Source: http://www.areavasta.it/av_2000n1e2/province_campane_p150.html
Timestamp: 2020-02-24 08:59:05+00:00
Document Index: 23664703

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 13', 'art. 117', 'art. 15', 'art. 20', 'art. 57', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 20', 'art. 57']

Le province campane di Area Vasta n. 1/2 - 2000 p150
In avvio la formazione del PTC di Avellino
La Provincia di Avellino, con delibera di giunta, ha avviato la formazione del PTC sulla base di una relazione programmatica dell’assessore all’urbanistica Luigi Stefano Sorvino che scandisce impostazione, contenuti ed attività dello strumento urbanistico. Un pool di dipartimenti universitari accompagneranno le fasi di elaborazione dello strumento urbanistico, studiandone gli aspetti connessi alla trasformabilità del territorio ed alla tutela e salvaguardi a degli assetti idrogeologici ed ambientali
fra la Provincia di Avellino
e le Università di Napoli e di Salerno per le attività di redazione del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Avellino.
Nell’anno duemilauno il giorno diciotto del mese di gennaio in Avellino
l’Amministrazione Provinciale di Avellino
l’Università "Federico II" di Napoli e l’Università di Salerno
La redazione del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Avellino rappresenta un dovere essenziale ed improcrastinabile, sia sul piano formale – in ossequio alla normativa vigente e, segnatamente, all’art. 20 del DLgs 267/2000 – sia sul piano sostanziale, come strumento di nazionalizzazione e di sintesi di quanto si è già realizzato o si va realizzando sul territorio, in termini di assetto urbanistico-edilizio ed anche socio-economico-produttivo.
La legge 142/1990 e successivo Testo unico di cui al DLgs n. 267/2000 prevedono la predisposizione da parte della Provincia del PTC che, ferme restando le competenze dei Comuni ed in attuazione della programmazione regionale, determina indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare, indica:
– le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti;
– la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e le principali linee di comunicazione;
– le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeolocica ed idraulico-forestale ed, in genere, per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
– le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi e riserve naturali.
Il contenuto del PTC costituisce il riassunto delle principali linee di disciplina del territorio e si pone come fonte superiore rispetto ai piani regolatori dei singoli Comuni.
L’Ente Provinciale, che oggi rappresenta un essenziale snodo di coordinamento dei Comuni e di raccordo con la Regione, deve dotarsi finalmente di quegli strumenti di pianificazione di area vasta, necessari per sviluppare il proprio ruolo programmatorio e per attuare un organico disegno di assetto territoriale, anche alla luce del massiccio processo di decentramento di funzioni amministrative.
La realtà territoriale della provincia irpina ha subito massicce trasformazioni nell’ultimo ventennio, soprattutto in conseguenza del terremoto del 23 novembre 1980, anche per effetto della ricostruzione post-sisma e dell’insediamento di numerose aree industriali ed annesse grandi opere infrastrutturali (alcune realizzate in parte). Inoltre sono attualmente in itinere vari strumenti di concertazione per lo sviluppo (patti territoriali, contratto d’area, ecc. ed altri sono in via di progettazione, che – in assenza di una pianificazione di area vasta – rischiano disorganicità di intervento.
È impensabile che, in un contesto di riforme caratterizzate dalla tendenza verso il federalismo amministrativo – che consolidano il ruolo strategico della Provincia, intermedia tra Regione ed autonomie locali – si possa perseverare nell’assenza di una programmazione territoriale di area vasta.
Nella passata consiliatura l’Amministrazione avviò un lavoro preparatorio e propedeutico, sotto la direzione dell’assessore alla pianificazione dell’epoca (prof.ssa Eirene Sbriziolo), che portò alla definizione di una sorta di "preliminare" di PTC che – pur pregevole nella impostazione – appare oggi incompleto ed abbisognevole di aggiornamento.
L’avvio della redazione deve prendere le mosse dal canovaccio già intessuto dalla precedente Amministrazione, aggiornandolo ed integrandolo con una serie di elementi legati alla nuova programmazione ed alle iniziative ed attività presenti attualmente sul territorio.
