Source: http://www.ristretti.it/areestudio/giuridici/margara/6.htm
Timestamp: 2018-01-24 09:45:22+00:00
Document Index: 12399886

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 119', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 666', 'art. 127', 'art. 30', 'art. 32', 'in fine', 'art. 33', 'art. 34', 'in fine', 'art. 35', 'art. 69', 'art. 42', 'art. 45']

Articolato: il trattamento penitenziario
All’art. 1, alla fine del testo attuale, sono aggiunti i seguenti commi:
7. Ai sensi del comma precedente, i condannati e gli internati hanno diritto a disporre degli elementi del trattamento previsti dalla presente legge, attuati sul piano collettivo ed individuale, secondo il programma di cui all’art. 13, che deve essere predisposto per ciascuno di loro.
8. Tutti i detenuti e gli internati hanno inoltre diritto al rispetto delle regole generali di trattamento previste dalla presente legge con riferimento alle loro indispensabili esigenze di vita.
9. Il mantenimento dell’ordine e della disciplina, indicato al comma 3, non può condizionare o ostacolare l’attuazione dei diritti di cui ai commi precedenti, dovendo, invece, qualificarsi come lo strumento finalizzato e subordinato al raggiungimento dell’attuazione predetta, che rappresenta il fine della attività degli istituti penitenziari. La regolarità dello svolgimento delle attività trattamentali organizzate per la comunità penitenziaria è assicurata dagli stessi operatori che gestiscono tali attività. Il personale istituzionalmente delegato al mantenimento dell’ordine e della disciplina si limita alla ricognizione delle situazioni, intervenendo direttamente solo se richiesto o, in genere, nei casi in cui se ne manifesti, comunque, la necessità. Le ragioni di ordine e disciplina non possono essere addotte per limitare lo svolgimento delle attività trattamentali.
All’art. 3, la prima frase del comma unico è sostituita dalla seguente:
"Negli istituti penitenziari è assicurata ai detenuti e agli internati parità di diritti e di condizioni di vità."
L’art. 4bis è sostituito dall’art. 54bis (v: oltre nell’articolato).
"Art. 5. (Caratteristiche degli istituti penitenziari e degli edifici dei medesimi necessarie per lo svolgimento di una attività penitenziaria conforme alla legge). 1. I detenuti hanno diritto ad una presa in carico che garantisca la conoscenza specifica della loro situazione e dei loro bisogni da parte degli operatori penitenziari, indispensabile per attivare tutti gli interventi nei loro confronti.
2. In funzione della esigenza di cui al comma 1, gli istituti penitenziari devono essere realizzati in modo tale da accogliere un numero non elevato di detenuti o internati. Gli istituti già esistenti che non rispondano a tali caratteritiche devono essere articolati in reparti distinti che sono in grado di organizzare e svolgere le attività penitenziarie previste dalla legge: in tali strutture può permanere una direzione unica, che provvede a organizzare e svolgere le attività che richiedano una gestione unitaria.
3. Per ogni istituto, secondo i criteri di cui al comma 2bis dell’art. 6, deve essere stabilita la capienza regolamentare.
4. E’ riconosciuto il diritto dei detenuti e degli internati ad un regime di vita che distribuisca la giornata fra periodo notturno di pernottamento e periodo diurno di attività, così che non si producano i dannni fisiopsichici da istituzionalizzazione.
5. Gli istituti penitenziari devono, pertanto, essere dotati e di locali per le esigenze di vita individuale, con prevalente funzione di pernottamento, e di locali e spazi per lo svolgimento delle attività in comune, organizzate per consentire, durante il giorno, un regime di vita attivo secondo le indicazioni della presente legge.
6. I locali e gli spazi comuni di cui al a precedente devono essere utilizzati con continuità e integrati con ulteriori spazi, se occorra, per garantire il regime di vita indicato al comma precedente.
Nell’art. 6, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
"2bis. Le dimensioni e le corrispondenti capienze dei locali di cui ai commi precedenti sono definite in applicazione delle regole previste in generale per istituti di accoglienza di persone in normali condizioni fisiche. I locali stessi non possono essere utilizzati al di là delle capienze come sopra definite, se non in presenza di esigenze eccezionali e per il tempo strettamente necessario alla loro rimozione. Il superamento dei limiti di capienza deve essere immediatamente segnalato dalla direzione dell’istituto al servizio sanitario operante nello stesso e al competente provveditorato regionale della amministrazione penitenziaria.
