Source: http://www.studiocataldi.it/argomenti.asp?opt=dettaglio&codice=85
Timestamp: 2014-03-08 00:38:24+00:00
Document Index: 4601863

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 633', 'art. 634', 'art. 642', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Guida di procedura civile > Cap. 1 "Processo di cognizione davanti al Tribunale" > 2.4. Provvedimenti anticipatori di condannaAl fine di consentire una tutela più rapida per chi vuol far valere iìun suo diritto in giudizio, il legislatore ha voluto prevedere che in alcune ipotesi il Giudice possa adottare dei provveidmenti di condanna nel corso del giudizio anticipando così in tuto o in parte gli effetti della sentenza di condanna.
Uno di questi provvedimenti è l'ordinanza di pagamento di somme non contestate (art. 186 bis cpc)
La norma dispone che su istanza di parte "il giudice istruttore può disporre, fino al momento della precisazione delle conclusioni, il pagamento delle somme non contestate dalle parti costituite. Se l'istanza e' proposta fuori dall'udienza il giudice dispone la comparizione delle parti ed assegna il termine per la notificazione".
Si tratta di un provvedimento che costituiscce a tutti gli effetti titolo esecutivo che conserva efficacia anche nel caso in cui il processo si estingua.
Si tratta naturalmente di un'ordinanza revocabile soggetta alla disciplina di cui agli articoli 177, primo e secondo comma, e 178, primo comma. Altro provvedimento anticipatorio è l'ordinanza ingiunzione di pagamento prevista dall'art. 186 ter La norma dispone che fino al momento della precisazione delle conclusioni, quando ricorrano i presupposti di cui all'art. 633, primo comma, n. 1, e secondo comma, e di cui all'art. 634, la parte può chiedere al giudice istruttore, in ogni stato del processo, di pronunciare con ordinanza ingiunzione di pagamento o di consegna. Anche in questo caso se l'istanza e' proposta fuori dall'udienza il giudice dispone la comparizione delle parti ed assegna il termine per la notificazione.
L'ordinanza può anche essere dichiarata provvisoriamente esecutiva se ne ricorrono i presupposti previsti dall'art. 642 cpc . Ossia "Se il credito e` fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l'esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell'opposizione. L'esecuzione provvisoria puo` essere concessa anche se vi e` pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ma il giudice puo` imporre al ricorrente una cauzione". La provvisoria esecutorietà non può essere mai disposta ove la controparte abbia disconosciuto la scrittura privata prodotta contro di lei o abbia proposto querela di falso contro l'atto pubblico. Anche questa ordinanza è soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili di cui agli articoli 177 e 178, primo comma. Se il processo si estingue inoltre l'ordinanza che non ne sia già munita acquista efficacia esecutiva. Con l'ordinanza ingiuntiva è possibile iscrivere ipoteca giudiziale.
Infine il codice prevede l'ordinanza successiva alla chiusura dell'istruzione (art. 186 quater cpc)
Una volta completata la fase istruttoria (ossia dopo l'espletamento delle prove), il giudice istruttore, su istanza della parte che ha proposto domanda di condanna al pagamento di somme ovvero alla consegna o al rilascio di beni, puo` disporre con ordinanza il pagamento ovvero la consegna o il rilascio, nei limiti per cui ritiene gia` raggiunta la prova. Con l'ordinanza il giudice provvede anche sulle spese processuali. Anche questa ordinanza costituisce titolo esecutivo ma può essere revocata con la sentenza che definisce il giudizio. L'ordinanza acquista l'efficacia della sentenza impugnabile sull'oggetto dell'istanza se il processo si estingue. Allo stesso modo l'ordinanza acquista l'efficacia della sentenza impugnabile sull'oggetto dell'istanza se la parte intimata non manifesta entro trenta giorni dalla sua pronuncia in udienza o dalla comunicazione, con ricorso notificato all'altra parte e depositato in cancelleria, la volonta' che sia pronunciata la sentenza. «