Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1150-codice-civile-riparazioni-miglioramenti-e-addizioni
Timestamp: 2019-10-18 02:40:12+00:00
Document Index: 134519663

Matched Legal Cases: ['art. 936', 'art. 1150', 'art. 2041', 'art. 1150', 'art. 936', 'art. 31', 'art. 1346', 'art. 1592', 'art. 1150', 'art. 1150', 'art. 1150', 'art. 1150']

Art. 1150 codice civile: Riparazioni, miglioramenti e addizioni | La Legge per tutti
Art. 1150 codice civile: Riparazioni, miglioramenti e addizioni
L’indennità si deve corrispondere nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti, se il possessore è di buona fede, se il possessore è di mala fede, nella minor somma tra l’importo della spesa e l’aumento di valore.
Per le addizioni fatte dal possessore sulla cosa si applica il disposto dell’art. 936. Tuttavia, se le addizioni costituiscono miglioramento e il possessore è di buona fede, è dovuta un’indennità nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa.
Buona fede: [v. 1147]; Frutti: [v. 820].
Malafede: la consapevolezza di ledere i diritti altrui o di non aver usato la normale diligenza nell’accertamento dell’esistenza di diritti altrui.
Riparazioni straordinarie: riparazioni consistenti nella sostituzione o nel ripristino di parti essenziali della cosa.
Riparazioni ordinarie: riparazioni consistenti nella sostituzione o nel ripristino di parti non essenziali della cosa.
Miglioramenti: attività diretta ad aumentare l’utilità ed il valore della cosa, compiuta da chi possiede o detiene la cosa senza esserne il proprietario.
Addizioni: opere fatte su un fondo che conservano una propria individualità.
Indennità: attribuzione patrimoniale dovuta dal proprietario della cosa al possessore o detentore della stessa che vi abbia recato miglioramento [v. 1032].
La norma stabilisce che il possessore della cosa ha diritto al rimborso delle spese effettuate per la conservazione e la funzionalità della cosa medesima, da parte di chi ne rivendichi la titolarità: ciò risponde all’esigenza di evitare un ingiustificato arricchimento da parte di chi vanti un diritto sul bene in oggetto.
Le spese per le riparazioni ordinarie sono rimborsabili al possessore di buona fede a partire dal momento in cui viene richiesta con domanda giudiziale la restituzione della cosa; al possessore di malafede, invece, che è sin dall’inizio consapevole di ledere il diritto altrui, le spese sono rimborsabili a partire dal momento in cui è iniziato il possesso.
Le spese per le riparazioni straordinarie sono rimborsabili integralmente, indipendentemente dal fatto che il possessore sia di buona o mala fede.
Per le spese per i miglioramenti apportati alla cosa, al possessore di buona fede spetta un’indennità pari all’aumento di valore della cosa, al possessore di malafede, invece, spetta una indennità pari alla minor somma tra la spesa effettuata e l’aumento di valore della cosa.
Le spese per le addizioni, ove ad esse consegua un effettivo miglioramento della cosa, sono rimborsabili nella misura dell’aumento di valore del bene al solo possessore di buona fede.
Deve escludersi il diritto del possessore in buona fede ad un indennizzo, ex art. 1150 c.c., per i miglioramenti arrecati al bene altrui ed esistenti al tempo della restituzione, ove tali miglioramenti consistano in un'opera necessariamente destinata alla demolizione – nel caso di specie si trattava di una costruzione priva di autorizzazione -, ciò in considerazione della precarietà dell'aumento di valore nel patrimonio del proprietario. Né assume rilievo l'eventualità di una successiva sanatoria dell'abuso, essendo in tal caso esperibile, ai sensi dell'art. 2041 c.c., l'azione di arricchimento senza causa, nei limiti della differenza fra la somma dovuta ai sensi dell'art. 1150 c.c. e gli oneri economici derivanti dalla sanatoria.
Nelle controversie riconducibili alle fattispecie regolate dagli art. 936 e 1150 c.c. nessun indennizzo a carico del proprietario del fondo può essere preteso dal terzo costruttore che abbia realizzato l'opera in violazione della normativa edilizia, autonomamente commettendo o concorrendo nel commetterli, i reati previsti e puniti dagli art. 31 e 41 l. n. 1150 del 1942 e 10 e 13 l. n. 765 del 1967, e ciò non tanto perché possano essere poste in dubbio la sussistenza o l'entità della locupletazione del proprietario del fondo nella prospettiva di un ordine di demolizione da parte della pubblica amministrazione competente, quanto, piuttosto, perché è da ritenere in contrasto con i principi generali dell'ordinamento e, in particolare, con la funzione dell'amministrazione della giustizia che possa l'agente conseguire indirettamente, ma pur sempre in via giudiziaria, quel vantaggio che si era ripromesso di ottenere nel porre in essere l'attività penalmente illecita e che in via diretta gli è precluso dagli art. 1346 e 1418 c.c.
Cassazione civile sez. II 20 ottobre 2014 n. 22171
Dalla nullità del contratto di locazione discende anche la inapplicabilità dell'art. 1592 c.c., come pure quella dell'art. 1150 c.c. che disciplina la indennità per i miglioramenti arrecati alla cosa dal possessore, distinguendo se si tratti di possesso di buona o di mala fede. Invero, qualificata la relazione tra le parti come detenzione senza titolo ne discende che non sono applicabili al detentore le norme di tutela del possesso di buona fede e non è neppure applicabile la norma dell'art. 1150 c.c., che attribuisce al possessore, all'atto della restituzione della cosa, il diritto all'indennità per i miglioramenti recati alla cosa stessa, tale norma, in quanto norma di natura eccezionale, non può essere applicata in via analogica al detentore.
Corte appello Bari sez. III 27 dicembre 2012 n. 1212
Cassazione civile sez. II 08 ottobre 2014 n. 21223
Il coerede che sul bene da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie, può pretendere, in sede di divisione, non già l'applicazione dell'art. 1150 comma 5 c.c., secondo cui è dovuta un'indennità pari all'aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti, ma, quale mandatario o utile gestore degli altri partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per materiali o manodopera.
Cassazione civile sez. VI 28 giugno 2013 n. 16364
Il coerede che sul bene comune da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie può pretendere, in sede di divisione, non già l'applicazione dell'art. 1150 cod. civ. - secondo cui è dovuta un'indennità pari all'aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti - ma, quale mandatario o utile gestore degli altri eredi partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per la cosa comune, esclusa la rivalutazione monetaria, trattandosi di debito di valuta e non di debito di valore. Rigetta, App. Brescia, 20/10/2011
Cassazione civile sez. VI 27 giugno 2013 n. 16206