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Timestamp: 2020-04-08 22:19:55+00:00
Document Index: 113591538

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 79', 'art. 56', 'art. 1', 'art. 56', 'art. 1322', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 46', 'art. 5', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1']

Camera dei deputati Dossier ES0018 SERVIZIO STUDI
Titolo: Bilancio e finanziaria 2007 - A.C. 1746-bis e A.C. 1747 - Commissione Affari esteri
Serie: Progetti di legge Numero: 54 Progressivo: 3
n. 54/3
File: ES0018.doc
PARTE I Il disegno di legge di bilancio per il 2007
1. Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente. 3
1.1 Il quadro generale riassuntivo. 3
1.2 Le variazioni rispetto alle previsioni 2006. 4
Tavole allegate L’evoluzione delle spese nel bilancio dello Stato per il 2007-2009 7
Tavola I – Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato. 8
Tavola II – Evoluzione della spesa finale per categorie ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato. 9
Tavola III – Le spese complessive per funzioni-obiettivo ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato. 10
Tavola IV – Andamento delle U.P.B. (III livello) ed incidenza percentuale sulle spese finali del bilancio dello Stato. 11
La disciplina contabile: il bilancio dello Stato. 12
La disciplina contabile: la legge finanziaria. 17
PARTE II Il settore degli Affari esteri nella manovra di bilancio 2007
La struttura dello stato di previsione del MAE nel bilancio a legislazione vigente 37
Previsioni di bilancio per il 2007. 39
Gli stanziamenti di interesse degli affari esteri negli altri stati di previsione.43
L'evoluzione rispetto all'esercizio finanziario 2006. 45
Gli effetti del disegno di legge finanziaria. 47
La cooperazione allo sviluppo. 64
Gli stanziamenti per la cooperazione a dono. 65
I crediti d'aiuto. 66
Gli italiani all'estero. 68
4 -Affari economici
5 -Protezione dell'ambiente
6 -Abitazioni e assetto territoriale
7 -Sanità
8 -Attività ricreative, culturali e di culto
Le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato [®]sono individuate annualmente in un elenco pubblicato dall’ISTAT. L'elenco è stato da ultimo aggiornato dall’ISTAT con Comunicato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 28 luglio 2006, n. 174. La compilazione di tale elenco risponde a norme classificatorie e definitorie proprie del sistema statistico nazionale e comunitario. Secondo il SEC95 (Sistema europeo dei Conti) [®], ogni unità istituzionale viene classificata nel settore delle pubbliche amministrazioni sulla base di criteri di natura prevalentemente economica, indipendentemente dal regime giuridico che la governa.
Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], corrispondono alla somma delle entrate correnti [®]e delle entrate in conto capitale[®].
Saldo (avanzo o disavanzo) risultante dalla differenza tra le entrate complessive [®]e le spese complessive [®].
Nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni [®], corrispondono alla somma delle spese correnti [®]e delle spese in conto capitale[®].
Il settore degli Affari esteri
nella manovra di bilancio 2007
La struttura dello stato di previsione del MAE nel bilancio a legislazione vigente
Lo stato di previsione del Ministero degli Affari esteri per il 2007 è impostato secondo la struttura conseguente alla legge 3 aprile 1997, n. 94, che ha introdotto la distinzione tra bilancio per la decisione parlamentare e bilancio per la gestione. La decisione parlamentare attualmente non avviene più in riferimento ai singoli capitoli, ma alle aggregazioni di questi ultimi in unità previsionali di base (UPB), ossia aree omogenee di attività in cui si distinguono le competenze dell'amministrazione. Ciascuna UPB fa capo ad un unico centro di responsabilità amministrativa.
Secondo la sopra descritta impostazione, e ricordando anche l'incardinamento nel novembre 1999 della nuova articolazione organizzativa del Ministero degli Affari esteri[2], lo stato di previsione degli esteri per il 2007 (A.C. 1747 – Tabella 6) è ripartito in 20 centri di responsabilità, secondo la seguente struttura:
1 Gabinetto e uffici di diretta collaborazione all'opera del Ministro
2 Segretario generale e Segreteria generale[3]
3 Cerimoniale diplomatico della Repubblica
4 Ispettorato generale del Ministero e degli uffici all'estero
5 Direzione generale per il personale
6 Direzione generale per gli affari amministrativi, di bilancio e il patrimonio
7 Servizio stampa e informazione
8 Servizio per l'informatica, le comunicazioni e la cifra
9 Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo
10 Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale
11 Direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie
12 Direzione generale per gli affari politici multilaterali e i diritti umani
13 Direzione generale per la cooperazione economica e finanziaria multilaterale
14 Istituto diplomatico
15 Direzione generale per i paesi dell'Europa
16 Direzione generale per i paesi delle Americhe
17 Direzione generale per i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente
18 Direzione generale per i paesi dell'Africa subsahariana
19 Direzione generale per i paesi dell'Asia, dell'Oceania, del Pacifico e l'Antartide
20 Direzione generale per l'integrazione europea
Previsioni di bilancio per il 2007
In termini complessivi, lo stato di previsione del Ministero degli affari esteri reca per il 2007 stanziamenti di competenza pari 1.894,3 milioni di euro: tale importo incide sul totale delle spese finali del bilancio dello Stato per lo 0,4 per cento.
L'ammontare dello stanziamento di competenza è quasi interamente destinato alle spese di parte corrente (1.885,2 mln di euro),che assorbono il 99,51 per cento dello stanziamento. Le spese in conto capitale ammontano a 9 mln di euro, appostati quasi tutti in soli tre capitoli: cap. 7330 (spese per lo sviluppo del sistema informativo – 5,9 mln di euro)[4], cap. 7340 (spese per acquisto di apparecchiature non informatiche – 0,9 mln di euro)[5] e cap. 7247 (spesa per la ristrutturazione del Quartier Generale NATO a Bruxelles – 1,1 mln di euro)[6].
A fronte di uno stanziamento di competenza già indicato in 1.894,3 mln di euro, lo stato di previsione reca 339,4 mln di euro di residui presunti e prevede autorizzazioni di cassa nella misura di 1.894,4 milioni di euro. Rispetto al volume della massa spendibile (residui+competenza), pari a 2.233,7 mln di euro, il coefficiente di realizzazione (rapporto tra autorizzazioni di cassa e massa spendibile) risulta dell'84,8 per cento.
Rispetto alla citata previsione di competenza per il 2007 di 1.894,3 mln di euro, la parte delle quote giuridicamente obbligatorie è nel complesso pari a 1.251,9 mln di euro, ossia il 66,08 per cento del totale della competenza, di cui 1.132,5 mln di euro per fattori legislativi e spese obbligatorie: per la precisione, la quota delle spese obbligatorie è di 707,3 mln di euro, pari al 37,33 per cento del totale degli stanziamenti di competenza.
Sul piano conoscitivo, con riferimento alla classificazione delle spese, va segnalato che la principale novità presente nel bilancio già dall'esercizio 1998 riguarda la classificazione dei capitoli per “funzioni obiettivo”, che, rappresentando una modalità di esposizione della spesa dal punto di vista degli scopi, mira a consentire la verifica della congruità dell’azione amministrativa agli obiettivi medesimi, anche in termini di servizi finali resi ai cittadini. Tale classificazione ha sostituito quella precedentemente utilizzata, cioè la classificazione funzionale (per sezioni) delle spese.
Con il nuovo sistema la classificazione per funzioni-obiettivo è articolata sui seguenti quattro livelli: divisioni, che rappresentano i fini primari perseguiti dalle Amministrazioni; gruppi, che esprimono le specifiche aree di intervento delle politiche pubbliche; classi, che identificano i comparti di attività in cui le aree di intervento del livello precedente si articolano; missioni istituzionali – voce di classificazione nazionale specifica del bilancio italiano - che rappresentano gli obiettivi perseguiti da ciascuna Amministrazione, in modo esclusivo o condiviso con altre Amministrazioni, rispetto al settore di riferimento. Le missioni istituzionali sono pertanto variabili nel numero, in rapporto alle esigenze delle varie Amministrazioni.
Dal punto di vista delle funzioni-obiettivo, e più esattamente delle missioni istituzionali, che individuano in modo precipuo gli obiettivi delle singole Amministrazioni, lo stato di previsione del MAE per il 2007 destina ad alcune fra le principali i seguenti stanziamenti di competenza:
1.1.3.2. Politica estera e sicurezza internazionale 470 mln di euro
1.6.1.91. Supporto all’attività istituzionale
dell’amministrazione 357,1 mln di euro
1.2.1.1. Cooperazione bilaterale 276,8 mln di euro
1.1.3.4. Promozione scambi socio-culturali 167,6 mln di euro
1.2.2.1. Cooperazione multilaterale 134,9 mln di euro
1.1.3.8. Tutela degli italiani all’estero 110 mln di euro
Per quanto invece concerne la classificazione economica, nelle spese correnti le categorie[7] in cui sono distribuite le somme di competenza più rilevanti sono:
- Categoria 6: trasferimenti correnti a estero........ 782,3 mln di euro
- Categoria 1: redditi da lavoro dipendente............ 779,1 mln di euro
- Categoria 2: consumi intermedi.......................... 197,3 mln di euro
- Categoria 5: trasferimenti correnti a famiglie e
istituzioni sociali private ....................................... 70,3 mln di euro
Nelle spese in conto capitale la Categoria più rilevante è quella degli investimenti fissi lordi e acquisti di terreni, con 7,9 milioni di euro.
