Source: http://rossoparma.com/index.php/2016-02-15-14-30-47/politica-provincia/18669-borgo-val-di-taro-la-corte-dei-conti-asfalta-l-amministrazione-rossi-parecchie-le-censure-sul-bilancio-consuntivo-2015
Timestamp: 2019-05-21 11:05:35+00:00
Document Index: 104558636

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 148', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 148', 'art. 3', 'arte 4', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 148', 'art. 31', 'art. 33', 'art. 8', 'art. 41', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 41']

Borgo Val di Taro, la Corte dei Conti “asfalta” l’amministrazione Rossi: parecchie le censure sul bilancio consuntivo 2015
Una bella lisciata di pelo, quella che riserva la Corte dei Conti di Bologna al sindaco di Borgotaro Diego Rossi, soprattutto se consideriamo che il primo cittadino, nella vita civile, lavora in banca e quindi ha una certa dimestichezza con le cifre di un rendiconto.
Già, perché l’oggetto dell’analisi della sezione Controllo della Magistratura contabile è il bilancio consuntivo 2015, ed i rilievi sono belli tosti. Con una precisazione: la Corte dei Conti non ha esaminato il bilancio di Borgo Val di Taro per una qualche criticità particolare, ma perché passa al setaccio quelli di un po’ tutti i Comuni, un po’ alla volta.
“Comune di Borgo Val di Taro (PR) – bilancio consuntivo 2015. Pronuncia ai sensi dell’art. 1, comma 166 e ss. della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Criticità relativa ai profili: Mancato rispetto del patto di stabilità interno; Indebito utilizzo del criterio di cassa per l’accertamento delle entrate afferenti ai permessi di costruire e alle violazioni al Codice della strada; Ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione”, si legge nella descrizione breve della deliberazione ( PER APPROFONDIRE LEGGI ).
Nell’analisi in forma estesa le frasi sono piuttosto circostanziate, e taglienti come lame: nella sezione “Delibera” la frase d’esordio è “dalla relazione dell’Organo di revisione del Comune di BORGO VAL DI TARO sul rendiconto 2015 e dall’esito dell’attività istruttoria svolta emergono irregolarità contabili “, che è tutto dire.
Il primo rilievo sollevato ha riguardato il mancato rispetto del Patto di Stabilità, sforato di 102 mila euro. Interrogato, l’ente ha risposto ammettendo la cosa, e giustificandola con l’esigenza di fare fronte a spese di investimento (non meglio specificate in sentenza) non prorogabili. Il Comune ha informato i togati di aver rispettato il Patto nei due anni successivi. La magistratura contabile non si è dichiarata troppo soddisfatta della giustificazione, in effetti.
Il secondo rilievo è però anche più duro da digerire, per un cittadino comune: “indebito utilizzo del criterio di cassa per l’accertamento delle entrate afferenti ai permessi di costruire e alle violazioni al Codice della strada”, dichiara la Corte dei Conti. Sbang...addirittura?
E a leggere bene le frasi successive la perplessità resta intatta: per quanto riguarda “l’obbligazione per i permessi di costruire, il punto 3.11 del citato principio contabile specifica che questa “è articolata in due quote. La prima (oneri di urbanizzazione), è immediatamente esigibile, la seconda (costo di costruzione) è esigibile nel corso dell’opera e, in ogni caso, entro 60 giorni dalla conclusione dell’opera. Pertanto, la prima quota è accertata e imputata nell’esercizio in cui avviene il rilascio del permesso, la seconda è accertata a seguito di comunicazione di avvio lavori e imputata all’esercizio in cui, in ragione delle modalità stabilite dall’ente, viene a scadenza la relativa quota”. La Sezione, pur prendendo atto della volontà manifestata dall’Ente di rispettare per il futuro quanto disposto ai punti 3.3 e 3.11 del principio contabile applicato, non può esimersi dal rilevare che l’Ente non si è conformato al principio contabile sopra citato; sollecita pertanto l’individuazione di strumenti organizzativi idonei al fine di poter assicurare, per il futuro, il pieno adempimento all’obbligo normativo in argomento riservandosene il relativo riscontro in occasione dell’esame dei rendiconti degli esercizi successivi”.
