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Timestamp: 2020-06-06 14:03:45+00:00
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Corte di Giustizia Europea, sez. III, Sentenza n. C-277/10 del 9 febbraio 2012 - Dirittodautore.it
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«Rinvio pregiudiziale – Ravvicinamento delle legislazioni – Proprietà intellettuale – Diritto d’autore e diritti connessi – Direttive 93/83/CEE, 2001/29/CE, 2006/115/CE e 2006/116/CE – Ripartizione contrattuale dei diritti di sfruttamento di un’opera cinematografica tra il regista principale e il produttore dell’opera – Normativa nazionale che attribuisce tali diritti, in via esclusiva e a pieno titolo, al produttore della pellicola – Possibilità di deroga a tale norma mediante accordo tra le parti – Diritti a remunerazione susseguenti»
Nella causa C-277/10,
– per Martin Luksan, da M. Walter, Rechtsanwalt;
– per Petrus van der Let, da Z. van der Let&#8209;Vangelatou, Rechtsanwältin;
– degli articoli 2 e 4 della direttiva 92/100/CEE del Consiglio, del 19 novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (GU L 346, pag. 61);
– degli articoli 1 e 2 della direttiva 93/83/CEE del Consiglio, del 27 settembre 1993, per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo (GU L 248, pag. 15);
– dell’articolo 2 della direttiva 93/98/CEE del Consiglio, del 29 ottobre 1993, concernente l’armonizzazione della durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi (GU L 290, pag. 9); e
– degli articoli 2, 3 e 5 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione (GU L 167, pag. 10).
5 All’articolo 1, paragrafo 4, il Trattato dell’OMPI sul diritto d’autore stabilisce che le parti contraenti devono conformarsi agli articoli 1&#8209;21 della Convenzione di Berna.
«Ai fini della presente direttiva, il registra principale di un’opera cinematografica o audiovisiva è considerato suo autore o coautore. Gli Stati membri possono prevedere che altre persone siano considerate coautori dell’opera.».
8 I considerando quinto, nono&#8209;undicesimo, ventesimo, trentunesimo e trentacinquesimo della direttiva 2001/29 sono del seguente tenore:
(31) Deve essere garantito un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di titolari nonché tra quelli dei vari titolari e quelli degli utenti dei materiali protetti (…)
14 Il quinto e il dodicesimo considerando della direttiva 2006/115 enunciano quanto segue:
19 Il quinto considerando della direttiva 2006/116 così recita:
«I diritti di sfruttamento su opere cinematografiche prodotte commercialmente spettano (…) al titolare dell’impresa (produttore della pellicola). I diritti alla remunerazione dell’autore stabiliti dalla legge spettano al produttore della pellicola e all’autore a ciascuno per la metà se sono rinunciabili salvo diversi accordi tra il produttore della pellicola e l’autore (…)».
«Se per la sua natura è dato di attendersi che un’opera radiodiffusa, un’opera messa a disposizione del pubblico o un’opera fissata su un videogramma o fonogramma prodotta a fini commerciali venga riprodotta, mediante fissazione su un videogramma o fonogramma conformemente all’articolo 42, paragrafi 2&#8209;7, a uso personale o privato, l’autore ha diritto ad un’equa remunerazione (remunerazione delle riproduzioni effettuate su supporti di registrazione), quando il supporto è commercializzato a livello nazionale a scopi commerciali e a titolo oneroso; sono considerati supporti di registrazione i videogrammi o fonogrammi vergini adatti per tali riproduzioni o altri videogrammi o fonogrammi a tal fine destinati».
