Source: http://comites-hannover.blogspot.com/2013/01/limu-e-gli-italiani-allestero-camera.html
Timestamp: 2016-02-14 14:32:51+00:00
Document Index: 22146451

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'e contrario', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1']

Giuseppe Scigliano: “L’IMU e gli italiani all’estero”- Camera dei deputati 10 gennaio 2013 13 gen 2013
“L’IMU e gli italiani all’estero”- Camera dei deputati 10 gennaio 2013 Narducci e Micheloni (PD): l’IMU sulle case degli italiani all’estero presenta profili di incostituzionalità e di violazione dei Trattati Ue, bisogna cambiarla!
Le aliquote applicate al pagamento dell’IMU sulle case degli italiani all’estero, iscritti nell’apposito registro AIRE, sono state oggetto di discussione sin dal primo momento. Infatti, nell’80% dei casi essi sono obbligati a pagare l’aliquota più alta sulla casa posseduta in Italia, considerata abitazione secondaria; casa non affittata, non data in comodato d’uso e sulla quale si pagano le utenze. Sin dall’inizio, l’on. Narducci e il sen. Micheloni si sono opposti, a livello parlamentare, contro l’evidente discriminazione operata nei confronti dei connazionali all’estero e ora hanno raccolto le proteste degli italiani emigrati che “vogliono essere trattati costituzionalmente come quelli residenti in Italia” per quanto concerne il pagamento IMU”.
Si tratta di una discriminazione chiara ed evidente in cui si ravvisano profili di incostituzionalità e di violazione dei Trattati UE.
In pari tempo, i due parlamentari hanno preparato un esposto alla Commissione UE che ogni cittadino italiano interessato potrà scaricare, a partire da martedì 15 gennaio, da un sito neutro (www.e-avvocato.com) e inviarlo al destinatario. Di seguito, solo elencate alcune parti del ricorso, riguardanti in particolare quelle che contemplano i profili d’incostituzionalità delle norme IMU.
Profili di incostituzionalità e di violazione dei Trattati Ue per quanto concerne l’IMU degli italiani all’estero
1) Incostituzionalità per violazione degli artt. 3 e 53 della Costituzione : violazione del principi diuguaglianza e ragionevolezza e del principio di capacità contributiva.
Un cittadino italiano che risiede in Italia può usufruire delle agevolazioni e detrazioni fiscalilegate all'abitazione principale ma lo stesso cittadino italiano che non risiede in Italia,nonostante l'immobile da lui posseduto sia adibito anch'esso ad abitazione principale, non potrà,invece, usufruire delle agevolazioni e detrazioni fiscali previste, soltanto perché non risiede inItalia.Nonostante il cittadino italiano residente in Italia ed il cittadino italiano residente all'estero,entrambi possessori di un immobile adibito ad abitazione principale, si trovino in una situazioneidentica (essere possessore di un'immobile adibito ad abitazione principale), essi vengonotrattati in modo diseguale, integrando così una violazione dell'art. 3 Costituzione che sancisce“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione disesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”La normativa in oggetto viola chiaramente l'art. 3 della Costituzione sotto il profilo del principiodi eguaglianza e di ragionevolezza. In effetti, un trattamento differenziato applicato alla stessacategoria di soggetti è chiaramente contrario al principio di uguaglianza.Tale diseguale trattamento tra cittadino italiano residente in Italia e residente all'estero sarebbeinoltre, in contrasto con i principi di eguaglianza e di proporzionalità della imposizione allacapacità contributiva, sanciti dagli artt. 3 e 53 della Costituzione. L’'art. 53 della Costituzioneche recita “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacitàcontributiva” sancisce il principio di capacità contributiva e di equità tributaria che consistenell'equa distribuzione dei tributi ovvero nell'uguaglianza e commisurazione dell'imposizionealla capacità contributiva.Vi è chiaramente una disparità arbitraria di trattamento tra proprietari di fabbricati residenti inItalia e proprietari residenti all'estero. Tale diseguaglianza di trattamento tra i contribuenticontrasta in modo evidente con gli art. 3 e 53 della Costituzione sotto il profilo dell'uguaglianzadi trattamento normativo tra categorie di contribuenti e di equità del concorso alla spesapubblica in ragione della capacità contributiva.2) Contrasto con i Trattati dell’Unione europea per violazione degli artt. 18, 21, 45 e 49 delTrattato sul funzionamento dell’Ue (TFUE): violazione del principio di non discriminazione e dilibera circolazione e soggiorno negli Stati membri. Violazione della libertà di circolazione dellepersone, dei servizi, e dei capitali.Per potere accedere alle relative agevolazioni fiscali, occorre che l'unità immobiliare possedutasia adibita ad abitazione principale e che il possessore vi risieda anagraficamente.Di conseguenza, possono usufruire delle agevolazioni per l'abitazione principale soltanto iproprietari di immobili che risiedono sul territorio italiano e non anche i cittadini italiani e icittadini dell'Ue che non risiedono in Italia.La normativa IMU è in contrasto con gli obblighi previsti dagli artt. 18, 21, 45 e 49 TFUE,perché restringe la libertà fondamentale di circolazione delle persone in quanto la suddettanormativa fiscale risulta discriminatoria nei confronti dei cittadini italiani che non risiedono inItalia e di coloro che non sono cittadini italiani.La normativa IMU presenta contemporaneamente sia situazioni di discriminazione diretta cheindiretta (o dissimulata) in quanto prevede che le agevolazioni e detrazioni fiscali si