Source: http://ospitiweb.indire.it/~costituz/doc_2/legcost48.htm
Timestamp: 2018-02-18 01:38:37+00:00
Document Index: 96104283

Matched Legal Cases: ['art. 127', 'art. 68', 'art. 75', 'art. 3', 'art. 135', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 93', 'art. 135', 'art. 19', 'art. 135', 'art. 49', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 127', 'art. 32', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 47', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 40']

L. cost. 9 febbraio 1948, n. 1.
Norme sui giudizi di legittimità costituzionale
e sulle garanzie di indipendenza della Corte costituzionale.
1. La questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge della Repubblica, rilevata d'ufficio o sollevata da una delle parti nel corso di un giudizio e non ritenuta dal giudice manifestante infondata, é rimessa alla Corte costituzionale per la sua decisione.
2. Quando una Regione ritenga che una legge od atto avente forza di legge della Repubblica invada la sfera della competenza ad essa assegnata dalla Costituzione, può, con deliberazione della Giunta regionale, promuovere l'azione di legittimità costituzionale davanti alla Corte, nel termine di trenta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto avente forza di legge.
Una legge d'una Regione può essere impugnata per legittimità costituzionale oltre che nei casi e con le forme del precedente articolo e dell'art. 127 della Costituzione, anche da un'altra Regione, che ritenga lesa da tale legge la propria competenza. L'azione e proposta su deliberazione della Giunta regionale, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge.
3. I giudici della Corte costituzionale non possono essere rimossi, né sospesi dal loro ufficio se non con decisione della Corte, per sopravvenuta incapacità fisica o civile o per gravi mancanze nell'esercizio delle loro funzioni. Finché durano in carica, i giudici della Corte costituzionale godono della immunità accordata nel secondo comma dell'art. 68 della Costituzione ai membri delle due Camere. L'autorizzazione ivi prevista é data dalla Corte costituzionale.
4. La presente legge costituzionale entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
84 – L. cost. 11 marzo 1953, n. 1. Norme integrative della Costituzione concernenti la Corte costituzionale 1 .
1. La Corte costituzionale esercita le sue funzioni nelle forme, nei limiti ed alle condizioni di cui alla Carta costituzionale, alla l. cost. 9 febbraio 1948, n. 1, ed alla legge ordinaria emanata per la prima attuazione delle predette norme costituzionali.
2. Spetta alla Corte costituzionale giudicare se le richieste di referendum abrogativo presentate a norma dell'art. 75 della Costituzione siano ammissibili ai sensi del secondo comma dell'articolo stesso.
Le modalità di tale giudizio saranno stabilite dalla legge alle disciplina lo svolgimento del referendum popolare.
5. I giudici della Corte costituzionale non sono sindacabili, né possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
6. I giudici della Corte costituzionale hanno una retribuzione mensile che non può essere inferiore a quella del più alto magistrato della giurisdizione ordinaria ed è determinata con legge.
7. I giudici della Corte costituzionale possono essere rimossi o sospesi dal loro ufficio a norma dell'art. 3 della l. cost. 9 febbraio 1948, n. 1, solo in seguito a deliberazione della Corte presa a maggioranza di due terzi dei componenti che partecipano all'adunanza.
8. Il giudice della Corte costituzionale che per sei mesi non eserciti le sue funzioni decade dalla carica.
9. Il Presidente della Corte, quando lo ritenga necessario, può, con provvedimento motivato, ridurre fino alla metà i termini dei procedimenti.
11. Le disposizioni degli artt. 5 e 6 si applicano anche ai cittadini eletti dal Parlamento ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 135 della Costituzione, limitatamente al periodo in cui esercitano le loro funzioni presso la Corte.
12. La messa in istato di accusa del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri è deliberata dal Parlamento in seduta comune su relazione di una Commissione, costituita di dieci deputati e di dieci senatori, eletti da ciascuna delle due Camere, ogni volta che si rinnova, con deliberazione adottata a maggioranza, in conformità del proprio regolamento.
Il Presidente è eletto dalla Commissione nel proprio seno.
13. Il Parlamento in seduta comune, nel porre in istato di accusa il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri o i Ministri, elegge, anche tra i suoi componenti, uno o più commissari per sostenere l’accusa. I commissari esercitano davanti alla Corte le funzioni di pubblico ministero e hanno la facoltà di assistere a tutti gli atti istruttori .
14. L'atto di accusa contro il Presidente del Consiglio dei Ministri o i Ministri implica di pieno diritto la sospensione della carica.
