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Timestamp: 2019-02-19 19:02:29+00:00
Document Index: 147261926

Matched Legal Cases: ['art.19', 'art.19', 'art.164', 'art.51', 'art.164', 'art.14', 'art.34', 'art.2', 'art. 16', 'art. 2215', 'art. 16']

Legge di stabilità 2015 (l. 190/2014): novità di immediata applicazione
gen 14, 2015 // by admin // Blog, News // 6 Comments
Iniziamo l’esposizione delle novità di carattere fiscale introdotte con la Legge di Stabilità 2015, richiamando l’attenzione sulle norme di immediata applicazione (già dal 1° gennaio 2015) in materia di IVA e ravvedimento operoso.
Estensione reverse charge IVA
Introduzione “split payment” IVA
Ampliamento del “ravvedimento operoso”
Abrogazione degli istituti deflattivi del contenzioso
D.Lgs. 175/2014: le semplificazioni relative alle operazioni intracomunitarie e internazionali
gen 14, 2015 // by admin // Blog, News // No Comments
Il D.Lgs. 175/2014 “Semplificazioni fiscali e dichiarazione precompilata”, ha introdotto numerose novità nell’ambito delle dichiarazioni e comunicazioni fiscali, sia per quanto riguarda l’operatività aziendale che per le dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche.
In questa sede ci occuperemo di quanto di più stretto e urgente interesse delle aziende, rimandando ad un prossimo intervento il commento delle novità per le persone fisiche (ad es. la “dichiarazione precompilata”).
Comunicazioni operazioni con soggetti black list
Richiesta di autorizzazione per effettuare operazione INTRAUE (VIES)
Semplificazioni elenchi Intrastat servizi
Sanzioni mancata comunicazione dati statistici elenchi Intra
I veicoli in uso agli amministratori: detraibilità IVA
dic 9, 2014 // by admin // Blog, News // No Comments
L’Agenzia delle Entrate con l’interpello n.904-472/14 reso dalla DRE Lombardia, nega l’integrale detraibilità Iva sui costi relativi all’utilizzo di autovetture concesse in uso promiscuo agli amministratori di società, in quanto è applicabile il regime ordinario previsto dalla normativa in materia. L’interpello risolve definitivamente il dubbio riguardante la possibilità di detrarre totalmente l’IVA sui componenti negativi di reddito riguardanti gli automezzi concessi in uso promiscuo all’amministratore di società, in caso di addebito di specifico corrispettivo per l’utilizzo ai fini privati dell’automezzo. Le disposizioni previste per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti non possono essere estese agli amministratori.
In ambito Iva il trattamento dei costi di acquisto, gestione, manutenzione e utilizzo dei veicoli a motore è disciplinato dall’art.19-bis1, co.1, lett.c) e d) d.P.R. n.633/72. Per i veicoli stradali, non interamente utilizzati per fini professionali o nell’esercizio dell’attività d’impresa, l’Iva relativa ai costi di acquisto, noleggio o locazione finanziaria e gestione, è ammessa in detrazione nella misura del 40%.
Automezzi strumentali e oggetto dell’attività d’impresa o a uso pubblico
Per tale tipologia di veicolo opera l’integrale deduzione dei componenti negativi di reddito e la totale detraibilità dell’IVA sui costi relativi l’acquisto, ammortamento, manutenzione e utilizzazione. Al fine di contrastare gli abusi delle disposizioni fiscali disciplinanti il settore dei veicoli, con il D.L. n.223/06 (“Decreto Bersani – Visco”) e il Provvedimento del 6 dicembre 2006 dell’Agenzia delle Entrate, sono state definite le regole per individuare gli autoveicoli che, seppur immatricolati come autocarri, sono considerati fiscalmente autovetture.
Veicoli aziendali a disposizione dell’impresa o del professionista
Per tali veicoli la percentuale di deducibilità dei costi di acquisto, manutenzione e gestione è ridotta al 20% (con il limite di 18.075,99 euro per l’acquisto). La percentuale di detraibilità dell’IVA è invece pari al 40%, così come dettato dall’art.19-bis1, co.1, lett.c) e d) d.P.R. n.633/72.
Veicoli utilizzati da agenti e rappresentati di commercio
Per tali autoveicoli opera l’integrale detraibilità dell’IVA sia all’atto di acquisto sia sulle spese di utilizzazione. Per quanto riguarda la percentuale di deducibilità dei costi relativi all’acquisto, ammortamento e gestione, questa viene fissata nella misura dell’80% (con il limite di 25.822,54 euro per l’acquisto).
