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Timestamp: 2017-06-26 17:26:47+00:00
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Matched Legal Cases: ['arte 1', 'arte 2', 'arte 3', 'arte 4', 'de lege lata', 'de lege ferenda', 'sentenza ']

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Documenti ufficialiSentenza Tagliavia - IntroSentenza Tagliavia - Parte 1Sentenza Tagliavia - Parte 2Sentenza Tagliavia - Parte 3Sentenza Tagliavia - Parte 4Sentenza Tagliavia - IndiceAtti del convegno del 26-27/05/2003Depos.Brusca: 13 gennaio 1998Depos.Brusca: 14 gennaio 1998Depos.Brusca: 15 gennaio 1998Depos.Brusca: 19 gennaio 1998Depos.Brusca: 23 gennaio 1998Depos.Brusca: 17 settembre 1999Depos.Brusca: 18 settembre 1999Tutti i verbali del 1°dibattimentoTutti i verbali del 2°dibattimentoLa requisitoria del P.M. (Chelazzi e Nicolosi) al processo (25/3-06/04/2008)Legge REGIONE TOSCANA N. 40/2006 - Interventi a favore delle vittime del terrorismo e della criminalitàorganizzata.(3.3 Mb)L'audizione del P.M. Chelazzi alla Commissione AntimafiaMotivazione Sentenza di Cassazione del 6/5/2002 (3.3 Mb)Sentenza della prima Corte di assise di appello di Firenze del 13/2/2001 contro BagarellaMotivazione (5.783 KB)Sentenza Corte di assise di Firenze, Sez I del 21/1/2000 contro Graviano (620 KB) Il proiettile di BoboliSentenza Corte di assise I° grado Firenze del 6/6/1998 Intestazione e dispositivo del 06/06/98 [77 Kb]L'udienza del 7 giugno 1997
Versione stampabile PRESIDENTE:	Buonasera. Chiamiamo i presenti.
Graviano Giuseppe: è attivato il collegamento audiovisivo con la Casa circondariale di Tolmezzo?
SOVRINT. Mango:	Sì.
PRESIDENTE:	Sì, sì. Qui la sento.
SOVRINT. Mango:	É presente Graviano Giuseppe.
PRESIDENTE:	Sì. Mi dà atto della sua qualità? Lei è un ufficiale di Polizia Giudiziaria, ed è esattamente?
SOVRINT. Mango:	Sì. Sovrintendente Mango Vincenzo.
PRESIDENTE:	Dell'identità del detenuto. Prego.
PRESIDENTE:	Bene. É presente nell'aula del...
SOVRINT. Mango:	Sì, sì. É presente nell'aula di Tolmezzo.
PRESIDENTE:	Ecco, ora mi deve dare atto delle modalità del collegamento. Cioè che è assicurato all'imputato l'esercizio dei diritti e delle facoltà a lui spettanti ai sensi dell'articolo 146 del visto delle disposizioni di attuazione del Codice. Prego, è assicurato l'esercizio?
SOVRINT. Mango:	Sì. Do atto che non sono posti impedimenti o limitazioni dell'esercizio dei diritti e della facoltà spettanti all'imputato; che è attivo il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo ove si trova l'imputato con modalità che assicurano la contestuale, effettiva, reciproca visibilità della persona nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto viene detto.
Do atto inoltre che è garantita la possibilità per l'imputato di consultare con il proprio difensore.
PRESIDENTE:	É presente in aula il difensore, avvocato Giangualberto Pepi.
PRESIDENTE:	Buonasera. Anche in sostituzione dell'avvocato Salvo, non è presente.
Riina Salvatore: è detenuto nella Casa circondariale di Ascoli Piceno. É attivato il collegamento audiovisivo? Prego.
PRESIDENTE:	La sua qualità, per cortesia.
PRESIDENTE:	Ecco, nel caso che non sia già autorizzato, è autorizzato a svolgere i compiti di assistenza nella udienza ai sensi dell'articolo 146, viste le disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale. Prego, prosegua pure.
PRESIDENTE:	Sì, che è presente il detenuto nella saletta.
ASSIST. Marcusano:	Sì, l'imputato Riina Salvatore è presente in aula, nato il 16/11/1930, Corleone, provincia di Palermo.
Do atto che non sono posti impedimenti, o limitazioni, all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato.
Che è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato, con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto.
Do atto inoltre che è garantita la possibilità per l'imputato di consultarsi riservatamente con il difensore per mezzo di collegamento telefonico. Grazie.
PRESIDENTE:	Grazie. É presente in aula il difensore dell'imputato, avvocato Luca Cianferoni.
AVV. Cianferoni:	Sì. Buonasera, Presidente.
AVV. Cianferoni:	Mario Grillo del Foro di Palermo, sì.
PRESIDENTE:	Bizzoni Alfredo: è assente, libero assente. Difensore, avvocato Lauro, o avvocato Negretti.
AVVOCATO Batacchi:	Sì, Presidente.
PRESIDENTE:	Monticciolo Giuseppe: non è presente, è così? É rinunziante a comparire, come da dichiarazione resa il 14 settembre 1999 nella Casa circondariale di Pistoia, ove è detenuto. Difensore, avvocato Fernando Catanzaro.
PRESIDENTE:	Non è presente, sostituito dall'avvocato Batacchi.
AVVOCATO Ammannato:	É presente avvocato Ammannato Comune Firenze, Regione e altre parti civili.
AVV. Cianferoni:	L'avvocato Cianferoni consente. Rappresento per altro alla Corte che avrei necessità di conferire con il signor Riina.
AVV. Cianferoni:	Eh, io ho fatto già richiesta.
AVV. Cianferoni:	Sì, sì Presidente.
PRESIDENTE:	Sì, sì. Non appena... quando ritiene, avvocato, è suo diritto. Prego, avvocato.
AVVOCATO Pepi:	Sì, sì, consenso.
AVVOCATO Batacchi:	Sì, presta il consenso.
PRESIDENTE:	...con l'utilizzazione delle cautele che già abbiamo utilizzato?
PUBBLICO MINISTERO:	Noi abbiamo chiesto l'utilizzo delle cautele per le stesse ragioni per le quali la Corte di Assise di Firenze ha ritenuto di procedere anche con lo stesso sistema nei confronti di altre persone che sono venute a deporre in aula. Quindi... Ricordo, per esempio, il caso di Avola, perché ancora, salvo che Brusca non mi dia indicazioni in senso contrario, Brusca non è ancora persona sottoposta a programma di protezione; è però persona che si trova sottoposta a misure particolari di protezione anche infra carcerarie.
Ecco, ovviamente misure di protezione sono, come dire, state già adottate nei confronti dei suoi familiari. Quindi mi pare che la ragione della cautela sussista, a meno che la Corte non ritenga di disporre diversamente. A meno che... non lo so se è un diritto, per così dire, disponibile, se lo stesso Brusca non intenda, come dire, dialogare, ecco, con le parti, con il Pubblico Ministero poi anche con i difensori, senza la cautela del paravento, ecco.
PRESIDENTE:	Ora sentiamo lui, innanzitutto, circa il fatto delle misure di protezione a cui è eventualmente sottoposto.
Quindi è presente in aula, lei è...
PRESIDENTE:	Ecco, lei è detenuto.
EX 210 Brusca G.:	Sì.
PRESIDENTE:	Ecco, è sottoposto a misure di protezione...
EX 210 Brusca G.:	No, non sono tenuto a nessuna misura di protezione, non ho programma di protezione, ma non mi interessa se ce l'avevo, o meno. Io fino ad ora, ho sempre... ho evitato i paraventi. Però l'unico problema che io ho e che le espongo, poi decida lei, non ci sono problemi, è che ogni volta chiedo di togliere il paravento e spegnere le telecamere se ce ne fossero in... qui presenti.
EX 210 Brusca G.:	No, no, il punto è, per completarlo, era che purtroppo si dice sempre che li spengono, poi alla fine non li spengono mai. Cioè, mi ritrovo sempre puntualmente in televisione. Cioè, se il Presidente dice che c'è la massima garanzia lo possiamo togliere subito senza nessun problema.
PRESIDENTE:	Io, per quanto mi riguarda, non ho motivo di pensare che la disposizione che eventualmente darò, insomma, non venga osservata.
PRESIDENTE:	Però chiariamo un po' meglio la questione del... Perché, appunto, il Pubblico Ministero accennava alla disponibilità, o meno... Cioè, si pone il problema se sia una misura disponibile, o meno, insomma, da parte dell'imputato. Ecco ci spiega...
EX 210 Brusca G.:	No, io so che c'è stata la richiesta da parte delle Procure da cui dipendo, la richiesta di ammissione del programma di protezione. A che punto è arrivato il...
EX 210 Brusca G.:	Sì, so che il progetto è a buon punto, però non so a quale stato è arrivato, questo non glielo so dire. Cioè, non ho notizie, anche perché non l'ho richiesta.
EX 210 Brusca G.:	Adottate, nel senso che io gli posso dire, da parte delle Procure c'è questa richiesta; da parte della DDA, a quanto pare, c'è stato pure parere positivo. Cioè, a quanto pare c'è un parere positivo unanime dalle notizie che io... Sarà stato per motivi delle vacanze estive, sarà...
PRESIDENTE:	Sì, a parte questo...
PRESIDENTE:	Ecco, in che senso? Se ce lo può precisare.
EX 210 Brusca G.:	Sono, sia per mia scelta, e per motivi di cautela per la mia salute, cioè per il mio stato fisico della persona, sono ancora custodito 24 ore su 24 ore, controllato a vista per la mia incolumità, non per problemi... Diciamo, perla mia incolumità e per...
PRESIDENTE:	A tutela della sua incolumità.
EX 210 Brusca G.:	Io potrei andare assieme ad altri e non ci voglio andare, cioè, io voglio stare da solo, non voglio avere contatti con... per carità di Dio, cioè, è una mia scelta, non voglio stare in contatto con nessuno. E io, fino ad ora, nei vari processi dove sono andato ho sempre tolto questo fatto.
Quando ho deposto nel primo processo, l'ho sempre tolto. Però poi mi ritrovo puntualmente ripreso e trasmesso in telecamera. Poi non ho problemi, signor Presidente, decida lei.
D'altra parte, lo stesso Brusca, all'altro processo che è stato fatto, è stato sentito senza paravento. Non è nel programma di protezione, quindi io ritengo che possa essere tranquillamente esaminato senza il paravento.
AVV. Cianferoni:	Avvocato Cianferoni. Si associa alle deduzioni dell'avvocato Pepi. Fa presente che nel processo 12/96 il signor Brusca è stato sentito in difetto di paravento. E, come nulla rilevi, il progetto del quale ci ha parlato il signor Brusca.
Credo che la Corte debba statuire de lege lata e non de lege ferenda. Nulla interessano i progetti, interessano i fatti. Non mi pare che esistano fatti per i quali Brusca abbia da lamentare difetti di tutela, o rischi per la sua incolumità.
PUBBLICO MINISTERO:	Siccome è presente in aula anche il difensore di Brusca...
AVVOCATO Nisticò:	Sì, Presidente. Sono...
AVVOCATO Nisticò:	Scusi, Presidente...
AVVOCATO Nisticò:	Sono l'avvocato Silvio Nisticò del Foro di...
AVVOCATO Nisticò:	Silvio Nisticò del Foro di Roma.
AVVOCATO Nisticò:	L'unica cosa per dire, visto che anche Brusca ha detto che per lui va benissimo che venga esaminato così, senza paravento, si può ovviare girando la telecamera. Semplicemente questo.
AVVOCATO Nisticò:	Grazie. Credo che sia anche d'accordo il signor Brusca.
EX 210 Brusca G.:	Sì, sì, sono d'accordissimo. Per me è meglio, cioè, mi dà fastidio parlando così.
E nell'altro processo sono stato io a volerlo tolto, non è che c'è stato... L'importante avere la sicurezza che la telecamera non mi riprenda.
AVVOCATO Nisticò:	Be', basta... Già così la telecamera, per me, per il signor Brusca, va benissimo, Presidente.
Ritenuto che emerge da quanto rappresentato nei preliminari dell'esame che l'imputato Brusca Giovanni è sottoposto a misure di protezione seppure di carattere provvisorio, di talché risulta realizzato il presupposto delle cautele considerate nel Comma I dell'articolo citato;
Ritenuto che d'altra parte non appare assumere rilevanza nella materia la manifestazione di volontà dell'interessato, trattandosi di normativa ispirata alla tutela di esigenze di carattere pubblico;
Io ho provato, nella pausa dovuta al ritirarsi della Corte in Camera di Consiglio, a contattare il signor Riina, ma non è stato possibile. Quindi io chiedo un differimento, sia pur brevissimo, onde poter parlare con il signor Riina.
PRESIDENTE:	Quindi, diamo... Non le è riuscito di mettersi in contatto?
AVV. Cianferoni:	No, perché cade la linea continuamente. Ora ora si vede che non c'è neppure l'addetto.
PRESIDENTE:	Diamo atto a verbale di questo inconveniente e dell'ora in cui si è verificato.
Da quanto tempo è che non riesce a mettersi in contatto?
AVV. Cianferoni:	Mah, la cancelliera può essere ancora più precisa di me; comunque io, appena la Corte si è ritirata, ho chiesto di poter conferire. E, a questo minuto, non è stato possibile.
PRESIDENTE:	E lì ad Ascoli Piceno, cosa dicono?
PRESIDENTE:	Non si sente più. Ah, va bene. Allora sospendiamo per 10 minuti, sperando che si possa in questo tempo... Vi voglio mettere al corrente, perché non sembri... sennò non si capisce, il Presidente dice queste cose smozzicate, a cosa si riferisce.
Si è verificato un inconveniente con Reggio Calabria che sembra ora si sia risolto definitivamente. Nel senso che ci avevano chiesto da prima di poter rinunciare all'udienza di oggi per consentire, nel processo a Reggio Calabria, di effettuare una rogatoria negli Stati Uniti; poi, sulla nostra opposizione, si era previsto che potesse aver luogo un collegamento soltanto dalle 16 in poi, per mezzora da Reggio Calabria. Oggi abbiamo avuto la sorpresa che, quando dovevamo iniziare noi l'udienza, abbiamo trovato il collegamento già in atto con Reggio Calabria e questo ha determinato anche il ritardo del nostro inizio. E poi, una volta avuto il collegamento noi, ci avevano fatto sapere che rivolevano la linea a Reggio Calabria per un'altra mezzora. Ora sembra che il problema sia definitivamente risolto.
AVV. Cianferoni:	Presidente, io rimango in attesa che i tecnici mi dicano quando è possibile parlare.
PRESIDENTE:	Sì, sì.
PRESIDENTE:	Possiamo riprendere. Ci sono presenti tutte le persone già comparse, sono attivati i collegamenti audiovisivi. E l'avvocato ha potuto parlare?
AVV. Cianferoni:	Sì, ho potuto conferire. Grazie.
Prego, devo completare i preliminari dell'esame. Lei ha già declinato le sue generalità; avevo dato atto della presenza del suo difensore. Devo avvertirla che lei viene esaminato ai sensi dell'articolo 210 del Codice di procedura penale quale imputato per reato connesso e che, in tale qualità, ha facoltà di non rispondere...
PUBBLICO MINISTERO:	Senta, Brusca, lei per appunto in quest'aula viene esaminato, come ha sentito, come imputato di procedimento connesso. E lei ricorderà che è stato esaminato in quest'aula per più udienze nel processo, diciamo, principale, nel processo relativo alle stragi in cui lei stesso era, figurava fra gli imputati.
Ora glielo rappresento perché il nostro scambiarci, per così dire, domande e risposte, sia il più chiaro possibile. Mentre lei era in attesa di essere introdotto in aula, i signori difensori hanno dato il loro consenso affinché vengano utilizzati i verbali delle sue dichiarazioni rese in quest'aula nel processo precedente. Quindi io, ecco, ho fatto questa premessa, per farle presente che, su certi temi, io darò per scontate alcune sue affermazioni.
E punto secondo per chiederle innanzitutto, così, in linea di massima, se lei ha presente quelle dichiarazioni rese per l'appunto in dibattimento nel processo che la vedeva imputato; e se, in linea di massima, conferma quelle dichiarazioni.
EX 210 Brusca G.:	Sì, io ci ho tutto presente, confermo in pieno quanto ho già dichiarato in quel procedimento. Prego, sono qua a rispondere alle sue domande.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, Brusca, siccome per l'appunto, come lei potrà anche vedere, si trova davanti anche a Giudici ovviamente diversi, io le chiederei senz'altro di dare ai Giudici di questa Corte di Assise delle informazioni che riguardano specificamente la sua persone. E cioè, se fa una sua, la definirei una scheda, che riguarda per l'appunto le sue vicende all'interno di Cosa Nostra e le sue vicende giudiziarie.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi, tanto per essere sintetici: quando è stato affiliato, se ha avuto degli arresti, fino a quello che lo hanno condotto ad essere attualmente ad essere detenuto.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Io sono stato combinato ufficialmente in Cosa Nostra nel 1975-'76. Sono stato soldato semplice nell'organigramma di Cosa Nostra fino alla fine '89, '88-'89, comunque mese più, mese meno, 1989. Da quel momento in poi ho avuto la carica di reggente cioè sostituto di capomandamento cioè quale Brusca Bernardo, mio padre, e in sostituzione precedentemente di Di Maggio Baldassare fino questo mio ruolo, fino al 20 maggio '96, fino a che sono stato tratto in arresto.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi, aveva subìto questi due precedenti arresti?
EX 210 Brusca G.:	Ma, prima per sempre relativo a fatti mafiosi per una chiamata di un testimone che mi aveva, dice che mi aveva visto dare fuoco a un camioncino. Cosa che è stata poi puntualmente smentita.
Il 29 settembre '84 per dichiarazione di Tommaso Buscetta cioè il cosiddetto Maxiprocesso-1 dove sono stato condannato in II Grado, cioè nella Corte di Appello a sei anni e quattro mesi, che in I Grado era stato arrestato.
Poi sono stato definitivo il 31 gennaio '92, da quel momento in poi io sono stato latitante. Latitante fino, cioè dal 31 gennaio '92 fino al 20 maggio '96, finché mi hanno... cioè sono stato arrestato.
Ho avuto un periodo di sorveglianza speciale di tre anni, ho avuto un allontanamento dalla Sicilia per circa dieci mesi, sono andato a finire a Linosa. Per quanto riguarda i reati sono accusato di associazione mafiosa, già condannato in Maxiprocesso. Poi sono stato accusato di stragi, omicidi, traffico di droga.
Procedimenti in corso ce ne ho tanti, mi riferisco al processo Borsellino, processo Capaci, questo processo e poi omicidi e tutta una serie di fatti. E il caso del piccolo Di Matteo, quello più drammatico e emblematico.
PUBBLICO MINISTERO:	Bene, Brusca. Le ho fatto fare, diciamo, questa premessa; se per favore può specificare anche, dato che lei ha fatto riferimento a un'entità territoriale, a quale mandamento, qual era ecco il suo mandamento di riferimento.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Dunque, il paese di Monreale, Altofonte, Camporeale - dall'86 in poi -, San Cipirello, Santa Cristina - anche se non c'era nessuno però faceva parte del territorio - e Piana degli Albanesi e San Giuseppe Jato.
PUBBLICO MINISTERO:	Perfetto. Senta Brusca, tanto per completare questa sua presentazione. Lei, l'ultimo arresto lo ha subìto per l'appunto il 20 maggio del '96.
Ecco, quand'è che ha iniziato a rendere dichiarazioni e quindi a collaborare con l'Autorità Giudiziaria?
