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Timestamp: 2017-01-17 04:54:16+00:00
Document Index: 4995177

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 1813', 'art. 143', 'art. 1322', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 143', 'art. 2043', 'art. 2']

HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 160 codice civile: Diritti inderogabili L’AUTORE: Redazione
Gli sposi non possono derogare né ai diritti né ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio (1).
(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 42) (Riforma del diritto di famiglia).
Ciascun coniuge deve contribuire alle necessità economiche della famiglia in proporzione alle sue possibilità e alla sua capacità di produrre reddito. E' tuttavia ammissibile un patto che preveda il solo contenuto concreto degli oneri che dovranno essere sostenuti da ciascun coniuge, purché non si deroghi al principio di uguaglianza delle parti.
È del tutto conforme a legge ed ai principi generali che il coniuge, ricevuta, in costanza di convivenza, dall'altro coniuge, in mutuo (contratto tipico) una somma di denaro si obblighi a restituirla nell'ipotesi in cui le parti procedano in futuro a rituale separazione personale: l'obbligo della restituzione non viola, invero, né gli art. 1813, 1816, 1817 c.c., né, tanto meno, gli art. 143 e 160 c.c.; è altresì da escludere che l'obbligo ex lege di restituzione del coniuge mutuatario abbia comunque leso il suo diritto a procedere del tutto liberamente alla separazione, diritto personalissimo che non tollera alcuna limitazione, e che, nella fattispecie de qua appare integralmente tutelato, dato anche il precedente esplicito, consapevole impegno di restituzione del marito; è, ancora, da escludere che il rapporto di mutuo abbia negativamente influito sui diritti e sui doveri coniugali e sulla loro intangibilità, e che il coniuge mutuante abbia, a suo tempo, concesso la somma per uno scopo anche da parte sua contrario al buon costume.
Cassazione civile sez. III 21 agosto 2013 n. 19304 È valido l'impegno negoziale assunto dai nubendi in caso di fallimento del matrimonio (nella specie trasferimento di un immobile di proprietà della moglie al marito, quale indennizzo delle spese, da questo sostenute, per ristrutturare altro immobile destinato ad abitazione familiare di proprietà della moglie medesima), in quanto contratto atipico con condizione sospensiva lecita, espressione dell'autonomia negoziale dei coniugi diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela, ai sensi dell'art. 1322, comma 2, c.c., essendo, infatti, il fallimento del matrimonio non causa genetica dell'accordo, ma mero evento condizionale.
Cassazione civile sez. I 21 dicembre 2012 n. 23713 Ritenuto che il fondo patrimoniale rientra nella categoria delle convenzioni matrimoniali e, come tale, è del tutto assoggettabile alla pertinente normativa, con la sua conseguente risolubilità consensuale, qualora i coniugi abbiano divorziato e vi sia prole ancora minorenne, il giudice può sciogliere il vincolo ex art. 167 ss. e 171 c.c., consentendo la alienazione del bene costituito in fondo patrimoniale se tra gli ex coniugi vi sia, al riguardo, pieno accordo, e l'alienazione giovi ad un adeguato mantenimento della prole minore, mantenimento facilitato dalla accresciuta, libera iniziativa economica e commerciale dei genitori a seguito dello scioglimento del vincolo. Giudice competente è il T.m., che può disporre, a tutela della prole minorenne, anche la destinazione (ed il relativo vincolo in proprietà) in favore di quest'ultima, di una, più o meno cospicua, parte delle somme ricavabili dalla cessazione del fondo, ed il suo impiego in buoni fruttiferi postali.
In caso di separazione consensuale o divorzio congiunto (o su conclusioni conformi), la sentenza incide sul vincolo matrimoniale ma, sull'accordo tra i coniugi, realizza - in funzione di tutela dei diritti indisponibili del soggetto più debole e dei figli - un controllo solo esterno attesa la natura negoziale dello stesso, da affermarsi in ragione dell'ormai avvenuto superamento della concezione che ritiene la preminenza di un interesse, superiore e trascendente, della famiglia rispetto alla somma di quelli, coordinati e collegati, dei singoli componenti. Ne consegue che i coniugi possono concordare, con il limite del rispetto dei diritti indisponibili, non solo gli aspetti patrimoniali, ma anche quelli personali della vita familiare, quali, in particolare, l'affidamento dei figli e le modalità di visita dei genitori. Rigetta, App. Venezia, 29/01/2013
Cassazione civile sez. I 20 agosto 2014 n. 18066 Danni
Ritenuto che i doveri coniugali ex art. 143 c.c. hanno contenuto e rilevanza strettamente giuridici, oltre che morali; ritenuto che l'infedeltà coniugale consumata qualora non preesista, tra le parti, una irrimediabile situazione di crisi affettiva e spirituale, costituisce grave violazione dei doveri giuridici scaturenti dal vincolo matrimoniale, violazione che è fonte di responsabilità risarcitoria aquiliana del coniuge infedele in quanto - anche per le modalità, la frequenza e le circostanze dell'adulterio - quest'ultimo ha certamente leso diritti fondamentali ed inviolabili della persona anche costituzionalmente rilevanti (l'onere e la dignità); ritenuto che le sanzioni collegate all'addebitabilità della separazione (e del divorzio) possono essere, non di rado, inapplicabili, o inutili, o dannose per il coniuge offeso, ed, in ogni caso, hanno una funzione meramente punitiva e non satisfattoria, il coniuge infedele deve risarcire, ai sensi e per gli effetti di cui agli art. 2043 e 2059 (art. 2 e 29 cost.), il coniuge tradito con l'esborso di una somma di denaro, quantificabile anche in via presuntiva, per i danni a quest'ultimo, senza alcun dubbio, arrecati con la propria condotta gravemente illecita.
Tribunale Prato 18 febbraio 2010
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