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Timestamp: 2017-07-28 02:28:12+00:00
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Come riconoscere la discriminazione dello straniero in Italia
- EROGAZIONE DI SERVIZI PUBBLICI O PRIVATI
I casi in cui è maggiormente individuabile un comportamento discriminatorio sono:
Difficoltà nei rapporti di vicinato (problemi legati all’immissione di odori a causa di cucine troppo speziate ed all’uso di spazi comuni).
Difficoltà di accesso alla casa a ragione delle condizioni richieste nelle offerte di locazione (cittadinanza italiana od esclusione di appartenenti ad etnie diverse)
Giurisprudenza di riferimento :
Tribunale di Milano, ordinanza 30 marzo 2000, relativa al rifiuto di una società immobiliare di procedere nelle trattative per la stipula di un contratto di locazione con un cittadino costavoriano a motivo della nazionalità extracomunitaria di questo.
EROGAZIONE SERVIZI DA ENTI PUBBLICI E/O PRIVATI:
I casi di discriminazione relativi all’erogazione di servizi da parte sia di enti pubblici che privati riguardano molteplici settori che incidono nella vita quotidiana di una persona. Essi possono essere così sommariamente indicati:
Concessione della residenza, in particolare con riferimento alla tipologia di alloggio (baracche, roulottes, campers, ecc…);
Difficoltà di iscrizione dei minori nelle scuole di infanzia;
Accesso ai servizi finanziari;
Vendita di biglietti ridotti per accesso in musei o mostre a favore solo di cittadini comunitari;
Difficoltà di accesso in discoteca o in altri luoghi pubblici di ritrovo (bar, ristoranti, pub, ecc…) spesso giustificati con motivazione legate all’abbigliamento non idoneo;
Controlli effettuati esclusivamente su stranieri sui trasporti pubblici;
Affissione di manifesti di matrice politica che rappresentano immagini legate a stereotipi relativi a caratteristiche somatiche, culturali, religiose che hanno quale effetto quello di contribuire alla determinazione di comportamenti discriminatori nei confronti della categoria rappresentata.
Tribunale di Milano, sentenza 21 marzo 2002, sul trattamento subito da uno straniero nella formazione delle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica a causa dell’attribuzione di un punteggio aggiuntivo ai richiedenti di nazionalità italiana da parte del Comune di Milano; Tribunale civile di Monza, ordinanza 2 marzo 2005, sulla concessione di provvidenze economiche (trattamento economico di inabilità); TAR Lombardia, ordinanza n. 264, del 25 febbraio 2005 sull’annullamento della delibera della Giunta Comunale, alternatività e non cumulabilità dei requisiti relativi alla condizione di reciprocità ed alla titolarità della carta di soggiorno o del permesso di soggiorno;
Tribunale di Padova, sentenza 19 maggio 2005, sull’applicazione di condizioni di prezzo svantaggiose nell’offerta di servizi offerti al pubblico; Tribunale di Trento, ordinanza del 4 luglio 2002, sulle differenziate modalità di accesso a determinate formule di finanziamento per l’acquisto di beni da parte di cittadini extra comunitari; Cassazione Penale, sezione III, sentenza n. 46783, del 5 dicembre 2005, sul rifiuto di un gestore di un bar di servire consumazioni a cittadini extra comunitari; Tribunale di Trento, ordinanza del 23 settembre 2002 accesso al credito con modalità diverse per i cittadini stranieri, modalità e documenti richiesti per accedere ad un finanziamento;
Corte costituzionale, sentenza n. 432, del 2 dicembre 2005, sull’erogazione trasporto pubblico, illegittimità costituzionale della norma di riferimento nella parte in cui non include i cittadini stranieri residenti nella regione Lombardia fra gli aventi il diritto alla circolazione gratuita sui servizi di trasporto pubblico di linea riconosciuto alle persone totalmente invalide per cause civili;
Tribunale civile di Firenze, ordinanza 30 dicembre 1999, trattamento discriminatorio da parte di un controllore ATAF nei confronti di straniera di origine sudamericana; Tribunale di Bologna, ordinanza del 23 dicembre 2006, inserimento automatico di una cittadina cinese nella fascia reddituale massima dell’Università Bocconi ai fini della determinazione della retta annuale a motivo della sua cittadinanza extracomunitaria.
Comitato per l’Eliminazione della discriminazione razziale, parere 6 aprile 1999, ricorso n. 10/1997, Ziad Ben Ahmed habassi c. Danimarca, rifiuto di una banca di concedere un finanziamento per l’acquisto di beni ad un cittadino tunisino titolare di un permesso di soggiorno permanente in Danimarca a causa della mancanza della cittadinanza danese;
Comitato per l’Eliminazione della discriminazione razziale,parere 9 agosto 2001, ricorso 11/1998 Lacko Miroslav c. Slovacchia, rifiuto da parte di un gestore di un ristorante di servire alcune persone in quanto appartenenti all’etnia Rom;
Comitato per l’Eliminazione della discriminazione razziale, parere 16 marzo 1993, ricorso n. 4/1991, L.K. c. Paesi Bassi, impossibilità per un cittadino marocchino di accedere ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica comunale a causa delle minacce di azioni violente a sfondo razziale rivoltegli da parte di un gruppo di residenti della zona.
