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Timestamp: 2017-01-22 22:28:42+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 421', 'art. 27', 'art. 615', 'art. 27', 'art. 615', 'art. 27', 'art. 615', 'art. 2953', 'art. 28', 'art. 390', 'art. 91', 'sentenza ']

Multe e cartelle per pagamenti in ritardo: dopo 5 anni scadono
Lo sai che? Pubblicato il 22 giugno 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Multe e cartelle per pagamenti in ritardo: dopo 5 anni scadono L’AUTORE: Redazione
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In caso di cartella di pagamento notificata da Equitalia per una multa stradale o per le sanzioni conseguenti al pagamento in ritardo della multa stessa, la prescrizione è di cinque anni.
Non capita di rado di ricevere cartelle di pagamento, da parte di Equitalia, per multe stradali notificate e mai pagate dall’automobilista. Così come potrebbe accadere che l’interessato paghi la contravvenzione con qualche giorno o ora di ritardo rispetto al termine – perentorio – previsto dalla legge di 60 giorni dalla notifica della stessa. In tali casi, la sanzione per il ritardo viene “iscritta a ruolo”: in termini più pratici, l’amministrazione delega Equitalia alla riscossione della somma, procedimento che inizia con la notifica della cartella di pagamento al cittadino.
Ma a fare ritardo non è sempre il multato: capita anche a Equitalia di agire senza rispettare i termini di legge, termini che sono inderogabilmente di cinque anni. Il che rende nulla la cartella di pagamento e libera definitivamente l’automobilista dall’obbligo di pagare. È quanto ricorda una sentenza del giudice di Pace di Taranto [1].
Un automobilista pagava una multa con un giorno di ritardo, non avvedendosi del fatto che il sessantesimo giorno dalla notifica dell’atto da parte della polizia era già scaduto da 24 ore. Dopo però nove anni si faceva viva Equitalia, notificando la cartella di pagamento per riscuotere le sanzioni per il pagamento ritardato. Infatti la legge stabilisce che il conducente, il quale versi l’importo della multa entro 60 giorni, può ottenere il beneficio del pagamento in misura ridotta. Scaduto il termine, invece, è dovuto l’importo “pieno”.
La prescrizione delle multe e delle sanzioni
La sentenza in commento ricorda che la prescrizione del diritto a riscuotere le somme dovute per multe eper sanzioni ad essere legate è sempre di cinque anni.
Pertanto, la cartella di pagamento è nulla se notificata dopo cinque anni dalla multa, sia nel caso in cui l’intera contravvenzione non sia stata pagata, sia nel caso in cui sia stata pagata con ritardo.
A titolo di completezza ricordiamo che è anche di cinque anni la prescrizione della successiva cartella di pagamento notificata da Equitalia. Pertanto, una volta consegnata all’automobilista la cartella, se nei cinque anni successivi non viene posto alcun atto (la notfica di un sollecito di pagamento o l’avvio di un pignoramento) la cartella “scade”, ossia si prescrive. L’amministrazione, a riguardo, continua a sostenere la tesi della prescrizione decennale delle cartelle, tesi però non condivisa dai tribunali: si prescrive infatti in 10 anni solo l’eventuale sentenza emessa a seguito di ricorso presentato dal contribuente e rigettato dal giudice.
[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 2158/2015 del 30.06.2015.
Sentenza REPUBBLICA ITALIANA
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO – SEZ1^
nella causa civile iscritta in prima istanza al R.G. n. 3890/2014 avente per oggetto: opposizione a cartella esattoriale per l’importo di € 84,10 a seguito di presunte violazioni al CDS, promossa da:
-L. FRANCESCO MICHELE, residente in Massafra, elettivamente domi-ciliata alla Piazza Vitt. Emanuele n. 18 nello studio dell’avv. V. Miccolis, oppo-nente
-COMUNE DI FIRENZE in p.l.r.p.t, resistente costituito
-EQUITALIA SUD Spa, resistente
“Voglia l’on. Giudice adito, contrariisreiectis, così provvedere:
previa sospensione dell’esecuzione della cartella, annullare la cartella esatto-riale n.106 2006 0023446290 in cui si chiede il pagamento di euro 84,10 per in-frazione al codice della strada, qui opposta, con vittoria di spese e competenze di giudizio, con distrazione in favore dell’avv. Vito Miccolis, anticipatario .
