Source: http://studiolegalericciardi.it/Areediattivit%C3%A0/INVALIDIT%C3%80CIVILE/tabid/698/language/it-IT/Default.aspx
Timestamp: 2018-12-19 09:21:59+00:00
Document Index: 179019700

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 149', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 62', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 149', 'art. 149', 'art. 149', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 149', 'art. 443', 'art. 149', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 149', 'art. 437', 'art.\n149', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 38', 'art. 2', 'Cass. Sez. ', 'art.\n149', 'art. 149', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 149', 'art. 5', 'art.443', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'art.\n111', 'art. 20', 'art. 38', 'art. 443', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 130', 'art. 7', 'art. 44', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza\n']

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La pensione agli invalidi civili. Che cos'è?
E' una prestazione di natura assistenziale a cui hanno diritto gli invalidi civili totali e parziali, i ciechi e i sordomuti che
non hanno redditi personali o, se ne hanno, sono di modesto importo.
Il riconoscimento dell'invalidità spetta alle Regioni, che verificano i requisiti sanitari attraverso Commissioni mediche
istituite presso le Aziende sanitarie locali (Asl).
Solo in alcuni casi, a seguito di specifici accordi, le Regioni possono demandare all'Inps il riconoscimento amministrativo
della prestazione di invalidità civile.
Recenti modifiche legislative hanno trasferito all'Inps le residue competenze del Ministero dell'Economia e delle Finanze
in tema di verifiche sanitarie dell'invalidità civile successive al suo riconoscimento.
Coloro che percepiscono la pensione d'invalidità civile possono, a determinate condizioni, avere diritto anche alle maggiorazioni sociali. (cd "trattamento minimo").
invalidi civili Assegno di assistenza € 4.238,26 € 246,73
Indennità di frequenza minori € 4.238,26 € 246,73
Pensione di inabilità € 14.466,57 € 246,73
Indennità di accompagnamento senza limite € 465,09
sordomuti Pensione € 14.466,57 € 246,73
Indennità di comunicazione senza limite € 233,00
ciechi civili Pensione ciechi assoluti (*) € 14.466,57 € 266,83
Pensione ciechi parziali:assegno decimisti € 6.955,11 € 183,10
Pensione ventesimisti € 14.466,57 € 246,73
Indennità ventesimisti senza limite € 172,86
Indennità di accompagnamento senza limite € 733,41
* Se il non vedente è ricoverato, la pensione è di € 246,73
rilasciato dalla Azienda Sanitaria Locale (Asl) e deve essere presentata alla Asl competente per residenza, tramite questo Srudio Legale che offre assistenza gratuita.
Le prestazioni per gli invalidi civili, ciechi civili e sordomuti possono essere riscosse presso l'ufficio postale o bancario, in contanti allo sportello o con accredito sul conto corrente.
In caso di diniego di pensione, a seguito di un aquantificazione inadeguata della percentuale di invalidità civile, interviene lo Studio Legale Ricciardi, proponendo ricorso avverso il verbale della Commissione Medica e fornendo ai propri assistiti il necessario supporto medico legale, per essere affiiancati in sede di Giudizio, allorquando con apposita perizia medico-legale saranno rivalutale dal Giudice le patologie invalidanti.
Per ogni chiarimento, formulare un quesito compilando il modulo qui
INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO:DECORRENZA DELLA PRESTAZIONE CONSEGUITA IN CORSO DI CAUSA.
Le Sezioni Unite ancorano la decorrenza della prestazione al momento del sopraggiungere del requisito sanitario, così come accertato dalla consulenza tecnica.
2.- LA DECORRENZA DELLE PRESTAZIONI ASSISTENZIALI .
L’art. 12 , comma 1, della legge 30 marzo 1971 n.118, in riferimento alla pensione di
inabilità prevede che “ ai mutilati ed invalidi civili di età superiore agli anni 18, nei cui confronti,
in sede di visita medico sanitaria, sia accertata una totale inabilità lavorativa, è concessa a carico
dello Stato ……una pensione di inabilità…..da ripartire in tredici mensilità con decorrenza dal
primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda per l’accertamento
dell’inabilità”.
L’art. 13 della citata legge, in riferimento all’assegno di invalidità, prevede che ai mutilati ed
invalidi civili di età compresa tra i 18 e i 65 anni, incollocabili al lavoro e nei cui confronti sia stata
accertata una riduzione della capacità lavorativa in misura superiore al 74 per cento, possa essere
attribuito un assegno mensile di invalidità “ con le stesse condizioni e modalità previste per
l’assegnazione della pensione di cui all’articolo precedente”.
Analogamente il comma 4 dell’art. 3 della legge 11 febbraio 1980 n. 18 sulla indennità di
accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili, prevede che “ il diritto all’indennità di
accompagnamento decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale viene presentata
Il D.P.R. 21 settembre 1994 n. 698 ("Regolamento recante norme sul riordinamento dei
procedimenti in materia di riconoscimento delle minorazioni civili e sulla concessione dei benefici
economici"), dopo avere disciplinato all'art. 4 il procedimento per la concessione delle provvidenze
economiche ai minorati civili, dispone al comma primo del successivo art. 5, che i benefici
economici, di cui al comma 1 dell'art. 4, riconosciuti dai prefetti, decorrono dal mese successivo
alla data di presentazione della domanda amministrativa o dalla diversa successiva data di
insorgenza del requisito sanitario.
Il previo esperimento della procedura amministrativa contenziosa è condizione necessaria
(di procedibilità, e non più di proponibilità, a seguito della l. n. 533 del 1973) del ricorso
giurisdizionale, ma l’azione giudiziaria non rappresenta una forma di impugnazione del
provvedimento amministrativo di diniego delle prestazioni previdenziali: essa ha ad oggetto
l’accertamento di diritti soggettivi direttamente e immediatamente garantiti dall’ordinamento.
La fase amministrativa è legata alla successiva ed eventuale fase giurisdizionale dall’art. 149
disp. att. c.p.c. , il quale prevede che “ nelle controversie in materia di invalidità pensionabile deve
essere valutato dal giudice anche l’aggravamento della malattia, nonché tutte le infermità comunque
incidenti sul complesso invalidante che si siano verificate nel corso tanto del procedimento
amministrativo che di quello giudiziario”.
