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Timestamp: 2019-11-15 20:19:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['arte 2', 'art 2', 'art 10', 'art 72', 'art 65', 'art. 68', 'art 75', 'art 4', 'art 75', 'art 9', 'art 1', 'art 1', 'art 1', 'arte 2', 'art 7', 'art 4', 'art 4', 'art 5', 'arte 2', 'arte 1']

Circolazione dei beni culturali (prof. Zagato) - Parte II
Diritto internazionale ed europeo dei beni culturali
Parte 2 esame diritto internazionale ed europeo dei beni culturali (Zagato): circolazione dei beni culturali con applicazione dei CASI (caso arazzi francesi;ritratto di Wally; Chiesa autocefala di Cipro; Christie; Elicofon; Schultz; Arabia Saudita e Iraq di Saddam Hussein; Accordo tra Egitto e Israle; Fine Unione Sovietica; Kuwait invaso da Saddam Hussein e musei di Baghdad; Guerra palestinese-siariana;... Vedi di più
Esame di Diritto internazionale ed europeo dei beni culturali docente Prof. L. Zagato
CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO DEL 2004
Per quanto riguarda il modello italiano la scelta del nostro legislatore di procedere verso la fine degli
anni 90 a un’opera di riordino della materia, già oggetto di una disciplina contenuta in provvedimenti
normativi di natura disparata emanati nell’arco di quasi cento anni ha rappresentato un primo
“paesaggio di avvicinamento” all’elaborazione del successivo Codice dei beni culturali e del paesaggio
entrato in vigore il 1° maggio 2004. Il nuovo codice presenta, sotto diversi profili, aspetti innovativi come
l’art 2 e da una definizione dei beni culturali oggetto della tutela all’art 10 e 11. Passando nell’ambito
della circolazione internazionale dei beni accorpa le disposizioni nel suo capo V comprendente gli articoli
dal 65 al 97. Riguardo all’ingresso nel territorio nazionale vi è l’art 72 che prevede la possibilità di
ottenere dall’ufficio esportazione una certificazione di avvenuta spedizione o importazione.
Quanto all’uscita temporanea per manifestazioni mostre o esposizioni d’arte di alto interesse culturale
dei beni per i quali sarebbe vietata l’uscita definitiva ai sensi dell’art 65 ne prevede la possibilità previa
autorizzazione del Ministero.
Per quanto riguarda l’uscita definitiva: sarebbe vietata nel territorio della Repubblica, non soggetta ad
autorizzazione l’uscita di cose trasferite all’estero di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad
oltre 50 anni. Oltretutto la disciplina normativa distingue tra spedizione e esportazione per la prima
corrisponde l’obbligo di ottenere un attestato di libera circolazione art. 68, mentre per la seconda la
Art 75: i beni usciti illecitamente da uno stato membro dell'Unione Europea dopo il 31 dicembre 1992
sono restituiti. Il giudice italiano dovrà disporre la restituzione dei beni che rientrano nella definizione
dell’art 75 paragrafo 2 e che siano usciti illecitamente dal territorio dello stato richiedente e negarla
qualora il bene non sia ricompreso nelle categorie indicate al paragrafo 3.
Art 77: l’azione di restituzione può essere esercitata davanti al giudice del luogo in cui il bene si trova.
Art 78: l’azione di restituzione è promossa nel termine di di 1 anno dalla data in cui lo stato richiedente
ha avuto notizia che il bene uscito illegalmente si trova in un luogo determinato e ne ha identificato il
possessore e in ogni caso entro il termine di 30 anni dal giorno dell’uscita illecita
Art 79: l’indennizzo è previsto in base a criteri equitativi e al cui versamento sarà tenuto lo stato
LA RESTITUZIONE FRA STATI AL TERMINE DEI CONFLITTI
la restituzione fra stati si ha quando l'obbligo di restituzione rappresenta un riparazione a una violazione
da parte di uno stato → siamo in in materia internazionalista che riguarda la responsabilità
internazionale degli stati.
