Source: https://legislazionetecnica.it/rubrica/normativa-naz?page=4
Timestamp: 2019-12-06 07:50:26+00:00
Document Index: 141522202

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 36', 'art. 44', 'art. 95', 'sentenza ']

Indice normativa nazionale n. 4/2013
Indice normativa nazionale n. 3/2013
Indice normativa nazionale n. 2/2013
Indice normativa nazionale n. 1/2013
Indice normativa nazionale n. 12/2012
Indice normativa nazionale n. 11/2012
Indice normativa nazionale n. 10/2012
Indice normativa nazionale n. 9/2012
Indice normativa nazionale n. 7-8/2012
Indice normativa nazionale n. 6/2012
Indice normativa nazionale n. 5/2012
Indice normativa nazionale n. 4/2012
Indice normativa nazionale n. 3/2012
Indice normativa nazionale n. 2/2012
Indice normativa nazionale n. 1/2012
Indice normativa nazionale n. 12/2011
Indice normativa nazionale n. 11/2011
Indice normativa nazionale n. 10/2011
Canoni per concessioni di coltivazione del gas naturale
FAST FIND : GP17542
Competenza giurisdizionale per contraffazione marchi UE
Sent. C. Giustizia UE 05/09/2019, n. C-172/18
Rinvio pregiudiziale - Marchio dell’Unione europea - Regolamento (CE) n. 207/2009 - Articolo 97, paragrafo 5 - Competenza giurisdizionale - Azione per contraffazione - Competenza dei giudici dello Stato membro sul cui territorio «l’atto di contraffazione è stato commesso» - Pubblicità e offerte di vendita pubblicate su un sito Internet e su piattaforme di reti sociali.
L’articolo 97, paragrafo 5, del Regolam. Cons. UE 26/02/2009, n. 207, sul marchio [dell’Unione europea], deve essere interpretato nel senso che il titolare di un marchio dell’Unione europea che si ritiene leso dall’uso senza il suo consenso, da parte di un terzo, di un segno identico a tale marchio nella pubblicità e nelle offerte di vendita pubblicate per via elettronica per prodotti identici o simili a quelli per cui tale marchio è stato registrato, può introdurre un’azione per contraffazione contro tale terzo dinanzi a un tribunale dei marchi dell’Unione europea dello Stato membro sul cui territorio si trovano consumatori o professionisti cui si rivolgono tali pubblicità o dette offerte di vendita, nonostante il fatto che il suddetto terzo abbia adottato le decisioni e le misure finalizzate a tale pubblicazione elettronica in un altro Stato membro.
FAST FIND : GP17541
IVA - Vendita di terreno con fabbricato da demolire
Rinvio pregiudiziale - Sistema comune d’imposta sul valore aggiunto (IVA) - Direttiva 2006/112/CE - Vendita di un terreno sul quale, al momento della cessione, si trova un fabbricato - Qualificazione - Articoli 12 e 135 - Nozione di "terreno edificabile" - Nozione di "fabbricato" - Valutazione della realtà economica e commerciale - Valutazione degli elementi oggettivi - Intenzione delle parti.
L’articolo 12, paragrafo 1, lettere a) e b), e paragrafi 2 e 3, nonché l’articolo 135, paragrafo 1, lettere j) e k), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, devono essere interpretati nel senso che un’operazione di cessione di un terreno che incorpora, alla data di tale cessione, un fabbricato non può essere qualificata come cessione di un "terreno edificabile" quando tale operazione è economicamente indipendente da altre prestazioni e non forma, con queste ultime, un’unica operazione, anche se l’intenzione delle parti era che il fabbricato fosse totalmente o parzialmente demolito per fare posto ad un nuovo fabbricato.
