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Timestamp: 2020-06-06 18:15:10+00:00
Document Index: 167029951

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Campanile di Santa Maria in Fabriago, Lugo di Romagna, 11.08.1944
Località Campanile di Santa Maria in Fabriago, Lugo, Ravenna, Emilia-Romagna
In questo contesto si inserisce la strage dell'11 agosto.
L’11 agosto 1944, in seguito all’uccisione di un soldato tedesco in via Viola nella frazione di Santa Maria in Fabriago, è decretata una vasta azione di rappresaglia che sarà attuata previa un rastrellamento.
Nel tardo pomeriggio la casa di Fosca Bernardi e Lino Bacchilega viene circondata da un centinaio di militi tra GNR e tedeschi. Alcuni di loro, tra i quali Livio Calbucci, procedono alla perquisizione. Non trovandovi nessun «ribelle», prelevano tutti i beni al suo interno e decidono di incendiarla dopo averne portato via gli abitanti, Fosca e Lino. Costoro sono i primi a salire sul camion dei rastrellati. Dopo un breve tratto di strada vedono i soldati tedeschi scendere dal camion e dividersi in gruppi per eseguire il rastrellamento. Liliana Patuelli ne scorge una squadra, mista a GNR, dirigersi verso la propria abitazione. Questi fermano suo fratello e suo padre il quale chiede ad un fascista di sua conoscenza di lasciarli andare. Il fascista lo rassicura dicendogli che sarebbero rientrati la sera stessa.
Sono le 16 quando un’altra squadra si presenta a casa Sironi dove si sta trebbiando il grano sull’aia. Tutti gli uomini presenti sono fermati e condotti in via Viola dove alla presenza di un ufficiale tedesco sono loro chieste informazioni sugli autori dell’agguato. Siccome gli uomini non rispondono, vengono caricati sul camion. In quel momento giunge un capitano tedesco che, riconosciuto Antonio Sironi, lo rimanda a casa.
Alle 18 la squadra si sposta a casa Bartolotti dove la famiglia è riunita a cena. Catturano il padre Angelo e il figlio Paolo e conducono anche loro in via Viola.
Complessivamente i rastrellatori radunano in via Viola una sessantina di persone fra le quali vecchi e bambini. Chiamano in disparte i titolari della tessera di iscrizione al fascio repubblicano e li mandano a casa. Dopodiché scelgono tra i rimanenti nove persone, tra le quali due ragazzi sedicenni, e le caricano sul camion insieme a Lino e Fosca. Arrivato davanti al cimitero di Campanile il camion si ferma. I tedeschi e i fascisti scendono e formano un plotone d’esecuzione. Fosca, l’unica donna rastrellata, viene fatta scendere e posta per prima dinnanzi alla schiera di militari. Le viene intimato di parlare, ma lei resta in silenzio. Calbucci la volge con le spalle al plotone per qualche minuto, dopodiché la prende e la porta dietro il camion. A questo punto sono fatti scendere gli altri dieci arrestati. Lino è dei loro ma per l’intervento di un sergente della brigata nera viene fatto risalire sul camion.
Il plotone spara. Angelo Bartolotti, Paolo Bartolotti, Antonio Geminiani, Giovanni Giovannini, Giulio Guardigli, Domenico Pattuelli, Renzo Patuelli, Angelo Stiroli e Vincenzo Venturini muoiono.
Dopo la fucilazione i componenti del plotone si stringono la mano. Fosca e Lino sono condotti nella caserma del comando tedesco a Conselice e qui sottoposti, per tre giorni, a lunghi interrogatori.
Lo scontro a fuoco in cui rimane ucciso un soldato tedesco non è frutto di un'azione partigiana premeditata. Infatti la squadra partigiana coinvolta si stava trasferendo da Giovecca e Fusignano, preceduta dalla staffetta Elsa Costa. A causa del buio pesto si imbatte in un drappello di soldati tedeschi e nel tentativo di sganciarsi, la squadra ne ferisce due e uccide uno. I partigiani si rifugiano nel "buco" di casa Pignata, uno zio del capo squadra Costa.