EX 210 Brusca G.:	Primo mio contatto fu tramite... cioè con la Polizia di Stato, cioè con la Squadra Mobile di Palermo con i colloqui investigativi. Con i magistrati, credo che dovremmo essere il 9 o 10 agosto del '96.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Le spiego subito: quando io cominciai a collaborare cioè che volevo, che avevo espresso il desiderio di collaborare, con tacito accordo, con i poliziotti della Squadra Mobile per fine di catturare i latitanti ho tenuto, fra virgolette, questa latita... cioè questa collaborazione nascosta per circa due mesi. Dopodiché, quando non è stato più possibile, abbiamo interrotto e subito cominciai con rendere dichiarazioni davanti alle Autorità competenti che sarebbe Firenze, Caltanissetta e Palermo.
PUBBLICO MINISTERO:	Benissimo. Senta Brusca, lei era imputato dei fatti e attualmente imputato dei fatti di strage che si sono verificati nel nostro Paese negli anni '93-'94, a partire dal primo di questi fatti che è, per l'appunto, l'attentato del 14 maggio '93 ai danni del giornalista Maurizio Costanzo.
Io ora le faccio, le formulo questa domanda in maniera diretta. Lei, le cui coordinate all'interno di Cosa Nostra ha appena dato, è in grado di riferire a questi Giudici se e in che termini Cosa Nostra abbia, per così dire, avuto di mira in certi periodi storici, in un certo periodo storico, il giornalista Maurizio Costanzo diciamo tra i suoi obiettivi, chiamiamoli così?
EX 210 Brusca G.:	Quindi le mie conoscenze sul dottor Costanzo sarebbero che gli addetti ai lavori, cioè chi è inserito in Cosa Nostra, chi ascoltava questa trasmissione, vedendo questo tipo di trasmissione, si lamentava, non gradiva il suo tipo di attacco verso la mafia. Bene o male, chi più e chi meno si lamentava.
Quello che io ho esternato di più fu in una trasmissione, in una trasmissione televisiva dove il dottor Costanzo esternava contro i mafiosi e in particolar modo contro i malati e credo abbia fatto il nome di Franco Madonia, Francesco Madonia, sarebbe il capomandamento della famiglia di Resuttana. Le parole che mi ricordo io, almeno se non mi sbaglio, fu, si parlava di malattia, questo signore era, diceva di avere un cancro e le parole che io, se non ricordo male abbia detto 'se non ce l'ha, che ci venga'.
Al ché di questo fatto io, incontrandomi con Salvatore Riina, dico 'sarebbe opportuno dargli una lezione', cioè proprio far, prendere provvedimenti nei confronti di questo signore.
Al ché gli spiego il motivo, gli spiego tutto, lui a un dato punto, in maniera molto riassuntiva mi dice 'non ci sono problemi, già ci sto pensando'. Nel senso che vuol dire anche lui aveva dei risentimenti, non so se uguali o diversi, ma aveva già dei risentimenti, cioè stava provvedendo per dare una lezione al dottor Costanzo. Cioè, una lezione intendo dire cioè che bisognava eliminarlo.
EX 210 Brusca G.:	Dobbiamo essere, guardi, fine '90-inizio '91, suppergiù a questa data. Io ancora non ero latitante, quindi metà '91-fine '90-inizio '91, suppergiù a questa data.
EX 210 Brusca G.:	Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO:	Seconda precisazione. Siccome lei ha fatto più volte riferimento 'lui, lui m'ha detto'... "Lui" s'intende dire Riina?
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, che lui - "lui", quindi, Riina - ci stava pensando.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Alle mie esternazioni, nel senso che vuol dire 'vediamo cosa possiamo fare, dice, ci stiamo pensando o c'è chi ci sta pensando'.
Quindi non ha chiesto il mio aiuto in quanto lui già ci stava pensando o c'era chi ci stava pensando.
EX 210 Brusca G.:	Sì, poi ho avuto conferma a quanto ho detto saltando per un periodo e arrivando al '95, fine '95 incontrandomi con Messina Matteo Denaro. Lui mi dice che... Vorrei fermarmi e fare un passo indietro.
Cioè, in una delle circostanze in cui ci vediamo, mi dice a un dato punto che c'erano i cosiddetti roma... cioè siciliani, uomini d'onore che lavoravano su Roma. Quindi c'era un gruppo di persone appartenenti a Cosa Nostra che stava su Roma. Io non sapevo chi era, però potevo intuire.
A questi due fatti, incontrandomi nel '95 con Messina Matteo Denaro, mi dice che a un dato punto Salvatore Riina... cioè, mi dice perché parliamo delle stragi, parliamo un po' di quello che lui stava facendo assieme ad altri al Nord. E parlando della strage di Capaci che avviene il 23 maggio '96 però già...
Però già organizzata molto tempo prima, cioè era stata realizzata il 23 maggio però dei preparativi già se ne parlava a marzo-aprile già se ne parlava. E quindi si è messo in atto il progetto.
Il Messina Matteo Denaro mi dice che a un dato punto Salvatore Riina lo bloccò in... lo bloccò, che loro stavano attuando il progetto cioè di eliminare il dottor Costanzo a Roma per dare la precedenza a me, cioè a me, a quelli che stavano lavorando su Capaci affinché non avevo nessun ostacolo strada facendo. Anche se l'attentato cioè, sarebbe avvenuto a Roma però in qualche modo avrebbe attirato i riflettori su Cosa Nostra o chicchessia. Quindi Messina Matteo Denaro mi ha detto che gli ha dato lo stop affinché succedesse.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi, da questa confidenza di Matteo Messina Denaro che lei riceve nel '95, lei apprende che quell'affermazione di Riina 'ci stiamo pensando', era già, per così dire, passata in una fase esecutiva...
EX 210 Brusca G.:	Sì, avevano studiato le abitudini, avevano studiato un po' il progetto, come suol dire, mettere a punto per poi portarlo a termine. Ed era Messina Matteo Denaro assieme ad altri.
EX 210 Brusca G.:	Mah, un altro era il Giuseppe Graviano, un altro Gaspare Spatuzza, un altro Vincenzo Sinacori. Tutti per varie circostanze, cioè confidenze che mi davano quindi mi rappresentavano la loro partecipazione nei vari fatti, attentati. Cioè, sia nei confronti di Costanzo e poi tutti quelli che sono avvenuti al Nord Italia.
E poi quando, dopo avere fatto un certo chiarimento con Leoluca Bagarella, io do dei detonatori al Bagarella e quindi vedo il Giuseppe Graviano, vedo altri personaggi. Però le confidenze in cui io ricevo e quindi prendo conferma, sono le persone che ho menzionato poco fa.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, ora poi ci tornerò fra un attimo su questo discorso.
EX 210 Brusca G.:	No. Io sapevo che loro avevano un... sapevo che erano a Roma, però non so con chi si appoggiavano. Sempre nel '95, quando io ho avuto la possibilità con Messina Matteo Denaro, mi raccontò che lui c'aveva degli amici su Roma e che si stavano facendo la galera, che lui l'aveva in qualche modo rovinati. Invece, poi costui cominciò a collaborare. Io mi riferisco allo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO:	Ho capito. Cioè, le fece anche il nome di questa persona?
EX 210 Brusca G.:	Lui e il figlio si stavano facendo il carcere, dice 'stanno collaborando, erano amici miei, li ho andati a rovinare'. Però poi, ho saputo invece che stavano collaborando.
Senta Brusca, lei ha fatto riferimento a questo... non so come definirlo sinteticamente, a questo parallelismo. Lei dice che poi apprenderà successivamente da Matteo che, mentre c'era in preparazione un certo attentato a Roma ai danni del dottor Costanzo, c'era stato poi lo stop determinato dalla necessità - chiamiamola così - di procedere alla eliminazione del dottor Falcone e quindi alla strage di Capaci.
EX 210 Brusca G.:	Io avevo partecipato a una riunione con Salvatore Riina nel mettere in atto la strage contro il dottor Giovanni Falcone, dottor Renato La Barbera, il dottor... il politico Virzini, Mannini, mi è stato menzionato il nome del dottor Borsellino. Questa riunione è avvenuta diciamo a metà febbraio, non più di tanto... cioè fine di febbraio, metà febbraio ma comunque intorno al 20 febbraio.
EX 210 Brusca G.:	Chiedo scusa cioè, per me era scontato.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Nella casa di Girolamo Guddo, non uomo d'onore dietro Villa Serena.
EX 210 Brusca G.:	Io, Salvatore Riina, Biondino Salvatore - per capirci l'autista, cioè l'autista, quello che è stato arrestato io assieme a lui il giorno del suo arresto - Cangemi Salvatore e Raffaele Ganci.
EX 210 Brusca G.:	No. In questo incontro no, poi successivamente sì.
EX 210 Brusca G.:	No, io Sinacori lo incontrai nella casa di Vito Priolo più di una volta, il cugino di Cangemi Salvatore. In questa casa, no, non l'ho incontrato.
Ma in altre circostanze l'ho incontrato sempre in quel periodo, ho incontrato il Sinacori sia lui, a mastro ciccio cioè Francesco Messina detto "mastro ciccio" di Mazara del Vallo. Però nella casa di Vito Priolo.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco Brusca, io non so se è una precisazione che lei apporta adesso ovvero se c'è qualcosa da chiarire. Quando lei per l'appunto venne esaminato nelle precedenti udienze, nel processo in cui lei era imputato, a proposito proprio specificamente di una riunione, per l'appunto questa a cui lei ha fatto riferimento; lei fece un cenno al fatto che vi eravate quasi scambiati con Sinacori nel senso che lei era andato a parlare con Riina e Riina le aveva dato, per così dire, l'incarico della strage di Capaci. E lei affermò che non sapeva da che cosa era determinata la presenza in questa casa di Sinacori.
Ho bisogno di capire se c'è qualcosa da precisare al riguardo o se è impreciso il suo ricordo di oggi, ecco.
EX 210 Brusca G.:	No, no. Io confermo quanto ho già detto. Forse, siccome il periodo è sempre uguale... non credo mai di avere detto cioè se l'ho detto in maniera involontaria. Cioè l'incontro, la presenza di Sinacori non sapevo lui perché era... fu a casa di Priolo Salvatore. Che siamo sempre nelle vicinanze sia come periodo, come luogo. Non credo, guardi, sarà stato un lapsus... In quella casa io non ho visto Sinacori. In quella occasione, circostanza non vedo Sinacori...
EX 210 Brusca G.:	Cangemi Salvatore, sì.
PUBBLICO MINISTERO:	Ah, ecco. Allora, perché ho sotto gli occhi le sue dichiarazioni precedenti, il verbale dibattimentale del primo giorno dell'udienza in cui venne sentito Brusca, quindi il 13 gennaio. E, effettivamente, lei disse, sostanzialmente la stessa cosa, dice: "Sì"... Glielo leggo testualmente, Brusca "non a casa"...
Dice: "Sì, ma non a casa di Guddo bensì in un altro posto, nella casa del cugino di Cangemi Salvatore che in questo momento non mi ricordo. Comunque, è arrestato per favoreggiamento in quanto avendo messo la casa a disposizione un macellaio, un cugino di Cangemi Salvatore".
EX 210 Brusca G.:	Cioè, confermo tutto più le dico che oggi il nome è Vito Priolo.
PUBBLICO MINISTERO:	Bene. Possiamo precisare allora... Lei ha fatto riferimento in relazione a questo incarico, definiamolo così, che le venne dato da Brusca...
Ecco, vuol spiegare a questa Corte qual era in questo periodo storico, per così dire, la linea di condotta, la strategia - dica il nome che più le sembra pertinente - che era adottata da Riina?
EX 210 Brusca G.:	Niente, per quello che sono le mie conoscenze, in quel momento si era determinato che era avvenuto il momento, come suol dire, di toglierci tutta una serie di fra virgolette, di sassolini dalle scarpe. Cioè, toglierci in qualche modo i nemici quelli realmente cioè come il dottor Falcone o il dottor La Barbera o... cioè quelli che realmente hanno contestato Cosa Nostra.
In quelle circostanze si era pure parlato di eliminare, cioè prima amici e poi diventati nemici. Nel senso che per un periodo, tipo l'onorevole Lima c'era stato molto vicino, lui aveva avuto benefici da parte di Cosa Nostra. Lui e la sua corrente politica, cioè quella dell'onorevole Andreotti. A un dato punto, poi con l'iniziare del Maxiprocesso ci hanno girato le spalle, come suol dire, ci hanno chiuso un po' le porte.
E quindi si è messo in atto un progetto stragista, chiamiamolo come vogliamo, cioè di eliminare sia amici diventati nemici e quelli nemici realmente. Cioè, quelli che realmente contestavano Cosa Nostra.
Senta, lei ha fatto più volte riferimento a Falcone e Borsellino come nemici storici di Cosa Nostra che andavano eliminati. Ecco, rientravano in questa, chiamiamola così, strategia oppure c'era un qualche elemento in più nei confronti di Falcone e Borsellino? Intendo dire, erano già obiettivi in agenda di Cosa Nostra già da epoca risalente?
EX 210 Brusca G.:	Guardi, per quanto riguarda la mia conoscenza, a quanto pare finalmente sta prendendo spunto anche in altri processi, cioè l'eliminazione del dottor Giovanni Falcone per le mie conoscenze anche perché c'avevo già lavorato nel studiare le abitudini, risale all'82-'83. E mi riferisco subito dopo la strage del dottor Chinnici, doveva morire anche il dottor Giovanni Falcone.
Solo che poi per altri motivi è stata accantonata, però già il dottor Giovanni Falcone doveva morire nell'83. Il dottor Borsellino, io non me ne sono mai occupato però sapevo che c'erano altre persone che ci dovevano badare per poterlo eliminare e credo che qualche tentativo sia stato fatto.
Però anche su questo poi ci sono state delle evoluzioni nel senso che è stato messo un po' accantonato il progetto esecutivo, però la volontà di eliminarlo non è nata nel 1992. Nel 1992 si sono messi in atto cioè vecchi progetti più si sono ampliati con altre situazioni, con altri uomini sia politici che delle istituzioni che dovevano essere eliminati.
EX 210 Brusca G.:	L'obiettivo era da un lato toglierci i nemici, cioè i nemici nel senso che avevano contrastato e avevano creato tanto danno a Cosa Nostra, sarebbe il dottor Giovanni Falcone, chi realmente faceva indagine. E nello stesso tempo era per avere una forza, un predominio e riagganciare nuovi equilibri, nuovi contatti con uomini politici, con persone dello Stato per avere nuove alleanze cioè nuovi contatti per quello che serviva per Cosa Nostra.
EX 210 Brusca G.:	Sì, perfetto.
EX 210 Brusca G.:	Mah, si cercava di ottenere come sempre in Cosa Nostra, dei benefici. Si cercava di creare quei contatti per poi avere dei benefici da parte dello Stato. Cioè con le persone che si riusciva a contattare, poi avere dei benefici.
Siccome di questi fatti con Salvatore Riina ne parlavamo quando ne avevamo tempo e spesso e volentieri, e quindi uno dei primi obiettivi era proprio avere... cioè toglierci le, come suol dire, i sassolini dalle scarpe: dimostrare forza e nello stesso tempo avere dei benefici.
PUBBLICO MINISTERO:	Ho capito. Senta, e l'obiettivo Costanzo una volta che Riina le aveva detto 'ci stanno pensando' e poi si avvia per così dire, questa campagna che la vede protagonista, che si avvia con la strage di Capaci e poi su su con gli altri delitti fatti o da fare, che fine aveva fatto?
EX 210 Brusca G.:	Mah, quella di Costanzo era momentaneamente sospesa. Non era cioè, avevano desistito al progetto cioè non si doveva fare più; era momentaneamente sospesa. Cioè da vedere il da farsi, cioè i nuovi sviluppi, il da farsi.
In sostanza cioè, i due obiettivi principali per quello che sono le mie conoscenze, era il dottor Giovanni Falcone e Borsellino. Lima già era stato eliminato. Il resto, man mano in base agli sviluppi che venivano, come si potevano portare a termine e come no. Quindi il progetto Costanzo era sospeso, non abbandonato.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta Brusca, vorrei un attimino concentrare ora diciamo il perno di queste domande che servono un pochino a mettere a fuoco dei particolari che lei ha già abbondantemente riferito in quei verbali.
Ecco, questa linea di Riina, quella che lei ora ha sintetizzato con l'eliminazione dei nemici, con la necessità di costringere lo Stato eccetera per ottenere benefici eccetera; nella seconda metà del '92 va avanti, per così dire, senza intoppi oppure si verifica qualche evento, c'è qualche situazione, a sua conoscenza, che ha determinato una qualche situazione nuova?
EX 210 Brusca G.:	Dunque, io dopo la strage di Capaci - non ero stato più preciso prima però non lo avevo dato mai per scontato, ovvero ho lasciato sempre un minimo di incertezza e di dubbio perché il periodo era abbastanza ristretto, però ho sempre detto che -dopo le stragi, dopo la strage poi per quelle che sono state le mie ricostruzioni dei fatti, ho potuto stabilire che si trattava dopo la strage di Capaci e prima di quella di via D'Amelio.
Se vuole, poi le spiego anche il perché sono riuscito a ricostruire questo fatto.
Comunque, ho avuto la possibilità di poter affermare che ciò è avvenuto tra le due stragi. Incontrandomi con Salvatore Riina in base a quello che avevamo parlato prima, gli chiedo che si dice che non si dice, siccome già era successo l'omicidio dell'onorevole Lima, era successo la strage di Capaci, erano successi i piccoli attentati che io collocavo successivamente però erano stati fatti prima. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, quali attentati mi scusi?
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, si riferisce a delle sedi di partito?
EX 210 Brusca G.:	Perfetto. Dico che si dice, che non si dice; lui mi risponde, dice, in maniera molto sintetica perché non avevo bisogno ogni volta di discutere quali erano le nostre esigenze, dice "finalmente si sono fatti sotto". In maniera molto sintetica che io ho capito benissimo quello che lui mi voleva dire, dice 'gli ho fatto un papello così', ci sarebbe una nota con tante di quelle richieste a persone che lui avevano avuto contatti cioè nel senso che si sono fatti sotto per venire... Cioè in sostanza dice, per fermare queste stragi cosa volete? E lui mi ha detto che "si sono fatti sotto, gli ho fatto una richiesta di benefici per Cosa Nostra".
Questi benefici che io non ho visto scritti, però sapevo quali erano le sue richieste anche perché erano le mie, erano un po' le nostre. In particolar modo si parlava della revisione del Maxiprocesso, si parlava sempre della dimensione dell'ergastolo, si parlava della revisione di alcuni processi già andati definiti e in particolar modo lui teneva a quello di Antonino Marchese, la Legge Rognoni-La Torre, potere applicato per la Gozzini all'ergastolo o se toglievano l'ergastolo e qualche altra cosa.
Dopo tempo, mi ci rivedo e gli dico 'che si dice?' Dice 'no'... lui ha avuto una risposta dicendomi che era stata troppo esosa e che non era in condizione o non gli volevano dare le sue richieste. Perché siamo arrivati a questo punto? Siamo arrivati perché io mi trovavo nel trapanese, che stavo dando una mano d'aiuto agli uomini d'onore di Mazara del Vallo, in quanto avevo una guerra di malavitosi con uomini d'onore di Mazara del... cioè di Marsala, con dei malavitosi, perciò per dargli una mano di aiuto. In questa attività si doveva commettere un atto criminoso nei confronti di uno di queste persone contrapposte a Cosa Nostra.
E in base alle indiscrezioni, agli indizi che mi davano, cioè io avevo pensato di mettere un autobomba dove questo abitava.