OEPV - Valutazione della certificazione dell'impegno etico e sociale
Non contrasta con il divieto di commistione tra requisiti di partecipazione e criteri di valutazione dell’offerta la previsione della lex specialis che prevede l’attribuzione di un punteggio apposito per il possesso della certificazione SA 8000, ossia di una certificazione dell’impegno etico e sociale dell’azienda nello svolgimento dell’attività di impresa, volta a certificare alcuni aspetti della gestione aziendale, tra cui il rispetto dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori, della sicurezza e salubrità nei posti di lavoro, della filiera di produzione dei lavoratori, dei consumatori.
FAST FIND : GP17539
Permesso di costruire annullato e obbligo di motivazione della sanzione
Edilizia e immobili - Titoli abilitativi - Permesso di costruire - Annullamento - Conseguenze - Sanzione pecuniaria in luogo della demolizione - Applicabilità - Obbligo di motivazione.
L'art. 38, D.P.R. 380/2001 rappresenta una "speciale norma di favore" che differenzia sensibilmente la posizione di colui che abbia realizzato l'opera abusiva sulla base di titolo annullato rispetto a coloro che hanno realizzato opere parimenti abusive senza alcun titolo, tutelando l'affidamento del privato che ha avviato i lavori in base a titolo ottenuto. In tale ambito, a seguito di annullamento di titolo abilitativo edilizio l'Amministrazione non può dirsi vincolata ad adottare misure ripristinatorie, dovendo anzi la scelta - tipicamente discrezionale quale essa sia, nel senso della riedizione o della demolizione - essere adeguatamente motivata.
In senso conforme si veda anche C. Stato 23/09/2019, n. 6284.
Edilizia e immobili - Titoli abilitativi - Permesso di costruire - Annullamento - Regime sanzionatorio - Concetto di impossibilità della demolizione.
Il fondamento del regime sanzionatorio più mite riservato dall'art. 38, D.P.R. 380/2001 agli interventi edilizi realizzati in presenza di un titolo abilitativo che solo successivamente sia stato dichiarato illegittimo rispetto al trattamento ordinariamente previsto per le ipotesi di interventi realizzati in originaria assenza del titolo va rinvenuto nella specifica considerazione dell'affidamento riposto dall'autore dell'intervento sulla presunzione di legittimità e comunque sull'efficacia del titolo assentito. A tal fine, all'amministrazione si impone di verificare se i vizi formali o sostanziali siano emendabili, ovvero se la demolizione sia effettivamente “possibile” senza recare pregiudizio ad altri beni o opere del tutto regolari. Il concetto di possibilità di ripristino non è inteso come "possibilità tecnica", occorrendo comunque valutare l'opportunità di ricorrere alla demolizione, dovendosi comparare l'interesse pubblico al recupero dello status quo ante con il rispetto delle posizioni giuridiche soggettive del privato incolpevole che aveva confidato nell'esercizio legittimo del potere amministrativo. In altri termini, l'individuazione dei casi di impossibilità non può arrestarsi alla mera impossibilità (o grave difficoltà) tecnica, potendo anche trovare considerazione ragioni di equità o al limite di opportunità. Al riguardo, si è ritenuto che, nel caso di opere realizzate sulla base di titolo annullato, la loro demolizione debba essere considerata quale extrema ratio, privilegiando, ogni volta che ciò sia possibile, la riedizione del permesso di costruire emendato dai vizi riscontrati.
Contributo di costruzione e scomputo delle opere realizzate
La finalità degli oneri concessori, con particolare riguardo alla parte correlata alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, ha la chiara funzione di contribuire alle spese da sostenere dalla collettività in riferimento alla realizzazione delle stesse, sicché l’unico criterio per determinare se essi siano dovuti o meno e in che misura consiste nella verifica del carico urbanistico derivante dall’attività edilizia, con la precisazione che per aumento del carico urbanistico deve intendersi tanto la necessità di dotare l’area di nuove opere di urbanizzazione, quanto l’esigenza di utilizzare più intensamente quelle esistenti.
