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Timestamp: 2018-01-18 07:43:37+00:00
Document Index: 178350576

Matched Legal Cases: ['art. 135', 'art. 68', 'art. 138', 'art. 127', 'art. 123', 'art. 136', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 136', 'art. 1', 'sentenza ', 'arti24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 134', 'art. 37', 'art. 104', 'art. 111', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 134', 'art. 112']

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Inserito su 05/01/2016 da Redazione
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Studia le nozioni relative alla “Corte Costituzionale” ed esercitati sui quiz
Tra gli argomenti di diritto costituzionale e di educazione civica maggiormente richiesti nell’ambito dei concorsi pubblici, vi è la “Corte Costituzionale“.
Interrogando il nostro database (2.000.000 di quiz), abbiamo sintetizzato in questo wiki le nozioni che di regola sono oggetto di domanda nell’ambito delle prove concorsuali.
Terminata la lettura potrai esercitarti sull’argomento accedendo al Simulatore Quiz di Concorsando.it ed aggiungendo alla tua area di studio il percorso formativo “Dir. Cost. – Corte Costituzionale”.
Nel percorso formativo ci sono più di 500 quiz sulla Corte Costituzionale
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Per qualsiasi tipo di delucidazione in merito a questo post ed ai nostri servizi mandaci un messaggio tramite Messenger cliccando qui. Di solito rispondiamo entro qualche ora!
#1. Nozione e attribuzioni
La Corte costituzionale è un organo costituzionale, collegiale ed imparziale, i cui compiti sono fondamentalmente quattro:
giudicare sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni (c.d. funzione di garanzia);
giudicare sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni (c.d. funzione arbitrale);
giudicare sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica;
giudicare sull’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo.
Va precisato che con le prime tre competenze la Corte costituzionale esercita funzioni giurisdizionali1, mentre con l’ultima una funzione amministrativa.
#2. Composizione
Il Costituente ha previsto un’articolata ed eterogenea composizione di questo organo al fine di costituire un collegio superpartes, svincolato cioè dagli interessi dei partiti e dagli altri organi costituzionali, per garantirne l’effettiva neutralità ed imparzialità di azione.
#2.1. Composizione ordinaria
Nella sua composizione ordinaria (ossia quando giudica sulle controversie di legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge, sui conflitti di attribuzione e sull’ammissibilità del referendum abrogativo), la Corte costituzionale si compone di 15 giudici di cui :
5 eletti dalle supreme magistrature dello Stato, e in particolare:
3 da un collegio composto dai magistrati della Corte di Cassazione;
1 da un collegio composto dai magistrati del Consiglio di Stato;
1 da un collegio composto dai magistrati della Corte dei Conti;
5 eletti dal Parlamento riunito in seduta comune, che li elegge con scrutinio segreto e con la maggioranza dei due terzi dei componenti nel primo e nel secondo scrutinio e dei tre quinti negli scrutini successivi;
5 nominati direttamente dal Presidente della Repubblica, che li nomina con un suo decreto controfirmato dal Presidente del Consiglio 2.
I giudici costituzionali, quale che sia l’organo che li nomina o li elegge, devono essere scelti, senza limiti di età, fra particolari categorie di persone, che sono competenti a farne parte per le loro conoscenze giuridiche (art. 135, comma 2, Cost.):
i magistrati, anche a riposo, delle giurisdizioni superiori, ordinaria e amministrative;
gli avvocati, con esercizio professionale almeno ventennale;
i professori ordinari di università in materie giuridiche.
I giudici ordinari della Corte sono nominati per nove anni3 (decorrenti dal giuramento), e non possono essere nuovamente nominati; prima di assumere le funzioni, prestano giuramento di osservanza alla costituzione nelle mani del Presidente della Repubblica, alla presenza dei Presidenti delle due Camere.
#2.2. Composizione per i giudizi d’accusa
Nei giudizi di accusa contro il Presidente della Repubblica la composizione della Corte è diversa in quanto integrata da altri membri.
Ai predetti giudici costituzionali vengono affrancati, infatti, sedici membri (c.d. giudici aggregati) tratti a sorte da un elenco di 45 cittadini, con i requisiti per l’eleggibilità a senatore; tale elenco è compilato dal Parlamento in seduta comune ogni nove anni, mediante elezione e con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.
La presenza di giudici aggregati, scelti dalle Camere in numero superiore a quelli ordinari della Corte, e il sorteggio degli stessi da un’ampia lista (sedici su quarantacinque), tende ad accentuare il carattere politico dei giudizi di accusa.
#2.3. Il presidente della Corte Costituzionale
Un particolare posizione assume in seno alla Corte il suo Presidente.
#2.3.1. Elezione
Egli è eletto tra i membri della Corte a maggioranza assoluta.
Nel caso in cui nessuno riporti la maggioranza si procede ad una nuova votazione e dopo di questa, eventualmente, alla votazione di ballottaggio tra i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti e si proclama eletto chi abbia riportata la maggioranza.
In caso di parità, è proclamato eletto il più anziano di carica e, in mancanza, il più anziano di età.
#2.3.2. Durata in carica
Il Presidente della Corte Costituzionale rimane in carica per un triennio ed è rieleggibile, fermi restando, in ogni caso, i termini di scadenza dell’ufficio di giudice.