2ter. I detenuti e gli internati hanno diritto al rispetto delle regole di cui al comma precedente, che hanno conseguenze immediate sulle loro condizioni di vita."
Nell’art. 7 i commi 3 e 4 sono sostituiti dal seguente:
"3. I detenuti e gli internati possono comunque indossare abiti di loro proprietà, purchè puliti e convenienti."
Nell’art. 8, il comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. E’ assicurato ai detenuti e agli internati il diritto all’uso quotidiano di lavabi, di bagni o docce, con acqua corrente calda e fredda, nonchè degli altri oggetti necessari alla cura e alla pulizia della persona. Tali apparecchiature e i servizi igienici necessari sono collocati in un locale separato, accessorio e comunicante con la camera di pernottamento e liberamente accessibile dalla stessa."
Nell’art. 9, il comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. I detenuti e gli internati hanno diritto ad una alimentazione sana e sufficiente, adeguata alla età, al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima."
4. La quantità e la qualità del vitto giornaliero sono determinate da apposite tabelle approvate con decreto ministeriale, che deve tenere conto delle variazioni climatiche stagionali e delle diversità territoriali. Ai fini della emissione del decreto, i singoli provveditorati regionali propongono le variazioni opportune con riferimento ai territori di competenza".
Dopo il comma 7, è aggiunto il seguente : "8. Per i generi di cui al comma precedente per i quali sia possibile, l’acquisto può essere effettuato da distributori automatici con schede prepagate, che vengono ricaricate mensilmente, con un sistema limitativo della spesa giornaliera e mensile, limitazione indicata semestralmente dal dipartimento della amministrazione penitenziaria, anche con mera conferma delle disposizioni date precedentemente. In tale modo possono essere acquistate anche schede telefoniche prepagate, da utilizzare secondo le regole stabilite dalla normativa vigente. I prezzi dei singoli generi devono essere indicati chiaramente. Tale disposizione non vale negli istituti di sicurezza più elevata di quella media".
L’art. 10 è sostituito dal seguente:
"Art. 10. (Caratteristiche e utilizzazione degli spazi all’aperto).
1. Gli istituti penitenziari devono disporre di spazi all’aperto, non interclusi fra fabbricati, compresi quelli necessari per lo svolgimento di attività sportive, ricreative e, in genere, trattamentali.
2. I detenuti e gli internati hanno diritto a permanere all’aperto per tempi adeguati, non inferiori alle quattro ore giornaliere, tenuto conto della necessità di compensare i lunghi periodi di permanenza in locali chiusi. Per motivi eccezionali e per tempi limitati e brevi, la permanenza all’aperto può essere ridotta a due ore giornaliere con provvedimento motivato del direttore dell’istituto, che viene comunicato al provveditore regionale e al magistrato di sorveglianza. Gli spazi destinati alla sola permanenza all’esterno devono offrire possibilità di protezionedagli agenti atmosferici.
3. I detenuti e gli internati hanno anche diritto, attraverso la ammissione agli idonei spazi all’aperto, a partecipare alle attività sportive, ricreative e trattamentali in genere. A tal fine gli spazi all’aperto esistenti devono essere adeguatamente attrezzati e utilizzati con continuità.
4. La utilizzazione degli spazi all’aperto per la fruizione dei diritti di cui ai commi 2 e 3 è stabilita con un programma da definire, anche attraverso le valutazioni dei servizi sanitario, psicologico ed educativo, come strumento essenziale per contenere gli effetti negativi sul piano fisico e psichico della permanenza in una comunità chiusa con prevalenza di vita in ambienti interni.
5. La fruizione degli spazi all’aperto da parte dei detenuti e degli internati è effettuata in gruppi, salvo i casi di esclusione previsti dalla presente legge."
