Source: https://dait.interno.gov.it/pareri?f%5B0%5D=node%253Afield_area_tematica%3A41&page=23
Timestamp: 2020-08-14 06:04:44+00:00
Document Index: 48976868

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 31', 'art.10', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 72', 'art. 74', 'art. 39', 'art. 37', 'art. 17', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 45', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 43', 'art. 24', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 10']

La raccolta | Page 24 | Dipartimento per gli affari interni e territoriali
- Diritto di accesso alle autorizzazioni a costruire,
Riguardo alla problematica relativa alle autorizzazioni a costruire, occorre fare riferimento al parere della Commissione d’accesso ai documenti amministrativi del 27 marzo 2003 nonché al parere del 14 ottobre 2003 di rinvio alla decisione n. 549 del 23 maggio 1997 con la quale il Consiglio di Stato, V sezione ha riconosciuto che "in virtù dell'art. 22 della legge 241 del 1990, qualsiasi soggetto abitante nel comune ha diritto di accesso agli atti relativi ad una concessione edilizia rilasciata dal sindaco".
In particolare, secondo quanto rilevato dalla Commissione d’accesso, trattandosi di diritto del cittadino di accedere ai documenti del proprio comune, la materia è soggetta non alla disciplina generale della legge n. 241/1990 ma a quella particolare della legge 17 agosto 1942, n. 1150, che all'art. 31, comma 8, stabilisce che "chiunque può prendere visione presso gli uffici comunali della concessione edilizia e dei relativi atti di progetto", e del d.lgs. n. 267/2000 T.U. delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, art.10.
Tuttavia occorre precisare che la legge n. 1150/1942 è stata sostituita, tra le altre anche dal D.P.R. n. 380 del 6.6.2001, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, il quale pur non avendo riproposto il contenuto dell’articolo 31, comma 8, ha mantenuto, all’art. 20, la disposizione relativa alla pubblicità del permesso di costruire mediante affissione all’albo pretorio, ferma restando la più generale applicazione dell’ articolo 10 del T.U. n. 267/2000.
I permessi per costruire, pertanto, non sono soggetti a particolare riservatezza potendo essere conosciuti da qualsiasi cittadino, ferma restando la necessità del rispetto delle linee guida in materia di trattamento di dati personali per finalità di pubblicazione e diffusione di atti e documenti di enti locali, adottate dal Garante per la protezione dei dati personali con deliberazione n. 17 del 19 aprile 2007, e ferma restando l’opportunità della valutazione in ordine all’individuazione di eventuali controinteressati che abbiano titolo ad essere avvisati con le modalità di cui all’articolo 3 del d.P.R. 12 aprile 2006, n. 184.
Art. 39, comma 2, del d.lgs. n. 267/2000. Il legislatore nello stabilire l’obbligo di convocazione del consiglio su richiesta del quinto dei consiglieri non ha chiarito se, per il calcolo del quinto dei consiglieri, debba adottarsi il criterio dell’arrotondamento della cifra decimale per eccesso o per difetto.
Ove nel regolamento non vi sia una esplicita previsione, ad avviso della scrivente è opportuno applicare il criterio dell’arrotondamento per difetto, in quanto maggiormente armonizzato con la ratio della disposizione volta a tutelare la posizione della minoranza.
Quorum previsto per la validità delle sedute del consiglio comunale. Computo sindaco.
In ordine alla tematica riferita alla computabilità del sindaco ai fini della definizione del quorum strutturale delle adunanze consiliari, non si riscontrano univoci orientamenti giurisprudenziali (cfr. T.A.R. Puglia sent.1301/2004, T.A.R. Lazio, sez. II ter, sentenza n. 497/2011 e T.A.R. Lombardia sentenza n.1604/2011). Al riguardo, la scrivente ritiene che, in assenza di diverse previsioni statutarie o regolamentari, nelle ipotesi in cui l'ordinamento non ha inteso computare il sindaco, o il presidente della provincia, nel quorum richiesto per la validità di una seduta, lo ha indicato espressamente usando la formula “senza computare a tal fine il sindaco ed il presidente della provincia ".
Deliberazioni consiliari da approvarsi con il quorum previsto per la prima convocazione del consiglio.
