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Timestamp: 2018-03-25 03:58:17+00:00
Document Index: 16968631

Matched Legal Cases: ['art.5', 'art.4', 'arte 12', 'arte 7', 'art.34', 'art.13']

LA PROTEZIONE ATTIVA : (Sostanze estinguenti Estintori - Rete idranti Impianti di spegnimento automatici) Dott.Ing. Michele DE VINCENTIS - PDF
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Abele Marra
1 LA PROTEZIONE ATTIVA : (Sostanze estinguenti Estintori - Rete idranti Impianti di spegnimento automatici) Dott.Ing. Michele DE VINCENTIS Le fondamentali funzioni da assolvere in caso di incendio sono la rivelazione tempestiva, il controllo del fenomeno ed il suo superamento attraverso l estinzione; non tutte tali funzioni possono essere assicurate e garantite con l applicazione delle sole misure di protezione passiva. Pertanto una corretta progettazione della protezione attiva dovrà sempre dare risposta concreta e definita ai tre diversi momenti sopra accennati, generalmente senza trascurarne alcuno, pena appunto il fallimento della strategia di protezione adottata. 1) La rilevazione d incendio: per rilevazione di incendio s intende il processo in base al quale l evento incendio viene portato a conoscenza di qualcuno o qualcosa che può intervenire sull incendio avviando un azione di controllo. 2) Il controllo dell incendio: il concetto di controllo dell incendio assume un significato ben preciso che occorre comprendere in modo chiaro e definito perché è sostanziale nella scelta della strategia antincendio da adottare. Per controllo dell incendio s intende l intervento che riesce a mantenere l incendio stesso in uno stato di non sviluppo o comunque di limitate dimensioni, tale da poter essere facilmente attaccato ed estinto dalle squadre di emergenza successivamente intervenute. E l azione che deve sempre seguire la fase di allarme, e può essere combinata all azione di estinzione vera e propria. Il sistema di controllo per antonomasia è il sistema sprinkler, almeno nella versione standard che esercita appunto un azione di tipo controllo, limitando i danni alle strutture, ma non è detto che riesca a spegnere l incendio in modo completo. In genere l azione di spegnimento è legata all arrivo delle squadre di emergenza che hanno appunto il compito, in presenza di un impianto sprinkler, di verificare il completo spegnimento, agendo eventualmente con presidi manuali, e autorizzare l interruzione dell erogazione idrica da parte dell impianto. 3) L estinzione dell incendio: per estinzione si intende il completo e definitivo spegnimento non solo delle fiamme, che sono la parte più evidente del fenomeno incendio, ma anche delle braci; l estinzione in pratica si può definire come quello stadio da cui si ha la certezza di non riaccensione dell incendio anche in assenza di azioni di controllo. Per protezione attiva antincendio generalmente comprende: Squadre aziendali di pronto intervento I presidi antincendio: gli estintori la rete idranti la rete naspi gli impianti sprinkler gli impianti a schiuma gli impianti a saturazione d ambiente gli impianti automatici rilevazione incendi gli impianti E.F.C. Le peculiarità dei sistemi antincendio: sono sistemi di sicurezza: quindi garantiscono disponibilità piuttosto che affidabilità, con il rispetto della norma tecnica applicabile; i sistemi che si considerano corretti sono quelli conformi alla norma, in quanto rappresentativa dello stato dell arte. Per la Direttiva 98/34/CE si intende: Norma: una specificazione tecnica approvata da un organismo riconosciuto ad attività normativa, per applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non sia obbligatoria, adottata da un organizzazione di normalizzazione e che viene messa a disposizione del pubblico. Regola tecnica: una specificazione tecnica o altro requisito, comprese le relative disposizioni amministrative, la cui osservanza sia obbligatoria per la commercializzazione o l utilizzazione in uno Stato membro e fissata dalle autorità designate dagli Stati membri (Leggi, decreti, etc.). La Legge 46/90 e il successivo DPR 477/81 regolamentano l installazione, la trasformazione, l ampliamento e la manutenzione anche degli impianti antincendio, installati nelle unità immobiliari destinate ad uso abitativo (sussiste l obbligo del progetto per impianti con idranti non inferiori a 4): LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 1
2 sarebbero pertanto esclusi dal campo di applicazione gli impianti antincendio a servizio di attività industriali, commerciali e di sevizi (compreso le strutture ospedaliere). Successivamente il Testo Unico delle disposizioni legislative per l edilizia DPR n.380 del 06/06/2001, che riunisce e coordina le norme sulla concessione edilizia e sugli altri atti di assenso in materia di edilizia, nonché le norme di abitabilità e agibilità degli immobili, ha esteso l applicazione a tutti gli impianti, anche se ne è stata rinviata più volte l applicazione. Infatti dal 1 luglio 2003 è in vigore il Testo Unico in materia di Edilizia e, attualmente, dopo ripetute proroghe, anche il Capo V sugli impianti (in questi giorni con il decreto milleproroghe è prevista l emanazione di un ulteriore proroga e la successiva emanazione del Decreto sostitutivo della Legge 46/90). Pertanto tutti gli obblighi della legge 46/90 devono essere applicati agli impianti antincendio, indipendentemente dalla destinazione d uso degli edifici in cui sono incorporati. Ciò comporta: L obbligo del progetto, che ai sensi della legge 46/90, sussiste nei seguenti casi: edifici che ospitano attività soggette a C.P.I. impianti con numero di idranti >= 4; impianti con numero di sensori di rilevamento >= 10. L obbligo di esecuzione ad opera di imprese abilitate L obbligo di eseguire gli impianti a regola d arte La responsabilizzazione dell impresa, che deve rilasciare una dichiarazione di conformità alle norme e al progetto dell impianto eseguito. In merito alle norme da applicare, si evidenzia: L art.5 del DPR 477: gli impianti realizzati, compreso i materiali e componenti, in conformità delle norme UNI si intendono costruiti a regola d arte. La Circ.MI.SA. N.24 del 26/01/93 richiedeva che gli impianti di protezione attiva installati in attività soggette al controllo VV.F. fossero realizzati a regola d arte e che tale requisito si poteva ottenere rispettando le norme UNI-VV.F. L art.4 DM 10/03/98 richiama per il controllo e la manutenzione degli impianti antincendio, al rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti e delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di normazione nazionale ed europei (per la rete idranti UNI EN 671/3). Normative tecnica nazionale antincendio e norme europee La normazione cogente avrebbe dovuto limitarsi a emanare regole tecniche, tendenti a fissare i requisiti di sicurezza di edifici, attività e insediamenti in genere, senza però definire modalità costruttive di componenti e impianti, che avrebbero dovuto essere regolate dalla normazione volontaria, cui le norme cogenti dovrebbero riferirsi. Le Regole Tecniche succedutesi nel tempo, compreso il DM 18/09/2002, hanno stabilito spesso caratteristiche e prestazioni idrauliche incongruenti rispetto a quanto previsto dalla norma volontaria (UNI 10779/2007), e pertanto, in attesa che sia eliminata tale contraddizione, si continuerà a registrare tale ambiguità, pur sapendo che in caso di contrasto prevale la Regola Tecnica sulla Norma Volontaria. In ambito europeo vale inoltre la regola che le normative emesse in ambito europeo, e quindi dal CEN o dal CENELEC, sono obbligatorie per i paesi membri, che devono recepirle ritirando le corrispondenti norme nazionali ove esistenti, e dando corso alla pubblicazione delle norme europee entro alcuni mesi dalla pubblicazione come norme europee. UNI: contraddistingue tutte le norme nazionali italiane e nel caso sia l'unica sigla presente significa che la norma è stata elaborata direttamente dalle Commissioni UNI o dagli Enti Federati; EN: identifica le norme elaborate dal CEN (Comité Européen de Normalisation). Le norme EN devono essere obbligatoriamente recepite dai Paesi membri CEN e la loro sigla di riferimento diventa, nel caso dell'italia, UNI EN. Queste norme servono ad uniformare la normativa tecnica in tutta Europa, quindi non è consentita l'esistenza a livello nazionale di norme che non siano in armonia con il loro contenuto. Le norme "EN", elaborate su richiesta della Commissione Europea e citate in appositi elenchi nella Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea, vengono dette "armonizzate". Le norme armonizzate sono un importante supporto per il rispetto delle Direttive Comunitarie, in quanto costituiscono un fondamentale riferimento per progettare e produrre beni/servizi che possano circolare liberamente nel mercato europeo; ISO: individua le norme elaborate dall'iso (International Organization for Standardization). LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 2