La materia trova una disciplina solo a partire dalla convenzione dell’Aja del 1954 → all'articolo 4 par. 3
prevede che le parti devono proibire, prevenire e far cessare qualsiasi atto di saccheggio e vandalismo e
astenersi dal requisire i beni culturali mobili situati nel territorio di un altra parte contraente. E' evidente
che ciò avviene quando il territorio dello stato straniero è occupato.
La pratica del saccheggio delle città conquistate che fino a tutto il XVI e XVII secolo mantiene quasi
inalterati i caratteri di atto giuridicamente lecito, viene almeno in parte abbandonata nel XVIII in virtù di
una nuova concezione. La guerra assume i caratteri di una relazione conflittuale tra stato e stato i cui
effetti devono rimanere nella distruzione del potenziale bellico del nemico senza coinvolgere beni e
persone. Assumono un interesse particolare le tendenze alla delegittimazione dello jus predae e la
questione della restituzione nella prassi degli stati come si desume dai trattati di pace almeno a partire
dal XVII secolo. Già nella guerra dei trent’anni e la pace di Westfalia e altri. Già con le campagne
napoleoniche il ricorso all’antico jus predae non appare più in grado di fornire una legittimazione alle
spoliazioni. Con riguardo ai beni, il vincitore manifesta la preoccupazione di munirsi di titolo formale che
sancisca il fondamento. Solo durante il XIX che i principi emersi dopo il Congresso di Vienna si affermano
con decisione fino a giungere alla codificazione della prima Conferenza della pace dell’Aja. La pratica del
bottino nell’800 non viene esclusa ma limitata. I beni di interesse storico artistico fruiscono di una
condizione privilegiata da parte dei belligeranti, determinata dall’obbligo di astensione dal compimento
di attività contro la loro integrità. La prassi degli Stati nell’800 appare più orientata a riconoscere
l’obbligatorietà della restituzione contribuendo alla formazione di una norma internazionale in caso di
Tra i risultati più considerevoli ottenuti dalle due convenzioni viene definito in modo più deciso gli
obblighi dello stato occupante in relazione ai beni. Esprimono il duplice concetto che i beni di proprietà
pubblica devono essere considerati privati e quelli privati godono di un regime privilegiato che comporta
l’obbligo di astensione, divieto di procedere alla loro confisca o requisizione. Viene sancita per la prima
volta la responsabilità penale a carico di coloro che si rendano artefici di qualche sequestro inoltre allo
stato di appartenenza viene riconosciuto un obbligo di indennizzo.
Contiene misure volte a impedire il traffico illecito. La distruzione, il trafugamento o la confisca di opere
è un atto illecito sanzionato da una norma internazionale sul cui carattere consuetudinario non pare si
possano nutrire oggi dubbi. Tale illecito ha contorni sempre più netti. La prassi degli stati ha mostrato di
far corrispondere in via principale un obbligo di restituzione in forma specifica e solo in via residuale un
obbligo di riparazione.
La potenza occupante deve: 1) impedire le esportazioni di beni dal territorio occupato (già nel
• art 4). Ove non vi riesca alla fine della guerra deve riconsegnare i beni mobili illecitalmente
trasferiti durante un occupazione che si trovino nel territorio e consegnarli alle autorità dei paesi
occupati; 2) indennizzare (a carico di chi aveva l'obbligo di impedire l'esportazione) i possessori in
buona fede dei beni che devono essere restituiti; 3) astenersi dal trattenere a titolo di
riparazione i beni culturali esportati dal territorio occupato.
Le altre parti contraenti (che non aderiscono alla convenzione) devono 1) sequestrare i beni
• provenienti (anche indirettamente) dal territorio occupato; 2) se i beni culturali catturati
vengono portati nel loro territorio devono tenersi il bene (come se fosse un deposito) al fine di
proteggerli, fino al termine del conflitto e poi restituirli a loro volta alle autorità.
Quindi il primo protocollo si basa sull'obbligo di restituzione sulla base che il bene si trovava nello Stato
occupato prima del conflitto e l'obbligo è del Paese occupante per il solo fatto di essere occupante.
