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Timestamp: 2018-12-16 14:11:37+00:00
Document Index: 105871551

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 50', 'art. 4', 'art. 11', 'art.4', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 28', 'art. 28', 'art.35']

U niversità degli Studi di N apoli P arthenope - PDF
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1 U niversità degli Studi di N apoli P arthenope REGOLAMENTO DIDATTICO di ATENEO (emanato con D.R. n. 407 del e modificato con DD.RR. nn. 41 del , 209 del , 211 del , 226 del , 242 del , 268 del , e 449 del , 478 del , 551 del , 650 del , 247 del , 340 del ) Aggiornato al luglio 2004
2 INDICE TITOLO I OFFERTA FORMATIVA DELL UNIVERSITA' Art. 1 Art. 2 Art. 3 Art. 4 Art. 5 Art. 6 Art. 7 Art. 8 Art. 9 Art. 10 Art. 11 Art. 12 Definizioni Autonomia didattica e Regolamento didattico di Ateneo Strutture didattiche e Regolamenti didattici Titoli di studio Classi di Corsi di studio Classi di Corsi di studio di Ateneo ed interateneo Attivazione e disattivazione dei Corsi di studio Corsi di Laurea Corsi di Laurea specialistica Corsi di specializzazione Corsi di Dottorato di ricerca Corsi di Master di 1 e 2 livello TITOLO II VALUTAZIONE DELLA DIDATTICA, DEL PROFITTO E CERTIFICAZIONI Art. 13 Art. 14 Art. 15 Art. 16 Art. 17 Art. 18 Art. 19 Commissioni per la valutazione della didattica nell Università Responsabilità sul regolare svolgimento dell attività didattica Costituzione delle Commissioni per la valutazione del profitto Svolgimento degli esami per la valutazione del profitto Esami finali per il conseguimento dei titoli di studio Commissione per il conseguimento del titolo di studio Certificazioni e Supplemento al diploma TITOLO III ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DIDATTICHE, REGOLAMENTI E ORDINAMENTI DIDATTICI Art. 20 Art. 21 Art. 22 Art. 23 Art. 24 Art. 25 Art. 26 Art. 27 La Facoltà, il Consiglio di Facoltà e il Regolamento di Facoltà I Consigli di Classe e il Regolamento della Classe Il Corso di studio, il Consiglio di Corso di studio Ordinamento didattico e Regolamento del Corso di studio Regolamento ed ordinamento didattico di un Corso di studio non inquadrato in una Facoltà Regolamento ed ordinamento didattico di un Corso di studio interateneo Regolamento ed ordinamento didattico di un Corso di Master Regolamento didattico del Dottorato di ricerca
3 TITOLO IV ASPETTI ORGANIZZATIVI DELLA DIDATTICA Art. 28 Art. 29 Art. 30 Art. 31 Art. 32 Art. 33 Art. 34 Art. 35 Commissioni didattiche paritetiche Tipologie ed articolazione degli insegnamenti Mutuazione e sdoppiamento degli insegnamenti Manifesto annuale degli studi Calendario delle attività didattiche Promozione e pubblicità dell offerta didattica Modalità di iscrizione ai Corsi di studio Requisiti di ammissione ai Corsi di studio, attività formative propedeutiche e integrative Studente a tempo pieno Studenti non a tempo pieno Art. 36 Art. 37 Art. 38 Studenti fuori corso e ripetenti Art. 39 Studenti lavoratori Art. 40 Sospensione degli studi Art. 41 Riconoscimento attività formativa svolta da studenti decaduti o rinunciatari Art. 42 Curricula Art. 43 Piani di studio ufficiali e piani di studio individuali Art. 44 Crediti formativi universitari Art. 45 Sanzioni disciplinari TITOLO V MOBILITA DEGLI STUDENTI A LIVELLO NAZIONALE ED INTERNAZIONALE Art. 46 Art. 47 Art. 48 Art. 49 Art. 50 Art. 51 Art. 52 Trasferimenti degli studenti ad altro Corso di studio nell ambito dell Università Trasferimenti degli studenti da altri Atenei Mobilità internazionale degli studenti Didattica internazionale Ammissione alla frequenza di corsi singoli presso l Università da parte di studenti iscritti presso università estere. Trasferimento degli studenti dell Università presso altre università Mobilità degli studenti nell ambito del Dottorato internazionale TITOLO VI ATTIVITA DIDATTICHE SPECIALI Art. 53 Art. 54 Art 55 Art. 56 Art. 57 Frequenza di singoli corsi di insegnamento Frequenza di Corsi intensivi Attività didattiche integrative Didattica multimediale e a distanza Attività di orientamento e tutorato TITOLO VII DOVERI DIDATTICI DEI DOCENTI Art. 58 Art. 59 Doveri didattici dei docenti Registrazione dell attività didattica dei docenti
4 TITOLO VIII NORME FINALI E TRANSITORIE Art. 60 Art. 61 Art. 62 Allegati e approvazione del Regolamento didattico di Ateneo Modifiche del Regolamento didattico di Ateneo Norme finali e transitorie
5 TITOLO I OFFERTA FORMATIVA DELL UNIVERSITÀ Art. 1 Definizioni TITOLO I OFFERTA FORMATIVA DELL UNIVERSITÀ Art. 1 Definizioni 1. Ai sensi del presente Regolamento si intendono: a) per Università, l Università degli Studi di Napoli Parthenope ; b) per Statuto, lo Statuto dell Università emanato con D.R. n. 145 del 15 marzo 2001; c) per Regolamento Generale sull Autonomia, il Regolamento recante, norme concernenti l Autonomia didattica degli Atenei di cui al D. M. del 3 novembre 1999, n. 509; d) per Corsi di studio, i Corsi di Laurea, di Laurea specialistica, di Specializzazione, di Dottorato di ricerca e di Master universitario; e) per titoli di studio, il Diploma di Laurea, di Laurea specialistica, di Specializzazione, di Dottorato di ricerca e di Master; f) per Decreti ministeriali, ove non diversamente specificato, i decreti emanati ai sensi dell articolo 17, comma 95, della Legge del 15 maggio 1997, n. 127 e successive modifiche; g) per Classi di appartenenza dei Corsi di studio (o più brevemente Classi di Corsi di studio), l insieme dei Corsi di studio dello stesso livello, comunque denominati, aventi gli stessi obiettivi qualificanti e le conseguenti attività formative indispensabili come determinati dai decreti ministeriali; h) per Regolamenti didattici dei Corsi di studio, i Regolamenti di cui all art. 11, comma 2 della Legge del 19 novembre 1990, n. 341, nonché all art. 12 del Regolamento Generale sull Autonomia; i) per ordinamenti didattici dei Corsi di studio, l insieme delle norme che regolano i curricula dei Corsi di studio; j) per settori scientifico-disciplinari, i raggruppamenti di discipline di cui al D. M. 23 dicembre 1999, e successive modifiche e/o integrazioni; k) per ambito disciplinare, un insieme di settori scientifico-disciplinari culturalmente e professionalmente affini, come definito dai decreti ministeriali; l) per credito formativo universitario, la misura del volume di lavoro di apprendimento, compreso lo studio individuale, richiesto ad uno studente in possesso di adeguata preparazione iniziale per l acquisizione di conoscenze ed abilità nelle attività formative previste dagli ordinamenti didattici dei Corsi di studio; 1
