Source: https://www.fiscoetasse.com/blog/cambia-la-dichiarazione-intento-dal-1-marzo-2017/
Timestamp: 2020-04-08 07:03:06+00:00
Document Index: 122284719

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 15', 'art. 8', 'art.15', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 6']

di Sergio Massa 28/02/2017 238 CommentiIn Iva
Cambiano le Dichiarazioni d’intento degli esportatori abituali: una disposizione che, a nostro parere, non servira’ a nulla se non a complicarci l’esistenza.
Paradossalmente e’ inserita nel Decreto “Semplificazioni”. La nuova normativa prevede che, a partire dall’1.3.2017, occorrera’ compilare le Dichiarazioni d’intento secondo un nuovo modello.
Cosa hanno cambiato nel nuovo Modello?
Hanno solo eliminato la possibilita’ di richiedere acquisti in sospensione di Iva dal … al ... per cui restera’ la possibilita’ o di indicare un importo fisso (quello della fornitura) ovvero un importo massimo valido per piu’ forniture, fino a concorrenza del quale il fornitore dovra’ emettere fattura senza Iva.
Rispetto al passato, il nuovo modello esclude la possibilità (più frequentemente adottata nella prassi) di indicare un utilizzo del plafond in relazione ad un periodo prefissato, essendo stati soppressi i campi 3 e 4 del frontespizio e dovendosi sempre fornire l’indicazione dell’importo che si intende utilizzare.
Perche’ non puo’ funzionare?
Intanto perche’ molti esportatori abituali hanno o manderanno fino al 28.2.2017 le Dichiarazioni d’intento alla vecchia maniera. Ma soprattutto perche’ nessuna norma vieta, disponendo di un plafond ad es. di 1 milione di euro, di mandare a 5 fornitori Dichiarazioni d’intento, ciascuna di 1 milione di euro, in attesa di decidere di quale fornitore servirsi. Poi si mandera’ la revoca, una volta raggiunto il plafond.
Al Fisco invece scattera’ l’ingiustificato allarme di superamento del plafond, che invece tale non e’.
Cio’ premesso, completiamo quanto disposto dalla nuova normativa:
Dichiarazione d’intento: il Provvedimento che approva un nuovo modello
Esportatore abituale: breve exursus
Come cambia la dichiarazione di intento dal 1° marzo 2017 was last modified: Marzo 21st, 2018 by Sergio Massa
manuela garavaglia
12/01/2017 at 11:17
E noi esportatori abituali dovremo perdere un sacco di tempo a far calcoli (e così i nostri fornitori ) ! Alla fine saremo costretti ad emettere dichiarazioni singole per ogni acquisto e ad aumentare considerevolmente il numero di Dichiarazioni emesse ed il tempo ad esse dedicato.
Questa, da nessun punto di vista, si può definire semplificazione. Ci mancava.
PGMazza
COME FUNZIONA NEL RESTO DELLA UE?
Ma di una cosa sono convinto accettando fin d’ora scommesse: difficilmente avranno tutte le complicazioni e la massa di dati ed informazioni che in questo paese richiedono al povero contribuente.
se l’azienda ha 4.000.000€ di plafond complessivi utilizzabili li deve spalmare tra tutti i fornitori oppure può indicare per
ogni fornitore 4.000.000€, stando poi attenta a non superare comunque in totale il plafond?
Certo che é lapalissiano che così si aiutano le aziende ad esportare !!!
20/02/2017 at 17:40
Quanto al quesito del Sig. Paolo, il quale chiedeva se poteva comunicare a tutti i fornitori l’intero plafond (per cui la somma eccedeva sicuramente il plafond disponibile) osservo che nessuna norma lo vieta.
Infatti l’importante e’ non superare il plafond disponibile EFFETTIVAMENTE, non teoricamente.
Infatti un contribuente puo’ avere 2 fornitori per lo stesso prodotto e decidere di volta in volta a quale dei due rivolgersi per l’acquisto, a seconda delle condizioni offerte; inviando ad ambedue richiesta per tutto il plafond disponibile.
Pero’ non posso garantirgli che un domani non riceva richieste di chiarimenti in quanto al Fisco risultera’ che ha splafonato, sia pur con le richieste e non con l’acquistato effettivo.
Chi ha studiato questa complicazione probabilmente non ha mai lavorato in un’azienda.
Quindi è possibile inviare delle revoche?
Sul sito dell’agenzia delle Entrate non ci sono informazioni a tal proposito.
Nel caso impegnassi parte del plafond con un fornitore e dovessi poi decidere durante l’anno di non proseguire con lui alcuna collaborazione, con la revoca potrei impegnare la restante parte con un altro fornitore. Questo per non incorrere in richieste di chiarimento da parte del fisco.
20/02/2017 at 16:55
A mio parere la revoca non e’ necessaria, se lei decide di non acquistare piu’ da quel fornitore.
Cio’ che conta e’ l’utilizzo del plafond disponibile.
Per fare un esempio, se lei aveva inviato una dichiarazione d’intento per 100.000 euro al fornitore A, puo’ tranquillamente cambiare fornitore ed inviare al nuovo analoga dichiarazione. Vorra’ dire che i 100.000 li consuma col nuovo fornitore, non conta che lei abbia “spalato” con le dichiarazioni inviate, conta l’effettivo acquistato in esenzione Iva.
A mio parere, se lei decide di non acquistare piu’ nulla dal fornitore A al quale aveva inviato una dichiarazione d’intento, puo’ evitare di inviargli la revoca.
Poi magari utilizza quel plafond non consumato per inviare un’altra dichiarazione d’intento al fornitore B, senza preoccuparsi se ha ecceduto nel plafond: conta il plafond effettivamente utilizzato, non quello teorico disponibile.
Maria Antonia BASCHERINI
Devo fare solo una domanda. Con la numerazione delle nuove dichiarazioni come dobbiamo comportarci ? Ricominciamo a numerarle con n° 1 oppure bisogna proseguire dall’ultima inviata valida fino al 28/02 ? Grazie.
La numerazione prosegue.
BELTRAME LUCIANO SRL
14/02/2017 at 14:48
NOI SIAMO I SOGGETTI CHE RICEVONO LE DICHIRAZIONI D’INTENTO DAI NOSTRI CLIENTI , NELLE FATTURE CHE EMETTIAMO OLTRE A SCRIVERE IL NUMERO E LA DATA DELLA DICHIARAZIONE RICEVUTA E’ OBBLIGATORIO INDICARE ANCHE IL PLAFOND grazie
20/02/2017 at 17:05
No, non si deve indicare il plafond.
se nel corso dell’anno esaurisco il plafond per un fornitore mi sembra di capire che posso inviare una nuova dichiarazione d’intento. Questa dichiarazione sarà una nuova dichiarazione o una integrativa che va a sostituire la precedente? il nuovo importo da indicare sarà l’importo totale cioè quello indicato nella dich. precedente + la differenza o si indica solo la differenza?
Esaurito il plafond col fornitore A e’ necessario inviargli una seconda dichiarazione d’intento, contenente un nuovo autonomo plafond.
Come succede quando la dichiarazione d’intento riflette una singola fornitura: se intende acquistare una seconda fornitura deve ignorare la prima e spedirne un’altra, autonoma.
anch’io sono alle prese con una dichiarazione d’intento ricevuta da un cliente.
Il cliente ha indicato il valore nella casella 1 ossia “una sola operazione per un importo fino a euro…” ma, anche se trattasi di un unico ordine, la fornitura avverrà in più riprese. Come si considera, singola fornitura?
E’ corretto o doveva indicare l’importo nella casella 2?
Buongiorno, volevo fare una domanda, con la nuova dichiarazione proseguo con la numerazione, ma devo compilare anche il campo nota integrativa e riportare la prima dichiarazione del vecchio modello.
Sono d’accordo con la risposta dell’Ag. Entrate.
Barrare “Integrativa” vuol dire che intendo correggere un errore o un dato di una Dichiarazione precedente, annullandola in quanto restera’ viva solo la Dichiarazione Integrativa.
Consiglio di non utilizzare l’Integrativa se non per errori materiali commessi nella precedente Dich. d’intento.
Stesso dubbio di Lorella. Ho trasmesso prima dichiarazione a gennaio indicando “per gli acquisti dal 01/01 al 31/12”. Ora devo ritrasmettere dichiarazione con indicazione del plafond. Devo redigere dichiarazione integrativa indicando il protocollo telematico della vecchia o trasmettere dichiarazione ex novo ? Grazie
24/02/2017 at 14:59
Buongiorno, ho chiamato l’Agenzia delle Entrate e mi hanno detto che bisogna fare una nuova dichiarazione ex novo proseguendo con ila numerazione e senza indicare nessuna nota integrativa.
24/02/2017 at 16:20
Lei deve trasmettere una nuova Dichiarazione, con numero sequenziale, quella vecchia “muore” … per cause naturali … il 28.2.2017.
noi riceviamo le dichiarazioni e dobbiamo verificare l’importo complessivamente fatturato senza iva.
La verifica di tale importo decorre dal 01/03/17 oppure dalla data della ricevuta
Lei deve distinguere le vecchie Dich. d’intento dalle nuove.
Le vecchie, se formulate con la data (da … a …) cessano ogni efficacia col 1° marzo 2017. Per cui muoiono e il cliente, se vuole continuare ad acquistare senza Iva, dovra’ recapitarle una Dich. d’intento nuova, autonoma e recante un nuovo importo che lei dovra’ monitorare a partire dall’1.3.2017.
Al contrario, le vecchie, se formulate con un importo anziche’ con la data “da … a …”, sopravvivono anche dopo il 28.2.2017.
Parlando di queste ultime, occorre controllare tutte le vendite effettuate a quel cliente dall’1.1.2017 fino al 31.12.2017, stando attenti che non si superi l’importo richiesto.
Preciso che le nuove Dich. d’intento valgono solo per le consegne effettuate a partire dall’1.3.2017 e nei limiti dell’importo richiesto dal cliente.
Buongiorno, quindi mi pare di capire che le fatture emesse a gennaio e febbraio con la vecchia dichiarazione non rientrino nel plafond indicato nella nuova. A febbraio le istruzioni ancora non davano nulla per certo. Grazie
ipotizzando di mandare una dichiarazione al mio fornitore di € 100.000 a metà anno il fornitore ha fatturato solamente € 50.000 ma ho la necessità di ricevere il restante con IVA. E’ possibile inviare una revoca? se si avrà effetto immediato dalla data di invio all’Ag. Entrate o ci sono altri parametri da comunicare?
Le ho risposto a parte in quanto il suo quesito non mi appariva ancora nel blog.
23/02/2017 at 16:04
Buongiorno, ma prima del 01.03.17 possiamo trasmettere il nuovo modello? Nel sito agenzia entrate esiste solo il vecchio software.
Si, e’ possibile gia’ inviare la nuova Dich. d’intento, tenendo presente che vale solo per le consegne dall’1.3.2017 in poi.
Capisco che è possibile inviare già la nuova dichiarazione di intento, ma non riesco a capire come compilarla, poichè, come detto da lillo, sul sito dell’A.d.E. esiste solo il vecchio software (1.1.3) e non il nuovo. Grazie dell’aiuto.
buongiorno, ho una domanda.
se un cliente mi ha emesso dichiarazione d’intento dal 01/01/2017 al 31/12/2017.
il cliente deve emettere una revoca della vecchia dichiarazione d’intento per poi emettermi quella nuova?
La Dichiarazione d’intento che lei ha ricevuto “muore” naturalmente il 28.2.2017, essendo riferita ad una data anziche’ ad un importo.
Per cui non e’ necessario revocarla, ma il fornitore deve sapere che le consegne a quel cliente post 28.2 sconteranno l’Iva, a meno che il cliente non le recapiti una NUOVA dich. d’intento contenente un importo.
DOMANDA DEL SIG. LUCA
Certo che e’ possibile inviare una revoca, ma al fornitore, all’Ag. Entrate non si inviano le revoche.
Per avere un documento con data certa consiglio di inviare la revoca con PEC, cosi’ se il fornitore si sbaglia abbiamo il diritto di richiedergli una Nota di Debito di sola Iva, senza rischiare sanzioni.
nel caso un cliente mi inviasse oggi una Dich.Int con nuovo modello (valido dall’1/3), noi emettiamo fattura senza iva a partire dall’1/3 oppure dalla data di ricezione della dichiarazione?
Se il suo cliente le invia oggi 24.2 una NUOVA Dich. d’intento, che e’ valida dall’1.3, lei intanto deve registrarla previo ottenimento della conferma da parte dell’Ag. Entrate.
E’ importante, prima di effettuare la consegna della merce, aver consultato il sito dell’Ag. Entrate ed aver stampato la sua conferma, spillandola ai documenti inviati dal cliente.
Dopo di che lei deve aspettare il 1° marzo prima di effettuare la consegna/spedizione della merce, pena l’applicazione dell’Iva.
In pratica non deve consegnare merce al cliente prima di:
– aver ricevuto la sua Dich. d’intento, corredata dalla sua ricevuta di trasmissione telematica;
– aver stampato la conferma sul sito dell’Ag. Entrate.
Solo da questo momento puo’ spedire la merce al cliente in esenzione Iva.
Trattandosi poi di NUOVA dich. d’intento, deve comunque aspettare il 1° marzo per la consegna.
Spero di essere stato chiaro in questa jungla di obblighi inutili.
La risposta la trova dopo il quesito del Sig. DORIANO.
In sostanza, se lei riceve una vecchia Dich. d’intento il 21.2.2017 contenente un importo, essa ha validita’ fino al 31.12.2017; sono sole quelle vecchie contenenti una data (dal …. al ….) che muoiono il 28.2.2017.
24/02/2017 at 16:40
Dal 1/3/2017-
Domanda ma dal 01/03/2017 che software di compilazione uso , visto che sul sito dell’agenzia delle entrate c’è ancora il vecchio?
Ricevo una dichiarazione di intento in data 21.02 sul vecchio modello con indicazione plafond per operazioni a partire dal 1 Marzo.
Si, e’ corretta.
Le vecchie Dich. d’intento contenenti un importo sopravvivono anche dopo l’1.3.2017.
28/02/2017 at 08:48
ad oggi il software dell’Agenzia delle entrate non è ancora stato aggiornato per utilizzare il nuovo modello.
28/02/2017 at 10:10
Salve, ad oggi mi risulta che non si possono ancora inviare all’agenzia delle entrate le lettere d’intento con il nuovo modello, non c’e’ il software di controllo, confermate?
28/02/2017 at 13:30
Buongiorno, il software del sito dell’Agenzia ad oggi non è aggiornato, crede che verrà aggiornato domani? Inviare solo la nuova dichiarazione cartacea senza ricevuta telematica sarebbe stato un doppio lavoro sto quindi aspettando il 1.3.2017 in attesa dell’aggiornamento.
ci sono aggiornamenti in merito al software dell’Agenzia delle entrate? Oggi è 1 marzo e sul sito non è comparso nulla… Qualcuno ne sa qualcosa?
QUANDO VIENE AGGIORNATO SOFTWARE AGENZIA ENTRATE ? SIAMO AL 01/03/2017 E NON C’E’ NIENTE .come lo inviamo telematico senza software ?????
01/03/2017 at 10:02
VORREI CONFRONTARE LE NOTIZIE CHE HO IO CON LE VOSTRE. L’AGENZIA STAMATTINA MI HA DETTO CHE IL SOFTWARE NON è ANCORA STATO AGGIORNATO (IVI15) E CHE POSSIAMO EMETTERE LE VECCHIE DICHIARAZIONI COMPILANDO IL CAMPO 1 E 2 .
non è ancora disponibile il software di controllo dell’AdE e ho clienti con il camion fermo in Digana. Ma come è possibile che non sia ancora stato rilasciato l’aggiornamento, visto che il provvedimento è di dicembre 2016. E’ assurdo!
Pingback: Come cambia la dichiarazione di intento dal 1° marzo 2017 - Studio Alaimo Commercialisti Associati
HANNO AGGIORNATO FINALMENTE….
http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/home/cosadevifare/dichiarare/dichiarazioni+operazioni+intracomunitarie/dichiarazioni+di+intento/sw+compilazione+dichintento+nuova/software+compilazione+ivi15
01/03/2017 at 14:40
Ad oggi ore 14:38 il software sull’agenzia delle entrate non è aggiornato!!!
