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Timestamp: 2020-02-26 18:48:43+00:00
Document Index: 75094041

Matched Legal Cases: ['art 8', 'art. 5', 'art. 2135', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art.\n2', 'art. 3', 'art. 900']

REQUISITI IGIENICO-SANITARI DEI LUOGHI DI LAVORO DESTINATI ALLE ATTIVITA' DI PRODUZIONE DI BENI E DEI SERVIZI DI CUI
Pagina creata da Angelo Pace
1 Versione approvata dal GTR il 29 aprile 2013 REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 1 “TRIESTINA” AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 2 “ISONTINA” AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 3 “ALTO FRIULI” AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 4 “MEDIO FRIULI” AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 5 “BASSA FRIULANA” AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 6 “FRIULI OCCIDENTALE” REQUISITI IGIENICO-SANITARI DEI LUOGHI DI LAVORO DESTINATI ALLE ATTIVITA’ DI PRODUZIONE DI BENI E DEI SERVIZI DI CUI ALLA DIRETTIVA 123/2006 CE1 1 C.d. Direttiva Bolkestein, relativa ai servizi nel mercato interno ALLEGATO ALLA DELIBERA N.
2117 DEL 16 NOVEMBRE 2013
2 PREMESSA Con l’adozione della DIRETTIVA 123/2006 CE la Comunità Europea ha chiesto agli Stati membri di creare le condizioni necessarie per il completo esercizio della libertà di stabilimento e di prestazione di servizi nell'UE. Lo Stato Italiano ha, di conseguenza, approvato numerosi provvedimenti normativi di semplificazione e liberalizzazione delle attività produttive, ispirati, tra l’altro, ai seguenti concetti: − progressiva riduzione degli oneri amministrativi2 a carico delle imprese; − proporzionalità degli adempimenti amministrativi alle esigenze di tutela degli interessi pubblici coinvolti in relazione ai diversi soggetti destinatari, nonché alla dimensione dell'impresa e al settore di attività, e nel contempo ha accelerato la costituzione ed il funzionamento degli Sportelli Unici per le attività produttive (SUAP).
Le Aziende sanitarie rivestono un ruolo di particolare rilevanza nell’ambito dei procedimenti di competenza dei SUAP, sia in fase costruttiva, che in fase di esercizio di un’attività produttiva. Il legislatore ha riaffermato il diritto dell'impresa di operare in un contesto normativo certo e in un quadro di servizi pubblici tempestivi e di qualità, riducendo al minimo i margini di discrezionalità amministrativa. Il "principio guida" del presente documento è dunque la volontà di “uniformare e standardizzare”, sul territorio regionale, i requisiti igienico-sanitari, sia riferiti agli interventi edilizi su impianti produttivi, sia allo svolgimento delle attività produttive.
AMBITO DI APPLICAZIONE Per attività produttive si intendono tutte le attività di produzione di beni e servizi, incluse le attività agricole, commerciali e artigiane, le attività turistiche e alberghiere, i servizi resi dalle banche e dagli intermediari finanziari, i servizi di telecomunicazioni3 . Per impianti produttivi si intendono i fabbricati, gli impianti e altri luoghi in cui si svolgono tutte o parte delle fasi di produzione di beni e servizi. Gli impianti produttivi costituiscono luoghi di lavoro ove sia prevista la presenza di lavoratori in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa.
L'obiettivo del presente documento è: 1. definire i requisiti igienico-sanitari minimi comuni a tutti i luoghi di lavoro classificabili come impianti produttivi, laddove le norme vigenti non siano del tutto esaustive. Costituiscono pertanto oggetto del presente documento anche i luoghi di lavoro i cui requisiti minimi sono definiti da specifiche norme di legge o regolamento, al fine di coordinare l’applicazione della disciplina di settore con le norme igienico-sanitarie e di sicurezza di carattere generale; 2. disciplinare gli impianti produttivi di “nuova realizzazione”. Nel concetto di nuova realizzazione rientrano sia le nuove costruzioni, gli ampliamenti, le ristrutturazioni, i cambiamenti di destinazione d’uso con o senza opere, sia gli adeguamenti igienico funzionali di edifici esistenti, in coerenza con le vigenti norme urbanistiche, che abbiano rilevanza ai fini dell’agibilità, sia gli adeguamenti igienico funzionali di attività esistenti.
3. definire i requisiti igienico-sanitari minimi comuni a tutte le attività produttive. Il presente documento è coerente con i vincoli normativi comunitari, nazionali, regionali vigenti e si ispira alle norme di buona tecnica.
