Source: https://www.scribd.com/document/66512632/Monografia-sul-danno
Timestamp: 2019-08-23 06:12:18+00:00
Document Index: 168388834

Matched Legal Cases: ['art.185', 'art.5', 'art.32', 'art.3', 'art. 2059', 'art.32', 'art.2043', 'art.2043', 'art.32', 'art.2043', 'art.2043', 'art.2043', 'art.2059', 'art.32', 'art.2059', 'art.2059', 'art.2059', 'art. 2', 'art.2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2059', 'art.2059', 'art.2059']

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Diritto Processuale Penale Progredito Relazione Al Decreto Legislativo 231 2001
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Monografia sul danno La questione dellindennizzo del danno cagionato a un terzo ha radici profonde nellesperienza storica.
Si guardi al codice Ur-nammu (sovrano babilonese) del 2000 a.C., il quale costituisce la pi antica testimonianza di un sistema sanzionatorio basato sul principio di compensazione, piuttosto che sul principio del taglione. Lintroduzione di un simile sistema non indice del fatto che la persona pu essere considerata alla stregua di un bene che abbia un prezzo, ma si tratta di una forma di riparazione del danno che soddisfi loffeso e penalizzi loffensore. Se cos , gi nel sistema babilonese la sanzione pecuniaria rivestiva la funzione: e risarcitoria e punitiva
la stessa duplice finalit fatta propria dallordinamento romano nelle XII tavole, le quali contemplavano tre casi: il membrum ruptum (amputazione di un arto o sua inutilizzazione), per il quale la pena del taglione era prevista nel sol caso in cui le parti non si fossero accordate sul quantum del risarcimento pecuniario. Ci naturalmente induceva loffensore ad accettare la proposta delloffeso, dato il rischio di essere soggetto alla pena del tagione los fractum (il risarcimento variava a seconda che loffeso fosse uno schiavo o un uomo libero) liniuria, concernente qualsiasi altro tipo di lesione
Nel risarcimento per equivalente, la corresponsione di una somma pecuniaria non certo idonea a reintegrare il soggetto offeso nello stato precedente alloffesa, ma lo stesso risarcimento pu nondimeno alleviare le conseguenze della nuova condizione deteriore. Un problema assai sentito nellambito del risarcimento per equivalente la determinazione del quantum da risarcire. La regola del calzolaio di Melchiorre Gioia Melchiorre Gioia, nella prima met dell800 affronta il tema della determinazione delle somme oggetto di risarcimento attraverso un criterio legato alla concezione del corpo quale strumento di produzione, facendo riferimento al lucro che il soggetto offeso avrebbe conseguito se non si fosse prodotto levento dannoso. Es: un calzolaio realizza 4 scarpe al giorno e dopo aver subito da un terzo un danno alla mano riesce a fabbricare solo 2 scarpe. Il quantum della somma da risarcire sar pari alla somma che il calzolaio avrebbe potuto guadagnare ove non avesse subito il danno
Il metodo del Melchiorre, qualifica levento dannoso come un qualcosa che determina un lucro cessante. Si tratta di unimpostazione che coerente con la realt del tempo, in cui i valori economici e produttivi erano fortemente avvertiti. Ma allo stesso modo, si tratta di un metodo che non consente di tutelare sul piano risarcitorio quelle esigenze che attengono al mero godimento del corpo e che non abbiano tuttavia una rilevanza direttamente economica.
