Source: https://issuu.com/ecoricerche/docs/inail_2016_-_impiantiprotezionescar
Timestamp: 2017-02-21 06:11:58+00:00
Document Index: 63909030

Matched Legal Cases: ['art. 86', 'art. 86', 'art. 80', 'art. 84', 'art.2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 80', 'art. 84', 'art.3', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 86', 'art. 4', 'art. 86', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 293', 'art. 14', 'arte 1', 'arte 2', 'arte 3', 'arte 4']

Inail 2016 impiantiprotezionescariche by Gruppo Ecoricerche - issuu
INAIL - DIREZIONE CENTRALE PIANIFICAZIONE E COMUNICAZIONE
dcpianificazione-comunicazione@inail.it
ISBN 978-88-7484-514-9
e Sicurezza degli Impianti, Prodotti ed Insediamenti Antropici
Maria Teresa Settino
INAIL - Dipartimento Innovazioni Tecnologiche
via Roberto Ferruzzi, 38/40 - 00143 Roma
© 2016 INAIL
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ufficiali dell’Inail.
Le pubblicazioni vengono distribuite gratuitamente e ne è quindi vietata la vendita nonché la riproduzione con qualsiasi mezzo.
Tipolitografia INAIL - Milano, settembre 2016
Secondo quanto definito dal Testo Unico sulla Sicurezza del lavoro (d.lgs. 81/08 e
s.m.i, artt. 80 e 84) è fatto obbligo al datore di lavoro di provvedere affinché gli edifici, gli impianti, le strutture e le attrezzature, siano protetti dagli effetti dei fulmini. A tal
fine redige un documento di valutazione del rischio fulmini e predispone, se del caso,
Ai sensi del DPR 462/01 e della legge 30 luglio 2010, n. 122, all’INAIL è assegnato il
compito di verifica a campione della prima installazione degli impianti di protezione
contro le scariche atmosferiche nei luoghi di lavoro.
Le norme per la valutazione del rischio sono state recentemente (2013) emesse in
seconda edizione e sono state pubblicate altre novità normative che possono avere
un certo impatto sugli adempimenti per essere in regola (in particolare abrogazione
della guida CEI 81-3 ed emissione delle guide CEI 81-29 “Linee guida per l’applicazione delle Norme CEI EN 62305” e CEI 81-30 “Protezione contro i fulmini - Reti di
localizzazione fulmini (LLS) - Linee guida per l’impiego di sistemi LLS per l’individuazione dei valori di NG di cui alla Norma CEI EN 62305-2” - quest’ultima guida nazionale sarà presto sostituita dalla norma armonizzata EN 62858:2015 “Lightning density
based on lightning location systems - General principles”).
L’INAIL ha preso parte all’evoluzione della normativa e svolge attività di ricerca e di formazione sulla valutazione del rischio di fulminazione.
Il d.p.r. 462/01 per gli impianti di protezione contro le scariche
1.1. Il d.p.r. 462/01 e le verifiche degli impianti di protezione contro
le scariche atmosferiche
1.2. Applicazione del d.p.r. 462/01
1.3. Significato delle verifiche periodiche degli impianti di protezione
1.4. Scopo della prima verifica a campione degli impianti di protezione
1.5. Controlli ai sensi dellâ&#x20AC;&#x2122;art. 86 del d.lgs.
La valutazione del rischio di fulminazione: descrizione del metodo
2.2. La protezione dai fulmini
2.3. Il fulmine
2.4. Danni dovuti al fulmine
2.5. Obblighi del datore di lavoro
2.6. Valutazione del rischio di fulminazione
2.7. Informazioni necessarie per la procedura di valutazione del rischio
2.8. Classificazione degli eventi legati al fenomeno della fulminazione
e possibili effetti dei fulmini
2.9. Tipi di perdita
2.10. Rischi da considerare
2.11. Rischio tollerabile
2.12. Considerazioni sul rischio di perdita di valore economico
2.13. Calcolo delle componenti del rischio
2.14. Fattori che influenzano le componenti di rischio
2.15. Suddivisione in zone
2.16. Struttura con zona singola
2.17. Struttura multi-zona
2.18. Area di raccolta
2.19. Struttura facente parte di un edificio
2.20. Numero di eventi pericolosi ND causati da fulminazione diretta
2.21. Calcolo del numero medio annuo NM di eventi pericolosi dovuti
a fulmini in prossimitĂ della struttura
2.22. Calcolo del numero medio annuo NL di eventi pericolosi dovuti
a fulmini su una linea
2.23. Calcolo del numero medio annuo NI di eventi pericolosi dovuti
a fulmini in prossimità di una linea
2.24. Numero di eventi pericolosi NDJ causati da fulminazione diretta
di una struttura adiacente
2.25. Valutazione della probabilità PX di danno
2.26. Probabilità PA che un fulmine sulla struttura causi danno
ad esseri viventi per elettrocuzione
2.27. Probabilità PB che un fulmine su una struttura causi danno
2.28. Probabilità PC che un fulmine su una struttura causi guasti
negli impianti interni
2.29. Probabilità PM che un fulmine in prossimità di una struttura causi
guasti negli impianti interni
2.30. Probabilità PU che un fulmine su una linea causi danno
agli esseri viventi per elettrocuzione
2.31. Probabilità PV che un fulmine su una linea causi danno materiale
2.32. Probabilità PW che un fulmine su una linea causi guasti
2.33. Probabilità PZ che un fulmine in prossimità di una linea entrante
causi guasti negli impianti interni
2.34. Valutazione dell’ammontare della perdita LX
2.35. Perdita di vite umane (L1)
2.36. Perdita inaccettabile di servizio pubblico (L2)
2.37. Perdita di patrimonio culturale insostituibile (L3)
2.38. Perdita economica (L4)
Le verifiche degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche 53
3.1. Manutenzione e verifica dell’LP
3.2. Tipi di verifica
3.3. Periodicità delle verifiche
3.4. Scopo delle verifiche
3.5. Contenuti della verifica
3.6. Esame della documentazione
3.7. Esame ordinario
3.8. Esame approfondito
Protezione di apparecchiature elettriche o elettroniche:
la norma CEI 81-10/4 (EN 62305-4)
4.1. Guasti di apparecchiature elettriche o elettroniche
4.2. Principali misure di protezione (basic SPM)
L’evoluzione delle norme tecniche sugli impianti di protezione
5.1. Storia non recente delle norme tecniche per gli impianti
di protezione contro le scariche atmosferiche
5.2. Storia recente delle norme tecniche per gli impianti
Contenuti e novità introdotte dalla CEI 81-29
Contenuti e novità introdotte dalla CEI 81-30
Commenti sulla scelta di abrogare anziché aggiornare
la CEI 81-3
Esempio: valutazione del rischio e scelta dell’LP per una struttura
6.2. Dati e caratteristiche di interesse
6.3. Definizione delle zone nell’ospedale
6.4. Rischio R1: decisione sulla necessità o meno della protezione
6.5. Rischio R1: scelta delle misure di protezione
7.1. Legislazione
7.2. Norme tecniche
7.3. Guide
1. Il d.p.r. 462/01 per gli impianti di protezione contro le scariche
1.1. Il d.p.r. 462/01 e le verifiche degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche
Il d.p.r. 462/01 disciplina i procedimenti relativi alle installazioni e ai dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche nei luoghi di lavoro. In particolare prevede
l’invio all’Ispesl (oggi Inail), da parte del datore di lavoro, della dichiarazione di
conformità ai requisiti essenziali di sicurezza dell’impianto di protezione contro le
Con la legge 30 luglio 2010, n. 122 di conversione con modificazioni del d.l. 78/2010,
è stato stabilito che la comunicazione sia indirizzata all’Inail cui sono state attribuite
le funzioni in precedenza svolte dall’Ispesl.
Il successivo d.lgs. 9 aprile 2008, n.81 e s.m.i. (Testo Unico sulla Sicurezza del lavoro, di seguito indicato come d.lgs. 81/08) ha lasciato ferme le disposizioni del d.p.r.
462/01 in materia di “verifiche periodiche”, e ha introdotto, con l’art. 86, un ulteriore
regime di “controllo” degli impianti elettrici e degli impianti di protezione contro le
scariche atmosferiche a carico del datore di lavoro.
Tabella 1 - Articoli del d.p.r. 462/01 di interesse per i sistemi di protezione dalle scariche atmosferiche
“Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di
impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi”
2. Entro trenta giorni dalla messa in esercizio dell’impianto il datore di lavoro invia la dichiarazione
di conformità all’ISPESL (oggi INAIL, in base alla legge 122/2010) ed all’ASL o all’ARPA territorialmente competenti.
Art. 3 – Verifiche a campione
1. L’ISPESL (oggi INAIL) effettua a campione la prima verifica sulla conformità alla normativa
vigente degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche ed i dispositivi di messa a
terra degli impianti elettrici e trasmette le risultanze all’ASL o all’ARPA.
2. Le verifiche a campione sono stabilite annualmente dall’ISPESL (oggi INAIL) d’intesa con le singole regioni sulla base dei seguenti criteri:
a) localizzazione dell’impianto in relazione alle caratteristiche urbanistiche ed ambientali del
luogo in cui è situato l’impianto;
c) dimensioni dell’impianto.
1. Il datore di lavoro è tenuto ad effettuare regolari manutenzioni dell’impianto, nonché a far sottoporre lo stesso a verifica periodica ogni cinque anni, ad esclusione di quelli installati in cantieri,
in locali adibiti ad uso medico e negli ambienti a maggior rischio in caso di incendio per i quali
la periodicità è biennale.
2. Per l’effettuazione della verifica, il datore di lavoro si rivolge all’ASL o all’ARPA o ad eventuali
organismi individuati dal Ministero delle attività produttive, sulla base di criteri stabiliti dalla normativa tecnica europea UNI CEI.
3. Il soggetto che ha eseguito la verifica periodica rilascia il relativo verbale al datore di lavoro che
Art. 7 – Verifiche straordinarie
1. Le verifiche straordinarie sono effettuate dall’ASL o dall’ARPA o dagli organismi individuati dal
Ministero delle attività produttive, sulla base di criteri stabiliti dalla normativa europea UNI CEI.
Art. 8 – Variazioni relative agli impianti
1. Il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare tempestivamente all’ISPESL (oggi INAIL) ed all’ASL
o all’ARPA:
– la cessazione dell’esercizio;
– il trasferimento o spostamento degli impianti.
Gli adempimenti previsti dal d.p.r. 462/01 risultano attribuiti in capo al datore di
Tenuto conto dell’art. 80 lettera e) e dell’ art. 84 del d.lgs. 81/08, sono soggetti all’obbligo di invio della dichiarazione di conformità, di cui all’art.2 del d.p.r. 462/01, gli
impianti di protezione contro le scariche atmosferiche relativi a luoghi di lavoro siti in
strutture che, secondo la norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2), non risultano protette dal
rischio di fulminazione diretta e indiretta (in riferimento al rischio R1: perdita di vite
Tabella 2 - Articoli del d.lgs. di interesse per i sistemi di protezione dalle scariche atmosferiche
1. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché i lavoratori siano salvaguardati da tutti i
rischi di natura elettrica connessi all’impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti elettrici messi a loro disposizione e, in particolare, da quelli derivanti da:
2. A tal fine il datore di lavoro esegue una valutazione dei rischi di cui al precedente comma 1,
3. A seguito della valutazione del rischio elettrico il datore di lavoro adotta le misure tecniche ed
organizzative necessarie ad eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti, ad individuare i dispositivi di protezione collettivi ed individuali necessari alla conduzione in sicurezza del lavoro ed a
predisporre le procedure di uso e manutenzione atte a garantire nel tempo la permanenza del
livello di sicurezza raggiunto con l’adozione delle misure di cui al comma 1.
3-bis. Il datore di lavoro prende, altresì, le misure necessarie affinché le procedure di uso e manutenzione di cui al comma 3 siano predisposte ed attuate tenendo conto delle disposizioni legislative vigenti, delle indicazioni contenute nei manuali d’uso e manutenzione delle apparecchiature ricadenti nelle direttive specifiche di prodotto e di quelle indicate nelle pertinenti
Art. 84 – Protezione dai fulmini
1. Ferme restando le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre 2001, n.
462, in materia di verifiche periodiche, il datore di lavoro provvede affinché gli impianti elettrici e
gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente per verificarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza.
2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro, della
salute e delle politiche sociali, adottato sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabilite le modalità ed i
criteri per l’effettuazione delle verifiche e dei controlli di cui al comma 1.
3. L’esito dei controlli di cui al comma 1 è verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di
1.3. Significato delle verifiche periodiche degli impianti di protezione contro
Secondo il d.p.r. 462/01 (art. 2), l’omologazione dell’impianto di protezione contro le
scariche atmosferiche è effettuata con la dichiarazione di conformità dell’installatore.
Il mantenimento nel tempo del buono stato di funzionalità dell’impianto è ottenuto
tramite regolare manutenzione effettuata a cura del datore di lavoro. Infatti il d.p.r.
462/01, nell’art. 4, stabilisce che questo è tenuto a sottoporre l’impianto a regolare
Allo scopo di verificare la bontà delle azioni intraprese dal datore di lavoro, il legislatore ha previsto che fosse obbligatorio far sottoporre gli impianti a verifiche periodiche, sempre a cura del datore di lavoro.
La periodicità prevista per tali verifiche è di cinque anni, ad esclusione degli impianti installati nei cantieri, nei locali adibiti ad uso medico e negli ambienti a maggior
rischio in caso di incendio per i quali la periodicità è biennale.
Per l’effettuazione delle verifiche il datore di lavoro può rivolgersi all’Asl o all’Arpa o
ad eventuali organismi individuati dal Ministero dello Sviluppo Economico.
1.4. Scopo della prima verifica a campione degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche
Con la prima verifica a campione di cui all’art. 3 del d.p.r. 462/01, si è voluto affidare all’Ispesl un compito di monitoraggio e di sorveglianza del corretto stato di installazione degli impianti, attualmente attestato dalla dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore. Tale compito è poi passato all’Inail che ha incorporato l’Ispesl in
base alla legge 122/2010.
Il compito del verificatore dell’Inail è quello di monitorare lo stato di installazione,
effettuando tutte le verifiche necessarie, con esami a vista e con prove, secondo la
normativa e la legislazione vigenti.
Il d.p.r. 462/01 all’art. 3, precisa che le verifiche a campione sono stabilite annualmente dall’Inail, d’intesa con le singole regioni sulla base dei seguenti criteri:
- caratteristiche urbanistiche del luogo in cui è situato l’impianto (densità e tipologia
degli insediamenti: es. aree metropolitane, agricole, industriali, ecc.);
- caratteristiche ambientali del luogo in cui è situato (impatto degli insediamenti
sulle caratteristiche del territorio che coinvolge rischi specifici anche di natura
diversa dal rischio elettrico);
- tipo di impianto soggetto a verifica (destinazione e utilizzazione dell’attività);
- dimensioni dell’impianto (estensione volumetrica e caratteristiche del sistema di
alimentazione: bassa, media e alta tensione).
1.5. Controlli ai sensi dell’art. 86 del D.lgs.
Il d.lgs. ha introdotto, con l’art. 86, un ulteriore regime di “controllo” degli impianti
elettrici e degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche a carico del
Il termine “controllo” è utilizzato al fine di evitare confusione con le verifiche ai sensi
del d.p.r. 462/01.
Non sono ancora state stabilite le modalità ed i criteri per l’effettuazione di tali controlli, in quanto ancora non è stato emanato il decreto di cui al comma 2 dell’art. 86,
ma questi sono gli stessi di una verifica.
Non sussiste l’obbligo di affidare tali verifiche a soggetti quali quelli individuati negli
artt. 4 e 7 del d.p.r. 462/01, anzi gli organismi individuati dal Ministero dello Sviluppo
Economico per le verifiche periodiche ai sensi del d.p.r. 462/2001 e il personale che
vi lavora non possono svolgere attività di progettazione, installazione e manutenzione nel settore degli impianti elettrici e degli impianti di protezione contro le scariche
atmosferiche, pertanto neanche le verifiche ai sensi dell’art. 86 del d.lgs. 81/2008.
Comunque le verifiche ai sensi dell’art. 86 del d.lgs. 81/2008 devono essere effettuate da persone qualificate e competenti nei lavori di verifica, rispettivamente degli
impianti elettrici e degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche.
Il datore di lavoro può incaricare di tali verifiche sia personale interno che personale
Il datore di lavoro deve comunque accertarsi che la persona incaricata abbia le competenze per un compito simile, altrimenti potrebbe non essere esente da colpa nel
caso dovesse verificarsi qualche infortunio.
L’esito dei controlli è verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza.
2. La valutazione del rischio di fulminazione: descrizione
del metodo di lavoro
Come si vedrà in dettaglio nel prossimo capitolo, una verifica è articolata in un
esame della documentazione ed in un esame sul campo.
Durante l’esame della documentazione il verificatore analizzerà il documento di valutazione del rischio di fulminazione per valutarne la consistenza rispetto ad assunzioni che possono essere:
• eventualmente non veritiere/errate,
• eventualmente obsolete per sopraggiunte modifiche della struttura e/o dei suoi
contenuti e degli impianti e/o del loro uso.
Per tale motivo nel presente capitolo sono riportati alcuni richiami sui concetti principali riguardanti la valutazione del rischio di fulminazione.
La protezione dai fulmini (LP - lightning protection) è realizzata attraverso:
• un sistema di protezione dai fulmini (LPS - lightning protection system) e/o
• opportune misure di protezione contro le scariche elettriche (SPM - surge protection measures).
Il sistema LPS è a sua volta articolato in:
• un eventuale LPS esterno (di solito suddiviso in captatori, calate e dispersori),
• un eventuale LPS interno.
La verifica deve tener conto di tutti gli elementi che compongono la protezione dai
fulmini (LP).
Un progettista esperto può ottimizzare (ridurre) il costo della protezione massimizzandone l’efficacia (ad es. vi sono casi in cui l’LPS non è necessario e lo stesso livello di riduzione del rischio può essere ottenuto realizzando la protezione dai fulmini
con altre misure).
Il “fulmine a terra” è una “scarica elettrica” tra nube e suolo.
La “scarica” non avviene in modo istantaneo ma progressivo.
In particolare, si parla di “canale di fulmine”. Il canale di fulmine avanza a tratti di
20÷50m, con pause di 20÷50µs.
- un canale discendente;
- un canale ascendente o “controscarica”.
Il punto da cui è partita la controscarica è quello fulminato.
La controscarica inizia di preferenza da strutture alte e snelle.
Quando la controscarica incontra il canale discendente si ha la corrente di fulmine
(primo colpo).
Dopo il primo colpo si possono avere colpi successivi.
I colpi successivi possono essere fino a 20÷30 con intervalli di 20÷50µs.
Fig. 1: Il fulmine
Un fulmine che colpisce una struttura può causare danni:
- alla struttura stessa,
- ai suoi occupanti
- al suo contenuto, compresi i guasti agli impianti interni.
I danni possono estendersi anche alle vicinanze della struttura e possono talvolta
interessare l’ambiente.
In questo caso, le dimensioni della zona interessata dai danni dipendono dalle caratteristiche della struttura e dalle caratteristiche del fulmine.
L’art. 80 del Testo Unico (d.lgs. 81/2008 e s.m.i.) prevede che il datore di lavoro prenda le misure necessarie affinché i lavoratori siano salvaguardati dai rischi di fulminazione, a tal fine esegue una valutazione dei rischi e, sulla base di tale valutazione,
adotta le misure tecniche ed organizzative necessarie.
