Source: http://www.urbanisticaitaliana.it/HTML/5804.html
Timestamp: 2017-06-25 15:45:56+00:00
Document Index: 152591791

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 10', 'art. 146', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 35', 'e contrario', 'art. 32', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 117', 'e contrario']

T.A.R. Lombardia Brescia, Sezione I, 8 luglio 2010 si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura”">a cura del Dott. Francesco BarchielliT.A.R. Lombardia Brescia, Sezione I, 8 luglio 2010Sulla l. 47 del 1985 che all’art. 31, comma 2, stabilisce che "si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura”SENTENZA N. 2459
1. La L. n. 47 del 1985, all’art. 31, comma 2, stabilisce che "si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura”. A sua volta la definizione di "rustico" non può prescindere, secondo la costante giurisprudenza ordinaria ed amministrativa, dall’intervenuto completamento di tutte le strutture essenziali, tra le quali anche le "tamponature esterne". Tale interpretazione – come ha evidenziato la Corte costituzionale nella sentenza 27 febbraio 2009 n. 54 - è rafforzata dalla circolare del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 7 dicembre 2005 n. 2699, che riconosce, sulla base della giurisprudenza in materia, "che l’esecuzione del rustico implica la tamponatura dell’edificio stesso, con conseguente non sanabilità di quelle opere ove manchino in tutto o in parte i muri di tamponamento". 2. La giurisprudenza ha rilevato che : a) l''esecuzione del c.d. rustico è riferita al completamento di tutte le strutture essenziali, tra le quali vanno annoverate le tamponature esterne, che determinano l''isolamento dell''immobile dalle intemperie e configurano l''opera nella sua fondamentale volumetria (cfr. T.A.R. Salerno, sez. II, 13 ottobre 2006 n. 1745); b) la mancanza di tamponature esterne e la presenza di semplici tavole sovrapposte finalizzate a proteggere l''immobile da incursioni estranee non determina il completamento della copertura (cfr. Cassazione penale , sez. III, 2 dicembre 2008 n. 8064); c) la semplice installazione di lamiere, che non consente una precisa individuazione del volume e non esclude la possibile modificazione dell’opera non può configurare una copertura definitiva e stabile del fabbricato abusivo ( cfr. TAR Piemonte, I, 13 settembre 2007 n. 2925, TAR Liguria, Sez. 1 19.3.2010 n. 1206).
Con ricorso notificato il 9.10.2008 e depositato presso la Segreteria della Sezione il successivo giorno 3.11.2008, Mariagrazia Benetti impugna la nota del 9.6.2008, con cui il Responsabile dell’Area tecnica del Comune di Cellatica ha riscontrato l’istanza da essa presentata il 30.5.2008, affermando che, per l’assenza dei presupposti, non si era formato alcun silenzio-assenso (ai sensi dell’art. 32, comma 37 del D.L. n. 269 del 30.9.2003 convertito con legge n. 326 del 24.11.2003) sull’istanza di condono edilizio presentata il 10.12.2004, essendo stato espresso il 10.12.2007 un parere paesaggistico non favorevole dall’arch. Luigi Poisa (atto anch’esso impugnato).
Con riferimento alla nota 9.6.2008 n. 5155 prot.:
1) Violazione di legge (art. 32, comma 37, D:L. 269 del 2003, conv. in L. n. 326 del 2003); sostenendo che si sarebbe formato il silenzio-assenso per decorso del termine di 24 mesi.
Con riferimento al parere non favorevole 10.12.2007 dell’arch. Luigi Poisa:
1) Violazione di legge (art. 10 bis della legge n. 241 del 1990; art. 146, c. 9 D.Lgs n. 42 del 2004); per non essere stato dato alcun preavviso di diniego; 2) Violazione di legge (art. 3 della legge n.241 del 1990); il mero rinvio alla scheda non costituisce motivazione sufficiente;
3) Eccesso di potere (sotto il profilo della contraddittorietà, genericità, insufficienza); laddove si fa riferimento alla non meglio specificata possibilità di parziale condonabilità;
4) Eccesso di potere (per erronea valutazione dei fatti e per insufficiente motivazione); perché la scheda non esamina i profili illustrati dalla relazione tecnica di parte che escludevano effetti significativi rispetto alla tutela del vincolo;
5) Erronea applicazione di legge (DGR 8.11.2002 n. 711045; DPCM 12.12.2005; DGR 15.3.2006 n. 82121); eccesso di potere (per erronea applicazione dell’iter logico deduttivo applicabile); sostenendo che l’esperto non abbia fatto riferimento alla pertinente modulistica posteriore richiamando a quella superata del 2002.