3 Queste norme sono un riferimento applicabile in tutto il mondo. Ogni Paese può decidere se rafforzarne ulteriormente il ruolo adottandole come proprie norme nazionali, nel qual caso in Italia la sigla diventa UNI ISO (o UNI EN ISO se la norma è stata adottata anche a livello europeo). Le norme europee quindi, una volta pubblicate, vengono riprese da vari organismi nazionali e pubblicate a loro volta per il singolo paese sotto forma di norme UNI-EN (nel caso dell Italia) mentre l eventuale norma nazionale prima esistente deve essere ritirata. Nel caso dei sistemi di protezione contro l incendio si tratta principalmente delle norme pubblicate dall UNI; ad esse fanno da completamento tutte le norme tecniche emesse dagli enti di origine assicurativa europee (CEA) ed americane (FM). Un ulteriore riferimento può venire da standard tecnici volontari redatti da organizzazioni private autorevoli. Le norme tecniche si distinguono in due gruppi fondamentali a seconda della materia trattata: le norme di sistema e le norme di costruzione e prova dei componenti (norme di prodotto). Le norme di prodotto sono destinate a definire le caratteristiche dimensionali e prestazionali dei componenti dei sistemi; esse hanno soprattutto un importanza commerciale perché consentono la libera circolazione delle merci. Le norme di sistema sono caratterizzate, per i sistemi antincendio, da alcune parti sempre presenti: Le definizioni del campo di applicazione Le regole per la progettazione Le caratteristiche dei componenti da usare Le regole per l installazione Le regole per il collaudo e la messa in servizio Le regole per la gestione e la manutenzione. Sono le norme di sistema che dettano i criteri di realizzazione di un impianto di protezione attiva: danno quindi le caratteristiche del sistema che, per quella determinata applicazione, sarà in grado di operare correttamente, cioè di controllare il rischio d incendio. Sono comunque norme minime. Fra le norme di sistema si possono citare le seguenti: UNI 10779/2007: Reti di idranti Progettazione, installazione ed esercizio (la revisione tiene conto della nuova norma UNI EN per quanto attiene le caratteristiche delle alimentazioni); UNI EN 12845/Febbraio 2005 (versione in italiano 09/2007): Sistemi automatici a sprinkler Progettazione, installazione e manutenzione ( la UNI sistemi automatici a pioggia - e la UNI alimentazioni idriche -sono state sostituite a settembre 2007); UNI 9494/2007 sistemi di evacuazione fumo e calore. Per le parti relative alla marcatura CE ha recepito la EN : sistemi di controllo fumo e calore; UNI 9795/2005: Sistemi di rilevazione automatici di incendio; UNI ISO 14520: impianti automatici di estinzione a gas (collegata alla serie EN sui relativi componenti). Fra le norme relative ai componenti, che sono molto più numerose delle precedenti: UNI EN serie 54: componenti dei sistemi di rilevazione fumo e calore; UNI EN serie 3: estintori portatili (sono state recentemente sostituite la 1 6 dalla 7); UNI EN 671/1 : Sistemi equipaggiati con tubazioni Naspi antincendio con tubazioni semirigide; UNI EN 671/2 : Sistemi equipaggiati con tubazioni Idranti a muro con tubazione flessibile ; UNI EN 14339: idranti antincendio sottosuolo; UNI EN 14384: idranti antincendio a colonna soprasuolo; UNI EN 13244: Sistemi di tubazioni di materia plastica in pressione interrati e non per il trasporto di acqua per usi generali, per fognature e scarichi Polietilene (PE); UNI EN : Tubi e raccordi di acciaio non legato per il convogliamento di acqua; UNI EN : Tubi di acciaio non legato adatti alla saldatura e alla filettatura; UNI EN serie 12259: Installazioni fisse antincendio - Componenti per sistemi a sprinkler e a spruzzo d'acqua ( in particolare la parte 12 sulle pompe di pressurizzazione). Il nuovo approccio dell UE: un componente od insieme di componenti può fregiarsi del marchio CE LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 3
4 quando soddisfa tutti i requisiti imposti da tutte (una o più) le direttive di riferimento ad esso applicabili. Nel caso degli impianti antincendio generalmente: Direttiva 89/106/CEE Prodotti da Costruzione (CPD): per tutti gli impianti antincendio; Direttiva Bassa Tensione 73/23/CEE; Direttiva sulla compatibilità elettromagnetica; Direttiva Macchine 98/37/CEE; Direttiva 97/23/CEE Recipienti a Pressione (PED): per gli estintori. La prima direttiva, denominata dei Prodotti da Costruzione, è certamente la più importante per il settore antincendio; gli impianti antincendio, tranne gli estintori, sono soggetti a tale direttiva. I prodotti che soddisfano i requisiti fissati dalla Direttiva, e quindi in definitiva i prodotti che soddisfano i requisiti fissati dalle norme tecniche emesse in risposta al Mandato che dalla Direttiva scaturisce, possono fregiarsi del Marchio CE. La marcatura CE non è un generico marchio di qualità, ma è l attestazione che il prodotto marcato risponde ai requisiti fissati dalle norme tecniche armonizzate ad esso applicabili. A tal proposito si evidenzia che periodicamente sulla Gazzetta Ufficiale dell Unione Europea viene riportato l elenco aggiornato delle norme armonizzate (norme tecniche prodotte dagli organismi europei di normazione su mandato della Commissione) relative alla Direttiva CPD in materia di Prodotti da Costruzione. Esse definiscono, per il singolo prodotto da costruzione a cui si riferiscono, quali sono i requisiti essenziali applicabili, quali caratteristiche i prodotti devono avere, le procedure di valutazione di conformità che il fabbricante deve seguire per garantire la conformità la conformità del prodotto ai requisiti applicabili e l impiego previsto dei prodotti per i quali è obbligatoria la marcatura CE. Sulla Gazzetta sono anche riportati i periodi di coesistenza con le vecchie norme, dopo il quale entra in vigore l obbligo di marcare i prodotti. La prima direttiva, denominata dei Prodotti da Costruzione, è certamente la più importante per il settore antincendio; gli impianti antincendio, tranne gli estintori, sono soggetti a tale direttiva. I prodotti che soddisfano i requisiti fissati dalla Direttiva, e quindi in definitiva i prodotti che soddisfano i requisiti fissati dalle norme tecniche emesse in risposta al Mandato che dalla Direttiva scaturisce, possono fregiarsi del Marchio CE. La marcatura CE non è un generico marchio di qualità, ma è l attestazione che il prodotto marcato risponde ai requisiti fissati dalle norme tecniche armonizzate ad esso applicabili. A tal proposito si evidenzia che sulla Gazzetta Ufficiale dell Unione Europea del 08/06/2006 è stato riportato l elenco aggiornato delle norme armonizzate (norme tecniche prodotte dagli organismi europei di normazione su mandato della Commissione) relative alla Direttiva CPD in materia di Prodotti da Costruzione. Esse definiscono, per il singolo prodotto da costruzione a cui si riferiscono, quali sono i requisiti essenziali applicabili, quali caratteristiche i prodotti devono avere, le procedure di valutazione di conformità che il fabbricante deve seguire per garantire la conformità la conformità del prodotto ai requisiti applicabili e l impiego previsto dei prodotti per i quali è obbligatoria la marcatura CE. Sulla Gazzetta sono anche riportati i periodi di coesistenza con le vecchie norme, dopo il quale entra in vigore l obbligo di marcare i prodotti. ESTINTORI Dal punto di vista impiantistico, l estintore si presenta come un attrezzatura antincendio di tipo finito, ovvero pronta all uso e, pertanto si presenta come unico problema quello della scelta, della distribuzione all interno dell attività in oggetto e della successiva manutenzione. Gli estintori propriamente detti si suddividono in due grandi classi : i portatili ed i carrellati. Gli estintori portatili (costruiti in conformità delle norme tecniche della serie EN-3) devono avere una massa complessiva (contenuto + involucro) inferiore a 20 kg, i carrellati si estendono fino ad una massa di 150 kg. Le normative più importanti, oltre a quelle di carattere generale per gli ambienti di lavoro, che regolano gli estintori sono: DM 20/12/1982 Norme tecniche e procedurali, relative agli estintori portatili soggetti all approvazione del tipo da parte del Ministero dell Interno DM 07/01/2005 Norme tecniche e procedurali per la classificazione ed omologazione di estintori portatili d incendio LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 4