Meno incisiva la parte inerente i “ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione”, che pure c’è: nel 2015 i tempi medi di pagamento dei fornitori hanno previsto un ritardo medio di 20,37 giorni, a fronte dei 9,6 giorni di ritardo del 2016 e dello 0,19 del 2017. In questo caso l’amministrazione comunale si è giustificata affermando che i tempi in questione fossero riconducibili a contratti pre-stipulati con sccadenza 90/60 che hanno un po’ “drogato” il dato. In questo caso la Magistratura ha assunto un atteggiamento bonario.
Molto meno pare essere quello delle riserve finali, che hanno previsto un invito all’ente “alla corretta gestione del bilancio”, ma ancora di più ai Revisori dei Conti del Comune, che a dire il vero ne escono maluccio: per loro un inconsueto ed infrequente invito a vigilare sulla “regolarità contabile”. Siccome i Revisori dei Conti sostanzialmente questo fanno, nella vita, è come se implicitamente la Corte dei Conti li avesse invitati a svolgere il proprio lavoro. Non una bella figura, come dicevamo.
LA VERSIONE INTEGRALE DELLA DELIBERAZIONE:
SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER L’EMILIA-ROMAGNA composta dai magistrati:
Adunanza del 27 febbraio 2018 Comune di Borgo Val di Taro (PR) - Rendiconto 2015
Visto l’articolo 100, comma secondo, della Costituzione; Visto il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con il regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, e successive modificazioni; Vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti; Visto il regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti, approvato con deliberazione delle Sezioni riunite della Corte dei conti n. 14 del 16 giugno 2000, e modificato con le deliberazioni delle Sezioni riunite n. 2 del 3 luglio 2003 e n. 1 del 17 dicembre 2004 e con deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 229 dell’11 giugno 2008; Visto il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni e integrazioni; Visto, in particolare, l’art. 148-bis del citato testo unico, introdotto dall’art. 3, comma 1, lett. e) del d.l. 10 ottobre 2012, n. 174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213; Vista la legge 5 giugno 2003, n. 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3; 2 Visto l’art. 1, commi 166 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, che fa obbligo agli organi di revisione degli enti locali di inviare alle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti apposite relazioni in ordine ai bilanci di previsione ed ai rendiconti degli enti medesimi; Visto l’articolo 6, comma 2, decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149; Viste le linee-guida per la redazione delle relazioni inerenti al rendiconto dell’esercizio 2015, approvate dalla Sezione delle autonomie con deliberazione n. 22/SEZAUT/2016/INPR, emendata con deliberazione n. 29/SEZAUT/2016/INPR; Considerato che dette linee-guida ed il relativo questionario sono stati portati a conoscenza dei sindaci dei comuni dell’Emilia-Romagna e, per il loro tramite, degli organi di revisione economico-finanziaria con lettera di questa Sezione regionale di controllo prot. n. 6069 del 12 dicembre 2016; Presa visione della relazione predisposta dall’Organo di revisione del Comune di BORGO VAL DI TARO (PR); Vista la deliberazione di questa Sezione n. 98/2017/INPR del 6 giugno 2017 con la quale sono stati approvati i criteri di selezione degli enti da assoggettare al controllo; Esaminata la documentazione pervenuta e gli elementi forniti dall’Ente in sede istruttoria con nota del 16 febbraio 2018; Ritenuto, pertanto, di deferire le conclusioni alla definitiva pronuncia della Sezione; Vista l’ordinanza presidenziale n. 20 del 23 febbraio 2018 con la quale è stata convocata la Sezione per la camera di consiglio del 27 febbraio 2018; Udito nella camera di consiglio il relatore;
