Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_societario/2449
Timestamp: 2020-03-29 14:34:24+00:00
Document Index: 141353235

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 2400', 'art. 146', 'art. 2407', 'art. 2449']

Delle società con partecipazione dello Stato o di enti pubblici
I. Se lo Stato o gli enti pubblici hanno partecipazioni in una società per azioni che non fa ricorso al mercato del capitale di rischio, lo statuto può ad essi conferire la facoltà di nominare un numero di amministratori e sindaci, ovvero componenti del consiglio di sorveglianza, proporzionale alla partecipazione al capitale sociale.
II. Gli amministratori e i sindaci o i componenti del consiglio di sorveglianza nominati a norma del primo comma possono essere revocati soltanto dagli enti che li hanno nominati. Essi hanno i diritti e gli obblighi dei membri nominati dall'assemblea. Gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi e scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della loro carica.
III. I sindaci, ovvero i componenti del consiglio di sorveglianza, restano in carica per tre esercizi e scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo al terzo esercizio della loro carica.
IV. Alle società che fanno ricorso al capitale di rischio si applicano le disposizioni del sesto comma dell'articolo 2346. Il consiglio di amministrazione può altresì proporre all'assemblea, che delibera con le maggioranze previste per l'assemblea ordinaria, che i diritti amministrativi previsti dallo statuto a favore dello Stato o degli enti pubblici siano rappresentati da una particolare categoria di azioni. A tal fine è in ogni caso necessario il consenso dello Stato o dell'ente pubblico a favore del quale i diritti amministrativi sono previsti.
Società di capitali a partecipazione pubblica - Azione di responsabilità nei confronti degli organi sociali e dei dipendenti - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza - Fondamento - Giurisdizione contabile - Configurabilità - Condizioni.
Il danno al patrimonio di una società a partecipazione pubblica conseguente a "mala gestio" da parte degli amministratori (o componenti dell'organo di controllo) e dei dipendenti, non è qualificabile in termini di danno erariale, inteso come pregiudizio direttamente arrecato al patrimonio dello Stato o di altro ente pubblico che della detta società sia socio, atteso che la distinzione tra la società di capitali e i singoli soci e la piena autonomia patrimoniale della prima rispetto ai secondi non consentono di riferire al patrimonio del socio pubblico il danno che l'illecito comportamento degli organi sociali abbia eventualmente arrecato al patrimonio dell'ente, né di configurare un rapporto di servizio tra l'ente medesimo e l'agente; pertanto, la domanda con la quale si fa valere la responsabilità degli organi sociali resta generalmente devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, mentre quella della Corte dei conti è ravvisabile eccezionalmente nelle due specifiche fattispecie delle società "in house" e delle società "legali", caratterizzate, rispettivamente, da una struttura corrispondente ad un'articolazione interna alla stessa P.A. (cui è immanente il rapporto di servizio tra quest'ultima e gli amministratori e dipendenti della società) e da uno statuto speciale che consente di qualificarle come sostanziali enti pubblici. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 Settembre 2019, n. 22712. Segue...
Società per azioni - Società partecipata da ente locale - Revoca dell'amministratore - Controversia - Giurisdizione amministrativa - Esclusione.
In tema di società per azioni partecipata da ente locale, ove l’amministratore nominato dal socio pubblico ne impugni l’atto di revoca, la controversia appartiene alla giurisdizione ordinaria e non alla giurisdizione amministrativa, trattandosi di atto “jure privatorum” e non “jure imperii”, alla luce della clausola ermeneutica generale ex art. 4, comma 13, del d.l. n. 95 del 2012, conv. in legge n. 135 del 2012. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2015. Segue...
Società in house - Disciplina del codice civile - Applicabilità - Applicazione delle procedure concorsuali - Società costituite nelle forme del codice civile ed aventi ad oggetto attività commerciale - Assoggettabilità fallimento - Fattispecie in tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi
Società in house - Società costituite nelle forme del codice civile ed avente ad oggetto l’attività commerciale - Assoggettabilità a fallimento - Irrilevanza dell’effettivo esercizio dell’attività - Qualità di imprenditore commerciale acquisita al momento della costituzione - Identificazione sulla base dello statuto.