2 Per oneri amministrativi si intendono i costi degli adempimenti cui cittadini ed imprese sono tenuti nei confronti delle pubbliche amministrazioni nell'ambito del procedimento amministrativo, compreso qualunque adempimento comportante raccolta,elaborazione, trasmissione, conservazione e produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione 3 I servizi di telecomunicazione sono esclusi dal procedimento di competenza dello Sportello unico ex art 8, comma 7, della L.R. 18 marzo 2011 , n. 3 Norme in materia di telecomunicazioni
3 DEFINIZIONI ___ 5
DESTINAZIONI D’USO ___ 5
IMPRESA ___ 6
1.1 IMPRESA COMMERCIALE ___ 6
1.2 IMPRESA INDUSTRIALE ___ 6
1.3 IMPRESA AGRICOLA ___ 6
1.4 IMPRESA ARTIGIANA ___ 6
POSTO O POSTAZIONE DI LAVORO ___ 6
FINITURE ___ 7
LOCALI APERTI AL PUBBLICO ___ 7
STRUTTURE EDILIZIE ED IMPIANTI ___ 8
ALTEZZE, SUPERFICI E CUBATURE DEI LOCALI ___ 8
ALTEZZE DEI LOCALI ___ 8
1.1 ALTEZZE DEI LOCALI AD USO INDUSTRIALE ___ 8
1.2 ALTEZZE DEI LOCALI AD USO UFFICI, ATTIVITA’ DI SERVIZIO, DIREZIONALE E COMMERCIALE ___ 8
1.3 ALTEZZA MINIMA DEI LOCALI ACCESSORI ___ 8
1.4 ALTEZZE NON UNIFORMI ___ 9
SUPERFICIE DEI LOCALI ___ 9
2.1 SUPERFICIE DEI LOCALI AD USO INDUSTRIALE ___ 9
2.2 SUPERFICIE DEI LOCALI AD USO UFFICI, ATTIVITA’ DI SERVIZIO, DIREZIONALE E COMMERCIALE ___ 9
2.3 SUPERFICIE DEI LOCALI APERTI AL PUBBLICO ___ 9
CUBATURA DEI LOCALI ___ 9
3.1 CUBATURA DEI LOCALI AD USO INDUSTRIALE ___ 9
ILLUMINAZIONE ___ 10
1.1 ILLUMINAZIONE NATURALE DEI LUOGHI DI LAVORO ___ 10
1.2 LOCALI CON PRESENZA DI LAVORATORI A CARATTERE NON CONTINUATIVO, COMPRESI I DEPOSITI E MAGAZZINI NON PRESIDIATI ___ 11
MICROCLIMA ___ 11
AERAZIONE ___ 11
1.1 AERAZIONE NATURALE ___ 11
AERAZIONE DEI LOCALI PRINCIPALI AD USO DIREZIONALE ___ 11
1.1.2 AERAZIONE DEI LOCALI PRINCIPALI AD USO COMMERCIALE, PRODUTTIVO ARTIGIANALE E INDUSTRIALE ___ 12
1.2 AERAZIONE ARTIFICIALE ___ 12
TEMPERATURA, UMIDITA’ E VELOCITA’ DELL’ARIA ___ 12
ISOLAMENTO ___ 13
FINITURE ___ 13
SERVIZI IGIENICI ___ 13
1.1 SERVIZI IGIENICI AD USO DEI DIPENDENTI NEI LOCALI AD USO DIREZIONALE, COMMERCIALE, INDUSTIALE, ARTIGIANALE ___ 13
1.1.1 REQUISITI DI ILLUMINAZIONE E VENTILAZIONE ___ 13
1.1.2 REQUISITI STRUTTURALI E DOTAZIONI ___ 13
2.1 SERVIZI IGIENICI AD USO DEL PUBBLICO ___ 14
2.1.1 ESERCIZI COMMERCIALI ___ 14
2.1.2 ESERCIZI COMMERCIALI INSERITI IN STRUTTURE ORGANIZZATE (CENTRI/COMPLESSI COMMERCIALI ___ 15
2.1.3 ESERCIZI DI SOMMINISTRAZIONE E/O DI RISTORAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE ___ 15
REQUISITI DI ILLUMINAZIONE E VENTILAZIONE ___ 15
REQUISITI E DOTAZIONI .
4 DOCCE AD USO DEI DIPENDENTI ___ 16
1.1. REQUISITI DI ILLUMINAZIONE E VENTILAZIONE ___ 16
1.2. REQUISITI E DOTAZIONI ___ 16
SPOGLIATOI ___ 17
REFETTORIO ___ 17
LOCALI DI RIPOSO ___ 18
DORMITORIO ___ 18
LOCALI AD USO DEPOSITO ATTREZZATURE E MATERIALI DI PULIZIA ___ 18
VIE DI CIRCOLAZIONE ___ 18
1.1 SCALE ___ 18
1.2 SCALE PREFABBRICATE ___ 18
1.3 SCALE A CHIOCCIOLA ___ 19
VIE ED USCITE DI EMERGENZA ___ 19
PORTE E PORTONI ___ 19
LOCALI SOTTERRANEI E SEMISOTTERRANEI ___ 19
SOPPALCHI ___ 19
COPERTURE ___ 20
PROTEZIONE DALLE ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTRICI, MAGNETICI ED ELETTROMAGNETICI ___ 20
PROTEZIONE DAL RISCHIO DI ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO ___ 20
APPROVVIGIONAMENTO IDRICO ___ 20
CONDOTTE DI AEREAZIONE/ESALAZIONE, ASPIRAZIONI LOCALIZZATE E CANNE FUMARIE ___ 20
DEROGHE .
5 DEFINIZIONI DESTINAZIONI D’USO Ai fini del presente documento, le destinazioni d’uso degli impianti produttivi di competenza degli Sportelli unici per le attività produttive (SUAP) sono quelle elencate nell’art. 5, comma 1, della L. R. 11 novembre 2009, n. 19 Codice regionale dell'edilizia e s.m.i., ad eccezione della lettera a) e destinazioni affini, nonché della lettera o)4 ___ 4
1. Ai fini dell'applicazione delle norme di attuazione degli strumenti urbanistici comunali e dei regolamenti edilizi, le destinazioni d'uso degli immobili sono distinte nelle seguenti categorie: a) residenziale: superfici di unità immobiliari destinate all'uso abitativo; b) servizi: superfici di unità immobiliari adibite alle attività connesse alla cura della persona o alla manutenzione dei beni di uso personale e comune, della casa e degli edifici produttivi o finalizzate alla produzione di servizi necessari ad altre funzioni residenziali o produttive; c) alberghiera: superfici di unità immobiliari, destinate all'uso abitativo ricettivo, integrate da locali di soggiorno e servizi di uso comune, nonché da eventuale ristorante e bar, definite dalla vigente legislazione di settore come strutture ricettive turistiche alberghiere, anche se gestite in forma periodica o stagionale, quali: alberghi, motel, villaggi albergo, residenze turistico-alberghiere; d) ricettivo-complementare: superfici destinate ad attrezzature ricettive turistiche a carattere periodico o stagionale, definite dalla vigente legislazione di settore anche come strutture all'aria aperta, costituite prevalentemente da sedimi non edificati ma urbanizzati, con presenza limitata di edifici a uso comune e collettivo, nonché di eventuale ristorante e bar, o campeggi e villaggi turistici; e) direzionale: superfici di unità immobiliari destinate ad attività amministrative o professionali, quali: uffici, studi, banche, sedi di enti, associazioni, sindacati e partiti; la categoria comprende le seguenti attività: 1) ricreativa: superfici di unità immobiliari destinate a dancing, discoteche, sale singole e multiple cinematografiche e teatrali, beauty farms e attività per la rigenerazione del corpo diverse da quelle per la diagnosi e la cura sanitaria e la riabilitazione riconosciute dalla legge, nonché le superfici anche di unità immobiliari destinate agli impianti e alle attrezzature sportive, tutti di natura privata, quali: campi di gioco, piscine, maneggi, golf escluse le residenze; 2) sanitaria e assistenziale: superfici di unità immobiliari destinate ad attività assistenziali e sanitarie riconosciute dalla legge, quali: strutture di cura e ricovero, cliniche, case di riposo, residenze protette per anziani e portatori di handicap, poliambulatori, centri diagnostici strumentali, centri di riabilitazione fisico-funzionale, tutti di natura privata; 3) istruzione: superfici di unità immobiliari destinate ad attività per l'infanzia e l'istruzione scolastica di ogni ordine e grado riconosciute dalla legge, nonché convitti e collegi, tutti di natura privata; 4) ricerca tecnico-scientifica: superfici di unità immobiliari destinate ad attività di ricerca tecnica e scientifica