La solta storia italiana!! Fanno le leggi ma poi non ti mettono in grado di lavorare!! RIDICOLI!!
Per tutti quelli che lo stavano chiedendo (come me), hanno appena aggiornato il software alla versione 1.2, non serve aggiornare nulla, basta far partire l’IVI15 e quando si collega va già con il nuovo modello.
01/03/2017 at 16:38
Ho emesso ulteriore dichiarazione di intento in data 21/02/2017, utilizzando il vecchio modello ma compilando il campo 2 con indicazione del plafond. Sulle fatture emesse dai fornitori per consegne dal 21 al 28 Febbraio mi devono indicare il numero della vecchia dichiarazione con la data o già il nuovo numero di quella emessa con cifra plafond ?
06/03/2017 at 10:44
Se ho capito bene, lei ha emesso due Dichiarazioni “vecchio modello”, la prima con una data, la seconda con un importo.
La prima muore il 28.2, la seconda no.
Per le consegne fino al 28.2 quindi riterrei ancora valida la prima Dichiarazione e citerei questa in fattura.
Per le consegne post 28.2 comincerei a consumare il plafond indicato nella seconda Dichiarazione.
Nel caso di prestazioni di servizi o lavorazioni come ci si comporta?
Vale sempre la data di consegna oppure in questo caso il fornitore può fatturare in esenzione anche ddt del 01/03/2017 anche se ha ricevuto la nuova dichiarazione il 2/3?
02/03/2017 at 11:04
Ho emesso le nuove dichiarazioni d’intento riprendendo la numerazione da 1 (1/2017) pensate che sia sbagliato?
La numerazione deve proseguire ed e’ unica per tutto l’anno solare 2017.
Si tratta comunque di un errore solo formale.
ho ricevuto una dichiarazione di intento vecchio modello il 02/01/2017 per operazioni fino al 31/12/2017; in data 28/02/2017 fatturo al cliente senza iva; in data 01/03/2017 ho ricevuto a mezzo pec una nuova dichiarazione di intento con plafond indicato e senza periodo di riferimento ma è stato utilizzato il vecchio modello inviato all’agenzia il 24/02/2017 e non è stata barrata la voce integrativa. Come mi devo comportare, è valida la dichiarazione per le operazioni a partire dal 01/03? devo già considerare utilizzato il plafond in data 28/02 oppure no?
Ho inviato ieri una dichiarazione di intento con vecchio modello ma il fornitore oggi ha chiamato perchè la vuole necessariamente su nuovo modello. posso fare integrativa o devo revocare quella di ieri e presentare una ex novo?
Noi riceviamo dichiarazioni di intento.
Poniamo che in data 01.03 il cliente mi indichi un plafond di 30.000 e fino a maggio il plafond si erode per 20.000, per cui residua 10.000.
A giugno mi invia una nuova dichiarazione con 90.000 di plafond: è giusto considerare un plafond complessivo di 100.000 (90 delle nuove + 10 di residuo)? grazie
Il plafond non consumato della prima Dichiarazione d’intento (10.000) si somma (se il cliente non ha fatto una integrativa) con il plafond della seconda Dichiarazione (90.000).
03/03/2017 at 08:45
ho ricevuto da un cliente la nuova dichiarazione il 02/03/17 con data ricevuta dell’Agenzia il 01/03/17.
Domanda: posso fatturare al mio cliente in esenzione già a partire dal 01/03/17 nonostante
la mail del cliente sia del 02/03/17?
No, non puo’.
Lei puo’ fatturare in esenzione solo se in possesso:
– della Dichiarazione d’intento del cliente
– della ricevuta di trasmissione all’Ag. Entrate che il cliente le trasmette
– della ricevuta della verifica che lei ha autonomamente effettuato all’Ag. Entrate.
L’1.3 lei non aveva niente di tutto questo per cui una eventuale consegna effettuata l’1.3 scontava l’Iva.
Ma se il fornitore ha emesso il ddt il 28/02/2017 con consegna materiale 01/03/2017
La nuova dichiarazione l’ha ricevuta Il 02/03/2017
Fattura in data 28/02/17; vale ancora la vecchia dichiarazione periodo da 1/1 a 31/12/2017 oppure deve fatturare con iva in quanto l’1/3 rimane scoperto dalla nuova dichiarazione ricevuta il 2/3?
DOMANDA SIG.RA LAURA
La sua domanda e’ interessante.
In questo caso ritengo decisivo il fatto che l’art. 6/633 individua il momento di effettuazione dell’operazione non nel momento della consegna (2.3.2017) ma nel momento della fatturazione anticipata (28.2.2017).
In pratica lei ha emesso una fattura d’acconto (che puo’ essere anche il saldo) il 28.2; l’operazione si considera effettuata il 28.2 per cui, se ha plafond in forza della vecchia dichiarazione, a mio parere lo puo’ usare.
06/03/2017 at 10:15
RISPONDO A VALENTINA
Ho inviato ieri (1.3.2017) una dichiarazione di intento con vecchio modello ma il fornitore oggi ha chiamato perchè la vuole necessariamente su nuovo modello. posso fare integrativa o devo revocare quella di ieri e presentare una ex novo?
Dall’1.3.2017 sono valide solo le nuove Dichiarazioni d’intento.
Non faccia integrativa, revochi la vecchia e gliene invii un’altra su nuovo modello.
06/03/2017 at 10:29
La vecchia Dichiarazione d’intento e’ morta il 28.2.2017. La nuova, sia pur redatta su vecchio modello, e’ l’unica valida e sopravvive perche’ reca un importo anziche’ una data.
A mio parere il plafond della vecchia Dichiarazione lo considererei completamente assorbito dalla fatturazione del 28.2. E qui azzererei il tutto.
Del resto lei ha ricevuto la seconda Dichiarazione d’intento l’1.3.2017, con un plafond indicato che e’ l’unico dato che lei deve rispettare per le consegne effettuate da quella data.
In altre parole, la seconda Dichiarazione d’intento e’ da ritenersi valida per tutto il plafond ivi indicato, non deve sottrarre quanto fatturato il 28.2 in quanto tale importo discende dalla prima Dichiarazione d’intento, estintasi naturalmente il 28.2
Buonasera avrei una domanda per le dichiarazioni d’intento ricevute all’inizio dell’anno ma già corrette con indicazione del plafond per la nuova registrazione con il plafond devo tenere valido oltre al numero di dichiarazione anche il protocollo già dato è la sua presa in carico.
Praticamente la devo solo inserire nuovamente a sistema ma con gli stessi dati della vecchia e solo con aggiunta plafond con detrazione di quello già usato.
Legga anche le precedenti risposte, il suo quesito e’ gia’ stato affrontato.
Non sono d’accordo con le sue conclusioni.
Le vecchie Dichiarazioni d’intento non sono state corrette: sono defunte per cause, diciamo, naturali il 28.2.2017 se recanti una data (dal … al …)..
Lei ha ricevuto pertanto una nuova Dichiarazione con indicato un plafond numerico.
Si tratta di un’altra Dichiarazione che dovra’ avere una sua numerazione progressiva e quindi un altro protocollo.
Non deve detrarre quanto gia’ fatturato dall’1.1. al 28.2 sulla base della vecchia Dichiarazione d’intento, questa e’ una nuova, autonoma.
buongiorno, stiamo ricevendo dai nostri clienti dichiarazioni d’intento su vecchio modello presentate all’agenzia delle entrate in marzo. Abbiamo comunicato loro che dal 01.03.2017 avrebbero dovuto presentare la dichiarazione d’intento sul nuovo modello ma abbiamo problemi con loro sulla questione poichè i clienti asseriscono di avere presentato all’agenzia delle entrate la dichiarazione e hanno la ricevuta che ne attesta la validità. Mi chiedo, come è possibile che l’agenzia delle entrate produca la ricevuta di presentazione di una dichiarazione palesemente errata poichè su vecchio modello? Come è possibile che siano state accettate? Magari sono anche state passate al controllo software vecchio??? Grazie, Silvia
Le vecchie Dichiarazioni potevano sopravvivere anche dopo il 28.2 se recanti un importo, anziche’ la data, purche’ spedite all’Ag. Entrate entro il 28.2.
Dall’1.3 ritengo valide solo le nuove Dichiarazioni, che non contengono piu’ i campi 3 e 4 (con la data) ma solo i campi 1 o 2.
Lei ha ragione ed io insisterei con i suoi clienti.
Le trascrivo pari pari il commento del Sole 24 Ore sul suo caso.
MODELLO VECCHIO INVIATO DAL PRIMO MARZO CON CAMPI 1 O 2
Dopo il 28 febbraio 2017, viene inviata alle Entrate la dichiarazione d’intento con il vecchio modello, con il campo 1 “una sola operazione per un importo fino ad euro” (ovvero il campo 2 “operazioni fino a concorrenza di euro”) compilato. L’invio non dovrebbe avere validità, perché dal 1° marzo 2017 “il nuovo modello sostituisce quello approvato con il provvedimento del 12 dicembre 2014 e modificato con provvedimento dell’11 febbraio 2015” (motivazioni al provvedimento 2 dicembre 2016).
E’ poco confortante il condizionale utilizzato dal Sole 24 Ore, ma siccome le sanzioni le rischia lei, pretenda dai suoi clienti la nuova dichiarazione.
come parte ricevente delle dichiarazioni d’intento siamo a porre alcuni quesiti.
1) dovendo stornare una bolletta emessa in esenzione in corso d’anno, che ha eroso il plafond della dichiarazione n.1 per X€, posso reintegrare di quell’importo il plafond legato a quella dichiarazione, rendendolo nuovamente disponibile per successive emissioni?
2) ponendoci nel 2018 e dovendo stornare una bolletta emessa in esenzione per effetto di una dich.d’intento ricevuta nel 2017, che ha eroso il plafond per X€, se il cliente ha presentato una nuova dic.d’intento per il 2018 posso reintegrare per l’importo stornato il plafond legato alla nuova dichiarazione? Oppure, devo reintegrare per l’importo stornato il plafond legato alla dichiarazione 2017? Oppure non devo fare nulla?
3) Se per un cliente esente art.8 in data 15/12/2017 ho emesso una fattura con aliquota ordinaria in quanto l’imponibile es.art.8 eccedeva la quantità di plafond disponibile, è lecito in stessa data o data successiva emettere una nuova fattura in esenzione se il plafond disponibile è superiore all’imponibile della nuova bolletta?
4) Il cliente può presentare più di una dichiarazione relativa allo stesso destinatario, specificando plafond distinti per i diversi servizi che sta acquistando?
La ringrazio anticipatamente per l’interessamento. Lorenzo.
Spero di aver capito bene i suoi quesiti, anche se gia’ si parla del 2018 e non garantisco che la normativa rimanga quella di oggi.
1) ho capito che il suo cliente aveva un certo plafond, lei ha emesso un DDT + fattura in esenzione, poi successivamente mi storna il DDT, per esempio causa reso merce difettosa: in tal caso il plafond del suo cliente si ricostituisce come se nulla fosse successo. Tuttavia devo precisare che questo discorso vale se il DDT era stato emesso in forza di una Dich. d’intento vecchia contenente un importo, oppure in forza di una Dich. d’intento nuova.
Non vale piu’ se era stato emesso in forza di una Dich. d’intento vecchia contenente una data, la cui validita’ cessa col 28.2.2017.
2) Il caso e’ una fatturazione 2017 in esenzione, in forza di Dich. d’intento 2017, stornata nel 2018 (ad es. per reso merce 2018).
Il plafond 2017 e’ autonomo e slegato da quello 2018. A mio parere se lei nel 2018 consegna altri beni a quel cliente, deve avere una nuova Dich.ne 2018 con un plafond valevole per il 2018, il plafond 2017 si e’ concluso e la parte non utilizzata di plafond non puo’ aggiungersi a quello 2018.
In altre parole secondo me nulla deve fare e nulla puo’ fare a favore del cliente per consentirgli di recuperare il plafond 2017, non completamente consumato a causa del reso 2018.
Tenga inoltre presente che il plafond si consuma all’atto della consegna dei beni, non all’atto della fatturazione dei beni, per cui nel nostro caso il suo cliente ha consumato nel 2017 il suo plafond, essendo il reso avvenuto nel 2018.
3) Se ho capito bene, il 15.12.17 lei ha emesso fattura con Iva in quanto la cessione, poniamo pari a 150, eccedeva il plafond comunicato, poniamo pari a 100.
Devo dire che in questo particolare caso lei poteva spezzare la cessione, esente quanto a 100, imponibile quanto a 50.
Ma se la cosa e’ andata come lei scrive, il plafond del suo cliente nel 2017 e’ ancora pari a 100 per cui, se deve fornirgli beni nel 2017 ad es. per 80, ben puo’ fatturarglieli in esenzione.
4) Il cliente e’ libero di inviare quante dich. di intento desidera, anche una distinta per ogni cessione/prestazione.
09/03/2017 at 08:45
la ringrazio per i chiarimenti. Mi accorgo solo ora che il quesito n.4 era malposto e cerco di chiarirlo meglio di seguito.
La nostra azienda fornisce beni e servizi di diversa natura, ed avendo ampliato la nostra offerta nel tempo, per comodità abbiamo deciso di adottare un secondo gestionale di fatturazione (da affiancare al primo) dedicato alla sola fatturazione dei servizi che abbiamo di recente proposto sul mercato. Ora, dovendo garantire la fatturazione in esenzione per il medesimo cliente su entrambi i gestionali, ci stiamo chiedendo se pur avendo già ricevuto dal cliente “Alfa srl” una dichiarazione d’intento del nuovo tipo per la quale nel campo “chiedo di acquistare o importare” è stato indicato un generico BENI E/O SERVIZI ed è stato compilato il campo “operazioni fino a concorrenza di euro”, sia possibile utilizzare questa prima dichiarazione d’intento (e il relativo plafond) solo sul primo gestionale, richiedendo al cliente “Alfa srl” di inoltrare una nuova dichiarazione d’intento da utilizzare sul secondo gestionale, che indichi:
– nel campo “chiedo di acquistare o importare” la specifica della tipologia di servizi che fatturiamo col secondo gestionale
– nel campo “operazioni fino a concorrenza di euro” il plafond da utilizzare solo sul secondo gestionale.
Secondo lei è possibile procedere in questo modo? La ringrazio ancora per l’interessamento.
Rispondo alla domanda 4) dopo la sua riformulazione.
Sul punto non ho visto nulla.
A mio modesto avviso il fatto che lei abbia due gestionali distinti non legittimerebbe il suo cliente ad inviare due Dichiarazioni d’intento.
Tuttavia, se il cliente e’ d’accordo, visto che non e’ vietato espressamente, sarei del parere che cio’ diventi possibile a patto di specificare, per es., che la prima Dich. d’intento puo’ riguardare solo beni da acquistare, e la seconda solo servizi da acquistare.
Mutuo il mio convincimento dal fatto che, se un cliente le presenta una prima Dich.ne d’intento e poi successivamente una seconda (s’intende non integrativa e non con date ma con importi), il plafond della prima si somma con quello della seconda.
Per cui lei puo’ fatturare in esenzione la somma delle due, distinguendo nell’esempio tra cessioni di beni, dove consuma il primo plafond, e prestazioni di servizi, dove consuma il secondo plafond.
