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Timestamp: 2018-11-20 23:22:51+00:00
Document Index: 94541450

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art 8', 'art 8', 'art 8', 'art 8']

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 07/06/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 7 giugno 2016
Turchia, Paesi Bassi e Svizzera sono state oggi giudicate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Al vaglio del rispetto dei diritti umani, soltanto la Turchia è risultata responsabile di violazioni internazionali:la Svizzera ed i Paesi sono invece usciti indenni dal controllo europeo. Tra i casi più importanti, quello di un pubblico ministero turco le cui utenze telefoniche – usate anche dalla moglie e dai due figli – sono state sottoposte ad intercettazione, e quella di un obiettore di coscienza, anch’egli turco, sottoposto a violenze e umiliazioni da parte dei commilitoni mentre era detenuto come disertore.
R.B.A.B. e altri c. Paesi Bassi 7211/06 3
I ricorrenti sono una famiglia sudanese, composta da padre, madre, due figlie ed un figlio, emigrata nei Paesi Bassi nel 2001. Fin dal loro arrivo, i genitori presentarono domanda d'asilo, per loro e per i loro figli: questa venne rigettata e , reiterata, nuovamente rigettata. Infine nel 2005 essi proposero una nuova domanda d'asilo, allegando che le loro figlie sarebbero state sottoposte alla pratica della mutilazione genitale femminile, diffusa tra le tribu' della Somalia. Tuttavia, anche tale domanda venne rigettata perche', secondo le autorita' olandesi, non era escluso che essi facessero parte del gruppo sociale di persone istruite che, secondo un recente report del Ministero degli esteri olandese, non erano costretti a tale pratica.
Oggi la famiglia sudanese lamenta che, se espulsi alla volta del Sudan, le figlie sarebbero esposte al rischio serio e concreto di subire la mutilazione genitale femminile.
Articolo 3 Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - Espulsione) (condizionale) (Sudan)
CICAD c. Svizzera 17676/09 2
L'associazione svizzera CICAD (Coordinamento intercomunitario contro l'antisemitismo e la diffamazione) fu condannata dai giudici svizzeri alla rimozione di un articolo, pubblicato sulla propria newsletter, relativo ad un libro pubblicato da un professore svizzero, nonche' alla pubblicazione dei passaggi salienti della sentenza di condanna. L'articolo criticava di antisemitsmo diversi passaggi contenuti del libro "Israele e gli altri", una raccolta di articoli accedemici di diversi autori che il professore aveva raccolto, realizzandone la prefazione. Tale articolo fu pubblicato online dall'associazione una prima volta nel novembre 2005, poi venne pubblicata la risposta del docente universitario coinvolto, infine venne ripubblicato in un'altra piattaforma. Il professore universitario avvio' un'azione divile contro l'associazione e l'autore dell'articolo, affermando che ne violasse l'onore: i giudici svizzeri, nell'accogliere la sua domanda, evidenziarono che l'articolo era illegale e poteva compromettere il buon nome del professore nel mondo professionale.
Oggi l'associazione CICAD rivendica il proprio diritto alla liberta' di espressione (art. 10 CEDU) contro la condanne civili dei giudici svizzeri.
Articolo 10 Nessuna violazione dell'articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Cevat Ozel c. Turchia 19602/06 2
Cevat Ozel e' un avvocato turco che, consultando un fascicolo in tribunale, casualmente apprende di essere stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche per tre mesi; l'intercettazione telefonica - i cui nastri furono poi distrutti - era stata autorizzata da un collegio della Corte d'Assise di Instambul su otto numeri di telefono - tra i quali il suo - perche' risultati in contatto con due ex azionisti della banca Imarbank, ricercati per diversi reati societari e fuggiti dal Paese. L'avvocato pertanto cita in giudizio i giudici che avevano autorizzato l'intercettazione in violazione della legge turca, ma la sua domanda e' dichiarata inammissibile ed egli condannato a risarcire i danni causati ai giudici convenuti.
Oggi l'avv. Ozel denuncia davanti alla Corte europea di essere stato sottoposto ad una intercettazone telefonica illegale e di aver subito una indebita ingerenza nel suo diritto al rispetto della vita privata.
Articolo 8 Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto per la corrispondenza, rispetto della vita privata)
Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Enver Aydemir c. Turchia 26012/11 2
Enver Aydemir e' un obiettore di coscienza turco che rifiuta il servizio militare obbligatorio. Contro di lui vengono istruiti tre procedimenti penali: un primo perche' si rifiutava di indossare l'uniforme militare e obbedire agli ordini del comandante in caserma; il secondo e il terzo per diserzione, in quanto non aveva fatto ritorno in caserma. Fu arrestato piu' volte e, in alcune occasioni, venne anche sottoposto a maltrattamenti: il 25 settembre 2007, mentre si trovava in custodia presso la prigione militare di Maltepe, fu pestato, costretto a spogliarsi ed a dormire nudo in un letto spoglio; il giorno dopo, fu sottoposto da 5 o 6 militari ad una serie di violenze e soprusi allorche' si rifiuto' di indossare l'uniforme militare. I segni delle violenze vennero refertati dai medici dell'ospedale di Ankara ed il sig. Aydemir sporse diverse denunce: attualmente sono indagati alcuni militari, ma il P.M. si e' rifiutato di indagare sull'episodio del 25 settembre 2007. I procedimenti penali si sono conclusi tutti con la condanna dell'obbiettore alla pena detentiva, a volte sospesa ed a volte commutata in pena pecuniaria; inoltre, dal marzo 2010 il sig. Aydemir e' stato valutato non idoneo a svolgere il servizio militare perche' affetto da un disturbo antisociale della personalita'.
