Source: http://www.site.it/valle-dei-fiori-ce-un-giudice-a-laquila/
Timestamp: 2019-05-24 01:03:19+00:00
Document Index: 40105425

Matched Legal Cases: ['art. 70', 'art. 12', 'art. 11', '§ 5', 'art. 184', 'art. 12']

VALLE DEI FIORI - C'è un Giudice a L'Aquila... - SITe.it
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VALLE DEI FIORI – C’è un Giudice a L’Aquila…
Momenti decisivi per il progetto di discarica di Valle dei fiori (Gioia dei Marsi)
C’è un Giudice a L’Aquila…
L’idea di adibire a zona di sversamento di rifiuti la località denominata «Valle dei fiori», posta a quasi mille metri sul livello del mare e nominalmente ricompresa nel territorio di Gioia dei Marsi ma accessibile, per una via peraltro di difficile percorrenza, solo da una frazione del Comune di Pescina, è piuttosto antica. In ultimo, nella seconda metà degli anni Novanta il municipio di Gioia realizzò un autentico scempio di natura incontrollato, solo in parte successivamente bonificato.
Nell’anno 2008, tale idea è tornata al vaglio delle competenti Autorità, per la proposta di intervento formulata da Aciam S.p.A. di Avezzano – società mista a capitale pubblico/privato che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti nella Marsica – tesa a realizzare, in quel sito, una discarica per rifiuti non pericolosi di mc. 360.000. Tale proposta ha ottenuto, dalla Regione Abruzzo, l’Autorizzazione Integrata Ambientale 4 febbraio 2010, n. 1. [documento 1]
Contro tale Autorizzazione hanno proposto ricorso innanzi al Tar L’Aquila il WWF ITALIA Ong Onlus ed «Il Martello del Fucino» (ebbene sì, un giornalaccio: segno di quanto nefasti siano i tempi). Nel 2011 si è aggiunto ad adiuvandum, nel procedimento, il Comune di Pescina. E molteplici sono state le istanze e le associazioni che hanno manifestato preoccupazione per il progetto. Non abbastanza per indurre i promotori (tra i quali una certa politica pigra, ed incapace di dare una decisa sterzata verso una gestione finalmente efficiente del ciclo integrato dei rifiuti: molto più comodo continuare con il vecchio andazzo, con la differenziata che si attesta a malapena alle due cifre e la mole di tutto il resto ad assicurare robuste entrate a chi smaltisce, con poco dispiego di energia e alta rendita) alla desistenza. D’altronde, un piano B semplicemente non esiste. Semplicemente, un piano B (il riciclo e il riutilizzo dei materiali) farebbe saltare il redditizio gioco.
Il ricorso [documento 2] si discuterà, in ultimo, in data 13 giugno 2012. Fatto salvo il Consiglio di Stato.
Una breve cronologia degli eventi con la descrizione dei fatti intervenuti è qui di seguito riprodotta. Pur soffermandosi sugli aspetti più rilevanti, la trattazione non omette di brevemente riepilogare tutti gli altri che seppur all’apparenza meno importanti, sono utili per rendere il quadro maggiormente completo.
Il Consiglio comunale di Gioia dei Marsi chiede alla Regione Abruzzo che una zona ricadente in zona B1 del Piano Paesistico venga declassata a zona C1 per consentire l’ampliamento della cava esistente e la realizzazione di una discarica. Come detto, la zona era già stata in parte utilizzata da quel municipio come zona di sversamento incontrollato dei rifiuti molti anni prima, mentre la sua destinazione, solo recentemente mutata, è stata quella a forestazione (solo in parte realizzata da Lam.for., sino al reintegro avvenuto nel 2008). La zona sottostante è occupata dalla vecchia discarica incontrollata di Pescina e dalla cava Imerys, la parte superiore, che si estende per chilometri, è di enorme pregio naturalistico. Sotto il sito dorme un acquifero di rilevante pregio – il più importante per l’altopiano del Fucino – da dove si attinge acqua ad uso idropotabile. Il terreno risulta altamente permeabile
(solo il) 28 luglio 2006
Quattro mesi dopo la richiesta del Comune di Gioia alla Regione, Aciam S.p.A. invia una nota a tutti i Sindaci dei Comuni soci chiedendo la disponibilità ad indicare un sito idoneo nel proprio territorio finalizzato alla realizzazione di una discarica per rifiuti non pericolosi ove poter smaltire i rifiuti selezionati e trattati nel costruendo impianto di trattamento di Aielli
Il Consiglio comunale di Gioia dei Marsi delibera «di esprimere parere favorevole alla proposta del Sindaco di effettuare le indagini tecniche che la legge richiede al fine di verificare l’idoneità del sito in località “Valle dei Fiori” per la realizzazione di una discarica consortile per rifiuti non pericolosi» nonché «di incaricare l’ACIAM spa di effettuare dette indagini e di rimettere uno studio definitivo sulla compatibilità dell’area» e «di incaricare la Giunta Comunale, qualora lo studio avesse esito positivo, di predisporre una convenzione con ACIAM spa, che dovrà essere approvata dal Consiglio Comunale, e che dovrà formalizzare e regolamentare i rapporti con ACIAM spa per la stesura di una progettazione definitiva di “Discarica consortile in località Valle dei Fiori – Comune di Gioia dei Marsi” da presentarsi agli Organi Competenti quali: Provincia di L’Aquila, Regione Abruzzo, eccetera per le necessarie autorizzazioni, nonché i rapporti giuridici, temporali, ed economici con l’Amministrazione Comunale di Gioia dei Marsi».
All’epoca della delibera, detta zona è ricompresa nel Piano regionale paesistico
Il Consiglio Regionale d’Abruzzo approva la variante allo strumento urbanistico comunale di Gioia dei Marsi svincolando l’area in questione – e apportando la conseguente modifica al Piano Paesistico – mutando la classifica della zona da C1 a B1, con destinazione d’uso nel PRG a “discarica per rifiuti e cava d’inerti”. Si ritaglia un singolo pezzo di terreno dal piano paesistico. Non viene effettuata la V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) richiesta dalla normativa.
