Source: http://scuolademocratica.blogspot.com/2009/
Timestamp: 2018-11-16 16:10:30+00:00
Document Index: 151244437

Matched Legal Cases: ['art. 64', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 33']

Scuola Democratica: 2009
Bloccata la "riforma" Gelmini
Stop del Consiglio di Stato alla riforma delle scuole superiori che,
nell'intenzione del ministro Mariastella Gelmini, dovrebbe partire dal prossimo
anno scolastico. Il Consiglio di Stato contesta che i Regolamenti emanati dal
ministro vanno ben al di là della delega concessa dal Parlamento. Meno ore, meno
materie, con l'obiettivo di ridurre i costi ed il personale non rientrano nella
delega che prevede, secondo i magistrati, "la sola ridefinizione dei curricula
vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei
piani di studio e relativi quadri orari" (Mario Reggio, "Riforma
delle scuole superiori. Lo stop del Consiglio di Stato", La
Repubblica, 15 Dicembre 2009).
E' una buona notizia. Ora bisogna lottare per ottenere che tutta la cosiddetta riforma venga ridiscussa e che si blocchino gli effetti devastanti della legge 133/2008.
La "riforma", in effetti, non contiene un vero progetto educativo-didattico, ma ha l'unico scopo "di ridurre i costi ed il personale", infierendo un gravissimo colpo alla qualità del sistema formativo pubblico. Riuscire ad ottenere il rinvio di un anno sarebbe un primo passo per sottoporla a critiche serrate e ottenerne la revisione.
Pubblicato da Scuola Democratica a 06:38 Nessun commento:
Mettiamo in evidenza un passo dell'articolo che l'illustre giurista Aldo Schiavone ha pubblicato oggi su La Repubblica, "Finale di partita del Cavaliere":
La povertà del nostro discorso pubblico è impressionante, se confrontata con il dibattito francese, o tedesco. Come spiegare altrimenti del resto - se non come tacita rassegnazione alla nostra sconfitta e alla nostra minorità - l'inerzia del governo di fronte a una disoccupazione giovanile che per alcune fasce d'età e per alcune regioni sfiora il 50%. Quando si toccano queste cifre, sono intere generazioni a essere travolte, a veder messe a repentaglio le loro prospettive di crescita e di sviluppo personale; e quando ciò accade- e non si corre subito ai ripari è la stessa tenuta democratica del Paese a essere messa a rischio. E come ancora spiegare altrimenti se non come una silenziosa abdicazione al nostro ruolo e alla nostra posizione in Europa, che mentre in Francia (solo per fare un esempio) un governo di destra decide -proprio di fronte alla crisi in atto - di puntare su un imponente piano di trasferimento di risorse alla scuola, all'università, alla ricerca, avendo capito che il terreno della formazione e dell'innovazione culturale e scientifica è ormai quello su cui si decide la sorte e il rango mondiale delle comunità nazionali, per i nostri dirigenti politici di maggioranza già solo accennare a questi problemi sembra un lusso che non possiamo concederci.
Sono concetti che sosteniamo dal 1994 e sul nostro sito si possono consultare, in proposito, articoli, documenti e proposte che da quella data cercano di mostrare il pericolo delle politiche di saccheggio delle risorse destinate alla scuola in Italia e di prospettare soluzioni. Ora la situazione è gravissima ed intervenire sul tema è urgentissimo, pena il declino inarrestabile del Paese.
Pubblicato da Scuola Democratica a 11:04 Nessun commento:
Sito web di Scuola Democratica
Per consultare documenti e dossier prodotti da Scuola Democratica (alcuni sono in corso di elaborazione e saranno pubblicati nei prossimi giorni) cliccate sul sito SD.
Pubblicato da Scuola Democratica a 01:33 Nessun commento:
Sciopero per salvare la scuola
Pubblicato da Scuola Democratica a 01:32 Nessun commento:
CGIL Scuola contro il governo
Condividiamo totalmente il comunicato della CGIL Scuola che ha convocato uno sciopero per Venerdì 11 Dicembre 2009.
