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Timestamp: 2019-03-19 09:44:45+00:00
Document Index: 47417415

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 51', 'art. 5', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 3']

LOTTA AL TERRORISMO NEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI :: G.A.V.C.I.
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APPELLO AL PARLAMENTO ITALIANO ED EUROPEO
Il GAVCI e l'Ufficio Diocesano pastorale sociale e del lavoro hanno promosso un appello sottoscritto da molti enti, associazioni e comunità, che è stato presentato ai parlamentari italiani ed europei il 18 febbraio in occasione di una conferenza stampa. Si tratta di un iniziativa concreta di denuncia al terrorismo e di ricerca di forme alternative alla guerra come lotta allo stesso. Il testo integrale dell'appello, comprese le riflessioni e l'analisi dell'attuale situazione sono riportati di seguito.
“Lotta al terrorismo nel rispetto dei Diritti Umani!”
Mossi dal desiderio di azioni concrete di pace, in sintonia con la proposta di preghiera interreligiosa promossa dal Papa ad Assisi, il 24 gennaio 2002, ci appelliamo - noi rappresentanti delle comunità religiose e della società civile – ai responsabili delle istituzioni politiche italiane ed europee: (A) perché nella ricerca della giustizia e nell’affermazione del rispetto dei diritti umani non siano i puri rapporti di forza a prevalere, ma il rispetto dell’unicità di ogni persona nello spirito di una vera fratellanza; (B) perché sia sconfitto il terrorismo, crimine contro l’umanità, barbaro strumento di rivendicazione politica che, tuttavia, non può, e non deve essere usato a giustificazione di violazioni dei diritti umani di persone o gruppi vulnerabili, minoranze etniche o profughi; (C) perché il diritto alla vita di ogni persona sia tutelato in ogni occasione, al di sopra delle necessità e degli interessi degli stati più potenti; (D) perché si faccia giustizia alle migliaia di vittime innocenti del terrorismo e delle guerre. I motivi del nostro appello sono giustificati dalle seguenti riflessioni: 1) 1) Il terrorismo internazionale: crimine contro l’umanità L’orrendo attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center e al Pentagono, che ha causato la morte di migliaia di persone, costituisce un atto criminale sia sotto la legge degli Stati Uniti che per il diritto internazionale. In particolare, come omicidio perpetrato deliberatamente ai danni della popolazione civile, esso costituisce un crimine contro l’umanità che deve essere perseguito da ogni nazione sulla terra. 2) 2) La risposta militare di guerra: l’unica possibile? In seguito a questi attentati una forza militare condotta dagli Stati Uniti ha attaccato le forze armate Talebane ed obiettivi associati a Bin Laden ed all’organizzazione Al Qaeda. La possibilità di una azione di polizia internazionale non è stata presa in considerazione, vista la debolezza ed inefficacia nella quale l’ONU è costretta dai più forti Stati membri. Questo intervento armato si pone oggi, comunque, al di fuori della legalità stabilita dal diritto internazionale dei diritti umani, la cui fonte principale è la Carta delle Nazioni Unite[1]. 3) Tutelare i diritti della popolazione civile nel conflitto: gravi violazioni Sono sempre più frequenti le segnalazioni di civili e dei rapporti di organizzazioni umanitarie quali Amnesty International che riportano notizie di vittime tra i civili a causa dei bombardamenti in Afghanistan, in palese contrasto con raccomandazioni del diritto internazionale umanitario quali: art. 35 (I° protocollo alla convenzione di Ginevra, 1977): “In ogni conflitto armato il diritto delle parti in conflitto di scegliere metodi e mezzi di guerra non è illimitato”, art. 51: “sia la popolazione civile che le persone civili non dovranno essere oggetto di attacco”. Si pone a proposito il dubbio se sussistano ancora delle regole che tutelano la popolazione civile contro attacchi militari guidati da una potenza straniera e nemica. E se tali regole esistono chi ha il dovere e l’autorità di farle rispettare? Come spiegare, ad esempio, la strage avvenuta in Yemen il 18 dicembre 2001 ad opera dell’esercito yemenita nel folle tentativo di catturare, con tre ore di bombardamenti, tre presunti terroristi di Al Qaeda? O quale autorità è chiamata ad indagare sulla strage che ha causato la morte di 65 persone che si dirigevano a Kabul il 22 dicembre, giorno dell’insediamento del nuovo presidente? 