Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20150722.htm
Timestamp: 2017-01-20 09:54:32+00:00
Document Index: 185329428

Matched Legal Cases: ['art. 1284', 'sentenza ', 'art. 1346', 'art. 1284', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 1283', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 1815', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 2']

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L'art. 1284, comma 3, c.c. stabilisce che:
"Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale". Secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza di cassazione, la pattuizione di interessi ultralegali, per essere valida, deve avere un contenuto chiaro ed univoco, con una puntuale specificazione del tasso applicato al rapporto bancario. Nel caso in cui il tasso sia variabile, per una sua precisa individuazione, la banca può sicuramente inserire in contratto un riferimento a parametri esterni, purché fissati su scala nazionale o internazionale, alla stregua pure di rilevazioni o accordi interbancari (come ad esempio, l’Euribor), mentre non sono sufficienti generici rinvii dai quali non emerga chiaramente la pattuizione degli interessi: in mancanza di “chiarezza” e “determinabilità” la clausola sugli interessi è difatti invalida. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 25205 del 27 novembre 2014, ha osservato che la clausola di determinazione degli interessi
corrispettivi sulle rate di ammortamento scadute in un mutuo bancario è validamente stipulata ai sensi dell'art. 1346 c.c. [1] soltanto se la stessa contiene un richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, obiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del saggio di interesse.
La Corte ha aggiunto che occorre altresì che la concreta determinazione del saggio di interesse sia desumibile dal contratto con l'ordinaria diligenza, senza alcun margine di incertezza o discrezionalità per la banca. Non rivela neppure l’eventuale difficoltà per il cliente del calcolo, anche se complesso, per pervenire al risultato finale e neppure la perizia richiesta per la sua esecuzione, ma solo che il risultato sia certo e indubitabile.
"1. I contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti.
b) gli altri prezzi e condizioni pubblicizzati per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi al momento della conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, al momento in cui l'operazione è effettuata o il servizio viene reso; in mancanza di pubblicità nulla è dovuto".
In questo caso non è applicabile il comma 7 - che prevede l’utilizzo del tasso sostitutivo dei B.O.T. - in quanto il comma 4 (a cui rimanda il comma 7) richiede comunque che il contratto sia stato concluso in forma scritta, ed in esso sia mancante la pattuizione del tasso d'interesse o di altro prezzo o condizione praticata.
Di particolare importanza è il nuovo comma 4
[4] dell’art. 1284 c.c. (applicabile ai procedimenti giudiziali iniziati dopo l’11 dicembre 2014), che dispone:
"Se le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui è proposta domanda giudiziale il saggio degli interessi legali è pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali".
In questa ipotesi ci si riferisce ad un contratto concluso per iscritto in cui vi sia: 1) mancata indicazione del tasso o di ogni altro prezzo o condizione (comma 4, art. 117 T.U.B.);
Nel comma 4 si deve difatti sottintendere l’esistenza dell’avverbio “validamente”, da interpretare cioè: “I contratti indicano [validamente] il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora”.
- IN CASO DI MANCATA INDICAZIONE DEL TASSO O SUA INVALIDITÀ:
- tasso nominale minimo e massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei B.O.T. emessi nei 12 mesi precedenti la conclusione del contratto o dell’operazione, se più favorevoli per il cliente.
- IN CASO DI RINVIO AGLI USI:.
- IN CASO DI INVALIDITÀ DI OGNI ALTRO PREZZO O CONDIZIONE APPLICATI:
Se i prezzi o le condizioni applicati dalla banca in rapporto siano invalidi si applicherà la lettera b) del comma 7 dell’art. 117 T.U.B.: - lettera b): altri prezzi e condizioni pubblicizzati dalla banca nel corso della durata del rapporto per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi. In tali casi è difatti utilizzabile il comma 7 dell’art. 117 T.U.B. che richiama il comma 4 (“I contratti indicano il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora”) che dispone l’applicazione della lettera b).
