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Timestamp: 2017-01-19 17:02:28+00:00
Document Index: 26021504

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 39', 'art. 15', 'arte 8']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 21 del 07.02.2007
Richiesta di parere in materia di sospensione amministrativa della
riscossione - art. 39 d.P.R. 602/1973
Con la nota in riferimento codesta Direzione regionale ha chiesto il
parere della scrivente in merito all'ambito di applicazione dell'istituto
della sospensione amministrativa della riscossione previsto dall'articolo
39, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.
In particolare, è stato chiesto di conoscere se la
facoltà concessa
agli Uffici locali dell'Agenzia di sospendere la riscossione "... in tutto o
in parte fino alla data di pubblicazione della sentenza della commissione
tributaria provinciale, con provvedimento motivato notificato al
concessionario o al contribuente" possa essere esercitata, non soltanto per
le somme iscritte a ruolo a seguito di liquidazione della dichiarazione ai
sensi dell'articolo 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ma anche
per le somme iscritte a ruolo a seguito di avviso di accertamento.
La Direzione Regionale istante ritiene che la sospensione
amministrativa del ruolo, anche in caso di iscrizione derivante da avviso di
accertamento, rientri all'interno dell'ordinario potere di autotutela.
L'Amministrazione finanziaria ha chiaramente affermato la non
applicabilità della sospensione amministrativa della riscossione per le
somme iscritte a ruolo a seguito di avviso di accertamento, se non per vizi
propri del ruolo, con la risoluzione del 17 dicembre 1981, prot. n. 7216,
posizione in seguito ribadita con la risoluzione del 19 maggio 1986, prot.
n. 1983.
Con il primo dei richiamati documenti di prassi è stato, infatti,
chiarito che: "L'Intendente di finanza, in pendenza di ricorso presentato
dal contribuente ai sensi dell'art. 16 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, può disporre, a norma dell'art. 39, primo comma, del D.P.R. 29 settembre
1973, n. 602, con provvedimento motivato, la sospensione totale o parziale
della riscossione dei carichi tributari iscritti a ruolo fino alla decisione
della adita Commissione tributaria di primo grado.
Come si evince dal letterale disposto del primo comma del citato
articolo 39, la facoltà di sospensione sussiste solamente quando sia
proponibile e sia stato proposto dal contribuente ricorso avverso l'iscrizione a ruolo ai sensi del secondo comma del predetto articolo 16 del
d.P.R. n. 636.
Resta quindi esclusa per l'Intendente di finanza la
adottare provvedimenti sospensivi nel caso di istanze avanzate in pendenza di contestazioni avanti la Commissione tributaria di primo grado adita dal
contribuente con ricorso avverso l'accertamento eseguito a suo carico dal
competente Ufficio Impose Dirette.
Tale esclusione trova la sua giustificazione nella norma contenuta
nell'articolo 15 del citato d.P.R. n. 602
che richiede, dopo la notifica dell'atto di accertamento, l'iscrizione provvisoria di un terzo dell'imposta
corrispondente all'imponibile od al maggior imponibile accertato
dall'Ufficio".
Da tali assunti discende che: quando (...) la iscrizione a ruolo
è preceduta dalla notificazione dell'avviso di accertamento, come accade per le iscrizioni provvisorie eseguite ai sensi dell'art. 15 del D.P.R. n.
l'Intendente di finanza, qualora sia stato proposto ricorso contro il ruolo
e ne venga richiesto, può concedere la sospensione solamente con riguardo
agli eventuali vizi del ruolo essendo ad esso preclusa ogni valutazione, ai
fini della sospensione, circa la fondatezza della pretesa tributaria che ha
formato oggetto dell'impugnato accertamento dell'Ufficio".
Con la successiva risoluzione prot. n. 1983 del 1986 è
ulteriormente chiarito che: "Resta quindi esclusa per l'Intendente di
finanza la possibilità di adottare provvedimenti sospensivi nel caso di
istanze avanzate in pendenza di contestazioni avanti la Commissione
tributaria di I grado adita dal contribuente con ricorso avverso
accertamento eseguito a suo carico dal competente Ufficio delle imposte
Né può essere disposta la sospensione della riscossione nel caso in
cui il contribuente, presentato il ricorso avverso l'avviso di accertamento,
produca, a seguito di iscrizione in via provvisoria, ricorso contro il ruolo
proponendo le stesse eccezioni già sollevate nel gravame avverso l'avviso
di accertamento".
I citati documenti di prassi furono emessi sotto la vigenza del d.P.R.
26 ottobre 1972, n. 636, in un sistema di giustizia tributaria che non prevedeva la sospensione giudiziale in corso di causa dell'esecuzione
dell'atto impugnato; l'orientamento a suo tempo espresso deve essere vieppiù confermato alla luce dell'attuale contesto normativo, ed in specie
dell'articolo 47 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, che disciplina
compiutamente la sospensione dell'atto impugnato da parte della commissione
tributaria provinciale.
In tal senso, d'altronde, si era già espressa l'Amministrazione
finanziaria con la circolare del 23 aprile 1996, n. 98, parte 8, in cui è stato chiarito che: "circa la riscossione coattiva a mezzo ruoli
dell'imposta sul valore aggiunto, dell'imposta di registro, dell'imposta di
successione e donazione, dell'imposta comunale sull'incremento di valore
degli immobili, di cui all'articolo 67, commi 1 e 2, lettera a) del D.P.R.
28 gennaio 1988, n. 43, si avverte che, per effetto dell'abrogazione
espressa, operata dall'articolo 71, dell'articolo 11, comma 5, del decreto
legge 13 maggio 1991, n 151, convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 202,
non è più possibile richiedere la sospensione in via amministrativa delle
cennate iscrizioni a ruolo, fermo restando per tali fattispecie la sola
tutela cautelare prevista dall'articolo 47".
Tuttavia, occorre rilevare che l'articolo 2-quater del decreto legge
30 settembre 1994, n. 564 convertito dalla legge 30 novembre 1994, n. 656, al comma 1-bis, aggiunto dalla legge 18 febbraio 1999, n. 28, espressamente
prevede che "Nel potere di annullamento o di revoca (...) deve intendersi
compreso anche il potere di disporre la sospensione degli effetti dell'atto
che appaia illegittimo o infondato".
Dunque, la facoltà di sospendere il ruolo discende della
più ampia potestà di autotutela e deve, di conseguenza, essere assoggettata alle
regole dettate dal menzionato articolo 2-quater del d.l. n. 564 del 1994 e
dal decreto ministeriale 11 febbraio 1997, n. 37.
A tale soluzione l'allora Dipartimento delle entrate era
già giunto
con la circolare del 6 marzo 1998, n. 77, rilevando al riguardo che: "... il
potere di autotutela includa logicamente anche quello di sospensione degli
effetti dell'atto al fine di consentire all'ufficio di valutarne la legittimità e la fondatezza, prima di adottare l'eventuale provvedimento di
annullamento."
Il potere di sospendere l'efficacia dell'atto è, però, strumentale a
quello di annullamento e dunque prima di accordare la sospensione della riscossione, che deve essere richiesta nell'ambito della procedura di
autotutela, gli Uffici sono tenuti a valutare le concrete possibilità che
l'atto che ha dato origine all'iscrizione al ruolo sia revocato o annullato
in via amministrativa o contenziosa (valutazione del c.d. fumus boni juris).
Inoltre occorre valutare il pericolo per il contribuente di subire un
danno grave ed irreparabile a seguito della riscossione coattiva (c.d.
periculum in mora).
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