L’art. 84 del Testo Unico (d.lgs. 81/2008 e s.m.i.) prevede che il datore di lavoro provveda affinché gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature, siano protetti dagli
effetti dei fulmini, secondo le indicazioni delle norme tecniche.
La valutazione del rischio è l’elemento più importante delle procedure di progettazione dei sistemi di protezione dai fulmini.
I passi da seguire sono, nell’ordine:
• la valutazione del rischio;
• il confronto con il rischio tollerabile;
• la scelta e l’adozione, se necessario, di un’opportuna protezione dai fulmini (LP),
per la riduzione del rischio.
• il numero di colpi di fulmine che interessano una struttura o le sue vicinanze;
• la probabilità che ciascun colpo di fulmine sia in grado di causare danni, in relazione all’adozione o meno di un’opportuna protezione dai fulmini (LP);
• l’ entità della perdita dovuta al danno da fulminazione.
Per la valutazione del rischio è necessario disporre dei seguenti dati:
- le caratteristiche ambientali e la densità dei fulmini nella zona dove la struttura e
le linee entranti sono collocate;
- le caratteristiche della struttura, degli impianti, delle linee entranti e delle apparecchiature (e le rispettive tensioni di tenuta all’impulso);
- l’ammontare economico e sociale delle perdite, l’impatto ambientale dei danni, il
costo delle riparazioni.
Se durante la procedura di valutazione è necessario valutare anche il contributo della
protezione dai fulmini (LP), allora è necessario disporre dei seguenti ulteriori dati:
- misure di protezione eventualmente scelte per limitare i danni agli esseri viventi,
contro gli effetti fisici (meccanici e termici), contro l’innesco e la propagazione
degli incendi , contro l’innesco e le conseguenze delle esplosioni e per limitare le
conseguenze dei guasti dovuti alle sovratensioni (precauzioni sulla posa dei circuiti, schermi, SPD (surge protective devices), interfacce di isolamento, ecc.).
Tabella 5 - Caratteristiche di una struttura rilevanti ai fini degli effetti del fulmine
• Tipo di costruzione (ad es.: legno, mattoni, calcestruzzo, calcestruzzo armato, travi in acciaio);
• funzione della struttura (ad es.: abitazioni, uffici, fattorie, teatri, alberghi, scuole, ospedali, musei,
chiese, prigioni, negozi, banche, fabbriche, impianti industriali, aree sportive);
• occupanti e contenuto (ad es.: persone, animali, presenza di materiali combustibili o non combustibili, presenza di materiali esplosivi o non esplosivi, presenza di impianti elettrici e/o elettronici caratterizzati da tensioni di tenuta più o meno elevate);
• linee entranti (linee di energia e di telecomunicazione);
• esistenza di una protezione dai fulmini (misure per ridurre il pericolo per le persone, misure per
ridurre i danni materiali e misure per ridurre i guasti degli impianti interni e delle apparecchiature);
• struttura pericolosa per l’ambiente (struttura che, in conseguenza di una fulminazione, può
dar luogo ad emissioni biologiche, chimiche o radioattive).
2.8. Classificazione degli eventi legati al fenomeno della fulminazione e
possibili effetti dei fulmini
I fulmini che influenzano la struttura possono essere divisi in due gruppi:
• quello dei colpi diretti alla struttura o alle linee entranti (linee di energia e linee di
• quello dei colpi a terra nell’area vicino la struttura o alle linee entranti.
Tabella 6 - Cause di danno, tipi di danno e tipi di perdita secondo la norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2)
L1, L4(2)
L1(1), L2, L4
Fulmine in
Fulmine sulle
linee entranti
Tipo di colpo
(1) Strutture con rischio di esplosione o in cui guasti agli impianti interni sono pericolosi per la vita umana (ad es.: alcuni reparti ospedalieri).
(2) Proprietà agricole (in cui può essere perdita di animali per tensioni di contatto e passo).
I danni causati da colpi di fulmine possono essere distinti per la causa che ha originato il danno, per il tipo di danno e per la perdita che ne è scaturita (vedi la tabella 5).
Secondo la norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2) è ragionevole distinguere:
Cause di danno:
- S1: fulmine sulla struttura;
- S2: fulmine in prossimità della struttura;
- S3: fulmine sulle linee entranti;
- S4: fulmine in prossimità delle linee entranti.
Tipi di danno:
- D1: danno ad esseri viventi per elettrocuzione;
- D2: fuoco, esplosioni, effetti chimici, distruzioni meccaniche e altri danni
- D3: fallimento/malfunzionamento di sistemi elettronici a causa di sovratensioni.
Tipi di perdita:
- L1: perdita di vite umane (cui corrisponde un rischio denominato R1);
- L2: perdita di servizi pubblici (cui corrisponde un rischio denominato R2);
- L3: perdita di patrimonio culturale (cui corrisponde un rischio denominato R3);
- L4: perdita di valore economico, per strutture, materiali, attività, (cui corrisponde
un rischio denominato R4).
I possibili effetti dei fulmini variano a seconda della causa di danno.
Il fulmine su una struttura può causare:
- danni ad esseri viventi per elettrocuzione dovuta alle tensioni di passo e di contatto causate da accoppiamenti resistivi e induttivi (componente di rischio RA);
- danni meccanici immediati, incendio e/o esplosione dovuta al plasma incandescente del canale stesso, o al riscaldamento dei conduttori connesso con il fluire
della corrente (sovratemperatura inaccettabili), o alla carica trasportata (fusione
del metallo), incendio e/o esplosione provocati da scariche dovute a sovratensioni risultanti da accoppiamenti resistivi e induttivi e dal fluire di parte della corrente
di fulmine (componente di rischio RB);
- guasti o malfunzionamenti degli impianti interni dovuti al LEMP (componente di
rischio RC).
Il fulmine in prossimità di una struttura può causare:
rischio RM).
Il fulmine su una linea entrante nella struttura può causare:
- danni ad esseri viventi per elettrocuzione dovuta alle tensioni di contatto all’interno della struttura causate dalle correnti di fulmine trasmesse tramite la linea
entrante (componente di rischio RU);
- incendio e/o esplosione iniziati da scariche dovute a sovratensioni e alle correnti
di fulmine trasmesse tramite la linea entrante (componente di rischio RV);
- guasti o malfunzionamenti degli impianti interni dovuti alle sovratensioni che si
localizzano sulle linee entranti e che sono trasmesse alla struttura (componente di
rischio RW).
Il fulmine in prossimità di una linea entrante nella struttura può causare:
rischio RZ).
Ciascun tipo di danno relativo alla struttura da proteggere, solo o in combinazione
con altri, può produrre perdite differenti.
Il tipo di perdita che può verificarsi dipende dalle caratteristiche della struttura stessa.
La norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2) considera i seguenti tipi di perdita che possono
verificarsi a causa di danneggiamenti alla struttura:
- L1: perdita di vite umane (compresi i danni permanenti);
- L2: perdita di servizio pubblico;
- L3: perdita di patrimonio culturale insostituibile;
- L4: perdita economica (della struttura e/o del suo contenuto e/o dell’attività).
Ai fini della norma, sono considerati pubblici servizi solo le forniture di gas, acqua,
TV, TLC e di energia elettrica.
Le perdite di tipo L1, L2 ed L3 sono considerate perdite di valori sociali, mentre la
perdita di tipo L4 è esclusivamente una perdita economica.
Secondo la procedura indicata nella norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2), i rischi che
possono essere considerati durante la valutazione del rischio sono i seguenti rischi:
- R1 : rischio di perdita di vite umane o di subire danni permanenti;
- R2 : rischio di perdita di servizio pubblico;
- R3 : rischio di perdita di patrimonio culturale insostituibile;
- R4 : rischio di perdita di valore economico.
La protezione dai fulmini (LP) è necessaria se il rischio R è superiore al livello di
rischio tollerabile RT.
In questo caso deve essere adottata un’opportuna protezione dai fulmini (LP) al fine
di ridurre il rischio R (R1, R2 ed R3) al di sotto del valore di rischio tollerabile RT.
Tabella 7 - Valori di rischio tollerabile secondo la norma cei 81-10/2 (en 62305-2)
Tipo di perdita
L1: Perdita di vite umane
Rischio tollerabile
RT [anni–1]
Numero di morti all’anno, riferiti al numero
totale di persone esposte al rischio
L2: Perdita di servizio pubblico Numero di utenti non serviti per durata annua
del disservizio, riferiti al numero totale di utenti
serviti all’anno
L3: Perdita di patrimonio
Valore annuo dei beni perduti, riferiti al valore
totale dei beni esposti al rischio
Se possono verificarsi uno o più tipi di perdita, la condizione R ≤ RT deve essere soddisfatta per ciascun tipo di perdita (L1, L2 e L3).
I valori di rischio tollerabile RT riguardanti le perdite di valore sociale sono responsabilità dei competenti comitati tecnici nazionali.
Per quanto riguarda il rischio di perdita di valore economico, il committente è libero
di scegliere se accettarlo, se cautelarsi con un’assicurazione o se mettere in atto
un’opportuna protezione dai fulmini (LP).
Può essere di ausilio al committente, per effettuare la sua scelta, valutare la convenienza economica della protezione, confrontando il costo totale della perdita con e
senza le misure di protezione.
Siano allora:
- CL il costo annuo della perdita totale in assenza delle misure di protezione;
- CRL il costo annuo della perdita residua in presenza delle misure di protezione
scelte;
- CPM il costo annuo delle misure di protezione scelte.
Se CL < CRL + CPM, la protezione contro il fulmine può essere ritenuta non conveniente.
Se CL ≥ CRL + CPM, la protezione contro il fulmine può consentire risparmi nell’arco di
vita della struttura.
Il rischio può essere considerato come una somma di componenti rilevanti.
Il valore di ogni componente può essere calcolato utilizzando un’espressione simile:
RX = NX × PX × LX
Ciascuna delle componenti del rischio, RX (con X = A, B, C, M, U, V, W, Z), dipende:
- dal numero annuo di fulmini pericolosi che possono influenzare la struttura o le
linee entranti (NX);
- dalla probabilità di danno dovuta al fulmine (PX);
- dall’ entità del danno ad esso relativo (LX).
Il numero NX di eventi pericolosi dipende dalla densità di fulmini al suolo (NG) e
dalle caratteristiche geometriche, ambientali e di installazione della struttura e
La probabilità di danno PX dipende dalle caratteristiche della struttura da proteggere, dalle caratteristiche delle linee connesse e dalle misure di protezione adottate.
La perdita conseguente LX dipende dall’uso a cui la struttura è destinata, dalla presenza di persone, dal tipo di servizio pubblico, dal valore dei beni danneggiati e dalle
misure di protezione adottate per limitare l’ammontare della perdita.
Quando il danno dovuto al fulmine in una struttura coinvolge le strutture circostanti o
l’ambiente (es. emissioni chimiche o radioattive), le perdite conseguenti dovrebbero
essere sommate al valore di LX della struttura.
Componenti di rischio dovute alla fulminazione diretta della struttura
RA: componente relativa ai danni ad esseri viventi per elettrocuzione dovuta a tensioni di contatto e di passo all’interno della struttura e all’esterno in zone fino a 3 m
attorno alle calate. Possono verificarsi perdite di tipo L1 e, in strutture ad uso agricolo, anche di tipo L4 con possibile perdita di animali.
RB: componente relativa ai danni materiali causati da scariche pericolose all’interno
della struttura che innescano l’incendio e l’esplosione e che possono anche
essere pericolose per l’ambiente. Possono verificarsi tutti i tipi di perdita (L1, L2,
L3 ed L4).
RC: componente relativa al guasto di impianti interni causata dal LEMP. In tutti i casi
possono verificarsi perdite di tipo L2 ed L4, unitamente al tipo L1, nel caso di
strutture con rischio d’esplosione e di ospedali o di altre strutture in cui il guasto
degli impianti interni provoca immediato pericolo per la vita umana.
Componente di rischio dovuta a fulminazione in prossimità della struttura
RM: componente relativa al guasto di impianti interni causata dal LEMP. In tutti i casi
Componente di rischio dovuta a fulminazione diretta di una linea entrante
RU: componente relativa ai danni ad esseri viventi per elettrocuzione dovuta a tensioni di contatto all’interno della struttura. Possono verificarsi perdite di tipo L1 e, in
caso di strutture ad uso agricolo, anche perdite di tipo L4 con possibile perdita
RV: componente relativa ai danni materiali (incendio o esplosione innescati da scariche pericolose fra installazioni esterne e parti metalliche, generalmente nel punto
d’ingresso della linea nella struttura) dovuti alla corrente di fulmine trasmessa
attraverso la linea entrante. Possono verificarsi tutti i tipi di perdita (L1, L2, L3 ed
RW: componente relativa al guasto di impianti interni causata da sovratensioni indotte sulla linea e trasmesse alla struttura. In tutti i casi possono verificarsi perdite di
tipo L2 ed L4, unitamente al tipo L1, nel caso di strutture con rischio d’esplosione e di ospedali o di altre strutture in cui il guasto degli impianti interni provoca
immediato pericolo per la vita umana.
Componente di rischio dovuta a fulminazione in prossimità di una linea entrante
RZ: componente relativa al guasto di impianti interni causata da sovratensioni indotte sulla linea e trasmesse alla struttura. In tutti i casi possono verificarsi perdite di
tipo L2 ed L4, unitamente al tipo L1, nel caso di strutture con rischio d’esplosione e di ospedali o di altre strutture in cui il guasto di impianti interni provoca
Le linee da considerare nella valutazione di RU, RV, RW e RZ sono solo le linee entranti.
Le fulminazioni su o in prossimità di tubazioni non producono danno alla struttura a
condizione che esse siano connesse alla barra equipotenziale della struttura. Se
detta barra equipotenziale non è presente deve essere considerato anche questo
Tabella 8 - Calcolo delle componenti di rischio secondo la norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2)
Sorgente di danno → S1
Fulmine su una
linea entrante
prossimità di
Shock elettrico di
RA=ND•PA•LA
RU=(NL+NDJ)•PU•LU
Incendi, esplosioni, effetti
chimici e meccanici
RB=ND•PB•LB
RV=(NL+NDJ)•PV•LV
Guasti di sistemi elettrici
RC=ND•PC•LC
LA=LU
RM=NM•PM•LM
LB=LV
RW=(NL+NDJ)•PW•LW
RZ=NI+PZ•LZ
LC=LM=LW=LZ
Se durante la fase di valutazione del rischio risulta che una componente di rischio ha
un valore più elevato delle altre componenti, allora, al fine di ottenere una valutazione di rischio che rispetti il valore del rischio tollerabile, può essere utile adottare misure di protezione che consentano di ridurre la componente in questione.
Tabella 9 - Fattori che influenzano le componenti di rischio in una struttura
Caratteristiche della struttura e degli impianti
interni / Misure di protezione
Resistività superficiale del suolo
Resistività della pavimentazione
Barriere, isolamento, cartelli ammonitori,
equipotenzializzazione del suolo
Equipotenzializzazione con SPD
Interfacce di separazione
*(a) *(b) *(b)
Sistema di SPD
Schermatura locale
Schermatura delle linee esterne
Schermatura delle linee interne
Cablaggio degli impianti interni
Rete di equipotenzialità
Rischio d’incendio
(a) Solo per LPS esterni a maglia.
(b) Dovuto alla presenza di connessioni equipotenziali.
(c) Solo se appartenenti all’apparato.
In tal caso, la tabella 9 può essere utilizzata per scegliere le misure di protezione più
opportune o per comprendere quali caratteristiche della struttura in esame influenzano la componente di rischio di interesse.
Per valutare ciascuna componente di rischio, una struttura può essere suddivisa in
zone ZS aventi caratteristiche omogenee.
Le zone ZS sono definite principalmente da:
- tipo di suolo o di pavimentazione (componenti di rischio RA e RU);
- compartimentazione antincendio (componenti di rischio RB e RV);
- schermi locali (componenti di rischio RC e RM).
Ulteriori zone possono essere definite in funzione di:
- disposizione degli impianti interni (componenti di rischio RC e RM);
- misure di protezione esistenti o previste (tutte le componenti di rischio);
- valori delle perdite LX (tutte le componenti di rischio);
Nella suddivisione di una struttura in zone ZS si dovrebbe tenere conto della possibilità realizzativa delle misure di protezione più adatte.
In una zona singola il rischio è la somma di tutte le componenti di rischio nella zona
Definire una struttura come una zona singola può portare a misure di protezione
costose in quanto ciascuna misura deve essere estesa all’intera struttura.
Quando la struttura è suddivisa in più zone ZS, il rischio per la struttura è la somma
dei rischi relativi a tutte le zone della struttura; in ciascuna zona il rischio è la somma
di tutte le componenti di rischio nella zona stessa.
La suddivisione della struttura in zone consente al progettista di prendere in considerazione le peculiari caratteristiche di ciascuna zona nella valutazione delle componenti di rischio e di scegliere le misure di protezione più adatte per ciascuna zona,
consentendo una più precisa stima del rischio e riducendo il costo complessivo delle
eventuali misure di protezione contro il fulmine.
Per il calcolo del numero medio di fulmini annui per chilometro quadrato, che soddisfano determinate caratteristiche utili per la valutazione delle componenti di rischio,
si può far riferimento alla Figura 3 ed all’allegato A della CEI 81-10/2 (EN 62305-2).
In particolare, sono introdotte le aree di raccolta dei fulmini sulla struttura, AD, dei fulmini in prossimità della struttura, AM, dei fulmini sulla linea, AL, dei fulmini in prossimità della linea, AI, e dei fulmini sulla struttura adiacente, ADJ.
Con riferimento alla Figura 2, se la struttura S da considerare è solo una parte di un
edificio B, le dimensioni della struttura S possono essere utilizzate anche per il calcolo di AD quando sono soddisfatte le seguenti condizioni:
- la struttura S è una parte separata verticalmente dell’edificio B;
- l’edificio B non presenta rischio di esplosione;
- la propagazione dell’incendio tra la struttura S e le altre parti dell’edificio B è impedita mediante pareti caratterizzate da una resistenza al fuoco di 120 minuti (REI
120) o mediante altre misure di protezione equivalenti;
- la propagazione delle sovratensioni lungo le linee comuni, se presenti, è impedita
per mezzo di SPD installati nel punto d’ingresso di detta linea nella struttura o
mediante altre misure di protezione equivalenti.
Se tali condizioni non sono soddisfatte devono essere utilizzate le dimensioni dell’intero edificio B.
B struttura o parte di essa per la quale è richiesta la protezione (la determinazione di AD è necessaria)
Parte dell’edificio per la quale non è richiesta la protezione (la determinazione di AD non è necessaria)
S struttura da considerare per la valutazione del rischio (per valutare di AD utilizzare le dimensioni di S)
Compartimentazione con REI t120
Compartimentazione con REI <120
Fig. 2: Esempi di suddivisione di una struttura in zona singola o in multi-zona, sulla base della compartimentazione interna, della disposizione degli impianti e dell’adozione di misure di protezione.
2.20. Numero di eventi pericolosi ND causati da fulminazione diretta della
ND può essere calcolato come il prodotto:
ND = NG × AD × CD × 10-6
è la densità di fulmini al suolo [fulmini/(km2 × anno)];
è l’area di raccolta della struttura isolata [m2] (Fig. 3);
è il coefficiente di posizione della struttura (Tab. 10).
