Source: https://www.elessarbicycle.it/coronavirus-perche-anche-la-bici-va-in-quarantena/
Timestamp: 2020-05-28 02:15:39+00:00
Document Index: 178266656

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 650', 'art. 76', 'art. 495', 'art. 495', 'art.650']

#coronavirus: perché anche la bici va in quarantena | Elessar
Posted on 11 marzo 2020 14 marzo 2020 by Elessarbicycle
Facciamo chiarezza: la bici va in quarantena e adesso vedremo perché.
Basterebbe il semplice buon senso; basterebbe ma sembra non sia così.
Premessa: ieri ho pubblicato un breve articolo, aggiornandolo via via mi arrivavano le varie agenzie con le direttive e interpretazioni del recente Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ossia, con acronimo, DPCM.
Non ho voluto entrare in tecnicismi che nulla avrebbero aggiunto, se non complicare la lettura. Sapevo che con voi non sarebbe stato necessario, avete intelligenza e preparazione e i vostri interventi me lo hanno, per l’ennesima volta, confermato.
Ora però, a poco più di 24 ore dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (passaggio previsto affinché una legge diventi effettiva) c’è necessità di chiarire perché la nostra bici deve essere messa a riposo.
Con esplicito riferimento all’uso “solo ricreativo”.
E tenendo presente che, come scritto in precedenti articoli, l’interpretazione di una norma o provvedimento non è mai, per gli operatori del diritto, “esprimere la propria opinione”. Esistono precise regole, frutto di oltre 2000 anni di evoluzione del diritto. Un arsenale enorme a cui attingere. Quindi quando leggete “interpretazione” dovete sempre intenderla in senso tecnico, non soggettivo.
Il punto di partenza di ogni provvedimento legislativo è sempre la nostra Costituzione.
Quindi grazie a lei possiamo far luce sul primo punto: non esiste un obbligo di restare a casa.
Piano, prima di inforcare la bici continuate la lettura.
Vi ho detto che oggi dobbiamo andare sul tecnico.
L’obbligo di non lasciare la propria dimora per alcun motivo è, di fatto, una limitazione della libertà personale.
La nostra Carta Costituzionale all’art. 13 recita: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”
Il grassetto è mio e lo traduco: solo un giudice, rispettando un preciso iter previsto dalla legge, può adottare provvedimenti capaci di limitare la libertà personale.
E’ chiaro l’intento dei nostri Padri costituenti: l’Italia risorgeva da una dittatura, era necessario stabilire limiti ai poteri dell’esecutivo, ossia il Governo.
E infatti il DCPM del 9 marzo, quello che ha esteso la zona rossa a tutta la Penisola, non fa alcun cenno ad un obbligo di dimora per chi non sia già in quarantena. E attenzione, anche qui, per chi è già sottoposto a quarantena, la sanzione non è quella prevista per chi si sottrae a una misura coercitiva (per esempio l’evasione) ma il richiamo è ad altro articolo del codice penale, quello che sanziona il mancato rispetto di un provvedimento dell’autorità.
Piano, mollate la bici, abbiamo ancora da leggere e spiegare.
Ci serve rileggere quanto previsto dal DCPM precedente, quello 8 marzo 2020.
Che recita: “…evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonche’ all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessita’ ovvero spostamenti per motivi di salute. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”
La parte relativa ai territori è stata superata dal DCPM successivo, che ha esteso a tutta l’Italia.
Attenzione alle parole, perché con le leggi, che di parole sono fatte, vanno pesate col bilancino del farmacista.
Il decreto non recita “è fatto obbligo”, che costituirebbe divieto.
No, il decreto esorta a evitare […] salvo […] comprovate esigenze lavorative o situazioni ecc
Significa non è prevista alcuna limitazione effettiva della libertà personale così come stabilita da Costituzione e leggi.
E il senso logico c’è: per ogni cittadino si dovrebbe prevedere tutto l’iter previsto dalla legge se lo si volesse mettere, per dirla cruda, agli arresti domiciliari.
