Source: https://www.siecom.org/2019/11/22/guida-alle-agevolazioni-per-le-startup-innovative/
Timestamp: 2019-12-08 05:59:45+00:00
Document Index: 165248019

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 57', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 67', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 84', 'art. 43', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 57', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 57', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 3', 'art. 67', 'art. 4', 'art. 1']

Guida alle agevolazioni per le Startup innovative - Adessonews Finanziamenti Agevolazioni Investimenti Norme e Tributi
Guida alle agevolazioni per le Startup innovative
Cosa sono le Startup innovative? Quali requisiti devono possedere? I soggetti che investono nel loro capitale sociale hanno dei benefici fiscali? Sono facilitate nell’accesso al credito?
<h2>Obiettivo</h2>
Questa guida, articolata in domande e risposte, analizza la disciplina delle Startup innovative contenuta nel D.L. 179/2012, come modificato dai successivi provvedimenti legislativi. Vengono fornite indicazioni sulle modalità di costituzione delle Startup innovative, sui requisiti che devono possedere e sulle agevolazioni a loro riservate in ambito fiscale, societario, finanziario e giuslavoristico.
La monografia è aggiornata al 4 dicembre 2017.
Per ulteriori informazioni e chiarimenti è possibile contattare il Settore Fisco e Diritto d’Impresa (tel. 0258370.308/267, fisc@assolombarda.it), l’Area Credito e Finanza (tel. 0258370.309/704, fin@assolombarda.it), l’Area Lavoro e Previdenza (tel. 0258370.360/213, lav@assolombarda.it).
1. Cosa sono le startup innovative?
2. Quale forma giuridica devono avere le startup innovative?
3. Per costituire una startup innovativa è necessario l’atto notarile?
4. Quali sono i requisiti che un’impresa deve avere per potersi qualificare come startup innovativa?
5. Come si ottiene la qualifica di startup innovativa?
6. Per quanto tempo può essere mantenuta la qualifica di startup innovativa?
7. Quali sono le agevolazioni previste per le startup innovative?
AGEVOLAZIONI FISCALI E SOCIETARIE
8. Quali sono le agevolazioni riconosciute alle startup innovative in sede di iscrizione nel Registro delle imprese?
9. I soggetti che investono in startup innovative hanno dei benefici fiscali?
10. Quali sono le agevolazioni fiscali per le persone fisiche che investono in startup innovative?
11. Quali sono le agevolazioni fiscali per le persone giuridiche che investono in startup innovative?
12. Possono beneficiare della deduzione d’imposta tutti i soggetti Ires?
13. Quali sono gli investimenti agevolabili ai fini della detrazione Irpef e della deduzione Ires?
14. Sono agevolabili i conferimenti effettuati da soggetti che già detengono partecipazioni nella startup innovativa?
15. Esiste un limite ai conferimenti che una Startup innovativa può ricevere?
16. Che cosa sono le startup innovative a vocazione sociale?
17. Quali sono le startup innovative operanti in ambito energetico?
18. Quali documenti è necessario conservare per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali?
19. Quali sono le ipotesi di decadenza dalle agevolazioni fiscali?
20. Quali sono le agevolazioni fiscali per amministratori, dipendenti o collaboratori di startup innovative?
21. Quali sono le agevolazioni per le startup innovative che intendono utilizzare in compensazione un credito Iva?
22. Le startup innovative sono soggette alla disciplina delle società di comodo?
23. Le startup innovative possono cedere le loro perdite?
24. Le startup innovative possono beneficiare di misure agevolative per la copertura delle perdite civilistiche?
25. Le startup innovative costituite in forma di srl possono creare categorie particolari di quote di partecipazione?
26. Quali procedure concorsuali si applicano alle startup innovative?
27. Quali sono gli strumenti di finanziamento più a misura di startup innovativa?
28. L’accesso al credito per le startup è sempre difficoltoso, vi è un canale di facilitazione?
AGEVOLAZIONI GIUSLAVORISTICHE
29. Quali sono le particolarità previste per il tipico contratto a tempo determinato collegato all’oggetto sociale di una startup?
30. Esiste il rischio che i contratti a termine vengano trasformati a tempo indeterminato?
31. Quali regole specifiche possono essere introdotte per le startup?
Le startup innovative1 sono imprese di nuova costituzione che svolgono attività di sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. A questa tipologia d’impresa, che deve possedere specifici requisiti, sono riconosciute misure agevolative, sia nella fase di avvio che in quella di sviluppo.
Le startup innovative devono essere società di capitali (Srl, Spa, Sapa), costituite anche in forma cooperativa, non quotate su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione.
No. È possibile costituire una startup innovativa, nella forma di srl ordinaria, mediante una procedura telematica con firma digitale, senza l’intervento del notaio2. Per effettuare la costituzione è necessario collegarsi alla piattaforma Atti Startup del Registro delle imprese e compilare, all’interno di un percorso guidato, il modello standard di atto costitutivo e statuto approvato con il Decreto 17 febbraio 2016. Anche le successive modifiche dell’atto costitutivo possono essere effettuate mediante procedura telematica attraverso la suddetta piattaforma, utilizzando il modello tipizzato approvato con il Decreto 28 ottobre 2016.
Per gli aspetti operativi è possibile consultare l’apposita Guida del Registro delle imprese.
