Source: https://it.scribd.com/document/30297523/RICORSO-CIAMPOLILLO
Timestamp: 2019-10-18 16:31:52+00:00
Document Index: 81906899

Matched Legal Cases: ['art.20', 'art. 20', 'art.10', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 10', 'art.20', 'art.9', 'art.9', 'art. 9', 'art. 20', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 4', 'art.\n27', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 13', 'art. 20', 'art.9', 'art.20', 'art.20', 'art. 3', 'art.7', 'art. 7']

SalvaSalva RICORSO CIAMPOLILLO per dopo
LE TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER LA REGIONE
Per il Sig.CIAMPOLILLO GIUSEPPE nato a Candela (FG)il 22-
06-1946 , CF RMN NZC 80P14 G273F elettivamente
domiciliato in Palermo via Giovanni Campolo n.92 presso e
nello studio dell’Avv. Cristiano Bevilacqua che lo rappresenta
e difende in forza di procura a margine del presente atto .
Il Comune di Isola delle Femmine in persona del legale
rapp.te p.t
- Del Provvedimento n.prot. 17612 notificato in data
11/11/2009 con cui si respingeva l'istanza di
regolarizzazione presentata dal ricorrente ex l.r. 4-03
- Dell'Ordinanza n.73 notificata il 21/11/2009 contenente
l’ingiunzione di rimessione in pristino ;
- Di ogni altro atto comunque connesso, prodromico o
consequenziale a quelli sopra indicati
Il Sig.Ciampolillo è proprietario di un immobile ubicato nel
Comune di Isola delle Femmine (PA), Via Sciascia n.13.
Sulla terrazza sovrastante l'immobile il ricorrente ha costruito
una veranda in struttura precaria di circa 45 mq
In data 21-10-2009, il ricorrente presentava al Comune
resistente una istanza ex art.20 l.r.4/03 (n. prot.16302 ALL
1)) corredata da tutti la documentazione prevista dalla legge
ivi compresa la relazione tecnica, le planimetrie i prospetti e
l'attestazione di avvenuto pagamento di € 1,1127,00 in
favore dell'amministrazione resistente. Contestualmente, il
ricorrente presentava anche istanza di autorizzazione alla
Soprintendenza BB.CC.AA .
In data 11/11/2009, il Responsabile del III settore del
Comune di Isola delle Femmine notificava al ricorrente il
provvedimento n. prot.17612 (ALL 2) di rigetto dell'istanza
con cui ex art. 20, comma 5, l.r.4-03. In data 14-11-2009
seguiva l'Ordinanza di rimessa in pristino dello stato dei
luoghi (ALL.3).
Tutti i provvedimenti impugnati sono illegittimi e
conseguentemente vanno annullati per i seguenti motivi in
I. Violazione dell'art.10 bis . 241/90.
L'art. 10 bis della novellata l.241/90 prevede che :" Nei
procedimenti ad istanza di parte il responsabile del
procedimento o l'autorità competente, prima della formale
adozione di un provvedimento negativo, comunica
tempestivamente agli istanti i motivi che ostano
all'accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci
giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il
diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni,
eventualmente corredate da documenti".
Nel caso de quo a fronte dell'istanza presentata dal
ricorrente , si è posto il provvedimento di rigetto e la
successiva ordinanza di riduzione in pristino oggi censurati
che sono illegittimi in quanto non è stata data alcuna
comunicazione in ordine al mancato accoglimento dell'istanza
ex art. 20 lr.4/03, né sono stati comunicati i motivi che
ostavano al mancato accoglimento. Ciò non può che
sostanziare una palese violazione dell'art. 10 bis l.241/90 ed
in proposito (proprio con riferimento ad una fattispecie simile)
la giurisprudenza ha affermato che:" Ai sensi dell'art. 10 bis,
l. 7 agosto 1990 n. 241, introdotto dall'art. 6, l. 11 febbraio
2005 n. 15, nei procedimenti ad istanza di parte il
responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima
della formale adozione di un provvedimento negativo,
comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano
all'accoglimento della domanda. Pertanto, la mancata
comunicazione del preavviso di rigetto prevista dalla norma
richiamata, comporta l'illegittimità del provvedimento di
rigetto della domanda di condono edilizio." (T.A.R. Campania
Napoli, sez. II, 15 febbraio 2006, n. 2116) . Nello stesso
senso il TAR Veneto :" Il provvedimento con il quale è
comunicata l'archiviazione dell'istanza di condono edilizio,
comportandone sostanzialmente il rigetto, deve essere
preceduto dalla comunicazione di cui all'art. 10 bis, l. n. 241
del 1990".(T.A.R. Veneto, sez. II, 08 novembre 2005, n.
