Source: http://www.sportnazionale.it/index.asp?page=Attivita_commerciali
Timestamp: 2018-07-20 05:06:35+00:00
Document Index: 17930254

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 2', 'art. 148', 'art. 111', 'art. 90', 'art. 5', 'art.90', 'art. 143', 'art. 108', 'art. 37', 'art. 2220']

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Attività commerciali e agevolazioni
Nel perseguimento delle finalità istituzionali nulla vieta che, pur non essendo previsto dallo statuto, l’associazione ponga in essere delle attività commerciali seppure in modo esclusivo o principale al fine di reperire risorse finanziarie da impiegare per il perseguimento del suo scopo istituzionale.
Tutte le associazioni, se costituite regolarmente, beneficiano di importanti agevolazioni fiscali.
Per beneficiare di tale agevolazione è però necessario una corretta redazione dello statuto, che tenga conto dei requisiti richiesti dalla legislazione fiscale, in mancanza dei quali l'associazione non potrà ricevere pagamenti dai soci e sarà esposta a possibili contestazioni dall'agenzia delle entrate.
Si possono distinguere due casi:
1- l'associazione svolge attività commerciale in via marginale, al solo scopo di finanziare l'attività verso i soci. Quindi, l'attività commerciale non figura tra gli scopi dell'associazione e non esaurisce l'attività di questa. In questo caso l'associazione rimane un ente non commerciale. E' però necessario che i proventi derivanti dall'attività commerciale non siano mai prevalenti rispetto a quelli derivanti dall'attività istituzionale verso i soci.
Per tali attività dovranno comunque essere predisposte le normali scritture contabili, e in caso di attività commerciale non occasionale, sarà necessario aprire P. Iva.
2-l'attività commerciale è svolta abitualmente e professionalmente, e i proventi di tali attività superano quelli conseguiti nell'ambito dell'attività verso i soci. In tale caso l'associazione perde il requisito della non commercialità ed viene considerata, ai fini fiscali, un'impresa a tutti gli effetti. Tutte le sue attività sono sottoposte al regime fiscale d'impresa, con l'obbligo di tenere le scritture contabili ordinarie e redigere il bilancio ordinario.
Sono comunquesempre considerate commerciali per definizione (anche se effettuate verso i soci) le attività di: cessione di beni nuovi prodotti per la vendita, somministrazione di pasti, prestazioni alberghiere , l’alloggio, il trasporto ed il deposito , gestione di spacci e mense, l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, le fiere e le esposizioni a carattere commerciale, le pubblicità commerciali.
ENTRATE COMMERCIALI
Tutti gli ulteriori proventi non ricompresi fra quelli elencati tra quelli istituzionali assumono natura commerciale e quindi, come tali, contribuiscono a formare componenti positivi di reddito.
Tra questi rientrano a titolo esemplificativo:
1) Cessione di prodotti nuovi acquistati per rivendita: quando ad esempio l’associazione acquisti dei beni (indumenti, divise, attrezzi, ecc) tenendoli in magazzino per rivenderli ai soci che ne facciano richiesta. Tale attività è sempre di natura commerciale anche nel caso in cui il prezzo di vendita sia uguale o inferiore a quello dell’acquisto. Unica eccezione è data da un gruppo d’acquisto ossia un gruppo di soci decide di acquistare insieme un certo bene e ciò avviene tramite l’associazione. La differenza tra “gruppo di acquisto” e quella sopra ipotizzata dell’eventuale “disponibilità della merce su richiesta” è data dal realizzarsi, in quest’ultimo caso, di una specie di “magazzino” ciò che, invece, non accade quando sono i soci a richiedere preliminarmente la merce. Situazione analoga di commerciabilità si ha nel caso in cui sia il posto di ristoro a vedere prodotti per asporti quali, ad esempio, vini, panettoni, ecc.;
2) Somministrazione di pasti, dove per “pasti” s’intendono quei cibi che, con la cottura, mutano le proprie caratteristiche organolettiche. Questa attività è sempre considerata commerciale anche se i commensali siano esclusivamente soci dell’associazione medesima;
3) Organizzazione di gite e viaggi: che non avviene per il tramite di un’agenzia autorizzata, ma che è gestita direttamente dal circolo, quale attività ricreativa per i soci, costituisce attività commerciale anche nel caso in cui alla gita partecipino esclusivamente i soci dell’associazione medesima. Si ricorda che non costituisce esercizio di attività commerciale, ei fini delle imposte sui redditi, l’organizzazione di gite e viaggi svolta in attuazione degli scopi istituzionali ad opera di un’associazione di promozione sociale affiliata ad Ente di promozione sociale;
4) Organizzazione di manifestazioni con ingresso a pagamento, ossia quelle in cui il pubblico per accedere al luogo dello svolgimento è tenuto al versamento di una somma di denaro;
5) Organizzazione di feste, stand gastronomici, manifestazioni di sorte: l’organizzazione di queste attività, per le quali è prevista una corresponsione di somme a fronte dei servizi o dei beni ceduti, rientra fra le attività commerciali. Fanno eccezione i fondi pervenuti alle associazioni a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o campagne di sensibilizzazione (cfr. l’art. 143 ex 108, 2-bis, lett. A del TUIR, cosi come integrato dall’art. 2 del D Lgs. N. 460/97 vedi infra);
6) Pubblicità commerciale: questa voce costituisce senz’altro l’introito commerciale più diffuso per un’associazione. Rientrano sotto questo titolo tutti i proventi che l’associazione consegue per mettere a disposizione delle aziende spazi pubblicitari nell’ambito della propria attività. Sono, pertanto, ricompresse le sponsorizzazioni sugli indumenti, i cartelloni all’interno dell’impianto, la pubblicità su manifesti, giornalini sociali, dépliants e quant’altro sia organizzato dall’associazione con la presenza di messaggi pubblicitari;
7) Prestazioni di servizi a non soci: tutto ciò che l’associazione incassa da non soci per i servizi effettuati a loro favore costituisce introito commerciale;
8) Prestazioni di servizi a soci nell’ipotesi in cui l’associazione non abbia adeguato il proprio statuto ai requisiti, visti in precedenza, previsti dall’art. 148, comma 4- quinques (ex art. 111);
9)Contributi da enti pubblici quando ricevuti per lo svolgimento di attività di impresa. In questo caso l’ente è tenuto ad operare una ritenuta del 4%. La Finanziaria per il 2003 (L. n. 289/2002, art. 90, comma 4) stabilisce che qualora il contributo sia erogato dagli enti di promozione sportiva, non è obbligatorio operare la ritenuta.
Gli esempi sopra descritti sono solo alcuni dei possibili proventi di natura commerciale che un’associazione può conseguire.
Vanno poi aggiunti a questo elenco tutti quei proventi che non possono essere compresi tra quelli di natura istituzionale.
Nel momento stesso in cui l’associazione ricavasse proventi di tale natura si proporrà la questione della disciplina dei medesimi sia ai fini IVA, sia ai fini delle imposte sui redditi.
APPROFONDIMENTI SU ALCUNE ENTRATE
Bar interni
Esistono tre diverse ipotesi maggiormente ricorrenti:
1) bar condotto direttamente dal circolo o associazione attraverso soci volontari o dipendenti, le cui somministrazioni (bevande, qualche alimento panini toast ecc) e non pasti (servizio al piatto) siano fornite esclusivamente a favore dei soli associati o degli aderenti alla medesima associazione nazionale riconosciuta con decreto del Ministero degli Interni.
Tali entrate non sono da considerarsi commerciali, né imponibili ai fini fiscali a condizione, come chiarito precedentemente, che l’associazione abbia adeguato il proprio statuto inserendo le clausole statutarie indicate dall’art. 5 del decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n° 460. tali entrate sono altresì irrilevanti fiscalmente nel caso in cui in mancanza di una specifica organizzazione di impresa, i corrispettivi non eccedano i costi di diretta imputazione. Di converso, ove la struttura fosse dotata di un organizzazione di impresa, l’unica possibilità per fruire della non imponibilità sarebbe l’adeguamento dello statuto;
2)bar gestito direttamente dal circolo o associazione, attraverso soci volontari o dipendenti, e esente dalla relativa iscrizione al REC;
3)bar interno al circolo o associazione affidato in gestione a terzi. I compensi derivanti dalla gestione sono senz’altro da considerarsi di natura commerciale e quindi imponibili ai fini fiscali, mentre per quanto riguarda il gestore, questi dovrà dotarsi di scontrino fiscale o ricevuta fiscale con ciò che ne consegue e di relativa iscrizione al REC.
Nel caso in cui le somministrazioni siano fornite anche a non soci (ad esempio bar all’interno di un impianto sportivo dove si svolgono incontri aperti al pubblico). Tali incassi costituiscono reddito d’impresa e sono quindi soggetti alla normativa fiscale relativa agli enti non commerciali. (Tale attività non può essere effettuata dai circoli, in quanto soggetta ad iscrizione all’Albo imprese ed al REC oltre ad autorizzazione comunale per esercizio pubblico).
Proventi da sponsorizzazioni
I proventi ricevuti da associazioni o circoli a titolo di sponsorizzazioni sono, in ogni caso, considerati proventi commerciali e quindi tassabili (IVA ordinaria o IVA forfetaria L.398/91).
Grazie alla legge Finanziaria 2003, (L.n.289/2002) all’art.90, comma 8, gli imprenditori che erogano somme di denaro a favore di società o associazioni sportive dilettantistiche, per i fini pubblicitari e di sponsorizzazione, potranno dedurre tali spese integralmente o in quote costanti per cinque esercizi, in quanto, nel limite di 200.000,00 €, le stesse costituiranno sempre Spese di Pubblicità, ossia “spese sostenute a fronte di una controprestazione con lo scopo di diffondere l’immagine della società, allargare la propria clientela oppure aumentare le vendite di determinati prodotti”.
Inoltre con la legge finanziaria 2005 (L.n. 311/2004) la pubblicità in qualunque modo realizzata negli impianti utilizzati per manifestazioni sportive dilettantistiche con capienza inferiore a 3.000 posti è considerata, ai fini dell’applicazione dell’imposta sugli intrattenimenti, in rapporto di occasionalità rispetto all’evento sportivo direttamente organizzato.
Pertanto, contrariamente al passato, i soggetti che erogano denaro ad associazioni sportive per fini pubblicitari e di sponsorizzazione, non correranno più il rischio che l’Amministrazione Finanziaria, in sede di controllo, possa configurare tali uscite come Spese di Rappresentanza (“spese effettuate in assenza di controprestazione per offrire al pubblico un’immagine positiva dell’impresa o dell’attività della stessa”), con conseguente irrogazione per maggiori imposte, interessi e sanzioni, in quanto parzialmente deducibili.
Resta però inteso che la società ed associazioni sportive che registrano tali entrate avranno l’obbligo di giustificarle “…mediante specifica attività del beneficiario .., ovverosia dovranno dimostrare l’effettiva esistenza di un regolare contatto di sponsorizzazione o il versamento di denaro con specifica finalità di pubblicità o ancora dare visione pratica che la controprestazione (ad esempio l’esposizione del logo o del marchio della società sponsorizzante) sia avvenuta.
Inoltre, nel caso in cui un’azienda corrisponda ad una società o associazione sportiva dilettantistica somme non giustificate da alcuna attività da parte di queste ultime, le stesse saranno totalmente indeducibili dal reddito d’impresa.
ENTRATE ESCLUSE DALLA FORMAZIONE DEL REDDITO IMPONIBILE
L’art. 143, comma 2-bis, del T.U.I.R. (ex art. 108) introduce un trattamento particolarmente agevolato per gli enti non commerciali prevedono che alcune entrate di natura obiettivamente commerciale non concorrono alla formazione del reddito imponibile.
a) raccolte pubbliche di fondi effettuate occasionalmente
b) contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato da attività.
Per le associazioni dilettantistiche che si avvalgono del regime forfetario di cui alla Legge 398/91 a queste due fattispecie si aggiungono anche i proventi realizzati nello svolgimento di attività commerciali connesse con gli scopi istituzionali nei limiti stabiliti dall’art. 37, comma2 lett. a)
Raccolte pubbliche di fondi effettuate occasionalmente,anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze, o campagna di sensibilizzazione. Le anzidette attività fruiscono anche dall’esclusione dal campo di applicazione dell’IVA e dell’esenzione da ogni altro tributo, sia erariale che locale.
Contributi corrisposti da pubbliche amministrazioni per lo svolgimento di attività in regime di convenzione se vengono rispettate le seguenti condizioni:
- Deve trattarsi di attività aventi finalità sociale, che devono rientrare tra quelle tipiche dell’associazione o circolo;
- Le attività devono essere svolte in conformità alle finalità istituzionale dell’associazione.
Entrate realizzate nello svolgimento di attività commerciali connesse con gli scopi istituzionali se realizzati da società e associazioni sportive dilettantistiche che si avvalgono da regime forfetario di cui alla Legge n. 389/91.
Le condizioni per considerare tali proventi di natura non commerciale sono:
- Che siano percepiti in occasione di un numero complessivo non superiore a due eventi per anno;
- Che siano di importo complessivo non superiore al limite annuo fissato con decreto del Ministero delle finanze, attualmente pari ad euro 51.645,69.
A titolo esemplificativo, possono rientrare nell’ambito di applicazione della norma i proventi derivanti dalla somministrazione di alimenti e bevande, dalla vendita di materiali sportivi, di gadget pubblicitario dalle sponsorizzazioni, dalle cene sociali, dalle lotterie, ecc. se le cessioni di beni e le prestazioni di servizi sono effettuate in via occasionale e saltuaria, le stesse sono, secondo i principi generali, escluse dal campo di applicazione dell’IVA.
Sotto il profilo degli adempimenti contabili le associazioni che effettuano raccolta occasionale di fondi e organizzano le due manifestazioni “decommercializzate” devono, indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, redigere, entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto nel quale vanno riportate, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna raccolta fondi o manifestazioni. Il rendiconto deve essere accompagnato, ove necessario, da una relazione illustrativa concernente l’entrate e le spese anzidette. Il rendiconto non deve essere allegato alla dichiarazione dei redditi né va trasmesso in alcun modo all’Amministrazione Finanziaria. Deve essere però tenuto e conservato al pari degli altri documenti contabili, agli effetti fiscali, fino a quando non sia divenuto definitivo l’accertamento relativo al periodi d’imposta cui il rendiconto stesso si riferisce e, quindi, in caso di controversia, anche oltre il termine decennale previsto dall’art. 2220 del codice civile.
La determinazione del reddito tassabile degli Enti non commerciali, una volta identificata l’attività commerciale ai fini delle Imposte dirette, è assoggettata alle disposizioni generali relative alla determinazione del reddito d’impresa ai fini IRES (ex IRPEG)
L’Imposta sul Reddito delle Società ( IRES che a partire dal 1 gennaio 2004 ha sostituito l’IRPEG), è pari al 33% del reddito complessivo prodotto nel periodo di riferimento (che può anche non coincidere con l’anno solare).
Il “Reddito complessivo” è dato dalla somma dei seguenti redditi:
- FONDIARI (Reddito dei terreni e dei fabbricati non utilizzati come beni strumentali)
- DI CAPITALE (Reddito degli investimenti finanziari esclusi quelli soggetti a ritenuta a titolo di imposta, ad esempio, gli interessi su c/c bancario)
- DI IMPRESA (Reddito imponibile derivante dall’attività commerciale)
- DIVERSI (Redditi resi uguali tassati come ad esempio attività commerciali occasionali)
ADEMPIMENTI DI UNA ASSOCIAZIONE CHE SVOLGE ANCHE ATTIVITA’ COMMERCIALI
I circoli e le associazioni affiliate, che oltre alla propria attività istituzionale svolgono anche attività commerciale:
- devono richiedere l’attribuzione del numero di partita IVA e scegliere il regime contabile da adottare (consigliato 398/91 SIAE)
- sono soggetti passivi IVA e sono tenuti ai rispettivi adempimenti in relazione a regime contabile adottato;
- devono ottenere una contabilità commerciale separata da quella istituzionale e seguire le regole del TUIR per la determinazione del reddito imponibile ai fini delle imposte indirette;
- devono tenere i libri contabili obbligatori;
- sono soggetti impassivi alle imposte sui redditi IRES ed al IRAP;
- devono presentare la dichiarazione dei redditi, e la dichiarazione IVA annuale e se ne ricorrono i presupposti la dichiarazione dei sostituti di imposta modello 700
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