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Timestamp: 2017-08-22 00:06:32+00:00
Document Index: 175700727

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 18', 'art. 22', 'art. 2394', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 6']

PROFILI GIURIDICI DELLA RESPONSABILITÀ NELLE ORGANIZZAZIONI NONPROFIT - PDF
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1 PROFILI GIURIDICI DELLA RESPONSABILITÀ NELLE ORGANIZZAZIONI NONPROFIT RUOLO DEGLI AMMINISTRATORI E RESPONSABILITÀ CIVILE ED AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI Articolo pubblicato su CIESSEVI INFORMA N 3 e 4/2004 Autore: Avv. Cristina Vaccario i LA RESPONSABILITA DEGLI AMMINISTRATORI 1. Introduzione L organo amministrativo è l organo competente a gestire e a rappresentare l ente e viene nominato secondo le modalità e le procedure contenute nell atto costitutivo e nello statuto. Può essere composto da una sola persona (vale a dire da un amministratore unico) o da una pluralità di persone (è il caso del consiglio di amministrazione). La fonte dei poteri degli amministratori viene individuata nel contratto di associazione, vale a dire nell atto costitutivo (comprensivo di statuto). L unica disposizione contenuta nel codice civile che disciplina espressamente la responsabilità degli amministratori delle persone giuridiche 1 diverse dalle società è l art Riconoscimento delle persone giuridiche (D.P.R. 361/2000): gli enti privati acquistano la personalità giuridica (e l'autonomia patrimoniale) tramite iscrizione nel Registro delle persone giuridiche istituito presso la prefettura (se l'ente opera a livello nazionale o multiregionale) o presso la Regione (se l ente opera a livello regionale). Il riconoscimento e la registrazione sono dunque indispensabili per evitare la responsabilità personale ed illimitata degli amministratori dell ente e degli altri soggetti che agiscono in nome e per conto del medesimo. L istruttoria amministrativa per la concessione del riconoscimento stabilisce ed accerta se il nuovo ente: a) sia in grado di perseguire con stabilità ed autonomia gli scopi prefissati; b) abbia una base patrimoniale sufficiente ad assicurarne l esistenza; c) presenti tutti gli elementi di cui all articolo 16 cod. civ. e la loro idoneità a garantire la vita ed il raggiungimento delle finalità dello stesso; d) rispetti lo scopo non lucrativo. L autorità competente deve registrare l ente nel Registro entro 120 giorni dalla data di presentazione della domanda. La medesima procedura trova applicazione per il deposito di ogni modifica dell atto costitutivo e/o dello statuto. La legge prevede una sanzione fino ad un massimo di Euro 550 per gli amministratori o liquidatori che non depositano nel Registro gli atti e le informazioni richiesti dalla legge. A seguito dell abrogazione dell art. 17 del c.c. ( Acquisto di immobili e accettazione di donazioni, eredità e legati ), l unica differenza di rilievo tra enti riconosciuti e non riconosciuti consiste nel fatto che solo i primi godono di autonomia patrimoniale perfetta. 1
2 c.c. che stabilisce quanto segue: Gli amministratori sono responsabili verso l'ente secondo le norme sul mandato. E' però esente da responsabilità quello degli amministratori il quale non abbia partecipato all'atto che abbia causato il danno, salvo il caso in cui, essendo a cognizione che l'atto si stava per compiere, egli non abbia fatto constare del proprio dissenso. Per completezza si sottolinea che, le disposizioni contenute nel suddetto articolo, pur se espressamente riferite alle persone giuridiche riconosciute, si ritengono applicabili, in assenza di ulteriori specifiche disposizioni, anche agli enti non riconosciuti, tra cui rientrano le organizzazioni di volontariato, che, nella maggior parte dei casi, adottano tale forma. Il rinvio di carattere generale alle "norme sul mandato" ha creato qualche incertezza interpretativa in merito alle disposizioni in materia di mandato effettivamente applicabili agli amministratori dell'ente, tanto è vero che, per meglio interpretare la portata dell'art. 18 c.c., sono spesso state applicate per analogia le disposizioni di cui all'art c.c. che, prima dell'entrata in vigore l'1 gennaio 2004 della c.d. Riforma del diritto societario, in materia di responsabilità degli amministratori di società stabiliva: Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza del mandatario e sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza di tali doveri... In particolare, l art c.c. faceva espresso rinvio alla diligenza del mandatario 2 e, quindi, anche all art c.c. che stabilisce: Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia; ma se il mandato è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore. Un orientamento ritiene, inoltre, applicabile alla fattispecie l art c.c., ai sensi del quale nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell attività esercitata ; ciò significa che nel valutare il comportamento dell amministratore si dovrà verificare se lo stesso ha adottato la diligenza dell'amministratore avveduto e coscienzioso, che sarà senza dubbio un grado di diligenza maggiore di quella che sarebbe richiesta ad un soggetto qualunque, che non è investito del compito di gestire un ente. Alla diligenza si associano, generalmente, anche i principi della prudenza (che comporta il dovere di non compiere operazioni rischiose che nessun amministratore accorto compierebbe) e della perizia (che attiene alla capacità di gestire l'ente, tenuto conto delle specifiche caratteristiche ed esigenze dello stesso). Si osserva, poi, che accogliendo i principi dell art c.c., dovrebbe trovare applicazione anche il principio secondo cui la responsabilità per inadempimento colposo va valutata con minor rigore se il rapporto di amministrazione è svolto a titolo gratuito. Si ritiene che questa interpretazione abbia un impatto di non poca importanza per il mondo degli enti non commerciali e, più in particolare, delle organizzazioni di volontariato, in quanto la gratuità delle cariche (compresa quella di amministratore) è sancita dalla legge e 2 Ora l art c.c. sancisce che "gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle specifiche competenze". La riforma ha, quindi, introdotto un maggior grado di diligenza in capo agli amministratori delle società; infatti la loro prudenza, diligenza e perizia dovranno, di volta in volta, essere rapportate alle particolari competenze professionali o tecniche dell'amministratore. 2
3 varrebbe, quindi, per tutte le organizzazioni di volontariato. A questo riguardo, si osserva che, da un lato, la possibile attenuazione della responsabilità degli amministratori potrebbe fungere da incentivo per le persone che a titolo volontario e gratuito decidono di ricoprire la carica, con assunzione delle conseguenti responsabilità; dall'altro, tuttavia potrebbe in alcuni casi indurre gli amministratori ad una gestione meno oculata, esercitando le proprie funzioni con un minor grado di attenzione e diligenza. Ciò detto, la spinta motivazionale degli amministratori e la condivisione dei fini dell ente dovrebbero generalmente procurare sufficienti stimoli per adottare un oculata ed attenta gestione dell ente. 2. La responsabilità nei confronti dell ente. La responsabilità degli amministratori verso l ente viene unanimemente ricondotta alla tipologia della responsabilità contrattuale, trovando il proprio fondamento nel contratto di associazione. Troveranno, pertanto, applicazione le regole generali sull inadempimento contrattuale e sul risarcimento del danno. Di conseguenza, si sottolinea che il risarcimento del danno da parte dell amministratore all ente dovrà comprendere tanto la perdita subita (danno emergente) quanto il mancato guadagno (lucro cessante) che siano la conseguenza diretta ed immediata del proprio agire. Tuttavia, l amministratore non è chiamato a rispondere dell inadempimento per il solo fatto di ricoprire la carica, infatti sono responsabili verso l ente solo gli amministratori che hanno partecipato al compimento dell'atto o del fatto che ha causato il danno. Si osserva, inoltre, che, al fine di esimersi da responsabilità, l amministratore dissenziente dovrà far constare il proprio dissenso nel verbale di adunanza del consiglio di amministrazione che ha deliberato il compimento di detto atto o fatto. Si osserva, inoltre, che nel caso in cui il dissenso non possa essere stato annotato nel verbale di adunanza, si ritiene che lo stesso dovrebbe comunque risultare da atto iscritto, non potendo la semplice manifestazione orale del dissenso assicurare l'esenzione da responsabilità. Nel caso in cui più amministratori si siano resi responsabili verso l ente per il compimento di atti o fatti che, comportando un inadempimento al contratto di associazione, hanno causato un danno all ente, essi risponderanno nei confronti dello stesso in via solidale. Quando una pluralità di soggetti è tenuta a risarcire il creditore in via solidale (nel caso in esame l associazione é creditrice verso gli amministratori, che rispondono solidalmente, per il risarcimento del danno subito), significa che ognuno di essi è obbligato verso il creditore (l ente) per l intero ammontare del debito, pertanto il creditore ha il diritto di citare in giudizio, per la totalità del credito (vale a dire del danno), uno solo tra i debitori (gli amministratori). Ciò comporta che l ente potrà decidere quali e quanti amministratori citare in giudizio e valutare, tra l altro, quale tra essi appaia il più solvibile e pretendere dallo stesso l intero risarcimento del danno. Resta, ovviamente, inteso che l amministratore che abbia risarcito all ente l intero danno avrà diritto di rivalersi nei confronti degli altri amministratori affinché gli rimborsino la quota di loro spettanza. Infine, l art. 22 c.c. stabilisce le modalità di esercizio dell azione: Le azioni di responsabilità contro gli amministratori delle associazioni per fatti da loro compiuti sono deliberate dall'assemblea e sono esercitate dai nuovi amministratori o dai liquidatori. L ente dovrà provare in giudizio l inadempimento degli amministratori ad un obbligo di legge o dello statuto ed il danno che ne è conseguenza immediata e diretta; spetterà agli amministratori di provare i fatti e le circostanze che possano escludere la loro responsabilità 3
4 nei confronti dell ente. Si applica all azione un termine di prescrizione quinquennale. 3. La responsabilità nei confronti dei creditori dell ente. Viene oggi ampiamente riconosciuto che gli amministratori sono direttamente responsabili, oltre che nei confronti dell'ente, anche nei confronti dei creditori di questo, attribuendo un azione ai creditori del tutto autonoma rispetto all azione sociale di responsabilità di cui al precedente paragrafo. Si precisa che tale responsabilità viene generalmente ricondotta all'istituto della responsabilità per fatto illecito sancito dall art e s.s. del codice civile, nel senso che gli amministratori sono ritenuti responsabili per il pregiudizio arrecato alle ragioni dei creditori a seguito della violazione del dovere di preservare l'integrità del patrimonio dell'ente. Solo per le società tale tipo di responsabilità viene espressamente disciplinato da una disposizione del codice civile (art. 2394) e tale disposizione, a sostegno di quanto sopra affermato, viene qualificata come un'applicazione specifica, in rapporto alle società, del principio generale della responsabilità da fatto illecito. L art c.c., infatti, sancisce che: Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell integrità del patrimonio sociale. L azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti... Un autorevole orientamento ha affermato che, nel caso di esercizio dell azione ex art c.c. da parte dei creditori nei confronti degli amministratori di un ente collettivo, troverebbero applicazione le regole dettate per le società dall'art c.c., dettando le condizioni e le modalità per l esercizio, da parte dei creditori, dell azione di risarcimento del danno causato dagli amministratori in conseguenza dell inosservanza al dovere di preservazione dell'integrità del patrimonio dell ente. Si osserva, tra l altro, che la responsabilità degli amministratori verso i creditori è alquanto estesa, infatti, essendo essi responsabili della conservazione dell'integrità dell intero patrimonio dell'ente, sono, in sostanza, responsabili per la diligenza con la quale gestiscono l ente stesso, in quanto ogni atto di gestione può sostanziarsi in un atto di disposizione del patrimonio ed essere, pertanto, suscettibile di arrecare pregiudizio al patrimonio dell ente. Ciò, tuttavia, non significa che gli amministratori siano soggetti alle azioni dei creditori senza condizioni, tanto è vero che, il citato art limita l esercizio delle loro azioni ai casi un cui il patrimonio dell ente risulti insufficiente alla soddisfazione dei loro crediti. L azione si prescrive in un termine di cinque anni dall accadimento del danno. 4. La responsabilità nei confronti dei terzi. Il tema della responsabilità degli amministratori nei confronti dei terzi ha visto per molto tempo contrapporsi opinioni contrastanti. Oggi sembra, comunque, prevalere l orientamento che riconosce un principio avente portata generale e riferibile, secondo 3 Art c.c. "Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno". In termini generali si può affermare che l art c.c. trova applicazione quando non vi sia tra le parti un accordo, un contratto o altro rapporto giuridico che già determini le rispettive obbligazioni, tra cui quelle di tipo risarcitorio. 4
