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Timestamp: 2018-03-20 02:15:28+00:00
Document Index: 161306575

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Lettera aperta al Presidente della Regione Toscana sul Parco naturale regionale delle Alpi Apuane e le cave di marmo. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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giugno 29, 2017 Gruppo d'Intervento Giuridico	Lascia un commento Go to comments
Il parco naturale regionale delle Alpi Apuane è nato ormai da parecchi anni con l’obiettivo di salvaguardare natura, paesaggio, storia e cultura delle Alpi Apuane, posti in grave pericolo da un’attività estrattiva sempre più impattante.
Nel 2015 la Regione Toscana ha approvato il proprio piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico, comprendente un vero e proprio “buco” rappresentato proprio dalle cave di marmo sulle Alpi Apuane. E’ il motivo per cui il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, insieme ad altre associazioni ambientaliste, l’ha contestato in varie sedi sul piano giuridico.
Alberto Grossi, referente del Presidio GrIG Apuane, scrive in proposito una lettera aperta al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
Alpi Apuane, Fivizzano, Cava Vittoria, scarico detriti (15 luglio 2016)
Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi,
come Lei sa, non esiste il piano delle attività estrattive in area Parco per precisa volontà dei Concessionari e della Comunità di Parco; la Regione, di conseguenza, nel 2006 aveva deliberato di portare a termine il Piano del Parco sdoppiato.
Nella proposta, oramai datata del 2002, era previsto che si chiudessero alcune aree estrattive, che altre venissero limitate per recuperarle all’ambiente, altre ancora che fossero assoggettate ad una produzione contingentata in base all’effettiva qualità del marmo.
Eravamo convinti che, con l’istituzione del Parco, si potesse costruire un sistema economico che evitasse a questo territorio un declino ecologico tragico. Bene: siamo passati da una cinquantina di cave attive al momento dell’insediamento del Parco alle oltre settanta odierne. Non era certo questo lo sviluppo economico da noi previsto, ingannati dalle parole contenute nello Statuto. Come non illuderci leggendo queste parole?
Art. 3 – Finalità
L’Ente persegue il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali; la tutela dei valori naturalistici, paesaggistici ed ambientali; il restauro dell’ambiente naturale e storico; il recupero degli assetti alterati in funzione del loro uso sociale; la realizzazione di un equilibrato rapporto tra attività economiche ed ecosistemi.
Tali finalità sono perseguite attraverso una gestione unitaria, particolare e continua per garantire la conservazione, la valorizzazione e lo sviluppo dei beni protetti.
Massa, Cava Valsora Palazzolo
Avevamo fiducia che l’approvazione del PIT potesse riportare la civiltà sui nostri monti infranti. Ci siamo sbagliati un’altra volta: il numero delle cave è purtroppo destinato ad aumentare dato che il Parco si appresta ad autorizzare l’apertura di nuove proprio sulla base della infelice norma del PIT che concede di riportare in attività le cave dismesse con un quantitativo estraibile limitato al 30% dell’ultimo piano autorizzato. Quale 30% visto che la documentazione non esiste o è carente è sparita? Noi sappiamo che quelle cave sono state abbandonate perché non redditizie, ma oggi, nell’era del carbonato di calcio, lo possono diventare.
Non è immaginabile alcun futuro per quest’area spolpando la montagna, causando altro dissesto idrogeologico, inquinando sorgenti e fiumi, spargendo per ogni dove disperazione anziché ottimismo.
In questi giorni sono in corso valutazioni autorizzative per il rilascio della PCA per Serra delle Volte e Tombaccio a Stazzema (il comune che ha il più elevato coefficiente di cave nel suo territorio!), per Colubraia-Formignicola a Vagli il cui sindaco, in seduta plenaria della Comunità di Parco, ha dichiarato di voler diventare il comune con più cave dopo Massa e Carrara. Ebbene, nella richiesta di avvio del procedimento si fa riferimento al PIT (art. 17, comma 1) e nel testo scorgiamo un altro riferimento (allegato 5, comma 10).
Le rivolgiamo quindi, signor Presidente, un accorato appello affinché sia riformulata la norma che consente ai Concessionari di perpetrare la loro aggressione anche a quella parte di territorio che era completamente rinaturalizzato.