4) Il rischio imminente di un allargamento incontrollato del conflitto “Esiste perciò un diritto a difendersi dal terrorismo. E un diritto che deve, come ogni altro, rispondere a regole morali e giuridiche nella scelta sia degli obiettivi che dei mezzi. L'identificazione dei colpevoli va debitamente provata, perché la responsabilità penale è sempre personale e quindi non può essere estesa alle nazioni, alle etnie, alle religioni, alle quali appartengono i terroristi” (dal Messaggio di Giovanni Paolo II per la pace n. 5). Pur essendo, la scelta di una azione militare illegittima per il diritto internazionale dei diritti umani, essa va comunque ricollocata all’interno del diritto internazionale umanitario, o “ius in bello”[2]. Le ostilità tra le forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti e la forza paramilitare Al Qaeda integrata nella forza militare del governo Talebano possono rientrare nell’ordine di tale disciplina all’interno del territorio afgano, ma non al di fuori di esso[3]. La possibilità di estensione del conflitto ad altre Nazioni rischia una serie di reazioni difficilmente controllabili che potrebbero mettere in pericolo di vita un numero indefinito di donne, bambini, anziani e civili innocenti. Pertanto chiediamo al Parlamento Italiano di: Rendere note le misure intraprese dal Governo, fino ad oggi, in ottemperanza alla risoluzione ONU 1373 (2001) sulla lotta al terrorismo; Sostenere la ferma opposizione a qualsiasi allargamento ad altre nazioni del conflitto guidato dagli Stati Uniti a partire dal 7 ottobre 2001 in Afghanistan; Prodigarsi nelle proprie sedi diplomatiche perché si raggiunga urgentemente la quota di 60 ratifiche al Trattato sulla costituzione del Tribunale Penale Internazionale, necessarie per la sua attivazione; Attivarsi in sede ONU con specifiche risoluzioni parlamentari per: una moratoria nell’esercizio del potere di veto da parte degli stati membri, in vista di una più radicale riforma dell’ONU; la costituzione di una Forza di Polizia Permanente delle Nazioni Unite; la formazione di una seconda assemblea dell’ONU, rappresentativa dei parlamenti degli Stati Membri; Quali iniziative ha promosso per concretizzare nel nostro paese le indicazioni contenute nelle risoluzioni n° 53/25 del 1998 “Decennio internazionale per una cultura della pace e della nonviolenza a favore dei bambini nel mondo” e 53/243 del 1999 “Dichiarazione e programma di azione per una cultura di pace". Pertanto chiediamo al Parlamento Europeo di: Sollecitare gli Stati Membri a rendere note le misure intraprese, fino ad oggi, in ottemperanza alla risoluzione ONU 1373 (2001) sulla lotta al terrorismo; Sostenere la ferma opposizione a qualsiasi allargamento ad altre nazioni del conflitto guidato dagli Stati Uniti a partire dal 7 ottobre 2001 in Afghanistan; Prodigarsi perché si raggiunga urgentemente la quota di 60 ratifiche al Trattato sulla costituzione del Tribunale Penale Internazionale, necessarie per la sua attivazione; Attivarsi in sede ONU con specifiche risoluzioni parlamentari per: una moratoria nell’esercizio del potere di veto da parte degli stati membri, in vista di una più radicale riforma dell’ONU; la costituzione di una Forza di Polizia Permanente delle Nazioni Unite; la formazione di una seconda assemblea dell’ONU, rappresentativa dei parlamenti degli Stati Membri.
PADOVA 18 febbraio 2002
PROMUOVONO E SOTTOSCRIVONO L’APPELLO
G.A.V.C.I. Gruppo Autonomo di Volontariato Civile in Italia, Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace – Diocesi di Padova, ACLI, AGESCI, ANOLF-Associazione Nazionale Oltre le Frontiere, AC-Azione Cattolica, CARITAS, Centro Missionario Padova, CELI-Chiesa Evangelica Luterana Italiana, CIF-Centro Italiano Femminile, CISL, Comitato Scuola e Costituzione, Commissione Giustizia e Pace Francescani Conventuali, Comunità Islamica, Comunità Ortodossa Romena, CUAMM-Medici per l’Africa, Donne in Nero, Fondazione CHOROS, Fondazione “E. Zancan”, FUCI-Federazione Universitaria Cattolica Italiana, GiIns-Giovani Insieme, GIM-Giovani Impegno Missionario, Missionari Comboniani, MIR-Movimento Internazionale di Riconciliazione, Nigrizia, Rete Lilliput, Tavola delle donne per l’Ulivo.