Norme consuetudinarie nei trattati di pace conclusi alla fine della i guerra mondiale:
Al termine della I guerra mondiale parte della dottrina tedesca aveva tentato di fornire una
legittimazione alle distruzioni, confische, furti che le norme della convenzione Aia non avevano
impedito. Secondo il diritto internazionale bellico avrebbe consentito allo stato la regola della necessità
militare e quindi di sospendere qualsiasi norma internazionale. Ma tali attività dovevano considerarsi
illecite come confermato nei trattati di pace.
Tra i paesi belligeranti la Germania fu quella che si distinse in modo particolare per l’attuazione di una
politica di saccheggio in palese violazione delle norme ormai accettate del diritto internazionale bellico
(obbligo di restituzione). Il 5 Gennaio 1943 le potenze alleate con la Dichiarazione congiunta non
riconoscono il valore di ciascun trasferimento di beni nell’Europa occupata.
Nel 1945 viene emanata la LEGGE N°59 che prevede la restituzione delle proprietà di beni identificabili.
In alcuni trattati di pace come art 75 del Trattato di pace con Italia del '47, viene esplicitamente posto
l’obbligo di restituzione all'Italia di tutti i beni culturali pubblici e privati identificabili che siano stati
sottratti con la violenza o la costrizione del territorio di una delle nazioni unite da qualunque delle
Potenze dell’Asse senza riguardo a qualsiasi titolo dei beni culturali medesimi a favore di terzi che
devono essere considerati privi di efficacia, in tal senso depongono tutti i trattati sottoscritti a Parigi nel
IL SECONDO PROTOCOLLO DEL 1999
Scopo di affiancare la convenzione dell’Aia del 54. Afferma l’immunità dei beni culturali durante i
conflitti armati e di occupazione dei territori, stabilisce il principio della responsabilità penale personale
a carico degli autori di determinati illeciti contro tali beni, e estende le norme anche ai conflitti aventi
carattere non internazionale e introduce la nozione di protezione rafforzata. Stabilisce una serie di ‘gravi
violazioni’ ai beni come il furto, il saccheggio, l’appropriazione di beni protetti.
L’art 9 vieta qualsiasi trasferimento illecito di proprietà dei beni nonché scavi archeologici.
Nessuna disposizione del secondo protocollo riguarda la restituzione di beni illecitamente esportati.
RICHIESTE DI RESTITUZIONE DI BENI
La prassi internazionale risulta complessa e frammentata riguardo richieste di restituzione effettuate
non da stati nei confronti di stati ma da privati nei confronti di privati. La giurisprudenza statunitense ha
più volte disposto la restituzione ai privati proprietari stranieri di opere d’arte confiscate nel corso
dell’ultimo conflitto mondiale e oggetto di nuovi acquisti di buona fede fondando il giudicato sulle
norme internazionali applicabili in caso di conflitto armato. Non è un caso che si debba ritenere che le
più recenti norme in materia di prescrizione e restituzione dell’Unidroit e dell’UNESCO possono essere
considerate delle coerenti applicazioni al settore del traffico illecito di beni.
CASO ritratto di Wally
Durante la seconda guerra mondiale la gallerista ebrea-viennese Lea Bondi fugge e le sue opere vengono
sequestrate nel 1938 dai nazisti nella “arianizzazione” delle gallerie d'arte (Tra quese anche il ritratto di
Wally di Egon Schiele). Alla fine della guerra vengono ritrovate in Germania dagli americani che, secondo
la legge n°59, le restituiscono a Vienna. Dopo aver divulgato degli avvisi per cercare il legittimo
proprietario (complicazione è che nel 1948 nessun ebreo sarebbe tornato a Vienna per far valere un
titolo di proprietà) le opere sono donate al museo Leopold di Vienna. Negli anni '90 (1997), il quadro di
Egon Schiele con il ritratto di Wally (parte della collezione) fu esposto al MOMA per un'esposizione. A
quel punto gli eredi di Lea Bondi chiedono e ottengono il sequestro di due delle opere esposte, in
quanto sottratte illegalmente alla proprietaria dal nazisti. Leopold contesta il sequestro sostenendo di
aver acquistato le due tele legittimamente. Alla fine si trova una soluzione: si stipula un accordo tra gli
eredi di Bondi e il Leopold Museum di Vienna. Il quadro appartiene alla famiglia di Bondi, ma è dato in
concessione al museo in cambio di un indennizzo e impegnando il museo ad esporla accanto ad una
targa che ne racconti le vicissitudini. → l'intervento giudiziario apre una discussione sulla “Raubkunst”,
le opere d'arte sottratte brutalmente dai nazisti agli ebrei, di cui i musei austriaci sono pieni. Nello sesso
anno il governo approva una legge che obbliga la restituzione delle opere agli eredi dei legittimi
proprietari (Adele di Klimt restituita agli eredi dalla galleria Belvedere che poi sarà venduta all'asta per
106 milioni di euro).