07/03/2017 at 18:42
in quanto operatori sul mercato di energia elettrica e gas, ed in relazione alle particolarità di fatturazione legate a questi servizi abbiamo la necessità di dirimere alcuni dubbi.
a) Se un cliente ha presentato una dichiarazione d’intento, possiamo dire con certezza che tutti i contratti intestati a quella partita IVA debbano essere fatturati in esenzione fino ad esaurimento del plafond? E’ pertanto possibile escludere completamente la possibilità di fatturare alcuni contratti con aliquota ordinaria per esplicita volontà del cliente? Nel recente passato si è palesato un cliente esportatore abituale che ha richiesto l’applicazione dell’IVA su un solo contratto luce in quanto il punto serviva un locale di servizio; l’uso non era pertanto destinato all’attività produttiva dell’esportatore abituale.
b) Se ad un cliente esente art.8 stiamo emettendo una bolletta luce e non c’è sufficiente disponibilità di plafond per coprire tutto l’imponibile es.art.8, il sistema di fatturazione può emettere una bolletta che in parte eroda il plafond residuo azzerandolo ed in parte applichi l’aliquota IVA ordinaria? Se si, quali sono i criteri da adottare per operare questa spezzatura? In caso contrario è lecito emettere la bolletta tutta con aliquota ordinaria visto che rimane comunque un pezzetto di plafond a disposizione?
c) Nelle bollette luce e gas si gestiscono importi in restituzione che nella bolletta originale erano stati fatturati in acconto ed erano assoggettati a IVA esente art.8. Nel caso in cui non vi sia più plafond disponibile o sia stata revocata la dich. d’intento, nella bolletta di conguaglio in cui ricade l’importo in restituzione, fatta salva l’applicazione dell’aliquota ordinaria sull’importo fatturato in conguaglio, qual’è l’aliquota IVA da applicare all’importo restituito? Esempio: ho fatturato in esenzione un acconto di 100€. Nel caso in cui l’importo in conguaglio (300€) sia maggiore dell’acconto da restituire (-100€), sui 300€ applico l’IVA al 22%: sui -100€ applico l’esenzione art.8 od il 22%? Nel caso contrario in cui l’importo in conguaglio (50€) sia maggiore dell’acconto da restituire (-100€), sui 50 applico l’IVA al 22%: sui -100€ applico l’esenzione art.8 od il 22%? Esiste una normativa chiara di riferimento rispetto ai casi di esenzione IVA, che vada al di là della circolare 32/2013 di Ag.delle Entrate che disciplina il caso specifico di variazione d’IVA ordinaria?
Vedo di dare il mio modesto parere alle domande che mi pone.
a) il cliente che in precedenza le ha inviato la Dich. d’intento e’ libero di richiedere l’applicazione dell’Iva su una cessione/prestazione, quindi anche su di una singola fattura, oltre che su di un altro contratto. L’esenzione Iva ora e’ legata non ad un contratto bensi’ ad un importo. Per cui ben puo’ il cliente, che le ha inviato una Dich.ne con un plafond di 100, richiederle l’applicazione dell’Iva su di una singola fattura o su di una singola utenza: vorra’ dire che non sta consumando l’importo del plafond in precedenza comunicato.
In altre parole ritengo possibile che lo stesso cliente voglia l’Iva su di un contratto e l’esenzione su di un altro.
Non tutto si puo’ acquistare in esenzione e, ad es. chi ha un plafond mobile mensile, puo’ richiedere in un mese l’applicazione dell’Iva perche’ per quel mese ha esaurito il plafond.
Comunque tranquillizziamoci tutte le volte che fatturiamo con Iva: solo il cliente puo’ arrabbiarsi, mai il Fisco.
b) A mio parere si puo’ spezzettare l’operazione fatturandone una parte in esenzione e il rimanente con Iva, fino ad esaurimento del plafond comunicato.
c) La Circ. 32/2013 regolava il caso in cui, tra l’emissione della fattura d’acconto e quella di conguaglio, l’Iva era aumentata dal 21% al 22%.
Tuttavia confermava le regole generali dell’Iva, e cioe’ che la fattura d’acconto fissava l’aliquota Iva vigente al momento dell’acconto, e che il conguaglio doveva essere ivato con l’aliquota vigente a quel momento, mentre la Nota d’accredito doveva prevedere la stessa aliquota della fattura che andava a stornare/rettificare.
Venendo ai suoi complessi casi ed applicando queste regole generali, nel caso in cui il conguaglio sia di +200 (+300 – 100 d’acconto gia’ fatturati), io fatturerei i 200 con Iva 22% perche’ gli altri 100 gia’ sono stati fatturati in esenzione.
Se invece il conguaglio fosse negativo (acconto in esenzione 100 e saldo -50), la N C di 50 va emessa anch’essa in esenzione.
DOMANDA DEL SIG. DORIANO:
Domanda: posso fatturare al mio cliente in esenzione già a partire dal 01/03/17 nonostante la mail del cliente sia del 02/03/17?
Guardi le precedenti risposte sul blog.
Per fatturare in esenzione lei deve avere gia’ in mano 3 documenti in data anteriore o almeno uguale alla consegna/spedizione della merce: 1) la Dich.ne d’intento del cliente 2) la ricevuta telematica del cliente 3) la stampa di verifica fatta da lei sul sito Ag. Entrate di conferma della Dich.ne d’intento.
10/03/2017 at 19:03
Riscrivo la risposta, ora che sul blog mi e’ apparso il quesito.
(E’ evidente che lei l’1.3.2017 nulla aveva in mano).
Buonasera, ho una domanda circa il trattamento mono o multioperazione dell’importo limite. Nel caso di emissione di una fattura che comprende più documenti di trasporto ogniuno dei quali con più righe (articoli forniti). per monooperazione si intende:
la singola riga di DDT ?
il singolo DDT ?
la singola fattura ?
Se la fattura e’ di 100 e il plafond ancora disponibile per quel cliente e’ di 90, a mio avviso si puo’ fatturare 90 in esenzione e 10 con Iva. A prescindere dalle righe o dagli articoli forniti o dai DDT emessi.
Analogamente al caso in cui lei vende un unico bene del valore di 100 con un plafond residuo di 90.
DOMANDA SIG.RA LORY
Secondo me bisogna guardare al momento di effettuazione dell’operazione, ai sensi dell’art. 6/633.
Per le prestazioni di servizi il momento di effettuazione e’ la fatturazione o, se antecedente, il pagamento, per cui non conta la data del DDT.
Di conseguenza, se lei effettua una prestazione di lavorazione con DDT dell’1.3.2017 e riceve la Dich.ne d’intento il 2.3.2017, puo’ da tale ultima data fatturare in esenzione in quanto il momento di effettuazione dell’operazione coincide con la data fattura.
come fornitori, abbiamo ricevuto alcune dichiarazioni d’intento integrative, anzichè le nuove dichiarazioni per le fatturazioni a partire dal 1° marzo. A nostro, parere, leggendo anche le istruzioni ministeriali, le dichiarazioni integrative non possono essere ritenute valide, in quanto risultano già emesse fatture fino al 28/2/2017, sulla base delle dichiarazioni presentate sui vecchi modelli, con i campi 3 e 4 compilati.
Abbiamo pertanto intenzione di contattare i clienti chiedendo di preocedere all’annullamento delle dichiarazioni integrative e di presentare contestualmente le nuove dichiarazioni.
E’ corretto? Grazie,
18/03/2017 at 11:44
Le dichiarazioni integrative possono essere solo di tipo nuovo e servono per annullare/rettificare una dichiarazione nuova sbagliata. L’integrativa annulla la precedente.
Dall’1.3.2017 le vecchie dichiarazioni compilate con la data cessano di avere efficacia e non possono essere integrate da una nuova. Bisogna farne una nuova contenente un importo.
Ne’ e’ possibile integrare una vecchia dichiarazione compilata con la data con una nuova.
Per cui sono d’accordo con lei nel senso di richiedere ai clienti nuove Dichiarazioni d’intento.
Ulteriore domanda Sig.ra Cristina:
in data 01/03 ricevo dal cliente dichiarazione di intento n. 10 del 01/03 per operazioni fino a concorrenza di Euro 90.
Il 15/03 ho fatturato Euro 40 in esenzione.
Oggi 21/03 ricevo dal cliente ulteriore dichiarazione di intento n. 27 del 21/03 per operazioni fino a concorrenza di Euro 150, ma la casella integrativa riporta il numero di protocollo della precedente DI n. 10. E’ corretta? In questo modo, quanto mi rimane di residuo plafond, 150 o 200?”
RISPOSTA —————————————–
Siccome la Dichiarazione d’intento con la barratura della casella “integrativa” sostituisce la precedente, ed e’ per questo che nella casella viene riportato il numero della precedente affinche’ venga cancellata, il suo residuo plafond a mio parere non e’ ne’ 150 ne’ 200, ma bensi’ (150-40 gia’ fatturati)= 110.
Grazie di cuore Lei è molto gentile :)
Oggi 21/03 ricevo dal cliente ulteriore dichiarazione di intento n. 27 del 21/03 per operazioni fino a concorrenza di Euro 150, ma la casella integrativa riporta il numero di protocollo della precedente DI n. 10. E’ corretta? In questo modo, quanto mi rimane di residuo plafond, 150 o 200?
21/03/2017 at 18:55
Le ho gia’ risposto sopra.
in data 28/02/2017 un mio cliente (fornitore) ha provveduto ad emettere fatture (consegna merce avvenuta in febbraio) non imponibili a seguito di ricezione da parte del suo cliente di dichiarazione d’intento con le vecchie regole. Tale dichiarazione d’intento dal 01/03/2017 non è più valida e non ne è stata emessa una nuova.
Ora il mio cliente (fornitore) si è accorto di un errore di prezzo (in aumento) sulla fattura del 28/02/2017 e vorrebbe emettere una nota di debito o ulteriore fattura. Può emetterla sempre con la non imponibilità?
Se lei afferma che la vecchia Dichiarazione d’intento non e’ piu’ valida significa che fu emessa con la data da … a …., per cui e’ defunta l’1.3.2017.
La Nota di debito per rettifica in aumento del prezzo si riferisce tuttavia alla fattura del 28.2
per cui a mio parere rimane ancora valida la defunta Dichiarazione.
Pertanto potrebbe emetterla sempre in regime di non imponibilita’.
Cortesia vorrebbe che previamente si telefonasse al cliente per avere conferma che non abbia esaurito il plafond.
in data 17/03 ricevo una dichiarazione d’intento da un mio cliente con limite plafond di 5.000,00
in data 17/03 consegno la merce
in data 20/03 emetto la fattura con riferimento a suddetta dichiarazione d’intento
In data 21/03 ricevo nuova dichiarazione di intento che annulla e sostituisce la precedente.
Devo emettere nota di credito per la fattura emessa in data 20/03 e riemettere fattura con iva? (visto che la merce è stata consegnata il 17/03)
23/03/2017 at 11:49
No, secondo me lei e’ a posto e nulla deve fare.
La consegna del 17.3 e’ in esenzione in forza della Dichiarazione d’intento in pari data ricevuta.
La nuova Dichiarazione d’intento, che dovrebbe essere barrata come integrativa, annulla e sostituisce la precedente ma con effetti dalla sua ricezione (21.3).
Pertanto si attenga al plafond comunicato con la nuova Dichiarazione ma solo per le consegne effettuate dal 21.3.
Ne approfitto per fare un altro esempio:
– prima Dichiarazione del 17.3 con plafond 5.000;
– consegna del 17.3 per € 5.000 in esenzione;
– nuova Dichiarazione integrativa del 21.3 con rettifica del plafond a € 3.000.
Lei non e’ tenuta ad “ivare” i 2.000 perche’ al momento della consegna doveva esentare da Iva i 5.000.
Se il cliente avesse fatto male i conti dovrebbe lui ravvedersi e chiederle formalmente di assoggettare ad Iva i 2.000.
In assenza di questa richiesta lei e’ a posto.
ipotizziamo di aver mandato una dichiarazione di intento a copertura di € 110. Ci devono fatturare una fornitura di € 120. La fattura dovrà essere assoggettata ad iva per il totale oppure dovrà essere divisa per € 110 in esenzione e per € 10 assoggettata ad iva?
Grazie per risposta, cordiali saluti
Va bene la seconda: 110 in esenzione e 10 con Iva.
29/03/2017 at 16:27
BUONGIORNO.IO CHE HO RICEVUTO DICHIARAZIONE INTENTO VECCHIA ED ORA QUELLA NUOVA CON UN PROGRESSIVO NUOVO.DEVO REGISTRARE TUTTE DUE LE DICHIARAZIONI DI INTENTO RICEVUTE ….CONSIDERANDO CHE POI ANDRANNO INDICATE IN DICHIARAZIONE IVA 2017? GRAZIE
30/03/2017 at 08:02
Certamente. Sono due dichiarazioni distinte, ognuna con una sua numerazione. La numerazione deve essere progressiva per anno solare.
un nostro cliente ci ha mandato due dichiarazioni di intento per 9000 euro + 40000 euro, alcuni dicono che la seconda azzeri la prima altri che somma la prima.
qual’è la risposta corretta?
05/04/2017 at 10:08
La seconda Dichiarazione d’intento azzera la prima se e’ barrata la casella della Dichiarazione integrativa.
Se non lo e’, si somma alla prima ed il plafond diventa di euro 9.000 + 40.000 = 49.000.
ho già fatturato entro il 28 febbraio ad un cliente 20000 Euro in sospensione d’imposta su sua dichiarazione vecchia. Ora con la nuova dichiarazione ha richiesto un plafond di 15000 Euro. Posso quindi fatturare altri 15000 Euro dal primo marzo in poi?
05/04/2017 at 10:12
La vecchia Dichiarazione d’intento, se compilata nel campo Data, e’ morta il 28.2.
Se invece era compilata nel campo Importi sopravvive anche dopo il 28.2
Comunque sia, lei puo’ fatturare in esenzione altri 15.000 in forza della nuova Dichiarazione.
18/04/2017 at 09:05
Buongiorno, io ho rilasciato a due miei fornitori storici, due dichiarazioni d’intento di € 400.000,00 l’una (questo era l’importo per il quale abbiamo acquistato da loro per anni). Questa mattina torno in ufficio e, dal commerciale, mi dicono che non intendono più acquistare da loro, ma da altri fornitori più competitivi. Ora che succede? Quegli 800.000, 00 € sono andati persi? Non posso “girarli” ai nuovi fornitori? In caso affermativo, come spiego all’Agenzia delle Entrate che io non sto splafonando, ho semplicemente girato il plafond da due fornitori dai quali non comprerò mai più ad altri due. Ho guardato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, ma non offre questa possibilità.
Il suo problema e’ semplice.
Anzi le posso dare due alternative:
1) Revochi le due Dichiarazioni d’intento trasmesse ai vecchi fornitori, tramite mail o PEC. Cosi’ gli 800.000 li puo’ utilizzare dai nuovi fornitori piu’ competitivi inviando loro nuove Dichiarazioni d’intento.
2) Ma anche se non le revoca puo’ utilizzare tranquillamente gli 800.000 presso i nuovi fornitori: il controllo dell’Ag. Entrate non viene fatto sulle Dichiarazioni d’intento inviate, ma sul plafond effettivamente utilizzato, desumibile solo dalle Comunicazioni trimestrali nuove.
In conclusione, se lei avesse un plafond totale di 800.000, nessuno le vieta di inviare Dichiarazioni d’intento dell’importo di 800.000 ciascuna a 10 fornitori, in attesa di decidere da quale rifornirsi. Lo ha espressamente detto l’Ag. Entrate.
E ne abbiamo discusso nelle precedenti risposte su questo stesso blog.
Buongiorno, la ringrazio molto, mi ha veramente risolto un grosso problema. Ora però se ne è aggiunto un altro (non so se ridere o piangere!): un mio fornitore mi dice di inviargli un’altra dichiarazione d’intento, in quanto quella che ho mandato sta per esaurirsi a livello di plafond. Siccome i conti non mi tornano, ho controllato e ho visto che ho ancora plafond a sufficienza. Al che lui, il fornitore, mi risponde che il plafond si è quasi esaurito, in quanto mi conta anche le fatture emesse a gennaio e febbraio. Secondo me è sbagliato, dato che le fatture dei primi due mesi sono coperte dalla vecchia dichiarazione d’intento e quella nuova, con il plafond, parte da marzo, giusto?
Guardi anche le precedenti risposte su questo blog.
Comunque lei non mi precisa come furono compilate le Dichiarazioni d’intento.
Vediamo di rifare la casistica.
Gli acquisti di genn/febb furono effettuati in esenzione in forza di una “vecchia” Dichiarazione d’intento. Se essa fu redatta riempiendo il campo data, e’ morta il 28 febbraio ma ha assorbito il plafond degli acquisti di genn/febb.
