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Timestamp: 2020-08-09 09:27:00+00:00
Document Index: 25038461

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Sentenza Cassazione Civile n. 23943 del 23/11/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23943 del 23/11/2016
Cassazione civile sez. VI, 23/11/2016, (ud. 20/10/2016, dep. 23/11/2016), n.23943
sul ricorso 13110/2014 proposto da:
G.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO
172, presso lo studio dell’avvocato avvocato Sergio Galleano,
rappresentata e difesa MAURIZIO RIOMMI, unitamente e disgiuntamente
all’avvocato SILVIA CLARICE FABBRONI, giusta procura a margine dei
avverso la sentenza n. 136/2011 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
udito evocato Maurizio Riommi difensore della controricorrente che si
“Con sentenza del 4.2.2014, la Corte di appello di Firenze, in parziale accoglimento del gravame del Comune di Firenze avverso la sentenza di primo grado ed in parziale riforma di questa, determinava il contenuto della condanna inflitta al comune appellante in quindici mensilità retributive dell’ultima globale di fatto percepita da G.G.. Rilevava la Corte che per il dipendente pubblico illegittimamente assunto a termine, come accertato nella specie, anche con più contratti e reiteratamente, non si verificava la conversione del rapporto, ostandovi il D.Lgs. n. 165 del 2001, ma che tuttavia l’abuso comportava il diritto del dipendente ad essere risarcito per effetto della violazione delle norme imperative in materia. Riteneva poi che l’unica alternativa alla trasformazione del contratto era rappresentata – in coerenza con le indicazioni europee – dall’applicazione al datore di lavoro di una sanzione economica avente al contempo la funzione di ristorare il lavoratore dal pregiudizio subito per il solo fatto della reiterata violazione della legge e quella di dissuadere lo stesso dal ripetere l’operazione vietata. A tal fine, secondo la Corte, la sanzione poteva ragionevolmente coincidere con le quindici mensilità che la legge (art. 18, comma 5 Statuto dei Lavoratori) attribuiva al lavoratore per il caso in cui quest’ultimo, avendo diritto alla reintegra nel posto di lavoro a causa della illegittima privazione, vi rinunciasse. Veniva, pertanto, diversamente determinata l’entità del danno rispetto alle venti mensilità (quindici aggiunte alle cinque di risarcimento minimo) previste dal Tribunale come entità del chiesto risarcimento.
Per la cassazione di tale decisione ricorre il Comune di Firenze, affidando l’impugnazione a due motivi, cui resiste, con controricorso, la G..
Con il primo motivo, viene dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, della L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 5 (testo vigente sino al 17.7.2012), della L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 3, (testo vigente dal 18.7.2012), del D.L. n. 701 del 1978, art. 5, comma 12, conv. in L. n. 3 del 1979, della L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5 e dei principi in tema di risarcimento del danno conseguente alla lesione di un diritto soggettivo. Si evidenzia che il Giudice comunitario non ha mai mostrato di autorizzare il giudice nazionale a creare misure sanzionatorie non previste dall’ordinamento interno per contrastare l’abusivo ricorso al contratto a termine, ma ha affermato soltanto che la misura sanzionatoria va rinvenuta all’interno del singolo ordinamento nazionale, spettando all’autorità nazionale interna l’accertamento sulla sua adeguatezza. Si sostiene, in definitiva, l’erroneità dell’impugnata sentenza laddove individua ed attribuisce il risarcimento del danno nella misura dell’indennità sostitutiva della reintegra, in quanto misura ritenuta idonea a compensare le perdite proprie della condizione di precarietà del lavoratore e assunta come valore forfetizzato ex lege della rinuncia ad un posto di lavoro a seguito di un rapporto illegittimamente interrotto. Si osserva che invero nella specie la G. non avrebbe mai potuto essere parte di un contratto a tempo indeterminato, posta la impossibilità di costituzione di rapporti di lavoro con un Ente Locale in violazione e senza l’osservanza delle procedure di reclutamento previste dalle normativa in materia, sicchè non possibile attribuire effetti alla ipotetica ed astratta rinuncia ad una situazione soggettiva che la legge vieta di conseguire.