La elaborazione di piani di area vasta è attività complessa ed impegnativa, sul piano tecnico amministrativo, per la quale occorrono strumenti, competenze, conoscenze e professionalità interdisciplinari. La pianificazione si articola in una impostazione generale di area vasta e in una serie coordinata di impostazioni settoriali: dalla localizzazione delle infrastrutture alle linee di comunicazione, dagli insediamenti produttivi alla rete ecologica, dalla ubicazione delle funzioni direzionali al riassetto idrogeologico, ecc.
Inoltre la elaborazione del piano non costituisce un’operazione statica, da realizzare nel chiuso dell’ufficio tecnico, ma implica – nelle sue varie fasi ed articolazioni – un continuo processo di dialogo con il territorio, sulla base degli indirizzi espressi dal Consiglio Provinciale, con un permanente confronto con gli Enti locali, le Istituzioni territoriali, le Parti Sociali, le Organizzazioni pubbliche e private, le Associazioni e gli Ordini professionali.
In Campania le Amministrazioni provinciali di Napoli e Salerno hanno già attivato i rispettivi Piani territoriali di coordinamento.
È da rilevare che una nuova e decisiva spinta alla redazione del PTC – oltre che per i motivi suddetti - viene dall’attivazione del periodo di Programmazione 2000-2006 del QCS – POR Campania, nell’ambito della c.d. Agenda 2000, con l’allocazione sul territorio regionale e provinciale di cospicue risorse comunitarie.
La programmazione regionale ed europea fa riferimento ai concetti essenziali della integrazione e concentrazione, secondo una logica di programmi territorialmente e settorialmente integrati, di cui i c.d. PIT rappresentano la sintesi più significativa. Pertanto, a fronte della proliferazione (spesso indiscriminata) di insediamenti, attività ed iniziative progettuali sul territorio in assenza di un quadro organico e coordinato – occorre, più che mai, disporre di un Piano di Coordinamento che dia forza alle proposte di sviluppo, recependo, coordinando ed incardinando il territorio in una strategia unitaria, ed offra una cornice programmatica razionale ed efficace rispetto alla molteplicità delle iniziative territoriali.
Redigere il PTC significa sviluppare il ruolo di regia della Provincia, ponendo le basi istituzionali e tecniche per mettere l’amministrazione Provinciale in grado di sostenere il ruolo di mediazione, contrattazione e promozione - ma anche di partecipazione attiva – nello sviluppo di iniziative di ampia scala. Sotto questo profilo, oltre alla auspicata ed indispensabile revisione della legislazione urbanistica, risulta di essenziale importanza costituire una base di dialogo con la Regione e con le altre Province per coordinare e gestire congiuntamente la promozione di grandi interventi organici e di progetti comunitari (sulla linea del POR e dei Programmi Strutturali in genere).
Inoltre il Piano Territoriale Provinciale può favorire un maggior grado di certezza e leggibilità delle scelte urbanistico-territoriali, creando le condizioni affinché – nel compiere le scelte – si possa davvero dar corpo a criteri di equità, solidarietà sociale e perequazione territoriale. Esso potrà spostare la capacità di incidenza della Provincia in materia urbanistica dall’attuale ruolo "a posteriori" (in larga misura coincidente con l’attività di approvazione di strumenti urbanistici comunali) ad una effettiva ed efficace azione "a priori" di indirizzo, di direttiva e di coordinamento delle politiche territoriali.
Metodologia e procedura per la redazione del PTC
Rispetto all’esigenza di predisposizione - in tempi ragionevolmente contenuti - di uno strumento complesso ed impegnativo quale il PTC, da articolare per fasi successive, sono ipotizzabili varie modalità di attuazione.
La prima soluzione è costituita dalla elaborazione interna, attraverso una struttura dell’Ufficio tecnico della Provincia (c.d. Ufficio di Piano); la seconda è costituita dall’affidamento all’esterno dell’attività di pianificazione, mediante incarichi a società di servizi e/o gruppi di professionisti; la terza - che rappresenta una via intermedia - è costituita dalla integrazione di una struttura interna (gruppo di progettazione) con consulenze esterne di supporto ed affiancamento, di alto livello tecnico-scientifico, oggettivamente selezionate.
