Source: http://studiomarchegianipigotti.it/notizie.aspx?cat=15&_=diritto-di-famiglia
Timestamp: 2020-04-02 11:24:42+00:00
Document Index: 41139713

Matched Legal Cases: ['art. 330', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 184', 'sentenza ', 'art. 343', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 710', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ']

Studio Legale Marchegiani - Pigotti - Diritto di Famiglia
Pubblicata il 19/07/2016 in Diritto di Famiglia
Il mutamento di religione da parte del coniuge - in questo caso divenuto testimone di Geova - non può essere causa dell'addebito della separazione, neppure in un matrimonio concordatario, né tantomeno dell'affido esclusivo all'altro genitore.
Pubblicata il 10/02/2016 in Diritto di Famiglia
L'assegnazione della casa coniugale alla moglie a seguito di separazione non libera il marito dal versamento dell'Ici per metà dell'importo.
Pubblicata il 01/02/2016 in Diritto di Famiglia
Il coniuge più debole può chiedere l'assegno di mantenimento al giudice italiano dopo che un giudice di uno Stato estero ne abbia dichiarato il divorzio.
Diritto del minore di vedere nonni e zii
Il genitore non può impedire al figlio di vedere nonni e zii, ed un divieto in tal senso è ritenuto pregiudizievole per il minore e, se reiterato può anche condurre ai sensi dell'art. 330 cc alla decadenza della potestà genitoriale.\r\nNel processo sussiste il diritto del minore (superiore ai 12 anni) di essere ascoltato, stante il conflitto di interessai con il genitore suo legale rappresentante. \r\nCorte di Cassazione, 5 marzo 2014 n. 5097
L'affido condiviso va sempre preferito anche in caso di alta conflittualità dei coniugi, con l'unico limite del pericolo di pregiudizio al minore.\r\nCorte di Cassazione, 31 marzo 2014 n. 7477
assegno di mantenimento e decorrenza della prescrizione
Il diritto alla corresponsione dell'assegno di mantenimento non si prescrive a decorrere dalla data della pronuncia della sentenza di separazione ma dalle singole scadenze di pagamento - Cass. 4.4.2014
Il convivente more-uxorio ha la detenzione qualificata dell'immobile
Dalla Corte di Cassazione, 21 marzo 2013 n. 7214 un importante riconoscimento della famiglia di fatto.\r\nNella famiglia di fatto, il convivente more uxorio non è un semplice ospite dell’altro convivente, proprietario esclusivo della casa familiare, ma ha la detenzione qualificata dell’immobile e, quindi, può esercitare l’azione di spoglio, anche contro il partner. La famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l'art. 2 della Costituzione considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, sì da assumere i connotati tipici della detenzione qualificata\r\n
La Cassazione conferma la sentenza della corte di appello, che, utilizzando una relazione della Asl che diagnosticava una sindrome da alienazione parentale dei figli ed evidenziava il danno irreparabile da essi subito per la privazione del rapporto con la madre, ha fatto uso del potere, attribuito al giudice dall'art. 155 sexies c.c., comma 1, di assumere mezzi di prova anche d'ufficio ai fini della decisione sul loro affidamento esclusivo alla madre. Essa, inoltre, ha fondato la decisione anche su altri elementi non specificamente censurati dal ricorrente, concernenti il giudizio negativo circa le attitudini genitoriali del B. (desunto anche dalla reiterata condotta ostruzionistica posta in essere al fine di ostacolare in ogni modo gli incontri dei figli con la madre), dandone conto in una motivazione priva di vizi logici e quindi incensurabile in questa sede.
