Source: http://docplayer.it/1877078-Rapporto-ombra-elaborato-dalla-piattaforma-italiana-lavori-in-corsa-30-anni-cedaw.html
Timestamp: 2018-02-21 13:33:53+00:00
Document Index: 36511360

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 11', 'art.7', 'art. 5', 'art.13', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 5', 'art.11', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 9', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 55', 'e contrario', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 55', 'art. 2', 'art. 55', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 11']

RAPPORTO OMBRA. Elaborato dalla piattaforma italiana Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW - PDF
RAPPORTO OMBRA. Elaborato dalla piattaforma italiana Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW
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Dino Mattia Foti
1 RAPPORTO OMBRA Elaborato dalla piattaforma italiana Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW in merito allo stato di attuazione da parte dell Italia della Convenzione ONU per l Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione nei Confronti della Donna (CEDAW) in riferimento al VI Rapporto presentato dal Governo italiano nel 2009 Italia, Giugno 2011
2 Scritto da: Avv. Barbara Spinelli, Giuristi Democratici Contributi di ricerca e di redazione del Rapporto: (in ordine alfabetico) Angelucci Augusta, AO S. Camillo Forlanini - Roma (art. 12) Boiano Ilaria, Differenza Donna Ong (R.G. 19) Carrano Concetta, Differenza Donna Ong (art. 16, R.G.19) Ciccone Gemma, Arci Cultura e Sviluppo (art. 13) Costa Beatrice, ActionAid Italia (art. 8, 14) De Masi Francesca, BeFree Cooperativa sociale contro tratta violenza discriminazioni (art. 6) Ercoli Elisa, Differenza Donna Ong (art. 6) Galarreta Ana Maria, Fondazione Pangea onlus (art. 9, R.G.26) Gargano Oria, BeFree Cooperativa sociale contro tratta violenza discriminazioni (art. 6) Garlappi Arianna, Fratelli dell Uomo (art. 5, 10) Karadole Cristina, Casa delle donne per non subire violenza, Bologna (R.G.19, Capitolo sul femminicidio) Lanzoni Simona, Fondazione Pangea Onlus (art. 5, 13) Mancini Monica, IMED (art. 11) Manente Teresa (R.G. 19) Piaia Giovanna, Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Ravenna (art.7) Pisano Elena, Fratelli dell Uomo (art. 5, 10) Pistono Diletta, Corrente Rosa (art.13) Scaricabarozzi Rossana (art. 8, 14) Scipioni Chiara, Differenza Donna Ong (art. 6) Signoretti Claudia, Fondazione Pangea Onlus (art. 9, R.G.26) Soriato Maria Silvia, BeFree Cooperativa sociale contro tratta violenza discriminazioni (art. 6) Spinelli Barbara, Giuristi Democratici (art. 1-4, 5, 6, 7, 9, 11, 12, 14, 15, 16, R.G.19, R.G.26, Capitolo sul femminicidio e sui matrimoni forzati) Editing: Boiano Ilaria, Ciccone Gemma, Garlappi Arianna, Lanzoni Simona, Mancini Monica, Manente Teresa, Pisano Elena, Scaricabarozzi Rossana, Scipioni Chiara, Signoretti Claudia, Spinelli Barbara. Traduzione in inglese di: Micol Doppio, art. 1, 2, 3, 4, 6, 8, 10, 14 Nick Menhinick, art. 7, 9, 15, 16, GR19 Alpha Language Roma and Maria Laura Talamoni, art. 5, 11, 12, 13 Heather Milligan, art.11 Un ringraziamento speciale per il supporto volontario nella traduzione a: Roberta Ronchi, Amnesty International, gruppo italia 193 Daniela Danna, Ricercatrice in sociologia, Università di Milano Cristina Karadole, Casa delle Donne per non subire violenza, Bologna Rapporto chiuso il 17 Giugno 2011 Contatti: Telephone: ; ; Fax: Website: Blog:
3 Ringraziamenti: La piattaforma Lavori in corsa ringrazia tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione, traduzione e stampa di questo Rapporto. Si ringrazia in particolare per il contributo scientifico: (in ordine alfabetico) Per gli art. 1-4: Bertozzo Graziella, Facciamo Breccia Citti Walter, Ufficio Antidiscriminazioni, ASGI Codrignani Giancarla, Docente di Letteratura classica, giornalista, scienziata politica e scrittrice Lorenzetti Anna, Dottore di ricerca in "Diritto pubblico e tributario nella dimensione europea", Università degli Studi di Bergamo Naldi Emilia, Giurista, cultrice di Pari opportunità, Università degli Studi di Bergamo Nicodemi Francesca, Avvocata, ASGI Traina Ilaria, Avvocata, ASGI Per l'art. 5: Azzalini Monia, Ricercatrice presso l' Osservatorio di Pavia e Direttrice del Global Media Monitoring Project nazionale Ciancio Letizia, Pari o Dispare Cosenza Giovanna, Ricercatrice in Semiotica, Dipartimento di Discipline della Comunicazione, Università di Bologna Giomi Elisa, Ricercatrice in Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell Università di Siena Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice Spina Anna, Donne in Quota Zanardo Lorella, Consulente organizzativa, formatrice e docente, autrice de " Il corpo delle donne" Per l'art. 6: Covre Pia, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus Marcasciano Porpora, MIT (Movimento Identità Transessuale) Nicodemi Francesca, Avvocata, ASGI Ottaviano Silvia, Casa delle Donne per non subire violenza, Bologna Per l'art. 7: Del Re Alisa, CIRSPG (Centro Interdipartimentale di Ricerca: Studi sulle Politiche di Genere), Università di Padova Faralli Carla, Docente, C.I.R.S.F.I.D Università di Bologna La Forgia Francesca, Avvocata, Giuristi Democratici Martini Donatella, Donne in Quota Zajczyk Francesca, Docente, Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'università Bicocca di Milano Per l'art. 8: Del Turco Luisa, esperta di genere in situazioni di conflitto Spina Anna, Donne in Quota Per l'art. 9: Ghirelli Massimo, Archivio dell'immigrazione Malgorzata Marciniak, Forum Mediazione Interculturale Marchetti Sabrina, Dottore di Ricerca presso l'istituto Universitario Europeo di Firenze (da settembre 2011) Zorzella Nazzarena, Avvocata, ASGI Per l'art. 10: Elisa, Valentina, Marta, Flavia, Mujeres Libres Bologna Per l'art. 11: Bozzoli Alessandra, LeNove s.r.l Campari Maria Grazia, Libera Università delle Donne di Milano Ciancio Letizia, Pari o Dispare Cruz Melania, Associazione Anacaona Frondizi Celina, Giurista, ASGI
4 Mariano Marina, Associazione Blimunde Merelli Maria, LeNove s.r.l Milazzo Giovanna, Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario Per l'art. 12: Cirant Eleonora, Unione femminile Corti Ines, laboratorio Anna Lindh per lo studio delle discriminazioni - Facoltà Scienze politiche dell'università di Macerata Cossutta Maura, Delegato AO S.Camillo Forlanini Ospedale Culturalmente Competente Gallo Filomena, Avvocata e Docente di Legislazione nelle Biotecnologie in campo umano, Ass. Certi Diritti Iardino Rosaria, Donne in rete Per l'art. 13: Amori Tiziana, docente, esperta formatrice in Bilancio di competenze, leadership in ottica di Genere Conti Daniela, UISP Unione Italiana Sport per Tutti Morgillo Maria Pia, imprenditrice e non solo, Cento Imprese Rizzitelli Luisa, Responsabile Nazionale Politiche e Promozione dello Sport Italia dei Valori Per l'art. 14: Giudici Serena, Donne in Campo Per l'art : Danna Daniela, ricercatrice in Sociologia presso l'università degli Studi di Milano Ulivi Manuela, Avvocata, Casa delle donne maltrattate di Milano Femminismo A Sud Per R.G. 19: Casaccia Siusi, Avvocata, Forum Donne Giuriste Collettivo Clitoristrix Bologna Miserocchi Monica, Avvocata, Giuristi Democratici Pirrone Marcella, Avvocata, D.i.R.E. Pramstrahler Anna, Casa delle Donne per non subire violenza, Bologna Romanin Angela, Casa delle Donne per non subire violenza, Bologna Per il capitolo sui Matrimoni Forzati: Dal Prà Tiziana, Associazione Trama di Terre, Associazione Interculturale di donne native e migranti Per il capitolo "Femminicidio": Pramstrahler Anna, Casa delle Donne per non subire violenza, Bologna Per il capitolo "Lavoratrici Migranti": Piro Ivana, Giurista Si ringraziano tutti i blog e le testate che propongono informazione di genere online. particolare si ringraziano: In Si ringrazia per il prezioso e costante sostegno offerto al lavoro della Piattaforma Francesca Koch e tutta La Casa Internazionale delle Donne di Roma. L elenco completo delle associazioni, delle/degli esperte/i, delle ONG e delle singole e dei singoli che hanno sottoscritto il Rapporto, sarà consegnato al Comitato ONU per l eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne a Luglio, nel corso della 49ma sessione CEDAW, e sarà aggiornato online.
