Source: https://www.a-dif.org/2019/06/17/diritti-sotto-copertura-nel-decreto-sicurezza-bis-d-l-53-2019/
Timestamp: 2019-07-17 18:49:42+00:00
Document Index: 159696761

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'e contrario', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 24', 'art.6']

Diritti “sotto copertura” nel decreto sicurezza bis (D.L. 53/2019) – Associazione Diritti e Frontiere – ADIF
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L’art. 4 del Decreto legge sicurezza bis (D.L. 53/2019) “Potenziamento delle operazioni di polizia sotto copertura”, prevede che “al fine di implementare l’utilizzo dello strumento investigativo delle operazioni sotto copertura di cui all’articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146, anche con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è autorizzata la spesa di 500.000 euro per l’anno 2019, di
1.000.000 di euro per l’anno 2020 e di 1.500.000 euro per l’anno 2021, da iscrivere nello stato di previsione del Ministero dell’interno, per gli oneri conseguenti al concorso di operatori di polizia di Stati con i quali siano stati
stipulati appositi accordi per il loro impiego sul territorio nazionale”.
La legge 16 marzo 2006, n.146 è la legge che contiene la ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale”. Nella Convenzione e nei Protocolli allegati è richiamata la possibilità, che oggi risulta ampiamente sfruttata, di una collaborazione tra le forze di polizia italiane e quelle di paesi terzi con i quali siano stati stipulati accordi, o nell’ambito di organizzazioni già esistenti, come INTERPOL o EUROPOL, al fine di acquisire elementi utili a contrastare il traffico internazionale di persone e la tratta di esseri umani. Si è visto con le autorità libiche quale è stato il livello di “collaborazione” raggiunto.
Già in passato in Italia si è visto quale uso è stato fatto degli “agenti sotto copertura” in attività di contrasto di quella che è stata definita come immigrazione illegale, anche se si trattava di attività di ricerca e salvataggio (Search and rescue-SAR) come nel caso della nave Juventa della ONG tedesca Jugend Rettet, prima oggetto di attività di indagine da parte dei servizi segreti, su iniziativa del ministero dell’interno, e quindi nel mirino di una indagine penale promossa dalla procura di Trapani, a seguito del sequestro della nave avvenuto a Lampedusa il 3 agosto 2017. Si costruiva in quel periodo l’accusa infamante che le ONG fossero colluse con i trafficanti, che poi sarebbe diventata argomento elettorale di facile presa nei confronti di elettori già pronti a fare scattare campagne di odio su tutti i mezzi di comunicazione.
Una vicenda dai contorni processuali ancora oscuri, che è partita proprio da una attività di agenti “sotto copertura”, imbarcati a bordo della nave Vos Hestia della ONG Save The Children, che hanno assemblato una ricostruzione dei fatti che ha portato sul banco degli accusati diversi operatori umanitari, “colpevoli” di avere salvato migliaia di vite umane in mare, in un periodo in cui tutte le attività di ricerca e salvataggio (SAR) delle ONG erano coordinate e monitorate dalla Centrale operativa della Guardia costiera italiana (IMRCC) con sede a Roma.
Nel mese di marzo del 2017 le carte dell’indagine, condotta da alcuni ex poliziotti infiltrati sotto copertura a bordo di alcune navi umanitarie, reclutati come componenti della security della nave Vos Hestia di Save The Children, venivano “passate” a Matteo Salvini, che ne faceva uso propagandistico, ben prima di essere utilizzate dalla Procura di Trapani.
Il Tribunale di Trapani, prima, e poi, nel mese di aprile del 2018, la Corte di Cassazione convalidavano il sequestro della nave Juventa mentre l’indagine si andava progressivamente allargando, coinvolgendo, con riferimento ai tre episodi contestati ( su decine di casi di intervento) anche la nave che spesso svolgeva funzioni di SAR Coordinator on place, la Vos Hestia di Save the Children che operava in diretto contatto con la Guardia costiera italiana e con la centrale operativa di Roma (IMRCC) come SAR Coordinator on Place.
