Source: https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=119611&print=1
Timestamp: 2020-02-29 03:12:38+00:00
Document Index: 159083884

Matched Legal Cases: ['art 1', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 1218', 'art. 2043']

FAQ Handicap e Scuola – 64 | EdscuolaEdscuola
Sono la mamma di un ragazzo di 15 anni affetto da autismo altamente funzionale.
Mio figlio ha sempre frequentato dall’età di due anni lo stesso Istituto scolastico paritario e parificato in tutti gli ordini scolastici.
Ora è in terza media ed eravamo intenzionati ad iscriverlo sempre nello stesso istituto per il liceo.
Tenga presente che i rapporti con la scuola sono ottimi, c’è sempre stato in tutti questi anni un’ottima e fattiva collaborazione tra tutti gli operatori e professionisti che aiutano nostro figlio nella sua crescita.
Premesso ciò, ieri ci siamo visti rifiutare l’iscrizione di nostro figlio.
Potete immaginare la “doccia fredda” che abbiamo subito. A questo punto, vi chiedo un vostro parere professionale.
La legge n. 62/2000, sulla parità scolastica, all’art 1 stabilisce che la scuola paritaria che rifiuta l’iscrizione di un alunno con disabilità rischia di perdere la parità se la famiglia denuncia il rifiuto al Ministero. Pertanto fate presente tale norma e chiedete i motivi del rifiuto. Comunque per il sostegno lo Stato non dà alla scuola lo stipendio per il docente; la Cassazione ha stabilito che tale spesa è a carico della scuola; spesso, però, le scuole paritarie pretendono le somme per tale compenso; la cassazione ha stabilito che la famiglia può fare ricorso e pretendere sia che la scuola paghi il docente incaricato su posto di sostegno, sia che restituisca le somme richieste.
L’assistenza al genitore disabile grave nella giornata di permesso 104, deve intendersi 24 ore compresa la notte come indicato dal ds in una circolare? Non trovo riferimenti normativi in tal senso, piuttosto tutti in senso opposto.
L’assistenza deve riguardare, ai fini dei permessi, solo le ore in cui il lavoratore è occupato a lavorare. Non si conoscono norme che prevedano quanto stabilito dal Dirigente Scolasico.
Sono docente di sostegno in una scuola primaria. È stata rilevata l’esigenza per un alunno disabile di essere seguito in vasca durante l’attività natatoria. Nell’ora in questione l’alunno è coperto da un’educatrice del comune che si reca un piscina con l insegnante curriculare ma che non entra in vasca con l alunno. Mi è stato riferito dall’assistente alla comunicazione che la scuola deve fare richiesta al comune per avere una risorsa che entri in vasca con l’alunno ma, di fatto, essendoci già una educatrice comunale non potrebbe essere essa stessa a farlo?
Nel momento in cui si programmano specifiche attività, è opportuno valutarne la fattibilità per garantire a tutti la possibilità di fruirne. Immaginiamo che dell’attività in piscina ne abbiate parlato anche in sede di GLO, valutando la partecipazione dell’alunno, come pure degli accompagnatori. Non conosciamo, da quanto scrive, quali siano i compiti richiesti all’assistente (educatrice), se non che la norma garantisce la presenza di questa risorsa per l’autonomia personale dell’alunno. Dovreste informarvi sui compiti che questa figura, in base al suo contratto, è stata chiamata ad assolvere.
Sono il docente di sostegno dell’alunna in questione. Sia io, il collegio docenti, la famiglia ed anche il medico che la segue siamo concordi nel trattenerla ancora un anno alla scuola “media” (terzo anno) non per demeriti scolastici ma perché così facendo rimarrebbe in un ambiente a lei familiare ed amico che l’ha fatta migliorare sotto tanti punti di vista e le si evita il cambio scuola (per lei molto traumatico) in un nuovo istituto nel quale starebbe soltanto per un anno. L’alunna, se trattenuta, espleterebbe l’obbligo scolastico alle “medie” in quanto già bocciata una volta alle elementari e quindi compirebbe sedici anni durante il prossimo anno scolastico.
Perché chiedere la bocciatura, se l’alunna apprende e il suo percorso scolastico è positivo?
La scuola non è un parcheggio, e non è corretto ciò che viene da voi richiesto, ossia di “trattenere” l’alunna, in virtù di motivazioni che variano dal “trauma” all’assolvimento “dell’obbligo scolastico”.
In merito al suo quesito, inoltre, facciamo presente quanto segue: 1) non vi è una norma che preveda la bocciatura dei un alunno ai fini dell’assolvimento dell’obbligo scolastico; 2) non è compito suo, in quanto docente, o del collegio docenti, né della famiglia e neppure del medico assumere decisioni che competono, secondo la normativa vigente, al Consiglio di classe.
Sono una docente della scuola primaria, tra noi docenti è sorto un dubbio. Gli alunni bes con certificazione della legge 170, possono avere una programmazione per obiettivi minimi o devono seguire la programmazione di classe con soltanto misure compensative e dispensative?
