Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-iii/capo-ix/sezione-i/art1706.html
Timestamp: 2019-05-20 00:40:18+00:00
Document Index: 54892380

Matched Legal Cases: ['art. 1706', 'art. 1153', 'art. 1155', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 1706', 'art. 1706', 'art. 1706', 'art. 1706', 'art. 803', 'art. 948', 'art. 2932', 'art. 2652', 'art. 1706', 'art. 1706', 'art. 1706', 'art. 2362', 'art. 2448', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 1706 codice civile - Acquisti del mandatario - Brocardi.it
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Articolo 1706 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1706 Codice civile
Il mandante può rivendicare le cose mobili acquistate per suo conto dal mandatario che ha agito in nome proprio [1705] (1), salvi i diritti acquistati dai terzi per effetto del possesso di buona fede (2).
Se le cose acquistate dal mandatario sono beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri, il mandatario è obbligato a ritrasferirle al mandante. In caso d'inadempimento, si osservano le norme relative all'esecuzione dell'obbligo di contrarre [2652 n. 2, 2690 n. 1; 183 disp. att.] (4).
(1) La tesi prevalente vede nella norma una eccezione all'efficacia obbligatoria del mandato (1703 c.c.) in quanto il mandante avrebbe già acquistato la proprietà delle cose e potrebbe agire con la rivendica (948 c.c.) anche nei confronti dei terzi. Secondo altri, invece, l'efficacia è sempre obbligatoria ed è necessario un nuovo trasferimento.
(2) Si tratta dei terzi che hanno acquistato diritti dal mandatario (ad esempio perchè questi ha alienato loro il bene mobile). Se si ritiene che il mandato abbia efficacia reale l'acquisto dei terzi è salvo ai sensi dell'art. 1153 del c.c. mentre se si accede alla tesi obbligatoria l'acquisto è salvo ai sensi dell'art. 1155 del c.c..
(4) Se il mandatario è inadempiente il mandante può ottenere una sentenza costitutiva del suo diritto ai sensi dell'art. 2932 c.c..
(5) E' discusso se la disciplina si applichi anche per il mandato a vendere.
La norma prevede una diversa disciplina per l'acquisto di beni mobili ed immobili da parte del mandatario senza rappresentanza. Ciò si spiega in quanto nel trasferimento di immobili l'ordinamento esige la forma scritta (1350 c.c.) e prevede un preciso sistema di pubblicità (la trascrizione, 2643 ss. c.c.) per esigenze di certezza dei rapporti: pertanto, il ritrasferimento abbisogna di un nuovo negozio soggetto a trascrizione. Nel primo caso, invece, nulla osta a che il mandante acquisti immediatamente la titolarità del bene.
Secondo altra tesi, la necessità di un nuovo trasferimento per gli immobili non dipende da esigenze di pubblicità ma deriva dalla natura meramente obbligatoria del mandato (1703 c.c.) e, quindi, la disciplina relativa ai beni mobili rappresenta una eccezione a ciò.
Spiegazione dell'art. 1706 Codice civile
L'azione di rivendicazione del mandante per le cose mobili
L'art. 1706 segue l'indirizzo segnato dal II comma dell'articolo 1705 adeguandolo alle situazioni giuridiche che emergono dalla natura di determinati diritti.
All'azione personale per i crediti prevista nel secondo comma dell'articolo precedente corrisponde l'azione reale per le cose mobili del I comma dell'art. 1706.
Il germe dell'art. 1706 sta nell'art. 803 dell'abrogato codice di commercio. Il proprietario che aveva consegnato in deposito a persona di fiducia le merci per farle vendere poteva, in caso di fallimento del depositario, rivendicarle in tutto o in parte se esistenti in natura, salvo le disposizioni dettate a tutela del possesso dei mobili e dei titoli al portatore dagli articoli 707 e 708 codice del 1865, e 57 cod. comm.. Qualora le merci fossero state già vendute, il proprietario poteva rivendicare il prezzo o la parte di prezzo non ancora pagato in danaro o altrimenti, né annotato in conto corrente tra il fallito e il compratore.
La regola di eccezione è stata estesa dal legislatore del '42: il mandante può sempre rivendicare le cose mobili acquistate per lui dal mandatario. L'azione di rivendicazione è azione reale esperibile erga omnes: il mandante perciò può farla valere contro il mandatario e contro il terzo. L'azione è data a tutela della proprietà (art. 948), il mandante la propone sul presupposto che sia proprietario delle cose acquistate dal mandatario.
L'azione personale dello stesso per il ritrasferimento di determinati beni
Il mandante non può per contro rivendicare i beni immobili o i beni mobili iscritti in pubblici registri. Egli ha l'azione per obbligare il mandatario al ritrasferimento di tali beni. Azione personale, s'intende, il cui titolo sta sul rapporto di mandato, posto che il mandatario spendendo il proprio nome agisce per conto e nell'interesse del mandante. Questo, inoltre, può avvalersi della disposizione dell'art. 2932 circa l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto. La realizzazione del diritto del mandante è sotto questo profilo ulteriormente garantita dalla norma dell'art. 2652, II comma, il quale prevede contro eventuali diritti di disposizione del mandatario la trascrizione obbligatoria della domanda.
Le discordanze del sistema
In tal modo la disciplina dell'art. 1706 non può dirsi omogenea. Quando il mandatario agisce in nome proprio, il mandante acquista la proprietà se si tratta di mobili, non l'acquista se si tratta d'immobili. Conseguentemente il mandante per i mobili ha l'azione reale esperibile erga omnes; per gli immobili ha l'azione personale. Dal procedimento di esecuzione di unico rapporto derivano conseguenze tanto diverse con inconvenienti di ordine pratico non trascurabili. L'articolo 1706 parla difatti di obbligo di ritrasferire, onde è chiaro che per gli immobili la tassa di trasferimento deve essere pagata una volta quando il mandatario acquista in proprio nome, una seconda volta quando egli ritrasferisce gli immobili al mandante. E poiché in definitiva paga sempre il mandante, questo deve sopportare due volte la stessa spesa.
Nella relazione ministeriale (n. 713) si è notata l'anomalia. Si è detto per spiegarla che non si ammette l'acquisto automatico da parte del mandante degli immobili e dei mobili soggetti a registrazione per rispetto alle esigenze della pubblicità a cui i trasferimenti relativi sono soggetti e per l'impossibilità di pensare a far trascrivere al nome del mandante un acquisto fatto in proprio nome dal mandatario; per la tutela dei terzi e per non apportare deroghe all'istituto della trascrizione, fondamentale per la certezza dei rapporti giuridici.
La spiegazione conferma che le ragioni di opportunità si sono sovrapposte ai criteri giuridici.
Il fondamento di dette azioni
Il fondamento delle due azioni, quella reale per le cose mobili e l'altra personale per i beni immobili e per i beni mobili iscritti in pubblici registri, deve riporsi, com'è evidente soprattutto per la prima, nel preventivo implicito consenso del mandatario, quale gestore d'interessi che non sono suoi, a che gli effetti dei negozi giuridici compiuti per il suo tramite si trasferiscano immediatamente al mandante con i diritti e i doveri corrispondenti. Il difetto di rappresentanza impedisce di pensare a un fondamento diverso: nel mandato senza rappresentanza deve essere esclusa la costituzione diretta nella persona del mandante degli effetti giuridici dell'affare.
Come e quando i diritti del mandante sono trasferiti al terzo
La legge non dice per il caso in cui il mandatario è incaricato di alienare i diritti del mandante se il trasferimento di tali diritti dal mandante al terzo avviene direttamente o indirettamente né fino a quale momento la titolarità dei diritti rimane al mandante.
Tenuto presente che il terzo non ha azione contro il mandante, non si può ammettere il trasferimento diretto dal mandante al terzo. Il trasferimento per il tramite del mandatario si verifica in base al consenso preventivo e implicito del mandante a che i diritti passino per il patrimonio del mandatario con l'obbligo del mandatario di ritrasferirli al terzo.
I diritti rimangono nel patrimonio del mandante fino al momento in cui il mandatario conclude col terzo il negozio di trasferimento. Essi passano nel patrimonio del mandatario unicamente al fine dell'esecuzione del mandato; è escluso che vi rimangano a disposizione dei suoi creditori.
512 L'articolo 593 riflette la nota e tormentata questione del modo con cui si devono devolvere a vantaggio del mandante i risultati utili degli affari trattati dal mandatario. La difficoltà teorica che si oppone al riconoscimento di un rapporto diretto tra il terzo e il mandante, a causa del difetto di rappresentanza, non può impedire una disciplina delle modalità del trapasso dei diritti nel rapporto interno tra mandatario e mandante, per tutelare meglio la posizione del secondo nei confronti del mandatario dei suoi creditori.
Poiché l'acquisto dei diritti da parte del mandante non può considerarsi diretto ma proviene dalla sfera del mandatario, è evidente la necessità di un trasferimento dei diritti stessi dal mandatario al mandante. La questione ha importanza per i diritti reali perché per quelli di credito il mandante può, a norma dell'articolo 592, esperire in via di surrogazione i diritti spettanti al mandatario verso il terzo, senza bisogno di preventiva cessione.
Secondo un'opinione molto comune, il trasferimento delle cose acquistate dal mandatario avviene immediatamente e automaticamente nel patrimonio del mandante, senza la necessità di un ulteriore negozio di trapasso, in conseguenza di un consenso preventivo ed implicito del mandatario.
Tuttavia, perché questo possa verificarsi di fronte ai terzi è inevitabile, specialmente nel campo di diritti immobiliari e anche per i titoli di credito nominativi e all'ordine, che il negozio di ritrasferimento sia concretamente attuato. Perciò ho preferito fissare espressamente un obbligo del mandatario al ritrasferimento: ho, cioè, richiamato la disposizione generale dell'articolo 193 sulla coazione a contrattare per eliminare il dubbio da taluni sollevato che, nel caso di inadempimento da parte del mandatario, al mandante esperti sul risarcimento del danno e non il diritto alla esecuzione in forma specifica.
Massime relative all'art. 1706 Codice civile
Cass. civ. n. 3037/2014
In tema di acquisti effettuati dal mandatario in nome proprio, il disposto dell'art. 1706, primo comma, cod. civ., deve essere coordinato, qualora si tratti di azioni di società con unico socio, con il combinato disposto dell'art. 2362, primo comma, cod. civ. e dell'art. 2448, primo comma, cod. civ. Ne consegue che il trasferimento della proprietà delle azioni di società con socio unico è inopponibile ai terzi, ove non sia stato pubblicato nel registro delle imprese, salvo che si provi che il terzo ne fosse comunque venuto a conoscenza (Nella specie la S.C. ha affermato l'inopponibilità all'INPS - ai fini dell'esonero dall'obbligo di versamento dei contributi per la CIG - del trasferimento, in favore della Regione Valle d'Aosta, della proprietà delle azioni di società con unico socio per il cui acquisto l'ente territoriale aveva conferito mandato a società finanziaria regionale - di cui deteneva il settantacinque per cento del capitale - senza effettuare alcuna forma di pubblicità nel registro delle imprese).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3037 del 11 febbraio 2014)
Cass. civ. n. 2843/1972
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2843 del 3 ottobre 1972)