Estremi e note penali: Calbucci Livio, imputato di aver collaborato col tedesco invasore per aver [oltretutto] partecipato al rastrellamento di S. Maria in Fabriago e all’uccisione di nove persone ivi catturate. Con sentenza del 19/06/1946 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli nei limiti di cui alla sentenza, in concorso delle circostanze di cui all’art. 62 bis CP e lo condanna a 30 anni di reclusione, a 4 anni di libertà vigilata, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca dei beni del condannato.
La Corte di Assise di Ravenna con declaratoria emessa il Camera di consiglio il 18/10/46 ha condonato 10 anni della pena detentiva inflitta al Calbucci. Con declaratoria 11/02/50 della Corte d’Appello a favore di Calbucci Livio, ulteriormente condonato un anno determinando la nuova scadenza di pena il 21/12/54.
Fontana Antonio, imputato di aver collaborato col tedesco invasore per aver [oltretutto] aver partecipato a vari rastrellamenti nonché all’eccidio di S. Maria in Fabriago. Con sentenza del 16/10/1946 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli in concorso delle circostanze di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna ad anni 24 di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Dichiara condonato un terzo di detta pena. Ordina la confisca della metà dei suoi beni. La Corte di Cassazione con sentenza 8.7.47 dichiara estinto il reato per amnistia e annulla senza rinvio la sentenza.
Garotti Dino, imputato di aver collaborato col tedesco invasore per aver [oltretutto] aver partecipato al rastrellamento nonché all’eccidio di S. Maria in Fabriago. Con sentenza del 28/05/1946 la corte lo giudica colpevole del reato attribuitogli nei limiti della sentenza e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena. Ordina la pubblicazione della sentenza per una volta e per estratto ne “Il Giornale dell’Emilia” di Bologna e ne “La Voce di Romagna” di qui e la confisca dei beni del condannato. Sent. 24.10.1946 della Suprema Corte di Cassazione annulla la suestesa sentenza e rinvia il giudizio alla Corte d’Assise sez speciale di Bologna.
Camanzi Amedeo, imputato di aver collaborato col tedesco invasore per aver [oltretutto] aver partecipato al rastrellamento di S. Maria in Fabriago. Con sentenza del 30/10/1946 la corte lo giudica colpevole del reato attribuitogli ma non del capo di imputazione suddetto per mancanze di prove e lo condanna alla pena della reclusione per anni 15 e al pagamento delle spese. Ordina la confisca della totalità dei beni del Camanzi. Visti gli art. 9 e 10 D.P 22.6.46 n.4 dichiara condonati anni cinque della pena come sopra inflitta.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-08-03 21:00:26
1. Bartolotti Angelo di 50 anni, padre di Paolo, muratore
2. Bartolotti Paolo di 17 anni, muratore
3. Geminiani Antonio di 37 anni, pastore
4. Giovannini Giovanni di 37 anni, meccanico
5. Guardigli Giulio di 54 anni, operaio
6. Pattuelli Domenico di 51 anni, padre di Renzo,
7. Patuelli Renzo di 16 anni,
8. Stiroli Angelo di 35 anni, contadino
9. Venturini Vincenzo di 54 anni, muratore
Bartolotti Angelo,
Bartolotti Paolo,
Geminiani Antonio,
Giovannini Giovanni,
Guardigli Giulio,
Pattuelli Domenico,
Patuelli Renzo,
Stiroli Angelo,
Venturini Vincenzo,
Note procedimento Fontana Antonio, imputato di aver collaborato col tedesco invasore per aver [oltretutto] aver partecipato a vari rastrellamenti nonché all’eccidio di S. Maria in Fabriago. Con sentenza del 16/10/1946 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli in concorso delle circostanze di cui l’art. 62 bis CP e lo condanna ad anni 24 di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Dichiara condonato un terzo di detta pena. Ordina la confisca della metà dei suoi beni. La Corte di Cassazione con sentenza 8.7.47 dichiara estinto il reato per amnistia e annulla senza rinvio la sentenza.
