Source: https://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/diventare-imprenditori-agricoli-e-vendere-uova/
Timestamp: 2019-07-21 04:50:31+00:00
Document Index: 91261991

Matched Legal Cases: ['art. 2082', 'art.2', 'art.4', 'art.11', 'art. 4', 'art. 2135', 'art. 34', 'art. 9', 'art. 3']

Come diventare imprenditori agricoli e vendere le uova del proprio pollaio - Galline, Pollaio, Ricette con Uova e Video divertenti
Home Pollaio Come diventare imprenditori agricoli e vendere le uova del proprio pollaio
Nell’utopia di veder scomparire i grandi allevamenti intensivi di galline ovaiole (sia in gabbia che a terra), vogliamo qui provare ad immaginarci un futuro possibile fatto di tanti piccoli pollai domestici famigliari per l’autoconsumo e da tanti piccoli imprenditori agricoli (non professionali) in grado di fare vendita diretta al consumatore finale delle uova del proprio pollaio (in cui devono essere ospitate non più di 50 galline ovaiole).
Ovviamente tutto ciò senza nulla togliere a quegli imprenditori medio/grandi che hanno a cuore il buon prodotto finale di qualità e riescono ad allevare tantissime galline producendo uova biologiche con codice 0 (da verificare sull’etichettatura stampata sul guscio) e tenendo gli animali in allevamenti biologici con vegetazione e mangimi biologici e garantendo ad ogni esemplare almeno 4-10 mq di pascolo (4 mq di superficie scoperta è la superficie minima richiesta dall’AllegatoIII del Regolamento (CE n. 889/2008) per definire l’allevamento biologico e 10 mq è la superficie consigliata per un allevamento biologico estensivo).
In questo articolo intendiamo fornire tutte le indicazioni utili a coloro che abbiano il desiderio di realizzare un piccolo allevamento di galline ovaiole (meno di 50 esemplari) con lo scopo di vendere le proprie uova, ad esempio a conoscenti, vicini di casa e altri possibili “clienti”, con la formula della “vendita diretta”, rispettando tutte le complesse regole previste sia in termini sanitari che in termini fiscali.
Non troverete dunque informazioni riguardanti gli imprenditori agricoli così come definiti dall’art. 2082 del Codice Civile (“chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”), ovvero non parleremo né di coltivatori diretti (CD), né di imprenditori agricoli professionali (IAP) anche associati in società agricole (tutte realtà che traggono reddito e sostentamento grazie ai proventi dell’attività di imprenditoria agricola, con le conseguenti gestioni fiscali e l’apertura di posizioni previdenziali).
Se sei una persona che nella vita “fa altro” rispetto al lavoro agricolo professionale e di allevamento professionale (se ad esempio sei uno studente, un lavoratore in altri settori o anche un pensionato) e hai intenzione di produrre uova non solo per il tuo proprio autoconsumo ma anche per la “vendita diretta” a consumatori finali (singoli privati che acquistano direttamente dal produttore), allora questo articolo è esattamente ciò che stai cercando per sapere come mettere in pratica questa idea nel pieno rispetto di tutte le leggi vigenti, sia in ambito fiscale che sanitario.
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Realizzare e gestire un pollaio come imprenditore agricolo non professionale
Le indicazioni di seguito riportate sono mirate alla specifica casistica di realizzazione e gestione di un pollaio come imprenditore agricolo non professionale per le vendita diretta delle proprie uova; per ulteriori approfondimenti e per ogni altra tipologia di progetto imprenditoriale più ampio e strutturato, raccomandiamo di rivolgersi alla consulenza di un professionista specializzato (commercialista o consulente di fiducia) e/o di chiedere indicazioni specifiche presso i soggetti e gli organi istituzionali che possono fornire il sostegno necessario:
Associazioni di categoria o sindacati di rappresentanza;
Assessorato competente del proprio Comune.
Nonché vi invitiamo a verificare informazioni e aggiornamenti sulla stampa di settore e sui principali siti web che trattano di queste tematiche, tra cui:
Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (www.politicheagricole.it)
ISMEA (www.ismea.it)
Portale delle Camere di Commercio italiane (www.camcom.gov.it)
Coldiretti (www.coldiretti.it)
Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) (www.cia.it)
Confagricoltura (www.confagricoltura.it)
Confcommercio (www.confcommercio.it)
Confcooperative (www.confcooperative.it)
Associazione Generale Cooperative Italiane (AGCI) (www.agci.it)
Legacoop (www.legacoop.it)
Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (www.cndcec.it)
Consiglio Nazionale del Notariato (www.notariato.it)
Fatte dunque le dovute premesse, ecco quali sono i 5 punti fondamentali per poter realizzare e gestire un pollaio di galline ovaiole come imprenditori agricoli non professionali ed effettuare così la vendita diretta delle proprie uova in tutta tranquillità.
Ad ognuno di questi cinque punti è dedicato un corrispondente paragrafo di approfondimento:
il rispetto di tutti i requisiti normativi;
il non superamento del limite delle 50 galline ovaiole, al fine di poter procedere regolarmente alla commercializzazione senza dover sottostare a complesse modalità di timbratura, classificazione, confezionamento e stoccaggio delle uova;
registrazione come imprenditore agricolo non professionale presso la Camera di Commercio (con assegnazione di P.IVA) al fine di poter effettuare la “vendita diretta” delle uova;
qualora la “vendita diretta” di uova venga effettuata in forma itinerante o su aree pubbliche o mediante commercio elettronico, deve essere effettuata la comunicazione di inizio attività al Comune territorialmente competente;
applicabilità del regime IVA in esonero (applicabile agli imprenditori agricoli non professionali che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7.000 euro)
#1. Il rispetto di tutti i requisiti normativi (che sono i medesimi previsti anche per un pollaio domestico di solo autoconsumo).