Resta ferma la possibilità di effettuare la costituzione della società mediante atto notarile.
Si segnala che il Tar del Lazio con la sentenza n. 10004 del 2 ottobre 2017, in seguito al ricorso presentato dal Consiglio Nazionale del Notariato, ha confermato la possibilità di costituire startup innovative mediante la suddetta procedura telematica. Tuttavia, ha considerato fondato il ricorso con riferimento alla permanenza in sezione ordinaria delle startup, una volta esaurito il periodo di validità del regime speciale (vd. Domanda n. 6) o in ogni caso in cui risulti la perdita di uno dei requisiti previsti dalla legge (vd. Domanda n. 4). Il Ministero dello sviluppo economico, con comunicato stampa del 5 ottobre 2017, ha annunciato che procederà a emendare il decreto attuativo della nuova procedura in esecuzione di quanto indicato nella sentenza.
4. Quali sono i requisiti che una impresa deve avere per potersi qualificare come startup innovativa?
Un’impresa, per potersi qualificare come startup innovativa, deve possedere tutti i “requisiti cumulativi” riportati nella Tabella 1.
Tabella 1 – Startup innovative: requisiti cumulativi (devono essere tutti soddisfatti)
Data di costituzione La startup deve essere costituita e svolgere attività d’impresa da non più di 5 anni3.
Residenza La startup deve essere residente in Italia (art. 73, D.P.R. 917/86), oppure in Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo (Liechtenstein, Islanda e Norvegia), purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia.
Valore della produzione netta La startup, a partire dal secondo anno di attività, deve conseguire un valore della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro.
Distribuzione degli utili La startup non deve distribuire o aver distribuito utili.
Oggetto sociale La startup deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
Modalità di costituzione La startup non deve risultare costituita a seguito di una fusione, scissione, cessione di azienda o di ramo d’azienda. Non preclude il riconoscimento della qualifica di startup innovativa l’operazione di trasformazione4.
Oltre ai requisiti cumulativi, l’impresa deve possedere almeno uno tra i “requisiti alternativi”, riportati nella Tabella 2, che identificano il carattere “innovativo”dell’attività.
Tabella 2 – Startup innovative: requisiti alternativi (deve essere soddisfatto almeno un requisito)
Spese R&S La startup deve sostenere spese di ricerca e sviluppo in misura almeno pari al15% del maggiore tra costo e valore totale della produzione.
Sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili, mentre, in aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, vi rientrano:
le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo (es. sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan);
le spese relative ai servizi di incubazioneforniti da incubatori certificati;
i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo;
le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso.
Le spese in R&S devono risultare dall’ultimo bilancio approvato e, in linea generale, devono essere descritte in Nota integrativa. Tuttavia le startup innovative, qualora presentino il bilancio con le modalità semplificate previste per le micro imprese dal D.Lgs. 139/2015, sono esonerate dall’obbligo di predisporre la Nota integrativa e possono riportare le spese in R&S in calce allo Stato Patrimoniale (Cfr. parere Mise n. 50195/2017).
In assenza di bilancio nel primo anno di vita, l’effettuazione delle spese di R&S è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della startup innovativa.
Personale La startup deve impiegare, come dipendenti o collaboratori, personale altamente qualificato:
deve impiegare in misura almeno pari a1/3 della forza lavoro complessiva, personale che possiede il titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera oppure che possiede una laurea e che ha svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;
oppure deve impiegare, in misura almeno pari a2/3 della forza lavoro complessiva, personale in possesso di laurea magistrale.
Come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella ris. n. 87/2014, qualsiasi lavoratore che percepisca un reddito di lavoro dipendente ovvero un reddito a questo assimilato può essere ricompreso tra la forza lavoro rilevante ai fini della verifica della sussistenza del requisito in questione. In particolare, ai fini del calcolo della forza lavoro, rilevano anche i soci–amministratori purché siano anche soci–lavoratori ossia purchè abbiano un impiego retribuito nella società a qualunque titolo, diverso da quello organico, e gli stagisti purché retribuiti.
Il calcolo della percentuale di forza lavoro altamente qualificata deve essere eseguito “per teste”.
Titolarità brevetti/diritti La startup deve essere:
titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a un’invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale
ovvero titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore.
Mediante l’iscrizione della società, per via telematica, nella Sezione speciale del Registro delle imprese. A tal fine è necessario:
attestare la sussistenza dei predetti requisiti (cumulativi e alternativi) con autocertificazione da parte del rappresentante legale;
fornire alcune informazioni riguardanti la startup innovativa (attività svolta compresa la R&S, titolo di studio dei soci e del personale, relazioni con investitori professionali, università, centri di ricerca, elenco dei brevetti ecc.).
Per mantenere l’iscrizione alla sezione speciale è necessario:
confermare il possesso dei requisiti di cui al punto 1, con cadenza annuale ossia entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro 6 mesi dalla chiusura di ogni esercizio;
aggiornare le informazioni di cui al precedente punto 2, con frequenza semestrale. In particolare, il primo aggiornamento deve avvenire entro 6 mesi dall’iscrizione della società alla sezione speciae; a partire dal secondo aggiornamento, le scadenze sono uniformate al 30 giugno e al 31 dicembre di ogni anno.
