Source: http://questionegiustizia.it/stampa.php?id=2180
Timestamp: 2020-01-23 04:51:24+00:00
Document Index: 182253236

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 2']

QUESTIONE GIUSTIZIA - Zone di transito internazionali degli aeroporti: zone grigie del diritto
operatrici del progetto “In Limine”, Asgi - Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione
Il primo rilievo sollevato dalla pubblica amministrazione riguarda la sussistenza di forme di privazione della libertà correlate all’esecuzione del respingimento immediato. L’art. 10 c. 1 del Testo unico sull’immigrazione, così come la normativa europea (Regolamento 2016/399 cd. Codice di frontiere Schengen) si limita a prevedere che “La polizia di frontiera respinge gli stranieri che si presentano ai valichi di frontiera senza avere i requisiti richiesti dal presente testo unico per l’ingresso nel territorio dello Stato”. Tuttavia, il tempo necessario perché l’allontanamento venga di fatto eseguito, può protrarsi per alcuni giorni poiché, nonostante sia previsto che il vettore che ha condotto lo straniero privo di documenti nel territorio sia “tenuto a prenderlo immediatamente a carico ed a ricondurlo nello Stato di provenienza, o in quello che ha rilasciato il documento di viaggio eventualmente in possesso dello straniero”, accade che non vi sia disponibilità di voli anche per un’intera settimana. Il Garante nazionale per i diritti dei detenuti, in un report sul tema pubblicato a giugno del 2019, presenta i dati relativi ai tempi di permanenza nelle aree di transito di Malpensa e Fiumicino nel 2018: 593 persone hanno atteso l’esecuzione del rimpatrio per periodi superiori ai tre giorni, alcune delle quali per un periodo di otto giorni.[2]
La Direzione prosegue osservando, in relazione a quanto previsto dal Manuale per le guardie di frontiera, che la disciplina unionale “nulla prescrive in ordine alla necessità di una convalida da parte dell’Autorità giudiziaria”. Appare chiaro che la convalida è un obbligo derivante dal dettato costituzionale, che non ammette alcuna forma di restrizione della libertà personale “se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria”[6]. Altrettanto limpido appare l’obbligo di dare attuazione alla disciplina eurounitaria in maniera costituzionalmente conforme, come, d’altronde, chiarito nello stesso Codice di frontiere Schengen ove si rileva la necessità di adottare le misure necessarie “nel rispetto del diritto nazionale”[7].In linea con quanto fin qui sottolineato, il Garante nazionale ritiene che le situazioni di attesa che si determinano nelle zone di transito “configurano una privazione de facto della libertà personale su cui il Garante, alla stregua di altri Organismi di controllo quali il Comitato per la prevenzione della tortura è chiamato a esercitare il proprio mandato ai sensi del Protocollo opzionale alla Convenzione Onucontro la tortura (Opcat)” [8]. Tale posizione è condivisa appunto dal Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) che già nel suo 7° report, affermava che “il rimanere in un transito o zona “internazionale”, a seconda dalle circostanze, equivale a una privazione della libertà nel significato dell’Articolo 5 (1)(f) della Convenzione europea dei Diritti Umani e che, di conseguenza, tali zone ricadono nel mandato del Comitato”[9].
La citata Direzione centrale inoltre afferma che la sala transiti di Fiumicino “è sempre stata ritenuta idonea e rispondente ai requisiti di legge” dalle autorità di controllo nazionali e internazionali. Occorre qui citare le preoccupazioni espresse dal Garante nazionale che ha affermato che “nello scalo romano gli ambienti […] appaiono inadatti alla permanenza di persone per un periodo di tempo superiore a 24 ore”. Allo stesso modo il Cpt, nella relazione sulla visita effettuata a giugno 2017, rileva l’inadeguatezza degli ambienti, in particolare per via della mancanza di aria e luce naturali e per l’impossibilità di accedere all’aria aperta e raccomanda il trasferimento delle persone in altre strutture se la permanenza supera le 24 ore.[10]
Alla luce di quanto riportato, appare pacifico che la permanenza dei cittadini stranieri nelle zone di transito configuri una forma di privazione de facto della libertà personale: le circostanze e le modalità di tale permanenza sono infatti riferibili a una situazione di detenzione. L’assenza di una normativa che la preveda, di forme di convalida da parte della autorità giudiziaria e di tutte le garanzie (accesso all’informazione, alla difesa, alla comunicazione con l’esterno, etc.) che devono accompagnarsi a qualunque forma di restrizione della libertà personale, costituiscono gravi abusi e violazioni del dettato costituzionale (in primo luogo dell’art. 13) e della normativa nazionale, europea e internazionale relativa ai diritti fondamentali della persona umana. In nessun modo, infatti, l’esigenza di impedire l’ingresso di un cittadino straniero sul territorio può comportare la violazione dei suoi diritti fondamentali “previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti”[11] come chiarito anche dall’art. 2 del Testo unico sull’immigrazione.
Una seconda questione di estrema rilevanza riguarda l’illegittima emissione del decreto di respingimento immediato: è evidente che, al momento dell’ingresso, il cittadino era effettivamente dotato dei requisiti autorizzanti l’ingresso sul territorio, ovvero il passaporto, copia del titolo di soggiorno scaduto e ricevuta attestante la richiesta di rinnovo del titolo. Il Testo unico, il decreto attuativo dello stesso e numerose circolari e direttive del Ministero dell’interno stabiliscono chiaramente che tale documentazione è atta a permettere l’uscita e il reingresso del cittadino straniero sul territorio dello Stato[12]. A tale riguardo, la Direzione centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere sostiene che “in seguito alla notifica del provvedimento di rifiuto, eseguita in una frontiera aerea, lo straniero non ha alcun titolo per fare ingresso nel territorio italiano”. Da qui l’emissione del provvedimento di respingimento. La prassi che così si definisce è gravata da una serie di criticità. In primo luogo, la titolarità da parte del cittadino dei requisiti idonei a permetterne l’ingresso nel territorio, avrebbe dovuto portare alla notifica del provvedimento questorile solo una volta oltrepassata l’area di transito. Una volta “ufficialmente” effettuato l’ingresso, l’allontanamento sarebbe stato possibile esclusivamente attraverso una procedura di espulsione che prevede il controllo giurisdizionale alla sua esecuzione forzata. L’utilizzo del provvedimento di respingimento immediato, al contrario, non comporta la necessità di convalida della misura di allontanamento da parte dell’autorità giudiziaria.
In secondo luogo, l’uso del respingimento priva evidentemente il cittadino straniero della possibilità, prevista dall’atto stesso di rigetto di rinnovo del permesso di soggiorno, di “lasciare volontariamente il Territorio dello Stato” presentandosi “entro 15 (quindici) giorni lavorativi, decorrenti dalla data di notifica del presente atto, al posto di Polizia di Frontiera di Roma-Fiumicino”. Solo al termine dei 15 giorni lavorativi le autorità statali avrebbero potuto infatti procedere con l’espulsione dell’interessato dal territorio nazionale. Il decreto attuativo del Testo unico immigrazione (dPR 394/99) prevede infatti, all’art. 12 che, in caso di rifiuto del permesso di soggiorno, il questore avvisa l’interessato che, “sussistendone i presupposti, si procederà nei suoi confronti per l’applicazione dell’espulsione”. L’articolo citato prosegue al secondo comma stabilendo che con il provvedimento di rifiuto “il questore concede allo straniero un termine, non superiore a quindici giorni lavorativi, per presentarsi al posto di polizia di’ frontiera indicato e lasciare volontariamente il territorio dello Stato, con l’avvertenza che, in mancanza, si procederà a norma dell’articolo 13 del testo unico.”[13]
[1] Per maggiori informazioni sulla vicenda si veda quanto pubblicato da Asgi, Progetto In Limine: https://inlimine.asgi.it/asgi-illegittime-le-espulsioni-notificate-nelle-aree-di-transito-aeroportuali.
[2] Per consultare il Rapporto del Garante: www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/acd25386033036d9bc9c7f2231772399.pdf.
[5] Il testo della sentenza è consultabile su: www.camera.it/cartellecomuni/leg14/RapportoAttivitaCommissioni/commissioni/allegati/01/01_all_cc_2001_105.pdf.
[7] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32016R0399&from=IT.
[8] Per consultare il Rapporto del Garante: www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/acd25386033036d9bc9c7f2231772399.pdf.
[9] Report consultabile in Italiano: www.ristretti.it/areestudio/disagio/associazioni/comitato_prevenzione_tortura.pdf e in inglese: www.atlas-of-torture.org/en/document/mgaz39oa12?page=5.
[10] www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/acd25386033036d9bc9c7f2231772399.pdf. Per quanto riguarda le condizioni di trattenimento allo scalo aereo di Malpensa, si veda: www.asgi.it/wp-content/uploads/2019/05/Zona-di-transito-Malpensa_rev.pdf.
[11] D.lgs 286/1998, art. 2.
[12] Direttiva Ministero dell’Interno 5 agosto 2006: www.programmaintegra.it/wp/wp-content/uploads/2013/09/12.pdf; Circolare del Ministero dell’Interno del 9 agosto 2006: meltingpot.org/IMG/pdf/circolare_9_agosto_2006.pdf; Circolare del Ministero dell’Interno del 16 giugno del 2007: www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0856_2007_07_06_PS_circolare_16_giugno_2007.pdf.
[13] Art. 12 dPR 394/99.