La realizzazione di un pollaio di massimo 50 galline ovaiole prevede in primo luogo che siano rispettati tutti i requisiti normativi previsti per “il semplice” pollaio domestico per il solo autoconsumo; in tal senso rimandiamo alla lettura approfondita della “Normativa sul pollaio domestico: tutto quello che c’è da sapere” e riportiamo qui di seguito solo i tre punti fondamentali riguardanti gli aspetti normativi:
per rispettare la normativa (nazionale) finalizzata al monitoraggio dello stato di salute della popolazione avicola dal punto di vista veterinario sarà necessario effettuare la “Richiesta di registrazione per le aziende di allevamento presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali” (Art. 14 comma 1 D.Lgs 158/2006);
per rispettare la normativa (comunale) finalizzata all’igiene e sanità pubblica dal punto di vista della salute umana (dei detentori stessi e di tutti i cittadini residenti nel Comune), sarà necessario verificare il rispetto del “Regolamenti di igiene e sanità pubblica” comunale del proprio territorio di appartenenza;
per rispettare la normativa (comunale) in materia di edilizia sarà necessario verificare la possibilità di realizzazione di opere in muratura o strutture (anche in legno) con dimensioni e copertura tali da costituire cubatura.
#2. Non superare il limite delle 50 galline ovaiole, al fine di poter procedere regolarmente alla commercializzazione senza dover sottostare a complesse modalità di timbratura, classificazione, confezionamento e stoccaggio delle uova.
Nel caso di un pollaio con non più di 50 galline ovaiole, ai sensi dell’art.2 del D.M.11/12/2009, sono esonerate dagli obblighi sulle norme di commercializzazione le uova vendute direttamente dal produttore al consumatore finale nel luogo di produzione o nell’ambito della regione di produzione, in un mercato pubblico locale o tramite vendita a domicilio.
Le uova non devono essere marchiate con il codice del produttore a condizione che il nome e l’indirizzo del produttore siano indicati nel punto vendita o comunicati all’acquirente nel caso di vendita porta a porta.
Deve essere riportata, sullo stesso cartello, la data di produzione delle uova stesse. Le uova non sono classificate per categoria di qualità e peso. Le uova devono essere stoccate in locale di deposito idoneo secondo la normativa vigente, in attesa di essere esposte alla vendita.
Queste semplici regole da rispettare si complicano laddove invece venga superato il numero di 50 galline; infatti qualora si superasse questa soglia:
– per produttori con un pollaio con un numero di galline compreso tra 51 e 250: non è necessario classificare le uova per categoria di qualità e peso, ma ai sensi dell’ art.4 c. 1 D.Lgs. 29.97.2003 n. 267 dovrebbe essere individuata la tipologia di allevamento (0 = biologico; 1 = all’aperto; 2 = a terra; 3 = in gabbia;) da apporre con timbro sul guscio dell’uovo insieme al codice aziendale. Tale timbratura delle uova, con il codice del produttore (art.11 comma 7 reg.1234/2007), deve essere effettuata presso l’azienda di produzione, ovvero presso il primo punto di imballaggio che riceve le uova, solitamente un laboratorio aziendale (anche multifunzionale) che, secondo la normativa vigente, dovrà essere dotato di un lavamani e di uno spazio idoneo al confezionamento ed allo stoccaggio;
– per produttori con un pollaio con un numero di galline superiore a 251: è necessario classificare le uova per categoria di qualità e peso e le aziende devono dotarsi di un centro d’imballaggio riconosciuto a norma del Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale.
Per tutte queste motivazioni, al fine di gestire in maniera semplice un pollaio senza complicazioni procedurali e gestionali connesse agli aspetti sanitari della commercializzazione, consigliamo il numero di 50 galline ovaiole come il tetto massimo da non superare.
#3. Registrazione presso la Camera di Commercio come imprenditori agricoli non professionali (con assegnazione di P.IVA) al fine di poter affettuare la “vendita diretta” delle uova
Dal punto di vista fiscale è necessario in primo luogo specificare che la regolare registrazione presso la Camera di Commercio come imprenditori agricoli non professionali (possessori di P.IVA) è l’unica condizione possibile per effettuare la “vendita diretta” delle proprie uova.
La “vendita diretta” è infatti una modalità di vendita esclusivamente riservata a questa tipologia di imprenditori agricoli non professionali e consiste nella possibilità di vendere i propri prodotti direttamente al consumatore finale, quindi effettuando una vendita al dettaglio senza dover sottostare alle regole previste per le normali attività commerciali.
Gli imprenditori agricoli non professionali possono inoltre vendere, allo scopo di rendere i propri prodotti più “appetibili” per i clienti, anche prodotti acquistati da terzi, purché sia rispettato il principio della prevalenza: la maggioranza dei prodotti venduti deve essere di produzione propria.
Per poter rientrare nella specifica disciplina della vendita diretta, stabilita dall’art. 4 del D.Lgs 228/2001, è necessario essere “imprenditori agricoli”, ossia soddisfare i requisiti stabiliti dall’art. 2135 del Codice Civile.
Questa possibilità è invece preclusa agli imprenditori agricoli che abbiano subito, nei 5 anni precedenti, condanne per reati in materia di igiene e sanità o di frode nella preparazione degli alimenti.
In base a quanto stabilito dal D.lgs 228/2001, la vendita diretta può essere effettuata in diverse modalità:
in forma itinerante o mediante commercio elettronico;
all’interno dell’azienda agricola o su aree private;
su aree pubbliche o in aree aperte al pubblico;
nei mercati contadini (c.d. Farmers’ Market).
#4. Per effettuare la “vendita diretta” di uova in forma itinerante o su aree pubbliche è necessario effettuare la comunicazione di inizio attività al Comune territorialmente competente
Molto spesso la “vendita diretta” di uova viene effettuata all’interno dell’azienda agricola stessa o su aree private, ma qualora la vendita avvenga in forma itinerante o su aree pubbliche o mediante commercio elettronico, è necessario effettuare una Comunicazione di inizio attività al Comune territorialmente competente, che è il Comune presso il quale è effettuata la vendita.
Partecipando ad un “mercato contadino” fuori dal proprio Comune dovrà essere effettuata la comunicazione al Comune in cui si svolge il “mercato contadino”, e nel caso di vendita mediante commercio elettronico è il Comune presso il quale ha sede ed è stato registrato il pollaio.
Presso gli sportelli del Comune territorialmente competente sono solitamente disponibili gli appositi moduli per effettuare tale comunicazione di inizio attività.
#5. Il regime IVA in esonero (applicabile ai produttori agricoli non professionali che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7.000 euro)
Produzione di uova biologiche (photo by: Azienda Agricola Ambroso)
Per un pollaio come quello che stiamo immaginando di realizzare e gestire (meno di 50 galline) per la vendita diretta delle uova, molto probabilmente il volume d’affari sarà inferiore ai 7.000 euro.