L’art. 11 è sostituito dal seguente:
"Art. 11. (Diritto alla salute e servizio sanitario). 1. La custodia cautelare, la pena detentiva e le misure di sicurezza detentive devono essere eseguite nel rispetto del diritto alla salute delle persone, previsto dall’art. 32 della Costituzione. Ne consegue che negli istituti penitenziari non devono essere operati trattamenti o poste in essere situazioni che siano contrari al senso di umanità e che siano, comunque, pregiudizievoli della salute psichica e fisica dei detenuti e degli internati.
2. Tutti i detenuti e gli internati, compresi gli stranieri, anche se privi di permesso di soggiorno, hanno diritto alla assistenza sanitaria prevista dal Servizio sanitario nazionale e gestita dalle Regioni, senza differenza dalla assistenza sanitaria dello stesso Servizio nei confronti delle persone libere. Per gli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale e per i cittadini italiani privi di residenza è competente il servizio pubblico del territorio in cui è posto l’istituto in cui sono detenuti.
3. Le Regioni definiscono, di concerto con i provveditorati regionali della Amministrazione penitenziaria, le modalità di attuazione di tale assistenza, sia generica che specialistica, secondo i principi della gratuità, della eguaglianza fra gli utenti e della continuità dei servizi attraverso la presa in carico dei singoli casi dall’inizio fino alla conclusione degli interventi di cura. La continuità dei servizi è assicurata sia attraverso il collegamento con il servizio che seguiva l’utente prima della detenzione, sia con quello che dovrà seguirlo successivamente alla conclusione della stessa.
4. Deve essere assicurato un adeguato intervento di medicina preventiva nei confronti dei singoli utenti. Devono essere inoltre assicurati la verifica del livello del rischio per la salute nelle situazioni detentive dei singoli istituti penitenziari e gli interventi adeguati per la eliminazione o, almeno, il contenimento del rischio stesso, attraverso la rimozione delle prolungate situazioni di inerzia, di riduzione del movimento e della attività fisica.
5. Negli istituti penitenziari deve essere assicurato, di concerto con l’area sanitaria generale, l’intervento multidisciplinare del dipartimento di salute mentale, che deve potere contare su strutture interne distinte ed adeguate, tanto ambulatoriali, che di permanenza breve o prolungata.
6. Deve anche essere attuato l’intervento di assistenza e cura del disagio personale dei detenuti e degli internati conseguente all’inizio e al proseguimento della reclusione. A tal fine devono essere coordinati tutti gli interventi degli psicologi operanti nei diversi servizi dell’istituto, compresi quelli che svolgono le attività di osservazione e trattamento, nonché quelli di cui ai commi 7 e 8. Devono anche essere mantenuti stretti contatti con il servizio di cui al comma 5. Tale intervento deve essere attivato fin dal primo momento della carcerazione e, se risulti utile, proseguito nel seguito.
7. E’ anche assicurato l’intervento multidisciplinare del dipartimento delle dipendenze da sostanze stupefacenti o psicotrope, nonché dei servizi alcoologici, che devono disporre e porre a disposizione delle persone tutti gli strumenti che favoriscano, in quanto possibile, lo svolgimento di progetti riabilitativi nei servizi pubblici o privati esterni.
8. Ai detenuti e agli internati sono assicurati inoltre tutti gli interventi, realizzati all’esterno per le persone libere, per migliorare la qualità e la pertinenza delle diagnosi e delle cure in ambito oncologico e nei confronti dei sieropositivi da HIV. Tali situazioni sono, comunque, tempestivamente segnalate alle autorità giudiziarie competenti a decidere sulla rimozione o sul differimento della situazione detentiva.
9. In ogni istituto o sezione di istituto penitenziario per donne deve essere assicurata l’assistenza sanitaria alle gestanti e alle puerpere. Tali situazioni sono, comunque, tempestivamente segnalate alle autorità giudiziarie competenti a decidere sulla revoca o sul differimento della situazione detentiva.
10. Alle madri è consentito di tenere presso di sè i figli fino all’età di tre anni. Per la cura e l’assistenza dei bambini sono organizzati appositi asili nido, ma è anche assicurato l’accesso ai corrispondenti servizi pubblici esterni. Tale situazione è, comunque, tempestivamente segnalata alle autorità giudiziarie competenti a decidere sulla rimozione o sul differimento della situazione detentiva medesima.