Per cui gli acquisti successivi trovano un nuovo plafond con la nuova Dich. d’intento.
Se essa fu redatta riempiendo il campo importo, sopravvive anche dopo il 28/2 ed il suo plafond SI SOMMA a quello della nuova Dich. d’intento.
In ogni caso gli acquisti di gennaio e febbraio non vanno a defalcare il plafond comunicato con la nuova Dichiarazione.
A meno che … lei non abbia inviato la nuova Dichiarazione barrando la casella “integrativa”: in tal caso avrebbe ragione il suo fornitore perche’ l’integrativa SOSTITUISCE in toto la precedente dichiarazione (che si annulla), per cui il plafond e’ unico ed e’ quello della nuova Dichiarazione.
Buongiorno, La ringrazio come sempre. A dicembre, in tempi non sospetti, avevo inviato la vecchia dichiarazione d’intento con indicato “dal al”. A marzo ho inviato quella nuova indicando il plafond. Ora il fornitore mi dice che sto splafonando, in quanto lui mi dice che conta anche le operazioni effettuate a gennaio e febbraio. Io ho provato a spiegarli che rientrano nella vecchia dichiarazione e che lui deve considerare solo le operazioni da marzo in avanti, ma sembra che non ci senta da quell’orecchio.
Aggiungo che, se come lei dice, il suo fornitore da quell’orecchio non ci sente, provi a sussurrargli che gli acquisti di gennaio e febbraio non possono defalcarsi dalla nuova Dichiarazione d’intento, in quanto per legge la nuova Dichiarazione (quella che non ha piu’ il campo Da … A …) vale solo per gli acquisti effettuati a partire dall’1.3.2017.
Per cui gli acquisti di genn + febb 2017 possono trovare accoglienza solo nella vecchia Dichiarazione d’intento, che lei ha inviato riempiendo il campo Da … A …, tale Dichiarazione dall’1.3.2017 non e’ piu’ valida, ecco perche’ ne ha inviato una nuova, completamente autonoma dalla prima.
Ho dimenticato di scrivere che non si tratta di una dichiarazione integrativa, ma di una nuova dichiarazione, quindi sono io, cliente, che ho consumato il mio plafond disponibile, non quello che ha il fornitore nei miei confronti (parlo di gennaio e febbraio), giusto?
Per la Sig.ra Catia che scrive:
“Buongiorno, quindi mi pare di capire che le fatture emesse a gennaio e febbraio con la vecchia dichiarazione non rientrino nel plafond indicato nella nuova. A febbraio le istruzioni ancora non davano nulla per certo. Grazie”
Si, e’ come lei dice.
1) Vecchia Dichiarazione col campo data compilato: assorbe gli acquisti di genn + febb 2017, poi il 28.2.2017 muore;
2) Vecchia Dichiarazione col campo importo compilato: assorbe gli acquisti da genn 2017 a dicembre 2017 perche’ e’ sempre valida tutto l’anno per l’importo comunicato;
3) Nuova Dichiarazione: vale solo per acquisti (consegne) dall’1.3.2017. Inoltre, se aggiunta alla vecchia Dichiarazione di cui al n. 2), si sommano gli importi della vecchia con gli importi della nuova.
03/05/2017 at 16:16
avredi due questi da farle:
1) un cliente in data 30/4 ha presentato una seconda dichiarazione d’intento con un plafond di 50.000 euro. Lo stesso cliente, a seguito di una precedente dichiarazione presentata in data 1/3, alla data odierna ha ancora un plafond residuo di 30.000 euro.
Nei prossimi giorni, dovremo emettere nei suoi confronti una fattura dell’importo di 60.000 euro; è corretto riportare in fattura il riferimento all’ultima dichiarazione d’intento ricevuta, considerando che alla data di emissione della stessa il plafond complessivo del cliente é pari a euro 80.000?
Oppure, occorre invece tenere distinti in fattura i due importi non imponibili riferiti alle due dichiarazioni ricevute, come segue:
euro 30.000 non imponibile rif.to dich.ne n. X dell’1/3/2017
euro 30.000 non imponibile rif.to dich.ne n. Y del 30/4/2017
Ovviamente nei documenti di prassi disponibili non ho trovato nessun chiarimento dell’Agenzia in tal senso; lato adeguamento dei sistemi informativi, risulterebbe sicuramente più “agevole” riportare il riferimento dell’ultima dichiarazione ricevuta.
2) Un cliente segnala che con l’ultima fattura emessa il fornitore ha superato l’importo da fatturare senza IVA riportato dall’esportatore abituale sulla dichiarazione d’intento presentata.
Comunica anche che a parere del suo commercialista, spetta al fornitore regolarizzare la situazione provvedendo all’addebito e al versamento dell’IVA, nonchè al versamento delle sanzioni ridotte tramite il ravvedimento, in quanto nei suoi confronti (e non di quelli dell’esportatore) risulta applicabile la sanzione prevista dal’art. 7, comma 3, del Dlgs 471/1997.
Sul primo quesito ritengo piu’ tranquillo specificare in fattura che tutta l’operazione e’ non imp. art. 8/c citando gli estremi delle due dichiarazioni d’intento. Non mi pare necessario specificare quanto riferibile alla prima e quanto alla seconda Dichiarazione, questo calcolo a mio parere rimane interno, di solito lo si annota a margine del cliente nel Registro delle Dichiarazioni d’intento. Comunque, se lo vuole specificare, nel di piu’ ci sta sempre il di meno. Ritengo invece pericoloso citare solo l’ultima Dichiarazione ricevuta dal cliente perche’ un controllore frettoloso potrebbe sostenere che l’importo della fattura supera la Dichiarazione citata. Meglio evitare discussioni e citarle entrambe.
Sul secondo quesito ha ragione il commercialista. La regolarizzazione dello splafonamento di cui all’ultima Circolare dell’Ag. Entrate presuppone l’errore del cliente (e non del fornitore), cliente che ad esempio aveva 100 di plafond ma ha inviato Dichiarazioni d’intento, ad es., per 110. La colpa in tal caso e’ del cliente esportatore abituale e deve lui regolarizzare il suo peccato e ravvedersi pagando sanzioni e interessi.
Il suo caso invece e’ quello contrario: il cliente ha inviato una regolare Dichiarazione per 100 ma il fornitore gli ha fornito merce per 110 in esenzione Iva.
Essendo la colpa del fornitore, e’ costui che ha sbagliato e che deve ravvedersi e nessuna sanzione deve far capo all’incolpevole cliente.
In questo caso il cliente deve avvisare il fornitore dell’errore che ha commesso chiedendogli una Nota di variazione di sola Iva per il supero del plafond comunicato.
Poi sara’ il fornitore a decidere se fare il ravvedimento o … non fare nulla sperando di farla franca!
Il cliente e’ bene si attivi presto per ottenere l’addebito dell’Iva da parte del fornitore, perche’ potrebbe subire anche lui conseguenze sanzionatorie: in mancanza di tale Nota di variazione del fornitore entro 4 mesi dall’operazione dovrebbe procedere nei successivi 30 giorni (D.Lvo 471/97 art. 6) ad autofatturarsi versando l’Iva all’Ag. Entrate (ma mettendo cosi’ nei guai il fornitore).
ho regolarmente inviato la dichiarazione d’intendo per l’importo da dichiarazione iva2017(periodo 2016): ad oggi abbiamo esaurito tale plafond.
Il fatturato attivo 2017 posso utilizzarlo come nuovo plafond? e cosa barro al quadro A2?
Mi dispiace, se lei ha esaurito il plafond 2016 non ha piu’ possibilita’ e deve aspettare il prossimo anno.
Ne’ puo’ avvalersi in corso d’anno del c.d. plafond mobile in quanto la scelta tra plafond fisso e plafond mobile va effettuata all’inizio dell’anno. Lei ha gia’ scelto il fisso, da quel che capisco. Per optare per il mobile occorre attendere il prossimo anno.
Di solito il plafond mobile viene scelto da coloro che hanno esportazioni in forte aumento, in tal modo, essendo il mobile commisurato alle esportazioni dei 12 mesi precedenti, riescono ad aumentarlo mese per mese.
maria tarabbia
buon giorno, avrei una domanda circa il ricevimento di una seconda dichiarazione d’intento con importo limite nel caso in cui ci sia ancora capienza nella prima. La seconda dichiarazione sostituisce la precedente anche in questo caso o posso sfruttarla fino a raggiungere quel limite per poi iniziare ad usare la successiva dich. ricevuta? Esempio : dichiaraz. del 01/03 limite 3000 euro, ne ho fatturati al cliente in esenzione iva per 2.000 euro; me ne arriva una seconda dal medesimo cliente per 10.000 euro datata 15/05; questa nuova sostituisce la precedente e quindi quei 1000 restanti ( a capienza della prima dich. di 3000) , non li consideriamo piu, è corretto? grazie mille!
23/05/2017 at 18:13
La seconda Dichiarazione d’intento, se non e’ barrata la casella “integrativa”, non sostituisce la precedente ma si aggiunge ad essa. essendo ambedue con un importo.
Nel suo caso lei aveva ancora 1.000 come residuo della prima. riceve la seconda da 10.000, pertanto puo’ fatturare in esenzione 11.000.
in data 15.05.17 ricevo dichiarazione di intento dal Cliente.
In data 16.05.17 devo fatturare le prestazioni effettuate ad Aprile 2017, emetto la fattura con Iva poiché le prestazioni sono riferite ad Aprile (non avevo nessuna dichiarazione di intento in quel periodo) oppure senza iva, poiché ho ricevuto la dichiarazione il 15.05 e fatturo il 16.05?
Ringrazio anticipatamente e con l’occasione porgo Cordiali Saluti.
23/05/2017 at 18:17
Nel caso di normali prestazioni di servizio, e’ legittimo fatturare in esenzione il 16.5 avendo in mano una Dichiarazione d’intento del giorno prima. A prescindere dal momento in cui il servizio e’ stato prestato.
Infatti l’art. 6/633 afferma che le prestazioni di servizio si considerano effettuate al momento del pagamento ovvero, se antecedente, al momento dell’emissione fattura.
Quindi la sua prestazione e’ stata effettuata il 16,5 quando gia’ era in possesso della Dichiarazione d’intento, quindi va senza Iva,
oggi ci siamo accorti che l’unica dichiarazione di intento ricevuta da un ns cliente in febbraio, riportava esclusivamente il periodo di esenzione e non il plafond.
Purtroppo abbiamo fatto in marzo, aprile, maggio delle fatture senza l’addebito dell’IVA riportando la vecchia dichiarazione e neanche il cliente a quanto pare, si è accorto dell’errore.
Come possiamo sanare la posizione?
A quali sanzioni noi come fornitori andiamo incontro?
Purtroppo la colpa e’ del fornitore, il quale doveva sapere che la vecchia Dichiarazione d’intento con una data moriva il 28.2.2017.
E’ il fornitore percio’ che deve regolarizzare la sua posizione.
Ha tre metodi per farlo, ma e’ cosa un po’ lunga, per cui le consiglio di consultare la recente Risoluzione dell’Ag. Entrate n. 16 del 6 febbraio 2017 (sul sito http://www.agenziaentrate.gov.it).
In essa trovera’ le tre possibilita’ concesse per effettuare il ravvedimento (Nota d’addebito di sola Iva o autofattura) e beneficiare della riduzione delle sanzioni.
Aggiungo solo che, per il mese di maggio, lei e’ ancora in tempo ad addebitare l’Iva al suo cliente e versarla il 16 giugno.
Rimane scoperta per marzo e aprile e puo’ fare il ravvedimento. Di solito emettendo una Nota di debito di sola Iva ma versando all’Erario sanzioni e interessi.
Scusate la domanda, della merce acquistata in Italia andrà esportata in Albania in triangolazione, dovremo quindi compilare una dichiarazione di intento da consegnare al primo fornitore in modo che fatturi in esenzione d’iva.
Qualcuno sa indicarmi moduli e procedura? Grazie.
06/06/2017 at 17:24
Da quanto scrive non c’e’ bisogno di una Dichiarazione d’intento, la quale peraltro consumerebbe il suo plafond.
Esemplificando, lei e’ IT1 (impresa italiana iscritta al Vies, promotore della triangolazione).
IT1 acquista merce da IT2 (altra impresa italiana e fornitore di IT1) la quale invia la merce in Albania.
Mi risulta che l’Albania sia territorialmente extraUE, quindi e’ una classica triangolazione all’esportazione.
Per cui, se IT2 “cura ovvero provvede a suo nome” al trasporto in Albania, lei puo’ chiedere alla stessa IT2 una fattura Non Imponibile art. 8 c. 1 lett. a) trattandosi di triangolazione all’esportazione.
A sua volta lei, IT1, emette fattura all’Albania Non Imp. art. 8 trattandosi di cessione all’esportazione.
Importante e’ la prova dell’esportazione, che entrambe le Ditte italiane devono dare, per cui il vettore che valica il confine deve procurarsi il timbro di uscita dall’Italia sulle due fatture emesse da IT1 e da IT2, ovvero sul DDT, nonche’ la prova dell’ingresso della merce in Albania, prova che oggi generalmente viene data in telematica. Comunque il vettore sa come fare.
16/06/2017 at 09:27
In tema di dichiarazione d’intento che sanzioni incorre il fornitore per aver emesso a maggio fattura senza IVA in assenza di certificazione? E’ possibile effettuare un ravvedimento?
17/06/2017 at 12:01
E’ sempre possibile ravvedersi, anche se sempre piu’ complicato.
Come fornitore lei a maggio ha emesso una fattura senza Iva, indebitamente.
Per regolarizzarla dovrebbe a giugno emettere una Nota di Debito di sola Iva, poi provvedere al versamento integrativo + sanzioni + interessi.
Il decreto legislativo n. 158/2015 ha modificato la normativa sulle sanzioni per ritardati od omessi versamenti, prevedendo la riduzione alla metà della sanzione ordinaria (il 30%) per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza. In tali casi, quindi, la sanzione passa dal 30% al 15%.
Vi pongo un quesito: con la nuova dichiarazione valida dal 01/03/17 il plafond specificato comprende gli acquisti dal 01/03/17 o dal 01/01/17?
Alla sua domanda e’ gia’ stata data precedentemente risposta, veda in particolare quella del 23.5.2017.
Un nostro cliente mi ha inviato una prima dichiarazione d’intento modello vecchio con il riferimento al periodo 1/1/2017 al 31/12/2017 e una seconda a valore con indicato come ricevuta di presentazione all’Agenzia delle Entrate in data 22/2/2017. Il cliente mi ha inviato la dichiarazione con una e-mail in data 23/2/2017, nella quale però mi indica che il nuovo modello va utilizzato dal 1/3/2017… Noi abbiamo fatturato al cliente con unica fattura in data 28/2/2017 in esenzione iva (rif. 1 dichiarazione) materiale con ddt in data 15/2 e prestazioni di servizi effettuate in data 23/2 e 24/2. E’ corretto?
13/08/2017 at 17:49
Mi pare corretto: la nuova dichiarazione prende vita solo dall’1.3, quella vecchia muore col 28.2 ma, essendo a data e non a importo, vale per tutte le cessioni e le prestazioni effettuate fino a tutto febbraio.
Le lettere d’intento che ricevo dai miei clienti devono solo essere archiviate, numerate progressivamente e indicato su ogni fattura i riferimenti o devo tenere un registro cronologico nel quale annotarle? Sul registro Iva delle vendite deve essere indicato per ogni fattura i riferimenti alla lettera d’intento?
13/08/2017 at 18:04
Nulla e’ cambiato: esse vanno numerate, datate e registrate, sua da parte del cliente che del fornitore, nel Registro delle Dichiarazioni d’intento entro 15 giorni.
In fattura e’ obbligatorio citarle.
Nel Registro Iva vendite non si scrive nessun riferimento alla Dichiarazione d’intento, basta la causale di esenzione Iva che di solito richiama l’art. 8/633 c. 1 lett. c.
La ringrazio per le risposte alle mie e-mail.
