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Timestamp: 2020-05-29 15:08:34+00:00
Document Index: 165667403

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 156', 'art. 360', 'art. 156', 'art. 337', 'art. 380']

Sentenza Cassazione Civile n. 24821 del 05/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24821 del 05/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 05/12/2016, (ud. 05/07/2016, dep. 05/12/2016), n.24821
V.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
VITALI giusta delega in calce al ricorso;
C.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GOLAMETTO 4,
difesa dall’avvocato FRANCESCO CANESTRARI giusta Procura in calce al
avverso il provvedimento n. 247/014 V.G. della CORTE D’APPELLO di
ANCONA del 24/09/2014, depositato il 22/10/2014;
05/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANDRIA SCALDAFERRI;
udito l’Avvocato Vitali Marco difensore del ricorrente che si riporta
udito l’Avvocato Francesco Canestrari difensore della
1. E’ stata depositata in cancelleria, e regolarmente depositata, la seguente relazione: “Il consigliere relatore, letti gli atti depositati, rilevato che V.M. ha proposto ricorso per cassazione avverso R.G.N. 10952/20: il provvedimento depositato in data 22 ottobre 2014 con cui la Corte d’Appello di Ancona-Sezione Minori ha parzialmente accolto il reclamo da lui proposto avverso l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni delle Marche, prevedendo un ulteriore pomeriggio di permanenza del minore presso il padre, nonchè riducendo da Euro 800,00 a Euro 700,00 mensili il contributo a carico del ricorrente per il mantenimento del figlio;
che C.M., madre del minore, resiste con controricorso; considerato che con il primo motivo il ricorrente si duole, sotto il profilo del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, sia della motivazione apparente in cui sarebbe incorsa la corte distrettuale nel determinare l’assegno di mantenimento (che egli aveva chiesto fosse ridotto a Euro 250,00) senza fare riferimento ad alcun ulteriore elemento di fatto diverso dalla circostanza che la C., avendo lasciato la casa familiare al V., debba sostenere spese di abitazione, sia dell’omesso esame di un fatto discusso e decisivo quale l’indebitamento caratterizzante la situazione economica di esso ricorrente;
che con il secondo motivo il ricorrente si duole della falsa applicazione degli artt. 155 e 156 c.c. in quanto il giudice di merito avrebbe implicitamente applicato l’art. 156 c.c. al caso di specie, giacchè avrebbe integrato il mantenimento determinato per il minore con una quota delle spese che la madre deve sostenere per la propria abitazione, così erroneamente estendendo la normativa sulla separazione dei coniugi alla coppia di fatto;
ritenuto che il primo motivo di ricorso appare infondato sotto entrambi i profili evidenziati atteso che, da una parte, la motivazione apparente è – equiparabile ad una mancanza di motivazione (cfr. S.U. n. 8043/14), laddove la corte distrettuale appare invece aver espresso puntuale motivazione (la cui eventuale insufficienza, della quale in sostanza si duole il ricorrente, non rileva più quale vizio denunciabile ex art. 360 c.p.c., n. 5) in ordine agli elementi utilizzati nella valutazione comparativa delle rispettive risorse economiche dei genitori; dall’altra il denunciato vizio di omesso esame non pare sussistere in quanto la Corte d’Appello, nel fondare il proprio convincimento circa la non corrispondenza della situazione reddituale del V. a quanto esposto nella dichiarazione dei redditi, ha preso esplicitamente in considerazione la situazione di indebitamento da lui documentata;
che il secondo motivo di ricorso appare infondato in quanto il giudice di merito non pare aver applicato nella specie il disposto dell’art. 156 c.c. laddove, nel determinare l’assegno periodico a norma dell’art. 337-ter c.c., ha considerato, ai fini della verifica – prescritta dal comma 4, n. 4 tale articolo – in ordine alle risorse economiche di entrambi i genitori, anche il debito gravante sulla C. per disporre di una abitazione, peraltro non solo per sè ma anche per il figlio minore;
che il ricorso possa essere trattato in camera di consiglio a norma dell’art. 380-bis c.p.c. per ivi, qualora il collegio condivida i rilievi che precedono, essere rigettato”.
2. All’esito della odierna adunanza camerale, il Collegio, esaminate le difese delle parti, letta la memoria del ricorrente, condivide integralmente i rilievi svolti nella relazione. Avverso i quali il ricorrente reitera, nella memoria, le proprie considerazioni su quanto esposto dal giudice di merito a giustificazione della decisione sul punto controverso, considerazioni che – avendo il giudice nel provvedimento espressamente fatto riferimento, tra gli elementi oggetto di valutazione, ai debiti mensilmente da onorare “per rata mutuo e per restituzione prestiti” – non risultano idonee a giustificare la prospettata doglianza di omessa o meramente apparente motivazione su fatti controversi e decisivi.