5 autorevole opinione, a tutti gli enti collettivi (tra cui anche le organizzazioni di volontariato). Tale principio consiste nell attribuzione della responsabilità per atto illecito compiuto dagli amministratori nell esercizio delle loro funzioni, non solo agli amministratori, ma anche all ente; pertanto, l amministratore sarebbe qualificato come organo dell ente, con conseguente imputazione a quest ultimo dei fatti compiuti dagli amministratori (quali organi dell ente) nell esercizio delle loro funzioni. Gli amministratori, tuttavia, possono anche essere soggetti (quali amministratori) a responsabilità personale per l'illecito commesso nell'esercizio delle loro funzioni. Si osserva, infine, che l individuazione degli illeciti che possono dare luogo all azione in questione non è unanime. A tale riguardo può, comunque, essere d aiuto l art c.c., ove stabilisce che le disposizioni relative all esercizio dell azione sociale e all azione dei creditori non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori. Infatti, dalla lettura di tale disposizione, sembra potersi dedurre che l azione è riconosciuta ad ogni terzo (o singolo associato) e per ogni possibile danno, che sia stato cagionato, in via diretta, dagli amministratori nell'esercizio delle loro funzioni. L azione si prescrive in cinque anni dal compimento dell atto che ha pregiudicato il socio o il terzo. 5
6 LA RESPONSABILITA DEGLI ENTI 4 1. La responsabilità civile. L ordinamento giuridico riconosce l esistenza di enti con personalità (c.d. enti riconosciuti o persone giuridiche) e di enti di fatto (c.d. enti non riconosciuti), ammettendo che entrambe le categorie di enti citate possono diventare titolari di diritti e di obblighi. Si precisa sin d ora, tuttavia, che, in ragione del diverso status riconosciuto dall ordinamento giuridico alle dette tipologie di enti, per le stesse sono a volte previsti regimi differenti. L elemento caratteristico principale delle persone giuridiche è la c.d. autonomia patrimoniale, che permette una netta distinzione e separazione del patrimonio dell ente da quello degli associati e degli amministratori. Infatti, i creditori degli amministratori o degli associati non potranno esercitare i propri diritti sul patrimonio dell ente, come del pari i creditori dell ente non potranno pretendere che gli amministratori o gli associati paghino i debiti dell ente con il loro patrimonio personale. In questo caso, comunque, la mancanza di responsabilità dei singoli associati o amministratori viene mitigata dalla responsabilità che gli amministratori hanno verso l ente, i creditori ed i terzi, per danni causati in violazione dei doveri inerenti alla loro carica (a tale riguardo si rinvia allo stesso articolo citato alla nota 2). Al contrario, gli enti non riconosciuti, come spesso è il caso delle organizzazioni di volontariato, godono di autonomia patrimoniale imperfetta nel senso che, da un lato, l art. 38 del codice civile stabilisce che per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune, ma dall altro aggiunge che delle obbligazioni rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell ente. Tale disposizione conferma senza dubbio che all ente non riconosciuto l ordinamento giuridico attribuisce un certo grado di soggettività, in quanto ne identifica un patrimonio e dei diritti che sullo stesso possono essere esercitati dai creditori dell ente. In altre parole, l ente risponde direttamente delle proprie obbligazioni nei limiti del fondo comune (costituito dai contributi degli associati e dei beni acquistati con tali contributi), pertanto gli associati possono opporre al creditore la limitazione della propria responsabilità. Ciò significa che, per il soddisfacimento delle proprie pretese il creditore non potrà agire nei confronti del, patrimonio dell associato, ma piuttosto nei confronti dell ente e, quindi, del fondo comune. L associato, infatti, risponde nel limite dei contributi che ha versato nel fondo comune, come analogamente accade, ad esempio, al socio di una società per azioni con il capitale versato. Tuttavia, la seconda