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Timestamp: 2020-07-07 22:32:30+00:00
Document Index: 22108760

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 43', 'art. 39', 'art. 591', 'art. 41', 'art. 39', 'art. 603']

Il legale rappresentante, imputato per il reato presupposto, non può compiere atti difensivi nell’interesse dell’ente né nominarne il difensore di fiducia | PENSARE 231
Cassazione Penale sez. V, 21 dicembre 2015, n. 50102
Il D. lgs. n. 231/2001 ha dedicato una disciplina speciale alle modalità di partecipazione dell’ente al procedimento nell’esigenza di coniugare l’esercizio del diritto di difesa con la necessità che tale partecipazione avvenga per il tramite di una persona fisica in grado di rappresentare l’ente medesimo. In tal senso i primi due commi dell’art. 39 del decreto stabiliscono che “l’ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che questi sia imputato del reato da cui dipende l’illecito amministrativo” e che “l’ente che intende partecipare al procedimento si costituisce depositando nella cancelleria dell’autorità giudiziaria procedente una dichiarazione contenente a pena di inammissibilità: a) la denominazione dell’ente e le generalità del suo legale rappresentante; b) il nome ed il cognome del difensore e l’indicazione della procura; c) la sottoscrizione del difensore; d) la dichiarazione o l’elezione di domicilio”. L’ultimo comma dello stesso articolo prevede invece che “quando non compare il legale rappresentante, l’ente costituito è rappresentato dal difensore”. Questa disciplina è poi integrata da quanto disposto dal successivo art. 40, il quale assicura all’ente privo di un difensore di fiducia l’assistenza di quello d’ufficio, e soprattutto dall’art. 41, che riserva nella fase processuale la condizione del contumace esclusivamente all’ente non formalmente costituitosi e non anche a quello il cui rappresentante legale non sia comparso in udienza nonostante l’avvenuta costituzione ai sensi del citato art. 39.
Il richiamato primo comma dell’art. 39 prevede dunque l’incompatibilità del legale rappresentante dell’ente a rappresentarlo nel procedimento a suo carico qualora egli sia contestualmente anche imputato per il reato presupposto della responsabilità addebitata alla persona giuridica. Incompatibilità che discende dalla presunzione iuris et de iure della sussistenza di un conflitto di interessi tra ente e suo rappresentante, destinata a rivelarsi già nel primo atto di competenza di quest’ultimo e cioè la scelta del difensore di fiducia e procuratore speciale senza la cui nomina il soggetto collettivo non può validamente costituirsi. Come di recente chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte, in sostanza, “anche la semplice nomina del difensore di fiducia della persona giuridica da parte del rappresentante legale in situazione di conflitto di interessi (perché indagato come persona fisica) deve considerarsi ricompresa nel divieto posto dall’art. 39 del decreto, in quanto realizzata da un soggetto che non è legittimato a rappresentare l’ente, ossia ad esprimere la volontà del soggetto collettivo nel procedimento che lo riguarda” (Sez. Un., n. 33041 del 28 maggio 2015, Covalm Biogas coop a.r.l.).
In tal senso, secondo l’orientamento oramai consolidato espresso da questa Corte, l’incompatibilità prevista dall’art. 39 cit. ha carattere assoluto, come dimostrerebbe a contrariis l’espressa deroga contenuta nell’art. 43 comma 2 d.lgs. n. 231/2001 in tema di notificazioni all’ente, il quale fa espressamente salve quelle eseguite mediante consegna al legale rappresentante incompatibile.
Ne conseguirebbe che il rappresentante incompatibile non può compiere alcun atto difensivo nell’interesse dell’ente e che quest’ultimo, se materialmente posto in essere, dovrebbe considerarsi inefficace. In particolare sarebbe privo di efficacia non solo l’atto di costituzione, ma altresì anche l’eventuale nomina di un difensore di fiducia effettuata indipendentemente dalla formale costituzione, con l’ulteriore conseguenza che tale nomina sarebbe tamquam non esset e gli atti compiuti dal difensore in esecuzione di un mandato privo di efficacia inammissibili (Sez. 2, n. 52748 del 9 dicembre 2014, P.M. in proc. VbiOl e altro, Rv. 261967; Sez. 6, n. 29930 del 31/05/2011 – dep. 26/07/2011, Ingross Levante Spa, Rv. 250432; Sez. 6, n. 41398 del 19/06/2009 – dep. 28/10/2009, Caporello, Rv. 244409; Sez. 6, n. 15689 del 05/02/2008 – dep. 16/04/2008, Soc. a r.l. A.R.I. International, Rv. 241011).
Principi questi che hanno ora, come accennato, avuto l’autorevole avallo della già citata pronunzia delle Sezioni Unite, le quali hanno stabilito che il rappresentante legale indagato o imputato del reato presupposto non può provvedere, a causa di tale condizione di incompatibilità, alla nomina del difensore di fiducia dell’ente, per il generale e assoluto divieto di rappresentanza posto dall’art. 39 d.lgs. n. 231 del 2001 e che è inammissibile, per difetto di legittimazione rilevabile di ufficio ai sensi dell’art. 591, comma 1, lett. a), c.p.p., l’impugnazione eventualmente presentata dal difensore dell’ente nominato dal rappresentante il quale versi nella menzionata situazione di incompatibilità.
Se dunque l’atto di costituzione e la nomina del difensore e procuratore speciale effettuati dal rappresentante incompatibile sono privi di efficacia, ne consegue che nel processo l’ente, privo di formale rappresentanza e di fatto non costituitosi, deve essere dichiarato contumace ai sensi dell’art. 41 del decreto e il giudice deve procedere a nominargli un difensore d’ufficio. Soprattutto, nella fase della costituzione delle parti, deve ritenersi che al giudice spetti l’obbligo di verificare la regolarità dell’atto di costituzione e della nomina del difensore che, ai sensi dell’art. 39 comma 2 lett. c), lo deve sottoscrivere, e, rilevata l’incompatibilità, di dichiarare l’inammissibilità della costituzione con la conseguente pronunzia dei provvedimenti sopra descritti.
Categories: Osservatorio giurisprudenziale, Parte generale
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