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Timestamp: 2020-07-13 21:48:01+00:00
Document Index: 25867680

Matched Legal Cases: ['art.153', 'art. 172', 'art. 173', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

31 Ottobre 2019 ore 14:37
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Monopattini elettrici come scooter: prime multe senza casco e targa
31 Ottobre 2019 ore 11:08
I monopattini elettrici a Torino sono finiti al centro di polemiche legate alle multe irrogate dai vigili a spensierati cittadini sul monopattino. Le multe per guida su monopattini possono essere molto care, ma con la sperimentazione della micro-mobilità elettrica alle porte, si è generato un grande caos. Cerchiamo di capire perché a Torino sono fioccate multe a chi andava in monopattino senza casco e senza patente.
LE MULTE A CHI VA IN MONOPATTINO A TORINO
Il caso delle multe senza casco sui monopattini elettrici è esploso solo dopo l’ultima sanzione ad un giovane studente nigeriano bloccato dai vigili di Torino su monopattino elettrico. In realtà i vigili di Torino avevano già nei giorni precedenti fatto tabula rasa dei monopattini elettrici guidati per le strade in modo inappropriato. Ma allora è legale oppure no andare in monopattino elettrico? La domanda nasce dalle contestazioni dei vigili al giovane fermato sul monopattino elettrico. Le sanzioni di oltre 6 mila euro, per guida contromano senza patente di un veicolo motorizzato non immatricolato. Una multa poi ridotta a poco più di mille euro ma che non fa chiarezza sulla circolazione dei monopattini elettrici a Tornino.
MONOPATTINI ELETTRICI MULTATI IN ANTICIPO
La posizione della Polizia municipale è chiara: si può andare in monopattino elettrico ma solo rispettando le regole. Regole però che sulla base della sperimentazione della micromobilità dovrebbero partire da novembre 2019. L’intento quindi sembrerebbe quello di lanciare un segnale forte a chi ha deciso di andare in giro in monopattino o lo farà nei prossimi giorni. Perché se è vero che è legale andare in giro in monopattino, ma si potrà farlo solo ed esclusivamente nelle aree individuate dal Comune.
MONOPATTINI ELETTRICI E DIRETTIVE POCO CHIARE
Il Comune di Torino ha infatti stabilito delle regole sia per i privati che decidono di andare in monopattino, sia per le società di noleggio monopattini elettrici. Nonostante questo però non bisogna certo puntare il dito contro gli accertatori che interpretano i dettami di un decreto poco chiaro. Proprio il limite di velocità per monopattini elettrici e similari di 6 km/h (in area pedonale) è impossibile da rilevare ma è stato contestato al giovane nigeriano. C’è la contestazione della circolazione di veicolo a motore non immatricolato mentre poi il decreto cita “dispositivi”. E’ chiaro che servirebbe una circolare chiarificatrice del Ministero dell’Interno che metta gli organi di polizia nelle condizioni di vigilare senza eccessi e interpretazioni.
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30 Ottobre 2019 ore 15:56
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Monopattini elettrici: la Francia inasprisce le norme
28 Ottobre 2019 ore 14:08
Arriva l’annunciata stretta sull’uso dei monopattini elettrici in Francia dopo l’ennesima tragedia che ha coinvolto uno di questi veicoli, portando a 5 il numero delle vittime da inizio anno, più diversi feriti. Adesso, con l’approvazione di un apposito decreto entrato in vigore già venerdì scorso, i mezzi della micromobilità elettrica come monopattini, hoverboard, segway e simili sono pienamente riconosciuti dal Codice della Strada francese e, di conseguenza, sono soggetti a norme molto più rigide e relative sanzioni. Del resto la diffusione sul territorio d’Oltralpe dei ‘trottinettes électriques’ è stata talmente impetuosa (circa 350.000 pezzi venduti solo nel 2019) da rendere inevitabile una regolamentazione a livello nazionale.
MONOPATTINI ELETTRICI IN FRANCIA: LA NORMATIVA
Fino alla scorsa settimana, infatti, la circolazione dei monopattini elettrici in Francia era disciplinata su iniziativa dei singoli Comuni. Ad esempio Parigi aveva già fissato dei limiti ben precisi. Ma ora esiste finalmente una normativa valida in tutto il Paese i cui capisaldi sono i seguenti.
