Source: https://temi.camera.it/leg17/temi/sviluppo_rurale
Timestamp: 2019-05-23 01:06:31+00:00
Document Index: 38437839

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 1']

La sostenibilità ambientale è divenuta un asse portante dell'attività economica agricola. In tal senso, sono ormai orientate la Politica agricola comune europea e la normativa nazionale. Il dibattito europeo sull'uso degli OGM in campo agricolo ha conosciuto, da ultimo, degli sviluppi con l'approvazione della direttiva 2015/412/UE , attuata in Italia con il decreto legislativo n. 227 del 14 novembre 2016 . Con l'approvazione della legge n. 194 del 2015 sulla biodiversità agricola e alimentare sono stati previsti nuovi strumenti per la tutela delle risorse genetiche autoctone o in via di estinzione. L'utilizzo dei fitosanitari è ormai orientato verso un uso sempre più sostenibile dal punto di vista ambientale.
La direttiva (UE) 2015/412 , che modifica la direttiva 2001/18/UE , prevede un meccanismo in due fasi che consente agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di un OGM sul loro territorio dopo l'autorizzazione a livello di Unione europea.
In Italia, la direttiva (UE) 2015/412 è stata recepita con il decreto legislativo 14 novembre 2016, n. 227 .
Con la legge 1° dicembre 2015, n. 194 , il Parlamento ha legiferato in materia di tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare.
Agli agricoltori che producono le varietà di sementi iscritte nel registro nazionale delle varietà da conservazione, nei luoghi dove tali varietà hanno evoluto le loro proprietà caratteristiche, sono riconosciuti il diritto alla vendita diretta e in ambito locale di sementi o di materiali di propagazione relativi a tali varietà e prodotti in azienda, nonché il diritto al libero scambio all'interno della Rete nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, in conformità alle disposizioni del decreto legislativo 29 ottobre 2009, n. 149 , e del decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 267 ,
Il 12 marzo 2018 è stata trasmessa al Parlamento la prima relazione sull'attività svolta dal citato Comitato permanente per la biodiversità di interesse agricolo e alimentare, aggiornata al 31 dicembre 2017, ai sensi dell'art. 8, comma 6, della legge n. 194 del 2015 (Doc. CCLX, n. 1 ).
La competenza normativa nazionale del settore afferisce, in primis, al Ministero della salute, in quanto i prodotti fitosanitari possono essere immessi in commercio ed utilizzati solo se sono stati autorizzati dal predetto Ministero, conformemente alle disposizioni previste dal regolamento (CE) N. 1107 del 21 ottobre 2009 e dal D.P.R. 23 aprile 2001, n. 290, così come modificato dal D.P.R. 28 febbraio 2012, n. 55 .
Anche il Ministero delle politiche agricole è comunque parte attiva nel processo di regolamentazione dell'uso dei fitofarmaci, attraverso la predisposizione del Piano d'azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari .
I prodotti fitosanitari, affinchè siano autorizzati (come ci ricorda il sito del Ministero della salute ) devono:
siano destinati ad essere utilizzati in un altro Stato membro, che ne abbia autorizzato l'impiego a scopo fitosanitario in conformità alle norme comunitarie o siano destinati ad uno Stato non appartenente all'Unione europea, che ne abbia autorizzato l'impiego a scopo fitosanitario, fatte salve le disposizioni di cui al regolamento (CEE) n. 2455/92 del Consiglio ;
E' necessario inoltre tener conto di quanto stabilito dal decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 , ai fini dell'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ed in particolare, di quanto previsto dall'art. 6 per quanto riguarda l'attuazione della direttiva 2009/128/CE e l'adozione del citato Piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (decreto interministeriale 22 gennaio 2014 ).
Oltre a regolamentare l'immissione in commercio, la legislazione europea prende in considerazione anche la fase conclusiva del ciclo di vita dei pesticidi e la tutela dei consumatori: il Regolamento 396/2005/CE , stabilisce i livelli massimi di residui di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e nei mangimi di origine vegetale e animale.
La direttiva 91/414/CEE (attuata a livello nazionale con il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194 concernente l'immissione in commercio di prodotti fitosanitari), per prima ha definito le regole per l'autorizzazione dei prodotti fitosanitari e la loro immissione sul mercato, prevedendo una valutazione rigorosa dei fitofarmaci circa l'utilità delle sostanze attive, l'efficacia e i rischi potenziali, attraverso prove di efficacia e di selettività condotte da Centri di saggio ufficialmente riconosciuti dalle autorità nazionali. Tale direttiva è stata sostituita dal citato Regolamento (CE) n. 1107/2009 .
Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194 , tuttora vigente, prevede - tra l'altro - che le prove di campo occorrenti ai fini dell'autorizzazione di un prodotto fitosanitario debbano essere condotte da organismi ufficialmente riconosciuti dal MIPAAF e sottoposti a periodiche e regolari ispezioni volte ad accertare l'esistenza dei requisiti prescritti dagli standard EPPO (European and Mediterranean Plant Protection Organization) nonchè la corretta esecuzione delle prove da parte dei medesimi.
Per un quadro su tutti i provvedimenti concernenti i prodotti fitosanitari, si rinvia all'apposita sezione del sito web del Ministero della salute .
Misure di contrasto alla Xylella fastidiosa e relativi finanziamenti
Dopo i primi casi di contaminazione di piante di olivo da parte del batterio da quarantena Xylella fastidiosa, verificatisi nel 2013 nella regione Puglia, sono state adottati diversi provvedimenti per contrastare questo fenomeno, comprese ordinanze della Protezione civile che hanno, tra l'altro, destinato risorse a tal fine (si veda, ad esempio, l'art. 4 dell'ordinanza 11 febbraio 2015, n. 225 ): un'apposita relazione del MIPAAF , del luglio 2015, descrive le misure di contrasto sino ad allora attuate.