Conclusioni per il Comune di Firenze :
“conferma regolarità dell’iscrizione a ruolo..”
Conclusioni per la Equitalia-SUD:
“ Voglia l’On.le Giudice di Pace, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e de-duzione, rigettare la proposta opposizione poiché infondata in punto di fatto e di diritto con piena vittoria di spese .”
Con atto di citazione depositato in data 26.06.2014 presso la Cancelleria del Giudice di Pace di TARANTO, l’opponente ha impugnato la cartella n. 106 2006 0023446290in cui si chiede il pagamento di euro 84,10 per infrazione al codice della strada, avendo l’opponente pagato tardivamente la sanzione di cui verbale per violazione del CDS n. 60701/T/2004 risultante notificato il 27.09.2004.
Il Comune con comparsa di costituzione inviata all’Ufficio GDP confermava la regolarità dell’iscrizione a ruolo della somma di € 84,10, in quanto la sanzione di cui al verbale infrazione al codice della Strada n. 60701/T/2004, era stata paga-ta il 27.11.2004, anzicché in data 26.11.2004, 60 ° giorno di scadenza.
All’uopo parte opponente chiedeva di accertare e dichiarare, previa sospen-sionedella efficacia esecutiva, la nullità e/o l’illegittimità dell’atto esattoriale ec-cependo la mancanza di un valido titolo per procedere all’esecuzione forzata me-diante iscrizione al ruolo esattoriale.
A fondamento della domanda, la parte opponente adducevala sussistenza di vizi di natura procedurale, idonei ad inficiare la legittimità dell’operato dell’Agen-te di riscossione, quali l’inesistenza della notifica della cartella di pagamento, la mancanza del titolo definitivo legittimante l’iscrizione a ruolo dell’importo suin-dicato a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria e relativa notifica del verba-le di accertamento della violazione al C.d.S., la decadenza dall’azione di riscos-sione dell’ente esattore, l’illegittimità/inammissibilità delle maggiorazioni previ-ste, ritenute arbitrarie.
Si costituiva Equitalia Sud S.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., deducendo l’inammissibilità e/o l’improcedibilità e/o l’infondatezza dell’opposi-zione per diversi motivi.
Sulla base della documentazione, precisatele conclusioni e non essendo necessaria alcuna istruttoria, la causa era trattenuta in decisione sulla base della documentazione agli atti, dopo la discussione all’udienza del 26.06.2015.
In via preliminare è opportuno precisare di quali poteri può disporre il Giu-dice nell’ambito delle opposizioni alle sanzioni amministrative, quale procedi-mento speciale.
Il 6° comma dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981, espressamente preve-deva: ” Nel corso delgiudizio il giudice dispone, anche d’ufficio, i mezzi di prova che ritiene necessari e puo’ disporre la citazione di testimoni an-che senza la formulazione di capitoli.”
-Nelle controversie disciplinate dal Capo II, nonsi applicano, salvo che siano espressamente richiamati, gli articoli 413, 415, settimo comma, 417, 417-bis, 420-bis, 421, terzo comma, 425, 426, 427, 429, terzo comma, 431, dal primo al quarto comma e sesto comma, 433, 438, secondo comma, e 439 del codice di procedura civile.
-L’ordinanzaprevista dall’articolo 423, secondo comma, del codice di procedura civile puo’ essere concessa su istanza di ciascuna parte.
-L’articolo 431, quinto comma, si applica alle sentenze di condanna a fa-vore di ciascuna delle parti.
-Salvoche sia diversamente disposto, i poteri istruttori previsti dall’arti-colo 421, secondo comma, del codice di procedura civile non vengono esercitati al di fuori dei limiti previsti dal codice civile.
