Source: http://dirittoegiustizia.it/allegati/16/0000069546/Consiglio_di_Giustizia_Amministrativa_per_la_Regione_Siciliana_sentenza_n_330_15_depositata_il_20_aprile.html?coc=7
Timestamp: 2020-08-15 08:37:26+00:00
Document Index: 116443733

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 9']

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, sentenza n. 330/15; depositata il 20 aprile) - AMMINISTRATIVO | Diritto e Giustizia
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, sentenza 15 gennaio – 20 aprile 2015, n. 330
Presidente Lipari – Estensore Mineo
Viene in discussione l’appello avverso la sentenza citata in epigrafe, con la quale il primo Giudice ha dichiarato inammissibile il ricorso con il quale la sig.ra G. F., in consorzio con altri ricorrenti, hanno chiesto, previo l’annullamento degli atti impugnati che hanno disciplinato lo svolgimento e gli esiti della prova di ammissione al Corso di Laurea in Medicina Chirurgia ed Odontoiatria Dentaria dell’anno accademico 2013 – 2014, la condanna delle Amministrazione intimate al risarcimento in forma specifica ex art. 30, comma 2, c. p. a. mediante adozione nei loro confronti di un provvedimento di ammissione al Corso di Laurea di cui è causa.
A seguito dell’opposizione ai sensi dell’art. 10 D.P.R. n. 1199/1971 manifestata dal sig. Pietro Mirasola, individuato dai ricorrenti come contro interessato insieme alla sig.ra Fabiola Ferraro, gli odierni appellanti, con atto avviato per la notificazione il 3 aprile 2014 e depositato il 14 aprile 2014, effettuavano ai sensi della’art. 48 c. p .a. la trasposizione del ricorso straordinario in sede giurisdizionale presso il TAR Sicilia – Palermo, formulando istanza di sospensione.
Il Tribunale adito, dopo aver disposto con ordinanza n. 1137/2014 incombenti istruttori a carico dell’Avvocatura dello Stato, senza alcuna delibazione del merito della controversia, con la sentenza qui appellata resa in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c. p. a., ha respinto il ricorso, giudicato ‘inammissibile’ a causa della irritualità originaria del ricorso straordinario perché carente della “prova dell’eseguita notificazione” ad almeno uno dei contro interessati, nei modi e nei termini dettati dall’art. 9, comma 2°, D.P.R. n. 1199/1971., dopo aver rilevato che “la parte ricorrente ha, invece, inviato il ricorso straordinario per la notifica al Mirasola solo in data 22 gennaio 2014, e quindi dopo l’invio al Ministero, sicché non ha neppure potuto allegare la prova dell’invio della raccomandata , èerchè appunto successiva. Va aggiunto che risulta allegata, agli atti di questo giudizio, anche una notifica ‘a mani’ a tale Ferraro Fabiola (altro presunto contro interessato, però non opponente) , fatta il 21 gennaio, ma si tratta di mera fotocopia neppure collegata al ricorso da un timbro di congiunzione”: laddove, per contro, “ la formulazione letterale della disposizione sopra riportata richiede invece, a pena di inammissibilità, il deposito del ricorso con “la prova dell’eseguita notificazione” e non con la prova della semplice consegna dell’atto per la notificazione”.
Circa i precedenti giurisprudenziali invocati a supporto, infatti, le sentenze citate o riguardano casi di mancato avvio o di esistenza della stessa procedura di notificazione, ( v. in relazione al caso deciso da Cons. Stato, I, n. 262/2014) ovvero di mancata produzione dell’avviso di ricevimento (v. CGA, parere n. 1845/1999 del 29 gennaio 2002); - prefigurando, quindi, situazioni affatto riconducibili a quelle per le quali si è posta una questione di “scissione soggettiva” degli effetti della notifica, così come configurata dal Giudice delle Leggi con la decisione sopra citata.
A supporto della denunciata violazione, la difesa di parte appellante in ordine alle modalità di svolgimento delle prove ha eccepito che i candidati che hanno partecipato alla prova selettiva, dopo essere stati prima invitati a compilare prioritariamente la scheda anagrafica ed a sottoscriverla, sono stati poi obbligati a disporla in evidenza sul banco per tutta la durata della prova, accanto al proprio documento di identità ed al codice alfanumerico di riconoscimento ( c.d. Username). Sicché – viene ancora denunciato - sulla base di siffatte disposizioni di controllo, in realtà per tutta la durata della prova i Commissari hanno potuto ‘vedere’ l’abbinamento “nome - candidato – codice segreto” in quanto il nome del candidato era ricavabile dalla carta d’identità che i Commissari hanno chiesto fosse tenuta in vista accanto ai candidati ed il numero segreto era leggibile sui fogli della prova di concorso su cui i candidati dovevano lavorare.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, respinge l’appello incidentale e accoglie l'appello principale nei sensi indicati in motivazione.