6 m) per obiettivi formativi, l insieme di conoscenze e abilità che caratterizzano il profilo culturale e professionale, al conseguimento delle quali il Corso di studio è finalizzato; n) per attività formativa, ogni attività atta a consentire la formazione culturale, scientifica e professionale degli studenti, con riferimento, tra l altro, ai corsi di insegnamento, ai seminari, alle esercitazioni pratiche e di laboratorio, alle attività didattiche a piccoli gruppi, al tutorato, all orientamento, ai tirocini, ai progetti, alle tesi, all attività di studio individuale e di auto apprendimento; o) per curriculum, l insieme delle attività formative specificate nel Regolamento didattico del Corso di studio da seguire al fine del conseguimento del relativo titolo; p) per Regolamento per l incentivazione dell impegno didattico dei professori e dei ricercatori universitari, il Regolamento approvato dall Università ai sensi dell art. 4 della Legge 370 del 19 ottobre Art. 2 Autonomia didattica e Regolamento didattico di Ateneo 1. Il presente Regolamento didattico di Ateneo definisce e disciplina: a) gli ordinamenti didattici dei Corsi di studio; b) le attività ed i servizi didattici integrativi, di orientamento, di sostegno, di aggiornamento, di perfezionamento e di formazione permanente e ricorrente; c) i principi generali che le Strutture didattiche dell Università devono includere nei rispettivi Regolamenti didattici; d) i criteri per il riconoscimento anche parziale, di studi compiuti presso università straniere e l equipollenza dei titoli accademici conseguiti all estero. 2. Le modifiche al presente Regolamento sono emanate con decreto rettorale e pubblicizzate con le modalità di cui all art. 17, comma 95, lettera b), della Legge 15 maggio 1997, n Art. 3 Strutture didattiche e Regolamenti didattici 1. Sono Strutture didattiche dell Università: a) le Facoltà; b) le Classi di Corsi di studio; c) i Corsi di studio, articolati in: Corsi di Laurea, Corsi di Laurea specialistica, Corsi di specializzazione, Corsi di Dottorato di ricerca, Corsi di Master di 1 e 2 livello; d) eventuali Strutture didattiche speciali che erogano servizi didattici di qualsiasi altro genere o tipologia. 2. Le attività di ciascuna Struttura didattica sono di norma disciplinate da un Regolamento didattico. 3. Ai sensi delle leggi vigenti ed in base ad appositi accordi possono essere attivate Strutture didattiche interfacoltà e interateneo. Rientrano in tale genere di Strutture didattiche sia i Corsi di studio interfacoltà, sia i Corsi di studio attivati in convenzione o consorzio con altri Atenei, italiani o esteri: Corsi di studio interuniversita- 2
7 ri, Scuole interateneo di specializzazione (SIS), Dottorati di ricerca consorziati, Corsi Master congiunti. 4. Ciascuna Struttura didattica è retta da un Consiglio, la cui composizione e competenze sono disciplinate dallo Statuto o da specifico Regolamento. Per l esame di questioni specifiche possono essere invitati a partecipare i professori a contratto. 5. Il Consiglio di Corso di studio coincide con il Consiglio di Facoltà qualora nella Facoltà sia attivato un solo Corso di studio ad esclusione del caso di Corso di studio interfacoltà. 6. Ogni Corso di studio si dota, di norma, di un proprio Regolamento Didattico. I Regolamenti Didattici dei singoli Corsi di studio disciplinano l organizzazione didattica e il funzionamento dei Corsi stessi. Tali Regolamenti, ai sensi dell art. 13 dello Statuto sono approvati dai rispettivi Consigli a maggioranza assoluta dei componenti e sono emanati dal Rettore, previo esame da parte del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione secondo le rispettive competenze ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione all Albo dell Università. Art. 4 Titoli di studio 1. L Università rilascia i seguenti titoli di studio: a) Laurea (L), b) Laurea specialistica (LS), c) Diploma di specializzazione (DL), d) Diploma di Dottorato di ricerca (DR), e) Master universitario (MU) di 1 e di 2 livello. 2. L Università può attivare, ai sensi delle leggi vigenti e secondo la disciplina fissata dagli art. 50, 51 del presente Regolamento, servizi didattici propedeutici o integrativi finalizzati all aggiornamento ed al completamento della formazione universitaria. 3. I Corsi di studio, di cui al comma precedente, possono essere attivati anche in collaborazione con enti esterni, pubblici e privati. 4. Il conseguimento dei titoli di studio è disciplinato dal successivo art L Università, sulla base di apposite convenzioni, può rilasciare i titoli di cui al presente articolo anche congiuntamente ad altri atenei italiani ed esteri. Nel caso di convenzioni con atenei esteri la durata dei Corsi di studio può essere variamente determinata, fatte salve eventuali disposizioni normative previste dall Unione Europea. 3
8 Art. 5 Classi di Corsi di studio 1. Le Classi di Corsi di studio sono attivate, di norma, all interno delle Facoltà e sono costituite da uno o più Corsi di studio. Ciascuna Classe di corsi di studio può essere attivata come Classe di Facoltà o come Classe comune tra più Facoltà. 2. I Corsi di studio, che si riferiscono alla Laurea ed alla Laurea specialistica, comunque denominati dall Università, sono raggruppati in Classi di Corso di studio, se nella loro organizzazione didattica sono stati inclusi gli obiettivi formativi qualificanti e le stesse attività formative indispensabili, secondo quanto previsto dai Decreti d area emanati dal Ministero, per le Classi di Corso di Laurea e le Classi di Corso di Laurea specialistica. 3. I titoli di studio rilasciati dall Università al termine dei Corsi di studio appartenenti alla medesima Classe sono sotto tutti gli aspetti giuridici equipollenti. Essi sono tuttavia contrassegnati, oltre che dall indicazione numerica della Classe di appartenenza, da denominazioni particolari coincidenti con quella del Corso di studio corrispondente e dell indirizzo o percorso. 