Vorrei una precisazione sulla sua risposta del 13/8/2017 in riferimento al Registro delle dichiarazioni d’intento… Devo stampare e tenere il Registro delle dichiarazioni d’intento ( come per i Registri Iva) ?
14/09/2017 at 17:28
Esse vanno numerate, datate e registrate.
Per quelle ricevute, anzi, e’ opportuno registrare anche il plafond comunicato dal cliente, onde evitare splafonamenti.
il bollo applicato sulle fatture in esenzione emesse deve essere conteggiato ai fini del raggiungimento del plafond del fornitore contenuto nella dichiarazione di intento? In fattura è esposto a parte escluso art. 15 rispetto alla merce che è non imp. art. 8
No, il bollo da 2 euro non va conteggiato.
Esso non e’ Non Imp. art. 8 ma escluso art. 15/633.
Aggiungo per il sig. GIAN.
La risposta, oltre che nel buon senso, e’ insita nell’art. 8 c. 1 lett. c), il quale rende Non Imponibili “le cessioni di beni” e “le prestazioni di servizi” .
Il bollo addebitato sulla fattura all’esportatore abituale non mi pare ne’ una cessione di bene ne’ una prestazione di servizio, quindi non puo’ essere ricompreso nel plafond.
Insista con i suoi programmatori, purtroppo oggi dipendiamo da loro …
19/09/2017 at 13:46
insisteremo sicuramente. Dobbiamo sicuramente avere il programma corretto.
abbiamo lo stesso problema. In particolare il fornitore del software ha sviluppato l’utilizzo del plafond anche per i 2,00 € del bollo. Noi abbiamo contestato che non dovrebbe essere utilizzato nel conteggio essendo escluso art.15, ma il fornitore si ostina a dire che per loro è così e ci chiede riferimenti normativi. Non siamo riusciti a trovare nulla.
Cosa posso sottoporre alla software house per far correggere i programmi?
30/08/2017 at 18:12
Buonasera, ho un dubbio che riguarda sia la fatturazione ai ns. clienti che la fatturazione da parte dei ns. fornitori in merito all’utilizzo del plafond:
quando si arriva in prossimità dell’utilizzo totale, è necessario “spezzare” la fatturazione in parte in esenzione ed in parte con IVA oppure è possibile “avvicinarsi” il più possibile all’importo, senza ovviamente eccedere, ed evitare di suddividere la fattura che magari riguarda un’unica consegna. E’ necessario richiedere/inviare una revoca nel momento in cui ci si avvicina al raggiungimento del plafond (ma non al 100%) il plafond? Grazie mille
A mio parere e’ possibile spezzare la fattura in due, una parte Non Imp. e l’altra con Iva.
Avvicinarsi vuol dire non rispettare pienamente la Dichiarazione d’intento ricevuta, con possibili contestazioni da parte del cliente.
Quando si arriva al raggiungimento del plafond precedentemente comunicato non e’ necessario inviare la revoca al fornitore, se lei ha diviso il plafond disponibile tra piu’ fornitori; lui deve sapere che puo’ fatturarle in esenzione solo l’importo che gli ha comunicato, l’eccedenza deve ivarla; salvo il caso in cui lei, disponendo ad es. di 100 di plafond, non abbia inviato piu’ Dichiarazioni d’intento tutte per 100 (ad es. ha inviato 5 Dichiarazioni d’intento a 5 Fornitori tutte per 100, totale 500). In questo caso diventa necessario comunicare al fornitore il raggiungimento del suo tetto massimo revocando per iscritto l’esenzione, al fine di non splafonare.
ho ancora un plafond di 1000 verso un cliente e devo emettere una fattura di 2000, posso non essendo divisibile il bene emettere una fattura tutta imponibile iva, oppure corre un obbligo di terminare il plafond ?
21/09/2017 at 17:49
Teoricamente lei avrebbe l’obbligo di scindere nella fattura i due importi: 1.000 non imp. 8/c e 1.000 ivati.
Salvo che, accordandosi col cliente, questi non le invii una revoca, via mail o fax: in tal caso le e’ consentito fatturare i 2.000 al 22%.
in data odierna un cliente mi ha trasmetto l’integrazione riferita a una dichiarazione d’intento precedente.
Il valore della prima dichiarazione non è ancora esaurito ( mancano 120.000 euro) pertanto i valori si sommano.
Di quale dichiarazione devo indicare i riferimenti in fattura?
Io indicherei tutti e due i riferimenti (nel di piu’ ci sta sempre il di meno!).
Tuttavia se con la prima rimangono € 120.000 e lei oggi fornisce, supponiamo, € 50.000, puo’ indicare solo la prima, almeno fino al suo esaurimento.
rosa mattia
buongiorno, ho inviato ad un fornitore una dichiarazione di intento per un importo fino a 50.000. Ora vorrei continuare ad acquistare per altri 30.000 sempre senza iva. Devo fare una dichiarazione d’intento nuova per 30.000 oppure un’integrativa della prima per 80.000?
inoltre se ho inviato un’integrativa che in realtà doveva essere ordinaria come posso fare?
Lei deve inviare una seconda Dichiarazione d’intento per 30.000. Essa si aggiunge alla prima per cui il suo plafond diventa per quel fornitore 80.000.
Consiglio di evitare Dichiarazioni integrative: esse annullano la precedente; nel suo caso lei presentando una Integrativa per 80.000 annulla la prima Dichiarazione di 50.000, mettendo a rischio gli acquisti effettuati in forza della prima Dichiarazione (perche’ l’Integrativa ha effetto dalla data di sua trasmissione al fornitore).
Ma se l’ha gia’ presentata:
– tutto bene se prima dell’Integrativa non ha fatto acquisti
– se invece ne ha fatti essi sono a rischio sanzioni, avendo con l’Integrativa cancellato la prima Dichiarazione d’intento: a questo punto o si spera nella buona sorte … ovvero si deve regolarizzare con ravvedimento, sanzioni e interessi!
11/10/2017 at 14:14
Rispondo alla sua ultima domanda.
Il ravvedimento comporta sempre il pagamento di sanzioni, sia pur ridotte in funzione del tempo trascorso, e di interessi.
ma per ravvedimento si intende in versamento dell’iva non pagata con sanzioni e interessi??
ho ricevuto una fattura da un fornitore di 1500 euro (data 31/07/2017 ) ma il 26/01/2017 abbiamo emesso una dichiarazione d’intento fino a concorrenza di euro 1000, come devo procedere?
Il suo fornitore e’ in errore. La sua Dich. d’intento di gennaio aveva validita’ fino ad € 1.000.
Per sistemare i 500 invierei una PEC al fornitore facendogli presente l’errore commesso e chiedendogli l’emissione di una Nota di debito di sola Iva sui 500 in precedenza non assoggettati.
30/10/2017 at 12:54
Non vedendo da giorni il quesito sul blog, vedo di rispondere ugualmente.
il cliente ha emesso lettera di intento per l’anno 2016, che però non è stata ricevuta dal fornitore e quindi è stata emessa una fattura imponibile + IVA. Ora (anno 2017) il cliente richiede una nota di credito per lo storno dell’IVA. E’ passato più di un anno, e quindi non ritengo corretto emettere una nota di credito. Ha qualche soluzione?
Qui parliamo del 2016, anno che e’ gia’ stato mandato in cantina.
Mi sembra tardiva la lamentela del cliente.
A meno che questi non abbia inviato la lettera d’intento per raccomandata o Pec (nel qual caso il fornitore sarebbe in difetto) suggerirei di insistere sul fatto che nulla abbiamo ricevuto. Del resto il cliente quell’Iva l’ha gia’ portata in detrazione e gia’ l’ha conteggiata in Dichiarazione annuale.
Buongiorno, ho questo quesito:
il cliente ha emesso lettera di intento per l’anno 2016, che però non è stata ricevuta dal fornitore e quindi è stata emessa una fattura imponibile + IVA. Ora (anno 2017) il cliente richiede una nota di credito per lo storno dell’IVA. E’ passato più di un anno, e quindi non ritengo corretto emettere una nota di credito. Ha qualche soluzione? La ringrazio
30/10/2017 at 12:56
Le ho risposto sopra. Ma ripeto la risposta, ora che ho visto il quesito sul blog.
27/10/2017 at 15:57
ad agosto ho inviato la dichiarazione di intento ad un mio fornitore a mezzo Pec.
A settembre mi sono visto arrivare una fattura con iva che ho contestato ed in risposta alla mia contestazione, il fornitore mi ha detto che non puó emettere nota di credito relativamente all’importo dell’iva, in quanto avrebbe dovuto verificare la ricezione della dichiarazione all’agenzia dell’entrate, prima dell’emissione della fattura.
Non voglio pagare l’iva in quanto io ho trasmesso per tempo la dichiarazione via Pec.
30/10/2017 at 13:04
Le consiglio di insistere e di non pagare quell’Iva, se consegna merce e fattura sono posteriori alla trasmissione della sua Pec.
E’ infatti onere del fornitore, prima di consegnare la merce, procurarsi la certificazione dell’avvenuta trasmissione al Fisco della Dichiarazione d’intento del cliente.
Se non lo fa, rischia una sanzione. Ma deve comunque fatturare senza Iva al cliente diligente.
Da sempre ripeto che il fornitore, prima della consegna/spedizione merce, deve essere in possesso di 3 documenti: la Dichiarazione d’intento del cliente, la relativa ricevuta di trasmissione all’Ag. Entrate e la sua verifica.
Se non ha fatto la verifica pazienza, deve comunque fatturare senza Iva e, se viene beccato, pagare una sanzione.
28/10/2017 at 10:25
abbiamo inviato ad inizio anno ai nostri fornitori delle dichiarazioni di intento indicando ad ognuno un importo di esenzione.
Ora, siccome il nostro plafond si stà esaurendo, stiamo inviando agli stessi le revoche delle dichiarazioni con effetto immediato.
Nel caso però, a conteggi fatti, risultasse ancora un plafond disponibile possiamo inviare ad alcuni fornitori (anche a nominativi a cui stiamo inviando le revoche) nuove dichiarazioni di intento nel mese di dicembre in modo da utilizzare il plafond restante?
Lei puo’ reinviare anche agli stessi fornitori revocati una nuova dichiarazione d’intento, al fine di esaurire il rimanente plafond.
07/11/2017 at 21:43
Ho aperta nel 2017 il una società per esportare materiale italiano all’estero, nello stesso hanno ho fatturato circa 50.000 euro , comprandom materiale con Iva e vendendo all’estero senza IVA.
Nel 2018 ho in previsione un contratto importante di circa 10.000.000 di euro sempre comprando in Italia e rivedendo all’estero. Come faccio con l’Iva? La lettera di intenti non mi copre tutra l’Iva. E’ fare acquisti di materiale italiano senza IVA?
Puo’ optare per il plafond mensile (quello dei dodici mesi precedenti) , cosi’ ad es., se a gennaio 2018 esporta per 1 milione di euro gia’ a febbraio puo’ beneficiarne acquistando in esenzione.
Rispondo in fretta al Sig. Lucio perche’ la sua faccenda, se le date sono esatte, puo’ rimediarsi senza sanzioni.
Il suo quesito dice (lo scrivo perche’ ancora non appare sul blog):
Salve, intanto ottimo questo forum, domanda:
rossi srl esportatore invia una dichiarazione di intento per 5.000 al fornitore bianchi spa con data 01/09/17 in data 15/09/17 rossi srl riceve una fattura senza iva per 5.000 (plafond come da lettera esaurito) in data 15/10/17 bianchi spa emette un’altra fattura non accorgendosi di non avere piu plafond pe euro 10.000,00 (senza applicare imposta) la DDI prevedeva solo 5.000 tutti utilizzati a settembre.
la rossi srl ha comunque un plafond per 5.000.000,00 e avrebbe potuto inviare una DDI ulteriore ma non è stato fatto.
Bianchi spa in data 09/11 vuole regolarizzare come dovrebbe farlo? le sanzioni in questo caso sono carico fornitore che emette le note di variazioni iva e versa F24 o potrebbe richiederne rimborso al cliente il quale effettivamente non ha colpe?
IN SOSTANZA SE IL FORNITORE SE NE ACCORGE ENTRO 4 MESI DALLA DATA DI EMISSIONE DELLA PROPRIA FATTURA VERSANDO L’IVA E LE SANZIONI LA SITUAZIONE E’ SANATA? LE SANZIONI SONO CARICO FORNITORE?
Riepilogando, il fornitore Bianchi ha erroneamente emesso in ottobre 2017 una fattura in esenzione per 10.000.
Le sto scrivendo oggi 10 novembre, l’Iva di ottobre si versa il 16 novembre.
Allora siamo ancora in tempo se:
– il fornitore Bianchi emette Nota di addebito dell’Iva sui 10.000, con data 31.10 (ovvero emette NC per 10.000 e fattura per 10.000 + Iva).
– Analogamente il cliente Rossi registra il 31.10 l’Iva a lui addebitata.
Cosi’ torna tutto, compresa la liquidazione trimestrale Iva ott-nov-dic 2017.
Senza sanzioni ne’ interessi.
Coraggio, il 16 e’ qui che arriva …. Mettetevi d’accordo.
Quanto alle altre domande lei ha ragione.
La colpa e’ del fornitore il quale, se se ne fosse accorto tardi (ma entro 4 mesi) avrebbe dovuto ravvedersi, pagando lui le sanzioni. Nulla puo’ chiedere al cliente innocente, come sanzioni.
Ma attenzione: il cliente dopo 4 mesi diventa responsabile in solido se non si autofattura all’Ag. Entrate.
08/11/2017 at 13:41
Secondo la mia opinione l’importo per acquisti in esenzione con nuova lettera d’intento NON si somma con gli acquisti effettuati con vecchia lettera.
Il nuovo modello indica il periodo di imposta “2017” e quindi TUTTO il periodo d’imposta.
Muore il modello vecchi non l’ammonatre degli acquisti effettuati fino al 28-02-17
questo lo si percepisce dal tenore letterale della r.m 120/E del 22-12-2016
10/11/2017 at 18:53
Non so cosa abbia voluto intendere per vecchia e nuova lettera d’intento.
Se per vecchia intende una DI (Dich. d’Intento) compilata nei campi data, sappiamo che questa comunque muore il 28.2.2017. Per acquistare in esenzione dopo tale data occorre una nuova DI compilata non con date ma con importi.
In tal caso lei giustamente afferma che il plafond della vecchia DI non si somma con quello della nuova DI, ma cio’ e’ logico in quanto nella vecchia DI avevo indicato una data e non un importo.
Se invece nella vecchia avessi indicato un importo, essa non muore se non a dicembre 2017, per cui il suo importo si somma alla successiva DI. Analogamente se parliamo di due DI nuove.
Se e’ questo il suo caso, mi dispiace ma la mia opinione e’ diversa.
Affrontiamo il caso con esempi.
Se un cliente invia una prima Dich. Intento “nuova” (cioe’ a valore e non a data) per 10.000 e successivamente, accortosi di essere prossimo all’esaurimento del plafond per quel fornitore, ne invia allo stesso fornitore una seconda (sempre “nuova”), supponiamo per 5.000, acquisisce il diritto di acquistare per totali (10.000+5.000)= 15.000.
Nella risoluzione Agenzia Entrate n. 120/E del 22/12/2016 da lei citata è stato infatti precisato che: “Qualora l’esportatore abituale, nel medesimo periodo di riferimento, voglia acquistare senza IVA per un importo superiore a quello inserito nella dichiarazione
d’intento presentata, deve produrne una nuova, indicando l’ulteriore ammontare fi no a concorrenza del quale si intende continuare ad utilizzare la facoltà di effettuare acquisti senza IVA.”.
Dice “L’ulteriore ammontare” e, a casa mia, cio’ significa l’importo aggiuntivo (a quello precedente). Che del resto e’ la situazione normale per coloro i quali (soprattutto in Dogana) presentano una DI per ogni acquisto/importazione.
Attenzione al tranello: se nella seconda DI si barra la casella “integrativa” (che trae in inganno in quanto non si integra nulla), e’ pacifico che essa annulla e sostituisce la precedente DI. Con il pericolo di cadere in forti sanzioni.