#2.3.3. Poteri
Il Presidente rappresenta la Corte, al convoca, ne preside le sedute sovraintende all’attività delle commissione ed esercita gli altri poteri che gli sono attribuiti per legge e dai regolamenti. In particolare il Presidente:
nomina nei giudizi di legittimità un giudice per la istruzione e la relazione e convoca entro i successivi venti giorni la Corte per la discussione;
quando lo ritenga necessario, può con provvedimento , ridurre sino alla metà i termini dei procedimenti;
fissa con decreto il giorno dell’udienza e convoca la Corte; se nessuna delle parti è costituita in giudizio può convocare la Corte in Camera di consiglio;
regola la discussione e può determinare i punti più importanti sui quali essa deve svolgersi;
nella deliberazione delle ordinanze e delle sentenze vota per ultimo; in caso di parità di voto prevale quella del Presidente.
#3. Lo status di giudice costituzionale
L’importanza e la delicatezza delle funzioni che i giudici della Corte svolgono comportano incompatibilità e prerogative.
#3.1. Incompatibilità
Durante il periodo di appartenenza alla Corte i giudici che siano magistrati in servizio o professori universitari non potranno continuare nell’esercizio delle loro funzioni, essere candidati in elezioni amministrative o politiche, svolgere attività inerenti ad un’associazione o ad un partito politico.
#3.2. Prerogative dei giudici costituzionali
I giudici costituzionali sono assistiti da una serie di garanzie di indipendenza. In particolare:
non possono essere rimossi o sospesi dal loro ufficio se non con decisione della Corte4, per sopravvenuta incapacità fisica o civile o per gravi mancanze nell’esercizio delle loro funzioni (inamovibilità);
finché durano in carica godono delle guarentigie previste dall’art. 68, per i parlamentari, ivi compresa quella per la sottoposizione a giudizio penale, ormai abolita per i parlamentari; le relative autorizzazioni sono date dalla Corte stessa (immunità penale).
non sono sindacabili o perseguibili per le opinioni espresse ed i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni (insindacabilità);
spetta alla Corte accertare l’esistenza dei requisiti soggettivi di ammissione dei propri componenti e dei cittadini eletti dal Parlamento, deliberando a maggioranza assoluta dei suoi componenti;
i giudici ordinari hanno una retribuzione mensile che non può essere inferiore a quella del più alto magistrato della giurisdizione ordinaria ed è determinta con legge.
#4. Funzionamento della Corte
#4.1. Pubblicità
Per quel che riguarda il funzionamento, va detto che le udienze della Corte sono pubbliche, ma il Presidente può disporre che si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere alla sicurezza dello Stato o all’ordine pubblico o alla morale, o quando avvengano da parte del pubblico manifestazioni che possono turbare la serenità.
#4.2. Nei giudizi di legittimità costituzionale
Nei giudizi di legittimità costituzionale, la Corte funziona con l’intervento di almeno 11 giudici e le decisioni sono deliberate in Camera di Consiglio dai giudici presenti a tutte le udienza in cui si è svolto il giudizio e vengono prese a maggioranza assoluta dei votanti5; l’eventuale “opinione dissenziente” dei giudici che vi partecipano non può essere resa pubblica. Nel caso di parità di voto prevale quello del Presidente.
#4.3. Nei giudizi di accusa
Nei giudizi di accusa il Collegio giudicante deve, in ogni caso essere costituito da almeno ventuno giudici, dei quali i giudici aggregati devono essere in maggioranza. In caso di parità di voti prevale l’opinione più favorevole all’accusato.
#5. Il sindacato di legittimità delle leggi
#5.1. Nozione
Per sindacato di legittimità costituzionale s’intende quell’operazione di verifica volta ad accertare che una legge o un atto ad essa equiparato6 sia conforme alle norme della Costituzione, che ne disciplinano forma e procedura d’adozione e impongono o escludono determinati contenuti.
#5.2. Caratteri
Il sindacato di legittimità costituzionale, nel nostro ordinamento presenta le seguenti caratteristiche:
si tratta di un sindacato successivo7, dal momento che la verifica avviene sempre su leggi o atti equiparati già in vigore;
il controllo è accentrato8 in un unico organo, vale a dire la Corte costituzionale;
tale controllo viene attivato sia mediante la rimessione alla Corte delle questioni di costituzionalità sollevate nel corso di un processo da una delle parti o dal giudice (sindacato incidentale), sia attraverso la diretta impugnazione degli atti ritenuti incostituzionali da parte dello Stato o delle Regioni (sindacato in via principale).
#5.3. Ambito di applicazione
#5.3.1. Atti soggetti al sindacato di costituzionalità
Il sindacato della Corte costituzionale si esercita sulle legge e sugli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni
leggi costituzionale e di revisione costituzionale leggi costituzionali, sicuramente sotto il profilo della illegittimità formale (vizi formali relativi alla regolarità del procedimento di formazione di cui all’art. 138 Cost.) ma anche sotto il profilo della illegittimità materiale, se si accoglie la tesi dei limiti assoluti della revisione costituzionale;
le leggi ordinarie dello Stato sono invece, sindacabili senza alcuna limitazione;
gli attivi aventi forza di legge, cioè i decreti-legge9 e decreti legislativi10;
le leggi regionali e le leggi delle Province di Trento e Bolzano: l’art. 127 ne prevede la sindacabilità quando eccedono la loro competenza;
gli Statuti regionali che pur non essendo più approvati con legge del Parlamento, ma dallo stesso Consiglio regionale, sono espressamente assoggettati al sindacato di costituzionalità dell’art. 123 Cost., come modificato dalla L. cost. 1/199911;
#5.3.2. Atti non soggetti
Gli atti non soggetti al sindacato di costituzionalità sono: I) atti materialmente amministrativi e le sentenze; II) i regolamenti; III) gli atti normativi della Comunità Europea.