5 INDICE INTRODUZIONE ARTICOLO 1 NOZIONE DI DISCRIMINAZIONE DI GENERE La nozione di discriminazione basata sul sesso prevista dall art. 1 del d. Lgs. 198/2006 è riduttiva rispetto a quella di cui all art. 1 CEDAW La nozione di discriminazione basata sul sesso contenuta nell art. 1 del d. Lgs. 198/2006 esclude dalla tutela le donne lesbiche e transessuali discriminate per il loro orientamento sessuale Il d. Lgs. 5/2010 restringe la nozione di discriminazione indiretta sul lavoro in violazione degli art. 2 e 15 CEDAW ARTICOLO 2 - LE OBBLIGAZIONI ASSUNTE DALLO STATO CON LA RATIFICA DELLA CONVENZIONE Nessun interesse alla diffusione della conoscenza della Convenzione Il Rapporto Periodico: nessuna traduzione e insufficiente consultazione della società civile La necessità di un cambio nell approccio concettuale all implementazione della Convenzione Inadeguatezza del sistema di tutela antidiscriminatoria Assenza di un approccio di genere nella disciplina sulla condizione giuridica degli stranieri Diffuse violazioni dell obbligazione istituzionale di astenersi da ogni atto o pratica discriminatoria nei confronti delle donne ARTICOLO 3 MISURE PER L AVANZAMENTO NEI DIRITTI DELLE DONNE Criticità relative al sistema nazionale di Pari Opportunità Criticità relative alle istituzioni di Parità Assenza di un organismo indipendente di monitoraggio e tutela dei diritti umani ARTICOLO 4 MISURE SPECIALI TEMPORANEE ARTICOLO 5 RAPPRESENTAZIONE STEREOTIPATA DELLE DONNE Rappresentazione stereotipata del ruolo delle donne e politiche che confermano tale radicamento Rappresentazione stereotipata delle donne nel dibattito politico Rappresentazione stereotipata delle donne nei mass-media Rappresentazione stereotipata delle bambine da parte dei media stereotipi sul ruolo della donna in famiglia e politiche che li confermano Assenza di strategie di lungo termine per combattere a livello culturale gli stereotipi di genere Educazione di genere Le donne straniere, Rom e Sinte non vengono rappresentate ARTICOLO 6 SFRUTTAMENTO SESSUALE Tratta Prostituzione Industria dello spettacolo, locali di intrattenimento e prostituzione Riconoscimento dei doveri giuridici ma non dei diritti in capo alle sex workers ARTICOLO 7 - RAPPRESENTANZA NELLA VITA POLITICA E PUBBLICA Grave sottorappresentanza delle donne nella vita pubblica Mancata attuazione dell art. 51 della Costituzione Sottorappresentazione nelle cariche pubbliche Sottorappresentazione nella pubblica amministrazione Sottorappresentazione nei c.d.a. e nei vertici dirigenziali di enti pubblici Sottorappresentazione nelle professioni Nessuna campagna di sensibilizzazione sull importanza della partecipazione delle donne alla vita politica ARTICOLO 8 - RAPPRESENTANZA NEGLI ORGANISMI INTERNAZIONALI Il Rapporto Governativo non include informazioni sull articolo Le donne rappresentano solo il 16% dei funzionari diplomatici Insufficiente coinvolgimento della società civile nella implementazione della Risoluzione ONU ARTICOLO 9 CITTADINANZA
6 9.1 Nessuna informazione sull implementazione dell art. 9 nel Rapporto Governativo Discriminazione indiretta delle donne straniere nell acquisizione della cittadinanza ARTICOLO 10 - EDUCAZIONE Governo ha totalmente disatteso le Raccomandazioni n. 35 e 36/2005 del comitato CEDAW La Riforma Gelmini discrimina le donne Accesso all istruzione Abbandono scolastico Disincentivi all educazione mista Assenza nei piani di studio di informazioni relative alla salute sessuale e riproduttiva e alla pianificazione familiare Non viene promosso ne finanziato un sistema educativo di genere e rispettoso della diversità..60 ARTICOLO 11 LAVORO Misure speciali per favorire l eliminazione del tetto di cristallo: insufficienti e in ritardo Nessuna misura speciale per favorire l occupazione femminile Nessuna misura per diminuire la precarietà lavorativa delle donne e favorire il lavoro a tempo pieno Nessuna protezione sociale per le lavoratrici discontinue Misure insufficienti e inefficaci per il reinserimento delle donne nel mercato del lavoro Nessuna misura adeguata per garantire pari retribuzione per un pari lavoro Conciliazione vita lavoro Nessuna misura speciale per la tutela della salute e sicurezza delle donne lavoratrici Promozione dell uguaglianza di tutte le donne nell accesso al lavoro e nelle condizioni di lavoro Nessuna misura speciale per contrastare la doppia discriminazione sofferta dalle donne disabili Non viene garantito il diritto al lavoro per le donne private della libertà personale Piano italia Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro"...73 ARTICOLO 12 - SALUTE Insufficienti investimenti sulla medicina di genere Insufficienti politiche di prevenzione. Assenza di strategie a lungo termine Disuguale accesso ai servizi sanitari Nessuna garanzia di libero accesso alla salute sessuale e riproduttiva Pronto soccorso sportello SGBV violenza di genere Procreazione assistita Inadeguata protezione della salute delle donne in gravidanza e dopo il parto Tossicodipendenza Salute delle donne private della libertà personale..86 ARTICOLO 13 DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI Considerazioni sulla spesa per la protezione sociale e il welfare in italia in un ottica di genere Il decentramento genera un diseguale trattamento tra donne nelle diverse regioni Welfare famigliare: la spesa non equamente distribuita discrimina le donne Pensioni Esclusione sociale povertà delle famiglie Piano Italia Politiche di promozione dell imprenditoria femminile Accesso al sistema creditizio formale Partecipazione delle donne alla vita culturale partecipazione delle donne agli sport.98 ARTICOLO 14 DONNE DELLE ZONE RURALI mancanza di dati statistici Mancanza di una strategia organica Sfruttamento delle donne migranti nel settore agricolo ARTICOLO 15 UGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE Nullità dei negozi di matrimonio che limitano la capacità giuridica delle donne Uguale accesso alla giustizia
7 ARTICOLO 16 - NON DISCRIMINAZIONE NEL MATRIMONIO E NEI RAPPORTI FAMILIARI Discriminazione delle migranti irregolari nel diritto a contrarre matrimonio Matrimonio celebrato con rito rom Discriminazione delle madri lesbiche Matrimoni forzati Scioglimento del matrimonio. Lunghezza dell iter & femminicidio Potestà genitoriale Addebito della separazione e mancato riconoscimento della violenza familiare Problematica percezione degli assegni familiari tra i coniugi separati Mancato versamento degli assegni di mantenimento nei confronti del coniuge Gestione dei beni RACCOMANDAZIONE GENERALE 19 - VIOLENZA DI GENERE Rapporto governativo: manca una sezione dedicata alla Raccomandazione Generale Assenza di una definizione legislativa di violenza di genere La sensibilizzazione Assenza dati statistici La prevenzione della violenza di genere La protezione delle vittime di violenza di genere Discriminazione nella protezione delle donne più vulnerabili La risposta repressiva dello stato alla violenza di genere La riparazione RACCOMANDAZIONE GENERALE N. 26 & ARTICOLO 11 CEDAW - LE LAVORATRICI MIGRANTI Le discriminazioni multiple nei confronti delle donne migranti Le discriminazioni multiple nei confronti delle assistenti familiari.135 RACCOMANDAZIONE GENERALE 19 - FEMMICIDIO IN ITALIA. 139 F.19.1 Definizione di femmicidio e femminicidio 139 F Assenza di statistiche ufficiali sul femminicidio in Italia..139 RACCOMANDAZIONE GENERALE 19 & ARTICOLO 15 CEDAW - MATRIMONI FORZATI IN ITALIA.148 MF.19.1 L assenza di rilevazioni statistiche..148 MF.19.2 I matrimoni forzati in Emilia Romagna 148
8 INTRODUZIONE L impegno della società civile nella promozione della Convenzione CEDAW in Italia. Il ruolo della Piattaforma 30 anni CEDAW Lavori in corsa In occasione del XXX anniversario della CEDAW, la parlamentare Giancarla Codrignani presente in Parlamento alla ratificata della Convenzione nel 1985, ricorda con queste parole quell evento: L'Italia ha ratificato la Convenzione nel Quando venne alla Camera, fu scelto di presentarla di lunedì, quando in Parlamento c'è il deserto. Toccò a me esprimere l'approvazione di Pci e Sinistra indipendente: ero furiosa per l'irrilevanza istituzionale data a un impegno importante per le donne e decisi di vendicarmi rinunciando a un breve intervento di sostanza. Consumai tutto il tempo consentito dal regolamento (tre quarti d'ora) descrivendo tutte le caratteristiche dell'atto. Davanti a me stazionavano tre "compagni", un socialista e due comunisti che ripetutamente mi ricordavano che non era il caso e pensassi anch'io ad abbreviare la seduta. Non mi sono divertita, sapendo l'inutilità dell'azione dimostrativa. Almeno posso raccontarvela per "la storia fra noi" 1. Da allora, da parte delle Istituzioni non è stato dedicato maggior riguardo alla promozione e alla discussione pubblica sulla Convenzione e alla sua attuazione. È tuttavia cresciuta l indignazione delle donne per l indifferenza verso questo prezioso strumento di riferimento e il loro attivismo nel sensibilizzare le Amministrazioni locali e nazionali al rispetto del quadro normativo comunitario e internazionale di promozione dei diritti delle donne nello sviluppo delle politiche di loro competenza. Nonostante ciò ad oggi la Convenzione resta poco conosciuta e considerata anche dalle esperte in materia e dalle Istituzioni. Per tale motivo si è deciso di costituire una Piattaforma nazionale capace di porsi come interlocutore autorevole per le istituzioni e di veicolare alla società civile informazioni sul meccanismo e sui principi della Convenzione. La piattaforma 30 anni CEDAW: Lavori in corsa è stata creata nel 2009 in occasione del XXX anniversario della CEDAW e raggruppa associazioni e singole donne impegnate in attività di ricerca, formazione