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Timestamp: 2020-06-06 08:28:12+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 331 del 10/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 331 del 10/01/2017
Cassazione civile, sez. II, 10/01/2017, (ud. 29/09/2016, dep.10/01/2017), n. 331
sul ricorso 4611/2015 proposto da:
VITO, rappresentata e difesa dall’avvocato VALERIO FREDA, giusta
avverso la sentenza n. 2608/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 9/6/2014;
Generale Don. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per il rigetto
Con ricorso depositato in data 11 marzo 2010, S.S. proponeva opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione n. 75472, notificata il 4 gennaio 2010, con la quale il Ministero dell’Economia e delle Finanze, le aveva ingiunto il pagamento della somma di Euro 9.729,00 per avere effettuato transazioni finanziarie in contanti, senza il tramite di intermediari abilitati, in violazione del D.L. n. 143 del 1991, art. 1, conv. in L. n. 197 del 1991.
All’esito del giudizio di primo grado, il Tribunale di Ariano Irpino con la sentenza n. 537 del 13 dicembre 2010, disattesa la preliminare eccezione di prescrizione, rigettava l’opposizione.
Avverso tale sentenza proponeva appello l’opponente, chiedendone l’integrale riforma.
Si costituiva il Ministero dell’Economia e delle Finanze che proponeva appello incidentale quanto alla decisione del Tribunale di disporre la compensazione delle spese di lite.
La Corte d’Appello di Napoli con la sentenza n. 2608 del 9 giugno 2014 rigettava l’appello principale ed incidentale, compensando anche le spese di appello.
In motivazione, dopo avere ribadito la legittimità delle modalità di notifica della contestazione, anche per quanto atteneva alla deduzione di tardività della notifica della L. n. 689 del 1981, ex art. 14, disattendeva altresì l’eccezione di nullità relativa alla mancata audizione dell’intimato.
Nel merito reputava poi che vi fosse la prova delle violazioni contestate.
Infatti, le operazioni in contanti eseguite presso CAM della quale la S. era socia, erano state accertate dalla Guardia di Finanza in base alla documentazione rinvenuta presso la sede sociale, e d’altronde l’opponente ed altri soggetti coinvolti si erano limitati solo a contestare l’applicabilità alla fattispecie della normativa antiriciclaggio, senza però discutere circa l’effettivo compimento delle operazioni.
Inoltre il fatto che la S. fosse socia della società non le impediva di potersi informare in merito alle attribuzioni della stessa, anzichè limitarsi ad effettuare reiterate transazioni illegali.
Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso S.S., articolandolo su quattro motivi.
Infatti, si deduce che con uno specifico motivo di appello incidentale la S. aveva dedotto che il giudice di primo grado non si era pronunciato sul motivo di opposizione concernente la prova delle violazioni, posto che la GdF aveva fondato il proprio accertamento esclusivamente sulle risultanze della “prima nota cassa”, documento che non costituisce scrittura contabile obbligatoria e che non contiene la prova che le somme ivi registrate siano state trasferite in contanti.
La soluzione cui mira la S. risulta chiaramente contrastare con il dato letterale delle norme in esame.
Infine, depone in senso contrario alla censura sollevata dalla S. anche l’interpretazione teleologica delle norme, in quanto, essendo la finalità del legislatore quella di porre un freno all’utilizzo del contante in vista del contrasto alle operazioni di riciclaggio del denaro di provenienza illecita, aumentando di conseguenza le garanzie di trasparenza e tracciabilità delle operazioni di movimentazione del contante, il prevedere per un presumibilmente cospicuo numero di intermediari già operanti alla data di entrata in vigore della legge, la possibilità di continuare ad effettuare operazioni di trasferimento di denaro contante, senza una previa abilitazione da parte del Ministero, vanificherebbe le stesse finalità sottese all’emanazione della legge.