Premesso che la programmazione per “obiettivi minimi” non è contemplata per nessun ordine e grado di scuola (è un’espressione impropria ed errata), per gli alunni con diagnosi di DSA la programmazione corrisponde integralmente a quella della classe cui sono iscritti. In sintesi, la legge 170 del 2010 e la normativa successiva prevedono per gli alunni con diagnosi di DSA esclusivamente il ricorso a strumenti compensativi, a misure dispensative, a metodologie didattiche personalizzate e a criteri di valutazione individualizzati, da riportarsi nel Piano Didattico Personalizzato (Linee Guida DSA), documento predisposto con la collaborazione della famiglia.
Sono un insegnante di sostegno,che segue una bimba di 4 anni affetta dalla sindrome di Turner, io ho con lei 12 ore alla settimana. Devo fare un piano di attività da farle seguire, vorrei un vostro consiglio su cosa farle fare, ad esempio lei è un po restia ad usare i punteruoli, non vuole sempre disegnare, le facciamo usare anche i pennelli,ma non sempre è disponibile a farlo.
Potete consigliarmi degli esercizi da fare in palestra?
La progettazione deve essere concordata fra tutti i docenti della sezione e condivisa con la famiglia in sede di elaborazione del Piano Educativo Individualizzato. Nella sua richiesta ha purtroppo omesso quali sono le capacità e le potenzialità della bambina, riferimenti indispensabili per poterle suggerire possibili attività. L’indicazione del disturbo (o la diagnosi) non è, infatti, sufficiente, in quanto offre un dato generale, ma non dice nulla della bambina. E come lei sa (e come viene sottolineato dall’OMS, in particolare nel suo classificatore più noto, l’ICF) a diagnosi uguale corrispondono persone con capacità differenti e con bisogni diversi. Tanto premesso, in attesa che lei ci invii una descrizione sulle capacità, sulle potenzialità e sugli interessi della bambina, le possiamo suggerire di adottare attività in apprendimento cooperativo, molto efficace per tutti gli alunni della sezione, supportato da un approccio metacognitivo. Contestualmente può proporre a tutti gli alunni della sezione, quindi anche alla bambina, attività “metafonologiche”, con giochi e proposte da attuarsi anche in palestra; si tratta di indicazioni di massima, in attesa di una sua successiva comunicazione.
La Dirigente vuole scrivere un regolamento d’Istituto in cui si afferma che l’insegnante di sostegno deve sostituire il curricolare quando questi è assente, sostenendo che non c’è nessuna legge che lo vieta. LA PERPLESSITÀ che le ho espresso è che il docente di sostegno è contitolare della classe e, se è assente il curricolare, il docente di sostegno non può sostituirlo, perché non svolgerebbe più il lavoro d’integrazione per l’alunno a cui è stato assegnato (legge 104). Allora la norma esiste, ma si interpreta a proprio piacimento
Il dirigente scolastico deve nominare i supplenti dei docenti assenti dopo il primo giorno di assenza. Pertanto nel regolamento potrebbe scrivere che il docente per il sostegno, unicamente nel caso in cui non vi fossero docenti della scuola a disposizione o in compresenza o incaricati su organico di potenziamento, può supplire, in via del tutto eccezionale, un collega curricolare della propria classe limitatamente alle prime ore del giorno di assenza, comunque, sempre in via eccezionale, non oltre il primo giorno di assenza dello stesso.
Mio figlio ad oggi frequenta la seconda elementare, è diagnosticato con disturbo dello spettro autistico livello severità 1, con necessità di sostegno e di assistenza educativa specialistica. Gli è stato riconosciuto l’art. 3 comma 3 L. 104. La scuola offre un insegnante di sostegno e, in virtù di una convenzione fatta col Comune (che non si sa quanto durerà, o meglio che durerà finchè ci saranno i fondi per la relativa copertura), al bambino è stato assegnato un educatore generico per 7 ore la settimana. Noi genitori a settembre 2018, inizio anno scolastico della prima elementare, nonchè nuovamente nel mese di novembre 2019, chiediamo per iscritto al Preside che permetta l’ingresso a scuola per almeno un paio d’ore la settimana della pedagogista comportamentale ABA, che già lo segue in privato da ormai due anni, per un’eventuale osservazione, anche a tempo determinato, nel contesto scolastico per l’eventuale presenza dii anomalie del comporatmento offrendoci naturalmente di pagarne le spese, di stipulare eventuale polizza assicurativa per la responsabilità civile e di raccogliere – come abbiamo fatto – il consenso unanime dei docenti e dei genitori della classe.Facciamo presente che il precedente dirigente scolastico, consentiva l’accesso della pedagogista in orario curricolare, durante gli ultimi due anni della scuola materna. Da parte del Preside nessuna risposta, e nemmeno un appuntamento per parlarne. Dopo diversi solleciti ereiterata la domanda a novembre con espressa richiesta di risposta scritta ai sensi della L. 241/90, il Preside ci ha finalmente convocato per comunicarci oralmente che non è obbligato a concederci l’ingresso, che infatti nega. Alla richiesta di mettere nero su bianco le motivazioni del diniego, risponde che basta la risposta verbale.Tutto questo nonostante il coinvolgimento di rappresentanti di istituto, che a loro volta hanno sollecitato la sottoscrizione di un protocollo e/o di un regolamento ad hoc, secondo un apprezzabile prassi ormai adottata in tantissimi istituti italiani, di cui è stata fornita evidenza documentale al Dirigente. Da parte della scuola, o meglio del suo Dirigente, continua ad esserci un muro. Noi non intendiamo rinunciare a tutelare fino in fondo il nostro bambino, o quantomeno ad accertare che le risposte fornite siano effettivamente e definitivamente corrette; e pertanto metteremo in pratica tutto ciò che è necessario per garantire a nostro figlio, sempre naturalmente nei termini di legge, tutta l’assistenza che non una, ma ben tre neuropsichiatri hanno stabilito che sia necessaria.
