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Timestamp: 2020-08-10 02:26:10+00:00
Document Index: 45571682

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 295', 'art. 364', 'art. 33', 'art. 24', 'art. 33', 'art. 24', 'art. 32']

Sentenza Cassazione Civile n. 7356 del 31/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7356 del 31/03/2011
Cassazione civile sez. trib., 31/03/2011, (ud. 12/01/2011, dep. 31/03/2011), n.7356
sul ricorso 14745-2005 proposto da:
G.G., elettivamente domiciliato in ROMA VIA G. PISANELLI
4, presso lo studio dell’avvocato GIGLI GIUSEPPE, rappresentato e
difeso dall’avvocato BERTANZETTI OSCAR, giusta delega a margine;
AGENZIA GENERALE DELLE ENTRATE DI ROMA in persona del Direttore pro
avverso la sentenza n. 129/2002 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,
depositata il 13/11/2002;
Col secondo motivo il ricorrente sotto il titolo “violazione e falsa applicazione di norme di diritto omessa insufficiente motivazione.
Onere della Prova dell’esistenza dell’autorizzazione della Guardia di Finanza” deduce violazione dell’onere della prova in ordine alla esistenza della predetta autorizzazione, non potendo la stessa dedursi dal PVC, che non era fidefaciente sul punto, ma dovendo essere prodotta dall’Ufficio, avendo proposto querela di falso nell’atto del 8 gennaio 2001 (controdeduzioni e appello incidentale) e la CTR non aveva motivato sul punto. Il motivo è infondato e, per taluni profili, inammissibile.
Col terzo motivo il ricorrente deduce”violazione e falsa applicazione di norme di diritto omessa insufficiente motivazione. D.P.R. del 29 settembre, n. 600, art. 32″. Assume, in particolare, che la omessa produzione dell’autorizzazione non consente di valutare se fosse motivata e se sussistessero le condizioni di legge per la sua emissione e per quali motivi si fossero potuti acquisire, nel corso di una indagine sulla COM-CAR i dati bancari di un soggetto estraneo alla gestione di tale società; che in ogni caso gli elementi acquisiti erano inutilizzabili per il principio immanente nell’ordinamento che il vizio dell’atto presupposto si ripercuote sull’atto dipendente.
Per le altre doglianze,esclusa in diritto la dedotta inutilizzabilità (Cass. n. 4987/2003) le doglianze relative all’utilizzo di elementi della COM-CAR sono prive di autosufficienza e comunque investono questioni di fatto in quanto la CTR ha dato atto che le indagini erano rivolte nei confronti della” ditta individuale G.G., agente di commercio nel settore edilizio, con sede in Olginate” ed è adeguatamente motivato anche con i rilievi sulla ingerenza del G. socio accomandante nell’attività della società e sulla completa confusione tra la propria sfera di attività e quella della società, che fa apparire, di conseguenza, quest’ultima quale mero paravento della attività individuale.
Col quarto motivo intestato “violazione e falsa applicazione di norme di diritto. D.P.R. del 29 settembre, n. 600, art. 32, commi 1 e 2” il G. si duole che non avendo risposto ai questionari, tutti gli importi sui conti intestati alla COM-CAR sono stati a lui imputati, mentre tuttalpiù avrebbero dovuto essere imputati alla società e, poi, proporzionalmente a lui, come afferma la sentenza ma in contrasto con quanto risultante dagli avvisi di accertamento.
Col quinto motivo il G. deduce “violazione e falsa applicazione di norme di diritto omessa insufficiente motivazione”in quanto la sentenza si limita ad affermare che lo stesso non era stato in grado di contrastare la verifica confluita negli avvisi di accertamento e ciò nonostante la enorme mole di documentazione prodotta da cui risultavano le ragioni dei prelievi e dei versamenti e che il conto (OMISSIS) del Credito Bergamasco era intestato alla GSEV srl di cui era socio amministratore e che era stato a lui erroneamente imputato come risultava dalle dichiarazioni rese nel processo penale dal finanziere operante D.M.G.; che risultava dal giudicato penale che tali importi erano stati dichiarati dalla predetta società. Anche per tale motivo valgono i rilievi di cui al precedente. Per verificare tal circostanze, occorrerebbe esaminare gli atti, attività che è inibita a questa Corte non essendo la stessa giudice del fatto o di terza istanza, mentre la carente trascrizione nel ricorso di tali atti impedisce di esaminare il profilo motivazionale.
