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Timestamp: 2018-01-22 21:39:13+00:00
Document Index: 178643799

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 60']

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Accesso atti consigliere comunale – limiti
Un consigliere comunale chiede di poter visionare i documenti presenti nel protocollo del Comune,riservandosi la facoltà di chiedere l’eventuale rilascio cartaceo degli argomenti giudicati di proprio interesse.
Il diritto di accesso agli atti e alle informazioni dei consiglieri comunali – Breve excursus normativo e giurisprudenziale.
Il diritto di accesso agli atti da parte dei consiglieri comunali trova una disciplina “speciale” nell’art. 8, comma1, della L.R. 4 gennaio 1993 n. 1, secondo cui i consiglieri comunali, per l’effettivo esercizio delle loro funzioni, hanno diritto di ottenere dagli uffici, i documenti amministrativi, le notizie e le informazioni utili all’espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificatamente determinati dalla legge.Tale diritto di accesso non è limitato alle sole materie di competenza del Consiglio, ma comprende la possibilità di ciascun consigliere di compiere, attraverso la visione dei provvedimenti adottati e l’acquisizione di informazioni, una compiuta valutazione della correttezza e dell’efficacia dell’operato dell’Amministrazione comunale.Nell’esercizio di tale diritto il consigliere non ha l’obbligo di indicare una specifica motivazione per la richiesta e non ha il dovere di corrispondere il corrispettivo dei costi di riproduzione.Il consigliere ha, quindi, la possibilità di accedere a tutte le informazioni necessarie per esercitare un’attività di controllo sull’attività dell’Ente.In proposito, il Consiglio di Stato ha più volte affermato che la finalizzazione dell’accesso ai documenti in relazione all’espletamento del mandato costituisce il presupposto legittimante ma anche il limite dello stesso,configurandosi come funzionale allo svolgimento dei compiti del consigliere (Consiglio di Stato, sez. V, 26 settembre 2000, n. 5109) ed, inoltre, che il consigliere comunale “non è tenuto specificare i motivi della richiesta, né gli organi burocratici dell’ente hanno titolo a richiederlo” (sentenza sez. V, del 13 novembre 2002, n. 6293).La sentenza del Consiglio di Stato n. 2716 del 4 maggio 2004, ha ulteriormente rafforzato il diritto dei consiglieri prevedendo che “una richiesta di accesso avanzata da un consigliere comunale a motivo dell'espletamento del proprio mandato risulta congruamente motivata” senza che occorra alcuna ulteriore precisazione circa le specifiche ragioni della richiesta e non può essere disattesa dall'Amministrazione. Ed il riferimento alle notizie ed alle informazioni “utili” contenuto nella norma in esame non costituisce affatto una limitazione, se appena si considera l’intero contesto della disposizione, poiché il diritto di accesso è stato,infatti, attribuito ai consiglieri comunali per “tutte le notizie e le informazioni …utili all’espletamento del proprio mandato” e, quindi, per tutte le notizie ed informazioni ritenute utili, senza alcuna limitazione. Dal termine“utili” contenuto nella norma in oggetto non consegue, quindi, alcuna limitazione al diritto di accesso dei consiglieri comunali, bensì l’estensione di tale diritto a qualsiasi atto ravvisato utile all’espletamento del mandato.Quanto alla riservatezza degli atti, essa viene ritenuta dalla citata sentenza del Consiglio di Stato sufficientemente tutelata dalla disposizione, che opera quale norma speciale e che stabilisce che i consiglieri“sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge”. Rispetto al diritto di accesso pertanto non è opponibile l’eccezione di riservatezza, poiché i consiglieri sono tenuti all’osservanza del segreto d’ufficio. Essendo, infatti, i consiglieri tenuti al segreto nel caso di atti riguardanti la riservatezza di terzi, non sussiste, all’evidenza, alcuna ragione logica perché possa essere loro inibito l’accesso ad atti riguardanti i dati riservati di terzi (T.A.R. dell'Emilia-Romagna, Parma, Sentenza 26 gennaio 2006, n. 28).
ll diritto di accesso agli atti e alle informazioni dei consiglieri comunali – Limiti.