– Per guidare i monopattini elettrici e gli altri dispositivi analoghi bisogna avere almeno 12 anni. È assolutamente vietato trasportare passeggeri e trainare un qualsiasi carico, così come non è possibile circolare con auricolari e cuffie alle orecchie.
– La velocità massima consentita è di 25 km/h, una limitazione importante tenendo conto che sono in commercio monopattini capaci di sfrecciare fino a 80 km/h! Le aziende produttrici devono adeguarsi (bandendo i dispositivi che superano il limite consentito) entro il 1° luglio 2020.
– Si può circolare esclusivamente su piste ciclabili e ‘voies vertes’ (lunghi percorsi ciclopedonali). Oppure su strade aperte al traffico veicolare, ma solo in zone urbane il cui limite di velocità non supera i 50 km/h. Se le condizioni lo consentono, una specifica deroga comunale può permettere la circolazione dei monopattini elettrici anche sui marciapiedi, all’altezza del gradino, e su strade dove si toccano gli 80 km/h. È possibile parcheggiare sui marciapiedi ma senza creare intralcio ai pedoni.
– Il casco, non obbligatorio, è fortemente raccomandato in caso di traffico congestionato. La circolazione nelle ore di buio richiede l’uso di giubbotto o altri indumenti catarifrangenti. Monopattini e mezzi simili devono essere dotati di luci anteriori e posteriori, sistema di frenata e segnalatore acustico.
SANZIONI PER CHI NON RISPETTA LE NORME SULL’USO DEI MONOPATTINI ELETTRICI IN FRANCIA
Insieme alle nuove regole sono state introdotte anche nuove sanzioni per chi viola le norme sull’utilizzo dei monopattini elettrici in Francia. Si parte da una multa minima di 35 euro per chi trasporta un passeggero a ben 1.500 euro per chi supera il limite di velocità di 25 km/h, guidando un mezzo non conforme. Circolare su un marciapiede, fuori da un’area autorizzata o con gli auricolari alle orecchie costa invece 135 euro. Stessa cifra che pagheranno i genitori di un minore di 12 anni sorpreso a guidare un monopattino elettrico.
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Accendere i fendinebbia: come e quando per evitare una multa
28 Ottobre 2019 ore 12:44
Usare i fendinebbia è indispensabile in molte località dove l’alto tasso di umidità non permette di vedere in sicurezza la strada in alcuni momenti della giornata. Poiché accendere impropriamente i fendinebbia anteriori o posteriori crea disturbo agli altri conducenti, non sono rare le multe per abuso di dispositivi di illuminazione. Come e quando bisogna accendere i fendinebbia? Ecco cosa dice la legge e come accorgersi se ci sono o meno le condizioni per poter usare gli antinebbia anteriori o i retronebbia in sicurezza.
FENDINEBBIA ANTERIORI E POSTERIORI, IL CDS E LA MULTA
L’utilizzo corretto dei fendinebbia non è sempre chiaro a chi abita in località dove la nebbia è un evento raro. Ma attenzione, poiché il termine “fendinebbia” non ne limita l’utilizzo al solo caso in cui la visibilità sia compromessa a causa della nebbia. Allo stesso modo il solo motivo per cui l’auto ne è dotata non autorizza indiscriminatamente all’accensione dei fendinebbia solo per vedere meglio. E’ tutto stabilito dall’art.153 del Codice della Strada sull’ “Uso dei dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione dei veicoli a motore e dei rimorchi”. Ci limitiamo però all’analisi del solo caso relativo ai fendinebbia sulle automobili. INtanto ricordate che chi viene sorpreso a guidare con i fendinebbia senza motivo, rischia una multa da 41 a 168 euro.
QUANDO ACCENDERE I FENDINEBBIA ANTERIORI
Intanto bisogna distinguere, come recita la legge, l’accensione dei fendinebbia anteriori da quella dei fendinebbia posteriori. Non è detto infatti che se si presenta la necessità di usare i fendinebbia anteriori automaticamente vanno accesi anche i retronebbia. Vediamo i singoli casi. L’accensione dei fendinebbia anteriori ormai presenti su tutti gli allestimenti medio-alti come elemento di design, è vincolata all’accensione delle luci di posizione o anabbaglianti. Si possono usare i fendinebbia anteriori anche di giorno, purché la visibilità di guida sia ridotta a causa di nebbia, fumo, foschia, nevicata in atto, pioggia intensa. Tutti i casi insomma in cui l’uso dei fari anabbaglianti e abbaglianti non aumenta la sicurezza.
