Source: http://progettieservizi.info/Progettieservizi/verifica%20NORMA.htm
Timestamp: 2019-09-18 20:50:49+00:00
Document Index: 92022982

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'arte 6', 'art. 612', 'art. 413', 'art. 18', 'art. 612', 'art. 612']

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CHI DEVE ESEGUIRE LE VERIFICHE
Principale destinatario dell' effettuazione della verifiche è sicuramente l'impresa installatrice.
Con il D.M. Febbraio 1992 è stato approvato il modello di dichiarazione di conformità dell'impianto alla regola d'arte di cui all'art. 7 del regolamento di attuazione (D.P.R. 447/91) della Legge 46/90.
Rilasciando la dichiarazione di conformità l'installatore abilitato dichiara, fra l'altro, sotto la propria personale responsabilità, di avere controllato l'impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo, avendo eseguito le verifiche richieste dalle Norme e dalle disposizioni di Legge".
È bene precisare che tale dichiarazione la può e deve rilasciare solo l'impresa installatrice, nella sua persona abilitata, e non può essere delegata ad altri.
Per quanto riguarda "le verifiche richieste dalle norme e dalle disposizioni di legge", elencate e descritte nel seguito, l'impresa installatrice le può delegare ad altri, ad esempio professionisti attrezzati e specializzati, assumendosi comunque la personale responsabilità, che non può delegare ad alcuno, dell'esito positivo delle prove all'atto del rilascio della dichiarazione di conformità.
QUANDO SI DEVONO ESEGUIRE LE VERIFICHE
La sezione 610 della Norma CEI 64-8/6 prescrive che ogni impianto elettrico deve essere esaminato a vista e provato.
Questo serve per verificare, per quanto praticamente possibile, che le prescrizioni della norma applicata siano state rispettate.
Le verifiche devono essere effettuate durante la realizzazione e/o alla fine della stessa, ma comunque prima che l'impianto venga messo in servizio.
Nel caso di ampliamento o di modifiche di impianti esistenti, si deve verificare che tali ampliamenti o modifiche siano in accordo con la norma, o con le norme applicate e che non compromettono la sicurezza delle parti non modificate dell'impianto esistente.
CHE COSA SONO LE VERIFICHE
"Nell'ambito dei controlli degli impianti elettrici le verifica va distinta dal collaudo (inteso come una serie di prove tendenti a controllare la rispondenza tecnico-amministrativa ai progetti ed ai capitolati) e dall'omologazione (per la quale si intende la procedura tecnico-amministrativa con cui viene provata o certificata la rispondenza a specifici requisiti tecnici prefissati).
Per verifica si intende un complesso di operazioni attraverso le quali si accerta la rispondenza dell'impianto elettrico alle norme di buna tecnica ed è costituita da un esame a vista e da prove.
L'esame a vista è propedeutico alle prove e serve ad accertare le condizioni dell' impianto e la sua corretta realizzazione, con l'ausilio indispensabile delle documentazioni di progetto, di esercizio e d'installazione.
Con esso si accerta, inoltre, che i componenti siano conformi alle prescrizioni di sicurezza delle norme relative e installati secondo le istruzioni dei costruttori e che non siano stati danneggiati durante la messa in opera.
Le prove sono intese come l'effettuazione di rilievi con i quali si accerta l'efficienza dell'impianto elettrico, attraverso operazioni di misura.
Durante le verifiche occorre adottare tutti gli accorgimenti atti a garantire la sicurezza delle persone, dei beni e dell'impianto elettrico stesso, in relazione alla specificità dei luoghi interessati.
In alcuni casi, come per gli impianti in ambienti adibiti ed uso medico e per le strutture protette contro i fulmini, sono prescritte le verifiche periodiche.
Si fa presente che è in fase evolutiva un documento internazionale ( IEC ) che prevede le verifiche periodiche per tutti gli impianti elettrici qualsiasi sia la loro destinazione d'uso.
Tali verifiche periodiche sono la ripetizione delle più importanti verifiche iniziali, qui di seguito trattate, e sono di fondamentale importanza per la gestione della manutenzione degli impianti.