15. Per i reati di attentato alla Costituzione e di alto tradimento commessi dal Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale, nel pronunciare sentenza di condanna, determina le sanzioni penali nei limiti del massimo di pena previsto dalle leggi vigenti al momento del fatto, nonché le sanzioni costituzionali, amministrative e civili adeguate al fatto.
Le norme contenute nelle leggi penali relative alla sussistenza del reato, alla punibilità ed alla perseguibilità sono applicabili nei giudizi di accusa nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri, ma la Corte può aumentare la pena fino ad un terzo anche oltre la misura stabilita, in caso di circostanze che rivelino l'eccezionale gravità del reato. La Corte può infliggere, altresì, le sanzioni costituzionali e amministrative adeguate al fatto.
. La prima elezione della Commissione preveduta dall'art. 12 avrà luogo entro due mesi dall'entrata in vigore della presente legge.
85 – L. 11 marzo 1953, n. 87. Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale 1 .
1. La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati, in ordine successivo, cinque dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative, cinque dal Parlamento in seduta comune, cinque dal Presidente della Repubblica.
2. I giudici della Corte la cui nomina spetta alle supreme magistrature ordinarie ed amministrative, sono eletti:
a) tre da un collegio del quale fanno parte il presidente della Corte di cassazione, che lo presiede, il procuratore generale, i presidenti di sezione, gli avocati generali, i consiglieri e i sostituti procuratori generali della Cassazione;
3. -2 - Dopo ogni scrutinio saranno gradualmente proclamati eletti coloro che avranno riportato la maggioranza preveduta, rispettivamente, nei commi precedenti. i nomi dei giudice eletti dal Parlamento vengono immediatamente comunicati dal Presidente della Camera dei deputati al Presidente della Repubblica e al Presidente della Corte costituzionale.
4. I giudici della Corte costituzionale, la cui nomina spetta al Presidente della Repubblica, sono nominati con suo decreto.
5. I giudici della Corte, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento di osservare la Costituzione e le leggi, nelle mani del Presidente della Repubblica, alla presenza dei Presidenti delle due Camere del Parlamento.
6. La Corte elegge a maggioranza dei suoi componenti il Presidente. Nel caso che nessuno riporti la maggioranza, si procede ad una nuova votazione e, dopo di questa, eventualmente, alla votazione di ballottaggio tra i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti e si proclama eletto chi abbia riportato la maggioranza.
In caso di parità e proclamato eletto il più anziano di carica e, in mancanza, il più anziano di età.
Della nomina è data immediata comunicazione dallo stesso Presidente eletto al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle due Camere del Parlamento ed al Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Presidente, subito dopo l’insediamento nella carica, designa un giudice destinato a sostituirlo per il tempo necessario in caso di impedimento . 3
7. I giudici della Corte costituzionale non possono assumere o conservare altri uffici o impieghi pubblici o privati, né esercitare attività professionali, commerciali o industriali, funzioni di amministratore o sindaco in società che abbiano fine di lucro.
Durante il periodo di appartenenza alla Corte costituzionale i giudici che siano magistrati in attività di servizio, o professori universitari; non potranno continuare nell'esercizio delle loro funzioni.
All'atto della cessazione dalla carica di giudici della Corte costituzionale, i professori universitari ordinari verranno riammessi in ruolo, in soprannumero, nella sede già occupata.
Entro tre mesi dall’avvenuta riammissione in ruolo universitario possono, tuttavia, essere chiamati in soprannumero da altra Facoltà della medesima o di altra sede. In ogni caso le Facoltà possono chiedere, con il consenso degli interessati, che i professori stessi siano assegnati ad insegnamento in materia diversa ai sensi dell'art. 93, terzo e quarto comma, del testo unico sull’istruzione superiore approvato con r.d. 31 agosto 1933, n. 1592. In tal caso il Ministero della pubblica istruzione è tenuto a sentire la sezione prima del Consiglio superiore della pubblica istruzione 4 . I giudici della Corte costituzionale non possono fare parte di Commissioni giudicatrici di concorso, né ricoprire cariche universitarie e non possono essere candidati in elezioni amministrative o politiche.
8. I giudici della Corte non possono svolgere attività inerente ad un'associazione o partito politico.
9. Le domande dell’autorità competente per sottoporre a procedimento penale o procedere all'arresto di un giudice della Corte costituzionale sono trasmesse alla Corte stessa per il tramite del Ministero di grazia e giustizia.
10. La Corte, con il solo intervento dei giudici ordinari, pronuncia la decadenza dei cittadini eletti dal Parlamento ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 135 della Costituzione qualora gli stessi, dopo la loro elezione, vengano a perdere i requisiti per l’eleggibilità o si rendano incompatibili.
