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Timestamp: 2020-05-28 05:22:53+00:00
Document Index: 140711706

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Sentenza Cassazione Civile n. 14420 del 15/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14420 del 15/07/2016
Cassazione civile sez. III, 15/07/2016, (ud. 29/01/2016, dep. 15/07/2016), n.14420
sul ricorso 11274/2013 proposto da:
difeso dall’avvocato FIORELLA NENCI giusta procura speciale a
procuratori speciali C.P. e C.
F., elettivamente domiciliata in ROMA, V. GUIDO D’AREZZO
32, presso lo studio dell’avvocato ALBERTO CAVALIERE, che la
avverso la sentenza n. 1332/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata l’08/03/2012, R.G.N. 8138/2005;
29/01/2016 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FRASCA;
udito l’Avvocato PROVVIDENZA ORNELLA PISA per delega;
PATRONE Ignazio, che ha concluso per il rigetto.
p.2. Nella sentenza di primo grado il Tribunale di Velletri, dopo avere nel coso del giudizio proceduto all’istruzione della causa con una c.t.u. riguardo alle lesioni sofferte dall’attore, rigettava la domanda accogliendo l’eccezione di prescrizione del diritto all’indennizzo per decorso del termine annuale allora previsto dall’art. 2952 c.c., comma 2, nel testo applicabile alla vicenda e ciò sull’assunto che fra la data del sinistro e quella di una richiesta stragiudiziale di indennizzo formulata dal G. il 10 maggio del 2000 fosse decorso il detto termine.
p.3. Sull’appello del G. che prospettava l’erroneità dell’individuazione del dies a quo del termine prescrizionale dal momento del sinistro che aveva cagionato le lesioni, anzichè dal momento in cui con un certificato medico era stata evidenziata la stabilizzazione delle sue condizioni di salute con un esito di invalidità permanente, la Corte territoriale, invocando i principi di diritto di cui a Cass. n. 2587 del 2002 e n. 701 del 2004, ha disatteso detta prospettazione, rilevando che tra la data della denuncia del sinistro avvenuta il 22 ottobre 1998 e la richiesta di indennizzo formulata il 10 maggio del 2000 il termine prescrizionale appariva decorso.
p.1. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente deduce “violazione di norme di diritto di cui agli artt. 2952 e 2943 c.c., e di cui all’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3”, nonchè “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio” e “omessa valutazione di prove, in relazione all’art. 2952 c.c., ed all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.
Tale assunto è sostenuto ponendo in evidenza che la Corte capitolina, nell’esternare la motivazione di infondatezza: a) ha innanzitutto dato atto che il qui ricorrente aveva dedotto con l’appello “che il Tribunale aveva errato laddove riteneva di dover far decorrere la prescrizione del diritto azionato non già dalla stabilizzazione degli esiti dell’infortunio quanto, piuttosto, dalla data dell’evento lesivo dell’appello”; b) ha poi detto essere pacifico che “le uniche comunicazioni trasmesse dal Giovenale alla compagnia assicurativa sono rappresentate dalla denuncia di infortunio”, risalente al 22 ottobre 1998 e dalla richiesta di indennizzo inoltrata il 10 maggio 2000; c) di seguito ha osservato che “tra le due comunicazioni, pertanto, intercorse un termine superiore all’anno, di tal che, seguendo la tesi accolta nella sentenza impugnata” non vi era dubbio circa la maturazione della prescrizione; d) ha, poi, però proseguito osservando che “laddove, invece, la tempestività (ai fini della interruzione del termine di prescrizione) della comunicazione inoltrata nel mese di ottobre del 2000 si fonderebbe, secondo l’appellante, sulla circostanza secondo cui soltanto nel corso del 1999 (e, comunque, in data di molto successiva alla data dell’incidente) egli avrebbe avuto contezza piena degli esiti dell’infortunio essendo stato pertanto stato (sic) solo in quel momento in grado di esercitare il proprio diritto”; e) ha, quindi, osservato che il motivo di appello non è fondato” evocando quello che ha indicato come costante orientamento della giurisprudenza di legittimità e riproducendo le massime ufficiali di Cass. n. 2587 del 2002 (peraltro solo parzialmente, cioè quanto al principio di diritto, secondo cui “In tema di assicurazione privata contro gli infortuni, la fattispecie costitutiva del diritto all’indennizzo si perfeziona solo nel momento in cui l’evento lesivo o morboso si traduca o si evidenzi in uno dei fatti coperti dalla garanzia assicurativa, con la conseguenza che, da questo momento, decorre la prescrizione annuale ai sensi dell’art. 2952 c.c.”; e non quanto alla specie indicata in questi termini: (Nell’affermare il principio di diritto che precede, la S.C. ha cassato la sentenza d’appello rilevando che il giudice di merito, pur applicando correttamente il suddetto principio, non, in concreto, accertato l’epoca di verificazione del fatto “de quo”, atteso che, in tema di assicurazione privata dell’invalidità temporanea, e salva diversa pattuizione, deve intendersi come “fatto coperto dall’assicurazione” ciascun giorno d’invalidità, sicchè è dalla scadenza di questo che decorre il termine iniziale di prescrizione)”) e di Cass. n. 701 del 2002 (“Il momento iniziale di decorrenza del termine di prescrizione dei diritti derivanti dal contratto di assicurazione, previsto dall’art. 2952 c.c., comma 3, con norma speciale rispetto alla regola generale fissata dall’art. 2935 c.c., va individuato in quello in cui si verifica l’evento dannoso coperto dalla garanzia assicurativa, ovvero, nel caso di specie, l’invalidità permanente conseguita alla malattia, e non nel momento in cui interviene la valutazione del grado di invalidità, che si realizza in un momento logicamente e cronologicamente successivo a quello in cui si è manifestato l’evento dannoso coperto dalla garanzia assicurativa”).
