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Timestamp: 2018-08-21 18:03:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2477', 'art. 2435', 'art. 2477', 'art. 2477', 'art. 2477', 'art. 2477', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 37', 'art. 2427', 'art. 2364', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 38', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 38', 'art. 30', 'art. 38', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2126', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 21 aprile 2010: richiesta di rimborso del credito IVA trimestrale; misure a sostegno dell’occupazione: ancora mancano i decreti attuativi; la sanzione penale non esonera il datore di lavoro dal versare i contributi all’INPS | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 21 aprile 2010: richiesta di rimborso del credito IVA trimestrale; misure a sostegno dell’occupazione: ancora mancano i decreti attuativi; la sanzione penale non esonera il datore di lavoro dal versare i contributi all’INPS
DIARIO FISCALE 2010
1) Revisione legale dei conti: Modifiche al codice civile apportate dal D.Lgs. n. 39/2010
2) Richiesta di rimborso del credito Iva trimestrale
3) Misure a sostegno dell’occupazione: Ancora mancano i decreti attuativi
4) La sanzione penale non esonera il datore di lavoro dal versare i contributi all’Inps
5) Altre di fisco (tra cui, invio telematico del formulario alle Entrate per giustificare lo scostamento dalle risultanze degli studi di settore)
È in vigore dal 07/04/2010 il D.Lgs. 27/01/2010, n. 39, recante la nuova disciplina della revisione legale dei conti.
Il provvedimento, attuativo della direttiva 2006/43/CE, è intervenuto sulla disciplina della revisione contabile nel rispetto dell’obiettivo, posto dal legislatore comunitario, di operare una sostanziale armonizzazione degli obblighi in materia di revisione legale dei conti.
A tal fine, il legislatore nazionale ha riscritto le regole in tema di revisione, riorganizzandole in modo organico e imponendo l’osservanza di norme specifiche in tema di indipendenza, deontologia, formazione e controllo della qualità.
Non tutte le disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 39/2010 hanno efficacia immediata: Molte di esse rinviano a specifici regolamenti attuativi, da emanarsi prevalentemente a cura del Ministero dell’economia e delle finanze, sentita <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Consob.
Su taluni degli aspetti maggiormente problematici si è soffermato il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili con la circolare n. 17 del 2010 che, peraltro, ha esaminato il contenuto sostanziale e formale dei documenti di bilancio (in particolare la nota integrativa) che per la maggior parte delle società di capitali sono in corso di formazione e approvazione in queste settimane, nonché della relazione del revisore contabile e del collegio sindacale incaricato della finzione di controllo legale dei conti (come denominata nella previgente disciplina).
Nuovi obblighi di nomina del collegio sindacale nelle S.r.l.
Per quanto riguarda la governance societaria, il D.Lgs. n. 39/2010 ha incisivamente modificato la disciplina del collegio sindacale nelle società a responsabilità limitata.
Con il nuovo art. 2477 c.c. il legislatore delegato è intervenuto, da un lato, ampliando le ipotesi nelle quali la S.r.l. deve dotarsi dell’organo di controllo interno, dall’altro, prevedendo che, in caso di inerzia della società, il collegio sindacale possa essere nominato dall’autorità giudiziaria.
In particolare, come già disposto dalla previgente disciplina, nelle S.r.l. la nomina del collegio sindacale è obbligatoria quando la società:
– è dotata di un capitale sociale non inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni ovvero quando il capitale sociale è pari o superiore a 120.000 euro;
– ha superato, per due esercizi consecutivi, almeno due dei limiti previsti dall’art. 2435-bis, co. 1, c.c.
In base al nuovo testo dell’art. 2477 c.c. la nomina del collegio sindacale è, altresì, obbligatoria quando la società:
– è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
– controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti.
Le modifiche introdotte in tema di obbligatorietà del collegio sindacale sono immediatamente operative e, dunque, applicabili fin dal 07/04/2010.
Ai fini del corretto adempimento di quanto previsto dalla disciplina vigente, è necessario individuare il momento dal quale sorge l’obbligo di nomina del collegio sindacale. Al riguardo, il sesto comma dell’art. 2477 c.c. dispone: “L’assemblea che approva il bilancio in cui vengono superati i limiti indicati al secondo e terzo comma deve provvedere, entro trenta giorni, alla nomina del collegio sindacale. Se l’assemblea non provvede, alla nomina provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato”.
