Source: https://portale.fnomceo.it/tar-lazio-sent-n-05555-2020-danno-da-perdita-di-chances-lavorativo-professionali/
Timestamp: 2020-07-11 04:43:00+00:00
Document Index: 10583882

Matched Legal Cases: ['art. 1226', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34']

Tar Lazio sent. N. 05555/2020 – Danno da perdita di “chances” lavorativo-professionali | FNOMCeO
Tar Lazio sent. N. 05555/2020 – Danno da perdita di “chances” lavorativo-professionali
Il Tar Lazio ha affermato che il danno da perdita di chance può essere ravvisato e risarcito solo con specifico riguardo al grado di probabilità (che deve essere consistente), che in concreto il richiedente avrebbe avuto di conseguire il bene della vita. Nel caso di specie “ciò non sembra deducibile con riguardo alle generiche “chances” lavorative dedotte, le quali sono allegate come una mera possibilità astratta e non circostanziata di conseguire l’utilità sperata e sono da ritenere, per questo, “chances irrisarcibili”. Pertanto, con riguardo alla perdita di “capacità di concorrenza” professionale, anche perché allegato in termini generici e non circostanziati dal ricorrente, il danno da perdita di chance non può essere in concreto ravvisato e risarcito, in quanto non provato, atteso che il potere del Giudice di ricorrere alla via equitativa ex art. 1226 cod. civ. attiene, come è noto, al “quantum”, ferma restando la prova, che incombe sull’attore, dell’esistenza di un danno (prova che nella specie non è stata fornita)”.
FATTO E DIRITTO.1. La vicenda per cui è causa è stata già esaminata da questa Sezione con la sentenza parziale -OMISSIS-, passata ormai in giudicato, a seguito della sua conferma in appello con sentenza del Consiglio di Stato, -OMISSIS-.
2. I fatti di causa possono sinteticamente esporsi nei termini seguenti, richiamando per il resto quanto già esposto da questa Sezione nella pronuncia parziale sopracitata: i. il ricorrente, dopo aver sostenuto le prove di ammissione, si immatricolava nell’anno accademico 2002/2003, al corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi “L.S.”, presso le strutture del polo pontino;
ii. egli sosteneva, negli anni compresi tra il 2008 ed il 2009, una serie di esami presso l’Università “-OMISSIS-), sulla base di un programma Erasmus concordato con l’Università “L.S.” e, in data -OMISSIS-, terminato il percorso di studi e completata la redazione tesi di laurea, presentava all’Università la domanda per poter sostenere l’esame di laurea;
v. nonostante ciò l’Ateneo oggi resistente – in considerazione del fatto che la sentenza menzionata, pur avendo mandato assolto il ricorrente dall’imputazione di falso, dichiarava comunque la “falsità del documento di cui in imputazione…” (ovvero il libretto dello studente) e ne ordinava “la totale cancellazione” – adottava in data -OMISSIS- il provvedimento in epigrafe impugnato il quale disponeva l’annullamento “ex officio” di una serie di esami, vale a dire: – l’esame di Anatomia III; – tutti gli esami che presupponevano Anatomia III come propedeutico e quindi non sostenibili senza il previo superamento di esso; – diversi esami sostenuti dal ricorrente presso l’Università “-OMISSIS-, corrispondenti a quelli che eccedevano il limite consentito di 60 CFU conseguibili in università straniere (secondo le verifiche dell’Ateneo, il peso degli esami sostenuti all’estero era stato pari, invece, a 142 CFU); complessivamente gli esami annullati ammontavano a 18 e il loro azzeramento impediva definitivamente al ricorrente di accedere all’esame di laurea per il quale aveva presentato (invano) domanda fin dal lontano -OMISSIS-.