Alberto Grossi, Presidio GrIG Apuane
Seravezza, la cava delle Cervaiole da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più
(foto A.G., archivio GrIG)
Categorie:acqua, beni culturali, biodiversità, difesa del territorio, dissesto idrogeologico, grandi opere, inquinamento, paesaggio, parchi naturali, pianificazione, rifiuti, salute pubblica, società, sostenibilità ambientale Tag:attività estrattiva, beni culturali, cave, cave di marmo, Enrico Rossi, Gruppo d'Intervento Giuridico, inquinamento, lettera aperta, marmo, P.I.T., paesaggio, parco naturale regionale delle Alpi Apuane, pianificazione, Piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico, rifiuti, sostenibilità ambientale, Toscana
giugno 30, 2017 alle 3:01 pm
da Il Tirreno, 30 giugno 2017
Il GRIG scrive a Rossi. “Rischio di distruggere il territorio”. C’è una norma che consente di riportare in attività cave dismesse: http://www.territorialmente.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/30-giu-TIRR-MS.-Grig-%C2%ABRischio-di-distruggere-il-territorio%C2%BB.pdf
da La Nazione, 1 luglio 2017
L’ALLARME GROSSI DEL GRIG SCRIVE A ROSSI. «Con il Piano della Regione apriranno nuove cave sulle Apuane»: http://www.territorialmente.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/07/1-lug-NAZ-CARRARA.-Grig-%C2%ABCon-il-Piano-della-Regione-apriranno-nuove-cave-sulle-Apuane%C2%BB.pdf
febbraio 12, 2018 alle 2:46 pm
da Il Tirreno, 11 febbraio 2018
Ecco le produzioni cava per cava. I dati del 2016: 844mila tonnellate, record alla coop Gioia. (http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/il-tirreno/item/10805-ecco-le-produzioni-cava-per-cava)
CARRARA. L’Osservatorio sui bilanci delle società di capitali della nostra provincia, relativo al 2016 e redatto, come ogni anno, dall’Istituito di studi e ricerche (Isr) della Camera di Commercio di Massa-Carrara, descrive un momento d’oro per l’industria lapidea apuana ed in particolare per le aziende del settore estrattivo (utile all’8,7% del corrispondente fatturato).Dalla ricerca, infatti, che ha esaminato i bilanci di 49 aziende di escavazione della provincia, risulta un fatturato medio di 2 milioni e 418mila euro (+7,5%), più del doppio della media delle 2239 aziende apuane analizzate dall’Isr (un milione e 198mila euro, +0,6%). Le ditte di estrazione, inoltre, hanno fatto registrare un Roi operativo (margine operativo netto riferito al capitale investito operativo netto) del 17,5%, rispetto al 6,1% di media del totale delle aziende.La floridità dell’industria estrattiva apuana si desume anche dagli ultimi dati disponibili sulle produzioni delle cave di Carrara, forniti dalla segreteria dell’assessore regionale alle infrastrutture Vincenzo Ceccarelli e relativi sempre al 2016. Dai valori delle produzioni, espressi in tonnellate, risultano attive in quell’anno 81 cave, la cui produzione totale è stata la seguente: 844.875 tonnellate di blocchi di marmo e 2.167.264 tonnellate di derivati ornamentali, così ripartiti: 23.748 tonnellate di blocchi da scogliera, 28.420 tonnellate pezzame e pietrisco, 1.127.725 tonnellate di scaglie di marmo bianche, 908.342 di scaglie di marmo scure e 79.029 terre e tout venant. Insomma, complessivamente, sono scese dalle cave di Carrara nel 2016 tre milioni e 12 mila tonnellate di materiale. Esaminando le produzioni delle singole aziende, la società che ha estratto più blocchi di marmo all’anno risulta la Cooperativa Cavatori di Gioia, con 94.605 tonnellate, seguita dalla Guglielmo Vennai Spa (56.451 tonnellate).Altre sei società, poi, hanno superato il tetto delle 30mila tonnellate annuali. Si tratta di Mega Stone Factory Srl (36.876), Cooperativa Cavatori Lorano (36.098), Marmo Canaloni Srl (35.096), Alba Ventura Srl (34.668), Gemignani e Vanelli Marmi Srl (32.213) e Successori Adolfo Corsi Carrara Srl (30.812).Per quanto riguarda i blocchi da scogliera, la ditta più produttiva risulta la Fantiscritti Marmi Srl, con 10.016 tonnellate annue. A produrre più pezzame e pietrisco sono state le Cave Lazzareschi di Vittorio Lazzareschi & C. Sas, con 11.663 tonnellate.In