La prima soluzione appare, allo stato, del tutto impraticabile attesa la assoluta esiguità e la inadeguatezza numerica e quantitativa dell’attuale struttura tecnica del settore Politica del territorio, con un personale peraltro assorbito da sempre maggiori e più impegnative incombenze.
La seconda soluzione appare poco opportuna, in quanto non sembra felice affidare e delegare all’esterno un’attività di pianificazione così significativa, oltre a risultare finanziariamente onerosa e senza effetti di crescita per l’apparato dell’Amministrazione.
La terza modalità appare più idonea e ragionevole, in quanto prevede la istituzione di un nucleo di progettazione, costituito da personale interno con idonea capacità tecnico-professionale, ma adeguatamente sopportato ed affiancato da consulenze esterne di alto profilo tecnico-scientifiche. Infatti, la complessità della redazione del PTC e l’impatto che tale Piano produce sull’assetto definitivo del territorio rende necessario il coinvolgimento di competenze eterogenee e fortemente coordinate tra loro.
Tre casi di ipotesi organizzativa di sistema di città
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale - Presentazione della fase propedeutica
Tale approccio può essere riscontrato solo in enti pubblici di ricerca, quali le Università, necessari a fornire l’indispensabile indirizzo e supporto scientifico, con particolare riferimento alle facoltà universitarie di Napoli e Salerno che, in riscontro a competenze esistenti (di cui, già in altre occasioni, il territorio si è avvalso), rappresentano i naturali riferimenti per la provincia di Avellino. L’alta consulenza delle facoltà universitarie, attraverso i dipartimenti specializzati, potrà offrire un prezioso supporto ed una garanzia di qualità della progettazione pianificatoria, che dovrà comunque svilupparsi all’interno e nell’ambito dell’ufficio, anche con la garanzia di una sicura crescita qualitativa della struttura tecnica della Provincia.
Appare perciò opportuna la costituzione di una equipe che veda sinergicamente impegnato il personale tecnico di questa Amministrazione (Servizio pianificazione territoriale - progettazione ambientale del Settore politica del territorio – ambiente – lavori pubblici), affiancato dalla consulenza di qualificate strutture del sistema universitario campano. Essa può essere individuata con particolare riferimento al Dipartimento di pianificazione territoriale della facoltà di Ingegneria di Napoli (che ha già redatto il PTC della Provincia di Napoli) e al Dipartimento di Ingegneria civile della Università di Salerno (che ha - già svolto attività universitarie nella città di Avellino), con il suo laboratorio di analisi ambientali, da definire mediante apposite convenzioni.
In particolare al gruppo di studio dell’Università Federico Il di Napoli dipartimento di pianificazione territoriale possono essere assegnate le attività relative alla strutturazione urbanistica e funzionale del territorio: analisi dei sistemi urbani, organizzazione e sviluppo degli insediamenti produttivi, sistemi turistici e culturali, reti di trasporto e mobilità, assetto delle aree agricole, articolazione ed ambiti disciplina paesistica, unità e tipi di paesaggio, tutele e valorizzazione emergenze storico-architettoniche. Invece al gruppo di studio del dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Salerno – nell’ambito di una proficua collaborazione interuniversitaria – possono essere assegnate le attività relative agli aspetti di analisi e tutela del territorio e dell’ambiente: rischio idraulico ed idrogeologico, tutela e programmazione delle risorse idriche, conservazione dinamica e funzionale degli ecosistemi, aree protette, inquinamento atmosferico, acustico e da onde elettromagnetiche, attività estrattive, gestione integrata dei rifiuti solidi.
L’ufficio provinciale dovrà fornire tutti gli elementi e le informazioni propedeutiche alla redazione tanto del progetto preliminare che del definitivo. Esso sarà responsabile della strutturazione e fornitura del supporto cartografico e del raccordo con la programmazione e pianificazione esistente e – in sinergia e collaborazione con i dipartimenti universitari – del coordinamento dello sviluppo delle attività di redazione del Piano, della definizione degli indirizzi e delle metodologie in riferimento ai singoli settori coinvolti dallo stesso, del coordinamento dei principali interventi già programmati dalle Amministrazioni locali, della proposizione di piani e programmi di settore nelle specifiche tematiche.