3. Con ricorso notificato in data -OMISSIS-e depositato il -OMISSIS-impugnava l’atto universitario di annullamento dei propri esami, spiegando, oltre alla domanda di annullamento, l’azione di condanna ex art. 30 c.p.a. volta ad ottenere dall’Università degli studi di R. “L.S.” il risarcimento delle seguenti voci di danno (sulle quali vedi anche le precisazioni contenute nella più recente memoria in data -OMISSIS-e nella memoria conclusionale):
a) lesione, per sei anni (dal -OMISSIS-), delle proprie chances di carriera, avendo l’Università inibito al ricorrente di partecipare all’esame di laurea, per il quale era ormai pronto dal luglio del 2010, e, quindi, di accedere, subito dopo, al corso di specializzazione in Ortopedia, che era quello di proprio interesse; il danno de quo viene qualificato dal ricorrente come danno da perdita di “chances” lavorativo-professionali, il cui ammontare economico deve essere in primo luogo rapportato alla retribuzione media (recte “borsa di studio”) che spettava (con riguardo all’epoca di probabile accesso) ad uno specializzando nell’ambito della Scuola di specializzazione di Ortopedia presso il P. universitario, pari ad Euro 1.800,00 mensili per 5 anni, a cui si deve aggiungere, ad avviso del ricorrente, una somma almeno uguale (1.800,00 per n. 12 mensilità) relativamente al sesto anno, cioè al primo anno da dottore specializzato; a tale titolo, il danno richiesto dal ricorrente, ammonta pertanto ad euro 129.600,00, fermo restando il potere di liquidazione/correzione equitativa spettante a questo Giudice;
4. Si costituiva in giudizio l’Università degli Studi di R. “L. S.”, chiedendo il rigetto del ricorso perché infondato nel merito; il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, pure evocato, tuttavia chiedeva di essere estromesso dal giudizio, ritenendo di essere estraneo ai fatti di causa.
7. Alla pubblica udienza del 24 gennaio 2018, la causa veniva trattenuta in decisone dal Collegio che, con la già citata sentenza non definitiva -OMISSIS-, dopo avere disposto l’estromissione dal giudizio del MIUR per difetto di legittimazione passiva, nel merito ha dato pieno accoglimento alla domanda caducatoria del ricorrente e annullato il provvedimento del -OMISSIS- dell’Università di R. “L. S.” che aveva annullato gli esami sostenuti dal ricorrente.
“…il Collegio, al fine di valutare la sussistenza di una probabilità di successo maggiore del 50% (nel superamento del concorso per la scuola di specializzazione in Ortopedia) statisticamente valutabile con giudizio prognostico ex ante secondo l’id quod plerumque accidit sulla base di elementi di fatto (cfr Cons. Stato, sez. VI, 7 febbraio 2002, n. 686), ritiene di dover chiedere notizie e chiarimenti al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed all’Università degli Studi di R.“L.S.”, per la parte di rispettiva competenza, in ordine ai seguenti profili:
– quanti candidati hanno fatto domanda di partecipazione alla scuola di specializzazione di ortopedia presso l’Università degli Studi “L.S.”, negli anni compresi tra il 2010 ed il 2016 (distinti per singolo anno), e quanti di essi sono stati ammessi a partecipare al relativo corso (in questo caso, si chiede di indicare la media percentuale dei vincitori per singolo anno rispetto ai candidati che hanno partecipato alla selezione presso l’Ateneo);
Le risposte ai quesiti così posti dalla Sezione (sui contenuti dei quali si tornerà nel prosieguo della presente pronuncia) sono state fornite sia dell’Università (con i depositi documentali del 3 aprile e del 15 maggio 2018) che dal M. (con il deposito documentale in data 11.5.2018).
9. Nelle more, la sentenza parziale veniva impugnata dalla S. che promuoveva dinnanzi al Consiglio di Stato il giudizio n.r.g. -OMISSIS-, succesivamente definito con la sentenza n. -OMISSIS-, che ha respinto il gravame, giungendo, mediante ampia argomentazione, alle seguenti conclusioni: “[…] alla luce di tali considerazioni, deve confermarsi che la conseguenza che l’Ateneo appellante ha voluto far discendere dalla declaratoria di falsità del libretto universitario, ritenendo nulli gli esoneri di Anatomia umana I e II, si fonda su un assunto non provato, né ricavabile dalla sentenza penale n. -OMISSIS-, dal che deriva che un tale effetto, ovvero l’annullamento degli esami, non poteva non essere preceduto da un’attenta verifica circa il sostenimento o meno degli stessi, tanto più che gli esami erano stati sostenuti in un epoca ben antecedente (più di sei anni) all’adozione del provvedimento impugnato. 2.5 – Tale conclusione travolge anche l’annullamento di n. 10 esami in ragione del fatto che sarebbero stati sostenuti in assenza di quello di Anatomia umana III, ad essi propedeutico. 3 – Le circostanze già riferite valgono a confermare anche la decisone del T.A.R. in riferimento all’annullamento di altri 7 esami, in ragione del supposto superamento del limite massimo di 60 CFU per quelli esami sostenuti nell’ambito del progetto Erasmus. Più precisamente, non risulta smentito che l’Università aveva approvato ex ante (in data -OMISSIS-(da cui emergono, in maniera analitica, gli esami che il ricorrente avrebbe dovuto sostenere presso quell’Ateneo) e, in un secondo tempo, aveva riconosciuto, in data -OMISSIS-, quelli stessi esami sostenuti all’estero, ai fini del completamento del corso di studi presso l’Università L. S.. Non può nutrirsi alcun dubbio sul fatto che tale condotta dell’Ateneo abbia ragionevolmente ingenerato un legittimo affidamento dello studente circa il programma di esami da sostenere al fine di ultimare il corso di studio. Tale evenienza implica un’attenta applicazione dell’art. 21 nonies della legge n. 241 del 1990 laddove si intende operare un annullamento in via di autotutela, sia in ordine alla necessità di rispettare un termine ragionevole (prescindendo, peraltro, da quello di 18 mesi, introdotto dalla legge n. 124 del 2015), sia in ordine corretto bilanciamento dei diversi interessi implicati nella vicenda, tra cui quello dello studente alla stabilità della propria carriera universitaria così come previamente programmata, e poi approvata, dalla stessa Università. Sul punto, il T.A.R. ha correttamente rilevato che nella motivazione del provvedimento impugnato non risulta effettuato alcun contemperamento tra l’affidamento del ricorrente e l’interesse pubblico in grado di far ritenere prevalente il secondo rispetto al primo. 4 – Il rigetto delle censure innanzi esaminate – e la conseguente conferma della sussistenza, nel provvedimento impugnato, dei vizi di natura sostanziali dedotti con il ricorso – esclude la necessità di esaminare il primo ed il terzo dei motivi di appello che attengono alla contestazione della ravvisata incompetenza del -OMISSIS-all’adozione del provvedimento impugnata ed all’accertata violazione delle regole partecipative di cui alla l. 241/90.[…]”.
2. Con riguardo alle domande risarcitorie, il Collegio ritiene che le prime due voci di danno lamentate dal ricorrente (vedi lettere a) e b) del paragrafo 3 della superiore narrativa in fatto) debbano in effetti inquadrarsi nella categoria di elaborazione dottrinaria e giurisprudenziale del “danno da perdita di chance”, come peraltro mostra di ritenere lo stesso ricorrente. Il sig. -OMISSIS-, infatti, si riferisce alle “possibilità perdute” (nel senso che erano ancora possibilità al momento dell’illegittimo intervento caducatorio) – possibilità di accedere alla scuola di specializzazione medica di proprio interesse (Ortopedia presso il P. universitario di R.) e quella, conseguente, di potersi avviare in modo proficuo e “a tempo debito” alla professione di medico specialista – le quali:
5. In secondo luogo, con riferimento all’istruttoria disposta dal Collegio con la precedente sentenza, si osserva che, come evidenziato dalla nota depositata dal M., fra il 2010 e l’a.a. 2013/2014 i concorsi si svolgevano a livello di singolo ateneo; a partire dal 2013/2014, invece, si sono svolte procedure concorsuali uniche su base nazionale.
Stando a quanto riportato nei documenti prodotti dall’Università, nel periodo 2010-2013 (durante il quale si sono svolti concorsi locali presso l’Ateneo resistente), sono state presentate al concorso alla scuola di specializzazione in Ortopedia della S. 73 domande; gli ammessi sono stati 48, pari al 65,75% del totale delle domande.
E’ inoltre convincente quanto dedotto dal ricorrente in merito al fatto che non sia particolarmente significativo, sul piano statistico, il dato relativo agli studenti iscrittisi alla scuola della S. che sarebbe stato soltanto del 2% circa: è noto infatti che in sede di domanda ogni candidato poteva esprimere 6 preferenze: 2 per scuole chirurgiche, 2 cliniche e 2 dei servizi. Corrisponde poi ad una diffusa prassi e all’“id quod plerumque accidit” che in genere, per avere maggiori possibilità di successo, i partecipanti al concorso nazionale si avvalgano di tutte le scelte a disposizione e non indichino nella domanda la sola prima preferenza (scuola + sede).