Sul diritto di mantenimento ed il tenore di vita pregresso
Pubblicata il 20/02/2013 in Diritto di Famiglia
Corte di Cassazione, 20 febbraio 2013 n. 4178 - Se coniuge cui non è addebitabile la separazione deduce che il suo patrimonio ed i suoi redditi non sono in grado di assicurargli il mantenimento del pregresso tenore di vita, al fine di provvedere sull'assegno il giudice deve esaminare le esigenze del richiedente accertando e tenendo conto di tutte le risorse economiche del predetto e dell'onerato. In conclusione deve procedere ad un'attendibile ricostruzione delle rispettive posizioni economiche e reddituali dei coniugi nel bilanciamento dei reciproci interessi, si da garantire il permanere del medesimo tenore di vita attraverso la corresponsione dell'assegno\r\n
Sul diritto di abitazione del coniuge superstite
Corte di Cassazione, 20 febbraio 2013 n. 4847 Nella successione legittima spettano al coniuge del de cuius i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano; il valore capitale di tali diritti deve essere stralciato dall’asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest’ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto dell’attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato\r\n
La Cassazione con sentenza 23807/2011 ha sancito l'illegittimità del licenziamento per giustificato motivo della lavoratrice madre con figlio di età inferiore a 3 anni che si era rifiutata di lavorare nei turni di notte, laddove parte datoriale non fornisca la prova dell'impossibilità di adibire la dipendente a mansioni alternative diurne.
Corte di Cassazione, n. 2183 2013 - Il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare, in base ai fatti obiettivi emersi, ivi compreso il comportamento processuale delle parti, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione ed a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità, l'esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, pur a prescindere da elementi di addebitabilità da parte dell'altro, la convivenza. Ove tale situazione d'intollerabilità si verifichi, anche rispetto ad un solo coniuge, deve ritenersi che questi abbia diritto di chiedere la separazione: con la conseguenza che la relativa domanda, costituendo esercizio di un suo diritto, non può costituire ragione di addebito".\r\nNello stesso senso: Cass. 21099/2007
Condizioni per l'assegno divorzile - divario del tenore di vita tra i coniugi
Corte di Cassazione, 30.1.2013 n. 2313/2013\r\nQuando un giudice pronuncia sentenza per dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio e pone a carico del marito l'obbligo di corrispondere alla ex moglie un assegno divorzile, si deve ritenere che la decisione sia adeguatamente motivata se il magistrato, analizzando la situazione patrimoniale di entrambi i coniugi, ha rilevato un notevole divario a vantaggio di lui\r\n
Esecuzione del contratto preliminare ed assenso dei coniugi
Corte di Cassazione, n. 2202/2013 - Per richiedere l'adempimento di un preliminare di compravendita di un immobile ed agire quindi per l'esecuzione in forma specifica, non c'è bisogno che il contratto sia stato firmato da entrambi i coniugi che si trovano in regime di comunione legale: la mancanza del suo consenso si traduce in un vizio da far valere ai sensi dell'art. 184 del codice civile, nel rispetto del principio generale di buona fede e dell'affidamento.\r\n
Morte del coniuge: il coniuge separato ha diritto al risarcimento del danno ?
Pubblicata il 17/01/2013 in Diritto di Famiglia
Corte di Cassazione, 17.1. 2013 n. 1025 Il risarcimento del danno non patrimoniale sotto il profilo del pregiudizio morale può essere accordato ad un coniuge per la morte dell'altro anche se vi sia tra le parti uno stato di separazione personale, purché si accerti che l'altrui fatto illecito abbia provocato nel coniuge superstite quel dolore e quelle sofferenze morali che solitamente si accompagnano alla morte di una persona più o meno cara. È necessario dimostrare che, nonostante la separazione, sussista ancora un vincolo affettivo particolarmente intenso, con la conseguenza che l'evento morte ha determinato un pregiudizio in capo al superstite
Sul termine per la proposizione dell'appello incidentale sulle sentenze di divorzio (Cassazione 19 aprile 2012 n. 6154)
Pubblicata il 23/04/2012 in Diritto di Famiglia
La Cassazione con sentenza 19 aprile 2012 n. 6154 ha chiarito che il termine perentorio fissato, per la proposizione dell'appello incidentale, dal primo comma dell'art. 343 c.p.c., non si applica nel procedimento camerale previsto per l'appello avverso le sentenze di divorzio e di separazione personale, il principio del contraddittorio viene rispettato per il solo fatto che il gravame incidentale sia portato a conoscenza della parte avversa entro limiti di tempo tali da assicurare a quest'ultima la possibilità di far valere le proprie ragioni mediante organizzazione di una tempestiva difesa tecnica, da svolgere sia in sede di udienza camerale sia al termine dell'inchiesta.
