Source: http://www.maas.ccr.it/h3/h3.exe/aguida/d1/fDocumento
Timestamp: 2017-12-15 15:39:36+00:00
Document Index: 21511851

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 58', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 68', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 33']

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Documento 1 di 58223
1. Finalità della Guida generale.
11.Mezzi di corredo.
Al momento dell'unificazione nazionale esistevano Archivi nel senso moderno del termine in tutte le ex capitali. Due provvedimenti possono ricordarsi come antesignani: quello con cui il granduca Pietro Leopoldo istituita in Firenze nel 1778 (motuproprio del 24 dicembre) un " pubblico Archivio Diplomatico ", e l'altro con cui Gioacchino Murati ordinava, il 22 dicembre 1808, di " unire in un medesimo locale gli antichi archivi " della capitale del regno. Ricordiamo questi provvedimenti perché nelle motivazioni che i due illuminati sovrani ne danno, e nelle conseguenze che ne traggono, compaiono due principi che, anche se solo parzialmente rispettati, sono alla base della moderna concezione degli archivi; e di essi ancora la impostazione di questa Guida risente. Non soltanto per gusto " antiquario ", ma per sensibilità alle ragioni storiografiche dell'erudizione, il granduca osservava che " eccettuate le raccolte più copiose ed insigni di Cartapecore manoscritte, conosciute già ed illustrate dagli eruditi, le altre ancorché non si disperdano restano affatto inutili nello stato in cui sono, e quali se più non esistessero, mentre non si può ad esse ricorrere ogniqualvolta se ne ignora la provenienza, e l'importanza, ed ogniqualvolta si custodiscano senza ordine e senza illustrazione da persone per lo più incapaci di farne uso, e di intenderle " Cfr. Bandi Toscana, cod. IX, n. LXXVI. A sua volta il re di Napoli, volendo giovare " non meno ai vari rami dell'amministrazione pubblica, che alla storia e alla diplomatica del regno ", decretava: " L'uso di tutti gli archivi è pubblico.
Ciascuno potrà chieder copie delle carte che vi si conservano " Art. 2 del decreto 22 dic. 1808, in Bullettino regno di Napoli, 1808, n. 246. Si confronti il precedente chiaramente costituito dall'art. 37 della legge del 7 messidoro a. II (23 giu. 1794).
Il primo compito di unificazione archivistica che si pose il nuovo regno d'Italia fu di ricondurre tutti gli Archivi sotto un unico ministero, posto che al momento dell'Unità essi erano suddivisi tra ministero della pubblica istruzione, che ne accentuava la funzione culturale (Firenze, Lucca, Pisa, Siena, Napoli, Venezia, Mantova), e ministero dell'interno, che ne accentuava la funzione amministrativa (Torino, Genova, Cagliari, Milano, Brescia, Modena, Parma, Palermo). Depositi di carattere storico erano costituiti anche alle dipendenze dei ministeri delle finanze e della giustizia. Fu prescelto il ministero dell'interno, Cfr. r.d. 5 mar. 1874, n. 1852. Si veda in merito A. D'ADDARIO, La collocazione degli Archivi nel quadro istituzionale dello Stato unitario (1860-1874), in RAS, XXXV (1975), pp. 11-115. alle cui dipendenze gli Archivi di Stato resteranno fino al 1974, quando, non senza forti resistenze, passeranno al neo costituito ministero per i beni culturali e ambientali Cfr. d.l. 14 dic. 1974, n. 657 e legge di conversione 29 genn. 1975, n. 5, da integrare con il d.p.r. 30 dic. 1975, n. 854, che disciplina (estensivamente) le competenze rimaste al ministero dell'interno in materia di autorizzazioni alla consultazione dei documenti dell'ultimo cinquantennio. Su tutta la vicenda cfr. C. PAVONE, Gli Archivi n lungo e contraddittorio cammino della ri ornia dei beni culturali, in RAS, XXXV (1975) pp. 143-160.
Nel 1932 (r. d. 22 settembre, n. 1391) fu compiuto un passo importante per l'unificazione del servizio archivistico: gli Archivi provinciali del Mezzogiorno, che risalivano alla legge organica borbonica del 12 nov. 1818, n. 1379 (estesa alla Sicilia con decreto reale 1 ^o ag. 1843, n. 8309), divennero statali e assunsero il nome di Archivi provinciali di Stato. Gli Archivi di Stato pieno iure erano allora ventitré (dopo l'unità erano stati istituiti quelli di Roma nel 1871, di Bologna nel 1874, di Massa nel 1887, di Reggio Emilia nel 1892; gli ultimi erano stati quelli di Trento e di Trieste nel 1926, di Zara nel 1928, di Bolzano nel 1930). Il " nuovo ordinamento degli Archivi del regno ", stabilito con la l.22 dic. 1939, n. 2006, se da una parte compì un passo decisivo nell'istituire (in alcuni casi, soltanto sulla carta) una rete completa di Archivi in ogni capoluogo di provincia, dall'altra ne ritenne solo venti degni del nome di " Archivi di Stato " Essi erano: Torino, Genova, Milano, Mantova, Venezia, Trento, Bolzano, Trieste, Zara, Bologna, Modena, Parma, Firenze, Lucca, Pisa, Siena, Roma, Napoli (con sezione a Caserta), Palermo, Cagliari.; tutti gli altri dovettero accontentarsi di quello incongruo, e fonte di equivoci, di " Sezione di Archivio di Stato ". Infine, dopo parziali modifiche portate da provvedimenti adottati nell'immediato dopoguerra, il vigente d.p.r. 30 sett. 1936, n. 1409 mise da parte ogni pudore nominalistico, e chiamò tutti indifferentemente Archivi di Stato, da quello di Venezia a quello di Enna. Previde anche la istituzione di quaranta Sezioni (questa volta in senso proprio, perché dipendenti dall'Archivio del capoluogo) in comuni di particolare importanza nell'ambito di ciascuna provincia (ne sono state finora istituite trentanove delle quali però solo trentasei funzionanti.