e promozione dei diritti delle donne e dell uguaglianza di genere in Italia e nella cooperazione internazionale. Quando nel dicembre 2009 il Governo italiano ha presentato il suo VI Rapporto Periodico al Comitato ONU per l eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna 2, alcune realtà aderenti alla Piattaforma hanno promosso l elaborazione di un Rapporto Ombra per evidenziare gli aspetti critici del sistema di tutela contro le discriminazioni di genere in Italia. IL VI RAPPORTO PERIODICO DEL GOVERNO ITALIANO Il VI Rapporto periodico del Governo italiano ha la funzione di illustrare al Comitato ONU responsabile di monitorare l applicazione della CEDAW gli sviluppi nell implementazione della Convenzione nel periodo di tempo Invero il Rapporto copre un arco temporale più ampio, estendendo la propria area di valutazione fino al 2011, in quanto il Governo italiano ha inviato considerazioni aggiuntive al Comitato CEDAW nel marzo di quest anno in risposta alla lista di questioni critiche che il Comitato aveva sottoposto durante la sessione preliminare. IL RAPPORTO OMBRA DELLE ONG Il Rapporto Ombra costituisce un importante mezzo di controinformazione offerto alla società civile e al contempo una testimonianza delle principali sfide affrontate dalle donne in Italia nella lotta per l autodeterminazione e per il godimento dei diritti fondamentali. Il documento contiene le problematiche principali identificate dalle autrici che quotidianamente lavorano, fanno volontariato e ricerca per promuovere i diritti delle donne e sviluppare pratiche a garanzia delle pari opportunità. Il Rapporto Ombra rappresenta il risultato di un ampia consultazione con le principali attiviste, accademiche e professioniste appartenenti alla società civile, all associazionismo femminile e femminista, al movimento femminista e lesbico, e ad esperte in materia di discriminazione di genere. Raccoglie inoltre i suggerimenti e 1 Giancarla Codrignani, 2 Di qui in avanti Comitato CEDAW. 1
9 l esperienza di organizzazioni non governative rappresentative che operano per la difesa e la promozione dei diritti delle donne in Italia. Negli anni in Italia non si sono registrati sostanziali miglioramenti nella condizione delle donne. È stato anzi rilevato il disinteresse di gran parte del mondo istituzionale per il numero sempre crescente di violenze domestiche terminate in femminicidi, cui si è aggiunta la strumentalizzazione politica degli stupri commessi da stranieri in luoghi pubblici (un esigua percentuale rispetto a quelli commessi tra le mura domestiche) al fine di approvare leggi in materia di immigrazione ulteriormente repressive. Questo ha portato nel 2007 numerosissime donne a manifestare per chiedere investimenti e piani di intervento strutturali contro la violenza, ma soprattutto per reclamare con forza la promozione di una cultura di genere paritaria capace di sradicare le vecchie concezioni patriarcali e gli stereotipi discriminanti alla base di queste violenze e, più in generale, della sottorappresentazione della donna nei luoghi di potere della vita sociale, culturale, economica e politica. Il Rapporto Ombra evidenzia che l accesso delle donne al lavoro e alla salute riproduttiva non è migliorato in questo periodo. Negli ultimi anni va riconosciuta al Ministero delle Pari Opportunità una crescente attenzione in materia di violenza di genere, che si è concretizzata nell adozione di alcune riforme legislative, fortemente volute dai centri antiviolenza, che da anni giacevano sepolte in Parlamento senza trovare spazio di discussione: lodevole in tal senso l accelerazione dell approvazione della legge sullo stalking e l adozione del Piano nazionale antiviolenza e sulla 1325, quali segnali di coinvolgimento della Ministra sul tema. Al di là di queste necessarie riforme legislative, non si è registrata tuttavia un effettiva volontà politica di realizzazione di un piano d azione strategico che affronti la questione culturale e la questione della presenza femminile nei luoghi di rappresentanza in maniera decisa e questo impedisce un effettivo avanzamento delle donne nel godimento dei loro diritti fondamentali. E il Governo stesso a riconoscere nel Rapporto Periodico che il profondo radicamento degli stereotipi sessisti nel nostro Paese costituisce il maggiore ostacolo alla realizzazione femminile in tutti gli ambiti. Dal 2005 non vi è stato alcuno sforzo nel modificare l immagine stereotipata delle donne nei mass media e il dibattito politico ha contribuito al regresso della rappresentazione e dell immaginario legato alle donne, date le continue allusioni sessuali ed espressioni stereotipate sul ruolo della donna nella società. Comportamenti maschilisti e scorretti nei confronti delle donne sono stati ampiamente tollerati anche in sede pubblica e hanno rafforzato un sentimento di svalutazione delle donne verso se stesse e comportamenti rinunciatari, soprattutto tra le più giovani, a voler partecipare attivamente alla vita sociale, economica, politica e culturale per merito, talento e per le proprie competenze, malgrado sia ormai dimostrata la loro piena capacità ad affrontare qualsiasi tipo di sfida in ogni ambito. La difficoltà incontrata dalle istituzioni italiane nell individuare efficaci strategie di lungo termine per decostruire gli stereotipi di genere, sicuramente è favorita dall assenza di un organismo che sia competente esclusivamente in materia di discriminazione e violenza genere contro le donne e che possa influenzare anche l attività delle altre istituzioni sul tema. Il sistema delle pari opportunità italiano conserva dal 2005 un funzionamento farraginoso e non ha un chiaro indirizzo unitario. Il Ministero delle Pari Opportunità dipende economicamente e politicamente dal Governo: sia perché il Ministero agisce su delega della Presidenza del Consiglio, sia perché è uno dei Ministeri senza portafoglio. Le competenze in materia di parità di trattamento e pari opportunità sono divise tra diversi ministeri e numerosissimi organismi di parità articolati a livello nazionale e locale, spesso di nomina politica e privi di fondi adeguati per assolvere alle loro funzioni. Indubbiamente la società civile potrebbe fornire un contributo strategico qualora venisse accelerata l ormai improrogabile istituzione di un organismo nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani, nel rispetto dei principi di Parigi e delle Raccomandazioni provenienti da ciascuno dei 6 Comitati ONU che hanno esaminato l Italia negli ultimi anni. Tale istituzione dovrebbe inoltre prevedere al suo interno un organismo incaricato del monitoraggio sulla promozione e protezione dei diritti delle donne. Una maggiore adesione ai principi sanciti dalla Convenzione nell elaborazione delle azioni e delle norme in materia di pari opportunità, unitamente ad un maggiore coinvolgimento della società civile potrebbero portare nei prossimi anni sensibili avanzamenti. 2
10 ARTICOLO 1 NOZIONE DI DISCRIMINAZIONE DI GENERE 1.1 LA NOZIONE DI DISCRIMINAZIONE BASATA SUL SESSO PREVISTA DALL ART. 1 DEL D. LGS. 198/2006 È RIDUTTIVA RISPETTO A QUELLA DI CUI ALL ART. 1 CEDAW. IL DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE BASATO SUL SESSO PREVISTO DALLO STESSO ARTICOLO, NON HA PORTATA GENERALE, PERCHÉ NON TROVA TUTELA GIURISDIZIONALE IN MOLTI CAMPI DELLA VITA SOCIALE 3 Nelle Raccomandazioni 19 e 20 del 2005 il Comitato CEDAW si dichiarava preoccupato per l assenza di una definizione di discriminazione di genere in linea con quella contenuta nell art. 1 della Convenzione e riteneva che tale vuoto normativo potesse avere ripercussioni negative sulla consapevolezza del significato e della portata del concetto di parità sostanziale basata sul genere. Il Ministro degli Affari Esteri, nella relazione al Parlamento del 2005 sull attività svolta dal Comitato Interministeriale dei Diritti dell Uomo (CIDU) nonché sulla tutela e rispetto dei diritti umani in Italia, a pagina 69 4 definiva infondato il rilievo mosso dal Comitato CEDAW, ritenendo sufficiente il dettato costituzionale di cui agli articoli 3 e 51 della Costituzione. Il d. lgs. 198/2006 ha introdotto all art.1 una nuova definizione di discriminazione basata sul sesso, successivamente modificata dal d.lgs. 5/2010. La nuova formulazione dell articolo 1 ricalca in maniera riduttiva l art. 1 della CEDAW 5, facendo perdere il riferimento specifico in essa contenuto al godimento dei diritti da parte delle donne, privando così la norma del suo destinatario fondamentale, quasi a voler porre l accento su di una nozione di uguaglianza formale stretta, bidirezionale, cioè riferita sia all uomo sia alla donna che fa perdere di vista tutta l elaborazione in tema di uguaglianza sostanziale, di diritto diseguale e di azioni positive 6. Lo stesso decreto legislativo n. 198, all articolo 25, smentisce la portata generale del divieto di discriminazione, specificando i concetti di discriminazione diretta e indiretta in relazione soltanto alla discriminazione sul lavoro, come peraltro confermato dalle Risposte 7 del Governo al paragrafo 12. Secondo quanto previsto dagli articoli 36 e 55 quinquies del decreto, è possibile ottenere tutela giudiziaria solo per la violazione dei divieti di discriminazione basata sul sesso, sul lavoro nell accesso a beni e servizi. Il divieto di discriminazione generale sancito dall articolo 1 costituisce quindi una formula vuota: permangono gravi vuoti di tutela per le violazioni del divieto di discriminazione basato sul genere negli altri campi (politico, economico, sociale, culturale e civile). Per tali motivi non possono ritenersi condivisibili le considerazioni svolte nel Rapporto Governativo ai paragrafi 37 e38 (si vedano anche le considerazioni sviluppate all art. 2). L assenza di una tutela giurisdizionale contro le discriminazioni di genere valida per tutti gli ambiti della vita sociale, impedisce alle donne di ottenere una piena ed effettiva uguaglianza di fatto nel godimento dei diritti e delle libertà fondamentali. 