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Timestamp: 2019-04-25 17:01:52+00:00
Document Index: 43616053

Matched Legal Cases: ['art. 564', 'art. 609', 'art. 564', 'art. 564', 'art. 2', 'art. 564', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 564', 'art. 564', 'art. 564', 'art. 564', 'art. 519', 'art. 564', 'art. 564']

Art. 564 codice penale: Incesto | La Legge per tutti
Art. 564 codice penale: Incesto
Chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
La condanna pronunciata contro il genitore importa la perdita della potestà dei genitori o della tutela legale.
In tema di reati in ambito familiare, è configurabile il concorso formale tra il delitto di incesto (art. 564 cod. pen.) e quello di violenza sessuale (art. 609 bis cod. pen.), né rileva in senso contrario la circostanza che la condotta incestuosa sia caratterizzata dagli estremi della violenza. Rigetta, App. Catanzaro, 25 gennaio 2007
Cassazione penale sez. III 18 gennaio 2008 n. 9109
In tema di reati in ambito familiare, ai fini dell'integrazione dell'elemento costitutivo del reato di incesto (art. 564 cod. pen.), deve escludersi che la situazione di "pubblico scandalo" consista nelle informazioni ricevute dalla polizia giudiziaria a seguito delle denunce dei familiari circa l'esistenza della relazione incestuosa. Rigetta, App. Catanzaro, 25 gennaio 2007
È infondata la q.l.c. dell'art. 564 c.p., nella parte in cui punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con persona affine in linea retta, in riferimento agli art. 2, 3, comma 1, 13, comma 1, e 27, comma 3, cost.
Corte Costituzionale 21 novembre 2000 n. 518
È infondata la q.l.c. dell'art. 564 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 2, 3 comma 1, 13 comma 1 e 27 comma 3 cost., nella parte in cui punisce chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un affine in linea retta (nella specie: suocero e nuora) (la Corte, dopo aver sottolineato che la norma impugnata mira ad offrire protezione alla famiglia, ha conclusivamente ritenuto che le censure mosse dal rimettente non si basano su vizi rilevabili nel giudizio di legittimità costituzionale, ma si risolvono in critiche di opportunità della norma, il cui apprezzamento si sottrae alla competenza della Corte stessa, rientrando nella discrezionalità del legislatore).
Non è fondata, con riferimento agli art. 2, 3 comma 1, 13 comma 1 e 27 comma 3 cost., la q.l.c. dell'art. 564 c.p., in quanto - posto che tale disposizione, la quale punisce come incesto i rapporti sessuali tra soggetti legati da vincoli di parentela o di affinità (e, quindi, anche quelli intercorsi, come nella specie, tra suocero e nuora, quali affini in linea retta), tenuti in modo che ne derivi pubblico scandalo, trova la sua giustificazione obbiettiva nella finalità di protezione della famiglia, escludendo i rapporti sessuali tra componenti diversi dai coniugi, ivi compresi quelli degli affini in linea retta, nell'intento di evitare perturbazioni della vita familiare e di permettere la formazione di nuove strutture di natura familiare nell'ambito della più vasta società; e che le scelte legislative, di creazione di una fattispecie delittuosa, di delimitazione dei confini della famiglia in cui opera il divieto, fino a comprendere, tra i soggetti del delitto, gli affini in linea retta, di irrogazione della pena nel campo delle relazioni affettive e sessuali e la sua proporzione rispetto al bene protetto, e quella di far dipendere la sua irrogazione dalla previsione del pubblico scandalo della relazione incestuosa, si giustificano con il legittimo perseguimento delle summenzionate finalità, con un non irragionevole bilanciamento tra la finalità repressiva e la protezione della tranquillità degli equilibri domestici da ingerenze intrusive, quali sono le investigazioni per la ricerca del reato, attraverso una valutazione non arbitraria del nesso di congruità tra tipo di reato (che non tutela un mero modo di apparire dell'istituto familiare) e il tipo e la quantità della pena stabilita - le censure mosse dal giudice rimettente non si basano su vizi rilevabili nel giudizio di legittimità costituzionale, ma si risolvono in critiche di opportunità alla norma incriminatrice, il cui apprezzamento non compete alla Corte costituzionale, rientrando nella discrezionalità del legislatore.
I reati di incesto (art. 564 c.p.) e di violenza carnale (519 c.p.) possono concorrere tra loro in quanto la congiunzione carnale con i soggetti indicati nell'art. 564 c.p., che dà luogo al reato di incesto, può essere sia consensuale che violenta. In tale secondo caso, sussiste anche il reato di violenza carnale.
Cassazione penale sez. III 16 novembre 1995 n. 12472
I reati di incesto (art. 564 c.p.) e di violenza carnale (art. 519 c.p.) possono concorrere tra loro in quanto, la congiunzione carnale con i soggetti indicati nell'art. 564 c.p., che dà luogo al reato di incesto, può essere sia consensuale che violenta. In tale secondo caso, sussiste anche il reato di violenza carnale.
La notorietà della relazione incestuosa, rivelata dallo stato di gravidanza, concreta l'estremo del pubblico scandalo, richiesto dall'art. 564 c.p. quale elemento costitutivo del delitto di incesto.
Tribunale minorenni Roma 24 dicembre 1985