Né appare applicabile la cd "sanatoria" di cui all'art. 21 octies
l.241/90, poiché tale sanatoria riguarda la mancata
comunicazione dell'avvio del procedimento, ma non anche la
mancata comunicazione di cui al sopra citato art. 10 bis.(si
veda ex multis T.A.R. Piemonte Torino, sez. I, 26 ottobre
2005, n. 3296).
II. Violazione art.20 .l.r. 4/03. Violazione art.9
l.r.37/85..
L'art.9.1 l.r. 37/85 prevede che la chiusura di terrazze non
superiori a mq 50 e/o la copertura di spazi interni con
strutture precarie non è soggetta a concessioni e/o
autorizzazioni. Il successivo comma 4 prevede che sono da
considerare precarie quelle strutture realizzate in modo tale
da essere suscettibili di facile rimozione , in tale ambito
rientrano anche le verande definite quali chiusure o strutture
precarie relative a qualsiasi superficie esistente su terrazze.
A tali disposizioni si collega l'art. 9 l.r. 37/85 laddove
stabilisce che non sono sottoposti a concessione e/o
autorizzazione quelle opere che non implicano aumento delle
superfici utili e del numero delle unità immobiliari, non
modificano la destinazione d' uso delle costruzioni e delle
singole unità immobiliari e non recano pregiudizio alla statica
dell' immobile. A tali opere è assimilata la chiusura di verande
o balconi con strutture precarie.
Orbene quanto costruito dal ricorrente è meno di una
semplice veranda.
Si tratta infatti di una struttura precaria di 45 mq c.a. ed
aperta da tre lati costituita
Si tratta di una struttura facilmente amovibile e non
cementata al pavimento che non comporta alcun aumento di
superficie utile o di volume, né modifica la sagome del'edificio
La stessa, tra l'altro, rispetta pienamente le norme di
sicurezza, urbanistiche ed igienico sanitarie.
Cquanto affermato emerge proprio relazione tecnica
allegata all'istanza ex art. 20 l.r. 4/03, mai contestata e
secondo cui la realizzazione dell'intera struttura non ha
comportato alcuna modifica della sagoma dell'edificio né dei
fronti prospicienti sulla pubblica via, non ha comportato
aumento della superficie utile né mutamento della
destinazione d'uso dell'immobile, infine non ha arrecato alcun
pregiudizio alla statica dell'immobile.
Invero è incontestabile che l'intervento edilizio asseritamente
abusivo si sostanzia nella realizzazione di una veranda in ,
munita di tettoia, di natura precaria e rimuovibile. Da ciò è
scaturito l'intervento amministrativo repressivo oggetto di
Alla luce di ciò appare del tutto illegittimo il provvedimento di
demolizione emesso dall'amministrazione resistente a tal
proposito il TAR Sicilia Palermo si è pronunziato in proposito
affermando che :" In Sicilia è illegittima l'ingiunzione a
demolire una veranda costruita senza concessione , in
quanto, secondo l'art. 9 l. reg. Sicilia 10 agosto 1985 n. 37,
non costituisce aumento di volume la chiusura di verande e
balconi con strutture precarie." (T.A.R. Sicilia Palermo, sez.
I, 25 febbraio 2005, n. 232; Cons. Giust. Amm. Sic., sez.
riun., 15 giugno 1993, n. 248).
Ed ancora :" In forza dell'art. 9, l. reg. Sicilia 10 agosto 1985
n. 37, la costruzione di veranda in struttura precaria non
implica aumento di volumetria e non necessita di
autorizzazione o di concessione edilizia" (T.A.R. Sicilia
Palermo, sez. I, 11 dicembre 2003, n. 3880).
III. Violazione e falsa applicazione degli articoli 7, 8,
10 della legge n. 241/90 ed eccesso di potere per
carenza di istruttoria e difetto o insufficienza di
motivazione, non essendo state osservate le garanzie
partecipative. Eccesso di potere per violazione del
giusto procedimento .