QUANDO ACCENDERE I FENDINEBBIA POSTERIORI (RETRONEBBIA)
Se basta del fumo, nebbia, una pioggia intensa o neve per accendere i fendinebbia anteriori senza rischiare una multa, per i retronebbia bisogna fare una valutazione più approfondita. Secondo il Codice della Strada, infatti, i retronebbia (che servono ad aiutare gli altri conducenti a vedere meglio la nostra auto), vanno accesi quando per le stesse cause già citate, la visibilità è inferiore a 50 metri. Come si capisce se la visibilità è inferiore a 50 metri? Per capire se serve accendere anche i fendinebbia posteriori, bisogna guardare i delineatori di margine (se presenti) sulla carreggiata. Questi sono normalmente posizionati a una distanza di 50 metri sui tratti rettilinei. Se all’altezza del delineatore più vicino non si riesce a vedere il paletto successivo, vuol dire che è meglio accendere anche i retronebbia per farsi notare meglio dalle auto che seguono. Se viaggiate all’estero, ricordate sempre di controllare i regolamenti nazionali anche per quello che riguarda l’accensione dei fendinebbia soprattutto d’inverno.
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Microsoft annuncia i dispositivi Windows 10 Secured-Core, ancora più sicuri
21 Ottobre 2019 ore 18:30
Microsoft ha annunciato oggi una nuova categoria di dispositivi, i più sicuri con Windows 10: si chiamano Secured-Core PC. Secured-Core Windows PC Sfruttando le più recenti innovazioni hardware integrate nelle CPU più moderne, Microsoft annuncia i PC Secured-Core. Sfruttando la sicurezza a livello hardware e le funzionalità per la sicurezza già disponibili in Windows 10, […]
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21 Ottobre 2019 ore 17:26
I conducenti che maneggiano lo smartphone al volante mettono a rischio la sicurezza propria e soprattutto quella altrui, compresi i terzi trasportati. Per cui ben venga ogni iniziativa tesa a debellare questo pericolosissimo malcostume, come per esempio quella adottata di recente dalla polizia olandese, che ricevuto in dotazione un sistema di telecamere in grado di individuare un automobilista con il cellulare in mano. A prescindere che lo stia tenendo all’orecchio o vicino allo sterzo.
COME FUNZIONANO LE TELECAMERE PER MULTARE CHI USA LO SMARTPHONE AL VOLANTE
Come riporta il sito web del quotidiano torinese La Stampa, l’Olanda è il primo paese dell’Unione Europea a sfruttare questa tecnologia per contrastare l’uso dello smartphone al volante, e ha emanato il provvedimento dopo una sperimentazione durata 18 mesi che ha dato ottimi risultati (già 75 mila le multe comminate). Ma come funzionano le telecamere anti-smartphone? Gli apparecchi sono dotati di un software basato su un’intelligenza artificiale cui è stata ‘insegnata’ (non sappiamo bene come ma ci sono riusciti) la differenza tra chi guida con il telefonino e chi invece tiene in mano un oggetto non sanzionabile. In questa maniera l’obiettivo cattura solo chi effettivamente sta compiendo un’infrazione, mentre le foto innocue finiscono immediatamente distrutte per tutelare la privacy.
SMARTPHONE ALLA GUIDA: ANCHE IN AUSTRALIA TELECAMERE PER PIZZICARE I TRASGRESSORI
Le telecamere per stanare chi maneggia lo smartphone alla guida di un’auto sono dotate di sensori a infrarossi, così da poter funzionare anche nelle ore di buio. Al momento questi dispositivi sono utilizzati esclusivamente in autostrada e nel distretto di Utrecht, ma è probabile che presto saranno estesi a tutte le strade del paese. D’altronde sul tema della mobilità gli olandesi hanno sempre dimostrato di essere un passo più avanti rispetto agli altri. Più avanti per lo meno in Europa, dato che in Australia, e precisamente nello stato del Nuovo Galles del Sud, hanno già adottato un analogo sistema di telecamere che ‘legge’ la targa delle vetture e contemporaneamente inquadra dall’alto il parabrezza individuando eventuali conducenti da multare.