Ma allora il tweet della Polizia di Stato che ci avvisa delle sanzioni per chi non rispetta questo decreto? Lì c’è scritto “arresto fino a tre mesi”, “reclusione fino a 12 anni”, che significa?
Non vi impongo la distinzione fra arresto e reclusione, istituti diversi tra loro (sempre il cielo a scacchi vedi, è vero, ma sono comunque cose diverse) ma vi impongo la spiegazione di questo tweet.
Che richiama due articoli del nostro codice penale: gli artt. 650 e 452 del Codice penale.
Il primo, l’art. 650 C.p. è quello titolato “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”.
Che recita: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro“.
Traduco e metto in pratica: chiunque senza le comprovate esigenze previste dal DCPM se ne va a zonzo sul territorio viola un provvedimento dell’Autorità, in questo caso quello emanato dalla Presidenza del Consiglio.
Poi c’è il secondo articolo rilanciato dalla Polizia di Stato, il 452 del Codice penale.
E’ un delitto colposo, ossia un reato commesso senza specifica volontà (nel qual caso si parlerebbe di reati dolosi) ed è titolato appunto “Delitti colposi contro la salute pubblica”.
Ve lo riporto integralmente: “Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 e 439 è punito:
Quando sia commesso per colpa alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 440, 441, 442, 443, 444 e 445 si applicano le pene ivi rispettivamente stabilite ridotte da un terzo a un sesto.”
Qui la situazione è più complessa, andrebbe comunque dimostrato in sede processuale che si è stati causa di un contagio. Comunque, non interessa qui addentrarci in questo aspetto.
Molto più importante, perché all’atto pratico ci tocca da vicino, un ulteriore aspetto.
Noi sappiamo tutti che il Ministero dell’Interno ha predisposto un modulo di autocertificazione, nel quale chi è in giro dovrà indicarne il motivo.
Bene, dichiarare il falso in quel modulo è reato, e questo è espressamente richiamato nel modulo stesso, lì dove cita l’art. 76 del DPR n. 445/2000 e soprattutto l’art. 495 C.p.
Vi riporto il testo solo parziale (quello a noi applicabile) dell’art. 495 C.p.: “Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni”.
Vi ho detto che dovevo andare sul tecnico, ma è necessario perché qui non parliamo di una opinione: questo che state leggendo, seppure semplificato, è quello che noi chiamiamo parere motivato, con preciso valore legale se indirizzato nel suo alveo legislativo. Non chiacchiere in libertà.
Ora andiamo al punto, traducendo in pratica quanto letto fin qui.
Mettersi in bici per un giro di puro svago equivale a lasciare la propria abitazione senza giustificato motivo, spostandosi sul territorio senza giustificato motivo, mettendo in pericolo se stessi e gli altri senza giustificato motivo.
Lo spirito del DCPM è molteplice: evitare ogni potenziale situazione di contagio ed evitare il collasso del sistema sanitario.
Poiché il nostro è ancora uno Stato democratico, seppure c’è chi abbia di recente invocato pieni poteri, il Governo non può metterci tutti a casa, obbligandoci. E quando parlo di Governo mi riferisco all’organo costituzionale, chi siano i rappresentanti del momento non mi interessa.
Fa leva sul senso civico, esorta a restare a casa, chiede di spostarsi solo per comprovate esigenze; e ci impone di dimostrarle, altrimenti scattano le sanzioni.
La sgambata di allenamento o il giro randagio vi sembrano comprovate esigenze? Non lo sono, punto e basta.
Però siamo in Italia, appena dai una regola tutti a cercare la scappatoia.
Che molti hanno erroneneamente visto in altra parte del DCPM, lì dove consente: “…lo sport e le attivita’ motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro”.
Una legge, per sua stessa natura, non è mai specifica: prevede una ipotesi generale, da applicare poi ai casi concreti. Che sono una moltitudine, ricchi di sfumature e distinguo.
Bene, alla luce di quanto sin qui emerso secondo le direttive delle autorità, l’uscita ludica o di allenamento per chi non è professionista non rientra tra le attività motorie all’aperto.
Questo perché si è ritenuto, seppure con formula assai vaga, comprendere in queste attività la ginnastica al parco o la corsetta a piedi in solitaria.