in cui non si svolgono attività industriali di produzioni di merci e beni; f) commerciale al dettaglio: superfici di unità immobiliari destinate ad attività svolta da chiunque professionalmente acquisti merci in nome e per conto proprio e le rivenda al consumatore finale; in questa categoria sono comprese le attività per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande se non collegate con le attività di cui alla lettera c) , e tutti gli esercizi commerciali definiti al dettaglio dalla legislazione di settore; g) commerciale all'ingrosso: superfici di unità immobiliari destinate ad attività svolta da chiunque professionalmente acquisti merci in nome e per conto proprio e le rivenda ad altri commercianti all'ingrosso o al dettaglio, o a utilizzatori professionali e a grandi consumatori; h) trasporto di persone e merci: superfici di unità immobiliari adibite al parcheggio dei mezzi di trasporto, uffici e officine connesse all'attività, relative alle attività di movimentazione di collettame e persone; i) artigianale: superfici di unità immobiliari, anche senza pareti perimetrali, pertinenti a iniziative imprenditoriali definite artigianali dalla legislazione di settore, destinate alla produzione o alla trasformazione di beni o alla prestazione di servizi, escluse quelle di cui alla lettera b) ; j) industriale: superfici di unità immobiliari, anche prive di pareti perimetrali, destinate alla produzione o alla trasformazione di beni, pertinenti a iniziative imprenditoriali definite industriali dalla legislazione di settore; k) agricola e residenziale agricola: superfici di unità immobiliari, funzionalmente connesse all'esercizio dell'attività agricola quali accessori alla stessa e non comprese nelle lettere l), m) e n), nonché a uso abitazione in zona agricola dell'imprenditore agricolo professionale e degli addetti a tempo pieno nell'azienda, comprese le strutture destinate all'esercizio dell'agriturismo; l) artigianale agricola: superfici di unità immobiliari, anche prive di pareti perimetrali, ubicate in zona agricola, destinate all'attività artigianale complementare all'uso agricolo principale, limitatamente alla conservazione, trasformazione dei prodotti agricoli e forestali e all'assistenza delle macchine agricole; m) commerciale agricola: superfici di unità immobiliari anche prive di pareti perimetrali, ubicate in zona agricola, destinate alla diretta commercializzazione anche stagionale dei prodotti agricoli, complementare all'uso agricolo principale;
6 IMPRESA Per impresa si intende l'attività economica esercitata professionalmente da un imprenditore, per mezzo di beni organizzati (l’azienda5 ), al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi. 1.1 IMPRESA COMMERCIALE E’ imprenditore commerciale chi esercita un’attività intermediaria nella circolazione dei beni.6 1.2 IMPRESA INDUSTRIALE E’ imprenditore industriale chi esercita un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi Non rientrano nella nozione di impresa industriale l’attività svolta dall’imprenditore agricolo di cui all’art. 2135 del Codice Civile e dall’imprenditore artigiano di cui alla Legge 8 agosto 1985, n.
443 (Legge-quadro per l’artigianato).
1.3 IMPRESA AGRICOLA E' imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali ed attività connesse7 . 1.4 IMPRESA ARTIGIANA E’ imprenditore artigiano chi esercita un'attività diretta alla produzione di beni o di servizi, rispettando le dimensioni previste dalla Legge 8 Agosto 1985, n. 443 (Legge-quadro per l’artigianato). POSTO O POSTAZIONE DI LAVORO Ai fini del presente documento, con particolare riguardo ai parametri dell’illuminazione ed aerazione, si intende per: − POSTO DI LAVORO O POSTAZIONE DI LAVORO DUREVOLE: zona di lavoro occupata da un lavoratore oppure da più persone successivamente per un periodo superiore a due giorni e mezzo alla settimana, ovvero venti ore alla settimana.
La zona di lavoro può essere limitata ad uno spazio ristretto oppure estendersi a tutto il locale. n) allevamenti industriali in zona agricola: superfici di unità immobiliari destinate all'allevamento di animali, comprese le relative pertinenze e impianti, non connesse con un'azienda avente la dotazione minima di terreno agricolo prevista dalle leggi di settore, o non definite come allevamenti aziendali dalla competente Autorità; o) servizi e attrezzature collettive: le superfici di unità immobiliari o aree destinate a opere pubbliche o di pubblico interesse.
5 L’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. 6 Art. 2195 Codice Civile Imprenditori soggetti a registrazione. Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione, nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano: 1) un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi; 2) un'attività intermediaria nella circolazione dei beni; 3) un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria; 4) un'attività bancaria o assicurativa; 5) altre attività ausiliarie delle precedenti. Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano.
7 Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonchè le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge
7 − POSTO DI LAVORO NON CONTINUATIVO (TEMPORANEO): zona di lavoro occupata da un lavoratore oppure da più persone successivamente per un periodo inferiore a due giorni e mezzo alla settimana (venti ore alla settimana). La zona di lavoro può essere limitata ad uno spazio ristretto oppure estendersi a tutto il locale8 . FINITURE Ai fini dell’applicazione delle norme di carattere igienico-sanitario, per finiture si intendono: pavimenti, pareti, soffitti, infissi/serramenti, impianti e quant’altro non rientrante nella definizione di “elemento costitutivo di edificio” di cui all’art. 3, comma 1, lettera c)9 della legge regionale 11 novembre 2009 n.
19 “Codice regionale dell’edilizia”. LOCALI APERTI AL PUBBLICO Ai fini del presente documento, per locale aperto al pubblico si intende un luogo accessibile al pubblico a condizioni determinate, imposte da chi esercita un diritto sul luogo medesimo (cinema, teatro, spazi fieristici, negozio, centro commerciale, esercizio di somministrazione, struttura ricettiva, etc.).
8 Coordinamento tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome - Linee guida microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoroRequisiti e standard – Indicazioni operative e progettuali – 01.06.2006 9 Elementi costitutivi dell'edificio: fondazioni, intelaiatura strutturale, pareti perimetrali, solai interpiano, solaio di copertura, elementi di collegamento tra piani.
