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Timestamp: 2017-08-20 07:44:19+00:00
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Altro macigno da una nuova sentenza Capobianco - Luceraweb
06/08/2017 20.17.58
Altro macigno da una nuova sentenza Capobianco
I problemi sull'urbanistica a Lucera non finiscono mai. Dopo almeno un paio di anni di silenzio apparente, tornano i fantasmi sulla pianificazione della città con una nuova spinosa questione derivante da una sentenza del Tar Puglia invocato da Antonio Capobianco con l’Immobiliare Caterina.
Il Comune torna a essere immancabilmente soccombente in un giudizio di primo grado che mette in discussione, anzi annulla del tutto (per dichiarata risoluzione) la famosa transazione stipulata tra l’Amministrazione Dotoli e la famiglia Capobianco che pareva avesse risolto oltre dieci anni di contenziosi.
E invece tutto si è rianimato nel 2015 quando una richiesta di permesso a costruire (per un immobile oggetto dell’accordo) negata da Palazzo Mozzagrugno ha provocato un nuovo ricorso che oggi piazza un macigno di carattere economico e urbanistico.
La motivazione del diniego stava nell’annullamento da parte dello stesso Tar delle delibere del 2012 (e non solo quelle) che sancivano di fatto l'intesa sottoscritta due anni prima. Il ricorso del Comune è ancora pendente ma nel frattempo i giudici baresi hanno stabilito che quel percorso sarebbe dovuto andare avanti comunque, perché direttamente derivante da quanto disposto dal Consiglio di Stato nel 2008.
Per di più, la sentenza pubblicata qualche giorno fa ha sancito un vero e proprio inadempimento contrattuale da parte del Comune nel 2012, perché i provvedimenti sono arrivati oltre la data stabilita del 13 agosto, e cioè a settembre e novembre successivi.
E possibile, quindi, che già alle Feste patronali di quell’anno ci fosse qualcuno intento a festeggiare l’ennesimo passo falso arrivato da Palazzo Mozzagrugno dove già in questi giorni si sta decidendo come affrontare la questione da un duplice punto di vista.
Anzitutto la sentenza stabilisce che ci debba essere un risarcimento economico per “lucro cessante e danno emergente” a favore dell’azienda, ma la quantificazione non è stata ancora fatta. I giudici hanno invitato a un (molto improbabile) accordo tra le parti, altrimenti sarà la corte a stabilire il quantum. A margine del Consiglio comunale di martedì scorso, dove l’argomento ha preso una bella fetta di discussione, c’è chi ha azzardato una forbice tra i tre e dieci milioni di euro, ma al di là della cifra si tratta di un debito non previsto nel piano di rientro del Comune che pareva stesse uscendo da una situazione disastrosa dei conti.
“Fermo restando che impugneremo la sentenza al Consiglio di Stato – ha commentato il sindaco Antonio Tutolo – questo scenario ci porterebbe dritti al dissesto dell’ente. E questa volta non si vedono scappatoie, perché non abbiamo previsto alcuna copertura economica. Comunque sia, la tempistica di tutta questa vicenda mi lascia ancora una volta perplesso”.
Dal punto di vista urbanistico, invece, le decisioni si ripercuotono inevitabilmente anche sulle previsioni del Pug che solo da pochi mesi ha iniziato a muovere i suoi primi passi, anche perché le concessioni ai Capobianco sono state inserite nel Piano e quindi sono attese pure decisioni in questo senso.
Insomma, una nuova estate calda in cui sono già cominciate le accuse incrociate per l’attribuzione di responsabilità dell’ennesimo pasticcio poco comprensibile alla maggioranza della popolazione che però ne paga le conseguenze soprattutto in termini economici.
Vedi anche: Storia e strategie della famiglia Capobianco