La frequenza delle verifiche periodiche consigliata è ogni cinque anni, a partire dalla data delle verifiche iniziali, per gli ambienti ordinari dove non sia stabilita diversamente da norme o leggi locali.
Per ambienti di lavoro dove è previsto il rischio di degradazione del livello di sicurezza, d'incendio e/o d'esplosione, dove siano presenti anche sistemi di II categoria (MT), dove ci siano cantieri edili, in luoghi conduttori ristretti o dove si faccia uso di apparecchi utilizzatori di tipo trasportabile, si raccomanda di eseguire le verifiche periodiche ogni anno.
Le verifiche iniziali indicate di seguito sono quelle riportate dalle norme del CEI
Gli esami a vista devono comprendere i controlli di seguito indicati per quanto applicabili:
- documentazioni di progetto, d'installazione e d'esercizio;
- protezione contro i contatti diretti ed indiretti;
- protezione contro gli effetti termici e l'incendio;
- protezione delle condutture contro le sovracorrenti e scelta dei dispositivi di protezione;
- scelta dei conduttori in relazione a portata e caduta di tensione;
- dispositivi di sezionamento, d'interruzione, di comando ed arresto d'emergenza, di comando funzionale;
- identificazione dei circuiti e dei dispositivi di protezione;
- posa delle condutture e connessioni;
- scelta dei componenti e corretta installazione, misure di protezione contro le influenze esterne.
Le prove da eseguire sugli impianti elettrici sono principalmente quelle di seguito riportate:
misura della resistenza di terra con metodo volt-amperometrico e, quando richiesto, delle tensioni di contatto e di passo;
misura dell'impedenza dell'anello di guasto;
misura della resistenza di terra col metodo della caduta di tensione;
prova di continuità dei conduttori di protezione, equipotenzial principali e supplementari;
misura della resistenza d'isolamento dell'impianto;
verifica della separazione elettrica dei circuiti;
misura della resistenza d'isolamento dei pavimenti e delle pareti;
prova di funzionalità degli interruttori differenziali;
misura della corrente di primo guasto;
misura della resistenza dei conduttori di protezione e dei conduttori equipotenziali.
Le diverse prove possono essere richieste anche solo per ambienti speciali quali, ad esempio, quelli adibiti ad uso medico.
Le tecniche di esecuzione delle varie prove (circuiti, collegamenti, ecc.) sono anche descritte nelle Norme CEI di riferimento (CEI 11-8, CEI 64-8/6 e CEI 64-4).
Per la loro esecuzione bisogna dotarsi della strumentazione necessaria specificata di seguito ed elencata in appendice.
MODALITÀ DI ESECUZIONE DELLE VERIFICHE STRUMENTALI
Le verifiche strumentali, costituite da misure o prove, da eseguire sugli impianti elettrici prima della loro attivazione (verifiche iniziali) devono comprendere quelle previste nella Norma generale impianti CEI 64-8 terza edizione Parte 6 "Verifiche", la verifica dell' impianto di terra prevista dall' art. IV della Norma CEI 118 quando siano presenti sistemi di II o m categoria e le verifiche previste dal cap.5 della Norma CEI 64-4 "Impianti elettrici in locali adibiti ad uso medico" per gli ambienti definiti nella sez.2 dalla stessa Norma.
Oltre a tutte le prove, misure ed esami a vista richiesti per gli impianti elettrici realizzati in ambienti ordinari per gli impianti elettrici in locali adibiti ad uso medico si devono eseguire anche le verifiche iniziali e periodiche aggiuntive previste dalla Norma CEI 64-4.
Prova della continuità dei conduttori di protezione compresi i conduttori equipotenziali principali e supplementari.
La prova deve essere eseguita con uno strumento in grado di erogare una corrente di almeno 200 mA con tensione a vuoto c.c. o c.a. compresa tra 4 V e 24 V.
Anche se la prova non è intesa a misurare la resistenza ma solo a valutare l'esistenza o meno della continuità elettrica, ovvero ad accertare l'integrità dei circuiti, gli strumenti realizzati allo scopo sono generalmente ohmmetri.
È quindi importante che lo strumento utilizzato per eseguire questa prova sia in grado di segnalare fino a quando è erogata la corrente di prova di almeno 0,2 A richiesta dalla norma che rappresenta la positività di questa verifica.
Gli strumenti che offrono i maggiori vantaggi per l'esecuzione di questa prova sono quelli a corrente costante che consentono di ottimizzare il consumo delle batterie di alimentazione interne e che, per tutti i valori misurabili dallo strumento, garantiscono una corrente non inferiore a quella richiesta.
Altre ulteriori caratteristiche di ordine pratico che possono avere questi strumenti sono la maneggevolezza, il peso il più limitato possibile ed il veloce tempo di risposta.
La prova deve accertare la continuità, quindi idoneità dei circuiti equi potenziali principali, supplementari e
Si deve quindi verificare che vi sia continuità tra:
il collettore di terra e i dispersori (quando accessibili);
il collettore di terra e le masse estranee principali (tubi acqua, gas, riscaldamento, ecc.);
il collettore di terra o i nodi ed i morsetti di terra degli apparecchi utilizzatori di classe I;
il collettore di terra o i nodi ed i poli di terra delle prese a spina;
le masse estranee dei locali contenenti bagni o docce ed il nodo o poli di terra delle prese a spina.
Misura della resistenza d'isolamento.
La Norma CEI 64-8 terza edizione specifica quali devono essere le caratteristiche dei misuratori della resistenza d'isolamento all'art. 612.3 dove si richiede che la misura, effettuata in corrente continua, deve essere eseguita con un apparecchio in grado di fornire le tensioni di prova richieste (250 V - 500 V-l 000 V) su una resistenza di carico pari al valore minimo ammesso per la resistenza d'isolamento dell'impianto (0,25 MW - 0,5 W-l MW) facendo quindi circolare una corrente di 1 mA.
Per la scelta di questo strumento si deve inoltre accertare che i valori della resistenza d'isolamento ammessi siano facilmente leggibili sulla scala, nel caso di strumento analogico, o siano forniti con buona precisione dall'indicatore numerico, nel caso di strumento digitale.
La resistenza d'isolamento dell'impianto elettrico deve essere misurata, a circuito sezionato, tra:
- i conduttori attivi e la terra, per tutte le parti di impianto comprese fra due fusibili o interruttori automatici
successivi, o posti a valle dell'ultimo fusibile o interruttore automatico;
- (raccomandato) i conduttori attivi fra di loro.
In genere per gli impianti di piccola estensione la misura della resistenza della misura d'isolamento viene effettuata all'origine dell'impianto ed i conduttori di fase e di neutro possono essere collegati insieme.
Quando si esegue questa misura tra i conduttori attivi gli apparecchi utiliz1?tori devono essere sezionati o scollegati.
Qualora non fosse possibile o agevole il loro sezionamento (esempio corpi illuminanti o apparecchi utilizzatori fissi) la misura della resistenza d'isolamento tra i conduttori attivi devono essere realizzata in corso d'opera oppure ci si deve limitare alla misura tra conduttori attivi e la terra.
La resistenza d'isolamento, misurata con le tensioni di prova in corrente continua indicate nella tabella 1 della figura 3 è accettabile quando ogni circuito, con gli apparecchi utilizzatori disinseriti, ha un valore della resistenza d'isolamento non inferiore a quanto indicato nella stessa tabella :
Esempi di esecuzione e procedimento
È la stessa richiesta per la misura della resistenza d'isolamento.
Per verificare la protezione mediante sistemi SELV e PELV si deve accertare che la resistenza d'isolamento misurata tra:
- le parti attive del circuito (separato) in prova e quelle di altri circuiti per sistemi SELV e PELV; - le parti attive del circuito (separato) in prova e la terra per i sistemi SELV non sia inferiore a 0.25 M con una tensione di prova di 250 V c.c.
Per verificare la protezione mediante separazione elettrica si deve accertare che la resistenza d'isolamento tra:
- le parti attive del circuito separato e quelle di altri circuiti;
- le parti attive del circuito separato e la terra
sia in accordo con la tabella 1.
Misura della resistenza d'isolamento dei pavimenti e delle pareti.
Nei locali adibiti ad uso medico questa misura si esegue solo nelle camere operatorie e nei locali dove si effettuano anestesie o analgesie con sostanze atte a formare miscele esplosive e quindi dove è necessario adottare i provvedimenti per l'eliminazione delle cariche elettrostatiche.
