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Timestamp: 2018-07-19 17:25:08+00:00
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Una sentenza del TAR fa tremare il castello delle soglie ASN | ROARS
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Una sentenza del TAR fa tremare il castello delle soglie ASN
Una sentenza del TAR Lazio, risalente a gennaio, potrebbe essere il proverbiale sassolino nell’ingranaggio delle mediane ASN (successivamente denominate “valori soglia”). La sentenza accerta l’illegittima composizione di una singola commissione ASN (Storia Medievale, settore concorsuale 11/A1). Uno dei commissari presentava un numero di monografie apparentemente sufficienti a superare la mediana (ne servivano 3, dato che la mediana era pari a 2). Tuttavia, solo una delle monografie presentate poteva dirsi coerente “con le tematiche del settore concorsuale o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti”. Fino ad oggi, la verifica del superamento dei valori soglia da parte dei commissari (e anche dei candidati) si è sempre limitata a un conteggio automatizzato, senza entrare mel merito della coerenza con i settori concorsuali. Se nella valutazione dei candidati, la parola finale spetta alle commissioni, nel caso dei commissari può ben accadere (ed è accaduto come dimostra la sentenza) che siano stati ammessi al sorteggio professori ordinari che superavano le soglie solo in virtù di monografie e articoli estranei al settore concorsuale. Non diversamente dal regolamento dell’ASN 1.0, il regolamento dell’ASN 2.0 prevede che “L’accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari è effettuata dall’ANVUR per ciascun settore concorsuale”. È tuttavia improponibile pensare che l’ANVUR verifichi la coerenza con il settore concorsuale per ogni singolo titolo degli aspiranti commissari. E infatti non lo ha fatto, giustificandosi con un argomento che non ha convinto il TAR: “Sul punto l’argomento giuridico speso dall’ANVUR nella propria relazione non è affatto convincente, laddove afferma che la produzione rilevante ai sensi dell’art. 8 D.M. 76/2012 poteva anche collocarsi al di fuori del settore concorsuale di riferimento, trattandosi di mero indicatore quantitativo di una produzione scientifica, mentre l’inerenza del percorso scientifico sarebbe attestata in modo sufficiente dall’appartenenza del commissario al ruolo dei professori di prima fascia del settore concorsuale considerato. Trattasi di lettura non condivisibile dell’art. 8 D.M. n. 76/2012, laddove stabilisce che “per quanto attiene al parametro di cui all’articolo 4, comma 4, lettera a) (che è proprio quello dell’impatto della produzione scientifica secondo i parametri di cui agli Allegati A e B) la coerenza è accertata, (…..) per i settori concorsuali di cui all’allegato B, sulla base degli indicatori e delle regole di utilizzo ivi specificati”. Si rammenta, al riguardo, che il primo e imprescindibile criterio su cui si basa la valutazione delle pubblicazioni nell’ambito delle abilitazioni scientifiche, è proprio la “coerenza con le tematiche del settore concorsuale o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti” (art. 4, comma 2, lett. a), D.M. cit.)“. La sentenza evidenzia una grossa falla – difficilmente sanabile – nella procedura che realizza una selezione totalmente automatizzata dei commissari ASN.
Download: Annulamento-concorso-ASN-storia-medievale.doc
00111/2018 REG.PROV.COLL.
01423/2014 REG.RIC.
Gli aspiranti commissari, entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto di cui al comma 1, presentano esclusivamente tramite procedura telematica, validata ai sensi dell’articolo 3, comma 5, la domanda al Ministero, attestando il possesso della positiva valutazione di cui all’articolo 6, comma 7, della legge e allegando il curriculum e la documentazione concernente la complessiva attività scientifica svolta, con particolare riferimento all’ultimo quinquennio. Possono candidarsi all’inserimento nella lista i professori ordinari di università italiane.