testa alla classifica della produzione di scaglie di marmo bianche troviamo invece le Cave Amministrazione Srl, con 136.131 tonnellate annue. Segue la Cooperativa Lorano, con 118.797 tonnellate.I maggiori produttori di scaglie di marmo scure risultano Gemignani e Vanelli e le Cave di Sponda Srl, rispettivamente con 83.214 e 62.671 tonnellate annue.Nella produzione di terre e tout venant, infine, spiccano Escavazione Maggiore Scarl (16.421), Cooperativa Gioia (10.370) e Bernacca Luigi Srl (8.533).Da notare che quasi tutte le ditte citate (Bernacca Luigi, Cave Amministrazione, Cave di Sponda, Cooperative Lorano e Gioia, Fantiscritti Marmi, Gemignani e Vanelli, Guglielmo Vennai e Successori Adolfo Corsi) sono titolari di cave considerate interamente o in parte beni estimati e dunque esonerate dal pagamento del canone di concessione in quanto ritenute private sulla base della sentenza di lunedì scorso.Ovviamente, il registro delle produzioni cava per cava nulla dice rispetto agli introiti di ciascuna azienda. Il momento positivo del settore è però, come detto all’inizio, certificato da tutta una serie di indicatori, e in particolare il Roi, un parametro che indica in buona sostanza la redditività rispetto a quanto si investe.David Chiappuella.
«Cave private? Una sentenza discutibile». Beni estimati, il sindaco De Pasquale e l’assessore al Marmo Trivelli confermano: faremo ricorso: http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/il-tirreno/item/10757-cave-private-una-sentenza-discutibile
«Le cave di marmo sono private» Massa, il tribunale sconfessa la Regione che attribuisce al Comune la proprietà: http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/il-tirreno/item/10696-le-cave-di-marmo-sono-private-massa-il-tribunale-sconfessa-la-regione-che-attribuisce-al-comune-la-proprieta
da La Nazione, 6 febbraio 2018
«I BENI ESTIMATI SONO PRIVATI» Il pool di legali. (http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/la-nazione/item/10693-i-beni-estimati-sono-privati-il-pool-di-legali)
Il legale Riccardo Diamanti spiega che «la sentenza rappresenta un passaggio importante poiché valorizza il diritto vivente: la direzione è sempre stata una sola». (Cristina Lorenzi)
I BENI estimati sono privati. Il tribunale ordinario ha emesso ieri la sentenza che di fatto dà ragione alle imprese e sancisce la natura privata di quella parte dei bacini che il Comune vorrebbe assimilare agli agri marmiferi e quindi ai beni indisponibili della collettività. Una sentenza del giudice Paolo Puzone, cui si è rivolto un pool di 24 aziende, che in 18 pagine ripercorre il travagliato iter che vede imprese e Comune ai ferri corti per la proprietà delle cave. Il magistrato stabilisce che i beni estimati sono privati da sempre, prima ancora che Maria Teresa d’Este nel 1851 facesse ordine e sancisse con un editto quello che era uno stato di fatto. Quindi Puzone fa riferimento agli atti di compravendita che già nel ’700 stabilivano la proprietà dei bacini, proprietà messa nero su bianco oltre che dai contratti dal tanto discusso editto. Fra gli argomenti di prova che hanno convinto il magistrato anche il regolamento comunale degli agri marmiferi che proprio nel 1994 escludeva i beni estimati dalla disciplina «in quanto non facenti parte del patrimonio del Comune». Inoltre vengono elencati argomenti extraprocessuali come le condotte del Comune nei confronti dei proprietari di cava, ritenuti da sempre a tutti gli effetti esonerati da canoni di concessione, oltre agli innumerevoli atti notarili, di compravendita e contratti di affitto che nel corso dei secoli non hanno fatto altro che ribadire la natura privata di tali cave. Infine Puzone fa riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale del 2016 che «investita della questione di legittimità della legge regionale» parla «di plurisecolari inefficienze delle amministrazioni comunali tanto che nel diritto vivente i beni estimati non sono trattati come terreni pubblici, facendo proprio riferimento a quel regolamento che nel 1994 divise precisamente gli agri dai beni estimati».
SODDISFATTE le aziende e con esse il pool di legali che ha partecipato al primo successo. «Questa sentenza è un passaggio importante – spiega l’avvocato Riccardo Diamanti a nome dei colleghi che hanno assistito le imprese – perché valorizza il diritto vivente e prende le mosse anche dal passato stabilendo che in due secoli e mezzo la direzione è sempre stata una sola, sancita da editti, regolamenti, normative e atti di compravendita».
LA BATTAGLIA. I contenziosi raggruppati sotto un unico fascicolo.
I RICORSI presentati in tribunale sono stati raggruppati tutti sotto un unico fasciscolo e riguarda le seguenti aziende: Omya, Cave statuario, escavazione polvaccio, Bettogli marmi, Marmi carrara, Società apuana marmi Sam, Cooperativa cavatori Canalgrande, Gualtiero Corsi, Marmi Carrara Gioia, Marmi Carrara Canalgrande, Marmi Lorano, La Facciata, Fantiscritti marmi, Guglielmo Vennai, Caro e Colombi, Cremo marmi, successori Adolfo Corsi, Seie srl, Alessandro Corsi, Dante e Massimo Conserva, Tonini cave Fantiscritti, Ingra, Marbo srl, Calocara Crestola, Figaia cave spa, Gemignani e Vanelli marmi, Ivrea Giuseppina Manrico Franco Gemignani, Carlo e Iacopo Vanelli, Giuliana Ceccatelli.
Puntello Bore verso la riapertura Scontro fra ambientalisti e società. AMBIENTE CONFRONTO NELLA SALA DELLA RESISTENZA A PALAZZO DUCALE. (http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/la-nazione/item/10692-puntello-bore-verso-la-riapertura-scontro-fra-ambientalisti-e-societa)
MASSA – LA CAVA Puntello Bore, sopra Forno, potrebbe riaprire. Il condizionale è d’obbligo perché il via libera arriverà soltanto al termine della Conferenza dei servizi che il Parco delle Alpi Apuane deve ancora convocare (la prima seduta è già slittata). L’attenzione degli ambientalisti, però, è altissima perché si tratta di un sito estremamente delicato, vicino alle sorgenti del Frigido. Una cava, inoltre, legata a una vendita che ha fatto seguito a una procedura fallimentare del precedente concessionario che non sarebbe passata al vaglio degli uffici comunali. Insomma tutti temi ‘caldi’ per gli ambientalisti che, venuti a conoscenza dell’avvio del procedimento di Valutazione di impatto ambientale del Parco delle Alpi Apuane per il piano di coltivazione della Puntello Bore, hanno richiesto allo stesso ente di indire «un sintetico contraddittorio»: Cai di Massa, Italia Nostra di Massa e Montignoso, Grig onlus presidio Apuane e Circolo Legambiente Massa. La richiesta è stata accolta e il contraddittorio è andato in scena ieri mattina nella Sala della Resistenza di Palazzo Ducale. Quel che è certo, alla fine di una discussione ampiamente tecnica, è che le opinioni restano divergenti su tutti gli aspetti. Gli ambientalisti presenti, infatti, hanno contestato apertamente i documenti del progetto di coltivazione presentati dall’azienda: Luca Tommasi, del Cai Tam, ha sottolineato diverse criticità per quanto riguarda il piano acustico. Franca Leverotti, invece, ha messo nel mirino soprattutto il Comune che, a suo dire, avrebbe dovuto ‘caducare’ la cava che è rimasta inattiva per alcuni anni. Soprattutto non sarebbe stata seguita la normativa che riguarda la cessione delle concessioni degli agri marmiferi: secondo Leverotti, infatti, prima di metterla all’asta il curatore fallimentare avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione a palazzo civico. Autorizzazione che, invece, non ci sarebbe stata. Su questo punto, comunque, il problema è tutto a carico degli uffici del Comune e non dell’azienda. Nel mirino anche l’eventuale influenza dell’attività estrattiva con le vicine sorgenti del Frigido, come dimostrerebbero i controlli con le spore effettuati qualche anno fa. Sotto processo anche i quantitativi estratti e le zone di intervento. I tecnici della Marmi Carrara, azienda che ha presentato il nuovo piano di coltivazione, ha provato a ribattere punto su punto precisando che il progetto prevede un’escavazione limitata di ‘soli’ 5.000 metri cubi, che non andranno a intaccare le aree vergini (almeno con questo primo progetto), con la previsione di una produzione totale di blocchi informi, scaglie e detriti pari all’80% dei volumi totali. Per quanto riguarda il piano occupazionale, hanno ribadito l’assunzione di 6 operai, una filiera corta funzionale con la lavorazione al piano e il pieno rispetto delle prescrizioni che fanno capo alla normativa vigente. Il confronto non ha messo d’accordo le parti e a questo punto tutto si deciderà alla conferenza dei servizi che il Parco convocherà nei prossimi giorni.