applicanoall'immobile adibito ad abitazione principale, intendendosi per abitazione principale, l'immobilenel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente, sancendo, pertanto,l'obbligo di residenza per accedere alle suddette agevolazioni fiscali, in violazione degli 18, 21,45 e 49 TFUE.Secondo l'orientamento consolidato della Corte di Giustizia una discriminazione sussisteogniqualvolta fattispecie eguali siano trattate diversamente o, viceversa, fattispecie diversesiano assoggettate al medesimo regime giuridico.Il principio di non discriminazione tra cittadini dell'UE vieta non soltanto le discriminazionidirette, ma anche quelle indirette o dissimulate Un'ipotesi di discriminazione diretta si verificaquando una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza è basata sul fattore espressamenteconsiderato dalla legge, quale la cittadinanza. Sussiste, invece, discriminazione indiretta(dissimulata) quando un criterio o una prassi apparentemente neutri pongono le persone di unadeterminata nazionalità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone. Ladiscriminazione non avviene quindi sulla base del fattore espressamente considerato dalla legge(la cittadinanza) ma sulla base di altri criteri, come la residenza, che svantaggiano in modoproporzionalmente maggiore coloro che non sono cittadini giungendo al medesimo risultato dicompromettere il godimento delle libertà fondamentali garantite dal Trattato.La normativa IMU presenta chiaramente una situazione di discriminazione indiretta (odissimulata) in quanto prevede che le agevolazioni e detrazioni fiscali si applicano all'immobileadibito ad abitazione principale, intendendosi per abitazione principale, l'immobile nel quale ilpossessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente, sancendo, pertanto, l'obbligo diresidenza per accedere alle suddette agevolazioni fiscali, in violazione degli 18, 21, 45 e 49TFUEIn tal senso si è recentemente espressa la Corte di Giustizia dell'Unione Europea con la sentenza20.01.2011, causa C-115/09, con la quale la Repubblica Ellenica veniva condannata per unasituazione simile a quella creata dalla normativa IMU.3) Violazione dell’art. 1 comma 4 ter D.L. 23 gennaio 1993, n. 16 convertito in L. 24.03.1993 n.75Un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa IMU dovrebbe tenere presentel'art. 1, comma 4-ter D.L. 16/1993 convertito in Legge 75/1993 che recita: “ai finidell'applicazione dell'articolo 7 comma 3, quarto periodo, del decreto-legge 11 luglio 1992, n.333, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, e dell'articolo 8, comma2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, per i cittadini italiani non residenti nelterritorio dello Stato, si considera direttamente adibita ad abitazione principale l'unitàimmobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risultilocata”, stabilendo che il fabbricato posseduto a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, da uncittadino italiano residente all'estero, sia da considerarsi abitazione principale, evitando cosìun'evidente disparità di trattamento e diseguaglianza dal punto di vista fiscale tra il cittadinoitaliano residente sul territorio nazionale e il cittadino italiano residente all'estero.Pertanto le agevolazioni e detrazioni fiscali per gli immobili adibiti ad abitazione principale sidevono applicare anche agli italiani residenti all'estero in virtù del citato articolo 1, comma 4-ter, del D.L.16/1993 convertito in L. 75/1993, che considera “direttamente adibita ad abitazioneprincipale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, acondizione che non risulti locata”.Non potrebbe essere diversamente, verificandosi altrimenti una situazione paradossale nellaquale ciascun Comune potrebbe decidere se il cittadino italiano residente all'estero può o menobeneficiare delle agevolazioni riservate all'abitazione principale, creando un'ingiustadifferenziazione tra cittadini anche riguardo alla soggezioni o meno a tributi introitati dalloStato, giacché la normativa prevede che “È riservata allo Stato la quota di imposta pari allametà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezionedell’abitazione principale e delle relative pertinenze di cui al comma 7, nonché dei fabbricatirurali ad uso strumentale di cui al comma 8, l’aliquota di base di cui al comma 6, primoperiodo.” e, conseguentemente, riserva allo Stato metà dell'aliquota di base (di cui al comma 6).Inoltre, la legge dà la possibilità al momento dell’acquisto della “prima casa” di usufruire dialcuni benefici fiscali legati all'acquisto della “prima casa” che consentono di fruiredi un regime fiscale particolarmente agevolativo, (in particolare per quanto attieneall'imposta di registro).Per usufruire di tale agevolazione, è, in particolare, necessario che “l’acquirente abbia, otrasferisca entro i 18 mesi successivi all’acquisto, la residenza nel Comune dove è ubicatol’immobile oggetto del trasferimento, …. oppure, nel caso in cui l’acquirente sia cittadinoitaliano emigrato all’estero, è necessario che l’immobile sia acquistato come prima casa sulterritorio italiano” pertanto, non è richiesta la residenza al cittadino italiano residenteall'estero per potere usufruire del beneficio fiscale legato all'acquisto della “prima casa”.Risulta piuttosto singolare che il sistema preveda tali discrepanze da imposta a imposta nelconsentire ai cittadini italiani residenti al'estero di potere usufruire o meno delle agevolazionilegate alla casa adibita ad abitazione principale ovvero alla “prima casa”, a seconda dellanormativa che regoli un'imposta piuttosto che un’altra.