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Timestamp: 2019-05-27 09:15:08+00:00
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Le associazioni sportive non riconosciute e il regime di responsabilitÃ per (...) - Legali.com
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lunedì 15 maggio 2017, di Maurizio Villani
Le associazioni sono enti costituiti da piÃ¹ persone per il raggiungimento di scopi ben definiti, di regola altruistici e ideali.
Sono due le grandiÂ tipologie di associazioni:
a. la prima, quella riconosciuta, (che trova la propria disciplina generale negli artt. da 14 a 35 c.c.) Ã¨ piÃ¹ impegnativa, perchÃ© garantisce benefici e un riconoscimento istituzionale. Ãˆ caratterizzata dal possesso di personalitÃ giuridica, che la rende entitÃ diversa e autonoma rispetto agli associati. Lâ€™atto costitutivo ha, infatti, proprio la funzione di dar vita alla persona giuridica; lo statuto, invece, quale atto complementare al primo, ha lo scopo di regolarne lâ€™ordinamento, lâ€™amministrazione e il funzionamento. Nonostante questa materiale separazione entrambi formano un atto unitario. Ãˆ, quindi, il tipo di associazione che ha chiesto ed ottenuto il riconoscimento ai fini del quale occorre dimostrare di avere un patrimonio sufficiente al raggiungimento dello scopo e la costituzione con atto pubblico.
Lâ€™associazione riconosciuta, quindi, Ã¨ un centro di imputazione di diritti e obblighi totalmente distinto dagli associati e ha anche piena autonomia patrimoniale. Questo vuol dire che i creditori dell’associazione possono rivalersi solo sul patrimonio di quest’ultima, senza intaccare il patrimonio del presidente o dei membri del consiglio direttivo. Queste Associazioni, infatti, ottengono, con il riconoscimento, la possibilitÃ di avere la capacitÃ di agire in proprio e quindi di acquisire autonomia patrimoniale; pertanto, nel caso in cui l’Associazione abbia contratto obbligazioni, la stessa risponderÃ esclusivamente con il proprio patrimonio.Â CiÃ² comporta unâ€™autonomia patrimoniale perfettaÂ tra il patrimonio dellâ€™associazione e quello personale dei singoli associati, nonchÃ© degli altri soggetti.Â Gli associati risponderanno, quindi, delle sole obbligazioni dellâ€™ente nei limiti della quota associativa versata e degli ulteriori contributi elargiti e non potranno essere richiesti del pagamento dei debiti contratti dallâ€™associazione dai creditori di questâ€™ultima. A loro volta, i creditori personali dei singoli associati, non potranno pretendere dallâ€™associazione il soddisfacimento delle loro ragioni.Â
b. la seconda, quella non riconosciuta, (artt. 36 e segg. del codice civile) Ã¨ la piÃ¹ agile e diffusa; Ã¨ il tipo di associazione che non ha chiesto il riconoscimento o che non lo ha ottenuto. Rappresenta quindi un soggetto giuridico, distinto dai singoli associati che la compongono: ha, infatti, un proprio fondo comune (art. 37 c.c.), una propria organizzazione, regolata dagli accordi degli associati e, in mancanza, dalle norme dettate per le associazioni riconosciute se compatibili.
Lâ€™atto da cui nascono gli enti non riconosciuti Ã¨ un contratto (atto costitutivo), definito â€œplurilaterale con comunione di scopoâ€ , mediante cui altri associati possono accedere anche in un momento successivo alla costituzione dello stesso. La costituzione di tale associazione non prevede particolari oneri di forma: nÃ© lâ€™atto pubblico (rimanendo priva di personalitÃ giuridica), nÃ© tanto meno lâ€™atto scritto1 (necessario soltanto relativamente a conferimenti del godimento di beni immobili o di altri diritti immobiliari per un tempo eccedente i nove anni).
La redazione e la registrazione (presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia dell’Entrate) dellâ€™atto costitutivo e dello statuto segna la nascita dellâ€™associazione2: in tal modo l’associazione Ã¨, infatti, regolarmente costituita e puÃ² beneficiare di tutte le agevolazioni fiscali o dei finanziamenti previsti dalla legge e dalla normativa tributaria a favore degli enti no-profit.
LeÂ Associazioni non riconosciute rispondono delle obbligazioni contratte sia con il proprio patrimonio (definito, non a caso, fondo comune3), sia con i beni personali degli amministratori e di chi abbia agito in nome e per conto dell’Associazione. Invero, per eventuali debiti, risponde prima di tutto il patrimonio dell’associazione e, solo se questo non Ã¨ sufficiente, rispondono il presidente e i membri del Consiglio Direttivo con il loro patrimonio.