Il quadro di questa unificazione normativa e organizzativa non sarebbe completo se non tenessimo conto di almeno un altro apporto massiccio e generalizzato, quello degli archivi notarili In virtù dell'art. 23 della vigente legge del 1963, che recepiva quanto disposto dalla 1.17 mag. 1952, n. 629 (art. 3) sul riordinamento degli archivi notarili, sono versati agli Archivi di Stato, dagli Archivi notarili distrettuali, " gli atti notarili ricevuti dai notai che cessarono dall'esercizio anteriormente all'ultimo centennio ". Lo stesso decreto) del 1963 (art. 58) disciplina anche il passaggio agli Archivi di Stato - salve alcune riserve - degli atti contenuti negli archivi notarili comunali, posti alle dipendenze degli Archivi di Stato dalla 1.19 lu. 1957, n. 588 (art. 2).; e se, d'altra parte, non ricordassimo che, per privilegi antichi e recenti, sono rimasti fuori della rete degli Archivi di Stato l'archivio del ministero degli affari esteri, quelli della camera dei deputati e del senato e, parzialmente, quelli del ministero della difesa Consacrando uno stato di fatto già esistente, il decreto presidenziale del 1963 - come già la legge del 1939 - ha legittimato l'eccezione esonerando i ministeri degli affari esteri e della difesa dall'obbligo d'istituire le commissioni di sorveglianza, predisposte in vista del versamento degli atti agli Archivi di Stato (per il ministero della difesa però esistono apposite commissioni di scarto). Archivi storici, talvolta con carte di Stato, sono stati costituiti anche presso i musei dei Risorgimento e presso gli istituti di storia della Resistenza (ma, come si vedrà, carte dei comitati di liberazione nazionale sono anche negli Archivi di Stato).Per gli archivi degli organi legislativi vedi nota seguente. .
Che cosa dunque, sempre dal punto di vista del dover essere normativo, si dovrebbe trovare negli Archivi di Stato? Risponde l'art. 1 del più volte ricordato decreto pre sidenziale del 1963: " ... gli archivi degli Stati italiani preunitari; i documenti degli organi legislativi Ma la l.3 febbr. 1971, n. 6 ha provveduto a istituire speciali archivi storici presso i due rami del parlamento. ,giudiziari ed amministrativi dello Stato non più occorrenti alle necessità ordinarie del servizio; tutti gli altri archivi e singoli documenti che lo Stato abbia in proprietà o in deposito per disposizione di legge o per altro titolo ".
I documenti conservati negli Archivi di Stato sono liberamente consultabili, principio questo ricondotto nell'attuale ordinamento alla libertà di pensiero proclamata della costituzione (artt. 21 e 33). La disposizione del decreto del 1963, che riafferma questo principio (art. 21), ne pone nello stesso tempo i limiti; limiti che hanno anch'essi fondamento nella costituzione e che sono riconducibili alla tutela della segretezza, imposta nell'interesse o dello Stato o dei privati Ecco il testo dell'articolo (primo, secondo e terzo comma): " I documenti conservati negli Archivi di Stato sono liberamente consultabili ad eccezione di quelli di carattere riservato relativi alla politica estera o interna dello Stato, che divengono consultabili cinquant'anni dopo la loro data, e di quelli riservati relativi a situazioni puramente private di persone, che lo divengono dopo settant'anni. I documenti dei processi penali sono consultabili settant'anni dopo la data della conclusione del procedimento.
L'art. 22 estende queste norme agli archivi degli organi dello Stato non ancora versati negli Archivi di Stato nonché a quelli degli enti pubblici. Per l'interpretazione di queste norme vedi, da ultimo, P. D'ANGIOLINI, La consultabilità dei documenti d'archivio, in RAS,X p.p. 198-249, e la bibliografia ivi citata. .
E infine appena il caso di ricordare che negli Archivi di Stato non sono istituzionalmente conservati gli archivi e i documenti che non siano appunto " di Stato ", cioè i numerosi, importanti e vari archivi non statali, da quelli dei comuni a quelli delle regioni, a quelli dei privati. Su di essi l'amministrazione degli Archivi esercita la vigilanza, che è propria dello Stato su tutti i beni culturali, tramite le sovrintendenze a circoscrizione regionale (istituite nel 1939), ma non ne impone a conservazione negli Archivi di Stato. In questi si trovano tuttavia numerosi e pregevoli fondi non statali, pervenuti a vario titolo, di deposito o di dono o di acquisto. Un piano di pubblicazione di Guide regionali degli archivi comunali, a cura del e sovrintendenze, formulato nello stesso periodo in cui fu dato inizio a questa Guida, non ha finora avuto esito.
A cura rispettivamente delle soprintendenze archivistiche per la Toscana, e per il Lazio, l'Umbria e le Marche, sono stati stampati tre volumi: Gli archi s ci dei comuni di Toscana, a cura di G. PRUNAI, Roma 1963 (QRAS, 221) Gli archivi dell'Umbria, Roma 1957 (PAS, XXX) che, oltre al materiale degli Archivi di Stato (Sezioni) di Perugia e Terni e delle Sottosezioni allora esistenti descrive anche gli archivi comunali delle due province; Gli archivi storici dei comuni delle Marche, a cura di E. LODOLINI, Roma 1960 (QRAS,6).
Una ricognizione generale degli archivi italiani fu tentata ddal Mazzantini e proseguita dal Degli Azzi Vitelleschi negli anni 1897-1915 (vedi p. XV): essa avrebbe dovuto comprender sia le carte allora conservate negli istituti statali sia quelle oggi sottoposte a vigilanza, e raccogliere anche inventari di singoli fondi. Ma pochi sono gli Archivi di Stato che vi compaiono e d'altra parte non sono rappresentate parecchie località, specie del Sud.
Ancor meno fortunata fu la Guida storica e bibliografica degli archivi e delle biblioteche d'Italia, sotto il patronato dell'Istituto storico italiano e poi dell'Istituto storico italiano per il Medioevo: furono pubblicati, riguardo agli archivi, solo tre volumi: I. Provincia di Firenze, parte I, Prato, a cura di R. PIATTOLI, Roma 1932;I Provincia di Pistoia, parte l,Pistoia, a cura di R. PIATTOLl, Roma 1934, e parte II, Mandamento di Pistoia ( Cortine e Podesterie), a cura di R- PIAT Roma 1936; VI. Provincia di Aquila, parte I, Città di Aquila, a cura di L, CASSESE, Roma 1940, e parte II, Comuni della provincia di Aquila, a cura di L. CASSESE, Roma 1940. .