E’ di interpretazione autentica la norma di cui al D.L. n.95/12, convertito in L. 135/2012, che ha dettato, in materia di società a partecipazione pubblica, una disposizione di generale rinvio alla disciplina codicistica delle società di capitali, precisando che: “Le disposizioni del presente articolo e le altre disposizioni, anche di carattere speciale, in materia di società a totale o parziale partecipazione pubblica si interpretano nel senso che, per quanto non diversamente stabilito e salvo deroghe espresse, si applica comunque la disciplina dettata dal codice civile in materia di società di capitali” (art. 4, comma 13). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un’attività commerciale sono assoggettabili a fallimento, indipendentemente dall’effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, non dall’inizio del concreto esercizio dell’attività d’impresa, al contrario di quanto avviene per l’imprenditore commerciale individuale. Sicché, mentre quest’ultimo è identificato dall’esercizio effettivo dell’attività, relativamente alle società commerciali è lo statuto a compiere tale identificazione, realizzandosi l’assunzione della qualità in un momento anteriore a quello in cui è possibile, per l’impresa non collettiva, stabilire che la persona fisica abbia scelto, tra i molteplici fini potenzialmente raggiungibili, quello connesso alla dimensione imprenditoriale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 13 Ottobre 2014. Segue...
Revoca dei membri del collegio sindacale – Per effetto della cessazione del mandato al sindaco – Automatismo della revoca – Esclusione..
In virtù di una interpretazione costituzionalmente orientata, ai componenti del collegio sindacale, non è applicabile l'art. 6, comma 3, L.R. 30/2000: l’automaticità della decadenza ivi prevista, dipendente dalla cessazione del mandato del Sindaco, operando ope legis, impedirebbe, con riferimento ai componenti del Collegio Sindacale, qualunque controllo giurisdizionale circa la sua correttezza (ricorrenza di una giusta causa della revoca) in base all'art. 2400 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 13 Febbraio 2013. Segue...
Collegio sindacale - Nomina e cessazione dei sindaci - Società partecipate da enti pubblici - Applicazione dell'articolo 2400 c.c. - Giusta causa e approvazione del tribunale - Necessità..
Le disposizioni contenute nell'articolo 2400 c.c. in tema di nomina e di cessazione dall'ufficio dei sindaci sono applicabili anche alle ipotesi di revoca dei sindaci di società partecipate da enti pubblici ai sensi dell'articolo 2449 c.c., con la conseguenza che anche per siffatta revoca, devono ritenersi operanti il limite della giusta causa e della necessità di approvazione da parte del tribunale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 13 Febbraio 2013. Segue...
Società con partecipazione pubblica - Revoca dei sindaci - Manifestazione di volontà privatistica inerente la qualità di socio..
L'atto di revoca dei sindaci delle società con partecipazione pubblica previsto dall'articolo 2449 c.c. è espressione di una facoltà inerente la qualità di socio e, come tale, è manifestazione di una volontà essenzialmente privatistica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 13 Febbraio 2013. Segue...
Collegio sindacale - Nomina fiduciaria degli organi societari demandata al sindaco del comune - Articolo 6, comma 3, della Legge della Regione Sicilia n. 30/2000 - Applicazione ai membri del collegio sindacale nominati dall'ente locale azionista delle società partecipate - Esclusione..
L'articolo 6, comma 3, della Legge della Regione Sicilia n. 30/2000, il quale prevede che le nomine fiduciarie demandate ai sindaci decadono nel momento della cessazione del mandato, non è applicabile alle ipotesi di revoca dei membri del collegio sindacale nominati dall'ente locale che sia azionista della società partecipata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 13 Febbraio 2013. Segue...
Società con partecipazione dello Stato o di enti pubblici – Facoltà di nomina di amministratori, sindaci o componenti del consiglio di sorveglianza – Concetto di proporzionalità della partecipazione al capitale sociale – Corrispondenza della quota di rappresentanza alla percentuale della partecipazione – Arrotondamenti..