A tal fine il pavimento deve essere realizzato con materiale la cui resistenza d'isolamento sia al di sotto dei seguenti limiti: .
-1 MW per misure effettuate su pavimenti di recente realizzazione;
- 100 MW per misure effettuate successivamente al primo anno dalla realizzazione del pavimento.
La misura deve essere effettuata in c.c. con una tensione di 500 V tra:
- due elettrodi distanziati di un metro;
- un elettrodo posto sul pavimento ed il nodo equipotenziale.
Per questo caso si devono eseguire in ogni posizione due misure scambiando la polarità e calcolando il valore medio.
La resistenza d'isolamento è data dalla media di cinque o più rilievi effettuati nelle diverse posizioni.
Gli elettrodi utilizzati devono essere metallici. con superficie di appoggio di 20 cm2 premuti con forza di 10 N, interponendo tra questi ed il pavimento feltri umidi per migliorare il contatto.
Quando si deve eseguire la misura della resistenza di isolamento dei pavimenti e delle pareti per l'accertamento della protezione per mezzo di luoghi non conduttori si usa un misuratore della resistenza d'isolamento con tensione c.c. di 500 V, oppure di 1000 V se la tensione nominale dell'impianto supera i 500 V.
In questo caso si usa un elettrodo di prova costituito da una piastra metallica quadrata con lato 250 mm applicando una forza di 750 N per i pavimenti e 250 N per le pareti. .
Per tutte le misure di resistenza di pavimenti o pareti si deve interporre tra piastra o elettrodo di misura e superficie da misurare della carta assorbente inumidita e strizzata.
La misura della resistenza di terra dei sistemi TN effettuata con strumenti e attrezzature che utilizzano il metodo volt-amperometrico si realizzano collegando:
- un terminale al dispersore ausiliario (o sonda di corrente) posto nel terreno ad una distanza pari a: cinque volte la massima dimensione del dispersore di misura (condizioni sufficiente ma non necessaria) oppure
- un terminale aI dispersore ausiliario (o sonda di corrente) posto nel terreno ad una distanza tale, rispetto al dispersore in prova, che i gradienti di potenziale generati dalla corrente di prova non si influenzino fra loro (condizione da accertare mediante esempio di figura 7).
- un terminale alla sonda di tensione;
- un terminale al dispersore in prova nelle ordinarie condizioni di funzionamento.
Per accertare l'attendibilità della misura la sonda di tensione dovrà essere spostata progressivamente dal dispersore in prova verso il dispersore ausiliario fino ad un punto nell'interno del quale a significativi spostamenti corrispondono differenze di lettura trascurabili (esempio di figura 7).
Per gli impianti distribuiti con sistema TI, la misura della resistenza di terra si può realizzare con lo stesso metodo sopra descritto oppure, per semplicità operativa, con il metodo di misura della resistenza del circuito di guasto.
Tale misura si effettua collegando un loop tester anche direttamente in una presa a spina.
TI valore misurato comprenderà, oltre alla resistenza del dispersore, anche quella del dispersore di cabina dell'Ente distributore più la resistenza delle linee e dell'avvolgimento secondario del trasformatore come evidenziato nella figura 8.
Il valore così ottenuto è sempre maggiore di quello relativo del solo dispersore per cui, ai fini del coordinamento con i dispositivi di protezione, è sempre a vantaggio della sicurezza.
Nei sistemi TN, alimentati da propria cabina di trasformazione. dove si adotta il sistema di protezione contro i contatti indiretti con interruzione automatica dell'alimentazione è necessario verificare che sia soddisfatta la relazione riportata all'art. 413.1.3.3'della Norma CE! 64-8/4.
Può essere quindi necessario eseguire la misura dell'impedenza di guasto per accertare il coordinamento con i dispositivi di protezione , quando si utilizzano interruttori automatici magnetotermici o fusibili ritenendo inutile tale misura, visti gli elevati valori d'impedenza ammessi, quando si utilizzano interruttori differenziali.
Questa misura può anche non essere necessaria quando siano disponibili calcoli dell'impedenza dell'anello (il guasto e quando la disposizione dell'impianto permetta la verifica della lunghezza e della sezione dei conduttori.
