Source: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/html/2014/12/10/01/comunic.htm
Timestamp: 2019-08-18 15:44:35+00:00
Document Index: 171541920

Matched Legal Cases: ['in fine', 'in fine', 'in fine', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

﻿I Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - mercoledì 10 dicembre 2014
TESTO AGGIORNATO AL 11 DICEMBRE 2014
Mercoledì 10 dicembre 2014. — Presidenza del presidente Francesco Paolo SISTO indi del vicepresidente Roberta AGOSTINI. — Intervengono il ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, e i sottosegretari di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Luciano Pizzetti e Ivan Scalfarotto.
Testo base C. 2613 cost. Governo, approvato dal Senato, C. 8 cost. d'iniziativa popolare, C. 14 cost. d'iniziativa popolare, C. 21 cost. Vignali, C. 32 cost. Cirielli, C. 33 cost. Cirielli, C. 34 cost. Cirielli, C. 148 cost. Causi, C. 177 cost. Pisicchio, C. 178 cost. Pisicchio, C. 179 cost. Pisicchio, C. 180 cost. Pisicchio, C. 243 cost. Giachetti, C. 247 cost. Scotto, C. 284 cost. Francesco Sanna, C. 355 cost. Lenzi, C. 379 cost. Bressa, C. 398 cost. Caparini, C. 399 cost. Caparini, C. 466 cost. Vaccaro, C. 568 cost. Laffranco, C. 579 cost. Palmizio, C. 580 cost. Palmizio, C. 581 cost. Palmizio, C. 582 cost. Palmizio, C. 757 cost. Giancarlo Giorgetti, C. 758 cost. Giancarlo Giorgetti, C. 839 cost. La Russa, C. 861 cost. Abrignani, C. 939 cost. Toninelli, C. 1002 cost. Gianluca Pini, C. 1319 cost. Giorgia Meloni, C. 1439 cost. Migliore, C. 1543 cost. Governo, C. 1660 cost. Bonafede, C. 1706 cost. Pierdomenico Martino, C. 1748 cost. Brambilla, C. 1925 cost. Giancarlo Giorgetti, C. 1953 cost. Cirielli, C. 2051 cost. Valiante, C. 2147 cost. Quaranta, C. 2221 cost. Lacquaniti, C. 2227 cost. Civati, C. 2293 cost. Bossi, C. 2329 cost. Lauricella, C. 2338 cost. Dadone, C. 2378 cost. Giorgis, C. 2402 cost. La Russa, C. 2423 Pag. 6cost. Rubinato, C. 2441 cost. Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna, C. 2458 cost. Matteo Bragantini, C. 2462 cost. Civati e C. 2499 cost. Francesco Sanna.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 9 dicembre 2014.
Avverte, poi, che il deputato Centemero ha ritirato l'emendamento Brunetta 1.120, di cui è cofirmataria.
Emanuele COZZOLINO (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede che le sedute della Commissione sul provvedimento in esame, interessando tutti i cittadini, vengano trasmesse sulla web tv della Camera dei deputati, facendo presente che tale richiesta è stata formulata in una lettera inviata al Presidente della Camera.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, senza volere anticipare la risposta del Presidente della Camera, fa presente che la richiesta formulata dal deputato Cozzolino non può essere accolta, in quanto la trasmissione diretta sul canale satellitare e sulla web tv dei lavori della Commissioni permanenti, disciplinata dal parere della Giunta per il Regolamento del 14 luglio 2004, come integrato dal parere del 26 giugno 2013, è limitata alle sole sedi del question time e alle audizioni formali ed informali, in deroga alle ordinarie forme di pubblicità stabilite dal Regolamento. Avverte che si passerà all'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 7 e accantonate. Al riguardo, avverte di aver predisposto, insieme al relatore Fiano, la seguente proposta di riformulazione dell'emendamento Toninelli 7.9, atta a recepire le principali istanze recate dalle predette proposte emendative: Al comma 1, sopprimere la lettera a). Conseguentemente, sostituire la lettera b) con la seguente: b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: Il Senato della Repubblica prende atto delle cause ostative alla prosecuzione del mandato di senatore per la cessazione della carica elettiva regionale o locale.
Invita, pertanto, al ritiro i presentatori delle restanti proposte emendative.
Sospende, quindi, brevemente la seduta, per dar modo al presentatore di valutare la proposta di riformulazione del suo emendamento.
Danilo TONINELLI (M5S) accetta la proposta di riformulazione del suo emendamento 7.9, avanzata dai relatori.
Il ministro Maria Elena BOSCHI esprime parere favorevole sulla nuova formulazione dell'emendamento Toninelli 7.9, proposta dai relatori.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che si procederà, nell'ordine, all'esame e alla votazione delle proposte emendative accantonate relative all'articolo 7.
Fabiana DADONE (M5S) illustra il suo emendamento 7.5, rilevando come esso sia finalizzato al superamento della normativa, che ritiene ormai obsoleta, relativa alla Giunta per le elezioni, la quale verifica i titoli di ammissione dei componenti di ciascuna Camera agendo come un tribunale tra pari, essendo composta da deputati e senatori. Nel sottolineare come il Movimento 5 Stelle, in considerazione dell'importanza di tale questione, abbia già presentato una proposta di legge sul punto, raccomanda l'approvazione del suo emendamento 7.5 che, introducendo la possibilità di ricorrere, avverso le deliberazioni dell'organo interno a ciascuna Camera, Pag. 7alla Corte costituzionale, potrà condurre a un giudizio imparziale e prettamente giuridico sulle questioni relative all'eleggibilità di deputati e senatori.
La Commissione respinge l'emendamento Dadone 7.5.
Celeste COSTANTINO (SEL) dichiara di non voler ritirare il suo emendamento 7.7, ritenendo utile che su di esso le diverse forze politiche si esprimano attraverso il voto, anche in considerazione del fatto che il suo contenuto non può considerarsi recepito dalla nuova formulazione dell'emendamento Toninelli 7.9.
La Commissione respinge l'emendamento Costantino 7.7.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che l'emendamento Francesco Sanna 7.19 è stato ritirato e che i deputati Centemero, Ravetto e Rosato aggiungono la loro firma all'emendamento Toninelli 7.9, come riformulato dai relatori.
Matteo BRAGANTINI (LNA) esprime le proprie perplessità sull'emendamento Toninelli 7.9, così come riformulato dai relatori, ritenendo che esso possa determinare un potenziale conflitto tra il Senato, chiamato a prendere atto delle cause ostative alla prosecuzione del mandato di senatore per la cessazione dalla carica elettiva regionale, e i consigli regionali e i TAR, chiamati a giudicare delle cause di ineleggibilità dei consiglieri regionali a seguito dell'elezione presso le Assemblee regionali stesse.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) rileva come, così come riformulato dai relatori, l'emendamento Toninelli 7.9 presenti talune criticità. Ritiene, infatti, che esso risulti di dubbia interpretazione nella parte in cui prevede che il Senato prende atto di generiche «cause ostative alla prosecuzione del mandato di senatore per la cessazione dalla carica elettiva regionale o locale», laddove sarebbe preferibile prevedere che il Senato prenda atto «dell'impossibilità alla prosecuzione del mandato di senatore in conseguenza della cessazione dalla carica elettiva regionale o locale».
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, replicando alle osservazioni del collega Bragantini, osserva che il consigliere regionale resta in carica fino a quando il provvedimento che lo riguarda diventa esecutivo, creando così una sorta di effetto «a cascata».
Su quanto evidenziato dal collega Mazziotti Di Celso, rileva che le cause ostative possono essere diverse e che, inoltre, la riformulazione proposta dell'emendamento Toninelli 7.9 è volutamente essenziale per restare in linea con una corretta scrittura di una disposizione costituzionale.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ribadisce che, a suo avviso, va chiarito se il presupposto della presa d'atto sono le cause ostative o la cessazione dal mandato.
Riccardo FRACCARO (M5S) concorda con il collega Mazziotti Di Celso e sottolinea che la presa d'atto deve riguardare la cessazione dal mandato, vale a dire l'effetto, e non invece le cause ostative.
Giuseppe LAURICELLA (PD), nel concordare con le osservazioni svolte dai colleghi, pone il problema pratico dei tempi necessari per definire la questione della cessazione dal mandato anche per i vari organi presso i quali un consigliere regionale divenuto senatore può ricorrere: il consiglio regionale stesso, il Tribunale amministrativo regionale o il Senato. Oltre al rischio di conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, si crea, quindi, anche il rischio che un senatore dichiarato decaduto cessi dalla carica non prima della fine del suo mandato naturale.
