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Timestamp: 2018-10-23 17:16:05+00:00
Document Index: 71954009

Matched Legal Cases: ['art 44', 'art 55', 'art 44', 'art 55', 'art 2918', 'art 6', 'art 7', 'artt 553', 'sentenza ', 'art 44', 'art 2918']

La cessione del quinto nella legge del sovraindebitamento | Studio legale Gianfranco Benvenuto
Commento a cura dell'Avv. Gianfranco Benvenuto
27 March 2018	in diritto fallimentare
pubblicato da Diritto 24 il 22 March 2018
Nel conflitto tra il debitore, che intende includere nel proprio piano anche le retribuzioni o i crediti futuri di TFR già ceduti o assegnati in esecuzione coattiva e il creditore che pretende di rimanere estraneo alla regola del concorso, quest’ultimo, nel panorama giurisprudenziale, risulta quasi sempre soccombente ma con motivazioni differenti che rivelano la vivacità del dibattito su questa tematica.
A differenza del fallimento, ove la soccombenza delle ragioni del creditore è ancorata ad istituti che orientano con maggior facilità la scelta dell’interprete, nella procedura di sovraindebitamento l’assenza di norme quali l’art 44 l.f. (relativa all’inefficacia degli atti che incidono sul patrimonio del debitore) o l’art 55 l.f. (responsabile della scadenza immediata di qualsiasi debito rateizzato), pongono l’interprete su un terreno più sdrucciolevole.
Il Tribunale di Milano (9/7/2017 ) ha riconosciuto la prevalenza del diritto del creditore assegnatario in assenza, nella legge 3/2012, di una norma omologa a quella dell’art 44 l.f.
Autorevole dottrina (Vitiello ) considera inscindibile dalla natura concorsuale del sovraindebitamento il principio espresso dall’art 55 l.f. che determina il venir meno della rateizzazione del debito da soddisfarsi con tutto il patrimonio disponibile.
Infine il Tribunale di Monza (26/07/2017 ) richiamando l’art 2918 c.c. che tratta della cessione del fitto per un periodo eccedente il triennio, assimila ad esso la cessione dello stipendio, raccogliendo le stesse conclusioni della norma citata che, di fronte ad un pignoramento, limita al triennio l’efficacia della cessione precedentemente notificata.
Agli argomenti proposti dalla giurisprudenza citata se ne possono aggiungere altri che affondano la loro ragione nella natura concorsuale della procedura di sovraindebitamento, chiaramente dichiarata sia nell’art 6 che nell’art 7 della legge 3/2012.
Si aggiunga che gli artt 553 c.p.c. e 2928 c.c. sono espliciti nel dichiarare che il credito dell’assegnatario del credito pignorato si soddisfa solo con “l’esazione” che in caso di cessione di stipendio si ha non prima che il credito (futuro) venga ad esistenza e gli sia messo a disposizione, il chè equivale ad equiparare l’assegnazione del credito conseguente al pignoramento, alla cessione del credito pro solvendo.
Peraltro la Cassazione con la sentenza n 1227/2016, sebbene pronunciata nel solco della legge fallimentare, è giunta alle medesime conclusioni, facendo ricorso al principio di inefficacia degli atti di disposizione post fallimento di cui all’art 44 l.f. che, seppur espresso da una norma non presente nella L 3/2012, è assorbito da quello di segregazione e di concorsualità che alimentano la stessa legge sul sovraindebitamento.
Pertanto non ritengo si debbano avere dubbi circa la liceità dell’utilizzo, nella procedura di sovraindebitamento, anche del credito futuro ancorchè ceduto, in quanto esso, al pari del restante patrimonio, costituisce una risorsa a cui può il debitore può ricorrere mettendolo a disposizione della pluralità dei creditori concorsuali (ovverosia anteriori al decreto di ammissione alla procedura).
In particolare non si condivide l’applicazione alla cessione del credito dell’art 2918 c.c. operata dal Tribunale di Monza in quanto la natura concorsuale della procedura di sovraindebitamento avvolge il patrimonio del debitore di effetti più pervasivi rispetto a quelli prodotti dal pignoramento individuale, in quanto alimentati dal principio dell’universalità.