SMARTPHONE AL VOLANTE: E IN ITALIA?
E in Italia, vi starete domandando, come siamo messi? Non benissimo a dire il vero. Le sanzioni per chi guida usando irregolarmente lo smartphone ci sono già ma sono decisamente troppo blande. Per questo l’annunciata mini riforma del Codice della Strada, già approvata dalle apposite commissioni parlamentari e in attesa di giungere in Aula per la discussione finale, prevedeva un severo inasprimento delle pene, innalzando la forbice della multa dagli attuali 160/646 euro a 422/1.697 euro, con in più la sospensione della patente da sette giorni a due mesi già dalla prima infrazione. E inoltre, in caso di recidiva nel biennio successivo, la sanzione pecuniaria sarebbe stata ricompresa tra 644 e 2.588 euro, con sospensione della patente da uno a tre mesi e decurtazione da cinque a dieci punti, sempre dalla patente.
INASPRIMENTO DELLE SANZIONI: TUTTO IN ALTO MARE
Solo che, incredibile ma vero, molto probabilmente non se ne farà più nulla, e in Italia resteranno in vigore le sanzioni attualmente previste dall’articolo 173 del Codice della Strada. Nel corso di una recente audizione in Commissione Trasporti della Camera, la titolare del MIT, Paola De Micheli, ha riferito infatti che il testo della mini riforma del CdS è stato bocciato quasi totalmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (presumibilmente per una questione di coperture), che nel suo parere ha lasciato in piedi pochissime norme. “Bisognerà fare quindi una seria verifica”, ha precisato la De Micheli, “Ma preferirei che se ne occupi il Parlamento: non ho nessuna intenzione di invadere, se non in caso di estrema necessità, le competenze del potere legislativo”. Toccherà dunque ai parlamentari decidere se seguire o meno i rilievi del MEF e, di conseguenza, approvare o affossare la mini riforma.
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18 Ottobre 2019 ore 11:25
L’allarme seggiolini bimbi obbligatorio divide i genitori, tra chi è pro e contro la nuova norma che entrerà in vigore dal 2020. Ci sono genitori convinti che dimenticare un bambino in auto sia un evento impossibile e chi trova giusto fare qualsiasi cosa per migliorare la sicurezza dei bambini in auto. E infatti un sondaggio di ConTe.it ha rilevato che quando ci sono bambini a bordo il comportamento del guidatore sarebbe più prudente. Ecco cosa pensano gli italiani dell’allarme seggiolini bimbi obbligatorio e quanto si lasciano alle distrazioni del cellulare al volante con i bambini in auto.
GLI ITALIANI E L’OBBLIGO ALLARME SEGGIOLINI
Chi è d’accordo ad acquistare e usare obbligatoriamente un allarme seggiolino per non rischiare di dimenticare bambini in auto? Secondo il rapporto dell’indagine il 69% degli italiani è favorevole all’allarme antiabbandono, un dato importante rispetto al 78% di quelli che affermano di conoscere la nuova legge. La maggior parte del campione di 1000 residenti nelle Province di Bologna, Milano, Palermo, Roma, Torino d’accordo con l’obbligo dell’allarme sono donne. Il 75% secondo l’indagine si concentra al Centro-Sud, paradossalmente però le zone in cui secondo le statistiche l’uso del seggiolino è meno diffuso.
COSA FANNO I GENITORI CON I BAMBINI IN AUTO
Quando c’è un bambino in auto non si fanno distinzioni: da nord a sud in media tutti affermano di essere più prudenti. Il 42% degli intervistati fa più attenzione al codice della strada, il 38% dichiara di ridurre la velocità ma solo il 24% allaccia sempre le cinture. Quando si passa alle distrazioni al volante si tocca un tasto caldo, anzi rovente. Solo il 10% degli intervistati confessa di evitare le distrazioni del cellulare al volante quando ci sono bambini in auto. Stime che se analizzate in modo oggettivo trasudano anche una confusione generalizzata. Rispettare il codice della strada ed essere prudenti non equivale forse anche ad allacciare sempre e comunque le cinture di sicurezza e usare i seggiolini (art. 172 CdS)? E vogliamo parlare del vizio di buttare l’occhio al display o chattare con lo smartphone in preda all’“astinenza da social” (art. 173 CdS)?
