Source: http://toghe.blogspot.com/2009_08_01_archive.html
Timestamp: 2015-11-28 13:02:35+00:00
Document Index: 10958844

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 335', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 36', 'art. 22', 'art. 96', 'art. 178', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 96', 'art. 22', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 34', 'art. 10', 'art. 178', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 292', 'art. 13', 'art. 22', 'art. 220', 'art. 63', 'art. 15', 'art. 220', 'art. 2']

Pubblichiamo la sentenza con la quale sono stati respinti i ricorsi proposti contro l’ordinanza della Sezione Disciplinare del CSM che ha disposto la sospensione dal servizio del dott. Luigi Apicella ed il trasferimento ad altra sede degli altri magistrati coinvolti. Rinviamo ad un secondo tempo i commenti tecnici che saranno pubblicati “a rate”, anche per raccogliere eventuali richieste di chiarimento dei lettori.LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONESEZIONI UNITE CIVILIComposta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:dott. MATTONE Sergio - Primo Presidente f.f. -dott. VITTORIA Paolo - Presidente di sezione -dott. PAPA Enrico - Presidente di sezione -dott. MENSITIERI Alfredo - Consigliere -dott. GOLDONI Umberto - Consigliere -dott. SALME’ Giuseppe - Consigliere -dott. AMATUCCI Alfonso - Consigliere -dott. NAPPI Aniello - rel. Consigliere -dott. LA TERZA Maura - Consigliere - ha pronunciato la seguente:sentenzasul ricorso r.g. n. 6634/2009 proposto da: V.D. e N.G., domiciliati in Roma, Via Monte Zebio 28, presso l’avv. FIORE F.P., che li rappresenta e difende unitamente all’avv. A. De Caro, come da mandato in calce al ricorso; - ricorrenti -sul ricorso r.g. n. 6638/2009 proposto da: A.L., domiciliato in Roma, Via Monte Zebio 28, presso l’avv. F.P. Fiore, che lo rappresenta e difende unitamente all’avv. F.S. Dambrosio, come da mandato in calce al ricorso; - ricorrente -sul ricorso r.g. n. 6645/2009 proposto da: I.E., domiciliato in Roma, via Appennini 60, presso l’avv. C. Di Zenzo, rappresentato e difeso dall’avv. G. Iadecola, come da mandato in calce al ricorso; - ricorrente -sul ricorso r.g. n. 6654/2009 proposto da: G.A., domiciliato in Roma, Via U. De Carolis 62, presso l’avv. G. Aricò, rappresentato e difeso dall’avv. S. Staiano, come da mandato in calce al ricorso; - ricorrente -contro Ministero della Giustizia; - intimato -contro Procuratore Generale della Corte di Cassazione; - intimato -avverso l’ordinanza n. 11/2009 della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, depositata il 4 febbraio 2009; Sentita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Aniello Nappi uditi i difensori Fiore, De Caro, D’Ambrosio, Iadecola e Staiano, che hanno chiesto l’accoglimento dei ricorsi; Udite le conclusioni del P.M., Dr. NARDI Vittorio, che ha chiesto il rigetto dei ricorsi di A., V. e N.; l’accoglimento del primo, del secondo, del sesto e del settimo motivo del ricorso di I. e del primo motivo del ricorso di G., con la dichiarazione di inammissibilità o il rigetto dei loro restanti motivi.FattoSVOLGIMENTO DEL PROCESSOCon l’ordinanza impugnata la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha disposto la sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio e il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura di A.L., procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno; il trasferimento cautelare e provvisorio dall’attuale sede e dalla funzione requirente di V.D. e N.G., sostituti procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Salerno; il trasferimento cautelare e provvisorio dall’attuale sede e dalla funzione requirente di I.E., procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Catanzaro, e di G.A., sostituto procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Catanzaro. Ha rigettato invece la richiesta di trasferimento cautelare e provvisorio di D.L. D., sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Catanzaro, e di C.S., applicato allo stesso ufficio.Le misure cautelari sono state disposte nell’ambito dei procedimenti disciplinari promossi dal Procuratore generale presso la Corte di Cassazione e dal Ministro della giustizia nei confronti dei suddetti magistrati, incolpati di gravi violazioni dei doveri professionali nell’esercizio delle proprie funzioni.In particolare si contesta ai magistrati