Source: http://www.dossier.net/guida/norme/c0511.htm
Timestamp: 2018-02-25 01:50:23+00:00
Document Index: 39251952

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 68', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 27', 'art. 68', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 74', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 46']

Circolare n. 11/T del 26 ottobre 2005 della Agenzia del Terriorio
CIRCOLARE 26 OTTOBRE 2005 N. 11/T DELLA AGENZIA DEL TERRITORIO
Esercizio dell’autotutela nel settore catastale - Tipologia - Efficacia temporale delle rettifiche catastali
Pervengono alla Scrivente numerose richieste di chiarimenti in ordine alla efficacia temporale delle variazioni di classamento catastale operate dall'Agenzia del territorio d'ufficio o, come accade più di frequente, in seguito alla presentazione di apposite istanze di parte.
Le richieste di chiarimenti, in estrema sintesi, si sostanziano nello stabilire se dette variazioni costituiscano o meno il risultato di una attività di riesame qualificabile come esercizio della potestà di autotutela, posto che soltanto in quest'ultima ipotesi potrebbe sostenersi in astratto una efficacia retroattiva delle variazioni medesime.
Com'è noto, l'attività amministrativa di autotutela può considerarsi come una attività secondaria o sussidiaria che ha lo scopo di verificare la legittimità e l'opportunità dei provvedimenti amministrativi nell'ambito dei poteri di autarchia e di autonomia della P.A., determinando, ove ne ricorrano i presupposti, l'eliminazione degli stessi attraverso l'annullamento, la revoca o l'abrogazione.
In base ai principi generali di diritto amministrativo, l'autotutela può avvenire sia esercitando il potere di annullamento laddove l'amministrazione riscontri la presenza di vizi di legittimità del provvedimento adottato, ovvero l'illegittimità di quest'ultimo derivante da illegittimità del procedimento o di suoi precedenti atti; sia esercitando il potere di revoca, laddove ritenga che mutamenti dei presupposti di fatto o di diritto impongano una diversa considerazione della cura dell'interesse pubblico.
Con riferimento alla particolare materia trattata dall'Amministrazione finanziaria, l'istituto ha trovato una importante enunciazione all'interno dello Statuto del Contribuente. Infatti, l'art. 7, comma 2, lett. b) della L. 27 luglio 2000, n. 212 in tema di chiarezza e motivazione dei provvedimenti, dispone che gli atti dell'Amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono tassativamente indicare l'organo e l'autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell'atto in sede di autotutela.
Nell'ambito dell'azione esercitata dagli uffici finanziari, il potere di autotutela trova espressa previsione in specifiche disposizioni normative:
- art. 68 comma 1, del D.P.R. 27 marzo 1992, n. 287 (disposizione soppressa dall'art. 23 del D.P.R. 26 marzo 2001, n. 107, lettera mm) punto 7));
- art. 2 quater del D.L. 30 settembre 1994, n. 564, convertito dalla L. 30 novembre 1994, n. 656 modificato dall'art. 27 della L. 18 febbraio 1999, n. 28;
- D.M. 11 febbraio 1997, n. 37.
L'art. 68 primo comma, del D.P.R. 27 marzo 1992, n. 287 (Regolamento degli uffici e del personale del Ministero delle finanze), disponeva che "salvo che sia intervenuto giudicato, gli uffici dell'Amministrazione finanziaria possono procedere all'annullamento, totale o parziale, dei propri atti riconosciuti illegittimi o infondati con provvedimento motivato comunicato al destinatario dell'atto".
Successivamente il legislatore ha ritenuto di dover intervenire nuovamente in materia di autotutela, inserendo l'art. 2 quater nel tessuto del D.L. 30 settembre 1994, n. 564 ad opera della legge di conversione 30 novembre 1994, n. 656, disciplinando più compiutamente l'istituto.
Rispetto alla precedente disciplina regolamentare, la disposizione ha previsto che l'autotutela può applicarsi non solo nell'ipotesi dell'annullamento, ma anche alla revoca dell'atto, e ciò anche quando vi sia pendenza del giudizio per impugnazione dell'atto o, addirittura, si sia prodotta la definitività del rapporto per non impugnabilità dell'atto.
Con la legge n. 28/1999 sono stati aggiunti i commi da 1 bis a 1 quinquies all'art. 2 quater del D.L. n. 564/1994 che hanno completato il sistema, prevedendo la sospendibilità degli effetti dell'atto destinato ad essere annullato o revocato.