5 UNI 9994/2003 Apparecchiature per estinzione incendi Estintori d incendio Manutenzione UNI EN 3/7 del 2008 Estintori d incendio portatili (Parte 7): caratteristiche, requisiti di prestazione e metodi di prova. L aggiornamento, che tra le altre cose introduce la classe di fuoco F (la norma UNI EN 2 aggiunge la classe di fuoco F che prevede i fuochi che interessano: apparecchiature di cottura, oli, grassi animali e vegetali) e, pertanto, è in previsione l aggiornamento del DM 07/01/ Sono inoltre in corso di redazione le norme: o EN 3-8 Specifiche costruttive degli estintori a bassa pressione (polvere ed a base d acqua) o EN 3-9 Specifiche costruttive degli estintori ad alta pressione ( biossido di carbonio). Direttiva PED (sui recipienti a pressione) 97/23/CE, attuata in Italia con il D. Lgs. 25/02/2000, n.93 e le ulteriori normative nazionali: DM 16/10/1998 Periodicità delle verifiche e revisioni di bombole, tubi, fusti a pressione, DM 16/01/2001 Periodicità delle verifiche e revisioni dei contenitori-cisterna, destinati a contenere gas compressi, liquefatti o disciolti e DM 19/04/2001 Progettazione, costruzione e verifiche di approvazione e revisione delle bombole in acciaio senza saldatura di capacità compresa tra 0,5 e 5 l Limitatamente agli estintori carrellati: DM 06/03/1992 Norme tecniche e procedurali per la classificazione della capacità estinguente e per l omologazione di estintori carrellati d incendio UNI 9492/1989 Estintori carrellati d incendio Requisiti di costruzione e tecniche di prova. Dal punto di vista della scelta bisognerà verificare innanzitutto la compatibilità dell agente estinguente con il combustibile da proteggere; riguardo alla carica nominale occorre solo ricordare che un estintore non spegne gli incendi, ma i principi d incendio, per cui è necessario stabilire il massimo incendio che l estintore riesce ad estinguere. Per quanto concerne l ubicazione, laddove ciò non sia indicato da specifiche normative (autorimesse, centrali termiche, scuole, alberghi, ecc...), occorre sempre disporre almeno un estintore per ogni centro di pericolo e distribuirli indicativamente uno ogni mq. di superficie netta, all interno di ciascun compartimento antincendio, nella nostra azienda, come previsto dall Allegato V del DM 10/03/98 ( obbligatorio per le attività non soggette al controllo dei VV.F.) in funzione del rischio dell attività e della capacità di estinguenza. Gli estintori portatili sono prodotti soggetti alla approvazione di tipo da parte del Ministero dell Interno (DM , relativo alle norme tecniche e procedurali per la classificazione ed omologazione di estintori portatili d incendio, sostituito dal DM 07/01/2005, che recepisce la norma UNI EN 3/7 del 2004 e consente la commercializzazione degli estintori omologati secondo le precedenti procedure per altri 18 mesi e la loro sostituzione entro 18 anni dalla data punzonata sull estintore). In genere valgono le seguenti definizioni: a) Per «Omologazione» si intende l'atto conclusivo attestante il positivo espletamento della procedura tecnico-amministrativa, finalizzata al riconoscimento dei requisiti previsti LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 5
6 dalle disposizioni di settore. Con tale riconoscimento e' autorizzata la riproduzione del prototipo omologato e la connessa commercializzazione sul territorio nazionale secondo le procedure regolamentate dall'autorita' competente; b) Per «Prototipo omologato» si intende l'esemplare di estintore portatile d'incendio uguale a tutti gli esemplari sottoposti alle prove i cui esiti hanno determinato la costituzione del certificato di prova positivo e il rilascio della corrispondente omologazione; c) Per «Produttore» dell'estintore portatile d'incendio, si intende il fabbricante residente in uno dei Paesi dell'unione europea, ovvero in uno dei Paesi costituenti l'accordo SEE, nonche' ogni persona che, avanzando l'istanza per l'effettuazione delle prove ai fini della conseguente richiesta di omologazione, si presenti come fabbricante dello stesso purche' residente in uno dei Paesi dell'unione europea, ovvero in uno dei Paesi costituenti l'accordo SEE; d) Per «Laboratorio» si intende il competente ufficio del Ministero dell'interno o altro Laboratorio autorizzato dal Ministero dell'interno ai sensi del decreto del Ministro dell'interno 26 marzo 1985, che provvede alla esecuzione delle prove e all'emissione del certificato di prova ai fini dell'omologazione dell'estintore portatile di incendio; e) Per «Certificato di prova» si intende il documento, rilasciato dal Laboratorio, nel quale si certifica la conformita' alla norma; f) Per «Dichiarazione di conformita» si intende la dichiarazione, rilasciata dal produttore, attestante la conformita' dell'estintore portatile d'incendio al prototipo omologato e contenente, tra l'altro, i seguenti dati: 1) dati riportati nella marcatura di cui alla norma EN 3/7; 2) anno di costruzione, numero di matricola progressivo e codice costruttore, punzonati sull'estintore portatile d'incendio; g) Per «libretto uso e manutenzione» si intende il documento, allegato ad ogni singola fornitura di estintori portatili d'incendio, che riporta i seguenti contenuti: 1) modalita' ed avvertenze d'uso; 2) periodicita' dei controlli, delle revisioni e dei collaudi; 3) dati tecnici necessari per il corretto montaggio e smontaggio e precisamente pressione di esercizio, carica nominale, tipologia di agente estinguente, tipologia di propellente, coppia di serraggio dei gruppi valvolari, controllo per pesata o per misura di pressione; 4) elenco delle parti di ricambio con codice, descrizione e materiale; 5) le avvertenze importanti a giudizio del produttore. Di un estintore interessa innanzitutto conoscere: la DESIGNAZIONE ; ovvero il tipo di agente estinguente in esso contenuto e quindi indirettamente la sua caratteristica di funzionamento ; la CLASSE ; ovvero la sua capacità di estinguere : sostanze solide (classe A), sostanze liquide (classe B) o sostanze aeriformi (classe C) ; la CARICA NOMINALE ; ovvero la massa in kg., della sostanza estinguente contenuta nell estintore ; la CAPACITA ESTINGUENTE ; ovvero il numero o la serie di numeri che dà un idea dell efficacia di un estintore ; L estintore a polvere è quello con il quale si ottengono i migliori risultati in termini di costibenefici; la polvere però danneggia irrimediabilmente l eventuale apparecchiatura coinvolta nell incendio ed in ogni caso sporca l ambiente sul quale viene diretta. La polvere ha ovviamente bisogno di un propellente, questo è generalmente un gas inerte, come l azoto. L estintore a CO2 contiene anidride carbonica allo stato liquefatto (coesistenza della fase liquida e della fase vapore), pertanto la pressione all interno del recipiente non è costante, ma funzione della temperatura dell ambiente esterno; in condizioni ordinarie (15-20 C) avremo circa 50 bar. La fase vapore costituisce il propellente, la fase liquida l estinguente; quest ultima infatti uscendo realizza una espansione adiabatica e quindi un raffreddamento di se stessa fino a -30, - 40 C. Agisce primariamente per soffocamento, in quanto l evaporazione di ogni litro di CO2 liquida produce circa 500 litri di CO2 vapore e, anche in misura inferiore, per raffreddamento. Durata di funzionamento e classificazione dei fuochi secondo UNI EN 3-7 LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 6
7 Le classi dei fuochi sono descritte dalla EN 2 e le capacità estinguenti possono variare da un minimo di 5A, per fuochi di solidi che bruciano con brace (21B, per fuochi di liquidi infiammabili) ad un massimo di 55A (233B) con una durata minima di funzionamento che può variare da 6s a 15s. Il riferimento all idoneità all uso contro fuochi da gas (classe C) è a discrezione del costruttore, ma si applica esclusivamente per gli estintori a polvere che hanno ottenuto almeno una precedente valutazione di classe B. L idoneità degli estintori all uso per fuochi di classe D (metalli infiammabili), in considerazione delle peculiarità per tali tipi di fuochi, non rientra nel campo di applicazione della norma in relazione ai focolari di prova, e pertanto l efficacia degli estintori contro gli incendi di classe D viene stabilito caso per caso e quelli per i quali ne viene dichiarata l idoneità, non devono essere marcati come idonei per altre classi di incendio. Gli estintori di incendio che utilizzano acqua o schiuma e/o che non abbiano superato la prova di dielettricità, devono riportare l avvertenza Non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione, mentre quelli che hanno superato tale test ne riporteranno l idoneità, per es. adatto all uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 V alla distanza di 1 m. Adempimenti in relazione alla PED La direttiva definisce i R.E.S. (Requisiti Essenziali di Sicurezza) delle attrezzature a pressione e degli insiemi al fine della loro sicurezza, prevedendo le procedure di valutazione di conformità e le modalità per la marcatura CE. Il fabbricante classifica l attrezzatura a pressione in una delle 4 Categorie di rischio, in considerazione del tipo di attrezzatura, del fluido contenuto e dell energia accumulata. In base alla categoria il fabbricante deciderà la procedura di valutazione di conformità da applicare per garantire i R.E.S. del prodotto. Gli estintori ricadono nel campo di applicazione della PED come insiemi e devono essere classificati almeno nella Categoria III. In questo caso la procedura richiede anche il coinvolgimento di un Organismo notificato: Esame CE del tipo Conformità al tipo (Produttore che assicura la conformità e sorveglianza da parte dell Organismo Notificato). La marcatura CE è seguita dal numero identificativo dell Organismo Notificato coinvolto nella progettazione e deve essere applicata su ogni attrezzatura o insieme (in questo caso non è necessario riportare il marchio sulle singole attrezzature). Numero estintori da installare Attività normate (scuole, autorimesse, alberghi, ospedali, locali pubblico spettacolo, impianti sportivi, etc.) Attività non normate Attività normate Autorimesse (DM ): 1/5 Auto fino a 20 auto 1/10 per rimanenti fino 200 auto 1/20 oltre 200 auto con capacità estinguente non inferiore a 21A 89B Impianti termici a gas (DM ): 1 est. in ogni locale e in prossimità di ciascun apparecchio (21A 89BC) Locali pubblico spettacolo (DM ): 1/200 mq con almeno 2/piano e 1 prossimità accessi e aree maggio rischio capacità estinguente 13A 89B Alberghi (DM ): 1/200 mq con almeno 1/piano capacità estinguente 13A 89B 1 prossimità accessi e aree maggio rischio Scuole (DM ): 1/200 mq con almeno 2/piano LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 7
