Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23110-del-03-10-2017
Timestamp: 2020-08-10 19:25:43+00:00
Document Index: 163861824

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 348', 'art. 1433', 'art. 24', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 23110 del 03/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23110 del 03/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 03/10/2017, (ud. 27/04/2017, dep.03/10/2017), n. 23110
sul ricorso 29143/2015 proposto da:
ENEL DISTRIBUZIONE SPA, C.F. (OMISSIS), in persona del Procuratore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CAVOUR 305, presso lo studio
dell’avvocato BENILDE BALZI, che la rappresenta e difende unitamente
agli avvocati MARCO YEUILLAZ e CARMINA TOSCANO;
ICA IMPOSTE COMUNALI AFFINI SRL, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, LUNGOTEVERE ARNALDO
DA BRESCIA 9, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO FOLIGNO, che la
COMUNE DI RAPALLO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA VIA ARNO 88, presso lo studio dell’Avvocato
CAMILLO UNGARI TRASATTI, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato PAOLO BARES;
ROMA, depositata il 04/11/2015; R.G. 34168/15;
partecipata del 27/04/2017 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI.
Procuratore Generale SOLDI Anna Maria, che chiede il rigetto del
regolamento, confermando la individuazione del giudice competente
nel Tribunale di La Spezia.
1. L’ufficio di La Spezia della società ICA – Imposte Comunali Affini s.r.l. (d’ora innanzi, per brevità, “l’ICA”), con sede a (OMISSIS), quale concessionario della riscossione per conto del Comune di Rapallo, il 16 aprile 2015 ingiunse alla società Enel Distribuzione s.p.a. (d’ora innanzi, per brevità, “l’Enel”), il pagamento di Euro 176.039 a titolo di “canone non ricognitorio” per l’occupazione del sottosuolo, ai sensi del R.D. 14 aprile 1910, n. 639, art. 3.
2. Con atto del 21 maggio 2015 l’Enel propose opposizione all’ingiunzione dinanzi al Tribunale di Roma.
Resistettero tanto la ICA, quanto il Comune di Rapallo.
3. Con ordinanza 4 novembre 2016, accogliendo l’eccezione sollevata dalla ICA, il Tribunale negò la propria competenza ratione loci, in favore di quella del Tribunale di La Spezia.
Ritenne il Tribunale che competente a conoscere dell’opposizione all’ingiunzione emessa R.D. n. 639 del 2010, ex art. 3, dovesse essere il giudice del luogo dove ha sede l'”ufficio che ha emesso l’ingiunzione”; e che per tale doveva intendersi, nel nostro caso, il Comune di Rapallo, ritenuto rientrante nella circoscrizione del Tribunale di La Spezia.
5. Avverso la suddetta ordinanza ha proposto regolamento di competenza l’Enel fondato su un motivo.
Hanno resistito l’ICA e il Comune di Rapallo.
1. Con l’unico motivo del proprio ricorso l’Enel lamenta che l’ordinanza impugnata sarebbe erronea perchè:
-) la competenza per territorio a conoscere dell’opposizione all’ingiunzione fiscale spetta al giudice del luogo dove ha sede “l’ufficio” che ha emesso l’ingiunzione, e l’ICA ha sede a(OMISSIS);
-) non rileva la circostanza che l’ICA abbia un ufficio a (OMISSIS), perchè tale ufficio costituisce una mera articolazione amministrativa interna, non una sede con un rappresentante abilitato a stare in giudizio;
-) la circostanza che l’opposizione coinvolga un ente territoriale non è idonea a spostare la competenza di cui all’art. 19 c.p.c., in quanto il R.D. n. 639 del 2010, art. 3 – e la regola di competenza ivi prevista – si applica solo alle amministrazioni statali;
-) in ogni caso, quando l’ingiunzione è emessa da un concessionario del servizio di riscossione, nessuna pubblica amministrazione è coinvolta, e la competenza a conoscere dell’opposizione va determinata in base alle regole generai, non in base alle regole speciali di cui all’art. 3 R.D. cit. e, oggi, del D.Lgs. n. 150 del 2011 , art. 32.
L’Enel concludeva pertanto chiedendo che fosse dichiarata la competenza per territorio del Tribunale di Roma.
2.2. Il ricorso è infondato.
L’opposizione alla c.d. “ingiunzione fiscale”, prevista dal R.D. 14 aprile 1910, n. 639, art. 2, tuttora vigente, deve essere proposta – ai sensi dell’art. 3 dello stesso R.D. – nelle forme previste dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 32.
– Il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 32, comma 2, stabilisce che competente a conoscere della suddetta opposizione è “il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento opposto”.
2.3. Può accadere tuttavia che l’ente impositore non provveda direttamente alla riscossione delle sue entrate patrimoniali, ma la appalti a terzi.
