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Timestamp: 2019-05-25 22:37:03+00:00
Document Index: 124818747

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 24', 'art. 75', 'art. 64', 'art. 9', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 1', 'in fine', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 829']

Proposte di sdemanializzazione e di trasferimenti di diritti di uso civico a Orosei, a Oristano e a Nuoro. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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dicembre 24, 2013 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Le operazioni più rilevanti sono state proposte dai Comuni di Nuoro, di Oristano e di Orosei.
Che cosa propone il Comune di Nuoro.
A Nuoro, dopo la “sclassificazione” (in realtà, sdemanializzazione) di vari terreni a uso civico in località Pratosardo nella locale area industriale in quanto edificati, sdemanializzati in seguito alla deliberazione Giunta regionale n. 29/20 del 29 luglio 2010, il Consiglio comunale – con deliberazione del 19 dicembre 2013 (qui la relazione illustrativa) – ha adottato la proposta di sdemanializzazione dei terreni dove sorgono il cantiere per la nuova caserma dell’Esercito (già sede di un deposito munizioni), l’ex Foro Boario, l’ex Mattatoio comunale e il Galoppatoio comunale (complessivamente mq. 166.344).
Se è pur vero che difficilmente sarebbe recuperabile al demanio civico l’area alienata o espropriata da parecchi decenni per l’installazione militare, come sancito anche dalla Corte costituzionale (ordinanza n. 135 del 15 aprile 2010), è vero soprattutto che non è prevista alcuna contropartita, mediante trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni comunali, per il demanio civico di Nuoro, oggetto di accertamento formale con determinazione Direttore del Servizio Affari Legali, Controllo Enti e Usi Civici dell’Assessorato regionale Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale n. 224 del 23 febbraio 2005.
I cittadini nuoresi, i titolari del demanio civico – se la proposta comunale sarà approvata dalla Regione – saranno quindi più poveri grazie al proprio ente gestore, il Comune di Nuoro.
Che cosa propone il Comune di Oristano.
L’operazione proposta dal Comune di Oristano con la deliberazione Consiglio comunale n. 145 del 19 dicembre 2013 (qui la relazione generale) prevede esclusivamente sdemanializzazioni di aree appartenenti al demanio civico nel corso degli anni edificate con la realizzazione di opere di carattere pubblico (polo sportivo e ostello di Sa Rodìa, campo C.O.N.I. del Sacro Cuore, centro C.R.A.S., centro C.N.R., campo sportivo comunale, Istituto zooprofilattico e Istituto tecnico agrario a Su Palloni, piazzale del Cimitero a S. Pietro, Centro Marino Internazionale e circolo nautico a Torregrande, viabilità e marciapiedi in varie località, campi di calcio a Massama e Nuraxinieddu), alcune residenze private (previa illegittima alienazione comunale) o opere pubbliche in abbandono (lavatoio pubblico di Donigala Fenugheddu).
Anche in questo caso non è prevista alcuna contropartita, mediante trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni comunali e anche i cittadini oristanesi (titolari del demanio civico) – se la proposta comunale sarà approvata dalla Regione – saranno quindi più poveri grazie al proprio ente gestore, il Comune di Oristano.
Che cosa propone il Comune di Orosei.
Diversa, invece, la proposta avanzata dal Comune di Orosei.
Le vicende del demanio civico di Orosei (NU) sono quanto mai travagliate ed è necessario delineare, almeno sinteticamente, il quadro della vicenda.
Sono stati individuati quali facenti parte del demanio civico del Comune baroniese ben 1.500 ettari circa, fra i quali pinete costiere (Su Barone) e anche buona parte delle aree litoranee di Sos Alinos, dove – a partire dagli anni ’70 del secolo scorso – sono state realizzati insediamenti turistico-edilizi (Cala Ginepro, Cala Liberotto, parzialmente Sas Linnas Siccas).
Il provvedimento di accertamento regionale è stato fin da subito contestato da parte dell’Amministrazione comunale di Orosei e da parte di numerosi Privati in varie sedi, in base all’assunto che non sussisterebbero diritti di uso civico nel territorio comunale. In un caso, poi, è in corso un procedimento penale per ipotizzati abusi edilizi in loc. Sas Petras Biancas – Su Milanesu.
Da parte di numerosi Privati è stato esperito ricorso davanti al T.A.R. Sardegna avverso il provvedimento regionale di accertamento, ma i Giudici amministrativi hanno respinto l’istanza cautelare con ordinanza Sez. II, 19 aprile 2012, n. 213 con un passaggio fondamentale: “ad un primo sommario esame proprio della fase cautelare la controversia per cui è causa appare estranea alla giurisdizione del giudice amministrativo”. Infatti, giudice esclusivo della “qualitas soli”, dell’esistenza o meno di diritti di uso civico, è per legge il Commissario per gli usi civici competente per territorio. Con la successiva sentenza Sez. II, 8 maggio 2013, n. 377, il T.A.R. ha definitivamente dichiarato la propria incompetenza.
Inoltre, il Comune di Orosei e numerosi Privati hanno anche promosso un giudizio davanti al Commissario per gli usi civici per la Sardegna (procedimento n. 1/2012) “affinchè, previo annullamento e/o disapplicazione dei provvedimenti impugnati (l’accertamento regionale, n.d.r.) …, il Commissario … voglia accertare e dichiarare che nessun uso civico grava sui terreni indicati” nelle determinazioni dirigenziali regionali del 2005 e del 2011 che hanno provveduto all’accertamento del demanio civico di Orosei.
Giustamente, però, il Commissario per gli usi civici, con ordinanza del 28 settembre 2012, ha rilevato “un concreto e reale conflitto di interessi tra il comune ricorrente e gli utilizzatori residenti nel comune di Orosei”, in quanto l’Amministrazione comunale “contesta la qualità demaniale del suolo e, comunque, l’esistenza degli usi civici”. Per rispettare il principio costituzionalmente garantito del contraddittorio processuale (art. 24 cost.), è necessario quindi costituire una speciale rappresentanza dei cittadini residenti (comitato composto da cinque membri) che possa svolgere le azioni spettanti ai titolari dei diritti di uso civico all’interno del procedimento (art. 75, comma 2°, del regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) e il Commissario per gli usi civici ha demandato al Prefetto di Nuoro le procedure per la costituzione del comitato di cittadini rappresentanti dei titolari dei diritti di uso civico (art. 64 e 75 del regio decreto n. 332/1928 e s.m.i., 1 e ss. della legge n. 278/1957 e s.m.i.).
In poche parole, il Commissario ha ritenuto il Comune in conflitto di interessi con i propri cittadini. In questo caso è evidente che, puntando il Comune a difendere di fatto gli acquirenti di ville e villette, residenti o meno, i restanti residenti di Orosei non vedrebbero difesi dal loro ente esponenziale naturale i propri diritti di uso civico.
In successive udienze davanti al Commissario per gli usi civici si stava delineando, con la partecipazione del Comune e della Regione, una soluzione comprendente sdemanializzazioni e trasferimenti di diritti di uso civico.
Tuttavia, dopo la proposta di legge n. 372[2] e il successivo testo licenziato dopo l’esame da parte della V Commissione consilare permanente “agricoltura”, oggetto di durissime critiche da parte delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra per le conseguenze nefaste per la tutela del demani civici, è stata approvata la legge regionale n. 19/2013, a giudizio davanti alla Corte costituzionale.
Con deliberazione n. 58 del 29 novembre 2013 il Consiglio comunale di Orosei ha approvato la “Ricognizione generale degli usi civici esistenti sul territorio comunale ed individuazione su cartografia aggiornata finalizzata alla sclassificazione e trasferimento dei terreni ad uso civico nel rispetto dei principi della Legge Regionale n°19/2013” (qui la relazione tecnica generale, qui la cartografia riassuntiva).
La proposta comunale prevede un complesso di operazioni di sdemanializzazione nelle aree di Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas, Sos Alinos (già urbanizzate a partire dagli anni ’70 del secolo scorso) e in varie zone agricole alienate dall’Amministrazione comunale nei decenni passate e di trasferimento dei diritti di uso civico in aree a macchia mediterranea e bosco ora appartenenti al patrimonio comunale.
Sicuramente aspetti positivi sono il riconoscimento dell’esistenza dei diritti di uso civico da parte dell’Amministrazione comunale (ed è la prima volta), così come l’operazione di trasferimento dei diritti di uso civico con accorpamento (valido elemento per una più efficace pianificazione della gestione), proposta parecchie volte da parte ecologista.
Il bilancio della proposta, tuttavia, vede l’estensione del demanio civico in seguito alle operazioni proposte di sdemanializzazione e trasferimento dei diritti di uso civico pari a ettari 1186.45.91, mentre l’accertamento regionale (2011) ne prevede 1253.64.68, con un saldo negativo pari a – 67.18.95. Nell’operazione non è previsto il trasferimento dei diritti di uso civico sul litorale di Bidderosa, già tutelato da altre normative ambientali. Non convince, infine, la sdemanializzazione proposta per i terreni che hanno mantenuto la connotazione agricola: in quel caso, ricorrendone i presupposti i conduttori effettivamente coltivatori diretti possono affrancarli con l’istituto della legittimazione (art. 9 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.), evitando una perdita per il demanio civico senza vantaggi per i cittadini titolari.
Nel complesso, quindi, una proposta con luci e ombre, con diversi aspetti positivi, ma sempre con la seria incognita del giudizio di costituzionalità sulla legge regionale che ne costituisce la base giuridica.
Sdemanializzazione e trasferimenti di diritti di uso civico.
L’art. 18 bis della legge regionale n. 12/1994, come modificata dalla legge regionale n. 18/1996, ha introdotto la possibilità di “sclassificazione” (cioè sdemanializzazione) di terreni a uso civico che abbiano perso le loro caratteristiche originarie prima dell’entrata in vigore della legge n. 431/1985 (la c.d. legge Galasso) “entro un anno dall’entrata in vigore della … legge”, quindi la relativa istanza doveva esser presentata entro il maggio 1998. La legge regionale n. 3/2003 (art. 19) ha riaperto i termini per la durata di due anni, prorogati di un altro anno con la legge regionale n. 7/2005 (entro il maggio 2006), e li ha estesi ai due anni successivi al provvedimento di accertamento formale del demanio civico ovvero alla pubblicazione dell’inventario generale delle terre pubbliche.
La legge regionale n. 3/2009 (art. 2, commi 35° e 36°) ha introdotto la possibilità di sdemanializzazione per i terreni a uso civico concessi in uso, enfiteusi, locazione, prima dell’entrata in vigore della legge n. 431/1985, qualora l’istanza fosse presentata entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge (entro il novembre 2009): tali termini di richiesta sono stati ripresi, con analoga estensione temporale, dalla legge regionale n. 12/2011 (art. 17, comma 1°).
La legge regionale n. 19/2013 ha introdotto una delega ai Comuni “alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio”, nonostante anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione autonoma della Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge. Tale “ricognizione” andrebbe a costituire la base soprattutto per sdemanializzazioni, in particolare per i “i terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico”, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici). La legge regionale n. 19/2013 è a giudizio davanti alla Corte costituzionale.
