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Timestamp: 2018-07-17 21:29:57+00:00
Document Index: 5892655

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 597', 'art. 408', 'art. 408', 'art. 17', 'art. 597', 'art. 126', 'art. 597']

Chi offende una persona morta può essere querelato?
Lo sai che? Chi offende una persona morta può essere querelato?
Lo sai che? Pubblicato il 4 maggio 2017
> Lo sai che? Pubblicato il 4 maggio 2017
Chi offende la memoria di un defunto può essere querelato dagli eredi per diffamazione.
Se è vero che non si può parlare male di una persona in sua presenza (ingiuria) e che è ancor più grave farlo in sua assenza dinanzi a più di due persone (diffamazione), è altrettanto vero che la stessa condotta è vietata se l’interessato non può neanche più difendersi per essere passato a miglior vita. Non si può parlare male di un defunto: chi offende una persona morta può essere querelato. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza di ieri mattina [1]. Ma procediamo con ordine.
Parlare male di una persona alle sue spalle è vietato
Si può parlare male di una persona a patto che non lo si faccia in pubblico o, comunque, alla presenza di due o più persone. Chi si confida con un amico o con un estraneo e riferisce fatti diffamanti nei confronti di un terzo che non è presente in quel momento non commette reato. Lo commetterebbe se, nell’ambito di un unico intento diffamatorio, parlasse male della vittima prima con una persona, poi con un’altra, raggiungendo così il proprio obiettivo di diffondere la diffamazione tra più soggetti.
In altre parole, solo se la frase diffamatoria consiste in una discussione «a tu per tu» tra due – e non più di due – persone non scatta il penale. In verità non scatta neanche il “civile”, ossia il risarcimento del danno, perché tale condotta non è considerata illegale.
Attenzione però: se l’offesa è rivolta direttamente alla vittima, che quindi è evidentemente presente, si configura non più la diffamazione, ma l’ingiuria, che però non è un reato e consente tutt’al più una richiesta di risarcimento del danno in via civile.
Parlare male di una persona defunta è vietato
Se è vero che parlare male di una persona alle sue spalle è diffamazione, lo è altrettanto se questa non può sentire perché è passata a miglior vita. Infatti ai fini della diffamazione non rileva che la vittima sia viva o morta. In quest’ultimo caso, però, a sporgere querela non sarà – per ovvie circostanze – quest’ultima, ma i suoi eredi, legittimati anche a chiedere il risarcimento del danno. Ed è su questo punto che interviene la sentenza della Cassazione in commento: gli eredi possono difendere la memoria del parente defunto contro chi sparla di lui benché questi non ci sia più. Il familiare può, in questo caso, «ritenersi persona offesa» dal reato e comunque «titolare dell’interesse a difendere la memoria» della persona morta. Ciò spiega la querela nei confronti di chi parla male di un defunto.
[1] Cass. sent. n. 21209/2017 del 3.05.2017.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 17 marzo – 3 maggio 2017, n. 21209
Presidente Bruno – Relatore Pistorelli
1. Con il decreto impugnato il Giudice di Pace di Rovereto ha disposto l’archiviazione del procedimento a carico di P.C. e T.E. per il reato di diffamazione ai danni di F.E. avviato a seguito di querela proposta dall’erede e prossimo congiunto F.S. .
2. Avverso il provvedimento ricorre nella su qualità di persona offesa ed a mezzo del difensore il F.S. il quale, dopo aver ricordato che la querela era stata proposta per offesa alla memoria del defunto proprio congiunto ai sensi del terzo comma dell’art. 597 c.p., eccepisce la violazione del contraddittorio, in quanto il provvedimento è stato emesso nella pendenza del termine per proporre opposizione alla richiesta di archiviazione decorrente dalla data della rituale notifica dell’avviso di cui all’art. 408 c.p.p., avvenuta il 20 maggio 2016.
2. Deve innanzi tutto ricordarsi che integra una violazione del diritto al contraddittorio il giudice che proceda all’archiviazione anteriormente alla scadenza del termine di dieci giorni – decorrente dalla data di notificazione dell’avviso alla parte offesa della relativa richiesta – previsto per la proposizione di eventuale atto di opposizione (Sez. 6, n. 3394 del 30 ottobre 1998, P.o. in proc. Doglioni E, Rv. 212331). Principio che questa Corte ha affermato con riguardo al mancato rispetto del termine di cui al terzo comma dell’art. 408 c.p.p., ma che deve essere ribadito – stante l’identità di formulazione e della ratio delle due disposizioni – anche in riferimento all’inosservanza del termine di cui all’art. 17 comma 2 d.lgs. n. 274/2000 qualora il procedimento di archiviazione si svolga dinanzi al Giudice di Pace. È poi fuor di dubbio che l’obbligo per il giudice di rispettare il suddetto termine sussista a prescindere dalla fondatezza della richiesta di archiviazione, anche quando con questa sia stato prospettato, come avvenuto nel caso di specie, che il querelante non sia la persona offesa del reato, atteso che questi ha diritto di sottoporre al giudice gli elementi di prova a sostegno della propria pretesa.
3. Sotto altro profilo deve poi evidenziarsi che nel caso di specie il ricorrente deve ritenersi in astratto persona offesa del reato ai sensi dell’art. 597 comma 3 c.p. Tale disposizione, infatti, prevede due ipotesi distinte per il caso in cui l’offeso sia deceduto prima di aver esercitato il diritto di querela per l’offesa da lui subita, e per quello, diverso, di offesa alla sua memoria. Nella prima ipotesi, ai prossimi congiunti viene devoluto iure successionis il diritto di presentare la querela non esercitato dal loro congiunto, in deroga a quanto previsto dall’art. 126 comma primo c.p., che esclude la trasmissione ereditaria del diritto di querela, ritenuto altrimenti un diritto personalissimo destinato perciò ad estinguersi alla morte del suo titolare. Nella diversa ipotesi di offesa alla memoria del defunto, invece, i soggetti elencati nell’ultimo capoverso dell’art. 597 vantano iure proprio il diritto di presentare la querela, poiché essi stessi – e non il de cuius – si qualificano come i soggetti passivi dell’offesa, in quanto titolari dell’interesse a difendere la memoria del loro congiunto. Per come risulta in atti – e per come prospettato nel ricorso – è in quest’ultimo senso che il F. ha proposto querela nei confronti degli indagati ed è dunque indubitabile che il giudice non potesse disporre l’archiviazione del procedimento nella pendenza del termine per proporre opposizione.