1.2 LA NOZIONE DI DISCRIMINAZIONE BASATA SUL SESSO CONTENUTA NELL ART. 1 DEL D. LGS. 198/2006 ESCLUDE DALLA TUTELA LE DONNE LESBICHE E TRANSESSUALI DISCRIMINATE PER IL LORO ORIENTAMENTO SESSUALE. L'ASSENZA DI UNA DEFINIZIONE DI DISCRIMINAZIONE BASATA SUL GENERE E SULL'ORIENTAMENTO SESSUALE IMPEDISCE UNA TUTELA PENALE, PREVISTA INVECE PER TUTTE LE ALTRE FORME DI DISCRIMINAZIONE 8 Come indicato dall ILGA 9, in Italia esistono forme di tutela antidiscriminatoria basata sull orientamento sessuale, e dunque anche nei confronti delle lesbiche, solo per quanto concerne l impiego e la protezione umanitaria. Ciò discrimina le lesbiche e transessuali nel godimento dei diritti fondamentali rispetto alle altre donne. La discriminazione basata sul genere e sull orientamento sessuale risulta la sola non tutelata penalmente. La l. 205/1993 (c.d. legge Mancino) infatti prevede come reati una serie di condotte commesse per motivi 3 Paragrafo riferito alla Questione n. 3 della Lista delle questioni e delle domande poste dal Comitato CEDAW e riferite al Sesto Rapporto Periodico dell Italia, ed alla relativa risposta fornita dal Governo italiano in data Di qui in avanti verranno indicate solo come Questione del Comitato CEDAW Vedi anche in tal senso il Documento della rete delle Consigliere di Parità della Regione Emilia-Romagna in merito al recepimento della Direttiva 54/06 in materia di attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione ed impiego 6Cit. BONARDI O., Pari opportunità: una riforma minimale per un codice minimalista, in Note informative, n. 49/2010, , p Di qui in avanti per Risposte si intenderanno le Risposte alla lista delle questioni e delle domande riferite al VI Rapporto Periodico dell Italia che il Governo italiano ha inviato al Comitato in data Paragrafo riferito alla Questione n. 3 del Comitato CEDAW. 9 International Lesbian and Gay Federation, in a joint submission with Arcilesbica, Arcigay, Crisalide Azione Trans, International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association, pp
11 razziali, etnici, nazionali o religiosi 10 se compiuti per motivi di discriminazione di genere o basata sull orientamento sessuale. Tale vuoto di tutela appare ancora maggiormente censurabile se si considera che la legge Mancino richiama esplicitamente la CERD, Convenzione gemella della CEDAW, attuandola. Proprio in ragione della medesima tutela riconosciuta dalle due Convenzioni all art. 2 nei confronti della discriminazione di genere e di quella per motivi razziali, etnici, o nazionali, è auspicabile una equiparazione di protezione anche a livello nazionale. Gli stessi comportamenti non sono penalmente perseguibili, ne tutelati in altro modo. A causa dell assenza di una definizione giuridica di discriminazione basata sul genere e sull orientamento sessuale è stato impossibile per il legislatore estendere la tutela giuridica penale accordata dalla legge Mancino anche a queste forme di discriminazione. In ragione del crescente numero di aggressioni nei confronti di gay e lesbiche, nel 2009 sono stati presentati in Parlamento due disegni di legge (n e n. 1882), per estendere la tutela penale accordata dalla Legge Mancino anche alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. Nell ambito della discussione parlamentare è stata sollevata un questione pregiudiziale di costituzionalità 11 dal gruppo cattolico, approvata con il 54,8% dei voti, che ha determinato la bocciatura del disegno di legge. Ovvero, i membri della Camera, con una maggioranza di soli 63 voti, hanno ritenuto incostituzionale il testo del disegno di legge sostenendo che, in assenza di una definizione giuridica di orientamento sessuale, l'omosessualità e il lesbismo fossero paragonabili all'incesto, alla pedofilia e ad altri comportamenti sessuali devianti 12. Anche a fronte della presentazione del disegno di legge modificato, il voto è stato nuovamente negativo. Il doppio voto negativo trova fondamento in una motivazione ideologica discriminatoria, e ciò è confermato da due evidenze: in primo luogo la definizione di discriminazione basata sull orientamento sessuale è oggi accolta con un significato ben preciso ovunque in Europa, ai sensi degli articoli 8 e 14 CEDU, e 19 TUE, e del diritto comunitario secondario, in secondo luogo perché già nell ordinamento italiano la definizione di orientamento sessuale è stata utilizzata a livello nazionale nel d.lgs. 216/2003 in attuazione della direttiva europea 2000/78/CE, ed a livello regionale nella legge regionale della Toscana 15 novembre 2004, n.63 (Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere) 13. Le stesse osservazioni si possono formulare per il concetto di genere IL D. LGS. 5/2010 RESTRINGE LA NOZIONE DI DISCRIMINAZIONE INDIRETTA SUL LAVORO IN VIOLAZIONE DEGLI ART. 2 E 15 CEDAW 15 Il d. lgs. 5/2010 ha introdotto nel CPO 16 il comma 2 bis all'art. 25, in cui si prevede che costituisce discriminazione, ai sensi del presente titolo, ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell'esercizio dei relativi diritti. Tale formulazione modifica in maniera riduttiva il principio già contenuto nell art. 3, D.Lgs. 151/2000. La precedente disciplina considerava discriminazione il riferimento allo stato matrimoniale, di famiglia o di gravidanza. La nuova disciplina invece si riferisce solo allo stato di maternità e paternità, anche adottivi. Si nota con favore che il legislatore abbia ampliato il campo di applicazione del divieto, riferendolo espressamente alle condizioni di maternità e paternità anche adottive; tuttavia per altro verso l'ambito 10 La propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull odio razziale o etnico; l istigazione a commettere o la commissione di atti di discriminazione per tali motivi; l incitazione a commettere o la commissione di violenza o atti di provocazione alla violenza per tali motivi; la costituzione, la promozione e la partecipazione a organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per tali motivi). 11Dall On. Vietti, UDC. 12 Nella questione pregiudiziale si asserisce che L'espressione orientamento sessuale) è estremamente generica in quanto può indicare fenomeni specifici come l'omosessualità oppure, più in generale, ogni «tendenza sessuale» comprendendo anche incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, masochismo e qualsiasi altro genere di scelta sessuale, che nulla ha a che vedere con l'omosessualità. pre&back_to=http%3a//leg16.camera.it/412%3fidseduta%3d0231%26resoconto%3dstenografico%26indice%3dcronologico%26tit%3d Attualmente la nozione di orientamento sessuale compare anche nella legge della Regione Liguria, 10 novembre 2009, n. 52, (Norme contro le discriminazioni determinate dall orientamento sessuale o dall identità di genere) e nella legge della Regione Marche Legge regionale 11 febbraio 2010 n. 8 Disposizioni contro le discriminazioni determinate dall orientamento sessuale o dall identità di genere. 14 Le leggi regionali di contrasto alle discriminazioni fondate sul genere o in cui si opera un riferimento al genere sono: la L.R. Basilicata , n. 26 Istituzione osservatorio regionale sulla violenza di genere e sui minori; L.R. Liguria , n. 52, Norme contro le discriminazioni determinate dall orientamento sessuale o dall identità di genere; L.R. Liguria , n. 26, Integrazione delle politiche di pari opportunità di genere in Regione Liguria; L.R. Liguria , n. 12, Interventi di prevenzione della violenza di genere e misure a sostegno delle donne e dei minori vittime di violenza;l.r. Liguria , n. 8, Disposizioni contro le discriminazioni determinate dall orientamento sessuale o dall identità di genere; L.R. Piemonte , n. 8, Integrazione delle politiche di pari opportunità di genere nella Regione Piemonte e disposizioni per l'istituzione dei bilanci di genere; L.R. Puglia , n. 7, Norme per le politiche di genere e i servizi di conciliazione vita-lavoro in Puglia; L.R. Toscana , n. 16, Cittadinanza di genere. L.R. Toscana , n. 59, Norme contro la violenza di genere; L.R. Toscana , n. 63, Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere; L.P. Trentino-A.A./Trento: Provincia autonoma , n. 6, Interventi per la prevenzione della violenza di genere e per la tutela delle donne che ne sono vittime; L.R. Umbria , n. 6, Istituzione del Centro per le pari opportunità e attuazione delle politiche di genere nella Regione Umbria. 15 Paragrafo riferito alla Questione n. 2 del Comitato CEDAW. 16 Di qui in avanti per CPO si intenderà il Codice delle pari opportunità, ovvero il d. lgs. 198/2006, così come modificato nel tempo. 4
12 applicativo della norma è stato anche ristretto, perché la precedente formulazione dell art. 3 D.Lgs. 151/2000 conteneva un riferimento più generico (ma per questo anche più ampio) alle condizioni di famiglia e allo stato matrimoniale, attualmente non rinvenibile nel CPO 17. SI RACCOMANDA: L introduzione di una definizione generale in una legge nazionale di rango costituzionale di discriminazione basata sul genere e di discriminazione basata sull orientamento sessuale. L estensione della tutela giurisdizionale alle discriminazioni basate sul genere e l orientamento sessuale in qualsiasi ambito della vita sociale si manifestino, anche in quelli attualmente esclusi o non menzionati dal codice delle pari opportunità. L estensione della tutela penale accordata dalla Legge Mancino nei confronti delle condotte basate su motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi anche nei confronti delle condotte commesse per motivi di odio di genere o basato sull orientamento sessuale. La riformulazione della definizione di discriminazione indiretta sul lavoro conformemente alla CEDAW. 17 BONARDI O., Pari opportunità: una riforma minimale per un codice minimalista, in Note informative, n. 49/2010, , p.8. 5
