Source: https://www.meiiservizi.it/e-possibile-la-diseredazione-dei-legittimari/
Timestamp: 2019-02-16 10:03:36+00:00
Document Index: 128931908

Matched Legal Cases: ['art. 457', 'art. 457', 'art. 601', 'art. 602', 'art. 603', 'art. 536', 'art. 551', 'art. 448']

E’ possibile la diseredazione dei legittimari? – meiiservizi
E’ possibile la diseredazione dei legittimari?
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Meii Servizi Immobiliari Blog 07/12/2018
Il legislatore ha voluto aprire il Libro Secondo del codice civile, cosiddetto Delle Successioni, con una norma di carattere generale (art. 457) secondo cui:
Non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca , in tutto o in parte, quella testamentaria.
Per aversi successione testamentaria, che, alla luce del secondo comma dell’art. 457 c.c. su richiamato, il nostro ordinamento predilige a quella legittima, è necessario che le ultime volontà del de cuius siano contenute in un documento, per l’appunto testamento, che, tra quelli ordinari può rivestire la forma (art. 601 c.c.) di olografo (art. 602 c.c.) o per atto di notaio. In quest’ultimo caso può essere pubblico (art. 603 c.c. ) o segreto (604 c.c.).
Nel nostro ordinamento, in materia successoria vige il principio dell’intangibilità della legittima ed i soggetti in favore dei quali la legge prevede detta tutela sono i cosiddetti legittimari.
La legittima costituisce quella quota del patrimonio del de cuius, calcolato sul relictum più il donatum, il cui valore, fissato dalla legge a seconda del tipo di concorso dei successibili, viene sottratto alla disponibilità del testatore e riservata a determinati soggetti.
I legittimari sono, pertanto, quelle persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione.
Sia la quota di legittima che i soggetti legittimari sono individuati dalla Legge.
Sono legittimari: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali e gli ascendenti legittimi (art. 536 c.c.).
In caso di disposizioni lesive della quota di legittima l’ordinamento riconosce al legittimario leso l’azione di riduzione volta a ridurre le porzioni attribuite agli altri eredi nei limiti dell’integrazione della quota riservata (artt. 553 e ss.c.c.).
Alla luce di ciò si può affermare che è escluso nel nostro ordinamento la possibilità di diseredare un figlio o il coniuge o un genitore: in sostanza anche se la disposizione testamentaria contenga l’esplicita esclusione di attribuzione patrimoniale in favore di un legittimario questi può usufruire dei mezzi a lui messi a disposizione dall’ordinamento per vedersi riconosciuta la quota a sè riservata dalla Legge.
Tuttavia,al principio dell’intangibilità della quota di legittima vi sono delle deroghe come nell’ipotesi di legato in sostituzione di legittima (art. 551 c.c.).
L’attribuzione di un legato in sostituzione di legittima è un modo riconosciuto al testatore di soddisfare le ragioni del legittimario senza chiamarlo all’eredità, in sostanza lo diseredita, essendo poi attribuita all’onorato la scelta tra il conseguimento del legato, con la perdita del diritto a chiedere un supplemento nel caso in cui il suo valore sia inferiore a quello della legittima, o la rinuncia al legato e la richiesta della legittima.
La circostanza che il legato si acquista ipso iure, comporta che la rinunzia allo stesso deve rivestire la forma scritta ad substantiam quando ha per oggetto diritti reali immobiliari; una dichiarazione informale o per facta concludentia per tutti gli altri legati (Cass. Civ. n. 13785/2004).
In caso di rinunzia il legittimario si trova nella medesima situazione dell’erede necessario pretermesso e come tale non partecipa alla comunione ereditaria se non dopo aver esperito e vinto l’azione di riduzione, dato che fino a quel momento restano valide le disposizioni che violano i diritti correlati alle quote di riserva.
Ulteriore ipotesi di diseredazione ammessa nel nostrao ordinamento è quella introdotta con la Legge n. 2019/2012 che ha novellato l’art. 448 bis c.c. e che consente al figlio di escludere dalla propria successione il genitore, decaduto dalla responsabilità genitoriale, che si sia reso responsabile di condotte pregiudizievoli in danno del figlio per fatti che non integrano casi di indegnità.
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