Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9994-del-20-04-2017
Timestamp: 2020-08-04 03:37:46+00:00
Document Index: 158651394

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 904', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 900', 'art. 900', 'art. 900']

Sentenza Cassazione Civile n. 9994 del 20/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9994 del 20/04/2017
Cassazione civile, sez. II, 20/04/2017, (ud. 08/02/2017, dep.20/04/2017), n. 9994
sul ricorso 18652/2012 proposto da:
T.Z., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
PALLAVICINI 19, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO SAVERIO
MONNO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato CLAUDIA
TR.PI., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE
DELLE MILIZIE 22, presso lo studio dell’avvocato IGOR TURCO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRANCESCA LARESE;
avverso la sentenza n. 1541/2011 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
udito l’Avvocato CLAUDIA BETTIOL, difensore della ricorrente, che si
La Corte d’appello di Venezia, con sentenza depositata 11 luglio 2011, in riforma della sentenza emessa il 31 maggio 2004 dal Tribunale di Belluno, rigettò la domanda avanzata da T.Z. nei confronti di Tr.Pi., con la quale, prospettando l’esercizio di due vedute, arbitrariamente chiuse dalla controparte, la quale aveva innalzato il livello della corte, aveva agito ai sensi dell’art. 904 c.c..
Avverso la statuizione d’appello ricorre la T., prospettando due motivi di censura. Resiste con controricorso la Tr.. All’approssimarsi dell’udienza entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative.
Quanto al primo profilo, la Corte locale aveva negato che le due aperture consentissero inspectio e prospectio assumendo a fondamento le conclusioni del CTU e considerata la allocazione delle predette a circa 110 e 85 cm dal pavimento e della loro dimensione (una, larga 24 cm ed altra 35 cm e l’altra, larga 52 cm ed altra 60 cm). Senza tenere conto che simili finestre, le quali consentivano comunque di affacciarsi agevolmente, senza l’aiuto di supporti artificiali, erano abbastanza diffuse nei fabbricati di montagna, peraltro, presentavano misure abbastanza prossime a quelle adottate per gli edifici moderni.
Quanto all’altro profilo, la sentenza non aveva considerato le dichiarazioni rilasciate dai testi S.A., R.D., B.G. e P.L.A., le quali avevano concordemente affermato che dalle aperture in parola era possibile vedere sia frontalmente, che lateralmente, ed altresì affacciarsi.
Con il secondo motivo la T. denunzia la violazione di non meglio specificate norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
La ricorrente dopo aver ricordato, che a mente dell’art. 900 c.c., è necessario che la finestra consenta inspectio e prospectio, senza che entrambe le possibilità siano esercitabili in maniera disagevole, ha espresso l’opinione che prospicere in alienum “non significa sporgersi con tutto il busto fuori dall’apertura”, bensì “esclusivamente di affacciarsi a guardare anche lateralmente, attività per la quale è sufficiente affacciarsi con il viso”. Di conseguenza, la Corte territoriale aveva errato nel ritenere che l’affaccio implicasse di necessità lo sporgersi con il corpo. Senza contare che dalla finestra più grande era ben possibile anche sporgersi con il busto.
La inadeguatezza delle due finestre a consentire un comodo esercizio di veduta appare indiscutibilmente conclamato dall’accertamento del CTU, nonchè, peraltro dal dimensionamento e dalla collocazione delle predette, che ha permesso alla Corte di merito di svolgere un ineccepibile ragionamento logico, sulla base del quale, tenendo conto dell’altezza e della corporatura media di un uomo sarebbe risultato quanto meno incomodo l’atto dell’inspicere e del prospicere.
In particolare non risponde alla conforme pluridecennale interpretazione dell’art. 900 c.c., elaborate in sede di legittimità la tesi dedotta in ricorso. Laddove deve ritenersi considerazione acquisita che la non comodità deriva non soltanto dalla necessità di avvalersi di supporti strumentali, al fine di consentire l’affaccio e la possibilità di guardare liberamente in avanti, in alto, in basso e lateralmente, ma anche dalla difficoltà intrinseca di far luogo a tale attività, senza assumere posture innaturali, difficoltose o, addirittura, rischiose. Nella specie, e di tutta evidenza, per esperienza comune, che un uomo, anche di bassa statura, per affacciarsi da una apertura posta a 110 cm dal suolo (ancor più, ovviamente a 85 cm) deve prendere una posizione platealmente e scomodamente curva, che se può consentirgli una qualche visione diretta, tuttavia, rende la rotazione del capo e l’affaccio palesemente inusuali e scomodi. Di talchè, a tutto concedere, non potrebbe che trattarsi di assunzione posturale protraibile a fatica e solo per un tempo assai breve, con sforzo e senza alcuna comodità. A ciò, deve aggiungersi l’angustia dell’apertura, che, addirittura, in un caso, consentirebbe appena di introdurre la testa (fra le tante, si segnalano per l’assimilabilità della fattispecie, almeno quanto ad altezza dal suolo – in un caso, 90 cm e nell’altro, 120 – Sez. 2, n. 18910, 5/11/2012, Rv. 624113; Sez. 2, n. 4015, 977/1984, Rv. 435985).
In definitiva la decisione censurata risulta esente dai lamentati vizi logici ed ha fatto corretta applicazione dell’art. 900 c.c., siccome interpretato da questa Corte.