4. L attivazione di una Classe di Corso di studio è subordinata all attivazione di più di un Corso di studio ad essa appartenente nel rispetto dei decreti ministeriali ed è deliberata dal Senato Accademico su proposta motivata: delle Facoltà e dei Consigli di Corso di studio appartenenti alla stessa Classe qualora essi non si inquadrino in una Facoltà. Art. 6 Classi di Corsi di studio di Università ed interateneo 1. Secondo quanto previsto dall art. 4 del D.M. 3 novembre 1999 n. 509, trascorso un triennio dall emanazione dei decreti ministeriali che individuano le classi dei corsi di studio, le Università possono individuare Classi di Corsi di studio non comprese nell elenco delle Classi emanate dal Ministro nei Decreti d area per le Lauree e le Lauree specialistiche. Tali Classi di Corso di studio sono denominate Classi di Corsi di studio d Ateneo. 2. Nella fase di individuazione di una Classe di Corso di studio d Ateneo, il Rettore, su proposta delle Facoltà concorrenti, sentito il Senato Accademico, nomina un apposita Commissione costituita da rappresentanze di ciascuna delle suddette Facoltà. 3. La Commissione di cui al comma precedente propone al Senato Accademico l'istituzione ed il relativo ordinamento didattico della Classe di Corso di studio d Ateneo. Il Senato Accademico delibera in merito. 4. Le competenze didattiche presenti nelle Facoltà interessate contribuiscono a definire il percorso formativo delle Classi di Corsi di studio di Ateneo. 4
9 5. Il Consiglio di Corso di studio, afferente alla Classe di Corso di studio d Ateneo, elabora un proprio Regolamento didattico che sottopone all approvazione della Facoltà e del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione. 6. Il Senato Accademico provvede all assegnazione di risorse di docenza ai Corsi di studio attivati ed afferenti alle Classi di Corsi di studio di Ateneo. 7. Le Classi di Corsi di studio interateneo ed i relativi Corsi di studio saranno attivati con convenzioni che dovranno prevedere specifici Regolamenti didattici. 8. Per l attivazione e la regolamentazione delle Classi di Corsi di studio di Ateneo ed interateneo, si applica quanto previsto nel presente Regolamento didattico per le Classi di Corsi di studio. Art. 7 Attivazione e disattivazione dei Corsi di studio 1. L istituzione di un nuovo Corso di studio, ovvero la disattivazione di corsi di studio e/o di Facoltà, può essere disposta nel rispetto delle norme in materia di programmazione e sviluppo del sistema universitario; essa è sottoposta, previa motivata relazione di uno o più Consigli di Facoltà, al Senato Accademico, che delibera in merito, acquisiti altresì gli esiti della consultazione di cui all art. 11 comma 3 del D. M. 509/2000, sentito il parere del Consiglio di Amministrazione, del Nucleo di Valutazione, nonché degli organi di rappresentanza studentesca. L'istituzione è stabilita con decreto rettorale che ne indica il termine di entrata in vigore. 2. Un nuovo Corso di studio si considera interfacoltà quando esso, pur afferendo dal punto di vista amministrativo alla Facoltà che ne ha proposto l istituzione, si avvale della docenza di due o più Facoltà per lo svolgimento delle attività didattiche previste nel relativo ordinamento didattico. Il Senato Accademico provvede all assegnazione delle risorse di docenza per i Corsi di studio interfacoltà. 3. L Università in accordo con altre università italiane e straniere può istituire Corsi di studio interateneo con le procedure previste dai precedenti comma 1 e 2. L organizzazione e la gestione amministrativa e didattica del Corso di studio interateneo sono disciplinate dai Regolamenti previsti nelle convenzioni in base agli accordi. 4. Nel caso di disattivazione di Corsi di studio, l Università garantisce, agli studenti iscritti all ultimo ciclo, lo svolgimento dei corsi fino alla conclusione del ciclo stesso. 5. Il Senato Accademico, di norma ogni tre anni, assicura l aggiornamento dell elenco delle Strutture didattiche dell Università allegato al presente Regolamento. 5
10 Art. 8 Corsi di Laurea 1. Il Corso di Laurea ha l obiettivo primario di mettere i laureati in condizione di percorrere un ciclo compiuto di studi che permetta loro di poter entrare nel mondo del lavoro, dotati di un sapere critico e sistematico che renda autonomi nell esercizio delle competenze acquisite. 2. Per essere ammessi ad un corso di Laurea occorre essere in possesso di un diploma di Scuola secondaria superiore o di altro titolo di studio conseguito all estero riconosciuto idoneo ai sensi delle leggi vigenti. I Regolamenti dei Corsi di studio possono richiedere, per l accesso ai corsi, altri requisiti formativi culturali. 3. Per conseguire la Laurea lo studente deve avere acquisito in 3 anni 180 crediti formativi. Art. 9 Corsi di Laurea specialistica 1. Il Corso di Laurea specialistica ha l obiettivo di fornire allo studente una formazione di livello avanzato per l esercizio di attività di elevata qualificazione in ambiti specifici. 2. Per essere ammessi ad un Corso di Laurea specialistica occorre essere in possesso della Laurea ovvero di altro titolo di studio conseguito all estero, riconosciuto idoneo ai sensi delle leggi vigenti. Altri requisiti curriculari indicativi di un adeguata preparazione personale possono essere richiesti dai Regolamenti didattici per l accesso ai Corsi di Laurea specialistica. 3. In deroga al comma 2, i decreti ministeriali possono prevedere l ammissione ad un Corso di Laurea specialistica con il possesso del diploma di Scuola secondaria superiore, esclusivamente per i Corsi di studio regolati da normative dell Unione Europea che non prevedano, per essi, titoli universitari di primo livello, fatta salva la verifica dell adeguata preparazione iniziale prevista dagli ordinamenti didattici. 4. Salvo le eccezioni previste dal comma 3, per conseguire la Laurea specialistica lo studente deve avere acquisito complessivamente 300 crediti, ivi compresi quelli già acquisiti con il conseguimento del titolo di Laurea e/o riconosciuti validi ai sensi del presente Regolamento. 5. L Università può istituire Corsi di Laurea specialistica solo se è già attivato un Corso di Laurea comprendente almeno un curriculum i cui crediti formativi universitari siano integralmente riconosciuti, in base ai Regolamenti didattici, per il Corso di Laurea specialistica, con l eccezione dei Corsi di cui al comma 3, ovvero, in seguito al riconoscimento equivalente, sulla base di una specifica conve n- zione, della validità di un Corso di Laurea attivato presso un altra università. 6