Allorché, appunto, chiedo a altri, chiedo la sospensione a Messina Matteo Denaro, a Sinacori, a Gioè, quelli che erano presenti. E io chiedo il permesso al Riina Salvatore non intanto per... perché dovevo commettere l'atto criminoso, ma se l'atto criminoso, che diventava eclatante, poteva dare fastidio alla sua trattativa o meno. E lui in quella occasione mi disse: 'vai avanti'.
Quindi in quel momento credo che la trattativa, cioè questo contatto si sia arenato.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Allora le spiego subito. Siccome...
EX 210 Brusca G.:	Siccome io, come tutti sapete, sono indagato anche nel processo del dottor Borsellino, ad un dato punto c'era Mario Santo Di Matteo, che dopo che è stato riarrestato... cioè che sono stato io a farlo riarrestare, perché ho dovuto confessare tantissimo per fare arrestare Di Maggio e Di Matteo anche se con immagine di... però era coinvolto anche La Barbera e poi tutto il seguito.
E quando il Di Matteo venne riarrestato lui, sia perché io effettivamente ero responsabile della morte del figlio, era stato riarrestato con le mie dichiarazioni, cioè io ho dovuto insistere tanto, ad un dato punto Mario Santo Di Matteo mi coinvolge nella strage... no mi coinvolge, mi coinvolge in un fatto. Cioè che io avrei dato un telecomando a Gioè, Gioè l'avrebbe dovuto dare ai fratelli Graviano; cosa che io non ho fatto nella maniera più categoria. E l'ho sempre smentito.
Al che, e in base alle date che il Di Matteo diceva, io ho potuto dimostrare che nel periodo in cui il Mario Santo diceva che io avrei potuto dare questo telecomando io mi trovavo nel trapanese, non dico tutti i giorni, ma quasi un giorno sì e un giorno no, o periodicamente. E ho commesso pure degli omicidi, cioè per conto degli uomini d'onore di Cosa Nostra, o mi sono dedicato sul territorio, sono stato sul territorio, ho passato periodo di latitanza sul trapanese e quindi non potevo essere ad Altofonte. Uno.
Due: che già nella fase dell'attentato, cioè nel progettare, cioè mentre che stavamo mettendo in atto il progetto contro il dottor Giovanni Falcone io non mi sono più recato ad Altofonte. E quindi già dai primi di maggio, 10 maggio, 15 maggio, perché già il 23 maggio io sono stato l'ultimo giorno a casa di Mario Santo Di Matteo. Perché io ho fatto quattro mesi di latitanza a casa sua, o nelle sue abitazioni.
Quindi non avendo messo più piede ad Altofonte, ho dovuto dimostrare all'Autorità di Caltanissetta dove io ho passato il mio periodo, cosa ho fatto.
E quindi da questa forza di ricerca sono potuto riuscire a ricostruire, non dico così alla giornata, o alla ora, dunque sommariamente, che io in quel periodo a Trapani non ho potuto dare il telecomando a Mario Santo Di Matteo. Abbiamo fatto un confronto e in qualche modo ho... a Mario Santo Di Matteo ho dovuto confrontare, cioè sostenere quello che ho detto io.
E quindi, in base a quelle date, ho potuto confermare che il contatto tra me e Salvatore Riina è stato prima della strage del dottor Borsellino. Perché io giorni prima mi trovavo sempre a Castellammare, sempre nel trapanese, quando io ho commesso l'omicidio di Vincenzo Milazzo ed Antonella Bonomo. Subito dopo mi vidi con Salvatore Biondino e lui mi dice: 'siamo sotto lavoro'. E siamo al 15 luglio, 16 luglio e io non andavo più ad Altofonte e io non avevo più visto Salvatore Riina.
Salvatore Riina poi l'ho visto nel mese di agosto quando gli ho chiesto di fare l'attentato nei confronti dell'uomo d'ono... cioè del malavitoso di Marsala.
E siccome io dai primi di luglio fino ad agosto non ho visto più Salvatore Riina, il contatto è avvenuto tra la strage di via Capaci e la strage di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, lei ha fatto questa lunga precisazione, quindi lei... cioè oggi, per così dire, è sicuro di questa affermazione a fronte, invece, di quella che aveva reso precedentemente? Precedentemente...
EX 210 Brusca G.:	Guardi, io in quest'aula avevo detto che era avvenuto questo. Se lei dottor Nicolosi guarda bene l'interlocutore mio... Sa perché le dico questo? Perché, poi, con il dottor Chelazzi ho avuto modo di affrontare nuovamente il discorso, abbiamo verificato e io non sono stato categorico nel processo dove io sono stato imputato. Ho dato sempre l'immagine di una possibilità.
Oggi che mi state dando la possibilità di potere riascoltarmi, le dico, non sempre con cento per cento, però il 99,9 per cento è avvenuto tra la strage del dottor Borsellino e quella di via D'Amelio. E ci devono essere i verbali che dovrebbero parlare.
EX 210 Brusca G.:	Però, per carità, l'argomento può essere affrontato nuovamente e in particolar modo sia con il dottor Chelazzi e con l'avvocato di parte civile.
PUBBLICO MINISTERO:	...affermazione. Cioè oggi è sicuro del suo ricordo nei termini che ci ha detto. Ecco, può spiegare che cosa era questo "si sono fatti sotto"?
EX 210 Brusca G.:	No, in quella data non ho avuto nessuna spiegazione e io andavo per le mie deduzioni, però non ho avuto nessuna spiegazione.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, ma ebbe modo con Riina di riaffrontare questo problema diciamo di queste richieste che erano state, per così dire, avanzate da Riina e che erano state, come lei ha detto un attimo fa, ritenute troppo esose?
EX 210 Brusca G.:	Cioè troppo esose era la risposta che gli avevano dato.
PUBBLICO MINISTERO:	Sì, per l'appunto.
EX 210 Brusca G.:	L'argomento fu ripreso intorno al mese di settembre, ottobre, ma più nel mese di ottobre, che ad un dato punto da parte di Salvatore Riina mi arriva con Biondino e dice: 'ci vorrebbe un altro colpetto'.
Cioè un altro colpetto significa che dovevamo uccidere un altro magistrato in un'altra strage, affinché queste persone con cui si stava trattando ritornassero a trattare nuovamente con Cosa Nostra e quindi con le persone che Salvatore Riina... gli facevano da mediatore.
E quindi io gli ho detto subito: 'non ho nessun tipo di problema', anche perché lui sapeva già che io avevo qualche obiettivo sottomano.
Però dico tutti e due perché uno aveva l'abitudine quasi settimanale, o ogni quindi giorni, di andare a trovare la suocera e l'altro veniva in maniera più spudorata, cioè non spudorata, più lontana nel tempo, perché non aveva un'abitudine fissa, però veniva spesso a Monreale.
Monreale è nel mio territorio, quindi non c'era nessun tipo di problema.
Al che io stavo mettendo in atto questo progetto. Solo che prima di mettere in atto questo progetto mandai il Gioè, e credo si sia portato anche La Barbera, per vedere come poterlo fare. Al ritorno mi dice che c'era qualche piccolo problema. E io in qualche modo, no mi defilai, cioè desistei di farlo in quella zona. Perché se sarebbe stato in altro posto io l'avrei commesso.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco senta, in relazione a questa, chiamiamola, lei l'ha definita più volte la trattativa, ecco la trattativa... la conosciamo un po' tutti come la trattativa del papello, no?
EX 210 Brusca G.:	C'era stato, cioè dopo la strage Borsellino, c'era stato questo fermo, nel senso fermiamoci... una sospensione, una ferma che non si doveva fare più niente. Una sospensione.
Una sospensione perché essendo che c'era in tavola, cioè si era presentato questo fatto, quindi essendo che Salvatore Riina guidava l'operazione, quindi aveva deciso per il fermo. Ma anche perché io avevo - sono agli atti - avevo un'altra trattativa, mi riferisco a quella di Bellini, è stata pure interrotta. E quindi tutto passò in mano a Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, ora, su Bellini poi dopo le porrò...
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco questa... Ora fermiamoci un attimo su, diciamo, queste vicende che guardano per l'appunto al versante della trattativa del papello, poi su Bellini le porrò delle domande specifiche.
Ecco, lei ha detto che ad un certo punto qualcuno, mi pare che ha detto Biondino, Salvatore Biondino, venne a portarle per così dire questa necessità, questa opportunità di dare - come ha detto lei - un nuovo colpetto per far sì che dalla parte dello Stato si rifacessero sotto. Ho inteso bene Brusca?
EX 210 Brusca G.:	Guardi, io... ma dobbiamo essere, come ho detto poco fa, a ottobre, però non posso che dire siamo alla fine di settembre, non posso dire che siamo i primi di novembre, però come media a ottobre. Perché l'omicidio di Ignazio Salvo è avvenuto e siamo 19-20 settembre, quindi dobbiamo essere a ottobre, perché questo fu dopo l'omicidio di Ignazio Salvo.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, lei ci dà questo punto di riferimento. Ecco e dopo questo suo ricercare l'obiettivo, questo studio di fattibilità di questo attentato al dottor Pietro Grasso, che piega aveva preso ecco, secondo le sue conoscenze, questa famosa trattativa?
Dice: 'gli possiamo dare qualche cosa, non tutto quello che è stato chiesto' - questo me l'ha detto a me Salvatore Riina - dice: 'gli possiamo dare...' Cioè risposta a questa richiesta fu: 'gli possiamo dare qualche cosa, non tutto questo'.
Poi c'è stato questo fermo. Questo fermo... ad un dato punto noi aspettavamo notizie, o il da farsi da parte di Salvatore Riina. Quindi eravamo tutti fermi per vedere cosa fare.
Tanto è vero che io nel mese di agosto, come ho detto poco fa, dovevo commettere questo attentato nei confronti di questo malavitoso a Marsala. Ripeto, non intanto perché dovevo colpire il malavitoso, ma perché era sempre un'autobomba e quindi poteva destare in qualche modo scalpore e dunque andare a disturbare le sue trattative. E lui in quell'occasione dice: 'no, no, vai avanti. Non ci sono problemi'.
Quindi ad agosto lui mi dava il via per questo fatto, non c'è stato più il bisogno di poterlo commettere. Però poi io mi dedico all'omicidio di Ignazio Salvo. Nel frattempo io cominciai a cercare anche notizie sul Di Maggio, Di Maggio Baldassare, mio paesano.
Dopodiché, quando ci siamo liberati dell'omicidio di Ignazio Salvo, dice: 'ci vorrebbe un altro colpetto per fare tornare a queste persone' - che io non sapevo chi erano - 'per farle trattare'.
Cioè cosa significa? Che noi avremmo dimostrato i muscoli, quindi, facendo un altro attentato e avremmo smesso fino a quando non avremmo ottenuto qualche cosa.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta Brusca, lei poco fa ha ricordato una serie di richieste, di problemi che stavano a cuore di Riina. Ecco, che lei abbia saputo, c'erano tra questi problemi qualcosa che riguardava la necessità di modificare, abolire, o quant'altro, il 41-bis?
EX 210 Brusca G.:	Il 41-bis è stato introdotto dopo la strage del dottor Borsellino.
EX 210 Brusca G.:	...delle richieste. Il problema era quello che noi parlavamo da sempre. Siccome c'era stata la sentenza del Maxiprocesso e non intanto per le piccole condanne, ma erano stati inflitti credo 18, 19, 20 ergastoli; la Cupola era stata condannata un po' tutta, cioè i capimandamento. Poi c'erano stati altri ragazzi e mi riferisco ai Marchese e in particolar modo ad Antonino e a Giuseppe.
Per fare riaprire questi processi si parlava, era un fatto quotidiano quando ne avevamo tempo, naturalmente, perché avevamo anche altri problemi, non è che avevamo solo questo problema. La Rognoni-La Torre e la Gozzini.
Cioè fare applicare la Legge Gozzini ai 416-bis, perché la legge, per come l'avevano impostata, non prevedeva... cioè il 416-bis, che riprendeva i reati di associazione mafiosa, non poteva usufruire della Legge Gozzini.
Tutta una serie di benefici: problemi di malattia. C'era tutta una serie di benefici per fare sì che venissero fuori i detenuti e i beni quantomeno riaverli, o meno.
C'era pure sui collaboranti, anche se allora erano poco... di stringerli. Nel senso che quello che dicevano bisognava trovar, come suol dire, con la pistola in mano, con la fotografia. Cioè avere riscontro a quello che dicevano. Se non c'era riscontro, quello che dicevano era pari a zero.
EX 210 Brusca G.:	Cioè il fermo delle trattative...
EX 210 Brusca G.:	Sì, sì, perfetto.
EX 210 Brusca G.:	Cioè il fermo c'è in questo contatto che lui aveva. Credo che si doveva riprendere l'argomento, uno degli argomenti che si dovevano riprendere era proprio il giorno in cui Salvatore Riina venne arrestato, che sarebbe il giorno 15 gennaio '93.
Quel giorno si doveva discutere un pochettino il da farsi, del più e del meno. Solo che non è stato fatto in quanto Salvatore Riina è stato arrestato e quindi non si è potuto fare più niente.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, ho bisogno di capire una cosa. Il fermo che quindi si protrae, usiamo così, fino al 15 gennaio '93, che è la data per l'appunto in cui Riina venne arrestato, lei ha detto in questo giorno ci doveva essere una riunione...
EX 210 Brusca G.:	Esatto. Non so quanti, però sicuramente... cioè alcuni so chi ci dovevano essere.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, lei l'ha già riferito nell'altro processo, ma insomma se lo vuol rimettere a fuoco chi erano le persone, secondo la sua conoscenza, che dovevano incontrarsi il 15 gennaio.
EX 210 Brusca G.:	Dunque c'ero io, Bagarella, c'era Giuseppe Graviano, c'era Biondino Salvatore, Raffaele Ganci e Cancemi e non so se ci dovevano essere altri capimandamento. Però questi qua ci dovevano essere.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, io ho bisogno di un chiarimento. Questa famosa riunione del 15 gennaio è una sua deduzione che doveva esser fatta con all'ordine del giorno la ripresa diciamo dell'attività stragista, comunque di queste attività strategiche, oppure ci sono degli elementi di fatto che le fanno dire che per l'appunto la riunione era finalizzata a questo oggetto?
EX 210 Brusca G.:	No, era... Preventivamente sapevo bene o male cosa si doveva discutere. Però, ripeto, non abbiamo discusso, perché l'argomento non è venuto. Però con Bagarella poi abbiamo avuto modo di valuta... no di valutare, di commentare e bene o male, ripeto, non c'era bisogno di fare discorsi. Per dire: 'sai dovevamo discutere di questo, questo e quest'altro'. Quindi a mozziconi e per quelli che sono la dialettica tra Cosa Nostra bastavano poche parole per capire che gli argomenti che si dovevano affrontare in linea di massima erano questi.
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè lei lo capì dai discorsi fatti con Bagarella, diciamo, subito dopo il 15 gennaio?
EX 210 Brusca G.:	Subito nel pomeriggio, nell'indomani che io sono stato con Leoluca Bagarella si commentò quello che si doveva fare, cosa si doveva affrontare, ripeto, con mozziconi, con poche parole bastava fare tutto un discorso. Non c'era bisogno: 'sai dobbiamo discutere di questo, questo, questo e quest'altro'.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta, e in relazione per l'appunto alla fase immediatamente successiva all'arresto di Riina, ecco in relazione proprio a questi discorsi che lei ebbe con Bagarella, ci può dire il contenuto di questi colloqui che lei ebbe con Bagarella?
EX 210 Brusca G.:	Con Bagarella io subito, quindi ho avuto modo di stare un giorno, un giorno e mezzo assieme, subito dopo, cioè il giorno 15, cioè tutta la giornata, dalla mattina fino alla sera, all'indomani. Perché abbiamo pernottato pure assieme a casa di Michele Traina e quel giorno si doveva discutere, ripeto, di questo. Io avevo bisogno di chiedere, no di chiedere, anche se già avevo trovato degli appoggi, di andare ad eliminare Di Maggio Baldassare o a Novara, o in Toscana.
Quindi con Bagarella poi si parlò anche che si doveva continuare nella strategia stragista. Dice: 'noi, essendo che non c'è mio cognato, non ci dobbiamo fermare e quindi dobbiamo andare avanti'.
E io non cambio idea fino a quando non viene arrestato Gioè e Gioè mi manda a dire cose diverse. Cioè no cose diverse, mi manda dei segnali e quindi io fino a quel momento sono d'accordo al cento per cento con Leoluca Bagarella di andare avanti, cioè di portare avanti quella strategia che Salvatore Riina aveva messo in piedi.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, siccome lei ha introdotto questo elemento di fatto e cioè l'arresto di Gioè e l'evento che determina, per così dire, il suo, sia pure temporaneo, lo definisca lei come meglio crede, cambiamento di atteggiamento, ecco ci vuol riferire qualcosa di più specifico a questo proposito Brusca?
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè lei all'indomani dell'arresto di Riina si incontra, sta, addirittura dormite insieme nella stessa casa di Michele Traina, con Bagarella e è un convinto assertore della prosecuzione della linea stragista di Riina. É così...
EX 210 Brusca G.:	Sì, sì, è così.
PUBBLICO MINISTERO:	Ora lei sta facendo riferimento per l'appunto ad un evento, l'arresto di Gioè, che determina un suo ripensamento, insomma una sua...
EX 210 Brusca G.:	La riflessione, non il ripensamento che non volevo fare più l'attentato, le stragi. Ma in base a quello che mi aveva mandato a dire Gioè attraverso il fratello Mario, in quanto il Gioè era stato tratto in arresto a metà marzo, i primi di marzo - comunque c'è la data e si può vedere - subito dopo il Gioè mi manda a dire tramite il fratello di non fare più niente, perché il discorso di Costanzo era fuori. Il fratello non sapeva di che cosa si trattava. Dice: 'tu digli così a Giovanni'.
Cioè Gioè Antonino, arrestato, fa il colloquio con il fratello e al fratello Mario gli dice: 'tu incontrati con Giovanni e gli dici questo che lui capisce tutto'.
Quando lui mi dice: 'il discorso di Costanzo è fuori', perciò capisco che la Polizia, o chi di competenza, è a conoscenza del progetto nei confronti di Maurizio Costanzo. Perché noi, subito dopo l'arresto di Salvatore Riina, avevamo messo in atto questo progetto criminoso. Cioè noi come palermitani, ma c'erano anche dei catanesi che avevano qualche possibilità sul punto...
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi, mi scusi Brusca, il discorso per chi conosce il suo esame dibattimentale precedente è chiaro, per me lo è, però è bene chiarire un fatto, glielo pongo sottoforma di domanda: significa che in questa fase diciamo immediatamente successiva all'arresto di Riina tra questi progetti stragisti rientra pure un attentato al dottor Costanzo?
EX 210 Brusca G.:	Sì, gli spiego, stavo arrivando al punto. Allora partiamo... io, anzi, stavo facendo dall'alto verso il basso, facciamo diversamente.
Allora subito dopo l'arresto di Salvatore Riina io mi incontro con Raffaele Ganci, Michelangelo La Barbera e Cancemi Salvatore ed io. E ci incontriamo nella casa di Guddo Girolamo, uomo d'onore, non so se parente, comunque omonimo del Girolamo l'altro dove abbiamo fatto l'altro appuntamento. Siccome pure dietro Villa Serena la distanza è poca, quindi abbiamo fatto questo appuntamento.
Al che si parla, dopo l'arresto di Salvatore Riina, si parla del più e del meno per andare avanti, non andare avanti e siccome io davanti ad Angelo La Barbera non avevo mai parlato di stragi, o di chicchessia, quindi non sapevo se Angelo La Barbera, anche se era capomandamento o meno, se era a conoscenza, o non era a conoscenza.
