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Timestamp: 2018-02-19 08:26:09+00:00
Document Index: 153592154

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 21', 'art. 49', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 41', 'art. 46', 'art. 12', 'art. 46', 'art. 45']

Antiriciclaggio. Restituzione dei fondi in caso di impossibilità di adeguata verifica della clientela - PDF
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1 Restituzione dei fondi in caso di impossibilità di adeguata verifica della clientela di Lucia Starola Gli enti e i professionisti destinatari della normativa antiriciclaggio hanno l obbligo di restituire ai clienti i fondi, gli strumenti e le altre disponibilità finanziarie di spettanza, qualora non sia possibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica relativamente a rapporti continuativi già in essere, operazioni e prestazioni professionali in corso di realizzazione. Il Ministero dell economia e delle finanze, con circolare 30 luglio 2013, ha fornito alcune precisazioni sull ambito applicativo della disposizione e sulle modalità operative idonee a darvi attuazione, illustrando l interlocuzione preliminare con il cliente, la comunicazione allo stesso per definitiva impossibilità di adeguata verifica, le caratteristiche del conto corrente di destinazione e le informazioni relative alle operazioni di restituzione, mentre l Unità di informazione finanziaria, con provvedimento 6 agosto 2013, ha individuato il contenuto delle informazioni relative alle operazioni di restituzione effettuate, che devono essere acquisite e conservate a disposizione della UIF stessa. Il Ministero dell economia e delle finanze (1) ha fornito precisazioni sull ambito applicativo del comma 1-bis dell art. 23 (Obbligo di astensione) del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, e sulle modalità operative idonee a provvedere all obbligo di restituzione dei fondi, qualora non sia stato possibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica relativamente a rapporti continuativi già in essere. Correlativamente l Unità di informazione finanziaria, con Provv. 6 agosto 2013, ha individuato il contenuto delle informazioni relative alle operazioni di restituzione effettuate, che devono essere acquisite e conservate a disposizione della UIF stessa. Normativa primaria Le disposizioni regolamentari traggono origine dal comma 1-bis dell art. 23 del D.Lgs. n. 231/2007 (2), relativo all obbligo per gli enti e i professionisti destinatari della normativa di restituire ai clienti i fondi, gli strumenti e le altre disponibilità finanziarie di spettanza, qualora non sia possibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica relativamente a rapporti continuativi già in essere, operazioni e prestazioni professionali in corso di realizzazione. La norma prevede che il relativo importo venga «liquidato» tramite bonifico su conto corrente bancario indicato dal cliente e che il trasferimento dei fondi sia accompagnato da un messaggio, nel quale si indica alla controparte bancaria che le somme sono restituite al cliente per l impossibilità di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela previsti dall art. 18 del D.Lgs. n. 231/2007. L adeguata verifica costituisce l adempimento primario richiesto dalla disciplina antiriciclag- Lucia Starola - Starola - Cantino Battaglia - Sandri - Dottori Commercialisti Associati (1) Circolare Dipartimento del Tesoro, Direzione V, sentito il Comitato di sicurezza finanziaria e con la condivisione della Banca d Italia, dell UIF e della Guardia di finanza, 30 luglio 2013, prot /DT, in Banca Dati BIG Suite, IPSOA. (2) Comma inserito per effetto di quanto disposto dall art. 18 del D.Lgs. 19 settembre 2012, n
2 LA DISPOSIZIONE PRIMARIA gio, presupposto fondamentale per gli ulteriori obblighi di registrazione e di eventuale segnalazione di operazioni sospette. Come indicato dall art. 18 del D.Lgs. n. 231/2007, l adeguata verifica consiste nelle seguenti attività: a) identificare il cliente e verificarne l identità; b) identificare l eventuale titolare effettivo e verificarne l identità; c) ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto continuativo o della prestazione professionale; d) svolgere un controllo costante nel corso del rapporto o della prestazione professionale. L adeguata verifica costituisce dunque un adempimento composto, ad esecuzione continuata, nel quale agli obblighi iniziali si aggiunge il monitoraggio nel tempo dell operatività del cliente, con frequenza determinata dal livello di rischio attribuito al cliente stesso. L art. 23 del D.Lgs. n. 231/2007 detta l obbligo di astensione in caso di impossibilità di rispetto degli obblighi di adeguata verifica per mancata conoscenza di uno o più degli elementi suddetti (dati identificativi, scopo e natura), sia che ciò avvenga nel momento iniziale (con conseguente divieto di instaurare il rapporto), che per eventi sopravvenuti nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale (con conseguente obbligo di interrompere il rapporto). L impossibilità di adeguata verifica determina in capo all intermediario o al professionista, oltre all obbligo di astensione, anche quello di valutare se effettuare una segnalazione di operazione sospetta. Si tratta di momenti consequenziali e necessari, nei quali si inserisce il nuovo obbligo di restituire al cliente i fondi, gli strumenti o le altre disponibilità finanziarie di spettanza. Leggiamo, infatti, nella relazione governativa al Restituzione dei fondi Il comma 1-bis dell art. 23 del D.Lgs. n. 231/2007, relativo all obbligo per gli enti e i professionisti destinatari della normativa antiriciclaggio di restituire ai clienti i fondi, gli strumenti e le altre disponibilità finanziarie di spettanza, qualora non sia possibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica relativamente a rapporti continuativi già in essere, operazioni e prestazioni professionali in corso di realizzazione, prevede che il relativo importo deve essere «liquidato» tramite bonifico su conto corrente bancario indicato dal cliente e il trasferimento dei fondi accompagnato da un messaggio, nel quale si indica alla controparte bancaria che le somme sono restituite al cliente per l impossibilità di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela. D.Lgs. n. 169/2012, che la modifica all art. 23 del D.Lgs. n. 231/2007 è rivolta a stabilire obblighi in capo ai soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio, nel caso in cui gli stessi decidano di porre fine al rapporto continuativo o alla prestazione professionale in essere ai sensi dell art. 23, comma 1. La norma in esame tende ovviamente a indurre i clienti a fornire tutte le informazioni necessarie, pena la cessazione del rapporto. In proposito l art. 21 del D.Lgs. n. 231/2007 prevede l obbligo per il cliente di fornire sotto la propria responsabilità tutte le informazioni necessarie e aggiornate per consentire di adempiere gli obblighi di adeguata verifica. A significare quanto sia incisivo e determinante l obbligo a carico del cliente, si richiamano le specifiche sanzioni penali (3) previste a carico dell esecutore dell operazione che omette di indicare le generalità del soggetto per conto del quale esegue l operazione ovvero non fornisce informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto continuativo o della prestazione professionale. Le indicazioni del comma 1-bis sono indirizzate principalmente agli intermediari finanziari, ma sono applicabili anche al professionista che Nota: (3) Art. 55 (Sanzioni penali), commi 2 e 3, del D.Lgs. n. 231/2007: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, l esecutore dell operazione che omette di indicare le generalità del soggetto per conto del quale eventualmente esegue l operazione o le indica false è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da 500 a euro. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, l esecutore dell operazione che non fornisce informazioni sullo scopo e sulla natura prevista dal rapporto continuativo o dalla prestazione professionale o le fornisce false è punito con l arresto da sei mesi a tre anni e con l ammenda da a euro». 2926
