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Timestamp: 2017-04-23 12:02:38+00:00
Document Index: 118581060

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 25', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 139', 'art. 140', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 77', 'art. 76', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 138']

Gerarchie normative
Italiano English Slovenščina Dopo un breve esame della letteratura esistente in tema di gerarchie normative, l’autore introduce quattro concetti di gerarchia: (i) la gerarchia formale, che si dà tra le norme che regolano la produzione del diritto e le norme create conformemente ad esse; (ii) la gerarchia materiale, che si dà tra due norme allorché una terza norma positiva proibisce all’una di contraddire l’altra; (iii) la gerarchia logica, che si dà tra due norme allorché una di esse verte sull’altra a livello di metalinguaggio; (iv) la gerarchia assiologica, che dipende dal giudizio di valore con cui gli interpreti attribuiscono ad una norma un valore superiore a quello dell’altra. L’autore utilizza poi questo apparato concettuale per chiarire i concetti di validità e di metanorma, nonché lo statuto del principio lex superior derogat inferiori. Infine, sulla base della stessa distinzione, l’autore analizza il problema degli auto-vincoli del legislatore e il regime giuridico delle leggi di revisione costituzionale. After the author has given a brief literature review about hierarchy of norms in a legal order, he distinguishes four concepts of hierarchy: (i) the formal hierarchy exists between norms ruling law’s creation and the law created on the basis of and in conformity with these norms; (ii) the material hierarchy exists between two norms when any contradiction between them is positively forbidden by a third norm; (iii) the logical hierarchy exists between two norms when one is about another one from a metalinguistic level; (iv) the axiological hierarchy depends on the value judgment from the interpreters by which superiority is given to another one. Then such a conceptual apparatus is used in order to clarify the concept of validity, that of meta-norm, and also the status of the maxim lex superior derogat inferiori. Finally, on the basis of such distinctions, two issues are examined: the self-imposed constraints by legislator and the legal arrangements governing constitutional amendments.
Keywords :normative hierarchy, validity, meta-norm, lex superior, legislator’s self-imposed constraints, constitutional revision
Ključne besede (sl) :normativna hierarhija, veljavnost, meta-norma, lex superior, samoomejitve zakonodajalca, ustavna revizija
Parole chiavi (it) :gerarchie normative, validità, metanorme, lex superior, auto-vincoli del legislatore, revisione costituzionaleTop of page
1 Quali relazioni gerarchiche? 2 Teoria delle gerarchie normative
3 Gerarchie normative e validità
7 Applicazioni (II): Il regime giuridico delle leggi costituzionali nel diritto vigenteTop of page
1 Quali relazioni gerarchiche? 1È pacifico che ogni ordinamento giuridico (moderno) abbia una struttura gerarchica: che, cioè, le norme che lo compongono non stiano tutte sullo stesso piano, che siano gerarchicamente ordinate. Ma in che senso esattamente? 1 Cfr. Kelsen (1962: titolo V). 2Secondo Kelsen,1 vi è un solo tipo di relazione gerarchica tra norme: quella che intercorre tra le norme sulla produzione giuridica e le norme prodotte in accordo con esse. In questo senso, ad esempio, le norme costituzionali sulla legislazione sono sovraordinate alla legislazione stessa: anche se la costituzione è flessibile, si noti bene.
4D’altra parte, la relazione tra norme sulla produzione giuridica e norme prodotte in accordo con esse è spesso riguardata come una relazione logica: quel tipo di relazione che sussiste tra due livelli di linguaggio (un meta-linguaggio ed il suo linguaggio-oggetto).3 Le norme sulla produzione gerarchica, si pensa, sono “norme su norme”, i.e. vertono su (hanno ad oggetto) le norme alla cui produzione si riferiscono. A ben vedere, però, le norme sulla produzione giuridica hanno ad oggetto non propriamente norme, ma piuttosto atti normativi, atti di produzione di norme. Questo modo di vedere, dunque, confonde la relazione tra norme sulla produzione e norme prodotte con una relazione alquanto diversa: quella che sussiste tra due norme allorché l’una verte sull’altra, “parla” dell’altra, menzionandola: ad esempio, la relazione tra una norma abrogatrice e quella da essa abrogata. 4 Tarello (1977: 499 ss); Tarello (1980: cap. VII). Vedi anche Troper (1989: 215 ss), secondo il qual (...)
