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Timestamp: 2019-04-23 04:55:25+00:00
Document Index: 140474738

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 28', 'art. 20', 'art. 46', 'art. 10', 'art.10', 'art. 10', 'art. 37', 'art. 18']

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Regolamento per le Professioni di Ingegnere ed Architetto
Categoria: deontologia
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Capo I - dell'Albo
Capo II - dell'Ordine e del Consiglio dell'Ordine
Capo III - dei Giudizi Disciplinari
Capo IV - dell'Oggetto e dei Limiti della professione di ingegnere e architetto
Capo V - Disposizioni Generali
Capo VI - Disposizioni di Coordinamento e Transitorie
Il Consiglio dell'Ordine è chiamato a reprimere d'ufficio o su ricorso delle parti, ovvero su richiesta del Pubblico Ministero, gli abusi e le mancanze che gli iscritti abbiano commesso nell'esercizio della loro professione.
Il Presidente assumendo le informazioni che stimerà opportune, verifica i fatti che formano oggetto dell'imputazione. Udito l'incolpato, su rapporto del Presidente, il Consiglio decide se vi sia motivo a giudizio disciplinare. In caso affermativo, il Presidente nomina il relatore e, a mezzo di ufficiale giudiziario, fa citare l'incolpato a comparire dinanzi al Consiglio dell'Ordine in un termine non minore di giorni quindici per essere sentito e per presentare eventuali documenti a suo discarico. Nel giorno indicato ha luogo la discussione in seguito alla quale, uditi il relatore e l'incolpato, il Consiglio prende le sue deliberazioni. Ove l'incolpato non si presenti né giustifichi un legittimo impedimento, si procederà in sua assenza.
Le pene disciplinari, che il Consiglio può pronunziare contro gli iscritti nell'albo, sono:
la censura;
la sospensione dall'esercizio della professione per un tempo non maggiore di sei mesi;
L'avvertimento consiste nel dimostrare al colpevole le mancanze commesse e nell'esortarlo a non ricadervi. Esso è dato con lettera del Presidente per delega del Consiglio. La censura è una dichiarazione formale delle mancanze commesse e del biasimo incorso. La censura, la sospensione e la cancellazione dall'albo sono notificate al colpevole per mezzo di ufficiale giudiziario.
Nel caso di condanna alla reclusione o alla detenzione, il Consiglio, a seconda delle circostanze, può eseguire la cancellazione dall'albo o pronunciare la sospensione; quest'ultima ha sempre luogo ove sia stato rilasciato mandato di cattura e fino alla sua revoca. Qualora si tratti di condanna che impedirebbe l'iscrizione nell'albo giusta l'art. 7 del presente regolamento in relazione all'art. 28, parte prima, della L. 8.6.1874, n.1938, è sempre ordinata la cancellazione dall'albo, a norma del precedente art. 20.
Chi sia stato cancellato dall'albo, in seguito a giudizio disciplinare, può esservi di nuovo iscritto a sua domanda:
nel caso preveduto dall'art. 46, quando abbia ottenuto la riabilitazione giusta le norme del Codice di procedura penale;
negli altri casi, quando siano decorsi due anni dalla cancellazione dall'albo.
La domanda deve essere corredata dalle prove giustificative e, ove non sia accolta, l'interessato può ricorrere in conformità dell'art. 10.
Le deliberazioni del Consiglio dell'Ordine in materia disciplinare possono essere impugnate dall'incolpato e dal Procuratore della Repubblica, in conformità dell'art.10 del presente regolamento.
L'incolpato, che sia membro del Consiglio dell'Ordine, è soggetto alla giurisdizione disciplinare del Consiglio dell'Ordine viciniore, da determinarsi, in caso di contestazione, dal primo Presidente della Corte di Appello. Contro la deliberazione del Consiglio dell'Ordine è ammesso ricorso al Consiglio Nazionale in conformità dell'art. 10 del presente regolamento.
Il rifiuto del pagamento del contributo di cui all'art. 37 ed, eventualmente, all'art. 18, da luogo a giudizio disciplinare (26).
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