p.1.2. In relazione a siffatto atteggiarsi della motivazione si sostiene che la Corte territoriale avrebbe mostrato di condividere l’idea che il dies a quo della prescrizione non decorresse dalla data dell’evento fonte di danno, bensì dal momento in cui “l’evento lesivo o morboso si traduca in uno dei fatti coperti dalla garanzia”, onde, dovendosi nella specie questo momento identificare nel rilascio dei due certificati medici del 21 aprile e del 19 magio 1999, risulterebbe del tutto inspiegabile ch’Essa abbia rigettato l’appello.
In buona sostanza si imputa a quella Corte di avere mal ragionato in diritto avendo espresso concetti giuridici in sè contraddittori ed il cui risultato si sarebbe concretato anche e proprio nel disattendere i due principi di diritto evocati.
La Corte avrebbe dovuto spiegare perchè tale prospettazione in iure fosse infondata e tale spiegazione non risulta affatto fornita tramite la mera riproduzione dei due ricordati principi di diritto:
in primo luogo perchè nessuna giustificazione è stata data del come e perchè essi si attaglierebbero alla vicenda, in secondo luogo perchè se la motivazione si riducesse alla loro enunciazione, sarebbe palesemente priva di pregio.
Si ricorda, in proposito che la lontana, ma sempre attuale Cass. n. 4735 del 1992 aveva statuito che: “Nel contratto di assicurazione privata contro gli infortuni da cui sia derivato un evento produttivo di lesioni corporali che abbiano determinato ricoveri ospedalieri, invalidità temporanea totale o parziale, postumi invalidanti di carattere permanente o la morte dell’infortunato, la fattispecie costitutiva del diritto all’indennizzo si perfeziona solo nel momento in cui l’evento lesivo o morboso si traduca o si evidenzi in uno dei fatti coperti dalla garanzia assicurativa con la conseguenza che è da questo momento, piuttosto che da quello dell’infortunio, che decorre la prescrizione annuale del diritto dell’assicurato, ai sensi dell’art. 2952 c.c.. Pertanto, l’assicuratore che intende oppone la prescrizione annuale del diritto fatto valere dall’assicurato ha l’onere di provare non la data del sinistro ma quella in cui si è manifestato l’evento dannoso coperto dalla garanzia assicurativa e dalla quale, quindi, il diritto avrebbe potuto essere fatto valere nei suoi confronti”.
Nel solco dell’insegnamento somministrato da tale decisione si collocò, del resto, anche la stessa Cass. n. 701 del 2004(evocata dalla corte capitolina), che la richiamò espressamente in motivazione.
Osservò in quell’occasione questa Corte quanto segue: “Con il primo motivo il ricorrente deduce la “Violazione e falsa applicazione degli artt. 2934 e 2935 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”, per avere la Corte d’appello erroneamente ritenuto, con riferimento al diritto all’indennità assicurativa per invalidità permanente, che il decorso del termine prescrizionale abbia inizio dalla data dell’ultima prescrizione medica di cure (nella specie per esiti di lussazione). Il motivo è fondato. La Corte di merito ha affermato il principio che il termine di prescrizione del diritto all’indennizzabilità dei danni da invalidità permanente si identifica con la manifestazione compiuta di questa, divenuta, pertanto realtà obiettiva. In applicazione di tale principio ha poi ritenuto – in tal modo ritenendo non decorso il termine di prescrizione – che la compiuta manifestazione del postumo invalidante, nella sua definitiva esatta dimensione era da ravvisarsi con la guarigione, cioè alla “scadenza dei trenta giorni prescritti nell’ultimo certificato medico” inviato dall’infortunato. La Corte territoriale, pur muovendo da un corretto principio di diritto, ne ha fatto tuttavia falsa applicazione, identificando automaticamente la compiuta manifestazione dell’invalidità permanente con la scadenza della prognosi contenuta nell’ultimo certificato medico inviato dall’infortunato.
