Source: http://www.medialaws.eu/distribuzione-selettiva-e-divieto-di-vendere-su-marketplace-di-terzi/
Timestamp: 2019-02-22 09:51:40+00:00
Document Index: 101112803

Matched Legal Cases: ['art. 101', 'art. 101', 'art. 101', 'art. 101', 'sentenza ', 'art. 101', 'sentenza ']

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By Lydia Mendola - Enzo Marasà on	 September 11, 2017 Comments
TAGS: antitrust, concorrenza, intellectual property, proprietà intellettuale
Il caso Coty nasce da una controversia sorta davanti ad un giudice tedesco tra un fornitore di prodotti cosmetici di lusso (Coty Germany) e uno dei suoi distributori autorizzati in Germania (Akzante): quest’ultimo era stato escluso dalla rete selettiva di Coty a causa della vendita dei prodotti cosmetici su Amazon.de, in violazione del divieto imposto dal contratto di distribuzione che ne regolava la circolazione. Il giudice nazionale di primo grado (il Landgericht Frnakfurt am Main) aveva ritenuto il divieto di vendere su Amazon contrario all’art. 101 TFUE sulla base del precedente della CGEU nel caso Pierre Fabre (C-439/09) e aveva rigettato la domanda di inibitoria introdotta da Coty contro Akzante. Il giudice d’appello (la Oberlandesgericht Frankfurt am Main) ha invece deciso di rimettere le seguenti questioni pregiudiziali alla CGEU (qui liberamente parafrasate):
1) se un sistema di distribuzione selettiva finalizzato a preservare l’immagine di prestigio e di lusso dei prodotti oggetto dell’accordo di distribuzione sia in sé compatibile con il divieto di accordi restrittivi della concorrenza di cui al par. 1 dell’art. 101 del Trattato sul Funzionamento della UE (o “TFUE”);
2) se un divieto, imposto da un produttore ai propri distributori autorizzati in un sistema di distribuzione selettiva, di vendere i prodotti su internet tramite piattaforme di e-commerce di terzi distinguibili da quelle del produttore o del distributore autorizzato (c.d. marketplace sales ban) sia compatibile con il divieto di cui all’art. 101 TFEU, indipendentemente da se i requisiti qualitativi legittimi imposti dal produttore come condizione per aderire alla rete siano rispettati dalla piattaforma terza nel caso specifico;
3) se un tale divieto, applicato aprioristicamente e indipendentemente dalla verifica sul rispetto di determinati criteri qualitativi da parte della piattaforma terza, sia da considerare una restrizione “per oggetto” ai sensi dell’art. 101 del TFUE o una restrizione “hardcore” ai sensi del Regolamento 330/2010 sull’esenzione in blocco di determinati accordi verticali.
Questa conclusione, secondo l’AG, non sarebbe in contrasto con il dibattuto paragrafo della sentenza della CGEU nel caso Pierre Fabre (v. punto 46), secondo cui “L’obiettivo di preservare l’immagine di prestigio non può rappresentare un obiettivo legittimo per restringere la concorrenza e non può quindi giustificare che una clausola contrattuale diretta ad un simile obiettivo non ricada nell’art. 101, n. 1, TFUE”. Questo passaggio aveva dato luogo ai dubbi interpretativi all’origine delle questioni pregiudiziali oggetto del Caso Coty. L’AG afferma che quel paragrafo della sentenza Pierre Fabre debba essere letto nel contesto della specifica questione posta alla CGEU in quella fattispecie: in quel caso non si discuteva di una restrizione alle vendite sui marketplaceonline, ma piuttosto di un divieto assoluto di vendere su internet, divieto che giustamente la CGEU ha ritenuto sproporzionato e illegittimo rispetto al fine di preservare l’immagine di prestigio dei prodotti. L’AG chiarisce che il divieto di vendere su piattaforme di terzi – fossero anche piattaforme con notevole potere di mercato come Amazon – non può essere equiparato ad un divieto assoluto di vendere via internet e in ogni caso è da considerare, per i motivi suesposti, oggettivamente giustificato e proporzionato in relazione alla distribuzione di prodotti di lusso.
Lydia Mendola - Enzo Marasà