Francesco SANNA (PD) osserva che, dalla riformulazione dell'emendamento in Pag. 8discussione, risulterebbe una norma costruita su due binari. Sulla base del primo comma, il Senato giudica sui titoli di ammissione che riguardano propriamente parlamentari nazionali e non consiglieri regionali. Il secondo comma stabilisce, invece, che il Senato non possa intervenire sulle cause di incompatibilità che determinano la cessazione dalla carica di consigliere regionale o sindaco di un suo membro e, quindi, ne prenda semplicemente atto.
Sottolinea, poi, che la questione posta dal collega Mazziotti Di Celso è suggestiva e che può essere risolta o in via letterale o in via interpretativa.
Rileva, infine, che i conflitti di attribuzione potrebbero essere sollevati anche a seguito di una riscrittura della norma, in quanto il ruolo del Senato si definirà solo col tempo.
Riccardo FRACCARO (M5S) concorda con il collega Lauricella e si chiede se il problema possa essere risolto stabilendo un termine perentorio per la decadenza da senatore.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, ribadisce che si tratta di una norma di principio e programmatica basata su un doppio binario, come evidenziato dal collega Sanna. Con la disposizione introdotta si chiarisce il principio per cui il Senato deve prendere atto delle cause ostative che riguardano un suo membro rispetto al fatto di continuare a ricoprire la carica di senatore. Saranno poi i regolamenti o altre norme di rango subcostituzionale a stabilire le disposizioni di dettaglio.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) osserva che il dibattito svolto fino ad ora dimostra come non sia chiara l'interpretazione della riformulazione proposta e vada chiarito, quindi, se la presa d'atto sia riferita alla decadenza ovvero alle cause ostative.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, rileva che la presa d'atto del Senato sarà in forma scritta, con l'elencazione delle cause ostative, creando una sinergia tra le medesime cause e il loro effetto.
Il ministro Maria Elena BOSCHI interviene per fornire un contributo interpretativo, al fine di fare chiarezza sulla norma proposta. L'intenzione dei relatori, condivisa dal Governo, è quella di creare due livelli di intervento del Senato, uno di giudizio sui titoli di ammissione peculiari di un suo membro e uno di presa d'atto della decadenza da consigliere regionale o da sindaco e, quindi, da senatore. Questo per evitare sia sovrapposizioni tra i vari enti, sia che il Senato diventi una sede d'appello per il consigliere regionale decaduto dalla sua carica.
Emanuele FIANO (PD), relatore, ricorda che l'articolo 122 della Costituzione affida alla legge regionale la definizione delle cause di incompatibilità dei consiglieri regionali, e da qui la necessità che la deliberazione del Senato sia solo una presa d'atto.
Enzo LATTUCA (PD) ringrazia il Ministro per aver chiarito in modo inequivocabile l'intenzione della riformulazione proposta, ma osserva che la scrittura non risulta chiara. Propone di riformulare nuovamente l'emendamento invertendo i termini: il Senato prende atto della cessazione di uno dei suoi membri dalla carica elettiva regionale o locale che costituisce causa ostativa alla prosecuzione del mandato di senatore.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) osserva che quanto affermato dal relatore Fiano giustifica una ulteriore riformulazione dell'emendamento che potrebbe essere predisposta nei termini proposti dal collega Lattuca.
Danilo TONINELLI (M5S) fa presente di aver accettato la riformulazione dell'emendamento di cui è primo firmatario principalmente per la soppressione della soppressione della lettera a) del comma 1 Pag. 9dell'articolo 7 del testo in discussione e il conseguente ripristino del primo comma del testo vigente dell'articolo 66. Chiede, quindi, che l'emendamento sia riformulato in modo chiaro secondo le indicazioni del collega Lattuca.
Matteo BRAGANTINI (LNA) concorda con la riformulazione del secondo comma proposta dai colleghi. Si potrebbe, a suo avviso, e al fine di evitare equivoci, modificare il primo comma, sottraendo al Senato il giudizio sui titoli di ammissione dei suoi membri, giudizio che è proprio del consiglio regionale o di altra autorità territoriale preposta.
Francesco SANNA (PD) non comprende perché il Senato non possa intervenire sulla valutazione dei titoli di ammissione nell'ipotesi in cui, ad esempio, il consiglio regionale abbia dichiarato la decadenza di un suo membro sulla base di una legge dello Stato.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, osserva che la norma è chiara e che le varie interpretazioni sono frutto di una difformità di opinioni. Chiede, quindi, al collega Toninelli se insiste nel richiedere un'ulteriore formulazione dell'emendamento al fine della sua accettazione.
Danilo TONINELLI (M5S) ribadisce la sua richiesta.
Giovanni MONCHIERO (SCpI) osserva che la proposta di riformulazione dell'emendamento Toninelli 7.9 avanzata dai relatori si presta ad essere oggetto di interpretazioni divergenti, come emerge dal dibattito in corso di svolgimento.
Gennaro MIGLIORE (PD) chiede ai relatori se la suddetta proposta di riformulazione comprenda anche il caso di sospensione di un consigliere regionale ovvero di un sindaco dalla rispettiva carica.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, fa notare che spetta alle norme di rango costituzionale stabilire i principi, ma non prevedere anche la disciplina di tutta la casistica che può venire a crearsi e che sarà, evidentemente, regolamentata da fonti di grado inferiore.
Andrea GIORGIS (PD) rileva come dalla discussione emerga, a suo avviso, la condivisione del principio di fondo. Il problema, pertanto, atterrebbe piuttosto alla formulazione della disposizione costituzionale, affinché quest'ultima non sia oggetto di interpretazioni fuorvianti. Il principio che si intende affermare è quello per cui la valutazione delle cause che determinano la cessazione dalla carica spetta a livello elettivo regionale o locale e non, invece, al Senato. Precisa, quindi, che, se vi è consenso intorno a tale principio, la soluzione più lineare è quella di prevedere che il Senato prenda atto della cessazione dalla carica elettiva regionale o locale.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, alla luce delle osservazioni formulate dai vari colleghi intervenuti, propone, anche a nome del relatore Fiano, una nuova ipotesi di riformulazione dell'emendamento Toninelli 7.9, articolata nei termini seguenti: Al comma 1, sopprimere la lettera a). Conseguentemente, sostituire la lettera b) con la seguente: b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: Il Senato della Repubblica prende atto della cessazione dalla carica elettiva regionale o locale e dichiara la decadenza da senatore.
Danilo TONINELLI (M5S) accoglie la nuova proposta di riformulazione dell'emendamento 7.9, di cui è primo firmatario.
Elena CENTEMERO (FI-PdL), avendo sottoscritto la precedente proposta di riformulazione dell'emendamento Toninelli 7.9, accoglie la nuova proposta di riformulazione della medesima proposta emendativa, anche a nome della collega Ravetto.
Ettore ROSATO (PD), avendo sottoscritto la precedente proposta di riformulazione Pag. 10dell'emendamento Toninelli 7.9, accoglie la nuova proposta di riformulazione della medesima proposta emendativa.
Il ministro Maria Elena BOSCHI esprime parere favorevole sull'emendamento Toninelli 7.9, come riformulato, da ultimo, dai relatori.
Maurizio BIANCONI (FI-PdL) esprime dubbi circa la nuova proposta di riformulazione dell'emendamento Toninelli 7.9, che non tiene conto dell'ipotesi di sospensione dalla carica regionale o locale, prospettata dal deputato Migliore.
Giuseppe LAURICELLA (PD) condivide la perplessità espresse dal deputato Bianconi, osservando che, nel momento in cui non si prende in considerazione l'ipotesi della sospensione, si sta affermando, implicitamente, che la sospensione dalla carica di consigliere regionale ovvero di sindaco non implica decadenza dalla carica di senatore.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, precisa che la nuova proposta di riformulazione dell'emendamento Toninelli 7.9 è volta a specificare, a seguito dei dubbi interpretativi emersi nel corso del dibattito, che l'accertamento delle cause che determinano la cessazione dalla carica elettiva spetta al livello regionale o locale, per cui il Senato non fa che prendere atto di tale cessazione e, quindi, dichiara la decadenza da senatore.