Facendo infatti “due calcoli” molto approssimativi, immaginando di avere 50 galline ovaiole e che ognuna di loro produca circa 250 uova l’anno, vendendo ogni singolo uovo a 0,50€ arriveremmo al massimo a totalizzare un introito di 6.250 €/anno (senza considerare tutte quelle consumate in famiglia e regalate).
Proprio in base a questa stima, anche se molto semplificata, possiamo immaginarci che il regime IVA in esonero sia sostanzialmente adeguato alla realtà di un pollaio di circa 50 galline pensato per fare vendita diretta delle uova.
Il regime di esonero è infatti previsto ai sensi del sesto comma dell’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972 per i produttori agricoli che, nell’anno solare precedente, abbiano realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedano di realizzare, un volume d’affari non superiore a 7.000 euro, costituito per almeno due terzi da cessioni di prodotti di agricoli (e tra questi sono ovviamente comprese le uova, elencate al punto 11 della parte prima della Tabella A del D.P.R. n. 633/72).
Gli imprenditori agricoli non professionali con un volume di affari inferiore a 7.000 euro sono esonerati da qualsiasi obbligo contabile e dichiarativo. Devono solo tenere in modo ordinato sia le fatture di acquisto sia le eventuali autofatture emesse dai clienti detentori a loro volta di P.IVA.
Nel dettaglio, il piccolo imprenditore agricolo non professionale che rientra nel regime di esonero IVA:
– non deve tenere nessun tipo di contabilità;
Gli obblighi da cui gli imprenditori agricoli non professionali vengono esonerati, in parte vengono trasferiti sui cessionari e committenti, i quali, quando acquistano i beni o utilizzano i servizi nell’esercizio dell’impresa, devono emettere autofattura, in luogo del cedente esonerato, indicandovi la relativa imposta determinata applicando le aliquote corrispondenti alle percentuali di compensazione.
L’agricoltore cedente (colui che vende le uova) ha l’obbligo di conservare l’autofattura emessa dal committente (colui che le acquista) e ha il beneficio di “trattenere” l’iva indicata nell’autofattura essendo esonerato dall’obbligo di versamento.
Il cessionario (o committente) provvederà a registrare la fattura emessa per conto dell’imprenditore agricolo, separatamente nel registro degli acquisti.
Unici obblighi dei produttori agricoli in regime di esonero IVA sono:
numerare e conservare le fatture di acquisto, le eventuali bollette doganali e le eventuali autofatture emesse dai propri clienti (se essi stessi detentori di P.IVA) sulle quali è autorizzato a trattenere l’imposta;
da Gennaio 2017, a seguito della emanazione della Legge di Stabilità 2017 (che ha introdotto una modifica al cosiddetto “spesometro”), inviare telematicamente con scadenza trimestrale le eventuali autofatture (per il 2017, primo anno di applicazione, è prevista una scadenza semestrale, ma per tutti i successivi anni la scadenza sarà trimestrale entro il 31 maggio per il I trimestre solare, entro il 16 settembre per il II trimestre solare, entro il 30 novembre per il III trimestre solaree ed entro il mese di febbraio per il IV trimestre solare); da questo obbligo sono esonerati i soli produttori agricoli in regime di esonero IVA che esercitano nelle zone montane indicate nell’art. 9 del D.P.R. n. 601/1973.
Il regime di esonero IVA cessa a partire dall’anno solare successivo a quello in cui è stato superato il limite di 7.000 euro a condizione che non sia superato il limite di un terzo delle cessioni di altri beni.
I produttori agricoli hanno sempre la facoltà di non avvalersi del regime di esonero e di optare per il regime normale (il regime di esonero previsto per gli imprenditori agricoli non professionali non è obbligatorio). La rinuncia può essere conveniente nel caso che l’imprenditore agricolo effettui investimenti di beni, di cui può chiedere a rimborso l’iva esborsata.
I 10 step da seguire per realizzare e gestire un pollaio da massimo 50 galline per la vendita diretta delle uova
Dopo aver spiegato dettagliatamente come diventare imprenditori agricoli per effettuare la vendita diretta delle proprie uova, sintetizziamo qui di seguito in 10 punti, tutto l’iter fiscale e sanitario da seguire per arrivare a realizzare e gestire, nel rispetto di tutte le regole, il vostro amato pollaio da massimo 50 galline.
Una volta superato questo scoglio iniziale, potrete finalmente dedicarvi alla gestione vera e propria del pollaio e a rendere felici le vostre bellissime galline (dall’allestimento alla manutenzione del pollaio, alla realizzazione e manutenzione di un pascolo di erbe spontanee, alla scelta dell’alimentazione più sana, e perché no, anche alla parte più goduriosa della preparazione di squisite ricette con le uova!)