L’ingresso in classe di personale esterno all’istituzione scolastica, per motivi di privacy e per le questioni inerenti alla sicurezza, compete al Dirigente scolastico e non ad altri. Contestualmente va precisato che la scuola non è un luogo in cui si effettuano terapie o interventi di riabilitazione. Da quanto ci scrive, lei chiede l’accesso a scuola, ovvero “in classe”, di personale specialista per effettuare un’osservazione contestuale, per un tempo limitato ed ha acquisito il consenso (autorizzazione) da parte di tutti i genitori degli alunni della classe in cui è iscritto suo figlio. Ora, forse è il caso di puntualizzare che nella vostra richiesta voi chiedete che la specialista “possa implementare l’intervento cognitivo-comportamentale in ambito scolastico”, nello specifico in aula, durante le ore di lezione, e che deciderete voi l’orario, comunicando solo successivamente le variazioni: il che non è possibile. Essendo così formulata la richiesta, la risposta del Dirigente Scolastico è, correttamente, negativa. Nel caso in cui la richiesta fosse limitata all’osservazione in classe, secondo “orari concordati” con il Dirigente Scolastico, ciò si renderebbe possibile; e a tal proposito vi è anche una sentenza del tribunale di Bologna.
Sono una docente di sostegno vi pongo una serie di domande: l’insegnante di sostegno può sostituire il docente curriculare quando questo è assente ma è presente l’alunno disabile in classe?
Il docente di sostegno può sostituire curriculari assenti quando è assente l’alunno ma se deve svolgere un’attività nella sua classe deve rimanere lì?
La dirigente vuole mettere per iscritto in un regolamento d’istituto che il docente di sostegno va a supplire il docente curricolare quando questo è assente ma è presente l’alunno disabile?
La dirigente sostiene che le Linee guida sull’Integrazione scolastica e le varie note del MIUR non sono una norma imperativa, come lo sono i DPR o I decreti legislativi e che quindi lei può mettere per iscritto quanto sopra.
Le Linee guida e le altre norme, come le ordinanze e le circolari, sono vincolanti per quanto esse siano gerarchicamente subordinate a chi le ha emanate. Pertanto chi (come un Dirigente Scolastico) formula provvedimenti di sua competenza, contrari alle norme amministrative ad essi sovraordinati, viola le norme medesime e può quindi incorrere anche in provvedimenti amministrativi. Contro tali atti può essere proposto ricorso al TAR per violazione di tali norme. Pertanto quanto lei dice che è stato deciso dalla sua DS non è legittimo. Le consigliamo di parlare subito con l’USR, affinché intervenga immediatamente.
Sono un’insegnante di sostegno che lavora nell’ambito della Formazione Professionale. Capita sempre più spesso che uno studente abbia riconosciuto dal Collegio per l’individuazione della disabilità, soprattutto nel passaggio alle superiori, l’assistenza educativa e non l’insegnante di sostegno. In questo caso il CDC deve predisporre un PEI o un PDP? E gli esami possono essere affrontati dallo/a studente con prove equipollenti o con le regole previste per uno studente con Bes?
La fattispecie non è molto chiara, poiché non si comprende se trattasi di passaggio dalla scuola secondaria di primo grado alla formazione professionale o dalla scuola secondaria di secondo grado alla formazione professionale o viceversa. Comunque senza la certificazione di disabilità e della legge 104 del 92 non si può essere considerati alunni con disabilità: solo a favore di coloro che presentano i documenti previsti è consentita la formulazione del PEI con assegnazione del docente di sostegno e prove equipollenti. Negli altri casi, dipende: è il Consiglio di classe che, riconoscendo efficaci eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative, predispone un PDP la cui validità non può superare l’anno scolastico di riferimento (Nota 2563/13) e, in ogni caso, trattasi di condizione transitoria (la condizione di BES non è né può essere permanente, non può cioè durare per un quinquennio). Se, invece, alla scuola sono stati consegnati copia del verbale di accertamento e della diagnosi funzionale da parte della famiglia ed è stato riconosciuta, come risorsa, la figura dell’assistente (e non del docente per il sostegno), allora deve essere predisposto il PEI (Piano educativo Individualizzato) da parte del competente gruppo di lavoro (GLO), che è costituito da tuti i docenti della classe in cui è iscritto l’alunno con disabilità, dagli specialisti ASL e dai genitori dell’alunno con disabilità.
