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Timestamp: 2020-01-27 08:34:22+00:00
Document Index: 52196713

Matched Legal Cases: ['art. 575', 'art. 572', 'art. 628', 'art. 124', 'art. 123', 'art. 110', 'art. 122', 'art. 121', 'art. 124', 'art. 609']

Il Diritto di Querela: legittimati alla presentazione, contenuto e termini - Scena Criminis
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17 Gennaio 2017 da Webmaster Leave a Comment
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La perseguibilità dei reati è disposta dalla legge.
Vi sono i reati perseguibili d’ufficio, ovvero quelli per cui è sufficiente che la notizia di reato giunga all’ufficio del pubblico ministero, attraverso la denuncia di un cittadino o della Polizia Giudiziaria, perché le indagini preliminari possano avviarsi. Ne sono chiari esempi i reati di omicidio (art. 575 codice penale), di maltrattamenti nei confronti di familiari e conviventi (art. 572 codice penale), di rapina (art. 628 codice penale).
Per altri reati, invece, è necessario che vi sia un vero e proprio atto di iniziativa privata della persona offesa per avviare il procedimento penale: la querela.
Quest’ultima è una condizione di procedibilità dell’azione penale ed è regolata dagli articoli 120 e seguenti del Codice penale.
La proponibilità della querela costituisce un vero e proprio diritto attribuito dalla legge a chi ha subito un’offesa dal delitto compiuto nei suoi confronti, tale diritto è riconosciuto alla parte in tutti quei casi in cui è specificamente attribuito dalla legge.
Come stabilito dall’art. 124 c. p. il diritto di querela deve essere esercitato entro 3 mesi dal giorno in cui la persona offesa ha avuto notizia del reato. Quindi non conta la data di commissione del reato, bensì quella in cui il soggetto ha avuto conoscenza del fatto-reato commesso ai suoi danni. Non sono infrequenti i casi in cui le due date possono essere anche non coincidenti, come ad esempio quando, nel caso di diffamazione, il soggetto viene a sapere, solo in data successiva al fatto, dell’offesa che è stata arrecata al suo onore.
Quindi, solo da quando la persona offesa ha avuto consapevolezza di esser stata vittima di un reato, iniziano a decorrere i 3 mesi per l’esercizio del diritto di querela.
Non si tratta però di un termine previsto per tutti i reati perseguibili a querela: nei reati di violenza sessuale, ad esempio, il termine per proporre la querela è di 6 mesi.
Nel caso in cui il reato sia stato commesso da più soggetti, la querela, a norma dell’art. 123 c. p., si estende anche agli altri concorrenti in quanto tutti sono responsabili del medesimo reato conformemente al disposto dell’art. 110 del Codice penale.
Vi sono casi in cui possono esservi più persone offese dal reato. In questi casi, ex art. 122 c. p., il reato sarà punibile anche se la querela è proposta da una soltanto delle persone offese.
Nella prassi il diritto di querela si esercita con le seguenti formalità: o con la presentazione della dichiarazione di querela da parte della persona offesa presso l’Ufficio del Pubblico Ministero (Procura della Repubblica), ovvero presso gli uffici della Polizia Giudiziaria.
Per esercitare il diritto di querela occorre avere la capacità di intendere e di volere e la capacità di agire.
Il Codice penale afferma infatti all’art. 121 c.p. che, se la persona offesa è minore degli anni quattordici o inferma di mente, il diritto di querela viene esercitato da un curatore speciale, se non vi è nessun rappresentante (es. i genitori morti del minore o che hanno perso la patria potestà).
Quanto detto si applica anche nel caso in cui chi esercita la funzione di rappresentante, come il tutore, si trovi con in conflitto di interessi con la persona offesa.
Occorre precisare che la querela può essere oggetto di rinuncia o di remissione.
La rinuncia, ex art. 124 c.p., consiste nell’espressione di volontà, mediante un comportamento esplicito o tacito, con cui il titolare del diritto di querela decide di non esercitarlo.
Essa è un atto irrevocabile, può essere scritta o orale.
La rinuncia scritta la si fa per mezzo di un difensore munito di procura speciale o personalmente. In ogni caso è necessaria la sottoscrizione dell’atto da parte della persona offesa.
La rinuncia orale invece può essere fatta presso la polizia giudiziaria o presso un notaio, i quali ne redigono il verbale che deve essere sottoscritto dal rinunciante a pena di inefficacia dell’ atto.
La remissione, invece, è un atto successivo alla querela, con cui la persona offesa manifesta la volontà contraria al proseguimento del processo penale.
Si può rimettere qualsiasi querela, ad eccezione dei reati ex art. 609 bis-ter e quater c.p. (a causa della loro gravità).
La remissione può essere scritta o orale, nonché processuale o extraprocessuale.
Quella processuale si ha quando l’atto di remissione viene fatto durante il procedimento ed è consegnato al giudice. Mentre quella extraprocessuale si realizza al di fuori del processo penale, presso un ufficiale della Polizia Giudiziaria che la trasmetterà al Pubblico Ministero procedente.
La remissione deve essere comunque accettata dall’imputato/querelato, in modo espresso o tacito (quindi con un comportamento inequivocabile di accettazione).
Come si presenta una querela e cosa deve contenere
Legittimati alla presentazione:
Persona offesa;
Tutore o rappresentante della persona offesa (genitore, avvocato);
Autorità presso cui va presentata:
Pubblico Ministero territorialmente competente;
La chiara descrizione del fatto di reato, possibilmente con indicazioni del presunto autore e indicazioni delle prove conosciute/ possedute;
La manifestazione della volontà del querelante affinché si proceda penalmente contro il colpevole;
Termini di proposizione:
3 mesi dal giorno della notizia del reato;
6 mesi, in caso di reati contro la libertà sessuale.
Forma scritta e firmata da querelante e avvocato;
Forma orale presso la Polizia Giudiziaria, di cui verrà redatto il verbale che andrà sottoscritto a pena di invalidità.
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