La declaratoria di nullità della clausola relativa all’anatocismo ha posto il problema di valutare se, una volta esclusa la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, il ricalcolo delle somme dovute alla banca debba avvenire con la capitalizzazione annuale oppure escludendo qualsiasi capitalizzazione. Le Sezioni Unite della Suprema Corte, con la sentenza n. 24418 del 2 dicembre 2010, hanno aderito alla tesi secondo cui, una volta esclusa la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, non può applicarsi alcun diverso criterio di capitalizzazione, in quanto non è sostenibile l'assunto secondo cui, venuta meno la previsione che assoggetta gli interessi debitori alla capitalizzazione trimestrale, possa trovare applicazione per essi la capitalizzazione annuale, o altra infrannuale, stabilita per gli interessi creditori. Alla nullità ex art. 1283 c.c. della clausola anatocistica contenuta nei contratti stipulati anteriormente all'entrata in vigore della delibera CICR del 9 gennaio 2000, consegue pertanto la necessità del ricalcolo dei relativi saldi, scorporati dalla capitalizzazione trimestrale, senza applicazione di alcuna capitalizzazione sugli interessi a debito, e questo sicuramente per gli addebiti avvenuti sino al 30 giugno 2000 (termine ultimo di adeguamento dei contratti in essere previsto nella Delibera del CICR del 9 febbraio 2000).
Relativamente alla sorte degli interessi successivi al 22 aprile 2000 e sino al 31 dicembre 2013, si rimanda ad altro approfondimento (L'anatocismo bancario, 29/3/2013, in questa rivista).
Per la sorte degli interessi successivi al 1° gennaio 2014 si rimanda all'articolo "Il divieto dell’anatocismo in vigore dal 1° gennaio 2014 per tutti i contratti bancari, 17/4/2015, in questa rivista). C. ADDEBITO DI COMMISSIONI DI MASSIMO SCOPERTO ED ALTRE COMMISSIONI BANCARIE
La giurisprudenza costante ha ritenuto che devono essere epurati dal saldo debitorio gli addebiti generici effettuati dalla banca a titolo di commissioni di massimo scoperto o altre commissioni, e questo - comunemente - perché ritenuti nulli per indeterminatezza.
Le banche si sarebbero difatti limitate - nell’interpretazione prevalente della giurisprudenza - ad indicare genericamente la “percentuale” della commissione di massimo scoperto applicata al rapporto, senza specificare in modo sufficientemente chiaro su quali importi e per quali periodi dovessero essere applicate, in tal modo non consentendo al cliente di comprendere la reale entità della commissione e di verificarne la corretta applicazione da parte della banca. Una commissione, per essere valida, deve rivestire difatti i requisiti della determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo che viene ad imporsi al cliente, e ciò è solo quando sono previsti esplicitamente il tasso della commissione, i criteri di calcolo, e la sua periodicità (così Tribunale Reggio Emilia, sez. II, n. 650 del 23 aprile 2014).
La clausola relativa alle commissioni bancarie è stata spesso altresì ritenuta nulla per difetto di causa, trattandosi di un onere aggiuntivo rispetto al tasso di interesse, il quale scatterebbe in presenza di utilizzazione dell'affidamento, e come tale non giustificato dal punto di vista causale. Inizialmente la commissione era definita quale corrispettivo dell’obbligazione della banca di tenere a disposizione del cliente una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo. Nel corso degli anni la prassi bancaria ha portato ad applicare la c.m.s. con riferimento al massimo saldo negativo verificatosi nel periodo considerato, il c.d. massimo scoperto del periodo, in aggiunta agli interessi passivi, ed anche per un solo giorno di scoperto. La situazione normativa attuale (art. 2 bis D.L. n. 185/2008, convertito con modificazioni in L. n. 2/2009) è la seguente:
- la commissione di massimo scoperto, seppur non definita, è valida quale onere calcolato sulla maggiore somma utilizzata nel periodo, applicabile soltanto in caso di saldo negativo massimo continuato per almeno trenta giorni, in presenza di un conto affidato;
- al contrario, la commissione di massimo scoperto è
invalida se il saldo negativo non aveva la suddetta durata oppure se riguardava un conto non affidato o uno scoperto eccedente l’affidamento concesso. Le clausole relative alla remunerazione degli affidamenti, comunque denominate, sono quindi valide se il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme viene:
- predeterminato unitamente al tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto non rinnovabile tacitamente,
- in misura onnicomprensiva e proporzionale all'importo e alla durata dell'affidamento; - specificatamente evidenziato e rendicontato al cliente con cadenza massima annuale con l’indicazione dell'effettivo utilizzo avvenuto nello stesso periodo. - l'ammontare del corrispettivo omnicomprensivo non può superare lo 0,5%, per trimestre, dell'importo dell'affidamento, e questo a pena di nullità del patto di remunerazione;
- con facoltà del cliente di recesso in ogni momento.