Sono un docente di una scuola primaria, quest’anno nella mia scuola è capitato che in una classe vi siano 2 alunni disabili, ognuno con 11 ore di sostegno. Nella classe vi sono 2 insegnanti di sostegno. Alla scuola sono state date ore in più per cui ad un alunno è stata aggiunta un’ora perché più in difficoltà (12 ore) l’altro invece ha avuto 10 ore. A quest’ ultimo però è stata tolta un’ora con la motivazione che essendo nella stessa classe l’insegnante che lavora sul bambino di 12 ore può lavorare anche sull’altro in quell’ora mancante. Però la richiesta fatta all’ ufficio scolastico per le ore di sostegno prevedeva 11 ore per uno e 11 ore per l’ altro. Inoltre la docente sostiene che siccome le disabilità dei due alunni sono diverse, non riesce a lavorare con entrambi. Le chiedo è legittimo togliere un’ora ad un alunno con le motivazioni sopra riportate, o dobbiamo restituire all’alunno quell’ora mancante come previsto
Se per un verso è vero che la legge 111 del 2011 all’articolo 9, comma 1, stabilisce che l’USR assegna globalmente le ore alla scuola e che questa, poi, le distribuisce tra i diversi alunni, è altrettanto vero che, in tale ripartizione, la scuola deve assolutamente rispettare la richiesta del numero di ore contenuta nei singoli PEI, richiesta che è ormai obbligatoria sia in base alla legge 122 del 2010 articolo 10, comma 5 sia in forza dell’articolo 7 del dlgs 66/17 come modificato dal dlgs 96/19. Pertanto se nel PEI di ciascun alunno sono indicate 11 ore dovete restituire l’ora tolta all’alunno; se avete disponibilità di altre ore potete dare una dodicesima ora all’altro (senza sottrarla ad altri alunni con disabilità).
Sono una docente di sostegno di un Istituto superiore e quest’anno lavoro con una ragazza con grave disabilità inserita in una classe V. Nei giorni scorsi la famiglia ha avuto un colloquio con la Psicologa dell’UMEA per decidere il futuro della figlia. La proposta emersa dal colloquio è stata l’inserimento in un centro diurno. La famiglia turbata dalla prospettiva, chiede adesso alla scuola di bocciare la figlia e rimandare tutto di un anno. Noi scuola cosa possiamo fare, considerando che l’alunna in questione segue una programmazione differenziata? Legalmente è possibile fermare l’alunna su richiesta della famiglia?
È bene premettere che la responsabilità della valutazione è di competenza dei soli insegnanti della classe, non della famiglia. Inoltre, per gli alunni con PEI differenziato, siamo in molti a sostenere che la ripetenza non trova giustificazione, considerato che gli obiettivi fissati nel PEI sono calibrati sulle effettive capacità dei singoli studenti e possono essere adattati ad esse in ogni momento; pertanto essendo gli obiettivi raggiungibili, la ripetenza sarebbe irragionevole. Piuttosto, invece di prospettare alla famiglia un Centro diurno, si tratta di pretendere dal Comune di raccogliere attorno a un tavolo tutti i soggetti impegnati per legge e il volontariato per la formulazione del Progetto individuale, ai fini della realizzazione del progetto di vita, successivo alla scuola, ai sensi dell’articolo 14 della legge 328 del 2000. A tal fine le alleghiamo un commento a due recenti sentenze che precisa l’obbligo del Comune di residenza a formulare un progetto di vita non generico, ma puntuale.
Sono un’insegnante di liceo (scientifico) e mi trovo a dover affrontare una situazione piuttosto complessa (soprattutto perché il consiglio di classe non ha avuto la possibilità di accedere alla documentazione medica) . In una delle mie classi prime è iscritta una ragazza con handicap (legge 104).
La disabilità è dovuta ad una caduta dalle scale e ad una frattura non rilevata al momento del ricovero. La ragazza, comunque, dopo un lungo periodo in ospedale, è tornata a camminare e ballare pur con dei forti dolori che spesso le facevano perdere l’equilibrio. I genitori, pertanto hanno deciso di adottare la sedia a rotelle come strumento di protezione e non come unico mezzo di deambulazione.
A tutto questo si aggiunge il fatto che spesso la ragazza si addormenta improvvisamente e/o sviene anche per delle ore (il motivo di ciò, però, non sembra essere noto).
