Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-15046-del-16-06-2017
Timestamp: 2020-01-21 09:47:29+00:00
Document Index: 155536953

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 49', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 380', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 7', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 15046 del 16/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15046 del 16/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 16/06/2017, (ud. 26/05/2017, dep.16/06/2017), n. 15046
sul ricorso iscritto al n. 22456/2013 R.G. proposto da:
Sicilia n. 109/24/12 depositata il 10 luglio 2012.
Circa l’impugnazione di cartella TARSU 2007 n. (OMISSIS) relativa ad esercizio alberghiero in (OMISSIS), Acqua Marcia Turismo s.p.a. ricorre per cassazione con quattro motivi avverso la conferma in appello del rigetto di primo grado.
Il primo motivo di ricorso denuncia violazione della L.R. Sicilia n. 7 del 1992, art. 13, art. 49 Statuto Palermo, art. 14 reg. TARSU Palermo, e vizio di motivazione, il secondo denuncia violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, per non aver il giudice d’appello rilevato l’illegittimità della Delib. tariffaria 2007 emanata dalla giunta comunale in luogo del consiglio e per non averla conseguentemente disapplicata.
Il primo e il secondo motivo sono infondati, poichè, in materia di TARSU, la determinazione di tariffe diversificate tra esercizi alberghieri e civili abitazioni rientra nella competenza della giunta comunale, trattandosi della mera individuazione di criteri economici applicativi, che non impegnano direttamente l’esercizio della potestà impositiva dell’ente (Cass. 24 aprile 2015, n. 8336, Rv. 635572).
Il terzo motivo di ricorso denuncia vizio di motivazione, per non aver il giudice d’appello adeguatamente corroborato la legittimità di una disposizione tariffaria molto più gravosa per gli esercizi alberghieri rispetto alle civili abitazioni.
Il terzo motivo è infondato, poichè la Delib. Comunale che approvi per gli esercizi alberghieri una tariffa TARSU anche notevolmente superiore a quella delle civili abitazioni è legittima a norma del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, essendo un dato di comune esperienza che tali esercizi abbiano una maggiore capacità produttiva di rifiuti (Cass. 12 marzo 2007, n. 5722, Rv. 596608; Cass. 3 agosto 2016, n. 16175, Rv. 640649; Cass. 7 dicembre 2016, n. 25214, Rv. 642030).
La ricorrente solleva eccezione di incostituzionalità del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, che, così interpretato, violerebbe i princìpi costituzionali di uguaglianza e capacità contributiva.
L’eccezione di incostituzionalità è manifestamente infondata, poichè la norma, come interpretata, non autorizza l’ente impositore a ignorare l’indice di produttività dei rifiuti, semmai gli consente di esercitare una potestà regolamentare differenziata per categorie e sottocategorie di attività, in base a verificabili dati di comune esperienza.
Nella memoria ex art. 380-bis c.p.c., comma 1, la società propone istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia per l’interpretazione dell’art. 15 direttiva 2006/12/CE e dell’art. 14 direttiva 2008/98/CE, con riferimento al D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 65, 68 e 69.
I presupposti del rinvio non sussistono, in quanto la norma comunitaria rappresenta acte clair, alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia formatasi proprio in tema di esercizi alberghieri; il principio comunitario “chi inquina paga”, espresso dall’art. 15 direttiva 2006/12/CE e dall’art. 14 direttiva 2008/98/CE, pone il costo di smaltimento dei rifiuti a carico del produttore o detentore, ma non impedisce al diritto nazionale di differenziare il calcolo della tassa di smaltimento per categorie di utenti, spettando al giudice interno accertare che alle singole categorie non siano imposti “costi manifestamente non commisurati” (Corte giust. 16 luglio 2009, C-254/08, Futura Immobiliare), spettando cioè al giudice interno verificare la concreta osservanza del principio di proporzionalità (Corte giust. 18 dicembre 2014, C-551/13, Setar); il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia presuppone il dubbio interpretativo, essendo il rinvio inutile quando – come nella specie – l’interpretazione della norma comunitaria sia autoevidente o il senso della stessa sia stato già chiarito da precedenti pronunce della Corte di giustizia (Cass., sez. un., 24 maggio 2007, n. 12067, Rv. 597142); non rileva quindi il profilo applicativo “di fatto”, che resta affidato al giudice nazionale, laddove – come nella specie – non involga un’interpretazione generale ed astratta (Cass. 24 marzo 2014, n. 6862, Rv. 630701).
– Il quarto motivo di ricorso denuncia omessa pronuncia, per non aver il giudice d’appello deciso le questioni di legittimità regolamentare poste dalla contribuente con riferimento al D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 61, 69 e alla L. n. 135 del 2001, art. 7.
– Il quarto motivo è inammissibile, poichè, sebbene trattasi di questioni neppure accennate nella sentenza impugnata, la ricorrente non ha assolto l’onere di indicare in quali luoghi specifici degli atti dei gradi di merito essa ha posto le questioni medesime, così da escluderne la novità (tra molte, Cass. 2 aprile 2004, n. 6542, Rv. 571793; Cass. 21 febbraio 2006, n. 3664, Rv. 587516; Cass. 18 ottobre 2013, n. 23675, Rv. 627975).
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere al Comune di Palermo le spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.