CASO Chiesa autocefala di Cipro (1):
Ad esempio è bene ricordare l’episodio della chiesa autonoma greco-ortodossa di Cipro che si è vista
respingere dal giudice Olandese una domanda di rivendicazione fondata, proprio sull’applicazione delle
norme del Primo Protocollo. Nella controversia relativa alla restituzione di alcune icone sottratte
durante il periodo di occupazione militare turca di Cipro del Nord e promossa dalla chiesa greco-
ortodossa di Cipro nei confronti di privati acquirenti di buona fede la Corte di Rotterdam con decisione
del 4 febbraio 1999, ha respinto la domanda di restituzione, affermando fra l’altro che le disposizioni del
Primo Protocollo alla quali si è fatti cenno cioè art 1 non costituiscono previsioni con effetto vincolante
per tutti ma rivolte alle soli parti contraenti e non anche ai privati non facendo sorgere alcuna
obbligazione a carico di questi ultimo.
CASO Arabia Saudita e Iraq di Saddam Hussein
1990-91: Durante la prima guerra del golfo c'è un oasi (un deposito) in Arabia saudita dove raccolgono i
beni trafugati dall'Iraq.
1999: Tutti i beni sono restituiti all'Iraq, applicando precisamente il primo protocollo. Unico caso in cui il
primo protocollo è applicato correttamente.
CASO Accordo tra Egitto e Israle
21 gennaio 1993: Accordo di Tel-Aviv (soft law, accordo in forma semplificata → perchè i rispettivi
parlamenti non avrebbero mai ratificato un accordo se fosse stato fatto in forma solenne).
Quando Israele occupa Sinai, compie gli scavi archeologici per cercare tracce di Mosè. Al momento della
pace, l'Egitto pretende la restituzione dei reperti archeologici che erano stati trovati. I beni vengono
restituiti perché il raggiungimento della pace tra le due nazioni in quel momento era più importante.
CASO Fine Unione Sovietica
L'Armata Rossa sottrae tutti i beni alla Germania e poi ne restituisce parte (50%) alla Germania dell'est
per darle forza. Ma i beni sottratti in Germania non erano solo tedeschi, c'era anche tutto quello che i
nazisti avevano portato via dal resto dell'Europa durante la seconda guerra mondiale.
La Duma russa dà quindi un'applicazione molto restrittiva: dice che debbano essere restituiti solo i beni
effettivamente saccheggiati dai singoli soldati durante le campagne. I beni portati via dall'Armata Rossa
per ordini superiori erano da considerarsi come risarcimento di guerra. Purtroppo nessun soldato osava
saccheggiare, e quindi nessun bene viene restituito.
1999: il presidente Putin va quindi davanti alla Corte Costituzionale che giudica nulla la legge della Duma
perché non distingue tra beni culturali tedeschi e quelli provenienti da altri paesi vittime del nazismo.
Ordina quindi la restituzione di questi ultimi, ma legittima il trattenimento dei bei tedeschi (sono
comunque poi stati fatti accordi singoli tra singole regioni). L'idea che i beni culturali possano essere
usati come risarcimento di guerra viene così affermata, nonostante il Primo protocollo lo vieti.
