Source: http://www.cisui.unibo.it/annali/05/testi/11Calabro_note.htm
Timestamp: 2018-12-13 22:08:30+00:00
Document Index: 178136602

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 68', 'art. 70', 'art. 69', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 1']

1 Creata nel gennaio del 1817, la Commissione - costituita da un presidente, dal rettore e dal segretario pro tempore dell'Ateneo palermitano oltre che da altri tre componenti - era lo strumento attraverso il quale il sovrano, nell'ambito del più ampio progetto di unificazione amministrativa e legislativa dei domini citra et ultra pharum, intendeva razionalizzare il settore dell'istruzione della parte insulare del Regno. Compito della Commissione era di esercitare "la suprema direzione scientifica e morale di tutta l'isola" e di provvedere a diffondere la "istruzione scolastica, religiosa e popolare". Per questo motivo venivano posti "sotto la sua cura" - e per il suo tramite, di conseguenza, alla dirette dipendenze del Governo - tutte le scuole di ogni ordine e grado, i licei, i collegi, le accademie, le locali Deputazioni degli studi e gli Atenei di Catania e Palermo. Cfr. quanto disposto dai RR.DD. 31 gennaio 1817, n. 625 (Decreto portante le disposizioni per l'instruzione ed educazione pubblica dell'uno e dell'altro sesso ne' reali dominj al di là del Faro, in Collezione delle leggi e decreti reali del Regno delle Due Sicilie, Napoli 1817, semestre I, p. 173-174) e 5 marzo 1822, n. 202 (Decreto risguardante l'organizzazione della Commessione di pubblica instruzione della Sicilia, stabilita in Palermo, in Collezione delle leggi, anno 1822, semestre I, p. 157-161).
2 La supplica in questione, conservata all'Archivio di Stato di Palermo, fondo Commissione Pubblica Istruzione ed Educazione (= ASP, CPI), b. 407, "1848. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dar studio privato", c. n.n., si legge interamente trascritta, di seguito, in Appendice (n. 2).
3 Per una consistente documentazione relativa a scuole private funzionanti nelle province di Catania, Messina e Palermo cfr. ASP, CPI, b. 402-409, 416-420.
4 La missiva in questione si conserva in ASP, CPI, b. 407, "1848. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dar studio privato", c. n.n.
5 Cfr., a tal proposito, quanto stabilito dalla L. 26 marzo 1819, n. 1542, art. 1 (Legge che fissa l'epoca in cui comincia ad essere obbligatorio il Codice per lo regno delle Due Sicilie), in Collezione delle leggi, anno 1819, semestre I, p. 261-263: "Il codice civile, il codice penale, il codice di procedura civile, le disposizioni contenute nel decreto de' 20 di maggio 1808 intorno alla giustizia criminale, ed il codice di commercio pubblicati durante l'occupazione militare, e per nostra sovrana disposizione provvisoriamente in vigore, saranno pienamente aboliti a contare dal primo giorno di settembre del corrente anno 1819".
6 è opportuno ricordare che l'attivazione, presso l'Ateneo napoletano, di nuove cattedre (Diritto del regno, Diritto e procedura criminale, Economia pubblica, Procedura civile, Diritto di natura e delle genti) che consentivano agli iscritti della Facoltà di giurisprudenza di studiare la normativa introdotta durante il 'decennio francese' si era avuta con il R.D. 12 marzo 1816, n. 413, con cui erano stati approvati gli Statuti per la regia Università degli studj del regno di Napoli (cfr. Supplimento al Io semestre della Collezione delle leggi e decreti reali dell'Anno 1816 [n. 51], Napoli 1816, p. 54-72). Sugli Statuti si veda Alfredo Zazo, L'ultimo periodo borbonico, in Storia della Università di Napoli, Napoli, Ricciardi, 1924, p. 467-588, in particolare p. 486 ss.
7 Sulla base di quanto stabilito dalle Istruzioni Reali del 1779, afferivano alla Facoltà giuridica del Siciliae Studium Generale le cattedre di Pandette, Codice e novelle, Feudi e diritto siculo, Istituzioni ed antichità del diritto civile, Diritto di natura, delle genti e pubbli-
co, Economia, commercio ed agricoltura, Istituzioni canoniche, (in comune con la Facoltà teologica). Cfr. le "Istruzioni Reali del 1779" in ASP, CPI, b. 553, f. 79-120, in particolare f. 82-83.
8 Notizie più articolate sul riordino delle cattedre all'interno della Facoltà giuridica della città etnea si possono leggere in Guido Libertini, L'Università di Catania dal 1805 al 1865, in Storia della Università di Catania dalle origini ai giorni nostri, Catania, Tip. Zuccarello & Izzi, 1934, p. 273-353, in particolare p. 317-321, e in Mario Chiaudano, Note per la storia della Facoltà di Giurisprudenza nell'Università di Catania, "Archivio Storico per la Sicilia Orientale", 2 serie, 10 (1934), p. 317-343.
9 Prima del 1841 la Facoltà giuridica della Regia Università degli studi di Palermo prevedeva insegnamenti di: Istituzioni di diritto naturale e delle genti, Istituzioni di diritto pubblico siculo, Istituzioni civili, Pandette e codice, Diritto canonico. Sul punto cfr. Luigi Sampolo, La R. Accademia degli Studi di Palermo. Narrazione storica, Palermo, Tip. dello Statuto, 1888, rist. anast. con una Introduzione di Romualdo Giuffrida Palermo, Edizioni e ristampe siciliane, 1976, p. LXXXI.