Colui che illustra la proposta di delibera in Emiciclo è il consigliere regionale Nicola Pisegna Orlando. Si osserva incidentalmente che il dottor Nicola Pisegna Orlando dal 3 agosto 2010 è consigliere di amministrazione di Aciam S.p.A., carica che riveste tuttora
I municipi di Gioia dei Marsi e Pescina formulano osservazioni (di pura facciata) sul progetto, con particolare riferimento ai codici di rifiuto ammissibili in discarica. Molti dei codici originariamente indicati nel progetto non sarebbero comunque mai potuti affluire in discarica ed erano già stati contestati da diversi cittadini
Aciam S.p.A. formula istanza per ottenere il rilascio dell’A.I.A (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la realizzazione e l’esercizio di una «discarica per rifiuti non pericolosi» da realizzarsi nel Comune di Gioia dei Marsi, loc. Valle dei fiori (identificata nel NCT del Comune di Gioia dei Marsi al foglio 39, particelle 1 e 4)
2008-2010 (Istruttoria)
Si tengono riunioni della Conferenza di servizi [documento 3] in data 7 agosto 2008, 9 settembre 2008, 5 agosto 2009, 25 novembre 2009, 10 dicembre 2009
Con lettera prot. 5751 [link 1] indirizzata alle competenti Autorità, il sindaco di San Benedetto dei Marsi -altro Comune direttamente investito per contiguità dall’insediamento – dichiara l’assoluta contrarietà al progetto della propria comunità, più volte ribadita pubblicamente e formalmente
Con proprio protocollo 2541, l’Autorità di Bacino dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno emana il proprio parere sul progetto di discarica. Non senza aver prima evidenziato, tra le altre cose, che «lo studio geologico trasmesso, si riferisce ad un sito differente da quello indicato negli elaborati di progetto» e aver attestato che detto sito «ricade in un’area perimetrata come Area di alta attenzione-A4, per la presenza di indicatori di alimentazione ed invasione di fenomenologie a cinematica rapida del tipo “colata” rapida di detrito” ed Area di possibile ampliamento dei fenomeni franosi cartografati all’interno ovvero di fenomeni di primo distacco-C1, in quanto ambito geomorfologico di processi geomorfici riconducibili a colate rapide di detrito» (volgarmente: frane), l’Autorità di Bacino chiude scrivendo «che se il Servizio regionale in indirizzo [Servizio Gestione Rifiuti] ritiene l’opera indispensabile e non delocalizzabile, gli interventi proposti rientrano tra quelli consentiti…». Tieniamolo a mente, il passaggio: «se il Servizio regionale in indirizzo ritiene l’opera indispensabile e non delocalizzabile»…
Il Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale (CCR-VIA) emette – con il giudizio numero 1291 – parere favorevole con due prescrizioni:
«1) la tipologia di rifiuto da ammettere in discarica dovrà essere esclusivamente quella identificata dai codici CER 190503 e 191212.
2) Inoltre, resta intesa la necessità da parte del servizio Gestione rifiuti la dichiarazione che “l’opera è indispensabile e non delocalizzabile come già richiesto dall’Autorità di bacino con nota n. 2541 del 26/03/2009»
La dichiarazione indicata nel punto 2) non è mai stata rilasciata dal Servizio Gestione Rifiuti. Ovvero il Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo si è rifiutato di attestare che la discarica non fosse delocalizzabile.
Tale rifiuto è stato sostenuto nella Conferenza di servizi del 5 agosto 2009 quando il dirigente del Servizio Gestione Rifiuti, dottor Franco Gerardini, argomenta come segue: «La dichiarazione di non delocalizzabilità dell’opera non può essere rimandata alla sola competenza del Servizio Gestione rifiuti, in quanto essa trova validità all’interno di una pianificazione di settore puntuale, che non può che essere verificata in un apposito tavolo di concertazione e confronto rappresentato dalla conferenza di Servizi, così come disposto dalla Legge 241/90 e s.m.i. La CdS convocata, peraltro, si ritiene possa essere la sede più opportuna per chiarire le problematiche e le valutazioni che sono state all’attenzione degli Enti e dalle quali è scaturita la scelta finale del sito dell’impianto di smaltimento».
Molto ci sarebbe da dire sulla “scelta finale” del sito di cui scrive il dottor Gerardini (nessuno strumento tecnico – come si dirà infra: 13 settembre 2009 – è stato messo in atto per individuare preliminarmente le zone potenzialmente idonee, e magari maggiormente idonee), mentre sorprende come venga disapplicata una richiesta di attestazione che il CCR-VIA, con il suo parere, aveva evidentemente inserito a sottolineare come in quel sito dalle tantissime criticità ambientali (basti pensare che è in pratica adagiato sulla faglia che diede origine al terremoto del 13 gennaio 1915) si potesse accettare di pensare di realizzare una discarica solo ove non vi fosse nessun altro posto tecnicamente possibile. Si indovina, nel rimandare alla decisione della Conferenza, il tentativo, da parte del dottor Gerardini, di liberarsi, in quel momento e per il futuro, della responsabilità di dichiarare non delocalizzabile un intervento (che può ben esserlo; anche in considerazione del fatto che non risultava – come non risulta – definita l’area da prendersi in considerazione per tale dichiarazione ovvero quale fosse l’ambito territoriale da tenere presente: se il bacino dei comuni Aciam S.p.A. del 2006 [anno di richiesta di disponibilità di siti], se quelli del 2010 [aumentati di oltre dieci unità] o se quelli ricompresi nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) che dovrebbe governare simili processi, coincidente con il territorio provinciale, e che anche per l’inerzia della Regione non è stato tuttora costituito (forse perché in questo modo alcune istanze private hanno modo di agire con maggior aggio, additando peraltro necessità “pubbliche”). ATO che viene peraltro dichiarato beneficiario di questa discarica dal dottor Gerardini (ma allora la dichiarazione di non delocalizzabilità avrebbe importato l’onere di vagliare tecnicamente l’intero territorio provinciale, nel quale agiscono almeno altri tre operati del livello di Aciam S.p.A.? Di qui viene forse l’impossibilità di effettuarla…). Un soggetto pubblico/privato fa una discarica e chi ne beneficia è la collettività….
In tale frangente della riunione del 5 agosto 2009, essersi limitati, come il Servizio Gestione rifiuti della Regione Abruzzo, a dichiarare l’indispensabilità di tale intervento di discarica – indicazione generica e che vorrebbe apparire persino di buonsenso: di buonsenso se si resta ancorati all’idea che l’unico modo di gestire i rifiuti sia quello delle discariche, tollerando che nell’area considerata la raccolta differenziata ascenda alla considerevole soglia del 17%, tre volte sotto i limiti di legge – senza considerare, ad esempio, quanto ARTA invitava a fare con il suo parere istruttorio pure favorevole del 19 gennaio 2009 segnalando che «andrebbe individuata, comunque, una soluzione logistica differente per lo smaltimento dei rifiuti», denota una subornazione del procedimento che aveva condotto il CCR-VIA, che per primo aveva avuto in mano la pratica, di determinarsi a chiedere espressamente quest’attestazione di non delocalizzabilità. Oltre, ovvio, il tentativo di ripartire la “responsabilità” tra tanti soggetti, in modo che un domani, in caso di disastro, tale responsabilità, già opportunamente diluita, non sia di nessuno. Resta l’assurdo di far attestare la non delocalizzabilità di un progetto ad un consesso, la Conferenza di servizi, che annovera tra i suoi componenti la ditta proponente Aciam S.p.A. (che peraltro nulla o ben poco conosce degli altri due terzi della Provincia dell’Aquila dove non opera, ammesso si voglia parlare in sostituzione dell’ATO), il Comune che si è prestato – in cambio dei ritorni che dopo si diranno – ad ospitare l’opera, ecc.. Come chiedere all’oste se il vino sia buono, quando invece compito della Pubblica Amministrazione è quello di tutelare l’interesse generale, che nel caso di specie potrebbe bene essere incarnato nelle ragioni di coloro che non desiderano tale discarica
Sempre a riguardo degli aspetti inerenti la localizzazione (e la non delocalizzabilità) dell’intervento di Valle dei fiori, il WWF ABRUZZO si indirizza, con un comunicato stampa, al Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo nei termini seguenti:
«Il comitato VIA ha posto come prescrizione alla realizzazione dell’intervento di cui all’oggetto il pronunciamento del Vs servizio sull’assenza di siti alternativi dove delocalizzare l’intervento.
L’associazione scrivente è fortemente critica rispetto all’attuale localizzazione del progetto per l’accertata presenza di una situazione di rischio ambientale connessa all’idrogeologia e alla sismicità di quel territorio e ritiene che, nella procedura finora seguita, non siano stato utilizzati metodi ormai standard per individuare i siti più idonei dove localizzare tali impianti.
