Source: https://silviaberruto.wordpress.com/2010/05/
Timestamp: 2018-03-18 00:25:22+00:00
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maggio | 2010 | Silvia Berruto Blog
SENTENZA DIAZ. Condannati i vertici della Polizia di Stato. Intervista a Lorenzo Guadagnucci
Il 21 luglio 2001 anche dalla Valle d’Aosta sono partiti degli attivisti per partecipare alla manifestazione pacifica del movimento contro il vertice del G8.
Alle 6,30 di quel sabato mattina ho fotografato la loro partenza, poiché, a causa di una malattia invalidante, non mi era possibile andare a Genova.
Così ricordo di aver trascorso l’intera giornata mediaticamente: in collegamento sulla rete e televisivo.
Ho assistito, in diretta, all’uccisione di Carlo Giuliani.
Poi, come mai era stato prima, abbiamo manifestato. Con sit in davanti a Palazzo Regionale di Aosta, con scritti, proiezioni, volantinaggi. Abbiamo ricordato.
Come nel 2001, ma con più forza ora, dopo la sentenza di secondo grado del 18 maggio scorso, che ha ribaltato la sentenza di primo grado, condannando i vertici della polizia, la cosiddetta catena di comando, è indispensabile che si chieda con determinazione dal basso la sospensione degli inquisiti per reati connessi all’esercizio delle loro funzioni e l’istituzione di un organismo indipendente di vigilanza e di controllo sulle forze dell’ordine.
“A tutela della dignità e credibilità della Polizia di Stato” come sostiene il Comitato Verità e Giustizia per Genova nell’ intervento del 19 maggio.
E a tutela dei cittadini.
Sulla sentenza ho sentito Lorenzo Guadagnucci, che era fra i pestati della scuola Diaz e che ha scritto il documento storico “Noi della Diaz”.
SB. Fra prescrizioni, immunità e impunità ti chiedo un commento sulla sentenza, storica, della Terza sezione della Corte di appello di Genova del 18 maggio 2010.
LG. Il pm Enrico Zucca ha commentato così: “E’ difficile capire quanta forza e quanto coraggio abbiano avuto i giudici del tribunale d’appello”. E’ così, perché viviamo in un paese abituato all’intangibilità degli apparati di pubblica sicurezza e abbiamo una storia giudiziaria molto negativa quando si è trattato di affrontare stragi di stato, abusi di potere e così via. In questo caso il tribunale ha avuto la forza e il coraggio mancati in altre occasioni e ha dato forma giudiziaria a una verità storica che conoscevamo.
SB. Mi pare si possa parlare, allora come ora, di un contesto di democrazia condizionata. Da tempo tu sostieni di non usare più la parola democrazia senza aggettivarla. Sul Manifesto di martedì 25 maggio, hai scritto che l’aggettivo più calzante, al momento, per la democrazia del nostro paese, è “autoritaria”. Perché?
LG. Un esempio ci viene dalle reazioni alla sentenza Diaz. Abbiamo fatti storici incontestati – un’operazione di polizia indifendibile, con pestaggi indiscriminati, arresti illegali, costruzione di prove false, tentativi di depistaggio, ostacolo all’azione della magistratura – e in aggiunta una durissima sentenza di condanna in appello e che succede? Che il governo conferma la fiducia ai dirigenti condannati, nemmeno si cura di chiedere scusa alle vittime degli abusi e l’opposizione parlamentare annuisce. Le forze di polizia non si possono toccare né mettere in discussione, i diritti dei cittadini vengono dopo le carriere di dirigenti che godono di una fiducia incondizionata da parte del potere, come nelle monarchie assolute. Viviamo in un paese che da alcuni anni sostiene di vivere una “emergenza sicurezza” e perciò ha militarizzato la vita quotidiana a forza di ordinanze comunali, telecamere e così via, eppure i dati statistici mostrano che la criminalità è in flessione e non vi è alcuna emergenza. Si sostiene anche che vi sia una “emergenza rom”, con un linguaggio e metodi – schedature, sgomberi forzati e così via – che ci riportano ai regimi europei degli anni Trenta. C’è poi una “legislazione speciale” per i migranti, e quindi un doppio binario di cittadinanza: i diritti sono razionati, si sostiene che non ve ne sono abbastanza per tutti, come si fossimo nel pieno di una carestia. Se poi aggiungiamo che in politica prevale un cesarismo mediatico trasversale, che la borghesia mafiosa controlla una fetta molto ampia dell’economia nazionale, che i contrappesi democratici sono sempre più fragili per gli attacchi alla magistratura e la debole autonomia del sistema della comunicazioe, ecco che abbiamo una democrazia sostanzialmente autoritaria.
SB. Come valuti la scelta di rinunciare a misure di sospensione e di sanzione disciplinare per i responsabili che, allora (2001) come ora (2010), sigla un punto di non ritorno per la democrazia reale dell’Italia? Quella scelta, “perfezionata” e avvalorata da promozioni “eccellenti”, attesta un nulla di fatto nei confronti delle richieste democratiche, dal basso, di istituire una commissione d’inchiesta, di prevedere codici di riconoscibilità sulle divise degli agenti in servizio di ordine pubblico, di introdurre il reato di tortura e di istituire una formazione nonviolenta degli agenti.
LG. Le mancate dimissioni, all’epoca del G8, del capo della polizia e degli alti dirigenti presenti nel cortile della scuola Diaz hanno mostrato qual è la sensibilità istituzionale di quelle persone, che in questi anni hanno ottenuto promozioni, nonostante una condotta processuale più che discutibile (i massimi dirigenti imputati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere come imputati qualsiasi, ma stiamo parlando di uomini dello stato con altissime e delicate responsabilità!) Non si sono dimessi, né sono stati sospesi, nemmeno dopo le pesanti condanne d’appello a conferma che la loro idea di fedeltà alle istituzioni è molto lontana dai canoni delle migliori democrazie. Il potere politico ha confermato loro piena fiducia, ma in questo modo si è creato un patto che obbligherà a giudici di cassazione a valutare la sentenza d’appello con una pistola puntata alla tempia: le istituzioni, confermando i dirigenti al loro posto e nemmeno ipotizzando la necessità di sostituirli, chiedono loro di rigettare le condanne. Il sottosegretario Mantovano lo ha detto a chiare lettere, l’opposizione parlamentare ha annuito, il sistema dei media registrato e taciuto. Gli equilibri fra poteri sono stati messi in discussione.
SB. Tu hai sempre sostenuto la necessità di un organismo indipendente di vigilanza e di controllo sulle forze dell’ordine. Ma se questo organismo fosse istituito come pensi potrebbe lavorare, in un contesto di democrazia autoritaria ?
LG. Certo, un’autorità del genere avrebbe vita difficile, si cercherebbe di svuotarla o delegittimarla, ma come il tribunale di Genova ha trovato “forza e coraggio” e ha condannato – sia pure con sofferenza, non certo a cuor leggero – altissimi e protettissimi dirigenti di polizia, così è possibile pensare che vi siano nella società civile, negli apparati di sicurezza, nello stato persone disposte a battersi per i diritti delle persone e per contrastare l’autoritarismo dominante. Oggi queste persone sono emarginate e mortificate; andrebbero invece incoraggiate. Un Garante del genere potrebbe aiutare a invertire la tendenza in corso.
SB. Come reputi sia stata trattata e diffusa l’informazione sulla sentenza dai mezzi di informazione italiani?
LG. Mi preoccupa la totale assenza di commenti a una sentenza così grave. Non era mai successo che dirigenti di tale livello venissero condannati a pene così gravi, che ne comporterebbero la destituzione in caso di conferma delle condanne in Cassazione, ma le maggiori testate sono state al coperto, hanno riportato la notizia della copertura garantita dal governo e delle pressioni sulla Cassazione senza fiatare. Solo il Secolo XIX ha avuto la dignità di sostenere che sarebbe opportuno un passo indietro da parte dei condannati. Purtroppo i mezzi d’informazione italiani sono succubi di certi poteri.
SB. Dopo questa sentenza pensi ad un nuovo contributo da affiancare alla trilogia “Distratti dalla libertà”, “Noi della Diaz” e “Lavavetri” ?
LG. A dire il vero ci sarebbe anche “La seduzione autoritaria”, uscito nel 2004. Forse varrebbe la pena di scrivere qualcosa per i dieci anni di Genova G8. Ci penserò.
Di seguito alcune segnalazioni utili per non dimenticare.
Lorenzo Guadagnucci è giornalista del QUOTIDIANO NAZIONALE, saggista e fondatore, tra l’altro, del Comitato Verità e Giustizia per Genova.
Il suo blog è Distratti dalla libertà in Altraeconomia http://www.altreconomia.it/site
– Comitato Verità e Giustizia per Genova
– Il dispositivo della sentenza del 18/05/2010, II grado: dispositivo della sentenza
– UNA SENTENZA PREZIOSA, ORA LE DIMISSIONI (19.05.2010)
http://www.veritagiustizia.it/comunicati_stampa/una_sentenza_preziosa_ora_le_dimissioni.php
– Contributi sulla sentenza di II grado su Rainews24.it
http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=19364
– Genova: 20 e il 21 luglio 2001 manifestazione pacifica del movimento contro il G8
– Carlo Giuliani è ucciso il 20 luglio 2001 alle ore 17,27 da un carabiniere
– nel blitz alla scuola Diaz 93 persone vengono pestate ed arrestate
– sospensione dello stato di diritto dal 20 al 23 luglio 2001
In primo grado (dicembre 2007) sono state 13 le condanne e 16 le assoluzioni
La sentenza d’appello (18 maggio 2010) 25 imputati su 27 vengono condannati con l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni
Presidente della Corte d’Appello di Genova, terza sezione, Salvatore Sinagra
I pm sono stati Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini
La sentenza ha condannato i vertici della Polizia di Stato: sono stati condannati a quattro anni di reclusione Francesco Gratteri e Giovanni Luperi. Condannato a tre anni e 8 mesi Gilberto Caldarozzi
(Gratteri è capo dell’antiterrorismo. Luperi dell’Aisi (il servizio segreto civile) Caldarozzi dello Sco ( Servizio centrale operativo).
Sinora nessuno ha mai chiesto scusa.
Parla Enrica Bartesaghi in http://www.veritagiustizia.ithttp://www.veritagiustizia.it/
Processo Diaz 18/05/2010, II grado: dispositivo della sentenza http://www.veritagiustizia.it/docs/diaz2010/diaz_dispositivo_sentenza_appello.pdf
dedicato a tutte e a tutti
sostenitrice del comitato
19 maggio 2010 … è uno status interruptus
mercoledì 19 maggio 2010 – alle ore 17:58:58 e 17:58:38
DSC8122 e DSC8120
Copyright 2010 – Photo Silvia Berruto
oggi si presenta (ancora) così il citofono che è stato installato a casa mia
ecco il motivo per il quale non ho autorizzato il pagamento del lavoro
è perlomeno interruptus … direi
NON RISPETTANO LA LEGGE. A LORO INSAPUTA
La legge stabilisce i parametri di accensione per gli impianti termici e sancisce che “il limite massimo consentito è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile (b)
(b) Al di fuori di tali periodi gli impianti termici possono essere attivati solo in presenza di situazioni climatiche che ne giustifichino l’esercizio e comunque con una durata giornaliera non superiore alla metà di quella consentita a pieno regime.”
Fonte Comuni-Italiani.it
(http://www.comuni-italiani.it/007/003/clima.html)
Qui Via MalFatti, 43
vi scrive silvia berruto.
Lavorando a casa, lunedì 17 maggio scorso, ho potuto effettuare alcune rilevazioni della temperatura all’interno dei locali dell’appartamento dei miei genitori, in uno dei meno riscaldati, poiché situato nella zona nord.
Setting e registrazione dati assolutamente casuali.
Effettuati durante le pause, tra la lettura e la scrittura di testi.
Premetto ancora che qui si dorme da giorni con le finestre aperte, anche di notte, perché fa più caldo.
Per onestà intellettuale, segnalo che non sembrerebbe esserci un’ordinanza istituzionale che sancisca la situazione di calamità naturale o un grande evento.
Tenendo conto di queste indicazioni si leggano le temperature rilevate.
Garantite e a cura di quattro improbabili persone: l’amministratore del condom, i capi scala (da non confondere con i capi fabbricato del Ventennio, attrezzati di tutt’altre responsabilità e di altre competenze) del condom e il responsabile della conduzione della caldaia.
ore 6.05 _ 22,3 gradi
ore 9.01 _ 23 gradi
ore 9.53 _ 23,1 gradi
ore 10.39 _ 23.2 gradi
ore 12.19 _ 23,3 gradi
ore 14.14 _ 23,2 gradi
ore 14.45 _ 23,1 gradi
ore 15.05 _ 23,2 gradi
ore 17.16 _ 22,8 gradi
ore 19.04 _ 22,7 gradi
ore 22.05 _ 22,3 gradi
Solo chi sa leggere e capire può rispettare la legge il cui dettato è chiaro e, nel merito, suggerisce l’indicazione di non regolare IL RISCALDAMENTO MAI OLTRE I 20° (come previsto dalla legge 10/91 sul risparmio energetico).
Per ogni grado in più i consumi crescono del 7%.
Gli analfabeti di ritorno, a loro insaputa, dunque, si riuniscono oggi, nell’annuale e quanto mai improbabile riunione di còndom.
Sullo sfondo il preoccupante fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, che, come segnala Tullio De Mauro, si attesterebbe ormai sulla percentuale di quasi l’80% della popolazione.
“Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.
Fonte:Intervista di Piero Ricca a Tullio De Mauro, 1 novembre 2008
In questo contesto è un preciso dovere civile rifiutarsi di sedere al tavolo con chi non rispetta la legge.
25 condanne per i vertici della Polizia di Stato.
85 anni gli anni di reclusione inflitti.
Queste sarebbero alcune fra le condanne inflitte:
Francesco Gratteri condannato a quattro anni.
Vincenzo Canterini a cinque anni.
Giovanni Luperi (oggi all’Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) a quattro anni.
Spartaco Mortola (ex dirigente Digos e ora vicequestore vicario a Torino) a tre anni e otto mesi.
Gilberto Caldarozzi a tre anni e otto mesi.
Il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri e’ stato condannato a quattro anni.
A più tardi le precisazioni e gli approfondimenti del caso
HANNO DIMESSO MICHELE SANTORO. NON E’ PIU DIPENDENTE … (RAI)
(ANSA) – ROMA, 18 MAG – Michele Santoro lascia la Rai.
Si tratta di un accordo consensuale con l’azienda, come ha spiegato durante il Cda il dg Mauro Masi.
L’accordo consensuale, secondo quanto spiega Viale Mazzini,‘deve essere implementato attraverso contratti applicativi che saranno messi a punto nei prossimi giorni, prevede la realizzazione di nuovi progetti editoriali che verranno realizzati da Michele Santoro nei prossimi due anni’‘.
Il giornalista spieghera’ le motivazioni soltanto dopo la firma.
Seconda notizia del giorno assai poco trasparente.
Ricordo che Liberostile era collegato il 25 marzo scorso per RAI PER UNA NOTTE
Altri articoli e lanci su liberostile a marzo 2010
http://liberostile.blogspot.com/2010/03/25-marzo-2010-un-esercizio-di-liberta.html
http://liberostile.blogspot.com/2010_03_01_archive.html
http://liberostile.blogspot.com/2010/03/piu-di-125000-accessi-contemporanei-per.html
http://liberostile.blogspot.com/2010/03/estata-la-festa-delle-liberta.html
E’ attesa per oggi, in tarda serata, la sentenza di appello del processo per le violenze della notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, alla scuola Diaz e per le violenze sui detenuti nella caserma di Bolzaneto.
La terza sezione della Corte di appello di Genova è entrata in camera di consiglio questa mattina intorno alle 10.
Il presidente della terza sezione della corte di appello di Genova Salvatore Sinagra ha annunciato che la sentenza sara’ letta indicativamente alle 23 di questa sera.
Nella sentenza di primo grado (13 novembre 2008), presieduta dal giudice Gabrio Barone, ci sono state 13 condanne e 16 assoluzioni tra cui tutti i vertici della polizia.
Promozioni a più importanti incarichi degli imputati di grado più alto.
Nessuna presa di distanza dalle violenze compiute.
“Nessuno dei condannati, appartenenti a polizia di Stato, carabinieri, polizia penitenziaria, medici ed infermieri, è stato sospeso, allontanato, destinato ad altro incarico.” (fonte: estratto da “CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO” a cura del Comitato Verità e Giustizia per Genova)
Questa mattina il comitato Verità e Giustizia per Genova ha promosso un presidio davanti al tribunale di Genova.
“E’ importante esserci, perché le violenze e le violazioni della legalità costituzionale durante il G8 di Genova sono state un attacco alla democrazia che non può essere accettato.” (da “Chi non ha memoria non ha futuro”)