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Timestamp: 2020-06-07 06:17:04+00:00
Document Index: 32656726

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Sentenza Cassazione Civile n. 8927 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8927 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 06/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.06/04/2017), n. 8927
sul ricorso 1215-2012 proposto da:
C.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
ANGELIS, ILARIA MOLINARI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 354/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 28/06/2011 R.G.N. 50/2010;
1. che con sentenza in data 28.6.2011 la Corte di Appello di Perugia, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in riforma della sentenza del Tribunale di Terni, che aveva parzialmente accolto il ricorso, ha ritenuto la legittimità dei termini apposti ai contratti di lavoro intercorsi fra l’appellante e C.G., docente, e ha respinto le domande di conversione del rapporto e di risarcimento del danno;
2. che avverso tale sentenza C.G. ha proposto ricorso affidato a quattro motivi, articolati in più punti, al quale ha opposto difese il MIUR con controricorso;
3. che il P.G. in data 18/19.1.2017 ha chiesto il rigetto del ricorso;
4. che sono state depositate memorie da entrambe le parti per l’udienza pubblica del 7.11.2012 e successivamente, ai sensi dell’art. ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, dal solo Ministero il quale ha affermato che la C. è stata immessa in ruolo con decorrenza dal 1.9.2014.
5. che con il primo motivo si denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 70, nonchè della Direttiva Europea 70/99/CE (lettere a) e b) del motivo) sul rilievo che dovrebbe farsi applicazione congiunta delle disposizioni contenute nei D.Lgs. n. 165 e n. 368 del 2001, al fine di rendere conforme alla Direttiva Europea la disciplina dei contratti a termine del personale scolastico, che non contiene alcuna disposizione volta a reprimere la reiterazione delle supplenze;
6. che con il secondo motivo si deduce, lamentando violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 e il D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 1 e 5 (lett. c) e d) del motivo), che il legislatore, nel modificare il D.Lgs n. 165 del 2001, art. 36, ha consentito alle pubbliche amministrazione di fare ricorso al lavoro flessibile solo in presenza di esigenze temporanee ed eccezionali, in difetto delle quali la clausola appositiva del termine deve ritenersi illegittima, con obbligo per la P.A. di convertire il rapporto ovvero di risarcire il danno, senza che la conversione possa ritenersi impedita dalla regola imposta dall’art. 97 Cost., in quanto anche l’assunzione a termine presuppone una previa procedura selettiva;
7. che con il terzo motivo (lettera e) si addebita alla sentenza impugnata la violazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 10, posto che il comma 4 bis, inserito con il D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito nella L. n. 106 del 2011, per avere portata innovativa e non interpretativa, non sarebbe applicabile ai contratti a termine stipulati prima della sua entrata in vigore, al pari delle disposizioni contenute nel D.L. 134/2009, convertito nella L. n. 167 del 2009, relative alle sole supplenze temporanee, legate alla momentanea assenza del titolare, e non agli incarichi annuali conferiti su posti vacanti;
8. che con il quarto motivo (lettera f) si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 297 del 1994 e della L. n. 124 del 1999, art. 4, in relazione alla Direttiva 70/99/CE, perchè solo le supplenze temporanee sarebbero giustificate da esigenze eccezionali e imprevedibili, non ricorrenti, invece, per le supplenze annuali su posto libero, siano esse relative all’organico di diritto o all’organico di fatto;
9. che questa Corte, con le sentenze pronunciate all’udienza del 18.10.2016 (dal n. 22552 al n. 22557 e numerose altre conformi), ha affrontato tutte le questioni che qui vengono in rilievo e, dopo avere ricostruito il quadro normativo e dato atto del contenuto delle pronunce rese dalla Corte di Giustizia (sentenza 26 novembre 2014, Mascolo e altri, relativa alle cause riunite C-22/13; C-61/13; C-62/13; C-63/13; C-418/13), dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 187 del 20.7.2016) e dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 5072 del 15.3.2016) ha affermato i seguenti principi di diritto:
D. Nelle ipotesi di reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4 comma 1, realizzatesi prima dell’entrata in vigore della legge 13 luglio 2015 n. 107, con il personale docente, per la copertura di cattedre a posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve essere qualificata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” la misura della stabilizzazione prevista nella citata L. n. 107 del 2015, attraverso il piano straordinario destinato alla copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, relativamente al personale docente, sia nel caso di concreta assegnazione del posto di ruolo sia in quello in cui vi sia certezza di fruire, in tempi certi e ravvicinati, di un accesso privilegiato al pubblico impiego, nel tempo compreso fino al totale scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, secondo quanto previsto dalla L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 109.
10. che detti principi devono essere ribaditi, per le ragioni tutte indicate nella motivazione delle sentenze sopra richiamate, da intendersi qui trascritte ex art. 118 disp. att. c.p.c.;
11. che la decisione impugnata è conforme alle conclusioni alle quali questa Corte è pervenuta, quanto alla ritenuta specialità della normativa di settore ed alla giuridica impossibilità di convertire in rapporto a tempo indeterminato il contratto a termine, anche se abusivamente reiterato;
12. che nella fattispecie, inoltre, il carattere abusivo della reiterazione non può neppure essere affermato quale conseguenza della dichiarazione di illegittimità costituzionale della L. n. 124 del 1999, art. 4, commi 1 e 11, perchè sono a ciò ostativi i principi di diritto di cui alla lettera B e H, in quanto l’abuso sussiste solo a condizione che le supplenze abbiano riguardato l’organico di diritto e si siano protratte per oltre trentasei mesi;
13. che la sentenza impugnata ha accertato che alla ricorrente sono state assegnate supplenze su organico di fatto negli anni scolastici 2006/2007, 2007/2008, 2008/2009 e, nell’anno scolastico 2009/2010 una supplenza per la sostituzione di personale assente;
14. che la C. si è limitata a riferire di essere stata assunta reiteratamente con contratti a termine, senza allegare e provare il ricorso improprio o distorto a siffatta tipologia di supplenze, prospettando non già la sola reiterazione ma le sintomatiche condizioni concrete della medesima;
15. che, quindi, la sentenza impugnata, seppur erronea nella parte in cui ha escluso qualsiasi profilo di contrasto fra la normativa speciale del settore scolastico e la direttiva 1999/70/CE, deve essere confermata, ex art. 384 c.p.c., comma 4, perchè il suo dispositivo è conforme a diritto sulla base della diversa motivazione qui enunciata;
16. che la complessità della questione giuridica, risolta sulla base delle pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia intervenute in corso di causa, giustifica la integrale compensazione delle spese del giudizio di legittimità.