10 Cfr. lo "Stato nominativo progressivo degl'impiegati in detta Università, de' Professori per le diverse facoltà, e degli addetti negli Stabilimenti dipendenti dalla stessa Università redatto a tutt'oggi li 16 Aprile 1842", in ASP, CPI, b. 198, c. n.n. Secondo quanto si evince dalla lettura di questo prospetto, le cattedre che, al 16 aprile del 1842, afferivano alla Facoltà giuridica dell'Ateneo palermitano erano quelle di Codice civile col confronto delle leggi romane, Codice e pandette, Diritto nautico e commerciale, Codice e procedura penale, Istituzioni civili, Procedura civile, Diritto di natura ed etica, Economia civile e commercio. Sull'attivazione delle nuove cattedre presso la Regia Università di Palermo si rinvia a Luigi Sampolo, Contributo alla storia della R. Università di Palermo, "Archivio Storico Siciliano", n.s. 19 (1894), p. 329-377. Si sofferma ampiamente su tali vicende M. Antonella Cocchiara, Vito La Mantia e gli studi storico-giuridici nella Sicilia dell'Ottocento, Milano, Giuffrè, 1999, p. 70 ss. e 101 ss., con un'articolata disamina degli studi giuridici nella Palermo della prima metà dell'Ottocento.
11 Per queste tematiche si rinvia a Daniela Novarese, Da Accademia ad Università. La rifondazione ottocentesca dell'Ateneo messinese, in Le Università minori in Italia nel XIX secolo, a cura di Mario Da Passano, Sassari, cisus, 1993, p. 59-79.
12 Sul piano di riforma del 1826 mi sia consentito rinviare a Vittoria Calabrò, L'Accademia Carolina di Messina nel "Piano di riforma" del 1826, "Atti della Accademia Peloritana dei Pericolanti. Classe di Scienze Giuridiche, Economiche e Politiche", 65 (1996, ma 1998), p. 53-86, in particolare p. 85.
13 Cfr. Regolamenti per le tre regie Università degli studj di Sicilia, Palermo 1841. Una breve analisi dei Regolamenti in Salvatore Agresta, L'istruzione in Sicilia (1815-1860), Messina, Samperi, 1995, p. 89-93.
14 Cfr. Regolamenti per le tre regie Università, art. 68, p. 15.
15 Si veda Regolamenti per le tre regie Università, art. 70, p. 18.
16 "Economia Commercio ed Agricoltura, che fa parte delle scienze fisiche, finchè non ne sarà staccata l'Agricoltura. Diritto di natura, ed Etica, che fa eziandio parte della facoltà, finchè vi sarà unita l'Etica" (Regolamenti per le tre regie Università, art. 69, p. 16-17).
17 Per un esempio di 'modesto' docente che aspira a ricoprire una cattedra presso la Regia Università di Messina cfr. quanto si legge in Cocchiara, Vito La Mantia e gli studi storico-giuridici, p. 168 ss. a proposito dell'avvocato Antonino Busacca.
18 Si vedano a questo proposito alcuni dei prospetti degli studi in cui erano elencati per ciascuna disciplina i libri di testo adottati (ASP, CPI, b. 553, f. 647-650; b. 586, carte sciolte n.n.; b. 587, "1841. Provincia di Messina. Comune di Messina. Regia Università. Sul progetto di orario pel nuovo anno scolastico", c. n.n.; b. 504, "1842. Provincia di Palermo. Comune di Palermo. Procedura Civile. Per il corso di procedura civile da fare i Giovani Studenti, e per ottenere il Prof. Interino la proprietà della Cattedra", f. 155 e 157). Sulla diffusione in Sicilia delle opere tradotte dal francese si rinvia a Maria Teresa Napoli, La cultura giuridica europea in Italia. Repertorio delle opere tradotte nel secolo XIX, 3 vol., Napoli, Jovene, 1987, I, Tendenze e centri dell'attività scientifica, p. 127 ss.
19 Sulla scuola dell'esegesi in Italia si vedano, in particolare, Giovanni Tarello, La Scuola dell'Esegesi e la sua diffusione in Italia, in Id., Cultura giuridica e politica del diritto, Bologna, il Mulino, 1988, p. 69-101; Norberto Bobbio, Il positivismo giuridico. Lezioni di Filosofia del diritto, raccolte da Nello Morra, Torino, Giappichelli, 1979, p. 92 ss.; André J. Arnaud, Da giureconsulti a tecnocrati. Diritto e società in Francia dalla codificazione ai giorni nostri, a cura di Francesco Di Donato, Napoli, Jovene, 1993, p. 57 ss.; Paolo Grossi, Storia sociale e dimensione giuridica, in Storia sociale e dimensione giuridica. Strumenti d'indagine e ipotesi di lavoro. Atti dell'incontro di studio. Firenze, 26-27 aprile 1985, a cura di Paolo Grossi, Milano, Giuffrè, 1986, p. 5-19, in particolare p. 12-13; Adriano Cavanna, L'influence juridique française en Italie au XIXe siècle, "Revue d'histoire des facultés de droit et de la science juridique", 15 (1994), p. 87-112; Paolo Grossi, Assolutismo giuridico e diritto privato, Milano, Giuffrè, 1998, p. 33 ss.; Giulio Cianferotti, Storia della letteratura amministrativistica italiana, I, Dall'Unità alla fine dell'Ottocento. Autonomie locali, amministrazione e costituzione, Milano, Giuffrè, 1998, p. 49 ss.; Antonio M. Hespanha, Introduzione alla storia del diritto europeo, Bologna, il Mulino, 1999, p. 206-211.