parte dell articolo in esame precisa che tale patrimonio non è perfettamente autonomo, infatti, per il soddisfacimento delle loro pretese, i creditori dell ente possono anche agire contro il patrimonio delle singole persone che hanno assunto, in presenza dei necessari poteri, le obbligazioni in nome e per conto dell ente. Si ritiene opportuno sottolineare che la norma non si riferisce solo agli amministratori, ma anche ai soggetti che hanno ricevuto un mandato speciale a trattare un determinato affare, infatti, la stessa non menziona gli amministratori ma fa riferimento, in generale, alle persone che hanno agito in nome e per conto dell ente; anche l associato che, come abbiamo visto, può opporre al creditore una limitazione di responsabilità (consistente nel contributo versato nel fondo comune), è chiamato a rispondere con il proprio patrimonio nell ipotesi in cui sia entrato direttamente in contatto con il terzo assumendo l obbligazione in nome e per conto dell ente. Il motivo di fondo per cui tale distinzione tra enti riconosciuti e non riconosciuti esiste si individua nel fatto che, al fine di ottenere il riconoscimento e la conseguente personalità giuridica, la legge richiede che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo dell ente (art. 1, comma 3, D.P.R. 361/2000). Pertanto, (almeno in linea teorica) l autorità competente (vale a dire la prefettura o la regione) prima di concedere il riconoscimento ad un ente ne verifica, tra il resto, la consistenza patrimoniale rispetto agli scopi statutari dell ente. 4 In questa sede si intendono per enti tutte le forme di aggregazione collettiva senza scopo di lucro, sia riconosciute che non riconosciute, operanti nel c.d. Terzo Settore. 6
7 Al contrario, gli enti non riconosciuti, non soggiacendo ad alcun controllo preventivo come quello sopra descritto, non possono assicurare ai futuri creditori dell ente la medesima consistenza patrimoniale, con la conseguenza che le persone che hanno agito in suo nome e conto possono essere tenute a rispondere delle obbligazioni di questo con il proprio patrimonio personale. Concludendo l analisi del citato art. 18, si evidenzia che la responsabilità delle persone che hanno agito in rappresentanza dell ente è di tipo solidale, pertanto ognuna di esse, in caso di insufficienza del fondo comune, sarà tenuta verso il terzo al risarcimento del danno, salvo il diritto di rivalersi pro-quota sugli altri soggetti obbligati in solido che abbiano agito in nome e per conto dell ente. 2. La responsabilità amministrativa. A. Inquadramento. Un discorso a parte va fatto per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche introdotta dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica. Tale decreto ha, infatti, introdotto una nuova figura di responsabilità nell ordinamento giuridico, che oltre ad interessare le persone giuridiche, riguarda anche gli enti non riconosciuti (organizzazioni di volontariato incluse), comportando per gli stessi possibili rilevanti conseguenze. Il decreto dispone espressamente la non applicabilità della responsabilità in esso prevista allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici, nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale (art. 1, comma 3). La responsabilità dell ente ai sensi del decreto 231 è definita amministrativa, ma, nella sostanza, essa dà luogo ad addebiti di natura penale ed è, infatti, il giudice penale competente in materia. Il decreto determina gli effetti conseguenti all agire delle persone fisiche che appartengono all ente e che commettono alcune tipologie di reati nell interesse o a vantaggio dell ente stesso. Effettivamente, molte realtà associative di rilevanza nazionale, hanno assunto dimensioni e connotazioni assimilabili a quelle delle imprese, gestendo patrimoni, rischi e responsabilità di dimensioni assolutamente rilevanti. Si ritiene quindi utile l introduzione di uno strumento che sia finalizzato a tutelare e preservare il patrimonio degli enti non profit, garantendo la destinazione del patrimonio al raggiungimento degli scopi sociali e/o solidaristici dell ente. Ciò nonostante, la norma è stata specificamente formulata nell ottica di prevenire e punire determinate fattispecie criminose tipiche delle società, che evidentemente operano per perseguire finalità di tipo esclusivamente economico, senza prendere in considerazione alcuna le rilevanti peculiarità degli enti non