Fig. 3: Aree di raccolta fulmini per una struttura di dimensioni L×W e altezza H, interessata da una linea
aerea entrante di lunghezza LL, la linea connette la struttura ad una struttura adiacente di dimensioni LJ×WJ
e altezza HJ.
L’area di raccolta AD si estende fino ad una distanza di 3H dal perimetro della struttura (Fig. 3, dove H è l’altezza della struttura a forma di parallelepipedo ed L e W
sono le sue dimensioni in pianta, tutte in metri).
AD = L × W +6 × H × (L + W) + 9 × π × H 2
Il coefficiente di posizione CD di cui alla Tabella 10 serve per tener conto, nelle formule che seguono, dell’ubicazione relativa di una struttura (tale ubicazione dipende
dagli oggetti circostanti e dalla topografia della zona).
Se intorno alla struttura vi sono alberi, è dalla parte della sicurezza non considerarli
come oggetti circostanti ai fini della scelta di CD, ciò perché gli alberi sono soggetti
a cambiamenti (taglio, potatura, ecc.) e, in seguito all’occorrenza di tali cambiamenti, potrebbe essere necessario dover modificare la valutazione dei rischi e possibilmente anche la scelta della protezione dai fulmini (LP).
Per quanto riguarda altri oggetti circostanti la struttura è comunque possibile scegliere di valutare l’influenza dovuta a tali oggetti considerando l’altezza relativa della
struttura rispetto ad essi o al suolo, entro una distanza dalla struttura stessa pari a
3H ed assumendo CD = 1.
Tabella 10 - Coefficiente di posizione CD
Ubicazione relativa
Oggetto circondato da oggetti di altezza più elevata
Oggetto circondato da oggetti di altezza uguale o inferiore
Oggetto isolato: nessun altro oggetto nelle vicinanze
Oggetto isolato sulla cima di una collina o di una montagna
2.21. Calcolo del numero medio annuo NM di eventi pericolosi dovuti a
fulmini in prossimità della struttura
NM può essere calcolato come il prodotto:
NM = NG × AM × 10-6
è l’area di raccolta dei fulmini in prossimità della struttura [m2].
L’area di raccolta AM si estende fino ad una distanza di 500 m dal perimetro della
struttura (Fig. 3), pertanto:
AM = 2 × 500 × (L + W) + π × 5002
La distanza di 500 m dal perimetro della struttura è stata calcolata nell’ipotesi teorica di spira indotta ortogonale al campo elettromagnetico della corrente di fulmine.
La guida CEI 81-29 suggerisce che, nel caso reale di spira comunque orientata
rispetto al campo elettromagnetico inducente, la distanza dal perimetro della struttura può essere ridotta a 350 m.
2.22. Calcolo del numero medio annuo NL di eventi pericolosi dovuti a
fulmini su una linea
Una linea può essere costituita da più sezioni. Per ciascuna sezione il valore di NL
può essere calcolato con la seguente relazione:
NL = NG × AL × CI × CE × CT × 10-6
è il numero di sovratensioni di ampiezza superiore a 1 kV nella sezione di linea
considerata [eventi/anno];
è l’area di raccolta dei fulmini che colpiscono la linea [m2] (Fig. 3);
è il coefficiente di installazione della linea (Tab. 11);
è il coefficiente che tiene conto del tipo di linea (Tab. 12);
è il coefficiente ambientale della linea (Tab. 13).
L’area di raccolta dei fulmini che cadono su una linea è data dalla relazione:
AL = 40 × LL
è la lunghezza della sezione della linea [m].
Se la lunghezza della sezione della linea non è nota può essere assunto LL = 1000 m.
Per consentire una stima la CEI 81-29 (punto 2.1) suggerisce che le lunghezze tipiche di linea siano:
• linea elettrica BT: 1000 m in area rurale, 300 m in area suburbana e 100 m in area
• linea elettrica MT: 4 km, non schermata, in area rurale, 1,2 km, non schermata, in
area suburbana, 400 m, interrata e schermata, in area urbana;
• linea di telecomunicazioni: 1000 m sia in area urbana (interrata, schermata) sia in
area rurale (aerea, non schermata).
La resistività del suolo influenza l’area di raccolta AL della sezione interrata. In generale maggiore è la resistività del suolo e maggiore è l’area di raccolta (AL è proporzionale a √ρ). I coefficienti di installazione riportati in Tab. 11 sono riferiti a ρ = 400 Ωm.
Tabella 11 - Coefficiente di installazione della linea CI
Cavo interrato con percorso completamente all’interno di un dispersore magliato
come in CEI 81-10/4 (EN 62305-4), punto 5.2
Tabella 12 - Coefficiente che tiene conto del tipo di linea CT
Linea di energia BT, linea di telecomunicazione o di segnale
Linea di energia AT (con trasformatore AT/BT)
Tabella 13 - Coefficiente ambientale CE
Urbano con edifici alti più di 20 m
2.23. Calcolo del numero medio annuo NI di eventi pericolosi dovuti a
fulmini in prossimità di una linea
Una linea può essere costituita da più sezioni. Per ciascuna sezione il valore di NI
NI = NG × AI × CI × CE × CT × 10-6
è il numero di sovratensioni di ampiezza superiore a 1 kV nella sezione della
linea [eventi/anno];
è l’area di raccolta dei fulmini al suolo in prossimità della linea [m2] (Fig. 3);
L’area di raccolta per fulmini in prossimità della linea è data dalla relazione:
AI = 4000 × LL
Se la lunghezza della sezione di linea non è nota può essere assunto LL = 1000 m.
Per consentire stime più realistiche la CEI 81-29 suggerisce che in media le lunghezze tipiche di linea siano:
• linea elettrica AT: 5 km, non schermata, in aria rurale e 400 m, interrata e schermata, in area urbana;
• linea di telecomunicazioni: 1000 m sia in area urbana sia in area rurale.
2.24. Numero di eventi pericolosi NDJ causati da fulminazione diretta di una
struttura adiacente
Il numero medio annuo NDJ di eventi pericolosi dovuti a fulmini su una struttura all’estremità lontana di una linea (Fig. 3) può essere valutato come il prodotto:
NDJ = NG × ADJ × CDJ × CT × 10-6
è l’area di raccolta della struttura adiacente isolata [m2] (Fig. 3);
è il coefficiente di posizione della struttura adiacente (Tab. 10);
è il coefficiente che tiene conto del tipo di linea (Tab. 12).
Le probabilità di danno possono essere stimate in accordo con l’allegato B della
norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2). Tali probabilità sono valide se le misure di protezione da adottare sono conformi alle norme:
• CEI 81-10/3 (EN 62305-3) per le misure di protezione atte a ridurre i danni agli
esseri viventi ed ai beni materiali;
• CEI 81-10/4 (EN 62305-4) per le misure di protezione atte a ridurre i guasti degli
impianti interni.
Possono essere adottati anche altri valori, se giustificati.
Valori di probabilità PX inferiori a 1 possono essere utilizzati soltanto se la misura o la
caratteristica é valida per l’intera struttura o zona (ZS) della struttura da proteggere e
per tutte le relative apparecchiature.
2.26. Probabilità PA che un fulmine sulla struttura causi danno ad esseri
viventi per elettrocuzione
I valori di probabilità PA di danno agli esseri viventi a causa di tensioni di contatto e
di passo per un fulmine sulla struttura dipendono dall’LPS installato e dalle misure di
protezione addizionali adottate:
dipende dalle misure di protezione addizionali contro le tensioni di passo e di
contatto, quali quelle elencate nella Tab. 14 (a cui si rimanda per i valori di PTA);
dipende dal livello di protezione (LPL) con cui è progettato l’LPS, conformemente alla CEI 81-10/3 (EN 62305-3), i suoi valori sono riportati nella Tab. 15.
Se è adottata più di una misura di protezione, il valore di PTA è il prodotto dei corrispondenti valori.
Le misure di protezione sono efficaci nella riduzione di PA solo nel caso di strutture
protette da LPS o di strutture in cui le calate naturali dell’LPS siano realizzate utilizzando le strutture portanti metalliche continue o i ferri di armatura del calcestruzzo e
quando siano soddisfatte le prescrizioni della CEI 81-10/3 (EN 62305-3) relative all’equipotenzializzazione ed alla messa a terra. Maggiori informazioni si possono reperire nei punti 8.1 e 8.2 di tale norma.
Tabella 14 - Valori di probabilità pta di danno ad esseri viventi per tensioni di contatto e di passo
Nessuna misura di protezione
Cartelli ammonitori
Isolamento elettrico (es. almeno 3 mm di polietilene reticolato) delle parti accessibili
(es. calate)
Efficace equipotenzializzazione del suolo
Barriere o strutture portanti dell’edificio utilizzate come calate
La guida CEI 81-29 suggerisce che, poiché le tensioni di contatto si verificano verso
parti metalliche facenti parte della struttura, che possono entrare a far parte del percorso della corrente di fulmine, allora in assenza di tali parti metalliche le tensioni di
contatto possono essere trascurate. Inoltre si può assumere PTA=0 quando si verifica una delle seguenti condizioni:
a) i ferri d’armatura del cemento armato o le parti metalliche della struttura sono
usati come calate naturali e il loro numero non è inferiore a 10;
b) la struttura è dotata di un LPS con almeno 10 calate;
c) in condizioni di normale funzionamento non vi è presenza di persone, entro 3 m
dalle calate del LPS;
d) la resistenza verso terra di una persona (resistenza di terra di un elettrodo di 400
cm2 premuto al suolo con una forza di 500 N) non è inferiore a 100 kΩ;
e) il suolo è ricoperto con uno strato di 5 cm di asfalto o 15 cm di ghiaia.
2.27. Probabilità PB che un fulmine su una struttura causi danno materiale
I valori di probabilità PB per un danno materiale dovuto a un fulmine su una struttura
sono riportati in Tabella 15 in funzione del livello di protezione (LPL).
L’adozione di un LPS serve allo scopo di ridurre la probabilità PB.
Tabella 15 - Valori di PB in funzione delle misure di protezione adottate per ridurre il danno materiale
Classe dell’LPS
Struttura non protetta con LPS
Struttura protetta con LPS
Struttura con organi di captazione conformi ad un LPS di Classe I e con organi naturali
di discesa costituiti da uno schermo metallico continuo o dai ferri d’armatura del
Struttura con copertura metallica od organi di captazione, comprendenti eventuali
componenti naturali, atti a garantire una completa protezione contro la fulminazione
diretta di ogni installazione sulla copertura e con organi naturali di discesa costituiti
da uno schermo metallico continuo o dai ferri d’armatura del calcestruzzo.
Valori di PB diversi da quelli riportati nella Tabella 15 possono essere adottati se determinati da una ricerca accurata che tenga conto dei requisiti di dimensionamento e
di intercettazione definiti nella CEI 81-10/1 (EN 62305-1).
2.28. Probabilità PC che un fulmine su una struttura causi guasti negli
La probabilità PC che un fulmine su una struttura causi guasti negli impianti interni è
data dalla relazione:
PC = PSPD × CLD
dipende dal sistema coordinato di SPD conforme alla CEI 81-10/4 (EN 623054) e dal livello di protezione (LPL) utilizzato nel progetto degli SPD utilizzati; i
suoi valori sono riportati nella Tab. 16.
è un coefficiente che dipende dalle condizioni di schermatura, di messa a terra
e di separazione della linea a cui è connesso l’impianto interno; i suoi valori
sono riportati nella Tab. 17.
Tabella 16 - Valori della probabilità PSPD in funzione del lpl per cui sono progettati gli SPD
Sistema di SPD assente
SPD con caratteristiche migliori rispetto ai requisiti richiesti per l’LPL I
Un sistema coordinato di SPD è una misura di protezione atta a ridurre PC. La protezione con un sistema di SPD è efficace nella riduzione di PC solo in strutture protette
con LPS o in strutture con schermo metallico continuo o con i ferri d’armatura del calcestruzzo costituenti un LPS naturale, in cui siano rispettati i requisiti della CEI 8110/3 (EN 62305-3) relativi all’equipotenzializzazione ed alla messa a terra.
I valori di PSPD possono essere ridotti nel caso di SPD aventi caratteristiche migliori
(più elevata corrente nominale In, livello di protezione Up inferiore, ecc.) rispetto ai
requisiti richiesti per l’LPL I nei relativi punti d’installazione [Tab. A.3 e Allegato E della
CEI 81-10/1 (EN 62305-1) per informazioni relative alla probabilità di accadimento
delle correnti di fulmine e Allegato D della CEI 81-10/4 (EN 62305-4) per la ripartizione della corrente di fulmine].
Tabella 17 - Valori dei coefficienti CLD e CLI in funzione di schermatura, messa a terra e separazione
Tipo di linea esterna
Connessione all’ingresso
Aerea non schermata
Interrata non schermata
Linea di energia con neutro a terra
in più punti lungo il percorso
Linea schermata interrata
(energia o TLC)
Schermo non connesso alla stessa barra
equipotenziale degli apparati
Linea schermata aerea
Schermo connesso alla stessa barra
Cavo di protezione contro il
fulmine o posa in condotto
per la protezione di cavi contro
(Nessuna linea esterna)
Nessuna connessione a linee esterne
(sistema “stand-alone”)
Qualsivoglia tipo
Interfacce di separazione secondo la
Per le interfacce di separazione si può assumere CLD = CLI = 0 solo se esse sono
protette lato linea con SPD dimensionati con il livello di protezione scelto con la valutazione del rischio.
Nella valutazione della probabilità PC, i valori di CLD riportati nella Tab. 17 sono riferiti
a sistemi con impianti interni schermati; per sistemi con impianti interni non schermati dovrebbe essere assunto CLD = 1.
Nei sistemi interni non schermati non connessi a linee esterne (sistemi “standalone”), o connessi a linee esterne mediante interfacce di separazione, o connessi a
linee esterne realizzate con cavi di protezione contro il fulmine o con sistemi posati
in condotti per la protezione dei cavi contro il fulmine, in condotti o tubi metallici, connessi alla stessa barra equipotenziale degli apparati non è necessario un sistema
coordinato di SPD conforme alla CEI 81-10/4 (EN 62305-4) per ridurre PC quando la
tensione indotta UI non supera la tensione di tenuta UW dei sistemi interni (UI ≤ UW).
Per la valutazione della tensione indotta UI si rimanda all’Allegato A della CEI 81-10/4
(EN 62305-4).
Se nella zona dove si sta effettuando il calcolo della componente RC risulta presente
più di un impianto interno, i valori di PC sono dati da:
PC = 1 - (1 - PC1) × (1 - PC2) × (1 - PC3) …
dove PCi sono i parametri relativi all’ impianto interno i = 1, 2, 3….
La probabilità PM che un fulmine in prossimità una struttura causi guasti negli impianti
interni dipende dalle misure di protezione SPM (surge protection measures) installate.
Le seguenti misure di protezione sono atte a ridurre PM: LPS di tipo magliato, schermature, precauzioni nei percorsi, incremento delle tensioni di tenuta, interfacce di
separazione e sistemi coordinati di SPD.
Se la protezione con un sistema di SPD non soddisfa i requisiti della CEI 81-10/4 (EN
62305-4), il valore di PM è uguale al valore di PMS.
Se la protezione con un sistema di SPD soddisfa i requisiti della CEI 81-10/4 (EN
62305-4), il valore di PM è dato dalla relazione:
PM = PSPD × PMS
Nel caso di impianti interni con apparati non conformi ai livelli di resistibilità o di tensione di tenuta specificati dalle norme di prodotto, dovrebbe essere assunto PM =1.
I valori del coefficiente PMS sono determinati per mezzo del seguente prodotto:
PMS = (KS1 × KS2 × KS3 × KS4)2
tiene conto dell’efficacia della schermatura offerta alla struttura, dall’LPS o da
altri schermi al confine di LPZ 0/1;
tiene conto dell’efficacia della schermatura degli schermi interni alla struttura
al confine di LPZ X/Y (con X>0, Y>1);
tiene conto delle caratteristiche del cablaggio interno (Tab. 18);
tiene conto della tensione di tenuta ad impulso dell’impianto da proteggere.
Nel caso di apparati provvisti di interfacce di separazione realizzate mediante trasformatori di isolamento con schermo tra gli avvolgimenti connesso a terra o mediante
cavi a fibra ottica o opto isolatori, può essere assunto PMS = 0.
All’interno di una LPZ, ad una distanza di sicurezza dallo schermo almeno pari al lato
di magliatura wm, i coefficienti KS1 e KS2 per LPS o per schermature a maglia possono
essere calcolati con le seguenti relazioni:
KS1 = 0,12 × wm1
KS2 = 0,12 × wm2
dove wm1 [m] e wm2 [m] sono i lati di magliatura di uno schermo a maglia o delle calate interconnesse di un LPS a maglia, o, nel caso di LPS naturale, la spaziatura tra le
colonne metalliche o tra le strutture in calcestruzzo armato.
Per schermi continui di spessore non inferiore a 0,1 mm, KS1 = KS2 = 10-4.
Se è presente una rete di equipotenzializzazione magliata conforme ai requisiti della
CEI 81-10/4 (EN 62305-4) i valori di KS1 e KS2 possono essere dimezzati.
Tabella 18 - Valori del coefficiente KS3 in funzione del cablaggio interno
Tipo di cablaggio interno
Cavi non schermati –
nessuna precauzione nella scelta del percorso al fine di evitare spire(a)
precauzione nella scelta del percorso al fine di evitare larghe spire(b)
precauzione nella scelta del percorso al fine di evitare spire(c)
Cavi schermati e cavi all’interno di condotti metallici(d)
(a) Spire di conduttori con percorsi diversi in un edificio di grandi dimensioni (area della spira nell’ordine di 50 m2).
(b) Spire di conduttori posati nello stesso condotto o spire di conduttori con percorsi diversi in un edificio di dimensioni ridotte (area della spira nell’ordine di 10 m2).
(c) Spira di conduttori posti nello stesso cavo (area della spira nell’ordine di 0,5 m2).
(d) Schermi e condotti metallici connessi alla barra equipotenziale ad entrambe le estremità e apparati connessi alla stessa
barra equipotenziale.
Se la spira che subisce induzione a causa del campo magnetico del fulmine giace
in prossimità del confine dell’LPZ ed i suoi conduttori sono ad una distanza dallo
schermo inferiore alla distanza di sicurezza, i valori di KS1 e KS2 sono più elevati. Per
esempio, i valori di KS1 e KS2 dovrebbero essere raddoppiati quando la distanza dallo
schermo è compresa 0,1 wm e 0,2 wm.
Per più LPZ in cascata il valore risultante di KS2 è dato dal prodotto dei valori di KS2
relativi a ciascuna LPZ.
Il massimo valore di KS1 e KS2 è limitato a 1.
Il coefficiente KS4 é calcolato come:
é la tensione di tenuta ad impulso dell’impianto da proteggere, in kV.
Il massimo valore di KS4 è limitato a 1.
Se nell’impianto interno sono presenti apparati aventi differenti livelli di tenuta ad
impulso, dovrebbe essere adottato il coefficiente KS4 relativo al livello di tenuta ad
impulso più basso.
Se nella zona dove si sta effettuando il calcolo della componente RM risulta presente più di un impianto interno, i valori di PM sono dati da:
PM = 1 – (1 – PM1) × (1 – PM2) × (1 – PM3)…
dove PMi sono i parametri relativi all’impianto interno i = 1, 2, 3….