CASO Kuwait invaso da Saddam Hussein e musei di Baghdad
1990-91: Saddam Hussein invade i due musei di Kuwait city (sia Iraq che Kuwait avevano ratificato le
convenzioni e i protocolli). Saddam afferma di essersi solo ripreso l'antica provincia del Kuwait (Iraq
meridionale) e che vuole trasferire i beni dei musei nel nord dell'Iraq per proteggerli dalla guerra. Opera
un trasferimento ordinato secondo le regole della convenzione (con croce di Sant'Andrea e tutto). Vuole
mascherare un saccheggio con un atto legale.
Quando alla fine l'Iraq perde, Saddam restituisce tutto quanto al Kuwait (altro caso corretto del primo
Fine anni'90 (dieci anni dopo): L'Iraq cade e comincia un0attività di esportazione clandestina dei beni del
Aprile 2003: cade la città di Baghdad, sotto l'occupazione degli Stati Uniti. I primi posti che sono occupati
sono gli acquedotti, gli ospedali e i musei. I due grandi musei di Baghdad che contengono un enorme
patrimonio del medio-oriente sono brutalmente saccheggiati.
Maggio 2003: risoluzione 1483 del Consiglio di sicurezza, in cui si ordina la restituzione al nuovo Iraq di
tutti i beni culturali usciti dall'Iraq dalla prima prima guerra del 1990-91. Viene persino arrestata la
moglie di un generale americano trovata in possesso dii alcuni beni non restituiti.
Effetto giuridico importante: è ordinata la restituzione a prescindere a partire dalla prima guerra del
1990-91. E' applicata la stessa logica alla fine della seconda guerra mondiale, la stesa logica delle
Convenzioni e Protocolli dell'Aja. È la prima volta tuttavia che l'ordine viene emanato con un atto legale
CASO Guerra palestinese-siariana
Problema di Ebron e delle tombe di Mosè sul confine che deve ancora essere definito dal 1948.
1993-94: durante le trattative di pace, hanno rimandato la questione culturale per dare priorità alla
pace. Il problema non è ancora stato risolto.
CASO Ex repubblica federale socialista iugoslava
Alla fine della guerra, i beni di proprietà pubblica iugoslavi diventano proprietà dello stato in cui si
trovano al momento dell'accordo. I singoli stati possono tuttavia inoltrare delle richieste per beni di
particolare valore. (la questione è ancora in corso e, per il momento, si stanno occupando delle richieste
per i beni presenti nelle ambasciate estere).
CASI PAESI EX-COLONIALI
Questi Paesi (ad es. Francia, Spagna, Portogallo), sono obbligai a restituire alle colonie i beni portati via?
La risposta è no, perché non si tratta di paesi occupai.
1974-75: alcune risoluzioni dell'assemblea Generale delle NU in cui si richiede, sii raccomanda una
restituzione, ma senza obbligo (soft law)
CASO Canachi della nuova Caledonia francese
Caso che riguarda la cultura Canachi originaria della Nuova Caledonia.
2000: legge francese che ordina la restituzione delle opere canachi alla Nuova Caledona. La legge
emanata è una legge interna, perchè la Nuova Caledonia non è ancora riconosciuta come Stato
indipendente, ma può considerarsi come applicativa di norme internazionali.
CASO Obelisco di Axum
Caso riguardante la colonia italiana dell'Etiopia. → è sempre stata riconosciuta come un paese occupato,
e non come una colonia, in quanto membro delle delle NU. L'obelisco è strato restituito 50 anni dopo.
CASO Venere di Cirene
Opera d origine ellenistica trovata sulle coste della ex colonia italiana della Libia nel 1913, durante il
conflitto tra Italia e Turchia. Italia Nostra la rivendicava portando assurde giustificazioni (razziste e anti-
storiche). Sosteneva infatti, che la Venere non avesse niente a che fare con la cultura islamica, essendo
un opera ellenistica.
Viene restituita nel 2008, dopo 95 anni.
CASO busto di Nefertiti
Riguarda una spedizione di un archeologo tedesco in Egitto. Era stato fatto un accordo al riguardo
(1912): i tedeschi potevano scavare, ciò che veniva trovato doveva poi essere mostrato e spartito con le
autorità egiziane, le quali avevano la possibilità di scegliere per prime.
