Source: http://www.sindacatofsi.it/2013/07/25/societa-partecipate-per-le-selezioni-di-personale-serve-il-concorso-pubblico/
Timestamp: 2018-02-25 15:53:20+00:00
Document Index: 132384802

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 97', 'art. 2112', 'art. 31']

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Società partecipate: per le selezioni di personale serve il concorso pubblico
E’ costituzionalmente illegittima la norma regionale (nella specie, della Regione Lombardia) che, in violazione del principio del pubblico concorso, dispone che i dipendenti a tempo indeterminato di società partecipate dalla Regione sono inquadrati nei ruoli di Agenzie regionali, a seguito di esito positivo di procedura selettiva.
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato una norma di una legge della Regione Lombardia (art. 12, commi 2 e 4, l.r. n. 12 del 2012), che ha proceduto alla riorganizzazione delle società partecipate dalla Regione, disponendo il trasferimento delle funzioni di due società in house (Lombardia Informatica s.p.a. e Cestec s.p.a.) a strutture organizzative regionali.
A tale scopo, la norma ha previsto l’inquadramento del personale delle due società, in servizio a tempo indeterminato, in altrettanti ruoli speciali ad esaurimento presso due articolazioni della Regione (rispettivamente, presso l’Agenzia regionale centrale acquisti e presso l’ARPA).
A suo avviso, dette norme sarebbero in contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost., poiché, in violazione dei principi di ragionevolezza e del pubblico concorso, avrebbero disposto l’assunzione a tempo indeterminato del personale in servizio presso le suindicate società, in difetto di una procedura selettiva aperta al pubblico.
La Regione Lombardia ha resistito al ricorso, deducendo: in primo luogo, che la deroga della regola del pubblico concorso sarebbe giustificata dall’interesse pubblico ad assicurare la continuità della attività; in secondo luogo, che il personale già in servizio presso le società controllate era stato selezionato con procedure simili a quelle previste per l’impiego pubblico; in terzo luogo, che l’inquadramento presso i ruoli ad esaurimento della Regione, avendo questi carattere transitorio ad esaurimento, non equivarrebbe ad un vero e proprio inquadramento in ruolo.
La Corte costituzionale, con la sentenza 1° luglio 2013, n. 167, ha accolto il ricorso, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 12, comma 4, cit., nel testo modificato dalla l.r. n. 21 del 2012.
Dopo la proposizione del ricorso, le disposizioni impugnate sono state modificate (ad opera dell’art. 1, l.r. n. 21 del 2012).
Il comma 2 dell’art. 12 cit. è stato abrogato, mentre il comma 4, nel nuovo testo, ha previsto il trasferimento del personale all’esito di una prova attitudinale riservata al personale già assunto presso la società in house.
La Corte ha ritenuto che detta modifica non abbia eliminato il vizio denunciato ed ha “trasferito” le censure sul nuovo testo della norma.
La sentenza ha fatto applicazione di un meccanismo (cd. trasferimento della questione) frutto della giurisprudenza costituzionale, fondato sul principio di effettività della tutela costituzionale che, nel caso della modifica di una norma in data successiva all’impugnazione della stessa in un giudizio principale, consente di scrutinare la legittimità costituzionale della norma modificata, qualora, come nella specie, sia rimasto sostanzialmente inalterato il contenuto precettivo della stessa (tra le molte, sentt. n. 193 e n. 179 del 2012).
Nel merito, la sentenza dà continuità ad un orientamento granitico della Corte che, di recente, ha spesso scrutinato norme regionali che disponevano l’assunzione del personale in violazione del principio del pubblico concorso.
Secondo la giurisprudenza costituzionale, costituisce, infatti, principio inderogabile quello che impone di assumere i dipendenti mediante concorso pubblico (tra le più recenti, sentt. n. 62 del 2012 e n. 299 del 2011), da osservare anche nel caso di trasformazione di un rapporto contrattuale in una posizione di ruolo, poiché il collocamento in ruolo costituisce la modalità attraverso la quale si realizza l’inserimento stabile dell’impiegato in un posto della pianta organica di una PA (sent. n. 215 del 2009).
In passato, la Corte ha, inoltre, già affermato che detta regola deve operare anche nel caso di assunzione mediante trasferimento del personale di una persona giuridica di diritto privato, anche se si tratti di società partecipata alla Regione (sent. n. 62 del 2012).
La natura del soggetto scelto per l’esercizio di una determinata attività (nella specie una società privatistica, nella forma della s.p.a.) basta, infatti, ad escludere che il rapporto di lavoro dei dipendenti dello stesso sia assimilabile a quello alle dipendenze della PA.
In contrario, non rileva che i dipendenti siano stati assunti sulla base di criteri e modi rispettosi dei principi di pubblicità, di trasparenza, di pari opportunità e di decentramento (art. 35, comma 3, d.lgs. n. 165 del 2001), essendo questa modalità diversa dalle procedure selettive aperte al pubblico, richieste dall’art. 97 Cost.
Ed è in applicazione di siffatti principi che le censure sono state ritenute fondate.
Risultano, inoltre, d’interesse, in primo luogo, l’ulteriore puntualizzazione che la natura privata del lavoro alle dipendenze delle società partecipate rende inoperante, in caso di trasferimento di funzioni da una società partecipata ad un ente pubblico, la garanzia del posto di lavoro stabilita dall’art. 2112 cod. civ. riconosciuta, in ambito privato, ai lavoratori subordinati in caso di trasferimento di azienda.
L’art. 31 del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce, infatti, che tale garanzia, nel settore del lavoro pubblico, concerne il passaggio di funzioni e dipendenti da enti pubblici ad altri soggetti (pubblici o privati), senza richiamarla per le ipotesi in cui tale passaggio di funzioni, avvenendo da soggetti privati ad enti pubblici, comporta un mutamento di status da dipendente privato a dipendente pubblico.
In secondo luogo, la conferma che la subordinazione del trasferimento al previo superamento di un test attitudinale non basta ad eliminare il carattere “chiuso” della procedura e che la trasformazione di un rapporto contrattuale a tempo indeterminato in rapporto di ruolo è condizionata all’osservanza della regola del concorso pubblico.
ipsoa.it di di Luigi Salvato