Costituisce ius receptum l’affermazione secondo cui il requisito sanitario può sopravvenire
anche nel corso del procedimento giudiziario, in relazione, non solo all’aggravamento di malattie
precedenti, ma anche a quelle che siano medio tempore insorte.
decorrenza della pensione di inabilità, dell’assegno di invalidità e dell’indennità di
accompagnamento dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda
amministrativa, che va individuata nello scopo di evitare che eventuali ritardi imputabili alle
Commissioni mediche in riferimento agli accertamenti sanitari si risolvano in un danno per i
soggetti già invalidi nella misura di legge fin dalla data di presentazione della domanda
In presenza di tali chiare previsioni normative, alla data della richiesta è temporalmente e
automaticamente collegato il momento della insorgenza del diritto dello stesso richiedente al
beneficio, e ciò per effetto della positiva verifica circa la corrispondenza delle concrete, e
preesistenti, condizioni personali dell'istante, quali dallo stesso rappresentate nella domanda, a
quelle richieste, in astratto, dalla legge per la fruizione della provvidenza, avendo l'accertamento
una funzione meramente dichiarativa e non costitutiva, secondo quanto, espresso dalla stessa Corte
costituzionale con sentenza n. 209 del 1995.
La Cassazione non esclude che i sanitari incaricati dell'indagine - per il caso in cui si provveda al
controllo ad una lunga distanza temporale dalla richiesta - possano esprimere il motivato parere che
la situazione fisica o mentale dell'interessato abbia raggiunto lo stato legittimante il riconoscimento
del beneficio solo a seguito di sopravvenuti aggravamenti. Ciò, peraltro, potrà essere consentito
esclusivamente in base a motivate considerazioni che in tal senso inducano alla luce dei dati
acquisiti nel corso della indagine, raffrontati con quelli precedenti risultanti dall'anamnesi e dalla
In tal caso, peraltro, la decorrenza del beneficio, anziché coincidere con quelle di cui agli artt. 12 e
13 della legge 30.3.1971, n. 118, (e cioè dal primo giorno del mese successivo a quello di
presentazione della domanda) potrà corrispondere al momento del sopraggiungere del requisito
fisico (in tal senso v. Cass., 23.9.1999, n. 10457; Cass., 17.10.2002, n. 14732).
In quest'ultimo caso è, in ogni caso, necessario che la Commissione indichi la diversa data
successiva di insorgenza dello stato di invalidità: in tal senso dispone espressamente l'art. 5 c. 1 del
D.P.R. 21.9.1994, n. 698 secondo il quale "i benefici economici di cui al c. 1 dell'art. 4 (ovvero le
1 ha precisato la ratio delle disposizioni di legge appena richiamate, che fissano la
Cass. 27 agosto 2003 n. 12564.
provvidenze economiche spettanti ai minorati civili) riconosciuti dai Prefetti decorrono dal mese
successivo alla data di presentazione della domanda di accertamento sanitario all'USL, o dalla
diversa successiva data eventualmente indicata dalle competenti Commissioni sanitarie".
In conclusione, nell'ipotesi di istanza di riconoscimento del diritto all'assegno di invalidità - come
pure del diritto alla pensione di invalidità, nonché dell'indennità di accompagnamento, identico
essendo il regime legale di decorrenza - una volta che l'invalido abbia fornito la dimostrazione della
sussistenza delle patologie legittimanti il beneficio, automaticamente la decorrenza di questo si
colloca - in assenza di una diversa data indicata dalle competenti Commissioni sanitarie - al primo
giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda in sede amministrativa,
restando, invece, a carico dell'Amministrazione onerata della prestazione provare, eventualmente,
una diversa data di insorgenza dello stato inabilitante.
disporre che l'indennità di accompagnamento decorre dal primo giorno del mese successivo a quello
nel quale viene presentata la domanda, lungi dal porre una presunzione di sussistenza, a quella data,
dei presupposti per il riconoscimento del beneficio richiesto, pone invece un limite temporale alla
riconoscibilità di detto beneficio, nel senso che, ove dall'accertamento sanitario risulti che la
situazione legittimante il beneficio richiesto era presente già al momento della presentazione della
domanda (o prima), il suddetto beneficio non può in ogni caso essere riconosciuto anteriormente al
primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, senza peraltro in alcun
modo escludere la possibilità di una decorrenza posteriore in caso di accertamento della sussistenza
dei presupposti di legge da epoca successiva.
Va rilevato che la pensione e l'assegno di inabilità civile di cui agli artt. 12 e 13 l. 30 marzo
1971 n. 118 non possono essere riconosciuti a favore di soggetti il cui stato di invalidità a norma di
legge si sia perfezionato con decorrenza successiva al compimento del sessantacinquesimo anno di
età, nè tali benefici possono essere mantenuti da coloro, cui siano stati attribuiti, dopo il
compimento dell'età suindicata, come si evince dal complessivo sistema normativo, che per gli
ultrasessantacinquenni prevede l'alternativo beneficio della pensione sociale, anche in sostituzione
delle provvidenze per inabilità già in godimento, e come è stato confermato dall'art. 8 d.lg. 23
novembre 1988 n. 509
Quanto al rapporto tra pensione di inabilità e indennità di accompagnamento , la
giurisprudenza della Cassazione ha precisato che ai fini della decorrenza del diritto alla pensione di
inabilità non ha rilevanza la preesistenza del rapporto assistenziale per essere l'invalido già titolare
dell'indennità di accompagnamento, in quanto il diritto alla pensione di inabilità ha presupposti
sanitari ed economici diversi, che perciò devono essere accertati distintamente da quelli relativi alla
prestazione già esistente
Per completezza va aggiunto che nella materia previdenziale relativa alle pensioni a carico
dell’assicurazione generale obbligatoria di invalidità vecchiaia vi sono analoghe previsioni ( art. 18,
secondo e terzo comma, DPR 27 aprile 1968 n. 488; art. 62 RDL 4 ottobre 1935 n. 1827; art. 26,
settimo comma, L. 30 aprile 1969 n. 153) che prevedono la decorrenza delle prestazioni dal primo
giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda amministrativa
2 ha inoltre chiarito che l'art. 3 l. n. 18 del 1980, nel3.4.5.
Cass. 20 aprile 2004 n. 7576.
Cass. 12 marzo 1996 n. 2011;Cass. 17 giugno 2000 n. 8272; Cass. 21 febbraio 2001 n. 2554 ; Cass., 8 giugno 2001, n.
Cass.16 dicembre 1999, n. 14150.
