Source: http://www.architetto.info/normativa/ministero-delleconomia-e-delle-finanze-circolare-8-ottobre-2009-n-29-decreto-18-gennaio-2008-n-40-concernente-modalita-di-attuazione-dellarticolo-48-bis-del-decreto-del-presidente/
Timestamp: 2018-06-21 08:28:35+00:00
Document Index: 143850483

Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 2', 'art.  19', 'art. 2', 'art. 48', 'art. 1', 'art. 48', 'art. 1', 'art. 48', 'art.  2', 'art. 12', 'art.  48', 'art.  9', 'art.  48', 'art.  48', 'art. 48', 'art.  37', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 67', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 72', 'art. 48', 'art. 72', 'art.  3', 'art.\n72', 'art.    48', 'art. 72', 'art.  72', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.  48', 'art. 48', 'art.  3', 'art.  72', 'art. 543', 'art.  48', 'art.  48', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 3', 'art. 48', 'art.  72', 'art. 48', 'art.\n48', 'art. 1264', 'art. 48', 'art.  1260', 'art. 48', 'art. 48', 'art.    48', 'art. 23', 'art.\n48', 'art. 48', 'art. 9', 'art. 70', 'art. 117', 'art. 48', 'art.  23', 'art.  48', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 3', 'art.  72', 'art. 2122', 'art. 48', 'art. 2122', 'art. 2122', 'sentenza ', 'art. 48', 'art. 48']

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - CIRCOLARE 8 ottobre 2009, n. 29 - Decreto 18 gennaio 2008, n. 40, concernente «Modalita' di attuazione dell'articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni in materia di pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni» - Nuovi chiarimenti. (09A12404) (GU n. 246 del 22-10-2009 | Architetto.info
<MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA – ORDINANZA 5 agosto 2009
ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA – COMUNICATO – Indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativi al mese di settembre 2009, che si pubblicano ai sensi dell’articolo 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’articolo 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica). (09A12310) (GU n. 247 del 23-10-2009>
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – CIRCOLARE 8 ottobre 2009, n. 29 – Decreto 18 gennaio 2008, n. 40, concernente «Modalita’ di attuazione dell’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni in materia di pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni» – Nuovi chiarimenti. (09A12404) (GU n. 246 del 22-10-2009
MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE - CIRCOLARE 8 ottobre 2009, n. 29 - Decreto 18 gennaio 2008, n. 40, concernente «Modalita' di attuazione dell'articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni in materia di pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni» - Nuovi chiarimenti. (09A12404) (GU n. 246 del 22-10-2009 )
CIRCOLARE 8 ottobre 2009 , n. 29
Decreto   18   gennaio  2008,  n.  40,  concernente  «Modalita’  di
attuazione  dell’articolo  48-bis  del  decreto  del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni in materia
di  pagamenti  da  parte  delle  pubbliche  amministrazioni» –  Nuovi
chiarimenti. (09A12404)
Agli    uffici    centrali   del
bilancio  presso le amministrazioni
centrali dello Stato
All’Ufficio      centrale     di
ragioneria presso l’Amministrazione
dei monopoli di Stato
Alle   ragionerie   territoriali
Ai   revisori   dei   conti   in
rappresentanza     del    Ministero
dell’economia   e   delle   finanze
presso enti ed organismi pubblici
Alla  Presidenza  del  Consiglio
dei    Ministri    –   Segretariato
Alle   amministrazioni  centrali
dello Stato – Gabinetto
All’Amministrazione autonoma dei
All’Avvocatura   generale  dello
Nel  quadro generale della normativa inerente ai pagamenti disposti
da  parte delle pubbliche amministrazioni, sicuramente ha assunto una
notevole rilevanza, soprattutto per l’ampia sfera di applicazione, la
disciplina  recata  dall’art. 48-bis del decreto del Presidente della
Repubblica n. 602/1973, disposizione introdotta dall’art. 2, comma 9,
del   decreto-legge   3   ottobre   2006,  n.  262,  convertito,  con
modificazioni,  dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, successivamente
modificata  dall’art.  19  del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222,
nonche’ dall’art. 2, comma 17, della legge 15 luglio 2009, n. 94.
Il  citato art. 48-bis, nella sua attuale formulazione, prevede che
le  amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto
legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  e  le  societa’ a prevalente
partecipazione  pubblica, prima di effettuare, a qualunque titolo, il
pagamento di un importo superiore a diecimila euro, verifichino se il
beneficiario  e’  inadempiente  all’obbligo  di  versamento derivante
dalla  notifica  di una o piu’ cartelle di pagamento per un ammontare
complessivo  pari  almeno a detto importo e, in caso affermativo, non
procedano  al  pagamento,  segnalando la circostanza all’agente della
riscossione   competente   per  territorio,  al  fine  dell’esercizio
Il comma 2-bis del medesimo art. 48-bis, inoltre, stabilisce che la
predetta  soglia  di diecimila euro possa essere aumentata, in misura
comunque  non  superiore  al doppio, ovvero diminuita, con decreto di
natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze.