3 avesse la disponibilità di fondi di clienti. A puro titolo esemplificativo si può ipotizzare: fondi ricevuti per effettuare pagamenti di imposte o tributi ovvero contributi previdenziali ed assistenziali in nome e per conto del cliente; fondi ricevuti per provvedere al pagamento di diritti e bolli dovuti in relazione a pratiche di iscrizione nel registro imprese per conto del cliente; fondi ricevuti per effettuare operazioni immobiliari o mobiliari (aziende, quote, ecc.) in nome proprio e per conto del cliente, con rilascio di procura ad operare in nome del cliente stesso ed obbligo di resa del conto; fondi ricevuti per fare offerte di acquisizione che, per motivi di riservatezza, possano partire dal professionista, che si presenta, in questa prima fase, in nome e per conto di persona da nominare; LA PRASSI AMMINISTRATIVA Ipotesi in cui è necessario restituire i fondi La circolare del MEF 30 luglio 2013 afferma che la restituzione dei fondi è necessaria nelle ipotesi di: operazioni occasionali e prestazioni professionali in corso di realizzazione; rapporti nuovi, non ancora perfezionati, per i quali si sono ricevuti fondi «scoprendo successivamente l impossibilità di completare l adeguata verifica»; rapporti già instaurati, al primo contatto utile, fatta salva la valutazione del rischio presente, nel caso in cui si accerti di non essere in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica. In pratica le ipotesi di riferimento sono: se per una qualsiasi ragione non è stata originariamente effettuata «adeguatamente» la verifica iniziale del cliente e di ciò ci si rende conto successivamente e se la verifica all origine è stata «adeguata», ma si sono modificate alcune situazioni (ad esempio operazioni straordinarie societarie, cambiamento del titolare effettivo, trasferimenti di sede). fondi ricevuti a titolo fiduciario nell ambito di contratti di particolare complessità, ovvero a titolo di caparra, da devolvere ad una delle parti al verificarsi di una particolare condizione sospensiva (in questo caso la restituzione sarebbe di particolare delicatezza e gravità, per la responsabilità nei confronti dell altra parte inconsapevole). L entrata in vigore del comma 1-bis, inizialmente prevista per il 17 ottobre 2012, venne sospesa dal Ministero dell economia in attesa dell emanazione di apposite istruzioni (4). Apparvero infatti subito evidenti i profili problematici connessi alla concreta attuazione di tale previsione normativa. Tra i tanti ancora attuali: come si deve comportare la banca alla quale viene effettuato il bonifico con relativo messaggio? Se la nuova banca riceve i fondi su un conto già aperto, avrà a sua volta eseguito gli adempimenti per l adeguata verifica, nel qual caso non sarebbe possibile avvalersi della procedura di adeguata verifica con esecuzione da parte di terzi, come previsto negli artt. da 29 a 34 del D.Lgs. n. 231/2007? La norma di fatto rende inoperativo il diritto al prelievo dei fondi presso la banca, previsto dall art. 49, comma 1, del D.Lgs. n. 231/2007? Se così non è, il vero riciclatore non sarà indotto a prelevare, nel corso del non breve periodo che intercorre tra l interlocuzione preliminare da parte dell intermediario, l invio della comunicazione scritta e il successivo termine di 60 giorni dal quale si realizza un vero blocco dei fondi? Prima dell emanazione della circolare in commento, la previsione è stata richiamata nella sezione IX della parte seconda del provvedimento di Banca d Italia 3 aprile 2013 (5), che ha dettato le disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela da parte degli intermediari finanziari. Ciò significa che, al di là dei dubbi e delle perplessità operative, le istituzioni hanno ben chiaro l intento che all obbligo normativo sia data concreta esecuzione. Chiarimenti del Ministero Come sopra accennato, l applicazione della norma, in vigore dal 17 ottobre 2012 e sospesa, prima ancora che entrasse in vigore, per effetto della circolare del Ministero dell economia e (4) Circolare ABI 17 ottobre 2012, prot. ULG/ (5) In Banca Dati BIG Suite, IPSOA. 2927
