Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-primo/titolo-vi/capo-i/sezione-ii/art127.html
Timestamp: 2020-02-26 19:57:29+00:00
Document Index: 2262865

Matched Legal Cases: ['art. 127', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 175', 'art. 127', 'art. 80', 'art. 168', 'art. 168', 'art. 82', 'art. 81', 'art. 115', 'art. 175', 'art. 97', 'art. 127', 'art. 127', 'sentenza ']

Art. 127 codice di procedura civile - Direzione dell'udienza - Brocardi.it
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Articolo 127 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 127 Codice di procedura civile
L'udienza è diretta dal giudice singolo o dal presidente del collegio [disp. att. 54, 113] (1) (2) (3).
Il giudice che la dirige può fare o prescrivere quanto occorre affinché la trattazione delle cause avvenga in modo ordinato e proficuo [disp. att. 84] regola la discussione, determina i punti sui quali essa deve svolgersi e la dichiara chiusa quando la ritiene sufficiente.
(1) Ciascun Tribunale fissa, mediante decreto approvato dal Presidente del tribunale d'intesa col Procuratore della Repubblica, la calendarizzazione annuale delle udienze dedicate all'istruzione e alla discussione delle cause.
(2) Generalmente, nel processo ordinario, di competenza del tribunale, vi sono più udienze davanti il giudice istruttore nelle quali avviene la trattazione e l'istruzione della causa. Inoltre, si precisa che seguito alla riforma apportata dalla legge n. 80/2005, l'udienza di prima comparizione e di trattazione sono state accorpate in un'unica udienza di cui all'art. 183 del c.p.c..
Nel processo del lavoro sono vietate le udienze di mero rinvio in quanto il processo dovrebbe concludersi con un'unica udienza, al termine della quale il giudice pronuncia la sentenza dando lettura del dispositivo.
(3) La norma in esame va letta unitamente al disposto di cui all'art. 175 del c.p.c., in quanto il potere di direzione dell'udienza riconosciuto al giudice rientra nel più ampio potere di direzione del processo previsto proprio dalla predetta norma che lo caratterizza per l'ampia discrezionalità.
Con tale norma il legislatore ha sancito la regola generale secondo cui gli atti processuali devono essere compiuti davanti l'autorità giudiziaria avanti alla quale si svolge il processo e, precisamente, durante l'udienza che rappresenta il luogo principale di svolgimento dell'attività processuale. Sono sottratti a tale regola tutti gli atti che, per loro natura, devono compiersi in luoghi differenti dall'ufficio giudiziario (notificazioni, pignoramenti, ispezioni, ecc.) e quegli atti che, per disposizione del giudice in caso di necessità o per opportunità devono svolgersi altrove (come ad es. assunzione di prove in loco, audizione di testi presso la loro abitazione, apposizione di sigilli, ecc.).
Spiegazione dell'art. 127 Codice di procedura civile
Quando si parla di udienza si intende fare riferimento al luogo, sia esso fisico che temporale, in cui le parti si incontrano per svolgere l’attività processuale, luogo che coincide normalmente con le aule o l’ufficio del singolo magistrato, collocati all’interno del palazzo di giustizia.
E’ il Presidente del Tribunale ad indicare, ex art. 80 delle disp. att. c.p.c., i giorni della settimana e le ore in cui i giudici che compongono l’organico tengono udienza.
Il luogo in cui si tiene l’udienza costituisce un vero e proprio requisito formale dell’atto, e la sua mancanza comporta la nullità dell’attività che viene svolta.
La legge stessa prevede dei casi in cui l’attività processuale può svolgersi al di fuori dell’udienza, ma si tratta di casi tassativamente determinati dal codice di procedura civile (si possono citare, a titolo esemplificativo, i casi di ispezione, esame di testimoni, apposizione di sigilli, ecc.).
Il codice si preoccupa anche di disciplinare le ipotesi in cui l’udienza di prima comparizione non possa svolgersi, distinguendo il caso in cui nel giorno indicato dalla parte il giudice non tenga udienza (si veda il quarto comma dell’art. 168 bis del c.p.c.), dal caso in cui il rinvio sia dovuto a problemi di gestione del carico di lavoro (di cui si occupa, invece, il quinto comma dell’art. 168 bis c.p.c.).
Va evidenziato che, per effetto di quanto disposto dall’art. 82 delle disp. att. c.p.c., non occorre più dare comunicazione alle parti dei rinvii automatici d’ufficio dell’udienza di prima comparizione.
A seconda dell’attività che viene svolta si distinguono i vari tipi di udienza ed il codice detta la disciplina dell’attività che l’organo giudicante è chiamato a compiere. Si distingue, infatti, tra:
udienze istruttorie, nelle quali avviene la trattazione e l’istruzione in senso stretto;
udienza di discussione della causa.
Dispone il secondo comma dell’art. 81 delle disp. att. c.p.c. che tra l’udienza di prima comparizione, la prima udienza di istruzione e le successive udienze di istruzione non può intercorrere un intervallo maggiore di quindici giorni, salvo che si renda necessario un intervallo superiore in considerazione di particolari circostanze; si tratta, tuttavia, di norma del tutto disapplicata, anche per il fatto che non è prevista alcuna sanzione.
In fase decisoria, l’udienza di discussione ha luogo solo se espressamente richiesta da almeno una parte e può essere rinviata dal giudice solo una volta in presenza di grave impedimento del Tribunale o delle parti (art. 115 delle disp. att. c.p.c.).
Il potere di direzione dell’udienza, a cui qui si fa riferimento, rientra nel più ampio potere di direzione del processo di cui all’art. 175 del c.p.c.; nel dirigere l’udienza, il giudice dispone di delicati poteri di coordinamento, necessari per garantire una ordinata e proficua trattazione della causa, predeterminando i punti su cui svolgere la discussione e dichiarando la causa chiusa nel momento in cui è matura per la decisione.
Ai sensi dell’art. 97 delle disp. att. c.p.c., il giudice non può ricevere private informazioni sulle cause pendenti davanti a sé né memorie, se non per il tramite della cancelleria; scopo di tale norma è quello di evitare che il giudice possa essere condizionato, nella sua attività decisoria, da pressioni e contatti esterni e che possa svolgere il suo incarico in piena libertà e imparzialità (si vuole anche garantire che i rapporti tra organi giudicante e parti avvengano in modo formale, secondo regole fissate dalla legge).
Massime relative all'art. 127 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 2008/2001
Dalla disposizione di cui all'art. 127 c.p.c. — che riguarda i poteri discrezionali del giudice nella direzione dell'udienza — non deriva l'obbligo del giudice stesso di accogliere una richiesta di rinvio congiuntamente formulata da entrambe le parti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2008 del 13 febbraio 2001)