Source: https://www.processociviletelematico.it/2016/10/19/cass-sez-6-3-ord-4-ottobre-2016-n-19814-pres-amendola-rel-rossetti/
Timestamp: 2020-02-17 22:48:08+00:00
Document Index: 176218455

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 112', 'art. 342', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2', 'art. 13']

Cass., sez. 6-3, ord. 4 ottobre 2016, n. 19814 (Pres. Amendola, rel. Rossetti) - ProcessoCivileTelematico.it
Giurisprudenza / 19 Ottobre, 2016 19 Ottobre, 2016
I.E. R.G., in persona del titolare, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato O.R. giusta delega a margine del ricorso;
A.P.V., in persona del Presidente, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo studio dell’avvocato M.V., che la rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. nn/aaaa della CORTE D’APPELLO di ROMA del ***, depositata il ***;
udito l’Avvocato O.R. difensore della ricorrente che si riporta agli scritti;
udito l’Avvocato R.O. (delega avvocato M.V.) difensore della controricorrente che si riporta agli scritti.
“1. G.R. ha impugnato per cassazione la sentenza gg/mm/aaaa n. nn della Corte d’appello di Roma.
Con tale sentenza è stato rigettato il suo appello contro la sentenza gg.mm.aaaa n. nn del Tribunale di Viterbo.
Con tale ultima sentenza era stata rigettata la domanda del danno proposta da G.R. nei confronti della Provincia di V., avente ad oggetto il risarcimento dei danni patiti dal primo in conseguenza di una insidia stradale ascritta a responsabilità della seconda.
2. Coi due motivi di ricorso G.R. deduce in sostanza che:
(a) la Corte d’appello ha violato l’art. 2051 c.c., perché non ha fatto applicazione della presunzione di responsabilità ivi prevista nei confronti della Provincia;
(b) la Corte d’appello ha violato l’art. 112 c.p.c., perché ha ritenuto tardiva l’invocazione di tale norma da parte dell’attore.
3. Il morso appare inammissibile, perché totalmente estraneo rispetto alla reale ratio decidendi posta dalla Corte d’appello a fondamento della propria decisione.
(b) la relativa statuizione del Tribunale era stata impugnata in modo aspecifico da G.R., ed era quindi inammissibile, ex art. 342 c.p.c.;
(c) in ogni caso, anche nel caso di responsabilità oggettiva (e quindi anche nel caso di applicazione dell’art. 2051 c.c.), il comportamento colposo della vittima è circostanza di per sé sufficiente ad escludere il nesso di causa tra la cosa in custodia ed il danno (così la sentenza p. 7-8).
4. Con tale memoria il ricorrente sig. G.R., dopo avere segnalato che la relazione preliminare, dopo avere prospettato l’inammissibilità del ricorso, conclude chiedendone il rigetto, torna a sostenere che la Corte d’appello di Roma avrebbe violato l’art. 2051 c.c., per avere rigettato la domanda di condanna della pubblica amministrazione sebbene questa non fosse riuscita a fornire alcuna prova liberatoria, né a dimostrare la colpa esclusiva della vittima.
Con la medesima relazione, infine, la parte ricorrente eccepisce la nullità della notificazione del controricorso, perché eseguita a mezzo posta elettronica certificata, ma senza che fosse indicato nell’oggetto del messaggio la dizione “notificazione ai sensi della L. n. 53 del 1994”.
Nel caso di specie, il messaggio inviato dall’avv. M.V. (difensore della Provincia di V.) all’avv. O.R. (difensore del ricorrente) reca nel campo dedicato all’oggetto la dizione: “Notifica controricorso in cassazione”. In calce al testo del controricorso è tuttavia estesa la relazione di notificazione, che è intitolata: “Relazione di notificazione ai sensi della L. n. 53 del 1994”.
(b) G.R. ha impugnato tale statuizione;
Ne consegue, da un lato, che vanamente la Corte d’appello si è soffermata sugli altri motivi di impugnazione, dal momento che la ritenuta genericità del secondo motivo dell’appello sarebbe di per sé bastata a dichiarare inammissibile l’intera impugnazione; e dall’altro lato che altrettanto vanamente in questa sede vengono censurate argomentazioni svolte dalla Corte d’appello, per quanto appena detto, solo ad abundantiam.
(-) condanna G.R. alla rifusione in favore di dell’A.P. di V. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 2.900, di cui Euro 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di G.R. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.
(Adelaide Amendola)