da Il Tirreno, 6 febbraio 2018
Gli ambientalisti: «Stop alla cava Puntello Bore». Confronto con il Parco delle Apuane, a cui la Marmi di Carrara ha presentato.
il piano di coltivazione. Il presidente: ok solo se sarà rispettato l’ambiente. (Benedetta Bianchi) (http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/il-tirreno/item/10698-gli-ambientalisti-stop-alla-cava-puntello-bore)
MASSA «La cava Puntello Bore non deve essere riaperta». Questo in sintesi ciò che sostengono le associazioni ambientaliste a seguito della decisione del comune di Massa di assegnare alla società Marmi di Carrara srl la cava nel bacino di Forno, chiusa ormai da anni. Si tratta di un’area di 49.248 metri quadrati segnalata tra quelle da caducare, già oggetto di interrogazioni in consiglio comunale e finita all’asta senza incanto nel luglio 2014 dopo il fallimento della ditta che deteneva la concessione. L’iter è ancora lungo se si considera che è da programmare una conferenza dei servizi in cui rivedere il piano di coltivazione presentato dall’azienda, ma l’associazione ecologista Grig – Gruppo d’intervento giuridico, il Cai, Italia Nostra, Legambiente cercano di impedire la riattivazione della cava ancora prima che siano concesse le autorizzazioni.Così hanno chiesto al Parco delle Apuane un sintetico contraddittorio al fine di valutare insieme alle amministrazioni locali e regionali interessate e alla ditta i vantaggi e gli svantaggi dell’operazione. Un incontro che si è tenuto ieri mattina alla presenza tra gli altri della studiosa e storica Franca Leverotti, l’ambientalista Alberto Grossi, la guida ambientale Andrea Ribolini, il presidente dell’ente Parco Alberto Putamorsi, tecnici dell’ufficio cave del comune di Massa. Secondo le associazioni è illegittima una qualunque autorizzazione concessa alla società Marmi di Carrara; Leverotti parla di «procedimento viziato» perché alcuni atti furono forniti in una fase successiva all’asta e di «inesistenza agli atti del Comune di un qualsivoglia documento di autorizzazione alla cessione della cava a norma della vigente legge estense, ma solo di autorizzazione al trasferimento in previgenza alla legge 30/2015». Supportata da alcune fotografie, inoltre, Franca Leverotti specifica come «siano evidenti versanti con pendenza tra il 40 e il 50 per cento e ravaneti ormai naturalizzati e come in quei ravaneti siano stati rilevati eventi franosi di una certa gravità». «È evidente un’alterazione del paesaggio, ma a quale scopo? – chiede Leverotti – Qual è stato il guadagno per la collettività e quali benefici possiamo aspettarci?». Legambiente Massa Montignoso non ha dubbi e «Da qualunque punto di vista esamini il piano presentato dalla ditta, risulta inammissibile». L’associazione elenca le motivazioni: «Avrebbe dovuto essere respinto in fase istruttoria per il mancato rispetto dei requisiti del Piano regionale della attività estrattive e del Piano di indirizzo territoriale; aggira la normativa in materia di cave e di ambiente; pianifica l’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee; produce il 96 per cento di detriti». Poi una frecciata agli enti che «se ammettono il piano d’escavazione, non considerano la violazione delle leggi un motivo ostativo all’accoglimento delle richieste d’autorizzazione». Non sarebbero rispettati neppure i requisiti per l’impatto acustico né della pulizia della cava per cui secondo gli ambientalisti «l’alveo del canale Secco, che costeggia la strada, viene ricoperto dai detriti trasportati dalle piogge e,in alcuni casi, si sono verificati intasamenti». E sulla questione dei detriti la Leverotti propone una fideiussione ambientale da pagare all’amministrazione comunale a garanzia dell’adempimento dell’esercente. Da parte loro, ingegneri e consulenti della società Marmi di Carrara srl hanno chiarito che «essendo Puntello Bore una cava attiva, come tale viene considerato il suo sviluppo per un volume da escavare di 5mila metri cubi e non oltre; come indica il piano di coltivazione non ci sarà alcuna asportazione in area vergine del monte, ma solo lo sbasso della zona