Può essere utile una ricognizione della ripartizione assoluta e percentuale degli stanziamenti di competenza per il 2007 del Ministero degli Affari esteri, in rapporto ai diversi Centri di responsabilità, come risulta dalla seguente tabella:
Ammontare (in migliaia di euro)
Gabinetto e uffici di diretta collaborazione all'opera del Ministro
Segretario generale e Segreteria generale
Direzione generale per il personale
Direzione generale per gli affari amministrativi, di bilancio e il patrimonio
Servizio per l'informatica, le comunicazioni e la cifra
Direzione generale per gli affari politici multilaterali e i diritti umani
Direzione generale per la cooperazione economica e finanziaria multilaterale
Istituto diplomatico
Direzione generale per i paesi delle Americhe
Direzione generale per i paesi dell'Africa subsahariana
Direzione generale per i paesi dell'Asia, dell'Oceania, del Pacifico e l'Antartide
Direzione generale per l'integrazione europea
Parimenti utile appare riportare uno schema, relativo alle spese correnti, che mostra la diversa incidenza, nei vari Centri di responsabilità dello stato di previsione del MAE, delle spese di funzionamento (più mirate alla riproduzione della struttura) e di quelle per gli interventi (che propriamente consentono l'attuazione delle missioni istituzionali):
Gli stanziamenti di interesse degli affari esteri negli altri stati di previsione.
Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze (Tabella 2) sono collocati alcuni stanziamenti relativi a materie di interesse della III Commissione. Si segnalano in particolare taluni aspetti della partecipazione italiana alle Comunità Europee:
Centro di responsabilità 3 - Tesoro
cap............ 2125 - Indennità mensile ai rappresentanti italiani in seno al Parlamento europeo (UPB 3.1.5.3, Parlamento
europeo)................................................................. 10,3 mln di euro
cap. .......... 1647 - Applicazione degli Accordi UE-ACP (Convenzioni di Lomé-Accordo di Cotonou)
(UPB 3.1.2.24, Accordi ed organismi interna-
zionali) .................................................................... 420 mln di euro
Centro di responsabilità 4 – Ragioneria generale dello Stato
cap............ 2751 - Risorse complementari basate sul PIL o provenienti dall'I.V.A. (UPB 4.1.2.8, Risorse proprie Unione europea)
.................. ........................................................................... 15.300 mln di euro
cap............ 2752 - Regime "risorse proprie" - Dazi doganali, prelievi agricoli, contributi zucchero (UPB 4.1.2.8, Risorse proprie Unione europea)
................................................................................................. 2.100 mln di euro
cap. 7493[8] – Somme da versare per l’adeguamento dell’ordinamento interno e delle politiche nazionali al quadro comunitario (UPB 4.2.3.8, Fondo di rotazione per le politiche comunitarie) .............................
254 mln di euro
Sempre nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze riveste un certo interesse per la Commissione Affari esteri il cap. 7256 (Indennizzi a cittadini e imprese italiane che hanno perduto beni o diritti in territori prima soggetti alla sovranità italiana), appartenente all’UPB 3.2.3.29 – Accordi ed organismi internazionali, esposto in Finanziaria – tabella C. Il capitolo, nel disegno di legge di bilancio a legislazione vigente, è dotato per il 2007 di 25,48 mln di euro.
Anche il cap. 7259/Economia e finanze (UPB 3.2.3.29, Accordi e organismi internazionali) concerne materia collegata agli Affari esteri, in quanto reca lo stanziamento, disposto dall’art. 1, comma 98, della legge finanziaria 2006, finalizzato alla partecipazione dell’Italia all’iniziativa del G8 per la cancellazione del debito dei Paesi più poveri. Per il 2007 il disegno di legge di bilancio registra il previsto importo di 29 mln di euro.
L'evoluzione rispetto all'esercizio finanziario 2006
Rispetto alle previsioni assestate per il 2006, gli stanziamenti di competenza iscritti nello stato di previsione del MAE a legislazione vigente per il 2007 fanno registrare una diminuzione complessiva di 179,7 mln di euro, risultante quasi completamente da un decremento di 176,5 mln di euro nella parte corrente, cui si aggiunge una più modesta riduzione di 3,1 mln di euro nel conto capitale. Infatti gli stanziamenti di competenza nello stato di previsione del MAE per il 2006 (previsioni assestate) erano pari a 2.074 mln di euro, di cui 2.061,8 mln di euro per la parte corrente e 12,2 mln di euro per il conto capitale.
La consistenza dei residui stimatial 1° gennaio 2007 ammonta - come in precedenza illustrato - a 339,4 mln di euro, di cui 310,3 mln di euro di parte corrente e 29,1 mln di euro di conto capitale. Rispetto ai residui accertatiin sede di rendiconto 2005[9], e iscritti in bilancio di assestamento 2006[10], pari a 416,4 mln di euro, si prevede un decremento di 76,9 mln di euro. Occorre peraltro ricordare che l'effettiva consistenza dei residui dipende dall'andamento della gestione e che le stime vengono adeguate a tale andamento in sede di rendiconto.
La maggior parte dei residui riguarda i capitoli relativi al Centro di responsabilità 9: Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, i quali ne assorbono per un ammontare pari a 251,1 mln di euro. In particolare, i capitoli interessati da residui di particolare entità, che rientrano tutti nella UPB 9.1.2.2, Paesi in via di sviluppo, sono:
- cap. 2180[11], contributi volontari a organizzazioni internazionali impegnate nella cooperazione allo sviluppo .................................................................................. 47,4 mln di euro
- cap. 2181[12], contributi alle ONG riconosciute idonee ............. 80,4 mln di euro
- cap. 2182[13], finanziamenti gratuiti per studi e assistenza tecnica volti ad ostacolare la produzione della droga .................................................................................. 94,2 mln di euro
Gli effetti del disegno di legge finanziaria
La manovra di finanza pubblica per il 2007 incide sullo stato di previsione del Ministero degli affari esteri per una serie di aspetti che verranno nel seguito analizzati. Per quello che riguarda in particolare la cooperazione allo sviluppo, si rinvia al successivo punto della scheda per un’analisi più dettagliata.
Si ricorda in ogni caso che solo l’approvazione da parte del primo investito dei due rami del Parlamento – in questa sessione la Camera - dei disegni di legge finanziaria e di bilancio comporta l’incorporazione delle previsioni della finanziaria nella struttura del bilancio (mentre all’atto della presentazione la finanziaria equivale a un’ipotesi di effetti sul bilancio stesso).
Il disegno di legge finanziaria (A.C. 1746) reca già nell'articolato alcune previsioni di interesse degli Affari esteri.
L’articolo 32 prevede un vasto programma di riorganizzazione dei ministeri, finalizzato al contenimento delle spese di funzionamento, da attuare attraverso l’adozione di regolamenti di delegificazione da emanarsi, su proposta di ciascuna amministrazione, ai sensi dell’art. 17, comma 4-bis della legge 400/1988. Tra gli interventi previsti: la riduzione degli uffici dirigenziali e l’accorpamento delle strutture periferiche.
La lettera g), comma 1, dell’articolo 32, nel più generale contesto di quest’ultimo – per il quale v. infra - prevede l’esercizio di detta potestà regolamentare con riferimento al Ministero degli Affari esteri, e segnatamente allo scopo di unificare i servizi contabili della rete diplomatica in un unico ufficio, qualora detti servizi siano ubicati nella stessa città estera. Le funzioni di cui agli articoli 3, 4 e 6 del D.P.R. 1202000[14]saranno svolte – in base alle norme regolamentari da adottare – dal responsabile dell’ufficio unificato, che agirà per conto di tutte le rappresentanze interessate.
A norma dell’articolo 3 del DPR 120/2000 sono funzionari delegati presso gli uffici all’estero non più i soli capi degli uffici stessi, ma anche i funzionari amministrativi investiti delle funzioni di commissario amministrativo o commissario amministrativo aggiunto, seppure limitatamente alle spese di mantenimento e funzionamento degli uffici e alle spese per stipendi e indennità del personale, e comunque sotto indirizzo e vigilanza dei preposti agli uffici.
In base all’articolo 4 la gestione delle risorse finanziarie assegnate compete a coloro che sono funzionari delegati ai sensi del precedente articolo 3. In particolare, l’articolo 4 riguarda le spese di mantenimento e funzionamento degli uffici, le risorse relative alle quali vengono determinate in base alla relazione previsionale predisposta annualmente, entro il mese di ottobre, dai titolari degli uffici, sentito il commissario amministrativo o il commissario amministrativo aggiunto. Le risorse stabilite vengono assegnate con decreto del dirigente preposto alla Direzione generale del personale e dell’amministrazione del Ministero degli Affari esteri, che può con analogo strumento procedere anche ad integrazioni delle somme, in caso di esigenze nuove e inderogabili. La disponibilità dei fondi assegnati è assicurata con ordini di rimessa valutaria, come già previsto dall’art. 2 della legge 6 febbraio 1985, n. 15 “Disciplina delle spese da effettuarsi all’estero dal Ministero degli Affari esteri”.