20 Così Tarello, La Scuola dell'Esegesi, p. 96-97.
21 Per diffuse notizie sulla scuola storica del diritto si rinvia a Franz Wieacker, Storia del diritto privato moderno con particolare riguardo alla Germania, con Presentazione di Umberto Santarelli, Milano, Giuffrè, 1980, II, p. 3-102; Giovanni Tarello, Sulla Scuola storica del diritto, in Id., Cultura giuridica e politica del diritto, p. 103-122; Hespanha, Introduzione alla storia del diritto europeo, p. 211 ss.; Cristina Vano, "Il nostro autentico Gaio". Strategie della scuola storica alle origini della romanistica moderna, Napoli, Editoriale scientifica, 2000, in particolare p. 53 ss.
22 Sulle scuole private di diritto esistenti a Napoli e nel napoletano tra Sette e Ottocento si possono utilmente vedere Alfredo Zazo, Le scuole private universitarie a Napoli dal 1799 al 1860, in Gennaro M. Monti-Alfredo Zazo, Da Roffredo di Benevento a Francesco de Sanctis, Napoli, itea Editrice, 1926, p. 290 ss.; Id., L'istruzione pubblica e privata nel napoletano (1767-1860), Città di Castello, Il solco, 1927; Armando De Martino, La cultura giuridica meridionale tra Antico e nuovo Regime: aspetti e problemi, in Università e studi giuridici in Calabria. Incontro di studio in onore di Salvatore Blasco, Catanzaro 1994, p. 33-43; Aldo Mazzacane, Pratica e insegnamento: l'istruzione giuridica a Napoli nel primo Ottocento, in Università e professioni giuridiche in Europa nell'età liberale, a cura di Aldo Mazzacane-Cristina Vano, Napoli, Jovene, 1994, p. 77-113; Laura Moscati, Insegnamento e scienza giuridica nelle esperienze italiane preunitarie, in Studi di storia del diritto medioevale e moderno, a cura di Filippo Liotta, Bologna, Monduzzi, 1999, p. 277-321; Ead., Italienische Reise. Savigny e la scienza giuridica della Restaurazione, Roma, Viella, 2000, in particolare p. 145 ss., e bibliografia ivi cit.
23 Lo spoglio delle carte prodotte dalla Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione è stato avviato nell'ambito di un più vasto progetto di ricerca, i cui risultati costituiranno l'oggetto del volume Università e insegnamento del diritto nella Sicilia dell'Ottocento, di prossima pubblicazione.
24 Le scuole private di diritto, così come le accademie, finivano col supplire alle eventuali "deficienze dell'istituzione statale". E, come scrive Moscati, Insegnamento e scienza giuridica, p. 295, "si tratta di una cultura alternativa a quella "ufficiale", ma non integrativa di essa". Simili conclusioni si leggono in Giulio Cianferotti, Università e scienza giuridica nell'Italia unita, in Università e scienza nazionale, a cura di Ilaria Porciani, Napoli, Jovene, 2001, p. 17-75, in particolare p. 26-29, che sottolinea come "nei primi tre quarti del secolo scorso, i contributi dottrinali allo svolgimento della scienza giuridica degli antichi Stati e poi dello Stato unitario vanno cercati anche nell'opera dei pratici e non solo dei professori di università, e i modi di trasmissione del sapere giuridico anche in istituzioni diverse da quelle universitarie. Insegnamento e dottrina del diritto vanno indagati anche nelle scuole di formazione professionale interne agli apparati statali; negli scritti dottrinali di politici, di magistrati e di funzionari statali; nelle riviste professionali, nei dizionari e nelle enciclopedie, dove dottrina universitaria e pratica politico-amministrativa e forense si incontravano; e nelle attività specifiche dei giuristi pratici, nei giudicati dei tribunali, nelle allegazioni forensi dei giureconsulti insigni, nelle famose scuole private napoletane, negli studi di avvocato, nei pareri e negli atti di uffici e di consigli di Stato, nelle relazioni ministeriali e, quando vi furono i parlamenti, nelle relazioni e nei discorsi parlamentari".
25 Per il severo giudizio del Savigny sul sistema dell'insegnamento del diritto negli Atenei italiani, e in quello napoletano in particolare, cfr. Friedrich C. Savigny, Ueber den juristischen Unterricht in Italien, "Zeitschrift für geschichtliche Rechtswissenschaft", 1-2 (1828), p. 201-228, che, con il titolo Sull'insegnamento del dritto in Italia, si legge anche in Antonio Turchiarulo, Ragionamenti storici di dritto del Prof. F. C. Savigny tradotti dall'originale tedesco e preceduti da un discorso, Napoli, Tip. all'insegna di Diogene, 1852, parte IV, p. 67-84. Sul punto si veda Laura Moscati, Savigny in Italia. Sulla fase iniziale della recezione, "Panorami. Riflessioni discussioni e proposte sul diritto e l'amministrazione", 2 (1990), p. 55-89; Ead., Savigny a Roma, in "Rivista di storia del diritto italiano", 69 (1996), p. 29-48, nonché Ead., Italienische Reise, p. 131 ss.