L'art. 1, comma 297 della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità 2014) ha previsto la spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2014, per il potenziamento del servizio fitosanitario nazionale, con particolare riferimento all'emergenza provocata dal batterio Xylella fastidiosa.
Successivamente, l'art. 4, comma 1, del decreto-legge n. 51 del 2015 ha costituito un Fondo per sostenere la realizzazione del piano di interventi nel settore olivicolo-oleario, con una dotazione iniziale pari a 4 milioni di euro per il 2015 e a 14 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017. I criteri e le modalità di questo piano di interventi sono stati indicati nel decreto ministeriale 22 luglio 2016 , il quale, in particolare, all'articolo 2, comma 1, lettera b) destina apposite risorse alle attività di ricerca e di difesa da organismi nocivi per l'olivo (Xylella fastidiosa).
L'art. 5, comma 3, del medesimo decreto-legge ha disposto, per gli interventi compensativi autorizzati di sostegno in favore delle imprese danneggiate dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa, l'incremento della dotazione del fondo di solidarietà nazionale di 1 milione di euro per l'anno 2015 e di 10 milioni di euro per l'anno 2016.
La Corte di giustizia dell'Unione europea ha pubblicato, il 9 giugno 2016, la sentenza sulle misure per impedire l'introduzione e la diffusione nell'Unione della Xylella fastidiosa. In particolare, la predetta sentenza ha confermato la validità dell'articolo 6, paragrafo 2, lettera a), della decisione di esecuzione (UE) 2015/789 della Commissione, del 18 maggio 2015, che prevede l'obbligo di procedere alla rimozione immediata, in un raggio di 100 metri attorno alle piante infette, delle piante ospiti, indipendentemente dal loro stato di salute. Successivamente, con decisione (UE) 2016/764 , la predetta decisione 2015/789 è stata modificata relativamente alle cosiddette zone infette e zone cuscinetto.
Dopo diversi provvedimenti in materia, è stato pubblicato, da ultimo, nella Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2017, il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 7 dicembre 2016 , recante Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione di Xylella fastidiosa (Well e Raju) nel territorio della Repubblica italiana.
Il predetto decreto, composto di 27 articoli, definisce – raccogliendole in un unico provvedimento - le misure fitosanitarie per prevenire e contenere la diffusione della Xylella fastidiosa, e approva il Piano nazionale di emergenza, richiamato dall'art. 5 del decreto. All'articolo 9 del predetto decreto sono indicate le misure di eradicazione, mentre all'art. 24, comma 3, si precisa che le misure fitosanitarie obbligatorie indicate nel decreto sono eseguite dai proprietari o conduttori dei terreni agricoli e delle aree non agricole ricadenti nella zona delimitata; l'art. 25 reca le misure finanziarie. In particolare, il comma 1 del suddetto art. 25 prevede che gli oneri derivanti dall'esecuzione delle misure fitosanitarie contenute nel predetto decreto gravano sui proprietari o conduttori, a qualunque titolo, dei terreni agricoli e delle aree non agricole ricadenti nella zona delimitata. Il comma 2, poi, aggiunge che le misure eseguite in adempimento dei decreti di lotta obbligatoria e delle disposizioni emanate dagli Servizi fitosanitari regionali contro la Xylella fastidiosa, ammissibili ai sensi dell'art. 16 del regolamento (UE) n. 652/2014 del 15 maggio 2014 , possono ricevere un contributo finanziario secondo le disposizioni contenute nel citato regolamento. Il comma 3, infine, dispone che gli enti pubblici e i soggetti privati nella zona delimitata, per l'esecuzione delle azioni previste in adempimento dei decreti di lotta obbligatoria e delle disposizioni emanate dai Servizi fitosanitari regionali contro la Xylella fastidiosa, non finanziabili con altre risorse pubbliche, possono ricevere un contributo finanziario nei limiti delle risorse stanziate per la dichiarazione dello stato di calamità naturale.
Successivamente, l'art. 2-bis del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 123 del 2017 ) ha previsto, per fronteggiare i danni causati dal coleottero Xylosandrus compactus, con particolare riferimento ai carrubi nella Regione siciliana, nonché i danni causati dal batterio della Xylella fastidiosa al settore olivicolo-oleario e quelli derivanti dalla diffusione della Botrytis cinerea al settore vitivinicolo, l'istituzione, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del fondo per la ricerca, con dotazione pari a 200.000 euro per l'anno 2017, al fine di promuovere interventi volti al contrasto alla diffusione del coleottero, allo studio della bioetologia del medesimo e alla configurazione di strategie ecocompatibili di profilassi e terapia per il contenimento delle infestazioni.
Da ultimo, la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017 ) ha previsto, all'art. 1, commi 126-128, tre misure per affrontare la problematica della Xylella fastidiosa. In sintesi:
b) si prevede, poi, il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale, di cui al decreto legislativo n. 102 del 2004 , di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, a favore delle imprese agricole danneggiate dal medesimo batterio negli anni 2016 e 2017 (art. 1, comma 127);
c) si dispone, infine, l'estensione al settore olivicolo del Fondo per la competitività della filiera e il miglioramento della qualità dei prodotti cerealicoli, di cui all'art. 23-bis del decreto-legge n. 113 del 2016 , conseguentemente, incrementando il predetto Fondo di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, da destinare al reimpanto di piante tolleranti o resistenti alla Xylella fastidiosa nella zona infetta sottoposta a misure di contenimento del batterio (art. 1, comma 128).