Il sindacato è da escludere anche per il referendum, in quanto la relativa richiesta è già stata sottoposta al giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale.
#5.4. I vizi di legittimità costituzionale delle leggi
I vizi di legittimità costituzionale delle leggi (e degli atti aventi forza di legge) si distinguono in vizi formali e vizi materiali.
#5.4.1. Vizi formali
Si ha vizio formale quando la legge è approvata dal Parlamento violando una delle norme sul procedimento di formazione delle leggi contenute nella Costituzione o secondo un procedimento diverso da quello prescritto.
A riguardo si ricordi, come già è stato evidenziato, che la legge non presenta vizi formali, è come tale non può essere oggetto di sindacato di legittimità costituzionale da parte della Corte Costituzionale, quando è adottata in violazione delle norme sul procedimento legislativo contenute nei regolamenti parlamentari (avendo il Parlamento la possibilità di gestire in maniera autonoma il suo potere legislativo).
#5.4.2. Vizio materiale
Si ha il vizio materiale quando una norma contenuta in una legge ordinaria od in un atto ad essa equiparato è in contrasto con una norma costituzionale o con un principio costituzionale (anche se implicito), ovvero quando l’organo che ha emanato la legge non era competente secondo la ripartizione delle competenze legislative effettuata dalla Costituzione.
Vi sono due tipi di vizi materiali: vizio per incompetenza e eccesso di potere.
#5.4.2.1. Vizio per incompetenza
Si ha vizio per incompetenza quando l’organo che ha emanato la legge non era competente secondo la ripartizione delle competenze legislative effettuate dalla Costituzione, in particolare:
quando una legge dello Stato invade la sfera di competenza riservata dalla Costituzione o dagli Statuti regionali alle Regioni (qualora si tratti di regioni a Statuto speciale);
quando la legge di una Regione o disciplina una materia non rientrante fra quelle su cui essa può legiferare o invade la sfera di competenza riservata allo Stato o quella di un’altra Regione.
#5.4.2.2. Eccesso di potere
Si ha eccesso di potere quando la legge è stata emanata per un fine da diverso da quello assegnatogli dalla Costituzione o in modo non conducente al conseguimento del fine, o ancora, non rispondente al criterio della ragionevolezza.
5.5. Il procedimento per i giudizi di costituzionalità delle leggi
L’ordinamento italiano prevede due tipi di giudizi di legittimità costituzionale delle leggi: uno in via incidentale, ed uno in via principale
Il giudizio in via incidentale trae origine da una controversia giudiziaria pendente innanzi all’autorità giudiziaria ordinaria o amministrativa (Tribunale, T.A.R. etc.). Nel corso di tale controversia viene eccepita l’incostituzionalità della legge da applicare, ed allora il giudice rinvia gli atti alla Corte costituzionale, sospendendo la causa, affinché la Corte decida sulla questione.
Il giudizio in via principale, invece, si verifica quando viene proposto ricorso immediatamente e direttamente alla Corte costituzionale. Tale forma di impugnativa è consentita, nel nostro ordinamento, soltanto al Governo, per conto dello Stato, e alle Regioni (e alle Province di Trento e Bolzano).
#5.5.2. Il giudizio in via incidentale
#5.5.2.1. Presso il giudice a quo
#5.5.2.1.1. Proposizione della questione
La questione di legittimità costituzionale può essere sollevata in via incidentale, cioè nel corso di un giudizio (penale, civile, amministrativo):
mediante un’apposita istanza12 da una delle parti in via d’eccezione indicando:
le disposizioni della legge (o dell’atto avente forza di legge) che si ritengono viziate da illegittimità costituzionale;
e le disposizioni della Costituzione o di leggi costituzionali che si ritengono violate13.
e d’ufficio dall’autorità giurisdizionale14 innanzi al quale verte il giudizio15.
#5.5.2.1.2. Valutazione del giudice a quo
Il giudice innanzi al quale è sollevata la questione detto giudice a quo (la Corte Costituzionale viene detta giudice ad quem) deve procedere ad un duplice accertamento(sempre che non abbia egli stesso sollevato la questione):
deve accertare la c.d. rilevanza della questione: in altri termini il giudice dovrà esaminare se la questione sia stata sollevata nei confronti di una legge o atto equiparato (o di singolo loro disposizioni) che gli ritine di dover applicare per poter definire il giudizio;
ritenuta rilevante la questione, il giudice deve verificare se la questione di legittimità costituzionale possa ritenersi non manifestamente infondata: in altri termini ilI giudice deve accertare, mediante una «cognizione sommaria», se sussista o meno un ragionevole dubbio sulla costituzionalità della legge.