2.30. Probabilità PU che un fulmine su una linea causi danno agli esseri
Il valore di probabilità PU di danno agli esseri viventi all’interno della struttura a causa
delle tensioni di contatto per un fulmine su una linea entrante nella struttura dipende
dalle caratteristiche dello schermatura della linea, dalla tensione di tenuta ad impulso degli impianti interni connessi alla linea, dalle misure di protezione quali barriere,
cartelli ammonitori, interfacce di separazione o equipotenzializzazione mediante
SPD installati all’ingresso della linea secondo la CEI 81-10/3 (EN 62305-3).
Non è necessario un sistema coordinato di SPD conforme alla CEI 81-10/4 (EN
62305-4) per ridurre PU; in questo caso sono sufficienti SPD secondo quanto riportato nella CEI 81-10/3 (EN 62305-3).
I valori di PU sono dati dalla relazione:
PU = PTU × PEB × PLD × CLD
dipende dalle misure di protezione contro le tensioni di contatto, quali barriere o cartelli ammonitori; i suoi valori sono riportati nella Tab. 19;
dipende dalla equipotenzializzazione al fulmine (EB) conforme alla EN 623053 e dal livello di protezione (LPL) per cui sono progettati gli SPD; i suoi valori
sono riportati nella Tab. 20;
è la probabilità di guasto degli impianti interni dovuto al fulmine sulla linea connessa e dipende dalle caratteristiche della linea stessa; i suoi valori sono riportati nella Tab. 21;
Se sono stati installati SPD per l`equipotenzializzazione secondo la CEI 81-10/3 (EN
62305-3) all’ingresso della linea, la protezione può essere migliorata realizzando la
messa a terra e l’equipotenzializzazione secondo la CEI 81-10/4 (EN 62305-4).
Tabella 19 - Valori di probabilità PTU che un fulmine su una linea causi danno ad esseri viventi per tensioni di contatto
Se sono adottate più misure il valore di PTU è dato dal prodotto dei corrispondenti valori.
Tabella 20 - Valori di probabilità PEB in funzione dell’LPL per cui sono progettati gli SPD
Nessun SPD
Valori inferiori di PEB sono possibili nel caso di SPD aventi caratteristiche migliori (più
elevata corrente nominale In, livello di protezione Up inferiore, ecc.) rispetto ai requisiti richiesti per l’LPL I nei relativi punti d’installazione [Tab. A.3 e Allegato E della CEI
81-10/1 (EN 62305-1) per informazioni relative alla probabilità di accadimento delle
correnti di fulmine e Allegato D della CEI 81-10/4 (EN 62305-4) per la ripartizione
della corrente di fulmine].
Tabella 21 - Valori di probabilità PLD in funzione della resistenza RS dello schermo del cavo e della tensione di tenuta ad impulso UW degli apparati
Condizioni del percorso, dello schermo
e della messa a terra
5Ω/km < RS ≤ 20 Ω/km 1
1Ω/km < RS ≤ 5 Ω/km 0,9
RS ≤ 1 Ω/km
Linea aerea o interrata, non schermata
o con schermo non connesso alla barra
equipotenziale a cui sono connessi gli apparati
Linea schermata aerea o
telecomunicazione i interrata con schermo
connesso alla stessa barra
equipotenziale a cui sono
connessi gli apparati
Tensione di tenuta Uw in kV
Nelle aree suburbane sono tipicamente installati cavi di energia BT interrati privi di
schermo, mentre le linee di telecomunicazione utilizzano cavi interrati muniti di schermo (con un minimo di 20 conduttori, una resistenza di schermo pari a 5 Ω/km, un
diametro del conduttore in rame di 0,6 mm). Nelle aree rurali sono utilizzate linee di
energia BT in cavo aereo prive di schermo, mentre le linee di telecomunicazione utilizzano cavi aerei privi di schermo (diametro del conduttore in rame: 1 mm). Una
linea di energia AT utilizza cavi interrati muniti di schermo aventi una resistenza specifica dello schermo nell’ordine da 1 Ω/km a 5 Ω/km.
Il valore di probabilità PV di danno materiale a causa di un fulmine su una linea
entrante nella struttura dipende dalle caratteristiche della schermatura della linea,
dalla tensione di tenuta ad impulso degli impianti interni connessi alla linea e dalle
interfacce di separazione o dalle caratteristiche degli SPD installati in conformità alla
CEI 81-10/3 (EN 62305-3).
62305-4) per ridurre PV; in questo caso sono sufficienti SPD secondo la CEI 81-10/3
(EN 62305-3).
I valori di PV sono dati dalla relazione:
PV = PEB × PLD × CLD
dipende dalla equipotenzializzazione al fulmine (EB) conforme alla CEI 8110/3 (EN 62305-3) e dal livello di protezione (LPL) per cui sono progettati gli
SPD; i suoi valori sono riportati nella Tab. 20;
2.32. Probabilità PW che un fulmine su una linea causi guasti negli impianti
Il valore di probabilità PW che un fulmine su una linea entrante nella struttura causi
guasti negli impianti interni dipende dalle caratteristiche della schermatura della
linea, dalla tensione di tenuta ad impulso degli impianti interni connessi al servizio e
dalle interfacce di separazione o dal sistema coordinato di SPD installato.
I valori di PW sono dati dalla relazione:
PW = PSPD × PLD × CLD
dipende dal sistema coordinato di SPD conforme alla CEI 81-10/4 (EN 623054) e dal livello di protezione (LPL) utilizzato nel progetto degli SPD installati; i
suoi valori sono riportati nella Tab. 16;
2.33. Probabilità PZ che un fulmine in prossimità di una linea entrante causi
Il valore di probabilità PZ che un fulmine in prossimità di una linea entrante causi guasti negli impianti interni dipende dalle caratteristiche della schermatura della linea,
interfacce separazione o dal sistema coordinato di SPD installato.
I valori di PZ sono dati dalla relazione:
PZ = PSPD × PLI × CLI
è la probabilità di guasto degli impianti interni dovuto a un fulmine in prossimità della linea connessa e dipende dalle caratteristiche della linea stessa e
degli apparati; i suoi valori sono riportati nella Tab. 22;
e di isolamento della linea; i suoi valori sono riportati nella Tab. 17.
Tabella 22 - Valori della probabilità PLI in funzione del tipo di linea e della tensione di tenuta ad impulso UW degli apparati
Linee di telecomunicazione
Maggiori informazioni per la valutazione di PLI possono essere reperite Nella IEC/TR
82066:2002 per le linee di energia e nella ITU-T Recommendations K46 per le linee
L’ammontare della perdita LX è definito dal progettista dell’impianto di protezione
contro le scariche atmosferiche, sulla base dei valori riportati nella CEI 81-10/2 (EN
62305-2) e delle informazioni fornite dal proprietario della struttura e/o dal datore di
lavoro. I valori riportati nella CEI 81-10/2 (EN 62305-2) sono stati proposti dalla IEC
e dal Comitato Nazionale, altri valori potrebbero essere adottati, in seguito ad un dettagliato esame. I valori proposti sono riferiti alle regioni temperate, ciò significa che
per altre regioni potrebbero essere necessari aggiustamenti.
Le perdite dovrebbero essere determinate individualmente per ciascuna zona in cui
è stata suddivisa la struttura.
La perdita di vite umane dipende dalle caratteristiche della zona, che sono tenute in
conto mediante fattori di incremento (hz) e di riduzione (rt, rp, rf). Si può fare riferimento alla Tab. 23.
Il massimo valore di perdita in ciascuna zona va moltiplicato per il rapporto tra il
numero di persone nella zona (nZ) e il numero totale di persone (nt) nell’intera struttura e per il rapporto tra il tempo di permanenza nella zona espresso in ore all’anno
(tz), e il numero totale di ore in un anno (8760).
Tabella 23 - Tipo di perdita L1: valori di perdita in ciascuna zona
Perdita tipica
LA = LU = rt × LT × nZ/nt × tz/8760
LB = LV = rp × rf × hz × LF × nz/nt × tz/8760
LC = LM = LW = LZ = LO × nz/nt × tz/8760
è il tipico numero medio di vittime per elettrocuzione (D1) causato da un evento pericoloso relativo alla struttura considerata (Tab. 24);
è il tipico numero medio di vittime per danno materiale (D2) causato da un
evento pericoloso relativo alla struttura considerata (Tab. 24);
è il tipico numero medio di vittime per guasto degli impianti interni (D3) causato da un evento pericoloso relativo alla struttura considerata (Tab. 24);
è un coefficiente di riduzione per la perdita di vite umane dipendente dal tipo
di terreno o pavimentazione (Tab. 25);
è un coefficiente di riduzione per la perdita dovuta a danno materiale dipendente dai provvedimenti atti a ridurre le conseguenze dell’incendio (Tab. 26);
è un coefficiente di riduzione per la perdita dovuta a danno materiale dipendente dal rischio di incendio o dal rischio di esplosione della struttura (Tab. 27);
è un coefficiente di incremento della perdita dovuto al danno materiale nel
caso sia presente un pericolo particolare (Tab. 28);
è il numero delle persone nella zona considerata;
è il numero totale di persone nella struttura;
è il tempo in ore all’anno per cui le persone sono presenti nella zona considerata.
Se una struttura è considerata come una singola zona il rapporto nZ/nt dovrebbe
essere posto uguale a 1.
Quando il valore di tz non è noto il rapporto tz/8760 dovrebbe essere posto uguale a 1.
I valori della Tab. 24, presumono una presenza continua di persone nella struttura.
Tali valori differiscono da quelli proposti dall’IEC in quanto sono stati assegnati dal
Nel caso di strutture con rischio di esplosione i valori di LF ed LO potrebbero aver
bisogno di una valutazione più accurata che tenga conto del tipo di struttura, del
rischio di esplosione, del concetto di zona, di area pericolosa e delle misure atte a
ridurre il rischio.
Tabella 24 - Tipo d perdita L1: valori medi tipici di Lt, Lf e Lo
Valori tipici delle perdite
Danno ad esseri viventi
5 x 10–3
Ospedali, alberghi, civile abitazione, scuole
Pubblico spettacolo, chiese, musei
Industriale, commerciale
Guasto di impianti interni
Blocchi operatori e reparti di rianimazione
Altre parti di ospedali (*)
(*) Solo se, nelle normali condizioni di operatività, si utilizzano apparecchiature il cui guasto provoca pericolo immediato per
la vita umana. Se questa condizione non è verificata, si può assumere LO = 0
Quando il danno ad una struttura si può estendere alle strutture circostanti o all’ambiente (es. emissioni chimiche o radioattive), la valutazione della perdita totale (LBT e
LVT) dovrebbe tenere conto delle perdite addizionali (LBE e LVE):
LBT = LB + LBE
LVT = LV + LVE
LBE = LVE = LFE × te/8760;
è la perdita dovuta al danno materiale all’esterno della struttura;
è la durata della presenza di persone nell’area pericolosa all’esterno della
Se il valore di te non è noto, dovrebbe essere assunto te/ 8760 = 1. Le autorità competenti dovrebbero fornire informazioni/documenti per permettere la valutazione di
Tabella 25 - Coefficienti di riduzione rt in funzione del tipo di superficie del suolo o della pavimentazione
Tipo di superficie(b)
Resistenza di contatto [kΩ](a)
Agricolo, cemento
Marmo, ceramica
Pietrisco, moquette, tappeto
Asfalto, linoleum, legno
(a) Valori misurati tra un elettrodo di 400 cm2 premuto con una forza di 500N ed un punto all’infinito.
(b) Uno strato di materiale isolante, p.e. asfalto di 5 cm di spessore (o uno strato di ghiaia di 15 cm), generalmente riduce il
pericolo ad un livello tollerabile.
Tabella 26 - Coefficienti di riduzione rp in funzione delle misure per ridurre le conseguenze dell’incendio
Una delle seguenti misure: estintori; impianto fisso di estinzione operato manualmente;
impianto di allarme manuale; idranti; compartimentazione antincendio; vie di fuga protette
Una delle seguenti misure: impianto fisso di estinzione operato automaticamente; impianto
di allarme automatico (a)
(a) Solo se protetto contro le sovratensioni ed altri danneggiamenti e se la squadra antincendio può intervenire in meno di
Se sono adottate più misure il valore di rp dovrebbe essere quello minore tra quelli
Nelle strutture con rischio di esplosione rp = 1 in tutti i casi.
Tabella 27 - Coefficiente di riduzione rf in funzione del rischio d’incendio o di esplosione della
Zone 0, 20 ed esplosivi solidi
Esplosione o incendio
Nelle strutture con rischio d’esplosione può essere necessaria una valutazione di rf
Il carico specifico d’incendio è il rapporto tra l’energia del quantitativo totale di materiale combustibile nella struttura e la superficie complessiva della struttura stessa:
- strutture realizzate con materiali combustibili o con coperture realizzate con materiale combustibile o strutture con carico specifico d’incendio maggiore di 800
MJ/m2 presentano rischio d’incendio elevato;
- strutture con carico specifico d’incendio compreso tra 800 MJ/m2 e 400 MJ/m2
presentano rischio d’incendio ordinario;
- strutture con carico specifico d’incendio inferiore a 400 MJ/m2 o che contengono
solo una modesta quantità di materiale combustibile presentano rischio d’incendio ridotto.
Ai fini del rischio di fulminazione le strutture con aree pericolose o contenenti materiali esplosivi solidi possono non essere considerate strutture con rischio di esplosione se è soddisfatta almeno una delle seguenti condizioni:
- il tempo di presenza della sostanza esplosiva è inferiore a 0,1 ore/anno;
- il volume dell’atmosfera esplosiva è trascurabile secondo la EN 60079-10 e la EN
60079-10-2;
- la zona non può essere colpita direttamente dal fulmine e sono impedite scariche
pericolose nella zona stessa.
Per le zone pericolose protette da tettoie metalliche l’ultima condizione è soddisfatta se la tettoia, considerata quale organo di captazione naturale, non è soggetta a
problemi di punto caldo o perforazione e gli impianti interni alla tettoia, se presenti,
sono protetti contro le sovratensioni al fine di evitare scariche pericolose.
Tabella 28 - Valori del coefficiente hz che incrementa l’ammontare relativo della perdita in presenza di pericoli particolari
Tipo di pericolo particolare
Livello ridotto di panico
(p.e.: struttura limitata a due piani ed un numero di persone inferiore a 100)
Livello medio di panico
(p.e.: strutture per eventi culturali o sportivi con numero di partecipanti tra 100 e 1000)
(p.e.: strutture con presenza di persone impossibilitate a muoversi, ospedali)
Livello elevato di panico
(p.e.: strutture per eventi culturali o sportivi con numero di partecipanti maggiore di 1000)
In realtà il coefficiente hz (dall’inglese “hazard”) più che al panico fa riferimento alla
possibile difficoltà di evacuazione della struttura che potrebbe incrementare l’entità
Il valore della perdita LX per ciascuna zona può essere determinato in accordo con
la Tab. 29 considerando che:
- la perdita di servizio pubblico è determinata dalle caratteristiche della zona dove è
ubicata la struttura, che sono tenute in conto con i coefficienti di riduzione rp ed rf;
- il massimo valore di perdita dovuta al danno nella zona deve essere ridotto con il
rapporto tra il numero di utenti serviti dalla zona considerata (nZ) ed il numero totale di utenti serviti dall’intera struttura (nt).
Tabella 29 - Tipo di perdita L2: valori di perdita in ciascuna zona
LB = LV = rp × rf × LF × nz/nt
LC = LM = LW = LZ = LO × nz/nt
é il numero tipico medio relativo di utenti non serviti dovuto al danno materiale conseguente ad un evento pericoloso (Tab. 30);
é il numero tipico medio relativo di utenti non serviti dovuto al guasto degli
impianti interni conseguente ad un evento pericoloso (Tab. 30);
è il coefficiente di riduzione della perdita dovuta a danno materiale e dipende
dalle misure di protezione atte a ridurre le conseguenze dell’incendio (Tab. 26);
dal rischio di incendio (Tab. 27);
è il numero di utenti serviti dalla zona considerata;
è il numero totale di utenti serviti dalla struttura.
Tabella 30 - Tipo d perdita L2: tipici valori medi di Lf e Lo
Valore tipico della perdita
TV, linee di telecomunicazione
Guasto degli impianti interni
Il valore della perdita LX in ciascuna zona può essere determinato in accordo con la
Tab. 31 considerando che:
- la perdita di patrimonio culturale insostituibile è determinata dalle caratteristiche
della zona dove è ubicata la struttura, che sono tenute in conto con i coefficienti
di riduzione rp ed rf;
rapporto tra il valore (cz) della zona ed il valore (ct) dell’intera struttura (edificio e
Tabella 31 - Tipo di perdita L3: valori di perdita in ciascuna zona
LB = LV = rp × rt × LF × cz/ct
é il tipico valore medio relativo di tutti i beni danneggiati dovuto al danno materiale (D2) conseguente ad un evento pericoloso (Tab. 32);
è il valore dei patrimonio culturale insostituibile nella zona;
è il valore totale dell’edificio e del contenuto della struttura (somma comprensiva di tutte le zone).
Tabella 32 - Tipo d perdita L3: tipici valori medi di Lfo
Tipo di struttura o zona
Tab. 33 considerando che:
- la perdita economica è determinata dalle caratteristiche della zona dove è ubicata la struttura, che sono tenute in conto con i coefficienti di riduzione rt, rp ed rf;
rapporto tra il valore relativo (cz) della zona ed il valore (ct) dell’intera struttura (animali, edificio, contenuto ed impianti interni comprensivi delle loro attività).
Il valore relativo alla zona dipende dal tipo di danno:
- D1 (danno ad animali per elettrocuzione):
ca (solo il valore degli animali);
- D2 (danno materiale):
ca + cb + cc + cs (valore di tutti
i beni);
- D3 (guasto degli impianti interni):
cs (valore impianti interni e attività
a loro connesse).
Tabella 33 - Tipo di perdita L4: valori di perdita in ciascuna zona
LA = LU = rt × LT × ca/ct
LB = LV = rp × rf × LF × (ca + cb + cc + cs)/ct
LC = LM = LW = LZ = LO × cs/ct
è il tipico valore medio relativo di tutti i beni danneggiati per elettrocuzione (D1)
causato da un evento pericoloso (Tab. 34);
è il tipico valore medio relativo di tutti i beni danneggiati per danno materiale
(D2) causato da un evento pericoloso (Tab. 34);
è il tipico valore medio relativo di tutti i beni danneggiati per guasto degli
impianti interni (D3) causato da un evento pericoloso (Tab. 34);
è un coefficiente di riduzione per la perdita di animali dipendente dal tipo di
terreno o pavimentazione (Tab. 25);
è il valore degli animali nella zona
è il valore dell’edificio relativo alla zona;
è il valore del contenuto della zona;
é il valore degli impianti interni comprese le loro attività nella zona;
è il valore complessivo della struttura (somma comprensiva di tutte le zone per
animali, edificio, contenuto ed impianti interni incluse le loro attività).
Tabella 34 - Tipo d perdita L4: tipici valori medi di LT, LF e LO
Danno per elettrocuzione
Tutti i tipi solo se sono presenti animali
Ospedale, industriale, museo, agricola
Albergo, scuola, ufficio, chiesa, pubblico
spettacolo, commerciale
Ospedale, industriale, ufficio, albergo,
Museo, agricola, scuola, chiesa,
Nel caso di struttura con rischio di esplosione i valori di LF ed LO possono richiedere
una valutazione più accurata, tenendo conto del tipo di struttura, del rischio di esplosione, del concetto di zona di area pericolosa e delle misure atte a ridurre il rischio.