Ribadisce, altresì, che la disciplina dei vari casi che possono venire a crearsi, tra cui quello di un consigliere regionale o di un sindaco che sia sospeso dalla carica, spetta a fonti di grado subcostituzionale. Alla luce delle spiegazioni fornite, replica alle osservazioni formulate dal deputato Lauricella facendo presente che in questa sede non si sta affatto affermando che la sospensione dalla carica regionale o locale del consigliere o del sindaco non determini anche cessazione dalla carica di senatore. Piuttosto, si sta affermando il principio per cui la competenza rispetto all'accertamento delle cause ostative alla prosecuzione del mandato di senatore spetta al livello regionale o locale, mentre il Senato prende atto dell'eventuale decadenza di uno dei suoi componenti.
Laura RAVETTO (FI-PdL) non trova convincenti le spiegazioni fornite, facendo notare che, se a seguito della sospensione dalla carica di consigliere regionale o di sindaco subentra nella carica stessa un nuovo consigliere ovvero il vicesindaco, non si può non tenerne conto rispetto alla cessazione dal mandato di senatore del soggetto sospeso.
Danilo TONINELLI (M5S) osserva che il dibattito scaturito dalla riformulazione del suo emendamento 7.9 non è altro che la conseguenza di una scelta politica erronea costituita dalla previsione della non elettività dei senatori.
Riccardo FRACCARO (M5S), con riferimento alle osservazioni formulate dal collega Toninelli, rileva che, una volta che la scelta di fondo, assolutamente non condivisibile, è stata compiuta, si rende opportuno disciplinare in modo chiaro tutte le conseguenze che ne possono derivare, evitando di rinviare alla fase dell'esame del provvedimento in Assemblea il momento in cui le questioni più problematiche saranno affrontate.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, a seguito delle riflessioni svolte dai vari deputati intervenuti da ultimi nel dibattito, propone, anche a nome del relatore Fiano, un'ulteriore ipotesi di riformulazione dell'emendamento Toninelli 7.9, articolata nei termini seguenti: Al comma 1, sopprimere la lettera a). Conseguentemente, sostituire la lettera b) con la seguente: b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: Il Senato della Repubblica prende atto della cessazione dalla carica elettiva regionale o locale e della conseguente decadenza da senatore.
Danilo TONINELLI (M5S) accoglie la nuova proposta di riformulazione dell'emendamento Pag. 117.9, di cui è primo firmatario, da ultimo avanzata dai relatori.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) accoglie la nuova proposta di riformulazione dell'emendamento 7.9, di cui è cofirmataria, da ultimo avanzata dai relatori, anche a nome della collega Ravetto.
Ettore ROSATO (PD) accoglie la nuova proposta di riformulazione dell'emendamento 7.9, di cui è cofirmatario, da ultimo avanzata dai relatori.
La Commissione approva l'emendamento Toninelli 7.9 (Nuova formulazione) (vedi allegato).
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Toninelli 7.9 (Nuova formulazione), sono precluse le proposte emendative Dadone 7.10, 7.12, 7.11, 7.13, 7.14 e 7.15.
Fabiana DADONE (M5S) illustra il suo emendamento 7.16, volto a prevedere che contro le deliberazioni sulla verifica dei titoli dei suoi componenti da parte di ciascuna Camera, è ammesso il ricorso alla Corte costituzionale.
La Commissione respinge l'emendamento Dadone 7.16.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritira il suo emendamento 7.17, dopo averne illustrato comunque la ratio, volta ad assicurare che contro le decisioni della Giunta delle elezioni ovvero dell'Assemblea è ammesso ricorso alla Corte costituzionale da parte di chi ha un interesse diretto e immediato, al fine di superare il carattere di conflittualità che allo stato attuale è connesso ai ricorsi alla Corte costituzionale in questa materia.
Fabiana DADONE (M5S) fa proprio, insieme agli altri deputati del Movimento 5 Stelle facenti parte della I Commissione, l'emendamento 7.17, testé ritirato dal presentatore.
Matteo BRAGANTINI (LNA), dopo aver rilevato l'importanza del tema trattato dagli emendamenti in discussione, che prevedono la possibilità del ricorso alla Corte costituzionale, ritiene che questioni di tale rilevanza debbano essere affrontate in Commissione piuttosto che nel corso dell'esame in Assemblea, fase in cui interverrà il contingentamento dei tempi.
Stefano QUARANTA (SEL), pur condividendo il principio alla base dell'emendamento 7.17, esprime alcune perplessità sulla sua formulazione. Dichiara, quindi, di sottoscrivere gli emendamenti Dadone 7.17 e Giorgis 7.20.
Andrea GIORGIS (PD) ritira il suo emendamento 7.20, sottolineando che il senso della sua proposta emendativa è quello di prevedere la possibilità di adire la Corte costituzionale relativamente alle controversie sui titoli di ammissione dei parlamentari, nonché sulle cause di ineleggibilità e incandidabilità coerentemente con le aperture dimostrate da molte forze politiche su tale questione. Nel ricordare le osservazioni svolte dal collega Lattuca nella giornata di ieri in merito ad un emendamento che affrontava analoga questione, evidenzia che il ritiro dell'emendamento 7.20 è dettato da senso di responsabilità ed è finalizzato a consentire di affrontare in Assemblea le questioni sottese al suo emendamento nell'auspicio che ne sia ampiamente condivisa la ratio ispiratrice.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento 7.17, già ritirato dal deputato Mazziotti Di Celso e fatto proprio dalla deputata Dadone e dai deputati del gruppo Movimento 5 Stelle componenti della Commissione, nonché l'emendamento Dadone 7.18.
Stefano QUARANTA (SEL), nel fare proprio l'emendamento Giorgis 7.20, evidenzia che le questioni affrontate da tale proposta emendativa dovrebbero essere approfondite dalla Commissione e non dall'Assemblea. Pur comprendendo il senso di responsabilità del collega Giorgis, preferirebbe che le forze politiche contrarie al predetto emendamento, che considera di buon senso, esprimano apertamente la loro opinione.
Fabiana DADONE (M5S) sottoscrive, anche a nome degli altri deputati del Movimento 5 Stelle componenti della Commissione, l'emendamento 7.20, evidenziando che la sede appropriata per approfondirne il contenuto è la Commissione.
Danilo TONINELLI (M5S), nel segnalare che l'emendamento in discussione introduce un principio condivisibile e nel rimarcare la sede giusta per discuterne è la Commissione e non l'Assemblea, chiede alle forze politiche di maggioranza e al Governo di chiarire la loro posizione.
Riccardo FRACCARO (M5S) sottolinea che l'Assemblea non avrà tempo sufficiente per esaminare tutte le tematiche sottese al provvedimento in esame posto che già a gennaio vi sarà il contingentamento dei tempi della discussione. Auspica, pertanto, che si rinvii a gennaio l'avvio della discussione generale sul provvedimento per garantire tempi adeguati per il relativo esame.
La Commissione respinge l'emendamento 7.20, già ritirato dal deputato Giorgis e fatto proprio dai deputati Quaranta e dalla deputata Dadone, anche a nome dei deputati del gruppo Movimento 5 Stelle componenti della Commissione.
La seduta, sospesa alle 12.50, è ripresa alle 13.10.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che saranno esaminati gli emendamenti precedentemente accantonati relativi all'articolo 2.
Emanuele FIANO (PD), relatore, conferma il parere contrario, anche a nome del relatore, presidente Sisto, su tutti gli emendamenti accantonati relativi all'articolo 2.
Dorina BIANCHI (NCD) ritira il suo emendamento 2.53.
Elena CENTEMERO (FI-PdL), ritira, in qualità di cofirmataria, l'emendamento Gelmini 2.54, auspicando che il tema sotteso allo stesso sia riproposto e discusso in Aula.
Giuseppe LAURICELLA (PD) illustra il suo emendamento 2.46, ricordando che risulta incoerente la presenza di senatori nominati dal Presidente della Repubblica nel Senato delle autonomie, anche se per la durata di sette anni. Rileva inoltre che risulterebbe elevato il costo derivante dalla presenza di senatori a vita nella seconda Camera, e chiede di valutare l'opportunità di disporre, magari con la presentazione di appositi emendamenti in Assemblea, la soppressione della previsione che i senatori a vita in carica, alla data di entrata in vigore della presente riforma, permangono nella stessa carica ad ogni effetto quali membri del Senato della Repubblica.