già coltivata». È stato ricordato, infine, il monitoraggio già effettuato in due punti per verificare eventuali inquinamenti sui corsi d’acqua. In una nota, da parte sua, il Parco delle Apuane puntualizza: «In merito al piano di coltivazione della cava Puntello Bore, il procedimento di valutazione di impatto ambientale è stato avviato dal Parco con nota n. 3425 del 1° dicembre 2017. Quello di stamani (ieri per chi legge, ndc) era un incontro per approfondire le intenzioni della ditta Marmi di Carrara che ha presentato al Parco il piano di coltivazione. Tuttavia il Parco delle Alpi Apuane anticipa la propria posizione: “Attendiamo di acquisire dati maggiori e più chiari sul progetto. Ma – mette in guardia il Presidente Alberto Putamorsi presente alla riunione – posso anticipare che non autorizzeremo nessun piano che non sia rispettoso delle norme a tutela dell’ambiente”».La società Marmi di Carrara, da parte sua, aggiunge: «La riapertura va considerata una risorsa: faremo escavazione rispettosa dell’ambiente e daremo occupazione».
Leverotti: dalla ZIA al Cermec e le cave un avvocato onnipresente. (http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/il-tirreno/item/10695-leverotti-dalla-zia-al-cermec-e-le-cave-un-avvocato-onnipresente)
MASSA «Non so quali risultati avrà la candidatura Menchini, ma il professore potrebbe essere altrettanto utile a Massa, se da privato cittadino volesse mettere le sue competenze legali al servizio della città, difendendo l’Amministrazione nei Tribunali, magari gratuitamente». Il suggerimenti provocatorio è di Franca Leverotti, ambientalista, impegnata dei Grig che saluta la candidatura di Sergio Menchini, “sfidando” il professore-avvocato. «Non possiamo che ringraziare i concittadini che si mettono al servizio della collettività – dice la Leverotti – e a maggior ragione dobbiamo sentirci debitori quando il candidato ha ricoperto incarichi di responsabilità, come Presidente o come legale in aziende locali che hanno costituito e costituiscono ancora oggi un problema e un peso per i contribuenti, penso al Consorzio Zia, al Cermec, a Erre Erre: una dimostrazione di fiducia nel futuro di questa città, dopo queste non esaltanti esperienze. ll prof. Menchini conosce bene la macchina comunale, avendo difeso il Comune in prima persona o tramite i colleghi di studio anche in situazioni molto delicate, ad esempio Riva dei Ronchi, e dunque potrà evitare i pericoli del piano inclinato».Sulla questione delle cave poi, Menchini «deve prendere una chiara posizione in materia, anche perché sta difendendo aziende del marmo di Carrara per la questione dei beni estimati sostenendo che non solo i beni estimati ma tutte le cave sarebbero private. Ebbene, un sindaco del 2018 non potrà certo smentire quanto ha scritto il podestà Bellugi nel 1925 nel regolamento per le cave (fermato dalla lobby di allora) e cioè che tutte le aree estrattive erano del Comune e le montagne proprietà della collettività. Diamo atto che dagli anni ’90 il mondo delle cave non è stato più regolamentato , che le Amministrazioni non hanno trovato la forza o la volontà di adeguare il regolamento del 1846 alla normativa attuale, che la materia cave è stata abilmente sottratta al Consiglio comunale, ma oggi sono sotto gli occhi di tutti la devastazione ambientale, l’inquinamento delle acque, la critica condizione del Frigido, il dissesto delle strade, l’assoluta mancanza di controllo che permette ai concessionari di occupare terreni comunali, di scavare al di fuori del piano approvato, di commettere abusi su abusi, di sottrarsi a quei 15,50 euro a tonnellata di tassa per il marmo in blocchi che solo quest’ ultima amministrazione è riuscita a portare a questo valore, a fronte dei pochi euro richiesti dalla precedente».Disciplinare questa materia, «dove, stando ai dati di qualche anno fa, gli occupati a tempo pieno erano solo una settantina», conclude Leverotti – significa dare spazio alla tutela dell’ambiente e delle acque e trovare nuove risorse di lavoro per il nostro territorio».
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