Per quanto concerne l’ambito scolastico:
– Per i problemi sopra riportati la ragazza ha frequentato la scuola le prime due o tre settimane e soltanto le prime 3 ore (su richiesta dei genitori)durante le quali spesso era fuori dall’aula in stato di incoscienza;
-dai primi di ottobre l’alunna risulta continuamente assente, pertanto non è stato possibile svolgere alcuna forma di osservazione o mettere in atto strategie per l’inclusione;
-I genitori hanno espressamente rifiutato l’istruzione domiciliare, pertanto sono state nominate un’insegnante di sostegno e un’assistente specialistica che seguono le nostre lezioni in classe e prendono appunti per la ragazza;
-la diagnosi funzionale presentata i primi di dicembre fa riferimento ad una patologia di carattere psicosomatico;
-Gli specialisti ci hanno imposto un pei per obiettivi minimi, anche se ovviamente questi ultimi sono aleatori e fondati sul nulla, dato che non conosciamo affatto l’alunna;
-Inoltre la famiglia pretende che l’alunna faccia le verifiche a casa in presenza dell’insegnante di sostegno (verifiche che il consiglio di classe ritiene assolutamente inutili dato che nessuno dei docenti curricolari ha avuto modo di seguire la ragazza nel suo percorso didattico);
-per assecondare questa richiesta, la preside vorrebbe proporre al Consiglio d’istituto di lunedì un progetto per pagare tramite Fis chi di noi si dichiarasse disponibile ad andare a casa dell’alunna a somministrare i compiti in classe.
Arrivo finalmente alle domande:
La studentessa può non venire a scuola? Può fare i compiti in classe a casa senza la presenza degli insegnati curricolari? Posso essere obbligata ad andare a casa o ad accettare che un’altra persona faccia le prove per me? È normale che io mi debba limitare a trascrivere un voto su RE? Si può attivare l’istruzione domiciliare dopo la nomina degli insegnanti di sostegno? Si può chiamare istruzione domiciliare un’istruzione rivolta alle sole prove di valutazione?
Cosa ci consigliate di fare in questa situazione per tutelarci legalmente, ma soprattutto per aiutare veramente la ragazza?
È assai grave che voi docenti non abbiate potuto sino ad ora prendere conoscenza della documentazione sanitaria, in particolare della Diagnosi Funzionale, documento utile, insieme ad altre informazioni, ai fini della redazione del Profilo Dinamico Funzionale. Quanto alle valutazioni, non sembra legittimo che vengano somministrate presso il domicilio, in assenza del servizio di istruzione domiciliare non attivato dalla famiglia nonostante il vostro suggerimento. Stante così la situazione, per essere valutata la studentessa deve presentarsi a scuola per le per le prove scritte e orali.Se, invece, la famiglia attiva il servizio di istruzione domiciliare, ai sensi dell’art. 16 del decreto legislativo n. 66/17, gli insegnanti possono recarsi presso il domicilio della studentessa, collegarsi via Skype o in video e/o audio-conferenza con la sua classe e le prove di verifica (scritte e orali) avrebbero valore a tutti gli effetti, anche svolte con questi mezzi. Il collegamento tramite audio e/o videoconferenza potrà garantire alla studentessa di seguire le lezioni (cfr. la Nota 7736/2010 e legge 104/92, nonché decreto valutazione). Nell’immediato, pertanto, è indispensabile che il DS convochi un GLO d’urgenza e, alla presenza di tutti i docenti del Consiglio di classe, della famiglia e degli operatori socio-sanitari che seguono il caso, proceda con la formulazione del PEI, valido per il corrente anno scolastico, dopo aver preso visione della Diagnosi Funzionale e del Profilo Dinamico Funzionale (documento elaborato e aggiornato sempre dal GLO e propedeutico per la elaborazione del PEI). Per quanto concerne la validità dell’anno scolastico, in considerazione dello stato di salute dell’alunna e considerate le certificazioni attuali, che motivano la non presenza, potete giustificare le assenze ai fini della validità dell’anno scolastico (al riguardo si vedano il D.lgs. 62/2017, il DPR 122/2009, la C.M. 20/2011); il Consiglio di classe, sulla base di questo dato e se dispone di “sufficienti elementi di valutazione” procede con la valutazione ai fini dell’ammissione al successivo anno scolastico. Se, invece, non riuscirete a valutare l’alunna, non disponendo di sufficienti elementi, l’anno scolastico per la studentessa sarà perduto.
Sono semplicemente un’amica della madre di una bambina di 12 anni che ha un handicap psicomotorio, con legge 104 comma 3, con difficoltà a camminare sola. La madre della bambina spesso mi chiede di accompagnarla a scuola, all’entrata, perché lei deve scappare a lavoro. Io le prime volte ho accettato con inconsapevolezza delle difficoltà a cui andavo incontro (visto che cammina inciampando spesso e cadendo) e delle responsabilità che mi addossavo. Tutt’ora continua la madre a chiedermi favori nell’accompagnare sua figlia a scuola, entrata, uscita e persino alle uscite didattiche all’interno della città, in passato, con il benestare del maestro di sostegno e degli altri docenti. Come posso tutelarmi io, oltre a rifiutarmi alle prossime richieste, perché la madre spesso lascia scendere sua figlia davanti scuola di fretta e furia lì dove sono io e va via dicendo “per favore guardala tu devo andare a lavoro” e poi finisce sempre che il collaboratore scolastico, giustamente, cerca il genitore della bambina per farla entrare e lì devo intervenire io dicendo che l’ha lasciata a me! È stata ripresa la madre dai docenti in occasione dei colloqui, perché ho notato che per qualche giorno entrava a scuola accompagnando la figlia, ma è durato pochi giorni.