4 delle finanze 30 luglio 2013 in commento, è da questa data immediatamente cogente. In proposito la circolare fornisce un interpretazione sistematica della norma, correlandola al disposto dell art. 22 del D.Lgs. n. 231/2007 (6). Quest ultima disposizione, riferendosi ai rapporti in essere al momento dell entrata in vigore del D.Lgs. n. 231/2007, prevede per tali rapporti, per i quali all atto dell instaurazione del rapporto in vigenza della precedente normativa era stato unicamente «identificato il cliente», fosse necessario applicare gli obblighi di adeguata verifica al primo «contatto utile» con il cliente e in base al profilo di rischio della clientela per effetto delle informazioni disponibili. Ora la circolare, richiamando tale disposizione, di fatto indica che l applicazione della procedura di cui all art. 23, comma 1-bis, è graduata nel tempo in base ai medesimi criteri. Ne consegue la necessità di procedere alla restituzione dei fondi in occasione di: a) operazioni occasionali e IL PROVVEDIMENTO UIF Informazioni da acquisire e conservare a disposizione dell UIF La circolare del MEF prescrive che il destinatario degli obblighi antiriciclaggio deve acquisire e conservare le informazioni relative alle operazioni di restituzione effettuate, con evidenza delle controparti e dei rapporti di destinazione. In proposito il provvedimento UIF 6 agosto 2013 ha individuato il contenuto delle informazioni che devono essere acquisite e conservate a disposizione dell UIF: la data, l importo e la tipologia dell operazione di restituzione; i dati identificativi del cliente, degli eventuali cointestatari, del soggetto esecutore (se presente), dei titolari effettivi, ove l astensione non sia determinata dall impossibilità di identificare e verificare l identità del titolare effettivo; gli estremi del rapporto o dei rapporti in favore dei quali è effettuata l operazione di restituzione, con l indicazione dell intermediario finanziario presso il quale sono aperti e l eventuale indicazione del Paese di destinazione delle disponibilità finanziarie; ove noti, i dati identificativi dei cointestatari del rapporto in favore del quale il cliente ha chiesto di effettuare l operazione di restituzione. prestazioni professionali in corso di realizzazione; b) rapporti nuovi, non ancora perfezionati, per i quali si sono ricevuti fondi «scoprendo successivamente l impossibilità di completare l adeguata verifica»; c) rapporti già instaurati, al primo contatto utile, fatta salva la valutazione del rischio presente, nel caso in cui si accerti di non essere in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica. In pratica le ipotesi di riferimento sono: a) per una qualsiasi ragione non è stata originariamente effettuata «adeguatamente» la verifica iniziale del cliente e di ciò ci si rende conto successivamente (7); b) la verifica all origine è stata «adeguata», ma si sono modificate alcune situazioni (ad esempio operazioni straordinarie societarie, cambiamento del titolare effettivo, trasferimenti di sede). In merito all ambito applicativo, la circolare ministeriale precisa che la procedura di restituzione può trovare applicazione unicamente con riferimento ai rapporti che presentino saldi attivi. Per i rapporti che presentano saldi passivi è presumibile esista la possibilità di intraprendere comunque l interlocuzione con il cliente, di far presente il proprio obbligo di astensione, di bloccare operazioni di addebito automatico. La circolare fornisce precisazioni dettagliate sulle modalità di applicazione della procedura di restituzione, indicando una serie di step operativi, dei quali occorre mantenere evidenza: indicare al cliente, fin dalla prima fase di contatto, le conseguenze derivanti dall impossibilità di completare l adeguata verifica; (6) Art. 22 (Modalità) del D.Lgs. n. 231/2007: «gli obblighi di adeguata verifica della clientela si attuano nei confronti di tutti i nuovi clienti, Per la clientela già acquisita i suddetti obblighi si applicano al primo contatto utile, fatta salva la valutazione del rischio presente». (7) È il caso previsto alle lett. d) dell art. 15, e) dell art. 16, d) dell art. 17, nei quali si prevede l obbligo di adeguata verifica «quando vi sono dubbi sulla veridicità e nell adeguatezza dei dati precedentemente ottenuti». 2928
5 contattare il cliente per accertare la possibilità di completare l adeguata verifica entro un ragionevole termine ovvero prendere atto del rifiuto. Contemporaneamente evidenziare al cliente gli obblighi che allo stesso fanno capo (art. 21 del D.Lgs. n. 231/2007) e ribadire le conseguenze del mancato completamento dell adeguata verifica; inviare al cliente una comunicazione scritta di impossibilità di completare l adeguata verifica informandolo: 1) del proprio obbligo di astensione e dell esigenza di ottenere entro 60 giorni le coordinate di un conto su cui effettuare la restituzione delle disponibilità. Se il rapporto è cointestato, il conto di destinazione deve essere individuato di comune accordo dai cointestatari ovvero individuati conti distinti, specificando le modalità di ripartizione delle disponibilità finanziarie; 2) della limitazione dell utilizzo del rapporto unicamente per le obbligazioni assunte dal cliente o per gli addebiti/accrediti automatici disposti in via continuativa prima dell invio della comunicazione; 3) che decorso il termine di 60 giorni non sarà più possibile effettuare alcuna operazione e di tale circostanza verrà data comunicazione ai terzi in relazione agli addebiti/accrediti automatici; 4) che i moduli di assegni in suo possesso devono essere restituiti, il pagamento di assegni tratti in data successiva alla comunicazione sarà rifiutato (8) e saranno segnalati alla sezione centrale dell archivio degli assegni bancari e postali i dati relativi ai moduli di assegni eventualmente non restituiti; 5) che, ricevuta l indicazione del conto, sarà disposta la restituzione di fondi, strumenti, disponibilità finanziaria e liquidità e il rapporto si intenderà chiuso. La circolare continua precisando le caratteristiche del conto corrente di destinazione: deve essere intestato e/o cointestato al cliente nei cui confronti si dispone la restituzione; per gli strumenti finanziari di spettanza del cliente dovrà essere indicato un conto titoli intestato/cointestato su cui trasferire i predetti strumenti; il conto corrente e/o il conto titoli devono essere aperti presso un intermediario nazionale comunitario o soggetto al regime del Paese proprio dei Paesi terzi equivalente. Se a conclusione dell intera procedura non si ottiene l indicazione delle coordinate bancarie su cui effettuare il bonifico di restituzione le disponibilità sono versate su un conto infruttifero. Informazioni da acquisire e conservare La circolare ministeriale conclude prescrivendo che il destinatario degli obblighi antiriciclaggio deve acquisire e conservare le informazioni relative alle operazioni di restituzione effettuate, con evidenza delle controparti e dei rapporti di destinazione. In proposito il provvedimento UIF 6 agosto 2013 ha individuato il contenuto delle informazioni che devono essere acquisite e conservate a disposizione dell Unità di informazione finanziaria, UIF (9). Le informazioni richieste sono: la data, l importo e la tipologia dell operazione di restituzione; i dati identificativi: a) del cliente; b) degli eventuali cointestatari; c) se presente, del soggetto esecutore; d) dei titolari effettivi, ove l astensione non sia determinata dall impossibilità di identificare e verificare l identità del titolare effettivo; gli estremi del rapporto o dei rapporti in favore dei quali è effettuata l operazione di restituzione, con l indicazione dell intermediario finanziario presso il quale sono aperti e l eventuale indicazione del Paese di destinazione delle disponibilità finanziarie; ove noti, i dati identificativi dei cointestatari del rapporto in favore del quale il cliente ha chiesto di effettuare l operazione di restituzione. L UIF si riserva di fornire indicazioni in merito alle modalità di trasmissione, anche in via periodica o sistematica. Come accennato, il comma 1 dell art. 23 del D.Lgs. n. 231/2007 prevede che i destinatari (8) La richiesta di pagamento assegni per importi singoli considerevoli rispetto all entità del conto, tratti in data immediatamente precedente, forse può costituire ulteriore indice di sospetto. (9) L Unità di informazione finanziaria è il soggetto che può acquisire tali informazioni ai sensi dell art. 6, comma 6, lett. c), del D.Lgs. n. 231/