Comitato per l’Eliminazione della discriminazione razziale, parere 1 novembre 2000, ricorso 13/1998, Koptova Anna c. Slovacchia, divieto imposto da due comuni di consentire l’accesso e lo stabilimento nel proprio territorio di famiglie appartenenti all’etnia Rom;
Comitato per l’Eliminazione della discriminazione razziale, parere 8 maggio 2000, ricorso n. 16/1999 Ahmad Kashif c. Danimarca, affermazioni offensive da parte di un professore e dal direttore di un istituto scolastico nei riguardi di alcuni studenti stranieri di origini pakistane.
Il problema della discriminazione con riguardo alle forze dell’ordine rappresenta un ambito molto delicato e spesso è molto sottile il confine tra l’esercizio dell’uso della forza diretto a contrastare attività criminali e l’esercizio del potere pubblico in materia di controlli per la sicurezza.
Nonostante non si sia ancora sviluppata una casistica di riferimento – elemento dovuto soprattutto al timore di ritorsione da parte di colui che vuole denunciare un comportamento discriminatorio realizzato da un rappresentante delle forze dell’ordine – è possibile affermare che i casi maggiormente frequenti di comportamenti discriminatori si individuano:
nel controllo eccessivo nei confronti di determinate categorie di persone, spesso legato a stereotipi e luoghi comuni (persone di cittadinanza italiana fermate perché di colore nero);
difficoltà di dialogo e di comprensione tra la persona straniera e il rappresentante delle forze dell’ordine.
Si ritiene fondamentale in quest’ambito lavorare sulla formazione del personale, affinché le forze dell’ordine possano svolgere al meglio il ruolo loro assegnato di tutela e protezione dell’individuo, stranieri compresi.
Giurisprudenza di riferimento : Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza Nachova e altri c. Bulgaria, del 6 luglio 2006, ricorsi n. 43577/98 e 43579/98, uccisione da parte della polizia militare di due ragazzi Rom con movente razzista degli agenti di polizia. La Corte europea, in questo caso, ha richiesto allo Stato di utilizzare tutti i mezzi disponibili per combattere il razzismo e la violenza per motivi razzisti.
I casi di discriminazione razziale in ambito lavorativo si manifestano principalmente con riferimento alle ipotesi di mobbing, di difficoltà di accesso al lavoro, di condizioni lavorative particolarmente gravose, di licenziamento in contrasto con le norme di tutela dei lavoratori ed infine con le difficoltà di relazione con i colleghi.
Le difficoltà di accesso al lavoro sono spesso collegate alla richiesta della cittadinanza italiana sia in relazione al pubblico impiego che al lavoro privato; requisito questo che è stato concordemente valutato come elemento discriminante anche qualora si presenti sottoforma di richiesta di conoscenza della lingua italiana come madrelingua. In particolare, si ritiene che il requisito della cittadinanza italiana possa essere giustificabile solo relativamente a posti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche che comportino l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri.
Con riguardo sempre all’accesso al lavoro, si manifestano comportamenti discriminatori quando per incrociare le domande e le offerte di lavoro vengono pubblicati su giornali cartacei o pagine web annunci di ricerca di personale che escludono alcune categorie di persone (extra-comunitari, colore della pelle…). I casi di mobbing riguardano le violenze verbali (offese, diffamazioni ed insinuazioni), fisiche e psicologiche nei luoghi di lavoro, che si protraggono per lungo tempo; possono verificarsi nel rapporto tra colleghi o tra superiori e subordinati, in quest’ultimo caso spesso per i subordinati le conseguenze più frequenti consistono in demansionamenti e in orari di lavoro particolarmente gravosi o per i quali non è previsto il godimento di permessi per motivi di salute, familiari ecc.
LUOGO COMUNE: i lavoratori stranieri limitano le possibilità di accesso al lavoro per gli italiani?
Si tratta di uno stereotipo che non corrisponde alla verità, per i seguenti motivi:
1. la quantità di offerta di lavoro è strettamente dipendente dalla situazione economica. In tempi di sviluppo economico una buona parte delle offerte di lavoro vengono intercettate dagli stranieri perché disponibili ad accettare qualsiasi tipologia di lavoro;
2. gli italiani non sono disposti ad esercitare specifiche tipologie di professioni (colf, collaboratrici domestiche, settore turistico ed alberghiero e settore edile), perché molto faticose e poco remunerative.
in merito al requisito della cittadinanza italiana come criterio di accesso al lavoro cfr. Corte di Cassazione, SSUU, sentenza n. 6172, del 7 marzo 2008; Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 24170, del 13 novembre 2006; Tribunale di Bologna, ordinanza del 7 settembre 2007; Tribunale di Firenze, ordinanza del 14 gennaio 2006 (partecipazione di un cittadino marocchino a un concorso pubblico bandito dall’Università degli Studi di Firenze); Tribunale di Imperia, sentenza del 12 settembre 2006; Tribunale di Perugia, ordinanza 6 dicembre 2006 (esclusione di una cittadina iraniana dalle graduatorie per un concorso pubblico per dirigente medico presso ASL di Perugia); Tribunale di Genova, ordinanza 21 aprile 2004; Corte di Appello di Firenze, ordinanza n. 281, del 2 luglio 2002 (esclusione di un cittadino albanese dalla partecipazione ad un concorso pubblico per operatori tecnici addetti all’assistenza ospedaliera per difetto del requisito della cittadinanza italiana); TAR Toscana, sentenza n. 38, del 25 ottobre 2002; TAR Liguria, sentenza n. 129, del 13 aprile 2001; in merito alla richiesta di iscrizione nell’elenco dei lavoratori invalidi civili, da avviare obbligatoriamente al lavoro ai sensi della legge 482/68, da parte di un rifugiato politico, Corte Costituzionale, sentenza n. 454, del 30 dicembre 1998; assunzione di lavoratore extracomunitario senza il tramite dell’ufficio di collocamento, Cassazione Civile, SSUU, sentenza n. 62, del 30 marzo 2000. Comitato per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, parere 29 settembre 1988, ricorso 1/1984, A. Yilmaz Dogan c. Paesi Bassi, licenziamento di una donna straniera incinta.
I maggiori casi di discriminazione dipendono:
dalla connotazione dell’etnia davanti all’evento occorso;
dalla risonanza mediatica data all’evento;
dalla pubblicazione di notizie che si basano principalmente su stereotipi e pregiudizi e non presentano i fatti in maniera obiettiva;
da un uso non corretto della terminologia che crea spesso confusione nella percezione dell’opinione pubblica (clandestino, irregolare, rom e romeno.)
dall’accostamento voluto o casuale nella medesima pagina di un giornale di articoli sul terrorismo e sulle persone di religione non cristiana, sul terrorismo e sull’immigrazione, sulla criminalità ed i fenomeni migratori.
Il rispetto della diversità nella vita pubblica è uno dei punti di maggiore rilevanza ai fini della integrazione multi etnica e del dialogo interculturale. È, infatti, nelle relazione sociali che si sviluppano la capacità di condivisione e convivenza nel rispetto della diversità e delle identità culturali. Pensiamo ad esempio allo sport e con esso ad ogni manifestazione e luogo sportivo (stadio, gare, palazzetto dello sport, ecc.); ai luoghi di culto; ai mercati ecc..
Frequentemente ci si trova di fronte a comportamenti discriminatori determinati:
- Dall’esclusione di persone straniere da una competizione sportiva;
- Da insofferenza nei confronti di persone di razza diversa o dal diverso colore della pelle.
Tribunale di Pescara, 14 dicembre 2001; tribunale di Teramo, 30 marzo 2001; Tribunale di Teramo, 4 dicembre 2000; Tribunale di Reggio Emilia, 2 novembre 2000, sui limiti posti al tesseramento di giocatori extracomunitari nelle federazioni sportive.
Corte Costituzionale, sentenza 189 del 25 maggio 1987, sull’accusa a carico di un cittadino sloveno per avere esposto due bandiere slovene accanto a due bandiere nazionali italiane senza la preventiva autorizzazione dell’autorità politica locale (Gorizia);
Cassazione penale, sezione V, sentenza 9381, del 20 gennaio 2006, ingiuria a sfondo razzista appellativo sporco negro; Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 44295, del 5 dicembre 2005;
Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 19378, del 20 maggio 2005 condanna per ingiuria e lesioni volontarie a sfondo razzista, individuazione provenienza etnica della persona “marocchino”; Cassazione penale, sezione III, sentenza n. 7421, del 10 gennaio 2002, atti di violenza a danno di due cittadini senegalesi per motivi etnici o razziali; Cassazione penale, sezione I, sentenza n. 341, del 28 febbraio 2001; Cassazione penale, sezione I, sentenza n. 23024, del 28 febbraio 2001, incitamento a commettere violenza per motivi razziali, partecipazione ad associazioni che abbiano come scopo l’incitamento stesso. Comitato per l’Eliminazione della discriminazione razziale, parere 10 maggio 2000, ricorso 17/1999, B.J. c. Danimarca, rifiuto da parte del personale di una discoteca di consentire l’accesso al locale di un cittadino danese di origine iraniana in quanto “straniero”.
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