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Timestamp: 2019-11-22 15:06:50+00:00
Document Index: 128234807

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 27', 'art. 14', 'art. 15']

UTE: Diritti di libertà – La nascita della cattedrale di Milano – Una Nonna On Line
Questi articoli evidenziano tutti quegli aspetti e valori importantissimi che vanno a toccare ciascuno di noi e che, purtroppo, spesso si capiscono quando si perdono!
Il professore ritorna all’art. 13, che parla della libertà inviolabile della persona e sottolinea che quest’articolo salvaguarda l’individuo, l’uomo perché è legata alla dignità della persona che appartiene anche ai detenuti. L’art. 13 dice che non è ammessa l’ingiusta detenzione perché nessuno è colpevole prima della sentenza da parte dell’autorità giudiziaria. Esiste, però, la carcerazione preventiva. Il professore ci spiega che in alcuni casi, motivati dall’autorità giudiziaria, si può limitare la libertà personale, a volte anche prima del processo.
La libertà personale si può limitare nei seguenti casi:
Quando c’è pericolo di fuga;
Quando c’è pericolo di inquinamento delle prove;
Quando si tratta di persona pericolosa che può reiterare il reato.
Tuttavia, la carcerazione preventiva va usata con molta cautela, altrimenti diventa un paradosso!
Poi ci spiega cosa è l’ergastolo ostativo, argomento molto attuale in questo momento.
L’ergastolo ostativo non permette di concedere al condannato alcun tipo di beneficio o di premio. Per questo l’ergastolo ostativo viene inflitto a soggetti altamente pericolosi che hanno commesso determinati delitti.
Poiché il carcere dovrebbe essere finalizzato al recupero del condannato, la Corte Europea di Giustizia sta chiedendo all’Italia di abolire l’ergastolo ostativo, che non esisteva fino agli inizi deli anni ’90 del secolo scorso. Esso fu introdotto dopo le stragi nelle quali furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e in un momento che potremmo definire “di emergenza nazionale”.
Poi il professore continua la sua lezione facendo un paragone tra l’art. 13 e l’art. 27 della nostra Costituzione (Art. 27: “La responsabilità penale è personale.
Questo articolo sottolinea che la responsabilità penale è personale, anche per i minorenni; che la pena deve essere umana e tendere alla rieducazione del condannato; che la pena di morte è inutile, sia perché, in caso di errore giudiziario non si può tornare indietro, sia perché non è un deterrente per la diminuzione dei delitti (nei paesi in cui c’è la pena di morte essi non sono diminuiti).
L’art. 14 enuncia, invece, il concetto di libertà di domicilio.
Il professore sottolinea che il domicilio è inviolabile e che sono permesse le perquisizioni solo con un “mandato” da parte dell’autorità giudiziaria.
Solo in caso di “flagranza” (cioè quando colui che compie il reato viene colto sul fatto dalla polizia giudiziaria oppure da chi ha subito il reato; colui che è colto sul fatto viene inseguito dalla Polizia Giudiziaria; la persona che viene trovata in possesso di cose o tracce dalle quali si presenti in modo evidente che abbia commesso il reato poco prima), si possono avviare subito le procedure di limitazione della libertà personale della persona che ha commesso il reato.
Il professore conclude la sua lezione commentando l’art. 15.
Esso riguarda la “privacy”. La persona è libera di comunicare. Solo se sottoposto a indagini, la persona può essere soggetta a intercettazioni telefoniche e altro.
Sottolineando il collegamento strettissimo che c’è tra i primi articoli della Costituzione Italiana, il professor Spagnuolo ci dà appuntamento alla prossima lezione per continuare questo bel viaggio di conoscenza all’interno del nostro ordinamento giuridico! (Angela)
Nella seconda ora il prof. Creuso ci ha parlato di un argomento piuttosto inatteso: la nascita del Duomo di Milano.
Nel 1386, Milano era governata da Gian Galeazzo Visconti; la popolazione di Milano e in particolare alcune famiglie più in vista intrapresero l’opera della costruzione di una cattedrale (come già ce n’erano in altre città europee) dopo aver abbattuto le chiese di S. Maria Maggiore e di S, Tecla preesistenti. Gli scavi delle fondamenta furono effettuati quasi interamente grazie al lavoro di volontari e non richiesero perciò l’impiego di molto denaro, ma quando si cominciò a costruire i costi salirono vertiginosamente, perciò si pensò di costituire la Veneranda Fabbrica del Duomo che aveva il privilegio di non pagare le tasse.
Il materiale proveniva in parte dalla Brianza, ma soprattutto dalla Valdossola; per percorrere i 98 Km che separavano la Valdossola da Milano venivano utilizzate chiatte e barche che navigavano sul Ticino e sui navigli. Una volta arrivate in darsena restavano oltre due chilometri da percorrere per arrivare ai cantieri e questo breve tratto era il più costoso, per questo venne ampliata una roggia tanto da permettere il passaggio delle barche; essa finiva in un laghetto. Una chiusa permetteva di superare il dislivello tra il naviglio e la roggia.
Per reperire i fondi necessari al proseguimento dei lavori furono messe in atto varie iniziative commerciali; tra queste anche l’attribuzione di indulgenze e il provilegio di essere sepolto vicino al Duomo a chi avesse lasciato parte dell’eredità alla Veneranda fabbrica. Nel ‘400 si ottenne dal Papa che Milano fosse inclusa nel cammino giubilare: molti pellegrini arrivarono da varie parti d’Europa, ma con loro arrivò anche la peste che fece 15.000/20.000 vittime, tra cui anche Gian Galeazzo (1402)che nel frattempo aveva comprato a carissimo prezzo il titolo di Duca. (Diana)
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