In caso di invalidità delle commissioni addebitate al cliente si rimanda a quanto già scritto in precedenza relativamente alla mancata indicazione del prezzo o altra condizione in un contratto concluso per iscritto (A2): In una applicazione corretta della norma (art. 117 T.U.B., comma 7), alle invalidità previste dal comma 4: “I contratti indicano il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora”) consegue difatti l’applicazione della lettera b) e quindi:
- lettera b): altri prezzi e condizioni pubblicizzati dalla banca nel corso della durata del rapporto per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi.
La pronunzia della Corte di Cassazione n. 350/2013 ha ribadito la soggezione del tasso moratorio al limite del tasso soglia previsto dalla legge sull’usura. Dubbio è stato (e permane ancora) se la Suprema Corte abbia espresso l’assoggettabilità del tasso moratorio alla legge sull’usura, singolarmente (come nessuno mette in dubbio) oppure in sommatoria al tasso corrispettivo.
"In materia di mutuo e interessi usurari, il tasso di mora deve essere tenuto in conto ai fini della valutazione della usurarietà, nel senso che il Giudice deve verificare se il tasso convenzionale e quello di mora singolarmente considerati superino o meno il tasso soglia".
"Ove il superamento del tasso soglia riguardi solo gli interessi moratori, la nullità ex art. 1815 comma 2 c.c. colpisce unicamente la clausola concernente i medesimi interessi moratori, senza intaccare l'obbligo di corresponsione degli interessi corrispettivi convenzionalmente fissati al di sotto della soglia".
"È infondata la contestazione relativa al superamento del tasso soglia da parte del cumulo di interessi corrispettivi e moratori in quanto l'autonoma verifica di rispetto della soglia di usura va parallelamente condotta con riferimento ai due tassi, che assolvono a funzioni diverse".
"Ai fini della verifica del mancato superamento del tasso soglia dell'usura non è corretta l'operazione di sommatoria dei tassi d'interesse corrispettivo e moratorio previsti contrattualmente, o in un certo momento applicati, al fine di confrontare il risultato con il tasso soglia vigente, né simile operazione ha mai ricevuto l'avallo della Cassazione nella sentenza 09.01.2013 n. 350".
"In materia di contratti di finanziamento ai fini della verifica dell'usura non si può procedere alla somma aritmetica degli interessi corrispettivi e degli interessi di mora ed il momento fisiologico del rapporto e quello patologico devono essere distintamente considerati ai fini della suddetta verifica".
"Gli interessi corrispettivi e quelli moratori non possono essere considerati unitariamente, attraverso la semplice somma aritmetica, al fine di verificare l'eventuale superamento del tasso soglia dell'usura. Le due specie di interessi sono infatti distinte, in quanto quelli corrispettivi remunerano la mutuante della messa a disposizione del denaro e costituiscono il corrispettivo del diritto del mutuatario a godere della somma capitale erogata in conformità al piano di ammortamento; gli interessi di mora hanno, invece, funzione sostanzialmente risarcitoria, di liquidazione in via preventiva del danno patito dal mutuante per l'inadempimento del mutuatario rientrano e, come tali, nel novero delle prestazioni accidentali, prive di carattere corrispettivo, che vengono in rilievo solo nella eventuale fase patologica del rapporto in conseguenza dell'inadempimento del debitore".
Si segnala anche una interessante
sentenza del Tribunale di Ravenna, del 6 giugno 2012.
"a) È onere del cliente che agisce in giudizio per la ripetizione di interessi anatocistici illegittimamente addebitati dedurre e fornire la prova dell’esistenza di un formale contratto di apertura di credito che possa confortare la tesi secondo cui i singoli accrediti operati in corso di rapporto non costituiscono pagamenti, ma semplici rimesse ripristinatorie della disponibilità, al fine di sostenere la decorrenza del termine di prescrizione decennale dalla chiusura del rapporto, anziché dalla data di ciascuna rimessa, secondo l’orientamento precisato da Cass., sez. un., n. 24481/2010.