Oggi il sig. Aydemir denuncia davanti alla Corte europea le violenze subite da parte dei militari, perche' obiettore di coscienza, e l'interferenza con la sua liberta' di coscienza e pensiero.
Eccezione preliminare unita al merito e respinta (articolo 35-1 - esaurimento dei ricorsi interni)
Violazione dell'articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti; trattamento inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - il danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Karabeyoglu c. Turchia 30083/10 2
Hamdi Unal Karabeyoglu e' un pubblico ministero turco le cui utenze - e quelle della moglie e dei due figli - sono state sottoposte ad intercettazione telefonica per almeno tre mesi. Egli era indagato, insieme ad altri magistrati, di essere affilaito all'organizzazione terroristica Ergenekon, di stampo kemalista e laico. Le indagini contro di lui vennero archiviate e le conversazioni telefoniche distrutte perche' risulto' estraneo alle accuse.
Oggi il sig. Karabeyoglu denuncia l'illegalita' delle intercettazioni eseguite sulle sue utenze, l'interferenza illegittima con la sua vita privata e familiare, la lesione della sua reputazione, l'impossibilita' di ricorrere ad un tribunale, perche' non aveva ricevuto le registrazioni delle conversazioni e, piu' in generale, l'assenza di una via di ricorso nazionale per far contestare i criteri, apparentemente molto stringenti, per l'applicazione di intercettazioni telefoniche.
Resto irricevibile (articolo 35-3 - ratione personae)
Nessuna violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto per la corrispondenza, rispetto della vita privata)
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - rispetto della vita privata)
Violazione dell'articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo)
Danno patrimoniale - domanda respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)
Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale)
Knick c. Turchia 53138/09 2
Dieter Claus Knick e' un cittadino tedesco ex socio della Demirbank, fino a pochi anni fa la quinta banca in Turchia. Il suo ricorso si lega ala vicenda di quella banca. Nel 2000 il controllo e la gestione della Demirbank passo' ad un Fondo statale su decisione della CONSOB turca, la quale ritenne che la banca versava in cattive acque, per le consistenti passivita', ed avrebbe minacciato la stabilita' del sistema finanziario; il Fondo vendette poi la Demirbank alla banca HSBC, privando i soci - tra cui il sig. Knick - delle proprie partecipazioni sociali. Intanto, il socio di maggioranza della Demirbank ricorse due volte al Consiglio di Stato turco, ottenendo cosi' l'annullamento della decisione della CONSOB turca e della vendita della banca. Anche il sig. Knick promosse delle azioni giudiziarie, rivendicando il proprio status di socio e chiedendo il risarcimento del danno, ma esse furono infruttuose.
Oggi il sig. Knick rivendica il proprio diritto di proprieta', lamentando di essere stato privato delle proprie partecipazioni azionarie senza ricevere alcun risarcimento o indennizzo.
Articolo 1 Prot. 1 Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n . 1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n . 1 - Rispetto dei beni)
Riserva sull'equa soddisfazione (Articolo 41 - Equa soddisfazione)
Sahin Kus c. Turchia 33160/04 2
Sahin Kus e' un insegnate turco laureatosi a Damasco in lingua e letteratura araba; la sua laurea venne riconosciuta in Turchia. pote' cosi' frequentare il corso di laurea in lingua e retorica araba presso l'universita' turca di Selcuk e, una volta laureatosi, concorrere ed ottenere un posto di insegnante nella scuola primaria di Aralik nel maggio 1997. Tuttavia, due mesi dopo, il Consiglio turco per l'educazione superiore non soltanto gli nego' il riconoscimento di un ulteriore titolo estero, in materia di teologia, ma annullo' il riconoscimento dell'equivalenza della sua laurea siriana a quella turca. Pochi mesi dopo fu annullata anche la sua assunzione come insegnante e a fine anno il Consiglio turco per l'educazione superiore, modificando la propria pregressa decisione, decise di confermare il riconoscimento dell'equivalenza fra le lauree ma di negare che la laurea siriana legittimasse il sig. Kus a concorrere a cattedre nella scuola primaria e superiore.
Il sig. Kus contesta davanti alla Corte europea l'illegittimita' della decisione di annullamento, e poi di modifica, del riconsocimento dell'equivalenza tra la laurea conseguita a Damasco a quelle turche.
Articolo 8 Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 7 giugno 2016, si è inserito per l’unica decisione:
La Corte europea ha deciso oggi anche il seguente caso che, meramente ripetitivo, non è stato approfondito: Tchitchinadze c. Georgia (n. 35195/05).
Cevat Ozel c. Turchia CICAD c. Svizzera Enver Aydemir c. Turchia Karabeyoglu c. Turchia Knick c. Turchia Paesi Bassi R.B.A.B. e altri c. Paesi Bassi Sahin Kus c. Turchia Svizzera Turchia Tutte le sentenze	2016-06-07
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