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Timestamp: 2020-02-28 03:10:39+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 170', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art.360', 'art. 360', 'art. 170', 'art. 12', 'art. 360', 'art. 170', 'art. 615', 'art. 2729', 'art. 170', 'art. 170', 'art. 169']

Cassazione III Civile n. 15886/2014 del 11/7/2014 - testo integrale Sentenza
Cassazione III Civile n. 15886/2014 del 11/7/2014
Famiglia · fondo patrimoniale · opposizione · esecuzione · garanzia · pignoramenti · civile
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"Sotto questo profilo, se e' vero che la destinazione ai bisogni della famiglia non puo' dirsi sussistere per il solo fatto che il debito sia sorto nell'esercizio dell'impresa (Cass. 31.5.2006), tuttavia tale circostanza non e' neppure idonea ad escludere, in via di principio, che il debito possa dirsi contratto per soddisfare tali bisogni (Cass. 7.7.2009 n. 15862).
Piuttosto, occorre che l'indagine del giudice si rivolga specificamente al fatto generatore dell'obbligazione, a prescindere dalla natura di questa: i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all'azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell'obbligarsi sia quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo, ma nel senso ampio indicato, nel quale sono ricompresi anche i bisogni ritenutitali dai coniugi in ragione dell'indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilita' economiche familiari (v. anche Cass. 19.2.2013 n. 4011)."
Presidente: Salme' G.
M.F. e N.N.T. proposero opposizione all'esecuzione promossa nei loro confronti da Monte Paschi Siena Gestione Crediti Banca spa assumendo che il bene immobile sottoposto a pignoramento fosse da ritenere impignorabile ai sensi dell'art. 170 c.c., perche' conferito nel fondo patrimoniale costituito con atto notarile trascritto presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Firenze in data 19.10.1994; inepoca, quindi, anteriore, sia all'iscrizione dell'ipoteca dagli stessi concessa a garanzia del mutuo da parte di ... alla ... srl, sia al pignoramento trascritto nell'anno 2003.
La convenuta Monte Paschi Siena Gestione Crediti Banca spa, costituitasi, contesto' il fondamento dell'opposizione chiedendo, in ognicaso, di essere tenuta indenne da ogni danno dal notaio stipulante il rogito, Ma.Gi., del quale chiese ed ottenne la chiamata in causa.
Quest'ultimo, costituitosi, chiamo' in causa la compagnia di assicurazioni Unipol.
Con sentenza del 21.11.2007, il tribunale rigetto' l'opposizione.
1. Con il primo motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione dell'art. 2697 c.c., per avere il Giudice fondato la propria decisione sulla base di presunzioni, in particolare sulla presunzione che ogni esercizio di attivita' d'impresa verrebbe per cio' stesso intrapreso e svolto per esigenze della famiglia, e per aver postoa carico di colui che opponga l'impignorabilita' del bene costituito in fondo patrimoniale l'onere di provare che il creditore conosceva che l'obbligazione da cui il debito scaturisce era contratta per scopi estranei alla famiglia. Il tutto in palese violazione sia dei principi che regolano la distribuzione dell'onere della prova, in primis quello dettato dall'art. 2697 c.c., sia dei principi affermati dalla sentenza della Cassazione Civ., sez. 3^, 31/05/06 n. 12998 (in relazione all'art.360 c.p.c., n. 3): Omesso esame di un punto decisivo della controversiain relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5).
2. Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione di norma di diritto per avere il Giudice di primo grado errato nell'interpretazione della norma di cui all'art. 170 c.c., applicandola in modo da giungere a conseguenze diverse da quelle previste dalla normastessa, cosi' violando altresi' la norma dell'art. 12 preleggi (in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5).
3. I motivi, che attengono, sotto diversi profili al tema della impignorabilita' del bene costituito in fondo patrimoniale e degli oneri probatori relativi, sono esaminati congiuntamente.
3.1. In primo luogo, va ribadito il principio affermato da questa Corte, e correttamente applicato dal giudice di merito, per il quale l'onere della prova dei presupposti di applicabilita' dell'art. 170 c.c.,grava sulla parte che intende avvalersi del regime di Impignorabilita' dei beni costituiti in fondo patrimoniale.
Nel caso dell'opposizione proposta dal debitore avverso l'esecuzione avente ad oggetto tali beni, al fine di contestare il diritto del creditore di agire esecutivamente ex art. 615 c.p.c., l'onere della prova grava sul debitore opponente; questi non deve provare soltanto la regolare costituzione del fondo patrimoniale e la sua opponibilita' nei confronti del creditore pignorante, ma anche che il debito per cui si procede fu contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia. Si tratta di prova che, sulla base dei principi generali, puo' essere fornita anche avvalendosi di presunzioni ai sensi dell'art. 2729 c.c., gravando, comunque, sull'opponente l'onere di allegare e dimostrare i fatti noti, da cui desumere, in via presuntiva, i fatti oggetto di prova.
