Source: https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/12990-fattura-imprecisa-costo-indeducibile.html
Timestamp: 2019-01-17 17:39:01+00:00
Document Index: 50261859

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 21']

Fattura imprecisa = costo indeducibile - FISCOeTASSE.com
Una fattura redatta in modo irregolare impatta sulla possibilità riconosciuta al contribuente di dedurne il costo dal reddito d'impresa
L’obbligo normativo di redigere la fattura seguendo determinati requisiti di forma e contenuto impatta sulla possibilità riconosciuta al contribuente di dedurne il relativo costo dal reddito d’impresa. La giurisprudenza rammenta infatti come la fattura è documento idoneo a rappresentare i costi dell’impresa.
1) Contenuto della fattura
2) Indirizzo giurisprudenziale
Nel generale meccanismo dell’IVA, la fattura è il documento che attesta l’effettuazione di un’operazione imponibile (cessione di beni o prestazione di servizi) da parte di un soggetto nei confronti di un altro.
Nel panorama tributario nazionale, il riferimento normativo riguardante la fatturazione è l’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972. Il secondo comma dell’art. 21 elenca puntualmente le indicazioni che devono obbligatoriamente essere riportate nel documento fiscale:
La corretta aderenza al dettato normativo non interessa però il solo comparto delle imposte indirette, avendo anche riflessi sulle imposte dirette atteso che, come stabilisce la giurisprudenza: “[…] l'irregolarità della fattura, nel senso anzidetto, fa venir meno la presunzione della verità di quanto in essa rappresentato e la rende inidonea a costituire titolo per il contribuente ai fini del diritto alla deduzione del costo relativo”.
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità dei costi indicati in fatture ricevute e registrate, ma di fatto irregolarmente compilate.
Nella sentenza n. 9846 del 13 maggio 2016 (citata anche nel recente Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali del Comando Generale della Guardia di Finanza), la Suprema Corte ha stabilito che qualora l’Amministrazione finanziaria contesti la deducibilità, sotto il profilo della certezza e dell’inerenza, di taluni costi, la fattura è il documento idoneo a rappresentare i costi dell’impresa, come del resto si evince nel già citato art. 21 del D.P.R. n. 633/1972.
Ciò vale, però, solo a condizione che il documento fiscale venga redatto in conformità dei requisiti prescritti dalla norma, perché diversamente la fattura risulterebbe irregolare e di conseguenza tale situazione farebbe venire meno “la presunzione della verità di quanto in essa rappresentato”, rendendola inidonea “a costituire titolo per il contribuente ai fini del diritto alla deduzione del costo relativo: ben può, in definitiva, l'Amministrazione limitarsi a contestare l'effettività di operazioni indicate in fatture irregolari e ritenere, pertanto, indeducibili i costi nelle stesse indicati”.
Per completezza di argomento è opportuno riportare anche quanto affermato dagli ermellini con la sentenza n. 21980 del 28 ottobre 2015, nella quale viene ricordato come le prescrizioni dell’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 rispondono ad un’oggettiva finalità di trasparenza e di conoscibilità, essendo funzionali a consentire l’espletamento delle attività di controllo e verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria.
In tal senso, un’indicazione generica dell’operazione fatturata non soddisfa le finalità conoscitive che la norma intende assicurare.