Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/03/studi-di-settore-fine-dellannotazione-separata-e-nuove-regole-per-la-multiattivita.html
Timestamp: 2019-02-15 21:12:33+00:00
Document Index: 57193068

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 39', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 10']

Studi di settore: fine dell’annotazione separata e nuove regole per la multiattività | Commercialista Telematico
Studi di settore: fine dell’annotazione separata e nuove regole per la multiattività
L’Amministrazione finanziaria, da tempo, ha fatto sempre più ricorso ai cd. automatismi accertativi(1), utilizzabili per valutare la capacità di produrre ricavi o conseguire compensi.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Sebbene lo strumento matematico – statistico posto a base di tali metodologie di controllo sia divenuto sempre più sofisticato e, quindi, maggiormente affidabile, è innegabile che tali applicazioni contengano in re ipsa un elemento di indeterminatezza, comune a tutte le elaborazioni statistiche elevate al rango di presunzioni semplici e, quindi, adattabili a fattispecie tipologicamente astratte e predeterminate.
In tale contesto, la carta vincente delle Entrate è stata quella di affiancare alla metodologia induttivo – presuntiva di ricostruzione del reddito, e con carattere di obbligatorietà, le peculiarità proprie dell’istituto dell’accertamento con adesione: in occasione del contraddittorio preventivo, infatti, potrà emergere tutto ciò che è utile a delineare con esattezza la posizione fiscale di ciascun contribuente e le concrete modalità di esercizio dell’attività, tenendo conto delle peculiarità economiche e territoriali del settore di appartenenza.
Il programma GE.RI.CO., inoltre, se correttamente utilizzato, costituisce per l’imprenditore e/o per il professionista un valido strumento di controllo di gestione perché permette di verificare la posizione fiscale del soggetto interessato rispetto a due distinti aspetti della sua “normalità statistica“ e precisamente:
· congruità rispetto ai ricavi/compensi dichiarati: il ricavo è congruo se è pari almeno al ricavo puntuale di riferimento calcolato con il software; diversamente, GE.RI.CO. indica il ricavo puntuale atteso e il ricavo minimo ammissibile che segna la soglia inferiore di quel margine di oscillazione chiamato intervallo di confidenza entro il quale lo scostamento è ritenuto possibile. In caso di adeguamento al ricavo puntuale la rettifica è possibile solo se il Fisco sarà in grado di modificare i dati presi a base per l’applicazione degli studi di settore. In caso, invece, di adeguamento all’interno dell’intervallo tra il ricavo minimo e il ricavo congruo (fermo restando che si tratta, comunque, di un ricavo possibile) l’Amministrazione finanziaria potrà richiedere al contribuente di giustificare i motivi per i quali non abbia ritenuto di adeguarsi al c.d. ricavo puntuale;
· coerenza rispetto ai principali indicatori economici: GE.RI.CO. verifica anche la regolarità dei principali indicatori economici caratterizzanti l’attività svolta dal contribuente e determinata dal relativo studio di settore approvato. La regolarità di tali indicatori è valutata rispetto ai valori minimi e massimi assumibili con riferimento a comportamenti normali degli operatori del settore, che svolgono l’attività con analoghe caratteristiche. Le eventuali anomalie riscontrate negli indici di coerenza potranno essere utilizzate per la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo, pur in presenza di ricavi congrui, ma, in questo caso, per i controlli dovranno essere utilizzati metodi di accertamento diversi da quelli basati sugli studi di settore.
Come è noto, lo studio di settore individua, per ciascuna attività commerciale e di servizi, una serie di caratteristiche su cui costruire, su basi matematico-statistiche una stima dei ricavi presumibilmente attribuibili all’attività e, di fatto, formalizza, i passaggi logici che svolgono gli uffici fiscali nello stimare l’ordine di grandezza dei ricavi a fronte delle caratteristiche dell’attività.
Essi consentono di determinare i ricavi e/o i compensi attribuibili al contribuente, individuando la capacità di produrli, sulla base anche di fattori relativi all’attività, interni od esterni.
Gli studi di settore sono stati infatti realizzati rilevando, per ogni singola attività economica, le relazioni esistenti tra le variabili contabili e quelle strutturali, sia interne (processo produttivo, area di vendita, ecc.) che esterne all’azienda (l’andamento della domanda, il livello dei prezzi, ecc.), tenendo conto, inoltre, delle caratteristiche dell’area territoriale in cui opera l’azienda che pure incidono notevolmente sulla capacita’ dell’impresa di produrre ricavi, posto che gli studi di settore sono stati realizzati sulla base dei dati forniti dai contribuenti in risposta ad appositi questionari.
Gli studi di settore permettono, quindi, di individuare i componenti positivi che con più probabilità possono essere attribuiti al contribuente, accertando non solo la capacità potenziale di produrre ricavi ma anche quanto di questa capacità viene effettivamente utilizzata a causa di vincoli interni ed esterni all’azienda (orari di attività, situazioni di mercato, etc.), e trovano maggior terreno fertile nei confronti delle piccole imprese, dove è più difficile per l’ufficio, in assenza di tali procedure, stimare l’ammontare dei ricavi e/o compensi evasi.
Naturalmente, proprio, perché trattasi di particolari meccanismi accertativi matematico statistici, il Legislatore ha previsto, a priori, delle cause di esclusione e della cause di inapplicabilità.
Infatti, è stata riconosciuta l’esistenza di talune circostanze che possono determinare la non applicazione di tali strumenti, che possono essere ricondotte in due ampie categorie di cause giustificative: cause di esclusione e cause di inapplicabilità.