5Inoltre, un po’ tutti sembrano supporre che le relazioni gerarchiche preesistano all’interpretazione, sicché gli interpreti non possano fare altro che prenderne atto. Ma le cose non sono così semplici. È abbastanza chiaro ad uno sguardo disincantato che talune relazioni gerarchiche sono non già “trovate”, ma create dagli interpreti.4 È questo il caso, ad esempio, della relazione assiologica che sussiste tra principi fondamentali o generali e norme specifiche o di dettaglio. È questo il caso, ancora, della relazione tra la costituzione e certi principi “sovra-costituzionali” che, secondo la giurisprudenza di taluni tribunali costituzionali, non possono essere derogati o modificati in alcun modo: neppure con il procedimento di revisione costituzionale. 2 Teoria delle gerarchie normative
5 Cfr. Guastini (1997: 463 ss). 6Nessuna delle teorie menzionate nel paragrafo precedente appare dunque soddisfacente.5 7In tutti gli ordinamenti giuridici evoluti le norme sono legate tra di loro da molteplici vincoli di gerarchia. Se ne possono distinguere non meno di quattro tipi.
8(1) Gerarchie strutturali o formali, attinenti cioè non al contenuto delle norme, ma alla struttura (dinamica) dell’ordinamento: sono quelle che intercorrono tra le norme sulla produzione giuridica (in senso stretto6) e le norme la cui produzione è da quelle disciplinata.7 9In altre parole: due norme, N1 e N2, intrattengono tra di loro una relazione gerarchica strutturale o formale, allorché una di esse è una norma che disciplina la produzione dell’altra. Dunque, se N1 è una norma sulla produzione giuridica, e N2 è una delle norme la cui produzione è regolata da N1, diremo che N1 è strutturalmente o formalmente superiore a N2. 10Ad esempio: anche in regime di costituzione flessibile, le norme costituzionali sono strutturalmente sovraordinate alle norme legislative, dal momento che il potere legislativo è conferito e, normalmente, disciplinato nelle sue modalità di esercizio dalla costituzione. Analogamente, le norme di una legge delegante sono strutturalmente sovraordinate alle norme del relativo decreto delegato.
11Come si vede, in casi del genere, la gerarchia sussiste non perché qualcuno abbia stabilito che N1 è in qualche senso superiore a N2, ma in virtù del contenuto stesso di N1. 12D’altro canto, si tratta di una gerarchia “formale” nel senso che non influisce in alcun modo sul contenuto della norma inferiore. Ad esempio, le norme costituzionali che conferiscono al parlamento la funzione legislativa e quelle che disciplinano il procedimento di formazione delle leggi nulla dicono intorno al contenuto delle leggi future. 13(2) Gerarchie materiali o sostanziali, attinenti cioè al contenuto delle norme: sono quelle che intercorrono tra due norme allorché una terza norma statuisce che una delle prime due è invalida qualora confligga con l’altra. 14In altre parole: due norme, N1 e N2, intrattengono tra di loro una relazione gerarchica materiale allorché una terza norma positiva, N3, statuisce che N2 è invalida qualora sia in conflitto con N1. In questi casi, diremo che N1 è materialmente superiore a N2. 15Beninteso, una norma sul tipo di N3 può assumere le forme più diverse. Può darsi, ad esempio, che N3 disponga che una certa fonte, F2, non può contenere norme in contrasto con un’altra fonte, F1. Oppure può darsi che N3 autorizzi un organo giurisdizionale a disapplicare o addirittura ad annullare le norme provenienti dalla fonte F2 quando siano in contrasto con le norme provenienti da F1. O, ancora, può darsi che N3 stabilisca che la fonte F1 non può essere modificata se non con un procedimento speciale, diverso da (più complesso di) quello richiesto per la produzione di F2. 16Come si vede, la gerarchia sussiste non in virtù del contenuto di N1 (o, tanto meno, di N2), ma in virtù di una terza norma, N3: la relazione gerarchica è istituita precisamente da N3. 17La gerarchia in questione ha carattere “materiale”, ossia “contenutistico”, dal momento che influisce sul contenuto della norma inferiore. Anzi, essa consiste precisamente in questo, che la norma inferiore non può assumere un contenuto confliggente (incompatibile, antinomico) con quello della norma superiore.
8 Nel senso che, se così non fosse, non diremmo rigida la costituzione di cui si tratta. 18Ad esempio: in regime di costituzione rigida (ma non in regime di costituzione flessibile) le norme costituzionali sono materialmente sovraordinate alle norme legislative ordinarie;8 in genere, le norme di rango legislativo sono materialmente sovraordinate alle norme di rango regolamentare. 9 Questa è, direi, la definizione stessa di costituzione flessibile. Nel senso che, se la legge fosse (...)
19Spesso una gerarchia materiale riflette una gerarchia formale, ma non ogni gerarchia formale si risolve in una gerarchia materiale. Ad esempio, in regime di costituzione flessibile le norme di rango legislativo sono strutturalmente, ma non materialmente, subordinate a quelle costituzionali.9 20(3) Gerarchie logiche o linguistiche, attinenti cioè al linguaggio, sono quelle che intercorrono tra due norme allorché l’una verte (metalinguisticamente) sull’altra. 10 Si parla di “meta-linguaggio” per riferirsi ad ogni discorso il quale abbia ad oggetto (non entità (...)
22Sono esempi paradigmatici di norme che menzionano altre norme: le norme di abrogazione espressa nominata (“È abrogato l’articolo x della legge y”), le norme di interpretazione autentica (“L’art. x delle legge y deve essere inteso nel senso che...”), le norme di rinvio (“La tale fattispecie è disciplinata dalla fonte x”). Ma appartengono al genere delle metanorme anche le norme sanzionatrici (le quali sono logicamente sovraordinate alle norme di condotta la cui violazione sanzionano), le definizioni legislative (le quali sono logicamente sovraordinate alle norme contenenti il termine definito), le norme che determinano l’ambito di efficacia di altre norme (le quali sono logicamente sovraordinate a queste ultime). 23Anche in questi casi, come nel caso delle gerarchie formali, la gerarchia sussiste non perché qualcuno abbia stabilito che N1 è in qualche senso superiore a N2, ma in virtù del contenuto stesso di N1. 24(4) Gerarchie assiologiche, attinenti cioè ai valori: sono quelle che intercorrono tra due norme allorché l’interprete attribuisce ad una di esse un valore superiore a quello dell’altra. 25In altre parole, due norme, N1 e N2, intrattengono tra di loro una relazione gerarchica assiologica allorché l’interprete, mediante un suo giudizio di valore, ascrive a N1 un valore superiore rispetto al valore di N2.
26Il giudizio di valore dell’interprete, beninteso, può essere sottaciuto (implicito), e, quando è espresso, può assumere forme diverse. Talvolta si dice, ad esempio, che N1 costituisce un “principio” dell’ordinamento, mentre N2 è una banale norma di dettaglio. Altre volte si dice che N2 non può essere in contrasto con N1, e ciò può sottintendere, secondo i casi, che N2 deve essere interpretata in conformità a N1, ovvero che in caso di conflitto N1 prevale su N2 (anche in assenza di una norma positiva che lo stabilisca). 11 Se non nel senso che l’interprete giudica una norma superiore all’altra in virtù del suo contenuto.
27Dunque, la relazione gerarchica assiologica non dipende in alcun modo dal contenuto delle norme coinvolte:11 sussiste solo in virtù di un giudizio di valore dell’interprete. 12 Alludo alla giurisprudenza costituzionale in tema di limiti alla revisione costituzionale e di “con (...)
30Le gerarchie formali e le gerarchie materiali sono direttamente connesse alla validità: nel senso che è invalida ogni norma la quale non sia stata prodotta in conformità alle norme ad essa formalmente sovraordinate (quelle, cioè, che ne disciplinano la produzione) e/o sia in contrasto con norme materialmente sovraordinate. 16 Sulla possibile invalidità delle leggi in regime di costituzione flessibile, si deve ricordare il c (...)
31Così, ad esempio, anche in regime di costituzione flessibile è invalida la legge che sia stata creata in modo difforme da quanto prescritto in costituzione (essendo la legge formalmente, benché non materialmente, subordinata alla costituzione).16 In regime di costituzione rigida è altresì invalida la legge il cui contenuto sia in contrasto con norme costituzionali (essendo la legge subordinata anche materialmente alla costituzione). 17 A meno di non includere tra le gerarchie logiche anche la relazione che intercorre tra norme sulla (...)
18 Di nuovo, alludo alla giurisprudenza costituzionale in tema di principi costituzionali supremi. 32Per contro, non vi è alcuna relazione necessaria tra la validità e le gerarchie logiche17 ed assiologiche (sebbene le gerarchie assiologiche siano talora trattate come altrettante gerarchie materiali18).
33Così, ad esempio, non si vede come una legge di interpretazione autentica potrebbe incidere sulla validità della legge interpretata (pur essendo questa logicamente subordinata a quella). Il principio di irretroattività della legge in genere, statuito dall’art. 11, c. 1, disp. prel. cod. civ., non incide sulla validità delle leggi (pur essendo logicamente ed assiologicamente sovraordinato ad esse), nel senso che – al di fuori della materia penale, dove il principio di irretroattività ha rango costituzionale (art. 25, c. 2, cost.) – una legge retroattiva non è, per ciò stesso, invalida. 4 Intermezzo: sul cosiddetto principio gerarchico
34Per illustrare il criterio gerarchico, si usa dire: “lex superior derogat inferiori”, la norma superiore prevale su (nel senso che rende invalida) quella inferiore. 35Ma quale norma è superiore e quale inferiore? In altre parole: come identificare il “grado” gerarchico delle diverse fonti? Giacché l’applicazione del criterio gerarchico nei conflitti tra norme provenienti da diverse fonti suppone, ovviamente, la previa identificazione delle relazioni gerarchiche tra le fonti in questione: per sapere quale fonte debba prevalere occorre sapere quale fonte sia superiore all’altra. 19 Ad esempio: (a) stabilendo che una data fonte A non può disporre in contrasto con un’altra fonte B, (...)
38Non possiamo dire: la fonte A, in quanto superiore, prevale sulla fonte B, in quanto inferiore,21 dal momento che il “grado” gerarchico delle due fonti in questione non può essere identificato in modo indipendente dalla “prevalenza” dell’una sull’altra. Dobbiamo dire: la fonte A, in quanto prevale sulla fonte B, è superiore ad essa. 22 Diversa sembra l’opinione di Pizzorusso (1997: 104 s), il quale distingue due usi del criterio gera (...)
39In altre parole, non è che l’invalidità di una fonte si inferisca dalla sua inferiorità gerarchica, previamente accertata, ma al contrario la inferiorità gerarchica di una fonte si inferisce dal fatto che essa è destinata a soccombere quando entra in conflitto con un’altra fonte.22 5 Sul concetto di metanorma
23 In proposito: Mazzarese (1982); Mazzarese (1996). 40Prima facie, una metanorma è una norma che verte, a livello di metalinguaggio, su di un’altra norma.23
42Le norme che disciplinano la produzione del diritto non vertono su altre norme: hanno ad oggetto atti normativi.24 Ad esempio, le norme costituzionali sulla legislazione non dicono nulla delle leggi: vertono sull’atto legislativo. Tra queste norme e le leggi sussiste non una relazione logica o linguistica, ma una gerarchia strutturale o formale. 43A stretto rigore, pertanto, il concetto di metanorma dovrebbe essere usato esclusivamente per riferirsi alle norme che menzionano altre norme. Ho già ricordato una serie di esempi in tal senso. 44D’altra parte, occorre distinguere tra le disposizioni giuridiche (frammenti di testi normativi) e le norme che tali disposizioni esprimono (il contenuto di senso delle disposizioni). Ci si accorge allora che, propriamente parlando, la maggior parte delle metanorme vertono non su altre norme, stricto sensu, ma su disposizioni.
46In un ordinamento a costituzione flessibile (è il caso, ad esempio, del Regno Unito), può ben accadere che il procedimento legislativo sia disciplinato da una “comune” legge (in regime di costituzione flessibile, leggi “costituzionali” non si danno).25 Ebbene: una legge siffatta è, o no, vincolante per il legislatore futuro? 47Immaginiamo dunque una legge L1 che disciplini (non importa come) il procedimento legislativo, e un’altra legge L2 che disciplini a sua volta una qualsivoglia altra materia. Ora, per ipotesi, L2 è stata approvata non secondo il procedimento previsto da L1, ma secondo un procedimento diverso. Possiamo allora dire che L2 sia invalida per ragioni formali? O dobbiamo invece dire che L1 sia stata tacitamente derogata, o addirittura abrogata, da L2?
49Questa risposta, tuttavia, non è persuasiva. 27 Così Crisafulli (1984: 258).
54(i) La gerarchia strutturale. Il potere di revisione costituzionale non è un potere originario: è altra cosa dal potere costituente. È un potere “costituito”, ossia derivato, creato dalla costituzione. Banalmente, la LRC è una fonte che non preesiste alla costituzione: trova in costituzione il suo fondamento. 55Pertanto, la LRC è strutturalmente subordinata alla costituzione, in particolare alle norme costituzionali che disciplinano la revisione: sia alle norme sul procedimento di revisione, sia alla norma che vieta un certo tipo di revisione.
56(ii) La gerarchia materiale. Tuttavia, la LRC è abilitata a modificare la costituzione. Sicché essa è materialmente sullo stesso livello delle norme costituzionali:29 ad eccezione, beninteso, delle norme che non è autorizzata a toccare. 57La norma che vieta la revisione della forma repubblicana, infatti, pone dei limiti materiali alla LRC, e, così facendo, subordina materialmente la LRC a quelle norme costituzionali – che occorre identificare per via di interpretazione – che determinano la forma repubblicana dello stato. 30 Corte cost. 175/1971: «È da condividere l’assunto della sussistenza di una gerarchia fra norme e no (...)
31 Vedi sul tema: Troper (2001: cap. XIII); nonché Favoreu 1993; Vedel 1993. 58(iii) La gerarchia assiologica. Secondo gran parte della dottrina e, ciò che più conta, secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale,30 le norme costituzionali non hanno tutte lo stesso “valore”. Talune norme sono più importanti delle altre: si tratta dei principi costituzionali “supremi”, che sono assiologicamente sovraordinati alle rimanenti norme costituzionali e dunque, a fortiori, alle LRC.31 32 Corte cost. 1146/1988.
61(a) Le due norme sulla revisione (artt. 138 et 139) sono strutturalmente sovraordinate alle LRC. Ciò significa che tali norme non possono essere validamente violate dalle LRC. Sicché qualunque LRC adottata attraverso procedimenti diversi da quelli stabiliti dall’art. 138 sarebbe incostituzionale (per violazione dell’art. 138); così come sarebbe incostituzionale (per violazione dell’art. 139) qualunque LRC che pretendesse di modificare la forma repubblicana dello stato. 33 Lo sarebbero solo se una ulteriore norma costituzionale (un ipotetico art. 140) disponesse che gli (...)
64(d) Infine, se – e solo se – si accetta la tesi della supremazia assiologica dei principi supremi, accettando al tempo stesso di trattare questa gerarchia, puramente assiologica, come una gerarchia materiale, sarebbe incostituzionale qualunque LRC che pretendesse di sovvertire i principi supremi.
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* Giurisprudenza italiana. Corte costituzionale (www.giurcost.org):—— 14/1964, del 7 marzo 1964.—— 175/1971, del 14 luglio 1971.—— 4/1972, del 13 gennaio 1972.—— 6/1975, del 9 gennaio 1975.—— 1146/1988, del 29 dicembre 1988.
1 Cfr. Kelsen (1962: titolo V). 2 Cfr. Merkl (1987: 37 ss).
4 Tarello (1977: 499 ss); Tarello (1980: cap. VII). Vedi anche Troper (1989: 215 ss), secondo il quale anche le gerarchie di fonti sono frutto di interpretazione. 5 Cfr. Guastini (1997: 463 ss). 6 In questo contesto, mi riferisco alle norme sulla produzione giuridica in senso stretto, ossia, da un lato, alle norme che conferiscono competenze normative e, dall’altro, alle norme che ne disciplinano i modi (i procedimenti) di esercizio. 7 Queste e quelle – si noti – sono emanazione di due diversi poteri normativi, uno dei quali trae la sua fonte di legittimità dall’altro. 8 Nel senso che, se così non fosse, non diremmo rigida la costituzione di cui si tratta. 9 Questa è, direi, la definizione stessa di costituzione flessibile. Nel senso che, se la legge fosse invalida qualora confliggesse con la costituzione, sarebbe materialmente subordinata ad essa. Sicché saremmo per ciò stesso in regime di costituzione rigida. 10 Si parla di “meta-linguaggio” per riferirsi ad ogni discorso il quale abbia ad oggetto (non entità extra-linguistiche, ma) altre entità linguistiche (vocaboli, sintagmi, enunciati); e si parla di “linguaggio-oggetto” per riferirsi a queste ultime. 11 Se non nel senso che l’interprete giudica una norma superiore all’altra in virtù del suo contenuto.
12 Alludo alla giurisprudenza costituzionale in tema di limiti alla revisione costituzionale e di “controlimiti” all’ingresso del diritto comunitario nel diritto interno. 13 Diversa è la relazione tra leggi statali di principio e leggi regionali di dettaglio come configurata dall’art. 117 cost. con riferimento alla potestà legislativa concorrente delle Regioni: qui si tratta di una gerarchia materiale, giacché la norma regionale di dettaglio in conflitto con una norma statale di principio è invalida. 14 Ciò accade, ad esempio, quando i principi di cui si parla siano contenuti in una costituzione rigida. 15 Le molteplici relazioni gerarchiche fin qui esaminate possono essere disposte in due classi, ciascuna delle quali include a sua volta due sottoclassi. (1) Gerarchie necessarie. La prima classe è quella delle gerarchie che possiamo chiamare “necessarie”. Uso questo termine per intendere che le relazioni gerarchiche in questione non dipendono – diciamo così – da un contingente atto di “gerarchizzazione” che qualcuno abbia contingentemente compiuto (ma che avrebbe anche potuto non compiere affatto). Esse dipendono esclusivamente dal contenuto concettuale delle due norme coinvolte, e anzi, più precisamente, dal contenuto di una delle due norme coinvolte. Le gerarchie strutturali (o formali) e quelle logiche (o linguistiche) sono necessarie in questo senso. (2) Gerarchie contingenti. La seconda classe è quella delle gerarchie che possiamo chiamare “contingenti” – o “positive”, cioè “poste” – per intendere che esse dipendono non dal contenuto concettuale delle due norme coinvolte, ma – per così dire – da un atto di “gerarchizzazione”: un atto contingentemente compiuto da qualcuno (che avrebbe anche potuto non compierlo). Ora, l’atto da cui dipende la sussistenza di una gerarchia contingente tra due norme può essere: (a) un atto normativo (il quale ponga in essere una terza norma), oppure (b) un atto interpretativo, compiuto cioè dall’interprete (atto “interpretativo” in quanto compiuto dall’interprete, ma non atto “di interpretazione”, giacché esso consiste non nella ascrizione di significato ad una disposizione, ma in un giudizio di valore). Le gerarchie materiali e quelle assiologiche sono contingenti in questo senso: le une dipendono da un atto normativo, le altre da un atto interpretativo.
16 Sulla possibile invalidità delle leggi in regime di costituzione flessibile, si deve ricordare il classico Esposito 1964. 17 A meno di non includere tra le gerarchie logiche anche la relazione che intercorre tra norme sulla produzione giuridica e norme la cui produzione è da queste disciplinata. Il che, come diremo tra un momento, è alquanto fuorviante.
18 Di nuovo, alludo alla giurisprudenza costituzionale in tema di principi costituzionali supremi. 19 Ad esempio: (a) stabilendo che una data fonte A non può disporre in contrasto con un’altra fonte B, ovvero (b) autorizzando una qualche autorità giurisdizionale a disapplicare, o senz’altro ad annullare, la fonte A qualora confligga con la fonte B. 20 Certo, si può sostenere che l’art. 1 disp. prel cod. civ., nell’elencare talune fonti del diritto (nell’ordine: leggi, regolamenti, consuetudini), implicitamente ne indichi anche il grado gerarchico. Ma, a rigore, un elenco non è perciò stesso una scala gerarchica. Così, ad esempio, che la legge sia materialmente superiore al regolamento si inferisce non già dall’art. 1, ma piuttosto dall’art. 4, c. 1, disp. prel. cod. civ. (nonché dall’art. 5, legge 2248/1865, all. E, sul contenzioso amministrativo; dall’art. 26, c. 1, R. D. 1054/1924, T. U. delle leggi sul Consiglio di Stato; e dall’art. 2, legge 1034/1971, Istituzione dei T.A.R.). D’altro canto, non vi sono norme che espressamente assegnino un qualsivoglia grado gerarchico alla costituzione: che la costituzione sia materialmente superiore alla legge si inferisce dagli artt. 134, 136, c. 1, e 138 cost. Analogamente, la superiorità delle leggi statali di principio sulle leggi regionali si desume dall’art. 117, c. 3, cost. E via esemplificando. 21 Ciò equivarrebbe a dire: la fonte A, in quanto prevale sulla fonte B, prevale sulla fonte B. Il che è assolutamente tautologico.
