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Timestamp: 2018-03-22 02:30:34+00:00
Document Index: 165408470

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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 13294 depositata il 28 giugno 2016 - La legge n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, nel prevedere che l'avviso di accertamento non possa essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvi i casi "di particolare e motivata urgenza" impone un termine per l'esercizio dell'azione amministrativa piuttosto che un obbligo di motivazione circa il requisito dell’urgenza nell’emissione, anticipata, dell'atto impositivo" - Studio Cerbone
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 13294 depositata il 28 giugno 2016 – La legge n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, nel prevedere che l’avviso di accertamento non possa essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvi i casi “di particolare e motivata urgenza” impone un termine per l’esercizio dell’azione amministrativa piuttosto che un obbligo di motivazione circa il requisito dell’urgenza nell’emissione, anticipata, dell’atto impositivo”
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 13294 depositata il 28 giugno 2016
TRIBUTI – ACCERTAMENTO – TERMINE DI CUI ALL’ART. 12, CO. 7, DELLA LEGGE N. 212 DEL 2000 – INOSSERVANZA – POSSIBILITA’ – RAGIONI DI URGENZA – FALLIMENTO DEL CONTRIBUENTE – SUSSISTENZA – NECESSITA’ DI ESTERNAZIONE – ESCLUSIONE
1. Con sentenza n. 18 del 25 febbraio 2008, non notificata, la Commissione tributaria regionale del Lazio riformava parzialmente la sentenza con la quale la Commissione tributaria provinciale di Roma aveva rigettato il ricorso proposto dalla contribuente ISI M. s.r.l., in fallimento, avverso l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle entrate di Tivoli aveva provveduto a rettificare la dichiarazione dei redditi presentata ai fini Irpeg, Irap ed Iva per l’anno di imposta 2003 per maggiori redditi emersi da una verifica fiscale compiuta dalla G.d.F. di Tivoli, compendiati in un processo verbale di constatazione notificato alla parte in data 13 dicembre 2004.
2. I motivi sono entrambi infondati.
3. Questa Corte ha già avuto modo di precisare che “la legge n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, nel prevedere che l’avviso di accertamento non possa essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvi i casi “di particolare e motivata urgenza” impone un termine per l’esercizio dell’azione amministrativa piuttosto che un obbligo di motivazione circa il requisito dell’urgenza nell’emissione, anticipata, dell’atto impositivo” (cfr. Cass. n. 11944 del 2012, cui hanno fatto seguito Cass. S.U., n. 18184 del 2013; Sez. V, n. 24316 del 2014).
4.3. Conclusivamente il motivo in esame, anche alla stregua del principio più volte ribadito da questa Corte (cfr, da ultimo, Cass. n. 452 del 2015) che “Il vizio di omessa pronuncia da parte del giudice d’appello è configurabile allorché manchi completamente l’esame di una censura mossa al giudice di primo grado, mentre non ricorre nel caso in cui il giudice d’appello fondi la decisione su una costruzione logico-giuridica incompatibile con la domanda”, va rigettato perché infondato.
5. Con il quarto e quinto motivo, strettamente connessi per la identità della violazione dedotta e, quindi, da esaminarsi congiuntamente, la società ricorrente, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c., eccepisce la nullità della sentenza “per violazione dell’art. 112 c.p.c. e del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato e, comunque, per omessa pronuncia” del giudici di merito in relazione alle seguenti eccezioni:
6. Con il sesto motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360, n. 5, c.p.c., l’insufficiente motivazione della sentenza impugnata in ordine all’esistenza di maggiori ricavi non contabilizzati, ed in particolare alle ragioni per le quali essi sarebbero desumibili da “non meglio precisate scritture extracontabili”, nonché in ordine all’esistenza di detta documentazione e degli elementi indiziari da essa ricavabili. Sostiene la società ricorrente che il giudice di appello: a) non individua la documentazione extracontabile; b) non accenna ai contenuti di detta documentazione, pur in presenza di specifica contestazione circa la loro idoneità a dimostrare il conseguimento di maggiori ricavi non contabilizzati; c) non esamina né il processo verbale di constatazione né la predetta documentazione perché entrambi mai prodotti in giudizio.
8.1. I due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto attengono al medesimo profilo di censura (assenza di prova degli elementi posti a base dell’avviso di accertamento impugnato, perché fondato su documentazione mai prodotta in giudizio, né acquisita d’ufficio), sono infondati.
Quando l’avviso di accertamento è compiutamente (o, come nella specie, “ampiamente”) motivato, addirittura mediante il richiamo dei dati e delle notizie raccolti dall’ufficio direttamente o per mezzo della polizia tributaria, il giudice tributario di merito non può sottrarsi dalla valutazione della sussistenza dei caratteri di gravità, precisione e concordanza degli indizi motivanti l’atto medesimo, sia singolarmente che nel loro complesso, e quando egli ritenga, in base a deduzioni logiche di ragionevole probabilità (non necessariamente di certezza), che detti indizi sono sufficienti a supportare la presunzione semplice di fondatezza della pretesa, deve ritenere provata la domanda del l’amministrazione, senza necessità di acquisizione al processo della documentazione utilizzata a fini accertativi e menzionata nell’atto impositivo, che l’Amministrazione finanziaria neanche è tenuta a produrre, spostandosi sul contribuente l’onere di contrastare quella presunzione provando documentalmente, nei modi indicati dalla legge, l’infondatezza di quella pretesa (in termini, Cass. n. 4306 del 2010; sez. 6 – 5, ord. n. 15191 del 2014).
