Source: http://relazione.ambiente.piemonte.it/2020/it/acqua/risposte/monitoraggio-acque
Timestamp: 2020-07-07 13:23:40+00:00
Document Index: 53025379

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 29', 'art. 29', 'art 318', 'art. 29', 'art. 184', 'art. 15']

Alla conoscenza sullo stato della risorsa acqua derivante dalle attività di monitoraggio si affianca l’attività di valutazione delle pressioni che causano impatti prevalentemente attraverso l’analisi della presenza degli scarichi civili e industriali, delle derivazioni idriche, della morfologia degli alvei e delle sponde nonchè le pressioni diffuse di origine agricola e zootecnica.
L’insieme di tutti i dati di conoscenza del territorio, sia dello stato che delle pressioni, si integrano tra loro per arrivare a una valutazione del rischio di non raggiungere gli obiettivi previsti dalla Direttiva Acque (integrata con le Direttive Habitat e Alluvioni). L’analisi del rischio è pertanto la base che orienta la scelta delle misure di tutela e risanamento e la loro priorità all’interno della pianificazione regionale e dell’intero bacino padano (Piano di Tutela delle Acque e Piano di Gestione del distretto idrografico del Fiume Po. Le 26 KTM (Key Type Measures - tipologie di misure chiave), con la loro declinazione di dettaglio, sono infatti state definite tra l’Autorità di Bacino e Regioni del distretto del Po per intervenire sul territorio allo scopo di consentire ai corpi idrici di raggiungere un buono stato ecologico e chimico.
La rete di monitoraggio regionale dei corsi d’acqua è costituita da una Rete Base (RB), che comprende i Siti di Riferimento e che rimane stabile nella sua composizione quali-quantitativa oltre a una Rete Aggiuntiva (RA), che per sua natura è variabile e definita in relazione alle specifiche finalità. Nel corso del triennio 2014-2016 sono stati monitorati 126 CI della RB e 76 della RA.
Nel 2018 sono stati monitorati 146 punti di monitoraggio appartenenti sia rete base che a quella aggiuntiva.
La rete di monitoraggio regionale dei laghi (RMR-L) comprende una Rete Base costituita da 13 CI dei quali 9 laghi naturali e 4 invasi. Su tutti i corpi idrici della rete è effettuato il monitoraggio chimico secondo un protocollo analitico che comprende i parametri generali di base su tutti i punti, mentre i contaminanti sono determinati su un sottoinsieme di punti individuati in base all’Analisi delle Pressioni.
Nel 2018 sono stati monitorati 7 laghi.
La rete di monitoraggio delle acque sotterranee (RMRAS), che è stata riesaminata all’interno della predisposizione del nuovo Programma di Monitoraggio 2015-2019, rimane sostanzialmente invariata. È costituita da 583 punti di monitoraggio, dei quali 376 sono inerenti al sistema acquifero superficiale, 199 a quello profondo e i rimanenti 8 sono relativi alle sorgenti. . L’area di monitoraggio a cui afferiscono è composta da 17 corpi idrici sotterranei (GWB) attinenti al sistema idrico sotterraneo superficiale di pianura e fondovalle, da 6 relativi a quello profondo e da 5 riguardanti il sistema idrico montano e collinare. Fanno parte della rete anche 116 piezometri strumentati.
Consulta gli approfondimenti sulle attività di Arpa Piemonte e alle pagine del sito web della Regione Piemonte dedicate alla revisione del Piano di Tutela delle Acque e del Piano di Gestione del distretto idrografico del fiume Po.
CONTROLLO INTEGRATO DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE
L’AIA (autorizzazione integrata ambientale) in Italia è il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto a determinate condizioni che devono garantire che l’impianto sia conforme ai requisiti stabiliti dalla norma. In particolare, l’autorizzazione AIA non considera un impianto solo in termini di rispetto dei limiti alle emissioni, ma entra nella specifica gestione dello stesso sia con l’applicazione delle BAT (Best Available Technologies), sia prevedendo i controlli ai sensi dell’art. 3 comma 1 del Decreto 58 del 6/03/17. L’AIA sostituisce ogni altro visto, nulla osta, parere o autorizzazione in materia ambientale.