«1) Se, qualora le disposizioni del diritto dell’Unione europea in materia di tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi, in particolare le disposizioni di cui all’articolo 2, paragrafi 2, 5 e 6, della direttiva 92/100, all’articolo 1, paragrafo 5, della direttiva 93/83, e all’articolo 2, paragrafo 1, della direttiva 93/98, in combinato disposto con l’articolo 4 della direttiva 92/100, l’articolo 2 della direttiva 93/83, e gli articoli 2 e 3, nonché 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29, siano da interpretare nel senso che i diritti di sfruttamento della riproduzione, della diffusione via satellite e di altra comunicazione al pubblico, mediante la messa a disposizione del pubblico, spettino in ogni caso, in virtù della legge, direttamente (ab origine) al regista principale di un’opera cinematografica o audiovisiva o ad altri autori di pellicole, stabiliti dal legislatore degli Stati membri, e non – direttamente (ab origine) e in via esclusiva – al produttore della pellicola, violino il diritto dell’Unione europea le leggi degli Stati membri che attribuiscono i diritti di sfruttamento, in virtù della legge, direttamente (ab origine) e in via esclusiva al produttore della pellicola;
a) Se, in base all’ordinamento dell’Unione europea, anche riguardo a diritti diversi dal diritto di noleggio e di prestito, per i diritti di sfruttamento spettanti al regista principale di un’opera cinematografica o audiovisiva o ad altri autori di pellicole, stabiliti dal legislatore degli Stati membri, ai sensi [della questione di cui al punto 1], sia riservato al legislatore degli Stati membri prevedere una presunzione di legge a favore di un trasferimento di tali diritti al produttore della pellicola e se – in caso di soluzione positiva – siano da rispettare le condizioni di cui all’articolo 2, paragrafi 5 e 6, della direttiva 92/100, in combinato disposto con l’articolo 4 della medesima direttiva;
Se, in base all’ordinamento dell’Unione europea, sia riservato al legislatore degli Stati membri prevedere, riguardo ai diritti spettanti al regista principale di un’opera cinematografica o audiovisiva o ad altri autori di pellicole, stabiliti dal legislatore degli Stati membri, ai sensi [della questione di cui al punto 2, lettera b)], una presunzione legale a favore di un trasferimento, al produttore della pellicola, di tali diritti alla remunerazione e se – in caso di soluzione positiva – si debbano rispettare le condizioni di cui all’articolo 2, paragrafi 5 e 6, della direttiva 92/100, in combinato disposto con l’articolo 4 della medesima direttiva.
37 Con la sua prima questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se gli articoli 1 e 2 della direttiva 93/83, da un lato, e gli articoli 2 e 3 della direttiva 2001/29, in combinato disposto con gli articoli 2 e 3 della direttiva 2006/115 e con l’articolo 2 della direttiva 2006/116, dall’altro, debbano essere interpretati nel senso che i diritti di sfruttamento dell’opera cinematografica, come quelli di cui trattasi nella causa principale (diritto di diffusione via satellite, diritto di riproduzione e qualunque altro diritto di comunicazione al pubblico mediante messa a disposizione), spettano a pieno titolo, direttamente e originariamente, al regista principale, nella sua qualità di autore di tale opera. Detto giudice chiede se, conseguentemente, le summenzionate disposizioni ostino ad una normativa nazionale che attribuisca, a pieno titolo ed in via esclusiva, i diritti di cui trattasi al produttore di detta opera.
43 A questo proposito, dal ventesimo considerando della direttiva 2001/29 risulta che essa si fonda sui principi e sulle regole già definiti dalle direttive in vigore in tale campo, in particolare le direttive 92/100, concernente il diritto di noleggio e di prestito (divenuta direttiva 2006/115), e 93/98, concernente l’armonizzazione della durata di protezione del diritto d’autore (divenuta direttiva 2006/116). È previsto che la direttiva 2001/29 sviluppi tali principi e tali norme e li integri nella prospettiva della società dell’informazione. Pertanto, l’applicazione delle disposizioni della direttiva 2001/29 deve lasciare impregiudicata quella delle disposizioni di queste due ultime direttive, salvo se diversamente previsto dalla direttiva 2001/29 (v., in tal senso, sentenza del 4 ottobre 2011, Football Association Premier League e a., C&#8209;403/08 e C&#8209;429/08, non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 187 e 188).