Note responsabile Garotti Dino, giudicato colpevole del reato ascrittogli.
Note procedimento Garotti Dino, imputato di aver collaborato col tedesco invasore per aver [oltretutto] aver partecipato al rastrellamento nonché all’eccidio di S. Maria in Fabriago. Con sentenza del 28/05/1946 la corte lo giudica colpevole del reato attribuitogli nei limiti della sentenza e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena. Ordina la pubblicazione della sentenza per una volta e per estratto ne “Il Giornale dell’Emilia” di Bologna e ne “La Voce di Romagna” di qui e la confisca dei beni del condannato. Sent. 24.10.1946 della Suprema Corte di Cassazione annulla la suestesa sentenza e rinvia il giudizio alla Corte d’Assise sez speciale di Bologna.
Note procedimento Calbucci Livio, imputato di aver collaborato col tedesco invasore per aver [oltretutto] partecipato al rastrellamento di S. Maria in Fabriago e all’uccisione di nove persone ivi catturate. Con sentenza del 19/06/1946 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli nei limiti di cui alla sentenza, in concorso delle circostanze di cui all’art. 62 bis CP e lo condanna a 30 anni di reclusione, a 4 anni di libertà vigilata, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca dei beni del condannato. La Corte di Assise di Ravenna con declaratoria emessa il Camera di consiglio il 18/10/46 ha condonato 10 anni della pena detentiva inflitta al Calbucci. Con declaratoria 11/02/50 della Corte d’Appello a favore di Calbucci Livio, ulteriormente condonato un anno determinando la nuova scadenza di pena il 21/12/54.
lapide a Campanile, Santa Maria in Fabriago, Lugo
Ubicazione: Campanile, Santa Maria in Fabriago, Lugo
Descrizione: Lapide posta a Ca’ di Lugo, in località Campanile presso le mura del cimitero.
L. Casali, Diario dell'attività partigiana nel Ravennate dal luglio 1943 alla Liberazione del capoluogo in "La Resistenza in Emilia-Romagna. Numero unico della Deputazione Emilia-Romagna per la Storia della Resistenza e del movimento di Liberazione", Stabilimento Galeati, Imola, 1966, p. 67.
G. F. Casadio, R. Cantarelli La Resistenza nel Ravennate. Dalle prime forme di lotta armata alle elezioni amministrative della primavera 1946. Appunti per una storia locale, Edizioni del Girasole, Ravenna, 1980, p. 64.
Clelia Boldrini La Resistenza nel territorio di Lugo. Fatti, cronache, testimonianze, Walter Berti Editore, Lugo di Romagna, 1995, p. 60.
G. Casadio, La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 2, p. 184.
E. Iezzi, Romagna assassina e assassinata. Donne e uomini protagonisti di efferati delitti storici e di cronaca, Walberti, Lugo di Romagna, marzo 1999, pp. 113 - 114.
E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, prima parte pp. 82, 83, seconda parte p. 41.
ATRA, Sentenza Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 19/06/46 n. 106 a carico di Livio Calbucci; sent. 16/10/46 n. 153 a carico di Antonio Fontana; sent.28/05/46 n. 94 a carico di Garotti Dino; sent. 30/10/46 n. 164 a carico di Camanzi Amedeo.
ASRA, GQ, A1, b1, fasc. Marcori, verbale di accusa del 28 luglio 1945 a carico di Livio Calbucci; verbale di interrogatorio del 3 novembre 1945 di Liliana Patuelli; verbale di interrogatorio del 2 novembre 1945 di Antonio Sironi; verbale di interrogatorio del 4 novembre 1945 di Maria Bartolotti; verbale di interrogatorio del 31 ottobre 1945 di Fosca Bernardi.