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Document Index: 78682255

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 24', 'art. 91', 'art. 91', 'art. 13', 'art. 13']

La consuetudine dellâ€™aumento del contributo unificato atti giudiziari ed il â€œsalto di qualitÃ â€� del recente ddl di stabilitÃ : LexItalia.it weblog
La consuetudine dellâ€™aumento del contributo unificato atti giudiziari ed il â€œsalto di qualitÃ â€� del recente ddl di stabilitÃ
di Giovanni Virga | 12 Ottobre 2012	| 22 commenti Leggi
Ormai lâ€™aumento del contributo unificato atti giudiziari in occasione di ogni manovra finanziaria costituisce un vezzo, anzi una consuetudine, alla quale, tuttavia, difficilmente ci si abitua, dato che sta rendendo il costo di accesso alla giustizia quasi proibitivo, specie in questi tempi di crisi.
Lâ€™ultimo disegno della legge di stabilitÃ finanziaria non ha voluto interrompere la consuetudine ed ha previsto, ancora un volta, un aumento generalizzato del contributo unificato, anche se con qualche variante significativa, che costituisce, per cosÃ¬ dire, un vero e proprio â€œsalto di qualitÃ â€�.
Non ci si Ã¨ limitati infatti ad aumentare le principali voci del 10% ed oltre (in misura, quindi, superiore al tasso programmato di inflazione): cosÃ¬, ad esempio, il contributo di euro 300, Ã¨ stato aumentato a 350, quello di euro 600 Ã¨ stato aumentato a 650 e quello di euro 1.500 Ã¨ stato aumentato a 1.800. Ma Ã¨ stato anche â€œrimodulatoâ€� il contributo per le controversie in materia di appalti pubblici, il quale, come i lettori sanno, fissato prima nella non modica cifra di 2.000 euro, era stato poi raddoppiato e fissato in 4.000 euro per ogni grado di giudizio.
Recita al riguardo una norma inserita nel testo (provvisorio e non ufficiale) del ddl di stabilitÃ che â€œper i ricorsi di cui allâ€™articolo 119, comma 1, lettere a) e b) del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, il contributo dovuto Ã¨ di euro 3.000 quando il valore della controversia Ã¨ pari o inferiore ad euro 200.000,00; per quelle di importo compreso tra 200.000,00 e 1.000.000,00 euro il contributo dovuto Ã¨ di euro 4.000 mentre per quelle di valore superiore a 1.000.000,00 euro Ã¨ pari ad euro 5.000â€�.
Non solo, ma Ã¨ stato previsto anche un ulteriore (grosso) deterrente per la proposizione dei ricorsi, anche se solo incidentali. Prevede infatti altra norma del citato ddl che:
â€œAl decreto del Presidente della Repubblica, 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia: n.d.r.) sono apportate le seguenti modificazioni:
a) allâ€™articolo 13, dopo il comma 1â€�ter Ã¨ aggiunto il seguente comma: â€œ1â€�quater. Quando lâ€™impugnazione, anche incidentale, Ã¨ respinta integralmente, Ã¨ dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che lâ€™ha proposta Ã¨ tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1 bis. Il giudice dÃ atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e lâ€™obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso.â€�
Quindi, non solo nel caso in cui il ricorso sia stato respinto, ma anche quando sia solo stato dichiarato improcedibile (per sopravvenuta carenza di interesse, magari perchÃ¨ dopo tanti anni di attesa, il ricorso non Ã¨ stato ancora fissato) ovvero sia stato ritenuto inammissibile, il ricorrente soccombente, oltre a dover rifondere le spese alla parte vittoriosa, dovrÃ anche â€œin aggiuntaâ€� versare un ulteriore contributo unificato (a titolo di sanzione?) dâ€™importo pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale che sia.
La disposizione, se sarÃ approvata, finirÃ per comportare il raddoppio del contributo unificato, con la previsione di un primo contributo, per cosÃ¬ dire, “in entrata” (da versare all’atto della proposizione del ricorso) ed un contributo “in uscita” (da corrispondere nuovamente nel caso di ricorso rigettato, dichiarato improcedibile od inammissibile). Insomma, una sorta di pedaggio, molto costoso, da pagare sia in entrata che in uscita.