Peraltro la redazione del PTC, oltre a corrispondere ad una esigenza formale (obbligo di legge) e sostanziale (necessità di programmazione), potrà ricomprendere le linee ed articolare i contenuti di altri strumenti necessari di pianificazione provinciale di settore, quali il programma di previsione e prevenzione in materia di protezione civile - previsto dall’art. 13 della legge 225/1992- ed il piano provinciale per lo smaltimento e la gestione dei rifiuti (previsto dal c.d. Decreto Ronchi), con significative economie di costi ed attività procedimentali (oltre che il piano di bacino dei trasporti e del piano di sviluppo turistico). Il Piano Territoriale ha anche il compito di valutare e controllare la vulnerabilità del territorio, configurandosi come un piano di protezione civile, sotto il profilo della previsione e prevenzione.
Ipotesi organizzativa di sistema delle città delle valli di Lauro e Baiano
L’istituto del Piano Territoriale urbanistico, detto PTC (artt. 5 e 6 LU 1150/1942) è sorto in base alla considerazione che i PRG - limitati rigorosamente al solo territorio urbanizzato o da urbanizzare - lasciavano privi di coordinamento i vari strumenti urbanistici comunali e, nel contempo, non provvedevano a quella più ampia organizzazione del territorio che si rendeva necessaria: la individuazione di grandi vie di comunicazione e di speciali localizzazioni, la tutela di zone di speciale interesse (ad es. i parchi naturali) e le localizzazioni dei nuovi insediamenti.
Si è così sviluppato il concetto della pianificazione del territorio in senso lato rispetto al più ristretto concetto della pianificazione della città e dello spazio urbano che ne costituisce solo una parte.
Il Piano Territoriale trova così il suo fondamento nel riconoscimento che il PRG, che disciplina il territorio di un solo Comune, necessita anzitutto di coordinamento con gli altri PRG dei Comuni facenti parte dell’area territoriale considerata, per la tutela di interessi ed il perseguimento di obiettivi di portata sovracomunale. Nello stesso tempo il Piano può e deve svolgere anche funzioni di coordinamento qualitativo, contemperando esigenze ambientali ed urbanistiche, paesistiche e di protezione del territorio. I contenuti del Piano devono conformarsi a quanto indicato dalla normativa nazionale vigente: legge 1150/1942, legge 142/1990 con successive modifiche ed integrazioni ricompresa nel nuovo DLgs n. 267 del 18/08/2000, D.Lgs. 112/1998 e DLgs 96/1999, rispetto a cui la Regione Campania non ha ancora introdotto una propria disciplina.
La legge urbanistica originariamente assegnava un ruolo preminente a due soli livelli: lo Stato, con competenze pianificatorie di coordinamento e di approvazione degli strumenti di livello comunale ed i Comuni per la pianificazione generale ed attuativa, oltre l’attività di controllo per l’abusivismo.
Con la Costituzione, all’art. 117, le competenze statali in materia di urbanistica furono assegnate alle Regioni ed il DPR 616/1977, al titolo V, sanciva il concetto che alle Regioni compete un ruolo generale di governo e programmazione del territorio.
Maturò successivamente la consapevolezza che, stante le ampie dimensioni del territorio regionale e la esigenza di garantire una partecipazione dal basso al processo di formazione della pianificazione di area vasta, era necessaria la individuazione di un ulteriore livello istituzionale di programmazione del territorio, intermedio tra la Regione ed i Comuni.
Negli anni ’90, con il processo di potenziamento degli enti locali, la problematica si è riproposta e la riforma dei soggetti (legge 142) stabilisce di individuare in capo all’ente Provincia la competenza di governo del territorio su area vasta. La legge sulla riforma delle autonomie - in altre parole - ha individuato l’ente urbanistico sub-regionale, cui spetta essenzialmente la disciplina del territorio, ossia la Provincia o la Città Metropolitana, che tiene luogo della Provincia in aree a maggiore densità urbane.
Tali enti hanno il compito di predisporre ed adottare i PTC che, secondo i principi del sistema, vengono poi sottoposti alla Regione, quantomeno ai fini di controllo di conformità rispetto agli indirizzi e programmi regionali. Ne deriva che il PTC è oggi un piano di estensione provinciale, subordinato tuttavia alle previsioni programmatiche dettate dalla Regione.
