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Timestamp: 2020-06-01 11:54:32+00:00
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Bene in leasing: anche l’utilizzatore può richiedere il risarcimento danni
Non solo il proprietario ma anche l’utilizzatore di un bene in leasing può attivare l’azione di risarcimento dei danni. E’ quanto stabilito nella sentenza 12 gennaio 2011, n. 534 dalla Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, adita a pronunciarsi sul tema.
In particolare, il caso riguardava due società, una proprietaria di un seminterrato ed alcuni locali vendita e l’altra conduttrice degli stessi, che avevano citato in giudizio il Comune di Pozzuoli per ottenere l’eliminazione delle infiltrazioni d’acqua nonché il risarcimento dei danni verificatisi a causa delle medesime.
Alla prima udienza si era costituita anche un’altra ditta, cessionaria della società conduttrice degli immobili, facendo proprie le domande attrici. Con sentenza 10-18 aprile 2001 il Tribunale di Napoli, ha rigettato la domanda della ricorrente conduttrice, accertandone la carenza di legittimazione attiva. Contro tale pronuncia ha proposto appello il Comune, mentre le tre società summenzionate hanno presentato appello incidentale. L’adita Corte d’appello ha rigettato la domanda principale ed accolto, seppur parzialmente, quelle incidentali. Quindi, il Comune ha proposto ricorso per Cassazione chiedendo all’adita Corte di voler accertare se le domande avanzate dalle attrici possano ritenersi formulate dall’interventore medesimo e, quindi se è ammissibile la domanda proposta da quest’ultimo, diretta ad ottenere la perdita dell’avviamento commerciale .
La Suprema Corte, nella sentenza esaminata, ha rigettato il ricorso, ribadendo un principio consolidato nel diritto, ovvero che “colui che per circostanze contingenti si trovi ad esercitare un potere soltanto materiale sulla cosa può dal danneggiamento di questa risentire un danno al suo patrimonio, indipendentemente dal diritto, reale o personale, che egli abbia all’esercizio di quel potere e cioè senza che sia tenuto a dimostrare il titolo di proprietà” (Cass. 5 luglio 2007, n. 15233, nonché Cass. 28 aprile 2000, n. 5421)”.
Pertanto, anche alla luce dell’orientamento maggioritario, i Giudici di Piazza Cavour hanno statuito che, legittimato all’azione di risarcimento del danno non è solo il proprietario del bene, ma anche chi, al momento del verificarsi dell’illecito, ne abbia avuto la materiale disponibilità.
In particolare, con riferimento all’eventualità sia stato danneggiato un bene concesso in leasing, è pacifico che la legittimazione ad agire nei confronti del danneggiante spetti all’utilizzatore e non alla società di leasing, proprietaria della cosa, soprattutto nel caso in cui l’utilizzatore sia tenuto alla manutenzione ordinaria e straordinaria della cosa stessa, ovvero nel caso in cui gli siano stati trasferiti, al momento della conclusione del contratto, anche tutti i rischi a cui la res sarebbe potuta esser soggetta (Cass. 1 luglio 2002, n. 9554).
Del resto, nella sentenza in oggetto, la Corte di Cassazione ha riportato l’esempio del leasing finanziario in cui l’utilizzatore è legittimato a far valere, nei confronti del fornitore, la pretesa all’adempimento del contratto di fornitura, oltre che al risarcimento dell’eventuale danno sofferto (Cass. 16 novembre 2007, n. 23794; Cass. 27 luglio 2006, n. 17145; Cass. 1 ottobre 2004, n. 19657).
Pertanto, il Supremo Collegio, rinviando la causa alla Corte di appello di Napoli per nuovo esame, ha enunciato il principio di diritto a cui la stessa dovrà uniformarsi, ovvero che:”qualora sia stata danneggiata una cosa (mobile o immobile) concessa in leasing la legittimazione ad agire per il risarcimento dei danni patiti compete all’utilizzatore, qualora lo stesso sia tenuto alla manutenzione ordinaria e straordinaria della cosa stessa nonché allo stesso, al momento della conclusione del contratto e del trasferimento del possesso della res, siano stati trasferiti tutti i rischi di questa”.
