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Timestamp: 2016-10-25 03:11:57+00:00
Document Index: 130831072

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 60', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 60', 'sentenza ']

Sentenza n. 5094 del 25 settembre 2012 Consiglio di Stato | Tutto Stranieri
Sentenza n. 5094 del 25 settembre 2012 Consiglio di Stato
sul ricorso numero di registro generale 5736 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Francesco Chiodi, Simonetta Geroldi, con domicilio eletto presso Segreteria Sezionale del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, 13;
Questura di Brescia, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – SEZ. STACCATA DI BRESCIA: SEZIONE I n. 01260/2012, resa tra le parti, concernente concernente diniego rinnovo permesso di soggiorno
Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 settembre 2012 il Cons. Pier Giorgio Lignani e udito l’avvocato dello Stato Biagini;
Ritenuto di poter procedere alla definizione immediata della controversia ai sensi dell’art. 60, c.p.a.;
1. L’appellante, già ricorrente in primo grado, extracomunitario con permesso di soggiorno, alla scadenza del permesso ne ha chiesto il rinnovo alla Questura di Brescia.
Il rinnovo è stato negato con atto del 9 febbraio 2012, con la motivazione che negli ultimi tre anni (2009, 2010, 2011) l’attività lavorativa dello straniero risultava documentata solo per periodi brevissimi e discontinui, assolutamente insufficienti ad integrare il requisito del possesso di mezzi adeguati di sussistenza, previsto dall’art. 4, comma 3, del t.u. n. 286/1998.
2. L’interessato ha proposto ricorso al T.A.R. Brescia, ma il ricorso è stato respinto con sentenza n. 1260/2012 «perché la limitatissima attività lavorativa che ha svolto il ricorrente è comunque insufficiente a consentirgli di ottenere un rinnovo per motivi di lavoro (e dall’art. 37 d.p.r. 394/99 si ricava l’impossibilità di ottenere un nuovo rinnovo per attesa occupazione)». Il T.A.R. ha detto questo dopo avere minutamente elencato i brevissimi periodi di attività lavorativa dimostrati dalla documentazione.
3. L’interessato propone ora appello al Consiglio di Stato. L’Amministrazione si è costituita per resistere.
In occasione della trattazione della domanda cautelare in camera di consiglio, il Collegio ritiene di poter procedere ala definizione immediata ai sensi dell’art. 60 c.p.a., come era stato preannunciato nel decreto cautelare presidenziale del 27 luglio 2012.
4. Questo Collegio, come già fatto dal T.A.R., ritiene appropriato basare la decisione sulla documentazione prodotta dallo stesso interessato a dimostrazione della sua attività lavorativa e della sua situazione reddituale.
Dalla documentazione si ricava quanto segue:
(a) estratto conto dell’INPS relativo ai contributi versati: anno 2009, cinque settimane per lavoro dipendente; anno 2010: nulla; anno 2011: due settimane nel mese di agosto, 29 giornate nel resto dell’anno;
(b) documentazione fiscale CUD: anno 2010, percepiti da OPUS euro 301 per un periodo e poi euro 539 per un altro periodo (in entrambi i casi gli importi sono al lordo delle ritenute fiscali); anno 2011: percepiti da Società agricola Boschi euro 1.246 (idem).
5. Ciò premesso, è inevitabile concludere confermando la sentenza del T.A.R., nel senso della legittimità del provvedimento impugnato in primo grado, in quanto rimane appurato che il ricorrente non dispone da tempo di un reddito sufficiente, a parte l’eventuale lavoro nero che a questi fini non può essere preso in considerazione.
6. L’appello va dunque respinto. Si ravvisano tuttavia giusti motivi per compensare le spese.
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