Source: http://www.studioafis.it/perizia-elementi-basilari/
Timestamp: 2018-01-22 04:25:18+00:00
Document Index: 54519144

Matched Legal Cases: ['art. 220', 'art.220', 'art 187', 'art. 61', 'art.228', 'art. 1']

Perizia: elementi basilari – Studio Afis
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By studioafis 07/11/2017 Psicologia giuridica
Si può definire perizia quell’insieme di atti e valutazioni di natura tecnica che consentono al giudice di acquisire quei mezzi di prova essenziali ai fini della valutazione del giudizio. Il giudice ha la possibilità di richiedere una perizia a persona fornita di speciale competenza nella materia qualora occorresse svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche (art. 220 c.p.p.).
La perizia non è invece ammessa nei casi di cui all’art.220 comma 2 c.p.p. per stabilire l’abitualità o la professionalità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche. Questo divieto permane, da una parte per l’obiettiva difficoltà a delineare la personalità del reo e dall’altra perché siccome la perizia viene effettuata durante il processo, quindi prima che sia stata accertata la responsabilità dell’imputato, potrebbe essere utilizzata contro l’imputato stesso aggravando così la sua posizione, ad esempio, il pm potrebbe utilizzarla per avallare la sua ipotesi accusatoria.
Il giudice seglie il perito utilizzando gli appositi albi di ogni tribunale oppure sceglie l’esperto, anche se non iscritto all’albo di quel tribunale, sulla base delle sue competenze e sulla fiducia nelle sue qualità. L’appellativo di perito, riferendosi all’esperto nella materia, viene utilizzato solo in ambito penale e in riferimento all’esperto nominato dal giudice, mentre gli esperti eventualmente nominati dal PM, dalle parti o nell’ambito civile vengono chiamati consulenti tecnici o consulenti tecnici di parte a seconda di chi li abbia nominati. L’elaborato fornito dal perito, in ambito penale, ha valore di prova e il giudice può servirsene a fini decisionali nei casi di imputazione, punibilità, determinazine della pen e della misura della pena (art 187 c.p.p.), mentre in ambito civile, è un mezzo di integrazione (art. 61 c.p.c.). il giudice, comunque, ha la facoltà di decidere indipendentemente dal parere espresso dal perito o dal collegio peritale, se si tratta di più periti, in quanto per la legge italiana il giudice rimane peritus peritorum quindi con piena facoltà decisionale; nel caso in cui il giudice dissenta con il perito da lui nominato deve, per motivi logici e giuridici, motivare tale dissenso, mentre nel caso ignori le conclusioni di una perizia di parte non è tenuto a farlo.
La perizia può essere richiesta sia in ambito civile che penale; nello specifico, nel civile per l’affidamento dei figli nei casi di separazione, per le adozini nazionali e internazionali, in casi di affidamento extrafamiliare per minori maltrattati, per indagare l’idoneità genitoriale, la capacità di intendere e di volere di persone anziane o con malattie che potrebbero comprmettere tale capacità, danno psicologico, esistenziale, danno neuro-psicologico, interdizione. In ambito penale, per indagare la pericolosità sociale, la capacità di intendere e di volere, la capacità di stare in giudizio, accertamento del vizio parziale o totale di mente, o fornire indicazioni sul tipo di trattamento più adatto. Nel caso in cui si tratti di minori, la perizia andrà ad indagare la capacità di stare in giudizio, l’attendibilità a rendere testimonianza o nelle accuse, la maturità, la capacità di intendere e di volere e la pericolosità sociale.
Il perito o il consulente tecnico dovrà rispondere a specifici quesiti posti dal giudice, tali quesiti permettono all’esperto di focalizzare l’attenzione esclusivamente sugli aspetti che il giudice ritiene significativi ai fini del processo. Una buona relazione ha come fine ultimo rispondere in maniera il più chiara ed esaustiva possibile ai quesiti del giudice, è buona prassi quindi seguire una specifica metodologia, la quale può cambiare a seconda dell’approccio di riferimento dell’esperto, ma che comunque risulti accessibile anche ai non esperti. Ricordiamo infatti che la relazione, anche se stilata da un esperto in materia, verrà letta e studiata anche da persone non competenti nella materia psicologica, come il giudice stesso, il PM, gli avvocati, per tanto è necessario, ad esempio, un linguaggio si tecnico ma che sia comprensibile a tutti; è importante che siano espliciti gli step seguiti dall’esperto, le motivazioni che hanno portato alla scelta di uno specifico strumento, l’interpretazione utilizzata per uno specifico test, ecc.