Con un esempio forse riesco a farmi capire meglio.
Ipotizziamo che ad aprile 2017 il Cliente A invii una DI per 10.000. Il Fornitore B gli fornisce in maggio in esenzione merce per 10.000. Fin qui tutto regolare.
Ipotizziamo che il Cliente A voglia acquistare altri 6.000 ad ottobre ed invii al Fornitore B una ulteriore DI per 6.000 barrando erroneamente la casella “Dich. Integrativa”.
I 6.000 non si sommano piu’ ai 10.000 in quanto la seconda DI annulla e sostituisce la precedente.
Cosi’ facendo i primi 10.000 sono sanzionabili in quanto la prima DI e’ stata cancellata!
Questa e’ la mia interpretazione, leggendo anche i commenti apparsi sulla stampa specializzata.
Quindi se un cliente mi ha rilasciato prima lettera entro il 28/2 con tutte le operazioni per il 2017 e mi rilascia il 1/3 dichiarazione per € 100.000 i 100.000
sono riferiti all’intero periodo d’imposta?
15/11/2017 at 11:19
La sua domanda e’:
Quindi se un cliente mi ha rilasciato prima lettera entro il 28/2 con tutte le operazioni per il 2017 e mi rilascia il 1/3 dichiarazione per € 100.000 i 100.000 sono riferiti all’intero periodo d’imposta?
Lei non mi precisa il tipo di Dichiarazione d’intento ricevuta entro il 28.2; desumo che, riferendosi temporalmente a tutto il 2017, sia stata compilata nel campo data e non nel campo importo.
Se cosi’ e’, questa prima Dichiarazione ha efficacia per tutte le cessioni effettuate dall’1.1. al 28.2.2017, poi muore.
La seconda Dichiarazione per i 100.000 e’ una Dichiarazione nuova e vale per tutte le cessioni effettuate nel periodo 1.2 – 31.12.2017 fino a concorrenza dei 100.000.
Rettifico: non 1.2 ma 1.3.17
23/11/2017 at 18:10
Non sono d’accordo. Secondo me i 100.000 sono per tutto il periodo d’imposta
rossi srl esportatore invia una dichiarazione di intento per 5.000 al fornitore bianchi spa con data 01/09/17
in data 15/09/17 rossi srl riceve una fattura senza iva per 5.000 (plafond come da lettera esaurito)
in data 15/10/17 bianchi spa emette un’altra fattura non accorgendosi di non avere piu plafond pe euro 10.000,00 (senza applicare imposta) la DDI prevedeva solo 5.000 tutti utilizzati a settembre.
10/11/2017 at 18:56
Le riscrivo la mia risposta, che trova anche supra.
Le trascrivo un commento del Sole 24 Ore, basato sulla Circ. 16/E del 2017.
Come correggere gli errori (quando a sbagliare e’ il fornitore).
Per rimediare, il fornitore deve emettere nota di debito e versare l’imposta oltre a interessi e sanzioni (ridotte ex articolo 13, Dlgs 472/97).
Il cessionario/committente potrà detrarre l’imposta tardivamente addebitata dal cedente/prestatore, facendo attenzione ai termini per l’esercizio del relativo diritto.
La violazione del fornitore, tuttavia, s’intreccia con quella dell’esportatore abituale che, avendo ricevuto una fattura irregolare (erroneamente emessa come non imponibile), è tenuto a eseguirne la regolarizzazione, versando l’imposta non applicata (acquisendone il diritto alla detrazione) entro il trentesimo giorno successivo alla registrazione del documento, in modo da evitare l’autonoma sanzione prevista dell’articolo 6, comma 8, Dlgs 471/97 .
Decorso tale termine, l’esportatore abituale resta infatti soggetto alla sanzione (100% dell’Iva non applicata) ancorché l’Erario possa chiedere l’imposta solo al fornitore (a sua volta sanzionabile).
Una volta resesi conto dell’errore, è quanto mai opportuno che le parti, tenuto conto del tempo trascorso dalla violazione (in particolare, ai fini dell’applicabilità dell’articolo 6, comma 8), si accordino sulle modalità della sistemazione, evitando di procedere ognuna per conto proprio con il rischio di duplicare il versamento e di dover poi agire per il recupero del tributo (resta fermo che, chiunque versi l’imposta, il ravvedimento consente la riduzione delle relative sanzioni per entrambi i soggetti).
Ne approfitto per rispondere alla Sig.na ROBERTA, al cui quesito gia’ e’ stata data risposta in precedenza su questo blog.
Ho ricevuto una dic vecchia con campi 3 e 4 compilation con data dal 01 /01/17 al 31/12/17 poi una seconda il 1/3 con plafond 80. 000, 00 euro ora al cliente dal 1/3 ad oggi ho fatturato 66. 000.,00 ma il cliente obietta dicendo che se si prende periodo da 01 e non solo da 01/03 ad oggi si è superato il plafond e pretende nota credito x evitare sanzioni al 200% e’corretto calcolare dal 01/03? Sono obbligata fare NC anche se non si è superato il plafond ma il cliente la pretende?
A mio parere il suo cliente ha torto.
La vecchia Dich, d’intento e’ rimasta valida per le cessioni da lei fatte dall’1.1. al 28.2.2017.
Poi e’ morta.
La nuova Dich.ne d’intento vale dall’1.3.17 e per 80.000, non bisogna sottrarre le cessioni precedenti (coperte dalla vecchia dichiarazione).
Quindi si rifiuti di emettere NC perche’ non c’e’ stato alcun splafonamento.
Allo stesso modo, se lo stesso cliente le invia oggi una ulteriore dichiarazione d’intento, l’importo in esso contenuto si somma ai precedenti 80.000.
L’unico caso in cui non si somma il plafond, da evitare, e’ quando il cliente barra la casella Dich.ne Integrativa, perche’ cosi facendo annulla la precedente.
Veramente Grazie,
ad essere sincero le date di cui sopra erano piu date fittiizie per semplificare alcuni episodi in cui mi sono imbattuto questi mesi, mi spiace che ha dovuto scrivermi avendo visto che il tutto era ancora rimediabile.
La cosa che non ho chiaro e che vorrei sapere è se la nota di variazione e il relativo F24 sono versati entro i 4 mesi dalla data della fattura, (è probabile che il fornitore seppure registrando la nota iva risulti comunque a credito di iva) le sanzioni e gli interessi nel caso in esame sopra, sono a carico del fornitore o del cliente? Sul mod. F24 del ravvedimento il codice fiscale di chi deve essere?
Qualora ci si accorga invece oltre i 4 mesi, poniamo dopo 6 mesi, e il cliente non abbia provveuto con l’autofattura nei termini prvisti e a procedere con il deposito presso l’Agenzia entrate, cambierebbe qualcosa ? (parlo sempre relativamente a chi debba sostenere queste sanzioni e interessi)
Buongiorno aggiungo questo:
questo secondo me è il comma chiave;
“3. Chi effettua operazioni senza addebito d’imposta, in mancanza della dichiarazione d’intento di cui all’articolo 1, primo comma, lettera c), del decreto-legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1984, n. 17, e’ punito con la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell’imposta, fermo l’obbligo del pagamento del tributo”
1. Chi effettua cessioni di beni senza addebito d’imposta, ai sensi dell’articolo 8, primo comma, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, relativo alle cessioni all’esportazione, e’ punito con la sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento del tributo, qualora il trasporto o la spedizione fuori del territorio dell’Unione europea non avvenga nel termine ivi prescritto. La sanzione non si applica se, nei trenta giorni successivi, viene eseguito, previa regolarizzazione della fattura, il versamento dell’imposta.
2. La sanzione prevista nel comma 1 si applica a chi effettua cessioni a soggetti domiciliati o residenti fuori della Unione europea senza addebito d’imposta, ai sensi dell’articolo 38-quater, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, se non provvede alla regolarizzazione dell’operazione nel termine ivi previsto.
3. Chi effettua operazioni senza addebito d’imposta, in mancanza della dichiarazione d’intento di cui all’articolo 1, primo comma, lettera c), del decreto-legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1984, n. 17, e’ punito con la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell’imposta, fermo l’obbligo del pagamento del tributo. Qualora la dichiarazione sia stata rilasciata in mancanza dei presupposti richiesti dalla legge, dell’omesso pagamento del tributo rispondono esclusivamente i cessionari, i committenti e gli importatori che hanno rilasciato la dichiarazione stessa.
4. E’ punito con la sanzione prevista nel comma 3 chi, in mancanza dei presupposti richiesti dalla legge, dichiara all’altro contraente o in dogana di volersi avvalere della facolta’ di acquistare o di importare merci e servizi senza pagamento dell’imposta, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, della legge 18 febbraio 1997, n. 28, ovvero ne beneficia oltre il limite consentito. Se il superamento del limite consegue a mancata esportazione, nei casi previsti dalla legge, da parte del cessionario o del commissionario, la sanzione e’ ridotta alla meta’ e non si applica se l’imposta viene versata all’ufficio competente entro trenta giorni dalla scadenza del termine per l’esportazione, previa regolarizzazione della fattura.
5. Chi, nelle fatture o nelle dichiarazioni in dogana relative a cessioni all’esportazione, indica quantita’, qualita’ o corrispettivi diversi da quelli reali, e’ punito con la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell’imposta che sarebbe dovuta se i beni presentati in dogana fossero stati ceduti nel territorio dello Stato, calcolata sulle differenze dei corrispettivi o dei valori normali dei beni. La sanzione non si applica per le differenze quantitative non superiori al cinque per cento.
17/11/2017 at 20:45
le operazioni 01/01-28/02 sono coperte da DDI vecchio stile…
Ed infatti nella risposta data poco fa alla Sig.na Roberta trova conferma: la DDI “vecchio stile”, come dice lei, cioe’ compilata ancora nel campo data, copre le cessioni 1.1-28.2 poi muore naturalmente.
La DDI “nuovo stile”, cioe’ compilata nel campo importo, parte dall’1.3 e il suo plafond vale per le cessioni effettuate dall’1.3.
22/11/2017 at 12:32
Buongiorno Massa,
per caso ha avuto modo di leggere il mio quesito sopra esposto? Vorrei un suo parere su chi debba pagare le sanzioni.
Fornitore o Cliente
Rispondo al Sig. Lucio.
In questo caos normativo pare proprio che se n’approfitti il Fisco per riscuotere due sanzioni, fors’anche due Iva.
Infatti il Sole, pur con il condizionale, afferma che
la violazione del fornitore s’intreccia con quella dell’esportatore abituale che, avendo ricevuto una fattura irregolare (erroneamente emessa come non imponibile), è tenuto a eseguirne la regolarizzazione, versando l’imposta non applicata (acquisendone il diritto alla detrazione) entro il trentesimo giorno successivo alla registrazione del documento, in modo da evitare l’autonoma sanzione prevista dell’articolo 6, comma 8, Dlgs 471/97. Una volta resesi conto dell’errore, è quanto mai opportuno che le parti, tenuto conto del tempo trascorso dalla violazione (in particolare, ai fini dell’applicabilità dell’articolo 6, comma 8), si accordino sulle modalità della sistemazione, evitando di procedere ognuna per conto proprio con il rischio di duplicare il versamento e di dover poi agire per il recupero del tributo (resta fermo che, chiunque versi l’imposta, il ravvedimento consente la riduzione delle relative sanzioni per entrambi i soggetti).
In altre parole, a me sembra di concludere che il ravvedimento del primo colpevole (il fornitore) effettuato nei 30 giorni liberi da sanzioni il cliente (secondo colpevole in quanto “complice” dell’errore del fornitore). Passati i 30 giorni (dalla registrazione ???) c’e’ la moltiplicazione delle sanzioni, nel senso che ambedue devono ravvedersi, ma l’Iva da pagare resta una. Ecco perche’ e’ bene che fornitore e cliente si mettano d’accordo …
Certo che la norma andava scritta meglio, mi sa che molti preferiscano altre vie piu’ semplici e meno costose.
Vediamo a chi tocca pagare le sanzioni (fornitore o cliente?), anche se non vedo la domanda sul blog.
1) Se colpevole e’ il cliente, il quale ha acquistato per un importo superiore al suo plafond disponibile senza revocare la DDI al fornitore, tocca a lui ravvedersi, ci mancherebbe, pagando sanzioni ed interessi; potra’ poi scegliere la modalita’ con cui ravvedersi.
2) Se invece e’ il fornitore ad aver superato il plafond comunicatogli dal cliente, questi (il fornitore) e’ il colpevole e può regolarizzare la violazione usufruendo delle riduzioni da ravvedimento operoso.
Tuttavia anche il cliente è tenuto alla correzione della fattura irregolare in base all’art. 6, c. 8, Dlgs. 471/1997, per evitare la sanzione del 100%.
È quindi opportuno che, in base alle tempistiche, le due parti si parlino al fine di evitare due versamenti d’imposta.
24/11/2017 at 14:39
Buongiorno, grazie del parere,
io mi riferisco alla seconda casistica, il fornitore ha un lettera di intento per 5.000,00 € emette fattura per 6.000,00 in data 01/09/17.
il cliente riceve fattura in data 24/11/17 (il cliente esportatore ha praticamente un plafond da distribuire quasi illimitato).
Il fornitore emette nota variazione iva, le sanzioni 1/8 del 100% dell’imposta deve pagarle solo lui? oltre a versare l’iva?
Sembra nella risposta sopra che le sanzioni debbano essere pagate da entrambi se si prende atto dell’errore entro i 4 mesi dall’emissione della fattura.
02/12/2017 at 12:43
Si, purtroppo pare sia cosi’.
La sanzione appare doppia se nei 30 giorni il cliente non regolarizza la sua posizione (art. 6 c. 8 DLvo 471/97).
Non ci sono piu’ i 4 mesi + 30 giorni, che e’ il termine per autofatturarsi una fattura omessa.
Qui si tratta di regolarizzare non una fattura omessa ma un eccesso di plafond, del quale colpevole e’ il fornitore.
Tuttavia, in questo ginepraio di norme, se il fornitore ha gia’ regolarizzato la sua posizione addebitando l’Iva, se il tutto avviene nel trimestre, a mio parere … non se ne accorge nessuno.
21/11/2017 at 12:23
Riscrivo la mia risposta, che avevo dato sopra in quanto ancora il suo quesito non era nel blog.
Allo stesso modo, se lo stesso cliente le inviasse oggi una ulteriore dichiarazione d’intento, l’importo in esso contenuto si somma ai precedenti 80.000.
23/11/2017 at 18:14
da dove trae questa convinzione?
24/11/2017 at 11:07
Aggiungo una precisazione per il Sig. ALBERTO, anche se ancora il suo dubbio non appare nel blog.
Scrive il Sig. Alberto che non e’ d’accordo sulla risposta datagli, a proposito del caso in cui, ricevuta una DDI vecchio modello compilata nel campo data, dopo l’1.3.2017 il cliente invii una seconda DDI nuovo modello contenente l’importo di 100.000. A suo parere i 100.000 comprendono anche le operazioni 1.1-28.2.2017.
La mia convinzione nasce dal contenuto, per una volta chiaro, della RM 120/E del 22/12/2016, che trascrivo:
“Ciò premesso, al fine di chiarire taluni dubbi applicativi sollevati da alcune
associazioni di categoria e relativi alla transizione dal vecchio al nuovo modello, si forniscono di seguito alcune indicazioni operative:
1. il nuovo modello può essere utilizzato solo per le operazioni di acquisto da
effettuare a partire dal 1° marzo 2017, pertanto per le operazioni da effettuare sino al 28 febbraio 2017 deve essere utilizzato il vecchio modello;”
(COMMENTO MIO: SE TALE NUOVA DDI PER 100.000 VALE SOLO PER LE OPERAZIONI DALL’1.3.2017, ESSA NON PUO’ COMPRENDERE QUELLE EFFETTUATA NEI PRIMI DUE MESI 2017: TALE PLAFOND DI 100.000 VALE QUINDI SOLO PER LE OPERAZIONI POST 1.3.2017).
