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Timestamp: 2018-10-23 23:19:21+00:00
Document Index: 50419845

Matched Legal Cases: ['art. 2120', 'art. 7', 'art. 2120', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 616', 'art. 618', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2103', 'sentenza ', 'sentenza ']

lavoro subordinato | 18 Settembre 2015
Niente anticipazione sul TFR agli insegnati in congedo
L’indennità di fine servizio spettante al dipendente pubblico (nella specie, indennità di buonuscita) non è assimilabile al trattamento di fine rapporto: i due istituti sono regolati da discipline diverse, né l’estensione ai dipendenti pubblici della disciplina di cui all’art. 2120 c.c. è desumibile dall’art. 7 l. n. 53/2000, essendo tale rinvio espressamente riferito al solo all’ottavo comma dell’art. 2120 c.c., recante l’elencazione delle causali di accesso al beneficio dell’anticipazione del TFR.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 18230/15; depositata il 17 settembre)
“Troppo lavoro”: giustificate le dimissioni del dipendente. E l’azienda paga...
Respinte le obiezioni mosse dall’azienda, obbligata a versare una cospicua somma all’ex dipendente. In ballo differenze retributive per lavoro straordinario, TFR e indennità di preavviso. Riconosciuta la concretezza della motivazione che ha spinto l’uomo a dare le dimissioni.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 18429/15; depositata il 18 settembre)
lavoro subordinato | 17 Settembre 2015
La qualifica di dirigente spetta al lavoratore che sia in tutto e per tutto l’alter ego dell’imprenditore
Ai fini del riconoscimento della qualifica dirigenziale, è necessario e sufficiente che sia dimostrato l’espletamento di fatto delle relative mansioni, caratterizzate dalla preposizione ad uno o più servizi con ampia autonomia decisionale, e non occorre una formale investitura trasfusa in una procura speciale, perché richiedere anche tale requisito significherebbe subordinare il riconoscimento della qualifica ad un atto discrezionale del datore di lavoro, di per sé insindacabile, con conseguente violazione del principio della corrispondenza della qualifica alle mansioni svolte.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 18165/15; depositata il 16 settembre)
lavoro subordinato | 16 Settembre 2015
Indennità di anzianità: se continuativo il lavoro straordinario va incluso nella base di calcolo
I compensi per lavoro straordinario che hanno carattere continuativo vanno pacificamente inclusi nella base di calcolo dell’indennità di anzianità come disciplinata dagli artt. 2120 e 2121 c.c. nella formulazione anteriore alle modifiche apportate dalla l. n. 297/1982. L’affermazione della continuità del lavoro straordinario reso per un certo tempo, mentre non può fondarsi sull’accertamento di una semplice reiterazione delle prestazioni eccedenti l’orario normale, trova invece giustificazione allorché il carattere costante e sistematico di queste ultime venga individuato nella duplice condizione di una verificata regolarità o frequenza o periodicità della prestazione e di una ragionata esclusione dei caratteri di occasionalità, transitorietà o saltuarietà della stessa.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 18093/15; depositata il 15 settembre)
lavoro subordinato | 15 Settembre 2015
Nullo il termine al contratto, assunto in ‘Poste’. Ma sbattuto a 80 chilometri dalla vecchia sede...
Confermata la nuova assegnazione per il dipendente, ora inserito a titolo definitivo. Nessuna possibilità di considerare ritorsiva la decisione aziendale. Poste Italiane, difatti, ha motivato ampiamente la scelta di collocare il dipendente a oltre un’ora di macchina dalla sede in cui aveva lavorato durante il contratto a tempo determinato.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 18088/15; depositata il 15 settembre)
Opposizione all’esecuzione: quando la sentenza che definisce il giudizio non può essere appellata?
La previsione di inappellabilità di cui all’art. 616 c.p.c. si riferisce tanto ai giudizi di opposizione a precetto, quanto a quelli di opposizione ad un’esecuzione già iniziata. Inoltre, l’art. 618 c.p.c., nel prevedere che le opposizioni all’esecuzione e agli atti esecutivi sono disciplinate dalle disposizioni previste per le controversie individuali di lavoro in quanto applicabili, si riferisce soltanto al rito da applicare e non anche alle impugnazioni dei provvedimenti emessi a conclusione dei giudizi di opposizione.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 18037/15; depositata il 14 settembre)
Scatti di anzianità: no all’esclusione del periodo di formazione e lavoro
La disposizione secondo cui in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato ovvero nel caso di assunzione a tempo indeterminato, con chiamata nominativa, entro dodici mesi dalla cessazione del rapporto di formazione e lavoro, il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio, opera anche quando l’anzianità è presa in considerazione da discipline contrattuali ai fini dell’attribuzione di emolumenti che hanno fondamento nella sola contrattazione collettiva, come nel caso degli aumenti periodici di anzianità.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza . 18045/15; depositata il 14 settembre)
lavoro subordinato | 14 Settembre 2015
Fino a quando il lavoratore può impugnare il contratto a termine?
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 17980/15; depositata l’11 settembre)
lavoro subordinato | 04 Settembre 2015
Il superiore inquadramento non si ottiene un po’ per volta
Per la sussistenza della frequenza e sistematicità di reiterate assegnazioni di un dipendente allo svolgimento di mansioni superiori, il cui cumulo sia utile all’acquisizione del diritto alla promozione automatica ex art. 2103 c.c., non è sufficiente la mera ripetizione delle assegnazioni, risultando invece necessario – se non un vero e proprio intento fraudolento del datore di lavoro – una programmazione iniziale della molteplicità degli incarichi e una predeterminazione utilitaristica di siffatto comportamento.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 17511/2015; depositata il 3 settembre)
lavoro subordinato | 02 Settembre 2015
Stesse mansioni, nessun patto di prova
Il patto di prova non può essere previsto nel contratto di lavoro se il dipendente ha già svolto presso un’altra impresa (subentrata nel medesimo contratto di appalto) le stesse mansioni di quelle oggetto di prova. Non rileva in proposito una diversa denominazione delle nuove mansioni, essendo necessario che queste siano di fatto, e non solo nominalmente, diverse da quelle precedenti.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 17371/15; depositata il 1° settembre)
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