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Timestamp: 2020-01-21 08:53:41+00:00
Document Index: 165430092

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 132', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 5']

Sentenza Cassazione Civile n. 13251 del 25/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13251 del 25/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/05/2017, (ud. 11/04/2017, dep.25/05/2017), n. 13251
sul ricorso 1696-2015 proposto da:
BELLAVITIS GRAFICA S.R.L. – e P.I. (OMISSIS), in persona del legale
rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PADOVA 82,
presso lo studio dell’avvocato BRUNO AGUGLIA, rappresentata e difesa
dall’avvocato MAURO GUZZON;
FALLIMENTO BELLAVITIS GRAFICA S.R.L., PUBBLICO MINISTERO PRESSO IL
TRIBUNALE ORDINARIO DI PORDENONE, PUBBLICO MINISTURO PRESSO LA CORTE
D’APPELLO DI TRIESTE;
avverso la sentenza n. 373/2014 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE
la s.r.l. Bellavitis Grafica propone ricorso per cassazione, in tre motivi, avverso la sentenza con la quale la corte d’appello di Trieste, in data 15-7-2014, ha rigettato il reclamo nei riguardi della sentenza dichiarativa di fallimento adottata dal tribunale di Pordenone, su richiesta del pubblico ministero, il 28-2-2014; la curatela non ha svolto difese;
il primo motivo di ricorso denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della legge fall., sul rilievo che, al fine di legittimare il pubblico ministero all’iniziativa di fallimento, la notitia decoctionis doveva esser stata raccolta nell’ambito di un procedimento penale nei confronti dell’impresa insolvente o dei suoi organi;
il motivo è inammissibile ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1, avendo questa Corte affermato il contrario principio per cui il pubblico ministero è legittimato a chiedere il fallimento dell’imprenditore, ai sensi dell’art. 7, n. 1, legge fall., anche se la notitia decoctionis sia stata da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all’imprenditore medesimo (v. Cass. n. 8977-16; n. 10679-14);
il secondo motivo di ricorso – che denunzia la violazione o falsa applicazione dell’art. 132 cod. proc. civ. e dell’art. 111 Cost. è manifestamente infondato, essendo dalla motivazione della sentenza impugnata ben evincibili le ragioni della decisione nella parte afferente alla valutazione dell’insolvenza;
invero la corte d’appello, sebbene a latere del riferimento alla sinteticità della decisione del tribunale, ha poi messo in luce che la massa passiva della fallita era risultata pari a oltre Euro 350.000,00, e che lo sbilanciamento non era stato contestato dalla società; ha quindi indicato le ragioni per le quali l’insistito riferimento di essa alla prassi aziendalistica di individuazione del margine operativo lordo (m.o.l.) dovevasi ritenere ininfluente, stante un risultato economico finale completamente inidoneo a dimostrare la capacità dell’impresa di soddisfare le proprie obbligazioni con regolarità; ha infine specificamente menzionato, quali ulteriori indici di insolvenza, il mancato pagamento di ordini di bonifico per carenza di fondi e la documentata difficoltà di accesso al credito bancario, oltre che programmate modalità di soddisfacimento di ulteriori crediti solo con mezzi anomali;
il terzo motivo di ricorso denunzia la violazione o falsa applicazione dell’art. 5 della legge fall. in relazione al convincimento del giudice a quo in ordine allo stato di insolvenza;
esso è inammissibile perchè tendente a una rivalutazione dei profili di merito della fattispecie.