Tenga presente che lei non è assolutamente garantita, poiché in caso di danno che si procurasse la ragazza o che procurasse a terzi, lei ne risponde economicamente; nel primo caso ai sensi dell’art. 1218 del Codice civile, nel secondo ai sensi dell’art. 2043 dello stesso Codice. Sarebbe bene che almeno lei si facesse scrivere una lettera dalla madre con la quale le chiede “la cortesia” di portare o prendere la bimba a scuola, aggiungendo che la esonera da ogni responsabilità per eventuali danni subiti dall’alunna o da lei procurati a terzi. Ciò, in caso di richiesta di risarcimenti nei suoi confronti, non la libera nei confronti di terzi, ma le consente di chiedere e ottenere il rimborso da parte della famiglia; invece, nel caso di danni subiti dalla ragazzina, le consente di opporre alla famiglia la lettera scrittale. Si aggiunga, infine, che, per quanto riguarda le uscite, la scuola non avrebbe dovuto chiederle di partecipare come “accompagnatore”; è la scuola che, organizzando le uscite, deve accertarsi di disporre degli accompagnatori necessari fra il personale stesso della scuola.
Può un genitore imporre al consiglio di classe l’adozione di un pei con programmazione uguale alla classe pur essendo in presenza di alunno autistico con tutte le implicazioni del caso?
La diagnosi non è la persona, e la persona non è un disturbo o una sindrome. Ci sono persone “con autismo” che lavorano in università come docenti. Come vede un disturbo non offre informazioni sulla persona, al massimo fa affiorare lo stigma.
Sono un insegnante di sostegno della scuola primaria e funzione strumentale che si occupa dell’area del sostegno in un Istituto Comprensivo.
Mi permetto di chiederle gentilmemte informazioni di tipo normativo:
1. Quando l alunno Comma3 con 18 ore di sostegno, è in classe senza docente di sos. Chi ha il compito di preparare i metriali, le lezioni e le verifiche? L’insegnante di sostegno o l’insegnante di classe? Qual è la normativa che regola i compiti di ognuno?
Mi trovo spesso in difficoltà nel dover coordinare gli insegnanti di sostegno della secondaria di primo grado. Suggerisco con buon senso, di collaborare con docenti di classe nella produzione di materiale didattico/operativo per l’alunno con 104 ma mi sento chiedere sulla base di quale norma sono tenuti a farlo.Oppure mi sento rispondere dal docente di sostegno che lui prepara per le ore in cui è presente, mentre per le rimanenti ore ci devono pensare gli insegnanti di classe.
2. Firma sul PEI di un ragazzino comma 3. Genitori separati da molti anni, padre disinteressato e assente da sempre nella vita scolastica del ragazzo. La scuola, normativamente parlando, è obbligata a rintracciarlo per la firma del PEI ? Anche qui chiedo la normativa di riferimento.
Il docente incaricato su posto di sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità per un certo numero di ore; se, come lei scrive, questo docente deve occuparsi di predisporre tutte le attività per tutti i docenti per tutto il tempo-scuola dell’alunno, allora ciò deporrebbe a favore della tesi che vede il docente di sostegno assegnato per tutto il tempo-scuola, divenendo unico referente del processo di inclusione. E ciò è in netta contraddizione con i principi di una scuola inclusiva. Va aggiunto che il docente di sostegno non è un tuttologo, e questo già potrebbe essere sufficiente per offrire una risposta esaustiva. Tanto premesso, è chiaro che il docente specializzato è chiamato a offrire le sue competenze a supporto dell’azione didattica dei colleghi, proponendo suggerimenti e assicurando supporto, quando richiesto, in merito a come impostare le attività e a quali strategie ricorrere, per effettuare efficaci interventi formativi; pertanto egli garantirà il suo intervento nell’orario di servizio, mentre per le attività, di cui sono responsabili i colleghi incaricati su posto disciplinare, offrirà la sua consulenza nelle sedi e nei tempi opportuni.
Per quanto concerne la “firma del PEI”, suggeriamo quanto segue: la scuola convochi entrambi i genitori alla riunione del GLO per la formulazione del PEI, precisando che sarà sufficiente la firma di chi si presenta alla riunione. Se l’altro genitore è veramente disinteressato, non parteciperà o non avrà nulla da obiettare. Se, invece, fosse interessato, allora interverrà oppure scriverà qualcosa.
Sono un insegnante di sostegno e beneficio della l. 104 di mia madre. Sono impiegata su un bambino cieco al quarto anno di scuola primaria. L’anno prossimo il mio alunno frequenterà la quinta, per cui poi andrà alla secondaria di primo grado. Essendo impiegata specificamente in detta graduatoria, quando finirò il ciclo di scuola primaria con lui, sarò trasferita o sarò inclusa nella graduatoria di circolo nel ruolo psicofisico?
