Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25252-del-09-10-2019
Timestamp: 2020-08-13 15:05:05+00:00
Document Index: 79511246

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Sentenza Cassazione Civile n. 25252 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25252 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 09/10/2019, (ud. 03/07/2019, dep. 09/10/2019), n.25252
sul ricorso iscritto al n. 25971/2014 R.G. proposto da:
avverso la sentenza n. 2630/50/14 della Commissione Tributaria
1. Con sentenza n. 2630/50/14, depositata il 17 marzo 2014, non notificata, la Commissione Tributaria Regionale della Campania, rigettava l’appello proposto dalla Continental Mare s.r.l. avverso la sentenza n. 756/19/12 della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli, con compensazione delle spese di lite.
a) che il giudizio aveva ad oggetto l’impugnazione di un avviso di accertamento, relativo al pagamento dell’ICI per l’anno 2004, emesso dal Comune di Ischia in riferimento ad un complesso alberghiero termale di categoria D/2, con cui veniva contestato l’insufficiente versamento dell’imposta, liquidata in Euro 42.450,00 in luogo di quella versata pari ad Euro 16.556,57, di cui la contribuente aveva chiesto l’annullamento lamentando un difetto di motivazione dell’atto, l’inapplicabilità delle sanzioni della L. n. 212 del 2000, ex art. 10 e rilevando che con altra decisione della CTP di Napoli era stata confermata la rendita dichiarata in luogo di quella accertata.
7.1 La contribuente sostiene l’inapplicabilità della retrodatazione prevista dalla L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 41, sul presupposto di aver presentato una richiesta di condono edilizio per opere abusive marginali, rispetto ad un immobile non ancora iscritto al catasto, ma già sottoposto a tassazione ai fini ICI, secondo i criteri di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 3.
7.2. Nella specie la contribuente non ha mai contestato di aver presentato una istanza di regolarizzazione del D.L. n. 350 del 2003, ex art. 32, per cui tale disposizione risulta correttamente applicata dall’ente comunale.
Se condizione necessaria e sufficiente perchè operi l’istituto della sospensione necessaria è l’esistenza di una “relazione tra rapporti giuridici sostanziali distinti ed autonomi, uno dei quali (pregiudiziale) integra la fattispecie dell’altro (dipendente), in modo tale che la decisione sul primo rapporto si riflette necessariamente, condizionandola, sulla decisione del secondo”(vedi Sez U n. 14060 del 2004), non si può negare la sospensione qualora il giudizio “dipendente” si svolga tra soggetti (parzialmente) diversi da quelli tra i quali si svolge il giudizio “pregiudiziale”. Se, infatti, è vero che nell’ipotesi di identità di parti il giudicato formatosi in ordine alla pronuncia sul rapporto pregiudiziale fa stato in modo vincolante rispetto alla pronuncia sul rapporto dipendente, non si giustifica che quel giudicato sia sempre inoperante quando i processi si svolgano tra parti (parzialmente) diverse: per restare al caso che qui si discute, nel quale sussiste questa parziale differenza delle parti coinvolte nei diversi giudizi, si tratterà di stabilire preventivamente, sulla base delle regole sui limiti soggettivi di efficacia del giudicato, se la sentenza che sarà pronunciata nel giudizio “pregiudiziale” tra il contribuente e l’Agenzia del Territorio farà stato anche nei confronti del Comune e, quindi, nel giudizio relativo al rapporto dipendente che si svolge tra l’ente locale ed il medesimo contribuente. Se. la risposta a tale quesito è positivo come nel caso di specie per il vincolo esistente tra base imponibile dell’imposta liquidata dal Comune e rendita catastale attribuita dall’Agenzia del Territorio – allora la sospensione opera.
In particolare per Cass. n. 11441 del 2016 e n. 26429 del 2018 “Ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 49 nella formulazione anteriore al D.Lgs. n. 156 del 2015, applicabile “ratione temporis”, nel processo tributario non opera la sospensione ex art. 337 c.p.c., sicchè il giudizio pregiudicato, in caso di decisione non ancora passata in giudicato della causa pregiudiziale, è suscettibile di sospensione ex art. 295 c.p.c., restando ammissibile, avverso la relativa ordinanza, regolamento di competenza ai sensi del combinato disposto di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1 e art. 42 c.p.c.”.
Di contro per Cass. n. 17613 del 2016 “In tema di contenzioso tributario, secondo la disciplina vigente “ratione temporis”, anteriormente al 1 gennaio 2016 ed alle modifiche di cui al D.Lgs. n. 156 del 2015, la sospensione necessaria del processo civile di cui all’art. 295 c.p.c., non è applicabile allorchè la ipotetica causa pregiudicante penda in grado di appello potendo in tal caso trovare applicazione solo l’art. 337 c.p.c., comma 2, in forza del quale il giudice ha facoltà di sospendere il processo ove una delle parti invochi l’autorità di una sentenza a sè favorevole e non ancora definitiva.”.
Tale contrasto ha trovato tuttavia soluzione normativa dopo il 1 gennaio 2016, data di entrata in vigore del testo novellato del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 49, ove è stato soppresso l’inciso “escluso l’art. 337″ (c.p.c.) e quindi eliminata l’inclusione dell’art. 337 c.p.c. tra le disposizioni non applicabili al processo tributario, per cui è stato affermato che ” In tema di contenzioso tributario, D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 49, secondo la formulazione vigente “ratione temporis”, successiva alle modifiche di cui al D.Lgs. n. 156 del 2015, art. 9, comma 1, lett. u) allorchè l’ipotetica causa pregiudicante penda in grado di appello trova applicazione l’art. 337 c.p.c., comma 2, in forza del quale il giudice ha facoltà di sospendere il processo ove una delle parti invochi l’autorità di una sentenza a sè favorevole e non ancora definitiva.(vedi Cass. n. 23480 del 2017).