Riportiamo quasi per intero il documento. Abbiamo cambiato in "tutto maiuscolo" i concetti su cui anche noi insistiamo da tempo:
“La Scuola non si taglia!” Così recitava uno dei tantissimi cartelli della manifestazione del 30 ottobre 2008 e così ha dichiarato anche il nostro Presidente della Repubblica. Ma questo Governo PERSEVERA IN UNA POLITICA DI IMPOVERIMENTO E DI DESTRUTTURAZIONE DELLA SCUOLA. I tagli stabiliti dalla L. 133/08 (oltre 130.000 posti e 8 miliardi in meno in tre anni), nonostante alcuni risultati ottenuti attraverso le mobilitazioni (stop al maestro unico e all’inglese potenziato, rinvio dei regolamenti delle superiori, ecc.), producono già da quest’anno i primi effetti devastanti. DIFFICILE GARANTIRE IL DIRITTO ALLO STUDIO E ALLA SICUREZZA E NEL PRIMO CICLO SI ASSISTE A UNA STRISCIANTE EROSIONE DEGLI ELEMENTI DI BASE DI UNA ISTRUZIONE DI QUALITÀ. E come se non bastasse, malgrado i tempi della scuola e delle famiglie, si vorrebbero attivare già dal prossimo anno i regolamenti delle superiori. La FLC ha ribadito il proprio dissenso sia nel metodo che nel merito e ha richiesto un rinvio dell’attuazione dei regolamenti della scuola secondaria di secondo grado, anche in considerazione che i pareri del Parlamento saranno espressi solo a gennaio.
Lo abbiamo segnalato sia nelle audizioni alla Camera e al Senato sia nell’incontro al Ministero del 18 novembre. LA SCUOLA HA BISOGNO DI ALTRO: LE RIFORME NON SI FANNO CON I TAGLI MA CON GLI INVESTIMENTI. NO al licenziamento dei precari. SI alle assunzioni in ruolo su tutti i posti liberi“Nessun licenziamento nella scuola”. Questa la dichiarazione del Presidente del Consiglio lo scorso anno. Ma come si sa le bugie hanno le gambe corte. I licenziamenti ci sono eccome: almeno 25.000 lavoratori precari, solo quest’anno, non hanno potuto rinnovare il loro contratto. Lo confermano i numeri forniti dallo stesso Ministero e le domande per i cosiddetti contratti di disponibilità.
La soluzione prospettata dal Governo attraverso le graduatorie prioritarie e le convenzioni con le Regioni si rivela di giorno in giorno sempre più iniqua, insufficiente e macchinosa. Si scaricano sulle Regioni i tagli del Governo, si mettono i precari gli uni contro gli altri, si complica il lavoro delle scuole e questo senza nessuna risorsa aggiuntiva, senza nessun intervento sugli ammortizzatori sociali. Le 16.000 assunzioni in ruolo di quest’anno sono una goccia nel mare del precariato. NON SI È RISPETTATO IL PIANO PLURIENNALE DI 180.000 ASSUNZIONI PREVISTO DALLE LEGGI FINANZIARIE DEL 2007 E 2008 E NON SI È COPERTO NEPPURE IL TURN-OVER: ECCO LA VERITÀ. La FLC Cgil chiede un piano pluriennale di assunzione su tutti i posti liberi: già oggi sono almeno 90.000 (30.000 docenti e 60.000 ATA) e da questi si deve partire per avviare la STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO CHE DA ANNI GARANTISCE IL FUNZIONAMENTO DELLE SCUOLE. Rinnovare i contratti è un diritto e un fatto di civiltà12 EURO LORDI DI AUMENTO MENSILE È QUANTO HA MESSO SUL TAVOLO IL GOVERNO PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO SCUOLA. È UN INSULTO: QUESTA SOMMA NON GARANTISCE IL POTERE D’ACQUISTO DEGLI STIPENDI DI UNA CATEGORIA CON LE RETRIBUZIONI PIÙ BASSE D’EUROPA. È UNA BEFFA: CON QUESTA SOMMA SI VORREBBE ANCHE PREMIARE IL MERITO! L’accordo separato per la riforma dei contratti prevede, per i settori pubblico e privato, la possibilità di recuperare lo scostamento rispetto all’inflazione solo al termine del triennio di vigenza contrattuale: cioè, il recupero non è certo.La vera somma è in negativo: meno soldi alle scuole, tagli agli organici, licenziamento dei precari, diminuzione degli stipendi. Con quale faccia il Ministro Gelmini continua a elogiare la sua riforma? Alla fine della cura cosa resterà della scuola? LA SCUOLA VIVE IN GRAN PARTE DELL’IMPEGNO E DELLA MOTIVAZIONE DI CHI VI LAVORA, I DOCENTI IL PERSONALE ATA, I DIRIGENTI. MORTIFICARE IL LORO LAVORO, SIGNIFICA MORTIFICARE LA SCUOLA STESSA. I dirigenti, che il ministro Brunetta vorrebbe trasformare in arcigni funzionari governativi, aspettano il rinnovo del contratto da 48 mesi. È questo il trattamento da riservare a chi spetta la leadership educativa della scuola dell’autonomia?ALTRO CHE RIFORME. ABBIAMO UN GOVERNO ARRETRATO E AUTORITARIO, CHE HA PAURA DELLA LIBERTÀ E DELLA RESPONSABILITÀ DI CHI LAVORA.