La notifica del provvedimento di riduzione in pristino,
previsto dall'art. 4 della L. n. 47 del 1985 (diventato poi art.
27 del T.U. n. 380 del 2001) e la comunicazione dell'avvio del
procedimento con cui deve essere adottato un provvedimento
di ingiunzione della demolizione dell'opera, prevista dall'art. 7
della citata legge (diventato poi art. 31 del citato T.U.) fanno
parte della medesima sequenza funzionale e vincolata dalla
legge. Di conseguenza per rispettare la corretta sequenza
procedimentale e funzionale del procedimento sanzionatorio,
è necessario separare il provvedimento di rigetto da quello
sanzionatorio poiché funzionalmente differenti.
Il secondo provvedimento, essendo un provvedimento
repressivo in materia edilizia (in particolare la demolizione)
avuto riguardo al carattere fortemente lesivo della sfera
giuridica dei soggetti ritenuti presuntivamente responsabili
dell'abuso, deve essere preceduto dalla comunicazione di
avvio del procedimento sanzionatorio , specialmente
nell'ipotesi in cui il destinatario dello stesso, nell'intervallo di
tempo intercorrente tra la notifica del provvedimento di
rigetto dell'istanza e quella dell'ordine di demolizione,
potrebbe dimostrare alla pubblica amministrazione, tramite la
propria partecipazione , di poter mantenere le opere
edificate, evidenziando, al fine di contrastare la presunzione
sul carattere abusivo dell'opera, quei fatti e circostanze che
avrebbe rappresentato all'Amministrazione se fosse stato
informato dell'avvio del procedimento repressivo, così da
prospettare una considerazione più completa di tutti gli
elementi presenti nella vicenda edificatoria, ritenuta in
contrasto con le previsioni urbanistico-edilizie. (Cons. Stato,
Sez. V, 05/06/1997, n.603; Cons. Stato, Sez. V, 05/06/1997,
n.606).
La necessità di porre in essere tale comunicazione anche
per il caso in esame, è stata ribadita da parte della
giurisprudenza che ha ribadito come la comunicazione
dell'avvio del procedimento ai destinatari dell'atto conclusivo
del procedimento è stata prevista in generale dall'art. 7
l.241/90, non soltanto per i procedimenti complessi che si
articolano in più fasi, ma anche per i procedimenti semplici
che si esauriscono direttamente con l'adozione dell'atto finale,
i quali comunque comportano una fase istruttoria da parte
della stessa autorità emanante. "La portata generale del
principio è confermata dal fatto che il legislatore stesso (art
7, 1° comma, ed art. 13 L. 241/90) si è premurato di
apportare delle specifiche deroghe ( speciali esigenze di
celerità, atti normativi, atti generali, atti di pianificazione e di
programmazione, procedimenti tributari) all'obbligo di
comunicare l'avvio del procedimento, con la conseguenza che
negli altri casi deve in linea di massima garantirsi tale
comunicazione", ( Cons. St., sez. V, 1095 del 26.2.2003;
Cons. St, sez. V n.2823 del 22.5.2001 e sez. VI n.686 del
7.2.2002).
Ed ancora in ordine alla necessità dell'avvio di procedimento
anche per i provvedimenti repressivi in materia edilizia (in
particolare la demolizione) avuto riguardo al loro carattere
fortemente lesivo della sfera giuridica dei soggetti ritenuti
presuntivamente responsabili dell'abuso,si è pronunziata altra
giurisprudenza che nell'ottica della trasparenza, ha ritenuto
necessaria la comunicazione di avvio del procedimento per
consentire ai destinatari la possibilità di interloquire con
l'Amministrazione prima che sia adottato il provvedimento
sanzionatorio, non potendosi ritenere preclusiva la
circostanza che lo stessi sia normativamente vincolato e
tipizzato (cfr. TAR Lazio, Latina, 10 gennaio 2001 n. 9; 23
maggio 2001 n. 527; 27 luglio 2001 n. 834; nello stesso
senso appare opportuno richiamare anche TAR Lombardia,
Brescia, 4 aprile 2001 n. 216; TAR Piemonte, Sez. I 14 marzo
2001 n. 583 con riferimento agli atti vincolati in
generale; TAR Trentino-Alto Adige, Bolzano 5 febbraio 2001
n. 28; TAR Emilia Romagna, Parma, 12 febbraio 2001 n. 71;
TAR Sardegna, 3 aprile 2001 n. 404 e 21 dicembre 2000 n.
