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Timestamp: 2016-12-03 11:32:09+00:00
Document Index: 90289107

Matched Legal Cases: ['art. 461', 'art. 24', 'art. 6', 'art. 464', 'art. 557', 'art. 461', 'art. 20', 'art. 460', 'art. 162', 'art. 175', 'art. 141', 'art. 162', 'art. 141', 'art. 464', 'art. 557', 'art. 456', 'art. 552', 'art. 456', 'art. 557', 'art. 456', 'art. 557', 'art. 444', 'art. 557', 'art. 464', 'art. 456', 'art. 556', 'art. 464', 'art. 557', 'art. 3', 'art. 552', 'art. 557', 'art. 464', 'art. 557', 'art. 459', 'art. 464', 'art. 464', 'art. 552', 'art. 464', 'art. 446', 'art. 3']

Art. 557 cod. proc. penale: Procedimento per decreto
Codice proc. penale agg. al 9 Apr 2015
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	1. Con l’atto di opposizione l’imputato chiede al giudice di emettere il decreto di citazione a giudizio ovvero chiede il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena a norma dell’articolo 444 o presenta domanda di oblazione.
2. Nel giudizio conseguente all’opposizione, l’imputato non può chiedere il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena su richiesta, né presentare domanda di oblazione. In ogni caso, il giudice revoca il decreto penale di condanna.
3. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto, in quanto applicabili.
Giurisprudenza annotataProcedimento per decreto
È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 461, comma 1, e 464, comma 3, c.p.p., censurati, in riferimento agli art. 24, comma 2, e 111, comma 3, cost., nonché all'art. 6 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui non consentono all'imputato, "nel giudizio conseguente all'opposizione al decreto penale di condanna, di discostarsi dal rito prescelto nell'opposizione stessa". Posto che il giudizio a quo si svolge davanti al tribunale in composizione monocratica, per il relativo procedimento la preclusione che il rimettente mira a rimuovere è sancita, non già dall'art. 464, comma 3, c.p.p., ma dall'art. 557, comma 2, c.p.p., non coinvolto nello scrutinio; inoltre, la questione difetta di rilevanza, giacché la mera "anticipazione" dell'intento dell'imputato di richiedere il rito alternativo, che volesse eventualmente ritenersi implicita nell'eccezione di costituzionalità formulata dal difensore, non varrebbe comunque a rendere la questione stessa attualmente pregiudiziale rispetto alla definizione del giudizio a quo; infine il rimettente muove dal presupposto, implicito e indimostrato, che il termine di quindici giorni per proporre opposizione al decreto di condanna - e, conseguentemente, per effettuare la scelta dell'eventuale rito alternativo nell'ambito del procedimento per decreto - decorra esclusivamente, ai sensi dell'art. 461, comma 1, c.p.p., dalla notificazione del decreto all'imputato, ma non tiene conto della circostanza che - a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 20 l. 6 marzo 2001 n. 60, il decreto di condanna deve essere attualmente notificato, non più al solo imputato, ma anche al difensore di ufficio (all'uopo designando) o al difensore di fiducia eventualmente nominato (art. 460, comma 3, c.p.p.), ed ha quindi omesso di verificare la praticabilità di una interpretazione del quadro normativo diversa da quella posta a base dei dubbi di costituzionalità prospettati e tale da determinarne il possibile superamento (sent. n. 102 del 2002; ordd. n. 69, 301 del 2008, 117, 155, 171, 193, 244, 256 del 2009).