Quando il danno ad una struttura si può estendere alle strutture circostanti o all’ambiente (es. emissioni chimiche o radioattive), la valutazione delle perdite totali (LBT e
LBE = LVE = LFE × ce/ct;
è la tipica perdita media relativa dovuta al danno materiale all’esterno della
è il valore complessivo dei beni nell’area pericolosa all’esterno della struttura.
LFE dovrebbe essere valutato sulla base di documenti delle autorità competenti.
Le informazioni relative al valore degli animali ca, al valore dell’edificio cb, al valore del
contenuto cc ed al valore degli impianti interni comprese le loro attività cs dovrebbero essere fornite dal proprietario della struttura/datore di lavoro.
Quando dette informazioni non siano disponibili esse possono essere dedotte dai
valori proposti nelle Tabelle 35 e 36. I valori dei costi riportati in tali tabelle sono stati
proposti dal CENELEC, ma altri valori possono essere definiti da ciascun comitato
nazionale o dopo analisi approfondita.
Tabella 35 - Valori proposti per la determinazione di Ct
Totale per ct
Strutture non Costo della ricostruzione totale
(esclusa la perdita di attività)
ct per volume
Valore complessivo della struttura,
incluso edificio, installazioni e contenuto
(comprese la perdita di attività)
ct per impiegato
(€/impiegato)
Tabella 36 - Frazioni per la determinazione dei valori totali ca, cb, cc, cs
Condizione Frazione
Frazione per
Totale di tutti
(ca+cb+cc+cs)/ct
Se sono utilizzati i valori delle Tabelle 35 o 36 possono essere effettuati i seguenti
- determinare il valore totale ct per l’intera struttura dalla Tab. 35;
- determinare i valori totali ca, cb, cc e cs per l’intera struttura dalla Tab. 36;
nel caso in cui i valori totali ca, cb, cc e cs sono suddivisi in più zone, i valori applicabili in ciascuna zona possono essere definiti con i seguenti rapporti:
- volume della zona/volume totale (per le strutture non industriali);
- impiegati nella zona/numero di impiegati totale (per le strutture industriali).
3. Le verifiche degli impianti di protezione contro le scariche
L’efficacia della protezione dai fulmini (LP - lightning protection - per la cui definizione si rimanda al par. 2.2 del presente documento) dipende, oltre che dalla qualità dei
suoi componenti e della loro installazione, anche dalla manutenzione e dalle verifiche effettuate su di essa. Infatti la protezione dai fulmini tende a perdere la sua efficacia con il passare del tempo a causa dell’invecchiamento e dell’usura (tra cui quella dovuta al fulmine) cui sono soggette alcune sue parti.
Pertanto, è bene che la manutenzione dell’LP sia effettuata con regolarità, al fine di
evitarne il deterioramento e per assicurarsi che continui a svolgere la propria funzione nel tempo rispettando i requisiti di sicurezza.
A tale scopo è opportuno che il progettista dell’LP stabilisca, d’accordo con il proprietario e l’installatore un programma di manutenzione (manutenzione programmata) ed un programma di verifiche periodiche, coordinati tra loro.
Se durante una verifica sono rilevati guasti all’LP il proprietario dello stesso deve
esserne informato ed è tenuto ad effettuare le riparazioni necessarie al più presto.
La manutenzione e le verifiche sono trattate nella guida CEI 81-2, che offre una trattazione sistematica, completa ed estesa di quanto già accennato nel cap. 7 e nell’allegato E.7 della CEI 81-10/3 (EN 62305-3).
Su di un impianto di protezione contro le scariche atmosferiche possono essere
svolte verifiche di tipo diverso:
• l’installatore effettua una verifica prima di rilasciare la dichiarazione di conformità
allo stato dell’arte ai sensi del DM 37/08;
• dopo l’installazione il proprietario dell’impianto può scegliere di far effettuare ad
una persona competente di sua fiducia una verifica di collaudo per controllare la
conformità dell’installazione al progetto;
• l’Inail effettua la verifica iniziale a campione di cui all’art.3 del d.p.r. 462/01;
• il datore di lavoro richiede ai soggetti individuati nell’ambito di applicazione del
d.p.r. 462/01 le verifiche periodiche di cui all’art. 4 di tale decreto;
• e le eventuali verifiche straordinarie di cui all’art. 7 dello stesso decreto;
• il datore di lavoro provvede affinché gli impianti di protezione contro le scariche
atmosferiche siano periodicamente sottoposti a verifica (denominata “controllo”
per distinguerla da una “verifica” ai sensi del d.p.r. 462/01) secondo le indicazioni
delle norme di buona tecnica e la normativa vigente, per verificarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza (d.lgs., art. 86, comma 1) (si veda
il paragrafo 1.5 del presente documento).
Una verifica è articolata in un esame della documentazione ed in un esame sul
campo (adattato dalla definizione 1.3.14 e dal punto 3 della CEI 81-2). L’esame sul
campo a sua volta può essere un esame ordinario o un esame approfondito (quest’ultimo comprende anche eventuali misure o prove).
Accertamento svolto sulla documentazione tecnica per valutarne la conformità alle
norme e la consistenza rispetto alle assunzioni adottate, che potrebbero essere non
veritiere/errate o obsolete, a causa di modifiche della struttura e/o dei suoi contenuti e degli impianti e/o del loro uso.
Esame sul campo
Accertamento svolto sul campo dopo aver svolto l’esame della documentazione.
Può essere un esame ordinario o un esame approfondito.
Esame ordinario
Accertamento svolto, senza l’uso di utensili o di mezzi di accesso, alla ricerca di
eventuali difetti dei componenti che sono evidenti allo sguardo (ad esempio mancanza di ancoraggi, connessioni interrotte, involucri rotti, corrispondenza dati di
targa, ecc.). È detto anche esame a vista. L’esame ordinario è una parte della verifica (la verifica nel suo insieme comprende anche l’esame della documentazione).
Accertamento effettuato in aggiunta ad un esame ordinario. Serve per identificare
quei difetti (ad esempio connessioni non effettuate, morsetti lenti, ecc.) che, normalmente, possono evidenziarsi soltanto accedendo ai componenti per mezzo di attrezzi (ad esempio strumenti, utensili e scale) e/o effettuando misure o prove. L’esame
approfondito è una parte della verifica (la verifica nel suo insieme comprende anche
l’esame della documentazione).
L’esame approfondito può essere necessario in funzione:
• dello stato di conservazione dell’impianto (accuratezza della manutenzione, esistenza di modifiche o manipolazioni non autorizzate, manutenzioni non appropriate, vetustà dell’impianto e dei relativi componenti, ecc.);
• delle condizioni ambientali (esposizione ad atmosfere corrosive, a prodotti chimici);
• della qualità della documentazione esibita.
Accertamenti effettuati per verificare il comportamento di un componente in risposta
ad una sollecitazione (prova) o per acquisire il valore di un parametro fisico (misura).
L’art. 4 del d.p.r. 462/01 prevede che il datore di lavoro richieda ai soggetti individuati nell’ambito di applicazione del decreto stesso una serie di verifiche periodiche che servono ad assicurare allo Stato che il datore di lavoro stia effettuando
quanto è necessario perché la protezione dai fulmini conservi nel tempo i suoi
La periodicità di tali verifiche potrebbe non essere sufficiente, poiché l’uso e l’usura
dell’impianto potrebbero far venir meno i requisiti di sicurezza nell’intervallo di tempo
tra due di tali verifiche. L’art. 86 del d.lgs. 81/08 ricorda allora al datore di lavoro che
è opportuno seguire le indicazioni delle norme per attuare ulteriori “controlli” dello
stato dell’impianto, in modo da rilevare tempestivamente possibili guasti.
È bene eseguire le ulteriori verifiche (“controlli”):
• dopo modifiche o riparazioni (ad es.: lavori o manutenzioni sulla copertura), o
quando si abbia notizia che la struttura, le linee entranti o le loro vicinanze siano
stati colpiti da un fulmine;
• ad intervalli di tempo correlati alle caratteristiche della struttura da proteggere.
Tali intervalli di tempo possono essere determinati sulla base dei seguenti fattori:
• i possibili effetti di danno caratteristici della struttura protetta;
• condizioni ambientali (ad esempio ambienti con atmosfere corrosive richiedono
intervalli di verifica più brevi);
• caratteristiche dell’LP, dei componenti e dei materiali.
È opportuno effettuare una verifica con esame approfondito dell’impianto almeno
ogni due anni per gli LPS con livello di protezione I e II. Sistemi in condizioni critiche
è consigliabile che siano esaminati approfonditamente ogni anno (ad esempio: parti
di LPS esposte a severi sforzi meccanici come le bandelle flessibili in zone molto
ventose, SPD su tubazioni, connessioni esterne a cavi, ecc.).
La frequenza delle verifiche del sistema LPS, del sistema di SPD, delle misure di protezione dalle scariche SPM (surge protective measures) e delle altre misure di protezione, è rispettivamente riportata nelle tabelle 37, 38, 39 e 40, riprese dalla guida
CEI 81-2.
Se è necessario misurare la variazione stagionale della resistenza di terra, si può
eseguire la misura stagionalmente, oppure può essere eseguita programmando
verifiche ad intervalli di 14 ÷ 15 mesi.
Tabella 37 - Intervallo di tempo tra due verifiche successive di un LPS
Esame approfondito [mesi]
Per LPS utilizzati in strutture con rischio di esplosione è opportuno che sia effettuato un esame a vista ogni 6 mesi.
Le situazioni critiche sono relative a strutture ove vi è presenza di un numero elevato di persone, ove vi sono impianti sensibili, ove il danno si può estendere alle strutture ed all’ambiente circostante (come ad esempio emissioni tossiche, contaminazione, ecc..), ove vi è pericolo immediato per la vita umana.
Tabella 38 - Intervallo di tempo tra due verifiche successive di un sistema SPS
Sugli impianti dove sono installati gli SPD, le situazioni critiche, sono relative a strutture ove possono verificarsi guasti che
determinano un pericolo immediato per la vita umana.
Gli SPD possono guastarsi anche per sovratensioni diverse dalla fulminazione.
Tabella 39 - Intervallo di tempo tra due verifiche successive delle SPM (surge protective measures)
Sistemi di SPD
Schermi magnetici
Equipotenzializzazione 12
Le situazioni critiche, sono relative a strutture ove i guasti di impianti interni dovuti all’impulso elettromagnetico (LEMP)
possono provocare pericolo immediato per la vita umana.
L’intervallo di verifica dei sistemi SPD è differente rispetta alla tabella 38 in quanto si fa riferimento a misure di protezione contro il LEMP.
Tabella 40 - Intervallo di tempo tra due verifiche successive di altre misure di protezione
Strutture non dotate di LPS esterno
Stessa frequenza definita per l’esame
approfondito, determinata dal livello di
protezione dell’LPS
Strutture dotate di LPS esterno
Caratteristiche del suolo e/o della pavimentazione
Per svolgere la verifica è opportuno acquisire dichiarazioni e report dei controlli delle misure antincendio
Lo scopo delle verifiche è quello di accertarsi che:
• la valutazione del rischio di fulminazione sia coerente e utilizzi dati di ingresso
veritieri;
• la protezione dai fulmini LP sia conforme al progetto, nel rispetto della norma CEI
81-10 (EN 62305);
• i componenti dell’LPS e le misure di protezione SPM siano in buone condizioni ed
atti ad assicurare le funzioni per cui sono stati installati;
• le costruzioni, gli impianti e le linee aggiunti di recente siano stati incorporati nella
valutazione del rischio di fulminazione e nell’LP.
È opportuno che le verifiche dell’LP siano effettuate da personale specializzato nella
protezione contro il fulmine.
Al verificatore dovrebbero essere forniti:
• la valutazione del rischio di fulminazione;
• il rapporto di progetto dell’LP contenente tutta la documentazione necessaria
(come i criteri di progetto, la descrizione tecnica ed i relativi disegni);
• i rapporti relativi alla manutenzione ed alle precedenti verifiche.
La verifica ordinaria è attuata tramite:
• esame della documentazione e
• esame ordinario (a vista).
La verifica approfondita è attuata tramite:
• esame approfondito (che include misure e prove).
Al termine della verifica il verificatore emette il rapporto della verifica.
Durante la verifica si devono prendere tutte le precauzioni per garantire la sicurezza
delle persone ed evitare danni ai beni ed ai componenti installati.
Durante eventuali manifestazioni temporalesche è pericoloso eseguire verifiche,
prove e operazioni di manutenzione dell’impianto di protezione contro le scariche
Nel corso delle verifiche periodiche è importante controllare i seguenti punti:
• coerenza del documento di valutazione del rischio di fulminazione;
• difetti o deterioramento dell’LP o dei suoi elementi.
La documentazione tecnica è esaminata sotto gli aspetti della completezza e della
È necessario valutarne la consistenza rispetto ad assunzioni che possono essere:
• eventualmente non veritiere/errate;
L’analisi della documentazione riveste particolare importanza, in quanto le misure di
protezione non sono univocamente individuate dal tipo di struttura e dalla sua destinazione d’uso, ma dipendono dalle scelte effettuate dal progettista per ridurre il
rischio durante la procedura di valutazione dello stesso.
Infatti, le eventuali misure di protezione indicate nel progetto sono scelte in base al
confronto tra il valore del rischio calcolato ed il valore del rischio tollerabile.
Il riconoscimento di idoneità della documentazione è propedeutico alla prosecuzione della verifica.
L’esame della documentazione riguarda essenzialmente i seguenti documenti:
• il progetto della protezione dai fulmini LP (che includa il programma di manutenzione, il programma delle verifiche periodiche, il sistema LPS e le misure per la
protezione contro le scariche SPM);
• la dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/08, art. 7;
• gli eventuali rapporti relativi alle verifiche e alle manutenzioni.
Esame del documento di valutazione del rischio di fulminazione
Il documento di valutazione del rischio di fulminazione deve essere elaborato in
conformità alla norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2) e deve contenere i seguenti dati:
• identificazione e caratteristiche della struttura da proteggere;
• identificazione di tutti i tipi di perdita della struttura;
• determinazione del rischio per ciascun tipo di perdita;
• valutazione della necessità di protezione della struttura sulla base del confronto tra
i rischi R1, R2 e R3 ed il rispettivo rischio tollerabile RT;
• livello di protezione richiesto;
• misure di protezione da adottare.
L’esame del documento di valutazione del rischio di fulminazione è effettuato allo
scopo di verificare che il documento sia coerente, che siano presenti tutti i dati di
ingresso utilizzati per la valutazione del rischio e per la scelta delle misure di protezione, inoltre che tali dati non siano cambiati nel tempo.
La mancata disponibilità del documento di valutazione del rischio di fulminazione
non consente l’esecuzione della verifica.
Esame del progetto della protezione dai fulmini LP
L’esame è volto ad accertare che il documento contenga almeno una relazione ed
eventuali elaborati grafici che richiamino le seguenti informazioni:
• elenco delle leggi e norme tecniche di riferimento, comprese le norme di prevenzione incendi;
• individuazione ed ubicazione della struttura da proteggere;
• dimensioni in pianta, altezza e forma della struttura;
• caratteristiche dell’LPS adottato:
- livello di protezione richiesto per l’LPS e livello di protezione adottato;
- parametri caratteristici del fulmine, relativi al livello di protezione adottato;
- caratteristiche dell’LPS esterno da realizzare con informazioni sul dimensionamento e posizionamento dei captatori, delle calate e dei dispersori;
- eventuali vincoli architettonici per stabilire se l’LPS deve essere isolato o non
- (eventuale) isolamento elettrico dell’LPS esterno;
- vincoli da rispettare per la connessione del dispersore dell’LPS a quello di altri
impianti ed eventuali provvedimenti contro la corrosione;
- dimensionamento del dispersore per la protezione contro le sovratensioni;
- caratteristiche dell’LPS interno da realizzare, con caratteristiche, numero e ubicazione dei collegamenti equipotenziali diretti e tramite ISG (spinterometro di
separazione - isolating spark gap) di parti strutturali metalliche, corpi metallici,
impianti interni, corpi metallici esterni e linee connesse alla struttura;
• caratteristiche delle misure di protezione SPM adottate:
- caratteristiche del sistema di SPD (surge protection device) da realizzare per la
protezione contro le sovratensioni (caratteristiche, numero e ubicazione degli
SPD sulle linee elettriche entranti nella struttura);
- eventuali misure di protezione addizionali o particolari.
La mancata disponibilità della documentazione di progetto non consente l’esecuzione della verifica.
Esame della dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/08
La dichiarazione di conformità va redatta ai sensi del DM 37/08, art. 7, dall’impresa
installatrice o dall’ufficio tecnico interno di un’impresa non installatrice, ed è il documento con il quale chi ha realizzato l’impianto dichiara la rispondenza dell’opera realizzata al progetto ed alla regola dell’arte, previa l’effettuazione obbligatoria delle verifiche iniziali.
Nei luoghi di lavoro essa costituisce, ai sensi del d.p.r. 462/01, anche il documento
per l’omologazione dell’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche.
La dichiarazione dovrebbe contenere:
• i dati del dichiarante, che devono coincidere con quelli dell’allegata copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico professionali rilasciato dalla
C.C.I.A.A.;
• la descrizione schematica dell’impianto realizzato;
• la definizione del tipo di intervento;
• la presenza dei dati del committente, di quelli dell’immobile e della proprietà;
• la dichiarazione di aver rispettato il progetto;
• la dichiarazione di aver controllato l’impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo, avendo eseguito le verifiche richieste dalle norme e dalle
• l’individuazione delle leggi e/o norme tecniche seguite per la realizzazione delle
misure di protezione;
• una relazione con la tipologia dei materiali utilizzati;
• il libretto o istruzioni di uso e manutenzione dell’opera realizzata rilasciato da chi
ha installato la stessa.
L’esame ordinario può essere articolato nei seguenti esami:
• esame ordinario della struttura;
• esame ordinario LPS esterno;
• esame ordinario LPS interno;
• esame ordinario SPM (misure di protezione degli impianti interni dal LEMP).
Esame ordinario della struttura
L’esame ordinario della struttura riguarda i seguenti sistemi ed elementi considerati
nel documento di valutazione del rischio:
• caratteristiche superficiali del suolo;
• caratteristiche superficiali della pavimentazione;
• barriere, isolamento, cartelli ammonitori, equipotenzializzazione del suolo;
• tensione di tenuta a impulso degli impianti e delle apparecchiature interne;
• misure antincendio;
• pericoli particolari;
• LPS (vedi le relative sezioni);
• sistema di SPD;
• schermatura locale;
schermatura delle linee esterne;
schermatura delle linee interne;
cablaggio degli impianti interni;
rete dei collegamenti equipotenziali.
Esame ordinario LPS esterno
L’esame ordinario dell’LPS esterno riguarda i seguenti sistemi ed elementi considerati nel progetto:
• la sezione dei captatori e delle calate previste dal progetto, che deve essere adeguata;
• le connessioni dell’LPS che non devono presentare rotture o interruzioni;
• gli elementi che possono essere indeboliti dalla corrosione, in particolare a livello
• le connessioni a terra visibili, che devono essere intatte (funzionalmente operanti);
• le connessioni ed i componenti visibili, che devono essere ancorati alla superficie
di fissaggio, ed i componenti che assicurano la protezione meccanica, che devono essere intatti ed efficienti;
• gli ampliamenti o le modifiche alla struttura protetta, che non devono richiedere
protezioni addizionali;
• le condizioni dell’LPS esterno o di eventuali spinterometri all’esterno della struttura, che non devono mostrare segni di danno;
• le connessioni equipotenziali dei servizi, che devono essere realizzate in modo
• i conduttori equipotenziali all’interno della struttura, che devono essere presenti ed
intatti (funzionalmente operanti);
• le distanze di sicurezza previste dal progetto, che devono essere rispettate;
• i criteri per i luoghi all’aperto previsti dal progetto (isolamento delle calate, barriere, sezionamenti, fissaggi, ecc.), che devono essere rispettati;
• i materiali, che devono essere conformi a quanto definito nel documento di progetto e devono rispondere ai requisiti minimi indicati nelle tabelle della norma CEI
81-10/3 (EN 62305-3).
