Source: http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/1997/maggio/caritas-migrantes-finale.html
Timestamp: 2018-11-13 16:25:30+00:00
Document Index: 118982386

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 5']

La Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes hanno tenuto, il 19 marzo scorso, un incontro con loro rappresentanti regionali, per una riflessione comune sul disegno di legge e su altre proposte avanzate di recente in fatto di immigrazione. Sulla base delle indicazioni emerse da tale riflessione e' stato redatto il presente documento, prime destinatarie del quale sono le Caritas e Migrantes regionali e diocesane. Si ritiene in particolare che esso possa costituire un valido contributo sia per orientare e sensibilizzare al problema le nostre comunita' ecclesiali, sia per interloquire con proposte concrete e ragionate con le forze sociali e politiche locali, in vista dell'imminente dibattito parlamentare sul disegno di legge, che si profila di decisiva importanza non solo per gli immigrati ma per l'intera societa' italiana. Per tale motivo riteniamo opportuno che i Direttori Diocesani dei due organismi programmino - in accordo col proprio Vescovo - momenti specifici di riflessione, eventualmente tenendo aggiornate sulle iniziative prese le nostre Direzioni Nazionali.
Questo documento si pone sulla falsariga delle precedenti "Linee guida", che qui vengono in parte presupposte e riportate (cfr. nn.1-11 in allegato), in parte rielaborate e aggiornate a un contesto sociale e migratorio in continua evoluzione. Qualche particolare risultera' probabilmente opinabile e sostituibile con altre soluzioni alternative; si e' tuttavia convinti che le linee di fondo, ispiratrici di tutto l'insieme, oltre ad essere in sintonia con la Dottrina sociale della Chiesa e col Convegno ecclesiale di Palermo, che nel documento conclusivo sollecita le forze ecclesiali a "significative proposte", anche in vista di una "legge organica per laccoglienza degli emigrati" (nr. 35), siano suggerite e convalidate dalla lunga esperienza e dal coinvolgimento diretto di Caritas e Migrantes, come pure di molte altre realta' ecclesiali, nella vita dei migranti.
Il d.d.l. sembra delineare invece un mercato di lavoro eccessivamente rigido e lasciar predominante quel sistema di chiamata nominativa dall'estero (cfr. art. 20, comma 2) che e' - a quanto conferma una lunga e diretta esperienza - alla base dello scarso realismo e della scarsa efficacia dell'attuale regolamentazione degli ingressi per motivi di lavoro, e che, di conseguenza, sta alla base anche della spinta all'immigrazione illegale per decine di migliaia di persone ogni anno. Appare pertanto indispensabile apportare al testo del disegno di legge le modifiche seguenti.
- Limitare le sanzioni e gli obblighi a carico del vettore di linea che ha portato lo straniero per il quale si deve procedere al respingimento (art. 8) al solo caso di mancata segnalazione, alle autorita' di frontiera, della presenza a bordo di straniero privo dei documenti necessari per l'ingresso. In caso contrario, al potenziale richiedente asilo privo di documenti potrebbe essere negata, dal vettore, la partenza stessa verso l'Italia. Il vettore sarebbe inoltre tenuto a un impossibile controllo relativo alla disponibilita' di mezzi di sostentamento dello straniero.
- Escludere che un provvedimento di eccezionale gravita' quale l'espulsione possa essere irrogato quale misura di prevenzione fondata sul semplice sospetto (art. 11), dovendosi ritenere che questo contrasti col principio costituzionale di presunzione di innocenza.
- Escludere la pressoché illimitata discrezionalità del prefetto circa lespulsione (art. 11), prevedendo che limmediata esecutività dei provvedimenti di allontanamento dal territorio dello Stato sia collegata ad un rafforzamento dei mezzi di tutela giurisdizionale assicurati allo straniero, e disponendo, in particolare, che il ricorso contro un provvedimento di espulsione immediatamente esecutivo possa essere presentato dall'interessato, anche "per vie brevi", contestualmente alla consegna del decreto di espulsione, e che in tal caso il ricorrente non sia allontanato dal territorio dello Stato, ma sia al piu' trattenuto nel centro di custodia, in attesa della decisione del pretore. Stabilire poi che ai fini di tale decisione si tenga conto della congruita' del provvedimento di espulsione con particolare riferimento al grado di inserimento dello straniero e al rischio di violazione di diritti fondamentali (asilo, famiglia, salute, minori). Garantire infine la sospensione del provvedimento di espulsione in tutti i casi in cui il pretore non si sia pronunciato sul ricorso entro il termine fissato.
- Precisare, gia' nella parte sui Principi Generali (art. 2), coerentemente con quanto stabilito dal comma 6 dell'articolo 11, che i provvedimenti su ingresso, soggiorno ed espulsione sono impugnabili. Stabilire inoltre (art. 5) che, salvo che sia diversamente disposto dalla presente legge, la presentazione del ricorso contro il rifiuto di rinnovo o la revoca o l'annullamento del permesso di soggiorno e della carta di soggiorno abbia effetto sospensivo sul provvedimento, definendo contestualmente una abbreviazione dei tempi per la decisione del TAR. Prevedere infine che, in mancanza di altro permesso di soggiorno, lo straniero riceva un permesso temporaneo, rinnovabile fino alla definizione del ricorso e utilizzabile per tutte le attivita' consentite dal titolo non rinnovato, revocato o annullato.
Una precedente bozza del disegno di legge dedicava al diritto di asilo un intero capitolo, che nella stesura finale è stato stralciato con la dichiarata intenzione di farne oggetto di un distinto disegno di legge. E' da ritenersi, comunque, che la discussione sullimmigrazione non possa essere affrontata in modo adeguato senza tenere contestualmente presente il problema dellasilo.
In ogni caso occorre sottolineare, coerentemente con quanto indicato nelle citate "Linee guida", che deve essere data piena attuazione al dettato costituzionale, sia per quanto riguarda i richiedenti asilo e i rifugiati ai sensi della Convenzione di Ginevra 1951 - quanti cioe' sono personalmente perseguitati -, sia per quanto riguarda lasilo umanitario e la protezione temporanea di coloro che fuggano da situazioni di violenza generalizzata o da calamita' naturali. Vanno infine previste misure straordinarie in caso di esodi di massa.
Quando sarà reso pubblico il nuovo disegno di legge, Caritas e Migrantes, se il caso lo richiederà, torneranno a esprimere il loro pensiero in materia di tanta importanza, a completamento del presente contributo.
DALLE "LINEE GUIDA PER UNA LEGGE ORGANICA SULL'IMMIGRAZIONE"
Si ritiene utile riportare la parte generale ossia i principi ispiratori delle "Linee guida" del 1996; possono infatti contribuire ad una più chiara e completa impostazione anche delle presenti "Indicazioni".
1. L'immigrazione, quale fenomeno sociale di grande complessità e rilevanza, destinato a incidere profondamente sulla nostra società anche per il prossimo futuro, va affrontato, al di là dell'emergenza, con azioni e progetti lungimiranti, fondati sulla precisa consapevolezza che si tratta di un processo strutturale ed irreversibile.
2. Una politica frammentaria - quale quella attuale - fatta di un susseguirsi ed accavallarsi di normative lacunose ed affrettate, sempre dettate dall'urgenza, non è in grado di gestire il fenomeno, ma anzi genera allarmismi e passionalità, che impediscono di affrontarlo con obiettività di giudizio. Tale politica rischia inoltre di presentare l'immigrazione sotto un prevalente profilo di ordine pubblico, mettendo in ombra sia le ragioni di solidarietà sociale sia le prospettive di comune benessere derivanti dallo scambio culturale ed economico tra l'immigrato e il nostro paese.
3. Solo una legge organica che tenga conto di tutte le fasi del processo migratorio (ingresso programmato, soggiorno, progressivo inserimento), di tutte le necessità fondamentali della persona (sanità, unità familiare, alloggio, istruzione, lavoro, etc.) e, per quanto possibile, di tutte le tipologie di immigrati può consentire una gestione efficace del fenomeno e contribuire a farlo percepire, più che come problema, come soluzione stessa di problemi. Una disciplina organica della condizione giuridica dello straniero, approvata con legge dal Parlamento, è peraltro richiesta anche dalla Costituzione (Art. 10).
4. Le migrazioni sono mosse dai profondi squilibri tra i livelli di benessere che caratterizzano i paesi industrializzati e quelli propri dei paesi in via di sviluppo. Chi è colpito da questi squilibri - acuiti da quelli demografici, non meno drammatici - percepisce la propria esperienza migratoria come necessaria e vantaggiosa anche a fronte di un inserimento che, in un paese ad economia avanzata, sia invece considerato estremamente precario.
5. Fermo restando il dovere di un paese industrializzato di contribuire a correggere i meccanismi che producono i predetti squilibri e di intraprendere una adeguata politica di cooperazione allo sviluppo nei confronti dei paesi ad economia arretrata in modo da attenuare, sul lungo periodo, le cause stesse delle migrazioni, un'efficace politica di immigrazione deve avere come obiettivo il pieno inserimento sociale dell'immigrato. Colui al quale, formalmente o anche solo di fatto, si consente di far parte della società non deve restare escluso dall'esercizio dei diritti dei quali godono gli altri cittadini. Deve anzi vedere un progresso del proprio patrimonio di diritti che faccia premio al rispetto delle norme che regolano la convivenza nella società e che gli permetta di rendere sempre più solida la propria posizione sociale. Scelte diverse porterebbero alla sedimentazione di un nuovo ceto, selezionato su base etnica, escluso dall'accesso alle forme più elementari di tutela. Ne verrebbero a soffrire i componenti di questo ceto e, in modo quasi altrettanto marcato, i cittadini italiani in posizione socialmente più debole, esposti alla concorrenza dei primi nella conquista dei posti di lavoro meno qualificati e nella fruizione delle varie forme di assistenza sociale.
6. Condizione necessaria per la realizzazione dell'obiettivo di pieno inserimento è la possibilità di esercitare un adeguato controllo dei flussi in ingresso. Un'immigrazione, infatti, che proceda in modo incontrollato è incompatibile con l'attuazione del principio di progressività dei diritti preposto alla politica di inserimento, sia nell'ipotesi che i flussi ad essa associati rimangano relegati in condizioni di illegalità, sia laddove le istituzioni ne prendano pragmaticamente atto, mandando pero', in tal modo, un messaggio che si presta ad essere interpretato come un segnale di resa. Nel primo caso, infatti, il migrante non solo non vede progredire il proprio livello di cittadinanza, ma è perfino impossibilitato a godere di diritti fondamentali; nel secondo, rischia di mancare, intorno alla politica di inserimento, il consenso generale della popolazione residente: la maturazione di diritti da parte di persone formalmente non legittimate ad accedervi può essere percepita, a torto o a ragione, in modo negativo, con una conseguente recrudescenza di tendenze xenofobe e razziste.
7. Nell'ambito di una legge organica occorre assicurare una dimensione consistente alle possibilità di ingresso legale in Italia di lavoratori stranieri, in considerazione della domanda inevasa di manodopera, come pure della obiettiva pressione di nuova migrazione. Questa possibilità di ingresso per lavoro può apparire più problematica in quelle situazioni in cui il sopraggiungere di una crisi occupazionale renda meno auspicabile l'ingresso di ulteriori contingenti di manodopera nel mercato del lavoro nazionale. È pero' opportuno sottolineare la necessità di adottare, anche in tali situazioni, criteri di ammissione per motivi di lavoro che non comportino una eccessiva restrizione del canale di immigrazione legale. Data infatti la scarsa probabilità che le misure orientate ad una attenuazione della pressione migratoria producano in tempi brevi risultati di un qualche rilievo, un dimensionamento di questo canale che non sappia tenere effettivamente conto della domanda di manodopera non coperta dalla forza-lavoro residente nel paese di accoglienza alimenta nei fatti le forme di immigrazione illegale. Vengono cosi' a determinarsi condizioni in cui, per l'estensione del bacino di irregolarità, risultano inefficaci gli ordinari meccanismi di prevenzione, controllo, dissuasione e repressione del fenomeno dell'immigrazione illegale. L'adozione di misure più severe - per contro - appare difficilmente accettabile in assenza di una via legale percorribile e, in definitiva, risulta carica di un eccessivo costo sociale.
8. Una politica fondata sulla determinazione periodica di quote di immigrazione ammesse per lavoro può conciliare l'attenzione ai problemi dell'occupazione e del mercato del lavoro del Paese con l'esigenza di garantire l'esistenza di un alveo di immigrazione legale privo di ingiustificate restrizioni. Condizione necessaria perché ciò avvenga è che non si impongano eccessivi vincoli burocratici - quale la preventiva dimostrazione dell'esistenza di un determinato posto di lavoro disponibile - sull'ingresso dei lavoratori immigrati ammessi nell'ambito della programmazione "per quote". Tali vincoli, infatti, rischiano di rendere inaccessibile l'immigrazione legale, senza peraltro produrre livelli di tutela del lavoratore residente disoccupato che non possano essere raggiunti, in modo privo di effetti indesiderati, da un'attenta programmazione governativa.
9. È altrettanto importante che la programmazione per quote, relativa all'ammissione per lavoro, non interferisca con le politiche di ammissione per asilo, protezione internazionale e ricongiungimento familiare, dovendosi evitare che diritti fondamentali della persona siano subordinati a criteri di mera opportunità economica.
10. Un aspetto da cui non è possibile prescindere nella definizione degli strumenti di controllo dei flussi è costituito dalle misure atte a contrastare i fenomeni di immigrazione illegale. In proposito è in primo luogo importante distinguere tra le forme di immigrazione originariamente illegali (quelle, cioè, tipicamente associate agli ingressi clandestini, spesso favoriti da organizzazioni di natura mafiosa) e quelle che, nate nella legalità, finiscono per degradare nell'irregolarità per la mancata ottemperanza a prefissati obblighi burocratici. Se la massima fermezza va impiegata nel reprimere le prime (salvaguardando tuttavia il diritto di asilo e differenziando quanti da tali traffici ricavino illecita ricchezza da quanti ricavino sofferenza), nella seconda è opportuno discernere tra le inadempienze di carattere puramente formale (sanabili) e quelle di carattere sostanziale.
11. In secondo luogo, non può non essere tenuta nella massima considerazione la condizione di estrema precarietà in cui viene a trovarsi l'immigrato raggiunto da un provvedimento di espulsione o di respingimento. L'esigenza di non privare di efficacia le misure di carattere repressivo non può in alcun modo rendere accettabile la violazione di diritti fondamentali della persona ai danni del cittadino straniero e dei suoi familiari. Punto qualificante di una seria politica di immigrazione deve essere quindi la capacità di contemperare la severità dei provvedimenti mirati a curare le situazioni di illegalità con l'effettiva possibilità di ricorso contro gli stessi provvedimenti e, più ancora, con la tutela del patrimonio di diritti fondamentali della persona che l'adozione di quei provvedimenti potrebbe mettere a repentaglio.