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Timestamp: 2019-02-16 22:13:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.1323', 'art.1526', 'art.1526', 'sentenza ', 'art. 1', 'art.106', 'art. 2744', 'art.2744', 'art. 2744']

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È bene menzionare anche la disciplina codicistica (artt.1835-60 c.c.), tuttavia molto lacunosa ed incentrata solo su alcune delle attività, trattate in maniera molto schematica. Ad integrare il codice e le fonti sovraelencate provvedono le cosiddette Norme bancarie uniformi (n.b.u.), condizioni di contratto imposte dall’ABI a tutte le banche.
L’introduzione di una disciplina organica e compiuta dei contratti bancari avviene per la prima volta con l’entrata in vigore del codice civile del 1942 che, agli artt.1834-1860, ne regolamenta, come noto, i principali tipi.
Va, invero, precisato che la qualificazione dei contratti bancari non può più ai nostri tempi limitarsi alle tipiche operazioni descritte agli artt.1834 e ss. cod. civ.
1. È fatta su pegno regolare (anticipazione bancaria propria) quando le cose ricevute in pegno sono individuabili (ad es. un certo numero di azioni o obbligazioni della Beta S.r.l.): in questo caso la banca non ne può disporre ed alla scadenza deve restituire esattamente le stesse cose ricevute. L’obbligo della restituzione comporta che la banca provveda alla custodia delle cose ed, eventualmente, alla loro assicurazione. Al termine del rapporto, la banca ha diritto oltre al corrispettivo dell’anticipazione (interessi e competenze), anche al rimborso delle spese di custodia
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La Suprema Corte, con sentenza del 26 novembre 1987 n. 8766, ha ritenuto impossibile riportare tout court il leasing nell’ambito dei contratti tipici, e ha ritenuto di applicare a tale istituto la disciplina sui contratti in generale, secondo il principio dettato dall’art.1323 cod. civ. e, per via analogica, quella sui contratti espressamente disciplinati.
Una parte della dottrina avvicina il leasing alla locazione (identificandone l’elemento causale nello scambio tra godimento e pagamento del corrispettivo sotto forma di canone).
Ma proprio la finalità traslativa della proprietà, spesso presente nel contenuto del contratto, hanno convinto altra parte della dottrina ad assimilare il leasing alla vendita con riserva della proprietà, asserendo così l’applicabilità in via analogica degli artt.1523 e segg. cod. civ.
Assai controverso rimaneva comunque la possibilità di applicare al leasing l’art.1526 cod. civ. il quale dispone che se la risoluzione del contratto ha luogo per inadempimento del compratore, il venditore deve restituire le rate riscosse, salvo il diritto ad un equo compenso per l’uso della cosa, oltre al risarcimento del danno e che, se è stato convenuto che le rate restino al venditore a titolo di indennità, il giudice, secondo le circostanze può ridurre tale indennità.
L’ultimo comma estende quanto previsto nei commi precedenti al caso della cd. vendita in forma di locazione, in cui le parti convengono che, al termine del contratto di locazione, la proprietà della cosa sia acquisita dal conduttore per effetto del pagamento dei canoni pattuiti. Su quest’ultimo punto i maggiori contrasti tra dottrina e giurisprudenza: per la dottrina i canoni previsti nel contratto di leasing venivano considerati quali rate di prezzo in quanto commisurati al valore di scambio del bene. Pertanto il valore residuo era pari ad un‘ultima rata di prezzo, con la conseguenza che, nel caso di risoluzione, sorgeva la stessa esigenza di tutela del contraente più debole che è alla base della previsione dell’art.1526 cod. civ.
Il canone, pertanto, non è semplicemente il corrispettivo per l’affitto del bene prodotto, ma una vera e propria modalità pattizia per la restituzione di un finanziamento.
Più recentemente, la Corte di Cassazione, con sentenza del 1989 n. 5569, ha modificato il proprio orientamento: si è, in sostanza, affermato che la tipologia della locazione finanziaria deve essere messa in correlazione alle modalità di determinazione del canone. Il giudice di legittimità ha, quindi, ha distinto tra leasing finanziario di godimento, in cui il canone indica solo la controprestazione per il godimento del bene e quindi il contratto deve considerarsi ad esecuzione continuata con la conseguenza che, in caso di risoluzione per inadempimento, i canoni riscossi saranno irripetibili e leasing finanziario traslativo che si ha quando il canone comprende anche una quota del futuro prezzo da pagare da parte del concessionario per l’acquisto del bene.
In quest’ultimo caso saranno applicabili le norme della vendita con patto di riservato dominio. Il Testo unico bancario riserva l’attività di leasing agli intermedi finanziari e alle banche.
Occorre anche chiedersi se il T.U.B. si occupi solo del leasing finanziario o anche di quello operativo. All’art. 1, comma 2, lettera f) n. 3) il Testo unico bancario parla esclusivamente di “leasing finanziario” ed in nessuna parte viene invece nominato il leasing operativo.
La ragione va ricondotta al fatto che, ai sensi dell’art.106, comma 2, del Testo unico bancario, gli intermediari finanziari possono svolgere solo (in modo esclusivo) attività finanziaria, con esclusione quindi di quella attività di produzione di beni, che nel leasing operativo viene svolto dall’impresa concedente.
Il sale and lease back è un’operazione finanziaria con la quale un bene viene alienato dal proprietario ad un’impresa di leasing, che si impegna a concedere lo stesso bene in godimento al venditore ed a riconoscergli un diritto di riscatto, trascorso un determinato periodo di tempo.
Questa figura crea dei problemi in termini di liceità in termini di rispetto del divieto del patto commissorio (art. 2744 cod. civ.).
La vicenda può essere, infatti, inquadrata come alienazione a garanzia di un finanziamento e, come tale, potrebbe anche violare l’art.2744 cod. civ.
La giurisprudenza più recente, prendendo atto dell’utilità di tale contratto di impresa, ha tentato una distinzione tra operazioni di lease back “pure” ed operazioni di lease back “impure” in quanto in frode all’art. 2744 citato.
L’equilibrio tra le prestazioni a carico delle parti è stato assunto come indice per valutare la liceità della fattispecie in esame.
In caso contrario, aumenta infatti il rischio che la funzione di garanzia possa prevalere su quella di scambio. Per evitare che l’operazione di lease back sia attratta nell’orbita del patto commissorio è, pertanto opportuno rispettare una serie di accorgimenti.
La previsione di un giusto prezzo di vendita (un’eventuale stima del valore del bene al momento del trasferimento iniziale costituirebbe un importante indice a favore della prevalenza della funzione di scambio rispetto a quella di garanzia)
Le previsione di un “giusto” prezzo di opzione (il prezzo di opzione dovrebbe tener conto del valore del bene alla scadenza, nonché dei canoni già pagati)
L’inserimento del cd. patto marciano, in base al quale in caso di inadempimento il creditore può rivalersi sulla cosa (facendola propria) ma a condizione che versi al debitore al eventuale differenza tra importo del credito e valore stimato del bene.