Quindi io non ero autorizzato a parlare davanti ad Angelo La Barbera, gli altri parlavano davanti ad Angelo La Barbera. Io con tutto ciò che ero stato l'autore materiale dell'attentato del dottor Giovanni Falcone parlavo come se ero un extraterrestre, come se io non l'avevo fatto, cioè parlavo come una persona normale.
'Sì, tutto quello che è stato fatto va bene. Noi ci dobbiamo fermare, ci dobbiamo calmare, dobbiamo valutare'.
Quindi io do il mio... faccio la mia retromarcia, nel senso che non dobbiamo fare più niente a Palermo, cioè negli attentati contro magistrati, Forze di Polizia, o quant'altro.
Però prima che me ne vado da questa riunione io chiamo a Raffaele Ganci da solo in un'altra stanza e dico: 'Raffae', ma dobbiamo andare avanti, o no?' Dissi: 'che dobbiamo fare?'
E Raffaele Ganci, senza né levato e né tolto, dice: 'ma noi non abbiamo stabilito poco fa che non dobbiamo fare più niente?'
Dissi: 'sì, sì, però davanti a quello. Però noi due sappiamo che dobbiamo andare avanti, perché c'era un progetto avanti'.
A quel punto quando vedo che Raffaele Ganci era convinto prima e dopo... perché dico? Perché molte volte anche tra uomini d'onore c'era la riservatezza che di un fatto se non si poteva parlare davanti ad un altro e quindi si chiamava a parte e quindi si poteva discutere da solo.
E il mio comportamento in quel momento fu così. Nel senso che chiamo Raffaele Ganci e Raffaele Ganci mi ha detto di no completamente, nella maniera più categorica. Finito.
Di questo fatto io con Leoluca Bagarella... lo avviso. Lo avviso nel senso che gli dico che Raffaele Ganci non voleva andare più avanti, però non gli spiego tutto quello che era successo lì dentro.
Ad un dato punto poi Bagarella comincia ad avere un certo risentimento nei miei confronti, dicendo che io mi ero incontrato con Leoluca, cioè con Raffaele Ganci, con le persone che ho menzionato - Raffaele Ganci, Cancemi e La Barbera - e io ero d'accordo con i tre. Però non gli dice che Raffaele Ganci io l'avevo chiamato a parte e gli dissi: 'Raffae', ma dobbiamo andare avanti o meno?'
E Raffaele Ganci gli ha detto di quella riunione, gli ha detto che io ero d'accordo con lui, però non gli dice che io me lo ero chiamato da parte e che volevo andare avanti.
Questo fatto poi abbiamo modo di scoprirlo dopo, però Leoluca Bagarella se lo tiene stretto, non mi dice niente lì per lì. Solo che poi a distanza di tempo, dietro a questo fatto, mi definiscono un miserabile, perché io mi ero schierato con Ganci, Cancemi e con... La Barbera.
Nel frattempo, perché siamo... Riina viene arrestato a gennaio, nel frattempo - questa riunione, siamo a metà febbraio, giorno più, giorno meno - nel frattempo succede che in atto c'è l'attentato a Maurizio Costanzo.
Cioè, fra Leoluca Bagarella che continuava con Matteo Messina Denaro, con Giuseppe Graviano, con altri in questo progetto, io avevo un contatto con dei catanesi già nato nel...
Lei ha sintetizzato il contenuto di incontri che lei ha avuto con delle persone che, all'interno di Cosa Nostra, rivestono la qualifica, diciamo così, di capomandamento o equiparato.
PUBBLICO MINISTERO:	Di una linea che la vedeva, per così dire, consenziente, cioè la linea oltranzista, ecco, usiamo questa espressione di sintesi, nella quale si riconosceva, oltre lei, capisco, Bagarella. Poi ha fatto il nome anche, ne sta facendo anzi due, di Giuseppe Graviano e di Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, vuole spiegare ai signori Giudici cosa intende riferire esattamente? Cioè, all'indomani dell'arresto di Riina, si verificarono delle spaccature? Si verificarono, per così dire, delle divisioni ideologiche su questa linea da portare avanti? É questo il senso...
AVV. Cianferoni:	Avvocato Cianferoni. Opposizione in questo senso. Prima di tutto sul metodo. Perché, quante volte a domanda della difesa che interviene su una narrazione lunga di colui che risponde, si osserva - forse giustamente, forse no, ma mi rendo conto ora giustamente - faccia finire la risposta. Il dichiarante stava parlando.
Comunque il Pubblico Ministero ha ritenuto di interromperlo. E ha riassunto, il Pubblico Ministero, un discorso che non mi sembra, malgrado che Brusca abbia detto: "perfetto, perfetto" - ma questa, loro vedranno i verbali, è un po' una costante di Brusca che cambiando la Corte davanti a sé, sempre "perfetto" dice - non è così che ha raccontato Brusca. Cioè, Brusca è stato interrotto quando ha detto: 'a metà febbraio '93 c'è la riunione con Raffaele Ganci e la vicenda di Costanzo'.
La spaccatura che il Pubblico Ministero ha riassunto, il Brusca lo avrà detto all'altro processo in cinque giorni di udienza. E noi abbiamo dato il consenso all'utilizzo dei verbali.
Ora viene riassunta con una tempistica invertita. Cioè, prima c'è tutt'altro...
AVV. Cianferoni:	L'opposizione è: non... Io lascerei rispondere a Brusca, come vuole rispondere alle domande, senza guidarlo.
AVV. Cianferoni:	Che è poi la...
PUBBLICO MINISTERO:	No, chiedevo a Brusca di precisare il senso di queste sue affermazioni, che per altro ha precisato abbondantemente in quel precedente verbale, prima di affrontare, per così dire, ex professo, il problema dell'attentato e di quanto è a sua conoscenza, dell'attentato a Maurizio Costanzo.
Quindi la riformulo la domanda, sottoforma di domanda, diciamo così.
EX 210 Brusca G.:	Allora, dopo l'arresto di Salvatore Riina si era creata questa spaccatura: da un lato Bernardo Provenzano che rappresentava il mandamento di Corleone, ma in concomitanza, cioè con... in collaborazione con Leoluca Bagarella.
Cioè, cosa voglio dire? Che Leoluca Bagarella mi dice: 'sì, come anzianità, come rispetto, come capomandamento c'è lui. Però quando lui deve decidere, o deve prendere delle iniziative, o decisioni, deve parlare con me'.
Quindi io non avevo bisogno di incontrarmi con Bernardo Provenzano, ma bensì bastava con Leoluca Bagarella, è come se io mi incontravo con Bernardo Provenzano.
E allora, da un lato c'era che Bagarella si incontrava con Bernardo Provenzano; mi sono incontrato pure io e ho potuto constatare che Bernardo Provenzano si era schierato con una linea chiamiamola moderata fra virgolette - che di moderato in Cosa Nostra non c'è nessuno - comunque con questa linea moderata. E la linea stragista, cioè quella più aggressiva che era rappresentata fino all'arresto di Riina, da me, da Biondino, Cancemi, Ganci e quant'altro, in questo fronte c'è stata un'altra rottura, nel senso che da questo gruppo si è staccato Raffaele Ganci, Cancemi... Ganci, Cancemi, La Barbera, Matteo Motisi. E, in qualche modo, fino a quando poi non si sono chiariti pure le idee il Biondo Salvatore detto "il corto", si sapeva pure che era schierato con questo gruppo.
Quindi, a quel punto, a Palermo non si poteva fare più niente, non c'era bisogno di andare a fare le riunioni, o andare a fare chicchessia, perché già eravamo, diciamo, in minoranza.
PUBBLICO MINISTERO:	Benissimo. Quindi, fatta questa premessa su queste divergenze di ordine, chiamiamole così, di visione strategica, torniamo un pochino - perché io l'ho interrotta proprio mentre lei si accingeva a dire qualcosa - in relazione all'attentato a Maurizio Costanzo.
Lei ha spiegato un attimo fa che c'era stato quel discorso fra lei e Raffaele Ganci. Che poi era stato, per così dire, riportato male a...
PUBBLICO MINISTERO:	Sì, era...
PUBBLICO MINISTERO:	Non aveva detto tutto, ecco. Comunque, per quello che ha detto lei... Ecco, in questo contesto come si colloca, ecco, la rimessa, per così dire, all'ordine del giorno dell'attentato a Maurizio Costanzo?
EX 210 Brusca G.:	Si rimette che, chi non lo sa, fuori la Sicilia Cosa Nostra può fare tutto quello che gli pare e piace; dentro la Sicilia e dentro certi territori... perché anche in Sicilia ci sono territori liberi, quindi uno può fare e sfare quello che vuole. Mi riferisco nel messinese, o un pezzo del siracusano dove non c'è Cosa Nostra, anche se ci sono dei malavitosi, però non c'era organizzazione di Cosa Nostra. Quindi non c'era bisogno di rispettare nessuna regola.
Quindi, passando lo Stretto di Messina, fuori dalla Sicilia, uno poteva fare e sfare quello che voleva e non, nessuno gli poteva dire niente. Tanto è vero che il Bagarella quando, credo, parlando con Bernardo Provenzano, il Bagarella gli dice quello che vuole fare, il Bernardo Provenzano gli dice: 'ma come faccio? Io poi se vengono le altre persone, cioè, se rivelo agli altri capimandamento a chiedergli lumi di quanto stava succedendo, cosa gli devo rispondere?'
E Leoluca Bagarella gli ha risposto in maniera molto provocatoria, dice: 'ti metti un cartellone lì davanti e ci scrivi: io non so niente'.
Quindi, dopodiché si doveva andare avanti. Quindi, come, come primo progetto, c'era l'eliminazione del dottor Costanzo.
Questo progetto fu fatto in una serie di riunioni, appuntamenti avvenuti a Aspra... o Aspro... non mi ricordo il paese là vicino, comunque nella zona del bagherese, Santa Flavia, con me, Bagarella, Giuseppe Graviano, il Sinacori, il Messina Matteo Denaro. Quindi il progetto era: l'eliminazione del dottor Costanzo e poi tutta una serie di piccoli fatti. Cioè, mettere le siringhe, l'attentato... Si nominò anche la Torre di Pisa. Cioè, avvelenare le cosiddette merendine. Però in atto c'era l'omicidio, l'attentato al dottor Costanzo.
Nel frattempo era successo che io già nel '92 avevo dei contatti con i catanesi, cioè la linea di Benedetto Santapaola. Che loro mi avevano detto che avevano la possibilità di potere eliminare il dottor Costanzo, cioè con il sistema tradizionale. Cioè, sarebbe con pistole, fucile. Cioè, fargli l'attentato normale, senza autobomba.
Al che gli dico: 'se voi avete questa possibilità, andate avanti'.
Cioè, loro avevano questa possibilità, chi arrivava prima, lo faceva. Dopo, poi questo progetto... viene arrestato Salvatore Riina, questo progetto momentaneamente, per quel periodo, viene accantonato. Poi io riprendo i contatti con i catanesi per vedere a che punto siete. Mi dice che hanno sempre quella possibilità. Per sapere come si stavano... cioè, come erano combinati, io gli mando Gioè Antonino dal "malpassotu", cioè sarebbe...
AVVOCATO Pepi:	Presidente, mi scusi, faccio presente che è andato via il collegamento con Tolmezzo.
PRESIDENTE:	Sì, è vero. Vediamo se si riattiva il collegamento.
PRESIDENTE:	Ecco, è riattivato il collegamento.
PRESIDENTE:	Scusi, Pubblico Ministero, se... Ce lo conferma, sì? Sentono a Tolmezzo?
Comunque, il contatto che io prendo attraverso Eugenio Galea e Vincenzo Aiello, mi mettono in contatto con il "malpassotu", che non mi ricordo il nome in questo momento come si chiama. Cioè, il nome...
EX 210 Brusca G.:	Pulvirenti. Comunque io lo conoscevo come "il malpassotu", non lo conoscevo, non l'ho mai conosciuto, non l'ho mai visto. Cioè, sapevo "u' malpassotu", come lo chiamavano loro. E io gli mando a Gioè per avere lumi, cioè i chiarimenti sul punto come lo dovevano fare, che... come erano organizzate e quant'altro.
E quando Gioè si presentò dal Pulvirenti, cioè dal "malpassotu", ci si presentò da solo. Io ci sono rimasto male, tra virgolette, perché pensavo che quantomeno Eugenio Galea, o Enzo Aiello dovevano essere presenti a questo incontro, ma comunque non c'erano.
Gioè torna e dice: 'loro hanno la possibilità...', che avevano un rappresentante, non mi ricordo di che cosa, comunque avevano la possibilità, avevano qualche notizia all'interno delle abitudini del Costanzo, per poi loro commettere questo omicidio.
E loro già avevano il via per i fatti suoi.
Nel frattempo Gioè, quando mi porta questa notizia, tanto è vero che lui era così entusiasta che addirittura assieme a questo gruppo di ragazzi che dovevano partecipare, ci voleva andare anche lui. Io ho detto, ci dissi: 'no, c'è Antonio, non c'è bisogno, se la vedano loro'.
Però, diciamo che in quel momento poi Gioè venne arrestato, venne arrestato. Quindi, siccome noi come palermitani, come gruppo di palermitani, o corregionali, cioè come provinciali. Che io ero di provincia, non ero palermitano doc, avevamo questo progetto. Quando Gioè viene arrestato, mi manda a dire attraverso il fratello, fermarci perché il discorso era fuori. Cioè, capisco che Gioè, in qualche modo, ne è venuto a conoscenza e mi dice testuale che gli hanno fatto ascoltare pezzi di nastro, cioè pezzi di registrazione, quelli avvenuti in via Ughetti. E lui capisce che le Forze di Polizia avevano bisogno di capire, o di venire a conoscenza che succedeva il fatto di Maurizio Costanzo, subito sarebbero arrivati a chi lo avrebbe commesso.
Al che mi viene a trovare Gioè Mario con urgenza, mi dice: 'mi ha detto mio fratello il discorso di Costanzo vedi che è fuori. Valuta e stai fermo'.
Nel momento in cui lei attiva i suoi contatti, per così dire, con i catanesi, questi contatti avvengono in due fasi, cioè, una prima fase in epoca immediatamente precedente all'arresto di Riina e una fase immediatamente successiva all'arresto?
EX 210 Brusca G.:	I contatti sul punto e sulla linea stragista con i catanesi, perché con i catanesi io li conoscevo da una vita, però sul punto, cioè sui fatti non avevamo mai parlato, ma su questi fatti specifici...
EX 210 Brusca G.:	Sì. Dico, per arrivare a Costanzo con i catanesi abbiamo parlato di tanti altri fatti. Non so se redo chiara l'idea.
Cioè, quando si comincia a prendere, se si comincia a parlare di certi argomenti, abbiamo parlato anche dell'attentato a Costanzo, quindi i miei contatti con i catanesi cominciano a luglio, se non ricordo male: luglio '92.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Io tutto quello che facevo informavo sempre a Salvatore Riina. Dico, gli ho fatto sapere che c'erano i catanesi che avevano questa possibilità. E io ho detto di andare avanti, perché Salvatore Riina mi aveva dato l'incarico, ci avevo l'okay di andare avanti. Sennò io come mi permettevo di dargli l'okay?
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi, diciamo, questi contatti con i catanesi, lei ha fatto il nome di Galea, di Aiello che rimandavano poi a Pulvirenti, esistono già in una fase che precede l'arresto di Riina.
EX 210 Brusca G.:	Sì, dopo l'arresto di Riina io riprendo i contatti per avere nuove notizie sul punto, se i catanesi erano sempre in grado di andare avanti, o meno. Perché, per un periodo, ci eravamo un po' distaccati, sul punto non avevamo più parlato.
EX 210 Brusca G.:	Cioè, non avevano... Loro avevano sempre l'okay, non avevo più notizie, cioè non sapevo a che punto era, se avevano interrotto, perché avevano interrotto... Cioè, questo era il... l'aggiornarmi dei fatti.
PUBBLICO MINISTERO:	Ho capito. E questi catanesi avevano dato una loro disponibilità a compiere questa...
EX 210 Brusca G.:	Sì, loro avevano dato la disponibilità... Il Pulvirenti aveva un suo gruppo, non so chi era, avevano dato la disponibilità che loro erano in condizione di poterlo eliminare con il sistema, fra virgolette, tradizionale e non con bomba, o autobomba.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta, lei poi ha detto che praticamente, a seguito dell'arresto di Gioè, a seguito di questo fatto che a Gioè erano state fatte ascoltare le ambientali di via Ughetti dalle quali Gioè aveva mandato a dirle: 'il discorso di Costanzo è fuori'...
PUBBLICO MINISTERO:	É così?
PUBBLICO MINISTERO:	In maniera molto sintetica il discorso è questo qui. Lei formulò una qualche richiesta a Bagarella?
EX 210 Brusca G.:	No, formulai. Gli ho detto: 'fermiamoci momentaneamente, perché Gioè manda a dire che il discorso di Costanzo è fuori'.
Ripeto, mi ha detto che gli hanno fatto ascoltare dei nastri, cioè, o dei pezzi di registrazione. Gioè ha potuto capire quanto già le ho detto.
Il Bagarella disse: 'sì, sì', però poi sta di fatto che il 'sì, sì, sì, va bene', però sta di fatto che dopo, non mi ricordo se di 15 giorni, o 20 giorni, non mi ricordo quanto tempo, io apprendo dalla televisione l'attentato al dottor Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta, Brusca, lei ne ha fatto cenno nel corso di questo scorcio di esame. Bisogna che lei un pochino dia dei dati un pochino più concreti, eh?
PUBBLICO MINISTERO:	Aspetti, aspetti un attimo, le formulo la domanda, così lei è in grado di rispondere al meglio.
Lei ha detto che questo obiettivo del giornalista Maurizio Costanzo viene, per così dire, rilanciato, ripreso all'indomani dell'arresto di Riina insieme a tutta la ripresa della campagna stragista.
PUBBLICO MINISTERO:	Non so se la mia domanda è chiara.
EX 210 Brusca G.:	...lo avevo menzionato in maniera molto sintetica, sempre in riferimento a quanto già avevo dichiarato, solo per questo.
Le riunioni sono state a Santa Flavia, che poco fa ho detto Aspra, comunque è la stessa cosa, nella casa di un certo Vasile che ho riconosciuto qua in aula, in un villino...
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, in aula ha riconosciuto il villino.
EX 210 Brusca G.:	Sì, il villino, sì. In aula ho riconosciuto il villino...
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi, nel corso del precedente esame, le è stata mostrata una fotografia di una villa e lei ha riconosciuto essere quella...
EX 210 Brusca G.:	Sì. Allora non mi ricordavo se era Basile, o Vasile. Poi ho avuto modo di affermare che è Vasile.
Però ho riconosciuto, sia il villino, che lui, la persona prima di sapere con fermezza come si chiamava: o Vasile, o Basile.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, quindi c'è stata una riunione in questa villa che lei ha anche riconosciuto qui in aula e alla quale aveva partecipato chi, Brusca?
EX 210 Brusca G.:	In una c'ero io, Gioè... Gioè era sempre insieme a me, in quanto conosceva il cosiddetto progetto Bellini. Io l'ho... anche se era un po' stravagante, però era molto estroso, cioè era intuitivo, capiva e io mi ci consigliavo. E me lo portavo quasi sempre, perché lui era a conoscenza un po' di tutto quello che io facevo. Qualche dettaglio non glielo dicevo, qualche particolare, però in linea di massima lui era a conoscenza di tutto. Poi c'era Leoluca Bagarella, c'era Messina Matteo Denaro in una, Giuseppe Graviano. E non mi ricordo se Gioacchino La Barbera, o meno. Però non posso essere sicuro, neanche lo posso escludere, perché Gioacchino La Barbera era quasi sempre con noi, o qualche volta non c'era, perché andava a fare qualche commissione.
