Source: https://www.prontoprofessionista.it/articoli/v-direttiva-antiriciclaggio.html
Timestamp: 2020-07-03 14:13:13+00:00
Document Index: 130842386

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 18']

Ecco cosa prevede la V° Direttiva antiriciclaggio | ProntoProfessionista.it
Il 10 novembre 2019 è entrato in vigore il D.lgs. n. 125/19 di recepimento della V° Direttiva europea antiriciclaggio (843/18) che ha apportato notevoli modifiche al D.lgs. n. 231/07 ad oggi, dunque, implementato ulteriormente nonostante il recente aggiornamento già avvenuto da parte del Legislatore in attuazione della Legge di delegazione europea 2015, con il recepimento della IV Direttiva europea e la conseguente adozione di due distinti atti normativi: il D.lgs. n. 90/17 ed il D.lgs. n. 92/17.
L’intervento riformatore è volto a migliorare l’aderenza del quadro giuridico nazionale alla disciplina comunitaria; in particolare, la Commissione Europea aveva giudicato “parziale” ovvero “incompleto” tale recepimento nazionale inviando nuove raccomandazioni al fine di intensificare la lotta al riciclaggio di denaro nonché provvedere ad attuare con provvedimenti legislativi adeguati le direttive comunitarie. Non solo. Contemporaneamente aveva avviato una procedura di infrazione confermando l’inadempienza nel recepire le norme comunitarie. A fronte di ciò, l’Italia, è intervenuta con l’emanazione di un decreto correttivo. Infatti, il D.lgs. n. 125/2019, che si compone di 6 articoli, modifica ed integra i decreti legislativi n. 90 e n. 92 del 2017, e rimodella il previgente impianto del D.lgs. n. 231/2007 introducendo una serie di modifiche che interessano direttamente professionisti e intermediari finanziari.
In queste sintetiche osservazioni vengono evidenziate le novità normative di maggior spessore inerenti, tra gli altri professionisti, gli Avvocati e, dunque gli Studi legali, conseguenti anche alla emanazione delle regole tecniche, dei criteri e delle metodologie di analisi di valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento al terrorismo emesse dall’Organismo di autoregolamentazione di riferimento per la predetta categoria di professionisti; nonché le novità normative che disciplinano proprio le attività del predetto Organismo.
Già con le disposizioni precedenti la riforma (D.lgs. n. 90/2017), era stata prevista l’introduzione della figura degli Organismi di autoregolamentazione e la definizione contenuta nel disposto di cui all’art. 1, comma 2, lettera a) del D.lgs. n. 231/07 non è stata ad oggi modificata dalla novella legislativa, pertanto l’Organismo di autoregolamentazione è “l’ente esponenziale, rappresentativo di una categoria professionale, ivi comprese le sue articolazioni territoriali e i consigli di disciplina cui l’ordinamento vigente attribuisce poteri di regolamentazione, di controllo della categoria, di verifica del rispetto delle norme che disciplinano l’esercizio della professione e di irrogazione, attraverso gli organi all’uopo predisposti, delle sanzioni previste per la loro violazione”.
Diversamente, sono stati ampliati i compiti che deve svolgere tale Organismo, contenuti nell’art. 11 ad oggi modificato. Infatti, viene richiesto agli Organismi di autoregolamentazione di rendere pubblica l’attività svolta dai propri iscritti nel settore dell’antiriciclaggio.
Nello specifico, è previsto che, entro il 30 maggio di ogni anno, gli Organismi di autoregolamentazione dovranno pubblicare una relazione contenente i seguenti dati ed informazioni: il numero dei decreti sanzionatori e delle altre misure sanzionatorie, suddivisi per tipologia di infrazione, adottati dalle competenti autorità, nei confronti dei rispettivi iscritti, nell’anno solare precedente; il numero di segnalazioni di operazioni sospette ricevute dall’Organismo di autoregolamentazione, per il successivo inoltro alla UIF; il numero e la tipologia di misure disciplinari, adottate nei confronti dei rispettivi iscritti, a fronte di violazioni gravi, ripetute, sistematiche ovvero plurime degli obblighi stabiliti dal decreto antiriciclaggio in materia di controlli interni, di adeguata verifica della clientela, di conservazione e di segnalazione di operazioni sospette.
Tale adempimento si va, dunque, ad aggiungere a quanto già disposto dall'art. 5, comma 7, D.lgs. n. 231/07, in base al quale entro il 30 marzo di ogni anno gli Organismi devono fornire al Comitato di Sicurezza Finanziaria i dati statistici e le informazioni sulle attività svolte, nell'anno solare precedente.
Resta ferma, inoltre, la responsabilità degli Organismi per l’elaborazione e l’aggiornamento di regole tecniche, adottate in attuazione del Decreto previo parere del Comitato di sicurezza finanziaria. Trattasi di procedure e metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento al terrorismo cui i professionisti sono esposti nello svolgere la propria attività, di controlli interni, di adeguata verifica e di conservazione, garantendo, anche attraverso le proprie articolazioni territoriali, l’adozione di misure idonee a sanzionarne l’inosservanza.
Proprio in adempimento a una tale previsione normativa, nella seduta amministrativa del 20 settembre 2019, il Consiglio Nazionale Forense ha varato 14 regole tecniche in materia di procedure e metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo cui gli avvocati sono esposti nell’esercizio della propria attività, nonché in relazione ai controlli interni agli studi legali, all’adeguata verifica, anche semplificata, dei clienti ed alla conservazione. Dopo oltre 1 anno di attesa, il Comitato di Sicurezza Finanziaria ha rilasciato il proprio parere favorevole. Alle predette regole è allegato altresì un documento con i criteri e le metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, con particolare riferimento all’adeguata verifica semplificata. Non essendo la materia di facile comprensione ed applicazione in adeguamento alla realtà professionale di ciascuno Studio, il documento è corredato anche da modulistica predisposta dal CNF che dovrebbe essere di supporto negli adempimenti antiriciclaggio unitamente alle linee guida per l’implementazione delle attività cui adempiere. La Modulistica, i documenti e le indicazioni contenute nelle regole tecniche dovrebbero, dunque, divenire strumenti utili, per gli studi legali, al fine di adeguare e misurare l’attività di adeguata verifica al livello di rischio connesso alla clientela coinvolta e al tipo di attività che l’avvocato è chiamato a svolgere. Il principio ispiratore è l’approccio basato sul rischio, a cui ogni studio legale deve adeguarsi e introdurlo nei sistemi di gestione, come costante imperativa.
La vigilanza richiesta all’avvocato dovrà mutare a seconda dell’attività svolta e della tipologia del cliente e, quindi, essere “crescente” con l’aumentare del livello di rischio cui il professionista si trova di fronte. L’avvocato, pertanto, è onerato di un costante dovere di controllo della clientela e dell’operazione e/o servizio richiesto, sia in sede della c.d. “autovalutazione dei rischi” sia in fase di “adeguata verifica della clientela”, al grado di rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo sussistente caso per caso. Va da sé che tale controllo sarà meno dettagliato nelle situazioni in cui la rischiosità è bassa, mentre sarà più approfondito, laddove il livello di rischio sia critico.
Resta, ad ogni modo, una diffusa incertezza e difficoltà circa le procedure da seguire per rispettare la normativa proprio con riferimento alla profilatura del rischio rispetto alla quale è lasciato agli Studi la facoltà di ricorrere all’ausilio di consulenti qualificati, fermo restando quanto previsto dall’art. 15, comma 4 del Decreto in coerenza con il principio dell’approccio basato sul rischio di cui all’art. 16, comma 3, D.lgs. n. 231/2007, affinché gli avvocati adottino procedure coerenti e oggettive per l’analisi e la valutazione dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo cui sono esposti nell’esercizio della loro attività.
Al pari resta, infatti, fermo ed indispensabile per gli Studi legali, come per tutti gli Studi professionali, l’obbligo di adempiere ai dettati della normativa in commento salvo incorrere in sanzioni anche gravi. In particolare, dovrà essere valutata la tipologia della prestazione offerta per verificare se rientri o meno tra quelle che debbano essere valutate ai fini antiriciclaggio; posta in essere l’adeguata verifica della clientela; determinato il grado di rischio del cliente per avvalersi, qualora, il predetto rischio risulti basso, della verifica semplificata; identificato il titolare effettivo; verificato se il cliente sia una persona politicamente esposta; effettuato un controllo costante; creato e conservato idoneamente il fascicolo cartaceo e/o informatico del cliente.
In questo contesto va, peraltro, precisato che, l’ambito di applicazione degli obblighi antiriciclaggio per i legali è ben definito rispetto ad altri settori come si evince dal combinato del disposto di cui agli artt. 3, comma 4, lett. c) ed 1, comma 2, lett. f), t), h), gg) del D.lgs. 231/07 (laddove quest’ultima norma definisce cosa si debba intendere per “cliente”, “operazione”, “conferimento incarico” e “prestazione professionale”): la normativa dovrà essere applicata allorquando, in nome o per conto dei propri clienti, l’avvocato compia una qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare, od anche quando assista i propri clienti nella predisposizione o nella realizzazione di operazioni riguardanti: a) il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche; b) la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni; c) l’apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli; d) l’organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all’amministrazione di società; e) la costituzione, la gestione o l’amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi.
A definire ulteriormente il perimetro di azione dei dettati normativi in oggetto, sono le Regole tecniche emanate dal Consiglio Nazionale Forense e, nello specifico, tra le 14, la n. 2 che determina le attività non facenti parte delle operazioni sottoposte alla disciplina antiriciclaggio. In merito, si osserva, peraltro, che pur considerando che alcune categorie di prestazioni non sono soggette a tutti gli obblighi della disciplina menzionata, rimangono in essere anche per le attività di cui alla regola 2 gli obblighi deontologici in tema di identificazione del cliente e di gestione del suo denaro secondo quanto disposto dagli artt. 23 e 30 del Codice Deontologico Forense che vanno letti in combinato disposto con l’espressa previsione di cui all’art. 18, comma 4 del Dlgs. 231/2007, in base alla quale “Fermi gli obblighi di identificazione, i professionisti, limitatamente ai casi in cui esaminano la posizione giuridica del loro cliente o espletano compiti di difesa o di rappresentanza del cliente in un procedimento innanzi a un’autorità giudiziaria o in relazione a tale procedimento, anche tramite una convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati ai sensi di legge, compresa la consulenza sull’eventualità di intentarlo o evitarlo, sono esonerati dall'obbligo di verifica dell’identità del cliente e del titolare effettivo fino al momento del conferimento dell'incarico”.
L’analisi della attività che il professionista è chiamato ad espletare, dunque, dovrà essere oggetto di un’attenta valutazione ad ampio raggio.
Articolo del: 11 dic 2019
di Avv. Cinzia Catrini
VIA G.Pecchio 17
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