Source: https://www.diritto.it/la-nullita-e-l-annullabilita-del-contratto-caratteri-e-disciplina-giuridica/
Timestamp: 2018-04-26 21:01:47+00:00
Document Index: 89434514

Matched Legal Cases: ['art. 1372', 'art. 1422', 'art. 1421', 'art. 1423', 'art. 1419', 'art. 1425', 'art. 1427', 'art. 1428', 'art. 1439', 'art. 1444', 'art. 1445']

Tra le cause che la legge reputa idonee a “sciogliere” il contratto (ex art. 1372 c.c), oltre alla rescissione e alla risoluzione, relative a vizi del “rapporto”, ci sono anche la dichiarazione di nullità e l’annullabilità, relative a vizi dell’atto.
La tradizionale bipartizione dell’invalidità contrattuale, costituita da nullità e annullabilità, è stata introdotta dal legislatore del 1942, perché nel precedente codice del 1865 trovava spazio esclusivamente la previsione della nullità sulla base del modello francese.
Secondo l’articolo 1418 del codice civile, il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, quando difetta di uno dei requisiti indicati dall’articolo 1325 del codice civile (accordo delle parti, causa, oggetto, forma), quando la causa o i motivi sono illeciti, se determinanti per la conclusione del contratto, quando l’oggetto del contratto è impossibile, illecito, indeterminato o indeterminabile, negli altri casi stabiliti dalla legge.
La nullità è la più grave patologia contrattuale, consistendo in una sanzione che si applicata quando si verificano vizi “genetici” del contratto, in grado di far venire meno gli effetti prodotti che sono ab origine, come se lo stesso non fosse mai esistito.
A causa di queste ragioni, l’azione di nullità è imprescrittibile (ex art. 1422 c.c.), può essere fatta valere ad istanza di chiunque vi abbia interesse e rilevata, anche di ufficio, da parte del giudice (ex art. 1421 c.c.).
La nullità non è sanabile, né convalidabile, salvo che la legge non disponga diversamente (ex art. 1423 c.c.), anche se è relativa a una parte o singole clausole del contratto (c.d. nullità parziale), la stessa si estende all’intero contratto, dove risulti che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto (ex art. 1419 c.c.), fatta eccezione per la sostituzione di diritto delle clausole nulle con norme imperative.
A norma dell’articolo 1424 del codice civile, la nullità può produrre gli effetti di un diverso contratto, del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, se si possa ritenere, in relazione agli scopi perseguiti dalle parti, che le stesse lo avrebbero voluto se avessero conosciuto la nullità (c.d. conversione del contratto nullo).
Sono considerate cause di annullabilità del contratto, l’incapacità di una delle parti (ad es. nel caso di contratti conclusi da minore o incapace di intendere e di volere, ex art. 1425 c.c.), il consenso dato per errore, estorto con violenza o carpito con dolo (c.d. vizi del consenso, ex art. 1427 c.c.).
Per essere causa di annullamento, l’errore deve essere essenziale e riconoscibile dall’altro contraente (ex art. 1428 c.c.), la violenza può anche essere esercitata da un terzo (ex rt. 1434 c.c.), il dolo deve consistere in raggiri tali usati da uno dei contraenti, che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe prestato il proprio consenso (ex art. 1439 c.c.).
A differenza della nullità, l’annullabilità può essere fatta valere esclusivamente su istanza della parte interessata ed è soggetta a un termine di prescrizione quinquennale.
Il codice civile prevede anche la possibilità di sanare, per intero o in parte, gli effetti del contratto annullabile, quando si realizzino i presupposti dell’istituto della “convalida” (ex art. 1444 c.c.) o della “rettifica” (ex artt. 1430, 1432 c.c.) e, al fine di tutelare il legittimo affidamento di eventuali aventi causa, precisa che l’annullamento (purché non abbia origine dall’incapacità legale) “non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di annullamento” (ex art. 1445 c.c.).