Source: http://psm-universitas.blogspot.com/2019_04_28_archive.html
Timestamp: 2020-07-04 21:08:48+00:00
Document Index: 112134448

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 267', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 24', 'art. 35', 'art. 19', 'art. 36', 'art. 36', 'art 24', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 2']

UNIversitasblogBO: 28/04/2019
INFORMAZIONI UNIVERSITARIE n. 3 29-04-2019
IN ARRIVO CAMBIAMENTI SU VALUTAZIONE UNIVERSITARIA, CORSI DI STUDIO, ABILITAZIONE SCIENTIFICA NAZIONALE, PREVISTI IN UN DDL APPROVATO DAL CDM
E’ atteso il via libera del Parlamento per procedere con la delega, contenuta in uno dei dieci disegni di legge approvati dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 febbraio. Un primo punto fermo sembra però già esserci. Ed è il fatto che l'ANVUR sopravvivrà alla riforma e al riassetto della materia. Nonostante il DDL stabilisca che toccherà all'esecutivo il potere di «razionalizzare, eventualmente anche attraverso fusioni o soppressioni, di enti, agenzie, organismi comunque denominati, ivi compresi quelli preposti alla valutazione di scuola e università, ovvero trasformazione degli stessi in ufficio dello Stato o di altra amministrazione pubblica», l'ipotesi di riportare la valutazione sotto l'egida ministeriale non è prevista. Più probabile invece che prenda vita un unico organismo valutativo, autonomo dal MIUR diviso tra scuola e università.
Circa le linee guida sull'accreditamento dei nuovi corsi di studio le nuove regole che istituiscono la nuova laurea prevedono la scomparsa dei comitati di esperti di valutazione, sostituiti da un team di scienziati non più anonimi che, all'interno dell'Agenzia, valuterà le oltre 130 proposte degli atenei per la nuova offerta formativa dell'anno accademico 2019/2020. A tal proposito servirà, oltre alle linee guida già varate, anche un decreto ministeriale. Lo stesso accadrà per le nuove regole per l'avvio dei corsi di dottorato. Oltre alla riduzione degli algoritmi applicati dall'ANVUR, verrà limitato il numero dei posti senza borsa. Altre novità riguardano l'abilitazione scientifica nazionale. Si punta ad avere una minore discrezionalità e maggiore obiettività nella classificazione delle riviste di area non bibliometrica. Da qui il tentativo di superare la vecchia classificazione in riviste internazionali e di fascia "A", attraverso l'abolizione di quest'ultima e la sua sostituzione con una nuova classe di riviste indicizzate in varie banche dati internazionali. Stessa linea per la scelta dei commissari. Al posto degli indicatori quantitativi sul numero di pubblicazioni, l'obiettivo sarebbe il possesso di una sufficiente anzianità in ruolo e, se possibile, una documentata e continua attività non solo scientifica ma anche di tipo gestionale e organizzativo. (Fonte: G. Lax, www.studiocataldi.it 20-03-19)
MODIFICHE ALLA COMPOSIZIONE DEI TEST PER I CORSI A NUMERO CHIUSO E PREVISIONE DI UN AUMENTO DEI POSTI E DELLE BORSE DI SPECIALIZZAZIONE A MEDICINA
Più domande di cultura generale, coerenti con quanto studiato durante l'ultimo anno della scuola secondaria, e meno quesiti di logica. Questa la PRINcipale novità contenuta nel decreto firmato dal ministro dell'IUR, Marco Bussetti, che modifica la composizione delle prove per l'accesso ai corsi a numero programmato (Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Architettura, Medicina Veterinaria) pubblicato ieri sul sito del MIUR. «Intendiamo rivedere - spiega il ministro - il sistema di accesso a queste facoltà. E un lavoro che richiede tempo e in particolare per Medicina prevede un necessario impegno congiunto che riguarda non solo il MIUR, ma anche gli Atenei, il ministero della Salute, le Regioni. Nel frattempo, quest'anno avremo quesiti più vicini alla sensibilità e alla preparazione dei candidati. Meno logica e più cultura generale, con l'indicazione esplicita che i relativi quesiti siano pensati guardando a quanto si fa durante l'ultimo anno di scuola. Per Medicina prevediamo, dal prossimo anno accademico, anche un ulteriore incremento di posti - puntiamo al 20% in più - che saranno accompagnati da un ulteriore aumento delle borse di specializzazione». I quesiti di cultura generale, dunque, passano da 2 a 12 (con una diminuzione da 20 a 10 di quelli di logica) e faranno riferimento, in particolare, all'ambito storico, sociale e istituzionale, letterario. Ci saranno anche quesiti relativi all'area di Cittadinanza e Costituzione. Si partirà da testi di saggistica scientifica, autori classici o contemporanei, da testi di attualità comparsi sui quotidiani, riviste anche specialistiche. In coerenza con il lavoro preparatorio fatto dagli studenti in vista del nuovo esame conclusivo della scuola di secondo grado che debutta a giugno. (Fonte: T. Carta, Tempo 02-04-19)
UN COMITATO PER LA SCIENZA E LA TECNOLOGIA IN PARLAMENTO
In UK il Parliamentary Office of Science and Technology (POST) è certamente un’istituzione d’avanguardia e si autodefinisce fonte interna di «analisi indipendenti, bilanciate e accessibili di problemi di politica pubblica che hanno a che fare con la scienza e la tecnologia». Ma non è la sola nel mondo. Moltissimi altri parlamenti in Europa e non solo si sono dotati di un ufficio simile a quello dell’assemblea legislativa più antica del mondo. Ne troviamo di simili in Francia, Germania, Olanda, Austria, Norvegia, Svizzera, Danimarca, Spagna, Messico e Cile. Il Parlamento degli Stati Uniti si accinge a riattivare un ufficio simile, dopo alcuni anni di sostanziale inattività. Anche il Parlamento europeo si è dotato di un Comitato di valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA). Perché la gran parte delle assise legislative dei paesi democratici hanno scelto di dotarsi di simili comitati di esperti in scienza e tecnologia? Beh, i motivi sono essenzialmente due: il lavoro dei parlamenti è cambiato, oggi hanno bisogno di costante consulenza scientifica; questa consulenza deve essere del massimo livello possibile.
Nel nostro Parlamento molto (troppo) spesso i dibattiti e le decisioni tipiche della società e dell’economia della conoscenza sono poco informati, poco ponderati. Ideologici. Il paese stesso ne risente. Infatti l’Italia stenta a entrare nella società e nell’economia della conoscenza. Certo: non tutte le responsabilità ricadono sul Parlamento. Ma è anche vero che, in quota parte, il Parlamento ha le sue responsabilità. Non basta l’attività incessante ma, purtroppo, abbastanza isolata di singoli parlamentari, come la senatrice a vita Elena Cattaneo. Di qui nasce l’appello che un piccolo gruppo di ricercatori e di giornalisti scientifici rivolge al parlamento italiano affinché si doti di un Comitato per la scienza e la tecnologia capace di analisi indipendenti, bilanciate e accessibili a tutti i cittadini. L’appello, che si intitola “La Scienza al servizio della democrazia”, è stato già sottoscritto da un numero elevato e qualificato di donne e uomini di scienza. (Fonte: P. Greco, IlBo 03-04-19)
SISTEMI SELETTIVI PER L’ACCESSO AI CORSI DI LAUREA. RAGIONI E FUNZIONI DEI TEST
I meccanismi di selezione (test di accesso, prove nazionali standardizzate, colloqui orali) per regolamentare l’accesso degli studenti all’istruzione di livello terziario ci sono un po’ ovunque nel mondo. Una prima ragione va ricercata nel tentativo di ricondurre le dimensioni della domanda – in forte espansione negli ultimi decenni – a quelle di un’offerta formativa nel breve periodo relativamente rigida, ad esempio per quanto concerne il numero di docenti o gli spazi utilizzabili per lezioni ed esercitazioni. L’accresciuta mobilità internazionale degli studenti e la domanda supplementare di istruzione terziaria da parte degli adulti costituiscono ulteriori fattori di complessità al problema della selezione in ingresso. Ammettere gli studenti potenzialmente più adatti, o più motivati, risponde a criteri di efficienza e di equità del sistema. Se i meccanismi di ammissione sono ben concepiti (ossia se riescono a predire le successive carriere dei candidati), una maggiore efficienza deriva dalla riduzione dei tassi di abbandono e dalla compressione della durata media dei percorsi; l’ammissione ai gradi superiori degli studenti «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi» (sono le parole della nostra Costituzione) garantisce invece una maggiore equità. Inoltre, a condizione di essere adeguatamente calendarizzate e trasparenti negli esiti, le prove possono svolgere una funzione orientativa e/o diagnostica nei confronti degli studenti, in particolare allorché consentono loro l’iscrizione individuando per tempo specifiche lacune da colmare.
In generale in Italia siamo assoggettati a sistemi selettivi, ma spesso non congruenti agli obiettivi formativi cui sono destinati. È urgente una riforma che privilegi il percorso di studi e le attitudini personali dei giovani. Il fine di una selezione all’ingresso nel mondo accademico, dovrebbe essere quello di regolare la domanda con l’offerta verso le differenti competenze e professionalità richieste dalla società, seguendo criteri di merito e appropriatezza. (Fonti: S. Molina, S24 06-04-19; E. Frogioni, infermieristicamente 07-04-19)
Il TAR del Lazio dubita della compatibilità con il diritto comunitario della normativa nazionale che, nel caso dei ricercatori universitari, disciplinati dall’art. 24 comma 3, lettera a), della legge n. 240/2010, vieta la conversione del rapporto di lavoro di detti dipendenti da rapporto a tempo determinato a rapporto a tempo indeterminato. Con l’ordinanza del 3 aprile 2019, n. 4336, sono state rimesse alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea le questioni pregiudiziali indicate in motivazione, ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.
Nei casi di illegittimo ricorso al contratto a tempo determinato il legame tra il divieto di conversione ed il risarcimento del danno per violazione di norme imperative sulle assunzioni risulta condurre ad effetti tali da privare gli interessati di una tutela efficace, così come la previsione di nullità del rapporto di cui allo stesso articolo. Infatti, in applicazione dell’art. 36, d.lgs. n. 165 del 2001, il dipendente si trova privo del contratto di lavoro (che non viene convertito) e destinatario di un mero risarcimento.
Persino la medesima sentenza della Corte di cassazione a Sezioni Unite su richiamata afferma che “la compatibilità comunitaria del regime differenziato per i dipendenti a termine delle pubbliche amministrazioni, quanto alla preclusione che non consente la conversione del rapporto da tempo determinato in tempo indeterminato deve comunque rispettare il PRINcipio dell'equivalenza e quello dell'effettività e dissuasività della reazione dell'ordinamento interno a situazioni di abuso nel ricorso al contratto a termine e quindi della tutela approntata in favore del dipendente pubblico”.
L’art. 36, d.lgs. n. 165 del 2001, al comma 2, prima parte, prevede che le amministrazioni pubbliche possano stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato esclusivamente nei limiti e con le modalità in cui per esse ne sia prevista l'applicazione, come accade proprio per i ricercatori universitari di cui all’art. 24 comma 3 lettera a) della legge n. 240/2010; e soltanto per comprovate esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale e nel rispetto delle condizioni e modalità di reclutamento stabilite dall'art. 35; il medesimo comma, poi, richiama il rispetto delle condizioni di cui all’art. 19 e seguenti del d.lgs. n. 81 del 2015.