Pubblicato da Scuola Democratica a 09:26 Nessun commento:
Scuola Democratica al No B Day
Scuola Democratica ha aderito al No B Day!
Pubblicato da Scuola Democratica a 10:10 Nessun commento:
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Pubblicato da Scuola Democratica a 10:06 Nessun commento:
Bloccare la contro-riforma
Le Regioni hanno chiesto "al ministro il rinvio di un anno dell'entrata in vigore dei regolamenti cui si affida la revisione dell'assetto di istituti superiori e licei soprattutto perché i ragazzi, insieme alle loro famiglie, hanno il diritto di capire bene a quale scuola si iscriveranno" (Italia Oggi, n. 279, 24/11/2009).
Scuola Democratica ritiene invece che la riforma vada, non rinviata, ma bloccata e annullata.
Perciò aderisce al No Berlusconi Day del 5 Dicembre 2009. Chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio rappresenta un passo decisivo verso l'abolizione della contro-riforma Gelmini, riedizione di quella del ministro Brichetto Moratti, e per abolire anche l'art. 64 della legge 133/2008 che innalza il numero di studenti a 40 per classe, riducendo gli insegnanti di 87.000 unità.
Scuola Democratica saluta con soddisfazione il fatto che la scuola sia considerata una delle sei emergenze nazionali dagli organizzatori della manifestazione del 5 Dicembre.
Reagisce invece con forte disapprovazione al fatto che i tre grandi temi delle manifestazioni indette dal PD l'11 e il 12 Dicembre non includano il problema dell'istruzione.
Scuola Democratica aderisce allo sciopero indetto dalla CGIL l'11 Dicembre e resta sconcertata dal fatto che gli altri sindacati non partecipino all'organizzazione.
Sta per essere completato il dossier sulla contro-riforma dell'istruzione superiore, in rete nei prossimi giorni.
Pubblicato da Scuola Democratica a 09:59 Nessun commento:
Sabato 14 Novembre 2009 la Cgil è scesa in piazza con gli studenti per contestare le politiche economiche del governo. E' il caso di ricordare che l'art. 64 della legge 133/2008, con l'applicazione della devastante riforma della scuola secondaria riduce di 87.400 unità i docenti e di 44.500 unità il personale ATA. La giustificazione propagandistica di questa operazione distruttiva della scuola pubblica è quella enunciata nel Piano di attuazione dell'art. 64 di cui sopra: il rapporto insegnanti/studenti in Italia sarebbe più alto della media Ocse.
Si tratta di un argomento che ignora i parametri usati dall'Ocse o che, più probabilmente, li utilizza in malafede per i propri scopi. La realtà, infatti, è che in Italia ci sono 20.000 insegnanti di sostegno a carico del MIUR, mentre negli altri paesi di area Ocse dipendono dal ministero del welfare.