I docenti incaricati su posto di sostegno devono possedere titolo polivalente, pertanto, concluso il ciclo, lei sarà assegnato ad altra classe in cui è iscritto un alunno con disabilità. Nel caso non ci fossero più alunni con disabilità nella scuola o nel plesso dove lavora, risulterà perdente posto e, di conseguenza, potrà essere spostato in un istituto vicino o in un altro plesso. Tuttavia, qualora la scuola ritenesse erroneamente che lei è ormai nell’elenco per gli alunni ciechi, ha comunque diritto a restare in quella scuola con precedenza su alunni con altre disabilità, essendo in possesso della specializzazione polivalente.
Sono la referente per i BES nel mio liceo da oltre 10 anni. Ho affrontato con entusiasmo la formazione continua, la creazione e la condivisione di un sistema scolastico inclusivo, ho combattuto nei primi anni perchè tutti i colleghi vincessero le proprie resistenze e perplessità ma alla fine pensavo di poter dire che sul fronte BES ogni ostacolo nella mia scuola fosse stato quasi completamente rimosso.Invece no… adesso il processo si è invertito. Il “nemico” a volte è costituito proprio dalle famiglie, nemico che negli ultimi anni ha distrutto tutto quanto costruito con passione e pazienza. A fronte di tantissimi ragazzi con DSA o altri BES che vivono la loro esperienza scolastica con soddisfazione e in sintonia con il proprio modo di essere (alcuni tra i primi della classe) ogni anno ci capita sempre più spesso di doverci arrendere a continue minacce, pretese, pressioni, da parte di genitori, imboccati da avvocati e psicologi del tutto privi di etica e professionalità che, invece di dare il proprio contributo alla società, provvedono a smontarne i valori. Ed ecco fiorire i ricorsi che ovviamente puntano alla forma, alla piccola omissione, al buco normativo …Per non parlare della quantità di certificazioni che cresce in modo troppo esponenziale per poter essere credibile. Famiglie di ragazzi con disabilità gravissime che non hanno mai parlato, comunicato, che hanno affrontato 12 anni e mezzo di scuola con un PEI differenziato, improvvisamente si armano di carte e codici per farli ammettere agli esami di stato rifiutando il PEI e vincendo ricorsi grazie a procedure macchinose promosse da avvocati senza alcuna dignità. E questa non è che la punta dell’iceberg. Anni di costruzione dell’inclusione che vanno in fumo, perchè la scuola non ne può più. Non siamo avvocati, siamo formatori, e veniamo continuamente lasciati soli a combattere battaglie che non possiamo vincere.Risultato? la resa. Cosa vuoi, un sei? un diploma? un babisitteraggio mattutino gratis? ok, basta, fai come ti pare.Sconfitta.Scusate lo sfogo, ma credo di non essere l’unica.
Se mi permettete vi disturberei per una consulenza. Cosa si deve fare se la famiglia rifiuta di firmare un PDP? Il motivo del rifiuto non è la rinuncia al Piano, ma alla volontà di volerne dirigere i contenuti in modo troppo invasivo, nel senso ” o scrivete questo o non firmiamo”. Naturalmente se vi disturbo è perchè queste pretese sono davvero assurde e non il linea con quelli che sono gli obiettivi di un liceo o di qualsiasi altra scuola.
Se la famiglia non firma la scuola cosa deve fare? quali sono le procedure per non incappare nell’ennesimo ricorso? quali sono eventualmente i riferimenti normativi?Premetto che i signori in questione hanno già vinto lo scorso anno un ricorso al TAR contro un esame di riparazione a settembre trovando una imperfezione procedurale nell’attribuzione dell’insufficienza da parte del collega. Hanno la denuncia facile e con fare ricattatorio anche quest’anno vogliono dirigere l’andamento scolastico del figlio, demolendo il clima dell’intera comunità educante, dai docenti ai compagni di classe.
Le criticità interessano sicuramente la scuola, in cui operano docenti preparati e competenti… e non solo; ma le difficoltà riguardano anche i genitori, che in più occasioni vivono situazioni complesse, immersi in inutili e improduttivi conflitti. Nessuno può dirsi fuori. Tanto premesso, è opportuno aggiungere, per chiarezza di informazione, che non è possibile che un alunno con disabilità effettui un percorso di “12 anni con PEI differenziato”, in quanto tale evenienza, in base alla normativa vigente, e che i docenti ben conoscono, è limitata al periodo della scuola secondaria di secondo grado, la cui durata è quinquennale.
