Source: https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9808:cassazione-civile-sez-lav-21-ottobre-2013-n-23772-dissenso-di-un-lavoratore-alla-prassi-aziendale-e-isolamento-mobbing&catid=16&Itemid=138
Timestamp: 2020-07-12 17:35:52+00:00
Document Index: 18273741

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art 2087', 'art. 2087', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 2087', 'art. 2087']

Con sentenza depositata il 9 febbraio 2009 la Corte d'Appello di L’Aquila, in riforma della sentenza del Tribunale di Teramo, ha condannato Equitalia Polis a pagare al dipendente P.A., adibito a mansioni di messo notificatore, euro 200.000 a titolo di risarcimento del danno biologico e morale in conseguenza dell'inadempimento del datore di lavoro agli obblighi derivanti dall'articolo 2087 c.c.
La Corte territoriale ha, peraltro, escluso la prova dell'intento persecutorio del datore di lavoro, ma ha affermato comunque la responsabilità dello stesso ai sensi dell’art 2087 cc per non avere posto riparo al pregiudizio ed al disagio del dipendente, nè provveduto a prevenirlo; che il danno, infatti, avrebbe potuto essere evitato o quantomeno ridotto soltanto se si fossero adottate precauzioni elementari al fine di evitare che si costituisse il clima di ostilità sul posto di lavoro fonte della situazione di grave disagio del lavoratore.
La Corte d’Appello ha, pertanto, concluso affermando la sussistenza di un danno subito dal dipendente, la derivazione di esso da una condizione di severo disagio nel rapporto e nell'ambito lavorativo causata da un comportamento illecito o illegittimo del datore di lavoro in violazione dell’art. 2087 cc.
Censura la sentenza nella parte in cui, dopo aver escluso l'esistenza di atti persecutori da parte del datore di lavoro , ha ritenuto che la società avesse violato l'articolo 2087 c.c. "per aver omesso precauzioni elementari, coinvolgendo i superiori e i colleghi del dipendente e chiarendo che, salve le ragioni della parte datoriale e fatte salve tutte le possibili obiezioni nei confronti della controparte, comunque, si richiedeva agli altri dipendenti di tenere un comportamento rispettoso nei riguardi dell'appellante e di astenersi da qualsiasi comportamento che potesse influire negativamente per evitare il clima di costante profonda ostilità nei confronti del P.".
Osserva che la Corte non aveva specificato quali iniziative o comportamenti avrebbe potuto assumere per evitare il contrasto tra la società e l'intero corpo degli ufficiali di riscossione,da un lato, e il P. dall'altro.
La società non nega, e comunque non prova, l’inesistenza del fenomeno costituito, se non proprio da una prassi, dalla presenza di ufficiali notificatori addetti alla riscossione che operavano seguendo l'illegittima procedura denunciata dal P. e che tale comportamento potesse aver determinato un disagio per chi, essendo un lavoratore onesto e non volendosi adeguare a pratiche illegittime, si era venuto a trovare, in qualche modo, a disagio riportando un danno alla salute quale conseguenza di tali condotte, considerato, inoltre, che il P. era stato oggetto di sanzioni disciplinari o delle esternazioni dei colleghi, a cui aveva fatto seguito anche la querela del lavoratore.
Nel ricorso si afferma una sostanziale impossibilità di mutare la procedura di riscossione instaurata in azienda ed, anzi, si sollevano, addirittura dubbi sull'effettiva illegittimità di tali prassi.
La Corte d’Appello ha, invece, sottolineato che l'agenzia nulla aveva fatto per evitare che all'interno dei luoghi di lavoro si formasse tale prassi illegittima e, dopo aver rilevato che il rifiuto del P. di adeguarsi a tali condotte illegittime era doveroso, ha sottolineato la gravità del comportamento del datore di lavoro concretantesi nella falsità delle dichiarazioni che si pretendeva dagli agenti alla riscossione oltre che nell'illegittimo lucro da parte di questi ultimi del compenso pur in assenza del compimento dell'attività notificatoria.
La sentenza della Corte d’Appello è pertanto, sul punto correttamente motivata e rispettosa dei principi giuridici applicabili alla fattispecie nella parte in cui ha ravvisato la violazione dell'art 2087 cc per aver la società omesso di adottare precauzioni al fine di evitare o ridurre lo stato di disagio, le manifestazioni di ostilità e l'isolamento del lavoratore determinato dal fatto che aveva manifestato il suo dissenso alla prassi aziendale, del tutto illegittima, di accertare l’irreperibilità dei destinatari delle notifiche attestando falsamente di essersi recato presso i contribuenti .
In altri termini, la ricorrente non ha fornito la prova, pur essendo a suo carico il relativo onere, di avere fatto tutto il possibile per impedire diffusi e ripetuti comportamenti illegittimi da parte dei suoi dipendenti e per evitare condotte censurabili e gravi - capaci sinanche di divenire "prassi" - suscettibili per le loro modalità attuativi di incidere sulla stessa integrità psico-fisica di chi a tale condotta intendeva opporsi .
Ne consegue, quindi, che correttamente , come già detto, la Corte territoriale ha ritenuto che si fosse attuato una violazione del disposto dell'art. 2087 cc perché - è bene ricordarlo- la giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito che la suddetta norma codicistica debba trovare applicazione a fronte di condotte illegittime di datori di lavoro che arrechino danni non solo sulla integrità fisica dei propri dipendenti ma anche su quella psichica (per riferimenti conferenti alla fattispecie in esame cfr da ultimo Cass. 17/4/2013 n. 92490 ed ancora (cass. 11/4/2013 n. 8855).
Rileva che la risarcibilità dei danni sussiste solo quando vi sia un nesso di causalità necessaria per cui il danno sia una conseguenza esclusiva dell'inadempimento e dell'illecito secondo il principio della regolarità causale; tutti gli antecedenti in mancanza dei quali l’effetto dannoso non si sarebbe verificato devono considerarsi sue cause salvo il caso in cui la causa prossima sia sufficiente a produrre l'evento da sola e per escludere che un fatto abbia concorso a cagionare un danno, occorre dimostrare, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso concreto, che il danno si sarebbe ugualmente verificato senza quell'antecedente.