Sentenza 12 gennaio 2011, n. 534
Con atto 2 marzo 1998 la s.n.c. C. G. &amp; C. G. &amp; C., proprietaria di un seminterrato in **** composto da un deposito di mq. 100 nonchè da un locale di vendita di mq. 63,50 e da un vano ufficio di mq. 24, oltre accessori e la s.n.c. Cart Ufficio di A. S., C. L. &amp; C., conduttrice di tali locali, esposto che gli stessi confinavano con la rampa di accesso allo stadio comunale e che, in corrispondenza del confine, si erano verificate sin dal 1996 infiltrazioni d’acqua che avevano causato danni all’immobile e al materiale ivi depositato, hanno convenuto in giudizio, innanzi al tribunale di Napoli, il comune di Pozzuoli chiedendone la condanna sia alla eliminazione della causa delle infiltrazione sia al risarcimento dei danni patiti.
Svoltasi la istruttoria del caso nel corso della quale alla prima udienza di trattazione è intervenuta in giudizio la s.r.l. Tutto Ufficio, assumendo di essere cessionaria – sin dal 30 marzo 1998 – della azienda già della s.n.c. Cart Ufficio di A. S., C. L. &amp; C, di avere preso in locazione i locali descritti nell’atto introduttivo del giudizio e dichiarando di fare proprie tutte le domande delle attrici, e si costituiva in giudizio – altresì – il Comune di Pozzuoli contestando la propria responsabilità in ordine ai fatti denunziati, l’adito tribunale con sentenza 10 – 18 aprile 2001 ha rigettato la domanda della s.n.c. C. G. &amp; C., di risarcimento dei danni riportati dall’immobile per difetto di legittimazione attiva, dichiarato cessata la materia del contendere in ordine alla domanda di condanna del comune alla eliminazione delle cause delle infiltrazioni e condannato il convenuto al pagamento in favore della s.n.c. C. G. &amp; C. della somma di L. 7.800.000 oltre interessi dalla sentenza e in favore della s.r.l. Tutto Ufficio della somma di L. 67.438.000 oltre interessi dalla sentenza.
Gravata tale pronunzia in via principale dal Comune di Pozzuoli e in via incidentale dalla s.n.c. C. G. &amp; C. nonchè dalla s.n.c. Cart Ufficio di A. S., C. L. &amp; C, nel contraddittorio della s.r.l. Tutto Ufficio che costituitasi in giudizio ha chiesto il rigetto dell’appello principale, la Corte di appello di Napoli, con sentenza 16 giugno – 7 luglio 2006, rigettato l’appello principale, ha parzialmente accolto gli appelli incidentali e, per l’effetto ha condannato il Comune di Pozzuoli al pagamento in favore della s.n.c. C. G. &amp; C. della rivalutazione monetaria sulla somma di Euro 4.028,36 come in motivazione e in favore della s.n.c. Cart Ufficio di A. S., C. L. &amp; C. della somma di Euro 6.193,61 oltre rivalutazione e interessi come in motivazione.
Resistono, con controricorso e ricorso incidentale, affidato a cinque motivi, illustrati da memoria la s.n.c. C. G. &amp; C.; con distinti controricorsi sia la s.n.c. Cart Ufficio di S. A., L. C. &amp; C. che ha depositato memoria, sia la s.r.l. Tutto Ufficio.
– sia quando, essendo la formulazione generica e limitata alla riproduzione del contenuto del precetto di legge, il quesito si rivela inidoneo ad assumere qualsiasi rilevanza ai fini della decisione del corrispondente motivo, giacchè manca di indicare quale sia l’errore di diritto della sentenza impugnata in relazione alla concreta fattispecie (Cass., sez. un., 20 maggio 2010, n. 12339; Cass. 13 maggio 2009, n. 11087);
8. Per la prima volta in sede di precisazione delle conclusioni – in primo grado – il comune convenuto ha eccepito la insalubrità e abusività dei locali, di proprietà dell’attrice s.n.c. C. e nei quali era esercitata l’attività commerciale della società Tutto Ufficio sì che la responsabilità dei danni lamentati era da ascrivere unicamente alle stesse attrici.