Dal quadro di queste assonanze si discosta, in materia di pensione di vecchiaia, l'art. 6 della
legge 23 aprile 1981 n. 155, il quale ha modificato il precedente regime dell'art. 18 del D.P.R. 27
aprile 1968 n. 488 - che faceva decorrere la prestazione dal primo giorno del mese successivo a
quello di presentazione della domanda - stabilendo, nel primo comma, che la pensione di vecchiaia
decorre dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale l'assicurato ha compiuto l'età
pensionabile (oppure, se posteriore, a quello in cui vengono raggiunti i requisiti di anzianità
assicurativa e contributiva) ed attribuendo, nel secondo comma, all'assicurato medesimo la facoltà
di chiedere, nella domanda di liquidazione della pensione, che la decorrenza sia spostata al primo
giorno del mese successivo a quello in cui è stata presentata la domanda stessa
L'art. 6 della legge 23 aprile 1981 n. 165, che ha carattere innovativo e di maggior favore
rispetto all'art. 18 del D.P.R. 27 aprile 1968 n. 488 (cfr. in tali sensi tra le altre: Cass. 4 agosto 1994
n. 7228; Cass. 13 aprile 1992 n. 4490; Cass. 15 novembre 1991 n. 12256) stabilisce, per quanto
attiene alla decorrenza della pensione di vecchiaia, un sistema differenziato, in relazione al quale il
momento del realizzarsi della fattispecie integratrice ne segna, di contro, il momento della
3.- LA QUESTIONE AL VAGLIO DELLE SEZIONI UNITE DELLA CORTE DI
Circa la decorrenza della prestazione assistenziale, nell’ipotesi in cui la stessa venga
riconosciuta in corso di giudizio, si è formato un contrasto giurisprudenziale.
Le SSUU richiamano l’orientamento espresso in alcune pronunce della Corte
quale le disposizioni dettate per la fase amministrativa, anteriore al processo giurisdizionale, e
statuenti la decorrenza della prestazione al primo giorno del mese successivo all’epoca della
maturazione dei requisiti , esprimono un principio di ordine generale.
Secondo tale orientamento la decorrenza legale vale a configurare la consistenza stessa del
diritto riconosciuto dalla legge e non rappresenta affatto uno spatium deliberandi (che potrebbe, del
resto, risultare annullato nel caso in cui la domanda venga presentata nell'ultimo giorno del mese)
concesso all'ente assistenziale, in ipotetica analogia al criterio dei centoventi giorni dalla domanda
amministrativa, dettato in via generale dall'art. 7 della legge 11 agosto 1973, n. 533 per l'insorgere
della mora relativamente alla corresponsione degli interessi legali (Cass. 17 febbraio 2001, n. 2374;
Cass.6 marzo 2001, n.3244), dilazione comunemente ritenuta non spettante qualora il diritto alle
somme capitali risulti venuto in essere durante lo svolgimento dell'iter processuale.
Si ritiene inoltre che la decorrenza legale sia intesa a semplificare l’attività di liquidazione della
prestazione, col fissare la scadenza delle singole rate per tutti i beneficiari all’inizio di ogni mese.
Sulla base di tale ratio si ritiene dunque che il principio debba valere non solo durante la fase
amministrativa, ma anche nel caso in cui il requisito sanitario sopravvenga in corso di causa.
La Suprema Corte richiama inoltre altra giurisprudenza dello stesso tenore formatasi in
materia previdenziale.
Secondo un consolidato orientamento della Cassazione
in cui la soglia invalidante risulti superata nel corso del giudizio, decorre, secondo la regola stabilita
dall'art. 18 del d.p.r. 27 aprile 1968 n. 488, dal primo giorno del mese successivo a quello
7 in base al8, il trattamento d'invalidità, nel caso
Cass.. 4 agosto 1994 n. 7228; Cass. 17 aprile 1998 n. 3928.
Cass. 23 luglio 1994 n. 6848; Cass. 24 febbraio 1995 n. 1844; Cass. 25 novembre 1995 n. 12200.
Cass. 21 agosto 2003 n. 12303.
dell'insorgenza dell'invalidità (Cass. 4 aprile 2002 n. 4834; Cass. 17 febbraio 2001 n. 2374; Cass. 20
febbraio 1995 n. 1844; Cass. 23 luglio 1994 n. 6848; Cass. 16 febbraio 1993 n. 1409).
Altre pronunce della Corte , richiamate dalle SSUU
decorrenza del beneficio, anziché coincidere dal primo giorno del mese successivo alla maturazione
dei requisiti, debba corrispondere al momento del sopraggiungere del requisito sanitario.
Le SSUU ritengono che sia esatto il secondo orientamento riportato.
Tali arresti giurisprudenziali confermano l’applicazione dell’art. 149 cpc anche ai processi di
disposizione dell'art. 149 disp. att. al c.p.c., che impone di valutare anche gli aggravamenti delle
malattie, nonché tutte le infermità incidenti sul complesso invalidante, verificatisi nel corso del
procedimento amministrativo e giudiziario, trova applicazione in quanto espressione di un principio
generale di economia processuale, nonché in base al canone interpretativo desunto dal precetto
costituzionale di razionalità e di uguaglianza, per il riconoscimento del diritto alle prestazioni
assistenziali dovute ai mutilati e invalidi civili ai sensi della legge 30 marzo 1971 n. 118, e quindi
anche per la particolare prestazione assistenziale dovuta agli invalidi non autosufficienti, vale a dire
l'indennità di accompagnamento di cui alla legge n. 18 del 1980.
Sempre in virtù del principio generale di economia processuale, nonché in base al canone
interpretativo desunto dal precetto costituzionale di razionalità e di uguaglianza, l'art. 149 c.p.c.,
essendo volto a superare preclusioni che possano derivare dal generale principio, in materia
previdenziale, della previa domanda amministrativa, e, nell'ordinamento processuale, della
pronuncia nei limiti della domanda e quindi dello stesso principio devolutivo che regola, in via
generale, il processo di appello, trova applicazione anche nel corso del giudizio di appello (cfr. in
tali sensi: Cass. 4 aprile 2002 n. 4834).
I giudici di legittimità hanno, in adesione ai suddetti principi e canoni ermeneutici, riconosciuto
anche che l'assicurato, ove abbia proposto domanda di attribuzione di assegno di invalidità e nel
corso del giudizio sia stata accertata a suo carico la sussistenza di aggravamenti o nuove infermità -
tali da determinare una assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa -
, può avanzare nel medesimo giudizio domanda di pensione di inabilità atteso che, in caso contrario,
egli sarebbe costretto ad attendere l'esito del giudizio, secondo quanto dispone l'art. 11 della legge
n. 222 del 1984, ed a ricominciare successivamente l'iter amministrativo, con l'oggettiva preclusione
di una piena tutela del suo diritto (proprio in una situazione in cui egli avrebbe maggior bisogno di
una tutela sollecita in ragione del grave stato di salute e della conseguente inabilità ad ogni proficuo
lavoro), tale da apparire lesiva di diritti fondamentali, quali quelli garantiti dagli artt. 3, 24 e 38
Cost. (in tali sensi cfr. Cass. 27 marzo 2001 n. 4385)
Un recente arresto della Cassazione Civile
ricorrente censurava la sentenza impugnata per avere il giudice dell'appello riconosciuto la pensione
di inabilità pur in assenza della relativa domanda giudiziale e dell'istanza in sede amministrativa.
9 , hanno invece ritenuto che la10 ha ripetutamente ribadito il principio per cui la11.12 ha rigettato il ricorso dell’Inps con cui l'Istituto
febbraio 2004 n. 2314.
Cass. 13 agosto 1998 n. 7074; Cass. 23 settembre 1999 n. 10457 ; Cass. 17 dicembre 2003 n. 19338;; Cass. 6
11534; Cass. 21 maggio 1998 n. 5093.
Cass.25 marzo.1992 n. 3706; Cass. 28aprile.1992 n. 5091; Cass. 9 giugno 1995 n. 6522; Cass. 6.novembre1995 n.
Cass. 7 novembre 2003 n. 16755
Cass. 8. Luglio 2004 n. 12658.
Nel caso in esame, il giudice di primo grado, disposta ed esperita consulenza tecnica, aveva
rigettato il ricorso con il quale si chiedeva il riconoscimento del diritto alla corresponsione
dell'assegno ordinario di invalidità già richiesto all' INPS con domanda amministrativa.
Avverso la decisione di primo grado l'assicurata proponeva appello.
Il Giudice del gravame, disposta una nuova consulenza tecnica, lo accoglieva ,
riconoscendo il diritto dell'appellante all'assegno di invalidità nonché ,con decorrenza successiva,
anche il diritto alla pensione di inabilità .
A supporto della conferma della sentenza di appello, la Corte parte da un esame del disposto
dell'art. 149 disp. att. c.p.c
La suddetta disposizione testualmente statuisce che: "Nelle controversie in materia di invalidità
pensionabile deve essere valutato dal giudice anche l'aggravamento delle malattie nonché tutte le
infermità comunque incidenti sul complesso invalidante che si siano verificate nel corso tanto del
procedimento amministrativo che di quello giudiziario".
La dottrina ha evidenziato il carattere del tutto innovativo dell'art. 149 disp. att. c.p.c. sottolineando
come il legislatore avesse dato rilevanza non solo agli aggravamenti avvenuti in corso di causa ma
anche alle nuove malattie sopravvenute favorendo una attuale e globale valutazione dello stato
invalidante al momento in cui doveva in concreto attribuirsi la singola prestazione previdenziale. Al
riguardo sono state sottolineate le particolarità caratterizzanti le controversie in materia di invalidità
pensionabile e si è anche precisato che l'applicazione della norma in esame porta all'inoperatività
dell'art. 443 c.p.c. in quanto il giudice è esonerato dal sospendere il giudizio, sempre che la malattia
sopravvenuta nel corso del giudizio incida sul complesso invalidante, cui si riferisce la domanda, e
sempre che l'aggravamento sia rapportabile alla malattia denunciata, dovendo invece, al di fuori di
tali casi trovare applicazione la normativa ordinaria. In altri termini, l'onere della denunzia sussiste
sempre, ma per il suo assolvimento sono irrilevanti l'aggravamento della malattia ed il sopravvenire
di malattie che incidano sul complesso invalidante.
In un siffatto contesto l'art. 149 disp. att. c.p.c. è stato visto operare in una duplice direzione per
attuare, da un lato, il principio dell'economia processuale e, per favorire, dall'altro, l'assicurato
evitando che lo stesso sia costretto - proprio in un momento in cui ha bisogno di maggiore tutela per
l'evoluzione e l'aggravamento della sua infermità - a presentare nuove denunzie all' INPS , con il
concreto pericolo di un effettivo pregiudizio all'integrale riconoscimento dei suoi diritti, in ragione
del tempo richiesto per l'espletamento delle procedure amministrative e per la ripresa del giudizio: e
ciò anche in concreta attuazione dei principi costituzionali di cui all'art. 38 Cost., che possono
rimanere pregiudicati irrimediabilmente da procedure amministrative e da giudizi lunghi e
complessi. Ed in un'ottica di valorizzazione delle esposte esigenze, non si è mancato di rilevare -
anche se in epoca antecedente al nuovo assetto normativo introdotto dalla legge 12 giugno 1984 n.
222 diretto ad attribuire rilevanza giuridica a due diversi livelli di invalidità in relazione ai quali
sono previste due prestazioni economiche distinte (assegno ordinario di invalidità ex art. 1 e
pensione ordinaria di inabilità ex art. 2) - che la causa petendi nei giudizi aventi ad oggetto il
riconoscimento della pensione di invalidità è rappresentata dalla valutazione del reale stato
invalidante, che va compiuta tenendo conto della effettiva e concreta situazione patologica esistente
al momento del definitivo accertamento. È stato anche rilevato che l'art. 149 importa una evidente
eccezione al principio della preclusione di nuove allegazioni e nuove prove stabilito dall'art. 437
c.p.c. in quanto legittima la parte interessata a dedurre aggravamenti e nuove malattie ed asseverarli
con idonea documentazione (Cass. 4 aprile 2002 n. 4834; Cass. 23 febbraio 1984 n. 1282; Cass. 17
dicembre 1983 n. 7464).
La Corte di Cassazione è poi intervenuta ampliando progressivamente l'ambito operativo dell'art.
149 applicando in via analogica la disposizione in oggetto alla materia relativa agli infortuni sul
lavoro (cfr ex plurimis: Cass. 15 luglio 1995; n. 7705; 19 giugno 1990 n. 6135; 16 giugno 1989 n.