La giurisprudenza di questa Corte è da tempo ferma nel ritenere che in tema di contratto di assicurazione privata contro gli infortuni, la fattispecie costitutiva del diritto all’indennizzo si perfeziona solo nel momento in cui l’evento lesivo o morboso si traduca o si evidenzi in uno dei fatti coperti dalla garanzia assicurativa, con la conseguenza che da questo momento decorre la prescrizione annuale ai sensi dell’art, 2952 c.c. (da ultimo, Cass. 17 aprile 1992, n. 4735;
11 maggio 1994, n. 4596; prima ancora Cass. 10 agosto 1979, n. 4653;
17 febbraio 1981, n. 956; 12 novembre 1984, n. 5698). Più specificamente si è affermato – come peraltro ricordato dagli stessi giudici di merito – che, con riferimento all’invalidità permanente, il termine iniziale di prescrizione va individuato “nel momento del verificarsi in modo concreto di un fatto e fenomeno, già divenuto realtà obiettiva” (Cass. 19 giugno 1981, n. 4030). E’ dunque al dato “obiettivo” del sorgere dell’invalidità permanente indennizzabile che deve farsi riferimento, prescindendo da circostanze estrinseche quali l’invio, in sequenza, di certificati medici da parte dell’infortunato attestanti la necessità di cure (nel caso di specie per “esiti di lussazione”), che somministra elementi equivoci circa l’esistenza o meno dello stato invalidante. L’invio di certificati medici, infatti, potrebbe sia indicare un processo evolutivo morboso in atto non ancora concretatosi nell’invalidità indennizzabile, ma che al suo esito porta ad evidenza tale stato; sia, al contrario, rappresentare una situazione nella quale si manifesta un progressivo aggravamento dell’invalidità, già in atto; sia, infine, dimostrare l’esistenza di uno stato morboso non concretizzante invalidità permanente, che potrebbe sorgere anche in epoca successiva o non sorgere affatto”.
p.1.2.3. Emerge, dunque, che la totale pretermissione della considerazione del rilievo dei certificati alla stregua dei principi di diritto cui la stessa Corte capitolina ha dichiarato di rifarsi, nonchè l’omessa considerazione dell’essere a carico dell’assicuratrice, una volta da essa opposta la prescrizione, la prova (piuttosto che della data del sinistro) della data del verificarsi dell’evento dannoso nella dimensione evidenziatrice coperta dalla garanzia assicurativa, evidenzia una situazione in cui la motivazione in iure risulta inesistente.
Poichè la sua formulazione postula la loro valutazione e l’applicazione proprio dell’indicata regola dell’onere della prova, si impone la cassazione con rinvio della pronuncia impugnata, che dovrà fornire adeguata motivazione nei termini di cui si è detto.
E’ superfluo a questo punto riferire delle ulteriori argomentazioni a sostegno del primo motivo.
p.2. Con il secondo motivo si deduce “violazione di norme di diritto di cui agli artt. 2952, 2944 e 2935 c.c., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3”, nonchè “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo del giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.
Senonchè si tratta di quaestiones iuris che non suppongono accertamenti di fatto e che sia il giudice d’appello sia la stessa Corte di cassazione avrebbero potuto e possono rilevare dai documenti che sono in atti.
Ciò, giusta il principio di diritto secondo cui “Poichè nel nostro ordinamento le eccezioni in senso stretto, cioè quelle rilevabili soltanto ad istanza di parte, si identificano o in quelle per le quali la legge espressamente riservi il potere di rilevazione alla parte o in quelle in cui il fatto integratore dell’eccezione corrisponde all’esercizio di un diritto potestativo azionabile in giudizio da parte del titolare e, quindi, per svolgere l’efficacia modificativa, impeditiva od estintiva di un rapporto giuridico suppone il tramite di una manifestazione di volontà della parte (da sola o realizzabile attraverso un accertamento giudiziale), l’eccezione di interruzione della prescrizione integra un’eccezione in senso lato e non in senso stretto e, pertanto, può essere rilevata d’ufficio dal giudice sulla base di elementi probatori ritualmente acquisiti agli atti, dovendosi escludere, altresì, che la rilevabilità ad istanza di parte possa giustificarsi in ragione della (normale) rilevabilità soltanto ad istanza di parte dell’eccezione di prescrizione, giacchè non ha fondamento di diritto positivo assimilare al regime di rilevazione di una eccezione in senso stretto quello di una controeccezione, qual è l’interruzione della prescrizione”. (Cass. sez. un. n. 15661 del 2005).
La sentenza impugnata dovrebbe, dunque, cassarsi in applicazione del principio di diritto secondo cui “Nell’assicurazione contro i danni, la previsione della perizia contrattuale, rendendo inesigibile il diritto all’indennizzo fino alla conclusione delle operazioni peritali, sospende fino a tale momento la decorrenza del relativo termine di prescrizione ex art. 2952 c.c., comma 2; a condizione, tuttavia, che il sinistro sia stato denunciato all’assicuratore entro il termine di prescrizione del diritto all’indennizzo, decorrente dal giorno in cui si è verificato, in tal modo potendosi attivare la procedura di accertamento del diritto ed evitandosi che la richiesta di indennizzo sia dilazionata all’infinito”. (Cass. n. 3961 del 2014;
anteriormente Cass. n. 8764 del 2009).
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 29 gennaio 2016.