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Timestamp: 2018-02-20 00:03:01+00:00
Document Index: 38208819

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﻿ PROCESSO MINORILE FATTO TENUE Il fatto per essere considerato tenue, deve essere valutato globalmente e prendere in esame una serie di parametri come la natura del reato e la pena edittale - l'allarme sociale provocato - la capacità a delinquere - le ragioni che hanno spinto il minore a compiere il reato - Avvocato Penalista Bologna
PROCESSO MINORILE FATTO TENUE Il fatto per essere considerato tenue, deve essere valutato globalmente e prendere in esame una serie di parametri come la natura del reato e la pena edittale – l’allarme sociale provocato – la capacità a delinquere – le ragioni che hanno spinto il minore a compiere il reato
da Armaroli | Giu 22, 2016 | AVVOCATO PENALISTA AVVOCATO PENALE | 0 commenti
PROCESSO MINORILE FATTO TENUE
Il fatto per essere considerato tenue, deve essere valutato globalmente e prendere in esame una serie di parametri come la natura del reato e la pena edittale – l’allarme sociale provocato – la capacità a delinquere – le ragioni che hanno spinto il minore a compiere il reato – le modalità con le quali il reato è stato eseguito. L’occasionalità indica, invece, la mancanza di reiterazione di condotte penalmente rilevanti. Il pregiudizio comporta una prognosi negativa, ove il processo proseguisse, sulle esigenze educative del minore, prognosi questa particolarmente importante stante la finalità dei processo penale minorile improntato, più che alla repressione, al recupero della devianza minorile.
Sentenza 27 marzo – 11 aprile 2014, n. 16108
(Presidente Brusco – Relatore Ciampi)
Con sentenza in data 14 febbraio 2013, il GUP presso il Tribunale dei minorenni di Torino, dichiarava non doversi procedere nei confronti di A.J., T.C. e C.C. per irrilevanza del fatto loro contestato (furto aggravato di tre biciclette e danneggiamento).
Avverso tale decisione ricorreva il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino, lamentando l’errata applicazione degli artt. 425 c.p.p. e 27 d.P.R. n. 448/1988.
La difesa della A. ha depositato memoria difensiva chiedendo il rigetto del ricorso.
Il ricorso è infondato e va pertanto rigettato. Il D.P.R. n. 448 del 1988, art. 27 prevede una particolare causa di non luogo a procedere, nei procedimenti a carico di minorenni, quando sussistano contemporaneamente i seguenti tre requisiti: – che il fatto sia tenue; che il comportamento tenuto dal minore sia occasionale; che l’ulteriore corso del procedimento pregiudichi le esigenze educative del minorenne. Il fatto per essere considerato tenue, deve essere valutato globalmente e prendere in esame una serie di parametri come la natura del reato e la pena edittale – l’allarme sociale provocato – la capacità a delinquere – le ragioni che hanno spinto il minore a compiere il reato – le modalità con le quali il reato è stato eseguito. L’occasionalità indica, invece, la mancanza di reiterazione di condotte penalmente rilevanti. Il pregiudizio comporta una prognosi negativa, ove il processo proseguisse, sulle esigenze educative del minore, prognosi questa particolarmente importante stante la finalità dei processo penale minorile improntato, più che alla repressione, al recupero della devianza minorile.
Orbene, alla stregua dei suddetti criteri, deve ritenersi che la sentenza impugnata li abbia presi in esame e, con motivazione corretta ed immune da vizi di legittimità, sia pervenuta a ritenere l’irrilevanza del fatto, avendo chiarito che: – il fatto, valutato nella sua globalità, doveva ritenersi “di modesta gravità, espressione tipica della superficialità adolescenziale”- la condotta doveva ritenersi occasionale, posto che i minorenni non erano mai stati segnalati; che la risposta dello Stato, vale a dire della collettività- non era mancata, con l’avvio del procedimento penale, l’interrogatorio e l’udienza preliminare, che costituiscono di per sé per un adolescente un vero e proprio monito e che l’ulteriore corso del procedimento sarebbe tale da pregiudicare le esigenze educative dei minorenni, per il peso psicologico della prosecuzione dei giudizio penale.
In altri termini, la decisione del g.u.p., non si presta ad alcuna censura perché, con motivazione adeguata e conforme al parametro legislativo di cui all’art. 27, D.P.R. cit. ha ritenuto il fatto di lieve entità: il che rende la decisione immune da ogni vizio denunciabile in questa sede.
Ricorrendo i presupposti di cui all’art. 52.2 D. Lgs.vo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), va disposta, in caso di riproduzione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l’omissione delle indicazioni delle generalità e degli altri dati identificativi degli interessati riportati nella sentenza.
Rigetta il ricorso. In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 d.lgs. 196/2003 in quanto imposto dalla legge.