2904) e in materia di indennità di accompagnamento (Cass. 24 ottobre 1998 n. 10588), mettendo in
rilievo come una siffatta opzione ermeneutica sia imposta da principi costituzionali di razionalità ed
uguaglianza e trovi giustificazione non solo nella sussistenza della identità di ratio e sotto il profilo
dell'attuazione del principio di economia, ma anche nel rilievo che le discipline sostanziali
riguardanti le controversie previdenziali, quelle di assicurazione contro gli infortuni e quelle di
assistenza sociale sono accomunate tutte dall'essere volte a sopperire ad un bisogno indilazionabile
dell'assistito, riconosciuto come degno di tutela dall'ordinamento (Cass.24 ottobre 1998 n. 10588).
Nella pronuncia riportata, la Corte chiarisce di non ignorare l'indirizzo della Cassazione secondo
cui, se è vero che il soggetto che ha chiesto in via amministrativa la pensione di inabilità può
chiedere in giudizio l'assegno di invalidità - atteso che tra le due prestazioni relative ad un diverso
grado di compromissione della capacità lavorativa ma presupponenti gli stessi requisiti assicurativi
e contributivi intercorre un rapporto di continenza - non è vero, però, che il contrario in quanto il
soggetto che in sede amministrativa ha chiesto l'assegno di invalidità, non può chiedere in sede
giudiziaria la pensione di inabilità perché in tale ultima ipotesi la domanda giudiziale relativa alla
pensione deve considerarsi improponibile in ragione dell'assenza di un indefettibile presupposto
dell'azione rappresentato dalla domanda amministrativa (cfr. in questo senso Cass. 17 maggio 1999
n.4782).
A ben vedere, l'orientamento in esame, che nega la possibilità che una volta iniziato il giudizio non
possa più - pur in presenza di aggravamenti o di nuove infermità che determinino una assoluta e
permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività amministrativa - domandarsi la pensione di
inabilità, finisce per operare una frattura con il richiamo effettuato da questa stessa Corte ai principi
di razionalità e di uguaglianza con riguardo a tutte le controversie previdenziali, assistenziali e
relative agli infortuni e malattie professionali, investendo tali controversie, sia pure con diverse
modalità, posizioni degli assistiti meritevoli di una sollecita tutela. Né può sottacersi che l'art. 11
della legge n. 222 del 1984 prescrive che l'assicurato che abbia in corso o presenti una domanda
intesa ad ottenere il riconoscimento del diritto all'assegno di invalidità o alla pensione di inabilità
non possa presentare un'ulteriore domanda per la stessa prestazione sino a quando, nel caso di
ricorso in sede giudiziaria, non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato.
È stato rilevato in proposito che sostenere che l'assicurato divenuto inabile nel corso del giudizio
instaurato per l'ottenimento dell'assegno di invalidità sia costretto ad attendere il passaggio in
giudicato della sentenza per poter richiedere la pensione di inabilità, significa dare dell'art. 149 disp.
att. c.p.c. una lettura suscettibile di far sorgere consistenti dubbi di illegittimità costituzionale. È
evidente, infatti, che una siffatta interpretazione del dato normativo - contenente in sé un'evidente
contraddizione in quanto da un lato imporrebbe all'assicurato un regresso alla fase amministrativa e
dall'altro gli impedirebbe tale regresso sino all'esito del giudizio - finirebbe col precludere
all'assicurato la possibilità di una piena tutela del suo diritto proprio in quei casi in cui ha più
bisogno di una sollecita tutela (in ragione del suo grave stato di salute e della conseguente inabilità
ad ogni proficuo lavoro), tanto da apparire lesiva di diritti fondamentali, quali quelli garantiti, oltre
che dall'art. 38, anche dagli artt. 3 e 24 della Costituzione (Cass. 27 marzo 2001 n. 4385).
Né vale addurre la diversità dei requisiti posti a base dell'assegno di invalidità e della pensione di
inabilità perché la diversità si apprezza unicamente con riguardo al diverso grado di
compromissione della capacità lavorativa e non invece con riguardo ai requisiti assicurativi e
contributivi. Come autorevolmente rilevato in proposito, la rinunzia alla retribuzione e ad ogni
trattamento sostitutivo o integrativo della stessa o la cancellazione da elenchi o albi professionali di
cui all'art. 2, comma II , della legge n. 222 del 1984, fungono da semplice erogabilità del
trattamento pensionistico in relazione ad un diritto già sorto e riconosciuto per effetto dei soli
requisiti medico-legali e contributivi (Cass. Sez. Un. 14 luglio 1993 n. 7783).
Pertanto la Corte ha rigettato il ricorso dell’Inps in base al principio secondo cui con l'art.
149 disp. att. c.p.c. si è inteso favorire una valutazione globale dello stato invalidante del soggetto
nel momento in cui allo stesso deve attribuirsi la prestazione previdenziale.
Il giudizio concernente la pensione di inabilità o l'assegno di invalidità - ma le
considerazioni si estendono alle prestazioni assistenziali in genere - non ha per oggetto l'atto
amministrativo di reiezione della domanda bensì l'esistenza del diritto dell'assicurato alla pensione,
e quindi dei relativi presupposti, che, in applicazione dell'art. 149 disp. att. cod. proc. civ., devono
essere accertati non solo con riferimento alla data dell'atto amministrativo di reiezione bensì con
riferimento al periodo successivo e fino alla pronuncia giudiziaria.
Per la stessa letterale espressione della citata norma, questo obbligo (che trae la sua logica ragione
dalla naturale evolutività di molteplici infermità e dal tendenziale declino della capacità lavorativa;
e la sua ragione giuridica dall'esigenza di economizzare l'attività amministrativa e la conseguente
attività giudiziaria necessarie per il relativo accertamento) non è subordinato ad una richiesta di
parte, bensì è immanente alla stessa funzione giudicante (cfr. Cass. 3 dicembre 1997 n. 12265).
norme sul riordinamento dei procedimenti in materia di riconoscimento delle minorazioni civili e
sulla concessione dei benefici economici"), che dopo avere disciplinato all'art. 4 il procedimento per
la concessione delle provvidenze economiche ai minorati civili, dispone al comma primo del
successivo art. 5 che i benefici economici, di cui al comma 1 dell'art. 4, riconosciuti dai prefetti,
decorrono dal mese successivo alla data di presentazione della domanda amministrativa o dalla
diversa successiva data di insorgenza del requisito sanitario.