Nell'esegesi interpretativa e applicativa dell'istituto la giurisprudenza ha peraltro individuato dei limiti nell'esercizio del diritto in questione da parte dei consiglieri comunali.
Limiti che trovano la loro ratio nel principio per cui "il consigliere comunale non può abusare del diritto all'informazione riconosciutogli dall'ordinamento, piegandone le alte finalità a scopi meramente emulativi od aggravando eccessivamente, con richieste non contenute entro gli immanenti limiti della proporzionalità e della ragionevolezza, la corretta funzionalità amministrativa dell'ente civico".Se infatti l'esercizio del diritto di accesso riconosciuto al consigliere comunale è funzionale all'espletamento del suo mandato e se tale correlazione non è suscettibile di sindacato da parte dell'ente locale, l'unico limite all'esercizio del diritto stesso può rinvenirsi nell'esigenza di evitare che esso (per l'abnormità della richiesta)metta in crisi l'organizzazione dell'ente; in altre parole, posto che il diritto all'informazione attribuito dall’ordinamento al consigliere è finalizzato al corretto svolgimento della dialettica democratica tra gli organi dell'ente locale, nell'interesse della collettività, il suo esercizio non può trasformarsi in un boomerang, in danno della medesima collettività, pregiudicando la funzionalità organizzativa dell'ente.Si tratta, in sostanza, di contemperare esigenze, diverse ma non necessariamente contrapposte, evitando che l'esercizio di un diritto soggettivo pubblico di tale rilievo sia "piegato a strategie ostruzionistiche o di paralisi dell'attività amministrativa" (così TRGA Trento 7 maggio 2009 n. 143).Le richieste pertanto devono essere non "generiche ed indiscriminate", bensì formulate "in modo da comportare il minor aggravio possibile per gli uffici comunali, sia dal punto di vista organizzativo che economico… " (Consiglio di Stato, Sez. V, 28 dicembre 2007 n. 6742).I limiti del diritto di accesso dei consiglieri comunali sono quindi da rinvenire:a) nella formalità, minima dell’esatta indicazione dei documenti richiesti, dei quali, ancorché non sia necessaria la menzione degli estremi identificativi precisi, occorre peraltro fornire almeno gli elementi identificativi;b) nel fatto che tale diritto, pur essendo più ampio di quello riconosciuto alla generalità dei cittadini ai sensi degli artt. 22 ss., l. 7 agosto 1990 n. 241, non solo non può essere emulativo ma neppure incondizionato e non può fondarsi su richieste generiche e indiscriminate;c) soggiace alle limitazioni derivanti dalla molteplicità dei servizi che il Comune deve assicurare agli amministrati e dal rispetto degli impegni di contenimento delle spese generali di gestione dell'ente.Accesso agli atti al protocollo comunale Ciò premesso, si è del parere che il consigliere comunale possa accedere agli atti al protocollo generale quale documentazione amministrativa del Comune ma che la richiesta non possa avere ad oggetto indistintamente tutta la documentazione in arrivo al protocollo.Come da Lei ben evidenziato, tale richiesta risulta eccessivamente generica e supera i limiti della proporzionalità e ragionevolezza.Nello specifico proprio in relazione ad una analoga richiesta, in senso negativo si è espresso il TAR Sardegna sez. I sentenza 16 gennaio 2008, n. 32.Accesso agli atti del personale.Per quanto concerne l'accesso agli atti relativi al personale dipendente, richiamato quanto sopra, in merito all'obbligo del segreto d'ufficio in capo ai consiglieri comunali, rispetto ai quali e alla conseguente responsabilità penale che ne deriva, gli stessi devono essere ben edotti, si è del parare che gli stessi sono in genere atti accessibili, con la seguente precisazione.Se la documentazione richiesta, contiene dati personali sensibili o giudiziari ed in particolare dati relativi allo stato di salute delle persone, trova giusta applicazione l'art. 60 del d.lgs. 196/2003.Lo stesso prescrive che “quando il trattamento concerne dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell'interessato ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile”.Nel caso quindi, data la “delicatezza” dei dati richiesti riguardanti terze persone, la richiesta di accesso del consigliere comunale non può essere generica ma deve dimostrare la pertinenza dei dati richiesti rispetto all'espletamento del mandato elettivo.