11. Negli ospedali psichiatrici giudiziari e nelle case di cura e custodia la direzione degli istituti appartiene al personale medico-psichiatrico. Lo stesso, con la collaborazione del personale paramedico, provvede alla gestione dei reparti di accoglienza, assistenza e cura degli istituti. Il personale che cura l’ordine e la disciplina interviene all’interno dei reparti predetti solo se richiesto dal personale sanitario.
12. I detenuti e gli internati possono richiedere di essere visitati o di fruire, all’interno dell’istituto, di interventi sanitari da parte del medico di famiglia o, comunque, di personale sanitario di fiducia, previo nulla osta, per gli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, della autorità giudiziaria procedente, e della direzione dell’istituto penitenziario, negli altri casi."
Dopo l’art. 11 sono aggiunti i seguenti articoli:
"Art. 11bis. (Organizzazione e svolgimento del servizio sanitario). (I commi 1, 2 e 3 sono uniformi ai commi 5,6 e 7 del testo vigente dell’art. 11)
1. All'atto dell'ingresso nell'istituto i soggetti sono sottoposti a visita medica generale allo scopo di accertare eventuali malattie fisiche o psichiche. L'assistenza sanitaria é prestata, nel corso della permanenza nell'istituto, con periodici e frequenti riscontri, indipendentemente dalle richieste degli interessati.
2. Il sanitario deve visitare ogni giorno gli ammalati e coloro che ne facciano richiesta; deve segnalare immediatamente la presenza di malattie che richiedono particolari indagini e cure specialistiche; deve, inoltre, controllare periodicamente l'idoneità dei soggetti ai lavori cui sono addetti.
3. I detenuti e gli internati sospetti o riconosciuti affetti da malattie contagiose sono immediatamente isolati. Nel caso di sospetto di malattia psichica sono adottati senza indugio i provvedimenti del caso col rispetto delle norme concernenti l'assistenza psichiatrica e la sanità mentale.
4. Fin dall’inizio, all’intervento sanitario si accompagna la presa in carico della persona che ne fruisce.
5. I servizi specialistici ed, in particolare, quelli di assistenza psichiatrica, delle tossicodipendenze e della alcoologia, operano una propria presa in carico e svolgono la loro attività in autonomia dal servizio sanitario generico."
"Art. 11 ter. (Assistenza in luogo esterno di cura. Modalità della sorveglianza). (Il testo dell’articolo è conforme ai commi 2, 3 e 4 del testo vigente dell’art. 119.
1. Ove siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi sanitari degli istituti, i condannati e gli internati sono trasferiti, con provvedimento del magistrato di sorveglianza, in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura. Per gli imputati, detti trasferimenti sono disposti, dopo la pronunzia della sentenza di primo grado, dal magistrato di sorveglianza; prima della pronunzia della sentenza di primo grado, dal giudice istruttore, durante l'istruttoria formale; dal pubblico ministero, durante l'istruzione sommaria e, in caso di giudizio direttissimo, fino alla presentazione dell'imputato in udienza; dal presidente, durante gli atti preliminari al giudizio e nel corso del giudizio gli atti preliminari al giudizio e nel corso del giudizio; dal pretore, nei procedimenti di sua competenza; dal presidente della corte di appello, nel corso degli atti preliminari al giudizio dinanzi la corte di assise, fino alla convocazione della corte stessa e dal presidente di essa successivamente alla convocazione.
2. L'autorità giudiziaria competente ai sensi del comma precedente può disporre, quando non vi sia pericolo di fuga, che i detenuti e gli internati trasferiti in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura con proprio provvedimento, o con provvedimento del direttore dell'istituto nei casi di assoluta urgenza, non siano sottoposti a piantonamento durante la degenza, salvo che sia necessario per la tutela della loro incolumità personale.
3. Il detenuto o l'internato che, non essendo sottoposto a piantonamento, si allontana dal luogo di cura senza giustificato motivo é punibile a norma del primo comma dell'articolo 385 del codice penale.
"Art. 11 quater. (Vigilanza sullo svolgimento del servizio sanitario).
"1. E’ istituita, negli istituti penitenziari compresi nel territorio di appartenenza di ogni ASL, una commissione per la vigilanza e la valutazione dei servizi relativi alla salute e alla assistenza sanitaria dei detenuti e degli internati.
