Source: http://www.paoloalfano.it/2010/12/23/opposizione-a-verbale-di-accertamento-il-giudice-puo-applicare-dufficio-una-sanzione-superiore-a-quella-prevista/
Timestamp: 2018-08-17 10:02:35+00:00
Document Index: 32808708

Matched Legal Cases: ['art. 204', 'art. 132', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 384', 'art. 23']

Opposizione a verbale di accertamento: il giudice può applicare d'ufficio una sanzione superiore a quella prevista | Avv. Paolo Alfano
Opposizione a verbale di accertamento: il giudice può applicare d’ufficio una sanzione superiore a quella prevista
Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 15-12-2010, n. 25304
La seconda Sezione civile di questa Corte, con ordinanza in data 20.4.2010, ritenuta, ai soli fini della rilevanza, l’infondatezza dei primi quattro motivi del ricorso e della prima parte del quinto, rimetteva gli atti al Primo Presidente perchè investisse le Sezioni unite dell’esame della questione di massima, ritenuta di particolare importanza, di cui alla seconda parte del quinto motivo in ordine al se il giudice dell’opposizione a verbale di accertamento, avuto riguardo all’art. 204 bis C.d.S. del 1992, commi 5, 6 e 7, abbia il potere di determinare, anche in assenza di una richiesta in tal senso della P. A. opposta, l’importo della sanzione pecuniaria da infliggersi al trasgressore (o al responsabile in solido) in misura superiore a quella indicata nel verbale impugnato.
1) Con il primo motivo di ricorso, deducendo violazione dell’art. 132 C.d.S., comma 2, n. 4, si lamenta che il giudicante, nella narrativa dello svolgimento del processo, avrebbe attribuito al Prefetto argomenti difensivi mai sollevati, decidendo poi la controversia sulla base di dette inesistenti difese; detta doglianza è infondata, atteso che tale mero errore, non costituisce di per sè motivo di nullità della sentenza, atteso che tanto non ha inciso in concreto sull’attività del giudice, impedendo che la decisione si fondasse, violando il principio del contraddittorio, sulle reali conclusioni delle parti; cosa che, nella specie, non è avvenuta.
2) Il secondo mezzo, con cui si lamenta che nella specie sia stata inviata al trasgressore solo una fotocopia informe del verbale, non ha del pari pregio, atteso che la sentenza impugnata da atto che il verbale notificato reca, in modo assolutamente visibile, il timbro a stampa del verbalizzante, la sottoscrizione dello stesso ed il timbro dell’ufficio procedente e che è stato consolidatamente ritenuto (v.
Cass. 12.10.2006, n 21918; 21.8.2007, n 17735) che, in subiecta materia, nel caso di non immediata contestazione dell’infrazione, il modulo prestampato notificato al trasgressore, pur recante unicamente l’intestazione del comando cui appartiene il verbalizzante, è parificato per legge al secondo originale ed alla copia autenticata del verbale ed è, allo stesso modo, assistito da fede privilegiata.
Prescindendo dalle considerazioni svolte al riguardo nell’ordinanza che ha rimesso gli atti a queste Sezioni unite, devesi rilevare che la sentenza impugnata, sin dalla pag. 1, identifica l’odierno ricorrente come “conducente-proprietario” per poi proseguire (pag.
3), con raffermare che il ricorrente non aveva negato il fatto storico di aver guidato l’automezzo nella circostanza di cui al verbale, e ancora (pag. 6) con il rilevare che il L. aveva eccepito che egli viaggiava a velocità consentita e che occorreva prendere atto che il L. stesso aveva dichiarato che nella circostanza egli era il conducente del veicolo in questione.
E’ anche opportuno rilevare che questa stessa Corte, allorchè ha respinto ricorsi avverso l’opposizione a verbale, non si è mai avvalsa, pur non avendovi provveduto il giudicante, in applicazione dell’art. 384 c.p.c., del potere di determinazione della sanzione nè ha mai rimesso gli atti a tal fine all’Autorità amministrativa.
Escluso che tanto possa essere ascritto alla ritenuta incostituzionalità della norma che, per la proposizione dell’opposizione, prevedeva il versamento di previa cauzione (Corte cost., n 114 del 2004) atteso che il collegamento tra il potere del giudice di fissare l’entità della sanzione era collegato alla previsione della cauzione solo per profili procedimentali di dettaglio, deve concludersi nel senso che la citata L. n. 689 del 1981, art. 23, commi 5 e 6, costituiscono la base normativa del potere del giudice di quantificare una sanzione pecuniaria anche in misura superiore alla terza parte del massimo della sanzione pecuniaria, ovvero, se più favorevole, al doppio de minimo (massimo previsto in caso di mancata proposizione del ricorso), atteso che è espressamente richiamato dalla legge (v. art. citato, comma 7) il libero convincimento del giudice stesso, cosa che risulterebbe priva di significato ove dovesse ritenersi sussistente un appiattimento sul minimo edittale.
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