Infatti, per quanto abbiamo potuto consultare finora rispetto a tale progetto, nelle relazioni non si fa riferimento a dati oggettivi per confermare l’assenza di tali luoghi alternativi. Invece si sarebbe potuto (e dovuto, sulla base dell’uso delle best-technologies) impiegare il GIS con i più aggiornati layer (densità di popolazione; distanza dalle case; viabilità più vicina; presenza di situazioni di rischio ambientale; presenza di falde/acquiferi ecc.) per individuare i siti più idonei o, meglio, meno impattanti nel territorio del consorzio.
Riteniamo, quindi, che la localizzazione dell’impianto (e il relativo Vs pronunciamento sull’assenza di siti alternativi) debba basarsi su assunti e dati oggettivi e sull’uso di tecniche di gestione dei dati che da oltre un decennio sono a disposizione della pubblica amministrazione. Siamo certi che tale approccio sia da voi condiviso […]».
Nessun riscontro, ovvio.
Il beneficio della collettività provinciale deve evidentemente passare per la cruna dell’ago dell’indicazione della localizzazione di Aciam S.p.A…. Ove si volesse beneficiare realmente la collettività provinciale, stante anche la sopravvenienza del D.L. 138/2011 che esclude, per il futuro, la reiterazione e la proiezione nel futuro del soggetto Aciam S.p.A., almeno nella sua componente pubblica, si dovrebbe tenere buono l’impianto di compostaggio di Aielli, farne un altro (che per ora non c’è e non è previsto, in barba alla tanto – da alcuni – urlata emergenza) nell’Aquilano, e costruire una discarica per tutta la Provincia – per quel che residua da una differenziata “seria” – tra Avezzano ed il capoluogo di Regione. Altrimenti si parla d’altro. Altro che è assimilabile con l’interesse (pure lecito, per carità) di alcuni privati, non ultimi i privati di Aciam S.p.A. (istruttivo, a quest’ultimo riguardo, il bando della raccolta porta a porta espletato nel 2011 nel Comune di Avezzano [già servito da Aciam S.p.A.], che provvidenzialmente ha visto la vittoria di uno dei soggetti privati soci di Aciam S.p.A. [che ha peraltro la sede avezzanese allo stesso recapito di Aciam S.p.A.], che però conferirà quel che non riuscirà a differenziare… all’impianto Aciam S.p.A. di Aielli. Tale rifiuto dovrà poi andare a Valle dei fiori, potenziale discarica di Aciam S.p.A.. Altro che il beneficio pubblico decantato dal dottor Gerardini, qui si è in presenza del tentativo di privatizzare l’immondizia accentrandola in mano a gente che potrà dettare il prezzo per gli adepti, per gli altri e per le matrioske societarie concepite per continuare a detenere un servizio anche quando la legge richiederebbe una ripartenza su nuove basi, magari gettate attraverso la costruzione di un nuovo strumento – anche pubblico privato – forgiato con modalità concorrenziali e non monopolistiche. Ma il discorso tange solo l’oggetto della presente trattazione, ne è il preoccupante sfondo)
Con propria determina, il Servizio Gestione Rifiuti provvede ad escludere, dietro rapporto-attestazione del Comune di Gioia dei Marsi, Valle dei fiori dall’anagrafe dei siti a rischio potenziale. Sui siti contraddistinti da matrici ambientali a rischio non è possibile realizzare discariche, e dovrebbe essere proibito anche istruire pratiche a tale fine, in difetto di previa documentazione “escludente” (e in difetto di bonifica, aggiungiamo). Per l’ennesima volta (si vedano, in precedenza: l’indicazione del sito da parte di Gioia dei Marsi prima che lo si chieda a tutti gli altri municipi o ne si studi uno idoneo; lo svincolo dal Piano Paesistico posteriormente all’individuazione [e se il Consiglio regionale si fosse pronunziato di avviso contrario?; ecc.] si dimostra che si parte prima di avere il via, ed in un certo senso si comincia “certi” di poterlo avere, questo via libera…
Il Comitato NO DISCARICA inoltra a tutti i soggetti interessati le 1.500 (millecinquecento) firme raccolte, in pochi giorni, sul testo di una petizione che chiede l’attivazione della raccolta differenziata ed un ripensamento su Valle dei fiori
Sopralluogo congiunto sul sito, onde superare le asperità presenti sulle carte, di tecnici della ditta proponente Aciam S.p.A. e dell’Autorità di Bacino dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno. Viene partorita la nota di quest’ultima Autorità del 25 novembre 2009 prot. 8706, con la massima solerzia destinata – e il tenore del testo illustra forse la ragione di tale solerzia – agli uffici della Regione di Pescara.
Tra i tanti documenti che nel corso dell’istruttoria ci hanno veramente fatto mancare le forze, questo forse segna l’acme della sensazione di impotenza che il cittadino può provare di fronte alla burocrazia, e alle forze che vogliono ad ogni costo prevaricare e non si fermano dinanzi a nulla:
«L’area di intervento comprende un vecchio accumulo di RSU ricoperto da uno strato di terreno costituito da terre rosse frammiste a detriti carbonatici. Il suddetto accumulo di RSU è ubicato, con le dovute approssimazioni legate alla scala di redazione del citato PsAI-Rf (1:25.000), in corrispondenza del conoide perimetrato come Area di alta attenzione-A4 nell’ambito di detto piano stralcio. Ciò non ha reso possibile accertare, nel corso del sopralluogo eseguito, la presenza di forme e depositi ascrivibili ad indicatori di invasione di fenomenologie franose a massima intensità attesa alta, né verificare, alla scala di dettaglio, se il sito interessato dalla realizzazione della discarica ricade in tutto o in parte nell’area perimetrata»
Cioè, tradotto: quel che si è detto a marzo 2009 su dove ricada il sito non vale più (chissa perché), l’Autorità si reca direttamente sul posto e lì ci si accorge che per via delle carte che (probabilmente) contrassegnano le zone con una matita grossa e per dei rifiuti lì presenti non è possibile misurare se l’area individuata per l’intervento ricada nell’area oggetto di particolari tutele (non si capisce come l’idea di spostarsi di pochi centimetri potrebbe eliminare il rischio…peraltro, volendo fermarsi alla lingua italiana, la chiusa del brano riportato – quel tutto o in parte – fa comprendere che sì, ci ricade). Tale indeterminatezza non porta però a dire che nel dubbio ci si debba fermare, sulla discarica. Anzi. Pur asserendo di non poter capire (e chi lo deve capire?) se il sito ricada o meno nell’area oggetto di attenzione perché soggetta a frana, si va avanti comunque, e si redige questo capolavoro di nota 25 novembre 2009 che l’Autorità di Bacino inoltra a Pescara, si guardi un poco il caso, appena in tempo per la Conferenza di servizi che si tiene lo stesso giorno. Nemmeno il tempo di apporci un protocollo di arrivo…
Ecco: se qualcuno ci chiedesse di indicare un esempio di improntitudine cieca delle Autorità e di subornazione del loro operato in favore degli interessi di pochi, questo dell’Autorità di Bacino lo indicheremmo certamente, preclaro. Solo uno smisurato convincimento di impunità può indurre a scrivere certe cose
La Direzione Protezione civile-Ambiente della Regione Abruzzo rilascia l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) n. 1/10, per l’esercizio dell’impianto in questione, con le caratteristiche che vengono di seguito sintetizzate:
DATI GENERALI DISCARICA
Tipologia discarica	Discarica per rifiuti non pericolosi
Area discarica (m2)	25.000
Superficie Coperta (m2)	140
Superficie Impermeabilizzata (m2)	29.000
Superficie non impermeabilizzata (m2)	1.000
Volumetria autorizzata (mc): (rifiuti + fos di ricopertura giornaliera). 360.000
Area discarica + Area Servizio (m2)	30.000
Volume in scavo (m3)	90.000
Volume in elevazione (m3)	270.000
Tipologia materiale di copertura giornaliera	Terreno e FOS
Quantitativi di materiale di copertura giornaliera	10% dei rifiuti giornalieri
Quota massima rifiuti (m s.l.m.)	979
Profondità massima invaso da piano campagna (m)	10
Quota massima copertura finale (m s.l.m.)	981,50
Produzione media di percolato nell’anno ( mc)	2.500
Produzione media di biogas nell’anno ( Nmc)	——-
L’avviso con estratto del Provvedimento n. 1/2010 viene pubblicato sul BURA (si noti: nel corso della campagna elettorale per le provinciali di fine marzo 2010, l’avvenuta emissione di tale atto era a conoscenza della sola ditta proponente, mentre l’ufficio responsabile di Pescara, dopo averlo tenuto nel cassetto, sottoscritto, per ben 55 giorni, lo ha inoltrato per la pubblicazione al BURA solo in data 31 marzo 2010, non appena dunque conosciuti gli esiti delle consultazioni in sede locale, che avevano visto dibattere le liste concorrenti proprio su tale argomento)
Aciam S.p.A. emana il bando di gara per la realizzazione della discarica per rifiuti non pericolosi in località “Valle dei Fiori” nel Comune di Gioia dei Marsi. L’importo previsto per i lavori è di oltre tre milioni di euro, ma si opta per una procedura «ristretta urgente per motivi di pubblica utilità dovuta alla necessità di garantire la continuità dell’attività di smaltimento dei rifiuti urbani». L’avviso del bando viene pubblicato sulla G.U. del 14 giugno 2010 e la scadenza viene fissata al 28 giugno successivo, integrando una plateale violazione dei termini previsti dall’art. 70 del D.Lgs. 163/2006.
Palmare quanto vergognoso l’abuso dell’adozione di una procedura del tutto priva dei presupposti, non essendo in corso – allora come oggi – nessuna emergenza dichiarata dalle Autorità, e non essendo facoltà di una società privata attestare si versi in una tale condizione
WWF ITALIA Ong Onlus e “Il Martello del Fucino” propongono ricorso (381/2010) al Tar Abruzzo avverso il Provvedimento n. 1/10 e tutti gli atti alla sua base e presupposti. Nessuna richiesta di sospensiva. Aciam S.p.A. non conclude la gara per l’affidamento dei lavori adducendo dei pretesti
Aciam S.p.A. pubblica sul proprio sito chiarimenti e risposte ai quesiti formulati in merito alla procedura di appalto.
Tra questi chiarimenti compare – dopo che il ricorso al Tar ha evidenziato quest’aspetto – l’ammissione che il bando di gara (e quindi il progetto esecutivo che ne è alla base) non prevede la realizzazione dell’adeguamento stradale che pure il progetto approvato contemplava:
«Quesito 2 Dal sopralluogo effettuato in data 03 dicembre 2010, la scrivente ha potuto constatare che la viabilità di accesso esistente da utilizzare in fase di cantiere, almeno per il tratto ricompreso tra la miniera e l’area del cantiere, non risulta idonea per il transito in sicurezza di mezzi da utilizzare per il trasporto di materiali da costruzione oltre che del terreno di risulta. Si chiede se è previsto, prima dell’inizio dei lavori, l’adeguamento della suddetta viabilità o ne è prevista una alternativa, al fine di garantire l’accesso al cantiere in sicurezza e con mezzi di qualsiasi tipologia, senza oneri aggiuntivi per l’Impresa Aggiudicataria.
Risposta 2 Si conferma che non è previsto, prima dell’inizio dei lavori, alcun adeguamento della viabilità di accesso all’area di realizzazione della discarica, né tantomeno è prevista la realizzazione di una viabilità alternativa a quella esistente. L’Impresa Aggiudicataria, per le operazioni di movimentazione delle terre e dei materiali da costruzione, dovrà impiegare mezzi adeguati al transito in sicurezza sulla viabilità esistente. L’Impresa, nel caso in cui intenda utilizzare mezzi di elevata capacità per ottimizzare le operazioni di movimentazione delle terre e dei materiali potrà comunque eseguire, a propria cura e spese, lavori di adeguamento di detta viabilità».
In epoca molto successiva apparirà un’idea di progetto a parte (una pezza a colori) per questa sistemazione. Tale plateale difformità, come molte altre, non verrà sanzionata in alcun modo da chi ha autorizzato l’intervento. D’altronde, la circostanza che nell’A.I.A. – all’art. 12 – si prevedesse che solo «entro 30 (trenta) giorni dall’avvio dell’impianto dovrà essere trasmesso all’Autorità Competente il progetto esecutivo approvato ai sensi di legge» poneva le Autorità nell’impossibilità di verificare alcunché prima che l’impianto fosse entrato in funzione. E a quel punto… E’ la politica del fatto compiuto, che verrà scomodata e adombrata più volte in questa trattazione
All’albo pretorio del Comune di Gioia dei Marsi viene pubblicato l’avviso di PRS Produzioni e Servizi srl per la procedura di verifica di assoggettabilità per l’attivazione di un impianto mobile di triturazione dei rifiuti inerti [link 2] di 800 tonn/giorno da insediarsi «presso il cantiere della nuova discarica per rifiuti non pericolosi in via di realizzazione in loc. Valle dei Fiori nel Comune di Gioia dei Marsi»
Dinanzi al Tar L’Aquila si discute il ricorso endoprocedimentale proposto dai ricorrenti per ottenere l’accesso alla documentazione del progetto di discarica detenuta da ARTA (che non ha nemmeno risposto alla richiesta degli istanti, né si è costituita in giudizio) e al verbale dell’assemblea dei soci Aciam S.p.A. del 19 ottobre 2010 con all’ordine del giorno “procedura appalto discarica Gioia dei Marsi”. Il Tar dispone che gli atti – sino a quel momento avvolti nelle spire più assolute dell’inconoscibilità – siano messi a disposizione dei ricorrenti. Attraverso tale pronunzia si riesce altresì, da parte dei ricorrenti, ad ottenere copia del progetto esecutivo, che è redatto da professionista altro rispetto al definitivo-esecutivo approvato dalla Regione con l’A.I.A. n. 1/2010
Conferenza stampa dei vertici di Aciam S.p.A. – tuttora integralmente presente su you tube, in quattro parti – nel corso della quale si apprende che la gara per l’affidamento dei lavori è stata fermata, pare di comprendere, per l’indisposizione di un commissario. In tale frangente, a specifica domanda dei giornalisti, i vertici di Aciam S.p.A. dichiarano di non saper nulla dell’impianto mobile di triturazione inerti in previsione per il cantiere di Valle dei fiori, che è ancora di là dall’aprire. Successiva esclusione di PRS Produzioni e Servizi srl dalla gara di affidamento dei lavori e della relativa azienda capocordata.
Si noti: Aciam S.p.A. e PRS Produzioni e Servizi srl hanno le rispettive sedi sociali a pochi metri di distanza, nella zona industriale di Avezzano, ed hanno rapporti di “buon vicinato”. Il progetto di triturazione degli inerti da traportarsi da L’Aquila sino in cima alla montagna di Valle dei fiori, ad oltre ottanta chilometri di distanza, per come prospettato da PRS, era del tutto antieconomico e per più aspetti rimangono ancor oggi misteriose le intenzioni del proponente. Il titolare di PRS è altresì il concessionario (con altra società, Imerys) della cava sottostante il sito proposto per la discarica. E’ unito con altre imprese per concorrere all’affidamento dei lavori di realizzazione della discarica: R.T.I. Agimer S.r.l. Battipaglia Salerno (capogruppo) – Ferrante Asfalti Srl, Ridolfi Idio e figli Srl, P.R.S.. In tale frangente si registra l’esclusione del raggruppamento dalla gara per Valle dei fiori. Peraltro da una recente perenzione di un ricorso al Tar dallo stesso raggruppamento opposto alla decisione di esclusione comminata da Aciam S.p.A. nel marzo 2011, si è venuti a conoscenza dell’abbandono definitivo di quella procedura “ristretta urgente” per l’originario affidamento dei lavori di Valle dei fiori da parte della ditta proponente l’intervento di discarica (si veda anche infra: 27 dicembre 2011).
Quando, da piccoli, tirando la conta per qualche giorno, la stessa non dava l’esito sperato, la si mandava a monte e la si rifaceva…
Il Consiglio comunale di Gioia dei Marsi approva lo «schema di contratto di concessione per la costituzione del diritto di superficie su area comunale per la realizzazione e gestione della discarica per rifiuti non pericolosi in località “Valle dei Fiori”» e quello di «convezione per la realizzazione e gestione di un impianto per lo smaltimento di rifiuti urbani pretrattati presso l’impianto di discarica sito in località “Valle dei Fiori” nel Comune di Gioia dei Marsi». Benefici piuttosto consistenti
Il Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo con nota prot. 130217 apre una Conferenza di Servizi per il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata in favore di Aciam S.p.A. relativamente alla realizzazione della discarica in località Valle dei fiori, onde verificare l’adempimento di quanto previsto dalle prescrizioni contenute nell’articolo 11 dell’Autorizzazione (nonché altre modifiche al progetto esecutivo che Aciam S.p.A. pretenderebbe non essenziali).
Per quanto l’oggetto del riesame appaia, dall’esame del testo della convocazione approntata dal Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo, piuttosto ellittico, pure la procedura trae certamente origine da uno dei motivi di ricorso addotti innanzi al Tar dai ricorrenti, che verte su un aspetto di eccezionale gravità.
La Regione, sovvertendo la normativa che espressamente prescrive si possa addivenire al rilascio dell’Autorizzazione Integrata solo in presenza di un completo definitivo e vagliato Piano di Sorveglianza e Controllo, in realtà, pur in difetto di uno degli elementi essenziali – ovvero dell’individuazione dei punti di monitoraggio delle acque sotterranee – ha egualmente provveduto a rilasciare l’A.I.A., prevedendo solo, all’art. 11, che di tali punti di monitoraggio la Società proponente desse comunicazione all’ARTA entro il 30 marzo 2010. Una sorta di autorizzazione condizionata ma che considerava esaudita la condizione con la mera trasmissione della proposta dei punti di monitoraggio, a prescindere da un successivo loro vaglio di idoneità, mentre per la norma la domanda di autorizzazione integrata deve contenere un Piano di Sorveglianza completo in tutti i suoi aspetti. La legge stabilisce che «i piani di gestione operativa, di ripristino ambientale, di gestione post-operativa e di sorveglianza e controllo, che rappresentano uno dei contenuti essenziali dell’autorizzazione e devono essere approvati dall’Autorità procedente, definiscono compiutamente le fasi di gestione operativa, di ripristino ambientale e di gestione post-operativa della discarica» e l’allegato 2 § 5.1 del D.Lgs. 36/03 prescrive che proprio in tale ambito «devono essere individuati punti di monitoraggio rappresentativi e significativi, anche in relazione all’estensione della discarica, in modo tale che siano presenti almeno un pozzo a monte (a distanza sufficiente dal sito per escludere influenze dirette) e due a valle».
E’ di tutta evidenza, dallo svolgersi dei fatti, che i primi due oggetti del riesame dell’Autorizzazione aperto nel luglio 2011: «modalità tecniche di spostamento e stoccaggio dei rifiuti presenti sul sito oggetto di studio» e «modalità tecniche di movimentazione e caratterizzazione del materiale in conformità alle disposizioni di cui all’art. 184 – bis del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.» abbiano quale obiettivo quello di porre rimedio alla questione apertasi sulla individuazione dei punti di monitoraggio. Ed è chiaro che il monitoraggio al fine di rilevare tempestivamente eventuali situazioni di inquinamento delle falde causate dalla discarica, se connesso ai lavori di rimozione dei rifiuti presenti ad oggi sul sito (una parte di quelli criminalmente abbancati dal Comune di Gioia dei Marsi quindici anni fa), non può essere disgiunto da quello da effettuarsi a discarica a regime. Che è quello, per come prospettato, contestato dal ricorso in quanto non solo illegittimo ma possibile fomite di gravissime conseguenze per l’ambiente e la salute umana. Ecco il pregresso, che spiega, in parte, il riesame.
Alla mera indicazione dei punti di monitoraggio effettuata da Aciam S.p.A. entro il termine fissato dall’A.I.A. ed effettuata il 30 marzo 2010, è seguita – dopo la contestazione nella forma e nella sostanza di tale designazione da parte dei ricorrenti al Tar – una lettera di precisazione (apparentemente richiesta da ARTA) di Aciam S.p.A. del 24 marzo 2011. In detta epoca, ove, se non ci si fosse interrotti, la discarica avrebbe già dovuto essere in funzione, marzo 2011, Aciam S.p.A. indica che i punti individuati per il monitoraggio delle acque sotterranee [dei quali si indicano le coordinate GPS, per la qual cosa appare piuttosto beffardo il sopralluogo di cui si dirà infra] e confessa che «tali pozzi sono di proprietà del CAM (Consorzio Acquedottistico Marsicano)» «[negli elaborati del progetto definitivo era peraltro usata una dicitura piuttosto equivoca, “CAM/ARSSA”, che ingenerava diffusi dubbi in riferimento a quali ci si riferisse: ed in effetti il progetto Capassi parrebbe alludere ad altri pozzi, ancora pià a valle, verso San Benedetto dei Marsi]. Pare incredibile a dirsi ma i pozzi indicati da Aciam il 24 marzo 2011 sono pozzi per la captazione di acqua potabile e a uso irriguo di proprietà, posti alla base del versante. Si sarebbe dunque preteso di rilevare un eventuale inquinamento (per porvi rimedio) quando il danno avrebbe già dispiegato i suoi effetti sulla salute umana e sull’ambiente.
L’enormità di tale fatto ha determinato a chiedersi come possa mai aver potuto, il gestore del ciclo idrico, prestarsi ad adibire dei loro pozzi per una simile criminogena finalità. Fermo rimanendo il fatto che tutto il “sistema”, finalizzato a far realizzare una discarica in un sito assolutamente non idoneo, aveva pianificato, come detto sopra, che controlli sull’indicazione dei punti di monitoraggio (indicazione consentita, come detto, con il rilascio dell’A.I.A. 4 febbraio 2010, successivamente al rilascio dell’Autorizzazione e non prima del rilascio della stessa) fossero possibili, per l’art. 12 dell’Autorizzazione, solo a fatto compiuto («entro 30 (trenta) giorni dall’avvio dell’impianto dovrà essere trasmesso all’Autorità Competente il progetto esecutivo approvato ai sensi di legge»). Per quanto nel parere ARTA 19 gennaio 2009 quell’Agenzia scrivesse che:
«In merito alla caratterizzazione del sito della vecchia discarica, si prescrive che tutti gli interventi relativi alla scelta dei pozzi per il monitoraggio delle acque, ai prelievi, campionamenti, test di cessione del terreno in situ e sui rifiuti in giacenza, andranno svolti coinvolgendo preventivamente il personale tecnico del dipartimento provinciale ARTA di L’Aquila e che gli stessi andranno conclusi prima dell’inizio delle operazioni di scavo della nuova discarica […]»
in realtà nessun’attività risulta, a chi scrive, dispiegata, soprattutto riguardo al vaglio della idoneità della scelta dei pozzi di monitoraggio, sino al marzo 2011, ove si escluda una missiva dell’astuto dottor Gerardini ad ARTA del 13 aprile 2010. Si ricorda che il progetto esecutivo che prevedeva tali pozzi è stato messo a gara a metà del 2010 e non è stato realizzato per cause indipendenti da ARTA e Regione. C’è stato quantomeno un baco nella procedura che, in difetto della presentazione del ricorso (presentazione che ha indotto – e sarebbe interessante sapere perché – Aciam S.p.A. a soprassedere all’aggiudicazione dei lavori), avrebbe comportato la realizzazione del progetto approvato che prevede, si ribadisce, contro ogni norma e buonsenso, l’utilizzo di punti di monitoraggio costituiti da pozzi di acqua ad uso idropotabile. Tali pozzi avrebbero permesso – forse – la constatazione di un eventuale inquinamento solo posteriormente alla distribuzione ed utilizzo dell’acqua tra uomini ed animali e nell’ambiente.
Pare di poter dire che una volta scopertasi (con il ricorso al Tar) l’intenzione di utilizzare pozzi del Consorzio, si sia tentato di porre rimedio in qualche modo alla menda, da parte della Regione riaprendo una procedura che aveva bellamente chiuso e da parte degli altri protagonisti, come si vedrà, rifuggendo da ogni responsabilità al riguardo, talvolta con esiti paradossali e comici, più spesso con logomachie e rimando alla competenza altrui
Consiglio comunale in piazza [link 3] a Pescina, sulla vicenda. Viene ribadita una forte opposizione al progetto, fatta propria anche da diverse organizzazioni di categoria dell’agricoltura
Si tiene quella che ad oggi rimane l’unica riunione della Conferenza di servizi chiamata al riesame dell’Autorizzazione. In tale occasione, preso atto delle censure addotte in ordine alla questione dei pozzi di monitoraggio dal Comune di Pescina come dal rappresentante del WWF [documento 4], la Conferenza di servizi «chiede all’ARTA di verificare l’esatta ubicazione dei punti di monitoraggio indicati dalla Società» (la qual cosa la dice lunga su come sia stia effettuata l’istruttoria: se ad Autorizzazione rilasciata ci si trova nella condizione di chiedersi dove siano stati individuati i pozzi di monitoraggio, forse c’è stato qualche problema…)
ASM spa L’Aquila (Aquilana Società Multiservizi) con propria nota prot. 1884 chiarisce, all’avvocato dei ricorrenti, come essa «non detiene e non ha prodotto alcun atto formale che attiene al progetto» di Valle dei fiori. La domanda – alla quale ASM spa risponde dopo qualche sofferenza – è scaturita dal fatto che nel progetto esecutivo messo a gara era comparsa improvvisamente, rispetto al progetto definitivo approvato dalla Regione, l’indicazione che l’impianto realizzato sarebbe stato appannaggio ovvero utilizzato anche del comprensorio aquilano [link 4], del quale ASM cura il trattamento dei rifiuti. Senza richiamare il punto relativo alla non delocalizzabilità (come si vede, Aciam S.p.A. ha un concetto modulare e geometricamente variabile dell’ambito della propria azione), tale fatto chiarisce ulteriormente perché il Servizio Gestione rifiuti abbia denegato l’attestazione richiesta al riguardo dal CCR-VIA. Peraltro ci si trova in presenza di sedicenti emergenze pubbliche che poi vengono gestite compravendendo rifiuti, o come nel caso di specie, adombrandone la migrazione da un territorio, con quale trasparenza per meccanismi e costi è facile immaginare.
In ogni caso, la risposta di ASM spa L’Aquila per l’ennesima volta smentisce un’asserzione contenuta negli elaborati tecnici del progetto esecutivo, che dovrebbero teoricamente rispecchiare fedelmente il progetto definitivo approvato
ARTA effettua il sopralluogo a Valle dei fiori, individuando gli esatti punti nei quali Aciam S.p.A. ha indicato voler individuare i pozzi di monitoraggio. Sono trascorsi ben tre mesi dalla Conferenza che chiedeva tale verifica (e, soprattutto, quattro anni da quando il progetto è nelle mani delle Autorità competenti)
Con protocollo 28870 [documento 5], il Consorzio Acquedottistico Marsicano dà riscontro ad una richiesta del WWF – dopo aver ignorato quella formulata dallo scrivente ed una diffida – in ordine alla concessione dei pozzi di acqua potabile ad uso monitoraggio. La risposta è inequivoca.
A dire del CAM, Aciam S.p.A. ha attestato la disponibilità di pozzi per la quale non ha ricevuto alcun assenso da loro, unici legittimi detentori. La lettera della comunicazione è inequivoca:
a)	questo Gestore, dalla verifica degli atti tecnico/amministrativi ad oggi in possesso, non è stato in alcun modo coinvolto per quanto attiene “la localizzazione della discarica e la localizzazione dei pozzetti spia in ordine alla quantità e qualità dei piezometri”;
b)	nessuna autorizzazione sull’argomento, a qualsiasi titolo, è stata rilasciata da questo Gestore. A tal riguardo si invita il Servizio regionale [Qualità delle Acque], considerata l’importanza dell’argomento e la competenza, a convocare un incontro urgente al fine di avviare eventuali procedure di salvaguardia della salute pubblica [….].
Nessuna autorizzazione, dunque. Ma Aciam S.p.A. ha attestato di avere tale autorizzazione all’uso (che peraltro sarebbe fomite delle gravissime conseguenze sopra descritte – provate a fare Voi, lettori, una cosa del genere, e vedrete dopo quanti minuti verranno i Carabinieri a bussare alla porta).
Da allora nessuna riunione urgente è stata convocata (a nostra notizia) in Regione, mentre Aciam S.p.A., adducendo una lettera che (per quanti sforzi si siano fatti onde acquisirla) non deteniamo, sostiene di averla avuta, quest’autorizzazione del CAM. Tale lettera è stata in ultimo illustrata nel corso dell’assemblea dei soci Aciam S.p.A. tenutasi a Gioia dei Marsi il giorno 8 marzo 2012. Ancora una volta si gioca sull’equivoco, sulle parole, e sull’abbrivio si sarebbe proceduto a farla, la discarica: con quei pozzi. Oggi non disponibili per il solo far capolino del ricorso.
Nessun provvedimento risulta assunto dalle Autorità, in presenza dell’ennesima difformità tra progetto definitivo approvato e quello esecutivo messo a gara. Nessuno pare essere interessato a censurare le due Società, CAM e Aciam S.p.A. – che gestiscono i principali servizi della contrada, quelli legati ad acqua e rifiuti – o a riflettere sulla circostanza che, anche a voler escludere comportamenti dolosi o fraudolenti, simili rilevanti gestioni sono nelle mani di entità che cadono in equivoci capaci in potenza di provocare danni incommensurabili
L’Azienda Sanitaria Locale n. 1 Avezzano, L’Aquila, Sulmona, con nota prot. 0121340 del proprio Servizio di Igiene Epidemiologia e Sanità Pubblica, comunica di considerare “sospeso” il parere igienico-sanitario del 3 ottobre 2008 da essa rilasciato nel corso dell’iter approvativo del progetto di discarica. Ciò alla luce di quanto emerso successivamente a tale rilascio. Detto Servizio dichiara altresì di restare «in attesa di un chiarimento da parte del Servizio IAN circa il reale uso dei pozzi CAM (individuati dalla ditta ACIAM, come emerge dalla nota del WWF, quali pozzi spia per la nuova discarica)» quando in realtà il Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione della stessa ASL si è già chiamato fuori con nota del 28 novembre 2011.
Non è ben chiaro cosa intenda fare, il SIESP, “sospendendo” un parere che era già stato acquisito come elemento costituente dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (cfr. pagina 6 dell’A.I.A.) , né cosa attenda di integrativo da Aciam S.p.A..
Dalla corrispondenza intercorsa con i vari uffici della ASL e tra questi tra di loro dopo la scoperta del bubbone dei pozzi, alcuni dati emergono incontrovertibili. Il primo è quello che il tenore del parere del 3 ottobre 2008, per come formulato
«Si esprime PARERE PREVENTIVO FAVOREVOLE alla realizzazione dell’impianto predetto, per quanto di competenza igienico-sanitaria e di sicurezza a condizione che:
la distribuzione di acqua potabile ai fini dell’abbeveramento, sia garantita attraverso l’installazione di distributori di acqua potabile o in bottiglia risevando invece l’utilizzo del serbatoio di 2000 litri, previsto come da progetto, solo per gli usi igienico-sanitari»
testimonia come lo stesso non fosse in alcun modo riferito e calibrato sui profili di tutela dell’igiene e della sanità pubblica di competenza della ASL. Il secondo aspetto è che nonostante questa evidenza – sopravvenuta, diciamo: ma che avrebbe dovuto emergere tempestivamente – anche da parte della ASL si è tentato di temporeggiare sino alla tenuta dell’udienza del giorno 11 gennaio 2012. Stupisce come anche successivamente, a questa ostensione di “sospensione” del parere non sia seguito alcun altro atto, cosicché l’Autorizzazione della discarica continua ad essere operante, sebbene vi sia il fondato sospetto che realizzato con simili pozzi di monitoraggio l’intervento presenterebbe aspetti di criticità tali da comportare l’assunzione degli opportuni provvedimenti, quantomeno in ossequio al principio di precauzione. Anche perché lo stesso SIESP, nella comunicazione della sospensione del parere, forse per giustificare di non aver agito contro i pozzi CAM, parla di pozzi ARSSA, a conferma del fatto che un aspetto di tale rilevanza sia avvolto quantomeno nelle più oscure tenebre.
Si glissa su un aspetto formale piuttosto bizzarro: nella copia del parere del 3 ottobre 2008 allegata, che è stata acquisita, come si vede, dal SIESP Sulmona in data 5 novembre 2011, compare un timbro fisico di ricezione di Aciam S.p.A. del 7 ottobre 2008 (prot. 3391), che bene lumeggia quali giri facciano certe carte! Se lo erano perso e lo hanno chiesto al destinatario? Il discorso porterebbe lontano.
In ultimo, nel maggio 2012, i ricorrenti al Tar si sono visti costretti a diffidare i vari Uffici competenti della ASL per chiedere la loro determinazione sulla riserva che pare essere stata apposta sull’efficacia del parere e di provvedere ad adottare gli atti di spettanza. Inspiegabile, tutta questa inerzia, che però arriverà, con tutta probabilità, a scavallare la discussione definitiva del ricorso innanzi al Tar (fissata 13 giugno 2012). Si dispera di avere una risposta sostanziale (se non proprio la risposta)
Aciam S.p.A. comunica inopinatamente di essere disposta ad abbandonare il progetto esecutivo messo a gara (ed impugnato dai ricorrenti al Tar) per riabbracciare l’originario approvato
Perché farlo, se tutto è a posto?
ARTA rimette al Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo il verbale del sopralluogo del 2 dicembre precedente, con unito il proprio parere. Si evidenzia come la originaria discussione del ricorso fosse fissata – ed ARTA non poteva conoscere del rinvio, dovuto alla presentazione di motivi aggiunti proprio inerenti la fattispecie dei pozzi – per il giorno 11 gennaio 2012. In pratica, oltre quattro mesi non sono stati sufficienti non tanto per definire la procedura di riesame ma persino per acquisire, da parte dei ricorrenti, il parere di ARTA in tempo utile per vederlo trattare nell’udienza del ricorso (poi posposta per altra ragione).
Peraltro tale parere – impugnato dai ricorrenti innanzi al Tar – prosegue nella linea indicata dall’Autorizzazione, prefigurando lecita una indicazione a posteriori all’Autorizzazione dei pozzi di monitoraggio, limitandosi a chiedere una nuova loro ubicazione, peraltro rendendo in qualche modo facoltativa la proposta da riformularsi da parte di Aciam S.p.A. con l’incredibile inciso «qualora tecnicamente ed economicamente possibile». Questo passaggio, che interpretato in un certo modo andrebbe a consentire la disapplicazione di un obbligo di legge, è incredibile, ed integra, a nostro modesto avviso, più fattispecie penali
Aciam S.p.A., con propria nota prot. 1053, produce nuova proposta di modulazione dei pozzi. Come evidenziato nella memoria [documento 6] prodotta al Tar dai ricorrenti in data 6 aprile 2012 ci si trova dinanzi ad un elaborato che di nuovo ha una sola paginetta, con la prospettazione di cinque nuovi punti di monitoraggio del tutto sprovvisti dell’indicazione dei requisiti minimi che la norma richiede (dall’altimetria alla rappresentatività degli stessi). Soprattutto, nella nuova proposta Aciam S.p.A. non è presente alcun dato che possa far desumere che tecnicamente sia stato approfondito lo studio dello stato e della soggiacenza della falda, per raggiungere la quale si prevede di impiegare «attrezzature di perforazione in grado di raggiungere profondità di almeno trecento metri». Si continua ad ignorare tutto, di questa falda acquifera, persino l’andamento e la velocità di flusso.
Più che ad un’idea ponderata, si ha la sensazione di trovarsi dinanzi ad una scommessa proditoria, che proposta da alcuni può però condurre – essendosi evidenziata una totale sconoscenza di quel che è sotto il sito prescelto per la discarica: sconoscenza legata alle caratteristiche fisiche di quel luogo peculiare, e che avrebbe dovuto consigliare di desistere da molto tempo – ad una perdita collettiva di estrema rilevanza, insistendo su quel settore di Fucino un’attività agricola che verrebbe letteralmente spazzata via dalla minima contaminazione
I ricorrenti avverso l’Autorizzazione diffidano il Servizio Gestione Rifiuti a definire la procedura di riesame dell’Autorizzazione stessa.Tale Conferenza è ancora aperta, lungi dall’essere positivamente chiusa nei termini di legge (gg. 150) e persino in quelli che ragione e logica vorrebbero e pretendebbero, stante che su quell’Autorizzazione Integrata sta per pronunciarsi il Tar (13 giugno 2012, come detto). Questa è la sensazione che si desume dal deludentissimo riscontro fornito dal dottor Gerardini, che in pratica dice che chiuderà questa partita quando avrà le risorse (umane) necessarie a disposizione…
Non si vogliono chiudere i procedimenti ma si vogliono fare le discariche…
I fatti brevemente sopra descritti possono essere letti in due modi.