11 Art. 10 Corsi di specializzazione 1. Il Corso di specializzazione ha l obiettivo di fornire allo studente conoscenze e abilità per funzioni richieste nell esercizio di particolari attività professionali e può essere istituito esclusivamente in applicazione di specifiche norme di legge o di direttive dell Unione Europea. 2. Per essere ammessi ad un Corso di specializzazione occorre essere in possesso dei requisiti previsti. 3. Per conseguire il Diploma di specializzazione lo studente deve aver acquisito, nel tempo previsto dal relativo Regolamento, un numero di crediti stabiliti dai relativi decreti ministeriali. Art. 11 Corsi di Dottorato di ricerca 1. I Corsi di Dottorato di ricerca hanno l obiettivo di fornire le competenze necessarie per esercitare, presso Università, enti pubblici o soggetti privati, attività di ricerca di alta qualificazione. 2. L istituzione da parte dell Università dei Corsi di Dottorato di ricerca, l approvazione dei relativi ordinamenti didattici e le normative relative all assegnazione delle borse di studio sono disciplinati dall art.4 della Legge 3 luglio 1998, n. 210 e dal Decreto Ministeriale n. 224 del 30/4/1999. Sulla base di tale normativa, l attivazione di un Corso di Dottorato di ricerca avviene su proposta di uno o più Consigli di Facoltà, previa delibera del Senato Accademico, del Consiglio di Amministrazione e nulla osta del Nucleo di Valutazione. 3. I Dottorati di ricerca aventi sede amministrativa nell Università possono essere istituiti anche in consorzio con altre università italiane e mediante convenzioni con soggetti pubblici e privati in possesso di requisiti di elevata qualificazione culturale e scientifica e di personale, strutture ed attrezzature idonei. 4. Per essere ammessi ad un Corso di Dottorato di ricerca occorre essere in possesso della Laurea specialistica conseguita nell ambito di Classi di Corsi di studio precisato dall ordinamento relativo, o di analogo titolo accademico conseguito all estero ai sensi delle leggi vigenti. Il riconoscimento del titolo di studio cons e- guito all estero presso un Università straniera, qualora non sia stata dichiarata l equipollenza del titolo stesso, potrà essere disposto, ai soli fini dell ammissione al concorso relativo ai dottori, con le modalità stabilite dal Regolamento di Ateneo in materia di dottorato. L accesso ai Corsi di Dottorato di ricerca è consentito anche ai possessori di Diplomi di Laurea conseguiti in base alle normative in vigore precedentemente all applicazione del Regolamento Generale sull Autonomia. 7
12 5. L accesso ai Corsi di Dottorato di ricerca è riservato ad un numero prestabilito di partecipanti ed è subordinato al superamento di una prova di ammissione. 6. Il numero di laureati da ammettere a ciascun Corso di Dottorato, il numero di dottorandi esonerati dai contributi per l accesso e la frequenza ai corsi e l ammontare e il numero, comunque non inferiore alla metà dei dottorandi, delle borse da assegnare sono determinati annualmente con decreti rettorali. 7. L Università può istituire, in base ad accordi bilaterali o multilaterali di cooperazione interuniversitaria internazionale, Corsi di Dottorato di ricerca congiunti o Corsi di Dottorato internazionale. In tale caso le modalità di ammissione al Corso e di conseguimento del titolo di Dottore di ricerca possono essere definite dai Regolamenti didattici, anche in deroga al precedente comma 2, in base a quanto previsto dagli accordi stessi. 8. Parte delle attività formative previste dall ordinamento didattico del Corso di Dottorato di ricerca possono essere svolte anche all estero, presso università estere o istituti equiparati, nell ambito dei programmi europei di mobilità studentesca, ed essere riconosciute come curriculari ai sensi delle leggi vigenti. 9. I Regolamenti didattici possono prevedere l affidamento ai dottorandi di ricerca di una limitata attività didattica sussidiaria o integrativa che non deve in ogni caso compromettere l attività di formazione della ricerca. Le delibere relative alla determinazione e alla collocazione all interno degli ordinamenti didattici di vario livello di tale attività didattica sono prese dalle Facoltà interessate, sentito il parere dei Consigli di Corso di studio interessati. Tale collaborazione didattica dei dottorandi non implica oneri finanziari per il bilancio dello Stato e non dà luogo a diritti in ordine all accesso ai ruoli delle università. 10. La denominazione dei Corsi di Dottorato di ricerca, il loro ordinamento didattico comprensivo dell eventuale articolazione in curricula, sono determinati dal Regolamento didattico relativo, proposto dal Collegio dei docenti e approvato dal Senato Accademico. La durata normale dei corsi non è inferiore a tre anni. Art. 12 Corsi di Master di 1 e 2 livello 1. L Università può attivare Corsi di studio, corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, successivi al conseguimento della Laurea o della Laurea specialistica, alla conclusione dei quali sono rilasciati i titoli di Master universitario di 1 e di 2 livello. 2. L offerta didattica dei Corsi di Master universitario deve essere specificamente finalizzata a rispondere a domande formative specifiche. A tale scopo l impostazione degli ordinamenti didattici relativi deve essere ispirata ad esigenze di flessibilità e adeguamento periodico al mutamento delle condizioni del mercato del lavoro. 8
13 3. L Università può istituire, in base ad accordi di cooperazione interuniversitaria nazionale o internazionale, Corsi di Master congiunti di primo e di secondo livello. 4. I Corsi di Master universitario possono essere attivati dall Università anche in collaborazione con enti esterni, pubblici o privati. 5. Per conseguire il Master universitario lo studente deve aver acquistato almeno sessanta crediti oltre a quelli acquisiti per conseguire la Laurea o la Laurea specialistica. La durata minima dei Corsi di Master universitario è di norma un anno. TITOLO II VALUTAZIONE DELLA DIDATTICA, DEL PROFITTO E CERTIFICAZIONI Art. 13 Commissioni per la valutazione della didattica nell Università 1. La Commissione per la valutazione della didattica è composta da: un docente o ricercatore in rappresentanza di ciascuna Facoltà dell Università, da uno studente designato dal Consiglio degli studenti; da un esperto di organizzazione e valutazione della didattica, designato dal Senato Accademico. 