La norma ha rinviato a successivi decreti del Ministero delle finanze l'indicazione degli "...organi dell'Amministrazione finanziaria competenti per l'esercizio del potere di annullamento d'ufficio o di revoca, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, degli atti illegittimi o infondati" e "...i criteri di economicità sulla base dei quali si inizia o si abbandona l'attività dell'amministrazione".
Il D.M. 11 febbraio 1997, n. 37 ha quindi provveduto alla concreta regolamentazione dell'istituto dell'autotutela in materia tributaria.
In particolare, l'art. 1 dispone che il potere di annullamento e di revoca dell'atto o di rinuncia all'imposizione spetta all'ufficio che lo ha emanato o che, comunque, è competente per l'accertamento. Solo in caso di "grave inerzia" di questo, il potere spetta alla Direzione regionale dalla quale dipende l'ufficio.
L'art. 2, invece, stabilisce che l'ufficio può intraprendere l'autotutela di propria iniziativa, anche in mancanza di un'apposita istanza del contribuente, e ciò può avvenire anche in pendenza di giudizio o di non impugnabilità dell'atto, nei casi - previsti dalla norma a titolo non tassativo, ma meramente esemplificativo - in cui ricorra: errore di persona, evidente errore logico o di calcolo, errore sul presupposto dell'imposta, doppia imposizione, mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti, mancanza di documentazione sanata dalla successiva produzione entro i termini di decadenza, sussistenza dei requisiti per deduzioni, detrazioni o agevolazioni in genere, nonché errore materiale del contribuente facilmente riconoscibile.
Tanto premesso in linea generale, si evidenzia che l'attività di riesame dell'accertamento catastale posta in essere dagli Uffici dell'Agenzia può assumere le seguenti connotazioni:
Sulla inquadrabilità o meno delle descritte attività di riesame nell'ambito dell'esercizio della potestà di autotutela, la scrivente, in considerazione della delicatezza della questione, nonché della ricaduta sul piano fiscale, ha ritenuto opportuno acquisire il preventivo parere dell'Avvocatura Generale dello Stato.
L'articolato parere dell'Avvocatura Generale dello Stato affronta anche un altro aspetto della questione, vale a dire l'armonizzazione dell'istituto dell'autotutela con i principi contenuti nell'art. 21 nonies della L. 7 agosto 1990, n. 241, così come introdotto dall'art. 14 della legge 11 febbraio 2005, n. 15.
La disposizione in esame stabilisce che "Il provvedimento amministrativo illegittimo...può essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge".
L'efficacia temporale delle variazioni catastali
Occorre premettere, in linea generale, che, in tema di decorrenza delle variazioni catastali, l'art. 74 della legge 21 novembre 2000, n. 342, ha introdotto, come è noto, la regola generale intesa a valorizzare in via assoluta, sia ai fini della efficacia temporale che del decorso del termine di impugnazione, la notifica della attribuzione o modificazione della rendita catastale.
Per inciso, sembra opportuno evidenziare che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15862 del 17 marzo 2005, depositata il 28 luglio 2005, ha assunto un orientamento sostanzialmente in linea con le indicazioni interpretative di cui alla presente circolare.
Con la predetta sentenza, infatti, la Suprema Corte, in tema di I.C.I., ha sottolineato che nell'ipotesi in cui "...la variazione dipenda dalla correzione di un pregresso errore e non da modificazione dei parametri" non si rende "...applicabile il disposto di cui all'art. 5, co 5, L. 504/92, secondo cui il valore catastale per l'ICI è quello vigente al 1° gennaio dell'anno di imposizione". Tale impostazione è stata poi ribadita dalla stessa Cassazione, con riferimento all'imposta di registro, nella recente sentenza n. 18426 dell'8 giugno 2005, depositata il 16 settembre 2005.
Occorre, comunque, evidenziare che l'istanza di autotutela non riapre in nessun caso i termini di impugnativa degli atti di accertamento catastale. In tal senso la Suprema Corte, con la sentenza n. 247 del 1° luglio 2003, depositata il 12 gennaio 2004, ha ribadito che il termine di sessanta giorni entro cui impugnare l'atto impositivo ha natura decadenziale di modo che il suo inutile decorso determina la definitività del provvedimento stesso, precludendo la possibilità di rimetterlo in discussione nell'ambito di un giudizio tributario in forza delle disposizioni che hanno introdotto la cosiddetta autotutela.
La Corte Costituzionale, con la sentenza interpretativa di accoglimento n. 274, depositata il 12 luglio 2005, ha ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 46, comma 3, del D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, nella parte in cui preclude ai giudici tributari, nella declaratoria di estinzione della controversia per cessazione della materia del contendere, di condannare l'Amministrazione virtualmente soccombente al pagamento delle spese.