1988 – DPR 448/88
Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni Decreto del Presidente della Repubblica (DPR)
Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448 (in Gazz. Uff., 24 ottobre 1988, n. 250, s.o.). — Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni
d) il procuratore generale presso la corte di appello; e) la sezione di corte di appello per i minorenni;
Art. 3. Competenza.
2. Il tribunale per i minorenni e il magistrato di sorveglianza per i minorenni esercitano le attribuzioni della magistratura di
sorveglianza nei confronti di coloro che commisero il reato quando erano minori degli anni diciotto. La competenza cessa al compimento del venticinquesimo anno di età.
Al fine dell’eventuale esercizio del potere di iniziativa per i provvedimenti civili di competenza del tribunale per i minorenni,
l’autorità giudiziaria informa il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni nella cui circoscrizione il minorenne abitualmente dimora dell’inizio e dell’esito del procedimento penale promosso in altra circoscrizione territoriale.
Quando vi è incertezza sulla minore età dell’imputato, il
giudice dispone, anche di ufficio, perizia.
2. Agli stessi fini il pubblico ministero e il giudice possono
sempre assumere informazioni da persone che abbiano avuto rapporti con il minorenne e sentire il parere di esperti, anche senza alcuna formalità.
Divieto di pubblicazione e di divulgazione.
Casellario giudiziale per i minorenni.
Presso ciascun tribunale per i minorenni, sotto la vigilanza del procuratore della Repubblica presso il medesimo tribunale, l’ufficio del casellario per i minorenni raccoglie e conserva, oltre alle annotazioni di cui è prevista l’iscrizione da particolari
disposizioni di legge, l’estratto dei provvedimenti indicati nell’articolo 686 del codice di procedura penale riguardanti minorenni nati nel distretto.
3. Le certificazioni relative alle iscrizioni nel casellario per i minorenni possono essere rilasciate soltanto alla persona alla quale si riferiscono o alla autorità giudiziaria.
Eliminazione delle iscrizioni.
Fermo di minorenne indiziato di delitto.
é consentito il fermo del minorenne indiziato di un delitto per il quale, a norma dell’articolo 23, può essere disposta la misura della custodia cautelare, sempre che, quando la legge stabilisce la pena della reclusione, questa non sia inferiore nel minimo a due anni.
Provvedimenti in caso di arresto o di fermo del minorenne.
Oltre nei casi previsti dall’articolo 389 del codice di procedura penale, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che il minorenne sia posto immediatamente in libertà quando ritiene di non dovere richiedere l’applicazione di una misura cautelare.
Accompagnamento a seguito di flagranza.
Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno proceduto all’accompagnamento ne danno immediata notizia al pubblico ministero e informano tempestivamente i servizi minorili dell’amministrazione della giustizia. Provvedono inoltre a invitare l’esercente la potestà dei genitori e l’eventuale affidatario a
presentarsi presso i propri uffici per prendere in consegna il minorenne.
Quando non è possibile provvedere all’invito previsto dal comma 2 o il destinatario di esso non vi ottempera ovvero la persona alla quale il minorenne deve essere consegnato appare manifestamente inidonea ad adempiere l’obbligo previsto dal comma 3, la polizia giudiziaria né dà immediata notizia al pubblico ministero, il quale dispone che il minorenne sia senza ritardo condotto presso un centro
di prima accoglienza ovvero presso una comunità pubblica o
autorizzata che provvede a indicare.
2. Nel disporre le misure il giudice tiene conto, oltre che dei criteri indicati nell’articolo 275 del codice di procedura penale, dell’esigenza di non interrompere i processi educativi in atto. Non si applica la disposizione dell’articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale.
4. Le misure diverse dalla custodia cautelare possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.
Se, in relazione a quanto disposto dall’articolo 19 comma 2, non risulta necessario fare ricorso ad altre misure cautelari, il giudice, sentito l’esercente la potestà dei genitori, può impartire al minorenne specifiche prescrizioni inerenti alle attività di studio
o di lavoro ovvero ad altre attività utili per la sua educazione. Si applica l’articolo 19 comma 3.
Con il provvedimento che dispone la permanenza in casa il giudice prescrive al minorenne di rimanere presso l’abitazione familiare o altro luogo di privata dimora. Con il medesimo provvedimento il giudice può imporre limiti o divieti alla facoltà
del minorenne di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono.
3. I genitori o le persone nella cui abitazione è disposta la permanenza del minorenne vigilano sul suo comportamento. Essi devono consentire gli interventi di sostegno e di controllo dei servizi previsti dall’articolo 6 nonché gli eventuali ulteriori controlli
disposti dal giudice.
Il minorenne al quale è imposta la permanenza in casa è considerato in stato di custodia cautelare, ai soli fini del computo della durata massima della misura, a decorrere dal momento in cui la misura è eseguita ovvero dal momento dell’arresto, del fermo o dell’accompagnamento. Il periodo di permanenza in casa è computato
nella pena da eseguire, a norma dell’articolo 657 del codice di procedura penale.
Collocamento in comunità.