Non contenti di ciÃ², per scoraggiare ulteriormente le impugnazioni, si Ã¨ anche previsto che, per il grado di appello, il contributo unificato, giÃ aumentato (e raddoppiato in caso di soccombenza ovvero di semplice dichiarazione di improcedibilitÃ o di inammissibilitÃ ), Ã¨ ulteriormente aumentato del 50%. Recita al riguardo un comma del ddl che: â€œIl contributo di cui allâ€™articolo 13, comma 6â€�bis, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, come modificato dal comma 1 lettera a), Ã¨ aumentato della metÃ per i giudizi di impugnazioneâ€�.
Eâ€™ evidente a tutti che, a questo punto, il costo dellâ€™accesso alla giustizia, giÃ altissimo, sta diventando stellare.
Umoristica, anche se emblematica di questo andazzo, Ã¨ altra disposizione dello stesso ddl, che cosÃ¬ dispone: â€œAllâ€™articolo 91 del codice di procedura civile, il quarto comma Ã¨ sostituito dal seguente comma: Â«I compensi liquidati dal giudice e posti carico del soccombente non possono superare il valore effettivo della causa. I compensi non comprendono le spese.Â»”.
I compensi liquidati dal giudice, quindi, hanno ormai come unico limite quello del valore della controversia; ma ad essi va aggiunto lâ€™ammontare delle spese (entro il quale ricade il contributo unificato), espressamente esentate. Conseguentemente, se ai compensi liquidati, si aggiungono anche le non lievi spese sostenute per la controversia, il costo di quest’ultima puÃ² superare anche (e non di poco) il valore della controversia.
Finora gli aumenti del contributo unificato erano stati utilizzati quale â€œmoneta di scambioâ€� (sulla pelle del cittadino che chiede giustizia) per aumentare il personale di cancelleria degli uffici giudiziari. Non a caso in passato lâ€™aumento del contributo era stato accompagnato esplicitamente dalla previsione dellâ€™assunzione di nuove unitÃ di detto personale.
Il recente ddl rappresenta invece, come giÃ detto, un â€œsalto di qualitÃ â€�, dato che una parte non trascurabile del gettito sarÃ ripartito per aumentare le non magre retribuzioni dei magistrati e del personale di cancelleria, sotto forma di non meglio precisate â€œmisure incentivantiâ€�.
Prevede al riguardo il ddl (per ciÃ² che concerne il sistema di giustizia amministrativa; ma esiste anche una analoga disposizione per la magistratura ordinaria) che:
â€œCon decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, Ã¨ stabilita la ripartizione in quote delle risorse confluite nel Fondo di cui al comma 10, secondo periodo (c.d. Fondo per la giustizia; n.d.r.), per essere destinate, per un terzo, allâ€™assunzione di personale di magistratura amministrativa, e, per la restante quota, nella misura del cinquanta per cento allâ€™incentivazione del personale amministrativo appartenente agli uffici giudiziari che abbiano raggiunti gli obiettivi di cui al comma 12 anche in deroga alle disposizioni di cui allâ€™articolo 9, comma 2â€�bis, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e del cinquanta per cento alle spese di funzionamento degli uffici giudiziari. Tale ultima quota, con deliberazione del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, puÃ² essere, in tutto o in parte, destinata all’erogazione di misure incentivanti, anche in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 9, del decretoâ€�legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in favore del personale di magistratura ordinaria. La riassegnazione prevista dal comma 10, secondo periodo, Ã¨ effettuata al netto delle risorse utilizzate per le assunzioni del personale di magistratura amministrativa.â€�.
Tradotto in termini piani: un terzo dei proventi sarÃ destinato allâ€™assunzione di altri magistrati; ma ben la metÃ dei proventi stessi potrÃ essere destinato, con deliberazione del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, alle spese di funzionamento degli uffici giudiziari e potrÃ essere destinata â€œin tutto od in parteâ€� all’erogazione di misure incentivanti. Colpisce la misura della ripartizione: un terzo per nuovi concorsi e la metÃ per le misure incentivanti in favore di chi Ã¨ giÃ in servizio.
Da notare inoltre che, nella fretta di redigere il testo della norma riguardante il sistema della giustizia amministrativa, si Ã¨ scritto per errore che le misure incentivanti destinate ai magistrati amministrativi, sono destinate al “personale della magistratura ordinaria”. L’errore, non temete, sarÃ presto corretto. A ciascuno il suo, come recita il titolo di un famoso romanzo di Leonardo Sciascia.
