Source: https://www.magistraturaindipendente.it/la-giustizia-nella-seconda-fase-dellemergenza-sanitaria.htm
Timestamp: 2020-06-03 19:22:47+00:00
Document Index: 125725958

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 183', 'art. 702', 'art. 281', 'art. 190', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 146', 'art. 146', 'art. 603', 'sentenza ', 'art. 84', 'art. 3', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 583', 'art. 309', 'art. 310', 'art. 582', 'art. 64', 'art. 83']

mercoledì, 03 giugno 2020 21:22
Francesca Picardi, Consigliere della Corte di cassazione
Sommario: 1. Premessa. - 2. La situazione attuale. 3. Proposte per la giustizia civile. 4. Proposte per la giustizia penale. 5.Conclusioni.
2. La necessità di traghettare la giustizia ordinaria dalla prima alla seconda fase dell’emergenza sanitaria.
Come noto, con l’art. 1 del d.l. 8 marzo 2020, n. 11, il legislatore ha imposto il rinvio d’ufficio di tutte le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari, fissate tra il 9 marzo ed il 22 marzo 2020, a data successiva, salve limitatissime eccezioni, e contemporaneamente, con il successivo art. 2 ha investito i capi degli uffici giudiziari dell’adozione, previa consultazione con le autorità sanitarie e coi rappresentanti della classe forense, dei provvedimenti organizzativi necessari a consentire la trattazione degli affari giudiziari senza assembramenti all'interno dell'ufficio giudiziario e senza contatti ravvicinati tra le persone[8], attribuendo agli stessi anche il potere di adottare linee guida vincolanti per la fissazione e trattazione delle udienze e/o di rinviare le udienze, salve limitatissime eccezioni, a data successiva al 31 maggio 2020.
Tale impostazione, sebbene drastica, consentirebbe di svuotare gli uffici dal pubblico e renderebbe possibile, grazie all’adozione di idonei provvedimenti organizzativi da parte dei dirigenti[9], la celebrazione di tutte le udienze - anche quelle che coinvolgono le parti, i testi, i consulenti, i periti - relativamente ai processi che, per la materia ed i diritti coinvolti, siano qualificati dalla legge come non procrastinabili o, per la specificità del caso e su istanza di parte, siano qualificati come urgenti dall’organo giudicante.
3. Proposte per la giustizia civile.
In particolare, nelle controversie civili, sarebbe possibile, in deroga alla disciplina vigente, sostituire provvisoriamente l’udienza di precisazione delle conclusioni con lo scambio di un foglio di conclusioni entro un breve termine anteriore alla data originariamente fissata per l’udienza, che resterebbe, comunque, il punto di riferimento per i termini già previsti dalla legge per le conclusionali, le repliche e per il deposito della sentenza. Inoltre, in primo grado, laddove siano già stati assegnati i termini ex art. 183, sesto comma, c.p.c., si potrebbe prevedere, in deroga alla disciplina vigente, che il giudice provveda sulle richieste istruttorie, senza celebrare l’udienza, attribuendo alle parti la facoltà di depositare un’eventuale nota entro un breve termine anteriore alla data originariamente fissata per l’udienza, che resterebbe, comunque, il punto di riferimento anche per il termine di deposito del provvedimento. Lo stesso meccanismo della sostituzione di note scritte all’udienza potrebbe essere adottato per ogni udienza fissata per l’assunzione di una decisione (ad esempio, per le udienze fissate per la decisione dei procedimenti sommari di cognizione ex art. 702-bis c.p.c. o per quelle delle controversie locatizie o, ancora, per quelle fissate ai sensi dell’art. 281-sexies c.p.c.). Peraltro, tenuto conto del ridotto impegno per le istruttorie e le udienze di trattazione, ogni magistrato potrebbe anticipare le precisazioni delle conclusioni - soprattutto se fissate in date assai lontane - con provvedimento fuori udienza da comunicare in via telematica, assegnando un termine per il deposito telematico delle note di conclusioni, delle conclusioni e delle repliche nel rispetto dei vincoli temporali fissati dall’art. 190 c.p.c. o dal legislatore dell’emergenza. Allo stesso modo, la conoscenza del proprio ruolo consentirebbe ad ogni magistrato di organizzare il proprio lavoro, cercando di decidere tutte le cause già mature, per potere dedicare in futuro, quando la vita sarà tornata al suo corso normale, più tempo alle trattazioni, alle istruttorie ed ai tentativi di conciliazione[10].
A questo punto, tenuto conto della diminuzione del pubblico, la presenza dei magistrati (per visionare i fascicoli o redigere/depositare i provvedimenti) e del personale di cancelleria (per assicurare l’espletamento dei relativi servizi) – così come lo svolgimento delle udienze relative ai processi individuati dal legislatore come non procrastinabili - può essere organizzato dal dirigente con le dovute cautele.
Per quanto concerne l’introduzione di nuovi procedimenti, occorre valutare, da un lato, che le notifiche di citazioni e ricorsi comportano la movimentazione di persone, attesa l’impossibilità di utilizzare strumenti telematici nei confronti di tutti i convenuti-tipo di un processo ordinario (che possono essere privati non muniti di p.e.c.), e, dall’altro lato, che gli incontri tra i legali e le parti e la preparazione della documentazione essenziale, attività indispensabili per l’elaborazione delle strategie difensive, può risultare alquanto problematica - sia per l’attore sia per il convenuto - in considerazione delle misure restrittive che limitano gli spostamenti[12]. In tale contesto, un adeguato compromesso potrebbe essere costituito dalla previsione di una generale sospensione dei termini di prescrizione e decadenza e di impugnazione, come già previsto per la prima fase dell’emergenza dall’art. 83, comma 2, del d.l. n. 18 del 2020, in modo da attribuire alla parte la facoltà di differire la proposizione di una nuova causa, lasciandone ferma la possibilità, secondo il meccanismo telematico già prefigurato dall’art. 83, comma 10, del d.l. n. 18 del 2020. La trattazione dei nuovi procedimenti dovrà, però, essere fissata ad una data successiva a quella del previsto ritorno alla normalità, salva la declaratoria di urgenza o la riconducibilità del procedimento alle categorie già individuate dal legislatore come non procrastinabili: in questo modo, da un lato, si tutelano i convenuti, che potrebbero incontrare difficoltà nella costituzione, e, dall’altro, si consente la programmazione ed organizzazione delle attività di trattazione.
Nel giudizio di appello, la sostituzione dell’udienza con la trattazione scritta consentirebbe la piena ripresa del lavoro. Ai dirigenti resterebbe il compito di programmare le udienze in ufficio in modo da assicurare, in considerazione delle dimensioni dell’edificio e delle aule e del numero delle sezioni, un livello sostenibile di presenze in ciascun giorno ed orario. Gli strumenti informatici - quali Microsoft-Teams – potrebbero essere utilizzati per pianificare le cd. pre-camere di consiglio, a cui già si ricorreva in passato, onde limitare al minimo la permanenza in ufficio.
In primo luogo, i giudici e gli avvocati coinvolti nei procedimenti dinanzi alla Suprema Corte provengono da tutta l’Italia e, quindi, la loro presenza richiede spostamenti che sono, in questo momento, problematici. Inoltre, il fascicolo del relativo giudizio non è informatizzato e sinora i giudici ne hanno sempre ritirato le copie in ufficio, unico luogo ove, peraltro, è possibile consultare il fascicolo nella sua completezza e eventualmente, ove necessario ai fini della decisione, i fascicoli di primo e secondo grado, che devono, peraltro, essere spediti dagli uffici di merito. A ciò si aggiunga, infine, che, allo stato attuale, non è consentito dalla legge il deposito telematico degli atti in Cassazione: problematica a cui il Primo Presidente ha cercato di porre rimedio, nel suo provvedimento organizzativo del 31 marzo 2020, stabilendo che, per i ricorsi da trattare fino al 30 giugno 2020, i difensori, utilizzando esclusivamente l'indirizzo elettronico presente nel Re.G.Ind.E., possono far pervenire motivi aggiunti e memorie a mezzo posta elettronica certificata agli indirizzi indicati, comunicandoli contestualmente e con lo stesso mezzo alla controparte, secondo le modalità tecniche da individuare. Si tratta di una soluzione provvisoria e sperimentale, che, comunque, non esclude il deposito ordinario da eseguirsi direttamente al Palazzaccio[13].
4. Proposte per la giustizia penale.
Invero, il contraddittorio orale è il cardine del processo penale, che risulta, quindi, molto più problematico riorganizzare in modo compatibile con le precauzioni del distanziamento sociale, potendo raramente rinunciarsi alla compresenza di una molteplicità di persone nelle aule di giustizia o in luoghi analoghi, compresenza che mira anche a garantire la genuinità, veridicità e spontaneità delle dichiarazioni. Così, sebbene l’art. 83, comma 12, del d.l. n. 18 del 2020, nello stabilire che la partecipazione a qualsiasi udienza delle persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare è assicurata, ove possibile, mediante videoconferenze o con collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, abbia richiamato - peraltro, con il limite della compatibilità - solo i commi 3, 4 e 5 dell'art. 146-bis del d.lgs. n. 271 del 1989, si è subito prospettata la necessaria applicazione del comma 6 dello stesso art. 146-bis, ai sensi del quale un ausiliario abilitato ad assistere il giudice in udienza designato dal giudice o, in caso di urgenza, dal presidente, è presente nel luogo ove si trova l’imputato e ne attesta l’identità dando atto che non sono posti impedimenti o limitazioni all’esercizio dei diritti e delle facoltà a lui spettanti. Questo rapido accenno alla video-conferenza dell’imputato detenuto chiarisce come, anche tramite i collegamenti da remoto, la celebrazione dell’udienza penale esiga la compresenza negli stessi ambienti di una pluralità di persone[15].
Per quanto concerne, invece, la fase processuale, sebbene con maggiori difficoltà, anche nel processo penale si può provare a realizzare la fase decisoria per quei procedimenti in cui l’istruttoria sia già esaurita, sostituendo la discussione orale con lo scambio di memorie conclusionali e di replica entro termini necessariamente sfalsati per il pubblico ministero, la parte civile, il responsabile civile e l’imputato, in questo modo, quantomeno, definendo tutto quello che è già maturo per la decisione (eventualmente provvisoriamente eliminando il meccanismo della lettura del dispositivo in udienza e consentendo ai magistrati più esposti al contagio e/o residenti nelle zone più pericolose la partecipazione da remoto)[18]. In questa fase di emergenza, potrebbero prestarsi a tale meccanismo alternativo, derogatorio rispetto a quello ordinario della discussione orale, quei procedimenti sottoposti a riti alternativi e quelle fasi processuali in cui non vi è, in via ordinaria, lo svolgimento di alcuna istruttoria. Così, nel giudizio di appello, in cui la rinnovazione dell’istruttoria è soggetta ai limiti di cui all’art. 603 c.p.p., potrebbero essere provvisoriamente sostituite in trattazioni scritte tutte le udienze o quantomeno quelle in cui già si è già verificata la regolare costituzione delle parti, salva la rimessione della causa sul ruolo ad un’udienza successiva alla fine dell’emergenza laddove si debbano riassumere le prove già acquisite in primo grado o riassumere nuove prove e salva la previsione di una clausola di salvaguardia, che consenta alle parti la richiesta della celebrazione dell’udienza. Parimenti nel giudizio di legittimità - per cui sussistono tutte le problematicità già individuate nel paragrafo precedente e valgono le medesime considerazioni già svolte (ivi compresa quella concernente la vanificazione del lavoro organizzativo svolto sinora dalla proroga della sospensione laddove escluda la celebrazione delle udienze ri-fissate, anche in conseguenza dell’impossibilità di rispettare i termini di legge per gli avvisi effettuati) - potrebbero essere trattati i procedimenti camerali non partecipati e, mediante la sostituzione dell’udienza con la trattazione scritta, gli altri procedimenti[19], salva una clausola di salvaguardia che consenta alle parti la facoltà di chiedere la celebrazione dell’udienza.
Tuttavia, non può sottovalutarsi che lo svolgimento di tali attività comporterebbe, comunque, un’affluenza non esigua di magistrati, cancellieri, difensori e personale della Procura negli uffici giudiziari - se non per il deposito dei provvedimenti e delle memorie (sostitutive della discussione orale), che potrebbe essere, in via provvisoria, consentito a mezzo p.e.c. - quantomeno per la visione e l’estrazione della copia degli atti, tenuto conto della mancata digitalizzazione del fascicolo penale. Sebbene tali ingressi possano essere pianificati in modo da evitare gli assembramenti[20], la movimentazione di persone che ne deriva, anche ai fini della preparazione delle difese e dei necessari incontri tra difensori e imputati, impone la selezione, da parte del legislatore, di quei procedimenti più importanti, in considerazione dei diritti coinvolti, di cui deve essere assicurata la trattazione, nonostante l’emergenza, tra cui devono necessariamente essere inclusi - a prescindere dalla necessità di un’istanza di parte - quelli in cui sono state applicate misure cautelari limitative della libertà personale, in quanto un’ulteriore dilatazione, tramite la sospensione, dei termini di custodia cautelare non appare compatibile con il principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza dell’imputato sino alla condanna definitiva[21].
[4]E’ fatta salva la possibilità, omesso ogni avviso, di definizione del giudizio in esito all'udienza cautelare, ai sensi dell'articolo 60 del c.p.a., che stabilisce che, in sede di decisione della domanda cautelare, purché siano trascorsi almeno venti giorni dall'ultima notificazione del ricorso, il collegio, accertata la completezza del contraddittorio e dell'istruttoria, sentite sul punto le parti costituite, può definire, in camera di consiglio, il giudizio con sentenza in forma semplificata, salvo che una delle parti dichiari che intende proporre motivi aggiunti, ricorso incidentale o regolamento di competenza, ovvero regolamento di giurisdizione, omesso ogni avviso.
[5]Del resto, questa stessa modalità procedurale era stata introdotta già per la prima fase di gestione dell’emergenza, seppure condizionata alla istanza congiunta delle parti. Difatti, l’art. 84, comma 2, d.l. n. 18 del 2020 stabilisce che, in deroga a quanto previsto dal comma 1, dal 6 aprile al 15 aprile 2020 le controversie fissate per la trattazione, sia in udienza camerale sia in udienza pubblica, passano in decisione, senza discussione orale, sulla base degli atti depositati, se ne fanno congiuntamente richiesta tutte le parti costituite entro il termine perentorio di due giorni liberi prima dell'udienza. Va, invece, sottolineato che è stata eliminata la facoltà, attribuita originariamente dall’art. 3, comma 4, del d.l. n. 11 del 2020 a tutte le parti, di chiedere la discussione in udienza camerale o in udienza pubblica, con apposita istanza da notificare alle altre parti costituite e da depositare almeno due giorni liberi prima della data fissata per la trattazione, in questo modo impedendo la trasformazione della discussione orale in scritta.
[8]Provvedimenti che, come specificato al comma 2 di tale disposizione, possono prevedere: a) la limitazione dell'accesso del pubblico agli uffici giudiziari, garantendo comunque l'accesso alle persone che debbono svolgervi attività urgenti; b) la limitazione, sentito il dirigente amministrativo, dell'orario di apertura al pubblico degli uffici anche in deroga a quanto disposto dall'articolo 162 della legge 23 ottobre 1960, n. 1196, ovvero, in via residuale e solo per gli uffici che non erogano servizi urgenti, la chiusura al pubblico; c) la regolamentazione dell'accesso ai servizi, previa prenotazione, anche tramite mezzi di comunicazione telefonica o telematica, curando che la convocazione degli utenti sia scaglionata per orari fissi, nonché l'adozione di ogni misura ritenuta necessaria per evitare forme di assembramento; d) l'adozione di linee guida vincolanti per la fissazione e la trattazione delle udienze; e) la celebrazione a porte chiuse, ai sensi dell'articolo 472, comma 3, del codice di procedura penale, di tutte le udienze penali pubbliche o di singole udienze e, ai sensi dell'articolo 128 del codice di procedura civile, delle udienze civili pubbliche; f) la previsione dello svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti mediante collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia; g) la previsione del rinvio delle udienze a data successiva al 31 maggio 2020 nei procedimenti civili e penali, salve limitatissime eccezioni; h) lo svolgimento delle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti mediante lo scambio e il deposito in telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni, e la successiva adozione fuori udienza del provvedimento del giudice.
[11]Peraltro, l’art. 83, comma 11, del d.l. n. 18 del 2020 ha esteso l’obbligo del deposito telematico anche agli atti introduttivi della causa, stabilendo che dal 9 marzo 2020 al 30 giugno 2020, negli uffici che hanno la disponibilità del servizio di deposito telematico, anche gli atti e documenti di cui all'articolo 16-bis, comma 1-bis, del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono depositati esclusivamente con le modalità previste dal comma 1 del medesimo articolo e che gli obblighi di pagamento del contributo unificato di cui all'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, nonché l'anticipazione forfettaria di cui all'articolo 30 del medesimo decreto, connessi al deposito degli atti con le modalità previste dal periodo precedente, sono assolti con sistemi telematici di pagamento anche tramite la piattaforma tecnologica di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
Così anche il Primo Presidente della Cassazione ha cercato di risolvere il problema del deposito degli atti, al fine di ridurre l’affluenza del pubblico in ufficio, stabilendo, nel provvedimento n. 47 del 2020, alle lett. e) e f), che le conclusioni e gli altri atti della Procura generale relativi alle cause e ai procedimenti sopra indicati possono essere inviati, alla competente cancelleria della Corte di cassazione, dalla casella di posta elettronica della competente segreteria civile o penale, mediante l'allegazione al messaggio di posta, recante le indicazioni idonee all'identificazione del procedimento, di un file in formato PDF composto secondo le disposizioni organizzative dettate dal Procuratore generale a norma dell'art. 83, commi 6 e 7, DL n. 18 del 2020, e che, per i ricorsi da trattare fino al 30 giugno 2020, i difensori, utilizzando esclusivamente I 'indirizzo elettronico presente nel Re.G.Ind.E., possono far pervenire alla Corte motivi aggiunti e memorie a mezzo PEC agli indirizzi indicati nell'allegato, comunicandoli contestualmente e con lo stesso mezzo alla controparte, secondo le modalità tecniche che saranno successivamente indicate.
Si tratta, tuttavia, di sistemi tramite cui non può superarsi il limite della tassatività ed inderogabilità delle forme delle impugnazioni. Senza pretesa di esaustività va ricordato che è inammissibile l'opposizione a decreto penale di condanna presentata a mezzo di posta elettronica certificata, stante il principio di tassatività ed inderogabilità delle forme per la presentazione delle impugnazioni, trattandosi di modalità non consentita dalla legge, in ragione dell'assenza di una norma specifica che consenta nel sistema processuale penale il deposito di atti in via telematica, e nonostante che per espressa previsione di legge il valore legale della posta elettronica certificata sia equiparato alla raccomandata con ricevuta di ritorno (Sez. 4, n. 21056 del 23/01/2018 Cc.- dep. 11/05/2018, Rv. 272740 – 01); è inammissibile l'impugnazione cautelare proposta dall'indagato mediante l'uso della posta elettronica certificata, in quanto le modalità di presentazione e di spedizione dell'impugnazione, disciplinate dall'art. 583 cod. proc. pen. - espressamente richiamato dall'art. 309, comma 4, che, a sua volta, è richiamato dall'art. 310, comma 2, cod. proc. pen. - sono tassative e non ammettono equipollenti, stabilendo soltanto la possibilità di spedizione dell'atto mediante lettera raccomandata o telegramma, al fine di garantire l'autenticità della provenienza e la ricezione dell'atto, mentre nessuna norma prevede la trasmissione mediante l'uso della p.e.c. (Sez. 3, n. 38411 del 13/04/2018 Cc. - dep. 09/08/2018, Rv. 276698 - 01); è inammissibile il ricorso per cassazione proposto dinanzi ad autorità giudiziaria diversa da quella competente a riceverlo e trasmessa a mezzo p.e.c. all'ufficio competente da parte della cancelleria del giudice ove era stato depositato ai sensi dell'art. 582, comma 1, cod. proc. pen. (Sez. 6 n. 41283 del 11/09/2019 Cc. - dep. 08/10/2019, Rv. 277369 – 01, che, in motivazione, ha chiarito che la previsione dell'art. 64 disp. att. cod. proc. pen., che consente il ricorso ai mezzi idonei di cui agli artt. 149 e 150 cod. proc. pen., tra i quali la p.e.c., riguarda unicamente la comunicazione degli atti del giudice e non la trasmissione, a cura della cancelleria dell'ufficio giudiziario presso cui l'impugnazione è stata depositata, di un atto di parte, quale l'impugnazione). Tali limitazioni non possono essere superate con le misure organizzative dei dirigenti.
[17]Telematizzazione potenziata dai commi 13, 14 e 15 dell’art. 83 del d.l. n. 18 del 2020, ai sensi dei quali le comunicazioni e le notificazioni relative agli avvisi e ai provvedimenti adottati nei procedimenti penali ai sensi del presente articolo, nonché dell'articolo 10 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, sono effettuate attraverso il Sistema di notificazioni e comunicazioni telematiche penali ai sensi dell'articolo 16 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, o attraverso sistemi telematici individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia; le comunicazioni e le notificazioni degli avvisi e dei provvedimenti indicati al comma 13 agli imputati e alle altre parti sono eseguite mediante invio all'indirizzo di posta elettronica certificata di sistema del difensore di fiducia, ferme restando le notifiche che per legge si effettuano presso il difensore d'ufficio; tutti gli uffici giudiziari sono autorizzati all'utilizzo del Sistema di notificazioni e comunicazioni telematiche penali per le comunicazioni e le notificazioni di avvisi e provvedimenti indicati ai commi 13 e 14, senza necessità di ulteriore verifica o accertamento di cui all'articolo 16, comma 10, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.