Source: https://noisers.net/privacy-normative/lo-chiamano-garante-perche-atlante-e-un-marchio-registrato/
Timestamp: 2019-06-25 11:55:16+00:00
Document Index: 3343056

Matched Legal Cases: ['art.43', 'art. 2', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 1']

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Peggio che andar di notte parlare di potere assegnato al Garante in materia di accreditamento.
Infatti, se l’art.43 del GDPR consente agli Stati membri di assegnare il potere di accreditare i certificatori sia al Garante che a un Organismo nazionale di accreditamento individuato dalla legge nazionale, semplificando sensibilmente un sistema complesso, in Italia preferiamo complicarci la vita ulteriormente!
Come? Con l’art. 2-septieces introdotto dall’art. 1 del decreto, che individua come Organismo nazionale di Accreditamento, l’Ente nazionale di accreditamento ”ACCREDIA”, salvo restando il dovere del Garante di assumere direttamente l’esercizio di tali funzioni, “in caso di grave inadempimento dei suoi compiti da parte dell’Ente nazionale di accreditamento, anche con riferimento a una o più categorie di trattamenti”. Una norma molto complessa , tuttavia utile, in quanto rende “procedurale” le modalità di accredito dei certificatori e delle relative certificazioni previste dal GDPR.
Appare chiaro che il lavoro che attende il Garante richiederà grande impegno e fatica, tanto da far sembrare il compito di Atlante una vacanza ai Caraibi:
la messa in asse del sistema costituito dal GDPR, dal decreto delegato di attuazione e dal vecchio Codice!
Un sistema che mira a “ordinare” e integrare nove e vecchie leggi partendo dal GDPR, dall’art.1 del decreto legislativo n. 196 del 2003 e dall’art. 1 del decreto legislativo di adeguamento. Il nuovo art. 1 infatti stabilisce che: “Il trattamento dei dati personali avviene secondo le norme del regolamento (UE) 2016/679 e del presente Codice, nel rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali della persona”.
Il concetto è ulteriormente ribadito dall’art. 22 del decreto delegato di adeguamento, secondo il quale: “Il presente decreto e le disposizioni dell’ordinamento nazionale si interpretano e si applicano alla luce della disciplina dell’Unione in materia di protezione dei dati personali e assicurando la libera circolazione dei dati personali tra Stati membri ai sensi dell’art. 1, paragrafo 3, del regolamento UE) 2016/679”.
Quindi, poco spazio a dubbi e incertezza: le norme del decreto di adeguamento vanno interpretate e applicate alla luce del GDPR, e sono applicabili solo in base a quanto siano ad esso conformi. Anche la possibilità da parte della legislazione statale di dettare norme integrative, dipende da questo “Concetto Massimo”! Infatti, le leggi nazionali tanto sono legittime e applicabili, quanto più siano conformi al GDPR.
E in questo quadro, devono essere esaminate le numerose norme contenute nel Capo VI del decreto delegato di adeguamento, relativamente alle “disposizioni transitorie e finali”.
Garante, Bro-fist!
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