L’articolo 6 conferma il meccanismo degli ordini di rimessa anche per i fondi relativi alla terza categoria di spese degli uffici all’estero, ossia le retribuzioni e indennità del personale. L’articolo introduce altresì la possibilità di somministrazione di questa categoria di fondi mediante ordini di accreditamento a favore dei funzionari delegati a norma dell’art. 3.
L’articolo 210 sostituisce l’articolo 5 (Catastrofi naturali e gravi crisi umanitarie) della legge 25 luglio 2000, n. 209, Misure per la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati, che prevede la riduzione o l’annullamento dei crediti di aiuto accordati dall’Italia ai Paesi colpiti da catastrofi naturali o da gravi crisi umanitarie.
Secondo la nuova formulazione della norma, i crediti potranno essere anche convertiti, oltre che annullati, come già prevede la norma vigente. Viene inoltre estesa la possibilità di accordare l’annullamento o la conversione dei crediti anche a seguito di iniziative internazionali, a cui l’Italia partecipi, che abbiano per obiettivo lo sviluppo.
La legge 25 luglio 2000, n. 209, recante “Misure per la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati”, ha previsto la cancellazione, totale o parziale, del debito vantato dall’Italia nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, stabilendo che le condizioni, le modalità e i termini dell’annullamento sono definiti in appositi accordi intergovernativi bilaterali con i singoli paesi interessati, prevedendo tuttavia la possibilità di utilizzare strumenti e meccanismi contemplati nell’ambito di intese multilaterali.
La legge 209/2000 ha individuato un’ampia platea di Paesi beneficiari del provvedimento:
§ i Paesi eleggibili esclusivamente ai finanziamenti agevolati dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA);
§ i Paesi dell’Iniziativa HIPC (Heavily Indebted poor Countries);
§ gli altri PVS, ai quali si applicano esclusivamente le condizioni concordate a livello multilaterale tra Paesi creditori.
Va ricordato che i crediti d’aiuto sono ricompresi fra gli strumenti di cooperazione allo sviluppo secondo la normativa vigente in materia contenuta in grande parte nella legge 26 febbraio 1987, n. 49, "Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo", che prevede interventi sia di medio-lungo periodo sia interventi straordinari. La legge disegna un complesso sistema di organi, procedure e strumenti caratterizzati da una forte autonomia e specialità rispetto alle norme generali. Essa traccia le linee portanti dell'intervento di cooperazione, rinviando la disciplina di dettaglio non solo ad atti normativi secondari del Governo (il regolamento di esecuzione, adottato con DPR 12 aprile 1988, n. 177, e decreti ministeriali) ma anche alle delibere degli organi istituiti dalla legge stessa, ossia il Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS), organo ad hoc subentrato nelle funzioni già assegnate al CIPE prima e al CIPES poi, ed il Comitato direzionale.
I principali strumenti d'intervento per realizzare le iniziative di cooperazione bilaterale sono il dono e il credito d'aiuto. La scelta dello strumento da utilizzare nei singoli casi dipende essenzialmente dalle condizioni economiche del paese beneficiario e dal tipo e dimensione dell'intervento, secondo criteri stabiliti dal CICS con proprie delibere. L’articolo 6 della legge n. 49/1987, in particolare, stabilisce che i crediti di aiuto possono essere concessi a Stati, banche centrali o enti di Stato di Paesi in via di sviluppo, crediti finanziari agevolati, a valere su un apposito fondo rotativo costituito presso il Mediocredito centrale.
Da un punto di vista finanziario, i mezzi per provvedere rispettivamente ai doni ed ai crediti vengono destinati su base annuale, con legge finanziaria, a due diversi fondi: il Fondo speciale per la cooperazione allo sviluppo ed il Fondo rotativo presso il Mediocredito centrale. Entrambi i fondi sono dotati di una speciale autonomia che li sottrae alle procedure di contabilità ordinaria.
Ai sensi della legge n. 49 del 1987, l'attività di cooperazione si svolge attraverso due canali: quello degli accordi bilaterali tra l'Italia e i singoli paesi in via di sviluppo e quello degli accordi multilaterali. Questo secondo canale raccorda la politica di cooperazione dell'Italia con quella svolta a livello internazionale dall’Unione europea e da organizzazioni internazionali (per lo più agenzie specializzate dell'ONU). Le singole nazioni partecipano alla politica internazionale degli aiuti ai paesi in via di sviluppo attraverso la contribuzione a banche o fondi internazionali oppure il versamento di contributi volontari o obbligatori agli organismi delle Nazioni Unite.
Quanto alla conversione del debito, l’articolo 2, comma 36, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, Misure di razionalizzazione della finanza pubblica, come modificato dall’articolo 54 della L. 27 dicembre 1997, n. 449, prevede operazioni di conversione dei debiti dei Paesi per i quali sia intervenuta in tal senso un'intesa multilaterale tra i Paesi creditori. Tali operazioni debbono essere autorizzate dal Ministro del tesoro, di concerto con i Ministri degli esteri e del commercio con l’estero , a fronte dei crediti della SACE, propri o di terzi, e dei crediti concessi a valere sul fondo rotativo previsto dall’articolo 6 della legge n. 49/1987. Tali crediti possono essere convertiti, anche per un valore inferiore a quello nominale, ed utilizzati per realizzare iniziative di protezione ambientale, di sviluppo socio-economico o commerciali.
Successivamente, con il D.M. 9 novembre 1999, Disposizioni concernenti la conversione del debito dei Paesi in via di sviluppo ai sensi dell'art. 54 della L. 27 dicembre 1997, n. 449 , il Ministro del tesoro è autorizzato, di concerto con il Ministro degli esteri, ad effettuare operazioni di conversione dei debiti nei confronti di Paesi creditori per i quali sia intervenuta una intesa multilaterale in tal senso fra i Paesi creditori partecipanti al Club di Parigi [15], in attività di protezione ambientale e sviluppo socio-economico.
L’articolo 211 prevede, al comma 1, che il Ministero degli esteri, avvalendosi dell’Agenzia del demanio, definisca, entro il 30 luglio 2007, un piano di razionalizzazione del patrimonio immobiliare appartenente allo Stato e situato all’estero, al fine di verificare, mediante analisi comparativa di costi e benefici, gli immobili che possano essere proposti per la dismissione.
Il comma 2 dispone che il Ministero degli esteri, con proprio successivo decreto, individui, anche con la collaborazione dell’Agenzia del Demanio, gli immobili da destinarsi alla dismissione.
Con il comma 3 si prevede che il Ministero dell’economia e delle finanze possa destinare con proprio decreto una quota non inferiore al 30% dei proventi derivanti dalle operazioni di dismissione al rifinanziamento della legge 31 dicembre 1998, n. 477, per la ristrutturazione, il restauro e la manutenzione straordinaria degli immobili ubicati all'estero. Tale destinazione viene peraltro vincolata alla compatibilità con gli obiettivi indicati nell’aggiornamento del programma di stabilità e crescita presentato all'Unione europea.
Va segnalato che una ricognizione dei beni immobili di proprietà dello Stato e di enti pubblici, compresi quelli ubicati all’estero, è stata disposta dall’art. 1 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con legge 23 novembre 2001, n. 410 - a tale norma ha poi dato attuazione un decreto dell’Agenzia del Demanio del 1° luglio 2002.
Per quanto riguarda la destinazione dei proventi del programma di dismissione, occorre ricordare che la legge n. 477/1998 ha disposto un’autorizzazione di spesa per complessivi 150 miliardi, per gli anni dal 1998 al 2004, finalizzata ad acquisto, ristrutturazione, restauro, manutenzione straordinaria e costruzione di immobili adibiti o da adibire a sedi diplomatiche ed uffici consolari e ad alloggi per il personale.
Si rammenta inoltre che, ai sensi dell’art. 79 del DPR 5 gennaio 1967, n. 18, compete alla Direzione generale del personale del MAE di provvedere in merito all’acquisto, alla manutenzione e alla locazione degli immobili all’estero destinati a uffici o residenze necessari all’attività dell’Amministrazione. La stessa direzione del personale tiene il registro degli immobili demaniali all’estero in uso all’Amministrazione.
L’articolo 212 in esame aggiorna l’importo relativo al rilascio dei visti nazionali, da riscuotersi a cura degli uffici diplomatici e consolari, contenuto nell’articolo 26 della Tabella allegata alla legge 2 maggio 1983, n. 185, Modifica della tabella dei diritti da riscuotersi dagli uffici diplomatici e consolari.
L’articolo 3 della legge n. 185/2003 cit., prevede che la Tabella in questione, inizialmente annessa al DPR 5 gennaio 1967, n. 200 (art. 56), Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari, venga adeguata ogni due anni con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro del tesoro e con il Ministro delle finanze.
L’importo dei visti nazionali attualmente in vigore che, come indicato nel più recente decreto ministeriale di adeguamento[16], è di 50 euro, viene elevato a 75 euro e verrà applicato a partire dal 1° gennaio 2007: a decorrere da tale data, infatti, saranno applicati i nuovi importi relativi ai diritti da riscuotere corrispondenti alle spese amministrative per il trattamento delle domande di visto, stabilite dalla Decisione 2000/440/CE relativamente ai Paesi Stati che aderiscono alla Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen. La Decisione riconosce però agli Stati membri la facoltà di applicare i nuovi importi già a partire dal mese di ottobre 2006, previa comunicazione al Segretariato generale del Consiglio (comma 1).