8 capacità estinguente 13A 89BC Ospedali (DM 18,9.2002): 1/100 mq con almeno 2/piano percorso max 30 m capacità estinguente 34A 144BC Uffici (DM ) Numero e capacità conformi al DM all.v per attività a rischio elevato (oltre 500), medio (da 301 a 500) o basso (fino a 300) in funzione del numero degli addetti Ubicati in posizione facilmente accessibile e visibile Uniformi nell area da proteggere e preferibilmente lungo le vie di esodo In prossimità delle aree a maggior rischio. Attività non normate DM all.v (non obbligatorio per attività soggette controllo VV.F.) La scelta degli estintori deve essere fatta in funzione della classe di incendio e del livello di rischio 1/piano percorso max 30 m tipo di estintore (capacità estinguente) superficie protetta da un estintore rischio basso rischio medio 13A - 89B 100 m A - 113B 150 m2 100 m2 - rischio elevato 34A - 144B 200 m2 150 m2 100 m2 55A m2 200 m2 200 m2 Manutenzione estintori d incendio - Norma UNI 9994 Gli esemplari di estintori portatili di incendio commercializzati, installati e mantenuti in servizio, salvo diverse disposizioni di legge concernenti impieghi particolari specificati, devono essere conformi ai rispettivi prototipi omologati. L'estintore in esercizio deve essere mantenuto in efficienza mediante verifiche periodiche da parte di personale esperto come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955,n. 547, dal decreto del Ministro dell'interno 10 marzo 1998 e secondo le procedure indicate dalla norma UNI 9994 sulla base delle indicazioni di uso e manutenzione riportate sul libretto. L'utilizzatore e' tenuto a conservare la dichiarazione di conformita', per gli eventuali accertamenti dei competenti organi di controllo. a) La norma UNI 9994 prescrive i criteri per effettuare la sorveglianza, il controllo, la revisione e il collaudo degli estintori allo scopo di garantirne l efficienza operativa. b) La norma UNI 9994 è la norma tecnica di riferimento per la manutenzione che è richiamata dal DM 10/03/98. Norma UNI FASI DELLA MANUTENZIONE SORVEGLIANZA CONTROLLO REVISIONE COLLAUDO SORVEGLIANZA Fase della manutenzione in cui si controlla con costante e particolare attenzione l estintore nella posizione in cui è collocato effettuando una serie di accertamenti Questa operazione è di competenza dell utente dell estintore. LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 8
9 Accertamenti di SORVEGLIANZA Presenza dell estintore e sua segnalazione con apposito cartello recante la dicitura estintore e/o estintore N Chiara visibilità, immediato utilizzo e accesso all estintore libero da ostacoli Assenza di manomissioni dell estintore in tutte le sue parti ed in particolare del dispositivo di sicurezza. Esposizione a vista e leggibilità dei contrassegni distintivi sull estintore. Verifica che l indicatore di pressione riporta l indicazione del valore della pressione nel campo verde di funzionamento. Assenza di anomalie nell estintore quali: perdite, ostruzione negli ugelli, tracce di corrosione, sconnessioni ed incrinature dei tubi flessibili. Assenza di danni in particolare : alle strutture di supporto, alla maniglia di trasporto dell estintore, ed assenza di mal funzionamento delle ruote negli estintori carrellati Presenza del cartellino di manutenzione sull estintore e sua corretta compilazione N.B. Tutte le anomalie riscontrate devono essere eliminate. RICONOSCIMENTO DEI RIFERIMENTI DI OMOLOGAZIONE Sulla decalca : devono essere riportati gli estremi di omologazione dell estintore e il codice del responsabile dell apparecchio, inoltre deve essere presente il nome e l indirizzo del Responsabile dell apparecchio Sul serbatoio: deve essere stampigliato il codice del responsabile dell apparecchio con il numero di matricola dell estintore. Controlli Manutenzione UNI 9994 CARTELLINO DI MANUTENZIONE Si riportano obbligatoriamente in questo documento, i dati degli interventi effettuati all estintore durante la sua vita di funzionamento: N matricola o altri estremi di identificazione dell estintore Ragione sociale ed indirizzo completo e estremi di identificazione del manutentore. Massa lorda dell estintore. Carica effettiva Tipo di operazione effettuata. Data dell intervento (mese/anno nella forma mm/aa) Firma leggibile o punzone identificativo del tecnico manutentore. Manutenzione UNI CONTROLLO Fase della manutenzione in cui si verifica l efficienza dell estintore. Frequenza semestrale della fase di controllo. Responsabilità del controllo è il Manutentore. Manutentore : persona fisica o giuridica specializzata e autorizzata all espletamento del servizio di manutenzione (deve essere stata formata sulla materia ed essere idoneamente attrezzata per le operazioni da eseguire). Accertamenti della fase di CONTROLLO Tutti gli accertamenti della fase di SORVEGLIANZA Controllo della tenuta della carica dell estintore secondo la UNI EN 3/7(estintori portatili) o al punto della UNI 9492 (estintori carrellati). Verifica della presenza, del tipo, e della carica delle bombole di gas ausiliario per estintori con tale sistema in conformità alle indicazioni del produttore. Prova di tenuta estintori portatili La verifica avviene attraverso: 1) pesata dell apparecchio(solo per gli estintori a CO2). 2) misurazione della pressione interna per mezzo di manometro. Prova di tenuta estintori carrellati (UNI 9492) LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 9
10 La verifica avviene con le stesse modalità descritte per gli estintori portatili. Manutenzione UNI 9994 REVISIONE( Accertamenti della fase di REVISIONE) Verifica dell estintore al prototipo omologato. Verifiche di cui le fasi di sorveglianza e controllo. Esame interno dell apparecchio per la verifica del buono stato di conservazione. Esame e controllo funzionale di tutte le sue parti. Controllo di tutte le sezioni passaggio del gas ausiliario e dell agente estinguente, in particolare il tubo pescante, i tubi flessibili, i raccordi e gli ugelli per verificare che siano liberi da incrostazioni occlusioni e sedimentazioni. Controllo assale e delle ruote (estintori carrellati). Eventuale ripristino delle protezioni superficiali danneggiate. Sostituzioni dei dispositivi di sicurezza contro sovrappressioni con altri nuovi. Ricarica e sostituzione dell agente estinguente. Montaggio e rimessa in perfetto stato di efficienza dell estintore. Manutenzione UNI COLLAUDO È la misura di prevenzione che ha lo scopo di verificare la stabilità del serbatoio o della bombola dell estintore La responsabilità del collaudo è del manutentore Il produttore del estintore deve fornire le istruzioni di collaudo Gli estintori a CO2 e le bombole di gas ausiliario devono rispettare le scadenze indicate dalla legislazione vigente in materia di gas compressi (ogni 10 anni secondo Decr.Minst.Trasp. 16/10/98) Gli altri estintori ( a bassa pressione) devono essere collaudati, con tipologie di prova diverse, con periodicità di 12 anni o di 6 anni, a seconda che siano stati costruiti in conformità o meno alla direttiva PED (presenza o assenza del marchio CE). Manutenzione UNI 9994 SOSTITUZIONI Ricambi Essi devono essere tali da conservare la conformità al prototipo omologato, inoltre il Manutentore ha la responsabilità di utilizzare ricambi originali forniti dal Produttore. Sostituzione e ricarica agente estinguente L agente estinguente utilizzato deve essere conforme al prototipo omologato; inoltre il Manutentore ha la responsabilità di utilizzare l agente estinguente originale. Frequenza di sostituzione agente estinguente Il tempo di sostituzione dell agente estinguente non deve essere maggiore da quello massimo dichiarato dal produttore e in ogni caso non deve essere maggiore degli intervalli previsti in funzione dell agente estinguente. Tipo di estintore Polvere 36 Acqua o schiuma 18 CO 2 60 Idrocarburi alogenati 72 Tempo max di revisione con sostituzione della carica (mesi) Estintori in sostituzione Gli estintori rimossi per la manutenzione devono essere sostituiti con estintori di prestazioni non inferiori. Responsabilità del manutentore Il manutentore subentrante nel servizio di manutenzione ha la responsabilità di garantire il proseguimento delle fasi di manutenzione, operando la revisione ove giudichi necessario in anticipo rispetto alla frequenza di revisione. LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 10