Col sesto motivo il G. deduce “violazione e falsa applicazione di norme di diritto insufficiente contraddittoria motivazione” in quanto la sentenza distingue, formalmente, i versamenti e i prelevamenti, ma l’avviso aveva tenuto conto solo dei versamenti, laddove in ordine ai prelevamenti egli aveva indicato i beneficiari.
Col settimo motivo il G. deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto insufficiente ~ contraddittoria motivazione” in quanto la CTR aveva “dai tipi di violazione e dai ricavi rilevati” ritenuto sussistere i presupposti per applicare l’ILOR non avendo esercitato alcuna attività imprenditoriale avendo la G. di F. rilevato che il G. aveva svolto attività non abituale di lavoro autonomo; che, in ogni caso, la percentuale di redditività del 30% era arbitraria.
Coll’ottavo motivo il G. deduce “violazione e falsa applicazione di norme di diritto del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43″ in quanto la CTR aveva ritenuto validi gli accertamenti per gli anni 1990 e 1991 in base ad elementi nuovi non esplicitati che erano stati annullati in sede giurisdizionale e non revocati.
Col nono motivo il G. deduce”violazione e falsa applicazione di norme di diritto insufficiente contraddittoria motivazione” in quanto la CTR aveva ritenuto di rigettare la istanza di cessazione della materia del contendere per dichiarazione integrativa perchè rigettata dall’Ufficio, mentre egli aveva prodotto sentenza favorevole in primo grado, della quale avrebbe dovuto l’Ufficio provare che era gravata d’appello, e la CTR avrebbe dovuto, se del caso, sospendere il procedimento ex art. 295 c.p.c..
Col decimo motivo il G. deduce”violazione e falsa applicazione di norme di diritto insufficiente contraddittoria motivazione” in quanto la CTR aveva omesso ogni pronunzia sul rilievo della G.di F. che le violazioni amministrative relative agli anni 1989, 1990 e 1991 sarebbero prescritte mentre l’Ufficio, pur rifacendosi al PVC, le aveva contestate.
Coll’undicesimo motivo il G. deduce “violazione e falsa applicazione di norme di diritto insufficiente contraddittoria motivazione” in quanto la CTR aveva ritenuto irrilevante la violazione dell’art. 364 c.p.p..
Questa Corte (Cass. n. 8990/2007)ha ritenuto che “In tema di accertamenti tributari, nelle indagini svolte, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 33, e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 52 e 63 la guardia di finanza che, cooperando con gli uffici finanziari, proceda ad ispezioni, verifiche, ricerche ed acquisizione di notizie, ha l’obbligo di uniformarsi alle dette disposizioni, sia quanto alle necessarie autorizzazioni che alla verbalizzazione. Tali indagini hanno carattere amministrativo – con conseguente inapplicabilità dell’art. 24 Cost. in materia di inviolabilità del diritto di difesa, essendo applicabili, nella successiva ed eventuale procedura contenziosa, le garanzie proprie di questa – e vanno pertanto considerate distintamente dalle indagini, che la stessa guardia di finanza conduce in veste di polizia giudiziaria, dirette all’accertamento dei reati, con l’osservanza di tutte le prescrizioni dettate dal codice di procedura penale a tutela dei diritti inviolabili dell’indagato. La mancata osservanza di tali prescrizioni, rilevante al fine della possibilità di utilizzare in sede penale i risultati dell’indagine, non incide – purchè non siano violate le dette disposizioni del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33 e del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 52 e 63 – sul potere degli uffici finanziari e del giudice tributario di avvalersene a fini meramente fiscali, senza che ciò costituisca violazione dell’art. 24 Cost.”.
Col dodicesimo motivo il G. deduce”violazione e falsa applicazione di norme di diritto insufficiente contraddittoria motivazione” in quanto la CTR aveva ritenuto la norma di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, n. 2 operante sul piano processuale- probatorio e non sul piano sostanziale e pertanto irrilevante la questione della retroattività della relativa presunzione. Il motivo pecca di genericità non essendosi indicato a quali ipotesi la norma sia stata retroattivamente applicata e con quale pregiudizio per il contribuente.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 12 gennaio (2011.