SI ALL’ALLARME SEGGIOLINI, MA LA SICUREZZA NON E’ PRIORITARIA
I bambini in auto dettano legge nella scelta dell’auto nuova: secondo l’indagine gli intervistati scelgono un modello in base alle esigenze della famiglia. Il 75% degli intervistati ammette che la scelta dell’auto è influenzata dalla presenza di figli. Il 47% dei genitori (soprattutto maschi) sceglie con un bagagliaio più spazioso; il 46% con interni più ampi e almeno 5 sedute (in prevalenza le donne). Il dato più preoccupante è che solo il 24% sceglie auto con più dispositivi avanzati di sicurezza o gli ADAS, come la frenata d’emergenza, il controllo di velocità o i rilevatori di stanchezza del conducente. Tra le città che si sono dichiarate più attente al fattore sicurezza di un’auto ci sono Bologna (34%), seguita da Roma (32%) e Torino (27%).
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Monopattini elettrici Torino: assicurazione obbligatoria per chi noleggia
14 Ottobre 2019 ore 10:46
I monopattini elettrici a Torino saranno presto una realtà, seppure in prova. Lo ha stabilito il Comune di Torino che ha approvato in Giunta le linee guida sulla circolazione e aperto al noleggio dei monopattini elettrici. Sulla scorta di quello che è successo in giro per l’Europa, anche Torino annuncia le linee guida sulla circolazione dei monopattini elettrici con una serie di regole. Dopo Milano anche a Torino si potrà noleggiare un monopattino elettrico e girare la città facendo attenzione alla segnaletica e a dove si parcheggia il monopattino.
MONOPATTINI ELETTRICI A TORINO, AL VIA I TEST
Il noleggio dei monopattini elettrici a Torino non sarà una falsa partenza, o almeno stando a quanto ha deliberato il Comune partendo da linee guida sulla sperimentazione della micromobilità elettrica. Si tratta in realtà di un test che inizia da novembre sulla circolazione dei monopattini elettrici a Torino. Tra i paletti sul noleggio dei monopattini elettrici a Torino, ci sono il prelievo fuori dai parcheggi dedicati, la sosta selvaggia con monopattini e l’assicurazione obbligatoria sui monopattini. Si rimanda però a un tavolo tecnico con gli operatori interessati a fornire il servizio di noleggio per definire le modalità e la gestione. La chiamata per gli operatori interessati sarà valida fino al 27 luglio 2021, termine della sperimentazione sulla circolazione dei monopattini e segway.
Si partirà con 500 monopattini a noleggio per ogni operatore, che potrebbero anche aumentare o diminuire dalle dichiarazioni dell’assessore alla Viabilità, Maria Lapietra. Anche se si parla principalmente di monopattini elettrici, la flotta di mezzi includerà anche bici a pedalata assistita e scooter elettrici. Il Comune ha tempo fino a fine novembre per installare la segnaletica stradale che avvisa della sperimentazione sulla micromobilità voluta dal Ministero. Da novembre poi partirà il noleggio dei monopattini elettrici a Torino. Le regole per guidare un monopattino elettrico in città saranno le stesse anche per chi ne possiede uno. Nelle piazze San Carlo, Castello, Vittorio Veneto, Carlo Alberto, Carignano e Palazzo di Città la sosta dei monopattini sarà consentita solo nelle aree destinate a parcheggio di cicli e motocicli. Nelle altre vie della città di Torino chi guida un monopattino dovrà comunque rispettare le norme del codice della strada.
ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA SUI MONOPATTINI A NOLEGGIO
Il Comune di Torino punta tramite la sperimentazione dei monopattini elettrici ad incentivare i cittadini a forme di mobilità alternative all’auto. Mentre per i gestori detta condizioni sull’esistenza di un servizio di assistenza h24, sulla rimozione di monopattini di divieto di sosta e sul potenziamento del progetto MaaS (Mobility as a Service). “Ogni operatore dovrà destinare 5 euro per ogni mezzo alla piattaforma MaaS” spiega l’assessore. Inoltre dovrà essere attivata l’assicurazione obbligatoria sul noleggio dei monopattini. I futuri gestori dello sharing devono sottoscrivere una polizza con massimali di almeno 5 milioni di euro per responsabilità civile verso terzi. L’assicurazione obbligatoria sui monopattini a noleggio deve coprire anche danni alle strutture e agli utilizzatori del servizio. Un’ulteriore polizza deve poi coprire, sempre con lo stesso massimale, anche la responsabilità civile personale del conducente del monopattino elettrico a noleggio.
