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Timestamp: 2018-03-20 17:35:32+00:00
Document Index: 62974426

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1488', 'art. 1485', 'art. 1485', 'sentenza ', 'art. 1485', 'art. 1159', 'art. 3', 'art. 1485', 'art. 1159', 'art. 1485', 'art. 106', 'art. 25', 'art. 38']

Art. 1485 codice civile: Chiamata in causa del venditore
Codice civile Art. 1485 codice civile: Chiamata in causa del venditore
Il compratore convenuto da un terzo che pretende di avere diritti sulla cosa venduta, deve chiamare in causa il venditore (1). Qualora non lo faccia e sia condannato con sentenza passata in giudicato, perde il diritto alla garanzia, se il venditore prova che esistevano ragioni sufficienti per far respingere la domanda (2).
Il compratore che ha spontaneamente (3) riconosciuto il diritto del terzo perde il diritto alla garanzia, se non prova che non esistevano ragioni sufficienti per impedire l’evizione.
Evizione: [v. 1483, 1484].
Convenuto: colui che è chiamato a comparire in un processo civile da chi intende far valere un proprio diritto nei suoi confronti.
Chiamata in causa: si verifica quando è necessario che, in un processo già iniziato, intervenga anche un altro soggetto che è, in qualche modo, collegato alla controversia.
Sentenza passata in giudicato: decisione del giudice che non può più essere riesaminata e che, pertanto, è definitiva.
Domanda: atto con cui una parte, affermando l’esistenza di una situazione e di una norma che la tutela, dichiara di volere l’attuazione di tale norma ed invoca l’intervento del giudice.
(1) La chiamata in causa del venditore soddisfa l’interesse del compratore di ottenere, in quella stessa sede, la condanna del venditore alla garanzia per l’evizione (sicché alla causa partecipano tre soggetti: il compratore, il terzo che vanta diritti sulla cosa ed il venditore che deve garantire dall’evizione l’acquirente).
(2) Evidentemente non si vogliono far gravare sul venditore le conseguenze dell’inerzia del compratore nella conduzione del processo.
(3) Il riconoscimento del diritto del terzo da parte del compratore può avvenire anche a seguito di transazione [v. 1965] che è il contratto mediante il quale le parti evitano una lite facendosi reciproche concessioni.
La vendita in cui sia stato convenzionalmente modificato il contenuto della garanzia per evizione, esonerandosi il venditore, pur tenuto alla restituzione del prezzo, dal pagamento di qualsiasi tipo di indennizzo, mantiene il proprio carattere commutativo e non è configurabile come un negozio aleatorio a rischio e pericolo del compratore. Ne consegue che, per effetto della pattuizione di siffatta diminuzione della garanzia, il venditore è esentato dal risarcimento dei danni, ma, ai sensi dell'art. 1488 comma 1 c.c., non è liberato dall'obbligo, oltre che di restituire il prezzo pagato, di rimborsare le spese accessorie alla stipulazione dell'atto e non ripetibili.
Cassazione civile sez. II 09 gennaio 2013 n. 314
Va rigettata l’eccezione di decadenza dalla garanzia spettante ai sensi dell’art. 1485, c.c., per l'evizione parziale sofferta a causa dell'ordine di demolizione di un vano dell'immobile precedentemente acquistato, in quanto la chiamata in causa del venditore costituisce un onere e non un obbligo per l'acquirente-convenuto nel relativo giudizio, che così potrebbe giovarsi degli effetti della garanzia già nel giudizio di rivendica. Pertanto, ove l'acquirente, invece di chiamare in causa il venditore, eccepisca nei suoi confronti in un separato giudizio, l'escussione della garanzia per evizione, questi, per sottrarsi agli effetti della garanzia, ha a sua volta l'onere di provare che nel giudizio conclusosi con la perdita totale o parziale del diritto di proprietà da parte del suo acquirente, sussistevano sufficienti ragioni per far respingere la domanda proposta nei suoi confronti.
Tribunale Bari sez. II 15 giugno 2009 n. 2022
Quando il compratore, oltre a chiamare in causa il venditore per la denuncia della lite ai sensi dell'art. 1485 c.c., propone contro di lui, nel medesimo processo, anche l'azione di garanzia, fra la causa principale e quella di garanzia (propria) si instaura un vincolo di mera dipendenza ma non di inscindibilità, con la conseguenza che i rispettivi giudizi ben possono proseguire distintamente o essere decisi separatamente, facendo venir meno il nesso di dipendenza; ne consegue che, ove il preteso garantito non ritenga di dover coltivare in grado di appello la propria domanda, legittimamente il giudizio di secondo grado può proseguire ed essere deciso tra le sole parti originarie del rapporto principale, senza la partecipazione del preteso garante.