Ove si verifichi questa scissione tra il potere di imporre e quello di riscuotere, questa Corte ha già stabilito che eventuali controversie sulla sussistenza e sulla legittimità della pretesa erariale vanno introdotte dinanzi al giudice del luogo ove ha sede il concessionario per la riscossione, e non l’ente impositore (così già Sez. 5, Sentenza n. 15864 del 13/08/2004, in materia di opposizione ad avviso di accertamento emesso per il pagamento della TOSAP).-
Non può, pertanto, condividersi quanto dedotto dalla ricorrente circa l’inapplicabilità dell’art. 32 D.Lgs. cit., nel caso di opposizione ad ingiunzioni emesse dal concessionario del servizio di riscossione: identica infatti essendo la ratio della norma tanto nel caso di ingiunzione emessa dalla p.a., quanto nel caso di ingiunzione emessa dai suoi concessionari, per effetto del trasferimento di poteri autoritativi inerenti ogni concessione di questo tipo.
2.4. Ciò posto, resta da stabilire cosa debba intendersi per “luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso il provvedimento”: se, cioè, esso coincida con la sede legale del concessionario, ovvero col luogo dove ha sede l’articolazione territoriale di questo, che ha materialmente predisposto e notificato l’ingiunzione.
Non v’è dubbio alcuno che la soluzione corretta sia la seconda.
Depone in tal senso in primo luogo la semantica: “ufficio” deriva dal latino officium, che è forma contratta di opificium, che indica l’opera dell’opifex, ovvero “colui che realizza l’opera”, l'”ufficio”, dunque, è l’organo che ha compiuto una azione, non la sede della persona giuridica.
Depone in tal senso, in secondo luogo, l’interpretazione sistematica.
La legge usa il termine “ufficio” o per indicare una carica (come nell’art. 348 c.c., ove si parla di “ufficio” del tutore per indicarne l’incarico); ovvero per indicare gli interna corporis di una più vasta organizzazione. In questo senso l’espressione è ad esempio usata nell’art. 1433 c.c., là dove disciplina gli effetti dell’errore ostativo nel caso di dichiarazioni negoziali inesattamente trasmesse “dall’ufficio che ne era stato incaricato”.
In materia di diritto amministrativo, poi, esiste una risalente consuetudine lessicale del legislatore, dimostrativa che la legge non usa mai il lemma “ufficio” come sinonimo di sede della persona giuridica. Basterà ricordare, tra i tanti indici normativi in tal senso:
(-) Il D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 24, comma 21 (convertito in L. 15 luglio 2011, n. 111), il quale in tema di giochi e scommesse dopo avere stabilito che le sanzioni amministrative siano irrogate “dall’ufficio territoriale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato”, dispone che per le cause di opposizione ad esse sia competente “il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio che ha emesso i provvedimenti”: norma che sarebbe stata inutile, se l’ufficio si identificasse con la sede dell’Amministrazione dei Monopoli;
(-) il combinato disposto del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, artt. 173 e 174, dopo avere stabilito che il pagamento delle spese di giustizia per conto dell’erario è eseguito dal concessionario, afferma che tale pagamento è sempre eseguito dall’ufficio postale se nel Comune dove ha sede l’ufficio che dispone il pagamento non esistono sportelli del concessionario”, così palesando che l'”ufficio” è necessariamente una articolazione territoriale;
(-) della L. 31 dicembre 1962, n. 1833, artt. 4 e 6 (“Modificazioni ed integrazioni alla disciplina della responsabilità patrimoniale dei dipendenti dello Stato”), i quali dopo avere stabilito che nel caso di sinistri stradali causati da veicoli della pubblica amministrazione, “al pagamento delle transazioni (…) provvedono gli uffici centrali o periferici ai quali è in carico l’autoveicolo”, soggiunge che in tal caso “deve essere sentito il parere dell’Avvocatura dello Stato competente per il territorio in cui ha sede l’ufficio che deve disporre la liquidazione ed il pagamento”: ed anche tale previsione rende evidente che l’ufficio non può che essere una articolazione territoriale dell’ente pubblico.
2.4. L’applicazione di tali principi al nostro caso porta alla conclusione che giudice competente a conoscere dell’opposizione è il Tribunale nella cui circoscrizione ha sede l’articolazione territoriale dell’ICA che ha materialmente provveduto a predisporre e notificare l’ingiunzione oggetto del presente giudizio.
Tale ingiunzione risulta essere stata emessa dalla “ICA s.r.l. -(OMISSIS)”, e dunque da un ufficio periferico della ICA s.r.l. stabilito a (OMISSIS).
Al Tribunale di La Spezia, pertanto, va attribuita la competenza ratione loci a conoscere dell’opposizione proposta dall’Enel.
3. Le spese del presente giudizio di legittimità vanno compensate integralmente tra le parti, in considerazione della oggettiva novità e controvertibilità della questione decisa.
4. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).
(-) dichiara la competenza del Tribunale di La Spezia;
(-) compensa tra tutte le parti integralmente le spese della presente fase del giudizio;
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di Enel Distribuzione s.p.a. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte di Cassazione, il 27 aprile 2017.