Produzione di uova biologiche (photo by: Fattoria Cupidi)
Ecco dunque gli step che vi consigliamo di seguire:
STEP 1: individuare l’area agricola idonea per la realizzazione del vostro futuro pollaio (se ancora non esistente) e in base ai metri quadri disponibili calcolare il numero massimo di galline ovaiole allevabili (per poter garantire il massimo benessere alle vostre “galline felici” e la massima qualità delle vostra uova, verificate di rispettare i 10 mq di pascolo per ogni gallina, previsti per gli allevamenti biologici; considerate quindi che qualora vogliate realizzare un pollaio con 50 galline dovrete poter disporre di non meno di 500 mq di spazio);
STEP 2: verificare la conformità del vostro futuro (o già esistente) pollaio al regolamento edilizio del Comune di competenza;
STEP 3: verificare la conformità del vostro futuro (o già esistente) pollaio al “Regolamento di igiene e sanità pubblica” del Comune di competenza (in questa fase consigliamo anche di sondare l’accettazione del vostro futuro pollaio da parte del vicinato);
STEP 4: dopo aver esaminato la propria situazione fiscale e qualora fattibile, effettuare la registrazione presso la Camera di Commercio nella sezione speciale del Registro Imprese come imprenditori agricoli non professionali (possessori di P.IVA) optando per il regime di esonero IVA; questo step consiste nella procedura telematica detta ComUnica e può essere effettuata solo da associazioni di categoria o professionisti abilitati e indicativamente il costo medio complessivo di “registrazioneCamCom + aperturaPIVA + svolgimento pratica” si aggira intorno agli 80€ (max 100€) [a seguito della registrazione presso la Camera di Commercio, ogni anno è previsto il versamento dei diritti annuali (circa 45€) contestualmente alla dichiarazione dei redditi];
STEP 5: effettuare la “Richiesta di registrazione per le aziende di allevamento presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali” (Art. 14 comma 1 D.Lgs 158/2006) inserendo i dati dell’impresa agricola registrata e un numero di esemplari di galline ovaiole non superiore a 50 esemplari e specificando che non si tratterà di autoconsumo ma di produzione di uova destinate alla “vendita diretta”;
STEP 6: realizzare il pollaio popolandolo con il numero di galline ovaiole proporzionato allo spazio disponibile e comunque non superiore a 50 (laddove richiesto e previsto presentando le necessarie pratiche edilizie) e individuare un locale idoneo per la conservazione delle uova (la normativa nazionale non fornisce ulteriori specifiche che definiscano il “locale idoneo” ed è sempre necessario verificare regolamenti locali più dettagliati o restringenti, ma in generale è un locale con abitabilità [non un garage o rimessa] mantenuto pulito e areato);
STEP 7: gestire correttamente il pollaio garantendo il benessere e la salubrità delle galline ovaiole ospitate, prestando attenzione in primis a L’igiene del pollaio per la salute delle nostre galline;
STEP 8: effettuare la “vendita diretta” nella propria azienda o in spazi privati o mediante commercio elettronico rispettando tutte le regole previste in termini di indicazione del produttore e di data di produzione;
STEP 9: rispettare gli obblighi previsti per gli imprenditori agricoli non professionali in regime di esonero IVA (su cui tenersi sempre ben informati e aggiornati);
STEP 10: qualora si intenda effettuare la “vendita diretta” in forma itinerante o su aree pubbliche, effettuare la Comunicazione di inizio attività al Comune interessato.
Quando sarete a regime tutto questo iter molto complesso vi risulterà di fatto più semplice di quanto non sembri ad una prima lettura! Dunque non scoraggiatevi perché poi la felicità che ne deriverà sarà veramente molta! 🙂
Utilizzate i commenti a fine articolo per raccontarci le vostre esperienze e porci le vostre domande!
Produzione di uova biologiche (Photo by: Agriturismo Colombaia)
RINGRAZIAMENTI PER LA STESURA DELL’ARTICOLO
Ringraziamo gli uffici della Camera di Commercio e dell’Agenzia delle Entrate che ci hanno dato supporto alla stesura del presente articolo ed in particolar modo Simone Ferri Graziani (Presidente Coldiretti Livorno) e Sabrina Bonanni (Responsabile Fiscale Coldiretti Pisa) per i preziosi e fondamentali contributi chiarificatori.
Buona “vendita diretta” di uova di galline felici a tutti!
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Esther Spiga 4 Settembre 2017 at 18:26
Salve! Il vostro articolo è molto interessante ed è spiegato benissimo. Ma ho una perplessità a cui spero possiate rispondere.
Oltre all’iscrizione alla Camera di commercio come imprenditore agricolo non professionale in regime di esonero, bisogna anche aprire una posizione Inps e versare i contributi?
Redazione 5 Settembre 2017 at 23:05
Buonasera Esther, l’obbligo contributivo scatta al superamento delle 104 giornate lavorative indipendentemente dal regime di esonero o meno (le 104 giornate lavorative sono il “requisito oggettivo”). A maggior ragione, un imprenditore agricolo non professionale con una produzione con valore inferiore ai € 7.000 (e quindi in regime di esonero IVA) non può risultare occupato per più di 104 giornate lavorative.
Per questa ragione per gli imprenditori agricoli non professionali (e in quanto tali non occupati per più di 104 giornate lavorative) non è previsto alcun obbligo previdenziale (non devono iscriversi all’INPS e non c’è obbligo di alcun versamento), indipendentemente dal regime di esonero IVA o meno.
Grazie per la sua domanda che ci ha aiutato a chiarire un punto nevralgico e importante. Cordiali saluti e buona serata.
pedrinelli ada 11 Settembre 2017 at 21:23
buonasera trovo molto interessante il pollaio inferiore a 50 galline per poter vendere anche in modo itinerante o altro, ma non ho ben capito una cosa devo essere distante dagli allevamenti sia di suini che altro per poter avere un pollaio simile ed essere in regola con le norme dell’assl della mia zona .
grazie mi scusi se non sono stata molto chiara.
distinti saluti Ada Pedrinelli
Redazione 13 Settembre 2017 at 15:37
Buonasera, per tutti i casi specifici, dal punto di vista dei regolamenti locali in materia di igiene e sanità pubblica, è necessario che li verifichiate di persona presso l’ufficio competente del vostro territorio di appartenenza, in quanto possono cambiare da Comune a Comune, e nel suo caso, potranno essere anche precisi sulle eventuali distanze da osservare. Grazie, cordiali saluti!
Domenico 3 Ottobre 2017 at 22:50
Buonasera. Sono un lavoratore dipendente possiedo già un pollaio, Nel caso diventassi imprenditore agricolo non professionale in regime di esonero, l’attività deve essere comunicata al datore di lavoro?
Redazione 5 Ottobre 2017 at 16:33
Buongiorno Domenico, per ogni situazione lavorativa personale è bene che sia fatta una verifica del caso specifico. Nel suo, ad esempio, il dovere o meno di comunicare l’attività di vendita delle uova, potrebbe dipendere dal suo contratto, dal tipo di impiego svolto e/o dagli accordi con il suo datore di lavoro. Le consigliamo quindi di rivolgersi ai soggetti competenti che possono fornirle il sostegno necessario e analizzare la sua precisa situazione dandole risposte certe (ad esempio Coldiretti o Confagricoltura). Grazie, cordiali saluti!
Roberto 7 Ottobre 2017 at 9:28
Articolo chiaro e completo,ma una domanda devo porvela ugualmente.
