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Timestamp: 2018-07-18 18:08:29+00:00
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Legge Severino, il "no" delle Sezioni Unite alla linea dura
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Posted on 25 ottobre 2013 by Avv. Giuseppe Tripodi
Legge Severino, il “no” delle Sezioni Unite alla linea dura
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, affrontando il tema della normativa penale relativa alla legge Severino, hanno emesso una sentenza (o meglio un dispositivo di sentenza) che sta facendo molto discutere poichè l’interpretazione della Corte potrebbe sicuramente tornare utile all’ex premier per ottenere una sentenza più “indulgente” nell’appello del processo “Ruby”.
Oltre alla prostituzione minorile, nel suddetto processo, Berlusconi è stato condannato anche per il reato di concussione per costrizione alla pena di sette anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Questa sentenza potrebbe presto cambiare poichè secondo quanto emerge da questa decisione, la Suprema Corte ha delineato una linea di applicazione meno rigida per il reato di cui all’art. 317 c.p. in quanto questa linea interpretativa permetterebbe alla difesa di Berlusconi di riconsiderare la questione nell’ambito di una accusa più lieve ovvero quella di induzione indebita che comporterebbe il vantaggio di una pena più mite, una prescrizione più breve e comunque niente pena accessoria.
Secondo quanto viene deciso dalla Corte di Piazza Cavour, l’interpretazione della legge Severino deve condannare duramente soltanto chi “limita radicalmente” la libertà del soggetto sul quale viene esercitata la pressione mentre, in maniera più mite, nel caso in cui si esercitano delle forme di “pressione non irresistibile”.
Per farla breve, secondo la Cassazione si deve individuare il limite di confine tra le due forme di costrizione e determinarne la giusta pena, tenendo conto appunto dello “spacchettamento” della fattispecie di reato creato con la legge Severino.
Secondo il chiarimento della Cassazione “La fattispecie di induzione indebita è caratterizzata da una condotta di pressione non irresistibile da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio, che lascia al destinatario della stessa un margine significativo di autodeterminazione e si coniuga con il perseguimento di un suo indebito vantaggio” mentre nella concussione “si è in presenza di una condotta del pubblico ufficiale che limita radicalmente la libertà di autodeterminazione del destinatario”.
Restiamo in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza che saranno pubblicate tempestivamente sul blog non appena disponibili.
Ne casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni.
Pubblicate le motivazioni della sentenza relativa al “Caso Ruby” – Scarica il testo della Sentenza
ss.uu. severino