della Procura della Repubblica di Salerno ( A., V. e N.) di avere disposto perquisizione anche personale e sequestro di atti giudiziari nei confronti dei magistrati di Catanzaro, sottoposti a procedimento penale, con un provvedimento immotivato, privo dei presupposti prescritti dalla legge e abnormemente riproduttivo in oltre 1.400 pagine di atti del procedimento anche coperti da segreto. Ai magistrati della Procura Generale di Catanzaro ( I. e G.) si contesta di avere reagito a tale abnorme iniziativa con un reciproco provvedimento di sequestro preventivo avente per oggetto i medesimi atti giudiziari, allo scopo di impedirne il sequestro in originale anzichè in copia, senza considerare che risultavano essi stessi indagati e danneggiati dai reati ipotizzati a carico dei magistrati campani, per di più almeno in parte estranei alla propria competenza territoriale.Ricorrono per cassazione gli incolpati.A.L. propone tredici motivi d’impugnazione; V. D. e N.G. quindici motivi; I.E. nove motivi; G.A. sette motivi. Hanno depositato memorie I., A., V. e N..DirittoMOTIVI DELLA DECISIONE1. Va preliminarmente disposta, a norma dell’art. 335 c.p.c., la riunione dei ricorsi proposti avverso la stessa decisione, posto che il rinvio alle norme del codice di procedura penale è limitato alle forme e ai termini delle impugnazioni, mentre per il giudizio di cassazione si applica la disciplina dettata dal codice di procedura civile (Cass., sez. un., 5 ottobre 2007, n. 20844, m. 599800, Cass., sez. un., 31 luglio 2007, n. 16873, m. 598261).2. Sono tredici, come s’è detto, i motivi d’impugnazione proposti da A.L.; e quindici i motivi d’impugnazione proposti da V.D. e N.G.. I motivi dedotti a sostegno dei due ricorsi sono tuttavia in gran parte comuni.Nell’illustrare i motivi del ricorso di A.L., si darà pertanto conto anche dei comuni motivi di V.D. e N.G., i cui rimanenti motivi di impugnazione saranno esaminati successivamente.2.1.1- Con il primo motivo A.L. deduce violazione e/o erronea applicazione dell’art. 6 C.E.D.U. e degli artt. 24 e 111 Cost., eccependo la nullità dell’ordinanza cautelare, in quanto emessa da giudice incompatibile, vanamente ricusato prima della decisione.Sostiene che la motivazione del provvedimento impugnato tradisce assenza di serenità di giudizio, laddove stigmatizza una scelta difensiva del ricorrente, quella di allontanarsi dall’aula di udienza.Censura anche l’ordinanza che ha disatteso la ricusazione, impugnata pure autonomamente.Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il primo motivo del loro ricorso.I motivi sono tutti infondati.In realtà, secondo la giurisprudenza civile di questa corte, l’ordinanza di rigetto della richiesta di ricusazione di un magistrato non è impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione, ma l’incompatibilità così ritualmente già denunciata può essere fatta valere nel corso del giudizio quale motivo di nullità degli atti del procedimento e delle decisioni assunte dal magistrato incompatibile (Cass., sez. un., 20 novembre 2003, n. 1763 6, m. 568339).A questa giurisprudenza occorre fare riferimento nel giudizio disciplinare, perchè il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 24, che richiama la disciplina delle impugnazioni prevista dal codice di procedura penale, si riferisce esclusivamente ai provvedimenti cautelari e alle decisioni nel merito. Sicchè, per il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, sono inoppugnabili le ordinanze di rigetto delle richieste di ricusazione. Ma ciò non esclude che 8 l’incompatibilità del giudice possa essere fatta valere con l’impugnazione della decisione sul merito.Vanno interpretati restrittivamente infatti i richiami al codice di procedura penale contenuti sia nel D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 16, comma 2 (per l’attività di indagine) sia nel D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 18, comma 4 (per la discussione dibattimentale) perchè, se il legislatore avesse inteso estendere la disciplina processuale penale all’intero procedimento disciplinare, non avrebbe limitato il richiamo a specifiche attività, come le indagini e la discussione dibattimentale. Ne consegue che deve escludersi l’estensibilità di tali richiami anche al libro primo del codice di procedura penale, cui appartengono l’art. 36 e segg., che disciplinano l’incompatibilità del giudice, l’astensione, la ricusazione e il regime d’impugnazione dei relativi provvedimenti. E per tutte le attività che non risultino disciplinate espressamente o per specifico rinvio al codice di procedura penale, deve ritenersi applicabile la disciplina dettata dal codice di procedura civile (Cass., sez. un., 12 maggio 2006, n. 10995, m. 588764, analogamente per il disciplinare forense).Si deve pertanto accertare in questo giudizio di impugnazione se sussistono le incompatibilità denunciate dai ricorrenti.Manifestamente infondata è tuttavia la dedotta incompatibilità per mancanza di serenità del giudice disciplinare, in ragione della valutazione espressa sull’allontanamento degli incolpati dall’udienza. Si tratta infatti di valutazione pertinente all’oggetto del giudizio, che non può determinare un’incompatibilità sopravvenuta del giudice.Quanto alle dichiarazioni di ricusazione, esse sono inammissibili perchè riferite non a singoli giudici, ma all’intera Sezione disciplinare del C.S.M., inclusi i suoi componenti supplenti. Infatti è indiscussa in giurisprudenza l’inammissibilità della ricusazione proposta, ad esempio, nei confronti di un’intera sezione della Corte di cassazione (Cass. pen., sez. 6^, 31 gennaio 1996, Ferretti, m.204650, Cass. pen., sez. 1^, 11 dicembre 2008, Bucciarelli, m.241995).2.1.2- Con il secondo motivo A.L. lamenta che non gli sia stata consentita la nomina di un secondo difensore nel procedimento cautelare e deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22 comma 2, artt. 24 e 111 Cost., art. 96 c.p.c. e art. 178 c.p.c., lett. c), nullità dell’ordinanza cautelare e del relativo procedimento incidentale, illogicità e contraddittorietà della motivazione.Sostiene che il rinvio del D.Lgs. n. 109 del 2006 al codice di procedura penale, sia per le indagini preliminari (art. 16, comma 2) sia per il dibattimento (art. 18 comma 4), impone l’applicazione dell’art. 96 c.p.p., con la possibilità di nomina di due difensori da parte dell’incolpato, anche nel procedimento di applicazione delle misure cautelari disciplinato dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, comma 2.Censura di illogicità il rigetto dell’eccezione già formulata nella fase preliminare del procedimento incidentale.Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il quarto motivo del loro ricorso.I motivi sono infondati.Considerato che il rinvio al codice di procedura penale non è generalizzato, risulta infatti determinante l’interpretazione letterale del D.Lgs. n. 109 del 2006, artt. 15 e 22, laddove ammettono la nomina a difensore di “altro magistrato” o di “un avvocato”; a maggior ragione se tali norme vengono confrontate con l’art. 96 c.p.p., comma 1, che riconosce all’imputato il “diritto di nominare non più di due difensori di fiducia”. Nè ha alcuna rilevanza al riguardo la sentenza costituzionale n. 87 del 2009, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della L. 27 aprile 1982, n. 186, art. 34, comma 2 (Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali) e della L. 13 aprile 1988, n. 117, art. 10, comma 9 (Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati), nella parte in cui escludono che il magistrato amministrativo o contabile, sottoposto a procedimento disciplinare, possa farsi assistere da un avvocato.2.1.3- Con il terzo motivo A.L. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, artt. 13 e 22, in relazione all’art. 178 c.p.p., lett. b), eccependo la nullità dell’ordinanza cautelare e della decisione di riunire i distinti procedimenti cautelari promossi dal Procuratore generale e dal Ministro della giustizia nei confronti suoi e di tutti gli altri incolpati.Sostiene che la domanda cautelare del ministro non fu proposta alla Sezione disciplinare, bensì al Consiglio superiore della magistratura, con una comunicazione riconducibile all’informativa imposta dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 14, comma 2, per il caso di esercizio dell’azione disciplinare da parte del ministro. Sicchè la misura cautelare della sospensione applicata al ricorrente, in quanto più grave di quella richiesta dal Procuratore generale, risulta illegittimamente adottata d’ufficio, senza la necessaria iniziativa di parte.Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il quinto motivo del loro ricorso, atteso che il Procuratore generale non aveva richiesto l’applicazione della misura cautelare nei loro confronti, richiesta solo dal ministro.I motivi sono manifestamente infondati. La Sezione disciplinare è infatti un’articolazione interna del Consiglio superiore della magistratura, anche se svolge autonome funzioni giurisdizionali. E l’informativa imposta dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 14, comma 2, per il caso di esercizio dell’azione disciplinare da parte del ministro ha evidentemente un contenuto ben diverso dalla richiesta di una misura cautelare. L’informativa su un’iniziativa disciplinare è necessariamente diretta al Consiglio superiore nel suo insieme; la richiesta di una misura cautelare non può che essere diretta alla Sezione disciplinare.Sicchè, essendo rilevante il contenuto dell’atto e non la sua intestazione, deve concludersi che le misure applicate nei confronti dei ricorrenti furono legittimamente deliberate dalla competente Sezione disciplinare, su richiesta ritualmente indirizzata dal ministro al Consiglio superiore della magistratura.2.1.4- Con il quarto motivo A.L. deduce violazione dell’art. 292 c.p.p. in relazione al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 13 cpv. e art. 22, vizi di motivazione e nullità dell’ordinanza cautelare. Sostiene che i procedimenti cautelari promossi dal ministro e dal procuratore generale fanno riferimento a incolpazioni non omogenee, sicchè la riunione ha reso indeterminabile il riferimento della motivazione dell’ordinanza cautelare a ciascuno degli addebiti.Il motivo è manifestamente infondato. Benchè ovviamente articolate in termini e prospettive diverse, le domande cautelari del ministro e del procuratore generale avevano per oggetto la medesima vicenda e capi d’incolpazione analoghi. E contrariamente a quanto il ricorrente deduce, l’ordinanza individua specificamente gli addebiti per i quali ha ritenuto applicabile la misura cautelare.2.1.5- Con il quinto motivo A.L. deduce violazione degli artt. 63, 350 e 191 c.p.p., eccependo l’inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dagli incolpati fuori e prima dell’avvio del procedimento disciplinare, allorchè furono sentiti senza l’assistenza di un difensore dalla prima commissione referente del C.S.M. nell’ambito del procedimento amministrativo di trasferimento d’ufficio.Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il sesto motivo del loro ricorso.I motivi sono inammissibili.In realtà l’attività svolta dalla prima commissione referente del C.S.M. nel procedimento amministrativo di trasferimento d’ufficio può essere ricondotta all’ambito di applicazione dell’art. 220 disp. att. c.p.p., che estende la disciplina del codice agli atti della pubblica amministrazione già destinati all’accertamento di fatti rilevanti nel procedimento penale. E’ vero quindi che, come sostengono i ricorrenti, alle audizioni svolte nel corso di tale attività ispettiva è applicabile anche l’art. 63 c.p.p., che impone l’avvertimento al dichiarante sulla possibilità di indagini nei suoi confronti e la nomina di un difensore.Tuttavia nel caso in esame i fatti posti a base della decisione impugnata non sono controversi. E i ricorrenti neppure indicano quali informazioni i giudici disciplinari abbiano tratto esclusivamente dalle dichiarazione di cui eccepiscono l’inutilizzabilità.Sicchè i motivi sono inammissibili per genericità.2.1.6- Con il sesto motivo A.L. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 15, ed eccepisce la nullità delle dichiarazioni degli incolpati acquisite dalla prima commissione referente del C.S.M., in quanto atti di indagine non preceduti dal prescritto avviso all’incolpato e al difensore.Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il settimo motivo del loro ricorso.I motivi sono infondati per le ragioni già esposte a proposito del quinto motivo di A.L..Infatti l’art. 220 disp. att. c.p.p., estende l’applicazione delle garanzie previste per il processo penale anche ad attività amministrative, che in quanto tali non siano state precedute dall’avviso di procedimento. Analogamente le garanzie del procedimento disciplinare si estendono all’attività ispettiva della prima commissione referente del C.S.M., che di per sè non richiedono ovviamente il previo avviso di un procedimento disciplinare non ancora avviato.2.1.7- Con il settimo motivo A.L. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, e vizio di motivazione dell’ordinanza impugnata, lamentando che si sia illogicamente attribuita un’occulta funzione preventiva a provve