L’articolo 1 della Decisione 2004/440/CE sostituisce la tabella dell’allegato 12 dell’istruzione consolare comune e la tabella dell’allegato 14 del manuale comune, stabilendo la misura degli importi dei diritti da riscuotere in euro 60 per i visti di transito o di soggiorno di breve durata (fino a 90 giorni). La decisione demanda agli Stati membri la fissazione degli importi relativi ai visti nazionali per i soggiorni di lunga durata.
Il comma 2 collega l’importo della tariffa per i visti nazionali di breve e lunga durata stabilito dalla menzionata Tabella dei diritti consolari (di cui all’art. 1 della legge n. 185/1983), come rivalutato dall’articolo in esame, a quello per i diritti dovuti per il trattamento delle domande di visto riguardanti i Paesi dell’area Schengen, al fine di mantenerne stabile la differenziazione. E’ stabilito infatti che ogni successivo adeguamento dei diritti da riscuotere per il trattamento delle domande di visto per l’area Schengen, sarà seguito dal corrispondente aumento di 15 euro delle tariffe relative ai visti di breve e lunga durata di cui alla Tabella citata, concessi a cittadini di Paesi non appartenenti all’area Schengen.
Al proposito, si ricorda che la legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003) all’articolo 80, comma 41, stabilisce che, con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, si provvede alla variazione in aumento della tariffa di cui all'art. 56 del DPR n. 200/1967 cit., in particolare per quanto riguarda il riallineamento degli importi relativi al rilascio dei visti nazionali di lunga durata a quelli riscossi, per analoghe finalità, dagli altri Stati dell’Area Schengen.
L’articolo 213 reca, al comma 1, l’istituzione di un Fondo speciale presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all’estero, al quale verranno fatte affluire somme derivanti da atti di donazione e liberalità, nonché i corrispettivi di contratti di sponsorizzazione conclusi con soggetti pubblici e privati. A proposito di tali contratti, la norma precisa che essi devono escludere ogni forma di conflitto di interesse tra attività pubblica – di pertinenza del Ministero degli esteri – e attività privata – posta in essere dal soggetto con il quale è stato concluso il contratto stesso.
Le somme affluite al Fondo saranno utilizzate per contribuire alle spese derivanti dalla manutenzione degli immobili, dai contratti con agenzie di lavoro interinale, e dalle attività di istituto.
Il comma 2 rinvia ad un successivo decreto ministeriale la definizione delle modalità per il funzionamento del Fondo.
L’istituzione del Fondo risponde – secondo quanto indicato dalla relazione illustrativa - ad esigenze di razionalizzazione amministrativa, e intende consentire alle rappresentanze diplomatiche l’utilizzo di risorse proprie, da impiegare per le finalità indicate al comma 1.
Si ricorda che il contratto di sponsorizzazione è uno strumento negoziale relativamente recente, che può essere configurato come un contratto atipico a titolo oneroso ed a prestazioni corrispettive, e rientra pertanto nell’ipotesi delineata dall’art. 1322 del codice civile, comma 2, secondo il quale le parti - oltre a ricorrere alle figure contrattuali tipizzate e disciplinate dal codice – possono concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico.
Secondo la Cassazione, tale negozio può definirsi come “il contratto gratuito atipico (ad effetti obbligatori), in cui lo sponsorizzato assume normalmente dietro corrispettivo, l’obbligo di associare a proprie attività il nome o il segno distintivo di altro soggetto che è lo sponsorizzatore, compresa l’attività di promozione e divulgazione dello stesso”.
Per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni, tale forma di contratto è stata espressamente richiamata dall’art. 43, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, il quale, al comma 1, dispone che - al fine di favorire l'innovazione dell'organizzazione amministrativa e di realizzare maggiori economie, nonché una migliore qualità dei servizi prestati - le pubbliche amministrazioni possono stipulare contratti di sponsorizzazione ed accordi di collaborazione con soggetti privati ed associazioni, senza fini di lucro, costituite con atto notarile. Il comma 2 precisa che le predette iniziative devono essere dirette al perseguimento di interessi pubblici, devono escludere forme di conflitto di interesse tra l'attività pubblica e quella privata e devono comportare risparmi di spesa rispetto agli stanziamenti disposti.
I contratti di sponsorizzazione sono quindi consentiti alle pubbliche amministrazioni solo se idonei a migliorare il perseguimento dell’interesse pubblico e a determinare risparmi di spesa. Devono comunque comportare l’esclusione del conflitto di interessi fra attività pubblica e privata. Quest’ultima specificazione compare, come si è visto, anche nel comma 2, lettera b), dell’articolo 213 in esame.
Vanno inoltre segnalate alcune previsioni che più indirettamente riguardano la materia degli Affari esteri.
L’articolo 181 contiene misure volte ad assicurare l’adempimento degli obblighi comunitari ed internazionali dello Stato, in particolare derivanti dalle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea, dalle sentenze di condanna della Corte di giustizia, dalle sentenze di condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo originate dalla violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (e dei relativi Protocolli addizionali).
A tal fine, la norma introduce il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti dei soggetti - che le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano, gli enti territoriali, gli altri enti pubblici ed i soggetti equiparati - responsabili dell’inadempimento degli obblighi comunitari ed internazionali.
I profili riguardanti la rivalsa per oneri derivanti da condanne della Corte europea dei diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa sono contenuti nel comma 5 dell’articolo 181.
La Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, aperta alla firma a Roma il 4 novembre 1950[17], è stata elaborata nell’ambito del Consiglio d’Europa. Oltre a enunciare una serie di diritti e libertà civili e politici, la Convenzione istituiva un sistema destinato a garantire il rispetto da parte degli Stati contraenti degli obblighi da essi assunti. Tale sistema si imperniava su tre organi, ovvero la Commissione europea dei Diritti dell’Uomo (istituita nel 1954), la Corte europea dei Diritti dell’Uomo (istituita nel 1959) e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, composto dai ministri degli affari esteri degli Stati membri o dai loro rappresentanti.
L’aumento progressivo del numero dei casi sottoposti a tali organi, nonché l’incremento del numero degli Stati membri – e quindi dei potenziali ricorrenti – a partire dal 1990, con l’ingresso progressivo di quasi tutti gli Stati dell’ex blocco comunista (inclusi quelli emersi dalla dissoluzione dell’URSS), innescarono una riflessione sulla necessità di ristrutturare il meccanismo di controllo della Convenzione.
Si giunse così nel 1994 all’adozione del Protocollo n. 11[18] alla Convenzione del 1950, con il quale ci si proponeva di abbreviare la durata delle procedure e di rafforzare al tempo stesso il carattere giurisdizionale del sistema: tra l’altro, il ricorso individuale, che nella precedente architettura era possibile solo se lo Stato del ricorrente aveva accettato tale eventualità, è divenuto con il Protocollo n. 11 facoltà indipendente del ricorrente. La riforma ha previsto una Corte[19] unica con la possibilità, su ricorso, di un riesame del giudizio di primo grado. Inoltre, contrariamente a quanto avveniva nel passato, i giudici sono stati resi permanenti, mentre la loro elezione, come nel passato, è effettuata dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. Viene altresì mantenuto il filtro della ricevibilità dei ricorsi, effettuato da un Comitato di tre giudici che decide all'unanimità, come anche la prassi del regolamento amichevole. Il collegio giudicante, detto Sezione, è normalmente composto da sette giudici, tra i quali il cosiddetto "giudice nazionale". Una volta emessa la sentenza le parti possono chiederne, entro tre mesi, il riesame, che avviene da parte di una Sezione allargata (Grande Chambre), composta da diciassette giudici. Un collegio di cinque giudici della Grande Chambre valuta la ricevibilità del ricorso, che deve essere sostenuto da gravi motivi. La Grande Chambre, di cui fanno parte il Presidente della Sezione ed il giudice nazionale, può anche essere investita dell'esame di primo grado di un ricorso, nel caso in cui la Sezione decida di spogliarsene. In tal caso non si avrà la possibilità del riesame, ed è perciò previsto che il potere della Sezione di spogliarsi del caso sia subordinato alla non opposizione delle parti.
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa è responsabile del controllo dell’esecuzione di dette sentenze. Esso è quindi incaricato di verificare che gli Stati che sono stati condannati per aver violato la Convenzione abbiano preso le misure necessarie per adempiere gli obblighi specifici o generali che risultano dalle sentenze della Corte.
Va peraltro ricordato che nel corso dei tre anni successivi all’entrata in vigore del Protocollo n. 11, il carico di lavoro della Corte ha conosciuto un aumento senza precedenti. Il numero di ricorsi registrati è passato da 5.979 nel 1998 a 13.858 nel 2001, che corrisponde ad un aumento di circa 130%. Le preoccupazioni riguardo la capacità della Corte di occuparsi del volume crescente di ricorsi hanno generato delle richieste di risorse supplementari e speculazioni sulla necessità di una nuova riforma. Nel 2004 è stato così adottato il Protocollo n. 14 (ratificato dall’Italia con la legge 15 dicembre 2005, n. 280), che non è ancora entrato in vigore a livello internazionale, e quindi neanche per il nostro Paese. Il Protocollo apporta ulteriori modifiche al sistema di controllo instaurato dalla Convenzione del 1950: esso si propone in particolare di modificare alcune procedure interne della Corte europea.
In ogni caso, con riferimento al comma 5 dell’articolo in commento, va tenuto presente che le sentenze della Corte europea dei diritti dell’Uomo sono effettivamente in grado di imporre oneri significativi agli Stati membri: ad esempio l’Italia è stata più volte condannata, nel periodo più recente, per l’eccessiva durata dei processi (soprattutto in campo civile), e ha dovuto rifondere ai ricorrenti le spese legali e i danni morali.
Il comma 1 dell’articolo 188 autorizza, per gli anni 2007, 2008 e 2009, la spesa di un miliardo di euro per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace ed istituisce, a tale scopo, un apposito fondo nell'ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze.
Il finanziamento delle missioni militari internazionali di pace veniva operato, fino al 2003, facendo ricorso al Fondo di riserva per le spese impreviste.
L’articolo 3, comma 8, della legge n. 350/2003 (finanziaria per il 2004) ha innovato tale procedura, istituendo, per il 2004 un Fondo di riserva di 1.200 milioni di euro, da destinare alla prosecuzione di missioni internazionali di pace. Il comma 9 dello stesso articolo ha previsto che il Ministro dell’economia e delle finanze trasmetta al Parlamento copia delle deliberazioni relative all’utilizzo del Fondo e che di tali deliberazioni sia data comunicazione formale alle Commissioni parlamentari competenti.
L’anno successivo, l’articolo 1, comma 233, della legge n. 311/2004 (finanziaria per il 2005) ha confermato il finanziamento del Fondo per le missioni internazionali di pace, per 1.200 milioni di euro per l'anno 2005
Il comma 97 della legge n. 266/2005 (finanziaria per il 2006) ha infine stanziato 1.000 milioni di euro per il finanziamento del suddetto fondo per il 2006.
Il comma 2 dell’articolo in commento dispone che il riparto del fondo di cui al comma precedente venga effettuato con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri degli affari esteri, della difesa, dell'interno e dell'economia e delle finanze. Il finanziamento è riservato alle sole missioni deliberate con determinazione del Consiglio dei ministri e atto di indirizzo del Parlamento - inteso come mozione, in Assemblea, o risoluzione, in Commissione o in Assemblea, perlomeno in uno dei due rami del Parlamento -, previa informazione al Presidente della Repubblica. E’ infine previsto che i decreti siano corredati da relazione tecnica esplicativa.
Il comma 3 dell’articolo in esame prevede che fino all'emanazione dei citati DPCM, per la prosecuzione delle missioni in atto, le amministrazioni competenti siano autorizzate a sostenere spese mensili nel limite di un sesto degli stanziamenti ripartiti nell'ultimo semestre. A tale scopo, su richiesta delle stesse amministrazioni, il Ministero dell'economia e delle finanze dispone mensilmente i necessari finanziamenti. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato, con propri decreti, a disporre le relative variazioni di bilancio.
Per la realizzazione degli interventi umanitari e di ricostruzione previsti nell'ambito delle missioni internazionali di cui al comma 1, il comma 4 dispone una serie di rinvii normativi: la medesima norma aumenta inoltre di 200.000 euro per il 2007, e quantifica in 400.000 euro per il 2008 ed il 2009, lo stanziamento di cui al comma 1 dell’articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2005, n. 90 (Disposizioni urgenti in materia di protezione civile), convertito con modificazioni dalla legge 26 luglio 2005, n. 152.
L'articolo 9, unico comma, del decreto-legge 90/2005, autorizza la spesa di 200.000 euro per gli anni 2005, 2006 e 2007 per il funzionamento dell’Unità di crisi del Ministero degli affari esteri, da iscrivere in apposito capitolo, nell’ambito dell’unità previsionale di base n. 2.1.1.0 dello stesso Ministero. A tale onere si provvede mediante riduzione dello stanziamento iscritto nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, con parziale utilizzo dell’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri per l’anno 2005. La somma in questione è destinata al pagamento delle prestazioni effettuate dal personale dell’Unità di crisi per assicurare adeguati interventi, in occasione di catastrofi naturali, eventi bellici, e in qualunque altra situazione di emergenza all’estero.
L’Unità di crisi è stata istituita con Decreto del Ministro degli esteri del 19 gennaio 1990 ed ha il compito di: analizzare le situazioni internazionali di tensione; predisporre intereventi operativi per garantire la sicurezza dei cittadini italiani all’estero; raccogliere gli elementi necessari all’eventuale messa in opera di piani di emergenza, in coordinamento con altri organi dello Stato; distribuire apparecchiature di emergenza quali, ad esempio, sistemi di telecomunicazioni; gestire un Centro Operativo. L’Unità è diretta da un funzionario della carriera diplomatica e opera nell’ambito della Segreteria generale del Ministero degli affari esteri, secondo quanto stabilito dall’articolo 3, comma 4, lettera b), del D.P.R. 11 maggio 1999, n. 267[20].
Il disegno di legge finanziaria reca inoltre disposizioni di contenimento della spesa che si applicano a tutti gli stati di previsione del bilancio dello Stato.
In particolare, l’articolo 53 prevede che è accantonata e resa indisponibile una quota – sull’intero bilancio pubblico - pari a 4.572 milioni di euro per il 2007, a 5.031 milioni di euro per il 2008 e a 4.922 milioni di euro per il 2009, delle dotazioni delle unità previsionali di base iscritte nel bilancio dello Stato relative alle spese in conto capitale, nonché alle seguenti categorie economiche relative a spese correnti: consumi intermedi; trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, a famiglie e istituzioni sociali private, a imprese e all’estero, altre uscite correnti. Sono inoltre previste misure che assicurano una certa flessibilità nella gestione del bilancio e sono introdotti incentivi per il personale che si rende parte attiva nel processo di razionalizzazione e miglioramento dell’efficienza.
Nelle tabelle del disegno di legge finanziaria compaiono poi una serie di interventi che incidono direttamente sullo stato di previsione degli esteri. In particolare, le singole Tabelle recano:
Tabella A Indicazione delle voci da includere nel fondo speciale di parte corrente:
Nella Tabella A compaiono accantonamenti di 109,116 mln di euro per il 2007, nonché di 106,977 mln di euro per ciascuna delle annualità 2008 e 2009, che, come chiarisce la relazione introduttiva al disegno di legge finanziaria, sono destinati a far fronte essenzialmente agli oneri derivanti dalla prevista ratifica ed applicazione di accordi internazionali, nonché da interventi a favore degli italiani all’estero (ivi compresa la modifica della normativa sulla cittadinanza).
Tabella B Indicazione delle voci da includere nel fondo speciale di conto capitale:
Nella Tabella B compaiono accantonamenti di 1 mln di euro per il 2007, nonché di 3 mln di euro per ciascuna delle annualità 2008 e 2009, finalizzati a non meglio specificati interventi vari.
Tabella C Stanziamenti autorizzati in relazione a disposizioni di legge la cui quantificazione annua è demandata alla legge finanziaria:
Nella Tabella C vengono disposte per il 2007 - rispetto al disegno di legge di bilancio - variazioni relative ai seguenti capitoli e UPB di interesse degli Affari esteri:
- UPB 9.1.1.0, Funzionamento - (capp. 2150, 2152-2153, 2160-2162, 2164-2166 e 2168-2170 Esteri) e UPB 9.1.2.2, Paesi in via di sviluppo - (capp. 2180-2184 e 2195-Esteri) (Cooperazione a dono)[21]: va segnalato per il 2007 un incremento di 217,7 mln di euro rispetto alle previsioni di bilancio, le quali salgono pertanto a 600 milioni di euro. Uguale importo di 600 milioni si raggiunge per il 2008 e il 2009, ma in entrambi i casi grazie a un incremento leggermente superiore, pari a 227,5 milioni di euro.
Per le voci che seguono, invece, il disegno di legge finanziaria non opera alcuna variazione rispetto al disegno di legge di bilancio a legislazione vigente. Gli altri stanziamenti quantificati in tabella C sono:
- UPB 9.1.2.2, Paesi in via di sviluppo - (cap. 2201-Esteri), (Riordino dell’Istituto agronomico per l’oltremare)[22]: 2,744 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 16.1.2.2, Contributi ad enti ed altri organismi - (cap. 4131-Esteri), (Contributo all’Istituto italo-latinoamericano)[23]: 2,45 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 11.1.2.3, Contributi ad enti ed altri organismi - (cap. 3105 –Esteri), (Contributi ad associazioni ed enti che operano a favore delle collettività italiane all’estero)[24]: 2,352 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 13.1.2.2, Accordi ed organismi internazionali -(cap. 3749-Esteri), (Contributo all’Agenzia internazionale per l’energia)[25]: 0,98 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 15.1.2.5, Accordi ed organismi internazionali - (cap. 4052-Esteri), (Partecipazione italiana al Fondo europeo per la gioventù)[26]: 0,274 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 15.1.2.2, Collettività italiana all’estero (capp. 4061 e 4063 - Esteri), (Iniziative culturali per la storia e le tradizioni del gruppo etnico italiano in Jugoslavia)[27]: 2,744 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 2.1.2.2, Contributi ad enti ed altri organismi (cap. 1163 - Esteri), (Contributi ad enti e altri organismi)[28]: 6,076 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 20.1.2.1, Accordi ed organismi internazionali (cap. 4534-Esteri)[29]: (Finanziamento italiano della politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea): 4,9 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 9.1.2.2, Paesi in via di sviluppo - (cap. 2210 - Esteri), (Fondo per lo sminamento umanitario): 2,254 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
- UPB 12.1.2.2, Solidarietà internazionale -(cap. 3421-Esteri), (Contributo volontario all’Agenzia internazionale per l’energia atomica)[30]: 3,528 milioni di euro per il 2008 e per il 2009.
Inoltre, la tabella C reca, nella sezione concernente il Ministero dell'economia e delle finanze, lo stanziamento triennale per il già citato cap. 7256/Economia e finanze (UPB 3.2.3.29, Accordi ed organismi internazionali): rispetto ad esso, dotato - come si è visto - nel disegno di legge di bilancio a legislazione vigente di 25,48 mln di euro per il 2007, il disegno di legge finanziaria non opera alcuna variazione, neanche nella proiezione triennale, e gli stanziamenti risultano conseguentemente di 25,48 mln di euro per ciascuna annualità del triennio 2007-2009.
Tabella D Rifinanziamento di norme recanti interventi di sostegno dell'economia classificati tra le spese in conto capitale:
In questa tabella figurano stanziamenti per il rifinanziamento di norme di interesse degli Affari esteri, a carico di un solo capitolo, dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze:
- UPB 4.2.3.8, Fondo di rotazione per le politiche comunitarie - cap. 7493[31]– Somme da versare per l’adeguamento dell’ordinamento interno e delle politiche nazionali al quadro comunitario: a fronte di uno stanziamento, a legislazione vigente, di 254 mln di euro per il 2007, la tabella D opera un rifinanziamento di 4.000 mln di euro per la sola annualità 2009.
Tabella E Variazioni da apportare al bilancio a legislazione vigente a seguito della riduzione di autorizzazioni legislative di spesa precedentemente disposte:
La Tabella non reca previsioni di interesse per gli Affari esteri
Tabella F Importi da iscrivere in bilancio in relazione alle autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali:
Nella tabella in questione - che è una tabella essenzialmente di registrazione degli effetti della manovra finanziaria complessiva - compaiono i seguenti capitoli dello stato di previsione del MAE:
- UPB 6.2.3.4, Altri investimenti, cap. 7247 (spesa per la ristrutturazione del Quartier Generale NATO a Bruxelles): a fronte del già ricordato stanziamento di bilancio di 1,16 milioni di euro per il 2007, la Tabella F reca anche 1,026 milioni per il 2008.
- UPB 8.2.3.2, Informatica di servizio, cap. 7330 (Fondo per l’istituzione del sistema d’informazione visti): a fronte del già ricordato stanziamento di bilancio di 5,9 milioni di euro per il 2007, la Tabella F reca anche 680.000 euro[32] per la medesima annualità.
Inoltre, la tabella F recepisce il rifinanziamento, descritto in relazione alla tabella D, a carico del citato capitolo 7493 dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze: lo stanziamento complessivo risultante - tenendo conto sia delle precedenti appostazioni di fondi che delle rimodulazioni operate appunto in Tabella F - è per il cap. 7493/Economia e finanze di 4.204 mln di euro per il 2007, di 5.700 mln di euro per il 2008 e di 4.899,5 mln di euro per il 2009. Restano a disposizione 5.000 milioni di euro per il 2010 e anni successivi.
Infine, la tabella F registra gli stanziamenti a favore del già citato cap. 7259/Economia e finanze, che ammontano a 29 milioni per il 2007 e a 4 milioni per il 2008, finalizzati, come illustrato in precedenza, alla partecipazione dell’Italia all’iniziativa del G8 per la cancellazione del debito dei Paesi più poveri.
Si ricorda anche che, per il quarto anno consecutivo, il disegno di legge finanziaria 2007 reca l’allegato n. 1, nel quale sono indicati gli stanziamenti necessari per far fronte ai maggiori oneri, rispetto alle previsioni, che si sono determinati in relazione a specifiche voci di bilancio.
L’allegato in questione è stato inserito in applicazione dell’articolo 11, comma 3, lettera i-quater), della legge n. 468/1978, introdotto dall’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 194/2002 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 246/2002). La disposizione richiamata prevede che nel disegno di legge finanziaria possano essere inserite misure correttive degli effetti finanziari di leggi in relazione alle quali, in fase di attuazione, si sono verificati scostamenti rispetto alle previsioni.
Più precisamente nell’allegato n. 1, vengono indicate, ordinate per stato di previsione: 1) le voci di bilancio interessate, descritte con riferimento all’oggetto ovvero alla legge contenente la relativa autorizzazione di spesa; 2) lo stanziamento necessario, per ciascuno degli anni 2007-2009, per far fronte agli oneri eccedenti le previsioni; 3) l’anno in cui si esaurisce l’autorizzazione di spesa in questione, ovvero se si tratta di un’autorizzazione di spesa permanente.
Nel settore degli Affari esteri le eccedenze di spesa rispetto agli stanziamenti di bilancio sono solitamente dovute all'applicazione di accordi internazionali da coprire con legge di ratifica; i maggiori oneri sono dovuti all'oscillazione delle spese connesse all'applicazione degli accordi, in particolare dove si prevede l'erogazione di contributi ad enti internazionali la cui quantificazione è determinata annualmente sulla base dei bilanci degli stessi enti.
L’Allegato 1 di questo disegno di legge finanziaria riporta tre provvedimenti di interesse degli affari esteri:
Legge 13 luglio 1965, n. 932 (UPB 9.1.2.2 – cap. 2202)
Ratifica ed esecuzione dell’accordo per l’istituzione del centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei.
Legge 13 dicembre 1984, n. 972 (UPB 9.1.2.2 – cap. 2203)
Ratifica ed esecuzione dell’Atto costitutivo dell’UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale)
D.L. 28 maggio 2004, n. 136 (art. 8-quater) (UPB 6.1.1.2 – cap. 1503)
Benefici economici per particolari situazioni familiari a dipendenti del MAE
Esigenze anni pregressi
Gli stanziamenti destinati all'aiuto pubblico allo sviluppo sono suddivisi tra numerosi capitoli degli stati di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero degli Affari esteri. Si segnalano in particolare:
a) La cooperazione a dono(Centro di responsabilità 9/esteri). Fino a tutto il 1994 i relativi stanziamenti erano assegnati al cap. 4620/esteri "Fondo speciale per la cooperazione allo sviluppo", che aveva carattere di gestione fuori bilancio; a partire dal bilancio 1995 il fondo è stato riportato a regime ordinario, ai sensi dell'art. 4 della legge 23 dicembre 1993, n. 559 "Disciplina della soppressione delle gestioni fuori bilancio nell'ambito delle Amministrazioni dello Stato". Gli stanziamenti del Fondo sono attualmente ripartiti tra 18 capitoli del Centro di responsabilità 9[33], suddivisi tra due UPB: Funzionamento (9.1.1.0) e Paesi in via di sviluppo (9.1.2.2).
b) Fondo rotativo presso il Mediocredito centrale(UPB 3.2.4.4, Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo, cap.7415/Ministero dell’economia e delle finanze). A valere su questo fondo sono erogati i crediti d'aiuto per programmi e progetti di sviluppo rispondenti alle finalità della legge e basati normalmente su accordi bilaterali. Fa altresì capo al fondo rotativo il sostegno alle joint-ventures che rientrano nelle finalità della legge.
c) Le attività di cooperazione multilaterale, per le quali sono previsti appositi stanziamenti, si sostanziano nella partecipazione alle iniziative comunitarie e nei contributi obbligatori e nei finanziamenti a banche e fondi di sviluppo. I relativi stanziamenti sono attribuiti a vari capitoli in diversi stati di previsione.
Gli stanziamenti sub a) e b), sono annualmente definiti con legge finanziaria, mentre gli altri sono regolati da accordi internazionali o da apposite leggi.
Gli stanziamenti per la cooperazione a dono
Come si è già accennato, l'art. 4 della legge 23 dicembre 1993, n. 559 "Disciplina della soppressione delle gestioni fuori bilancio nell'ambito delle Amministrazioni dello Stato", ha previsto, a partire dal 1° gennaio 1995, la soppressione del Fondo speciale per la cooperazione allo sviluppo, stabilendo che gli stanziamenti già destinati al fondo fossero iscritti in apposita rubrica dello stato di previsione degli esteri.
A seguito di tale norma, dal disegno di legge di bilancio per il 1995 è stato soppresso il capitolo 4620, che recava gli stanziamenti del Fondo speciale, e gli stanziamenti ad esso destinati sono stati redistribuiti in 21 capitoli di nuova istituzione nell'ambito della Rubrica 8 "Cooperazione con i Paesi in via di sviluppo”; con la ristrutturazione del bilancio dello Stato a seguito della citata legge 3 aprile 1997, n. 94, i 21 capitoli sono confluiti insieme ad altri nel Centro di responsabilità n. 3 - Cooperazione allo sviluppo.
Dopo la riorganizzazione dello stato di previsione degli Esteri operata nel novembre 1999 i capitoli sono divenuti 20 - per la soppressione del cap. 2151, che riguardava incentivi di produttività al personale della cooperazione allo sviluppo -, posti attualmente, insieme ad altri[34], nel Centro di responsabilità n. 9 - Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo. Come già accennato, già dal disegno di legge di bilancio per il 2006 i capitoli sono tuttavia divenuti 18, in quanto il cap. 2167 (spese per analisi sullo stato degli interventi di cooperazione in corso nei PVS) è stato riportato solo per memoria, mentre il cap. 2163 (spese per il funzionamento di comitati e commissioni) risultava soppresso già dall’esercizio finanziario 2005.
Lo stanziamento ora previsto dal disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2007 per l'intero Centro di responsabilità 9, è pari a 449,9 mln di euro (di cui 382,2 mln di euro riguardano i 18 capitoli della ex rubrica 8). Tale cifra è suddivisa come segue tra le UPB che costituiscono il Centro di responsabilità 9:
UPB 9.1.1.0 - Funzionamento ................................................. 59,8 mln di euro
UPB 9.1.2.2 - Paesi in via di sviluppo ...................................... 350,8 mln di euro
UPB 9.1.2.3 - Accordi e organismi internazionali .................. 39,2 mln di euro
Come si vede, la gran parte dello stanziamento del Centro di responsabilità 9, pari al 78 per cento, ricade nell'UPB 9.1.2.2, Paesi in via di sviluppo.
Come si è visto in precedenza, tuttavia, la tabella C del disegno di legge finanziaria 2007 incrementa sensibilmente lo stanziamento a favore dei 18 capitoli della cooperazione a dono, nella misura di 217,7 mln di euro, portando la loro dotazione finanziaria complessiva per il 2007 a 600 mln di euro, e quella del Centro di responsabilità n. 9 a 667,6 mln di euro.
I crediti d'aiuto
La legge di bilancio per il 2006, nonché le successive previsioni assestate, non recano per il vero stanziamenti per la citata UPB 3.2.4.4 (ex UPB 3.2.2.4), Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo, attuale capitolo 7415/economia e finanze (ex cap. 8140/tesoro). Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2007 conserva il capitolo ai soli fini della gestione dei residui - che ammontano presuntivamente alla somma di un milione di euro – e il disegno di legge finanziaria non opera alcun intervento al proposito.
Si ricorda che l’articolo 26 della legge 24 maggio 1977, n. 227 ha istituito presso il Mediocredito centrale un Fondo rotativo per la concessione di crediti finanziari agevolati ai Paesi in via di sviluppo, da ultimo disciplinato con l'art. 6 della legge 26 febbraio 1987, n. 49. L’attività di concessione del credito d’aiuto a valere sul Fondo è autorizzata dal Ministro del tesoro su proposta del Ministro degli esteri, e deve rispondere alle finalità della citata legge 49/87 che reca la più recente disciplina organica della cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo. Questa, infatti, all’articolo 2, prevede che l’attività di cooperazione si svolge attraverso due modalità: finanziamenti a titolo gratuito (dono) e crediti a condizioni particolarmente agevolate (credito d’aiuto), concessi attraverso il canale bilaterale, multilaterale o multibilaterale. Gli stanziamenti destinati alla cooperazione sono determinati nella Tabella C della legge finanziaria e, per quanto riguarda il Fondo rotativo, confluiscono nel capitolo 7415 (ex cap. 8140/tesoro) dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.
Nella tabella che segue è riportata la serie storica, a partire dal 1981, degli stanziamenti destinati al Fondo rotativo dalle leggi di bilancio:
1.207,0
E’ opportuno precisare che le reali disponibilità del Fondo sono costituite, oltre che dagli stanziamenti di bilancio, anche dai rientri pervenuti al Mediocredito, derivanti dai crediti concessi negli anni precedenti, nonché dalle somme non spese negli anni precedenti.
Gli stanziamenti relativi alle comunità italiane all'estero fanno capo, nello stato di previsione degli esteri, al Centro di responsabilità n. 11, Direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie, che reca stanziamenti complessivi pari a 77,2 mln di euro per l'anno 2007 - a fronte di 82,4 mln di euro nelle previsioni assestate per il 2006 - suddivisi tra le seguenti UPB:
UPB 11.1.1.0 - Funzionamento .................................................... 9,6 mln di euro
UPB 11.1.2.1 - Promozione e relazioni culturali[35]........................ 25 mln di euro
UPB 11.1.2.2 - Collettività italiana all'estero ............................... 16,2 mln di euro
UPB 11.1.2.3 - Contributi ad enti e ad altri organismi .............. 12,6 mln di euro
UPB 11.1.2.5 - Accordi ed organismi internazionali .................. 13,6 mln di euro
UPB 11.2.3.1 - Beni mobili ................................................................ 30.000 euro
Stanziamenti di interesse per le comunità italiane all'estero ricadono anche in altri centri di responsabilità dello stato di previsione degli esteri, ed in particolare nel Centro di responsabilità n. 10, Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale. In tale ambito si segnala la UPB 10.1.1.2 Istituzioni scolastiche e culturali all'estero, dotata di 74,6 mln di euro nel bilancio di previsione per il 2007, con un decremento di 13,7 mln di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2006.
La Tabella che segue riporta l’evoluzione degli stanziamenti di competenza ora a carico dei 20 Centri di responsabilità dello stato di previsione 2007 del MAE, rispetto alla legge di bilancio per il 2006 e alle previsioni assestate per lo stesso esercizio:
Stanziamenti per il 2006
Previsioni assestate 2006
758.756
784.659
Come si vede, i Centri di responsabilità che hanno subito le maggiori riduzioni di stanziamento sia rispetto alla legge di bilancio 2006 che alle previsioni assestate per lo stesso esercizio sono il n. 6 (Direzione generale per gli affari amministrativi, di bilancio e il patrimonio) e il n. 10 (Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale).
Relativamente minori sono le riduzioni a carico dei Centri di responsabilità n. 15 (Direzione generale per i paesi dell'Europa), n. 11 (Direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie) e n. 13 (Direzione generale per la cooperazione economica e finanziaria multilaterale).
Per quanto infine riguarda la cooperazione allo sviluppo (Centro di responsabilità n. 9), si ricorda che a fronte di un ulteriore decremento degli stanziamenti a legislazione vigente per il 2007, la legge finanziaria ipotizza una crescita degli stessi nell’ordine di 217,7 milioni di euro.
[1] A seguito della riforma del Governo introdotta con il decreto legislativo n. 300/1999 e con il successivo D.L. n. 217/2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 317/2001, si è proceduto all’accorpamento di alcuni stati di previsione della spesa, passati, infatti, dai precedenti 18 agli attuali 14.
[2] Questa trova fondamento nel mutamento operato anzitutto dal DPR 11 maggio 1999, n. 267, Regolamento recante norme per l'individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale, nonche' delle relative funzioni, dell'Amministrazione centrale del Ministero degli affari esteri -successivamente modificato e integrato dal DPR 24 giugno 2002, n. 157 - e inoltre dagli articoli 12 e 13 del Decreto Legislativo 30 luglio 1999, n. 300, Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59. Successivamente, il Decreto del Ministro degli Affari esteri 10 settembre 1999, Disciplina delle articolazioni interne degli uffici di livello dirigenziale generale istituiti presso l'Amministrazione centrale del Ministero degli affari esteri ha perfezionato la ristrutturazione del MAE delineata nel citato DPR 11 maggio 1999, n. 267.
[3] In precedenza Segreteria generale: la nuova denominazione del Centro di responsabilità n. 2 deriva dall’art. 3 del Decreto del Ministro degli Affari esteri 9 febbraio 2006, recante disciplina delle articolazioni interne degli uffici di livello dirigenziale generale istituiti presso l'Amministrazione centrale del Ministero degli affari esteri con il decreto del Presidente della Repubblica 11 maggio 1999, n. 267, quale modificato ed integrato dal decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 2002, n. 157.
[4] UPB 8.2.3.2., Informatica di servizio, afferente al Centro di responsabilità Servizio per l'informatica, le comunicazioni e la cifra.
[5] UPB 8.2.3.1., Beni mobili, afferente al Centro di responsabilità Servizio per l'informatica, le comunicazioni e la cifra.
[6] UPB 6.2.3.4., Altri investimenti, afferente al Centro di responsabilità Direzione generale per gli affari amministrativi, di bilancio e il patrimonio. Il capitolo citato è stato istituito in base alla legge 1° agosto 2002, n. 182.
[7] Si ricorda al proposito che a partire dal bilancio per il 2000 la classificazione economica delle spese non viene più effettuata secondo le vecchie categorie, ma secondo una nuova ripartizione categoriale.
[8] Capitolo esposto nella tabella F della legge finanziaria.
[9] Approvato dalla Camera il 3 ottobre 2006, il relativo disegno di legge è al Senato, in attesa di assegnazione.
[10] Approvato dalla Camera il 3 ottobre 2006, il relativo disegno di legge è al Senato, assegnato in sede referente alla Commissione Bilancio, che non ne ha ancora iniziato l’esame.
[11] Capitolo esposto nella tabella C della legge finanziaria.
[12] Capitolo esposto nella tabella C della legge finanziaria.
[13] Capitolo esposto nella tabella C della legge finanziaria.
[14] D.P.R. 22 marzo 2000, n. 120, Regolamento recante norme per la semplificazione del procedimento per l'erogazione e la rendicontazione della spesa da parte dei funzionari delegati operanti presso le rappresentanze all'estero, a norma dell'articolo 20, comma 8, della L. 15 marzo 1997, n. 59.
[15] Il “Club di Parigi è un forum che riunisce i principali paesi creditori e ha il compito di coordinare il credito bilaterale di questi con quello multilaterale ed è operante dal 1957. Il numero dei partecipanti non è stabile, anche se esiste un nucleo fisso, rappresentato dai Paesi del G-7, cui si aggiungono Austria, Belgio e Paesi Bassi. Il “Club di Parigi” ha il compito di definire gli accordi per la ristrutturazione dei debiti bilaterali ufficiali: in questa sede, i governi creditori concordano le eventuali iniziative dirette a posticipare le scadenze degli arretrati dei pagamenti ancora da effettuare, ovvero definiscono i criteri per un eventuale alleggerimento dei debiti stessi. Gran parte dei debiti contratti verso i Paesi membri del Club sono crediti alle esportazioni (dunque, crediti commerciali), anche se gli accordi del Club comprendono anche i crediti bancari “garantiti” dai governi, nonché i crediti di aiuto.
[16] Si tratta del Decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, del 29 giugno 2004, che modifica la Tabella di cui all’articolo 56 del DPR 5 gennaio 1967, n. 200. Il DM è in vigore dal 1° ottobre 2004.
[17] L’Italia ha ratificato la Convenzione con la legge 4 agosto 1955, n. 848.
[18] L’Italia ha ratificato il Protocollo con la legge 28 agosto 1997, n. 296.
[19] Si ricorda che la recente legge 9 gennaio 2006, n. 12, ha dettato disposizioni in materia di esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’Uomo. Infatti, in base all’art. 46 della Convenzione europea sui diritti dell’Uomo, le Parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte europea dei diritti dell’Uomo pronunciate nell’ambito delle controversie che le riguardino; il Comitato dei ministri – organo decisionale del Consiglio d’Europa – ne sorveglia l’esecuzione. La legge 9 gennaio 2006, n. 12, novellando l’art. 5, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, precisa le competenze del Presidente del Consiglio dei ministri, e introduce specifici obblighi di informazione al Parlamento, in relazione al seguito da dare alle pronunce emanate dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo nei confronti dello Stato italiano.
[20] Si tratta del Regolamento recante norme per l’individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale, nonché delle relative funzioni dell’Amministrazione centrale del Ministero degli affari esteri.
[21] Legge n. 7/1981 e legge n. 49/1987, Stanziamenti aggiuntivi per l'aiuto pubblico a favore dei paesi in via di sviluppo.
[22] Legge n. 1612/1962, Riordinamento dell'Istituto agronomico per l'oltremare, con sede in Firenze.
[23] Legge n. 794/1966, Ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale per la costituzione dell'Istituto italo-latino americano, firmata a Roma il 1 luglio 1966.
[24] DPR n. 200/1967, Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari.
[25] Legge n. 883/1977, Approvazione ed esecuzione dell'accordo relativo ad un programma internazionale per l'energia, firmato a Parigi il 18 novembre 1974.
[26] Legge n. 140/1980.
[27] Legge n. 960/ 1982, Rifinanziamento della legge 14 marzo 1977, n. 73, concernente la ratifica degli accordi di Osimo tra l'Italia e la Jugoslavia.
[28] Il capitolo 1163 è stato finanziato, nel disegno di legge di bilancio, in base alle previsioni dell'articolo 32, commi 2 e 3, della legge finanziaria per il 2002 (legge 28 dicembre 2001, n. 448). La norma citata si inserisce in una complessa vicenda normativa che ha interessato negli ultimi anni i finanziamenti del Ministero degli Affari esteri ad enti e associazioni varie, della quale si dà conto di seguito.
I contributi ad enti e associazioni varie, anche per quanto concerne il Ministero degli Affari esteri, prima della legge 549/1995 (provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il 1996) erano appostati in singoli capitoli di bilancio, correlati a leggi: con i commi 40-43 dell’articolo 1 della legge n. 549 del 1995 fu stabilito che i contributi di interesse di ogni Ministero fossero raggruppati in un unico capitolo del relativo stato di previsione. Mentre l'importo complessivo annuale dei contributi continuava ad essere determinato con legge (finanziaria, tabella C), la ripartizione di essi veniva affidata a decreti ministeriali, da adottarsi di concerto con il Ministro del tesoro e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari. Il comma 44 disponeva poi una riduzione degli stanziamenti del 20 per cento annuo nei successivi tre esercizi finanziari (1996-1998).
Una prima deroga alla normativa suesposta, per quanto concerne il Ministero degli Affari esteri, si è avuta con l'articolo 2, comma 178, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, "Misure di razionalizzazione della finanza pubblica" (provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica per il 1997): ivi è stato stabilito che le disposizioni dell'art.1, comma 40, della legge 549/1995 non si applicassero ad una serie di enti e organismi, tra i quali quelli di interesse del Ministero degli Affari esteri erano:
I) Organismi nazionali ed internazionali nell'ambito delle relazioni culturali con l'estero (inclusi i fondi per borse di studio connesse ad Accordi internazionali);
II) Centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei;
III) UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale);
IV) Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologica;
V) Centro internazionale di perfezionamento professionale e tecnico di Torino;
VI) Istituti italiani di cultura all'estero.
Successivamente, il comma 1 dell’articolo unico della legge 3 agosto 1998, n. 296, “Disposizioni concernenti gli organismi internazionali e gli istituti italiani di cultura all'estero”, ha introdotto una nuova deroga ai commi 40-43 della legge 549/1995, escludendo da detta normativa i seguenti organismi di interesse del Ministero degli Affari esteri:
Società “Dante Alighieri”;
Maison d’Italie (Parigi);
Associazione “Villa Vigoni” di Menaggio;
Collegio del Mondo Unito nell’Iniziativa centro-europea;
Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato (UNIDROIT);
Istituto italo-latinoamericano (IILA);
Enti a carattere internazionalistico sottoposti alla vigilanza del Ministero degli Affari esteri;
Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente (ISIAO);
Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF);
Istituto internazionale delle Nazioni Unite per la ricerca sulla criminalità e la giustizia (UNICRI);
Scuole non governative all’estero;
Istituzioni scolastiche ed universitarie straniere;
Scambi socio-culturali giovanili internazionali;
Corsi di formazione per docenti di lingua italiana;
Enti e associazioni per l’assistenza delle collettività italiane all’estero;
Comitati degli italiani all’estero (COMITES).
Di conseguenza è stata indirettamente ripristinata la precedente normativa sui contributi del Ministero degli Affari esteri ad enti e associazioni, in quanto aggiungendo gli effetti del comma 1 della legge 296/1998 alla deroga disposta dalla legge n. 662 del 1996, per tutti gli enti e associazioni di interesse del MAE sono decadute le previsioni dei commi 40-43 dell’art. 1 della legge n. 549 del 1995.
La legge finanziaria per il 2002 (legge 28 dicembre 2001, n. 448) ha disposto all'articolo 32, commi 2 e 3, un parziale ripristino della disciplina dettata dalla legge 549/1995, che riguarda anche alcuni enti di interesse del Ministero degli Affari esteri. I citati commi 2 e 3 infatti dispongono che i contributi - a favore degli enti e associazioni di cui alla Tabella 1 allegata alla legge finanziaria per il 2002 - di interesse di ogni Ministero vengano raggruppati in un'unica UPB (Unità previsionale di base) del relativo stato di previsione. La ripartizione dei contributi viene affidata a decreti ministeriali, da adottarsi di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari entro il 31 gennaio di ogni anno. La quantificazione annuale dell’UPB che ogni Ministero attribuisce al finanziamento di enti e associazioni avviene nella Tabella C della legge finanziaria.
Per quanto riguarda gli enti e associazioni interessati da tali previsioni cui contribuisce il Ministero degli Affari esteri essi sono:
Organismi internazionali per la partecipazione ai quali il MAE contribuisce.
[29] Legge n. 299/1998, Finanziamento italiano della PESC (Politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea) relativo all'applicazione dell'articolo J.11, comma 2, del trattato sull'Unione europea
[30] Legge n. 91/2005, Contributo volontario al Fondo di cooperazione tecnica dell’AIEA.
[31] Art. 5 della Legge n. 183/1987, Coordinamento delle politiche riguardanti l'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee ed adeguamento dell'ordinamento interno agli atti normativi comunitari.
[32] Lo stanziamento aggiuntivo deriva dall’art. 1, comma 5, del D.L. n. 35 del 2005.
[33] Si tratta dei capitoli di cui nell'esposizione della tabella C del disegno di legge finanziaria.
[34] Questi ultimi recano stanziamenti a favore di vari organismi internazionali.
[35] Lo stanziamento dell'UPB 11.1.2.1, Promozione e relazioni culturali, ricade interamente nel capitolo 3153 Contributi in denaro, libri e materiale didattico a favore di associazioni per l'assistenza delle comunità italiane all'estero.