Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Societario/legittimita/4
Timestamp: 2019-05-24 17:10:41+00:00
Document Index: 176456510

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2361', 'art. 2479', 'art. 2545', 'art. 96', 'art. 2941', 'art. 2332', 'art. 3', 'art. 42', 'art. 50', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 2495']

Esclusione del socio di società cooperativa e chiamata in causa del terzo.
Nel giudizio di impugnazione della deliberazione di esclusione del socio di una società cooperativa, l'attore può chiedere di essere autorizzato a chiamare in causa un terzo solo se la relativa esigenza è sorta in conseguenza delle difese della parte convenuta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 August 2016, n. 16617.
Società cooperativa a responsabilità limitata e obbligo dei soci di rimborsare alla società spese ed oneri.
In tema di responsabilità del socio di società cooperativa a responsabilità limitata, è legittima la clausola statutaria che preveda l'obbligo dei soci di rimborsare alla società tutte le spese e gli oneri per il suo funzionamento poiché non implica un'incidenza sulla tipologia societaria così da far assumere alla cooperativa la veste di società a responsabilità illimitata atteso che non impegna i soci per le obbligazioni sociali verso i terzi, ma regola solo i rapporti interni alla società e, inoltre, è pienamente compatibile con la realizzazione dell'oggetto sociale, afferendo ad una prestazione accessoria ad esso funzionale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 August 2016, n. 16622.
Azione sociale di responsabilità promossa dai soci in sostituzione della società ed effetti della successiva dichiarazione di fallimento della società.
(Facendo applicazione del suddetto principio, la Suprema Corte ha cassato il capo della sentenza impugnata relativo alla condanna dei sindaci al risarcimento del danno, poiché il giudizio di appello non poteva essere proseguito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 May 2016, n. 11264.
Scissione: la Cassazione definisce il perimetro della responsabilità solidale 'nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto'.
Le limitazioni previste dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c., per il caso di scissione ossia quella del beneficium ordinis e quella del limite di responsabilità, non escludono la solidarietà tra tutti i debitori, perché, come precisa l'articolo 1293 c.c., "la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse" e perché lo stesso articolo 2504-decies c.c. prevede espressamente la solidarietà tra debitori che per definizione rispondono in misura diversa della medesima prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 March 2016, n. 4455.
La società a responsabilità limitata può partecipare ad una società di persone, anche di fatto, pur in assenza della delibera di autorizzazione dei soci.
La partecipazione di una società a responsabilità limitata in una società di persone, anche di fatto, non esige il rispetto dell'art. 2361, comma 2, c.c., dettato per la società per azioni, e costituisce un atto gestorio proprio dell'organo amministrativo, il quale non richiede - almeno allorché l'assunzione della partecipazione non comporti un significativo mutamento dell'oggetto sociale - la previa decisione autorizzativa dei soci, ai sensi dell'art. 2479, comma 2, n. 5, c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 January 2016, n. 1095.
Scioglimento d'ufficio della società cooperativa ed effetti sul giudizio d'appello pendente.
Lo scioglimento d'ufficio della società cooperativa, disposto, ai sensi dell'art. 2545 septiesdecies c.c., pendente, nei suoi confronti, un giudizio di appello, non comporta l'improcedibilità del gravame, ma - in applicazione delle norme dettate per la liquidazione coatta amministrativa, ivi compreso l'art. 96, comma 2, n. 3, l.fall., nel testo introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006 - la sua prosecuzione e decisione nei confronti del nominato commissario liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 January 2016, n. 1083.
Sospensione della prescrizione e azioni di responsabilità contro gli amministratori della snc.
Prescrizione – Sospensione – Omessa previsione relativamente ai rapporti tra società in nome collettivo e amministratori in carico per le azioni di responsabilità contro di essi – Incostituzionalità – Sussiste.
Va dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi. È arbitraria scelta di diversificare la decorrenza dei termini di prescrizione in base a un elemento, la personalità giuridica, che non soltanto vede attenuarsi il suo ruolo di fattore ordinante della disciplina societaria, ma non ha portata scriminante per il diverso aspetto della responsabilità degli amministratori per gli illeciti commessi durante la permanenza in carica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 11 December 2015, n. 262.
La società di capitali, una volta iscritta nel registro delle imprese, non può essere dichiarata nulla per simulazione.