8 STRUTTURE EDILIZIE ED IMPIANTI ALTEZZE, SUPERFICI E CUBATURE DEI LOCALI ALTEZZE DEI LOCALI Ai fini dell’applicazione delle norme di carattere igienico-sanitario, si intende per: − altezza netta, l’altezza misurata dal pavimento/piano di calpestio all’altezza media dei soffitti; − altezza media, l’altezza risultante dal rapporto tra cubatura e superficie; − altezza minima, l’altezza misurata dal pavimento/piano di calpestio al punto più basso dei soffitti o delle volte, escluse le eventuali intercapedini costituenti volumi tecnici10 .
I termini “altezza netta” ed “altezza media” risultano coincidenti. Per i criteri di misurazione delle altezze minime si fa riferimento al Regolamento di attuazione della legge regionale 11 novembre 2009, n. 19 “Codice regionale dell’edilizia”. 1.1 ALTEZZE DEI LOCALI AD USO INDUSTRIALE L’obbligo di altezza netta non inferiore a 3 m va previsto per le aziende industriali che occupano più di cinque lavoratori e in ogni caso in quelle che eseguono le lavorazioni che comportano la sorveglianza sanitaria11 .
Quando necessità tecniche aziendali lo richiedono, l'organo di vigilanza competente per territorio può consentire altezze minime inferiori a quelle sopra indicate e prescrivere che siano adottate adeguate misure di ventilazione.
1.2 ALTEZZE DEI LOCALI AD USO UFFICI12, ATTIVITA’ DI SERVIZIO, DIREZIONALE E COMMERCIALE Per i locali ad uso uffici si applicano le altezze nette previste dalle vigenti normative in materia edilizia. I locali destinati alle attività di servizio13 e quelli ad uso direzionale e commerciale, nonchè quelli delle attività non ricomprese al punto 1.1 dovranno avere un’altezza netta non inferiore a 2,50 m, salva diversa misura prevista da specifiche norme di settore.
1.3 ALTEZZA MINIMA DEI LOCALI ACCESSORI Per i locali accessori, come definiti dall’art. 3, comma 1 lettera f) della L.R. 11 novembre 2009, n. 19 e s.m.i., l’altezza minima non potrà essere inferiore a quella prevista dalla normativa di settore legata alla specifica attività ivi esercitata. In nessun caso, per depositi non presidiati, corridoi e disimpegni, spogliatoi, servizi igienici in genere, l’altezza non dovrà essere inferiore a 2,40 m, salve le deroghe e le compensazioni previste dalla normativa vigente.
10 Cfr. art. 3, comma 1 lettera l) L.R. 11 novembre 2009, n. 19 e s.m.i., e art.
2, comma 1 lettera c) Decreto del Presidente della Regione 20 gennaio 2012, n.018/Pres. Regolamento di attuazione della legge regionale 11 novembre 2009 n. 19 “Codice regionale dell’edilizia e s.m.i..” 11 Ai sensi del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro 12 L. R. 23 agosto 1985, n. 44 Altezze minime e principali requisiti igienico - sanitari dei locali adibiti ad abitazione, uffici pubblici e privati ed alberghi 13 Art. 5 (Definizione delle destinazioni d'uso degli immobili) L. R. 11 novembre 2009, n. 19 “Codice regionale dell’edilizia e s.m.i.” .
9 1.4 ALTEZZE NON UNIFORMI In caso di altezze non uniformi, l’altezza minima non dovrà essere inferiore: − a 2,50 m, per le attività industriali; − a 2.00 m, per le altre attività. SUPERFICIE DEI LOCALI Ai fini dell’applicazione delle norme di carattere igienico-sanitario, per superficie dei locali si intende la superficie calpestabile dei locali senza deduzione dei mobili, macchine ed impianti fissi. I parametri riguardanti le superfici minime sono vincolanti in relazione al numero dei lavoratori contemporaneamente presenti14 .
2.1 SUPERFICIE DEI LOCALI AD USO INDUSTRIALE I locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di 5 lavoratori e in quelle che eseguono lavorazioni che comportano la sorveglianza sanitaria devono avere una superficie minima di 2 mq per lavoratore, fatta salva la necessità di superfici minime maggiori in relazione alla specifica attività svolta.
2.2 SUPERFICIE DEI LOCALI AD USO UFFICI, ATTIVITA’ DI SERVIZIO, DIREZIONALE E COMMERCIALE I locali chiusi destinati ad uso ufficio devono avere una superficie minima di 8 mq, se destinati ad un lavoratore e di 12 mq, se destinati a due lavoratori e, per ogni lavoratore successivo al secondo, ulteriori 6 mq, fatta salva la necessità di superfici minime maggiori in relazione alla specifica attività svolta.
2.3 SUPERFICIE DEI LOCALI APERTI AL PUBBLICO I locali aperti al pubblico devono garantire superfici adeguate all’affollamento massimo previsto di pubblico, secondo quanto indicato dalle norme tecniche vigenti, in relazione alla specifica destinazione d’uso. CUBATURA DEI LOCALI Ai fini dell’applicazione delle norme di carattere igienico-sanitario, per cubatura dei locali si intende il prodotto della superficie dei locali per l’altezza netta. 3.1 CUBATURA DEI LOCALI AD USO INDUSTRIALE I locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di 5 lavoratori e in quelle che eseguono lavorazioni che comportano la sorveglianza sanitaria devono avere una cubatura non inferiore a 10 mc per lavoratore.
14 Cfr. definizione di “superficie utile” e “superficie accessoria” contenuta nell’art. 3 della legge regionale 11 novembre 2009, n. 19 “Codice regionale dell’edilizia e s.m.i. e s.m.i. e s.m.i.”.
10 ILLUMINAZIONE 1.1 ILLUMINAZIONE NATURALE DEI LUOGHI DI LAVORO15 A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle lavorazioni, o che siano sotterranei i luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale16 . Per ogni tipologia di attività e per buona norma, si definiscono di seguito i parametri per l’illuminazione naturale di luoghi di lavoro ad uso produttivo, commerciale, direzionale, servizi (es.
attività di produzione in genere, laboratori, studi professionali, magazzini presidiati, negozi, grandi magazzini, ecc.), occupati da lavoratori in modo durevole.
