Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/31417-guardia-particolare-giurata-requisiti-e-disciplina.asp
Timestamp: 2018-12-12 12:45:27+00:00
Document Index: 22888420

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 138', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 138', 'sentenza ']

Breve guida sulla disciplina della figura della guardia particolare giurata. Focus sulla lettura da dare all'art. 138 T.U.L.P.S. dopo l'intervento della Corte Costituzionale
Avv. Francesco Pandolfi - Una breve guida sulla figura della guardia particolare giurata: dal conferimento della qualifica, al ruolo, dal diniego dell'autorizzazione ai poteri dell'autorità amministrativa, sino al ricorso a seguito del diniego.
Guardia particolare giurata: il conferimento della qualifica
Guardia particolare giurata: il diniego dell'autorizzazione
Guardia particolare giurata: la prova della buona condotta
Guardia particolare giurata: i poteri dell'Autorità amministrativa
Guardia particolare giurata: il ruolo
Guardia particolare giurata: le valutazioni della Prefettura
Guardia particolare giurata: il ricorso dopo il diniego
Tale conferimento, cui è correlato anche il rilascio di porto d'armi per difesa personale, rientra tra le autorizzazioni di polizia, regolamentate dal Capo III Tit. I del R.D. n. 773/31.
Il rilascio è condizionato alla verifica della sussistenza dei requisiti generali di cui all'art. 11 oltre a quelli richiesti dalla normativa di settore.
L'art. 11 co. 2 T.U.L.P.S. detta, tra le cause di diniego del rilascio dell'autorizzazione di polizia di cui parliamo, oltre all'avvenuta condanna per alcuni tipi di reato, tutti indicati nominativamente, la mancanza di buona condotta.
Ci si chiede, a questo punto, perchè essa impone o consente la revoca.
Ebbene, lo permette dal momento che la norme prevede, rispettivamente per i casi nei quali nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, ovvero quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero importo o consentito il diniego dell'autorizzazione.
Indicazione analoga si nota nell'art. 43 co. 2, in materia di porto d'armi, dove si richiama il requisito della buona condotta, oltre all'affidamento a non abusare delle armi.
Infine l'art. 138, che è attinente al titolo di g.p.g., al co. 1 consente di valutare la condotta morale del richiedente, senza pretendere comunque i parametri dell'assolutezza riconducibili all'aggettivo "ottima" di prima fattura (il tutto secondo la stesura e la lettura interpretativa che risulta dall'intervento della Corte Costituzionale n. 311/1996).
Secondo la sentenza n. 440/93 della Corte Costituzionale, l'onere della prova sul requisito della buona condotta non grava sul richiedente.
Dalle norme indicate sopra in sintesi risulta che la Legge stabilisce i casi nei quali l'Autorità è titolare di poteri vincolati (art. 11 primo e terzo comma, prima parte e art. 43 primo comma, che impongono il divieto di rilascio di autorizzazioni di polizia o il loro ritiro) e i casi nei quali essa dispone di poteri discrezionali (art. 11 secondo e terzo comma, seconda parte e art. 43 secondo comma, oltre art. 138 comma 1 n. 5 sempre ferme le precisazioni sopra date).
Anche quando, nel caso concreto, non si trovano ad esempio precedenti penali specifici, resta all'amministrazione l'obbligo di valutare discrezionalmente la specchiatezza della persona interessata.
Da quanto sopra accennato si comprende il particolare ruolo della g.p.g., chiamata a tutelare l'integrità del patrimonio altrui.
Si tratta di un ruolo così importante e delicato che il legislatore annette allo stesso il riconoscimento della qualifica di incaricato di pubblico servizio; tanto impone evidentemente un'attenzione particolare, per l'amministrazione, nell'esercizio della discrezionalità.
La Prefettura valute le informazioni prodotte dai Carabinieri.
Per far si che tali informazioni non siano pregiudizievoli, è del tutto evidente che agli occhi di chi controlla questi profili non deve apparire, ad esempio, la dubbia e/o ripetuta frequentazione con persone malfamate o tossicodipendenti (ma si potrebbero fare altri esempi).
Gli Organi del Ministero dell'Interno possono rilevare come certe frequentazioni danno luogo al rischio che l'arma sia presa dalle persone frequentate (magari gravate da precedenti penali), venendo così utilizzata impropriamente.
Si tratta di una regola di prudenza, niente di più.
Alla fine del percorso di valutazione, si tratterà di capire se questo procedimento porta a una soluzione ragionevole o irragionevole in quanto, a seconda dei casi, potrebbe avere o meno un senso la proposizione di un ricorso sull'eventuale diniego.
In conclusione ci focalizziamo un attimo sul cosa fare in caso di diniego del rinnovo del decreto di nomina a guardia giurata e del porto di pistola per difesa personale.
Il primo consiglio che si può dare è questo.
La causa va pensata e vista nel suo completo percorso: è preferibile non concentrarsi solo sul ricorso di primo grado, ma ragionevolmente assumere che la sentenza di questa fase iniziale è, per così dire, provvisoria, dal momento che è sempre possibile lo sviluppo del processo in appello davanti il Consiglio di Stato.
Il secondo consiglio è il seguente.
Evitare a monte il diniego del rinnovo, così come rimediare dopo al diniego che si riceve, è possibile: l'importante è dimostrare nel ricorso di essere ineccepibili e di aver mantenuto una condotta specchiata ed irreprensibile.
(03/08/2018 - Avv.Francesco Pandolfi) • Foto: 123rf.com