13 ARTICOLO 2 LE OBBLIGAZIONI ASSUNTE DALLO STATO CON LA RATIFICA DELLA CONVENZIONE 2.1 NESSUN INTERESSE ALLA DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA DELLA CONVENZIONE 18 Nella Raccomandazione 20/2005 il Comitato suggeriva l attuazione di una campagna di sensibilizzazione per far sorgere sia nell opinione pubblica sia tra i funzionari e ufficiali pubblici una maggiore consapevolezza circa l esistenza e il contenuto della Convenzione e gli obblighi dello Stato membro in base alla Convenzione. Nella Raccomandazione 41/2005 il Comitato richiedeva un ampia diffusione in Italia presso i cittadini, i funzionari di governo, i politici, le organizzazioni di donne e di diritti umani, dei commenti conclusivi, della Convenzione, del Protocollo opzionale, delle Raccomandazioni generali del Comitato nonché della Dichiarazione e Piattaforma di azione di Pechino. Come già anticipato nella nostra Lista delle Questioni critiche sottoposta al Comitato, tali Raccomandazioni sono state totalmente disattese, così come le Raccomandazioni Generali n.6 par.2 e n.25 par.2. Nonostante l Italia abbia ratificato la CEDAW quasi 30 anni fa, le Istituzioni non hanno adottato strategie efficaci per aumentare la visibilità della CEDAW. La mancata pubblicizzazione online da parte delle Istituzioni del testo italiano della Convenzione, delle Raccomandazioni generali e del Protocollo opzionale, costituisce sicuramente il maggiore ostacolo alla conoscenza e all utilizzo della CEDAW da parte di attori pubblici e privati Non esiste online sui siti istituzionali una traduzione ufficiale in italiano della Convenzione, delle Raccomandazioni generali e del Protocollo Opzionale Il sito del Dipartimento Pari Opportunità contiene una sola pagina 19 dedicata alla CEDAW nella quale Sinteticamente viene illustrato in italiano il funzionamento della Convenzione. In questa pagina è presente il collegamento al sito ufficiale della Convenzione (in inglese) ed alla sessione in cui verrà esaminata l Italia, ma non è presente una versione in italiano dei documenti. Oltre alla pubblicazione online dei link al sito della Convenzione, non è stata adottata nessun altra strategia di diffusione Nessuna diffusione delle osservazioni conclusive. Le Raccomandazioni del 2005 al Governo italiano sono state pubblicate online in italiano sul sito del Ministero delle pari opportunità solo a fine 2010 L obbligo di pubblicare e diffondere le osservazioni conclusive discende direttamente dalla ratifica della Convenzione e del suo Protocollo Opzionale. Il Governo italiano è inadempiente a tale obbligazione, nonostante le sollecitazioni reiterate provenienti dalla società civile. La traduzione ufficiale dei Commenti Conclusivi del Comitato CEDAW del 2005 è stata messa online solo nel Come già anticipato nella nostra Lista delle Questioni critiche sottoposta al Comitato, questo ritardo è inaccettabile alla luce del fatto che interviene a distanza di 5 anni. Si ricorda che nel 2006 era stata presentata un interrogazione parlamentare a risposta scritta alla Camera dei Deputati indirizzata al Ministero per le Pari Opportunità 20 con la quale si chiedeva il motivo della mancata traduzione e diffusione dei commenti conclusivi, e tale interrogazione non ha mai ricevuto risposta 21. Si ricorda altresì che la pubblicazione online dei commenti conclusivi tradotti in italiano è successiva alla richiesta avanzata in tal senso il 1 giugno 2010, in sede di colloquio con il Ministro Valentino Simonetti, ex-presidente del CIDU all interno del Ministero degli Esteri, da parte delle rappresentanti della piattaforma italiana Lavori in Corsa 30 anni CEDAW, ed è successiva pure all invio, sempre da parte della piattaforma, della Lista delle questioni critiche al Comitato CEDAW, e dunque non risponde ad una effettiva volontà di diffusione del contenuto dei commenti conclusivi quanto piuttosto ad una espressione di convenienza politica volta ad evitare censure da parte del Comitato Nessuna campagna celebrativa istituzionale per il XXX anniversario della Convenzione In occasione del trentesimo anniversario della Convenzione, non è stata organizzata alcuna iniziativa ufficiale per la celebrazione dell'evento e solo qualche Ente locale ha aderito alla campagna d informazione Lavori in corsa - 30 anni CEDAW promossa dalla società civile Inesistenza di strutture nazionali e di meccanismi di coordinamento adeguati ad assicurare una piena ed uniforme attuazione della Convenzione da parte delle autorità 18 Paragrafo riferito alle Questioni n. 2 e 7 del Comitato CEDAW Interrogazione a risposta scritta n. 4/02065 presentata dalle parlamentari De Simone, Deiana, Dioguardi il durante la sessione della Camera dei Deputati n Va osservato che in quella occasione Barbara Spinelli per l associazione Giuristi Democratici ha provveduto a tradurre e pubblicare il testo delle Raccomandazioni sul sito 22 Si veda il calendario degli eventi alla pagina: 6
14 regionali e locali. SI RACCOMANDA: Che vengano destinate risorse economiche per la traduzione e pubblicazione online, in italiano, sui siti istituzionali, di tutto il corpo normativo attinente alla Convenzione incluse le Raccomandazioni Generali, il Protocollo Opzionale, le decisioni del comitato, i Rapporti periodici, i Commenti Conclusivi. Che vengano destinate risorse economiche per la ristampa in forma cartacea del volume La Convenzione delle donne CEDAW, pubblicato nel 2002 dalla Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, con l aggiunta, oltre al testo della Convenzione e del Protocollo Opzionale, anche delle Raccomandazioni generali e dei commenti conclusivi del Comitato CEDAW. Che tale volume venga distribuito gratuitamente a tutti i Parlamentari nazionali e regionali e a tutti gli Assessorati alle Pari Opportunità provinciali e comunali, e che altresì trovi ampia diffusione nelle scuole dell obbligo, nelle Università, presso gli uffici giudiziari ed i Consigli dell Ordine degli Avvocati e degli Psicologi. Che vengano attuate di campagne di sensibilizzazione e finanziati corsi di formazione specifici, affinché sorga non solo nell opinione pubblica, ma soprattutto tra i funzionari pubblici, la magistratura e l avvocatura, una maggiore consapevolezza circa l esistenza ed il contenuto della Convenzione e gli obblighi dello Stato Membro in base alla Convenzione, e circa il significato e la portata della discriminazione di genere. Che si renda possibile alle associazioni femminili di contribuire all implementazione della Convenzione e del Protocollo Opzionale mediante lo stanziamento di fondi per lo sviluppo di capacità e competenze in tal senso. Di creare sinergie positive con le ONG e rendere le associazioni femminili e femministe partner attive che possano svolgere un ruolo propositivo e operativo affinché le azioni istituzionali e sociali convergano verso il comune obiettivo di implementare la Convenzione. Che i commenti conclusivi del Comitato CEDAW vengano ampiamente diffusi in italiano al fine di rendere le cittadine e i cittadini, compresi i funzionari di governo, i politici, i parlamentari e le organizzazioni di donne e di diritti umani, consapevoli dei passi avanti che sono stati fatti per assicurare, di fatto e di diritto, la parità delle donne, nonché degli ulteriori passi necessari a tal proposito. 2.2 IL RAPPORTO PERIODICO: NESSUNA TRADUZIONE E INSUFFICIENTE CONSULTAZIONE DELLA SOCIETA CIVILE Dinamiche non trasparenti e parziali di consultazione della società civile. Mancato coinvolgimento delle organizzazioni non governative più attive a livello nazionale. Le Raccomandazioni 12/2005 e 38/2005 del comitato CEDAW sono state disattese. il processo di consultazione con la società civile è stato poco chiaro in termini di finalità, tempistica e soggetti coinvolti. II CIDU non ha predisposto una procedura formale e trasparente per assicurare la consultazione periodica di ONG e associazioni. Non è nota alcuna procedura informativa o di accredito al fine della partecipazione e della consultazione delle ONG. Manca la costruzione di un dialogo permanente, costruttivo e trasparente 24 con l associazionismo femminile 23 Paragrafo riferito alla Questione n. 1e 7 del Comitato CEDAW. 24 La chiusura del CIDU al dialogo con la società civile e l associazionismo non riguarda solo l implementazione della CEDAW, ma anche delle altre 7