Altra documentazione che integra lacune di quella posseduta dagli Archivi di Stato può trovarsi in biblioteche ove sono raccolti, talvolta come manoscritti o carteggi, spezzoni di fondi provenienti da archivi pubblici o privati, o addirittura singoli volumi o registri avulsi dalle serie di cui facevano parte La constatazione - che emerge già dal Mazzatinti - non è nuova; come non è nuova la proposta di scambi di materiale tra archivi e biblioteche. Cfr. A. PANELLA, Le restituzioni, in NAS II 1942), pp. 30-132, ora in A. PANELLA, Scritti archivistici, Roma 1955 (PAS, X X),L. CASSESE, I torno al concetto di materia/e archivistico e materiale bibliografico in NAS, lX( 1194), pp. 34-41, ora in L. CASSESE Teorica e metodologia. Scritti editi e inediti di paleografia diplomatica, archivistica e biblioteconomia, a cura di A.M. CAPRONI, Salerno 1980. Ogni proposta di scambi è stata comunque finora disattesa, anche dopo la costituzione del nuovo ministero per i beni culturali che gestisce entrambi i tipi di istituto. .
Non appartengono allo Stato, anche se collocati sul suo territorio, quegli archivi " ecclesiastici " che tanta importanza rivestono per la storia d'Italia e che sono conservati dalla Chiesa nei suoi istituti. Il concordato del 1929 ha escluso il potere di vigilanza dello Stato su questi archivi Ai sensi dell'art. 30 del concordato la gestione ordinaria dei beni ecclesiastici " ha luogo sotto la vigilanza ed il controllo delle competenti autorità della Chiesa, escluso ogni intervento da parte dello Stato italiano... ". Sulla questione cfr. A. PANELLA, Per una " Guida storica degli archi i ecclestastici ", in Miscellanea archivistica Angelo Mercati, Città del Vaticano 1952, pp. 375-382, ripubblicato nel volume Scritti archivistici, Roma 1955 (PAS, XIX), pp. 269-278; F. BARROLONI Gli archivi ecclesiastici, in NAS, XII (19520, pp. 10-14; G. GIANNELLI CANTUCCI, LaI condizione degli archivi ecclesiastici nel diritto dello Stato Italia, in RAS, XIX (1959), pp. 53-84. La Rassegna degli Archivi di Stato, XXXI (1971), p. 520 (Gli archivi ecclesiastici e la revisione del concordato) ha dato notizia di una proposta, formulata dalla commissione per la revisione del concordato di creare una commissione mista di archivisti statali ed ecclesiastici e di aprire agli studiosi gli archivi ecclesiastici italiani fino alla data stabilita dalla Santa Sede per l'Archivio vaticano. . Occasionalmente tuttavia se ne può trovare qualcuno negli Archivi di Stato, talvolta accanto a carte provenienti dalle corporazioni religiose soppresse Sulle vicende, in generale, degli Archivi di Stato cfr. anche A. D'ADDARIO, L'organizzazione archivistica italiana al 1960, Roma 1960 (QRAS, 4) e la bibliografia ivi citata; E. LODOLINI, Organizzazione e legislazione archiv tica italiana, Bologna 1980. Per la legislazione cfr. MINISTERO DELL'INTERNO, DIREZIONE GENERALE DEGLI ARCHIVI DI STATO, La legge sugli archivi, Roma 1963, e F. PUSCEDDU, Manuale di legislazione amministrativa sui beni culturali archivistici , Roma 1978. Per un quadro generale curato da una associazione dedita alla salvaguardia dell'intero patrimonio culturale italiano, vedi Gli archivi: proposte di collaborazione per una migliore tutela, Roma 1975 (Quaderni di " Italia Nostra ", 10). .
Tentativi di offrire un panorama generale di quanto conservato negli Archivi di Stato non sono in passato mancati. Perché si passi dalle finalità prevalentemente interne delle relazioni volte a ragguagliare i pubblici poteri sulle condizioni e sulle necessità del servizio a un'opera con dichiarate finalità scientifiche occorre tuttavia arrivare al 1910. Per suggerimento di Pasquale Villari il consiglio superiore degli archivi approvò allora l'idea di un " manuale o guida degli Archivi di Stato ", che ebbe attuazione sotto la direzione di Eugenio Casanova. L'iniziativa mise capo al volume, di 312 pagine, intitolato L'ordinamento delle carte degli Archivi di Stato. Manuale storico archivistico Roma 1910, a cura del MINISTERO DELL'INTERNO, DIREZIONE GENERALE DELL'AMMINISTRAZIONE CIVILE. . Il volume pose alcuni punti fermi ai quali credette opportuno riferirsi anche i successivo manuale del 1944: Gli Archivi di Stato italiani Zanichelli, Bologna 1944, a cura del MINISTERO DELL'INTERNO, UFFICIO CENTRALE DEGLI ARCHIVI DI STATO. .
