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Timestamp: 2019-04-21 12:18:38+00:00
Document Index: 44380809

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diritto | Giustizia e Libertà | Pagina 2
Cassazione Civile II sezione sentenza 13 21 ottobre 2011 n° 21907
Deve pertanto enunciarsi il seguente principio di diritto:” i comproprietari di una unità immobiliare sita in condominio sono tenuti in solido, nei confronti del condominio, al pagamento degli oneri condominiali, sia perché detto obbligo di contribuzione grava sui contitolari del piano o della porzione di piano inteso come cosa unica e i comunisti stessi rappresentano, nei confronti del condominio un insieme, sia in virtù del principio generale dettato dall’articolo 1294 codice civile ( secondo il quale, nel caso di pluralità di debitori, la solidarietà si presume), alla cui applicabilità non è di ostacolo la circostanza che le quote dell’unità immobiliare siano pervenute ai comproprietari in forza di titoli diversi. Trattandosi di un principio informatore della materia, al rispetto di esso è tenuto il giudice di pace, anche quando decide secondo equità ai sensi dell’articolo 113 secondo comma codice di procedura civile.
Il “Codice Antimafia” di Alberto Cisterna (guida al diritto)
La mancanza, nella versione definitiva del codice, delle norme relative ai diritti di mafia ( in primo luogo l’articolo 416 bis del cp) e al doppio binario procedurale (intercettazioni, durata delle indagini eccetera) consegna un prodotto legislativo necessariamente incompleto. L’impegno assunto dal ministero della giustizia di provvedere in tempi rapidi all’elaborazione di un testo integrativo, da portare al voto delle camere e capace di colmare la vistosa lacuna, lascia sperare che si possa finalmente disporre di un corpus normativo davvero unitario della legislazione antimafia. Deve dirsi che, in verità, il Dlgs 159 del 2011 sconta le vistose manchevolezze di una legge delega che ha sacrificato sull’altare politico del voto unanime del Parlamento la capacità di incidere affondo su una stratificazione di norme che meritava un impegno più deciso. Non si può trascurare, da questo punto di vista, che la delega conferita dal piano straordinario contro le mafie(legge 136 del), si limitava nella materia delle norme processuali, sostanziale ordinamentali a esigere una mera ricognizione delle disposizioni vigenti, senza alcuna possibilità di introdurre modificazioni o addenda e ciò per la mancanza di principi e dei criteri direttivi cui l’esecutivo avrebbe dovuto attenersi nell’esercizio della funzione legislativa delegata ai sensi dell’articolo 76 della costituzione.
La struttura del codice: la prevenzione antimafia – il nuovo libro primo, dedicato al procedimento di prevenzione, consegue invece un risultato sicuramente apprezzabile e si consegna con uno strumento utile per la conoscenza e l’applicazione delle disposizioni che regolano questo profilo fondamentale nel contrasto la criminalità organizzata. L’aver accorpato in un unico testo norme che attraversano oltre mezzo secolo rappresenta uno sforzo considerevole, ben orientato questa volta dall’elaborazione di una dettagliata serie di principi e di criteri direttivi. La normativa in materia di misure di prevenzione era afflitta dall’ accavallarsi di una copiosa e frammentaria produzione legislativa accumulatasi negli anni è mai riordinata. Le leggi fondamentali, la legge 1423 del 1956 e la legge 575 del 1965, avevano subito un nugolo di modifiche e integrazioni, dettate talvolta dalle spinte emergenziali (si pensi al sequestro e alla confisca introdotte nel 1982 pochi giorni dopo l’assassinio del generale Dalla Chiesa) ed era intensa l’esigenza di una razionale sistemazione dell’intera materia; anche a seguito delle più recenti iniziative legislative che avevano radicalmente innovato e potenziato il sistema le misure di prevenzione attraverso l’introduzione dell’actio in re, il trasferimento al circuito di competenza delle direzioni distrettuali – direzione nazionale antimafia del potere di proposta e l’istituzione dell’agenzia nazionale per la gestione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Occorre subito precisare che le innovazioni del 2011 nella materia delle misure di prevenzione, lungi dal condurre un rimaneggiamento complessivo dei pilastri per così dire ideologici e fondativi del sistema sono consistite soprattutto nel portare a soluzione taluni nodi critici individuati da tempo nel corso di un complesso dibattito dottrinale e nel controverso consolidarsi di vari orientamenti giurisprudenziali. Ciò è stato fatto attraverso l’elaborazione multilivello che ha comportato il recepimento, nel codice, delle soluzioni già prospettate: A) in numerosi disegni di legge parlamentari e governativi, anche depositati in precedenti legislature; B) nei lavori svolti dalla commissione Fiandaca istituita presso il ministero della giustizia per la predisposizione di un testo unico in materia di legislazione antimafia; C) e non ultima, nell’evoluzione giurisprudenziale su temi di particolare complessità come la revoca delle misure di prevenzione patrimoniale della confisca, la tutela dei diritti dei terzi e i rapporti con le procedure concorsuali. Come si diceva il prodotto finale ha il merito di tracciare, nel libro primo, un percorso organico che squaderna innanzi all’operatore tutta la congerie di strumenti di cui dispone, non costringendo a continui rimandi a precari e obsoleti testi legislativi: è il caso ad esempio delle intercettazioni per il controllo sull’esecuzione delle misure personali oggi regolato dall’articolo 78 del codice e prima dall’articolo 16 della legge 646 del 1982.