Corte Costituzionale 18 febbraio 2010 n. 55 L'errore "quoad poenam" contenuto nel decreto penale di condanna, consistente nella irrogazione da parte del giudice di una pena cumulativa anziché alternativa in relazione a contravvenzione oblabile ex art. 162 bis c.p., legittima l'imputato a richiedere l'ammissione all'oblazione speciale nel termine di giorni dieci dalla notifica contestualmente all'atto di opposizione, termine insuscettibile di restituzione ex art. 175 c.p.p. in quanto al suo inutile decorso consegue la preclusione processuale derivante dal combinato disposto degli art. 141 disp. att. c.p.p. 464 comma 3 e 557 comma 2 c.p.p. Rigetta, Trib. Salerno, 20 Aprile 2007
Cassazione penale sez. III 20 febbraio 2008 n. 12914 In caso di opposizione a decreto penale di condanna non è consentito all'imputato presentare domanda di oblazione nel giudizio instaurato a seguito dell'opposizione, senza alcuna distinzione tra oblazione ordinaria ed oblazione discrezionale ex art. 162 bis c.p., atteso che in materia rilevano le disposizioni di cui all'art. 141 disp. att. c.p.p. (procedimento di oblazione) e le modificazioni introdotte con la l. n. 479 del 1999 agli art. 464 comma 3 e 557 comma 2 c.p.p., in base alle quali la domanda di oblazione deve essere presentata entro il termine di giorni quindici dalla notificazione del decreto penale, contestualmente all'atto di opposizione.
Cassazione penale sez. III 08 marzo 2006 n. 12939 Nel caso di opposizione a decreto penale per reati di competenza del tribunale in composizione monocratica, dovendosi osservare, ai sensi dell'art. 557, comma 3, c.p.p. "le disposizioni del titolo V del libro VI, in quanto applicabili" il termine di comparizione dev'essere individuato in quello di 30 gg. previsto per il giudizio immediato dall'art. 456, comma 3, c.p.p. e non in quello maggiore previsto dall'art. 552, comma 3, c.p.p., per la citazione diretta davanti al tribunale monocratico.
Cassazione penale sez. IV 29 settembre 2003 n. 43366 Nel giudizio conseguente ad opposizione a decreto penale che si svolge davanti al giudice monocratico, anche dopo la riforma operata con la legge n. 479 del 1999, il termine per la comparizione è quello di 30 gg. previsto dall'art. 456, comma 3, c.p.p., in quanto il richiamo operato dal nuovo comma 3 dell'art. 557 c.p.p. alle disposizioni che regolano il procedimento per decreto davanti al tribunale in composizione collegiale in quanto compatibili, non esclude l'utilizzo del termine previsto per il giudizio immediato che pure è incompatibile con il rito davanti al giudice monocratico, in quanto il procedimento monitorio deve essere improntato a criteri di economicità e speditezza.
Cassazione penale sez. III 09 aprile 2003 n. 24346
Nel giudizio conseguente ad opposizione a decreto penale che si svolge davanti al giudice monocratico, anche dopo la riforma operata con la l. n. 479 del 1999, il termine per la comparizione è quello di trenta giorni previsto dall'art. 456 comma 3 c.p.p., in quanto il richiamo operato dal nuovo comma 3 dell'art. 557 c.p.p. alle disposizioni che regolano il procedimento per decreto davanti al tribunale in composizione collegiale in quanto compatibili, non esclude l'utilizzo del termine previsto per il giudizio immediato che pure è incompatibile con il rito davanti al giudice monocratico, in quanto il procedimento monitorio deve essere improntato a criteri di economicità e speditezza.
Cassazione penale sez. III 09 aprile 2003 n. 24346 Nel caso in cui il g.i.p., a seguito di opposizione a decreto penale, rigetti l'istanza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. per incongruità della stessa, ma emetta, in luogo del decreto di citazione a giudizio ai sensi dell'art. 557 comma i c.p.p., il decreto di giudizio immediato ai sensi dell'art. 464 c.p.p., con la conseguenza che al difensore è notificato unicamente l'avviso previsto dall'art. 456 ultimo comma c.p.p., nel quale non è riportato per intero il capo di imputazione, ma solo l'indicazione dell'articolo di legge che si assume violato, si verifica una mera irregolarità, senza che sia ravvisabile riscontrare alcuna nullità, posto che nessuna opzione difensiva risulta preclusa e che il decreto di giudizio immediato contiene i medesimi elementi indicati come essenziali nel decreto di citazione.