49 In secondo luogo, occorre verificare se i diritti di sfruttamento dell’opera cinematografica, come quelli di cui trattasi nella causa principale (diritto di diffusione via satellite, diritto di riproduzione e qualunque altro diritto di comunicazione al pubblico mediante messa a disposizione), spettino a pieno titolo, direttamente e originariamente, al regista principale della stessa, in quanto autore di detta opera, ovvero se, eventualmente, tali diritti possano spettare direttamente, originariamente ed in via esclusiva al produttore dell’opera medesima.
59 Va poi rilevato che l’Unione, non essendo parte contraente della Convenzione di Berna, è tuttavia obbligata, in forza dell’articolo 1, paragrafo 4, del trattato dell’OMPI, sul diritto d’autore, del quale essa è parte, che fa parte del suo ordinamento giuridico e che la direttiva 2001/29 mira ad attuare, a conformarsi agli articoli 1&#8209;21 della Convenzione di Berna (v., in tal senso, sentenza Football Association Premier League e a., cit., punto 189 e giurisprudenza ivi citata). Conseguentemente l’Unione è tenuta a conformarsi, in particolare, all’articolo 14 bis della Convenzione di Berna.
60 Ciò premesso, si pone la questione se le disposizioni delle direttive 93/83 e 2001/29 richiamate ai punti 50&#8209;52 della presente sentenza debbano essere interpretate, in relazione all’articolo 1, paragrafo 4, del trattato dell’OMPI, sul diritto d’autore, nel senso che uno Stato membro può negare, nella sua normativa nazionale, sul fondamento dell’articolo 14 bis della Convenzione di Berna e avvalendosi della facoltà che gli riconoscerebbe tale disposizione, introdotta mediante un trattato internazionale, al regista principale i diritti di sfruttamento dell’opera cinematografica di cui alla causa principale.
61 A tale riguardo, anzitutto, occorre ricordare che l’articolo 351, primo comma, TFUE ha lo scopo di precisare, conformemente ai principi di diritto internazionale, che l’applicazione del Trattato non pregiudica l’impegno assunto dallo Stato membro interessato di rispettare i diritti degli Stati terzi risultanti da una convenzione anteriore alla sua adesione e di osservare i relativi obblighi (v. sentenze del 28 marzo 1995, Evans Medical e Macfarlan Smith, C&#8209;324/93, Racc. pag. I&#8209;563, punto 27, e del 14 gennaio 1997, Centro-Com, C&#8209;124/95, Racc. pag. I&#8209;81, punto 56).
66 Invero, dal nono considerando della direttiva 2001/29, la quale disciplina segnatamente i diritti di riproduzione e di comunicazione al pubblico, risulta che il legislatore dell’Unione, ritenendo che la tutela del diritto d’autore fosse essenziale alla creazione intellettuale, ha inteso garantire agli autori un livello elevato di tutela. La proprietà intellettuale è stata quindi riconosciuta come parte integrante della proprietà.
71 Da quanto precede risulta che le disposizioni delle direttive 93/83 e 2001/29, menzionate ai punti 50&#8209;52 della presente sentenza, non possono essere interpretate, in relazione all’articolo 1, paragrafo 4, del trattato dell’OMPI sul diritto d’autore, nel senso che uno Stato membro possa negare, nella sua normativa nazionale, sul fondamento dell’articolo 14 bis della Convenzione di Berna, avvalendosi della facoltà che gli riconosce tale articolo, introdotto mediante un trattato internazionale, al regista principale i diritti di sfruttamento di cui alla causa principale dell’opera cinematografica, giacché una siffatta interpretazione, innanzitutto, non rispetterebbe le competenze dell’Unione in tale materia, poi, non sarebbe compatibile con la finalità perseguita dalla direttiva 2001/29 e, infine, non sarebbe conforme alle prescrizioni dell’articolo 17, paragrafo 2, della citata Carta dei diritti fondamentali, che garantiscono la tutela della proprietà intellettuale.