I punti della delega inattuati : alcuni punti della delega, occorre pur dire, sono rimasti inattuati nel Dlgs 159 del 1011; tra questi quello concernente il punto d) dall’articolo uno, comma due, della legge 136 del 2010 laddove il legislatore aveva genericamente previsto per l’intero codice antimafia, ” l’adeguamento della normativa italiana alle disposizioni adottate dall’unione europea”. Per le misure di prevenzione la prescrizione era stata poi dettagliata con l’indicazione, all’articolo primo, comma tre, lettera b punto 2, di prevedere che la misura di prevenzione della confisca “possa essere seguita anche nei confronti di beni localizzati in territorio estero”. Di tutto ciò non v’è traccia nel Dlgs 159 del 2011 e non v’è da stupirsi visto che l’esecuzione all’estero della confisca di prevenzione pone difficoltà operative e impone soluzioni normative che riguardano, quantomeno, tutti paesi dell’unione e che, certo, non si sarebbero potute risolvere in via unilaterale nel codice antimafia. Resta l’esigenza di ottenere strumenti convenzionali e pattizi capaci di fronteggiare sul versante patrimoniale le organizzazioni criminali più potenti che hanno assunto il carattere della internazionalità e transnazionalità e tendono a estendere il raggio d’azione economico e criminale oltreconfine dei singoli paesi. Tuttavia, non può tacersi che la questione è complicata dalla circostanza per cui la confisca di prevenzione, benché abbia nel nostro ordinamento natura giurisdizionale, comporta l’ablazione del patrimonio senza una breve previa condanna. L’assenza di un’affermazione di responsabilità per un qualsivoglia delitto, allo stato e salvo rare eccezioni rende problematica l’applicazione al sequestri alla confisca di prevenzione delle decisioni quadro dell’unione e delle convenzioni internazionali per il riconoscimento del titolo all’estero. La negoziazione diplomatica sul punto potrebbe essere favorita dall’avvenuta declaratoria di incostituzionalità dell’articolo quattro della legge 1423 del 1956 e dell’articolo 2-ter della legge 575 del 1965 nella parte in cui non consentivano che, su istanza degli interessati, il procedimento dell’applicazione delle misure di prevenzione si svolgesse davanti al tribunale e alla corte d’appello nelle forme dell’udienza pubblica.
La struttura del codice: la documentazione antimafia. Con il libro II il governo ha operato una completa rivisitazione della disciplina della documentazione antimafia, ossia dei provvedimenti amministrativi attraverso i quali vengono portate a conoscenza della pubblica amministrazione l’esistenza o meno di divieti, impedimenti e situazioni sintomatiche di mafiosità a carico dei soggetti che si pongono in relazione negoziale con essa. Quella del 2011 è la quinta riforma operata in questa materia a partire dall’istituzione della certificazione con la legge 646 del 1982 e sino al d.p.r. 252 del 1998. La legge delega del 2010 (articolo 2 comma primo) aveva conferito al governo il compito di rivedere la disciplina della documentazione antimafia di cui all’articolo 10 della legge 575 del 1965 e di cui all’articolo quattro del dlgs 490 del 1994, senza fare alcun cenno al d.p.r. 252 del 1998 che, in effetti, costituiva la principale fonte di riferimento. Nondimeno, sembra evidente che la delega rilasciata all’esecutivo si estende non solo gli aspetti puramente sostanziali ma anche quelli di carattere procedimentale che disciplinano ill rilascio della documentazione. Tali profili vengono infatti chiaramente vocati nel principio di quella lettera a) del citato comma primo che affida legislatore delegato di rivedere in chiave di semplificazione le procedure di rilascio della certificazione antimafia. In tal modo, la delega ha legittimato una revisione, nell’ambito di un unico corpus, anche gli aspetti che fino a oggi erano disciplinati di una norma di rango secondario, correlativo upgrading normativo.
L’elenco delle situazioni sintomatiche. Uno dei punti di maggiore novità del decreto delegato è rappresentato dall’aggiornamento con l’articolo 84 comma 4 dell’elenco delle suocere sintomatiche dalle quali si possono desumere tentativi di infiltrazione mafiosa. L’elenco va integrato con ulteriori circostanze anucleate all’articolo 91, comma sei, che fa riferimento alle condanne per reati strumentali all’attività delle organizzazioni criminali: ” il prefetto può altresì desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa da provvedimenti di condanna anche non definitiva per reati strumentali all’attività delle organizzazioni criminali unitamente a concreti elementi da cui risulti che l’attività di impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata. In tali casi, entro i termini di quell’articolo 92, rilascia l’informazione antimafia interdittiva”. Come e’ dato a tutta prima rilevare attraverso tale previsione il codice appronta anche un’indicazione circa il parametro valutativo che deve essere osservato dal prefetto laddove si stabilisce che tali condanne devono esser apprezzate insieme ad altri elementi acquisiti nel corso di istruttorie idonee ad accertare se l’impresa possa agevolare, anche indirettamente, le attività criminose o ne possa restare condizionata. Analogamente a quanto avvenuto per le misure di prevenzione, anche per la documentazione antimafia questa norma ha tradotto in un precetto generale un orientamento espresso dalla giurisprudenza amministrativa secondo cui il soggetto economico può considerarsi oggetto di infiltrazione allorquando esso risulti essere lo strumento diretto o indiretto delle ingerenze mafiose. Naturalmente l’accertamento di queste situazioni implica lo svolgimento di una serie di attività cognitive che possono legittimamente qualificarsi alla stregua di “indagini di carattere amministrativo” le quali possono condurre un giudizio di infiltrazione mafiosa, totalmente indipendente dal processo penale da quello di prevenzione.