Una uscita in bici su strada (e non aggrappiamoci per favore alla stradina di campagna poco frequentata: strada è strada, punto) spostandosi sul territorio nazionale rientra a pieno titolo tra gli spostamenti per i quali è richiesta la comprovata esigenza.
Quindi il giretto da soli nel parco cittadino, chiuso al traffico, è permesso. Una uscita vera no.
Non dimentichiamo mai che per il nostro ceto politico la bici è da anni vista come, appunto, la passeggiata al parco o poco più, nulla ne sanno o gli interessa conoscere del nostro mondo a pedali.
Impedire una uscita di allenamento o ludica su strada ha tripla ragione: evitare rischi di contagio, evitare potenziale situazione di pericolo (per esempio un incidente, che sottrae risorse al sistema sanitario altrimenti impegnato) e tutelare, ma questo lo sappiamo noi non loro, il ciclista. Perché sotto sforzo nel nostro organismo si abbassano le difese immunitarie.
Credo a questo punto di avervi annoiato abbastanza ma era necessario. Ieri non ho spiegato il perché e questo ha dato spazio a libere interpretazioni. Ora vi ho fornito tutti gli strumenti necessari per comprendere da soli.
Ma soprattutto, parafrasando JFK: non chiedetevi cosa può fare lo Stato per voi, chiedetevi cosa potete fare voi per noi tutti.
Rivolgo infine una richiesta a voi tutti, una richiesta per me inusuale ma giustificata dalla eccezionalità del momento: fate girare questo articolo, e quello di ieri, il più possibile. Condividete tramite i vostri social, usate i pulsanti in basso se volete. Qui non è un test o un articolo di Officina, qui non interessa promuovere il blog: questa è informazione di servizio, è importante.
Diffondete lei, non virus.
11 marzo 2020 at 8:53
Grazie per l’opportuno chiarimento, al di la del buon senso mi è stato utile per capire una norma che apparentemente nega e consente.
11 marzo 2020 at 9:54
Ottimo, informato e specifico al punto giusto. Se non ti spiace, posso far circolare ai miei contatti ciclisti? Visto che li vedo ancora correre in giro su Strava e voglio fare il rompiscatole (anche se a fin di bene comune)? 😀
11 marzo 2020 at 10:05
Non solo puoi, devi. In altra occasione non mi interesserebbe, stavolta è informazione di servizio. Più si diffonde, lei, meglio è.
11 marzo 2020 at 10:34
Ho trovato questo articolo, se può essere utile, praticamente si può andare in bicicletta rimanendo nello stesso comune, basta non essere in gruppo, e solo i professionisti con l’apposita certificazione, possono attraversare i vari comuni. Quindi si può passeggiare in bici, andare a farci la spesa, a patto che si rimanga isolati uno dall’altro.
Ciao Gian Piero, sono due giorni che ci provo ma forse ho perso la capacità di spiegarmi.
Qui non parliamo della passeggiata al parco o andare al supermercato: qui parliamo di uscite in bici.
Ora, o vivi a Los Angeles o Bangkok, dove per andare da un capo all’altro della città sono minimo 100 km, oppure no, l’uscita normale, quella di 50/100km che facciamo di solito non è possibile, è spostamento.
ps; nulla di personale, ma ho difese molto energiche e i link li legge spam attivandomi tutte le lucine sul pannello di amministrazione. Ho rimosso il link tuo solo per questo.
Grazie mille per questo articolo. Molto, molto chiaro. Al di là della questione puramente ciclistica, finalmente ho capito perchè non è possibile scrivere, nel DPCM,”…è vietato uscire di casa”, cosa che da più parti (…ahimè anche dagli ‘addetti ai lavori’) si sente richiedere. Non avevo, da ignorante in materia 😉 , considerato la questione Costituzionale.
11 marzo 2020 at 11:08
Ciao Alberto, ho sempre evitato di portare qui sul blog la mia vera attività, questo posto deve essere di svago.
Stavolta la situazione è fuori dall’ordinario e, a costo di apparire presuntuoso, più di quanto già sia, uno non vale uno.