L’illuminazione naturale diretta di ogni singolo luogo di lavoro, tramite superficie finestrata17 , deve essere distribuita in modo omogeneo e corrispondere di norma ad almeno 1/10 della superficie utile di calpestio. Nel caso in cui il parametro non possa essere pienamente garantito, le superfici finestrate potranno essere parzialmente realizzate all’interno di porte o portoni e/o sulla parte superiore delle porte e dei portoni di uscita all’esterno, oppure potrà esser fatto ricorso a sistemi integrativi di apporto di luce naturale, con la finalità di garantire il requisito prestazionale medio di luce diurna.
18 In ogni caso la superficie illuminante deve essere rapportata al coefficiente di trasmissione della luce offerto dal vetro incolore e trasparente; per coefficienti di trasmissione più bassi è necessario adeguare proporzionalmente la superficie illuminante. Qualora l’orientamento dell’edificio, tramite le superfici finestrate sia causa di abbagliamento e/o sovraccarico termico, si deve provvedere alla loro idonea schermatura (persiane o altro sistema).
Deve essere garantito il facile e sicuro accesso per la pulizia di tutte le superfici illuminanti. Le superfici illuminanti devono, di norma, consentire la veduta esterna e comunque garantire condizioni di sicurezza con protezioni contro la caduta fino all’altezza di almeno un metro dal pavimento. Nel caso di uffici "open space", le pareti mobili possono avere un'altezza massima di 2,10 m e, qualora prospettino verso la sorgente luminosa, devono essere di materiale trasparente, in modo da non ostacolare un'omogenea distribuzione della luce.
I box per lavoratori alla portineria o attività simili, chiusi con pareti fino al soffitto, devono avere la 15 L.
R. 23 agosto 1985, n. 44 Altezze minime e principali requisiti igienico - sanitari dei locali adibiti ad abitazione, uffici pubblici e privati ed alberghi 16 Allegato IV, punto 1.10 al D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro 17 Da intendersi tutte le specie di finestre disciplinate dall’art. 900 del Codice Civile (Gli abbaini sono considerati a tutti gli effetti come superficie finestrata).
18 Coordinamento tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome - Linee guida microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoroRequisiti e standard – Indicazioni operative eprogettuali – 01.06.2006 In tutti i locali occupati da lavoratori in modo durevole o temporaneo deve essere garantito un FLDm (fattore di luce diurna medio) rispettivamente ≥ 2% e ≥ 0.7% ovvero FLDm ≥ 2% negli spazi di attività principale e nei punti fissi di lavoro e ≥ 0.7% negli spazi destinati a funzioni plurime.
Nei luoghi di lavoro occupati in modo durevole questo requisito si intende rispettato se vengono garantiti i valori di RI (rapporto illuminante = rapporto tra superficie finestrata prospiciente spazi liberi esterni e la superficie pavimentata dell’ambiente) indicati nei paragrafi relativi alle diverse tipologie di locali.
Il calcolo delle superfici finestrate deve essere effettuato tenuto conto, di norma, dei seguenti fattori correttivi: − per superfici vetrate con ridotto fattore di trasmissione luminosa (solitamente t < 0.7) va previsto un aumento proporzionale dell’ampiezza delle finestrature; − dal computo della superficie illuminante vanno escluse quelle parti trasparenti poste ad un’altezza dal pavimento inferiore a m 0.60; − la profondità del locale misurata perpendicolarmente al piano della parete finestrata non deve superare 2,5 volte l’altezza dal pavimento al punto più alto della superficie trasparente; − in caso di edifici contrapposti andrà valutata la necessità di aumentare convenientemente il rapporto illuminante (RI); − in presenza di ostacoli superiori quali tettoie, balconi o altri aggetti la superficie vetrata deve essere aumentata di 0,05 m² ogni 5 cm di ostruzione oltre ad 1 m di profondità.
11 parete vetrata per almeno metà dell’altezza del vano rivolta ad una sorgente luminosa di illuminazione naturale. 1.2 LOCALI CON PRESENZA DI LAVORATORI A CARATTERE NON CONTINUATIVO, COMPRESI I DEPOSITI E MAGAZZINI NON PRESIDIATI. La superficie illuminante di ogni singolo locale deve corrispondere ad almeno: − 1/30 della superficie utile di calpestio per locali con superficie utile in pianta fino a 400 mq; − 1/50 della superficie utile di calpestio per la parte eccedente i 400 mq. Nel caso in cui il parametro non possa essere pienamente garantito19 , le superfici finestrate potranno essere parzialmente realizzate nelle porte o portoni o sulla parte superiore delle porte e portoni di uscita all’esterno, oppure potrà esser fatto ricorso a sistemi integrativi di apporto di luce naturale, con la finalità di garantire il requisito prestazionale medio di luce diurna.
MICROCLIMA Il microclima è la risultante di fattori ambientali quali aerazione, temperatura, umidità, velocità dell’aria, che hanno il compito di regolare le condizioni climatiche di un luogo di lavoro confinato/chiuso.
AERAZIONE Nei luoghi di lavoro chiusi deve essere garantita disponibilità di aria salubre in quantità sufficiente, in funzione della destinazione d’uso, ottenuta preferenzialmente con aperture naturali e quando ciò non sia possibile, con impianti di aerazione. 1.1 AERAZIONE NATURALE L’aerazione naturale dei luoghi di lavoro è, di norma, diretta (finestrata). Nei luoghi di lavoro occupati in modo durevole o temporaneo deve essere garantito quanto segue: − le superfici finestrate apribili devono essere uniformemente distribuite sulle superfici esterne, favorendo il riscontro d’aria; − nel caso di finestre con aperture con sistema del tipo a “vasistas” o con sistema di apertura parziale, la superficie utile aerante deve essere conforme agli standard di seguito indicati, tenendo conto della effettiva apertura del serramento.
Essa può essere calcolata con la funzione: SL = S x sen γ dove S = superficie apribile della finestra (base x altezza) e γ = angolo di massima apertura. Dal computo delle superfici apribili vanno escluse, di norma, quelle di porte e portoni. Per garantire efficacia all’aerazione, la superficie aerante deve essere realizzata preferibilmente con finestrature a parete e deve essere pari, di norma, al 50% della superficie complessiva richiesta. Tale percentuale può essere ridotta al 25% se l’aerazione a soffitto è garantita da sheed. 1.1.1. AERAZIONE DEI LOCALI PRINCIPALI AD USO DIREZIONALE In assenza di specifiche norme regolamentari, negli spazi destinati a postazioni di lavoro durevoli l’aerazione dovrà essere, di norma, naturale ed ottenibile mediante superfici apribili pari ad almeno: 19 Per effetto della particolare conformazione dei luoghi di lavoro ovvero per la presenza di vincoli dettati da norme tecniche o di tutela storico-culturale sugli edifici preesistenti.
