Source: https://www.miolegale.it/notizie/indennita-avvocato-amministratore-sostegno-iva/
Timestamp: 2020-06-05 22:42:50+00:00
Document Index: 136374762

Matched Legal Cases: ['art. 379', 'art. 379', 'art. 408', 'sentenza ', 'art. 411', 'art. 379']

Avvocato e amministratore di sostegno: secondo l’AE l’indennità percepita dal professionista va soggetta ad IVA. - MioLegale.it
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L’istante svolge la propria attività di avvocato ricoprendo anche incarichi di amministratore di sostegno.
A partire dal 2008 tali ultimi incarichi si sono moltiplicati, tanto da divenire parte rilevante dell’attività svolta dal professionista.
Per l’attività in oggetto, i Giudici Tutelari, per un certo periodo, hanno liquidato l’equa indennità prevista dall’art. 379 comma 2 del c.c. comprensiva di oneri accessori (rimborso forfetario, CNAP e IVA) e su quell’importo l’istante ha emesso regolare fattura.
Recentemente, l’orientamento dei giudici è cambiato e gli stessi non considerano più l’indennità dell’amministratore di sostegno come reddito imponibile.
Pertanto, come indicato nel provvedimento in calce all’istanza di rendiconto, il giudice tutelare liquida ora la sola indennità, specificando che non si tratta di reddito imponibile e non aggiunge gli oneri accessori previsti dalla legge (rimborso forfetario, IVA e CNAP).
Quando l’istante, in qualità di avvocato, svolge invece attività giudiziale o stragiudiziale nell’interesse dell’amministrato, per esempio occupandosi di una successione o di una causa penale, il giudice liquida a parte la parcella presentata dal legale, su cui poi viene emessa regolare fattura.
Il contribuente, contattando la Cassa Forense, ha avuto poi conferma che la CPA per le indennità non deve essere applicata.
Nell’istanza si chiedono delucidazioni in ordine al trattamento applicabile ai fini IRPEF, IVA e CPA, alle descritte indennità.
L’istante ritiene che l’equa indennità liquidata dal giudice tutelare prevista dall’art. 379 c.c., comma 2, non ha natura retributiva o di corrispettivo, ma compensativa, analogamente a quella liquidata al tutore.
A fondamento del suo assunto richiama l’ordinanza della Corte Costituzionale n. 1073 del 24.11.1988 che ha riconosciuto la natura non retributiva dell’indennità, sul rilievo che le spese e gli oneri del tutore spesso non sono documentabili.
Ad avviso dell’istante infatti il tutore così come l’amministratore di sostegno spesso svolgono attività (richiesta e redazione del modello ISE/ISEE, richieste FAP, incontri di rete con operatori del Distretto e Assistenti sociali, richieste di trasmissioni di certificati per la richiesta di riconoscimento dell’invalidità civile, dichiarazioni RED, dichiarazioni dei redditi, pagamenti di affitti ecc) che non possono rientrare nelle tabelle professionali dei diritti e degli onorari.
Conseguentemente ritiene di dover adottare il seguente comportamento: 1) l’equa indennità percepita dall’istante in qualità di amministratore di sostegno non costituisce reddito imponibile ai fini IRPEF, né ai fini IVA e di conseguenza non sussistono obblighi di fatturazione.
6) Per l’annualità 2010 l’istante considererà non imponibile ai fini IRPEF/IRAP l’indennità percepita facendo emergere un’eccedenza di versamento che porterà in compensazione nelle annualità successive.
7) L’IVA e la CPA verranno restituiti man mano che saranno effettuati i compensi e i rimborsi.
Il successivo art. 408 c.c. stabilisce il principio che “la scelta dell’amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario.
Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata” (primo comma).
“Il giudice tutelare, quando ne ravvisa l’opportunità, e nel caso di designazione dell’interessato quando ricorrano gravi motivi, può chiamare all’incarico di amministratore di sostegno anche altra persona idonea, ovvero uno dei soggetti di cui al titolo II (persone giuridiche) al cui legale rappresentante ovvero alla persona che questi ha facoltà di delegare con atto depositato presso l’ufficio del giudice tutelare, competono tutti i doveri e tutte le facoltà previste nel presente capo” (quarto comma).
Al riguardo, la Corte di Cassazione con sentenza n. 19596 del 2011 ha affermato che il criterio fondamentale da seguire nella scelta dell’amministratore di sostegno è esclusivamente quello che riguarda la cura e gli interessi della persona beneficiata e che detto criterio lascia al giudice tutelare ampia facoltà di valutazione su quale sia il miglior soggetto da scegliere come amministratore.
Per effetto del rinvio operato dall’art. 411 c.c., all’amministrazione di sostegno si applicano, “in quanto compatibili”, talune norme del codice civile riguardanti l’ufficio tutelare tra cui l’art. 379 c.c. secondo cui “L’ufficio tutelare è gratuito.
Il giudice tutelare tuttavia considerando l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione, può assegnare al tutore una equa indennità.
Può altresì, se particolari circostanze lo richiedono, sentito il protutore, autorizzare il tutore a farsi coadiuvare nell’amministrazione, sotto la sua personale responsabilità, da uno o più persone stipendiate”.