26 è quanto sostenuto da Moscati, Italienische Reise, p. 145.
27 Così Mazzacane, Pratica e insegnamento, p. 96.
28 La citazione è di Napoli, La cultura giuridica europea in Italia, p. 95.
29 Sul punto cfr. Moscati, Italienische Reise, p. 146 ss.
30 Sul punto Napoli, La cultura giuridica europea in Italia, p. 69 ss., 94 ss., 135 ss.
31 Tre erano i gradi accademici conferiti dalle Università: cedola o approvazione, licenza e laurea.
32 Istituita nel novembre del 1811, la Direzione generale aveva il compito di amministrare nel Regno gli affari relativi alla pubblica istruzione. Nell'agosto del 1815 veniva sostituita da una Commissione di pubblica istruzione presieduta da Lodovico Loffredo, principe di Cardito. Sul punto cfr. Agresta, L'istruzione in Sicilia, p. 27.
33 Sul punto si sofferma diffusamente Mazzacane, Pratica e insegnamento, p. 95 ss.
34 è quanto si legge nel preambolo del R.D. 4 aprile 1821, n. 16 (Decreto con cui si dispone che tutti gli studenti i quali appartengono a' diversi comuni del regno e che riseggono nella capitale, tornino in seno alle loro famiglie ove continueranno i loro studj), in Collezione delle leggi, anno 1821, p. 26-28, in particolare p. 26.
35 "Tutti i giovani studenti che appartengono a' comuni delle diverse provincie del regno, i quali dopo le cominciate ferie estive rimangono in Napoli senza veruna occupazione, si restituiranno fra 'l termine di otto giorni nel seno delle proprie famiglie. Quivi continueranno gli studj camerali fino alla riapertura della regia Università, in seguito de' nuovi regolamenti che ci riserbiamo di emanare a fin di renderla più operativa e più utile" (Ivi, art. 1, p. 27).
36 "I maestri privati, e quei che hanno particolari giovani a pensione, dovranno presentare fra otto giorni un distinto elenco de' loro alunni, accompagnato da una memoria riservata circa la condotta religiosa, politica e morale di ciascuno di essi" (Ivi, art. 5, p. 27).
37 Articolati in 7 titoli - Delle scuole primarie, Delle scuole secondarie, Della morale disciplina, ed interna polizia di tutte le scuole, Mezzi d'incoraggiamento, Dei concorsi nella elezione de' maestri delle scuole secondarie, Delle scuole private, Degl'ispettori - i Regolamenti si leggono in Agresta, L'istruzione in Sicilia, p. 226-235.
38 Cfr. R.D. 5 marzo 1822, n. 202, art. 9. Sul punto si veda supra, nota 1.
39 Si vedano gli art. 1 ("Il Maestro, che vorrà aprire una scuola privata, dovrà farne la petizione al Presidente della Commessione d'Istruzione pubblica") e 2 ("Il Presidente dietro i legittimi informi sulle qualità morali del petizionario lo indirizzerà o ad uno degl'Ispettori, o de' professori dell'Università, affinché sia esaminato sulle materie, che vorrà insegnare, quando la scuola si voglia aprire in Palermo. Se i Maestri dimoreranno ne' comuni delle altre Intendenze, verranno diretti agl'Intendenti, e Sotto-Intendenti per essere esaminati da coloro, che saranno destinati dal Presidente") dei Regolamenti in Agresta, L'istruzione in Sicilia, p. 233.
40 "Il petizionario approvato riceverà una patente sottoscritta da tutti i membri della Commessione, senza la quale non sarà permesso di tenere scuola privata. Questa patente dovrà rinovarsi in ogni anno" (Ivi, art. 4).
41 Cfr. il disposto dell'art. 16: "I gradi Accademici ottenuti nelle Università non escluderanno il bisogno di prendersi la patente della Commessione per essere autorizzato a tenere scuola privata" (Ivi, p. 234).
42 Alcune di queste richieste si possono leggere trascritte di seguito nell'Appendice.
43 Fra la documentazione censita - posteriore all'entrata in vigore della normativa del 1821 - è stata rintracciata anche una testimonianza risalente a qualche anno prima. Si tratta di una "patente" rilasciata dal Principe di Malvagna, Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione, il 14 maggio del 1818, con cui il sacerdote Salvatore San Martino da Vizzini veniva autorizzato, "per un anno ed a nostro beneplacito", a dare presso la sua abitazione "lezioni private di Grammatica e Rettorica": "Commessione di Pubblica Istruzione. Si accorda il permesso di dar lezioni private di Grammatica e Rettorica in casa de' particolari al Sig. Sac.te D. Salvadore San Martino da Vizzini avendo presentato in quest'Ufficio i consueti attestati di buoni costumi; da valere cotal licenza per un anno ed a nostro beneplacito. Palermo li 14 Maggio 1818. Il Presidente. Principe di Malvagna" (ASP, CPI, b. 419, "Provincia di Catania. Scuole private dall'anno 1826 al 1840", c. n.n.). Il documento - un testo prestampato in cui solo i dati relativi all'identità dell'insegnante, alla disciplina impartita e al tempo di validità dell'autorizzazione accordata risultano manoscritti - acquista grande rilievo in quanto ci permette di ipotizzare che le scuole private siciliane fossero coeve, o di poco successive, a quelle napoletane e che prima dell'emanazione dei Regolamenti del 1821 la normativa che le disciplinava fosse, presumibilmente, la stessa vigente nella parte continentale del Regno, approntata tra il 1812 ed il 1813.