L’art. 15.2 Legge 142/1990 (ricompreso nel DLgs n. 267/2000 all’art. 20.2) statuisce che la Provincia predisponga ed adotti il PTC, ferme restando le competenze dei Comuni ed in attuazione della legislazione e dei programmi regionali, per determinare gli indirizzi generali di assetto del territorio, dettando in particolare indicazioni per:
– le diverse destinazioni del territorio in relazione alle prevalenti vocazioni delle sue parti;
– la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione;
– le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale e, in genere, il consolidamento del suolo e la regimentazione delle acque;
– le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali. Con l’art. 57 del DLgs 112/1998 il PTCP viene arricchito della valenza dei piani di tutela settoriale, come il naturale catalizzatore delle pianificazioni "nei settori della protezione della natura, della tutela dell’ambiente, delle acque, della difesa suolo e della tutela delle bellezze naturali". Nel medesimo art., lo Stato affida alla normativa regionale il compito di regolamentare tempi e modalità con cui il PTC dovrà assumere "il valore e gli effetti dei piani di tutela". La Regione Campania rientra tra le Regioni inadempienti colpite dal DLgs sostitutivo 96/1999, attraverso cui il Governo è intervenuto - in via surrogatoria - per ripartire tra queste e gli Enti locali le funzioni amministrative individuate dal DLgs 112/1998. Per cui l’art. 17 del citato DLgs n. 96 demanda alla Provincia l’esercizio delle funzioni relative al PTC di cui all’art. 15 della legge 142/1990 (art. 20 DLgs 267/2000), ai fini e per gli effetti di quanto disposto dall’art. 57 del DLgs 112/1998.
Ipotesi organizzativa di sistema di città intorno all'Ufita
L’esperienza del Piano della Provincia di Napoli
Una esperienza significativa, in Campania, è rappresentata dal PTC della Provincia di Napoli, la cui redazione fu avviata fin dal 1996 con le ricerche preliminari (svolte dall’Università) e dal 1997 con l’approvazione in Consiglio Provinciale della delibera di "indirizzi programmatici", predisposta dall’allora Assessore alle Politiche del Territorio, arch. Giulio Rossi Crespi (poi scomparso).
Il Consiglio Provinciale di Napoli, nel giugno 1997, arricchiva la proposta dell’Assessore già approvata in Giunta Provinciale, fissando i contenuti fondamentali e gli obiettivi strategici della pianificazione di area vasta di competenza dell’ente intermedio.
Il documento di indirizzo del Consiglio fissava i contenuti, il quadro normativo di riferimento, le procedure, gli strumenti e le fasi di lavoro per la elaborazione del PTC e - partendo dallo stato di degrado e frammentazione del territorio ma anche dalle risorse e potenzialità esistenti - individuava sei indirizzi programmatici prioritari. Gli indirizzi si concludevano con la definizione delle fasi di attuazione, elaborazione ed approvazione del PTC.
Il primo PTC (PTCP 99) della Provincia di Napoli è stato completato nel settembre del 1999 dal gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Marcello Vittorini (e costituito da un gruppo di docenti universitari di elevata competenza ed esperienza), coadiuvato dai funzionari del Servizio "Pianificazione ed Urbanistica" dell’Amministrazione Provinciale.
La impostazione è quella di una pianificazione aperta e continua, costruita con il dialogo e la partecipazione di tutti gli enti e soggetti interessati, per la costruzione di un Piano processuale e programmatico e, quindi, scevro dalla rigidezza di principi aprioristicamente assunti.
È stata accettata la sfida che i decreti legislativi 112/1998 e 96/1999 hanno affidato al PTC: il ruolo, cioè, di unico piano di governo del territorio a livello sovracomunale, coordinando e superando l’inflazione dei piani di settore (PUT, Piani paesistici, Piani di Bacino, Piani ASI, ecc.).
Il Progetto preliminare, adottato dalla Giunta Provinciale nel settembre 2000, costituisce la prima parte del PTC; esso è stato aggiornato ed integrato - dopo la prima stesura presentata nel marzo 1999 - in relazione a suggerimenti, proposte ed osservazioni presentate nel corso delle numerose consultazioni avute dalla Provincia.