15 e femminista e la società civile, anche al fine della preparazione del rapporto periodico. Il Governo non ha coinvolto nella preparazione del Rapporto le principali ONG che si occupano specificamente di diritti delle donne e sono radicate a livello nazionale 25. A tal proposito, il Governo non ha fornito con precisione le informazioni di chiarimento richieste dal Comitato CEDAW. Le consultazioni cui si riferisce il Governo al punto 6 delle Risposte riguardano solo ONG internazionali e altri enti che solitamente collaborano con il Governo. Nella riunione del cui si fa riferimento al citato punto 6 erano infatti presenti, oltre ad AIDOS e Coordinamento italiano della lobby europea delle donne, associazioni quali Amnesty, Caritas, Unicef, Arcs-Arci, Università di Milano Bicocca, ovvero enti che si occupano in generale di diritti umani, ma nessuno dei quali nessuno si occupa esclusivamente nello specifico di tematiche di genere e che, in ogni caso, non possono dirsi rappresentative della realtà dell associazionismo femminile e femminista attivo in Italia. Nel corso di questa riunione, l unico contributo richiesto alle ONG presenti è stato l invio di materiali utili. Peraltro, avrebbe dovuto essere convocata una seconda riunione per il mese di luglio ed invece alcune delle associazioni presenti da noi interpellate 26 non hanno ricevuto né alcun riscontro rispetto alla riunione di maggio né ulteriori inviti. Il Rapporto non è stato fatto circolare ex ante tra le ONG, e, ad oggi, non è pubblicato in italiano. Alla piattaforma italiana, nell incontro avuto con il Ministro Valentino Simonetti, ex-presidente del Comitato interministeriale per i Diritti Umani all interno del Ministero degli Esteri, il , veniva riferito che non esiste una versione in italiano del Rapporto, e veniva negata la possibilità di traduzione del rapporto ufficiale dall italiano all inglese per carenza di risorse economiche. Al contrario, nelle Risposte al punto 7 si afferma che esiste una versione in italiano del rapporto, poi tradotta in inglese. Nella preparazione da parte dello Stato membro del VI Rapporto periodico sulla attuazione della CEDAW è mancata una effettiva informazione del pubblico in generale, una effettiva consultazione dell associazionismo femminile, un dialogo costruttivo con la società civile L insufficiente coinvolgimento del Parlamento e delle Assemblee Legislative regionali e delle amministrazioni locali nella diffusione dei commenti conclusivi Con la Raccomandazione 38/2005 il Comitato CEDAW incoraggiava lo Stato membro a coinvolgere il Parlamento in una discussione del rapporto prima di sottoporlo al Comitato. La Raccomandazione è stata totalmente disattesa. Con le Raccomandazioni 16 e 41 del 2005 il Comitato CEDAW invitava lo Stato membro a presentare i commenti conclusivi a tutti i ministeri interessati ed al Parlamento, nonché a tutti i politici ed alla società civile, in modo da garantire la loro piena attuazione. Si osserva con rammarico che il Governo ha dimostrato una evidente ritrosia persino a comunicare integralmente al Parlamento i contenuti dei commenti conclusivi. Infatti il CIDU, nella Relazione sull attività svolta dal comitato interministeriale dei diritti dell uomo nonché sulla tutela e rispetto dei diritti umani in Italia, sottoposta al Parlamento, riporta in maniera parziale ed in forma riassuntiva i rilievi mossi dal Comitato CEDAW 27. Peraltro, nel riassumere alcuni dei principali rilievi mossi dal Comitato CEDAW al Parlamento, il CIDU li commenta e li presenta per la maggior parte (nella misura di 10) come rilievi infondati, esprimendo al Parlamento la convinzione che solo 2 dei commenti conclusivi del Comitato CEDAW del 2005 fossero fondati e solo 1 parzialmente infondato 28. Il CIDU ha impropriamente assunto il ruolo di filtro rispetto al Parlamento per quanto concerne la conoscenza esatta dei contenuti delle Raccomandazioni emesse dal Comitato CEDAW. La presentazione da parte del CIDU dei commenti conclusivi del Comitato CEDAW in forma di riassunto, nell ambito di una Relazione che accorpa l attività governativa relativa all implementazione di tutte le Convenzioni ratificate dall Italia in materia di diritti umani, non assolve alla funzione di coinvolgere adeguatamente il Parlamento nel processo di attuazione della Convenzione. Non sono previste inoltre forme di presentazione dei commenti conclusivi nelle Assemblee Legislative regionali e nelle amministrazioni locali, in modo da garantire la piena attuazione delle Raccomandazioni a tutti i livelli, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Le osservazioni avanzate dallo Stato membro al punto 10 delle Risposte non sono sufficienti ad escluderne la responsabilità per non aver adeguatamente adempiuto all obbligazione derivante dalla Convenzione. Convenzioni, come riferito nel Rapporto di monitoraggio delle Raccomandazioni al Governo italiano del Comitato ONU sui diritti economici, sociali, culturali e del Comitato ONU sui diritti umani in merito allo stato di attuazione da parte dell Italia dei Patti internazionali sui diritti economici, sociali e culturali e sui diritti civili e politici e di altri strumenti di diritto internazionale, Roma, , p Tra queste, a mero titolo esemplificativo: la rete nazionale dei centri antiviolenza, UDI, Giuristi Democratici non hanno ricevuto alcuna convocazione da parte del CIDU, nonostante si fossero già messe in evidenza come referenti istituzionali qualificati in materia, essendo state tutte convocate in Parlamento per essere sentite in audizione ed esporre il loro parere circa alcune riforme legislative in materia di violenza di genere e diritto di famiglia. 26 Tra cui Arcs-Arci. 27 V. pag V. pag
16 2.3. LA NECESSITÀ DI UN CAMBIO NELL APPROCCIO CONCETTUALE ALL IMPLEMENTAZIONE DELLA CONVENZIONE 29 Le osservazioni proposte nei paragrafi 2.1 e 2.2 evidenziano la necessità che lo Stato membro modifichi il proprio approccio concettuale all implementazione della Convenzione. La compilazione del Rapporto Periodico non deve essere vissuta dal Governo solo come un momento di raccolta dei dati al quale devono contribuire le ONG oltre che alle amministrazioni. Il Governo deve instaurare una dialogo costruttivo con le ONG finalizzato ad una implementazione della Convenzione partecipata tra attori pubblici e attori privati. La presentazione del Rapporto Governativo richiesta in base al sistema di monitoraggio dell applicazione della CEDAW non può essere considerata dal Governo un mero adempimento di un obbligo internazionale, espletabile a porte chiuse, ma costituire l occasione per il Governo di incoraggiare e promuovere un dialogo costruttivo a livello nazionale e favorire l impegno individuale e sociale per il rafforzamento e la protezione dei diritti delle donne nel Paese. Allo stesso modo, la discussione delle osservazioni del comitato CEDAW davanti al Parlamento non può essere considerata dal Governo un mero adempimento di un obbligo internazionale. La Relazione annuale del CIDU non costituisce una forma adeguata di coinvolgimento del Parlamento nell attuazione della Convenzione. La presentazione al Parlamento delle Osservazioni Conclusive del Comitato CEDAW in forma non integrale ma riassuntiva e previa qualifica della maggior parte delle stesse come infondata costituisce una grave violazione dell art. 13 del Protocollo Opzionale. Il Governo non dovrebbe fornire al Comitato CEDAW informazioni inesatte e inattendibili circa l impegno alla diffusione della Convenzione. In nessuno dei programmi dei corsi Donne, politica, isitituzioni menzionati dal Governo nella Risposta n. 7 ai paragrafi 41-43, compare formalmente nel programma o un modulo di studio, o quantomeno una lezione dedicata in particolare alla CEDAW ed alle procedure previste dal Protocollo Opzionale 30. L unica Università ad aver inserito nel programma lo studio della Convenzione nell ambito della formazione Donne, politica, istituzioni è l Università di Macerata 31. I corsi, promossi dal Dipartimento per le Pari Opportunità, sono rivolti a diffondere la cultura di genere e delle pari opportunità al fine di favorire una maggiore partecipazione delle donne nella sfera pubblica e nella vita politica. E gravissimo che le future esperte in materia di pari opportunità non conoscano l esistenza della Convenzione e non siano state formate circa i principi in essa contenuti ed i meccanismi di implementazione previsti dal Protocollo opzionale. L assenza dai programmi di questi corsi di lezioni dedicate alla CEDAW costituisce anche un segnale preoccupante di come pure a livello accademico la Convenzione sia tenuta in scarsa considerazione non solo nella didattica in generale, ma anche nei corsi che promuovono una formazione di genere. Il Governo dovrebbe ammettere la propria inadempienza all obbligazione di diffondere la conoscenza e l applicazione della Convenzione ed impegnarsi concretamente per il futuro. 29 Paragrafo riferito alla Questione 7 del Comitato CEDAW. 30 L elenco delle Università aderenti al progetto del Ministero delle Pari Opportunità è disponibile qui: Di seguito l elenco completo dei programmi disponibili online dei Corsi Donne, politica, istituzioni, dalla cui lettura si può verificare che non ci sono moduli né lezioni specifiche e neppure riferimenti generali alla CEDAW: Bergamo: ; Camerino: ; Messina: ; Ferrara: ; Milano: ; Calabria: ; Genova: ; Trieste: ; Roma Tre: ; Padova: ; Udine ; Torino:http://www.cirsde.unito.it/ATTIVITA--CIRSDe/Didattica-e-formazione/Donne-- pol/archivio_edizioni_precedenti/dpi_2009/programma_provvisorio_dpi_2009.pdf ; Salerno: ; Teramo: ; Venezia