44 Fra le fonti censite sono state rinvenute numerose domande di quanti pensavano di promuovere e incrementare la realtà delle comunità locali di appartenenza auspicando, ad esempio, anche l'istituzione di scuole private 'tecniche' di viticultura o di navigazione. Per un diverso aspetto, erano consistenti anche le "suppliche" formulate da donne che, vedove o bisognose di contribuire al non florido bilancio familiare, contavano di poter mettere a frutto le loro conoscenze nei "lavori donneschi" proponendosi come private educatrici di giovani fanciulle (ASP, CPI, b. 403, "1841. Bonanno Cap. Giuseppe da Cafalù", c. n.n.; Ivi, "1842. Bigliasco D.a Maddalena da Palermo", c. n.n.), attestando un capillare controllo governativo su tutte le forme d'insegnamento.
45 Si veda la supplica presentata dal catanese Giuseppe Carnazza, paralitico ed impossibilitato a frequentare come un tempo aveva fatto, esercitando "con approvazione generale di tutti i magistrati e del pubblico della intera valle di Catania e fuori la professione d'avvocato", il Tribunale: "Godendo però la perfezione di tutte le funzioni mentali desidera profittarne esercitandosi nel dare lezioni di giurisprudenza e di lingua Italiana e Latina in propria casa nelle ore quattro prima di mezzo giorno e nell'ora 21 sino a 22 del dopopranzo per le lezioni di lingua e la sera sino alle ore due della notte per le lezioni di dritto, valendosi per queste in dritto del Regno del Codice per lo regno delle due Sicilie e nel Romano delle istituzioni e pandette di Heineccio [...] è sempre pronto l'oratore di ubbidire ed uniformarsi ai comandamenti dell'E.V. tanto circa l'uso de' librii quanto circa le ore da occupare" (ASP, CPI, b. 419, "Provincia di Catania. Scuole private dall'anno 1826 al 1840", c. n.n.). Il 29 gennaio del 1839 il palermitano Ignazio Castagna si rivolgeva così al Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione: "Eccellenza. Ignazio Castagna da Palermo da più tempo dedito alla carriera della avvocaria, supplica l'E.V. onde avere il permesso di dare private lezioni in propria casa de' principj elementari della prima e terza parte del Codice. Gli autori, che gli serviranno da guida saranno pel Codice Civile la istituzione del Delvincourt, e per la procedura di Berriat-Saint-Prix. L'ora sarà di mattina un'ora prima di mezzo giorno, e di dopo pranzo dalla 22 3/4 in poi" (ASP, CPI, b. 409, "Suppliche diverse per aprire scuole private", c. n.n.).
46 Agli ispettori era dedicato il titolo 7o dei Regolamenti del 1821. Questi funzionari dovevano vigilare perché tutti, in qualunque scuola, osservassero il "metodo scolastico, che sarà stato approvato dalla Commessione dell'Istruzione pubblica", oltre a controllare che nessuno fosse sprovvisto della necessaria "patente". Si veda quanto prescritto dagli artt. 1 e 11 del titolo 7o dei Regolamenti, in Agresta, L'istruzione in Sicilia, p. 234-235.
47 Il 28 marzo del 1840 l'Intendente di Messina scriveva al Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione: "D. Nicolò De Luca di Pagliara residente in Messina affin di esercitarsi nello studio della legge cui si è dedicato, si è fatto a chiedere il permesso di poter riunire una volta la settimana dei Giovani in di lui casa per sciogliere fra loro delle tesi legali. Avendo richiamato le convenienti informazioni sul conto del Postulante mi è stato assicurato d'esser Egli un giovine di regolare condotta sì politica che morale, non che idoneo a tale studio. Mi onoro quindi di portar ciò E. Presidente alla di lui conoscenza per gli analoghi provvedimenti di cotesta Commessione" (ASP, CPI, b. 417, carte sciolte n.n.).
48 Cfr., a titolo esemplificativo, la comunicazione inoltrata il 14 gennaio del 1833 dalla Direzione generale di Polizia al Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione: "Ho l'onore di manifestarle che la Polizia ha de' mottivi per non consentire che D. Francesco Fedele da S. Eufemia possa dar lezioni private di giurisprudenza in Messina" (ASP, CPI, b. 417, carte sciolte n.n.). La richiesta formulata da Francesco Fedele - "di Roccantonio del comune di Santa Eufemia in Provincia di Calabria ultra, dimorante da più tempo in Messina, licenziato in Giurisprudenza nella Regia Università degli Studj di Napoli, a 31 Luglio 1827, e nel medesimo anno quivi stesso esaminato con approvazione per la Laurea Dottorale" - era stata respinta.
49 è quanto si legge nella supplica, senza data, presentata da Nicolò Uzzo da Palermo (ASP, CPI, b. 407, "1849. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dare studio privato", c. n.n.).
50 Tribunali d'appello in materia civile le prime, giudici di primo e unico grado dei "reati puniti con pene criminali" le seconde. Sulle competenze e sull'organizzazione delle Gran corti civili e criminali, si veda Guido Landi, Istituzioni di diritto pubblico del Regno delle Due Sicilie (1815-1861), II, Milano, Giuffrè, 1977, p. 850-854.
