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Timestamp: 2018-12-11 10:16:56+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 346', 'art. 1', 'art. 346', 'art. 1', 'art. 346', 'art. 1', 'art. 346', 'art. 1', 'art. 346', 'art. 1', 'art. 346', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 445', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 346', 'art. 3', 'art. 346', 'art. 3', 'art. 3']

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Emendamenti al ddl 1880 in materia di durata del processo
Posted By Donatella On 15 dicembre 2009 @ 13:57 In Emendamenti | No Comments
L’abrogazione dell’obbligo alla riparazione del danno non patrimoniale per l’irragionevole protrarsi del processo anche attraverso adeguate forme di pubblicità della dichiarazione dell’avvenuta violazione, cela l’intento di nascondere le disfunzioni del sistema giudiziario italiano e viola il diritto dei cittadini ad una corretta informazione
Sopprimere l’art. 3
All’art. 1, capoverso art. 346-bis, comma 1, dopo le parole “dieci anni di reclusione”, sono aggiunte le seguenti: “o di arresto”.
La modifica si rende necessaria in modo che la nuova disciplina risulti applicabile anche a tutte le contravvenzioni (non solo dunque ai “delitti” che prevedono la reclusione, ma anche a tutti gli altri reati previsti dal codice penale – come le contravvenzioni appunto – che prevedono “l’arresto”).
All’art. 1, capoverso art. 346-bis, al comma 1, premettere alla lettera a) la seguente:
All’art. 1, capoverso art. 346-bis, al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:
All’art. 1, capoverso art. 346-bis, comma 1, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
All’art. 1, capoverso art. 346-bis, comma 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
All’art. 1, capoverso art. 346-bis, comma 1, la lettera d) è sostituita dalla seguente: “dalla sentenza di cui alla lettera c) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata sentenza da parte della Corte di Cassazione”.
All’art. 2, il comma 3 è soppresso
All’art. 2, comma 5, le parole: “nei processi in cui l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale e,”, sono soppresse.
Applicare il processo breve solo ai soggetti sostanzialmente incensurati essendo esclusi tutti coloro che abbiano riportato “condanna a pena detentiva per delitto”, svela un inaccettabile aspetto autoritario che ancora una volta interpreta il processo penale esclusivamente come strumento di “difesa sociale” piuttosto che di un equo, condiviso e democratico complesso di norme, volto all’accertamento della responsabilità del singolo. Il diritto ad un processo breve, da concludersi entro termini ragionevoli, spetta a ciascun imputato, a prescindere dai suoi trascorsi giudiziari, trattandosi di una “garanzia oggettiva” insita nello stesso procedere giurisdizionale. Sarebbe incostituzionale prevedere il contrario.
All’art. 2, comma 5, le parole: “anche se è intervenuta la riabilitazione” sono soppresse.
Ancora più irragionevole risulta la esclusione dalle disposizioni del processo breve nei confronti dei cosiddetti “riabilitati”.
All’art. 2, comma 5, dopo le parole: “o contravventore abituale o professionale,”, sono aggiunte le seguenti: “eccetto che nelle ipotesi di applicazione concordata della pena ex art. 445 del codice di procedura penale, qualora il reato sia stato dichiarato estinto ai sensi del comma 2 del richiamato articolo, nonché nelle ipotesi di sospensione condizionale della pena, nel caso in cui il reato sia stato dichiarato estinto ex art. 167 del codice penale,”.
Appare opportuno non escludere l’applicazione della disciplina estintiva nelle ipotesi di sentenza “patteggiata”, qualora il reato sia stato poi dichiarato estinto, e nelle ipotesi di concessione della sospensione condizionale della pena, anche qui solo nel caso in cui il reato sia stato poi dichiarato estinto.
All’art. 2, comma 5, le parole: “e nei processi relativi a uno dei seguenti delitti, consumati o tentati: a) delitto di associazione per delinquere di cui all’articolo 416 del codice penale; b) delitto di incendio di cui all’articolo 423 del codice penale; c) delitti di pornografia minorile di cui all’articolo 600-ter del codice penale; d) delitto di sequestro di persona di cui all’articolo 605 del codice penale;
e) delitto di atti persecutori di cui all’articolo 612-bis del codice penale; f) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’articolo 4 della legge 8 agosto 1977, n. 533, e successive modificazioni, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 625 del codice penale; g) delitti di furto di cui all’articolo 624-bis del codice penale; h) delitto di circonvenzione di persone incapaci, di cui all’articolo 643 del codice penale; i) delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater; l) delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a); m) delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale; n) reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286”, sono soppresse.
All’art. 2, comma 5, la lettera b) è soppressa
All’art. 2, comma 5, la lettera c) è soppressa
All’art. 2, comma 5, le lettere f) e g) sono soppresse
All’art. 2, comma 5, la lettera h) è soppressa
All’art. 2, comma 5, la lettera n) è soppressa
All’art. 2, comma 5, dopo la lettera o) è aggiunta la seguente:
“p) delitti in materia di colpa professionale medica”.
All’art. 3, il comma 2 è sostituito dal seguente:
“2. Le disposizioni dell’articolo 2 si applicano ai processi in corso per i quali sia stato emesso il decreto che dispone il giudizio, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla Corte d’appello o alla Corte di Cassazione”.
La norma intertemporale di cui all’art. 3, comma 2 del DDL in esame intende applicare ai procedimenti in corso nel primo grado di giudizio i termini di prescrizione processuale previsti dall’art. 346-bis. Trattasi di scelta palesemente inaccettabile e che realizza una sorta di amnistia occulta per i reati oggetto di tali procedimenti, anche quando negli stessi si sia svolta una rilevante fetta dell’istruzione dibattimentale. Con questo emendamento si intende più ragionevolmente collocare la soglia di “retroattività” delle nuove regole in corrispondenza con l’emissione del decreto che dispone il giudizio.
La norma intertemporale di cui all’art. 3, comma 2 del DDL in esame intende applicare ai procedimenti in corso nel primo grado di giudizio i termini di prescrizione processuale previsti dall’art. 346-bis. Trattasi di scelta palesemente inaccettabile e che realizza una sorta di amnistia occulta per i reati oggetto di tali procedimenti, anche quando negli stessi si sia svolta una rilevante fetta dell’istruzione dibattimentale. Con questo emendamento si intende più ragionevolmente collocare la soglia di “retroattività” delle nuove regole perlomeno in corrispondenza con la dichiarazione di apertura del dibattimento (ciò vale solo nell’ipotesi in cui il precedente emendamento venisse respinto, ovviamente).
All’art. 3, comma 2, le parole: “ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla Corte d’Appello o alla Corte di Cassazione”, sono soppresse
All’art. 3, comma 2, le parole: “ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla Corte d’Appello o alla Corte di Cassazione”, sono sostituite dalle seguenti: “ad eccezione di quelli che sono pendenti nel grado di appello o di legittimità”.
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