17 SI RACCOMANDA: Che il Governo chiarisca se esiste una versione italiana ufficiale del Rapporto e, se esiste, perché questa non è stata diffusa tra le associazioni consultate, non è stata pubblicata online e ne è stata negata l esistenza alla Piattaforma italiana impegnata nella stesura del Rapporto Ombra. Di definire una procedura di consultazione periodica, sistematica e trasparente delle ONG e dell associazionismo femminile e femminista al fine di promuovere un dialogo partecipato, costruttivo e permanente. Un maggiore coinvolgimento dell associazionismo femminile e femminista e delle ONG nella preparazione e nella stesura del Rapporto, con dinamiche di informazione del pubblico in generale sulle scadenze e sulle riunioni. Una maggiore trasparenza e dialogo nei confronti delle associazioni coinvolte nella redazione del Rapporto Ombra. Che vengano destinate risorse economiche per la predisposizione di una pagina web dedicata ai Rapporti di monitoraggio in corso, nella quale mettere a disposizione delle ONG e della società civile le statistiche e i dati utilizzati nel Rapporto. Che vengano destinate risorse economiche per una rapida traduzione e pubblicazione online del Rapporto, delle Osservazioni critiche del Comitato CEDAW, delle Risposte del Governo e dei Commenti conclusivi del Comitato CEDAW. Un ampia diffusione dei Commenti conclusivi in forma integrale tra attori pubblici e privati. Un maggiore coinvolgimento del Parlamento nella attuazione della Convenzione, anche mediante la presentazione dei commenti conclusivi in forma integrale ed in una Relazione dedicata esclusivamente alla CEDAW. Un maggiore coinvolgimento delle assemblee legislative regionali e delle amministrazioni locali nell attuazione della Convenzione, nel rispetto del principio di sussidiarietà, da realizzarsi in primo luogo (quantomeno) mediante la trasmissione agli stessi dei commenti conclusivi in forma integrale e di una Relazione dedicata esclusivamente alla CEDAW. Che vengano predisposti meccanismi ad hoc per assicurare la piena attuazione della Convenzione da parte di tutte le autorità e istituzioni regionali e locali. Che lo studio della Convenzione e del Protocollo Opzionale venga inserito nel programma dei corsi Donne, politica, istituzioni. Che lo Stato garantisca il coordinamento e la coerenza di tutte le azioni settoriali, raccogliendo e sviluppandone i risultati sia a livello sociale che culturale. 2.4 INADEGUATEZZA DEL SISTEMA DI TUTELA ANTIDISCRIMINATORIA 32 L'estensione della portata del diritto antidiscriminatorio ad oggi non ha dato luogo ad una esperienza applicativa significativa in materia di discriminazioni di genere. Il ricorso alle risorse normative, alle azioni e ai rimedi offerti dalla tecnica antidiscriminatoria stenta ad affermarsi come attrezzo del mestiere usuale di avvocati e giudici. In particolare, il diritto antidiscriminatorio ha un impatto ancora limitato sui comportamenti sociali 33. Ciò è dovuto anche alla scarsa conoscenza da parte dell'opinione pubblica dell'esistenza e del funzionamento degli strumenti antidiscriminatori. Secondo i dati raccolti dalla Commissione europea con l'eurobarometro , solo un quarto degli intervistati italiani (25%) dichiara che conoscerebbe i propri diritti se fosse vittima di discriminazione o molestie, rispetto a una media europea del 33%. Ad oggi, non sono attive forme di monitoraggio sistematico per valutare se effettivamente il sistema di tutela previsto dal CPO garantisce in maniera omogenea su tutto il territorio un efficace protezione delle 32 Paragrafo riferito alla Questione n. 3 del Comitato CEDAW. 33 Premessa, in Il nuovo diritto antidiscriminatorio (a cura di M. Barbera), Milano, Giuffré, 2007, p. VI
18 donne contro ogni atto discriminatorio Vuoti di tutela Sono esclusi dall ambito di tutela previsto dal CPO, e non sono altrimenti tutelate, le discriminazioni di genere in ambito fiscale-tributario, nella materia della rappresentazione dei sessi sui media, nell istruzione e riguardo all assenza delle donne nei processi decisionali. Si tratta di ambiti che, non a caso, erano inizialmente inclusi nella dir. Servizi, 113 del Inadeguatezza del CPO Ancora prima della sua approvazione 35, il CPO è stato ampiamente criticato dalle più autorevoli accademiche ed esperte/i in materia di diritto del lavoro e diritto antidiscriminatorio come carente sotto numerosi profili e scarsamente coordinato: il CPO ha sollevato forti dubbi, sia in ordine alla sistematicità e alla completezza delle previsioni, sia riguardo alla tecnica legislativa 36, sia riguardo allo scarso coordinamento con le altre normative 37. L inserimento del nuovo titolo sulla discriminazione nell accesso a beni e servizi ha accentuato la non coerenza ed evidenziato il limitato coordinamento delle disposizioni di tutela della parità di genere nel corpo normativo. Il D. Lgs. 5/2010 è intervenuto accentuando gli aspetti problematici del testo 38. Tra le principali critiche formulate al vigente CPO: Mancanza di coordinamento tra le norme accorpate dal CPO. Ripetizione e sovrapposizione di definizioni che non rendono chiara la portata del divieto di discriminazione e determinano ingiuste differenze di tutela Attualmente, nel CPO alla definizione di cosa debba intendersi per discriminazione diretta e indiretta (art. 25) e per molestie generiche e molestie sessuali (art. 26) seguono nove distinti articoli le cui rubriche fanno riferimento al divieto di discriminazione: nell accesso al lavoro (art. 27), nella retribuzione (art. 28), nella prestazione lavorativa e nella carriera (art. 29), nell accesso alle prestazioni previdenziali (art. 30), nelle pensioni (art. 30-bis), nell accesso agli impieghi pubblici (art. 31), nell arruolamento nelle forze armate e nei corpi speciali (32), nel reclutamento nelle forze armate e nel Corpo della Guardia di Finanza (33), nelle carriere miliari (34). A questi si affiancano le nozioni ex art. 55-bis, quanto all accesso e alla fornitura di beni e servizi. La ricomposizione delle definizioni in una parte generale all inizio del Codice, con la contestuale abrogazione degli artt. 25, 26 e 55bis (prevista dallo schema di decreto di recepimento della direttiva poi non approvato) sarebbe stata un passo effettivo verso la riduzione di sovrapposizioni e duplicazioni di definizioni, peraltro non esclusive della parte nozionistica 39. Ad esempio, anche l onere della prova è disciplinato in maniera difforme in due diverse disposizioni. Queste duplicazioni di nozioni e di disciplina determinano una disparità di tutele (v ) Definizione di trattamento discriminatorio più restrittiva rispetto a quella contenuta nella L. 125/2001 La l.125/2001 considerava discriminatorio ogni trattamento pregiudizievole conseguente all adozione di criteri che svantaggiassero in modo proporzionalmente maggiore i lavoratori dell'uno o dell'altro sesso e riguardassero requisiti non essenziali allo svolgimento dell'attività lavorativa. Quello svantaggio considerato proporzionalmente maggiore è diventato, nel CPO una posizione di particolare svantaggio rispetto a lavoratori dell'altro sesso F. AMATO, M. BARBERA, L. CALAFÀ, Note sul progetto di Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, in Si osserva che tutti gli organismi di parità, compresa la Consigliera nazionale, avevano dato un parere contrario sul decreto, che è stato comunque approvato. Cfr. F. AMATO, M. BARBERA, L. CALAFÀ, Codificazioni mancate: riflessioni critiche sul codice delle pari opportunità, p D. GOTTARDI, Il Codice italiano delle pari opportunità e la direttiva comunitaria, in GL, 37, 2006, p. 31, parla in proposito di un inadeguata operazione di copia-incolla, con scarsa padronanza delle tecniche di drafting legislativo, con riferimenti imprecisi ed incompleti, che hanno accentuando la lontananza rispetto alla regolamentazione di livello europeo. T. GERMANO, Il codice delle pari opportunità tra uomo e donna, in Il lavoro nella Giurisprudenza, 8/2006, p. 748 ss. F. AMATO, M. BARBERA, L. CALAFÀ, Codificazioni mancate: riflessioni critiche sul codice delle pari opportunità, cit., 227 ss. 37 LORENZETTI A., ne: Il Recepimento Italiano della Direttiva Beni e Servizi, p Si veda anche BONARDI O., Pari opportunità: una riforma minimale per un codice minimalista, in Note informative, n. 49/2010, Lo schema del Decreto di recepimento della Direttiva 2006/54/CE, tendeva a ridurre le ripetizioni e le formulazioni che rendevano il quadro normativo non coerente, operando un coordinamento con le disposizioni presenti nel Codice e prevedendo un unica parte definitoria sulle nozioni di discriminazioni, inserita nella parte iniziale del testo normativo. Ciò consentiva di non riproporre le nozioni di discriminazione diretta, indiretta, molestie, molestie sessuali, ordine di discriminare (art. 1-bis), nei singoli ambiti di applicazione, riducendo le incongruenze. Tuttavia, lo schema del decreto di recepimento non è stato confermato nel testo definitivo. L atto di recepimento della Direttiva 2006/54/CE, ha infatti riproposto integralmente le definizioni comunitarie, mantenendo la struttura originaria del Codice. LORENZETTI A., ne: Il Recepimento Italiano della Direttiva Beni e Servizi, V. anche ALIDA VITALE, Consigliera di Parità del Piemonte, Nuove norme sulla parità sul lavoro, , 40 Intervista alla Prof.ssa Alessandra Vincenti, Università degli studi di Bergamo. 11
19 Aspetti negativi nel recepimento della direttiva 2004/113 c.d. direttiva servizi Mancata abrogazione di tutte le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative contrarie al principio della parità di trattamento nell accesso e fornitura di beni e servizi. Il legislatore nell introdurre la nuova disciplina non ha provveduto ad abrogare tutte le norme, ancora presenti nell ordinamento, che contrastano con il principio della parità di trattamento nell accesso e fornitura di beni e servizi. Non si è provveduto neppure a disporre la nullità o la modifica delle disposizioni contrattuali, dei regolamenti interni delle aziende e delle norme che disciplinano le associazioni con o senza scopo di lucro, contrari al principio della parità di trattamento Utilizzo del termine sesso, al posto di genere. Il riferimento al sesso viene a determinare una indebita e ingiustificata esclusione dall ambito di operatività della norma nei confronti delle persone transessuali, intersessuali, ermafrodite. La volontà del legislatore di riferirsi al sesso in luogo del genere costituisce una minore tutela rispetto a quella accordata a livello europeo Trasformazione delle azioni positive previste dalla Direttiva in attività promozionali. La disposizione sulle azioni positive (art. 6, Dir. 2004/113) nel codice delle pari opportunità è stata ridotta alla previsione di attività promozionali, compito del neo-costituito Ufficio (art. 55-novies, co. 2,lett. c). Anche se