1246; TAR Lombardia Sez. II, 12 dicembre 2000 n. 7721 con
riferimento agli atti vincolati; TAR Campania, Sez. II 21
dicembre 2000 n. 1013).
Alla luce di quanto sopra i provvedimenti notificati al
ricorrente appaiono illegittimi. Infatti, pur volendo
considerare il provvedimento di diniego come comunicazione
di avvio del procedimento di demolizione , tali atti non
sfuggirebbero alla declaratoria di illegittimità.
L'amministrazione resistente avrebbe dovuto prima notificare
il provvedimento di diniego , e solo dopo lo spirare di un
termine entro cui consentire al ricorrente di partecipare, ed
in assenza di apporti partecipativi, notificare l'ordine di
L'amministrazione, invece, ha notificato in data 11/11/2009 il
diniego e dopo appena tre giorni , il 14-11-2009 l'ordine di
Conseguenza logica di tale impostazione è che l'omissione
della comunicazione di inizio del procedimento comporta
l'illegittimità dell'atto conclusivo tutte le volte che il soggetto
non avvisato, avrebbe potuto presentare osservazioni ed
opposizioni idonee ad incidere casualmente, in termini a lui
favorevoli, sul provvedimento terminale se avesse ricevuto la
comunicazione di avvio del procedimento (cfr., in termini,
Cons. St.,V, n. 2823/2001).
Non essendosi adoperato in tal senso, il resistente ha posto in
essere un atto illegittimo con cui ha declassato la
partecipazione ad un mero simulacro formale e privo di utilità
giuridica poiché aveva già deciso di colpire il destinatario in
totale assenza di contraddittorio.
IV. Eccesso di potere per illogicità . Eccesso di potere
per travisamento dei fatti.
Il provvedimento di diniego impugnato è illegittimo sotto
altro profilo. Esso non possiede una motivazione sufficiente in
quanto non viene formulato alcun riferimento a quali siano
stati gli illeciti posti in essere e le opere abusivamente
realizzate. Ricordiamo che, onde rendere l'esercizio del
potere amministrativo scevro da vizi di legittimità , tale è
quello inerente alla motivazione, gli elementi che
concretano le valutazioni dell'amministrazione devono
essere esplicitati nella motivazione del provvedimento
(TAR Sicilia, Palermo,II,15-3-2001n. 416; Cons. St., V, 14-
10-1998,n .1463).
In particolare, nei provvedimenti impugnati non si indica
espressamente perché la struttura realizzata secondo i
requisiti previsti sia dall'art. 20 l.r.4/03, sia dall'art.9
l.r.37/85, che la rendono perfettamente conforme a legge,
debba essere considerata abusiva.
Il provvedimento di diniego e l'rdinanza di riduzione in
pristino (che copia quanto scritto nell'atto presupposto) nulla
dicono se non che :”lo spazio coperto dalla tettoia non
rientra tra gli spazi chiusi” .
Basterebbe questo per dimostrare l'assoluta ignoranza del
responsabile del procedimento che sconosce le previsioni
dell'art.20, l.r. 4-03 commi 1,3 e 4 . In particolare il comma
3 della predetta legge stabilisce che:” Le disposizioni di cui ai
commi 1 e 2 si applicano anche alla chiusura di verande
o balconi con strutture precarie come previsto
dall'articolo 9 della legge regionale 10 agosto 1985, n.
37.” ed il successivo comma 4 stabilisce che:” Si definiscono
verande tutte le chiusure o strutture precarie come sopra
realizzate, relative a qualunque superficie esistente su
balconi, terrazze e anche tra fabbricati. Sono assimilate alle
verande le altre strutture, aperte almeno da un lato, quali
tettoie, pensiline, gazebo ed altre ancora, comunque
denominate, la cui chiusura sia realizzata con strutture
precarie, sempreché ricadenti su aree private”
1.l'opera misura meno mq.45 ed è aperta da tre lati ;
2. non muta destinazione;
3,non comporta aumento di superficie e cubatura
4.non muta la sagoma dell'immobile;
5. non è ancorata stabilmente al pavimento ed è di
facile rimozione;
Si tratta quindi di una struttura perfettamente
conforme alle previsioni dell'art.20 l.r. 4/03 ..
