Source: http://legislazionetecnica.it/1786505/prd/approfondimento/costo-del-lavoro-nei-contratti-pubblici-tabelle-ministeriali-e
Timestamp: 2018-12-19 09:12:58+00:00
Document Index: 27788601

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 30', 'art. 8', 'art. 87', 'art. 46', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 55', 'art. 39', 'art. 2112']

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Si riportano di seguito i decreti contenenti le tabelle di riferimento per i vari settori merceologici (ultimo aggiornamento: D.M. 27/11/2018, n. 91, recante “Determinazione del costo medio orario del lavoro per il personale dipendente da imprese esercenti attività di installazione, manutenzione e gestione di impianti, con decorrenza dal mese di giugno 2018”).
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In materia di appalti pubblici, gli operatori economici sono tenuti a rispettare le norme poste a tutela dei diritti sociali, ambientali e del lavoro, in conformità al disposto dell’art. 97, comma 5, lett. a) del D. Leg.vo 50/2016 che opera un rinvio all'art. 30, comma 3, del medesimo provvedimento. Ne consegue l'obbligo per la stazione appaltante, in sede di verifica dell’anomalia dell’offerta, previa richiesta dei necessari giustificativi, di escludere l’offerta formulata in violazione degli obblighi retributivi minimi, e ciò anche prescindendo dalla congruità dell’offerta valutata nel suo complesso. (Nel caso di specie la società ricorrente contestava che l'aggiudicataria aveva giustificato un ribasso del costo del lavoro rispetto alle tabelle ufficiali del Ministero del Lavoro, invocando l’applicazione di un “contratto di prossimità” ai sensi dell’art. 8, D.L. 138/2011, asseritamente redatto in violazione della normativa di settore).
Determinazione costo medio orario del lavoro dei lavoratori dipendenti da imprese private operanti nel settore della distribuzione, del recapito e dei servizi postali a valere dal mese di luglio 2015.
1. Una anomalia dell’offerta non può essere automaticamente desunta dal mancato rispetto delle tabelle ministeriali, richiamate dall’art. 87, comma 2, lett. g) del Codice dei contratti pubblici, considerato che i costi medi del lavoro, indicati nelle tabelle predisposte dal Ministero del Lavoro, in base ai valori previsti dalla contrattazione collettiva, non costituiscono parametri inderogabili ma sono indici del giudizio di adeguatezza dell'offerta che costituiscono oggetto della valutazione dell’Amministrazione. Quindi devono considerarsi anormalmente basse le offerte che si discostino in modo evidente dai costi medi del lavoro indicati nelle tabelle predisposte dal Ministero del Lavoro in base ai valori previsti dalla contrattazione collettiva, con la conseguenza che può ritenersi ammissibile un'offerta che da essi si discosti, purché lo scostamento non sia eccessivo e vengano salvaguardate le retribuzioni dei lavoratori, così come stabilito in sede di contrattazione collettiva. Mentre occorre, perché possa dubitarsi della congruità dell’offerta, che la discordanza sia considerevole ed ingiustificata. Si è ulteriormente chiarito che non possono non essere considerati, in sede di valutazione delle offerte, aspetti particolari ed elementi che possono variare da azienda ad azienda. Ai fini di una valutazione sulla congruità dell’offerta, la stazione appaltante deve, pertanto, tenere conto anche delle possibili economie che le diverse singole imprese possono conseguire (ed anche con riferimento al costo del lavoro), nel rispetto delle disposizioni di legge e dei contratti collettivi.
2. Il vigente sistema normativo pone come parametro di riferimento, per la valutazione della congruità degli oneri per il lavoro del personale impiegato negli appalti pubblici, i costi determinati dalle tabelle predisposte dal Ministro del lavoro. E tali tabelle hanno come esclusivo riferimento i valori economici previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai sindacati comparativamente più rappresentativi di entrambe le parti che lo sottoscrivono. Il possibile utilizzo, nel settore pubblico, di contratti collettivi di lavoro stipulati da sigle sindacali che non hanno il sufficiente grado di rappresentatività (e che per questo non sono considerati nella determinazione delle citate tabelle ministeriali) costituisce pertanto un’evidente anomalia del sistema.
