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Timestamp: 2020-01-22 00:21:27+00:00
Document Index: 108483458

Matched Legal Cases: ['art. 184', 'art. 63', 'art. 1153', 'art. 184', 'sentenza ', 'art. 184', 'art. 1442', 'sentenza ', 'art. 184', 'sentenza ', 'art. 180', 'art. 184', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 184', 'sentenza ', 'art.184', 'art. 180', 'art.184', 'art. 184', 'sentenza ', 'art. 184', 'art. 2683', 'sentenza ', 'art. 184', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 184', 'art. 1442', 'sentenza ', 'art. 180', 'art. 184', 'sentenza ', 'art. 2932']

Art. 184 codice civile - Atti compiuti senza il necessario consenso - Brocardi.it
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Articolo 184 Codice civile
Dispositivo dell'art. 184 Codice civile
(1)Gli atti compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell'altro coniuge e da questo non convalidati sono annullabili se riguardano beni immobili o beni mobili elencati nell'articolo 2683.
L'azione può essere proposta dal coniuge il cui consenso era necessario entro un anno dalla data in cui ha avuto conoscenza dell'atto e in ogni caso entro un anno(2) dalla data di trascrizione. Se l'atto non sia stato trascritto e quando il coniuge non ne abbia avuto conoscenza prima dello scioglimento della comunione l'azione non può essere proposta oltre l'anno dallo scioglimento stesso.
Se gli atti riguardano beni mobili diversi da quelli indicati nel primo comma(3), il coniuge che li ha compiuti senza il consenso dell'altro è obbligato su istanza di quest'ultimo a ricostituire la comunione nello stato in cui era prima del compimento dell'atto o, qualora ciò non sia possibile, al pagamento dell'equivalente secondo i valori correnti all'epoca della ricostituzione della comunione.
(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 63 della L. 19 maggio 1975 n. 151.
(2) L'atto di straordinaria amministrazione avente ad oggetto un bene immobile o mobile registrato sarà annullabile mediante idonea azione da esercitarsi entro un anno dalla data della scoperta da parte del coniuge che non vi partecipò; allo stesso compete il potere di convalida.
(3) Diversamente dal fondamentale ma più stringente art. 1153 del c.c., gli atti di disposizione aventi ad oggetto beni mobili pur non acquistati dall'effettivo titolare saranno validi ed efficaci (ma determineranno, come noto, un acquisto a titolo originario) obbligando solo il coniuge non partecipante a ricostituire la comunione o versare una somma equivalente al valore del bene.
La ratio della norma consiste nel prevedere sanzioni a tutela della necessaria amministrazione congiunta della comunione legale, qualora uno dei coniugi non abbia espresso il proprio fondamentale consenso.
Massime relative all'art. 184 Codice civile
Cass. civ. n. 9888/2016
In tema di comunione legale tra i coniugi, gli atti di disposizione di beni mobili non richiedono il consenso del coniuge non stipulante, essendo posto a carico del disponente unicamente un obbligo di ricostituire, a richiesta dell'altro, la comunione nello stato anteriore al compimento dell'atto o, qualora ciò non sia possibile, di pagare l'equivalente del bene secondo i valori correnti all'epoca della ricostituzione, mentre non è stabilita alcuna sanzione di annullabilità o di inefficacia, per cui l'atto compiuto in assenza del consenso del coniuge resta pienamente valido ed efficace. (Principio enunciato dalla S.C. in una fattispecie avente ad oggetto un preliminare di vendita di quote di s.r.l.).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9888 del 13 maggio 2016)
Cass. civ. n. 10653/2015
