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Timestamp: 2020-01-22 12:09:45+00:00
Document Index: 1720445

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Sentenza Cassazione Civile n. 16967 del 07/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16967 del 07/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 07/07/2017, (ud. 24/05/2017, dep.07/07/2017), n. 16967
sul ricorso 15511-2016 proposto da:
S.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA Q. MAIORANA
9 presso lo studio FAZZARI, presso rappresentato e difeso
avverso la sentenza n. 147/2016 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 17/2/2016;
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Messina in solo parziale riforma della decisione del Tribunale della stessa sede, previa conferma della declaratoria di illegittimità dei contratti di arruolamento (a viaggio e/o a termine) stipulati tra S.L. e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. dal 1997 al 2008 per insufficienza delle indicazioni contenute negli stessi a configurare un pieno adempimento dell’osservanza delle norme imperative volte a prevenire gli abusi, della pronuncia di instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato e della quantificazione in 10 mensilità dell’indennità risarcitoria L. n. 183 del 2010, ex art. 32 condannava la società a corrispondere al lavoratore anche la retribuzione dovuta dalla data della sentenza di primo grado fino alla riassunzione, detratto eventualmente l’aliunde perceptum;
– S.L. resiste con controricorso e formula, altresì, ricorso incidentale cui la società resiste con controricorso;
– con il primo motivo la società denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1372 e 2697 cod. civ. e degli artt. 100 e 115 cod. proc. civ. in relazione al mancato rilievo dell’intervenuta risoluzione per mutuo consenso per il comportamento concludente delle parti. Evidenzia che, nella specie, tale inerzia andava valutata con riguardo al contratto stipulato nel 1997 e rileva la mancata considerazione da parte della Corte territoriale del conseguimento da parte dello S. di altra stabile occupazione;
– come questa Corte già da tempo affermato, per la configurabilità di una risoluzione per mutuo consenso, manifestatasi in pendenza del temine per l’esercizio del diritto o dell’azione, occorre che il decorso del tempo sia accompagnato da ulteriori circostanze oggettive le quali, per le loro caratteristiche di incompatibilità con la prosecuzione del rapporto, possano essere complessivamente interpretate nel senso di denotare “una volontà chiara e certa della parti di volere, d’accordo tra loro, porre definitivamente fine ad ogni rapporto lavorativo” (v. Cass. nn. 4003/1998, 15403/2000); tra l’altro, è onere della parte che faccia valere in giudizio la risoluzione per mutuo consenso allegare prima e provare poi siffatte circostanze (v. Cass. nn. 15403/2000 cit., 17070/2002, 15624/2007, 2279/2010, 16303/2010);
– nel caso in esame, la Corte di appello ha respinto l’eccezione di scioglimento del vincolo contrattuale sul rilievo che dopo il contratto del 1997 lo S. era stato nuovamente chiamato al lavoro ed aveva stipulato con la stessa società altri contratti ma sempre a viaggio ovvero a tempo determinato: non aveva dunque conseguito una stabile occupazione nè rifiutato una o più chiamate al lavoro che potessero essere significative di un disinteresse al ripristino della piena funzionalità del rapporto; nè circostanza significativa poteva considerarsi l’accettazione senza riserve del t.f.r. all’atto della cessazione del rapporto o il mero decorso del tempo (che, pur di per sè rilevante, per essere espressivo di una tacita rinuncia a coltivare il diritto a far accertare l’illegittimità del termine apposto al contratto, è necessario concorra con altri elementi convergenti, ad indicare, in modo univoco ed inequivoco, la volontà di estinguere ogni rapporto di lavoro tra le parti – cfr. da ultimo Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2016, n. 21691, Cass. Sez. Un., 15 novembre 2016, n. 23226 -);
– nè, d’altra parte, la ritenuta mancanza di prova che il lavoratore non abbia risposto alle chiamate del turno generale via via operate da RFI ovvero il ritenuto mancato conseguimento di una stabile occupazione sono in qualche modo contraddetti dal contenuto degli atti ritualmente allegati al ricorso per cassazione;
