Source: https://www.lastradaweb.it/2019/04/01/assegnazione-della-casa-coniugale-in-sede-di-separazione-e-divorzio/
Timestamp: 2020-03-31 16:52:24+00:00
Document Index: 65610746

Matched Legal Cases: ['art. 337', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 155']

Assegnazione della casa coniugale in sede di separazione e divorzio - Lastrad@web
La giurisprudenza, ha più volte ribadito che il godimento della casa familiare a seguito della separazione dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, ai sensi dell’art. 337 sexies cod. civ., è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, occorrendo soddisfare l’esigenza di assicurare loro la conservazione dell’”habitat” domestico, da intendersi come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, tanto che la casa può essere assegnata al genitore, collocatario del minore, pure nel caso in cui, tale genitore se ne sia allontanato prima della introduzione del giudizio (v. la recente sentenza della Corte di Cassazione, sez. civ. VI, 13/12/2018, n.32231).
Si tratta di un diritto personale di godimento “sui generis”, che, in funzione del “vincolo di destinazione collegato all’interesse dei figli”, si estingue soltanto per il venir meno dei presupposti che hanno determinato l’assegnazione, ossia, solitamente, quando i figli siano diventati maggiorenni ed autosufficienti.
Tali principi hanno trovato riscontro nella sentenza della Corte di Cassazione n.772/2018, che ha confermato la sentenza con cui i giudici di appello avevano respinto la domanda di rilascio dell’immobile costituente la casa coniugale, avanzata dal fratello dell’ex coniuge dell’assegnatario dell’immobile (quale genitore affidatario della prole), a seguito del decesso dell’ex-coniuge. Nel caso esaminato, il provvedimento di assegnazione era stato trascritto immediatamente nei pubblici registri e il de cuius, già da tempo (in epoca successiva all’assegnazione)aveva ceduto la sua quota di comproprietà dell’edificio in cui era compreso l’appartamento adibito a casa familiare: <<….il terzo successivo acquirente dell’immobile, già adibito a casa familiare prima della separazione, assegnato al coniuge affidatario della prole, all’epoca minorenne, con provvedimento giudiziale, immediatamente trascritto nei pubblici registri, confermato in sede di sentenze di separazione personale e di cessazione degli effetti civili del matrimonio, non può opporre, a sostegno della domanda di condanna al rilascio, il solo decesso dell’ex coniuge divorziato dante causa. Invero, il diritto di abitazione non può dirsi venuto meno per effetto della morte dell’ex coniuge, divorziato, dell’assegnatario, affidatario della prole, trattandosi di un diritto personale di godimento “sui generis”, che, in funzione del “vincolo di destinazione collegato all’interesse dei figli, si estingue soltanto per il venir meno dei presupposti che hanno determinato l’assegnazione (la morte del beneficiario dell’assegnazione, il compimento della maggiore età dei figli o il conseguimento da parte degli stessi dell’indipendenza economica, il trasferimento altrove della loro abitazione) ovvero a seguito dell’accertamento delle circostanze (oggi codificate dall’art. 337 sexies c.c.) legittimanti una revoca giudiziale, quali il passaggio a nuove nozze oppure la convivenza more uxorio del genitore assegnatario ovvero la mancata utilizzazione da parte dell’assegnatario, sempre previa valutazione dell’interesse prioritario dei figli (C.Cost. 308/2008, con riguardo alla disciplina dettata dall’art. 155 quater c.c.)>>.