Il comma 5 dell’art. 36, invece, si palesa come norma altrettanto preclusiva della conversione, in quanto pone la tassativa prescrizione secondo cui in ogni caso, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni.
(In conclusione) Qualora non fossero state poste le preclusioni alla conversione del rapporto di cui alle norme appena citate, il ricercatore ..., avendo sottoscritto un contratto a tempo determinato di durata complessiva pari a cinque anni (comprensivo di durata di base triennale e di proroga biennale) in assenza delle comprovate esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale (che l’Università ... non allega in giudizio) di cui parla l’art. 36 in questione, avrebbe diritto alla conversione del contratto, protrattosi per oltre trentasei mesi. (Fonte: www.giustizia-amministrativa.it; A. Massimo, www.quotidianogiuridico.it 12-04-19)
LE UNIVERSITÀ IN CUI SI STUDIA MEGLIO NEL MONDO
La classifica stilata dal Times, riguardo all’University Impact Ranking, si basa su criteri come: capacità di offrire un’educazione aperta a tutti, politiche di promozione della parità di genere e investimento in settori specifici come salute o cambiamenti climatici. Al top del top troviamo la Nuova Zelanda, dove c’è l’Università di Auckland. Al secondo posto, a pari merito, due università canadesi, la McMaster University e la University of British Columbia.
La prima università italiana in classifica è quella di Bologna, nona fra tutte. L’università emiliana è fortemente promotrice della parità di genere, di un’educazione equa e permette condizioni di lavoro dignitose ai suoi dipendenti. Inoltre collabora attivamente nel prevenire la violenza di genere e aiuta gli studenti LGBTQ a sentirsi perfettamente integrati. C’è anche l’università di Padova. risultata 16esima nel mondo che promuove un’istruzione di qualità ed è grandemente attiva nella parità di genere e nella salute. (Fonte: G. Rinaldi, www.faccecaso.comm08-04-19)
QS WORLD UNIVERSITY RANKINGS BY SUBJECT 2019. MIGLIORANO GLI ATENEI ITALIANI
Il QS World University Rankings by Subject 2019 è una classifica universitaria mondiale per disciplina e individua le istituzioni che eccellono in decine di aree di studi. Sono prese in esame oltre 1.200 università di 78 Nazioni, sottoposte al giudizio di 83 mila accademici e 42 mila datori di lavoro. Le italiane figurano nel 92% delle discipline: 44 su 48. Per numero di Atenei presenti nel ranking, 41, l’Italia è al quarto posto tra gli Stati europei dopo Regno Unito, Germania, Francia, e settimo nel mondo. Le città italiane con più università classificate sono Milano (7), Roma (4) e Pisa (3). Delle 521 posizioni del Ranking 2019 occupate da università italiane, 192 sono invariate rispetto allo scorso anno, 166 sono migliorate, 85 in calo e si contano 78 new entry. L’Italia ha incrementato la propria rappresentazione nelle bande Top 50 (da 29 a 34), Top 100 (da 83 a 98) e Top 200 (da 213 a 236) posizioni rispetto al 2018. (Fonte: conoscimilano.it 22-03-19)
THE Impact Rankings 2019 show how the global higher education sector is working towards 11 of the United Nations’ Sustainable Development Goals (SDGs), which include academic freedom policies, efforts towards gender equality, taking action against climate change. The list is led by New Zealand’s University of Auckland, while Canada’s McMaster University and the University of British Columbia, and the UK’s University of Manchester complete the top three. Japan is the most-represented nation in the table with 41 institutions, followed by the US with 31 and Russia with 30. Italy is represented with 10 institutions. See table below. (Fonte: THE 03-04-19 http://tinyurl.com/y4ealqjj )
CULTURA DEL DIGITALE E DELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA
CINECA, CONSORZIO INTERUNIVERSITARIO PER IL CALCOLO AUTOMATICO, HA CANDIDATO BOLOGNA A OSPITARE IL SUPERCOMPUTER TARGATO UE
Il programma dell’Unione europea per costruire un supercomputer e competere ad armi pari con Cina e Stati Uniti entra nel vivo. Il 4 aprile si è chiuso il bando per aggiudicarsi la prima macchina del progetto comunitario Euro Hpc (high performance computing), siglato dalla Commissione e 26 paesi: un calcolatore pre-exascale, ossia un precursore di quello in grado di macinare un exaflop, ossia un miliardo di miliardi di operazioni al secondo. Il 7 giugno Euro Hpc punta ad annunciare il nome del centro che si aggiudicherà il primo finanziamento per il supercomputer comunitario: 120 milioni di euro dei 486 messi a budget dalla Commissione. Una somma che i governi che hanno aderito al programma si sono impegnati a raddoppiare, arrivando a un miliardo di euro. Soldi che triplicheranno nel budget 2021-2027: 2,7 miliardi. L’Italia è in corsa per il primo tassello del programma Hpc. Cineca, il consorzio interuniversitario per il calcolo automatico dell’Italia Nord orientale, ha candidato Bologna a ospitare il supercomputer targato Ue. Il 2 aprile il centro, che raccoglie 67 università, 9 enti di ricerca, tre policlinici e il ministero dell’Istruzione, da cui è controllato, ha spedito a Bruxelles un dossier per la macchina pre-exascale. (Fonte: L. Zorloni, Wired 08-04-19)
AZIENDALIZZAZIONE E TELEBUROCRATIZZAZIONE SONO I NOMI DEL “MORBO LETALE” CHE (SECONDO S. FERLITO) STAREBBE UCCIDENDO L’UNIVERSITÀ
L’aspetto più grave, allo stesso tempo meno percepito e meno dibattuto, della crisi del 2008 è che essa è il prodotto non solo, e forse non tanto, dell’instabilità congenita dei mercati, quanto di una regressione culturale che ricorda il declino dell’Impero romano e della cultura latina. Alcuni anni prima della strategia di Lisbona e con ben altra lungimiranza, David Harvey aveva segnalato che la produzione di conoscenza organizzata secondo moduli aziendalistici si stava notevolmente diffondendo e stava acquistando una base sempre più commerciale; «si consideri» – scriveva – «la non agevole trasformazione di molti sistemi universitari del mondo capitalistico avanzato dal ruolo di custodi del sapere e della saggezza a quello di produttori subordinati di conoscenza per il capitale delle grandi aziende».
Negli anni a noi più vicini, questo processo di mercificazione della cultura e aziendalizzazione dell’Università ha subito una rapidissima intensificazione che condurrà nel giro di qualche lustro alla sua definitiva estinzione. Al suo posto avremo Università on line e centri di formazione telematici nei quali un singolo docente potrà fare lezioni a un elevatissimo pubblico di studenti sparsi sull’intero territorio nazionale, o persino all’estero, che assisteranno alla lezione dallo schermo del loro computer o, più probabilmente, dal display dello smartphone.
Occorre dirlo e dirlo con forza e chiarezza: la digitalizzazione telematica ha spianato un’autostrada alla marcia trionfale della iperburocratizzazione dell’Università. Il web, al cui fascino irresistibile e perverso pochi riescono a sottrarsi, ha spalancato all’ANVUR – l’organismo che governa e controlla l’Università con poteri di gran lunga maggiori di quelli del Ministero dell’Istruzione – sconfinate praterie da conquistare e colonizzare con armi telematiche.
I maggiori responsabili della catastrofe universitaria non sono né i governi, né la crisi economica che ha costretto a drastici tagli di bilancio; non lo sono nemmeno i burocrati in sé, che si limitano ad applicare norme che non hanno fatto loro e che non hanno interesse a giudicare; ancor meno responsabili sono gli studenti, i quali sono solo le vittime di un sistema perverso. I responsabili maggiori del collasso dell’Università – addolora dirlo – sono i docenti universitari che, salvo sporadiche e deboli proteste, non hanno mosso un dito per impedire quella che Ferlito definisce “la catastrofe aziendalistico-telematica dell’Università”.
La vecchia Università era certamente piena di molti e gravi difetti, fra i quali spiccava il nepotismo familistico. Ma era anche piena di pregi e di alte qualità: non ha mai pensato che la cultura fosse merce; non ha mai creduto di essere un surrogato degli uffici di collocamento sul mercato del lavoro e non ha mai imposto agli studenti tirocini gratuiti a beneficio di enti pubblici e aziende private; ha invece provveduto alla formazione piuttosto che all’informazione e, infine, ha tenacemente difeso la sua autonomia contro ogni invadenza burocratica. (Fonte: S. Ferlito, Roars 19-04-19)
LE RISORSE NECESSARIE PER LIMITARE LA PRECARIETÀ DEL PERSONALE ACCADEMICO
Secondo il Fatto Quotidiano i provvedimenti concreti di cui dovrebbero discutere il viceministro Fioramonti e il capo dipartimento del MIUR Valditara, se davvero volessero limitare la precarietà, sono quelli di seguito indicati. I limiti di tempo ai contratti precari non servono. Ciò che serve è un aumento strutturale del finanziamento da affiancare a manovre straordinarie per riequilibrare un sistema universitario che ha visto una diminuzione dell’organico del 25% negli ultimi 10 anni: unico comparto della Pubblica Amministrazione ad aver subito un simile taglio. Qualche numero: per l’intervento straordinario (5mila RTD-B – i ricercatori di tipo senior – all’anno per 4 anni, e non le briciole, 1500, elargite una tantum quest’anno) servono 900 milioni di euro all’anno fino al 2023. Altri 800 milioni annui servirebbero dal 2024 in poi per garantire un flusso di 2500 ricercatori e ricercatrici. Questo sarebbe solo il finanziamento aggiuntivo per l’immissione in ruolo di nuovo personale necessario a far funzionare un sistema di istruzione superiore dignitoso. Da integrare con altre risorse, necessarie per creare le condizioni in cui la ricerca possa svilupparsi. È pronto il governo ad aggiungere almeno 2 miliardi al Fondo di finanziamento ordinario? È pronto a fare questa scelta politica? (Fonte: FQ 09-04-19)
ACCREDITAMENTO DEI DOTTORATI. ADDIO ALLA VQR?
Probabilmente la novità di maggior rilievo nelle linee guida 2019 per l’accreditamento dei dottorati è l’addio alla VQR. Una novità non da poco. Infatti, era grazie al requisito introdotto nel 2014 sugli indicatori R e X del collegio dei docenti che la VQR, da valutazione aggregata delle strutture, si era trasformata in valutazione degli individui. In molti casi, chi aveva rimediato brutti voti non solo ha dovuto fare outing, ma, più o meno gentilmente, è pure messo alla porta per non compromettere l’accreditamento del collegio di cui faceva parte fino al giorno prima. L’altra novità è che le nuove linee guida sono più semplici: non solo ci sono meno regole, ma esse sono verificabili in modo relativamente semplice. Tutto bene allora? Non del tutto. Le linee guida sono uscite tardi e c’è stata una paradossale interpretazione ex-post tramite FAQ di cosa voglia dire “superare”. Un altro paradosso, cui cercheremo di dare spiegazione, è il template messo a disposizione da ANVUR per valutare la Qualificazione del collegio dei docenti, attraverso gli Indicatori R e X1 dell’ultima VQR. Che senso ha riesumare questi indicatori, se essi sono spariti dalle linee guida?