b) L’omessa contestazione per anni, la chiusura del conto corrente mediante giroconto del saldo scoperto su un altro conto corrente bancario ed il lunghissimo tempo trascorso legittimano a ritenere che il cliente abbia sostanzialmente rinunciato a contestare l’applicazione di interessi ultralegali, potendo tale rinuncia desumersi da un comportamento concludente che, interpretato alla luce dei principi di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 cod. civ., manifesti, in quanto incompatibile con l’intenzione di avvalersi del diritto, la volontà di rinunciare
c) La mancata produzione, ad opera delle parti, dell’originario contratto di conto corrente bancario (risalente, nel caso di specie al lontano 1977) non può di per sé costituire motivo sufficiente per concludere che sia mancata una preventiva pattuizione per iscritto di interessi ultralegali, considerato che la banca non era tenuta a conservare oltre i 10 anni tale documento, soprattutto dopo che il predetto conto corrente era stato estinto (nel 2003) e non rivenendosi un principio in base al quale la banca sarebbe tenuta ad una conservazione illimitata delle scritture contabili contrattuali e degli estratti conto che non sono stati a suo tempo neppure oggetto di contestazione, con la conseguenza che il mancato assolvimento dell’onere della prova non può che ricadere su parte attrice".
"Nel caso di specie, prima dell'instaurazione del giudizio di primo grado, la parte attrice ne aveva invano richiesto copia alla Banca, sicché la mancata produzione in giudizio del contratto di conto corrente bancario non può, invero, essere addebitata alla società attuale appellante. Né, al riguardo, può essere condivisa l'affermazione, che parrebbe leggersi nella sentenza impugnata, secondo la quale l'Istituto di credito allora convenuto non sarebbe stato tenuto alla conservazione del contratto di conto corrente bancario de quo in quanto stipulato in una data “che supera il limite temporale di obbligo della tenuta delle scritture” e ciò in quanto:
b) il contratto di conto corrente bancario non costituisce documentazione contabile, bensì, ai sensi dell'art. 117 commi 1° e 3° T.U.B. costituisce la prova scritta richiesta ad substantiam ed a pena di nullità dell'esistenza del rapporto di conto corrente bancario e deve indicare il tasso di interesse ed ogni altro prezzo o condizioni praticati.
Fattispecie altrettanto frequente è quella in cui sia assente la sottoscrizione del funzionario bancario sulla copia del contratto conservato dalla banca, e da questa prodotto in giudizio. Del contratto vi sono cioè due esemplari: uno sottoscritto dal cliente e trattenuto dalla banca, l'altro sottoscritto dal funzionario della banca, quale "accettazione" e consegnato al cliente.
Quando il modulo prestampato relativo ad un contratto (...) sia stato sottoscritto solo dal cliente lo stesso, anche se è denominato "contratto", deve essere qualificato, mancando l'accettazione della banca, quale mera proposta negoziale, trattandosi di una manifestazione di volontà contrattuale del solo cliente rivolta alla banca.
"(…) in tema di contratti per i quali la legge richiede la forma scritta ad substantiam, la produzione in giudizio della scrittura da parte del contraente che non l'ha sottoscritta equivale a sottoscrizione perfezionando il contratto solo a condizione che l'atto sia stato prodotto al fine di invocare l'adempimento delle obbligazioni da esso scaturenti".
E ancora, Cassazione civile, sentenza n. 9374 del 7 agosto 1992, ha ribadito che con la produzione in processo si determina comunque l’incontro delle volontà e quindi il perfezionamento del contratto:
La Cassazione ha osservato che la revoca del consenso anteriore alla produzione in giudizio impedisce a quest'ultima l'effetto di perfezionare il contratto (Cass., n. 7075/2004; Cass., n. 1414/1999).
Si noti comunque che se la banca produce l'esemplare del contratto in suo possesso sottoscritto dal solo cliente ma in detto esemplare il contraente abbia dichiarato che l'altro esemplare gli è stato consegnato debitamente sottoscritto (dai soggetti abilitati a rappresentare la banca), deve ritenersi che tale documento sia sufficiente a conferire la certezza che tra le parti vi è stato un contratto scritto poiché la firma del contraente ha una duplice valenza: - di sottoscrizione del testo;
- di dichiarazione che lo stesso testo è stato sottoscritto, in altro esemplare in suo possesso, dalla banca.
"Appare evidente la volontà manifestata dalla banca nel corso del rapporto di volersi avvalersi della dichiarazione negoziale sottoscritta dalla cliente, volontà ribadita mediante la produzione dei documenti contrattuali in fase monitoria.