Il decreto ministeriale dell’11 febbraio 2008
Vediamo, in sintesi, gli aspetti di maggiore interesse del decreto ministeriale dell’11 febbraio 2008, che sancisce l’abrogazione dei modelli per l’annotazione separata ai fini dell’elaborazione degli studi di settore, con effetto dal periodo d’imposta 2008.
In forza dell’art. 1, i contribuenti che esercitano due o più attività di impresa, per almeno una delle quali risultano approvati gli studi di settore, annotano separatamente i ricavi relativi alle diverse attività esercitate, nonché quelli derivanti dall’attività di vendita di generi soggetti ad aggio o a ricavo fisso.
Gli studi di settore si applicano ai contribuenti che svolgono in maniera prevalente le attività indicate nei decreti di approvazione degli studi medesimi. In caso di esercizio di più attività d’impresa, per attività prevalente, con riferimento alla quale si applicano gli studi di settore, si intende quella da cui deriva nel periodo d’imposta la maggiore entità dei ricavi.
Nei confronti dei soggetti che esercitano due o più attività di impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, i risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore non possono essere utilizzati per l’azione di accertamento, di cui all’art. 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, qualora l’importo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non rientranti tra quelle prese in considerazione dallo studio di settore relativo all’attività prevalente superi il 30 per cento dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati.
PRINCIPIO: CAUSA DI ESCLUSIONE
I soggetti che esercitano due o più attività di impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, sono fuori dagli studi di settore qualora l’importo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non rientranti tra quelle prese in considerazione dallo studio di settore relativo all’attività prevalente superi il 30 per cento dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati
Nei confronti di questi soggetti i risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore sono utilizzati esclusivamente per la selezione delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie e non rilevano altresì ai fini dell’applicazione dell’art. 10, comma 4-bis, della legge 8 maggio 1998, n. 146. Tale norma prevede che, nei confronti dei contribuenti che risultino “congrui” rispetto alle risultanze degli studi di settore (anche per adeguamento in dichiarazione) l’accertamento di tipo presuntivo previsto all’art. 39, comma 1, lettera d), secondo periodo, del D.P.R. n. 600 del 1973, e all’art. 54, comma 2, ultimo periodo, del D.P.R. n. 633 del 1972, possa essere effettuato solo al verificarsi di una delle seguenti condizioni:
· l’ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione di tipo presuntivo, sia superiore al 40 per cento dell’ammontare dei ricavi/compensi dichiarati;
· l’ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione presuntiva, superi, in valore assoluto, 50.000 euro.
Sul punto la circolare n. 31/2007 (2) richiama quanto già chiarito precedentemente con il documento di prassi n. 11/E del 16 febbraio 2007: “la previsione del limite dei 50 mila euro e del 40 per cento dei ricavi o compensi dichiarati non costituisce in alcun modo una franchigia. Pertanto, nell’ipotesi in cui l’ammontare accertabile in base alle presunzioni semplici qualificate sia superiore ai predetti limiti, la rettifica dei ricavi e/o dei compensi sarà effettuata nella misura complessiva”.
La disposizione introdotta dall’art. 2 del D.M. 11 febbraio 2008 entra in vigore a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2008.
Per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007, valgono le disposizioni dell’art. 1 del D.M. 11 febbraio 2008 e i risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore non possono essere utilizzati per l’attività di accertamento di cui all’art. 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, nei confronti dei soggetti che svolgono l’esercizio di due o più attività di impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, qualora l’importo complessivo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non rientranti tra quelle prese in considerazione dallo studio di settore relativo all’attività prevalente supera il 20 per cento dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati.
Per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007 gli studi di settore non si applicano nei confronti dei soggetti che svolgono l’esercizio di due o più attività di impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, qualora l’importo complessivo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non rientranti tra quelle prese in considerazione dallo studio di settore relativo all’attività prevalente supera il 20 per cento dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati.
Per il periodo d’imposta 2007, nei confronti dei predetti soggetti, i risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore sono utilizzabili esclusivamente per la selezione delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie e non rilevano altresì ai fini dell’applicazione del comma 4-bis, dell’art. 10, della legge 10 maggio 1998, n. 146.
A decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007 è abrogato il decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze del 25 marzo 2002 riguardante «Criteri di applicazione degli studi a imprese multipunto e multiattivita» e successive integrazioni.
Sono altresì abrogati i provvedimenti del direttore generale del Dipartimento delle Entrate del 24 dicembre 1999, recante «Modalità di annotazione separata dei componenti rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore» e del direttore dell’Agenzia delle entrate del 15 giugno 2001 recante «Modifiche concernenti le modalità di annotazione separata dei componenti rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore».
A decorrere dallo stesso periodo d’imposta sono abrogate tutte le disposizioni previste nei singoli decreti di approvazione degli studi di settore in contrasto con quanto disposto nel D.M. 11 febbraio 2008, nonché quelle riguardanti le cause di inapplicabilità relative all’esercizio di due o più attività di impresa, ovvero all’esercizio dell’attività d’impresa svolto attraverso l’utilizzo di più unità locali.
(1) Cfr. per approfondimenti ANTICO-CONIGLIARO, Gli studi settore, Il Sole24ore, Milano, II edizione, 2007
(2) Cfr. ANTICO, Studi di settore: la centralità del contraddittorio messa in luce dalla circolare n. 31/E del 22 maggio <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />2007, in “ il fisco”, n. 23/2007, pag. 3346