Da ci ò si desume anche che il sopralluogo è stato effettuato
in modo del tutto irregolare posto che non sono stati
effettuati rilevamenti tecnici precisi, tutto ciò non può
sostanziare la violazione dell’art. 3 l.241/90 con conseguente
illegittimità di tale provvedimento. (T.A.R. Lazio, sez. III, 2
dicembre 2002, n. 10902 e (si veda in proposito T.A.R. Abruzzo
L'Aquila, 18 febbraio 2002, n. 37).
III Violazione e falsa applicazione degli artt.7 l.
47/85.
L’art.7, comma 2, l.47/85 stabilisce che deve essere ingiunta
la demolizione per quelle opere eseguite in assenza di
concessione, in totale difformità dalla medesima ovvero con
variazioni essenziali.
Il primo comma dell’art. 7 sopra citato definisce le opere
eseguite in totale difformità dalla concessione :“quelle che
comportano la realizzazione di un organismo edilizio
integralmente diverso per caratteristiche tipologiche,
planovolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto della
concessione stessa, ovvero l’esecuzione di volumi edilizi oltre
i limiti indicati nel progetto e tali da costituire un organismo
edilizio o parte di esso con specifica rilevanza ed
autonomamente utilizzabile”.
Come risulta dalla documentazione in atti il ricorrente si è
semplicemente limitato a realizzare una semplice veranda che
,tra l'altro, non costituisce unico esempio di struttura precaria
presente nella zona che è cosparsa di edifici con annesse
verande certamente meno eleganti .
Appare quindi improbabile, oltre che non reale, che l’ipotetico
interesse pubblico basato sul ripristino dello status quo ante
rispetto quella realizzata possa prevalere sull’interesse del
ricorrente a non vedere demolita un'opera realizzata
conformemente alle previsioni legislative ed allo strumento
V In ordine alla sospensiva.
Il fumus boni iuris emerge dalle argomentazioni svolte in
precedenza, nonché dall’illegittimità del provvedimento
impugnato e dalla documentazione prodotta.
Il periculum in mora è palese. L’esecuzione dell’ordinanza
di demolizione arrecherebbe un danno gravissimo al
ricorrente che sarebbe costretto a distruggere una struttura
relativa all'immobile al cui interno risiede con la sua famiglia.
Struttura che, come sopra indicato, appare perfettamente
conforme alle previsioni delle ll.rr. 37/85 e 4/03 ed a quelle
urbanistiche del Comune, ed infine appare perfettamente
integrata con l'ambiente circostante al cui interno sono
presenti numerosi altri esempi di edifici con verande
annesse .
Quindi a fronte dei sopra indicati interessi del ricorrente , si
dovrebbe porre quello della pubblica amministrazione ad una
demolizione, tale interesse però appare fondato però su atti
illegittimi e contraddittori, per cui appare chiaro che debba
prevalere l'interesse del ricorrente al mantenimento
dell'opera. Infatti dal bilanciamento degli interessi emerge
chiaramente che il danno grave ed irreparabile lo subirebbe il
Sig.Ciampolillo e non certo l’amminsitrazione.
Per tali motivi si chiede che
1. preliminarmente sospendere l’efficacia dei provvedimenti
impugnati;
2. Accogliere in rito il presente ricorso;
3. Ritenere e dichiarare illegittimi i provvedimenti impugnati
e per l’effetto annullarli;
4. Con vittoria di spese, competenze ed onorari del presente
5. Ai fini del Testo unico delle spese di giustizia si dichiara
che il valore della presente controversia è indeterminato
L’anno 2006, il giorno del mese di
Ad istanza del Sig. Romano Nunzio Claudio ut supra. Io
sottoscritto Assistente U.N.E.P. presso l’Ufficio Unico Notifiche
della Corte di Appello di Palermo ho notificato e dato copia del
su esteso
- Al Comune di Isola delle Femmine in persona del legale
rapp.te p.t domiciliato per la carica presso la casa comunale
in via___________________n. ,_____ cap ____________
Isola delle Femmine (PA) mediante consegna a mani di .
Documenti simili a RICORSO CIAMPOLILLO