Le norme IPPC (Direttiva 1996/61/CE, poi abrogata dalla Direttiva 2008/1/CE) sono state sostituite, a partire dal 7 gennaio 2014, dalla Direttiva 2010/75/UE (cosiddetta “Direttiva emissioni industriali”) relativa alle emissioni industriali; l’Italia ha provveduto al recepimento con Decreto 46 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Supplemento Ordinario n. 88 del 14/04/14.
I punti salienti della Direttiva “emissioni” integrate nel DLgs 152/06 e s.m.i. sono:
inclusione nell’autorizzazione AIA delle attività tecnicamente connesse anche quando condotte da diverso gestore;
i documenti di riferimento, a cui devono far riferimento le autorizzazioni per il rilascio dell’AIA, sono le BAT Conclusion. In caso di variazioni delle BAT, l’autorità competente ha 4 anni per procedere al rinnovo dell’AIA;
eliminazione della scadenza e revisione obbligatoria entro 10 anni (12 con certificazione ISO 14001 e 16 con certificazione EMAS);
introduzione della relazione di riferimento che richiede indagini su sottosuolo e acque sotterranee da predisporre da parte delle aziende e da validare dall’autorità competente;
introduzione del concetto di “rischio” per programmare la frequenza di controllo presso le aziende;
programmazione dei controlli in capo alla Regione la cui frequenza tiene conto di quanto previsto all’art. 29-decies comma 11-ter;
introduzione di sanzioni specifiche per le comunicazioni EPRTR che costituiscono la base dati europea per la valutazione dei reali impatti ambientali delle aziende, secondo il regolamento europeo 166/06 e DPR 157/11;
variazione delle tipologie di attività soggette ad autorizzazione AIA (ALLEGATO VIII alla Parte Seconda).
Il concetto di Best Available Technologies, BAT, è fondamentale nella direttiva IPPC nel determinare gli obblighi degli operatori industriali in relazione alla prevenzione e al controllo dell’inquinamento per ottenere e mantenere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso. Queste tecniche sono sviluppate su una scala che ne consente l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente attuabili nell’ambito del pertinente comparto industriale e hanno lo scopo principale di limitare le disparità di trattamento a livello dell’Unione relativamente alle emissioni delle attività industriali. È, infatti, la Commissione europea ad adottare conclusioni sulle BAT elaborate attraverso un processo di scambio di informazioni tra gli Stati membri, le rappresentanze delle imprese interessate, le organizzazioni non governative che promuovono la protezione ambientale e la stessa Commissione.
I documenti di riferimento sulle BAT sono formalizzate in Decisioni UE e contengono la descrizione delle tecniche, le informazioni per valutarne l’applicabilità, i livelli di emissione, il monitoraggio, etc., cioè tutti quegli elementi su cui dovranno essere definite le condizioni di autorizzazione di ogni singolo impianto.
Ad oggi decisioni pubblicate possono essere consultate al link dedicato della Commissione Europea.
In Piemonte un numero consistente di aziende è sottoposto alla normativa IPPC; la tabella 1 riporta i dati aggiornati delle ditte che sono in possesso dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (strumento amministrativo per applicare i principi dell’IPPC). Si fa presente che nel 2019 non erano attive ma conservano l’autorizzazione AIA nr. 57 aziende mentre sono state richieste 15 nuove autorizzazioni.
Autorizzazioni Integrate Ambientali rilasciate - aggiornamento dicembre 2019
Totale AIA autorizzate: 660 (603 attive + 57 non attive)
Per alcune province alcuni impianti sono in procedure per più codici IPPC. Il numero complessivo dei codici IPPC sono 678
Il Piano d’Ispezione Ambientale
La legislazione ambientale comunitaria ha da sempre evidenziato il valore strategico dei controlli come completamento del regime amministrativo al quale sono sottoposte le attività e gli impianti a elevato impatto ambientale. Il rilascio dell’autorizzazione ambientale comporta l’attivazione di una serie di controlli al fine di verificare il rispetto delle prescrizioni e delle condizioni imposte.
Sotto quest’aspetto, il DLgs 152/06 - nel recepire la direttiva IED - prevede che le attività ispettive ordinarie e straordinarie presso le installazioni soggette all’autorizzazione integrata ambientale siano definite a livello regionale in un Piano d'ispezione ambientale, periodicamente aggiornato a cura della Regione. La Regione Piemonte ha adottato il proprio Piano con la DGR 9 maggio 2016, n. 44-3272. Il Piano, in particolare, definisce le procedure per l'elaborazione dei programmi - predisposti e aggiornati annualmente da Arpa - per le ispezioni ambientali ordinarie. I programmi sono consultabili sul sito di Arpa Piemonte.