Rilascio della documentazione. Deve infine rilevarsi come il dlgs 159del 2011 disciplini in modo singolare l’entrata in vigore delle norme contenute nel libro secondo e dedicate rilascio della documentazione antimafia. L’articolo 119 stabilisce, infatti, che le previsioni di quei cavi da uno a quattro entrino in vigore 24 mesi dopo la pubblicazione dei regolamenti previsti dall’articolo 99, comma primo, del codice antimafia e destinati a disciplinare il funzionamento della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia. Mentre sono immediatamente efficaci proprio le disposizioni del capo quinto, riguardanti la banca dati, e le norme del capo sesto concernenti gli enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose ai sensi dell’articolo 143 dlgs 267 del 2000. Si preannuncia, quindi, un considerevole periodo di perpetuatio delle previsioni riguardanti il rilascio delle cautele antimafia contenute nel d.p.r. 252 del 1998 e degli altri provvedimenti ad esso correlati, soprattutto se i regolamenti in questione non verranno emanati dal termine di sei mesi a decorrere dal 13 ottobre 2011, giorno di entrata in vigore del codice antimafia
La struttura del codice: i soggetti dell’antimafia. Abbiamo già detto che il risultato consegnato dall’esercizio delle deleghe conferite al governo con la legge 136 del 2010 non appaga tutte le aspettative che, in parte, ciò è dovuto alla palese insufficienza della legge delega del 2010. Per altro verso tale situaziione è stata determinata da un incomprensibile self restraint del governo che ha lasciato fuori dalla cornice codicistica, malgrado l’ampia delega ricognitiva disposizioni di prima rilevanza nel contrasto alle mafie. Si pensi per tutte, alle norme sul carcere duro ex articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario; a quelle che regolano lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi; alle norme che disciplinano il funzionamento e le attribuzioni del comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza sulle grandi opere. Si registra, ancora l’assenza delle disposizioni in materia di collaboratori e testimoni di giustizia, sia con riferimento alle misure di protezione che ai benefici penitenziari; di quelle in tema di colloqui a fini investigativi previsti dall’articolo 18 bis dell’ordinamento penitenziario; di quelle in materia di criminalità organizzata transnazionale, di quelle di cui alla legge 146 del 2006 e così di seguito. In un alternarsi di “vuoti e pieni” che certo dosorienterà chi si attendeva una completa ed esaustiva sistemazione dell’intera legislazione antimafia. Non è questione da poco, questa, poiché la persistente frammentazione delle norme volte al contrasto alla criminalità mafiosa comporta il venir meno di un quadro di riferimento capace di orientare l’opzione di intervento. Per meglio dire, in assenza di una cornice normativa che comprende tutte le opzioni che nel corso gli ultimi trent’anni il legislatore ha posto disposizione delle strutture di contrasto, i titolari dell’ azione preventiva e repressiva rischiano di smarrire l’indicazione di affrontare le aggregazioni mafiose avvalendosi in modo concertato e pianificato di tutta la strumentazione a disposizione. La disciplina inserita libro tre agli articoli da 102 a 114, ripercorre pedissequamente con lievissimi aggiustamenti formali le norme preveggenti in piena adesione alla delega conferita dalla legge 136 del 2010. In conformità alla scelta operata con lo stralcio del libro primo dal corpus codicistico anche il libro tre menziona le disposizioni del codice di procedura penale che governano l’attività della direzione nazionale distrettuale antimafia con il risultato di una enumerazione poco proficua di norme ordinamentali, avente quasi sempre meri riflessi interni all’organizzazione giudiziaria. Di analogo tenore l’operazione nomografica posta in essere per l’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, istituita ai sensi del DL. 4 del 2010 cui sono dedicati il titolo secondo del codice di articolo da 110 a 114. Tuttavia, in questo caso l’articolo primo comma tre della legge 133 del 2010 prevedeva che nell’esercizio della delega di cui al comma primo, previa ricognizione della normativa vigente in materia di misure di prevenzione, il governo provvede altresì a coordinare armonizzare in modo organico la medesima normativa, anche con riferimento le norme concernenti l’istituzione dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati a criminalità organizzata, aggiornandole modificandola secondo i seguenti principi e criteri direttivi. Si aveva quindi una precisa cornice entro cui esercitare la delega legislativa, con il conseguente vantaggio che il dlgs 159 del 2011 ha minuziosamente curato l’inserzione nel libro I di tutte le disposizioni riguardanti il ruolo e le funzioni dell’agenzia nazionale nell’ambito del procedimento di prevenzione di quello penale. In questo caso l’attività delegata ha sicuramente conseguito un buon risultato sotto il profilo della tecnica codicistica, poiché raccolti in un unico testo, il codice appunto, tutte le norme riguardanti l’agenzia nazionale, distribuendole nel libro I e III del decreto legislativo.