23 In proposito: Mazzarese (1982); Mazzarese (1996). 24 Intendo per “atto normativo” non un documento esprimente norme (come comunemente si intende), ma un’azione produttiva di norme. 25 Nel nostro ordinamento, a costituzione rigida, accade un fenomeno in tutto analogo: accade che atti non propriamente legislativi, ma aventi tuttavia “forza di legge” (decreti-legge ex art. 77 cost., e decreti legislativi delegati ex art. 76 cost.), siano per qualche aspetto disciplinati da una legge (la legge 400/1988), ossia da un atto equiparato nella gerarchia delle fonti. 26 «La legge anteriore non può sottrarsi alla forza abrogativa delle leggi successive»: così Zagrebelsky (1991: 40). In tal senso Corte cost. 14/1964, 4/1972, 6/1975. In proposito cfr. anche Pace (1983: 2348 ss). Ora anche in Pace (1997: 153 ss.). 27 Così Crisafulli (1984: 258).
28 Secondo Pace (1997: spec. 168 ss), in regime di costituzione rigida, il legislatore non può dettare regole procedimentali alla legislazione (ulteriori rispetto alle regole disposte in costituzione), perché, così facendo, disciplinerebbe la stessa funzione legislativa, sostituendosi così alla costituzione; e d’altro canto, la violazione di siffatte regole “ulteriori”, non avendo queste rango costituzionale, non potrebbe essere giudicata incostituzionale; sicché le regole in questione non sarebbero comunque vincolanti per il futuro legislatore. 29 Se così non fosse, una legge costituzionale che disponesse diversamente dalla costituzione (come accade per ogni legge di revisione costituzionale), lungi dal modificare la costituzione stessa, sarebbe anzi costituzionalmente illegittima. 30 Corte cost. 175/1971: «È da condividere l’assunto della sussistenza di una gerarchia fra norme e norme della stessa Costituzione, rispetto alla quale è individuabile (come del resto in ogni corpo di disposizioni ordinate in sistema) un ordine che conduce a conferire preminenza ad alcune di esse rispetto ad altre». Bell’esempio di “costruzione giuridica”, e puro diritto giurisprudenziale.
31 Vedi sul tema: Troper (2001: cap. XIII); nonché Favoreu 1993; Vedel 1993. 32 Corte cost. 1146/1988.
34 Avverto il lettore che, quanto alla modifica (o abrogazione) dell’art. 139, la dottrina italiana, unanime, è di parere opposto a quello sostenuto nel testo: una legge di revisione che pretendesse di toccare l’art. 139 sarebbe costituzionalmente illegittima. Quanto alla modificabilità dell’art. 138 (o, più in generale, delle disposizioni dell’una o dell’altra costituzione in materia di procedimento di revisione) l’opinione contraria a quella qui sostenuta si legge ad es. in Ross (1958: 78 ss); Ross (1982: 205 ss); Pace (1997: 136 ss). Secondo Pace, in particolare, utilizzare il procedimento di revisione vigente per modificare il procedimento stesso sarebbe un illecito esercizio del potere di revisione per finalità sostanzialmente costituenti. Top of page
Riccardo Guastini, « Gerarchie normative », Revus [Online], 21 | 2013, Online since 01 December 2013, connection on 23 April 2017. URL : http://revus.revues.org/2700 ; DOI : 10.4000/revus.2700 Top of page
Riccardo GuastiniDipartimento di GiurisprudenzaUniversità degli Studi di GenovaVia Balbi 30,16126 GenovaItaly
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