L'art. 184, secondo comma, cod. civ., il quale prevede, senza deroga alcuna, la prescrizione annuale dell'azione di annullamento degli atti di disposizione di beni immobili o mobili registrati compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell'altro, costituisce una norma speciale rispetto alla regola generale di cui all'art. 1442 cod. civ., riguardante la prescrizione quinquennale dell'azione di annullamento del contratto e la corrispondente imprescrittibilità della relativa eccezione, con la conseguenza che il principio "quae temporalia ad agendum perpetua ad excipiendum" non è applicabile, neppure in via analogica, in materia di amministrazione dei beni della comunione legale tra coniugi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10653 del 22 maggio 2015)
Cass. civ. n. 25625/2013
Intervenuta, ai sensi dell'art. 184, terzo comma, c.c., condanna - a carico di un coniuge autore di arbitrari atti di prelevamento di beni comuni - alla ricostituzione della comunione legale nello "status quo ante", l'altro coniuge ha diritto di agire "in executivis" sul patrimonio individuale del primo, non allo scopo di vendere i beni pignorati per soddisfarsi sul ricavato, bensì solo di ottenere la ricostituzione dell'originaria consistenza patrimoniale della comunione. (Omissis).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 25625 del 14 novembre 2013)
Cass. civ. n. 14093/2010
La comunione legale dei beni tra i coniugi, a differenza di quella ordinaria, è una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente per oggetto i beni di essa e rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei. Nei rapporti con i terzi ciascun coniuge, mentre non ha diritto di disporre della propria quota, può tuttavia disporre dell'intero bene comune, ponendosi il consenso dell'altro coniuge (richiesto dal secondo comma dell'art. 180 c.c. per gli atti di straordinaria amministrazione) come un negozio unilaterale autorizzativo che rimuove un limite all'esercizio del potere dispositivo sul bene; ne consegue che il contratto preliminare di vendita di un immobile stipulato da un coniuge senza la partecipazione e il consenso dell'altro è efficace nei confronti della comunione legale, ma annullabile, ai sensi dell'art. 184 c.c., nel termine di un anno decorrente dalla conoscenza dell'atto o dalla data di trascrizione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14093 del 11 giugno 2010)
Cass. civ. n. 22755/2009
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 22755 del 28 ottobre 2009)
Cass. civ. n. 20392/2009
L'azione prevista dall'art. 184, secondo comma, c.c. - secondo cui l'annullamento degli atti di disposizione compiuti da un coniuge senza il consenso dell'altro può essere chiesto nel termine annuale di prescrizione - è un'azione speciale di annullamento avente natura costitutiva; ne consegue che il coniuge che intenda far valere la mancanza del proprio consenso in ordine a tale atto di disposizione, al fine di sottrarre la propria quota all'espropriazione forzata promossa dai creditori del terzo acquirente, non può limitarsi a proporre l'opposizione di terzo all'esecuzione - di per sé non idonea a giustificare la situazione di comproprietà - ma è tenuto ad agire, congiuntamente o autonomamente, con l'apposita azione di annullamento.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 20392 del 22 settembre 2009)
Cass. civ. n. 4890/2006
Il coniuge il quale abbia venduto in nome proprio a terzi un'azienda commerciale facente parte della comunione legale può agire da solo per la giudiziale risoluzione del contratto in danno dell'acquirente senza che il contraente inadempiente possa opporgli la mancata integrazione del giudizio nei confronti dell'altro coniuge, in quanto la predetta attività processuale è speculare a quella negoziale sulla cosa comune che il coniuge ha validamente compiuto da solo, salvi gli effetti nell'ambito della comunione previsti dall'art.184, comma terzo, c.c., e la pronunzia sulla relativa domanda sarebbe utilmente emessa nei confronti del solo coniuge stipulante, essendo irrilevante a tal fine ogni questione indotta dall'accertamento giudiziale nei rapporti interni tra coniugi ai sensi della disposizione citata.
La comunione legale dei beni tra i coniugi, a differenza da quella ordinaria, è una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente per oggetto i beni di essa e rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei. Ne consegue che nei rapporti con i terzi ciascun coniuge, mentre non ha diritto di disporre della propria quota, può tuttavia disporre dell'intero bene comune, ponendosi il consenso dell'altro coniuge (richiesto dal secondo comma dell'art. 180 c.c. per gli atti di straordinaria amministrazione) come un negozio unilaterale autorizzativo che rimuove un limite all'esercizio del potere dispositivo sul bene e che rappresenta un requisito di regolarità del procedimento di formazione dell'atto di disposizione, la cui mancanza, ove si tratti di bene immobile o di bene mobile registrato, si traduce in un vizio da far valere nei termini fissati dall'art.184 c.c. Per ciò che concerne, invece, gli atti di disposizione su beni mobili, l'art. 184, terzo comma, c.c. non prevede detto consenso, limitandosi a porre a carico del coniuge che ha effettuato l'atto in questione l'obbligo di ricostituire, ad istanza dell'altro, la comunione nello stato in cui era prima del compimento dell'atto o, qualora ciò non sia possibile, di pagare l'equivalente del bene secondo i valori correnti all'epoca della ricostituzione della comunione, senza stabilire alcuna sanzione di annullabilità o di inefficacia per l'atto compiuto in assenza del consenso del coniuge, atto che resta, pertanto, pienamente valido ed efficace.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4890 del 7 marzo 2006)
In regime patrimoniale di comunione legale, il disposto di cui all'art. 184 c.c. (secondo cui «gli atti compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell'altro coniuge e da questo non convalidati sono annullabili se riguardano beni immobili o beni mobili elencati nell'art. 2683») presuppone l'effettiva autonoma disposizione di un bene comune da parte di uno solo dei coniugi, pertanto non si applica nel caso in cui, come nella specie, tutti i contraenti siano a conoscenza della comunione dei beni tra i coniugi e questi ultimi figurino entrambi nel contratto come venditori, atteso che in tal caso il mancato consenso di uno dei due impedisce il sorgere di una valida obbligazione neanche a carico dell'altro.
Cass. civ. n. 13213/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13213 del 10 settembre 2003)
Cass. civ. n. 9909/1998
Il coniuge comproprietario di un bene che l'altro coniuge ha concesso in comodato senza il suo consenso, non tempestivamente impugnato ai sensi dell'art. 184 c.c., è obbligato al rispetto del contratto e se prima della scadenza di esso decede il comodante, i suoi eredi subentrano nell'obbligo di consentire al comodatario di continuarne il godimento fino al termine stabilito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9909 del 6 ottobre 1998)
Cass. civ. n. 7055/1998
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7055 del 18 luglio 1998)
Il termine annuale previsto dall'art. 184 c.c. per l'esercizio dell'azione di annullamento degli atti compiuti dal coniuge in regime di comunione legale senza il necessario consenso dell'altro è di prescrizione, e non di decadenza, al pari del termine previsto dall'art. 1442 c.c. per la generale azione di annullamento dei contratti, dal quale si distingue solo per la diversa durata; tale termine inizia dalla data in cui il coniuge che non ha prestato il suo necessario consenso ha avuto conoscenza dell'atto o dalla data della eventuale trascrizione di questo atto nei registri della conservatoria.
Cass. civ. n. 1252/1995
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1252 del 2 febbraio 1995)
relative all'articolo 184 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 184 Codice civile - Atti compiuti senza il necessario consenso | Quesito Q20101656
se capisco bene, l'acquisto di un bene immobile deve avvenire con il consenso di entrambi i coniugi, se questi sono in comunione legale;
ovvero, se uno solo dei due firma il cosiddetto preliminare, questo può essere annullato (nei confronti del terzo ovvero del venditore) dal coniuge in comunione che non ha firmato, entro un anno dalla data nella quale ha avuto conoscenza dell'atto. Ma la caparra eventualmente versata al venditore
può essere richiesta in restituzione oppure va persa?
Il contratto preliminare di acquisto di immobile è considerato atto di ordinaria amministrazione e può quindi essere validamente concluso da uno dei solo dei coniugi.
“In tema di regime patrimoniale della famiglia, la disciplina dell'amministrazione dei beni oggetto della comunione legale, di cui l'art. 180 del c.c. e ss. c.c., presuppone, per la sua operatività, che il bene sia già oggetto della comunione, e pertanto non è applicabile alla fase dinamica pregressa dell'acquisto del bene alla comunione legale; ne consegue che la regola dell'operare congiunto dei coniugi, la cui osservanza è necessaria ai fini della validità degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione (artt. 180, comma secondo, e art. 184 del c.c.), non vale per la stipulazione di un contratto preliminare di acquisto di un bene immobile (ancorché questo sia poi destinato a cadere in comunione, una volta completatosi l'effetto reale con la conclusione del definitivo o con la sentenza «ex» art. 2932 del c.c.), stipulazione alla quale può bene quindi partecipare, in veste di promissario acquirente, un solo coniuge, senza il (ed a prescindere dal) consenso dell'altro coniuge”, Cass. civ. Sez. II, 14-11-2003, n. 17216.