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Timestamp: 2020-08-04 12:10:10+00:00
Document Index: 49225630

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Sentenza Cassazione Civile n. 17723 del 07/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17723 del 07/09/2016
Cassazione civile sez. VI, 07/09/2016, (ud. 07/07/2016, dep. 07/09/2016), n.17723
sul ricorso 14168/2015 proposto da:
T.A., elettivamente domiciliato in Roma, Largo Arenula 34,
presso lo studio dell’avvocato Gennaro Terracciano, rappresentato e
Emanuele D’Alterio;
avverso il decreto della Corte d’appello di Roma, depositato il 26
luglio 2016 dal Presidente relatore Dott. Stefano Pettitti.
che T.A. ha proposto opposizione avverso il decreto depositato in data 18 marzo 2014, con il quale il consigliere designato della Corte d’appello di Roma aveva dichiarato inammissibile la domanda di equa riparazione dal medesimo proposta in relazione alla irragionevole durata di un giudizio iniziato dinnanzi al TAR Campania nel 1994, deciso in primo grado nel 2003, proseguito in appello e deciso dal Consiglio di Stato con sentenza del 2 febbraio 2012;
che la Corte d’appello di Roma, in composizione collegiale, ha disatteso le censure dell’opponente – il quale aveva sostenuto che la sentenza del Consiglio di Stato non era stata loro comunicata – sul rilievo che della L. n. 89 del 2001, art. 4, ricollega la decadenza dalla domanda di equa riparazione al decorso del termine di sci mesi decorrente dalla data in cui il provvedimento che conclude il giudizio presupposto è divenuto definitivo, senza condizionare il decorso del termine alla comunicazione del provvedimento conclusivo;
che per la cassazione di questo decreto T.A. ha proposto ricorso sulla base di un unico motivo;
che con l’unico motivo di ricorso (violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, art. 136 c.p.c., artt. 39 e 136 c.p.a.) i ricorrenti sostengono che il ricorso avrebbe dovuto essere considerato tempestivo, atteso che i loro difensori nel giudizio dinnanzi al Consiglio di Stato sono venuti a conoscenza della sentenza solo casualmente nel settembre 2013, in quanto la comunicazione di cancelleria ai sensi dell’art. 136 c.p.c., a mezzo PEC, era mancante della prova dell’avvenuta ricezione da parte del destinatario; che, d’altra parte, la stessa Corte d’appello di Roma in un altro giudizio di opposizione della L. n. 89 del 2001, ex art. 5-ter, relativo al medesimo giudizio presupposto, ha ritenuto ammissibile il ricorso in quanto il solo dato certo era costituito dalla attestazione del funzionato del Consiglio di Stato, in data 4 febbraio 2014, con la quale si attestava la mancata consegna al difensore dell’appellante dell’avviso di pubblicazione della sentenza;
che questa Corte ha avuto modo di affermare il principio, condiviso dal Collegio, per cui “in tema di irragionevole durata del processo, il termine della domanda di riparazione, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 4, decorre solo da quando la parte ha avuto conoscenza del provvedimento che definisce il giudizio presupposto (nella specie, solo dalla comunicazione e non dal deposito della sentenza di cassazione), valendo il principio per cui il decorso del termine di un atto presuppone che l’interessato conosca il dies a quo” (Cass. n. 21294 del 2015; Cass. n. 23789 del 2004);
che, nella specie, il ricorrente ha dedotto la mancata comunicazione dell’avvenuto deposito della sentenza del Consiglio di Stato che ha definito il giudizio presupposto e la Corte d’appello di Roma si è discostata dall’enunciato principio;
che il ricorso va quindi accolto, con cassazione del decreto impugnato e con rinvio della causa alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, la quale procederà a nuovo esame della domanda di equa riparazione alla luce del richiamato principio di diritto; che al giudice di rinvio è demandata altresì la regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione.