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Timestamp: 2020-08-14 22:58:04+00:00
Document Index: 35878180

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 117', 'art. 119', 'art. 3', 'art. 192', 'art. 104', 'art. 36', 'art. 26', 'art. 2787', 'art. 2784', 'art. 2852', 'art. 2787', 'sentenza ', 'art. 1417', 'art. 2722', 'art. 2956', 'art. 2787', 'art. 2784', 'art. 2852', 'art. 2787', 'art. 3', 'art. 100', 'art. 2395', 'art. 119', 'art. 42', 'art. 66']

Art. 31-bis
Gestione della procedura (1)
I. Il curatore ha l’amministrazione del patrimonio fallimentare e compie tutte le operazioni della procedura sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, nell’ambito delle funzioni ad esso attribuite.
II. Egli non può stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato, salvo che in materia di contestazioni e di tardive dichiarazioni di crediti e di diritti di terzi sui beni acquisiti al fallimento, e salvo che nei procedimenti promossi per impugnare atti del giudice delegato o del tribunale e in ogni altro caso in cui non occorra ministero di difensore.
III. Il curatore non può assumere la veste di avvocato nei giudizi che riguardano il fallimento.
(1) Articolo sostituito dall’art. 27 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.
Fallimento - Autorizzazione a stare in giudizio per il fallimento - Concessione nel corso del giudizio - Ammissibilità - Limiti.
La mancanza di autorizzazione del giudice delegato al curatore perché intraprenda un giudizio, concernendo un'attività svolta nell'esclusivo interesse del fallimento procedente, è suscettibile di sanatoria con effetto "ex tunc", anche mediante successiva autorizzazione nel corso del processo, purché l'inefficacia degli atti non sia stata nel frattempo già accertata e sanzionata dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 Giugno 2020, n. 12252. Segue...
Fallimento – Curatore – Poteri di certificazione – Esclusione.
Se è vero che l’autodeterminazione dell’INPS nell’esercizio del potere regolamentare può estrinsecarsi nell’emanazione di disposizioni contenute in circolari, è altrettanto vero che le stesse non possono divergere dal quadro normativo di base attribuendo al curatore del fallimento responsabilità non previste dalla legge.
Deve condividersi l’orientamento secondo cui non può attribuirsi al curatore fallimentare la responsabilità di attestare, con valore di certificazione, dati che assumerebbero perciò solo la connotazione di realtà con assunzione del relativo rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 21 Marzo 2020. Segue...
Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento di società mandante - Pagamento effettuato alla società capogruppo mandataria - Inefficacia nei confronti del fallimento della mandante - Fondamento.
Contratti bancari - Nullità del contratto per vizio di forma - Potere di eccezione del curatore - Sussistenza - Fondamento.
Il curatore fallimentare è legittimato a far valere la nullità del contratto bancario non redatto per iscritto, in violazione dell'art. 117, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 385 del 1993, perché il curatore ha la gestione del patrimonio fallimentare e la sua posizione di terzietà rispetto al fallito è prevista per assicurare una maggiore protezione della massa dei creditori, come confermato dall'art. 119, comma 4, del d.lgs. citato, che riconosce al curatore, in quanto soggetto che subentra nell'amministrazione dei beni del fallito, il diritto ad ottenere la documentazione inerente i rapporti bancari intrattenuti dal fallito con l'istituto di credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Settembre 2019, n. 22385. Segue...
Fallimento - Sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca - Impugnazione - Oggetto del sequestro - Somme in giacenza sul conto corrente della procedura derivanti dall'attività di gestione degli organi fallimentari - Legittimazione del curatore - Sussistenza.
Fallimento - Rifiuti - Obbligo di smaltimento - Presupposti.
