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Timestamp: 2020-02-27 20:46:18+00:00
Document Index: 89558912

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 132', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Nota del Presidente del Garante, Antonello Soro, al Governo e al... - Garante Privacy
Nota del Presidente del Garante, Antonello Soro, al Governo e al Parlamento in tema di disciplina di dati di traffico - 22 dicembre 2017
7464029
L´Assemblea del Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva, nella seduta dell´8 novembre 2017, il disegno di legge, di iniziativa governativa, recante "Disposizioni per l´adempimento degli obblighi derivanti dall´appartenenza dell´Italia all´Unione europea-Legge europea 2017" (legge 22 novembre 2017 n. 167).
L´art. 24 della legge, rubricato "Termini di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico", prevede che "In attuazione dell´articolo 20 della direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio, al fine di garantire strumenti di indagine efficaci in considerazione delle straordinarie esigenze di contrasto del terrorismo, anche internazionale, per le finalità dell´accertamento e della repressione dei reati di cui agli articoli 51, comma 3-quater, e 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale il termine di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico nonché dei dati relativi alle chiamate senza risposta, di cui all´articolo 4-bis, commi 1 e 2, del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2015, n. 43, è stabilito in settantadue mesi, in deroga a quanto previsto dall´articolo 132, commi 1 e 1-bis, del Codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.".
1. l´articolo 20 della suddetta direttiva (UE) 2017/541 è norma assai generica, limitandosi a stabilire:
Strumenti di indagine e confisca
1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le persone, le unità o i servizi incaricati delle indagini o dell´azione penale per i reati di cui agli articoli da 3 a 12 dispongano di strumenti di indagine efficaci, quali quelli utilizzati contro la criminalità organizzata o altre forme gravi di criminalità.
2. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le loro autorità competenti congelino o confischino, se del caso, in conformità della direttiva 2014/42/UE del Parlamento europeo e del Consiglio ( 1 ), i proventi derivati dall´atto di commettere o di contribuire alla commissione di uno dei reati di cui alla presente direttiva e i beni strumentali utilizzati o destinati a essere utilizzati a tal fine.".
2. Nella citata legge europea non si rinvengono altri riferimenti tesi ad attuare lo stesso art. 20 e più in generale la richiamata direttiva (UE) 2017/541. L´intervento legislativo in esame, si limita quindi a richiamare l´art. 20 per introdurre un nuovo obbligo di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico in deroga a quanto previsto dall´art. 132 del d.lgs. n. 196/2003 recante il "Codice in materia di protezione dei dati personali", con il quale era stata data attuazione alla direttiva 2006/24/UE, successivamente annullata dalla Corte di Giustizia dell´Unione europea con la sentenza C-293/12 dell´8 aprile 2014 (caso "Digital Rights Ireland").
3. L´articolo 4-bis, commi 1 e 2, del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2015, n. 43, richiamato dal testo in esame, aveva peraltro cessato la sua efficacia a far tempo dal 1 luglio 2017 (scadenza che peraltro era già stata sottoposta a proroga), come previsto nello stesso articolo, facendo venir meno l´essenza e l´esistenza stessa della deroga.
4. Ciò premesso, si segnala che il termine di 6 anni fissato nel testo per la conservazione dei dati di tutto il traffico telefonico e telematico e dei dati relativi a tutte le chiamate senza risposta appare in palese contrasto con l´ordinamento e con la giurisprudenza dell´Unione europea, che precludono una raccolta generale e indiscriminata dei dati di traffico telefonico e telematico, in quanto non proporzionata alle esigenze investigative e al nucleo essenziale del diritto alla protezione dati e non può, quindi, essere giustificato in una società democratica. Di contro, è possibile prevedere obblighi di raccolta dei dati per obiettivi specifici al solo fine di contrasto di reati gravi, purché siano limitati temporalmente in misura proporzionata alle esigenze investigative e riguardino le sole informazioni a ciò strettamente necessarie.
In altre parole, in questo modo vengono conservati per 6 anni i dati di traffico di tutti i cittadini. Come ha affermato la Corte di Giustizia dell´Unione europea, Grande Camera, con la sentenza 21 dicembre 2016 (cause riunite C-203/15 e C-698/15), "presi nel loro insieme, tali dati sono idonei a consentire di trarre conclusioni molto precise riguardo alla vita privata delle persone i cui dati sono stati conservati, come le abitudini della vita quotidiana, i luoghi di soggiorno permanenti o temporanei, gli spostamenti giornalieri o di altro tipo, le attività esercitate, le relazioni sociali di tali persone e gli ambienti sociali da esse frequentati (v., per analogia, per quanto riguarda la direttiva 2006/24, sentenza Digital Rights, punto 27). In particolare, tali dati forniscono gli strumenti per stabilire – come ha rilevato l´avvocato generale ai paragrafi 253, 254 e da 257 a 259 delle sue conclusioni – il profilo delle persone interessate, informazione tanto sensibile, in rapporto al diritto al rispetto della vita privata, quanto il contenuto stesso delle comunicazioni.".
Perciò la Corte ha deciso che "L´articolo 15, paragrafo 1, della direttiva 2002/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche), come modificata dalla direttiva 2009/136/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, letto alla luce degli articoli 7, 8 e 11 nonché dell´articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea, deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale la quale preveda, per finalità di lotta contro la criminalità, una conservazione generalizzata e indifferenziata dell´insieme dei dati relativi al traffico e dei dati relativi all´ubicazione di tutti gli abbonati e utenti iscritti riguardante tutti i mezzi di comunicazione elettronica. L´articolo 15, paragrafo 1, della direttiva 2002/58, come modificata dalla direttiva 2009/136, letto alla luce degli articoli 7, 8 e 11 nonché dell´articolo 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali, deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale, la quale disciplini la protezione e la sicurezza dei dati relativi al traffico e dei dati relativi all´ubicazione, e segnatamente l´accesso delle autorità nazionali competenti ai dati conservati, senza limitare, nell´ambito della lotta contro la criminalità, tale accesso alle sole finalità di lotta contro la criminalità grave, senza sottoporre detto accesso ad un controllo preventivo da parte di un giudice o di un´autorità amministrativa indipendente, e senza esigere che i dati di cui trattasi siano conservati nel territorio dell´Unione.".
In tale quadro, potrebbe essere considerata la possibilità di utilizzare la delega prevista dalla legge di delegazione europea per l´attuazione del nuovo quadro comunitario in materia di protezione dati, di cui al regolamento (UE) 2016/679 ed alla direttiva (UE) 2016/680, al fine di giungere ad una rivisitazione organica della materia in conformità al quadro giuridico europeo.