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Timestamp: 2019-02-21 19:05:36+00:00
Document Index: 94138983

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 14', 'art. 1', 'sentenza ']

Provvedimento di sospensione dei termini da parte della Procura della Repubblica di Roma del 14/07/2014 | SDL Centrostudi
Provvedimento di sospensione dei termini da parte della Procura della Repubblica di Roma del 14/07/2014
Articolo pubblicato il 29 Ottobre 2014
“L’assai rilevante provvedimento della Procura della Repubblica di Roma testimonia la grande attenzione ormai rivestita dal fenomeno dell’usura della banca nella banca oltre ai grandi successi riportati dalla SDL e dai suoi avvocati.
Così come evidenziato dalla Suprema Corte (Cass. Sezione 1, 12.12.2012, n.22756) il richiamato art. 20, nei commi da 1 a 4, mira ad offrire tutela alla vittima del reato di usura e di altri ad esso assimilati, intendendo bilanciare l’interesse del creditore all’adempimento con l’apprestamento delle condizioni di un’eccezionale verifica di nesso eziologico tra la difficoltà solutoria e la genesi criminale del debito, così da assicurare agevolazioni e provvidenze alle vittime.
Questo essendo il significato del blocco dei termini sostanziali di scadenza da un lato e di quelli processuali d’altro, appare evidente che la tutela pubblicistica che lo Stato aggiunge in siffatto modo all’elargizione economica verso le vittime introduce un’alterazione nelle ordinarie relazioni civili intermediate anche con il processo, dunque collocandosi – al di là della legislazione sociale di sostegno – in un quadro di prevalenza dell’interesse pubblico alla protezione di ogni situazione debitoria, d’impresa o meno, incisa anche indirettamente da tali reati.
Con riferimento alle procedure fallimentari la giurisprudenza (v. Corte di Appello di Brescia, sez I, 10.03.2010 n. 736) ha ritenuto che la legge n. 44 del 1999, concernente il Fondo di Solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura, sia applicabile anche nelle cause fallimentari (in argomento, vedasi la recente apertura di Cass. 22.1.2009 n. 1613 e, fra le pronunce di merito, Trib. Ascoli Piceno 9.10.2008) e, in concreto, che possa essere disposta una sospensione dei termini di decadenza prevista dall’art. 20 dal giudicante durante la procedura “prefallimentare”, venendo così ad essere temporaneamente impedita la dichiarazione di fallimento per l’applicazione analogica alle procedure pre-fallimentari dell’art. 20 legge n. 44/99, norma che dispone la sospensione dei termini delle procedure esecutive per tale arco temporale in favore di soggetti che abbiano chiesto l’erogazione delle provvidenze di cui alla legge medesima.
Compete, in concreto, dunque al giudice della procedura (Cass. 24.1.2007 n. 1496) e non già al Presidente del Tribunale, il puntuale contemperamento delle ragioni dell’istante, vittima di odioso reato, con gli opposti diritti e gli interessi dei creditori (tra cui non necessariamente solo coloro che hanno dato luogo al fatto delittuoso) come nell’ipotesi di deduzione di scadenze di termini loro pregiudizievoli.
La valutazione va effettuata -secondo la condivisa dottrina- tenendo in considerazione gli effetti della richiesta di elargizione prevista dagli artt. 3, 5, 6 e 8 della detta legge, ovvero di concessione del mutuo senza interesse di cui all’art. 14 della legge 7.3.1996 n. 108, od ancora l’elargizione prevista dall’art. 1 della legge20.10.1990 n. 302, che all’evidenza sono funzionali al pagamento dei debiti.
La decisione, ove ricorrano i presupposti, nel corso della procedura prefallimentare va presa poi a prescindere dal parere del Prefetto, non vincolante a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n.457 del 2005, pur verificando l’esito dell’istanza per l’accesso al Fondo di solidarietà per le vittime delle estorsioni e dell’usurapresentata in Prefettura, dell’istruttoria esperita e l’avvenuto inoltro o meno della pratica all’Ufficio di supporto del Comitato di solidarietà per le vittime delle estorsioni e dell’usura.
Dopo la concessione del “termine di sospensione” ed il decorso dello stesso compete al Tribunale verificare se sia ancora in essere l’insolvenza e se sussistano tutti gli ulteriori presupposti normativamente richiesti per la dichiarazione del fallimento.
Va escluso, dunque, che il verificarsi delle condizioni di legge per il conseguimento delle provvidenze di cui alla legge n.44/1999 possa, di per sé, determinare automaticamente una preclusione legale alla dichiarazione di fallimento, un differimento della pronuncia o l’eventuale revoca della stessa.
In allegato il provvedimento
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