Inoltre nel nostro paese ci sono 80.000 insegnanti di religione cattolica in ruolo, caso unico nel mondo intero, a parte forse i paesi con governo teocratico. Sarebbe ora che il Pd contrastasse duramente questa falsificazione della realtà e lottasse per una scuola laica e pluralista, pubblica, su cui investire risorse, unico metodo per superare le crisi economiche e creare nuova occupazione. Questo concetto lo ribadisce proprio l'Ocse, ma il ministro questa parte non la legge, fa finta di non vederla.
Sarebbe opportuno che la leggessero attentamente i parlamentari d'opposizione, per farne il loro principale obiettivo: bisogna investire nella scuola, perché è un investimento che paga in tutti i sensi: crea cultura, intelligenza, innovazione, ricerca e capacità competitiva, cioè lavoro!
Scandalosamente nella scuola si continua a rifiutare la stabilizzazione anche a quei precari che sono assunti su posti di organico di diritto. Oggi la CGIL si rivolge a tutti parlamentari richiamando l'attenzione su alcuni problemi fondamentali del sistema scolastico italiano. In particolare, chiede un atto di responsabilità ai parlamentari:
per rivedere e cancellare gli obiettivi devastanti dell'art. 64 della legge 133/2008, che stanno distruggendo la scuola pubblica;
a favore di un piano triennale di assunzioni a tempo indeterminato, per i precari che occupano posti di organico di diritto;
per lo stanziamento di risorse idonee al rinnovo contrattuale del personale.
Ci aspettiamo dalle forze di opposizione iniziative concrete a favore della scuola pubblica, laica e pluralista, per contrastare il declino altrimenti inarrestabile del nostro Paese.
Pubblicato da Scuola Democratica a 07:04 Nessun commento:
Appello al nuovo segretario del PD
Ipotizziamo che il PD costituisca l’ultima possibilità di tener lontano il leader del centro-destra e i suoi alleati dal potere legislativo e da quello esecutivo (quello economico, quello mediatico, e chissà quanti altri, se li tengono ben stretti).
In ragione di ciò, non possiamo esimerci dal rivolgere un appello urgente al nuovo segretario di un partito ancora giovane.
Pensiamo si debba fare agli italiani una GRANDE PROMESSA e poi, soprattutto, mantenerla.
La promessa dovrebbe esser quella di RIQUALIFICARE TUTTO IL SISTEMA SCOLASTICO ITALIANO.
Ciò significa reperire risorse finanziarie. Ci sono (non serve far finta che non sia così) e normalmente vengono sprecate in abbondanza (inutile che ricordiamo come: è sotto gli occhi di tutti).
E poi significa, soprattutto, investirle nell’istruzione e nella formazione.
In particolare, le risorse dovrebbero essere utilizzate allo scopo di migliorare LE INFRASTRUTTURE SCOLASTICHE (le più mal ridotte d’Europa) e VALORIZZARE LA PROFESSIONE DEGLI INSEGNANTI, conferendo loro più alte retribuzioni (ora sono le più basse del mondo).
Al di fuori di tattiche e strategie, questa sarebbe una POLITICA DI PROSPETTIVA, che guarda alle giovani generazioni e al futuro della nostra società.
Da scuole migliori e insegnanti professionisti (adeguatamente retribuiti) trarrebbero probabile giovamento lo sviluppo dell’intelligenza, della creatività, delle competenze e delle capacità della cittadinanza.
Migliorando questi fattori aumenterebbe la capacità competitiva degli italiani, anche la crescita economica sarebbe meno problematica, la nazione tornerebbe a produrre ricchezza e la maggiore ricchezza permetterebbe di salvaguardare il patto generazionale, consentendo pensioni più dignitose e un lavoro forse più flessibile (per le maggiori competenze acquisite dai cittadini), ma meno precario.
È inoltre facilmente ipotizzabile che una società più istruita e più colta possa crescere e vivere con un più elevato senso dello Stato, rispetto a quello attuale (prossimo allo zero).
La crescita della cultura della cosa pubblica e dello Stato di diritto non è improbabile che generi un più oculato ed equo utilizzo delle risorse finanziarie, favorendo una più giusta distribuzione della ricchezza prodotta, lontano dalla "cultura" del privilegio e della difesa di interessi particolaristici, che caratterizzano la politica attuale.