Si è costituito in giudizio l’intimato Comune di Cellatica, chiedendo il rigetto del gravame.
Successivamente alla proposizione del ricorso, il Comune, con nota in data 12.11.2008 ma spedita solo il 31.12.2008, comunicava, ai sensi dell''art. 10 bis della L- n. 241 del 1990, il preavviso di diniego al richiesta di condono, al quale replicava l’odierna ricorrente con una relazione tecnica nella quale contestava le argomentazioni poste a base del diniego.
Con provvedimento in data 24 giugno 2009 (notificato alla ricorrente il 5 ottobre 2009), la domanda di condono veniva respinta.
Con ricorso per motivi aggiunti notificato il 3.12.2009 e depositato il 21 dicembre 2009, Mariagrazia Benetti impugnava tale diniego, articolando le seguenti censure:
6) violazione di legge (artt. 3, 10, 10 bis della L. n. 241 del 1990); in quanto le osservazioni presentate dalla ricorrente non sono state sostanzialmente esaminate né è stata data alcuna una idonea motivazione del perché le stesse non siano state considerate rilevanti;
7) eccesso di potere (sotto i profili del travisamento dei fatti); violazione di legge (art. 31, comma 2, della L. n. 47 del 1985); contestando la corrispondenza alla realtà dei fatti dell’affermazione secondo la quale l’intervento non avrebbe raggiunto la fase del completamento al rustico e negando la sussistenza di difformità tra quanto rilevato in sede di sopralluogo e quanto indicato nelle tavole progettuali allegate alla domanda di condono.
Con memoria depositata in data 14.5.2010 la difesa del Comune ha articolatamente controdedotto, chiedendo il rigetto del gravame.
Alla pubblica udienza del 26.5.2010 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.
L’odierna ricorrente, Mariagrazia Benetti, presentava al Comune di Cellatica, in data 10.12.2004, domanda di permesso di costruire in sanatoria (condono edilizio) relativamente ad opere eseguite senza titolo, per l’ampliamento (mediante la realizzazione di: soggiorno, camera, portico e ripostiglio a piano terra, cantina nel piano interrato) del fabbricato sito in via dei Campiani n. 30, in zona sottoposta a vincolo ambientale.
Con nota in data 30.5.2008 Mariagrazia Benetti evidenziava al Comune che - una volta completato, in data 18.4.2006, l’invio della documentazioni necessaria - sull’istanza doveva intendersi ormai formato il silenzio-assenso, ai sensi dell’art. 32, comma 37 del D.L. n. 269 del 30.9.2003 (convertito con L. n. 326 del 24.11.2003).
In riscontro a tale missiva, il Responsabile dell’Area tecnica del Comune di Cellatica, con lettera prot. n. 5155 del 9.6.2008 evidenziava che: “… nel caso di immobili soggetti a tutela, come nel suo caso, occorre il decorso del termine di ventiquattro mesi dalla data di emanazione del parere favorevole da parte dell’autorità preposta alla tutela del vincolo, ossia il Comune di Cellatica…”, soggiungendo che “il parere paesaggistico è stato emesso in data 10.12.2007, ma essendo contrario al rilascio del permesso di costruire in sanatoria, non può formarsi il silenzio –assenso”.
La nota concludeva preannunciando che “verranno adottati gli atti conseguenti previsti dalla normativa vigente in materia”.
Con il ricorso all’esame, Mariagrazia Benetti si grava avverso tale nota del 9.6.2008 nonché nei confronti del parere paesaggistico non favorevole emesso dall’arch. Luigi Poisa in data 10.12.2007.