Senza contare che in tal modo i lavoratori potrebbero vedersi applicate, in modo sostanzialmente unilaterale, condizioni di lavoro stabilite da sigle sindacali a loro del tutto sconosciute. Ciò conferma la necessità che il costo del lavoro debba avere come parametro di riferimento quello stabilito dalle tabelle ministeriali del settore interessato che sono calcolate sulla base della contrattazione collettiva stipulata dai sindacati comparativamente più rappresentativi.
L’elemento costo del lavoro in relazione al tipo di appalto in esame (pulizia e sanificazione di presidi ospedalieri), non assume un rilievo assoluto, occorrendo, alla luce delle giustificazioni fornite dalle imprese, verificare se lo stesso costo, ancorché di per sé non giustificabile, possa trovare compensazione in concreto nelle varie voci della offerta quali ad esempio il tipo di organizzazione aziendale e le conseguenti economie; i valori risultanti dalle tabelle ministeriali relativamente al costo del lavoro non costituiscono un limite inderogabile, ma semplicemente un parametro di valutazione della congruità dell’offerta sotto tale profilo essendo suscettibili di scostamento in relazione a valutazioni statistiche ed analisi aziendali svolte dall’offerente che, evidenziando una particolare organizzazione imprenditoriale, rimettono alla stazione appaltante ogni valutazione tecnico- discrezionale di congruità.
In considerazione del principio codificato nell’art. 46, comma 1-bis, del D. Leg.vo n. 163/2006, di tassatività delle cause di esclusione dalle gare d’appalto, non si rinviene alcuna previsione normativa che imponga l'esclusione automatica del concorrente che abbia formulato una offerta economica discostandosi dalle tariffe minime previste dalle tabelle ministeriali, che, ai sensi del comma 3-bis dell’art. 86 del D. Leg.vo n. 163/2006, rilevano solo ai fini del giudizio di congruità cui è tenuta la stazione appaltante, da compiersi secondo le modalità del procedimento di verifica dell'anomalia.
Determinazione del costo medio orario del lavoro per il personale dipendente da imprese esercenti attività di installazione, manutenzione e gestione impianti, con decorrenza gennaio 2015.
(Comunicato pubblicato sulla G.U. del 18/03/2015, n. 64)
Determinazione del costo orario del lavoro per i lavoratori dipendenti da aziende del settore Turismo - comparto aziende alberghiere, riferito al mese di aprile 2013.
(Comunicato pubblicato sulla G.U. del 14/10/2013, n. 241)
I valori previsti dalle apposite tabelle ministeriali relative al costo del lavoro negli appalti di servizi non fissano criteri rigidi e perentori, tali da dar luogo, nel caso di mancato rispetto, all’esclusione automatica dell’offerta e in caso di sensibile scostamento la stazione appaltante è tenuta a disporre la verifica delle anomalie ai sensi dell’art. 86 D.Lgs. n. 163/2006, in linea con il principio codificato dall'art. 55 della direttiva 31 marzo 2004 n. 2004/18/CE, secondo cui i concorrenti devono avere la possibilità di dimostrare in concreto qualunque circostanza (di diritto e di fatto) che permetta loro la riduzione dei costi. Ne deriva che lo scostamento dalle voci di costo che nelle tabelle ministeriali risultano derogabili, in tanto può essere accettato, in quanto risulti puntualmente giustificato (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, Sez. I, 4 novembre 2010, n. 22686).