Per approfondire http://tinyurl.com/yysnaobg (Fonte: Roars 15-03-19)
STOP A SIMULAZIONI VQR DEI COLLEGI DI DOTTORATO
La PRINcipale novità delle nuove linee guida per l’accreditamento dei dottorati, varate dal MIUR, è stata la scomparsa del requisito basato sui voti VQR individuali dei docenti. Ma l’ANVUR non si era arresa e aveva pubblicato sul suo sito le istruzioni per chiedere la simulazione degli indicatori R e X1 dei collegi da accreditare. Senza la lettera ai rettori del capo dipartimento MIUR Giuseppe Valditara, il criterio PRINcipe per ripartire la cosiddetta quota “post lauream” avrebbe continuato ad essere la somma degli indicatori R+X1. A quanto pare la resistenza a oltranza di ANVUR aveva il sostegno di alcuni rettori “nostalgici” che, con l’aiuto di ANVUR, volevano continuare ad usare le vecchie linee guida. Una fronda cui Valditara assesta un duro colpo, anticipando che il MIUR si muoverà nella direzione auspicata dal CUN: «si specifica che nel prossimo Decreto ministeriale di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario verrà eliminato ogni riferimento ai risultati conseguiti nell’esercizio della VQR per i componenti dei collegi di dottorato». Riesumare R e X1 significa aumentare il numero dei docenti esclusi dai collegi e anche aumentare considerevolmente il lavoro dei coordinatori e del personale tecnico amministrativo che segue le procedure di accreditamento. La scelta del capo dipartimento di non utilizzare più in modo improprio indicatori sviluppati per tutt’altre finalità appare ragionevole, resta tuttavia l’incognita del criterio che verrà utilizzato dal MIUR per la ripartizione della parte “post lauream” dell’FFO 2019. (Fonte: Roars 25-03-19)
IL DEF SUL SETTORE UNIVERSITARIO. MISURE ALLO STUDIO, ANNUNCI, PREVISIONI
«Nel settore universitario - si legge nel DEF - sono allo studio misure per agevolare l'accesso alla no tax area al fine di ampliare la platea di studenti beneficiari dell'esenzione dal pagamento delle tasse universitarie e consentire a un numero sempre maggiore di studenti di accedere alla formazione universitaria e all'Alta formazione artistica musicale e coreutica». C’è come detto anche un riferimento al tema sempre caldo delle borse di studio: «È prevista, inoltre, la stabilizzazione da parte delle Regioni del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio per gli studenti meritevoli ma privi di mezzi e la semplificazione delle procedure amministrative necessarie all'erogazione delle borse di studio». Sul fronte del numero chiuso, il DEF annuncia che si procederà «alla revisione del sistema di accesso ai corsi a numero programmato, attraverso l'adozione di un modello che assicuri procedure idonee a orientare gli studenti verso le loro effettive attitudini». Il DEF ricorda anche come la legge di bilancio per il 2019 abbia messo a disposizione risorse per l'assunzione di circa 1.500 nuovi ricercatori TD di tipo b. Infine «per i ricercatori confermati a tempo indeterminato si prevede il passaggio nei ruoli di professore associato», ma si ignora la procedura. In più si prevede anche un incremento di 100 milioni l’anno, a partire dal 2020, per il Fondo di finanziamento ordinario delle Università: «Un primo incremento di 40 milioni è previsto già per il 2019». (Fonte: M.B., S24 12-04-19)
FINANZIAMENTI ALLA RICERCA. CONFRONTI CON L’EUROPA. IN ITALIA 3 MLD € NON SPESI E NON RENDICONTATI
Nel 2000 a Lisbona il Consiglio Europeo si propose di fare dell'Europa la più avanzata economia basata sulla conoscenza. Per realizzare il suo obiettivo avrebbe dovuto investire il 3% del Pil in ricerca. Invece oggi la media europea si colloca ben al di sotto di quella cifra (siamo intorno al 2%), mentre l'Italia si assesta addirittura intorno all'1,2%. In Italia abbiamo un numero di ricercatori 2,5 volte inferiore a quelli di Francia, Regno Unito e Germania, e 5 volte inferiore, normalizzando per numero di abitanti, a quelli del Giappone. La ricerca pubblica in Italia è finanziata dai PRIN (Progetti di ricerca di interesse nazionale) e dal FIRB (Fondo di incentivazione alla ricerca di base). La comparazione con la quantità e la qualità dei finanziamenti erogati dall'Agenzia nazionale per la ricerca in Francia è impietosa: in media, il budget annuale allocato dall'ente francese è di 500 milioni di euro; vengono presentati circa 6000 progetti, presi in esame da 10.000 valutatori con il supporto di 100 impiegati; 500 membri di un comitato decidono a chi erogare i finanziamenti, con una percentuale di successo che si aggira intorno al 20%, ovvero 1 progetto su 5 viene finanziato. In Italia in media il PRIN ogni anno alloca 30 milioni di euro; 4400 sono i progetti presentati e la percentuale di successo è del 6,7%; vengono interpellati 3500 valutatori, assistiti da 3 persone dello staff ministeriale e un comitato di 50 persone decide a chi assegnare i finanziamenti. Nel caso del FIRB siamo intorno ai 20 milioni di euro l'anno. Ma altre volte capita addirittura che i pochi finanziamenti che vinciamo non siano neppure spesi come dovrebbero. È il caso dei PON, i Piani Operativi Nazionali, finanziamenti che l'Europa eroga anche alle regioni più svantaggiate economicamente, in Italia Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Per l'Italia i finanziamenti 2014-2020 sono stati bloccati dalle mancate rendicontazioni delle tornate precedenti: 2000-2006 e 2007-2013. Si parla di quasi 3 miliardi di euro non spesi e non rendicontati, che hanno bloccato la possibilità di erogazione di ulteriori finanziamenti. (Fonte: F. Suman, IlBo 12-03-19)
FINANZIAMENTO IN RICERCA BIOMEDICA
Il finanziamento in ricerca biomedica rappresenta solo una frazione dell’intera ricerca italiana, che nel 2016 (ultimo anno di cui esiste una rendicontazione) ammonta a 23 mld €, pari all’1,3% del Prodotto interno lordo: poca cosa rispetto agli altri Paesi centro e nordeuropei, agli Usa e alle tigri asiatiche, dove il finanziamento R&S va dal 2 al 4% del Pil. Questa distanza, almeno per certi Paesi, si mantiene anche nella ricerca biomedica. In Europa primeggia la Gran Bretagna, con 3,8 miliardi di euro dal pubblico e 4,5 miliardi di euro dal settore farmaceutico. L’Italia, che negli anni 90 occupava un ottimo 5% dell’investimento mondiale in ricerca farmaceutica, oggi è ferma all’1%, mentre Gran Bretagna e Svizzera sono al 7%, e gli Stati Uniti a uno stellare 58%, pari a circa 80 miliardi di euro. Questo divario di finanziamenti non impedisce però alla ricerca biomedica italiana di essere al vertice delle classifiche mondiali, seconda solo alla Gran Bretagna quanto a quota di citazioni delle pubblicazioni, il cui totale si aggira fra il 7 e l’8% del totale mondiale. (Fonte: L. Carra, www.vita.it/ 14-03-19)
TAGLI E PREMI NEI FINANZIAMENTI AL SISTEMA UNIVERSITARIO
Per quanto riguarda il fondo di finanziamento ordinario, i tagli subiti sono stati fortemente asimmetrici territorialmente e hanno colpito in particolare le università del Centro-Sud: infatti dal 2008 al 2015 l’FFO ha subito una riduzione complessiva del 9,8%, ma gli atenei del Nord del Paese hanno visto ridursi complessivamente il finanziamento ordinario del 4,3%, meno della metà della riduzione subita dagli atenei del Centro (11.7% ) e meno di un terzo del taglio agli atenei del Sud (14,9%). Negli ultimi anni, poi, una piccola quota delle risorse tagliate sono state re-immesse (271 mln € l’anno per 5 anni dal 2017), non per dare ossigeno al sistema nel suo complesso o per riequilibrare le divergenze, ma, continuando con la logica di “premiare l’eccellenza”, per finanziare i migliori 180 dipartimenti universitari. Se guardiamo la geografia del risultato, ai dipartimenti degli atenei del Nord del Paese nel quinquennio arriveranno complessivamente 751 mln € (56% del finanziamento), al Centro 345 mln (27,2%), al Sud 197 mln (13,2%). Se si prendono in esame le 3 regioni che ad oggi hanno chiesto l’autonomia differenziata, si riscontra come queste si trovino proprio ai primi tre posti per finanziamento ai dipartimenti d’eccellenza (Lombardia 29, Veneto 24, Emilia Romagna 21). (Fonte: FlcCgil 20-03-19)
LAUREE MULTIDISCIPLINARI PER RISPONDERE ALLE RICHIESTE DELLE IMPRESE
“Le aziende oggi hanno bisogno di persone in grado di risolvere problemi complessi e interdisciplinari. E poi devono poter contare su collaboratori in grado di tenere il passo con i veloci mutamenti dei processi e dei cicli produttivi”. Lo ha detto la presidente di Confindustria, Anna Mareschi Danieli, sollecitando gli atenei a concentrarsi sull’offerta di lauree multidisciplinari: ”In Italia si parla spesso di lauree inutili, di solito riferendosi a quelle umanistiche. Penso che le uniche lauree inutili siano quelle monodimensionali, come hanno cominciato a capire a Londra. Sarebbe utile assumerne consapevolezza anche qui e, possibilmente, fare altrettanto”.
Mareschi Danieli ha suggerito di riferirsi a una università britannica che dal prossimo anno offrirà un solo corso di laurea. ”L’ateneo si chiamerà London Interdisciplinary School e già dal nome si capisce la novità dell’approccio: stop alle barriere tra i diversi saperi e via libera a un unico corso, che fonde materie umanistiche e scientifiche, arte e tecnologia”. (Fonte: Agenpress 06-03-19)
FABBISOGNO DI LAUREATI 2018-2022
La preoccupazione avanzata da molti osservatori è che possa profilarsi, anche se non nell'immediato, una carenza di offerta rispetto al fabbisogno di laureati espresso dal sistema economico. Sicuramente lo stock dei disoccupati con un titolo di studio universitario appare destinato a ridursi nei prossimi anni (e già ha cominciato a ridursi nell'ultimo triennio 2015-2017), ma la misura in cui ciò avverrà dipenderà quindi anche dalla corrispondenza qualitativa tra domanda e offerta di lavoro, nonché dalle scelte delle imprese fra neo-laureati in uscita dalle università e laureati già presenti sul mercato del lavoro con un'esperienza lavorativa e professionale alle spalle. Per quanto concerne il fabbisogno di occupati in possesso di laurea per indirizzo di studi, questo fabbisogno sarà costituito per il 42% da lavoratori dipendenti nel settore privato, per un terzo da lavoratori dipendenti nel settore pubblico e per un quarto da lavoratori indipendenti. (Fonte: studiocataldi 12-03-19)
L’Italia evidenzia un forte scompenso del mercato del lavoro: secondo uno studio della Bocconi in collaborazione con JP Morgan, il nostro Paese è il terzo al mondo nei Paesi dell’area Ocse per disallineamento fra le competenze chieste dalle aziende e la formazione dei giovani.
Il dato è particolarmente drammatico per il settore umanistico: secondo il rapporto Ocse del 2017 il tasso di occupazione dei laureati in ingegneria è dell’85%, quello delle materie economico-giuridiche è dell’81%, mentre il dato occupazione delle materie umanistiche fatica ad arrivare al 75%: praticamente un laureato su quattro non trova lavoro. Prendendo in considerazione la fascia anagrafica fra i 25 e i 34 anni, solo il 64% dei laureati italiani ha un’occupazione, la media europea invece è dell’83%. Nonostante questo, ben il 30% dei laureati complessivi proviene proprio da studi umanistici. L’economista Massimo Anelli, analizzando i database dell’Inps, ha seguito il percorso lavorativo di tutti i laureati di una grande città italiana fino a 25 anni dalla laurea: la ricerca ha messo in evidenza che le lauree umanistiche rendevano in termini di occupazione il 30% in meno di quelle in giurisprudenza, economia e management. Secondo Anelli, “Alla base di questa situazione c’è anche un’informazione inadeguata sugli esiti lavorativi e retributivi delle diverse facoltà, che porta a una scelta basata sulle sole preferenze individuali per le diverse discipline”. (Fonte: verdeazzurronotizie.it 13-03-19)
OBBLIGO DI ISCRIZIONE ALL’ORDINE PER FISICI, CHIMICI, BIOLOGI?
La vicenda dell’obbligo di iscrizione all’Ordine per Fisici, Chimici, Biologi et similia ingrana la marcia con una svolta importante. Come forse si ricorda, tutto è iniziato con la legge Lorenzin, che riordina le professioni sanitarie. Secondo l’interpretazione dell’Ordine professionale dei Fisici e dei Chimici, tale legge implica l’iscrizione obbligatoria all’Ordine di qualsiasi lavoratore che abbia a che fare con la fisica (e la chimica), compresi tutti i docenti universitari e i ricercatori degli Enti di Ricerca. Un’interpretazione oltremodo discutibile, che purtroppo non è stata subito rigettata dal Ministero della Salute, che ha l’incarico di scrivere i decreti attuativi: tale ministero ha però richiesto un parere in proposito al MIUR, che prima di rispondere ha chiesto lumi al Consiglio Universitario Nazionale (che rappresenta i docenti universitari) e alla Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca (ConPER). Il CUN e la ConPER rilevano principalmente due cose. La prima è che l’obbligo di iscrizione non può sussistere per tutti, ma solo per quei docenti e ricercatori che svolgono prestazioni a carattere professionale negli “ambiti di competenza” degli Ordini. La lettera del MIUR al Ministero della Salute non solo recepisce e fa suoi in toto i pareri, le analisi e i rilievi del CUN e della ConPER, ma proprio a proposito degli ambiti di competenza dell’Ordine sottolinea come essi “debbano essere definiti con esplicito riferimento a profili di interesse sanitario” e aggiunge una richiesta chiave: “Considerato l’elevato numero di soggetti potenzialmente interessati fra il personale universitario e degli enti pubblici di ricerca vigilati da questo Ministero, si richiede di includere MIUR, CUN e ConPER fra gli interlocutori istituzionali del processo di definizione del regolamento dell’ordine dei Chimici e dei Fisici e delle relative attività di competenza”. (Fonte: A. Ferretti, FQ 14-03-19)
A fronte di un tasso di occupazione del 65% per i laureati del gruppo Politico-Sociale, il 60% di questi valuta la formazione ricevuta come inadeguata. Condizione analoga per i laureati in Psicologia, dove il tasso di occupazione è decisamente contenuto (45%) e d’altra parte quasi quattro laureati su dieci (38%) ritengono che, per lo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale sono attualmente impiegati, non serva il titolo universitario. E, d’altra parte, non c’è da stupirsi se si considera che gli stipendi netti medi a un anno dalla laurea sono rispettivamente € 718 mensili nel caso di Psicologia e € 918 mensili per il gruppo Geo-Biologico. Si noti, a titolo comparativo, che tali stipendi sono quantitativamente paragonabili all’ammontare massimo dell’attuale reddito di cittadinanza (€ 780), e per il reddito di cittadinanza di certo non serve avere una laurea …
PENSIONAMENTO DEI MEDICI SPECIALISTI
La carenza di personale medico nelle corsie ospedaliere e nei servizi territoriali rischia di subire un’ulteriore brusca accelerazione con l’introduzione della “Quota 100” prevista nella Legge di Bilancio 2019. I Medici dipendenti del SSN oggi vanno in quiescenza con una anzianità in media intorno ai 65 anni di età. Con la “Quota 100” si acquisisce il diritto ad un pensionamento anticipato a 62 anni di età, visto che la grande maggioranza dei medici ha effettuato il riscatto degli anni di laurea e di specializzazione per il basso costo previsto tra la fine degli anni 70’ e l’inizio degli 80’, e sono in possesso del requisito dei 38 anni di contribuzione previdenziale. Quindi nel 2019, con l’anticipo di tre coorti, potrebbero lasciare i nati fino all’anno 1957, mentre quelli nati nel 1958 e 1959 raggiungeranno i 62 anni tra il 2020 e il 2021. L’anticipo potrebbe interessare nel triennio 2019/2021 altri 17.000/18.000 medici, per un totale di pensionamenti possibili di 38.000. E’ verosimile, comunque, che le quiescenze siano ridotte per le penalizzazioni che l’adesione alla “Quota 100” comporta: riduzione dell’assegno pensionistico, limitazione della libera professione e divieto del cumulo previdenziale. In definitiva, “noi stimiamo che l’uscita per ‘Quota 100’ sia limitata al 25%, in pratica circa 4.500 medici dei 18.000 che acquisiranno il diritto”. (Fonte: ANAAO ASSOMED e IlSole24Ore 20-03-19)
Per una riforma del sistema delle specializzazioni in Medicina, MIUR e Regioni, con la partecipazione del Ministero della Salute hanno avviato un tavolo della contrattazione e si è già arrivati a delle proposte. Le possibili strade da intraprendere per la riforma delle specializzazioni mediche sono due: da una parte c’è quella del doppio binario, dall’altra quella del contratto unico di formazione-lavoro. Sarà il MIUR, una volta ascoltate le parti in causa, a decidere quale percorso seguire, con il Ministro della Salute.
Da una parte c’è l’ipotesi del doppio binario che prevede il mantenimento delle borse di specializzazione nazionali (che il Ministro Bussetti conta di aumentare) con lo studente che avrà la possibilità di svolgere la formazione all’interno dei policlinici universitari. Parimenti ci sarebbe anche una trasformazione delle borse aggiuntive regionali, le quali verrebbero convertite in percorsi di formazione-lavoro con contratti a tempo determinato per lavorare all’interno delle strutture ospedaliere.
La seconda ipotesi sul tavolo è più radicale, ma per molti degli addetti ai lavori è anche la migliore. Questa prevede l’introduzione di un contratto di formazione-lavoro per ogni specializzando in Medicina; questo strumento andrà a sostituire quindi sia le borse di specializzazione nazionali sia le borse aggiuntive regionali. Ogni specializzando in Medicina, infatti, verrebbe regolarizzato con un contratto di formazione-lavoro a tempo determinato così da intraprendere un percorso di crescita che gli consentirà - previa la valutazione costante delle competenze acquisite - di farsi carico di responsabilità sempre maggiori andando a svolgere - in modo integrativo e mai sostitutivo - prestazioni assistenziali. Lo specializzando in Medicina sarebbe quindi un professionista a tutti gli effetti. Secondo il Ministro della Salute Giulia Grillo, la soluzione migliore per la riforma del sistema delle specializzazioni sarebbe questa seconda, cioè quella del contratto di formazione-lavoro. (Fonte: S. Micocci, Money 03-04-19)
DIDATTICA PER COMPETENZE. SECONDO A. ANGELUCCI NON HA ALCUN FONDAMENTO TEORICO, SCIENTIFICO, EPISTEMOLOGICO
«Conoscenze ampie, non competenze minimalistiche. Dimensione simbolica, non concretismo. Percorsi di astrazione, non compiti di realtà, dove poi la realtà nel cui recinto si pretende di chiudere i nostri studenti è sempre quella economica, produttivistica e consumistica: è quella che ci vuole tutti ‘soggetti di prestazione’, attraverso le forme di un disciplinamento in cui ciascuno di noi sfrutta sé stesso perché chiamato ad essere imprenditore di sé stesso, trasformandosi in soggetto d’obbedienza.