Tribunale Varese 25 settembre 2002
Sono manifestamente inammissibili le q.l.c. degli art. 556 comma 1 e 448 comma 1 c.p.p., ovvero, in alternativa, dell'art. 464, in quanto richiamato dall'art. 557 comma 3 dello stesso codice, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui non prevedono che l'imputato nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica possa reiterare, nel giudizio conseguente all'opposizione a decreto penale di condanna, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, la richiesta di patteggiamento tempestivamente presentata unitamente all'atto di opposizione al predetto decreto e non accolta per mancato consenso o dissenso del p.m. ovvero per rigetto da parte del g.i.p., in quanto le questioni sono formulate in forma alternativa, senza puntualizzare le norme effettivamente attinte dal dubbio di costituzionalità: così devolvendo alla Corte il compito - proprio del giudice rimettente - di individuare la sede normativa all'interno della quale iscrivere la pronuncia additiva che viene sollecitata.
Corte Costituzionale 30 gennaio 2002 n. 4 Nel giudizio conseguente ad opposizione a decreto penale che si svolge davanti al giudice monocratico, dopo la riforma operata con la l. n. 479 del 1999, il termine dilatorio per la comparizione è quello di sessanta giorni stabilito dall'art. 552 comma 3 c.p.p., atteso che il disposto del nuovo art. 557 c.p.p. (secondo il quale per il procedimento monitorio si osservano le disposizioni che regolano il procedimento per decreto davanti al tribunale in composizione collegiale) opera solo in quanto le norme richiamate siano applicabili anche al rito davanti al giudice monocratico, con la conseguenza che non può ritenersi richiamato nella disciplina del rito davanti al giudice monocratico, l'art. 464 c.p.p., il quale regolamenta il giudizio conseguente all'opposizione prevedendo, per il giudizio immediato, un termine dilatorio di trenta giorni.
Cassazione penale sez. III 13 giugno 2001 n. 32418 In tema di procedimenti speciali davanti al tribunale in composizione monocratica, prevedendo l'art. 557, comma 3, c.p.p. che, in caso di opposizione a decreto penale, si osservino le disposizioni relative al procedimento per decreto contenute nel libro VI, titolo V, stesso codice (art. 459-464) solo "in quanto applicabili", ed essendo da escludere l'applicabilità del giudizio immediato (richiamato nell'art. 464, comma 1, c.p.p.) ai procedimenti attribuiti alla competenza dei tribunale in composizione monocratica, deve concludersi che nel giudizio conseguente all'opposizione a decreto penale davanti al tribunale in composizione monocratica il termine di comparizione non può essere quello di trenta giorni previsto dal combinato disposto di cui agli art. 464, comma 1, e 456, comma 3, c.p.p., ma va individuato in quello di sessanta giorni (riducibile, nei casi di urgenza, a quarantacinque), previsto dall'art. 552, comma 3, c.p.p. per l'ordinario decreto di citazione diretta a giudizio davanti al giudice monocratico, salvo che venga fatta richiesta di giudizio abbreviato, nel qual caso il termine va individuato in quello di cinque giorni, stabilito dal secondo periodo del comma 1 dell'art. 464 c.p.p.
Cassazione penale sez. III 13 giugno 2001 n. 32418 Sono manifestamente infondate le q.l.c. degli art. 446 comma 1, 464 comma 3 e 557 comma 2 c.p.p,. sollevate, in riferimento agli art. 3, 24, 25 comma 2 e 97 cost., nella parte in cui - a seguito delle modifiche introdotte della l. n. 479 del 1999, applicabili nei procedimenti in corso in base al principio "tempus regit actum" - precludono la possibilità in detti procedimenti di formulare la richiesta di applicazione della pena sino alla dichiarazione di apertura del dibattimento (la Corte ha osservato che, anche in mancanza di qualsiasi norma transitoria, il nuovo equilibrio delineato dal legislatore tra le fasi delle indagini preliminari, dell'udienza preliminare e del giudizio dibattimentale, cui è strettamente collegata la mutata disciplina dei procedimenti speciali, conduce necessariamente ad escludere che i nuovi termini di decadenza possano riguardare procedimenti nei quali tali termini sarebbero ormai scaduti, essendo già stato disposto il rinvio a giudizio al momento dell'entrata in vigore della l. n. 479 del 1999).
Corte Costituzionale 20 dicembre 2000 n. 560 Art. precedente
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