Source: http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/altre-campagne/multiproprieta/author/914-andreamineo
Timestamp: 2020-08-06 19:21:27+00:00
Document Index: 177592592

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ']

Trattasi dell’ennesima occasione in cui il giudice amministrativo è chiamato a pronunciarsi sugli effetti delle disposizioni contenute nel d.lgs. 218/2016 di riordino della normativa vigente in tema di Enti pubblici di ricerca, le quali vengono di volta in volta disattese dagli Enti interessati.
La sentenza odierna è relativa al ricorso spiegato davanti l’On.le TAR del Lazio dall’associazione FGU – Dipartimento Ricerca, dalla FLC CGIL Roma Lazio, dalla UIL Scuola Rua - Ricerca Università Afam e dalla FIR CISL Regionale, oltre che da alcuni ricercatori dipendenti dell’Ente Pubblico di ricerca ISTAT, i quali, assistiti dallo studio legale Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, chiedevano l’annullamento parziale dello Statuto del noto istituto di statistica pubblicato in data 28 dicembre 2017.
Michele Bonetti, avvocato dei sindacati del mondo della ricerca e dei ricercatori, ha commentato la vittoria “auspicando una maggiore e più incisiva collaborazione della classe politico-governativa e soprattutto dei singoli Ministeri nel loro ruolo di vigilanza degli Enti di ricerca, con atti di indirizzo specifici nonché con pareri più coerenti al dettato normativo in sede di controllo di legittimità e di merito delle bozze dei Statuti, in modo da garantire l’armonia con la normativa europea ed imporre un reale mutamento nell’approccio dei CdA dei singoli Enti di ricerca. Diversamente sarà necessario procedere nuovamente davanti la giustizia amministrativa impugnando Ente per Ente gli Statuti lesivi dei diritti dei ricercatori; non si deve dimenticare, difatti, che ne va dell’indipendenza della ricerca, come costituzionalmente garantita, e del ruolo inestimabile svolto oggi dal personale scientifico tutto”.
Il rappresentante della FGU- Liana Verzicco- precisa: “Il TAR del Lazio ha riconosciuto che l’ISTAT non ha rispettato il diritto dei ricercatori e tecnologi dell’Ente ad avere un proprio rappresentante di natura elettiva all’interno del Consiglio di Istituto come membro a tutti gli effetti e non solo come partecipante a determinate riunioni riguardanti la trattazione di argomenti scientifici. Di conseguenza, dovrà essere modificato l’art. 8 dello Statuto, nella parte in cui non prevede tale piena rappresentanza.
La pronuncia si affianca a quelle già emesse dal TAR medesimo nonché dal TAR per la Campania in riferimento agli Statuti di altri Enti pubblici di ricerca, quali l’ENEA e la SZN; anche in tali casi il Tribunale amministrativo ha annullato le disposizioni ritenute illegittime, sottolineando l’importanza di una applicazione forte e sostanziale del d. lgs. 218/2016 e della normativa comunitaria vigente in materia, in particolare la Carta europea dei ricercatori, che, come riportato nella nuova sentenza, “prende in specifica considerazione il tema della “partecipazione agli organismi decisionali”, affermando che gli enti di ricerca (“datori di lavoro”) “dovrebbero riconoscere che è del tutto legittimo, nonché auspicabile, che i ricercatori siano rappresentati negli organi consultivi, decisionali e d’informazione delle istituzioni per cui lavorano, in modo da proteggere e promuovere i loro interessi individuali e collettivi in quanto professionisti e da contribuire attivamente al funzionamento dell’istituzione”.
statuto istat
Oggi, 4 dicembre 2018, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha depositato le ampie motivazioni che, all’esito della camera di consiglio dell’8 novembre 2018, l’avevano convinta a rimettere nuovamente la questione dei diplomati magistrale innanzi all’Adunanza Plenaria.
Stante la complessità delle questioni giuridiche sollevate, seguiranno, nei prossimi giorni, ulteriori approfondimenti a beneficio di tutti i Diplomati magistrale.
Qui potrete leggere le motivazioni.
Michele Bonetti e Santi Delia
N.B. In merito alla questione del concorso straordinario, nelle more della decisione dell’Adunanza Plenaria, resta fermo il consiglio di partecipare e/o ricorrere per potervi partecipare seguendo le indicazioni di cui ai precedenti avvisi
Il Consiglio di Stato e il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio si sono espressi con quattro pronunce favorevoli di indubbia importanza su ricorsi collettivi proposti dall’UDU e patrocinati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.
Infatti, accogliendo la domanda di misura cautelare, i giudici hanno sospeso il provvedimento impugnato relativo ai test di medicina per l'anno accademico 2017/2018.