Pertanto, a titolo esemplificativo, una startup innovativa costituita il 20 giugno 2017 effettuerà il primo aggiornamento delle informazioni entro il 20 dicembre 2017, il secondo entro il 30 giugno 2018, il terzo entro il 31 dicembre 2018 ecc. Inoltre, supponendo che approvi il bilancio il 30 aprile 2018, dovrà confermare il possesso dei requisiti entro il 30 maggio 2018 e comunque non oltre il 30 giugno 2018.
Per maggiori dettagli si rinvia alla circolare del Mise n. 3672 C del 29 agosto 2014.
La perdita dei requisiti di startup innovativa (vd. Domanda n. 4) determina la cancellazione d’ufficio dalla sezione speciale del Registro delle imprese, permanendo l’iscrizione nella sezione ordinaria.
Per 5 anni dalla data di costituzione. Originariamente la durata del regime agevolato era di 4 anni. Attraverso successivi interventi legislativi (D.L. 3/2015, art. 4; D.L. 50/2017, art. 57), la durata del regime è stata portata da 4 a 5 anni.
Le startup innovative possono beneficiare di agevolazioni in ambito fiscale e societario, in materia di diritto del lavoro e nell’accesso al credito (vd. oltre).
Le startup innovative, in sede di iscrizione nel Registro delle imprese, sono esonerate dal pagamento:
dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria abitualmente dovuti per gli adempimenti da effettuare presso il Registro delle imprese;
del diritto annuale dovuto in favore delle Camere di Commercio.
Tale esenzione opera fino al quinto anno di iscrizione nel Registro delle imprese.
L’esonero dal versamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria riguarda tutti gli atti posti in essere dalle startup innovative, successivi all’iscrizione nel registro delle imprese, quali gli aumenti di capitale agevolati.
I soggetti Irpef e Ires che investono in startup innovative possono beneficiare, rispettivamente, di una detrazione del 30% dall’imposta e di una deduzione del 30% dalla base imponibile (vd. oltre). Le predette percentuali di agevolazione sono state disposte dalla Legge di Bilancio 2017 (art. 1, commi 66-69) con decorrenza dal 1° gennaio 2017 e sono state autorizzate dalla Commissione europea (SA 47184 18 settembre 2017) fino al 31 dicembre 2025.
Dal 2012 al 2016 la percentuale di detrazione Irpef è stata del 19%, quella di deduzione Ires del 20%.
Le disposizioni attuative delle agevolazioni fiscali per i soggetti che investono in startup innovative sono contenute nel Decreto 25 febbraio 2016 che è entrato in vigore il 12 aprile 2016, giorno a partire dal quale ha cessato di avere efficacia il Decreto 30 gennaio 2014 contenente la precedente disciplina attuativa.
I soggetti Irpef possono detrarre dall’imposta lorda il 30% delle somme investite nel capitale sociale di una o più startup innovative.
Dal 2012 al 2016 la percentuale di detrazione è stata pari al 19%, elevata al 25% per le somme investite in startup innovative a vocazione sociale (vd. Domanda n. 16) e in quelle operanti in ambito energetico (vd. Domanda n. 17). La Legge di bilancio 2017 (art. 1, c. 66), a decorrere dal 1° gennaio 2017, ha elevato la percentuale di detrazione al 30% indipendentemente dalla tipologia di startup innovativa destinataria dei conferimenti di denaro. Viene meno, quindi, la norma che fino al 2016 prevedeva aliquote differenziate per gli investimenti in start up innovative a vocazione sociale e per quelli in startup innovative operanti in ambito energetico.
La nuova misura del 30%, che entra stabilmente nell’ordinamento fiscale italiano, è stata autorizzata dalla Commissione europea (SA 47184 18 settembre 2017) fino al 31 dicembre 2025.
L’investimento massimo agevolabile per ciascun periodo d’imposta è di 1.000.0005 euro e comporta, quindi, un risparmio Irpef massimo all’anno di 300.000 euro (=30% x 1.000.000). Il limite di 1.000.000 è stato disposto dalla Legge di Bilancio 2017 (art. 1, c. 66) con decorrenza dal 1° gennaio 2017. Fino al 2016 il limite è stato di 500.000 euro. La detrazione che in un dato periodo d’imposta non trova capienza nell’Irpef può essere utilizzata nei successivi periodi d’imposta, ma non oltre il terzo.
Detrazione Irpef – Vecchio e nuovo regime
Fino al 2016 Dal 2017
Percentuale di detrazione 19% (25% per gli investimenti in startup innovative a vocazione sociale o in ambito energetico) 30%
Investimento massimo agevolabile 500.000 euro 1.000.000 euro
Risparmio d’imposta massimo 95.000 euro (= 19% x 500.000) 300.000 euro (= 30% x 1.000.000)
Risparmio fiscale/investimento 19% 30%
L’investimento deve essere mantenuto per almeno 3 anni (2 anni per gli investimenti effettuati prima del 2015), altrimenti si decade dal beneficio con l’obbligo di restituire quanto detratto maggiorato degli interessi in misura legale (vd. Domanda n. 19).
Per il riconoscimento dell’agevolazione è necessario che la startup innovativa non riceva, complessivamente, più di 15 milioni di euro di investimenti agevolabili negli anni di vigenza del regime agevolativo (vd. Domanda n. 15).
11. Quali sono le agevolazioni fiscali le persone giuridiche che investono in startup innovative?
I soggetti Ires possono dedurre dal proprio reddito complessivo il 30% delle somme investite nel capitale sociale di una o più startup innovative.
Dal 2012 al 2016 la percentuale di deduzione è stata pari al 20%, elevata al 27% per le somme investite in startup innovative a vocazione sociale (vd. Domanda n. 16) e in quelle operanti in ambito energetico (vd. Domanda n. 17). La Legge di bilancio 2017 (art. 1, c. 66), a decorrere dall’1.1.2017, ha elevato la percentuale di deduzione al 30% indipendentemente dalla tipologia di start up innovativa destinataria dei conferimenti di denaro. Viene meno, quindi, la norma che fino al 2016 prevedeva aliquote differenziate per gli investimenti in start up innovative a vocazione sociale e per quelli in startup innovative operanti in ambito energetico.
L’investimento massimo agevolabile per ciascun periodo d’imposta è di 1.800.0005 euro e comporta, quindi, un risparmio Ires massimo all’anno di 129.600 euro (= 30% x 1.800.000 x 24%). Si ricorda che, a decorrere dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2016 (dal 2017 per i soggetti “solari”), l’aliquota Ires si è ridotta dal 27,5% al 24% (L. 208/2015, art. 1, c. 61).
Deduzione Ires – Vecchio e nuovo regime
Percentuale di deduzione 20% (27% per gli investimenti in start up innovative a vocazione sociale o in ambito energetico) 30%
Investimento massimo agevolabile 1.800.000 euro 1.800.000 euro
Risparmio d’imposta massimo 99.000 euro (=20% x 1.800.000 x 27,5%) 129.600 euro (=30% x 1.800.000 x 24%)
NB: dall’1.1.2017 l’aliquota Ires è scesa dal 27,5% al 24%
Risparmio fiscale/investimento 5,5% 7,2%
L’investimento deve essere mantenuto per almeno 3 anni (2 anni per gli investimenti effettuati prima del 2015), altrimenti si decade dal beneficio con l’obbligo di recuperare a tassazione quanto dedotto maggiorato degli interessi in misura legale (vd. Domanda n. 19).
Non tutti. Sono esclusi dall’agevolazione:
a) i soggetti che sono a loro volta startup innovative;
b) gli organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) e le società di capitali che investono prevalentemente in startup innovative;
c) gli incubatori certificati.
I soggetti del punto a) sono esclusi per evitare il meccanismo delle “detassazioni a catena”. In assenza di tale previsione, infatti, se un soggetto beneficiario (Alfa s.r.l.) investisse in una startup innovativa (Beta s.r.l.), che a sua volta investisse in un’altra startup innovativa (Gamma s.r.l.), a fronte di un’unica immissione di capitale iniziale (fatta da Alfa s.r.l.), si avrebbe un duplice beneficio (per Alfa s.r.l. e per Beta s.r.l.).
I soggetti del punto b) e c) sono esclusi dall’agevolazione per motivi analoghi.
Sono agevolabili sia gli investimenti diretti in startup innovative sia gli investimenti indiretti attraverso “intermediari qualificati”, ossia organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) oppure altre società di capitali che investono prevalentemente in startup innovative6.
In particolare, con riferimento agli investimenti diretti, sono agevolabili i conferimenti in denaro iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva da sovrapprezzo delle azioni o quote della startup innovativa7. Non possono essere agevolati i conferimenti in denaro a fondo perduto iscritti in altre voci del patrimonio netto, diverse dal capitale sociale e dalla riserva da sovraprezzo. Sono agevolabili sia i conferimenti in denaro effettuati in sede di costituzione della start up innovativa sia quelli effettuati in sede di aumento del capitale sociale di una startup innovativa già costituita. I conferimenti rilevano nel periodo d’imposta in cui avviene il deposito, nel Registro delle imprese, dell’atto costitutivo o della delibera di aumento del capitale sociale.
Tra i conferimenti agevolati rientrano anche quelli derivanti dalla conversione di obbligazioni in azioni o quote di nuova emissione della startup innovativa.
Non sono agevolabili gli investimenti effettuati in imprese che operano nel settore delle costruzioni navali, dell’acciaio e del carbone, nonché in imprese che sono in difficoltà finanziaria secondo la normativa comunitaria vigente8.
Fino al 2014, la disciplina attuativa contenuta nel Decreto 30 gennaio 2014 (non più in vigore) negava le agevolazioni fiscali ai conferimenti di denaro da parte di soggetti che, alla data di effettuazione dell’investimento, detenevano partecipazioni, titoli o diritti nella startup innovativa oggetto dell’investimento che rappresentassero complessivamente una percentuale dei diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria o di partecipazione al capitale o al patrimonio della startup innovativa superiore al 30%.
La nuova disciplina, contenuta nel Decreto 25 febbraio 2016 (art. 2, c. 3, lett. d), nega, in linea generale, l’agevolabilità fiscale agli investimenti diretti, o indiretti tramite intermediari, effettuati da soggetti che già possiedono partecipazioni, titoli o diritti nella startup innovativa. Ne ammette, tuttavia, l’agevolabilità se sono soddisfatte cumulativamente le seguenti condizioni previste dal Regolamento UE n. 651/2014 (art. 21, par. 6):
la startup innovativa non è “collegata”9 a un’altra impresa, diversa dall’intermediario finanziario o dall’investitore privato indipendente che effettua l’investimento, a meno che non conservi i requisiti di Pmi10.
