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Timestamp: 2017-07-23 10:33:31+00:00
Document Index: 118409335

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 8', 'art.96', 'art 8', 'art.5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art.96', 'art. 5']

Nella mediazione demandata dal giudice l’impossibilità di procedere oltre il primo incontro implica la sussistenza di concreti impedimenti all’effettivo esperimento della procedura
Trib. di: Roma - Sentenza del: 28-04-2016 - Giudice: Massimo Moriconi Materia: Divisione di beni eridiatari, Successioni - Argomento: Effettivo svolgimento del primo incontro, Improcedibilità della domanda, Mediazione delegata, Partecipazione personale, Primo incontro di mediazione, Sanzione ex art. 96 cpc Nell’ordinamento italiano è prevista una sola mediazione, che è quella di cui all’art. 1 del decr.lgs.28/2010, nella quale è imprescindibile la fattiva attività professionale di supporto alle parti al fine del raggiungimento di un accordo, ad opera di un soggetto terzo ed imparziale che è il mediatore, che all’occorrenza può anche formulare una proposta.
La legge ha posto come condizione di procedibilità della domanda giudiziale l’esperimento della mediazione di cui all’art. 1 del decr.lgs.28/2010
L’incontro informativo non è mediazione, essendone una fase preliminare Lo svolgimento dell’incontro informativo non seguito dalla mediazione non rimuove, salvo il caso di effettiva impossibilità a proseguire, l’improcedibilità della domanda conseguente al mancato esperimento della mediazione. L’impossibilità di procedere oltre l’incontro informativo implica la sussistenza di concreti impedimenti all’effettivo esperimento della procedura.
E’ da escludere che l’impossibilità possa coincidere con la mera volontà delle parti di non dare inizio alla mediazione.
A fronte della “normale” durata delle cause civili il temporaneo impedimento dell’accesso al giudice, a seguito della mediazione obbligatoria e demandata, non presenta alcun profilo di incostituzionalità.
Dal punto di vista sostanziale le parti che partecipano all’incontro di mediazione sono libere di accordarsi o meno.
Dal punto di vista procedurale, nella mediazione obbligatoria e demandata dal giudice, esiste l’obbligo- sanzionato- di partecipazione alla procedura Ove l’istante intenda procedere oltre l’incontro informativo con il dissenso della parte convocata che dichiari l’impossibilità di proseguire oltre il primo incontro, il mediatore deve procedere alla relativa verbalizzazione
L’impossibilità di proseguire oltre il primo incontro per il dissenso della sola parte convocata comporta non l’improcedibilità della causa, bensì, ove il diniego non risulti giustificato, la possibile applicazione delle sanzioni di cui all’art. 8 del decr.lgs.28/2010 e dell’art.96 III cpc.
N. RG.76167-11
B.B. (avv.ti YYYY)
Dal verbale di mediazione depositato in atti risulta che all’incontro del 19.11.2013 partecipavano le parti personalmente assistite dai rispettivi difensori, e che il mediatore informava le parti circa la natura del procedimento di mediazione nonché dei benefici fiscali.
Le parti dichiaravano dopo aver discusso sulla possibilità di raggiungere un accordo che non ne sussistevano i presupposti
E’ la stessa legge infatti che definisce la mediazione come cosa diversa rispetto all’incontro informativo, che è una fase preliminare alla mediazione.
Nell’incontro informativo, massime nella mediazione demandata, il mediatore svolge una funzione limitata e formale (..chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione..così si esprime la legge)
Ed anche questa funzione è di modesta rilevanza posto che le parti sono già state debitamente ed esaurientemente informate, per preciso obbligo di legge, dagli avvocati che le accompagnano e assistono obbligatoriamente nel procedimento di mediazione (e occorrendo dal giudice) .
In particolare tale giurisprudenza, inaugurata dal Tribunale di Firenze 3
ha trovato, nella sua piena razionalità, ampio consenso e condivisione, tanto da potersi affermare che costituisce il diritto vivente sul punto.
