Source: https://www.dirittieuropa.it/blog/16476/notizie/le-sentenze-della-corte-europea-dei-diritti-delluomo-del-31032016/
Timestamp: 2017-09-23 14:48:58+00:00
Document Index: 44592916

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 8', 'sentenza ', '§ 1', 'art 8']

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 31/03/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
Home / In evidenza / Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 31/03/2016
Posted by: Marco Petrachi in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 31 marzo 2016
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 31 marzo 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:
Karen Poghosyan c. Armenia 62356/09 2
Karen Poghosyan e' un cittadino armeno e il suo caso riguarda l’annullamento di una sentenza definitiva che gli ha riconosciuto il suo diritto di proprieta' di un terreno e della costruzione annessa nel 2001. Dopo il passaggio in giudicato della sentenza per decorrenza dei termini di impugnazione tramite appello, il vice procuratore generale e l’ufficio del sindaco hanno presentato due separati ricorsi contro la sentenza del 2001 che riconosceva il diritto di proprieta' al ricorrente; nel 2009 la corte d’Appello ha annullato la sentenza del 2001, negando il diritto di proprieta' al signor Poghosyan. Invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) e dell'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 (protezione della proprieta') della Convenzione, il signor Poghosyan lamenta il fatto che il rinnovo del termine di ricorso e l'annullamento della sentenza definitiva del 2001 hanno violato il principio di certezza del diritto e il diritto al rispetto dei suoi beni.
Articolo 6-1 - l'accesso alla giustizia
La violazione dell'articolo 1 del Protocollo n. 1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n. 1 -. Rispetto dei beni)
Alexey Petrov c. Bulgaria 30336/10 2
Alexey Petrov Iliev e' un cittadino bulgaro e il suo caso riguarda un’operazione di polizia che ha portato al suo arresto nel 2010, avvenuto alla presenza dei media. Il signor Petrov e' un ex funzionario dei servizi di sicurezza bulgari e ufficiale del ministro degli interni. Il suo arresto e' stato filmato e trasmesso dai media su canali televisivi e siti di informazione. Accusato di diversi reati, alcuni processi a suo carico sono ancora in corso.
Ricorre alla Corte Edu ed invoca l'articolo 3 CEDU (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti), sostenendo di essere stato sottoposto ad un trattamento inumano e degradante durante l'operazione di polizia del 10 febbraio 2010; l'articolo 6 CEDU(diritto ad un equo processo) sostenendo che le opinioni di alcuni giudici e politici rilasciate ai media nel corso del procedimento penale contro di lui costituivano violazione ingiustificata del suo diritto alla presunzione di innocenza. Ai sensi dell'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione, lamenta che il suo arresto e' stato filmato e che la registrazione e' stata trasmessa ai media per mezzo della stampa del Ministero degli Interni.
Nessuna violazione di Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante)
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimenti penali
Dimitar Yanakiev c. Bulgaria 50346/07 3
Dimitar Pavlov Yanakiev e' un cittadino bulgaro e il suo caso riguarda la mancata esecuzione di una sentenza a suo favore, pronunciata e divenuta esecutiva nel 2005. La sentenza obbliga l’ufficio del governatore di Sofia a rilasciare un risarcimento per aver violato il diritto di proprieta' del signor Yanakiev. Fino ad aprile 2014 la sentenza e' rimasta inapplicata e il ricorrente invoca l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) e l'articolo 1 del Protocollo n Â° 1 (protezione della proprieta') della Convenzione, lamentando la mancata attuazione.
Articolo6- Termine ragionevole) Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n. 1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n. 1 - Rispetto dei beni
Dzhabarov e altri c. Bulgaria 6095/11, 74091/11, 75583/11 2 Deyan Dzhabarov, Vaska Nikolova e Stanislav Petkov (ora deceduto) sono tre cittadini bulgari che ricorrono alla Corte perche' ritengono sia stato violato il loro diritto alla liberta' e alla sicurezza in quanto detenuti illegalmente nel 2007 per reati che non avevano commesso. Invocando l'articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) della Convenzione, i ricorrenti lamentano che la loro detenzione era illegale e non vi era un ragionevole sospetto della commissione di un reato. Inoltre lamentano che i giudici hanno respinto le loro richieste di risarcimento danni per via della detenzione illegale da parte della polizia. Articolo 5 Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto
Violazione del Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-5 - Compensation)
Petrov e Ivanova c. Bulgaria 45773/10 2
Anton Petrov Kirillov e Krasimira Filcheva Ivanova, sono cittadini bulgari e il loro caso riguarda lo svolgimento di un’azione di polizia avvenuta nel dicembre 2009 che ha portato all’arresto del signor Petrov perche' ritenuto artefice di una serie di rapimenti. Il successivo processo e' stato sospeso nel 2010 e il ricorrente rilasciato su cauzione. Il Ministero dell’interno ha rilasciato diverse dichiarazioni ai media sulla c.d. operazione “Octopus” che hanno suscitato un grande interesse mediatico. Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, la signora Ivanova sostiene che e' stata sottoposta a trattamento inumano e degradante quando la polizia entro' nella sua casa il 10 febbraio 2010; invocando l'articolo 6 (diritto ad un equo processo), il signor Petrov lamenta che le dichiarazioni rilasciate dai politici e pubblici ministeri hanno violato il suo diritto alla presunzione di innocenza. Ai sensi dell'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), i due ricorrenti sostengono, inoltre, che la copertura mediatica dell’operazione di polizia nella loro abitazione ha comportato violazione ingiustificata della loro privacy. Infine basandosi sull'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo), lamentano che non c'erano vie di ricorso interne per chiedere un risarcimento per le violazioni degli articoli 3, 6 e 8 della Convenzione.