L'art. 3 par. 1 punto 6 della Dir. 19 novembre 2008 n. 2008/98/CE definisce il detentore, in contrapposizione al produttore, come la persona fisica o giuridica che è in possesso dei rifiuti. Nel diritto comunitario la categoria del possesso comprende anche la detenzione secondo il diritto interno (compresa la categoria che qualifica il tipo di detenzione esercitato sui beni del fallimento). Per le finalità perseguite dal diritto comunitario, infatti, è sufficiente distinguere il soggetto che ha prodotto i rifiuti dal soggetto che ne abbia materialmente acquisito la detenzione, senza necessità di indagare il titolo giuridico sottostante. L'elemento decisivo è il carattere materiale della detenzione dei rifiuti. Anche i commercianti e gli intermediari hanno quindi il possesso dei rifiuti, ma nel loro caso la norma comunitaria prevede eccezionalmente che il possesso possa anche non essere materiale (v. 3 par. 1 punti 7-8 della Dir. 2008/98/CE).
La curatela fallimentare, che assume la custodia dei beni del fallito, anche quando non prosegue l'attività imprenditoriale, non può evidentemente avvantaggiarsi dell'art. 192 del D.Lgs. n. 152 del 2006 lasciando abbandonati i rifiuti risultanti dall'attività imprenditoriale dell'impresa cessata. Nella qualità di detentore dei rifiuti secondo il diritto comunitario, la curatela fallimentare è pertanto obbligata a metterli in sicurezza e a rimuoverli, avviandoli allo smaltimento o al recupero. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato, 25 Luglio 2017, n. 3672. Segue...
Fallimento – Spossessamento beni fallito e responsabilità personale – Differenza – Subentro Curatore posizioni soggettive fallito – Responsabilità oggettiva – Insussistenza.
La curatela fallimentare non subentra negli obblighi più strettamente correlati alla responsabilità dell’imprenditore fallito, in quanto il potere di disporre di beni fallimentari (secondo le particolari regole della procedura concorsuale e sotto il controllo del giudice delegato) non comporta necessariamente il dovere di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 30 giugno 2014 n. 3274). Ne consegue che alcun dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti (cfr. T.a.r. Lombardia, Milano, sez. III, 3 marzo 2017 n. 520). Infatti la responsabilità del proprietario e di coloro che a qualunque titolo abbiano la disponibilità dell’area interessata dall’abbandono dei rifiuti non è qualificabile come una forma di responsabilità oggettiva, essendo necessario che la responsabilità, sia accertata, in contraddittorio con i soggetti interessati dai soggetti preposti al controllo (Consiglio di Stato, sez. V, 22 febbraio 2016 n. 705). A tale riguardo, occorre rilevare che il curatore fallimentare non ha la disponibilità giuridica del compendio aziendale della società fallita, essendo legittimato ad esercitare in funzione tutoria il possesso e potendo compiere atti di disposizione solo sulla base della autorizzazione del giudice delegato (cfr. T.a.r. Lombardia, Milano, sez. III, 3 novembre 2014 n. 2623). (Luca Caravella) (riproduzione riservata) T.A.R. Napoli, 20 Giugno 2017. Segue...
Fallimento – Smaltimento di rifiuti – Responsabilità del curatore del fallimento – Esclusione – Dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi – Esclusione – Curatore destinatario degli obblighi di ripristino quale “altro detentore” qualificato – Esclusione.
Fallimento – Organi – Ruolo del giudice delegato e del curatore – Stipula di contratto di affitto di azienda – Impugnazione – Mezzo processuale.
A seguito della riforma del diritto fallimentare del 2006, si è proceduto ad attribuire al Curatore un più ampio potere gestorio della procedura ed una conseguente discrezionalità in merito agli atti che egli deve adottare per la gestione della stessa.
Ai sensi del combinato disposto degli art. 104 bis e 31 legge fall., il giudice delegato ed il comitato dei creditori hanno un ruolo di supervisione-vigilanza sugli atti del Curatore fallimentare, senza che ciò porti a configurare l’esistenza di un procedimento decisionale congiunto.
La stipula di un contratto di affitto di azienda da parte della Curatela fallimentare, pur dovendosi svolgere sotto il controllo del comitato dei creditori (parere) e del Giudice delegato (autorizzazione), è attività rimessa al potere gestorio del Curatore, con il solo limite della non arbitrarietà.
Nel caso siano rivendicate violazioni di legge nella scelta del soggetto affittuario di azienda da parte della Curatela fallimentare, il soggetto ricorrente deve proporre impugnazione ai sensi dell’art. 36 legge fall. del relativo atto gestorio, non risultando applicabile l’art. 26 legge fall. (Alessandro Merlini) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 27 Aprile 2017. Segue...