Gli aspiranti commissari devono rispettare criteri e parametri di qualificazione scientifica, coerenti con quelli richiesti, ai sensi del decreto di cui all’articolo 4, comma 1, ai candidati all’abilitazione per la prima fascia nel settore concorsuale per il quale è stata presentata domanda.
L’accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari è effettuata dall’ANVUR per ciascuna area disciplinare, nell’ambito delle competenze di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° febbraio 2010, n. 76, e nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente. Il Ministero rende pubblico per via telematica il curriculum di ciascun soggetto inserito nella lista.”
mariam 30 aprile 2018 at 11:44
Rivolgo un appello ai colleghi perché venga richiesto l’annullamento di tutta la procedura ASN, perché non tutti possono ricorrere al tribunale (i tempi, i costi elevatissimi), mentre le abilitazioni si svolgono in modo ingiusto, provocando sofferenze, danni per mancato e meritato avanzamento carriera, mentre si favoriscono per strani algoritmi alcuni e si bloccano altri.
Spero che, in nome della giustizia e di quel merito che tutti hanno in bocca, ma nessuno salvaguarda, in nome dei dipartimenti e università danneggiati dalla conduzione delle abilitazioni, si crei una protesta che unisca ai motivi della retribuzione (giustissimi) anche il tema scottante del reclutamento.
Luigi Tesei 1 maggio 2018 at 10:50
Ma chi è danneggiato dalla ASN? chi? nei settori economico-statistici, che ben conosco, prendere l’abilitazione è estremamente facile se si è minimamente capaci e attivi come ricercatori. Veramente chi viene bocciato non può dirsi un ricercatore attivo. E anche in tal caso: pazienza, lavori e l’abilitazione verrà al prossimo giro disponibile. Nei settori economico-statistici bastano 2 –dico 2– pubblicazioni di fascia A per l’abilitazione di seconda fascia: ma scherziamo? se uno non ce le ha, che caspita ha fatto nei 5 anni precedenti? che caspita ha fatto?
Settori diversi non ne conosco ma non credo sia così differente la situazione e se in alcuni casi specifici lo fosse. Allora non si critica l’ASN in generale ma si propongono aggiustamenti concreti e realizzabili per tali casi specifici.
Chi fa appelli generici si commenta da solo.
Giuseppe De Nicolao 1 maggio 2018 at 11:31
Luigi Tesei: “Settori diversi non ne conosco”
Appunto (e si vede).
Luigi Tesei: “Allora non si critica l’ASN in generale ma si propongono aggiustamenti concreti e realizzabili per tali casi specifici. ”
Questa non è una critica, ma una sentenza del TAR. A parte questo, il divieto di critica (se non “costruttiva”) rievoca un detto famoso: “non disturbate il manovratore”. E se il manovratore avesse sbagliato direzione?
Luigi Tesei: “Chi fa appelli generici si commenta da solo.”
Di nuovo, non c’è traccia di appelli, ma un ricorso che è stato accolto dai giudici, evidenziando una falla che non è nemmeno tanto difficile da capire (se la ratio è escludere dalle commissioni gli ordinari inattivi, ha senso ammettere quelli che sono inattivi nel loro settore ma scrivono su tutt’altri argomenti?).
Luigi Tesei 1 maggio 2018 at 12:11
con appelli generici, facevo riferimento al commento di mariam a cui rispondevo (faccia più attenzione).
cosa significa “e si vede”? uno parla per quel che conosce, e nel settore che conosco meglio per chi è appena capace prendere l’abilitazione non è difficile per nulla. E chiunque in buona fede in tale settore concorda…
Marinella Lorinczi 30 aprile 2018 at 21:01
La domanda è perché l’Anvur non ha vigilato a suo tempo. A questo punto sembra proprio che a loro importi solo la propria sopravvivenza. Costi quel che costi. L’esempio, come si dice, viene dall’alto. Meno si è all’altezza, più si viene premiati, probabilmente per spirito di gruppo che agisce dietro le quinte. Non ho visto molti commenti su come Stefania Giannini è stata promossa all’Unesco. Non ci sono più regole di democratica convivenza. D’altronde sembrerebbe essere un fenomeno planetario.