[1] La NATO ha legittimato l’attacco degli Stati Uniti all’Afghanistan in nome del principio di legittima difesa contenuto nell’art. 5 del Trattato Nord Atlantico e nell’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite a cui esso fa riferimento. Ma l’art. 51 dice espressamente “Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la sicurezza e la pace internazionale”. Tali misure sono state prese dall’ONU già dal 28 di settembre 2001 con la risoluzione 1373. La risoluzione 1373 stabilisce una lunga serie di interventi volti a contrastare e sconfiggere il terrorismo con altri mezzi che non sono la guerra. E allora perché l’intervento militare del 7 ottobre 2001?
[2] Ossia la parte del diritto internazionale che disciplina le situazioni di guerra tra stati, tutelando i gruppi più vulnerabili coinvolti nei conflitti. Tale diritto è basato sulla Convenzione di Ginevra adottata il 12 agosto del 1949, e i vari allegati successivi.
[3] Questo perché lo stesso diritto internazionale umanitario vale anche in caso di conflitti armati tra uno stato e una forza paramilitare come Al Qaeda, finché tale forza paramilitare è integrata nella forza armata di un governo.
Ma per perseguire i seguaci di Al Qaeda con attacchi militari al di fuori dell’Afghanistan devono verificarsi, secondo l’interpretazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa all’art. 3 della Convenzione di Ginevra, le seguenti condizioni:
-individuazione di un gruppo con un comando responsabile
-che agisca in un determinato territorio con legami alle forze armate del governo locale
Una larga rete di individui come Al Qaeda, che si dice operino in più di sessanta stati, non sembra incontrare tali caratteristiche, almeno fuori dall’Afghanistan.
ASSOCIAZIONI, ENTI, COMUNITA’ ADERENTI ALL’APPELLO “LOTTA AL TERRORISMO NEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI!"
ASSOCIAZIONE ADERENTE RAPPRESENTANTE INDIRIZZO
GAVCI Busana Renzo Via del Commissario 42, Padova
ACLI Piron Claudio Via Pierobon 13/A, Padova
AGESCI Bertolo Andrea Via Bonafede 9, Padova
ANOLF-Associazione Nazionale Oltre le Frontiere Nsabimana Theophile Via del Carmine 3, Padova
AC Dalla Libera Luca Via Vescovado 29, Padova
Beati i Costruttori di Pace Bizzotto Albino Via A. da Tempo 2, Padova
CARITAS Martello d. Sandro Via Vescovado 29, Padova
Centro Missionario Padova Zamignan Sandra ---
CELI-Chiesa Evangelica Luterana Italiana Michaelis Maren Via Petrarca 16, Abano Terme (PD)
CIF-Centro Italiano Femminile De Lazzari Franca Via Vescovado 29, Padova
CISL Faverin Giovanni Via del Carmine 3, Padova
Comitato Scuola e Costituzione Tirondola Gianna Via Madonna della Salute 39, Padova
Commissione Giustizia e Pace Francescani Conventuali p. Salezze Danilo Basilica S.Antonio, Padova
Comunità Islamica Bach M. ---
CUAMM-Medici per l’Africa Carraro Dante Via S.Francesco 126, Padova
Donne in Nero De Ambrogio Marianita Piazza Napoli 74, Padova
Fondazione CHOROS Bonato Giuseppe Piazza dei Signori 1, Padova
Fondazione “E.Zancan” mons. Pasini Giuseppe Via Vescovado 66, Padova
FUCI-Fed. Universitaria Cattolica Italiana Pagni Cristina Via Vescovado 29, Padova
GiIns-Giovani Insieme Zodio Elisa Via Fosse Ardeatine 5, Battaglia Terme (PD)
GIM-Giovani Impegno Missionario p. Bossi Dario Via S.G. di Verdara 139, Padova
Missionari Comboniani p. Padovan Giorgio Via S.G. di Verdara 139, Padova
MIR-Movimento Internazionale di Riconciliazione Bergami Sergio Via Cornaro 1/A, Padova
Nigrizia Barsella Gino Vicolo Pozzo 1, Verona
Parrocchia Ortodossa Romena Verzea Gheorghe Via SS. Fabiano e Sebastiano 134, Padova
Rete Lilliput Alessandrini Andrea ---
Tavola delle donne per l’Ulivo Cibin Partrizia ---