Il pensiero di Antonio Cazzaniga Negli anni 20 il Cazzaniga elabora un pensiero secondo il quale la persona offesa deve poter conseguire un risarcimento anche laddove non sussista un preciso nocumento allattivit produttiva svolta dal soggetto. Lautore distingue tra: capacit lavorativa generica: da questa discende una potenziale capacit di guadagno da parte del singolo, a prescindere dallo svolgimento in concreto di unattivit economica. Sicch ogni menomazione psicofisica si sostanzia in un pregiudizio alla capacit lavorativa del danneggiato. capacit lavorativa specifica: attitudine del soggetto a eseguire un lavoro concretamente svolto. Il Cazzaniga supera quindi limpostazione del Melchiorre pur rimanendo ancorato a un criterio economico che giustifica il risarcimento in virt della diminuzione delle prospettive di guadagno. Lunico danno a contenuto non patrimoniale che pu essere risarcito il cd. danno morale, dato che al tempo in cui lautore scriveva, lart.185 c.p. imponeva a carico dellagente del reato, lobbligo di risarcire i danni e patrimoniali e non patrimoniali originanti dallillecito. A quel tempo lordinamento era privo di un qualche diritto soggettivo che avesse ad oggetto la saluta o il benessere psicofisico in quanto tale, ragione per cui il Cazzaniga aveva dovuto ricorrere a una finzione, per la quale il danno si riverberava sulla capacit produttiva attuale o futura del singolo. Lintroduzione della capacit lavorativa generica implica che laddove il danno avesse cagionato effettivamente un pregiudizio alla capacit lavorativa specifica , il quantum del risarcimento avrebbe dovuto essere diverso. Il risarcimento per il danno alla capacit lavorativa specifica si aggiunge al risarcimento dovuto per la lesione della capacit lavorativa generica. Lautore distingue tra: invalidit temporanee, le quali coincidono con il periodo della malattia. Periodo che si individua nel tempo in cui si produce la modificazione in peius del precedente stato. Invalidit permanenti, le quali consistono nel risultato stabilizzato del processo patologico. Allinterno delle une e delle altre si danno invalidit parziali e totali. Le prime impediscono ogni sorta di occupazione. Le seconde sono invece espresse in termini percentuali rispetto allinvalidit totale. Ai fini della determinazione del quantum da risarcire, se si ha un invalidit parziale temporanea totale, lammontare del risarcimento sar rapportato ai giorni in cui la persona e rimasta totalmente inattiva. Se invece si avr uninvalidit temporanea parziale, il quantum da risarcire sar determinato sulla base del risarcimento che sarebbe stato dovuto qualora avessimo avuto uninvalidit totale. La concezione del Cazzaniga stata a lungo condivisa, ma non per questo essa priva di aspetti problematici. Si guardi al caso in cui il danneggiato non avesse percepito alcun reddito
e bisognava quindi immaginarne uno fittizio da prendere come base per la determinazione della somma da risarcire. A ci si aggiunga che il riferimento alla capacit lavorativa generica/specifica conduceva a profonde sperequazioni in virt del fatto che le lesioni (in senso atecnico) erano risarcite diversamente a seconda della condizione economico-sociale del danneggiato. Es: Il Tribunale di Milano nella sent.Gennarino valut il quantum del risarcimento sulla base del reddito percepito dal padre del danneggiato, che svolgeva attivit di manovale, ritenendo che anche il figlio avrebbe intrapreso la stessa attivit. E anche quando la liquidazione poteva essere effettuata sulla base di un reddito effettivamente percepito, sorgevano dubbi su come conciliare i criteri propri della capacit lavorativa generica e quelli relativi alla capacit lavorativa specifica.