La decisione della Corte e comunicata ai Presidenti delle due Camere del Parlamento per la sostituzione.
11. Tutti i provvedimenti che la Corte adotta nei confronti dei giudici ordinari e dei giudici aggregati sono deliberati in Camera di consiglio ed a maggioranza dei suoi componenti. Essi devono essere motivati e sono resi pubblici nei modi disposti dall'art. 19.
12. I giudici della Corte costituzionale hanno tutti ugualmente una retribuzione corrispondente al complessivo trattamento economico che viene percepito dal magistrato della giurisdizione ordinaria investito delle più alte funzioni. Al presidente è inoltre attribuita un’indennità di rappresentanza pari ad un quinto della retribuzione.
Tale trattamento sostituisce ed assorbe quello che ciascuno, nella sua qualità di funzionario di Stato o di altro ente pubblico, in servizio o a riposo aveva prima della nomina a giudice della Corte. Ai giudici eletti a norma dell'ultimo comma dell'art. 135 della Costituzione è assegnata un’indennità giornaliera di presenza pari ad un trentesimo della retribuzione mensile spettante ai giudici ordinari.
14. La Corte può disciplinare l’esercizio delle sue funzioni con regolamento approvato a maggioranza dei suoi componenti. Il regolamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. La Corte, nei limiti di un fondo stanziato a tale scopo con legge del Parlamento, provvede alla gestione delle spese, dei servizi e degli uffici, e stabilisce, in apposita pianta organica, il numero, la qualità e gli assegni, nonché le attribuzioni, i diritti ed i doveri dei funzionari addetti a ciascun ufficio. La Corte è competente in via esclusiva a giudicare sui ricorsi dei suoi dipendenti. Nell'ambito dei propri ordinamenti la Corte determinerà, tenendo presenti le norme vigenti per le amministrazioni dello Stato, la composizione del gabinetto del Presidente e delle segreterie dei giudici, ai quali potrà essere addetto anche personale appartenente alle amministrazioni dello Stato 5 .
15. Le udienze della Corte costituzionale sono pubbliche , ma il Presidente può disporre che si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere alla sicurezza dello Stato o all'ordine pubblico o alla morale, ovvero quando avvengono, da parte del pubblico, manifestazioni che possano turbare la serenità.
La Corte funziona con l'intervento di almeno undici giudici.
Le decisioni sono deliberate in Camera di consiglio dai giudici presenti a tutte le udienze in cui si è svolto il giudizio e vengono prese con la maggioranza assoluta dei votanti. Nel caso di parità di voto prevale quello del Presidente, salvo quanto è stabilito nel secondo comma dell'art. 49.
Il processo verbale è sottoscritto da chi presiede l'udienza e dal cancelliere; di esso non si dà lettura, salvo espressa istanza di parte.
18. La Corte giudica in via definitiva con sentenza. Tutti gli altri provvedimenti di sua competenza sono adottati con ordinanza.
Le sentenze sono pronunciate in nome del popolo italiano e debbono contenere, oltre alla indicazione dei motivi di fatto e di diritto, il dispositivo, la data della decisione e la sottoscrizione del giudice e del cancelliere. Le ordinanze sono succintamente motivate.
19. Le decisioni della Corte costituzionale sono depositate nella cancelleria della Corte e chiunque può prenderne visione ed ottenerne copia.
20. Nei procedimenti dinanzi alla Corte costituzionale la rappresentanza e la difesa delle parti può essere affidata soltanto ad avocati abilitati al patrocinio innanzi alla Corte di cassazione.
Gli organi dello Stato e delle Regioni hanno diritto di intervenire in giudizio. Il Governo, anche quando intervenga nella persona del Presidente del Consiglio dei Ministri o di un Ministro a ciò delegato, è rappresentato e difeso dall'Avvocato generale dello Stato o da un suo sostituto.
22. Nel procedimento davanti alla Corte costituzionale, salvo che per i giudizi sulle accuse di cui agli artt. 43 e seguenti si osservano in quanto applicabili, anche le norme del regolamento per la procedura innanzi al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale.
23. Nel corso di un giudizio dinanzi ad un’autorità giurisdizionale una delle parti o il pubblico ministero possono sollevare questione di legittimità costituzionale mediante apposita istanza, indicando:
b) le disposizioni della Costituzione o delle ‘leggi costituzionali, che si assumono violate.