Che cosa fare se la famiglia rifiuta di firmare un PDP? Lei non ha specificato il destinatario del PDP, per cui supponiamo, dall’oggetto, che si tratti di alunno con diagnosi di DSA. Le “Linee guida per il diritto allo studio degli studenti con diagnosi di DSA”, del 2011, stabiliscono che il Piano Didattico Personalizzato venga elaborato con la collaborazione della famiglia (“Nella predisposizione della documentazione in questione è fondamentale il raccordo con la famiglia, che può comunicare alla scuola eventuali osservazioni su esperienze sviluppate dallo studente anche autonomamente o attraverso percorsi extrascolastici”). È altrettanto importante coinvolgere, in questa predisposizione, anche lo studente direttamente interessato. Il PDP è uno strumento “utile” non solo per la continuità didattica, ma anche per “la condivisione con la famiglia” di ciò che viene intrapreso con il suo contributo. Sappiamo quanto sia difficile mediare e quanto il dialogo a volte si areni per una reciproca difficoltà di comprensione (le parole, spesso, assumono significati differenti e una persona, quando vi ricorre, non sempre riesce a veicolare il messaggio che intende far presente. Gli esperti della didattica, su questo, dovrebbero essere molto attenti; questa attenzione nella comunicazione può facilitare e aiutare la costruzione del dialogo e sostenere una reciproca fiducia). La diagnosi, peraltro, testimonia la presenza di un disturbo che la scuola non può ignorare. Il programma, per gli alunni con diagnosi di DSA, coincide con quello della classe alla quale lo studente è iscritto; non può essere difficile concordare “l’uso degli strumenti compensativi”, la “adozione di adeguate e coerenti misure dispensative”, l’indicazione delle modalità di verifica e dei criteri di valutazione per ciascuna disciplina (compito che spetta a ogni docente della classe). Il genitore e lo studente possono offrire un valido aiuto e facilitare, in tal senso, la redazione del PDP. Nell’oggetto in questione, al fine di stemperare il clima creatosi, è bene che la scuola, per prima, dimostri attenzione. Che cosa fare in sintesi? A fronte della presentazione di una diagnosi di DSA, il PDP va obbligatoriamente elaborato (mentre per gli alunni con BES della terza sottocategoria, per citare la triste espressione usata dalla Direttiva del 2012, anche a fronte di una relazione o altra documentazione sanitaria, il Consiglio di classe è autonomo nel riconoscere o meno l’alunno come alunno con BES e quindi di redigere o meno un PDP). Per quanto riguarda la firma essa è importante, in quanto, come indicato dalle Linee guida del 2011, allegate al DM 5669, la famiglia “condivide le linee elaborate nella documentazione dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati ed è chiamata a formalizzare con la scuola un patto educativo/formativo che preveda l’autorizzazione a tutti i docenti del Consiglio di Classe – nel rispetto della privacy e della riservatezza del caso – ad applicare ogni strumento compensativo e le strategie dispensative ritenute idonee, previste dalla normativa vigente”, quindi è chiamata a condividere il PDP firmandolo. Il nostro suggerimento è di invitare la scuola al dialogo, anche se comprendiamo le difficoltà descritte, e ad agire con professionalità, accogliendo i suggerimenti della famiglia, quei suggerimenti che favoriscono il percorso scolastico dello studente, avendo cura di condividerli direttamente anche con lo stesso studente (siamo in una secondaria di secondo grado) ciò che nel PDP sarà formalizzato. Qualora la famiglia insistesse nel rifiuto di firmare il PDP, la scuola deve attenersi a tale volontà, e dovrà mettere a verbale che, a fronte della mancata firma, la famiglia espone l’alunno a grosse difficoltà, specie nella valutazione degli apprendimenti e che non si applicano gli strumenti compensativi e le misure dispensative, aggiungendo, sempre nel verbale, le motivazioni per le quali la famiglia esprime il suo rifiuto.
La famiglia di un bambino con disturbo dello spettro autistico vorrebbe che il figlio fosse seguito anche in orario scolastico e all’interno della classe dalla comportamentista che lo segue a casa e ne fa richiesta al Dirigente scolastico. Tale richiesta viene supportata dalle firme di tutte le insegnanti del consiglio di classe e da quelle dei genitori dei compagni. Il Dirigente in questo caso è obbligato a concedere l’intervento in classe o può comunque negarlo considerando che è un esperto pagato dalla famiglia?
Le attività di riabilitazione devono essere effettuate in orario extrascolastico al di fuori dell’ambiente scolastico; a scuola, durante l’orario delle lezioni, non è consentita la riabilitazione. Anche sulla base di recenti sentenze, a scuola può entrare unicamente un esperto, con compiti di supervisione, a condizione che sia in possesso della certificazione BCBA, come precisa la Sentenza del Tribunale di Bologna che, con ordinanza 20/12/2013, ha autorizzato l’operatore per un intervento di supervisione tre volte al mese. Disponendo delle autorizzazioni di tutti i genitori, la supervisione potrebbe essere effettuata in classe, in merito agli interventi “educativo-didattici”, non certamente per attività di riabilitazione. Si rammenta, per completezza, che la responsabilità degli alunni, sia che la supervisione venga effettuata in aula o al di fuori dell’aula, è esclusivamente dei docenti in servizio.