Dopo la pubblicazione di ieri, ripresa su social e forum, alcuni hanno commentato “è una interpretazione, valida quanto la mia”
Io non mi metterei a scrivere di come si edifica un edificio o si opera una frattura scomposta o qualunque altra cosa richiede specializzazione.
Scrivo di ciò che so, che studio da decadi e con cui porto a casa la pagnotta.
Già ieri avevo inquadrato la questione, le successive spiegazioni di fonti istituzionali mi hanno semplicemente confermato avevo ragione.
Non lo dico per appuntarmi medaglie, chi segue il blog da tempo sa non è mio stile.
Come sa non è mio stile chiedere la condivisione sui social, terreno che mi è poco congeniale ad essere buoni.
No, la situazione è straordinaria, girano troppe sciocchezze in giro di improvvisati giuristi. Finché gli improvvisati raccontano miracolose tecniche di lubrificazione della catena a me frega nulla, problemi loro.
Ma oggi, allo stato attuale, che significa il concreto rischio di collasso per il sistema sanitario nazionale (se invece di un mese fa avssi ricoverato mio padre oggi probabilmente non avrebbe trovato posto e non avrebbe potuto ricevere, non per cattiva volontà ma per oggettiva difficoltà, le cure necessarie) non mi faccio alcuna remora.
A costo di essere antipatico, presuntuoso, perdere lettori, non mi interessa.
Ognuno si assuma le proprie responsabilità, senza cercare scappatoie.
C’è una legge, va rispettata e non cercare il modo di aggirarla.
Se poi uno le leggi sapesse pure scriverle sarebbe meglio, ma è qualcosa in cui ho rinunciato a sperare da 30 anni…
11 marzo 2020 at 12:24
Fabio,meno male che segui il tuo consiglio allora e mi ritrovo il fantastico rullo smart elite, quindi la sgambata me la faccio nel salotto di casa magari con un bel sottofondo musicale. Scherzi a parte, sò che è difficile per tutti noi ma cerchiamo di essere d’aiuto gli uni agli altri e cercare quanto è più possibile di evitare le situazioni di contaggio, ve lo dice,chi ha un’attività in proprio e che come tanti mie colleghi rischiamo il nostro futuro. Anche perchè alla data odierna non c’è stato un solo rappresennta delle istituzioni che abbia fatto chiarezza sulla possibilità di sospendere le tasse che devono essere pagate entro giorno 16. Sento parlare di aiuti alle aziende ma l’unica cosa che è chiaro è il fatto che ciò che eventualmente non venisse pagato ora dovrebbe esserlo in un’unica rata ad aprile. Come se rimanendo chiuse le nostre attività hanno ugualmente introiti.
11 marzo 2020 at 12:27
Io e mia moglie, di fatto, staremo fermi fino a dopo l’estate.
Ho ancora un mese, forse 45 gg di autonomia. Poi stop
11 marzo 2020 at 15:37
Grazie Fabio. Mi chiedevo se la mia abituale passeggiata di circa 10 km (a piedi all’interno del mio Comune) fosse possibile o meglio rimandare. Rimando, sto a casa e mi leggo le tue prove. Verranno tempi migliori, e magari, mi decido a comprare la bici. Oggi l’unica arma di difesa che possiamo mettere in campo è “rallentare e impedire il contagio” stando il più possibile isolati. Con tutte le diavolerie moderne di cui disponiamo, non siamo isolati neanche tra le pareti di casa. Ciao, un grande Augurio per la nostra bella Italia di passare al più presto questo grave momento
Ciao Stefano, bisogna tener presente che la situazione è in evoluzione continua.
Quello scritto la mattina può diventare superato a ora di pranzo.
Da pochi minuti la protezione civile ha chiesto a chiunque, anche chi esce a piedi, di avere con se la autocertificazione.
Che significa? Ulteriore stretta? Non è dato sapere al momento.
Io faccio il possibile per aggiornarvi, mi tengo continuamente collegato con Istituzioni e agenzie per avere notizie ma non è facile.