Stefano QUARANTA (SEL) illustra la ratio della sua proposta emendativa 2.47, identica all'emendamento Lauricella 2.46. Ritiene, in particolare, che la figura dei senatori di nomina presidenziale non sia compatibile con il nuovo Senato delle autonomie, mentre potrebbe avere un senso presso la Camera dei deputati, ove sussiste una rappresentanza a livello nazionale.
Danilo TONINELLI (M5S) auspica l'approvazione dell'emendamento Lauricella 2.46, di cui è cofirmatario, per i motivi già evidenziati, identico all'emendamento Quaranta 2.47.
Riccardo FRACCARO (M5S), intervenendo a favore dell'emendamento Lauricella 2.46, ricorda le audizioni sul provvedimento Pag. 13in esame, durante le quali autorevoli giuristi hanno ritenuta estranea al Senato delle autonomie la figura dei senatori di nomina presidenziale.
Laura RAVETTO (FI-PdL) dichiara, anche a nome del suo gruppo, il voto contrario sugli identici emendamenti Lauricella 2.46 e Quaranta 2.47, poiché vi è accordo che il tema sotteso agli stessi potrà essere proficuamente affrontato in Assemblea ancorché faccia presente che nel merito il mantenimento della figura dei senatori a vita debba ritenersi discutibile.
Maurizio BIANCONI (FI-PdL), intervenendo a titolo personale, annuncia il suo voto favorevole sugli identici emendamenti Lauricella 2.46 e Quaranta 2.47.
Alfredo D'ATTORRE (PD), intervenendo anch'egli sugli identici emendamenti Lauricella 2.46 e Quaranta 2.47, auspica che vi sia una valutazione positiva degli stessi da parte dei relatori e del Governo, avendo constatato una larghissima condivisione sul tema da essi inciso, il quale potrebbe essere positivamente affrontato in Commissione.
La Commissione approva gli identici emendamenti Lauricella 2.46 e Quaranta 2.47 (vedi allegato).
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che sono da considerarsi preclusi i restanti emendamenti, precedentemente accantonati, riferiti all'articolo 2, ad esclusione dell'emendamento Brunetta 2.64, che rimane accantonato.
La seduta, sospesa alle 13.25, è ripresa alle 15.20.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, esprime, anche a nome del collega Fiano, i pareri sugli emendamenti riferiti all'articolo 11. Invita al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, i presentatori di tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 11. Invita al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, i presentatori degli emendamenti Bianconi 11.31 (ex 15.13), Sannicandro 11.32 (ex 15.28) e Toninelli 11.33 (ex 15.29), inizialmente riferiti all'articolo 15 e che la Commissione ha convenuto di riferire più correttamente all'articolo 11.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra l'emendamento 11.1 di cui è primo firmatario, che riprende, come in altri emendamenti, parti della proposta di legge di iniziativa popolare abbinata al disegno di legge in esame. La volontà del suo gruppo è infatti quella che tale proposta di legge non venga dimenticata. L'emendamento in questione introduce l'obbligo di esame da parte delle Camere delle proposte di iniziativa popolare per restituire dignità all'iniziativa legislativa dei cittadini. Nel momento in cui si prevedono corsie preferenziali che favoriscono l'iniziativa legislativa del Governo, ritiene opportuno aprire alle istanze della popolazione. A suo avviso, è proprio la chiusura alle istanze dei cittadini che ha determinato la crisi della rappresentanza politica.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 11.1.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra l'emendamento 11.2 di cui è primo firmatario, volto a prevedere un limite temporale di cinque mesi per la deliberazione finale delle Camere sulle proposte di legge di iniziativa popolare.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Fraccaro 11.2 e 11.3.
Emanuele COZZOLINO (M5S) illustra l'emendamento Dadone 11.4, di cui è cofirmatario, raccomandandone l'approvazione.
La Commissione respinge l'emendamento Dadone 11.4.
Manfred SCHULLIAN (Misto-Min.Ling.) ritira il suo emendamento 11.5.
Stefano QUARANTA (SEL) illustra l'emendamento Scotto 11.6, di cui è cofirmatario, raccomandandone l'approvazione.
La Commissione respinge l'emendamento Scotto 11.6.
Stefano QUARANTA (SEL) illustra l'emendamento Scotto 11.7, di cui è cofirmatario, identico all'emendamento Fraccaro 11.8, volto a rafforzare il ruolo del Senato.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra il suo emendamento 11.8, sottolineando la necessità di una tempestiva risposta della Camera in relazione a quanto definito dal Senato in modo da mantenere in quest'ultimo un reale ed efficace ruolo di impulso al procedimento legislativo.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Scotto 11.7 e Fraccaro 11.8.
Danilo TONINELLI (M5S) illustra il suo emendamento 11.9, giudicando inaccettabile che venga triplicato il numero di firme per l'iniziativa legislativa popolare ex articolo 72 della Costituzione.
Stefano QUARANTA (SEL) giudica con favore l'emendamento Toninelli 11.9, non condividendo la logica contenuta nel testo in esame, che attribuisce maggiore potere al Governo senza però rafforzare l'iniziativa legislativa popolare.
Riccardo FRACCARO (M5S) sottolinea l'atteggiamento di timore dimostrato dal Governo e dalla maggioranza in relazione alle richieste che emergono dalla società civile, ritenendo che il Governo sia obbligato a dare risposte alle istanze dei cittadini.
Matteo BRAGANTINI (LNA), nel non comprendere la scelta assunta dalla maggioranza in relazione al tema in esame, invita ad una più ampia riflessione sui soggetti titolari dell'iniziativa legislativa, considerato che essa è principalmente nelle mani del Governo, mentre le proposte di iniziativa parlamentare non vengono mai discusse.
Riccardo FRACCARO (M5S) invita i commissari ad una maggiore attenzione stigmatizzando la carenza di dialogo.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, non comprende l'invito del deputato Fraccaro, facendo presente che i commissari presenti stanno svolgendo con rigore e attenzione il loro lavoro.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Toninelli 11.9, nonché gli identici emendamenti Scotto 11.10, Fraccaro 11.11 e Mazziotti Di Celso 11.12.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra le finalità del suo emendamento 11.13, raccomandandone l'approvazione.
Danilo TONINELLI (M5S), nel ricordare le disamine di autorevoli giuristi in tema di iniziativa legislativa popolare, ritiene che la modifica proposta dall'emendamento Fraccaro 11.13 funga da collante per obbligare il Parlamento a discutere le norme di iniziativa popolare.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 11.13.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra il suo emendamento 11.14, chiedendo altresì che, dalla prossima seduta, i commissari siano portati quanto prima a conoscenza dell'ordine di votazione degli emendamenti.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Fraccaro 11.14 e 11.15.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira l'emendamento Bianconi 11.17, di cui è cofirmataria.
Matteo BRAGANTINI (LNA) illustra l'emendamento Invernizzi 11.16, di cui è cofirmatario, raccomandandone l'approvazione.
La Commissione respinge l'emendamento Invernizzi 11.16.
Celeste COSTANTINO (SEL) illustra il suo emendamento 11.19 e l'emendamento Quaranta 11.20, di cui è cofirmataria, i quali sono volti ad introdurre un termine, rispettivamente fissato a 9 o a 6 mesi, entro il quale le Camere devono discutere e deliberare sulle proposte di legge di iniziativa popolare.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Costantino 11.19 e Quaranta 11.20.
Riccardo FRACCARO (M5S), nell'illustrare il suo emendamento 11.21, evidenzia come sia anch'esso finalizzato a limitare la discrezionalità dei regolamenti parlamentari, fissando un termine per la discussione e deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d'iniziativa popolare da parte delle Camere. Rileva, infatti, come tale contemperamento si renda tanto più necessario in considerazione del carattere fortemente maggioritario previsto per l'elezione della Camera dalla legge elettorale all'esame del Parlamento.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Fraccaro 11.21, 11.22, 11.23 e 11.24.
Nicola MOLTENI (LNA) fa proprio l'emendamento Matteo Bragantini 11.25.
La Commissione respinge l'emendamento Matteo Bragantini 11.25, fatto proprio dal deputato Molteni.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira l'emendamento Bianconi 11.31 (ex 15.13), di cui è cofirmataria.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Sannicandro 11.32 (ex 15.28) e Toninelli 11.33 (ex 15.29).