“2. nel caso in cui venga presentata una dichiarazione d’intento con il vecchio
modello nel quale siano stati compilati i campi 3 e 4 “operazioni comprese nel
periodo da” (es. dal 01/01/2017 al 31/12/2017), la dichiarazione non ha validità per le operazioni di acquisto da effettuare a partire dal 1° marzo 2017. Per tali operazioni deve essere quindi presentata una nuova dichiarazione d’intento utilizzando il nuovo modello;”
(COMMENTO MIO: SI RIBADISCE QUINDI CHE LA VECCHIA DDI COMPILATA NEL CAMPO DATA COPRE LE OPERAZIONI EFFETTUATE FINO AL 28.2 POI MUORE. MA SERVE A COPRIRE TALI OPERAZIONI. LA NUOVA VALE SOLO PER LE OPERAZIONI POST 1.3.2017).
“3. nel caso in cui venga presentata una dichiarazione d’intento con il vecchio
modello nel quale sia stato compilato il campo 1 “una sola operazione per un
importo fino ad euro” o il campo 2 “operazioni fino a concorrenza di euro”, la
dichiarazione ha validità, fino a concorrenza dell’importo indicato, rispettivamente per la sola operazione o per le più operazioni di acquisto effettuate dopo il 1° marzo 2017. In tali casi, quindi, non deve essere presentata una nuova dichiarazione d’intento utilizzando il nuovo modello;”
(COMMENTO MIO: QUESTO E’ IL CASO IN CUI LA VECCHIA DDI COMPILATA NEL CAMPO IMPORTO SOPRAVVIVE AL 28.2, QUINDI PUO’ AVERE VALIDITA’ FINO AL 31.12.2017 NON ESSENDO STATA COMPILATA NEL CAMPO DATA. NON VEDO POSSIBILITA’ DI ALTRE DIVERSE INTERPRETAZIONI).
… SPERO DI AVERLA CONVINTA …
Non ha commentato il punto 4 della citata RM
Particolare attenzione deve essere riservata alla
verifica dell’importo complessivamente fatturato senza Iva dal soggetto che riceve
la dichiarazione, che non deve mai eccedere quanto indicato nella dichiarazione
d’intento. Qualora l’esportatore abituale, nel medesimo periodo (cosi si intende qui per periodo?? Io lo interpreto come “periodo d’imposta” ) di riferimento,
voglia acquistare senza Iva per un importo superiore a quello inserito nella
dichiarazione d’intento presentata deve produrne una nuova, indicando l’ulteriore
ammontare fino a concorrenza del quale si intende continuare ad utilizzare la
Non ho commentato il punto 4 in quanto ritengo non abbia bisogno, una volta tanto, di spiegazioni.
Come e’ noto, il cliente esportatore abituale puo’ anche rilasciare una nuova DDI per ogni fornitura, limitando l’importo a quella specifica fornitura (se lo conosce).
E ogni nuova DDI rilasciata aumenta il precedente importo comunicato, salvo che non si barri la casella “integrativa”.
Sono d’accordo con lei che per periodo s’intende l’anno solare: la DDI nuova muore comunque il 31.12.2017.
02/12/2017 at 12:14
PER SIG. MATTEO
Non vedo ancora il suo quesito sul blog. La sua domanda e’:
” Ho presentato a gennaio 2017 dichiarazione d’intento, ho omesso quella successiva a marzo, se presento oggi dichiarazione con nuovo modello devo indicare solo l’esenzione per dicembre 2017? Grazie mille.”
Va bene essere sintetici, ma qui forse si e’ un po’ esagerato.
Dunque, a gennaio 2017 e’ stata presentata DDI: quale? Suppongo con la data, per cui tale DDI e’ morta il 28.2.
Se oggi si presenta la DDI nuovo modello essa vale per l’importo indicato e solo per i giorni rimanenti di dicembre 2017.
Buonasera, complimenti per il Forum. Ho presentato a gennaio 2017 dichiarazione d’intento, ho omesso quella successiva a marzo, se presento oggi dichiarazione con nuovo modello devo indicare solo l’esenzione per dicembre 2017? Grazie mille
02/12/2017 at 12:33
Ho visto adesso la sua domanda sul blog e le ripeto la risposta.
Buongiorno, novità in merito?
30/11/2017 at 11:15
Buongiorno, ho una lettera d’intento arrivata in data 30/11/2017.
Devo fatturare al 30/11/2017 prestazioni eseguite a luglio 2017.
Posso farlo tranquillamente senza avere sanzioni, visto che la fattura anche se datata 30/11/2017 fa riferimento a delle prestazioni antecedenti?
si, se come immagino la fattura è relativa a servizi e questa non è stata gia emessa.
A mio parere puo’ farlo tranquillamente. La prestazione di servizi ex art. 6/633 si considera effettuata all’atto del pagamento o della fatturazione se anteriore, a prescindere da quando la prestazione e’ stata materialmente eseguita .
02/12/2017 at 14:48
Gentile signor Sergio la ringrazio per la riposta io la interpreto esattamente come lei perché mi sembra chiara come non mai la risoluzione RM120 E del 22/1272016.Il mio capo ha voluto però, ‘rivolgersi a una societa’ di consulenza la quale afferma che vi è un vuoto normativo,e ancora non ci hanno finito un parere, io sono basita ma non essendo una fiscalista.. sono un po’ confusa… Grazie
Buonasera, volevo chiedere vistoche venerdì 1 dicembre ho ricevuto una nuova DI datata 27/11 da un cliente via pec posso utilizzarla x la fatturazione del 30/11 anche facendo il controllo Agenzia entrate il 4/12? E poi avendo sempre lo stesso cliente un plafond in via di esaurimento per 1933,44 circa devo fare due fatture diverse x le due dichiarazioni ricevute( sarebbe un po’ difficile avvicinarsi all importo trattandosi di vari articoli in più ddt) o tutto in una? Ma come visto che il gestionale permette di inserire una sola DI? Grazie mille
No, non puo’. Se lo fa e’ soggetta a sanzione.
Gia’ si e’ detto in precedenti quesiti che, per fatturare in esenzione Iva, lei deve essere gia’ in possesso di 3 documenti: la Dich. d’Intento del cliente, la sua ricevuta di trasmissione all’Ag. Entrate e la verifica che lei deve fare sempre all’Ag. Entrate.
Anche per il plafond in via di esaurimento abbiamo gia’ parlato.
Lei puo’ fare un’unica fattura dove tratta come esente Iva 1.933,44 e come imponibile il resto. se ha problemi col suo gestionale eventualmente si accordi col cliente per rendere imponibile il tutto.
19/12/2017 at 15:42
sono un fornitore ed ho ricevuto in data 01.03 una dichiazione d’intento fino ad un limite e il 29.11 una dichiarazione d’intento aggiuntiva. Nella fattura di Dicembre posso fatturare tutto al mio cliente, inserendo in calce il riferimento ad entrambe le dichiarazione o devo fare una fattura che copra il limite della prima dichiarazione e una seconda fattura con riferimento alla seconda?
Se posso permettermi di rispondere, io fatturerei utilizzando due fatture, evitando eventuali errori formali, anche se credo che non ci siano problemi di questo tipo…
le operazioni sono cmq coperte!
Si, puo’ fare anche cosi’ ma io preferisco un’unica fattura, sia per non avere problemi col gestionale (molti gestionali prevedono un importo per ogni bene venduto e in tal caso sarebbe impossibile scindere perfettamente i due importi esaurendo completamente l’importo della prima DDI), sia perche’, come dice lei, le operazioni sono coperte comunque. L’importante e’ in fattura citarle ambedue, anche se nella parte descrittiva.
20/12/2017 at 16:32
Puo’ fatturare tutto al cliente inserendo in calce gli estremi di entrambe le dichiarazioni d’intento.
Sempre in riferimento alla Dich d’intento… Ho un cliente che in data 1/3/2017 mi ha mandato una DDI con importo € 4000,00 per l’anno 2017. Ad oggi 27/12/2017 restano ancora, su questa dichiarazione, € 300,00.. Il cliente in data 27/12/2017 mi ha mandato per l’anno 2018 una nuova DDI sempre del valore di € 4000,00.. Nella ricevuta di presentazione all’Agenzia delle Entrate c’è indicato “Integrativa” NO…
A quale DDI dovrò fare riferimento in gennaio quando andrò a fatturare a questo mio cliente?
La vecchia dichiarazione fa riferimento oltre all’importo anche all’anno Iva 2017 quindi devo considerarla chiusa o devo esaurire il residuo di € 300,00 nella fattura di gennaio 2018????
La vecchia DDI vale per il solo anno 2017, poi si estingue naturalmente, anche se c’e’ rimasto un plafond di € 300 che, naturalmente, e’ perso.
Per le consegne che effettuera’ da gennaio in poi non puo’ che fare riferimento alla nuova DDI valevole per l’anno 2018, fino a concorrenza dei 4.000 euro.
I 300 euro residui del 2017 non puo’ piu’ conteggiarli nel 2018.
03/01/2018 at 18:19
chiedo la seguente informazione:poniamo il caso che ho ricevuto dichiarazione di intento dal cliente in data 05/04/2017 – a ottobre ho rilevato un residuo di plafond di € 1.000,00 – poichè il mio gestionale non mi permette di emettere fatture in parte in esenzione e in parte assoggettate ad Iva , a Novembre, essendo l’importo della fattura superiore a € 1000,00, l’ho emessa totalmente assoggettata ad Iva. Nel caso debba emettere fattura a dicembre per un importo minore o uguale a € 1.000 posso emetterla in esenzione sfuttando così la differenza plafond residua?
La risposta e’ si, fino al 31.12.17 lei puo’ ancora consumare il residuo plafond.
Come consiglio suggerirei di mettersi d’accordo col cliente riguardo alla fattura di novembre: questi potrebbe pretendere l’esenzione fino a 1.000 in quanto non e’ valido motivo di giustificazione il fatto che il suo gestionale non preveda la fatturazione in parte imponibile ed in parte esente. In teoria lei poteva anche emettere due fatture per la stessa cessione/prestazione.
31/01/2018 at 09:23
ho fatto una fattura di acconto nel 2017, per futuro acquisto di merce, senza iva perché il cliente mi aveva trasmesso la DDI . La merce viene spedita nel 2018 e il cliente mi dice che nel 2018 non ha più i requisiti per godere dell’esenzione iva. La fattura di acconto emessa senza l’assoggettamento all’imposta è corretta?
Secondo me e’ corretta.
Ai sensi dell’art. 6/633 il momento impositivo della fattura d’acconto si e’ verificato nel 2017 ed e’, per cosi’ dire, diventato definitivo.
La fattura di saldo deve essere assoggettata ad Iva solo per il saldo.
il 27 dicembre 2017 ho ricevuto via email una dich.intento per l’anno 2018, ho fatto la verifica nel sito Ag.E in data 11/01/2018, a fine gennaio faccio fattura riepilogativa di tutti i DDT del mese relativi alla consegna dei vari pezzi prodotti e/o lavorati, a partire dalla prima consegna del 08/01/2018: da quale data posso fatturare senza applicazione dell’IVA? non ho ben chiaro se fa fede la data di ricezione della D.I. o quella della verifica nel sito AgE… grazie per la risposta
19/02/2018 at 09:42
Come gia’ detto, per emettere fattura in esenzione Iva bisogna possedere 3 documenti, il terzo e’ la verifica che lei ha fatto solo l’11.1.
Pertanto tutte le consegne ante 11.1 non potrebbero beneficiare dell’esenzione, pena sanzioni.
Consiglio di mettersi d’accordo col cliente per fatturargli dette consegne con Iva.
Grazia Tesini
25/02/2018 at 16:50
ho ricevuto una lettera di intento da un cliente per euro 20.000,00 di plafond. alla prima fornitura (datata 2/2/18) abbiamo superato tale importo. la nuova lettera con nuovo plafond aggiuntivo è stata fatta con data 05/02/18 . devo emettere una fattura esente per 20 mila e il resto assoggettarlo a iva anche se per pochi giorni….
26/02/2018 at 12:21
Si, se non vuole incorrere lei in sanzioni deve assoggettare ad Iva il supero dei 20.000.
vorrei sapere se è possibile emettere una fattura con l’indicazione di due lettere d’intento.
E’ il classico caso del cliente che conserva un residuo plafond dalla prima Dich. d’intento ed invia una seconda Dich. d’intento, per aumentare il primo plafond (ricordo che il secondo plafond si somma al primo, salvo non si tratti di Dichiarazione d’intento integrativa).
In tal caso si citano ambedue le Dich. d’intento ricevute per consumare il residuo plafond della prima Dich. d’intento e consumare, per differenza, il plafond della seconda Dich. d’intento.
Mi ricollego alla risposta del Sig. Sergio per chiedere maggiori chiarimenti.
Ho ricevuto due dichiarazioni d’intento distinte (non si tratta di integrazione) dallo stesso Cliente.
Trattandosi di due dichiarazioni con numerazione diversa, entrambe emesse prima della consegna della merce, mi è stato consigliato di trattarle separatamente.
L’importo della prossima fattura da emettere (€ 2.200) supera il residuo del plafond relativo alla della prima dichiarazione (€ 1.500).
E’ macchinoso, ma sarebbe comunque corretto utilizzare il residuo del 1° plafond con fatture successive, alternando tra prima e seconda dichiarazione a seconda degli importi?
– Fattura A, di cui sopra, da € 2.200 (uso il 2°)
– Fattura B da € 900 (uso il 1°) -> residuo di € 600 sul 1°
– Fattura C da € 1.200 (uso il 2°)
– Fattura D da € 300 (uso il 1°) -> residuo di € 300 sul 1°
E così via fino ad esaurimento del primo plafond?
Lo sconsiglio, a parte la macchinosita’. Perche’?
Perche’ il plafond della 2a DI e’ un aumento di quello della 1a DI, cosicche’ si viene a ricostituire un unico plafond, ma maggiore.
Non sono due plafond separati.
Pertanto nella prima consegna da euro 2.200 lei dovra’ indicare in fattura gli estremi di entrambe le DI, nelle successive dovra’ indicare solo gli estremi della seconda DI, avendo esaurito il plafond della precedente DI.
Provi a immaginare cosa succederebbe se il suo cliente ad un certo punto revocasse il plafond: tutti i suoi elaborati calcoli salterebbero!
Buongiorno, un cliente mi invia una dichiarazione datata 8 Aprile 2018 , il cliente pero ‘ chiede, con mail di far partire esenzione dal 1 maggio 2018.Come devo procedere? Grazie mille per quanto potrete indicarmi
Farei come vuole il cliente.
Per cui tutte le consegne di aprile le fatturerei con Iva, dall’1 maggio in esenzione.
E’ lui che ce lo chiede.
E noti che, fatturando con Iva, non avra’ mai problemi dal Fisco.
per favore avrei bisogno del suo aiuto .
In data 21/03 ho emesso una DI del valore di Euro 3500 ad uno spedizioniere, per un’importazione di merce dalla Turchia. Lo spedizioniere doganale non l’ha utilizzata e quindi abbiamo pagato iva. Ora abbiamo una nuova importazione dallo stesso fornitore.
Posso integrare la vecchia DI del 21/03, rettificando l’importo a Euro 4.500? La data di questa dichiarazione n. 78 integrata sarebbe quindi del 30/05, mentre la n. 79 resta datata 21/03. La ringrazio molto
30/05/2018 at 14:58
Lei tuttavia non mi ha specificato se nella vecchia DI ha compilato il campo 1 (valevole per una singola importazione) ovvero il campo 2 (valevole per piu’ importazioni fino a concorrenza di un certo importo).
Nel primo caso suggerirei di lasciar perdere la vecchia DI e ne farei una nuova per € 4.500.
Nel secondo caso, compilazione del campo 2, puo’ presentare una seconda DI per € 1.000, che si aggiunge ai 3.500.
Ovvero, e forse e’ la cosa che non dara’ mai adito a sorprese, dimentichi comunque la prima DI e ne faccia una nuova per € 4.500. Tanto cio’ che conta e’ il plafond effettivamente utilizzato e non quello (di solito maggiore) richiesto.
06/06/2018 at 13:52
Grazie di cuore, ho seguito il suo consiglio
RISPONDO A SABRINA,
anche se non vedo ancora il suo quesito su questo blog.