Secondo l’art.228 del c.p.p. il perito per procedere alle operazioni peritali può essere autorizzato dal giudice a visionare gli atti e i documenti prodotti dalle parti; inoltre, può essere autorizzato ad assistere all’esame delle parti e all’assunzione di prove, e a servirsi di ausiliari di sua fiducia. Una volta fatto ciò, il perito può procedere ai lavori peritali; nella udienza di nomina egli stabilisce il giorno, l’ora e l’inizio di tali operazioni. Per rispondere ai quesiti l’esperto può avvalersi di diversi strumenti quali l’osservazione diretta, il colloquio, l’utilizzo di specifici test, di cui è bene allegare i protocolli originali. Tutta la metodologia seguita deve essere riportata dettgliatamente nella relazione peritale.
Sarebbe buona prassi videoregistrare e/o audioregistrare tutti gli incontri, previa autorizzazione del giudice, soprattutto quando le operazioni peritali si svolgono senza la presenza del giudice e in presenza di un minore. Questa prassi, oltretutto, permette all’operatore di avere un dato oggettivo su cui poggiare le proprie valutazioni e agli eventuali consulenti di parte di seguire le operazioni peritali concretamente.
Volendo schematizzare: nella premessa viene esplicitato l’incarico, l’autorità giudiziaria che lo ha conferito, se si tratta di perizia d’ufficio, o della parte che ha richiesto la perizia, se si tratta di perizia di parte, le modalità e la data. Nel caso l’incarico venga dall’autorità giudiziaria si elencano i quesiti del giudice, con eventuali approfondimenti delle parti, a cui l’esperto deve rispondere.
Dopo la premessa, è opportuno riportare una sintesi dei fatti per cui è in corso il processo, in questa sintesi è bene evidenziare quegli elementi che agevoleranno la lettura della valutazione dell’esperto. E’ necessaria poi una presentazione della metodologia utilizzata, quindi i colloqui condotti, gli strumenti di rilevazione e di osservazione utilizzati. Una discussione dei dati ottenuti che il perito ritiene rilevanti. Infine, le conclusioni e le risposte dettagliate ai quesiti, in questa parte può essere opportuno riportare ogni quesito con la relativa risposta.
Incarico ed elencazione dei quesiti
Conclusioni e risposte ai quesiti
Vizi metodologici
Assenza di verificabilità o controvertibilità
Secondo Manacordasi parla di assenza di verificabilità o controvertibilità riferendosi alla necessaria distinzione delle diverse parti che costituiscono una perizia, in modo che i fatti vengano separati dalle opinioni. Egli si riferisce alla necessità di rigore e scientificità nella stesura dell’elaborato al fine che risulti scevro da pregiudizi personali. Allo stesso tempo è richiesto un filo conduttore tra le diverse parti che sia subito recepibile allo scopo di permettere al giudice, agli avvocati e agli eventuali consulenti di valutare l’attendibilità dell’elaborato e condividerne o controbbatterne le conclusioni.
Distorsione ideologica
Parlando di distorsione ideologica ci si riferisce ai preconcetti che un perito può avere rispetto ai fatti su cui deve proporre le sue conclusioni. Appare ovvio che non sia possibile annullare le proprie ideologie ma è altresì possibile per l’esperto essere consapevole dei propri limiti ed in tal senso fare una giusta autocritica, onde evitare di colludere con una delle parti. Rischio questo più frequente nei casi che per qualche aspetto ripercorrono esperienze personali.
Un altro e forse il più significativo tra i vizi metodologici è la indistinzione tra ruolo clinico e ruolo forense. Essere uno psicologo clinico non rende automaticamente quel professionista in grado di lavorare nel settore giuridico, essendo i due ambiti estremamente distanti tra loro. Innanzitutto vengono a mancare degli elementi specifici della clinica quali ad esempio il setting propriamente detto, nella pratica forense esso viene a mancare in quanto l’imputato viene esaminato in presenza degli avvocati, in alcuni casi del giudice, e degli altri eventuali consulenti, cosa non ammissibile nella prassi clinica.
Lo stesso avviene per l’indagine psicodiagnostica o per l’ascolto del minore, infatti anche se in quest’ultimo caso vi è una situazione più protetta nella quale è previsto l’utilizzo di uno specchio unidirezionale in modo che il minore non veda chi c’è dall’altra parte dello specchio, vi è comunque la presenza di altre persone che possono intervenire per porre delle domande al bambino. In secondo luogo, anche se il giudice in qualità di peritus peritorum ha piena facoltà decisionale, lo psicologo forense deve essere consapevole, come cita l’art. 1 delle linee guida deontologiche per lo psicologo forense,
“della responsabilità che deriva dal fatto che nell’esercizio della sua professione può incidere significativamente .. sulla salute, sul patrimonio e sulla libertà degli altri. Pertanto presta particolare attenzione alle peculiarità normative, organizzative, sociali e personali del contesto giudiziario ed inibisce l’uso non appropriato delle proprie opinioni e della propria attività”. Qualora le operazioni peritali procedessero secondo modalità prettamente cliniche, ad esempio richiedendo l’assenza delle parti, la perizia risulterebbe non valida in quanto in questo caso verrebbe violato il principio del contraddittorio.
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