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Timestamp: 2019-10-17 08:25:15+00:00
Document Index: 183221025

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 101', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20']

La miniriforma della legislazione di sostegno alle vittime del racket e (...) - Legali.com
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mercoledì 15 febbraio 2012, di Claudio Silvis
Le provvidenze in argomento sono concesse dal Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket e Antiusura dopo un’istruttoria curata in sede locale dai prefetti e mirano ad agevolare il "reinserimento nell’economia legale" degli operatori economici e professionisti danneggiati dal racket e dall’usura.
Con riferimento alle elargizioni riservate ai soggetti danneggiati dall’usura, l’art. 1 della legge 3/2012 estende la possibilità di erogare il mutuo senza interessi previsto dall’art. 14 L.108/1996 anche agli imprenditori falliti, possibilità peraltro da tempo riconosciuta in via di prassi dal Commissiario Straordinario Antiracket e Antiusura e che era stata inizialmente esclusa in quanto incompatibile con l’accennata destinazione istituzionale del prestito statale di favorire il "reinserimento nell’economica legale" dell’imprenditore usurato.
Al riguardo, la legge novellatrice inserisce nel corpo dell’art. 14 L.108/1996 un comma 2-bis, che prevede l’erogabilità dei mutui in parola anche all’imprenditore dichiarato fallito <>
A quest’ultimo proposito, deve osservarsi che l’accesso al mutuo antiusura è negato a chiunque sia stato condannato per i reati indicati dal comma 7 dell’art. 14 L.108/1996, ossia <> e che ai soggetti dichiarati falliti si preclude l’accesso al mutuo non solo in ragione di quei pregiudizi penali, ma anche laddove abbiano riportato condanne definitive per delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica, l’amministrazione della giustizia, il patrimonio, l’economia pubblica, l’industria e il commercio. Si tratta di un aggravio delle condizioni ostative al beneficio di cui non è dato scorgere quale sia il particolare nesso con lo status di persona dichiarata fallita che ha condotto il legislatore a prevedere tale ulteriore limitazione solo per quella categoria di soggetti.
E’ poi opportuno sottolineare che l’interpretazione logico-sistematica della previsione che subordina l’accesso al mutuo dell’imprenditore fallito al parere favorevole rilasciato al giudice delegato porta necessariamente a concludere che tale parere sia configurato dal Legislatore come una sorta di garanzia del fatto che le somme erogande dallo Stato all’imprenditore soggetto al fallimento saranno utilmente impiegate per la ripresa dell’attività economica dello stesso imprenditore, ossia che potranno essere utilmente impiegate per conseguire quel "reinserimento nell’economia legale" del soggetto (o meglio della sua azienda) che costituisce la finalità istituzionale che la concessione dei mutui in argomento deve perseguire. Ciò comporta che il giudice delegato dovrà esprimere il proprio parere sulla base di una valutazione prospettica dei plausibili esiti della procedura concorsuale, tenendo conto di tutti gli elementi ed indicatori a sua disposizione dai quali è possibile enucleare che l’impresa sopravvivrà al fallimento e potrà trarre profitto dal prestito pubblico.
Sempre con attinenza alla possibilità dell’imprenditore fallito di ottenere il mutuo, il comma 2-ter, pure inserito nell’art. 14 L.108/1996 dalla novella, dispone che <>, rendendosi in questo modo compatibile l’accesso al beneficio da parte del fallito con la ridetta finalità istituzionale del beneficio stesso di servire al reinserimento nell’economia legale dell’operatore economico che consegue il prestito.
Anche qui l’accesso del fallito al beneficio può avvenire... << previo parere favorevole del giudice delegato al fallimento, a condizione che il medesimo soggetto non abbia riportato condanne per i reati di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero per delitti contro il patrimonio, l’economia pubblica, l’industria e il commercio, a meno di intervenuta riabilitazione ai sensi degli articoli 178 e seguenti del codice penale>>, ma con l’aggiunta, rispetto a quanto disposto in relazione ai mutui antiusura, che l’imprenditore fallito non deve essere neppure... <> >.
Analogamente a quanto è previsto circa la destinazione dei mutui antiusura, si dispone che... << le somme erogate a titolo di elargizione ai sensi del comma 1-bis non sono imputabili alla massa fallimentare né alle attività sopravvenute del soggetto fallito e sono vincolate, quanto a destinazione, esclusivamente all’utilizzo secondo le finalità di cui all’articolo 15.>>. Tuttavia, a differenza di quanto è stabilito in ordine al prestito antiusura, relativamente al quale è escluso che la somma prestata possa in alcuna misura servire alle finalità del fallimento, per le provvidenze antiracket si stabilisce che...<< il ricavato netto è per la metà acquisito dal curatore quale attivo sopravveniente del fallimento, e per la residua metà deve essere impiegato a fini produttivi e di investimento>>, laddove per ricavato netto s’intende quello che l’imprenditore conseguirà dall’esercizio dell’impresa svolto grazie al capitale messogli a disposizione dallo Stato con la concessione del contributo in parola.