A mio parere non e’ l’ordine che conta, ma la fornitura (=consegna, veda l’art. 6/633).
Se lei fornisce beni, a valere su di un ordine di 100 pezzi, in due volte, magari nell’ambito dello stesso mese, compie due operazioni.
Poi la norma le consente in presenza di DDT di effettuare un’unica fatturazione mensile, ma resta fermo che lei ha eseguito due operazioni.
Pertanto, se la Dichiarazione d’intento e’ riferita ad un’unica operazione, vale solo per la prima consegna e non per la seconda.
Per cui andava barrata la casella 2.
Sig. Sergio, Buonasera,
posso chiedere a Lei informazioni sulla Fatturazione Elettronica che entrerà in vigore per tutti dal 1 gennaio 2019? e dal 1 luglio 2018 per i subappaltatori?
Se si poi le faccio la domanda
24/07/2018 at 08:43
Mi dispiace. Questo argomento esula da questo blog.
Probabilmente, data la vastita’ di questo nuovo argomento, verra’ dedicato un apposito blog, anche se oggi e’ un po’ prematuro, ancora ci sono questioni irrisolte e Circolari ministeriali da emanare.
Buongiorno,ricevuto in data 1/05/2018 lettera di intento
Devo fatturare al 15/05/2018 somministrazioni al cliente eseguite ad Aprile 2018.
Posso fatturare senza iva . visto che la fattura anche se datata 15/05/2018 fa riferimento a somministrazioni antecedenti? il sistema che ho..,non ha rinconosciuto le transazioni di aprile,in quanto esenzione inserita a sistema,il 1 /05/2018 ed e’ stata emessa fattura con iva,il cliente pretendee chiede nc. .Parliamo di contratto.e’ di somministrazione (carburante).grazie
Quesito particolare il suo, ho provato a documentarmi un po’;
Intanto dal tenore della sua domanda escludo che si tratti di contratto di Netting, che si ha quando ci sono due contratti, uno tra la Compagnia petrolifera ed il distributore, ed un secondo con il cliente finale.
Il Netting e’ un vero contratto di somministrazione dove, a fine mese, viene emessa fattura dalla Compagnia petrolifera al cliente (il distributore emette fattura alla Compagnia petrolifera).
Se non siamo in presenza di contratto di Netting, a mio parere siamo in presenza di un normale contratto di cessione di carburante, soggetto alle normali regole dell’art. 6/633.
Pertanto a mio modesto parere le cessioni di aprile vanno assoggettate ad Iva, essendo la Dichiarazione d’intento pervenuta l’1 maggio.
Ho approfondito ancora il suo argomento.
Riallacciandomi alla precedente risposta, occorre considerare anche che, ai sensi dell’art. 6, c. 2, lett. a), DPR 633/1972, il momento impositivo in caso di cessioni periodiche o continuative di beni in esecuzione di contratti di somministrazione si realizza con il pagamento e non con la consegna dei beni.
Evidenzio, però, che è necessario che vi sia un contratto scritto che riporti, ai sensi degli artt. 1559 e segg. c.c., gli elementi propri della somministrazione, ossia la continuatività o periodicità delle prestazioni e l’unità del rapporto (vedasi la Risoluzione del Ministero delle finanze del 28.2.1992, n. 476283). Pertanto, se vi e’ apposito contratto scritto e la sussistenza delle condizioni della somministrazione, essendo il momento impositivo delle cessioni di carburante “somministrato” fissato all’atto del pagamento, se tale pagamento e’ avvenuto dopo l’1.5, la Dich. d’intento e’ anteriore al momento impositivo e’ puo’ essere ritenuta valida, anche se i rifornimenti risalgono al mese precedente.
15/09/2018 at 09:15
Sergio la ringrazio molto Lei e’ sempre esaustivo,preciso e professionale.Si preciso che, trattasi di netting .Le auguro una felice giornata . Roberta.
Buongiorno, nel 2018 abbiamo emesso due fatture con IVA ad un nostro cliente che aveva la dichiarazione d’intento. Abbiamo erroneamente calcolato il plafond e considerandolo raggiunto abbiamo emesso i due documenti con IVA. Ora 2019, il cliente ci chiede di emettere nota credito a storno delle due fatture e di riemetterle in dichiarazione d’intento (inserita nel 2018). E’ possibile? Come devono essere emessi i due documenti? Grazie
A mio parere e’ un po’ tardi per rimediarvi, meglio era sistemare il tutto nel 2018.
Lei infatti dovrebbe avere gia’ versato l’Iva erroneamente addebitata, immagino che il suo cliente a sua volta l’abbia gia’ detratta nel 2018.
Nel 2019 e’ pacifico che la Nota d’accredito vada redatta in forma elettronica. E dovrebbe essere di sola Iva, non di imponibile + Iva per poi riemettere nel 2019 fattura elettronica in esenzione Iva art. 8 c. 1 lett. c.
1) la piu’ semplice e corretta sarebbe quella di lasciare le cose come stanno: il cliente vi paga 122 (100 di imponibile + 22 di Iva). In questo modo fornitore e cliente sono a posto. Se il cliente deve ancora pagare, potete accordarvi affinche’ paghi solo 100, i 22 ve li puo’ pagare con la prossima fornitura. Il tutto pero’ quadra come 2018.
2) Una seconda soluzione, meno corretta, potrebbe essere quella di emettere NC cartacea di sola Iva il 31.12.2018, se si puo’ ancora fare: pero’ attenzione perche’ le liquidazioni Iva ne risentono, idem lo Spesometro e gli eventuali versamenti. La vedo difficile da farsi.
3) Un’altra soluzione potrebbe essere quella di emettere NC elettronica nel 2019 di sola Iva per 22, cosi’ si lascia il ricavo (ed il costo per il suo cliente) nell’anno 2018. Pero’ vi sono complicazioni riguardo all’Iva, al plafond che muta, allo Spesometro del 2° semestre, alle liquidazioni mensili Iva nonche’ alla Dichiarazione annuale Iva. Questa soluzione sarebbe anche corretta, ma piena di insidie nei calcoli. Anche per il suo cliente.
In definitiva opterei, se il cliente e’ d’accordo, per la soluzione 1).
Se proprio si rifiuta, dovete andare per la soluzione 3), facendo attenzione ad effettuare tutte le variazioni (operazione che da imponibile diventa non imponibile, Spesometro, Liquidazioni periodiche Iva, ecc. ecc.).
05/12/2019 at 11:25
buongiorno Dott. Massa,
le scrivo per avere delle informazioni più precise sulle D.I. dal 2020. Mi sembra di aver capito che non ci sia più l’obbligo di avere il registro e che i clienti non siano tenuti ad inviare al fornitore la copia della Dichiarazione d’intento completa di ricevuta di trasmissione.
I° quesito: sulle fatture di vendita andrà indicato il numero progressivo di invio della D.I.
n. protocollo-00001 <—- compresa questa parte?
II° quesito: il fornitore dove dovrà andare a stampare le dichiarazioni d'intento trasmesse dai propri clienti?
05/12/2019 at 18:57
Vedo che lei e’ aggiornata, infatti con le semplificazioni del Decreto Crescita gli adempimenti da osservare, in ordine cronologico, sono i seguenti:
1) il cliente esportatore abituale invia telematicamente all’Ag. Entrate il modello di D.I.;
2) riceve la risposta con tanto di n. di protocollo di ricezione e se la stampa;
3) comunica al suo fornitore (a mio parere utilizzando la PEC per avere data certa) la sua intenzione di voler acquistare senza Iva e il numero di protocollo dell’Ag. Entrate. Secondo me puo’ inviargli anche solo la copia della ricezione contenente il n. di protocollo dell’Ag. Entrate.
4) Il fornitore effettua la verifica sulla Banca Dati dell’Ag. Entrate e, se constata la regolarita’, da quel giorno (ma non prima) puo’ spedire la merce emettendo DDT e fattura Non Imp. Iva art. 8 c. 2 lett. c), citando in fattura il n. di protocollo telematico del cliente; conserva inoltre la stampa della verifica effettuata per avere sempre sottomano sia l’ammontare del plafond di quel cliente che il suo n. di protocollo telematico. La stampa la archivierete dove siete soliti conservarla, anche nella carpetta del cliente ovvero allegandola alla fattura emessa o in un apposito contenitore.
Sono stati aboliti gli altri adempimenti, in particolare la numerazione e registrazione delle D.I. ricevute (o trasmesse) nell’apposito registro.
Farei attenzione alla revoca della D.I.: essa non va trasmessa all’Ag. Entrate ma (via PEC possibilmente) al fornitore. Sul punto e’ purtroppo intervenuta la Cassazione la quale ha affermato quel che non ci aspettavamo, e cioe’ che, esemplificando, una fornitura di merce con DDT del 10.12.2019 (momento di effettuazione dell’operazione), seguita da una revoca della D.I. datata 15.12.19, fa’ si che la fattura emessa il 20.12.2019 debba essere assoggettata ad Iva.
Contrariamente a quanto succede in fase di ricezione della D.I. Infatti se spediamo un bene, ad es., il 5.11.2019 e riceviamo dal cliente la richiesta in data 9.11.2019, la fattura emessa in data 15.12.2019 va assoggettata ad Iva.
11/12/2019 at 16:57
Gentilissimo Dott. Massa,
avrei un dubbio. Per l’anno 2020, Il cliente è tenuto solo ad inviarmi il numero di protocollo ricevuto dall’AE in fase di invio della Dichiarazione d’Intento emessa sulla mia partita iva. Io, fornitore, ho l’obbligo di verificare la veridicità del documento sul portale dell’AE. Se non esiste più il modulo della dichiarazione d’intento dove posso rilevare il valore del plafond del cliente?
Per ora stiamo ricevendo per ora solo Dichiarazioni d’intento vecchia versione, forse le istruzioni non sono così chiare. La ringrazio, saluti,
A me risulta che il modulo della D.I. esiste ancora, quindi il cliente deve sempre compilarlo col plafond ed inviarlo telematicamente all’Ag. Entrate.
Poi il cliente dovra’ comunicarle l’intenzione di acquistare senza l’Iva, magari con una semplice mail (io suggerisco la PEC), dove avra’ cura anche di specificare il plafond a lei riservato.
Lei deve verificare all’Ag. Entrate se e’ vero che il cliente l’ha inviato e, in quell’occasione, dovrebbe poter riscontrare nuovamente il plafond a lei attribuito.
Quindi, in sostanza e’ tutto come prima, o quasi, anzi io suggerisco all’esportatore abituale di continuare ad inviare al fornitore copia della D.I. e copia della spedizione telematica col n. di protocollo, che va citato in ogni fattura che lei emettera’.
Buonasera dottor Massa, un cliente ci chiede il 04.02.20 il motivo per cui non stiamo fattura di in esenzione Iva avendo inviato lettera di Intento il 16.01.2020.Informoil cliente che non ho ricevuto la dichiarazione. Lo stesso ci gira la su amail inviata a un nome e cognome errati ma un dominio risulta il della ns società. Ora il cliente è adirato e pretende NC. lamentando il fatto che dal 2020 non sono tenuti ad inviare nessuna dichiarazione al fornitore e che la valenza della ricevuta del Ade è del 16. 01.2020. Io la verifica della ricevuta sul sito di AdE l ‘ho fatta il 4 02.2020 e risulta sulla stampa. Come dovrei procedere per non incorrere in eventuali sanzioni? La ringrazio fin d’ ora per quanto potrà indicarmi, eventualmente indicando qualche riferimento normativo. Cordialmente.
17/02/2020 at 17:36
Mi scuso del ritardo ma ho fatto una settimana di vacanze, prima che inizi la stagione dei bilanci e delle dichiarazioni.
Il suo cliente e’ in errore: non e’ vero che dal 2020 non c’e’ piu’ l’obbligo di inviare al fornitore la dichiarazione d’intento. Non solo l’obbligo permane ma il cliente e’ tenuto, se non allega alla sua richiesta di esenzione copia della ricezione telematica da lui inviata all’Ag. Entrate, a comunicare al fornitore il lungo numero di protocollo di ricezione, che dal 2020 e’ obbligatorio verificare e indicare in fattura.
Io infatti suggerisco di continuare come prima, inviando una PEC con allegata la Dichiarazione d’intento e la ricevuta di protocollazione telematica.
Cosa fare? Io direi che e’ il cliente ad aver errato, del resto lei non puo’ emettere NC se la consegna della merce e’ avvenuta prima della verifica del 4.2.2020, pena sanzione dal 100% al 200% dell’Iva. Infatti dall’1.1.2020:
–	non è più necessario consegnare al fornitore, ovvero in dogana, la dichiarazione di intento, unitamente alla ricevuta dell’avvenuta presentazione telematica; al fornitore va comunque fornito, oltre all’importo degli acquisti che si intende effettuare sfruttando il plafond, il protocollo telematico della trasmissione all’Ag. Entrate della Dichiarazione d’intento, affinche’ questi possa verificare la corretta trasmissione telematica effettuata dal suo cliente;
–	gli estremi del protocollo di ricezione, presente sulla ricevuta telematica rilasciata dall’Agenzia delle entrate, devono essere indicati dal cedente nelle fatture emesse, ovvero essere indicati dall’importatore nella dichiarazione doganale;
Rimedi per non far arrabbiare il cliente?
… Se il cliente vi rende la merce in quanto difettosa, non conforme all’ordine, ecc. e lei emette NC poi gliela rispedisce oggi, puo’ sfruttare l’esenzione Iva.
Buonasera, dottor Massa la ringrazio per la Sua risposta, professionale come sempre. Buona serata. Roberta
19/02/2020 at 19:52
Buonasera, dottor Sergio ho ricevuto una lettera di intento dall cliente il 7 Gennaio 2020. In data 4 Febbraio 2020 ricevo revoca tramite mail dal cliente. Il 4 tolgo esenzione. Il 15 febbraio il nostro sistema emette 2 fatture differite, una per le cessione datate fino al 3 Febbraio 2020 in esenzione, e 1 per le cessioni datate dopo il 4 Febbraio 2020 in regime di iva ordinaria. Il cliente afferma che tutte e 2 le fatture devono essere in regime di iva e chiede NC e relativa fattura in iva. Trattasi di cessioni di carburanti in contratto netting. Ora se così fosse, allora la revoca avrebbe retroattiva?Allora cadrebbe il presupposto dell ‘applicabilita’ della Let di Intenti. Ho qualche dubbio in merito. Grazie per quanto potrà indicarmi. Christian
L’Italia, se non se n’e’ accorto, non e’ un paese per vecchi (contribuenti).
Infatti gia’ abbiamo 150.000 leggi vigenti (contro le 15.000 della Germania), ma fossero mai chiare!
E non conto le Circolari e le Risoluzioni ministeriali, che interpretano le suddette leggi, talvolta purtroppo basandosi sul gettito fiscale piuttosto che sul diritto.
Ma non e’ finita: c’e’ anche la giurisprudenza a voler dire la sua.
E sul suo quesito e’ purtroppo intervenuta la Cassazione la quale ha affermato quel che non ci aspettavamo, e cioe’ che, esemplificando, in presenza di una Dich. d’intento in data 1.2.2020 seguita da una fornitura di merce con DDT del 10.2.2020 (momento di effettuazione dell’operazione), ma seguita da una revoca della Dich.di Intento datata 15.2.2020, fa’ si’ che la fattura emessa il 20.2.2020 debba essere assoggettata ad Iva.
In palese spregio delle disposizioni recate dall’art. 6/633.
Al contrario, una fornitura eseguita il 10.2.2020 seguita dalla ricezione di una D.Intento in data 15.2.2020, fa’ si’ che la fattura emessa il 20.2.2020 vada assoggettata ad Iva.
Quindi la revoca ha effetto retroattivo, se ancora non si e’ emessa fattura!
La morale secondo me e’: cerchiamo di incassare piu’ Iva possibile!
Conclusioni: se mai ogni tanto c’era una regola, arrivano i giudici a smentirla; e secondo me per mere ragioni di cassa.
Per cui prudentemente farei come dice il suo cliente.