La custodia cautelare può essere applicata quando si procede per delitti non colposi per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a nove anni. Anche fuori dei casi predetti, la custodia cautelare può essere applicata quando si procede per uno dei delitti, consumati o tentati, previsti dall’articolo 380 comma 2 lettere e), f), g), h) del codice di procedura penale nonché, in ogni caso, per il delitto di violenza carnale.
b) se l’imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga;
c) se, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità dell’imputato, vi è il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di
criminalità organizzata o della stessa specie di quelli per cui si procede.
2-bis. Salvo quanto previsto dal comma 2, il pubblico ministero può procedere al giudizio direttissimo anche nei confronti del minorenne accompagnato a norma dell’articolo 18-bis.
In ogni stato e grado del procedimento il giudice, quando accerta che l’imputato è minore degli anni quattordici, pronuncia, anche di ufficio, sentenza di non luogo a procedere trattandosi di persona non imputabile.
Sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto.
Il giudice, sentite le parti, può disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all’esito della prova disposta a norma del comma 2.
Il processo è sospeso per un periodo non superiore a tre anni quando si procede per reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a dodici anni; negli altri casi, per un periodo non superiore a un anno.
Durante tale periodo è sospeso il corso della prescrizione .
Con l’ordinanza di sospensione il giudice affida il minorenne ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di osservazione, trattamento e sostegno.
Con il medesimo provvedimento il giudice può impartire prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato.
4. La sospensione non può essere disposta se l’imputato chiede il giudizio abbreviato o il giudizio immediato .
Con la sentenza di condanna il giudice, quando ritiene di dover applicare una pena detentiva non superiore a due anni, può sostituirla con la sanzione della semidetenzione o della libertà controllata, tenuto conto della personalità e delle esigenze di lavoro o di studio del minorenne nonché delle sue condizioni
familiari, sociali e ambientali.
2. Il pubblico ministero competente per l’esecuzione trasmette l’estratto della sentenza al magistrato di sorveglianza per i minorenni del luogo di abituale dimora del condannato. Il magistrato di sorveglianza convoca, entro tre giorni dalla comunicazione, il minorenne, l’esercente la potestà dei genitori, l’eventuale
affidatario e i servizi minorili e provvede in ordine alla esecuzione della sanzione a norma delle leggi vigenti, tenuto conto anche delle esigenze educative del minorenne.
Fermo quanto previsto dagli articoli 420-bis e 420-ter del codice di procedura penale, il giudice può disporre l’accompagnamento coattivo dell’imputato non comparso .
Nell’udienza preliminare il giudice, se ritiene di poter decidere allo stato degli atti, dichiara chiusa la discussione e pronuncia sentenza di non luogo a procedere nei casi previsti dall’articolo 425 del codice di procedura penale o per concessione
del perdono giudiziale o per irrilevanza del fatto.
3. Contro la sentenza prevista dal comma 2 l’imputato e il difensore munito di procura speciale possono proporre opposizione, con atto depositato nella cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza, entro cinque giorni dalla pronuncia o, quando l’imputato non è comparso, dalla notificazione dell’estratto. La sentenza è irrevocabile quando è inutilmente decorso il termine per proporre opposizione o quello per impugnare l’ordinanza che la dichiara inammissibile .
3-bis. L’esecuzione della sentenza di condanna pronunciata a carico di più minorenni imputati dello stesso reato rimane sospesa nei confronti di coloro che non hanno proposto opposizione fino a quando il giudizio conseguente all’opposizione non sia definito con pronuncia irrevocabile.
Art. 32-bis. Opposizione.
2. L’imputato che abbia compiuto gli anni sedici può chiedere che l’udienza sia pubblica. Il tribunale decide, valutata la fondatezza delle ragioni addotte e l’opportunità di procedere in udienza pubblica, nell’esclusivo interesse dell’imputato. La richiesta non può essere accolta se vi sono coimputati minori degli anni sedici o
se uno o più coimputati non vi consente.
Quando applica in via provvisoria una misura di sicurezza, il giudice dispone la trasmissione degli atti al tribunale per i minorenni. Allo stesso modo provvede nel caso di rigetto della richiesta del pubblico ministero. La misura cessa di avere effetto
decorsi 30 giorni dalla pronuncia senza che abbia avuto inizio il procedimento previsto dall’articolo 38.
Le disposizioni dei commi precedenti si applicano nel giudizio abbreviato quando il giudice, anche di ufficio, ritiene che sussistono le condizioni previste dal comma 2.
Nei casi previsti dall’articolo 37 il tribunale per i minorenni procede al giudizio sulla pericolosità nelle forme previste dall’articolo 678 del codice di procedura penale e decide con sentenza, sentiti il minorenne, l’esercente la potestà dei genitori,
l’eventuale affidatario e i servizi indicati nell’articolo 6. Nel corso del procedimento può modificare o revocare la misura applicata a norma dell’articolo 37 comma 1 o applicarla in via provvisoria.