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Timestamp: 2020-07-15 12:14:26+00:00
Document Index: 152842848

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Sentenza Cassazione Civile n. 13528 del 30/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13528 del 30/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 30/05/2017, (ud. 17/02/2017, dep.30/05/2017), n. 13528
sul ricorso 24092/2014 proposto da:
P.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA
difeso dall’avvocato FRANCESCO M. SPINAZZOLA giusta procura speciale
AZIENDA NAZIONALE AUTONOMA STRADE ANAS SPA, in persona del legale
avverso la sentenza n. 1190/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,
17/02/2017 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI;
1. P.C. nel 1997 convenne dinanzi al Tribunale di Bari l’ANAS, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un sinistro stradale.
A sostegno della domanda dedusse che:
-) il (OMISSIS), mentre percorreva la strada SS (OMISSIS), di proprietà dell’ANAS, era uscito di strada ed aveva patito danni alla persona;
-) lo sbandamento ed il sinistro erano stati provocati da un concorso di cause tutte imputabili all’ANAS: la pericolosità della strada, la scarsa illuminazione, un guard rail inefficiente, la mancanza di segnali di pericolo.
2. Con sentenza 10 aprile 2007 n. 928 il tribunale rigettò la domanda, ritenendo che la causa del sinistro fu unicamente l’eccessiva velocità della vittima.
La Corte d’appello di Bari con sentenza 19 settembre 2013 n. 1190 rigettò il gravame di P.C., ritenendo che:
-) l’asfalto era in buone condizioni perchè così risultava dal rapporto redatto in conseguenza del sinistro;
-) il guard rail aveva assolto pienamente la sua funzione di contenimento;
-) la segnaletica sul posto era esistente, pertinente ed adeguata (segnali di pericolo, delimitatori di curva, limiti di velocità).
3. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da P.C., con ricorso fondato su due motivi.
Ha resistito l’ANAS.
1.1. Col primo motivo il ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. E’ denunciata, in particolare, la violazione degli artt. 2051, 2697 c.c..
Deduce, al riguardo, che erroneamente la Corte d’appello avrebbe escluso la colpa dell’ANAS; che in realtà tale colpa sussisteva, poichè sul luogo si erano verificati altri sinistri, ed era dunque oggettivamente pericoloso; che inoltre la Corte d’appello non aveva compiutamente esaminato le testimonianze e la c.t.u..
1.2. Il motivo è manifestamente inammissibile: sia perchè estraneo alla ratio decidendi (che ha ravvisato la causa del sinistro nella condotta di guida imprudente della vittima), sia perchè sollecita da questa corte una nuova valutazione delle prove.
2.1. Col secondo motivo il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134).
Deduce, al riguardo, che erroneamente la Corte d’appello avrebbe ritenuto insussistente il nesso di causa tra la condotta dell’ANAS ed il sinistro; che l’errore sarebbe consistito nell’avere posto a base del proprio convincimento un rapporto della polizia stradale impreciso; nell’avere privilegiato alcuni testimoni rispetto ad altri; nell’avere omesso di rinnovare una c.t.u. carente.
2.2. Il motivo è manifestamente inammissibile, perchè lungi dal lamentare l’omesso esame d’un fatto, sollecita in realtà una nuova valutazione delle prove.
(-) condanna P.C. alla rifusione in favore di ANAS delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 5.600, oltre I.V.A. e rimborso delle spese prenotate a debito;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di P.C. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.