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimenti penali
Stoyanov e altri c. Bulgaria 55388/10 3
I ricorrenti sono i fratelli Plamen e Yordan Stoyanov e altri 8 cittadini bulgari, tutti coinvolti nella c.d. operazione “Octopus” sopra citata. Tutti i ricorrenti affermano di essere rimasti scioccati dall’irruzione della polizia nelle loro abitazioni. I processi avviati nei loro confronti hanno ricevuto un’ampia copertura mediatica ma sono rimasti nella fase delle indagini preliminari. Invocando gli articoli 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) e 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione, otto dei ricorrenti affermano che sono stati sottoposti a trattamento degradante quando la polizia ha fatto irruzione nelle loro rispettive case il 10 febbraio 2010 e che sono stati vittime di una violazione del loro diritto al rispetto della loro casa e della loro vita privata.
I fratelli Stoyanovi invocando l’articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) lamentano di non essere stati tempestivamente informati delle ragioni del loro arresto e che non hanno avuto la possibilita' di ottenere il risarcimento del danno subito; inoltre invocando gli articoli 6 (diritto ad un equo processo) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) lamentano la decisione dei tribunali di congelare i loro beni. Tutti i ricorrenti ai sensi degli articoli 6 (diritto ad un equo processo) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione, lamentano una violazione del loro diritto alla presunzione di innocenza e sostengono che non ci sono vie di ricorso interne efficaci con cui chiedere un risarcimento per le presunte violazioni del loro diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani o degradanti e il loro diritto al rispetto della loro casa e al godimento delle loro proprieta'.
Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto dViolazione dell'articolo 13 + 8 -el domicilio)
Violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 3 - Proibizione della tortura)
Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare)
Seton c. Regno Unito
55287/10 3
Nel caso in questione, il sig. John Edward Seton, cittadino britannico detenuto con l'accusa di omicidio,lamenta la mancata citazione di un testimone da lui richiesta nel corso del suo processo penale.
Accusato di omicidio, il ricorrente nel corso del procedimento aveva affermato che ad uccidere la vittima non era stato lui bensi' il sig Pearman, (soggetto precedentemente incriminato per possesso di droga e armi da fuoco) e che al momento del processo stava scontando una pena detentiva per omicidio. Il soggetto accusato e' stato interrogato dagli investigatori e sia in quell'occasione sia durante una telefonata alla moglie, intercettata a sua insaputa dagli investigatori,il sig Pearman ha affermato con assoluta sicurezza di non conoscere il sig Seton e di non avere coinvolgimento nella vicenda. Durante il processo, su istanza del ricorrente era stata richiesta la comparizione del sig Pearman, ma questi si era rifiutato rendere dichiarazioni, a seguito di cio' il giudice ha ammesso come prova l'intercettazione a sostegno del fatto che il testimone non aveva legame alcuno col caso in questione e dunque il suo coinvolgimento si rivelava non necessario. Condannato all'ergastolo e ad una pena minima di 30 anni, la corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado,argomentando che date le prove schiaccianti a suo carico (tra cui un valido movente, la mancanza di un alibi e addirittura un testimone oculare che aveva riconosciuto in lui l’assassino, oltre al fatto di essersi dato alla fuga subito dopo l'omicidio), la mancata audizione del testimone era un vizio senz'altro marginale e irrilevante, in quanto anche la Â convocazione coatta del sig.Pearman non avrebbe potuto scagionare l'accusato dalle pesantissime accuse a suo carico in virtu' anche delle dichiarazioni gia' rese durante l'intercettazione .
Mr Saeton ritiene tuttavia violato l'articolo 6 Â§Â§ 1 e 3 (D) (diritto ad un equo processo e il diritto di ottenere e l'interrogatorio dei testimoni) in quanto il giudice si era rifiutato di ascoltare il testimone da lui citato.