Il ministro dell’interno allora in carica, Minniti, si schierava dalla parte degli accusatori, prima che la magistratura avesse portato avanti accertamenti oggettivi, in conformità ai codici di procedura ed alle regole dello stato di diritto che affermano la presunzione di innocenza fino a prova contraria. Cominciava allora l’inseguimento del partito democratico sul terreno di propaganda scelto dalla Lega. Con le conseguenze che stiamo pagando ancora oggi, frutto dei cedimenti in favore delle destre sul piano della “sicurezza”, che veniva tradotta come attacco alla solidarietà, una visione senza prospettive di alternativa che ha favorito il degrado democratico oggi in corso, malgrado il parere contrario di qualche illustre opinionista, che ancora difende le politiche di Minniti.
Successive attività di indagine riguardavano il comandante della Vos Hestia, e veniva pure perquisita, per ragioni mai rese pubbliche e senza esiti apparenti, la casa del supertestimone dell’accusa. I computer che cercavano i magistrati a casa del teste erano comunque scomparsi. Venivano intanto acquisiti altri materiali probatori, dopo una ulteriore ispezione a bordo della nave Vos Hestia di Save The Children, eseguita nel mese di ottobre 2017 nel porto di Catania.
Gli stessi procuratori di Trapani negavano inoltre che fosse configurabile una associazione a delinquere tra i trafficanti e singoli appartenenti alle Organizzazioni non governative. Ipotesi di indagine sulla quale è stata impegnata per anni la Procura di Catania, malgrado il contrario avviso del Giudice delle indagini preliminari del capoluogo etneo. Alla fine anche in questo caso è arrivata una archiviazione, ma il danno di immagine per tutti gli operatori umanitari era irreversibile, e gli imprenditori politici di questa guerra contro le ONG continuano ad incassare i loro guadagni elettorali.
Anche la Procura di Palemo chiedeva l’archiviazione, poi disposta dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Palermo, di una indagine avviata sulla base di segnalazioni simili a quelle che nel 2017 erano state inviate alla Procura di Trapani, con riferimento a diverse ONG, tra cui la stessa Jugend Rettet.
Per ricostruire il quadro accusatorio inizialmente a carico di ignoti, ma già il 3 agosto 2017 ritenuto sufficiente a costituire presupposto del decreto di sequestro, sono state ritenute determinanti le testimonianze e le riprese fotografiche di due operatori della “security” della nave Vos Hestia di Save The Children, che in realtà, oltre ad essere dipendenti di una società di sicurezza privata legata a quest’ultima ONG da un rapporto contrattuale, erano ex agenti di polizia, che però operavano in contatto con i servizi di sicurezza dello stato italiano. Uno di loro avrebbe operato addirittura sotto falso nome. I provvedimenti che autorizzano tale attività “sotto copertura” risultavano tuttavia successivi al verificarsi dei fatti contestati, e le dichiarazioni, come la documentazione fotografiche fornite dagli stessi assunte come prove inattaccabili, presentavano numerosi aspetti equivoci e sono state smentite da diverse testimonianze già acquisite agli atti del processo di Trapani.
Le fotografie relative ai fatti di asserita “collusione” di non meglio identificati operatori della Juventa con persone ritenute come “trafficanti”, solo perché intente a trafugare un motore da uno dei mezzi soccorsi, o a rimorchiare alcuni mezzi usati dai migranti, sono state utilizzate come indizi di reato, se non di colpevolezza, tali da giustificare il sequestro della Juventa. Tutto l’impianto accusatorio si regge su una ricostruzione dei fatti che appare orientata a “costruire” profili di responsabilità penale sulla base di circostanze anche banali, come l’innalzamento di una bandiera di cortesia, o segni di saluto rivolti dai pretesi “trafficanti”, non all’indirizzo dell’equipaggio della Juventa, ma apparentemente verso le persone ancora a bordo del gommone in fase di soccorso.
In tempi successivi gli agenti ” sotto copertura” che avevano denunciato gli operatori umanitari tedeschi, hanno ritrattato in parte quanto riferito, accusando il capo della lega come mandante dell’operazione di disinformazione, e poi hanno lamentato di essere stati abbandonati dalle istituzioni per le quali asserivano di lavorare. Si era però già verificato un danno di immagine irreparabile alle organizzazioni umanitarie che sostituivano gli stati nel salvataggio in mare. Le vicende successive dimostrano, anche sul piano elettorale, quanto la guerra al soccorso umanitario operato dalle ONG nel Mediterraneo centrale abbia giovato ai partiti populisti ed alla deriva xenofoba che sta travolgendo lo stato di diritto garantito dalla Costituzione italiana.
