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Timestamp: 2017-05-28 18:47:38+00:00
Document Index: 89104722

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 17', 'art.18', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 40', 'art. 51', 'art. 58', 'art. 54', 'art. 71']

Il CAD per le PA e gli ingegneri dell'informazione | ing. Roberto Gallerani Consulting
Apr 2011 Il Codice dell’Amministrazione Digitale e gli ingegneri dell’informazione
Recentemente il CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale D.lgs n. 82/2005) ha subito una serie di importanti modifiche ed integrazioni, introdotte dal D.Lgs del 30 dicembre 2010 ed in vigore dalla fine di gennaio del 2011.
L’obiettivo di questo breve articolo è quello di riassumerne gli aspetti essenziali al fine di evidenziare le funzioni ed i ruoli rispetto ai quali la figura dell’ingegnere dell’informazione dovrebbe trovare, a rigor di logica e normative, una sua naturale collocazione. Per ogni approfondimento della normativa si rimanda alla lettura diretta del materiale all’indirizzo: http://www.digitpa.gov.it/amministrazione-digitale/CAD-testo-vigente
Gli aspetti salienti del CAD
Viene ribadito (art. 3) il diritto dei cittadini all’uso delle “nuove” tecnologie nei rapporti con le pubbliche amministrazioni (PA)., facilitando l’interscambio dei documenti per forma digitale (es PEC) e non obbligando a presentarsi unicamente presso sportelli fornendo documenti cartacei. A fronte dell’onere di attuazione, alle pubbliche amministrazioni viene data l’opportunità di capitalizzare una sorta di “dividendo” (art. 15) per l’efficienza prodotta dall’innovazione digitale dei servizi. I risparmi ottenuti dovranno però essere effettivamente misurati e andranno per i 2/3 a favore dell’incentivazione del personale interessato e per 1/3 a finanziare nuova innovazione.
Un altro aspetto importante è l’importanza (obbligo) per le PA di coordinarsi, lavorare assieme facendo sistema (art. 14). E’ insomma quello che nel mondo delle imprese private e delle professioni chiamiamo “fare rete”, e che in quello delle PA si traduce nel non lavorare per “compartimenti stagni”, sviluppando un processo di digitalizzazione dell’amministrazione coordinato e condiviso tra le autonomie locali, le regioni e lo Stato.
Nell’ art. 17 viene poi indicata la necessità di una “robusta organizzazione” in grado di sostenere l’innovazione richiesta. In questo senso il codice suggerisce (impone) alle PA centrali la costituzione di una “direzione generale dei processi di informatizzazione” responsabile in toto di tali sviluppi, con la creazione di una “conferenza” permanente per l’innovazione tecnologica (art.18) atta favorire un raccordo, su questi processi, tra amministrazioni ed il Ministero delegato per l’innovazione tecnologica nelle PA.
L’ art. 12 ribadisce quindi il forte collegamento tra le “prestazioni” fornite attraverso l’innovazione e la “valutazione del merito”, affermando come alle opportunità offerte dal codice si debbano correlare incentivi e sanzioni nella valutazione delle organizzazioni e del personale.
Dal “punto di vista tecnico”, ma non meno importanti, vengono introdotti una serie di nuovi strumenti e sono ulteriormente dettagliati elementi di validità e trattamento dei documenti.
I “pagamenti elettronici” (art. 5) e di riscossione, contemplando anche la possibilità per le PA di avvalersi di servizi e di soggetti privati reperibili sul mercato, favorendo in generale anche l’interscambio di documenti ed informazioni tra cittadini e PA. La PEC (Posta Elettronica Certificata) come strumento principale di comunicazione tra PA, imprese, professionisti, enti ed istituzioni, sancendone la disponibilità facoltativa e gratuita per ogni privato cittadino (art. 6 e 65).
La validità dei documenti digitali (dall’art. 20 al 23) e della loro conservazione digitale (dall. art. 40 al 44) sono stati integrati in alcuni punti, con effetti potenziali anche sul piano delle applicazioni software. All’art. 51 viene tratta la “frontiera” della “sicurezza digitale”, sottolineandone l’obiettivo comune a tutte le amministrazioni ed introducendo delle disposizioni sulla “continuità operativa” e sulla gestione del “disaster recovery” a livello di piano operativo ed azioni.