Il trasferimento dei diritti di uso civico (art. 18 ter della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) è una procedura più equa perché consente il mantenimento e l’incremento delle terre appartenenti al demanio civico sul piano qualitativo e ambientale unitamente alla soluzione di problematiche concrete altrimenti impraticabili.
Usi civici e demani civici.
Gli usi civici e gli altri diritti d’uso collettivi (legge n. 1766/1927 e s.m.i., regio decreto n. 332/1928, legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) sono in generale diritti spettanti a una collettività, che può essere o meno organizzata in una persona giuridica pubblica (es. università agraria, regole, comunità, ecc.) a sé stante, ma comunque concorrente a formare l’elemento costitutivo di un Comune o di altra persona giuridica pubblica: l’esercizio dei diritti spetta uti cives ai singoli membri che compongono detta collettività.
Essi sono inalienabili (art. 12 della legge n. 1766/1927), inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 2 e 9 della legge n. 1766/1927): “intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all’uso” (art. 2 legge regionale n. 12/1994). Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (art. 3 della legge regionale n. 12/1994).
Con l’approvazione regionale degli strumenti previsti (regolamento per la gestione, piano di recupero e gestione delle terre civiche) è possibile tutelare efficacemente il demanio civico e svolgere tutte quelle operazioni (permute, recuperi, sdemanializzazioni, trasferimenti di diritti, ecc.) finalizzate a ricondurre a corretta e legittima gestione una vera e propria cassaforte di natura della comunità locale.
Si tratta di un patrimonio meritevole di efficace tutela e di accorta gestione ambientale, quasi un quinto del territorio isolano.
La legge regionale n. 19/2013 è eversiva di un quadro generale che – dopo le operazioni di accertamento regionali che ha portato all’Inventario generale delle terre civiche – consente una gestione corretta e dinamica dei demani civici. Ben poteva prevedersi, in attesa di una riforma meditata e intelligente, la semplice abrogazione dei limiti temporali per le operazioni di riordino, come le sdemanializzazioni e i trasferimenti dei diritti di uso civico. Ne auspichiamo la declaratoria di incostituzionalità, possibilmente in tempi rapidi.
aggiornamento (5 gennaio 2013)
* Comune di Portoscuso
ricognizione generale del demanio civico e proposta di “sclassificazione”: deliberazione Consiglio comunale n. 75 del 30 dicembre 2013 + relazione generale (la proposta di “sclassificazione” riguarda sostanzialmente il centro urbano, senza alcuna proposta di trasferimento di diritti di uso civico in altri terreni comunali, non presenti)
* Comune di Galtellì
ricognizione generale del demanio civico e proposta di “sclassificazione”: deliberazione Consiglio comunale n. 53 del 20 dicembre 2013 (non risulta alcuna proposta di trasferimento di diritti di uso civico in altri terreni comunali)
* Comune di Cuglieri
ricognizione generale del demanio civico e proposta di “sclassificazione”: deliberazione Consiglio comunale n. 50 del 30 dicembre 2013 (la proposta di “sclassificazione” riguarda sostanzialmente il centro urbano, senza alcuna proposta di trasferimento di diritti di uso civico in altri terreni comunali)
* Comune di Macomer
ricognizione generale del demanio civico, proposte di “sclassificazione” e di trasferimento di diritti di uso civico: deliberazione Consiglio comunale n. 83 del 25 novembre 2013 + relazione generale + confronto aree (la proposta di “sclassificazione” riguarda sostanzialmente il centro urbano e la vecchia Scuola agraria di Bara, con il contemporaneo trasferimento dei diritti di uso civico in altri terreni comunali a macchia alberata e pascolo)
[1] La Corte costituzionale, con la recentissima sentenza n. 308/2013, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 1, commi 1° e 2°, della legge n. 20/2012 contenente analoga disposizione, preannunciando almeno in parte l’esito del giudizio sulla legge regionale n. 19/2013.
[2] “Modifiche alla legge regionale 14 marzo 1994, n. 12 (Norme in materia di usi civici. Modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 concernente l’organizzazione amministrativa della Regione sarda)”.
dicembre 24, 2013 alle 11:37 am
DENUNCIA DEL GRUPPO D’INTERVENTO GIURIDICO. Usi civici, i Comuni tagliano.
«Terreni sdemanializzati a Nuoro, Oristano e Orosei».
