Source: http://www.ninin.liguria.it/2018/01/12/leggi-notizia/argomenti/ambiente/articolo/chi-se-ne-frega-della-rumenta.html
Timestamp: 2018-04-22 02:42:11+00:00
Document Index: 176468951

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 197', 'art. 14', 'art. 15']

Chi se ne frega della rumenta - NININ
Ambientevenerdì 12 gennaio 2018 09:36
Chi se ne frega della rumenta
Mentre tutta Italia parla di rifiuti, complice anche l'ormai celebre maialetto che l'infaticabile Giorgia Meloni porta a simbolo della capitale travolta dalla rumenta, in Liguria, si sa, ce la passiamo malissimo. Pare però che la Regione abbia appena approvato un testo in cui non vengono neppure menzionate le osservazioni presentate dal Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti, e condivise dal WWF
Di seguito pubblichiamo il documento completo.
VAS ex l.r. n. 32/2012 ss.mm.ii. sui Piani d'area Provinciali e della Città Metropolitana per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti. Parere motivato positivo con prescrizioni
la l.r. 10 agosto 2012 n. 32, recante “Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS) e modifiche alla legge regionale 30 dicembre 1998 (disciplina della valutazione di impatto ambientale), ed, in particolare, gli articoli 3, 5, 9, 10 e 12, che prevedono, rispettivamente:
le tipologie di piano o programma e le rispettive modifiche, che hanno un impatto significativo sull’ambiente e sul patrimonio culturale, comprese quelle relative ai piani e programmi che definiscono il quadro di riferimento per l’autorizzazione di progetti nonché le loro modifiche, con effetti potenziali sull’ambiente nei casi all’uopo indicati in legge;
la competenza della Regione, quale autorità preposta alla Valutazione ambientale strategica (VAS) ed alla verifica di assoggettabilità di piani e programmi di cui all’articolo 3, in relazione ai quali le discipline di settore prevedono l’approvazione o l’espressione di assensi, intese, pareri obbligatori da parte della Regione stessa;
la procedura di VAS di piani e programmi, che si conclude con l’espressione, da parte dell’autorità competente, di pronunciamento motivato, avente efficacia vincolante, comprensivo della valutazione sull’adeguatezza del piano di monitoraggio;
la deliberazione della Giunta regionale n. 91 del 8.02.2017, con la quale sono state approvate nuove misure organizzative, attribuendo le competenze in materia di VAS, già appartenente al settore VIA e sviluppo sostenibile, al settore Pianificazione territoriale e VAS, e dando mandato al Direttore generale del Dipartimento Territorio, Ambiente, Infrastrutture e Trasporti di regolare con proprio ordine di servizio le modalità di conclusione dei procedimenti in corso;
l’Ordine di servizio del Direttore generale del Dipartimento Territorio, Ambiente, Infrastrutture e Trasporti NP/2017/3136 del 14.02.2017, con il quale ha disposto che, fra le altre, la procedura di VAS sui Piani d’area provinciali e della Città Metropolitana per la gestione del ciclo dei rifiuti fosse conclusa dal settore VIA e Sviluppo sostenibile;
con deliberazione n. 6 del 27.07.2017, il Comitato d’ambito per il ciclo dei rifiuti, che ai sensi dell’art. 15, c.2 della l.r. n. 1/2014 approva il Piano d’ambito che recepisce e coordina le scelte del Piano metropolitano e dei Piani d’area, ha preso atto dello stato di avanzamento della pianificazione provinciale e metropolitana e ha stabilito di avviare la VAS sulla base dei Piani adottati dalla Città Metropolitana e dalle Province di Imperia e Savona e, per quanto concerne La Spezia, sulla base dello schema formalizzato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 74 del 24.11.2016, integrato dalle seguenti prescrizioni:
individuare in modo definito la localizzazione della discarica di servizio, sulla base dei criteri localizzativi previsti dal Piano regionale, già sottoposto a VAS;
esplicitare la dimensione dei bacini territoriali o eventuale bacino unico ai fini dell’affidamento dei servizi;
approfondire i livelli tariffari per il conferimento all’impianto di trattamento di Saliceti, al fine di rendere praticabili le opzioni di integrazione già oggetto di deliberazioni dal Comitato d’Ambito.
il Piano d’Area Metropolitana di Genova in materia di ciclo dei rifiuti e relativi Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica e documentazione allegata sono stati formalizzati con Deliberazione del Consiglio Metropolitano n. 16 del 29.05.2017;
il Piano d’area omogenea imperiese per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti, come integrato dall’apposita Appendice 8 in esito alla fase di scoping, e relativi Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica, Piano di monitoraggio e documentazione allegata, è stato formalizzato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 23 del 28.06.2017;
il Piano d’area omogenea della provincia di Savona per la gestione integrata dei rifiuti urbani, è stato formalizzato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 44 del 3.08.2017, e i relativi Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica, Piano di monitoraggio e documentazione allegata, con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 102 del 11.08.2017;
la proposta di Piano d’area per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti della provincia della Spezia, con n. 1 documento di errata corrige in allegato, come formalizzato con DCP n. 74 del 24.11.2016, e relativi Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica, Piano di monitoraggio e documentazione allegata, sono stati trasmessi a regione con nota prot. 21763 del 18.08.2017. La formalizzazione è avvenuta con Deliberazione del Consiglio provinciale n. 63 del 23.11.2017. Con nota prot. 32676 del 18.12.2017 la Provincia ha trasmesso una “Integrazione al Rapporto Ambientale”;
il servizio Rifiuti regionale ha fatto da coordinamento per la pubblicazione del relativo annuncio sul BURL, ai fini dell’attivazione, in data 30 agosto 2017, presso l’autorità competente regionale – Dipartimento Territorio, della procedura di valutazione ambientale;
con deliberazione n. 7 del 30.11.2017, il Comitato d’ambito per il ciclo dei rifiuti, di cui alla l.r. n. 1/2014, ha aggiornato il quadro di riferimento per la gestione del transitorio e a regime, anticipando i contenuti del Piano d’ambito regionale, a cui è affidato il compito di attuare il coordinamento per la gestione del ciclo dei rifiuti a scala regionale, anche allo scopo di risolvere gli elementi di contrasto dei Piani d’area rispetto al PGR 2015;
tale deliberazione assolve l’adempimento di cui all’art. 15 della l.r. n. 1/2014 relativo alla necessità di un’intesa fra Regione e Città Metropolitana circa i contenuti impiantistici della pianificazione metropolitana.
sono stati consultati i soggetti competenti in materia ambientale individuati con riferimento ai contenuti specifici dei piani, nonché le strutture regionali competenti in relazione alle tematiche trattate;
l’istruttoria condotta dal responsabile del procedimento del Settore VIA, con la collaborazione istruttoria dei soggetti competenti in materia ambientale che hanno ritenuto di formulare osservazioni, e delle altre strutture regionali interessate, al fine di valutare gli impatti del PUC risultanti dall’analisi della documentazione fornita, si è concretizzata nel parere motivato di cui al documento allegato, che costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto;
gli esiti dell’istruttoria sono riportati nel citato parere motivato n° 100, allegato al presente atto quale sua parte integrante e sostanziale, da cui risulta la necessità di apportare alcuni correttivi ai Piani d’area provinciali e della Città metropolitana, traguardando il compito del Piano d’ambito regionale di garantire l’adeguatezza ed efficienza, anche ambientale, del sistema di gestione del ciclo dei rifiuti complessivo; DATO ATTO che, a seguito dell’acquisizione della deliberazione del Comitato d’ambito per il ciclo dei rifiuti di cui sopra, è stato possibile valutare nel presente parere motivato il merito delle decisioni ivi assunte, che riguardano il raccordo a scala regionale delle previsioni di assetto impiantistico e gestionale dei Piani d’area provinciali e della Città Metropolitana; RITENUTO pertanto
di fare proprio il parere motivato n. 100 del 18 dicembre 2017, espresso ai sensi dell’art. 10 della l.r. n. 32/2012 smi;
che non sia necessaria un’ulteriore procedura di VAS sul Piano d’ambito regionale, a condizione che faccia propri i contenuti dei Piani provinciali e della Città metropolitana, come modificati dalla deliberazione del Comitato d’ambito e adeguati agli esiti della presente valutazione;
SU PROPOSTA dell’Assessore competente
di esprimere ai sensi dell’art. 10 della l.r. n. 32/2012, il parere vincolante n° 100 relativo ai Piani d’area provinciali e della Città Metropolitana per la gestione del ciclo dei rifiuti, allegato quale parte integrante e sostanziale del presente atto, che subordina la compatibilità dei Piani all’osservanza delle prescrizioni ivi riportate;
di non ritenere necessario l’assoggettamento a VAS del Piano d’ambito regionale per la gestione del ciclo dei rifiuti, se coerente con i contenuti dei Piani provinciali e della Città metropolitana, come modificati dalla deliberazione del Comitato d’ambito e adeguati agli esiti della presente valutazione;
di dare atto che, ai fini della loro redazione conclusiva, nonché della redazione conclusiva del Piano d’ambito regionale, i documenti di piano saranno trasmessi al settore VIA, in qualità di struttura tecnica a supporto dell’Autorità competente, per gli adempimenti di cui all’art. 10 c. 4 della l.r. n. 32/2012 smi;
di disporre che il presente atto venga pubblicato, per estratto, sul BURL, e integralmente sul sito web dell’autorità procedente.
Contro il presente atto può essere inoltrato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria entro 60 giorni o alternativamente ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla notifica, comunicazione o pubblicazione.
ex artt. 9 e succ. l.r. n. 32/2012 ss.mm.ii.
Piani d’area provinciali e metropolitana
per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti
Parere MOtivato N° 100 del 18 dicembre 2017
Piani d’area provinciali e metropolitana Per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti – Imperia, Savona, Genova, La Spezia
G13.17.4/18/2016
Sintesi Iter del procedimento:
L’esito della fase di scoping, avviata a fine 2016, è stato comunicato con nota PG/2017/80588 del 27.02.2017, recante in allegato: verbale della conferenza istruttoria, contributo di ARPAL, della Provincia di Savona, delle ASL 1 e 4, delle strutture regionali Ecologia, Assetto del territorio, Ecosistema costiero e acque, osservazione del Gruppo Consiliare “Insieme per Orero”. Il contributo del settore Pianificazione territoriale e VAS è stato inoltrato con ulteriore nota PG/2017/109240 del 13.03.2017.