Il Progetto definitivo è costituito, oltre che dal preliminare, dalla relazione di Piano, dalla normativa di attuazione e da venti elaborati cartografici, sia di analisi che di disciplina dell’uso del suolo. Nel progetto definitivo sono contenute tutte le decisioni di pianificazione, le strategie da mettere in atto, gli interventi più rilevanti a scala provinciale, nonché gli "indirizzi" da dare ai Comuni nella redazione dei loro piani regolatori.
L’elaborazione del PTC si può considerare come un esercizio di "pianificazione strategica" continua, i cui obiettivi e risultati debbono essere continuamente verificati e riformulati su orizzonti temporali di breve-medio periodo, nel corso di un confronto permanente con le amministrazioni e i soggetti locali.
Lo slogan "lo strumento è anche più importante dei suoi prodotti" delinea il ruolo che la Provincia ritiene utile svolgere, per proporsi come struttura di regia che affianca - ma non interferisce gerarchicamente - l’attività di pianificazione regionale e comunale.
Ipotesi organizzativa di sistema di gruppi di città tra Ofanto e Calore
La elaborazione del Piano avverrà attraverso un iter tecnico-amministrativo, scandito nelle seguenti fasi principali:
1) Approvazione-presa d’atto della presente relazione di indirizzo, con l’avvio del conseguente procedimento amministrativo per la redazione del PTC, con i necessari assaggi negli organi competenti (Giunta provinciale, Commissione consiliare, Consiglio provinciale).
2) Definizione delle attività di competenza del gruppo tecnico interno dell’ufficio provinciale e stipula delle convenzioni per l’attività di alta consulenza e supporto tecnico-scientifico con i Dipartimenti di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università Federico II di Napoli e con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno, per i profili di rispettiva competenza (con particolare riferimento alla pianificazione territoriale, inerente gli interventi, le opere e le trasformazioni strutturali per il primo; ai profili della tutela ambientale, dell’assetto idrogeologico, dei rifiuti, del patrimonio storico-artistico, culturale, naturale e paesaggistico per il secondo).
3) Costituzione di cartografia su base informatica, contenente la pianificazione urbanistica di livello comunale, entro il mese di aprile 2001 (è già in atto e le attività connesse sono svolte attualmente dalla società Formula, che ha appaltato il lavoro con contratto sottoscritto nel 1999).
4) Individuazione delle linee programmatiche generali e di settore mediante delibera di indirizzi del Consiglio Provinciale, di cui deve essere esaltata la centralità nell’ambito del processo di Piano.
5) Elaborazione, sulla base della delibera di indirizzi, e successiva approvazione del progetto preliminare di Piano, con il concorso dei Comuni e delle Comunità Montane, da sottoporre poi al confronto con le diverse istituzioni interessate, attraverso la partecipazione di una pluralità di soggetti pubblici e privati.
6) Redazione e successiva approvazione da parte del Consiglio Provinciale del progetto definitivo di Piano e verifica di conformità agli indirizzi territoriali regionali da parte della Regione.
7) Attuazione e gestione del Piano Territoriale di coordinamento.