Tale disposizione si applica agli investimenti effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2015.
Si. La startup innovativa non può ricevere, complessivamente, più di 15 milioni di euro di investimenti fiscalmente agevolabili negli anni di vigenza del regime agevolativo.
Questo limite è stato introdotto dal Decreto 25 febbraio 2016 (art. 4), in conformità con la disciplina comunitaria sugli Aiuti di Stato per gli investimenti in capitale di rischio (Reg. UE 651/2014), con decorrenza dal 2014. In assenza di indicazioni specifiche, si ritiene che in caso di superamento dei 15 milioni di euro l’agevolazione venga meno limitatamente alla quota di investimento eccedente la predetta soglia. Sul punto è auspicabile un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate.
Nella “vecchia” disciplina, contenuta nel Decreto 30 gennaio 2014 non più in vigore, la startup innovativa non poteva ricevere più di 2,5 milioni di investimenti agevolabili l’anno.
Le startup a vocazione sociale sono le startup innovative che operano in via esclusiva nei settori considerati di utilità sociale (art. 2, c. 1, del D.Lgs. 155/2006).
Le start up innovative a vocazione sociale devono rendicontare il loro impatto sociale mediante un apposito documento (vd. l’apposita Guida del Ministero dello Sviluppo economico).
Fino al 2016 gli investimenti effettuati in startup innovative a vocazione sociale potevano beneficiare di agevolazioni fiscali maggiorate, ossia di una detrazione Irpef del 25% anziché del 19% e di una deduzione Ires del 27% anziché del 20%. La Legge di bilancio 2017 ha eliminato questa differenziazione e, a decorrere dal 1° gennaio 2017, ha elevato al 30% la percentuale di detrazione Irpef e deduzione Ires indipendentemente dalla tipologia di startup innovativa destinataria degli investimenti.
Le startup innovative operanti in ambito energetico sono quelle individuate nella tabella allegata al Decreto 30 gennaio 2014.
Fino al 2016 gli investimenti effettuati in startup innovative operanti in ambito energetico potevano beneficiare di agevolazioni fiscali maggiorate, ossia di una detrazione Irpef del 25% anziché del 19% e di una deduzione Ires del 27% anziché del 20%. La Legge di bilancio 2017 ha eliminato questa differenziazione e, a decorrere dal 2017, ha elevato al 30% la percentuale di detrazione Irpef e deduzione Ires, indipendentemente dalla tipologia di startup innovativa destinataria degli investimenti.
Per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali, gli investitori (soggetti Irpef e Ires) devono ricevere dalla startup innovativa e conservare:
una certificazione nella quale la startup attesta di aver ricevuto un ammontare complessivo di conferimenti non superiore a 15 milioni di euro e l’entità dell’investimento effettuato nel periodo d’imposta (vd. Domanda n. 15). In caso di superamento del limite dei 15 milioni di euro, la startup innovativa certifica l’importo per il quale spetta l’agevolazione;
copia del piano di investimento (business plan) della startup innovativa;
per gli investimenti in startup innovative a vocazione sociale e in quelle operanti in ambito energetico, una certificazione rilasciata dalla startup attestante l’oggetto della propria attività.
Se l’investimento viene fatto in Oicr o in altre società che investono prevalentemente in startup innovative, tali soggetti rilasciano, su richiesta dell’investitore, una certificazione in cui attestano che il 70% dei loro investimenti viene effettuato in startup innovative e certificano l’entità dell’investimento agevolabile.
L’investitore decade dall’agevolazione se, entro tre anni (due anni per gli investimenti effettuati prima del 2015)dall’effettuazione dell’investimento, si verifica:
la cessione, anche parziale11, a titolo oneroso, delle partecipazioni ricevute in cambio dei conferimenti agevolati12;
la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altro fondi costituti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle startup innovative o delle società che investono prevalentemente in startup innovative;
la perdita di uno dei requisiti previsti dalla normativa sulle startup innovative (vd. Domanda n. 4). Tuttavia non costituiscono cause di decadenza dalle agevolazioni il superamento della soglia di fatturato dei 5 milioni di euro, la quotazione su un sistema multilaterale di negoziazione e, ovviamente, la fuoriuscita dal regime agevolativo per la scadenza dei 5 anni di durata dello stesso.
Gli strumenti finanziari (azioni, quote, diritti d’opzione ecc.) assegnati, a titolo di remunerazione, a dipendenti, collaboratoti continuativi13 e amministratori di startup innovative non concorrono a formare il reddito imponibile (work for equity). L’esenzione opera sia ai fini fiscali che contributivi.
Questa disposizione, in sostanza, rappresenta una deroga al cosiddetto “principio di omnicomprensività” (art. 51, Tuir), secondo il quale tutte le somme e i valori in genere percepiti in relazione al rapporto di lavoro costituiscono reddito.