Una interpretazione del dato normativo che intenda privilegiare, nel doveroso rispetto dell'art. 12
delle preleggi, la chiara lettera della disposizione, porta a concludere che le provvidenze
economiche decorrono - se tutti i requisiti richiesti per la loro attribuzione siano già presenti all'atto
della domanda - dal primo giorno del mese successivo alla domanda stessa. Nel caso in cui, invece,
il requisito sanitario si concretizza successivamente alla domanda i benefici economici decorrono a
partire dalla successiva data di insorgenza dello stato invalidante, accertato dagli organismi a ciò
istituzionalmente deputati. Una siffatta disciplina, prevista in relazione all'iter amministrativo, deve
però valere, per ovvie ragioni, anche nella sede giudiziaria (non potendo nel processo l'assicurato
vedersi limitati i propri diritti per il cui riconoscimento è stato costretto ad adire il giudice), con
l'effetto che anche in questa sede, allorquando il requisito della invalidità venga accertato nel corso
del processo, per effetto dell'art. 149 disp. att. c.p.c., la relativa provvidenza decorre dalla data
dell'accertata insorgenza dello stato invalidante.
In senso conforme si è espressa anche Cass. 7 novembre 2003 n. 16755 e Cass. 12 dicembre 2003 n.
19005 .
Altra pronuncia dello stesso tenore
21 settembre 1994, n. 698 debba derivare, quale conseguenza logica indefettibile, che, in caso di
mancato riconoscimento dei benefici economici in sede amministrativa, per la ritenuta insussistenza
del requisito sanitario, qualora quest'ultimo venga riconosciuto dall'autorità giudiziaria come insorto
in una 'diversa successiva data, quest'ultima debba segnare anche il giorno di inizio del trattamento
dovuto, in perfetta analogia con quanto previsto in caso di accertamento ad opera delle commissioni
sanitarie riferito a data successiva alla presentazione della domanda (cfr. anche Cass. 4 aprile 2002,
n. 4834).
Detto decreto, invero, per regolare in maniera completa e dettagliata il procedimento per la
concessione dei benefici economici ricollegati alla invalidità ed alle altre minorazioni civili, deve
ritenersi applicabile anche alla indennità di accompagnamento, non solo in ragione dell'epoca di
emanazione del decreto stesso (successiva alla legge n. 18 del 1980) e della sua esaustività, ma
anche in considerazione del fatto che una diversità - per quanto riguarda la data di decorrenza del
diritto alla concessione - tra indennità di accompagnamento e altre prestazioni assistenziali,
corrisposte dalla prefettura, non troverebbe alcuna logica giustificazione in quanto proprio con
riferimento all'indennità in questione si prospetta un più accentuato stato di bisogno cui è doveroso
far fronte tempestivamente in adempimento di obblighi di solidarietà sociale.
13 richiama a proposito il D.P.R. 21 settembre 1994 n. 698 ("Regolamento recante14 chiarisce che dalla regola enunciata dal citato art. 5 del d.p.r.
Cass. 6 febbraio 2004 n. 2314.
Cass. 17 dicembre 2003 n. 19338.
4.- LE ARGOMENTAZIONI DELLA CORTE
La Corte premette che le controversie in materia di assistenza e previdenza hanno per
oggetto sia in sede amministrativa che giudiziaria il diretto accertamento delle condizioni necessarie
per la nascita e la realizzazione di diritti soggettivi.
Il procedimento amministrativo e giurisdizionale non verte sulla verifica della legittimità del
provvedimento amministrativo, a fronte del quale il privato vanterebbe una situazione di interesse
legittimo, ma al contrario investe direttamente l’accertamento circa la spettanza o meno del diritto
soggettivo alle diverse prestazioni.
Si tratta pertanto di una cognizione sul rapporto e non sull’atto amministrativo.
La decisione amministrativa o giurisdizionale ,con cui si chiude il procedimento, ha la
funzione di attribuire certezza giuridica a fatti già verificatisi , dichiarando la già esistente
obbligazione dell’ente erogatore.
La Corte inoltre chiarisce che il diritto alla prestazione previdenziale o assistenziale nasce
per effetto dell’iniziativa del titolare, la quale si manifesta con la proposizione della domanda
La Corte distingue poi le vicende del procedimento giudiziario da quelle del procedimento
amministrativo, il cui esaurimento costituisce condizione di procedibilità dell’azione, ai sensi
dell’art.443 cpc.
Il processo civile è dominato dal principio della cosiddetta perpetuatio actionis, , vale a dire
dalla retroattività della sentenza fino al momento della domanda .
La necessità di esperire una procedura giudiziaria per realizzare il diritto non deve
danneggiare il titolare, onde gli effetti della sentenza retroagiscono al momento della domanda.
Già prima dell'entrata in vigore della Costituzione era pacifico in dottrina che, quando
all'atto dell'introduzione del processo sussistessero tutti i presupposti del diritto da accertare, la
durata della lite non dovesse andare a detrimento delle ragioni fatte valere con la domanda, con la
necessaria conseguenza che l'effetto dell'accertamento giudiziale veniva a prodursi fin dal momento
Il principio è oggi ricondotto all’art. 24 della Costituzione, e comporta che il processo debba
riconoscere alla parte tutto quello cui essa ha diritto , senza che alcunchè possa esserle sottratto a
seguito della durata del processo
Ne discende che, maturato il diritto soggettivo nella pendenza del processo, l’effetto della
sentenza di accoglimento deve risalire al momento della maturazione e non ad un momento
Lo stesso principio viene esteso talora ai casi in cui il processo giudiziario debba essere per
legge preceduto da un procedimento amministrativo
La ratio di giustizia che sottende il principio della perpetuatio actionis induce talora ad
estenderlo anche al procedimento amministrativo.
I tratta però di casi eccezionali, poiché la regola della decisione dell’autorità amministrativa
al momento della domanda del privato non ha valenza generale.
Cass. sez.un.16 novembre 1999, n. 783.
Cass. 4 dicembre 2001 n. 15295.
Corte Cost., 10 novembre 1995 n. 483 .
La Corte richiama il caso in cui l’effetto di interruzione e\o sospensione della prescrizione
venga fatto risalire all’inizio del procedimento amministrativo.
Ciò avviene in via pretoria, come per esempio in materia disciplinare degli ordini
professionali. A tal proposito la corte richiama alcuni orientamenti favorevoli
tale effetto sospensio\interruttivo della prescrizione.
In altri casi è lo stesso legislatore che sospende la prescrizione durante la fase
amministrativa precedente quella giudiziaria. A tal proposito la Corte richiama il comma 2 dell'art.
111 del D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124 nella materia previdenziale e l'art. 20, comma 3, d. lgs n.