Secondo il CNDCEC l’obbligo di nomina del collegio sindacale (insieme alla designazione del suo presidente e alla determinazione del compenso) sorge a partire dall’assemblea di approvazione del bilancio che accerta la sussistenza dei presupposti di cui al secondo e al terzo comma dell’art. 2477 c.c.
Nomina del collegio sindacale da parte del tribunale
In maniera del tutto innovativa, il nuovo art. 2477, Co. 5, cc. dispone che, in caso di inerzia dell’assemblea, la nomina del collegio sindacale potrà essere effettuata dal tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato.
Conferimento dell’incarico di revisione legale dei conti
Il Legislatore (art. 13, co. 1, del D.Lgs. n. 39/2010), estendendo quanto già disposto per le società quotate, ha stabilito che, fatta eccezione per le società di nuova costituzione, l’assemblea conferisce l’incarico di revisione legale sulla base di una proposta motivata del collegio sindacale (ovvero del consiglio di sorveglianza, in caso di adozione del sistema dualistico, o del comitato per il controllo sulla gestione, in caso di adozione del sistema monistico).
Parallelamente, in caso di revoca dell’incarico di revisione legale per giusta causa, l’organo di controllo interno dovrà presentare, unitamente al proprio parere sulla revoca, anche una proposta motivata di nomina affinché l’assemblea possa, contestualmente alla revoca eventualmente deliberata, conferire un nuovo incarico ad altro revisore o società di revisione (art. 13, co. 3, D.Lgs. n. 39/2010).
Per le società non quotate risulta, pertanto, soppresso l’intervento del tribunale, che nella previgente disciplina doveva necessariamente approvare la delibera assembleare di revoca.
L’indicazione del corrispettivo della revisione nella nota integrativa
Il co. 16 dell’art. 37 del D.Lgs. n. 39/2010, ha introdotto all’interno dell’art. 2427 c.c. il numero 16-bir, che impone l’indicazione in nota integrativa delle informazioni riguardanti l’importo totale:
– dei corrispettivi spettanti al revisore legale o alla societì di revisione legale per la revisione legale dei conti annuali;
– dei corrispettivi di competenza per gli altri servizi di verifica svolti;
– dei corrispettivi di competenza per i servizi di consulenza fiscale;
– dei corrispettivi di competenza per altri servizi diversi dalla revisione contabile.
L’inserimento di tali voci nella nota integrativa non è richiesto nel caso in cui la società sia inclusa in un ambito di consolidamento e le stesse siano contenute nella nota integrativa del relativo bilancio consolidato.
Tale disposizione già decorre dal 07/04/2010.
Sull’applicazione di questa previsione normativa ai bilanci dell’esercizio chiuso al 31.12.2009 il CNDCEC fornisce alcune annotazioni.
Potrebbero profilarsi situazioni distinte a seconda che il bilancio sia approvato nei termini ordinari, ovvero nel maggior termine di 180 giorni ai sensi dell’art. 2364 c.c.
Nel caso in cui l’assemblea sia stata convocata entro il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, ma il bilancio sia redatto dagli amministratori a partire dal 7 aprile 2010, l’informativa deve comunque essere inserita nelle note integrative dei bilanci in fase di chiusura.
Relazione del revisore legale
La nuova norma, che si applica alle società non quotate già a partire dal 7 aprile 2010, non ha introdotto sostanziali novità rispetto alla previgente disciplina.
Tuttavia, è stata segnalata l’introduzione, nei confronti del soggetto incaricato della revisione (compreso, dunque, il collegio sindacale), dell’obbligo di conservare i documenti e le carte di lavoro per dieci anni dalla data della relazione di revisione (art. 14, co. 6, D.Lgs. n. 39/2010; è opportuno che il revisore o il collegio sindacale nella relazione sul bilancio d’esercizio 2009 richiami tale articolo).
Quest’ultimo riferimento temporale assume, peraltro, specifica rilevanza in tema di responsabilità del revisore poiché il termine quinquennale per l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti del revisore decorre ora dalla data della relazione di revisione sul bilancio d’esercizio (o consolidato) emessa al termine dell’attività di revisione cui si riferisce l’incarico, e non più dalla data di cessazione dell’incarico stesso (art. 15, co. 3, D.Lgs. n. 39/2010).