L’autorità giurisdizionale, qualora il giudizio non possa essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale o non ritenga che la questione sollevata sia manifestamente infondata, emette ordinanza con la quale, riferiti i termini ed i motivi della istanza con cui fu sollevata la questione, dispone l’immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale e sospende il giudizio in corso.
La questione di legittimità costituzionale può essere sollevata, di ufficio, dall’autorità giurisdizionale davanti alla quale verte il giudizio con ordinanza contenente le indicazioni previste alle lettere. a) e b) del primo comma e le disposizioni di cui al comma precedente.
L’autorità giurisdizionale ordina che a cura della cancelleria l’ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte costituzionale sia notificata, quando non se ne sia data lettura nel pubblico dibattimento, alle parti in causa ed al pubblico ministero quando il suo intervento sia obbligatorio, nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri od al presidente della Giunta regionale a seconda che sia in questione una legge o un atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione. L'ordinanza viene comunicata dal cancelliere anche ai Presidenti delle due Camere del Parlamento o al Presidente del Consiglio regionale interessato.
24. L'ordinanza che respinga la eccezione di illegittimità costituzionale per manifesta irrilevanza o infondatezza, deve essere adeguatamente motivata.
25. Il Presidente della Corte costituzionale, appena e pervenuta alla Corte l’ordinanza con la quale l’autorità giurisdizionale promuove il giudizio di legittimità costituzionale, ne dispone la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e, quando occorra, nel Bollettino Ufficiale delle Regioni interessate.
Entro venti giorni dall'avvenuta notificazione dell'ordinanza, ai sensi dell'art. 23, le parti possono esaminare gli atti depositati nella cancelleria e presentare le loro deduzioni. Entro lo stesso termine, il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Presidente della Giunta regionale possono intervenire in giudizio e presentare le loro deduzioni.
26. Trascorso il termine indicato nell'articolo precedente il Presidente della Corte nomina un giudice per la istruzione e la relazione e convoca entro i successivi venti giorni la Corte per la discussione.
27. La Corte costituzionale, quando accoglie una istanza o un ricorso relativo a questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge, dichiara, nei limiti dell'impugnazione, quali sono le disposizioni legislative illegittime. Essa dichiara altresì, quali sono le altre disposizioni legislative, la cui illegittimità deriva come conseguenza dalla decisione adottata.
28. Il controllo di legittimità della Corte costituzionale su una legge o un atto avente forza di legge esclude ogni valutazione di natura politica e ogni sindacato sull'uso del potere discrezionale del Parlamento.
29. La sentenza con la quale la Corte si pronunzia sulla questione di illegittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge o l’ordinanza con la quale è dichiarata la manifesta infondatezza dell'eccezione di incostituzionalità, vengono trasmesse, entro due giorni dal loro deposito in cancelleria, unitamente agli atti, all’autorità giurisdizionale che ha promosso il giudizio, a cura del cancelliere della Corte.
30. La sentenza che dichiara l’illegittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione, entro due giorni dal suo deposito in cancelleria, è trasmessa, di ufficio, al Ministro di grazia e giustizia od al presidente della Giunta regionale affinché si proceda immediatamente e, comunque, non oltre il decimo giorno, alla pubblicazione del dispositivo della decisione nelle medesime forme stabilite per la pubblicazione dell'atto dichiarato costituzionalmente illegittimo.
La sentenza, entro due giorni dalla data del deposito, viene, altresì comunicata alle Camere e ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, adottino i provvedimenti di loro competenza.
Quando in applicazione della norma dichiarata incostituzionale e stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, ne cessano la esecuzione e tutti gli effetti penali.
31. La questione della legittimità costituzionale di una legge di una Regione può, a norma dell'ultimo comma dell'art. 127 della Costituzione, essere promossa entro il termine di quindici giorni dalla data in cui il Presidente del Consiglio dei Ministri ha ricevuto comunicazione dal Presidente della Giunta regionale che la legge è stata per la seconda volta approvata dal Consiglio regionale.
La questione è sollevata, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, dal Presidente del Consiglio mediante ricorso diretto alla Corte costituzionale e notificato, entro il termine previsto dal comma precedente, al Presidente della Giunta regionale.
Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della Corte costituzionale entro il termine di dieci giorni dalla notificazione.
32. La questione della legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge dello Stato può essere promossa dalla Regione che ritiene dalla legge o dall'atto invasa la sfera della competenza assegnata alla Regione stessa dalla Costituzione e da leggi costituzionali.