Successivamente alla proposizione del gravame, il Comune con nota in data 12.11.2008 (spedita il 31.12.2008) comunicava, ai sensi dell''articolo 10 bis della legge n. 241 del 1990, il preavviso di diniego al richiesta di condono, al quale replicava l’odierna ricorrente con una relazione tecnica, nella quale venivano contestate le argomentazioni poste a base del diniego.
Tale diniego di condono è stato impugnato da Mariagrazia Benetti con atto di ricorso per motivi aggiunti.
Tanto premesso in punto di fatto, può ora passarsi alla disamina delle questioni di diritto.
Sotto un primo aspetto va rilevato che il ricorso, nella sua versione originaria, risulta inammissibile.
La ricorrente ha proposto, infatti, un giudizio impugnatorio nei confronti di due atti, nessuno dei quali può ritenersi provvedimento impugnabile.
Quanto al primo, la nota del 9.6.2008 il Responsabile dell’Area tecnica, va rilevato che esso non contiene alcuna statuizione di portata provvedimentale, limitandosi a comunicare alla ricorrente l’intervenuta adozione di un parere ambientale negativo e che, non essendosi potuto formare alcun silenzio-assenso per carenza del presupposto del parere favorevole dell’autorità preposta alla tutela del vincolo, non si era affatto in presenza di un’ipotesi di silenzio assenso, preannunciando la prossima adozione degli atti conseguenti.
Invero, la consolidata giurisprudenza (cfr. TAR Brescia, sez. I, 15.1.2010 n. 28) ritiene che il provvedimento abilitativo tacito costituito per effetto del silenzio-assenso si possa formare soltanto se la domanda presentata dal privato ha i presupposti per essere accolta, perché il difetto di taluno dei presupposti sostanziali per poter accedere al condono impedisce che possa avviarsi quel procedimento disciplinato dall''art. 35 l. n. 47/1985 in cui il decorso del tempo è coelemento costitutivo della fattispecie autorizzativa.
In particolare, dal combinato disposto degli artt. 35 comma 19 e 32 comma 1, 28 febbraio 1985 n. 47 si evince che, in caso di istanza di sanatoria edilizia per opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo, il silenzio assenso per decorso del termine di ventiquattro mesi dall''emissione del parere dell''autorità preposta alla tutela del vincolo si forma solo nel caso di parere favorevole, e non anche di parere contrario, poiché il rilascio della concessione in sanatoria per abusi in zone vincolate presuppone necessariamente il parere favorevole, e non il parere sic et simpliciter della predetta autorità (cfr. T.A.R. Puglia Bari, sez. III, 12 gennaio 2010 n. 17; T.A.R. Piemonte Torino, sez. I, 21 luglio 2009 , n. 2062).
Quanto al secondo, il parere paesaggistico non favorevole emesso in data 10.12.2007, va rilevato che si tratta di un atto endoprocedimentale, che serve all''autorità ai fini dell''adozione del provvedimento conclusivo del procedimento, e solo quest''ultimo provvedimento è impugnabile, eventualmente, insieme al parere, se sfavorevole al privato (cfr. T.A.R. Napoli, sez. VIII, 10 dicembre 2009 n. 8628).
Infatti, in tema di condono per le opere edilizie abusivamente realizzate è giurisprudenza constante che il parere obbligatorio e vincolante di cui all''art. 32 l. n. 47/85 può dirsi concretamente lesivo solo nel momento in cui è trasposto nell''atto finale che definisce la domanda di sanatoria edilizia (cfr. Cons. St. Sez. V 30.8.2005 n. 4412; idem, 10.2.2004, n. 480).
Il ricorso originario va dunque dichiarato inammissibile.
Con il ricorso per motivi aggiunti la ricorrente contesta il provvedimento del 24 giugno 2009 di diniego di condono, articolando due censure.
Sotto un primo profilo, viene contestata la violazione degli artt. 3, 10, 10 bis della L. n. 241 del 1990, rilevando che le osservazioni presentate non sono state sostanzialmente esaminate, dato che non vi è una idonea motivazione riguardo le ragioni per le quali non siano state considerate rilevanti.