Il 30 aprile 2010 scadrà il termine per presentare telematicamente la richiesta di rimborso Iva con il modello TR, o di compensazione del credito relativo al primo trimestre 2010.
Tutto ciò in presenza delle condizioni previste dall’art. 38-bis del D.P.R. 633/72.
Il provvedimento del 18/03/2010 ha approvato le istruzioni per la compilazione del nuovo modello TR, che i contribuenti potranno presentare per ottenere il rimborso o la compensazione del credito scaturente da ciascuno dei primi 3 trimestri del 2010.
Soggetti che possono presentare il modello TR
E’ possibile richiedere il rimborso o la compensazione del credito Iva infrannuale, purché sia di importo superiore a € 2.582,28.
Sono interessati coloro che nel trimestre di riferimento si trovano nelle seguenti condizioni:
a) effettuano esclusivamente o prevalentemente operazioni attive soggette ad aliquote più basse rispetto a quelle gravanti sugli acquisti e sulle importazioni.
Il diritto al rimborso o all’utilizzo in compensazione del credito IVA spetta se l’aliquota mediamente applicata sugli acquisti e sulle importazioni supera quella mediamente applicata sulle operazioni attive maggiorata del 10%. Nel calcolo dell’aliquota media devono essere esclusi sia gli acquisti (e/o le importazioni) che le cessioni di beni ammortizzabili. Si ricorda che le spese generali devono essere comprese tra gli acquisti. Nel calcolo dell’aliquota media occorre tenere conto della seconda cifra decimale;
b) hanno effettuato operazioni non imponibili (artt. 8, 8-bis, 9 del D.P.R. n. 633/72, nonché le altre operazioni non imponibili indicate nel rigo TA16 del modello TR) per ammontare superiore al 25% di tutte le operazioni effettuate. La percentuale va arrotondata all’unità superiore;
c) hanno effettuato acquisti o importazioni di beni ammortizzabili per ammontare superiore ai 2/3 del totale degli acquisti imponibili ai fini Iva. In questo caso è rimborsabile (o compensabile) soltanto l’imposta relativa agli acquisti e importazioni di beni ammortizzabili;
d) soggetti non residenti che si sono identificati direttamente in Italia ovvero che abbiano formalmente nominato un rappresentante fiscale nello Stato.
Detti soggetti possono chiedere il rimborso o utilizzare in compensazione il credito IVA del trimestre di riferimento, anche in assenza dei presupposti previsti dalle altre lettere dell’art. 30 del DPR 633/72.
Ulteriori novità introdotte dal D.L. n. 78/2009
Nel rigo TD6 del modello TR occorre indicare l’ammontare del credito infrannuale che si intende utilizzare in compensazione con il modello F24, tenendo conto che tale ammontare partecipa al limite annuo di 516.456,90 euro. Il predetto limite annuo è elevato ad un milione di euro nei confronti dei subappaltatori che nell’anno precedente abbiano registrato un volume d’affari costituito per almeno l’80% da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto.
Da evidenziare che a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 10 del D.L. 1° luglio 2009, n. 78, convertito dalla legge n. 102/2009, l’utilizzo in compensazione del credito Iva infrannuale è consentito, in linea generale, solo dopo la presentazione dell’istanza da cui lo stesso emerge.
Inoltre, il superamento del limite di 10.000 euro annui, riferito all’ammontare complessivo dei crediti trimestrali maturati nell’anno d’imposta, comporta l’obbligo di utilizzare in compensazione i predetti crediti a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza.
Si ricorda, infine, che il modello TR non richiede l’apposizione del visto di conformità.
Contribuenti virtuosi
L’art. 38-bis, settimo comma, prevede l’esonero dalla prestazione delle prescritte garanzie nelle ipotesi di rimborso di cui all’art. 30, terzo comma, lett. a), b) e d), per quei soggetti cosiddetti “virtuosi”, che soddisfano cioè determinate condizioni di affidabilità e solvibilità specificatamente elencate dalla norma.
Detti soggetti devono presentare la dichiarazione sostitutiva di atto notorio mediante sottoscrizione della sezione 3 del modello TR.
Si ricorda che ai sensi dell’art. 38-bis, ultimo comma, l’ammontare del rimborso erogabile senza garanzie non può comunque eccedere il 100% della media dei versamenti affluiti nel conto fiscale nel biennio precedente alla richiesta di rimborso. Pertanto, il contribuente che richieda un rimborso superiore al predetto limite è tenuto a garantire soltanto l’importo eccedente, indicando nel rigo TD7 (modello TR), campo 1, la parte erogabile senza garanzia e nel rigo TD5 l’ammontare totale del rimborso richiesto.
Le misure a sostegno dell’occupazione sono state previste dalla Finanziaria 2010, ma non sono state ancora rese operative.
La Legge n. 191/2009 (Finanziaria 2010) ha, infatti, previsto una serie di incentivi per la ricollocazione sul mercato del lavoro di quanti erano stati espulsi dal ciclo lavorativo a causa della crisi economico/finanziaria degli ultimi due anni.
Le agevolazioni, che combinano incentivi diversi a seconda dei soggetti interessati non sono ancora partite, a causa della mancanza dei provvedimenti attuativi da parte del ministero del Lavoro.
Le norme sono contenute nei commi 134, 135 e 151 dell’art. 2 della Manovra finanziaria per il 2010.
I regolamenti utili ad attivare le suddette norme non sono appunto ancora operativi, con grande disagio per i lavoratori che non possono accedere agli incentivi di natura finanziaria messi a loro disposizione dalla Legge e che, in molti casi, valgono solo per l’anno in corso.
Il Ministero ha informato con una nota che gli schemi sono definiti e a breve seguirà la firma dei Ministri interessati.
Il Ministero ha, inoltre, comunicato che ritardo è dovuto allo svolgimento di un’istruttoria particolarmente complessa svolta da direzioni generali dei ministeri e Inps visto anche il carattere innovativo delle misure introdotte.
In concreto tre sono le misure che si riferiscono a soggetti diversi e che hanno come fine il sostegno all’occupazione:
– agevolazione contributiva riconosciuta ai datori di lavoro che assumono ultracinquantenni, percettori dell’indennità di disoccupazione non agricola con requisiti normali;
– agevolazione per i datori di lavoro che assumono soggetti con almeno 35 anni di anzianità contributiva, iscritti alle liste di mobilità o di disoccupazione (vale il prolungamento della durata della riduzione contributiva prevista per i lavoratori assunti dalle liste di mobilità);
– agevolazione per i datori di lavoro che, senza esservi tenuti, assumono a tempo pieno e indeterminato i lavoratori destinatari dell’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti normali o destinatari dell’indennità di disoccupazione speciale edile.
Tutte e tre le misure sono cosiddette “a tempo”.
Valgono, cioè, solo per 2010 e in alcuni casi, come per esempio nella terza ipotesi, hanno anche un limite di spesa (12 milioni di euro) e sono subordinate alla condizione che l’assunzione non deve derivare da un obbligo legale né contrattuale.
Inoltre, tutte le assunzioni agevolate sono, poi, subordinate anche al rispetto di altri vincoli da parte dell’azienda.
Il più importante è quello concernente il possesso del Durc e la sua regolare tenuta.
(Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, nota del 19 aprile 2010)
Il datore di lavoro che assume un clandestino oltre a dovere scontare la sanzione penale deve comunque pagare i relativi contributi previdenziali.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n, 7380 del 26/03/2010 che si è pronunciata sugli obblighi contributivi del datore che assume un clandestino.
In tema di prestazione lavorativa resa dal lavoratore extracomunitario privo del permesso di soggiorno, secondo il parere dei giudici supremi, l’applicazione delle relativa sanzione penale non esonera il datore di lavoro dall’obbligo di versare i contributi all’INPS in relazione alle retribuzioni dovute.
La Corte ha rilevato che l’illiceità penale del rapporto lavorativo determina la nullità del rapporto di lavoro, ma non esclude l’applicabilità dell’art. 2126 cod. civ., che prevede il diritto al retribuzione del lavoratore anche in caso di nullità del rapporto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, salvo che la nullità derivi dall’illiceità dell’oggetto o della causa.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 7380 del 26/3/2010)
5) Altre di fisco:
– Invio telematico del formulario alle Entrate per giustificare lo scostamento dalle risultanze degli studi di settore
L’Agenzia delle Entrate sta per inviare, nuovamente, ai contribuenti non in regola con gli studi di settore delle lettere “monito” che invitano a regolarizzare il modello ai fini di tali studi contenuto nel modello unico. I contribuenti interessati potranno, quindi, descrivere i motivi che hanno portato allo scostamento dalle risultanze degli studi medesimi.