NUORO. Allarme dell’associazione ambientalista Gruppo d’intervento giuridico per la sclassificazione dei terreni destinati a uso civico. Nuoro, Oristano e Orosei sono fra i Comuni che hanno già inviato alla Regione gli atti di “ricognizione” dei terreni, come previsto dalla legge regionale 19 del 2013, impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale. «I cittadini di questi Comuni saranno più poveri grazie ai propri enti gestori», denuncia Stefano Deliperi del Gruppo d’intervento giuridico che aveva da subito sollecitato l’impugnativa di quello che gli ecologisti hanno ribattezzato «il nuovo editto delle chiudende sui demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide». La legge impugnata consente, infatti, la sclassificazione dei terreni a uso civico. A Nuoro, per esempio, il consiglio comunale ha deciso di “sdemanializzare” i terreni nell’area industriale di Pratosardo, dove si trovano il cantiere per la nuova caserma dell’Esercito, l’ex Foro Boario, l’ex mattatoio comunale e il galoppatoio comunale, per un totale di oltre 166mila metri quadrati. «Non è prevista alcuna contropartita, mediante trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni comunali», osserva Deliperi. A Oristano il consiglio comunale ha deliberato la sdemanializzazione di aree dove sono state edifcate, negli anni, opere di carattere pubblico o opere pubbliche in stato di abbandono, come il lavatoio pubblico di Donigala Fenughedu. Nell’elenco figurano il polo sportivo e l’ostello di Sa Rodia, il campo Coni del Sacro Cuore, i centri Cars e Cnr, il campo sportivo comunale, le sedi dell’Istituto zooprofilattico e dell’istituto tecnico agrario a Su Palloni, il centro marino internazionale e il circolo nautico a Torregrande, il piazzale del cimitero a San Pietro e campi di calcio a Massama e Nuraxinieddu. «Anche in questo caso non è prevista alcuna contropartita», denuncia Deliperi, che segnala una situazione più complessa a Orosei, dove il Comune ha proposto l’estensione del demanio civico a poco più di 1.186 ettari, in particolare in aree con macchia mediterranea e bosco, mentre un accertamento regionale ne aveva previsti 1.253, quindi con un saldo negativo di oltre 67. Sdemanalizzazioni, invece, sono ipotizzate nelle aree di Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas, Sos Alinos (già urbanizzate dagli anni ’70) e in varie zone agricole alienate dal Comune nei decenni scorsi. «La legge n.19 del 2013», insiste Deliperi, che auspica una rapida declaratoria di incostituzionalità, «è eversiva di un quadro generale che (dopo le operazioni di accertamento regionali che ha portato all’inventario delle terre civiche) consente una gestione corretta e dinamica dei demani civici», estesi su circa un quinto dell’isola.
dicembre 24, 2013 alle 12:43 pm
Se l’applicazione della sciagurata legge 19 si limitasse a soli questi casi possiamo dire che alla fin fine i danni sono stati limitati.
In primo luogo in nessuno dei Comuni vi è stata una totale negazione dell’esistenza degli usi civici. Le richieste di sclassificazione si muovono tutte nell’ambito degli accertamenti. Conseguentemente non vi è stata la negazione, non so se volontaria o per ignoranza, del principio secondo il quale gli immobili di antico possesso sui quali i Comuni non possono dimostrare una atto di particolare acquisto, devono ritenersi come gravati da usi civici. Il non avere sovvertito tale principio è già un successo perchè permetterà di continuare con gli accertamenti anche sulla base di tale presunzione.
Io non sono contrario a priori alle sclassificazioni quando queste siano finalizzate a sanare situazioni oramai compromesse. Non sono contrario sempre che si tratti di situazioni nelle quali sussiste la buona fede dell’Ente e degli eventuali acquirenti. Mi riferisco a vendite fatte molti anni fa in Comuni per i quali ne il commissario ne la regione avevano ancora emesso il provvedimento di accertamento. E’ evidente un po di corresponsabilità di tutti i soggetti, compresi i commissari che sino al 1994 potevano ancora accertare gli usi civici. Mai la sclassificazione può giustificarsi per sanare speculazioni, abusi, occupazioni abusive. In fondo in ipotesi di alienazioni il Comune ha avuto la contropartite nel prezzo dell’alienazione. Si è vero non è andata ai cives ma oramai diviene impossibile pensare al recupero di terreni venduti magari 50 anni fa. I presupposti devono essere: che non ci fosse il provvedimento di accertamento; che ci sia stata una regola vendita con atto pubblico e che il tutto sia avvenuto prima del 1985.
Anche per le opere pubbliche diciamo che la cittadinanza ha beneficiato dell’opera e anche in questo caso la sclassificazione deve necessariamente rifrirsi ai comuni per i quali non era stato emesso il provvedimento formale di accertamento.
Vista da quest’ottica si potrebbe dire che forse può essere l’occasione per mettere un punto fermo. Si sclassificano queste situazioni, entro l’anno si emettono i provvedimenti di accertamento per i 123 comuni restanti (fermi proprio a seguito dell’emanazione della legge 19) e poi si mette un punto. Un punto, come detto, fermo in cui non si dovranno più permettere utilizzazioni non in linea con la legge e con il vincolo paesaggistico. Ciò non vuole dire non potere utilizzare i terreni, perchè io credo che utilizzazioni, anche non tradizionali, siano compatibili con l’uso civico e creino opportunità per la popolazione (Baunei ne è un esempio). In mancanza l’uso civico verrà sempre vissuto come un peso.
La cosa che mi lascia veramente perplesso è l’inconsistenza della motivazione in merito all’interesse pubblico prevalente. Non me ne vorrà chi ha scritto quelle frasi ma nel concreto nulla ci dicono e le relazioni da quel punto di vista sono, a mio parere, molto carenti.
Detto questo purtroppo la legge ha un altro aspetto poco evidenziato anche nel ricorso governativo. La politica ha manifestato tutta la sua arroganza. Per fini elettoralistici si è tolta la competenza alla parte amministrativa per attribuirla alla parte politica cioè alla giunta regionale. Questo aspetto è triste e drammatico perchè consentirà anche in futuro di agire in tale maniera. Come l’azione amministrativa non è congeniale alla politica, magari perchè non si piega alle logiche di quest’ultima, si sottrarrà la competenza ai dirigenti per riattribuirla, tornando indietro di decenni, ai politici.
Collegato a quanto sopra anche l’ulteriore profilo che si attribuisce a un organo politico il potere di sindacare l’operato di un dirigente e quindi di sindacare un atto amministrativo. La legge 19 afferma in maniera chiara la prevalenza della ricognizione fatta dalla giunta sui risultati degli atti amministrativi emessi sia dalla regione che dal commissario. Fatto gravissimo anche perchè intacca anche la giurisdizione esclusiva in materia del Commissario stesso. Unico Giudice competente a verificare la bontà di un atto amministrativo di accertamento e sopratutto a stabilire la qualitas soli.