Quando i tedeschi trovano il busto, lo sporcano e lo nascondono catalogandolo come testa di donna di
materiale deperibile. Gli egiziani prendono gli ori e così lo ignorano.
Ora l'Egitto lo rivendica. La Germania si appella all'Art 4 lett. C della Convenzione del 1970.
CASO Marmi del Partenone
1801-1805: mentre la Grecia è occupata dai turchi, i marmi del Partenone vengono portati in Inghilterra
da Lord Elgin (1815). I marmi ora si trovano al British Museum di Londra: gli inglesi sostengono che
ormai siano parte del patrimonio inglese e non vogliono restituirli alla Grecia.
LA RESTITUZIONE FRA STATI IN TEMPO DI PACE
Da un punto di vista storico, è noto che la nascita e lo sviluppo di un sistema di norme speciali in materia
di tutela dei beni culturali trae origine negli ordinamenti interni e solo in epoche successive trovi una
consacrazione nelle norme internazionali. Queste ultime anzi, con particolare riguardo alle norme
contenute in convenzioni internazionali, operano assai spesso un vero e proprio rinvio alle norme
nazionali soprattutto, ma non solo, per designare i beni che dovranno formare l’oggetto della tutela
predisposta sul piano internazionale, ovvero per determinare in modo esclusivo il regime giuridico sia
per quanto riguarda la loro classificazione come beni pubblici o privati, sia per quanto attiene alla
costruzione di diritti reali sugli stressi beni.
In entrambi i casi le norme della tutela si caratterizzano per il loro carattere trasversale in quanto non si
esauriscono nell’ambito di una disciplina. Mentre nel diritto interno il sistema di norme relative alla
protezione e circolazione attinge al diritto costituzionale, amministrativo, ma anche al diritto penale, al
diritto internazionale privato; nell’ambito internazionale rilevano, sia pure con diversa misura, le norme
del diritto internazionale pubblico del diritto internazionale privato e materiale uniforme.
L’incertezza circa la possibilità di rilevare l’esistenza e i contenuti di norme internazionali
consuetudinarie costituisce una ragione sufficiente per spiegare il motivo di un scarso ricorso a tali
norme nell’ambito delle controversie di carattere internazionale.
Se per quanto riguarda il problema dell’autenticità delle opere si tratta di questione relativa sul piano
del diritto interno, in effetti un ricorso limitato a norme internazionali generali può essere ancora
individuato nell’ambito di alcune controversie relative alla restituzione dei beni al termine dei conflitti
armati, accanto all’invocata applicazione dei trattati di pace, talora in quanto portatori di deroghe alle
norme di diritto comune.
Certo è, che come non è mai mancato do sottolineare, nella prassi giudiziaria rimane spesso controverso
il destino di opere la cui titolarità era stata trasferita nel corso dei conflitti armati, nel corso del II guerra
mondiale, da privati a stati stranieri o a organi di questi ultimi, in tutti i casi in cui non sia possibile
fornire la prova di una avvenuta spoliazione e sorga la controversia in relazione alla validità degli atti di
trasferimento della proprietà. Ciò soprattutto qualora non sia possibile per i legittimi proprietari
spogliati fondare la pretesa della restituzione sull’esistenza di norme interne di esecuzione di norme
internazionali, che impongono tale obbligo prevalendo sulle norme ordinarie in materia di possesso di
A parte il caso delle norme internazionali relative alla restituzione dei beni oggetto di preda o di confisca
in occasione di conflitti armati, si deve poi osservare che le controversie riguardanti i beni culturali
mobili implicano oggi la considerazione di un quadro di riferimento normativo di carattere
internazionale decisamente più consistente rispetto ad un passato. Ciò è vero soprattutto con riguardo
allo sviluppo delle norme internazionali contenute in convenzioni multilaterali specificamente volte a
disciplinare il settore, in particolare la convenzione dell’UNESCO del 1970 e la più recente convenzione
dell’Unidroit del 1995. Lo stesso può dirsi in ambito europeo con il regolamento 3911/92 e la direttiva
93/7/CEE. Tale fenomeno di proliferazione di norme di carattere internazionale nella nostra materia,
oltre a colmare il precedente vuoto, va considerato sotto un altro profilo in quanto implica una
moltiplicazione delle sedi giurisdizionali almeno parzialmente competenti a decidere sulle controversie.
E' opportuno aggiungere uno spunto critico al metodo di adattamento prescelto dal legislatore italiano
per dare esecuzione di alcune tra le più importanti convenzioni multilaterali riguardanti la materia. Per
quanto attiene la convenzione dell’Unesco del 1954, le norme contenute nel primo protocollo art 1.
L’obbligo di risultato perseguito dalla norma non è perseguitabile in situazioni quali quelle
dell’ordinamento italiano, se si pensa che art 1 parte 2 ha trovato attuazione mediante ordine di
esecuzione che si limita a prevedere che venga data” piena ed intera esecuzione” al testo del trattato
La scelta dell’adattamento mediante ordine di esecuzione e senza ulteriori specificazioni è stata del
resto successivamente adottata alla Convenzione dell’Unesco 1970. Questa scelta non ha certo
contribuito a rafforzare il grado di efficacia delle norme della convenzione, quali art 7 e 13, che già si
presentavano come norme limitate nella loro capacità di incidere sulle regole relative alla circolazione.
Tale limite appare più evidente se si pensa al caso tra Francia e Italia,dove lo stato francese aveva
proposto la restituzione degli arazzi rubati da palazzo di giustizia e successivamente acquistati a non
dominio in Italia da un acquirente di buona fede. La corte italiana si fonda sulla decisione di applicare la
lex rei sitae individuata sulla base delle norme di diritto internazionale privato, quale legge dove si
trovano al momento dell’acquisto, e ritenuta legge competente a valutare il titolo idoneo al
Il legislatore italiano ha seguito una strada diversa in occasione delle legge della convenzione Unidroit.
In tale occasione la legge non si limita alla riproduzione della formula nel suo complesso, ,ma contiene
alcune disposizioni di attuazione più articolate. Si tratta dell’art 4 che in materia di indennizzo da
corrispondere , eventualmente su basi di equità, al possessore che si sia costituito in giudizio sembra
introdurre un elemento di discrezionalità che non è previsto nel testo convenzionale. Sempre all’art 4
della legge italiana di esecuzione stabilisce che il soggetto interessato deve fornire la prova di “buona
fede” e dovuta diligenza. L’art 5 relativo alla richiesta di restituzione include tra i soggetti legittimati
attivamente a promuovere un’azione giudiziaria anche lo stato, ciò significa che in virtù della legge
italiana, una domanda di restituzione potrebbe essere promossa davanti ai giudici di un altro stato dallo
Passando ad esaminare altri aspetti si deve evidenziare come le questioni relative alla autenticità delle
opere paiano prive di una loro specificità. In tali circostanze, tutti gli aspetti concernenti i mezzi
probatori che possono o devono essere forniti per determinare la qualità dell’opera sono di specifica ed
esclusiva competenza del diritto processuale applicabile. Altra questione riguarda le conseguenze che
possono farsi discendere dalla accertata falsità dell’opera e che condizionano il contenuto della
domanda che potrà essere svolta davanti al giudice competente. La possibilità di poter ottenere una
declaratoria di nullità o annullamento dipendono dalla legge nazionale applicabile alla controversia e
non costituiscono materia fino ad oggi disciplinata dalle convenzioni internazionali. Più complesso
invece è il problema sulla proprietà del bene, sotto questo profilo la maggior parte delle controversie
riguardano la questione della restituzione di beni illecitamente trasportati dal territorio di uno stato. Tali
questioni vengono affrontate davanti alle giurisdizioni nazionali. il problema della legge applicabile
costituisce tuttora la questione centrale anche ai fini della determinazione dell’esito della controversia.
CASO Christie
A tal proposito, il caso Christie. In questo caso si tratta di opere rubate in Gran Bretagna al legittimo
proprietario, trasferite in Italia e vendute ad un terzo il quale le aveva consegnate ad una casa d’asta
londinese. Il primo legittimo proprietario le vede e fa causa con un'ingiunzione per bloccare i beni. Il
giudice inglese si pronunciò per l’applicabilità della legge italiana (lex rei sitae) perché il luogo della
conclusione dell’acquisto era l'Italia, accordando così tutela al possessore acquirente di buona fede. (la
legge italiana protegge il possessore attuale, a meno che non è in buona fede).
CASO Elicofon
Oltretutto vi è anche il caso di Elicofon, che aveva come oggetto una disputa di un dipinto di Durer
rubato in Germania da un soldato americano delle truppe d'occupazione, durante la II Guerra Mondiale,
trasferito negli Stati Uniti e qui venduto ad un cittadino americano che ne ebbe il possesso nel 1946. Sia
in primo che in secondo grado i giudici statunitensi accoglievano la rivendicazione affermando
l’applicabilità della legge dello stato di New York, luogo in cui si trovava il bene al momento della
conclusione del contratto. Se fosse stata applicata la legge tedesca, la rivendicazione non avrebbe
potuto essere accolta in quanto il diritto del proprietario sarebbe stato considerato prescritto, mentre
per la legge di New York non erano ancora trascorsi i tre anni dal momento in cui il proprietario aveva
scoperto l’acquirente di buona fede.
Oltre alla violazione delle leggi sull’esportazione del paese d’origine può rivelarsi decisivo per il buon
esito della domanda l’accertamento della violazione delle norme sull’importazione di beni nello stato di
Gli stati uniti decretarono negli anni '80 la legge federale National Stolen Property Act, che vieta
l’importazione di merci delle quali è nota l’origine furtiva al momento dell’importazione.
CASO Schultz
È di estremo interesse constatare che nel caso Schultz riguardante l’accusa di aver violato la legge
federale di cui sopra indicato, per aver importato oggetti archeologici egiziani, la court of appeal for the
second district abbia accertato la sussistenza della violazione proprio sulla base della circostanza che si
trattava di reperti trafugati in Egitto e dichiarati di proprietà dello stato Egiziano dalla legge del paese.
Nel 2000 un inglese dirige una banda di scavatori di illegalità egiziane e vende una mummia preziosa al
sig. Schultz (americano, proprietario di una casa d'aste e importante mercante d'arte). Schuldz si difende
dalle accuse dicendo che negli USA si può applicare solo il diritto pubblico americano, e afferma di non
conoscere la legge egiziana. Secondo il NSPA deve restituire le cose rubate: l'Egitto dovrebbe quindi solo
dimostrare che la mummia è stata trovata sul territorio egiziano e prelevata senza consenso.
Alla fine il giudice decide che se in base alla legge dello stato straniero il bene è stato rubato, lui non può
metterlo in discussone (applicazione della legge protezionista egiziana), quindi grazie al NSPA la
mummia deve essere restituita → dimostrazione di un atteggiamento di comity (comunanza, vicinanza)
La limitata idoneità della convenzione dell'Unesco in materia sono uno dei principali motivi per cui si è
scelto di predisporre un testo della Convenzione dell’Unidroit del 1995, inteso come strumento
complementare e norme uniformi.
L’esame della prassi sembra dimostrare come l’esito delle azioni giudiziarie per la restituzione dei beni
assai di frequente dipende da diversi fattori in particolare, la determinazione della legge applicabile, il
Parte 2 esame diritto internazionale ed europeo dei beni culturali (Zagato): circolazione dei beni culturali con applicazione dei CASI (caso arazzi francesi;ritratto di Wally; Chiesa autocefala di Cipro; Christie; Elicofon; Schultz; Arabia Saudita e Iraq di Saddam Hussein; Accordo tra Egitto e Israle; Fine Unione Sovietica; Kuwait invaso da Saddam Hussein e musei di Baghdad; Guerra palestinese-siariana; Ex repubblica federale socialista iugoslava; Canachi della nuova Caledonia francese; Obelisco di Axum; Venere di Cirene; busto di Nefertiti; Marmi del Partenone; Gentili Giuseppe; archivi coreani a Parigi)
Esame: Diritto internazionale ed europeo dei beni culturali
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e gestione delle arti e delle attività culturali (Facoltà di Economia, di Lettere e Filosofia)
Docente: Zagato Luisa
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