Source: http://www.foia.gov.it/consultazione-pubblica-circolare-foia/sezione3/
Timestamp: 2019-05-24 18:48:55+00:00
Document Index: 93589601

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', '§ 5', 'art. 10', '§ 2', '§ 2', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 5']

Sezione 3 | FOIA Centro nazionale di competenza
Home Consultazione pubblica sulla Circolare FOIA 2019 Sezione 3
i) Finalità del FOIA e interesse del richiedente
L’accesso civico generalizzato, introdotto con il d.lgs. n. 97/2016, mira a rafforzare il carattere democratico dell’ordinamento, promuovendo un dibattito pubblico informato e un controllo diffuso sull’azione amministrativa (art. 5, comma 2, decreto trasparenza).
Come chiarito nella Circolare FOIA n. 2/2017, questa finalità sorregge il principio generale secondo cui chiunque (art. 5, comma 3, decreto trasparenza) può accedere a qualsiasi dato o documento in possesso di una pubblica amministrazione, fatti salvi i limiti indicati dall’art. 5-bis, commi 1-3. La richiamata finalità, quindi, giustifica il carattere tendenzialmente onnicomprensivo di tale diritto e non può essere invocata, all’opposto, per circoscriverne l’ambito di applicazione.
Ne deriva che l’amministrazione non può respingere una domanda di accesso civico generalizzato sul presupposto della non coincidenza – desunta, ad esempio, da un esame della domanda di accesso o dalla natura dei dati e documenti richiesti – tra l’interesse che sorregge l’istanza e le finalità di partecipazione e controllo diffuso proprie del FOIA[1].
Va ribadito, pertanto, che:
a differenza del diritto di accesso procedimentale, il diritto di accesso generalizzato garantisce il bene “conoscenza” in via autonoma, a prescindere sia dalla titolarità di un interesse qualificato e differenziato, sia dalla corrispondenza tra l’interesse sotteso all’istanza del richiedente e le finalità indicate dall’art. 5, comma 2;
il solo limite al diritto di conoscere è rappresentato dagli interessi pubblici e privati espressamente indicati dall’articolo 5-bis ed è, di conseguenza, inammissibile il rifiuto fondato su altre ragioni, fatto salvo quanto di seguito specificato a proposito del principio di buon andamento (infra, § 5).
In proposito, occorre, anzitutto, richiamare il limite derivante dalla riserva di legge in tema di eccezioni al diritto di accesso generalizzato desumibile dall’art. 10 della CEDU (Linee guida A.N.AC., § 2.1; Circolare FOIA n. 2/2017, § 2.2). Alla luce di questa riserva e dell’esclusiva attribuzione all’A.N.AC. del potere di fornire indicazioni operative per l’applicazione delle esclusioni e dei limiti all’accesso generalizzato previsti dalla legge, il rinvio che l’art. 5-bis, comma 3, d.lgs. n. 33/2013 espressamente opera al comma 1 dell’art. 24, l. n. 241/1990 non può ritenersi esteso ai commi 2 e 6 ivi richiamati e, dunque, non può ritenersi sufficiente a fondare una potestà regolamentare delle singole amministrazioni in ordine alle esclusioni.
In ogni caso, è opportuno rammentare i limiti che la potestà regolamentare delle pubbliche amministrazioni incontra nel disciplinare le eccezioni al diritto di accesso procedimentale, ai sensi dell’art. 24, comma 2, l. n. 241/1990: a) i regolamenti adottati in base a tale disposizione, nell’individuare le categorie di atti che possono essere sottratte all’accesso, devono attenersi alle ipotesi tassativamente previste dal comma 1 dello stesso art. 24; b) le categorie di documenti indicate nei regolamenti devono essere interpretate in senso restrittivo, poiché l’accesso costituisce principio generale dell’ordinamento; c) le eccezioni previste nei predetti regolamenti non possono essere intese alla stregua di eccezioni assolute, in quanto la loro applicazione è subordinata all’accertamento caso per caso della lesione, attuale o potenziale, dell’interesse specificamente protetto.
Alla luce del quadro descritto, deve ritenersi che:
il riferimento a regolamenti che prevedano categorie di documenti sottratte all’accesso non sia sufficiente a respingere un’istanza di accesso generalizzato, in ragione della riserva di legge esistente in materia e della necessità di una interpretazione sistematica della disciplina in materia;
nell’ambito del FOIA, le disposizioni regolamentari esistenti – incluse quelle adottate ai sensi dell’art. 24, comma 2, l. n. 241/1990 – possano essere utilizzate come ausilio interpretativo nell’operazione di bilanciamento richiesta alle pubbliche amministrazioni, quali indici del pregiudizio, da verificare nel caso concreto, che l’ostensione del dato o del documento richiesto potrebbe arrecare a uno degli interessi indicati dall’art. 5-bis del d.lgs. n. 33/2013.
[1] In questo senso, Tar Emilia-Romagna, n. 325/2018.