Le considerazioni sin qui svolte valgono anche nel caso di successiva trasformazione della società di capitali in società di persone, In quanto la trasformazione della società da un tipo a un altro previsto dalla legge è una mera vicenda modificativa ed evolutiva del medesimo soggetto, che ne comporta la variazione dell'assetto e della struttura organizzativa, ma che non da luogo all'estinzione della società trasformata, nè incide sui rapporti sostanziali e processuali ad essa facenti capo (Cass. nn. 7253/013, 17690/011, 26826/06): è dunque evidente, per un verso, come anche in tale ipotesi la pronuncia di nullità non potrebbe che investire l'originario atto costitutivo (con conseguente applicazione dell'art. 2332 c.c.) e, per l'altro, che la trasformazione non potrebbe mai costituire causa di sopravvenuta inesistenza o nullità dell'ente societario ormai sorto per effetto dell'iscrizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 November 2015, n. 22560.
Limiti alla custodia dei dati personali e prevalenza sul sistema di pubblicità del registro delle imprese.
Se, quindi, l'art. 3 della Prima direttiva 68/151/CE del Consiglio del 9 marzo 1968 consenta che, in deroga alla durata temporale illimitata e ai destinatari indeterminati dei dati pubblicati sul registro delle imprese, i dati stessi non siano più soggetti a "pubblicità", in tale duplice significato, ma siano invece disponibili solo per un tempo limitato o nei confronti di destinatari determinati, in base ad una valutazione casistica affidata al gestore del dato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 July 2015, n. 15096.
Va attribuita alla cognizione della sezione specializzata in materia di impresa la controversia introdotta da amministratori riguardo alla deliberazione che li abbia revocati per giusta causa.
Competenza civile - Regolamento di competenza - Pronuncia declinatoria della competenza - Termine per la riassunzione innanzi al giudice indicato come competente - Istanza di regolamento di competenza - Sopravvenuta irrilevanza del termine - Sussistenza - Fondamento
Competenza civile - Regolamento di competenza - Domanda giudiziale - Domanda riconvenzionale - Pronuncia di declinatoria della competenza limitatamente alla seconda - Natura
Intervenuta una pronuncia declinatoria della competenza, il termine ivi fissato per la riassunzione della causa innanzi al giudice indicato come competente diviene irrilevante quando sia proposto regolamento ai sensi dell'art. 42 cod. proc. civ., perché da quel momento lo svolgimento del processo dipende dalla decisione della Suprema Corte, qualunque essa sia (anche in rito, per declaratoria di inammissibilità o di improcedibilità), sicché la riassunzione, in applicazione dell'art. 50 cod. proc. civ., deve avvenire nel termine fissato dalla Corte o, in mancanza, in quello previsto dalla stessa norma. (massima ufficiale)
La pronuncia del giudice che, a fronte di una domanda principale ed una riconvenzionale, disponga lo scioglimento del cumulo, escludendo che lo stesso possa mantenersi per ragioni di connessione, e poi declini la propria competenza limitatamente alla riconvenzionale, affermandola, invece, per la domanda principale, ha natura di pronuncia sulla competenza ai sensi dell'art. 36 cod. proc. civ.. (massima ufficiale)
Va attribuita alla cognizione della sezione specializzata in materia di impresa la controversia introdotta da amministratori riguardo alla deliberazione che li abbia revocati per giusta causa, poiché la formulazione dell'art. 3, comma 2, lett. a), del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168, facendo riferimento alle cause e ai procedimenti "relativi a rapporti societari ivi compresi quelli concernenti l'accertamento, la costituzione, la modificazione o l'estinzione di un rapporto societario" si presta a ricomprendere, quale specie di questi, il rapporto tra l'amministratore e la società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 July 2015, n. .
Finanziamenti dei soci e postergazione: non è da escludere l'applicazione alla società per azioni dell'articolo 2467 c.c..
La ratio ispiratrice dell'articolo 2467 c.c. (relativo alla postergazione dei finanziamenti dei soci) è quella di regolare i fenomeni di sottocapitalizzazione nominale in società "chiuse", fenomeni determinati dalla convenienza dei soci a ridurre l'esposizione al rischio d'impresa, ponendo i capitali a disposizione della società nella forma del finanziamento anziché in quella del conferimento, come accade anche nelle imprese di modeste dimensioni, con compagini sociali familiari o comunque ristrette, le quali possono essere comunque esercitate nella forma della società per azioni. Il "tipo" di società non può, pertanto, essere di per sé ostativo all'applicazione dell'articolo 2467 c.c., dovendo l'interprete verificare in concreto se una determinata società esprima un assetto dei rapporti sociali idoneo a giustificarne l'applicazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 July 2015, n. 14056.
Azione di responsabilità ex art. 2497 cod. civ. dei creditori della società eterodiretta nei confronti della holding.
L'art. 2497 cod. civ. prevede un'unica azione di responsabilità che può essere esercitata dai creditori sociali della società eterodiretta (e, in caso di fallimento, dal curatore) nei confronti dell'ente o della società che ha abusato dell'attività di direzione e coordinamento, al fine di ottenere il ristoro del pregiudizio conseguente alla lesione cagionata all'integrità del patrimonio sociale. Pertanto, il terzo comma della menzionata disposizione, nel prevedere che il creditore sociale può agire nei confronti dell'ente o della società che svolge attività di direzione e coordinamento solo se non sia stato soddisfatto dalla società soggetta a tale attività, si limita ad individuare una condizione di ammissibilità dell'azione di responsabilità prevista dal primo comma, ma non costituisce il fondamento normativo di un'ulteriore responsabilità sussidiaria tipica della cd. "holding" per il pagamento dei debiti insoddisfatti della società eterodiretta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 June 2015, n. 12254.
Estinzione della società e debiti fiscali. L'art. 28, co. 4, del D.Lgs n. 175 del 2014 non è retroattivo e il differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione si applica solo quando la cancellazione sia richiesta dal 13 dicembre 2014.
Posto che il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 non ha alcuna valenza interpretativa (dato il suo tenore testuale, che non solo non assegna espressamente alla disposizione alcuna natura interpretativa, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 dello statuto dei diritti del contribuente, ma neppure in via implicita intende privilegiare una tra le diverse possibili interpretazioni delle precedenti disposizioni in tema di estinzione della società), occorre prendere atto che, in concreto, il testo della disposizione non consente di individuare alcun indice di retroattività per la sua efficacia e, pertanto, rispetta il comma 1 dell'art. 3 dello statuto dei diritti del contribuente. Più in dettaglio, l'enunciato della disposizione in esame non autorizza ad attribuire effetti di sanatoria in relazione ad atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l'estinzione siano intervenute anteriormente al 13 dicembre 2014. La stessa relazione illustrativa al d.lgs. non affronta in alcun modo la questione dell'eventuale efficacia retroattiva della norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 April 2015, n. 6743.
Società cancellata dalle imprese: le modifiche del dlgs 175/14 non retroagiscono.
Il contenuto complessivo del comma 4 dell’art. 28 del dlgs 175 del 2014, facendo decorrere il periodo di sospensione degli effetti dell’estinzione dalla richiesta di cancellazione presuppone che: a) alla richiesta di cancellazione segua in tempi brevi la cancellazione dal registro delle imprese; b) alla cancellazione dal registro corrisponda l’estinzione della società. Ora, se la circostanza sub a) appare evenienza normale, quella sub b) riguarda solo il periodo successivo al 2003. Si è già rilevato, infatti, che, in base alla citata consolidata giurisprudenza di Cassazione, l’estinzione della società coincide con la cancellazione dal registro delle imprese solo se questa è successiva al 1° gennaio 2004, mentre ha effetto dal 1° gennaio 2004 se la cancellazione è avvenuta in data anteriore. Ne deriva che l’applicazione retroattiva del comma 4 dell’art. 28 potrebbe portare in alcuni casi alla totale inapplicabilità della norma (ove la richiesta dì cancellazione e la cancellazione siano intervenute fino a tutto il 1998) e, in altri casi, ad un ridotto periodo di sospensione degli effetti dell’estinzione (ove la richiesta di cancellazione e la cancellazione siano anteriori al 1° gennaio 2004), con la necessità di porre rimedio, ora per allora, alle più svariate situazioni (anche processuali) venutesi a creare nel tempo; situazioni che potrebbero essere ulteriormente complicate dal successivo automatico prodursi degli effetti dell’estinzione, una volta compiuto il quinquennio di differimento. Occorre perciò concludere che il comma 4 dell'art. 28 del dlgs. n. 175 del 2014, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell’amministrazione finanziarla e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell’estinzione della società derivanti dall’art. 2495, secondo comma, cod. civ. si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 April 2015, n. 6743.
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