3.2. Quanto al criterio identificativo dei crediti che, essendo stati contratti per fare fronte ai bisogni della famiglia, possono essere soddisfatti anche in via esecutiva, va ribadito il principio di diritto per il quale "in tema di esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui frutti di essi, il disposto dell'art. 170 c.c., nel testo di cui alla L. 19 maggio 1975, n. 151 - per il quale detta esecuzione non puo' aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, va inteso non in senso restrittivo, vale a dire con riferimento alla necessita' di soddisfare l'indispensabile per l'esistenza della famiglia, bensi' - analogamente a quanto, prima della riforma di cui alla richiamata L. n. 151 del 1975, avveniva per i frutti dei beni dotali - nel senso di ricomprendere in tali bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all'armonico sviluppo della famiglia, nonche' al potenziamento della sua capacita' lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi" (cosi' gia' Cass. 7.1.1984 n. 134, seguita da Cass. 18.9.2001 n.11683; Cass. 30.5.2007 n. 12730; Cass. 7.7.2009 n. 15862; Cass. 19.2.2013 n. 4011).
Si e', quindi, preferita una nozione di bisogni della famiglia piuttosto ampia, per la quale si esclude che bisogni rilevanti siano soltanto quelli essenziali del nucleo familiare, ma vi si comprendono anche altre esigenze, purche' il loro soddisfacimento sia funzionale allavita della famiglia. Inoltre, si' e' attribuita rilevanza, non solo ai bisogni oggettivi, ma anche a quelli soggettivamente ritenuti tali dai coniugi, adottandosi peraltro un parametro di valutazione negativo, secondo quanto sopra.
Come e' noto, controversa e' la possibilita' di ricondurre ai bisogni della famiglia i debiti derivanti dall'attivita' professionale o di impresa di uno dei coniugi anche in considerazione del fatto che i redditi relativi sono di norma, ma non necessariamente, destinati al mantenimento della famiglia (Cass. 18.9.2001 n. 11683).
Sotto questo profilo, se e' vero che la destinazione ai bisogni della famiglia non puo' dirsi sussistere per il solo fatto che il debito sia sorto nell'esercizio dell'impresa (Cass. 31.5.2006), tuttavia tale circostanza non e' neppure idonea ad escludere, in via di principio, che il debito possa dirsi contratto per soddisfare tali bisogni (Cass. 7.7.2009 n. 15862).
Piuttosto, occorre che l'indagine del giudice si rivolga specificamente al fatto generatore dell'obbligazione, a prescindere dalla natura di questa: i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all'azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell'obbligarsi sia quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo, ma nel senso ampio indicato, nel quale sono ricompresi anche i bisogni ritenutitali dai coniugi in ragione dell'indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilita' economiche familiari (v. anche Cass. 19.2.2013 n. 4011).
3.3. Il Tribunale di Firenze non si e' discostato dai principi appena richiamati.
Ed invero, dopo aver ribadito l'interpretazione estensiva della normaquanto all'individuazione dei bisogni della famiglia rilevanti ex art. 170 c.c., ha affermato che gli attuali ricorrenti non avevano adempiuto all'onere probatorio sugli stessi gravante "limitandosi invece ad insistere sulla qualita' del debito, come ictu oculi estraneo ai bisogni della famiglia in quanto assunto dalla ... s.r.l. per esigenze di impresa"; concludendo per il rigetto dell'opposizione. La statuizione e' basata su di un accertamento in fatto; accertamento che, per essere relativo alla riconducibilita' dei debiti alle esigenze della famiglia, e'istituzionalmente riservato al giudice del merito e non e' censurabile in cassazione, se congruamente motivato, come nella specie (da ultimo Cass. 24.1.2012 n. 933).
Il giudice del merito ha, infatti, ritenuto non adeguatamente provatodetto presupposto perche': a) il debito era stato contratto dalla societa' ... s.r.l. della quale gli attuali ricorrenti erano, entrambi, soci, il M. anche Presidente del consiglio di amministrazione ela N. consigliere dello stesso; b) la garanzia ipotecaria era stata concessa per conseguire un finanziamento in favore della societa' gestitadagli stessi soci M. e N.; c) in difetto di qualsiasi prova od allegazione su di una qualche diversa fonte di sostentamento della famiglia, doveva presumersi che proprio e soltanto dall'attivita' d'impresa derivassero i mezzi di sostentamento del nucleo familiare; d) gli opponenti avevano previsto nell'atto di costituzione del fondo patrimoniale la possibilita' di concedere il bene in garanzia senza necessita' di autorizzazione ex art. 169 c.p.c..
Sotto quest'ultimo profilo, l'esercizio della detta facolta', con la concessione in garanzia sui beni costituiti in fondo patrimoniale al fine di conseguire un finanziamento in favore della societa' dagli stessigestita, costituiva ulteriore elemento della destinazione del finanziamento alle esigenze familiari.
L'esame dei profili relativi all'istanza di manleva resta, quindi, assorbito dalle conclusioni raggiunte.
4. Il ricorso e' rigettato.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese in favore di Monte Paschi Siena Gestione Crediti Banca spa che liquida in complessivi Euro 8.200,00, di cui Euro 8.000,00per compensi, oltre accessori di legge.
Cosi' deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 26 marzo 2014.
Famiglia Fondo patrimoniale Opposizione Esecuzione Garanzia Pignoramenti Civile