Tutti questi motivi potranno farsi valere in via incidentale se mai la Giunta approverà la nuova ricognizione attraverso l’impugnativa della deliberazione. Anche il Commissario potrebbe fare valere il fatto che con legge regionale si sono intaccate le proprie competenze giurisdizionali. Ma adesso vediamo prima di tutto cosa succede.
Scusate la lunghezza dell’intervento. Pensieri in libertà. Buon Natale a tutti.
l’Amministrazione comunale nuorese avrebbe potuto trasferire i diritti di uso civico su altri terreni di proprietà comunale, per esempio sul Monte Ortobene.
Così avrebbe lasciato inalterato, anzi avrebbe incrementato il demanio civico dei nuoresi.
Il depauperamento dei demani civici l’abbiamo sempre denunciato e avversato nei modi di legge, il sindaco Bianchi ne prenda nota 😉
da L’Unione Sarda, 24 dicembre 2013
Nuoro. Sulle voci di candidatura alla Regione: lascio il dibattito al Pd. «Usi civici? Non esistono». Pratosardo,il sindaco Bianchi: un’area militare. (Marilena Orunesu) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20131224091806.pdf)
Sindaco, il suo nome circola come possibile candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione?
«Lo considero un riconoscimento al mio lavoro di questi anni, alla serietà e alla passione con cui ho amministrato. Sono discussioni che lascio al partito. Credo ci siano persone più adatte del sottoscritto. Io darò senz’altro una mano».
Alessandro Bianchi, esponente del Pd, che una parte del partito vorrebbe candidare al posto di Francesca Barracciu, preferisce concentrarsi sulle questioni più casalinghe, come la sclassificazione degli usi civici a Pratosardo, nell’area compresa tra la caserma, l’ex mattatoio e il galoppatoio, approvata dal consiglio comunale di giovedì e contestata a più riprese dal movimento indipendentista A Manca e ieri anche dal Gruppo d’intervento giuridico.
USI CIVICI. Dice l’associazione guidata da Stefano Deliperi denunciando la mancata contropartita con il trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni: «I cittadini nuoresi, titolari del demanio civico, se la proposta comunale sarà approvata dalla Regione, saranno più poveri grazie al proprio ente gestore, il Comune». Bianchi non ci sta. «Ho il massimo rispetto del Gruppo d’intervento giuridico – dice -, ma dovrebbe sapere che i cittadini a Protasardo non godono degli usi civici da tempo, perché l’area non è del Comune ma militare dai primi del Novecento». E le aree vicine? «Oggi c’è la legge 19, prima la legge 12 che consentiva ai Comuni di procedere a sclassificazioni. Il Comune è intervenuto a Pratosardo nell’assoluto silenzio già nel 2007 e 2008. Perché porre il problema ora? Prima si guardava altrove, ci si occupava di altre zone della Sardegna? Adesso non si concedono aree per costruire in zone protette, non c’è nessun abuso. Si applica la legge e siamo attenti alla tutela ambientale. Non mi sento di passare per uno che guida l’assalto al territorio. Questo non fa parte della nostra cultura politica e amministrativa».
LA MAGGIORANZA. Dopo la tenuta del centrosinistra nel Consiglio di giovedì Bianchi risponde anche alle accuse – arrivate più volte – su una maggioranza in pezzi, incapace di governare perché più di una volta bloccata da tante assenze al punto da far mancare il numero legale. Nei pensieri del sindaco c’è soprattutto il gruppo misto, costola del centrosinistra da mesi in rotta proprio con Bianchi per il mancato rimpasto. «Giovedì – dice – ho registrato una compattezza della maggioranza che con numeri adeguati e sufficienti era in aula e ha votato tutti i punti all’ordine del giorno, anche senza la presenza del gruppo misto che si è autoescluso».
dicembre 24, 2013 alle 3:13 pm
Quello del Sindaco Bianchi è il classico modo errato di affrontare l’argomento. Sulla possibilità del trasferimento concordo e infatti quello dovrebbe essere lo strumento principe.
dicembre 27, 2013 alle 3:05 pm
da La Nuova Sardegna, 27 dicembre 2013
Usi civici a Orosei, interviene il Grig: «Ancora incognite». Il presidente Stefano Deliperi sottolinea alcuni aspetti: «Non convince la sdemanializzazione per i terreni agricoli». Il caso irrisolto degli atti di compravendita. (Angelo Fontanesi)
Non c’è solo la presunta incostituzionalità sollevata dal Consiglio dei Ministri davanti all’Alta corte a mettere sub judice l’efficacia della legge regionale 19/2013 presentata ed approvata a tempo record nel giro di 24 ore lo scorso 31 luglio. Esiste infatti un altro aspetto giuridico che la norma regionale non chiarisce nei dovuti modi e che anche nel caso di una sua “promozione costituzionale” potrebbe non risolvere la problematica oroseina. Rimarrebbe infatti da risolvere la questione relativa agli atti di compravendita e affini stipulati sin dalla fine degli anni sessanta tra l’ente locale e privati cittadini. Atti nulli, visto che furono sottoscritti quando quei terreni godevano dei diritto di uso civico, e che lo spostamento del vincolo su altri terreni non sanerebbe. Un altro argomento da affrontare in punta di giurisprudenza con contrastanti ipotesi di successo.