La normativa in discorso, a seguito dell’emanazione del regolamento
di attuazione adottato con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze n. 40/2008, e’ divenuta operativa e concretamente applicabile
a  far  data  dal  29  marzo  2008,  limitatamente  pero’  alle  sole
amministrazioni  pubbliche  di  cui  all’art. 1, comma 2, del decreto
legislativo  n.  165/2001,  ed  alle societa’ a totale partecipazione
pubblica,  in  quanto  il  medesimo  decreto  n. 40/2008 rinvia ad un
successivo  regolamento  la disciplina per la relativa attuazione nei
confronti delle societa’ a prevalente partecipazione pubblica.
La  disposizione  di  cui all’art. 48-bis, viceversa, dal 30 luglio
2009  –  data  di  entrata  in  vigore delle modifiche introdotte dal
richiamato  art.  2,  comma  17,  della  legge  n.  94/2009  – non e’
applicabile  alle  aziende  ne’  alle societa’ per le quali sia stato
disposto il sequestro o la confisca ai sensi dell’art. 12-sexies, del
decreto-legge  8  giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, concernente ipotesi particolari di
confisca, ovvero ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, recante
disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso.
E’  d’obbligo  ricordare, poi, che non e’ stata mutata la soglia di
diecimila  euro  individuata  dall’art.  48-bis idonea a far scattare
l’obbligo della verifica.
Appare anche opportuno segnalare che in data 9 luglio 2009 e’ stato
pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale n. 157 il decreto del Ministro
dell’economia  e  delle  finanze  19  maggio 2009 recante «Disciplina
delle   modalita’   di  attuazione  dell’art.  9,  comma  3-bis,  del
modificazioni,  dalla  legge  28  gennaio  2009, n. 2, concernente la
certificazione  dei  crediti,  da  parte  delle  regioni e degli enti
locali  debitori,  relativi  alla  somministrazione di forniture o di
servizi».  Infatti, seppure limitatamente all’anno 2009, tale decreto
prevede che, al fine di permettere agli enti pubblici territoriali di
rilasciare  la  predetta certificazione finalizzata alla cessione del
credito,  venga  attivata  una  verifica  afferente  all’art.  48-bis
secondo  le  modalita’ del decreto ministeriale n. 40/2008, senza dar
luogo,   nel   caso  di  riscontrato  inadempimento,  all’attivazione
automatica   delle   procedure   di  riscossione  coattiva  da  parte
dell’agente della riscossione.
Sotto   il   versante  ermeneutico,  invece,  occorre  nominare  la
circolare  29 luglio 2008, n. 22, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
–  serie  generale  – n. 186 del 9 agosto 2008, con la quale e’ stata
fornita   una  lettura  interpretativa  in  merito  ad  alcune  delle
problematiche  apparse  di  maggiore  importanza  e  di piu’ generale
A  circa un anno dalla diffusione della menzionata circolare, della
quale   si  confermano  interamente  l’impianto  argomentativo  e  le
considerazioni  esposte,  si e’ ritenuto opportuno e doveroso, stante
pure   le   sollecitazioni  e  le  richieste  pervenute,  offrire  un
contributo  integrativo  alla  tematica  in questione, fornendo cosi’
nuovi chiarimenti.
Pagamento concomitante di piu’ fatture.
E’  stata  rappresentata, da varie amministrazioni, la problematica
concernente  l’esatta  individuazione dell’importo da sottoporre alla
verifica  prevista  dall’art.  48-bis  nel  caso  di pagamento di una
pluralita’  di  fatture, anche di importo inferiore a diecimila euro,
emesse  dal  medesimo fornitore e relative a diversi contratti, ma di
importo superiore a detta soglia se complessivamente considerate.
Tale  situazione,  in particolare, assume rilevanza nel caso in cui
la  stessa  amministrazione  procede  alla  liquidazione  delle somme
spettanti  al fornitore attraverso l’emissione di un unico mandato di
pagamento,  per  evidenti  ragioni  di  economicita’ procedimentale e
speditezza dell’azione amministrativa.
Al  riguardo,  preliminarmente,  appare  utile  ricordare che nella
richiamata  circolare  n.  22/2008,  in ordine al tema del divieto di
artificiosi  frazionamenti dei pagamenti, e’ stato esplicitato che il
pagamento  – identificato nella sua accezione privatistica e non come
fase della spesa nel suo significato giuscontabile – e’ l’adempimento
di  un’obbligazione pecuniaria derivante, per lo piu’, da un rapporto
Pertanto, nel caso di specie, e’ verosimile ritenere che, di norma,
le   diverse   fatture   identifichino   distinti   pagamenti  intesi
nell’accezione poc’anzi indicata.
