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Timestamp: 2020-07-07 17:09:11+00:00
Document Index: 180221936

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Sentenza Cassazione Penale n. 20656 del 12/01/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20656 del 12/01/2018
Penale Ord. Sez. 7 Num. 20656 Anno 2018
NEGRO GIUSEPPE nato il 04/07/1946 a NARDO’
NEGRO CRISTIAN nato il 02/11/1979 a NARDO’
avverso la sentenza del 15/03/2017 della CORTE APPELLO di LECCE
RGN -H940:2017
1.1 sigg.ri Giuseppe Negro e Cristian Negro ricorrono per l’annullamento della sentenza del 1S/03/2017 della Corte di appello di Lecce che, in parziale riforma di quella del 28/05/2015 del Tribunale di quel medesimo capoluogo, ha ridotto la pena inflitta al primo determinandola nella misura finale di tre anni e
400,00 euro di multa, e ha confermato, nel resto, la condanna di entrambi per il
pena inflitta a Cristian Negro.
2.Giuseppe Negro propone tre motivi.
2.1.Con il primo eccepisce la prescrizione del reato maturata prima della
sentenza impugnata ed, eventualmente, successivamente alla stessa.
2.2.Con il secondo eccepisce il malgoverno delle prove e la conseguente violazione dell’art. 192, cod. proc. pen..
2.3.Con il terzo motivo eccepisce la mancata applicazione delle circostanze
3.Cristian Negro propone quattro motivi.
3.1.Con il primo eccepisce la prescrizione del reato maturata prima della
3.2.Con il secondo eccepisce il malgoverno delle prove e la conseguente violazione dell’art. 192, cod. proc. pen..
3.3.Con il terzo eccepisce vizio di motivazione in ordine alla sussistenza del
3.4.Con il quarto motivo eccepisce la mancata applicazione delle circostanze
4.1 ricorsi sono inammissibili perché proposti per motivi non consentiti nel
giudizio di legittimità e manifestamente infondati.
5.La prescrizione, avuto riguardo ai periodi di sospensione del dibattimento,
non è maturata prima della sentenza impugnata; quella maturata successivamente non può essere rilevata d’ufficio in caso di ricorso inammissibile.
6.11 secondo motivo del ricorso di Giuseppe Negro, il secondo ed il terzo motivo dei ricorso di Cristian Negro sono generici e inammissibilmente fattuali.
Tradendo la dichiarata intenzione di non voler proporre una rivalutazione
delle prove assunte nel giudizio, i ricorrenti interloquiscono direttamente con
reato di cui agli artt. 110, 349, cod. pen., accertato in Nardo il 02/04/2009, e la
questa Corte in ordine al contenuto delle prove delle quali, però, non eccepiscono alcun travisamento. Dal testo della sentenza impugnata risulta che entrambi
gli imputati hanno violato i sigilli apposti all’immobile abusivamente realizzato su
commissione di Cristian, figlio di Giuseppe che ne era stato costituito custode,
nella comune consapevolezza dell’esistenza del vincolo e della qualifica di Giuseppe. Quest’ultimo era stato colto nella flagranza del reato ed aveva ammesso
che i lavori erano stati commissionati dal figlio, la cui consapevolezza tanto del
pregresso sequestro, quanto della nomina del padre come custode è stata ribadi-
assunte in ordine alla chiara visibilità dei cartelli apposti sull’immobile già nel
2008, all’unitarietà del manufatto, in un appartamento del quale viveva anche
Cristian, allo stretto rapporto di discendenza che lega i due imputati.
Le censure dei ricorrenti sono, come detto, generiche e fattuali perché non
si confrontano con la ratio decidendi dalla quale rifuggono con deduzioni fattuali
già disattese dalla Corte di appello.
7.La richiesta di applicazione delle circostanze attenuanti generiche è inammissibilmente ancorata a deduzioni fattuali più adeguate ad un atto di appello o
comunque a conclusioni rassegnate in sede di merito. Nessuno dei ricorrenti si
confronta con le ragioni della Corte di appello che ha escluso la possibilità di attenuare ulteriormente la condanna avuto riguardo ai loro plurimi precedenti penali. E’ noto che nel motivare il diniego della concessione delle attenuanti generiche non è necessario che il giudice prenda in considerazione tutti gli elementi
favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma è sufficiente
che egli faccia riferimento a quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti, rimanendo tutti gli altri disattesi o superati da tale valutazione (Sez. 3, n. 28535 del
19/03/2014, Lule, Rv. 259899).
8.Alla declaratoria di inammissibilità dei ricorsi (che impedisce di rilevare la
prescrizione eventualmente maturata dopo la sentenza impugnata) consegue, ex
art. 616 cod. proc. pen., non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa
dei ricorrenti (C. Cost. sent. 7-13 giugno 2000, n. 186), l’onere delle spese del
procedimento nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle
ammende, che si fissa equitativamente, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di C 3.000,00 ciascuno.
ta dalla Corte con ragionamento niente affatto illogico e coerente con le prove
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di C 3.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle
Così deciso 11 12/01/2018