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Timestamp: 2017-11-18 04:51:01+00:00
Document Index: 91158580

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ']

Decreto "Razionalizzare le P.A.": tagli le consulenze esterne e dia OK a avvocati part time
Su ilsole24ore del 14 agosto 2013 si annunciava che era in elaborazione un decreto legge in materia di "razionalizzazione delle pubbliche amministrazioni". Si annunciava il taglio del 20%, rispetto al 2012, la spesa annua che le amministrazioni possono sostenere per "studi e incarichi di consulenza", inclusi gli incarichi conferiti a dipendenti pubblici.
Nell'articolo si riportava anche una dichiarazione fatta, il 13 agosto, a "Radio Anch'io", dal Ministro della Pubblica amministrazione e delle semplificazioni, Gianpiero D'Alia, secondo il quale "i costi che ancor oggi si sostengono per auto blu e di servizio e per le consulenze sono eccessivi: non possiamo permetterci come Stato oltre un miliardo di euro per le auto e oltre un miliardo e 250 milioni di euro per le consulenze ... e una decisione sarà assunta in Consiglio dei ministri".
Ebbene, la montagna ha partorito, a distanza di mesi, un topolino: il d.l. 101/2013, convertito in legge 125/2013.
Un dato normativo indiscutibile va posto a base del ragionamento: l'art. 1 del d.lgs. 61/2000 distingue, anche nell'impiego pubblico, tra e , e tra , e . In particolare si intende:
- a) per «tempo pieno» l'orario normale di lavoro di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, o l'eventuale minor orario normale fissato dai contratti collettivi applicati;
- b) per «tempo parziale» l'orario di lavoro, fissato dal contratto individuale, cui sia tenuto un lavoratore, che risulti comunque inferiore a quello indicato nella lettera a);
- c) per «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale» quello in cui la riduzione di orario rispetto al tempo pieno è prevista in relazione all'orario normale giornaliero di lavoro;
- d) per «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale» quello in relazione al quale risulti previsto che l'attività lavorativa sia svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell'anno;
- d bis) per «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo misto» quello che si svolge secondo una combinazione delle due modalità indicate nelle lettere c) e d).
Ebbene, mi pare scandaloso che la Pubblica amministrazione non adoperi al meglio le professionalità interne, quelle vere (che se non sono considerate se ne vanno altrove), come quella dei c.d. "avvocati-part-time". La professionalità di questi impiegati che per alcuni giorni a settimana fanno l'avvocato "nel libero Foro" (N.B.: non è loro consentito ricevere incarichi professionali dalla amministrazione di appartenenza e, addirittura, non possono patrocinare in cause nelle quali sia parte una qualunque pubblica ammiistrazione) deriva dall'effettivo esercizio della professione forense nei giorni nei quali essi (impiegati a part time ridotto) non fanno l'impiegato ma fanno l'avvocato. L'esercizio effettivo della professione forense da parte dei c.d. "avvocati-part-time" non è nemmeno lontanamente paragonabile, quanto ad "effetto professionalizzante", ai poco credibili corsi di formazione interni alla Pubblica amministrazione. Nessun Governo interessato ad una buona riforma della P.A. dovrebbe sottovalutare l'utilità per l'efficienza della Amministrazione del poter contare sull'apporto di conoscenze che possono fornire (certo a buon mercato, rispetto ai consulenti esterni) quegli impiegati che, quali avvocati, frequentano costantemente le aule di giustizia (tra gli avvocati-part-time ci sono anche cassazionisti) e, essendo avvocati a tutti gli effetti, sono certamente attenti alla loro formazione continua (e se la pagano da soli), che per loro è obbligatoria per legge a pena di sanzione disciplinari irrogate dai Consigli degli Ordini degli Avvocati.
Mi pare una decisione scellerata quella (presa nel 2003 attraverso la legge n. 339/03) di imporre a tali soggetti la scelta alternativa tra professione di avvocato o lavoro pubblico:
a) decisione scellerata per la P.A., che conseguentemente dovrebbe insistere a seguire il miraggio della formazione del proprio personale, invece di usare il personale formato che ha a disposizione. Sul punto, schiettamente, chi può negare che la "formazione del personale della pubblica amministrazione" è stata, troppo spesso, una forma di sperpero del pubblico denaro senza adeguati risultati ? Chi può, comunque, non vedere che per la "formazione del personale" i soldi no ci sono più ?
b) decisione scellerata pure per l'Avvocatura italiana, perchè l'idea che l'Avvocatura possa superare la crisi riducendo il numero degli avvocati concorrenti è una pia illusione. Per sopravvivere, anzi, molti avvocati ormai chiedono di poter fare anche un altro lavoro. In primo luogo molti chiedono di rimuovere incompatibilità irragionevoli e liberticide, come quella che impedisce ad un avvocato di avere un rapporto di lavoro subordinato, anche a part time (art. 18, lettera d, della l. 247/12).
Bisognerebbe, dunque, andare oltre il d.l. 101/2013 e abrogare la l. 339/03 (e la correlata modifica dell'art. 18, lettera d, della legge di riforma forense n. 247/12) che fu voluta dalla lobby degli avvocati nonostante le durissime censure dell'Antitrust e che "fece carta straccia" della ragionevolissima sentenza della Corte costituzionale n. 189/2001. Quest'ultima andrebbe riletta: si apprezzerebbe la lungimiranza dei giudici costituzionali nell'esaltare l'effetto di "buona amministrazione" (non solo il vantaggio economico per la P.A.) derivante dal reciproco arricchimento professionale tra attività di funzionario pubblico e esperienza forense vissuta in concreto dal medesimo.
Non basta che la P.A. compri meno auto blu ... bisogna che le consulenze esterne calino, e affinchè ciò sia fattibile, occorre rendere di nuovo possibile che (come è per tutte le altre libere professioni in forza dell'art. 1, commi 56 e ss., l. 662/96) anche per quella di avvocato sia consentito lo svolgimento della attività forense nel libero Foro ad impiegati pubblici in part time ridotto verticale (tra il 30% e il 50% dell'orario ordinario, con presenza in ufficio pari, in media, alla metà dei giorni dei colleghi). E' l'uovo di Colombo: basta leggere con attenzione la citata sentenza della Corte costituzionale n. 189/2001 che il Ministro D'Alia (avvocato) dovrebbe ben conoscere.