Fallimento – Potere del curatore – Giuramento – De scientia – Formula.
Pegno a garanzia di crediti - Costituzione a garanzia di credito non ancora esistente - Nullità - Sussistenza - Costituzione a garanzia di crediti condizionali o futuri - Validità - Condizioni - Determinazione del credito garantito - Necessità - Mera determinabilità del credito - Conseguenze - Invalidità dell'atto costitutivo - Esclusione - Opponibilità agli altri creditori - Condizioni - Requisiti di cui all'art. 2787, comma 3, c.c. - Necessità.
In tema di pegno a garanzia di crediti, il principio di accessorietà desumibile dall'art. 2784 c.c. comporta la nullità per difetto di causa dell'atto costitutivo della prelazione stipulato in relazione ad un credito non ancora esistente, ma non esclude, in applicazione analogica dell'art. 2852 c.c., l'ammissibilità della costituzione della garanzia a favore di crediti condizionali o che possano eventualmente sorgere in dipendenza di un rapporto già esistente; in quest'ultimo caso, peraltro, è necessaria, ai fini della validità del contratto, la determinazione o la determinabilità del credito, la quale postula l'individuazione non solo dei soggetti del rapporto, ma anche della sua fonte; ferma restando la validità e l'efficacia del contratto "inter partes", comunque, la mera determinabilità del rapporto comporta l'inopponibilità del pegno agli altri creditori (ivi compreso il curatore, in caso di fallimento del soggetto che abbia costituito la garanzia), qualora, dovendo trovare applicazione l'art. 2787, comma 3, c.c., manchi la sufficiente indicazione del credito garantito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2016, n. 24790. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Giudizio pendente in data anteriore alla dichiarazione di fallimento - Contestazione del credito operata dal fallito - Irrilevanza.
Poiché il curatore deve essere considerato estraneo rispetto al giudizio coltivato dal fallito in data anteriore alla dichiarazione di fallimento, non è possibile attribuire al curatore l'eventuale mancata contestazione di un credito ai fini della sua ammissione al passivo del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Novembre 2015, n. 24319. Segue...
Confisca ex L.306/1992 – Su bene di proprietà di società fallita – Rigetto di istanza di dissequestro – Appello del curatore – Difetto di legittimazione – Sussiste.
Il principio enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenza n.11170 del 25/9/2014, dep.17/3/2015) secondo il quale il curatore fallimentare non è legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di sequestro non può che essere esteso anche con riguardo alla mancata legittimazione a proporre gravame avverso il provvedimento di rigetto della richiesta di dissequestro. [Fattispecie in materia di confisca ex L. n.306/1992.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 27 Ottobre 2015, n. 45519. Segue...
Mandato e commissione - Associazione temporanea d'imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento di società mandante - Conseguenze - Scioglimento del rapporto di mandato - Perdita dei poteri della capogruppo mandataria di gestione e rappresentanza della fallita.
Curatore fallimentare - Attività professionale del dottore commercialista iscritto all'albo - Copertura assicurativa - Sussistenza.
Il carattere pubblicistico della funzione di curatore fallimentare non impedisce la qualificazione dell'attività dello stesso svolta come professionale che, salvo espressa esclusione, rientra nella copertura della polizza per i rischi derivanti dalla professione di commercialista iscritto all'albo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 22 Giugno 2015, n. 12872. Segue...
Procedura fallimentare - Curatore - Responsabilità per l’omesso versamento di imposte di competenza dell’impresa fallita - Applicazione dell’articolo 36 del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 602 - Presupposti - Comportamento contra legem del curatore.