La  circostanza,  poi,  che  l’amministrazione  nel  procedere alla
liquidazione di quanto dovuto ad un medesimo beneficiario provveda al
pagamento   –  per  esigenze  di  semplificazione  o,  talvolta,  per
momentanea   carenza   di   liquidita’   e   conseguente  necessitata
liquidazione  congiunta  di  piu’  somme  dovute – emettendo un unico
mandato  relativo  a  varie  fatture,  si  ritiene  non  implichi  la
necessita’  di  dover effettuare la prevista verifica nel caso in cui
sia  stata  superata  la  soglia dei diecimila euro solo con riguardo
all’importo   complessivamente  indicato  nel  mandato  di  pagamento
emesso.
A  ben  vedere,  infatti,  una  diversa interpretazione che porti a
riferire la soglia di operativita’ della verifica prevista dal citato
art. 48-bis alla somma degli importi indicati nello stesso mandato di
pagamento,  appare suscettibile di generare disparita’ applicative da
parte  delle diverse amministrazioni, specie tra quelle che procedono
alla  liquidazione dei debiti con una certa correntezza e quelle che,
per  vari  motivi, si trovano a liquidare, anche a distanza di tempo,
una pluralita’ di fatture ricevute da uno stesso fornitore.
La medesima soluzione, si ritiene debba essere estesa anche al caso
in  cui le diverse fatture, pur riferendosi ad un identico contratto,
vengono emesse, nell’ipotesi di appalto di lavori, in coincidenza con
i  diversi  stati  di avanzamento lavori (SAL) e con il saldo finale,
ovvero,  nell’ipotesi  di  fornitura  di beni o servizi (in virtu’ di
piu’   contratti   di   somministrazione  o  comunque  ad  esecuzione
periodica),  in  base  alla  concomitante  periodicita’  prevista dai
contratti stessi o dagli usi.
Chiarimenti  integrativi  in  materia di raggruppamenti temporanei di
Nella  circolare  n. 22/2008 e’ stato chiarito che, nell’ipotesi di
associazione   temporanea   di  imprese  e,  ora,  di  raggruppamento
temporaneo  di  imprese  (art.  37  del decreto legislativo 12 aprile
2006,  n.  163),  la verifica prevista dall’art. 48-bis va effettuata
sia  in  capo  all’impresa  mandataria  che nei riguardi dell’impresa
mandante, poiche’, di regola, le imprese raggruppate, nell’esecuzione
del  contratto,  non  perdono  l’autonomia  gestionale  nei complessi
rapporti  giuridici  posti  in  essere all’interno del raggruppamento
stesso e nei confronti dei terzi, e pertanto, relativamente ad ognuna
di   esse,   permane,  per  i  lavori  di  competenza,  l’obbligo  di
fatturazione delle operazioni direttamente alla stazione appaltante.
In particolare, la verifica prevista dall’art. 48-bis va effettuata
sugli  importi  di  pertinenza di ogni singola impresa sulla base dei
lavori  eseguiti  da  ciascuna, pure laddove cio’ sia avvenuto non in
conformita’ alla quota di partecipazione.
Al  riguardo va precisato che tale soluzione e’ valida sia nel caso
in  cui  il  mandato  di  pagamento  e’ intestato alla mandataria che
riscuote  in  nome  e  per conto della mandante, sia, ovviamente, nel
caso  in  cui  e’ la stessa impresa mandante a curare direttamente la
riscossione del proprio credito.
Infatti,   anche   quando   il   pagamento  e’  eseguito  a  favore
dell’impresa   mandataria,   il  mandato  conferito  da  parte  della
mandante,  al  fine  di  provvedere alla sola riscossione del credito
vantato  nei confronti della pubblica amministrazione, non produce il
trasferimento della titolarita’ del diritto di credito che permane in
capo  all’impresa mandante, nei confronti della quale dovra’, quindi,
essere  espletata  la  verifica  ex  art. 48-bis per l’intero importo
dalla stessa fatturato.
Con  riferimento  ai  pagamenti connessi all’ammortamento dei mutui
concessi  da  societa’  bancarie  e  dalla  Cassa depositi e prestiti
S.p.a.  nonche’  ad  altre operazioni di indebitamento della pubblica
amministrazione,  nella piu’ volte richiamata circolare n. 22/2008 e’
stato espresso l’avviso che non debba essere attivata la procedura di
verifica  prevista dall’art. 48-bis, attesa l’esistenza, tra l’altro,
di specifiche disposizioni di legge per la tutela di tali crediti.