le azioni positive sono una mera facoltà per gli Stati membri, l assenza di una disposizione specifica rischia tuttavia di minare l effettività e l efficacia dei risultati, considerata l aleatorietà della mera previsione di attività promozionali Non obbligatorietà della condanna al risarcimento del danno (v ) Minore possibilità di applicazione del piano di rimozione delle discriminazioni rispetto alla disciplina delle discriminazioni sul lavoro (v ) Limiti alla legittimazione ad agire di associazioni ed enti (v ) Nessun investimento sulla discriminazione di genere nell accesso a beni e servizi. Il legislatore specifica che dall attuazione del decreto di recepimento della direttiva servizi non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (art. 2), ribadendo il concetto espresso all art. 55-quater, co. 5. A parte l impossibilità materiale di realizzare le numerose attività assegnate a costo zero, tale disposizione denuncia una scarsa volontà di investire nella lotta alle discriminazioni di genere Aspetti discriminatori della disciplina italiana e comunitaria in materia previdenziale Definizione di trattamento discriminatorio più restrittiva rispetto a quella contenuta nella direttiva europea 2006/54/CE 43 La direttiva contiene molte e più dettagliate indicazioni su cosa si considera discriminazione, rispetto alla norma italiana 44. La normativa comunitaria considera discriminazione anche l interruzione dei diritti durante i periodi di congedo per maternità o per motivi familiari. Sul punto, non intervengono espressamente né il d.lgs. 252/05, concernente la disciplina generale della previdenza complementare, né il t.u. 151/01, contenente la disciplina dei congedi, né infine il CPO. Ai fini del calcolo del TFR (e quindi della sua destinazione alla previdenza complementare), si ritiene che si debba computare la retribuzione come se il lavoratore avesse svolto la prestazione. Nel silenzio della legge, alla medesima conclusione dovrebbe giungersi per gli ulteriori contributi versati dal datore di lavoro, per i quali invece spesso il versamento è effettuato in proporzione alla retribuzione ridotta percepita 45. Per evitare discriminazioni, occorre una disciplina normativa più dettagliata ed inclusiva di tutte le situazioni contemplate dalla direttiva comunitaria Art. 30bis CPO viola art. 2 e 13 CEDAW 46. Nella recezione dell art. 9 lett. l) della direttiva 2006/54/CE, nel CPO si ammette la possibilità che le prestazioni pensionistiche abbiano livelli 41 Le seguenti osservazioni riportano in forma Sintetica quelle formulate da LORENZETTI A., ne: Il Recepimento Italiano della Direttiva Beni e Servizi. 42 LORENZETTI A., ne: Il Recepimento Italiano della Direttiva Beni e Servizi p Le osservazioni riportate nel presente paragrafo riproducono quelle di: BONARDI O., Pari opportunità: una riforma minimale per un codice minimalista, in Note informative, n. 49/2010, , p La direttiva europea include tra le condotte vietate non solo la selezione delle persone ammesse ai fondi di previdenza, ma anche la previsione di età differenti di accesso o la definizione di requisiti minimi di occupazione o di iscrizione al fondo per ottenere le prestazioni, la previsione di norme differenti in caso di rimborso di contributi o, con l eccezione dell uso dei calcoli attuariali, la fissazione di livelli diversi di prestazioni. 45 Come è stabilito ad esempio nello Statuto di Fonchim, il fondo del comparto chimico. 46 Le osservazioni riportate nel presente paragrafo riproducono integralmente quelle di: BONARDI O., Pari opportunità: una riforma minimale per un codice minimalista, in Note informative, n. 49/2010, , p
20 differenziati (tra uomini e donne), ma solo ove ciò derivi dall applicazione di criteri di calcolo attuariale diversi tra i due sessi. L ammissibilità di differenziare le prestazioni a seconda delle aspettative di vita -notoriamente più lunghe per le donne- costituisce un aspetto discriminatorio comune alla disciplina europea e dell'unione europea. Tale criterio è largamente utilizzato in campo assicurativo ed anche nel campo della previdenza sociale obbligatoria, ma è stato fortemente messo in discussione dalla migliore dottrina 47 che ha evidenziato come altri fattori parimenti rilevanti nella valutazione delle aspettative di vita, quali il fumo, l obesità piuttosto che altri elementi connessi agli stili di vita della persona non vengono affatto presi in considerazione. La differenza di sesso, rispetto a questi elementi è semplicemente più facile da accertare ed applicare. Il risultato è però un aggravamento della condizione delle lavoratrici, che alla minore entità delle prestazioni derivante dalla minore contribuzione connessa alla discriminazione salariale subita durante la vita attiva e alle più frequenti interruzioni di carriera, si vedono aggiungere una ulteriore riduzione rispetto agli uomini - dovuta all utilizzo di calcoli attuariali differenziati. Rispetto alla diffusione del fenomeno appaiono del tutto insufficienti le previsioni, contenute nel nuovo art. 30 bis secondo cui i criteri di calcolo attuariale devono essere affidabili, pertinenti ed accurati e secondo cui la Covip (la commissione di vigilanza sui fondi pensione) verifica il rispetto di tali criteri, con obbligo di relazione annuale al Comitato nazionale di parità Recepimento discriminatorio della disciplina in materia di età pensionabile 48 Il nuovo art. 30 bis CPO non recepisce la direttiva 2006/547CE in materia di età pensionabile 49. L Italia continua a risultare inadempiente a tale divieto di discriminazione, ed è già stato condannato dalla Corte di giustizia per quanto riguarda la diversa età pensionabile dei dipendenti pubblici. La Corte giungerebbe alle stesse conclusioni qualora dovesse esprimersi sulla legittimità della diversa età di accesso ai regimi di previdenza complementare. Ciò può avere riflessi anche sulle pensioni obbligatorie dei dipendenti privati. Il legislatore deve dunque trovare un modo per individuare percorsi di riforma e di recepimento della direttiva europea che non si traducano in una penalizzazione per le donne. Con riferimento al recepimento della disciplina in materia di età pensionabile delle dipendenti pubbliche, la strada scelta dal legislatore nazionale è certamente discriminatoria. A seguito dell intervento della Corte di giustizia, l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche è stata alzata senza l introduzione di altre misure compensative (la più bassa età pensionabile è infatti considerata da tutti gli studiosi della materia e dalla Corte costituzionale una misura per compensare gli svantaggi che le donne subiscono durante la vita attiva) o di flessibilizzazione (valide questa volta per uomini e donne) nell accesso alla pensione Inadeguatezza del sistema di tutela giurisdizionale 50 Uno dei limiti più evidenti del diritto antidiscriminatorio è costituito dal basso tasso di effettività della tutela, anche in conseguenza della poca conoscenza dei rimedi processuali Impossibilità di far valere in giudizio le discriminazioni intersezionali E grave l impossibilità di far valere in giudizio le discriminazioni intersezionali. Ad esempio, nell ipotesi di discriminazione basata sul genere e sull età, il ricorso avversa la discriminazione per età si conclude con ordinanza reclamabile, invece il ricorso avverso la discriminazione di genere si conclude con decreto opponibile. Il che significa che le due questioni non possono essere fatte valere congiuntamente,ma occorre instaurare due giudizi separati, ciò crea gravi problemi nella difesa della vittima di discriminazione Atipicità dei provvedimenti del giudice rende incerta l efficacia della tutela della vittima 47 IZZI, Eguaglianza e differenze nel rapporto di lavoro, Napoli, 2005, p Le osservazioni riportate nel presente paragrafo riproducono integralmente quelle di: BONARDI O., Pari opportunità: una riforma minimale per un codice minimalista, in Note informative, n. 49/2010, , p L art. 11, d. lgs. 252/05 stabilisce che il diritto alla prestazione pensionistica si acquisisce al momento della maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza. A seguito della riforma attuata con Legge n. 243/04 l età pensionabile nel regime obbligatorio e conseguentemente in quello complementare - è diversa per uomini e donne (65 e 60 anni rispettivamente). La direttiva 2006/54/CE e con essa tutta la normativa precedente e la giurisprudenza comunitaria in materia stabiliscono invece espressamente che costituisce discriminazione la previsione di limiti differenti di età di collocamento a riposo. La regola vale solo per la previdenza complementare e per i regimi pensionistici dei dipendenti pubblici e non per quelli obbligatori dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro privati, per i quali invece la differenza di età è ancora ammessa (sia pure a determinate condizioni). 50 Le seguenti osservazioni (para 2.3.2) riportano in forma Sintetica e integrata da altre fonti quelle formulate da LORENZETTI A., ne: Il Recepimento Italiano della Direttiva Beni e Servizi. 51 A. GUARISO, I provvedimenti del giudice, in Il nuovo diritto antidiscriminatorio (a cura di M. Barbera), Milano, Giuffré, 2007, p Contributo della dott.ssa Ilaria Traina. 13
RAPPORTOOMBRA Elaboratodallapiattaformaitaliana LavoriinCorsa:30anniCEDAW in merito allo stato di attuazione da parte dell Italia della Convenzione ONU per l EliminazionediOgniFormadiDiscriminazioneneiConfrontidellaDonna(CEDAW)
RAPPORTO OMBRA Elaborato dalla piattaforma italiana Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW in merito allo stato di attuazione da parte dell Italia della Convenzione ONU per l Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione