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Timestamp: 2017-01-17 21:21:57+00:00
Document Index: 130647103

Matched Legal Cases: ['art 185', 'art. 96', 'art.3', 'art.185', 'art.96', 'art.96', 'art.96', 'art. 96', 'sentenza ', 'art.96', 'sentenza ']

Trib. di: Roma - Sentenza del: 30-10-2014 - Giudice: Massimo Moriconi Materia: Responsabilità professionale, Risarcimento danni - Argomento: Proposta ex art 185 bis, Sanzione ex art. 96 cpc Roma 30.10.2014
N. RG. ….. – 11
Danilo, cliente del notaio Pietro (avv.ti … )
Notaio Pietro (avv. … )
1 . I fatti – La responsabilità professionale del notaio Pietro.
La negligenza del notaio Pietro nell’espletamento dell’incarico ricevuto è certa e grave.
E peraltro ammessa.
Proprio per tale ragione, che rendeva inutile e puramente defatigatorio il classico percorso giudiziale fino alla sentenza, il giudice avanzava, all’esito di un approfondito studio della causa, la seguente proposta, con ordinanza del 23.12.2013
Infatti, considerati i gravosi ruoli dei giudici ed i tempi computati in anni per le decisioni delle cause, una tale soluzione, che va assunta in un ottica non di preconcetto antagonismo giudiziario, ma di reciproca rispettosa considerazione e valutazione dei reali interessi di ciascuna delle parti, non può che essere vantaggiosa.
Il Giudice pertanto modula in modo progressivo e condizionato l’attuazione dei successivi provvedimenti istruttori, al fine di favorire l’accordo delle parti.
Allo stato si astiene dal disporre una eventuale richiesta di informazioni alla Agenzia delle Entrate mentre dispone fin d’ora consulenza tecnica di ufficio demandata ad un dottore commercialista diretta ad accertare le prassi vigenti all’epoca dei fatti (2009) presso l’Agenzia delle Entrate di Roma sul punto focale della causa (ciò visto il contenuto dell’avviso di liquidazione den.39 vol.26 notificato al Prosia il 23.6.2009).
Tale accertamento è funzionale a meglio valutare lo stato soggettivo (diligenza-negligenza) del notaio, che in ogni caso non ha, nella sostanza, negato la circostanza posta a base della citazione (pagina sei secondo periodo della comparsa di risposta).
Fermo restando che la giurisprudenza della Suprema Corte è (ed era) univoca del ritenere non rinunziabili i benefici sulla prima casa.
Quanto alle argomentazioni di cui alle pagine cinque e primo periodo della pagina sei (secondo cui poiché il Prosia aveva chiesto a suo nome il mutuo era certo che l’immobile compromesso sarebbe stato acquistato a suo nome e non per altra persona come possibile secondo il contratto preliminare), non hanno all’evidenza alcun pregio trattandosi di mere illazioni, posto che esiste l’istituto del terzo datore di ipoteca, con il che è dimostrato che proprietà dell’immobile, titolarità del mutuo (mutuatario) e soggetto passivo della ipoteca non devono necessariamente, per legge, coincidere.
il pagamento a favore di Danilo, cliente del notaio, ed a carico del notaio Pietro della somma di €.19.424,00 (da corrispondersi in tre rate nell’arco di 18 mesi), oltre ad €.5.000,00 più accessori per compensi. Il Giudice
Non si è ritenuto di procedere alla consulenza tecnica accennata nella suddetta ordinanza perché, re melius perpensa, lo stato soggettivo del notaio, che va qualificato gravemente negligente, emerge dagli atti, viste le successive argomentazioni dell’attore, degne di apprezzamento, correlate alle produzioni consistenti in note dell’Agenzia delle Entrate Provinciale e Regionale di Roma che rendono manifesta la prassi dell’ufficio secondo la quale i benefici della prima casa non sono suscettibili di rinuncia (principio peraltro consolidato nella giurisprudenza della S.C.).
a . il 6.2.2009 Danilo stipulava un contratto preliminare di compravendita per sé o per persona da nominare relativamente ad un immobile sito in Fiano e nel gennaio 2009 si recava presso il notaio Pietro per stipulare il rogito di trasferimento, facendo presente al notaio che era già titolare di un diritto di proprietà (rogito del 2004) su un appartamento sito in un altro Comune in ordine al quale aveva beneficiato delle agevolazioni fiscali previste per la prima casa di abitazione (l.549/1985 art.3 comma 131);
b . Danilo rendeva noto al notaio che avrebbe acquistato per sé (altrimenti per la persona da nominare) l’immobile di Fiano solo se avesse potuto beneficiare di nuovo delle agevolazioni fiscali in questione;
c . su indicazione del notaio Pietro, rinunciava alle agevolazioni fiscali per l’acquisto del 2004 e le richiedeva per quello del 2009;
d . di conseguenza il notaio Pietro rogitava l’acquisto immobiliare di Fiano ed il relativo mutuo bancario a carico di Danilo;
e.. a seguito di quanto precede Danilo subiva i seguenti accertamenti a carico dell’Agenzia delle Entrate:
I – avviso liquidazione n.39/26 imposta interessi e sanzioni pari ad €.1.136,00 a seguito della rinuncia ai benefici fiscali per l’acquisto del 2004;
II – avviso liquidazione n.33540 imposta interessi e sanzioni pari ad €. 8.906,16 per non spettanza delle agevolazioni fiscali per il rogito del 2009 avendone già in precedenza goduto;
III – avviso liquidazione n.33539 imposta interessi e sanzioni pari ad €. 2.074,54 per la non spettanza delle agevolazioni fiscali per il mutuo del 2009 per la stessa ragione.
f . Danilo versava all’Erario, come suggerito dallo stesso notaio, la somma di €.1.217,00 pari alla differenza tra quanto versato nel 2004 e quanto si sarebbe dovuto versare se non avesse chiesto le agevolazioni fiscali.
La somma totale versata ammontava quindi ad €.19.424,06 (18.207,06 + €.1.217,00).
Richiedeva inoltre la somma di €.88.302,40 pari alla somma dovuta per il mutuo (domanda palesemente generica, di accompagnamento e di rinforzo a quella fondata principale, e neppure coltivata in prosieguo), che sicuramente non ha ragione d’essere e va senz’altro rigettata.
Va invece senza ombra di dubbio accolta la domanda principale in quanto i danni relativi agli esborsi effettuati da Danilo sono diretta conseguenza delle erronee indicazioni fornite dal notaio al cliente.
Il notaio avrebbe dovuto, semplicemente fare buon governo del sapere che è doveroso attendersi da un sì qualificato professionista, consigliando per il meglio il cliente e non avviandolo su un percorso sbagliato, aggravando l’originale errore con ulteriori successive errate indicazioni.
Sarebbe stato sufficiente al riguardo lo studio accurato e diligente della questione per pervenire a prudenti risposte idonee ad indirizzare per il meglio il cliente.
Il notaio assume per contro, con trito refrain, che non trova alcun fondamento nella logica e nella già ricordata elevatissima professionalità che è giusto attendere da un notaio, che non è tenuto a garantire il risultato; e che il cliente avrebbe potuto promuovere un ricorso presso la commissione tributaria contro l’avviso di liquidazione relativo al secondo acquisto, ricorso che sarebbe stato senz’altro accolto (sic), pag.8 e 9 comparsa costituzione del notaio Pietro.
Si tratta di affermazioni non condivisibili.
Quanto alla prima è sufficiente tenere presente il quadro normativo come da diritto vivente che è esattamente il contrario di quello che afferma il notaio Pietro [1]
Quanto alla seconda va ricordato, sebbene di universale notorietà, il principio tralaticiamente enunciato dalla giurisprudenza di merito e di legittimità secondo cui il notaio a cui viene richiesta per la preparazione e stesura di un atto pubblico di trasferimento immobiliare, la preventiva verifica della libertà e disponibilità del bene, e, più in generale, delle risultanze dei registri immobiliari attraverso la loro visura, costituisce, salva espressa dispensa per concorde volontà delle parti, un obbligo derivante dall’incarico conferitogli dal cliente e, quindi, fa parte dell’oggetto della prestazione d’opera professionale, poiché l’opera, di cui è richiesto, non si riduce al mero compito di accertamento della volontà delle parti, ma si estende a quelle attività preparatorie e successive necessarie perché sia assicurata la serietà e certezza dell’atto giuridico da rogarsi, ed in particolare, la sua attitudine ad assicurare il conseguimento dello scopo tipico di esso e del risultato pratico voluto dalle parti partecipanti alla stipula dell’atto medesimo
In questo contesto il ricorso alla commissione tributaria, eventualmente proposto da Danilo, era destinato a sicuro naufragio e quindi bene ha fatto l’attore a non attivarsi in quella direzione.
Anche l’assunto che l’attore potrebbe richiedere il rimborso dell’integrazione relativa al primo acquisto è di dubbia validità (e tale da esporre a rigetto un eventuale ricorso del Prosia) atteso che la relativa liquidazione deriva da un’attività unilaterale dell’attore (peraltro indotta erroneamente dal notaio) consistente in una richiesta di revoca delle agevolazioni alla quale ha fatto seguito un coerente atto di recupero dell’Agenzia.
2 . Il fallimento dell’accordo quale conseguenza della capziosa condotta processuale del notaio Pietro.
L’attore ha immediatamente accolto, senza condizioni, la proposta del giudice.
Il notaio, pur dichiarandosi favorevolmente disposto, avendo attivato, fuori della causa, trattative con la sua assicurazione per essere sollevato dagli oneri conseguenti, ha chiesto tempo e rinvii, al fine precipuo di non gravarsi con suoi esborsi effettuando una sostanziale partita di giro, dall’assicurazione al cliente (ciò è comprovato dal fax del collaboratore del notaio in atti).
L’attore ha più volte aderito a tale invito, consentendo plurimi rinvii delle udienze, nella fiducia che al momento in cui l’assicurazione avesse fatto pervenire al notaio le somme questi le avrebbe corrisposte per intero e senza rateizzazione al cliente.
Con somma irritazione dell’attore e inevitabile disappunto e sorpresa del giudice, così non è stato.
Invero, all’ultima udienza di luglio 2014, pur avendo a disposizione la provvista fornita dall’ assicurazione, il notaio ha dichiarato di voler pagare a rate come previsto nella ordinanza del giudice.
Il rifiuto dell’attore, che è seguito, è giustificato e comprensibile.
Si tratta, quella del notaio, di una condotta capziosa che merita adeguata sanzione processuale.
Va considerato infatti che in questa causa il notaio non ha chiamato in giudizio la sua assicurazione.
Il giudice, solo in ragione dell’obbligazione (ritenuta) esclusivamente a carico del professionista, cercava di propiziare l’accordo proposto, in vista di un esborso che avrebbe attinto passivamente e definitivamente il notaio, con pagamenti rateali e differiti nel tempo, certamente penalizzanti per l’attore ma che avevano un senso (solo) in tale ottica.
E’ evidente che la fornitura della provvista da parte dell’assicurazione rende pretestuosa la dichiarata adesione (che risulta quindi solo formale e sterile) del notaio all’ordinanza del 23.12.2013, di cui allora, in tale ottica formale, andava rispettato, forma per forma, anche il termine finale per l’accettazione fissato – ma non rispettato dal notaio- al “15 marzo 2014 per il raggiungimento di un accordo amichevole sulla base di tale proposta”
Va pertanto dichiarato che l’accordo non è stato raggiunto a causa dello scorretto comportamento processuale del notaio Pietro che non aderendo esattamente alla proposta del giudice che prevedeva un termine dal notaio, disatteso, e ciononostante avesse ricevuto la disponibilità dell’attore, accettante tout court la proposta, ad attendere, concedendo svariati rinvii di udienza, che la assicurazione del notaio, non parte in causa, inviasse al medesimo le somme occorrenti per adempiere alla proposta, decideva quando ricevutele, di trattenerle per sé.
Versandole a Danilo nell’arco di diciotto mesi.
3 . Le parti davanti alla proposta del giudice ex art.185 bis
4 . La condanna alle spese e per responsabilità ex art.96 co III° cpc
Il notaio Pietro va infine condannato nei confronti del cliente Danilo ai sensi dell’art.96 III °
Il terzo comma dell’art.96 cpc. prevede che:
In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata La norma del terzo comma introdotta dalla l.18.6.2009 n.69 (GU 95 L 19.6.2009) ed entrata in vigore dal 4.7.2009 ha cambiato completamente il quadro previgente con alcune importanti novità:
Come rivela in modo inequivoco la locuzione in ogni caso, la condanna di cui al terzo comma può essere emessa sia nelle situazioni di cui ai primi due commi dell’art. 96 e sia in ogni altro caso. E quindi in tutti i casi in cui tale condanna, anche al di fuori dei primi due commi, appaia ragionevole.
Poiché non è pensabile che possa essere sanzionata la semplice soccombenza, che è un fatto fisiologico alla contesa giudiziale, è necessario che esista qualcosa di più, tale che la condotta soggettiva in esame risulti caratterizzata da imprudenza, dolo o colpa (la sussistenza dei quali potrà essere ravvisata anche applicando i ben noti parametri della prevedibilità ed evitabilità dell’evento, in questo caso costituito dalla assoluta infondatezza della resistenza con quanto ne consegue).
Nel caso di specie va considerato quanto supra esposto ed in particolare che
a . la responsabilità nel merito del notaio è conclamata, sicché la resistenza in giudizio va qualificata già in limine un abuso del diritto (di difesa);
b . la condotta processuale descritta al punto 2 che precede proviene da una persona istruita e assai qualificata anche in termini giuridici, e pertanto ancor più grave ed ingiustificata.
L’ammontare della somma deve essere proporzionato, fra l’altro, allo stato soggettivo del soggetto che in questo caso è da qualificarsi doloso quanto alla lettera b) e colposo quanto alla lettera a).
Nel caso di specie, considerate le circostanze tutte quali emergenti dagli atti di causa, ed in particolare quanto supra esposto circa la censurabile condotta processuale del notaio Pietro si ritiene giusto ed appropriato condannarlo al pagamento di una somma pari a due volte il compenso di causa liquidato a suo carico.
- CONDANNA il notaio Pietro al pagamento, a titolo di risarcimento dei danni, in favore del cliente Danilo della complessiva somma di €.19.424,00 oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo;
- CONDANNA il notaio Pietro al pagamento delle spese di causa che liquida in favore del cliente Danilo in €.4.800,00 per compensi, €. 500,00 per spese, oltre IVA CAP e spese generali;
- CONDANNA il notaio Pietro al pagamento in favore del cliente Danilo ai sensi dell’art.96 comma III° cpc della somma di €.9.600,00;
Roma lì 30.10.2014
[1] Consiglio nazionale del notariato – Studio n. 30/2005/T – Decadenza dalle c.d. agevolazioni “prima casa”
Approvato dalla Commissione Studi Tributari il 18 marzo 2005
Ci si chiede se il contribuente possa rinunciare alle agevolazioni, chiedendo di pagare la differenza di imposta tra quella ordinaria e quella agevolata, gli interessi, ma non la sanzione pecuniaria.
La prima ipotesi è quella di colui che avendo acquistato un’abitazione con le agevolazioni “prima casa”, voglia acquistare altra abitazione, ricorrendo le altre condizioni di cui alle lettere a) e b) della nota II-bis, per un prezzo superiore a quello pagato per il primo acquisto. Evidentemente, a detto contribuente, potrebbe convenire pagare per il nuovo atto l’imposta ridotta e versare la differenza di imposta ordinaria con i relativi interessi per il precedente atto.
Si ritiene che non si possa rinunciare alle agevolazioni già conseguite, perché il rapporto tributario è definito e questo anche se il contribuente è disposto a pagare le sanzioni.
Secondo la Cassazione la richiesta di agevolazioni ha carattere negoziale e “non è revocabile, per definizione, tanto meno in vista del successivo atto di acquisto”.
Corte di Cassazione, Sez. trib., sent. 21 luglio 2000 (28 gennaio 2000), n. 9607, in G.T., 2001, 509; la stessa Corte nella sentenza n. 8784 del 28 giugno 2000 afferma che la richiesta di agevolazioni “una volta avanzata, si rende di per se stessa come non revocabile”.