OROSEI. Non è un mistero che nell’ambito della problematica legata agli usi civici tra il Gruppo di intervento giuridico e l’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Franco Mula esistano profonde e per certi versi accese visioni contrastanti. Fa dunque specie che il giudizio dell’associazione ambientalista nel merito della delibera del consiglio comunale del 29 novembre scorso con cui Orosei ha chiesto la sclassificazione e lo spostamento dei circa 1200 ettari censiti come uso civico, sia tutto sommato possibilista. «Facendo riferimento alla recente legge regionale sugli usi civici approvata il 31 luglio scorso – scrive il presidente del Grig Stefano Deliperi – il comune di Orosei propone alla Regione un complesso di operazioni di sdemanializzazione nelle aree di Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas, Sos Alinos, già urbanizzate a partire dagli anni’ 70 e in varie zone agricole alienate dall’amministrazione comunale nei decenni passati e il trasferimento dei diritti di uso civico in aree a macchia mediterranea e bosco ora appartenenti al patrimonio comunale. Sicuramente aspetti positivi sono il riconoscimento dell’esistenza dei diritti di uso civico da parte dell’amministrazione comunale (ed è la prima volta che ciò accade), così come l’operazione di trasferimento dei diritti di uso civico con accorpamento». «Una proposta – sottolinea Stefano Deliperi – parecchie volte avanzata da parte ecologista. Il bilancio complessivo della proposta comunale, presenta un saldo negativo: se l’accertamento regionale del 2011 individua infatti 1253 ettari di terreni gravati dal diritto di uso civico, le operazioni di sdemanializzazione e trasferimento proposte dal Comune ammontano in totale a circa 1186 ettari». Un saldo negativo di 67 ettari insomma, e secondo il Grig non sarebbe l’unico punto poco chiaro della proposta del Comune. «Non si capisce come mai nell’operazione non sia previsto il trasferimento dei diritti di uso civico sul litorale di Biderosa – fanno notare gli ambientalisti – già tutelato da altre normative ambientali. E non convince, infine, la sdemanializzazione proposta per i terreni che hanno mantenuto la connotazione agricola: in quel caso, ricorrendone i presupposti i conduttori effettivamente coltivatori diretti possono affrancarli con l’istituto della legittimazione». Nel complesso, quindi, una proposta con luci e ombre secondo gli ambientalisti, con diversi aspetti positivi, ma sempre con la seria incognita del giudizio di costituzionalità sulla legge regionale che ne costituisce la base giuridica. La legge regionale 19 del 2013, che il Comune di Orosei al pari di non molti altri centri dell’isola (tra i più grossi giusto Nuoro e Oristano) intende utilizzare per risolvere una delle più grosse problematiche urbanistiche del suo territorio, è infatti attualmente sub judice per il ricorso presentato dal Governo centrale davanti alla Corte Costituzionale.
dicembre 27, 2013 alle 5:46 pm
il “problema” non è certo quello della convalida degli atti illegittimi: la sentenza della Corte costituzionale n. 511/1991 ha detto testualmente: “la sclassificazione è un atto di natura meramente dichiarativa, che accerta la perdita delle caratteristiche che qualificavano i terreni come beni di demanio collettivo, con conseguente esclusione di questa specifica ragione di nullità della vendita stipulata senza le condizioni dell’art. 12 della legge del 1927, e quindi, se la vendita fosse già avvenuta, restando esclusa la necessità di rinnovazione del contratto”.
Personalmente non sono d’accordo, visto che gli atti di alienazione privi di autorizzazione sono radicalmente nulli, ma il Giudice delle leggi ha così interpretato la c.d. sclassificazione e i suoi effetti e se ne prende atto: è il “modello della ‘sclassificazione’ dei beni demaniali (art. 829 cod. civ.), fondandosi sul fatto che le terre civiche ivi considerate ‘hanno da tempo perduto irreversibilmente la conformazione fisica e la destinazione funzionale di terreni agrari ovvero boschivi o pascolivi'” (Corte cost. n. 511/1991).
dicembre 29, 2013 alle 10:51 pm
da L’Unione Sarda, 29 dicembre 2013
Via gli usi civici dal litorale. Orosei. Una vittoria per Sos Alinos, Cala Liberotto e Sas Linnas Siccas.
Mula: sbloccate compravendite e ristrutturazioni. (Marilena Orunesu)
Via gli usi civici da Cala Liberotto, Fuile ’e Mare, Sas Linnas Siccas, Su Mutrucone e Sos Alinos. Il consiglio comunale corregge il piano regionale sgravando le aree turistiche urbanizzate negli ultimi cinquant’anni. A fine gennaio è atteso il via libera della Regione, ultimo atto di una vicenda che complicata.
IL DIBATTITO. «Si può rimettere in moto, almeno per un po’, l’economia», commenta soddisfatto il sindaco Franco Mula pensando alle pratiche bloccate di appartamenti sul litorale pronti alla vendita o case da ristrutturare, tutti in attesa di essere liberati dagli usi civici. «È una proposta con luci e ombre», dice per il Gruppo d’intervento giuridico con Stefano Deliperi che pone in dubbio la costituzionalità della legge regionale e denuncia: «L’estensione del demanio civico è pari a 1186 ettari mentre l’accertamento regionale del 2011 ne prevede 1253 con un saldo negativo di 67 ettari».
LE CORREZIONI. «Abbiamo colto l’occasione offerta dalla legge regionale 19 che dà potestà ai Comuni di intervenire e di dare soluzioni. Abbiamo considerato tutti i piani di lottizzazione approvati negli ultimi cinquant’anni da Comune, Regione, dalla stessa Unione europea che ha finanziato opere di urbanizzazione perché queste aree avevano perso la conformazione originale di demanio civico secondo la norma», spiega Mula. E allora stop agli usi civici a Sos Alinos e Cala Liberotto, a Sas Linnas Siccas e Su Mutrucone.