In tema di responsabilità del curatore fallimentare per l’omesso versamento di imposte di competenza dell’impresa fallita, è possibile far ricorso all’articolo 36 del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 602, secondo il quale il liquidatore di soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche che non adempiono all’obbligo di pagare rispondono in proprio del pagamento delle imposte se soddisfano crediti di ordine inferiore a quelli tributari o assegnano beni a soci o associati senza avere prima soddisfatto i crediti tributari. La citata disposizione esprime, infatti, un principio di carattere generale, secondo il quale ciascuno risponde di un evento nella misura in cui ha concorso a cagionarlo; si deve, inoltre, precisare che perché si possa parlare di concorso nel mancato pagamento di un’imposta è necessario che tale omissione sia l’effetto di un comportamento contra legem del curatore e non la conseguenza della mera incapienza dell’attivo. Solo dove un depauperamento dell’erario vi sia e sia dovuto ad un utilizzo contra legem del patrimonio fallimentare si potrà poi porre il problema se la responsabilità del curatore venga meno per effetto del controllo che gli organi della procedura esercitano sulla sua condotta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 Luglio 2014. Segue...
Procedura fallimentare - Curatore - Responsabilità per l’omesso versamento di imposte di competenza dell’impresa fallita - Indicazione nell’atto di addebito delle ragioni della responsabilità - Necessità - Cattivo utilizzo dell’attivo fallimentare - Esercizio del diritto di difesa del curatore - Eventuale rilevanza dell’intervento determinante degli organi di controllo della procedura.
Ove l’amministrazione ritenga di affermare una responsabilità solidale del curatore fallimentare per i debiti tributari del fallimento (maturati o meno nel corso della procedura fallimentare) deve indicare nell’atto di addebito le ragioni che determinano tale responsabilità, la quale deve nascere da un cattivo utilizzo dell’attivo fallimentare (ad esempio seguito del pagamento di crediti di ordine inferiore a quelli tributari), ponendo il curatore in condizione di esercitare le sue difese anche adducendo - se del caso - l’intervento determinante degli organi di controllo della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 Luglio 2014. Segue...
Fallimento - Amministrazione del patrimonio del fallito - Fini conservativi finalizzati alla liquidazione dell’attivo ed alla soddisfazione dei creditori - Adempimento di obblighi facenti carico all’imprenditore - Esclusione
Fallimento - Amministrazione del patrimonio del fallito - Obbligo del curatore di attivarsi per la tutela sanitaria degli immobili ed alla bonifica da fattori inquinanti - Esclusione.
Il fatto che alla curatela sia affidata l'amministrazione del patrimonio del fallito, per fini conservativi predisposti alla liquidazione dell'attivo ed alla soddisfazione paritetica dei creditori, non comporta affatto che sul curatore incomba l'adempimento di obblighi facenti carico originariamente all'imprenditore, ancorché relativi a rapporti tuttavia pendenti all'inizio della procedura concorsuale. Al curatore competono gli adempimenti che la legge (sia esso il R.D. 16-3-1942 n.. 267, siano esse leggi speciali) gli attribuisce e tra essi non è ravvisabile alcun obbligo generale di subentro nelle situazioni giuridiche passive di cui era onerato il fallito. In linea generale il curatore, nell'espletamento della pubblica funzione, non si pone come successore o sostituto necessario del fallito, su di lui non incombono né gli obblighi dal fallito inadempiuti volontariamente o per colpa, né quelli che lo stesso non sia stato in grado di adempiere a causa dell'inizio della procedura concorsuale, ancorché la scadenza di adempimento avvenga in periodo temporale in cui lo stesso curatore possa qualificarsi come datore di lavoro nei confronti degli stessi dipendenti, o di alcuni di essi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il potere di disporre dei beni fallimentari, secondo le particolari regole della procedura concorsuale e sotto il controllo del giudice delegato, non comporta necessariamente il dovere di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato Roma, 30 Giugno 2014. Segue...
Discarica - Obbligo di azioni di prevenzione e riparazione - Obbligo facente carico all’operatore economico - Obbligo del proprietario - Esclusione.
L’obbligo di porre in essere le azioni di prevenzione e riparazione e di sostenere integralmente gli oneri necessari a garantire la tutela dell’ambiente e della salute della popolazione sono a carico dell’operatore economico che produca e ritragga profitto attraverso l’esercizio di attività pericolose, in quanto di per se stesse inquinanti, o anche in quanto semplice utilizzatore di strutture produttive contaminate e fonti di perdurante contaminazione, mentre il mero proprietario dell’area è responsabile solo patrimonialmente e limitatamente al valore del fondo, nel caso in cui gli interventi di bonifica vengano effettuati dalla pubblica autorità competente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 10 Giugno 2014. Segue...
Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 19 del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (confisca per equivalente di beni corrispondenti al profitto del reato), il curatore fallimentare deve essere considerato terzo in quanto rappresentante di interessi qualificabili come diritti di terzi in buona fede (i creditori) sui beni oggetto di confisca, la posizione dei quali deve pertanto essere valutata dal giudice nella prospettiva della prevalenza o meno, rispetto agli stessi, delle esigenze cautelari sottese alla confisca, esigenze che incontrano anche il limite costituito dalla possibilità di restituire parte del profitto del reato al danneggiato, anch'egli rappresentato dal curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 05 Dicembre 2013, n. 48804. Segue...
Scritture contabili - Efficacia probatoria di cui all'articolo 2710 c.c. - Applicabilità al curatore fallimentare - Esclusione..
Il regime probatorio delineato dall'articolo 2710 c.c., in ordine all'efficacia probatoria attribuibile ai libri contabili bollati, vidimati e regolarmente tenuti, opera soltanto fra imprenditori in relazione a rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa; ne consegue che la disciplina probatoria in questione non è inapplicabile nei confronti del curatore al quale, una volta escluso che la sua posizione sia quella di chi succede in un rapporto già facente capo al fallito, è attribuibile esclusivamente la funzione di semplice gestore del patrimonio di quest'ultimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013. Segue...
Curatore fallimentare – Azione di simulazione atto compiuto dal dante causa del fallito – Prova – Limiti..
Il curatore del fallimento dell’erede del simulato alienante che chieda l’accertamento della simulazione dell’atto compiuto dal dante causa del fallito, agisce avvalendosi dei poteri di questo e non versa nella situazione dei creditori del simulato alienante nè dei terzi, nel significato che questo termine ha nell’art. 1417 c.c., sicchè è soggetto ai limiti della prova testimoniale derivanti dall’art. 2722 c.c.. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2012, n. 12965. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento di società mandante - Pagamento effettuato alla società capogruppo mandataria - Inefficacia nei confronti del fallimento della mandante - Fondamento..
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - In genere - Sequestro conservativo trascritto su bene immobile - Successiva trascrizione dell'acquisto del bene da parte di un terzo - Sopraggiunta conversione del sequestro in pignoramento - Dichiarazione di fallimento del debitore - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore procedente - Configurabilità - Intervento del curatore nella procedura esecutiva - Mantenimento degli effetti sostanziali e processuali del pignoramento - Sussistenza - Estensione agli effetti conservativi del sequestro - Limiti - Fondamento - Fattispecie..
Fallimento – Stato passivo – Credito del professionista – Eccezione presuntiva di pagamento – Curatore – Proponibilità – Richiesta del curatore di documenti per valutare il quantum – Affermazione implicita di avvenuto pagamento – Natura di fatto confessoria – Non configurabilità – Giuramento decisorio de scientia – Ammissibilità – Formula. (21/04/2010).
Il Curatore, terzo interessato, può eccepire la prescrizione ex art. 2956, n. 2, codice civile.
E’ onere del difensore del Fallimento e non del curatore come tale nella fase amministrativa della insinuazione tardiva specificare quale tipo di eccezione intende sollevare.
La richiesta di fornire documentazione per valutare il quantum del debito, formulata nella fase “amministrativa” della verifica della domanda tardiva da parte del curatore, non può contraddire l’eccezione di prescrizione, non può avere natura confessoria ed è anzi doverosa da parte sua, quale terzo rispetto al rapporto in cui è maturata la prestazione, e che non può disporre dei diritti della massa.
Al curatore può essere deferito soltanto il giuramento de scientia, con la formula: “se ha notizia dell’estinzione del debito”, e non quello de veritate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 16 Aprile 2009. Segue...
Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno - In genere (nozione, caratteri) - Pegno a garanzia di crediti - Costituzione a garanzia di credito non ancora esistente - Nullità - Sussistenza - Costituzione a garanzia di crediti condizionali o futuri - Validità - Condizioni - Determinazione del credito garantito - Necessità - Mera determinabilità del credito - Conseguenze - Invalidità dell'atto costitutivo - Esclusione - Opponibilità agli altri creditori - Condizioni - Requisiti di cui all'art. 2787, terzo comma, cod. civ. - Necessità..