L’unica cosa che posso dirvi è che sfrutto solo fonti qualificate, quindi ogni notizia è verificata.
11 marzo 2020 at 22:15
Sembra ci sia bisogno della autocertificazione anche per girare a piedi nel comune di residenza, non ho capito se la cosa è già decreto o meno.
In tal caso sarebbe proibita anche una passeggiata solitaria tra le campagne?
12 marzo 2020 at 7:17
Ciao Mattia, come ho spiegato ampiamente, non esiste un divieto assoluto di stare a casa per i motivi di ordine costituzionale di cui ho scritto.
Equivarrebbe a una misura coercitiva che richiede specifiche forme, al momento non fattibile.
Però dobbiamo tener presente l’eccezionalità del momento, nonché la necessità di prvvedimenti legislativi veloci (una legge ordinaria richiederebbe mesi) e quindi, sotto questa luce, assume rilievo assoluto l’indicazione di uscire solo per comprovate esigenze.
Comprovate esigenze di cui ognuno deve assumersi la responsabilità, dichiarando il vero all’autorità mediante autocertificazione.
Quindi, a piedi, in bici, in città o in campagna, devi chiederti: ho una comprovata esigenza a uscire? Se la risposta è no, resti a casa. Punto.
La odierna chiusra dei negozi risponde all’esigenza di limitare il contagio usando una via indiretta.
Non sono le attività commerciali luogo di contagio, lo è il comportamento di chi in questi giorni non resta a casa. Gli si toglie allora ogni occasione.
Come quando hanno chiuso bar, ristoranti ecc non perché luoghi di contagio in senso stretto: ma perché la gente ci andava lo stesso, non rispettando l’esortazione a stare a casa.
Quindi invece di denunciare tutti gli avventori si è scelto di chiudere direttamente i locali.
Finché la gente non capirà che deve assumenrsi le proprie responsabilità senza cercare scappatoie o falle (falle inevitabili in provvedimenti legislativi assunti in poche ore) non ne usciamo.
12 marzo 2020 at 10:42
Lavoro a 22 km da casa fuori del mio comune di residenza.
Potrei usare la bici per recarmi al lavoro al posto dell’auto?
12 marzo 2020 at 11:01
Rispondo io per risparmiare l’ennesimo ripetizione al buon Fabio: sì, stai andando a lavoro e quindi è “comprovata esigenza lavorativa”. Non sono ancora arrivati a regolamentare *come* si può andare a lavorare…
sono anch’io amante della bici ma in questo caso vorrei fare una domanda ancora più “basica”: andare in giro *a piedi* per parchi urbani, raggiungendoli a piedi da casa, *senza comprovata necessità*, magari col cane, come pura “igiene e benessere personale” è ancora possibile? grazie!
Ciao Carlo, alla luce delle recenti dichiarazioni della protezione civile, no.
Nemmeno una passeggiata.
Cane si, hanno specificato che per gli animali domestici vale poter uscire. Lo stretto necessario, rispettando distanza tra le persone e senza usarla “come scusa”.
Dovete capire, tutti, che parliamo di provvedimenti presi in situazione di urgenza, in fretta; qualche falla c’è ma non dobbiamo né cercarle né profittarne.
E che è oggettivamente impossibile regolamentareogni ipotesi.
L’unica vera regola è evitare ogni uscita non necessaria. Ognuno dovrà assumersi la responsabilità di chiedersi se è necessario o no.
14 marzo 2020 at 17:55
Se, come precisa l’estensore dellarticolo, si tratta di una esortazione e si prevedono sanzioni per chi non aderisce, siamo in presenza di un obbligo mascherato e quindi si aggira la costituzione. Fermo restando che non ha senso fare i furbetti (per tutti, anche per gli estensori del decreto e dei tweet attuativi)
Ciao Giuseppe, nessun aggiramento.
Le sanzione principale, quella cioè più rilevante, è la violazione dell’art.650, ossia il mancato rispetto di un ordine dell’autorità.
Che si verifica ogni volta si esce per ipotesi non prevista/contemplata.
A cui eventualmente aggiungere quella per la falsa dichiarazione, se commessa.