#5.5.2.1.3. Decisione del giudice a quo
Il giudice decide con ordinanza adeguatamente motivata, con cui può:
respingere la questione: in tal caso l’ordinanza non può essere impugnata, ma la questione può essere riproposta nella fase successiva del giudizio;
accogliere l’eccezione di incostituzionalità: con tale ordinanza il giudice sospende il giudizio in corso e dispone la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Anche l’ordinanza di accoglimento come la richiesta, deve indicare le disposizioni della legge di cui si denuncia l’incostituzionalità e le disposizioni della Costituzione che si assumono violate. Risultano in tal modo predeterminati sia l’oggetto del giudizio (rappresentato, appunto, dalle norme di dubbia costituzionalità) sia il parametro di esso (rappresentato dalle norme costituzionali che risulterebbero violate). II giudizio della Corte costituzionale risulta, pertanto, vincolato dalla norma costituzionale in rapporto alla quale viene eccepita l’incostituzionalità (c.d. norma parametro).
#5.5.2.1.4. Notifica e pubblicazione dell’ordinanza
L’ordinanza deve essere notificata al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Presidente della Giunta regionale (a seconda che la questione riguardi una norma di legge statale o regionale). Di essa viene data mera comunicazione ai Presidenti delle due Camere o (se trattasi di legge regionale) al Presidente del Consiglio regionale.
L’ordinanza deve essere pubblicata, a cura del Presidente della Corte, sulla Gazzetta Ufficiale (e, se ricorre l’ipotesi, anche sul Bollettino Ufficiale della Regione interessata) affinché gli altri giudici che si trovino ad affrontare la stessa questione ne siano informati, e sospendano il giudizio in attesa della decisione della Corte. Non vige, tuttavia, per essi, un preciso obbligo giuridico di sospendere i procedimenti.
#5.5.2.2. Presso il giudice ad quem
Entro 20 giorni dall’avvenuta notificazione dell’ordinanza emessa dal giudice a quo,
le parti del giudizio di merito che lo ha originato hanno facoltà (e pertanto non sono obbligate a farlo, in altri termini all’interno del giudizio in esame non vi sono parti necessarie) di costituirsi innanzi alla Corte per difendere i loro concreto interesse;
mentre hanno facoltà (e dunque non l’obbligo) di intervenire (e non costituirsi in quanto non configurabili come parti) in giudizio per presentare le loro deduzioni:
il Presidente del Consiglio dei Ministri (rappresentato da un Avvocato dello Stato), in rappresentanza dello Stato qualora si tratti di legge o atto avente forza di legge statale;
il Presidente della Giunta regionale, se il giudizio verte su una legge regionale.
Trascorso il termine di venti giorni entro il quale le parti possono costituirsi, ed i Presidenti del Consiglio o della Giunta Regionale intervenire, il Presidente della Corte nomina un giudice per l’istruzione e la relazione e convoca entro i successivi venti giorni la Corte per la discussione. Si ricordi che qualora non si costituisca alcuna parte o in caso di manifesta infondatezza, la Corte può decidere in Camera di consiglio.
Al termine della discussione, e con la presenza dei soli giudici che sono stati presenti a tutte le udienze (cosi come evidenziato in precedenza) la Corte assume una decisione.
#5.5.3. Il giudizio in via principale (o in via d’azione)
Il procedimento in via d’azione (o principale) può essere adottato (entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge che si ritiene lesiva della sfera di competenza) solo dallo Stato (in particolare il Governo16), per impugnare una legge regionale o provinciale, o dalla Regione per impugnare una legge o un atto avente forza di legge dello Stato o una legge di un’altra Regione.
Va precisato che l’oggetto di legittimità davanti la Corte è limitato al riscontro di un vizio di incompetenza, dal momento che il Governo nazionale può eccepire soltanto il difetto di competenza del legislatore regionale, così come la Regione può eccepire soltanto l’invasione della propria sfera di competenza da parte di una legge statale o di un legge di altra Regione.
#5.5.4. Il principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato
Al riguardo va rilevato che sia nel giudizio incidentale sia in quello principale, oggetto della deliberazione della Corte è la “questione”, così come (cioè nei termini e per i motivi) essa le viene posta dalle parti e dal giudice.
In altri termini, la Corte non può ampliare l’ambito del suo giudizio ma deve attenersi, nel pronunciare la sentenza, a ciò che le è stato chiesto e non allargare il thema decidendum oltre i limiti in cui è stato formulato dalle parti e dal giudice, secondo un principio di diritto processuale definito come “principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato”.
Le eccezioni all’applicazione di questo principio non sono tuttavia mancate, in quanto spesso la Corte Costituzionale, attraverso sentenze interpretative (vedi infra), ha spostato la sua attenzione o su una latra norma diversa da quella che gli era stata sottoposta in esame, o persino per l’intero testo legislativo.
#5.5.5. Le decisioni della Corte Costituzionale
La Corte giudica in via definitiva17 con sentenza18. Tutti gli altri provvedimenti di sua competenza sono adottati con ordinanza.
In particolare per quanto riguarda le decisioni che la Corte può adottare in relazione ad un giudizio di costituzionalità, va dette che esse possono essere di rito o di merito.