Inoltre, si contesta la sussistenza di alcune difformità tra quanto rilevato in sede di sopralluogo è quanto indicato nelle tavole progettuali.
Il gravame per motivi aggiunti non risulta fondato.
Il responsabile del procedimento, con il preavviso di diniego in data 12.11.2008, comunicava alla Benetti che il condono non poteva essere concesso in quanto:
“- l''opera abusiva non risulta eseguita al rustico, come si evince dal verbale di sopralluogo del 29.11.2006 e dalla relativa documentazione fotografica allegata allo stesso e dalla documentazione fotografica del 18.10.2007, ossia è priva in parte dei muri di tamponamento che determinano l''isolamento dell''immobile dalle intemperie e configurano l''opera nella sua fondamentale volumetria, come disposto dall''articolo 4 della Circolare esplicativa del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti n. 2699/c del 7.12.2005 e pertanto in contrasto con l''articolo 31, comma 2, della Legge n. 47 del 28.2.1985;
- l''opera abusiva non ha ottenuto il parere favorevole, vincolante ai fini del rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria, previsto dall''articolo 32 della Legge n. 47 del 28.2.1985, così come disposto dall''articolo 3, comma 2 della Legge Regionale n. 31 del 3.11.2004 e dall''articolo 5. 3 della deliberazione di Giunta Regionale n. 8/2121 del 15.3.2006, in quanto l''analisi del sito ed il grado di incidenza dell''intervento pongono lo stesso al di sopra della soglia di rilevanza dal punto di vista dell''impatto ambientale e pertanto l''intervento presenta caratteristiche tipologiche costruttive in contrasto con quelle dell''edificio preesistente e dell''ambiente circostante, come si evince dall''esperto ambientale Arch. Poisa Luigi del 10 .12.2007;
- l''opera abusiva, come si evince dal verbale di sopralluogo del 29.11.2006 e dalla relativo documentazione fotografica allegata allo stesso e dalla documentazione fotografica del 18. 10. 2007, risulta in parte difforme da quella indicata sugli elaborati grafici allegati all''istanza di permesso di costruire in sanatoria del 10.12.2004 Prot. n. 12224"
Con atto recante la data del 24 giugno 2009, (notificato alla ricorrente il 5 ottobre 2009), la domanda di condono veniva respinta riportando i motivi ostativi già espressi nel preavviso di diniego.
Il provvedimento di diniego richiama la comunicazione di preavviso di diniego e le osservazioni presentate dalla ricorrente Benetti Maria Grazia in data 13 gennaio 2009, ma afferma che “l''osservazione … non risulta rilevante ai fini dell''accoglimento dell''istanza, in quanto non modifica sostanzialmente i presupposti per il rilascio del permesso di costruire dell''autorizzazione paesaggistica in sanatoria”, rigetta l''istanza, Sotto un profilo per così dire “sostanziale”, va rilevato che il condono edilizio del 2003 (il D.L. 30 settembre 2003, art. 32, comma 25, convertito nella L. 24 novembre 2003, n. 326), rinvia alla L. 28 febbraio 1985, n. 47.
A sua volta la definizione di "rustico" non può prescindere, secondo la costante giurisprudenza ordinaria ed amministrativa, dall’intervenuto completamento di tutte le strutture essenziali, tra le quali anche le "tamponature esterne". Tale interpretazione – come ha evidenziato la Corte costituzionale nella sentenza 27 febbraio 2009 n. 54 - è rafforzata dalla circolare del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 7 dicembre 2005 n. 2699, che riconosce, sulla base della giurisprudenza in materia, "che l’esecuzione del rustico implica la tamponatura dell’edificio stesso, con conseguente non sanabilità di quelle opere ove manchino in tutto o in parte i muri di tamponamento". Invero, la giurisprudenza ha rilevato che :
- la mancanza di tamponature esterne e la presenza di semplici tavole sovrapposte finalizzate a proteggere l''immobile da incursioni estranee non determina il completamento della copertura (cfr. Cassazione penale , sez. III, 2 dicembre 2008 n. 8064);
- la semplice installazione di lamiere, che non consente una precisa individuazione del volume e non esclude la possibile modificazione dell’opera non può configurare una copertura definitiva e stabile del fabbricato abusivo ( cfr. TAR Piemonte, I, 13 settembre 2007 n. 2925, TAR Liguria, Sez. 1 19.3.2010 n. 1206).
Venendo a fare applicazione dei suddetti principi alla fattispecie all’esame, deve rilevarsi che la documentazione esistente in atti (cfr. il doc. n. 4 prodotto dalla difesa del Comune: verbale di sopralluogo in data 29.11.2006 con allegate fotografie) comprova che le opere eseguite dalla ricorrente, e di cui viene chiesto il condono, risultano prive del requisito richiesto del completamento al rustico. Infatti, al p. t. si rileva la mancanza degli infissi, nel mentre la copertura del vano soggiorno è costituita semplicemente da “travetti in legno con onduline”. Invero, alcune delle foto allegate mostrano la presenza di travi in legno ricoperte da semplici stuoie.
In tale conteso, le conclusioni cui perviene il Comune, circa l’assenza del requisito del completamento è condivisibile.
Occorre ora esaminare se su questo punto abbiano qualche rilevanza le considerazioni svolte dalla Benetti in sede di presentazione delle osservazioni.
Con la propria memoria depositata il 13.1.2009, l’odierna ricorrente rilevava che l’opera doveva ritenersi completata al rustico in quanto: - parte della superficie da condonare deriva da strutture (portico e pergolato) per le quali era stato rilasciato permesso di costruire, di guisa che “la configurazione volumetrica delle stesse era quindi già determinata, in aggiunta c’è la presenza dei muri di tamponamento”;
- i muri di tamponamento sono presenti praticamente in tutto il perimetro, eccezion fatta per una piccola porzione che non supera il 10 %. In questa parte essi sono presenti, ma solamente incompleti in altezza: arrivano ad 1 m. circa dal terreno e la superficie rimanente è costituita da perline in legno a doppio strato”.
Le osservazioni riguardavano anche altri due argomenti: il parere paesaggistico negativo reso dall’esperto ambientale Arch. Poisa Luigi e la difformità asseritamente esistente tra gli elaborati grafici allegati alla domanda di condono edilizio e lo stato di fatto rilevato.
In relazione al primo, oltre a ricordare l’avvenuta impugnazione del medesimo, la Benetti contesta la correttezza evidenziando la presenza di cancellazioni sullo stesso apposte e comunque contrappone a quello il positivo giudizio da proprio tecnico (arch. Loda). Infine, rileva la mancata enunciazione di quali sono le parti eventualmente condonabili alle quali viene genericamente fatto cenno nel parere dell’arch. Poisa..
Relativamente alle difformità si nega che sussista, affermando che vi sarebbe piena corrispondenza fra elaborati e lo stato di fatto.
Il Collegio rileva che – come correttamente evidenziato dal provvedimento di diniego - le argomentazioni svolte in sede di osservazioni al preavviso di diniego non erano in grado di comportare un diverso apprezzamento dell’amministrazione.
Infatti, quanto al completamento delle opere, ne confermano l’incompletezza, ponendosi in contrasto con il consolidato indirizzo giurisprudenziale al riguardo (dianzi esposto); nel mentre la contestazione circa la difformità delle tavole muove da un presupposto erroneo (quello dell’equivalenza delle opere eseguite solo a quelle completate), sicché la rappresentazione di murature e coperture realizzate solo in parte come completate si pone indubbiamente come difforme rappresentazione dello stato di fatto rilevato in sede di sopralluogo.
Resta da disaminare la questione del parere ambientale ai sensi dell’art. 32 della L. n. 47 del 1985.
Ora occorre preliminarmente precisare che il giudizio reso dall''Amministrazione preposta a pronunciarsi sulla compatibilità paesaggistica o meno di opere abusive ai sensi dell''art. 32 della legge n. 47/85 8 (nella specie l''Ente locale) costituisce una valutazione tecnico-discrezionale di pertinenza dell''Amministrazione stessa che può essere messa in discussione solo se scarsamente o per nulla motivata oppure affetta da vizi di logicità (in tal senso, tra le tante, TAR Piemonte Sez. I 8.5.2009 n. 1381).
