Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2018/preventivo-e-accordo-sul-compenso-le-linee-guida-del-consiglio-nazionale-forense
Timestamp: 2020-07-07 16:26:54+00:00
Document Index: 126774781

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Preventivo e accordo sul compenso. Le linee guida del Consiglio Nazionale Forense
Linee Guida del Consiglio Nazionale Forense in ordine al preventivo da presentare al cliente ai sensi dell'art. 13 co. 5 della legge n. 247/2012. Obblighi informativi.
Il Consiglio Nazionale Forense ha redatto la Scheda n. 67 dell'Ufficio studi che funge da Linee Guida per la fase di preparazione e stipula dell'accordo sul compenso dell'avvocato (preventivo), indicando oneri e obblighi informativi.
Di seguito il testo della Scheda dell'Ufficio Studi.
ACCORDO SUL COMPENSO: ONERI E OBBLIGHI INFORMATIVI.
V. Contenuto della comunicazione e vincolatività della previsione del costo della prestazione
L’art. 1, comma 141, lett. d), della legge n. 124/2017 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza) ha modificato l’art. 13, comma 5 della legge n. 247/2012 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense), introducendo – a partire dal 29 agosto 2017 – l’obbligo, per l’avvocato, di “comunicare in forma scritta a colui che conferisce l'incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale” (1). La comunicazione in forma scritta della prevedibile misura dei costi della prestazione a favore del cliente era già prevista dal testo originario della legge, ma subordinatamente ad una richiesta in tal senso.
Il primo periodo della suddetta disposizione prevede infatti che l’avvocato renda “noto al cliente il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico”, mentre il secondo periodo impone l’obbligo di comunicare in forma scritta il prevedibile costo della prestazione, “distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale”.
Il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione in forma scritta, o comunque la mancanza dell’accordo sul compenso, comporterà l’applicazione del comma 6 del medesimo art. 13 e dunque, segnatamente, il ricorso ai parametri per la determinazione del costo della prestazione: a mente dell’art. 13, comma 6, infatti, i parametri si applicano – tra l’altro – quando “all'atto dell'incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta” e “in ogni caso di mancata determinazione consensuale”.
In ogni caso, la violazione dell’obbligo di comunicazione “scritta” non risulta idonea a provocare la nullità dell’accordo e la conseguente inefficacia del contratto d’opera professionale. La disposizione in parola, difatti, può essere qualificata in termini di “norma di comportamento dei contraenti” e non già quale “norma di validità del contratto” (2): e, secondo la Suprema Corte di Cassazione, la violazione delle norme di comportamento, “tanto nella fase prenegoziale quanto in quella attuativa del rapporto” “non incide sulla genesi dell'atto negoziale, quanto meno nel senso che non è idonea a provocarne la nullità”(3).
Le voci di costo dovranno essere indicate, a garanzia della trasparenza e corretta informazione, distinguendo tra oneri (ad esempio, contributo unificato), spese (ad esempio, per notifiche, copie o trasferte, così come quelle forfettarie) e compenso per l’avvocato, determinato secondo i criteri di cui all’art. 13, comma 3 L.P., individuando – se consentito dalle concrete caratteristiche dell’incarico – le principali fasi del procedimento giudiziale o dell’attività^ stragiudiziale.
Pertanto – fermo restando che la comunicazione del prevedibile costo della prestazione, quantomeno con riferimento ai compensi professionali, vincola il professionista secondo criteri di buona fede e correttezza – l’avvocato dovrà, a garanzia della trasparenza della comunicazione nei rapporti con il cliente, inserire, in sede di comunicazione in forma scritta della prevedibile misura del costo della prestazione, opportune clausole che, richiamando quanto rappresentato e precisato in conformità alle indicazioni di cui all’ultimo periodo del precedente paragrafo II, ribadiscano la possibilità^ di variazioni in aumento dell’ammontare del compenso e delle spese necessarie per l’utile espletamento della pratica, fatti salvi l’informazione tempestiva al cliente e il suo consenso (con l’avvertimento che la mancanza del consenso stesso potrà avere effetti negativi sul giudizio).
“Come già rappresentato all’atto di rendere noto il livello della complessità dell'incarico e dell’indicazione di tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico stesso, si ribadisce che, attesa la natura della prestazione oggetto del mandato, costi e/ compensi potranno subire delle variazioni in aumento qualora dovessero rendersi opportune attività ulteriori e/o adempimenti più complessi (rispetto a quanto inizialmente previsto in modo indicativo) e che del realizzarsi di tale eventualità verrà in ogni caso dato tempestivo avviso.
“Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico; è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l'incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale”.
Allegato I - FAQ
3. La inosservanza dell’obbligo di comunicazione comporta nullità del contratto d’opera professionale?
Dovranno essere indicate, a garanzia della trasparenza e corretta informazione, le voci di costo, distinguendo tra oneri (ad esempio, contributo unificato), spese (ad esempio, per notifiche, copie o trasferte, così come quelle forfettarie) e compenso per l’avvocato, determinato secondo i criteri di cui all’art. 13, comma 3 L.P., individuando – se consentito dalle concrete caratteristiche dell’incarico – le principali fasi del procedimento giudiziale o dell’attività^ stragiudiziale.
1 L’originario testo di tale disposizione stabiliva che “il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento de conferimento alla conclusione dell’incarico: a richiesta è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfettarie, e compenso professionale”.
2 In questo senso è chiara la giurisprudenza di legittimità che, anche a Sezioni unite, ha statuito nel senso che “la nullità^ del contratto per contrarietà^ a norme imperative postula violazioni attinenti ad elementi intrinseci della fattispecie negoziale, relativi alla struttura o al contenuto del contratto”, escludendo che “l'illegittimità^ della condotta tenuta nel corso delle trattative prenegoziali ovvero nella fase dell'esecuzione del contratto stesso possa esser causa di nullità, indipendentemente dalla natura delle norme con le quali siffatta condotta contrasti, a meno che questa sanzione non sia espressamente prevista” (così Cass., SS. UU., 19.12.2007, n. 26724, par. 1.5, con riguardo a fattispecie di violazione di obblighi informativi da parte dell’intermediario finanziario, previsti da norme imperative).
3 Ivi, par. 1.6; nello stesso senso, Cass., sez. II, 24.11.2015, n. 23914.