Si assiste, quindi, in questo caso ad una discreta separazione tra il patrimonio dellâ€™ente e quello dei suoi associati (c.d. autonomia patrimoniale imperfetta) in quanto per i debiti dellâ€™ente risponde in primo luogo il fondo comune dellâ€™associazione e poi coloro che hanno convenuto ed effettuato lâ€™operazione in nome e per conto dellâ€™ente.
Nei due casi si parla, pertanto, rispettivamente diÂ autonomia patrimoniale perfettaÂ per le Associazioni riconosciute e diÂ autonomia patrimoniale imperfettaÂ per le Associazioni non riconosciute. Ãˆ chiaro, quindi, come lâ€™effetto proprio del riconoscimento renda patrimonialmente autonomo lâ€™Ente associativo per il fatto di limitare i propri obblighi al solo patrimonio dellâ€™Associazione, pur avendo come elemento fondamentale una pluralitÃ di persone, distinguendosi dagli Enti non riconosciuti in cui invece la stessa pluralitÃ di persone risponde in termini patrimoniali personalmente e solidalmente delle obbligazioni assunte.4
La differenza tra le due categorie sta, quindi, nella modalitÃ di costituzione, nel riconoscimento o meno della personalitÃ giuridica e nel livello di responsabilitÃ degli amministratori5.
Le associazioni, riconosciute e non riconosciute, possono poi avere ulteriori caratteristiche, che le qualificano dal punto di vista delle attivitÃ , come, ad esempio, essere sportive dilettantistiche, onlus, di promozione sociale, di volontariato.
CiÃ² posto, piÃ¹ nel dettaglio, oggetto del presente elaborato saranno le associazioni sportive non riconosciute e gli eventuali profili di responsabilitÃ fiscale del presidente e del legale rappresentante.
le associazioni sportive dilettantistiche senza personalitÃ giuridica;
le associazioni sportive dilettantistiche con personalitÃ giuridica;
le societÃ sportive dilettantistiche costituite nella forma di societÃ di capitali e di societÃ cooperative.
Unâ€™A.S.D. rappresenta unâ€™organizzazione di piÃ¹ persone che decidono di associarsi stabilmente per realizzare un interesse comune, consistente nella gestione di una o piÃ¹ attivitÃ sportive, senza scopo di lucro e per finalitÃ di natura ideale, cioÃ¨ praticate in forma dilettantistica. Rappresenta la forma di associazionismo piÃ¹ elementare e piÃ¹ utilizzata dagli enti che svolgono attivitÃ sportiva dilettantistica. Ha una gestione amministrativa e contabile snella. Di fatto, Ã¨ quella giudicata dallâ€™Amministrazione finanziaria ad alto rischio di evasione in quanto si tratta talvolta di uno schermo per nascondere lâ€™interposizione in una reale attivitÃ commerciale.
Come suddetto, in questa sede, sarÃ oggetto di unâ€™analisi piÃ¹ approfondita, lâ€™associazione sportiva dilettantistica non riconosciuta Occorre chiarire che nella maggior parte dei casi, infatti, anche le associazioni sportive non riconosciute ricorrono alla redazione dellâ€™Atto costitutivoÂ e delloÂ Statuto (che Ã¨ opportuno registrare presso lâ€™Ufficio del Registro dell’Agenzia delle EntrateÂ per ottenere il codice fiscale, tramite ilÂ modello AA5/6),Â necessario per operare e avere relazioni con altri enti, associazioni o individui.
Inoltre, quando lâ€™associazione intende effettuare attivitÃ commerciale (non prevalente) Ã¨ tenuta anche ad aprire laÂ partita IVAÂ tramite ilÂ modello AA7/10. Nei casi in cui, invece, si intenda sfruttare tutte le agevolazioni fiscali previste dalla normativa in materia, Ã¨ necessaria la presentazione delÂ modello EASÂ ovvero quel modello che consente di trasmettere allâ€™Agenzia delle Entrate tutti i dati e le informazioni rilevanti ai fini fiscali.
Per le associazioni sportive dilettantistiche iÂ libri contabili e socialiÂ non sono obbligatori. Tuttavia, la loro corretta tenuta Ã¨ molto utile sia nei rapporti interni, che in quelli esterni, poichÃ© consente di mettere nero su bianco tutti gli aspetti fondamentali della vita associativa. In linea di principio si ritiene debbano essere tenuti:
il libro del consiglio direttivo.