#5.5.5.1. Le decisioni di rito o processuali
Le decisioni di rito o processuali sono le decisione con le quali la Corte non definisce la questione di legittimità costituzionale sottopostale (non entrando nel merito di quest’ultima) bensì il giudizio costituzionale cui la questione ha dato luogo.
Fra tali decisioni vanno annoverate:
di manifesta infondatezza della questione: emesse nel caso in cui la Corte prenda in esame questioni formulate negli stessi termini motivi o profili di altre già dichiarate infondate o questioni che pur formulate in termini e con motivi nuovi, non di meno siano identiche od analoghe ad altre già dichiarate infondate, ancora quando la questione sia palesemente inconsistente
di manifesta inammissibilità: emesse quando si tratti questioni già dichiarate incostituzionali.
aberratio ictus: emesse nell’ipotesi in cui il giudice a quo sollevi la questioni su una norma diversa da quella applicabile.
#5.5.5.2. Le decisione di merito
Le decisioni di merito, invece, comportano un esame del contenuto della questione di costituzionalità sottoposta alla Corte, e possono essere di due specie di rigetto e di accoglimento (a cui tuttavia vanno aggiunte le sentenze interpretative e le sentenze monito).
#5.5.5.2.1. Sentenze di accoglimento
Sono di accoglimento quelle sentenze con le quali la Corte dichiara l’incostituzionalità della legge o della norma impugnata.
A norma dell’art. 136. Cost. la norma dichiarata illegittima costituzionalmente cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione della Corte nella “Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana”.
Sembrerebbe dunque che l’efficacia delle sentenza di accoglimento abbia valore per l’avvenite (ex nunc) e non riguardi, pertanto i rapporti, e le situazioni giuridiche già pendenti, che dovrebbero continuare ad essere disciplinati dalla legge dichiarata costituzionalmente illegittima.
Conseguenza questa palesemente assurda, in quanto la sentenza di accoglimento della Corte non spiegherebbe i suoi effetti nel giudizio in cui la questione è stata sollevata, e pertanto nessuno avrebbe più interesse a sollevare questione di illegittimità costituzionale..
Il vero è che l’art. 136 non va letto da solo bensì integrandolo con l’art. 1 della legge Cost. n. 1/48 a norma del quale la questione di legittimità costituzionale può essere posta alla Corte solo indirettamente, nel corso di un giudizio, da una delle parti o dal giudice.
Da tale lettura la Corte Costituzionale ha dedotto e stabilito in via implicita, che l’inefficacia della legge dichiarata illegittima è retrodata al momento della richiesta, dunque in tutti i processi in corso la norma non troverà applicazione (disapplicazione della norma19).
Rimangono invece fermi gli effetti delle sentenze passato in giudicato in cui è stata applicata la legge dichiarata illegittima; cioè è invece da escludere per le norme penali, le quale se dichiarate illegittime, incidono anche per le sentenze passate in giudicato, e se c’è stata una condanna vengono cessato gli effetti e l’esecuzione della pena20.
Effetto diretto della sentenza di accoglimento è la reviviscenza delle norme abrogate dalle norme dichiarate illegittime costituzionalmente. Ma spetta in tal caso alla Corte controllare se le norme ridivenute operanti non presentino a loro volta, in base alle stesse valutazioni che hanno portato alla dichiarazione di illegittimità delle norme che le hanno abrogate, aspetti di imparziale illegittimità21.
#5.5.5.2.2. Sentenze di rigetto
Sono di rigetto, quelle sentenze con cui la Corte, dichiara infondata la questione di legittimità (cosi come prospettata22).
Le sentenze di rigetto non hanno, efficacia erga omnes. La loro efficacia vale soltanto (nel procedimento in via incidentale) nei confronti del giudice a quo, nel senso che il giudice sarà tenuto ad applicare la legge rispetto alla quale era stata formulata la questione23.
È chiaro che benché ci sia stata il rigetto della questione, la stessa questione può sempre essere riproposta alla Corte, dalle stesse parti24 o da altre, proponendo nuovi motivi d’incostituzionalità, oppure anche richiamandosi ai vecchi25, in quanto la Corte potrebbe nel frattempo aver cambiato orientamento26.
#5.5.5.2.3. Sentenze interpretative
Si hanno sentenze interpretative quando la Corte, andando al di la del thema decidendum, reinterpreta la norma della cui costituzionalità si dubita (con la conseguenza che al termine del giudizio non si avrà ne una sentenza di rigetto ne una sentenza di accoglimento essendo diversa la norme oggetto del giudizio).
Le sentente interpretative possono essere:
di rigetto: quando la Corte avendo tratto dal testo legislativo un norma in tutto o parte diversa da quella tratta dalla parti e dal giudice, dichiara che, rispetto a questa norma, non sussistono vizi di legittimità costituzionale, facendo in tal modo salvo il testo legislativo;
di accoglimento: quando la Corte dichiara illegittimo l’intero testo (con l’efficacia propria delle sentenze di accoglimento), in funzione di una determinata interpretazione, in modo che vengono fatte salve tutte le altre interpretazioni del testo. Ciò non vuol dire che la legge viene eliminata dall’ordinamento, ma solo che essa non potrà più essere applicata secondo l’interpretazione che la Corte ha dichiarato illegittima.