Considerazioni   non   dissimili,   stante  le  forti  assonanze  e
finalita’, possono essere svolte nei confronti di altre operazioni di
indebitamento,  tra  le  quali  il  leasing  o contratto di locazione
In  estrema  sintesi  ed  in  termini assolutamente generali, senza
scendere  nel  dettaglio  e  nell’analisi  delle  varie  tipologie di
leasing,   si  rileva  che  attraverso  tale  contratto  la  pubblica
amministrazione  puo’  ottenere – a fronte del pagamento di un canone
periodico  e con possibilita’, normalmente, di riscatto alla scadenza
–  il godimento di un bene la cui utilita’ concorre, in via diretta o
strumentale, a soddisfare un interesse pubblico.
Al  riguardo,  e’  indubbio  che  anche  il leasing, permettendo di
ripartire  su un determinato arco temporale, spesso di lungo periodo,
l’onere  finanziario derivante dall’acquisizione della disponibilita’
di  un bene, costituisce per la pubblica amministrazione una forma di
indebitamento, sicuramente assimilabile all’accensione di un mutuo.
Per altro verso, similmente ai mutui, i crediti derivanti da canoni
relativi  a  contratti  di locazione finanziaria ricevono, da diverse
disposizioni  di legge, una particolare tutela (ad esempio l’art. 67,
terzo  comma,  della  legge  16  marzo 1942, n. 267, esclude l’azione
revocatoria per i pagamenti effettuati).
Cio’ posto, si ritiene che anche i pagamenti dei canoni connessi ad
operazioni  di leasing, al pari delle rate di ammortamento del mutuo,
debbano  ritenersi  esclusi dall’applicazione della verifica prevista
dall’art. 48-bis.
Rapporto tra l’art. 48-bis e l’art. 72-bis del decreto del Presidente
della Repubblica n. 602/1973.
Alcune  amministrazioni  hanno  sollevato  talune  perplessita’  in
ordine  al  rapporto  esistente tra l’art. 48-bis e l’art. 72-bis del
decreto del Presidente della Repubblica n. 602/1973.
Nello   specifico,  e’  stato  rappresentato  che  le  disposizioni
contenute  nell’art.  3  del decreto ministeriale n. 40/2008, volte a
disciplinare  gli  effetti della verifica in caso di inadempimento da
parte del beneficiario, sembrerebbero riguardare solo i crediti per i
quali  l’agente  della  riscossione  competente  per territorio possa
procedere  alla  notifica  dell’ordine  di versamento di cui all’art.
72-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 602/1973.
Infatti,   da   una   prima   lettura   della  citata  disposizione
regolamentare,  potrebbe  trarsi il convincimento di una applicazione
dell’art.    48-bis   esclusivamente   propedeutica   e   finalizzata
all’attivazione dell’art. 72-bis.
Tale conclusione troverebbe notevoli riflessi pratici con riguardo,
in  particolare,  ai  crediti  pensionistici,  per  i  quali,  stante
l’inapplicabilita’   agli  stessi  della  procedura  di  pignoramento
delineata  dal  citato  art.  72-bis, si e’ giunti a prefigurarne sin
anche un’esclusione dalla verifica.
Per  fornire una soddisfacente soluzione alla cennata problematica,
preliminarmente,  appare  utile  richiamare  il parere n. 2834/2007 –
espresso  nell’adunanza del 22 ottobre 2007, in merito allo schema di
regolamento   successivamente  adottato  con  il  menzionato  decreto
ministeriale  n.  40/2008  –  con  il  quale il Consiglio di Stato ha
ritenuto,  in  via  generale, che le somme su cui puo’ esercitarsi la
sospensione sono quelle sulle quali, ai termini e nei limiti previsti
dalla  legge,  e’  esperibile  l’azione di recupero coattivo ad opera
Segnatamente  sul  pignoramento  dei  crediti pensionistici e’ pure
d’obbligo   sottolineare  che  la  Corte  costituzionale,  enucleando
principi  e  criteri  aventi  portata generale, si e’ pronunciata per
«l’illegittimita’  costituzionale  degli articoli 1 e 2, primo comma,
del  decreto  del  Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180
(Testo  unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e
la  cessione  degli  stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle
pubbliche   amministrazioni),   nella   parte  in  cui  escludono  la
pignorabilita’ per ogni credito dell’intero ammontare delle pensioni,
indennita’  che  ne  tengono  luogo  ed  altri  assegni di quiescenza
erogati  ai dipendenti dai soggetti individuati dall’art. 1, anziche’
prevedere  l’impignorabilita’,  con le eccezioni previste dalla legge
per  crediti qualificati, della sola parte delle pensioni, indennita’
o altri assegni di quiescenza necessaria per assicurare al pensionato
mezzi  adeguati  alle esigenze di vita e la pignorabilita’ nei limiti
del  quinto della residua parte» (sentenza n. 506 del 4 dicembre 2002
e, gia’ sulla medesima linea, sentenza n. 468 del 22 novembre 2002).
In  buona  sostanza,  da  quanto  sopra  esposto,  quindi,  per  il
Consiglio  di  Stato  sono,  in genere, soggetti alla verifica di cui
all’art.  48-bis  i  pagamenti  di  somme  sulle quali l’agente della
riscossione  e’  legittimato  ad  intraprendere  l’azione di recupero
coattivo,    mentre,    per    la   Corte   costituzionale,   sarebbe
incostituzionale   una   previsione   di  legge  volta  ad  escludere
completamente la pignorabilita’ dei trattamenti pensionistici.
Cio’   considerato,   dal  quadro  giuridico  delineato  si  deduce
chiaramente che non sussistono solide ragioni per escludere i crediti
pensionistici dall’ambito di applicazione dell’art. 48-bis.
Pertanto,  nonostante  il  citato  decreto ministeriale n. 40/2008,
all’art.  3,  comma  3,  relativamente  agli  effetti della verifica,
contenga  soltanto  il  riferimento  all’art.  72-bis del decreto del
Presidente  della Repubblica n. 602/1973 – che prevede, salvo il caso
della riscossione coattiva dei crediti pensionistici, la possibilita’
per  l’agente  della  riscossione di procedere al pignoramento presso
terzi  mediante la notifica di un atto semplificato rispetto a quello
ordinario  previsto dall’art. 543 del codice di procedura civile – si
e’  dell’avviso  che  non  possa  escludersi,  per  tale tipologia di
crediti,   l’attivazione  della  verifica  ex  art.  48-bis,  laddove
l’importo da pagare superi i diecimila euro, in quanto l’agente della
riscossione  potra’,  nell’ipotesi  di  rilevata inadempienza, sempre
attivare l’ordinaria procedura di riscossione coattiva.
D’altra  parte,  neppure  puo’ essere tralasciata la considerazione
che  la disciplina recata dal decreto del Presidente della Repubblica
n.  602/1973  non  contiene alcun riferimento che possa indurre a far
ritenere  che  l’art.  48-bis si atteggi a presupposto necessario per
l’applicazione dell’art. 72-bis.
In proposito, si consideri anche che, mentre l’art. 72-bis, seppure
con una portata piu’ limitata, e’ stato introdotto dall’art. 3, comma
40,  del  decreto-legge  30  settembre  2005, n. 203, convertito, con
modificazioni,  dalla  legge  2 dicembre 2005, n. 248, l’art. 48-bis,
come gia’ detto, e’ stato introdotto in epoca successiva ad opera del
decreto-legge n. 262/2006.
Per   cui,  in  ultima  analisi,  non  puo’  che  riconoscersi  una
sostanziale  autonomia  precettiva  e applicativa dei due articoli in
argomento. Non esistono motivi ostativi, ad esempio, perche’ l’agente
della  riscossione  possa  avvalersi  dell’art.  72-bis a prescindere
dall’avvenuta attivazione della verifica di cui all’art. 48-bis.
Chiarimenti integrativi in materia di cessione del credito.
Con l’obiettivo di dirimere talune difficolta’ interpretative sorte
in  occasione  dell’emanazione  del  decreto ministeriale n. 40/2008,
nella  circolare  n.  22/2008  e’  stato  precisato  che,  in caso di
cessione  del  credito  –  effettuata  ai sensi degli articoli 1260 e
seguenti del codice civile e della legge 21 febbraio 1991, n. 52, per
la  cessione  dei  crediti d’impresa – la verifica prevista dall’art.
48-bis  deve  essere  eseguita nei confronti del creditore originario
(cedente)  nel  presupposto che l’amministrazione rimanga estranea al
rapporto tra cedente e cessionario finalizzato al trasferimento della
titolarita’ del credito.
Cio’  nonostante,  ferma  restando  la  validita’ complessiva delle
enunciazioni   esposte  nella  menzionata  circolare,  considerazioni
relative  alla  situazione  economica generale del Paese nonche’ alle
crescenti  difficolta’  di  piccole  e  medie  imprese  ad accedere a
finanziamenti  attraverso  la  cessione dei propri crediti impongono,
pero’,  un  maggiore  approfondimento  della  tematica  in  discorso,
specialmente  con riguardo al momento in cui effettuare la prescritta
verifica presso Equitalia Servizi S.p.a.
A  tal fine, appare quindi opportuno, in linea con lo spirito della
piu’  recente  normativa  in  materia di facilitazioni all’accesso al
credito   delle   imprese   (basti   considerare,  in  proposito,  le
disposizioni  recate  dal  decreto-legge  29  novembre  2008, n. 185,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2) ed
in  sintonia  con  il precipuo interesse alla riscossione dei crediti
erariali,  esaminare  gli  effetti  che  produce  nei confronti della
pubblica  amministrazione  la  notificazione  o  l’accettazione della
cessione del credito (art. 1264, comma primo, del codice civile).
Nell’ambito dello scenario della disciplina codicistica, qualora la
cessione  del  credito  sia  avvenuta  senza il consenso del soggetto
pubblico  debitore  (ceduto)  –  indipendentemente  da  una eventuale
conoscenza  o  semplice  notificazione  della  cessione – la verifica
prevista dall’art. 48-bis, come gia’ indicato nella cennata circolare
n.  22/2008,  deve essere effettuata esclusivamente nei confronti del
creditore originario (cedente).
In  assenza  del  consenso  del  debitore – non necessario ai sensi
dell’art.  1260  del  codice  civile,  purche’  il  credito non abbia
carattere  strettamente personale – la pubblica amministrazione puo’,
infatti,  opporre  al  cessionario  tutte le eccezioni che poteva far
valere nei confronti del creditore originario.
Invero,  con  la  cessione del credito – subentrando il cessionario
nel  diritto  di  credito  del  cedente e sostituendosi ad esso nella
medesima  posizione – non puo’ determinarsi una modifica peggiorativa
della posizione originaria del debitore ceduto a causa della cessione
del credito in cui, tra l’altro, non ha avuto direttamente parte.
Cio’  nondimeno,  si  ritiene  che  il  meccanismo  della  verifica
delineato dall’art. 48-bis possa essere soddisfatto anche altrimenti,
ricorrendo  specifiche  circostanze  e  in  presenza  di  determinate
condizioni,  rispetto  a  quanto  gia’  esposto  nella  circolare  n.
22/2008.
Infatti,  allorche’  la pubblica amministrazione (ceduto) sia stata
adeguatamente  resa  partecipe  dell’avvenuta  cessione del credito a
mezzo  notifica  della  stessa,  si  e’  dell’avviso che, sussistendo
determinati presupposti, la ratio della norma recata dall’art. 48-bis
possa  ritenersi egualmente soddisfatta attraverso l’effettuazione di
una  prima  verifica volta ad accertare la posizione del beneficiario
(cedente) all’atto della predetta notifica, seguita da una successiva
verifica  nei  confronti del cessionario da effettuare al momento del
Al riguardo, non si puo’ prescindere dal considerare che il credito
ceduto  puo’  giungere  a  maturazione  anche  dopo  molti anni dalla
cessione,   esponendo   il   cessionario   al  rischio  di  possibili
comportamenti  fiscali e amministrativi, in senso lato, poco virtuosi
del  cedente  –  eventualmente  posti in essere in tempi susseguenti,
anche  lontani  –  e  che  tale  incertezza  possa,  in qualche modo,
ripercuotersi  sul  costo  di  cessione, incidendo, infine, anche sul
corrispettivo  contrattuale  o,  comunque, sulle somme dovute, con la
potenziale   insorgenza   di   maggiori   oneri   per   la   pubblica
Per  altro  verso,  evidenti ragioni anti-elusive, escludono che la
verifica  de  qua possa essere effettuata solamente nei confronti del
cessionario.
Pertanto, si ritiene che – anche al fine di liberare il cessionario
da  eventuali  futuri  rischi connessi a possibili azioni di recupero
coattivo poste in essere dall’agente della riscossione per effetto di
una  sopraggiunta  situazione  di  inadempienza  del  cedente stesso,
rilevabile    ex    art.    48-bis    –   dovra’   essere   richiesta
all’amministrazione  debitrice,  in  occasione  della  notifica della
cessione,  l’espressa  accettazione  della  cessione  del credito con
esplicito    riferimento    all’insussistenza    di   situazioni   di
La  suddetta  richiesta,  allo  scopo, dovra’ essere opportunamente
accompagnata   dall’esplicito   consenso   al  trattamento  dei  dati
personali  da parte del soggetto cedente – come previsto dall’art. 23
del  decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il codice in
materia    di    protezione    dei   dati   personali   –   affinche’
l’amministrazione  debitrice  possa procedere ad una verifica in capo
al  soggetto cedente, per assolvere alle finalita’ indicate dall’art.
48-bis.
Tale  consenso  – che potra’ essere formulato secondo il fac-simile
unito alla presente circolare (Allegato A) – si ritiene vada fornito,
in  quanto,  a  ben  vedere,  la verifica e’ effettuata in un momento
temporalmente  anche molto distante dal correlato pagamento, per cui,
a  rigore,  la  situazione  non  e’  esattamente  inquadrabile  nella
fattispecie delineata dall’art. 48-bis.
Peraltro,   la   suddetta   verifica,   in   caso   di  riscontrata
inadempienza,  non produrra’ l’attivazione da parte dell’agente della
riscossione  delle  procedure previste per il recupero coattivo delle
somme  iscritte a ruolo, ma permettera’ all’amministrazione debitrice
di  non  rendere  il  proprio  esplicito  consenso  alla cessione del
credito notificata.
Diversamente, qualora il cedente sia risultato «non inadempiente’»,
l’amministrazione debitrice comunichera’ al cedente ed al cessionario
l’espressa  accettazione della cessione del credito, con l’effetto di
liberare  il  cessionario dalla possibilita’ di vedersi sollevare, in
occasione  del  pagamento,  eccezioni  connesse  alla  situazione del
Si  reputa, poi, opportuno soggiungere che, al fine di produrre gli
effetti  sopra indicati, il meccanismo teste’ delineato dovra’ essere
necessariamente   attivato   affinche’  l’amministrazione  presti  il
consenso  alla  cessione del credito derivante da contratti ancora in
corso  (art. 9 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, Allegato E) ovvero
da  contratti  di somministrazione e fornitura (art. 70, terzo comma,
del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440).
Una  considerazione a parte merita, inoltre, il caso di cessioni di
crediti  derivanti da contratti di servizi, forniture e lavori di cui
al  decreto  legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (codice dei contratti
pubblici).
Orbene,  l’art. 117, commi 2 e 3, del codice dei contratti pubblici
prevede  che  le  cessioni  di  crediti  da corrispettivo di appalto,
concessione e concorso di progettazione devono essere notificate alle
amministrazioni  debitrici  e  sono  efficaci  ed opponibili a queste
ultime  qualora  non le rifiutino con comunicazione da notificarsi al
cedente  e  al cessionario entro quarantacinque giorni dalla notifica
della cessione.
E’  indubbio,  quindi,  che  in tal caso l’amministrazione all’atto
della notificazione della cessione del credito dovra’ necessariamente
effettuare  la verifica ai sensi dell’art. 48-bis in capo al soggetto
cedente  –  che,  a  tal  fine,  fornira’ esplicito consenso ai sensi
dell’art.  23  del  decreto legislativo n. 196/2003 – allo scopo, nel
caso  di  riscontrata  situazione  di «inadempienza», di rifiutare la
Va  da  se’  che  l’omesso  consenso  del  cedente alla verifica in
discorso   –   e   la   conseguente  sostanziale  impossibilita’  per
l’amministrazione  di effettuare immediatamente la stessa – ovvero la
rilevazione   di   una   situazione   di   «inadempienza»,  implicano
l’effettuazione della verifica nei confronti del cedente all’atto del
successivo pagamento.
Appare,   poi,  chiaro  che,  nel  caso  in  cui  l’amministrazione
debitrice  abbia  manifestato  il  proprio consenso alla cessione del
credito  –  in quanto il cedente e’ risultato «non inadempiente» – il
controllo  ex  art.  48-bis  andra’ effettuato nei confronti del solo
In  definitiva, va sottolineato, comunque, come soltanto l’avvenuta
rilevazione  della  assenza  di  inadempimenti  a carico del cedente,
ancorche’  effettuata  al  momento  della  notifica  della  cessione,
legittima  l’esclusione  dello stesso cedente dalla sottoposizione ad
una nuova verifica al momento del pagamento.
Errata attivazione dell’art. 48-bis.
Talune  amministrazioni hanno segnalato che, prima di effettuare un
pagamento,  potrebbe  avvenire che sia stata erroneamente attivata la
verifica  prevista  dall’art. 48-bis anche per casi in cui, alla luce
degli  indirizzi  interpretativi  forniti con la circolare n. 22/2008
oppure  per  altre  ragioni,  l’obbligo  di verifica doveva ritenersi
escluso  (ad  esempio:  il  beneficiario  ha  la  natura  di pubblica
amministrazione;  il  pagamento  e’  fondato su ragioni di preminente
interesse pubblico; eccetera).
Nello  specifico,  e’  stato  piu’ volte posto il problema di quale
condotta  l’amministrazione  debba  adottare, laddove il beneficiario
del  pagamento  sia  risultato  inadempiente a seguito della verifica
inopinatamente effettuata.
Nell’ipotesi  delineata,  si ritiene che l’amministrazione, al fine
di  non  recare un indebito nocumento al beneficiario, possa comunque
dare seguito al pagamento senza attendere il termine di trenta giorni
di cui all’art. 3, comma 4, del decreto ministeriale n. 40/2008.
Naturalmente,  anche  allo scopo di non pregiudicare l’attivita’ di
riscossione,  l’amministrazione  comunichera’ formalmente a Equitalia
servizi  S.p.a.  –  e,  nel  caso sia gia’ stato notificato l’atto di
pignoramento  ai  sensi  dell’art.  72-bis del decreto del Presidente
della  Repubblica  n.  602/1973,  anche  al  competente  agente della
riscossione  – di aver proceduto o di essere in procinto di procedere
al  pagamento  a  favore  del  beneficiario,  affinche’  possa essere
evitata l’attivazione della prevista procedura esecutiva.
La  suddetta comunicazione dovra’ risultare adeguatamente motivata,
soprattutto  allo scopo di consentire gli opportuni riscontri in sede
Dal  canto  suo,  l’agente  della  riscossione,  preso  atto  della
comunicazione  ricevuta,  disporra’ l’estinzione della procedura gia’
avviata,  provvedendo nel contempo ad avviare le opportune iniziative
parimenti   dirette  alla  riscossione  dei  crediti  indicati  nelle
cartelle di pagamento inesitate.
Sono  state pure sollevate perplessita’ in ordine al caso in cui il
trattamento  di  fine  rapporto,  a causa del decesso del lavoratore,
venga pagato ad un soggetto diverso.
Al  riguardo,  appare  utile  premettere  che, in caso di morte del
prestatore  di  lavoro,  le indennita’ di mancato preavviso e di fine
rapporto  (articoli  2118  e  2120  del codice civile), che sarebbero
spettate  al  lavoratore  se  il  rapporto di lavoro si fosse sciolto
prima  del  decesso,  spettano  nella  stessa  misura  ai  superstiti
indicati al primo comma dell’art. 2122 del codice civile.
In  tale  ipotesi, gli aventi diritto acquisiscono, di conseguenza,
il  diritto a percepire le suddette indennita’ iure proprio e non per
Le  indennita’  di fine rapporto e di mancato preavviso, infatti, a
differenza di quanto avviene per altre spettanze comunque connesse al
rapporto  di  lavoro  (come, ad esempio, gli emolumenti arretrati, lo
straordinario,  le ferie non godute, eccetera), non vengono ripartite
in base alla disciplina in materia di successione mortis causa.
Cio’  posto,  si  ritiene che la verifica prevista dall’art. 48-bis
debba essere effettuata solamente in capo al soggetto (o ai soggetti)
cui,  in base all’art. 2122 del codice civile, spettano le indennita’
in  discorso  (o  quota  parte  di  esse),  mentre, in mancanza delle
persone  indicate  nel  primo  comma  del citato art. 2122 del codice
civile, si applicano le regole ordinarie, giusta pronunciamento della
Corte costituzionale con sentenza n. 8 del 19 gennaio 1972.
Analoghe   considerazioni   valgono,   ovviamente,   anche  per  il
trattamento di fine servizio.
Validita’ della liberatoria.
Appare  utile,  infine,  fornire alcune precisazioni in merito alla
validita’  temporale  della  verifica effettuata secondo le modalita’
indicate dal decreto ministeriale n. 40/2008.
Puo’  infatti  accadere che l’amministrazione, per svariati motivi,
eroghi le somme relative ad un determinato pagamento anche a distanza
di tempo dall’effettuazione della predetta verifica.
Nel  precisare  che,  ai fini in discorso, assume comunque primaria
importanza  il  momento  di  emissione  del mandato di pagamento – in
quanto,  non  infrequentemente,  l’effettiva  erogazione  delle somme
dovute,  sotto  il  profilo  temporale,  puo’  essere  influenzata da
circostanze   indipendenti  dalla  volonta’  del  debitore  –  si  e’
dell’avviso  che,  salvo  casi  eccezionali e contingenti da motivare
adeguatamente,  la  verifica di cui all’art. 48-bis vada effettuata a
ridosso del mandato di pagamento stesso.
Infine,  e’  opportuno precisare che, nel caso di una pluralita’ di
pagamenti  nei  confronti del medesimo beneficiario – salva l’ipotesi
di  pagamenti  contestuali,  nel  qual  caso, per evidenti ragioni di
economia  procedimentale,  potra’  ritenersi  sufficiente  la  stessa
liberatoria per tutti i pagamenti in questione – un’unica liberatoria
non e’ idonea a soddisfare le prescrizioni di cui all’art. 48-bis. La
predetta  verifica,  infatti,  dovra’ essere espletata con riguardo a
ciascuno dei pagamenti da effettuare.
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – CIRCOLARE 8 ottobre 2009, n. 29 – Decreto 18 gennaio 2008, n. 40, concernente «Modalita’ di attuazione dell’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante disposizioni in materia di pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni» – Nuovi chiarimenti. (09A12404) (GU n. 246 del 22-10-2009 redazione redazione 2015-05-05T17:58:29+00:00