EX 210 Brusca G.:	Sì, a casa di Vasile ne abbiamo fatte due: in una c'era un gruppo di persone e in un'altra poi non mi ricordo se in una c'era Messina Matteo Denaro, o in tutte e due. Solo questo è il dubbio che ho avuto. Però io me lo ricordo benissimo anche a Messina Matteo Denaro.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, poi sempre lì a Santa Flavia c'era stata qualche altra riunione in qualche altro luogo?
EX 210 Brusca G.:	Io, a Santa Flavia, frequentavo la casa di Gaetano Sangiorgi. La frequentavo da tempo, e io ho avuto modo di dialogare, valutare assieme a Gioè, a La Barbera, a Bagarella, di alcuni fatti di Cosa Nostra in generale. E poi c'era pure Giovanni Scaduto, c'era Gaetano Sangiorgi, il proprietario della casa, l'architetto Scardina. Però è una casa diversa di quella che avevo riconosciuto qua in fotografia.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, anche in questa casa di questa persona che invece lei ben conosce, capisco, cioè il Gaetano Sangiorgi, tra lei e Bagarella si riprese il discorso, diciamo, del proseguire questa linea stragista?
EX 210 Brusca G.:	Mah, là si valutò un pochettino sia della linea stragista, ma più che altro un po' la linea generale di Cosa Nostra. Tanto è vero che ci fu un minimo di malumore tra Bagarella e Gioè. Poi io sono intervenuto per fare chiarezza, che valutando e riflettendo un pochettino del più e del meno, Gioè prevedeva quello che poi realmente è successo. Dice: 'sarebbe opportuno', dice, 'in questo momento prendere i passaporti, allontanarsi un pochettino sul territorio, perché succederà ora un quarantotto'.
Ma questa previsione Gioè l'aveva fatta subito dopo la collaborazione di Giuseppe Marchese, l'aveva fatta in maniera molto più soft, in maniera molto attenuata. In quella occasione, invece, dopo l'arresto di Salvatore Riina, il Gioè dice: 'qua succederà una catastrofe', nel senso, diciamo che: 'sarebbe opportuno che momentaneamente ognuno di allontanarci'. E si facevano delle valutazioni del più e del meno. Cioè, Gaetano Sangiorgi addirittura dava dei consigli: 'sarebbe opportuno andarci a Santo Domingo', o a destra, o a sinistra...
Il Bagarella, questa cosa, la interpretò come se già avevamo le valigie pronte per scappare, dice: 'finché c'è l'ultimo corleonese, di qua non si muove nessuno', nel senso, diciamo: 'chi se ne vuole andare, se ne va; chi vuole rimanere, rimane. Sino a che c'è l'ultimo corleonese, qua si va sempre avanti'.
Al che gli ho detto, ci dissi: 'ma qua nessuno sta scappando, sta andando, o ha i passaporti pronti', perché non avevamo né passaporti, erano solo riflessioni, ragionamenti che si facevano. E gli ho spiegato, ci dissi: 'qua si riflette un po' di quello che sta succedendo', quello che poteva succedere all'indomani. 'Sarebbe un momento di... Ma qua, nessuno...'
EX 210 Brusca G.:	Cioè, sempre...
EX 210 Brusca G.:	Ancora... Gioè non era stato arrestato, quindi quando io parlo: 'si va avanti nella linea stragista', negli attentati, cioè, nella guerra contro lo Stato, fra virgolette. Quindi, quando si parla, parlavamo con Gioè, il progetto era questo, il generale.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, Brusca, le chiederei una precisazione, anche se poi l'argomento lo vorrò affrontare, diciamo, tutto insieme. Ma lei ha fatto riferimento che già in queste riunioni a casa di Vasile, si fa riferimento ai discorsi di Gioè, o che Gioè aveva fatto con Bellini. Che tipo di discorsi era? Se lei è in grado di farci una anticipazione, intanto.
EX 210 Brusca G.:	Il Gioè, quando a casa di Vasile, che non... Là c'è un altro fatto che, prima del '92, a casa di Vasile il Gioè mette sul tavolo le conoscenze, o meglio, i progetti, i suggerimenti, chiamiamoli come vogliamo, frutti di discorsi tra il Bellini e il Gioè. E il Gioè spiega prima a me, io poi lo spiego a Salvatore Riina, ma in quelle circostanze li spiega al Bagarella, al Matteo Messina Denaro, al Giuseppe Graviano, per dire: se noi in qualche modo colpiamo il turismo, cioè sarebbe la spiaggia di Rimini; colpiamo i supermercati, nel senso che se si avvelenano queste merendine come facevano una volta i giapponesi - non mi ricordo da dove gli è venuta questa ispirazione - dice: 'noi, in qualche modo, mettiamo in allarme il turismo nel Norditalia'.
E si parlò, per dire, sempre sempre: 'tu vai a toccare la Torre di Pisa, o i beni culturali dello Stato', dice, 'in qualche modo...', allora Spadolini era ancora vivo, dice: 'Spadolini, Sgarbi, questi qua, faranno subito una guerra, cioè si ribelleranno e quindi dovranno trovare un rimedio'.
Ci suggeriva di rubare un quadro per poi fare scambio di, sempre di benefici per i carcerati. Quindi, questi suggerimenti, io li apprendo per la prima volta, che prima di quella volta non avevo mai sentito parlare di questi scambi sottobanco da parte dello Stato con uomini di chicchessia, o trafficanti sul settore, il Gioè glieli spiegò in totale ai presenti.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi siamo, mi scusi, questi discorsi che guardano al patrimonio artistico, a questi nuovi obiettivi, a minare l'immagine del turismo, eccetera eccetera, l'idea sulla Torre di Pisa, siamo in che periodo, Brusca? Come epoca in cui Gioè, per così dire, porta sul tavolo il frutto di queste valutazioni, riflessioni, discorsi fatti con questa persona, con Bellini?
EX 210 Brusca G.:	Sì. Stavo spiegando, cioè, tutti questi fatti io man mano li rappresentavo a Salvatore Riina; Salvatore Riina nel '93, inizio '93 non c'era più, quindi io li rappresento in maniera ad altre persone che non erano presenti. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO:	Ah, ecco, volevo capire questo. Eh, no, perché io lo avevo un po' capito tra le righe. Cioè, nel senso che era stato oggetto di valutazione, anche di riflessione fra lei e Salvatore Riina?
EX 210 Brusca G.:	Io, da quando ho preso contatto con Gioè, Gioè con Bellini, tutto quello che io venivo a conoscenza, mettevo a conoscenza Salvatore Riina; dopodiché Salvatore Riina viene arrestato. Quindi non ho più con chi parlare e quindi parlo nuovamente con Bagarella... Diciamo che parte, quasi tutto era a conoscenza, però io non avevo mai parlato con Giuseppe Graviano, con Messina Matteo Denaro, cioè non avevo mai parlato di questi fatti. Quindi ripropongo tutto quello che io avevo acquisito dal marzo '92 fino al momento dell'arresto di Riina.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi, diciamo Brusca, questi temi che guardano a questi obiettivi: la Torre di Pisa, il turismo, le siringhe nelle spiagge, queste azioni che lei ha prospettato, sono già offerte alla riflessione di Riina?
EX 210 Brusca G.:	Sì, offerte perché...
AVV. Cianferoni:	Vi è opposizione, perché ha già risposto tre volte.
PUBBLICO MINISTERO:	La cosa detta più volte...
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco. Siccome, Brusca, lei ha fatto riferimento - E anche per cercare di dare al discorso la maggiore compiutezza possibile - siccome lei ha fatto riferimento a questa persona: Bellini, ecco, può sintetizzare com'è che sullo scenario di Cosa Nostra appare questa persona, Bellini?
EX 210 Brusca G.:	Questa persona nasce che aveva contatti, si conosceva, o si sono conosciuti, con Gioè Antonino al carcere di Sciacca. Io non sapevo di questa conoscenza, non sapevo di questo fatto. E a un dato punto appare nel marzo del '92.
Gioè, in una delle occasioni che ci vedevamo, dice: 'sai, è venuto un amico mio a trovarmi di Reggio Emilia, del Norditalia', dice, 'è venuto a trovarmi. Sai...', e mi racconta che era un ex terrorista, ci aveva a che fare con personaggi dello Stato, si pensava che appartenesse ai Servizi Segreti... Cioè, una persona molto estrosa, un po' intrigante. E mi rappresentò questa persona. E il Gioè mi dice che questa qua ha possibilità di potere avere qualche beneficio di Cosa Nostra. E cominciamo a... apriamo un dialogo, cominciamo ad aprire un dialogo. Questo dialogo il Bellini traeva dei contatti che ho avuto con costui tramite il Gioè, siamo arrivati addirittura che io gli ho offerto... gli ho offerto, gli ho dato delle foto Polaroid che mi aveva fatto avere Salvatore Riina e che io gli avevo dato un bigliettino scritto con cinque personaggi, che sarebbe: Bernardo Brusca mio padre, Giovanbattista Pullarà, Giuseppe Giacomo Gambino, Luciano Liggio.
E, al momento in cui mi consegnò i quadri, Salvatore Riina mi ha aggiunto il nome di Pippo Calò. Al che capisco che le opere d'arte venivano da un mandamento di Porta Nuova, non poteva essere diversamente.
Al che io gli do questo bigliettino per dire: 'vi do questi quadri', che erano stati delle opere d'arte rubati in... a Palermo, non so in abitazioni private, o quant'altro. Gli do questi quadri assieme al bigliettino. Risposta fu che la possibilità c'era per due persone, per due soggetti, cioè per mio padre Bernardo Brusca e per Giuseppe Giacomo Gambino e per gli altri no. Cioè, mi riferisco al Pippo Calò, a Luciano Liggio e a Giovanbattista Pullarà. Cioè, scambio doveva essere per motivi di malattia, quantomeno ottenere gli arresti domiciliari.
Al che Salvatore Riina, quando io gli dico: 'guardi, che la risposta delle trattative che noi abbiamo avuto è questa. E in quella occasione Salvatore Riina mi disse: 'no, completamente', cioè tagliò i ponti, perché nel frattempo era nato che lui aveva aperto il canale del cosiddetto "papello", che siamo il periodo quasi uguale.
EX 210 Brusca G.:	No, sempre tramite, mediati sempre da Gioè. Io non mi sono mai incontrato con il Bellini. Anche se una volta ho ascoltato la sua voce a casa di Gioè Antonino, perché ho avuto da ascoltare con le mie orecchie quello che questo signore diceva, o parlava con il Gioè.
Però gli posso dire che a questo dato ci siamo arrivati, nel senso che io gli do queste foto Polaroid che mi ha fatto avere Salvatore Riina dietro a mia richiesta; Salvatore Riina, il concordato erano: quattro persone, poi al momento in cui mi consegna il bigliettino mi ci aggiunge l'altro nome che era quello di Pippo Calò che prima non se n'era parlato. Glielo do, risposta a questa mia richiesta con Gioè, Gioè a Bellini. Bellini dopo una settimana, otto giorni, dieci giorni torna, dice: 'non è possibile per tutti e cinque, ma bensì per due: per Bernardo Brusca e per Giuseppe Giacomo Gambino'.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecc, Brusca, lei bisogna che faccia capire ai signori Giudici però chi è questo Bellini che è in grado di, per così dire, interfacciarsi con Cosa Nostra, riceve fotografie... Ecco, spieghi un pochino l'antefatto di questo scambio, di queste fotografie, ecco.
EX 210 Brusca G.:	Questo Bellini inizialmente viene a trovare a Gioè Antonino come amico, che si erano conosciuto al carcere di Sciacca. Dice che si trovava in zona per altri motivi, poi gli ha portato dei regali. Gli ha portato forse qualche un po' di parmigiano, o qualche altra cosa. Il Gioè mi ha detto che gli aveva chiesto la cortesia... cioè, no la cortesia, il piacere che voleva cresimato il figlio, una cosa del genere. E che io cominciai, sia io che lui, poi anche Bagarella, perché io in quel momento non avevo niente da nascondere né con Bagarella, né con quant'altro. Cominciamo, abbiamo valutato: 'ma come mai questo dal Nord viene qua per venirci... cioè per avere questa cortesia nei tuoi confronti', o chissà che cosa.
Comunque, da qui il Gioè mi dice: 'sai, questo qua mi racconta che c'è la possibilità di potere fare degli scambi, non pensare mai che quando a volte si vede in televisione che i Carabinieri trovano delle opere d'arte non è bravura loro, ma bensì dietro questi ritrovamenti c'è sempre qualche trattativa, o qualche scambio. O vuoi di soldi, vuoi il beneficio di carcere, vuoi chicchessia. Però non pensare mai che si trovano così, per virtù dello Spirito Santo', dice. 'Una su un milione si trova così, ma poi tutto il resto è trattato'.
E dico: 'guarda, ma sai, questo qua che possibilità ha? Cioè, per venirti a dire queste cose, che possibilità ha?'
Dice: 'ma lui qualche possibilità ce le ha'.
E lui mi dice: 'basta trovare delle opere d'arte di una certa importanza, o delle opere, quadri, oggetti, qualsiasi... però che abbiano un certo valore, una certa attenzione da parte dello Stato'.
Mi ricordo cento per cento che ne parlai pure con Pietro Rampulla in attesa... Cioè, mentre stavamo già preparando l'attentato al dottor Giovanni Falcone, mentre è nei fine settimana. Perché abbiamo fatto tre fine settimana ad aspettare il dottor Giovanni Falcone prima che succedesse il fattaccio. E quindi, mentre io in questi fine settimana che Pietro Rampulla era assieme a me e parlava, siccome Pietro Rampulla anche se originario di Mistretta, ma abitava a Caltagirone; Caltagirone, come è noto a tutti, è un paese dove era riconosciuto per le opere d'arte, era riconosciuto perché è un paese dove ci sono trafficanti sul settore. E gli ho chiesto se lui aveva la possibilità di qualche pezzo. E lui mi ha detto, dice: 'forse c'è'.
Dopo tempo mi ha detto, dice: 'no, pensavo che c'era, ma non c'è. Ora vediamo di potere trovare'.
Quindi il periodo era... Il periodo già a maggio, 23 maggio succede la strage di Capaci. Aprile, maggio, già si parlava di questi fatti, per ritrovare questi fatti.
Ad un dato punto io gi chiedo a Gioè, dico: 'ma lui non ti può dare qualche segnale per vedere cosa cercano?'
E, se non ricordo male, ad un dato punto mi arriva una busta gialla piena di fotocopie dove ritraevano un furto in una pinacoteca di Modena, cioè al Norditalia. Loro cercavano di recuperare queste opere d'arte. Al che io gli ho detto...
EX 210 Brusca G.:	Bellini l'aveva data a Gioè, Gioè a me sotto mia richiesta, per dire: 'cosa volete? Cioè, cosa ci dobbiamo interessare per trovare?, cioè in maniera, per concretizzare un pochettino questi discorsi.
EX 210 Brusca G.:	Sì, delle fotografie, dei quadri. Dei quadri...
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, tramite... Cioè, Bellini con questa busta in mano era venuto a chiedere cosa a Gioè?
EX 210 Brusca G.:	A Gioè di ritrovare questi quadri. E se noi saremmo stati in condizioni di potere ritrovare questi quadri, poi avremo trattato... Per dire: 'noi abbiamo trovato questi, te li diamo, cosa ci dai in cambio?'
EX 210 Brusca G.:	Solo che non mi sono completamente interessato, perché dovevo andare al Nord, mi veniva complicata, avevo altri impegni, non l'ho fatto. Però mi sono rivolto a Salvatore Riina, dico:' noi abbiamo possibilità di trovare questo tipo di materiale?'
EX 210 Brusca G.:	Sì, poi ho saputo a Modena, io sapevo al Nord, poi ho saputo a Modena.
PUBBLICO MINISTERO:	No. E ne parlò con Riina lei, di questo Bellini?
EX 210 Brusca G.:	Sì. Sì, ma nel frattempo c'era che noi avevamo il sospetto di come... questo qua viene qua, queste proposte... Non, avevamo il sospetto in base al suo passato per quello che Gioè ci raccontava. Per dire: può darsi che si vuole venire ad infiltrare.
Ma siccome noi non avevamo niente da raccontarci al Bellini, ma bensì noi avevamo da prendere solo acqua da lui, si disse: 'vediamo dove lui vuole andare a finire'.
E gli davavamo corda. Lui ci progettava di potere fare evadere Marchese Antonino... No, Marchese, un carcerato. Noi pensavamo a Marchese Antonino. E cioè andando a rubare un elicottero in Toscana, che lui dice che era in condizioni di poterlo pilotare; lui ci aveva detto che se non trovavamo queste opere d'arte lui era in condizioni di potere trovare un ladruncolo, o una persona qua in Toscana, e precisamente qua a Firenze di rubare un piccolo quadretto che era di valore inestimabile. Se questo veniva arrestato, ci si davano 100 o 200 milioni, dice: 'si va a fare il carcere, però noi, attraverso questo quadro, possiamo fare degli scambi'.
Però sempre con questo comportamento noi non riuscivamo mai a capire. Veniva a dire, no mi rico... Io non posso dire l'iniziativa se fu Gioè, o fu il Bellini della Torre di Pisa, per dire: 'se tu fai saltare la Torre di Pisa', o...'
PUBBLICO MINISTERO:	Aspetti, aspetti Brusca, ora ci arriviamo. Sennò il discorso diventa, si affollano troppo...
PUBBLICO MINISTERO:	Sì. No, ecco, io ho bisogno di capire una cosa: nel momento in cui Riina dice, vede queste fotografie, queste fotocopie di queste fotografie...
EX 210 Brusca G.:	Sì, essendo che di questo materiale io non ero in condizioni di poterlo trovare, ma anche perché non mi ero interessato, a un dato punto Salvatore Riina dice: 'no, del materiale lo possiamo trovare'.
E fu in questa circostanza che lui mi diede questo materiale. Cioè, nel senso che lui mi ha dato queste cinque, quattro, non mi ricordo quante erano, foto Polaroid scattate in un appartamento non so da dove, me le diede. E io, per come furono, le ho consegnate al Gioè e Gioè le ha consegnate al Bellini assieme al bigliettino con le nostre richieste.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta Brusca, lei ha mai saputo questi quadri raffigurati in queste fotografie a chi appartenevano, a chi erano... nella disponibilità di chi?
EX 210 Brusca G.:	No, io con la precisione... l'ho saputo poi processualmente. Per la precisione l'ho saputo quando il Cancemi, al processo Borsellino, ha rivelato il particolare. Però io ho sempre detto che le fotografie, per inserirmi Pippo Calò che prima non era stato mai nominato, io ho dedotto che le foto dovevano venire dal mandamento di Porta Nuova. Quindi il Cancemi ne doveva essere a conoscenza, o chi per lui.
Quindi, per essere inserito Pippo Calò, il materiale veniva dal mandamento di Porta Nuova, cioè dove Pippo Calò era il capomandamento.
IMP. Graviano G.:	Sono Giuseppe Graviano. Dichiaro di voler rinunciare a presenziare al proseguimento dell'udienza odierna. E nel contempo chiedo che la stessa abbia regolare svolgimento, poiché rappresentato dal mio difensore di fiducia. Buonasera e grazie.
PRESIDENTE:	Buonasera. Si può disattivare il collegamento audiovisivo con Tolmezzo. Prego.
EX 210 Brusca G.:	Ma guardi, il fatto è avvenuto quando io porto la risposta al Riina, per dire: 'siamo arrivati a questo punto', il Riina mi dice: 'no'. quindi fu precisamente dopo la strage di Capaci, perché lui già aveva aperto questa trattativa.