Non bisogna dimenticare che, per ottenere lo status di â€œassociazione o societÃ sportivaâ€ e per poter ottenere il beneficio delle agevolazioni fiscali, Ã¨ obbligatoria lâ€™iscrizione nellâ€™apposito Registro nazionale tenuto dal CONI, che Ã¨ lâ€™organismo che organizza e promuove lo sport a livello nazionale. Il CONI provvede a trasmettere, ogni anno, allâ€™Agenzia delle entrate, un elenco delle associazioni e delle societÃ iscritte al Registro.
Come per qualsiasi altro soggetto giuridico, anche la vita di unâ€™associazione sportiva dilettantistica Ã¨ composta da innumerevoli rapporti con terzi, forieri di una quantitÃ di contratti che sono fonte di obbligazioni di varia natura. Trattandosi di una forma associativa, si pone, quindi, il problema di chi sia la responsabilitÃ di tali obbligazioni e su chi ricadano le conseguenze in caso di inadempienza o risvolti negativi.
La questione della responsabilitÃ per i fatti compiuti dallâ€™associazione Ã¨, infatti, particolarmente rilevante soprattutto per i soggetti legati alleÂ associazioniÂ sportive non riconosciute, i quali potrebbero essere chiamati a rispondere personalmente (e con il loro patrimonio) delle inadempienze dell’ente, mentre per leÂ societÃ Â sportive (o, comunque, per le associazioni riconosciute o con personalitÃ giuridica) le conseguenze della responsabilitÃ sono limitate al patrimonio sociale e, quindi, non si pone il problema di una responsabilitÃ Â personaleÂ dei rappresentanti delle stesse6.
Orbene, in ordine alla responsabilitÃ delle persone fisiche e alle attivitÃ gestorie concretamente svolte in nome e per conto dellâ€™associazione non riconosciuta, Ã¨ opportuno ribadire che i soggetti che hanno agito in nome e per conto della medesima sono responsabili personalmente e solidalmente con lâ€™ente degli obblighi o di eventuali debiti contratti con i terzi, indipendentemente dal fatto che siano titolari di cariche sociali.
Come giÃ rilevato, infatti, lâ€™associazione non riconosciuta, anche se sfornita di personalitÃ giuridica, Ã¨ tuttavia considerata dallâ€™ordinamento come centro di imputazione di interessi e di rapporti giuridici.
CiÃ² posto, semplificando, laddove non vi sia una responsabilitÃ da fatto illecito, la responsabilitÃ dell’associazione Ã¨ di tipo contrattuale, laddove per contrattuale non si intende quella nascente dalla sottoscrizione di un contratto, ma, piÃ¹ semplicemente, quella derivante dall’assunzione di un qualsiasi tipo di obbligazione verso un terzo.
PiÃ¹ specificamente, in caso di inadempimento, lâ€™art. 38 c.c. prevede che:
<< Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune.
Delle obbligazioni stesse rispondono ancheÂ personalmenteÂ eÂ solidalmenteÂ [1292Â ss.] le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazioneÂ >>.
Ebbene, Ã¨ evidente che questa forma di responsabilitÃ solidale e personale degli associati che concretamente svolgono attivitÃ negoziale per conto dellâ€™associazione, risponde ad unâ€™esigenza di tutela dei terzi/creditori che entrano in contatto con lâ€™associazione stessa: infatti, la mancanza di ogni forma di controllo e di pubblicitÃ impedisce agli stessi di verificarne lâ€™effettiva consistenza patrimoniale. Invero, << (â€¦) la ratio della previsione di una responsabilitÃ personale e solidale, in aggiunta a quella del fondo comune, delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione, Ã¨ volta a contemperare proprio l’assenza di un sistema di pubblicitÃ legale riguardante il patrimonio dell’ente, con le esigenze di tutela dei creditori che abbiano fatto affidamento sulla solvibilitÃ e sul patrimonio di dette persone (â€¦) >>. (Corte di Cassazione, Ordinanza n. 12473/2015).
Conseguentemente, i terzi che abbiano subito un qualunque tipo di danno quale conseguenza diretta dell’inadempimento dell’associazione, potranno soddisfare le proprie pretese rivolgendosi sia al patrimonio dellâ€™associazione, che alle â€œpersone che hanno agito in nome e per conto dellâ€™associazioneâ€ , i quali rispondono in via personale ed illimitata col proprio patrimonio.