Assegnazione della casa coniugale a coniuge non proprietario (Cassazione 30.3.2012 n. 5174)
La Cassazione Civile, con sentenza della sezione I, 30.3.2012 ha stabilito che Il giudice può assegnare la casa familiare a favore del coniuge che non vanti alcun diritto - reale o personale - sull'immobile e che sia affidatario della prole minorenne o convivente con figli maggiorenni non ancora provvisti, senza loro colpa, di sufficienti redditi propri. Non rileva l'età del figlio convivente, quel che rileva ai fini di cui all'art. 6, comma 6, legge n. 898/70 è la convivenza con il coniuge assegnatario e la condizione di non autosufficiente del figlio.
Criteri per la determinazione dell'assegno di divorzio (Cassazione sez IV 19.3.2012 n. 4335)
In tema di scioglimento del matrimoniali giudice nel decidere sull'attribuzione dell'assegno di divorzio deve verificare l'esistenza del diritto in astratto, in relazione all'inadeguatezza - all'atto della decisione - dei mezzi o all'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio, fissate al momento del divorzio; A tal fine vanno tenute in conto le modifiche delle condizioni reddituali anche successive alla cessazione della convivenza, avendo rilievo la situazione esistente al momento della cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Le revisioni delle condizioni di separazione ex art. 710 sono immediatamente esecutive (Cassazione, 20 marzo 2012 n. 4376)
Obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni, Limiti (Cassazione 22 marzo 2012 n. 4555)
La Cassazione, con sentenza del 22 marzo 2012 n Cassazione 22 marzo 2012 n. 4555 ha stabilito che l'obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne cessa allorquando il genitore obbligato provi la raggiunta indipendenza economica del figlio il quale, mediante un'attività lavorativa stabile, continuativa, con un reddito corrispondente alla professionalità acquisita nel corso degli anni di studio, è in grado di provvedere direttamente alle proprie esigenze (la Corte ha escluso l'obbligo di contribuzione nei confronti di un figlio maggiorenne, assunto con contratto a tempo indeterminato e che svolgeva un lavoro attinente agli studi effettuati, avendo conseguito un diploma di laurea triennale, pur se iscritto all'università per la specializzazione)
Affidamento condiviso, condizioni e limiti (Cassazione 29.3.2012 n. 5108)
In materia di Affido Condiviso la Corte di Cassazione, con la sentenza della sez I del 29 3 2012 ha stabilito che la "mera conflittualità" esistente tra i coniugi non preclude la preferenza all'affido condiviso, stabilita con la nuova formulazione dell'art. 155 bis comma 1 c.c. solo se si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole; assume, invece, connotati ostativi alla relativa applicazione ove si esprima in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l'equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei figli e, dunque, tali da pregiudicare il loro superiore interesse.
La Corte di Cassazione, sez. I con sentenza del 30.3.2012 ha stabilito che in sede di delibazione della sentenza di nullità matrimoniale emessa dal giudice ecclesiastico per esclusione del vincolo dell'indissolubilità il giudice italiano è vincolato ai fatti accertati in quella pronuncia, non essendogli, concesso né un riesame del merito né il rinnovo dell'istruttoria con acquisizione di nuovi materiali probatori; tuttavia, essendo diversa la natura dei due giudizi - quello ecclesiastico tese ad accertare la "voluntas simulandi" di un coniuge e quello italiano incentrato sulla necessità di verificare il profilo dì conoscenza o conoscibilità di tale riserva unilaterale - al giudice italiano non è precluso di provvedere ad un'autonoma e diversa valutazione del medesimo materiale probatorio secondo le regole del processo civile, eventualmente disattendendo gli obiettivi elementi di conoscenza documentati negli atti del giudizio ecclesiastico