La questione di legittimità, previa deliberazione della Giunta regionale, è promossa dal Presidente della Giunta mediante ricorso diretto alla Corte costituzionale e notificato al Presidente del Consiglio dei Ministri entro il termine di trenta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto impugnati. Si applica l’ultimo comma dell'articolo precedente.
33. La questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge di una Regione può essere, a norma dell'art. 2, secondo comma, della 1. cost. 9 febbraio 1948, n. 1, promossa da un'altra Regione che ritenga da quella legge invasa la sfera della sua competenza.
La questione, previa deliberazione della Giunta regionale, è promossa dal presidente della Giunta mediante ricorso diretto alla Corte costituzionale e notificato, entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione della legge, al presidente della Giunta della Regione di cui s'impugna la legge ed al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della Corte costituzionale entro il termine di dieci giorni dall'ultima notificazione.
34. I ricorsi che promuovono le questioni di legittimità costituzionale, a norma degli artt. 31, 32 e 33 devono contenere le indicazioni di cui al primo comma dell'art. 23.
35. Quando il Governo promuove davanti alle Camere la questione del contrasto di una legge approvata da un Consiglio regionale con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni, la Regione interessata può promuovere la decisione della competenza, preveduta dall'art. 127 della Costituzione, mediante ricorso diretto alla Corte costituzionale e notificato al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai Presidenti delle due Camere del Parlamento entro quindici giorni dalla data alla quale il Governo ha promosso la questione davanti alle Camere.
Si osservano, per quanto applicabili, le disposizioni dell'art. 32.
36. Le disposizioni del presente capo, come pure quelle dell'art. 20, si osservano anche, per quanto applicabili, nei casi di impugnazione previsti dagli artt. 82 e 83 della 1. cost. 28 febbraio 1948, n. 5, concernente lo statuto speciale per il Trentino-Alto-Adige 6.
Quanto vi è disposto riguardo alla Regione ed ai suoi organi, vale analogamente per la Provincia ed i suoi organi quando sia interessata una delle due Province nella Regione.
Sezione I - Dei conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato
37. Il conflitto tra poteri dello Stato è risolto dalla Corte costituzionale se insorge tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali.
Restano ferme le norme vigenti per le questioni di giurisdizione. La Corte decide con ordinanza in Camera di consiglio sull’ammissibilità del ricorso.
Salvo il caso previsto nell'ultimo comma dell'art. 20, gli organi interessati, quando non compaiano personalmente, possono essere difesi e rappresentati da liberi professionisti abilitati al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori.
38. La Corte costituzionale risolve il conflitto sottoposto al suo esame dichiarando il potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione, e, ove sia stato emanato un atto viziato da incompetenza, lo annulla.
Sezione II - Dei conflitti di attribuzioni fra Stato e Regioni e fra Regioni
39. Se la Regione invade con un suo atto la sfera di competenza assegnata dalla Costituzione allo Stato ovvero ad un'altra Regione, lo Stato o la Regione rispettivamente interessata possono proporre ricorso alla Corte costituzionale per il regolamento di competenza. Del pari può produrre ricorso la Regione la cui sfera di competenza costituzionale sia invasa da un atto dello Stato.
Il termine per produrre ricorso è di sessanta giorni a decorrere dalla notificazione o pubblicazione ovvero dall'avvenuta conoscenza dell'atto impugnato.
40. L'esecuzione degli atti che hanno dato luogo al conflitto di attribuzione fra Stato e Regione ovvero tra Regioni può essere, in pendenza del giudizio, sospesa per gravi ragioni, con ordinanza motivata, dalla Corte.
41. Si osservano i ricorsi per regolamento di competenza indicati nei precedenti articoli le disposizioni degli artt. 23, 25, 26 e 38, in quanto applicabili.
Giudizi sulle accuse contro il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri (7)
87 - Norme integrative per i giudizi avanti la Corte costituzionale (1).
Questioni di legittimità costituzionale nel corso di un giudizio
1. Trasmissione dell'ordinanza notificata. L'ordinanza, con cui il giudice, singolo o collegiale, davanti al quale pende la causa, promuove il giudizio di legittimità costituzionale, deve essere trasmessa alla Corte costituzionale insieme con gli atti e con la prova delle notificazioni e delle comunicazioni prescritte nell'art. 23 della l. 11 marzo 1953, n. 87.
2. Pubblicazione e registrazione dell'ordinanza. Il Presidente della Corte, accertata la regolarità dell'ordinanza e delle notificazioni, dispone che l’ordinanza stessa sia pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e, quando occorra, nel Bollettino Ufficiale delle Regioni.