– la Corte di merito ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto corretta la determinazione in dieci mensilità dell’indennità di cui all’art. 32 cit. individuandole, da un lato, nelle dimensioni aziendali, e dall’altro, nel numero dei contratti stipulati tra le parti e nell’anzianità del lavoratore. Si tratta, all’evidenza, di una corretta applicazione dei criteri di cui alla citata L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8 involgente, peraltro, valutazioni di merito che non possono essere sindacate in questa sede (Cass. 22 gennaio 2014, n. 1320, Cass. 5 marzo 2014, n. 5198, Cass. 17 marzo 2014, n. 6122, Cass. 8 settembre 2014, n. 18902);
– ragioni di ordine logico impongono a questo punto, prima dell’esame del terzo motivo di ricorso della società, quello del ricorso incidentale con il quale il lavoratore ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 cod. proc. civ., artt. 1218, 1223, 1223, 1226, 2103 e 2059 cod. civ. e art. 432 cod. proc. civ.nonchè omessa pronuncia sulla domanda di risarcimento del danno ulteriore per forzata inattivi come danno esistenziale ed alla professionalità;
– è pur vero che il lavoratore ha testualmente riportato il contenuto dell’appello incidentale e la richiesta di riforma della sentenza di primo grado con il riconoscimento del danno esistenziale ed alla professionalità, tuttavia dell’analoga domanda avanzata in sede di ricorso di primo grado non vi è traccia negli atti di causa;
– la domanda aveva, dunque, avuto ad oggetto espressamente il solo danno patrimoniale (tanto si evince chiaramente dal fatto che il risarcimento “commisurato” alle retribuzioni era stato chiesto in via subordinata/alternativa rispetto al pagamento diretto delle retribuzioni per i periodi di tempo in cui non era stata resa la prestazione lavorativa – cfr. pag. 2 della sentenza -) mentre alcun cenno vi era stato a quello “non patrimoniale” (nel cui ambito è ricompreso tanto il danno esistenziale, quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona, quanto il danno alla professionalità quale compromissione delle aspettative di sviluppo della personalità del lavoratore che si svolge nella formazione sociale costituita dall’impresa cfr. Sezioni Unite n. 26972 in data 24 giugno 2008 -);
– corretta è stata la valutazione della Corte di merito che ha ritenuto, nel complesso, prevalente la soccombenza della società. Si ricorda che, come ripetutamente affermato da questa Corte, non è neppure sufficiente a supportare una pronuncia di compensazione delle spese la mera riduzione della domanda, permanendo comunque una sostanziale soccombenza della controparte che deve essere adeguatamente riconosciuta anche sotto il profilo della suddivisione del carico delle spese (v., per tutte, Cass. 11 febbraio 2016, n. 2709, Cass. 23 gennaio 2012, n. 901,Cass. 8 marzo 2010, n. 5598). Del resto, il criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza non può essere basato sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna delle parti ma comporta una valutazione nel suo complesso dell’oggetto della lite (cfr. Cass. 24 gennaio 2013, n. 1703). Egualmente, nel caso di rigetto tanto dell’appello principale quanto di quello incidentale (e nella specie l’appello incidentale è stato anche parzialmente accolto) non obbliga il giudice a disporre la compensazione totale o parziale delle spese processuali, il cui regolamento, fuori della ipotesi di violazione del principio della soccombenza per essere stata condannata la parte totalmente vittoriosa, è rimesso, anche per quanto riguarda la loro compensazione, al potere discrezionale del giudice di merito (Cass. 2 luglio 2008, n. 18173, Cass. 23 maggio 1980, n. 3405);
La Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale. Condanna la ricorrente principale al pagamento in favore del controricorrente di duè terzi delle spese di lite, da attribuirsi all’avv. Aurora Notarianni, anticipatario, e compensa tra le parti la residua quota. Liquida per intero tali spese in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge e rimborso forfetario in misura del 15%.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente principale e del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.