Si deve precisare, perÃ², che la responsabilitÃ di chi ha agito per lâ€™associazione Ã¨ accessoria e concorre con quella dell’ente, con la conseguenza che puÃ² essere utilizzata dal terzo, in via solidale, solo se sussiste la responsabilitÃ dell’associazione stessa. Tale responsabilitÃ personale e solidale si configura non come un debito proprio, ma come una forma di fideiussione ex lege disposta a tutela dei terzi che possono ignorare la consistenza economica del fondo comune e fare affidamento sulla solvibilitÃ di chi ha negoziato con loro. Invero, come chiarito dalla suprema Corte di Cassazione con la pronuncia n. 12473/2015 << (â€¦) tale responsabilitÃ non concerne, neppure in parte, un debito proprio dell’associato, ma ha carattere accessorio, anche se non sussidiario, rispetto alla responsabilitÃ primaria dell’associazione, con la conseguenza che l’obbligazione, avente natura solidale, di colui che ha agito per essa Ã¨ inquadrabile fra quelle di garanzia "ex lege", assimilabili alla fideiussione (cfr., ex plurimis, Cass. 25748/08, 29733/11)>>.
Alla luce di tanto, Ã¨ di fondamentale importanza cercare di capire piÃ¹ nel dettaglio in quali casi e quali soggetti siano chiamati a rispondere di tale responsabilitÃ in via solidale con l’ente.
Invero, Ã¨ fondamentale chiarire se lâ€™art. 38 c.c. faccia riferimento esclusivamente al Presidente o al legale rappresentante o anche agli altri protagonisti della vita associativa.
Invero, i rappresentanti operano sulla base di un rapporto di "immedesimazione organica" che li lega all’associazione in modo tale che ogni atto da loro compiuto in nome e per conto dell’associazione venga ad essa immediatamente imputato. La Corte di Cassazione, infatti, ha avuto modo di approfondire proprio il tema della responsabilitÃ personale degli amministratori prevista dall’art.38 del codice civile e, di fatto, ha assolutamente negato l’automatismo della responsabilitÃ del presidente e del rappresentante legale.7 Ãˆ pacifico, infatti, che soggetti diversi dal presidente, possano svolgere in virtÃ¹ di mandato o di altro rapporto interno (verbali direttivo, procura, delega, dipendente ecc.) attivitÃ riferibile all’associazione e quindi contrarre obbligazioni di cui sia chiamato a rispondere il mandante (Presidente) e attraverso costoro l’associazione stessa in base al disposto dell’art. 38 c.c, I co..
Invero, in ordine al tema d’indagine correlato alla responsabilitÃ del soggetto che ha agito in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta, si Ã¨ ormai stratificata una giurisprudenza della Cassazione la quale ha chiarito che la responsabilitÃ personale e solidale, prevista dall’art. 38 c.c., di colui che ha agito in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta non Ã¨ collegata alla mera titolaritÃ della rappresentanza dell’associazione stessa, bensÃ¬ all’attivitÃ negoziale concretamente svolta per suo conto e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra l’ente ed i terzi. Le responsabilitÃ per le operazioni compiute per conto dellâ€™associazione sono attribuite solo verso coloro che in concreto abbiano agito in nome di essa. Si deduce, quindi, che la responsabilitÃ del presidente non derivi in via automatica dalla sua carica e non sussista laddove le obbligazioni siano state contratte da altri soggetti che abbiano agito in via autonoma.
PiÃ¹ specificamente, la Corte di Cassazione con la sentenza n.19486/2009 ha chiarito che <>.
In buona sostanza, gli ermellini, hanno voluto cristallizzare il principio secondo il quale, nelle associazioni non riconosciute,Â la responsabilitÃ personale e solidale prevista dallâ€™art. 38 cod. civ. di colui che agisce in nome e per conto dellâ€™associazione,Â non Ã¨ collegata alla mera titolaritÃ della rappresentanza dellâ€™associazione stessa, bensÃ¬ allâ€™attivitÃ negoziale concretamente svolta per suo conto.Â Principio che, secondo il costante insegnamento della Suprema Corte (v. C. Cass. 16344/08),Â si applica anche ai debiti di natura tributaria.