51 è quanto si legge nella supplica presentata nel 1845 dal palermitano Luigi Capponi: "L'Avvocato Luigi Capponi con ogni rispetto le fa presente essere sua intenzione dar in propria casa pubbliche lezioni di dritto penale, e Procedura penale secondo il Codice per lo regno delle due Sicilie, ed analoghe disposizioni legislative, ed è perciò che la priega perché si degni accordargli la debita superiore autorizzazione. Di tanto la prega" (ASP, CPI, b. 402, "1845. Capponi D.D. Luigi da Palermo", c. n.n.).
52 Cfr. ASP, CPI, b. 417, carte sciolte n.n., doc. cit. supra, nota 47.
53 Cfr. quanto sostenuto per Napoli da Moscati, Insegnamento e scienza giuridica, p. 295.
54 Si veda, ad esempio, la supplica dell'avvocato Vincenzo Furnari in cui, tra l'altro, si legge: "Volendosi oggi lo esponente rendere utile a se medesimo, non che ai principianti del dritto hassi animato a voler dare studio di principj elementarj sulla prima, e terza parte del Codice, spiegando le lezioni, secondo le norme del Delvincourt, e del S. Prix" (ASP, CPI, b. 409, "Suppliche diverse per aprire scuole private", c. n.n.). La supplica del Furnari è trascritta di seguito in Appendice (n. 8). Sul punto cfr. anche quanto riportato supra, nota 45.
55 è il caso, ad esempio, di Salvatore Salafia che, in una supplica datata 23 dicembre 1851 scriveva: "Signore. Salvatore Salafia da Girgenti, domiciliato in Palermo via porta di Castro n. 208, avvendo compiuto molti suoi lavori sul Corso del Dritto Civile del tedesco Zacharia, che or da lui si va pubblicando per servire come libro di guida alle Università di Sicilia, ed avendo compiuti in questa Università sin da molto tempo i suoi studi legali, prega a Lei perché gli accordasse il permesso di potere aprire una Scuola privata, o per dir meglio di poter dettare in propria casa lezioni di dritto ad un qualunque addiscente. Spera nella sua grazia" (ASP, CPI, b. 407, "1849. Lettera S. Scuole private Palermo Capitale", c. n.n.). Il testo cui si faceva riferimento era quello di Karl S. Zachariä von Lingenthal, Corso di diritto civile. Riprodotto ad uso delle r. Università di Sicilia da Salvatore Salafia e Lorenzo Casaccio, 8 vol., Palermo, Pedone Lauriel, 1851-1859. Note sulla fortuna dell'opera del von Lingenthal in Italia in Napoli, La cultura giuridica europea in Italia, p. 153 ss.
56 è quanto si legge in una supplica con cui Nicolò Uzzo chiedeva che gli fosse accordata l'autorizzazione a dare gratuite lezioni di diritto pubblico amministrativo presso la R. Università di Palermo. La sua richiesta veniva accolta il 22 novembre del 1851 a patto, però, che "qualora venisse istituita nella stessa la Cattedra di dritto pubblico amministrativo debba provvedersi a concorso, e le lezioni gratuite che avrà dettate il Signor Uzzo in tale scienza non debbano dargli dritto alla nomina di Professore a merito della Cattedra medesima" (ASP, CPI, b. 506, "1850-1859. Affari generali", c. n.n.). La documentazione relativa alla scuola privata di Uzzo (ASP, CPI, b. 407, "1849. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dare studio privato", c. n.n.) si legge trascritta in Appendice (n. 3-6).
57 Cfr. il Prospetto delle lezioni private del signor Michele Maglienti sul dritto pubblico ed amministrativo, Palermo, Tipografia Pagano via S. Anna, 1853.
58 Giuseppe Amodeo nasceva a Messina l'8 giugno del 1809 dal notaio Giovanni e da Maria Marrazza. Conseguita, nel 1834, la laurea in giurisprudenza presso il Siculorum Gymnasium, partecipava nello stesso anno al concorso per la carica di Primo commesso presso la Procura generale messinese, ottenendone l'idoneità. Eletto, il 10 gennaio del 1839, socio onorario della classe giuridica dell'Accademia Peloritana dei Pericolanti, il 18 febbraio del 1840 presentava domanda per essere nominato "senza concorso" professore sostituto alla cattedra di Codice e procedura penale presso l'Università di Messina (cfr. la supplica dell'Amodeo, conservata in ASP, CPI, b. 198, c. n.n.).
59 Cfr. "Giornale di legislazione e giurisprudenza", a. I, fasc. V (maggio 1838), 4a di copertina.
60 Un'altra iniziativa dell'Amodeo portava alla fondazione del "Giornale di legislazione e giurisprudenza" che, dopo breve vita, cessava le pubblicazioni nel 1840. Coadiuvato dall'avvocato Angelo Aronne e da noti giuristi messinesi e catanesi, l'Amodeo realizzava uno fra i primi giornali giuridici siciliani, sulle cui pagine, accanto alle raccolte delle sentenze di "Giurisprudenza patria e straniera", trovavano ampio spazio gli studi dedicati alla legislazione vigente nel Regno. Ulteriori notizie su questa rivista si leggono in Patrizia De Salvo, La cultura giuridica nelle riviste siciliane dell'Ottocento. Dalle raccolte di giurisprudenza alle riviste di dottrina, in corso di stampa.
