Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1918-codice-civile-alienazione-delle-cose-assicurate
Timestamp: 2018-11-14 16:37:48+00:00
Document Index: 106782805

Matched Legal Cases: ['art. 1918', 'art. 2558', 'art. 1918', 'art. 1918', 'art. 2558', 'art. 2558', 'art. 1918', 'art. 1918', 'art. 1918']

L’alienazione delle cose assicurate non è causa di scioglimento del contratto di assicurazione (1).
L’assicuratore, entro dieci giorni da quello in cui ha avuto notizia dell’avvenuta alienazione, può recedere dal contratto con preavviso di quindici giorni, che può essere dato anche mediante raccomandata (2).
Se è stata emessa una polizza all’ordine o al portatore, nessuna notizia dell’alienazione deve essere data all’assicuratore, e così quest’ultimo come l’acquirente non possono recedere dal contratto (3).
Dell’assicurazione sulla vita
(1) L’articolo considera l’ipotesi in cui le cose che costituiscono l’oggetto del contratto di assicurazione sono trasferite da un soggetto ad un altro. In questo caso l’acquirente si sostituisce al soggetto alienante nel contratto di assicurazione; nonostante il mutamento dei soggetti, il contratto non si scioglie, ma tale effetto si può ottenere per volontà sia dell’assicuratore sia del soggetto acquirente.
(2) La norma prevede a carico dell’assicurato l’obbligo di dare comunicazione all’acquirente dell’esistenza del contratto e dell’avvenuto trasferimento delle cose all’assicuratore. Di conseguenza questi può decidere se sciogliere o conservare il contratto. Il soggetto acquirente subentra nel contratto a meno che non utilizzi la facoltà di recedere dal contratto stesso.
(3) La disciplina prevista in tale norma non si applica nel caso di polizza all’ordine o al portatore; i diritti che derivano dal contratto sono infatti destinati a circolare attraverso il trasferimento della polizza. La possibilità di recedere dal contratto non è consentita né all’assicuratore né all’acquirente.
Cassazione civile sez. III 13 marzo 1998 n. 2746
All'atto dell'alienazione della cosa assicurata, l'assicurato ha l'onere di comunicare all'acquirente l'esistenza del contratto, ma non a trasmettergli anche le condizioni generali che lo disciplinano.
Pretura Varese 23 dicembre 1994
Con riguardo al potere di decisione secondo equità affidato al conciliatore, costituisce principio regolatore della materia che il detto giudice è tenuto ad osservare nelle controversie relative all'assicurazione obbligatoria dei veicoli a motore e dei natanti, quello secondo cui la vendita del veicolo libera di norma il cedente dall'obbligo di pagare i premi non ancora scaduti, atteso che tale principio - caratterizzato da un automatismo di funzionamento (in ordine alla cessione del contratto come effetto del trasferimento del veicolo) più accentuato rispetto a quanto l'art. 1918 c.c. dispone in generale per l'alienazione delle cose assicurate contro i danni - trova la sua ragion d'essere in quell'esigenza di tutela dei terzi che realizzata garantendo nel modo più efficace che i veicoli circolanti siano sempre coperti da assicurazione, sta alla base della istituzione dell'assicurazione obbligatoria di cui alla legge n. 990 del 1969.
Cassazione civile sez. I 03 novembre 1989 n. 4594
Allorché il contratto di assicurazione contro i danni sia stato stipulato per l'esercizio dell'azienda e questa sia stata trasferita comprendendo, nel trasferimento stesso, in mancanza di patto contrario, anche il contratto di assicurazione, l'acquirente non può, ai sensi dell'art. 2558 c.c., recedere da tale contratto ed il terzo contraente (assicuratore) può recedere, ma solo per giusta causa. Nella suddetta fattispecie è, pertanto, inapplicabile l'art. 1918 c.c. che è, invece, operativo soltanto nel caso di alienazione delle singole cose assicurate e non nell'ipotesi di trasferimento dell'azienda.
Cassazione civile sez. I 08 luglio 1987 n. 5938
Nel caso di trasferimento di azienda, il contratto di assicurazione contro i danni, che sia stato stipulato dal venditore in relazione ai rischi inerenti all'esercizio aziendale, esula dalla previsione dell'art. 1918 c.c., riguardante l'alienazione della cosa assicurata, individualmente considerata, e resta soggetto alla disciplina dettata dall'art. 2558 c.c., in tema di successione dell'acquirente nei contratti stipulati dall'alienante. Pertanto, verificatosi il subingresso del compratore nel contratto assicurativo, in conseguenza della mancanza di una diversa pattuizione con le clausole del trasferimento, ai sensi del comma 1 del citato art. 2558 c.c., il recesso dal contratto stesso può essere riconosciuto soltanto all'assicuratore, ai sensi ed alle condizioni del secondo comma della medesima norma, non anche all'assicurato, a differenza di quanto previsto dal comma 2 dell'art. 1918 c.c. con riferimento a detta diversa ipotesi di vendita del singolo bene.
L'art. 1918 c.c., in base al quale l'assicuratore può recedere dal contratto entro dieci giorni da quello in cui ha avuto notizia dell'avvenuta alienazione della cosa assicurata, non è applicabile all'assicurazione della responsabilità civile, per cui l'asserita disparità di trattamento fra assicurato ed assicuratore, sotto il profilo del possibile recesso dal contratto, non sussiste.
Corte Costituzionale 29 marzo 1983 n. 77
In tema di assicurazione contro i danni (nella specie, contro il furto), l'alienazione della cosa assicurata, secondo la disciplina dettata dall'art. 1918 c.c., comporta l'automatico subentrare dell'acquirente nel rapporto assicurativo ed il conseguente protrarsi in suo favore della copertura assicurativa, mentre la eventuale inadempienza dell'alienante all'onere di comunicare all'assicuratore l'avvenuto trasferimento ed all'acquirente la esistenza della polizza spiega rilievo solo al diverso fine della persistenza dell'obbligo dell'alienante stesso al pagamento dei premi, nonché dell'insorgenza di una sua responsabilità risarcitoria nei confronti dell'assicuratore o dell'acquirente, per i danni che a costoro siano derivati, ove non abbiano avuto "aliunde" notizia del trasferimento o dell'esistenza della polizza, dall'impossibilità di esercitare il diritto di recesso loro rispettivamente riconosciuto dal comma 3 e 4 della citata norma.
Cassazione civile sez. I 06 gennaio 1981 n. 50