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Timestamp: 2018-01-23 23:43:42+00:00
Document Index: 55956585

Matched Legal Cases: ['art. 88', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 88', 'sentenza ', 'art. 88', 'Cass. Sez. ', 'art. 88']

Scommesse, Tar Campania: "Autorizzazione di pubblica sicurezza non può essere rilasciata nel caso in cui l’allibratore estero non sia in possesso della concessione" - Jamma - Jamma
Scommesse, Tar Campania: “Autorizzazione di pubblica sicurezza non può essere rilasciata nel caso in cui l’allibratore estero non sia in possesso della concessione”
9 dicembre 2014 - 16:24
(Jamma) – Il Tar Campania, tramite sentenza, ha respinto il ricorso (presentato dal titolare di un centro di intermediazione di raccolta scommesse sportive) contro la Questura di Napoli con cui veniva chiesto l’annullamento del decreto di rigetto con il quale era stata respinta l’istanza di rilascio dell’autorizzazione di Pubblica Sicurezza ex art. 88 T.U.L.P.S.
Come è riportato nella sentenza il ricorso “è infondato e va respinto per le ragioni che seguono: in diritto si deve osservare preliminarmente che un passo fondamentale verso il riconoscimento dell’attività dei CTD legati al marchio “planetwin365” è stato fatto ad opera dei Tribunali di Salerno, Pescara e Bologna che hanno infatti seguito, per la prima volta, le indicazioni della fondamentale sentenza “Biasci” emessa dalla Corte di Giustizia Europea. I tribunali hanno infatti promosso pienamente sia l’operato di SKS365, sia quello dei centri che, svolgendo opera di controllo sul territorio per un soggetto autorizzato, possono ora veder riconosciuto il diritto all’ottenimento dei titoli necessari, a partire dall’autorizzazione di PS. Il Tribunale di Bologna ha così riconosciuto la validità dell’attività transfrontaliera operata dai centri commercialmente collegati a SKS365, di fatto i centri non gestiscono l’organizzazione delle scommesse, che compete esclusivamente alla società estera, bensì si limitano a mettere in contatto scommettitore e bookmaker, che si riserva il potere discrezionale di accettare o meno la scommessa. “L’affidamento di concessione – si legge – in capo a SKS365 (…) consente di ritenere non più concreto e attuale il pericolo di esercizio abusivo di giochi e scommesse. Ciò anche perchè non viene in rilievo alcun motivo ostativo al rilascio della licenza Tulps in capo al titolare del centro che opera per conto del bookmaker estero”. Conseguenza di quanto appena affermato è che, in virtù della sottoscrizione tra SKS365 e AAMS della concessione n. 4584 datata 30.10.2013, l’applicazione dell’art. 88 TULPS risulti essere incompatibile con i principi comunitari nella misura in cui porta a ulteriori e ingiustificate conseguenze le limitazioni al regime concessorio.
Appare opportuno soffermarsi su alcuni aspetti salienti dell’apparato normativo statale rapportato al diritto comunitario. Nell’ordinamento interno vige con riguardo alle scommesse un regime derogatorio del generale criterio comunitario di libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi, imperniato sulla concedibilità dell’autorizzazione di pubblica sicurezza ai soli soggetti in possesso di apposita concessione rilasciata dall’Amministrazione finanziaria. Come è stato osservato in giurisprudenza, siffatta restrizione, anche nei confronti di operatori stranieri già autorizzati in altro Stato membro, è giustificata in quanto persegue, nei limiti della proporzionalità e della ragionevolezza, la tutela dei consumatori e la protezione dell’ordine sociale al fine precipuo non già di limitare l’accesso degli operatori al mercato italiano in sé, bensì d’incanalare la propensione al gioco e la relativa gestione in un sistema integrato, tale cioè da consentire la lealtà del gioco stesso, da prevenire il rischio che questo sia diretto a scopi criminosi o fraudolenti e da impiegare gli utili che ne derivano per fini di pubblica utilità. (cfr. Cons. Stato, IV Sez., n. 3501 del 2009).