Rispetto alla sentenza di accoglimento, vi è da dire però che questo tipo di sentenza è andato in disuso, in quanto la Corte piuttosto ricorre alle sentenze di accoglimento parziale che si hanno quando pur lasciando immutato il testo la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di norme o di frammenti di norme da esso desumibili in via interpretativa. Con questo tipo di sentenze, detta anche sentenze manipolative la Corte in realtà interviene sulla portata normativa della disposizione, che viene estesa, ridotta o comunque mutata, in modo da ricondurre il testo stesso nell’alveo della legittimità costituzionale. Avremo dunque tre tipi di sentenza manipolative:
sentenze additive: sono sentenze con le quali la Corte dichiara l’illegittimità di un testo nella parte in cui non contiene una previsione normativa, che deve necessariamente esserci, senza che ciò significhi che la norma immessa sia creata dalla Corte essendo essa già implicita nel sistema27;
sentenze riduttive: sono sentenze con le quali la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di un testo nella parte in cui contiene una previsione normativa, che non deve esserci
sentenze sostitutive: sono sentenze con le quali la Corte sostituisce ad una parte del testo un’altra parte, che essa stessa trae dal testo in via di interpretazione;
#5.5.5.2.4. Le sentenze monito
Vanno infine rilevate le sentenze indirizzo o monito: sono sentenze con le quali la Corte rilevata la mancanza di una determinata legge di disposizioni che, invece, dovrebbero esserci perché ritenute essenziali al fine assicurare il rispetto della Costituzione, si indirizza al legislatore e detta essa stessa i criteri ai quali dovrà uniformarsi per adeguare la disciplina della materia ai precetti costituzionali (avvertendo eventualmente il legislatore che qualora dovesse restare inattivo, la legge vigente varrà dichiarata incostituzionale)28.
#6. I conflitti di attribuzione
La seconda funzione demandata dall’art. 134 Cost. alla Corte Costituzionale consiste nella risoluzione dei conflitti di attribuzione tra i supremi poteri dello Stato, tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni.
La Corte risolve il conflitto sottoposto al suo esame dichiarando il potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione e, ove sia emanato un atto viziato da incompetenza, lo annulla.
#6.1. Nozione
Per conflitti di attribuzione si intendono le controversie che insorgono fra i poteri dello Stato, fra Stato e Regioni e fra Regioni, allorché uno di essi usurpi o pretenda di usurpare le funzioni spettanti ad altri, affermando la propria competenza (conflitto positivo), interferisca nelle funzioni altrui mediante esercizio illegittimo di competenze proprie, senza alcuna rivendicazione (conflitto negativo)29.
Va precisato che affinché sorga un conflitto di attribuzione è necessario che siano state violate norme della Costituzione o leggi costituzionali.
#6.2. I conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni
Si ha conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni, quando una Regione invade con un suo atto30 (si noti che l’atto deve essere non legislativo o non avere forza di legge, in quanto in tal caso si dovrebbe sollevare questione di illegittimità costituzionale per vizio di incompetenza) la sfera di competenza assegnata dalla Costituzione allo Stato ovvero ad un’altra Regione.
Del pari si ha conflitto di attribuzione tra Stato e Regione quando è lo Stato con un suo atto (si noti che l’atto deve essere non legislativo o non avere forza di legge, in quanto in tal caso si dovrebbe sollevare questione di illegittimità costituzionale per vizio di incompetenza) ad invadere la sfera di competenza costituzionale di una Regione31.
In entrambi i casi, lo Stato o la Regione rispettivamente interessati possono proporre ricorso alla Corte Costituzionale per il regolamento di competenza32.
#6.3. I conflitti di attribuzione fra i poteri supremi dello Stato
#6.3.1. Nozione
Si ha conflitto tra poteri dello Stato quando un organo competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene33, emani un atto (si noti che l’atto deve essere non legislativo, in quanto in tal caso si dovrebbe sollevare questione di illegittimità costituzionale) o ponga in essere un comportamento, provochi un pregiudizio ad un altro organo (anche esso ovviamente competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene), vuoi perché interviene nelle sfera di competenza in tutto o in parte a lui riservata, vuoi perché impedisce di esercitare proprie attribuzione od ostacola l’efficacia dei suoi atti, vuoi infine perché ne turba in qualche modo l’indipendenza sul piano strutturale, come potere dello Stato.
6.3.2. Condizioni
In base all’art. 37 della legge 87/1953 «il conflitto tra poteri dello Stato è risolto dalla Corte costituzionale se insorge tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali».
Perché sorga conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato sono quindi, necessarie le seguenti condizioni:
che esso sorga fra organi appartenenti a poteri diversi34;
che sorga fra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere a cui appartengono;
che sorga per la delimitazione della sfera di attribuzione determinata per i vari poteri da norme costituzionali.