2. La Commissione esprime al Senato Accademico pareri in merito al raggiungimento degli obiettivi didattici prefissati e al livello qualitativo dell attività didattica dell Università. 3. La Commissione elegge il proprio Presidente tra i docenti e i ricercatori appartenenti alla Commissione stessa. 4. La Commissione svolge i propri lavori individuando idonei parametri di analisi e valutazione della didattica e funziona da osservatorio permanente a supporto di tutte le Strutture didattiche dell Università. 5. La Commissione raccoglie ed elabora statisticamente tutti gli elementi informativi riguardanti le attività didattiche d Università. 6. La Commissione predispone annualmente una relazione sullo stato della didattica che invia all esame del Senato Accademico e del Nucleo di Valutazione. Art. 14 Responsabilità sul regolare svolgimento dell attività didattica 1. Nell ambito della libertà di insegnamento, e secondo le norme dello stato giurid i- co, le Strutture didattiche attuano forme di verifica dell impegno dei docenti e 9
14 dell efficacia della didattica impartita secondo i criteri riportati nei comma seguenti. 2. Fatti e comportamenti che sono ritenuti irregolari o che sembrino configurarsi come inadempienze rispetto alle norme e alle procedure previste dal presente Regolamento Didattico di Ateneo, vanno segnalate dagli interessati nel caso degli studenti anche tramite i loro rappresentanti eletti - ai Presidenti dei Consigli di Corso di studio e ai Presidi di Facoltà. Ad essi spetta verificare in prima istanza, entro 30 giorni, sentite le persone alle quali sono riferiti i fatti e i comportamenti oggetto delle segnalazioni, la fondatezza delle medesime e adottare i conseguenti provvedimenti. 3. Casi di particolare gravità, o per i quali non si ritenga che in prima istanza sia stato effettuato un esame adeguato, vanno segnalati al Rettore che nominerà un apposita Commissione nel Senato Accademico, costituita in relazione ai singoli casi. La Commissione opera sotto il vincolo della riservatezza e riferisce l esito delle sue valutazioni al Senato Accademico. 4. I compiti di vigilanza sulle attività didattiche che fanno capo alle Facoltà sono esercitate dai rispettivi Presidi. I Regolamenti didattici di Facoltà possono prevedere deleghe o compiti particolari in materia. Art. 15 Costituzione delle Commissioni per la valutazione del profitto 1. Le Commissioni per gli esami di profitto sono nominate dal Preside di Facoltà su proposta dei professori ufficiali titolari dei corsi di insegnamento. 2. Le Commissioni sono composte dal professore ufficiale dell insegnamento che le presiede e da almeno un altro docente o cultore della materia. Esse possono articolarsi in sottocommissioni di almeno due membri, purché la loro attività avve n- ga sotto la presidenza ed il coordinamento del professore ufficiale titolare dell insegnamento. 3. Nel caso di corsi composti da più moduli, la Commissione è costituita da tutti i professori ufficiali titolati di insegnamento dei moduli, nell ambito dei quali il Preside di Facoltà designa il Presidente. 4. I cultori della materia sono nominati dal Consiglio di Facoltà su richiesta motivata del professore ufficiale titolare dell insegnamento e in base a criteri predefiniti dal Regolamento didattico di Facoltà. Art. 16 Svolgimento degli esami per la valutazione del profitto 1. Il calendario degli appelli è stabilito per ciascun insegnamento dalle Facoltà su proposta dei Consigli di Corso di studio. 10
15 2. Non sono consentite anticipazioni delle date di inizio degli appelli una volta che siano rese pubbliche. Eventuali posticipazioni della data devono essere comunicate dal presidente della Commissione, con la massima tempestività, al Preside di Facoltà che le autorizza dopo aver riscontrato la condizione di necessità. 3. Ai fini del superamento di un esame è necessario conseguire un punteggio minimo di 18 punti. L eventuale attribuzione della lode, in aggiunta al punteggio massimo di 30 punti, è subordinata all unanimità della Commissione esaminatrice. 4. I Regolamenti di Corso di studio disciplinano le modalità di svolgimento degli esami di profitto relativi agli insegnamenti seguiti, ai fini dell accertamento dell adeguata preparazione degli studenti iscritti ai Corsi di studio per la prosecuzione della loro carriera scolastica. Tali accertamenti, sempre individuali, devono avvenire in condizioni tali da garantire l obiettività e l equità della valutazione. 5. Gli esami possono essere orali e/o scritti, ovvero basati su prove pratiche, in relazione a quanto previsto dagli ordinamenti didattici e dalle determinazioni del Consiglio del Corso di studio. 6. Il Consiglio, su proposta del professore ufficiale titolare del corso di insegnamento, può prevedere forme articolate di valutazione del profitto composte di prove in itinere, anche scritte, e/o pratiche da concludersi comunque con una prova finale. 7. Fatti salvi i casi previsti dai Regolamenti didattici, non è possibile la ripetizione, con eventuale modifica della valutazione relativa, di un esame già superato, tranne nel caso in cui lo studente ritenga che la valutazione della Commissione non corrisponda alle sue aspettative. 8. Le prove di verifica del profitto, diverse dagli esami, di norma, sono sostenute a conclusione del corso o entro una limitazione temporale prevista dall ordinamento didattico, e danno luogo a un riconoscimento di idoneità riportato sul libretto personale dello studente. 9. Tutte le prove orali di esame e le eventuali prove di verifica del profitto, differenti dagli esami, sono pubbliche. In casi particolari il Presidente della Commissione può disciplinare modalità e limiti di accesso alle sedute, riferendone al Preside di Facoltà. 10. Qualora gli ordinamenti didattici prevedano un unico esame o un unica prova di verifica finale, per un insegnamento costituito dalla confluenza di più attività didattiche, deve comunque essere accertato il profitto dello studente per ciascuna di esse. In tali casi lo studente ha diritto ad avere comunicazione dei risultati conseguiti nelle singole forme di accertamento. 11. La votazione è riportata a cura della Commissione esaminatrice e a firma di uno dei suoi componenti sul libretto universitario dello studente. L esame superato è 11