Il Presidente accerta altresì che siano state eseguite le comunicazioni dei Presidenti delle due Camere legislative, a norma dell'art. 23 della l. 11 marzo 1953, n. 87.
Le ordinanze di cui all'art. 23 della legge predetta pervenute alla Corte, sono annotate dal cancelliere nel registro generale con l’indicazione, in apposita colonna, delle date della notificazione e della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e nel Bollettino Ufficiale delle Regioni interessate.
3. Costituzione delle parti. La costituzione delle parti nel giudizio davanti alla Corte ha luogo nel termine indicato nell'art. 25, comma secondo, della l. 11 marzo 1953, n. 87, mediante deposito in cancelleria della procura speciale, con la elezione del domicilio in Roma, e delle deduzioni. La procura può essere apposta in calce o a margine dell'originale delle deduzioni con la sottoscrizione della parte, certificata autografa dal difensore. Nello stesso termine possono essere prodotti nuovi documenti relativi al giudizio di legittimità costituzionale.
Nel termine suindicato non sono computati i giorni compresi tra quello dell'ultima notificazione e quello in cui l'ordinare pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
4. Intervento in giudizio del Presidente del Consiglio dei Ministri e del presidente della Giunta regionale. L'intervento in giudizio del Presidente del Consiglio dei Ministri ha luogo con il deposito delle deduzioni, sottoscritte dall’Avvocato generale dello Stato o da un suo sostituto.
Il presidente della Giunta regionale interviene depositando, oltre le deduzioni, la procura speciale rilasciata a norma dell'art. 3, contenente l’elezione del domicilio in Roma. Il cancelliere dà comunicazione dell'intervento alle parti costituite.
5. Notificazione e comunicazioni. Le notificazioni, da farsi a cura del cancelliere, sono effettuate da persona addetta alla Corte, all’uopo autorizzata dal Presidente. Le comunicazioni sono eseguite dal cancelliere con biglietto consegnato al destinatario, che ne rilascia ricevuta, o con piego raccomandato, con ricevuta di ritorno, al domicilio eletto in Roma.
6. Deposito degli atti del processo. Gli atti e i documenti di ciascuna parte, relativi al giudizio di legittimità costituzionale, devono essere depositati in cancelleria, in tante copie in carta libera quanti sono i componenti della Corte e le parti.
Il cancelliere non può ricevere atti e documenti, relativi al giudizio di legittimità costituzionale, che non siano corredati dal necessario numero di copie, scritte in carattere chiaro e leggibile.
7. Nomina del giudice per l'istruzione e per la relazione. Decorso il termine indicato nell'art. 25, comma secondo, della l. 11 marzo 1953, n, 87, il Presidente nomina un giudice per l’istruzione per la relazione, al quale il cancelliere trasmette immediatamente il fascicolo della causa.
8. Convocazione della Corte in udienza pubblica. Entro venti giorni dalla scadenza del termine di cui all'art. 25 della l. 11 marzo 1953, n. 87, il Presidente, tenuto conto dello stato delle cause pendenti, fissa con decreto il giorno dell'udienza e convoca la Corte.
Almeno venti giorni prima della data fissata per l’udienza, il decreto del Presidente é comunicato in copia, a cura del cancelliere, alle parti costituite.
9. Convocazione della Corte in Camera di consiglio. Se nessuna delle parti si é costituita in giudizio il Presidente può convocare la Corte in Camera di consiglio.
Il Presidente, sentito il giudice per l’istruzione, può convocare ugualmente la Corte in Camera di consiglio, qualora ravvisi che possa ricorrere il caso di manifesta infondatezza.
A cura del cancelliere, il decreto del Presidente é comunicato in copia alle parti costituite venti giorni prima della data fissata per la riunione della Corte in Camera di consiglio.
La Corte, se ritiene che non ricorre il caso indicato nel secondo comma, rinvia la causa alla pubblica udienza (2 ).
10. Deposito di memorie. È ammesso il deposito nella cancelleria della Corte di memorie illustrative, nel numero di copie sufficienti per il collegio e per le parti, fino al dodicesimo giorno libero prima dell'udienza o della riunione in Camera di consiglio, prevista nel secondo comma dell'articolo precedente.
11. Trasmissione degli atti ai giudici. A cura del cancelliere é trasmesso ad ogni giudice, almeno dieci giorni prima dell'udienza o della riunione in Camera di consiglio, un fascicolo contenente le copie dell’atto introduttivo del giudizio davanti alla Corte e di tutti i successivi atti del processo.
12. Mezzi di prova. La Corte dispone con ordinanza i mezzi di prova che ritenga opportuni e stabilisce i termini e i modi da osservarsi per l’esecuzione.