Ciò avverrà in via telematica per cui non si parla più di lettera quanto di un “formulario” che i contribuenti dovranno inviare alle Entrate.
– Concordato preventivo: Transazione fiscale garantita da privilegio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6901 del 22 marzo 2010, ha precisato che nell’ambito della transazione fiscale, instaurata all’interno di un concordato preventivo, il credito tributario è assistito da privilegio.
Per conseguenza, la percentuale, i tempi di pagamento e le garanzie non possono essere inferiori a quelli offerti ai creditori che hanno privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica e interessi economici pari alle agenzie fiscali.
Peraltro, in tale contesto, si é inserita la circolare 20/E del 16 aprile 2010 delle Entrate che, nell’impartire gli indirizzi operativi agli uffici sull’attività di controllo e riscossione, ha evidenziato alle unità operative l’esigenza di pervenire, in presenza dei previsti presupposti, alle transizioni fiscali.
– Risarcimento per il danno morale da ipoteca illecita
La Commissione Tributaria Regionale di Bari con la sentenza n. 36/08/10, ha riconosciuto la responsabilità processuale aggravata di Equitalia (nella sua qualità di agente della riscossione) per aver ignorato l’ordine dei primi giudici di cancellazione dell’impugnata iscrizione ipotecaria, per invalida notifica degli atti presupposti.
Nel caso di specie, un contribuente ha scoperto l’esistenza di un’iscrizione ipotecaria sul proprio immobile in occasione della stipula di un mutuo, scoprendo pure che, peraltro, ciò scaturiva da due cartelle di pagamento non notificate al suo domicilio fiscale.
Il contribuente ha, quindi, presentato ricorso alla Commissione Tributaria provinciale, contro l’ipoteca e gli atti presupposti eccependone l’invalida notifica, facendo, altresì, presente di avere aderito al condono (legge 289/2002), per gli anni di imposta oggetto della pretesa erariale, motivo per cui era illegittima l’iscrizione a ruolo eseguita dalle Entrate.
Le Entrate hanno poi proposto appello contro la decisione della CTP favorevole al contribuente che, a sua volta, ha presentato appello incidentale vincendolo.
– Fatture false: La buona fede conta sempre
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9138 del 16 aprile 2010, ha stabilito che è illegittima la detrazione Iva se l’acquirente non dimostra, nel caso in cui gli vengano contestate delle fatture false, di essere stato in assoluta “buona fede”, nel senso che non sapeva di avere comprato da una “cartiera”.
– Registro in misura proporzionale per la cessione d’azienda
L’acquisto di beni dell’azienda “potenzialmente idonei” per l’attività di impresa può essere qualificato dal fisco come cessione d’azienda e quindi giustificare il prelievo dell’imposta di registro in misura proporzionale.
Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 9163 del 16 aprile 2010.
La cessione di beni solo potenzialmente produttivi può configurare una cessione d’azienda e pertanto risulta corretta l’applicazione dell’imposta di registro in misura proporzionale.
Deve, quindi, essere qualificato come cessione di ramo d’azienda il trasferimento tra due società del settore turistico di una quota indivisa di un complesso immobiliare.
Inoltre, non è necessario che l’esercizio dell’impresa sia attuale, ma è sufficiente l’attitudine potenziale all’utilizzo del bene ceduto per un’attività d’impresa.
– Indice di rivalutazione del TFR del mese di marzo 2010
L’Istat ha reso noto che il coefficiente di rivalutazione é risultato pari a 0,761598.
– Bonus fiscale per i carburanti di ambulanze
Aggiornato l’elenco degli enti di assistenza e pronto soccorso aventi titolo all’agevolazione fiscale prevista per i carburanti consumati per l’azionamento delle ambulanze.
(Determinazione del 06/04/2010 dell’Agenzia delle Dogane, Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 90 del 19 aprile 2010)
– Provvigione SIAE: Aggiornati i compensi per la gestione del diritto di seguito
Un decreto pubblicato in G.U. ha determinato la misura della provvigione spettante alla SIAE per la gestione del diritto di seguito, per il periodo che va dal 09/04/2009 al 08/04/2012, pari al 20% a valere sull’ammontare del compenso oggetto della riscossione.
(Decreto Ministero beni e attività culturali del 10/11/2009, in G.U. n. 89 del 17/04/2010)