Nei casi sopra riportati sarà necessaria e maggiormente importante la prova di continuità dei conduttori di protezione e la prova di funzionalità degli interruttori differenziali con le relative metodologie.
Per l'esecuzione di questa misura esistono sul mercato diversi strumenti che si possono raccogliere in tre '
(A) strumenti che utilizzano il metodo della caduta di tensione (Appendice C - metodo 2 - al Capitolo 61della Norma CEI 64-8 terza edizione) in grado di rilevare la sola componente resistiva dell'impedenza;
(B) strumenti come in (A) ma in grado di misurare sia la componente resistiva che la componente reattiva e di fornire il valore dell'impedenza relativa alla somma in quadratura delle due grandezze;
(C) strumenti e/o attrezzature in grado di misurare il reale valore dell'impedenza utilizzando il metodo voltamperometrico mediante un'alimentazione separata (Appendice C - metodo 1- al Capitolo 61 della
Norma CEI 64-8 terza edizione).
il sistema (A) è valido sempre nei sistemi TI mentre nei sistemi TN solo quando la reattanza del circuito di guasto non è significativa, quindi, in pratica, è applicabile sui circuiti terminali e sui circuiti di distribuzione non in prossimità del trasformatore e con sezione dei conduttori di fase non troppo elevata (fino a circa 95 mm2).
Di strumenti che utilizzano questo sistema ne sono disponibili diversi tipi con diverse caratteristiche fra le quali le più importanti che devono possedere sono:
(Al) una corrente di prova sufficientemente elevata (almeno circa lO A) così da garantire una ,certa affidabilità nella misura; il metodo della caduta di tensione, infatti, è tanto più preciso quanto più elevata è la corrente di prova poiché a parità d'impedenza del circuito in misura aumenta la caduta di tensione da misurare;
(A2) la ripetitibilità della lettura; la stessa misura ripetuta nello stesso punto più volte deve sempre dare lo stesso. valore altrimenti significa che lo strumento, generalmente per instabilità termica dei suoi componenti, non è affidabile;
(A3) una sufficiente risoluzione e, quindi, la possibilità: ai misurare anche valori relativamente piccoli (mini ma lettura di 0,01.);
Per praticità gli strumenti utilizzati nei sistemi TI è importante che eseguano la prova senza provocare l'intervento degli interruttori differenziali; esistono, allo scopo, strumenti che utilizzano diversi sistemi che sono:
(I) una corrente di prova pari alla metà di quella nominale dell'interruttore differenziale che non si vuole fare intervenire durante la misura; questa soluzione, come abbiamo visto in precedenza, riduce l'affidabilità della misura;
l'effettuazione della misura mediante le sole semionde della corrente di prova di uguale segno alla per la realizzazione del magnete permanente dell'interruttore che non si vuole fare intervenire: questa soluzione offre solo alcune probabilità che l'interruttore non intervenga;
Cm) l'utilizzo di una corrente continua di saturazione; questo sistema garantisce il non intervento della quasi totalità degli interruttori differenziali modulari di tipo AC.
È inoltre importante che siano in grado di eseguire le misure sia sui sistemi 230/400 V, sia sui sistemi 127/220 V ancora esistenti in diverse città d'Italia.
Per il sistema (B) che è applicabile a tutti i circuiti, valgono in linea di massima i suggerimenti appena esposti con le seguenti varianti ed aggiunte:
CB 1) la corrente di prova, visti i valori che deve potere apprezzare, deve essere molto elevata (diverse decine di ampere) e la risoluzione molto alta (minima lettura di 0,001 ).
(B2) il sistema di misura delle due grandezze (resistenza e reattanza), del loro angolo di sfasamento ed il sistema di calcolo deve essere gestito da componenti di alta affidabilità ed elevato tempo di risposta poiché la durata della corrente di prova, per motivi di sicurezza e di dimensionamento dello strumento, è generalmente dell' ordine delle decine di milli secondi.