16 registrato nella carriera dello studente con l indicazione dei crediti acquisiti e la relativa votazione. 12. Il Presidente della Commissione esaminatrice per le prove di profitto è respons a- bile dei relativi verbali, da restituire alla Segreteria studenti immediatamente dopo la conclusione di ogni appello. Art. 17 Esami finali per il conseguimento dei titoli di studio 1. Il titolo di studio è conferito a seguito di esame specifico per ogni livello di Corso di studio. I Regolamenti didattici dei Corsi di studio disciplinano: a) le modalità dell esame; b) le modalità della valutazione conclusiva, che deve tenere conto dell intera carriera dello studente all interno del Corso di studio, dei tempi e delle modalità di acquisizione dei crediti formativi universitari, delle valutazioni sulle attività formative precedenti e sulla prova finale, nonché di ogni altro elemento rilevante quale la partecipazione in organismi rappresentativi degli studenti, in attività culturali e di orientamento svolte a favore di altri studenti. 2. Gli esami sono pubblici. 3. Per accedere all esame finale, lo studente deve avere acquisito il numero di crediti previsto dal Regolamento didattico del Corso di studio, nel numero nello stesso definito. 4. I Regolamenti didattici delle singole strutture didattiche possono prevedere, per il conseguimento della laurea, una prova espositiva finalizzata a dimostrare il raggiungimento degli obiettivi formativi qualificanti del Corso in aggiunta o in sostituzione di esami cons istenti nella discussione di un elaborato scritto. 5. I Regolamenti prevedono, per il conseguimento della Laurea specialistica e del Dottorato di ricerca, l elaborazione di una tesi scritta, redatta in modo originale dallo studente sotto la guida di un relatore. 6. Entro scadenze periodiche fissate dai Regolamenti didattici di Facoltà, dalle Strutture didattiche di riferimento, gli studenti, tenuti ai sensi del comma precedente all elaborazione di uno scritto finale, inviano al Consiglio di Corso di studio la richiesta d assegnazione dell argomento di tale elaborato e il nominativo del relatore, allo scopo di consentire al Consiglio: a) la verifica dell impegno didattico fra i docenti del medesimo Corso di studio; b) un adeguato monitoraggio nello svolgimento di tali elaborati. 7. I Regolamenti didattici di Corso di studio disciplinano le procedure per l attribuzione degli argomenti delle dissertazioni, le tipologie delle stesse, le modalità di designazione e le responsabilità dei docenti relatori e dei correlatori, i criteri di valutazione anche in rapporto all incidenza sul voto finale da attribuire al curriculum degli studi seguiti. 12
17 8. I Regolamenti didattici di Corso di studio determinano, inoltre, le modalità per il deposito del titolo della tesi di laurea firmata dal relatore. Art. 18 Commissione per il conseguimento del titolo di studio 1. Le Commissioni giudicatrici della prova finale, abilitate al conferimento del titolo di studio, sono nominate dal Preside di Facoltà che ne designa il Presidente scegliendolo, di norma, tra i professori di prima fascia. Le commissioni, composte secondo le norme stabilite nei Regolamenti didattici, devono comunque essere costituite da almeno sette membri scelti tra professori di prima e di seconda fascia della Facoltà nonché ricercatori della stessa Facoltà in numero non superiore a due, fatta eccezione il caso in cui i ricercatori siano relatori o correlatori. Almeno un membro della commissione deve essere un professore di prima fascia. 2. Possono far parte della Commissione giudicatrice della prova finale anche professori di Facoltà diverse da quelle cui sono iscritti i candidati, nonché supplenti e professori a contratto in servizio nell anno accademico interessato. 3. I Regolamenti di Facoltà stabiliscono le modalità per l eventuale attribuzione dei compiti di correlatore e di componente della Commissione giudicatrice a esperti esterni, in qualità di cultori della materia, subordinatamente all accertamento da parte del Consiglio del Corso di studio interessato della loro qualificazione scientifica e/o professionale in rapporto con la dissertazione oggetto di esame. 4. Nei Corsi di studio interfacoltà la Commissione giudicatrice della prova finale dovrà essere costituita d intesa tra i Presidi delle Facoltà interessate, da docenti delle diverse Facoltà. 5. Le Commissioni giudicatrici per la prova finale esprimono la loro votazione in centodecimi e possono, all unanimità, attribuire al candidato il massimo dei voti con lode. Il voto minimo per il superamento della prova è sessantasei centodecimi. 6. Il Calendario delle prove finali deve prevedere almeno tre appelli, opportunamente distribuiti nell anno accademico, fatti salvi i casi particolari espressamente previsti dai singoli Regolamenti didattici. 7. Le modalità per il rilascio dei titoli congiunti di cui all art. 4, comma 5, sono regolate dalle convenzioni che lo determinano. Art. 19 Certificazioni e Supplemento al diploma 1. Gli uffici delle Segreterie Studenti rilasciano, le certificazioni, le attestazioni, le copie, gli estratti ed altri documenti relativi alla carriera scolastica degli studenti. 2. Ai sensi dell art. 11, comma 8 del Regolamento Generale sull Autonomia, D.M. del 3 novembre 1999, n. 509, tutti i titoli di studio relativi ai percorsi formativi 13
18 universitari saranno accompagnati da un certificato denominato Supplemento al diploma. 3. Il Supplemento al diploma è predisposto secondo modelli conformi a quelli adottati dai paesi europei contenente ogni elemento utile a definire le competenze acquisite dallo studente e relative al suo percorso formativo. 4. Il certificato è strutturato secondo modalità proposte dalle Facoltà interessate ed approvato dal Senato Accademico. Esso contiene indicazioni relative al curriculum di studi seguito dallo studente e, altre eventuali informazioni relative alle esperienze maturate nel corso della preparazione della tesi di laurea. 5. Gli uffici delle Segreterie Studenti rilasciano certificazioni relative alla carriera parziale documentata dello studente in corso di studi, secondo le medesime modalità indicate nei commi precedenti, previo riconoscimento degli esami fino ad allora sostenuti con esito positivo e dei crediti ad essi corrispondenti. TITOLO III ORGANIZZAZIONE DELLE STRUTTURE DIDATTICHE, REGOLAMENTI E ORDINAMENTI DIDATTICI Art. 20 La Facoltà, il Consiglio di Facoltà e il Regolamento di Facoltà 1. La Facoltà è la Struttura didattica di appartenenza dei professori di prima e di seconda fascia e dei ricercatori. Il numero e le denominazioni delle Facoltà che costituiscono l'università sono stabiliti con delibera del Senato Accademico, su proposta del Rettore. 