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Timestamp: 2018-06-20 09:16:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art.8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.8', 'art. 156']

L'assegno divorzile lo paga il datore di lavoro:l'art. 8 della Legge 898/1970.
24 novembre 2016 Avv. Andrea Fucci Blog, Pillole d'Avvocato 0
Salve Avvocato, sono divorziata ormai da due anni con assegno mensile di contributo al mantenimento di mio figlio a carico del mio ex marito. Ricevo l’assegno in ritardo e negli ultimi 6 mesi ha saltato 3 mensilità nonostante l’ex marito abbia un lavoro stabile ben pagato. Sono in seria difficoltà, sembra prendersi gioco di me e di nostro figlio pagando saltuariamente e quando gli fa comodo. C’è un rimedio a questa situazione?
Sono frequenti i casi di morosità del coniuge, sia in fase di separazione, sia nel corso della vita da divorziati. Il titolare dell’assegno, per sè o per il mantenimento di un figlio, è costretto spesso a cavarsela a causa di sottili ripicche a cui viene sottoposto dall’ex che paga il mantenimento a singhiozzo. Il debitore approfitta della poco appeal che hanno i rimedi legali, sia per le lungaggini della Giustizia, si perché il recupero di crediti talvolta di piccola entità è per definizione antieconomico sotto il profilo delle spese legali.
Tuttavia quando l’atteggiamento persiste e l’ex coniuge è stabilmente occupato e gode di stipendio, in special modo per il divorzio esiste una modalità per porre fine in modo celere a queste vere e proprie angherie. Sto parlando dell’art.8 della legge 898/70, meglio conosciuta come legge sul divorzio. Nel 1987 questo articolo veniva integrato con la previsione della possibilità, per il coniuge non pagato di attivarsi con un Avvocato al di fuori del Tribunale ma direttamente presso l’azienda datore di lavoro dell’ex.
Quando si verificano situazioni di morosità da parte di chi deve pagare l’assegno divorzile per una o più mensilità pregresse si procede a metterlo in mora tramite la lettera di un Avvocato intimandogli di pagare il dovuto entro il termine perentorio di 30 giorni. Nella lettera si preannuncerà, in caso di mancato pagamento, che l’avente diritto si rivolgerà direttamente al datore di lavoro (ma anche a qualsiasi altro debitore di somme periodiche ad altro titolo) al fine di ricevere il versamento diretto del dovuto ogni mese.
Qualora l’ex coniuge obbligato persista nel non pagare l’Avvocato procederà a notificare un atto di invito e diffida al datore di lavoro dove descrivendo brevemente la situazione di morosità e premesso l’obbligo del lavoratore al pagamento dell’assegno in virtù di sentenza (o accordo di negoziazione assistita) che è opportuno allegare in copia, invitandolo a versare direttemente l’importo mensile dell’assegno divorzile, dalla successiva scadenza in avanti, direttamente a favore del creditore detraendolo dallo stipendio. La legge stabilisce però un limite ovveroche il datore di lavoro non puà versare al titolare dell’assegno oltre la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e degli emolumenti accessori. Nell’atto da notificarsi al terzo datore di lavoro verrà fatta diffida ad adempiere a pena di azioni esecutive dirette nei propri confronti. Tanto infatti prevede la legge, ovvero che “ve il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento”
I PREGI DEL RIMEDIO
Il pregio maggiore di questo rimedio dedicato all’assegno divorzile è quello essere attuabile rapidamente ed in autonomia senza rivolgersi al Giudice. In questo aspetto è nettamente diverso dalla procedura prevista per la separazione, che invece tende a stimolare un provvedimento del Giudice indirizzato al terzo, con i relativi tempi. Altro punto a favore è senz’altro quello di mettere un freno alle future inadempienze dell’ex coniuge e quindi (se questi continuerà a lavorare) di percepire con regolarità i pagamenti futuri.
SE SI SONO ACCUMULATI DIVERSI ASSEGNI ARRETRATI NON PAGATI?
Il rimedio di cui si parla vale per gli assegni a scadere, infatti il titolo esecutivo sulla base del quale il terzo datore paga è la sentenza che prevede un assegno mensile, dunque è tendenzialmente un rimedio per evitare il problema in futuro. Per le somme pregresse da incassare occorrerà, sempre utilizzando la sentenza come titolo esecutivo, seguire le vie ordinarie del pignoramento, di beni mobili, o immobili oppure anche presso terzi creditore dell’obbligato. In tal caso, se ad esempio il datore di lavoro viene interessato di un versamento diretto ex art.8 legge divorzio e di un pignoramento per le somme pregresse pagherà, oltre all’assegno dovuto una quota che il Giudice determinerà a titolo di somme dovute arretrate. In tal modo nel tempo si ovvierà anche all’incasso dei vecchi assegni non ricevuti.
art. 156 comma 6 codice civile
ART. 8 LEGGE N. 898/1970
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