La fase di VAS è stata attivata in data 30.08.2017, a seguito della pubblicazione del previsto annuncio sul BURL, e della presa in carico della nota del servizio Rifiuti PG/2017/280838 del 18.08.2017. Il tramite del servizio Rifiuti consente di mantenere l’approccio unitario già affermato nella fase di scoping, con effetti di semplificazione e omogeneizzazione dei processi valutativi, traguardando anche la composizione del Piano regionale che dai Piani d’area trarrà i contenuti.
Con tale nota sono messi a disposizione:
- la deliberazione del Comitato d’ambito n. 6 del 27.07.2017, che ai sensi dell’art. 15, c.2 della l.r. n. 1/2014 approva il Piano d’ambito che recepisce e coordina le scelte del Piano metropolitano e dei Piani d’area, con la quale ha preso atto dello stato di avanzamento della pianificazione provinciale e metropolitana e ha stabilito di avviare la VAS sulla base dei Piani adottati da Città Metropolitana e Province di Imperia e Savona e, per quanto concerne La Spezia, sulla base dello schema formalizzato con DCP n. 74 del 24.11.2016, integrato dalle seguenti prescrizioni:
o individuare in modo definito la localizzazione della discarica di servizio, sulla base dei criteri localizzativi previsti dal Piano regionale, già sottoposto a VAS;
o esplicitare la dimensione dei bacini territoriali o eventuale bacino unico ai fini dell’affidamento dei servizi;
o approfondire i livelli tariffari per il conferimento all’impianto di trattamento di Saliceti, al fine di rendere praticabili le opzioni di integrazione già oggetto di deliberazioni dal Comitato d’Ambito.
- il Piano d’Area Metropolitana di Genova in materia di ciclo dei rifiuti e relativi Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica e documentazione allegata, formalizzati con DCM n. 16 del 29.05.2017;
- il Piano d’area omogenea imperiese per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti, come integrato dall’apposita Appendice 8 in esito alla fase di scoping, e relativi Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica, Piano di monitoraggio e documentazione allegata, formalizzati con DCP n. 23 del 28.06.2017;
- il Piano d’area omogenea della provincia di Savona per la gestione integrata dei rifiuti urbani, formalizzato con DCPn. 44 del 3.08.2017, e relativi Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica, Piano di monitoraggio e documentazione allegata, formalizzati con DCP n. 102 del 11.08.2017;
- la proposta di Piano d’area per la gestione integrata del ciclo dei rifiuti della provincia della Spezia, con n. 1 documento di errata corrige in allegato, come formalizzato con DCP n. 74 del 24.11.2016, e relativi Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica, Piano di monitoraggio e documentazione allegata trasmessi a regione con nota prot. 21763 del 18.08.2017. La formalizzazione è avvenuta con Deliberazione del Consiglio provinciale (neo-insediato, il ritardo è dovuto all’espletamento delle elezioni) n. 63 del 23.11.2017. Con nota prot. 32676 del 18.12.2017 la provincia ha trasmesso una Integrazione al Rapporto Ambientale;
- la versione statica dei Criteri localizzativi escludenti e preferenziali degli impianti di gestione e discarica dei rifiuti, con relative cartografie di dettaglio:
o cartografia criteri escludenti generali – impianti tipo A-B;
o cartografia criteri escludenti territoriali e antropici – impianti di tipo A-B;
o cartografia criteri escludenti generali – impianti di tipo C-D;
o cartografia criteri preferenziali – impianti tipo A-B;
o cartografia criteri preferenziali – impianti tipo C-D.
Con successiva nota PG/2017/300660 del 18.09.2017 è stata comunicata la disponibilità delle cartografie dei criteri localizzativi escludenti e preferenziali sul portale cartografico regionale www.cartografia.regione.liguria.it, al percorso home/repertorio cartografico/carte tematiche/ambiente. Di tale novità è stato dato conto nell’ambito della documentazione pubblicata on line sul portale ambiente nell’ambito dei Procedimenti VAS in corso.
Nel contesto della partecipazione al processo decisionale alla base dei singoli Piani d’area le Province/Città Metropolitana la Provincia di Imperia ha organizzato un incontro illustrativo in data 3 ottobre 2017.
La Conferenza istruttoria di cui all’art. 10 della l.r. n. 32/2012 ssmmii è stata convocata in data 31 ottobre 2017 ed ha visto la partecipazione oltre dei SCA anche di molti portatori di interesse, fra cui alcune Associazioni ambientaliste.
WWF e Coordinamento ligure per la Gestione Corretta dei Rifiuti con nota prot. 199 del 7.10.2017 hanno formulato richiesta di inchiesta pubblica. Con deliberazione n. 1027 del 7.12.2017 la Giunta Regionale ha ritenuto il processo partecipativo condotto ampio e adeguato e ha pertanto negato l’indizione dell’inchiesta (per il dettaglio delle argomentazioni vedere il testo della delibera).
- Unione di Comuni Stura Orba e Leira PEC PG/2017/300882 del 18.09.2017: il territorio in cui effettuano in forma associata il servizio di raccolta e trasporto dei RSU e speciali assimilati, in virtù di un contratto di appalto in scadenza 18.06.2018, è ricompreso dal Piano in un unico bacino 5. Chiede pertanto che per agevolare la gestione del transitorio (2016-2020) da parte dei comuni, al capitolo 2.3.3 paragrafo 9 13° capoverso venga sostituita la parola “potranno” con “dovranno”, per rendere più realistica la possibilità di rinegoziare il contratto senza esporre le amministrazioni a eventuali contestazioni da parte di terzi;
- WWF e Coordinamento ligure per la Gestione Corretta dei Rifiuti PEC PG/2017/321311 del 9.10.2017, con la quale formulano richiesta di inchiesta pubblica;
- Tigullio Biogas Srl PEC PG/2017/342302 del 26.10.2017, proprietaria dell’area di Isolona d’Orero individuata dal Piano d’area Metropolitano per la possibile collocazione dell’impianto di trattamento della frazione organica da raccolta differenziata al servizio del Tigullio: con nota ricevuta con PG/2017/0342302 in data 26/10/2017 controdeduce le osservazioni negative formulate dal Gruppo consiliare insieme per Orero e dall’ASL4 Chiavarese in fase di scoping. Vi si mette in evidenza che gli edifici a meno di 100 m di distanza sono produttivi e non residenziali, peraltro dismessi e di proprietà dello scrivente, che intende demolirli. Le tecniche costruttive dell’impianto saranno all’avanguardia e quindi tutelanti nei confronti dei possibili inquinanti atmosferici. Sono necessari solo contenuti movimenti di terra e l’area non presenta vegetazione di pregio; sarà comunque condotto un approfondimento preventivo sul comparto. Il metano prodotto potrà essere immesso in rete e l’eventuale stoccaggio non rappresenterà alcun pericolo per gli insediamenti, che peraltro non sono vicini. Il traffico indotto proverrà dal casello di Lavagna e interesserà i soli abitati di Carasco e San Colombano, su una viabilità che presenta caratteristiche adeguate (SS225). Il compost prodotto potrà essere riutilizzato perché di qualità, e sarà prodotto in quantità assorbibili dalle attività agricole della vallata, e non dovrà essere smaltito come paventato;
- Legambiente PEC PG/2017/348392 del 31.10.2017: propongono di fissare al 10% la produzione di rifiuti e al 75% la raccolta differenziata entro il 2020, e per ottenere tali obiettivi di ridestinare le risorse finalizzate alla realizzazione degli impianti per la produzione di CSS. Sono preoccupati dal fatto che non ne sono indicate le filiere di riutilizzo. Chiedono un’esplicita indicazione per l’adozione della tariffa puntuale, l’adozione di iniziative concrete per la riduzione della produzione di rifiuti (mercati del riuso, stipula di convenzioni con la grande distribuzione per ridurre gli imballaggi, etc.). Segnalano l’importanza della gestione delle aree portuali.
per Genova: restano critici i costi di sistemazione di Scarpino 2 e i tempi di apertura di Scarpino 3; il bacino di affidamento unico;
per Imperia: chiedono per l’impianto di Colli di traguardare la riqualificazione ambientale complessiva del sito con ricadute benefiche anche dal punto di vista sociale (recuperando risorse dalla non raffinazione del secco);
per La Spezia: propongono di limitare Saliceti al mero TMB senza la raffinazione del secco verso il CSS e di potenziare la produzione di compost. Condividono l’obiettivo di non realizzare una discarica di servizio nella provincia. Sollevano perplessità sulla realizzazione del digestore anaerobico a Boscalino e chiedono la valutazione di siti alternativi;
per Savona: anche in questo caso criticano la previsione del CSS e chiedono di considerare prioritario il biodigestore anaerobico al Boscaccio, piuttosto che a Villanova di Albenga.
Soggetti competenti in materia ambientale consultati e pareri pervenuti:
ARPAL Direzione scientifica – CAT - Dipartimenti Provinciali
PEC PG/2017/365223 del 20.11.2017
ASL1 - PEC PG/2017/0344446 del 27.10.2017: esprime parere favorevole, partendo dal presupposto dell’adozione delle migliori tecnologie e di tutte le cautele necessarie nei confronti dell’ambiente di lavoro, per quanto concerne l’impianto di Colli, nonché del rispetto di tutti gli accorgimenti atti a non generare inconvenienti igienici, nel rispetto dei limiti posti dalle normative di settore
Provincie, Città Metropolitana
Strutture interne consultate e pareri pervenuti:
Pianificazione territoriale e VAS – Urbanistica – Tutela del paesaggio e demanio marittimo
IN/2017/21788 del 19.11.2017
Ecosistema costiero e acque
PG/2017/314664 del 2.10.2017
IN/2017/22319 del 17.11.2017
Sulla base degli indirizzi del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti (PGR) e delle prime 4 Deliberazioni del Comitato d'Ambito regionale per il ciclo dei rifiuti e ai sensi di quanto disposto dall'art. 14, commi 2 e 3 della L.R. n. 1/2014 (Norme in materia di individuazione degli ambiti ottimali per l'esercizio delle funzioni relative al servizio idrico integrato e alla gestione integrata dei rifiuti) smi - Città Metropolitana di Genova e le Province di Imperia, Savona e La Spezia hanno provveduto all'elaborazione della proposta dei relativi piani d'area metropolitana e provinciali, che definiscono la struttura ed organizzazione dei servizi relativi alla raccolta e al trasporto dei rifiuti, alla raccolta differenziata e all'utilizzo delle infrastrutture al servizio della raccolta differenziata, definendo i bacini di affidamento, nonché alla gestione dei rifiuti residuali indifferenziati ed al loro smaltimento.
