Source: http://www.sindacatofsi.it/2017/05/28/procedimenti-in-materia-di-lavoro-e-di-previdenza-procedimenti-speciali-impugnativa-di-licenziamento-atto-idoneo-ad-impedirla-cd-rito-fornero-cassazione-civile-sez-lavoro-sentenza-14072016-n/
Timestamp: 2019-02-22 02:35:05+00:00
Document Index: 32772318

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 700', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 700', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 125', 'art. 125', 'art. 669', 'art. 700', 'art. 700', 'art. 6', 'art. 1']

Procedimenti in materia di lavoro e di previdenza, procedimenti speciali, impugnativa di licenziamento, atto idoneo ad impedirla, cd rito fornero Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 14/07/2016 n° 14390 | Sindacato FSI
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Procedimenti in materia di lavoro e di previdenza, procedimenti speciali, impugnativa di licenziamento, atto idoneo ad impedirla, cd rito fornero Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 14/07/2016 n° 14390
CONSORZIO PER L’AREA DI SVILUPPO INDUSTRIALE ASI DI AGRIGENTO IN LIQUIDAZIONE GESTIONE SEPARATA IRSAP, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, LARGO LUIGI ANTONELLI, 10, presso lo studio dell’avvocato ANDREA COSTANZO, rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMILIANO MARINELLI, giusta delega in atti;
A base del decisum, e per quello che rileva in questa sede, la Corte del merito rilevato, preliminarmente, che il deposito del ricorso ex art. 700 c.p.c. , valeva ai fini del rispetto del termine di decadenza di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6, così come modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 38, riteneva viziato il procedimento disciplinare perchè non era stata rispettata la collegialità dell’istituito Ufficio per i Procedimenti disciplinari e la determinazione conclusiva non era stata assunta dal Direttore generale; ma dal Commissario straordinario sicchè, trattandosi di violazione di norma imperativa, la conseguenza non poteva che essere la reintegrazione nel posto di lavoro trovando applicazione il regime reintegratorio precedente alla riformulazione, ex L. n. 92 del 2012 , cit., della L. n. 300 del 1970, art. 18. Nè secondo la predetta Corte, sussistevano dubbi di legittimità costituzionale rientrando nella discrezionalità del legislatore la previsione di una disciplina differenziata tra i rapporti di lavoro alle dipendenze del datore privato e di quello pubblico.
Con la terza critica parte ricorrente, assumendo violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55, e art. 55 bis, comma 4, sostiene che la Corte territoriale, nel ritenere altresì viziato il procedimento disciplinare sul rilievo che la determinazione conclusiva non era stata assunta dal Direttore generale1 ma dal Commissario straordinario, non ha tenuto conto che anche il dirigente generale era stato coinvolto nei fatti addebitati al G., sicché l’unico organo di vertice per la determinazione conclusiva non poteva che essere il Commissario straordinario.
Con il quarto motivo parte ricorrente, allegando violazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, nel testo L. n. 92 del 2012 , ex art. 1, e del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 51, critica la sentenza impugnata per non aver applicato la nuova disciplina della tutela reale introdotta con la citata L. n. 92 del 2012 , con la conseguenza che, se correttamente applicato il nuovo regime, non poteva farsi luogo alla tutela reintegratoria ma solo a quella indennitaria trattandosi di vizi formali.
Con l’ultimo motivo si solleva questione di legittimità costituzionale, in relazione agli artt. 3, 41 e 97 Cost. , della L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 7, nel testo introdotto dall’ art. 1 della L. n. 92 del 2012, ove interpretato nel senso dell’inapplicabilità al rapporto di pubblico impiego.
La questione che viene sottoposta all’esame di questa Corte riguarda l’interpretazione del denunciato L. n. 604 del 1966, art. 6, comma 2, nel testo modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 38, ed in particolare la risposta al quesito se, ai fini della conservazione dell’efficacia dell’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, nelle ipotesi regolate dalla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, può valere anche il ricorso ex art. 700 c.p.c. , ovvero è necessario comunque e, nel termine ivi previsto, che sia proposto ricorso secondo il c.d. rito Fornero ( L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 48 cit.).
48. La domanda avente ad oggetto l’impugnativa del licenziamento di cui al comma 47, si propone con ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro. Il ricorso deve avere i requisiti di cui all’articolo 125 del codice di procedura civile. Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui al comma 47, del presente articolo, salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi. A seguito della presentazione del ricorso il giudice fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti. L’udienza deve essere fissata non oltre quaranta giorni dal deposito del ricorso. Il giudice assegna un termine per la notifica del ricorso e del decreto non inferiore a venticinque giorni prima dell’udienza, nonché un termine, non inferiore a cinque giorni prima della stessa udienza, per la costituzione del resistente. La notificazione è a cura del ricorrente, anche a mezzo di posta elettronica certificata.
Nel caso in cui si verta come nella specie, nelle ipotesi di licenziamento che ricade nell’ambito di applicazione di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18, i richiamati commi (37, 47 e 48) della citata L. n. 92 del 2012, art. 1, devono essere necessariamente interpretati in maniera coordinata poiché la regola della conservazione dell’efficacia della impugnazione stragiudiziale del licenziamento stabilita dalla novellata L. n. 604 del 1966, art. 6, trova applicazione anche con riferimento alla c.d. tutela reale per la quale è sancito che l’impugnativa giudiziale deve essere proposta secondo il c.d. rito Fornero regolato, appunto, dai commi 48 e seguenti della menzionata L. n. 92 del 2012, art. 1.
Si tratta, come sottolineato dalle Sezioni Unite (Cass. S.U. 18 settembre 2014 n. 19674), di un nuovo speciale rito finalizzato all’accelerazione dei tempi del processo, che si caratterizza per l’articolazione del giudizio di primo grado in due fasi: una fase a cognizione semplificata (o sommaria) e l’altra, definita di opposizione, a cognizione piena nello stesso grado. Mentre la prima fase è caratterizzata, ancorchè il ricorso debba avere i requisiti di cui all’art. 125 c.p.c. , dalla mancanza di formalità, poichè rispetto al rito ordinario delle controversie di lavoro non è previsto il rigido meccanismo delle decadenze e delle preclusioni di cui agli artt. 414 e 416 c.p.c. , e l’istruttoria, semplificata, è limitata agli “atti di istruzione indispensabili”, la seconda fase è invece introdotta con un atto di opposizione proposto con ricorso.
Stante, quanto al contenuto del ricorso introduttivo della prima fase del rito in parola, il richiamo all’art. 125 c.p.c. , consegue che detto atto introduttivo deve necessariamente indicare la causa petendi ed il petitum.
Tale prescrizione non è tuttavia prevista dall’art. 669 bis c.p.c., relativamente al ricorso con il quale si attiva la richiesta del provvedimento di urgenza ex art. 700 c.p.c..
Nel caso in esame la Corte del merito, nel ritenere che il deposito del ricorso ex art. 700 c.p.c. , valeva ai fini del rispetto del termine di decadenza di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6, così come modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 38, non si è attenuta al detto principio sicché non è corretta in diritto.