Source: http://www.geometra.info/news/edilizia/distanze-edifici-esonero-corte-cassazione-strada-pubblica/
Timestamp: 2018-12-14 11:32:25+00:00
Document Index: 108807

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art.9', 'art. 879', 'art. 879', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 879', 'art. 57', 'art. 9', 'art. 879', 'art. 879', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 879', 'art. 9', 'art. 879']

Distanze tra edifici, un caso di esonero secondo la Corte di Cassazione | Geometra.info
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Giuseppe Urone 3 dicembre 2018
Le costruzioni a confine con le piazze, vie pubbliche o strade di proprietà privata, gravate da servitù pubbliche di passaggio, sono esonerate dal rispetto delle distanze legali.
È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nell’Ordinanza n. 27364/2018 del 29 ottobre 2018 su un ricorso proposto da due cittadini che, proprietari di un manufatto sito nel centro abitato di Sant’Agata di Militello in provincia di Messina, agivano per ottenere la demolizione di un fabbricato prospiciente ed affacciante come il loro edificio su via pubblica, che assumevano essere stato edificato in violazione della distanza di 10 metri rispetto alla loro frontistante parete finestrata.
Distanza tra edifici, la normativa di riferimento ed i chiarimenti della Corte di Cassazione
In tema di distanza tra edifici, si fa riferimento all’art. 9, comma 2 del D.M. n. 1444/1968 , il quale prescrive l’obbligo di osservare una distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate ed edifici antistanti.
Essendo norma nazionale, l’art.9 del D.M. n. 1444/1968 prevale sulle eventuali norme diverse da essa contenute nei regolamenti edilizi comunali, facendo risultare dunque illegittima ogni altra previsione regolamentare che vi si pone in contrasto.
Ma cosa succede nel caso in cui tra i due edifici antistanti vi è interposta una strada pubblica?
La Corte di Cassazione da importanti chiarimenti in merito. Nell’Ordinanza n. 27364/2018 summenzionata infatti, accertato il carattere pubblico della strada interposta tra i due edifici, la Cassazione ricorda che l’art. 879, comma 2 c.c., prevede che “alle costruzioni che si fanno in confine con le piazze e le vie pubbliche non si applicano le norme relative alle distanze, ma devono osservarsi le leggi e i regolamenti che le riguardano”, richiamando il principio secondo il quale l’esonero dal rispetto delle distanze legali tra dette costruzioni, previsto dall’art. 879, comma 2 c.c. attiene più che alla proprietà del bene, all’uso concreto di esso da parte della collettività, subordinando così, quanto specificato dalle norme del regolamento edilizio locale che, essendo integrative (non potendo porsi in contrasto) alla norma del Codice Civile, risultano essere secondarie rispetto a quest’ultima.
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Due cittadini, proprietari di un manufatto sito nel centro abitato di Sant’Agata di Militello (ME), agivano per ottenere la demolizione di un fabbricato prospiciente ed affacciante come il loro edificio su via pubblica, che assumevano essere stato edificato in violazione della distanza minima di 10 metri rispetto alla loro frontistante parete finestrata.
La sentenza veniva a sua volta impugnata in appello dagli attori che, censuravano come errate l’interpretazione e l’applicazione che dell’art. 879, 2 comma c.c., atteso che avrebbero dovuto trovare applicazione “le leggi e i regolamenti” ai quali faceva riferimento la seconda parte del citato comma 2 (che si identificavano nell’art. 57 del Regolamento Edilizio del Comune di S. Agata Militello e nell’art. 9 del D.M. n. 1444/1968), che prevedevano l’inderogabile distanza minima e assoluta di metri 10 tra pareti finestrate degli edifici frontistanti, a prescindere dall’eventuale esistenza di una via pubblica (che peraltro gli appellanti escludevano).
Contro questa pronuncia infine, è stato proposto ricorso per cassazione sulla base di sei articolati motivi.
I chiarimenti e le decisioni della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione, analizzati i motivi del ricorso proposto dagli appellati, ritiene fondati ed accoglie i due motivi riguardanti rispettivamente l’errata interpretazione da parte della Corte di merito dell’art. 879, comma 2 c.c. e la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 872, 873 e 879 c.c., nonché dei principi generali dei diritti in tema di rapporti di vicinato e pubblica utilità.
Per esprimersi in merito, la Corte di Cassazione evidenzia che l’art. 879, comma 2 c.c., prevede che “alle costruzioni che si fanno in confine con le piazze e le vie pubbliche non si applicano le norme relative alle distanze, ma devono osservarsi le leggi e i regolamenti che le riguardano”.
Secondo la Corte di Cassazione infatti, la sentenza impugnata ha affermato, con valutazione non censurabile (né specificamente censurata con l’appello), che l’area sulla quale si affacciava il fabbricato dei ricorrenti andasse classificata come ‘via pubblica’, alla stregua della presunzione di demanialità ex art. 22, all. F, L. n. 2248/1865, rimasta insuperata in giudizio.
Nonostante ciò però, la Corte di merito ha ritenuto applicabile la disciplina del D.M. n. 1444/1968 e, con essa, la previsione delle distanze, attraverso il tramite del Regolamento edilizio locale, pervenendo a tale conclusione attraverso il richiamo generale che il menzionato secondo comma dell’art. 879 fa alla regola dell’osservanza, comunque, “delle leggi e dei regolamenti che le riguardano” (tra cui, appunto, quelle del D.M. n. 1444/1968). Secondo tale Corte infatti, l’eccezione relativa alla viabilità a fondo cieco, nella specie al ‘vicolo’, non significherebbe che le distanze tra i fabbricati indicate nel citato D.M. non trovino applicazione in dette aree chiuse, bensì soltanto che non avrebbero applicazione le maggiorazioni delle distanze, poste dall’art. 9 in rapporto proporzionale con la larghezza della strada destinata al traffico veicolare, ma resterebbe pur sempre applicabile la regolazione generale della distanza minima di metri 10.
Per la Corte di Cassazione però, questa tesi non è condivisibile e ne spiega i motivi:
il recupero della regolazione delle distanze tramite l’enfatizzazione della formula generale dell’ultima parte del secondo comma dell’art. 879 c.c. comporta un effetto palesemente distorto, per cui la medesima disposizione finisce contemporaneamente per negare (comma secondo, prima parte) e per affermare (comma secondo parte seconda) l’applicabilità delle norme sulle distanze;
la parte prescrittiva che rinvia alle ‘leggi e regolamenti’ intende piuttosto riferirsi alla disciplina (riguardante non già le “distanze” bensì i “fabbricati”) che non interferisce con la tutela del Codice Civile, inoperante, quanto alle distanze, rispetto alle pubbliche strade e piazze.
accogliendo infine i motivi di ricorso succitati, assorbendo i rimanenti e revocando l’ordine di demolizione e arretramento della costruzione chiamata in giudizio
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Distanze tra edifici, un caso di esonero secondo la Corte di Cassazione Giuseppe Urone Giuseppe Urone 2018-12-03T06:15:56+00:00 Geometra.info