Le Tabelle ministeriali relative al costo del lavoro pongono delle regole di azione della P.A. ai fini della corretta predisposizione dei bandi di gara, nonché della valutazione delle soglie di anomalia delle offerte dei partecipanti a gare d’appalto, e non si propongono, invece, di determinare una misura del costo del lavoro rilevante agli effetti degli appalti pubblici in via autoritativa, quale intervento regolatorio sui prezzi a fini amministrativi (in tal senso, Consiglio di Stato, Sez. VI, 21 novembre 2002, n. 6415: TAR Lombardia, Brescia, 23 ottobre 2007, n. 915; TRGA Trentino Alto Adige, Trento, 23 giugno 2008, n. 154). E’ pertanto sempre necessario che venga consentito all’impresa di fornire le proprie giustificazioni, anche in riferimento al superamento di detti limiti minimi, dato che tale insopprimibile esigenza di contraddittorio costituisce specifica espressione del più generale principio di partecipazione e trova corrispondenza nel dovere dell’Amministrazione di motivare in ordine alla ritenuta incongruità dell’offerta (Cfr. Consiglio di Stato, n.4847/2008 cit.; Corte Giustizia CE, Sez. II, 3 aprile 2008 in C-346/06).
Determinazione del costo medio orario del lavoro per i dipendenti delle aziende grafiche ed affini e delle aziende editoriali anche multimediali, riferito al mese di gennaio 2010.
Aggiornamento del costo medio orario del lavoro per il personale dipendente da imprese esercenti attività di installazione, manutenzione e gestione di impianti, con decorrenza gennaio 2010.
Le tabelle ministeriali pongono delle regole di azione della P.A. ai fini della corretta predisposizione dei bandi di gara, nonché della valutazione delle soglie di anomalia delle offerte dei partecipanti a gare d’appalto, e non si propongono, invece, di determinare una misura del costo del lavoro rilevante agli effetti degli appalti pubblici in via autoritativa, quale intervento regolatorio sui prezzi a fini amministrativi.
1. La legge n. 327/2000 pone delle regole di azione della Pubblica amministrazione, che ne disciplinano l'operato ai fini della corretta predisposizione dei bandi di gara nonché della valutazione delle soglie di anomalia delle offerte dei partecipanti a gare d'appalto; non si propone invece di determinare una misura del costo del lavoro rilevante agli effetti degli appalti pubblici in via autoritativa, quale intervento regolatorio sui prezzi a fini amministrativi (che non sarebbe in linea con i principi comunitari in tema di tutela della libera concorrenza e dei principi costituzionali di libertà sindacale quali attuati nella Costituzione materiale che non ha realizzato pienamente il disposto di cui all'art. 39 Cost. relativo alla efficacia erga omnes dei contratti collettivi). In tale quadro il decreto ministeriale di determinazione periodica del costo del lavoro assume valore essenzialmente ricognitivo del costo del lavoro formatosi in un certo settore merceologico, in una certa area territoriale, sulla base dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai sindacati maggiormente rappresentativi.
2. La fattispecie del trasferimento di azienda - i cui presupposti oggettivi non sono stati modificati dalla disciplina introdotta dalla direttiva del consiglio CEE 14 febbraio 1977 n. 187 (alla quale ha dato attuazione la L. 29/12/1990, n. 428) e che ai sensi dell'art. 2112 Cod. civ. determina la prosecuzione del rapporto di lavoro con l'acquirente - postula che il complesso organizzato dei beni dell'impresa, nella sua identità obiettiva, sia passato in tutto o in parte ad un diverso titolare e quindi è riferibile ad entità economiche che conservano con il loro trasferimento la loro identità; non è quindi configurabile nel caso di esaurimento di un rapporto di appalto di servizi in capo ad un'impresa e della successione di altra impresa aggiudicatrice della gara nell'espletamento del medesimo servizio ed in conseguenza del nuovo contratto di appalto.
3. La scelta relativa al metodo di aggiudicazione è una scelta discrezionale della stazione appaltante, che non può essere censurata se non nel caso di irragionevolezza ed incongruità dell'azione amministrativa, non esistendo una predeterminazione legislativa dei casi nei quali deve essere adottato un criterio di aggiudicazione in luogo di un altro (massimo ribasso o offerta economicamente più vantaggiosa).
I costi di prevenzione «pesano» negli appalti da Il Sole 24 Ore