Dorina BIANCHI (NCD) ritira il suo emendamento 11.26, preannunciandone la ripresentazione nel corso dell'esame in Assemblea. Sottolinea infatti la rilevanza della proposta contenuta nell'emendamento in esame, il quale è volto a porre dei limiti all'uso dell'istituto referendario, affinché esso non sia utilizzato a fini demagogici e populistici.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Fraccaro 11.28 e 11.29.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra il suo emendamento 11.30, il quale, in risposta ad una esigenza largamente sentita di ordine e semplificazione del sistema normativo, introduce, anche per le proposte di legge di iniziativa popolare, l'obbligo di conformarsi a criteri di omogeneità dei contenuti e di corrispondenza degli stessi al titolo delle leggi, in modo che siano garantiti la piena riconoscibilità e l'idonea collocazione degli atti.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 11.30.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra il suo emendamento 11.27, che si propone di valorizzare il ruolo della società civile nell'ambito dell'esercizio del potere di iniziativa legislativa, riconosciuto dalla Costituzione ma, a suo avviso, largamente calpestato nella prassi parlamentare. Nell'evidenziare la rilevanza del tema trattato dalla proposta emendativa in discussione, oggetto anche di una proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta dal Movimento 5 Stelle, chiede al Governo di effettuare una nuova valutazione sulla stessa.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 11.27.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che la Commissione passa Pag. 16all'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 17, che sono state precedentemente accantonate.
Paola BINETTI (PI-CD) fa proprio l'emendamento De Mita 17.5 e lo ritira.
Matteo BRAGANTINI (LNA), con riferimento al suo emendamento 17.2, ritiene che il Governo stia sottovalutando gli effetti fortemente negativi determinati dall'articolo 17 del provvedimento in esame, il quale, modificando l'articolo 78 della Costituzione, riconosce alla sola Camera dei deputati il potere di deliberare lo stato di guerra e di conferire al Governo i poteri necessari, estromettendo il Senato da tale deliberazione. Ritiene infatti che la deliberazione concernente lo stato di guerra, data la sua gravità, dovrebbe essere condivisa dal maggior numero possibile di rappresentanti dei cittadini.
Danilo TONINELLI (M5S) preannuncia il voto favorevole del Movimento 5 Stelle sull'emendamento Matteo Bragantini 17.2, reputando che il Governo, con la sua proposta di modificare l'articolo 78 della Costituzione, stia compiendo una scelta scellerata. Ritiene infatti che tale scelta di riconoscere il potere di deliberare sullo stato di guerra alla sola Camera, in connessione con il sistema maggioritario che sarà presumibilmente adottato per l'elezione della stessa, determinerà il sostanziale accentramento di tale potere in capo al partito di maggioranza.
Celeste COSTANTINO (SEL) interviene sull'emendamento Matteo Bragantini 17.2, illustrando anche i suoi emendamenti 17.3 e 17.4, di analogo contenuto. In particolare, fa presente che, a seguito dell'accantonamento delle proposte emendative riferite all'articolo 17, pensava che i relatori e il Governo avrebbero recepito le istanze delle proposte stesse, predisponendo magari un'ipotesi di riformulazione, ciò che invece non è avvenuto.
Emanuele FIANO (PD), relatore, dopo aver rilevato che sarebbe opportuno evitare di utilizzare espressioni poco convenienti nei confronti di altri partiti politici, evidenzia che il nuovo articolo 78 della Costituzione, come sostituito dall'articolo 17 del provvedimento in esame, si colloca nell'ambito di un modello basato su una sola Camera legata al Governo dal rapporto fiduciario. Ritiene, pertanto, normale che sia proprio questa Camera ad assumere le decisioni più delicate ed importanti per la vita del Paese.
Replicando, poi, nel merito alle obiezioni sollevate, rileva la presenza di un vizio di fondo, non comprendendo perché mai proprio coloro che criticano la composizione del nuovo Senato, vogliono poi coinvolgerlo nell'adozione delle scelte fondamentali.
Precisa, inoltre, che il silenzio da parte dei relatori, a fronte dei rilievi formulati nel corso della discussione, non equivale mai a disattenzione, in quanto ci sono dei casi in cui i relatori ritengono opportuno intervenire, altri in cui legittimamente esprimono il proprio dissenso rispetto ai rilievi formulati attraverso il silenzio.
Riccardo FRACCARO (M5S) reputa non convincenti le motivazioni addotte dal relatore Fiano a proposito della deliberazione dello stato di guerra da parte della sola Camera dei deputati, posta in relazione al fatto che essa vota la fiducia al Governo, evidenziando come trattasi di una deliberazione assolutamente straordinaria ed eccezionale, certamente non auspicata da nessuno, rispetto alla quale il rapporto fiduciario non ha alcuna attinenza. Al riguardo, fa presente che sicuramente nessun Governo potrebbe avere quale punto del suo programma politico la deliberazione dello stato di guerra.
Rileva, inoltre, che se sarà approvata, come sembrerebbe, una legge elettorale fortemente maggioritaria, potrà accadere che un partito che rappresenta la maggioranza relativa dei votanti possa assumere, praticamente da solo, la decisione drammatica di mandare la gente a combattere.
Stefano QUARANTA (SEL) esprime la propria contrarietà nei confronti del Pag. 17nuovo testo dell'articolo 78 della Costituzione, per ragioni diverse da quelle appena illustrate dal collega Fraccaro. Ritiene, in particolare, che vi sia un'incoerenza di fondo nel sistema costituzionale che il Governo e la maggioranza parlamentare intendono realizzare, in quanto vi è un Senato, che in teoria dovrebbe rappresentare le autonomie territoriali, del quale inspiegabilmente dovrebbero far parte anche gli ex Presidenti della Repubblica, senza che, tuttavia, questi ultimi abbiano la possibilità di esprimersi di fronte a decisioni gravi per il Paese quale, appunto, la deliberazione dello stato di guerra.
Matteo BRAGANTINI (LNA) evidenzia un ulteriore pericolo connesso alla scelta di attribuire il potere di deliberare lo stato di guerra alla sola Camera dei deputati, costituito dal fatto che tale deliberazione sarebbe idonea a bloccare lo svolgimento di elezioni politiche, ma non anche di quelle regionali e locali. Pertanto, si potrebbe produrre la situazione in cui abbiano luogo le elezioni regionali e che queste ultime portino ad un mutamento della composizione del Senato.
Per le ragioni addotte dai colleghi intervenuti nel dibattito, nonché al fine di scongiurare il pericolo da lui stesso paventato, invita i relatori a modificare il parere espresso sul suo emendamento 17.2, che in ogni caso non stravolgerebbe l'impianto complessivo della riforma costituzionale, in quanto riguarda una situazione del tutto eccezionale, sicuramente non auspicata da nessuna parte.
Rosy BINDI (PD), riprendendo in parte le considerazioni svolte dal deputato Quaranta, rileva come la discussione in atto faccia emergere tutte le contraddizioni connesse alla composizione del nuovo Senato. Osserva, in particolare, che di fronte a decisioni importanti come quella in oggetto, il monocameralismo presenta evidenti limiti di fronte ai quali probabilmente tutti preferirebbero il modello del bicameralismo perfetto. Tuttavia, ritiene che, una volta operata una scelta, occorre procedere in modo coerente. Pertanto, a suo avviso, non ha senso coinvolgere il nuovo Senato, datane la composizione, nella deliberazione dello stato di guerra.
Dichiara, quindi, che non voterà a favore dell'emendamento in discussione, pur ribadendo l'invito ai relatori e al Governo a prendere in considerazione la necessità, più volte evidenziata, di porre rimedio alle numerose contraddizioni che scaturiscono dal modello, del tutto incongruo, prescelto per il Senato.
Emanuele COZZOLINO (M5S) fa notare come nell'ordinamento tedesco, ai fini della deliberazione dello stato di guerra, occorra comunque il consenso del Bundesrat, ovvero della Camera rappresentativa dei Länder.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) desidera riportare la discussione in un contesto di normalità. La questione, a suo avviso, risiede nel fatto che se una Camera non dà la fiducia al Governo non può intervenire su argomenti gravi come la dichiarazione dello stato di guerra. L'impostazione deve essere quella di affidare tali temi a chi è stato scelto dai cittadini a rappresentarli.
Francesco SANNA (PD) ricorda che la dichiarazione dello stato di guerra ha alla sua base i limiti prescritti dall'articolo 11 della Costituzione e può essere fatta solo in caso di aggressione da parte dello Stato. Ricorda altresì come la Costituzione abbia parlamentarizzato un potere che prima era affidato al Governo. Non si parla quindi di guerra civile. Osserva che è poi l'impostazione che la riforma dà al Parlamento con la fiducia concessa da una sola Camera ad escludere il Senato dalla decisione sulla dichiarazione dello stato di guerra.
Fabiana DADONE (M5S), annunciando il suo voto favorevole sull'emendamento Matteo Bragantini 17.2, non comprende il parere contrario dei relatori e del Governo. Si tratta di un emendamento di buon senso che non mette in discussione l'impianto complessivo della riforma. Osserva Pag. 18che affidando la decisione sullo stato di guerra alla sola Camera, con una legge elettorale ipermaggioritaria, si ragiona in una situazione che ora è tranquilla ma che in futuro potrebbe modificarsi. Prevedere l'intervento del Senato rappresenta un contrappeso all'eccessivo potere dell'altra Camera eletta con un premio di maggioranza.
Riccardo FRACCARO (M5S), in merito alle osservazioni del collega Sanna, rileva che la dichiarazione dello stato di guerra non ha nulla a che vedere con il rapporto fiduciario. Invita la maggioranza a stabilire definitivamente se il Senato sia o meno un organo politico: se lo è deve poter essere coinvolto su temi così rilevanti.
Chiede che almeno per la dichiarazione dello stato di guerra sia prevista una doppia lettura o un quorum per impedire che in base alla legge elettorale che si vuole introdurre sia un solo partito politico a decidere di un evento così grave e si arrivi invece a una scelta condivisa.
Enzo LATTUCA (PD) rileva che il tema non è quello del rapporto fiduciario, ma dell'investitura popolare sancita dall'articolo 1 della Costituzione.
Sulla doppia lettura proposta dal collega Fraccaro, osserva che questa collide con il carattere di urgenza che avrebbe un provvedimento come quello in discussione.
Matteo BRAGANTINI (LNA) evidenzia che se il problema è quello dell'investitura popolare, si può prevedere l'elezione diretta anche per il Senato. Ricorda poi che in altri Paesi con un bicameralismo differenziato la decisione sulla dichiarazione dello stato di guerra è affidata a tutti e due i rami del Parlamento, mentre negli Stati federali un singolo Stato può anche non aderire a tale decisione. Sottolinea che, anche se si augura che sia una disposizione che non sarà mai messa in atto, la dichiarazione dello stato di guerra è qualcosa che sconvolge la vita dei cittadini e la stessa vita democratica. È giusto, quindi, che vada stabilito un quorum.
Riguardo a quanto ricordato dal collega Sanna, si chiede cosa succederebbe se lo Stato aggressore fosse uno Stato non riconosciuto o un'organizzazione terrorista e ribadisce, infine, i rischi che al potere vada un partito non democratico che potrebbe da solo dichiarare lo stato di guerra.
Rosy BINDI (PD) concorda sul fatto che se la decisione resta affidata a una sola Camera si debba prevede perlomeno una maggioranza qualificata.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, anche a nome del collega Fiano, nel confermare i pareri contrari su tutti gli emendamenti, si dichiara però disponibile a una riflessione da svolgere in vista dell'esame in Assemblea.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Matteo Bragantini 17.2, Costantino 17.3 e 17.4.
Emanuele FIANO (PD), relatore, esprime, anche a nome del presidente relatore Sisto, i pareri sulle proposte emendative riferite all'articolo 19. Invita al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, i presentatori di tutti gli emendamenti ed articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 19. Invita, quindi, al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, anche i presentatori dell'articolo aggiuntivo Capezzone 19.013 che costituisce la parte dichiarata ammissibile dell'articolo premissivo Capezzone 01.010.
Marco MELONI (PD) prende atto che l'articolo rimarrà nel testo approvato al Senato. Invita a una riflessione circa il fatto che tale testo sia coordinato con le modifiche apportate all'articolo 1 che hanno chiarito che le funzioni del Senato Pag. 19non riguardano il raccordo tra lo Stato e l'Unione europea.
Fabiana DADONE (M5S) illustra il suo emendamento 19.1, volto a sopprimere integralmente l'articolo 19, nell'ottica di ripristino di compiti di bicameralismo paritario tra i due rami del Parlamento.
La Commissione respinge l'emendamento Dadone 19.1.
Rocco PALESE (FI-PdL) accogliendo l'invito dei relatori, ritira l'emendamento Bianconi 19.3 di cui è cofirmatario.
Teresa PICCIONE (PD) accogliendo l'invito dei relatori, ritira il suo emendamento 19.4.
Giuseppe LAURICELLA (PD) illustra il suo emendamento 19.7, teso a prevedere l'ipotesi dell'eventualità di un referendum sulla ratifica dei trattati dell'Unione europea. Annuncia il ritiro dell'emendamento al fine di una sua ripresentazione in Assemblea.
Emanuele COZZOLINO (M5S) fa suo l'emendamento 19.7 e annuncia che lo stesso emendamento è sottoscritto dai deputati del gruppo del Movimento 5 Stelle.
La Commissione respinge l'emendamento 19.7 fatto proprio dal deputato Cozzolino.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, considerato che in Assemblea sta per iniziare la discussione generale di un provvedimento di competenza della Commissione, sospende la seduta che riprenderà al termine della discussione generale del suddetto provvedimento.
La seduta sospesa, alle 17.40, riprende alle 19.40.
Laura RAVETTO (FI-PdL) ritira tutti gli emendamenti di cui è primo firmatario il deputato Gelmini, ad eccezione degli articoli aggiuntivi 35.04 e 35.03.
Matteo BRAGANTINI (LNA) illustra l'emendamento 19.6, di cui è primo firmatario, che si pone la finalità di prevedere che le proposte di ratifica dei trattati relativi all'appartenenza dell'Italia all'Unione europea siano sottoposte a referendum consultivo quando lo richiedano ottocentomila elettori. Al riguardo, ritiene che sia fondamentale coinvolgere i cittadini nelle decisioni vertenti su tematiche di tale rilevanza, sottolineando che non si può temere l'esito della consultazione referendaria.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Matteo Bragantini 19.6 e Cozzolino 19.8.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, constata l'assenza dei presentatori dell'emendamento Merlo 19.5: s'intende che vi abbiano rinunciato.
Riccardo FRACCARO (M5S) raccomanda l'approvazione del suo emendamento 19.9, che intende modificare l'articolo 80 della Costituzione, nel senso di prevedere che le leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali siano sottoposte a referendum popolare entro 180 giorni dall'approvazione. Riprendendo le considerazioni formulate dal deputato Bragantini, rileva l'importanza di dare ai cittadini la possibilità di esprimersi in merito alla ratifica di trattati internazionali, soprattutto se, come avviene nella maggior parte dei casi, essi producono implicazioni per le finanze pubbliche.
Fa, altresì, presente che nella formulazione della sua proposta emendativa ha tenuto conto, in particolare, della normativa vigente in materia di consultazioni referendarie negli ordinamenti di altri Stati europei, quali l'Irlanda, la Svizzera e la Danimarca.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 19.9.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, constata l'assenza dei presentatori Pag. 20dell'articolo aggiuntivo Bianconi 19.010.
Riccardo FRACCARO (M5S) aggiunge la propria sottoscrizione all'articolo aggiuntivo Bianconi 19.010 e chiede che sia posto in votazione.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo 19.010, fatto proprio dal deputato Fraccaro.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, constata l'assenza dei presentatori dell'articolo aggiuntivo Antonio Martino 19.06: s'intende che vi abbiano rinunciato.
Giuseppe LAURICELLA (PD), nel ritirare il suo articolo aggiuntivo 19.07, sottolinea che lo stesso era ispirato dalla considerazione che il pareggio di bilancio, e la politica di austerità che ne è conseguita, è stata una delle cause che ha aggravato la crisi economica del nostro Paese.
Danilo TONINELLI (M5S), nel sottoscrivere, anche a nome dei componenti del gruppo Movimento 5 Stelle della Commissione, l'articolo aggiuntivo Lauricella 19.07, pur non condividendolo pienamente nel merito, ritiene che lo stesso costituisca comunque un miglioramento del testo attuale del provvedimento in discussione ed evidenzia che la scelta di costituzionalizzare il pareggio di bilancio è stata deleteria per l'Italia.
Matteo BRAGANTINI (LNA), nel ritenere opportuno modificare la norma che prevede in Costituzione il principio del pareggio di bilancio e nel sottolineare che sarebbe utile avviare un ragionamento approfondito in Commissione su tale tema, non condivide l'atteggiamento assunto dalla maggioranza volto a rinviare, al momento dell'esame del provvedimento che si svolgerà in Assemblea, la questione sottesa all'articolo aggiuntivo 19.07.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, replicando al collega Bragantini, osserva che la Commissione sta svolgendo un esame ampio e approfondito del progetto di riforma in discussione.