Sono apicoltore e con il prossimo anno volevo aprire partita iva sempre nell’ambito non professionale(ho 25 alveari) e sto pensando di trovare un posticino per un pollaio di almeno 20 galline per iniziare per poi arrivare alle 50 previste per gli imprenditori agricoli non professionali.
Ecco,la domanda é: con la vendita del miele e delle uova é molto probabile sforare dai 7000€ previsti. In tal caso,come funziona il sistema.?
Redazione 7 Ottobre 2017 at 11:38
Buongiorno Roberto, grazie per l’apprezzamento del nostro articolo. proviamo a risponderle nel merito e comunque le consigliamo anche di parlare di persona con un addetto dell’ufficio Coldiretti a lei più vicino.
Dunque, per quanto riguarda il regime con esonero iva, questo viene a decadere nelle seguenti situazioni e con le seguenti modalità:
– dall’anno solare successivo, in caso di superamento del tetto massimo di 7.000 euro, ma non del limite di 1/3 (circa 2.300 euro) ricavato dalle cessioni di altri beni;
– dallo stesso anno, in caso di superamento del limite di 1/3 (circa 2.300 euro) ricavato dalle cessioni di altri beni (ovvero non di sua produzione), indipendentemente dall’ammontare del volume d’affari totale realizzato.
Speriamo di aver dato risposta e fatto chiarezza in merito al suo dubbio.
Grazie, un cordiale saluto e buon fine settimana.
Daniele 14 Ottobre 2017 at 0:08
Non ho ben capito il discorso dei 10 mq di pascolo…
Per pascolo intendete l’area del pollaio o può essere un luogo esterno?
Nel senso… Ho a disposizione un’area di circa 60 mq per un pollaio, e vorrei inserire almeno una dozzina di animali. O devo metterne solo 5 o 6? Nel caso posso organizzarmi con dei recinti mobili e farle pascolare in altre aree del terreno un po distanti dal pollaio.
Redazione 14 Ottobre 2017 at 10:26
Buongiorno Daniele, i 10 mq a gallina è per il massimo benessere possibile e parliamo di spazio in luogo esterno, ovvero terreno all’esterno del pollaio.
Con 60 mq disponibili, inserire 12 galline equivale ad assegnare loro 5 mq a testa, il che non è affatto un dramma. Per quanto ci riguarda la raccomandazione è non scendere mai al di sotto dei 4 mq. Poi dipende anche dalla “taglia” dei suoi animali: se sono galline piccole ovviamente staranno un pochino “più larghe”.
Se poi riesce ad organizzarsi anche con recinti mobili aggiuntivi ancora meglio: così le sue galline potranno razzolare dove c’è erba e dare tempo al terreno calpestato di rigenerarsi.
Può trovare informazioni aggiuntivo a proposito di tutto ciò anche nel seguente articolo: https://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/igiene-pollaio-per-salute-galline/
Grazie, cordiali saluti e buona giornata!
Daniele 14 Ottobre 2017 at 11:05
Grazie della risposta e buona giornata anche a voi!
Roberto 21 Dicembre 2017 at 1:44
Salve . Complimenti per l’articolo. Sicuramente avviare un’attività del genere possedendo un terreno agricolo é qualcosa di molto interessante! La mia domanda è: quali e quanti sono i costi per avviare un’attività del genere é quali possono essere le difficoltà per una persona che si approccia per la prima volta a questa nuova esperienza? . Nell’articolo si fa riferimento ai confinanti /vicini … Quanto sono importanti visto che svolgo l’attività sulla mia proprietà? Quali sono i vincoli o difficoltà? sui mq per gallina sono per legge obbligato a non scendere a 10 mq o per esempio posso calcolare 2×2 mt a gallina ?Grazie in anticipo . Saluti .
Redazione 21 Dicembre 2017 at 18:07
Buonasera Roberto, e grazie per i complimenti. Alle specifiche domande che ci hai posto è però molto difficile poter dare risposte esatte e certe; troppe e diverse variabili entrano in gioco in ogni singolo progetto. I costi possono infatti variare (anche di molto) in funzione della singola realtà e in base alla tipologia di pollaio imprenditoriale che si intende realizzare, nonché, in parte, anche dall’ubicazione geografica. Inoltre, la stessa valutazione del ruolo dei confinanti/vicini è spesso legata al Comune in cui si risiede e, soprattutto, da chi sono le persone che risiedono intorno alla tua proprietà! Sicuramente sarebbe già un’ottima cosa che ti fosse possibile realizzare il pollaio ad una distanza di almeno 20 metri dal confine.
Infine poi, si arriva alle difficoltà pratiche di gestione del pollaio e degli animali (soprattutto su come garantire loro benessere e salute), che per un neofita ci sono sicuramente. Ma queste vanno superate con l’esperienza, la passione e la documentazione.
Per quanto riguarda le superfici possiamo invece darti una risposta precisa: 4 mq di superficie scoperta è la superficie minima richiesta dall’Allegato III del Regolamento (CE n. 889/2008) per definire l’allevamento biologico, mentre 10 mq è la superficie consigliata per un allevamento biologico estensivo.
Se sei veramente deciso a tentare questa attività ti consigliamo di rivolgerti allo sportello a te più vicino di qualche associazione di categoria (Coldiretti o CIA ad esempio), in modo che sia calata nella tua specifica realtà territoriale e conosca le leggi del tuo Comune; solo così potrai ottenere informazioni più precise legate al tuo progetto specifico.
Pierre 2 Marzo 2018 at 22:51
Salve. Oltre a complimentarmi per l’articolo volevo chiedere una Informaziome.
È possibile vendere le uova al negozio del paese ( che a sua volta le rivende al consumatore finale)
Rimanendo nell’ambito di imprenditore agricolo non professionale.
Se non fosse possibile a quali ulteriori adempimenti si va in contro.
Redazione Tuttosullegalline.it 4 Marzo 2018 at 17:09
Buonasera Pierre, la “vendita diretta” prevede la vendita diretta da produttore a consumatore finale, e dunque vendere ad un negozio che ne fa a sua volta rivendita non è possibile. Per poter vendere ad un negozio deve dunque passare ad uno status di “allevatore professionale” e osservare tutte le norme in fatto di commercializzazione delle uova. Un cordiale saluto e buona giornata!