Invero, << (â€¦) Il principio suesposto, in riferimento alla responsabilitÃ solidale, ex articolo 38 c.c., di coloro che agiscono in nome per conto dell’associazione non riconosciuta, ponendo in essere, a prescindere dalla rappresentanza formale dell’ente, la concreta attivitÃ negoziale riferibile all’associazione stessa, e’ stato - di poi - ritenuto da questa Corte applicabile anche ai debiti di natura tributaria (v. Cass. 16344/08, 19486/09), pur senza trascurare, tuttavia, una caratteristica fondamentale che connota siffatte obbligazioni. Si Ã¨ - per vero - rilevato, in proposito, che il principio in questione non esclude, peraltro, che per i debiti d’imposta, i quali non sorgono su base negoziale, ma "ex lege" al verificarsi del relativo presupposto, sia chiamato a rispondere solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, il soggetto che, in forza del ruolo rivestito, abbia diretto la complessiva gestione associativa nel periodo considerato. CiÃ² nondimeno, il richiamo all’effettivitÃ dell’ingerenza - implicito nel riferimento all’aver "agito in nome e per conto dell’associazione", contenuto nell’articolo 38 c.c. - vale a circoscrivere la responsabilitÃ personale del soggetto investito di cariche sociali alle sole obbligazioni che siano concretamente insorte nel periodo di relativa investitura - Cass. n. 5746/07". (Corte di Cassazione, Ordinanza n. 12473/2015).
Pertanto, ai fini della responsabilitÃ del rappresentante di unâ€™associazione non riconosciuta, non rileva la carica rivestita al momento dei fatti, bensÃ¬ lâ€™attivitÃ negoziale posta in essere e la circostanza che i terzi abbiano fatto affidamento sulla sua solvibilitÃ e sul suo patrimonio.
Nello stesso senso, i giudici di legittimitÃ , si sono espressi anche attraverso le recenti sentenze nn. 20485/13, 12473/2015.
Per la sezione specializzata della Suprema Corte, quindi, la responsabilitÃ personale e solidale prevista dallâ€™art. 38 c.c., non Ã¨ collegata alla titolaritÃ formale della rappresentanza dellâ€™ente, ma si fonda sullâ€™attivitÃ concretamente svolta dalla persona che ha agito. Nel merito della questione va, quindi, puntualizzato che lâ€™articolo 38 del c.c. non qualifica in via diretta la responsabilitÃ in capo al presidente o rappresentante legale dellâ€™associazione, ma mira ad identificare sempre e comunque Â«chi agisce in nome e per conto dellâ€™associazioneÂ».
Per cui anche se, in linea di principio, le persone che possono giuridicamente spendere il nome dellâ€™ente sono il presidente e in alcuni casi il consiglio direttivo, in relazione ai singoli casi concreti lâ€™attribuzione di responsabilitÃ potrebbe non sempre essere cosÃ¬ chiara e immediata e finire con il coinvolgere anche altri attori della vita associativa.
Ne consegue, che per affermare la responsabilitÃ personale e solidale del rappresentante legale di unâ€™associazione non riconosciuta, da parte dellâ€™ente impositore, non Ã¨ sufficiente rinviare alla carica sociale rivestita dal soggetto, ma occorre accertare lâ€™avvenuto svolgimento di atti concreti di gestione e di definizione dei rapporti tributari (Cass. civ., sez. trib., 17 giugno 2008, n. 16344; 10 settembre 2009, n. 19488 e n. 19486).
Pertanto, sul piano processuale, posta lâ€™insufficienza della sola prova della carica rivestita da un soggetto allâ€™interno dellâ€™ente (Cass. civ., sez. lav., 4 marzo 2000, n. 2471; sez. III, 14 dicembre 2007, n. 26290 e 24 ottobre 2008, n. 25748), lâ€™onere della prova dellâ€™effettivo compimento di atti di gestione incombe sullâ€™ente impositore (Cass. civ., sez. trib., 10 settembre 2009, n. 19486; Comm. trib. prov., Ancona, sez. II, 20 aprile 2015, n. 487; Comm. trib. reg., Genova, 9 febbraio 2015, n. 185; Comm. trib. prov., Cremona, 4 marzo 2014, n. 65; Comm. trib. prov., Reggio Emilia, 23 ottobre 2013, n. 191); infatti, chi invoca in giudizio tale responsabilitÃ ha l’onere di provare la concreta attivitÃ svolta in nome e nell’interesse dell’associazione, non essendo sufficiente la prova in ordine alla carica rivestita all’interno dell’ente.
CiÃ² posto, secondo i giudici di legittimitÃ , la dimostrazione dellâ€™assunzione di un ruolo rappresentativo o gestorio dellâ€™ente ovvero della mera titolaritÃ della carica, non Ã¨ di per sÃ© sufficiente a fondare la responsabilitÃ patrimoniale personale di cui allâ€™art. 38 c.c., richiedendosi a tal fine la prova, da parte dellâ€™Amministrazione Finanziaria, che chi venga richiesto del pagamento abbia svolto concreta attivitÃ negoziale in nome e per conto dellâ€™associazione stessa.