Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-8091-del-21-03-2019
Timestamp: 2019-07-20 08:03:54+00:00
Document Index: 38928819

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 360', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 108', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 8091 del 21/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8091 del 21/03/2019
Cassazione civile sez. VI, 21/03/2019, (ud. 06/12/2018, dep. 21/03/2019), n.8091
sul ricorso 1285-2018 proposto da:
O.A.B.;
avverso la sentenza n. 1983/13/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
partecipata del 06/12/2018 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO
Con sentenza in data 26 maggio 2017 la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania, rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la decisione di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto da O.A.B. avverso il silenzio rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso della quota pari al 90% delle imposte IRPEF e ILOR versate per l’anno 1992, richiesto dal predetto contribuente, residente in una delle province colpite degli eventi sismici del dicembre 1990, ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, e dal giudice di appello ritenuto al medesimo spettante sulla base della giurisprudenza di legittimità ed essendo, altresì, tempestiva l’istanza di rimborso. Avverso la suddetta sentenza, con atto del 23 dicembre 2017, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un motivo.
Con l’unico motivo dedotto l’Agenzia delle entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, nonchè dell’art. 108, paragrafo 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e della Decisione della Commissione Europea C/2015, 5549 final. Censura la sentenza impugnata per avere la CTR errato nel riconoscere al contribuente il diritto al rimborso delle imposte pur in presenza di attività di impresa. La censura è inammissibile.
Invero, la questione posta a fondamento del motivo di ricorso, e cioè che l’attività svolta dal contribuente rientrasse nell’ampia nozione di impresa accolta in ambito unionale, non risulta essere stata esaminata nella sentenza impugnata, nè risulta documentato in altro modo che sia stata prospettata nel giudizio di merito, essendosi l’Agenzia delle entrate limitata ad asserire (pag. 8 del ricorso) che il contribuente aveva percepito un reddito di impresa, senza tuttavia indicare gli atti e specificare la sede processuale in cui la questione sarebbe stata dedotta.
Va, in proposito, richiamato l’orientamento espresso da questa Corte, secondo cui, in tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità della censura, non solo allegarne l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito ma, in virtù del principio di autosufficienza, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto, giacchè i motivi di ricorso devono investire questioni già comprese nel thema decidendum del giudizio di appello, essendo preclusa alle parti, in sede di legittimità, la prospettazione di questioni o temi di contestazione nuovi, non trattati nella fase di merito nè rilevabili di ufficio (Cass. nn. 20694, 26129 e 26365 del 2018). Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.