Un intervento di ridimensionamento. Questa trama parziale e insoddisfacente del codice, per la parte concernente gli altri soggetti dell’azione antimafia, emerge a prima vista laddove si esamini il libro III intitolato con enfasi forse eccessiva a “le attività informative e investigative nella lotta contro la criminalità organizzata”. L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”. Pur dovendosi anche in questo caso registrare la naturale meramente compilativi veri cognitiva la natura meramente compilativa e ricognitiva del dlgs 159 del 2011, non può non constatarsi che il governo abbia optato per una trama fortemente riduttiva nella stessa nella stessa individuazione dei soggetti istituzionali titolari di potestà nel contrasto alla criminalità mafiosa. Ripetesi non si tratta, solo esclusivamente, di contrazioni scritturali che hanno lasciato incompleto l’ordito legislativo, quanto piuttosto una scelta compilativa che ha marginalizzato l’attività di enti e istituzioni le quali svolgono un ruolo essenziale nel contenere e reprimere le infiltrazioni della criminalità organizzata. È una sorta di vocazione “giuridico – centrica” del codice a dover essere sindacata, poiché anziché dare respiro alla costruzione degli attuali libri I e II del decreto ha confinato i soggetti dell’azione antimafia in un periferico e parziale libro III che non consente di apprezzare la vitale sinergia istituzionale che muove, sul versante della prevenzione amministrativa e della giurisdizione, agli organi centrali e periferici dello Stato. L’aver circoscritto al consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata, alla direzione nazionale antimafia e alle direzioni distrettuali antimafia, nonché all’agenzia nazionale per i patrimoni di mafia, il range della ricognizione codicistica ha lasciato fuori da questo perimetro le competenze di altri soggetti istituzionali ( si pensi solo ai prefetti, al comitato provinciale e nazionale per la sicurezza e l’ordine pubblico, ai servizi centrali e interprovinciali di polizia giudiziaria – Ros, Scico, Sco- alla commissione centrale di protezione e al relativo servizio centrale, alla Ccasgo nella materia di appalti pubblici, al sistema antiriciclaggio ai sensi del dlgs 231 del 2007) che avrebbero aiutato, come detto, gli operatori a intendere la complessità e la vivacità del sistema antimafia del nostro paese. Materia ancor oggi troppo esposta alle bizzarrie e stravaganze di taluno che profitta dell’assenza di una cornice univoca di riferimento per fare della lotta alla mafia un palcoscenico mediatico e non un officina di buone prassi o un esercizio di trasparenza.
Struttura essenziale del provvedimento DLGS N° 150 del 2011
Pubblicato il 2011/10/11 da Mau2011Amo
Il DLGS N° 150 del 2011 si articola in cinque capi.
Capo I Disposizioni generali (articoli 1-5);
Capo II Delle controversie regolate dal rito del lavoro (artt 6-13); 8 ipotesi
Capo III Delle controversie regolate dal rito sommario di cognizione (artt. 14-30); 17 ipotesi
Capo IV Delle controversie regolate dal rito ordinario di cognizione (artt. 31-33); 3 ipotesi
Capo V Disposizioni finali e abrogazioni (artt. 34-36);
Sono regolate dal rito del lavoro:
1) L’opposizione a ordinanza ingiunzione;
2) l’opposizione al verbale di accertamento di violazione del codice della strada;
3) L’opposizione a sanzione amministrativa in tema di stupefacenti;
4) L’opposizione ai provvedimenti di recupero di aiuti di stato;
5) Le controversie in materia di applicazione delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali;
6) le controversie agrarie;
7) L’impugnazione di provvedimenti in materia di registro dei protesti;
otto) l’opposizione ai provvedimenti in materia di riabilitazione del debitore protestato;
La domanda è proposta con ricorso al Giudice competente
Il ricorso deve contenere 1) l’indicazione del giudice; 2) il nome, il cognome, la residenza o il domicilio eletto dal ricorrente, il nome, il cognome e la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto; se ricorrente o convenuto è una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, il ricorso deve indicare la denominazione o la ditta nonchè la sede del ricorrente o del convenuto; 3) la determinazione dell’oggetto della domanda; l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si fonda la domanda con le relative conclusioni; 5) l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende valersi e in particolare dei documenti che si offorno in comunicazione;
Il ricorso è depositato nella cancelleria del giudice competente insieme ai documenti in esso indicati. Entro 5 giorni : il Giudice fissa con decreto l’udienza di discussione
entro 10 giorni: notificazione al convenuto del ricorso e del decreto di fissazione udienza a cura dell’attore
Almeno 10 giorni prima dell’udienza fissata il convenuto deve costituirsi dichiarando la residenza o eleggendo domicilio nel comune in cui ha sede il giudice adito, mediante deposito in cancelleria di una memoria difensiva, nella quale deve: 1) proporre a pena di decadenza le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio; 2) prendere posizione in maniera precisa e non limitata a una generica contestazione circa i fatti affermati dall’attore a fondamento della domanda 3) proporre tutte le sue difese in fatto e diritto; 4) indicare i mezzi di prova dei quali intende avvalersi ed in particolare i documenti che deve contestualemnte depositare
Se il convenuto abbia proposto domanda riconvenzionale deve a pena di decadenza chiedere al giudice che pronunci un nuovo decreto per la fissazione dell’udienza
udienza di discussione della causa (tra la fissazione con decreto da parte del Giudice dell’udienza di discussione e l’udienza stessa devono trascorrere non piu di 60 giorni)
la notifica al convenuto del ricorso deve essere fatta almeno 30 gg prima dell’udienza di discussione
Il Giudice 1) interroga liberamente le parti presenti; 2) tenta la conciliazione della lite e formula una proposta transattiva;
la mancata comparizione personale delle parti o il rifiuto della proposta transattiva del giudice, senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile ai fini del giudizio
