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Timestamp: 2016-12-04 12:16:08+00:00
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Sentenza n. 946 del 21 febbraio 2012 Consiglio di Stato | Tutto Stranieri
Diniego rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo a tempo indeterminato, nonché dell’ordine all’interessato di lasciare il territorio italiano entro giorni 15 dalla notifica del medesimo decreto.
ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.sul ricorso numero di registro generale 4763 del 2010, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Michele Cipriani, Marco Ruzzini, con domicilio eletto presso Aldo Pinto in Roma, via G. Ferrari, N. 11;
Ministero dell’Interno, Questura di Trieste, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
della sentenza breve del T.A.R. FRIULI-VENEZIA-GIULIA – TRIESTE: SEZIONE I n. 00114/2010, resa tra le parti, concernente DINIEGO RINNOVO PERMESSO DI SOGGIORNO
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno e di Questura di Trieste;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 gennaio 2012 il Cons. Alessandro Palanza e uditi per le parti l’avvocato Villani su delega di Cipriani e di Ruzzini e l’avvocato dello Stato Urbani Neri;
1. – Il signor ***** ha impugnato la sentenza n. 114 del 2010 del T.A.R. di Trieste, che ha respinto il suo ricorso per l’annullamento del decreto n. 355/09 del Questore di Trieste, recante il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo a tempo indeterminato, nonché dell’ordine all’interessato di lasciare il territorio italiano entro giorni 15 dalla notifica del medesimo decreto.
Il provvedimento di diniego è motivato con la circostanza che il ***** non si era sottoposto ai rilievi foto-dattiloscopici, a norma dell’art. 5, comma 4 bis, del D. Lgs. n. 286 del 1998 e non aveva comunicato alla Questura il cambio di domicilio.
2. – La sentenza si basa sulla ricostruzione dei fatti che dimostra come non siano fondate le censure avanzate dal ricorrente verso l’operato della Questura, posto che l’interessato, senza giustificazione, non si è presentato all’appuntamento del 19.8.2009 e che la Questura si è successivamente attivata con la lettera raccomandata del 26.8.2009, inoltrata all’indirizzo già indicato dal medesimo interessato (Trieste, via Cristoforo Cancellieri n. 9).
Acquisito questo dato di fatto, la sentenza osserva che non era certo “onere della Questura cercare di rintracciare l’interessato presso domicili diversi da quello da lui indicato nella domanda” (negli stessi termini la sentenza del medesimo T.A.R., n. 359/2009, richiamata in primo grado dalla Difesa erariale). La sentenza inoltre afferma che la mancanza dei rilievi fotodattiloscopici non può configurare una semplice “irregolarità amministrativa sanabile” e imponeva alla Questura la reiezione della domanda presentata dall’interessato, anche in relazione alle primarie esigenze di pubblica sicurezza sottese alla norma (l’articolo 5, comma 4 bis, del D. Lgs. n. 286/1998).
Non ha fondamento la lamentata assenza del preavviso di procedimento di cui all’art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, visto che la lettera raccomandata del 26.8.2009 aveva espressamente questa funzione.
Né l’improprio cenno fatto nel provvedimento impugnato al “cambio di domicilio” inficia il provvedimento stesso dato che per la sua motivazione è sufficiente l’incompletezza del procedimento (mancanza dei rilievi fotodattiloscopici ed altri atti mancanti).
3. – L’appellante censura la sentenza sotto due diversi profili:
– il primo motivo di appello contesta l’affermazione del T.A.R. che attribuisce ai rilievi dattiloscopici il carattere di requisito essenziale e indefettibile per il rilascio del permesso di soggiorno.
– il secondo motivo di appello lamenta la mancata notificazione del preavviso di procedimento ai sensi dell’articolo del 10 bis della legge 241 del 1990: la lettera raccomandata inviata il 29 agosto 2009 non è stata notificata. La sentenza è pertanto viziata, in quanto non considera l’evidente difetto di istruttoria che inficia il provvedimento, dato che l’appellante non ha mutato la propria residenza come affermato dal provvedimento né è stata dimostrata la sua irreperibilità.
4. – Con decreto n. 5270/2011, questa Sezione ha respinto l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, ai sensi degli articoli 56 e 98, co. 1, cod. proc. amm., in quanto non ha riscontrato i motivi di urgenza.
5. – La causa è andata in decisione all’udienza del 13 gennaio 2011.
6. – Il Collegio, dato il prescritto preavviso alle parti, ritiene che la causa possa essere decisa direttamente nel merito ai sensi dell’art. 60 del cod. proc. amm..
7. – Il Collegio giudica fondato l’appello nei limiti di cui alla seguente motivazione.
7.1. – Contrariamente a quanto affermato dalla sentenza del T.A.R., la mancata rilevazione delle impronte dattiloscopiche, in presenza di giustificazioni e di una piena disponibilità a sottoporvisi, costituisce una forma sanabile di irregolarità amministrativa sulla base del combinato disposto delle disposizioni dell’art. 5, commi 4 bis e 5, del D.Lgs. n. 286/1998.
Tali disposizioni definiscono il rilievo delle impronte una condizione procedurale, come tale per definizione sanabile anche alla luce della successiva disposizione contenuta nel medesimo comma 5, appena citato, che impone di tener conto dei nuovi elementi che consentano il rilascio del permesso di soggiorno.
7.2. – Il provvedimento risulta inoltre viziato originariamente per difetto di istruttoria, in presenza di una mancata dimostrazione dell’asserito cambio di residenza e di una conseguente irreperibilità dell’appellante e per difetto di motivazione, in relazione all’insufficienza della mera mancanza di rilevazione delle impronte dattiloscopiche a sostenerne le conclusioni.
7.3. – Infine, se l’iniziale provvedimento poteva risultare motivato sulla base delle informazioni al momento disponibili all’Autorità competente, non è legittimo il suo mancato riesame, ai sensi della già richiamata disposizione dell’art. 5, comma 5, primo periodo, quando le ragioni dell’appellante sono state conosciute dalla medesima autorità.
Sulla base di questa disposizione, il riesame è infatti dovuto sia per la esigenza di verificare se le spiegazioni per la mancata presentazione per la rilevazione delle impronte dattiloscopiche sono plausibili, sia al fine di riscontrare se sussistono elementi sopravvenuti che consentono il rilascio del permesso di soggiorno.
8. – La sentenza del T.A.R. va pertanto riformata e i provvedimenti impugnati in primo grado sono annullati – beninteso con salvezza dei nuovi provvedimenti all’esito di una rinnovata istruttoria.
9. – Si ravvisano giusti motivi per compensare le spese del giudizio (salva l’applicazione dell’art. 13, comma 6-bis, del t.u. n. 115/2002).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per gli effetti, accoglie il ricorso in primo grado ai sensi di cui in motivazione.
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