Il Piano d'Area, redatto in conformità alle prescrizioni della L.R. n. 1/2014 e s.m.i., della L.R. n. 20/2015 e del Piano Regionale dei Rifiuti e delle Bonifiche, approvato con D.C.R. n. 14 del 25/03/2015, si configura come lo strumento attraverso il quale l’Amministrazione Provinciale fornisce ai Comuni ricadenti nella propria Area Omogenea indirizzi di pianificazione e strumenti metodologici per l’organizzazione dei servizi relativi alla raccolta e al trasporto dei rifiuti, alla raccolta differenziata ed all’utilizzo delle infrastrutture al servizio della raccolta differenziata, definendo i Bacini di Affidamento sul proprio territorio, nonché la gestione dei rifiuti residuali indifferenziati ed il loro smaltimento.
Inoltre, ai sensi dell’art. 197 del D. Lgs. n. 152/2006 smi alle province compete l’individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti.
Il Piano d’ambito regionale recepirà e coordinerà le scelte del Piano metropolitano e dei Piani d’area, definendo anche le integrazioni funzionali fra le quattro aree, motivate da esigenze tecniche e di efficienza dei servizi.
Regione, a supporto della Città Metropolitana e delle Province, ha elaborato la cartografia digitale dei criteri escludenti e preferenziali per le varie tipologie di impianto di cui al Piano Gestione Rifiuti regionale, e l’ha resa disponibile già per i lavori preparatori dei quattro piani e l’ha pubblicata in concomitanza con l’avvio della fase pubblica della VAS.
Tale cartografia diventa riferimento per la verifica dell’idoneità dei siti per la collocazione degli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti, sia di quelli oggetto dell’attuale pianificazione in quanto relativi alla gestione del ciclo del rifiuto indifferenziato, sia di quelli relativi ai sistemi di raccolta e trasporto del materiale derivante dalla raccolta differenziata, funzionali ai bacini di affidamento definiti a regime.
ISTRUTTORIA VAS
Si intendono qui richiamati gli esiti della fase di consultazione/scoping, in continuità con i quali sono formulate le considerazioni istruttorie che seguono.
Dai pareri richiamati, essendo temporalmente precedenti, sono eliminate le parti superate dalla Deliberazione del Comitato d’Ambito del 30.11.2017 (VEDI OLTRE).
DAL CONTRIBUTO DEL SERVIZIO RIFIUTI
Ribadisce nuovamente quanto già richiesto in fase di scoping sulla necessità di rendere maggiormente fruibili i piani estrapolando in appositi allegati le parti meramente descrittive (quadro normativo, analisi territoriale, stato di fatto, riferimenti e comparazioni tra differenti tecnologie impiantistiche o di raccolta, ecc..) e introducendo specifiche sezioni in cui trattare:
stime dei fabbisogni nel transitorio e a regime;
gestione del transitorio;
declinazione sul territorio dei criteri localizzativi del PGR;
assetto impiantistico individuato a regime per l'indifferenziato (con descrizione flussi/bilancio di massa);
assetto impiantistico individuato a regime per l'organico da differenziata (con descrizione flussi/bilancio dì massa);
analisi dei costì.Più nel dettaglio:Piano d’area Città Metropolitana Genova:
Nelle linee generali il Piano risulta coerente agli indirizzi del PGR e, pur prendendo atto della risposta positiva alle osservazioni espresse in sede di scoping, come riassunte nello specifico allegato 7 della nuova revisione del Piano d'Area (con particolare riferimento all'introduzione dell'opzione CSS e riduzione del ricorso alla discarica dal 56 al 36% circa), si sottolineano gli aspetti seguenti.
Risulterebbe utile confermare e completare i bilanci di massa dell'assetto impiantistico a regime (per singolo impianto in rapporto al fabbisogno totale previsionale e di massima), per stimare rifiuti trattati, materiali in uscita, necessità utilizzo discarica di servizio e relativa vita utile, fatti salvi i necessari margini quantitativi di sicurezza da definire negli iter autorizzativi.
Si rileva la necessità di un ulteriore aggiornamento delle modalità gestionali e delle tempistiche relative al transitorio (cap. 6.3 piano) alla luce delle ultime evoluzioni occorse. A tal fine potrà rapidamente essere avviato un confronto a livello d'ambito per arrivare a posizioni condivise che potranno essere assunte in sede di Comitato d'Ambito e formalizzate nel piano (verifica potenzialità residue nell'area metropolitana, chiarimenti circa citata ipotesi di un impianto transitorio presso Scarpino, verifica massima integrazione fra le aree che consentano di trattare e smaltire il maggior quantitativo di rifiuti all'interno dell'Ambito regionale mediante risultati applicativi della modellistica di calcolo sviluppata, anche ai fini del contenimento dei costi).
In merito al tema degli affidamenti del servizio territoriale deve essere confermata in modo chiaro la definizione a regime degli affidamenti con l'indicazione dì un bacino unico ovvero di più bacini all'interno del territorio provinciale (vedasi anche all'art. 14, c.5 della L.r. 1/2014).
Si ribadisce l'opportunità di aggiornare e approfondire l'analisi degli aspetti economici connessi ai costi di investimento (stima costi degli interventi da sviluppare).
Si segnalano ancora le seguenti necessità di chiarimento puntuale.
II cap. 2.4.1 "Centri di raccolta" del Piano rimanda all'allegato 3 che contiene un elenco di 44 centri senza specificare se le autorizzazioni siano state rilasciate ai sensi del D.M. 08 aprile 2008 e ss.mm. ed ii. o del D.Lgs. n. 152/06 e ss.mm. ed ii. La relativa figura 7, con rappresentazione cartografica dei centri, appare invece riportare n. 42 centri, che nel cartiglio appaiono univocamente autorizzati ai sensi del D.Lgs. 152/2006. Si chiede pertanto di confermare tali dati, dettagliando tipologia di autorizzazione.
Nel par. 2.4.4 "Impianti di compostaggio" del piano e relativa scheda di cui allegato 5.2 tra gli impianti privati di compostaggio non risultano impianti di tale tipo siti nel comune di Genova: si chiede conferma di tale dato, in quanto dai dati ARPAL risulta esistenza di un impianto ancora operante in loc. Serra, via Chiaravagna (900 t/a autorizzate), sebbene al momento solo per quantità molto limitate di sfalci e potature.Piano d’area provincia di Imperia
La risposta alle osservazioni espresse in sede di scoping, come riassunte nello specifico capitolo 8 del Piano d'Area trasmesso, soddisfano quanto richiesto per buona parte degli aspetti sollevati, in particolare per quanto riguarda la gestione del transitorio. Tuttavia vi sono ancora aspetti da meglio definire, sia al fine di perseguire una maggiore coerenza al PGR (con particolare riferimento alla minimizzazione dello smaltimento in discarica), sia per chiarire alcuni dati o informazioni non sufficientemente approfondite o riconducibili a stime aggiornate (previsione produzione RUR e FORSU a regime e capacità complessiva di trattamento del polo unico). Di seguito vengono elencate ulteriori questioni da meglio definire in questa fase:
I flussi di massa presentati ipotizzano a regime una produzione di RUR pari a circa 46.200 — 48.500 t/anno; le stime da PGR, come recentemente confermate, ipotizzano valori leggermente inferiori, intorno alle 45.000 t/anno — sì richiede un approfondimento in merito a tale previsione, con particolare riferimento alle stime di produzione totale (pari a circa 132.000 t/anno al 2020) anche alla luce degli obiettivi di prevenzione e riduzione alla fonte del PGR.
Gli stessi flussi di massa prevedono una produzione di frazione organica da differenziata, verde incluso, pari a circa 41.000 - 45.500 t/anno, mentre le stime regionali indicano un range inferiore (tra le 27 e le 32.000 t/anno) pur con percentuali di intercettazioni superiori all'85% prevista - anche e soprattutto in questo caso si richiede un ulteriore approfondimento in merito, mediante un confronto con i dati delle più recenti analisi merceologiche disponibili, anche alla luce dell'intenzione di garantire all'impianto unico provinciale un quantitativo di organico il più possibile in linea con le previsioni di progetto.
Alla luce dei dati sopra riportati, con produzione RUR+FORSU a regime stimate da Regione intorno alle 77.000 t/anno (compresi i 3 comuni savonesi ora afferenti all'area omogenea imperiese), cui si somma comunque la quota di fanghi da depurazione preventivata, si chiedono chiarimenti e valutazioni in merito alle prescrizioni di cui alla citata Deliberazione n. 2 del 20 febbraio 2017 relativamente alla tipologia di rifiuti trattabili nell'impianto a concorrenza delle 100.000 t/anno complessivamente previste, ferma restando da un lato l'opportunità di adeguati franchi di sicurezza che possano consentire margini di risposta a problematiche contingenti di livello locale o di interesse regionale, e dall'altro la necessità di non disincentivare adeguati livelli di raccolta differenziata.
Si richiama nuovamente pertanto l'opportunità di introdurre esplicitamente nel piano specifici bilanci di massa previsionali e di massima dell'assetto impiantistico a regime per quanto riguarda la gestione del rifiuto residuo e dell'organico da differenziata, per stimare rifiuti trattati, materiali in uscita, perdite di processo, necessità utilizzo discarica di servizio e relativa vita utile (al netto dei materiali tecnici, che nell'ipotesi attuale appaiono comunque costituire quota molto rilevante del totale, fatto che dovrà essere attentamente valutato, con particolare riferimento all'eventuale ruolo della FOS, nel corso dello specifico iter di autorizzazione).
