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Timestamp: 2020-08-08 03:58:17+00:00
Document Index: 143103781

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 434', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1310', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 17640 del 17/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17640 del 17/07/2017
Cassazione civile, sez. lav., 17/07/2017, (ud. 29/03/2017, dep.17/07/2017), n. 17640
sul ricorso 20624/2011 proposto da:
S.P., C.F. (OMISSIS), D.A. C.F. (OMISSIS) quali
eredi legittimi di D’.AL., tutti elettivamente domiciliati
in ROMA, VIA FABIO MASSIMO 107, presso lo studio dell’avvocato
GIUSEPPA FINANZE, rappresentati e difesi dagli avvocati GIANFRANCO
FOCHERINI, FRANCESCO TAFURO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 948/2010 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
depositata il 15/02/2011 R.G.N. 476/2007.
Che l’INPS con cartella esattoriale chiedeva a D’.Al., quale socio accomandatario unitamente a G.C. della s.a.s. La Bella Napoli, il pagamento dei contributi relativi al rapporto di lavoro della moglie S.P., socia accomandante, iscritta di ufficio alla gestione commercianti in quanto occupata in modo continuativo nell’azienda;
che, accolta l’opposizione del D. e proposto appello dall’INPS, la Corte d’appello di Bologna con sentenza del 15.02.11 accoglieva l’impugnazione ritenendo provato che la S. lavorasse abitualmente nell’azienda ed era moglie del socio accomandatario, come tale ricompresa nella categoria dei “familiari” che ricoprono il ruolo di coadiutori;
che propongono ricorso per cassazione S.P. e D.A., quali aventi causa di D’.Al., nelle more deceduto, con quattro motivi;
che il P.G. non ha depositato richieste
che sono state depositate memorie dai ricorrenti.
Che con il primo motivo si lamenta la violazione dell’art. 434 c.p.c., in ragione del rigetto dell’eccezione di inammissibilità dell’appello per carenza di motivi specifici di impugnazione; che con il secondo si deduce la violazione di varie disposizioni delle leggi L. n. 613 del 1966, L. n. 1397 del 1960, L. n. 45 del 1986, L. n. 662 del 1996, in quanto la S., accomandante e coniuge dell’accomandatario, non partecipava al lavoro aziendale con carattere di prevalenza, dovendosi intendere la prevalenza con riferimento al rapporto fra il lavoro dell’imprenditore ed il lavoro dei salariati;
che, questa Corte ha recentemente deciso, con sentenza n. 7336/2017, il ricorso proposto dall’altro socio accomandatario G.C. relativo alla posizione della coniuge del medesimo ed a tale decisione va data continuità;
che parimenti infondato è il secondo motivo: questa Corte, infatti, ha già avuto modo di chiarire che la L. n. 613 del 1966, art. 2 (a norma del quale “si considerano familiari coadiutori il coniuge, i figli legittimi o legittimati ed i nipoti in linea diretta, gli ascendenti, i fratelli e le sorelle, che partecipano al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, semprechè per tale attività non siano soggetti all’assicurazione generale obbligatoria in qualità di lavoratori dipendenti o di apprendisti”), va interpretato nel senso che l’obbligo di iscrizione per il familiare coadiutore sussiste allorchè la sua prestazione lavorativa sia abituale, in quanto svolta con continuità e stabilmente e non in via straordinaria od eccezionale (ancorchè non sia necessaria la presenza quotidiana e ininterrotta sul luogo di lavoro, essendo sufficiente escluderne l’occasionalità, la transitorietà o la saltuarietà) e prevalente, in quanto resa, sotto il profilo temporale, per un tempo maggiore rispetto ad altre occupazioni del lavoratore (così Cass. n. 9873 del 2014), restando conseguentemente esclusa ogni valutazione concernente la prevalenza del suo apporto rispetto agli altri occupati nell’azienda, siano essi lavoratori autonomi o dipendenti;
che segue da quanto sopra che la Corte di merito, prima di rigettare l’opposizione proposta dall’odierno ricorrente avverso le cartelle esattoriali, avrebbe dovuto valutare se la notifica del verbale di accertamento (compiuta – come anzidetto – nei confronti di “La Bella Napoli s.a.s.” c/o D’.Al. e di D.R. personalmente: cfr. pag. 23 del ricorso per cassazione e ivi il rinvio al luogo del fascicolo processuale in cui tali documenti sono reperibili) fosse idonea a interrompere la prescrizione nei suoi confronti, giacchè, mentre è vero in generale che la notifica alla società di persone di un atto interruttivo concernente un debito sociale interrompe ex art. 1310 c.c., la prescrizione nei confronti dei soci, il debito sociale essendo per definizione debito anche dei soci (v. da ult. Cass. n. 16712 del 2016), non è vera la reciproca, non potendo di norma ricollegarsi alcun effetto interruttivo ad una richiesta di pagamento inoltrata ad un soggetto diverso dal debitore, salvo il caso che costui sia rappresentante o comunque, benchè privo del potere rappresentativo, abbia agito in tale qualità, qualora risulti applicabile il principio dell’apparenza (Cass. nn. 12617 del 2003, 25984 del 2011, 5208 del 2015); che pertanto, in accoglimento del quarto motivo, la sentenza va cassata e la causa rinviata per il doveroso esame dell’eccezione di prescrizione alla Corte d’appello di Bologna, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.