COOPERATIVA PASTORI. Il consiglio comunale, dove la delibera viene adottata a fine novembre con il voto della maggioranza e di una parte dell’opposizione, trasferisce gli usi civici in un’altra zona, affidata alla cooperativa dei pastori. Area estesa per circa seicento ettari. «Congiuntamente abbiamo approvato un piano di valorizzazione delle terre civiche che permette di fare interventi di miglioramento fondiario o altri investimenti che abbiano finalità sociale», spiega il sindaco. «Non convince la sdemanializzazione proposta per i terreni che hanno mantenuto la connotazione agricola», sostiene il Gruppo d’intervento giuridico che però afferma: «Sono sicuramente aspetti positivi il riconoscimento dell’esistenza dei diritti di uso civico da parte dell’amministrazione comunale, ed è la prima volta, così come l’operazione di trasferimento dei diritti di uso civico con accorpamento, proposta parecchie volta da parte ecologista».
BIDDEROSA. All’associazione ambientalista non va giù un’altra scelta. «Nell’operazione non è previsto il trasferimento dei diritti di uso civico sul litorale di Bidderosa, già tutelato da altre normative ambientali», dice Deliperi. Chiarisce il sindaco: «Avrei spostato volentieri a Bidderosa gli usi civici per garantire una tutela assoluta, ma ora non è possibile. Per Bidderosa siamo in dirittura d’arrivo con la firma della convenzione con l’Ente foreste che prevede la disponibilità di terre libere da uso civico».
LA VICENDA. La delibera consiliare mette termine a una complicata vicenda esplosa nel 2005 quando la Regione definisce un piano di accertamento su 2600 ettari gravati da uso civico. In conto le zone turistiche e anche cave, terreni privati, la pineta di Su Barone. Il Comune contesta e parla di palesi errori che portano la Regione nel 2011 a ridimensionare l’area a 1253 ettari. Ora il Comune traccia un nuovo perimetro e allontana gli usi civici dagli insediamenti turistici.
da L’Unione Sarda, 30 dicembre 2013
Allarme del Gruppo d’intervento: Comuni all’assalto degli usi civici. Polemica sui beni demaniali, Nuoro, Oristano e Orosei nel mirino. (Marzia Piga) (http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/86170_Allarme_del_Gruppo_dintervento_Comuni_allass.pdf)
L’associazione Gruppo di Intervento giuridico va all’attacco di tre Comuni sardi sulla cosiddetta sdemanializzazione degli usi civici. Nel mirino le amministrazioni di Nuoro, Orosei e Oristano che, con delibere dei rispettivi Consigli comunali adottate nelle scorse settimane, hanno chiesto alla Giunta regionale l’approvazione di una nuova ricognizione dei terreni gravati da uso civico per eliminarne definitivamente i vincoli. Il nodo riguarda la legge regionale 19 “Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici e di impianti eolici” approvata lo scorso agosto e subito impugnata dal Governo. «Nonostante si attenda ancora la decisione della Corte Costituzionale – si legge in una nota del Gruppo di intervento giuridico – questi tre Comuni hanno ritenuto di proporre comunque nuovi atti di ricognizione dei rispettivi demani civici». In particolare a Nuoro il Consiglio comunale ha adottato la proposta di sdemanializzazione dei terreni dove sorgono il cantiere per la nuova caserma dell’Esercito (già sede di un deposito munizioni), l’ex Foro Boario, l’ex mattatoio e il galoppatoio. L’operazione proposta dal Comune di Oristano prevede l’eliminazione dei vincoli su aree appartenenti al demanio civico edificate con la realizzazione di opere di carattere pubblico. Orosei ha invece previsto un complesso di operazioni di sdemanializzazione nelle aree turistiche di Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas, Sos Alinos in varie zone agricole alienate dall’amministrazione comunale nei decenni passati. «Nessuno di questi atti – denuncia l’associazione – prevede la contropartita adeguata, che dovrebbe avvenire con un trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni comunali e per la stessa superficie. A perderci saranno soltanto i cittadini, i veri titolari dei diritti sul demanio civico».
gennaio 5, 2014 alle 12:09 pm
GALTELLÌ. La carta degli usi civici
Post n°9940 pubblicato il 04 Gennaio 2014 da valledelcedrino
da LA NUOVA SARDEGNA sabato 4 gennaio 2014
Il Comune: ecco la nuova perimetrazione
Anche il comune di Galtellì sul filo di lana sfrutta l’opportunità concessa agli enti locali dalla nuova legge regionale sugli usi civici e presenta in Regione una nuova perimetrazione del patrimonio terriero gravato dal vincolo. All’esame della giunta la richiesta di sdemanializzazione di alcuni lotti sul versante galtellinese del monte Tuttavista individuati anni fa come zone di possibile espansione per l’attività estrattiva del marmo e di circa 270 ettari di terreni in località Muru. Si tratta di aree vendute o alienate nel corso degli ultimi cinquant’anni a privati cittadini che li hanno quindi trasformati in olivetti, vigneti o imprese agrituristiche e che in ogni modo ne hanno cambiato irreversibilmente le originali condizioni di terreno boschivo. «È l’unica porzione del nostro territorio che risultava gravato dal diritto di uso civico per la quale stiamo chiedendo la sclassificazione – spiega il sindaco Giovanni Santo Porcu – La legge regionale 19/2013 approvata dal consiglio regionale ci da questa opportunità che stiamo perseguendo con la speranza di sanare una problematica ereditata e maturata nel corso di decenni alla quale è giusto dare equa conclusione con il rispetto degli atti sottoscritti a suo tempo tra i privati cittadini ed il Comune. In questa fase non abbiamo previsto lo spostamento del vincolo di queste aree su altre terre comunali libere dall’uso civico, ma siamo pronti ad adeguarci a questa soluzione se la Regione lo ritenesse necessario. Tengo a sottolineare – conclude – che il comune di Galtellì ha più di 2mila ettari di terreno gravato dal diritto di uso civico che stiamo mantenendo tali».