L’articolo 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 ha attribuito alle sezioni regionali della Corte dei conti una tipologia di controllo avente ad oggetto i bilanci di previsione ed i rendiconti degli enti locali. Tale controllo si svolge sulla base di relazioni - redatte in conformità alle linee guida approvate in sede centrale - nelle quali gli organi di revisione danno conto del rispetto dei vincoli di finanza pubblica ed evidenziano eventuali irregolarità contabili o finanziarie in ordine alle quali l’amministrazione non abbia adottato le misure correttive segnalate dall’organo di revisione. Detto controllo, ascrivibile alla categoria del riesame di legalità e regolarità, si affianca, completandolo, al controllo sulla gestione in senso stretto che concerne l’azione amministrativa nel suo complesso. Oggetto del controllo 3 ex art. 1, comma 166, l. n. 266/2005 (Corte cost. 7 giugno 2007, n. 179 e 9 febbraio 2011, n. 37) sono gli aspetti di natura finanziaria, la struttura e la gestione del bilancio. L’art. 148-bis del Tuel, inserito dall’art. 3, comma 1, lett. e) del d.l. 10 ottobre 2012, n. 174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, ha ulteriormente potenziato la vigilanza sull’adozione delle misure correttive prevedendo che “l’accertamento, da parte delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, di squilibri economico-finanziari, della mancata copertura di spesa, della violazione di norme finalizzate a garantire la regolarità della gestione finanziaria, o del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno comporta per gli enti interessati l’obbligo di adottare, entro sessanta giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio. Tali provvedimenti sono trasmessi alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti che li verificano nel termine di trenta giorni dal ricevimento. Qualora l’ente non provveda alla trasmissione dei suddetti provvedimenti o la verifica delle Sezioni regionali di controllo dia esito negativo, è preclusa l’attuazione dei programmi di spesa per i quali è stata accertata la mancata copertura o l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria.” Tanto l’adozione di specifiche pronunce di grave irregolarità contabile, quanto la segnalazione di irregolarità non gravi ovvero di sintomi di criticità, hanno lo scopo di riferire all’organo elettivo e di dare impulso alle opportune misure correttive, la cui congruità potrà essere valutata dalla Sezione nell’ambito del controllo sull’intero ciclo di bilancio. In tale quadro legislativo, l’articolo 6, comma 2, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 149, ha rafforzato il controllo reso dalla Corte dei conti, stabilendo che, qualora dalle pronunce delle sezioni regionali di controllo emergano “comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell'ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario” e lo stesso ente non abbia adottato le necessarie misure correttive, la sezione regionale competente, accertato l'inadempimento, trasmette gli atti al prefetto e alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica (c.d. dissesto guidato). Come precisato dalla Sezione delle autonomie (deliberazione 2/AUT/2012/QMIG), l’articolo 6, comma 2, del d.lgs. citato conferma le attribuzioni intestate alle sezioni regionali di controllo le quali, una volta riscontrate le gravi criticità nella tenuta degli equilibri di bilancio da parte 4 dell’ente, tali da provocarne il dissesto, non si limitano a vigilare sull’adozione delle misure correttive tempestivamente proposte, come già previsto dall’articolo 1, comma 168, l. n. 266/2005, bensì accertano il loro adempimento entro un termine determinato dalle sezioni stesse (punto n. 4 della deliberazione).
dalla relazione dell’Organo di revisione del Comune di BORGO VAL DI TARO sul rendiconto 2015 e dall’esito dell’attività istruttoria svolta emergono irregolarità contabili. La Sezione, avvertendo che l’assenza di rilievi su alcuni profili della citata relazione non può essere considerata quale implicita valutazione positiva degli stessi, ritiene doveroso segnalare la presenza delle seguenti criticità, riscontrate sulla base del questionario e dell’attività istruttoria, che vanno attentamente vagliate nella futura gestione del bilancio. Mancato rispetto del patto di stabilità interno.