In tema di pegno a garanzia di crediti, il principio di accessorietà desumibile dall'art. 2784 cod. civ. comporta la nullità per difetto di causa dell'atto costitutivo della prelazione stipulato in relazione ad un credito non ancora esistente, ma non esclude, in applicazione analogica dell'art. 2852 cod. civ., l'ammissibilità della costituzione della garanzia a favore di crediti condizionali o che possano eventualmente sorgere in dipendenza di un rapporto già esistente; in quest'ultimo caso, peraltro, è necessaria, ai fini della validità del contratto, la determinazione o la determinabilità del credito, la quale postula l'individuazione non solo dei soggetti del rapporto, ma anche della sua fonte; ferma restando la validità e l'efficacia del contratto "inter partes", comunque, la mera determinabilità del rapporto comporta l'inopponibilità del pegno agli altri creditori (ivi compreso il curatore, in caso di fallimento del soggetto che abbia costituito la garanzia), qualora, dovendo trovare applicazione l'art. 2787, terzo comma, cod. civ., manchi la sufficiente indicazione del credito garantito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Marzo 2009, n. 7214. Segue...
Fallimento – Rapporto di lavoro – Licenziamenti collettivi – Procedura per la messa in mobilità – Obbligo di applicazione da parte del curatore – Sussistenza..
La disciplina prevista dagli art. 3, 4, 5 e 24 della l. n. 223/91 ha natura speciale rispetto alla disciplina del fallimento, per cui l'obbligo del curatore di tutelare gli interessi del fallimento non esclude il suo obbligo di osservare, pur nell'ottica del fallimento (creditori e fallito), le procedure previste dalla legge e, fra queste, anche (per la sua prevalente finalità) la normativa speciale in tema di mobilità. (Nella specie, la Corte ha confermato la decisione che aveva accolto la domanda di un dipendente diretta a far dichiarare l'inefficacia del licenziamento intimato dalla curatela del fallimento della società datrice, per il mancato rispetto della procedura di cui alla l. n. 223/91). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Marzo 2009, n. 5032. Segue...
Fallimento – Contratti pendenti – Contratto preliminare di vendita – Facoltà di scioglimento del curatore – Natura discrezionale di ordinaria amministrazione – Autorizzazione del giudice delegato – Esclusione..
La scelta del curatore tra l'esecuzione e lo scioglimento del contratto preliminare costituisce peraltro espressione di un potere discrezionale e si realizza mediante un atto che non è di straordinaria amministrazione, tal per cui può essere compiuto senza alcuna specifica autorizzazione del giudice delegato. (Fattispecie relativa a fallimento dichiarato nell’anno 1998). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 05 Gennaio 2009, n. 0. Segue...
Fallimento - Interesse del curatore all'impugnazione di provvedimento dell'Agenzia delle Entrate - Natura dei crediti ammessi - Danno ai creditori da ritardata chiusura della procedura..
La sussistenza di un interesse della curatela, ai sensi dell’art. 100 c.p.c., a proporre ricorso tributario avverso il provvedimento con cui l’Agenzia delle Entrate ha sospeso il rimborso di un credito IVA va valutato non solo alla stregua della somma liquida che si riceverebbe dalla successiva cessione di detto credito, ma anche alla stregua della natura dei crediti ammessi allo stato passivo e del danno che potrebbe essere arrecato ai creditori per effetto della ritardata chiusura del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palmi, 09 Novembre 2007. Segue...
Funzioni del curatore fallimentare – Adempimento di obblighi amministrativi facenti carico originariamente all’imprenditore – Distinzione – Esclusione..
Sul curatore del fallimento - il quale è organo della procedura fallimentare e non già un successore, nè un sostituto necessario del datore di lavoro fallito - non incombe l'adempimento di obblighi amministrativi facenti carico originariamente all'imprenditore in relazione a rapporti di lavoro esauriti prima del fallimento (nel caso di specie sottoscrizione dei curricula dei lavoratori ai fini del perfezionamento della pratica amministrativa concernente il riconoscimento dei benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all’amianto ai sensi della legge 257/92). Tribunale Mantova, 04 Gennaio 2007. Segue...
Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Abusiva concessione di credito ad imprenditore in stato di insolvenza - Azione da illecito aquiliano nei confronti del finanziatore (banca) per il risarcimento del danno causato ai creditori - Legittimazione attiva del curatore fallimentare - Esclusione - Fondamento.
Il curatore fallimentare non è legittimato a proporre, nei confronti del finanziatore responsabile (nella specie, una banca), l'azione da illecito aquiliano per il risarcimento dei danni causati ai creditori dall'abusiva concessione di credito diretta a mantenere artificiosamente in vita una impresa decotta, suscitando così nel mercato la falsa impressione che si tratti di impresa economicamente valida. Nel sistema della legge fallimentare, difatti, la legittimazione del curatore ad agire in rappresentanza dei creditori è limitata alle azioni c.d. di massa - finalizzate, cioè, alla ricostituzione del patrimonio del debitore nella sua funzione di garanzia generica ed aventi carattere indistinto quanto ai possibili beneficiari del loro esito positivo - al cui novero non appartiene l'azione risarcitoria in questione, la quale, analogamente a quella prevista dall'art. 2395 cod. civ., costituisce strumento di reintegrazione del patrimonio del singolo creditore, giacché, per un verso, il danno derivante dall'attività di sovvenzione abusiva deve essere valutato caso per caso nella sua esistenza ed entità (essendo ipotizzabile che creditori aventi il diritto di partecipare al riparto non abbiano ricevuto pregiudizio dalla continuazione dell'impresa), e, per altro verso, la posizione dei singoli creditori, quanto ai presupposti per la configurabilità del pregiudizio, è diversa a seconda che siano antecedenti o successivi all'attività medesima. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Marzo 2006. Segue...
Trasparenza delle condizioni contrattuali ex D.Lgs. 1 settembre 1993 n. 385 - Diritto del cliente alla consegna di copia della documentazione ex quarto comma dell'art. 119 di detto D.Lgs. - Natura "finale" e non "strumentale" - Conseguente irrilevanza dell'utilizzazione della documentazione - Fallimento del cliente - Trasmissione del diritto al curatore - Anche a seguito di scioglimento del contratto di conto corrente - Fondamento - Esercizio del diritto da parte del curatore - Intenzione del curatore di utilizzare la documentazione per l'esercizio di revocatorie - Rifiuto della banca - Legittimità - Esclusione - Pretesa della banca ad un'esclusione di quella utilizzazione in sede di riconoscimento giudiziale del diritto alla consegna - Inammissibilità.
Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri e responsabilità - Poteri - In genere - Esercizio - Autorizzazione dell'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione - Necessità - Oggetto.
Amministrazione del patrimonio fallimentare - Azione esecutiva individuale esercitata da un istituto esercente il credito fondiario, nonostante il fallimento del mutuatario - Debitore - Sottrazione dei beni pignorati dall'istituto alla custodia ed amministrazione del curatore del fallimento - Esclusione - Conseguenze - Provvedimento di sostituzione del curatore, nella qualità di custode dei beni pignorati, emesso dal giudice dell'esecuzione - Inammissibilità.
L'Azione esecutiva individuale eccezionalmente spettante ad un istituto esercente il credito fondiario, ai sensi dell'art. 42 del R.d. 16 luglio 1905 n. 646, nonostante il fallimento del mutuatario-debitore, non determina la sottrazione dei beni pignorati dall'istituto alla custodia ed all'amministrazione del curatore sotto la sorveglianza del giudice delegato, secondo le regole proprie della procedura fallimentare, anche se la espropriazione dei beni deve svolgersi per la realizzazione delle pretese creditorie dell'istituto. Permanendo, pertanto, le funzioni di custodia del curatore, questi, poiché conserva le sue originarie attribuzioni, non diviene organo ausiliario del giudice dell'esecuzione, e non può essere quindi dal medesimo sostituito nell'ambito della procedura esecutiva individuale, ai sensi degli art. 66 e 559 cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 1982, n. 6254. Segue...