Questo tipo di intervento era già stato promesso dall’Ulivo fin dalla sua nascita (1995), ma non è stato mai attuato. Anzi, i trasferimenti finanziari alle scuole sono diminuiti in una decina d’anni del 70% e i docenti sono sempre più umiliati e demotivati.
Quindi, non basta prometterlo di nuovo. Bisogna prometterlo e poi mantenerlo.
Questo non è affatto un discorso corporativo o sindacale, ma riguarda tutta la cittadinanza, perché una scuola di qualità produce vantaggi per la collettività nel suo complesso e una professionalità docente di alto livello è una delle possibili condizioni per la crescita dell’intera società civile e per la vita delle istituzioni dello Stato.
Il PD e il nuovo segretario dovrebbero impegnarsi a cambiare realmente in questa direzione, smetterla di praticare il metodo della sfacciata propaganda, che altri utilizzano con molta più spregiudicatezza e sistematicità.
In conclusione, senza affrontare con lungimiranza i problemi veri, quelli che riguardano la costruzione del futuro della nostra società, il degrado sociale e il declino della politica potrebbero divenire inarrestabili.
Pubblicato da Scuola Democratica a 08:31 Nessun commento:
Lo stipendio dei professori
La tabella riportata sopra, tratta da La Repubblica del 9 settembre 2009, pubblicata a corredo dell'articolo "L'Ocse: i prof in Italia sottopagati e lasciati soli" di Mario Reggio, è di per sè molto eloquente della scarsa considerazione che la politica italiana ha nei confronti dei giovani cittadini e di coloro che hanno la responsabilità di formarli ad una cittadinanza consapevole, cioè gli insegnanti. Quelli italiani sono i peggio pagati d'Europa, ma una ricerca più a largo raggio mostrerebbe che sono tra i peggio pagati dell'intero pianeta. Scuola Democratica ha affrontato più volte il problema con dossier e documenti ai quali rimandiamo, più che mai convinti che solo la valorizzazione della professione dei docenti è l'unica vera riforma da attuare nel sistema formativo italiano. Al contrario, su quella ormai in atto, la cosiddetta "Riforma Gelmini", riedizione di quella ideata da Letizia Brichetto, abbiamo notevoli perplessità che presto esprimeremo con un documentato dossier.
Pubblicato da Scuola Democratica a 02:11 Nessun commento:
Più studenti meno classi
Cresce l'indice di affollamento delle aule scolastiche italiane in applicazione del piano Berlusconi-Tremonti-Gelmini per la distruzione della scuola pubblica.
"Secondo i dati pubblicati lo scorso 30 settembre da viale Trastevere, le scuole statali italiane nel 2009/2010 fanno registrare il maggior numero di iscritti di sempre: 7 milioni e 806 mila alunni. Per la prima volta, i piccoli della scuola dell'infanzia superano il milione di unità. Ma chi si aspetta un corrispondente incremento del numero delle classi si sbaglia. Perché, nonostante tutto, il loro numero è in calo di quasi 4 mila unità e l'affollamento delle stesse in aumento di mezzo punto" ("Iscritti a scuola, mai così tantima avranno 4mila classi in meno" di Salvo Intravaia, La Repubblica, 6 Ottobre 2009).
Quello che viene attuato è il «Piano programmatico del MIUR di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in attuazione dell’art. 64 della legge 133/08» che prevede in tre anni l’innalzamento del rapporto alunni/classe secondo un meccanismo inesorabile. Oggi il divisore per formare le classi è il numero 25.
Aumentarlo dello 0,20 nel 2009/2010 significa 25 x 0,20 = 5, quindi il primo anno dell'attuazione del "Piano" le classi possono essere composte da 30 studenti, ed è quello che sta appunto avvenendo.
Dal 2010/2011 si aumenta di un ulteriore 0,10, cioè 30 x 0,10 = 3, quindi il secondo anno le classi potranno essere composte da 33 studenti;
Dal 2011/2012 si aumenta di un ulteriore 0,10, cioè 33 x 0,10 = 3,3, quindi il terzo anno le classi potranno essere composte da 36 studenti.
