Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1015-codice-civile-abusi-dellusufruttuario
Timestamp: 2019-01-22 01:11:55+00:00
Document Index: 81789661

Matched Legal Cases: ['art. 999', 'art. 1015', 'art. 999', 'art. 999', 'art. 3', 'art. 1344', 'art. 1913', 'art. 1915', 'art. 2697', 'art. 1015', 'art. 1015']

Art. 1015 codice civile: Abusi dell'usufruttuario | La Legge per tutti
L’usufrutto può anche cessare per l’abuso che faccia l’usufruttuario del suo diritto alienando i beni o deteriorandoli o lasciandoli andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni (1).
L’autorità giudiziaria può, secondo le circostanze, ordinare che l’usufruttuario dia garanzia, qualora ne sia esente, o che i beni siano locati o posti sotto amministrazione a spese di lui, o anche dati in possesso al proprietario con l’obbligo di pagare annualmente all’usufruttuario, durante l’usufrutto, una somma determinata.
I creditori dell’usufruttuario possono intervenire nel giudizio per conservare le loro ragioni, offrire il risarcimento dei danni e dare garanzia per l’avvenire (2).
Ordinarie riparazioni: [v. 997]; Garanzia: [v. 1179]; Locazione: [v. 1571]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII].
(1) Si fa luogo alla decadenza per disposizione del giudice solo nel caso in cui l’alienazione (inefficace) del bene, il deterioramento dello stesso o la mancanza di manutenzione ordinaria costituiscono, secondo il suo prudente apprezzamento, casi di abuso gravissimo.
(2) L'intervento dei creditori è ammesso a prescindere dal possesso, da parte loro, di un titolo esecutivo e, ove essi provvedano al risarcimento ed offrano la garanzia, impedisce l’estinzione dell’usufrutto.
La norma intende colpire l’usufruttuario che si comporti come proprietario.
Non esiste il motivo illecito che, se comune e determinante, determina la nullità del contratto, in ipotesi di locazione, stipulata dall'usufruttuario con un terzo, allo scopo di recare pregiudizio al nudo proprietario, essendo prevista a tutela di quest'ultimo la disciplina specifica dettata dall'art. 999 c.c., circa l'opponibilità e la durata della locazione, nonché la disciplina di cui all'art. 1015 c.c., che sanziona gli eventuali "abusi dell'usufruttuario".
Tribunale Salerno sez. I 11 marzo 2011
Non esiste nell'ordinamento positivo un'azione di impugnativa della locazione, stipulata dall'usufruttuario, per frode in danno del nudo proprietario, l'unico strumento previsto a tutela di quest'ultimo essendo la disciplina specifica dettata dall'art. 999 c.c., che stabilisce, oltre che le condizioni di forma e di sostanza richieste per l'opponibilità al proprietario del contratto costitutivo del diritto personale di godimento, la durata massima del rapporto di locazione dopo la cessazione dell'usufrutto. Né la mancata configurazione, a tutela del proprietario, accanto e ad integrazione di quanto derivante dalla previsione contenuta nell'art. 999 c.c., di un'azione diretta a far valere la nullità per frode della locazione stipulata dall'usufruttuario, si pone in contrasto con gli art. 3 e 42 cost., essendo la disciplina in materia frutto di un equilibrato contemperamento dei vari interessi in gioco. (Cassa App. Catanzaro 18 marzo 2003).
Cassazione civile sez. III 20 marzo 2008 n. 7485
Poiché la nullità del contratto in frode ai terzi - al contrario della nullità del negozio in frode alla legge (art. 1344 c.c.) - non è sanzionata in via generale dall'ordinamento (ma solo in particolari situazioni), l'atto dell'usufruttuario, idoneo a pregiudicare i diritti del nudo proprietario, può essere annullato solo se compreso nella previsione degli artt. 999 (il quale, disciplinando la locazione stipulata dall'usufruttuario, non prevede un'azione di nullità del contratto per frode al nudo proprietario) o 1015 c.c.
La disposizione di cui all'art. 1913 c.c. che, al comma 1, prevede a carico dell'assicurato l'obbligo di effettuare la denuncia del sinistro all'assicuratore entro tre giorni dal fatto o dalla conoscenza che egli ne abbia avuto deve essere letta unitamente a quella di cui all'art. 1915 c.c., che sancisce la perdita del diritto all'indennità solo per il caso in cui l'inadempimento dell'assicurato all'obbligo di avviso sia doloso, mentre, se l'omissione è colposa, l'assicuratore ha diritto a ridurre l'indennità in ragione del pregiudizio sofferto. Il dolo deve essere provato dall'assicuratore, così come il danno subito per effetto dell'omissione colposa, in applicazione del generale criterio di ripartizione dell'onere probatorio di cui all'art. 2697 c.c.
Tribunale Roma sez. IX 27 ottobre 2009 n. 22004
La società fiduciaria, non potendosi considerare effettiva proprietaria dei titoli a essa intestati, non può agire a tutela del diritto di proprietà in essi incorporato intentando un'azione contro l'abuso dell'usufruttuario (art. 1015, comma 2 c.c.) riservata al nudo proprietario e non al soggetto legittimato all'esercizio dei diritti connessi alla partecipazione societaria. La società fiduciaria sarebbe legittimata a proporre l'azione di cui al comma 2 dell'art. 1015 c.c. soltanto se documentasse di avere ricevuto in tal senso specifica autorizzazione del fiduciante.
Tribunale Saluzzo 28 giugno 2000
L'amministratrice fiduciaria delle azioni gravate da vincolo di usufrutto a essa intestate, può esercitare esclusivamente i diritti societari incorporati nel titolo, primo tra tutti il diritto di partecipare all'assemblea, al fine di far valere le proprie ragioni, iscrivendo il trasferimento fiduciario in proprio favore nel libro soci e depositando i titoli.
Ogni qual volta il fiduciario è rappresentato da una società fiduciaria, istituzionalmente esercente l'amministrazione di beni per conto terzi, come tale soggetto dalla disciplina di cui alla l. 23 novembre 1939 n. 1966, per effetto del trasferimento fiduciario dei titoli azionari al fiduciario non si trasferisce la proprietà dei titoli, che permane in capo al fiduciante, ma la sola legittimazione all'esercizio dei diritti in esso incorporati.
In assenza di una disposizione legislativa di carattere generale l'individuazione dei singoli poteri della società fiduciaria, nell'amministrare i beni a essa intestati, è rimessa per espressa volontà del legislatore alle parti, le quali sono tenute a individuarli specificatamente, di volta in volta, nel singolo contratto.
In ipotesi di usufrutto di azioni è astrattamente configurabile un "abuso" da parte dell'usufruttuario in presenza di una condotta intenzionalmente e potenzialmente idonea a compromettere il diritto del nudo proprietario.