Sia per la carenza di autosufficienza del ricorso sul punto (non sono state trascritte le espressioni con le quali erano state formulate le eccezioni riferite in ricorso solo in estrema sintesi, sì che non è dato comprendere quale fosse il contenuto delle eccezione), sia per totale pretermissione dell’obbligo di motivazione di indicare i motivi per i quali è stata chiesta la cassazione della sentenza impugnata, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 4 (limitandosi parte ricorrente a opporre, alla conclusione, motivatamente fatta propria dai giudici del merito, il proprio, soggettivo, apprezzamento dei propri scritti: gli argomenti difensivi .. non potevano imbattersi .. in nessuna barriera preclusiva trattandosi di rilievi alla espletata CTU, di mere difese e non di eccezioni in senso stretto..), sia – infine – per la palese inadeguatezza del quesito che lo conclude.
12. Esaminando l’ultima censura dell’appello incidentale proposto dalla s.n.c. C. i giudici di secondo grado hanno affermato che la stessa è fondata; basta infatti considerare che il risarcimento del danno costituisce debito di valore, che va conseguentemente salvaguardato dalla erosione prodotta dalla svalutazione monetaria.
– da un lato, violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, atteso che l’appello incidentale della C. era diretto unicamente a ottenere il riconoscimento delle somme che erano state ad essa disconosciute dal tribunale per difetto di legittimazione attiva, formulando il seguente quesito dica codesta Ecc.ma Corte di Cassazione se nell’appello incidentale proposto dalla C. G. &amp; C. s.n.c. possa o meno ritenersi formulata la domanda dell’indicata società diretta a vedersi riconosciuta la rivalutazione monetaria sulla somma di 4.028,36 di cui alla sentenza di primo grado (quarto motivo);
– sia il quesito che conclude il quarto motivo sia quello che conclude il quinto sono – alla luce delle considerazioni sviluppate sopra e cui è sufficiente in questa sede fare riferimento – assolutamente generici, con conseguente inammissibilità dei motivi a corredo dei quali sono esposti (cfr. Cass. 26 gennaio 2010, n. 1528; Cass., sez. un., 24 dicembre 2009, n. 27368).
17. In primo grado – hanno affermato i giudici di appello, la s.n.c. C. non ha prodotto alcun titolo di trasferimento in suo favore del bene oggetto di controversia da parte della società finanziaria che ne aveva acquistato la titolarità, concedendoglielo in leasing, nè poteva ritenersi sufficiente per tale trasferimento l’avvenuto esercizio del diritto di opzione riservato alla conduttrice di leasing al termine della locazione.
“qualora sia stata danneggiata una cosa (mobile o immobile) concessa in leasing la legittimazione ad agire per il risarcimento dei danni patiti compete all’utilizzatore, qualora lo stesso sia tenuto alla manutenzione ordinaria e straordinaria della cosa stessa nonchè allo stesso, al momento della conclusione del contratto e del trasferimento del possesso della res, siano stati trasferiti tutti i rischi di questa”. 20. Quanto alle spese di lite di questo giudizio di cassazione mentre nei rapporti tra il Comune di Pozzuoli (da una parte) e la Tutto Ufficio s.r.l. e Cart Ufficio s.n.c. di A. S., C. L. &amp; C. (dall’ altra), liquidate come in dispositivo, faranno carico esclusivo al soccombente comune di Pozzuoli, nei rapporti tra il Comune di Pozzuoli e la C. G. &amp; C. s.n.c. la pronuncia è rimessa al giudice di rinvio.
cassa in relazione al motivo accolto la sentenza impugnata e rinvia la causa, nei rapporti tra il Comune di Pozzuoli e la C. G. &amp; C. s.n.c., alla stessa corte di appello di Napoli, in diversa composizione, che provvederà, altresì, sulle spese di questo giudizio di legittimità;
condanna il Comune di Pozzuoli al pagamento delle spese di lite di questo giudizio di legittimità nei. confronti de la Tutto Ufficio s.r.l. e della Cart Ufficio s.n.c. di A. S., C. L. &amp; C. liquidate in Euro 200,00, oltre Euro 2.000,00 per onorari e oltre spese generali e accessori come per legge, in favore di ciascuna parte.
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