2. La Facoltà, programma e coordina le attività didattiche finalizzate al conferimento dei titoli di studio. Le attività didattiche della Facoltà si esplicano sia attraverso i percorsi formativi indicati dagli ordinamenti didattici, nel rispetto delle procedure previste per la loro attivazione, sia con la promozione di altre specifiche iniziative di sperimentazione didattica, che possono portare al miglioramento quantitativo e qualitativo dell offerta didattica, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, nonché con la partecipazione a iniziative didattiche promosse da altri enti. 3. La Facoltà promuove altresì iniziative di collaborazione con enti esterni e di diffusione delle informazioni che permettono l utilizzazione delle conoscenze scientifiche delle aree culturali di competenza alla comunità nazionale e internazionale. 4. La Facoltà può organizzare corsi di perfezionamento ed aggiornamento professionale, di istruzione permanente o ricorrente, nonché attività culturali, formative e di orientamento e tutorato. 14
19 5. Gli organi che compongono la Facoltà sono: il Preside ed il Consiglio di Facoltà le cui funzioni sono disciplinate dallo Statuto dell Università. 6. I Consigli di Facoltà nell ambito del piano di sviluppo didattico e scientifico dei Corsi di studio attivati, deliberato dagli Organi di Governo, tenuto conto del parere e delle proposte provenienti dalle Strutture didattiche interne, formulano proposte di richiesta di indizione di procedure di valutazione comparativa o di trasferimento per posti di ricercatore, di professore associato o di professore ordinario, distinti per settore scientifico-disciplinare. 7. Il Regolamento di Facoltà disciplina le forme e i tempi entro cui il Consiglio di Facoltà, nel quadro degli indirizzi emanati dal Senato Accademico, è tenuto a deliberare in materia di: a) calendario didattico ed eventuale articolazione dell anno accademico in semestri; b) distribuzione temporale dell impegno didattico dei professori e dei ricercatori, in relazione agli impegni didattici da ciascuno complessivamente assunto nel quadro degli ordinamenti didattici dei Corsi di studio che li vedono coinvolti; c) predisposizione del Manifesto didattico di Facoltà; d) istituzione e attivazione di Corsi di studio, anche interfacoltà; e) attivazione e disattivazione, proposta dai Consigli di Corso di studio, di moduli didattici; f) approvazione di progetti di sperimentazione didattica, proposti dai Consigli di Classe. Art. 21 I Consigli di Classe e il Regolamento della Classe 1. L Università può prevedere l istituzione dei Consigli di Classe. 2. Il Presidente del Consiglio di Classe rappresenta la Classe, convoca e presiede il Consiglio, è responsabile della conduzione della stessa in conformità agli indirizzi e alle determinazioni del Consiglio, di cui attua le deliberazioni. 3. La carica di Presidente è elettiva. L elettorato passivo spetta a tutti i membri del Consiglio di classe. 4. Il Consiglio di Classe ha il compito primario di organizzare e coordinare l attività delle strutture didattiche afferenti alla Classe. Inoltre svolge i seguenti compiti: a) propone l istituzione, attivazione e disattivazione di Corsi di studio interni alla Classe a seguito di valutazioni e adeguate indagini effettuate d'intesa con i Consigli dei medesimi Corsi di studio; b) stabilisce i criteri di coordinamento dei curricula progettati dai Corsi di studio interni e ne verifica l applicazione; c) propone l attivazione di moduli didattici di ogni tipologia richiesti dai Corsi di studio (eventualmente anche mediante supplenze, affidamenti, contratti) o la disattivazione degli stessi; 15
20 d) propone la copertura di posti di professori di ruolo e ricercatori, sentiti i dipartimenti interessati; e) propone progetti di sperimentazione o di innovazione didattica, elaborati dai Consigli di Corso di studio; f) organizza le attività di tutorato promosse dalla Classe; g) propone progetti di attività di orientamento per l accesso all Università e guida alle preiscrizioni, realizzabili in collaborazioni con le Scuola secondarie; h) propone l organizzazione e l attivazione di servizi didattici integrativi progettati dai Consigli di Corso di studio. 5. Il Regolamento della Classe disciplina le forme e i tempi entro cui la Classe, nel quadro degli indirizzi emanati dal Senato Accademico delibera in materia di: a) richiesta d istituzione di Consigli di Corso di Laurea, Laurea specialistica, Dottorato di ricerca, Scuola di specializzazione e Corsi di Master o alternativamente può istituire specifiche Commissioni per la didattica; b) formulazione di proposte per i piani triennali di sviluppo dopo aver acquisito il parere dei Consigli delle Strutture didattiche; c) programmazione e coordinamento in materia di orientamento e tutorato. 6. Il Consiglio di Classe approva, entro la fine di ogni anno accademico, una relazione sulla situazione della Classe e sulla programmazione futura. Art.22 Il Corso di studio, il Consiglio di Corso di studio 1. I Corsi di studio, sono contrassegnati da una denominazione particolare, indicativa di specifiche competenze scientifiche e professionali. La denominazione del Corso di studio, proposta dal Consiglio di Corso di studio, é deliberata, previo parere favorevole della Facoltà interessata, dal Senato Accademico. 2. Il Consiglio di Corso di studio con l eventuale collaborazione di altri Consigli di Strutture didattiche dell Università, assolve ai compiti ed alle funzioni seguenti: a) elabora e sottopone al Consiglio di Facoltà di appartenenza, l ordinamento didattico del Corso di studio comprensivo della predisposizione dei curricula e dell attribuzione di crediti alle diverse attività formative, nel pieno rispetto degli obiettivi formativi qualificanti indicati dai decreti ministeriali; b) contribuisce alle decisioni della Facoltà e dell Università in materia di preiscrizioni, di Orientamento e di Tutorato personalizzato degli studenti, di collaborazione con le Scuole secondarie per l accesso agli studi universitari ed assume la gestione di questi strumenti per la parte di propria competenza; c) formula gli obiettivi formativi specifici del Corso, indica ed organizza i percorsi formativi adeguati per raggiungerli, predispone e gestisce gli strumenti didattici per conseguirli; d) assicura la coerenza scientifica ed organizzativa dei vari curricula proposti dall ordinamento; e) promuove azioni utili al conseguimento degli obiettivi formativi attraverso l individuazione dei contenuti e delle metodologie di studio; f) determina e sottopone al Consiglio di Facoltà di appartenenza i requisiti di ammissione ai Corsi di studio, quantificandoli in debiti formativi e progettan- 16