6 della normativa, nel caso in cui sia impossibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica, «valutano se effettuare una segnalazione all UIF». L indicazione rimane valida anche quando venga effettuata la restituzione dei fondi e la circolare ministeriale precisa l obbligo di «valutare, secondo i criteri e le regole ordinariamente utilizzati, l opportunità di effettuare una segnalazione» «solo laddove sussistano gli elementi di cui all art. 41 del D.Lgs. n. 231/2007, per cui l invio della segnalazione dipende dall esito del processo valutativo». Pare quasi che la circolare intenda chiarire che, in quanto l obbligo di segnalazione deriva da una valutazione soggettiva della situazione complessiva, non sussiste obbligo di segnalazione se l impossibilità di adeguata verifica non è accompagnata da altri elementi, talché la stessa costituisce un indice di anomalia, che suscita il sospetto, ma che nell ambito di una valutazione complessiva può non essere sufficiente a sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Non può infatti esistere automatismo tra anomalia e sospetto. Considerazioni conclusive La disposizione di cui si tratta, del tutto estranea alla direttiva 2005/60/CE ed alla proposta di IV direttiva (10), risente del contesto socioeconomico del momento in cui è stata emanata. Si tratta di un periodo storico nel quale l emersione di fenomeni di corruzione era (ed in parte è tuttora) fatto quasi quotidiano e la norma è stata inserita in un decreto legislativo che modifica il titolo V del Testo Unico bancario in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario. È chiaro che la tracciabilità IL PROBLEMA APERTO Effetti della comunicazione a terzi Non si deve sottovalutare l effetto dirompente che può avere la comunicazione a terzi interessati che non saranno eseguite operazioni di addebito o accredito automatico a valere sul rapporto intestato al cliente o il rifiuto di pagamento di eventuali assegni tratti sul conto ovvero il messaggio che indica alla controparte bancaria che le somme sono restituite al cliente per l impossibilità di rispettare gli obblighi di adeguata verifica. Questo tipo di «comunicazioni», che derivano dalla sussistenza di una fattispecie molto delicata, nella quale la norma conclude con l indicazione di «valutare se effettuare una segnalazione di operazione sospetta», pare confliggere con il «divieto di comunicazione» all interessato o «a terzi» sancito dall art. 46 del D.Lgs. n. 231/2007. delle movimentazioni bancarie è uno degli strumenti che, permettendo di individuare alcune fasi di quella che potrebbe essere un operazione di riciclaggio, aiuta a risalire ai fondi che sono il frutto della corruzione. Tuttavia, nonostante i chiarimenti forniti dal Ministero dell economia e delle finanze e dall UIF, come talvolta accade, una norma ideata per il raggiungimento di un fine condivisibile, come quello di prevenire un fenomeno diffuso nell economia globale, distorsivo della concorrenza e odioso a livello etico, rischia di confliggere con i diritti dei destinatari della normativa, creando effetti pesanti e non voluti. Non si deve infatti sottovalutare l effetto dirompente che può avere la comunicazione a terzi interessati che non saranno eseguite operazioni di addebito o accredito automatico a valere sul rapporto intestato al cliente o il rifiuto di pagamento di eventuali assegni tratti sul conto ovvero il messaggio che indica alla controparte bancaria che le somme sono restituite al cliente per l impossibilità di rispettare gli obblighi di adeguata verifica. Questo tipo di «comunicazioni», che derivano dalla sussistenza di una fattispecie molto delicata, nella quale la norma conclude con l indicazione di «valutare se effettuare una segnalazione di operazione sospetta», pare confliggere con il «divieto di comunicazione» al- Nota: (10) L art. 12 della Proposta di IV direttiva prevede che gli Stati membri possono consentire l apertura di un conto bancario purché vigano garanzie atte ad assicurare che né il cliente né altri per suo conto effettuino operazioni prima della piena conformità con le disposizioni di accertamento dell identità del cliente o del titolare effettivo e quindi la previsione di cui si tratta sarà in futuro applicabile solo nel caso di mutamento successivo della situazione del cliente. 2930
