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Timestamp: 2017-11-24 20:21:40+00:00
Document Index: 20542608

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 4', 'art. 2135', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2135', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 163', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 115', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 2195', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 115', 'art. 116', 'art. 16', 'art. 115', 'art. 22']

Ministero delle attività produttive - Circolare 17 giugno 2002, n. 3547/C
Circolare 17 giugno 2002, n. 3547/C - Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. Commercio elettronico. Indicazioni sulle aste on line
Il menzionato art. 18 del D.Lgs. n. 114/1998 contiene, al comma 5, una disposizione che recita: «Le operazioni di vendita all'asta realizzate per mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione sono vietate».
Ne risultano, pertanto, esclusi tutti i soggetti che non rientrano nella definizione di commercio al dettaglio, indicata dall'art. 4, comma 1, lett. b), del D.Lgs. n. 114/1998, come «l'attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione direttamente al consumatore finale».
a) «i produttori agricoli, singoli o associati, i quali esercitino l'attività di vendita di prodotti agricoli nei limiti di cui all'art. 2135 cod. civ., alla legge 25 marzo 1959, n. 125 e successive modificazioni e alla legge 9 febbraio 1963, n. 59 e successive modificazioni» (art. 4, comma 2, lett. d));
b) «gli artigiani iscritti nell'albo di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443, per la vendita nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti dei beni di produzione propria, ovvero per la fornitura al committente dei beni accessori all'esecuzione delle opere o alla prestazione del servizio» (art. 4, comma 2, lett. f)).
2.5. In questo senso, la vendita operata dal produttore agricolo è sottoposta a quanto disposto dal D.Lgs. n. 114/1998, in quanto siano rispettate le previsioni della legge 9 febbraio 1959, n. 59, concernente le «Norme per la vendita al pubblico in sede stabile di prodotti agricoli da parte degli agricoltori produttori diretti».
Tale legge deve ritenersi tuttavia implicitamente abrogata dall'entrata in vigore del D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 228, recante «Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57». Questo decreto, tra l'altro, ha modificato la definizione di «imprenditore agricolo» contenuta nell'art. 2135 cod. civ. ed imposto l'obbligo di iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, con efficacia di pubblicità dichiarativa di tale iscrizione.
L'art. 4 di detto decreto, rubricato «Esercizio dell'attività di vendita», prevede alcune indicazioni che si applicano all'agricoltore che intende svolgere attività di vendita al dettaglio.
- che gli imprenditori agricoli (singoli o associati) iscritti al registro delle imprese possano vendere direttamente al dettaglio i prodotti provenienti «in misura prevalente dalle rispettive aziende», osservate le vigenti norme in materia di igiene e sanità. Tale vendita può avvenire su tutto il territorio nazionale;
- che sono ammessi alla vendita non solo i prodotti non sottoposti a lavorazione ma anche - secondo la nuova definizione codicistica di imprenditore agricolo - quelli «derivati, ottenuti a seguito di attività di manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici, finalizzate al completo sfruttamento del ciclo produttivo dell'impresa».
Tale esclusione è però legata al fatturato conseguito con tale vendita: il D.Lgs. n. 114/1998 torna infatti ad essere applicabile «qualora l'ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non provenienti dalle rispettive aziende nell'anno solare precedente sia superiore a 80 milioni di lire per gli imprenditori individuali, ovvero a 2 miliardi per le società» (art. 4, comma 8, del D.Lgs. n. 228/2001).
Il termine «professionista» è usato per indicare la controparte contrattuale dei consumatori secondo la normativa sia comunitaria che nazionale in tema di tutela consumatori.
Ai sensi di quanto disposto dall'art. 163, comma 2, lett. b) e d), del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, il rilascio delle licenze concernenti le agenzie di affari è ora di competenza dei Comuni, «ad esclusione di quelle relative all'attività di recupero crediti, pubblici incanti, agenzie matrimoniali e di pubbliche relazioni», che restano dunque in capo al Questore.
Nell'ambito della legge n. 253/1958 rientra l'attività di mediazione pubblica su merci ovverosia la vendita all'incanto di merci e derrate e in tutti gli altri incarichi attribuiti al mediatore dagli artt. 1515-1516 cod. civ. (art. 27, legge n. 272/1913, richiamato dall'art. 2, comma 2, della legge n. 253/1958), ad eccezione della negoziazione dei valori pubblici (mediatori c.d. «pubblici» iscritti nel ruolo speciale degli agenti di affari in mediazione presso le Camere di commercio).
L'esclusione dell'applicazione dell'art. 115 Tulps è peraltro coerente con l'art. 4 della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, che enuncia il principio di assenza di autorizzazione preventiva per l'esercizio dell' «attività di un prestatore di un servizio della società dell'informazione».
