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Timestamp: 2020-02-28 21:43:42+00:00
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Art. 14 codice penale - Computo e decorrenza dei termini - Brocardi.it
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Articolo 14 Codice penale
Computo e decorrenza dei termini
Dispositivo dell'art. 14 Codice penale
Ogni qual volta la legge penale stabilisce un termine per il verificarsi di un effetto giuridico(1), il giorno della decorrenza non è computato nel termine.
È discusso se tra gli «effetti giuridici» rientri anche la determinazione dell'età di un soggetto. In dottrina e giurisprudenza prevale la soluzione negativa in forza della quale il calcolo dell'età deve avvenire alla stregua del computo naturale secondo la disciplina e i principi propri del diritto civile.
Il comma 1 della norma rappresenta una novità rispetto al codice Zanardelli, in cui si stabiliva la durata convenzionale dei mesi e dei giorni (rispettivamente 30 giorni e 24 ore), rinviando al calendario comune solo per il computo dell'anno. Oggi, invece, con il rinvio generale al calendario comune si evita la formazione di un calendario penitenziario diverso da quello comune. Fa eccezione al principio enunciato dalla norma, il computo del termine in materia di misure cautelari, dove va ricompreso nel computo anche il giorno d'inizio.
Spiegazione dell'art. 14 Codice penale
Secondo il brocardo dies a quo non computatur in termino, dies ad quem computatur, il giorno iniziale di decorrenza di un termine non va calcolato.
Ai fini del computo i giorni vanno calcolati per intero e non ad ore, mentre per quanto riguarda la scadenza di un termine stabilito a mesi si verifica nel giorno corrispondente a quello in cui è iniziata la decorrenza secondo il calendario comune, indipendentemente dal numero dei giorni di cui è composto ogni singolo mese.
Massime relative all'art. 14 Codice penale
Cass. pen. n. 23281/2010
La regola della proroga di diritto al giorno successivo del termine che scade in giorno festivo non opera con riferimento al termine per la presentazione della querela.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 23281 del 16 giugno 2010)
Cass. pen. n. 46149/2009
Poiché le pene detentive temporanee si applicano a giorni, mesi e anni, il giorno va computato nella durata di ventiquattro ore - fermo restando il principio per cui quello di inizio della detenzione deve essere compreso nella durata di essa - mentre, per gli anni e per i mesi deve calcolarsi la durata che essi hanno in concreto secondo il calendario comune, di modo che il periodo stabilito a mesi deve considerarsi scaduto nel giorno del mese corrispondente a quello del suo inizio.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 46149 del 1 dicembre 2009)
Cass. pen. n. 4698/1998
Il decorso del termine di prescrizione inizia, per i reati consumati, dal giorno in cui si è esaurita la condotta illecita e, quindi, il computo incomincia con le ore zero del giorno successivo a quello in cui si è manifestata compiutamente la previsione criminosa e termina alle ore ventiquattro del giorno finale calcolato secondo il calendario comune.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4698 del 21 aprile 1998)
Cass. pen. n. 2838/1995
Ai termini di durata massima della custodia cautelare fissati dall'art. 303 c.p.p. si applica la regola generale dell'art. 14 c.p., secondo cui nel computo non si comprende il giorno in cui è iniziata la decorrenza. In quanto stabiliti a mesi e ad anni, infatti, occorre far riferimento al calendario comune, sicché essi scadono nel giorno del mese o dell'anno corrispondente a quello del suo inizio.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2838 del 29 settembre 1995)
Cass. pen. n. 2122/1992
Ai fini del computo della detenzione espiata, i giorni vanno calcolati per intero e non ad ore. (Nella specie la Corte ha rigettato il ricorso che deduceva violazione di legge per avere il giudice di sorveglianza erroneamente escluso un intero giorno dal computo della detenzione espiata, in relazione alla revoca di un permesso concesso per 13 ore).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2122 del 22 giugno 1992)