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Timestamp: 2020-04-02 01:02:02+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3428 del 09/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3428 del 09/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 09/02/2017, (ud. 15/12/2016, dep.09/02/2017), n. 3428
sul ricorso 2164-2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 343/02/2015 del 13/05/2015 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE DI PERUGIA, depositata il 11/06/2015;
partecipata del 15/12/2016 dal Relatore Consigliere MANZON;
Con sentenza in data 13 maggio 2015 la Commissione tributaria regionale dell’Umbria respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 61/7/14 della Commissione tributaria provinciale di Perugia che aveva accolto il ricorso di O.P. contro gli avvisi di accertamento IRPEF ed altro 2006-2007. La CTR osservava in particolare che, ancorchè per ragioni diverse da quelle ritenute dal primo giudice, il ricorso del contribuente doveva considerarsi fondato, avendo il medesimo controprovato adeguatamente rispetto alla presunzione legale (“redditometro”) basante l’atto impositivo impugnato.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – l’Agenzia fiscale ricorrente denunzia la nullità della sentenza impugnata per violazione/falsa applicazione di plurime disposizioni legislative e specificamente per non aver tenuto conto di elementi contrari alle allegazioni difensive del contribuente, quali emergenti dagli atti processuali ed in parte rilevati dalla medesima CTR.
E’ infatti lo stesso giudice di appello che osserva, in fatto, che quanto all’incasso di Euro 53.107,32 per acconto utili societari nel 2006 la relativa allegazione difensiva dell’ O. non fosse fondata, ma tuttavia non ne ha poi tenuto conto ed ha annullato per intero gli avvisi di accertamento de quibus.
Con ciò la CTR ha violato il principio – pacifico nella giurisprudenza di questa Corte – che “Dalla natura del processo tributario – il quale non è annoverabile tra quelli di “impugnazione-annullamento”, ma tra quelli di “impugnazione-merito”, in quanto non è diretto alla sola eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma alla pronuncia di una decisione di merito sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente che dell’accertamento dell’ufficio – discende che, ove il giudice tributario ritenga invalido l’avviso di accertamento non per motivi formali (ossia per vizi di forma talmente gravi da impedire l’identificazione dei presupposti impositivi e precludere l’esame del merito del rapporto tributario), ma di carattere sostanziale, detto giudice non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, eventualmente ricondurla alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte” (tra le molte, v. Sez. 5, Sentenza n. 6918 del 20/03/2013, Rv. 625849).
Il ricorso va dunque accolto quanto al primo motivo, assorbito il secondo, con cassazione della sentenza impugnata e rinvio al giudice a quo per nuovo esame.
La Corte accoglie il ricorso quanto al primo motivo, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale dell’Umbria, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.