Si consideri però che la giurisprudenza amministrativa ha escluso che le attività delle agenzie di vendita all'asta siano da equiparare all'attività di mediazione (Cons. Stato, Sez. I, 17 gennaio 1984, n. 259), ma tale decisione non può essere accolta, in quanto fa riferimento alle fattispecie di «agenzie di vendite all'asta per conto terzi», attività che, com'è noto, non rientra nella fattispecie della mediazione che, da giurisprudenza costante, anche nell'ipotesi in cui è svolta dietro «mandato a titolo oneroso» (c.d. mediazione unilaterale) deve mantenere il carattere di equidistanza ed imparzialità rispetto alle parti contraenti (v., tra tante, Trib. Roma, 29 aprile 1998; Cass., 6 novembre 1982, n. 5861; Cass., 9 febbraio 2000, n. 1447; Cass., 6 aprile 2000, n. 4327).
4.5. Per i mediatori (ora denominati agenti di affari in mediazione) si ricorda che è incompatibile con detta attività con l'esercizio in proprio del commercio relativo alla specie di mediazione che si intende esercitare (art. 24 della legge n. 272/1913; art. 5, comma 3, della legge n. 39/1989). Per «commercio» - come questo Ministero ha chiarito con la circolare 12 giugno 1985, n. 3077/C - deve intendersi, «salvo che non risulti oggettivamente un significato diverso, all'intero arco delle attività indicate nel primo comma dell'art. 2195 cod. civ. Ne discende che il divieto stabilito [dalla legge] riguarda non solo il commercio in senso astratto, ma anche le altre attività imprenditoriali (...)».
Com'è noto, l'art. 2, lett. e), del D.Lsg. 22 maggio 1999, n. 185, recante l'attuazione della direttiva 97/7/CE relativa alla protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, esclude l'applicazione del decreto ai contratti «conclusi in occasione di una vendita all'asta».
La tutela prevista dalla direttiva a vantaggio del consumatore è legata, tra l'altro, al «difetto di conformità del bene al contratto», intendendosi con tale difetto anche la non rispondenza del bene alla descrizione fatta dal venditore.
La direttiva comunitaria 2000/31/CE, più volte citata, all'art. 17, prevede che gli Stati membri incoraggino «gli organi di composizione extragiudiziale delle controversie, in particolare di quelle relative ai consumatori, ad operare con adeguate garanzie procedurali per le parti coinvolte». Più di recente la Commissione europea, con la raccomandazione 2001/310/CE del 19 aprile 2001, ha indicato i principi generali applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione delle controversie in materia di consumo.
Quanto detto si ricava dagli artt. 16 e 17 della legge 31 maggio 1995, n. 218, (recante la Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato) che fa salva la prevalenza delle disposizioni italiane che «in considerazione del loro oggetto e del loro scopo, debbono essere applicate nonostante il richiamo alla legge straniera» (art. 17) e, tra le leggi di applicazione necessaria, si devono senz'altro annoverare le disposizioni del Tulps e del suo Regolamento di esecuzione.
5.2. Ai fini del rispetto delle indicazioni sopra richiamate, al di là dei puntuali obblighi sanciti dalla legge, si invita l'organo competente al rilascio della licenza di cui all'art. 115 Tulps a tenere in debito conto quanto previsto nell'art. 116 di detto testo unico. Ai sensi di questo articolo il Questore, sentita la Camera di commercio «può subordinare il rilascio della licenza al deposito di una cauzione, determinandone la misura e la forma in cui deve essere prestata».
5.3. Per conseguire una maggiore uniformità delle condizioni di esercizio dell'attività di vendita all'asta on line, questo Ministero ricorda che la direttiva comunitaria 2000/31/CE, all'art. 16, prevede l'incoraggiamento da parte degli Stati membri «all'elaborazione, da parte di associazioni o organizzazioni imprenditoriali, professionali o di consumatori, di codici di condotta a livello comunitario volti a contribuire all'efficace applicazione degli articoli da 5 a 15 della direttiva». In questa direzione, l'elaborazione di codici di condotta sulle aste on line - che trovano nell'Osservatorio permanente sul commercio elettronico, istituito presso questo Ministero con il D.M. 27 novembre 1998, idonea sede di definizione degli interessi - possono contribuire ad assicurare un maggiore livello di tutela del mercato e dei consumatori ed utenti, nonché ad uniformare le condizioni di rilascio della licenza di cui all'art. 115 Tulps.
Al riguardo, si consideri che il comma 7 dell'art. 22 prevede che «per le violazioni (.) l'autorità competente è il sindaco del comune nel quale hanno avuto luogo. (.)». Sul punto, trattandosi di attività svolte attraverso Internet, potrebbero crearsi incertezze circa il luogo in cui è avvenuta la violazione. Si ritiene, pertanto, che debba farsi riferimento al Comune nel cui territorio è situata la sede legale del soggetto autore della violazione della legge. Qualora la violazione sia rilevata da parte degli organi di vigilanza di altro Comune, sarà fatta segnalazione al Comune di competenza, ai fini dell'applicazione delle sanzioni.