Il pensiero di Cesare Gerin e levoluzione normativa Lentrata in vigore del Codice civile prima, e della Costituzione poi, segna unevoluzione nella materia del risarcimento del danno. Lart.5 c.c. infatti vieti gli atti di disposizione del proprio corpo, dai quali derivi una diminuzione permanente della integrit fisica o quando siano comunque contrari alla legge, allordine pubblico e al buon costume. Seppur la disposizione limita principalmente la libert contrattuale delle parti, essa indirettamente istituisce una posizione giuridica soggettiva avente ad oggetto il diritto allintegrit fisica. Lart.32 cost., da parte sua definisce come fondamentale il diritto alla salute, sia dellindividuo che della collettivit. Si tratta nel caso di specie di una posizione la cui portata ben pi ampia di quella relativa allintegrit fisica, laddove essa comprende altres bisogni psichici ed esistenziali della persona. Dalla lettura delle norme orora citate emerge che lordinamento considera il pregiudizio ai beni non patrimoniali dellintegrit psicofisica come una violazione di un diritto soggettivo. Ciononostante, la portata innovativa di tali disposizioni non fu immediatamente colta, tant che limpostazione del Cazzaniga ebbe seguito per molto altro tempo. A sostegno di quanto si sta ora dicendo si guardi al saggio Guida pratica per le inchieste, le stime e le liquidazioni dei danni risalente al 1961, nel quale luomo ancora considerato alla stregua di un mezzo indiretto di produzione, suscettibile di valutazione economica, quasi a voler misurare il valore delluomo in base alle sue capacit produttive che sarebbero indice di superiori qualit morali, intellettualiin contrasto con lart.3 cost. che sancisce il principio di uguaglianza formale e sostanziale. Limpostazione del Cazzaniga pur continuando a trovare seguito era stata comunque superata fin dal52 da Cesare Gerin, che introdusse il concetto di validit, considerata quale efficienza psicofisica a svolgere ogni tipo di attivit, sia lavorativa che extralavorativa. Lintegrit psicofisica in questo modo, avrebbe dovuto godere di un valore economico
indipendentemente dallattivit lavorativa esercitata. A suffragare la teoria che la tesi del Cazzaniga fosse ormai anacronistica, si guardi allart. 2059 c.c. che ritiene risarcibili i danni non patrimoniali quando ci sia previsto dalla legge (es.185 c.p.) Il danno biologico Nel 1974 con una serie di sentenze, il tribunale di Genova abbandona il sistema di liquidazione del danno fondato sulla capitalizzazione del presunto lucro cessante, adottando di converso il criterio del valore-punto. La novit sta nel fatto che la menomazione dellefficienza psicofisica della persona ritenuta risarcibile indipendentemente dal sussistere di conseguenze negative sul piano economico. E ci in quanto la lesione psicofisica si sostanzia nella lesione del diritto soggettivo di cui allart.32, configurando quindi un danno ingiusto ex art.2043. il tribunale di Genova ritiene perci risarcibili separatamente: Il danno patrimoniale (ex art.2043) Il danno morale (ex comb.disp. 2059 185) Il danno biologico in quanto tale Tornando al criterio del valore-punto, ad ogni punto di invalidit assegnato un autonomo valore economico. Solo nel 1981 tuttavia la Cassazione affermer che il danno biologico, quale pregiudizio al diritto fondamentale alla salute, risarcibile ancorch non incida sulla capacit di produrre reddito. La stessa corte definisce il danno biologico nel 1983, come la menomazione dellintegrit psico-fisica della persona in s considerata, incidente sul valore uomo che non si esaurisce nella sola attitudine a produrre ricchezza. La posizione della Cassazione avallata dalla Corte cost. nella sent.184/86, secondo la quale il diritto alla salute (art.32), qualora leso deve essere risarcito ex art.2043. Leventuale danno patrimoniale conseguente al danno biologico, andr quindi risarcito sempre ex art.2043 ma separatamente. A parte andr risarcito anche il cd. danno morale conseguente al danno biologico, se il fatto illecito costituisce reato (2059 185). Nellevoluzione successiva della giurisprudenza, muta il riferimento normativo sulla cui base si ammette il risarcimento del danno biologico, il cui riconoscimento si trova secondo il nuovo orientamento, non gi nellart.2043 ma nellart.2059. Disposizione questa, che infatti si riferisce non al solo danno morale da risarcire in presenza di reato, ma ad ogni altro danno non patrimoniale espressamente previsto dalla legge. La cassazione parla pi precisamente di diritti inviolabili delluomo previsti dalla Costituzione. Lintroduzione del danno biologico, ad ogni modo risponde alla ratio di superare ogni commistione tra pregiudizio alla persona e sue conseguenze economiche. Nonostante la limpidezza del sistema orora esposto non mancavano anche negli anni 90 i richiami alla capacit lavorativa generica e specifica, sicch lesaltazione della vita umana in quanto tale, ha faticato ad affermarsi. Detto ci, tornando alla definizione del diritto alla salute, non possiamo esimerci dal richiamare quanto disposto dalla Carta costituzionale dellOMS, secondo la quale la salute intesa come completo benessere fisico, psichico e