Veicoli assegnati a uso promiscuo ai dipendenti
Per gli autoveicoli assegnati in uso promiscuo ai dipendenti con idonea documentazione e per la maggior parte del periodo d’imposta (184 giorni+1 se bisestile), l’art.164 d.P.R. n.917/86 prevede in capo alla società, una deducibilità limitata al 70% dei componenti negativi di reddito relativi all’utilizzazione, senza limite massimo di spesa per l’acquisto del veicolo. Per i dipendenti, in base a quanto previsto dall’art.51, co.4, lett.a) d.P.R. n.917/86, l’assegnazione del veicolo a uso promiscuo, determina un fringe benefit pari al 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 km, determinabile sulla base del costo chilometrico stabilito dalle tabelle Aci deliberate per l’annualità in corso e in relazione al tipo di autovettura utilizzata.
Dal punto di vista operativo, il valore del fringe benefit può essere attribuito al dipendente mediante inserimento in busta paga con assoggettamento a ritenute previdenziali e fiscali o alternativamente, con separata fatturazione del fringe benefit a titolo di specifico corrispettivo, da assoggettare a IVA ordinaria e pagamento a carico del dipendente. Qualora venga emessa fattura assoggettata ad IVA, la detraibilità dell’IVA da parte dell’impresa è totale (anziché al 40%).
Veicoli assegnati ad uso promiscuo ai collaboratori coordinati e continuativi ed amministratori
Per gli autoveicoli concessi in uso promiscuo agli amministratori, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, la società può dedurre un importo pari all’ammontare del compenso in natura spettante all’amministratore corrispondente al fringe benefit come sopra determinato. L’eventuale eccedenza delle spese sostenute dalla società, rispetto al compenso in natura, è deducibile nella misura del 20% così come previsto dall’art.164, co.1, lett.b) Tuir. Anche in questo caso il valore fiscale relativo all’utilizzo del veicolo è quantificato, in misura forfettaria, in base a quanto previsto dall’art.14, co.6 d.P.R. n.633/72, così come modificato dalla Legge Finanziaria 2008.
Anche in tal caso l’impresa può scegliere se concedere l’uso promiscuo dell’autoveicolo in modo gratuito e quindi inserire il fringe benefit nel cedolino con conseguente assoggettamento a ritenute fiscali e previdenziali o addebitare all’amministratore il corrispettivo specifico, mediante emissione di fattura e pagamento a carico dell’amministratore. La scelta fra le due modalità, ha importanti riflessi sul trattamento Iva, che verrà appunto analizzato a seguire, alla luce dell’interpello reso dalla DRE Lombardia in data 24 settembre 2014.
Il trattamento Iva dell’auto aziendale in uso all’amministratore
La tesi dell’integrale deducibilità dell’IVA è stata condivisa da molti commentatori e istituti di ricerca, nella convinzione che se l’automezzo viene concesso all’amministratore anche per uso privato previo pagamento di un corrispettivo almeno pari al valore convenzionale Aci, per la società l’Iva è interamente detraibile sia per i costi di acquisizione che di gestione, in quanto si concretizza un uso esclusivamente aziendale.
Con l’interpello n.904-472/14, l’Agenzia delle Entrate – DRE Lombardia, prende posizione su tale argomento e risolve definitivamente la questione fornendo parere negativo.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, indipendentemente da ulteriori precisazioni, le disposizioni previste specificatamente per i veicoli assegnati in uso promiscuo ai dipendenti, non possono essere applicate anche a quelli concessi in uso promiscuo agli amministratori, data la natura eccezionale di tali disposizioni.
La stessa, infatti, aveva già evidenziato con le Circolari n.1/E/07 e n.5/E/01 punto 10), che ai sensi dell’art.34 L. n.342/00, l’assimilazione dei redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa a quelli di lavoro dipendente, opera solo con riferimento alle modalità di determinazione del reddito del collaboratore ai fini delle imposte dirette, ma non si configura quale assimilazione delle due tipologie di rapporto di lavoro a tutti gli effetti di legge.
L’Agenzia delle Entrate conclude che per quanto concerne la detrazione dell’Iva relativa ai veicoli stradali concessi in uso promiscuo all’amministratore, debba operare il regime ordinario della normativa in materia, che prevede una percentuale di detraibilità dell’Iva pari al 40%.
In scadenza l’1/12/2014 il secondo acconto delle imposte 2014
nov 20, 2014 // by admin // Blog, News // No Comments
Per i contribuenti che hanno presentato il modello Unico si avvicina la scadenza per il versamento del secondo acconto delle imposte per l’anno in corso.
Entro l’1.12.2014 (il 30.11 cade di domenica) va effettuato il versamento della seconda o unica rata dell’acconto delle imposte relative al reddito e al valore della produzione conseguiti nel 2014, nonché l’acconto dei contributi previdenziali (IVS e Gestione Separata INPS) dovuti per il 2014, che saranno dichiarati nel mod. UNICO / IRAP 2015.
Le misure del versamento variano in base alla tipologia del contribuente e del tributo:
PERSONE FISICHE E SOCIETA’ DI PERSONE
Le persone fisiche e le società di persone, soggetti IRPEF, IRAP, imposta sostitutiva per i contribuenti “minimi”, IVIE e IVAFE, versano acconti per tutte le imposte indicate pari al 100% dell’importo a debito dell’anno 2013. Il 40% del dovuto doveva essere versato in sede di primo acconto (scaduto lo scorso giugno o rateizzato nei mesi seguenti), mentre il residuo 60% deve essere appunto versato in sede di secondo acconto entro il prossimo 1/12/14.
SOCIETA’ DI CAPITALI E ENTI NON COMMERCIALI
Per i soggetti IRES gli acconti di IRES e IRAP sono dovuti nella misura del 101,5% dell’importo a debito per l’anno 2013, se superiore a € 21. Il 40% del dovuto doveva essere versato in sede di primo acconto (scaduto lo scorso luglio o rateizzato nei mesi seguenti), mentre il residuo 60% deve essere appunto versato in sede di secondo acconto entro il prossimo 1/12/14.
L’acconto dell’imposta sostitutiva sui contratti di locazione abitativa stipulati fra persone fisiche non esercenti attività di impresa o libera professione è pari al complessivamente al 95% dell’importo dovuto per il 2013, indicato al rigo RB11 del modello Unico 2014, se l’importo è pari o superiore a € 52. Il 38% dell’importo così calcolato doveva essere versato a titolo di primo acconto, mentre il 57% come secondo acconto in scadenza l’1/12/14.
L’1 dicembre 2014 scade anche il termine per il versamento della seconda rata di acconto dei contributi previdenziali per l’anno 2014. Per gli iscritti alla Gestione Artigiani-Commercianti (IVS) l’acconto è determinato sull’ammontare dei redditi d’impresa dichiarati nel 2013 ed eccedenti il minimale 2014, fino a concorrenza del massimale e applicando le aliquote 2014. Per i professionisti c.d. “senza cassa”, iscritti alla Gestione Separata INPS invece versano l’acconto per il 2014 calcolato come pari complessivamente all’80% del contributo calcolato sul reddito 2013, applicando le aliquote 2014. Gli importi così determinati devono essere versati in 2 rate di pari importo, in scadenza nelle stesse date in cui sono dovuti i versamenti delle imposte, sopra indicati.
METODO STORICO O PREVISIONALE?
Anche per il 2014, ai fini della determinazione dell’acconto dovuto è possibile utilizzare, in alternativa al metodo storico (acconti calcolati come sopra indicato, sulla base del reddito dell’anno 2013) il metodo previsionale, cioé utilizzare come base di calcolo il reddito che si presume di realizzare nell’anno 2014, se inferiore a quello dichiarato per l’anno 2013. In tal caso è infatti possibile ridurre gli acconti, che dovranno risultare pari ad almeno il 100% (per i soggetti IRPEF) e al 101,5% (per i soggetti IRES) di quanto effettivamente dovuto, secondo quanto verrà dichiarato nel modello Unico 2015. In caso gli acconti determinati col metodo previsionale si rivelino insufficienti (nel caso cioé in cui il reddito presunto sia stato sottostimato) è possibile ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso, purché il versamento venga effettuato entro il 30/09/2015.
Si ricorda che dal 1° ottobre 2014 anche per i contribuenti non titolari di partita IVA c.d. “privati” è stato introdotto l’obbligo di utilizzo del canale telematico per il pagamento della quasi totalità dei modelli F24 ( i dettagli qui)
Bonus immobili da destinare alla locazione a canone concordato (DL 133/2014)
nov 4, 2014 // by admin // Blog, News // No Comments
L’articolo 21, DL 133/2014 (c.d. Decreto Sblocca Italia) ha introdotto – a decorrere dal 13 settembre 2014- un’agevolazione connessa all’acquisto, alla ristrutturazione, e alla costruzione di immobili abitativi destinati alla locazione “a canone concordato”. Il bonus consiste in una deduzione dal reddito complessivo, pari al 20% del prezzo pagato per l’acquisto direttamente dall’impresa costruttrice o che ha eseguito i lavori, oppure il 20% della spesa sostenuta per costruirla sul proprio terreno, nel periodo dal 1/1/2014 al 31/12/2017, da parte di persone fisiche (privati).