Paolo Biondi 1 maggio 2018 at 08:32
L’ennesima figuraccia ANVUR. E sì che un passato presidente ANVUR definiva in un Convegno i Roarsiani cialtroni, mi pare per un calcolo semplice semplice di quanto costava una delibera ANVUR: mi pare bilancio diviso il il numero di delbere. Chi è più cialtrone i Roarsiani o gli Anvuriani? Ma tanto a questo Paese, ai grillini, leghisti, pidiellini, italoforzuti interessa più litigare per chi deve essere capo del governo ed altre sciocchezze formali, che un buon governo sostanziale: anchedell’Università. Se avessero un minimo di pudore gli Anvuriani dovrebbero andare tutti a casa o essere mandati tutti a casa: non solo delibere costose ma assurde, negatività nella gestione o nella politica di gestione dell’Università e della Ricerca, decisioni che devastano un sistema le cui macerie dureranno decenni. Non è certo il tanto peggio tanto meglio che consola chi ha cuore sistemi di valutazione razionali e condivisi e il fiorire dell’Università.
anto 1 maggio 2018 at 17:07
Quando verrà ripreso il contatto università-politica, ad es. con lo sciopero esami di giugno-luglio, allora potrà anche essere portata all’attenzione del futuro ministro questa sentenza. Ciò è importante, ma, purtroppo, ora manca l’interlocutore (ministro o governo).
Ricordatevelo al momento delle rivendicazioni.
Segnalo anche questo servizio, attualmente presente sul sito del fatto quotidiano:
Anche questo è importante,
ma parlarne adesso è inutile.
Questo servizio e questa sentenza dovrebbero essere riproposti dopo che si è formato il Governo, ora entrambi rischiano di essere bruciati come argomenti.
Anche in questo caso, ricordatevelo e ricordiamocelo al momento delle rivendicazioni di giugno-luglio.
mariam 1 maggio 2018 at 17:13
Rispondo a Luigi Tesei, che ritiene generico un appello a riformare un sistema del reclutamento che ha mostrato falle tali da far sì che il MIUR ne abbia dovuto rispondere in percentuali altissime in tribunale: questo è un dato ineludibile.
Il mio interlocutore non conosce i dati e, ma prevedevo ciò, parla del suo orticello, piccolo pare da potersi forse restringere a lui e alle sue conoscenze. Non sa che persone che hanno scritto ben più di due articoli in riviste di fascia A, che hanno ottenuto riconoscimenti, che hanno produzione continua, inseriti in vari gruppi di ricerca nazionale ed internazionali, sono stati ritenuti non idonei. Non sa, ma emette giudizi severissimi su chi non si ritrova come lui al di là del fiume.
Non a lui, a quelli come lui, rivolgo un appello. Se il sistema fallisce nel valutare, e così tante volte, l’istituzione si auto-distruggerà: a chi comprende questo rivolgo l’appello, a chi si sente chiamato a raccogliere questa sfida che a noi stanno lasciando tutti: di porre ordine in un mondo uscito di sesto.
mariam 1 maggio 2018 at 18:17
Condivido che tutto questo ora, nell’assenza di un governo, non trova un interlocutore istituzionale. Non meno importante è creare consenso rispetto alle idee. Ciò non si fa all’improvviso, ma informando.
Lucio Bertoli-Barsotti 2 maggio 2018 at 20:16
Per i candidati, la valutazione positiva di impatto della produzione scientifica, verificata con il superamento dei valori-soglia, è condizione necessaria ma non sufficiente per conseguire l’abilitazione. Ci sono moltissimi casi di candidati che superano anche di gran lunga tutti i valori-soglia, compresi i parametri degli stessi commissari che li giudicano, che però non conseguono l’abilitazione. In tutti questi casi i commissari giudicano di fatto il candidato non meritevole di abilitazione a prescindere dal superamento dei valori-soglia (con ciò dando implicitamente a questo criterio un peso secondario rispetto al loro giudizio soggettivo).
Il controsenso è che per l’aspirante commissario, invece, il superamento dei valori-soglia è condizione sufficiente per la valutazione positiva di impatto della produzione scientifica e per la nomina a membro della commissione – salvo esito casualmente avverso nel sorteggio.
Se il principio del superamento dei valori-soglia è determinante per i commissari (e prescinde da ulteriori distinguo, quali l’analisi del grado di proprietà dei prodotti esibiti o la coerenza con il settore concorsuale), non si vede perché non lo sia anche per i candidati all’abilitazione.
O viceversa, se il principio del superamento dei valori-soglia è opinabile per i candidati all’abilitazione (e richiede ulteriori analisi, quali il grado di proprietà dei prodotti o la coerenza con il settore concorsuale), non si vede perché non lo sia anche per gli aspiranti commissari.
Questa sentenza del TAR è assolutamente ragionevole perché quanto meno estende ai commissari il principio di non-sufficienza del superamento (nella ASN 2012 le soglie andavano “superate”) dei valori-soglia.
anto 2 maggio 2018 at 23:30
@Lucio Bertoli-Barsotti:
è vero, anche questo controsenso andrebbe fatto notare al nuovo Ministro.
Inoltre, ci sono altre contraddizioni insite nel sistema:
Professori ordinari illustri, che non possono stare le collegio docenti dottorati poiché non hanno sufficienti articoli in riviste di classe A (fino a qualche anno fa non vi era una classificazione),
ma nel tempo hanno scritto tanti manuali o testi imprescindibili (soprattutto nel campo umanistico o giuridico)
nei quali si sono formati molti studenti oppure importantissimi contributi in volume o voci enciclopediche.
Tutte queste loro opere però non possono essere qualificate di classe A, ma solo poiché non vi è una classificazione al riguardo.
Ciò non toglie che siano fondamentali ma ontologicamente (in quanto non classificabili in classi) insufficienti a far raggiungere un determinato traguardo.
Anche questo andrebbe fatto notare al nuovo Ministro (se mai ci sarà e se mai ci capirà qualcosa………).
mariam 3 maggio 2018 at 08:44
andrebbe posto anche un argine alla discrezionalità del giudizio dei commissari: abbiamo letto di tutto.
Giuseppe De Nicolao 6 maggio 2018 at 14:09
Sul Secolo XIX del 6.5.2018 interviene anche Giunio Luzzatto, senza però spiegare ai lettori il punto chiave, ovvero che il TAR ha dato una picconata alla selezione puramente automatica dei commissari perché non ha senso imporre soglie quantitative che possono essere superate con lavori scientifici completamente fuori tema.
Alberto Baccini 6 maggio 2018 at 17:34
Cioè gli unici che possono fare “recinzioni” sono quelli del direttivo ANVUR, scrivendo algoritmi e definendo liste di riviste? Mi pare coerente con molte cose che ho letto in passato di Giunio Luzzatto.
eriberto 6 maggio 2018 at 22:20
Luzzatto è (era) un fisico, se non ricordo male. Mi e gli chiedo come si sentirebbe, nel suo campo, a essere giudicato da un membro di commissione che ha le competenze di un medievista che ha scritto monografie sugli emigrati sardi a New York a inizi ‘900. Non so quanto questi appelli all’interdisciplinarietà siano innocenti, sicuramente riguardano sempre le discipline degli altri.
Se si facesse, poi, un controllino sulle curatele fatte passare per monografie nelle ASN 2012 e 13 non so quante commissioni resterebbero in piedi nelle aree non bibliometriche, ma questo è un altro discorso.
mariam 7 maggio 2018 at 08:07
Esistono competenze e competenze: come può giudicare dell’originalità di uno scritto chi non conosce la bibliografia dell’autore oggetto d’analisi, o del particolare fenomeno, ecc.
Se si vuol essere seri è un conto, altrimenti si continua a sputare giudizi a caso…