Analoga la disciplina prevista per la magistratura ordinaria. Prevede al riguardo il ddl che: â€œCon decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e della giustizia, Ã¨ stabilita la ripartizione in quote delle risorse confluite nel Fondo di cui al comma 10, primo periodo, per essere destinate, in via prioritaria, allâ€™assunzione di personale di magistratura ordinaria, nonchÃ© allâ€™incentivazione del personale amministrativo appartenente agli uffici giudiziari che abbiano raggiunti gli obiettivi di cui al comma 12, anche in deroga alle disposizioni di cui allâ€™articolo 9, comma 2â€�bis, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e alle spese di funzionamento degli uffici giudiziari. Tale ultima quota, con decreto del Ministro della giustizia, sentito il Consiglio Superiore della Magistratura, puÃ² essere, in tutto o in parte, destinata all’erogazione di misure incentivanti, anche in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 9, del decretoâ€�legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in favore del personale dimagistratura ordinaria. La riassegnazione prevista dal comma 10, primo periodo, Ã¨ effettuata al netto delle risorse utilizzate per le assunzioni del personale di magistratura ordinaria.â€�
Come dire che i magistrati ed il personale di cancelleria potranno godere fino al 50% del fondo giustizia alimentato con il contributo unificato tramite non meglio precisate â€œmisure incentivantiâ€�, in aggiunta ai non magri stipendi, peraltro recentemente esentati dalla sentenza di ieri della Corte costituzionale dal c.d. â€œcontributo di solidarietÃ â€� del 5% per gli stipendi oltre il 90 mila euro e del 10% per quelli superiori a 150 mila euro.
E cosÃ¬ si Ã¨ raggiunto un doppio effetto: da un lato quello di scoraggiare ulteriormente il contenzioso, divenuto oltremodo costoso, facendo lavorare di meno i magistrati (in civile, al costo del contributo unificato, va aggiunto anche quello della mediazione obbligatoria preventiva) e, dallâ€™altro, di fare guadagnare di piÃ¹ i magistrati ed il personale di supporto (mediante lâ€™attribuzione fino al 50% dei proventi del contributo unificato, mediante l’erogazione di misure incentivanti).
Rimane a questo punto da chiedere: secondo Voi il nostro Paese ha un futuro?
In particolare: la Corte costituzionale, cosÃ¬ sensibile nei riguardi delle lievi decurtazioni degli stipendi (di oltre 90.000 euro) dei dirigenti pubblici e dei magistrati, avrÃ mai il coraggio di dichiarare illegittimo, ai sensi dellâ€™art. 24 Cost., lâ€™iniquo regime del contributo unificato (ammesso per un attimo, per ipotesi di scuola, che si trovi un Tribunale che sollevi la questione di legittimitÃ costituzionale)? E’ questo il “giusto processo” che ci era stato promesso?
Non ci rimane a questo punto che confidare nel Parlamento, che tuttavia Ã¨ attualmente interessato ad altri argomenti (come il nuovo sistema elettorale, per cercare di garantire in qualche modo la rielezione dei “nominati” e dei “capitani di lungo corso” che lo affollano).
Si chiederÃ qualcuno: e la giustizia ed in particolare il sistema di tutela del privato nei confronti dei possibili abusi della P.A., costruito faticosamente nel corso dei decenni da coloro che ci hanno preceduti? Sta diventando un affare solo per ricchi e per chi ha tempo da perdere. Forse se ne accorgeranno perfino i magistrati, ma solo quando rimarranno privi di cause da decidere e si esauriranno le “misure incentivanti”.
Giovanni Virga, 12 ottobre 2012.
Avv. NicolÃ² de Marco ha detto:
Ott 12, 2012 @ 9:20
Notizie semplicemente disgustose. Propongo sciopero ad oltranza affinchÃ¨ la norma non sia approvata dal Parlamento.
Propongo di non pagare per la totalitÃ il contributo unificato e raccogliere il mandato dal cliente anche per l’opposizione dinanzi alla Commissione tributaria quando arriverÃ la cartella esattoriale, sollevando in quella sede l’eccezione di incostituzionalitÃ della norma.
Manderei a tutti gli avvocati e\o esperti in diritto in Parlamento un dossier sugli aumenti del C.U. perchÃ¨ si oppongano trasversalmente alla casta dei magistrati.
Avv. NicolÃ² de Marco – Bari.
Ott 12, 2012 @ 11:33
E’ difficile immaginare un provvedimento che possa meglio incentivare il malaffare, la corruzione (nei confronti di PA e giudici), l’incapacitÃ e approssimazione nell’azione amministrativa, la parzialitÃ ed incompetenza nell’azione dei magistrati.
Per tacere dell’evidente violazione delle norme costituzionali sul giusto processo (Ã¨ giusto un processo in cui si viene sanzionati per aver posto la domanda?) e, in tema di appalti, della violazione delle norme comunitarie sulla ricorribilitÃ dei provvedimenti di aggiudicazione.
E’ evidente che non ci sia futuro per l’Italia, se non in farsa. Quella farsa che Ã¨ ben rappresentata dal contemporaneo irrompere sulla scena del Commissario anti-corruzione e della norma all’esame.
Misure che ben illustrano, tra l’altro, la congruenza tra le (pessime) idee dei tecnici e quelle dei politici, che Ã¨ abbastanza evidente siedano alla stessa tavola, come don Rodrigo e l’Azzecca-garbugli.
Non resta che la Provvidenza.
Michaela de Stasio - Bari ha detto:
Ott 30, 2012 @ 17:36
La Camera Amministrativa di Bari dovrebbe denunciare tale situazione alla Commissione europea, dando seguito a quella giÃ inoltrata – se non erro – l’anno scorso. Il messaggio Ã¨ sempre lo stesso: puoi difenderti da tutti ma non dall’Amministrazione: gli appalti pubblici sono affari “privatissimi”!
Altro che effettivitÃ del diritto comunitario !
avv. pasquale gargano ha detto:
Ott 13, 2012 @ 18:05
Anche se non sono un esperto della materia, credo che sia necessario giungere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Occorrerebbe che ci si organizzasse come categoria (avvocati), evidenziando che non si tratta di una difesa di “categoria”, ma della possibilitÃ effettiva di esercitare il diritto di difesa in nome della Giustizia.
Francesco Volpe ha detto:
Ott 15, 2012 @ 19:24
mi ero ripromesso di non tornare sull’argomento, perchÃ© va a finire che ci si guasta il sangue. Ma il Tuo intervento mi costringe a farlo.
Gli spunti sono tanti e sarÃ² molto sintentico nell’esporli.
a) l’art. 91 c.p.c. riformato sottintende che Ã¨ negata giustizia per quelle cause il cui valore sia inferiore al costo di una parcella di avvocato. Letteralmente: de minimis non curat praetor.
b) l’ulteriore aumento del contributo unificato. Recentemente, in un’occasione pubblica, un autorevole giurista ha sostenuto l’idea secondo la quale il rimedio giurisdizionale (alludeva proprio al rimedio giurisdizionale amministrativo) deve considerarsi ecezionale. Se proprio vi Ã¨ lite, vi sono altri rimedi esperibili. SarÃ .
Ma io, di fronte all’imperativitÃ del provvedimento e alla sua inoppugnabilitÃ allo scadere del sessantesimo o del trentesimo giorno, vedo solo un rimedio alternativo al ricorso. La mazzetta.
Rendere difficile il ricorso al giudice contro gli atti amministrativi spingerÃ molti cittadini a risolvere i propri problemi sostanziali semplicemente lasciandosi cadere in tentazione, lasciandosi concutere dal funzionario o tentando di corromperlo. Dove non c’Ã¨ giustizia, per definizione c’Ã¨ malaffare.
c) Deprimente anche la trovata di finanziare il fondo incentivante per i magistrati amministrativi con il contributo unificato.
Ma, in primo luogo, incentivarli a cosa, se, per circolare interna, i magistrati amministrativi non possono, a pena di illecito disciplinare, assumere in carico piÃ¹ di un tot di cause?
In secondo luogo, Ã¨ corretto affidare la gestione del contributo unificato al giudice (chÃ© tanto avviene con lo stabilire che la pronunzia in rito fa scontar aggio), vale a dire a chi poi verrÃ remunerato – sia pure sotto forma di incentivo – sulla base dell’ammontare del contributo percepito?