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Segnaletica mancante: chi è responsabile in caso di incidente?
9 Ottobre 2019 ore 13:59
Il problema della segnaletica mancante o poco visibile è presente in molte città e ha spesso generato incidenti e controversie, con uno stucchevole rinfacciarsi della responsabilità tra Comuni, gestori delle strade e gli stessi automobilisti. In effetti quando la segnaletica, sia verticale che orizzontale, risulta deficitaria è consuetudine dar la colpa a chi avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione stradale. Ma allo stesso tempo bisogna ammettere che non di rado si fa un uso strumentale di queste situazioni per tentare di ottenere un risarcimento o contestare una contravvenzione. Non a caso la Corte di Cassazione è intervenuta più volte per chiarire alcuni aspetti che riguardano proprio la mancanza della segnaletica.
SEGNALETICA MANCANTE: LA (NON) RESPONSABILITÀ DEI COMUNI
Le ultime esattamente due anni fa, e in una di queste la Suprema Corte ha dovuto esprimersi su un caso molto delicato visto che ci era scappato il morto. Nella fattispecie un motociclo e un’autovettura si erano scontrate in corrispondenza di un incrocio fra due strade di pari gerarchia non regolate da alcuna segnaletica, né orizzontale né verticale. L’impatto aveva causato il decesso del conducente del motociclo, e i suoi familiari, nell’avanzare richiesta di risarcimento, avevano attribuito parte della responsabilità al Comune proprietario della strada, reo di non aver previsto alcun tipo di segnaletica che regolasse il diritto di precedenza. Responsabilità però negata dalla Cassazione con la sentenza 1289/2017 poiché “la mancata apposizione della segnaletica non crea alcuna situazione di contrasto e non configura una responsabilità effettiva dell’amministrazione, che ha un ampio potere discrezionale nella scelta dei luoghi dove apporre i segnali di pericolo”.
SEGNALETICA STRADALE MANCANTE: SI APPLICANO LE NORME DEL CODICE DELLA STRADA
In pratica i Comuni hanno il dovere di intervenire, collocando l’opportuna segnaletica, solo se la viabilità è messa in pericolo da insidie od ostacoli nascosti o imprevedibili. Altrimenti possono liberamente “omettere di apporre segnaletica stradale, senza che ciò comporti una loro responsabilità e un obbligo di risarcimento in caso di sinistro”. Questo perché, in assenza di segnali stradali, gli automobilisti e i motociclisti possono far sempre riferimento alle norme del Codice della Strada, che sono più che sufficienti a regolare la circolazione e a garantire l’assenza di inconvenienti. Un orientamento confermato qualche mese dopo con l’altra sentenza 10520/2017, con cui la Cassazione ha ribadito che, in mancanza di una segnaletica intelligibile, si applicano in ogni caso le regole del CdS con conseguente esclusione di responsabilità dell’ente custode della strada in caso di incidente.
SEGNALETICA POCO VISIBILE: SI POSSONO CONTESTARE LE MULTE?
Per quanto riguarda invece l’eventualità di contestare una multa in caso di segnaletica poco visibile o sbiadita, è necessario che la carenza sia tale da escludere qualsiasi responsabilità del conducente. Insomma, non basta (per esempio) lamentarsi di aver parcheggiato l’auto in divieto di sosta perché l’apposito segnale era semi-nascosto dai rami di un albero. Per avere buone chance di vincere un ricorso bisogna dimostrare l’effettiva inidoneità della segnaletica verticale ad assolvere la funzione che gli è stata assegnata. Mentre se a risultare insufficiente è la segnaletica orizzontale (in caso di strisce blu scolorite o situazioni simili), la sanzione può essere annullata solo se manca pure la segnaletica verticale. L’articolo 38 comma 2 del Codice della Strada dispone infatti che “le prescrizioni dei segnali verticali prevalgono su quelle dei segnali orizzontali”.
