Source: https://iusletter.com/archivio/la-decisione-affetta-errore/
Timestamp: 2020-02-29 04:37:29+00:00
Document Index: 97170214

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Quando la decisione è affetta da errore di fatto
Per aversi revocazione della sentenza è essenziale che l’errore di fatto riveli un carattere commissivo, consistendo in una errata valutazione espressa di esistenza o inesistenza del fatto, e non in una mera negligenza dello stesso.
Questo è il principio affermato dalla Corte di Cassazione, sez. VI Civile, nell’ordinanza n. 471 depositata il 14 gennaio 2020.
La questione trae origine dal ricorso per Cassazione formulato avverso un decreto reso dalla Corte d’Appello di Perugia l’8 novembre 2018.
Più in particolare, il decreto aveva dichiarato estinto, per la mancata rinnovazione della notifica in favore del Ministero della Giustizia, il giudizio equa riparazione promosso dai ricorrenti per irragionevole durata del giudizio civile, ed ha poi condannato gli attori al pagamento dei compensi professionali.
I ricorrenti deducevano l’erronea attribuzione delle spese processuali in favore del Ministero della Giustizia, che si era reso contumace davanti alla Corte d’Appello di Perugia, poiché a fondamento dell’art. 91 c.p.c, vi è l’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento di un suo diritto. Pertanto, a dire di parte ricorrente, il giudice non avrebbe dovuto liquidare le spese in favore del ministero, poiché quest’ultimo non aveva espletato nessuna attività processuale.
Il controricorrente, sosteneva che la liquidazione delle spese in suo favore fosse stata operata sulla falsa supposizione che la parte contumace avesse supportato spese. Pertanto, il Ministero, asseriva che vi erano i presupposti per l’applicazione dell’art. 395 c.p.c, n. 4, con conseguente revoca della sentenza.
La Corte di Cassazione, investita della questione, ha preliminarmente specificato che l’errore di fatto, riconducibile all’art 395 c.p.c, n. 4, deve comunque consistere in una mera svista materiale, la quale abbia indotto il giudice a credere nell’esistenza di un fatto decisivo che non abbia costituito oggetto di un punto controverso, su cui il giudice si sia pronunciato.
Pertanto, come già affermato dalla giurisprudenza maggioritaria (Cass. Sez. I, sentenza n. 3200 del 07/02/2017; Cass. Sez. V, sentenza n. 442 del 11/01/2018), l’art. 395, n. 4, c.p.c. limita la rilevanza e decisività dell’errore di fatto al solo caso in cui la decisione sia fondata sulla presunzione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, ovvero sull’infondatezza di un fatto la cui veridicità è positivamente stabilita, sempre che il fatto non abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza abbia pronunciato.
In conclusione, dunque, la liquidazione delle spese al Ministero non è stata operata sulla falsa supposizione che la parte contumace avesse supportato spese, e di conseguenza non configura come un errore di fatto ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n 4, ma una violazione dell’art. 91 c.p.c.
Nel caso in esame, pertanto, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, limitatamente al motivo dedotto, ovvero la violazione dell’arti. 91 c.p.c, statuendo che non si era in presenza di un caso di revocazione ex art 395 c.p.c., n. 4. Per questo motivo, la Corte annulla la condanna ai ricorrenti al rimorso delle spese liquidate nel giudizio di merito nei confronti del Ministero.
Cass., Sez. VI, Ord., 14 gennaio 2020, n. 471