Source: http://www.osservatoriocedu.eu/Schede/2008%2002/Siveri%20e%20Chiellini%20c%20Italia.html
Timestamp: 2019-01-21 16:54:56+00:00
Document Index: 90584951

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ']

Camera, decisione 3 giugno 2008, ricorso n. 13148/04, Siveri e Chiellini c. Italia
Libertà di associazione (art. 11) – loggia massonica – discriminazione (art. 14) – rispetto della vita familiare e privata (art. 8).
Revoca dell’incarico conferito ai ricorrenti da parte del Consiglio regionale della Toscana per omessa dichiarazione della loro affiliazione ad una loggia massonica come prescritto dalla pertinente normativa regionale che obbliga i titolari di incarichi di nomina consiliare a dichiarare l’appartenenza ad associazioni a carattere politico, culturale, sociale, assistenziale o economico – Pretesa violazione della libertà di associazione (art. 11 CEDU) – Il diritto di mantenere il segreto relativamente all’appartenenza ad un’associazione non è in quanto tale garantito dall’art. 11 CEDU – La Corte ritiene di dover comunque procedere all’esame della doglianza assumendo che sussista un’ingerenza nell’esercizio della libertà di associazione in ragione dell’affermazione dei ricorrenti secondo cui la dichiarazione della loro affiliazione massonica li avrebbe esposti ad un giudizio sociale di riprovazione, suscettibile di comportare effetti nefasti sul piano professionale e privato – Sufficiente accessibilità e chiarezza della normativa regionale – Legittimità dello scopo perseguito (la misura censurata tende in particolare ad informare i cittadini circa eventuali conflitti di interesse degli amministratori pubblici) – Valutazione della proporzionalità dell’ingerenza – La ricerca di un giusto equilibrio non deve condurre a scoraggiare gli individui dall’esercitare il loro diritto alla libertà di associazione per paura di vedere rigettata la propria candidatura o revocata la propria nomina – Differenze rispetto alla pronuncia sul caso G.O.I. (n. 1) c. Italia nel quale la Corte aveva riscontrato una violazione dell’art. 11 CEDU in relazione all’obbligo per i candidati a certi incarichi regionali di dichiarare la propria non appartenenza a logge massoniche – La normativa regionale censurata si limita ad imporre l’obbligo di dichiarare l’appartenenza a determinate associazioni e non pone a carico dei ricorrenti un onere eccessivo ed esorbitante – L’automaticità della sanzione della revoca dall’incarico in caso di omessa dichiarazione si giustifica in ragione del rapporto di fiducia particolarmente stretto intercorrente tra la Regione e le persone incaricate di gestire organismi da essa finanziati, nonché in ragione dell’ampio margine di apprezzamento di cui godono in questo campo gli Stati contraenti – Irricevibilità della doglianza relativa all’art. 11 CEDU per manifesta infondatezza – Pretesa violazione degli artt. 8, 9 e 10 CEDU per effetto dell’obbligo di comunicare l’affiliazione ad associazioni legittime – Esistenza di uno scopo legittimo – La divulgazione dell’appartenenza di un individuo alla massoneria non costituisce un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata – Irricevibilità della doglianza per manifesta infondatezza – Pretesa violazione del divieto di discriminazione (art. 14 CEDU) – Valutazione circa l’esistenza di una giustificazione oggettiva e ragionevole per la diversità di trattamento di persone che si trovano in situazioni analoghe – Distinzione del caso di specie rispetto a quello deciso dalla Corte nella sentenza G.O.I. (n. 2) c. Italia – L’esistenza di una differenza di trattamento tra le persone nominate dalla Regione Toscana e quelle titolari di incarichi simili in altre Regioni o in seno all’amministrazione centrale è una conseguenza inevitabile dell’autonomia legislativa regionale e non si pone di per se stessa in contrasto con l’art. 14 CEDU – Non comparabilità della posizione dei consiglieri regionali in ragione della loro investitura elettiva – Omessa dimostrazione dell’esistenza di una prassi applicativa della normativa regionale tale da generare di fatto una disparità di trattamento ai danni degli affiliati a logge massoniche – Irricevibilità della doglianza per manifesta infondatezza.
In questa pronuncia la Corte ha ritenuto manifestamente infondata la pretesa violazione degli artt. 8, 9, 10, 11 e 14 CEDU in relazione ad una legge della Regione Toscana che imponeva alle persone nominate a determinate cariche pubbliche di dichiarare la propria affiliazione ad associazioni di carattere culturale, politico, sociale ed economico.
Nella fattispecie, i ricorrenti avevano omesso di dichiarare la propria affiliazione alla massoneria ed erano stati dichiarati decaduti dalle proprie cariche. Al fine di pervenire alla dichiarazione di irricevibilità del ricorso, la Corte ha distinto il caso in oggetto rispetto alle sentenze Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani [GOI] c. Italia (n. 1), ricorso n. 35972/97, CEDH 2001-VIII, e GOI c. Italia (n. 2), sentenza del 31 maggio 2007, ricorso n. 26740/02.