Adesso, si potrebbe dire, ci riprovano. Non contenti del fallimento delle indagini contro le ONG, fino ad ora archiviate o in fase di ricerca di ulteriori prove a carico, con il Decreto sicurezza bis si tenta di rilanciare il ruolo degli agenti sotto copertura da impegnare in attività di indagine contro l’immigrazione “irregolare” e non “illegale”. Con l’evidente finalità di trasmettere ai cittadini italiani la sensazione di una maggiore sicurezza e di una effettiva capacità dello stato di contrastare la criminalità organizzata, che invece sfrutta proprio il proibizionismo delle frontiere e la guerra alle ONG per incrementare, tanto nei paesi terzi, quanto in Italia, guadagni e poteri di ricatto.
Con l’art. 4 del decreto legge sicurezza bis , adesso pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si prevede addirittura l’impiego sotto copertura di “agenti provenienti da paesi stranieri”, stati terzi non appartenenti all’Unione Europea, nella maggior parte dei quali le forze di polizia sono largamente corrotte e non garantiscono alcun rispetto dei diritti umani delle persone che vengono inquisite e/o arrestate. Anche questa non è una novità, perchè in passato agenti di polizia sono arrivati in Italia da paesi notoriamente rispettosi dei diritti umani, e immuni alla corruzione, come l’Eritrea, il Sudan. l’Egitto, la Libia e la Nigeria. Se ne è occupato in diverse occasioni anche il Garante per i diritti delle persone private della libertà personale, autorità di rilievo in un paese democratico, della quale evidentemente si tiene sempre meno conto.
Il rischio che si corre oggi è che le indagini penali, grazie anche all’impiego di questi agenti sotto copertura, passino sotto il controllo del ministero dell’interno e dei servizi segreti, approfittando del momento di debolezza della magistratura, e della gerarchizzazione delle competenze nelle attività di indagine contro l’immigrazione irregolare, introdotta con il decreto sicurezza bis che accentra sulle procure distrettuali tutte le indagini sul reato di agevolazione dell’immigrazione irregolare.
Si potrebbe pure prospettare la possibilità che gli agenti sotto copertura provenienti da paesi terzi che non rispettano i diritti fondamentali della persona possano essere utilizzati per schedare i richiedenti asilo provenienti da quei paesi, o per preparare operazioni di rimpatrio con accompagnamento forzato, che negli ultimi tempi hanno avuto un tasso di effettività minore che in passato. In questo caso si deve ricordare che l’art. 19 del Protocollo contro il traffico, allegato alla Convenzione di Palermo del 2001, contiene una Clausola di salvaguardia, secondo cui “ Nessuna disposizione del presente Protocollo pregiudica diritti, obblighi e
responsabilità degli Stati e individui ai sensi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti dell’uomo e, in particolare, laddove applicabile, la Convenzione del 1951 e il Protocollo del 1967 relativi allo Status di Rifugiati e il principio di non allontanamento”.
Nell’auspicio che il Parlamento non converta in legge nel termine di 60 giorni un provvedimento, il decreto legge sicurezza bis, che è stato già criticato dalle Nazioni Unite e che presenta numerosi profili di incostituzionalità, non rimane che prepararsi alla denuncia della presenza di agenti sotto copertura che nelle operazioni di rimpatrio o nei procedimenti penali dovessero operare senza rispettare i canoni fondamentali imposti dalle Convenzioni internazionale e dalla normativa interna a garanzia dei diritti fondamentali delle persone. A partire dai diritti di difesa garantiti dall’art. 24 della Costituzione italiana e dall’art.6 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo.
Rimane da garantire presenza e solidarietà agli operatori umanitari ancora sotto accusa a Trapani per effetto di denunce costruite da agenti sotto copertura, e verificare il rispetto del giusto processo e di tutte le garanzie di difesa. Perchè il procedimento penale contro gli operatori umanitari imbarcati a bordo della Juventa non diventi pretesto per una ulteriore speculazione politica da parte del capo leghista e soprattutto perchè venga riaffermato anche in questo processo il valore del principio della indipendenza della magistratura. E questo non riguarda soltanto il contrasto dell’immigrazione irregolare, ma la tenuta dello stato democratico nel nostro paese. Non ci limiteremo certo, solo alla solidarietà.