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, lei vuol dire che Bellini aveva portato, per così dire una risposta negativa?
EX 210 Brusca G.:	A noi, cioè, nel complesso, nell'interesse di tutti, avevo portato una risposta positiva, anche se egoisticamente potevo pensare che per mio padre poteva essere positiva. Però, siccome l'interesse doveva essere per tutti, è stata in qualche modo negativa. E io, dalla risposta di Riina, gliela diedi al Gioè; Gioè si incontrò con Bellini e gli ha detto che, addirittura forse si adirò un pochettino, lo trattò male, dicendo che non era possibile più trattare. Cioè, non eravamo interessati solo allo scambio di Bernardo Brusca e di Giuseppe Giacomo Gambino.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta, lei poi ha fatto cenno poco fa, diciamo in un inciso del suo discorso, al fatto che si pensava, nel caso in cui Cosa Nostra non disponesse di questi quadri rubati, di rubarne addirittura uno. É così?
EX 210 Brusca G.:	Sì. Sempre suggerito da Bellini.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, vuol dire qualcosa di più specifico a questo riguardo?
EX 210 Brusca G.:	Il riguardo era che se io non... io e noi, non riuscivamo a trovare nessun tipo di materiale, il Bellini ci suggeriva di rubare questo quadro, cioè un quadretto che si trovava agli Uffizi, cioè a Firenze negli Uffizi di Firenze, perché non so preciso dove sono, perché non ci sono mai andato. E lui avrebbe provveduto, sia al ladro per rubarlo, e poi avrebbe sempre lui gestito questa operazione.
Al che, noi sempre sbalorditi, dicemmo: 'ma come mai questo tutti questi interessi?', e ci dava tutti questi suggerimenti. Però questo progetto non è stato fatto.
PUBBLICO MINISTERO:	Ho capito. Senta io ho bisogno di capire una cosa e lei bisogna che ce la spieghi un pochino meglio: com'è che da un'idea, per così dire, di scambio, no?: 'ti faccio recuperare opere d'arte in cambio voglio qualcosa', si affaccia, per così dire, nei discorsi tra Bellini e Gioè, poi, per come li ha recepiti lei, l'idea addirittura di compiere azioni di danno. Cioè, si butta giù la Torre di Pisa, lei mi pare ha fatto più volte riferimento.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, ci spiega un pochino com'è che si arriva a questa nuova prospettiva?
EX 210 Brusca G.:	No, le iniziative vengono sempre dai discorsi tra il Gioè e Bellini.
EX 210 Brusca G.:	Il Bellini gli spiegava in sintesi, dice: 'tu vai a colpire la Torre di Pisa, o vai a mettere le siringhe, tu colpisci il turismo. Il Nord vive di turismo, l'Italia vive di turismo. E metti in difficoltà lo Stato, in qualche modo, parte dello Stato italiano'.
Quindi, l'iniziativa, io prima di quella occasione non avevo mai sentito parlare di questi fatti. In qualche modo ci sperava, ci interessava, e non abbiamo abbandonato mai il pensiero. E quindi tutti questi suggerimenti, discorsi tra Gioè e Bellini, poi li stavamo mettendo in atto. Solo che non abbiamo avuto il tempo, almeno da parte mia, di metterli in atto.
PUBBLICO MINISTERO:	Ho capito. Quand'è che allora ha avuto...
EX 210 Brusca G.:	Chiedo scusa. Cioè, la Torre di Pisa, dice: 'se tu gli vai a toccare la Torre di Pisa', dice, 'la Torre di Pisa è un portatore di turismo. Cioè, quante persone del mondo vengono a trovare la Torre di Pisa', ecco.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, Brusca, lei ha già risposto prima, ma ora le faccio una domanda diretta: dell'evoluzione di questo rapporto instaurato tra Gioè e Bellini e i quadri e le foto, e poi queste idee, questi scambi, lei continuava sempre ad informare Riina?
EX 210 Brusca G.:	Sì, sì, sempre. Io, ma pure quando ho chiesto il permesso di potere... essendo che in qualche modo si era chiusa la trattativa tra me, Gioè e Bellini, quando io gli dico: 'ma posso andare avanti per mio padre', informo sempre Salvatore Riina. Tanto è vero che poi io sto cercando dell'altro materiale per potere ottenere sempre lo scambio, ma solo per mio padre. E sono autorizzato a fare questo. Chiamo a Messina Matteo Denaro, Messina Matteo Denaro mi dà anche delle altre foto che io poi do a Bellini. Solo che poi abbiamo avuto dei problemi, la cosa si è un po' arenata, questa di Bellini.
Però, tutto quello che discutevo o facevo, io informavo sempre Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, Brusca, c'è un momento storico in cui possiamo collocare, diciamo, questa vicenda di Bellini che si intreccia - io ho capito così, ho capito, ma mi pare che lei ha fatto una affermazione molto precisa - in rapporto a quella che lei ha chiamato la trattativa che Riina aveva per conto suo. É così?
EX 210 Brusca G.:	Sì, nel senso che già lui aveva aperto un altro canale, e quindi questi qui era chiuso.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta e quand'è che questo discorso della idea di distruzione delle opere d'arte, della Torre di Pisa e quant'altro, viene affrontato in maniera più specifica, più concreta, nei discorsi fra Gioè e Bellini e poi tra lei, Riina e quant'altro?
Le sintetizzo, ma non me ne vorrete, perché le dichiarazioni sono sparpagliate in centinaia di pagine. Lei sostanzialmente fece questa affermazione: che l'idea del danneggiamento, diciamo, delle opere d'arte, quindi del discorso, nate dai discorsi tra il Gioè e Bellini, si fanno, si incominciano a fare - su per giù la sua affermazione è testuale a questo riguardo - nel momento in cui da Pianosa e dall'Asinara incominciano ad arrivare notizie dei maltrattamenti dei detenuti.
EX 210 Brusca G.:	Questa... Oltre. Cioè, quando inizia il contatto con Gioè-Bellini, ancora non c'era Pianosa, non c'era l'Asinara.
EX 210 Brusca G.:	Ma nel tempo poi si inserisce anche il problema Pianosa e Asinara. Credo che qualche volta il Gioè gli abbia richiesto anche questo tipo di problema. Però, inizialmente, quando... il periodo quando si doveva fare lo scambio per mio padre, ancora il 41-bis non c'era. Si...
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, il problema di Pianosa e l'Asinara, ecco, e questa è la domanda.
EX 210 Brusca G.:	Di Pianosa e l'Asinara, guardi, nasce quando poi viene arrestato Salvatore Riina, di mandare... cioè, il progetto è sempre quello di fare trattare, cioè di fare tornare queste persone a trattare, o persone nuove, o chicchessia. Io cercavo di riaprire il canale Bellini, se ne avevo la possibilità. Perché a quel punto si era pure interrotto, non riuscivamo più a trovarlo. Però, nello stesso tepo, si era messo in atto perché c'era pure il problema del 41-bis, quindi noi volevamo fare qualche cosa in maniera da fare venire a trattare.
Nel frattempo non è stato messo in atto, però si cercavano di eliminare le guardie, proprio i responsabili delle guardie, quelle di Pianosa, in quanto ne avevamo avuto qualche piccolo indizio. Solo che anche questo è stato scoperto e non è stato messo in atto.
Presidente, possiamo fare 5 minuti di pausa? Perché sento che la voce di Brusca si abbassa sempre di più.
PRESIDENTE:	Sì, va bene.
PRESIDENTE:	Possiamo riprendere. Sono presenti tutte le persone già comparse. Facciamo introdurre Brusca Giovanni.
PRESIDENTE:	Sì, prego.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, Brusca io riprenderei un attimino, non ricordo esattamente il punto in cui ci siamo fermati, ma mi pare che si stava discutendo di questo, del rapporto, diciamo, tra Bellini e Gioè, quindi delle sue conoscenze al riguardo.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, vuol spiegare meglio in quale circostanza, in quale epoca lei sentì fare questo... sentì proprio con le sue orecchie questo discorso?
EX 210 Brusca G.:	Dunque, sicuramente prima della strage di Capaci, perché io ero andato a casa di Gioè Antonino, dove il Gioè portò il Bellini; lo ha fatto salire nella casa paterna dove lui abitava, lo ha fatto salire al primo piano. E io già mi ero posizionato al piano superiore.
PUBBLICO MINISTERO:	Brusca, prima che lei vada avanti, perché ho bisogno di capire bene l'epoca.
EX 210 Brusca G.:	Sì, lo avevo detto.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, non so se ci riferiamo allo stesso incontro, ovvero se c'è qualcosa da precisare a questo riguardo.
Lei fa riferimento a un discorso sentito con le sue orecchie fra Bellini e Gioè. É così?
PUBBLICO MINISTERO:	Io ora, salvo imprecisione - ma non credo di essere al riguardo impreciso - lei, su questo incontro fra Bellini e Gioè a casa di Gioè o dei genitori di Gioè, lei lo aveva collocato, ma non solo nel verbale dibattimentale delle udienze del gennaio '98, ma anche in diversi suoi interrogatori, in un momento che era successivo alla prima applicazione del 41-bis; e su per giù all'epoca della prima collaborazione di Marchese che sappiamo è del 1 settembre '92.
Ecco, ho bisogno di capire se c'è da modificare qualcosa, o se il suo ricordo è impreciso, al riguardo, ecco.
EX 210 Brusca G.:	No, sicuramente io... Sicuramente il mio ricordo sarà impreciso quanto ho detto prima. Però, per il contatto con Bellini, cioè questa circostanza fu sicuramente prima della strage di Capaci e non subito... Cioè, alla collaborazione di Marchese, lei ha detto 1 di settembre e io non andavo più ad Altofonte, anche se mi incontravo con... sicuramente avrò sbagliato, ho sbagliato in altra occasione, vuol dire che mi sarò sbagliato anche in questo.
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, mi scusi Brusca, mi faccia capire, mi scusi, mi faccia capire bene qual è il senso della sua affermazione di questa sera, ecco.
EX 210 Brusca G.:	Perché posso con più lucidità riflettere che l'incontro con Bellini non è stato possibile subito dopo la strage di Capaci, perché io, ripeto, ad Altofonte non ci sono più tornato dopo il 23 maggio, tranne che per qualche occasione proprio spudorata. Cioè, spudorata, in maniera eccezionale, qualche volta così, ma non più a casa di Gioè Antonino.
Io mi sono, frequentavo Altofonte, la casa di Gioè, di Di Matteo, prima del 23 maggio. Quindi se l'ho collocata dopo sicuramente mi sarò sbagliato.
EX 210 Brusca G.:	Un qualche sbaglio sul punto, cioè, come data, credo, qualche volta l'ho fatto, però ho avuto la possibilità di poter ritrovare il punto e... Cioè, il fatto è avvenuto. Lo avrò collocato più avanti, però mi sarò sicuramente sbagliato.
PUBBLICO MINISTERO:	Bene. Allora ci dica intanto il contenuto di questo colloquio: com'era, come si svolse, quello che sentì dire tra Gioè e Bellini.
EX 210 Brusca G.:	Il colloquio si svolse che, essendo che il Gioè mi raccontava sempre questi fatti, il Gioè... ogni volta io rimanevo un po', no sbalordito, cioè incredulo e dire no non è possibile, mi sembrava inverosimile e Gioè più di una volta dice: 'assisti, ascoltalo tu, senti tu, in maniera che può darsi che abbia un'altra valutazione, o io non capisco bene'.
E a forza di insistere io ho accettato. E anche io lo volevo pure ascoltare, non vederlo, non incontrarlo, però volevo ascoltare. E abbiamo organizzato. Dice: 'io lo porto a casa mia, a casa di mia madre...', di suo padre quando era vivo che lui abitava là; sua madre abitava a piano terra, cioè al piano strada, lui abitava al primo piano e secondo piano.
Era una piccola casa, c'era una scala a chiocciola. E io, in base all'appuntamento che lui aveva fatto, già mi ero recato a casa sua e mi sono messo sul pavimento a pancia in terra per ascoltare quello che loro parlavano. E parlavano bene o male. Gli faceva dire, il Gioè gli faceva ripetere tutto quello che avevano parlato. Parlato nel senso delle trattative, gli scambi, di queste opere d'arte, il fatto del... che se succedeva qualcosa d'importante, cioè per colpire il turismo che succedeva. E quando fu introdotto il discorso della Torre di Pisa, e non mi ricordo se fu il Gioè, o il Bellini per primo a dire: 'se fai questo...' Cioè tutti...
Essendo che la Torre di Pisa era un monumento storico per l'Italia importante, quindi i visitatori di tutto il mondo ci andavano a trovarla, ripeto, è stato oggetto di quella sera, però non mi ricordo se fu iniziato da Gioè, o da Bellini.
Fu introdotto l'argomento e io l'ho ascoltato e dire: 'se tu vai a colpire la Torre di Pisa' - dice - 'cioè non colpisci l'oggetto, ma bensì il danno che crei. E i politici, o chi sono interessati sul settore, faranno un po' la guerra a livello politico'.
Quindi questi erano gli argomenti che si sono affrontati tra Gioè e Bellini e che io ho ascoltato.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi lei li ascoltò, per così dire, personalmente.
EX 210 Brusca G.:	Sì, è stata una mezzoretta, tre quarti, questi argomenti si sono un po'... Comunque è stato un bel po' di tempo. E, ripeto, ad un dato punto il Gioè per farmelo ascoltare parlava a voce alta e il Bellini si insospettì, dice: 'ma perché parli così forte? C'è qualcuno che ci ascolta?'
Dice: 'no, no' - dice - 'è per capire bene. A voce alta per capire bene io quello che tu mi stai dicendo'.
Ma in effetti io ero... Il Gioè parlava a voce alta e faceva parlare a voce alta, o ripeteva quello che diceva il Bellini per farmelo capire.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta, in rapporto alla famosa trattativa quella dello scambio dei nomi, eccetera, a che punto era questa trattativa? C'era stato un sì, un no definitivo?
EX 210 Brusca G.:	Ecco, sicuramente era prima della strage di Capaci, perché il no l'ho avuto dopo. In quel momento era nella fase proprio della maturità, quindi più... cioè della maturità del progetto integro.
Poi ci sono state le reazioni. Ma in primo tempo questo era nella fase in cui io ancora riuscivo, non riuscivo, no non riuscivo, è che essendo che era le prime volte che sentivo parlare di questo tipo di scambi, di questo tipo di situazioni che si potevano attuare, quindi Gioè mi invitò ad ascoltarle.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco e il senso di questo scambio di... Perché qui non si capisce bene chi una cosa la diceva per primo, se la diceva Bellini...
EX 210 Brusca G.:	...non mi ricordo chi introdusse per primo il... in quella circostanza, perché la Torre di Pisa non è nata in quella sera.
EX 210 Brusca G.:	Nel senso che il... Ripeto, in quella sera fu nominata la Torre di Pisa. Non mi ricordo se la nominò Gioè, o la nominò il Bellini, però non è che era nata quella sera. Cioè l'argomento era stato affrontato già prima e fu portata come esempio. Per dire: 'se tu vai a colpire la Torre di Pisa' - dice - 'metti in ginocchio la città di Pisa, in quanto vive di questo turismo'. Non vive solo di questo, ma in parte di questo. Cioè quanti vanno a visitare la Torre di Pisa, quante persone si recano a Pisa vanno per la Torre di Pisa, ma poi vanno a visitare anche altro.
Quindi in quella sera non mi ricordo chi dei due organizzò, cioè chi per primo, però già l'oggetto era stato discusso nei precedenti colloqui che avevano avuto Gioè e Bellini.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi fu fatto, per così dire...
EX 210 Brusca G.:	Cioè quella sera fu un riassunto un po' di tutto.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco di tutta questa serie di incontri che c'erano stati in maniera precedente tra Bellini e Gioè. É così?
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, le riformulo la domanda: ma questo incontro che la vede, lei Brusca, per così dire protagonista e sente questi discorsi, con il suo ricordo di oggi, quando ce la può collocare?
EX 210 Brusca G.:	Guardi, è un dato storico che non si può dimenticare: 23 maggio la strage di Capaci, quindi sarà - siccome eravamo proprio nel pieno, ma veramente posso sbagliarmi di una settimana, i giorni - sarà fine aprile, primi di maggio, 10 maggio, 15 maggio.
Su per giù a questa data, dottore Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO:	...per così dire nella fase dei preparativi...
PUBBLICO MINISTERO:	...della strage di Capaci, ecco volevo capire se questo incontro al quale lei assistette aveva, per così dire, un punto di riferimento di una serie di incontri e di discorsi già ripetuti nel tempo...
PUBBLICO MINISTERO:	...fra Bellini e Gioè. Ha capito?
EX 210 Brusca G.:	Le voglio dire quello che è successo è che da un lato io parlavo con Gioè; io più con Gioè parlavo e più mi meravigliavo di quello che Gioè diceva e Gioè insisteva, diceva: 'ascoltalo pure tu'.
Quindi non è che sono nati solo quella sera, già i discorsi erano fatti. Gioè gli ha voluto fargli ripetere quello che era stato già detto. Tanto è vero che il Bellini dice: 'ma, Nino, non te l'ho detto?'
Cioè Bellini in qualche modo si insospettì di qualche cosa sia perché parlava forte, sia perché gli faceva ripetere le cose.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Ci fu... Il progetto fu anche sia con Bellini, ma poi valutato anche da parte nostra, tanto è vero che poi è stato fatto un... un progetto è stato realizzato che eventualmente se ci poteva dare fuoco. Nel senso, dice: 'con un bidoncino di benzina, se non puoi entrare con l'esplosivo, o con qualsiasi altra cosa, con un bidoncino di benzina puoi riuscire a fare un mare di danno'.
Quindi è stato parlato anche di questo, diciamo sempre come progetti, come idee.
Questi fatti erano tra me, Gioè e Bagarella quasi sempre all'ordine del giorno.
E poi siamo arrivati a ottobre, novembre, ma credo che siamo più a novembre, ad un dato punto era... ecco dove è successo il fatto del 41-bis, sull'argomento ci si inserisce pure Santo Mazzei, uomo d'onore - che è stato fatto nel mese di luglio del '92 - di Catania, ma amico dei mazaresi, cioè di Mariano Agate, Sinacori e di altri e del Bagarella, ad un dato punto si era messo... cioè di fare un atto dimostrativo.
Un atto dimostrativo significava che dovevamo prendere una bomba a mano e la dovevamo andare a piazzare in uno di questi, chiamiamoli Uffizi, a livello... io dico sempre Uffizi perché non conosco preciso il punto.
É che da questo fatto poi si dovevano fare delle telefonate, si doveva organizzare, per dire, cioè in qualche modo rivendicare; cosa che nell'ambiente di Cosa Nostra, almeno per le mie conoscenze, non erano state mai fatte. Però in quella circostanza dovevamo dare un minimo di segnale.
In quella situazione, che eravamo a casa di Gaetano Sangiorgi sempre a Santa Flavia, io mando Gioè e La Barbera per andare a recuperare questa bomba a mano che il Mazzei si aveva... incaricato di andarla a posare in un punto ben preciso per poi fare la rivendicazione; non è stato possibile e il Mazzei se ne va dicendo che poi se ne parlava.
Invece poi il Mazzei, trovandosi al Nord per i fatti suoi, ha avuto l'iniziativa di procurarsi, io pensavo una bomba a mano, poi ho saputo che era un proiettile di artiglieria e lo andò a posizionare, lui diceva sempre: 'Uffizi, Uffizi', invece poi ora ho saputo che era nel Giardino di Boboli qui a Firenze.