Si chiede conferma circa le tempistiche definite dal cronoprogramma per l'avvio della gestione dell'impianto unico provinciale, fornendo una previsione attualizzata delle ipotesi in merito alle differenti tempistiche di esaurimento della volumetria autorizzata per la discarica di Collette Ozotto Lotto 6, al fine di consentire una migliore valutazione, a livello d'ambito regionale, di eventuali scenari temporanei di smaltimento del trattato fuori Provincia, da prevenire.Piano d’area provincia di Savona
La risposta alle osservazioni espresse in sede dì scoping sono riassunte nello specifico allegato 7 del Piano d'Area trasmesso, e soddisfano quanto richiesto per buona parte degli aspetti sollevati. Tuttavia vi sono ancora aspetti da meglio definire, sia al fine di perseguire una maggiore coerenza al PGR, sia per chiarire alcuni dati o informazioni non sufficientemente approfondite od aggiornate. In particolare si evidenziano le seguenti questioni:
il piano riporta ancora differenti ipotesi di bilanci di materia relativamente all'impianto TMB; il primo bilancio di materia (coerente con le previsioni PGR) prevede che a fronte di quantità in ingresso di circa 58.000 t/anno verrebbero smaltite in discarica circa 33.000 t/anno (57%), con inserimento dell'opzione CSS accanto a quella preesistente dì recupero spinto dì materia; il piano d'area prevede tuttavia di poter arrivare a dati di produzione totale RUR notevolmente inferiori, che sì potrebbero attestare dal 2021 intorno alle 33.800 t/anno, arrivando al 74% circa dì raccolta differenziata e ricorso alla discarica che dal 57% può scendere fino al 40% con produzione CSS; si prende atto dell'obiettivo dì RD pari al 74%, tuttavia, anche in considerazione delle necessarie flessibilità volte a far fronte ad eventuali disservizi interni o alfa necessità dì gestire, come sistema regionale, eventuali problematiche temporanee dì altri impianti, il dato di input dovrebbe essere riconsiderato, definendo la taglia ottimale dell'impianto di piano, alla luce della quale dovranno essere valutati gli aspetti autorizzativi.
Lo scenario impiantistico per il trattamento del rifiuto residuo introdotto come seconda opzione, nel caso di attuazione del porta a porta integrale con applicazione della tariffa puntuale a tutto l'ambito e con composizione del rifiuto residuo con un tenore di frazione organica pari a circa il 10% (35% sottovaglio a stabilizzazione, perdite di processo circa 10%, produzione CSS pari al 48%) è quello che risulta più coerente con il PGR e minimizza il ricorso alla discarica ed è quello da perseguire, garantendo in ogni situazione un ricorso complessivo allo smaltimento in discarica di una quota minoritaria e decrescente del rifiuto indifferenziato prodotto.
Si chiede un chiarimento circa l'obiettivo di recupero dei rifiuti da spazzamento.
Sì segnala che sul territorio ligure attualmente le analisi merceologiche evidenziano, anche per le gestioni più virtuose, una frazione organica nel residuo pari a circa il 15%, per cui il dato utilizzato per le stime pare eccessivamente ottimistico e da rivalutare.
Alla luce delle precedenti considerazioni il bilancio dì massa, che costituirà riferimento per l'impianto di piano, dovrà essere aggiornato, pur nella condivisione delle considerazioni del Piano circa i rischi di un eccessivo sovradimensionamento.
Analogamente si chiede un aggiornamento del bilancio di massa al 2021, riferito al trattamento del rifiuto umido di cui alla figura 5.19 (pag. 94/120, cap. 5), che deve essere reimpostato definendo la taglia ottimale dell'impianto, alla luce delle quantità trattabili presso l'impianto aerobico di Villanova d'Albenga e degli opportuni margini di sicurezza.
Si ritiene opportuno maggior dettaglio in merito al bacino di utenza afferente all'impianto di compostaggio aerobico di Villanova d'Albenga, approfondendo i valori prevedibili in ingresso per i comuni individuati.
Deve essere chiarito se le tariffe di riferimento individuate per l'impiantistica di recupero della frazione organica sono da applicarsi ad entrambi gli impianti di piano (Boscaccio e Villanova d'Albenga).
Per quanto riguarda la gestione del transitorio, di cui al cap. 5.17, devono essere chiariti o meglio esplicitati eventuali vincoli alla possibilità dì conferimento da Genova negli anni 2018/2019 a fronte della potenzialità massima di trattamento dell'impianto di TMB del Boscaccio, che sembrerebbero essere introdotti, dalla tabella di cui a pag. 103/120, in maniera limitante rispetto alle volumetrie assentite per il 2017.
Analogamente, nella successiva tabella riferita alla discarica della Ramognina, in fase di esaurimento, dovranno essere esplicitate le disponibilità massime prevedibili per conferimenti da Genova relativamente agli anni 2018-2019.
Parallelamente si richiede conferma delle stime di volumetria residua al 2021 riportate per la discarica di servizio individuata (Boscaccio); risulta opportuno esplicitare, oltre allo scenario "peggiore" di smaltimento in discarica per un totale di circa 30.000 t anno, anche quello di obiettivo, con conseguente allungamento della vita utile da perseguire.
Nel cap. 5, par. 5.11 (Modello delle raccolte) a pag. 53 viene citata possibilità di impostare un'unica raccolta multimateriale. Si ricorda che ad oggi la DGR 176 del 3 marzo 2017, ad oggetto Aggiornamento al "Metodo di calcolo del tasso di riciclaggio e recupero (Trir) dei rifiuti urbani e assimilati", prevede che, nell'ambito del caricamento dati sul sistema O.R.So. (Osservatorio Rifiuti Sovraregionale), a partire dai dati relativi all'anno 2017, con la modalità multimateriale possono essere considerate solo le seguenti tipologie raccolte in modo congiunto:
plastica-metallo (incluse lattine)
vetro-metallo (incluse lattine)
vetro-plastica- metallo (incluse lattine)
Eventuali raccolte multimateriale in differenti modalità potranno essere assentite solo in seguito a risultati positivi e documentati di una fase di sperimentazione, come previsto da un provvedimento regionale attualmente in itinere che disciplinerà tale modalità sperimentale.
Piano d’area provincia della Spezia
Pur prendendo atto della risposta alle osservazioni espresse in sede di scoping contenute nel rapporto ambientale elaborato in accompagnamento al piano stesso, si richiamano poi nuovamente anche i punti seguenti.
Si sottolinea la necessità di inserimento nel piano di specifici bilanci di massa per guanto riguarda la gestione del rifiuto residuo e dell'organico da differenziata, anche al fine di meglio valutare volumi annuali di utilizzo impianti, sia i relativi output e loro destino.
Si ritiene in tal senso opportuna una più approfondita valutazione della capacità impiantistica prospettata per il RUR alla luce dei fabbisogni del territorio spezzino e del comprensorio del Tigullio.
Si evidenzia come, in merito alla scelta tecnologica relativa al secco residuo da TMB, il Piano individua l'opportunità di un approfondimento circa tecnologie innovative rivolte alla massimizzazione del recupero di materia (pp.304/305), in apparente contrasto con la "vocazione" dell'esistente impianto a produrre un combustibile, che le evoluzioni previste nell'ambito del project fìnancing realizzato confermano nell'indicata opzione del CSS.
Sì segnala come vengano ancora citati gli abrogati limiti in merito al potere calorifico del rifiuto smaltito in discarica.
Si richiede conferma circa le quantità di umido e verde previste a regime (circa 32.000 t/a dì cui circa 6.000 di "verde"), che appaiono comunque sostanzialmente coerenti alle più recenti stime regionali e relativa correlazione con le potenzialità di trattamento nell'impianto previsto a Boscalino, dettagliando la quota che sì prevede dì trattare con impiantì dì piccola taglia nelle aree a bassa densità di produzione ed eventuali soluzioni addizionali.
Si rileva l'opportunità di una sezione specifica nella pianificazione dedicata alle soluzioni individuate per la gestione del periodo transitorio fino alla operatività degli scenari di piano, in particolare in considerazione del ruolo che gli impianti locali possono esercitare nel contribuire alla soddisfazione temporanea di quota parte del fabbisogno dell'area genovese, della necessità dì esplicitare il riferimento a destinazioni • esterne in assenza dì un impianto locale di smaltimento del residuo e delle modalità dì gestione della frazione organica da raccolta differenziata.
In merito al tema degli affidamenti del servizio territoriale:
non risultano praticabili le indicate soluzioni che consentirebbero la prosecuzione dei regimi in economia anche oltre il 2020 (prospettati nella DCP n.74);
deve essere esplicitata in modo chiaro la definizione a regime degli affidamenti con l'indicazione dì un bacino unico ovvero di più bacini all'interno del territorio provinciale.
Avrebbe particolare utilità un approfondimento della valutazione circa la determinazione dei "costi unitari dei parametri attinenti il ciclo dei rifiuti e valore dello spazzamento" e "indicazione dei valori economici unitari di ulteriori servizi". Segnala, rispetto alla cartografia dei criteri localizzativi del PGR, che la traduzione cartografica del criterio relativo alla tutela degli elementi della biodiversità deve includere anche le “Tappe di attraversamento per specie di ambienti acquatici” accanto ai “Corridoi ecologici per specie di ambienti acquatici”, in quanto individuano tratti del reticolo idrico superficiale importanti per la biodiversità anche se non in continuità con le ZSC, principalmente per ostacoli di tipo antropico. Analogamente devono comparire nella cartografia le “Zone rilevanti per la salvaguardia di siti di interesse comunitario” che pur essendo in gran parte comprese nelle ZSC presentano parti esterne di estensione non indifferente. Occorre inoltre omogeneizzare la terminologia nel testo dei criteri e nella cartografia, ovvero “criteri territoriali e antropici”.Riguardo i singoli Piani:
DAL CONTRIBUTO DEL SETTORE PARCHI E BIODIVERSITÀ
Si sottolinea infine come il cap. 3.8. "Centri dì conferimento presenti in Provincia della Spezia" riporti un elenco con descrizione degli stessi che pare aggiornato agli anni 2009-2011. Si chiede pertanto conferma dei dati riportati e di fornirne possibilmente anche elaborazione cartografica.
Genova: segnala la potenziale criticità derivante dalla non corretta gestione delle compostiere di prossimità, e chiede che vengano dettagliati meglio caratteristiche e aspetti gestionali. Per quanto concerne i corsi d’acqua interessati da impianti, evidenzia la necessità di adeguati monitoraggi naturalistici: in particolare per il rio Cassinelle che fa parte della ZSC “Monte Gazzo”, che deve essere preservato dallo sversamento del percolato della discarica di Scarpino. Inoltre data la prossimità con la ZSC, per le attività previste nella discarica dovrà essere redatto specifico studio di incidenza. Per quanto concerne l’ipotesi localizzativa di Isolona d’Orero, si segnala che il rio ivi presente è elemento della RER: dovrà pertanto essere sviluppato un monitoraggio mirato sulla qualità delle acque e sulle specie animali e vegetali legate all’ambiente ripario presenti ex ante, al fine di valutare correttamente gli impatti e definire adeguate misure di mitigazione e/o compensazione. La prosecuzione del monitoraggio ex post potrà riscontrarne l’efficacia.
Imperia: per l’inerbimento e piantumazione dei lotti conclusi della discarica di servizio occorre evitare, in coerenza con quanto indicato nell’allegato III al Rapporto Ambientale – Elementi di valutazione di incidenza”, di utilizzare specie alloctone infestanti come la canna comune (Arundo donax) e l’alno napoletano (Alnus cordata) sostituibile con altra specie dello stesso genere (Alnus incana) o con altra specie autoctona. Anche per le sementi erbacee occorre utilizzare essenze autoctone, presenti in zona.
Savona: segnala che la discarica del Boscaccio è all’interno di una zona carsica, caratterizzata da fenomeni carsici di lieve entità che conferiscono un certo grado di permeabilità, e occupa l’incisione di un rio senza nome che confluisce al rio Mulini. Il riferimento alla Relazione sullo stato dell’ambiente è sicuramente opportuno, soprattutto con riferimento alla regia regionale per l’attuazione del Piano d’ambito regionale, ma rischia di essere invalidata dalla scarsa disponibilità di informazioni a scala e cadenza adeguate. Si ritiene pertanto di integrare quanto sopra chiedendo che tali indicatori (chiave per leggere gli impatti dei vari impianti sul territorio) siano esplicitati nei Programmi di monitoraggio dei Piani d’area e del Piano d’ambito, e che venga esplicitamente previsto che i gestori degli impianti esistenti e/o di futura realizzazione si facciano carico di adeguati monitoraggi della componente bionaturalistica (ove opportuno anche ex ante), allo scopo di garantirne l’adeguata tutela. Tale indicazione può essere ritenuta integrativa delle valutazioni ambientali (VIA e screening) condotte sugli impianti esistenti, laddove già non vi si prescriva qualcosa di analogo. Nel caso di impianti di previsione, ovvero soggetti nuovamente a procedure di VIA in conseguenza di modifiche, l’acquisizione nello SIA degli esiti del monitoraggio ex ante, e la conseguente definizione di eventuali misure mitigative/compensative, diventa condizione per lo svolgimento della valutazione stessa. ****************************************************DAL CONTRIBUTO DEI SETTORI URBANISTICA, TUTELA DEL PAESAGGIO E DEMANIO MARITTIMO, PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E VASÈ condiviso l’approccio volto al consolidamento di siti già destinati a funzioni connesse al ciclo dei rifiuti; le considerazioni relative ai siti ipotizzati da Città Metropolitana sono superate dalla deliberazione del Comitato d’ambito del 30.11.2017 (vedi oltre). Per il sito originariamente indicato a Campi viene indicata la sola possibilità di realizzare attività di recupero da RD (carta e plastica), in quanto rientrante in una logica generale di funzione produttiva con caratteristiche prettamente urbane e commerciali. ***********************************************************DAL CONTRIBUTO DI ARPALImperia
Si riferiscono qui le osservazioni originali rispetto a quanto già formulato dal servizio Rifiuti regionale e non superate dalla deliberazione del Comitato d’Ambito del 30.11.2017 (vedi oltre).
L’analisi puntuale dei siti proposti nei vari Piani non rileva criticità e incongruenze con la pianificazione in essere, se non per Colli (in contrasto col PRG e coerente con il PUC adottato) e Isolona di Orero (il PUC prevede per l’area anche una quota del 20% di commerciale, oltre ad attrezzature ed impianti).
In merito ai criteri localizzativi, si chiede il completamento della mappatura integrando i penalizzanti, e che venga in qualche modo evitata l’insorgenza di fenomeni localizzativi indesiderati o inattesi comportanti pressioni concentrate o impatti cumulativi sul sistema infrastrutturale e sulle risorse territoriali e ambientali. Ciò con particolare riferimento alle iniziative di imprenditori privati nell’ambito delle filiere legate ai rifiuti soggette a libero mercato e di non diretta regia provinciale e regionale.
Considerazione istruttoria
Inoltre per il monitoraggio bionaturalistico i piani fanno riferimento ai dati raccolti da Regione e ARPAL mediante l’Osservatorio Ligure sulla Biodiversità; ciò può essere utile per definire il monitoraggio di contesto, ma non sufficiente per garantire la conduzione e/o progettazione sostenibile degli impianti (laddove di previsione). Si chiede di individuare all’interno della Relazione sullo stato dell’ambiente gli indicatori maggiormente descrittivi delle specifiche ricadute derivanti dall’attuazione dei Piani, e comunque di effettuare opportuni monitoraggi iniziali per costruire il quadro della situazione attuale, con cui confrontare gli esiti dei monitoraggi successivi all’avvio delle varie fasi dei Piani.
In generale una migliore definizione delle modalità di gestione delle compostiere di prossimità è auspicabile per tutti e 4 i piani.
In merito alle isole ecologiche e aree di trasbordo/trasferenza, nel Piano viene indicata solo a livello teorico la necessità di potenziare numericamente i centri di raccolta e definire delle aree di trasbordo/trasferenza per migliorare le modalità di raccolta porta a porta dei rifiuti; appare opportuno che la Provincia fornisca indicazioni più stringenti ai Comuni in merito al numero di centri di raccolta e aree di trasbordo/trasferenza che devono essere a servizio di ogni singolo bacino. Parrebbe anche importante fornire un’indicazione delle tipologie di rifiuti che ogni centro di raccolta dovrebbe gestire, così da migliorare la raccolta differenziata.
Nel capitolo 8 APPENDICE, al paragrafo 8.2 capoverso: “Gestione della frazione organica” si descrive la modalità di gestione del rifiuto con CER 200108, ma nulla si dice in merito ai rifiuti con CER 200201 (rifiuti da sfalci e potature), per cui si ritiene opportuno un approfondimento.
È opportuno che il piano includa valutazioni e approfondimenti sugli sbocchi del plasmix e della frazione secca valorizzabile che deve essere meglio specificata.
Si suggerisce di implementare il campo di studio del centro di ricerca che sorgerà in loc. Colli, attraverso specifiche indagini volte all’individuazione di meccanismi detrattori nei confronti dei gabbiani e, in generale, degli animali opportunisti che frequentano le discariche alla ricerca di cibo. Sarebbe molto utile avviare una linea di ricerca in questa direzione, in collaborazione con Enti Universitari o altri Soggetti impegnati nella tutela e nella gestione della fauna selvatica in ambienti antropizzati, al fine di pervenire a linee guida da estendere ad analoghe situazioni presenti nelle altre province liguri.Savona
In merito al paragrafo 3.8 “Analisi tecnica dell’impiantistica”, nella sezione che tratta le piattaforme dedicate ai rifiuti riciclati, non vi è un approccio omogeneo nella presentazione dei dati relativi alle varie filiere. Per alcune filiere (carta, plastica, vetro e acciaio) vengono indicati solamente gli impianti di recupero effettivo tralasciando le piattaforme di raccolta, mentre per altre (alluminio e legno) solo le piattaforme di raccolta.
E’ opportuno che sia riportato l’elenco dei centri di raccolta, delle isole ecologiche e delle stazioni di trasferenza. Inoltre per completezza di informazione, appare importante disporre anche dell’elenco degli impianti che ricevono i rifiuti della raccolta differenziata.
Per quanto riguarda la situazione degli impianti di compostaggio per il trattamento della frazione umida, si rileva incoerenza tra la situazione impiantistica indicata al punto 3.8.2 e le criticità riportate al punto 3.12.5.
In merito alle discariche si segnala un’incongruenza relativamente alla durata temporale della discarica Ramognina di Varazze. Nel paragrafo 3 – punto 3.8 la chiusura viene prevista nel 2018, mentre al capitolo 5 – punto 5.17 la chiusura viene ipotizzata nel 2020.
Al paragrafo 4.6 relativamente al compostaggio domestico pare opportuno inserire che solo se è prevista una riduzione della tariffa è possibile conteggiare le quote di organico indirizzate a compostaggio domestico nella percentuale di raccolta differenziata.
A pag. 96 del capitolo 5 si cita erroneamente la tipologia di trattamento D9 (trattamento fisico-chimico…)
A pag. 93 del Rapporto Ambientale è riportato che deve essere raggiunto il 45% di Trir entro il 2016 e il 65% negli anni seguenti, mentre la normativa regionale prevede il raggiungimento del 65% del Trir al 2020.Città Metropolitana
In allegato 4 (come precisato al paragrafo 2.4.2) è riportato l’elenco degli impianti privati che sono anche a servizio dei sistemi di raccolta rifiuti organizzati dai gestori del servizio pubblico e che sono autorizzati a gestire rifiuti con CER 20.XX.XX, escludendo quelli che trattano rifiuti di imballaggio con CER 15.XX.XX. Per avere però il quadro di riferimento degli impianti a servizio della raccolta differenziata, è necessario disporre anche degli impianti che ricevono rifiuti di imballaggio con CER 15.XX.XX, considerando che in particolare il rifiuto con CER 150106 viene utilizzato in modo esclusivo per la raccolta multimateriale dei rifiuti urbani; Regione Liguria con DGR 151/2017 ha previsto di non utilizzare in tal senso il CER 200199.