Antonio 8 Marzo 2018 at 18:27
Salve, complimenti per l’articolo, finalmente dopo tanti articoli molto superficiali, ho trovato il vostro che spiega l’argomento in modo chiarissimo!!
Si potrebbero avere delle informazioni per quanto riguarda un allevamento che arriva ,al massimo, a 250 galline?? Soprattutto vorrei capire la differenza tra questo tipo di allevamento “intermedio” e quello superiore alle 250 galline, quali sono le regole fiscali e di commercializzazione delle uova.
Graziee e buon lavoro!
Redazione Tuttosullegalline.it 8 Marzo 2018 at 18:45
Buonasera Antonio, e grazie per i complimenti. Però noi ci occupiamo di pollai famigliari e allevamento amatoriale di galline, e non ci spingiamo sui grandi numeri. Dunque, siamo spiacenti, ma purtroppo di fisco e commercializzazione delle uova non siamo esperti ed è una realtà lontana da noi; le consigliamo di rivolgersi ad un ufficio di qualche associazione di categoria (CIA o Coldiretti) della sua zona.
luca 16 Aprile 2018 at 11:53
salve….bell articolo…..io sono un ex agricoltore…ho sempre i terreni ora ho una rivendita di vini sfusi e acque minerali…facendo l allevamento delle 50 galline potrei vendere le uova nel mio negozio? grazie anticipatamente
Redazione Tuttosullegalline.it 16 Aprile 2018 at 18:48
Salve Luca, grazie per l’apprezzamento all’articolo! Secondo noi però, dalla situazione che ci descrive, non è possibile fare vendita diretta delle sue uova all’interno del negozio. Non è possibile vendere uova sfuse in un negozio. Comunque, per sicurezza, provi a rivolgersi anche ad un ufficio Coldiretti della sua zona.
Grazie, un cordiale saluto!
Claudia 31 Maggio 2018 at 10:41
Salve, mi piacerebbe avviare questo tipo di attività. Un’informazione volevo chiedervi: le uova prodotte da un allevamento con meno di 50 galline( quindi non soggette a tutte le norme per la commercializzazione) possono essere vendute ad attività che le trasformano (per esempio utilizzandole per dolci, impasti etc)? Grazie!
Redazione Tuttosullegalline.it 31 Maggio 2018 at 16:15
Buonasera Claudia, come scritto nell’articolo, con un allevamento inferiore a 50 galline può effettuare soltanto “vendita diretta, dal produttore al consumatore”, quindi non ad altre attività che le trasformano e vendono poi a loro volta il prodotto lavorato. La “vendita diretta” è una vendita tra privati.
Alessandro 13 Giugno 2018 at 11:21
Buongiorno, complimenti davvero per l’articolo chiaro ed esaustivo. Avrei un dubbio da porvi in merito, che vista la vostra grande competenza in materia spero riusciate a chiarirmi: è obbligatorio fornire le galline di un pollaio dal punto di vista delle norme da rispettare, o sarebbe possibile dichiarare anche che esse vengono allevate esclusivamente all’aperto ?
Vi ringrazio in anticipo per l’attenzione,
Redazione Tuttosullegalline.it 14 Giugno 2018 at 19:13
Buonasera Alessandro, in verità non siamo certi che esista un obbligo di legge che rende automatico il fatto che, se hai delle galline, devi “per forza” avere anche un pollaio. Ovviamente, anche se stanno libere e, ad esempio, dormono sui rami di un albero, è comunque obbligo effettuare la registrazione del numero dei capi posseduti presso la ASL. Inoltre, se parliamo di zona urbana, devono comunque sottostare alle normative comunali vigenti in materia.
Però esiste la legge che tutela il benessere degli animali (ecco l’articolo: https://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/gallina-e-pollaio-nella-giurisprudenza-italiana/) dove è scritto che la persona che li possiede deve provvedere al loro benessere, tra cui anche un ricovero confortevole.
Dunque, sotto questo punto di vista, potrebbe essere forse “discutibile” la scelta di non fornire loro un pollaio.
Alessandro 15 Giugno 2018 at 11:13
Buongiorno, intanto complimenti per l’articolo. Mi piacerebbe sapere se dal punto di vista normativo è obbligatorio possedere un pollaio o se sia sufficiente un grande terreno recintato per avere le max 50 galline ? attendo vostra risposta, cordiali saluti.
Redazione Tuttosullegalline.it 15 Giugno 2018 at 11:34
Buongiorno Alessandro, ti abbiamo risposto già alla tua precedente domanda. Vedi commento sopra. Un saluto e buona giornata!
Alfio Gemmellaro 6 Settembre 2018 at 1:48
Salve, avrei un dubbio. Il luogo in cui risiede il pollaio deve essere anche il luogo della residenza dell’imprenditore agricolo non professionista? Mi spiego meglio: io abito in un luogo x e voglio edificare il pollaio in un terreno agricolo non residenziale (luogo y). È possibile?
Redazione Tuttosullegalline.it 9 Settembre 2018 at 10:56
Buongiorno Alfio, a quanto ci risulta è assolutamente possibile. Ovviamente dovrà indicare nella documentazione, come luogo dell’attività, non la sua residenza ma il suo terreno agricolo. Ed è lì che farà vendita diretta delle sue uova. Un cordiale saluto e buona giornata.
Iacopo 19 Novembre 2018 at 17:47
Ciao, grazie per l’articolo, molto approfondito;
1) essendo appassionato di alcune razze di galline ornamentali ed avendone già alcune (cocincine nane e barbute d’anversa), nel caso volessi tenere alcuni esemplari in un terreno vicino a quello dell’eventuale pollaio con le galline ovaiole, anche queste ornamentali farebbe cumulo? (immagino di sì ma spererei di no)
2) se una persona ha già una partita iva, ma di tutt’altro tipo (quindi non agricola), la può utilizzare senza doverne aprire una nuova? eventualmente i ricavi dalla vendita delle uova fanno cumulo con quelli dell’altra attività?
Redazione Tuttosullegalline.it 20 Novembre 2018 at 17:03
Buonasera Iacopo,
grazie per l’apprezzamento e veniamo alle tue domande.
1) se i due terreni sono intestati a te secondo noi anche le galline ornamentali rientrano purtroppo nel conteggio;
2) assolutamente no, devi essere intestatario della sola partita iva agricola.