Quorum deliberativi. la mancanza del quorum deliberativo fissato dal regolamento, oltre ad incidere sul munus dei consiglieri comunali che, pertanto, hanno interesse ad impugnare la delibera, comporta una sostanziale illegittimità dell’atto. (T.A.R. per la Calabria, sentenza n.904 dell’11 settembre 2013)
Poteri del Vicesindaco non componente del consiglio comunale. Diritto di parola.
La tematica inerente il perimetro dei poteri del Vicesindaco è stata oggetto di due pareri del Consiglio di Stato il n. 94/96 del 21/2/1996 e n.501, del 14.6.2001.
Nel primo dei suddetti pareri il Supremo Consesso ha ritenuto di riconoscere il diritto dovere del vicesindaco e di tutti i componenti della giunta, pur non facenti parte del consiglio comunale, di intervenire alle adunanze di quest’ultimo per riferire sulle questioni messe all’ordine del giorno, sostenere le proposte della giunta, rispondere alle interrogazioni ed alle richieste di chiarimenti. Infatti, sempre secondo quanto osservato nel parere in discorso, questa facoltà , pur non essendo esplicitata dalla legge è da ritenersi insita nel sistema anche in analogia alle regole che consentono ai membri dell’esecutivo di intervenire alle discussioni della camere, ancorché non ne facciano parte.
Quesito su criterio da adottare per elezione del Presidente di commissione consiliare in caso di parità di voti.
Elezione presidente commissione consiliare. Il caso della parità di voti. Qualora non sia stato previsto, nell’ambito delle fonti normative locali, il criterio da adottarsi in caso di parità di voti, appare opportuno alla scrivente accedere al parametro della maggiore età anagrafica. Detto criterio infatti, risulta richiamato in diverse disposizioni del d.lgs n. 267 del 2000. (cfr art. 71, comma 6, e art. 72, comma 9, art. 74, commi 7 e 11). Ad abundantiam, si aggiunge che in alcune pronunce giurisprudenziali si è osservato che, in caso di parità di voti, deve ritenersi doveroso, in difetto di apposita previsione normativa di matrice statale e/o comunale, il ricorso al criterio dell’anzianità, in analogia con le situazioni che si verificano nelle elezioni dei comuni con il sistema maggioritario. (cfr. Tar Campania, Sez. I, n. 1428 del 2011, il Tar Campania, Sez. I, n. 2841 del 2012).
Commissioni consiliari permanenti. – Quesito.
Le commissioni consiliari previste dall’articolo 38, comma 6 del d.lgs. n. 267/2000, una volta istituite sulla base di una facoltativa previsione statutaria, sono disciplinate dall’apposito regolamento comunale con l’unico limite, posto dal legislatore, riguardante il rispetto del criterio proporzionale nella composizione.
Ciò significa che le forze politiche presenti in consiglio devono essere il più possibile rispecchiate anche nelle commissioni, in modo che in ciascuna di esse ne sia riprodotto il peso numerico e di voto. Quanto al rispetto del suddetto criterio proporzionale, il legislatore non precisa come lo stesso debba essere declinato in concreto. E’ da ritenersi che spetti al regolamento, cui sono demandate la determinazione dei poteri delle commissioni, nonché la disciplina dell’organizzazione e delle forme di pubblicità dei lavori, stabilire i meccanismi idonei a garantirne il rispetto. L’indirizzo giurisprudenziale e dottrinario formatosi stabilisce che il criterio proporzionale può dirsi rispettato solo ove sia assicurata la presenza in ogni commissione di ciascun gruppo – anche se formato da un solo consigliere - presente in consiglio (v. T.A.R. Lombardia Brescia 4.7.1992 n. 796; T.A.R. Lombardia, Milano, 3.5.1996, n. 567).
Bilancio di previsione per l’anno 2013. Mancata approvazione Piano alienazioni. Quesito.
Possibilità di sottoporre nuovamente al voto del consiglio una proposta non approvata in una precedente votazione. Qualora le norme statutarie e regolamentari non contengano specifiche disposizioni riguardanti la possibilità o meno di sottoporre nuovamente al voto del consiglio una proposta non approvata in una precedente votazione si ritiene, in assenza di uno specifico divieto, di non ravvisare motivi ostativi nel procedere ad una nuova votazione sulla medesima proposta.
Art. 39, comma 2, dlgs n. 267/2000. Richiesta convocazione consiglio comunale da parte di un quinto dei consiglieri.