In particolare il Consiglio di Stato, "ravvisa profili di non infondatezza della censura relativa alla mancata redistribuzione dei posti riservati agli studenti extracomunitari in ciò, peraltro, non discostandosi dall’orientamento espresso della Sezione VI di questo Consiglio di Stato (Cons. di Stato, Sez. VI, ordinanze nn. 3279/2018, 1270/2018, 1190/2018 e 1188/2018). Ne consegue che spetterà all’Amministrazione procedere allo scorrimento delle graduatorie relative alle sedi in cui la ricorrente ha chiesto l’ammissione, fatta salva la verifica da parte degli atenei resistenti dell’effettiva sussistenza della disponibilità dei posti riservati agli studenti extracomunitari".
Difatti, i giudici di Palazzo Spada, con una pronuncia della Sezione II consultiva, confermano la censura avanzata dallo studio Bonetti e Delia.
Come è più volte riportato nelle nostre ordinanze nn. 3992 e 3993 del 31 agosto 2018, richiamate anche in altri provvedimenti, il Consiglio di Stato aveva fatto riferimento “oltre a presunti vizi dell’intera procedura ed al vizio inerente alla mancata redistribuzione dei posti riservati agli studenti provenineti da Paesi esterni all’Unione Europea”, alla “censura dell’illegittima determinazione del numero dei posti banditi in misura sensibilmente inferiore rispetto a quello dichiarati disponibili dagli atenei, con possibili riflessi positivi sulla posizione dell’odierna appellante (pur tenendo conto delle risultanze della relazione di ricognizione depositata dall’Amministrazione)”.
Alle medesime conclusioni è giunto altresì il T.A.R. del Lazio il quale, uniformandosi all’orientamento del Consiglio di Stato, sul punto afferma che“debba scorrere la graduatoria nazionale, con utilizzo dei posti lasciati liberi dagli studenti extracomunitari non residenti, originariamente destinati agli stessi e fino all’esaurimento dei posti medesimi, considerando il punteggio conseguito dai ricorrenti sopra la soglia minima dei punti 20, limitatamente poi ai ricorrenti non decaduti e non già immatricolati”.
Tali pronunce attengono principalmente lo scorrimento della graduatoria rispetto ai posti degli extracomunitari che non sono stati occupati dagli stessi e che quindi resterebbero liberi.
Dichiarano l’Avv. Bonetti ed Enrico Gulluni coordinatore dell’Unione degli Universitari “Riteniamo che i ricorrenti vittoriosi che si trovino all’interno della disponibilità di detti posti possano richiedere l’immatricolazione, in base alla posizione e alle sedi opzionate, in attesa dello scorrimento della graduatoria che viene ora nuovamente richiesto al MIUR”.
Venerdì, 31 Agosto 2018 16:02
NUMERO CHIUSO: IL CONSIGLIO DI STATO APRE SUI POSTI VACANTI
I posti messi a disposizione sono meno di quelli previsti per legge. Il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi dell’UDU patrocinati dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia per i corsi di laurea in medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria, veterinaria e professioni sanitarie.
Per il Consiglio di Stato, che ha confermato in sede collegiale l’immatricolazione, oltre ai vizi dell’intera procedura e al vizio inerente alla mancata redistribuzione nei confronti degli studenti comunitari dei posti riservati agli studenti extracomunitari, risulta dedotta la censura dell’illegittima determinazione dei posti banditi in misura sensibilmente inferiore rispetto a quelli dichiarati disponibili dalle università italiane.
La questione viene rinviata ad un’udienza definitiva e di merito del 25 ottobre 2018 su un contenzioso apripista dei detti Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti, e nell’attesa del giudizio rimane la possibilità agli studenti di continuare a studiare con riserva.
Secondo gli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia “il Consiglio di Stato ha centrato il fulcro dei nostri ricorsi in cui sosteniamo da troppo tempo principi immanenti nel nostro ordinamento quale il buon andamento della Pubblica Amministrazione. I posti che rimangono liberi e riservati agli extracomunitari non vengono redistribuiti ai nostri studenti e rimangono vacanti. Ma vi è di più, gli Atenei hanno richiesto 1700 posti che non sono stati assegnati e rimangono liberi con gravi danni all’erario e con lesione al diritto allo studio costituzionalmente garantito. Il tutto si verifica quando in Italia vi è penuria di medici e professionisti sanitari”.
La Corte di giustizia dell’Unione europea è tornata a pronunciarsi sulla giusta remunerazione dei medici specializzandi ed in particolare, sul diritto dei medici (ormai ex) specializzandi degli anni dal 1978 al 1982. Tecnicamente le Sezioni Unite della Cassazione avevano chiesto alla Corte di chiarire se fosse possibile applicare la direttiva 82/76/CEE alle formazioni iniziate prima del termine assegnato agli Stati membri per la trasposizione di quest’ultima e terminate dopo tale data, riconoscendo, dunque, il diritto al risarcimento del danno da inadempimento anche ai soggetti che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982 e, dunque, dell’emanazione della direttiva stessa.
La risposta della CGE è positiva in linea con altra pronuncia, la prima storica in assoluto della Cassazione su un ricorso degli Avvocati Bonetti e Delia.
La decisione della CGE, commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, segue la sentenza della Cassazione del maggio 2015, originata da un ricorso patrocinato dagli stessi legali, che accogliendo le nostre tesi ha stabilito, per la prima volta in Italia, che "il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 76/363/CEE, sorto, conformemente ai principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia (sentenze 25 febbraio 1999 in C-131/97 e 3 ottobre 2000 in C-371/97), in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica negli anni accademici compresi tra il 1983 ed il 1991, spetta anche ai medici specializzandi che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982, attesa l'assenza, nelle citate direttive, di una limitazione della platea dei beneficiari del diritto alla retribuzione ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 1 gennaio 1983, e, comunque, dovendosi ritenere una diversa interpretazione in contrasto con il criterio - funzionale al ristoro di tutti i danneggiati per il ritardo del legislatore - dell'applicazione cd. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria”.
La Corte di Giustizia dell’Unione europea conferma così la decisione della Cassazione del maggio 2015 e supera le decisioni negative del 2016 della stessa Corte, estendendone il raggio di applicazione a qualsiasi formazione a tempo pieno o a tempo ridotto come medico specialista che sia iniziata nel corso dell’anno 1982 e proseguita fino all’anno 1990, a condizione che tale formazione riguardi una specializzazione medica comune a tutti gli Stati membri o a due o più di essi.
Secondo il Giudice europeo l’esistenza dell’obbligo di adeguata remunerazione non dipende dall’adozione, da parte di tale Stato di misure di trasposizione della normativa comunitaria, per cui “il giudice nazionale è tenuto, quando applica disposizioni di diritto nazionale, precedenti o successiva ad una direttiva, ad interpretarle quanto più possibile alla luce del tenore letterale e della finalità di queste direttiva, e nel caso in cui, a motivo dell’assenza di misure nazionali di trasposizione della direttiva 82/76, il risultato prescritto da quest’ultima non possa essere raggiunto per via interpretativa prendendo in considerazione il diritto interno nella sua globalità […], il diritto dell’Unione impone allo Stato membro in questione di risarcire i danni che esso abbia causato ai singoli in ragione della mancata trasposizione di cui sopra”.
In termini di impatto economico per lo Stato italiano potrebbe profilarsi un esborso di milioni di euro. Se tali medici ex specializzandi tra il 1978 e il 1982 hanno validi atti interruttivi della prescrizione inviati tra il 1999 ed il 2009, infatti, il loro diritto è ormai consolidato in giurisprudenza.
l concorso per l'accesso alle specializzazioni mediche celebrato il 28 novembre 2017 presenta plurime criticità su cui verranno avanzate azioni giudiziali specifiche e calibrate rispetto alla posizione del singolo candidato.
RICORSO COLLETTIVO "C". Un ricorso di tipo collettivo (RICORSO C) ed azionabile da tutti i soggetti presenti in graduatoria ed oltre la posizione n. 6676 verrà proposto contestando:
- la scelta del MIUR e del nuovo Regolamento di fondare la selezione non su una prova di scuola e di area ma su un'unica prova identica per tutte le tipologie di accesso. A nostro modo di vedere (e del Consiglio di Stato in sede consultiva) ciò è illegittimo.
Queste le parole del Consiglio di Stato “relativamente alla scelta introdotta con il nuovo schema di regolamento di orientare la selezione nei confronti dei laureati in possesso di “una preparazione teorico-pratica che abbraccia un ambito più esteso possibile del sapere medico chirurgico”, prevedendo una prova di esame unica ed identica a livello nazionale (art. 3, comma 1), non più riferita dunque a ciascuna tipologia di scuola di specializzazione, con scelta preferenziale collocata ex post, come già segnalato, pur lasciando integri gli ambiti di apprezzamento discrezionale riservati all’Amministrazione proponente, la Sezione osserva e ribadisce che la scelta adottata può non apparire pienamente rispondente al criterio della specializzazione, che costituisce l’obiettivo stesso delle Scuole di che trattasi. Devesi, altresì, segnalare che la menzionata norma legislativa di riferimento, di attuazione della normativa comunitaria, continua a far riferimento a prove di ammissione “per ogni singola tipologia”, seppur “con contenuti definiti a livello nazionale” (art. 36, comma 1, d.lg. n. 368 del 1999).