12 − 1/10 della superficie in pianta di ogni singolo locale per edifici impostati a quota inferiore a 400 m s.l.m.; − 1/12 della superficie in pianta di ogni singolo locale per edifici impostati a quota superiore a 400 m s.l.m.; − 1/15 della superficie in pianta di ogni singolo locale per edifici ubicati in centri storici. 1.1.2 AERAZIONE DEI LOCALI PRINCIPALI AD USO COMMERCIALE, PRODUTTIVO ARTIGIANALE E INDUSTRIALE In assenza di specifiche norme regolamentari, negli spazi destinati a postazioni di lavoro durevoli l’aerazione dovrà essere, di norma, naturale ed ottenibile mediante superfici apribili (anche lucernari ecc.) pari ad almeno: − 1/16 per superficie in pianta di ogni singolo locale fino a 1000 m²; − 1/20 per la quota di superficie in pianta di ogni singolo locale eccedente 1000 m² e fino a 3000 m²; − 1/24 per la quota di superficie in pianta di ogni singolo locale maggiore a 3000 m².
Nei luoghi di lavoro (locali o aree) destinati a posti di lavoro non continuativi l’aerazione naturale dovrà corrispondere ad almeno 1/30 della superficie in pianta di ogni singolo locale. Nella zone di self-service (es.: zone scaffalature dei supermercati) e nei locali con accesso occasionale si applicano i quozienti dei locali destinati a posti di lavoro non continuativi. Tenuto conto delle specifiche attività lavorative, al fine di sfruttare l’effetto camino (estrazione naturale) nei capannoni è opportuno vengano previste anche aperture sul tetto (torrini o cupolini di ventilazione e simili).
Per la ricarica delle batterie di mezzi di trasporto, sollevatori e/o attrezzature per la pulizia è necessario prevedere, di norma, apposito locale o zona non destinata alle lavorazioni aerata in continuo dall’esterno. 1.2 AERAZIONE ARTIFICIALE La ventilazione artificiale deve comunque intendersi come ricambio d’aria generale e non quale mezzo di allontanamento di inquinanti specifici che vanno sempre captati alla fonte. I ricambi d’aria devono essere proporzionati al tipo di attività svolta e assicurati da flussi razionalmente distribuiti in modo da evitare by-pass nella ventilazione o sacche di ristagno.
Qualora la ventilazione sia garantita esclusivamente da sistemi meccanici l’efficienza dell’impianto di ventilazione artificiale dovrà essere garantita mediante l’installazione di un sistema di controllo con segnalazione di eventuali guasti.
La collocazione e l’orientamento delle bocchette di mandata e ripresa dell’aria devono garantire movimenti dell’aria che non comportino sollevamento di inquinanti e/o disturbo alle persone. Gli impianti aeraulici devono presentare i requisiti previsti dalle norme tecniche applicabili e rispettare le indicazioni di buona tecnica, nonché le Linee Guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi. A meno che non sia richiesto diversamente dalla lavorazione, è necessario garantire la presenza di aperture per un rapido ricambio dell’aria, in condizioni di emergenza. In presenza di lavorazioni inquinanti non è consentita alcuna quota di ricircolo di aria in ambiente di lavoro, né il ricircolo di aria proveniente dagli impianti di aspirazione localizzata, anche se opportunamente depurata.
TEMPERATURA, UMIDITA’ E VELOCITA’ DELL’ARIA In merito a temperatura, umidità e velocità dell’aria si fa esclusivo riferimento alle norme di settore. Resta fermo l’obbligo di garantire un adeguato microclima.
13 ISOLAMENTO Per i luoghi di lavoro dove è prevista la permanenza dei lavoratori, vanno adottati idonei sistemi di isolamento dall’umidità del suolo. Al fine di garantire la protezione anche dal gas radon, l’edificio deve essere realizzato adottando opportune misure di mitigazione e protezione, preferibilmente mediante la realizzazione di intercapedine aerata, ove possibile.
FINITURE In merito alle finiture si fa esclusivo riferimento alle norme di settore; devono essere comunque garantiti gli standard minimi di sicurezza ed igiene.
SERVIZI IGIENICI Per servizi igienici si intendono i locali adibiti all’igiene della persona; la dotazione minima deve comprendere gabinetto (wc) e lavabo adeguatamente disimpegnati. In merito alle caratteristiche dell’acqua, si fa esclusivo riferimento alle norme di settore; in ogni luogo di lavoro, o nelle immediate vicinanze, deve essere garantita la disponibilità di acqua potabile corrente. 1.1 SERVIZI IGIENICI AD USO DEI DIPENDENTI NEI LOCALI AD USO DIREZIONALE, COMMERCIALE, INDUSTIALE, ARTIGIANALE Deve essere previsto almeno un servizio igienico (wc e lavamani) ogni 10 dipendenti, comprensivi del titolare e/o dei soci.
Oltre i 10 dipendenti i servizi igienici devono essere divisi per sesso. 1.1.1 REQUISITI DI ILLUMINAZIONE E VENTILAZIONE Nel servizio igienico e nell'antibagno, ove possibile, va assicurata l'illuminazione e la ventilazione naturale, dotando ogni locale di finestra apribile di superficie non inferiore ad 1/10 della superficie in pianta. La finestra deve essere apribile, se del caso con idonei dispositivi di apertura (manuali o automatici), facilmente accessibili e manovrabili. In mancanza di illuminazione e ventilazione naturale, i locali devono essere provvisti di illuminazione e ventilazione artificiale secondo le vigenti norme tecniche; l'aspirazione deve essere avviata contestualmente all'accensione della luce o all'apertura della porta di accesso e temporizzata con durata tale da garantire un ricambio completo ad ogni utilizzo.