E lui quando torna, che ci siamo incontrati a Santa Flavia nella casa di Gaetano Sangiorgi, appena entra tutto euforico dice: 'accendi il televisore. Accendi, accendi' - dice - 'perché c'è questa notizia'.
Quindi noi pensavamo che questa notizia avrebbe dovuto dare un minimo di scalpore, cioè un minimo di cronaca. Perché che era stato fatto? Era successo il proiettile di artiglieria posato, la telefonata, quindi bene o male qualcosa doveva succedere. Invece né televisione, all'indomani i giornali, né giornali del Sud, né del Nord, nessuno ne parlava e la cosa si era... Noi pensavamo, abbiamo fatto la deduzione, per dire, che non hanno voluto buttare fuori la situazione per non creare allarmismo; cioè l'obiettivo che noi ci proponevamo di fare sviluppare, cioè dare all'Italia. La cosa finì.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta Brusca, due chiarimenti anche se, ovviamente, facciamo riferimento per i dettagli diciamo a quello che già lei ha dichiarato nel precedente processo perché il discorso abbia anche qui un senso compiuto. Ecco questo Mazzei com'è che compare sulla scena, per così dire, di Cosa Nostra palermitana? Chi è? Chi non è? Ecco, ci può dire qualcosa al riguardo?
EX 210 Brusca G.:	Santo Mazzei era un malavitoso, una persona di Catania. Io non conosco tutta la storia di costui. So che si sono conosciuti - almeno io penso, poi se ci sono altri fatti non glielo so dire - si sono conosciuti in carcere con Bagarella, con Mariano Agate, con un certo Fascella, uomo d'onore di Lercara costui. Mariano Agate, uomo d'onore della famiglia di Mazara del Vallo. E vengono a contatto. A contatto, perché il Santo Mazzei stava dando una mano d'aiuto ai mazaresi per conto... cioè ai marsalesi per conto dei mazaresi in Piemonte e precisamente, credo, a Torino.
Ecco, dopodiché io ho avuto la possibilità di poterlo conoscere e frequentarlo pure qualche volta. Ho partecipato a qualche pranzo insieme a lui a Mazara del Vallo, quindi sapevo di questi contatti. E io più di una volta l'ho incontrato.
Lui doveva essere, per conto dei catanesi, la persona che avrebbe dovuto attentare al dottor Di Pietro, in quanto i catanesi avevano progettato di eliminare il dottor Di Pietro. Solo che i catanesi non glielo volevano chiedere, no non glielo volevano chiedere, cioè dice: 'avete più... potete fare più voi palermitani che noi di Catania. Nel senso che voi avete più influenza su Santo Mazzei'.
Io di tutti questi fatti mano mano informavo Salvatore Riina. Solo che poi Santo Mazzei è stato arrestato e il progetto non è stato più potuto portare a termine.
Quindi il Mazzei divenne uomo d'onore nella famiglia di Catania sotto richiesta da parte nostra: mia, Bagarella, Riina. Però quelli che siamo presenti alla sua iniziazione ero io, Gioè, Leoluca Bagarella, c'era Nitto Santapaola, c'era Eugenio Galea, Vincenzo Aiello, Natale Di Raimondi - che oggi è collaboratore di Giustizia - Aldo Ercolano e Enzo... Vincenzo, Giuseppe... il fratello maggiore di Benedetto Santapaola: Pippo Santapaola. Non mi ricordo se c'era qualche altro.
E quindi, dopodiché, con il Mazzei avevamo questo contatto. E il Mazzei doveva fare questo... nei contatti che noi avevamo lui era a conoscenza di questi problema della Pianosa e dell'Asinara e lui si era messo pure a disposizione per darci una mano d'aiuto.
Lui aveva pure un incarico per, se ne aveva la possibilità, di eliminare l'onorevole Martelli.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, benissimo. Quindi era, diciamo, un malavitoso. Lei così l'ha definito.
EX 210 Brusca G.:	Inizialmente, poi è...
PUBBLICO MINISTERO:	...diciamo, uso questa espressione, con la sponsorizzazione dei palermitani, cioè...
EX 210 Brusca G.:	Guardi, sarà stato metà luglio.
EX 210 Brusca G.:	Si può indicare pure, si può trovare la data precisa perché quel giorno Santo Mazzei veniva, proprio veniva che aveva commesso un omicidio e lui si vantava e diceva: 'ancora mi puzza la pistola'. Ed era una calibro 9.
L'omicidio è avvenuto di mattina quindi su Catania, quindi si può individuare pure il giorno quando è stato combinato, cioè quando è stato affiliato, che è stato intorno alle 11,30, mezzogiorno quando lo abbiamo rintracciato. Perché noi eravamo andati là per discutere solo con Benedetto Santapaola.
Santapaola quando capì le nostre intenzioni subito lo mandò a chiamare, lo fece cercare, lo trovò e subito... Perché non eravamo andati per farlo combinare, eravamo solo per togliere qualche dissapore che avevano fra di loro, cioè il gruppo Mazzei e il gruppo Santapaola che c'era qualche piccolo problema. Eravamo andati per questo fatto. Dopodiché, invece, loro ci hanno anticipato, hanno letto in qualche modo il nostro pensiero, desiderio e subito hanno risolto il problema.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta Brusca, come va questa storia che porta questo signore, questo Mazzei, a piazzare - come lei dice - questo proiettile di artiglieria nel Giardino monumentale qui a Firenze di Boboli? Lei ha detto... Ecco mi deve spiegare due fatti: se in relazione a questa azione da compiere a Firenze Mazzei aveva avuto un incarico specifico da parte sua, o di Bagarella, o di Riina, o di chi altri, e se questo fatto era da mettere in correlazione, per l'appunto come lei mi pare ha già accennato, al 41-bis. Terzo punto: perché proprio Firenze, ecco?
EX 210 Brusca G.:	Allora, come base - e poi gli spiego - l'idea, i progetti da realizzare vengono sempre i discorsi frutto Gioè-Bellini.
In base a questa piramide, cioè a questa base poi noi abbiamo sviluppato, bene o male eravamo dei rozzi, però bene o male riuscivamo a capire il significato e quello che poteva succedere.
Quindi, dopo avere valutato i discorsi fatti Gioè-Bellini, da qui poi noi abbiamo avuto tante idee.
EX 210 Brusca G.:	Io, Gioè, Bagarella, quelli che parlavamo sempre. Ogni tanto c'era poi Gioacchino La Barbera, però di questo poi informavamo sempre Salvatore Riina. Cioè non era mai presente, però veniva informato.
Nel frattempo era successo che era scoppiato il cosiddetto 41-bis. Arrivavano segnali da parte dei mafiosi dell'Asinara, di Pianosa, in particolar modo anche da mio padre, che subivano dei maltrattamenti. E noi, impotenti, cercavamo di fare qualche cosa. Da un lato avevamo già avuto degli indirizzi - come ho detto poco fa - di potere individuare le persone singole, i responsabili, di quelli che realmente commettevano i maltrattamenti. Cioè non è che erano tutti responsabili, c'era la cosiddetta "squadretta". Solo che poi, per altri fatti, sono stati scoperti e non si è potuto realizzare.
Poi per poter affrontare il problema nella globalità si era pensato di metterci davanti ad una porta di un carcere, cioè qualsiasi essa sia, Palermo, Catania, o chicchessia, e qualsiasi agente di custodia sarebbe uscito di lì noi l'avremmo eliminato. Ma quella la ritenevamo un po' troppo grossolana, però abbandonando questa, dice: 'va be', momentaneamente facciamo qualche segnale'.
Il segnale, per dire, andare a piazzare, parlando con Mazzei: 'se facciamo questo...' Cioè abbiamo messo a conoscenza anche a Mazzei un po' dei risultati, chiamiamolo, per capirci, per non ripeterlo ogni volta, progetto Bellini-Gioè.
Ed io con Bagarella, Gioè, siccome non si trattava di andare a mettere una bomba, cioè di fare l'attentato, ma era solo un atto dimostrativo, mi sono preso la responsabilità io, Gioè e Bagarella senza preventivamente avvisare a Salvatore Riina. Perché - ripeto - si trattava di andare a posizionare solo una bomba a mano, per dire, e poi l'avremmo informato, però. Quindi io cosa faccio?
Dice: c'è bisogno di mettere una bomba a mano a Firenze in un punto strategico e poi fare delle telefonate all'ANSA, o a qualche altro posto per dire: 'se non la smettete con il 41-bis noi metteremo tante di quelle bombe che non la finiamo mai'. Cioè, come suol dire, un segnale.
Gioè e La Barbera vanno ad Altofonte. Gioè sicuramente, La Barbera c'era assieme, però non so se lui ne ha ricordo, o meno, comunque Gioè sicuramente va ad Altofonte perché io avevo la disponibilità di tante armi e tra cui avevo pure delle bombe a mano che in quel momento io le tenevo ad Altofonte e me le teneva Gioè Antonino.
Solo che Gioè va ad Altofonte, non riesce - non so quale imprevisto ha avuto - non riesce a recuperare questa bomba a mano. Torna e dice: 'non l'ho potuta trovare'.
Perché dico questo? Perché Mazzei doveva partire, cioè doveva andare dalla Sicilia doveva andare al Nord per fatti suoi e all'occasione doveva fare pure questo fatto.
Quindi momentaneamente abbiamo sospeso perché non abbiamo trovato il materiale.
Mazzei, trovandosi al Nord e sapendo che noi abbiamo sospeso il progetto solo perché non avevamo trovato il materiale, lui, attraverso amici suoi, chiede e trova un... che io sapevo prima che era una bomba a mano, invece poi ho saputo che era un proiettile di artiglieria. E di sua iniziativa lo va... si reca a Firenze - mi diceva Uffizi, però io non sapevo - e lo va a collocare in un determinato posto. E poi so che fa delle telefonate.
Dopo avere fatto... cioè al momento che lui posiziona questa arma, cioè questo proiettile di artiglieria, ci raccontò che ha avuto momenti di difficoltà. Difficoltà nel senso che c'era il Fascella che era in compagnia sua che perdeva tempo nello scappare, cioè dopo averlo posizionato per scappare. Perché forse c'era qualche guardiano, aveva avuto qualche problema, non glielo so dire con precisione.
Comunque riescono ad andarsene, nessuno li vede, fanno la telefonata, tornano, arrivano in Sicilia e subito lui dice: 'accendi' - che era l'una, l'una di giorno, cioè le 13.00 - 'accendi il televisore, può darsi che danno la notizia'.
Ma noi siamo stati là tutto il giorno col televisore in mano, cioè con il telecomando a girare canale contro canale, ma la notizia non diceva nulla.
Abbiamo dato questa valutazione, per dire, se l'hanno tenuta chiusa, cioè non hanno voluto divulgare questa notizia. L'argomento finì lì.
EX 210 Brusca G.:	Sì, prima che Mazzei venisse arrestato. Quindi ottobre, novembre.
EX 210 Brusca G.:	Sì, perché Mazzei subito dopo venne arrestato.
EX 210 Brusca G.:	Ma il gesto era che Mazzei avendo posato questo aggeggio - che poi, ripeto, è il proiettile di artiglieria - e avendo fatto la telefonata, in qualche modo si sapeva che era riconducibile a Cosa Nostra o ai mafiosi. Perché il Mazzei proprio ha parlato del 41-bis. E quindi si sperava di riaprire la trattativa.
La nostra deduzione quale era? Essendo che si parlava degli Uffizi, si parlava di Firenze, essendo che questo qua veniva a conoscenza alle Forze di Polizia, o chi per loro, automaticamente siccome noi avevamo avuto contatti con Bellini noi speravamo che bene o male qualcuno sarebbe venuto a cercare... avrebbe cercato Bellini, o se ci sarebbe stato bisogno noi avremmo chiamato Bellini. Cioè, poi si vedeva. Il nostro problema era di aprire questo canale. Bellini o che l'avremmo chiamato noi, o che sarebbe venuto da loro. Dice: 'l'importante era mettere in moto il meccanismo'.
Cosa che non c'è riuscita.
EX 210 Brusca G.:	No, come gli ho spiegato poco fa l'iniziativa l'abbiamo presa noi, successivamente il Riina fu informato. Io non c'ero, ma siccome c'era il Bagarella presente, quindi il Bagarella informò suo cognato di quello che si sarebbe dovuto fare.
PUBBLICO MINISTERO:	Ho capito. Quindi lei intende dire: lei personalmente non lo informò.
EX 210 Brusca G.:	...mai parlato. Però c'era Bagarella, è come se c'era Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO:	Un'altra precisazione, in verità la domanda gliel'avevo posta prima: perché Firenze?
EX 210 Brusca G.:	Gli ho detto sempre in riflessione Bellini-Gioè. Non ci venivano in mente altre idee in quel momento. Proprio Firenze in quanto Firenze era stata oggetto di discussione tra Gioè e Bellini.
PUBBLICO MINISTERO:	Ho capito. Senta - ora seguivo i miei appunti, ma può darsi che lei l'abbia detto - il Mazzei era a conoscenza di tutto lo sviluppo, diciamo dei contatti che avevate con Bellini?
EX 210 Brusca G.:	In maniera sintetica, sì. Non gli abbiamo spiegato il dettaglio. Per esempio noi gli abbiamo spiegato che non avevamo contatti con il Bellini per traffico di droga, però i risultati, o gli sviluppi, o... in linea di massima sì. Non credo che gli abbiamo detto: 'sai si chiama Bellini, tizio, caio e sempronio'. No, però che avevamo i contatti sì, era a conoscenza.
Ecco, ci vuol dire un attimino se di questa vicenda che lei ha già delineato... Ha detto, dice: 'erano i catanesi che lo volevano portare avanti'. Ho inteso bene?
EX 210 Brusca G.:	Sì. I catanesi, parlando con i catanesi in quel periodo che erano successe le due stragi, cioè Falcone e Borsellino, l'omicidio Lima, quindi in Sicilia in qualche modo la tensione si era un po' creata forte, Eugenio Galea - se poi aveva altri fini non glielo so dire - Eugenio Galea mi diceva: 'per attirare un po' l'attenzione, cioè distogliere un po' l'attenzione dalla Sicilia e attirare l'attenzione al Nord sarebbe opportuno' - visto che in quel momento stava prendendo piede il cosiddetto Pool di Mani Pulite, in particolar modo Antonio Di Pietro - 'sarebbe opportuno uccidere Di Pietro. In qualche modo gli facciamo, indirettamente, senza che nessuno ce lo ha richiesto, un favore ai politici e in qualche modo sono costretti a venirci a fare un qualche favore'.
E dovevamo intervenire su Santo Mazzei perché Santo Mazzei - ripeto - al Nord era una persona competente, sapeva come muoversi, sapeva come farsi e dice: 'sì, glielo diciamo noi come catanesi anche nella sua famiglia, ci può dire di sì, ci può dire di no. Voi siete più influenti' - dice - 'e ce lo diciamo assieme, o glielo dite voi'.
E così si doveva fare. Solo che poi Mazzei è stato arrestato ed il progetto si arenò. Io non mi sono più interessato sul punto. Se poi i catanesi avevano altri interessi non glielo so dire. Gli argomenti tra me ed Eugenio Galea sono stati questi.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta Brusca, poi lei di Mazzei dopo questo arresto non ne ha saputo più nulla.
EX 210 Brusca G.:	No, non abbiamo avuto più... Cioè io non ho avuto più notizie, magari i mazaresi tramite il fratello, o qualche altro, qualche notizia l'hanno avuta. Io non ho avuto più notizie.
PUBBLICO MINISTERO:	Il canale Bellini, come dire, come intermediario con qualcuno dello Stato. É così?
PUBBLICO MINISTERO:	Esatto. Senta, ma... E questo era già un primo dato di fatto conclusivo.
EX 210 Brusca G.:	Di continuare, cioè di andare avanti. Non ci dovevamo fermare nella maniera più categorica. Tant'è vero che non ci siamo fermati.
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè di passare da un'azione di minaccia a un'azione concreta?
EX 210 Brusca G.:	Sì, molto più eclatante.
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, farle effettivamente le stragi?
EX 210 Brusca G.:	Sì, come le ho detto. Noi non ci siamo più mossi perché Salvatore Riina ci dava questo fermo. Ma se non ci dà il fermo già nel '92 stesso avremmo commesso già qualche strage, quanto meno in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi lei dice che l'epoca di questo episodio di Boboli è, per così dire, un po' contestuale a quella sorta di fermo - come l'ha definito lei - che Riina aveva dato perché aveva in atto la sua trattativa.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta Brusca, io francamente... lei ovviamente l'ha, questo argomento l'ha affrontato anche piuttosto in dettaglio nel precedente esame, però siccome qui - ripeto - non si può fare un discorso monco sennò l'intreccio fra le sue dichiarazioni di oggi e quelle di cui la Corte già dispone diventa un po', ecco, frammentario.
Io ho bisogno di capire due cose: se lei ha mai saputo chi erano gli interlocutori, chiamiamoli per semplicità, istituzionali di questa trattativa.
EX 210 Brusca G.:	Io fino al mese di settembre '97, se non ricordo male, non sapevo; avevo le mie idee però non sapevo. Poi ho saputo qualche traccia se questa è la strada giusta.
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, mi scusi?
EX 210 Brusca G.:	Cioè...
PUBBLICO MINISTERO:	Espliciti il suo pensiero sennò...
EX 210 Brusca G.:	Io sino al mese di settembre - se non ricordo male, comunque ci sono i verbali degli interrogatori - fino a quel momento mi ero limitato semplicemente con le Autorità competenti solo a raccontare i fatti.
A un dato punto, vengo interrogato dal dottor Pietro Grasso e il dottore Chelazzi - che non mi ricordavo che c'era pure lui però poi potevo confermare che c'era pure lui - e negli interrogatori mi fanno delle domande, mi fanno fare delle valutazioni.
E nelle valutazioni io faccio una rosa di nomi. Però le prime parole o i primi nomi che io faccio è quello di Antonino Cinà, uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo, e quello di Ciancimino e tanti altri nomi che poi non hanno valso niente. Quindi, io non...
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi lei vuole dire che in questo interrogatorio, che poi fra l'altro è un interrogatorio che all'epoca depositammo proprio poco prima o nel corso del suo esame, lei aveva fatto come punto di riferimento il dottor Antonino Cinà.
PUBBLICO MINISTERO:	E' così?
PUBBLICO MINISTERO:	Però la mia domanda era diversa, io le avevo chiesto...
Vorrei formulare un'opposizione, un'osservazione diciamo. Cioè a dire, nessun problema che si solleciti Brusca su qualunque tipo di argomento che però teniamo presente che ha già detto che sono sue valutazioni e che gli fu chiesto all'epoca delle valutazioni.
PUBBLICO MINISTERO:	Infatti, infatti avvocato la sua opposizione è giustissima perché... Però in realtà non stavo chiedendo una valutazione a Brusca ma stavo semplicemente cercando di far riferire anche ai Giudici che oggi si trova davanti, se ha mai saputo - ovviamente finché era, per così dire, in servizio permanente e effettivo in Cosa Nostra - se e chi ci fosse dall'altra parte del tavolo di questa, chiamiamola per semplicità, trattativa.
PRESIDENTE:	Mi rendo conto che sia presto per dire che si tratti di mere valutazioni. Se lo fossero, restano lì ovviamente.
PUBBLICO MINISTERO:	Quindi mi pare che la sua risposta è stata...
PRESIDENTE:	No, no. Dico, proprio attraverso la risposta si può apprezzare...
AVV. Cianferoni:	...la prima risposta è stata, Presidente, 'fui richiesto di valutazioni dal dottor Grasso e dal dottor Chelazzi'.