In particolare, detto parere si estrinseca in una valutazione di concreta compatibilità dell''opera edilizia con l''ambiente tale in ogni caso da non comportare deroga al vincolo. In sostanza, il principio ispiratore dell''art. 32 (all’interno della L. n. 47 del 1985 che consente un’ ampia sanatoria edilizia) è di restringere l’operatività della sanatoria che però non opera nelle situazioni in presenza di vincoli ambientali. Nel richiedere un puntuale parere delle autorità preposte alla gestione dei medesimi, la legge prevede, quindi, la possibilità che tale valutazione si muova in senso preclusivo del condono non solo nei casi in cui l''intervento abbia recato un danno effettivo al bene protetto ma anche in casi di pericolo di danni futuri.
Più in generale, va ribadito - con la prevalente opinione giurisprudenziale - che il parere previsto dall''art. 32 cit., ai fini del rilascio della concessione edilizia in sanatoria, ha funzioni identiche all''autorizzazione paesaggistica e/o relativa agli interventi sui beni culturali in senso lato, secondo la ormai pacifica definizione di cui al D.Lgs. 42/2004 (che trova il proprio substrato costituzionale nell''art. 117 comma 2 lett. s). Infatti, entrambi gli atti costituiscono il presupposto che legittima la trasformazione urbanistico-edilizia della zona protetta nei cui confronti sussiste il potere ministeriale di annullamento che è strumento affidato dall''ordinamento allo Stato, come estrema difesa dei beni culturali, valore costituzionalmente primario (cfr. Cons. St., Sez. VI, 10.2.2006 n. 528). Da ciò consegue l''analoga ampiezza dello spettro di valutazione discrezionale, la quale deve avere come primario parametro di riferimento il vincolo, le relative caratteristiche e finalità: solo all''esito della positiva valutazione generale di compatibilità con il vincolo è possibile ipotizzare la indicazione di eventuali condizioni tali da adeguare l''opera alle caratteristiche del vincolo stesso.
Nella fattispecie, il parere negativo riposa sui seguenti passaggi motivazionali:
- l’analisi del sito ed il grado di incidenza dell’intervento pongono lo stesso al di sopra della soglia di rilevanza dal punto di vista dell’impatto ambientale.
- l’intervento presenta caratteristiche tipologiche costruttive in contrasto con quelle dell’edificio preesistente e dell’ambiente circostanze: alcune parti appaiono artatamente ampliate e addirittura precarie, per cui ne risulta problematico il condono.
La valutazione posta in essere, anche alla stregua delle valutazioni specifiche poste in essere con la tabella allegata, è sufficientemente motivata e immune da vizi logici, senza che dalla mera presenza di alcune cancellazioni sulla stessa possano farsi discendere l’ ipotizzata volontà di pervenire ad un risultato di incidenza, pur in mancanza dei necessari presupposti.
Da ultimo, va rilevato che, solo dopo l’espressione del parere contrario, il tecnico incaricato aggiunge “per le parti eventualmente condonabili sarebbe opportuno richiedere un progetto di adeguamento alle caratteristiche tipologiche della zona (materiali, colori, tipologia del tetto, finiture), sul quale ci si riserva di esprimere il parere di merito”, sicché tale considerazione, meramente ipotetica, si pone ab extra del parere, senza spiegare alcuna efficacia sullo stesso.
Le spese di giudizio, liquidate come da dispositivo, vanno poste - alla stregua del principio victus victori - a carico della ricorrente.
il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia – sezione distaccata di Brescia I Sezione - definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, dichiara inammissibile il ricorso originario e respinge quello per motivi aggiunti.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio a favore del Comune di Cellatica, che liquida in complessivi € 3.000 oltre IVA e CPA.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 26 maggio 2010 con l''intervento dei Magistrati:
Carmine Russo, Referendario