13. Esecuzione dei mezzi di prova. L'esecuzione dei mezzi di prova ha luogo a cura del giudice per l’istruzione con l’assistenza del cancelliere, che redige il verbale.
Le parti sono avvertite dal cancelliere dieci giorni prima di quello fissato per l’assunzione delle prove orali.
Le spese per l’esecuzione dei mezzi di prova sono a carico del bilancio della Corte.
14. Chiusura dell'istruttoria e riconvocazione della Corte. Espletate le prove, i relativi atti sono depositati nella cancelleria.
Il cancelliere dà comunicazione del deposito alle parti costituite.
Entro venti giorni dalla detta comunicazione, il Presidente fissa la nuova riunione della Corte. Si osservano le norme dell'articolo 8 o dell’art. 9, comma primo.
15. Riunioni di procedimenti. Il Presidente, d'ufficio o a richiesta di parte, può ordinare che due o più cause siano chiamate alla medesima udienza per essere, se del caso, congiuntamente discusse.
Dopo la discussione la Corte delibera se e quali cause debbano essere riunite per un'unica pronunzia.
16. Astensione e ricusazione dei giudici. Le norme relative all'astensione e alla ricusazione dei giudici non sono applicabili fuori dei casi previsti nell'art. 47 della l. 11 marzo 1953, n. 87.
17. Udienza pubblica. All'udienza il giudice relatore espone le questioni della causa.
Dopo la relazione, i difensori delle parti svolgono succintamente i motivi delle loro conclusioni.
Il Presidente regola la discussione e può determinare i punti più importanti sui quali essa deve svolgersi. Si osservano oltre agli artt. 15, 16 e 17 della l. 11 marzo 1953, n. 87, gli artt. 128, comma secondo e, 129 del codice di procedura civile.
18. Deliberazione delle ordinanze e delle sentenze. Le ordinanze e le sentenze sono deliberate in Camera di consiglio. Alla deliberazione devono partecipare tutti i giudici che siano stati presenti a tutte le udienze fino alla chiusura della discussione della causa.
Il relatore vota per primo; votano poi gli altri giudici, cominciando dal meno anziano d’età; per ultimo vota il Presidente.
Dopo la votazione, la Corte nomina un giudice per la redazione dell’ordinanza o della sentenza, il cui testo é approvato dal collegio in Camera di consiglio.
La data della decisione è quella dell'approvazione di cui al comma precedente. Le ordinanze e le sentenze sono sottoscritte dal Presidente e da tutti i giudici, senza menzione del giudice che le ha redatte.
19. Spese del giudizio. Nei giudizi davanti alla Corte costituzionale non si pronunzia condanna alle spese.
20. Pubblicazione delle sentenze e delle ordinanze di rigetto. Il Presidente dispone che sia data notizia sommaria delle sentenze e delle ordinanze, che respingono le istanze relative a questioni di legittimità costituzionale, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e nel bollettino Ufficiale delle Regioni interessate, entro dieci giorni dalla data del deposito con l’indicazione degli estremi della pubblicazione dell'ordinanza dell’autorità giurisdizionale, effettuata ai sensi dell'art. 25 della l. 11 marzo 1953, n. 87.
21. Correzione delle omissioni o degli errori materiali delle sentenze e delle ordinanze. La Corte provvede alla correzione delle omissioni o degli errori materiali delle sentenze e delle ordinanze, anche d'ufficio, in Camera di consiglio con ordinanza, previo avviso alle parti costituite.
L'ordinanza di correzione é annotata sull'originale della sentenza o dell'ordinanza corretta.
Qualora si tratti di sentenza, che abbia dichiarato l’illegittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge, si applicano all'ordinanza di correzione le norme dell'art. 30, commi primo e secondo, della l. 11 marzo 1953, n. 87.
22. Sospensione, interruzione ed estinzione del processo. Le norme sulla sospensione, interruzione ed estinzione del processo non si applicano ai giudizi davanti alla Corte Costituzionale neppure nel caso in cui, per qualsiasi causa, sia venuto a cessare il giudizio rimasto sospeso davanti all’autorità giurisdizionale che ha promosso il giudizio di legittimità costituzionale.
Questioni di legittimità costituzionale in via principale.
23. Ricorsi che promuovono questioni di legittimità costituzionale. Nei casi previsti dagli artt. 31, 32 e 33 della l. 11 marzo 1953, n. 87, i ricorsi che promuovono questioni di legittimità costituzionale devono essere depositati nella cancelleria della Corte insieme con gli atti e con i documenti, dopo eseguite le notificazioni previste nella detta legge. Per la costituzione in giudizio delle Regioni e altresì necessario il deposito della procura speciale contenente l’elezione del domicilio in Roma.