L’antibagno deve essere aereato evitando che il flusso d’aria si diriga dal wc a una zona pulita. 1.1.2 REQUISITI STRUTTURALI E DOTAZIONI I servizi igienici devono corrispondere ai seguenti requisiti e disporre delle seguenti dotazioni: − il servizio igienico deve essere dotato di antibagno, qualora non sia accessibile da corridoi o disobblighi o locali deposito (purché non di generi alimentari); − qualora i servizi igienico assistenziali del personale siano divisi per sesso, l’accesso al servizio igienico potrà avvenire attraverso il rispettivo spogliatoio; in tal caso il servizio igienico dovrà essere adeguatamente dimensionato in modo da consentire anche l’installazione del lavamani;
14 − sia il servizio igienico che l’anti-bagno devono avere superficie non inferiore a 1.20 mq, con il lato minore di almeno 1.00 m; − l'altezza interna non può essere inferiore a 2.40 m, fatte salve le deroghe previste dalle normative vigenti; − i locali wc devono essere separati tra loro e dall'antibagno da pareti, di regola, a tutta altezza; − le porte di accesso devono avere larghezza non inferiore a 0.75 m e direzione di apertura preferibilmente verso l’esterno, devono essere dotate di serratura di emergenza (azionabile dall'esterno e con indicatore di presenza) ove necessario e di idonea griglia di aerazione nella parte inferiore o sollevate rispetto al pavimento di almeno 5 cm; − il pavimento deve essere realizzato in materiale resistente impermeabile, antiscivolo, facilmente lavabile e disinfettabile; − per particolari tipologie lavorative o particolari attività va prevista l’installazione di un idoneo sistema di deflusso delle acque a pavimento, pilette o griglie, ed una presa d’acqua per lancia di lavaggio; − le pareti devono essere rivestite in materiale impermeabile, facilmente lavabile e disinfettabile, fino all'altezza di 2.00 m; − il servizio igienico deve essere dotato di tazza o turca a filo di pavimento; − i lavamani, posizionati preferibilmente all’interno del locale wc, devono essere dotati di acqua calda e fredda; − il numero dei lavamani deve essere, preferibilmente, non inferiore al numero di tazze o turche; − il servizio igienico può essere realizzato in locali sotterranei e semisotterranei, purché adeguatamente areato e protetto dall'umidità.
Inoltre, nelle attività che prevedono la manipolazione di alimenti (ad esclusione delle rivendite di tabacchi con vendita di caramelle e similari): − i servizi devono essere interni all’esercizio o comunque collegati con passaggio interno; − i comandi di erogazione dell'acqua dei lavamani devono essere non manuali (a pedale, a ginocchio, a fotocellula); − le aperture di finestre devono essere dotate di reti antinsetti a fitte maglie, facilmente amovibili per la pulizia, e/o altri dispositivi antinsetto e antiroditori; − qualora vi sia un'accessibilità diretta dal locale di somministrazione, vendita, produzione o deposito, la porta dell'antibagno deve essere dotata di chiusura automatica (molla di ritorno), ad eccezione del caso in cui il servizio igienico sia accessibile ai disabili.
2.1 SERVIZI IGIENICI AD USO DEL PUBBLICO I comandi di erogazione dell'acqua dei lavamani devono essere preferibilmente non manuali (a pedale, a ginocchio, a fotocellula).
La valutazione della necessità di realizzare servizi igienici accessibili ai disabili è rimessa al Comune. 2.1.1 ESERCIZI COMMERCIALI Negli esercizi commerciali i servizi igienici devono essere dimensionati come segue: - da 250 a 1000 mq - di superficie di vendita - 1 servizio igienico (wc e lavamani), riservato al pubblico e dimensionato per disabili; - oltre i 1000 mqdi superficie di vendita - almeno 2 servizi igienici (uno per sesso) riservati al pubblico, di cui 1 dimensionato per disabili.
15 Il servizio deve essere facilmente accessibile, possibilmente dal locale di vendita, adeguatamente segnalato, indipendente dai locali in cui sono posizionati i servizi assistenziali dei lavoratori.
2.1.2 ESERCIZI COMMERCIALI INSERITI IN STRUTTURE ORGANIZZATE (CENTRI/COMPLESSI COMMERCIALI)20 I servizi igienici devono essere distribuiti in modo tale da essere facilmente accessibili dalle diverse zone del centro o complesso commerciale. La dotazione, di norma, deve essere: − n. 1 servizio igienico, dimensionato per disabili, da mq 250 a 1000 mq - di superficie di vendita; − incremento di 1 servizio ogni ulteriore superficie di 1000 mq o frazione di questa; − il numero di servizi igienici attrezzati per disabili è pari ad 1 ogni 8 servizi di tipo comune e comunque ne va previsto almeno 1 per piano.
Qualora non sia prevista un'organizzazione centralizzata dei servizi igienici, ogni singola struttura deve essere dotata di servizi come indicato nei parametri previsti per i singoli locali commerciali. I centri/complessi commerciali con superficie superiore a 5000 mq devono disporre di almeno 1 locale attrezzato per l’igiene dei bambini. 2.1.3 ESERCIZI DI SOMMINISTRAZIONE E/O DI RISTORAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE Negli esercizi di somministrazione e/o di ristorazione devono essere previsti, almeno, indicativamente: − n. 1 wc con lavamani, nei locali con superficie netta di somministrazione fino a 60 mq; − n.
2 wc con lavamani, divisi per sesso, nei locali con superficie netta di somministrazione da 60 a 150 mq; − n. 3 wc con lavamani, nei locali con superficie netta di somministrazione da 150 a 300 mq. Ai fini igienico-sanitari, la superficie di somministrazione va calcolata al netto dei servizi, dei locali di deposito e del banco di mescita.
REQUISITI DI ILLUMINAZIONE E VENTILAZIONE Nel servizio igienico e nell'antibagno, ove possibile, va assicurata l'illuminazione e la ventilazione naturale, dotando ogni locale di finestra apribile, di superficie non inferiore ad 1/10 della superficie in pianta, salvo quanto diversamente previsto dai regolamenti edilizi locali. La finestra deve essere apribile, se del caso con idonei dispositivi di apertura (manuali o automatici), facilmente accessibili e manovrabili. In mancanza di illuminazione e ventilazione naturale, i locali devono essere provvisti di illuminazione e ventilazione artificiale secondo le vigenti norme tecniche; l'aspirazione deve essere avviata contestualmente all'accensione della luce o all'apertura della porta di accesso e temporizzata con durata tale da garantire un ricambio completo ad ogni utilizzo.