Qualora dall’esame risultasse che vi sono parti dell’LPS esterno allentate, rotte o
indebolite dalla corrosione, allora è opportuno procedere all’immediata riparazione
La verifica ai fini manutentivi di un LPS esterno comporta, nella maggioranza dei
casi, l’esposizione al rischio di caduta. Nel corso di una simile attività devono essere messe in atto le disposizioni del d.lgs. 81/08 ed in particolare quanto previsto al
Titolo IV, Capo II “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota”.
Esame ordinario LPS interno
L’esame ordinario dell’LPS interno riguarda i seguenti sistemi ed elementi considerati nel progetto:
• le connessioni equipotenziali di ogni linea entrante, che devono essere realizzate
• gli eventuali spinterometri di separazione (ISG), che devono essere integri;
• i corpi metallici (quali ad esempio canaline, tubazioni, canali di condizionamento,
ecc.), che devono essere direttamente collegati all’LPS o devono essere posizionati a distanza superiore alla distanza di sicurezza calcolata e definita in progetto;
• lo stato dei segnalatori (cambio di colore della finestrella indicatrice), l’eventuale
presenza di bruciature sul componente o i danni evidenti allo stato dei dispositivi
di distacco esterno ove presenti.
Esame ordinario SPM (Misure di protezione degli impianti interni dal LEMP)
L’esame ordinario delle SPM (surge protection measures) deve verificare:
• l’assenza di connessioni scollegate nonché di rotture accidentali nei conduttori e
nelle giunzioni;
• l’assenza di segni di indebolimento dell’installazione a causa di corrosioni, soprattutto a livello del suolo;
• l’integrità dei conduttori equipotenziali e degli schermi dei cavi;
• l’assenza di ampliamenti e modifiche che richiederebbero ulteriori misure di protezione;
• l’assenza di danno agli SPD ai loro fusibili e ai dispositivi di distacco;
• il mantenimento dei percorsi dei circuiti previsti nel progetto;
• il rispetto delle distanze di sicurezza degli schermi locali.
Effettuato in aggiunta all’esame ordinario, utile ad identificare quei difetti (ad esempio connessioni non effettuate, morsetti lenti, ecc.) che possono evidenziarsi soltanto con l’accesso ai componenti, cosa che normalmente avviene usando attrezzi (ad
esempio strumenti, utensili e scale).
L’esame approfondito comprende, inoltre, anche le seguenti prove strumentali:
• prova di continuità;
• misura della resistenza di terra del sistema di dispersori.
Il verificatore procede anche all’esame della documentazione relativa ad eventuali
riparazioni, modifiche, interventi manutentivi, ecc.
Nel seguito sono riportate in dettaglio anche indicazioni sull’esame approfondito
degli SPD.
Si verifica la continuità tra i diversi punti di misura, in modo da accertare l’intercon62
nessione elettrica tra il sistema di captatori, le calate, i conduttori di interconnessione ad anello, il dispersore locale e le masse estranee interne ed esterne al volume,
nonché l’interconnessione degli SPD.
La verifica deve essere analogamente estesa anche alle strutture adiacenti, per
accertarsi dell’efficienza delle connessioni.
La tensione di misura può essere continua o alternata. La tensione a circuito aperto
non deve superare 24V e non deve essere inferiore a 4V. La corrente di misura non
deve essere inferiore a 0,2 A.
Quando i ferri di armatura sono utilizzati come componenti naturali dell’LPS, la corrente iniettata dovrebbe essere dell’ordine di 10 A.
La prova di continuità dei ferri di armatura, quando fanno parte dell’LPS, va eventualmente effettuata qualora non vi fosse idonea documentazione in tal senso.
La geometria e le dimensioni degli elementi del dispersore sono importanti per la
Durante l’installazione è bene installazione effettuare la misura di resistenza del
dispersore, possibilmente in diverse condizioni ambientali.
Durante le verifiche periodiche è utile effettuare la misura della resistenza di terra in
modo da confrontare il valore ottenuto con le misure precedenti al fine di identificare eventuali corrosioni o danni del dispersore.
Il sistema di dispersori considerato è quello relativo all’installazione dell’LPS (dispersore locale).
Se la resistenza di terra del dispersore supera i 10 �, si deve verificare che il dispersore sia conforme alla Fig.3 della norma CEI 81-10/3 (EN 62305-3) art. 5.4.2.1 (riportata sotto nella fig. 4).
Classe III-IV
U (:m)
Fig. 4: Lunghezza minima l1 di ciascun elemento del dispersore in funzione della classe dell’LPS.
Se si riscontra un incremento significativo del valore di resistenza di terra è consigliabile eseguire ulteriori ricerche per determinare i motivi e valutare le azioni per migliorare la situazione.
I dispersori in terreni rocciosi devono avere i requisiti dell’art. E.5.4.3.5. della norma
CEI 81-10/3 (EN 62305-3); il requisito dei 10 Ω in questo caso non è valido.
Esame approfondito degli SPD
Dopo aver esaminato la documentazione di progetto e i criteri di scelta degli SPD, è
necessario rilevare i seguenti elementi:
• l’ubicazione nei quadri elettrici degli SPD di energia;
• l’ubicazione in contenitori dedicati degli SPD per reti di telecomunicazione e/o di
segnale;
• la sezione dei collegamenti, come definito nel progetto;
• la corrispondenza dei dati di targa ai criteri di progetto, in particolare la corrente
nominale di scarica (In), il livello di protezione (Up), la corrente di scarica (Iimp) per
gli SPD provati con la corrente 10/350μs (classe di prova I per gli SPD di energia)
e la tensione continuativa (Uc) per gli altri SPD di energia;
• la presenza di eventuali disconnettori interni o esterni all’SPD e la segnalazione del
loro stato (cambio di colore della finestrella indicatrice);
• l’assenza di segni di danno agli SPD o ai fusibili inseriti a monte degli stessi come
organo di sezionamento o come interruzione della corrente susseguente alla frequenza di rete;
• il coordinamento degli SPD, nel caso ve ne sia più di uno, secondo i criteri dichiarati dallo stesso produttore ovvero documentati da calcoli o prove;
• lo stato degli eventuali circuiti di segnalazione e di allarme a distanza e la loro efficienza;
• la presenza degli SPD sulle linee di energia e sugli altri servizi connessi a strutture dichiarate indipendenti dal punto di vista del danno o a LPZ diverse, secondo i
criteri definiti in progetto.
4. Protezione di apparecchiature elettriche o elettroniche:
Le apparecchiature elettriche o elettroniche sono soggette a guasti dovuti all’impulso elettromagnetico (LEMP - Lightning Electro-Magnetic Pulse).
Per evitare guasti in simili apparecchiature connesse agli impianti interni è necessario adottare adeguate misure di protezione (SPM).
La protezione contro il LEMP si basa sul concetto di zona di protezione (LPZ Lightning Protection Zone).
La zona contenente gli impianti che devono essere protetti può essere divisa in più
Queste zone sono definite come parti ideali di spazio (o di impianto interno), in cui
la severità del LEMP è compatibile con il livello di tenuta delle apparecchiature e
degli impianti contenuti all’interno.
Zone successive (cioè più interne) sono caratterizzate da significative variazioni della
severità del LEMP (rispetto ai livelli permessi nelle zone più esterne).
I confini di una LPZ sono definiti dalle misure di protezione in essa adottate.
I0 , H0
LPS + Schermo LPZ 1
Schermo LPZ 2
(vittima)
U2 , I2
U1 , I1
U0 , I0
Fig. 5: SPM con schermatura delle LPZ e protezione con sistema di SPD. Apparato protetto contro gli impulsi
condotti (U2<<U0 e I2<<I0) e contro il campo magnetico irradiato (H2<<H0) [CEI 81-10/4 (EN 62305-4)]
Le principali misure di protezione contro il LEMP comprendono:
• messa a terra ed equipotenzializzazione [art. 5, CEI 81-10/4 (EN 62305-4)]
Il sistema di dispersori conduce e disperde nel terreno la corrente di fulmine.
La rete d’interconnessione equipotenziale minimizza le differenze di potenziale e
può ridurre il campo magnetico.
• schermatura magnetica e percorsi dei cavi [art. 6, CEI 81-10/4 (EN 62305-4)]
Gli schermi locali attenuano all’interno della LPZ il campo magnetico associato
alla fulminazione (diretta, o in prossimità della struttura), riducendo di conseguenza gli impulsi all’interno. La schermatura dei circuiti interni mediante cavi schermati o condotti metallici minimizza gli impulsi indotti nelle linee interne.
La scelta di appropriati percorsi delle linee può minimizzare le spire d’induzione,
riducendo di conseguenza gli impulsi.
La schermatura delle linee esterne entranti nella struttura riduce gli impulsi trasmessi agli impianti interni.
Schermi locali, cavi schermati e scelta dei percorsi dei circuiti interni sono provvedimenti che possono essere adottati congiuntamente o separatamente.
• Protezione con Sistema di SPD [art. 7, CEI 81-10/4 (EN 62305-4)]
Il Sistema di SPD limita, all’interno della struttura, gli effetti degli impulsi sia di origine esterna che interna alla struttura.
• Interfacce isolanti [art. 8, CEI 81-10/4 (EN 62305-4)]
Le interfacce isolanti limitano gli effetti degli impulsi condotti sulle linee entranti
nella LPZ.
Altre SPM possono essere adottate da sole o in combinazione.
Le SPM devono essere in grado di sopportare le sollecitazioni di esercizio (per
esempio temperatura, umidità, atmosfera corrosiva, vibrazioni, tensioni e correnti)
previste nel punto d’installazione.
La scelta delle SPM più appropriate può essere effettuata utilizzando il metodo di
valutazione del rischio indicato dalla CEI 81-10/2 (EN 62305-2), tenendo conto dei
fattori tecnici ed economici.
L’Allegato B dà informazioni pratiche per la realizzazione di SPM nelle strutture esistenti.
L’equipotenzializzazione (EB - equipotential bonding) secondo la CEI 81-10/3 (EN
62305-3) protegge solo dalle scariche pericolose. La protezione degli impianti interni contro gli impulsi richiede l’uso di un sistema di SPD.
Ulteriori informazioni relative alla realizzazione di SPM possono essere reperite nella
IEC 60364-4-44.
5. L’evoluzione delle norme tecniche sugli impianti
5.1. Storia non recente delle norme tecniche per gli impianti di protezione
Nell’ottobre 1984 fu pubblicata la prima edizione della norma CEI 81-1 “Protezione
di strutture contro i fulmini”, introducendo, all’appendice G, il primo metodo per valutare la necessità o meno di adottare misure di protezione. La valutazione si limitava
a calcolare il numero di fulmini che potenzialmente potevano colpire la struttura in
esame e, in base alla destinazione d’uso della stessa, confrontarlo con un valore
definito tollerabile.
Nel 1990 fu pubblicata la prima edizione della norma CEI 81-3 “Valori medi del numero dei fulmini a terra per anno e per chilometro quadrato dei Comuni d’Italia, in ordine alfabetico”. Tale norma, aggiornata nel tempo due volte nel 1994 e nel 1999, forniva i valori ceraunici (numero di fulmini per chilometro quadrato per anno) per tutta
l’Italia ed era basata su una mappa elaborata su dati storici forniti principalmente
dalla RAI e dall’ENEL grazie alle statistiche relative al numero di fulminazioni rispettivamente di antenne e di tralicci sul territorio nazionale.
Nel 1996 fu pubblicata la prima edizione della norma CEI 81-4 “Protezione delle
strutture contro i fulmini -Valutazione del rischio dovuto al fulmine”. Quest’ultima,
seppur in modo definito “sperimentale” dallo stesso CEI, introdusse un metodo più
evoluto, tuttavia ancora rudimentale, per la valutazione del rischio dovuto ai fulmini,
consentendo una migliore selezione delle misure di protezione adottabili; infatti, sino
ad allora l’unico metodo era stato quello suggerito dalla citata CEI 81-1.
Nel 2002 fu pubblicata la prima edizione della guida CEI 81-8 “Guida d’applicazione
all’utilizzo di limitatori di sovratensioni sugli impianti elettrici utilizzatori di bassa
Nel 2006 il CEI pubblicò la prima edizione della serie normativa EN 62305, formata
da quattro fascicoli e precisamente:
• CEI EN 62305-1 “Principi generali”, indica i principi generali che sono alla base
della protezione contro il fulmine di strutture, impianti e persone.
• CEI EN 62305-2 “Valutazione del rischio”, si riferisce alla valutazione del rischio
dovuto a fulmini a terra, ed ha lo scopo di fornire la procedura per la determinazione di detto rischio.
• CEI EN 62305-3 “Danno materiale alle strutture e pericolo per le persone”, defini-
sce i requisiti per la protezione contro i fulmini contro i danni materiali e alle persone mediante un impianto di protezione.
• CEI EN 62305-4 “Impianti elettrici ed elettronici nelle strutture”, fornisce elementi
sul progetto, l’installazione, la manutenzione e la verifica delle misure di protezione per gli impianti interni elettrici ed elettronici per ridurre il rischio di danni permanenti dovuti all’impulso elettromagnetico (LEMP) associato al fulmine.
La nuova serie normativa rivoluzionava il settore riguardante il tema della protezione dei
fulmini e abrogava norme storiche quali la CEI 81-1, in vigore già da ventidue anni e la
CEI 81-4 in vigore, all’epoca, da dieci anni. Altra norma che finiva il proprio ciclo, durato quattro anni fu la CEI 81-8, restava invece vigente una norma storica, la CEI 81-3.
5.2. Storia recente delle norme tecniche per gli impianti di protezione contro
Nel febbraio 2013 entrò in vigore la CEI 81-2 “Guida per la verifica delle misure di
protezione contro i fulmini“, indirizzata principalmente ai professionisti del settore
verifiche su impianti di protezione contro le scariche atmosferiche (si pensi, ad
esempio, agli organismi individuati dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi
del d.p.r. 462/01). Nella guida sono descritte, riprendendo e rielaborando quanto
già contenuto nella CEI 81-10/3 (EN 62305-3), le attività necessarie per effettuare
Nel marzo del 2013 il CEI pubblicò, in italiano, la seconda edizione della norma CEI
81-10 (EN 62305). La norma fu integrata dal Comitato Nazionale 81 con molteplici
note di chiarimento. La nuova edizione introduceva molte novità, rispetto alla prima
edizione del 2006.
Nel luglio 2013 fu pubblicata la CEI 81-28 dal titolo “Guida alla protezione contro i
fulmini degli impianti fotovoltaici”, lo scopo era di indicare quando, dove e come
sono necessarie misure di protezione per la protezione dei campi fotovoltaici sia
connessi alla rete elettrica del distributore (con esclusione dei campi stand- alone),
sia installati su edifici (su coperture, facciate, parapetti, frangisole, ecc.) sia su serre,
pergole, tettoie, pensiline, barriere acustiche e strutture temporanee.
Per ragioni legate a regole CENELEC, nel novembre dello stesso anno furono eliminate le note di chiarimento della norma CEI 81-10 (EN 62305) introdotte dal Comitato
Nazionale 81 con l’emissione di quattro fascicoli Errata Corrige (EC). Nella premessa nazionale dei fascicoli di Errata Corrige (EC) fu inoltre indicato che era in preparazione una guida nazionale utile a fornire uno strumento per agevolare l’utilizzo e
l’interpretazione delle norme europee della serie EN 62305.
Dopo alcuni mesi (febbraio 2014) in effetti furono emesse contemporaneamente la
guida CEI 81-29 dal titolo “Linee guida per l’applicazione delle Norme CEI EN 62305”
e la guida CEI 81-30 “Protezione contro i fulmini - Reti di localizzazione fulmini (LLS)
- Linee guida per l’impiego di sistemi LLS per l’individuazione dei valori di NG”.
5.3. Contenuti e novità introdotte dalla CEI 81-29
Riguardo la guida tecnica CEI 81-29 questa fornisce, come già accennato, informazioni supplementari per il corretto utilizzo in ambito nazionale delle Norme CEI 81-10
(EN 62305) in particolare con l’ausilio di:
• note esplicative ai corrispondenti articoli della Norma Europea; in particolare si
segnalano i seguenti punti: “Nodo”, “Densità di fulmini a terra”, “Tensione indotta”
e “Punto caldo”;
• informazioni supplementari su specifici argomenti non completamente sviluppati
dalla Norma Europea, quali: “Frequenza di danno e perdite economiche” e
“Perdite di vite umane”.
Nodo [art. 3.1.25, CEI 81-10/2 (EN 62305-2)]
Riguardo al tema del Nodo è chiarito che per una linea elettrica questo è individuabile, nella maggior parte dei casi, dalla stazione AT/MT e non, come spesso erroneamente inteso dalla sbarra BT del trasformatore MT/BT1. Riguardo le linee di segnale
(telecomunicazioni in particolare) il “nodo” è costituito, nella maggior parte dei casi,
dalla centrale di telecomunicazioni.
Sono altresì “nodi”:
• la cassetta di protezione lungo linea all’interno della quale sono installati gli SPD,
quando la linea dalla cassetta fino all’edificio del cliente è in cavo schermato;
• il Multiplex o le apparecchiature per i servizi a larga banda installate in armadi
lungo linea.
La guida in ultimo suggerisce, riguardo questo tema, valori applicabili di distanza dei
nodi dalla struttura considerata, quando queste sono difficili da individuare con certezza.
Tensione indotta [Art. A.5, CEI 81-10/4 (EN 62305-4)]
I fulmini sulla struttura (Sorgente di danno S1) e i fulmini a terra in prossimità della
struttura (Sorgente di danno S2) possono indurre una tensione Ui nel circuito fra SPD
e apparecchiatura che, sommandosi al livello di protezione effettivo risultante UP/F,
definito come la tensione dell’SPD in uscita risultante dal livello di protezione e dalla
caduta di tensione sulle connessioni (art. C.2.1, CEI 81-10/4) UP/F riduce l’effetto protettivo del SPD. La tensione indotta Ui aumenta con la pendenza del fronte d’onda
della corrente di fulmine inducente, la lunghezza del circuito, la distanza fra conduttori attivi e PE, l’area della spira formata dal circuito di energia con quello di segnale, e diminuisce per la presenza di schermature della struttura, di zone della struttura, dei circuiti.
La barra di distribuzione del trasformatore MT/BT potrebbe essere considerata “nodo” soltanto se le linee
che si diramano dalla essa sono numerose (almeno 10) e molto lunghe (almeno 1 km di lunghezza): praticamente mai.
Una valutazione della tensione indotta Ui, precisa ma molto laboriosa, può essere
fatta con i criteri indicati nell’art. A.5 della CEI 81-10/4 (EN 62305-4). Nella guida CEI
81-29 sono riportati i passi per un calcolo semplificato.
Densità di fulmini a terra [art. A.1, CEI 81-10/2 (EN 62305-2)]
La guida rimanda per tale argomento alla guida CEI 81-30.