COME CONTESTARE UNA MULTA CAUSATA DA SEGNALETICA SBIADITA
Se si pensa che ci siano i presupposti per contestare la multa (meglio prima sottoporre il caso specifico al parere di un avvocato o comunque di un esperto in materia) si può fare ricorso presso il Giudice di Pace oppure rivolgendosi al Prefetto. Le prove possono essere fornite sia mediante testimoni che attraverso documentazione fotografica databile (si deve cioè dimostrare che il segnale stradale presentava delle carenze proprio il giorno in cui è stata comminata la contravvenzione).
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Strisce blu gratis anche per i disabili senza auto e patente
8 Ottobre 2019 ore 12:20
Con la sentenza 24936/2019 la Corte di Cassazione ha deliberato che i parcheggi delimitati dalle strisce blu sono gratis anche per i disabili senza auto e patente propria (perché magari, a causa di una disabilità molto grave, non sono in grado di guidare). Ovviamente il beneficio si applica ai loro accompagnatori e soltanto nei Comuni che autorizzano la sosta gratuita sulle strisce blu ai portatori di handicap, quando gli appositi stalli riservati ai disabili sono già tutti occupati.
STRISCE BLU GRATIS PER I DISABILI: LA NORMATIVA
Prima di addentrarci nel caso in questione, ricordiamo che la normativa nazionale prevede numerose agevolazioni per chi possiede il contrassegno disabili, tra cui la sosta nei parcheggi a pagamento delimitati dalle strisce blu (qualora gli spazi ‘gialli’ per i portatori di handicap risultino già occupati), ma solo se espressamente stabilita dal Comune. Per esempio Roma, Milano e Torino, per citare alcune tra le maggiori città d’Italia, la consentono; altre, come Napoli, pongono invece delle limitazioni. Gli interessati devono quindi informarsi presso il proprio Comune di residenza per sapere con esattezza se possono parcheggiare liberamente sulle strisce blu. A questo proposito nei mesi scorsi l’On. Maria Chiara Gadda, allora nel PD ma oggi passata a Italia Viva di Renzi, ha presentato insieme ad altri 50 colleghi un disegno di legge per permettere a tutti i cittadini con disabilità di posteggiare gratuitamente negli spazi blu.
STRISCE BLU GRATIS PER DISABILI SENZA AUTO E PATENTE: IL GIUDIZIO DELLA CASSAZIONE
Proprio a Torino (città che, come abbiamo visto, consente ai disabili la sosta sulle strisce blu) la Suprema Corte è dovuta intervenire per dirimere una controversia tra il Comune e la onlus UTIM, che si occupa della tutela delle persone con disabilità intellettiva. Motivo del contendere: il regolamento comunale approvato nel 2016 che, pur prevedendo il diritto per i portatori di handicap a parcheggiare gratis sulle strisce blu, l’aveva circoscritto ai soli possessori di patente e autoveicolo, escludendo chi ne fosse sprovvisto (salvo che per comprovate esigenze di lavoro e/o di cura). E al termine del dibattimento la Cassazione ha dato pienamente ragione alla onlus giudicando ‘discriminatorio’ il regolamento del Comune di Torino, che adesso dovrà rimodulare la delibera del 2016 e risarcire quei disabili che sono stati penalizzati.
“L’Amministrazione comunale torinese”, si legge nella motivazione della sentenza riportate dall’Ansa, “nel rilasciare ai disabili muniti di patente e proprietari di veicolo un permesso gratuito per parcheggiare sulle strisce blu del centro cittadino, ha contestualmente posto in essere una condotta discriminatoria indiretta di danni dei disabili (presumibilmente affetti da una patologia più grave) non muniti di patente e non proprietari di un autoveicolo, che necessitano per i loro spostamenti del necessario ausilio di un familiare, i quali possono fruire dello stesso permesso solo documentano accessi frequenti nel centro cittadino per lo svolgimento di attività lavorative, di assistenza e cura. Non vi è dubbio che una tale previsione si configuri come discriminatoria ai loro danni, in quanto non reputa meritevole di tutela l’accesso gratuito del disabile al centro cittadino per motivi di mero svago e di relazione sociale, come invece consentito ai disabili con patente ed autoveicolo”.
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