Source: https://www.laleggepertutti.it/198757_eredita-non-si-puo-regalare-ma-solo-vendere
Timestamp: 2018-11-14 07:54:13+00:00
Document Index: 47937785

Matched Legal Cases: ['art. 769', 'art. 771', 'art. 769', 'art. 771', 'art. 782', 'art. 1419', 'sentenza ']

Eredità: non si può regalare ma solo vendere
La donazione della comunione indivisa è donazione di cosa altrui e pertanto non è possibile procedere con l’atto notarile. È invece lecito rinunciare all’eredità o venderla.
È morto un tuo parente e ha lasciato te, i tuoi fratelli e alcuni cugini suoi eredi universali. Nell’attivo ci sono diversi beni, ma a tuo parere di scarso valore. Peraltro, a ben vedere, la quota che hai ricevuto sull’unico immobile è così risicata che non ti consente di sfruttarla. Così ti chiedi se sia possibile donare la tua quota di eredità. La risposta però è negativa. A detta della Cassazione, che sul punto si è pronunciata a Sezioni Unite [1], la quota dell’eredità non si può regalare ma solo vendere. Finché infatti non si è provveduto alla divisione dei beni, si ha una situazione di «comunione» che impedisce tale regalo. Ma procediamo con ordine.
Il codice civile stabilisce che chi vuol donare dei beni deve esserne, in quello stesso momento, proprietario. Non è possibile quindi regalare un bene di cui si acquisterà la titolarità in un futuro. Secondo la Cassazione, questa norma può essere interpretata in via analogica anche ai beni altrui: non si può cioè effettuare una donazione di ciò che è di altri fino a quando, almeno, colui che ha intenzione di donarla non ne acquisti la proprietà esclusiva. E ciò in ragione del fatto che la donazione implica una manifestazione di volontà attuale e immediata: non ci si può obbligare per il futuro, visto che altrimenti ne verrebbe meno lo spirito di generosità il quale non sopporta neanche auto-costrizioni.
Ebbene, la donazione della quota di eredità prima ancora che si sia procedura alla divisione con gli altri coeredi, configura una donazione di cosa altrui, visto che l’interessato ne possiede solo una percentuale ideale su tutto l’ammontare del patrimonio. Tanto per capirci meglio, se tre eredi hanno ricevuto una casa di tre piani e, pertanto, ciascuno di essi ha il 33% dell’immobile, non significa che ognuno ha uno specifico piano, ma che ha solo il 33% di tutti gli angoli, di tutte le stanze, di tutti i piani del palazzo. Insomma, fino a quando non interviene la divisione dell’eredità, la proprietà è solo ideale e chiunque voglia utilizzare il bene, pur potendolo fare, dovrà condividerlo anche con gli altri.
In questa situazione molto simile alla comproprietà, secondo la Cassazione non si può procedere alla donazione della quota se non dopo l’accettazione dell’eredità e quindi la divisione delle quote tra i vari coeredi. Nel caso in cui un soggetto divenga titolare di quota di un’eredità e la massa di tali beni non venga ancora divisa, egli non può donare la sua quota. Possono infatti costituire oggetto di donazione solo ed esclusivamente i beni facenti parte del patrimonio del donante al momento in cui viene compiuto l’atto di liberalità: tali non possono ritenersi quelli di cui il donante è comproprietario pro indiviso di una quota ideale.
Al contrario è ben possibile vendere la quota dell’eredità. Questo perché la vendita di cosa altrui o di cosa futura è valida: essa però non trasferisce la proprietà del bene ma obbliga il venditore a procurarselo per poi trasferirlo al compratore. Insomma, la vendita in questi casi non determina in automatico il passaggio della proprietà ma solo l’obbligo al trasferimento della stessa in un momento successivo.
Tuttavia, per la vendita dell’eredità è necessario rispettare il diritto di prelazione da parte degli altri coeredi. Il codice civile [2] stabilisce che il coerede che vuole alienare a un estraneo la sua quota di proprietà deve notificare agli altri coeredi la proposta di vendita, indicandone il prezzo, affinché gli altri coeredi decidano se esercitare il diritto di prelazione o meno. Questa decisione deve essere presta entro due mesi e, a tal fine, bisognerà dichiarare se si intende esercitare il diritto di prelazione o meno.
In alternativa alla vendita e alla donazione, si può sempre rinunciare all’eredità e, in tal caso, la propria quota andrà ad ingrandire le quote degli altri eredi. La rinuncia all’eredità ha, in effetti, la stessa conseguenza della donazione se l’intenzione è quella di regalare la propria quota agli altri coeredi.
È nulla la donazione di un bene, o di una sua parte, compreso in una più ampia massa comune se l’atto non prevede l’espressa menzione dell’altruità del bene e l’assunzione dell’obbligo, da parte del donante, di procurarne la proprietà al donatario.