Dall’esame del punto 3.3, sezione terza, del questionario, relativo alla dimostrazione del rispetto del patto di stabilità interno per il 2015, è emersa una differenza negativa tra il saldo finanziario e il saldo obiettivo per l’anno 2015 di 102.000,00 euro. In risposta alla richiesta di chiarimenti istruttori, l’Ente ha dichiarato di non aver rispettato il Patto di stabilità per l’anno 2015, come conseguenza di pagamenti relativi a spese di investimento non prorogabili, e di aver provveduto, nell’esercizio 2016, all’applicazione di tutte le relative sanzioni conseguenti: a) riduzione dei trasferimenti da Fondo Solidarietà Comunale pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico. Tale sanzione, inizialmente ridotta al 30% (art. 7, c. 2, d.l. n.113/16), è stata ulteriormente ridotta dell’importo pari alla spesa per l’edilizia scolastica sostenuta nell’anno 2015 (art. 7, c. 3, predetto decreto), riduzione che, di fatto, ha azzerato l’intera sanzione (decreto Ministero Interni 11 ottobre 2016); b) limite impegni spese correnti, che non poteva superare nel 2016 quello medio annuale dei corrispondenti impegni dell’ultimo triennio (2013/2015); c) divieto di ricorrere all’indebitamento; d) divieto di procedere ad assunzione di personale a qualsiasi titolo; e) riduzione indennità di funzione e gettoni presenza degli amministratori. Il Comune ha dichiarato, infine, che “negli esercizi successivi (2016 e 2017) ha ampiamente rispettato l’obiettivo di patto”. Al riguardo occorre rammentare che le disposizioni dettate in materia di patto di stabilità interno sono volte ad assicurare il concorso degli enti territoriali e locali alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica connessi ai vincoli derivanti dalla partecipazione all’Unione europea, costituendo principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione. In punto di procedura si evidenzia come, essendosi in presenza di un comportamento difforme alla sana gestione finanziaria, l’ente inadempiente, sarebbe obbligato ad adottare i correttivi necessari a ricondurre la gestione finanziaria entro i vincoli normativamente stabiliti ”entro sessanta giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento”, ed a trasmetterli alla Sezione regionale di controllo per la conseguente verifica nel termine di trenta giorni dal ricevimento (pronuncia specifica PRSP ex art. 148-bis del Tuel). Nella fattispecie in esame, tuttavia, la Sezione considera che una pronuncia PRSP non potrebbe trovare logico e conforme seguito nei prescritti correttivi in quanto l’esercizio finanziario 2015 è ormai cristallizzato, impregiudicate - a prescindere da tale procedura - le conseguenze direttamente collegate (anch’esse riguardanti il decorso 2016) alla descritta inottemperanza (art. 31, comma 26, legge n.183 del 2011). Ritiene pertanto la Sezione, nell'ambito del predetto quadro normativo, che la pur rilevante irregolarità contabile e gestionale emersa possa essere trattata, fermo restando le conseguenze previste da specifiche disposizioni legislative, anche per economicità dell'azione amministrativa, secondo una prassi praticata da altre sezioni regionali di controllo, attraverso una deliberazione con segnalazione al Consiglio comunale (PRSE). Indebito utilizzo del criterio di cassa per l’accertamento delle entrate afferenti ai permessi di costruire e alle violazioni al Codice della strada
