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Timestamp: 2018-03-24 04:36:19+00:00
Document Index: 25283907

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 22']

I professionisti si oppongono agli attacchi del governo – di R.Orlandi(Cup)
ItaliaOggi (Professioni)
Numero 280, pag. 36 del 26/11/2002
di Roberto Orlandi
Vicepresidente Portavoce Del Cup
E Presidente Del Consiglio Nazionale Degli Agrotecnici e degli agrotecnici laureati
Blocco assunzioni.
I professionisti si oppongono agli attacchi del governo
Con l’articolo ´Lo stato pone divieti di assunzione agli ordini’, pubblicato su ItaliaOggi del 21 novembre, Urbano Barelli, prendendo spunto dall’art. 22 della legge finanziaria 2003, ha richiamato l’attenzione dei lettori su di una somma di contraddizioni, incongruenze e difficoltà che attanagliano la quotidiana attività dei collegi e ordini professionali.
Si può certo concordare su quasi tutto quanto affermato ma, per l’appunto, non su tutto.
L’art. 22 della legge finanziaria attualmente in discussione al senato della repubblica non solo dispone il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione, ma opera in maniera ben più rilevante e incisiva a questo riguardo.
In primo luogo impone che le pp.aa. rideterminino il loro organico sulla base delle finalità indicate dall’art. 1 del dlgs 165/2001, e precisamente perseguendo una maggiore efficienza e una razionalizzazione del costo del lavoro attraverso il contenimento della spesa complessiva per il personale (e già qui verrebbe da dire che ridurre la spesa e migliorare l’efficienza è un ben difficile esercizio!), salvo alcune deroghe di comparto espressamente individuate (e che non riguardano gli ordini professionali).
Si prevede inoltre la prosecuzione per il 2003 del blocco delle assunzioni di personale a tempo indeterminato, sempre con alcune precise deroghe.
Ma è il comma 12 dell’art. 22 a risultare devastante per gli ordini professionali: con questo infatti viene disposta una forte limitazione anche nell’assunzione di personale a tempo determinato ovvero mediante convenzioni o tramite la stipula di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, laddove era esattamente il ricorso a queste ultime forme contrattuali che aveva consentito, in particolare, agli ordini e collegi professionali di far tempestivamente fronte ai nuovi e accresciuti compiti istituzionali pur in presenza del blocco delle assunzioni a tempo indeterminato.
Le limitazioni contenute nella legge finanziaria 2003 avranno pertanto come effetto quello di obbligare alla rescissione dei contratti di alcune migliaia di co.co.co., con due conseguenze, entrambe paradossali: l’una consistente in uno scadimento dei servizi offerti e l’altro nell’aumento dei disoccupati, precisamente durante un ciclo economico non positivo, senza che, peraltro, ciò comporti un solo euro di risparmio per l’erario!
Infatti gli ordini e collegi sono sì enti pubblici non economici, ma particolari, nel senso che non godono di contributi o sovvenzioni, né dirette né indirette, da parte dello stato.
Il Cup, Comitato unitario dei professionisti, contrariamente a quanto da alcuni affermato, si è occupato di questa vicenda, elaborando alcuni emendamenti correttivi, che mirano a sottrarre dal blocco dei contratti tutti quegli enti pubblici che non ricevono contributi dallo stato; questi emendamenti, in una logica bipartisan, sono stati presentati da diversi gruppi parlamentari, e noi confidiamo su di un loro positivo esito, in modo tale che agli ordini e ai collegi sia garantita la possibilità di continuare decorosamente a svolgere i compiti loro affidati dalla legge, alcuni dei quali di assoluta rilevanza pubblica (tenuta degli albi e dei registri dei praticanti, esami di abilitazione, osservanza della deontologia ecc.), specie quando questo non comporta alcun onere per lo stato. In effetti l’applicazione agli ordini e collegi dei vincoli contenuti nell’art. 22 della legge finanziaria appare come una grave lesione della loro autonomia, ma non è tramite la modifica di questa assurdità normativa che si può chiarire la natura del rapporto di lavoro dei dipendenti degli ordini e dei collegi, come alcuni da tempo chiedono, né disegnare i limiti della natura pubblica dei loro compiti.
Il nostro obiettivo, rispetto alla legge finanziaria è, se si vuole, più semplice e certo più immediato: ottenere la modifica dell’art. 22, garantire il funzionamento degli ordini e dei collegi e scongiurare il licenziamento di molti loro collaboratori.
Allo stato, nella pratica attuazione delle norme, è infatti pacifico che al sistema ordinistico si debbano interamente applicare le disposizioni relative agli enti pubblici, a partire dalla pianta organica per finire alle assunzioni del personale (che deve avvenire per concorso) o alle norme sull’accesso agli atti o sul procedimento amministrativo.
Queste e altre, ancora più serie, questioni possono essere risolte solo nell’ambito della più generale riforma delle professioni, rispetto alla quale il Cup è fortissimamente impegnato, e non da oggi. Del resto che la questione sia ineludibile è ormai da tutti riconosciuto.
Non solo perché nel sistema permangono irrisolte, mostruose contraddizioni (per tutte una, quella degli ordini soggetti alla stretta vigilanza della Corte dei conti e contemporaneamente definiti ´associazioni di imprese’ dall’Antitrust), ma soprattutto perché importanti riforme parziali già sono state fatte (si pensi agli effetti del dpr n. 328/2001 sull’accesso negli albi dei nuovi corsi di laurea) e, dopo l’approvazione della legge costituzionale n. 3/2001, è mutato il quadro di riferimento con l’introduzione della podestà legislativa concorrente stato-regioni.
La Commissione giustizia del senato ha da tempo calendarizzato la discussione delle diverse proposte di legge presentate sull’argomento e avviato le consultazioni di tutte le categorie professionali, mentre il tavolo tecnico insediato dal sottosegretario alla giustizia, on. Michele Vietti, sta rapidamente definendo un contributo di studio che, lungi dall’interferire con l’attività delle camere, rappresenterà un ausilio rilevante per queste ultime, essendo stato prodotto con il concorso degli ordini, delle casse, dei sindacati e delle associazioni.
Non si registra inoltre, fra maggioranza e opposizione, quell’acceso clima di scontro che interessa altre materie ma, al contrario, vige un clima di aperto confronto che gioverà alla realizzazione di una buona riforma.
In attesa il Cup non dimentica che le professioni italiane, per valore sociale, peso culturale e numero di iscritti (oltre 1.700.000 professionisti, 600 mila praticanti, 1 milione dipendenti), e per valore della produzione (pari a quasi l’11% del pil), sono uno degli assi portanti del nostro paese, e che per ciò vanno difese e salvaguardate, specie quando il ceto che le compone inizia ad acquisire consapevolezza di sé e di ciò che rappresenta. Difese e salvaguardate anche dalle improvvide disposizioni della Finanziaria di turno.