7 l interessato o «a terzi» sancito dall art. 46 del D.Lgs. n. 231/2007. È vero che la segnalazione di operazione sospetta non deriva in modo automatico dall impossibilità di adeguata verifica, bensì da un approfondito esame di merito su persone cose, ipotesi e condotte valutate nel loro complesso. Ma è altrettanto vero che le comunicazioni sopra esemplificate implicitamente contengono il messaggio che «potrebbe» essere stata fatta o essere in corso una segnalazione. Ancor più forte è il vulnus che questa serie di comportamenti obbligatori crea sul diritto alla riservatezza del segnalante, delineato dall art. 45 del D.Lgs. n. 231/2007. La circolare ministeriale si prende cura di ribadire che né l intermediario destinatario del bonifico né il cliente dovranno perciò stesso ritenere che sia stata inviata una segnalazione, ma nessuno può impedire agli stessi di avere la «ragionevole certezza» che oltre al trasferimento dei fondi sia stata fatta anche la segnalazione! È logico infatti pensare che, nel corso del lungo iter che precede il trasferimento dei fondi, il processo valutativo per decidere se effettuare la segnalazione venga svolto con particolare cura. Senza dimenticare che tra gli indicatori di anomalia che servono a suscitare il sospetto ne ritroviamo alcuni assolutamente in linea con il caso di cui si tratta (11). È vero che la ricorrenza di elementi descritti negli indicatori non è sufficiente per la segnalazione, ma il «sospetto» in questi casi non appare irrilevante. Ed infine appare di rilievo la circostanza che l omessa segnalazione di operazione sospetta è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria dall 1 al 40% dell importo dell operazione non segnalata: sarebbe veramente eclatante per una banca, dopo aver restituito i fondi al cliente, aver deciso di non segnalare e successivamente essere colpita da tale sanzione! A livello di possibile responsabilità della banca, occorre inoltre tenere presente che, tra gli strumenti finanziari, potrebbero esservene taluni che non possono essere «trasferiti» ma devono essere liquidati, con possibilità di realizzo di minusvalori rispetto ai valori investiti. È il caso di strumenti che sono collocati dall intermediario ma che non sono negoziati sul mercato: ad esempio un prodotto di risparmio gestito (fondo comune o SICAV) della SGR della banca. Può verificarsi che la banca indicata dal cliente non abbia stipulato convenzione con la SGR e quindi il trasferimento dello strumento finanziario non sia fisicamente possibile. Analogo potrebbe essere il caso di polizze di ramo vita. Sarà interessante verificare la frequenza dell applicazione della disposizione nel corso del tempo e le sue conseguenze a livello di raggiungimento dell obiettivo o di creazione di ulteriori problemi. Nota: (11) In via esemplificativa, nel D.M. 16 aprile 2010 del Ministero della giustizia, che indica gli indici di anomalia per i professionisti e revisori si legge: «Il cliente fornisce informazioni palesemente inesatte o incomplete ovvero false riguardo: la propria identità e quella dell eventuale titolare effettivo; lo scopo e la natura della prestazione richiesta; l attività esercitata ovvero la situazione finanziaria, economica e/o patrimoniale propria e/o dell eventuale gruppo di appartenenza; il potere di rappresentanza, l identità dei delegati alla firma, la struttura di proprietà o di controllo». «Il cliente dimostra di non avere adeguata conoscenza della natura, dell oggetto o dello scopo della prestazione professionale richiesta, suscitando il dubbio che egli possa occultare di agire con finalità illecite per conto di un terzo». 2931