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Timestamp: 2019-10-17 05:44:53+00:00
Document Index: 6877205

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 43', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 42', 'art. 34', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 34', 'art. 42', 'art. 1226', 'art. 42', 'art. 42']

DOSSIER: L'art. 42-bis. La reviviscenza dell'art. 43, Studio Legale Marella
DOSSIER: L'art. 42-bis. La reviviscenza dell'art. 43
Categoria: Espropriazione per p.u.
Il presente dossier vuole rappresentare uno spunto di approfondimento (già oggetto di un convegno organizzato dallo Studio) relativamente al neo introdotto art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 (T.U. espropriazione) introdotto dall’art. 34 del D.L. 6 luglio 2011 n. 98 convertito dalla L. n. 111/2011.
L’elemento cardine è rappresentato dal fatto che la ricordata disposizione ha riprodotto, con talune rilevanti modifiche, l’art. 43 del T.U. espropriazioni dichiarato incostituzionale, per ragioni collegate all’eccesso di delega, dalla Corte Cost. n. 293/2010.
La norma ha cura di precisare che l’atto di acquisizione è destinato a non operare retroattivamente, e ciò sembra costituire una risposta ad uno dei rilievi espressi dalla Corte Costituzionale.
In buona sostanza, il legislatore ordinario ha reiterato il meccanismo sanante, agganciandolo questa volta ad una valutazione amministrativa più stringente rispetto a quella espressa dall’art. 43, dovendosi valutare le attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico, comparandole con i contrapposti interessi privati ed evidenziando l’assenza di ragionevoli alternative alla sua adozione.
Indennizzo ed art. 42-bis
Il legislatore nell’art. 42-bis utilizza il termine indennizzo per qualificare la pretesa del proprietario colpito dal provvedimento di acquisizione sanante.
E’ utile ricordare che sia la Corte costituzionale, sia la Cassazione parificano l’indennità espropriativa al risarcimento del danno da occupazione appropriativa, così riproponendo la ricostruzione del danno in termini di indennizzo avente natura risarcitoria.
In tal senso, Cass. n. 18858/2011: "... nelle espropriazioni per p.u. quali che siano le modalità e gli istituti attraverso i quali l’amministrazione espropriante pervenga all’acquisizione dell’immobile privato - autoritativamente mediante decreto di esproprio, contrattualmente mediante cessione volontaria, ovvero in modo anomalo attraverso la sua irreversibile trasformazione nell’opera pubblica - l’obbligo di un corrispettivo correlato al valore venale del bene a carico di quest’ultima deriva direttamente dall’art. 42, comma 3 Cost.; per cui seppure è riservato al legislatore il potere discrezionale di modularne contenuto, ampiezza e denominazione nelle varie fattispecie disciplinate, la sua natura in ciascuna di esse resta comunque indennitaria. E la fonte genetica diretta ed immediata è costituita pur sempre dal menzionato precetto costituzionale che subordina la legittimità del sacrificio richiesto al privato, alla corresponsione di un indennizzo".
Detta parificazione, sempre per la Suprema Corte è tale che "... a nulla rilevano le indubbie differenze tra le obbligazioni stabilite per ciascuna di dette fattispecie allorché il procedimento ablativo si è di fatto esaurito mediante occupazione espropriativa e all’obbligazione dell’espropriante di corrispondere l’indennità di espropriazione ovvero il prezzo della convenuta cessione volontaria, subentra quella del risarcimento del danno corrispondente all’intero valore venale dell’immobile ablato".
Sono dunque queste le basi che consentono alla Cassazione di riconoscere come valida, ai fini dell’interruzione della prescrizione del credito risarcitorio derivante dalla perdita del diritto dominicale, una intimazione o richiesta scritta di pagamento del corrispettivo, collegata con la suddetta vicenda (occupazione, appropriazione, accessione invertita ecc.).
Condotte acquisitive ed usurpative
L’equiparazione operata dall’art. 42-bis, nel senso che il provvedimento di acquisizione può essere utilmente sperimentato in entrambe le ipotesi, nasce dalla circostanza che secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato l’istituto dell’occupazione acquisitiva, per effetto della giurisprudenza CEDU, non ha più campo nell’ordinamento interno, tanto da far sorgere l’obbligo dell’amministrazione alla restituzione del fondo.
In sostanza, l’eliminazione della tutela dominicale anche per i fatti usurpativi potrebbe rappresentare un insostenibile sacrificio per il fondo abusivamente utilizzato dalla P.A. se la stessa si disegna come modello di acquisizione del bene alla mano pubblica, addirittura realizzando l’effetto traslativo in maniera decisamente più cruenta rispetto alle ipotesi che la giurisprudenza di legittimità riconosceva.
Il pregiudizio non patrimoniale: Cons. Stato 2 novembre 2011 n. 5844
Occorre ora passare all’esame dell’art. 42-bis rispetto al riconoscimento del diritto del proprietario ad un indennizzo per il pregiudizio non patrimoniale.
Comprendere il significato di tale previsione non é affatto agevole, se solo si considera che il legislatore ha qualificato come indennizzo il quantum spettante al proprietario attinto dall’atto di acquisizione sanante.
Epperò la qualifica in termini d’indennizzo - utilizzata per qualificare tanto il ristoro del pregiudizio correlato alla perdita della proprietà che per specificare il pregiudizio non patrimoniale - sembra spiazzare le intenzioni stesse del legislatore, apparendo quanto mai strano che l’indennizzo determinato sia stato previsto per l’atto di acquisizione sanante e non per le ipotesi d’illecito non definite attraverso l’adozione di tale atto.
Il tutto è stato di recente superato dal Consiglio di Stato 2 novembre 2011 n. 5844 che, occupandosi di un procedimento nel quale si discuteva del risarcimento del danno spettante ai proprietari di un’area irreversibilmente trasformata in costanza del termine di dichiarazione di p.u., ha affermato che "... devono essere valutati i danni morali richiesti dall’appellante sulla base del nuovo art. 42-bis del T.U. espropriazione n. 327/ 2001, introdotto dall’art. 34 della cd. ‘‘Manovra economica 2011’’ (D.L. 6 luglio 2011, n. 98), il quale, reintroducendo l’istituto dell’acquisizione sanante, prevede anche che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, anche con riferimento ai fatti antecedenti (comma 8 del predetto art. 42-bis)".
Secondo il giudice amministrativo "... Il riferimento al danno non patrimoniale in tale disposizione costituisce disposizione innovativa, che impone la necessità di opportuna considerazione anche in sede di risarcimento del danno per illecita occupazione; danno patrimoniale che il Collegio ritiene di poter equitativamente determinare, ai sensi dell’art. 1226 c.c., in complessivi euro 50.000,00, atteso anche il valore complessivo del risarcimento".
Nella pronunzia ora ricordata si coglie, in maniera chiara, il tentativo di razionalizzare il contenuto dispositivo dell’art. 42-bis, estendendone la portata (almeno in punto di danno non patrimoniale) a vicende ulteriori rispetto a quelle ivi disciplinate.
Conclusioni sul danno non patrimoniale
Malgrado le critiche appena espresse, non pare potersi revocare in dubbio che l’introduzione del pregiudizio non patrimoniale da lesione della proprietà conferma inequivocabilmente che si sia intrapresa una via destinata a realizzare lo sblocco del danno non patrimoniale da lesione della proprietà, attraverso un processo che l’art. 42-bis sembra avere soltanto accennato.
(* P/C/R/U/A - 7/12/733)
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