72 In base alle suesposte considerazioni, si deve rispondere alla prima questione dichiarando che gli articoli 1 e 2 della direttiva 93/83, da un lato, e gli articoli 2 e 3 della direttiva 2001/29, in combinato disposto con gli articoli 2 e 3 della direttiva 2006/115 e con l’articolo 2 della direttiva 2006/116, dall’altro, devono essere interpretati nel senso che i diritti di sfruttamento dell’opera cinematografica, come quelli di cui trattasi nella causa principale (diritto di riproduzione, diritto di diffusione via satellite e qualunque altro diritto di comunicazione al pubblico mediante messa a disposizione), spettano a pieno titolo, direttamente e originariamente, al regista principale. Di conseguenza, tali disposizioni devono essere interpretate nel senso che esse ostano ad una normativa nazionale che attribuisca, a pieno titolo ed in via esclusiva, detti diritti di sfruttamento al produttore dell’opera in questione.
77 Quanto all’obiettivo sotteso alle disposizioni della direttiva 2006/115 menzionate nella questione pregiudiziale, deve farsi riferimento al quinto considerando di tale direttiva che rammenta, da un lato, che le opere creative e artistiche degli autori e degli artisti interpreti o esecutori richiedono la percezione di un reddito adeguato e, dall’altro, che gli investimenti occorrenti, segnatamente per la produzione di fonogrammi e pellicole, sono particolarmente rischiosi ed elevati. Per garantire livelli di reddito adeguati e per recuperare l’investimento l’unico mezzo efficace è un’adeguata tutela giuridica dei titolari dei diritti.
78 Dal summenzionato quinto considerando della direttiva 2006/115 discende, in particolare, che deve essere realizzato un equilibrio tra, da una parte, il rispetto dei diritti ed interessi delle diverse persone fisiche che hanno contribuito alla creazione intellettuale della pellicola, ossia l’autore o i coautori dell’opera cinematografica e, dall’altra, quelli del produttore della pellicola, che ha preso l’iniziativa e la responsabilità della realizzazione dell’opera cinematografica e che assume i rischi legati a tale investimento.
79 Ciò posto, si può rilevare che, nell’ambito della direttiva 2006/115, la presunzione del trasferimento del diritto di noleggio a favore del produttore della pellicola è stata concepita per rispondere ad una delle finalità alle quali fa riferimento il quinto considerando di detta direttiva, ossia consentire al produttore di ammortizzare gli investimenti che questi ha assunto ai fini della realizzazione dell’opera cinematografica.
80 Stante ciò, la presunzione del trasferimento deve del pari rispondere agli interessi del regista principale dell’opera cinematografica. A questo proposito va rilevato che essa non rimette affatto in discussione la norma secondo cui l’autore è investito a pieno titolo, direttamente e originariamente, del diritto di noleggio e di prestito relativamente alla propria opera. Infatti, dato che il legislatore dell’Unione ha espressamente previsto la possibilità di una «clausola contrattuale contraria», egli ha con ciò espresso l’auspicio che il regista principale conservi la possibilità, mediante contratto, di convenire diversamente.
83 Infatti, il decimo considerando della direttiva 2001/29 conferma che gli investimenti necessari a realizzare prodotti quali pellicole o prodotti multimediali sono considerevoli. Una tutela giuridica adeguata dei diritti di proprietà intellettuale è quindi necessaria per consentire un adeguato ritorno dell’investimento (v. anche, in questo senso, sentenza del 13 luglio 2006, Commissione/Portogallo, C&#8209;61/05, Racc. pag. I&#8209;6779, punto 27).
84 Orbene, va altresì rilevato che, al quinto considerando della stessa direttiva 2001/29, il legislatore dell’Unione ha precisato in modo esplicito che, se era vero che le norme esistenti in materia di diritto d’autore e di diritti connessi dovevano essere adeguate e integrate per tener debitamente conto delle realtà economiche, quali la comparsa di nuove forme di sfruttamento, la tutela della proprietà intellettuale non necessitava, invece, di nuovi concetti.
88 Con la sua questione il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se il diritto ad un’equa remunerazione, come l’equo compenso previsto dall’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29 in base all’eccezione detta «per copia privata», spetti a pieno titolo, direttamente e originariamente, al regista principale nella sua qualità di autore o di coautore dell’opera cinematografica.