La Corte costituzionale non appartiene alla magistratura ordinaria considerata come un ordine (art. 104 Cost.) e ad essa non si riferiscono le norme costituzionali riguardanti l’ordinamento giudiziario. Tuttavia, le sue funzioni sono (essenzialmente) giurisdizionali, e quindi anche all’attività di essa svolge si deve applicare l’art. 111 Cost- per cui tutti i provvedimenti della Corte, avendo nato giurisdizionale, devono essere motivati. ↩
A questo riguardo, va ricordato che i decreti di nomina dei cinque giudice costituzionali rientrano fra gli atti che si sono definiti formalmente e sostanzialmente presidenziali. ↩
Alla scadenza del termine il giudice cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni. Una ipotesi di prorogatio, definita “speciale”, è però disciplinata dall’art. 26 della legge 25 gennaio 1962, n. 20 (contenete norme sui giudici di accusa), il quale dispone che “I giudici ordinari e aggregati che costituiscono il collegio giudicante continuano a farne parte sino all’esaurimento del nuovo incarico”. ↩
La decisione della Corte deve essere assunta a maggioranza di due terzi dei componenti che partecipano all’adunanza. ↩
Mentre per le deliberazione riguardanti norme regolamentari la maggioranza richiesta è di otto giudici. ↩
Sugli atti diversi dalla legge e ad essa non equiparabili, come i regolamenti dell’esecutivo e i provvedimenti amministrativi, il controllo è compiuto, invece, da ogni giudice, che è tenuto ad annullarli o disapplicarli qualora siano in contrasto con la legge, compresa quella costituzionale. ↩
Il sindacato successivo si distingue da quello preventivo effettuato prima che la legge venga pubblicata ed entri in vigore. ↩
Il sindacato accentrato si distingue da quello diffuso, che si ha quando il potere di verificare la legittimità costituzionale delle leggi è riconosciuto in capo ad ogni giudice. ↩
La Corte costituzionale ha precisato che i decreti-legge possono essere oggetto del suo sindacato anche relativamente ai presupposti di necessità ed urgenza (sent. n. 29/1995) e che la sua valutazione di legittimità può anche trasferirsi da un decreto decaduto a quello che lo reiteri, qualora la norma del primo venga riprodotta fedelmente nel secondo (sent. n. 84/1996). ↩
Dubbi possono sorgere sulla imputabilità di un decreto–legge, perché nel breve periodo della sua vigenza (al massimo 60 giorni) appare problematico che possa instaurarsi il giudizio innanzi alla Corte; a meno che la legge di conversione modifichi o integri il testo del decreto legge oppure converta il decreto senza riprodurre il testo. La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di illegittimità costituzionale sollevata nei confronti di un decreto legge non convertito. Il decreto–legge potrà invece essere impugnato in via d’azione da una Regione che lamenti la lesione, da esso operata, dalla sua sfere di competenza, purché tale lesione si determini immediatamente in seguito alla sua entrata in vigore. ↩
Nonché i decreti del Presidente della Repubblica contenenti le norme di attuazione degli Statuti delle Regioni ad autonomia speciale. ↩
L’istanza può essere proposta in qualsiasi stadio del giudizio e, se respinta in primo grado, può essere riproposta in ogni grado ulteriore del processo. ↩
Tuttavia può avvenire anche che il vizio di legittimità costituzionale sia determinato dalla violazione di una cd. norma interposta (per es. un decreto legislativo emanato in contrasto con il contenuto della legge delega). ↩
Rispetto al significato di “autorità giurisdizionale” la Corte Costituzionale ha adottato una interpretazione estensiva, ammettendo che la questione possa essere sollevata, oltre che innanzi ai giudici ordinari e speciali, anche innanzi ad ogni autorità che eserciti una funzione qualificabile come giurisdizionale, sia pure soltanto sotto il profilo formale e procedurale; in tale prospettiva la Corte ha ritenuto che la questione di legittimità costituzionale possa essere sollevata anche davanti alla Sezione di controllo della Corte dei conti, alla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della magistratura etc. ↩
Sempre la Corte Costituzionale ha operato un’interpretazione estensiva del termine “giudizio”, intendendo per giudizio anche la fase precedente e successiva al procedimento vero e proprio, pertanto la questione di legittimità costituzionale può essere sollevata sia innanzi al giudice istruttore in sede civile che davanti al giudice di sorveglianza per la esecuzione della pena. ↩
La questione è sollevata previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, dal Presidente del Consiglio. ↩
Articolo 137 3° comma: “ Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione”. ↩
Le sentenze sono pronunciate in nome del popolo italiano e devono contenere, oltre alle indicazione dei motivi di fatto e di diritto, il dispositivo la data della decisione e la sottoscrizione del Presidente e del giudice che le ha redatte. ↩
Va rilevato che la disapplicazione della norma dovrà avvenire non solo da parte dei giudizi ma anche da parte di chiunque (soggetto pubblico o privato) avrebbe dovuto applicarla. ↩
Nella stessa sentenza di accoglimento la Corte può dichiarare illegittime anche le norme consequenziali, ossia quelle che per la loro validità presupponeva l’esistenza della norma dichiarata illegittima, si parla della c.d. illegittimità costituzionale conseguenziale. In ogni caso anche la dichiarazione di illegittimità conseguenziale costituisce una deroga al principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato. ↩
E sarebbe questo – sempre secondo la Corte – un caso di illegittimità conseguenziale. ↩