2. La commissione è formata:
-da una persona, avente specifica competenza nel settore, designata dalle associazioni di volontariato che operano negli istituti penitenziari interessati;
da una persona designata dalla amministrazione penitenziaria;
da una persona designata dalla ASL di competenza.
3. La commissione opera con visite ordinarie semestrali negli istituti penitenziari e con visite straordinarie ove ne ravvisi la necessità. Le visite si svolgono senza preavviso, con la facoltà di svolgere accertamenti sulla situazione dei luoghi e sulla documentazione sanitaria, anche attraverso l’esame delle persone assistite e degli operatori sanitari.
4. La commissione verifica, oltre che la adeguatezza dei servizi relativi alla salute e alla assistenza sanitaria, anche la validità dei rapporti di collaborazione fra il personale dell’ASL e quello della Amministrazione penitenziaria.
5. La commissione adotta le sue conclusioni con apposita relazione, approvata, ove occorra, a maggioranza. Il dissenso rispetto alla stessa viene espresso con relazione di minoranza.
Nel comma 2 dell’art. 13, la parola "scientifica" è sostituita dalla parola "multidisciplinare".
Nell’art. 13, dopo il comma 5, è aggiunto il seguente:
"6. I condannati e gli internati, per la attuazione della finalizzazione costituzionale della pena e della misura di sicurezza alla rieducazione e alla risocializzazione, hanno diritto allo svolgimento della osservazione e alla predisposizione e successiva realizzazione, in costanza della collaborazione dell’interessato, del programma di trattamento previsto dai commi precedenti."
La collocazione degli articoli 14bis, 14ter e 14quater è modificata con inserimento nel capo III° del titolo III°.
Nell’art. 15, il comma 2 è sostituito dal seguente:
"2. Per l’attuazione del programma di trattamento, ai sensi dell’art. 13, i condannati e gli internati hanno diritto a disporre degli elementi del trattamento di cui al comma precedente. Gli istituti penitenziari devono essere organizzati al fine di rendere tali elementi concretamente disponibili per gli interessati."
7 La corrispondenza dei singoli condannati o internati può essere sottoposta, con provvedimento motivato del magistrato di sorveglianza, a visto di controllo del direttore o di un rappresentante all'amministrazione penitenziaria designato dallo stesso direttore.
8. Salvo quanto disposto dall'articolo 18-bis, per gli imputati i permessi di colloquio fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, la sottoposizione al visto di controllo sulla corrispondenza e le autorizzazioni alla corrispondenza telefonica sono di competenza dell'autorità giudiziaria, ai sensi di quanto stabilito nel secondo comma dell'articolo 11. Dopo la pronuncia della sentenza di primo grado i permessi di colloquio sono di competenza del direttore dell'istituto.
9 Le dette autorità giudiziarie, nel disporre la sottoposizione della corrispondenza a visto di controllo, se non ritengono di provvedervi direttamente, possono delegare il controllo al direttore o a un appartenente alla amministrazione penitenziaria designato dallo stesso direttore. Le medesime autorità possono anche disporre limitazioni nella corrispondenza e nella ricezione della stampa.
Nell’art. 18, il comma 1 è così modificato: "1. I detenuti e gli internati hanno diritto ad avere colloqui, nel numero, con la durata e le modalità previste dal regolamento di esecuzione alla presente legge, nonché corrispondenza con i congiunti e con altre persone, anche al fine di compiere atti giuridici."
Nel comma 5 dello stesso articolo, dopo il testo vigente, è aggiunta la seguente proposizione: "Per ciascun colloquio ordinario non effettuato è concesso ai detenuti e agli internati un colloquio telefonico aggiuntivo, con le persone autorizzate, della durata di quindici minuti. La telefonata può essere effettuata con costo a carico del destinatario."
(modifica già della proposta Boato ed altri)
Nel comma 6 dell’art. 18, le parole "sono autorizzati" sono sostituite dalle parole "hanno diritto".
Nell’art. 19, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente:
"5. I detenuti e gli internati che ne facciano domanda hanno diritto alla iscrizione ai corsi di istruzione indicati nei commi precedenti, nel rispetto delle regole di ammissione agli stessi."
Nell’art. 20:
Nel comma 2, la parola "remunerato" è sostituita dalla parola "retribuito".