Il r.d. 27 mag. 1875, n. 2552, sull'ordinamento degli archivi, aveva in verità introdotto un vistoso strappo al " metodo storico ", disponendo (art. 6) che i documenti conservati negli Archivi di Stato non provenienti dai " dicasteri centrali " Questi ultimi avrebbero dovuto costituire una sezione apposita detta degli " atti di Stato ". venissero " ripartiti in tre sezioni, cioè degli atti giudiziari, degli atti amministrativi, degli atti notarili ". La disposizione era ripetuta nel regolamento del 1902. Il principio della divisione dei poteri veniva così applicato retrospettivamente ad epoche cui era sconosciuto, spingendo gli archivisti a conseguenti arbitrarie sistemazioni dei fondi, nelle quali si rifaceva strada, a grandi e imprecise linee, il metodo " per materia " o forse meglio si direbbe " per funzione ". Il regolamento del 1911, emanato subito dopo la pubblicazione del Manuale patrocinato dal Villari, riprese la norma ma, forse per attenuarne il danno, la limitò agli atti che sarebbero stati archiviati dopo l'entrata in vigore del regolamento stesso Cfr. l'art. 68 del regolamento approvato con r.d. 2 ott. 1911, n. 1163. Il medesimo articolo prevedeva anche " sezioni speciali " per " gli atti che non provengono da magistrature, da amministrazioni, da notai ". Anche questa disposizione ripete quanto già disposto dai precedenti regolamenti. .In realtà - anche perché non tutti gli atti preunitari erano stati acquisiti, a quella data, dagli Archivi di Stato (non lo sono in qualche misura neanche ora) - la norma della ripartizione in sezioni continuò ad essere applicata estensivamente a tutto il materiale conservato negli Archivi di Stato. Lo provano molte voci sia del Manuale del 1910 che del volume del 1944 che lo ricalca, voci regolarmente divise nelle quattro sezioni ed in altre " speciali ", introdotte, come si è visto, per fare posto a documentazione specifica dei singoli Archivi Così troviamo spesso sezioni particolari per gli archivi militari (Napoli, Torino), per gli archivi di enti e/o persone private (Cagliari, Reggio Emilia, Roma) o per le corporazioni religiose (Palermo, Reggio Emilia, Roma) o per le raccolte e collezioni (Milano, Roma). Troviamo anche la sezione degli atti amministrativi, troppo sproporzionata rispetto alle altre, bipartita in sezione di atti amministrativi in senso stretto e di atti finanziari (Milano, Roma) o di atti amministrativi e atti politici (Cagliari, Napoli, Palermo). E non mancano neppure sezioni di " atti vari " (Massa) o " diversi " (Palermo). .
Nella maggior parte di essi si era riusciti però a limitare le dannose conseguenze di quelle disposizioni declassando le sezioni a sottopartizioni di particolari periodi storici Qualche ulteriore traccia della divisione in sezioni è rimasta in quegli agglomerati di carte che sotto il nome di " giurisdizioni " o " giusdicenze " raccolgono atti promiscui di magistrature, di solito di primo grado, di diverse epoche e diversi regimi. . La Guida generale non ha tenuto conto della divisione in sezioni, come è stato chiarito, quando è apparso necessario, nelle introduzioni ai singoli Archivi di Stato che le avevano adottate.
Si esprimeva così la volontà di salvare il " rispetto dei fondi " pur nella distinzione delle sezioni, sorvolando peraltro sulle difficoltà che sarebbero nate dall'imbattersi in magistrature che avessero esercitato promiscuamente funzioni amministrative e funzioni giudiziarie. Il problema era comunque assai meno rilevante di quello che, negli archivi francesi, è posto dalla coesistenza tra gli astratti cadres de classement e il sempre ribadito respect des fonds ^2 Per un confronto con gli archivi francesi si veda F. VALENTl, Considerazioni sul " Manuel d'archivistique " francese in rapporto all' esperienza archivistica italiana, in RAS, XXXIII (1973), pp. 77-104. .
Quanto ai dati quantitativi che si traggono dalle due pubblicazioni e alla loro comparabilità basterà aggiungere che nel Manuale del 1910 troviamo la descrizione di soli diciannove Archivi. Nella pubblicazione del'44 gli Archivi descritti sono divenuti ventitré poiché, come si è accennato, ai precedenti si sono aggiunti quelli di Bolzano, Trento, Trieste con le Sezioni di Fiume e Zara La legge del '39 aveva però declassato a Sezioni gli Archivi di Brescia, Apuania e Reggio Emilia; così gli Archivi di Stato erano in realtà, nella tabella allegata alla legge stessa, in numero di venti (vedi nota 2 a p.3). .
Vi sono poi descritte con scarne notizie, le venti Sezioni di Archivio di Stato costituite dagli ex Archivi provinciali del Mezzogiorno Veramente, in seguito all'applicazione dell'art. 2 della legge del '39, erano state istituite, entro il 1943, anche le nuove Sezioni di Alessandria, Ancona, Arezzo, Como, Forlì, Livorno, Macerata, Perugia, Pistoia, Ravenna, Savona, Udine, Verona, Vicenza; di queste però non si dà notizia nella pubblicazione del'44. .
Un più puntuale confronto di dati quantitativi e di ordinamenti risulta impossibile, dato il carattere, cui abbiamo accennato, delle due pubblicazioni.
Chi "voglia fare un paragone con il materiale che, dopo altri trentasette anni, si trova descritto in questa Guida potrà avere comunque un'idea, sia pure approssimativa, del ritmo di accrescimento della documentazione acquisita agli Archivi di Stato, e insieme dell'aumento degli istituti predisposti per la sua conservazione. Dal 1944 sono stati istituiti in ciascuna delle attuali province, tranne che ad Aosta, i previsti Archivi di Stato, i quali pertanto sono oggi novantaquattro, oltre all'Archivio centrale dello Stato; accanto a questi sono poi descritte in questa Guida anche le trentanove nuove Sezioni di Archivio di Stato nel frattempo istituite. Si consideri che la guerra ha portato da una parte distruzioni (particolarmente gravi i danni subiti dagli Archivi di Messina, Milano, Napoli, Palermo, Parma e Torino), dall'altra ha obbligato a spostamenti di carte, talvolta affrettati e disordinati, e a nuovi versamenti ingenti di materiale, assai malconcio, proveniente da uffici cessati Cfr. Danni guerra 1940-1945 ed E. GENCARELLI, Gli archivi italiani durante la seconda guerra mondiale, Roma 1979 (QRAS, 50). Tra le relazioni ufficiali sugli archivi una menzione particolare merita, in questa sede, quella pubblicata con il titolo Gli Archivi di Stato al 1952, II ed., Roma 1954. Oltre alla problematica sugli archivi prevalente in quel momento, essa contiene infatti notizie sugli Archivi di Stato e le Sezioni costituiti tra il 1944 e il 1952. .
Danni notevoli, specialmente a Firenze, sono stati apportati dalle alluvioni del novembre 1966 Cfr. Danni alluvione 1966. .
I lavori preparatori della Guida generale iniziarono nel giugno 1966, ad iniziativa dell'allora ufficio studi e pubblicazioni della direzione generale degli Archivi di Stato Sulla prima fase di lavoro rinviamo a P. D'ANGIOLINI, C- PAVONE, La Guida generale degli Archivi di Stato italiani: un'esperienza in corso, in RAS, XXXII (1972), pp. 1-21. .