Crediamo che le famiglie con figli che si iscriveranno a scuola nei prossimi mesi dovrebbero essere informati di questo e magari chiedersi come possa migliorare la qualità della scuola, dell’insegnamento e dell’apprendimento con queste modifiche. È questo un modo per eliminare sprechi (se ci sono), o si tratta d’un taglio generalizzato e indiscriminato che non produce miglioramenti? Non facciamo altri commenti, lasciamo giudicare a chi iscriverà i figli nelle classi prime dei vari ordini di scuola, formate progressivamente da 30, 33 e 36 allievi.
Se va bene, perché se ci sono 144 iscritti (36 x 4) si fan quattro classi prime, ma se ci sono 160 iscritti si fan sempre quattro classi, di 40 alunni ciascuna (160 : 4 = 40). Si torna al passato, agli anni ’50? O ancora più indietro?
Pubblicato da Scuola Democratica a 06:52 Nessun commento:
I documenti e le altre news di Scuola Demcratica
Scuola Democratica apre un blog.
L'archivio documenti di Scuola Democratica e le news precedenti le potete trovare sul sito www.angeloconforti.it/SD
Pubblicato da Scuola Democratica a 07:16 Nessun commento:
Il ministro ci ha dato ragione
Non abbiamo neanche fatto in tempo a scrivere che il Ministro della Pubblica Istruzione vuole abolire la Pubblica Istruzione che lei stessa ci ha dato ragione. Con la candida sfrontatezza che contraddistingue tutti gli esponenti del Governo/Mediaset/Mondadori (in cui Uomo, Partito, Stato e Azienda non si distinguono più), Mariastella Gelmini ha annunciato di voler concedere finanziamenti alle famiglie per indurle a frequentare le scuole private.
Ora è chiaro a cosa servono i tagli lineari alla scuola pubblica del ministro dell’istruzione pubblica. Le stesse risorse finanziarie saranno destinate agli istituti scolastici privati, diplomifici, centri di indottrinamento confessionale, centri di addestramento di esecutori obbedienti ai voleri dell’Azienda-Stato-Persona.
Le risorse raccolte con le imposte pagate da tutti i cittadini serviranno a finanziare di fatto imprese private di fabbricazione del consenso.
La Costituzione della Repubblica Italiana, art. 33, commi 2 e 3, recita in modo inequivocabile: “La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
Che cos’è lo Stato? Lo Stato sono i cittadini. Perciò, “senza oneri per lo Stato” significa “senza oneri per i cittadini”. Sembra abbastanza chiaro che i cittadini non debbano essere gravati di imposte per finanziare iniziative private.
L’iniziativa del ministro è dunque contraria alla lettera e allo spirito della Costituzione e forse occorrerebbe fornire più chiaramente queste informazioni a tutti coloro che hanno a cuore la libertà e la democrazia (quelle vere, non quelle che compaiono negli slogan dei partiti, parole spesso svuotate di senso) e la difesa sostanziale della nostra Carta fondamentale, fonte dei diritti di tutti.
