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Timestamp: 2019-08-21 06:57:47+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 194', 'art. 194', 'art. 260', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 18', 'art. 47', 'art. 194', 'art. 47', 'art. 616']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 07/12/2018, Sentenza n.54703 | AmbienteDiritto.it
RIFIUTI - Spedizioni transfrontaliere (Repubblica Popolare cinese) - Regolamenti comunitari e carattere abusivo dell'esportazione - Rispetto delle garanzie e delle formazioni presentate dagli Stati riceventi - Reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti - Artt. 194, 260 D. L.vo n.152/2006 - Tracciabilità - Accordi bilaterali - Soggetto originatore dei rifiuti - Notifier/exporter deve coincidere con il nominativo del soggetto titolare della licenza AQSIQ - Effettivo recupero del rifiuto - Traffico illecito di rifiuti - Requisito dell'ingiusto profitto - Condotta continuativa ed organizzata dei rifiuti finalizzata a conseguire vantaggi - DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Errore scusabile - Ignoranza della legge - Criterio dell'ordinaria diligenza per il comune cittadino - Buona fede - Onere della prova - Attività professionale - Configurabilità dell'illecito anche in virtù di una culpa levis - Giurisprudenza.
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 07/12/2018 (Ud. 09/11/2018), Sentenza n.54703
RIFIUTI - Spedizioni transfrontaliere (Repubblica Popolare cinese) - Regolamenti comunitari e carattere abusivo dell'esportazione - Rispetto delle garanzie e delle formazioni presentate dagli Stati riceventi - Reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti - Artt. 194, 260 D. L.vo n.152/2006.
Il mancato rispetto, in caso di spedizioni transfrontaliere di rifiuti, delle garanzie e delle formalità previste dagli Stati riceventi, quand'anche non membri Ocse (nella specie la Repubblica Popolare cinese), in quanto recepite nei regolamenti comunitari che regolano la materia a norma dell'art. 194 d.lgs. n. 152 del 2006, integra il carattere abusivo dell'esportazione con conseguente configurabilità, nella ricorrenza dei restanti presupposti, del reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (Sez. 3, n. 27413 del 26/06/2012 - dep. 11/07/2012, Amendolagine).
RIFIUTI - Spedizioni transfrontaliere dei rifiuti - Tracciabilità - Regolamenti comunitari - Accordi bilaterali - Soggetto originatore dei rifiuti - Notifier/exporter deve coincidere con il nominativo del soggetto titolare della licenza AQSIQ - Effettivo recupero del rifiuto.
In tema di di rifiuti, l'art. 194 d.lgs. n. 152 del 2006 stabilisce che "le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono disciplinate dai regolamenti comunitari che regolano la materia, dagli accordi bilaterali di cui agli articoli 41 e 43 del regolamento (CE) n. 1013/2006"; in particolare, l'Allegato VII dell'indicato regolamento CE n. 1013 prevede, tra l'altro, che "il soggetto indicato nella casella "notifier/exporter deve coincidere con il nominativo del soggetto titolare della licenza AQSIQ". In altri termini, ai fini della tracciabilità ciò che rileva è la gestione complessiva dei rifiuti dalla sua origine sino all'arrivo al reale destinatario: e in questo senso è agevole comprendere la ragione per la quale il soggetto originatore dei rifiuti - e non un eventuale intermediario - è colui che deve essere munito della apposita licenza ASQIQ, in quanto responsabile dell'intera operazione della spedizione che si completa soltanto con l'effettivo recupero del rifiuto.
RIFIUTI - Traffico illecito di rifiuti - Requisito dell'ingiusto profitto - Condotta continuativa ed organizzata dei rifiuti finalizzata a conseguire vantaggi.
In tema di traffico illecito di rifiuti, ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 260, comma 1, d.lgs. n.152 del 2006, il requisito dell'ingiusto profitto non deriva dall'esercizio abusivo dell'attività di gestione dei rifiuti, bensì dalla condotta continuativa ed organizzata dei rifiuti finalizzata a conseguire vantaggi (risparmi di spesa e maggiori margini di guadagno) altrimenti non dovuti (Sez. 3, n. 35568 del 30/05/2017 - dep. 19/07/2017, Savoia).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Errore scusabile - Ignoranza della legge - Criterio dell'ordinaria diligenza per il comune cittadino - Buona fede - Onere della prova - Attività professionale - Configurabilità dell'illecito anche in virtù di una culpa levis - Giurisprudenza.
Il limiti d'inevitabilità a seguito dell'ignoranza della legge, per il comune cittadino è sussistente ogni qualvolta egli abbia assolto, con il criterio dell'ordinaria diligenza, al cosiddetto "dovere di informazione", attraverso l'espletamento di qualsiasi utile accertamento, per conseguire la conoscenza della legislazione vigente in materia. Tale obbligo è particolarmente rigoroso per tutti coloro che svolgono professionalmente una determinata attività, i quali rispondono dell'illecito anche in virtù di una culpa levis nello svolgimento dell'indagine giuridica. Per l'affermazione della scusabilità dell'ignoranza, occorre, cioè, che da un comportamento positivo degli organi amministrativi o da un complessivo pacifico orientamento giurisprudenziale, l'agente abbia tratto il convincimento della correttezza dell'interpretazione normativa e, conseguentemente, della liceità del comportamento tenuto (Sez. U., n. 8154 del 10/06/1994 - dep. 18/07/1994, P.G. in proc. Calzetta). Di conseguenza, chi svolge una data attività commerciale è gravato dell'obbligo di acquisire informazioni circa la specifica normativa applicabile in quel settore, sicché, qualora deduca la propria buona fede, non può limitarsi ad affermare di ignorare le previsioni di detta normativa - errore che non scusa perché cade sul precetto - ma deve dimostrare di aver compiuto tutto quanto poteva per osservare la disposizione violata.
(dich. inammissibile i ricorsi avverso sentenza del 14/12/2017 - CORTE D'APPELLO DI GENOVA) Pres. DI NICOLA, Rel. CORBETTA, Ric. Di Cataldo ed altro
Di Cataldo Savino, nato a Barletta;
Dielle s.r.l.;
avverso la sentenza del 14/12/2017 della Corte d'appello di Genova;
udito il difensore avv. Renato G. Vitetta del foro di Reggio Calabria, che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso.
1. Con l'impugnata sentenza, la Corte d'appello di Genova confermava la decisione resa dal Tribunale di Genova, appellata dall'imputato e dall'ente quale responsabile amministrativo, che aveva condannato Savino Di Cataldo alla pena di giustizia, oltre alle pene accessorie di legge, in relazione al reato di cui agli artt. 81 cod. pen., 260 d.lgs. n. 152 del 2006, perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, quale legale rappresentante della Dielle srl, con sede legale in Cernusco sul Naviglio, al fine di conseguire un ingiusto profitto, costituito dai maggiori guadagni derivanti dalla cessione dei rifiuti fuori dal territorio nazionale rispetto alla cessione in Italia, senza essere titolare di licenza AQSIQ rilasciata dalle autorità cinesi, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, esportava abusivamente dal porto di Voltri verso la Cina tramite container ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi di tipo plastico, utilizzando licenze AQSIQ intestate a terzi, nonché rifiuti pericolosi.
Veniva altresì confermata la responsabilità amministrativa della Dielle srl in relazione all'illecito di cui agli artt. 5, comma 1, lett. a), 25 undecies, comma 2, lett. f) d.lgs. n 231 del 2001.
2. Avverso l'indicata sentenza, Savino Di Cataldo e Dielle srl, per il tramite del comune difensore di fiducia, propongono ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.
2.1. Con il primo motivo si deduce violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt. 260 d.lgs. n. 152 del 2006, 43 e 47 cod. pen. Assumono i ricorrenti che la Corte territoriale avrebbe erroneamente ravvisato la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato, dal momento che ogni spedizione era corredata dal contratto tra le Dielle srl, quale organizzatore della spedizione, e la società cinese destinataria e titolare della licenza AQSIQ, sicché, stante la regolarità della complessa procedura prevista dall'art. 18 Reg. CE 1013/2006, sarebbe carente anche il dolo specifico, quantomeno per l'errore dell'imputato sulla necessità di una previa autorizzazione nell'ipotesi di spedizioni di rifiuti plastici non pericolosi, errore che involge le norme extrapenali richiamate dalla fattispecie incriminatrice in esame.
1. I ricorsi sono inammissibili perché reiterano le medesime doglianze dedotte con l'atto d'appello, che la Corte territoriale ha rigettato con motivazione giuridicamente corretta e immune da vizi logici, in relazione alla quale i ricorrenti omettono qualsivoglia confronto critico.
