Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-28-codice-civile-trasformazione-delle-fondazioni
Timestamp: 2019-01-19 09:36:35+00:00
Document Index: 169723478

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 413', 'art. 1', 'art. 409', 'art. 413', 'art. 413', 'art. 28']

Art. 28 codice civile: Trasformazione delle fondazioni | La Legge per tutti
Quando lo scopo è esaurito o divenuto impossibile o di scarsa utilità, o il patrimonio è divenuto insufficiente, l’autorità governativa, anziché dichiarare estinta la fondazione, può provvedere alla sua trasformazione, allontanandosi il meno possibile dalla volontà del fondatore (1).
Le disposizioni del primo comma di questo articolo e dell’art. 26 non si applicano alle fondazioni destinate a vantaggio soltanto di una o più famiglie determinate (2).
Estinzione: [v. 27]; Devoluzione: [v. 31].
Fondazione di famiglia: fondazione destinata a vantaggio esclusivo dei membri di una o più famiglie determinate (es.: la fondazione diretta a garantire ed incentivare gli studi dei giovani della famiglia).
(1) La trasformazione delle fondazioni comporta il mutamento dello scopo dell’ente, che dev’essere simile a quello originario, al fine di non discostarsi troppo dalla volontà del fondatore.
La norma mira ad evitare l’estinzione (la fine) dell’ente e, quindi, la dispersione del suo patrimonio.
(2) La norma dimostra il disfavore del legislatore nei confronti delle fondazioni di famiglia, per cui ove si verifichi una causa estintiva, queste sono destinate a scomparire ed il patrimonio verrà attribuito a fondazioni che perseguono uno scopo simile.
La clausola convenzionale, là dove preveda la competenza convenzionale "per ogni eventuale controversia che dovesse sorgere nell'interpretazione dell'esecuzione del presente contratto", concerne evidentemente tutte le controversie occasionate dall'esecuzione del contratto, non potendo che alludere all'insorgenza di un contrasto fra le parti circa i rispettivi comportamenti dovuti sulla base del contratto.
(Cass. Civ. Sez.VI 15/07/013 n. 17334)
L'esistenza di una clausola contrattuale attributiva di un foro convenzionale esclusivo va interpretata nel senso che, mutata la sede sociale, avrebbe dovuto necessariamente mutare anche il foro convenzionale esclusivo in ragione della modificazione stessa, perché solo in tal modo, "inter alia", poteva restare agevole per tale contraente - a favore e ad iniziativa della quale la clausola era stata predisposta - lo svolgimento delle sue attività processuali difensive, essendo competente la sede giudiziaria più vicina al luogo di esercizio della sua attività d'impresa.
(Corte Appello Milano 15/06/2004)
In tema di competenza territoriale per le controversie in materia di lavoro, il comma 4 dell'art. 413 c.p.c. (introdotto dall'art. 1 legge n. 128 del 1992 e previdente, per le controversie concernenti i rapporti di collaborazione di cui all'art. 409 n. 3 c.p.c., l'attribuzione della competenza al giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del rappresentante o del titolare di altri rapporti di collaborazione), introduce un foro esclusivo, non alternativo nè concorrente con gli altri fori indicati dal medesimo art. 413, con la conseguenza che, ove non sia possibile il collegamento suindicato (ad esempio per essere, come nella specie, domiciliato all'estero il lavoratore parasubordinato), non è applicabile la disciplina speciale dettata dagli altri commi dell'art. 413 citato, ivi compresa la disposizione relativa alla inderogabilità della competenza, ma è applicabile la disciplina ordinaria, che può essere derogata per accordo tra le parti a norma dell'art. 28 c.p.c.
(Cass. Civ. Sez. Lavoro 13/05/2003 n. 7359)
(Cass. Civ. Sez. I 27/07/1998 n. 7357)