La frequenza delle visite in loco per ciascuna installazione è determinata sulla base di una valutazione sistematica dei rischi ambientali che consideri almeno:
gli impatti potenziali e reali delle installazioni interessate sulla salute umana e sull'ambiente, tenendo conto dei livelli e dei tipi di emissioni, della sensibilità dell'ambiente locale e del rischio di incidenti;
il livello di osservanza delle condizioni di autorizzazione;
l’eventuale adesione volontaria, da parte del Gestore dell’installazione, al sistema comunitario di ecogestione e audit di cui al del regolamento (CE) n. 1221/09 (EMAS).
A tal fine, il Piano ha fatto proprio il Sistema per il Supporto alla Programmazione dei Controlli (SSPC) adottato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente basato sull’identificazione di parametri assegnati ad ogni stabilimento e raggruppati in insiemi logici che tengono conto del rischio aziendale intrinseco, potenziale e reale, della vulnerabilità del territorio, nonché delle performance ambientali rilevate in esito ai controlli medesimi. Per ciascuna installazione soggetta ad AIA viene determinato un indice di rischio complessivo dell’azienda sulla base del quale è possibile effettuare una graduazione degli interventi di controllo. Costituiscono performance ambientali positive l’adozione da parte dei Gestori di buone pratiche gestionali (Certificazione ISO14001 e Registrazione EMAS) mentre performance negative inosservanze di tipo amministrativo e penale.
La tabella 2 riporta il numero dei controlli effettuati da Arpa Piemonte sulle aziende IPPC nel corso del 2019.
I controlli effettuati a tariffa da Arpa Piemonte agli impianti IPPC - anno 2019
8 9 70 24 85 6 12
1.1 impianti di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50 MW (nr. 29);
2.6 impianti per il trattamento di superficie di metalli e materie plastiche (nr. 55);
4.1 impianti chimici per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base (nr. 38);
5.1 impianti per l’eliminazione o il recupero di rifiuti pericolosi (nr. 28);
5.3. Impianti per l'eliminazione dei rifiuti non pericolosi (nr. 54);
5.4 discariche (nr. 32);
5.5 Accumulo temporaneo di rifiuti pericolosi (nr. 39);
6.4 Macelli e trattamento e trasformazione del latte (nr. 32)
6.6 impianti per l’allevamento intensivo di pollame o di suini (nr. 205).
L’attività di controllo delle aziende soggette alla normativa IPPC interessa le aziende autorizzate AIA al fine di integrare i controlli di conformità con i requisiti tecnici previsti dalle BAT, linee guida e/o analisi di comparto e con l’individuazione di indicatori che permettono di valutare le performances ambientali dei Soggetti controllati.
A partire dal 2016 la programmazione dei controlli è in capo alla Regione la cui frequenza tiene conto di quanto previsto all’art. 29-decies comma 11-ter e del concetto di “rischio” che si è definito con l’utilizzo del sistema SSPC (Sistema di Supporto alla Programmazione dei Controlli) che considera il potenziale impatto ambientale dell’azienda (codice IPPC), la sua localizzazione (stato ambientale) e gli impatti reali (emissioni aziendali da dichiarazioni E-PRTR). Costituiscono performance ambientali positive l’adozione da parte dei Gestori di buone pratiche gestionali (Certificazione ISO14001 e Registrazione EMAS) mentre performance negative inosservanze di tipo amministrativo e penale.
È possibile visionare la programmazione che viene aggiornata annualmente alla pagina dedicata del sito di Arpa Piemonte.
Nell’anno 2019 sono stati conclusi 206 controlli integrati ordinari su un valore obiettivo di 241 che hanno comportato l’effettuazione di 660 campioni sulle varie matrici ambientali. Il numero di controlli effettuati nel 2019 risponde al valore obiettivo di 241 ma non sono ancora conclusi in quanto in molti casi è stato necessario effettuare approfondimenti tecnici e/o analisi specifiche.
Sul territorio regionale vi sono situazioni molto diverse fra loro dovute sia alla produzione delle diverse tipologie di impianti che al contesto territoriale.
Nell’anno 2019 sono stati effettuati, sulle aziende programmate, ulteriori attività straordinarie. Le ispezioni a seguito di gravi inosservanze, conseguenti al controllo ordinario, hanno interessato 27 aziende presso le quali sono stati effettuati 49 sopralluoghi e 13 campionamenti/misure. Su 88 aziende sono stati effettuati 280 sopralluoghi e 170 campionamenti e misure considerando altri vincoli previsti dalla normativa di settore (es. controlli impianti di depurazione) o per criticità locali. In emergenza sono stati invece effettuati 66 sopralluoghi a cui sono seguiti 22 campionamenti per lo più in relazione alla matrice aria per gli odori o altro.
Le ispezioni “ordinarie” eseguite hanno portato ad effettuare 41 comunicazioni di notizie di reato alle Procure e 42 sanzioni amministrative. L’applicazione della legge 68/2015 cosiddetta “Ecoreati” ha comportato l’attivazione di 34 procedure di estinzione di reato mediante la predisposizione di prescrizioni che ha comportato l’ammissione al pagamento in sede amministrativo ai Gestore mediante l’emissione di nr. 27 verbali di accertamento ed ammissione al pagamento della sanzione amministrativa (ex art 318 – quater, comma 2 del DLgs 152/06 smi).
In particolare, il numero degli esposti risulta in generale basso in tutto il territorio piemontese, pur permanendo a livello locale alcuni elementi di criticità che hanno richiesto un supplemento di attività a carico di Arpa.
Per il dettaglio provinciale consulta la pagina di Aria Risposte Industria.
Contributi tecnici di Arpa Piemonte ai fini del superamento di alcune criticità
Tenuto conto di quanto previsto all’art. 29-quater comma 6 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i., Arpa ha proposto alle Associazioni di Categoria, tramite la Regione, dei documenti nei quali sono stati definiti i piani di monitoraggio e controllo (PMC) di minima per alcune tipologie di attività produttive a fronte della presenza di BATc approvate. Nell’anno 2019 sono stati trasmessi i PMC relativi alle categorie generali 5 e 6.6. In particolare, per la categoria 5 (Gestione dei rifiuti) sono stati analizzati i sottogruppi 5.3 a) - punto 5, 5.3 b) - punto 4, 5.1. a) e b), 5.3 a) 1 e 2, 5.3 b) 1, 6.11, 5.3 b) e 5.3 b) trattamento biologico e/o pretrattamento dei rifiuti destinati all’incenerimento ed al coincenerimento, tenuto conto della Decisione di Esecuzione (UE) 2018/1147 della Commissione del 10 agosto 2018. Per la categoria 6.6 si è tenuto a riferimento la Decisione di Esecuzione (UE) 2017/302 della Commissione del 15 febbraio 2017. Sempre in relazione ai PMC, Arpa ha partecipato ai tavoli interagenziali del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA) ai fini dell’aggiornamento del documento "Il contenuto minimo del piano di monitoraggio e controllo" elaborato dal Gruppo di consultazione APAT/ARPA/APPA su IPPC nel 2007 rispetto alla direttiva IED recepita con D.Lgs. 46/14.
L’obiettivo, che discende dalla definizione di tali PMC, è quello dell’uniforme applicazione dei controlli di parte privata e di parte pubblica su tutto il territorio regionale, anche attraverso l’uso di format per la restituzione dei dati dei report annuali di PMC da parte dei gestori. A tal proposito, per quanto riguarda la categoria 6.6 “allevamenti intensivi di pollame o di suini”, i dati dei PMC sono stati restituiti su apposito format excel standardizzato e fornito da Arpa alle aziende dall’anno 2016 in Provincia di Cuneo e dall’anno 2018 nella Provincia di Torino e Vercelli. Le informazioni di ritorno, che in questo modo saranno uniformate su tutto il territorio regionale, potranno essere utilizzate per elaborazioni ed estrazioni sui principali indicatori di performance evidenziando quindi gli scostamenti sia rispetto ai valori individuati dalle BATc che rispetto ad impianti analoghi presenti sul territorio regionale (vedi Territorio - Risposte - Agricoltura). Inoltre, i PMC prodotti sono stati già utilizzati in fase istruttoria per i riesami o per nuove autorizzazioni delle AIA.
