Source: http://www.difesadellinformazione.com/29/i%20programmi%20di%20intrattenimento
Timestamp: 2019-04-21 14:17:05+00:00
Document Index: 101096542

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3']

L’art. 5, comma 4°, L. n. 28/2000, nel periodo che va dalla convocazione dei comizi elettorali alla chiusura delle operazioni di voto, vieta tassativamente la presenza “ di candidati, di esponenti di partiti e movimenti politici, membri del Governo, delle Giunte e Consigli regionali e degli enti locali ” sia nei programmi informativi non riconducibili alla responsabilità di una testata giornalistica, sia nei programmi di intrattenimento.
Si ricorderanno i casi di Blob e Blu notte , quando l’allora direttore generale della Rai Flavio Cattaneo, con l’inizio della campagna elettorale per le elezioni europee ed ammnistrative del 2004, emanò un provvedimento che vietava a Blob di mandare in onda immagini di politici, e sopprimeva a poche ore dalla messa in onda una puntata di Blu notte di Carlo Lucarelli intitolata “ La mattanza ”, che trattava di mafia e conteneva alcune interviste registrate di politici. La motivazione addotta da Cattaneo, suggerita dall’Ufficio Legale Rai, fu che “ trattasi di trasmissioni non riconducibili alla responsabilità di una testata giornalistica ”, come si esprime l’art. 5, comma 4°, L. n. 28/2000. Pertanto, in periodo di campagna elettorale non potevano mandare in onda immagini di politici.
Nel caso di Blu notte vi erano alcune interviste di politici sul problema della mafia (tra cui Violante e Andreotti) della durata di qualche decina di secondi, inserite in un programma lungo più di un’ora. Nel caso di Blob venivano trasmesse alcune immagini di Berlusconi, senza che il politico costituisse il “tema” della trasmissione, come spesso fa Blob . Improprio, dunque, equiparare quelle immagini a “presenze”, non essendo idonee a produrre gli effetti della comunicazione politica.
Quanto finora detto riguarda il periodo elettorale. Tuttavia, la Commissione Parlamentare di Vigilanza (e a seguire l’ Authority ) ha imposto cautele anche per il periodo non elettorale. L’art. 2 del Provvedimento 11 marzo 2003 ha stabilito che “ La presenza di esponenti politici nei programmi di intrattenimento, quando è frequente e abituale, alimenta la sensazione che il carattere pubblico del servizio consista nella simbiosi con la politica. Va quindi normalmente evitata e deve – comunque – trovare motivazione nella particolare competenza e responsabilità degli invitati su argomenti trattati nel programma stesso ”.
L’art. 2, infatti, prosegue stabilendo che la partecipazione del politico comunque “ configura una finestra informativa nell’ambito del programma di intrattenimento alla quale si applica dunque la raccomandazione precedente ”. La “raccomandazione precedente” è quella contenuta nell’art. 1, che impone “ la pluralità dei punti di vista e la necessità del contraddittorio ” in tutti i programmi di informazione, compresi i telegiornali.
A ben vedere, la norma contiene un imbarazzante lapsus , che dimostra in chi l’ha formulata una concezione dell’informazione subordinata alla politica. Si concepisce il sorgere di una “finestra informativa” solo quando è invitato un politico, sul presupposto che una persona estremamente competente sul tema oggetto della puntata, ma che non è un politico, non produce informazione.
E’ l’aberrante conseguenza di una aprioristica applicazione della par condicio all’informazione, che rischia di produrre conseguenze quantomeno grottesche, creando altresì non poche difficoltà al conduttore della trasmissione. Questo, infatti, se in una puntata che verte sul cancro decide di invitare un oncologo di chiara fama eletto in parlamento, è costretto a cercarsi un altro oncologo, anche lui parlamentare ma eletto nell’opposto schieramento. Col rischio o di non poter chiamare nessuno perché magari non esistono due oncologi di chiara fama eletti in liste contrapposte, o di dover ripiegare su un oncologo qualsiasi, però parlamentare, la cui appartenenza allo schieramento opposto a quello del luminare garantirebbe il rispetto della par condicio , ma che verrebbe posto sullo stesso piano del luminare quanto a diritto di parola e credibilità. In entrambi i casi, a rimetterci sarebbe la completezza dell’informazione su un tema di indubbio interesse pubblico. Ulteriore prova che il concetto di par condicio è inapplicabile all’informazione.
Sono sostanzialmente identiche alle prescrizioni imposte per la Rai dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza, quelle dettate dall’ Authority con riferimento alle emittenti private, contenute nell’art. 3 della Delibera n. 22/06.