11 ESTINTORI CARRELLATI La NORMA UNI 9492/1989 (Estintori carrellati d' incendio. Requisiti di costruzione e tecniche di prova) è richiamata dal decreto di omologazione DM 6/03/92 come norma tecnica che stabilisce i criteri di costruzione, prestazioni e metodi di prova classificazione degli estintori carrellati. Definizioni e prove sono concettualmente e sostanzialmente simili al DM 20/12/82 Classificazione della capacità estinguente: l estintore è classificato in funzione di: 1 - classe di fuoco (le classi A e C non sono variabili) 2 - indice di capacità estinguente, che segue la classe B (può variare da 10 a 1, quest ultimo migliore, in relazione alla classe di incendio e al tempo di estinzione misurato nelle prove). Un esempio di classificazione della capacità estinguente di un estintore carrellato, che spegne, oltre al focolare A e C, un focolare B in un certo tempo, potrebbe essere: A-B7-C Prossimamente sarà emanata la norma EN 1866, revisione per l aggiornamento alla Direttiva PED, che sarà divisa in 3 parti: o EN Caratteristiche e prestazioni antincendio o EN Specifiche costruttive degli estintori a bassa pressione o EN Specifiche costruttive degli estintori ad alta pressione. Le reti di idranti e naspi Valutazioni progettuali: Obbligo di realizzazione della rete di idranti Caratteristiche ( protezione interna, eterna o entrambe ) Prestazioni idrauliche ( autonomia, portate e contemporaneità di funzionamento) Possiamo dividere le situazioni progettuali in due grandi categorie: a) Attività per le quali esiste una regola tecnica (in tale caso l obbligo e le prestazioni dell impianto sono stabilite dalla disposizione obbligatoria. Per le parti non specificate si potrà far riferimento alla UNI 10779); b) Attività non normate (in tale caso la necessità di realizzare l impianto e le relative prestazioni dipenderanno rispettivamente dalla valutazione del rischio incendio e della UNI 10779). Obbligo di realizzazione della rete per attività con regola tecnica Locali di trattenimento con oltre 300 persone e teatri e cinema con capienza>150 persone (p.to 15.3 DM 19/08/86) Scuole con presenze contemporanee >100 persone (p.to 9.1 DM 26/08/92) Impianti sportivi al chiuso con spettatori >100 (p.to 17 DM 18/03/96) Civili abitazioni con H>24m (p.to 7 DM 16/05/87 n.246) Autorimesse fino al 1 int.con auto>50 e dal 2 int. Con auto > 30 (p.to DM 01/02/86) Uffici (DM 22/02/2006) di tipo 2 (da 101 a 300): livello 1 UNI 10779; uffici tipo 3 (da 301 a 500): livello 2 Obbligo di realizzazione della rete per attività non normate P.to 5.3 Alleg.V DM 10/03/98 : In relazione alla valutazione dei rischi, ed in particolare quando esistono particolari rischi di incendio che non possono essere rimossi o ridotti, in aggiunta agli estintori occorre prevedere impianti di spegnimento fissi, manuali od automatici. Obbligo di realizzazione della rete previsto dalle misure minime ed essenziali di prevenzione incendi (DM 08/03/85) Depositi di oli lubrificanti >50mc Depositi di liquidi infiammabili>25mc Stabilimenti alimentari vari (att.35,36,37,38,39,40) Depositi di carta, falegnamerie,depositi di legname, stabilimenti lavorazione tessuti, depositi LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 11
12 materiali plastici, con quantità>100t Depositi di merci varie con S>1000mq e q>50kg/mq Locali adibiti ad esposizione e vendita con S>1000 mq PRESTAZIONI IDRAULICHE PER ATTIVITA NORMATE Le prestazioni richieste dalle Regole tecniche possono variare in relazione anche al periodo di emanazione della Regola e spesso possono essere parzialmente in contrasto con quanto indicato dalla UNI Solo il DM 22/02/2006 che regolamenta gli Uffici, rimanda per le prestazioni alla UNI DM 18/09/2002 Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per le strutture sanitarie Fino a 100 posti letto => Naspi DN 25 ; 60 l/min; P res. 2 bar; cont. 4 naspi Oltre e fino a 300 => Idranti DN 45 ; 120 l/min; P res. 2 bar; cont. 3 idranti Oltre 300 => Idranti interni ; ; Idr. Est. DN 70 ; 300 l/min; Cont. 4 idr. Autonomia 60 min ; Aliment. di tipo superiore >100 posti DM Autorimesse (F.T. e 1 int.:1idr./50 auto; oltre 1 int.:1idr./30 auto) Q non<120 l/min con P almeno 2 bar Contemporaneità 50% idranti (di un compartimento) e almeno gli idranti di 2 piani/montante Riserva idrica e impianto di pompaggio se l acquedotto non garantisce con continuità, nelle 24 h, l erogazione richiesta Tubazioni in acciaio zincato o materiali equivalenti, protetti contro il gelo Montanti, preferibilmente collegati ad anello, disposti nelle gabbie scale o rampe. DM Edifici di civile abitazione ( H>24m o 32 m se preesistenti) 1 colonna montante/vano scala; tubazioni protette gelo, urti e fuoco (a vista vano scale o alloggiamenti REI 60) 1 attacco 45 per idrante o naspo/piano Installazione nel locale filtro se scala a prova di fumo (si evidenzia la diversa filosofia rispetto alla UNI 10779, che richiede l installazione all esterno dei filtri, in modo da non compromettere la loro efficacia durante l utilizzo dell idrante) Al piede di ogni montante 1 attacco VV.F. Q>360 l/min per montante (contemp. almeno 2 montanti) Q> 120 l/min cad. e P>1,5 bar (contemp. 3 idranti idraulicamente sfavoriti) Autonomia almeno 60 min Edifici con H>54 m: 2 pompe, una di riserva all altra, alimentate da fonti energia indipendenti. DM Alberghi (p>25 letti) Q>360 l/min per montante (contemp. almeno 2 montanti) Q> 120 l/min cad. e P>1,5 bar (contemp. 3 idranti idraulicamente sfavoriti) Autonomia almeno 60 min Edifici con H>54 m: 2 pompe, una di riserva all altra, alimentate da fonti energia indipendenti. La norma UNI Reti di idranti antincendio E stata emessa nel 1998, già revisionata due volte giungendo all attuale versione che porta la data del luglio Si tratta di una norma tecnica a carattere esclusivamente nazionale, in quanto a livello comunitario non si è mai posta l esigenza di armonizzare le diverse normative applicabili a questo tipo di impianti; ha consentito finalmente di avere una base comune di confronto per le caratteristiche tecniche dei sistemi idranti, fino ad allora realizzati spesso con molto arbitrio. Comprende: LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 12
13 una introduzione, comprendente le limitazioni d utilizzo, le definizioni e lo scopo della norma; una parte relativa alla progettazione degl impianti; una parte relativa alle modalità di installazione ed ai componenti da usare; una parte finale relativa al collaudo, alla gestione ed alla manutenzione. Le parti di cui sopra sono tutte considerate propriamente normative. Ad esse segue una parte di appendice informativa che contiene le specifiche di dimensionamento degl impianti. La norma UNI ha introdotto il criterio della distinzione fra protezione interna agli edifici e protezione esterna. E proprio nella definizione di protezione interna ed esterna, data dalla norma nell appendice progettuale, sta il principale aspetto innovativo della norma stessa, che tende appunto a considerare la rete idranti come un vero e proprio sistema fisso di protezione contro l incendio, avente una sua organica costituzione. Si riconosce infatti che esistono due momenti distinti nello sviluppo dell incendio stesso che devono riflettersi, in modo conseguente, nei sistemi predisposti per affrontarlo. Nelle prime fasi di sviluppo di un incendio è possibile affrontarlo, fumo permettendo, direttamente dall interno dell edificio in cui l evento ha avuto origine, probabilmente con le squadre aziendali, e quindi si dovrà predisporre un mezzo avente caratteristiche di utilizzo facili, con dimensioni e portate non eccessive e con prontezza d uso la più immediata possibile. La protezione interna sarà quindi costituita da idranti a muro DN 45 o da naspi DN 25, in modo ben distribuito per tutte le aree dell attività, in posizione tale da consentire all operatore di raggiungere sempre l uscita di emergenza senza dover interrompere l erogazione (condizione questa essenziale per garantire la sicurezza degli operatori), e comunque ubicati in modo da evitare che si debbano tenere aperte porte tagliafuoco e/o porte di filtri a fumo per la loro utilizzazione. Il numero di idranti da considerare operativi simultaneamente all interno degli edifici, è anch esso legato all ipotesi di intervento di cui sopra; trattandosi infatti di affrontare un principio d incendio il numero di idranti contemporaneamente operativi è stato limitato, per la gran parte dei casi, fra 2 e 4 idranti. Nel caso in cui l incendio sfugga al controllo delle squadre di primo intervento, e quindi si generino condizioni tali da costringere le squadre stesse ad abbandonare il fabbricato, la protezione esterna diventa essenziale per continuare l intervento in modo efficace, ottenendo almeno l obiettivo primario di evitare la propagazione incontrollata dell incendio. La protezione esterna è stata definita dalla norma quanto a portate delle lance e pressione residua minima da garantire alla base dell idrante; le portate fissate (300 l/min per ogni lancia da DN 70 mm) e la pressione residua alla base dell idrante (3-4 bar) sono state considerate quelle tipiche di un intervento dall esterno di un edificio in fiamme che abbia un minimo di efficacia. La protezione esterna, con precisi requisiti di portata e pressione, è un concetto abbastanza nuovo nella tradizione nazionale delle reti idranti, cui si è per molto tempo richiesta l unica prestazione di esistere senza fissarne particolari requisiti. La responsabilità esclusiva del progettista di decidere se tale rete è necessaria, nella definizione della strategia antincendio ipotizzata, oppure può essere omessa. Le portate indicate per i rischi di livello 2 (1.200 l/min) e di livello 3 (1.800 l/min) sono quelle universalmente riconosciute valide per un efficace intervento. Struttura della norma UNI 10779/07 E una norma di sistema; comprende quindi: Una parte relativa alla scelta dei materiali e dei componenti una parte di installazione una parte di progettazione del sistema una parte di collaudo una parte di esercizio SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE Finalita della norma e stabilire le caratteristiche e le prestazioni di una rete idranti; non ha il compito di definire i casi in cui deve essere realizzata la rete idranti. La norma si applica, a seguito della valutazione del rischio di incendio, agli impianti da installare nelle attivita civili ed industriali LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 13
14 La norma specifica i requisiti costruttivi e prestazionali minimi da soddisfare per gli impianti idrici antincendio permanentemente in pressione, destinati all alimentazione di idranti e naspi. Tali requisiti, in assenza di specifiche disposizioni legislative, sono fissati in relazione alle caratteristiche dell area da proteggere Dal campo di applicazione della norma sono esclusi: 1) edifici di altezza antincendio maggiore di 45m; 2) rete di idranti a secco. Le reti idranti sono installate allo scopo di fornire acqua in quantità adeguata per combattere l incendio di maggiore entita ragionevolmente prevedibile nell area protetta. I casi particolari che richiedono l adozione di requisiti e criteri diversi, devono essere oggetto di accordo tra le parti interessate e devono essere chiaramente indicati nel progetto dell impianto. CLASSIFICAZIONE DELLE AREE E LA SCELTA DEL SISTEMA DI PROTEZIONE. Conferisce particolare gravità ai rischi dove, pur in assenza di carichi d incendio significativi, sono presenti persone in numero rilevante, ovvero sono presenti persone a grado di mobilità ridotto. Queste attività che si definirebbero di rischio lieve, o di livello 1 secondo UNI 10779, vengono invece classificate di rischio grave dal D.M. 10/3/98. Individuando il grado di rischio elevato, per quanto attiene gli obblighi imposti dal DM citato, e quindi in particolare l addestramento, le squadre di emergenza, ecc ed il grado di rischio lieve o normale (livello 1 oppure 2 secondo la UNI 10779) per quanto attiene il dimensionamento della rete idranti che serve a definire la quantità d acqua presumibilmente necessaria a combattere l incendio atteso in quell attività. Se infatti ha senso ridurre significativamente il livello organizzativo delle squadre di emergenza in presenza di adeguate protezioni attive, non avrebbe alcun senso applicare lo stesso criterio al dimensionamento delle protezioni stesse che poi generano la possibile declassazione. La scelta delle protezioni interne ed esterne La nuova edizione della norma UNI ha chiarito in modo inequivocabile che lo scopo della norma non è quello di imporre la protezione interna e/o esterna, ma solo quello di definire come deve essere dimensionata e realizzata la protezione interna, quando richiesta, e come deve essere dimensionata e realizzata la protezione esterna quando richiesta. La decisione di realizzazione di una protezione interna, una protezione esterna o entrambe deve essere presa dal progettista del sistema di sicurezza antincendio dell attività in esame, a seguito dell analisi del rischio condotta in accordo a quanto detto sopra, e del confronto con il Comando VV.F., che deve approvare il progetto nel suo insieme (nel caso di attività soggette a controllo VV.F.). Se si riconosce che l area interessata non presenta un carico d incendio significativo, o che comunque la propagazione dell incendio potrebbe essere molto lenta e soprattutto che non vi sono aree adiacenti che possano essere esposte all incendio stesso ed a una sua propagazione in senso verticale od orizzontale, allora si potrà ipotizzare la realizzazione solo di una protezione interna, che consentirà alle persone eventualmente presenti od alle squadre di emergenza, di combattere l incendio rimanendo all interno dell area stessa. Per le squadre dei VV.F. è necessario prevedere almeno un attacco UNI 70 per APS (Autopompaserbatoio) per consentire di utilizzare l impianto antincendio aziendale anche in caso di alimentazione idrica carente e, generalmente di avere nelle vicinanze degli idranti soprasuolo o sottosuolo UNI 70 per l alimentazione idrica e per il rabbocco delle cisterne delle autopompe. Se invece si riconosce che esistono i presupposti perché un eventuale incendio si possa propagare fino al punto da non consentire la permanenza all interno delle aree delle squadre di emergenza, sia per l intensità dell incendio stesso, sia per la possibilità che l incendio produca grandi quantità di fumo, allora sarà necessario prevedere la possibilità di intervento dall esterno dell area protetta. La decisione di realizzare una rete di idranti esterni, con le relative risorse idriche necessarie diverrà quindi una conseguenza di tale definizione, qualora si dovesse riconoscere che altre soluzioni, ad esempio una rete pubblica predisposta per il servizio antincendio disponibile nelle immediate vicinanze, non sono utilizzabili. ESTENSIONE DELL IMPIANTO LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 14
15 Un fabbricato o un area sono considerati protetti se l impianto e esteso all intero fabbricato o area, con le eccezioni previste dalla norma ( zone in cui e controindicato l uso dell acqua) e se ogni parte dell area protetta (zone e volumi con materiali pericolosi) e raggiungibile con il getto di almeno un idrante. nelle aree o fabbricati ove sono presenti locali con materiali incompatibili con l uso dell acqua devono essere adottate misure alternative di estinzione. COMPONENTI DELL IMPIANTO Tutti i componenti devono avere pressione nominale non inferiore alla pressione massima dell impianto e comunque non minore di 1,2 MPa Le tubazioni per installazione fuori terra devono essere metalliche, conformi alle specifiche normative di riferimento Le tubazioni per installazione interrata devono essere conformi alle specifiche normative di riferimento e devono essere scelte in relazione alle caratteristiche di resistenza meccanica e di corrosione richieste Le valvole devono indicare chiaramente la posizione di apertura/ chiusura Gli idranti ( idranti soprassuolo/sottosuolo, idranti a muro, naspi ) e le tubazioni flessibili di corredo, devono essere conformi alle rispettive norme UNI I gruppi di attacco per autopompa devono comprendere i componenti richiamati nella norma. IDRANTI A MURO CON TUBAZIONI FLESSIBILI - NORMA UNI EN La norma fissa i requisiti e i metodi di prova per la costruzione e la funzionalita degli idranti a muro Tutte le attrezzature devono essere sempre collegate alla valvola di intercettazione Un idrante a muro deve essere progettato per essere installato in una delle seguenti forme: - forma a : in una nicchia con portello di ispezione - forma b : in una cassetta incassata - forma c : in una cassetta per montaggio a parete le cassette devono essere munite di portello e possono essere chiuse con serratura ;in quest ultimo caso deve essere previsto un dispositivo di apertura di emergenza Il sostegno della tubazione flessibile deve essere : - tipo 1 - rullo rotante - tipo 2 - sella con tubazione avvolta in doppio - tipo 3 -contenitore con la tubazione faldata a zig/zag La lancia deve permettere le seguenti regolazioni del getto: - chiusura getto, e -getto frazionato, e/o -getto pieno. La portata dell apparecchiatura, sia nella posizione di getto pieno che frazionato non deve essere minore ai valori indicati nella norma ( si applica la formula Q=kp 1/2 ). Il valore di k NASPI ANTINCENDIO - NORMA UNI EN La norma fissa i requisiti e i metodi di prova per la costruzione e la funzionalita dei naspi antincendio I naspi antincendio possono essere: 1) naspo manuale ( apparecchiatura dotata di valvola di intercettazione manuale) 2) naspo automatico ( apparecchiatura dotata di valvola automatica di intercettazione, con apertura completa dopo non piu di 3 giri completi della bobina) 3) Naspo fisso ( naspo che puo ruotare su un solo piano ) 4) Naspo orientabile ( naspo che puo ruotare su piu piani e montato su : braccio snodabile - giunto orientabile - portello cernierato) La lancia deve permettere le seguenti regolazioni del getto: - chiusura getto, e -getto frazionato, e/o -getto pieno. LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 15
16 Gli idranti a colonna devono essere conformi alla UNI EN 14384/2006: Idranti antincendio a colonna soprasuolo. La norma è la versione ufficiale della norma europea EN (edizione luglio 2005) e specifica i requisiti minimi, i metodi di prova, la marcatura e la valutazione di conformità per gli idranti a colonna soprasuolo per antincendio da installarsi in reti di distribuzione dell'acqua, aventi dimensioni: DN 80, DN 100 e DN 150 e per pressioni massime di esercizio (PFA) pari a PN 16 ( con e senza sistema di drenaggio), dotati di attacco di ingresso verticale oppure orizzontale, di tipo flangiato, oppure a bicchiere o ad estremità liscia e forniti di uno o due attacchi di presa con uscite conformi alle normative nazionali;- con valvola di tipo a globo (tipo a vite) oppure a saracinesca.la norma si applica ad idranti antincendio a colonna soprasuolo installati su reti di acqua potabile, non potabile e di acqua filtrata. Requisiti addizionali possono essere richiesti per altri tipi di fluidi. Gli idranti sottosuolo devono rispondere alla UNI EN 14339/2006: Idranti antincendio sottosuolola norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN (edizione luglio 2005). La norma specifica i requisiti, i metodi di prova e la marcatura degli idranti sottosuolo per antincendio:- da installarsi in reti di distribuzione dell'acqua;- aventi dimensioni DN 80 e DN 100;- per pressioni massime di esercizio (PFA) pari a 10 bar, 16 bar oppure 25 bar, con o senza sistemi di drenaggio;- dotati di attacco di ingresso verticale oppure orizzontale, di tipo flangiato, oppure a bicchiere o ad estremità liscia;- forniti di uno o due attacchi di presa con uscite conformi alle normative nazionali;- con valvola di tipo a globo (tipo a vite) oppure a saracinesca. La norma inoltre fornisce indicazioni per la valutazione di conformità degli idranti antincendio sottosuolo.la norma si applica ad idranti antincendio sottosuolo installati su reti di acqua potabile, non potabile e di acqua filtrata. Requisiti addizionali possono essere richiesti per altri tipi di fluidi. Le tubazioni antincendio flessibili per gli idranti a muro devono essere conformi alla UNI 9487/2006 La norma specifica le prove e definisce i requisiti che devono soddisfare le tubazioni flessibili di nuova costruzione con diametro nominale di 70 mm, per pressioni di esercizio fino a 1,2 MPa, da impiegarsi nelle reti idriche antincendio. Le tubazioni antincendio semirigide per i naspi devono essere conformi alla UNI EN 694/2005: Tubazioni antincendio - Tubazioni semirigide per sistemi fissi. La norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 694 (edizione maggio 2001) e tiene conto dell'errata corrige del luglio 2002 (EN 694:2001/AC:2002) e del dicembre 2003 (EN 694:2001/ AC:2003). La norma specifica i requisiti ed i metodi di prova cui devono soddisfare le tubazioni semirigide per naspi antincendio da impiegarsi nelle reti idriche antincendio.la norma si applica esclusivamente alle tubazioni semirigide antincendio da usarsi in condizioni ambientali comprese tra -20 C e +60 C ed in ambienti senza la presenza di agenti aggressivi o corrosivi. INSTALLAZIONE TUBAZIONI Le tubazioni devono essere installate tenendo conto della affidabilita che il sistema deve offrire; uno dei criteri prevede la chiusura ad anello dei collettori principali e l installazione, in posizione opportuna, delle valvole di intercettazione. Le tubazioni fuori terra devono essere installate a vista o in spazi nascosti, ma accessibili,e non attraversare locali non protetti. Le tubazioni interrate devono essere installate tenendo conto dei possibili danni meccanici prevedibili e della corrosione, anche di natura elettrochimica (interramento non inferiore a 0,80 m). La distribuzione delle valvole di intercettazione deve essere accuratamente studiata, al fine di assicurare la richiesta affidabilita del sistema ( si considera accettabile l esclusione di non più del 50% degli apparecchi di ciascun compartimento e non più di 5 apparecchi esterni). POSIZIONAMENTO IDRANTI gli idranti devono essere posizionati in modo che ogni punto dell attivita e dei materiali pericolosi sia raggiungibile con almeno il getto di un idrante ( in circostanze particolari è richiesto che ogni LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 16
17 punto dell attivita sia raggiungibile con almeno il getto di due idranti). il posizionamento degli idranti interni deve essere eseguito, in modo indipendente, per ogni compartimento. In particolare: a) almeno uno ogni 1000 m 2 b) all interno del compartimento protetto in modo da non lasciare aperte le porte tagliafuoco c) gli idranti a muro e i naspi devono essere in posizione tale che ogni punto dell area protetta disti al massimo 20 m da essi, con ubicazione, in generale, vicino le uscite di emergenza, senza ostacolare l esodo. gli idranti soprassuolo/ sottosuolo devono essere ad una distanza reciproca di 60 m max., e, in linea di principio, a circa 5/10 m dalle pareti esterne dell edificio. PROGETTAZIONE DELL IMPIANTO A partire dalla valutazione del rischio dell attività, si definisce il livello di rischio ai fini della progettazione della rete idranti, (liv ) tenendo conto della presenza di materiale combustibile, del carico d incendio complessivo, dell estensione dell area, della velocità di propagazione e sviluppo dell incendio atteso e dell ubicazione dell insediamento nel contesto esterno (rete pubblica antincendio, VV.F., ecc ) A seguito dell analisi del rischio il progettista definisce anche la tipologia di protezione necessaria tra: -protezione interna protezione esterna o rete pubblica antincendio Per i requisiti prestazionali dell impianto, in assenza di specifiche indicazioni da parte dei VV.F., si puo fare riferimento ai criteri riportati nell appendice informativa B (non si considerano contemporaneamente funzionanti la protezione interna ed esterna). Generalmente la velocità nelle tubazioni non deve essere maggiore di 10 m/s salvo in tronchi di lunghezza limitata. La pressione cinetica può essere trascurata nel dimensionamento dell impianto. Perdite di carico distribuite Le perdite di carico per attrito nelle tubazioni si calcolano mediante la formula di Hazen Williams: 1,85 9 6,05 Q 10 p= 1, C D dove: p è la perdita di carico unitaria, in millimetri di colonna d acqua al metro di tubazione; Q è la portata, in litri al minuto; C è la costante dipendente dalla natura del tubo che deve essere assunta uguale a: per tubi di ghisa; per tubi di acciaio; per tubi di acciaio inossidabile, in rame e ghisa rivestita; per tubi di plastica, fibra di vetro e materiali analoghi; D è il diametro interno medio della tubazione, in millimetri. Altre espressioni di calcolo delle perdite di carico possono essere utilizzate in accordo alle caratteristiche costruttive della rete. Perdite di carico localizzate Le perdite di carico localizzate dovute ai raccordi, curve, pezzi a T e raccordi a croce, attraverso i quali la direzione di flusso subisce una variazione di 45 o maggiore e alle valvole di intercettazione e di non-ritorno, devono essere trasformate in "lunghezza di tubazione equivalente" ed aggiunte alla lunghezza reale della tubazione di uguale diametro e natura. Requisiti secondo appendice B Livelli di pericolosità (da non confondere con i livelli di rischio ai sensi del DM 10/03/1998) - La definizione del livello di pericolosità non può essere eseguita semplicemente tramite verifica di LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 17
18 parametri prestabiliti, ma deve essere determinata secondo esperienza e valutazione oggettiva delle condizioni specifiche dell'attività interessata. PORTATE PER IL LIVELLO 1 (Autonomia 30 min) Aree nelle quali la quantità e/o la combustibilità dei materiali presenti sono basse e che presentano comunque basso rischio di incendio in termini di probabilità d'innesco, velocità di propagazione delle fiamme e possibilità di controllo dell incendio da parte delle squadre di emergenza. Rientrano in tale classe tutte le attività di lavorazione di materiali prevalentemente incombustibili ed alcune delle attività di tipo residenziale, di ufficio, ecc., a basso carico d'incendio. Protezione interna (la protezione esterna è generalmente non prevista) caso base: 2 idranti (o tutti quelli installati se meno di 2) da 120 l/min a pressione residua di 2 bar oppure 4 naspi (o tutti quelli installati se meno di 4) da 35 l/min a 2 bar di press. residua Grandi edifici (con compartimenti > 4000 m 2 e in assenza di protezione esterna): 2 volte tanto PORTATE PER IL LIVELLO 2 (Autonomia 60 min) Aree nelle quali c è una presenza non trascurabile di materiali combustibili e che presentano un moderato rischio di incendio come probabilità d'innesco, velocità di propagazione di un incendio e possibilità di controllo dell'incendio stesso da parte delle squadre di emergenza. Rientrano in tale classe tutte le attività di lavorazione in genere che non presentano accumuli particolari di merci combustibili e nelle quali sia trascurabile la presenza di sostanze infiammabili. PROTEZIONE INTERNA caso base: 3 idranti (o tutti quelli installati se meno di 3) da 120 l/min a pressione residua di 2 bar Oppure 4 naspi (o tutti quelli installati se meno di 4) da 60 l/min a 3 bar di press. residua - Grandi edifici (con compartimenti > 4000 m 2 e in assenza di protezione esterna):2 volte tanto PROTEZIONE ESTERNA caso base: 4 idranti DN 70 con 300 l/min a 3 bar residui (prestazione normale) alternativa: rete pubblica predisposta per il servizio antincendio, se con prestazioni idonee. PORTATE PER IL LIVELLO 3 (Autonomia 120 min o 90 min (caso ridotto) in presenza di impianti di spegnimento automatico - Alimentazione ad alta affidabilità.) Sono le aree nelle quali c è una notevole presenza di materiali combustibili e che presentano un alto rischio di incendio in termini di probabilità d'innesco, velocità di propagazione delle fiamme e possibilità di controllo dell'incendio da parte delle squadre di emergenza. Possono rientrare generalmente in questa categoria le aree adibite a magazzinaggio intensivo come definito dalla UNI 9489, le aree dove sono presenti materie plastiche espanse, liquidi infiammabili, le aree dove si lavorano o depositano merci ad alto rischio d'incendio quali cascami, prodotti vernicianti, prodotti elastomerici, ecc. PROTEZIONE INTERNA caso base: 4 idranti (o tutti quelli installati se meno di 4) da 120 l/min a pressione residua di 2 bar Oppure: 6 naspi (o tutti quelli installati se meno di 6) da 60 l/min a 3 bar di press. residua Grandi edifici (con compartimenti > 4000 m 2 e in assenza di protezione esterna):2 volte tanto PROTEZIONE ESTERNA caso base: 6 idranti DN 70 con 300 l/m a 4 bar (prestazione elevata) caso ridotto: solo per presenza di sprinkler(t autonomia 90 min). alternativa: rete pubblica predisposta per il servizio antincendio MISURAZIONE DELLE PRESTAZIONI Per gli idranti a muro e per i naspi,nei punti idraulicamente piu sfavoriti. Alimentazione idrica Dalla classificazione della norma segue il fabbisogno nominale dell impianto. LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 18
19 Dal calcolo idraulico del sistema segue il fabbisogno effettivo (portata e pressione al punto di alimentazione) Tramite la durata stabilita (30, 60, 90 o 120 minuti) si determina la capacità richiesta dall alimentazione e quindi la capacità dell eventuale riserva idrica. Secondo UNI 9490, si considera per l alimentazione il funzionamento contemporaneo di idranti e sprinkler. Documentazione prevista Valutazione del rischio e classificazione aree Disegno planimetrico completo per posizione idranti e percorsi Scelta degli apparecchi a norme UNI EN ove applicabili Definizione dell alimentazione idrica (ordinaria o superiore) Calcolo di verifica Collaudo e gestione E richiesto il collaudo del sistema secondo la procedura definita dalla norma Sono date le indicazioni minime per la gestione del sistema La manutenzione va eseguita allo scopo di mantenere la continuità della funzionalità. Controllo e manutenzione degli impianti antincendio Art. 4. DM 10/03/1998 Gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e sulle attrezzature di protezione antincendio sono effettuati nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di normalizzazione nazionali o europei o, in assenza di dette norme di buona tecnica, delle istruzioni fornite dal fabbricante e/o dall'installatore Art. 5. DPR 37/98 Obblighi connessi con l'esercizio dell'attivita'. Gli enti e i privati responsabili di attivita' soggette ai controlli di prevenzione incendi hanno l'obbligo di mantenere in stato di efficenza i sistemi, i dispositivi, le attrezzature e le altre misure di sicurezza antincendio adottate e di effettuare verifiche di controllo ed interventi di manutenzione secondo le cadenze temporali che sono indicate dal comando nel certificato di prevenzione D.P.R n 547/55 (art.34). Obbligo per le aziende e per le lavorazioni in cui esistono pericoli specifici di incendio di dotarsi di idonei mezzi antincendio, che devono essere mantenuti in efficienza e controllati almeno una volta ogni 6 mesi da personale esperto. D.Lgs. n 626/94 (art.13). Le attrezzature mobili (estintori gli impianti di spegnimento manuali ed automatici), gli impianti di segnalazione ed allarme incendio, l impianto d illuminazione di emergenza, gli impianti di evacuazione fumi devono essere oggetto di regolari controlli di manutenzione in conformità a quanto previsto dalla normativa cogente e ove mancante dalla normativa tecnica e delle istruzioni dei costruttori ed installatori. ALLEGATO VI DM CONTROLLI E MANUTENZIONE SULLE MISURE DI PROTEZIONE ANTINCENDIO SORVEGLIANZA: controllo visivo atto a verificare che le attrezzature e gli impianti antincendio siano nelle normali condizioni operative, siano facilmente accessibili e non presentino danni materiali accertabili tramite esame visivo. La sorveglianza può essere effettuata dal personale normalmente presente nelle aree protette dopo aver ricevuto adeguate istruzioni. CONTROLLO PERIODICO: insieme di operazioni da effettuarsi con frequenza almeno semestrale, per verificare la completa e corretta funzionalità delle attrezzature e degli impianti. MANUTENZIONE: operazione od intervento finalizzato a mantenere in efficienza ed in buono stato le attrezzature e gli impianti LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 19
20 MANUTENZIONE ORDINARIA: operazione che si attua in loco, con strumenti ed attrezzi di uso corrente. Essa si limita a riparazioni di lieve entità, abbisognevoli unicamente di minuterie e comporta l'impiego di materiali di consumo di uso corrente o la sostituzioni di parti di codesto valore espressamente previste. MANUTENZIONE STRAORDINARIA: intervento di manutenzione che non può essere eseguito in loco o che, pur essendo eseguita in loco, richiede mezzi di particolare importanza oppure attrezzature o strumentazioni particolari o che comporti sostituzioni di intere parti di impianto o la completa revisione o sostituzione di apparecchi per i quali non sia possibile o conveniente la riparazione. UNI EN APRILE Manutenzione dei naspi antincendio con tubazioni semirigide ed idranti a muro con tubazioni flessibili I naspi antincendio e gli idranti a muro in corretto funzionamento forniscono un efficiente mezzo di estinzione incendi erogando un getto d acqua continuo immediatamente disponibile. Sono particolarmente validi nella prima fase di sviluppo di un incendio e possono essere efficacemente utilizzati anche da un operatore non addestrato La norma si applica agli impianti di naspi antincendio ed idranti a muro in ogni tipo di edificio indipendentemente dall uso dello stesso. Persona competente: Persona dotata dell esperienza e dell addestramento necessari, avente accesso agli strumenti, alle apparecchiature, alle informazioni ed ai manuali, a conoscenza di ogni speciale procedura raccomandata dal fabbricante, in grado di espletare le procedure di manutenzione della presente norma SORVEGLIANZA DA PARTE DELLA PERSONA RESPONSABILE I controlli regolari di tutti i naspi ed idranti a muro dovrebbero essere effettuati da parte della persona responsabile, o di un suo rappresentante, ad intervalli che dipendono da condizioni ambientali e/o del rischio d incendio, per accertarsi che ogni naspo o idrante: - sia collocato nel posto previsto; - sia accessibile senza ostacoli, sia visibile chiaramente ed abbia istruzioni d uso leggibili; - non presenti segni di deterioramento, corrosione o perdite. Controllo e manutenzione manuale La tubazione dovrebbe essere srotolata completamente e sottoposta alla pressione di rete; i seguenti punti dovrebbero essere controllati: a) l attrezzatura è accessibile senza ostacoli e non è danneggiata; i componenti non presentano segni di corrosione o perdite; b) le istruzioni d uso sono chiare e leggibili; c) la collocazione è chiaramente segnalata; d) i ganci per il fissaggio a parete sono adatti allo scopo, fissi e saldi; e) il getto d acqua è costante e sufficiente (è raccomandato l uso di indicatori di flusso e indicatori di pressione); f) l indicatore di pressione (se presente) funziona correttamente e all interno della sua scala operativa; g) la tubazione, su tutta la sua lunghezza, non presenta screpolature, deformazioni, logoramenti o danneggiamenti. Se la tubazione presenta qualsiasi difetto deve essere sostituita o collaudata alla massima pressione di esercizio; h) il sistema di fissaggio della tubazione è di tipo adeguato ed assicura la tenuta; i) le bobine ruotano agevolmente in entrambe le direzioni; j) per i naspi orientabili, verificare che il supporto pivotante ruoti agevolmente fino a 180 ; k) sui naspi manuali, verificare che la valvola di intercettazione sia di tipo adeguato e sia di facile e corretta manovrabilità; l) sui naspi automatici, verificare il corretto funzionamento della valvola automatica ed il corretto funzionamento della valvola d intercettazione di servizio; m) verificare le condizioni della tubazione di alimentazione idrica, con particolare attenzione a segnali di logoramento o danneggiamento in caso di tubazione flessibile; LA PROTEZIONE ATTIVA - Dott.Ing.Michele DE VINCENTIS 20