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Timestamp: 2020-08-13 18:19:55+00:00
Document Index: 109433557

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Sentenza Cassazione Civile n. 2676 del 30/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2676 del 30/01/2019
Cassazione civile sez. lav., 30/01/2019, (ud. 13/11/2018, dep. 30/01/2019), n.2676
sul ricorso 10683/2017 proposto da:
E.B.B., E.A.M., EL.AS.AB.,
E.Y.A., Z.H., E.S.M.E.B.,
ZA.HA., B.S., E.M.S., F.A., tutti
elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA SABAZIO 31, presso lo
studio dell’avvocato DEBORA COLLOCA, rappresentati e difesi
dall’avvocato CIRO DI VUOLO;
AUTOGRILL S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EZIO N. 24 presso lo studio
unitamente all’Avvocato MANFREDO LAVIZZARI;
C.L.O. SERVIZI LOGISTICI S.C.R.L., in persona del legale
GIULIO CESARE 94 presso lo studio dell’Avvocato RAFFELE CARDILLI che
la rappresenta e difende unitamente all’Avvocato GIOVANNI MASALA;
S.I.LO. S.P.A. – Sistemi Integrati Logistica, in persona del legale
LEOPOLDO FREGOLI 8, presso lo studio degli avvocati ROSARIO SALONIA,
FABIO MASSIMO COZZOLINO, che la rappresentano e difendono;
avverso la sentenza n. 1080/2016 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 22/11/2016 R.G.N. 94/2015.
1. con sentenza n. 1080 pubblicata il 22.11.16, la Corte d’appello di Milano ha respinto l’appello proposto dai lavoratori nei confronti delle società Autogrill s.p.a., SI.LO. s.p..a e C.L.O. – Cooperativa Lavoratori Ortomercato a.r.l., confermando la sentenza di primo grado di rigetto delle domande volte ad ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro alle dipendenze della committente Autogrill s.ap., sul presupposto di non genuinità dell’appalto, e la declaratoria di illegittimità del licenziamento ai medesimi intimato;
2. la Corte territoriale ha ritenuto priva delle necessarie allegazioni e prove la domanda proposta dai lavoratori ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29;
3. ha rilevato come i lavoratori avessero impugnato i licenziamenti considerandoli individuali e che solo in sede di discussione in appello avessero eccepito l’illegittimità dei medesimi per violazione della L. n. 223 del 1991; e che peraltro i licenziamenti erano stati impugnati solo nei confronti di Autogrill s.p.a. e di C.L.O e non della SI.LO. s.p.a., con conseguente decadenza della domanda nei confronti di quest’ultima;
4. avverso tale sentenza i lavoratori hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, cui hanno resistito con distinti controricorsi Autogrill s.p.a. e SI.LO. s.p.a.; la C.L.O – Cooperativa Lavoratori Ortomercato a.r.l. non si è ritualmente costituita atteso che il controricorso risulta privo della necessaria procura;
5. i ricorrenti, Autogrill s.p.a. e SI.LO. s.p.a. hanno depositato memoria, ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c.; i ricorrenti hanno depositato copia del c.c.n.l. Logistica, trasporto, merci e spedizione.