Il comma 4 dell’art. 20 è sostituito dal seguente: "I sottoposti alle misure di sicurezza della casa di cura e di custodia e dell’ospedale psichiatrico giudiziario, compatibilmente con le loro condizioni, hanno diritto a svolgere attività lavorativa adeguata alle condizioni stesse, con conseguente diritto alla retribuzione in relazione alla quantità e alla qualità del lavoro svolto."
Nel comma 16 il primo periodo è sostituito dal seguente: "La durata delle prestazioni lavorative non può superare i limiti stabiliti dalle leggi vigenti in materia di lavoro e, alla stregua di tali leggi, sono garantiti il riposo festivo, le ferie annuali retribuite e la tutela assicurativa e previdenziale."
Non Art.20 - bis
"Art. 22. (Determinazione delle retribuzioni). 1. I detenuti e gli internati che svolgono attività lavorativa, anche in relazione all’obbligo previsto dalla legge, hanno diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro effettivamente prestato e al riconoscimento degli altri diritti inerenti al rapporto di lavoro, in osservanza al trattamento economico e normativo previsto, per attività lavorative corrispondenti, dai contratti collettivi di lavoro o da normativa equivalente.
2. Il trattamento normativo e retributivo per ciascuna categoria di lavoratori è determinato, in osservanza della disposizione del comma precedente, da una commissione composta: dal direttore generale del dipartimento della amministrazione penitenziaria, che la presiede, dal dirigente dell’ufficio del lavoro dei detenuti e internati dello stesso dipartimento, da un provveditore regionale della amministrazione penitenziaria, da un rappresentante del ministero del lavoro, da un rappresentante del ministero del tesoro o del ministero corrispondente e da un delegato per ciascuna delle organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale.
3. La segreteria della commissione è organizzata presso il dipartimento della amministrazione penitenziaria.
4. Uniforme al comma 4 del testo vigente.
5.La commissione si riunisce ogni triennio per la revisione e l’adeguamento dei trattamenti normativi e retributivi, tenendo conto delle modificazioni intervenute per gli stessi nei contratti collettivi di lavoro o normativa corrispondente. Nei sei mesi precedenti alla scadenza del triennio, il direttore generale del dipartimento della amministrazione penitenziaria convoca la commissione, previa acquisizione presso gli organi competenti dei dati necessari per la revisione e l’aggiornamento delle precedenti deliberazioni. La commissione deliberà le variazioni almeno tre mesi prina della scadenza del triennio.
Nella rubrica e nel corpo dell’articolo 24 la parola "remunerazione" è sostituita dalla parole "retribuzione".
I commi 2 e 3 dell’art. 24 sono sostituiti dai seguenti:
"In ogni caso deve essere riservata a favore dei condannati una quota pari a quattro quinti della retribuzione. Tale quota non è soggetta a pignoramento o a sequestro, salvo che per obbligazioni derivanti da alimenti o a prelievo per il risarcimento del danno arrecato alle cose mobili o immobili della amministrazione: in tal caso, comunque, resta riservata a favore dei condannati una quota pari a tre quinti della retribuzione."
Nel comma 1 dell’art. 25 la parola "remunerazione" è sostituita dalla parola "retribuzione".
Nel comma 4 dell’art. 26, dopo la parola "ministri" sono aggiunte le parole "o esponenti".
L’art. 28 è sostituito dal seguente:
"Art. 28. (Diritto alle relazioni familiari e alla affettività).
1. I condannati e gli internati hanno diritto a mantenere le proprie relazioni familiari. Particolare cura è dedicata, anche con l’intervento degli operatori, a ristabilire o migliorare tali relazioni.
2. Particolare cura è altresì dedicata a coltivare i rapporti affettivi. A tale fine, i detenuti e gli internati hanno diritto ad una visita al mese, della durata minima di sei ore e massima di ventiquattro ore, delle persone autorizzate ai colloqui. Le visite si svolgono in locali adibiti o realizzati a tale scopo, senza controlli visivi ed auditivi."
(il comma 2 è della proposta Boato ed altri)
Il comma 2 dell’art. 30 è sostituito dal seguente:
"2. Analoghi permessi possono essere concessi per eventi familiari di particolare rilevanza."