Tale volontà si desume dall’invio degli estratti conto al correntista, da cui si evince che nel corso del rapporto sono state applicate dalla banca le condizioni concordate nel contratto sottoscritto dal cliente e tale volontà realizza un valido equivalente della sottoscrizione della banca eventualmente mancante, con conseguente perfezionamento del contratto".
"La mancata consegna al cliente, al momento della sottoscrizione, delle copie di un contratto (…) non configura una ipotesi di nullità del contratto stesso ma semmai di inadempimento, la cui gravità deve essere valutata alla stregua delle conseguenze pregiudizievoli che ne sono eventualmente derivate".
[1] Art. 1346: “[I]. L'oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile”.
[2] Il comma, nel testo originario, disponeva: “La possibilità di variare in senso sfavorevole al cliente il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione deve essere espressamente indicata nel contratto con clausola approvata specificamente dal cliente”.
[3] Art. 1284 c.c. (Saggio degli interessi): “[I]. Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari allo 0,5 per cento in ragione d'anno. Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana non oltre il 15 dicembre dell'anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell'anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia fissata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l'anno successivo. [II]. Allo stesso saggio si computano gli interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura. [III]. Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale. [IV]. Se le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui è proposta domanda giudiziale il saggio degli interessi legali è pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. [V]. La disposizione del quarto comma si applica anche all'atto con cui si promuove il procedimento arbitrale".
[4] Comma aggiunto dall'art. 17 d.l. 12 settembre 2014 n. 132, modificato, in sede di conversione, dalla l. 10 novembre 2014, n. 162. La nuova disposizione è applicabile ai procedimenti giudiziali iniziati dall’11 dicembre 2014.
[6] L’illegittimità della capitalizzazione degli interessi nei rapporti bancari, è principio consolidato sia dalla giurisprudenza di legittimità sia da quella di merito, che ne sanciscono la rilevabilità anche d'ufficio (tra le altre: Cass. Civ., n. 19882/2005; Cass. Civ., n. 4095/2005; Cass. civ., Sez.
Unite, n. 21095/2004, Cass. civ., n. 4490/2002; Cass. civ., n. 1287/2000; Cass. civ., n. 15706/2001; Cass. civ., n. 6263/2001; Cass. Civ., n. 12507/1999; Cass. Civ., n. 3845/1999).
[7] Avv. Contini Davide - Intervento a Convegno Tidona “Commissioni e spese nei contratti bancari” - 8/11/2012 “Rilevanza delle commissioni ai fini della norma antiusura: Secondo il Decreto Anticrisi gli interessi, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione, a favore della banca, dipendente dall'effettiva durata dell'utilizzazione dei fondi da parte del cliente dovevano essere comunque rilevate ai fini dell'applicazione dell'articolo 1815 del codice civile, dell'articolo 644 del codice penale e degli articoli 2 e 3 della legge 7 marzo 1996, n. 108 dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Anticrisi. Le Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull’usura dell’agosto 2009 della Banca d’Italia sono state modificate precisando al punto C4 che devono essere compresi nel calcolo “anche gli oneri per la messa a disposizione fondi”. - Rilevanza delle commissioni ai fini delle Disposizioni di Trasparenza: Le Disposizioni di Trasparenza contengono delle previsioni relative alle commissioni di remunerazioni degli affidamenti e degli sconfinamenti che sono state formulate tenendo conto dell’art. 2-bis del Decreto Anticrisi. Secondo le Disposizioni di Trasparenza è opportuno che gli intermediari evitino nei rapporti con i clienti al dettaglio forme complesse di remunerazione degli affidamenti o degli sconfinamenti, quali la commissione di massimo scoperto. Se l’intermediario inserisce nelle offerte relative a contratti destinati ai clienti al dettaglio forme complesse di remunerazione degli affidamenti o degli sconfinamenti, quali la commissione di massimo scoperto o altre che prevedono una pluralità di voci di costo, le relative condizioni devono essere spiegate nel foglio informativo in modo da chiarire al cliente il significato delle varie voci di costo. Per le forme di remunerazione degli affidamenti offerti ai clienti al dettaglio, l’intermediario deve fornire nel foglio informativo anche alcuni esempi formulati con riferimento a ipotetici casi di utilizzo del fido secondo quanto previsto dal par. 8 della Sezione II delle Disposizioni di Trasparenza".