Perché dico questo? Perché, a mio avviso, lo spostamento forzoso del baricentro delle attività didattiche verso il concetto di ‘competenza’ sta mettendo profondamente in discussione una certa idea di scuola, una buona idea di scuola, ancorché antica o forse proprio perché antica, cancellandola per sempre
Possono le istituzioni politiche, che sull’istruzione si muovono di concerto con organizzazioni economiche internazionali, sostituirsi alla scienza e imporre processi di formazione e di valutazione, modalità di insegnamento/apprendimento, prassi didattiche standardizzate su scala nazionale e sovranazionale, addirittura una nuova teoria della conoscenza? E noi, noi docenti, della scuola e dell’università, possiamo accettare senza reagire l’imposizione autoritaria di un paradigma indimostrato, ma di cui è dimostrata la funzionalità economicistica, l’imposizione di dispositivi ideologici che impongono un regime veritativo che mina alle fondamenta la nostra libertà di insegnamento, la libertà di apprendimento dei nostri studenti, e che, soprattutto, pone una drammatica ipoteca sul mondo?» (Fonte: A. Angelucci, Roars 29-03-19)
PIANO STRAORDINARIO PER ASSUNZIONE DI 1.511 RICERCATORITD-B
Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha firmato il decreto relativo al Piano straordinario di assunzioni per ricercatori universitari TD di tipo b previsto, con appositi stanziamenti, dall’ultima Legge di bilancio. Si tratta, in tutto, di 1.511 posti che, spiega Bussetti, “consentiranno a molti giovani di inserirsi in un percorso che li vedrà impegnati in attività di ricerca e di insegnamento, con il passaggio, dopo tre anni, al ruolo di professore associato. Nel Piano straordinario per assunzione di 1.511 RicercatoriTD-b al 1°posto Roma Sapienza con 83 posti, al 2° posto UniBo con 79, aI 3° Federico II di Napoli con 64. Il n. ro di assegnazioni tiene conto del n. ro di docenti in servizio, del n. ro di studenti in corso, delle borse di dottorato, qualità della ricerca e n. ro di RTD con abilitazione. (Fonte: A. Moriggi, www.tag24.it 11-03-19)
RIFLESSIONE SULLA VALUTAZIONE DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA. DOCUMENTO DI G. VALDITARA
E’ stato recentemente inviato dal capo dipartimento università del MIUR Giuseppe Valditara ai rettori delle università italiane un documento che propone una riflessione sulla valutazione. Dal commento che, sul Bollettino telematico di filosofia politica, Maria Chiara Pievatolo ha dedicato alla riflessione sulla valutazione, riproduciamo un brano pubblicato su Roars:
«Il documento di Valditara – già relatore della cosiddetta legge Gelmini – è stato apprezzato per le sue critiche all’ANVUR, l’ente “inquisitorio e burocratico” attualmente preposto alla valutazione di Stato, e alla sua “dittatura dell’algoritmo” [...] Valditara riconosce che la valutazione di Stato, indifferentemente imposta da governi di destra e di centro-sinistra, ha danneggiato la ricerca italiana, sottoponendola a norme che hanno ben poco a che vedere con la scienza. Allo stesso tempo, però, il suo documento assume che la qualità della ricerca non possa essere apprezzata informalmente dalle comunità degli studiosi, ma vada determinata da un’autorità esterna e secondo scopi diversi dall’avanzamento del sapere, quali il perseguimento di un’indeterminata competitività. Forse la sua autonomia eteronoma soggetta a un morbido e duro regime di premi e di castighi è molto più l’espressione di una dissonanza cognitiva che un consapevole espediente propagandistico. [...] Il documento Valditara è dissonante perché non si ispira esclusivamente all’ideale della scienza di Stato, bensì contiene anche significativi riconoscimenti di un modello più antico, fondato sull’autonomia della ricerca. Ma proprio questa sua incoerenza lo rende politicamente interessante e meritevole di essere preso sul serio.» (Fonte: Roars 12-03-19)
REF E VQR, DUE ESERCIZI VALUTATIVI A CONFRONTO
Due esercizi valutativi (Hefce-Higher education funding council for England nel caso inglese con il REF-Research excellence framework e ANVUR con la VQR-Valutazione della qualità della ricerca) sono metodologicamente diversi: il REF inglese lasciava all’autonomia delle università di scegliere quali ricercatori sottoporre a valutazione (anche se commisurava il finanziamento conseguente al numero di valutati), la VQR italiana richiedeva invece che tutti i ricercatori si sottoponessero a valutazione. Il REF inglese ha utilizzato come unico metodo valutativo la valutazione tra pari realizzata da un migliaio di valutatori, raccolti in 36 panel, che hanno lavorato quasi a tempo pieno per circa un anno. La VQR italiana ha combinato il metodo della valutazione tra pari con l’utilizzo di indicatori bibliometrici (numero di citazioni e visibilità delle riviste), impegnando 436 valutatori raccolti in 16 panel, che a loro volta hanno coinvolto 17mila valutatori anonimi. L’avvalersi o meno di indicatori citazionali produce un differenziale di costo dell’esercizio non trascurabile: il costo del REF inglese è stato stimato pari a 246 milioni di sterline, di cui 217 impiegati alla sola valutazione della ricerca (con un costo procapite di 5.500 euro per ricercatore valutato), il costo della VQR è stato stimato in quasi 15 milioni di euro (con un costo procapite di 242 euro per valutato). In entrambi gli esercizi gli esiti della valutazione sono stati utilizzati per distribuire una parte del finanziamento pubblico agli atenei. (Fonte: D. Checchi, IlSole24Ore 13-03-19)
VALUTAZIONE DELLA RICERCA. ALLA VIGILIA DEL LANCIO DELLA VQR 2015-19 IL CUN SUGGERISCE DI ABBANDONARE I RANKING
Nel documento sulla valutazione della ricerca e in particolare sulla VQR, approvato nella seduta del 21 marzo scorso, il CUN suggerisce di abbandonare i ranking, centrare la valutazione sugli Atenei piuttosto che sui singoli docenti, al fine di monitorare l’efficienza e l’efficacia delle politiche di ricerca. Si tratta di un possibile approccio che, previo un ampio dibattito da avviare con il coinvolgimento delle comunità scientifiche, centrerebbe il processo di valutazione sugli Atenei piuttosto che sui singoli docenti. Pur continuando a prevedere la valutazione della qualità dei prodotti della ricerca, frutto del lavoro di singoli o gruppi di ricercatori, la si integrerebbe con un insieme di altri criteri e indicatori, qualitativi e quantitativi, che rappresentino in maniera più completa l'efficienza e l'efficacia delle politiche della ricerca scelte dagli Atenei nella loro autonomia. (Fonte: Roars 27-03-19)
LE ONP E LA RICERCA BIOMEDICA
Chi ha portato la logica del finanziamento competitivo per bandi in Italia sono state le Organizzazioni Non Profit (ONP), e tuttora i ricercatori si rivolgono prevalentemente a loro per tenere viva la ricerca indipendente e di base italiana. Nel 2017, dei complessivi 300 milioni di euro erogati dalle charity italiane, più di 150 milioni di euro provengono da Airc, Telethon, Fism e dalle fondazioni bancarie. In testa agli erogatori c’è l’Airc che, insieme a Firc, ha messo a disposizione 102 milioni di euro per la ricerca sul cancro. Segue la Fondazione Telethon con 30 milioni che vanno a finanziare la ricerca delle malattie genetiche rare; la Fondazione italiana sclerosi multipla con 7 milioni, la Fondazione ricerca fibrosi cistica con 2 milioni, mentre l’insieme delle fondazione bancarie (fra cui Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariplo) indirizza 33 milioni allo studio delle principali malattie croniche e di alcuni temi caldi come l’invecchiamento. Secondo un recente studio, l’oncologia, che costituisce un quinto della ricerca biomedica per un investimento annuo di 5-600 milioni di euro, deve ad Airc un sesto del finanziamento complessivo, che però sale al 70% se si considerano solo i bandi. E proporzioni simili quando non superiori si ritrovano anche nei contributi di Telethon e di Fism nei rispettivi campi di interesse. (Fonte: L. Carra, www.vita.it/i 14-03-19)
Ilaria Capua, 52 anni, è direttrice dell'One health Center of Excellence dell'Università della Florida: «È un centro di eccellenza che vuole vedere la salute come un sistema e intende la salute dell'uomo integrata con quella degli animali, delle piante e dell'ambiente. Oggi abbiamo informazioni inimmaginabili dieci anni fa: il big data environment è alimentato dai dati che tutti noi produciamo che vanno dalla A alla Z, dalle allergie alle zanzare. Grazie a sistemi capaci di produrre algoritmi in grado di analizzare quantitativi immensi di dati, siamo arrivati a questa nuova visione della scienza. Si tratta di una consapevolezza e di un approccio moderni. Ad esempio, per trattamenti contro le zanzare rischiamo dl uccidere e distruggere il patrimonio apistico, quindi dobbiamo essere più attenti e ora possiamo farlo, anche grazie a collaborazioni internazionali. In questa fase, stiamo creando una intensa collaborazione con l'Isi, l’lstituto interscamblo scientifico di Torino e so che faremo belle cose. Sto anche lavorando con Luiss e Bocconi per creare percorsi interdisciplinari che preparino le nuove generazioni alle sfide del futuro».
LA RIFORMA MADIA NON S’APPLICA AI RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO
La speciale normativa sul reclutamento dei ricercatori a tempo determinato, di cui alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, all’art 24, comma 9, prevede che “i contratti di cui al presente articolo non danno luogo a diritti in ordine all’accesso ai ruoli [della docenza universitaria].”
“Il riconoscimento del diritto alla trasformazione del proprio contratto a tempo indeterminato, a prescindere dall’applicabilità dell’art. 20 del d.lgs. n. 75 del 2017, comporterebbe un risultato abnorme in quanto non sarebbe una possibilità legata alla valutazione da parte dei singoli Atenei delle proprie esigenze, bensì un automatismo lesivo dell’autonomia degli stessi”. Così il TAR Umbria.
A rare collaboration will allow North Korean physicists to train in computational neuroscience at an Italian university. International sanctions ban other countries from teaching North Korean researchers in topics including the nebulous field of “advanced physics”. Under the new deal, two or three students each year are expected to travel from Kim Il-sung University in Pyongyang to the International School for Advanced Studies in Trieste. (Fonte: Nature Briefing 28-03-19)
RICERCATORI ITALIANI ALL’ESTERO. 3000 L’ANNO E OLTRE 1 MLD L’ANNO DI SPESA
l’ISTAT ci dice che, se moltiplichiamo il costo della formazione per il numero di ricercatori italiani all’estero, siamo oltre il miliardo di euro l’anno di spesa. Sono circa tremila l’anno, i ricercatori “in fuga”, mentre perdiamo il 16,2% di ricercatori formati in Italia; ma riusciamo ad attrarre solo il 3% degli scienziati di altri Paesi. Il programma di “ritorno dei cervelli”, inaugurato dal governo nel lontano 2001, ha convinto appena 488 ricercatori, di cui meno di un quarto ha rinnovato la permanenza in Italia per i successivi quattro anni. (Fonte: Ildenaro.it 03-04-19)
CRITICHE ANDU ALLA PROPOSTA FIORAMONTI PER RIDURRE IL PRECARIATO ACCADEMICO
La proposta del viceministro Lorenzo Fioramonti - cha sarà contenuta in un progetto di iniziativa parlamentare - non prevede alcun intervento straordinario per dare una adeguata prospettiva agli attuali precari e 'recuperare' la riduzione di 20.000 posti di ruolo. Inoltre Fioramonti vuole introdurre una figura di ricercatore a doppio ingresso, di eccesiva durata (5-7 anni) e in quantità non rapportata agli sbocchi. Con il doppio ingresso si costituirebbero ricercatori di serie A (su concorsi nazionali) e ricercatori di serie B (su concorsi locali). Infine, con la libera scelta della sede da parte dei vincitori dei concorsi nazionali si rafforzerebbero ulteriormente gli atenei già resi 'benestanti' (Fonte: ANDU 09-04-19).
LE NECESSITÀ DEL SISTEMA UNIVERSITARIO
Garantire un effettivo diritto allo studio su tutto il territorio nazionale, intervenendo sia sul lato degli aiuti agli studenti sia su quello degli organici degli atenei, requisito indispensabile per assicurare un’adeguata offerta formativa; è urgente invertire quel processo di compressione selettiva e cumulativa – per usare l’espressione coniata da G. Viesti – che da un decennio, oltre a colpire in modo differenziato le diverse aree del paese, ha innescato effetti a valanga nei territori più deboli. Orientare le energie e le risorse all’effettivo miglioramento della qualità della didattica e della ricerca, disinnescando la competitività tossica che ha indirizzato gli sforzi dei singoli e delle strutture all’ottimizzazione degli indicatori quantitativi, incentivando comportamenti opportunistici che inquinano i risultati ed erodono l’etica scientifica. Recuperare risorse e produttività alleggerendo sia l’ipertrofia burocratica sia le pratiche di (presunta) assicurazione della qualità, da subito degenerate in adempimenti formalistici che sottraggono tempo prezioso al personale docente e tecnico-amministrativo. (Fonte: Red.ne Roars 18-04-19)
IL VICEMINISTRO DELL'ISTRUZIONE LORENZO FIORAMONTI ANTICIPA LE MISURE DEL GOVERNO SULL'UNIVERSITÀ
Open ha contattato il viceministro all'Istruzione Lorenzo Fioramonti (M5s) per capire che direzione prenderà il governo sulla riforma delle Università. Di seguito le risposte di Fioramonti. “Le nostre proposte viaggiano su diversi binari. In primis stiamo procedendo per via regolamentare per quanto riguarda l'aumento dei posti per il numero chiuso a Medicina. Poi, in collaborazione con il Parlamento, stiamo portando avanti una "non-riforma" per fare delle modifiche mirate al sistema. Abbiamo presentato una riforma di legge per il pre-ruolo, che è il regno del precariato. Quello che proporremo per il periodo del post-dottorato è di abolire tutto quell'universo di contrattini cui va incontro un ricercatore prima di poter fare il concorso per entrare di ruolo. Il primo contratto a tempo determinato dovrà essere minimo di tre anni. Poi potranno essere rinnovati per raggiungere un massimo di 5 o 7 anni di studio precario. A quel punto, o si vince il concorso (e si passa all'indeterminato), oppure niente. La normativa non sarà retroattiva. Dunque, coloro che sono già in un percorso di tipo A, dovranno sicuramente essere inquadrati nel nuovo sistema. Nel lungo termine la figura del ricercatore TD A andrà a morire, ma per ora c'è bisogno di trovare strategie di stabilizzazioni. Il nostro progetto è quello di trovare finanziamenti pari a un miliardo di euro. Questo perché, per poter assumere con contratto a tempo indeterminato, c'è bisogno che le Università ricevano dei fondi ulteriori”. (Fonte: G. Ferraglioni, www.open.online 26-03-19)
INTENTI DEL GOVERNO SULL’UNIVERSITÀ EMERSI IN UN INCONTRO CON FLC CGIL
Si apprende da Flc Cgil che in un incontro di FLC CGIL Nazionale, ADI e LINK con il viceministro Fioramonti, è emerso che, a detta del viceministro, “a giugno sarà presentata in Parlamento una riforma del pre-ruolo e che parallelamente a ciò verrà proposto un piano di assorbimento del precariato, contando sul fatto che nella Legge di Stabilità 2020 c’è l’impegno, concordato con il premier Conte, sull’ormai famoso miliardo di euro sull’FFO. Egli ha specificato inoltre che c’è l’intenzione di snellire la procedura di valutazione dei criteri per il conseguimento dell’ASN attraverso una sorta di anagrafe dei ricercatori e che le procedure concorsuali a regime saranno per metà su scala nazionale e per l’altra metà attraverso i classici bandi concorsuali per ateneo”. Le suddette organizzazioni, per quanto ritengano condivisibili alcune delle proposte, considerano che “in questa prima fase il Governo non ha mantenuto quanto scritto nel contratto di governo e che non vi è stata alcuna inversione di tendenza sugli investimenti sull’università, anzi su alcune voci di spesa abbiamo riscontrato esattamente il contrario!”, e hanno deciso di lanciare nelle prossime settimane una campagna assembleare e una mobilitazione generale degli Studenti e dei Ricercatori Determinati. (Fonte: FlcCgil 29-03-19)
ATENEI CON CORSI A NUMERO CHIUSO NELL’A.A. 18/19
In base ai dati elaborati dal MIUR per llSole24Ore, in totale, nell'anno accademico 2018/19, 70 atenei su 92 (il 76%) presentano un filtro in entrata. Si tratta di 1.736 corsi di primo e secondo livello su un'offerta complessiva di 4.560. In pratica, il numero chiuso è la regola per il 38% delle lauree: 732 percorsi programmati a livello nazionale e 1004 a livello locale. Con un trend in costante crescita, visto che i corsi ad accesso regolamentato erano 1.646 nel 2016/17 e 1.701 nel 2017. Tra i singoli poli è l'Alma Mater di Bologna ad avere in valore assoluto il record dei corsi a numero chiuso: 108 su 214. A seguire Sapienza di Roma (94 su 226) e l'università di Padova (82 su 176). Tra gli atenei che hanno tutti i corsi a numero chiuso spiccano l'università della Calabria (89 corsi), la libera università di Bolzano e la Magna Graecia di Catanzaro (entrambe con 23 corsi di laurea). (Fonte IlSole24Ore 08-04-19)
It's true that competition can push us all to be better. But when the competitiveness that fuels excellence and prestige becomes based in the logic of the market, universities lose sight of their true purpose. Many mechanisms in higher education today reinforce that sense of never-ending competition, writes Kathleen Fitzpatrick, director of digital humanities and professor of English at Michigan State University. They include research analytics dashboards, institutional rankings and “responsibility-centred management”, the professor argues. Instead, she says, universities should be working for the greater good and creating an environment in which talent of all varieties can flourish. (F. THE 12-04-19)
STUDENTI - DIRITTO ALLO STUDIO - TASSE UNIVERSITARIE
NUMERO CHIUSO. NO DEL SUSO
SUSO (Sindacato Unitario Specialità Ortognatodonzia) esprime contrarietà alla proposta di legge del deputato Francesco D'Uva con iniziale percorso formativo comune alle professioni sanitarie e sbarramento alla fine del primo anno accademico. Ciò sconvolgerebbe l'attuale organizzazione delle Università, impreparate a gestire la didattica per un numero decuplicato di studenti. Inoltre spostare di un anno la selezione rappresenterebbe una perdita di tempo e di denaro per almeno metà degli esclusi e potrebbe favorire disuguaglianze nei singoli atenei.
IL NUMERO PROGRAMMATO NELLE ARGOMENTAZIONI DEL RETTORE DEL POLIMI
«Agli studenti che entrano siamo in grado di garantire un percorso di studi di qualità. Spesso ci lamentiamo che le imprese non trovino abbastanza ingegneri e designer, in realtà non trovano ingegneri qualificati», puntualizza il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta. «Se io raddoppiassi il numero di studenti, non sarei in grado di soddisfare le loro esigenze. Oggi uno studente costa in media circa diecimila euro l'anno. In Germania questa cifra è circa cinque volte tanto. Parlare di aumentare i numeri, senza poi dedicare a questo un finanziamento deputato in termini di spazi e di aule, significa non porre il problema nei giusti termini. Il numero consente di offrire ai ragazzi laboratori oggi sempre più importanti - perché l'esperienza pratica è parte fondamentale dell'insegnamento -, borse di studio, residenze, percorsi all'estero e visite progettuali in aziende. Raddoppiare i numeri vorrebbe dire raddoppiare gli spazi, il corpo docente, iniziative».
No dunque all'abolizione del numero chiuso. «Un tema su cui si può ragionare - chiarisce Resta - però per me la scuola superiore deve preparare per arrivare all'università, quindi non vedo perché non valutare con un test la preparazione dello studente alla fine della scuola superiore. Abolire il numero chiuso vorrebbe dire delegittimare la scuola secondaria. Quello che dobbiamo fare invece è distribuire gli studenti sul territorio. Abbiamo ora università che soffrono perché hanno numeri troppo elevati e università che non hanno questo problema. Se vogliamo un raddoppio o un 20 per cento in più di ingegneri o laureati Stem, dobbiamo prendere una decisione e stanziare le risorse necessarie per questo». Il test d'ingresso, secondo il rettore, non è concepito per valutare la competenza, ma l'attitudine dello studente, come sembra dimostrare l'alta correlazione fra buoni risultati al test d'ingresso e un percorso universitario di successo. (Fonte: M. P. Ceci, IlSole24Ore 08-04-19)
MEDICINA SENZA TEST DI INGRESSO. REQUISITI
Medicina: come entrare senza test? E’ sempre obbligatorio il test di ingresso? Se si proviene da corsi di laurea a indirizzo sanitario, si può accedere a Medicina senza sostenere il test d’ammissione? Chi ha frequentato altre facoltà, sostenendo esami in materie comuni a quelle del corso di laurea in medicina può convalidare i relativi crediti formativi, senza dover per forza affrontare l’ostacolo del test di medicina? A tanto si risponde nel presente articolo. Scopriremo, infatti, come entrare in medicina senza test di ingresso, quali sono i requisiti per il passaggio diretto al corso di medicina e come fare per immatricolarsi. Ecco tutto quello che c’è da sapere: http://tinyurl.com/yxrhhw9b (Fonte: laleggepertutti.it 15-03-19)
AUMENTERANNO I POSTI PER MEDICINA E ALTRI CORSI DI LAUREA IN AMBITO SANITARIO
Carenza di medici e numero chiuso a Medicina. Il ministro Bussetti dichiara in un’intervista a La Repubblica: “Noi abbiamo una carenza di medici e in prospettiva ce ne saranno anche meno e abbiamo la necessità di reclutarne di più. Abbiamo già aumentato, quest’anno, i posti di 900 unità, passando da 9100 a 10000, ma dall’anno prossimo aumenteremo del 20%. Anche noi vorremmo abolire il numero chiuso, ma le università hanno dei limiti oggettivi strutturali e organizzativi. Piano piano aumenteremo sempre più i posti, non solo per medicina ma anche per gli altri corsi di laurea in ambito sanitario come veterinaria e odontoiatria.”
Data la penuria negli ospedali italiani di medici, molti dei quali già in pensione sono stati richiamati per fronteggiare le emergenze, ci si chiede per qual motivo non è stato ancora abolito il numero chiuso. La risposta è semplice: ogni anno quasi 60.000 mila studenti si presentano alle selezioni per il test d’ingresso. Senza il test si creerebbe un affollamento che le Università non sono attrezzate a fronteggiare. Dovrebbero assumere altri professori e, soprattutto, investire sulle infrastrutture per mantenere il livello didattico alto. Servirebbero risorse finanziarie, che scarseggiano, nuovi locali, aule e laboratori per far fronte a una massa così rilevante di studenti. (Fonte: F. De Fazio, www.psbprivacyesicurezza.it/ 29-03-19)
ARE UNIVERSITIES ALL INCLUSIVE?
Several academic studies have concentrated on the severe culture shock that poorer students can suffer after transitioning from a tough high school environment to a university full of privileged students. But the experience of many students from disadvantaged backgrounds – particularly those who are members of the “privileged poor” – has been neglected in scholarly literature, according to Anthony Abraham Jack, assistant professor at the Harvard Graduate School of Business. Times Higher Education books editor Matthew Reisz chats to the academic about his personal experience in education and his new book, “The Privileged Poor: How Elite Colleges Are Failing Disadvantaged Students”, which distinguishes two kinds of underrepresented students and sets out what universities need to do if they truly want to integrate the most disadvantaged. (Fonte: THE 26-03-19)
AUMENTANO LE TASSE, CALA L’FFO E DIMINUISCONO GLI STUDENTI
Il gettito totale delle tasse universitarie a livello nazionale dal 2008 ad oggi è cresciuto del 18,3%, passando da 1,38 miliardi a oltre 1,63 miliardi. Nello stesso periodo, il Fondo di Funzionamento Ordinario è passato da 7,44 miliardi a 6,98, con un calo del 6,19%. L'aumento delle tasse più alto si registra al Sud (+26,6%), seguito dal Nord (+18,10%) e quindi dal Centro Italia (+10,74%). Va ancora peggio se si considera l'andamento degli iscritti: se nell'anno accademico 2008/2009 il sistema universitario contava 1.659.764 studenti iscritti, nel 2017/2018 tale numero ammonta a 1.428.395. (Fonte: V. Della Sala, FQ 04-04-19)
CRITICITÀ PER LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ NEL REGIONALISMO DIFFERENZIATO
La questione delle autonomie regionali di Emilia Romagna, Veneto, Lombardia – di cui si sta dibattendo – non è un “affare” delle regioni che le hanno richieste. Gli effetti con cui tali autonomie si realizzano, con modalità e portata differenti a seconda dell’interpretazione e delle materie di delega che ciascuna regione ha invocato, investono tutti gli italiani. E questo soprattutto quando si parla di diritti fondamentali come la sanità e l’istruzione. La creazione di sistemi regionali con risorse e regole differenziate amplierà i divari regionali. Secondo Roars, ci saranno scuole e università ricche per le regioni più ricche e scuole e università povere per le regioni più povere. Non è difficile immaginare che nelle regioni povere si creeranno scuole private che saranno canali di accesso privilegiato per il transito nelle università ricche delle regioni ricche. Gli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi delle regioni povere saranno intrappolati in scuole di serie B e in università di serie B. (Fonte: Red.ne Roars 18-04-19)
DA ANVUR RAPPORTO SULLA VISITA NEGLI ATENEI. Solamente UniTn è stata classificata in fascia “A” con 7,6 punti (la fascia “A” parte da 7,5) e subito sotto si è posizionata l’UniBocconi con 7,3 punti. Al terzo posto UniBo in fascia B con 7,27 punti seguita da PoliTo con 7,15 punti. Le rimanenti università fino ad ora valutate hanno ottenuto punteggi inferiori al 7.
UNIBO. MANIFESTO DEI PROFESSORI CONTRO LE FALSE NOTIZIE
I professori universitari dell'ateneo di Bologna si sono stancati di bufale che girano in Rete e letture distorte della realtà, dell'ignoranza assunta come valore nella politica. E così in 128 (finora) hanno deciso di girare quartieri e scuole e usare un sito web www.parliamoneora.it per smontare le fake news e portare conoscenza, condividere saperi. E' nato il manifesto “ParliamoneOra”, promosso dal basso dal chimico Dario Braga, già prorettore alla ricerca: "Mettiamo a disposizione le nostre competenze e ci impegniamo a intervenire sugli attuali macrotemi politici, sociali, scientifici e tecnologici per contrastare le informazioni false e quelle distorte per scarsa conoscenza o per malizia o per fini politici o economici non dichiarati". "Crediamo che lo studio e la ricerca scientifica – sottoscrivono gli aderenti – siano tra i pochi strumenti disponibili per affrontare grandi sfide rappresentate dai movimenti di popoli, dai cambiamenti climatici, dall’invecchiamento, dalla necessità di nutrire e curare una popolazione mondiale in continuo aumento". (F0onte: I. Venturi, R.it BO 06-04-19)
UE. LE MINACCE ALL’EUROPA UNITA SONO MINACCE ALLA RICERCA SCIENTIFICA. UN APPELLO DI ILARIA CAPUA E MARIO MONTI
“L’agenda populista minaccia l’integrazione europea“, e quindi “l’integrazione e la collaborazione scientifica“. “Le minacce all’Europa unita sono minacce alla ricerca scientifica“. E’ l’appello lanciato dalla virologa Ilaria Capua con il senatore a vita Mario Monti, ed i ricercatori dell’Unione europea delle geoscienze (Egu), riuniti a Vienna per la loro assemblea. “Bisogna quindi lottare e difendere la cooperazione internazionale nella scienza, riducendo le barriere all’interno dell’Europa”, ha aggiunto la Capua. “La crescita e diffusione delle fake news, di resoconti ingannevoli, e di persone che sui social media diffondono informazioni calunniose sono una sfida per i ricercatori e i politici“. “L’agenda populista – si legge nell’appello – alimentata da queste forze, minaccia l’integrazione europea, oltre all’integrazione e collaborazione scientifica. Le minacce all’Europa unita sono minacce alla ricerca scientifica“. (Fonte: www.meteoweb.eu 10-04-19)
BELGIO. “OUR UNIVERSITY SHOULD ONCE AGAIN BELONG TO THE ACADEMICS, RATHER THAN THE BUREAUCRACY”, WRITES THE RECTOR OF GHENT UNIVERSITY, RIK VAN DE WALLE
With the new career and evaluation model for professorial staff, Ghent University is opening new horizons for Flanders. The main idea is that the academy will once again belong to the academics rather than the bureaucracy. No more procedures and processes with always the same templates, metrics and criteria which lump everyone together. We opt for a radically new model: those who perform well will be promoted, with a minimum of accountability and administrative effort and a maximum of freedom and responsibility. The quality of the individual human capital is given priority: talent must be nurtured and feel valued. (Fonte: Red.ne Roars 28-03-19)
FRANCIA. LE AGENZIE REGIONALI FISSERANNO IL NUMERO NECESSARIO DI STUDENTI DI MEDICINA IN FUNZIONE DELLE ESIGENZE DEL TERRITORIO
La cancellazione (o meglio l’attenuazione) del numero chiuso alla facoltà di medicina (ma anche a odontoiatria, farmacia e ostetricia) è in arrivo in Francia. L'iscrizione, oltralpe, oggi è libera il primo anno ma prevede limiti per l'ingresso al secondo. Lo stop alle limitazioni, che dovrebbe partire dall'anno accademico 2020, è previsto dalla recente riforma sanitaria ed è stato votato martedì ad ampia maggioranza dall'assemblea nazionale. La fine del numero chiuso dovrebbe permettere di aumentare di circa il 20% il numero dei professionisti formati, secondo la ministra della Salute Agnès Buzyn. Le agenzie regionali fisseranno comunque il numero necessario di studenti di medicina in funzione delle esigenze del territorio e l'attuale concorso per il passaggio al secondo anno sarà sostituito da un esame, i cui contenuti sono in discussione tra le università e i rappresentanti degli studenti. Le prove saranno più 'leggere' rispetto al concorso e permetteranno a più studenti di completare il percorso, fornendo al territorio un numero maggiore di professionisti necessari a colmare le attuali carenze. (Fonte: AdnKronos 21-03-19)
FRANCIA. PIÙ DI 21 MILA GLI STUDENTI MIGRANO IN BELGIO, +228% DAL 2010 AL 2015
Gli studenti francesi che vanno a fare l'università in Belgio, in Vallonia e a Bruxelles sono più di 21 mila. Il loro numero è aumentato del 228% nel quinquennio 2010-2015 secondo le ultime cifre fornite dall'Unesco e riportate da Le Monde. Studiano medicina, odontoiatria, veterinaria, logoterapia, belle arti, psicologia. In Francia la selezione per seguire i corsi universitari di logopedia è drastica e soltanto il 5-10% dei candidati riesce a entrare. Inoltre, c'è il numero chiuso: solo 874 posti disponibili per l'anno 2018-2019. Per farsi un'idea della selettività basti pensare la percentuale degli ammessi a Sciences Po è del 21%. Spesso accade proprio che gli studenti francesi che invadono le università del Belgio non siano riusciti a entrare nelle università del proprio paese per via delle quote riservate ad alcuni insegnamenti, come la psicologia, ad esempio. Il master 2 in psicologia dell'università di Montpellier contava 25 posti e i candidati erano all'incirca 300, secondo quanto ha riportato Le Monde. Il master 1 non è considerato sufficiente per riuscire a entrare nel mercato del lavoro. In Belgio gli studenti di psicologia vengono ammessi al master sulla base del superamento degli esami, mentre in Francia, dal 2017, una procedura di selezione interviene tra l'ottenimento della licenza (Bac 3) e il primo anno del master. Nelle università di Liegi e Mons il numero di studenti francesi che segue i corsi di laurea in psicologia è raddoppiato tra il 2017 e il 2018. (Fonte: A. Ratti, ItaliaOggi 05-04-19)
OLANDA. LE UNIVERSITÀ STANNO PERDENDO LA LINGUA OLANDESE A FAVORE DELL’INGLESE
Gli olandesi gettano via la lingua di Erasmo da Rotterdam e di Baruch Spinoza come fosse una vecchia teiera. Il nederlandese si parla ormai si e no in famiglia o nelle vecchie osterie, tipo il friulano in Friuli. Il 90% delle attività lavorative si svolgono in inglese, il 75% dei corsi di laurea è solo in inglese. L'università dl Eindhoven ha annunciato che dal prossimo anno l'inglese sarà la lingua ufficiale dell'ateneo e in barba alla legge secondo cui nelle scuole pubbliche la lingua nazionale può essere sostituita solo in raso di stretta necessità. Ma è la stessa ministra dell'istruzione Ingrid van Engelshoven a voler abolire l'insegnamento in olandese - e poi ci si chiede perché Il sovranista Geen Wilders spopola alle elezioni. Un'associazione ha fatto causa alle università di Twente e di Maastricht, accusate dl tenere corsi in inglese senza validi motivi, ma i giudici le hanno dato torto. La questione è così seria che gli studi legali non trovano laureati in grado d'usare il linguaggio giuridico olandese. Quelle poche attività, soprattutto pubbliche, come i ministeri, che ancora richiedono la stesura di documenti e rapporti in olandese faticano a trovare giovani in grado di produrli: spesso scrivono prima in inglese e poi traducono con google translate. (Fonte: Il Giornale 15-03-19)
UK. LAUREA INTERDISCIPLINARE SENZA DISCIPLINA
E’ stata annunciata di recente la nascita di una London Interdisciplinary School. A partire dal 2020, essa offrirà un corso di bachelor (cioè di laurea triennale) misto di contenuti umanistici e scientifici e mirante a costruire, al di là delle puntuali specializzazioni, una figura nuova di laureato: l'esperto in problem solving, cioè nella soluzione di problemi concreti, a partire da una formazione "generalista" che non approfondisce nulla né in direzione delle scienze umane, né in quella delle scienze naturali o di quelle economiche, ma si propone di rinnovellare il mito antico del sapiente polymathès. È un intellettuale onnivoro, e perciò naturalmente versatile, ideale per un mondo del lavoro percorso da un'evoluzione continua e impetuosa. Gioverà dire che la Scuola Interdisciplinare non è, ovviamente, un'iniziativa pubblica, ma l'idea di una cordata alla guida della quale c'è il gigante dell'intrattenimento Virgin e la società di consulenza McKinsey. A pensarci bene, una scuola capace di iniziare i giovani a un approccio parallelo e stimolante alle discipline umanistiche e a quelle scientifiche in Europa esiste già: in Italia ad esempio si chiama liceo classico. Proprio per via della mutevolezza del contesto storico conterà più la sua capacità di circoscrivere e di approfondire i problemi, di analizzarli criticamente. Riesce difficile pensare che a tale esigenza possa rispondere un corso di laurea che, fin dalla vetrina, si presenta orgogliosamente all'insegna del «di tutto un po'», tra scienze, lettere e una spruzzatina di management, che non guasta mai. E tutto superficialmente, come è certo accettabile al Liceo: ma perché prolungarne per altri tre anni l'esperienza, se non perché si ammette che i diciottenni inglesi non hanno più nemmeno quella possibilità, e devono recuperare nella maggiore età ciò che non hanno avuto nella minore? (Fonte: L. Tomasin, IlSole24Ore 17-03-19)
UK. STUDENTI ITALIANI NELLE UNIVERSITÀ INGLESI
Certo è che se Londra è sempre stata la meta preferita dagli studenti italiani almeno fino alla Brexit, non è la stessa cosa per gli studenti inglesi. Il nostro Paese è meta ambita da cinesi, indiani, russi, greci e pochissimo dagli studenti inglesi visto che in un anno ne sono arrivati dalla City meno di 400. (Fonte: A. Caparello, www.wallstreetitalia.com 26-03-19)
LIBRI – RAPPORTI - SAGGI
SCOPERTA – COME LA RICERCA SCIENTIFICA PUÒ AIUTARE A CAMBIARE L'ITALIA
Autore: Roberto Defez. Ed. Codice, Torino 2018
Nel Natale 2009 Roberto Defez riceve una lettera di denuncia penale per diffamazione a mezzo stampa con una richiesta di risarcimento da 400.000 euro. Poche settimane prima aveva letto sul settimanale Famiglia Cristiana un articolo che parlava di mais geneticamente modificato, che recitava così: “Il mais che fa paura – le inquietanti conclusioni di una ricerca dell'Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) sui cereali OGM: possono alterare il sistema immunitario”. L'articolo riportava un'intervista al direttore dell'Inran, Giovanni Monastra, collega che Defez conosceva bene per le discussioni avute con lui su Nature Biotechnology. Sul suo blog Roberto Defez aveva pubblicato un intervento in cui sosteneva non solo che non esisteva un documento scientifico che supportasse la tesi dell'articolo, ma anche che Giovanni Monastra non aveva mai rilasciato un'intervista al giornalista autore di quell'articolo.
Solo 4 anni dopo, nel 2013, un giudice sentenziò che Defez aveva ragione e che Famiglia Cristiana aveva pubblicato delle falsità. Ciononostante, il settimanale da 500.000 copie non ha mai pubblicato una smentita. L'ultimo libro di Defez allora nasce dall'esigenza di mostrare che questi fenomeni di sfiducia nei confronti della ricerca e dell'innovazione sono molto frequenti nel nostro Paese, sia a livello di opinione pubblica sia a livello di gestione politica, e saranno una delle principali cause nella limitazione del nostro sviluppo. (Fonte: F. Suman, IlBo 12-03-19)
LIBRO BIANCO "LA RICERCA SCIENTIFICA IN ITALIA PER UNA SOCIETÀ SOSTENIBILE E SICURA"
Autori diversi. Ed. Zadig, Milano 2019
Il libro bianco "La ricerca scientifica in Italia per una società sostenibile e sicura", elaborato da diversi esperti per conto del Gruppo 2003 è stato presentato mercoledì 20 marzo all'Accademia dei Lincei, a Roma. Il focus del libro bianco è la sicurezza coniugata con la ricerca scientifica nei settori più disparati, dal clima alla sanità, dall'economia al digitale. Ma i due primi capitoli sono dedicati alla politica della ricerca - rispettivamente in Italia e in Europa - e meritano particolare attenzione. Il capitolo "Ricerca è Innovazione in Italia" è firmato da Leopoldo Nascia e da Mario Pianta e non si limita al solito quanto giustissimo grido di dolore per l'ormai storico sottofinanziamento del sistema scientifico e universitario italiano, cui fa da contraltare la crescente produttività dei ricercatori del nostro Paese. Altro che fannulloni, come pure ha sostenuto qualche autorevole commentatore: i ricercatori italiani riescono con pochi fichi secchi a sedersi al tavolo nobile nuziale della scienza planetaria. Ma Nascia e Pianta non si limitano a ribadire la reiterazione di questa sorta di miracolo. No, Nascia e Pianta avvertono: siamo giunti a un punto di svolta. Con la diminuzione del 20% degli investimenti pubblici in R&S (ricerca e sviluppo) e il taglio del 14% della spesa pubblica per l'università, stiamo per perdere anche i fichi secchi. Il sistema rischia di non reggere più a lungo. Luca Moretti ha invece redatto il capitolo su "Ricerca e Innovazione in Europa", illustrando con ottima definizione di dettaglio il nuovo bilancio europeo, la sfida della Brexit e il Programma Quadro Horizon Europe", che entrerà in vigore nel 2021 e nelle intenzioni della Commissione di Bruxelles dovrebbe avere un budget di 100 miliardi di euro spalmati in sette anni. Per Moretti si tratta di una grande opportunità per i ricercatori italiani. Mai l'Europa ha investito tanto in R&S. (Fonte: P. Greco, IlBo 21-03-19)
Autore: Gerd Leonhard. ed. Egea, 2019. 224 pg.
Quando arriverà - prima «a poco a poco e poi all'improvviso», per usare le parole di Hemingway -, l'era della macchina segnerà il più grande spartiacque nella vita umana sulla Terra. Nel Jurassic Park di Big Tech intelligenza artificiale, cognitive computing, singolarità, obesità digitale, cibo stampato, internet delle cose decreteranno la morte della privacy, la fine del lavoro-come-lo-conosciamo e una longevità destinata a estendersi. Lo scontro fra tecnologia e umanità è alle porte. Quali valori morali siamo pronti a difendere, prima che cambi per sempre il significato stesso di "essere umani"? Come possiamo abbracciare la tecnologia senza divenire noi stessi tecnologia? Alla luce della sua doppia formazione umanistica e tecnologica, Gerd Leonhard esplora i cambiamenti esponenziali che stanno sommergendo la nostra società. Se diamo per scontato l'essere umano e il suo ruolo nel mondo, è arrivato il momento di premere il tasto Reset raccogliendo il suo appello appassionato a creare un nuovo mondo davvero più coraggioso.
A cura di Perulli A., Ramella F., Rostani M., Semenza R. Ed. Il Mulino 2019, pp. 240.
In Italia ci si è finora scarsamente interrogati sul contributo che gli accademici e le università danno ai processi di innovazione economica e sociale. A questo tema è stata dedicata una ricerca i cui risultati sono presentati in due volumi. In questo primo volume è approfondito il ruolo degli accademici, nel secondo – di prossima pubblicazione col titolo «Università e innovazione. Il contributo degli atenei italiani allo sviluppo regionale» – quello degli atenei come organizzazioni. L’indagine che è al centro del presente volume ha coinvolto circa cinquemila accademici e rappresenta l’impegno di ricerca più consistente e approfondito su tale fenomeno. Argomento centrale è la «terza missione» svolta dai docenti universitari, accanto ai compiti tradizionali costituiti dalla didattica e dalla ricerca. Si tratta di quell’insieme di attività che conducono alla valorizzazione commerciale della ricerca scientifica attraverso i brevetti, la creazione di imprese accademiche (spin-off), la ricerca svolta in collaborazione con le imprese o su commissione di aziende esterne. Ma sono anche considerati altri tipi di attività che caratterizzano l’impegno sociale e «pubblico» degli accademici fuori dalle mura delle università: dalla divulgazione dei risultati raggiunti dalla scienza al contributo alla soluzione di problemi sociali e politici rilevanti. Questo studio mostra dunque una dimensione importante e trascurata del ruolo degli accademici in Italia: una trama di relazioni e attività da conoscere meglio per governarle e valorizzarle efficacemente.
(Fonte: Dalla presentazione del volume)
La L. 30 dicembre 2010, n. 240 all'art. 6 ha inteso modificare ''in modo più liberale e meno burocratico'' rispetto alla legislazione precedente il regime delle incompatibilità. In particolare, come chiarisce la Relazione all'Aula, si innova garantendo ''più libertà nel fornire consulenze''. L'art. 6, 10 comma fra le attività liberamente esercitabili senza necessità di autorizzazione ricomprende le ''consulenze''. Le consulenze qui considerate non sono solo quelle ''scientifiche'', lo dimostra inequivocabilmente il fatto che l'aggettivo ''scientifiche'' è riferito esclusivamente alle ''collaborazioni'' e non anche alle ''consulenze''. L'art. 6, comma 9 preclude invece ai professori universitari a tempo pieno l'attività libero-professionale. Come evidenzia chiaramente la precedente legislazione sul tema, e in particolare l'art. 11 ai commi 4 e 5 del D.P.R. n. 382/1980, l'attività di consulenza non coincide necessariamente con l'attività libero-professionale e d'altro canto tutte le attività ''scientifiche'' erano consentite liberamente già nel precedente regime derogato ora dalla L. n. 240/2010. Il vocabolario Treccani della lingua italiana chiarisce ciò che si intende per attività libero-professionale, ovvero per "professionista'', individuandone le caratteristiche nel carattere ''primario'' dell’attività rispetto ad altre, e nella ''abitualità''. Così pure per "consulenza'' il vocabolario Treccani distingue fra ''prestazione singola o saltuaria di prestazione di consigli e pareri da parte di un esperto'' e ''prestazione continuativa e professionale''. Ciò che dunque è impedito al professore a tempo pieno, con o senza autorizzazione, è la prestazione continuativa, abituale, come attività primaria, di consulenze, vale a dire l'esercizio di attività libero-professionale. E' invece liberamente ammessa senza autorizzazioni la consulenza occasionale. Questa interpretazione è confermata dalla L. n. 247/2012. All'art. 2, comma 6 riserva a chi sia iscritto nell'albo professionale degli avvocati solo le consulenze legali svolte in modo ''continuativo, sistematico, ed organizzato'', dunque solo le consulenze svolte ''professionalmente''. (Fonte: Dall'abstract a cura della Rivista)
Autori: Pier Giorgio Bianchi, Paolo Alberico Laddomada. Ed. Amazon 2019.
Dall’Università al Lavoro 2 è uno strumento che aiuta a compiere una scelta consapevole per costruire il tuo futuro. Una pratica mappa per orientarsi nell’oceano dell’offerta universitaria, partendo dalle esigenze presenti e future del mercato del lavoro italiano. Nella maggior parte dei casi infatti la scelta del corso di laurea avviene senza essere adeguatamente informati: ciò è la principale causa di fallimento di un percorso formativo. A differenza delle guide presenti sul mercato, Dall’Università al Lavoro 2 cambia approccio. Non è una sterile lista di corsi di laurea, ma rappresenta una bussola per orientare il lettore nell’oceano del mondo universitario. Non è un libro teorico: è invece utilizzato un approccio pratico, con esempi e riferimenti a situazioni concrete. Non parla solo di università, ma parla soprattutto di opportunità e prospettive nel mercato del lavoro del futuro. Dall’Università al Lavoro 2 si rinnova e si arricchisce con nuovi contenuti esclusivi, tra cui: 1. Il Talent Canvas, la prima strategia d’azione per scegliere un corso di laurea in modo consapevole in 4 semplici passi. 2. Una professione del futuro per ognuno dei 20 indirizzi di laurea presenti in Italia... e molto altro. 3. Due nuovi capitoli sul mercato del lavoro del futuro: dal personal branding alle nuovissime fusion skills, necessarie per tutti i laureati nella nuova era dell'Intelligenza Artificiale. (Fonte: presentazione dell’editore)
6 MARZO – 24 APRILE 2019 (da https://twitter.com/univtrends )
Al via trattative per l’approvazione di una RIFORMA del sistema delle SPECIALIZZAZIONI IN MEDICINA. Due le ipotesi sul tavolo: doppio binario o contratto di formazione-lavoro per tutti. Leggi su Money.it https://tinyurl.com/y3y5s9s7 3 apr
SCIENZA IN PARLAMENTO: i ricercatori chiedono che il Parlamento si doti di un ufficio di scienza e tecnologia - HealthDesk⎪ http://www.healthdesk.it/scienzainparlamento-ricercatori-chiedono-che-parlamento-doti-ufficio-scienza-tecnologia … via @HealthDeskNews 3 apr
@univtrends
Pubblicato da Paolo Stefano Marcato a 19:26
INFORMAZIONI UNIVERSITARIE N. 3 24-4-2019
Pubblicato da Paolo Stefano Marcato a 17:19 Nessun commento:
▼ apr 28 - mag 5 (1)