra. È anche però
possibile non indicare nessuna giurisdizione particolare lasciando
evidenziata l’opzione “unported”. Ciò è ad esempio indicato nei casi in
cui non ci è possibile fare valutazioni oggettive su quale sarà la
giurisdizione prevalente per la vita della nostra opera; di conseguenza
si utilizzerà una licenza generica e sarà compito di chi si troverà ad
analizzare il caso concreto (giudici, avvocati, consulenti) individuare
l’ordinamento giuridico di riferimento. [28]
Infine, è presente anche una parte mirata a raccogliere alcune
informazioni addizionali sull’opera, attraverso alcuni campi liberi che
il licenziante può liberamente compilare o lasciare in bianco.
I dati che egli decide di inserire verranno poi incorporati all’interno
dei metadati costituenti il digital code; ovviamente, se si vuole
rendere l’opera facilmente reperibile e riconoscibile è opportuno
I campi da compilare riguardano nell’ordine:
– il formato dell’opera (audio, video, immagine, testo, interattivo, o altro);
– il titolo dell’opera;
– il nome dell’autore o del detentore dei diritti che gli utenti
dell’opera dovranno citare, in rispetto della clausola Attribution
(presente in tutte le sei licenze);
– l’URL (cioè l’indirizzo web preciso) a cui dovrà linkare chi utilizzerà o ridistribuirà l’opera;
– la fonte da cui l’opera licenziata è a sua volta tratta (nel caso di
opera che deriva già da un’altra precedentemente pubblicata);
– l’indirizzo preciso della pagina web in cui il licenziante può
eventualmente dichiarare di autorizzare altri usi oltre a quelli già
concessi dalla licenza scelta. [29]
Una volta compilato tutto ciò che ci interessa compilare, possiamo
cliccare sul bottone “scegli una licenza” e saremo inoltrati alla
pagina di presentazione della licenza corrispondente alle nostre
preferenze, nella quale compare la seguente schermata.
Nella prima parte della schermata viene presentata la licenza richiesta
e qui c’è ancora un’ultima scelta da effettuare: una scelta di
carattere puramente estetico, cioè quale delle tre tipologie di bottone
preferiamo che compaia nella nostra pagina web. Una volta spuntata
l’opzione gradita, cliccando su “guarda come apparirà la licenza”
potremo visualizzare il Commons Deed tale e quale come verrà
visualizzato dagli utenti dell’opera quando arriveranno sulla nostra
Osservando il Commons deed così ottenuto, si rilevano tutti gli
elementi di cui si è parlato in queste pagine: il nome della licenza
indicato per esteso, completo di versione e giurisdizione (informazione
sottolineata anche dalla bandierina che compare in alto a destra); la
divisione della licenza in due grandi parti, corrispondenti da un lato
alle libertà per il licenziatario e dall’altro alle condizioni poste
dal licenziante; alcune precisazioni aggiuntive, inserite alla fine del
testo; infine, il link alla versione Legal Code della licenza.
Ovviamente, nel caso fossimo in procinto di pubblicare un’opera su un
supporto materiale (ad esempio un libro, un cd, un dvd) invece che
on-line, e volessimo utilizzare come disclaimer proprio il Commons
deed, è altamente consigliabile aggiungere alla fine del testo una nota
che riporti l’indirizzo web completo a cui l’utente può trovare il
Legal Code. In questo modo, se un utente non a conoscenza delle licenze
Creative Commons si trovasse fra le mani un libro, un cd, un dvd con
riportato questo Commons deed, sarebbe messo in grado di approfondire e
accertare le condizioni d’uso che avete posto sull’opera, andando a
leggere il testo integrale della licenza.
28- Alla base del Diritto internazionale privato stanno proprio una
serie di criteri giuridici per individuare la legge applicabile al caso
concreto, di cui non è il caso di fare menzione in questa sede.
29- A tal proposito di veda anche quanto detto in merito a CC Plus.
Le problematiche tecniche relative alla diffusione di opere sotto
licenze Creative Commons sono in un certo senso complementari fra di
loro e si possono differenziare a seconda del punto di vista da cui le
si considera: se siamo autori o produttori è nostro interesse applicare
correttamente le licenze CC in modo che chi cerca opere rilasciate con
un certo tipo di licenza possa più facilmente arrivare alla nostra
opera; se invece siamo dall’altra parte, cioè dalla parte dell’utente
che cerca opere sotto licenze CC, riusciremo meglio nella nostra opera
di ricerca e selezione se il licenziante ha a suo tempo applicato la
licenza all’opera osservando tutte le cautele tecniche del caso. [30]
Come si può ben intuire, le considerazioni che seguono sono riferibili
unicamente ad opere pubblicate in versione digitale e diffuse
attraverso Internet; dunque non riguardano opere pubblicate unicamente
su supporti materiali.
Esistono vari modi per pubblicare e diffondere i file delle vostre
opere in rete, alcuni che richiedono una certa dimestichezza e
consapevolezza del mezzo telematico, altri più semplici ed intuitivi;
inoltre, di recente, con l’avvento del cosiddetto “web 2.0”, sono nati
diversi servizi che offrono una serie integrata di possibilità (dallo
spazio web su cui ospitare i file, a processi di tagging e licensing
più avanzati). Non è possibile, ovviamente, fornire una panoramica
completa di tutti i servizi disponibili attualmente con le rispettive
modalità di funzionamento; ci limiteremo dunque a chiarire alcuni
principi di base e ad analizzare i servizi più diffusi, rimandando ad
altre fonti per un approfondimento degli aspetti peculiari. [31]
30- Lo stesso sito italiano di Creative Commons (cioè www.creativecommons.it) ha una home page piuttosto semplice, strutturata proprio in due grandi sezioni principali: “cerca” e “pubblica”.
31- In appendice si riporta una traduzione italiana della pagina del
sito Creative Commons intitolata “How to publish”, cioè “Come
pubblicare”.
Pubblicare opere sotto licenze Creative Commons sul proprio sito web
dalla home-page del sito italiano Creative Commons clicchiamo sul
grosso tasto “pubblica” veniamo subito reindirizzati al processo di
scelta e applicazione delle licenze di cui abbiamo parlato
dettagliatamente. Come già visto, a livello tecnico, questo
processo mira a fornirci dei metadati identificativi della licenza da
noi scelta. Inserendo queste righe di codice nella struttura html della
nostra pagina web, vedremo comparire in calce alla pagina stessa il
classico disclaimer e il bottone con il link al Commons deed della
Quindi, se ipotizziamo di voler pubblicare un filmato sotto licenza CC
e di avere già un nostro sito web, non dobbiamo fare altro che: creare
un’apposita pagina web, inserirvi il file video, visualizzarela pagina
in “modalità codice”, copiare (con il classico comando “ctrl-c”, o su
Macintosh “command-c”) le righe di metadati fornite alla fine del
procedimento di scelta della licenza, incollare (con il classico
comando “ctrl-v”, o su Macintosh “command-v”) i metadati nella parte
finale del codice html, prima delle parole
“</body></html>”. Questo procedimento, basato su un sistema
denominato in termini tecnici Resource Description Framework (RDF)
[32], vale indistintamente per tutti i tipi di opere poiché agisce non
direttamente sul file dell’opera ma sul codice della pagina web che
ospita il file.
32- «Il Resource Description Framework (RDF) è un framework per la
descrizione della conoscenza nel web. Esso è stato specificatamente
creato, secondo una raccomandazione del W3C, per la descrizione dei
metadati relativi alle risorse. Questo framework è una delle proposte
che sono alla base del cosiddetto web semantico e permette la
condivisione di informazioni sul web.» Tratto dalla voce “Resource
Description Framework” dell’enciclopedia libera Wikipedia: cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Resource_Description_Framework.
Utilizzare l’applicativo CCPublisher
invece di taggare la pagina web che conterrà le nostre opere vogliamo
inserire i metadati direttamente nei file, possiamo utilizzare un
apposito applicativo realizzato da alcuni informatici del Progetto
Creative Commons e reso disponibile per sistemi operativi Windows,
MacOS X e Linux: questo piccolo software si chiama CC Publisher [33] ed
è stato pensato per taggare file audio e file video con le informazioni
relative alle licenze Creative Commons. In sostanza, avviando
l’applicativo è possibile importare in esso i file audio e video che
vogliamo licenziare; una volta importati, il software ci chiede di
inserire le informazioni relative alle opere (autori, interpreti, anno
di pubblicazione, etc.); infine ci guida alla scelta della licenza
Creative Commons più adeguata e automaticamente incorpora i relativi
metadati all’interno del file.
Maggiori informazioni sull’uso dell’applicativo CC Publisher in campi
specifici sono disponibili in un apposito tutorial disponibile sul sito
di Creative Commons all’indirizzo http://wiki.creativecommons.org/CcPublisher. ______________________
33- CC Publisher è rilasciato a sua volta sotto la più diffusa licenza
copyleft per software, cioè la GNU GPL, ed è scaricabile liberamente al
sito http://wiki.creativecommons.org/CcPublisher.
Pubblicare opere sotto licenze Creative Commons attraverso siti specializzati
è invece il discorso per coloro che non dispongono di un sito web
gestito in autonomia o che, per scelta, vogliono utilizzare servizi
specifici per la pubblicazione online di contenuti con licenze di
libera distribuzione. Negli ultimi anni ne sono nati molti e tutti
hanno continuato ad implementare la loro capienza ed usabilità. La
caratteristica comune di tutti questi servizi è quella di cercare di
favorire e semplificare l’applicazione di licenze Creative Commons alle
opere in essi contenute. Infatti, oltre a prevedere lo spazio web
gratuito per caricare i propri file, offrono una procedura intuitiva e
veloce per poter scegliere ed apporre le licenze. Una volta seguita
correttamente la procedura proposta per l’upload e il licensing,
vedremo i nostri file inseriti in questi grandi archivi virtuali e
contraddistinti da appositi disclaimer e bottoni con il richiamo alla
licenza scelta.
Pur senza la pretesa di fornire una panoramica completa, citiamo i più importanti:
– Internet archive (www.archive.org):
immenso archivio generalista con contenuti di ogni tipo, che permette
di applicare varie licenze di libera distribuzione oltre alle Creative
– Soundclick (www.soundclick.com):
sito specializzato in contenuti musicali, nel quale è possibile optare
per una licenza copyright a pagamento o una licenza Creative Commons;
– SpinXpress (www.spinxpress.com):
sistema integrato che, oltre a fungere da archivio di contenuti (audio,
video e immagini) rilasciati sotto licenze Creative Commons, favorisce
un’opera di collaborazione creativa fra i vari soggetti coinvolti;
– Jamendo (www.jamendo.com): sito web specializzato in contenuti musicali che richiede obbligatoriamente l’applicazione di una licenza Creative Commons;
– Flickr (www.flickr.com):
immenso archivio di immagini con cui è possibile segnalare
l’applicazione di una licenza Creative Commons al proprio album
– Blogger (www.blogger.com): servizio di weblog che consente l’applicazione di una licenza Creative Commons al proprio blog.
Per maggiori dettagli sul funzionamento dei singoli servizi, si consiglia di navigare nei rispettivi siti web.
Pubblicare opere sotto licenze Creative Commons attraverso programmi di file-sharing
resta sempre l’ipotesi dei programmi di file-sharing, come ad esempio
Emule, Bittorrent, Gnutella con i quali già condividiamo file di altro
genere. Possiamo quindi diffondere le nostre opere anche inserendo i
relativi file nella cartella di condivisione del nostro programma; in
questo modo coloro che saranno connessi alla stessa rete “peer-to-peer”
potranno visualizzare i nostri file. Alcuni di essi hanno anche
un’opzione di ricerca per individuare file contenenti metadati RDF; e
se vogliamo rendere ancora più visibile agli utenti il fatto che
l’opera sia licenziata in Creative Commons, possiamo scriverlo anche
nel nome del file, eventualmente utilizzando le più comuni
abbreviazioni (ad esempio “CC by-nc-sa” per segnalare un’opera sotto
licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi
allo stesso modo).
Trovare opere sotto licenze Creative Commons
Se dalla home-page di www.creativecommons.it clicchiamo su “cerca” veniamo immediatamente reindirizzati all’indirizzo web http://search.creativecommons.org,
dove si trova la pagina ufficiale realizzata da Creative Commons per la
ricerca di opere con licenza CC. Non è altro che un motore di ricerca
impostato per essere sensibile ai famosi metadati identificativi delle
licenze. É possibile quindi inserire una o più parole chiave nel campo
di ricerca e anche specificare il tipo di uso che vogliamo fare
dell’opera spuntando le due opzioni sulla destra, e cioè: 1) cerca
opere che si possano usare a scopi commerciali; 2) cerca opere che si
possano modificare, adattare, sviluppare. Dalla stessa pagina, per
chi preferisce, è possibile utilizzare anche i motori di ricerca di
Google e Yahoo, impostando una ricerca specificamente mirata a
contenuti con licenza Creative Commons.
Infine, possiamo compiere una ricerca in modo ancor più immediato
attraverso alcune versioni del browser Mozilla Firefox, che riportano
in alto a destra, di fianco all’indirizzo web, un piccolo campo di
ricerca. Cliccando sulla tendina (che come opzione di default
solitamente riporta la “G” di Google) troviamo infatti il simbolo con
la doppia C di Creative Commons.
I "COMMONS DEED" DELLE LICENZE ITALIANE
Riportiamo in questa sezione i link ai Commons deed delle licenze 2.5 italiane.
Attribuzione: http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/
Attribuzione - Condividi allo stesso modo: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/
Attribuzione - Non opere derivate: http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.5/it/ Attribuzione - Non commerciale:
http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/
Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/ APPENDICE
Versione italiana del fumetto “How it works”
Versione originale pubblicata alla pagina http://wiki.creativecommons.org/Howitworks_Comic1.
Credits della versione originale: cartoon concept and design by Neeru
Paharia; original illustrations by Ryan Junell, Photos by Matt Haughey.
Opera rilasciata con licenza Creative Commons Attribution 2.5 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/)
Paragrafo tratto dal libro “Capire il copyright” di Simone Aliprandi [34]
1. La nascita "automatica" dei diritti
Generalmente, la prima domanda che si pone chi vuole tutelare un
prodotto della sua creatività è: “come faccio ad ottenere i diritti
sulla mia opera?”. Purtroppo questo è uno degli aspetti su cui si crea
facilmente confusione, dato che nell’immaginario comune l’acquisizione
dei diritti d’autore si perfeziona attraverso una non ben specificata
formalità, come può essere il deposito dell’opera alla SIAE.
Il diritto d’autore, a differenza del brevetto (che appunto richiede
una registrazione presso appositi uffici), è per così dire
“automatico”: l’autore acquisisce il complesso dei diritti sull’opera
con la semplice creazione della stessa1. Ciò è cristallizzato nell’art.
2576 cod. civ. che si riporta (e che riprende pedissequamente l’art. 6
della L. 633/41):
Art. 2576 cod. civ. (e art. 6 Legge 633/1941)
«Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito
dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro
intellettuale.»
A nulla rileva dunque l’intervento della SIAE o di altri fantomatici
organi certificatori. Un’opera dell’ingegno che mostra alcuni requisiti
minimi per essere considerata tale, è soggetta fin da subito alla
tutela prevista dal diritto d’autore per la sua tipologia di opera; e
il suo creatore acquisisce su di essa tutti i diritti-poteri previsti
A dire il vero, la legge sul diritto d’autore prescrive all’art. 105
l’onere di depositare una copia dell’opera in un apposito ufficio
istituito presso la presidenza del Consiglio; ma subito dopo (all’art.
106) precisa che l’omissione di tale formalità non pregiudica
l’acquisto e l’esercizio del diritto d’autore.