3) indica alle parti in ogni momento la irregolarità degli atti e dei documenti che possono essere sanati assegnando un termine per provvedervi salvo gli eventuali diritti quesiti, 4) può rilevare d’ufficio la competenza, 5) autorizza le parti, se ricorrono gravi motivi, a modificare domande, eccezioni, e conclusioni già formulate, 6) ammette i mezzi di prova già proposti dalle parti e quelli che le parti non abbiano potuto proporre prima, se ritiene che siano rilevanti, 7) può disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova, nei limiti previsti dal codice civile, a eccezione del giuramento decisorio, otto) ove lo ritenga necessario può ordinare la comparizione per interrogarle liberamente sui fatti di causa anche di quelle persone che siano incapaci di testimoniare, 9) ammette, se rilevanti, i mezzi di prova che si rendano necessari in relazione a quelli nuovi ammessi e non indicati negli atti introduttivi delle parti, 10) se la natura della controversia lo richiede in qualsiasi momento nomina uno o più consulenti tecnici, 11) può autorizzare la sostituzione della verbalizzazione da parte del cancelliere con la registrazione su nastro delle deposizioni dei testi e delle audizioni delle parti e dei consulenti, 12) su istanza di parte, può disporre con ordinanza, costituente titolo esecutivo, e revocabile con la sentenza che decide la causa, il pagamento delle somme non contestate, 13) in ogni stato del giudizio, su istanza di parte, può disporre con ordinanza costituente titolo esecutivo e revocabile con la sentenza che decide la causa, il pagamento di una somma a titolo provvisorio quando ritenga il diritto accertato e nei limiti della quantità per cui ritiene raggiunta la prova esaurita la discussione orale e udite le conclusioni delle parti (eventualmente, ove necessario, su richiesta delle parti, dopo avere concesso loro un termine non superiore ai dieci giorni per il deposito di note difensive) il giudice pronuncia sentenza (quando sia certo il diritto, ma non sia possibile determinare la somma dovuta, il giudice la liquida con valutazione equitativa) con cui definisce il giudizio dando lettura del dispositivo e dell’ esposizione delle ragioni di fatto e diritto della decisione.
Deposito in cancelleria della sentenza
Le sentenze sono provvisoriamente esecutive e sono soggette alla disciplina degli artt. 282 e 283 cpc
comunicazione alle parti ad opera del cancelliere
LE CONTROVERSIE REGOLATE DAL RITO SOMMARIO
Sono regolate dal rito sommario di cognizione:
1) le controversie in materia degli onorari e dei diritti degli avvocati;
2) l’opposizione a decreto di pagamento delle spese di giustizia;
3) le controversie in tema di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore del cittadino dell’Unione Europea;
4) le controversie in materia di allontanamento dei cittadini degli stati membri dell’unione europea o dei loro familiari;
5) le controversie in materia di espulsione dei cittadini degli stati che non sono membri dell’Unione Eurepea;
6) le controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale;
7) l’opposizione al diniego di nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari nonchè agli altri provvedimenti dell’autorità amministrativa in materia di diritto all’unità familiare;
otto) l’opposizione alla convalida del trattamento sanitario obbligatorio;
9) le azioni popolari e le controversie in materia di eleggibilità decadenza e incompatibilità nelle elezioni comunali provinciali e regionali;
10) le azioni in materia di eleggibilità e compatibilità nelle elezioni per il parlamento europeo;
11) l’impugnazione delle decisioni della commissione elettorale circondariale in tema di elettorato attivo;
12) Le controversie in materia di riparazione a seguito dell’illecita diffusione del contenuto di intercettazioni telefoniche;
13) le impugnazioni dei provvedimenti disciplinari a carico dei Notai;
14) le impugnazioni delle deliberazioni del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti;
15) le controversie in materia di discriminazione;
16) le controversie in materia di opposizione alla stima nelle espropriazioni per pubblica utilità;
17) le controversie in materia di attuazione delle sentenze e provvedimenti stranieri di volontaria giurisdizione e contestazione del riconoscimento;
Nelle controversie disciplinate dal rito sommario di cognizione
Il ricorso deve contenere: 1) l’indicazione del giudice davanti al quale la domanda è proposta; 2) il nome, il cognome, la residenza e il codice fiscale dell’attore; il nome, il cognome, il codice fiscale la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li rappresentano e assitono. Se l’attore o il convenuto sono una persona giuridica un’ associazione non riconosciuta o un comitato, il ricorso deve contenere la denominazione o la ditta con l’indicazione dell’organo o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio; 3) la determinazione della cosa oggetto della domanda; 4) l’esposizione dei fatti e degli elenti di diritto costituenti le ragioni della domanda con le relative conclusioni; 5) l’indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali l’attore intende valersi e in particolare dei documenti che offre in comunicazione; 6) il nome e il cognome del procuratore e l’indicazione della procura qualora la parte non stia in giudizio personalmente; 7) l’avvertimento che la costituzione in giudizio oltre il termine di 10 giorni prima dell’udienza indicata con decreto dal giudice, implica la decadenza di cui agli artt. 38 e 167 cpc; otto) la sottoscrizione della parte se essa sta in giudizio personalmente, oppure del difensore che indica il proprio codice fiscale,
a seguito delle proposizione del ricorso il cancelliere forma il fascicolo d’ufficio e lo presenta senza ritardo al capo dell’ufficio il quale designa il magistrato cui è affidata la trattazione del procedimento
il Giudice designato fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti assegnando il termine per la costituzione del convenuto che deve avvenire non oltre 10 giorni prima dell’udienza. Quando la causa è giudicata in composizione collegiale il Presidente del collegio designa altresì il giudice relatore.