sociale. Lobiettivo quindi quello di non circoscrivere il concetto di saluta al solo aspetto fisico della persona. Il vero problema risiede nellattribuzione di un valore economico ai punti rappresentativi dellinvalidit. Vari sono stati i criteri di cui si avvalsa la giurisprudenza. Si va dal criterio equitativo puro a sistemi di calcolo mediante valori prefissati. Quanto al criterio equitativo puro questo implica lassenza di ogni relazione tra i punti percentuali rappresentativi del danno biologico e i parametri economici. La giurisprudenza prevalente tuttavia si avvalsa di metodi diversi, tra i quali il valore di punto tabellare (una giurisprudenza minoritaria aveva fatto ricorso al triplo della pensione sociale che andava corrisposto a fronte di uninvalidit totale, ma la Cassazione si era pronunciata contro questo orientamento). Secondo il metodo del valore di punto tabellare, ad ogni punto di invalidit assegnato un ammontare pecuniario, che aumenta col crescere della percentuale di invalidit. Tale ammontare pecuniario integralmente attribuito se il soggetto danneggiato ha let di un anno, mentre ridotto in base a un demoltiplicatore con lavanzare dellet del soggetto offeso. La legislazione in materia di danno biologico Lutilizzo dellespressione danno biologico in sede legislativa risale solo al d.lgs. 38/00 in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali. Il legislatore definisce il danno biologico come una lesione allintegrit psicofisica della persona, suscettibile di valutazione medico-legale. Sempre secondo la legge, il ristoro del danno in questione avviene indipendentemente dalla capacit di produrre reddito. Il legislatore precisa tuttavia che la succitata definizione valida in attesa di una definizione a carattere generale, non limitata al solo ambito dellassicurazioneLa stessa definizione si ritrova tuttavia anche nella l.57/01, la quale introduce la disciplina del danno biologico ai fini dellassicurazione della responsabilit civile derivante dalla circolazione di veicoli e natanti. Secondo la legge di cui sopra, liquidata a titolo di danno biologico temporaneo, una somma pari a 70.000 lire per ogni giorno di inabilit assoluta. La materia stata ad ogni modo oggetto di riforma nel 2005, laddove il legislatore ha adottato il cod.ass.private, che ha fornito una nuova definizione di danno biologico, quale: Lesione temporanea o permanente allintegrit psico-fisica della persona, suscettibile di valutazione medico legale, e che determina unincidenza negativa sulle attivit quotidiane e sugli aspetti relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da ripercussioni sulla sua capacit di produrre reddito. Il legislatore ha perci recepito quelle istanza della giurisprudenza che considerava quale danno biologico, non soltanto ci che si ripercuoteva sulla sfera fisica del danneggiato, ma altres quanto investiva aspetti della sua vita quotidiana e di relazione. La legge distingue tra lesioni:
Di lieve entit (fra uno e nove punti di invalidit) Di non lieve entit (fra dieci e cento punti) A tal fine predispone una tabella nella quale indicato il valore percentuale in termini di invalidit per ogni menomazione allintegrit psicofisica, e ogni punto di invalidit assegnato un certo valore pecuniario. Nel caso in cui la menomazione psicofisica incida in modo rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali della persona, lammontare del risarcimento potr essere aumentato fino a un max. del 30%. Sempre secondo lattuale cod. ass. private, lammontare della somma da corrispondere a titolo di risarcimento per il danno biologico temporaneo pari a 39,37 euro per ogni giorni di inabilit assoluta. Il danno esistenziale Il danno esistenziale inizia ad affacciarsi nel nostro ordinamento tra il XX e il XXI sec. Nel 2002 il tribunale di Roma, nellambito di una fattispecie in cui il cane della parte ricorrente era stato sbranato dal cane della controparte in giudizio, accertava che:
Mancava ogni fattispecie che potesse costituire illecito penale, il che impediva di inquadrare il fatto in termini di danno morale Mancava altres la lesione psichica, quale elemento costitutivo del danno biologico Ma sussisteva nondimeno un pregiudizio dovuto dal peggioramento della qualit della vita della persona in seguito allinterruzione della relazione affettiva con lanimale, che aveva portato il giudice a configurare la responsabilit della controparte per aver cagionato un danno esistenziale. Varie sono state le definizioni apprestate al danno esistenziale. Da quella che parla di peggioramento della qualit della vita a quella che discorre di offesa del diritto a unesistenza serena. A titolo di esempio possiamo citare come fattispecie che si sostanziano in danno esistenziale, quella in cui lecografista omette colposamente di diagnosticare le malformazioni del feto. Nella giurisprudenza c stato chi ha distinto il danno esistenziale da quello biologico e morale, come se fosse una categoria e s stante, e chi di converso ha ascritto il danno esistenziale al genus del danno biologico. Altri hanno addirittura affermato la risarcibilit del danno esistenziale nel sol caso in cui mancassero i presupposti per risarcire il danno biologico, mentre altri ancora hanno negato lautonoma rilevanza della categoria. Ad ogni modo, la Cassazione nel 2001 aveva espressamente riconosciuto lautonoma rilevanza del danno esistenziale rispetto al danno biologico (anche detto danno alla salute, il quale si sostanzia nella violazione dellart.32). mentre questultimo denota una lesione psicofisica accompagnata da una patologia oggettiva, il danno esistenziale richiama disagi e turbamenti soggettivi, pur escludendo la rilevanza del mero patema danimo. Il fondamento costituzionale del danno esistenziale rinvenuto negli artt.2 e 29 (famiglia come societ naturale fondata sul matrimonio). Non possiamo esimerci dal precisare tuttavia come il
danno esistenziale abbia sovente condotto ad esagerazioni e pronunce originali da parte della giurisprudenza di merito, che quasi arrivata ad abusarne. A questi orientamenti ha tuttavia risposto la Cassazione con le sentenze 8827/03 e 8828/03. Ad avviso della Suprema Corte lart.2059 (norma di rinvio) legittima il risarcimento di ogni danno non patrimoniale, e non solo del danno morale soggettivo, a condizione che ci sia previsto espressamente dalla legge. Il danno non patrimoniale perci risarcibile: non solo quando la legge istituisce espressamente il diritto al risarcimento in relazione al verificarsi di una determinata fattispecie (185 c.p.) ma anche quando sia offeso un diritto inviolabile costituzionalmente garantito. E ci in quanto, se la lesione di un tale diritto non venisse sanzionata quanto meno con il risarcimento, lo stesso diritto perderebbe il connotato dellinviolabilit. Da tale impostazione il danno biologico quindi risarcibile attraverso il combinato disposto tra gli artt.2059-32. La corte esclude invece che il cd. danno esistenziale possa assurgere ad autonoma categoria interna al danno non patrimoniale, a causa del fatto che nel danno esistenziale confluiscono pregiudizi atipici di qui irrisarcibili ex art.2059, il quale si fonda sulla tipicit dei pregiudizi arrecati a una posizione soggettiva garantita dalla legge. Anche nellambito del danno esistenziale pertanto la risarcibilit ammessa a fronte di quei casi in cui: la legge prevede espressamente il risarcimento il pregiudizio attiene a un diritto costituzionalmente garantito Lobiettivo della corte sostanzialmente quello di evitare linsorgere di pi liquidazioni in merito allo stesso tipo di danno. Le sentenze di cui sopra hanno dato luogo a ulteriori sviluppi nella giurisprudenza di legittimit, laddove la Cassazione ha nuovamente parlato di danno esistenziale nel 2006, come un pregiudizio che sia oggettivamente accertabile, e dal quale siano derivate scelte di vita diverse rispetto a quelle che si sarebbero compiute in assenza dellevento dannoso. Una certa sistemazione della materia sembrava essere stata raggiunta con quellindirizzo della Cassazione che aveva chiarito come il danno non patrimoniale si compendiasse nella triplice accezione di danno morale soggettivo, danno biologico e danno esistenziale. Rispetto a questo stato di cose, la Corte per nuovamente intervenuta con sent.26972/08. La sent.26972/08 SS.UU: Questi sono i tratti salienti della sentenza: 1. le categoria del pregiudizio ingiusto risarcibile si distinguono: in danno patrimoniale (2043) e in danno non patrimoniale (2059). Allinterno di queste categorie non dato individuare ulteriori sottocategorie. Leventuale uso di espressioni quali danno esistenzialeha mero valore descrittivo.