Per evitare di condurre misure con strumenti misuratori della resistenza ed ottenere sullo stesso circuito valori più elevati di quelli rilevati da misuratori d'impedenza è importante rivolgersi ad aziende produttrici o distributrici che abbiamo una comprovata esperienza sul prodotto specifico altrimenti è meglio avere un buon misuratore della resistenza dell'anello di guasto che un pessimo misuratore dell'impedenza poiché si può meglio approssimare l'errore di misura.
il sistema (C), a differenza dei due metodi precedenti che si possono utilizzare durante il funzionamento ordinario dell'impianto, si può utilizzare solo a circuito o impianto fuori servizio con il primario del trasformatore in corto circuito.
Per questo motivo tale metodo è indicato in particolare per le "Verifiche iniziali", oggetto del Capitolo 61 della Norma CE! 64-8 terza edizione, poiché devono essere eseguite prima della messa in servizio dell'impianto e quindi,",quando è possibile eseguire le manovre sopra specificate.
Lo strumento o attrezzatura utilizzati per questa misura richiedono una fonte separata rispetto al circuito da misurare; la corrente di prova utilizzata deve avere la stessa frequenza nominale del circuito o impianto in prova.
Allo scopo si possono utilizzare, opportunamente collegate, le attrezzature per le misure delle tensioni di contatto e di passo oppure gli strumenti per la misura della resistenza / impedenza dei conduttori equipotenziali che hanno il circuito di misura incorrente alternata alla frequenza di alimentazione (50 Hz).
La misura dell' impedenza dell' anello di guasto si esegue collegando i terminali dello strumento o
dell'apparecchiatura utilizzata fra:
- una fase nel punto immediatamente a monte dell'interruttore o fusibile successivo a quello del quale si vuole accertare il coordinamento;
- la massa più lontana, ovvero più sfavorita, protetta dall' interruttore o fusibile del quale si vuole accertare il coordinamento.
Per i circuiti terminali la misura deve essere eseguita collegando lo strumento o apparecchiatura di misura alle prese a spina o agli apparecchi utilizzatori più sfavoriti.
Misura della resistenza dei conduttori di protezione ed equipotenziali.
Questi strumenti, se realizzati per eseguire la misura con il metodo volt-amperometrico, rilevano la resistenza se hanno il circuito di misura alimentato in c.c. mentre rilevano l'impedenza se il circuito di misura è alimentato in c.a.
Per la scelta di questi apparecchi si possono considerare le seguenti indicazioni:
- deve essere uno strumento che utilizza il metodo volt-amperometrico, quindi dotato di un circuito amperometrico ed uno voltmetrico, con i terminali di misura a quattro conduttori, così da potere assicurare un' alta precisione nella lettura di piccoli valori;
- i cavi di collegamento devono essere sufficientemente lunghi (anche diversi metri) così da permettere agevolmente le misure in ambienti che hanno le parti da collegare al circuito di misura piuttosto distanti quali, ad esempio, quelli medici;
- la corrente impressa può essere costante (circa lO A) oppure regolabile purché non inferiore a lO A richiesti per alcune misure quali quelle in ambienti medici.
- se oltre alle caratteristiche di cui sopra ha anche il circuito di misura in c.a., e quindi rileva l'impedenza, è maggiormente applicabile e comunque fornisce sempre valori a vantaggio della sicurezza.
Nei locali adibiti ad uso medico si deve accertare l'idoneità dei collegamenti equipotenziali mediante la misura della loro resistenza con uno strumento che utilizza il metodo volt-amperometrico in grado di erogare una corrente di prova di circa lO A con tensione a vuoto c.c. o c.a. compresa tra 6 Ve 12 V.
La misura, che dovrà riscontrare un valore di resistenza £ 0,15 W, deve essere eseguita singolarmente tra tutti i conduttori collegati al nodo o anello equipotenziale e le masse o masse estranee collegate.
Se si vuole evitare di misurare resistenze in parallelo dovute agli altri collegamenti equipotenziali è necessario staccare tutti i conduttori collegati al nodo o anello equipotenziale.
