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Timestamp: 2019-12-13 20:52:28+00:00
Document Index: 34138105

Matched Legal Cases: ['art. 1335', 'art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 140', 'art. 1335', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cassazione Tributaria - civile, ordinanza del 21 maggio 2013, n. 12489 - testo integrale Sentenza
Cassazione Tributaria - civile, ordinanza del 21 maggio 2013, n. 12489
Tributario · notifica · cartella esattoriale · cartolina · contestazione · ricevimento · onere della prova
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"Ne consegue che, difettando apposite previsioni della disciplina postale, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull’avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico, e l’atto pervenuto all’indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 cod. civ., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne atto”. Per l’affermazione di analogo principio in materia di notifica degli avvisi di accertamento Ici, Cass. 270/12 e altre."
Rilevato che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la relazione di seguito integralmente trascritta:
«1. L’Agenzia delle Entrate ricorre contro il sig. M.C. per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Campania, riformando la sentenza di primo grado, ha annullato una cartella esattoriale relativa all’Irpef 2002 ritenendo nulla la notifica dell’avviso di accertamento propedeutico all’iscrizione a ruolo. Secondo la Commissione Tributaria Regionale la notifica del suddetto avviso di accertamento sarebbe stata nulla in quanto la raccomandata postale con cui il medesimo era stato inviato all’indirizzo del contribuente – in (…), via (…) – era stata ritirata da persona la cui firma, contrariamente a quanto sostenuto dall’Ufficio, non era riconducibile con certezza alla moglie del contribuente, signora M.R.P.; e ciò, secondo l’argomentazione della sentenza gravata, “anche in considerazione del fatto che nell’avviso di ricevimento non risultava sbarrata la casella appropriata ‘familiare convivente’”.
Il ricorso della difesa erariale si fonda su un unico motivo, riferito all’articolo 360 n. 3 cpc, con il quale si denuncia il vizio di violazione falsa applicazione di legge (articolo 7 della legge 890/82) in cui sarebbe incorso il giudice di merito ritenendo nulla la notifica dell’avviso di accertamento propedeutico alla cartella impugnata.
La difesa erariale censura la sentenza gravata per aver ritenuto nulla la notifica dell’avviso di accertamento propedeutico all’iscrizione a ruolo perché l’avviso di ricevimento della relativa raccomandata era stato sottoscritto da persona non identificata e la cui firma non era riconducibile a quella della moglie del contribuente stesso.
La censura è fondata, in quanto la statuizione della Commissione Tributaria Regionale contrasta con il principio affermato da questa Corte nella sentenza 9111/12 per cui “In tema di notificazioni a mezzo posta, la disciplina relativa alla raccomandata con avviso di ricevimento, mediante la quale può essere notificato l’avviso di liquidazione o di accertamento senza intermediazione dell’ufficiale giudiziario, è quella dettata dalle disposizioni concernenti il servizio postale ordinario per la consegna dei plichi raccomandati, in quanto le disposizioni di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890, attengono esclusivamente alla notifica eseguita dall’ufficiale giudiziario ex art. 140 cod. proc. civ. Ne consegue che, difettando apposite previsioni della disciplina postale, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull’avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico, e l’atto pervenuto all’indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 cod. civ., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne atto”. Per l’affermazione di analogo principio in materia di notifica degli avvisi di accertamento Ici, Cass. 270/12 e altre.
Si propone quindi al Collegio l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza gravata; poiché da quest’ultima emerge che l’unica ragione di impugnazione della cartella esattoriale consisteva nella dedotta nullità della notifica dell’avviso di accertamento propedeutico all’iscrizione a ruolo, si ritiene possibile la decisione nel merito ex articolo 384 cpc con il rigetto dell’impugnativa della cartella esattoriale.»;
che il contribuente si è costituito con controricorso;
che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti;
Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide la proposta del relatore;
che pertanto, riaffermati i principi sopra richiamati, il ricorso va accolto e la sentenza gravata va cassata;
considerato che non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, in quanto, come si rileva dalla trascrizione dell’atto di appello del contribuente contenuta nel controricorso, l’unica censura mossa dal medesimo contribuente alla sentenza di primo grado, che aveva rigettato l’impugnativa della cartella, concerneva la nullità della notifica dell’avviso di accertamento; eccezione, erroneamente accolta dalla Commissione Tributaria Regionale, basata sull’incertezza della identificazione della persona che aveva materialmente ritirato la raccomandata con cui era stato spedito detto avviso.
Ritenuto quindi che la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’impugnativa della cartella esattoriale.
Le spese si compensano per i gradi di merito e seguono la soccombenza per il giudizio di Cassazione.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza gravata e, decidendo nel merito ai sensi dell’articolo 384 cpc, rigetta l’impugnativa della cartella di pagamento proposta dal contribuente.
Compensa le spese delle fasi di merito e condanna il ricorrente a rifondere all’Agenzia delle Entrate le spese del giudizio di legittimità, che liquida in euro 1.000 per onorari, oltre spese prenotate a debito.
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