Source: http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/2014/03/
Timestamp: 2018-06-25 13:22:28+00:00
Document Index: 135216916

Matched Legal Cases: ['art. 75', 'art. 75', 'art. 51', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 3']

Nel suo intervento Snowden torna a parlare dei programmi PRISM, Boundless Informant e Bullrun e delle implicazioni che questi sistemi di intercettazione di massa hanno sui diritti dei cittadini, sulla vita in rete e sulle relazioni internazionali.
FileServe condannato a risarcire “flop” cinematografico
Condannato per violazione del copyright, il servizio di file sharing FileServe dovrà risarcire una casa di produzione americana per i mancati ricavi di un’opera cinematografica.
La vicenda risale alla primavera scorsa: FileServe aveva reso disponibile sui suoi server il download gratuito del film “American Cowslip”, caricato illecitamente da un utente, e ne aveva permesso la fruizione senza l’autorizzazione dai detentori dei diritti. Dopo avere richisto invano al servizio di hosting la rimozione dei file, la Cowslip Film Partners, la casa di produzione dell’opera, si era rivolta alla Corte Distrettuale della California chiedendo un risarcimento danni.
Per stimare il danno relativo ai mancati incassi la compagnia cinematografica ha proceduto calcolando la differenza tra l’incasso previsto e quello ottenuto dalla proiezione nelle sale, di gran lunga inferiore alle aspettative.
Per determinare l’ammontare del mancato guadagno, la Cowslip Film Partners ha utilizzato un sistema di previsione statistica basato sui ricavi di film giudicati “simili” ad “American Cowslip”. Secondo la stima, il film avrebbe dovuto generare oltre un milione di incasso solo in Nord America, tuttavia il botteghino ha registrato un ricavo di soli 68.000 dollari.
Accogliendo la richiesta della casa di produzione il giudice ha imposto a FileServe un risarcimento di 869.500 dollari per compensare la casa di produzione dei danni causati dalla diffusione illecita dell’opera.
Con una stima di quasi 200 milioni di pagine visitate al mese, FileServe è nella lista delle 10 piattaforme di file sharing più visitate al mondo.
La compagnia che gestisce la piattaforma, con sede nelle Isole Vergini, dovrà ora procedere al pagamento del risarcimento, oltre al pagamento di 20mila dollari relativi alle spese legali del procedimento. Tuttavia, c’è la possibilità che la compagnia cinematografica non riceva quanto stabilito dal giudice: i rappresentanti di FileServe non si sono infatti mai presentati in tribunale e non è peregrino ipotizzare che cambino presto la sede aziendale.
In Gazzetta Ufficiale l’estensione della durata dei diritti d’autore
È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 58 dell’11 marzo 2014, il d.lgs. 21 febbraio 2014, n. 22 di attuazione della Direttiva 2011/77/UE che modifica a sua volta la Direttiva 2006/116/CE, riguardante la durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi.
La novità più significativa del decreto legislativo, su cui avevamo già avuto modo di soffermarci, è la modifica all’art. 75 delle legge 22 aprile 1941, n. 633 e la conseguente estensione della durata dei diritti del produttore di fonogrammi da cinquanta a settanata anni.
In particolare, secondo l’attuale formulazione dell’art. 75: “La durata dei diritti previsti nel presente capo è di cinquanta anni dalla fissazione. Tuttavia se durante tale periodo il fonogramma è lecitamente pubblicato, i diritti scadono settanta anni dopo la data della prima pubblicazione lecita. Se nel periodo di tempo indicato nel primo comma non sono effettuate pubblicazioni lecite e se il fonogramma è lecitamente comunicato al pubblico durante detto periodo, i diritti scadono settanta anni dopo la data di tale prima comunicazione al pubblico”.
posted by Annarita Ricci on marzo 14, 2014
È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 58 dell’11 marzo 2014, il d.lgs. n.21 del 21 febbraio 2014, di attuazione della Direttiva Europea n. 83 del 25 ottobre 2011 sui diritti dei consumatori.
Il decreto legislativo, che entrerà in vigore il prossimo 14 giugno, modificherà alcune disposizioni del Codice del consumo con particolare riguardo alla disciplina dei contratti a distanza. Il nucleo centrale è una maggiore tutela dei diritti dei consumatori.
Quali in sintesi le novità più significative?
Sono stati accentuati gli obblighi informativi in capo al professionista ed è stato esteso il termine per l’esercizio del diritto di recesso dagli attuali dieci giorni lavorativi a quattordici giorni (senza ulteriori aggettivazioni). Maggiormente specificati gli obblighi del professionista in caso di recesso. Particolare rilievo presenta, inoltre, l’art. 51 sui requisiti formali dei contratti a distanza, dove sono fornite istruzioni operative inerenti ai siti di commercio elettronico.
posted by Annarita Ricci on marzo 13, 2014
Sono stati pubblicati ieri nel Supplemento Ordinario n. 20 della Gazzetta Ufficiale n. 59 il d.p.c.m. 3 dicembre 2013, “Regole tecniche in materia di sistema di conservazione ai sensi degli articoli 20, commi 3 e 5-bis, 23-ter, comma 4, 43, commi 1 e 3, 44 , 44-bis e 71, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005” e il d.p.c.m. 3 dicembre 2013, “Regole tecniche per il protocollo informatico ai sensi degli articoli 40-bis, 41, 47, 57-bis e 71, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005”.