Punto caldo [art. 5.2.5, CEI 81-10/3 (EN 62305-3)]
Un fulmine che colpisce una tubazione o un serbatoio metallico può causare la fusione del metallo nel punto colpito e, se lo spessore del metallo non è sufficiente, perfino la sua perforazione. Ma anche se lo spessore della parete metallica fosse sufficiente ad evitarne la perforazione, la temperatura che si raggiunge sulla superficie
interna della parete potrebbe innescare l’incendio o l’esplosione delle sostanza o
della miscela facilmente infiammabile o esplosiva contenuta nel serbatoio o trasportata dalla tubazione.
Responsabile del riscaldamento e della fusione del metallo in corrispondenza del
punto di impatto è principalmente la carica Q trasportata dalla corrente di fulmine.
La temperatura massima che si raggiunge sulla superficie interna di una parete
metallica in corrispondenza del punto di impatto è riportata nella guida per LPL I (Q
= 200 C) e LPL III−IV (Q = 100 C).
Il rivestimento della superficie interna della parete metallica con un rivestimento isolante riduce notevolmente la temperatura che essa può raggiungere se colpita da un
Frequenza di danno e perdite economiche [CEI 81-10/2 (EN 62305-2)]
La frequenza di danno tollerabile è un parametro che permette di semplificare la
valutazione del rischio di perdita economica.
Al paragrafo 1.2 della guida CEI 81-29 è indicato che la necessità della protezione
contro il fulmine per ridurre il rischio di perdita di valore economico R4 andrebbe valutata in base al rapporto fra il costo delle misure di protezione e il beneficio economico ottenuto con la loro adozione.
I danni dovuti ai fulmini possono rappresentare un’importante perdita economica nei
paesi industrializzati, soprattutto in assenza di adeguate misure di protezione correttamente installate.
Non sempre, in fase di valutazione del rischio, è possibile riuscire a quantificare il
valore economico delle perdite, con o senza misure di protezione. In tal caso, la
guida CEI 81-29 introduce la frequenza di danno per decidere la convenienza e l’adeguatezza delle misure di protezione da adottare.
La frequenza di danno F è il numero di volte in un anno che un fulmine può causare
un danno alla struttura da proteggere nelle varie situazioni che si possono presentare in funzione della localizzazione del punto d’impatto rispetto alla struttura (sorgenti di danno).
La frequenza di danno F può essere valutata per ogni sorgente di danno che può
interessare una struttura:
• FS1: frequenza di danno dovuti a fulmini sulla struttura (sorgente S1);
• FS2: frequenza di danno dovuti a fulmini vicino alla struttura (sorgente S2);
• FS3: frequenza di danno dovuti a fulmini sulle linee entranti nella struttura (sorgente S3);
• FS4: frequenza di danno dovuti a fulmini vicino alle linee entranti nella struttura (sorgente S4).
La frequenza di danno F è la somma delle frequenze di danno relative alle varie sorgenti:
F = FS1 + FS2 + FS3 + FS4
Ciascuna frequenza, FX (con X = S1, S2, S3, S4), dipende:
- dal numero annuo di fulmini pericolosi che possono influenzare la struttura o le linee
entranti (NX), che a loro volta dipendono dalla densità di fulmini al suolo (NG) e dalle
caratteristiche geometriche, ambientali e di installazione della struttura e delle linee;
- dalla probabilità di danno dovuta al fulmine (PX), che a sua volta dipende dalle
caratteristiche della struttura da proteggere, dalle caratteristiche delle linee connesse e dalle misure di protezione adottate.
Per il calcolo si possono adottare le seguenti formule:
FS1 = ND × [1 − (1 − PA) × (1 − PB) × (1 − PC)]
FS2 = NM × PM
FS3 = (NL + NDJ) × [1 – (1 – PU) × (1 – PV) × (1 – PW)]
FS4 = NI × PZ
Le probabilità PA e PU in tali formule si riferiscono solo ad aziende agricole in cui vi è
la possibilità di perdita di animali a causa di tensioni di contatto e passo causate da
È possibile, per il rischio R4 (perdita di valore economico), valutare la convenienza
della protezione sulla base del confronto della frequenza di danno F con la frequenza di danno tollerabile FT.
Fissare il valore di frequenza di danno tollerabile FT è responsabilità del proprietario
o del gestore della struttura, anche tenendo conto delle caratteristiche del servizio
svolto, della vita attesa per la struttura e per gli impianti interni, dell’organizzazione
per la manutenzione e riparazione e dei costi associati.
Secondo la guida CEI 81-29 il valore di FT non dovrebbe essere superiore a 0,1 (FT ≤
0,1), interpretabile come un danno ogni 10 anni.
A tale procedura si potrebbe obiettare che non tutti i danni hanno lo stesso esito economico (vi sono quelli di entità trascurabile e quelli più onerosi).
Perdita di vite umane [Tab. C2, CEI 81-10/2 (EN 62305-2)]
I dati statistici disponibili nei paesi industrializzati indicano che il rischio R1 presente
nelle strutture è in genere molto minore di quello valutabile con i valori di perdite suggeriti dalla norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2). Una riduzione dei valori tipici di LT, LF e
LO è allo studio.
5.4. Contenuti e novità introdotte dalla CEI 81-30
La densità media di fulmini a terra per km2 per anno, NG, è, come indicato nella premessa della CEI 81-30, generalmente considerata il principale indicatore dell’attività
temporalesca ed è, come noto, alla base della valutazione del rischio fulmini. Negli
ultimi decenni questa è stata stimata sulla base di rilievi strumentali, effettuati prima
con i contatori di fulmine (LFC) e poi, in epoca recente con reti di rilevamento e di
localizzazione ormai diffuse nei principali Paesi industrializzati.
Scopo della CEI 81-30 è stato quindi quello di individuare, in assenza di normativa
internazionale, le caratteristiche delle reti LLS, citate nella norma CEI 81-10/2 (EN
62305-2), affinché i dati ottenuti da queste reti potessero essere utilizzate nell’analisi del rischio prevista nella citata CEI 81-10/2 (EN 62305-2).
Le raccomandazioni applicabili alle reti LLS, individuate indipendentemente dalla
tecnologia utilizzata per la strumentazione dalla guida, sono relative al:
• efficienza di rilevamento della rete LLS;
• precisione di localizzazione del punto di impatto;
• qualità dei dati misurati;
• discriminazione dei fulmini nube - suolo (CG) e nube - nube (CC);
e, non ultimo alle modalità di elaborazione dei dati, quali:
• numerosità del campione trattato;
• dimensioni dell’area minima di calcolo in cui ricadono i dati da elaborare;
• durata minima del periodo di rilevamento dati.
A titolo puramente indicativo, rinviando per maggiori dettagli alla guida medesima,
diremo qui che per i valori di NG calcolati sul territorio italiano tramite le regole indicate nella norma, e tenendo in considerazione i casi di orografia particolare del territorio, una griglia con celle quadrate di lato non inferiore a L = 5 km, porta ad una
valutazione di NG ritenuta adeguata dal Comitato Nazionale 81 per poter essere utilizzata come dato di ingresso per la valutazione del rischio secondo la norma CEI 8110/2 (EN 62305-2).
Allo stesso modo sempre in riferimento alla CEI 81-30 il valore di NG, ottenuto per ciascuna cella del territorio, può essere approssimato con regola matematica all’intero
più vicino (ovvero, se X indica le cifre a sinistra della virgola decimale, allora X,49
deve essere approssimato con X, mentre X,50 deve essere approssimato con X+1),
tranne per i valori inferiori ad 1, che sono tutti riportati all’unità, non essendo significativo fornire valori intermedi.
Sulla base di questa norma è stata abrogata2 (maggio del 2014) la storica CEI 81-3
“Valori medi del numero dei fulmini a terra per anno e per chilometro quadrato dei
Comuni d’Italia, in ordine alfabetico”; obbligando di fatto tutti i datori di lavoro, ai
sensi dell’art. 293 del D.lgs. 81/2008, ad una revisione delle valutazioni del rischio
fatte, anche se aggiornate all’ultima edizione (la seconda) della CEI EN 62305.
Attualmente sono disponibili due fonti utilizzabili per reperire il dato della frequenza
di fulminazione: il ProDis, che è un servizio online a pagamento fornito dal CEI, in
veste di editore, in collaborazione con il CESI-SIRF4 e il servizio, senza costi aggiuntivi, ma con un limite annuale di circa 80 consultazioni, fornito ai possessori del
software ZEUS distribuito a pagamento dalla rivista TuttoNormel (editore noto nel settore degli impianti elettrici).
Vale la pena di osservare che con l’abrogazione della norma CEI 81-3 il valore di NG
(già Nt) è passato dall’essere un dato avente valenza normativa ad un dato senza
alcuna valenza normativa; determinando, cosa non da poco, che la responsabilità
dello stesso grava unicamente sul tecnico che lo assume.
Questa guida nazionale sarà presto sostituita dalla norma armonizzata EN 62858:2015
“Lightning density based on lightning location systems - General principles”.
5.5. Commenti sulla scelta di abrogare anziché aggiornare la CEI 81-3
I valori di NG, utilizzati nella valutazione dei rischi secondo la CEI 81-10/2 (EN 623052) non hanno valenza normativa (sono venduti dal CEI in veste di editore, non di ente
normatore).
Sulla base di quanto affermato dal CEI e dal CESI-SIRF, la responsabilità di eventuali danni derivanti dall’utilizzo dei valori di NG non è imputabile a tali enti ma solo a chi
ha utilizzato i dati. Come dire che se il dato non è esatto (e la guida CEI 81-30 lascia
intendere che, nel caso peggiore, l’incertezza sui valori di NG potrebbe arrivare anche
al 20%), allora si declina qualsiasi:
Il fascicolo informa dell'abrogazione della Guida CEI 81-3:1999-05 a partire dal 30 giugno 2014
“La valutazione dei rischi deve essere rielaborata in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere
aggiornate se necessario.
Il Sistema di rilevamento è composto da 16 sensori situati sul territorio Italiano. Per aumentare le prestazioni sono inoltre utilizzati sensori posti in vicinanza del confine Italiano, in Francia, in Svizzera, in Austria e
I valori effettivi di NG potranno essere ottenuti solo a posteriori sulla base della reale
attività ceraunica, si ricorda infatti che i valori attualmente resi disponibili dal CEI e
dal CESI-SIRF si basano sui dati raccolti negli undici anni dal 2000 al 2010.
Esistono forti perplessità sulla oggettività dei dati forniti dai sistemi di localizzazione
dei fulmini. Infatti:
• i dati resi disponibili dalle reti LLS variano da gestore a gestore: nello stesso
punto, si hanno valori sensibilmente differenti a seconda del gestore che rileva i
dati, perché è diversa la posizione della griglia in cui è suddiviso il territorio;
• per uno stesso gestore, i dati variano a seconda della modalità di elaborazione utilizzata, (diversi passi della griglia, diversi algoritmi di correzione del dato per
accrescerne l’affidabilità, ecc.).
Si garantisce la certificazione del software utilizzato per l’elaborazione dei valori di
NG, ma è una certificazione del software, non del database.
Una norma come la 81-3, essendo unica sul territorio nazionale poteva essere utilizzata anche in sede giuridica, cosa non più possibile ora, poiché le diverse reti LLS
forniscono dati diversi, ma ugualmente validi, per una stessa località. È vero che il
fulmine è un fenomeno aleatorio, ma la scelta (di evidente carattere commerciale) di
abrogare un riferimento certo quale era la CEI 81-3 ha reso aleatorio il risultato della
valutazione del rischio, cosa difficilmente accettabile a livello giuridico.
6. Esempio: valutazione del rischio e scelta dell’LP
per una struttura ospedaliera
Nell’allegato E della norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2) sono trattati alcuni esempi relativi alla valutazione del rischio. L’obiettivo è quello di aiutare l’utente nell’uso della
norma, evidenziando un metodo di raccolta dei dati e proponendo, laddove necessario, misure di protezione adottabili.
Nella presente sezione è stato riproposto l’esempio E.4 (ospedale), assumendo in
ingresso gli stessi dati, ma modificando la valutazione del rischio e la scelta dell’LP
alla luce di quanto definito nella guida nazionale CEI 81-29 (emessa in data successiva alla pubblicazione della CEI 81-10/2 (EN 62305-2)) e sulla base di valutazioni
condotte su strutture dello stesso tipo.
È evidente che l’esempio rimane comunque una semplificazione della complessità
che si può incontrare conducendo la valutazione del rischio per una struttura ospedaliera reale.
6.2. Dati e caratteristiche della struttura di interesse
Nella CEI 81-10/2 (EN
62305-2) sono stati determinati il rischio R1 (perdita di
vite umane) ed il rischio R4
(perdita di valore economico), ma nel presente lavoro
non è stata effettuata la
valutazione di R4, in quanto
al suo posto è stata utilizzata la frequenza di danno F
(par. 5.3) per scegliere ulteriori misure di protezione.
Fig. 6: Struttura presa in considerazione (ospedale) e sua suddivisione
in zone.
L’ospedale è ubicato in territorio pianeggiante senza alcuna struttura nelle adiacenze. La densità di fulmini al suolo è NG = 4 fulmini/(km2 × anno).
I dati relativi alla struttura ed ai suoi dintorni sono specificati nella Tab. 41.
Tabella 41 - Caratteristiche della struttura e dei suoi dintorni
Densità di fulmini al suolo (1/km2/anno)
4 fulmini/(km2 × anno)
50 m, 150 m, 10 m
Coefficiente di posizione della struttura
Schermo esterno alla struttura
I dati relativi alle linee entranti ed ai relativi impianti interni sono riportati nelle Tabelle
42 ed 43, rispettivamente per la linea di energia e la linea di telecomunicazione.
Tabella 42 - Linea di energia
Coefficiente di installazione
Coefficiente per il tipo di linea
Linea MT (con
trasformatore MT/BT)
Coefficiente ambientale
Schermatura della linea (Ω/km)
Schermo connesso alla
stessa barra equipotenziale
1 Ω/km < RS ≤ 5 Ω/km
Schermatura, messa a terra,
Struttura adiacente (m)
LJ, WJ, HJ
Coeff. di posizione struttura
Tensione di tenuta degli impianti
Parametri risultanti
Con l’introduzione della CEI 81-29, la nota del comitato italiano presente nella CEI
81-10/2 (EN 62305-2), riguardante la lunghezza tipica delle linee (elettriche e di telecomunicazione), è stata superata dalla Tab. 2.1 della stessa linea guida. Pertanto, a
favore della sicurezza e avendo ipotizzato un’area suburbana e linee interrate, sono
state assunte le seguenti lunghezze, presenti nelle Tabelle 42 e 43:
• linea di energia LL =1200 m (anche se nella CEI 81-29 tale lunghezza è riferita ad
una linea aerea);
• linea di telecomunicazioni LL =1000 m.
È stato assunto (sempre secondo la Tab. 2.1 della CEI 81-29) che la resistenza specifica dello schermo della linea di energia in MT abbia valori compresi tra 1 Ω/km e
5 Ω/km.
Tabella 43 - Linea di telecomunicazione
Linea di telecomunicazione
LJ WJ, HJ
20 m, 30 m, 5 m
Sono individuate le seguenti zone:
1) Z1 (esterno dell’edificio);
2) Z2 (camere di degenza);
3) Z3 (blocco operatorio);
4) Z4 (unità cure intensive).
La suddivisione è dovuta ai seguenti elementi:
- il tipo di superficie è diverso all’esterno ed all’interno della struttura;
- esistono due separate compartimentazioni anti incendio: la prima è costituta dal
blocco camere di degenza (Z2) e la seconda dal blocco operatorio unitamente
all’unità di cure intensive (Z3 e Z4);
- in tutte le zone interne (Z2, Z3 e Z4) sono presenti impianti interni connessi alle linee
di energia e telecomunicazione;
- non esistono schermi di zona;
- l’unità di cure intensive Z4 contiene una notevole quantità di apparati elettronici
sensibili e può essere adottato uno schermo di zona come misura di protezione.
Nelle diverse zone, interne ed esterne dell’ospedale, sono presenti complessivamente 1000 persone. Il numero di persone ed il tempo di permanenza in ciascuna
zona sono differenti. La distribuzione in ciascuna zona è riportata nella Tab. 44.
Questi valori sono utilizzati nel seguito al fine di suddividere i valori totali di perdita
nelle frazioni che competono a ciascuna zona.
Tabella 44 - Suddivisione delle persone tra le diverse zone
Numero di persone (nz)
Tempo di presenza (ore/anno)
Z1 (esterno dell’edificio)
Z2 (camere di degenza)
Z3 (blocco operatorio)
Z4 (unità cure intensive)
Per una struttura complessa come un ospedale non è consigliabile ripartire tutte le
attività in poche zone. La struttura dovrebbe essere suddivisa in molte più zone che
presentino caratteristiche omogenee (per es. all’interno dell’ospedale oltre alle zone
prettamente terapeutiche vi sono anche le zone comuni, gli uffici, i locali tecnici, la
cucina e il bar, ecc.), ciò permetterebbe di scegliere le misure di protezione più adatte per ogni zona. Inoltre, valutando il numero delle persone presenti in ogni zona ed
il rispettivo tempo di permanenza si può ottenere un valore per il rischio complessivo R1 significativamente ridotto. Infatti, non è pensabile che il tempo di presenza di
tutte le persone sia di 24 ore al giorno: sicuramente il numero di persone presenti 24
ore su 24 è ridotto rispetto al totale delle persone che a vario titolo sono nella struttura. Infine, all’interno della struttura le stesse persone possono soggiornare, in
tempi diversi, in zone diverse.
In tutti gli esempi della CEI 81-10/2 (EN 62305-2) il rischio R1 è calcolato con i valori
tipici medi di perdita annua (LT, LF, LO) indicati dalla norma internazionale, tali valori
differiscono da quelli riportati nella Tab. C.2 dell’edizione italiana della norma stessa.
Per fare in modo che l’esempio sia allineato all’edizione italiana, sono stati utilizzati i
seguenti valori conformi alla Tab. C.2 (riportati nella Tab. 24 del paragrafo 2.35):
- LT = 10-2 nelle zone Z1, Z2, Z3 e Z4;
- LF = 10-2 nelle zone Z2, Z3 e Z4 all’interno della struttura;
- hz = 1 nella zona Z1 all’esterno della struttura;
- hz = 5 nelle zone Z2, Z3 e Z4 all’interno della struttura per la difficoltà di evacuazione;
- LO = 10-3 nella zona Z3 (blocco operatorio) e nella zona Z4 (unità cure intensiva);
- LO = 10-4 nella zona Z2 (camere di degenza).
Nella zona Z2 non si è scelto LO = 0 perché si è assunto che nelle normali condizioni di operatività siano utilizzate nelle camere di degenza apparecchiature il cui guasto possa provocare immediato pericolo per la vita umana. In realtà tale scelta (che
dipende dalle politiche sanitarie dell’ospedale) porta ad avere valori di rischio più alti
nella zona e questo ha come conseguenza la necessità di dover adottare misure di
prevenzione più onerose al fine di ridurre il rischio. Pertanto, se si hanno informazioni certe sul fatto che nelle normali condizioni di operatività non siano utilizzate nelle
camere di degenza apparecchiature il cui guasto possa provocare immediato pericolo per la vita umana, allora può essere scelto LO = 0 nella zona Z2 con conseguente riduzione dei valori delle componenti di rischio.