Quindi, attualmente la disposizione del 6° comma dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981 è statasostituita dall’art. 421 c.p.c. il quale, salvo la non applicazione del 3° comma prevede:
-Il giudice indica alle parti in ogni momento le irregolarità degli atti e dei do-cumenti che possono essere sanate assegnando un termine per provvedervi, salvo gli eventuali diritti quesiti.
-Può altresì disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché la richiesta di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle associazioni sindacali indicate dalle parti. Si osserva la di-sposizione del comma sesto dell’articolo 420.
Ancora, in via preliminare, va confermata, la regolare costituzione del con-tradditorio tra le parti interessate, nonché la competenza territoriale di questo giu-dice ad esaminare l’odierna opposizione. Detta competenza é attribuita al Giudice del luogo dove deve essere eseguito il pagamento della cartella ai sensi del com-binato disposto dell’art. 27 del CPC, espressamente richiamato dal 1° comma dell’art. 615 CPC, poiché allo stato della notifica del decreto di fissazione dell’udienza non risulta iniziata l’esecuzione forzata.
Prevede, infatti il 1° comma dell’art. 27 c.p.c.: “ Per le cause di opposizio-ne all’esecuzione forzata [c.p.c. 616] di cui agli articoli 615 e 619 è competente il giudice del luogo dell’esecuzione [c.p.c. 17] salva la disposizione dell’articolo 480 terzo comma [c.p.c. 28].”
Aggiunge l’art. 615 c.p.c. “ Quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata e questa non è ancora iniziata [c.p.c. 491], si può proporre opposizione al precetto [c.p.c. 480] con citazione davanti al giudi-ce competente per materia o valore [c.p.c. 17] e per territorio a norma dell’arti-colo 27. Il giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza di parte l’effi-cacia esecutiva del titolo.”
Infine, sempre in via preliminare, va confermata, la regolare costituzione del contradditorio tra le parti interessate, nonché la competenza territoriale di questo giudice ad esaminare l’odierna opposizione. Detta competenza é attribuita al Giu-dice del luogo dove deve essere eseguito il pagamento della cartella ai sensi del combinato disposto dell’art. 27 del CPC, espressamente richiamato dal 1° comma dell’art. 615 CPC, poiché allo stato della notifica del decreto di fissazione dell’udienza non risulta iniziata l’esecuzione forzata.
Relativamente all’eccezione della impossibilità da parte dell’esattore di esaminare la fase procedimentale la Corte di Cassazione recentemente ha riba-dito: “Tanto e’ conforme all’orientamento recepito dalle sezioni unite di questa Corte, secondo il quale, in materia tributaria, l’omessa notifica di un atto presup-posto costituisce vizio procedurale che comporta la nullita’ dell’atto successivo e – per quanto interessa in ordine al profilo sollevato nell’odierno ricorso – l’azione del contribuente, diretta a far valere la nullita’ detta, puo’ essere svolta indiffe-rentemente nei confronti dell’ente creditore o del concessionario alla riscossione (senza litisconsorzio necessario tra i due), essendo rimessa al concessionario, ove evocato in lite, la facolta’ di chiamata nei riguardi dell’ente medesimo.” ( Corte di Cassazione n° 1532/2012 del 02.02.2012 – cartelle esattoriali – opposizione – le-gittimazione passiva della società di riscossione), già espresso dalla stessa Corte di Cassazione.
Confermata, quindi la regolare costituzione del contradditorio tra le parti e la competenza di questo GDP a decidere l’opposizione, si può affermare che la stessa è fondataper quanto di ragione e, come tale, merita accoglimento.
Parte opponenteeccepisce l’estinzione del credito azionato per prescri-zione.
Nel caso che ci occupa, la violazione contestata risale all’anno 2004, come riportato nella cartella esattoriale, pertanto, è di tutta evidenza come il termine prescrizionale sia indiscutibilmente decorso.