Con gli art. 58 e 68 il codice pone in essere la “sfida” dell’ “open government”, in base a cui le PA si assumono la responsabilità di aggiornare e rendere fruibili i dati pubblici di cui sono titolari, promuovendo e favorendo progetti di integrazione ed interoperabilità attraverso l’accesso ai dati in un formato aperto e rielaborabile da terzi.
Negli art. 54 e 63 viene sancito il principio del “dare voce” ai cittadini anche attraverso il web, con le PA tenute ad adottare soluzioni atte alla rilevazione continua delle opinioni e del giudizio degli utenti, aprendo di fatto ai “social media” ed alle applicazioni del web 2.0 e oltre.
Infine l’art. 71, richiamato in diversi articoli, nel quale viene indicata l’ovvia necessità di approntare, al più presto, le regole tecniche attraverso il coordinamento di DIGITPA ed un tavolo di lavoro che coinvolga tutti gli “stakeholders” pubblici e privati coinvolti nella realizzazione delle infrastrutture, degli strumenti e delle soluzioni idonee.
Il CAD e gli ingegneri dell’informazione
L’affermazione dell’importanza degli aspetti organizzativi e di realizzazione dei sistemi digitali impone immediatamente l’attenzione sulle competenze, le esperienze e, in particolar modo, il metodo con cui affrontare i progetti, dalla loro interezza alla scomposizione nei singoli sottoprogetti: un attività tipicamente ingegneristica per approccio, contenuti ed aspetti tecnici della materia in gioco.
Oltremodo importante sarà poi l’adozione di metodo e tecniche atte alla misura e al monitoraggio delle prestazioni erogate dai servizi e dei reali risparmi conseguiti, anche perché direttamente correlati con incentivi, sanzioni, riconoscimenti per organizzazioni e personale.
Il concetto (l’obbligo), anche per le PA, del “fare rete” comporta lo studio, la progettazione, la realizzazione e l’avviamento di soluzioni tecnologiche di collaborazione distribuita afferenti in parte alle tecnologie dell’web/enterpise 2.0 ed in parte a sistemi più tradizionali di gestione amministrativa e documentale, in uno scenario con ampi spazi per la creazione del “nuovo” (si pensi ad alcuni progetti della Comunità Europea come COIN – Enterprise COllaboration & INteroperability – http://www.coin-ip.eu/ ).
La redazione delle “regole tecniche” comporta poi un attento esame dal punto di vista tecnologico, organizzativo e di ricerca dell’equilibrio dei differenti interessi dei diversi “stakeholders” coinvolti, pubblici e privati, tenendo ben presente il primario interesse dei cittadini, utenti dei servizi.
In tutta questa difficile opera DIGITPA viene ampiamente investita del ruolo di coordinamento, verifica e monitoraggio delle diverse inziative organizzative e tecniche. Per contro le singole amministrazioni dovranno dotarsi di personale e di una “direzione generale dei processi di informatizzazione” dotata delle giuste competenze e capacità.
Ruoli questi che si potrebbe sottolineare “calzano a pennello” con la formazione, il metodo e le competenze sviluppate dagli ingegneri dell’informazione, proprio perchè vanno ampiamente al di la del mero trattare di apparati, software e strumenti ma impattano pesantemente con aspetti organizzativi, di strategia di gestione trasversale a diversi settori di applicazione, ed in cui la capacità di operare sull’insieme complesso scomposto nelle parti è la base dell’approccio progettuale di ogni ingegnere.
Non ultimo anche il ruolo degli ingegneri dell’informazione liberi professionisti, con regole di deontologia messe per iscritto ufficialmente, garantite da quell’emanazione del Ministero di Grazia e Giustizia che sono gli Ordini stessi e, forse ancora più importante, in una posizione di terzietà e garanzia in tutti quei processi in cui deve essere presidiato e garantito l’interesse primario dei cittadini fruitori dei servizi, contro le naturali e prevedibili pressioni degli interessi dei vari “stakeholders” coinvolti.
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