61 Cfr. le suppliche presentate da Placido Sterio il 12 ed il 19 maggio del 1843. In entrambe lo Sterio faceva riferimento al fatto che "si è sin da quando compì il corso de' suoi studi legali sempre versato a dettar su tal materia private lezioni" (ASP, CPI, b. 591, "1842. Provincia di Messina. Comune di Messina. Università di Messina. Eloquenza Latina. Per tutto ciò che riguarda il Professore", c. n.n.).
62 Il 5 settembre del 1843 il Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione scriveva al Ministro: "Il D.D. Giuseppe Mezzasalma Gaetani, autorizzato da questa Commessione dietro gli ordini del Governo, fin dallo scorso luglio a dare private lezioni di dritto amministrativo in Messina, si è fatto ora a domandare che possa dettare tali lezioni gratuitamente nella R. Università di quel Comune, senza soldo, od emolumento alcuno". La supplica del Mezzasalma è datata Messina, 1o agosto 1843 (cfr. ASP, CPI, b. 591, "1843. Provincia di Messina. Comune di Messina. Università di Messina. Dritto Amministrativo. Incart. 1o. Sulla dimanda del D.D. Giuseppe Mezzasalma Gaetani per la istituzione della d.a Cattedra", c. n.n.).
63 Nativo di S. Lucia del Mela, Antonio Fulci (18 gennaio 1810-1882) era figlio dell'avvocato Ludovico e di Isabella Celi. Destinato dalla famiglia alla carriera religiosa, frequentava le lezioni di teologia dommatica presso il convento di S. Domenico e quelle di teologia morale presso il teatino Peretti. Appena ventenne veniva chiamato ad insegnare filosofia presso il Seminario del paese d'origine. Manifestando poca attitudine al sacerdozio, iniziava il corso degli studi giuridici e nel 1835 conseguiva la laurea in giurisprudenza presso il Siculorum Gymnasium. Dopo essersi rifugiato, durante la rivoluzione del 1848 e per tutta la restaurazione, a S. Lucia del Mela, il Fulci faceva ritorno a Messina intorno al 1854. Vice presidente del Consiglio provinciale, consigliere del Comune e membro della rinomata Accademia di Legislazione di Tolosa, cavaliere dell'ordine della Corona d'Italia, avrebbe ricoperto presso la R. Università degli studi di Messina, in qualità di professore incaricato, supplente o straordinario, le cattedre di Diritto amministrativo (dal 1865 al 1866), di Diritto civile (dal 1868 al 1882) e di Diritto nautico e commerciale (dal 1869 al 1871). Su Antonio Fulci si veda Pietro Preitano, Biografie cittadine, Messina, Tip. F.lli Messina, 1881, ora in ristampa anastatica a cura e con Introduzione di Michela D'Angelo-Luigi Chiara, Messina, Perna, 1994, p. 167-172; Giorgio Attard, Messinesi insigni del sec. XIX sepolti al gran camposanto, Messina, Tip. Ditta D'amico, 1926, seconda edizione a cura di Giovanni Molonia, Messina, Società messinese di storia patria, 1991, p. 66-67; Luigia Vinti Corbani, Il corpo docente della facoltà giuridica messinese (1827-1990), con una Prefazione di Antonio Metro, Messina, Centro di documentazione per la storia dell'università, 1993, p. 37. Brevi indicazioni biografiche anche in ASP, CPI, b. 591, "1841. Provincia di Messina. Comune di Messina. Fascicolo 25. Università degli Studi. Incart. 1o. Pella scelta del professore sostituto e del proprietario. Codice e Pandette o dritto Romano", c. n.n.
64 Alcune notizie sulla scuola di Antonio Fulci si leggono nei necrologi redatti in sua memoria dal professore Salvatore Buscemi e pubblicati sulla rivista "Il Foro Messinese" (a. II, 1882-83, Appendice, p. I-VII, in particolare p. III) e sull'Annuario della Regia Università di Messina per l'anno scolastico 1883-1884, Messina 1884, p. 75-77.
65 Sull'articolazione formale e sui contenuti del dibattito sviluppatosi sulle pagine delle riviste giuridiche siciliane si veda De Salvo, La cultura giuridica nelle riviste siciliane dell'Ottocento.
66 Appena quindicenne, Giacomo Macrì (1831-1908) completava i suoi studi di "umanità" sotto la guida di stimatissimi maestri, quali Giovanni Saccano, Riccardo Mitchell e Felice Bisazza, seguendo le lezioni private di filosofia tenute da Antonio Catara Lettieri. Nel 1850 si iscriveva alla Facoltà di giurisprudenza e quindi frequentava gli studi degli avvocati Francesco De Luca e Giovanni Savoja. Membro di molte accademie italiane ed estere, il Macrì veniva eletto deputato nel 1864 quale rappresentante del Collegio di Milazzo. Giureconsulto, filosofo, letterato e storico apprezzato, il Macrì avrebbe ricoperto le cariche di presidente della locale Società di storia patria e di bibliotecario del Gabinetto di lettura. La sua carriera accademica iniziava presso la R. Università di Messina nell'anno 1865-1866, come incaricato alla cattedra di Diritto costituzionale, concludendosi come professore ordinario di Diritto amministrativo, e scienza dell'amministrazione, il 28 dicembre del 1908, vittima del tragico terremoto. Straordinario di Diritto costituzionale ed amministrativo (dal 1871 al 1878), era anche incaricato di Introduzione alle scienze giuridiche e istituzioni di diritto civile (dal 1884 al 1890) e di Statistica (dal 1888-1908). Preside della Facoltà giuridica dal 1884 al 1890, veniva eletto rettore per l'anno accademico 1896-1897. Cfr. Preitano, Biografie cittadine, p. 255-263, Attard, Messinesi insigni, p. 69 e Vinti Corbani, Il corpo docente, p. 44.
67 Sullo studio dell'Eineccio (Johann Gottlieb Heinecke) si vedano Giovanni Tarello, Storia della cultura giuridica moderna. Assolutismo e codificazione del diritto, Bologna, il Mulino, 1976, p. 129-130, e Wieacker, Storia del diritto privato moderno, I, p. 334 ss.
68 Si veda a questo proposito quanto sostenuto da Preitano, Biografie cittadine, p. 258.
69 Sul punto si rinvia a Preitano, Biografie cittadine, p. 258-259.
70 Originario di Montalbano Elicona, il Faranda (1835-1914) compiva la maggior parte dei suoi studi a Palermo, presso il Collegio dei Gesuiti. Nel 1854 iniziava a frequentare le lezioni di Etica e di diritto naturale e di Economia politica tenute rispettivamente, presso l'Ateneo palermitano, da Benedetto D'Acquisto e da Giovanni Bruno. Nel 1856 si immatricolava presso la Facoltà legale dell'Università di Messina. Conseguita la laurea, tornava a Palermo per far pratica presso lo studio di Francesco Paolo Scoppa. Nel 1860, alla vigilia della rivoluzione, era costretto a rientrare a Messina. A soli 27 anni veniva nominato magistrato e designato vice presidente del Tribunale di commercio e poi consigliere della Corte d'appello, cariche alle quali rinunciava. Socio onorario della Società operaia e della classe di Diritto e legi-
slazione dell'Accademia Peloritana, il Faranda diventava socio corrispondente dell'Ufficio giuridico internazionale istituito a Milano per la difesa degli stranieri nel Regno e dei regnicoli all'estero. Dal 1886 al 1914 ricopriva, in qualità di professore ordinario, la cattedra di Diritto e procedura penale. Per ulteriori notizie biografiche cfr. Preitano, Biografie cittadine, p. 339-352, Attard, Messinesi insigni, p. 66 e Vinti Corbani, Il corpo docente, p. 34.
71 Notizie su questa scuola si leggono anche in Preitano, Biografie cittadine, p. 346.
72 Cfr. Discorso inaugurale e Annuario acccademico 1880-81, Catania 1881, p. 93 dove, fra gli "insegnanti liberi con effetti legali" figuravano il cavaliere Federico Marletta (Economia politica e statistica) e gli avvocati Giovanni Parisi (Economia politica), Mario De Mauro (Codice e procedura penale), Salvatore Cavallaro (Filosofia del diritto), Vincenzo Urzì (Procedura civile e ordinamento giudiziario), Salvatore De Luca Carnazza (Diritto costituzionale ed amministrativo), Emmanuele Rapisardi (Diritto e procedura penale) e Antonino Margani Ortisi (Diritto romano).
73 Tra gli "insegnamenti privati" impartiti nella Facoltà giuridica dell'Ateneo palermitano per l'anno accademico 1882-1883 figuravano, ad esempio, quelli di "Esegesi del Corpus juris, Diritto Costituzionale, Statistica, Scienza delle Finanze, Economia Politica, Diritto e procedura penale, Storia dei trattati", ricoperti da Luigi Sampolo, Giacomo Pagano, Francesco Maggiore Perni, Vito Cusumano, Giuseppe Taranto e Francesco Agnetta di Gentile. Cfr. Annuario della R. Università degli Studj di Palermo per l'anno accademico 1882-1883, Palermo 1883.
74 Il testo della Legge (Casati) sull'Ordinamento della Pubblica Istruzione (13 novembre 1859) e delle disposizioni successive coordinate a ciascun articolo della detta Legge si legge in Bruto Amante, Manuale di legislazione scolastica vigente ovvero Raccolta di Leggi, Regolamenti, Circolari e Programmi sulla Pubblica Istruzione emessi dal 1860 a tutto il 1879, Roma, Stamperia reale, 1880, I, p. 1-582, per l'art. cit. in particolare p. 230.
75 Cfr. Mauro Moretti, I cadetti della scienza. Sul reclutamento dei docenti non ufficiali nell'Università postunitaria, in Università e scienza nazionale, p. 151-203, in particolare p. 164.
76 L'"insegnamento privato con effetti legali" di Diritto e procedura penale, affidato per l'anno scolastico 1883-1884 a Ludovico Fulci (figlio di Antonio Fulci), si teneva, ad esempio, tutti i lunedì, mercoledì e venerdì dalle 13.30 alle 14.30 e tutte le sere dalle 18.30 presso l'abitazione dello stesso professore, "in Corso Cavour n. 69". Cfr. Annuario della Regia Università di Messina per l'anno scolastico 1883-1884, Messina 1884. Esempi simili sono riportati anche negli Annuari degli anni 1876-1877 e 1878-1879.
77 è quanto si legge nella già citata supplica presentata dagli avvocati Filippo Lo Presti e Salvatore Castelli. Cfr. Appendice (n. 2).
78 Così nella supplica del Lo Presti e del Castelli. Cfr. Appendice (n. 2).