[1] Cass. S.U. sent. n. 5068/2016 del 15.03.2016.
Cassazione civile, sez. un., 15/03/2016, (ud. 10/03/2015, dep.15/03/2016), n. 5068
3. – La Seconda Sezione, con l’ordinanza interlocutoria n. 11545 del 2014 ha innanzi tutto ricordato come, nonostante l’art. 769 c.c., abbia assoggettato la donazione al principio consensualistico, sia risultato prevalente In giurisprudenza, in via di interpretazione analogica dell’art. 771 c.c., la tesi della nullità della donazione di bene altrui, assumendosi il carattere della necessaria immediatezza dell’arricchimento altrui e, dunque, dell’altrettanto necessaria appartenenza del diritto al patrimonio del donante al momento del contratto (sono in proposito richiamate Cass. 23 maggio 2013, n. 12782; Cass. 5 maggio 2009, n. 10356; Cass. 18 dicembre 1996, n. 1131; Cass. 20 dicembre 1985, n. 6544). La Seconda Sezione ha, per contro, ricordato, da un lato, le critiche di parte della dottrina, fondate sullo stesso testo dell’art. 769 c.c., il quale contempla l’arricchimento della parte donataria operato “assumendo verso la stessa un’obbligazione”; e, dall’altro, Cass. 5 febbraio 2001, n. 1596, che ha considerato la donazione di cosa altrui non nulla, ma semplicemente inefficace, con conseguente sua idoneità a valere quale titolo per l’usucapione immobiliare abbreviata. La Seconda Sezione ha quindi aggiunto che la soluzione della questione posta è evidentemente correlata alla ratio dell’art. 771 c.c..
La donazione di bene altrui vale, pertanto, come donazione obbligatoria di dare, purchè l’altruità sia conosciuta dal donante, e tale consapevolezza risulti da un’apposita espressa affermazione nell’atto pubblico (art. 782 c.c.). Se, invece, l’altruità del bene donato non risulti dal titolo e non sia nota alle parti, il contratto non potrà produrre effetti obbligatori, nè potrà applicarsi la disciplina della vendita di cosa altrui.
6. – In conclusione, deve affermarsi il seguente principio di diritto: “La donazione di un bene altrui, benchè non espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa, a meno che nell’atto si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell’attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio. Ne consegue che la donazione, da parte del coerede, della quota di un bene indiviso compreso in una massa ereditaria è nulla, non potendosi, prima della divisione, ritenere che il singolo bene faccia parte del patrimonio del coerede donante”.
7. In applicazione di tale principio, il ricorso deve essere quindi rigettato. Non possono essere infatti condivise le deduzioni dei ricorrenti in ordine alla circostanza che l’atto di donazione riguardava non solo una quota ereditarla del bene specificamente oggetto di donazione, ma anche una quota della quale il donante era già titolare per averla acquistata per atto inter vivos. Invero, posto che è indiscutibile che l’atto di donazione aveva ad oggetto la quota di un dodicesimo dei beni immobili indicati nell’atto stesso rientrante nella comunione ereditaria, deve ritenersi che non sia possibile operare la prospettata distinzione tra la donazione dei quattro dodicesimi riferibili al donante e del restante dodicesimo, comportando l’esistenza di tale quota la attrazione dei beni menzionati nella disciplina della comunione ereditaria. Ne consegue che la nullità dell’atto di donazione per la parte relativa alla quota ereditaria comporta la nullità dell’intero atto, ai sensi dell’art. 1419 c.c., non risultando che nei precedenti gradi di giudizio sia emersa la volontà del donatario di affermare la validità della donazione per la quota spettante al donante.
D’altra parte, non può non rilevarsi che l’inclusione, anche se solo in parte, degli immobili oggetto di donazione nella comunione ereditaria comportava la astratta possibilità della loro assegnazione, in sede di divisione, a soggetto diverso dal donante;
con ciò dimostrandosi ulteriormente la sostanziale inscindibilità della volontà negoziale manifestatasi con l’atto di donazione dichiarato nullo dal Tribunale di Reggio Calabria, con sentenza confermata dalla Corte d’appello.
Paolo Ianes ha detto:
23/03/2018 alle 15:07
L’articolo contiene una notevole inesattezza. Non è la quota di eredità che, secondo la pronuncia indicata, non si può donare ma la quota relativa ad uno o più dei singoli beni costituenti la comunione.
28/03/2018 alle 08:45
Buongiorno, forse sono off topic ma domando cortesemente:
se il de cuius nel testamento lede la legittima lasciando il 100% ad un solo figlio, questo, in caso di lite parentale, può avvalersi della quota disponibile sugli altri eredi?