Articolo 6 Nessuna Violazione dell'articolo 6 + 6-3-d - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale
Santare e Labaznikovs c. Lettonia
34148/07
Lilija Santare e Vladimirs LabazÅikovs, sono cittadini lettoni residenti a Riga,vittime di un'intercettazione telefonica a loro parere illecita e non autorizzata,avvenuta nel contesto di un'indagine anticorruzione. Il sig. LabazÅikovs, proprietario di una catena di farmacie, aveva infatti offerto del denaro ad uno degli investigatori nel caso in cambio dell'archiviazione dell'indagine nei suoi confronti, a seguito dell'accordo aveva contattato la sig.ra Santare, membro del consiglio di amministrazione della societa' di Labaznikovs, allo scopo di prelevare tale somma di denaro per il pagamento della tangente. Tale telefonata e' stata intercettata,registrata ed utilizzata in seguito,nonostante l'opposizione delle parti,che la ritenevano una prova non assunta legalmente e dunque inutilizzabile nel procedimento in corso. A seguito della condanna in primo grado a due anni con sospensione della pena, per Labaznikov âdichiaratosi colpevole- per favoreggiamento e corruzione e dell’assoluzione per la signora Santare, il Giudice d’Appello lettone ha invece condannato la donna (con la sospensione della pena) e revocato la sospensione al sig. Labaznikovs, dichiaratosi colpevole, con pena ridotta e sospesa. Tuttavia il giudice lettone ha ritenuto infondato, respingendolo, Â il ricorso presentato dalla signora Santare circa l’inutilizzabilita' come prova nel processo delle intercettazioni telefoniche.
Quest’oggi i ricorrenti invocano l'articolo 8Â CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare, domicilio, e la corrispondenza), lamentano infatti la lesione della loro privacy a seguito delle intercettazioni subite.
Articolo 8 Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto per la corrispondenza
A, B e C v. Lettonia
30808/11 2
I ricorrenti, sono tre ragazze di eta' compresa tra i 19 e i 22 anni, due di nazionalita' britannica, una di nazionalita' lettone. Le ragazze avevano sporto denuncia contro il loro allenatore sportivo sostenendo di essere state vittime nel 2008-2009, all'eta' di circa15 anni, di abusi sessuali. Nello specifico sostengono che l'allenatore avrebbe preteso che si presentassero in sauna senza vestiti o asciugamani e avrebbe in seguito prestato dei massaggi toccando ripetutamente le parti intime delle ragazze. A tale condotta va aggiunto inoltre un tentativo da parte dell'accusato di dormire una notte con una delle ragazze, rifiutatasi fermamente. A seguito di denuncia da parte delle madri delle ragazze la polizia ha aperto un inchiesta nei confronti dell'allenatore, tale inchiesta, durata pochi mesi ha portato gli investigatori a sentenziare che le sessioni di sauna erano volontarie e che di conseguenza nella discrezionalita' delle ragazze, che i massaggi erano avvenuti su richiesta delle ragazze stesse e che quindi, a loro parere non potevano essersi verificati abusi da parte dell'indagato. Le successive richieste a superiori gerarchici da parte delle madri delle ragazze non hanno avuto esito migliore, pur essendovi un rapporto di uno psicologo che sottolineava come le ragazze avessero subito un trauma di non lieve entita' a seguito di fatti recenti, dunque le possibili molestie. Nel mentre tuttavia l'allenatore, con una non lieve contraddittorieta', veniva condannato in sede civile a risarcire a titolo di violazione della privacy,dai 100 ai 500 euro.
Invocando l'articolo 8 CEDU (diritto al rispetto per la vita privata e familiare), le ricorrenti lamentano che le autorita' non hanno indagato in maniera sufficiente circa le loro denunce di abusi sessuali da parte dell’allenatore.
Articolo 8 Eccezione preliminare unita al merito respinta (articolo 34 - Vittima)
A Alexey Petrov c. Bulgaria Armenia B e C v. Lettonia Bulgaria Dimitar Yanakiev c. Bulgaria Dzhabarov e altri c. Bulgaria Karen Poghosyan c. Armenia Petrov e Ivanova c. Bulgaria Regno Unito Seton c. Regno Unito Stoyanov e altri c. Bulgaria Tutte le sentenze	2016-03-31
Tagged with: A Alexey Petrov c. Bulgaria Armenia B e C v. Lettonia Bulgaria Dimitar Yanakiev c. Bulgaria Dzhabarov e altri c. Bulgaria Karen Poghosyan c. Armenia Petrov e Ivanova c. Bulgaria Regno Unito Seton c. Regno Unito Stoyanov e altri c. Bulgaria Tutte le sentenze
Previous: Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 30/03/2016
Next: Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 5/04/2016