La messa a punto del PTC si articola - dal punto di vista tecnico - in una serie di fasi, successive e consequenziali, ciascuna propedeutica allo sviluppo complessivo del Piano, che si suddividono sostanzialmente in tre tipologie: fasi scientifico-metodologiche, di approfondimento scientifico e tecnico operative. Le principali fasi si possono così sintetizzare:
1) impostazione metodologica del Piano;
2) quadro di riferimento istituzionale, legislativo ed amministrativo;
3) reperimento dei dati utili alla redazione del PTC (riguardante profili sociodemografici, geologici, morfologici, territoriali ed urbani, infrastrutturali e di mobilità, storico-culturali e turistici, economici, fisico-ambientali, idraulici);
4) elaborazione dei dati precedenti;
5) reperimento della cartografia di base, su supporto cartaceo ed informatica;
6) elaborazione delle cartografie di base;
7) reperimento degli strumenti di assetto del territorio vigenti ed in itinere in ambito provinciale, alla scala sovracomunale;
8) costruzione del mosaico degli strumenti di assetto dei territorio vigenti ed in itinere in ambito provinciale, alla scala sovracomunale;
9) reperimento degli strumenti di assetto del territorio vigenti ed in itinere in ambito provinciale, alla scala comunale;
10) costruzione del mosaico degli strumenti di assetto del territorio vigenti ed in itinere in ambito provinciale, alla scala comunale (per tipologia di piano, data di adozione e di approvazione);
11) individuazione dei rischi;
12) classificazione dei rischi;
13) costruzione dell’architettura del Sistema Informativo Territoriale;
14) implementazione del SIT;
15) messa a punto del progetto preliminare di assetto del territorio provinciale, anche in relazione alle linee di sviluppo del territorio campano;
16) messa a punto delle linee generali di programmazione per la prevenzione dei rischi;
17) elaborazione della mappa delle invarianti ambientali;
18) elaborazione della mappa del restauro del paesaggio;
19) elaborazione delle mappe di trasformabilità;
20) elaborazione delle mappe di compatibilità;
21) elaborazione delle mappe delle opportunità;
22) elaborazione delle mappe di sviluppo degli agglomerati edilizi, residenziali ed industriali;
23) elaborazione delle linee guida di sviluppo turistico, ambientale e culturale;
24) elaborazione dell’assetto della rete dei trasporti e delle comunicazioni;
25) elaborazione delle linee guida del piano strategico;
26) elaborazione delle linee guida di marketing territoriale;
27) redazione della normativa di attuazione;
28) definizione delle politiche di promozione ed attuazione;
29) programmazione e promozione degli interventi;
30) redazione definitiva del PTC.
Va sottolineato che le prime 15 fasi sono necessarie per la redazione del progetto preliminare, mentre le seconde 15 sono necessarie per la redazione di quello definitivo.
Ciascuna fase è articolata in più attività e fornisce prodotti diversi: dalla redazione di mappe tematiche alla redazione di relazioni illustrative, dalla costruzione di cartografie computerizzate alla messa a punto di strumenti innovativi implementabili fino alla definitiva stesura delle tavole di PTC, delle norme tecniche di attuazione e della definizione delle politiche, della programmazione e della promozione degli interventi.
Tempi, costi e copertura finanziaria
La elaborazione di un PTC, articolata in una serie di passaggi amministrativi - dalla stipula delle convenzioni alla delibera di indirizzi, dall’approvazione del progetto preliminare a quello definitivo - e di complesse fasi tecniche, richiede un arco di tempo pluriennale (definibile in un biennio o, al massimo, trienio di lavoro), come le esperienze finora svolte dimostrano.
L’attività di predisposizione del Piano può diventare operativa a partire dal gennaio 2001.
I costi presumibili della intera operazione, comprensiva sia dell’attività tecnica del gruppo interno dell’ufficio provinciale sia delle consulenze universitarie, possono aggirarsi - in via di prima approssimazione - intorno ai 600 milioni, con riferimento all’intero arco temporale considerato (biennio 2001-2002 o triennio 2001-2003).
DLgs 18 agosto 2000 n. 267 - Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali.
Capo VI - Provincia
2. La Provincia, inoltre, ferme restando le competenze dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei programmi regionali, predispone ed adotta il piano territoriale di coordinamento che determina indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare, indica:
5. Ai fini del coordinamento e dell’approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai comuni, la provincia esercita le funzioni ad essa attribuite dalla regione ed ha, in ogni caso, il compito di accertare la compatibilità di detti strumenti con le previsioni del piano territoriale di coordinamento.
6. Gli enti e le amministrazione pubbliche, nell’esercizio delle rispettive competenze, si conformano ai piani territoriali di coordinamento delle province e tengono conto dei loro programmi pluriennali.
La Giunta provinciale con deliberazione n. 1044 del 9/11/2000, esecutiva ai sensi di legge, ha preso atto della suddetta relazione finalizzata all’elaborazione del PTCP.
Le immagini contenute nel presente articolo sono tutte del volume "Provincia di Avellino", De Angelis editore, 1999, Avellino.