La misura deve essere eseguita tra la terminazione di ciascuno di detti conduttori e:
- i conduttori equipotenziali sulle masse estranee;
- i conduttori di protezione collegati sulle masse;
- i conduttori di protezione collegati ai contatti di terra delle prese a spina;
- le eventuali schermature contro campi elettrici perturbatori;
- la eventuale rete metallica di dispersione del pavimento conduttore;
- per quanto possibile le strutture metalliche ed i ferri d'armatura del fabbricato;
- gli eventuali morsetti di equipotenzialità di cui all'art. 18 punto f) della Norma CEI 62-5; - la schermatura dei trasformatori di isolamento.
Per i nodi intermedi dovranno essere sommate le resistenze dei vari tratti dei conduttori equipotenziali.
Lo stesso metodo di misura può essere utilizzato per accertare l'efficacia del collegamento equipotenziale supplementare come previsto dall'art. 612.6.4 della Norma CEI 64-8/6 misurando la resistenza R tra ogni massa ed ogni massa estranea simultaneamente accessibili.
Prova di funzionalità degli interruttori differenziali.
Per eseguire questa prova sono stati realizzati strumenti portatili denominati analizzatori di funzionalità degli interruttori differenziali.
Questi apparecchi sono in grado di eseguire, oltre alla prova di funzionalità dell'interruttore alla corrente differenziale nominale Idn come richiesto dalla norma impianti, anche altre prove richieste dalla norma di prodotto.
Gli strumenti portatili di questo tipo consentono in genere di effettuare:
-la prova di non intervento a- Idn;
- la prova di intervento a Idn con lettura dei tempi d'intervento fino anche a 2 s. - la prova di intervento veloce a 5 Idn con lettura dei tempi d'intervento.
Alcuni tipi più ,sofisticati consentono inoltre di misurare a quale valore di corrente avviene l'intervento, di provare gli interruttori differenziali di tipo A per correnti pulsanti unidirezionali e di avere altre funzioni di prova.
Oltre alla maneggevolezza ed alla trasportabilità è importante che questi strumenti siano in grado di garantire la precisione della corrente impostata indipendentemente dalla resistenza del circuito di guasto e dalla tensione di rete e, quindi, devono essere a corrente costante e non, come sono alcuni apparecchi, con le sole resistenze di carico tarate in base alla tensione di rete 220 V e per resistenza dei circuito di guasto trascurabile.
Questa prova consiste nell' accertare che gli interruttori differenziali installati conservino nel tempo le proprie caratteristiche.
Si fa presente che il tasto di prova inserito nell' interruttore differenziale serve solo per accertare la funzionalità meccanica dello stesso interruttore provocando lo scatto con una corrente differenziale pari a 2,5 volte la propria Idn.
Per realizzare una verifica che accerti le funzioni di protezione per le quali l' interruttore differenziale è installato si può ad esempio verificare che ogni interruttore differenziale modulare di "tipo AC"
- non intervenga con una corrente di dispersione pari a - della propria corrente d'intervento Idn;
- intervenga entro 500 ms se con Idn £ 30 mA o entro 2 s se con Idn > 30 niA con una corrente di prova di valore pari alla propria corrente d'intervento Idn;
- intervenga entro 40 ms con una corrente di dispersione di 250 mA quando si ,tratti di interruttore differenziale con Idn £ 30 mA, oppure con una corrente pari a 5 Idn quando si tratti di interruttore differenziale con Idn > 30 mA.
La corrente di prova può essere iniettata nei due opposti angoli cic1ici, 00 e 1800 con riferimento all'onda di tensione, per avere così i due tempi d'intervento migliore e peggiore.
Per ogni interruttore differenziale di "tipo A" si può anche verificare che intervenga con una corrente pulsante ad una semionda di valore efficace pari a 1,4 volte la corrente nominale sovrapposta ad una corrente continua di 6 mA.
Per gli accertamenti di cui sopra si possono collegare i terminali dello strumento:
- direttamente ai morsetti a valle dell'interruttore in prova e la terra;
- tra i morsetti a valle e quelli a monte dell'interruttore in prova;
- direttamente alle prese a spina o ai circuiti protetti dallo stesso differenziale in prova possibilmente con gli apparecchi utilizzatori non collegati.
Questa misura si può eseguire con due voltmetri aventi la stessa classe di precisione.
Collegare un voltmetro in qualsiasi punto dell'impianto con tutti gli apparecchi utilizzatori che possono funzionare simultaneamente inseriti e l'altro al punto di consegna dell'impianto.
