Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-26718-del-22-12-2016
Timestamp: 2020-08-07 03:25:57+00:00
Document Index: 70862506

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 71', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 24', 'art. 60', 'art. 2697', 'art. 2700', 'art. 20', 'art. 53', 'art. 360', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 26718 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26718 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 22/12/2016, (ud. 01/12/2016, dep.22/12/2016), n. 26718
sul ricorso 11038-2010 proposto da:
UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE in persona del Rettore in
avverso la sentenza n. 59/2009 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
01/12/2016 dal Consigliere Dott. DE MASI ORONZO;
Con sentenza n. 59/21/09, pronunciata il 27/1/2009 e depositata l’11/3/2009, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio respingeva l’appello proposto dal Comune di Roma avverso la sentenza n. 387/12/07, della Commissione Tributaria Provinciale di Roma, che aveva accolto il ricorso dell’Università Cattolica del Sacro Cuore avente ad oggetto l’avviso di accertamento emesso, a seguito di sopralluogo, per il recupero della tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), per i locali siti in (OMISSIS), per la parte adibita ad uso ospedale, Categoria 09, in relazione agli anni 2001 e 2002, oggetto di successivo annullamento parziale, in sede di autotutela, da parte dell’Ente locale.
I giudici di appello osservavano che la decisione di primo grado è corretta in merito alla rilevata tardività dell’accertamento, per entrambe le annualità, essendo stato il relativo avviso consegnato all’ufficio postale per la notificazione soltanto in data 4/1/2006, mentre il termine ultimo per la notifica scadeva il 31/12/2005, trattandosi di “accertamento parziale per infedele denuncia”, relativo al recupero del solo anno 2002, per il quale l’Ufficio avrebbe dovuto provvedere, ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 71, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della denuncia, a pena di decadenza.
Avverso la sentenza il Comune di Roma propone ricorso per cassazione affidato a due motivi cui resiste la contribuente con controricorso e memoria difensiva.
Il Comune ricorrente deduce, con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 2697, 2699 e 2700 c.c., nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 24, giacchè i Giudici di appello non hanno considerato che la cartolina di avviso di ricevimento prodotta in giudizio forniva la dimostrazione che la consegna all’Ufficio Postale del plico contenente l’atto di accertamento in contestazione era avvenuta prima del 31/12/2005. Evidenzia, altresì, che la cartolina di avviso di ricevimento costituisce atto pubblico e compendia tutti i fatti e gli eventi avvenuti in presenza dell’ufficiale postale, e che la data del 4/1/2006 recata dal timbro apposto “sulla ricevuta di presa in carico”, e cioè sulla distinta delle raccomandate consegnate dall’Amministrazione all’Ufficio Postale, corrispondeva verosimilmente al momento di materiale lavorazione della posta. Conclude il ricorrente con la formulazione del quesito di diritto con cui si chiede che la Corte dica: 1) “se in virtù del combinato disposto degli artt. 2697, 2699 e 2700 c.c., del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e della disciplina relativa alla notificazione a mezzo posta di cui alla L. n. 890 del 1992, la cartolina di ricevimento con la sottoscrizione da parte del postino notificatore sia atto pubblico e, come tale, faccia piena prova fino a querela di falso, sia della sua provenienza, che delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il postino attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti, ivi compresa l’attestazione della data di consegna del plico da parte del mittente all’ufficio postale di spedizione; 2) se, in applicazione del principio di cui all’art. 2697 c.c., il Giudice tributario e/o altro Organo giudicante, al quale sia stata fornita la prova documentale per atto pubblico da una delle parti processuali, possa disattenderne il contenuto senza la necessità che debba, esso organo giudicante ovvero la parte processuale a danno della quale sia stato prodotto l’atto pubblico, introdurre l’azione di querela di falso ex art. 2700 c.c., ed attenderne l’esito”.
La questione posta dal ricorrente trova soluzione nella giurisprudenza di questa Corte secondo cui, nel processo tributario, per la notificazione a mezzo posta dell’appello con le modalità fissate dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 20, comma 2, richiamato dal successivo art. 53, comma 2, la data (nella specie, 4/1/2006) di presentazione delle raccomandate all’Ufficio Postale, risultante dalla copia dell’elenco delle raccomandate consegnate per la spedizione alle Poste Italiane, che oltre al codice a barre identificativo reca il timbro postale, è certa e validamente attestata in quanto risulta proprio dalla formalità, direttamente compiuta dall’addetto all’Ufficio Postale cui viene consegnato il plico, che ne attesta l’accettazione, sicchè non ha pregio il riferimento alla diversa data (nella specie, 30/12/2005) di compilazione, vuoi della distinta per raccomandata singola o di quella analitica per più raccomandate, che è attività della parte che richiede il servizio postale e che resta fuori da quella fidefacente dell’ufficiale notificatore (Cass. n. 19526/2016; n. 24568/2014; n. 13942/2011; n. 7312/2006).
Il motivo è inammissibile – la fattispecie soggiace ratione temporis al vigore dell’art. 360 – bis c.p.c., – per difetto del momento di sintesi.
I Giudici di secondo grado, peraltro, non hanno affatto omesso di esaminare un motivo di censura della sentenza del giudice di primo grado ma piuttosto hanno fatto rinvio, condividendole, alle argomentazioni svolte dalla CTP, circa il termine triennale di decadenza per la notifica dell’avviso di accertamento in rettifica rispetto all’imposta versata dalla contribuente, secondo il modello della motivazione per re/ationem che è ammissibile laddove non sia necessaria una specifica confutazione delle tesi di parte riproposte con il gravame ((Cass. n. 17640/2016; n. 14786/2016).
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in Euro 6.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori di legge.