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Timestamp: 2018-04-19 21:24:28+00:00
Document Index: 141765617

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 166', 'art. 2', 'art. 58', 'art.59', 'art.12', 'art. 184', 'art.12']

Natura giuridica del diritto di prelazione relativo ai beni culturali - WikiJus
di Daniele Minussi 18/04/2017
L'art. 30 della Legge 1089/39 (legge già abrogata dall'art. 166 del D.Lgs. 490/99, e la cui abrogazione è stata inoltre disposta dall'art. 2 e dall'allegato 1 del D.L. 200/08) prescriveva l'obbligo di denunciare al Ministero dei beni culturali "ogni atto, a titolo oneroso o gratuito, che trasmetta, in tutto o in parte" la proprietà o la detenzione del bene. Il disposto veniva sostanzialmente ribadito dall'art. 58 abrogato T.U. 490/99. Attualmente l'art.59 del Codice dei beni culturali (D. Lgs. 42/04 ) presenta una disposizione del tutto analoga, disponendo che "gli atti che trasferiscono in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o, limitatamente ai beni mobili, la detenzione di beni culturali sono denunciati al Ministero" nota1.
Ciò evidenzia il tratto saliente dell'ipotesi di prelazione in parola e che vale a distinguerla dagli altri casi di prelazione legale: che cioè essa riguarda necessariamente ipotesi concrete in cui è stato già concluso un contratto, un atto di alienazione nota2.
L'esercizio della prelazione si pone sostanzialmente nei termini della possibilità di procedere ad un riscatto ex lege (anche se l'analogia è soltanto apparente, stante il meccanismo della sospensione degli effetti dell'atto previsti dalla legge) rispetto ad una fattispecie negoziale già perfezionatasi. Queste connotazioni giuridiche evidenziano la difficoltà di attribuire al fenomeno in discorso la qualifica di prelazione in senso proprio.
Caratteristica essenziale della prelazione legale è infatti l'attivazione di un congegno in forza del quale il soggetto preferito entra come parte nel negozio non ancora perfezionato. L'acquisto che interviene a favore del soggetto titolare della prelazione trova origine nell'unico atto che infine si perfeziona, vale a dire quello che intercorre tra l'alienante e, appunto, l'acquirente preferito. Anzi, la prelazione legale opera in modo fisiologico quando il contratto da stipulare è stato appena abbozzato e non ancora concluso. E' soltanto successivamente, nel caso di violazione della preferenza, che si manifesta eventualmente il meccanismo del retratto, ciò che implica il subingresso del soggetto preferito nel negozio posto in essere in violazione della legge.
Nell'ipotesi in esame invece la denunzia interviene in esito ad un atto di alienazione già in tutto e per tutto perfetto, anche se sottoposto a condizione sospensiva nota3.
La fattispecie è stata qualificata dalla Cassazione (sia pure sotto il vigore delle previgenti disposizioni del 1939) come avente "una propria configurazione giuridica che si differenzia nettamente dalla prelazione legale". Nella prelazione artistica infatti "lo Stato agisce mediante l'esplicazione di un potere di supremazia e per il conseguimento di un interesse pubblico; in tal caso il trasferimento del bene si attua non già attraverso un rapporto negoziale, ma per effetto di una manifestazione della potestà di imperio dello Stato" (Cass. Civ. Sez. III, 2613/62 ) nota4. Questo inquadramento è stato confermato dalla giurisprudenza anche in tempi più recenti (Cass. Civ. Sez. Unite, 8079/92 ) e non pare possa essere revocato in dubbio neppure in esito all'emanazione del Codice del 2004 , il quale, anche sotto questo aspetto, non ha introdotto alcuna apprezzabile innovazione nota5.
Tornando all'ipotesi in esame, occorre assumere in separata considerazione il procedimento consistente nella denunzia, nel decorso del termine, nell'eventuale esercizio della prelazione nonchè della nullità che consegue all'inosservanza delle prescrizioni di legge.
La ratio della normativa, pure in esito alla novellazione, appare ispirata alla salvaguardia di interessi collettivi al fine di incrementare il patrimonio culturale pubblico. Da questo punto di vista possono essere reiterate le osservazioni già svolte sotto il vigore della legislazione previgente: cfr. Cozzuto Quadro, La prelazione artistica, in N.giur.civ.comm., II, 1985, p. 450.
In tal senso Balbinot, in Comm.breve al cod.civ. Leggi complementari, a cura di Alpa e Zatti, Padova, 1995, p. 849; Tamburrino, I vincoli unilaterali nella formazione progressiva del contratto, Milano, 1991, p. 162.
Evidenziava la diversità dei presupposti per l'esercizio della prelazione in esame rispetto ai requisiti propri delle altre fattispecie il Poggi, La circolazione dei beni culturali di proprietà privata, in Contratto e impresa, 1986, p. 423.
In tal senso anche Alibrandi e Ferri, I beni culturali e ambientali, Milano, 1978, p. 516, i quali ritenevano che la prelazione artistica fosse espressione della potestà domenicale dello Stato posta in essere attraverso un atto autoritativo e di imperio. Le stesse notazioni possono essere compiute anche oggi, sotto il vigore del nuovo Codice.
Distinta rispetto alla prelazione legale sommariamente descritta era l'ipotesi di prelazione a favore del Ministero relativamente alle alienazioni di beni immobili del demanio artistico o culturale appartenenti ad Enti pubblici territoriali di cui all'art.12 del D.P.R. 283/00, norma espressamente abrogata dall'art. 184 del D. Lgs. 42/04. La norma prevedeva infatti la facoltà per il Ministero di acquistare i beni "per i quali è stata avanzata richiesta di autorizzazione all'alienazione" da parte di Enti pubblici territoriali. La prelazione si atteggiava in tale ipotesi in modo essenzialmente differente rispetto a quella relativa agli atti di trasferimento di beni tra privati. Il Ministero aveva infatti la facoltà di acquistare i beni per i quali fosse stata avanzata richiesta di autorizzazione di alienazione al prezzo di base d'asta (art.12 D.P.R. cit.). Si comprende come nel caso in esame la prelazione riguardasse un'alienazione ancora da compiersi, abbinandosi all'eventuale retratto "incaso di vendita ad un prezzo inferiore a quello indicato dall'alienante..." (IV comma art. cit. 12 ).
ALIBRANDI - FERRI, I beni culturali e ambientali, Milano, 1978
BALBINOT, Comm.breve cod.civ. Leggi compl., 1995
COZZUTO QUADRO, La prelazione artistica, N.giur.civ.comm., II, 1985
POGGI, La circolazione dei beni culturali di proprietà privata, Contratto e impresa, 1986
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