Il punto di vista da cui mossero i promotori dell'iniziativa fu invece che se dopo un secolo di amministrazione unitaria gli Archivi erano nelle condizioni lamentate riguardo alla completezza delle acquisizioni, allo stato degli ordinamenti e delle inventariazioni, alla quantità e, in qualche caso, alla qualità del personale, all'impianto organizzativo generale, non si potevano attendere altri cento anni per procedere prima ad una soddisfacente riorganizzazione ed a un completo riordinamento e poi porre mano alla Guida. La Guida doveva invece nascere da una ricognizione completa e corretta dello stato di cose esistente, ed assolvere in conseguenza - come abbiamo già ricordato all'inizio di questa introduzione - il duplice compito di prima informazione e di libro bianco sulle carenze, sui limiti, sul non fatto da cento anni a questa parte Cfr. le osservazioni in proposito di I. ZANNI ROSIELLO, Presentazione dell'inventario generale dei fondi conservati presso l'Archivio di Stato di Bologna, in Atti e memorie del/a deputazione di storia patria per le province di Romagna, n.s., XXVII (1977), pp. 181-191. .
Uno dei problemi che più interessarono nella fase iniziale sia il consiglio superiore, sia il comitato per le pubblicazioni, sia gli archivisti fu quello dell'ordine di collocazione degli Archivi di Stato nella Guida generale. Può apparire un problema secondario e anche alquanto bizantino; ma in realtà esso contribuì a rivelare la differenza fra due diversi modi di concepire la Guida: l'uno, più sensibile alle esigenze di una anche esterna presentazione " storica " del contenuto, chiedeva una collocazione secondo gli Stati preunitari; l'altro, favorevole invece all'ordine alfabetico era teso a conseguire un risultato di facile accessibilità al ricercatore, secondo una impostazione storica anch'essa nella sostanza, ma schematica e analitica nel metodo espositivo. E stato adottato quest'ultimo criterio, collocando l'Archivio centrale in testa e le Sezioni subito dopo l'Archivio di Stato da cui dipendono.
I ricercatori, compresi quelli che si dedicano alla storia delle istituzioni e perfino quelli appassionati alla storia degli archivi, possono dunque non trovare, in un numero di casi più o meno ampio, scanditi nella Guida i tempi propri dell'oggetto della loro specifica ricerca. Ci auguriamo peraltro che essi sappiano riconoscere nella periodizzazione, e negli altri criteri adottati per la presentazione dei fondi, lo strumento, astratto e plastico ad un tempo, che più faciliti la traduzione delle domande storiografiche in domande archivistiche.
Coerentemente a quanto finora detto, una periodizzazione secondo le grandi linee dello sviluppo della storia generale e istituzionale dei singoli Stati italiani è stata introdotta anche all'interno della parte I, che pertanto si presenta suddivisa in " Antichi regimi ", " Periodo napoleonico ", " Restaurazione ". Nelle voci siciliane e sarde manca, ovviamente, il periodo napoleonico; nella Sardegna le istituzioni degli antichi regimi proseguono fino al 1848.
6. Ordine dei fondi all'interno dei periodi storici.
Si è passati poi - traducendo ancora in linguaggio moderno - agli organi dell'amministrazione attiva: prima a quelli relativi alla politica interna, poi a quelli relativi alle attività finanziarie, a quelle economiche e sociali, a quelle della pubblica istruzione ed infine agli organi militari L'eccezione costituita dall'Archivio centrale dello Stato, che ha collocato i ministeri in ordine alfabetico, viene chiarita nella introduzione a quell'Archivio. Ciò sempre che una struttura archivistica consacrata ab antiquo - che divida ad esempio per materia un intero archivio di casa regnante - non presenti un ordine diverso.
Quale che sia il nome oggi localmente in uso, le altre raccolte di pergamene sono state collocate nella parte III della voce (cfr. 0 7.s). Va avvertito che alcune pergamene, tratte in alcuni Archivi dalla costole di antiche legature, sono talvolta semplici frammenti, in qualche caso anche di testi letterari o musicali.
7. suddivisione della parte III della voce.
f. Archivi notarili, Non crediamo sia qui necessario sottolineare la peculiarità e la continuità plurisecolare di questi archivi. Vogliamo solo ricordare le difficoltà che si sono incontrate a darne una plausibile articolazione interna, che in effetti si presenta con notevoli difformità da Archivio ad Archivio. Qui possiamo solo anticipare: a) che sotto questa categoria sono stati collocati anche gli organi di governo del notariato, quali i collegi notarili; b) che atti notarili si possono trovare anche altrove. Così ad esempio nell'Archivio di Stato di Roma parte degli atti notarili sono collocati di seguito agli uffici della camera apostolica (e quindi nella sezione dedicata agli Antichi regimi, nei quali i notai erano incardinati; c) che gli atti dei giudici ai contratti, che si conservano in alcuni Archivi di Stato meridionali, sono stati collocati insieme agli atti notarili. Più in generale va detto che gli atti notarili sono stati raggruppati in linea di massima secondo il criterio della provenienza (di quale natura essa di fatto sia, è specificato volta per volta), senza tuttavia impegnarsi a scendere fino al livello delle " piazze ", e, meno che mai, a quello del singolo notaio. Una elencazione delle " piazze " sarebbe stata infatti troppo lunga e difficoltosa, anche per la loro incertezza attraverso i secoli. All'interno dei raggruppamenti operati secondo la provenienza gli atti sono stati distinti per secoli, con l'indicazione per ogni secolo dell'anno iniziale e di quello terminale. I volumi notarili a cavaliere tra due secoli sono stati computati, ogni qualvolta lo stato dell'ordinamento e dell'inventariazione lo rendeva possibile (ed è il maggior numero di casi), con il secolo in cui iniziano; il che ha comportato qualche sovrapposizione di date.
n. Opere pie, istituzioni di assistenza e beneficenza, ospedali. Il termine opera pri è quello originariamente adottato nella legislazione italiana L.3 ag. 1862, n. 753: " sull'amministrazione delle Opere pie ". mutato poi in quello di " istituzione pubblica di beneficenza " e infine " di assistenza e beneficenza " L.17 lu. 1890, n. 6972, art. 1: " Sono istituzioni di beneficenza soggette alla presente legge le opere pie ed ogni altro ente morale che abbia per fine: a) di prestare assistenza ai poveri, tanto in istato di sanità, quanto di malattia; b) di procurarne l'educazione, 1'istruzione, l'avviamento a qualche professione, arte o mestiere, od in qualsiasi altro modo il miglioramento morale ed economico ". Cfr. infine il r.d. 30 dic. 1923, n. 2841: " riforma della 1.17 lu. I890, n.6972 sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza ". .
p. Corporazioni religiose. Si tratta di una categoria che trae origine dagli archivi venuti in possesso dello Stato in seguito alle varie leggi eversive emanate dagli antichi Stati italiani, dai regimi napoleonici, e poi dallo Stato italiano. L'espressione adottata è quella tradizionale che risale alle norme soppressive del 1866 (r.d. 7 lu. 1866, n. 3036) L'art. 1, a prescindere dalle difficoltà interpretative cui ha dato luogo, così le definisce: " non sono più riconosciuti nello Stato gli ordini, le corporazioni e le congregazioni religiose, regolari e secolari, ed i conservatori e i ritiri, i quali importino vita comune ed abbiano carattere ecclesiastico.
Furono esclusi dalla devoluzione (art. 33) anche pochissimi istituti ecclesiastici di eccezionale valore storico o artistico. .
s. Raccolte e miscellanee. Sono le più varie: non solo raccolte di pergamene o di documenti cartacei, ma di carte geografiche, bandi manoscritti o a stampa, leggi, fotografie, manoscritti storico-letterari, timbri, sigilli, cimeli, eccetera. E appena il caso di avvertire che le miscellanee pertinenti ad un determinato ufficio o istituto o anche a interi periodi storici sono state collocate rispettivamente assieme all'archivio dell'ufficio o istituto o nell'ambito del periodo storico cui si riferiscono e non in questa categoria finale.
In questi casi sono state segnalate le discordanze fra il nome dell'archivio e la sua reale configurazione. La casistica di queste discordanze, per le quali si è
proceduto caso per caso alle opportune segnalazioni, è molto varia; essa peraltro può essere ricondotta di massima sotto tre categorie.
La datazione dei fondi, per la quale talvolta ci si è dovuti accontentare del secolo, è stata collocata, tra parentesi, subito dopo la consistenza, a sottolineare che essa si riferisce alle carte e non all'istituto che dà il nome al fondo. Ogni qualvolta è stato possibile accettare la presenza di rilevanti lacune le date estreme sono state spezzate in due o più coppie, allo scopo di non ingenerare l'illusione di una inesistente continuità di documenti attraverso il tempo. Quando tale indicazione sarebbe stata troppo macchinosa, ci si è limitati a segnalare le lacune in modo generico (ad esempio, " il fondo ha carattere continuativo solo a partire dal sec.
XIV ", oppure " con lacune per il sec. XV ", e simili); va da sé che alcuni fondi, riferendosi ad attività politiche ed amministrative intermittenti, sono di per sé saltuari, quali le raccolte di statuti o di provvigioni e in genere le più antiche raccolte di provvedimenti normativi. Quando si tratta di copie di documenti di particolare rilievo (ad esempio, gli statuti o le pergamene più antiche con le quali inizia un fondo) è stata, se possibile, indicata, con formule varie, anche la data dell'atto copiato.
Questa assume particolare rilievo negli statuti, nei cartulari, nelle trascrizioni di privilegi ordinate dalle autorità, e simili, di cui non si possiede quasi mai la redazione originale ma una successiva trascrizione spesso con modifiche o interpolazioni; trascrizione cui seguono poi, di solito, aggiornamenti e aggiunte. In alcuni di questi casi si è riusciti ad indicare prima le date estreme degli atti copiati e poi la data di ascrizione (ad esempio: " Concessioni e privilegi 1230-1310 in copia del sec. XV con successive aggiunte del sec. XVI ").
Le serie sono state elencate secondo l'ordine originario, posto naturalmente che esso sia esistito o che sia parso fondatamente ricostruibile, e fermo rimanendo, anche in questo caso, il rispetto dei più utilizzati strumenti di corredo. Altrimenti si è seguito, di massima, uno schema che ha collocato in testa le serie che rispecchiano l'attività normativa e direttiva dell'ufficio o istituto, scendendo man mano verso quelle esecutive e di contenuto meno generale, e finendo con le miscellanee, le rubriche, i protocolli, eccetera.
14. Bibliografia Questo paragrafo è stato redatto da Maria Angela Robotti Motta. .
Ci si è limitati alla segnalazione delle opere strettamente archivistiche: pubblicazioni ufficiali dell'amministrazione, raccolte di documenti, opere che illustrano specificamente interi Archivi o fondi o serie, nonché quelle particolarmente ricche di documentazione tratta dalle carte d'archivio. Sono state escluse invece - per evitare inutili appesantimenti - le opere prevalentemente storiche Qualche opera di cui si è ritenuto di dover far menzione per questioni di carattere storico più che strettamente archivistico è stata citata in nota. .
In ogni voce relativa ad un Archivio viene segnalata una bibliografia di carattere generale e una di carattere speciale. La prima è collocata subito dopo la introduzione che apre ogni singola voce ed è a sua volta divisa in due gruppi: il primo comprende le pubblicazioni che si è ritenuto citare in forma abbreviata perché ricorrenti nel corso di tutta l'opera Per i titoli completi di queste opere vedi p. XV. .
Si tratta di pubblicazioni ufficiali dell'amministrazione archivistica, quali quelle già ricordate nei precedenti paragrafi, che interessano tutti gli Archivi o quelli di una particolare regione, o di guide-inventari o di altri strumenti di ricerca relativi a più Archivi o infine di altre pubblicazioni, sempre di carattere generale, quale quella del Mazzatinti Alcune di queste pubblicazioni, riferendosi al complesso degli archivi di una città, compresi perciò quelli non statali, vengono poi nuovamente citate a proposito degli archivi comunali, degli archivi notarili, degli archivi delle corporazioni religiose, degli archivi privati, in genere di tutti quegli archivi o fondi che in seguito sono confluiti nell'Archivio di Stato. Così ad esempio accade per il Bonaini, il Mazzatinti, Archivi Toscana, Archivi Marche, Archivi Umbria, ASI 1956 e ASI 1960. .