La disposizione di cui al comma precedente si applica anche ai ricorsi che promuovono la questione di competenza nei casi previsti agli artt. 35 e 36 della suddetta legge.
La parte convenuta può presentare deduzioni e costituirsi entro venti giorni da quello del deposito del ricorso.
24. Pubblicazioni. Il Presidente, accertata la regolarità degli atti e delle notificazioni, ordina la pubblicazione del ricorso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, se si tratta di uno dei casi previsti negli artt. 32, 33 e 36 della l. 11 marzo 1953, n. 87, previa annotazione del ricorso stesso a cura del cancelliere, in ordine cronologico, nell'apposito registro.
Qualora si tratti dei casi previsti negli artt. 31 e 35 della suddetta legge, il Presidente dispone che si dia notizia del deposito del ricorso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e nel Bollettino Ufficiale della Regione.
25. Norme di procedura per i ricorsi. Nei giudizi regolati nel presente capo si applicano gli artt. 5, 6, 7, 8, 10 e 21. Soltanto la rinuncia al ricorso qualora sia accettata da tutte le parti, estingue il processo.
26. Ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Il ricorso previsto dall'art. 37, della l. 11 marzo 1953, n. 87, deve contenere l’esposizione sommaria delle ragioni di conflitto e l’indicazione delle norme costituzionali che regolano la materia. Il ricorso deve essere sottoscritto e depositato, nella cancelleria della Corte.
Il Presidente, avvenuto il deposito, convoca la Corte in Camera di consiglio ai fini dell'art. 37, comma terzo, della legge sopracitata.
Il ricorso, con la prova della notificazione eseguite a norma dell'art. 37, comma quarto, di detta legge, è depositato nella cancelleria della Corte entro venti giorni dall'ultima notificazione.
Nello stesso termine fissato nel comma precedente ha luogo la costituzione in giudizio e per i successivi atti del processo si applicano gli artt. 3, comma primo, 5, 6, 7, 10 a 19 e 21.
Per la rappresentanza e per la difesa in giudizio si applica la disposizione dell'ultimo comma dell'art. 37 della l. 11 marzo 1953, n. 87. Soltanto la rinuncia al ricorso, qualora sia accettata da tutte le parti, estingue il processo.
27. Ricorso per conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni e tra Regioni. Il ricorso previsto negli artt. 39 e 42 della l. 11 marzo 1953, n. 87, deve essere notificato al Presidente del Consiglio dei Ministri, salvo i casi in cui egli sia il ricorrente.
Il ricorso é depositato nella cancelleria della Corte entro venti giorni dall'ultima notificazione insieme con la procura speciale, quando occorra.
Entro il termine, di cui al secondo comma precedente, ha luogo la costituzione in giudizio. Per i successivi atti del processo si applicano gli artt. 3, comma primo, 5, 6, 7, 8, 10 a 19 e 21.
Soltanto la rinuncia al ricorso, qualora sia accettata da tutte le parti, estingue il processo.
28. Ordinanza di sospensione. La sospensione dell'esecuzione degli atti, di cui all'art. 40 della l. 11 marzo 1953, n. 87, può essere richiesta in qualsiasi momento.
La Corte provvede in Camera di consiglio con ordinanza motivata, uditi rappresentanti delle parti e previe le indagini che ritenga opportune.
Le parti possono presentare documenti e memorie.
L'istanza può essere presentata anche all'udienza di discussione.
29. Raccolta ufficiale delle sentenze e delle ordinanze della Corte costituzionale. Le sentenze e le ordinanze della Corte hanno una sola numerazione progressiva annuale e sono pubblicate periodicamente per esteso nella "Raccolta ufficiale delle sentenze e delle ordinanze della Corte costituzionale", sotto la vigilanza di un giudice designato dalla Corte.
30. Diritti di cancelleria. Gli atti del procedimento davanti alla Corte sono esenti da ogni tassa. La Corte determina i diritti spettanti alla cancelleria per prestazioni particolari.
31. Norma transitoria. La costituzione delle parti nei procedimenti pendenti davanti alla Corte alla data dell'entrata in vigore delle presenti norme integrative é ammessa fino al decimo giorno successivo alla data stessa, qualora il termine non venga a scadere posteriormente.
32. Entrata in vigore delle presenti norme integrative. Le presenti norme integrative entrano in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.