Giancarlo 1 Dicembre 2018 at 15:50
Buongiorno grazie per l’articolo meravigliosamente spiegato… Ho una domanda da porvi: sono proprietario di un terreno di circa 3000 mq quindi sufficiente per poter eventualmente iniziare con meno di 50 galline. Attualmente posseggo già animali di bassa corte… Mi spiego meglio se ho 5 capponi 10 faraone 3 anatre mute e una trentina di polletti tutti ad uso famigliare vanno a sommarsi al numero delle eventuali 50 ovaiole? Il numero di 50 deve considerarsi assoluto di tutte le specie oppure solo x le ovaiole produttrici (considerando che comunque hanno tutti sufficiente spazio). Devo eventualmente recintare per loro uno spazio di 500 mq separati e nel caso per evitare permessi di costruzione si può mettere un ricovero mobile (di quelli attrezzati e coinbentati che ho visto in commercio?). Grazie buona giornata.
Redazione Tuttosullegalline.it 1 Dicembre 2018 at 21:12
Buonasera Giancarlo, il “codice azienda” della ASL – che dovrebbe già avere per gli animali di bassa corte che già possiede – è unico, e dunque gli animali si sommano; quindi, se abbiamo fatto bene i conti, lei già si avvicina moltissimo al limite dei 50 esemplari. Comunque può sempre chiedere ulteriori delucidazioni presso gli uffici della ASL del suo Comune. Un cordiale saluto e buona serata.
Max 9 Gennaio 2019 at 2:05
Complimenti per l’articolo molto dettagliato. Ho una incertezza: come agricolotore non professionale con massimo 50 galline posso vendere le uova solo a privati e non ad aziende. Per quale motivo nell’ articolo ho trovato la seguente frase: “Gli imprenditori agricoli non professionali con un volume di affari inferiore a 7.000 euro sono esonerati da qualsiasi obbligo contabile e dichiarativo. Devono solo tenere in modo ordinato sia le fatture di acquisto sia le eventuali autofatture emesse dai clienti detentori a loro volta di P.IVA.” In quali casi dovrei ricevere autofatture da clienti con P. IVA se posso solo vendere a privati? Grazie in anticipo.
Redazione Tuttosullegalline.it 11 Gennaio 2019 at 19:45
Buonasera Max, la materia è complessa e c’è da tener conto del fatto che quanto riportato relativamente alle regole del regime di esonero IVA per imprenditori agricoli è relativo ai casi generali, e non al solo caso specifico in cui l’imprenditore venda solo ed esclusivamente uova.
SE l’imprenditore, oltre alla vendita diretta di uova al consumatore finale (e che quindi certamente non emette fattura), fa anche altro (ad esempio presta servizi o cede altri prodotti agricoli o anche beni diversi da quelli agricoli nel rispetto dei due terzi previsti), ALLORA potrebbe verificarsi il caso di numerare e conservare copia delle autofatture emesse per suo conto dai committenti o acquirenti detentori di P.IVA.
Michele 1 Febbraio 2019 at 2:31
Questo articolo che o letto che ritengo molto interessante è anche professionale ma mi chiedevo se è rivolto solo agli imprenditori agricoli.? O anche alle singole persone cioè bracciante agricolo ?
Redazione Tuttosullegalline.it 2 Febbraio 2019 at 15:01
Buonasera Michele, questo articolo è rivolto proprio a coloro che vogliono diventare “imprenditori agricoli non professionali”, ovvero che svolgono l’attività di imprenditore agricolo (partita iva) come secondo lavoro e che guadagnano da questo al massimo 7.000 euro e hanno un pollaio con meno di 50 galline.
Se lei è bracciante agricolo lavora come dipendente, giusto? Ecco, allora, parallelamente, potrebbe anche aprire una partita iva per vendere le sue uova.
FRANCESCO 7 Febbraio 2019 at 0:17
Ciao, per un pollaio con un numero di capi inferiore a 50 galline, quali sono gli obblighi in materia di analisi periodiche dei propri animali (analisi feci etc..) ?
Redazione Tuttosullegalline.it 7 Febbraio 2019 at 18:52
Ciao Francesco, fino a 49 galline non hai nessun obbligo del genere. Ovviamente sta alla tua cura e sensibilità fare di tutto per avere sempre animali sani e in perfetta forma. Un saluto e buona serata.
sal 15 Marzo 2019 at 0:52
Buonasera, mi è piaciuta tanto questa pagina web; volevo chiedervi, perché sono assalito da un dubbio: il ricovero del pollaio, una volta dichiarato, va accatastato? E con quale categoria? Dovrei pagare l’imu oppure una tassa all’anno come attività commerciale in quanto vendiamo uova sul posto? Grazie, cordiali saluti.
Redazione Tuttosullegalline.it 15 Marzo 2019 at 16:35
Buongiorno, solitamente per un piccolo pollaio domestico, non vengono realizzate strutture che richiedono pratiche edilizie.
In base a quanto ci ha scritto però, sembrerebbe che lei stia parlando di un vero e proprio “fabbricato abitabile” e quindi di un’opera per la quale è necessario un titolo abilitativo.
Come scritto nell’articolo https://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/normativa-pollaio-domestico/, per non realizzare abusi edilizi, “la prima cosa da fare è quella di prendere visione del Regolamento Edilizio Comunale e capire se l’intervento che si vuole realizzare può ricadere nelle attività di “Edilizia libera”, per la quale basta una semplice Comunicazione inizio lavori (CIL) o Comunicazione asseverata da un tecnico abilitato (CILA), oppure in altre situazioni normative, per cui può essere necessario un titolo abilitativo come la Segnalazione Certificata Inizio Attività (SCIA), la Dichiarazione Inizio Attività (DIA) o il Permesso di Costruire (PdC).”
Nel caso in cui sia realizzato un fabbricato che fa cubatura (adibito a pollaio), oppure un pollaio costituito da un manufatto precario di altezza utile superiore a 1,80 metri, si dovrà procedere poi all’accatastamento; obbligo di accatastamento previsto per tutti gli immobili suscettibili di produrre reddito.
L’accastastamento andrà dichiarato in catasto come unità immobiliare autonoma, oppure, se è a servizio di un’altra unità, come variazione di questa.
A seguito dell’accatastamento nuovo (o della variazione) verrà calcolato l’importo IMU corrispondente.