Non è sembrato opportuno, in " atti, procedere in sede di Guida generale ad una descrizione più o meno analitica dei materiale bibliografico, molto vario e talvolta del tutto occasionale, posseduto dagli Archivi di Stato. E' da augurarsi che il ministero per i beni culturali proceda, con personale delle biblioteche, questo compito. Per le riviste correnti possedute dalle biblioteche d'archivio si veda C. CASUCCI L'organizzazione delle biblioteche degli Archivi di Stato italiani, in RAS, XXXV (1975), pp. 342-373. .
La seconda osservazione è che, pur nello stato di fatto sopra lamentato, il patrimonio documentario conservato negli Archivi di Stato italiani è ricchissimo per quantità e qualità. Fra l'altro, le differenze che discendono dal pluralismo e dalle varietà degli ordinamenti statali preunitari danno luogo a una ricca tipologia
che la Guida ha come merito non secondario di suggerire. Si va dagli archivi che traggono origine dal comune medioevale a quelli di impianto e tradizione dinastici, da quelli delle grandi capitali regionali a quelli periferici delle province meridionali, a quelli infine che hanno subito rimaneggiamenti totali o parziali in base all'ordinamento per materia (in modo quasi totale, solo l'Archivio di Milano).
Più particolari osservazioni potrebbero farsi circa gli ordinamenti effettuati nel corso di un secolo negli Archivi di Stato e circa la quantità e qualità dei mezzi di corredo approntati. Ci limiteremo a dire che la scarsezza e la discontinuità della inventariazione, e la difformità e spesso lo scarso rigore dei criteri volta a volta per essa adottati, non ha reso possibile completare e dare alle stampe che poche Guide - o, come si usa dire, Guide-inventari - che descrivano integralmente, a un medio livello di analisi, il contenuto dei singoli Archivi di Stato. Queste Guide-inventari scarseggiano ancora in modo preoccupante e la loro mancanza ha costituito una delle maggiori difficoltà incontrate nella preparazione della Guida generale Nella principale delle collane edite dall'amministrazione archivistica (le "Pubblicazioni degli Archivi di Stato", iniziate nel 1951 e giunte oggi al vol. XCVIII) le Guide si limitano agli Archivi di Siena (tre volumi, 1951 e 1977), di Massa (1952) e di Livorno (1961): non a caso sono tutte relative agli Archivi della Toscana, sulla scia della tradizione inaugurata dal Bonaini negli anni a cavaliere dell'Unità. Pure toscano è quello che viene tuttora considerato il capolavoro dell'archivistica italiana: l'Inventario dell'Archivio di Stato di Lucca, iniziato da Salvatore Bongi nel 1872 e continuato poi fino all,VIII volume, uscito nel 1980. Fuori delle collane ufficiali, sono da ricordare le Guide - di diversa scala e importanza e ispirate a diversi criteri redazionali - del Bonelli per Brescia (1924), del Casetti per Trento e il Trentino (1961), del Da Mosto per Venezia (1937-1940), del Perroni per Trrieste (1933), del Drei per Parma (1941), del Dallari per Reggio Emilia, pubblicato nel vol. VI del Mazzatinti (1910), del Lodolini per Roma (1932), del Trinchella per Napoli (1862 e poi 1872), del Cassese per Salerno (1957), del Lippi per Cagliari (1902). Queste Guide sono ormai in parte notevole di scarsa utilità. Le voci della Guida generale relative ai suddetti Archivi ne hanno comunque tenuto conto e hanno avuto cura di segnalare quanto di esse più vistosamente non corrisponda allo stato attuale delle cose. . Altra difficoltà, nella insufficienza di più analitici mezzi di corredo, è consistita nella mancanza di uno strumento, generalizzato e omogeneo, di semplice registrazione dei dati essenziali di ciascun fondo. Una catalogazione del genere è stata impostata, mediante una scheda unificata, proprio in occasione di questa Guida e dovrà - si confida - costituire d'ora innanzi una dotazione permanente di ogni istituto archivistico.
Sarebbe lecito infine chiedersi in quale momento dell'evoluzione degli studi storici italiani cada la pubblicazione della Guida generale e quale tipo di risposta essa sia in grado di fornire alle richieste che oggi salgono dal campo storiografico. Ad alcuni dei problemi che nascono quando ci si pone in una prospettiva di questo tipo gli autori di questa introduzione hanno provato, qualche anno fa, a dare alcune risposte nel loro scritto sugli archivi ospitato nella Storia d'Italia edita da Einaudi Cfr. P. D'ANGIOLINI, C. PAVONE, Gli archivi, in Storia d'Italia, V, i documenti, Torino 1973, pp. 1657-1691. ,cui si fa rinvio. Qui si può aggiungere che, se la storiografia italiana sta attraversando un momento che è insieme di crisi e di crescita, una migliore conoscenza del contenuto degli Archivi di Stato non potrà non giovarle. Ad ogni ampliamento e rinnovamento di interessi storiografici corrisponde infatti la spinta alla scoperta e all'uso o, come oggi si ama dire, alla " invenzione " di nuove fonti; né l'ampliarsi e il differenziarsi delle fonti cui la appello la nuova storiografia ha portato ad uno scadimento di importanza di quelle archivistiche. Non solo, ma agli archivi hanno cominciato a far ricorso anche " scienze umane " diverse dalla storia. L'ossatura della Guida, se sembra privilegiare le ricerche di storia istituzionale e di storia politica - quest'ultima la più radicata nella tradizione italiana - offre in realtà, come già abbiamo accennato, la più ampia libertà di scelta tematica ai ricercatori, e non pretende di dare loro, come in parte almeno fanno i cadres de classement francesi, un primo suggerimento di categorie interpretative, che rischiano peraltro di fossilizzare l'organizzazione del sapere così come costituita in un dato momento. Il metodo adottato per la Guida, insomma, non " sistema " preventivamente il possibile sapere storico costruibile sulla base degli archivi, ma rinvia questa sistemazione agli interessi, alle tecniche, alla fantasia dei ricercatori. Ad essi la Guida offre soltanto la certezza (quando è riuscita a raggiungerla) della collocazione del documento nel contesto che lo vide nascere.