Si tratta evidentemente di due importanti tasselli per la definizione di un quadro giuridico di riferimento sui processi di digitalizzazione. Dall’entrata in vigore dei due decreti (al trentesimo giorno successivo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), saranno abrogate le precedenti fonti di riferimento e segnatamente la Delibera Cnipa 19 febbraio 2004, n. 11 e il d.p.c.m. 31 ottobre 2000. Sotto il profilo operativo, si segnala che i sistemi di conservazione dovranno adeguarsi alla nuova disciplina entro il termine di trentasei mesi decorrente dall’entrata in vigore del d.p.c.m.
Quali, dunque, le principali novità?
Le Regole tecniche in materia di sistema di conservazione si applicano alle pubbliche amministrazioni, alle società interamente partecipate da enti pubblici o con prevalente capitale pubblico, ai privati, ai soggetti esterni cui è affidata la gestione o la conservazione dei documenti informatici.
Maggiormente accentuato rispetto al passato il ruolo del responsabile della conservazione di cui sono definiti espressamente i compiti e conseguentemente i profili di responsabilità.
Accentuata è altresì la necessità di un cooordinamento fra le attività del responsabile della conservazione e le attività del responsabile del trattamento dei dati personali. Tuttavia, la novità più rilevante pare essere l’utilizzo della formula “sistema di conservazione” che reca con sé l’idea della conservazione dei documenti quale processo unitario pur se scindibile in distinte fasi.
L’art. 3 del d.p.c.m. prevede quali siano i requisiti che un sistema di conservazione deve garantire. Sotto questo aspetto, particolare rilavanza ha la previsione secondo cui il sistema di conservazione deve garantire l’accesso all’oggetto conservato, per il periodo conservato dalla norma, indipendentemente dall’evolversi del contesto tecnologico.
Diverse dunque gli aspetti rilevanti di questa nuova disciplina che non mancheranno di essere approfonditi nel nostro blog.
posted by Annarita Ricci on marzo 11, 2014
Documento informatico e firma digitale, Professione forense
Il 1° marzo 2014 è entrato in vigore il d.m. 23 dicembre 2013, n. 163, “Regolamento recante la disciplina dell’uso di strumenti informatici e telematici nel processo tributario in attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 39, comma 8, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111”.
Il Regolamento disciplina la formazione, la trasmissione, la comunicazione, la notificazione e il deposito degli atti e dei provvedimenti del processo tributario in modalità digitale. La digitalizzazione è garantita attraverso l’uso della firma elettronica qualificata, della firma digitale e della posta elettronica certificata. Non c’è spazio nel Regolamento per la firma elettronica avanzata.
Il ricorso alle modalità digitali non è oggetto di un obbligo. Le parti, infatti, possono decidere di utilizzare le tradizionali modalità cartacee; tuttavia, se la parte ha utilizzato in primo grado le modalità telematiche, è tenuta ad utilizzare le medesime modalità per l’intero grado di giudizio, nonché per l’appello.
Tra le disposizioni di maggior rilievo contenute nel Regolamento, si evidenziano l’art. 4 sulla procura alle liti, il cui co. 1° stabilisce che la procura alle liti o l’incarico di assistenza e difesa conferiti, congiuntamente all’atto cui si riferiscono, su supporto informatico e sottoscritti con firma elettronica qualificata o firma digitale dal ricorrente, sono trasmessi dalle parti utilizzando la p.e.c. e l’art. 8, il cui co. 1° stabilisce che “qualunque comunicazione o notificazione di documenti informatici tramite p.e.c. si considera effettuata, ai fini di decorrenza dei termini processuali per il mittente, al momento dell’invio al proprio gestore attestato dalla relativa ricevuta di accettazione e, per il destinatario, al momento in cui la comunicazione o notificazione è resa disponibile nella casella p.e.c.”.
Dovranno essere adottati ulteriori decreti per individuare le regole tecniche ed operative per il funzionamento del Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (S.I.Gi.T.) di cui all’art. 3 del d.m. 163/2013. Il S.I.Gi.T. dovrà, fra l’altro, assicurare:
- l’individuazione della Commissione tributaria adita;
- l’individuazione del procedimento giurisdizionale tributario attivato;
- la trasmissione degli atti e documenti alla Commissione tributaria competente;
- la ricezione degli atti e documenti da parte della Commissione tributaria competente;
- la formazione del fascicolo informatico.
Sebbene in attesa degli ulteriori decreti, evidentemente il d.m. 163/2013 rappresenta un importante passo in avanti verso la digitalizzazione dei servizi di giustizia.