2. I primi due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente stante la sostanziale omogeneità delle questioni dedotte, incentrate sulla carenza di dolo, sono manifestamente infondati.
2.1. Secondo quanto accertato dai giudici di merito, non oggetto di contestazione, la Dielle srl, di cui legale rappresentante era il Di Cataldo, ha esportato, tra l'ottobre e il dicembre 2011, ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi, essenzialmente materiale plastico, sebbene fosse priva dalla licenza AQSIQ che legittima le esportazioni di rifiuti verso la Repubblica Popolare Cinese.
2.2. Ciò premesso, diversamente da quanto opinato dai ricorrenti, la Corte territoriale ha compiutamente esaminato il motivo di appello incentrato sull'asserita insussistenza dell'elemento soggettivo, quantomeno meno ai sensi dell'art. 47 cod. pen., evidenziando come l'appellante avesse rimarcato che tutti i rifiuti esportati dalla Dielle srl fossero accompagnati da: 1) un formulario di trasporto che identifica la Dielle srl quale "detentore" e un impianto cinese quale "destinatario", ossia "il soggetto responsabile dell'importazione" in Cina e il numero di licenza AQSIQ; 2) l'allegato VII compilato dalla Dielle srl in qualità di "notificatore"; 3) il CCIC "Preinspection Certificate" emesso, per lo specifico container di rifiuti plastici, a nome e per conto del "soggetto responsabile dell'importazione". La Corte territoriale ha inoltre dato atto che, secondo quanto prospettato dall'appellante, fossero disponibili il contratto tra "notificatore" e "destinatario", il "Sepa-Licence" del "destinatario" e la licenza AQSIQ del "soggetto responsabile dell'importazione".
2.3. Orbene, la Corte territoriale ha correttamente ritenuto che la documentazione indicata dalla difesa non fosse idonea a incidere sulla sussistenza del reato, nemmeno in relazione all'elemento soggettivo, per l'assorbente ragione, con la quale il ricorrente omette ogni confronto critico, che titolare della licenza AQSIQ non era la Dielle srl, bensì la GTS International, società canadese con cui la Dielle srl aveva stipulato un contratto di intermediazione.
E difatti, come correttamente ritenuto dalla Corte territoriale, l'art. 194 d.lgs. n. 152 del 2006, ai fini che qui rilevano, stabilisce che "le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono disciplinate dai regolamenti comunitari che regolano la materia, dagli accordi bilaterali di cui agli articoli 41 e 43 del regolamento (CE) n. 1013/2006"; in particolare, l'Allegato VII dell'indicato regolamento CE n. 1013 prevede, tra l'altro, che "il soggetto indicato nella casella "notifier/exporter deve coincidere con il nominativo del soggetto titolare della licenza AQSIQ". In altri termini, ai fini della tracciabilità ciò che rileva è la gestione complessiva dei rifiuti dalla sua origine sino all'arrivo al reale destinatario: e in questo senso è agevole comprendere la ragione per la quale il soggetto originatore dei rifiuti - e non un eventuale intermediario - è colui che deve essere munito della apposita licenza ASQIQ, in quanto responsabile dell'intera operazione della spedizione che si completa soltanto con l'effettivo recupero del rifiuto.
Nel caso di specie, invece, le dichiarazioni doganali con esportatore le Dielle srl, aventi ad oggetto "cascami e avanzi di materie plastiche", codice OCSE B3010 (rifiuti non pericolosi), indicavano licenza AQSIQ n. A84008274 intestata alla GTS International LLC. Di conseguenza, l'imputato ha esportato, in più occasioni, ingenti quantitativi di rifiuti non pericolosi verso la Repubblica Popolare Cinese, sebbene la Dielle srl., società di cui era il legale rappresentate, fosse priva della prescritta licenza AQISQ, indispensabile per la regolarità dell'esportazione.
Con apprezzamento fattuale logicamente motivato, la Corte territoriale non solo ha escluso la sussistenza dell'errore rilevante ex art. 47, comma, 3 cod. pen. ma ha ravvisato il dolo in capo all'imputato, correttamente osservando che, essendo il Di Cataldo un soggetto esperto e navigato nello specifico settore del trattamento dei rifiuti, era consapevole dell'illiceità del proprio operare, in assenza dei necessari requisiti previsti dalla normativa di riferimento, alla luce degli accordi intercorrenti tra l'U.E e la Repubblica Popolare cinese.
4. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.
Dichiara inammissibile i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
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