Per quanto riguarda la categoria 5.3 b) “trattamento biologico e/o pretrattamento dei rifiuti destinati all’incenerimento ed al coincenerimento”, in provincia di Cuneo sono state aggiornate le autorizzazioni AIA delle installazioni per la gestione del CSS (Combustibile Solido Secondario) con obbligo di adottare un protocollo validato da Arpa vincolante, con applicazione fiscale dall’anno 2017 e integrando specifiche prescrizioni autorizzative nell'AIA.
Nel 2019 sono state pubblicate le elaborazioni del primo biennio di applicazione fiscale del protocollo inteso a definire le procedure tecniche atte a garantire un orientamento univoco per i gestori di CSS operanti sul territorio provinciale ai fini della valutazione della conformità del materiale prodotto, tenuto conto delle prescrizioni autorizzative dell'AIA in capo a ciascuna installazione interessata. I risultati sono stati esposti in apposito tavolo tecnico convocato dall'Autorità competente provinciale alla presenza dei rappresentanti di tutte le ditte produttrici del CSS provinciali, del recuperatore/utilizzatore finale e del Comitato Termotecnico Italiano (CTI); gli esiti ottenuti, grazie al confronto tra i valori ottenuti con le migliaia di analisi effettuate dai laboratori chimici sia privati che pubblici, possono ritenersi significativi sotto il profilo ambientale. I risultati di applicazione del protocollo applicato sul CSS-rifiuto sono stati comparati al DM 14/02/2013, n. 22, inerente alla disciplina e l’utilizzo di Combustibili Solidi Secondari (CSS) ai sensi dell’art. 184-ter comma 2 del DLgs 152/06 e s.m.i. e gli esiti sono stati trasmessi alla Regione Piemonte e al Ministero dell’Ambiente, che ne seguono gli sviluppi fin dal 2013.
Lo studio ha infatti permesso di garantire un corretto controllo qualitativo del CSS-rifiuto prodotto, ambientalmente più garantista e statisticamente più cautelativo di quanto dispone il decreto nazionale in relazione al CSS-EoW basato sulla stessa norma tecnica UNI EN 15359 e segg. Infatti, considerato il modo con cui si produce il CSS (ottenuto miscelando la frazione secca leggera ottenuta dalla separazione dei rifiuti solidi urbani essiccati con altri rifiuti di elevato potere calorifico come i rifiuti speciali) occorre porre particolare attenzione al tipo di plastiche, a tal fine utilizzate, che devono essere le più “pulite” possibili, per evitare contaminazioni da metalli (cadmio, nichel, cromo).
Lo studio ha adottato un metodo statistico più robusto per l’applicazione dei limiti di accettabilità degli inquinanti nel CSS basato sul Manuale Ispra 52/2009, valido a garantire un corretto controllo qualitativo dello stesso, più cautelativo di quanto dispone il decreto ministeriale del 2013. Di conseguenza, sono stati ridefiniti i piani di monitoraggio e controllo sia dei produttori del CSS che dell’utilizzatore. La Provincia di Cuneo, dal canto suo, ha ribadito l’importanza della collaborazione fra i vari soggetti allo scopo di raggiungere gli obiettivi di autosufficienza provinciale e di gestione integrata dei rifiuti, ponendo particolare attenzione al mantenimento di un alto livello di tutela ambientale. Fra l’altro, è stata ribadita la necessità di una raccolta differenziata il più possibile attenta e responsabile, per garantire la miglior qualità ambientale dei rifiuti sottoposti a trattamento nelle piattaforme consortili che producono poi il combustibile solido secondario (CSS). L'anno si è concluso con la convocazione da parte del Comitato di Vigilanza e Controllo, previsto all’art. 15 del DM 22/13, per audizione presso il MATTM dei rappresentanti della Provincia di Cuneo e del Dipartimento provinciale di Arpa, presso il Ministero dell’Ambiente a Roma, per confrontarsi sugli esiti di tali attività sperimentali. Infine, è stato avviato, in collaborazione con la Struttura ICT e il Laboratorio Arpa Piemonte di Novara, il secondo step di interconfronto analitico di parte pubblica e privata con il coinvolgimento di Arpa Emilia Romagna e Laboratori privati del Nord Italia.
In ultimo Arpa Piemonte ha coordinato il gruppo di lavoro per la condivisione di una linea Guida sul DM 14/2017-SAE "Disciplina delle condizioni di accesso all'incremento dell'incentivazione prevista dal decreto 6 luglio 2012 per la produzione di energia elettrica da impianti alimentati a biomasse e biogas.