Source: http://www.genitorisingolari.com/le-vostre-lettere/lettere-legale/247-guida-alla-determinazione-dell-assegno-di-mantenimento
Timestamp: 2018-08-18 06:07:30+00:00
Document Index: 83265849

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I criteri di determinazione dell’assegno di mantenimento e lo strumento di calcolo
Tutte le decisioni emesse dal giudice con la sentenza di separazione, che sia consensuale o giudiziale, possono essere sempre modificabili. Nel caso in cui ci siano obiettivi cambiamenti nel tenore di vita di uno dei due coniugi separati si può richiedere una revisione dell'assegno di mantenimento. Ci si può rivolgere ad un mediatore in sede stragiudiziale oppure effettuare un ricorso congiunto presso il Tribunale che ha pronunciato la separazione. Nel caso non si convenga ad un accordo tra le parti occorrerà dare inizio ad un nuovo procedimento. Il coniuge che si sente legittimato a richiedere la modifica dell’assegno di mantenimento dovrà essere in grado di produrre prove rilevanti inerenti il fatto che si sia profilato un “mutamento delle circostanze” come, ad esempio, un peggioramento delle sue condizioni di sostentamento o, al contrario, che ci sia stato un miglioramento nelle condizioni economiche dell’altro. Altre circostanze comuni che possono indurre uno dei coniugi a richiedere una modifica delle condizioni di separazione si possono verificare al momento della formazione di un nuovo nucleo familiare di fatto oppure quando mutano le spese inerenti alla corretta crescita dei figli e al loro mantenimento. Diverso è invece il caso dell'adeguamento dell'assegno di mantenimento. Esso riguarda la rivalutazione economica periodica dell'importo dovuto (vedi: La rivalutazione dell'assegno di mantenimento) e fa riferimento sia agli indici ISTAT che alla situazione patrimoniale complessiva dei due soggetti coinvolti. L'adeguamento opera in maniera automatica ma al fine della sua applicazione occorre che il coniuge percepente faccia espressa richiesta di versamento del conguaglio al coniuge debitore.
Anche l’assegno divorzile ha una funzione di assistenza materiale e viene corrisposto al coniuge più bisognoso quando il vincolo matrimoniale cessa definitivamente con la sentenza di divorzio. Nel momento in cui viene a sciogliersi il nucleo familiare occorre intervenire in difesa delle condizioni vitali del coniuge economicamente più debole. Presupposto fondamentale, infatti, è l’oggettiva necessità del beneficiario il quale deve risultare privo dei mezzi di sostentamento e di essere altresì impossibilitato a mutare tale condizione (ad esempio l’incapacità fisica per poter lavorare). D’altro canto la cessazione del legame matrimoniale influirà anche in una maggior rigidità nella determinazione del giusto valore dell’assegno. Sino a pochissimo tempo fa, la giurisprudenza era solita individuare il parametro di riferimento per la determinazione dell'assegno divorzile, al quale rapportare l'adeguatezza o meno dei mezzi di chi lo richiede, nel tenore di vita goduto dalla coppia in costanza di matrimonio. Con la rivoluzionaria sentenza numero 11504/2017, tuttavia, la Corte di Cassazione ha detto addio al parametro del tenore di vita nella determinazione dell'assegno divorzile, affermando che l'ex coniuge che richiede il beneficio deve essere considerato "esclusivamente come "persona singola" e non già come (ancora) "parte" di un rapporto matrimoniale ormai estinto anche sul piano economico-patrimoniale". Oggi, quindi, il giudice del divorzio, nel valutare l'an debeatur dell'assegno, deve soffermare la propria indagine sull'eventuale indipendenza o autosufficienza economica dell'ex coniuge che lo richiede e, se sulla base di precisi indici (possesso di redditi, possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e/o immobiliari, capacità e effettive possibilità di lavoro, stabile disponibilità di una casa di abitazione), accerta che il richiedente è economicamente indipendente o è effettivamente in grado di esserlo, non deve riconoscergli alcun diritto all'assegno divorzile.Va a tal proposito precisato che, sebbene non manchino posizioni di segno contrario, l'addio al tenore di vita riguarda solo l'assegno di divorzio e non l'assegno di separazione. Come chiarito dalla Corte di cassazione con la sentenza numero 12196/2017, infatti, la separazione, a differenza del divorzio, "non elide, anzi presuppone, la permanenza del vincolo coniugale" e, pertanto, non è possibile estendere ad essa i medesimi ragionamenti fatti dalla sentenza numero 11504/2017. La corresponsione dell’assegno divorzile può essere a carattere periodico (versato ogni mese), oppure liquidato in una sola tranche dopo aver moltiplicato l’assegno periodico per un coefficiente fisso individuato in base all’età del coniuge beneficiario. In questo caso in tale somma dovrà essere già inclusa anche una possibile futura pretesa di revisione in modo che non potrà più essere richiesta. L’assegno di divorzio è giuridicamente tutelato e ad esso può essere associato ogni tipo di garanzia (fino al sequestro dei beni) per cautelare il beneficiario dal pericolo che il coniuge obbligato al versamento possa sottrarsi al suo dovere. Esiste, inoltre, la possibilità di una rivalutazione del valore dell’assegno, ma solo se venga riscontrato un rilevante mutamento nella situazione patrimoniale di uno degli ex coniugi tale da poter rimettere in discussione le decisioni adottate dal giudice, come, ad esempio, “la sopravvenuta riduzione del reddito di lavoro dell'obbligato” (Cassazione Civile, sentenza n. 5378 dell'11 Marzo 2006). Con la celebrazione di nuove nozze viene a cadere immediatamente il diritto all’assegno di divorzio. Tale decadenza è automatica, non richiede cioè alcun intervento giudiziale e decorre dal giorno stesso in cui viene celebrato il nuovo matrimonio.