Source: http://ilcommentariodelmerito.com/responsabilita-medica-attesa-del-ddl-gelli/
Timestamp: 2018-10-16 01:31:39+00:00
Document Index: 14221033

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 28', 'art. 1176', 'art. 1218', 'art. 1228', 'art. 2947', 'art. 3', 'art. 2043', 'art. 2697', 'art. 1453', 'art. 1218', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1282']

Responsabilità medica in attesa del DDL Gelli - Il Commentario del Merito
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Il punto sulla responsabilità medica in attesa di conoscere le sorti del DDL “Gelli” secondo il Tribunale di Bari.
Tribunale di Bari – sez. stralcio di Rutigliano, dott.ssa Marisa Attolino del 6 luglio 2016.
Il Tribunale di Bari con la pronuncia in epigrafe si sofferma sulla responsabilità medica ricostruendo in maniera puntuale lo stato dell’arte sugli aspetti più rilevanti.
Qui di seguito si riportano i passaggi essenziali della pronuncia che sotto il profilo civilistico ricostruisce in maniera puntuale la materia.
Le prestazioni sanitarie da parte di una struttura ospedaliera (o altra struttura) deputata a fornire assistenza sanitaria avvengono, infatti, sulla base di un contratto tra il paziente ed il soggetto che gestisce la struttura, avente ad oggetto una prestazione complessa, a favore dell’ammalato, definibile sinteticamente di “assistenza sanitaria”, ovvero contratto di spedalità. Si segnala che di recente la Suprema Corte (Cass. 9.12.2015 n. 7769) ha confermato la responsabilità contrattuale dell’ente anche nell’ipotesi in cui il medico sia dipendente di altra struttura sanitaria. Inoltre, come affermato delle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte di Cassazione, le quali con la ormai notissima sentenza del gennaio 2008 n. 577 hanno prestato sostanziale adesione a tale opzione ermeneutica, chiarendo che, “per quanto concerne la responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente è irrilevante che si tratti di una casa di privata o di un ospedale pubblico in quanto sostanzialmente equivalenti sono a livello normativo gli obblighi dei due tipi di strutture.
Fonti di riferimento: art. 32 cost.; art. 28 Cost.; art. 1176 c.c.; art. 1218 c.c.; art. 1228 c.c.; art. 2947 c.c.
Resta invariata la regola del contatto sociale, nonostante i dubbi emersi all’indomani dell’entrata in vigore della Legge “Balduzzi” (l. 189/2012 – art. 3). Si segnala che altra pronuncia del Tribunale di Bari (Trib. Bari Sez. II, Sent., 12-07-2016 – dott. A. Ruffino) conferma l’applicazione della regola del contatto sociale introdotta con la storica pronuncia Cass. 22 gennaio 1999 n. 589.
Dopo la legge Balduzzi la responsabilità del medico continua ad essere contrattuale per la Cassazione (Cass. 19 febbraio 2013 n. 4030).
Si segnala il contrasto emerso nel foro Milanese: Trib. Milano Sez. I, Sent., 17-07-2014 (ritorno all’art. 2043c.c.) e Trib. Milano Sez. V, 18 novembre 2014 (conservazione del principio del contatto sociale).
Riparto oneri probatori e superamento della distinzione tra obbligazione di mezzi e di risultato
La Cassazione ha ampiamente esaminato la distinzione tra obbligazioni di mezzi ed obbligazioni di risultato e, superando i contrastanti orientamenti, ha affermato che “il meccanismo di ripartizione dell’onere della prova ai sensi dell’art. 2697 c.c. in materia di responsabilità contrattuale (in conformità a criteri di ragionevolezza per identità di situazioni probatorie, di riferibilità in concreto dell’onere probatorio alla sfera di azione dei singoli soggetti e di distinzione strutturale tra responsabilità contrattuale e da fatto illecito) è identico, sia che il creditore agisca per l’adempimento dell’obbligazione, ex art. 1453 c.c., sia che domandi il risarcimento per l’inadempimento contrattuale, ex art. 1218 c.c., senza richiamarsi in alcun modo alla distinzione tra obbligazioni di mezzi e di risultato” (Cass. civ. sez. unite, 28.07.2005, n. 15781).
Sul paziente compete l’onere di allegare la sussistenza ed il contenuto del contratto, mentre incombe sulla struttura sanitaria la prova che la prestazione dell’attività abbia raggiunto il risultato normalmente ottenibile in relazione alle circostanze concrete del caso o, in caso contrario, che quel risultato non sia stato conseguito per il verificarsi di un evento imprevedibile e non superabile con l’adeguata diligenza.
Il danno risarcibile e conferma delle Tabelle Milanesi
Ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale del quale l’attore invoca il ristoro occorre avere riguardo alle tabelle elaborate nel 2009, cosi come aggiornate nel 2014, dall’Osservatorio per la Giustizia Civile del Tribunale di Milano, tenuto conto che laddove l’art. 3, co. 3 del D.L. 13 settembre 2012, a 158 coordinato con la L. n. 189 del 2012 (cd. Decreto Balduzzi) prescrive la liquidazione sulla base delle tabelle previste agli artt. 138 e 139 del Codice delle Assicurazioni (D.L. n. 209 del 2005), deve ritenersi applicabile ad una situazione invalidante minimale o comunque contenuta nei limiti del 9%, mentre là dove vi sia una situazione invalidante maggiore tale criterio non può trovare applicazione, dovendosi comunque considerare il soggetto leso nella sua unica complessità biologica e esistenziale. Le tabelle in uso presso il Tribunale di Milano risultino essere quelle statisticamente più collaudate e pertanto le più idonee ad essere assunte quale criterio generale per una valutazione del danno (cfr. Cass., sentenza 14402/2011; Cass., sentenza n. 15760/2006).
Danno non patrimoniale risarcibile
Dalla sentenza (ove viene liquidato il pregiudio biologico e morale) emerge ulteriore conferma all’indomani delle pronunce delle Sezioni unite del 2008, che all’interno dell’unica voce onnicomprensiva del danno alla persona vi è spazio per le singole voci descrittive del pregiudizio patito dal paziente e che un tempo costituivano voci autonome.
Quanto al calcolo degli interessi compensativi, appare congruo applicare il criterio messo a punto nella nota sentenza della Corte di Cassazione a Sezione Unite 17.2.1995 n. 1712, secondo il quale gli interessi sui debiti di valore vanno calcolati sulla somma corrispondente al valore della somma al momento dell’illecito, via via rivalutata anno per anno sulla base dei citati indici ISTAT. In applicazione di tale criterio, al fine del calcolo degli interessi, la somma capitale come sopra determinata deve essere devalutata dalla data della pubblicazione della sentenza alla data dell’illecito (ottobre 2004), e sulla somma così ottenuta, progressivamente rivalutata anno per anno in base agli indici ISTAT fino alla data della pubblicazione della sentenza, devono calcolarsi gli interessi al tasso legale. Sull’intera somma liquidata per sorte capitale e lucro cessante decorrono gli interessi legali dal giorno della pubblicazione della sentenza al saldo ex art. 1282 c.c.
Avv. Roberto Iannone
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