2. La paternità dell'opera e la questione della prova
Dunque il problema sussiste più che altro dal punto di vista della
prova della paternità dell’opera e del momento della sua creazione. In
pratica, ciò che può richiedere un procedimento formale è la
certificazione che il signor Mario Rossi ha creato nella tale data
l’opera XYZ, in modo che nessun altro possa vantare la paternità
sull’opera da quel momento in poi. Ma non è che i diritti in capo
all’autore sussistono solo dal momento di questa certificazione, perché
– come già detto – essi esistevano già dal momento della creazione.
È una questione solo di natura probatoria, allo scopo di difendersi da
eventuali pretese altrui o abusi relativi alla paternità di
quell’opera. In sostanza, quello di cui deve preoccuparsi l’autore di
un’opera per poter esercitare i suoi diritti è riuscire eventualmente a
dimostrare di possedere legittimamente un esemplare dell’opera in una
data certa (anteriore a quella di qualunque altro pretendente).
I metodi per provare l’esistenza di un’opera in una data certa sono
vari: pubblicarla all’interno di una edizione periodica (un giornale,
una rivista), depositarla presso enti pubblici tenuti a protocollare e
registrare alcuni tipi di documenti (si veda l’esempio di una tesi di
laurea che viene conservata per un certo numero di anni negli archivi
dell’università), depositarla presso un apposito ufficio della SIAE o
presso altri enti specializzati, depositarla presso un notaio, fare in
modo che vi venga apposto un timbro postale.
C’è da dire poi che l’avanzamento delle tecnologia digitali sta
portando forti cambiamenti anche in quest’ambito, soprattutto grazie ai
sistemi di firma digitale certificata, come disciplinata dal D.P.R. 445
del 2000, da cui derivano i sistemi di timestamping (marca temporale) e
di e-mail certificata (che a tutti gli effetti sostituisce la
raccomandata, garantendo anche l’integrità dei file allegati).
Si tratta di aspettare ancora pochi anni, quando i meccanismi digitali
di riconoscimento e sottoscrizione saranno a pieno regime (cioè
sufficientemente diffusi) e gran parte di questi problemi verrà risolta.
Una precisazione: tutti questi meccanismi di certificazione (siano essi
quelli tradizionali o quelli digitali) non dichiarano che il signor
Mario Rossi ha effettivamente creato l’opera “XYZ”, ma solamente che il
signor Mario Rossi ha dimostrato di essere in possesso di un esemplare
dell’opera XYZ in una tale data. In effetti – a pensarci bene – se ci
presentiamo da un notaio con uno spartito musicale sostenendo di
esserne gli autori, egli non può far altro che certificare che ci siamo
presentati nel suo studio il tal giorno alla tal ora e abbiamo
depositato alcuni spartiti musicali. Il notaio non può certificare
altre informazioni, poiché non ha modo di verificare se quello spartito
è davvero frutto della nostra creatività o se abbiamo
semplicemente trascritto un brano di Mozart, o – ancora peggio –
abbiamo plagiato l’opera di un nostro compagno di orchestra.
Qui però siamo nella sfera dell’illecito penale di chi falsamente si
professa autore di un’opera altrui: situazione che esamineremo a suo
tempo [35] e che comporta particolari sanzioni.
Dal punto di vista del puro diritto d’autore, la legge italiana aggira
ogni problema compiendo quella che nel gergo giuridico è chiamata
presunzione e confermando che la questione si sposta più che altro sul
versante probatorio:
Art. 8 della Legge 633/1941 (comma I)
«È reputato autore dell’opera, salvo prova contraria, chi è in essa
indicato come tale, nelle forme d’uso, ovvero è annunciato come tale
nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o radiodiffusione,
dell’opera stessa.»
34- Il libro è interamente disponibile in versione digitale al sito www.copyleft-italia.it/libro3.
35- Si vedano i capitoli successivi del libro “Capire il copyright”.
Traduzione italiana della pagina web http://wiki.creativecommons.org/Before_Licensing [36]
Le licenze Creative Commons si applicano alle opere protette da
copyright. In linea generale, le opere protette da copyright sono:
libri, scritti, siti web, appunti, blog e ogni altra forma di scritto;
fotografie e altre immagini visive; film, video game e altri documenti
video; composizioni musicali, registrazioni sonore e altre opere audio.
Le licenze Creative Commons non si applicano invece a idee,
informazioni di fatto o altre cose che non sono protette da copyright.
Prima di applicare una licenza Creative Commons ad un’opera, dovete
Commons (sempre che questa persona non siate direttamente voi).
Se siete voi l’autore dell’opera, allora siete probabilmente il
titolare del copyright e di conseguenza potete licenziare l’opera come
meglio desiderate.
Se avete realizzato l’opera in seguito ad un incarico contrattuale,
dovete controllare i termini di quell’accordo per vedere se i diritti
sull’opera non sono stati preventivamente trasferiti a qualcun altro.
persone (sebbene quelle opere siano di pubblico dominio e perciò non
sia richiesto il permesso di nessuno) o lavorando assieme ad altre
persone nella produzione di qualcosa, dovete assicurarvi di avere un
chiaro ed esplicito permesso di applicare una licenza Creative Commons
all’opera finale (nonostante il vostro mero uso di opere preesistenti
sia lecito e dunque non siano richieste autorizzazioni a tal fine).
