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Timestamp: 2018-08-14 20:56:55+00:00
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Sentenza Syngayevskiy v. Russia 27 marzo 2012Diritti Europa
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Posted by: Roberto Federico Proto in Categorie Violazioni CEDU, Diritto ad un equo processo, I diritti in Europa, In evidenza 1 aprile 2012
Equo processo – Sentenza Syngayevskiy v. Russia, 27 marzo 2012
Ci ritroviamo davanti al diritto , contenuto nella Carta Europea dei diritti umani , più frequentemente violato: il diritto ad un equo processo. Questo caso sarebbe perfetto per un romanzo di Kafka , avrebbe il titolo: “Il caso che non vuole avere fine” . Non di certo per la difficoltà che presenta questo contenzioso , neanche per la durata (3 anni e otto mesi) non di certo stratosferica, ma per la paradossale serie di rinvii ad altre corti e per una continua serie d’assenze dei giudici e degli imputati che colorano questa vicenda. Oltre al normale fastidio che un imputato può provare nel costatare un ritardo non imputabile essenzialmente a lui ,ciò che stupisce è il prolungarsi e prorogarsi di una misura cautelare di privazione della libertà che è proporzionale con il ritardo causato dalle autorità nazionali.
IL CASO – Il ricorrente è un cittadino russo , il sig. Vladimir Nikolayevich Syngayevskiy. Nell’agosto del 2000 il dipartimento degli Interni di Mosca ha aperto un provvedimento contro di lui e un’altra persona imputandogli l’accusa di aver tentato di vendere un appartamento non di loro proprietà a più soggetti (reato di frode ). L’indagine venne completata nel dicembre del 2000 e inizialmente si ritenne competente territorialmente la Corte Distrettuale Khamovnicheskiy di Mosca , la quale nel gennaio dello stesso anno si dichiara incompetente rinviando il caso alla Corte Distrettuale Tverskoy di Mosca. Nuovamente la corte che ha ricevuto il caso si ritiene incompetente e l’invia , per ultimo , al Tribunale della città di mosca, il cui Preside predispone che il caso fosse, alla fine, giudicato dalla Corte Distrettuale Presnenskiy di Mosca. Dopo questo già imbarazzante scambio e rinvio del caso, l’udienza di apertura del processo venne fissata per il giorno 23 aprile 2001 , ma il giudice competente era già occupato per un altro processo e l’udienza venne posticipata. Il 19 giugno del 2001 il giudice competente era assente e venne affidato il giudizio di questo “sfortunato” caso al giudice V e la prima prova in programma venne prefissata per il 30 luglio del 2001. Dopo una altra serie di rinvii causati, una volta, dall’assenza degli imputati , un’altra dalla richiesta di ulteriori indagini ,un’altra ancora dalla sostituzione del rappresentante legale da parte di una delle parti ed altre mancanze sia dei legali che dei giudici del tribunale. La sentenza di primo grado venne emanata il 3 marzo del 2001 , con la quale si condannava il convenuto per truffa aggravata prevedendo una pene di otto anni di reclusione. Successivamente nelle osservazioni inviate per il processo d’appello, il condannato lamenta il fatto che la sentenza fosse stata pronunciata il 28 febbraio, in sua assenza. Il processo d’appello venne previsto per il 3 marzo 2004, ma fu , tuttavia, aggiornato per il 25 marzo 2004 su richiesta del pubblico ministero, che chiese più tempo per studiare il fascicolo. Con la sentenza di secondo grado del 31 marzo 2004 , il Tribunale Di Mosca commuta la condanna a sei anni di reclusione e conferma il resto della sentenza del 3 marzo 2003.
Nell’attesa del giudizio il ricorrente ha scontato una misura cautelare di 2 anni e sei mesi in totale, comminata dalla Corte Distrettuale Presnenskiy di Mosca . Questa sosteneva che “il rilascio dell’imputato potrebbe ostacolare in modo significativo un approfondito esame completo e imparziale del caso” . Per tutta la durata del procedimento di primo e secondo grado , dopo i sei mesi previsti per la misura cautelare , il tribunale la prolungò e riconfermò adducendo che per la gravità del reato , per i suoi precedenti , per il carattere e l’alta probabilità di fuga si preferiva ri-confermare la misura cautelare.
Dopo questa lunga vicenda , il sig. Vladimir Nikolayevich Syngayevskiy , ai sensi dell’art 34 Cedu , deposita un ricorso alla corte EDU denunciando la violazione , da parte della Federazione Russa , dell’art 5 paragrafo 3 (Diritto alla libertà ed alla sicurezza) , per l’illegittima ed immotivata disposizione della misura cautelare, e per la violazione dell’art 6 (Diritto ad un processo equo), per l’irragionevole durata del procedimento .
CORTE EDU – Valutando le circostanze e l’iter – indubbiamente – tortuoso , ribadisce che la ragionevole durata del processo è dettata dalla complessità del caso e dalle determinate circostanze del caso di specie . Tenuto conto di questa precisazione , il reato di frode e il coinvolgimento di due imputati e di trenta testimoni rendono complessa la valutazione del caso, e la durata di 5 mesi , impiegati per il corretto svolgersi dell’indagine, non appare irragionevole. Rileva , inoltre , che parte del ritardo è dovuto dalle richieste delle parte e dal tardivo deposito delle memori o delle osservazioni da parte degli avvocati. Ma , precisa la corte , i ritardi più significativi non sono non imputabili alle autorità nazionali, le quali sono responsabili di un ritardo di un anno e otto mesi tra l’inizio delle indagini nel dicembre 2000 e l’inizio del processo settembre 2002. Per la disposizione della misura cautelare , la Corte EDU , dichiara che la misura privativa della libertà (durata 2 anni e sei mesi) era motivata e giustificata dal profilo dell’imputato e dall’elevato rischio di fuga del condannato. Ma riconosce , in particolare , la responsabilità dell’autorità nazionali che hanno causato un eccessivo prolungamento dei tempi del processo e anche della misura prevista.
Per questi motivi la Corte europea dei diritti dell’uomo (prima sezione) dichiara all’unanimità , con sentenza del 27 marzo del 2012 , che i reclami riguardanti la durata eccessiva della detenzione del richiedente e il procedimento penale contro di lui ammissibili, mentre il resto il ricorso irricevibile. Riconoscendo la violazione dell’art 5 § 3 e del 6 § 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte della Russia , decidendo ,infine, di non fare alcuna aggiudicazione come previsto ai sensi dell’articolo 41 della Convenzione.
Un altro dei tanti innumerevoli casi che arricchiscono la già stracoma statistica che proclama l’art 6 (diritto a un equo processo) come il diritto più violato dagli Stati aderenti al consiglio d’Europa , e quindi anche alla CEDU. Un caso che inoltre evidenzia come il prolungarsi di un iter processuale ha ripercussioni extragiudiziarie notevolissime, ecco perché l’art 6 lo si ritrova tra i primi diritti basici e fondamentali di quella Carta che è lo strumento principe di tutela e di protezione dei diritti dei cittadini europei.
La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Syngayevskiy v. Russia 27 marzo 2012
Altro articolo della nostra redazione su questa sentenza è reperibile qui: Russia: quante lungaggini nel processo Syngayevskiy!
Art 5 CEDU Art 6 CEDU Nina Vajić Prima Sezione Russia	2012-04-01
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