I valori tipici medi di perdita annua sono stati utilizzati per calcolare in ciascuna zona le
relazioni della Tab. 23 del capitolo 2, sulla base del numero di persone danneggiate,
rispetto al numero totale di persone, e del loro tempo medio annuo di presenza. Le
caratteristiche risultanti delle zone da Z1 a Z4 sono riportate nelle Tabelle da 45 a 48.
Tabella 45 - Coefficienti validi per la zona z1 (esterno dell’edificio)
Misure contro l’elettrocuzione
Schermatura locale interna
Pericoli particolari: Nessuno
D1: tensioni di contatto e passo
D2: danno materiale
Coeff. per persone nelle zone
D3: guasto degli impianti interni
(nz/nt)×(tz/8760)=(10/1000)×(8760/8760)
Tabella 46 - Coefficienti validi per la zona z2 (camere di degenza)
Non schermato (conduttori nello stesso condotto) KS3
Telecom. Cablaggio interno
(nz/nt)×(tz/8760)=(950/1000)×(8760/8760) –
Tabella 47 - Coefficienti validi per la zona z3 (blocco operatorio)
(nz/nt)×(tz/8760)=(35/1000)×(8760/8760)
Tabella 48 - Coefficienti validi per la zona z4 (unità cure intensive)
(nz/nt)×(tz/8760)=(5/1000)×(8760/8760)
In tutte le zone sono state fatte le seguenti assunzioni, che sono più realistiche (e
restrittive) rispetto alle assunzioni dell’esempio E.4 della CEI 81-10/2 (EN 62305-2):
- le protezioni antincendio sono presenti e danno luogo ad un coefficiente rp = 0,5,
ciò perché nelle strutture sanitarie è di solito installata almeno una delle seguenti
misure o misure superiori: estintori; impianto fisso di estinzione operato manualmente; impianto di allarme manuale; idranti; compartimentazione antincendio; vie
di fuga protette;
- le linee di telecomunicazioni (telefonia e LAN) usualmente non sono di tipo schermato, pertanto KS3 = 1, poiché i conduttori attivi (ad esempio i conduttori del doppino) sono posati di solito in canali differenti rispetto al PE (che è posato assieme ai
circuiti di potenza) e ciò può dar luogo a spire anche estese (si veda la Tabella 18).
Le aree di raccolta ed il numero atteso di eventi pericolosi sono riportati rispettivamente nelle Tabelle 49 e 50 (dove è stato aggiunto un pedice “/P” ai parametri relativi alla linea di energia ed un pedice “/T” ai parametri relativi alla linea di telecomunicazioni).
Tabella 49 - Area di raccolta della struttura e delle linee
Risultato (m2)
2,23×104
5,25×105
AI/P
ADJ/P
4,80×104
Linea di telecom.
AL/T
AI/T
ADJ/T
4,00×106
2,81×103
Tabella 50 - Numero atteso annuo di eventi pericolosi
8,92×10-2
NL/P
NDJ/P
9,60×10-3
9,60×10-1
NL/T
NI/T
NDJ/T
4,00×10-2
2,25×10-3
I valori delle probabilità PX e delle componenti di rischio per la struttura priva di protezione sono riportati rispettivamente nelle Tabelle 51 e 52.
Tabella 51 - Valori della probabilità P per la struttura non protetta
PU/P
PU/T
D2 Danno materiale
PV/P
D3 Guasto degli impianti
PW/T
PZ/P
PZ/T
Tabella 52 - Rischio R1 per la struttura non protetta
D1 Elettrocuzione
8,92×10-8
8,47×10-9
3,12×10-10
4,46×10-11
9,80×10-8
RU=RU/P + RU/T
4,44×10-9
1,63×10-10
2,34×10-11
4,63×10-9
7,81×10
2,13×10-5
RV=RV/P + RV/T
1,11×10-5
4,09×10-8
5,84×10-9
8,47×10-6
3,12×10-7
4,46×10-8
8,83×10-6
8,94×10-5
3,29×10-6
4,70×10-7
9,32×10-5
RW=RW/P + RW/T
4,63v10-6
RZ= RZ/P + RZ/T
D3 Guasto degli
8,92×10
13,5×10
R1=14×10-5
Poiché R1 = 14×10-5 è maggiore del valore tollerabile RT = 10-5, è necessaria la protezione contro il fulmine della struttura.
Si osservi come il valore ottenuto sia 5 volte inferiore al valore riportato nell’allegato
E della CEI 81-10/2 (EN 62305-2) (dove R1=69,96×10-5); inoltre aumentando il
numero di zone e stimando meglio le presenze delle persone (numero e ore) è probabile che il valore si possa ridurre ancora.
Il rischio R1 è dovuto principalmente a:
- guasti degli impianti interni (rispettivamente componenti RM =64% e RC = 6% del
rischio complessivo);
- danni materiali (componenti principali RB = 15% e RV = 8% del rischio complessivo).
La zona che contribuisce in misura maggiore al rischio è Z2 ( in tale zona si ha il 97%
del rischio complessivo).
Si possono adottare alcune misure di protezione che hanno l’effetto di ridurre le
componenti di rischio:
- RB ed RV ad esempio possono essere ridotte dotando l’intero edificio di un LPS
conforme alla CEI 81-10/3 (EN 62305-3); inoltre l’equipotenzializzazione delle linee
all’ingresso è un provvedimento obbligatorio in presenza dell’LPS e permette di
ridurre le componenti RU e RV;
- adottando misure di protezione contro le conseguenze dell’incendio più onerose
rispetto a quelle già esistenti (es.: impianto automatico di allarme), si possono
ridurre ulteriormente le componenti RB ed RV;
- RC ed RM invece possono essere ridotte dotando gli impianti interni di energia e
telecomunicazione, in particolare nella zona Z2, di un sistema di SPD conforme alla
CEI 81-10/4 (EN 62305-4); oppure, come misura alternativa (ma maggiormente
gravosa), si può ricorrere all’uso di adeguati schermi locali a maglia conformi alla
CEI 81-10/4 (EN 62305-4), per ridurre la componente RM.
Combinando diversi elementi di queste misure di protezione, per esempio installando le misure riportate nella tabella 53, il rischio R1 per la struttura assume il nuovo
valore 9,23×10-6, inferiore al rischio tollerabile RT = 10-5.
Tabella 53 - 2 Misure di protezione da adottare per ridurre il rischio R1
LPS di livello III (Tab. 15 – PB = 0,1)
Linea di energia → SPD arrivo linea: livello III (Tab. 16 – PSPD = 0,05)
Linea di telecomunicazione → SPD arrivo linea: livello II (Tab. 16 – PSPD = 0,02)
Zona Z2: Camere di degenza
Impianto interno: Energia → Sistema di SPD: livello IV (Tab. 16 – PSPD = 0,05)
Impianto interno: Telecomunicazione → Sistema di SPD: livello II (Tab. 16 – PSPD = 0,02)
Tabella 54 - Valori della probabilità P per la struttura protetta con le misure della Tab. 53
Tabella 55 - 3 Rischio R1 per la struttura protetta con le misure della Tab. 53
8,92×10-9
8,47×10-10
1,05×10-10
3,12×10-11
3,88×10-12
4,46×10-12
5,54×10-13
9,80×10-9
1,09×10-10
2,12×10-6
7,81×10-9
9,69×10-10
1,12×10-9
1,38×10-10
2,13×10-6
2,64×10-7
1,84×10-6
1,05×10-7
1,63×10-7
2,34×10-8
9,42×10-7
5,60×10-6
2,92x10-7
4,91×10-6
3,77×10-6
5,39×10-7
R1=9,23×10-6
Nell’effettuare l’analisi del rischio per una committenza ospedaliera può essere
richiesto di non limitarsi a valutare solo le protezioni da adottare per limitare il rischio
di perdita di vite umane (rischio R1) a valori non superiori a quello ritenuto tollerabile
dalla norma CEI 81-10/2 (EN 62305-2), ma di verificare anche che il fulmine non
comprometta in modo inaccettabile la funzionalità e le prestazioni della struttura e
degli impianti in essa contenuti.
Secondo la guida CEI 81-29, un modo agevole per verificarlo senza ricorrere alla
valutazione del rischio R4 è quello di fare riferimento alla frequenza di danno F (si
veda il paragrafo 5.3).
Il valore della frequenza di danno tollerabile (FT) può essere definito dal proprietario
o gestore della struttura in relazione alle proprie necessità, ad es. in relazione all’affidabilità richiesta agli impianti.
La guida CEI 81-29 suggerisce che il valore massimo di FT non superi 0,1. Se la struttura è divisa in zone tale valore non dovrebbe essere superato in nessuna zona.
La frequenza di danno F è calcolata, come riportato nel paragrafo 5.3, sommando le
diverse componenti:
FS1: frequenza di danno dovuta a fulmini sulla struttura;
FS2: frequenza di danno dovuta a fulmini vicino alla struttura;
FS3: frequenza di danno dovuta a fulmini sulle linee entranti nella struttura;
FS4: frequenza di danno dovuta a fulmini vicino alle linee entranti nella struttura.
Se F supera FT allora è opportuno installare misure di protezione per limitare la frequenza di danno a valori non superiori a quello proposto dalla Guida CEI 81-29 o a
quello definito dal proprietario o gestore della struttura.
A seguito dell’adozione delle misure di protezione scelte per ridurre il rischio R1, la
frequenza di danno F assume i valori riportati nella Tab.56.
Tabella 56 - 4 Frequenza di danno a seguito dell’adozione delle misure della Tab. 53
8,92×10-3
1,45×10-2
9,41×10-1
9,41×10
2,19×10-3
4,70×10-2
Purtroppo anche con l’adozione delle misure di protezione adottate a seguito delle
scelte per ridurre il rischio R1, il valore della frequenza di danno non risulta accettabile nelle zone Z3 e Z4 (Tabella 56). Osservando i valori della frequenza di danno riportati nella tabella 56, nelle zone 3 e 4 (le più critiche a livello ospedaliero) si riscontra
una frequenza di danno più elevata (87% del totale di ciascuna zona), ciò è dovuto
agli effetti di accoppiamenti induttivi con fulmini che cadono vicino alla struttura (frequenza di danno FS2).
In questo caso è possibile risolvere il problema adottando un sistema di SPD (sia
sugli impianti che sui servizi di telecomunicazione) in entrambe le zone.
Le misure da adottare complessivamente saranno quindi quelle riportate nella Tab. 57.
Si riportano di seguito, per comodità, la tabella dei nuovi valori delle probabilità (Tab.
58), la tabella delle nuove frequenze di danno (Tab. 59, da cui risulta che FSi < FT, per
i=1, 2, 3, 4) e la tabella dei nuovi valori delle componenti di R1 (Tab. 60, da cui risulta che continua a valere R1 < RT).
C’è da notare che una valutazione completa del rischio R4 potrebbe dar luogo alla
scelta di misure aggiuntive meno onerose rispetto a quelle scelte attraverso la valutazione della frequenza di danno F.
Tabella 57 - 5 Misure di protezione complessivamente adottate
Linea di energia → SPD arrivo linea: livello I (Tab. 16 – PSPD = 0,01)
Zona Z3: Blocco operatorio
Impianto interno: Telecomunicazione → Sistema di SPD: livello IV (Tab. 16 – PSPD = 0,05)
Zona Z4: Unità di cure intensive
Tabella 58 - Valori della probabilità P per la struttura protetta con le misure della Tab. 57
Tabella 59 - 6 Frequenza di danno a seguito dell’adozione delle misure della Tab. 57
4,73×10
6,74×10-2
Tabella 60 - 7 Rischio R1 per la struttura protetta con le misure della Tab. 57
3,04×10-8
1,66×10-7
8,18×10-9
4,35×10-9
2,37×10-8
1,16×10-9
6,20×10-7
2,03×10-6
1,14x10-7
2,13×10-7
3,05×10-8
R1=5,16×10-6
[1] D.m. 22 gennaio 2008 n. 37 e successive modificazioni ed integrazioni
“Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma
13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle
disposizioni in materia di attività di installazione”.
[2] Legge 46/90 art. 14 “Verifiche”.
[3] D.p.r. 22 ottobre 2001 n. 462 “Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche
atmosferiche, di dispositivo di messa a terra di impianti elettrici e di impianti
elettrici pericolosi”.
[4] D.lgs. del 9 Aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni ed integrazioni
“Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007 n. 123, in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.
[5] CEI 81-10/1 (EN 62305-1) “Protezione contro i fulmini - Parte 1: Principi generali”.
[6] CEI 81-10/2 (EN 62305-2) “Protezione contro i fulmini - Parte 2: Valutazione del
[7] CEI 81-10/3 (EN 62305-3) “Protezione contro i fulmini - Parte 3: Danno materiale alle strutture e pericolo per le persone”.
[8] CEI 81-10/4 (EN 62305-4) “Protezione contro i fulmini - Parte 4: Impianti elettrici ed elettronici nelle strutture”.
[9] CEI 64-8 “Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000
V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua”.
[10] Circolare Ispesl n. 17/2002 - Applicazione del d.p.r. 22 ottobre 2001, n. 462,
“Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di
messa a terra e di impianti elettrici pericolosi”
[11] Circolare Ispesl 13/2004 - Applicazione del d.p.r. 22 ottobre 2001, n. 462,
[12] Guida tecnica Inail, Aprile 2012, “d.p.r. 462/01 - Guida tecnica alla prima verifica degli impianti di protezione dalle scariche atmosferiche e impianti di messa
a terra”
[13] CEI 81-2 “Guida per la verifica delle misure di protezione contro i fulmini”.
[14] CEI 0-2 “Guida per la definizione della documentazione di progetto degli
impianti elettrici”.
[15] CEI 0-10 “Guida alla manutenzione degli impianti elettrici”.
[16] CEI 0-14 “Guida all’applicazione del d.p.r. 462/01 relativo alla semplificazione
del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra degli impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi”.
[17] CEI 64-14 “Guida alle verifiche degli impianti elettrici utilizzatori”.
[18] G.L. Amicucci, G. Platania, F.M. Oddi, A. Orlandi, Laboratory Characterisation
of Lightning Induced Effects on Communication Cables, Proceedings of the
25th International Conference on Lightning Protection - ICLP, September 18-22,
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[19] G.L. Amicucci, G. Platania, La Compatibilità Elettromagnetica delle apparecchiature, Settimana Europea per la Prevenzione, La Sicurezza e la Salute sui
Luoghi di Lavoro: Prospettive per un’Efficace Azione sul Territorio, October 19,
2000, La Spezia, Italy.
[20] G. L. Amicucci, G. Platania, F. M. Oddi, L. Di Lollo, Effetti indotti sui cavi per
comunicazione da fulminazione indiretta: una caratterizzazione sperimentale,
Prevenzione Oggi n. 3-XIII, Ispesl, 2001, ISSN 1120-2971.
[21] G. L. Amicucci, Valutazione del rischio dovuto a fulminazione diretta e indiretta
di strutture civili e industriali, Seminario di studio per la Presentazione delle
Ricerche Ispesl, Fiuggi, Italy, 12-13 Giugno 2001.
[22] G. L. Amicucci, B. D’Elia, G. Platania, Dependability of surge protective devices
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Conference on Lightning Protection - ICLP, September 2-6, 2002, Cracow,
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[28] G.L. Amicucci, B. D’Elia, P. Gentile, M. Mazzaro, Metodologia per la valutazione
del rischio di fulminazione diretta ed indiretta. Applicazione ad un edificio di pregevole valore storico ed artistico, Atti II Convegno Scientifico Nazionale
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[32] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, M. Marzinotto, C. Mazzetti, G. B. Lo Piparo, Z.
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[34] G. L. Amicucci, G. Platania, C. Mazzetti, F. Fiamingo, Valutazione del rischio di
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[37] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, Z. Flisowski, G. B. Lo Piparo, C. Mazzetti, A probabilistic approach to the selection and location of protection measures against
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[39] F. Fiamingo, M. Marzinotto, C. Mazzetti, Z. Flisowski, G. B. Lo Piparo, G. L.
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[40] G. L. Amicucci, Laws and rules for electrical plants in Italy, FISUEL, Annual
General Meeting, London, May 17-19th, 2007
[41] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, Z. Flisowski, G.B. Lo Piparo, C. Mazzetti, Surge
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[42] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, Risk assessment of photovoltaic installations due
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[43] G. L. Amicucci, L. Di Lollo, D. Ranieri, R. Razzano, Compatibilità elettromagnetica, Ispesl - Dipartimento Tecnologie di Sicurezza/Ufficio Relazioni con il
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[44] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, Impianti elettrici ospedalieri, Ispesl - Dipartimento
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[45] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, Power quality in sala operatoria, Congresso Nazionale
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[48] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, G.B. Lo Piparo, B. Kuca, Z. Flisowski, C. Mazzetti,
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[49] G. L. Amicucci, La sicurezza elettrica nei locali ad uso medico, “Costozero”, n.
3, aprile 2010, pp. 70-71, Ed. del Mediterraneo.
[50] F. Fiamingo, G. L. Amicucci, La sicurezza elettrica in ospedale, Atti Convegno
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dei dispositivi medici nelle strutture sanitarie”, Napoli, 10 Maggio 2010.
[51] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, La qualità dei parametri elettrici in sala operatoria,
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[52] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, et al., Protection of electrical and electronic systems against surges by an isolation transformer, “PRZEGL D ELEKTROTECHNICZNY” (Electrical Review), R. 86 NR. 3/2010 - ISSN 0033-2097.
[53] F. Fiamingo, G. L. Amicucci, L’utilizzo degli interruttori differenziali in ambito
ospedaliero: obblighi normativi e criticità, Atti 6° Forum Risk Management in
Sanità, “Sicurezza in sala operatoria”, Arezzo, 24 novembre 2011.
[54] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, La protezione dai fulmini degli impianti nucleari:
principi di valutazione del rischio e panoramica delle misure di protezione, rapporto interno Inail, febbraio 2012.
[55] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, Fotovoltaico: la valutazione del rischio di fulminazione, “Costozero”, n. 4, maggio 2012, pp. 46-47, Ed. del Mediterraneo.
[56] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, Tomasz Kisielewicz, Risk assessment of photovoltaic installations, due to lightning, according to IEC 62305 - 2nd Edition, 2012
International Conference on Lightning Protection (ICLP), Vienna, Austria
[57] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, La nuova norma per i lavori sugli impianti elettrici,
“Costozero”, febbraio 2014, Ed. del Mediterraneo.
[58] G.L. Amicucci, F. Fiamingo, F. Di Tosto, La sicurezza nelle operazioni di verifica
degli impianti elettrici in BT, Convegno Inail “La sicurezza nei lavori in presenza
di rischio elettrico - Le nuove regole”, presso l’Auditorium Inail di P.le Pastore,
[59] G. L. Amicucci, F. Fiamingo, Le verifiche dei sistemi fotovoltaici, “Costozero”, n.
4, luglio/agosto 2014, Ed. del Mediterraneo.
[60] V. Carrescia, Ng mutevole, Ng plurimo, Tuttonormel n. 12, 2014, pp. 8-9.
[61] V. Carrescia, Rischio Ng, Tuttonormel n. 1, 2015, p. 10.
[62] V. Carrescia, I valori di Ng, Tuttonormel n. 5, 2015, pp. 3-5.
Inail 2016 impiantiprotezionescariche
Rischio fulminazione: on-line un opuscolo dell'INAIL L'INAIL ha pubblicato un interessante opuscolo riguardante gli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche. Particolare attenzione viene data alla Valutazione del Rischio Fulminazione, che deve essere eseguita per tutte le strutture in conformità alla norma CEI EN 62305-2. Per maggiori INFO: http://www.ecoricerche.com/news/pubblicazioni-inail.aspx