profit, ai quali, come detto, il presente decreto si applica. Alla luce di questa precisazione si segnalano qui di seguito alcune tematiche particolarmente delicate che, a giudizio di chi scrive, potrebbero probabilmente essere state risolte all origine con l emanazione di alcuni criteri e regole specifici per gli enti non profit: - in primo non appare correttamente formulato l art. 1, comma 2, relativamente alle tipologie di enti non riconosciuti a cui la norma si applica, nel senso che lo stesso non contiene un elencazione completa degli enti destinatari e nemmeno un riferimento agli enti collettivi in generale, ma richiama solo le associazioni non riconosciute. Da ciò possono sorgere dubbi in merito alla effettiva portata del provvedimento, anche se sembra corretto ritenere che il decreto sia applicabile a tutte le tipologie di enti non profit. - Quando la norma si riferisce all interesse per il quale il reato deve essere compiuto (art. 5), risulta abbastanza evidente anche dalla relazione governativa che il riferimento sia fatto ad interessi o vantaggi di stampo prettamente economico, senza prendere in considerazione gli interessi e vantaggi di diversa natura (morale, sociale, solidaristico) che caratterizzano l operare degli enti non profit. 7
8 - Per quanto riguarda le sanzioni previste nel decreto, si rileva che nell infliggerle agli enti non profit (che svolgono generalmente attività di utilità sociale), nel caso di sanzioni pecuniarie si verificherebbe una sorta di sottrazione di fondi da fini sociali per essere versati allo Stato per il pagamento della sanzione, mentre nel caso di sanzioni interdittive, come ad esempio, l interdizione dell esercizio dell attività, i soggetti principalmente colpiti sarebbero i beneficiari dei servizi (e non, come nel caso di attività commerciali, l imprenditore che non potrebbe più ricavare dei profitti dallo svolgimento di un attività commerciale). B. Natura e requisiti. Il decreto definisce la responsabilità in questione responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, stabilendo che se un certo reato è commesso da persone che appartengono all ente, la sua commissione comporta direttamente l applicabilità di sanzioni di vario tipo a carco dell ente. La responsabilità degli enti è una responsabilità propria e diretta, che non è di tipo solidale con l autore del reato. In altre parole, l autore del reato risponderà del proprio comportamento secondo le norme penali e, in aggiunta, l ente risponderà, ai sensi del decreto, per aver omesso di adottare strumenti e procedure idonei a prevenire la commissione del reato. L autonomia della responsabilità dell ente è confermata dal fatto che essa sussiste anche nel caso in cui l autore del reato non sia stato individuato o il reato sia estinto (art. 8). I reati che danno luogo a responsabilità amministrativa sono previsti dal decreto negli artt. 24 (truffa e frode ai danni della pubblica amministrazione, indebita percezione di erogazioni), 25 (corruzione e concussione), 25-bis (falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori bollati) e 25-ter (nuove figure di reati societari ex artt e ss del codice civile) 5. Si precisa che, per quanto riguarda i reati previsti dagli artt. 24, 25 e 25-bis non sorgono dubbi applicativi, in quanto l ente non profit, in persona della persona ad esso collegata, può commetterli, mentre per quanto riguarda i reati societari richiamati dall art. 25-ter, essi in molti casi richiedono dei presupposti (ad esempio il capitale sociale o le azioni) che non trovano riscontro nelle realtà non profit. Per quanto riguarda i soggetti dall operato dei quali deriva la responsabilità dell ente, l art. 5 dispone che l ente è ritenuto responsabile sia se il reato è commesso da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione, sia da persone che di fatto gestiscono o controllano l ente. Del pari l ente è responsabile se il reato è commesso da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza dei precedenti soggetti in esecuzione di una loro decisione. Un ulteriore requisito per far nascere la responsabilità in capo all ente è costituito dal fatto che il reato deve essere compiuto nell interesse dell ente e l autore non deve aver agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi; infatti, in quest ultimo caso l ente non risponde della commissione del reato. C. Le sanzioni. Le sanzioni previste dall art. 9 sono: a) la sanzione pecuniaria; b) le sanzioni interdittive; c) la confisca; d) la pubblicazione della sentenza. Per quanto riguarda la sanzione pecuniaria, essa viene applicata dal giudice in quote, da un numero minimo di cento quote ad un massimo di mille, con la precisazione che l importo della singola quota può variare da un importo minimo di lire cinquecentomila ad uno massimo di lire tre milioni. Secondo il sistema introdotto dal decreto, il giudice sarebbe libero di determinare il 5 Anche se l elencazione dovrebbe essere provvisoria, essendo previsto un intervento normativo in materia. 8