Le cadute di tensione date dalla differenza di letture dei due voltmetri non devono superare il 4% della tensione misurata al punto di consegna dell'impianto utilizzatore.
Misura della corrente di primo guasto.
La corrente di primo guasto dei sistemi IT, e comunque dove si adotta il sistema di protezione contro i contatti indiretti mediante separazione elettrica, si può misurare con una pinza amperometrica ad alta sensibilità, in grado cioè di rilevare le correnti di primo guasto che sono nell'ordine dei milliampere.
Le pinze amperometriche idonee ad eseguire queste misure sono generalmente realizzate per la ricerca e la misura delle correnti di dispersione.
Questi strumenti devono avere elevata risoluzione, quindi capacità di misurare correnti di valori molto piccoli (milliampere o frazioni), capacità di lettura con alta precisione anche in presenza di campi magnetici esterni generati da conduttori attivi che si possono trovare in prossimità della parte esterna delle ganasce.
Per eseguire la misura della corrente di primo guasto del circuito secondario del trasformatore d'isolamento in ambiente medico, si deve verificare che con un primo guasto a terra sul circuito secondario, con apparecchi scollegati, non circoli una corrente superiore a 2 mA sul circuito separato.
.Per la rilevazione della corrente di primo guasto si può collegare un conduttore fra ciascuna fase del circuito separato e la terra.
Abbracciando tale conduttore con una pinza milliamperometrica si deve accertare che la corrente che circola verso terra non sia superiore a 2 mA.
Qualora non si conoscesse il valore presunto della corrente di primo guasto è bene inserire un reostato fra il conduttore di fase e la terra ed effettuare la misura escludendo lo gradualmente.
Il valore rilevato con il reostato completamente escluso rappresenta la corrente di primo guasto.
Lo stesso metodo può essere utilizzato per misurare la corrente di primo gUasto nei sistemi TI come previsto dall'art. 612.6.1 c).
Verifica del dispositivo automatico di allarme e sicurezza di un circuito separato in ambiente medico.
La verifica della corretta installazione di tale dispositivo viene effettuata tramite esami a vista e prove accertando:
- l'impossibilità di disinserzione del dispositivo con trasformatore di isolamento inserito;
- che il segnale di allarme sia percepibile dove è prevista la presenza di personale di sorveglianza;
- rimpossibilità di disinserzione del segnale luminoso;
- resistenza di un circuito di prova a mezzo pulsante per la verifica dell' efficienza del dispositivo; - che la tensione di alimentazione del circuito di allarme non superi 25 V;
- che il dispositivo di allarme abbia una separazione tra il circuito di alimentazione e il circuito di misura con caratteristiche non inferiori a quelle prescritte per i trasformatori di sicurezza.
Il corretto funzionamento e 1'inserzione del dispositivo vengano provati inserendo una resistenza di poco inferiore a 50 k tra un punto del circuito di terra e ciascuno dei conduttori alimentati dal trasformatore di isolamento.
La prova consiste nel verificare il corretto intervento del dispositivo ed il successivo controllo del ripristino del dispositivo stesso.
La misura della corrente che circola nel circuito di allarme per un guasto franco a terra può essere effettuata inserendo un milliamperometro sul conduttore che connette il dispositivo al nodo equipotenziale e collegando direttamente a terra uno dei conduttori del circuito isolato: il valore della corrente che circola non deve superare 1 mA
Verifica della corretta installazione e funzionamento delle apparecchiature per alimentazione di sicurezza in ambiente medico.
La verifica viene effettuata controllando tramite un esame a vista che il sistema di alimentazione abbia le caratteristiche e sia correttamente installato secondo il progetto e quanto richiesto dalla Norma. Successivamente si procede ad una prova di funzionamento verificando che l'interruzione per le utenze d sicurezza sia contenuta nel tempo stabilito dalla Direzione sanitaria e comunque:non superiore a 15' s.
Ad esempio per gli apparecchi di illuminazione di tipo scialitico si richiede un'interruzione non superiore, 0,5 s ed il mantenimento delle condizioni di normale illuminamento.
La prova deve essere effettuata con tutte le utenze interessate allacciate e nelle condizioni più sfavorevoli.