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Timestamp: 2020-07-02 19:06:52+00:00
Document Index: 43122996

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 369', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 1859 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1859 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 23/11/2016, dep.25/01/2017), n. 1859
sul ricorso 22462-2015 proposto da:
RC GAS SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA QUINTILIANO 9, presso lo
studio dell’Avvocato CAFARELLI ROBERTO, rappresentata e difesa
dall’Avvocato MARIO LUCCI giusta procura a margine del ricorso;
avverso la sentenza n. 1823/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 23/02/2015;
La RC GAS s.r.l., in persona del legale rappresentante, ricorre, con unico motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso) avverso la sentenza, indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Campania, in controversia concernente avvisi di accertamento relativi ad ires, iva ed irap degli anni 2005, 2006 e 2007, aveva confermato la decisione di primo grado di rigetto del ricorso.
Con l’unico motivo, articolato dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la ricorrente denuncia la sentenza impugnata di essere fondata su un contrasto irriducibile tra affermazioni tra loro inconciliabili. A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c. è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituali comunicazioni.
Il motivo di ricorso è inammissibile dovendosi applicare la nuova disposizione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 la quale prevede, unicamente, il ricorso per cassazione per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.
Al proposito, le SS.UU. di questa Corte (sentenza n. 8053/14) hanno statuito che la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in se, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione”.
La citata sentenza n. 8053/14 delle S.0 di questa Corte ha, altresì, chiarito, riguardo ai limiti della denuncia di omesso esame di una questio fatti, che il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, consente tale denuncia nei limiti dell’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia) e che il ricorrente, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.
Alla luce di tali principi, non si ravvisa il dedotto contrasto irriducibile laddove il Giudice di appello ha diffusamente motivato le ragioni che lo hanno indotto a ritenere che il sig.Roberto Coppola fosse amministratore di fatto della Società mentre la circostanza indicata sub a), nella sentenza impugnata (ovvero lo status di amministratore unico) appare evidente frutto di errore materiale.
Ne consegue il rigetto del ricorso e la condanna della ricorrente, soccombente, alla re fusione in favore dell’Agenzia delle Entrate, delle spese processuali liquidate come in dispositivo.
Condanna la ricorrente alla refusione in favore dell’Agenzia delle Entrate delle spese processuali liquidate in complessivi Euro 4.000,00 oltre eventuali spese prenotate a debito.