Ovviamente, se state utilizzando un’opera che è già licenziata Creative
Commons allora ne avrete anche i diritti, purché il vostro uso sia
conforme ai termini della licenza!
Le licenze Creative Commons sono basate sul dritto d’autore e si
fondamenti del diritto d’autore. Ci sono vari modi per auto-informarsi
a riguardo; altrimenti esistono gli appositi consulenti specializzati.
Questo è un punto molto importante. Le licenze Creative Commons sono in
un certo senso irrevocabili: ciò significa che non potete impedire a
sotto una licenza Creative Commons. Per questo dovete valutare con
attenzione quando scegliete una licenza Creative Commons, per essere
sicuri di accettare volentieri che le persone si servano della vostra
opera conformemente ai termini della licenza, anche se in un futuro
bloccherete la diffusione dell’opera.
Dovete essere specifici su cosa esattamente andate a licenziare nel
momento in cui applicate la licenza Creative Commons alla vostra opera.
Dovreste riflettere esattamente circa quali elementi della vostra opera
È necessario che verifichiate questa situazione con la società.
vostra opera con una licenza Creative Commons poichè i diritti
necessari non fanno capo a voi ma alla società.
Creative Commons sta collaborando con le collecting societies in quelle
giurisdizioni dove questo problema è presente, al fine di cercare di
trovare una soluzione che metta i creatori d’opera in grado di godere
dei benefici che entrambi i sistemi offrono.
36- Opera rilasciata con una licenza Creative Commons Attribution 3.0,
il cui testo integrale è disponibile alla pagina web http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/legalcode.
Traduzione italiana della pagina web http://wiki.creativecommons.org/HOWTO_Publish
Ti è possibile pubblicare velocemente e facilmente i tuoi files audio
su Internet Archive utilizzando il nostro applicativo CC Publisher.
[37] CC Publisher è uno strumento che fa due cose: ti aiuta a taggare i
tuoi files audio con informazioni relative alla licenza e ti consente
di caricare gratuitamente sul server di Internet Archive le tue opere
audio e video rilasciate con licenze Creative Commons.
CC Publisher è disponibile per sistemi operativi Windows, MacOS X e
Linux. I links per scaricarlo e le istruzioni per installarlo si
possono trovare all’apposita pagina CC Publisher.
37- Vedi il sito http://wiki.creativecommons.org/CcPublisher
Step uno: Inserisci i tuoi brani in CC Publisher
Avvia l’applicativo CC Publisher e clicca “next” sulla schermata introduttiva.
Il processo inizia una volta che aggiungi i files che devono essere
taggati/uploadati. Puoi usare la funzione “browse” or simply drag and
drop as per trovare i files che ti interessa licenziare (tutti con la
stessa licenza) e uploadare (tutti nella stessa collezione su Internet
Step due: Aggiungere le informazioni relative all’opera
La schermata successiva ti chiederà alcune informazioni sul tuo brano o
sul tuo video: ciò renderà più agevole reperirli nell’archivio e
inserire i metadati ai tuoi file.
Step tre: Scegliere la licenza da applicare all’opera CC Publisher ti
consente di scegliere uno fra i vari tipi di licenze e fra le relative
Step quattro: Fare log-in su Internet Archive
Per caricare le tue opere su Internet Archive è necessario avere un
account attivo a cui associare i files. Se non hai un account, c’è un
apposito bottone all’interno di Cc Publisher che lancerà un webbrowser
e ti consentirà di iscriverti direttamente.
Step cinque: Iniziare l’upload del brano sul server
Il passo finale è l’upload delle tue opere su Internet Archive. A
seconda del tipo di connessione che utilizzi e della dimensione del
file da caricare, questo passo può richiedere da una manciata di
secondi ad alcune ore.
Step sei: Ecco fatto!
Quando l’upload è completato, l’applicativo CC Publisher ti fornirà un
URL che dovrebbe essere attivo su Internet Archive nell’arco di 24 ore.
Step uno: Iscriviti a SoundClick
SoundClick è un sito web musicale che ospita sia band iscritte sia band
non iscritte, offrendo uno spazio web illimitato per i loro brani. Il
modo più facile per mettere online musica sotto licenza Creative
Commons è lasciare gestire tutte le fasi (hosting, posting e licensing)
a SoundClick. Iniziamo quindi
con il sottoscrivere un nuovo (gratuito) account su SoundClick.
Step due: Aggiungi le informazioni relative alla tua band
SoundClick offre varie modalità per aggiungere informazioni relative
alla tua musica. Descrivendo la tua band e il tipo di musica che
suonate aiuterai i visitatori a reperire le tue opere.
Step tre: Carica i tuoi brani su SoundClick
Dopo aver inserito le informazioni relative al brano, caricalo su SoundClick.
Step quattro: Scegli una licenza su SoundClick
L’ultimo step è applicare la licenza ai brani che hai caricato.
Ricordati di cliccare sull’opzione “yes” alla prima domanda, così da
abilitare le opzioni per il licensing.
Ora visualizza la tua licenza su SoundClick. Una volta che il tuo brano
è caricato e licenziato, vai sulla tua pagina musicale in SoundClick;
dovresti trovare un link che rimanda alla rispettiva licenza scelta per
ciascun brano.
Morpheus è un famoso applicativo di file-sharing P2P con appositi
strumenti per individuare e visualizzare licenze Creative Commons su
file audio. Gli step che seguono descrivono il processo per distribuire
i tuoi file audio sulla rete di Morpheus.
Step uno: Usa CC Publisher per aggiungere metadati alla tua musica
Il primo step per rendere la tua musica riconosciuta da Morpheus è
incorporare la licenza nel brano. Segui il nostro tutorial inerente
all’uso di CC Publisher. Una volta fatto, il tuo file audio avrà
inseriti i metadati idonei alla pubblicazione della tua canzone su
Internet Archive o sul tuo sito web.
Step due: Metti i tuoi brani nella cartella “download” di Morpheus
Un volta che hai utilizzato CC Publisher, i tuoi file aoudio dovrebbero
avere degli ulteriori metadati incorporati. Ora copia semplicemente i
fil nella tua cartella Download di Morpheus per iniziare a condividerli
in rete. Gli altri utenti connessi con Morpheus dovrebbero così essere
in grado di vedere e ricercare il tuo brano.
Cercare musica con licenza su Morpheus
È possibile cercare brani su Morpheus inserendo “cc:sampling” nel campo
di ricerca (ricerche per altri tipi di licenze – come ad esempio
“cc:sharing” – saranno presto disponibili).
Le licenze fra i risultati della ricerca
Dovresti vedere le informazioni sulle licenze Creative Commons nei risultati della ricerca.
Visualizza le informazioni sulla licenza nei risultati di ricerca
Passando con il puntatore del mouse su ogni singolo risultato
compariranno anche le informazioni sulle licenze Creative Commons.
Scaricando brani licenziati, puoi eventualmente verificare i files con CC Lookup [38]
In Morpheus è disponibile anche una guida dettagliata su come
pubblicare i tuoi file audio licenziati sotto Creative Commons, trovare
i file licenziati e verificare i file licenziati: http://morpheus.com/cc/.
38- CC Lookup è uno strumento per verificare le informazioni sulle
licenze incorporate nei file. Maggiori dettagli su CC Lookup alla
pagina web http://creativecommons.org/tools/cclookup.
Step uno: scegli la licenza
Se hai già un tuo sito web che ospita la tua musica e ti piacerebbe
rendere noto agli altri che possono utilizzare e condividere i tuoi
brani, inizia a scegliere la licenza per le tue opere.
Step due: copia il codice
Sulla pagina “Mark your content” del procedimento di scelta della
licenza, copia il codice che ti viene fornito, evidenziandolo con il
mouse e premendo sulla tastiera ctrl-c (oppure su piattaforma Mac,
command-c)
Step tre: incolla il codice nel tuo sito
Gli aspetti specifici dell’ultimo step dipendono da come hai realizzato
il tuo sito web. Molti applicativi per grafica web come Dreamweaver,
Frontpage e GoLive hanno una funzione “visualizza codice” che ti
permette di vedere il codice con cui è strutturata la pagina web. Verso
la fine della pagina in cui è linkato il file audio, prima delle parole
</body></html>, incolla il codice che hai copiato nello
step precedente, inserendo il cursore con il mouse e premendo sulla
tastiera ctrl-v (oppure su piattaforma Mac, command-v).
Ti è possibile pubblicare velocemente e facilmente i tuoi file video su
Internet Archive utilizzando il nostro applicativo CC Publisher. CC
Publisher è uno strumento che fa due cose: ti aiuta a taggare i tuoi
files audio con informazioni relative alla licenza e ti consente di
caricare gratuitamente sul server di Internet Archive le tue opere
Step uno: Inserisci i tuoi video in CC Publisher
Avvia l’applicativo CC Publisher e clicca “next” sulla schermata
introduttiva. Il processo inizia una volta che aggiungi i file che
devono essere taggati/uploadati. Puoi usare la funzione “browse” per
trovare i files che ti interessa licenziare (tutti con la stessa
licenza) e uploadare (tutti nella stessa collezione su Internet Archive)
Step tre: Scegliere la licenza da applicare all’opera
CC Publisher ti consente di scegliere uno fra i vari tipi di licenze e fra le relative opzioni.
account attivo a cui associare i file. Se non hai un account, c’è
unapposito bottone all’interno di CC Publisher che lancerà un
webbrowser e ti consentirà di iscriverti direttamente.
Step cinque: Iniziare l’upload del video sul server
seconda del tipo di connessione che utilizzi, questo passo può
richiedere da una manciata di secondi ad alcune ore.
Applicare una licenza alla tua pagina web con i tuoi video
permette di vedere il codice con cui è strutturata la pagina web.
Verso la fine della pagina in cui è linkato il file audio, prima delle
parole </body></html>, incolla il codice che hai copiato
nello step precedente, inserendo il cursore con il mouse e premendo
sulla tastiera ctrl-v (oppure su piattaforma Mac, command-v).
Step uno: Registrati su Flickr
Flickr è un servizio online di condivisione di fotografie che offre la
possibilità di applicare licenze Creative Commons alle tue foto.
Il modo più semplice di mettere online fotografie sotto licenza
Creative Commons è lasciare gestire tutte le fasi (hosting, posting e
licensing) a SoundClick. Iniziamo quindi con il sottoscrivere un nuovo
(gratuito) account su SoundClick.
Step due: carica le tue immagini su Flickr
Flickr offre un’ampia gamma di strumenti per l’upload che funzionano
con i più famosi programmi, ma il modo più semplice è quello di
caricare i file direttamente attraverso il sito web.
Step tre: Scegli una licenza su Flickr
L’ultimo step è applicare una licenza per tutte le tue foto caricate. [39]
39- È possibile farlo attraverso un apposito procedimento, disponibile a questo indirizzo: www.flickr.com/profile_license.gne.
Step uno: Registrarsi su Buzznet
Buzznet è un servizio online di condivisione di fotografie che offre la
licensing) a Buzznet. Iniziamo quindi con il sottoscrivere un nuovo
(gratuito) account su Buzznet.
Step due: Carica le tue immagini su Buzznet
Buzznet ti permette di caricare le immagini direttamente attraverso il
loro sito. Clicca su “post” per accedere alla pagina dell’upload.
Step tre: Scegli una licenza su Buzznet
L’ultimo step è applicare una licenza per tutte le immagini caricate,
usando il license wizard di Buzznet. Cliccando su “dashboard” accederai
alla pagina per la scelta della licenza; successivamente clicca su
“change default license” per avviare il wizard.
permette di vedere il codice con cui è strutturata a pagina web. Verso
Se invece usi software particolari per la creazione di gallerie
fotografiche, prova a incollare il codice nella parte inferiore del tuo
sito, o nella sezione della galleria che comanda l’aspetto del fondo
Applicare una licenza sul tuo Movable Type Weblog
Step uno: Fare log-in su Movable Type
È il caso di iniziare facendo log-in nel tuo programma Movable Type e
trovando il link “Edit Configuration” per il blog che intendi
Step due: Imposta la configurazione/Scegli la licenza
Nella pagina principale di configurazione, clicca sull’opzione
“Preferences” nell’area in alto a destra, poi scendi con il cursore
fino al link denominato “Create a License now”. Rispondi alle domande,
scendi con il cursore per salvare la tua configurazione, dopo di che
ripubblica il tuo blog per vedere il bottone con la licenza aggiunto
Inizia scegliendo la licenza per la tua opera sul sito Creative Commons.
command-c).
Step tre: incolla il codice nel template di Blogger
Fai log-in sul tuo blog in Blogger, poi clicca sulla barra Template per
modificare il codice. Verso la fine del codice Template, prima delle
Clicca “Save Template Changes” e poi ripubblica il tuo blog per aggungere la licenza alla tua pagina Blogger.
Applicare una licenza su Typepad
(segui i primi due step per scegliere la licenza e copiare il codice)
Step tre: Crea una nuova Typelist
È il caso di creare una nuova Typelist per mantenere il codice della
licenza Creative Commons. Fai log-in in Typepad, poi clicca sulla barra
Typelist, crea una nuova Typelist chiamata “CC” o “Creative Commons”e
rendila un link della lista.
Step quattro: incolla il codice nella tua nuova Typelist
Clicca su “New item” per aggiungere un elemento di Typelist, incolla il
codice della licenza scelta nell’area “Notes” e salva l’elemento.
Step cinque: cambia la configurazione della Typelist
Una volta che l’elemento è salvato nella tua nuova Typelist, clicca su
“Edit configuration” per la tua typelist Creative Commons, poi scendi
con il cursore fino alle opzioni avanzate, infine sotto “Display notes”
clicca l’opzione “as text” e salva.
Step sei: aggiungi la Typelist al tuo blog
L’ultimo step è aggiungere la typelist al tuo blog. Clicca sull’opzione
“Edit Design”, poi clicca sul link “Content” e scendi con il cursore
fino alle opzioni di Typelist, poi clicca sulla tua typelist Creative
commons, salva e infine ripubblica il tuo blog per aggiungere la
Applicare una licenza al tuo sito web già esistente
Se hai già un tuo sito web che ospita i tuoi testi, saggi e scritti
vari e ti piacerebbe rendere noto agli altri che possono utilizzare e
condividere i tuoi testi, inizia a scegliere la licenza per le tue
Se hai già un tuo sito web che ospita i tuoi materiali didattici e ti
piacerebbe rendere noto agli altri che possono utilizzare e condividere
i tuoi materiali, inizia a scegliere la licenza per le tue opere.
Testo italiano del filmato divulgativo disponibile su www.creativecommons.it/DiventaCreativo [40]
Questi sono Jack e Meg White, anche noti come i “White Stripes”, un
gruppo di Detroit che fa rock & roll senza un bassista.
Steve ha pensato che ai “White Stripes” avrebbe fatto bene avere un
bassista e così si è messo all’opera. Ha preso l’album “White Blood
Cells” dei “White Stripes” e lo ha ri-registrato aggiungendo una linea
di basso ad ogni canzone. Poi ha pubblicato il risultato come file mp3
sul sito web dei Redd Kross e ha realizzato una copertina per il nuovo
album con il titolo “Redd Boods Cells”.
Mc Donald ha pubblicato online queste canzoni protette dal diritto
d’autore senza il permesso dei White Stripes o della loro casa
discografica. Durante il progetto, però, Steve ha incontrato
casualmente Jack White che a voce gli ha dato l’ok per continuare.
È davvero semplice quando si saltano gli intermediari.
Collaborazioni che superano le barriere dello spazio e del tempo…
Creare insieme a persone che non hai mai incontrato…. In piedi sulle
spalle dei tuoi pari…. Questa è la forza di Internet. È davvero
semplice quando si saltano gli intermediari.
Ma non potrebbe essere ancora più semplice? A non molti di noi capita
di incontrare Jack White e di avere il suo ok, e comunque Jack non è
che lasci aggiungere il basso alle sue canzoni proprio a chiunque.
Ma che dire di quegli artisti disponibili a lasciar modificare le
proprie opere da chiunque? Perché non si dovrebbe poterlo fare se non
hanno nulla in contrario?
Ecco qui uno dei più famosi cittadini di internet, un volto noto in
tutto il mondo, famoso come solo i marchi più celebri o le più grandi
star: la Grande C di copyright.
Tutti conoscono il significato della grande C; la Grande C significa:
“tutti i diritti riservati”; la Grande C significa: “chiedi il
permesso”. La Grande C protegge i detentori dei diritti d’autore
notificando a tutti noi che loro sono i proprietari. Si può mettere la
Grande C per comunicare che l’opera è protetta dal diritto d’autore.
Vale a dire che l’opera non fa ancora parte del pubblico dominio,
ovvero quel grande patrimonio di opere come i grandi classici della
letteratura che possiamo usare liberamente senza chiedere il permesso a
nessuno. Il lavoro della Grande C è, quindi, quello di avvertire il
mondo che una certa opera è protetta un lavoro senza dubbio molto utile.
Ma da quale momento scatta la protezione del diritto d’autore?
Qualsiasi opera è automaticamente tutelata dal diritto d’autore nel
momento stesso in cui la creazione si estrinseca e diventa percepibile.
Nel momento in cui hai finito un articolo, nel secondo in cui scatti
una foto, nell’istante in cui metti il sigillo alla tua opera, la tua
creazione viene con o senza la Grande C automaticamente protetta. Dal
momento che la protezione è automatica e la Grande C non è
obbligatoria, non c’è modo di sapere in maniera semplice se un’opera è
tutelata o meno.
La legge è chiara su cosa si debba fare per avere la tutela: non
bisogna fare nulla; ma non dice assolutamente niente su come si possa
comunicare al pubblico che si concedono certi usi dell’opera. E allora?
Se sei un regista di un film digitale e devi avere il permesso di un
esercito di avvocati per ogni fotogramma, o se fai parte di un gruppo
musicale la cui casa discografica non ti permette di mettere una
canzone sui circuiti peer-to-peer, o se sei un professore che sta
cercando di mettere online del materiale didattico, o se sei un DJ che
deve continuamente capire a chi chiedere permesso per utilizzare parti
di canzoni per creare i propri collage musicali. Se sei una di queste
persone, allora lo sai quanto sia difficile.
Interrompi questo brainstorming per chiamare gli avvocati!
Ti fermi, e chiami tutti gli avvocati per chiedere il permesso. Anche
se all’autore dell’opera non importa se tu la usi, tu chiedi comunque
il permesso perché non hai idea delle sue intenzioni. Chiedi il
permesso persino per condividere alcuni dei tuoi diritti. O ti butti
nell’impresa incerto di quali siano effettivamente rischi e
opportunità. O ancora, immerso in una nebbia legale, decidi di non fare
In conclusione: il dubbio rimane e gli intermediari restano.
Ed ecco che qui entra in gioco Creative Commons.
Creative Commons voleva trovare un modo semplice per dare la
possibilità agli autori di comunicare in maniera chiara che vogliono
permettere alcuni usi delle loro opere.
Noi di Creative Commons abbiamo interpellato gli esperti dell’Ufficio
Copyright degli Stati Uniti per avere un loro aiuto. Ci hanno risposto
“non c’è nulla: inventatevi qualcosa”. E allora noi siamo diventati
Come? Il nostro marchio Creative Commons identifica un insieme di
licenze di diritto d’autore standardizzate disponibili gratis sul
nostro sito. Abbiamo stilato queste licenze in modo tale che avvocati e
giudici possano leggerle; le abbiamo tradotte in un linguaggio che
anche tu possa comprendere; ed infine le abbiamo tradotte in un
linguaggio che anche i computer possano interpretare.
Creative Commons non è in competizione col copyright, ma lo integra:
permette di mantenere il copyright, ma nel contempo di accordare al
mondo il permesso di utilizzare la tua opera a certe condizioni.
Se la grande C è come un semaforo rosso, allora Creative Commons è il
semaforo verde. Se la grande C dice : “vietato entrare”, la Doppia C
dice: “avanti, entrate”. Se la grande C dice: “tutti i diritti
riservati”, Creative Commons dice: “alcuni diritti riservati”.
Così puoi usare la forza di Internet per trovare dei lavori liberamente
condivisibili e utilizzabili, e per invitare altre persone a
trasformare o diffondere le tue creazioni. Così puoi diventare creativo
sia creando le tue opere, sia rendendole disponibili in maniera
innovativa. Così puoi collaborare superando le barriere dello spazio e
del tempo… così puoi diventare coautore di qualcuno che non hai mai
incontrato… così puoi arrivare più in alto salendo sulle spalle dei
tuoi pari… il tutto senza chiedere permesso, perché il permesso
è già stato concesso.
40- Opera rilasciata con una licenza Creative Commons
Attribution-Non-Commercial-ShareAlike 1.0, il cui testo integrale è
disponibile alla pagina web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/1.0/legalcode.