Marco MELONI (PD), nel dichiarare il suo voto contrario sull'articolo aggiuntivo 19.07, ritiene pericoloso rimettere in discussione una conquista del Parlamento italiano, quale quella dell'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio, che, peraltro, a suo avviso, costituisce una condizione per mantenere il nostro Paese all'interno dell'Unione europea.
Alfredo D'ATTORRE (PD), nel ritirare i suoi articoli aggiuntivi 19.03 e 19.04, sottolinea che molte forze politiche, compreso il suo partito, stanno maturando una sensibilità nuova sul tema del pareggio di bilancio in Costituzione. Nel ricordare che il debito pubblico è comunque cresciuto da quando tale principio è stato inserito nella nostra Carta costituzionale, ritiene essenziale tornare alla formulazione precedente dell'articolo 81, anche al fine di permettere all'Italia di assumersi pienamente, di fronte all'Europa, la responsabilità della propria sovranità. Sarebbe, a suo avviso, saggio utilizzare la discussione in Commissione per dare un segnale unitario proveniente, attraverso un atteggiamento patriottico, dalla maggioranza e dall'opposizione che permetta al Governo di assumere nuove iniziative in materia di politica economica in Europa.
Riccardo FRACCARO (M5S), nel condividere il ragionamento svolto dal collega D'Attorre, non comprende le sue conclusioni, poiché non è sufficiente, a suo parere, assumere un atteggiamento blando di fronte a quello che considera un vero e proprio rischio democratico, nonché di crollo economico del nostro Paese. Nell'auspicare che almeno in Assemblea si assumano posizioni nette sul punto, sottolinea che nei momenti di crisi economica non si dovrebbe modificare la Costituzione.
Celeste COSTANTINO (SEL), nel ritenere il dibattito estremamente interessante, ritira per ragioni meramente politiche gli articoli aggiuntivi Marcon 19.011 e 19.012, sui quali ritiene che sarà opportuno svolgere un'ulteriore riflessione nel corso dell'esame in Assemblea.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) ritiene che la discussione stia andando verso una direzione non corretta, facendo presente che l'inserimento della clausola del pareggio di bilancio in Costituzione è stato effettuato al fine di rimettere in ordine i disastrosi conti pubblici a causa di un aumento sconsiderato della spesa pubblica.
Emanuele COZZOLINO (M5S) invita ad una riflessione sull'opportunità di proseguire l’iter della riforma costituzionale in esame essendovi altre riforme che ritiene siano più utili per la cittadinanza e per il Paese, quali la legge sul conflitto di interessi o sull'antiriciclaggio.
Danilo TONINELLI (M5S) evidenzia che l'articolo aggiuntivo Lauricella 19.07, fatto proprio dal suo gruppo, sia espressione della volontà di mantenere il nostro Paese all'interno dei principi economici dell'Unione europea.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione respinge l'articolo aggiuntivo 19.07, ritirato dal deputato Lauricella e fatto proprio dai membri della Commissione del gruppo del Movimento 5 Stelle.
Matteo BRAGANTINI (LNA), nel richiamare le ragioni politiche ed economiche che hanno portato alla riforma dell'articolo 81 della Costituzione, in relazione all'obbligo del pareggio di bilancio, ritiene che sia necessario effettuare una valutazione in merito alla possibilità di rendere meno rigido tale vincolo nel corso di particolari crisi economiche.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Matteo Bragantini 19.01.
Riccardo FRACCARO (M5S), in qualità di cofirmatario, interviene a favore dell'articolo aggiuntivo Dadone 19.02. Ricollegandosi a quanto testé affermato dal collega Mazziotti Di Celso, non condivide la sua ricostruzione degli eventi che hanno portato alla modifica dell'articolo 81 della Carta costituzionale, con l'introduzione del vincolo del pareggio di bilancio. Rileva quindi che un Paese sovrano, come l'Italia, non può dipendere da soggetti privati, come le banche, dovendo invece stampare moneta. Sottolinea, tuttavia, che la Banca centrale europea, la quale non è espressione dei cittadini, ha invece prestato soldi a banche private, a basso tasso di interesse, le quali, poi, non le hanno riversate nell'economia. Ritiene quindi che l'Europa non sia un normale Stato, in quanto risente di un evidente deficit democratico, che la porta a rispondere non agli interessi pubblici bensì a quelli privati.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) concorda sulla presenza di un deficit democratico nelle istituzioni europee, e sul fatto che quando è stato istituito l'euro sono stati compiuti alcuni errori. Dopo aver avvertito che bisogna confrontarsi sui fatti e non su astratti concetti teorici, ricorda però come non falliscano solo i soggetti privati, bensì possano fallire anche gli Stati sovrani. Partendo da questa considerazione, rileva che l'Italia, nel recente passato, è andata vicina a tale fallimento, per cui diversi governi, a partire da quelli di Silvio Berlusconi e di Mario Monti, hanno dovuto prendere drastiche decisioni necessitate dalla gravissima crisi che aveva colpito il nostro Paese. Ricorda, altresì, che ciò è avvenuto a causa di una precedente gestione dissennata dell'Italia e che la Banca centrale europea ha prestato, nel recente passato, soldi alle banche affinché queste non fallissero, nel qual caso o i cittadini avrebbero perso i loro risparmi depositati, o si sarebbero dovute nazionalizzare le stesse banche, utilizzando però i soldi dei cittadini europei per evitare il loro default.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Dadone 19.02.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, comunica che è stato ritirato l'articolo aggiuntivo Naccarato 19.05.
Constata, poi, l'assenza dei presentatori dell'articolo aggiuntivo Capezzone 19.013, (ex 01.010 parte ammissibile): si intende che vi abbiano rinunciato.
Avverte quindi che la Commissione procederà all'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 20.
Emanuele FIANO (PD), relatore, invita al ritiro, anche a nome del relatore, presidente Sisto, di tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 20, esprimendo altrimenti parere contrario sugli stessi.
Il ministro Maria Elena BOSCHI, esprime parere conforme a quello dei relatori.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che gli identici emendamenti Bianconi 20.1 e Lauricella 20.2 e l'emendamento D'Attorre 20.5 sono stati ritirati.
La Commissione respinge l'emendamento Nuti 20.3.
Riccardo FRACCARO (M5S), in qualità di cofirmatario, interviene sull'emendamento Cozzolino 20.4, raccomandandone l'approvazione.
La Commissione respinge l'emendamento Cozzolino 20.4.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra la ratio del suo emendamento 20.6, osservando che gli sembra limitativo che il Senato possa disporre inchieste solo su materie di pubblico interesse concernenti le autonomie territoriali, impedendo loro di istituire apposite Commissioni d'inchiesta su materie ove vi è la competenza legislativa delle singole regioni, come quelle concernenti il referendum e afferenti l'articolo 32 della Carta costituzionale.
Il ministro Maria Elena BOSCHI ricorda che la possibilità anche per il Senato della Repubblica di disporre inchieste su materie di pubblico interesse non era presente nel testo originario del disegno di legge costituzionale in esame, ed è stata introdotta nel corso dell'esame dello stesso presso l'altro ramo del Parlamento. Aggiunge quindi che è risultato coerente attribuire tale possibilità solo con riferimento a materie di pubblico interesse concernenti le autonomie territoriali, in linea con la funzione di raccordo con le stesse che andrà ad assumere il nuovo Senato. Ricorda infine che è stata sottratta al Senato la competenza legislativa nelle materie afferenti gli articoli 29 e 32 della Carta Costituzionale.
Riccardo FRACCARO (M5S) dopo avere ricordato che rimane comunque l'istituto del referendum quale possibile oggetto di inchiesta da parte del Senato, contesta la coerenza complessiva del nuovo articolo 82 della Costituzione.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, osserva come il nuovo testo dell'articolo 82 della Costituzione abbia privilegiato lo stretto rapporto tra il Senato e le autonomie territoriali.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 20.6.
Stefano QUARANTA (SEL) ritira il proprio emendamento 20.11.
Elena CENTEMERO (FI-PdL), in qualità di cofirmataria, ritira l'emendamento Bianconi 20.7.
La Commissione respinge l'emendamento Cozzolino 20.8.
Stefano QUARANTA (SEL) illustra la sua proposta emendativa 20.12, raccomandandone l'approvazione.
La Commissione respinge l'emendamento Quaranta 20.12.
Emanuele COZZOLINO (M5S) illustra la propria proposta emendativa 20.10, chiedendone l'approvazione.
La Commissione respinge l'emendamento Cozzolino 20.10.
Emanuele COZZOLINO (M5S) illustra la ratio del suo emendamento 20.9.
La Commissione respinge l'emendamento Cozzolino 20.9.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che la Commissione procederà ora all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 25.
Emanuele COZZOLINO (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede di avere contezza di quali saranno gli emendamenti esaminati nella giornata odierna.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che saranno esaminati nella giornata odierna gli emendamenti riferiti agli articoli 25 e 26.
Riccardo FRACCARO (M5S), intervenendo anch'egli sull'ordine dei lavori, paventa che non si possano esaminare tutti gli emendamenti prima che il provvedimento approdi all'Aula. Reputa, quindi, prioritario esaminare preliminarmente gli emendamenti maggiormente rilevanti da un punto di vista politico, per esaminare eventualmente di seguito quelli residuali.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, ricorda che, a tal fine, è stato appositamente convocato l'ufficio di presidenza della Commissione, integrato dai rappresentanti dei gruppi, per le ore 15 della giornata di domani.
Emanuele FIANO (PD), relatore, anche a nome del relatore Sisto invita al ritiro, altrimenti esprimendo parere contrario, i presentatori di tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 25 del provvedimento.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira l'emendamento Bianconi 025.01, di cui è cofirmataria.
La Commissione respinge l'emendamento D'Ambrosio 25.1.
Stefano QUARANTA (SEL), illustra gli emendamenti Zaccagnini 25.2 e 25.3, di cui è cofirmatario, i quali propongono l'introduzione nell'ordinamento dello strumento della fiducia costruttiva e li ritira.
Andrea GIORGIS (PD), illustra il suo emendamento 25.4, il quale è volto ad introdurre nella Costituzione lo strumento della sfiducia costruttiva. Sottolinea, in primo luogo, come esso sia coerente con il complessivo impianto della riforma costituzionale in discussione e con il sistema maggioritario previsto dalla legge elettorale attualmente all'esame del Parlamento.
Nel rilevare quindi come suddetto emendamento possa contribuire a migliorare il rapporto tra Parlamento e Governo, in termini di maggiore stabilità del Governo stesso, senza passare attraverso la contrazione della rappresentatività del Parlamento, lo ritira in vista di una sua ripresentazione nel corso dell'esame del provvedimento in Assemblea. Ritira, quindi, il proprio emendamento 25.4.
Matteo BRAGANTINI (LNA), nel sostenere le finalità sottese all'emendamento Giorgis 25.4, condivide le ragioni testé espresse dal deputato Giorgis con riferimento all'utilità dell'introduzione dell'istituto della sfiducia costruttiva nell'ordinamento costituzionale italiano.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira l'emendamento Bianconi 25.5, di cui è cofirmataria.
La Commissione respinge l'emendamento Lombardi 25.7.
Enzo LATTUCA (PD), nel ritirare il suo emendamento 25.8, preannuncia l'intenzione di non ripresentarlo nel corso dell'esame del provvedimento in Assemblea, pur evidenziando come esso fosse coerente con l'assetto complessivo della riforma costituzionale in discussione, essendo volto a contribuire al rafforzamento del ruolo dell'Esecutivo e all'incentivazione della cosiddetta «parlamentarizzazione» delle crisi di Governo.
Michele NICOLETTI (PD), nel ritirare il suo emendamento 25.9, esprime, peraltro, la propria condivisione delle argomentazioni svolte dal deputato Giorgis circa la funzione dell'istituto della sfiducia costruttiva in termini di una maggiore stabilizzazione del rapporto tra Parlamento e Governo.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 25.10.
Danilo TONINELLI (M5S) illustra il suo articolo aggiuntivo 25.01, rilevando come esso introduca una misura di trasparenza, in linea con lo spirito di tutte le proposte emendative presentate dal suo gruppo, prevedendo che il Parlamento, acquisiti gli elementi necessari, esprima parere sulle nomine dei dirigenti delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici ed elegga i componenti delle Autorità indipendenti. A tale proposito, rileva, come la proposta emendativa in esame potrebbe avere rilevanti effetti benefici per il Paese in termini di attuazione di un metodo realmente meritocratico nell'ambito delle predette nomine.
Matteo BRAGANTINI (LNA), nel preannunciare il suo voto contrario sull'articolo aggiuntivo Toninelli 25.01, sottolinea come lo stesso, pur essendo finalizzato all'introduzione di una misura volta ad una maggiore trasparenza nell'ambito dei procedimenti di nomina dei dirigenti delle amministrazioni statali e delle Autorità indipendenti, comporterebbe il rischio di una maggior confusione e di un'eccessiva ingerenza del Parlamento nei suddetti procedimenti.
Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI), nell'associarsi alle considerazioni svolte dal deputato Matteo Bragantini, preannuncia il suo voto contrario sull'articolo aggiuntivo Toninelli 25.01.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Toninelli 25.01.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che la Commissione passa all'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 26.
Anche a nome del relatore Fiano, invita quindi al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, i presentatori di tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 26, tranne che degli articoli aggiuntivi Vargiu 26.02 e sugli identici Bindi 26.01 e Mazziotti Di Celso 26.03, di cui propone l'accantonamento.
La Commissione acconsente alle proposte di accantonamento avanzate dai relatori.
Elena CENTEMERO (FI-PdL) ritira l'emendamento Bianconi 26.2, di cui è cofirmataria, identico all'emendamento Lombardi 26.1.
La Commissione respinge quindi l'emendamento Lombardi 26.1.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra il suo emendamento 26.5, il quale propone la giurisdizione del giudice ordinario per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni dal Presidente del Consiglio e dai Ministri e reca la disciplina del conflitto di interessi, prevedendo che la Corte costituzionale possa dichiarare l'incompatibilità di una carica governativa con la titolarità o il controllo di imprese di rilevante consistenza economica, pronunciando altresì Pag. 25la decadenza dell'interessato dalla carica stessa. Nel ricordare come gli ultimi Governi in carica non siano stati in grado di intervenire sulla disciplina del conflitto di interessi, auspica l'approvazione del suo emendamento 26.5.
Matteo BRAGANTINI (LNA), intervenendo sull'emendamento Fraccaro 26.5, si domanda per quale ragione la maggioranza non intenda stabilire direttamente nel testo costituzionale i principi fondamentali in materia di incompatibilità tra cariche di governo ed uffici o attività pubbliche e private, al fine di evitare conflitti tra gli interessi privati dei membri del Governo e gli interessi pubblici.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 26.5.
Riccardo FRACCARO (M5S) invita i relatori a modificare il parere espresso sul suo emendamento 26.4, che si limita a rinviare alla legge per quanto concerne la previsione di disposizioni idonee ad evitare possibili conflitti di interessi tra cariche di governo e l'esercizio di determinate attività.
Stefano QUARANTA (SEL), intervenendo sull'emendamento Fraccaro 26.4, evidenzia che la maggioranza, in maniera contraddittoria, da un lato ritiene che la norma sull'istituto del voto a data certa debba essere prevista direttamente dal testo della Costituzione, dall'altro reputa incongruo che sia la stessa Costituzione a fissare disposizioni fondamentali idonee a prevenire l'insorgere di conflitti di interessi.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 26.4.
Giuseppe LAURICELLA (PD) chiede ai relatori di accantonare il suo emendamento 26.3, per analogia con il contenuto del suo emendamento 13.27, già accantonato, al fine di poterli esaminare congiuntamente. Ritira, altresì, il suo articolo aggiuntivo 26.04.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, rileva che, ove non sussistano obiezioni, la richiesta formulata dal deputato Lauricella possa essere accolta, in quanto sussiste un'evidente connessione tra le due proposte emendative richiamate. Ritiene, inoltre, che si potrebbe procedere all'accantonamento dell'articolo aggiuntivo Schullian 26.05, per analogia di materia con gli articoli aggiuntivi Vargiu 26.02, Bindi 26.01 e Mazziotti Di Celso 26.03, già accantonati.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, essendosi così concluso l'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 26, ad eccezione di quelle accantonate, in ordine alle quali è necessario procedere ad un ulteriore approfondimento, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento ad altra seduta.