La norma contenuta nell'articolo 2449, codice civile, secondo la quale la facoltà di nominare i componenti degli organi amministrativi e di controllo riservata dallo statuto allo Stato o a enti pubblici è “proporzionale alla partecipazione al capitale sociale”, deve essere interpretata nel senso che la quota di rappresentanza nominata da detti soggetti deve essere approssimativamente uguale, in termini percentuali, a quella della partecipazione nella società, con i gli eventuali limiti che si dovessero rendere necessari per arrotondare i dati per eccesso o per difetto ai fini della loro compatibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ragusa, 21 Dicembre 2010. Segue...
Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - In genere - Fallimento - Azione di responsabilità esercitata dal curatore - Natura contrattuale - Conseguenze - Novità delle operazioni intraprese dopo lo scioglimento della società - Onere della prova - Spettanza - A carico dell'attore
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Organi - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - Legittimazione del curatore - Natura contrattuale dell'azione - Conseguenze - Novità delle operazioni successive allo scioglimento della società - Onere della prova - Spettanza - A carico del curatore - Effetti.
L'azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento ai sensi dell'art. 146 legge fall., ha natura contrattuale e carattere unitario ed inscindibile, risultando frutto della confluenza in un unico rimedio delle due diverse azioni di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ.; ne consegue che, mentre su chi la promuove grava esclusivamente l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni ed il nesso di causalità tra queste ed il danno verificatosi, incombe, per converso, su amministratori e sindaci l'onere di dimostrare la non imputabilità a sè del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti; pertanto, l'onere della prova della novità delle operazioni intraprese dall'amministratore successivamente al verificarsi dello scioglimento della società per perdita del capitale sociale, compete all'attore e non all'amministratore convenuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2008, n. 25977. Segue...
Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - In genere - Società mista con partecipazione di un Comune - Aumento di capitale - Accollo da parte di un socio privato dell'obbligo di versare i tre decimi dovuti dal Comune, in attesa di un finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti - Impugnazione da parte degli altri soci privati - Giurisdizione ordinaria - Sussistenza - Fondamento. .
Spetta al giudice ordinario la giurisdizione in ordine alla domanda proposta da alcuni dei soci privati di una società mista costituita con la partecipazione di un Comune per ottenere la dichiarazione d'illegittimità dell'accordo intervenuto tra l'ente pubblico ed un altro socio privato, con cui quest'ultimo si sia accollato l'obbligo del primo di versare i tre decimi di un aumento di capitale da esso sottoscritto, nelle more dell'ottenimento da parte del Comune di un finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti. Si tratta infatti di una normale controversia di tipo civile-societario, che non attiene all'esercizio di un pubblico potere, non essendo consentito all'Amministrazione comunale d'incidere unilateralmente sullo svolgimento dei rapporti sociali e sull'attività della società mediante i propri poteri autoritativi e discrezionali, ma solo avvalendosi degli strumenti previsti dal diritto societario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 Luglio 2006, n. 17287. Segue...
Responsabilità solidale dei sindaci per i comportamenti illegittimi degli amministratori - Portata - Suo modellamento su quella degli amministratori - Conseguenze - Configurabilità - Condizioni - Fattispecie in tema di inosservanza, da parte di amministratori, del divieto di compimento di nuove operazioni in presenza di una causa di scioglimento della società.
La responsabilità concorrente dei sindaci di una società per azioni per i comportamenti illegittimi degli amministratori ex art. 2407, secondo comma, cod. civ., è modellata su quella degli amministratori medesimi. Pertanto, essi possono essere chiamati a rispondere, in via solidale con questi ultimi, dei danni cagionati non solo alla società o ai creditori sociali, ma anche ai terzi, o a singoli soci, da fatti od omissioni attribuibili agli amministratori, tutte le volte in cui non abbiano adeguatamente vigilato in conformità agli obblighi della loro carica. Ne consegue che la responsabilità dei sindaci è configurabile, ove ad essi sia addebitabile una tale omissione, anche in caso di violazione, da parte degli amministratori, del divieto, posto dall'art. 2449, primo comma, cod. civ., di intraprendere nuove operazioni in presenza di una causa di scioglimento della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 Marzo 2000, n. 2624. Segue...