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Timestamp: 2020-02-24 11:52:18+00:00
Document Index: 62908703

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 292', 'sentenza ', 'art. 292', 'art. 335', 'art. 37', 'art. 339', 'art. 309', 'art. 321', 'art. 48', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 341', 'art. 341', 'sentenza ', 'art. 321', 'art. 339', 'art. 339', 'art. 341', 'art. 209']

Esecuzione di decisioni: esercizio del diritto di visita e multa disciplinare per ogni giorno d’inadempimento – divorzio.ch
Esecuzione di decisioni: esercizio del diritto di visita e multa disciplinare per ogni giorno d’inadempimento
Posted on 16/01/2020 05/01/2020 by Alberto
Caso 464 del 16/01/2020
E’ possibile sanzionare l’impedimento al diritto di visita da parte del genitore affidatario con una multa disciplinare?
In una sentenza del 2 agosto 2019 il Tribunale d’appello di Lugano ha stabilito quanto segue:
Davanti al giudice dell’esecuzione “la parte soccombente” è abilitata a far valere solo vizi inerenti alla procedura di esecuzione medesima e a contestare il carattere esecutivo della sentenza. Per quanto concerne il merito, essa può opporre unicamente che dopo la comunicazione della sentenza si siano verificate circostanze suscettibili di ostare all’esecuzione, essendo intervenuto l’adempimento (o l’impossibilità oggettiva di adempimento), la concessione di una dilazione oppure la prescrizione o la perenzione.
Sentenza ICCA 11.2018.56
L’estratto dei fatti è il seguente.
Con istanza del 10 maggio 2017 il padre ha chiesto al pretore che la madre fosse tenuta, sotto comminatoria dell'art. 292 CP, a consentire il suo diritto di visita ai figli gemelli nati il 25 agosto 2012, così fissato mediante sentenza di misure a protezione dell’unione coniugale del 2 novembre 2016 dal medesimo giudice. Con decisione del 13 luglio 2017 il pretore ha accolto l’istanza ed ordinato alla madre di mettere a disposizione del padre i figli per l'esercizio del diritto di visita stabilito dalla decisione del 2 novembre 2016 ed ha comminato alla stessa l'applicazione dell'art. 292 CP in caso di disobbedienza, come pure l'inflizione di una multa disciplinare di CHF 1000.00 per ogni giorno di inadempimento. L’8 novembre 2017 il padre si è nuovamente rivolto al pretore perché, in esecuzione alla decisione 13 luglio 2017, fosse inflitta alla madre una multa disciplinare di CHF 7’000.00, avendogli essa impedito di vedere i figli dopo il 26 agosto 2017 e di esercitare il diritto di visita per un totale di 7 giorni. Statuendo con decisione del 10 aprile 2018, il pretore ha accolto l'istanza e ha inflitto alla madre una multa disciplinare di CHF 7’000.00.
Contro la decisione appena citata la madre è insorta al Tribunale d’appello con un reclamo del 23 aprile 2018 per ottenere che il giudizio impugnato fosse annullato.
Nel Cantone Ticino il giudice dell'esecuzione a norma dell'art. 335 cpv. 1 CPC è, indipendentemente dal valore della prestazione, il pretore o il pretore aggiunto (art. 37 cpv. 3 LOG), il quale statuisce con la procedura sommaria (art. 339 cpv. 2 CPC). Contro le sue decisioni è dato unicamente reclamo (art. 309 lett. a CPC), da presentare – trattandosi di procedura sommaria – entro 10 giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). I reclami contro le decisioni del giudice dell'esecuzione in materia di diritto di famiglia competono alla Prima Camera Civile del Tribunale d’appello (art. 48 lett. a n. 8 combinato con il n. 1 LOG).
Quanto ai motivi addotti dalla madre per giustificare la mancata consegna dei figli al padre, il Pretore ha rilevato che le asserite malattie dei bambini non erano state rese verosimili, mentre gli altri argomenti invocati (disinteresse e incapacità del padre di occuparsi dei figli, carente conoscenza dei figli) esulavano dal quadro della procedura esecutiva, onde in definitiva l'accoglimento dell'istanza.
L’estratto riassuntivo del diritto è il seguente.
Nel quadro di un'esecuzione (diretta o indiretta) non è possibile rimettere in discussione la sentenza da eseguire o le misure di esecuzione previste in quella sentenza. Davanti al giudice dell'esecuzione “la parte soccombente” è abilitata a far valere solo vizi inerenti alla procedura di esecuzione medesima e a contestare il carattere esecutivo della sentenza. Per quanto concerne il merito, essa può opporre unicamente che dopo la comunicazione della sentenza si siano verificate circostanze suscettibili di ostare all'esecuzione, essendo intervenuto l'adempimento (o l'impossibilità oggettiva di adempimento: Droese in: Basler Kommentar, ZPO, 3ª edizione, n. 33 ad art. 341), la concessione di una dilazione oppure la prescrizione o la perenzione (RtiD I-2017 pag. 710 n. 31c), fermo restando che l'adempimento della prestazione e la dilazione devono essere provati mediante documenti (art. 341 cpv. 3 CPC) e che l'onere della prova incombe alla “parte soccombente” (sentenza TF 5D_124/2015, consid. 2.3.3 con richiami, del 18 maggio 2016,).
Nel caso concreto l'interessata ribadisce che i figli sarebbero stati “sovente ammalati” dal settembre al dicembre del 2017. Sta di fatto che neppure i documenti da lei esibiti davanti al Pretore rendono verosimile un'impossibilità degli incontri a quelle date per motivi di salute. Né la reclamante spiega perché, nonostante ciò, l'istante non potesse – come ha ritenuto il primo giudice – prendersi cura convenientemente dei figli “quand'anche [essi fossero stati] malaticci”, limitandosi essa a pretendere su questo punto che un incontro con il padre “sarebbe stato problematico”. Privo di adeguata motivazione (nel senso dell'art. 321 cpv. 1 CPC), al riguardo il reclamo si è rivelato finanche irricevibile.
Ad ogni buon conto, la madre dimentica che, pur essendo la materia governata dalla procedura sommaria, la prova richiesta nel presente ambito dev'essere piena e non può limitarsi alla semplice verosimiglianza (Staehelin in: Sutter-Somm/ Hasen­böhler/Leuen­berger, Schweizerische ZPO, Kommentar, 3ª edizione, n. 11 ad art. 339; Trezzini in: Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. 2, 2ª edizione, n. 8 ad art. 339 e n. 13 ad art. 341). Poco importa di conseguenza che essa pretenda di avere “sufficientemente reso verosimile l'impossibilità dei figli di potersi recare dal padre” nei periodi in questione.
Nella misura in cui era ricevibile, il reclamo è stato respinto.
Data modifica: 16/01/2020
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