6. col primo motivo di ricorso i lavoratori hanno censurato la sentenza per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 20,21,27 e 29, per non avere la Corte di merito rilevato il carattere non genuino dell’appalto nonostante che appaltatore fosse la SI.LO. s.p.a., la quale si era limitata a subappaltare il contratto alla cooperativa C.L.O., e che i lavoratori avessero sempre operato nello stabilimento della Autogrill s.p.a., organizzati e diretti dai dipendenti di quest’ultima;
7. col secondo motivo i ricorrenti hanno dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 115,116,414,416 c.p.c. e del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, per avere la Corte di merito erroneamente addossato ai lavoratori l’onere di provare l’illegittimità dell’appalto, laddove sarebbe spettato alla società convenuta l’onere di dimostrare i requisiti di genuinità dell’appalto; hanno rilevato come, comunque, i lavoratori avessero dimostrato documentalmente l’effettiva titolarità del rapporto di lavoro in capo ad Autogrill s.p.a.;
8. col terzo motivo i ricorrenti hanno dedotto omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, per non avere la Corte di merito valutato l’ingerenza di Autogrill s.p.a. nelle agitazioni sindacali dei lavoratori, la mancanza di rischio di impresa in capo a SI.LO. s.p.a. e alla cooperativa C.L.O. e l’organizzazione del lavoro dei ricorrenti da parte del personale dipendente da Autogrill s.p.a.;
9. col quarto motivo i ricorrenti hanno dedotto omessa, errata, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia per non avere la Corte di merito considerato che già nel ricorso introduttivo di primo grado era stata eccepita l’illegittimità del licenziamento per violazione di precise norme di legge, poi specificate con riferimento alla L. n. 223 del 1991, a seguito delle difese di controparte, e che comunque l’onere probatorio della legittimità del recesso grava su parte datoriale; hanno rilevato, inoltre, l’omessa pronuncia sulla violazione dell’obbligo di repechage;
10. i motivi di ricorso presentano plurimi profili di inammissibilità;
11. la censura oggetto del primo motivo risulta priva di adeguata specificità, considerato che, con riferimento alla violazione e falsa applicazione di legge di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il vizio va dedotto, a pena di inammissibilità, non solo con l’indicazione delle norme di diritto asseritamente violate ma anche mediante la specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata che motivatamente si assumano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, così da prospettare criticamente una valutazione comparativa fra opposte soluzioni, non risultando altrimenti consentito alla S.C. di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunziata violazione (Cass. n. 287 del 2016; Cass. n. 635 del 2015; Cass. n. 25419 del 2014; Cass. n. 16038 del 2013; Cass. n. 3010 del 2012);
12. il vizio di violazione o falsa applicazione di norma di diritto presuppone la mediazione di una ricostruzione del fatto incontestata, mentre l’allegazione di una erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, solo sotto l’aspetto e nei limiti del vizio motivazionale, (Cass. n. 195 del 2016; n. 26110 del 2015; n. 8315 del 2013; n. 16698 del 2010; n. 7394 del 2010);
13. nel caso di specie, le censure investono, nella sostanza, la ricostruzione della fattispecie concreta attraverso la valutazione delle prove, con particolare riferimento alle modalità di svolgimento della prestazione e alla individuazione della società che avrebbe di fatto esercitato i poteri datoriali nei confronti dei lavoratori; tali censure attengono ad un vizio motivazionale, peraltro inammissibile in questa sede in ragione della disciplina c.d. della doppia conforme, applicabile ratione temporis (ricorso in appello del 29.1.2015);
14. il secondo motivo di ricorso è infondato avendo la Corte di merito correttamente addossato ai lavoratori ricorrenti e in relazione alla domanda proposta ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, l’onere di prova della illegittimità dell’appalto;
15. neppure è fondata la censura di violazione degli artt. 115,116 c.p.c., che presuppone, come più volte precisato da questa Corte (cfr. Cass. n. 11892 del 2016; Cass. n. 25029 del 2015; Cass. n. 25216 del 2014), il mancato rispetto delle regole di formazione della prova ed è rinvenibile nelle ipotesi in cui il giudice utilizzi prove non acquisite in atti (art. 115 c.p.c.) o valuti le prove secondo un criterio diverso da quello indicato dall’art. 116 c.p.c., cioè una prova legale secondo prudente apprezzamento o un elemento di prova liberamente valutabile come prova legale; nessuna di queste situazioni è rappresentata nel motivo di ricorso in esame; infine, non è in alcun modo argomentata la dedotta violazione degli artt. 414 e 416 c.p.c.;
16. per effetto della disciplina c.d. della doppia conforme, devono dichiararsi inammissibili il terzo e il quarto motivo di ricorso, peraltro formulati in maniera non conforme al nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;
18. la regolazione delle spese del giudizio di legittimità segue la regola della soccombenza, con liquidazione come da dispositivo; non luogo a provvedere sulle spese nei confronti di C.L.O – Cooperativa Lavoratori Ortomercato a.r.l., non ritualmente costituita;
19. ricorrono i presupposti di cui del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali nei confronti di Autogrill s.p.a. e SI.LO. s.p.a che liquida per ciascuna in Euro 4.000,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del medesimo art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 13 novembre 2018.
Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019s