Per il riconoscimento dell’agevolazione gli strumenti finanziari devono soddisfare le seguenti condizioni:
devono essere emessi dalla startup innovativa con la quale il beneficiario intrattiene il rapporto di lavoro oppure da soggetti direttamente controllati da una startup innovativa;
devono essere assegnati durante il periodo di applicazione della disciplina speciale delle startup innovative (vd. Domanda n. 6);
non devono essere riacquistati dalla startup innovativa, dalla società emittente (se diversa dalla start up innovativa) o da qualsiasi altro soggetto che direttamente controlla o è controllato dalla startup innovativa ovvero che è controllato dallo stesso soggetto che controlla la start up innovativa14.
La cessione degli strumenti finanziari a soggetti terzi (diversi da quelli citati al precedente punto 3) assume rilevanza quale reddito diverso (art. 67, Tuir). Per il calcolo della plusvalenza, in caso di assegnazione gratuita di azioni/quote o di esercizio gratuito di diritti d’opzione, il costo fiscalmente rilevante è pari a zero e quindi l’intero corrispettivo di vendita costituisce plusvalenza imponibile quale reddito diverso.
Il regime di non imponibilità si applica anche agli strumenti finanziari assegnati come “corrispettivo” ad altre categorie di soggetti (per esempio professionisti) in cambio dell’apporto di opere e servizi altamente qualificati a favore della startup innovativa. La regola di non imponibilità si applica anche quando l’apporto ha per oggetto crediti maturati a fronte di opere e servizi resi a favore della startup innovativa.
Per le startup innovative si alza da 15.000 a 50.000 euro la soglia oltre la quale scatta l’obbligo del visto di conformità previsto per la compensazione orizzontale dei crediti Iva15.
No. Pertanto, nel caso conseguano ricavi “non congrui” rispetto alla struttura patrimoniale (L. 724/94, art. 30) oppure siano in perdita fiscale sistematica (D.L. 138/2011, art. 2) non scattano nei loro confronti le penalizzazioni fiscali previste per le cosiddette società di comodo (quali, l’imputazione di un reddito minimo e di una base imponibile minima ai fini Irap, l’utilizzo limitato del credito Iva, l’applicazione della maggiorazione Ires del 10,5%).
Sì. Le startup (anche non innovative) possono cedere, dietro remunerazione, le proprie perdite a società quotate (cd. “società sponsor”) che hanno nelle stesse startup partecipazioni almeno pari al 20% del capitale sociale16. La startup cedente non deve avere come attività prevalente quella immobiliare.
Le perdite cedibili sono quelle realizzate nei primi tre periodi d’imposta (Tuir, art. 84, c. 2) e devono essere cedute per il loro intero ammontare. La perdita relativa a un periodo d’imposta (es. 2017) è utilizzabile dalla società sponsor in diminuzione del reddito dello stesso periodo d’imposta (2017) con possibilità di riporto in avanti in caso di incapienza.
La società sponsor deve remunerare la startup del vantaggio fiscale ricevuto mediante il pagamento di un corrispettivo, calcolato applicando alle perdite trasferite l’aliquota Ires relativa al periodo d’imposta cui si riferiscono le perdite. Il pagamento del corrispettivo deve avvenire entro 30 giorni dal termine di versamento del saldo Ires relativo al periodo d’imposta per il quale è stata utilizzata la perdita.
La cessione deve avvenire con le stesse modalità previste per la cessione dei crediti d’imposta (D.P.R. 602/73, art. 43 bis) mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata con notifica all’Agenzia delle Entrate e deve perfezionarsi entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui le perdite vengono utilizzate.
L’agevolazione non è compatibile con i regimi della trasparenza e del consolidato.
Sì. In particolare:
in caso di riduzione del capitale di oltre un terzo, il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo viene posticipato al secondo esercizio successivo, in luogo del primo esercizio successivo;
in caso di riduzione del capitale per perdite al di sotto del minimo legale, l’assemblea, in alternativa all’immediata riduzione del capitale e al contemporaneo aumento dello stesso ad una cifra non inferiore al minimo legale, può deliberare il rinvio della decisione alla chiusura dell’esercizio successivo.
Sì. L’atto costitutivo può prevedere la creazione quote prive di diritto di voto o con diritti di voto non proporzionali alla partecipazione detenuta o anche con diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni.
In considerazione dell’alto rischio economico assunto dai soggetti che investono in startup innovative, tali imprese non sono soggette alle tradizionali procedure concorsuali previste dal D.L. 267/1942 (fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa), ma ai “procedimenti di composizione della crisi da sovra-indebitamento” (L. 3/2012, artt. 6-16), che risultano più rapidi e meno gravosi.
Crowdfunding. Letteralmente “finanziamento dalla folla”, il crowdfunding non è altro che un processo di raccolta di fondi di tipo collettivo, realizzato tramite portali online, attraverso il quale molte persone destinano fondi di diversa entità, al fine di favorire lo sviluppo di un progetto o di una iniziativa.
a) L’equity based è uno strumento di finanza innovativa che permette di raccogliere capitale di rischio tramite apposite piattaforme online.
b) Il reward crowdfunding permette all’azienda di raccogliere fondi utilizzando come leva per attrarre investitori un particolare prodotto e corrispondendo ai sostenitori, in base all’importo investito:
– un premio, un gadget o un riconoscimento;
– la gratuità o uno sconto sul bene che verrà realizzato grazie alla buona riuscita della campagna di raccolta fondi (prevendita);
– una quota dei ricavi o degli utili conseguiti con la realizzazione del progetto (royalty crowdfunding), sotto determinate condizioni e per periodi di tempo prestabiliti.
Business Angel, Seed Capital e Venture Capital. Sono operatori specializzati ad investire nel capitale di rischio e sono i primi ai quali un imprenditore può rivolgersi nelle prime fasi di sviluppo della propria attività per sostenere le fasi più rischiose di sviluppo dell’idea prima che possa essere messa sul mercato17.
Incentivi pubblici e premi. Sono agevolazioni – tipicamente finanziamenti a tasso agevolato o contributi a fondo perduto – o premi a supporto delle startup nella fase di avvio e di consolidamento dell’azienda. Per rimanere sempre aggiornato sulle iniziative a favore delle startup puoi iscriverti alla Newsletter Startup e alla Newsletter Incentivi per le imprese di Assolombarda18.
Uno strumento per favorire l’accesso al credito delle startup innovative è il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI: una garanzia diretta sui finanziamenti bancari che copre fino all’80% dell’importo massimo garantibile di 2.500.000 euro.
Il rilascio della garanzia sul credito bancario da parte del Fondo, per le startup innovative è gratuita, prioritaria e semplificata. La garanzia è concessa senza valutazione dei dati contabili di bilancio dell’impresa: è la banca che valuta il merito di credito della startup e procede con la richiesta della garanzia. Va sempre tenuto presente che la possibilità di ottenere la garanzia non implica la possibilità di ottenere il finanziamento. Infatti, la banca nelle sue valutazioni terrà in considerazione altri aspetti, tra cui il rapporto tra capitale sociale e richiesta di finanziamento, lo stato di sviluppo dell’idea, se si sta già fatturando o meno, la scalabilità del progetto, il profilo dei soci ecc.19.
Sulla parte coperta del Fondo, la banca non può acquisire alcuna garanzia reale, assicurativa o bancaria, ma potrebbe richiedere il rilascio di fidejussioni.
Entro il limite di durata massima pari a 36 mesi, più contratti successivi a tempo determinato possono essere stipulati anche senza l’osservanza degli intervalli temporali previsti dalla normativa:
10 giorni dalla scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi;
20 giorni dalla scadenza di un contratto di durata superiore ai 6.
E’ anche possibile stipulare, in deroga al limite di durata massima di 36 mesi, un ulteriore successivo contratto, tra gli stessi soggetti e sempre per lo svolgimento delle medesime attività, per un periodo massimo di 12 mesi a condizione che la stipulazione avvenga presso l’Ispettorato territoriale del lavoro competente.
Questa speciale disciplina si applica solo per il periodo in cui l’impresa ha diritto alla denominazione di “startup innovativa” (vd. Domanda n. 6).
Tutti i contratti a tempo determinato stipulati da startup innovative sono in ogni caso esenti dalle limitazioni quantitative.
Sì. La prosecuzione, o il rinnovo, dei contratti a termine oltre la durata massima prevista o la loro trasformazione in contratti di collaborazione privi dei caratteri della prestazione d’opera o professionale comportano la trasformazione degli stessi contratti in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
31.Quali regole specifiche possono essere introdotte per le startup?
Ai fini di un sistema di regole del rapporto di lavoro, che tenga conto delle specificità delle startup innovative, i contratti collettivi possono definire:
criteri per la determinazione di minimi tabellari specifici per la promozione dell’avvio delle startup innovative, nonché criteri per la definizione della parte variabile;
disposizioni per adattare le regole di gestione del rapporto di lavoro alle esigenze delle startup innovative, per rafforzarne lo sviluppo e stabilizzarne la presenza nella realtà produttiva.
D.L. n. 179 del 18 ottobre 2012 , conv. in L. n. 221 del 17 dicembre 2012, artt. 25-32
D.L. n. 76 del 28 giugno 2013, conv. in L. n. 99 del 9 agosto 2013, art. 9
D.L. n. 3 del 24 gennaio 2015, conv. in L. n. 33 del 24.3.2015, art. 4
L. n. 232 dell’11 dicembre 2016, art. 1 c.- 66-69
D.L. n. 50 del 24 aprile 2017 conv. in L. n. 96 del 21 giugno 2017, art. 57
Decreto Mef-Mise 30 gennaio 2014
Decreto Mef-Mise 25 febbraio 2016
Decreto Mise 17 febbraio 2016
Decreto Mise 28 ottobre 2016
Circolare Agenzia delle Entrate n. 16 dell’11 giugno 2014
Pareri e circolari del Mise http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/impresa/registro-delle-imprese/startup
Regolamento CONSOB n. 18592
1. La disciplina delle startup innovative è contenuta negli artt. 25-32 del D.L. n. 179 del 18 ottobre 2012 convertito, con modificazioni, in L. n. 221 del 17 dicembre 2012 ed è entrata in vigore il 20 ottobre 2012. La disciplina è stata successivamente potenziata. Le principali modifiche sono state introdotte con il D.L. 76/2013 (art. 9), il D.L. 3/2015 (art. 4), la Legge di bilancio 2017 (art. 1, c. 66-69) e il D.L. 50/2017 (art. 57).
2. La possibilità di costituire una startup innovativa mediante procedura telematica è stata introdotta dal Decreto “Investment compcat” (D.L. 3/2015, art. 4, c. 10 bis), è stata attuata con i Decreti 17 febbraio 2016 e 1° luglio 2016 del Ministero dello sviluppo economico ed è diventata effettiva a partire dal 20 luglio 2016.3. D.L. 3/2015, art. 4, c. 11 ter, lett. a. Originariamente la disciplina delle startup innovative era applicabile solo alle società costituite da non più di 4 anni.4. In particolare, il Mise, in risposta ad uno specifico quesito della Camera di Commercio di Rimini, ha riconosciuto la possibilità di accedere al regime delle startup innovative ad una srl unipersonale costituita per effetto della cessione di un’azienda individuale, titolare di una privativa industriale. Questa apertura ha la finalità di non creare discriminazioni nei confronti di quei soggetti imprenditori individuali che, pur titolari di una privativa industriale, non potrebbero avvalersi della disciplina in questione in quanto non costituiti in forma societaria e in quanto (al contempo) impediti a trasformarsi in società (circ. AdE n. 16/2014).5. Tale limite si applica in capo a ciascun investitore e per tutti gli investimenti effettuati. Pertanto, se per esempio nel corso dell’anno il soggetto ha investito in due startup innovative, per la verifica della soglia bisogna sommare i conferimenti effettuati in entrambe le società.6. Gli Oicr e le società di capitali che investono prevalentemente in startup innovative sono quei soggetti che, al termine del periodo d’imposta in cui viene effettuato l’investimento agevolato, detengono azioni o quote in startup innovative pari almeno al 70% del valore complessivo dei loro investimenti.7. Si considera conferimento in denaro (e costituisce pertanto investimento agevolato) anche la sottoscrizione di un aumento di capitale mediante compensazione dei crediti vantati dai soggetti che eseguono le prestazioni lavorative o di servizi previste dall’art. 27 del D.L. 179/2012, ossia lavoratori dipendenti, amministratori, collaboratori, prestatori di opere e servizi. La rinuncia ai propri crediti da parte di questi soggetti, che beneficiano del regime di esenzione di cui al citato art. 27 (vd. Domada n. 20), viene agevolata in quanto, di fatto, evita la fuoriuscita di capitali dalla startup.8. La definizione di “impresa in difficoltà” è contenuta nella Comunicazione della Commissione europea “Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (2004/C 244/2)”.9. Rileva la definizione comunitaria di impresa “collegata” contenuta nell’art. 3, par. 3, allegato I, del Regolamento Ue n. 651/2014. Si definiscono “imprese collegate” le imprese fra le quali esiste una delle relazioni seguenti:a) un’impresa detiene la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o soci di un’altra impresa;b) un’impresa ha il diritto di nominare o revocare la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione, direzione o sorveglianza di un’altra impresa;c) un’impresa ha il diritto di esercitare un’influenza dominante su un’altra impresa in virtù di un contratto concluso con quest’ultima oppure in virtù di una clausola dello statuto di quest’ultima;d) un’impresa azionista o socia di un’altra impresa controlla da sola, in virtù di un accordo stipulato con altri azionisti o soci dell’altra impresa, la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o soci di quest’ultima.10. Nella categoria delle “Piccole e medie imprese” rientrano le imprese con meno di 250 dipendenti e fatturato annuo non superiore a 50 milioni o attivo di Stato Patrimoniale non superiore a 43 milioni (Raccomandazione della Commissione delle Comunità Europee 2003/361/CE).11. Se il trasferimento delle quote o azioni è parziale, il soggetto beneficiario perde l’agevolazione anche sulla parte di azioni o quote che continuano a rimanere nella sua sfera giuridica.12. Non si considerano cause di decadenza dall’agevolazione i trasferimenti delle partecipazioni a titolo gratuito o mortis causa, nonché quelli conseguenti ad operazioni straordinarie. In quest’ultimo caso, però, resta ferma la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di sindacare l’eventuale elusività dell’operazione.13. Vale a dire tutti quei soggetti il cui reddito viene normalmente qualificato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente. Il regime non è applicabile ai collaboratori occasionali il cui reddito rientra nell’ambito dei redditi diversi (art. 67, c. 1, lett. l), Tuir).14. Se questa condizione non è rispettata, il soggetto beneficiario (dipendente, amministratore o collaboratore) decade dall’agevolazione e l’intero valore degli strumenti finanziari non assoggettato a tassazione nel momento dell’assegnazione sarà assoggettato a tassazione, quale reddito di lavoro, nel periodo d’imposta in cui si verifica la cessione. A tal fine rileverà il valore che gli strumenti finanziari avevano al momento dell’assegnazione e non il diverso valore che tali strumenti hanno al momento della cessione. Si applicherà, inoltre, la tassazione sul reddito diverso dato dalla differenza tra il prezzo di vendita e l’importo attratto a tassazione quale reddito di lavoro.15. D.L. 3/2015, art. 4, comma 11 novies.16. Legge di bilancio 2017, art. 1, c. 76-80.17. Per maggiori informazioni è disponibile la monografia “I nuovi canali di finanziamento a disposizione delle imprese“.18. http://www.assolombarda.it/newsletter19. Tutte informazioni che si possono fornire attraverso Bancopass Startup, uno strumento standardizzato di comunicazione finanziaria utilizzabile con banche e altri finanziatori.
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