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Timestamp: 2020-01-26 06:20:47+00:00
Document Index: 35704619

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presentate il 20 settembre 2012 (1)
Causa C‑419/11
[domanda di pronuncia pregiudiziale del Městký soud v Praze (Repubblica ceca)]
«Competenza – Materia contrattuale – Contratto concluso da un consumatore – Amministratore di una società – Contratto di credito stipulato dalla società – Cambiale emessa in forma incompleta – Avallo – Luogo di adempimento dell’obbligazione»
1. Con la presente domanda di pronuncia pregiudiziale la Corte è chiamata a interpretare le regole che disciplinano la competenza giurisdizionale contenute nel regolamento n. 44/2001/CE (2). La presente controversia riguarda una cambiale sottoscritta in forma incompleta da una società con sede in uno Stato membro a favore di un mutuante domiciliato nel medesimo Stato membro. La cambiale era stata firmata per avallo (3) anche da una persona fisica legata alla società, ma domiciliata in un altro Stato membro. Può tale persona, nell’ambito del procedimento azionato contro di lei nel primo Stato membro per ottenere il pagamento sulla base della cambiale, eccepire l’incompetenza degli organi giurisdizionali di tale Stato adducendo di essere soggetta alle norme di cui agli articoli 15 e 16 del regolamento che si applicano ai consumatori? In caso negativo, il portatore della cambiale può agire nello Stato in cui la cambiale in parola – benché sottoscritta in forma incompleta – deve essere onorata, sulla base del fatto che l’obbligazione su cui si fonda la cambiale rientra nell’espressione «materia contrattuale» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), del regolamento?
2. Il regolamento è entrato in vigore il 1° marzo 2002 (4). Esso ha sostituito, nei rapporti tra gli Stati membri (5), la Convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (6) (in prosieguo: la «Convenzione di Bruxelles»).
3. L’undicesimo, dodicesimo e tredicesimo considerando del regolamento così recitano:
(13) Nei contratti (...) di consumo (...) è opportuno tutelare la parte più debole con norme in materia di competenza più favorevoli ai suoi interessi rispetto alle regole generali».
4. L’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento sancisce la regola generale secondo cui le persone domiciliate nel territorio di un determinato Stato membro sono convenute davanti ai giudici di tale Stato membro.
5. L’articolo 5 prevede una serie di eccezioni parziali a tale regola. Nella parte in cui si riferisce alle controversie in materia di contratti, esso prevede:
– nel caso della compravendita di beni, il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto;
6. Le regole stabilite all’articolo 5 non impediscono di proporre l’azione nello Stato membro dove il convenuto è domiciliato. Esse semplicemente indicano un criterio alternativo di determinazione della competenza giurisdizionale nei casi in cui sono applicabili.
7. Gli articoli 15 e 16 sono contenuti nella Sezione 4 del regolamento, intitolata «Competenza in materia di contratti conclusi da consumatori». Essi stabiliscono quanto segue:
1. (...) la competenza in materia di contratti conclusi da una persona, il consumatore, per un uso che possa essere considerato estraneo alla sua attività professionale è regolata dalla presente sezione:
8. Benché il regolamento abbia sostituito la Convenzione di Bruxelles, la Corte ha stabilito che l’interpretazione da essa fornita in relazione a tale accordo resta valida anche riguardo al regolamento ogniqualvolta essi prevedano un insieme di disposizioni che possono essere considerate equivalenti (7).
9. L’articolo 75 del titolo I della legge n. 191/1950 (Zákon směnečný a šekový) (legge sui titoli di credito e gli assegni; in prosieguo: la «ZSS») stabilisce una serie di requisiti formali relativamente alla validità di una cambiale. La cambiale deve contenere, in particolare, una promessa incondizionata di pagare una determinata somma di denaro in un momento e luogo determinato. Ai sensi dell’articolo 76, se la cambiale non soddisfa tali requisiti essa sarà, fatte salve determinate eccezioni, invalida.
10. A norma dell’articolo 10, titolo I, della ZSS, una cambiale che al momento della sua emissione è incompleta è semplicemente «in fieri». Se viene successivamente completata, si considera come completa fin dal momento della sua emissione. Il diritto nazionale non prevede alcuna norma che subordini la validità di una tale cambiale al fatto che essa sia stata completata in conformità di un accordo raggiunto al riguardo. Così, la cambiale sarà valida persino nel caso in cui il portatore l’abbia completata secondo modalità non conformi all’accordo. Tuttavia, il riempimento non corretto da parte del portatore comporta, nella maggior parte dei casi, il diritto del debitore ad opporsi.
11. In virtù dell’articolo 32, paragrafi 1 e 2, titolo I, della ZSS, l’avallante è vincolato allo stesso modo del soggetto del quale si è costituito garante e il suo impegno è valido anche quando il credito da lui garantito è, di per sé, ineseguibile salvo che ciò dipenda da un difetto di forma.
12. Ai sensi della normativa nazionale, la cambiale è un titolo di garanzia astratto che non ha natura di contratto, anche se può essere l’espressione materiale dell’accordo relativo alla sua emissione (8).
13. Il 28 aprile 2004 Feichter‑CZ s.r.o. (in prosieguo: il «mutuatario»), una società con sede nella Repubblica ceca, stipulava un contratto di apertura di credito (in prosieguo: il «contratto di credito») con Česká Spořitelna a.s. (in prosieguo: il «mutuante»), parte ricorrente nel procedimento principale, domiciliata anch’essa nello stesso Stato membro. Il prestito oggetto del contratto di credito veniva accordato per le esigenze aziendali del mutuatario. Lo stesso giorno, il mutuatario sottoscriveva e inviava al mutuante una cambiale per la somma di CZK 5 000 000 (corrispondente all’incirca, ai tassi di cambio corrente, a EUR 193 000).
14. La cambiale era stata emessa in forma incompleta, lasciando in bianco i dettagli relativi all’importo, la data e il luogo del pagamento. Era stata sottoscritta, per conto del mutuatario, dal sig. Feichter, convenuto nel procedimento principale, in veste di amministratore delegato del mutuatario. Questi firmava anche come soggetto privato, con l’indicazione «per avallo», assumendosi in questo modo la responsabilità in proprio del pagamento della cambiale in conformità delle sue condizioni (9). All’epoca della conclusione degli accordi, il sig. Feichter, oltre ad essere legato strettamente con il mutuatario quale suo amministratore delegato, ne era anche socio al 60% (10).
15. I dettagli relativi all’importo della cambiale, oltre alla data e al luogo del pagamento, venivano poi aggiunti dal mutuante sulla base di un ulteriore accordo raggiunto tra il mutuante, il mutuatario e il sig. Feichter (in prosieguo: il «contratto supplementare»).
16. Sebbene la cambiale sia stata presentata per il pagamento alla data e nel luogo stabiliti, non è stata onorata.
17. Il mutuante agiva quindi nei confronti del sig. Feichter davanti al Městský soud v Praze (Tribunale della città di Praga) chiedendo il pagamento della somma capitale dovuta in forza della cambiale, oltre ad interessi su detto importo nella misura del 6% all’anno a decorrere dal 28 maggio 2008 e sino al pagamento, e commissioni sulla cambiale per CZK 16 666 (corrispondenti, ai tassi di cambio correnti, a circa EUR 645).
18. Nel corso di tale procedimento, il sig. Feichter ha eccepito che il Městský soud v Praze non ha competenza giurisdizionale a conoscere e a decidere della causa intentata contro di lui. Tale eccezione si basa sul fatto che, essendo lui una persona fisica domiciliata in Austria, ogni azione volta ad ottenere il pagamento della cambiale sarebbe soggetta alle disposizioni degli articoli 15 e 16 del regolamento sulla competenza in materia di contratti conclusi da consumatori e dovrebbe, di conseguenza, essere intentata all’interno di tale Stato membro.
19. Il giudice nazionale ritiene necessaria una pronuncia sull’interpretazione dell’articolo 15 del regolamento per poter decidere circa la propria competenza a dirimere la controversia sottopostagli. Allo stesso tempo, per esigenze di economia processuale, esso chiede anche chiarimenti in merito all’interpretazione dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), del regolamento, nella misura in cui detto articolo può essere rilevante ai fini di determinare la competenza nell’ambito del procedimento principale qualora la Corte dovesse ritenere che l’articolo 15 non trovi applicazione. Esso ha pertanto deciso di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
«1. Se la nozione di materia relativa a contratti conclusi da un consumatore per un uso che possa essere considerato estraneo alla sua attività professionale, contenuta nell’articolo 15, paragrafo 1, del [regolamento] possa essere interpretata nel senso che essa comprende anche diritti derivanti da una cambiale emessa in forma incompleta fatti valere dal prenditore contro l’avallante dell’emittente.
2. Indipendentemente dal fatto che la risposta alla prima questione sia affermativa o negativa, se la nozione di materia contrattuale contenuta nell’articolo 5, paragrafo 1), lettera a), del [regolamento] possa essere interpretata nel senso che, tenendo conto esclusivamente del contenuto del documento in quanto tale, essa comprende anche i diritti derivanti da una cambiale emessa in forma incompleta fatti valere dal prenditore contro l’avallante dell’emittente».
20. Hanno presentato osservazioni scritte il mutuante, la Repubblica ceca, la Confederazione svizzera (11) e la Commissione europea. All’udienza del 27 giugno 2012 erano presenti la Repubblica ceca e la Commissione, le quali hanno presentato osservazioni orali alla Corte.
21. Secondo il mutuante, la Corte dovrebbe rigettare la prima questione come inammissibile poiché essa avrebbe carattere meramente ipotetico. In base alla mia interpretazione delle argomentazioni del mutuante a tal proposito, la natura ipotetica della questione si evincerebbe dal fatto che (a detta del mutuante) il sig. Feichter non può essere considerato un consumatore ai fini dell’articolo 15 del regolamento.
22. Nella sua ordinanza di rinvio il giudice nazionale ha comunque chiarito che considera la questione attinente all’interpretazione di tale norma come essenziale per determinare se esso abbia o meno competenza a dirimere la controversia sottopostagli. Dato che una parte consistente delle difese del sig. Feichter nel procedimento principale sembra basarsi proprio sulla sua asserita natura di consumatore ai sensi degli articoli 15 e 16 del regolamento, non possono sussistere elementi che inducano a ritenere che la prima questione sia ipotetica. L’eccezione dove pertanto essere rigettata.
23. Prima di occuparmi delle questioni sollevate dal giudice nazionale nella sua ordinanza di rinvio, intendo formulare un’osservazione generale. Specialmente, seppur non soltanto, nel caso di imprese in fase di avviamento è usuale nella prassi che il soggetto che accorda un credito ad una società subordini la messa a disposizione delle somme alla concessione di una garanzia da parte di una o più persone fisiche titolari dell’impresa interessata e/o responsabili della sua gestione. Il motivo è evidente. All’atto della conclusione dei contratti di finanziamento, la società dispone di pochi, se non addirittura di nessun bene, su cu sia possibile contare ai fini del pagamento. Benché sia il mutuante sia il mutuatario possono sperare e credere che le somme affidate permetteranno all’attività di generare i beni necessari, un simile risultato non è garantito. Il mutuante, per fondate ragioni di carattere commerciale, deve ricercare una fonte alternativa di rimborso nell’eventualità che non tutto proceda come previsto. Simili accordi vengono stipulati quotidianamente in tutta l’Unione e non rappresentano in alcun modo un evento inusuale.
24. I fatti oggetto della controversia, come descritti nell’ordinanza di rinvio e come riassunti sopra, rientrano esattamente in tale categoria. Essi non presentano le complicazioni che talvolta possono sorgere in relazione a contratti di finanziamento più complessi, quando, ad esempio, un mutuante si accorda con un altro partner commerciale per la girata o il trasferimento di una cambiale emessa come parte degli accordi contrattuali sottostanti. Come chiarito nell’ordinanza di rinvio, tra le parti del procedimento principale non è neppure controverso quale sia il luogo di pagamento in base alla cambiale che il mutuante cerca di azionare nei confronti dell’avallante, il sig. Feichter. In altre parole, alla Corte viene chiesto di tener conto di una serie di transazioni che, in ogni caso, devono essere considerate chiare e analizzate come tali.
25. Con la sua prima questione pregiudiziale, il giudice nazionale chiede chiarimenti circa l’applicazione, nel procedimento principale, delle disposizioni che disciplinano la competenza in materia di contratti conclusi da consumatori di cui all’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento.
26. Poiché gli articoli 15 e 16 costituiscono una lex specialis rispetto all’articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (12), occorre anzitutto verificare se i primi trovino applicazione prima di valutare la rilevanza del secondo. La regola sancita all’articolo 16, paragrafo 2, ha carattere esclusivo. Qualora tale disposizione fondi la competenza in capo agli organi giurisdizionali dello Stato membro dove è domiciliato il sig. Feichter, le norme sulla competenza in materia contrattuale stabilite all’articolo 5, paragrafo 1, non potranno, per ciò stesso, trovare applicazione.
27. Come osservato dalla Commissione, due sono le condizioni che devono essere soddisfatte affinché gli articoli 15 e 16 del regolamento trovino applicazione. In primis, il contratto in parola deve essere stato concluso da un consumatore. In secondo luogo, il contratto deve rientrare in una delle categorie elencate all’articolo 15, paragrafo 1. Le suddette condizioni sono cumulative.
28. Lo scopo delle regole sancite dagli articoli 15 e 16 è quello di garantire adeguata protezione al consumatore quale parte contrattuale ritenuta economicamente più debole e giuridicamente meno esperta rispetto alla controparte professionale (13). Essi perseguono quindi un obiettivo diverso rispetto a quello dell’articolo 5 del regolamento, che consiste nel rispecchiare un collegamento particolarmente stretto tra la controversia e il giudice competente in virtù di tali eccezioni (14).
29. È forse per tale motivo che la Corte ha dato un’interpretazione tendenzialmente restrittiva degli articoli 15 e 16 (15). Nella causa Benincasa (16), essa ha così statuito che «soltanto i contratti conclusi al fine di soddisfare le esigenze di consumo privato di un individuo rientrano nelle disposizioni di tutela del consumatore in quanto parte considerata economicamente più debole. La particolare tutela perseguita da tali disposizioni non si giustifica nel caso di contratti il cui scopo sia un’attività professionale» (17). Le disposizioni si applicheranno solo in quanto «in via generale, l’azione sia connessa ad un contratto stipulato da un consumatore per un uso estraneo alla sua attività professionale» (18).
30. Applicando questi principi alla controversia oggetto del procedimento principale, formulo le considerazioni che seguono.
31. Al fine di agevolare il lavoro della Corte, il giudice nazionale ha fornito una serie di informazioni dettagliate sui fatti che esso ritiene dovrebbero essere tenute in considerazione nel valutare gli aspetti sollevati dalle questioni sottoposte. Tali dettagli sono illustrati brevemente ai paragrafi 13‑18 che precedono. Essi comprendono informazioni relative agli obiettivi perseguiti con la conclusione del contratto di credito e il ruolo del sig. Feichter come parte nella documentazione messa a disposizione del mutuante in base al contratto e all’accordo integrativo, ivi compresa la cambiale. L’indicazione di simili particolari da parte del giudice nazionale forma abitualmente parte della domanda di pronuncia pregiudiziale. Essa permette alla Corte di fornire una risposta utile alle questioni sottoposte. In questo modo viene minimizzato il rischio che la risposta data dalla Corte in relazione a questioni di diritto dell’UE, in quanto meramente ipotetica, ometta di chiarire aspetti che sono essenziali ai fini della definizione della soluzione della controversia pendente dinanzi al giudice del rinvio o affronti invece aspetti che non hanno alcuna rilevanza ai fini di tale controversia.
32. Di norma, spetta al giudice nazionale applicare la risposta ai fatti della controversia per la quale è stato adito; la Corte è tuttavia chiamata a fornire delle indicazioni sulla base della documentazione del fascicolo e delle osservazioni scritte ed orali sottoposte (19). Talvolta, la Corte può tuttavia essere in grado di fornire al giudice nazionale una risposta più completa. Così, nella sentenza British Telecommunications (20), pronunciata nell’ambito di una causa che verteva sull’obbligo di risarcimento gravante su uno Stato membro per i danni subiti a seguito dell’omessa trasposizione corretta di una direttiva, la Corte ha statuito quanto segue: «Benché in linea di massima sia vero che spetta ai giudici nazionali accertare se le condizioni per l’insorgere della responsabilità in capo agli Stati per violazione del diritto comunitario siano soddisfatte o meno, nella presente fattispecie occorre rilevare che la Corte dispone di tutti gli elementi necessari per valutare se i fatti in oggetto debbano essere giudicati una violazione sufficientemente manifesta e grave del diritto comunitario» (21).
33. Ritengo che, per analogia, questo stesso principio trovi applicazione nel presente caso. Dato che il giudice nazionale ha utilmente fornito informazioni dettagliate sui fatti, la Corte è nella posizione di poter essa stessa verificare se la definizione di «consumatore» ai sensi degli articoli 15 e 16 del regolamento sia soddisfatta nel caso del sig. Feichter. Nella fattispecie non si ravvisano elementi che inducono a ritenere che egli si sia accollato, con l’avallo o con l’accordo integrativo, obblighi per finalità private o estranee alla sua attività professionale. Sembra vero piuttosto il contrario. I suddetti accordi erano stati conclusi a supporto di un credito messo a disposizione del mutuatario, un soggetto commerciale, per finalità collegate alla sua attività. Si trattava di un soggetto cui il sig. Feichter era strettamente legato. La denominazione sociale conteneva il suo cognome e lui era l’amministratore delegato e il principale azionista della società (22).
34. Ritengo quindi che lo status di consumatore, essenziale ai fini dell’eccezione di incompetenza sollevata dal sig. Feichter nel procedimento principale, sia del tutto assente nel caso di specie. Il fatto che il convenuto sia una persona fisica e che quindi possa essere un «consumatore» in relazione a determinate esigenze della sua vita quotidiana, non significa di per sé che tale persona possa automaticamente invocare l’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento nell’ambito di ogni azione proposta contro di lui.
35. Ciò premesso, non si pone la questione se il contratto rientri in una delle categorie elencate all’articolo 15, paragrafo 1.
36. Per scrupolo di completezza, ritengo opportuno aggiungere una o due ulteriori osservazioni in relazione alla natura dei «contratti conclusi da una persona, il consumatore» ai fini degli articoli 15 e 16 del regolamento. Dato che ritengo che tale aspetto non rilevi ai fini della soluzione della controversia dinanzi al giudice nazionale, sarò breve e non tenterò di analizzarlo in modo approfondito.
37. La vicenda oggetto del procedimento principale rappresenta, a mio avviso, un perfetto esempio di un caso in cui un’obbligazione di garanzia assunta da un soggetto privato non è coperta dalle disposizioni in materia di consumatori di cui agli articoli 15 e 16 del regolamento. La documentazione sottoposta alla Corte non contiene alcun elemento che induca a ritenere che il credito (sostanziale) accordato al mutuatario e garantito dall’avallo fosse in qualche modo collegato al finanziamento dell’acquisto di beni di consumo deciso da una persona fisica.
38. Un altro esempio permetterà di illustrare una fattispecie opposta. Un minorenne desidera acquistare uno smartphone, ma il fornitore, che ha sede in un altro Stato membro, si rende disponibile a concludere un contratto di vendita solo se i genitori acconsentono a costituirsi quali garanti delle obbligazioni derivanti da tale contratto. I genitori forniscono le garanzie necessarie e il minore acquista lo smartphone. Nel contratto stipulato con il fornitore, il minore è un semplice consumatore. Pertanto, nel caso in cui il fornitore voglia agire nei suoi confronti sulla base del contratto, saranno applicati nei suoi confronti gli articoli 15 e 16.
39. Qual è la posizione dei genitori? Ritengo che anch’essi abbiano il diritto di beneficiare della protezione offerta dalle citate disposizioni. Un simile risultato riflette la struttura generale del regolamento. Benché sia ipotizzabile che, verosimilmente, essi siano più accorti e finanziariamente più solvibili del figlio, essi possono comunque essere considerati economicamente più deboli e giuridicamente meno esperti in questioni legali rispetto alla controparte professionale che il fornitore rappresenta (23). Gli accordi che coinvolgono i genitori costituiscono pertanto «contratti conclusi da una persona, il consumatore» ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 1.
40. Per quanto tali considerazioni possano essere interessanti, un simile esempio è molto lontano dalle circostanze del caso di specie. Il sig. Feichter semplicemente non è un «consumatore» ai sensi degli articoli 15 e 16 del regolamento.
41. Alla luce delle considerazioni che precedono, ritengo si debba rispondere alla prima questione sollevata dal giudice nazionale affermando che, quando una cambiale rientra in una serie di accordi stipulati da un soggetto commerciale per esigenze professionali e la persona fisica che avalla tale cambiale è strettamente collegata a tale entità, l’avallo deve essere considerato, ai fini dell’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento, come compiuto per esigenze inerenti all’attività professionale. Ne consegue che l’espressione «contratti conclusi da una persona, il consumatore, per un uso che possa essere considerato estraneo alla sua attività professionale» contenuta nell’articolo 15, paragrafo 1, non troverà applicazione.
42. L’aspetto essenziale che sottostà alla seconda questione è l’applicabilità delle regole sulla competenza «in materia contrattuale» contenute nell’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), del regolamento.
43. La Corte ha ritenuto che, benché tale norma non esiga la conclusione di un contratto, è comunque necessario quantomeno che si possa individuare un’obbligazione. Una regola siffatta è essenziale ai fini dell’applicazione dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), posto che la competenza del giudice nazionale è determinata in relazione al luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio (24).
44. Detto obbligo deve essere stato assunto liberamente da una parte nei confronti di un’altra. Interpretare la norma senza presupporre una simile condizione significherebbe andare oltre le situazioni previste dal regolamento (25). La Corte ha riassunto detto requisito statuendo che la norma speciale sulla competenza prevista all’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), «presuppone la determinazione di un obbligo giuridico liberamente assunto da una parte nei confronti di un’altra e sul quale si fonda l’azione del ricorrente» (26).
45. Non vi sono dubbi che, nel caso di specie, il mutuante e il mutuatario abbiano stipulato un contratto. Il mutuante si è impegnato a fornire al mutuatario somme di denaro in base al contratto di credito e il mutuatario era obbligato a rimborsarle in conformità di detto accordo. La posizione del sig. Feichter era diversa non essendo parte dell’accordo. L’avallo della cambiale mi sembra tuttavia rappresentare un obbligo legale da lui assunto liberamente. A norma dell’articolo 32, paragrafi 1 e 2, della ZSS, egli era vincolato nello stesso modo del soggetto di cui si era costituito garante, vale a dire il mutuatario (27). Che egli non fosse il diretto beneficiario delle obbligazioni assunte dal mutuante è pertanto irrilevante ai fini della competenza giurisdizionale a norma dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera a).
46. Ritengo non rilevi neppure il fatto che la cambiale fosse stata emessa in forma incompleta e che poteva pertanto, in tale momento, essere considerata «in fieri». La questione della competenza si definisce all’atto della proposizione dell’azione. Poiché la cambiale era volta a garantire una concessione di scoperti di conto, essa non poteva, infatti, per definizione, essere emessa in forma completa all’atto della concessione del credito.
47. È opportuno aggiungere che il fatto che la legge nazionale classifichi la cambiale come una garanzia astratta priva di natura di contratto (28), non ha qui alcun rilievo. Riferendosi alla Convenzione di Bruxelles, la Corte ha ripetutamente statuito che le nozioni utilizzate nella Convenzione – e, in particolare, quelle che compaiono agli articoli 5, paragrafi 1 e 3, e 13 (29) – debbano essere interpretate autonomamente, alla luce soprattutto del sistema e delle finalità della Convenzione, così da assicurare l’applicazione uniforme di quest’ultima in tutti gli Stati contraenti (30). Non sussiste a mio avviso ragione di adottare una posizione diversa in relazione al regolamento (31).
48. Ritengo quindi che la regola statuita all’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), del regolamento possa trovare applicazione nel procedimento principale.
49. Per accertare se esso trovi effettivamente applicazione, il giudice nazionale dovrà stabilire se il luogo di adempimento dell’obbligazione in parola rientri nei limiti della sua competenza territoriale (32). Nessuna delle disposizioni specifiche contenute nell’articolo 5, paragrafo 1, lettera b), risulta rilevante, dato che il contratto in parola non ha ad oggetto né la vendita di beni, né la prestazione di servizi. Ne consegue che è il luogo del pagamento ad essere dirimente. L’ordinanza di rinvio indica che il luogo del pagamento in base alla cambiale è Praga e aggiunge altresì che il sig. Feichter non solleva, al riguardo, nessuna contestazione. Mi limiterei ad aggiungere che un accordo in forza del quale il rimborso delle somme anticipate deve essere compiuto nel luogo in cui ha sede l’attività del mutuante deve essere, in ogni caso, considerato conforme alla prassi in uso nell’ambito degli accordi di credito commerciale.
50. Questo sembrerebbe, a prima vista, chiudere la questione. Dato che le parti non dissentono in merito al luogo di adempimento dell’obbligazione, luogo questo dirimente di fini della determinazione della competenza, il giudice adito può dichiararsi competente.
51. Il giudice nazionale chiede tuttavia se il fatto che la cambiale sia stata emessa in bianco e poi completata dal mutuante rivesta una qualche rilevanza. Esso osserva che non si può escludere la possibilità che il luogo del pagamento sia stato inserito in violazione dell’accordo aggiuntivo o che detto accordo fosse nullo per indeterminatezza o altre ragioni. Se così fosse, non si potrebbe parlare di un obbligo assunto liberamente da una parte nei confronti di un’altra (33).
52. Comprendo questa posizione. Tuttavia, la questione non mi sembra porsi nel caso di specie, dal momento che il sig. Feichter non ha sollevato alcuna contestazione in merito al luogo della prestazione. Tuttavia, nell’ipotesi che il luogo del pagamento in base alla cambiale sia, per qualsiasi motivo, oggetto di contestazione, formulerei le osservazioni che seguono.
53. La Corte, riferendosi a un obbligo liberamente assunto da una parte nei confronti di un’altra, ha spiegato come deve essere interpretata la nozione di «contratto» ai fini del regolamento. Se in un particolare caso gli orientamenti forniti dalla Corte non possono essere soddisfatti, la competenza di un giudice nazionale non può essere determinata sulla base dell’espressione «in materia contrattuale». Questo non significa però che detta espressione non possa trovare applicazione quando si discute del tenore della suddetta obbligazione.
54. È infatti nella natura del regolamento che le sue disposizioni possano operare proprio quando vi è disaccordo. In un contesto differente, ma non meno strettamente connesso, la Corte ha statuito che l’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), si applica persino quando è l’esistenza del contratto su cui si fonda la domanda ad essere controversa tra le parti (34). In caso contrario, la suddetta norma rischierebbe di essere privata dei suoi effetti, dato che sarebbe sufficiente per una delle parti affermare che il contratto non esiste per eludere la regola da essa sancita.
55. Ritengo che lo stesso ragionamento sia qui applicabile per analogia. Sarebbe molto facile per un convenuto che voglia eludere l’applicazione del regolamento contestare non l’esistenza dell’intero contratto su cui si basa la domanda, ma una disposizione di detto contratto su cui potrebbe altrimenti fondarsi la competenza. Dare seguito a una simile argomentazione rischierebbe di far venir meno l’intero oggetto della normativa, che ha tra i propri obiettivi primari quello di fornire certezza nel suo ambito di applicazione (35).
56. Allo stesso modo, tuttavia, non si può permettere a un ricorrente senza scrupoli o mal consigliato di affermare la competenza sulla base di motivazioni illegittime semplicemente sostenendo, senza alcun fondamento legale, che un contratto prevede che l’obbligazione asseritamente idonea a fondare la competenza debba essere adempiuta in un determinato luogo.
57. Se nell’ambito di procedimenti «in materia contrattuale» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), del regolamento si discute del luogo di adempimento dell’obbligazione in parola, ritengo che il giudice nazionale debba anzitutto esaminare le obiezioni del convenuto a tal proposito. Se l’obiezione è manifestamente fondata, egli dovrebbe negare la propria competenza, salvo che palesemente esistano altri motivi adeguatamente fondati che gli consentono di dirimere la controversia sottopostagli. In un secondo momento, ove necessario, egli dovrebbe valutare il criterio in base al quale il ricorrente afferma la sua competenza. Se tale motivo è manifestamente infondato, il giudice nazionale dovrebbe rifiutarsi di conoscere della causa. Se (come può generalmente accadere) in realtà la situazione è più difficile da stabilire, il giudice dovrebbe valutare se il ricorrente ha provato il fumus boni iuris circa l’applicabilità della disposizione pertinente del regolamento. Se ritiene che sia così, esso può riconoscere la propria competenza.
58. Per tutte le ragioni sopra esposte, ritengo che occorra rispondere alla seconda questione sottoposta dal giudice nazionale nel senso che l’espressione «in materia contrattuale» contenuta nell’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), del regolamento, comprende anche i diritti derivanti da una cambiale emessa originariamente in forma incompleta (ma successivamente completata) fatti valere dal prenditore contro l’avallante dell’emittente.
59. Applicando le conclusioni formulate in precedenza al caso di specie, mi sembra evidente che il giudice nazionale sarà competente a conoscere della controversia nel procedimento principale. Un simile risultato mi sembra non soltanto rispecchiare le condizioni e la struttura del regolamento, ma anche la sottostante situazione reale. Se il risultato dell’applicazione del regolamento in un caso come il presente fosse diverso, infatti, l’esito sarebbe a mio avviso manifestamente irragionevole.
60. Mi basti ipotizzare, per illustrare tale situazione, il caso di istituti di credito con sede in un nuovo Stato membro (ad esempio, in una località dei Balcani). Molte società con sede in altri Stati membri potrebbero aver interesse a costituire delle controllate per operare in tale luogo ed espandere così la propria attività. Le suddette controllate non avrebbero però, in quel momento, beni o beni degni di menzione. I mutuanti subordinerebbero così la concessione di somme di denaro alla prestazione di garanzie da parte di soggetti privati che amministrano tali controllate e/o ne sono i proprietari ultimi. Tra i garanti, in base a tale accordo, rientrerebbero numerosi soggetti privati domiciliati (ad esempio) in Finlandia e in Lituania. Mi sembra difficilmente ipotizzabile, e che non debba esserlo, che i mutuanti in questione non possano agire per eseguire le garanzie in parola nei loro Stati membri. Ogni altro esito sarebbe contrario alla realtà.
61. Tanto premesso, propongo alla Corte di rispondere alle questioni sottoposte dal Městký soud v Praze come segue:
1) Quando una cambiale rientra in una serie di accordi stipulati da un soggetto commerciale per esigenze professionali e la persona fisica che avalla tale cambiale è strettamente collegata a tale entità, l’avallo deve essere considerato, ai fini dell’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, come compiuto per esigenze inerenti all’attività professionale. Ne consegue che l’espressione «contratti conclusi da una persona, il consumatore, per un uso che possa essere considerato estraneo alla sua attività professionale» contenuta nell’articolo 15, paragrafo 1, non troverà applicazione.
2) L’espressione «in materia contrattuale», di cui all’articolo 5, paragrafo 1, lettera a), del regolamento, comprende anche i diritti derivanti da una cambiale emessa originariamente in forma incompleta (ma successivamente completata) fatti valere dal prenditore contro l’avallante dell’emittente.
2 – Regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 2001, L 12, pag. 1) (in prosieguo: il «regolamento»).
3 – V. infra paragrafo 14 e nota 9.
4 – V. articolo 76.
5 –	Diversi dalla Danimarca.
6– GU 1978, L 304, pag. 36.
7 – Sentenza del 23 aprile 2009, Draka NK Cables e a. (C‑167/08, Racc. pag. I‑3477, punto 20).
8 –	All’udienza si è discusso del preciso significato dell’espressione «garanzia astratta» nel presente contesto. Nell’ambito di tale discussione hanno trovato anzitutto conferma le informazioni fornite dal giudice nazionale; si è poi passati ad analizzare alcuni aspetti specifici, per non dire intricati, relativi in particolare alla trasferibilità di una cambiale e agli effetti di un siffatto trasferimento. Nel quadro di tale seconda parte della discussione non sono tuttavia emersi aspetti idonei ad incidere sulle questioni analizzate nelle presenti conclusioni; per tale motivo non li considererò oltre.
9 –	L’«avallo» è stato definito come «un accordo scritto con il quale un soggetto diverso dall’emittente, accettante o girante di una cambiale o di un titolo di credito si impegna a che essa sia pagata a scadenza». V. http://www.merriam-webster.com/dictionary/aval.
10 –	In base alle informazioni fornite dal governo ceco nelle sue osservazioni scritte e confermate all’udienza. V. http://www.justice.cz/or.
11 – L’articolo 2 del protocollo n. 2 della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale conclusa a Lugano il 30 ottobre 2007, entrata in vigore il 1° gennaio 2011, stabilisce che ogni Stato che è parte di tale convenzione ma non è uno Stato membro (quindi anche la Confederazione svizzera) può presentare osservazioni scritte in conformità dell’articolo 23 del protocollo sullo Statuto della Corte di giustizia, in particolare quando la Corte sia adita da un organo giurisdizionale di uno Stato membro affinché si pronunci in via pregiudiziale sull’interpretazione del regolamento.
12 – V. sentenza del 20 gennaio 2005, Engler (C‑27/02, Racc. pag. I‑481, punto 32).
13 – V. sentenza dell’11 luglio 2002, Gabriel (C‑96/00, Racc. pag. I‑6367, punto 39). V. sul punto anche sentenza del 19 gennaio 1993, Shearson Lehmann Hutton (C‑89/91, Racc. pag. I‑139, punto 18).
14 –	V., a tal proposito, sentenza del 28 settembre 1999, GIE Groupe Concorde e a. (C‑440/97, Racc. pag. I‑6307, punto 29). V. inoltre il dodicesimo considerando del regolamento.
15 – V., in proposito, sentenza Engler, cit. alla nota 12 supra, punto 43.
16 – Sentenza del 3 luglio 1997 (C‑269/95, Racc. pag. I‑3767).
17 – Punto 17.
18 – V. sentenza Gabriel, cit. alla nota 13 supra, punto 38. V. anche sentenza del 20 gennaio 2005, Gruber (C‑464/01, Racc. pag. I‑439), nella quale la Corte ha statuito che un soggetto che ha stipulato un contratto relativo a un bene destinato a un uso in parte professionale e in parte estraneo alla sua attività professionale non ha il diritto di avvalersi del beneficio delle regole di competenza specifiche previste per i contratti stipulati dai consumatori, a meno che l’uso professionale sia talmente marginale da avere un ruolo trascurabile nel contesto globale dell’operazione di cui trattasi, essendo irrilevante a tale riguardo il fatto che predomini l’aspetto extraprofessionale (punto 54).
19 – V., a questo proposito, sentenza del 30 marzo 1993, Thomas e a. (C‑328/91, Racc. pag. I‑1247, punto 13).
20 – Sentenza del 26 marzo 1996 (C‑392/93, Racc. pag. I‑1631, punto 41).
21 – V. anche sentenze del 17 ottobre 1996, Denkavit e a. (C‑283/94, C‑291/94 e C‑292/94, Racc. pag. I‑5063, punto 49), e del 25 novembre 2010, Fuß (C‑429/09, Racc. pag. I‑12167, punto 53), nonché Lenaerts, K./ Arts, D./ Maselis, I. Procedural Law of the European Union, 2ª edizione, Sweet and Maxwell, Londra, 2006, pag. 6‑026.
22 – V. paragrafo 14 supra.
23 – V. paragrafo 28 supra.
24 – V. sentenze del 17 settembre 2002, Tacconi (C‑334/00, Racc. pag. I‑7357, punto 22), e Engler, cit. alla nota 12 supra, punto 50. Anche se tali cause riguardavano l’equivalente testo della Convenzione di Bruxelles, a mio parere non vi è motivo di concludere diversamente per quanto concerne il regolamento. V. punto 8 supra.
25 – Sentenza del 17 giugno 1992, Handte (C‑26/91, Racc. pag. I‑3967, punto 15). V. anche sentenza Engler, cit. alla nota 12 supra, punto 50 e giurisprudenza ivi citata.
26 – V. sentenza Engler, cit. alla nota 12 supra, punto 51.
28 – V. paragrafo 12 supra.
29 –	Il che corrisponde in ampia misura agli articoli 5, paragrafi 1 e 3, e 15, del regolamento.
30 – V. sentenza Engler, cit. alla nota 12 supra, punto 33 e giurisprudenza ivi citata.
31 – V. paragrafo 8 supra e la giurisprudenza citata alla nota 7.
32 –	Sentenza del 6 ottobre 1976, Industrie Tessili Italiana Como (12/76, Racc. pag. 1473, punto 13).
33 – V. paragrafo 44 supra.
34 – Sentenza del 4 marzo 1982, Effer (38/81, Racc. pag. 825, punti 7 e 8), e Engler, cit. alla nota 12 supra, punto 46. Anche se tali cause riguardavano l’equivalente testo della Convenzione di Bruxelles, a mio parere non vi è motivo di concludere diversamente per quanto concerne il regolamento. V. punto 8 supra.
35 – V., in tal senso, inter alia, sentenza Handte, cit. alla nota 25 supra, punto 18.