Il previgente testo della disposizione non rendeva possibile concedere il mutuo <<...prima del decreto che dispone il giudizio nel procedimento di cui al comma 2. Tuttavia prima di tale momento, può essere concessa, previo parere favorevole del pubblico ministero, un’anticipazione non superiore al 50 per cento dell’importo erogabile a titolo di mutuo quando ricorrono situazioni di urgenza specificamente documentate; l’anticipazione può essere erogata trascorsi sei mesi dalla presentazione della denuncia ovvero dalla iscrizione dell’indagato per il delitto di usura nel registro delle notizie di reato (...)>>.
per trecento giorni, i termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell’evento lesivo, degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari, nonché di ogni altro atto avente efficacia esecutiva ed anche i termini di prescrizione e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, che sono scaduti o che scadono entro un anno dalla data dell’evento lesivo;
per trecento giorni, l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili e i termini relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate;
per tre anni, i termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell’evento lesivo, degli adempimenti fiscali.
Sul potere del prefetto di rendere effettiva la moratoria esprimendo il parere favorevole è intervenuta la Corte Costituzionale, che con la sentenza 14.12.2005 n° 457 ha espunto dalla disposizione legislativa l’aggettivo "favorevole" riferito al parere prefettizio, rilevando che, in tal modo, la legge attribuisse, sia pure per implicitum, ad un organo amministrativo la potestà di sospendere i procedimenti di esecuzione forzata con una determinazione che spetta assumere esclusivamente all’organo giurisdizionale titolare dei procedimenti in questione.
A questo proposito, è disposto che le sospensioni hanno effetto a seguito del "provvedimento favorevole" del procuratore della Repubblica. Il provvedimento deve essere assunto dopo che il prefetto che ha ricevuto la richiesta di mutuo o di elargizione abbia trasmesso al procuratore l’elenco delle procedure esecutive pendenti contro il richiedente; il procuratore deve inviare il provvedimento entro sette giorni dal ricevimento dell’elenco al giudice o ai giudici dell’esecuzione.
Sembra che il Legislatore, nel trasferire dal prefetto-organo amministrativo al procuratore della Repubblica-organo giudiziario il potere di rendere operative le sospensioni in parola, abbia ritenuto definitivamente superata la problematica della riserva di giurisdizione rilevata dalla Corte costituzionale. Di tale suggestione è chiaro indizio il fatto che, malgrado la Consulta abbia soppresso l’aggettivo "favorevole" abbinato al parere prefettizio, la nuova norma postula che la determinazione del procuratore debba essere "favorevole" affinché le sospensioni possano avere effetto, come se la disposta trasmigrazione della potestà in argomento in capo ad un organo che si qualifica come autorità giudiziaria rendesse ormai l’attributo "favorevole" non più idoneo a causare l’invasione delle prerogative giurisdizionali rilevate dal Giudice delle leggi quando ad esprimersi era il prefetto.
Malgrado le buone intenzioni del Legislatore, si ha motivo di ritenere che la modifica del soggetto competente a pronunciarsi in merito alle sospensioni considerate non varrà a rendere, nei confronti del giudice dell’esecuzione, il "provvedimento favorevole" del procuratore della Repubblica più vincolante di quanto non lo fosse il "parere favorevole" del prefetto. Notoriamente, i magistrati con funzioni requirenti appartengono all’ordine giudiziario ma non sono muniti di poteri giurisdizionali; in ogni caso, la legge non può, senza violare l’art. 101 Cost., demandare ad un soggetto diverso dal giudice cui è affidata la responsabilità e la gestione di un dato processo il compito di assumere decisioni che si inseriscono in quel processo ed incidono immediatamente e direttamente sul suo andamento.
Altra singolarità della "miniriforma" dell’art. 20 L.44/1999 risiede nel fatto che l’assunzione della decisione del procuratore della Repubblica necessaria a rendere effettuale la moratoria parrebbe essere stata condizionata alla pendenza di procedimenti di esecuzione forzata a carico del soggetto interessato, quasi dimenticando la legge novellatrice che le sospensioni in discorso non incidono sui soli procedimenti esecutivi in corso ma ance sulle altre e variegate fattispecie di rapporti giuridici pure elencate dall’art. 20.
Da ultimo, viene inserito un comma 7-ter nell’art. 20 della legge 44/1999, a mente del quale, ove i beneficiari della moratoria abbiano fruito della possibilità, loro data dall’art. 20, di "congelare" l’assolvimento degli obblighi fiscali e previdenziali per i periodi previsti dalla stessa norma, l’Erario e gli enti previdenziali e assistenziali non possono applicare sanzioni dal giorno in cui si è verificato l’evento lesivo e per tutta la durata della moratoria.
Vi sono, ad esempio, aspetti normati dalle due leggi del "˜96 e ’99 che sembrano denunciare, da parte dei relativi formulatori, una conoscenza solo approssimativa dei fenomeni del racket e dell’usura e che, al banco di prova della loro applicazione, hanno costretto a superare le insormontabili difficoltà poste dalle inadeguatezze e lacune previsionali attraverso un’attività di "bypassa mento" dei loro dettati dissimulato dietro l’apparente interpretazione degli stessi.