472 del 1997 in materia tributaria. Queste ipotesi, sottolinea la Corte, non hanno valore generale e
soprattutto non sono coperte da garanzia costituzionale: sicchè il legislatore può, secondo
discrezionalità, posticipare la tutela per la migliore cura di interessi pubblici.
Ciò avviene in materia di procedimenti amministrativi in materia assistenziale e
previdenziale, verosimilmente per ragioni di opportunità contabile.
In queste ipotesi il legislatore ha inteso riferirsi , trattandosi di obbligazioni periodiche, al
tempo in cui l’esecuzione delle prestazioni deve iniziare e non agli elementi costitutivi del diritto.
La Corte, attesa la diversità di natura del procedimento amministrativo e di quello
giurisdizionale, ritiene che non vi sia ragione di estendere tali regole amministrative al processo
civile, dominato dal principio fondamentale di perpetuatio iurisditionis , che richiede che l’attore
vittorioso non debba subire alcun pregiudizio dalla durata del processo.
Quanto al rapporto tra procedimento amministrativo e processo, ad avviso della Corte, non
esisterebbe una esigenza di parità di trattamento , né un postulato ma indimostrato sistema, la cui
unità andrebbe salvaguardata.
18 e altri contrari 19 a
5.- LA QUESTIONE LASCIATA APERTA.
Le SSUU lasciano aperta la questione circa l’estensione del principio anche alle controversie
Ribadiscono infatti che la questione sottoposta al vaglio riguarda soltanto le controversie
assistenziali, per le quali non valgono necessariamente i criteri interpretativi adoperati per le
prestazioni previdenziali. A tal proposito richiamano l’orientamento della Cassazione
sottolinea “ il più accentuato stato di bisogno “ a cui fa fronte l’ordinamento assistenziale.
Al riguardo viene messo in luce come il differenziare le prestazioni in ragione della loro natura e
delle esigenze sottese alla loro concessione risponda anche ad evidenti esigenze logico -
sistematiche. Ed invero, un sistema che lasci le persone divenute invalide e portatori di gravi
menomazioni civili prive, anche per breve lasso di tempo, di qualsiasi provvidenza economica
farebbe sorgere dubbi di illegittimità costituzionale sotto il versante dell'art. 38 Cost. e finirebbe per
equiparare, con riferimento alla loro decorrenza, trattamenti (previdenziali ed assistenziali) tra loro
del tutto diversi.
Cass. 11 ottobre 1997 n. 9883.
Cass. 2 giugno 1994 n. 4909; Cass. 22 maggio 1995 n. 5603;Cass. 5 febbraio 1997 n. 1081;Cass. 26 marzo 1997 n.
Cass. 7 novembre 2003 n. 16755.
In materia previdenziale la giurisprudenza recente della Cassazione, parimenti riportata
dalle SSUU
al raggiungimento del requisito sanitario, qualora lo stesso si perfezioni in corso di causa.
La pronuncia delle SSUU non intende apertamente scardinare tale orientamento
giurisprudenziale assolutamente prevalente in materia di decorrenza delle prestazioni previdenziali.
Tuttavia alimenta un dubbio circa la possibile estensione anche alla materia previdenziale
del principio affermato riguardo alle prestazioni assistenziali.
Tale problematica non appare però di facile soluzione sulla base del ragionamento articolato
a sostegno della tesi prescelta circa la decorrenza della prestazione dal momento dell’insorgenza
dello stato invalidante.
Gli argomenti addotti a supporto della tesi sposata dalle SSUU riguardo alle prestazioni
assistenziali, sono infatti sovrapponibili anche relativamente alle prestazioni previdenziali, non
essendo di ostacolo a tale estensione la diversa natura delle prestazioni, pure rimarcata dalla
pronuncia in esame.
In entrambi i casi l’esaurimento del procedimento amministrativo è condizione di
procedibilità dell’azione, ai sensi dell’art. 443 c.p.c.
E’ pacifico che sia per le prestazioni assistenziali come pure per quelle previdenziali, il
diritto nasce per effetto della iniziativa del titolare la quale si manifesta con la proposizione della
domanda amministrativa , che è altresì condizione di proponibilità della domanda giudiziaria.
La domanda è solo un presupposto necessario al riconoscimento del diritto .
L'ancoraggio della decorrenza alla domanda è stato normativamente ipotizzato in relazione alla
fisiologica (ragionevole) situazione della sussistenza (contestualmente alla domanda) di tutti i
presupposti dei diritto (ritenendosi che, ove si presenti la domanda per il riconoscimento d'un
diritto, siano presenti tutti i presupposti previsti dalla legge per la nascita del diritto stesso)
Anche per le prestazioni previdenziali, analogamente a quelle assistenziali, la cognizione
giudiziale verte sul rapporto e non sulla legittimità del provvedimento amministrativo.
L’atto dell’autorità amministrativa o giudiziaria, con cui si chiudono i rispettivi
procedimenti, ha la funzione di attribuire certezza giuridica a fatti già verificatisi, certando la già
esistente obbligazione dell’ente erogatore.
Parimenti non vi è ragione per negare anche alla tutela previdenziale il principio
generalissimo della perpetuatio actionis.
E’ altrettanto condivisibile il rilievo in base al quale la decorrenza posposta al primo giorno del
mese successivo alla maturazione dei requisiti non è intesa a concedere alle amministrazioni
erogatrici uno spatium deliberandi.
Infatti si può notare che nel caso in cui la domanda amministrativa o la maturazione dei requisiti
avvenga in limine alla scadenza del mese, non ha senso parlare di spatium deliberandi.
Ne consegue che , essendo gli argomenti addotti dalle SSUU parimenti spendibili anche per
le prestazioni previdenziali, la conclusione sarebbe obbligata e dunque il principio affermato dalla
Corte sarebbe estensibile anche alle prestazioni previdenziali.
In realtà la chiave di volta del sistema non è rinvenibile in argomentazioni di ordine
processuale, ma in profili di diritto sostanziale.
21, ha confermato la decorrenza della prestazione al primo giorno del mese successivo22.
Cass. 21 agosto 2003 n. 12303 .
Cass. 24 aprile 2003 n. 6530.
