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Timestamp: 2018-01-17 01:07:12+00:00
Document Index: 60368824

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 60', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 34', 'art. 34']

fuoriregistro - Punti critici della riforma
Grazia Perrone - 28-04-2003
Iscrizioni anticipate e docente tutor
La riforma del nostro ordinamento scolastico è una legge dello Stato. Piaccia o non piaccia essa è stata approvata – dopo un iter parlamentare di circa un anno – in via definitiva dal Senato il 12 marzo scorso. Si tratta di una legge "delega" ovvero di una formula giuridica che tratteggia solo l’architettura generale "del sistema scuola" e che demanda al Governo – attraverso la formulazione dei decreti attuativi – la formulazione definitiva. E’ indubbiamente una vittoria "politica" del centro-destra che ha fatto pesare in Parlamento la sua consistenza numerica e la propria coesione politica ma che lascia inalterati tutti i dubbi e le perplessità già formulate dalle parti sociali. A cominciare dalla scomparsa dell’obbligo scolastico fino al compimento del quindicesimo anno di età previsto dalla legge n. 9/99 abrogato dall’art. 7 della legge delega "targata" Moratti che – tra le altre cose - ripristina le vecchie regole di avviamento al lavoro vigenti negli anni ’60. Secondo quanto precisato dalla direzione provinciale di Modena (e ripreso da Italia Oggi del 22 aprile pag. 34) in una circolare formulata il 18 aprile (…)"l’assolvimento della scuola dell’obbligo – a partire dal 17 aprile 2003 – torna ad essere inteso con il conseguimento della licenza media o con la frequenza per almeno otto anni della scuola dell’obbligo (…)". L’abrogazione della legge n. 9/99 – chiarisce la circolare – fa sì che in attesa della completa attuazione della legge 53/03 (mediante appositi decreti legislativi che verranno emanati nel prossimo biennio) per "(…)assolvimento della scuola dell’obbligo deve ritornare ad intendersi il conseguimento della licenza media o la frequenza per almeno otto anni di scuola così come previsto a partire dall’anno scolastico 1961/62 (…)" (cfr. Daniele Circoli - Italia Oggi già citata).
Detto questo chiarisco che lo scopo di questo intervento è quello di esplicitare – in modo sintetico – i punti di criticità – a parer mio – ravvisabili sui due ordini di scuola a me più conosciuti. La scuola primaria e la scuola dell’infanzia. Lo farò analizzando gli aspetti più discutibili e controversi. Ovvero le iscrizioni anticipate e – per quanto attiene la scuola primaria – l’orario di servizio e il docente tutor.
Scuola primaria: i punti critici
orario di servizio. Secondo indiscrezioni giornalistiche riportate anche dalla newsletter di Tuttoscuola/Focus del 22 aprile (e non smentite dal MIUR) il docente tutor dovrebbe svolgere 18/21 ore di lezione frontale. L’ipotesi governativa non sembra tener conto del fatto che l’orario di servizio del personale docente è definito contrattualmente e non con un atto legislativo (per giunta unilaterale). Per la determinazione dei carichi di lavoro del personale docente, infatti, è necessario rifarsi ai criteri stabiliti dall’art. 60 del d.lgsl. n. 29/93 il quale distingue l’orario di servizio (ovvero il tempo di erogazione del servizio scuola) da quello di lavoro. Ovvero il tempo effettivamente espletato dai singoli soggetti in conformità dell’orario di servizio stabilito contrattualmente. Per i docenti tale obbligo contrattuale è costituito dall’art. 24 del CCNL del 4 agosto 1995. In tal senso è formulato l’accordo contrattuale di interpretazione autentica siglato tra le parti sociali il 18 ottobre 2000 che – in merito alla flessibilità oraria prevista dall’autonomia scolastica e recepito dall’art. 24 del CCNL del 26 maggio 1999 – chiarisce che (…)"le modalità organizzative per l’esercizio della funzione docente e l’articolazione dell’orario di servizio restano disciplinate dal citato art. 24 del CCNL 4.8.1995 e dai successivi contratti di interpretazione autentica". In questo mutato contesto lavorativo introdotto dalla nuova figura professionale non si capisce che fine faranno i seguenti istituti contrattuali:
- la giornata libera;
- i rientri pomeridiani;
- la compresenza;
- la programmazione settimanale o plurisettimanale.