Il disposto normativo che attualmente regola la suddetta operazione di “accertamento immobiliare della proprietà” è rappresentato dal Decreto Ministero delle Finanze del 2 gennaio 1998 n. 28 “Regolamento recante norme in tema di costituzione del catasto dei fabbricati e modalità di produzione ed adeguamento della nuova cartografia catastale”.
Soltanto un pollaio realizzato come manufatto con superficie coperta inferiore a 8 mq, o come manufatto precario di altezza utile inferiore a 1,80 metri, purché di volumetria inferiore a 150 metri cubi, è esente dall’accatastamento [è l’art. 3 del D.M. 2/1998 che identifica queste specifiche casistiche per le quali è ammesso omettere l’accatastamento].
Nello specifico, questi manufatti possono non essere accatastati se rispettano le prescrizioni dimensionali già evidenziate (altezza e cubatura), qualunque sia la tipologia costruttiva che li contraddistingue, ossia muratura, legno, lamiera, cemento, etc, salvo il caso in cui costituiscano “accessori a servizio di una o più unità immobiliari ordinarie”.
E’ il caso, quest’ultimo, ad esempio, di un pozzo e/o un pollaio che siano realizzati su di un terreno su cui insiste anche un’unità immobiliare ordinaria (cioè appartenente alle categorie catastali A-B-C). Ad esempio, se un piccolo manufatto di superficie coperta inferiore agli 8 mq, la classica casetta in legno prefabbricata, semplicemente appoggiata al suolo per intenderci (quindi in via preliminare non accatastabile), venisse agli effetti utilizzata come punto vendita (ad esempio come le casette degli ortolani che usano queste piccole strutture per fare vendita diretta… anche di uova), occorrerà procedere all’accatastamento, in quanto il fabbricato è suscettibile di produrre un reddito autonomo.
Queste le informazioni di massima che possiamo darle, ma per ulteriori dettagli sul caso specifico le raccomandiamo di verificare presso gli uffici comunali di competenza e gli uffici dell’Agenzia delle Entrate del suo territorio. Speriamo di esserle stati utili. Un cordiale saluto e buona giornata
klaus 27 Marzo 2019 at 10:05
“Dal punto di vista fiscale è necessario in primo luogo specificare che la regolare registrazione presso la Camera di Commercio come imprenditori agricoli non professionali (possessori di P.IVA) è l’unica condizione possibile per effettuare la “vendita diretta” delle proprie uova.”
Io ho richiesto l’attribuzione della partita iva in regime di esonero all’agenzia delle entrate e mi è stata fatta immediatamente, senza spesa, semplicemente indicando i miei dati ed i codici delle attività agricole che intendevo intraprendere, dicendomi inoltre che non era necessaria alcuna contabilità, se non la conservazione delle fatture di acquisto e delle autofatture di vendita; mentre, nella vendita al privato, non c’era obbligo alcuno, nemmeno di ricevuta non fiscale.
La registrazione alla camera di commercio non era necessaria; ci si registra alla camera di commercio eventualmente in uno step successivo, quando il volume d’affari aumenta o se si decide di svolgere anche un’attività che non rientra in quelle permesse dal regime di esonero.
Per la semplice vendita diretta al privato o ad attività, è sufficiente l’attribuzione all’agenzia delle entrate, o sbaglio?
Redazione Tuttosullegalline.it 30 Marzo 2019 at 20:10
Buonasera klaus, da parte nostra le confermiamo che la registrazione presso la Camera di Commercio come imprenditori agricoli non professionali (possessori di P.IVA) ci risulta essere un adempimento previsto e necessario, unitamente con l’apertura della P.IVA, così come da lei già fatto (con indicazione delle attività).
Per quanto riguarda gli adempimenti fiscali, le confermiamo che gli imprenditori agricoli non professionali con un volume di affari inferiore a 7.000 euro sono esonerati da qualsiasi obbligo contabile e dichiarativo. Un cordiale saluto e buona serata.
daniele 11 Aprile 2019 at 16:22
Salve vi scrivo per un’ulteriore informazione. Qualora avessi una dimensione aziendale inferiore a 50 galline ovaiole e volessi vendere presso ristoranti, aziende, pizzerie… cosa devo fare? Il manuale di autocontrollo è obbligatorio sia sotto che sopra i 50 capi? Grazie molte
Redazione Tuttosullegalline.it 19 Aprile 2019 at 9:10
Buongiorno Daniele, sotto le 50 galline può fare solo vendita diretta e dunque non può vendere ad aziende, ristoranti e pizzerie, ma solo a persone fisiche.
Per quanto riguarda il manuale di autocontrollo sinceramente non abbiamo informazioni in merito per poterle rispondere.
Andrea 25 Aprile 2019 at 16:43
buongiorno complimenti per l’articolo.
una domanda relativa all’allevamento inferiore a 50 capi: a fine ciclo produttivo, della gallina cosa ne facciamo? A parte farci il brodo per la famiglia, la possiamo vendere? (viva e/o morta?).
Insomma, è necessario tenere traccia del ciclo vitale di ogni gallina dell’allevamento?
E in caso di improvvisi decessi, come si devono smaltire?
Redazione Tuttosullegalline.it 3 Maggio 2019 at 9:58
Buongiorno, per quanto riguarda le galline ovaiole a fine ciclo produttivo (intende due anni di età?), per quanto ci riguarda sarebbe ottimale se potesse continuare a tenerle, magari libere al pascolo, in modo che i costi di allevamento siano minori, e continuare a prendere le uova che comunque ancora depongono, seppur con minor frequenza.
Per quanto riguarda la vendita, da un punto di vista prettamente legale, essa non può essere effettuata, né da vive, né tanto meno da morte (per tutta una serie di problematiche sanitarie e di macellazione).
Per le galline decedute sarebbe opportuno farle analizzare (gratuitamente) dal centro di zoo-profilassi del suo Comune, per accertarne le cause.
Per smaltire l’animale deceduto ci sono apposite ditte specializzate (può informarsi contattando l’azienda di rifiuti del suo Comune) che, nella maggior parte dei casi, provvedono poi alla cremazione.
In sostanza, non è necessario tenere traccia del ciclo vitale della gallina, ma non può fare vendita di animali né vivi né morti.