(modifica della proposta Boato ed altri)
Al comma 3 dell’art. 30bis le parole "alla sezione di sorveglianza" sono sostituite dalle parole "al tribunale di sorveglianza".
Il comma 4 dell’art. 30bis è sostituito dal seguente:
"4. Il Tribunale di sorveglianza, raccolte, se del caso, ulteriori documentazione e informazioni, applicati gli artt. 666 e 678 C.p.p., escluso il comma 3 dell’art. 666, provvede senza ritardo alla comunicazione della udienza alle parti e alla decisione. La Corte di appello provvede in camera di consiglio con le forme previste dall’art. 127 C.p.p.."
Nell’art. 30ter.:
Al comma 1, le parole "socialmente pericolosi" sono sostituite dalle parole "di attuale e particolare pericolosità".
9. Ai condannati che hanno tenuto regolare condotta ai sensi del comma 8, il magistrato di sorveglianza può concedere, oltre i permessi di cui al comma 1, un ulteriore permesso di 10 giorni per ogni semestre di carcerazione per coltivare specificatamente interessi affettivi."
Nel comma 3 dell’art. 32, in fine, è aggiunta la seguente proposizione: "In relazione alle loro capacità possono collaborare alla definizione e alla attuazione di programmi di formazione o di lavoro."
Nell’art. 33 il n.3 del comma unico è sostituito dal seguente:
"3) per gli imputati durante le indagini preliminari per un tempo limitato e breve e se vi sono ragioni di cautela processuale: sia il tempo che le ragioni indicati debbono essere specificati nel provvedimento della autorità giudiziaria procedente."
Nell’art. 34 è aggiunto il seguente comma in fine:
3. Dell’avvenuta perquisizione deve essere data adeguata documentazione.
Nell’art. 35, dopo il comma unico del testo vigente, sono aggiunti i seguenti commi:
2. Il reclamo proposto al magistrato di sorveglianza può avere ad oggetto un provvedimento adottato, la omissione di un provvedimento richiesto o una situazione o una condizione del reclamante diversa da quella prevista dalla legge.
3. Il magistrato di sorveglianza provvede con ordinanza, nella quale, se accoglie il reclamo, indica quale debba essere la decisione o la condotta che la amministrazione penitenziaria deve tenere.
4. Il procedimento si svolge ai sensi degli artt. 666 e 678 C.p.p.. Il magistrato di sorveglianza fissa la data dell’udienza e ne fa dare avviso alle parti, compresa la direzione dell’istituto penitenziario interessata, che ha diritto a comparire ed è, comunque, invitata ad esprimere, se lo ritiene, le proprie osservazioni a proposito del reclamo. Il magistrato di sorveglianza può anche invitare la direzione a comparire per fornire i chiarimenti che si ritengono necessari. Nell’avviso di udienza deve essere specificato l’oggetto del reclamo.
5. Nel provvedere, il magistrato di sorveglianza, indica anche le situazioni di gestione degli istituti che condizionano il provvedimento reclamato, specificando tali condizionamenti e individuando a chi siano addebitabili.
6. Contro la ordinanza del magistrato di sorveglianza è ammesso ricorso per cassazione anche da parte della direzione interessata.
7. La amministrazione penitenziaria si deve conformare alla decisione adottata dal magistrato di sorveglianza.
8. Restano salve le disposizioni relative ai reclami di cui all’art. 69, comma 6.
L’art. 42 è sostituito dal seguente:
"1. I trasferimenti sono disposti per gravi e comprovati motivi di sicurezza, per esigenze dell’istituto legate a inagibilità di parti dello stesso o a impossibilità di ricezione del medesimo, per motivi di giustizia, di salute, di studio e familiari, motivi che vanno specificati nel provvedimento.
I detenuti e gli internati hanno diritto ad essere assegnati in un istituto prossimo alla residenza della famiglia e, comunque, compreso nella regione di residenza, salva la presenza di motivi contrari, legati al reato commesso o a situazioni di mantenimento o di possibile recupero di legami con la criminalità organizzata, che devono essere motivati.
3. Uniforme al comma 3 del testo vigente.
Gli art. 45 e 46 sono soppressi. La normativa relativa all’oggetto degli stessi è sviluppata nel titolo IV.