In altri termini non è chiaro se nel processo riformatore in atto - in cui si azzerano i moduli e si cancellano dieci anni di scuola elementare - rimarrà inalterato – in questo ordine di scuola - l’orario di servizio di 24 ore settimanali.
definizione e criteri di nomina dei docenti tutor
La norma non lo dice ma è un punto cruciale dalla cui formulazione/definizione sembrano escluse le parti sociali. Questa – controversa – nuova figura professionale, oltretutto, sembra dettata più da ragioni di "contenimento della spesa pubblica" che non da ragioni culturali e didattiche e porta – di fatto – al:
1) superamento dello spirito e della lettera della Legge 148/90 laddove si enuncia il principio giuridico della pari dignità giuridica e professionale degli ambiti disciplinari con conseguente frammentazione dei ruoli che rischia di essere codificato dalla norma diventando, in tal modo, irreversibile. Il rischio, evidente, è quello della cristallizzazione gerarchica di ruoli, valori e soggetti abilitati all’insegnamento delle diverse discipline.
2) problema dei libri di testo in rapporto sia ai nuovi programmi (nei quali si dovranno prevedere delle … "scansioni" regionali decise in ambito locale con la speranza che non siano dettate da ragioni … "politiche") sia alle nuove discipline obbligatorie sin dalla prima classe ovvero, inglese e informatica.
Quella degli anticipi nella scuola dell’infanzia è l’ultima ma non meno importante questione da affrontare ed è un argomento che ho affrontato più volte. Sarebbe un errore mortificare la professionalità del personale docente della scuola dell’infanzia (a cui si chiede – è bene rammentarlo – la laurea). Ragione per la quale ribadisco la necessità che almeno l’ultimo anno di scuola dell’infanzia diventi obbligatorio al fine di non vanificare il livello di qualificazione professionale e sociale raggiunto da questo ordine di scuola negli ultimi decenni.
si confermerebbe il no al parere esclusivo (e vincolante) dei genitori in tema di anticipo scolastico;
si contesterebbe il principio giuridico del diritto/dovere (e non più obbligo) all’istruzione inserito nei programmi di riforma in deroga all’art. 34 della Costituzione nel quale i costituenti hanno definito il concetto giuridico di "obbligo" scolastico e che costituisce – allo stato – uno dei punti di maggiore attrito con l’opposizione sociale che considera inaccettabile (e costituzionalmente scorretta) la pretesa governativa di riformulare - con una legge ordinaria per giunta - il principio di "obbligatorietà scolastica" sancito dal già citato art. 34 della Costituzione;
si affermerebbe un maggiore riconoscimento sociale alla scuola dell’infanzia statale salvaguardandone il patrimonio pedagogico professionale e culturale e garantendone – di fatto – la generalizzazione dell’offerta formativa e la concreta possibilità di frequenza a tutti i minori in età prescolare molti dei quali sono oggi costretti (per carenza di strutture logistiche e operative) a rivolgersi all’offerta formativa proposta da istituti religiosi e/o privati;
ne verrebbe affermata la specificità culturale in quanto inserita nel contesto di un sistema dell’istruzione all’interno di un percorso formativo con conseguente valorizzazione professionale dei docenti ai quali verrebbe richiesta una formazione universitaria congrua al ruolo educativo richiesto. Va da sé che una siffatta preparazione universitaria va incentivata e gratificata (anche economicamente) e non mortificata dall’esplicitazione di un ruolo assistenziale come si configurerebbe con l’inclusione nel gruppo-classe di bimbi/e minori non autosufficienti;
la scuola dell’infanzia sarebbe, così, inserita in un progetto innovativo che porterebbe a nuovi ordinamenti riguardanti questo settore scolastico come auspicava - in un parere formulato all’unanimità - il CNPI NELLA RIUNIONE DEL 10 APRILE 2001. Nuovi ordinamenti che porterebbero, finalmente, ad una reale qualificazione della scuola dell’infanzia statale.
In conclusione vorrei rammentare le considerazioni critiche formulate da numerosi colleghi intervenuti ad un Convegno sulla scuola dell’infanzia organizzato dal SAM-Gilda svoltosi a Firenze il 15 aprile 2002 (il Miur era rappresentato dalla dott.ssa Rosa Angela Giombolini) e pubblicate su Professione Docente (Maggio 2002).
L’anticipo di sei mesi alla scuola dell’infanzia – scrivevo in quella nota (Cronaca di un convegno) è vissuta – sostanzialmente – in modo negativo dai colleghi per i motivi che proverò schematicamente a sintetizzare:
scarsa considerazione dell’età evolutiva del fanciullo: sei mesi di scarto (a quell’età) sono tantissimi …. come efficacemente evidenziato (ed argomentato) dalla dottoressa Gabriella Piceno ed dal dottor Giampaolo La Malfa nelle rispettive relazioni;
pericolo – tutt’altro che accademico – di grande affluenza di "anticipatari" attratti dalla gratuità del servizio pubblico a fronte delle alte rette degli asili nido gestiti, spesso, da privati;
depauperamento delle competenze professionali e regressione della scuola dell’infanzia a "scuola materna" erogatrice di un mero servizio a carattere assistenziale;
"scippo" (è così che molte maestre/i percepiscono l’iscrizione anticipata alla scuola primaria) degli ultimi sei mesi di scuola dell’infanzia che tutti giudicano i più proficui e soddisfacenti dal punto di vista professionale per insegnanti e discenti;
la preoccupazione – condivisa anche dai docenti di scuola primaria – che la scuola pubblica (ed il suo corpo docente) sia impreparata ad accogliere al meglio questa massa di "primini" con problematiche e vissuto esperienziale così disomogenei e contradditori;
la richiesta – pressante – di aggiornamento continuo per gli insegnanti con offerte formative (di tipo universitario) degne di questo nome gratuite e accessibili a tutti/e.
Le risposte ai tanti dubbi espressi fornite dagli interlocutori istituzionali presenti al Convegno non sono state convincenti. Anzi. In alcuni casi sono apparse – a chi scrive – volutamente evasive. Né poteva essere altrimenti se si considera la genericità del disegno di legge delega presentato in Parlamento a fronte dell’ampiezza delle problematiche da affrontare e risolvere.
L’orientamento comune emerso dal Convegno di Firenze è l’invito al Governo a non forzare i tempi di approvazione di un progetto che – allo stato – suscita perplessità e che necessita di ulteriore riflessione, approfondimento di analisi e condivisione di obiettivi.
Questo era quello che pensavo un anno fa. La mia opinione - in merito - non è cambiata.
Le disastrose conseguenze di una controriforma sotto molti aspetti fantasma, ormai dovrebbero essere evidenti a tutti, eppur essa si muove. Va avanti imperterrita senza sentire la base. Eppur essa si muove e continua a dire e non dire, anche se i giochi ormai sono chiari. Eppur essa si muove e molta gente non sa o non vuole sapere con chiarezza dove andrà a finire la scuola pubblica italiana e con essa utenti ed operatori.
Drin, drin! E' ora che ci documentiamo ed informiamo la gente su questa "bellissima ed interessantissima riforma" CON-TRO-COR-REN-TE.
La conoscenza nobilita l'uomo e gli permette di non assomigliare ad un rozzo bruto, che potrà soltanto accettare ciò che gli altri gli propineranno, sempre.