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Timestamp: 2019-09-22 17:18:50+00:00
Document Index: 17434668

Matched Legal Cases: ['art. 1494', 'art. 1494', 'art. 1493', 'art. 1223', 'art. 1502', 'art. 369', 'art. 378', 'art. 1494', 'art. 1218', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1494', 'art. 1492', 'sentenza ', 'art. 1494', 'sentenza ', 'art. 1490', 'art. 1476', 'art. 1495', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 1494 codice civile - Risarcimento del danno - Brocardi.it
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Articolo 1494 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1494 Codice civile
In ogni caso (1) il venditore è tenuto verso il compratore al risarcimento del danno, se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa (2) [1578, 1812, 1821].
Il venditore deve altresì risarcire al compratore i danni derivati dai vizi della cosa (3).
(1) La locuzione va intesa nel senso che il risarcimento è dovuto tanto nel caso di azione redibitoria che di azione quanti minoris (1592 c.c.).
(2) La norma pone una presunzione relativa (2729 c.c.) di colpevolezza del venditore.
(3) Si pensi, ad esempio, alla consegna di una partita di tegole per la copertura del tetto difettose che, una volta installate, abbiano consentito il filtrare dell'acqua piovana e determinato la conseguente rovina del pavimento di legno.
La norma è volta a garantire all'acquirente un ristoro per il pregiudizio economico che ha subito sia per il fatto stesso di aver ricevuto un bene viziato sia per le specifiche conseguenze derivanti dal vizio.
Spiegazione dell'art. 1494 Codice civile
Risarcimento del danno. Eccezione
Oltre alle restituzioni di cui all'art. 1493 cod. civ., il venditore è tenuto verso il compratore al risarcimento del danno: ed è giusto perché il danno sofferto dal compratore è stato causato dal fatto volontario del venditore.
Il più delle volte il venditore non è il venditore occasionale: ma è un industriale nella cui perizia hanno diritto di fare affidamento i compratori.
Perciò non gli è sufficiente aver ignorato i vizi per esimersi dall'obbligo di risarcire il danno, oltreché restituire il prezzo, le spese ed i pagamenti legittimamente fatti: egli deve dimostrare di aver ignorato senza colpa i vizi della cosa.
Se li ignorò per sua negligenza, egli ne deve rispondere. Può quindi non risarcire il danno solo se la sua ignoranza e incolpevole. Prova a lui non facile, specie se si tratta di un industriale, non essendo verosimile che abbia ignorato i vizi della cosa, poiché di regola tutte le cose che escono da una fabbrica devono esservi collaudate.
Questa responsabilità non è solo verso l'immediato proprio compratore, ma verso ogni altro successivo compratore, e non vi è ragione perché il compratore danneggiato non possa rivolgersi (arg. anal. articolo 1669 cod. civ.) direttamente al fabbricante. Caso tipico: lesioni causate da iniezione ipodermica per essere deteriorato o non bene disinfettato ovvero comunque nocivo il materiale sanitario racchiuso nella fialetta posta in vendita al pubblico.
È questo caso tipico di danno direttamente derivante dai vizi della cosa: danno che deve essere risarcito anche a qualunque successivo compratore, se il fabbricante non dimostra o di essere incolpevole ovvero di aver fatto quanto era in lui per fermare lo smercio di fialette con contenuto pericoloso.
Indipendentemente da questo, il compratore dev'essere risarcito del danno derivatogli dal discredito (ad es. nella propria clientela) per aver posto in vendita cose difettose. S'intende che il danno deve essere conseguenza immediata e diretta (art. 1223 cod civ.) del fatto della cattiva fabbricazione e non dev'esservi concorso di colpa del compratore: concorso di colpa che escluderebbe o potrebbe notevolmente ridurre la responsabilità del venditore come se ad es. nella scatola racchiudente le fialette fossero visibilmente inserite istruzioni per l'uso delle fiale, ovvero l'indicazione che in un giorno determinato (ad es. sei mesi dopo la fabbricazione) la fialetta non può piu essere usata.
347 E' tradizionale il principio, in tema di redibitoria, che il venditore sia tenuto ai danni verso il compratore soltanto se egli era a conoscenza dei vizi.
Questo principio è conservato nel progetto, ma con una sensibile modificazione, della quale occorre rendere conto.
Nel sistema attuale (art. 1502), riprodotto nel progetto del 1936 (art. 369), l'onere di provare la conoscenza dei vizi da parte del venditore incombe sul compratore che intende far valere l'azione di risarcimento dei danni. Per una maggiore tutela degli interessi del compratore, ho spostato l'onere probatorio sul venditore, disponendo che questi è in ogni caso tenuto al risarcimento dei danni derivanti dai vizi della cosa se non prova di averli senza colpa ignorati (art. 378).
Massime relative all'art. 1494 Codice civile
Cass. civ. n. 14431/2006
In tema di vendita, poiché la garanzia sia quella per evizione che quella per vizi della cosa ha la funzione di eliminare lo squilibrio delle prestazioni determinato dall'inadempimento del venditore, tale rimedio, essendo rafforzativo e non sostitutivo di quello generale previsto per i contratti, opera nei limiti del ripristino della situazione anteriore alla conclusione del contratto anche mancanza di colpa del venditore, Quest'ultimo requisito è, invece, necessario allorché il compratore chieda il risarcimento integrale dei danni (cioè comprensivo anche dell'interesse positivo), in relazione al quale opera la presunzione di carattere generale prevista dall'art. 1218 c.c. in tema di inadempimento contrattuale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14431 del 22 giugno 2006)
Cass. civ. n. 6044/2004
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6044 del 26 marzo 2004)
Cass. civ. n. 15481/2001
Il compratore, che abbia subito un danno a causa dei vizi della cosa, può rinunciare a proporre l'azione per la risoluzione del contratto o per la riduzione del prezzo ed esercitare la sola azione di risarcimento del danno dipendente dall'inadempimento del venditore, sempre che in tal caso ricorrano tutti i presupposti dell'azione di garanzia, e, quindi, siano dimostrate la sussistenza e la rilevanza dei vizi ed osservati i termini di decadenza e di prescrizione ed, in genere, tutte le condizioni stabilite per l'esercizio di tale azione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15481 del 6 dicembre 2001)
Cass. civ. n. 3425/2001
In tema di vendita, l'azione per la riduzione del prezzo e quella per il risarcimento del danno, non coperto dalla prima, spettanti al compratore a norma degli artt. 1492 e 1494 c.c., sono entrambe finalizzate a ristabilire il rapporto di corrispettività tra prestazione e controprestazione, nonché a porre il compratore medesimo nella situazione economica in cui si sarebbe trovato se il bene fosse stato immune da vizi. Esse tuttavia sono diverse perché la prima consente al compratore di ristabilire il rapporto di corrispettività tra prestazione e controprestazione, solo con riguardo al minor valore della cosa venduta, mentre la seconda gli dà la possibilità di ristabilire tale rapporto con riguardo alla ridotta utilizzabilità di quest'ultima. Le due azioni differiscono anche per il diverso regime giuridico, in quanto la prima è esperibile sol che sussistano i requisiti per la garanzia, mentre la seconda richiede anche la colpa del venditore che invece esula dalla garanzia vera e propria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3425 del 8 marzo 2001)
Cass. civ. n. 7718/2000
L'azione di risarcimento danni proposta, ai sensi dell'art. 1494 c.c., dall'acquirente non si identifica né con le azioni di garanzia di cui all'art. 1492 c.c., né con l'azione di esatto adempimento. Ed invero, mentre la garanzia per evizione opera anche in mancanza della colpa del venditore, onde eliminare, nel contratto, lo squilibrio tra le attribuzioni patrimoniali determinato dall'inadempimento del venditore, l'azione di risarcimento danni che presuppone di per sé la colpa di quest'ultimo, consistente nell'omissione della diligenza necessaria a scongiurare l'eventuale presenza di vizi nella cosa, può estendersi a tutti i danni subiti dall'acquirente, non solo quindi a quelli relativi alle spese necessarie per l'eliminazione dei vizi accertati, ma anche a quelli inerenti alla mancata o parziale utilizzazione della cosa, o al lucro cessante per la mancata rivendita del bene. Da ciò consegue, fra l'altro, che essa azione si rende ammissibile in alternativa ovvero cumulativamente con le azioni di adempimento in via specifica del contratto, di riduzione del prezzo o di risoluzione del contratto medesimo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7718 del 7 giugno 2000)
In tema di compravendita, la norma di cui all'art. 1494 c.c. (responsabilità risarcitoria del venditore per vizi della cosa venduta) disciplina, al primo come al secondo comma, un'ipotesi di responsabilità contrattuale del venditore per inosservanza dell'obbligo di diligenza relativo allo stato della merce oggetto del trasferimento, con la conseguenza che l'azione risarcitoria proposta dal compratore ex contractu non può estendersi anche al produttore, in quanto l'autonomia delle due successive vendite non consente di indirizzare detta azione nei confronti di quest'ultimo.
Cass. civ. n. 8336/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8336 del 17 agosto 1990)
Cass. civ. n. 4980/1983
Qualora la cosa venduta sia affetta da vizi, il compratore non può avvalersi, anche nel concorso della colpa del venditore, dell'azione di esatto adempimento, alternativamente con le azioni derivanti dalla garanzia di cui all'art. 1490 c.c., in quanto le obbligazioni principali del venditore secondo la previsione dell'art. 1476 c.c., non hanno per oggetto, neppure in via sussidiaria, un facere relativo alla materiale struttura della cosa venduta. Tuttavia, l'esperimento nei termini di decadenza e di prescrizione ex art. 1495 c.c. di un simile rimedio (azione di esatto adempimento), non previsto (in astratto) dalla legge, non rende improponibile, per ciò solo, la congiunta domanda di risarcimento dei danni determinati dai vizi della cosa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4980 del 19 luglio 1983)
Cass. civ. n. 3531/1983
Qualora il compratore, in relazione ai vizi della cosa, denunci in giudizio l'inadempimento del venditore non all'obbligazione di garanzia di cui agli artt. 1490 e segg. cod. civ., ma all'obbligazione di provvedere all'eliminazione dei vizi medesimi, successivamente assunta all'atto del loro riconoscimento, il compratore stesso può richiedere il risarcimento dei soli danni conseguenti all'inadempimento dell'obbligazione dedotta, con esclusione, pertanto, di quelli subiti per effetto di quei vizi prima dell'insorgere di detto obbligo di fare.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3531 del 21 maggio 1983)
Cass. civ. n. 3615/1976
Quando, per l'accertata scarsa importanza dell'inadempimento del venditore, debba rigettarsi la domanda di risoluzione della compravendita formulata dal compratore in base agli artt. 1490 e 1492 c.c., viene anche meno il presupposto per l'accoglimento della domanda accessoria di risarcimento del danno, introdotta dallo stesso attore con riferimento al medesimo vizio redibitorio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3615 del 19 ottobre 1976)