Il primo, è quello di assumere che tutte le Autorità chiamate a decidere – ed in primis il dirigente del Servizio Gestione Rifiuti – abbiano a cuore l’obiettivo di dotare di un impianto di discarica la Marsica (analoga applicazione non si è notata per l’Aquilano, e per molti altri ambiti abruzzesi) e che reputino tale scopo così importante da marciare compattamente contro molteplici evidenze che consiglierebbero maggiore cautele, se non di abbandonare il disegno. In quest’ottica, fuori dai molteplici profili di legittimità che debbono trovare vaglio e sanzione nelle opportune sedi, ci si trova, ad anni di avvio dalla procedura, dinanzi ad un soggetto pubblico/privato [che la legge pretende non sia più incaricato di svolgere determinati servizi (se non attraverso una sua ricostituzione attraverso le municipalità, che peraltro debbono provvedere a selezionare dei nuovi eventuali soci privati con pratiche e metodi di concorrenziali ad evidenza pubblica)] che insiste per realizzare Valle dei fiori, sostenendo che così si chiuda il ciclo dei rifiuti trattati nell’impianto di trattamento meccanico-biologico di Aielli, di sua proprietà. A tale scopo ha presentato un progetto, ed ottenuto la relativa Autorizzazione senonché detta Società Aciam S.p.A.:
– si è poi trovata nella necessità di mandare a monte la gara per l’affidamento dei lavori, bandita adducendo insostenibili motivi di pretesa urgenza;
– ha attestato falsamente di aver ottenuto il benestare del Consorzio Acquedottistico Marsicano per adibire a punti di monitoraggio dei pozzi di acqua potabile (!);
– ha dovuto rimangiarsi la localizzazione di detti punti di monitoraggio, producendone un’altra che è per molti versi, se possibile, ancor peggiore;
– ha dichiarato, nel progetto esecutivo messo a gara, di trattare anche i rifiuti di L’Aquila capoluogo e comprensorio (fattispecie smentita dal soggetto titolare di quei rifiuti);
– ha dovuto dichiarare di essere disposta ad abbandonare il progetto esecutivo messo a gara (realizzato da professionisti diversi rispetto a quello approvato dalla Regione) e mettere in cantiere il ritorno al progetto definitivo originario.
La situazione non è migliore se ci si sposta sul versante dei soggetti pubblici di questa vicenda, chiamati, al contrario del singolo privato (che persegue legittimamente il proprio tornaconto individuale) a garantire il vaglio imparziale delle istanze e il corretto svolgimento dei procedimenti, in un’ottica di preservazione dell’interesse generale.
– la ASL Avezzano L’Aquila Sulmona ha “sospeso” sei mesi fa il parere igienico-sanitario (del tutto inconferente, peraltro) rilasciato per asseverare il progetto di discarica ma si è ben guardata dal rilevare quali effetti da questa sospensione discendano, né ne ha prodotto un altro, per quanto formalmente diffidata a farlo;
– l’anno scorso si è aperta una Conferenza dei servizi per il riesame dell’Autorizzazione 4 febbraio 2010, che non si è chiusa, quando in effetti la definizione di tale procedimento sarebbe stata consigliabile avvenisse prima della trattazione del ricorso “principale” al Tar;
– si è consentito – giacché non lo si è impedito – che Aciam S.p.A. provvedesse a riformulare la proposta dei pozzi di monitoraggio ma ad oltre due mesi da tale proposta gli enti destinatari (SGR, ARTA, ASL) non hanno detto assolutamente nulla su tale documentazione.
Tutti questi comportamenti hanno il medesimo modulo, lo stesso verso: tendono a voler realizzare e vedere costruita questa discarica. L’afasia istituzionale registratasi negli ultimi mesi sembra avere avuto un unico obiettivo, che pare essere stato raggiunto: far discutere il ricorso prima di decidere alcunché su quanto pure investe profili molto rilevanti di rispettiva spettanza, sperando che il Tribunale Amministrativo tolga loro le castagne dal fuoco, magari con qualche censura di inammissibità formale o tecnico-giuridica che eviti persino la discussione nel merito dei motivi di ricorso addotti, che potrebbe certamente ingenerare qualche imbarazzo.
A pensare male si fa peccato ma… viene in rilievo la seconda possibilità di lettura.
I rifiuti rappresentano un affare non indifferente per chi li tratta. Le criticità nel settore recentemente registratesi in Abruzzo, in particolare sulla costa, fanno ben comprendere cosa possa significare, in termini di riscontro e ritorno economico, la detenzione di un impianto di discarica di esclusiva proprietà, e quale riverbero tutto ciò possa avere sulla debole politica paesana (non a caso quasi tutta allineata, su Valle dei fiori).
Ecco: fatta salva la verifica di legittimità chiesta con il ricorso amministrativo, occorrerebbe sottoporre ad uno stringente vaglio di legalità tutta questa serie di comportamenti concludenti sopra sommariamente descritti che, dispiegati da una serie di soggetti, con al centro il Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo, appaiono scarsamente informati all’interesse della collettività ad una sana ed efficace gestione del ciclo integrato dei rifiuti (dolosamente e drammaticamente equivocata, sui giornali, per un ribasso delle tariffe). L’evidenza che le contraddizioni registratesi nei vari procedimenti che hanno avuto al centro questo progetto di discarica convergono nella stessa direzione (e non possono, dunque, essere generate dal caso o dall’accidente, giacché caso ed accidente di norma fanno prendere agli accadimenti sentieri differenti tra loro) ingenera il sospetto che l’intero andazzo che si è dato alla questione, sia (oggettivamente) più funzionale a garantire le posizioni di alcune oligarchie politico-affaristiche che gli eccezionali profili della salvaguardia delle matrici ambientali e della stessa salute umana avrebbero preteso preservati, a volte con il semplice richiamare il principio di precauzione o gli ammonimenti del buon padre di famiglia. Il sospetto di tale subornazione è divenuto, nel tempo, personale certezza. Onestamente, se si osserva il fenomeno di lontano, dalla bizzarra teoria che un sistema di raccolta sottotelo del percolato esoneri dal realizzare i pozzi di monitoraggio sino all’impudico baco del mancato accertamento dell’idoneità di detti punti verificatosi a seguito della loro comunicazione da parte di Aciam S.p.A. del 30 marzo 2010, riesce veramente difficile credere alla buona fede di alcuni attori istituzionali. Quando, dopo anni di istruttorie, si deve prendere atto che la conoscenza della fisionomia della falda che la legge prescrive si tuteli, è ferma al livello tramandatoci dai nostri nonni (che forse ne sapevano anche di più), non si può che prendere laicamente atto dello stato delle cose e di una pervicace volontà ad arrivare ad ottenere questa discarica a tutti i costi.
A tutto questo può però porre riparo un Giudice…