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Timestamp: 2018-11-15 17:50:14+00:00
Document Index: 76535352

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 12', 'art.7', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 10']

di Valentina Romagna* - presidente del comitato difesa famiglia e minori dell'A.N.V.A.G.-7/05 - www.anvag.it
In una società sempre più multietnica, in cui aumentano i matrimoni e le unioni di fatto tra cittadini italiani ed extracomunitari, emergono nuovi problemi e nuove necessità a cui far fronte per la salvaguardia dei diritti umani, in particolar modo dei diritti dei soggetti più deboli, quali sono i minori.
Per questo motivo il 15 luglio 2004 a Beirut è stato firmato un accordo tra l'Italia e il Libano che concerne la cooperazione dei due Stati in questioni di diritto di famiglia.
L'accordo, che è entrato in vigore il 1 giugno 2005, prevede, all'art. 1, l'istituzione di una Commissione mista consultiva, costituita per l'Italia da funzionari delegati dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Giustizia, e per il Libano da funzionari delegati dai Ministeri della Giustizia, dell'Interno, degli Affari Esteri e dell'Emigrazione.
E' altresì previsto che ciascuno dei due Stati designi un coordinatore per garantire il buon fine dei lavori della Commissione e i rapporti con l'altra parte.
La necessità di procedere alla stipula di accordi tra l'Italia e i Paesi Islamici, nel caso di specie il Libano, consegue alla mancata adesione di questi Paesi alla Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori, che ha come fine quello di assicurare l'immediato ritorno dei minori illecitamente trasferiti o trattenuti in qualsiasi stato contraente e di assicurare che i diritti di affidamento e di visita previsti in uno Stato Contraente siano effettivamente rispettati negli altri stati contraenti (art. 1 Conv. Aja).
Come precisato nella relazione illustrativa, l'Accordo in esame – che rappresenta la conclusione di un progetto di cooperazione iniziato nel marzo 2003 - si inserisce nell'ambito delle iniziative condotte dal Dipartimento per la Giustizia Minorile con lo scopo di trovare soluzioni concrete alle controversie tra genitori di diversa nazionalità, con particolare riguardo a quelle che sorgono in merito all'affidamento ed alle visite dei figli minorenni, per salvaguardare i minori dalle sottrazioni illecite o dai mancati loro ritorni nei Paesi in cui avevano la residenza abituale prima dell'evento illecito.
Le attività della Commissione mista consultiva sono indicate agli artt. 3 e 4: essa esamina i casi concernenti i cittadini dei due Stati relativi all'esercizio dei diritti di affidamento e di visita, nonché alla protezione dei diritti del minore, con lo scopo di facilitarne la soluzione e di renderla attuabile, per preservare il diritto irrinunciabile di ogni fanciullo a mantenere ed instaurare positivi e duraturi rapporti affettivi con entrambi i genitori per garantire un suo corretto ed armonioso sviluppo sia fisico che psicologico.
Per perseguire tali scopi la Commissione adotta tutte le disposizioni necessarie a favorire la conciliazione tra le parti interessate. In particolare attuerà tentativi di conciliazione tra i genitori con il fine di facilitare il ritorno del minore illecitamente trasferito o l'esercizio del diritto di visita e di custodia da parte del genitore non affidatario.
La Commissione assicura inoltre l'informazione ai genitori o ai tutori sulla localizzazione, la situazione economica, fisica e psicologica dei minori, nonché sullo stato delle procedure in corso relative agli stessi minori.
Per assicurare l'effettivo esercizio del diritto di ogni minore ad avere relazioni personali dirette e regolari con ciascun genitore o con i suoi tutori, poi, facilita gli spostamenti dei minori e dei genitori tra il Libano e l'Italia, fatte salve circostanze eccezionali che mettano in pericolo i minori sul piano psicologico e/o fisico.
La Commissione intraprende le azioni necessarie per facilitare l'ottenimento dei visti e, all'occorrenza, del permesso di espatrio del minore o del genitore non affidatario e, infine, promuove una stretta collaborazione tra le competenti autorità libanesi ed italiane e la trasmissione alle stesse delle informazioni e dei documenti relativi ai casi sottoposti ad essa.
E' interessante notare che con l'accordo tra l'Italia e il Libano non sono state definite procedure vincolanti e tempistiche da seguire, come invece è stato fatto con la Convenzione dell'Aja (artt. 6 e ss. Conv. Aja), ma si è preferito indicare le finalità della Commissione - che è un organo di concentrazione, di coordinamento e di consultazione per le autorità competenti del Libano e dell'Italia, v. art. 2 - la cui attività, posta in essere prevalentemente a favore della tutela del superiore interesse del minore, non pregiudica comunque il ricorso ad altre modalità di trasmissione e di esame dei casi tra i due Stati, né la loro composizione da parte delle autorità competenti (art. 5).
Parimenti è stato esplicitamente dichiarato che le disposizioni dell'accordo non limitano né pregiudicano in alcun modo i diritti ed i doveri di ciascuna parte che derivano da convenzioni internazionali multilaterali (art. 12).
I casi sottoposti alla Commissione (che si riunisce, su richiesta di una delle due Parti, tutte le volte in cui se ne presenti la necessità e in data convenuta di comune accordo, v. art.7) sono trasmessi per via diplomatica (art. 6).
La Commissione ha facoltà di procedere all'audizione di chiunque nonché di acquisire i documenti e le informazioni necessari per ciascun caso (art. 8) e redige un verbale delle proprie riunioni nonché un rapporto scritto delle proprie conclusioni, garantendo la riservatezza dei casi esaminati (art. 9).
L'applicazione dell'accordo, che è stato stipulato per un periodo indeterminato (art. 14) ed è entrato in vigore il 1 giugno 2005, è prevista anche se i fatti posti a fondamento della richiesta sono precedenti a tale data (art. 11).
Con l'art. 10 è prevista la consultazione tra l'Italia e il Libano relativamente all'interpretazione o all'applicazione dell'accordo.
Fonte: Valentina Romagna* - www.anvag.it