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Timestamp: 2020-08-10 19:13:07+00:00
Document Index: 54195978

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 156', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 12417 del 16/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12417 del 16/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 16/06/2016, (ud. 22/10/2015, dep. 16/06/2016), n.12417
sul ricorso 10310/2015 proposto da:
D.M.C., M.W., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA O. LAZZARINI 19, presso lo studio dell’avvocato UGO
SGUEGLIA, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato
ANDREA SGUEGLIA, giusta procura speciale in calce al ricorso;
avverso il decreto n. 351/2014 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA del
udito l’Avvocato ANDREA SGUEGLIA, difensori dei ricorrenti, che si
M.W. e D.M.C. con separati ricorsi successivamente riuniti dalla Corte di Appello di Perugia chiedevano la condanna del Ministero dell’Economia e delle Finanze ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 2 e segg., all’equa riparazione del danno sofferto a causa dell’irragionevole durata del processo instaurato dinnanzi al Tar del Lazio il 15 febbraio 2000 per la dichiarazione di illegittimità del D.I. 13 dicembre 1999, n. 474, con il quale era stato chiesto un contributo una tantum per ciascun terminale elettronico. Eccepivano la carenza di potere del Ministero dell’economia e delle finanze ad emanare regolamenti riguardanti la corresponsione di aggi diritti o proventi con riferimento al gioco del lotto.
Secondo la Corte umbra, premesso che la L. n. 89 del 2001, non si fonda sull’automatismo di una pena a carico dello Stato, ma sulla somministrazione di sanzioni riparatorie a beneficio di chi dal ritardo abbia in concreto ricevuto danni patrimoniali e non patrimoniali mediante indennizzi modulabili in relazione dell’effettivo paterna d’animo subito, il quale presuppone sia la conoscenza del processo, sia l’interesse ad una sua rapida conclusione, non potendosi consentire, sotto l’egida della riaffermazione del diritto leso, una locupletazione a danno della comunità statale, riteneva che nel caso in esame mancava totalmente un qualsiasi turbamento dell’animo dei ricorrenti collegato al protrarsi dell’incertezza della decisione, posto che il ricorso era stato depositato nel febbraio del 2000 e nel dicembre del 2000 in forza della L. n. 388 del 2000, come gli stessi ricorrenti riconoscevano, era cessata la materia del contendere. Peraltro, i ricorrenti, dopo aver presentato istanza di fissazione di prima udienza il 18 febbraio 2000, erano rimasti inattivi fino al 2008.
Con il primo motivo i ricorrenti lamentano la violazione/falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e art. 3, commi 4 e 5 e dell’art. 6 CFDU (Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) ratificata in Italia con L. n. 848 del 1955, dei consolidati principi enunciati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dalla Corte di Cassazione in tema di danno da violazione del diritto alla ragionevole durata del processo presupposto (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3). Nella sostanza i ricorrenti si dolgono, innanzitutto, del fatto che la Corte d’appello di Perugia abbia attribuito rilievo risolutivo alla dichiarazione di parziale cessazione della materia del contendere del TAR Lazio, di per sè inidonea a comprovare l’esistenza di una situazione di abuso del processo, ravvisabile solo non nei casi di proposizione di lite temeraria.
Sotto altro profilo, i ricorrenti censurano il decreto impugnato per avere la Corte d’appello erroneamente ritenuto soddisfatto il loro interesse in relazione alla riduzione dell’aggio dal 10% all’8% delle riscossioni lorde del servizio di raccolta del gioco del lotto, atteso che la nuova disciplina di cui alla L. n. 388 del 2000 non aveva modificato il punto, oggetto del ricorso presentato innanzi al TAR Lazio. Ancora, i ricorrenti si dolgono del fatto che la Corte d’appello abbia erroneamente richiamato la sentenza n. 816 del 2014 di questa Corte, la quale enunciava un principio di diritto riferibile a controversie di carattere bagatellare e/o violazioni minime del termine di durata ragionevole del processo, mentre il giudizio presupposto attiene a una controversia durata per oltre 9 anni, il cui accoglimento avrebbe comportato rilevanti benefici di carattere patrimoniale.
Con il terzo motivo i ricorrenti deducono violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 156 c.p.c., comma 2 e dell’art. 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, rilevando come la Corte d’appello, nel ritenere positivamente escluso, nel caso in esame, il pregiudizio morale per effetto dell’irragionevole protrazione del giudizio presupposto, non avrebbe tenuto conto che la domanda proposta dai ricorrenti dinanzi al TAR Lazio impugnava il D.I. n. 474 del 1999, sotto un duplice profilo, non solo in relazione al c.d. contributo una tantum, ma anche alla diminuzione dell’aggio dal 10% all’8% delle riscossioni lorde da corrispondere ai raccoglitori del gioco del lotto a partire dall’1 gennaio 2000.
Invero, come chiarito a più riprese da questa Corte, “in caso di violazione del termine di durata ragionevole del processo, il diritto all’equa riparazione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, spetta a tutte le parti del processo, indipendentemente dal fatto che esse siano risultate vittoriose o soccombenti, costituendo l’ansia e la sofferenza per l’eccessiva durata i riflessi psicologici del perdurare dell’incertezza in ordine alle posizioni coinvolte nel processo, ad eccezione del caso in cui il soccombente abbia promosso una lite temeraria, o abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire proprio il perfezionamento della fattispecie di cui al richiamato art. 2, e dunque in difetto di una condizione soggettiva di incertezza. Dell’esistenza di queste situazioni, costituenti abuso del processo, deve dare prova puntuale l’Amministrazione, non essendo sufficiente, a tal fine, la deduzione che la domanda della pane sia stata dichiarata manifestamente infondata” (Cass. n. 9938 del 2010; Cass. n. 18780 del 2010).
Nel caso di specie, la Corte d’appello, nel ritenere che i ricorrenti non avessero subito alcun danno a causa del ritardo nella definizione del giudizio amministrativo a loro carico – in ragione del fatto che la cessata materia del contendere era stata dichiarata su richiesta degli istanti stessi -, ha omesso di considerare che la modifica legislativa intervenuta con la L. n. 388 del 2000 riguardava solo la una tantum per i terminali elettronici, per cui la relativa declaratoria poteva valere limitatamente a tale aspetto, mentre occorreva pronunciarsi sul capo della domanda relativo alla diminuzione dell’aggio dal 10% all’8%. Tanto basta per rilevare l’errore in cui è incorsa la Corte d’appello di Perugia nel ritenere che tutta la materia del contendere nel giudizio presupposto fosse cessata per effetto della legge di interpretazione autentica (in senso conforme, Cass. nn. 9514-9517 del 2015; Cass. nn. 11927-11930 del 2015).