Source: https://www.studiotecnicopagliai.it/toscana-impugnata-lr-65-2014-dal-governo/
Timestamp: 2020-06-06 08:15:31+00:00
Document Index: 92715172

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 31', 'art. 117', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 26']

Toscana: impugnata L.R. 65/2014 per incostituzionalità • Carlo Pagliai • Ingegnere urbanista
Fin troppo facile prevederlo: il Governo Renzi durante il Consiglio dei Ministri del 24/12/2014 ha impugnato la L.R. 65/2014 davanti alla Corte Costituzionale per la parte relativa al Regime sanzionatorio degli abusi edilizi e alla “Grande distribuzione“.
Lo scrivente con proprio articolo del 13/11/2014 espresse da subito riserve in merito al primo punto, e su tale impugnazione si seguirà con attenzione gli sviluppi.
← INDICE RIFLESSIONI CRITICHE SULLA L.R. 65/2014
Punto 1: il Regime sanzionatorio “differenziato“
Il nuovo regime sanzionatorio introdotto con gli articoli 207 e 208 della L.R. 65/2014 differenziava l’entità e il metodo di calcolo della sanzione amministrativa per gli abusi edilizi in funzione dell’epoca, tipologia e ambito urbano di esecuzione.
Senza dilungarmi su tale aspetto, già sviscerato in un mio precedente APPROFONDIMENTO ↗, tali articoli sono stati impugnati per incostituzionalità in quanto contrastanti con la Parte I Titolo IV “Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, responsabilità e sanzioni” del Testo Unico DPR 380/2001, violando il famoso “Titolo V” della Costituzione ovvero il suo Art. 117 comma 3 in materia di Governo del Territorio.
Secondo il Governo tale regime sanzionatorio contrasta con la normativa nazionale in materia di diritto urbanistico e ordinamento penale: ad esempio viene limitata l’applicazione delle sanzioni previste dai nuovi artt. 196, 199, 200 e 206 della LR 65/2014 per gli abusi effettuati all’epoca all’interno dei centri abitati e in funzione della sussistenza dell’interesse pubblico per la rimessione in pristino.
Leggendo gli articoli regionali sul regime sanzionatori si evince, come già espresso in precedenza, che le sanzioni amministrative e penali non trovano applicazione per gli abusi realizzati in epoca anteriore al 1° settembre 1967 e allora ricadenti fuori dai centri abitati; ciò crea un evidente contrasto con le corrispondenti norme perentorie del Testo Unico DPR 380/01.
I suddetti articoli apparvero da subito contrastanti col Regime sanzionatorio del T.U., infatti le tre differenziazioni sanzionatorie in base all’epoca (Ante 1967 e 1985), in base alla geolocalizzazione (fuori e all’interno dei centri abitati) e in base alla tipologia (conformità/difformità ai soli strumenti urbanistici di oggi) non sono minimamente contemplati dal T.U., senza contare che in tutte le possibili ipotesi erano state introdotti limiti massimi; addirittura per i reati anteriori al 1967 il valore venale dell’immobile, quale entità della sanzione, veniva dimezzato.
Per assurdo, e neanche poi tanto remoto, un capannone realizzato abusivamente nel 1984 (salvo vincolistica, ovvio) poteva essere sanato con una sanzione massima pari a 9.000(novemila/00) euro, oltre agli oneri concessori.
Considerazione: i due articoli sono giusti nella sostanza ma non nella forma, per questi motivi si concorda con la loro “cassazione”; infatti a mio avviso è il T.U. nazionale che meriterebbe una ristrutturazione su alcuni capi in quanto vi sono alcuni ambiti, tra cui il regime sanzionatorio, che meritano un “tagliando” alla luce delle nuove norme, procedure e giurisprudenza consolidatasi nel frattempo.
In via conclusiva si ripropone l’approfondimento sulla “Sanatoria giurisprudenziale” adottata dal Comune di Firenze nel 2012.
