Source: http://www.dambrogio.eu/news/item/201-penale-la-nuova-fattispecie-delittuosa-il-revenge-porn.html
Timestamp: 2019-08-25 08:05:00+00:00
Document Index: 35584985

Matched Legal Cases: ['art. 612', 'art. 612', 'art. 609', 'art. 167', 'art. 600', 'art. 612']

Penale||La nuova fattispecie delittuosa: il revenge porn
La nuova fattispecie delittuosa: il revenge porn
L'art. 612 ter c.p. è stato introdotto con il preciso scopo di contrastare il fenomeno del revengeporn, ma ad una più attenta lettura ci si accorge che offre una protezione più ampia della privacy sessuale. La norma sembra soddisfare le esigenze politico-criminali per le quali è stata pensata, nonché gli standard di tecnica legislativa imposti dal diritto penale.
Con un emendamento al disegno di legge sulla violenza domestica, è stato inserito nel codice penale il nuovo delitto di "diffusione illecita d’immagini o video sessualmente espliciti" collocatoall’art. 612ter c.p.,la norma sarebbe stata introdotta al fine di punire quella particolare forma d’interferenza nella vita privata, consistente nella pubblicazione arbitraria d’immagini o video a carattere sessuale del proprio partner, come forma di ritorsione, ad esempio, per l'interruzione della relazione sentimentale. Il termine revenge, infatti, nella lingua inglese significa “vendetta”.
A ben vedere, però, la norma introdotta sembra in grado di apprestare una tutela a più ampio spettro della riservatezza sessuale, punendo ogni azione da chiunque commessa, rivolta a diffondere non consensualmente la riproduzione di attività sessuali private.
La norma si compone di cinque commi distinti. I primi due descrivono le caratteristiche della "diffusione illecita" di materiali "sessualmente espliciti". Mentre, i commi 3 e 4 individuano delle aggravanti specifiche. Chiude il gruppo la disposizione che regola la procedibilità del reato.
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.
2. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.
3. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.
4. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.
5. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procederà tuttavia d’ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.
Il primo comma descrive il fatto illecito di base, consistente in un reato comune a condotta multipla e ad applicazione residuale, integrabile da chiunque diffonda arbitrariamente contenuti sessuali privati.
Nello specifico, il presupposto della condotta è dato dalla realizzazione o sottrazione di contenuti a contenuto sessualmente esplicito.
Il concetto di "contenuto sessualmente esplicito", invece, compare per la prima volta nel lessico del codice. A riguardo si prospetta un’alternativa: recuperare le ricostruzioni che si sono formate sulla nozione di "atti sessuali" (art. 609bis c.p.), e ricomprendere così all'interno dell'oggetto materiale del reato ogni immagine o video che includa anche solo dei toccamenti di zone non necessariamente "intime" ma almeno "erogene", pure quando coperte da indumenti, oppure darne una lettura autonoma, valorizzando in particolare il richiamo alla natura "esplicita" del contenuto sessuale.
In tal senso, si potrebbe allora sostenere un’interpretazione volta a distinguere i materiali solamente erotici, dove il richiamo alla sessualità è più sfumato e allusivo, che potrebbero essere protetti soltanto dall’art. 167 cod. privacy, da quelli, invece, che hanno un contenuto più diretto e immediato, ritraendo il compimento di atti sessuali evidenti coinvolgenti le zone intime.
Sarebbero sessualmente espliciti, quindi, i contenuti che riprendono attività sessuali esplicite. Una ricostruzione, questa, che sembra più in linea col significato letterale e con lo speciale scopo di tutela perseguito dalla norma, oltreché con la parte più connotativa della definizione di pornografia data dall’art. 600-ter, ult. co. c.p.
Per quanto riguarda la condotta, invece, essa consiste nell’inviare, consegnare, cedere, pubblicare o diffondere quei contenuti. In sostanza, si punisce qualsiasi comportamento capace di trasmettere ad altri le immagini o i video sessualmente espliciti. A due condizioni però: che la diffusione sia avvenuta arbitrariamente, e che i materiali avessero destinazione “privata”. Si tratta di due limiti del tutto comprensibili, perché se i contenuti fossero stati realizzati per essere divulgati, non si porrebbe in radice l'esigenza di tutelare la riservatezza delle parti coinvolte.
A ben vedere, però, la rilevanza data ai soli materiali "destinati a rimanere privati", assume una sua razionalità politico-criminale soltanto se si dà per implicito che la registrazione delle immagini o video avvenga sempre a seguito di autorizzazione da parte dei soggetti ritratti. Tuttavia, essa potrebbe anche essere stata compiuta a loro insaputa da un terzo estraneo (c.d. voyeur), e in tal caso non si vede proprio perché dovrebbe assumere rilevanza il fatto che quel materiale fosse stato o meno realizzato in vista della sua successiva pubblicizzazione.
Del resto, quelle condotte violano la riservatezza sessuale due volte: nel momento della loro surrettizia realizzazione, e in quello della loro arbitraria diffusione. Si potrebbe allora ipotizzare un’interpretazione mirata a connettere il requisito della “destinazione”, piuttosto che alle “immagini o video”, a ciò che in esse viene rappresentato. Conseguentemente, se l'atto sessuale non è stato compiuto per essere registrato e pubblicizzato, poco importa se lo fosse l’immagine o il video che ne viene ricavato: i contenuti non potranno in alcun caso essere diffusi.
All'integrazione della fattispecie segue l’applicazione della reclusione da un anno a sei anni, e la multa da € 5.000,00a € 15.000,00. La sanzione, tuttavia, è destinata ad applicarsi soltanto in via residuale, ossia quando il fatto per cui è prevista non costituisca un più grave reato.
Come anticipato, al fatto-base del comma 1 si aggiunge poi la fattispecie contenuta nel comma 2, che punisce con la “stessa pena” chi riceva il contenuto “sessualmente esplicito”, e lo diffonda nuovamente in modo arbitrario e col “fine” di recare “nocumento” ai soggetti ritratti.
Nei successivi due commi si prevede l’aggravamento della pena prevista, rispettivamente, se i fatti sono commessi da una persona che intrattiene o intratteneva una “relazione affettiva” con la vittima, ovvero valendosi di strumenti informatici o telematici (co. 3), oppure in danno di persona in condizioni di “inferiorità fisica o psichica” o altresì “in stato di gravidanza” (co 4). In tali ultimi casi la sanzione è aumentata da un terzo alla metà, e la procedibilità è d’ufficio.
L’ultimo comma, infine, sancisce la procedibilità a querela, dando però un termine di sei mesi per la sua proposizione e rafforzando la posizione della persona offesa con la possibilità di revoca soltanto processuale.
A completamento della riforma, il legislatore ha esteso anche all’art. 612terc.p. la possibilità di applicare la custodia in carcere o gli arresti domiciliari nonostante l’eventualità della sospensione condizionale della pena. Inoltre, se sono in corso procedimenti civili di separazione dei coniugi o cause relative all'affidamento di minori o sulla responsabilità genitoriale, si è stabilito che il giudice penale debba trasmettere senza ritardo al suo omologo civile copia dei provvedimenti adottati.
(a cura del Dott. Michele Francia)
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