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Timestamp: 2018-01-21 22:35:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 38', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 5']

Legge n.1204 del 30 dicembre 1971 - Tutela delle lavoratrici madri
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con le integrazione e le sostituzioni apportate dal D.Lgs. 151/2001
Il diritto di astenersi dal lavoro di cui all’articolo 7, ed il relativo trattamento economico, sono riconosciuti anche se l’altro genitore non ne ha diritto.
Le disposizioni di cui al comma 1 dell’articolo 7 e al comma 2 dell’articolo 15 sono estese alle lavoratrici di cui alla legge 29 dicembre 1987, n. 546, madri di bambini nati a decorrere dal 1° gennaio 2000.
Alle predette lavoratrici i diritti previsti dal comma 1 dell’articolo 7 e dal comma 2 dell’articolo 15 spettano limitatamente a un periodo di tre mesi, entro il primo anno di vita del bambino.
b) di cessazione dell'attività dell'azienda, cui essa è addetta;
c) di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine
E' vietato adibire al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri le lavoratrici durante il periodo di gestazione e fino a sette mesi dopo il parto. In attesa della pubblicazione del regolamento di esecuzione della presente legge, i lavori pericolosi, faticosi ed insalubri restano determinati dalla tabella annessa al decreto del Presidente della Repubblica 21 maggio 1953, n. 568.
1. Ferma restando la durata complessiva dell'astensione dal lavoro, le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro".
1. Nei primi otto anni di vita del bambino ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalità stabilite dal presente articolo.
Le disposizioni del presente titolo si applicano alle lavoratrici di cui all'articolo l, comprese le lavoratrici a domicilio e le addette ai servizi domestici e familiari, salvo quanto previsto dal successivo comma.
Alle dipendenti dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici si applica il trattamento economico previsto dai relativi ordinamenti salve le disposizioni di maggior favore risultanti dalla presente legge
A partire dalla stessa data, alle lavoratrici mezzadre e colone spetta, per tutto il periodo di astensione obbligatoria precedente e successiva al parto previsto per le salariate e braccianti agricole, una indennità giornaliera, che verrà erogata dall'INAM in misura pari all'80 per cento del reddito medio giornaliero colonico. Tale reddito viene stabilito, in via presuntiva per ogni due anni, con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali di categoria; per la prima applicazione della presente legge tale reddito è fissato in lire 1.300 giornaliere.
Trova applicazione anche nei confronti delle colonie e mezzadre la norma di cui all'articolo 9 della presente legge.
Al suddetto importo va aggiunto, eccezion fatta per l'indennità di cui al secondo comma dell'articolo precedente, il rateo giornaliero relativo alla gratifica natalizia e alla tredicesima mensilità e gli altri premi o mensilità eventualmente erogati alla lavoratrice.
Per le operaie del settore agricolo, per retribuzione si intende quella determinata ai sensi dell’art. 28 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, per i salariati fissi (1).
(1) Comma abrogato dall'art. 3, L. 8 agosto 1972, n. 457.
L'indennità di cui al primo comma dell'art. 5 è corrisposta anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall'art. 2, lettere b) e c), che si verifichino durante i periodi di interdizione dal lavoro previsti dagli articoli 4 e 5 della presente legge.
Le lavoratrici gestanti che si trovino, all'inizio del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione, ovvero, disoccupate, sono ammesse al godimento dell'indennità giornaliera di maternità di cui al primo comma dell'art. 15 purché tra l'inizio della sospensione, dell'assenza o della disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di 60 giorni. Ai fini del computo dei predetti 60 giorni, non si tiene conto delle assenze dovute a malattia o ad infortunio sul lavoro, accertate e riconosciute dagli enti gestori delle relative assicurazioni sociali (1).
La lavoratrice che, nel caso di astensione obbligatoria dal lavoro iniziata dopo 60 giorni dalla data di sospensione dal lavoro, si trovi, all'inizio dell'astensione obbligatoria, sospesa e in godimento del trattamento di integrazione salariale a carico della Cassa integrazione guadagni, ha diritto in luogo di tale trattamento, all'indennità giornaliera di maternità.
(1) Con sentenza n. 106 del 7 luglio 1980 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità del presente comma, nella parte in cui non esclude dal computo dei 60 giorni immediatamente antecedenti l'inizio del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro l'assenza facoltativa non retribuita di cui la lavoratrice gestante abbia fruito in seguito ad una precedente maternità, ai sensi del precedente art. 7, primo e secondo comma.