A me pare che, se di incentivo si tratta, esso abbia ad oggetto non tanto l’incremento della produttivitÃ , quanto la reiezione in rito delle controversie.
E torniamo lÃ da dove si era partiti. Vale a dire alla denegata giustizia.
Ott 16, 2012 @ 10:26
Caro Prof. Volpe,
Ti ringrazio per il (more solito) prezioso intervento, che condivido totalmente. Ringrazio anche i lettori finora intervenuti.
Mi permetto di aggiungere che la misura che piÃ¹ mi ha colpito di questo ddl (che, peraltro, a distanza di una settimana dalla sua approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, non Ã¨ ancora disponibile in forma ufficiale, nÃ¨ risulta presentato alle Camere) Ã¨ non solo e non tanto la riforma dellâ€™art. 91 c.p.c. o lâ€™aumento del contributo stesso, ma anche e soprattutto la previsione di un nuovo pagamento nel caso di ricorso respinto, dichiarato improcedibile od inammissibile. Il che finisce anche per snaturare il contributo, previsto in origine come una sorta di â€œtassa di accesso alla giustiziaâ€�.
Lâ€™avere previsto un suo nuovo pagamento negli anzidetti casi finisce infatti per configurarlo come una sorta di â€œtassa per lâ€™uscitaâ€� dalla giustizia (ed anche una sanzione impropria, la cui legittimitÃ costituzionale Ã¨ oltremodo dubbia).
Particolarmente grave ed irrazionale Ã¨ lâ€™avere previsto lâ€™applicabilitÃ di tale â€œtassa di uscitaâ€� nel caso di ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Si pensi al caso (ed innanzi a diversi TT.AA.RR. lâ€™ipotesi Ã¨ tuttâ€™altro che infrequente) che il ricorrente, dopo avere a lungo aspettato la fissazione dellâ€™udienza di merito, magari presentando innumerevoli domande di prelievo e qualche istanza di fissazione – per evitare la perenzione dei ricorsi ultraquinquennali – si sia stancato e dichiari la sopravvenuta carenza di interesse, per un giudizio per il quale ha in anticipo, sotto forma di contributo unificato, giÃ pagato, al momento del deposito del ricorso, la â€œtassa dâ€™ingressoâ€�.
In questo caso sembra sommamente iniquo condannarlo anche al pagamento per una seconda volta del contributo unificato. Eâ€™ come se qualcuno per legge stabilisse che, dopo aver pagato il biglietto dâ€™ingresso ad un cinema, lo spettatore che se ne sia andato anzitempo, perchÃ¨ il film era troppo lungo, debba – quale sanzione – pagare nuovamente il biglietto dâ€™ingresso.
Colpisce anche lâ€™aumento del 50% nel caso di appello. Se il giudice di primo grado ha sbagliato, perchÃ¨ prevedere che innanzi al giudice di appello il contributo Ã¨ maggiorato del 50%?
Colpisce infine la scarsa partecipazione a questo tema che coinvolge molti, soprattutto i giovani professionisti.
Giudicando dal ridotto numero di interventi, potrebbe dedursi che il tema (che pur riguarda il futuro della professione forense) non interessi od appassioni o che il weblog non sia frequentato. Tuttavia, consultando le statistiche del weblog, che i lettori non vedono, si constata che il mio intervento Ã¨ stato finora letto da oltre 4.000 utenti unici; ciÃ² nonostante, solo pochissimi di essi sono intervenuti.
Forse Ã¨ questo il segno inequivocabile del senso di rassegnazione che sta pervadendo tutti e che finisce per indurci a considerare le continue modifiche del contributo unificato come una calamitÃ (come la pioggia od il brutto tempo) contro cui Ã¨ inutile protestare.
Silvio Giancaspro ha detto:
Ott 16, 2012 @ 16:22
Pensiamo ad un appalto del valore di â‚¬ 250.000,00. Pensiamo ancora alla ditta ingiustamente esclusa dalla gara che intenda insorgere avverso il provvedimento di esclusione.
La malcapitata dovrÃ nellâ€™ordine:
– versare â‚¬ 4.000 per impugnare il provvedimento di esclusione;
– versare ulteriori â‚¬ 4.000 per impugnare il provvedimento di aggiudicazione con motivi aggiunti;
– se in corso di causa la stazione appaltante decide (disgraziatamente!) di riconoscere le buone ragioni della ricorrente e quindi revocare in autotutela tanto lâ€™esclusione quanto lâ€™aggiudicazione a terzi, con lâ€™affidamento dellâ€™appalto alla nostra malcapitata, il giudizio dovrÃ necessariamente essere definito con una pronuncia in rito; ergo ancora â‚¬ 4.000 quale pedaggio in uscita;
– il tutto per un totale di â‚¬ 12.000 a fronte di un utile di impresa che, attestandosi normalmente intorno al 5%, non potrÃ essere di importo superiore ai contributi versati.
Insomma la nostra malcapitata, soltanto per veder riconosciute le sue sacrosante ragioni e per porre termine ai torti subiti, avrÃ dovuto sborsare una somma pari, se non superiore, allâ€™utilitÃ auspicata. Ancora piÃ¹ deprimente sarÃ la posizione del suo legale, al quale, in mancanza di una posta attiva residuante allâ€™esito dellâ€™incarico espletato, non resterÃ che appellarsi al buon cuore della predetta malcapitata per poter sperare, non certo in un giusto compenso, ma al piÃ¹ in una qualche benevola elargizione di natura eminentemente liberale.
Le chiamano spese di giustizia. Io le chiamerei in altro modo, ma sono un signore e qui mi fermo.
Ott 30, 2012 @ 17:14
Il problema Ã¨: quale Ã¨ il valore della controversia ? Il valore dell’appalto o dell’utile conseguibile?
Avv. Cristina Gandolfi ha detto:
Ott 18, 2012 @ 9:36
Gentilissimi abbonati e gentilissimo Prof. Virga,
l’amarezza che ho provato nel leggere il testo del DDL. di “stabilitÃ ” mi spinge a scrivere in qualitÃ di avvocato iscritta alla SocietÃ degli Avvocati amministrativisti dell’Emilia Romagna.
Andare in piazza a protestare potrebbe essere una utile iniziativa ma siamo troppo pochi e probabilmente troppo imegnati nel lavoro per portare a casa uno stipendo appena ragionevole.
PoichÃ¨ siamo avvocati ritengo che la strada da percorrere sia l’impugnazione dell’avviso di accertamento per omissione del pagamento del contributo unificato sollevando in quella sede la(palese)illegittimitÃ costituzionale delle norme sul contributo unificato nei ricorsi amministrativi.
Come societÃ degli avvocati amministrativisti della Regione Emilia Romagna stiamo predisponendo un esposto alla Commissione dell’Unione Europea con sede a Bruxelles affinchÃ¨ attivi la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia in quanto la normativa determina, (anche) una violazione del principio di concorrenza.
Forse segnalare il problema e gli evidenti riflessi che tale norma avrÃ sul fenomeno della corruzione e sulla spartizione degli appalti potrebbe interessare il noto Roberto Saviano che Ã¨ seguito da milioni di persone.
Una riflessione da aggiungere a quelle degli altri commentatori e che condivido:
a) che senso ha finanziare con il contributo unificato e con gli altri “balzelli” previsti dalla norma in questione, un fondo i cui proventi sarebbero destinati ad assumere o incentivare il personale amministrativo (oltre che i magistrati) se giÃ ora il personale presente si tira le dita stante la drastica riduzione del contenzioso promosso avanti i T.A.R. e l’ulteriore immaginabile riduzione se e quando la legge di stabilitÃ verrÃ approvata? (si tenga conto che a inizio settembre il Ministero della Giustizia ha presentato dati che evidenziano un calo del contenzioso pari al 57% nelle materie in cui il contributo Ã¨ stato aumentato).
Buon lavoro allora ai miei colleghi avvocati specializzati in diritto amministrativo.
Ott 18, 2012 @ 11:41
ha ragione il prof. Volpe
a questo punto Ã¨ meglio una bella mazzetta
Beppe Macchione ha detto:
Ott 27, 2012 @ 22:43
solo per la cronaca, noi della camera amministrativa di Bari abbiamo giÃ prodotto l’esposto alla Commissione Ue circa un anno fa e l’esito Ã¨ che qualche giorno fa ci Ã¨ pervenuta la lettera di reiezione…..
non ci resta che piangere., diceva un grande…
Ott 30, 2012 @ 17:37
Non sapevo fosse stata respinta. Bisogna escogitare un’altra strada e comunque insisterei ancora con la Commissione europea.
Ott 29, 2012 @ 11:31
Anche noi dell’Associazione Veneta Avvocati Amministrativisti avevamo provato a far qualcosa, qualche anno fa (quando c’erano stati i primi aumenti e non si era ancora arrivati ai valori di oggi).
Uno dei Colleghi del Foro (che portava al t.a.r. una controversia in materia di oneri di urbanizzazione, quindi una controversia di valore determinabile e, inoltre, di valore molto modesto) si era “sacrificato” astenendosi dal corrispondere il contributo.
Ricevuto l’accertamento, egli aveva sollevato lite in commissione tributaria, per contestare la mancanza di proporzionalitÃ tra il valore della causa e la determinazione fissa del contributo.
Si chiedeva che venisse sollevata questione di legittimitÃ , ma la locale Commissione non ritenne sussistere il presupposto della non manifesta infondatezza.
Ott 30, 2012 @ 17:40
E tutto ciÃ² mentre i nostri compensi diminuiscono drasticamente, soprattutto in materia di appalti, considerati dalle Amministrazioni di “valore indeterminabile minimi”
Nov 1, 2012 @ 18:04
A mio sommesso avviso, non ogni speranza Ã¨ persa, dato che il ddl sulla c.d. “stabilitÃ ” non Ã¨ ancora stato approvato in via definitiva dal Parlamento e che, come raccontano le cronache piÃ¹ recenti, sono giÃ state introdotte rilevanti modifiche.
Occorre quindi fare pressione sui parlamentari, specie quelli che, svolgendo attivitÃ professionale, hanno contezza delle difficoltÃ nelle quali si dibatte la professione forense.
Non Ã¨ priva di importanza, sotto questo profilo, la circostanza che il ricavato della nuova disciplina riguardante il contributo unificato sia destinato ad un fondo per il c.d. “premio di produttivitÃ ” dei magistrati e del personale di segreteria.
Il Governo Monti, nel presentare alle Camere il ddl, ha dichiarato formalmente che a suo avviso sono possibili rilevanti modifiche, purchÃ¨ il saldo dei conti rimanga invariato.
Ora, a mio avviso, l’eliminazione della nuova disciplina del contributo unificato non avrebbe alcuna conseguenza sui conti dello Stato, dato che essa comporterebbe anche l’eliminazione del fondo di incentivazione che in questo momento di contrazione dell’economia (e del contenzioso) sembra francamente assurdo.
Anzi, a mio avviso, anche se la cosa puÃ² sembrare assurda od utopistica, la richiesta andrebbe avanzata dagli stessi magistrati, giÃ graziati della Corte costituzionale per ciÃ² che concerne il c.d. contributo di solidarietÃ previsto da Tremonti, i quali, per effetto dei nuovi rincari del contributo (soprattutto del nuovo contributo previsto per i ricorsi inammissibili, improcedibili od infondati), vedrebbero diminuire ulteriormente il contenzioso (con conseguente rischio di essere messi in mobilitÃ ).
La richiesta andrebbe avanzata dagli stessi magistrati anche per ragioni di immagine: diversi cittadini sono giÃ molto risentiti perchÃ¨ i magistrati sono riusciti ad evitare, adendo la Corte costituzionale con ben 12 ordinanze di rimessione, il giÃ menzionato contributo di solidarietÃ (previsto per retribuzioni superiori a 90 e 150 mila euro) ed hanno ottenuto in tempi record anche un decreto legge (pubblicato nel numero di novembre della rivista) per la disciplina del loro trattamento di fine rapporto; in questo caso tuttavia c’era la giustificazione che agivano “de damno vitando”.
Con il fondo di incentivazione agiscono invece “de lucro captando”, dimostrando in tal modo di non ritenere sufficienti le retribuzioni in atto percepite (che, come molti sanno, sono molto elevate, essendo legate a filo doppio con le indennitÃ parlamentari). CiÃ² tuttavia sembra intollerabile in un momento in cui tutti siamo chiamati a fare sacrifici e rischiamo di essere seppelliti da nuove tasse.
Avv. Luigi Mariano ha detto:
Nov 2, 2012 @ 15:11
La questione del CU in materia di procedure di affidamento di contratti pubblici costituisce una delle peggiori “vergogne italiane” degli ultimi anni.
Si tratta di interventi “scriteriati” che (oltre ad essere incostituzionali per varie ragioni) hanno quale unico fine (o, comunque, quale unico risultato) quello di incoraggiare l’illegalitÃ nella materia, atteso che, tranne in alcuni casi relativi a gare di elevatissimo valore, la stazione appaltante (e chi per essa agisce) Ã¨ ben consapevole della sostanziale impunitÃ (sul piano amministrativo) di eventuali aggiudicazioni illegittime. Nessuno, infatti, avrÃ interesse ad impugnare i relativi atti se, solo di “tasse”, si rischia di pagare molto di piÃ¹ dell’eventuale utile conseguente alla stipula del contratto.
Non credo che si riuscirÃ ad impedire che le norme “annunziate” siano ritirate. CiÃ² perchÃ© lo “scriteriato” legislatore farÃ affidamento sulla “debolezza” in cui Ã¨ caduta la nostra “categoria”, a lungo vista come “casta” ed in realtÃ , allo stato, unica “vittima” di “finte” liberalizzazioni (dovevano abolire le “tariffe” ed invece le hanno, di fatto, sostituite con altre notevolmente piÃ¹ basse). Anche i tassisti hanno saputo difendersi, noi no!
Non resterÃ che spostare le controversie dal giudice amministrativo a quello penale (che dovrebbe essere gratuito). Ogni qualvolta ci si dovesse trovare di fronte a procedure illegittime, non potendosi affrontare i costi “stellari” del giudice amministrativo, converrÃ infatti ricorrere alla Procura della Repubblica, affinchÃ© valuti, gratuitamente appunto, se, nel comportamento della PA, sia ravvisabile l’abuso d’ufficio.
Avv. Andrea Saccone ha detto:
Nov 2, 2012 @ 17:15
Dice bene il Prof. Virga, in particolare quando ci invita a fare pressione sui parlamentari che svolgono attivitÃ professionale; purtroppo, Ã¨ tristissimo constatare che molti sono i colleghi avvocati parlamentari che votano “a scatola chiusa” provvedimenti del tutto nefasti.
Michaela de Stasio ha detto:
Nov 4, 2012 @ 22:34
Quanti sono gli avvocati amministrativisti in Parlamento o nelle Commissioni? Quanti hanno veramente a cuore lo stato della Giustizia e la Costituzione?
avv. Saverio Profeta ha detto:
Nov 6, 2012 @ 0:21
Vorrei far presente, a dimostrazione ulteriore dell’assoluta irrazionalitÃ e approssimazione delle misure che commentiamo, che – salvo che non mi sia sfuggito qualcosa – rimane in vigore la norma secondo la quale, in caso di accoglimento del ricorso, la parte soccombente Ã¨ tenuta al rimborso del contributo unificato.
La domanda che quindi sorge istintivamente Ã¨: per caso – salvo che il Legislatore non conti di far pagare il conto del funzionamento della macchina amministrativa alla stessa amministrazione eventualmente soccombente – il legislatore dÃ per scontato che i ricorsi, oltre che disincentivati ed ostacolati, devono essere respinti?
Il quadro Ã¨ fosco.
Nov 16, 2012 @ 17:24
E’ molto fosco!
Gen 9, 2013 @ 15:42
Se non altro ora Ã¨ consacrato che il valore della lite in materia di appalti pubblici Ã¨ pari all’importo a base di gara; se vale per il calcolo del contributo unificato deve valere anche per il compenso degli avvocati.
Gen 19, 2013 @ 22:05
Ed aggiungo. Da una lettura del nuovo testo dell’art. 13 dPR n. 115/2002 apprendo che la sanzione del contributo unificato “in uscita” per le decisioni in rito (art. 13 co. 1 quater) riguarda solo le impugnazioni civili e non anche quelle dinanzi al Giudice amministrativo, disciplinate dal comma 6 bis. CiÃ² risponderebbe anche a logica e giustizia, considerata l maggiore esositÃ dei giudizi amministrativi, soprattutto in materia di appalti.
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