21 do l istituzione da parte della Facoltà di attività formative propedeutiche e integrative finalizzate al relativo recupero; g) predispone, sentita la Commissione didattica paritetica, di cui all art. 28, un elenco di competenze culturali e di conoscenze minime ritenuti indispensabili per immatricolarsi o iscriversi al Corso di studio stesso; h) assicura lo svolgimento delle attività didattiche e tutoriali fissate dall ordinamento e ne propone annualmente le modifiche al Consiglio di Facoltà; i) provvede al coordinamento di eventuali attività didattiche svolte in collaborazione da più docenti; j) predispone con la collaborazione dei Dipartimenti la fruizione da parte degli studenti degli strumenti tecnici e scientifici essenziali per lo svolgimento di determinate attività formative previste dall ordinamento; k) esamina ed approva i piani di studio proposti dagli studenti entro le normative degli ordinamenti didattici; l) esamina ed approva le pratiche di trasferimento degli studenti, tra corsi di laurea, la regolamentazione della mobilità studentesca e il riconoscimento degli studi compiuti all estero; m) valuta le domande di iscrizione ad anni di corso successivi; n) determina le forme di verifica dei crediti acquisiti dagli studenti in periodi superiori a quelli stabiliti dall ordinamento e ne stabilisce l eventuale obsolescenza sul piano dei contenuti culturali e professionali, proponendone l annullamento o la riduzione al Consiglio di Corso di studio; o) indice almeno una riunione l anno per la programmazione didattica ed almeno una riunione l anno per la valutazione dei risultati degli esami e delle altre prove di verifica e, nel complesso, della produttività della didattica, allo scopo di progettare eventuali interventi di recupero ed assistenza didattica nelle forme previste dall articolo sui requisiti di ammissione ai Corsi di studio; p) determina le modalità, dell eventuale riconoscimento di crediti formativi universitari per attività formative non direttamente dipendenti dall Università; q) agevola la leggibilità e la trasparenza dei percorsi formativi e delle relative verifiche e regola il lavoro di apprendimento posto a carico dello studente; r) promuove ogni iniziativa atta a garantire la corrispondenza tra la durata legale e quella reale degli studi; s) promuove il collegamento delle proposte formative ai requisiti qualitativi e quantitativi richiesti dagli standard europei e dall accreditamento nella sede; t) acquisisce le proposte fatte dalle Commissioni didattiche paritetiche di cui all art. 28 del presente Regolamento, relative alle attribuzioni dei crediti alle attività formative e la corrispondenza tra i crediti e gli specifici obiettivi fo r- mativi programmati, il consiglio di Corso di studio delibera nel merito, acquisendo il parere della Facoltà; u) formula proposte alle facoltà in merito agli insegnamenti, secondo i criteri di funzionalità, competenza ed equilibrata suddivisione dei carichi in conformità alle norme che regolano l attribuzione delle incombenze didattiche e organizzative dei professori e dei ricercatori; v) propone alle Facoltà per la deliberazione l attivazione e la disattivazione di insegnamenti e le modalità delle relative coperture. 17
22 Art. 23 Ordinamento didattico e Regolamento del Corso di studio 1. L ordinamento didattico di ciascun Corso di studio è deliberato dal Senato Accademico. 2. L ordinamento didattico di ciascun Corso di studio disciplina: a) le denominazioni; a1) obiettivi; a2) le relative Classi di appartenenza; b) il quadro generale delle attività formative da inserire nei curricula; c) i crediti assegnati a ciascuna attività formativa d) le caratteristiche della prova finale. 3. Il Regolamento didattico di un Corso di studio, è deliberato dal Senato Accademico, sentito il Consiglio degli Studenti. Il Regolamento è emanato con decreto rettorale. 4. Gli ordinamenti didattici dei Corsi di studio, nel rispetto dei decreti ministeriali, disciplinano, altresì: a) l organizzazione degli insegnamenti in moduli integrati e coordinati, comprensivi di parti della medesima disciplina o di discipline affini, affidate a docenti diversi; b) l elenco degli insegnamenti, con l indicazione dei settori scientificodisciplinari di riferimento e delle eventuali articolazioni in moduli di tali insegnamenti, nonché delle altre attività formative contemplate dai decreti ministeriali; c) l articolazione del Corso di studio in curricula, l eventuale possibilità da parte dello studente della formulazione di un piano di studio corrispondente ad un curriculum individuale e le relative modalità di presentazione; d) l assegnazione di crediti formativi universitari alle diverse attività formative suddivise per anno di corso, in relazione anche alla possibilità di trasferimento di essi nell ambito dell Unione Europea; e) le procedure per il riconoscimento di eventuali crediti acquisiti dallo studente in mobilità in altri percorsi formativi dello stesso Università o di altri Atenei; f) le eventuali propedeuticità di ogni insegnamento e di ogni altra attività formativa; g) la tipologia delle forme didattiche, anche a distanza, degli esami e delle altre verifiche del profitto degli studenti; h) le disposizioni sugli eventuali obblighi di frequenza; i) l eventuale numero minimo di esami da superare per l iscrizione ad anni successivi al primo e quindi le condizioni per la determinazione della qualità di studente a tempo pieno e studente non a tempo pieno; j) i limiti della possibilità dell iscrizione degli studenti nella qualità di fuori corso; k) i requisiti di ammissione al Corso di studio e le eventuali disposizioni relative ad attività formative propedeutiche e integrative istituite allo scopo di consentire l assolvimento del debito formativo, ai sensi dell art.35, comma 2 del presente Regolamento; l) le forme di tutorato; 18
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