Dall’esame dei dati riportati nel questionario e dagli ulteriori elementi forniti in sede istruttoria è emerso che l’Ente ha accertato nell’esercizio 2015 per cassa le entrate di competenza afferenti ai permessi di costruire e alle violazioni al Codice della strada. In proposito va ricordato il nuovo principio applicato concernente la contabilità finanziaria contenuto nell’allegato n. 4/2 al d.lgs n.118/2011, al punto 3.3 ha previsto che: “sono accertate per l’intero importo del credito anche le entrate di dubbia e difficile esazione, per le quali non è certa la riscossione integrale, quali le sanzioni amministrative al codice della strada, gli oneri di urbanizzazione, i proventi alla lotta all’evasione, ecc.”; inoltre, “per i crediti di dubbia e difficile esazione accertati nell’esercizio è effettuato un accantonamento a fondo crediti di dubbia esigibilità, vincolando una quota dell’avanzo di amministrazione”. Per quanto concerne, in particolare, l’obbligazione per i permessi di costruire, il punto 3.11 del citato principio contabile specifica che questa “è articolata in due quote. La prima (oneri di urbanizzazione), è immediatamente esigibile, la seconda (costo di costruzione) è esigibile nel corso dell’opera e, in ogni caso, entro 60 giorni dalla conclusione dell’opera. Pertanto, la prima quota è accertata e imputata nell’esercizio in cui avviene il rilascio del permesso, la seconda è accertata a seguito di comunicazione di avvio lavori e imputata all’esercizio in cui, in ragione delle modalità stabilite dall’ente, viene a scadenza la relativa quota”. La Sezione, pur prendendo atto della volontà manifestata dall’Ente di rispettare per il futuro quanto disposto ai punti 3.3 e 3.11 del principio contabile applicato, non può esimersi dal rilevare che l’Ente non si è conformato al principio contabile sopra citato; sollecita pertanto l’individuazione di strumenti organizzativi idonei al fine di poter assicurare, per il futuro, il pieno adempimento all’obbligo normativo in argomento riservandosene il relativo riscontro in occasione dell’esame dei rendiconti degli esercizi successivi.
L’indicatore annuale della tempestività dei pagamenti, previsto dall’art. 33, del d.lgs. n. 33/2013, è stato parzialmente rivisitato dal legislatore attraverso alcune disposizioni del d.l. n. 66/2014 (art. 8, co. 1, e art. 41, co. 1); il d.p.c.m. del 22 settembre 2014, all’art. 9, ne definisce le modalità di computo. L’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti del Comune di Borgo Val di Taro per l’esercizio 2015 era pari a 20,37 giorni di ritardo. Nel 2016 il dato è passato a 9,60 giorni ed a 0,19 nell’anno 2017. In sede istruttoria l’Ente ha dichiarato che “l’indicatore 2015 riporta 20,37 giorni di ritardo, rispetto ai 30 giorni di base, per la regolare sussistenza 7 nell’anno di validi contratti pre-stipulati con scadenza a 90/60 giorni che hanno prodotto nell’insieme tale dato finale. Nessun interesse è, pertanto, mai stato corrisposto.”. Prendendo atto di quanto rappresentato la Sezione rileva l’esigenza ottemperare puntualmente alle prescrizioni in materia di rilevazione della data di scadenza delle fatture, secondo le disposizioni contenute nel citato art. 9 del d.p.c.m. citato, e rammenta all’Ente la previsione di cui all’art. 41, c. 1, del d.l. n. 66/2014, in base alle quali, in caso di superamento dei termini di pagamento, le relazioni ai bilanci consuntivi o di esercizio devono indicare le misure adottate o previste per consentire la tempestiva effettuazione dei pagamenti e l’organo di controllo di regolarità amministrativa e contabile ha il compito di verificare le attestazioni relative ai pagamenti, dandone atto nella propria relazione.
che copia della presente deliberazione sia trasmessa in via telematica, mediante l’applicativo S.I.Qu.E.L., al Consiglio comunale, al Sindaco e all’Organo di revisione Comune di BORGO VAL DI TARO; che l’originale della presente pronuncia resti depositato presso la segreteria di questa Sezione regionale di controllo. Rammenta l’obbligo di pubblicazione della presente deliberazione sul sito internet istituzionale dell’Ente, ai sensi degli articoli 2 e 31 del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33.