Per quanto qui rileva le conclusioni ora esposte trovano avallo autorevole e decisivo nella più recente giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea. Inoltre, con la sentenza del 12 settembre 2013 (Cause riunite C-660/11 e C-8/12, Daniele Biasci e a. / Ministero dell’Interno) la Corte ha chiarito come allo stato attuale del diritto dell’Unione, la circostanza che un operatore disponga, nello Stato membro in cui è stabilito, di un’autorizzazione che gli consente di offrire giochi d’azzardo non osta a che un altro Stato membro, nel rispetto degli obblighi posti dal diritto dell’Unione, subordini al possesso di un’autorizzazione rilasciata dalle proprie autorità, vista l’assenza di un’armonizzazione in materia di giochi d’azzardo (allo stato attuale del diritto dell’Unione non esiste alcun obbligo di mutuo riconoscimento delle autorizzazioni rilasciate dai vari stati membri). Peraltro, in considerazione della ratio della disciplina nazionale (tesa alla tutela dei consumatori) ed in assenza di un’armonica normativa comunitaria sul gioco d’azzardo, non è consentito il mutuo riconoscimento delle licenze e, pertanto, uno stato membro, nell’ambito della sua discrezionalità, può negare l’esercizio sul proprio territorio al bookmaker estero privo di licenza (v., in tal senso, sentenze dell’8 settembre 2010, Stoß e a., C-316/07, da C-358/07 a C-360/07, C-409/07 e C-410/07, nonché del 15 settembre 2011, Dickinger e Ömer, C-347/09, Racc. pag. I-8185, punti 96 e 99).
In questo senso si è pronunciato anche il giudice nazionale (Cons. Stato, Sez. III, n. 5676/2013), il quale ha affermato, tra l’altro, che il sistema concessorio-autorizzatorio imposto dal nostro ordinamento non si pone affatto in contrasto con l’ordinamento comunitario. Ne deriva in generale, superandosi le contrarie argomentazioni di parte ricorrente e la subordinata prospettazione in termini di sospensione e rinvio pregiudiziale – la compatibilità comunitaria delle norme interne secondo le quali l’autorizzazione di P.S. per l’esercizio dell’attività di raccolta scommesse è concedibile soltanto ai soggetti in possesso di apposita concessione rilasciata dall’Amministrazione finanziaria.
Pertanto, per esercitare l’attività di raccolta dati delle scommesse per conto di un operatore estero, come quella che il ricorrente vorrebbe esercitare, è necessaria l’autorizzazione di pubblica sicurezza; quest’ultima non può essere rilasciata nel caso in cui l’allibratore estero non sia in possesso della concessione e, sotto tale profilo, l’attività demandata al Questore è vincolata, non essendo ammessa alcuna discrezionalità dell’Amministrazione, che in assenza della concessione, è tenuta ad emettere un provvedimento di rigetto per insussistenza di uno dei presupposti di legge.
Per quanto riguarda la norma (art. 88 TULPS) oggetto di applicazione da parte della Questura di Napoli nel diniego impugnato, essa è stata più volte giudicata dalla Suprema Corte di Cassazione non in contrasto con i principi comunitari della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi all’interno dell’Unione Europea, atteso che la normativa nazionale persegue razionalmente finalità di controllo per motivi di ordine pubblico idonee a giustificare le restrizioni nazionali ai citati principi comunitari (cfr. Cass. Sez. III pen., 12.01.2012, n. 7695).
Ritenuto quanto fin qui illustrato, s’impone il rigetto del gravame. Il Collegio – posto che il diniego dell’autorizzazione di polizia è stato basato sull’assenza della concessione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze – A.A.M.S. – in favore di SKS365, e rilevato che l’ottenimento, da parte della Società SKS365 Group GmbH, della concessione AAMS n. 4584 (allegata da parte ricorrente), non può assumere rilievo e significatività in relazione alla procedura de qua in ragione della sua posteriorità rispetto al contesto diniego della licenza di cui all’art. 88 TULPS, il provvedimento impugnato risulta legittimo. Vista la concessione, depositata in atti, rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli alla società austriaca SKS 365, risulta ovviamente percorribile in via amministrativa la riproponibilità dell’istanza alla luce di tale documentazione. Ritenuta l’infondatezza delle censure dedotte in sede ricorsuale, sulla base di tali premesse il ricorso deve essere respinto”.