Pertanto, alla luce del criterio che, in presenza di siffatti elementi presuntivi offerti dall’Ufficio, pone l’onere della loro contestazione e della conseguente prova a carico dell’imprenditore, spetta a quest’ultimo – che nella specie non vi ha provveduto – prospettare insufficienze od inesattezze nella valutazione della documentazione extracontabile acquisita, che si riflettano sull’efficacia probatoria dei fatti costitutivi della pretesa. Né la ricorrente può dolersi del mancato esercizio ex officio da parte del giudice tributario dei poteri istruttori di cui al d.lgs. n. 546 del 1992, art. 7, in particolare di ordinare l’esibizione dei documenti in possesso di una parte, ai sensi dell’art. 210 cod. proc. civ. (sul punto, Cass. 13152 del 2014), stante l’insussistenza, da un lato, del presupposto del possesso di quella documentazione da parte dell’Ufficio – essendo incontestata la circostanza del suo sequestro ad opera della G.d.F. operante come polizia giudiziaria (cosi nell’avviso di accertamento, a pag. 2 del ricorso) proprio nei confronti della società ricorrente, che quindi non può negare la conoscenza del suo contenuto -, e dall’altro dell’impossibilità o di un concreto impedimento per la società contribuente all’acquisizione di quei documenti (cfr Cass. n. 26392 del 2010 e n. 14244 del 2015), ai fini della sua produzione in giudizio ove ritenuta necessaria.
Rimettendo alla parte pubblica tali attività, la CTR è venuta meno all’obbligo di accertare e determinare l’ammontare dell’imposta e delle sanzioni dovute dalla contribuente, “che è oggetto dei poteri del giudice tributario oltre che suo preciso dovere istituzionale” (cfr. Cass. Sez. 6-5, Ordinanza n. 26157 del 2013). E’ doveroso il richiamo all’insegnamento di questa Corte più volte ribadito in fattispecie consimili (cfr.; ex multis, Cass. Sez. 5, sent. n. 15825 del 2006; n. 13034 e n. 11935 del 2012; n. 6918 del 2013; n. 24611 e n. 26532 del 2014) secondo cui “Dalla natura del processo tributario – il quale non è annoverabile tra quelli di “impugnazione-annullamento”, ma tra i processi di “impugnazione-merito”, in quanto non è diretto alla sola eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma alla pronuncia di una decisione di merito sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente che dell’accertamento del l’ufficio – discende che ove il giudice tributario ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi non formali, ma di carattere sostanziale, non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, eventualmente ricondurla alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte”.
11.2. La statuizione nella specie adottata dalla CTR si risolve sostanzialmente in una pronuncia parziale, suIl’an della pretesa tributaria ma non sul quantum, in violazione del divieto posto dal d.lgs. n. 546 del 1992, art. 35, comma 3, di pronuncia da parte delle commissioni tributarie di sentenza di condanna generica, avente natura di sentenza non definitiva, come correttamente denunciato dalla ricorrente nel tredicesimo e quattordicesimo motivo.
Configura invero ius receptum, nella giurisprudenza di questa Corte, l’affermazione per cui nel contenzioso tributario “l’art. 35, comma terzo, ultimo periodo, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, che esclude l’ammissibilità di sentenze non definitive o limitate solo ad alcune domande, costituisce una norma a carattere eccezionale che introduce una deroga rispetto al regime previsto per il processo civile dall’art. 279 cod. proc. civ.: tale deroga è giustificata dall’esigenza di evitare gl’inconvenienti cui il frazionamento del giudizio dà generalmente luogo anche nel processo civile, avuto specifico riguardo alla struttura del processo tributario ed al sistema della riscossione frazionata dei tributi, con i quali l’istituto della sentenza non definitiva, ed a maggior ragione quello del l’impugnazione differita che solitamente vi si accompagna, verrebbero inevitabilmente a confiiggere” (Cass. n. 7909 del 2007; conf. n. 2254 del 2011).
12. Come sopra anticipato, l’accoglimento dei motivi nono, tredicesimo e quattordicesimo comporta l’assorbimento dei motivi dieci, undici e dodici, con i quali la contribuente ha censurato la sentenza di merito laddove omette di pronunciarsi sulle domande proposte con riferimento alle questioni indicate nel nono motivo (decimo ed undicesimo motivo), nonché di provvedere alla ridetermi nazione delle imposte dovute dalla società contribuente laddove venisse constatata un’effettiva diminuzione dei maggiori ricavi accertati ed alla riduzione delle sanzioni applicate (dodicesimo motivo).