Source: http://www.infoagrigento.it/44847-via-articolo-18-per-i-dipendenti-pubblici-la-prima-conferma-da-agrigento
Timestamp: 2019-04-18 19:41:17+00:00
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Via Articolo 18 per i dipendenti pubblici: la prima conferma da Agrigento
L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori potrebbe cadere anche per i dipendenti pubblici, rendendo così valide le “successive modificazioni” alla legge 300/70 anche nell’ambito del pubblico impiego. Lo conferma un dettaglio di una recente sentenza su un caso di licenziamento ad Agrigento. (scorri per leggere il resto)
Se le bugie hanno le gambe corte, risulta facile comprendere il perché il Governo Renzi fatica così tanto a concretizzare il famoso passo della ‘trasparenza’. Dopo le numerose rassicurazioni di Matteo Renzi sull’estensione della riforma del Jobs Act al solo contesto dei rapporti tra privati, come da copione tali rassicurazioni hanno rivelato ben presto il loro vero volto. L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori potrebbe cadere anche per i dipendenti pubblici, rendendo così valide le “successive modificazioni” alla legge 300/70 anche nell’ambito del pubblico impiego. Ed in realtà perfino l’uso del condizionale viene svilito di fronte l’evidenza fornita da un recente sentenza che riguarda proprio Agrigento.
A sottolineare questo piccolo quanto importantissimo dettaglio è un professore emerito di diritto del lavoro all’Università di Bologna, Umberto Romagnoli che, intervistato oggi da Il Fatto Quotidiano, cita una recente Sentenza della Corte di Cassazione inerente un caso di licenziamento dal Consorzio area sviluppo industriale di Agrigento, di fatto ente pubblico. In tale sentenza, come vedremo, il licenziamento viene considerato illegittimo esclusivamente per vizi procedurali (e forse anche per questo non ha destato lo stupore nazionale), lasciando altresì trasparire, nel punto 5 della stessa, che “L’inequivocabile tenore” del testo unico del pubblico impiego “prevede l’applicazione anche al pubblico impiego cosiddetto contrattualizzato della legge 300/70 e successive modificazioni”. Ciò significa che, per la prima volta, una Sentenza dice chiaramente che le modifiche apportate dal Jobs Act (e non solo) in materie di licenziamento alla disciplina dell’art. 18, si estendono anche agli statali e, in particolare, ai dipendenti pubblici assunti dopo il 7 marzo 2015.
Il caso in questione, risolto con la sentenza depositata il 14 Ottobre 2014, riguardava il licenziamento dell’ingegnere mussomelese Salvatore Callari, dirigente dell’Asi. Il recesso del rapporto di lavoro, era stato oggetto di un ricorso presentato dagli avvocati Girolamo Rubino e Mario La Loggia che il Tribunale di Agrigento aveva accolto, condannando il datore di lavoro al reintegro del dipendente. Infatti il Giudice di Agrigento riteneva non “non giustificato il licenziamento posto in essere per ragioni meramente pretestuose, al limite della discriminazione, ovvero anche del tutto irrispettoso delle regole procedimentali che assicurano la correttezza dell’esercizio del diritto”. Sulle regole procedimentali- su cui si fonda la vittoria ottenuta anche alla Corte d’Appello di Palermo– si è detto che il procedimento disciplinare avrebbe dovuto essere istruito in forma collegiale dall’Ufficio procedimenti disciplinari e non in forma monocratica, come invece accaduto per mano del commissario straordinario (violazione di norme imperative, quali l’art. 55-bis, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001).
Ma ciò che rileva è che la Corte d’Appello di Palermo, reintegrando l’ing. Callari, aveva però ampliato le sue spiegazioni toccando il Jobs Act e sottolineando però (a prescindere dai vizi procedurali in questione) che le successive modificazioni dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori sono considerate applicabili anche al pubblico impiego cosiddetto contrattualizzato.
..e le gambe del Governo Renzi si fanno ancora più corte.
Tagsagrigento,articolo 18,callari,jobs act
One thought on “Via Articolo 18 per i dipendenti pubblici: la prima conferma da Agrigento”
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[…] Quando si affronta l’argomento dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e delle successive modifiche, è molto facile scadere nel solito discorso da bar: “Fanno bene contro i fannulloni che si sono sempre cullati sulla stabilità del loro posto per non fare nulla”. Facile davvero. Soprattutto quando, lo stesso giorno, tra la notizie in primo piano dei tg nazionali, trapela quella dei numerosi dipendenti pubblici che timbravano un sfilza di cartellini di altri colleghi per poi assentarsi dal posto di lavoro. In questo caso, oltre ad indignarsi molta gente sembrerebbe essere quasi incitata a giustificare una riforma diretta ad eliminare certe tutele a questo tipo di dipendenti (l’eliminazione dell’art. 18 è già stato esteso anche ai dipendenti pubblici). […]