PRESIDENTE:	Sì, però il Pubblico Ministero aveva fatto un'altra domanda.
PUBBLICO MINISTERO:	...posso chiarire, Presidente, perché mi pare abbastanza anche semplice. La risposta per deduzione o per valutazione ha riguardato un personaggio che c'ha appena riferito, e cioè il dottor Antonino Cinà uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo.
La mia domanda non era intesa a conoscere che se fosse nel patrimonio conoscitivo di Brusca chi fosse, per così dire, il mediatore di Cosa Nostra; bensì chi fosse il rappresentante delle istituzioni. E la risposta del Brusca mi pare che è stata negativa. E' così?
EX 210 Brusca G.:	Sì, stavo spiegando questo. Io non ho mai saputo le persone con cui Salvatore Riina trattava. Mai. Non me l'ha detto mai, non l'ho mai sentito quindi non l'ho saputo mai.
Stop. Non mi è stato mai chiesto diversamente. Però io conoscevo fatti e misfatti di Cosa Nostra.
A un dato punto poi le indagini, le valutazioni, i magistrati hanno avuto qualche altro punto di riferimento e sono venuti da me e mi hanno fatto fare un certo tipo di ragionamento e valutazione su fatti, no su deduzione. Cioè, io ho fatto deduzione su fatti che io conoscevo. E ho fatto dei nomi. Stop. Fino a quel momento io non sapevo nulla.
Il rapporto, ecco, con Bellini che si è snodato nell'arco temporale che lei ha delineato, fino a quando permane? Cioè, in definitiva, fino a quando avete avuto notizie e contatti con questa persona?
EX 210 Brusca G.:	Dunque per quanto riguarda la situazione globale di Cosa Nostra, credo che come già ho detto siamo quando Salvatore Riina lui ha già il contatto e mi dice "si sono fatti sotto" fino a questo momento ha l'interesse per tutti. Quando lui mi dice 'fermati, stop', io non chiudo il contatto con Bellini ma bensì lo porto avanti solo per conto mio. Sia per la situazione di mio padre anche perché con Gioè gli avevamo dato della droga, cioè della cocaina quindi avevamo interesse pure di recuperare i soldi e di venderli pure qualche... cioè della cocaina anche per tenercelo in mano perché volevamo vedere questo dove voleva arrivare.
A un dato punto poi, l'ho perso di vista sia perché è stato arrestato Gioè e poi perché il Mario Gioè che io gli avevo mandato per rintracciarlo, non sono stato più in condizione di poterlo... cioè rintracciarlo. Tant'è vero che ho poi subito chiuso l'argomento.
Quindi io lo perdo definitivamente... marzo '93, marzo-aprile '93. Cioè, dopo l'arresto di Gioè io lo perdo definitivamente.
PUBBLICO MINISTERO:	Perfetto. Senta, queste idee di attacco, frutto, per come ha detto lei, del rapporto instauratosi fra Bellini, Gioè e poi Mazzei e l'episodio di Boboli eccetera, vengono - mi pare che lei stamani... stavo dicendo stamani, cioè all'inizio dell'udienza ha riferito che - vengono ripresi nelle famose riunioni a casa di Vasile all'indomani dell'arresto di Riina?
EX 210 Brusca G.:	Sì. No l'indomani.
PUBBLICO MINISTERO:	Dopo l'arresto di Riina, sì?
EX 210 Brusca G.:	Sì, sì. Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, e i protagonisti di queste riunioni, lei ha detto, è lei stesso, poi Bagare...
EX 210 Brusca G.:	Giuseppe Graviano, Bagarella, Gioè, Messina Matteo Denaro e non mi ricordo... Barbera però non posso dire 'c'era o non c'era'.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, lei nella progressione diciamo del suo racconto, nello specificarci che lei era un oltranzista messo poi, per come le è stato riferito, tra i miserabili perché Bagarella, Graviano e quant'altri avevano ritenuto che invece lei era per una posizione chiamiamola così, moderata...
PUBBLICO MINISTERO:	...perché la ritenevano d'accordo con Raffaele Ganci. Ecco, ha detto poco fa di aver richiesto a Bagarella di soprassedere sull'iniziativa su Costanzo. E' così?
PUBBLICO MINISTERO:	E ha collocato questo fatto in epoca, diciamo, immediatamente successiva all'arresto di Antonino Gioè?
PUBBLICO MINISTERO:	E' così? Ecco, lei che cosa ne ha saputo poi dopo, dell'azione a Costanzo?
EX 210 Brusca G.:	Ne ho saputo che è stato fatto l'attentato al dottor Costanzo. Con Bagarella ci siamo visti guarda caso l'indomani mattina a Pollina nella casa...
EX 210 Brusca G.:	Sì. L'attentato fu la sera, l'indomani mattina io mi incontro con Leoluca Bagarella.
EX 210 Brusca G.:	Dottor Nicolosi, ripeto, oggi non sono in condizioni di dare la giornata, però...
EX 210 Brusca G.:	No, no. Pur volendo non posso. C'è l'arresto Gioè, Gioè ai tempi di isolamento, poi fa il primo colloquio, il secondo colloquio. Ma il primo perché Gioè, Mario Gioè viene subito e mi cerca con rapidità. Quindi io li do, io apprendo questa notizia.
In giornata, quindi quando io questa notizia... Dunque Gioè, Mario Gioè non dico che mi cerca in giornata al ritorno di Roma perché Gioè era a Roma, a Rebibbia; ma credo l'indomani mattina io mi sono incontrato con Mario Gioè.
Mario Gioè subito mi dice questo fatto e io dico al Bagarella... Da questa data, quindi si possono vedere quando i colloqui sono stati fatti con Gioè Mario a Roma, con Gioè Antonino e Gioè Mario il fratello, saranno passati 15 giorni, un mese... dottor Nicolosi non... non...
PUBBLICO MINISTERO:	Brusca, qui siamo anche in un certo senso facilitati dal fatto che sappiamo anche, perché la Corte ne dispone, che questi colloqui perché l'abbiamo accertato, questi colloqui - ora, l'indicazione esatta non me la ricordo, ma insomma - vanno, se la memoria non mi inganna, nei primi giorni di aprile del 1993. Questi colloqui tra Antonino Gioè e il fratello Mario.
EX 210 Brusca G.:	Gioè era stato arrestato a marzo.
PUBBLICO MINISTERO:	Gioè era stato arrestato a marzo, anche questo è stato ricostruito. Quindi diciamo questa richiesta di stop lei a Bagarella la fa in questo periodo?
PUBBLICO MINISTERO:	In epoca successiva a questi colloqui, è ovviamente anteriore all'attentato.
PUBBLICO MINISTERO:	Ecco, ma chiese lei conto e spiegazione una volta che, capisco dai mezzi di informazione, lei apprese dell'attentato al dottor Costanzo. Chiese spiegazioni a Bagarella del perché e del per come invece l'attentato era stato fatto?
EX 210 Brusca G.:	No, perché come le ho detto poco fa, primo perché non gli volevo dare la soddisfazione per dire 'ma perché l'hai fatto, ma perché non mi hai dato ascolto?'; due, lui mi poteva rispondere 'ma io che ne so', perché a un dato punto uno che fa una cosa fuori, dice ma io che ne so, non è che io sono responsabile... Quindi, mi potevo pure prendere questa risposta.
Quindi a quel punto io, in attesa di nuovi sviluppi, parlando del fatto perché si era salvato, non era stato colpito, io e Bagarella parlavamo in maniera come se eramo due caduti dalle nuvole, cioè come se eravamo due persone che non hanno mai affrontato l'argomento. E quindi abbiamo affrontato l'argomento per dire: è successo questo fatto, ma perché si è salvato, si è salvato e non è stato colpito, chi l'ha fatto ha sbagliato...
Quindi, non lo affronto perché mi poteva rispondere in qualsiasi maniera per dire 'io non ne so niente, ma io non so chi l'ha fatto'.
Quindi visto... siccome già il sintomo del malumore c'era, quindi io non vado a chiedere a Bagarella anche perché non ero stupido, sapevo benissimo che era stato lui. Quindi andargli a dire chissà che cosa... il tempo c'è poi si va vedendo.
Senta Brusca, ma a seguito di questo fatto e di questa, capisco anche un po' dalle sue parole ostentate, indifferenza diciamo a questa iniziativa di Bagarella; i suoi rapporti con Bagarella erano come prima, ebbero una qualche, per così dire, raffreddamento?
EX 210 Brusca G.:	No, a partire da questo fatto con il Geraci, a partire dal fatto di Costanzo, a partire che erano successi altri fatti sul territorio, a partire che erano sorti non so se a causa sua o a causa di altri fatti, malumori nel trapanese, cioè mi riferisco nel mandamento di Alcamo dove io per una vita per ordine di mio padre e di Salvatore Riina avevo gestito questo mandamen... gestito, avevo dato una mano d'aiuto sia con Vincenzo Milazzo poi con Ferro e poi con quant'altro.
Dopo l'arresto di Riina i rapporti tra me e Bagarella si sono cominciati a, in qualche modo, a inclinare. Inclinare e quindi andavamo avanti in questo sistema cioè io andavo per i fatti miei e lui per i fatti suoi. Fino al punto che poi, c'è stato un dato punto che poi abbiamo deciso di affrontare un pochettino la situazione perché non poteva più reggere.
PUBBLICO MINISTERO:	Cioè, era una situazione molto tesa? Lei vuol dir questo?
EX 210 Brusca G.:	No, tesa che eravamo arrivati con i coltelli alla mano perché ancora non c'erano questi livelli. Però tesa nel senso che io... tutto il mondo di Cosa Nostra, tra me e Salvatore Riina ci guardavano sempre come persone... cioè mio padre e Salvatore Riina erano persone che ci guardavano assieme, cioè proprio io dovevo essere quello di andare, come suol dire, a prendere il tamburino e a dire 'guardi che questo qua ragiona a modo suo, guardi che questo qua non va bene'; cioè proprio io, non mi stava bene.
Cioè, io in sintesi che cosa dovevo fare? Dovevo riunire i capimandamento e portare le accuse a Leoluca Bagarella per poi toccargli la sorte anche quella di essere ucciso. Cosa che io non ne avrei fatto né ora e né mai. Aspettavo che gli altri si accorgessero, cosa che poi nel tempo era... si sta avvenendo, poi disgraziatamente è stato arrestato lui, poi io, poi... i fatti.
Però io a un dato punto, in questo iter, pur di non andare a dare sazio a tanti altri, ho affrontato l'argomento con Bagarella.
EX 210 Brusca G.:	...dare soddisfazione a Provenzano, a tutti i Provenzano o a quant'altro. Per dire fra di loro c'è del ruggine o c'è del malumore, mi tenevo io all'interno di questa situazione però a un dato punto ho dovuto sfogare, ho affrontato l'argomento.
Senta Brusca, lei ha fatto anche un riferimento. Io bisogna lo riprenda perché ritengo che sia importante.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Con Vincenzo Ferro, con Peppe Ferro.
PUBBLICO MINISTERO:	Con Peppe Ferro. Ecco, se vuol spiegare un pochino perché questo raffreddamento anche con il mandamento di Alcamo.
EX 210 Brusca G.:	Sì. Fino che c'era Salvatore Riina, fino che c'era Salvatore Riina, almeno all'apparenza, le cose andavano in un certo verso e per quelle che erano le mie conoscenze le cose andavano, secondo le regole di Cosa Nostra, andavano bene.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina, io in questo mandamento non... cominciano i malumori, sono cominciati... adesso che io dovevo rispettare le regole, io oltre facevo quelle che erano le regole, cose che prima facevo normalmente e nessuno si era mai... si era mai... come si dice?, cioè non si era mai accorto, cioè aveva fatto attenzione a quello che io facevo. Perché avevamo avuto sempre un rispetto, un certo dialogo, non c'era nessun tipo di problema.
Prima ho fatto la guerra contro i Ribisi, con i Vitale alcamese, poi qualcuno considerava Vincenzo Milazzo amico mio quindi pensavano che io lo dovevo proteggere a spada tratta; così non era. Quando abbiamo visto che Vincenzo Milazzo andava per i fatti suoi, valutando bene la situazione e nel difendere Vincenzo... Peppe Ferro perché Vincenzo Milazzo lo voleva eliminare, abbiamo preso le difese nei confronti di Peppe Ferro.
Quindi, e poi c'era stato sempre un'affettuosità.
Ora non lo so che cosa è successo, quale valutazione hanno fatto. Sta di fatto che dopo l'arresto di Salvatore Riina, con gli alcamesi e in particolar modo con Peppe Ferro, gli umori sono cambiati.
E questi umori venivano trasmessi attraverso Leoluca Bagarella, che Ferro tutto quello che faceva lo diceva a Bagarella e Bagarella in qualche modo mi... no che mi rimproverava però mi diceva 'ma perché tu devi rispettare, devi fare, devi dire'. Ma dico 'ma scusa, ma chi lo sta cercando, ma chi lo vuole, ma chi...?'
Il problema era perché io ero intervenuto su qualche problema di Castellammare e avevo invitato il Ferro per dire 'non essere categorico, cioè valuta i vari argomenti, valuta un po' la situazione e dai spazio un po' agli uomini d'onore di Castellammare'.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta Brusca il senso diciamo di queste dinamiche, di queste relazioni che c'erano tra lei da una parte e Bagarella dall'altra, Ferro capomandamento di Alcamo. Ecco, si può dire che fino all'epoca precedente a quella di questo raffreddamento lei per così dire, aveva - uso un termine, forse sarà proprio in Cosa Nostra - aveva sconfinato. Cioè lei ha detto 'davo una mano a Alcamo'. Significa che metteva... come si può dire?, metteva bocca nelle questioni interne del mandamento di Alcamo?
EX 210 Brusca G.:	Quelle che prima erano affettuosità poi è diventato sconfinamento. Prima erano affettuosità...
EX 210 Brusca G.:	...perché il mio comportamento non è mutato, cioè io ero sempre uguale, cioè sempre coerente. Prima erano rispetto, affettuosità; poi è diventato sconfinamento.
EX 210 Brusca G.:	Non mi è stato detto. Io l'ho saputo, gli spiego come, io l'ho saputo, l'ho intuito perché non è che ero l'ultimo arrivato. Cioè, capivo che mi volevano mettere alle strette. Per dire 'tu, non ci sono problemi però prima di entrare ad Alcamo devi bussare'.
E quindi io attraverso questi atteggiamenti, lo capivo. E io invece di rispondere in questa maniera, ahimè rispondevo diversamente, non rispondevo cioè a andare a chiedere il permesso a Peppe Ferro che lo consideravo nessuno.
EX 210 Brusca G.:	Affettuosità.
PUBBLICO MINISTERO:	Affettuosità, lei addirittura defi...
EX 210 Brusca G.:	Guardi, non so se lui lo abbia confessato visto che è collaborante, Peppe Ferro...
EX 210 Brusca G.:	Peppe Ferro, sì.
EX 210 Brusca G.:	Peppe Ferro... cioè, a un dato punto si preoccupa che Vincenzo Milazzo lo voleva eliminare. Me lo racconta, mi racconta questo ed altro. Io passo subito la palla, cioè racconto tutto a Salvatore Riina e stabiliamo, anche a malincuore, ma stabiliamo di eliminare Vincenzo Milazzo e Antonella Bonomo perché purtroppo è morta assieme a lui.
E questo prima era affettuosità, onestà tra virgolette di Cosa Nostra nei confronti di Peppe Ferro. Dopo l'arresto di Salvatore Riina questo stesso rapporto, perché io non l'ho cambiato, è diventato sconfinamento.
PUBBLICO MINISTERO:	Senta, questa situazione che, capisco temporalmente la possiamo già collocare sicuramente dopo l'arresto di Riina, certamente diciamo nella primavera del '93. Dico bene?
PUBBLICO MINISTERO:	Primavera-estate del '93. I riferimenti che lei ci ha dato son suppergiù questi.
Ecco, si è protratta nel tempo ovvero ci fu un qualche cambiamento, una qualche armonizzazione ecco di questo, diciamo, raffreddamento?
EX 210 Brusca G.:	No, a un dato punto succede che io essendo che frequentavo Partinico e vedevo quello che succedeva, no è che avevo, come suol dire, ero cieco; vedevo gli umori, vedevo queste riflessioni, questa spaccatura tra me e lui in qualche modo... Io non lo capivo, era in qualche cosa, un modo mi dava fastidio.
E io l'ho fatto, ho chiarito alcuni punti, li ho affrontati. In qualche modo ci siamo chiariti. Rimanendo un po', naturalmente essendo che ci sono stati degli equiv... non siamo... più lisci o rilassati come una volta. Però ci siamo chiariti e ci siamo cominciati un'altra volta ad scambiare le idee, ci siamo continuati a valutare assieme un pochettino.
Cioè, tant'è vero che poi io... lui mi dice con i progetti, cioè gli attentati dove era arrivato, mi chiede dei detonatori, glieli do, mettiamo a punto il sequestro del piccolo Di Matteo. Quindi poi siamo rientrati un'altra volta, diciamo, in sintonia anche sempre stando un pochettino sulle quinte però rientrammo in sintonia.
PUBBLICO MINISTERO:	Bene. Presidente, questo argomento poi ora richiederebbe una nuova, diciamo, l'apertura di un capitolo a sé stante. Io penso che stante anche l'ora...
PRESIDENTE:	Quindi, l'udienza riprenderà domani alle ore 9.
Volevo informarvi che, non so se il Pubblico Ministero ritiene di poterci indicare presumibilmente i tempi di domani. Perché si possano organizzare anche i Giudici. Ritiene di poter...
PUBBLICO MINISTERO:	Penserei di sì. Penserei di sì.
AVV. Cianferoni:	C'è udienza anche al pomeriggio domani?
PRESIDENTE:	Noi avremmo disponibile l'intera giornata domani. Perciò ho detto, se avete bisogno...
Vi devo avvertire anche che c'è un cambiamento per quanto riguarda lunedì. Per lunedì avevamo l'indicazione originariamente del pomeriggio, c'era poi giunta una modifica nel senso che invece l'avremmo fatta al mattino. Pervenuta l'ultima comunicazione, qua per la verità c'è scritto 13 luglio... però il fax è del 17 settembre, quindi credo che sia senz'altro un errore...
PRESIDENTE:	No, lo vedo ora. Vedo ora che c'è scritto...
PRESIDENTE:	...direi che senz'altro è l'ultima comunicazione di oggi appunto, il 17 settembre, in cui si dice che il collegamento è assicurato dalle ore 15 del giorno 20. Del giorno 20 settembre. Quindi, lunedì dalle ore 15.
AVV. Cianferoni:	No, perché il controesame... Ecco, non vorrei che pensasse il Pubblico Ministero di terminare all'una e l'udienza termina alle 15. Il controesame avrà bisogno del suo spazio, questo lo dico.
PRESIDENTE:	Sarà possibile, se necessario, utilizzarla anche tutta. In relazione a quel che è necessario fare, ecco insomma.
Va bene, allora non vi è altro.
Dopo lunedì, il programma come continua come prossime udienze?
PRESIDENTE:	Dopo lunedì non sappiamo ancora nulla. Appunto, domani vedremo di chiarire anche questo... Sappiamo che ecco, non so se vi era stato già comunicato prima che il 24 e il 25 non potremo avere udienza.
Questo ci è stato già comunicato il 22: il 24 e il 25 non potranno essere attivati i collegamenti. Però, insomma, potrebbe... cioè non escludo che mancando un po' di giorni ci possono essere anche dei cambiamenti ecco. Quindi, insomma non consideriamolo definitivo questo dato.
Va bene, allora traduzione degli imputati detenuti con le modalità già disposte e gli imputati presenti sono citati a comparire. Buonasera.