9 numero delle quote in base alla gravità del reato, attribuendo poi alle quote un valore, da determinarsi sulla base della capacità patrimoniale dell ente. Per quanto concerne, invece, le sanzioni interdittive esse sono: a) l interdizione dall esercizio dell attività (anche se non è chiaro a quale tipo di attività la norma si riferisca e, in particolare, se essa debba essere di natura commerciale); b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali al reato commesso; c) il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione; d) l esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli già commessi; e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi. Le sanzioni interdittive si applicano in aggiunta alla pena pecuniaria nei casi ritenuti più gravi, ovvero quando l ente ha ricavato dal reato un profitto di rilevante entità oppure in caso di reiterazione del reato e la loro durata può variare da un minimo di tre mesi ad un massimo di due anni. D. Limitazione ed esenzione da responsabilità. Il decreto, stabiliti i casi in cui l ente risponde per i reati commessi da persone fisiche che vi appartengono e determinate le sanzioni applicabili, introduce un modello di gestione tramite il quale l ente può prevenire la commissione dei reati sopra citati o, comunque, ottenere un esenzione o una limitazione della propria responsabilità nel caso in cui gli stessi vengano commessi. L art. 6 dispone che, per ottenere un esenzione o riduzione di responsabilità, l ente dovrà provare: - di aver adottato modelli di organizzazione e di gestione (detti anche modelli di governance) idonei a prevenire la commissione dei reati della specie di quello verificatosi; - di aver affidato ad un organismo di vigilanza autonomo il compito di verificare l applicazione e l osservanza dei modelli adottati; - il verificarsi di un comportamento fraudolento; vale a dire che l autore del reato deve essersi volontariamente ed occultamente sottratto all applicazione dei modelli; - che l organismo incaricato abbia svolto in modo adeguato e completo l attività di vigilanza. L adozione dei c.d. modelli di governance costituisce una questione molto delicata, perché generalmente richiede l introduzione di nuove regole organizzative e comportamentali, che devono essere studiati ed elaborati analizzando e tenendo presenti le peculiarità organizzative e strutturali dell ente e la reale situazione sottostante. In termini generali, un modello, per essere valido, dovrà rispondere a determinate caratteristiche: - individuare le aree di attività in cui è maggiore il rischio di compimento di reati; - prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire; - adottare modalità di gestione delle risorse economiche idonee ad impedire la commissione dei reati; - prevedere un appropriato sistema di trasmissione delle informazioni all organismo investito delle funzioni di vigilanza; - introdurre un apposito sistema sanzionatorio per il mancato rispetto delle disposizioni dei modelli adottati. 9
10 Infine, l art. 6, comma 3, stabilisce che le associazioni rappresentative degli enti potranno redigere dei codici di comportamento (che dovranno essere approvati dal Ministero della giustizia) dai quali gli enti potranno trarre i modelli di governance che eventualmente decideranno di adottare. Resta, ovviamente, inteso che l adozione dei modelli descritti non è obbligatoria, ma tale scelta sarà lasciata ai singoli enti che decideranno liberamente se intendono implementare tali modelli o se, invece, optano per l assunzione del rischio senza mitigazioni. i Cristina Vaccario è avvocato in Milano e Padova, è consulente per il Ciessevi di Milano e collabora con l Agenzia per le ONLUS. Per contatti: Avv. Cristina Vaccario, via Castel Morrone, Milano - 10
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