92 Ne consegue che tanto il regista principale, nella sua qualità di autore dell’opera cinematografica, quanto il produttore, in quanto responsabile degli investimenti necessari alla produzione di detta opera, devono essere considerati titolari, a pieno titolo, del diritto di riproduzione.
94 Poiché il regista principale dell’opera cinematografica è uno di tali titolari, egli deve essere considerato, conseguentemente, un beneficiario a pieno titolo, direttamente e originariamente, dell’equo compenso dovuto in base all’eccezione per copia privata.
95 Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve rispondere alla seconda questione, lettera b), dichiarando che il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che, nella sua qualità di autore dell’opera cinematografica, il regista principale della stessa deve beneficiare a pieno titolo, direttamente e originariamente, del diritto ad un equo compenso previsto dall’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29 in base all’eccezione detta «per copia privata».
102 Tale conclusione è corroborata, sul piano sistematico, da quanto disposto dall’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 2006/115, letto alla luce del dodicesimo considerando della medesima direttiva, norme che riprendono i termini, rispettivamente, dell’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 92/100, e del quindicesimo considerando di quest’ultima, cui fa riferimento il giudice del rinvio. Tali disposizioni precisano che gli autori non possono rinunciare al diritto di ottenere un’equa remunerazione per il noleggio.
103 È vero che, nell’ambito delle direttive 92/100 e 2006/115, il legislatore dell’Unione ha impiegato il termine «remunerazione» anziché quello di «compenso» utilizzato dalla direttiva 2001/29. Tuttavia, tale nozione di «remunerazione» ha anche lo scopo di introdurre un indennizzo per gli autori, in quanto interviene per compensare un pregiudizio cagionato a questi ultimi (v., in tal senso, sentenza del 30 giugno 2011, VEWA, C&#8209;271/10, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 29).
106 Inoltre, la Corte ha già dichiarato che, a meno di non volerle privare di ogni efficacia pratica, le disposizioni dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29 impongono allo Stato membro che ha introdotto l’eccezione per copia privata nel proprio ordinamento nazionale un obbligo di risultato, nel senso che detto Stato è tenuto a garantire, nell’ambito delle sue competenze, una riscossione effettiva dell’equo compenso destinato ad indennizzare i titolari dai diritti lesi del pregiudizio subito (v., in tal senso, sentenza del 16 giugno 2011, Stichting de Thuiskopie, C&#8209;462/09, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 34). Orbene, l’imposizione a carico degli Stati membri di un siffatto obbligo di risultato di riscossione dell’equo compenso a vantaggio dei titolari di diritti è concettualmente inconciliabile con la possibilità per tale titolare di rinunciare a detto equo compenso.
1) Gli articoli 1 e 2 della direttiva 93/83/CEE del Consiglio, del 27 settembre 1993, per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo, da un lato, e gli articoli 2 e 3 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, in combinato disposto con gli articoli 2 e 3 della direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, e con l’articolo 2 della direttiva 2006/116/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente la durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi, dall’altro, devono essere interpretati nel senso che i diritti di sfruttamento dell’opera cinematografica, come quelli di cui trattasi nella causa principale (diritto di riproduzione, diritto di diffusione via satellite e qualunque altro diritto di comunicazione al pubblico mediante messa a disposizione), spettano a pieno titolo, direttamente e originariamente, al regista principale. Di conseguenza, tali disposizioni devono essere interpretate nel senso che esse ostano ad una normativa nazionale che attribuisca, a pieno titolo ed in via esclusiva, detti diritti di sfruttamento al produttore dell’opera in questione.
3) Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che, nella sua qualità di autore dell’opera cinematografica, il regista principale della stessa deve beneficiare a pieno titolo, direttamente e originariamente, del diritto ad un equo compenso previsto dall’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29 in base all’eccezione detta «per copia privata».
Precedente Consiglio di Stato, sez. VI, Sentenza n. 677 del 8 febbraio 2012
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