2. Il danno patrimoniale va risarcito secondo i criteri del danno emergente e del lucro cessante. 3. I danni inerenti gli interessi della persona a rilevanza non patrimoniale vengono risarciti ex art.2059, che a sua volta una norma di rinvio. 4. Il danno biologico, morale e esistenziale non costituiscono sottocategorie del danno non patrimoniale, ma hanno una funzione essenzialmente descrittiva. 5. Il danno morale soggettivo (185-2059) non va inteso solo quale turbamento dellanimo transitorio, laddove esso pu protrarsi anche per un lungo periodo. La durata del pregiudizio non ha rilevanza ai fini dellesistenza del danno, ma solo ai fini della quantificazione del risarcimento. Il danno morale va inteso come una sofferenza psichica cagionata dal reato che non ha tuttavia degenerazioni patologiche, avendosi altrimenti danno biologico. Indice dellingiustizia del danno gi il fatto che questo origina da un reato. 6. Per la definizione del danno biologico pu accogliersi quella fornita dal cod.ass.private, ai sensi del quale danno biologico la lesione temporanea o permanente allintegrit psicofisica che sia accertabile da un punto di vista medico-legale, e che incide negativamente sulle attivit quotidiane, indipendentemente da ripercussioni sulla capacit di produrre reddito. danno biologico ogni sofferenza fisica o psichica a carattere patologico. La prova di tale danno pu essere acquisita e mediante consulenza medico legale, e mediante documenti, testimonianze e presunzioni. 7. I pregiudizi che si soliti additare come esistenziali sono risarcibili: nei casi in cui la riparazione espressamente prevista dalla legge (es.185) o quando il pregiudizio origina dalla lesione di un diritto inviolabile costituzionalmente garantito. Ad ogni modo la categoria dei diritto inviolabili non intesa quale numerus clausus, in virt del fatto che lart. 2 consente di riconoscere come inviolabili, nuove posizioni e interessi emersi nella realt sociale evoluta (interpretazione aperta dellart.2). appena il caso di precisare che il pregiudizio esistenziale d luogo al diritto al risarcimento purch loffesa abbia il carattere della gravit. Non risultano di qui meritevoli di tutela risarcitoria i meri fastidi, disagi, disappunti 8. Il pregiudizio esistenziale attinente diritti tutelati dalla CEDU non d azione risarcitoria, in quanto trattasi di diritti contemplati da un atto che ha forza di legge, mentre la Cassazione richiede il fondamento costituzionale. Analisi critica della sentenza La sentenza presenta alcuni profili critici. Sussistono difatti tuttora differenze di trattamento nel risarcimento del danno biologico. Quando infatti il risarcimento dovuto a soggetti cui non si applichi il cod.ass.private, a parit di percentuali di invalidit possono essere attribuite somme diverse. Lampiezza della definizione del danno biologico pu condurre a risarcimenti standardizzati per soggetti che pur avendo conseguito la medesima percentuale di invalidit, hanno subito alterazioni assai differenti nelle normali attivit quotidiane. Es: Tizio e Caio perdono entrambi
la falange ungueale del dito anulare. Tizio appassionato di cinema, mentre Caio suona la chitarra. chiaro che nella realt i pregiudizi sofferti dai due danneggiati avranno una portata diversa, ma ove si attribuisse al danno biologico un significato tale che nello stesso potrebbero rientrare tutti i pregiudizi esistenziale a carattere patologico, si perverrebbe a una sperequazione. Da quanto detto emerge che il sistema del punto tabellare evita liquidazioni ingiustificatamente differenziate, ma allo stesso tempo il trattamento omogeneo riservato ai danneggiati pu essere esso stesso causa di discriminazione. Certo, la Cassazione ha stabilito nella sentenza in esame, che anche quando il risarcimento venga liquidato sulla base della tabelle, la liquidazione deve essere personalizzata, ma ha tuttavia soprasseduto in merito allindicazione del metodo da utilizzare nelloperare detta personalizzazione. La corte assume che il danno morale assurge a sofferenza psichica priva del carattere patologico. Di converso il danno biologico presenta sofferenze psichiche a carattere patologico. Trattasi dunque, almeno