Source: https://www.diritto.it/i-mezzi-di-impugnazione/
Timestamp: 2020-07-05 19:15:27+00:00
Document Index: 135157763

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 25', 'sentenza ', 'art. 373', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art.395', 'sentenza ']

Nell’ordinamento giuridico i mezzi di impugnazione delle sentenze, previsti per il processo civile ordinario di cognizione sono tipici e sono elencati nell’articolo 323 del codice di procedura civile.
Si distinguono in ordinari e straordinari.
I mezzi di impugnazione ordinari sono quelli che possono essere esperiti quando la sentenza non è passata in giudicato, vale adire, se la sentenza non sia ancora incontrovertibile.
Sono il regolamento di competenza, l’appello, il ricorso per cassazione, la revocazione per i i motivi dei quali ai numeri 4 e 5 dell’articolo 395 del codice di procedure civile.
I mezzi di impugnazione straordinari sono quelli che possono essere esperiti anche quando la sentenza sia passata in giudicato.
Sono la revocazione straordinaria per i motivi dei quali ai numeri 1,2,3,6 dell’articolo 395 del codice di procedura civile, la revocazione ordinaria pei i motivi di dei quali all’art.icolo 397 del codice di procedura civile, relativi a cause che richiedono la partecipazione obbligatoria del Pubblico Ministero, l’opposizione di terzo della quale all’articolo 404 del codice di procedura civile.
Il regolamento di competenza è previsto e disciplinato dagli articoli da 42 a 50 e gli articoli 310, 375, 380 ter del codice di procedura civile.
Nasce come rimedio per la soluzione dei conflitti di competenza.
Attualmente è un mezzo di impugnazione, esclusivo o alternativo, concesso alle parti contro i provvedimenti che contengono almeno un capo sulla competenza.
Il regolamento di competenza si può utilizzare contro le sentenze che decidano della competenza e non ha rilevanza che si tratti di sentenze di primo, di secondo o di unico grado.
I presupposti per l’utilizzazione di questo mezzo di impugnazione stanno nel contenuto del provvedimento.
L’organo previsto per la sua risoluzione è la Suprema Corte di Cassazione, che stabilisce quale sia il giudice legittimato in ordine alla controversia.
Prevede l’istanza proposta dalle parti o dal giudice, e il ricorso.
Il rimedio in questione, secondo le intenzioni del legislatore, risponde a ragioni di economia processuale, perché cerca di accelerare la definizione della questione di competenza (Cass., S.U., 31.7.2014, n. 17443), determinando la sospensione automatica del processo di merito.
Rispetta i principi costituzionali dei quali all’articolo 3, comma 2 della Costituzione, che reca il principio di uguaglianza sostanziale, del quale all’art 25 Cost, per questo
“Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”.
Secondo gli articoli sopra menzionati, attore e convenuto non possono scegliere il giudice adito, ma si devono attenere ai metodi che la legge ha stabilito per l’individuazione.
L’appello è un mezzo di impugnazione ordinario previsto dall’ordinamento processuale civilistico italiano.
Costituisce il più ampio mezzo di impugnazione, perché è riservato alla parte per il fatto di essere rimasta soccombente.
È disciplinato dagli Articoli 339 e seguenti del codice di procedura civile.
La soccombenza è un elemento indefettibile che integra l’interesse a impugnare.
Il soccombente è persona che ha ottenuto una tutela inferiore a quella richiesta.
Per rilevare la soccombenza si devono confrontare due elementi, quello che la parte ha chiesto durante l’udienza di precisazione delle conclusioni e quello che le ha dato la sentenza.
Se la tutela ricevuta è equivalente non si ha soccombenza e neanche legittimazione a proporre l’impugnazione.
Con il mezzo di impugnazione in questione è possibile dolersi, sia di vizi in senso specifico che inficiano la sentenza di primo grado (cd.”errores in judicando” e “errores in procedendo”), sia di vizi in senso lato, che attengono alla mera ingiustizia del provvedimento emesso in primo grado.
Sotto questo profilo si definisce l’appello un mezzo di gravame, vale a dire che costituisce un mezzo devolutivo nel quale il giudice di appello viene reinvestito del potere di riesaminare quello che è stato oggetto di esame da parte del giudice di prima istanza.
L’effetto devolutivo è potenziale e non automatico.
Il giudice di appello deve esaminare in modo esclusivo le questioni che le parti hanno devoluto.
Il ricorso per cassazione, nel processo civile, è un mezzo d’impugnazione ordinario ad effetto limitatamente devolutivo esperibile davanti alla Suprema Corte di Cassazione.
Si possono fare valere in modo esclusivo errores in procedendo, vizi nello svolgimento, vale a dire, nell’applicazione di norme processuali, ed errores in iudicando, vizi nell’applicazione di diritti sostanziali e nel percorrere l’iter logico che conduce a questa applicazione.
Questo mezzo d’impugnazione, di solito, ammette in modo esclusivo la fase rescindente, perché il giudizio è relativo all’accertamento della sussistenza del vizio e sulla sua eventuale cassazione.
Se non risultino altri e necessari accertamenti in Cassazione avvengono entrambi i giudizi.
Il ricorso non sospende l’esecuzione della sentenza.
Se per istanza di parte il giudice dovesse appurare che possa derivare grave e irreparabile danno l’esecuzione è sospesa con ordinanza (art. 373 c.p.c.).
Le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado per vizi di attività, erronea applicazione della legge processuale che determina la nullità dell’atto se non viene sanata, nullità che si può estendere al processo sino alla sentenza (art. 360 c.p.c. nn. 1, 2, 4, 5), vizi di giudizio, erronea applicazione della legge sostanziale.
Le sentenze appellabili per le quali le parti si siano accordate per omettere l’appello, omissio medio, in caso di vizi di giudizio.
Le sentenze del giudice di pace di valore minore di 1.100 euro, per le quali è stato disposto il giudizio secondo equità.
I provvedimenti emessi in forma diversa dalla sentenza quando incidono su diritti soggettivi, hanno natura decisoria e non sono in altri modi impugnabili (ricorso straordinario per Cassazione).
La revocazione a istanza di parte è un mezzo di impugnazione del diritto italiano.
La legge ne stabilisce a priori, (art.395 c.p.c.), i motivi per i quali la stessa può essere proposta.
La revocazione presenta, come istituto, una netta distinzione tra fase rescindente, che mira ad eliminare la sentenza impugnata, e fase rescissoria che mira a sostituire la decisione revocata con un’altra decisione di merito.
Entrambe sono affidate allo stesso giudice, confluendo anche nella stessa sentenza.
Al pari di ogni altra impugnazione, la revocazione costituisce, secondo parte della dottrina, un rimedio contro le ingiustizie della sentenza.
Dall’esame dei motivi e dell’identificazione dei provvedimenti impugnabili si deduce che la causa che ne determina l’ingiustizia è esterna al processo o al procedimento logico-giuridico di formazione della sentenza.