L’abitazione dovrà essere affittata per almeno otto anni a canone concordato (art.2, comma 3, legge 431/98), oppure con canoni speciali (Dpr 380/2001 o legge 350/2003). Il canone, quindi, non è libero ma, in generale, inferiore a quelli a libero mercato. Il contratto, invece, tranne che per durata e canone, può essere anche libero.
L’acquirente inoltre non deve essere parente di primo grado (quindi il limite è formalmente solo tra genitori e figli) del futuro inquilino.
Tra le condizioni per la concessione dell’agevolazione ci sono anche: la classe energetica degli immobili, che deve essere A o B; la categoria catastale, che deve essere una A residenziale (abitazioni) con esclusione di A8, A9 e A1 (ville e case storiche o signorili); la zona, che non deve essere agricola.
La deduzione non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali previste per le medesime spese (ad es. nel caso di ristrutturazione).
Meccanismo di deduzione e convenienza
La deduzione del 20%, determinata su un ammontare massimo complessivo di spesa di € 300.000, deve essere suddivisa in 8 quote annuali di pari importo, con utilizzo a decorrere dall’anno in cui è stipulato il contratto di locazione. Considerando che l’agevolazione in esame è rappresentata da una deduzione dal reddito del contribuente, il risparmio fiscale aumenta all’aumentare del reddito dichiarato: il risparmio è infatti proporzionale all’aliquota IRPEF marginale applicabile al minor reddito dichiarabile. Ulteriori considerazioni di convenienza devono essere fatte con riguardo a:
possibilità di applicare il regime della cedolare secca, che prevede per i contratti a canone concordato un’aliquota agevolata del 10% (in luogo del 21%) per il quadriennio 2014-2017
aliquote agevolate ai fini IMU, previste in alcuni Comuni per i canoni di locazione concordati (ad es. nel Comune di Bologna 0,76% in luogo dell’1,06%))
contributi a fondo perduto erogati da alcuni Comuni ai proprietari che stipulano contratti a canone concordato (ad es. nel Comune di Bologna il contributo è di € 500)
differenza tra affitti concordati e di mercato: in dipendenza degli accordi territoriali (in genere comunali o provinciali) in alcuni casi i due canoni si avvicinano di molto, ma in altri l’eccessiva differenza rende nulla la convenienza nonostante il bonus e le agevolazioni sopra indicate
ott 13, 2014 // by admin // Blog, News // No Comments
Come noto i libri contabili tenuti con sistemi meccanografici (libro giornale, registri iva, libro inventari) devono essere stampati entro 3 mesi dal termine di presentazione della dichiarazione annuale. Le società aventi esercizio corrispondente con l’anno solare pertanto, considerato che il termine originario di trasmissione dell’Unico 2014 è scaduto il 30 settembre 2014, hanno l’obbligo di stampare i registri entro il 31 dicembre 2014.
Per quanto riguarda invece il registro dei beni ammortizzabili, l‘art. 16 del DPR 600/73 impone come termine di aggiornamento quello di presentazione delle dichiarazioni (per il 2013 la scadenza è pertanto fissata al 30 settembre 2014).
Quanto sopra riportato non vale per chi utilizza le modalità di conservazione dei documenti fiscali e dei registri contabili su supporto informatico, come previsto dall’art. 2215 bis c.c., purché sia effettuata in modo da garantire la conformità dei documenti agli originali e la leggibilità effettiva dei documenti conservati.
I registri e i libri devono essere numerati progressivamente, a cura del contribuente, in ogni pagina con indicazione dell’anno di riferimento (ad es. 1/2013, 2/2013…). La numerazione non deve necessariamente essere eseguita preventivamente per l’intero libro e per tutto il periodo d’imposta, ma può essere effettuata nel momento stesso di utilizzo delle pagine (RM 12 marzo 2002 n. 85/E). Come chiarito dalla Circolare Agenzia Entrate 64/2002, “qualora le relative annotazioni occupino solo poche pagine per ciascuna annualità, l’indicazione dell’anno può essere omessa”.
Oltre che all’obbligo di numerazione progressiva il libro giornale e il libro inventari sono soggetti all’obbligo di corresponsione dell’imposta di bollo di importo pari a € 16 per ogni 100 pagine o frazione di esse (art. 16 Tariffa allegato A DPR 642/72). Tuttavia l’imposta di bollo è dovuta per ogni 100 pagine effettivamente utilizzate, pertanto se ad esempio nel corso dell’esercizio 2013 sono state utilizzate 75 pagine del libro giornale con apposizione del bollo sulla pagina numero 1, il nuovo bollo andrà apposto solo a partire dalla pagina 36 dell’esercizio 2014. Per quanto riguarda le modalità di pagamento l’imposta può essere assolta mediante:
applicazione di marche sulla prima pagina numerata
versamento con modello F23 (codice tributo 4587T imposta di bollo su libri e registri) e riporto degli estremi della relativa ricevuta di pagamento sulla prima pagina numerata.
Indipendentemente dalla modalità adottata è importante che l’imposta sia assolta prima di porre in uso il registro, cioé prima di effettuare le annotazioni sulla prima pagina.
Per garantire la veridicità delle scritture contabili impedendo eventuali successive alterazioni, è obbligatorio tenerle in forma ordinata, senza lasciare spazi bianchi – che devono quindi essere barrati in modo da renderli inutilizzabili per altre registrazioni -, senza effettuare cancellazioni oppure ove necessario eseguendole in modo da lasciare leggibili le parole o i numeri cancellati.
Il periodo previsto dal codice civile per il quale i libri contabili obbligatori devono essere conservati presso la sede della società è di 10 anni dalla data dell’ultima registrazione. Secondo la normativa fiscale tali libri devono essere conservati fino a quando non siano definiti gli accertamenti relativi ai corrispondenti periodi d’imposta (o sia scaduto il termine per effettuarli, cioé generalmente passati 4 anni dal 31 dicembre dell’anno in cui è stata presentata la dichiarazione cui si riferiscono le registrazioni). La loro conservazione può essere validamente effettuata anche mediante archiviazione elettronica, purché le registrazioni corrispondano ai documenti e questi possano essere resi leggibili in qualsiasi momento.
Per quanto riguarda infine gli obblighi di aggiornamento dei libri in oggetto bisogna distinguere tra memorizzazione dei dati e la loro stampa. Le scritture devono infatti essere aggiornate nel termine di 60 giorni decorrenti dalla data in cui si è manifestata l’operazione da registrare (fatta eccezione per le scritture di chiusura che possono essere eseguite entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione dei redditi dell’esercizio a cui si riferiscono), mentre per la stampa ci sono 90 giorni di tempo dalla data di presentazione delle dichiarazione annuale.
TASI – scade il 16 ottobre 2014 la seconda tranche dell’acconto
set 22, 2014 // by admin // Blog, News // No Comments
Come noto, dal 2014 è entrata in vigore la TASI (Tassa sui Servizi Indivisibili dei Comuni) imposta che si affianca, senza sostituire, l’IMU.
La scadenza a regime della TASI è fissata al 16 giugno 2014 (la stessa prevista per l’IMU); trattandosi del primo anno di applicazione e visto che molti Comuni non hanno approvato le aliquote 2014 entro la scadenza del 23 maggio, si è reso necessario introdurre una disciplina transitoria che ha scaglionato i termini per il versamento degli acconti.
Il D.L. n.66/14 ha quindi disposto lo slittamento del versamento per gli immobili ubicati nei Comuni per i quali aliquote e regolamenti non erano stati approvati entro il 23 maggio (si tratta di circa il 75% dei Comuni italiani): per tali immobili la scadenza viene fissata al 16 ottobre, ma solo nel caso in cui aliquote e regolamenti siano stati approvati entro il 10 settembre.
Per i Comuni in relazione ai quali anche entro tale data non siano stati resi disponibili le aliquote, l’imposta dovrà essere versata interamente a saldo entro la scadenza del 16 dicembre 2014. In quest’ultimo caso l’imposta 2014 sarà determinata sulla base dell’aliquota standard (1 per mille) verificando il rispetto del tetto congiunto tra IMU e TASI e imputando al detentore dell’immobile una percentuale del 10% dell’imposta complessivamente dovuta per l’immobile.
Da notare che questa scadenza transitoria di ottobre riguarda solo ed esclusivamente la TASI, ma non l’IMU.
Per tutti gli immobili interessati e per tutti i comuni italiani l’acconto IMU è stato versato lo scorso 16 giugno: la prossima scadenza per l’imposta municipale sarà il conguaglio a saldo per il 2014, da effettuarsi entro il prossimo 16 dicembre.