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Timestamp: 2020-07-06 12:16:21+00:00
Document Index: 50069892

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Sentenza Cassazione Civile n. 20894 del 17/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20894 del 17/10/2016
Cassazione civile sez. III, 17/10/2016, (ud. 13/04/2016, dep. 17/10/2016), n.20894
sul ricorso 6177/2014 proposto da:
L.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI CORRIDORI
48, presso lo studio dell’avvocato ISIDORO TOSCANO, rappresentato e
difeso dall’avvocato VINCENZO GIANNANDREA, giusta procura in calce
G.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA
rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO APREA giusta procura in
F.P., D.C.;
avverso la sentenza n. 1792/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,
udito l’Avvocato ANTONIO APREA;
Con sentenza del 17/12/2013 la Corte d’Appello di Bari, quale giudice del rinvio disposta da Cass. n. 23818 del 2010, in accoglimento del gravame interposto dal sig. G.M. e in conseguente riforma della pronunzia Trib. Bari n. 736/03, ha dichiarato inefficace ex art. 2901 c.c., nei suoi confronti l’atto di compravendita a rogito Notaio Gu. con il quale i sigg.ri F.P. e D.V.C. hanno venduto al sig. L.L. l’immobile sito in (OMISSIS).
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il Lopalco propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.
Resiste con controricorso il G., che ha prodotto anche memoria.
Con il 1 motivo il ricorrente denunzia “violazione e falsa applicazione” degli artt. 115, 116 e 132 c.p.c., artt. 2727, 2729 e 2697 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè “omessa, insufficiente ed apodittica” motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 2 motivo denunzia “nullità della sentenza” per “violazione di tutti gli argomenti difensivi e/o comunque per difetto di motivazione”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5.
Esso risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che il ricorrente fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (es., alla “sentenza n. 736/2003” del Tribunale di Bari, al “contratto di compravendita concluso… in data 15-7-1983”, alla “citazione in riassunzione notificata il 17-1-2011 a L.L.”, alle “ragioni creditorie specifiche di cui il sig. G.M. (rectius, G.) era titolare nei confronti dei venditori, coniugi F. – D.V., alla “deposizione del teste A.M.”, a “tutti gli altri “elementi indiziari””, alla “clausola relativa alla “riserva di proprietà in favore dei coniugi F. – D.V.”) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso nè fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 6/11/2012, n. 19157; Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso -apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione, dovendo il ricorrente viceversa porre la Corte di legittimità in grado di orientarsi fra le argomentazioni in base alle quali ritiene di censurare la pronunzia impugnata (v. Cass., 21/8/1997, n. 7851).
Nè ricorre d’altro canto vizio di omesso esame di questione decisiva qualora la soluzione negativa di una richiesta di parte sia implicita nella costruzione logico-giuridica della sentenza, incompatibile con la detta domanda (v. Cass., 18/5/1973, n. 1433; Cass., 28/6/1969, n. 2355). Quando cioè la decisione adottata in contrasto con la pretesa fatta valere dalla parte comporti necessariamente il rigetto di quest’ultima, anche se manchi una specifica argomentazione in proposito (cfr. Cass., 21/10/1972, n. 3190; Cass., 17/3/1971, n. 748; Cass., 23/6/1967, n. 1537).
Secondo risalente orientamento di questa Corte, al giudice di merito non può infatti imputarsi di avere omesso l’esplicita confutazione delle tesi non accolte o la particolareggiata disamina degli elementi di giudizio non ritenuti significativi, giacchè nè l’una nè l’altra gli sono richieste, mentre soddisfa l’esigenza di adeguata motivazione che il raggiunto convincimento come nella specie risulti da un esame logico e coerente, non di tutte le prospettazioni delle parti e le emergenze istruttorie, bensì di quelle ritenute di per sè sole idonee e sufficienti a giustificarlo.
Orbene, lungi dal denunziare vizi della sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni dell’odierno ricorrente, oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, si risolvono in realtà nella mera doglianza circa la dedotta erronea attribuzione da parte del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato difformi dalle sue aspettative (v. Cass., 20/10/2005, n. 20322), e nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).
Per tale via, infatti, in realtà sollecita, cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).
Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore del controricorrente G., seguono la soccombenza.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 7.200,00, di cui Euro 7.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore del controricorrente G..