REQUISITI E DOTAZIONI I servizi igienici devono corrispondere ai seguenti requisiti e disporre delle seguenti dotazioni: − il servizio igienico deve essere dotato di antibagno; qualora non sia possibile realizzarlo, si potrà accedervi esclusivamente attraverso corridoi o vani accessori; 20 Cfr. DCAP prot. n. 20283/ PROD.COMM-29/05/PQ dd. 11 agosto 2010, per quanto attiene alle connessioni funzionali
16 − qualora vi sia un'accessibilità diretta da locali di somministrazione/ristorazione la porta dell'antibagno deve essere dotata di chiusura automatica (molla di ritorno), ad eccezione del caso in cui il servizio igienico sia accessibile ai disabili; − la superficie del servizio igienico e quella dell'anti-bagno deve essere preferibilmente non inferiore a 1,20 mq, con il lato minore di almeno 1,00 m; − l'altezza interna non può essere inferiore a 2,40 m; − i locali wc devono essere separati tra loro e dall'antibagno, da pareti, di regola, a tutta altezza; − il pavimento deve essere realizzato in materiale impermeabile, antiscivolo, facilmente lavabile e disinfettabile; − le pareti devono essere rivestite in materiale impermeabile, facilmente lavabile e disinfettabile fino all'altezza di 2,00 m; − il servizio deve essere dotato di tazza o wc alla turca a filo del pavimento; − le porte di accesso devono avere larghezza non inferiore a 0,75 m e direzione di apertura preferibilmente verso l’esterno, dotate di serratura di emergenza (azionabile dall'esterno e con indicatore di presenza) e di idonea griglia di aerazione nella parte inferiore o sollevate rispetto al pavimento di almeno cm 5 qualora i servizi siano aerati artificialmente; − nel locale wc va previsto un gancio appendiabiti; − i lavamani devono essere dotati distributori di sapone liquido ed asciugamani monouso o ad aria; − il servizio igienico può essere realizzato in locali sotterranei e semisotterranei, purché adeguatamente aerato e protetto dall'umidità.
Inoltre, nelle attività che prevedono la manipolazione di alimenti, le aperture verso l'esterno di finestra devono essere dotate di reti antinsetti a fitte maglie, facilmente amovibili per la pulizia, e/o altri dispositivi antinsetti e antiroditori. DOCCE AD USO DEI DIPENDENTI Le docce sono obbligatorie per le lavorazioni che espongono a rischio di insudiciamento o imbrattamento. Qualora necessaria, va realizzata, di norma, 1 doccia ogni 8 dipendenti; devono essere previsti locali separati per sesso, oppure deve essere garantita l'utilizzazione separata degli stessi. 1.1. REQUISITI DI ILLUMINAZIONE E VENTILAZIONE Ove possibile, va assicurata l'illuminazione e la ventilazione naturale, dotando il locale di finestra apribile di superficie pari ad 1/10 della superficie in pianta.
La finestra deve essere apribile, se del caso con idonei dispositivi di apertura (manuali o automatici), facilmente accessibili e manovrabili. In mancanza di illuminazione e ventilazione naturale, i locali devono essere provvisti di illuminazione e ventilazione artificiale secondo le vigenti norme tecniche; è consentita l'emissione in facciata dell'aria estratta. 1.2. REQUISITI E DOTAZIONI Le docce realizzate negli spogliatoi devono essere separate tramite pareti o box chiusi a tutta altezza e dotate di singola aspirazione forzata.
Deve essere garantito l'accesso diretto dal locale spogliatoio alla doccia.
17 SPOGLIATOI Si intende per spogliatoio il locale, o l’area fisicamente separata, messo a disposizione per il cambio d’abito di operatori o utenti. Lo spogliatoio, preferibilmente, non deve comunicare direttamente con il gabinetto (wc). Lo spogliatoio deve rispondere alle seguenti caratteristiche strutturali: − superficie in pianta non inferiore a 1,20 mq per lavoratore per i primi 10 lavoratori contemporaneamente presenti per turno e 1 mq per ogni lavoratore/utente eccedente i primi dieci. La superficie minima ammessa non deve essere inferiore a 2 mq al netto dell’ingombro di eventuali porte.
Per le attività svolte su più turni di lavoro, fatta salva la superficie richiesta per i lavoratori presenti al primo turno, dovrà essere calcolata una superficie ulteriore pari a quella riferita all’ingombro degli armadietti; − deve essere munito di sedili; − di norma vanno assicurate l’illuminazione naturale pari ad 1/10 della superficie del pavimento e la aerazione naturale di tipo diretto nel rapporto di 1/20 della superficie in pianta del locale. In alternativa è ammessa l’illuminazione artificiale e una ventilazione artificiale che garantisca il rispetto della normativa di settore; − per le attività ove si svolgono lavorazioni insudicianti e polverose, nonché in quelle in cui usano sostanze pericolose, nello spogliatoio dovranno essere collocati armadietti a doppio scomparto: uno per gli abiti civili ed uno per quelli da lavoro; se del caso, vanno previsti percorsi e spazi sporco-pulito distinti per l’accesso agli spogliatoi e l’uso degli stessi; − dovrà essere collocato possibilmente vicino ai locali di lavoro e riscaldato durante la stagione fredda.
Se gli spogliatoi sono situati in un edificio separato da quello che ospita i locali di produzione deve essere previsto, ove possibile o ove ritenuto necessario per ragioni igieniche, un passaggio riparato al fine di evitare che i lavoratori siano esposti alle intemperie; − è consentita la realizzazione degli spogliatoi nei locali sotterranei o semsotterranei; − superfici facilmente lavabili; − lo spogliatoio per i lavoratori deve essere separato da quello eventualmente destinato agli utenti.
REFETTORIO Per refettorio si intende il locale utilizzato dai lavoratori per consumare i pasti. Il refettorio, qualora previsto, deve presentare le seguenti caratteristiche strutturali: − l’angolo di riscaldamento, ove presente, delle proprie vivande, e di lavaggio dei relativi recipienti deve essere reso lavabile e disinfettabile, preferibilmente piastrellato, fino a 2 m di altezza, dotato di lavabo con erogazione di acqua calda e fredda e dotato di idonee attrezzature per la conservazione degli alimenti; − pareti tinteggiate e pavimenti antiscivolo facilmente lavabili; − illuminazione ed aerazione secondo i criteri generali già stabiliti, dal presente documento, per i locali di lavoro occupati in maniera non durevole; − superficie in pianta non inferiore a 1,50 mq per ogni persona potenzialmente presente nel locale; − altezza libera interna minima di 2,50 m; − nel locale o nelle immediate vicinanze deve essere disponibile un lavamani con acqua potabile distinto da quello di cui al punto 1.
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