Con sentenza n. 332 del 24 marzo 1988 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del medesimo comma, nella parte in cui non esclude dal computo dei sessanta giorni immediatamente antecedenti l'inizio del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, il periodo di assenza di cui la lavoratrice abbia fruito per accudire i minori affidatile in preadozione.
Con sentenza n. 132 del 29 marzo 1991 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del medesimo comma nella parte in cui, per le lavoratrici con contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale su base annua, allorquando il periodo di astensione obbligatoria abbia inizio più di 60 giorni dopo la cessazione della precedente fase di lavoro, esclude il diritto all'indennità giornaliera di maternità, anche in relazione ai previsti successivi periodi di ripresa dell'attività lavorativa.
L'interruzione della gravidanza, spontanea o terapeutica, esclusa quella procurata, è considerata a tutti gli effetti come malattia, salvo quanto disposto dall'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica 21 maggio 1953, n. 568.
Titolo III (*)
CORRESPONSIONE DI UN ASSEGNO DI NATALITA' ALLE
COLTIVATRICI DIRETTE, ALLE LAVORATRICI ARTIGIANE
E ALLE LAVORATRICI ESERCENTI ATTIVITA' COMMERCIALE
N.B.: Articolo abrogato dall'art. 9, comma 1, L. 29 dicembre 1987, n. 546.
di lire 500, 1.000, 1.500, 2.000 e 2.500 a carico degli esercenti attività commerciale, titolari di imprese, appartenenti rispettivamente alla prima, seconda, terza, quarta e quinta classe di reddito di cui all'art. 38, primo comma, lettera c), della legge 27 novembre 1960, n. 1397.
c) per lire 1.350 milioni alla Federazione nazionale delle Casse mutue di malattia per gli esercenti attività commerciale che provvederà a ripartirlo tra le Casse mutue provinciali in proporzione degli oneri da ciascuna di esse sostenuti.
All'onere derivante allo Stato dall'applicazione del precedente art. 25 si provvede, per l'anno finanziario 1972, mediante riduzione, per lire 2.000 milioni, del Fondo speciale iscritto al capitolo n. 3523 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per l'anno medesimo.
L'astensione dal lavoro di cui alle lettere b) e c) dell'art. 5 della presente legge è disposta dall'Ispettorato del lavoro, oltreché su istanza della lavoratrice, anche di propria iniziativa, qualora nel corso della propria attività di vigilanza constati l'esistenza delle condizioni che danno luogo all'astensione medesima.
Parimenti, lo spostamento delle lavoratrici ad altre mansioni, di cui al terzo comma dell'art. 3 della presente legge, è disposto dall'Ispettorato del lavoro sia di propria iniziativa, sia su istanza della lavoratrice.
L'inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 3, primo, secondo e terzo comma, 4 e 5 è punita con l'arresto fino a sei mesi.
L'inosservanza delle disposizioni contenute nell'articolo 2 è punita con la sanzione amministrativa da lire due milioni a lire cinque milioni.
L'inosservanza delle disposizioni contenute nell'articolo 10 e il rifiuto, l'opposizione o l'ostacolo all'esercizio dei diritti di assenza dal lavoro di cui all'art. 7 della presente legge sono puniti con la sanzione amministrativa da lire un milione a lire cinque milioni.
N.B.: Articolo così sostituito dall'art. 2, comma 1, D.Lgs. 9 settembre 1994, n. 566.
Le disposizioni contenute negli articoli 11, 12 e 13 della legge 26 agosto 1950, n. 860, continuano ad applicarsi in via transitoria ai datori di lavoro che ai sensi della legge stessa, abbiano istituito camere di allattamento o asili nido aziendali funzionanti alla data del 15 dicembre 1971.
L'Ispettorato del lavoro, sentite le organizzazioni sindacali aziendali, può autorizzare la chiusura delle camere di allattamento e degli asili nido aziendali di cui al precedente comma in relazione alle effettive esigenze delle lavoratrici occupate nella azienda ed all'attuazione del piano quinquennale per l'istituzione di asili nido comunali con il concorso dello Stato.
N.B.: Con sentenza n. 92 del 30 maggio 1977, la Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui stabilisce che le disposizioni dell'art. 11 della legge 26 agosto 1950, n. 860, continuano ad applicarsi in via transitoria ai datori di lavoro che, ai sensi della legge stessa, abbiano istituito camere di allattamento o asili nido funzionanti alla data del 15 dicembre 1971.
Alle lavoratrici che al momento dell'entrata in vigore della presente legge sono assenti dal lavoro ai sensi dell'art. 5 lettera a), della legge 26 agosto 1950 n. 860, si continua ad applicare la norma citata fino all'esaurimento del periodo di cui alla lettera stessa.