Punto 2: “Grande distribuzione” e Conferenza di copianificazione
Si condivide il buon proposito della Regione Toscana nel voler limitare la proliferazione delle grandi strutture di vendita[1], assimilando ad esse anche le medie strutture in funzione di dimensioni e popolazione comunale. [2]
In estrema sintesi gli articoli 25, 26 e 27 la LR 65/2014 imponevano ad esse l’ottenimento del parere positivo della neonata Conferenza di copianificazione regionale qualora le loro previsioni avessero impegnato suolo esterno ai centri abitati.
Tale Conferenza è stata istituita ex novo con l’art. 25 rispetto alla decaduta L.R. 1/2005, nonchè dotata di poteri di verifica della compatibilità e sostenibilità di tali interventi sul piano paesaggistico, infrastrutturale, emissioni, funzionali dei Centri storici e gli esercizi di prossimità [3].
Il Governo Renzi ha inteso impugnare tali articoli in quanto limitano la libera concorrenza normata a livello nazionale, sopratutto coi recenti provvedimenti di liberalizzazione del commercio; tra l’altro è di pochi mesi furono dichiarati incostituzionali proprio alcuni articoli della L.R. toscana n° 52/2012 in materia di commercio, tramite Sentenza C.C. n° 165/2014.
( Forse i legislatori toscani non imparando la lezione, perseverano)
Infine il Governo Renzi ritiene che gli Artt. 25,26 e 27 introducano restrizioni non adeguate né proporzionate rispetto alle finalità perseguite, rilevando il contrasto con la direttiva 2006/123 CE e con l’art. 31, comma 2, del d.l. n. 201/2011.
Si manifesta così anche il contrasto con l’art. 117 comma 1 della Costituzione, con cui la Regione invade la potestà legislativa di esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza, e quindi violando l’articolo 117, comma 2, lettera e) della Costituzione.
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[1] L.R. 65/2014, art. 26 comma 1:
Sono soggette alla conferenza di copianificazione di cui all’articolo 25:
b) le previsioni di grandi strutture di vendita o di aggregazioni di medie strutture aventi effetti assimilabili a quelli delle grandi strutture, all’interno del perimetro del territorio urbanizzato, anche se si sostanziano in interventi di riutilizzo del patrimonio edilizio esistente.
[2] L.R. 65/2014, art. 27 comma 1:
a) non inferiori a 2.000 metri quadrati di superficie di vendita per i comuni di cui all’articolo 15, comma 1, lettera e), numero 2), della legge regionale 7 febbraio 2005, n. 28 (Codice del Commercio. Testo unico in materia di commercio in sede fissa, su aree pubbliche, somministrazione di alimenti e bevande, vendita di stampa quotidiana e periodica e distribuzione di carburanti);
b) non inferiori a 1.000 metri quadrati di superficie di vendita per i comuni diversi da quelli di cui di cui all’articolo 15, comma 1, lettera e), numero 2), della l.r. 28/2005.
[3] L.R. 65/2014, art. 26 comma 2:
2. La conferenza di copianificazione verifica le previsioni di cui ai commi 1, sulla base di quanto previsto dall’articolo 25, comma 5. e dei seguenti criteri:
a) la capacità di assorbimento, da parte dell’infrastrutturazione stradale e ferroviaria presente nel territorio del comune e in quello dell’ambito di interesse sovracomunale, del carico di utenze potenziali connesso al nuovo esercizio;
b) il livello di emissioni inquinanti, comprensivo dell’incremento dovuto alla movimentazione veicolare attesa dalla nuova struttura di vendita;
c) la sostenibilità rispetto alla tutela del valore paesaggistico dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) sulla base delle tipologie individuate dalla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio mondiale, culturale ed ambientale, firmata a Parigi il 16 novembre 1972, dai Paesi aderenti all’UNESCO, delle reti di fruizione storica del territorio e dei beni paesaggistici di cui all’articolo 134 del Codice;
d) le conseguenze attese sulla permanenza degli esercizi commerciali di prossimità, al fine di garantire i servizi essenziali nelle aree più scarsamente popolate;
e) le conseguenze attese sui caratteri specifici e sulle attività presenti nei centri storici compresi nell’ambito sovracomunale, e le necessarie garanzie di permanenza delle attività commerciali d’interesse storico, di tradizione e di tipicità.
Della finalità della Destinazione d’uso negli immobili
governo del territorioincostituzionaleincostituzionalitàL.R. 65/2014toscana
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