Cassazione civile sez. II 27 aprile 2009 n. 9910
L'elemento caratterizzante la garanzia per evizione, sia in relazione a vendita volontaria che a vendita forzata, è dato dall'intervento rivendicativo o espropriativo da parte del terzo, pertanto, non si ha evizione, con conseguente sorgere del diritto alla garanzia, per la sola affermazione della esistenza del diritto di proprietà da parte del terzo, indipendentemente da ogni azione di quest'ultimo, ma occorre che il terzo si attivi per recuperare il diritto nella propria sfera patrimoniale, e che il suo diritto sia accertato definitivamente; la suddetta situazione è ritenuta legalmente esistente nelle seguenti quattro ipotesi, al di fuori delle quali non può operare la garanzia per evizione: diritto accertato giudizialmente con sentenza passata in giudicato; riconoscimento del diritto del terzo da parte del compratore, dotato delle caratteristiche di cui all'art. 1485, comma 2, c.c., espropriazione per esecuzione forzata o espropriazione per pubblico interesse.
Qualora l'usucapione abbreviata maturi in capo al terzo in epoca anteriore alla vendita, l'acquirente va considerato come acquirente a non domino, capace a sua volta di divenire proprietario, ai danni del terzo, in base all'art. 1159 bis comma 2 c.c. Nè la buona fede dell'acquirente può dirsi esclusa sol perché il terzo aveva preventivamente trascritto il ricorso ed effettuato la pubblicità di cui all'art. 3 comma 2 l. 10 maggio 1976, n. 346. Maturata l'usucapione a vantaggio del compratore, egli non può far valere la garanzia verso l'alienante esistendo ragioni sufficienti per impedire l'evizione, ai sensi dell'art. 1485 comma 2 c.c.
Tribunale Bergamo 12 giugno 2002
Quando il diritto del terzo, riconosciuto in via transattiva, deriva da maturata usucapione abbreviata relativa alla piccola proprietà rurale secondo l'art. 1159 bis comma 2 c.c., spetta all'acquirente che agisca verso il venditore dimostrare, ai sensi dell'art. 1485 comma 2 c.c., la presenza di tutti gli elementi costitutivi della fattispecie legale.
In tema di competenza per territorio, il terzo chiamato in causa ad istanza del convenuto il quale, ai sensi dell'art. 106 c.p.c., chiede di essere garantito, ma che non abbia proposto alcuna eccezione di incompetenza nei termini e nei modi di legge (come pure nel caso in cui vi sia stato un accordo tra attore e convenuto chiamante in garanzia), non può eccepire l'incompetenza per territorio del giudice davanti al quale è stato chiamato, sia con riferimento alla causa principale (non eccepita dal convenuto) sia con riferimento alla sola causa di garanzia (al fine di impedire il "simultaneus processus" con la causa principale), ove si tratti di garanzia c.d. propria, ossia della garanzia del godimento di diritti che si sono trasferiti (garanzia per evizione nella compravendita, nella donazione, nella permuta, nel trasferimento dei crediti) o costituiti (locazione) o di quella che derivi da vincoli di coobbligazione (fideiussione, obbligazioni solidali contratte nell'interesse esclusivo di uno solo dei debitori), che si caratterizzano tutte per una connessione tra la pretesa dell'attore (della causa principale) e la posizione del garante (chiamato in causa) particolarmente intensa. Più in particolare, comportando la chiamata del terzo in garanzia una limitazione dell'esigenza costituzionale che il terzo non sia distolto dal giudice naturale precostituito per legge (art. 25 cost.), lo spostamento della competenza della causa di garanzia si giustifica solo quando la connessione tra la domanda principale e quella di garanzia sia definibile secondo previsioni di legge relative ai rapporti sostanziali intercorrenti tra le parti processuali, e cioè si tratti della sola garanzia propria, non anche di quella impropria. (Nell'enunciare tale principio, la Corte ha affermato che lo stesso non è stato attenuato dalla riforma del codice di rito operata dalla l. 26 novembre 1990 n. 353, che pure ha limitato l'importanza del rispetto delle regole di competenza, mediante la nuova disciplina dell'art. 38 c.p.c.).
Cassazione civile sez. un. 26 luglio 2004 n. 13968