La natura di prestazione patrimoniale imposta che connota gli oneri concessori, in ciascuna delle due componenti (costo di costruzione e oneri di urbanizzazione), fa sì che l’eventuale decurtazione della parte di essi correlata al beneficio collettivo riveniente dalla presenza delle opere di urbanizzazione non consegua automaticamente neppure all’avvenuta documentata realizzazione delle stesse da parte del privato istante, laddove l’amministrazione non abbia assentito al richiesto scomputo. La determinazione dell’entità delle somme dovute non necessita di alcuna motivazione aggiuntiva, essendo semplicemente frutto dell’applicazione di parametri determinati da norme legislative o regolamentari, conoscibili all’onerato.
Il principio di rotazione si applica anche alle procedure negoziate per l’affidamento degli appalti di servizi sottosoglia, ex art. 36 del D. Leg.vo 50/2016, che è volto ad assicurare la più ampia ed effettiva possibilità di partecipare anche alle imprese di dimensioni ridotte, evitando nel contempo il consolidamento di rendite di posizione in capo al gestore uscente.
In senso conforme si veda anche C. Stato 12/06/2019, n. 3943.
Non viola il principio di rotazione l'affidamento dell'appalto al concorrente che sia stato temporaneamente affidatario del servizio nelle more dell'espletamento della gara, per ragioni qualificate di urgenza e per un tempo estremamente limitato. (Nel caso di specie è stato accolto il ricorso contro l'annullamento dell’aggiudicazione di un appalto sottosoglia dei servizi di manutenzione del verde pubblico al concorrente che era stato affidatario del servizio in via temporanea per l’approssimarsi della stagione autunnale nel periodo da ottobre a dicembre).
Incostituzionali le leggi-proclama regionali prive di copertura economica
Realizzazione di una scala interna
La voce n. 30 del Glossario delle opere realizzabili in regime di attività di edilizia libera (approvato con il D. Min. Infrastrutture e Trasp. 02/03/2018) concerne l'eliminazione delle barriere architettoniche, essendo cioè consentita, tra l'altro, l'installazione, la riparazione, la sostituzione e il rinnovamento di rampe che non comportino la realizzazione di ascensori esterni o di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio. Non è riferibile a tale voce una scala eseguita nell'ambito di lavori di ristrutturazione volti alla fusione di due unità immobiliari private, senza che un tale intervento fosse in qualche modo finalizzato all'eliminazione di barriere architettoniche.
La contravvenzione di cui alla lettera a), dell'art. 44, comma 1, del D.P.R. 380/2001, punita con la sola ammenda, concerne le violazioni dei regolamenti edilizi che disciplinano anche aspetti tecnici di interventi che, pur non pregiudicando in maniera definitiva il territorio, sono comunque suscettibili di incidere sul bene giuridico protetto.
Mancata indicazione nell'offerta dei costi della manodopera
La mancata indicazione separata dei costi della manodopera comporta l'esclusione dalla gara anche in assenza di una previsione specifica del bando. Ed infatti in presenza di un preciso e ineludibile obbligo legale in sede di predisposizione dell’offerta economica, quale è quello previsto dall’art. 95, comma 10, D. Leg.vo 50/2016 non si può rilevare che la lex specialis di gara e la relativa modulistica predisposta dalla stazione appaltante non prevedano espressamente la dichiarazione separata dei costi in questione. L’obbligo discende per quanto detto dalla legge e ciò determina l’insussistenza di un affidamento meritevole di tutela. E ciò anche alla luce della sentenza della Corte di giustizia UE 02/05/2019, C-309/18 da cui discende che la sanabilità dell’omissione (tramite il soccorso istruttorio), per ottemperare all’obbligo previsto dalla normativa nazionale, va confinata al caso eccezionale in cui si sia verificata una materiale impossibilità di indicare i costi della manodopera. (Nel caso di specie è stata ritenuta legittima l'esclusione dalla gara di un RTI che si era limitato ad indicare solo l’importo degli oneri di sicurezza aziendali come richiesto dal modulo predisposto dalla Stazione appaltante).