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Timestamp: 2019-04-23 05:52:33+00:00
Document Index: 54357930

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 141', 'art. 2054', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 63', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 64', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 42']

Newsletter agosto-settembre 2016
Newsletter - Agosto-Settembre 2016
Codice delle Assicurazioni – Sussistenza di un sinistro e un danno subito dal terzo trasportato - Corte d’Appello de L’Aquila – sentenza 30.03.2016, n. 355 – est. Filocamo.
La disciplina ex art. 141 del Codice delle Assicurazioni costituisce il portato dell'ormai consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui l'art. 2054 c.c. esprime, in ciascuno dei commi che lo compongono, principi di carattere generale applicabili a tutti i soggetti che, si badi bene, dalla circolazione dei veicoli (e non solo dalla collisione dei medesimi) ricevano danni e, quindi, anche ai trasportati, qualunque sia il titolo del trasporto. Pertanto, sotto il profilo oggettivo, ai fini della invocabilità della previsione ex art. 141 D.Lgs. 209/2005 non sono previste preclusioni a seconda che il sinistro sia avvenuto o meno a seguito della collisione tra più veicoli. La norma presuppone solamente la sussistenza di un sinistro e un danno subito dal terzo trasportato ma non esige affatto, per l'integrazione della sua fattispecie che il medesimo si sia verificato a seguito dello scontro tra almeno due automezzi. In conclusione, alla luce della ratio legis come sopra individuata e dell'interpretazione sistematica dell'art. 141 del Codice delle Assicurazioni deve ritenersi che la disciplina del risarcimento diretto a favore del terzo trasportato trovi applicazione anche nei casi, come quello de quo, di incidente stradale causato dal solo vettore, del quale costui - o il proprietario del veicolo trasportante - debbano rispondere a titolo di responsabilità contrattuale o extracontrattuale ex art. 2054 c.c.
Impugnazione del licenziamento – Giustificato motivo oggettivo – Obbligo di repechage – Corte di Appello de L’Aquila – 07.07.2016, n. 687 – est. Santini.
1. L’onere probatorio dell’impossibilità di repechage (vale a dire di licenziamento per giustificato motivo oggettivo determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa), posto in capo al datore di lavoro, va contenuto entro limiti di ragionevolezza, facendo carico al lavoratore l’onere di allegare circostanze atte a dimostrare l’esistenza nell’ambito della struttura organizzativa di posti di lavoro effettivamente disponibili, per mansioni equivalenti e compatibili con la propria professionalità.
2. L’estensione dell’obbligo di repechage ad altra azienda riconducibile al datore di lavoro presuppone che il ricorrente abbia introdotto la doglianza nel giudizio di primo grado e che abbia allegato e dimostrato sia il collegamento funzionale tra le due aziende, sia la sussistenza di una fattispecie di c.d. “codatorialità” [n.d.r., in senso conforme, in seno alla giurisprudenza di legittimità, Cass. 10 maggio 2016, n. 9467; Cass. 13 giugno 2016, n. 12101, che hanno escluso ogni obbligo di specifica allegazione da parte del lavoratore].
Dichiarazioni indizianti – Inutilizzabilità - Tribunale di Pescara - sentenza 09.09.2016 – Giudice Di Fine.
La limitazione della inutilizzabilità delle dichiarazioni indizianti, prevista dal secondo inciso dell’art. 63, comma 1, c.p.p. trae giustificazione dall’assenza di elementi di reità a carico della fonte di prova nel momento in cui l’esame è iniziato, e dalla salvaguardia della immediata interruzione della escussione. Tuttavia, in difetto della interruzione, non può trovare applicazione la correlata previsione della limitazione della inutilizzabilità per il solo dichiarante, in quanto il regime di inutilizzabilità di cui all’art. 63 comma 1, si riferisce all’ipotesi fisiologica nella quale vengono rispettate le norme di garanzia, mentre nel comma 2 il legislatore ha introdotto un deterrente contro ipotesi patologiche, in cui deliberatamente si ignorano i già preesistenti indizi di reità a carico dell’escusso, con pericolo di dichiarazioni accusatorie, compiacenti o negoziate, a carico di terzi.
Ricorso elettorale – Erronea indicazione del nome di battesimo del candidato – Nullità della scheda insussistente – Tar Pescara – sentenza 23.09.2016 n. 312 – Pres. Eliantonio – est. Tramaglini.
L’erronea indicazione del nome di battesimo del candidato, con corretta indicazione del cognome, non giustifica, in assenza di candidati di altre liste aventi lo stesso cognome, dubbi o incertezze circa la volontà dell’elettore. Per quanto riguarda la riconoscibilità del voto, è plausibile che l’imprecisione sia frutto di un errore mnemonico, non improbabile poiché non necessariamente il voto di preferenza riflette una conoscenza diretta del candidato prescelto. Ed infatti, ai fini dell’intenzione dell’elettore di farsi riconoscere, occorrerebbe una volontà in tal senso “in modo inoppugnabile” (art. 64, comma 2, d.P.R. n. 570/1960) [n.d.r. Fattispecie nella quale l’elettore aveva espresso il proprio voto per una Lista con preferenza per candidato della stessa lista, tuttavia indicato con il nome Alberto anziché Antonio. Il Collegio ha ritenuto che l’errata indicazione del nome del candidato, nella specie, fosse agevolmente spiegabile in termini di inesatta informazione o di innocua confusione].
Espropriazioni - Proroga della dichiarazione di p.u. – Ritardi procedimentali – Tar Pescara – sentenza 15.07.2016 n. 290 – Pres. Eliantonio – est. Tramaglini.
Ai sensi dell’art. 13, comma 5, del DPR n. 327/2001, l’Autorità che ha dichiarato la pubblica utilità dell’opera può disporre la proroga solo “per casi di forza maggiore o per altre giustificate ragioni”. Pertanto, è da escludere che i ritardi procedimentali, come ad esempio l’esigenza di acquisire certificati di destinazione urbanistica delle aree in questione, possano integrare una delle ipotesi previste dalla norma, trattandosi di una di quelle evenienze patologiche per la cui prevenzione il legislatore ha disposto la perentorietà dei termini massimi [n.d.r. Fattispecie nella quale il Collegio ha disposto la reintegrazione in forma specifica, salva l’adozione del provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42bis del T.U., con liquidazione del relativo corrispettivo ed ulteriori indennità].
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