Si richiede di integrare il piano di monitoraggio con l’indicazione dei target da raggiungere e l’individuazione dei soggetti che possono disporre delle informazioni per il calcolo degli indicatori stessiAl paragrafo 2.3.3 vengono indicati i colori da utilizzare per i cassonetti, come da indicazione del PGR, ma attualmente è stata pubblicata la norma UNI 11686 che si discosta da quanto indicato nel Piano La Spezia
Per quanto riguarda i Centri di conferimento attualmente esistenti (pag. 137 del Piano d’area), si segnalano alcune criticità, presenti soprattutto presso quelli più piccoli, in relazione all’operatività (sia in termini di ridotto orario di apertura, sia in relazione al fatto che solo alcune tipologie di rifiuti vengono raccolti), e alla gestione dell’area. Al fine di supplire a queste criticità potrebbe essere auspicabile ridurne il numero prevedendo l’aggregazione di alcuni piccoli centri limitrofi, ad esempio a livello di sub ambito, per garantirne una più efficace operatività.
Nella proposta impiantistica presentata nel rapporto ambientale al par. 1.2, si hanno alcuni dubbi in merito alla coesistenza nel sito di Boscalino, per gli anni 2018-2020, di una stazione di trasferimento in concomitanza con i lavori di realizzazione dell’impianto di digestione anaerobica, considerate le dimensioni limitate dell’area in questione, e attualmente non si è a conoscenza né del dettaglio progettuale tecnico, né delle relative tempistiche di attuazione. Tale ipotesi di localizzazione dell’impianto di Boscalino pare di impossibile realizzazione, poiché si osserva che la trasformazione dell’attuale impianto di compostaggio (ora utilizzato come stazione di trasferimento rifiuti), che era stato progettato per 8000 t/a di rifiuto organico biodegradabile, in quello illustrato nel Piano d’Area, previsto per 20.000 t/anno, potrebbe presentare criticità in considerazione sia delle superfici impiantistiche, già ora limitate, sia delle strutture esistenti, anche di tipo murario.
Per quanto riguarda i Centri di separazione e valorizzazione (pag. 144 del Piano d’Area), si segnala che nella Provincia della Spezia sono attive solo alcune realtà private che svolgono attività su rifiuti prodotti sia dalla raccolta urbana sia derivanti da attività produttiva. Questa commistione determina criticità, poiché essendo gli impianti a gestione privata, hanno interesse economico a trattare rifiuti da attività produttive, riducendo di conseguenza la quota in autorizzazione che ricomprende la raccolta urbana, a scapito della raccolta differenziata. Valutare l’opportunità di prevedere impianti a gestione pubblica, ancorché tale tipologia di rifiuti non sia soggetta a privativa. In alternativa prevedere indicazioni per fronteggiare la problematica in fase di autorizzazione.
Dalla lettura della documentazione presentata si osserva che nel piano, in più punti, non si tiene conto delle modifiche sostanziali che si sono osservate nel 2016 da parte della maggioranza dei Comuni spezzini. Ad esempio nel 2016 i Comuni che raggiungono/superano gli obiettivi di RD sono 11 (D.G.R. 448/2017), e non il solo Levanto:
Un altro esempio si ha considerando gli impianti per il trattamento della frazione organica; nel documento si citano in un primo passaggio le compostiere domestiche ed una sola compostiera di Comunità; in un altro punto, dove viene descritta la situazione attuale, par. 3.11 pag. 147, il numero di questi impianti è maggiore. Il piano è carente di indicazioni operative per tali impianti.
Per quanto riguarda i centri di conferimento per i materiali, al par. 3.8, sono indicati aree oggi gestite ai sensi del DM 8/4/2008 e pertanto soggette a limitazioni per quanto riguarda i rifiuti gestibili che non erano cogenti fino a quando l’impianto era autorizzato ai sensi del decreto legislativo 152/06.
Sempre nel par. 3.8 alla tabella di pag 138 e seguente, sarebbe opportuno specificare se la descrizione riportata nella colonna tipologia è ancora attuale. Si chiede quindi di chiarire come tale anacronismo si sposi con le proposte descritte nel testo.
Sempre al par. 3.8 si citano 4 impianti dedicati al compostaggio di cui poi nel testo dell’elaborato non si trova traccia, sarebbe opportuno chiarire se si tratti di impianti non esistenti, ma oggetto di finanziamenti di livello regionale.
Con riferimento a quanto riportato al par. 6.5 in merito ai livelli di raccolta differenziata per Comune al 2020, è previsto che 16 Comuni non raggiungano gli obiettivi di legge di percentuale di raccolta differenziata (65%), obiettivo traguardato al 2025. Poiché, per il 2020, solo a livello di Area si ipotizza di raggiungere il 66.26%, si chiede di giustificare questa scelta in coerenza con l’attuale normativa.
Nel par. 7.1 la fase transitoria descritta fa riferimento al “31/12/2010 ed in ogni caso fino al definitivo affidamento unitario del Servizio al Gestore unitario dell’area spezzina…” sarebbe auspicabile definire più correttamente la tempistica in coerenza con le parti seguenti.Biodiversità
Oltre a varie considerazioni che ricalcano quanto già segnalato dal settore regionale competente, fra cui la critica agli indicatori proposti (stato di conservazione habitat e specie - fonte LiBiOss – e n° di interventi sottoposti a valutazione di incidenza), sono da ritenersi particolarmente utili i suggerimenti di indicatori sostitutivi quale:
Presenza di specie aliene e aliene invasive, con particolare riferimento agli interventi di rinverdimento e rinaturalizzazione di impianti di discarica; fornisce informazioni sulla bontà dell’intervento effettuato e dovrebbe avere cadenza annuale. Si ritiene opportuno che venga applicato a scala regionale e non solo al sito di Collette Ozzotto.In merito al sito di Isolona di Orero conferma la presenza di elementi della RER e di specie di interesse conservazionistico, sia di avifauna che di fauna ittica._______________________________________ Tale deliberazione assolve anche l’adempimento di cui all’art. 15 della l.r. n. 1/2014 relativo alla necessità di un’intesa fra Regione e Città Metropolitana circa i contenuti impiantistici della pianificazione metropolitana.La deliberazione fa riferimento a due allegati: l’Allegato 1 “Indirizzi per la chiusura della pianificazione d’area provinciale, metropolitana e d’ambito regionale per il ciclo dei rifiuti”, e l’Allegato 2 “Indirizzi per la gestione dei RSU della Liguria nel periodo transitorio”, che sintetizzano, aggiornando i dati di riferimento, la situazione rispetto ai Piani d’area.
L’analisi dello stato di fatto relativamente ai dati di produzione, RD e assetto e potenzialità impiantistica, porta a ritenere che sussistano le condizioni per sviluppare delle sinergie fra dotazioni impiantistiche al fine di:
In anticipazione dei contenuti del Piano d’ambito regionale, a cui è affidato il compito di attuare il coordinamento per la gestione del ciclo dei rifiuti a scala regionale, e allo scopo di risolvere gli elementi di contrasto dei Piani d’area rispetto al PGR 2015, il COMITATO D’AMBITO PER IL CICLO DEI RIFIUTI di cui alla l.r. n. 1/2014 con DELIBERAZIONE N. 7 DEL 30.11.2017 ha aggiornato il quadro di riferimento per la gestione del transitorio e della situazione a regime.
Sottolinea la necessità che vengano monitorati gli elementi di rilievo conservazionistico individuati nei vari ambiti di influenza degli impianti (esistenti e di previsione), vale a dire le specie Natura 2000 ivi segnalate e le cenosi vegetazionali che li caratterizzano, descrivendo stato di salute di specie e habitat e relativa stato di conservazione, con cadenza ogni 3 anni, nel periodo dell’anno maggiormente idoneo. È fondamentale dare avvio quanto prima ad una campagna atta a costituire il momento zero con cui confrontare l’evoluzione del sistema.
utilizzare eventuali capacità di trattamento residue del RUR presso impianti TMB a favore di aree provinciali diverse da quelle sede dell’impianto, prive o carenti di capacità;
utilizzare la capacità di smaltimento degli impianti di discarica per le frazioni di scarto non recuperabili derivanti da impianti finalizzati al recupero di materia e/o energia esistenti in aree provinciali diverse da quella sede della discarica;
rendere quindi autosufficiente a livello di ambito regionale la rete di impianti dedicati al trattamento ed allo smaltimento del rifiuti residuo nel periodo transitorio e a regime.In sintesi:NEL PERIODO TRANSITORIO
Gli impianti di:
Boscaccio (TMB e discarica)
Ramognina (TMB e discarica)
Saliceti (TMB per produzione CDR/CSS)
Rio Marsiglia (TMB e discarica)Il residuo derivante dall’utilizzo per quota del RUR genovese degli impianti del savonese e per il trattamento dei rifiuti dello spezzino e metropolitano (Tigullio) nella discarica di Scarpino 3 è soggetto a condizioni di efficienza del trattamento (rispettivamente 80 e 50%). Per quanto concerne la provincia di Imperia si esclude la possibilità di arrivare ad un ampliamento della discarica di Collette Ozzotto, e nel caso di esaurimento dei volumi residui del lotto 6 nel transitorio, nelle more della realizzazione del polo unico di Colli (TMB + digestore anaerobico + discarica), si prevede di smaltire i residui dell’impianto TMB di Collette Ozzotto presso discariche di servizio esistenti in ambito regionale. Con riferimento al savonese, nel periodo transitorio è previsto l’esaurimento della discarica di Ramognina (inizio 2020). La discarica del Boscaccio, al regime di riempimento prefigurato esaurirà i volumi residui entro fine 2022, con la necessità di un ampliamento di 500.000 mc. Anche per preservare tali volumetrie residue dal 2019 è previsto il “rientro” del materiale trattato dall’impianto TMB alle discariche presso il territorio di provenienza dei rifiuti (nello specifico Scarpino).Il monitoraggio degli esiti della fase transitoria verrà valutato ai fini della conferma dell’assetto impiantistico a regime, che dovrà essere orientato alla massimizzazione del recupero di materia ed energia, con più stringenti obiettivi per quanto riguarda la massimizzazione delle quantità smaltite in discarica. Fermo restando l’obiettivo del raggiungimento del 65% di RD e gli obiettivi di riduzione della produzione indicati nel PGR regionale, viene introdotto il vincolo di smaltimento in discarica di non più del 45% del rifiuto indifferenziato avviato a bocca di impianto.