- la sola fittizia attivazione delle macro aree di selezione essendo inutile aver diminuito il numero delle sedi di esame quando, in tali sedi, i candidati erano comunque divisi in piccole aule con differenti metri e livelli di controllo.
- l'accesso alla rete, come dimostrano i picchi di ricerca sul web durante la prova, che più di un dubbio impongono sulla veridicità dei verbali.
RICORSO INDIVIDUALE "A". Accanto a tale azione collettiva vi sarà un'altra azione (RICORSO A) di tipo individuale per tutti coloro che hanno un punteggio superiore rispetto ad un candidato che ha ottenuto l'ammissione in una scuola non prescelta. A nostro modo di vedere la scelta di limitare a sole 3 le scelte postume può dar vita all'eventualità che, per pur caso, un soggetto pur avendo un punteggio utile all'ammissione in una data scuola non la otterrà perchè, inconsapevolmente, non l'ha prescelta in tale triplice indicazione.
Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso "C".
RICORSO INDIVIDUALE "B". Infine vi sarà un'altra azione (RICORSO "B") di tipo individuale per tutti coloro che, pur avendo un punteggio inferiore rispetto all'ultimo ammesso presso la scuola e la sede prescelta, possono lamentare l'errorenità di qualche domanda perchè errata, fuorviante o fuori programma. Con tale ricorso, inoltre, si può ottenere l'attribuzione diretta di un posto vacante a prescindere dalla distanza dall'ultimo ammesso. Su questo, sin dal 2014 e per 3 anni di fila, siamo stati i primi a vincere.
Chiaramente in via subordinata tale ricorso conterrà anche gli argomenti del ricorso "C" e se ve ne sono i presupposti del tipo "A".
Per richiedere maggiori informazioni è possibile inviare una email, con i propri recapiti, a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , in alternativa, cliccando qui e compilando l’apposito form.
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Martedì, 21 Novembre 2017 08:17
TFA SOSTEGNO: ANNULLATI 4 DECRETI MINISTERIALI. AGLI IDONEI IN ALTRE SEDI I POSTI VACANTI
Una sentenza storica, la n. 11745/2017 del Tar Lazio, che ha accolto il ricorso degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia in materia di accesso ai corsi di specializzazione sul sostegno annullando definitivamente non uno ma 4 Decreti Ministeriali: DD.MM. 30 settembre 2011, 1 dicembre 2016, n. 948, 10 marzo 2017, n. 141 e 13 aprile 2017, n. 226. Il TAR ha annullato l’intera struttura del TFA SOSTEGNO basata su questi decreti che vivevano anche da 6 anni “nella parte in cui non consentono la copertura dei posti disponibili, con conseguente scorrimento delle (altre) graduatorie di merito fino a copertura dei posti disponibili”.
Il TAR, condividendo la tesi di Bonetti e Delia, in difesa di un centinaio di idonei all’esito della selezione presso Atenei con posti saturi, ha ritenuto pienamente legittima la possibilità che tali soggetti vengano ammessi presso Atenei con posti vacanti. Il MIUR sarà dunque costretto a riaprire le graduatorie relative alla partecipazione ai corsi del TFA sostegno e lo dovrà fare su base nazionale in modo da consentire la completa saturazione dei posti disponibili.
Si tratta quindi di un risultato di importante rilievo (anche per le famiglie con bimbi che necessitano di assistenza e che avranno più docenti formati a tale fine), in quanto l’azione degli Avvocati Bonetti e Delia ha portato all’annullamento di un intera serie di Decreti ministeriali che “non consentivano l’integrazione della graduatoria degli ammessi al corso con altri candidati”. Tali disposizioni presentavano un’illegittimità evidente in quanto non garantivano la possibilità a candidati idonei di partecipare a corsi TFA nonostante avessero pieno diritto di farlo. Grazie a quest’intervento, tali norme sono ormai venute meno e ciò garantirà a moltissimi insegnanti di poter partecipare ai corsi di specializzazione sul sostegno.
"Il nostro obiettivo", commenta l'Avvocato Delia, "è quello di ottenere l'immediata frequenza dei nostri ricorrenti che sono gli unici titolari del potere di ottemperanza. Anche se la sentenza è erga omnes, difatti, la titolarità del diritto e dell'azione di esecuzione è sempre e solo in capo a chi agisce. Nelle more che il MIUR decida cosa fare, quindi, intimeremo agli Atenei con posti vacanti, come Bergamo che ne ha oltre 60, di ammettere i titolari dell'azione". Frattanto, continua Bonetti, "come avevamo richiesto sin dalle diffide e con il ricorso, anche le sedi di concorso potranno consentire l'ammissione dei ricorrenti così da evitare il maturarsi di ulteriori danni".
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