Source: https://www.laleggepertutti.it/124909_le-clausole-vessatorie
Timestamp: 2018-08-17 18:42:24+00:00
Document Index: 171709920

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 33', 'art. 1355', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 36', 'art. 34', 'art. 37']

Le clausole vessatorie sono quelle clausole che apportano notevole vantaggio ad una parte contrattuale a svantaggio dell’altra; per questo motivo la legge prevede forti limiti all’inserimento di tali disposizioni nei contratti.
Le clausole vessatorie sono quelle disposizioni contrattuali che avvantaggiano in modo considerevole una parte, penalizzando fortemente l’altra.
Inizialmente, la normativa codicistica degli artt. 1341 e 1342 c.c. prevedeva, a favore della parte svantaggiata dall’apposizione delle predette clausole, una tutela generale solo in materia di contratti predisposti unilateralmente dal contraente “forte” inserite nei moduli standard di contratto o nelle condizioni generali di contratto da esso predisposte. Detta normativa richiedeva l’apposizione, da parte del contraente che non aveva predisposto la clausola, di una seconda firma di approvazione delle clausole cd. vessatorie, in modo che su di esse fosse richiamata la sua attenzione.
Successivamente questa disciplina veniva integrata, ampliando la tutela del consumatore, con l’emanazione di due importanti atti legislativi: il d.lgs. n. 50 del 1992 (relativamente ai contratti negoziati fuori dai locali commerciali), conseguente all’emanazione da parte dell’UE della direttiva 85/57, ratificata dalla legge comunitaria n. 428 del 1990, e la legge n. 52/1996, emanata in attuazione della direttiva 1993/13/CE (sulle clausole vessatorie nei contratti stipulati con i consumatori), che novellava il codice civile, inserendo un nuovo capo, il Capo XIV del Libro Quarto del codice civile, artt. 1469-bis e ss., contenente una disciplina più rigorosa a salvaguardia dei contratti tra consumatore e professionista.
Recentemente la materia è stata ancora modificata, con l’entrata in vigore del cd. codice del consumo (d.lgs. n. 206 del 6 settembre 2005), che ha, tra l’altro, modificato e parzialmente abrogato il capo inserito nel Codice nel 1996.
Attualmente le clausole vessatorie sono disciplinate dal codice del consumo, che assicura la tutela del consumatore in maniera più efficace: alcune clausole, infatti, a prescindere dalla buona fede del venditore al momento della conclusione del contratto, sono automaticamente considerate nulle, cioè come se non fossero mai state apposte nel contratto.
Il codice del consumo, all’art. 3, definisce “consumatore” la persona che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta e come “professionista” la persona fisica o giuridica, pubblica o privata, che agisce nell’ambito della sua attività imprenditoriale o professionale. La norma equipara professionista ed imprenditore, in quanto entrambi svolgono abitualmente un’attività professionale che determina una dimestichezza nella sua attività tale da porli in condizione di approfittare dell’inesperienza contrattuale della controparte.
Il legislatore ha previsto una serie di ipotesi in cui viene riportato il contenuto di clausole molto diffuse sul mercato e che ritiene vessatorie. Nella normativa, all’art. 33, comma 1, è previsto che nel contratto stipulato tra consumatore e professionista si considerino vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinino a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
1 Quali sono le clausole vessatorie
2 Quali clausole non sono vessatorie?
3 Moduli o formulari
4 Le clausole che si presumono sempre nulle
5 La nullità delle clausole vessatorie
7 Le clausole vessatorie nel codice civile
Alcuni tipi di clausole sono considerate vessatorie sino a prova contraria.
Si tratta delle clausole che hanno per oggetto, o per effetto, di:
È fatto salvo il disposto dell’art. 1355 c.c.
L’art. 34 del codice del consumo enumera, poi, una serie di clausole che non sono mai da ritenersi vessatorie, ossia:
le clausole che riproducono disposizioni di legge ovvero che siano riproduttive di disposizioni o attuative di principi contenuti in Convenzioni Internazionali delle quali siano parti contraenti tutti gli Stati membri dell’Unione Europea o l’Unione Europea;
le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di trattativa individuale.
Al riguardo occorre precisare che, nel contratto concluso mediante sottoscrizione di moduli o formulari, incombe sul professionista l’onere di provare che le clausole, malgrado siano dal medesimo unilateralmente predisposte, siano state oggetto di specifica trattativa con il consumatore.
Le clausole che si presumono sempre nulle
Vi sono infine clausole che, quantunque oggetto di trattativa, hanno oggetto o effetto tali da renderle comunque nulle, senza possibilità di fornire prova contraria.
Il codice del consumo disciplina le clausole vessatorie fino a prova contraria: in questi casi la legge dà per presunta, salva la prova contraria da parte del professionista, l’esistenza del “significativo squilibrio” degli obblighi contrattuali a carico del consumatore. Il professionista dovrà dimostrare, secondo le disposizioni che regolano l’accertamento della vessatorietà di cui all’art. 34 del codice del consumo (si dovrà fare riferimento alla natura del bene o del servizio oggetto del contratto, alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione e a tutte le altre clausole del regolamento pattizio), che la clausola non crea uno squilibrio significativo fra le posizioni giuridiche dei contraenti, ovvero che è stata oggetto di un’apposita trattativa con il consumatore.
Le clausole a vessatorietà assoluta, individuate dall’art. 36 del codice del consumo, sono quelle che hanno per oggetto o per effetto:
di escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;
di escludere o di limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di inadempimento inesatto da parte del professionista;
di prevedere l’adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.
In queste ipotesi, pertanto, non è prevista la possibilità di prova contraria, essendo clausole con siffatto contenuto assolutamente nulle e si hanno per non apposte.
La nullità delle clausole vessatorie
La nullità delle clausole vessatorie opera solo a vantaggio del consumatore e può anche essere rilevata d’ufficio dal giudice. Le altre clausole del contratto
Per quanto riguarda l’accertamento della vessatorietà delle clausole, l’art. 34 del codice del consumo individua alcuni criteri per la valutazione del carattere abusivo di una clausola: la vessatorietà di una clausola deve essere valutata tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione, nonché alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro collegato o da cui dipende.
Al contrario, la valutazione della vessatorietà non deve riguardare la determinazione dell’oggetto del contratto, né l’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, purché tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.
La ratio di quest’ultima disposizione è dovuta al fatto che tanto l’oggetto quanto l’adeguatezza del corrispettivo rientrano nell’autonomia contrattuale.
Un ultimo accenno merita il fatto che il codice del consumo ha introdotto, con l’art. 37, la facoltà per le associazioni rappresentative dei consumatori, le associazioni rappresentative dei professionisti e le Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, di richiedere al giudice competente che inibisca l’uso delle condizioni di cui sia accertata l’abusività.
I soggetti contro cui può essere esperita tale azione inibitoria sono i professionisti e le loro associazioni.
Le clausole vessatorie nel codice civile
Occorre a questo punto precisare che quanto sopra esposto riguarda soltanto, come evidenziato, i contratti conclusi tra il professionista e il consumatore. Per quanto concerne, invece, i contratti conclusi tra privati, o comunque tra soggetti di pari forza contrattuale, resta applicabile esclusivamente la normativa del codice civile.
Soltanto laddove una delle parti si traduca nei fatti in parte “forte”, per avere predisposto unilateralmente le condizioni generali di contratto ovvero in quanto si avvale di moduli o formulari, predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali (come accade ad esempio quando il professionista stipula un contratto con una compagnia assicurativa), il soggetto “debole” sarà tutelato dalla previsione normativa che richiede una specifica approvazione per iscritto delle condizioni più penalizzanti, pena l’inefficacia delle stesse.
Le clausole vessatorie sono pattuizioni inserite nei contratti che creano squilibrio tra le posizioni delle parti, avvantaggiando considerevolmente un contraente, a discapito dell’altro. Il codice civile interviene a porre vincoli all’introduzione di tali clausole ed anche interventi legislativi successivi, tra cui il recente codice del consumo, hanno posto limiti netti.
Secondo la disciplina del codice del consumo, alcune clausole sono definite vessatorie fino a prova contraria e pertanto incombe sul professionista l’onere di dimostrare che non sussiste squilibrio tra le parti contrattuali.
Altre clausole, invece, sono definite a vessatorietà assoluta e vanno sempre considerate come non apposte, e pertanto sono nulle (ad esempio, le disposizioni che escludono o limitano azioni o diritti del consumatore, che prevedono un impegno definitivo del consumatore mentre l’esecuzione della
prestazione del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà, che riconoscono al solo professionista la facoltà di recedere dal contratto).
La nullità di dette disposizioni opera sempre e solo a vantaggio del consumatore e può essere rilevata, anche d’ufficio, dal giudice. Considerate come non apposte tali clausole, le altre disposizioni contrattuali restano valide ed efficaci.
Infine, con riferimento ai contratti conclusi tra privati o tra soggetti di pari forza contrattuale, viene in soccorso delle parti esclusivamente la normativa codicistica, la quale comunque impone alcuni obblighi.