gennaio 5, 2014 alle 2:49 pm
sono stati pubblicati aggiornamenti con le proposte dei Comuni di Portoscuso e di Galtellì.
gennaio 5, 2014 alle 3:49 pm
Delibera n. 55/5 del 2013
Atto di indirizzo concernente “Usi civici”.
con deliberazione n. 55/5 del 31 dicembre 2013, la Giunta regionale ha costituito “un gruppo di
lavoro interassessoriale incaricato di provvedere alla ricognizione generale degli usi civici
esistenti sul territorio regionale e alla individuazione su cartografia aggiornata di dati e
accertamenti già esistenti riportati su cartografie antiche” che dovrà occuparsi delle proposte provenienti dai Comuni: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20140121182408.pdf
gennaio 25, 2014 alle 8:30 pm
da La Nuova Sardegna, 25 gennaio 2014
I terreni di Su Gattu rientrano in possesso del Comune.
Siniscola, il Tar ha dato ragione all’amministrazione I beni gestiti dalla cooperativa ritornano tra le terre civiche. (Salvatore Martini)
SINISCOLA. La data ufficiale è trapelata ieri: 6 febbraio 2014. È quel giorno, un giovedì, che il Comune dovrebbe rientrare in possesso dei beni gestiti per 15 anni dalla cooperativa Su Gattu. Si tratta per lo più di terreni agricoli –per un centinaio di ettari circa – situati nella zona di Capo Comino, al centro di un contenzioso che ha opposto l’amministrazione civica e la stessa cooperativa e che dopo un lungo percorso legale ha dato ragione proprio all’ente pubblico. Il sindaco Rocco Celentano conferma l’imminente provvedimento giudiziario. «Tra pochi giorni – afferma il primo cittadino di Siniscola – il tribunale di Nuoro procederà all’immissione in possesso del Comune dei terreni e dei fabbricati detenuti dalla cooperativa Su Gattu, epilogo di una vicenda legale che ha visto confermare le istanze del nostro Comune. Questi beni sono stati inseriti all’interno del Piano di valorizzazione delle terre civiche elaborato con l’Università di Sassari. L’area avrà quindi un rilancio adeguato – afferma il sindaco – per destinarla allo sviluppo locale del turismo integrato, con particolare riguardo alle produzioni tipiche del territorio nel settore agroalimentare». Un futuro già ponderato, insomma, per i cento ettari di terra che si sdraiano in una delle zone più belle e attrattive di tutta la Sardegna. In consiglio comunale, però, non tutti i gruppi sono d’accordo con questa soluzione, avanzando altre proposte. Zente nova, ad esempio, sostiene che sarebbe meglio suddividere l’area in una decina di porzioni, da assegnare tramite bando pubblico a soggetti locali in grado di svolgere delle attività più competitive. Altri politici chiedono studi settoriali accurati per valutare se a Capo Comino non sia meglio utilizzare quei 100 ettari per altre finalità, diverse da quelle previste dall’amministrazione. Dopo le aule giudiziarie, insomma, i terreni di Su Gattu scaldano quelle del palazzo civico, anche se la giunta assicura di aver prodotto un piano validissimo e vantaggioso per l’intera comunità. «Di studi ne sono stati fatti parecchi – prosegue il sindaco Rocco Celentano – e l’inserimento di questi appezzamenti nel Piano di valorizzazione delle terre civiche è sicuramente l’opportunità migliore per dare impulso alla creazione di piccole imprese in grado di sviluppare azioni destinate ad accrescere la competitività del settore anche con la creazione di un marchio territoriale a forte connotazione identitaria». Un obiettivo che si fa sempre più vicino, questo. Tra pochi giorni il Comune riprenderà il pieno possesso dei terreni di Su Gattu e dei relativi fabbricati. Poi, una volta eseguiti tutti gli adempimenti di circostanza, dovrebbero partire gradualmente i progetti inseriti nel programma di rilancio.
marzo 28, 2014 alle 9:37 am
Allora facciamo un riassunto. La legge n. 19/2013 prevedeva il termine del 31.12.2013 per la presentazione delle ricognizioni da parte dei comuni. Prevedeva, altresì, che la Giunta, approvasse il piano “non oltre i tre mesi successivi”. Partendo dal fatto che la norma è derogatoria del regime ordinario e che, salvo sorprese della giunta di oggi nessun piano sarà approvato, penso si possa agevolmente sostenere che il pericolo è scampato non essendo a mio avviso possibile una proroga al termine fissato. Salvo che questo non avvenga per legge. Detto questo dovrebbe decadere, per cessata materia del contendere e carenza di interesse. anche il ricorso davanti alla Corte costituzionale
giugno 8, 2014 alle 10:46 am
da La Nuova Sardegna, 7 giugno 2014
Il pasticciaccio di Orosei, nuove carte sugli usi civici.
L’ex assessore Loddo: «I terreni interessati non sono più di un centinaio di ettari Metto tutto a disposizione gratuitamente, oggi un’assemblea pubblica». (Angelo Fontanesi): http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2014/06/07/news/il-pasticciaccio-di-orosei-nuove-carte-sugli-usi-civici-1.9381139
Buon Natale! Cafonate quadriruotate a Dorgali.