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Timestamp: 2020-01-24 18:48:51+00:00
Document Index: 135774498

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 18', 'art. 378', 'sentenza ', 'art. 372', 'art. 43', 'art. 43', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 13991 del 06/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13991 del 06/06/2017
Cassazione civile, sez. lav., 06/06/2017, (ud. 02/03/2017, dep.06/06/2017), n. 13991
(OMISSIS) S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del legale
PARIOLI 63, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI FOTI,
rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLO STARVAGGI, giusta delega
VIA BOEZIO 92, presso lo studio dell’avvocato FABIO GERBINO,
rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMILIANO FABIO, giusta
avverso la sentenza n. 235/2015 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 11/03/2015 R.G.N. 269/2011;
SANLORENZO Rita, che ha concluso per inammissibilità del ricorso,
ovvero per il rigetto;
udito l’Avvocato PAOLO STARVAGGI;
udito l’Avvocato ROSSANA LANIA per delega verbale Avvocato
MASSIMILIANO FABIO.
Il Tribunale di Patti accoglieva in parte il ricorso proposto da M.C. nei confronti della (OMISSIS) s.r.l., dichiarava la nullità del licenziamento orale intimato il 6/12/2002 e condannava la società alla reintegra del dipendente nel posto di lavoro, con gli effetti risarcitori connessi alla applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 18.
Detta pronuncia veniva in parte riformata dalla Corte d’Appello di Messina che, respinto l’appello principale interposto dalla (OMISSIS) s.r.l. ed in accoglimento del ricorso incidentale, condannava la società al pagamento in via ulteriore, delle differenze retributive rivendicate dal M. in relazione al rapporto di lavoro inter partes.
La cassazione di tale decisione è domandata dalla (OMISSIS) s.r.l., con ricorso notificato il 25/9/2015 sulla base di otto motivi, poi illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c..
1.1 Con otto motivi, sotto il profilo del vizio di violazione di legge e vizio di motivazione, la società ricorrente censura la pronuncia impugnata per aver ritenuto il licenziamento intimato oralmente, benchè la circostanza che il recesso fosse stato intimato in forma scritta, costituisse un dato non oggetto di contestazione da parte del lavoratore e fosse stata reiterata per iscritto in sede di tentativo obbligatorio di conciliazione; contesta la sussistenza del requisito dimensionale coessenziale alla applicazione della tutela reale; critica la mancata ammissione del giuramento decisorio da parte del giudice del gravame, l’accoglimento dell’appello incidentale proposto dal lavoratore per la nullità del ricorso e la regolamentazione delle spese.
2. Il rilievo potenzialmente assorbente di ogni altra questione induce ad esaminare con priorità l’eccezione di inammissibilità del ricorso proposta dal M. per la carenza di legittimazione attiva del legale rappresentante della società.
Il controricorrente ha infatti dedotto che con sentenza 13/7/2015 n. 19 la CO.CI.B. s.r.l. è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Patti, producendo in giudizio, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., copia della decisione nonchè della nota in data 22/9/2015 con cui il curatore fallimentare ha comunicato l’intento della curatela di non proporre ricorso per cassazione avverso la pronuncia della Corte distrettuale intervenuta fra le parti. Ha quindi dedotto l’inammissibilità del ricorso per violazione dei dettami di cui al R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 43.
3. L’eccezione è fondata.
Com’è noto, infatti, la dichiarazione di fallimento, pur non sottraendo al fallito la titolarità dei rapporti patrimoniali compresi nel fallimento, comporta la perdita della capacità di stare in giudizio nelle relative controversie, spettando la legittimazione processuale esclusivamente al curatore; a questa regola, enunciata dal R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 43, fanno eccezione soltanto l’ipotesi in cui il fallito agisca per la tutela di diritti strettamente personali e quella in cui, pur trattandosi di rapporti patrimoniali, l’amministrazione fallimentare sia rimasta inerte, manifestando indifferenza nei confronti del giudizio (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. 1, 14/5/2012, n. 7448; Cass.14/10/1998, n.10146).
4. Ai fini del riconoscimento di tale legittimazione, avente carattere straordinario o suppletivo, non è tuttavia sufficiente che la curatela si sia astenuta da iniziative processuali, quali la proposizione della domanda o l’impugnazione di sentenze che abbiano determinato la soccombenza del fallito, occorrendo invece che essa si sia totalmente disinteressata della vicenda processuale, rimettendone esplicitamente o implicitamente la gestione al fallito, con la conseguenza che la legittimazione di quest’ultimo dev’essere esclusa ove l’inerzia degli organi fallimentari costituisca invece il risultato di una valutazione negativa in ordine alla convenienza della controversia (cfr. Cass. 22/7/2005, n.15369; Cass. 20/3/2012, n. 4448; Cass. 25/10/2015 n.24159, Cass.6/7/2016 n. 13814).
Da ultimo va rimarcato che, come pure affermato da questa Corte, l’esigenza di evitare che le determinazioni personali del fallito si sovrappongano alle deliberazioni di competenza dell’amministrazione fallimentare è destinata a ripercuotersi anche sul regime processuale del difetto di legittimazione, il quale è rilevabile anche d’ufficio in presenza della predetta valutazione, mentre ordinariamente può essere eccepito soltanto dal curatore, configurandosi come una limitazione della capacità che, in quanto prevista a tutela della massa dei creditori, ha carattere relativo (cfr. Cass., Sez. Un., 24/12/2009, n. 27346; Cass., 9/3/2011 n. 5571).
5. Applicando i menzionati principi alla fattispecie qui scrutinata, deve ritenersi che il ricorso sia inammissibile per difetto di capacità processuale del ricorrente.
Risulta infatti che la curatela fallimentare abbia serbato un comportamento non definibile in termini di mera indifferenza, assimilabile ad un atteggiamento neutrale o inerte nei sensi congruamente descritti dalla giurisprudenza innanzi richiamata, avendo manifestato, con la missiva in data 22/9/2015 inviata al legale rappresentante della società B.T. ed al suo difensore, l’intento di non interporre ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Messina, all’esito di una valutazione negativa circa la convenienza della impugnazione.
6. Per il principio della soccombenza, lè spese del presente giudizio si pongono a carico della ricorrente nella misura in dispositivo liquidata da distrarsi in favore dell’avv. Massimiliano Fabio.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali oltre spese generali al 15% ed accessori di legge da distrarsi in favore dell’avv. Massimiliano Fabio.