Già nel 1955 un grande filosofo e politico laico come Guido Calogero aveva, con straordinaria lungimiranza, indicato il pericolo e il percorso per evitarlo. Ecco il suo intervento, di grande attualità, pubblicato sulla testata Il Mondo del 6 Dicembre di quell’anno:
«Se in Italia la scuola laica è in pericolo, questo significa che molti italiani non hanno ancora capito che interesse abbiano a difenderla. E non si suscita quell’interesse solo ripetendo che essi debbono difenderla. Bisogna far loro capire in che consiste quell’interesse, ragionando, per così dire, sulla pelle dei loro figli, cioè spiegando loro che cosa una scuola seria deve dare ai loro figli, e che cosa non deve dare, affinché essi ne escano cittadini capaci e ragionevoli, i quali non mandino a male le loro faccende private e pubbliche creando così la loro stessa infelicità. Ed ecco che non si può non parlare della struttura stessa della scuola, e di come i docenti debbono insegnare e di quel che i ragazzi debbono imparare. Di fatto, la battaglia per il laicismo educativo non è altro che la battaglia per una scuola più intelligente contro una scuola meno intelligente. E proprio per ciò che essa si presenta da noi in primo luogo come difesa della scuola di Stato – cioè della scuola che, dovendo essere assicurata dallo Stato a tutti i cittadini, quale che sia il loro orientamento religioso, ideologico o politico, deve restare indipendente da ogni presupposto di tal natura – nei confronti della scuola privata, la quale, essendo quasi sempre organizzata da gruppi caratterizzati confessionalmente, si appella a famiglie, e forma scolaresche, sempre educate in modo più o meno unilaterale. La fondamentale legittimità di questo aspetto della difesa della scuola laica consiste nel fatto che un’educazione condotta, comunque, in base a certi orientamenti dottrinali presupposti come indiscussi, o discussi in misura insufficiente, crea uomini moralmente e civicamente meno solidi di un’educazione la quale non presupponga alcun tabù ed alleni continuamente i giovani all’attenta e rispettosa discussione di qualunque idea e fede, propria ed altrui. In una situazione come la nostra, il pericolo della diffusione di un tipo di educazione conformistica, in cui i docenti cerchino soprattutto di formare giovani che la pensino come loro, coincide ovviamente, in larga misura, con quello della diffusione della scuola privata, la cui organizzazione finanziaria e strutturale è possibile quasi soltanto ai gruppi cattolici. Di qui la necessità di difendere vigorosamente contro di essa la scuola di Stato, la quale nonostante tutto continua ad offrire una maggiore garanzia di non confessionalità; di qui la necessità di non accedere alla richiesta della sovvenzione statale a scuole private, salvo alla condizione (di accertamento pressoché impossibile oggi in Italia) che esse non fossero né cattoliche, né comuniste, né comunque dominate da un unitario orientamento dottrinale».
Fidenza, 19 Giugno 2009
Pubblicato da Scuola Democratica a 06:59 Nessun commento:
Contestato il libro di Mario Giordano
È stata duramente contestata oggi a Milano la triade (una e trina) Governo/Mediaset/Mondadori (clicca qui per video, foto e articolo).
È così fallita la presentazione dell’illeggibile libro di Mario Giordano, direttore del Giornale (si fa per dire), sulla scuola italiana, un libro disfattista (ma Papi lo sa?), fazioso e propagandistico, scritto da chi la scuola italiana nemmeno sa cosa sia.
Il ministro Mariastella Gelmini e il disinformato autore del libro (si fa per dire) sono dovuti scappare a gambe levate. Insieme a loro il Presidente Mediaset Fedele (di nome e di fatto) Confalonieri, incaricato forse da Papi.
I cittadini italiani dovrebbero sapere che il ministro, con il supporto propagandistico degli apparati Mediaset e Mondadori, si appresta ad abolire il diritto allo studio e alla pubblica istruzione per tutta la cittadinanza.
Lo farà applicando quelli che l’ex alleato Bruno Tabacci definisce “tagli lineari”, cioè riducendo drasticamente le risorse in proporzioni massicce e ugualmente a tutti gli istituti, pubblici s’intende.
Il primo passo di tale operazione consiste nell’innalzare il numero di studenti per classe in modo progressivo anno per anno. Forse i genitori dei bimbi che oggi hanno 4 anni dovrebbero essere correttamente informati del fatto che frequenteranno classi con 40 compagni, con tutti i vantaggi che ne deriveranno in qualità dell’apprendimento!
Forse sarebbe il caso di organizzare proteste anche più incisive di quella avvenuta a Milano alla libreria Mondadori. Impedire di presentare un vergognoso libro sarà pure un atto d’intolleranza, ma di fronte allo strapotere Mediaset/Rai1/Rai2/Mondadori (il più potente gruppo editoriale italiano) è davvero così grave?
Ci pensino bene quelli che oggi hanno figli e nipoti, se non vogliono essere costretti, anche potendo, a ripiegare su scuole private dove si pratica l’indottrinamento sistematico o l’addestramento acritico. Il futuro del Paese dipende da loro.
Fidenza, 16 Giugno 2009
Pubblicato da Scuola Democratica a 06:56 Nessun commento: