Source: https://www.miolegale.it/sentenze/cassazione-civile-i-30114-2018/
Timestamp: 2020-03-29 03:05:32+00:00
Document Index: 94122936

Matched Legal Cases: ['art. 2751', 'art. 380', 'art. 378', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 67', 'art. 182', 'art. 67', 'art. 111']

Commerciale Fallimentare Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2018, n. 30114
1. Il Giudice delegato al fallimento di (…) s.p.a. ammetteva per intero al passivo della procedura il credito vantato dal Dott. P.P. , in relazione all’attività di assistenza e consulenza svolta per la redazione e presentazione di una domanda di concordato preventivo nell’interesse di Cogefim s.n.c. e delle compagini sue socie, fra cui (…) s.p.a.; escludeva però la prededuzione richiesta, riconoscendo il solo privilegio di cui all’art. 2751-bis n. 2 cod. civ..
2. Il Tribunale di Firenze, a seguito dell’opposizione proposta dal Dott. P. , osservava che la collocazione in prededuzione del credito vantato dal professionista conseguiva ad una verifica, da effettuare ex post, sulla sussistenza di una funzionalità della prestazione da cui sorgeva il credito rispetto alle esigenze della procedura, con la conseguente necessità per il giudice di merito di accertare in concreto l’utilità per la massa delle prestazioni eseguite, soprattutto nel caso di una successiva dichiarazione di fallimento; questa valutazione di funzionalità richiedeva una valutazione tanto dell’adeguatezza della prestazione alle esigenze di risanamento dell’impresa, quanto dell’utilità conseguita dai creditori, le cui pretese dovevano risultare soddisfatte in una qualche misura.
Ha resistito con controricorso il fallimento della società (…) s.p.a..
La sesta sezione di questa Corte, inizialmente investita dell’esame del ricorso, ha ritenuto insussistenti i presupposti per la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ. ed ha rimesso, quindi, la causa alla pubblica udienza della prima sezione.
Parte controricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ..
4.1 Il primo motivo di ricorso denuncia l’avvenuta violazione e falsa applicazione dell’art. 111 legge fall. nella parte in cui la prededuzione è stata esclusa per mancanza di prova del nesso funzionale fra la domanda di concordato preventivo e gli interessi della massa dei creditori: il Tribunale avrebbe subordinato il riconoscimento della prededuzione richiesta all’individuazione, alla luce delle vicende della procedura concorsuale, di un rapporto di funzionalità fra la presentazione della domanda di concordato e l’interesse della massa dei creditori, quando al contrario il disposto dell’art. 111 legge fall. non richiede affatto una simile dimostrazione in termini di verifica del risultato delle prestazioni professionali o della loro utilità per la massa. Il decreto impugnato violerebbe perciò l’art. 111 legge fall. laddove, a dispetto dell’interpretazione avvalorata dalla giurisprudenza di legittimità, ha posto a carico del creditore l’onere di dimostrare l’utilità della richiesta di concordato per la massa dei creditori.
4.2 Il secondo mezzo lamenta la violazione e la falsa applicazione degli artt. 112, 101, comma 2, e 115 cod. proc. civ. nel punto in cui sono state escluse la deduzione e la prova del collegamento fra le prestazioni professionali del Dott. P. e l’attività diretta alla presentazione del concordato: il Tribunale, nel ritenere che il Giudice delegato avesse implicitamente negato il nesso di pertinenzialità fra l’attività professionale del creditore istante e l’interesse della massa dei creditori, non avrebbe considerato che la curatela aveva specificamente riconosciuto l’avvenuta esecuzione di un’attività professionale per la presentazione del concordato preventivo ed ammesso la congruità dell’importo richiesto e così avrebbe negato circostanze la cui esistenza era stata espressamente accreditata dalla curatela ed escluso d’ufficio il nesso di pertinenzialità fra le prestazioni professionali del P. e la richiesta di concordato preventivo.
È stato in seguito precisato (Cass. n. 6031/2014) che il disposto dell’art. 111, comma 2, L. fall. deve essere inteso, tenuto conto della ratio della riforma volta a incentivare gli strumenti di composizione della crisi e a favorire la conservazione dei valori aziendali, nel senso che il credito sorto in funzione di una procedura concorsuale è senza dubbio anche quello sorto “per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali” ex art. 67, lett. g), L. fall., quale l’attività prestata in favore dell’imprenditore poi dichiarato fallito in funzione dell’ammissione del medesimo alla procedura di concordato preventivo, non rilevando la natura concorsuale del credito stesso, per essere sorto in periodo anteriore al fallimento; prova ne sia che l’art. 182-quater, comma 2, L. fall. individua come crediti prededucibili anche i crediti sorti prima dell’apertura della procedura “in funzione della presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo”, rimanendo così confermato il significato dell’enunciato “in funzione”, che richiama il concetto di “servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali” utilizzato dall’art. 67, lett. g), L. fall., e della possibilità di intendere l’enunciato “strumentale a” come sinonimo di “funzionale” (valutazione condivisa da Cass. n. 19013/2014).
I crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore dell’imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo e per la relativa assistenza rientrano quindi fra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi dell’art. 111 comma 2 L. fall. poiché questa norma individua un precetto di carattere generale, privo di restrizioni, che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d’impresa, introduce un’eccezione al principio della par conditio creditorum, estendendo in caso di fallimento la preducibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali (Cass. n. 1765/2015).
5.2 Ne discende che la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l’attività professionale prestata possa essere ricondotta nell’alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l’evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sé sola e pena la frustrazione dell’obiettivo della norma, escludere il ricorso all’istituto.
L’utilità concreta per la massa dei creditori – a prescindere dal fatto che l’accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sé un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell’esperimento della revocatoria fallimentare, come ha ricordato Cass. n. 6031/2014 – non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata (Cass. n. 1182/2018, Cass. n. 12017/2018).