Quello che non convince nella motivazione della Sentenza è il ritenere la decorrenza, sia
essa stabilita al primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda come nella
materia assistenziale e previdenziale o, nell’art. 5 del DPR n. 698\1994 dettato per la materia
assistenziale, dalla diversa data indicata dalle competenti commissioni sanitarie, come una
disciplina dettata verosimilmente per opportunità di semplificazione contabile e che segna il tempo
in cui deve iniziare l’esecuzione delle prestazioni e non si riferisce agli elementi costitutivi del
In realtà il diritto alle prestazioni assistenziali e previdenziali ha un contenuto complesso ,
che nasce con la domanda amministrativa, si perfeziona al momento del raggiungimento dei
requisiti reddituali,e\o contributivi e sanitari e si sostanzia di un contenuto economico
normativamente determinato. La fattispecie costitutiva del diritto alle prestazioni assistenziali e
previdenziali è dalla legge correlata (anche) all'effetto sostanziale della decorrenza della
L’art. 5 del DPR n. 698\1994 definisce il contenuto economico del diritto assistenziale,
attribuendo all’atto di accertamento da parte delle competenti commissioni sanitarie la rilevanza
costitutiva del diritto.
Le SS.UU. sembrano disconoscere valore sostanziale alla normativa in materia di
decorrenza della prestazione, ritenendo che trattasi di norma procedurale attinente la disciplina del
procedimento amministrativo di concessione del beneficio.
In realtà la maturazione del diritto coincide con il contenuto economico dello stesso.
Al contrario nessuna norma di analogo tenore si rinviene nel caso delle prestazioni
La mancanza di una norma che definisca in termini diversi il contenuto economico del
diritto alle prestazioni previdenziali, non consente, ad avviso della scrivente, di dare analoga
soluzione alla questione lasciata aperta dalle SS.UU.
Attesa la diversa natura delle prestazioni assistenziali rispetto a quelle previdenziali, non si
può tacciare di incostituzionalità il sistema, essendo peraltro ragionevole la diversa disciplina che si
traduce in un dato economicamente trascurabile .
In definitiva le SS.UU. hanno affermato un principio coerente con il sistema normativo,
sebbene non condivisibile pienamente dal punto di vista della motivazione.
Il principio, relativo alle sole prestazioni assistenziali, non si presta ad essere esteso alle
prestazioni previdenziali.
E’ appena il caso di rimarcare che la diversa opzione non incide tuttavia sul regime degli
La decorrenza degli accessori, sia in materia previdenziale che assistenziale, soggiace infatti
agli stessi principi.
In materia previdenziale, e ora anche in materia assistenziale, come già riconosciuto dalla
giurisprudenza in chiave di interpretazione adeguatrice nel regime del D.P.R. 21 settembre 1994 n.
698 (vigente anteriormente alla disciplina di cui all'art. 130, comma 3, D.LG. 31 marzo 1998 n. 112,
che ha disposto l'accentramento delle relative operazioni presso le regioni o presso l'Inps), deve
ritenersi operante il criterio dei centoventi giorni dalla domanda amministrativa, dettato in via
generale dall'art. 7 della legge n. 533 del 1973 per i crediti verso gli enti pubblici
gli stessi decorrono allo scadere del 120° giorno dalla domanda amministrativa .
Ora per effetto dell’art. 44, comma 3, della legge legge 24 novembre 2003 n. 326 di conversione
del D.L. n° 269/2003, l’ azione giudiziaria relativa al pagamento degli accessori del credito in
materia previdenziale ed assistenziale potrà essere proposta soltanto dopo che siano decorsi 120
giorni da quello in cui l’ attore ne abbia richiesto il pagamento alla sede Inps tenuta all’
23 in base al quale
Cass. 6 marzo 2001 n. 3244;Cass. 6 aprile 2001 n. 5201.
adempimento a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento contenente i dati
anagrafici, residenza e codice fiscale del creditore, nonché i dati necessari identificativi del credito .
Tale disposizione si colloca nell’alveo delle misure antielusive e di controllo nella materia
di cui trattasi e in particolare intende introdurre uno dei possibili meccanismi di verifica a finalità
preventiva e deflattiva del contenzioso da accessori.
Nel caso di spostamento di decorrenza nel caso d'invalidità sopravvenuta nel corso del giudizio, gli
interessi e la rivalutazione monetaria sui ratei pregressi dell'assegno d'invalidità debbono dal
giudice essere attribuiti con la stessa decorrenza della prestazione previdenziale, non essendo
giustificata, in relazione alla detta prestazione, attribuibile solo dal giudice, la moratoria prevista
(art. 7 della legge n. 533 del 1973)
Si giustifica dunque la decorrenza degli accessori con la stessa decorrenza della prestazione
previdenziale riconosciuta giudizialmente per aggravamento dello stato invalidante, anziché con
decorrenza del centoventunesimo giorno successivo a tale data, non essendo in tale ipotesi previsti
nè una nuova domanda amministrativa dell'assicurato nè un provvedimento dell'Inps ed essendo
perciò priva di qualsiasi giustificazione la concessione all'istituto previdenziale dello "spatium
deliberandi" costituito dall'anzidetto periodo di 120 giorni
24per l'adozione del provvedimento da parte degli enti25.
Cassazione civile, sez. lav., 29 luglio 1995 n. 8332.
Cassazione civile, sez.lav., 25 giugno 1994 n. 6146.
(Cassazione, SS.UU., sentenza 05.07.2004 n° 12270)
Sommario: 1.- La fattispecie. 2.- La decorrenza delle prestazioni assistenziali. 3.- Le
questioni al vaglio delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. 4.- Le argomentazioni della
Corte. 5.- La questione lasciata aperta.
1.- LA FATTISPECIE
Con ordinanza del 18 ottobre 2003, la Sezione lavoro della Corte di Cassazione, rilevato un
contrasto di giurisprudenza in ordine alla decorrenza dell’indennità di accompagnamento
disciplinata dall’art. 3 della legge 11 febbraio 1980 n. 18, rimetteva gli atti al Primo Presidente per
l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite.
Le Sezioni Unite con la sentenza n. 12270 del 5 luglio 2004 respingevano l’orientamento
giurisprudenziale che faceva coincidere la decorrenza dell’indennità dal primo giorno del mese
successivo a quello in cui è maturato il diritto e confermavano la statuizione della sentenza
impugnata , che invece ancorava la decorrenza della prestazione al momento del sopraggiungere del
requisito sanitario, così come accertato dalla consulenza tecnica espletata in grado di appello.
Prima di affrontare la questione al vaglio delle Sezioni Unite, appare utile un breve richiamo
della normativa in materia di decorrenza delle prestazioni assistenziali.