Notificazione al convenuto del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza
il convenuto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta nella quale deve: 1) proporre le sue difese; 2) prendere posizione sui fatti posti dal ricorrente a fondamento della domanda; 3) indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i documenti che offre in comunicazione; 4) formulare le conclusioni; 5) a pena di decadenza deve formulare le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non sono rilevabili d’ufficio;
6) se il convenuto intende chiamare un terzo in garanzia deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa e chiedere al giudice lo spostamento dell’udienza.
il giudice se ritiene di essere incompetente lo dichiara con ordinanza
quando la causa relativa alla domanda riconvenzionale richiede una istruttoria non sommaria il giudice ne dispone la separazione
alla prima udienza il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all’oggetto del provvedimento richiesto. Quando la causa è giudicata in primo grado in composizione collegiale il presidente del collegio può delegare l’assunzione dei mezzi istruttori a uno dei componenti del collegio.
Il giudice provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto delle domande
il giudice provvede in ogni caso sulle spese del procedimento
TRATTI SALIENTI DEL RITO
1. applicazione da parte di qualsiasi giudice di merito e decisione in composizione collegiale
2. l’attore non è investito della facoltà di scegliere se applicare il rito sommario di cognizione ovvero un altro rito
3. preclusione del giudice a valutare la conversione del procedimento: con una importante eccezione, quanto detto al punto 3 non vale relativamente alla domanda riconvenzionale se questa richiede “una istruzione non sommaria”
4. impugnazione dell’ordinanza
L’ordinanza conclusiva del procedimento con cui il giudice accoglie o rigetta le domande
e’ provvisoriamente esecutiva
costituisce titolo per l’ipoteca giudiziale
costituisce titolo per la trascrizione
se non è impugnata tempestivamente produce gli effetti di cui all’art. 2909 c.c.
APPELLO DELLE ORDINANZE
Le Ordinanze rese all’esito del giudizio di primo grado secondo il rito sommario di cognizione:
nelle controversie in materia di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno
nelle controversie in materia di allontanamento dei cittadini degli stati membri dell’unione europea
nelle controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale
nell’opposizione al diniego di nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari
nell’opposizione alla convalida del trattamento sanitario obbligatorio
nelle azioni popolari e nelle controversie in materia di eleggibilità, decadenza e incompatibilità nelle elezioni comunali provinciali e regionali
nelle controversie in materia di riparazione a seguito di illecita diffusione del contenuto di intercettazioni telefoniche
nelle impugnazioni delle deliberazioni del consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti
nelle controversie in materia di discriminazione
possono essere appellate entro 30 giorni dalla comunicazione o notificazione
nel giudizio di appello sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene rilevanti ai fini della decisione ovvero la parte dimostra di non averli potuti proporre nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile
CONTENUTO DELL’ORDINANZA DI MUTAMENTO DEL RITO
Ai sensi del I comma dell’articolo 4 dlgs 150/2011 il giudice deve limitarsi a disporre il mutamento del rito con ordinanza. Il provvedimento deve limitarsi a indicare esattamente alle parti quali regole osservare nel prosieguo del processo.
Il successivo comma 3 precisa che ” quando la controversia rientra tra quelle per le quali il presente decreto prevede l’applicazione del rito del lavoro il giudice fissa l’udienza di cui all’art. 420 cpc e il termine perentorio entro il quale le parti devono provvedere all’eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria
Quando una controversia viene promossa in forme diverse da quelle previste dal DLGS 150 del 2011, (nonchè avanti al giudice incompetente) quando dichiara la propria incompetenza il Giudice dispone che la causa sia riassunta avanti al giudice competente con il rito stabilito dal DLGS 150 del 2011 : non oltre la prima udienza di comparizione delle parti, il Giudice, anche d’ufficio, dispone il mutamento del rito con ordinanza. Quando poi la controversia rientra tra quelle per le quali il DLGS 150 del 2011 prevede l’applicazione del rito del lavoro il giudice fissa l’udienza di discussione e il termine perentorio entro il quale le parti devono provvedere all’eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria.
Gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono secondo le norme del rito seguito prima del mutamento. Restano ferme le decadenze e le preclusioni maturate secondo le norme del rito seguito prima del mutamento.
Nei casi in cui la controversia abbia ad oggetto l’impugnazione di un provvedimento munito di efficacia esecutiva in caso di pericolo imminente di danno grave ed irreparabile può essere disposta la sospensione con decreto pronunciato fuori udienza. La sospensione diviene inefficace se non confermata entro la prima udienza successiva con ordinanza. Se richesto il giudice, sentite le parti, sospende l’efficacia esecutiva con ordinanza non impugnabile quando ricorrono gravi e circostanziate ragioni esplicitamente indicate in motivazione.
Alle controversie di opposizione a ordinanza ingiunzione devolute alla giurisdizione dei giudici ordinari si applica il rito del lavoro salve le particolarità che seguono:
RAPPRESENTANZA IN GIUDIZIO:
nel giudizio di primo grado l’opponente e l’autorità che ha emesso l’ordinanza, possono stare il giudizio personalmente potendo l’autorità avvalersi di funzionari appositamente delegati
La domanda si propone con ricorso che è proposto, a pena di inammissibilità, entro 30 giorni dalla notificazione dell’ordinanza. Il ricorso puo essere depositato anche a mezzo del servizio postale.
- del giudice di pace del luogo in cui e stata commessa la violazione, ma del Tribunale del luogo in cui è stata commesa la violazione se:
violazione concernente disposizioni in materia di a) tutela del lavoro, di igiene sul luogo di lavoro e di prevenzione sugli infortuni sul lavoro; b) di previdenza e assistenza obbligatorie; c) di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, della flora della fauna e delle aree protette; d) di igiene degli alimenti e delle bevande; e) valutaria; f) di antiriciclaggio
violazioni concernenti disposizioni in materie diverse e: a) per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria nel massimo a 15.493,00 €; b) quando essendo la violazione punita con sanzione pecuniaria proporzionale senza la previsione di un limite massimo è stata in concreto applicata una violazione superiore a 15. 493,00 €; c) quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria, sola o congiunta a quest’ultima, fatta eccezione per le violazioni in materia di assegni e circolazione stradale.
ORDINE DI DEPOSITO DELLA DOCUMENTAZIONE
Il Giudice con il decreto di fissazione dell’udienza ordina all’autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria entro 10 gg prima dell’udienza copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento nonchè alla contestazione o notificazione della violazione
MANCATA COMPARIZIONE DELL’OPPONENTE ALLA PRIMA UDIENZA E OFFICIOSITA’ DEL PROCEDIMENTO
Il giudice, quando l’opponente o il suo difensore non si presentano alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento, convalida, con ordinanza appellabile il provvedimento opposto, e provvede sulle spese salvo che l’illegittimità del provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall’opponente; ovvero l’autorità che ha emesso l’ordinanza abbia omesso il deposito di documenti
SOSPENSIONE EFFICACIA ESECUTIVA DEL PROVVEDIMENTO IMPUGNATO
L’efficacia esecutiva del provvedimento può essere sospesa
RIPARTO DELL’ONERE DELLA PROVA
Il Giudice accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente
Il Giudice di pace, anche se è di valore inferiore ai 1.100 €, non puo decidere la causa secondo equità
Con la sentenza che accoglie l’opposizione il giudice puo annullare in tutto o in parte l’ordinanza o modificarla anche in ordine all’entità della sanzione dovuta che è determinata in ogni caso in una misura non inferiore al minimo edittale
Gli atti del processo sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato nonchè delle spese forfetizzate nell’importo fissato in otto euro
OPPOSIZIONE AL VERBALE DI ACCERTAMENTO DI VIOLAZIONE DEL CDS
alle controversie di opposizione al verbale di accertamento di violazione del CDS si applica il rito del lavoro salve le particolarità che seguono:
Nel giudizio di primo grado l’opponente e l’autorità che ha emesso l’ordinanza possono stare in giudizio personalmente potendo l’autorità avvalersi anche di funzionari appositamente delegati
Il ricorso è proposto a pena di inammissibilità entro 30 giorni dalla contestazione della violazione o dalla notificazione del verbale di accertamento. il ricorso può essere depositato anche a mezzo del servizio postale. IL RICORSO E’ INAMMISSIBILE SE E’ STATO PREVIAMENTE PRESENTATO RICORSO AL PREFETTO.
La competenza è del giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione
La legittimazione passiva spetta, se la violazione è stata accertata da funzionari ufficiali e agenti: – dello stato; – delle ferrovie dello stato e delle ferrovie e tranvie in concessione dell’anas al prefetto; – delle regioni province e comuni rispettivamente alle regioni province e comuni.
Il giudice con il decreto di fissazione dell’udienza ordina all’autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria 10 gg prima dell’udienza copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento nonchè alla contestazione o notifica della violazione
in relazione poi a mancata comparizione dell’opponente, sospensione efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, riparto onere della prova, principio di legalità, contenuto della decisione e regime fiscale, valgono le medesime considerazioni fatte per l’opposizione a ordinanza ingiunzione.