suo piano delle definizioni, di due fattispecie differenti. Tuttavia la corte precisa che il danno morale non pu essere risarcito indipendentemente dal danno biologico, in quanto la sofferenza psichica componente anche di questultimo. Ma in che modo risarcire allora il danno morale quando la sofferenza psichica presenti carattere patologico? La corte ha escluso che possa pervenirsi a un risarcimento del danno morale in misura percentuale rispetto al danno biologico, ma daltra parte non ha fornito unaltra adeguata soluzione. Sempre secondo la Corte, la sofferenza psichica, nel caso in cui tra la lesione e la morte intercorra un limitato intervallo temporale, non degenera in danno biologico. Altro aspetto critico risiede nel fatto che ad avviso delle SS.UU. il danno non patrimoniale sorge allorch venga leso un diritto inviolabile costituzionalmente garantito. Non si comprende daltra parte il perch di questa limitazione, laddove anche un diritto avente fondamento in una norma di legge, che sia ingiustificatamente leso, e dal quale derivi un pregiudizio non patrimoniale, dovrebbe ugualmente dare al danneggiato azione risarcitoria. Peraltro talvolta, anche quando la legge non richiami espressamente il termine diritto, possibile ricavare lesistenza della posizione di vantaggio in via interpretativa. Ci accade ad esempio, quando la norma istituisce una sanzione risarcitoria. chiaro che il soggetto pu far valere il diritto al risarcimento in quanto sia stato precedentemente leso un suo diritto a non veder pregiudicato un bene della vita. Lazione risarcitoria concessa altres laddove la legge attribuisca al singolo un diritto soggettivo, tacendo tuttavia in merito alle eventuali obbligazioni risarcitorie originanti dalla lesione di quel diritto. (es. diritto di propriet 832) Se lart.2059 si riferisse alle sole ipotesi in cui la legge istituisce un diritto a carattere non patrimoniale per i quali prevista la sanzione del risarcimento, lo stesso art.2059 non avrebbe ragion dessere, in quanto basterebbero le norme che istituiscono gli anzidetti diritti soggettivi con annessa sanzione risarcitoria.
Aspetti normativi in ambito europeo Francia: qui nasce il sistema del risarcimento mediante il valore punto. Il valore del punto tabellare utilizzato anche riguardo ad illeciti che non attengono alla circolazione stradale. Nellordinamento francese manca invece una disposizione analoga allart.2059 che abbia limitato in passato la risarcibilit del danno non patrimoniale ai soli casi di pregiudizi originanti da reati. Spagna: nel 95 si optato per il sistema risarcitorio a punti, almeno in relazione alla responsabilit civile derivante dalla circolazione die veicoli. A prescindere dallanalisi del sistema risarcitorio proprio di ogni ordinamento, va rilevato che a causa della eterogeneit dei diversi sistemi, sarebbe auspicabile nellambito dellUE, introdurre un sistema che in grandi linee sia basato sui medesimi criteri. Nel 2000 stata approvata una raccomandazione alla Commissione, al Parlamento e al Consiglio, elaborata da un gruppo di giuristi, il quale ha svolto il proprio lavoro muovendo da un punto un punto fermo che quello di contemperare: Una liquidazione base Una liquidazione che tenga conto delle peculiarit del caso concreto Nella raccomandazione si auspica lemanazione di una direttiva che operi il succitato contemperamento almeno in relazione ai danni derivanti dalla circolazione stradale dei veicoli. La stessa raccomandazione opera una distinzione tra i danni alla persona in quanto tale, e danni che attengano allespetto economico della persona. Il danno allintegrit psicofisica andrebbe risarcito secondo il sistema del valore punto, fino a uninvalidit pari al 70%. Gli importi indicati dalle relative tabelle potrebbero essere incrementati fino a un massimo del 20% in ragione della peculiarit del caso concreto. I pregiudizi non patrimoniali sono comunque risarcibili nel sol caso in cui siano riconoscibili secondo criteri medici. Tale impostazione che riconosce lindubbio ruolo dellaccertamento medico, non potrebbe daltra parte dirsi operativo al di fuori degli ambiti relativi ai sinistri stradali, laddove fuori da questo campo