7. Può dunque pervenirsi ad una prima conclusione sulla domanda risarcitoria svolta dal ricorrente: a quest’ultimo spetta il risarcimento del danno emergente consistito nella lesione, negli anni successivi al 2010 (data in cui egli si sarebbe con ogni probabilità laureato in Medicina e Chirurgia), delle proprie chances di carriera, avendo l’Università illegittimamente inibito al ricorrente di partecipare all’esame di laurea e, quindi, di accedere successivamente al corso di specializzazione in Ortopedia, che era quello di proprio interesse. Il danno, in adesione alle deduzioni ricorsuali, deve qualificarsi come danno da perdita di “chances” lavorativo-professionali, il cui ammontare economico deve essere, in primo luogo, rapportato alla retribuzione media (rectius “borsa di studio”) che sarebbe spettata ad uno specializzando, nell’ambito della Scuola di specializzazione di Ortopedia, il quale fosse entrato nel 2012/2013 presso il P. universitario. Da quanto riferito dal M. con nota -OMISSIS-), nell’anno menzionato (peraltro senza differenze di rilievo negli anni successivi), il trattamento economico medio annuo (lordo) per uno specializzando era pari a quello previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 marzo 2007 (“Costo contratto formazione specialistica dei medici”), ovvero Euro 25.000 per il primo e secondo anno, ed Euro 26.000 per i tre anni successivi al secondo, per una durata totale di 5 anni.
Pertanto, visto l’art. 34, comma 4, c.p.a., Università degli studi di R. “L. S.”, entro gg. 60 dal giorno della comunicazione ovvero, se anteriore, della notificazione della presente sentenza, sarà tenuta a proporre al ricorrente il pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno emergente patito (per perdita di chance), nei limiti di quanto riconosciuto dalla presente pronuncia e nel rispetto dei criteri e parametri sopra fissati. Ai sensi dello stesso art. 34, comma 4 (ultimo periodo) se le parti non giungeranno, nel termine anzidetto, ad un accordo sull’ammontare dovuto ovvero non adempieranno agli obblighi scaturenti dall’accordo risarcitorio, con il ricorso di cui al Titolo I, Libro IV, c.p.a. potrà essere chiesta a questo TAR la determinazione della somma dovuta o, altrimenti, domandato l’adempimento degli obblighi contratti e rimasti ineseguiti.
Pertanto, visto l’art. 34, comma 4, c.p.a., l’Università degli studi di R. “L. S.”, entro gg. 60 dal giorno della comunicazione ovvero, se anteriore, della notificazione della presente sentenza, sarà tenuta a proporre al ricorrente il pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno emergente patito (per perdita di chance), nei limiti di quanto riconosciuto dalla presente pronuncia e nel rispetto dei criteri e parametri sopra fissati (cfr. par. 7). Ai sensi dello stesso art. 34, comma 4 (ultimo periodo) se le parti non giungeranno, nel termine anzidetto, ad un accordo sull’ammontare dovuto ovvero non adempieranno agli obblighi scaturenti dall’accordo risarcitorio, con il ricorso di cui al Titolo I, Libro IV, c.p.a. potrà essere chiesta a questo TAR la determinazione della somma dovuta o, altrimenti, domandato l’adempimento degli obblighi contratti e rimasti ineseguiti.
P.Q.M.Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:
3) in parziale accoglimento della domanda di risarcimento dei danni patrimoniali articolata dal ricorrente, accertata la responsabilità dell’ente resistente per la causazione dei danni nei limiti definiti in motivazione, condanna l’Università degli studi di R. “L. S.” al pagamento delle somme che risulteranno dovute sulla base dell’applicazione delle misure e dei criteri esposti in motivazione (par. 7);
6) condanna l’Università degli studi di R. “L. S.” al pagamento degli onorari del giudizio in favore di parte ricorrente che liquida, per l’intero primo grado, nella misura di Euro 3.000,00 (tremila/00) oltre Iva, Cassa Avvocati e rimborso del contributo unificato anticipato.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 26 febbraio 2020 .