Stante l’individuazione del polo unico di trattamento rifiuti a Scarpino a servizio del genovesato, e i vincoli dimensionali che la disponibilità di spazio pone (essendo già presenti nel polo di Scarpino gli impianti di valorizzazione energetica del biogas prodotto dalla discarica), è previsto:
La quantificazione del limite è definita come primo obiettivo coerente con il PGR 2015, in considerazione anche delle misure che sono in corso di definizione a livello europeo, anche per la promozione dell’economia circolare. Ci si riserva di ridurre tale limite sulla base dell’evoluzione della RD e della normativa (anche sulla valorizzazione energetica) dei prossimi anni.
utilizzeranno la disponibilità residua autorizzata prioritariamente al fine dello smaltimento del RUR dei bacini di riferimento, ed in secondo ordine per l’eventuale fabbisogno non soddisfatto a scala regionale, nel rispetto dei principi di economicità e prossimità.
il dimensionamento, e successiva progettazione e realizzazione, dell’impianto di TMB per 100.000 +/- 10% t/anno (invece delle 151.000 t preventivate)
la realizzazione dell’impianto di biodigestione per il trattamento della FORSU da 60.000 t/anno, a soddisfare l’intero fabbisogno del genovesato.A copertura del fabbisogno della Città Metropolitana che residua dall’attuazione del polo di Scarpino e dalla capacità di ricevimento dell’impianto di rio Marsiglia, è previsto l’utilizzo dell’impianto CDR/CSS di Saliceti per la quota di indifferenziato prodotta dal Tigullio, che ha la capacità necessaria, e in modo residuale per Genova l’impianto TMB/CSS di Boscaccio. La discarica di Scarpino, vista la potenzialità volumetrica del lotto di Scarpino 3, diventa in tale disegno una discarica a servizio dell’ambito regionale, per la ricezione quindi degli scarti non recuperabili prodotti dall’impianto TMB previsto nel sito stesso, del residuo prodotto dall’impianto di Saliceti e del residuo corrispondente (sempre nella quota massima del 45%) al rifiuto indifferenziato conferito all’impianto di Boscaccio. Tale assetto, che tiene conto delle potenzialità degli impianti esistenti e già valutati ambientalmente, consente di posporre l’esigenza di individuare in questa fase un sito di discarica nello spezzino (visto anche l’esito negativo della VIA sull’impianto di discarica di Saturnia). Per il trattamento delle 30.000 t/anno di FORSU prodotte dal Tigullio, viene mantenuta la previsione di un impianto, localizzato nel sito di Isolona di Orero, pur chiedendone il differimento a valle della realizzazione di quelli di Genova.
La Provincia della Spezia ha prodotto a sostegno di tale ipotesi di assetto per il Levante ligure una Integrazione al Rapporto Ambientale – trasmessa con nota prot. N. 32676 del 18.12.2017.
Da tale integrazione si evince quanto segue.
Le alternative confrontate sono:
conferimento della FOS (valutata nell’ordine del 26,5% del totale del quantitativo a bocca di impianto), oltre ad eventuali altri residui non recuperabili prodotti dall’impianto di Saliceti, presso la discarica di Scarpino 3, che presenta la necessaria disponibilità nel lungo termine, a 106 km di distanza (è la minore rispetto a tutti gli altri poli impiantistici regionali prefigurati a regime);
realizzazione di una discarica di servizio (loc. ipotetica Saturnia) che ricevesse circa 12.000 t/anno, che su un tempo ventennale diventa una volumetrie complessiva di circa 240.000 t (300.000 mc).
All’impianto di Saliceti è previsto il conferimento dell’indifferenziato prodotto nel Tigullio (24.000 t/anno), che si aggiungono alle 33.000 t/anno della provincia. Pur a fronte di tale conferimento, l’impianto di Saliceti presenta potenzialità residua.
Delle due ipotesi sono quantificati gli impatti, utilizzando in particolare le quantità di emissioni di inquinanti atmosferici per determinarne le prestazioni relative.
La stima delle emissioni evitate per la mancata realizzazione della discarica è effettuata grazie all’utilizzo del database dell’ANPA, che si riferisce allo smaltimento di organico stabilizzato in una discarica con captazione del biogas e trattamento del percolato. Utilizzando i fattori emissivi per kg di rifiuto smaltito e i quantitativi annui (12.000 t/anno) smaltiti, è definito il quadro emissivo annuale per i principali gas (CO2, CO, VOC, NMVOC, NOx, NO2, NO). Sono stimati anche i quantitativi di materiale necessari per l’approntamento del cantiere, e i consumi energetici annuali per la gestione della discarica, valori che però non sono poi utilizzati per il raffronto finale.
La seconda opzione si fa forte di due elementi:
l’ottima infrastrutturazione del sito di Saliceti (prossimo all’autostrada), presso il quale il conferimento dell’organico dal Tigullio comporterebbe un incremento di 6 bilici in entrata, mentre il conferimento a Scarpino della FOS ne produrrebbe 4 in uscita, con un impatto trascurabile rispetto alla capacità delle direttrici interessate;
la possibilità di utilizzare, per il conferimento della FOS a Scarpino, gli stessi mezzi che conferiscono a Saliceti la quota residua del Tigullio. I mezzi quindi viaggerebbero vuoti solo al ritorno da Scarpino fino al centro di trasferenza di Chiavari, per procedere ad un nuovo carico di RU residui con indubbio vantaggio economico e risparmio di emissioni.
La stima delle emissioni per i trasporti dal Tigullio e a Scarpino viene effettuata al netto di quelle che sarebbero prodotte dal conferimento a Saturnia.
Ne deriva la seguente tabella:
da cui risulta evidente come la soluzione del conferimento Tigullio – Saliceti – Scarpino comporti minori emissioni in atmosfera rispetto all’ipotesi di realizzare una discarica di servizio nello spezzino.
CONSIDERAZIONI ISTRUTTORIE
L’indicazione del vincolo di smaltimento in discarica di non più del 45% del rifiuto indifferenziato avviato a bocca di impianto consente di rispondere ad alcune indicazioni contrastanti provenienti dal territorio rispetto all’indirizzo dato dal PGR per l’uso di trattamenti finalizzati alla produzione di CSS. Date anche le incertezze legate all’effettivo affermarsi di adeguate filiere di utilizzo sia del CSS che di eventuali altri materiali che potrebbero derivare da trattamenti alternativi (es. recupero spinto di materia), viene lasciata la possibilità di esplorare esiti diversi per il trattamento dell’indifferenziato (vedi es. impianto di Colli), ferma restando la necessità di garantire un livello minimo di efficienza del trattamento stesso. È inoltre prevista la ridefinizione progressiva del target, a seguito di monitoraggio tecnico ed evoluzione normativa. Si ritiene che tale misura costituisca una prima risposta in senso positivo alle osservazioni critiche di varie associazioni ambientaliste rispetto all’indirizzo nel PGR verso la produzione di CSS. Sarà fondamentale, oltre allo svolgimento di un adeguato monitoraggio, utilizzare il periodo transitorio per favorire l’affermarsi di filiere alternative.
Per quanto concerne le previsioni impiantistiche, dal punto di vista ambientale è indubbiamente positivo un esito che consenta di ridurre la necessità di realizzazione di impianti, di vario tipo, connessi al ciclo dei rifiuti. Ciò in particolare se è possibile ottimizzare le maggiori esigenze di movimentazione mezzi che possono derivare dall’utilizzo della disponibilità di capacità residua di trattamento presso impianti esistenti a scala sovraprovinciale. Ci si riferisce in particolare all’indicazione di superamento per il transitorio dell’obbligo definito dal PGR di collocare una discarica di servizio nello spezzino, ed alla possibilità di ottimizzare la logistica dei trasferimenti di materiali fra Tigullio (Chiavari), Scarpino e Saliceti, così da evitare di far circolare mezzi vuoti. Gli approfondimenti condotti dalla Provincia della Spezia consentono di valutare comparativamente le due opzioni, in modo accurato per le emissioni in atmosfera. Ne risulta una minore incidenza sul comparto dell’opzione “trasporto” rispetto a quella “discarica”. Il bilancio ambientale è semplificato ma accurato e attendibile.
Tale opzione consente peraltro di utilizzare almeno parzialmente la capacità residua di trattamento dell’impianto di Saliceti, e fa comunque riferimento ad un impianto di discarica esistente e con capacità residuale adeguata.
In relazione alla richiesta di differire la realizzazione dell’impianto per il trattamento delle 30.000 t/anno di FORSU prodotte dal Tigullio a valle della realizzazione degli impianti per Genova, si rileva come già ad oggi la frazione organica da RD debba trovare soluzioni di conferimento; inoltre, in coerenza con gli altri Piani, non è possibile prescindere dalla previsione di una adeguata dotazione impiantistica, ovvero dall’individuazione di idonea capacità di trattamento negli impianti esistenti e/o previsti per gli altri territori provinciali. Allo stato, dati l’assetto e la potenzialità impiantistica prefigurate per il comparto dai Piani d’area, questa seconda opzione non è percorribile. Non può essere escluso tuttavia che, all’atto delle verifiche intermedie di attuazione dei Piani provinciali – Piano d’ambito regionale, alla luce del monitoraggio e dell’aggiornamento dei dati di produzione e capacità di smaltimento, tale soluzione non possa essere percorsa. Si ritiene in ogni caso di poter affermare, anche alla luce dei dati sopra esposti, che l’eliminazione di nuove previsioni impiantistiche, pur comportando incremento di traffico, possa avere implicazioni positive sul bilancio ambientale complessivo del Piano d’ambito.
Quindi in estrema sintesi A REGIME sono confermati i seguenti assetti di Piano:
Polo unico (TMB +biodigestore + discarica) a Colli, Comune di Taggia.
Per il RUR
TMB con produzione CSS a Boscaccio + discaricaPer la FORSU
Digestione anaerobica a Boscaccio
Compostaggio anaerobico a Villanova d’Albenga.Città Metropolitana
Per il rifiuto residuo RUR
polo di Scarpino con TMB (100.000 +/- 10% t/anno) e discarica di servizio
impianto di trattamento e discarica di rio Marsiglia (autorizzato per 20.000 t/anno)
invio a Saliceti della produzione del Tigullio (circa 25.000 t/anno)
invio agli impianti di Saliceti e Boscaccio dell’eventuale residuo non coperto dalle precedenti soluzioniper la FORSU
impianto di digestione anaerobica a Scarpino per il genovesato (60.000 t/anno)
impianto di trattamento della frazione organica da RD del Tigullio a Isolona (30.000 t/anno)La Spezia
Per il rifiuti residuo RUR
revamping di saliceti con produzione di CSS a soddisfare il fabbisogno provinciale, la produzione del Tigullio e con ulteriore capacità residua. Smaltimento del residuo a Scarpino.
per la FORSU
revamping impianto di Boscalino con realizzazione di digestore anaerobico.
In merito all’assetto impiantistico ipotizzato a regime si rilevano le seguenti criticità:
Ipotesi di ampliamento (500.000 mc) della discarica del Boscaccio al 2022: l’assetto attualmente autorizzato per la discarica è stato oggetto di VIA nel 2011. Il Pronunciamento di VIA di cui alla DGR n. 1399/2011 ha avuto ad oggetto 3 ipotesi progettuali di ampliamento:
N. 1: già oggetto con DGR n. 1422/2010 di pronuncia negativa di VIA. Fra le motivazioni compare anche l’assenza di barriera geologica nella parte destinata all’ampliamento, che seppur (in allora) esterna all’area carsica di cui alla l.r. n. 14/1990, sulla base delle analisi svolte presenta caratteristiche tipiche delle aree carsiche. L’ipotesi prevede l’ampliamento a monte del fronte di discarica, con possibilità di abbancare un volume complessivo (comprensivo della copertura) di 2.165.600 mc.
N. 2: revisione della 1, con diminuzione del volume scavato sul lato nord e riduzione del volume complessivo abbancabile a 1.512.600.
N. 3: si differenzia dalle altre due in quanto prevede l’abbancamento di 350.000 mc al di sopra del rilevato autorizzato, e la realizzazione di un nuovo corpo di discarica al di sotto del rilevato storico, per ulteriori 510.000 mc.
L’istruttoria conferma le criticità connesse all’ipotesi n. 1. Relativamente alle altre due:
N. 2: i minori volumi di scavo consentono di mantenersi a maggior distanza dal limite dell’area carsica, e la minore pendenza del rilevato ne aumenta la stabilità. Permane l’impatto potenziale sulle acque sotterranee.
N. 3: in particolare nella componente costituita dal nuovo corpo di discarica al di sotto del rilevato storico, è la soluzione che impatta meno sulle acque sotterranee e sulla stabilità dell’intero corpo dei rifiuti. Andando ad interessare la parte più bassa e meno visibile dell’area ha anche minori impatti da punto di vista paesaggistico. Le problematiche sono principalmente legate ai costi di esecuzione (approntamento nuova viabilità, approntamento area ed impermeabilizzazioni di fondo, nonché reti tecnologiche e impianti) e alle tempistiche di acquisizione delle aree – che in allora si reputavano non compatibili con la vita residua dell’impianto. Il nuovo rilevato ha inoltre un impatto sul regime idrologico, sulla sicurezza idraulica e sulla biodiversità del rio Mulini.Nel dispositivo della deliberazione si pone l’accento sul fatto che la redazione del Piano d’area avrebbe dovuto definire le potenzialità effettive di ampliamento, rispetto a quanto in allora definito dall’Accordo di programma approvato con DGR n. 713/2011, che prevede un ampliamento della discarica del Boscaccio di un volume lordo di 2.000.000. Rispetto alla normativa vigente in allora, la redazione ed approvazione del PTA 2015 ha comportato una ridefinizione delle aree carsiche. La cartografia predisposta sulla base dei criteri escludenti – per ogni tipo di impianto per il trattamento dei rifiuti - stabiliti dal PGR riporta correttamente i corpi idrici carsici, ridefiniti sulla base delle maggiori conoscenze acquisite. Il sedime della discarica del Boscaccio, e della limitrofa cava Mei, ricade quasi completamente all’interno della perimetrazione del corpo idrico carsico. Si pone quindi sempre più pressante il problema di un adeguato monitoraggio.
Se la discarica, per i volumi autorizzati, essendo esistente e non delocalizzabile è da ritenersi ammissibile rispetto ai criteri del PGR, altrettanto non è possibile affermare per il preventivato ampliamento di 500.000 mc, qualora ricadesse all’interno dell’area carsica. Tale previsione necessita di approfondimenti progettuali atti a verificarne la fattibilità rispetto alle condizioni poste sia dalle pronunce di VIA che dalla pianificazione in essere. Resta ferma la necessità di assoggettare l’ampliamento alle procedure di VIA. In alternativa la pianificazione d’ambito regionale deve prefigurare soluzioni alternative a scala sovraprovinciale.
Si riporta ancora, della citata pronuncia di VIA, la considerazione relativa alle prove effettuate per verificare l’eventuale perdita dei sistemi di contenimento del percolato e l’interessamento della circolazione idrica sotterranea, stante il fatto che la discarica non ha un sistema di controllo e monitoraggio della qualità delle acque sotterranee. Le prove eseguite, sia per la complessità dell’acquifero che per una non corretta scelta del tracciante utilizzato, non sono state ritenute utili ad aumentare il livello di conoscenza dell’acquifero, e non hanno consentito di ritenere il sistema dei piezometri di controllo adeguato per l’intercettazione di eventuali perdite del sistema di impermeabilizzazione artificiale.
In conseguenza delle considerazioni di cui sopra, tenendo conto anche dell’esigenza di fornire una risposta immediata alle esigenze di smaltimento a scala provinciale, è stato formulato un parere positivo di compatibilità ambientale sulla soluzione 2, subordinandola ad una serie di prescrizioni, fra cui alcune volte a garantire l’idonea impermeabilizzazione del substrato.
Ipotesi di collocazione del biodigestore anaerobico a Boscalino: ARPAL manifesta alcuni dubbi in merito alla coesistenza nel sito di Boscalino, per gli anni 2018-2020, di una stazione di trasferimento in concomitanza con i lavori di realizzazione dell’impianto di digestione anaerobica, considerate le dimensioni limitate dell’area in questione, e attualmente non si è a conoscenza né del dettaglio progettuale tecnico, né delle relative tempistiche di attuazione. Tale ipotesi di localizzazione dell’impianto di Boscalino pare di impossibile realizzazione, poiché si osserva che la trasformazione dell’attuale impianto di compostaggio (ora utilizzato come stazione di trasferimento rifiuti), che era stato progettato per 8000 t/a di rifiuto organico biodegradabile, in quello illustrato nel Piano d’Area, previsto per 20.000 t/anno, potrebbe presentare criticità in considerazione sia delle superfici impiantistiche, già ora limitate, sia delle strutture esistenti, anche di tipo murario.
È necessario pertanto che vengano approfonditi e verificati da parte della provincia della Spezia tali aspetti, eventualmente ipotizzando soluzioni localizzative alternative, coerenti con i criteri del PGR.
Ipotesi di collocazione del biodigestore per il trattamento della FORSU dei Comuni del Tigullio a Isolona d’Orero: l’area individuata è attraversata da un rio, che comporta vincoli di distanza a tutela del regime idrologico ed è un “Corridoio per specie di ambienti acquatici” – elementi escludenti nel sistema dei criteri del PGR. La morfologia dell’area presenta una minima porzione pianeggiante con curve di livello che subito salgono a costituire un versante. Non è quindi evidente che vi sia la disponibilità degli spazi necessari alla realizzazione dell’impianto di previsione, senza che il loro reperimento comporti lo sbancamento del versante e la sua compromissione, Si ricorda che occorre al contempo garantire gli spazi e le condizioni necessarie al mantenimento della funzionalità idrologica e bionaturalistica del rio Isolona che lo attraversa, nonché la tutela della limitrofa ME – emergenza architettonica.
Anche in questo caso è necessario che vengano approfonditi e verificati da parte della Città Metropolitana tali aspetti, eventualmente ipotizzando soluzioni localizzative alternative, coerenti con i criteri del PGR, cogliendo l’occasione di risolvere l’opzione relativa al tipo di trattamento (aerobico o anaerobico – che hanno diverse esigenze di spazio, a parità di capacità ed efficienza).
Le analisi e gli approfondimenti condotti, con riferimento sia ai Piani d’area provinciali e della Città Metropolitana, sia alle recenti determinazioni del Comitato d’ambito regionale, che preludono all’azione di coordinamento a scala regionale che dovrà svolgere il relativo Piano d’ambito, consentono di affermarne la sostenibilità ambientale, a condizione che siano adeguati ai contenuti del presente parere motivato.
Si sottolinea inoltre la necessità di stabilire, nell’ambito delle modalità attuative e a seguito dell’esecuzione dei Programmi di monitoraggio, dei momenti di verifica intermedia, con conseguente eventuale revisione, a cadenza adeguata, allo scopo di verificare la validità dei contenuti dei Piani rispetto all’evolvere sia dello scenario di riferimento che dell’attuazione delle previsioni dei Piani stessi. Una di queste fasi dovrà sicuramente collocarsi al 2020, anno previsto per la conclusione del periodo transitorio e l’entrata a regime del sistema.
Il recepimento all’interno del Piano d’ambito regionale dei contenuti dei Piani d’area, come modificati sulla base della deliberazione del Comitato d’ambito regionale e delle prescrizioni di cui al presente parere, consente di ritenere superata l’esigenza di un’ulteriore procedura di VAS a suo carico.