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Timestamp: 2018-05-26 21:21:09+00:00
Document Index: 177701641

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Le conseguenze in caso di sentenza emessa prima del deposito delle note conclusionali e delle repliche
Nota di commento a Cassazione, I Sez. Civile, sentenza n. 16865/2017
Avv. Paolo Accoti - L'occasione per parlare dell'argomento ci viene fornita dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 16865, pubblicata in data 7 luglio 2017 (sotto allegata).
Sentenza emessa prima delle comparse conclusionali e delle repliche: gli orientamenti giurisprudenziali
Tuttavia, la I Sezione Civile della Corte di Cassazione, da atto dei diversi orientamenti giurisprudenziali che si contrappongono in materia di sentenza emessa prima della scadenza del termine per il deposito delle comparse conclusionali e delle repliche, ai sensi dell'art. 190 Cpc, a mente del quale, le conclusionali debbono essere depositate entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla rimessione della causa al collegio e le memorie di replica entro i venti giorni successivi.
Un primo indirizzo, da ritenersi maggioritario è quello per cui <<l'omessa assicurazione alle parti del potere di depositare le comparse conclusionali ai sensi dell'art. 190 cod. proc. civ., conseguente al deposito della sentenza prima della scadenza del relativo termine, deve ritenersi in ogni caso motivo di nullità della sentenza stessa per violazione del diritto di difesa ed essendo essa inidonea al raggiungimento del suo scopo, che è quello della pronuncia della decisione anche sulla base dell'illustrazione definitiva delle difese che le parti possono fare proprio nelle conclusionali e, quindi, del loro esame. Né ai fini della deduzione di detta nullità con il mezzo di impugnazione, la parte è tenuta ad indicare se e quali argomenti non svolti nei precedenti atti difensivi avrebbe potuto svolgere ove le fosse stato consentito il deposito della conclusionale, poiché, richiedendosi l'assolvimento di tale onere, si verrebbe impropriamente ad attribuire la funzione di elemento costitutivo della nullità ad un comportamento inerente il modo in cui, mediante il rispetto del noto principio della conversione delle nullità in motivi di impugnazione della decisione (contemplato dal primo comma dell'art. 161 cod. proc. civ.), la parte può far valere la nullità stessa, ovvero al veicolo necessario per darle rilievo nel processo (Cass. 10/03/2008, n. 6293; Cass. 24/03/2010, n. 7072; Cass. 05/04/2011, n. 7760; Cass. 08/10/2015, n. 20180, Cass. 02/12/2016, n. 24636)>>.
Tale orientamento fa leva sul principio del contradditorio e sul diritto delle parti di svolgere le proprie difese con pienezza, diritto di difesa che si esplica non solo con l'atto introduttivo del giudizio, ma anche in tutte le fasi procedimentali debitamente scansionate dal codice di procedura civile.
Un secondo più rigoroso indirizzo, viceversa, ritiene che <<la sentenza la cui deliberazione risulti anteriore alla scadenza dei termini ex art. 190 cod. proc. civ., per il deposito delle conclusionali e delle memorie di replica, non è automaticamente affetta da nullità, occorrendo dimostrare la lesione concretamente subita in conseguenza della denunciata violazione processuale, indicando le argomentazioni difensive - contenute nello scritto non depositato e, quindi, non esaminato dal giudice - la cui considerazione avrebbe avuto, ragionevolmente, probabilità di determinare una decisione diversa da quella effettivamente assunta (Cass. 13/11/2003, n.17133; Cass. 23/02/2006, n. 4020; Cass. 09/04/2015, n. 7086)>>.
Tale indirizzo minoritario, fa leva su ragioni di economia processuale e sulla ragionevole durata del processo dal quale far discendere come la violazione di norme procedurali, non comporti automaticamente un effettivo pregiudizio per le parti, non tutelando <<l'astratta regolarità dell'attività giudiziaria, ma garantisce soltanto l'eliminazione del pregiudizio del diritto di difesa concretamente subito dalla parte che denuncia il vizio>>.
Cass. civ., 16865, 7.07.2017
(18/07/2017 - Avv.Paolo Accoti)