Archivio centrale dello Stato 33
Archivio di Stato di Agrigento 297
Sezione di Archivio di Stato di Sciacca 310
Archivio di Stato di Alessandria 313
Archivio di Stato di Ancona 333
Sezione di Archivio di Stato di Fabriano 355
Archivio di Stato di Arezzo 359
Archivio di Stato di Ascoli Piceno 387
Sezione di Archivio di Stato di Fermo 408
Archivio di Stato di Asti 429
Archivio di Stato di Avellino 447
Archivio di Stato di Bari 473
Sezione di Archivio di Stato di Barletta 500
Sezione di Archivio di Stato di Trani 503
Archivio di Stato di Belluno 513
Archivio di Stato di Benevento 517
Archivio di Stato di Bergamo 533
Archivio di Stato di Bologna 549
Sezione di Archivio di Stato di Imola 646
Archivio di Stato di Bolzano 663
Archivio di Stato di Brescia 679
Archivio di Stato di Brindisi 713
Archivio di Stato di Cagliari 731
Archivio di Stato di Caltanisetta 767
Archivio di Stato di Campobasso 781
Archivio di Stato di Caserta 803
Archivio di Stato di Catania 825
Sezione di Archivio di Stato di Caltagirone 848
Archivio di Stato di Catanzaro 855
Sezione di Archivio di Stato di Lamezia Terme 880
Sezione di Archivio di Stato di Vibo Valentia 882
Archivio di Stato di Chieti 889
Sezione di Archivio di Stato di Lanciano 917
Archivio di Stato di Como 927
Archivio di Stato di Cosenza 957
Sezione di Archivio di Stato di Castrovillari 982
Archivio di Stato di Cremona 987
Archivio di Stato di Cuneo 1015
Archivio di Stato di Enna 1031
Archivio di Stato di Ferrara 1
Archivio di Stato di Firenze 17
Sezione di Archivio di Stato di Prato 175
Archivio di Stato di Foggia 199
Sezione di Archivio di Stato di Lucera 219
Archivio di Stato di Forlì 231
Sezione di Archivio di Stato di Cesena 257
Sezione di Archivio di Stato di Rimini 266
Archivio di Stato di Frosinone 279
Sezione di Archivio di Stato di Anagni-Guarcino 294
Archivio di Stato di Genova 299
Archivio di Stato di Gorizia 355
Archivio di Stato di Grosseto 377
Archivio di Stato di Imperia 397
Sezione di Archivio di Stato di San Remo 411
Sezione di Archivio di Stato di Ventimiglia 417
Archivio di Stato di Isernia 425
Archivio di Stato di L'Aquila 435
Sezione di Archivio di Stato di Sulmona 461
Archivio di Stato di La Spezia 469
Archivio di Stato di Latina 483
Archivio di Stato di Lecce 499
Archivio di Stato di Livorno 527
Archivio di Stato di Lucca 567
Archivio di Stato di Macerata 687
Sezione di Archivio di Stato di Camerino 737
Archivio di Stato di Mantova 759
Archivio di Stato di Massa 813
Sezione di Archivio di Stato di Pontremoli 844
Archivio di Stato di Matera 851
Archivio di Stato di Messina 863
Archivio di Stato di Milano 891
Archivio di Stato di Modena 993
Archivio della badia di Cava 144
Archivio dell'Abbazia di Montecassino 147
Archivio dell'Abbazia di Montevergine 150
Archivio di Stato di Novara 163
Sezione di Archivio di Stato di Verbania 193
Archivio di Stato di Nuoro 207
Archivio di Stato di Oristano 217
Archivio di Stato di Padova 221
Sezione di Archivio di Stato di Este 277
Archivio di Stato di Palermo 287
Sezione di Archivio di Stato di Termini Imerese 353
Archivio di Stato di Parma 361
Archivio di Stato di Pavia 439
Archivio di Stato di Perugia 473
Sezione di Archivio di Stato di Foligno 511
Sezione di Archivio di Stato di Gubbio 521
Sezione di Archivio di Stato di Spoleto 533
Archivio di Stato di Pesaro 551
Sezione di Archivio di Stato di Fano 569
Sezione di Archivio di Stato di Urbino 577
Archivio di Stato di Pescara 585
Archivio di Stato di Piacenza 601
Archivio di Stato di Pisa 637
Archivio di Stato di Pistoia 717
Sezione di Archivio di Stato di Pescia 787
Archivio di Stato di Pordenone 807
Archivio di Stato di Potenza 823
Archivio di Stato di Ragusa 851
Sezione di Archivio di Stato di Modica 860
Archivio di Stato di Ravenna 869
Sezione di Archivio di Stato di Faenza 897
Archivio di Stato di Reggio di Calabria 925
Sezione di Archivio di Stato di Locri 946
Sezione di Archivio di Stato di Palmi 948
Archivio di Stato di Reggio nell'Emilia 953
Archivio di Stato di Rieti 999
Archivio di Stato di Roma 1021
Archivio di Stato di Rovigo 1281
Archivio di Stato di Salerno 1
Archivio di Stato di Sassari 35
Archivio di Stato di Savona 53
Archivio di Stato di Siena 83
Archivio di Stato di Siracusa 217
Sezione di Archivio di Stato di Noto 239
Archivio di Stato di Sondrio 245
Archivio di Stato di Taranto 263
Archivio di Stato di Teramo 283
Archivio di Stato di Terni 315
Sezione di Archivio di Stato di Orvieto 339
Archivio di Stato di Torino 361
Archivio di Stato di Trapani 643
Archivio di Stato di Trento 661
Archivio di Stato di Treviso 727
Archivio di Stato di Trieste 755
Archivio di Stato di Udine 799
Archivio di Stato di Varese 839
Archivio di Stato di Venezia 857
Archivio di Stato di Vercelli 1149
Sezione di Archivio di Stato di Biella 1188
Sezione di Archivio di Stato di Varallo 1213
Archivio di Stato di Verona 1241
Archivio di Stato di Vicenza 1325
Sezione di Archivio di Stato di Bassano del Grappa 1370
Archivio di Stato di Viterbo 1381