In altri termini la sentenza di rigetto vale ad escludere la sussistenza dei vizi di legittimità così come formulati nella questione e denunciati nell’ordinanza di remissione o nel ricorso. ↩
Se invece, oggetto del giudizio era una legge regionale o provinciale impugnata in via di azione, allora l’efficacia della sentenza si spiegherà nel senso di rendere possibile la promulgazione e la pubblicazione della legge, e quindi la sua entrata in vigore. ↩
Va precisato che quando si tratta di procedimenti incidentali, le stesse parti potranno riproporre la questione, adducendo vizi diversi (vedi nota successiva), solo in un’altra fase del medesimo giudizio. ↩
Ciò non è possibile quando si ripropone la questione in un’altra fase di un medesimo giudizio, se si tratta di procedimento in via incidentale, in quanto in questo per essere accolta la questione deve proposta sui motivi nuovi. ↩
Va tuttavia rilevato che la Corte dichiara,di regola, manifestamente infondate, le questioni di legittimità costituzionale riproposte negli stessi termini di altre sulle si era già con pronunciata con sentenza di rigetto. ↩
Le sentenze additive possono essere di garanzia quando riconoscono un diritto fondamentale negato dalla norma illegittima, o di prestazione, quando riconoscono una pretesa patrimoniale tutelata dalla Costituzione o negata dalla norma illegittima. Può accadere inoltre che la Corte non immetta nell’ordinamento una regola immediatamente applicabile, ma solo un principio derivante dalla Costituzione, cui il legislatore dovrà attenersi nella disciplina futura del medesimo oggetto, queste sentenze sono dette additive di principio. ↩
Tali sentenze si differenziano da quelle additive di principio perché non immettono un nuovo principio in una disciplina particolare sottoposta al controllo della Corte, ma indicano al legislatore la strada da seguire per una futura normazione costituzionalmente legittima. ↩
I conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato vanno distinti sia da quelli tra la P.A. e l’autorità giudiziaria (artt. 41 e 368 c.p.c.), che, esaurendosi in questioni di giurisdizione, vanno risolti dalle Sezioni Unite della Cassazione dietro esperimento del regolamento di giurisdizione; sia dai conflitti amministrativi, che intercorrendo tra organi di una stessa amministrazione vanno, invece, risolti dal superiore gerarchico oppure, in caso di sua mancanza, dall’autorità cui tale potere, caso per caso, sia conferito dalla legge. ↩
L’atto lesivo di competenze può concretizzarsi in qualunque manifestazione di volontà con la quale si affermi il diritto di esercitare un potere per competenza propria oppure si turbi l’esercizio delle competenze altrui. Anche una semplice omissione di atti dovuti può interferire nelle competenze altrui. Se la lesione della sfera di competenza è originata da leggi o atti equiparati, si rientra, invece, nel giudizio di costituzionalità delle leggi. ↩
Tale previsione si estende anche alle province autonome di Trento e Bolzano. ↩
Il ricorso è proposto per lo Stato dal presidente del Consiglio o da un ministro da lui delegato e per la Regione dal Presidente della Giunta in seguito a deliberazione della Giunta stessa. ↩
La Corte costituzionale ha precisato che l’art. 37 della legge 11–3–1953, n. 87, che disciplina l’art. 134 Cost. la risoluzione dei conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, allude “ad organi i cui rispettivi atti o compartimenti siano idonei a configurarsi come espressione ultima ed immodificabile dei rispettivi poteri: nel senso che nessun altro organo, all’interno di ciascun potere, sia abilitato ad intervenire d’ufficio o dietro sollecitazione del potere controinteressato, rimuovendo o provocando la rimozione dell’atto o del comportamento che si assumono lesivi”. Su questa base, la Corte ha riconosciuto ai seguenti organi la possibilità di essere soggetti nei fitti di attribuzione: I) Presidente della Repubblica; II) Corte costituzionale; III) le Camere singolarmente e collettivamente, il Parlamento in seduta comune e le Commissioni inquirenti, relativamente alle funzioni da ciascun organo svolte; IV) il Consiglio dei Ministri quale organo cui fa capo il potere esecutivo, ma anche il Presidente del Consiglio ed il Ministro della Giustizia relativamente alle attribuzioni conferite dalla Costituzione questi due organi monocratici; V) Consiglio Superiore della Magistratura; VI) Corte dei Conti, sia nella veste di organo giurisdizionale che in sede di controllo contabile; VII) i singoli giudici, in quanto espressione, ciascuno, di un potere diffuso autonomo e indipendente, e gli stessi organi requirenti (i pubblici ministeri), relativamente all’attribuzione costituzionalmente individuata dell’esercizio dell’azione penale (art. 112 Cost.); VIII) il Comitato promotore dei referendum che, pur non rappresentando un potere dello Stato–apparato, bensì una figura soggettiva esterna, si vede attribuire dall’ordinamento la titolarità e l’esercizio di funzioni pubbliche costituzionalmente rilevanti e garantite. Appare chiaro dunque che la cerchia degli organi “competenti a dichiarare definitivamente” la volontà del potere cui appartengono è più larga di quella degli organi comunemente detti “supremi” (vale a dire gli organi costituzionali). ↩
Restano pertanto esclusi dalla competenza della Corte i conflitti fra organi appartenenti a giurisdizione diverse (ad esempio TAR e tribunale ordinario) in ordine alla appartenenza della potestà di decisione di una determinata questione (i c.d. conflitti di giurisdizione) ed i conflitti fra organi appartenenti ad uno stesso potere (ad esempio, fra due ministri) (i c.d. conflitti di competenza). ↩