si gi visto come gli ordinamenti riconoscano la rilevanza di quei pregiudizi (esistenziali) che non siano suscettibili di accertamento medico, ovvero che non abbiano carattere patologico. La direttiva 2004/80 ha stabilito un sistema di cooperazione tra stati, teso ad agevolare la liquidazione del risarcimento delle lesioni subite dalle vittime di un reato doloso in situazioni transfrontaliere. Non sembra peraltro del tutto giustificata la limitazione relativa ai soli reati dolosi. Scopo della direttiva assicurare che gli Stati garantiscano alle vittime un indennizzo equo e adeguato, senza discriminazioni tra chi cittadino dello stesso stato e chi invece cittadino non . La direttiva si pone nel solco gi tracciato dalla CdG nella sent. Cowan la quale ha stabilito che la tutela dellintegrit personale costituisce il corollario della libert di circolazione. Una proposta ricostruttiva dei concetti relativi al danno alla persona
Avendo gi chiarito come laccertamento del pregiudizio arrecato deve prescindere dallutilizzo di locuzioni specifiche, aggiungiamo che qualora si voglia utilizzare espressioni quali danno esistenziale, danno morale.. occorre individuare i limiti precisi insiti in ogni espressione. Non possiamo non rilevare come le espressioni di cui sopra possono finanche porsi in rapporto di genere a specie. Il danno biologico ad esempio, inteso come menomazione dellefficienza psicofisica, si sostanzia in un danno allesistenza della persona. Ma lo stesso danno biologico, se inteso come danno alla salute (32) potrebbe assumere una portata assai pi ampia, qualora nel definire il concetto di salute ci si avvalesse della definizione apprestata dallOMS (completo benessere..) Se vero che tutti i danni cagionati alluomo attengono alla sua esistenza, altrettanto vero che per il diritto rileva il modo in cui lesistenza viene turbata. Si consideri a titolo di esempio il caso di sempronio che subisce la frattura della colonna vertebrale perch caduto da una barca in seguito alla manovra spericolata del timoniere. La frattura della colonna vertebrale costituisce: certamente una menomazione fisica immediata essa inoltre pu dar luogo a uno stato di preoccupazione immediatamente dopo levento dannoso la causa di un dolore fisico che si protrae nel periodo non immediatamente successivo allevento la ragione che ostacola lo svolgimento delle precedenti attivit quotidiane una sofferenza psichica successiva a quella immediatamente provata dopo levento doloroso
Ad ogni modo il pregiudizio subito, d luogo al diritto al risarcimento nel sol caso in cui esso sia qualificato come illecito. Lilliceit del fatto si determina in base a una valutazione di interessi contrapposti. Se linteresse di chi ha subito il danno deve prevalere sullinteresse di chi lo ha cagionato, sar allora possibile irrogare una sanzione a carico del danneggiante. La prevalenza di un interesse si manifesta attraverso la costituzione e il riconoscimento di un diritto soggettivo. In una prospettiva di riforma in materia di risarcimento del danno non patrimoniale, anche in ambito europeo, potremmo convenire nel considerare come pregiudizi di tipo diverso, il danno morale, esistenziale e biologico, giacch diversi ne sono i presupposti. E proprio in quanto cambiano gli elementi costitutivi per ogni categoria, i danni di cui sopra ben potrebbero concorrere nel risarcimento globale. In definitiva, potremmo avvalerci delle seguenti definizioni. Danno biologico: dolore fisico o menomazione psicofisica suscettibile di valutazione medico legale. Comprende anche il danno esistenziale qualora questo sia inteso come pregiudizio alle esigenze di vita comuni ad ogni uomo. Danno esistenziale: alterazione della attivit/opportunit mediante le quali si realizza la personalit di ogni uomo. Se lalterazione riguarda esigenze di vita quotidiane e comuni, pu essere risarcito solo in quanto manchino i presupposti per risarcire il danno biologico.
Danno morale: sensazione di sofferenza psichica a carattere non patologico.
Ogni fattispecie dannosa andrebbe risarcita qualora presenti in aggiunta i caratteri dellingiustizia e della gravit.
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