Source: http://paesaggiosos.blogspot.com/2006/02/
Timestamp: 2019-08-20 07:11:51+00:00
Document Index: 104710472

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 142', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 151', 'art. 42']

PaesaggioSos: febbraio 2006
From: stefano deliperi Sent: Monday, February 27, 2006 4:47 PM
Subject: VIA LA LEGNAIA DALL'ANFITEATRO ROMANO !
VIA LA LEGNAIA DALL'ANFITEATRO ROMANO !
Il T.A.R. Sardegna, con sentenza del 24 febbraio scorso, ha accolto le ragioni del Soprintendente per i beni archeologici che chiedeva la rimozione dell'allestimento ligneo per gli spettacoli estivi (inizialmente predisposti dall'Ente Lirico di Cagliari) che dal 2000, purtroppo, ricopre l'Anfiteatro romano di Cagliari, il principale monumento di epoca romana esistente in Sardegna nonché uno dei tre soli anfiteatri romani scavati nella roccia ancora esistenti. Il Comune di Cagliari ha perso il ricorso. Infatti, con la nota n. 6735 del 9 ottobre 2000 il Soprintendente Archeologico di Cagliari invitava il Comune di Cagliari "a provvedere, con la consentita sollecitudine, alla restituzione del monumento alla naturalità del contesto archeologico e perciò a rimuovere tutte le impalcature lignee relative alla platea ed al palco, nonché alle gradinate delle estremità settentrionale, orientale e occidentale e delle relative vie di fuga, fatti salvi gli apprestamenti idonei a consentire l'agibilità dell'edificio alla visita del pubblico … e quanto altro necessario a garantire, sul piano della sicurezza, il rispetto della normativa vigente". Detta nota veniva dall'Amministrazione comunale cagliaritana impugnata davanti al T.A.R. Sardegna con l'esito sostanziale di fermare fino al momento attuale qualsiasi operazione di rimozione di quello che doveva essere un allestimento amovibile e temporaneo. L'Anfiteatro romano riveste le caratteristiche di "bene culturale" ai sensi degli artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 ed è tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi dell'art. 142, comma 1°, lettera m, del decreto legislativo n. 42/2004. Ai sensi dell'art. 20 del decreto legislativo n. 42/2004, "i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure da recare pregiudizio alla loro conservazione";L'intervento, definito in tutti gli atti disponibili "temporaneo e reversibile", risulta autorizzato con condizioni sul piano della tutela archeologica con note Soprintendente Beni Archeologici n. 7252/1 del 14 ottobre 1998, n. 8840 del 9 novembre 1998, n. 9373 del 25 novembre 1998, n. 8989/1 del 23 dicembre 1999 (relativa alle modalità del rilievo archeologico, che presuppone la completa rimozione degli interventi) n. 9170 del 30 dicembre 1999 (individuazione dei 44 punti di appoggio ed ancoraggio) e n. 3375/1 del 16 maggio 2000;d'altra parte, la Soprintendenza per i beni Archeologici non poteva non autorizzare un intervento relativo ad "usi non compatibili con il … carattere storico od artistico oppure tali da creare pregiudizio alla … conservazione o integrità" ex art. 21 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente (Cass. pen., sez. III, 19 gennaio 1994, n. 2288). Analogamente l'Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. - Ufficio tutela paesaggio aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico n. 9164 del 30 novembre 1998 ex art. 151 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente "visto il carattere di amovibilità e temporaneità dell'intervento" ed il medesimo Consiglio comunale aveva approvato il progetto definitivo ex art. 42 della normativa di attuazione. P.R.G. allora vigente (deliberazione n. 21 del 23 febbraio 999) con la considerazione che "il progetto è costituito essenzialmente da strutture di adeguamento quasi interamente amovibili ad eccezione di alcuni locali (servizi igienici, n.d.r.) di modesto volume". L'intervento comunale di allestimento ligneo ha beneficiato di un finanziamento pubblico di 6,5 miliardi complessivi di vecchie lire ai sensi della legge n. 270/1997 e della legge regionale n. 30/1993 condizionato all'utilizzo dell'intervento medesimo per almeno 5 anni, scaduti nel 2005. Dopo numerosi esposti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico, con la nota del 16 maggio 2005, chiedevano per l'ennesima volta la rimozione della persistente "legnaia" dall'Anfiteatro romano, ormai palesemente illegittima: infatti, ai sensi degli artt. 16 del regio decreto n. 1457/1940 e 158 del decreto legislativo n. 42/2004, l'autorizzazione paesaggistica perde efficacia con lo scadere del periodo di cinque anni dall'emanazione, per cui, qualora non sia intervenuto nuovo nullaosta, dal dicembre 2003 l'allestimento ligneo non sarebbe autorizzato sul piano paesaggistico. Ora il pronunciamento del T.A.R. Sardegna: che farà l'Amministrazione comunale del sindaco Floris ? Continuerà a fare orecchie da mercante ? Decenza e rispetto della legge vorrebbero l'avvìo, senza ulteriori indugi, delle procedure per la rimozione dell'allestimento ligneo e la restituzione dell'Anfiteatro romano alla natura di bene culturale archeologico ed alla piena fruizione pubblicap.
Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra
From: stefano deliperi Sent: Saturday, February 11, 2006 5:41 PM
Subject: storia di una piscina...abusiva...
Cari amici, sotto potete leggere la storia di una piscina con non proprio tutte le carte in regola. Buona lettura.....
da La Nuova Sardegna, 11 febbraio 2006L'opera abusiva dovrebbe essere presto demolita
La piscina al Molentargius: dopo il decreto penale il Comune prepara sanzioni. MAURO LISSIA. CAGLIARI. Dopo la richiesta di un decreto penale di condanna da parte della Procura della Repubblica, il Comune si è accorto che l'imprenditore Aldo Pili - fratello del più noto esponente di Forza Italia, Mauro Pili - ha realizzato abusivamente nel giardino della sua casa a Medau su Cramu, in via dei Gelsomini, un'accogliente piscina ovale, la cui immagine scattata da un aereo è stata pubblicata dalla Nuova Sardegna. Malgrado visite e ispezioni tecniche, nessuno l'aveva vista. Anzi: per Pili - come ha dichiarato alla Forestale - si trattava soltanto di una piccola vasca per l'irrigazione. Il 28 novembre scorso - ma solo in questi giorni il Gruppo di Intervento giuridico ha ottenuto i documenti - il servizio edilizia privata ha rilevato tutt'altro: una "vasca interrata di forma ellittica" è stata costruita in un'area protetta da vincolo di tutela panoramica e "in assenza di autorizzazione edilizia". In sostanza un abuso bello e buono, commesso proprio al centro del parco regionale del Molentargius in dispregio di qualsiasi norma. Il Comune ha avviato il procedimento sanzionatorio, che Pili è riuscito a far sospendere con una richiesta di 'accertamento di conformità'. Come dire: fra burocrazie e passaggi tecnici passerà ancora qualche mese, nel frattempo il giudice dovrebbe decidere sul decreto penale richiesto dal pm Andrea Massidda, che - una volta accertato l'abuso - dovrebbe prevedere il ripristimo dei luoghi, vale a dire la demolizione immediata della piscina. Curioso osservare che un parere positivo sulla possibilità di non demolire la piscina era arrivato: la firma è quella di Lucio Pani, l'ex direttore dell'ufficio regionale tutela del paesaggio imputato di corruzione, truffa, falso e abuso d'ufficio proprio per la presunta abitudine ad avallare la realizzazione di opere illegali. In questo caso Pani scrive che "le opere realizzate abusivamente non sono per caratteristiche e dimensioni di pregiudizio ai beni oggetto della tutela paesistica". Sulla base di questa valutazione personalissima Pani esprime parere favorevole. Sulla proprietà di Aldo Pili a Medau su Cramu il pm Massidda aveva aperto due anni fa un'altra inchiesta, poi finita in archivio: la denuncia degli ambientalisti era legata quella volta all'edificio, un vecchio stazzo di pastori per il ricovero degli animali, acquistato e ristrutturato dall'ingegnere. Non c'era il cartello di inizio lavori e neppure il numero dell'autorizzazione edilizia, che comparvero d'incanto solo dopo che la Nuova Sardegna pubblicò le fotografie dei lavori in corso. L'ispezione condotta dai carabinieri non mise però in luce alcunchè di irregolare. Mesi dopo però attorno alla proprietà Pili a Medau su Cramu è comparsa una recinzione ancora più alta e impermeabile: c'è voluta una fotografia aerea per scoprire che all'interno i lavori erano andati avanti, stavolta per costruire una vasca col fondo azzurro, a forma di goccia, che appare chiaramente una piscina. Nuova denuncia e nuova inchiesta giudiziaria, con conclusioni del tutto opposte alla prima.
Pubblicato da Per inviare segnalazioni: a 17:53 Nessun commento: Link a questo post