CONTROVERSIE IN MATERIA DI PRIVACY
alle controversie in materia di applicazione delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali si applica il rito del lavoro salvo le particolarità che seguono:
Il ricorso avverso il provvedimento del garante per la protezione dei dati personali è proposto a pena di inammissibilità entro 30 gg dalla comunicazione del provvedimento o dalla data del rigetto tacito
Competente è il tribunale del luogo in cui ha la residenza il titolare del trattamento dei dati (cioè la persona fisica, giuridica, la PA, e qualsiasi altro ente associazione od organismo cui competono anche unitamente ad altro titolare le decisioni in ordine alle finalità alle modalità di trattamento di dati personali e gli strumenti utilizzati ivi compreso il profilo della sicurezza)
MANCATA COMPARIZIONE DEL RICORRENTE ALLA PRIMA UDIENZA
Il giudice quando il ricorrente non compare alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento dispone la cancellazione della causa dal ruolo e dichiara l’estinzione del processo ponendo a carico del ricorrente le spese del giudizio
L’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato puo essere sospesa
la sentenza che definisce il giudizio puo prescrivere :- le misure necessarie anche modificando e revocando il provvedimento amministrativo adottato; – il risarcimento del danno;
IMPUGNABILITA’ DELLA DECISIONE
la sentenza che definisce il giudizio non è appellabile
alle controversie in materia di contratti agrari o conseguenti alla conversione dei contratti associativi in affitto si applica il rito del lavoro salve le particolarità che seguono:
CONCILIAZIONE STRAGIUDIZIALE OBBLIGATORIA
Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ad una controversia agraria è tenuto a darne preventiva comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altra parte e all’ispettorato provinciale dell’agricoltura competente per terriitorio. Il capo dell’ispettorato provinciale dell’agricoltura entro 20 giorni convoca le parti ed i rappresentanti delle associazioni professionali di categoria da esse indicati per esperire il tentativo di conciliazione
a) se la conciliazione riesce viene redatto processo verbale sottoscritto dalle parti, dai rappresentanti delle associazioni di categoria e dal funzionario dell’ispettorato
b) se la conciliazione non riesce si forma egualmente processo verbale nel quale vengono precisate le posizioni delle parti;
c) nel caso in cui il tentativo di conciliazione non si definisca entro 60 gg ciascuna delle parti è libera di adire l’autorità giudiziaria competente;
La competenza è delle sezioni specializzate agrarie istituite presso i Tribunali e le Corti d’ Appello costituite da collegi di tre Magistrati integrati da due esperti
PRIMA UDIENZA NEI GIUDIZI DI AFFITTO PER MOROSITA’
Quando l’affittuario viene convenuto in giudizio per morosità, il giudice, alla prima udienza prima di ogni altro provvedimento concede al convenuto stesso un termie tra i 30 ed i 90 giorni per il pagamento dei canoni scaduti i quali, con l’instaurazione del giudizio, vengono rivalutati, fin dall’origine in base alle variazioni del valore della moneta secondo gli indici istat e maggiorati degli interessi di legge. Il pagamanto entro il termine fissato dal giudice sana a tutti gli effetti la morosità.
Quando il giudice pronuncia sentenza di condanna al pagamento di somme di danaro in favore dell’affittuario deve determinare oltre agli interessi nella misura legale il maggiore danno eventualemente subito per la diminuzione di valore del suo credito condannando al pagamento della somma relativa con decorrenza dal giorno della maturazione del diritto
INIBITORIA DELL’ESECUTIVITA’ DELLA DECISIONE
Ai fini dell’inibitoria dell’esecutività della decisione costituisce grave ed irreparabile danno anche l’esecuzione di sentenza che: – privi il concessionario di un fondo rustico del principale mezzo di sostentamento suo e della sua famiglia; – o possa risultare fonte di serio pericolo per l’integrità economica dell’azienda o per l’allevamento di animali.
ESECUTIVITA’ DELLA SENTENZA DI RILASCIO DEL FONDO
Il rilascio del fondo puo avvenire solo al termine dell’annata agraria (10 novembre) durante la quale è stata emessa la sentenza che lo dispone.
IMPUGNAZIONI DEI PROVVEDIMENTI IN MATERIA DI REGISTRO DEI PROTESTI
competente resta per proporre reclamo la Corte di appello ma le controversie de quibus sono soggette al rito del lavoro. Il ricorso deve proporsi a pena di inammissibilità entro 30 gg dalla comunicazione del provvedimento di diniego di riabilitazione o dalla pubblicazione del decreto di riabilitazione; il successivo comma dispone che il provvedimento che accoglie il ricorso sia pubblicato nel registro informatico dei protesti cambiari.
CAUSE IN MATERIA DI LIQUIDAZIONE DEGLI ONORARI DI AVVOCATO
Alle controversie in materia di liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti dell’avvocato nei confronti del cliente per prestazioni giudiziali (proposte sia in via principale che in sede di opposizione a decreto ingiuntivo) si applica il rito sommario di cognizione salve le particolarità che seguono:
nel giudizio di merito le parti possono stare in giudizio personalmente
Dell’ufficio giudiziario di merito adito per il processo nel quale l’avvocato ha prestato la propria opera (se in Tribunale questo decide in composizione collegiale)
L’ordinanza che definisce il giudizio non è appellabile
Va ricordato che tanto il procedimento di liquidazione, quanto quello di opposizione a decreto ingiuntivo per crediti dell’avvocato, hanno ad oggetto solo il quantum del compenso e non possono essere estesi all’accertamento dei presupposti del diritto all’onorario, ai limiti del mandato, alla sussistenza di cause estintive o modificative dei diritto medesimo. Già la giurisprudenza aveva stabilito che nei casi in cui il difensore seguiva la procedura del decreto ingiuntivo per ottenere i suoi onorari, qualora l’opposizione dell’ingiunto si fosse fondata solo su una contestazione del quantum, dovevano trovare applicazione le norme di cui agli artt. 28 e seguenti Legge 794 del 1942 ma se l’opposizione avesse contestato la sussistenza del diritto al compenso la relativa decisione sull’opposizione avrebbe avuto natura sostanziale di sentenza e non di ordinanza con tutte le conseguenze sul regime dell’impugnazione.
CONTROVERSIE PER LA RISCOSSIONE DELLE ENTRATE PATRIMONIALI
Alle controversie in materia di opposizione a procedura coatttiva per la riscossione delle entrate patrimoniali dello stato e degli altri enti pubblici si applica il rito ordinario di cognizione salve le particolarità che seguono:
Il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento opposto
L’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa