Source: https://www.laleggepertutti.it/61025_grondaie-e-canali-di-scarico-come-ripartire-le-spese-in-condominio
Timestamp: 2018-03-19 10:24:55+00:00
Document Index: 118407976

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1126', 'art. 1125', 'sentenza ', 'art. 1117', 'art. 1126', 'art. 1117', 'art. 1126', 'sentenza ', 'art. 1117']

Grondaie e canali di scarico: come ripartire le spese in condominio
Lo sai che? Grondaie e canali di scarico: come ripartire le spese in condominio
Gronde, doccioni e canali di scarico delle acque meteoriche del tetto di un edificio condominiale costituiscono bene comune, svolgendo una funzione necessaria all’uso comune.
Le grondaie sono parti dell’edificio che si considerano di proprietà di tutti i condomini; di conseguenza, le spese per la loro manutenzione, riparazione o sostituzione vanno divise tra di essi, secondo millesimi. Ciò vale anche per i doccioni e i canali di scarico delle acque meteoriche del tetto di uno stabile condominiale. Detti beni, infatti, si considerano rientranti nella cosiddetta “proprietà comune” del condominio in quanto svolgono una funzione necessaria all’uso e al godimento comune dello stabile.
Tale principio vale anche se il terrazzo (o lastrico solare) che copre l’intero edificio è di proprietà esclusiva di un unico condomino.
Gronde e doccioni vengono ritenuti parti comuni dell’edificio anche nel caso in cui il lastrico solare sia di proprietà di un solo condomino. Tali beni, infatti, svolgono una funzione necessaria all’uso comune, in quanto servono all’uso e al godimento di tutti i condomini. Pertanto le relative spese di sostituzione o riparazione vanno sostenute da tutti i condomini delle proprietà sottostanti.
Le gronde, si legge in sentenza, convogliano le acque meteoriche dalla sommità dell’edificio fino a terra o a scarichi fognari e svolgono, quindi, funzione che prescinde dal regime proprietario del terrazzo di copertura. Infatti, la proprietà esclusiva del lastrico o terrazzo dal quale provengano le acque che si immettono nei canali non muta questo regime.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 16 settembre – 22 dicembre 2014, n. 27154
Il tribunale di Napoli con sentenza 23 dicembre 2002 ha rigettato l’impugnativa della delibera adottata dal condominio di via (omissis) , con la quale “la spesa per la manutenzione delle gronde era stata ripartita in base al criterio di cui all’art. 1126 c.c. anziché in base a quello di cui all’art. 1125 co. 3 c.c.”.
Il tribunale ha ritenuto che gli opponenti C. e T. , proprietari del lastrico solare, erano tenuti a contribuire per un terzo nella spesa della riparazione.
Ha ritenuto inammissibile, perché nuova, la deduzione che le gronde di cui si tratta drenano anche l’acqua della parte del tetto a falde e non già quella caduta dal terrazzo.
Il Condominio si è costituito (invalidamente) con controricorso.
2) Preliminarmente va ritenuta invalida perché irrituale, mancando l’autorizzazione assembleare, la costituzione del controricorrente Condominio, secondo quanto insegnato dalla citata sentenza delle Sezioni Unite.
3) Dopo aver puntualmente riportato gli atti e le vicende della fase di merito, il ricorso denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1117 c.c. e vizi di motivazione relativamente alla circostanza che gronde e doccione non siano stati ritenuti parti comuni dell’edificio “sol perché i ricorrenti sono proprietari dei lastrici”.
Ha aggiunto rafforzativamente un’altra considerazione esplicativa: come per il tetto di proprietà esclusiva la spesa deroga ai criteri di cui agli artt. 1117 e 1123, così la spesa per la riparazione di cui si tratta segue i criteri previsti per il terrazzo di copertura di proprietà esclusiva e cioè quello di cui all’art. 1126 c.c..
Le gronde, i doccioni e i canali di scarico delle qacque meteoriche del tetto di uno stabile condominiale costituiscono bene comune, atteso che, svolgendo una funzione necessaria all’uso comune (in quanto “servono all’uso e al godimento comune”), ricadono tra i beni che l’art. 1117 c.c. include tra le parti comuni dell’edificio.
La proprietà esclusiva del lastrico o terrazzo dal quale provengano le acque che si immettono nei canali non muta questo regime, giacché l’art. 1126 c.c. disciplina soltanto le riparazioni o ricostruzioni del lastrico propriamente inteso e non di altre parti dell’immobile, la cui esistenza è, per esso, indipendente da quella del lastrico, salvo che altrimenti risulti espressamente dal titolo.
Si impone la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio della causa ad altra sezione della Corte di appello di Napoli, che si atterrà al seguente principio di diritto : Salvo che il contrario risulti espressamente dal titolo, le gronde, i doccioni e i “canali di scarico” delle acque meteoriche del tetto di uno stabile condominiale costituiscono bene comune ai sensi dell’art. 1117 c.c., atteso che svolgono una funzione necessaria all’uso comune e servono all’uso e al godimento comune, ancorché la funzione di copertura dell’edificio sia espletata da terrazzo di proprietà esclusiva.
[1] Cass. sent. n. 27154/14 del 22.12.2014.
Tito Massimino ha detto:
07/11/2017 alle 03:02
Piuttosto discutibile la Sentenza della Cassazione che equipara il lastrico solare di proprietà esclusiva di un condomino al tetto di un immobile:
Essa sarebbe corretta se si supponesse che il terrazzo fosse sgombro da presenze “inquinanti”.
Ma se il condomino proprietario del lastrico ha la passione per piante, siepi , animali vari ecc come la mettiamo ?
È evidente che il materiale che intasasse i pluviali sarebbe molto maggiore di quello che si deposita su un tetto o su il lastrico solare vuoto ed inutilizzato.
Nel primo caso il Condominio verrebbe caricato di spese eccessive.