Ambito del potere di verifica che compete al presidente del consiglio comunale, qualora venga richiesto di convocare l’assemblea, ai sensi dell’art. 39 citato, al fine di deliberare una proposta di mozione. La giurisprudenza prevalente in materia si è da tempo espressa affermando che, in caso di richiesta di convocazione del consiglio da parte di un quinto dei consiglieri, “al presidente del consiglio comunale spetta soltanto la verifica formale che la richiesta provenga dal prescritto numero di soggetti legittimati, mentre non può sindacarne l'oggetto, poiché spetta allo stesso consiglio nella sua totalità la verifica circa la legalità della convocazione e l'ammissibilità delle questioni da trattare, salvo che non si tratti di oggetto che, in quanto illecito, impossibile o per legge manifestamente estraneo alle competenze dell'assemblea in nessun caso potrebbe essere posto all'ordine del giorno” (T.A.R. Piemonte, Sez. Il, 24 aprile 1996, n. 268).
Al personale di polizia municipale possono essere corrisposte in aggiunta all’indennità di vigilanza e di turno le indennità di disagio e rischio. In materia di cumulo di voci del trattamento economico accessorio, occorre tenere presente il principio generale secondo il quale il singolo lavoratore...
Il contratto nazionale ha già riconosciuto una particolare tutela economica a favore del personale di polizia municipale con l’attribuzione dell’indennità prevista dall’art. 37, CCNL del 6.7.1995.L’attribuzione di detta indennità assolve alle medesime finalità dell’indennità di disagio e per tale motivo, non può riconoscersi, a favore del personale di polizia locale, anche l’indennità di disagio, di cui al citato art. 17, comma 2 lett.e), del CCNL 1.4.1999.
Quesito su surroga consiglieri comunali dimessisi.
Nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti non vi è incompatibilità tra le cariche di consigliere e di assessore.
Qualora, tuttavia, il consigliere nominato assessore intenda egualmente rinunciare alla sua carica di membro dell’organo rappresentativo, dovrà dimettersi formalmente secondo le norme di cui all’art. 38, comma 8, del T.U.O.E.L. n. 267/2000; in tali casi si applicherà l’ordinario procedimento di surroga, disciplinato dal medesimo art. 38 (e dal successivo art. 45, comma 1).
Conseguentemente, i consiglieri surroganti non dovranno essere convocati per la seduta in cui si procede alla surroga, in quanto i medesimi entrano in carica, ai sensi del comma 4 del citato art. 38, solo dopo l’adozione della delibera di surroga.
- Gruppo consiliare. - Quesito.
La disciplina relativa alla formazione dei gruppi consiliari e, nello specifico, il numero minimo di consiglieri necessario per poter formare un nuovo gruppo consiliare deve essere prevista dalle norme statutarie e regolamentari dell’ente.
Identificazione dei gruppi consiliari di maggioranza e minoranza in sede di votazione per la nomina dei componenti delle Commissioni Consiliari permanenti.
le commissioni consiliari previste dall’articolo 38, comma 6 del d.lgs. n. 267/2000, una volta istituite sulla base di una facoltativa previsione statutaria, sono disciplinate dall’apposito regolamento comunale con l’unico limite, posto dal legislatore, riguardante il rispetto del criterio proporzionale nella composizione. Ciò significa che le forze politiche presenti in consiglio devono essere il più possibile rispecchiate anche nelle commissioni, in modo che in ciascuna di esse ne sia riprodotto il peso numerico e di voto. I mutamenti che modificano i rapporti tra le forze politiche presenti in consiglio, incidendo sul numero dei gruppi ovvero sulla consistenza numerica degli stessi, non possono non influire sulla composizione delle commissioni consiliari che deve, pertanto, adeguarsi ai nuovi assetti.
Diritto di accesso da parte dei consiglieri comunali. – Quesito.
Deve essere distinto il diritto di accesso dei consiglieri dalla disciplina di “accesso”, ma più correttamente si dovrebbe dire l’ingresso agli uffici comunali da parte sia dei privati cittadini che dei consiglieri comunali ed è importante sottolineare che si tratta di aspetti connessi ma diversi che, di conseguenza, rispondono a distinte regolamentazioni.
Pur operando in ambiti contigui, infatti, le due discipline regolamentari dovranno essere necessariamente distinte: l’una, infatti, trova il proprio fondamento nell’art. 38 del T.U.O.E.L. n. 267/2000, l’altra, per quanto attiene ai consiglieri, deriva automaticamente dall’art. 43, comma 2, del medesimo T.U.O.E.L..