La natura e la funzione dell’incontro informativo di cui all’art 8 co. primo della legge nella mediazione obbligatoria e demandata
Un’interpretazione che si fermasse al dato meramente letterale delle norme (in particolare del comma 2 bis 5
Una tale opzione interpretativa non può essere condivisa. dell’art.5 della legge ) potrebbe indurre in equivoco opinando che ove le parte istante neghi a domanda del mediatore, che sussista la possibilità di iniziare la procedura di mediazione, il procedimento di mediazione possa essere correttamente concluso e raggiunta la condizione di procedibilità della domanda giudiziale
E’ possibile e ragionevole affermare che con la novella del c.d. Decreto del Fare (decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69) lo stesso legislatore abbia voluto (tacitamente) modificare tale accezione ?
Se si focalizza in questo modo la questione, è impossibile non vedere che l’intento del Legislatore della novella del “decreto del fare”(rectius: Governo prima e Legislatore in sede di conversione), giammai può essere identificato in una scelta diretta a stravolgere e annullare qualsiasi possibilità di incidenza positiva della mediazione sulla quantità delle cause (in corso e promuovende).
Tale obiezione si fonda sull’assunto che l’accesso alla giurisdizione non può essere compresso da una lettura delle norme del decreto legislativo 28/2010 che precluda alle parti la scelta, manifestata al mediatore, di non voler dare corso al procedimento di mediazione.
Tale opinione, che rimanda ai dubbi di costituzionalità della mediazione obbligatoria, non è condivisibile.
La legge infatti prevede la durata massima del procedimento di mediazione in soli tre mesi.
D’altro canto è principio consolidato della giurisprudenza costituzionale che ben può il legislatore ordinario, per validi e ragionevoli motivi, regolamentare tale accesso al giudice, anche prevedendone limiti e tempi, purché non siano tali da impedirlo del tutto o renderlo troppo oneroso (cfr. ex multis: sentenza Corte Costituzionale n.47 del 4.6.1964 sentenza Corte Costituzionale n.186 del 1972).
Dal punto di vista procedurale, alla domanda se vi sia un obbligo a carico delle parti di partecipazione alla mediazione (intesa questa volta non come accordo, ma come procedura nel significato di cui alla nota 1) la risposta è invece senz’altro affermativa; come rivela in modo icastico tutto il sistema sanzionatorio previsto dalla legge (improcedibilità per la mancata proposizione della domanda, conseguenze negative previste dall’art. 8 della legge; possibile applicazione dell’art.96 co. III come riconosciuto dalla giurisprudenza.
Tale interpretazione – che come visto supra contempla l’eventuale situazione di inesigibilità della prosecuzione oltre il primo incontro informativo – è perfettamente in linea con la logica, il buon senso e la Costituzione. )
Invero salvaguarda le parti dalla necessità dello svolgimento della mediazione (con i costi relativi) nei casi nei quali oggettive ragioni “pregiudiziali” non lo rendano possibile, nell’accezione supra illustrata; viceversa imponendolo, tutte le volte che la discussione possa concentrarsi sul merito e sul contenuto del conflitto, senza che possa fare da usbergo al soggetto renitente l’opinione di aver ragione e quindi di ritenere inutile dialogare con l’altra parte (per quanto all’evidenza viziata dal punto di vista logico, vera e propria aporia, questa è la più diffusa giustificazione che viene offerta da chi non intende aderire e partecipare alla mediazione).
Con quanto ne consegue (improcedibilità della domanda ai sensi dell’art. 5 co. II° decr.lgsl.28/10 per la parte istante, attore nella causa).
Non può infatti essere oggetto di dubbio – giova ribadire quanto supra ampiamente dimostrato – che il mero incontro informativo (che, per come configurato dalla legge, nulla ha a che vedere con lo specifico merito della controversia insorta fra le parti), non può, specialmente nella mediazione demandata, neppure con i più acrobatici sforzi dialettici, essere parificato allo svolgimento dell’esperimento della mediazione.
Roma lì 28.4.2016 Il Giudice
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