Source: https://www.dirittiregionali.it/2011/06/09/l-r-toscana-n-202011-disciplina-e-programmazione-delle-sale-cinematografiche/
Timestamp: 2018-04-25 16:09:29+00:00
Document Index: 23222852

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 49', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 51', 'art. 81']

[L. r. Toscana, n. 20/2011] Disciplina e programmazione delle sale cinematografiche - Diritti Regionali
/ Archivio (2011-2015) / [L. r. Toscana, n. 20/2011] Disciplina e programmazione delle sale cinematografiche
[L. r. Toscana, n. 20/2011] Disciplina e programmazione delle sale cinematografiche
Con la legge regionale n. 20 del 2011, la Regione Toscana è recentemente intervenuta per modificare il Testo unico (regionale) in materia di beni, istituti e attività culturali (L. r. n. 21/2010) introducendo una specifica e più articolata disciplina delle «modalità di autorizzazione alla realizzazione, trasformazione ed adattamento di immobili da destinare a sale ed arene cinematografiche, nonché alla ristrutturazione o all’ampliamento di sale e arene già in attività», per razionalizzarne la distribuzione in rapporto alla popolazione residente ed alle sale operanti nei comuni limitrofi.
In tal senso, l’art. 4 del TU regionale sui beni culturali che già disciplinava i contenuti del “piano della cultura”, definito quale strumento per la programmazione degli interventi della Regione in materia di beni culturali e paesaggistici, istituti e luoghi della cultura, attività culturali, ne estende il contenuto alle «linee guida di intervento per la salvaguardia e la valorizzazione del ruolo sociale dei piccoli cinema per la comunità, con l’obiettivo di promuovere una specifica azione contro la desertificazione dei centri storici e per la qualificazione della loro vivibilità» (lett. n)).
Il successivo art. 49-bis definisce la classificazione delle strutture “multisala” in piccole (massimo 4 sale e non più di settecento posti), medie (da 5 ad 8 sale) e grandi (più di 8 sale), in base alle caratteristiche struttuali.
Tale definizione si riflette nel rinnovato art. 50 (“Autorizzazione all’esercizio cinematografico”), che al primo comma prevede che l’autorizzazione per la realizzazione, trasformazione ed adattamento degli «immobili da destinare a sale e arene per spettacoli cinematografici, nonché l’ampliamento di sale cinematografiche già in attività» sia necessaria «solamente nel caso in cui la capienza complessiva sia o divenga superiore a settecento posti o che la tipologia strutturale cinematografica rientri fra le medie e le grandi multisala», ampliando il limite dei «trecento posti» precedentemente previsto.
È comunque necessario ottenere l’autorizzazione anche per le sale cinematografiche con capienza inferiore a settecento posti e per le piccole multisala, qualora queste siano localizzate nel medesimo immobile o contigue o comunque configuranti una medesima struttura e qualora nella composizione della società richiedente siano presenti soggetti che hanno trasferito posti cinema nei cinque anni antecedenti la presentazione dell’istanza (art. 50, c. 1-bis), ponendo così un limite alle speculazioni imprenditoriali che potrebbero in qualche modo falsare il mercato dell’offerta dei servizi cinematografici. Il divieto di accorpamento dei posti cinema tale da «configurare una struttura di tipologia diversa dalla piccola multisala» (art. 50, c. 1-ter) completa la tutela per i nuovi imprenditori, limitando speculazioni di tipo edilizio.
Al tempo stesso, la disciplina è funzionale ad «esigenze del mercato, specie nei centri storici, per diversificare l’offerta cinematografica e fornire agli esercenti nuove opportunità di avvio di imprese nel rispetto della normativa nazionale in materia di programmazione dell’esercizio cinematografico e di governo del territorio» (Considerato n. 4, l. r. n. 21/2011).
Quanto alle medie e grandi strutture multisala, l’autorizzazione per la loro realizzazione, trasformazione e adattamento «è rilasciata, nel rispetto degli indicatori di cui all’articolo 51, dal comune territorialmente competente, acquisito il parere della Regione, che viene espresso in sede di conferenze dei servizi» (art. 50, c. 2), alle quali «partecipano i comuni facenti parte dello stesso quadrante o sub-area» (c. 2-bis).
Allorquando la conferenza dei servizi non raggiunga l’unanimità, «si tiene conto delle posizioni prevalenti espresse dai comuni che amministrano la maggioranza dei cittadini residenti nello stesso quadrante o sub-area» (art. 50, c. 2-bis), ferma restando la possibilità che l’autorizzazione possa «essere condizionata da prescrizioni vincolanti volte a garantire un utilizzo della struttura anche a fini culturali, educativi e di socializzazione da parte della collettività» (c. 2-ter).
È evidente come la disciplina in questione sia orientata ad assicurare l’uso collettivo delle strutture, considerandole «qual[i] presid[i] prioritar[i] rivolt[i] all’accrescimento culturale della comunità, attraverso la previsione di una specifica azione che integri il piano della cultura» (Considerato n. 3, l. r. n, 21/2011).
A tal fine, gli indicatori regionali (art. 51) dovranno tenere in considerazione i «dati quantitativi e qualitativi sull’andamento del consumo cinematografico, anche in rapporto alla popolazione, del livello qualitativo degli impianti, degli strumenti tecnologici e delle attrezzature, e delle caratteristiche della viabilità per i percorsi di avvicinamento e accesso» (c. 1), cui si aggiunge, per medi e grandi multisala, la considerazione dell’ubicazione in relazione alla “vivibilità dell’area”, «intesa come presenza di spazi e servizi culturali, educativi e di socializzazione per la collettività» (c. 1-bis). Per le sole grandi multisala, invece, è necessario che gli indicatori prevedano la distanza di almeno quindici chilometri in linea d’aria da ogni altra struttura cinematografica presente sul territorio.
Viene così introdotta una vera e propria “programmazione territoriale dei servizi”, che prende le mosse dalla mappatura del territorio e dell’offerta abitativa e dei servizi circostante. Tale attività è finalizzata alla razionale ripartizione del mercato dei “posti cinema”, la cui disponibilità viene verificata ogni anno (art. 81, c. 1-quater) dalla Regione che «nel caso in cui il quoziente provinciale risulti superiore al quoziente regionale» mantiene i posti cinema resisi eventualmente disponibili a seguito di chiusure, garantendo il numero complessivo di posti a livello provinciale presenti nell’anno precedente.
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