Numero assessori.
Qualora, a seguito di eventuali vicende contenziose, sia stato necessario ripetere le elezioni amministrative in alcune sezioni, la normativa a cui si deve fare riferimento, riguardo alla composizione degli organi dell’ente, è quella vigente alla data delle elezioni originariamente tenutesi. In quanto l’intervento giurisdizionale ha comportato solamente il rinnovo di una fase del procedimento elettorale che, a tutti gli effetti, rimane quello iniziale.
Accessibilità ai documenti relativi al rilascio di concessioni edilizie. – Quesito.
Diritto di accesso. I permessi per costruire non sono soggetti a particolare riservatezza potendo essere conosciuti da qualsiasi cittadino, ferma restando la necessità del rispetto delle linee guida in materia di trattamento di dati personali per finalità di pubblicazione e diffusione di atti e documenti di enti locali, adottate dal Garante per la protezione dei dati personali con deliberazione n. 17 del 19 aprile 2007. Nondimeno, la legge n. 241/1990, all’art. 24, comma 3, dispone che “non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell'operato delle pubbliche amministrazioni”.
Un comune ha chiesto la durata dell’incarico di posizione organizzativa nell’ambito della struttura organizzativa comunale che è priva di figure dirigenziali. E’ stato chiesto se alla luce della normativa contrattuale di cui all’art. 15 del CCNL 22.1.2004, sia applicabile la previsione...
Nei comuni privi di qualifica dirigenziale, quale quello di specie, le struttura organizzative di vertice, sono da considerarsi coincidenti con le posizioni organizzative istituite ai sensi dell’art. 8 e seguenti del CCNL 31.3.1999. Si ritiene che l’ente debba procedere ad adeguare il proprio regolamento al fine di renderlo attinente alla normativa contrattuale.
Recesso unilaterale dall’Unione in oggetto indicata, alla quale era stato trasferito il servizio di polizia municipale, con il conferimento di 3 unità di personale. A seguito di detto recesso è stato chiesto di conoscere se sussista l’obbligo, come previsto nell’atto di adesione all’unione, del...
Le Sezioni Riunite della Corte dei conti con delib. n. 4/PAR/2012 del 3.2.2012 ha affermato il principio secondo cui “l’ente locale, in caso di reinternalizzazione di servizi precedentemente affidati a soggetti esterni non possa derogare alle norme introdotte dal legislatore statale in materia di contenimento della spesa per il personale, trattandosi di disposizioni. Di natura cogente, che rispondono a imprescindibili esigenze di riequilibrio della finanza pubblica per ragioni di coordinamento finanziario, connesse ad obiettivi nazionali ancorati al rispetto di rigidi obblighi comunitari”. Codesto Ente dovrà procedere al reintegro del proprio personale precedentemente conferito all’Unione.
Un Segretario comunale di una segreteria convenzionata di un comune ha formulato un quesito inteso a conoscere se ad una dipendente, già titolare di posizione organizzativa, cui è stato attribuito ad interim un altro incarico di posizione organizzativa possa essere attribuita una doppia...
Lo scrivente Ufficio, in linea con quanto sostenuto dall’ARAN, ha sempre escluso la possibilità di corrispondere al lavoratore che sia titolare di due posizioni organizzative, una doppia retribuzione di posizione. Nel caso di specie potrebbe essere attribuita esclusivamente una maggiore retribuzione di risultato che tenga conto del maggior onere di responsabilità lavorativa affidata. La retribuzione dovrà essere comunque contenuta entro il limite massimo stabilito dalla normativa contrattuale di cui all’art. 10 del CCNL 31.3.1999, pari al 25% della retribuzione di posizione connessa all’incarico attribuito.
Un Ente con popolazione di circa 400 abitanti, ha rappresentato che l’unico dipendente con profilo di vigile è andato in pensione, il costo annuo ammontava a 33.000,00, mentre la convenzione per la gestione associata del servizio di polizia municipale, che intende rinnovare, pone in capo all’Ente...
Quindi l’esercizio congiunto delle funzioni fondamentali costituisce un obbligo di legge che consente delle economie che progressivamente si rifletteranno anche sulla spesa del personale, in quanto, in ossequio al principio di sana gestione, l’Ente dovrà necessariamente procedere a razionalizzare le proprie strutture burocratiche, tenendo conto delle attività rese in convenzione.