Da ciò scaturisce che l’azione esecutiva rivolta al recupero del credito non opposto nel termine di 60 giorni è soggetta non al termine decennale di prescri-zione dell’actio iudicati contemplato dall’art. 2953 c.c., bensì al termine proprio della riscossione dei contributi e, quindi, nel caso di specie, al termine quinquen-nale introdotto dall’art. 28 della legge 24 novembre 1981, n.689. (il medesimo iter logico è seguito, tra le altre, nelle motivazioni del Trib. di Catania sez. lavoro sentt. nn. 551/2010 e 2742/2010).
Di conseguenza illegittima risulta la cartella esattoriale notificata all’opponente, non potendo la stessa che essere annullata, ritenendo assorbiti tutti gli altri numerosi motivi eccepiti dalla parte attrice.
A tal riguardo, si considera che il Comune di Firenze, attesa la fondatez-za dei motivi di annullamento della cartella esattoriale, avrebbe dovuto procede-re all’annullamento della stessa,in virtù della circolare Prot. n. M/2413-11 Ro-ma, 10 marzo 1999 del Ministero dell’Interno DIREZ. GENERALE PER L’AMMINISTRAZIONE GENERALE E PER GLI AFFARI DEL PERSONA-LE – Ufficio Studi per l’Amministrazione Generale e per gli Affari, la quale in materia di annullamento di verbali in sede di autotutela, ha precisato, tra l’altro, che “…Comunque, la ipotizzata situazione di erronea iscrizione a ruolo – nella quale è indubbio che in favore del presunto trasgressore vi siano ragioni di giu-stizia sostanziale – potrebbe trovare una soluzione attraverso una interpretazione analogica dell’art. 390 del Regolamento di esecuzione del C.d.S.” (Si osserva, infatti, che se le norme della legge n. 689/81 sono norme speciali e quindi non suscettibili di interpretazione analogica, le norme regolamentari sfuggono a tale principio, trattandosi di norme semplici di applicazione).
E’ ovvio che se l’Organo accertatore si accorge di un vizio evidente di nullità, non é opportuno far proseguire il processo, poiché si rischia di sopporta-re spese spesso superiori a quanto si dovrebbe incassare.
Le spese processuali, vengono pertanto liquidate come in dispositivo ai sensi dell’art. 91 c.p.c. d’Ufficio, come in dispositivo, tenendo conto del valore della causa e della relativa tariffa per scaglione, nonché dell’attività processuale svolta.
A tal riguardo si aggiunge che la Corte di Cassazione con sentenza n. 698/2010, ha riconosciuto perfino la risarcibilità del danno arrecato al contribuen-te costretto a ricorrere avverso un atto illegittimo e, con essa, una nuova opportu-nità di difesa in tutti i casi in cui, nonostante l’evidenza dell’errore commesso, il contribuente è costretto a subire le spese di un giudizio per vedere riconosciuta l’illegittimità di un provvedimento che ben potrebbe essere annullato in autotute-la. (Cassazione civile Sentenza, Sez. III, 19/01/2010, n. 698).
il giudice di Pace di Taranto, dr. Martino Giacovelli, rigettata o ritenu-ta assorbita ogni ulteriore istanza, definitivamente pronunciando sull’opposizione proposta da L. Francesco Michele depositata il 26.06.2014 avverso la cartella esattoriale n. 106 2006 0023446290 in cui si chiede il pagamento di euro 84,10 emessa a seguito del tardivo pagamento della sanzione di cui al verbale di ac-certamento di violazione alle norme del Nuovo Codice della Strada n. 60701/T/2004 del 14.07.2004, redatto nella sede del Comando della Polizia Mu-nicipale di Firenze, così provvede:
-annulla la cartella opposta;
-condanna il Comune di Firenze in p.l.r.p.t. al pagamento della somma di € 237,00 di cui 37,00 per il contributo unificato ed € 200,00, oltre IVA e CAP, per competenze professionali a favore del difensore della parte opponente.
Così deciso a Taranto il 29 giugno 2015
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