Source: http://www.fondazioneaiga.eu/prime-note-in-tema-di-decreto-cura-italia-e-nuova-detenzione-domiciliare/
Timestamp: 2020-05-27 21:47:00+00:00
Document Index: 110510834

Matched Legal Cases: ['art. 123', 'art. 1', 'art. 123', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 1']

Emergenza sanitaria coronavirus: prime note al decreto "cura Italia" e nuova detenzione domiciliare -
Prime note in tema di decreto “Cura Italia” e nuova detenzione domiciliare
I. Premessa - Il d.l. 17 marzo 2020, n. 18, recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ha introdotto all’art. 123, rubricato “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare”, una particolare disciplina della detenzione domiciliare per pene non superiori a diciotto mesi, che si pone come derogatoria, per espressa previsione, a quella ordinariamente prevista dall’art. 1 l. 26 novembre 2010, n. 199 e interessa un periodo temporale che va dal 17 marzo 2020, giorno di entrata in vigore del provvedimento, al 30 giugno 2020.
Nello specifico, l’art. 123, comma 1, d.l. n. 18 del 2020 deroga al disposto dei commi 1, 2 e 4 dell’art. 1 l. n. 199 del 2010 e richiama, al comma 8, le ulteriori previsioni della medesima disposizione ove compatibili.
II. Ratio Legis – Sotto il profilo relativo alla ratio legis, può immediatamente osservarsi che la relazione illustrativa del decreto legge esplicita che, considerata “l’emergenza epidemiologica da COVID-19”, “l’ampia concentrazione di personale di polizia penitenziaria, di detenuti e di operatori … impone di considerare anche l’opportunità di percorrere moderate e accorte soluzioni volte ad alleggerire quella concentrazione e, al contempo, ad attenuare il cronico problema di sovraffollamento degli istituti”. Ed ancora, la successiva circolare del Ministero dell’Interno n. 15350/117(2)/Uff III-Prot.Civ. del 18 marzo 2020 consente di comprendere come “gli artt. 123 e 124 del decreto … recano disposizioni in materia, rispettivamente, di detenzione domiciliare e di licenze premio straordinarie per i detenuti in regime di semilibertà, finalizzate ad attenuare il cronico problema di sovraffollamento degli istituti penitenziari”.
III. Procedimento applicativo – Si è inteso, pertanto, recuperare il modello operativo promanante dall’art. 1 l. n. 199 del 2010, che prevede la possibilità di eseguire le pene detentive di durata non superiore a diciotto mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena, in luoghi esterni al carcere ed esattamente presso l’abitazione o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza.
- ai condannati per i c.d. reati ostativi di cui all’art. 4 bis l. n. 354 del 1975 oltre che per i reati di cui agli artt. 572 (maltrattamenti contro familiari o conviventi) e 612 bis c.p. (atti persecutori) (lett. a);
- ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza di cui agli artt. 102, 105 e 108 c.p. (lett. b);
- ai detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall’art. 14 bis l. n. 354 del 1975, che nell’ultimo anno siano stati sanzionati per le infrazioni disciplinari di cui all’articolo 77 d.P.R. 30 giugno 2000, n. 230 o nei cui confronti sia stato redatto rapporto disciplinare ai sensi dell’articolo 81 del medesimo decreto, in quanto coinvolti nei disordini e nelle sommosse a far data dal 7 marzo 2020 (lett. c, d ed e);
- ai detenuti privi di un domicilio effettivo e idoneo anche in funzione delle esigenze di tutela delle persone offese dal reato (lett. f).
IV. Particolari aspetti problematici – Così ricostruita in via di estrema sintesi la particolare disciplina prevista per la nuova forma di detenzione domiciliare, può – altrettanto sinteticamente – osservarsi quanto segue, avendo riferimento ai profili afferenti alla ratio legis, alla possibilità di applicare la nuova misura alternativa a coloro i quali hanno commesso reati contro la Pubblica Amministrazione in un momento antecedente rispetto all’entrata in vigore della “legge Spazzacorrotti” e alla applicazione obbligatoria della procedura di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti elettronici.
IV.A. Ratio legis e legislazione emergenziale – Il nuovo regime, chiaramente figlio – e, nella specie, a giusta ragione – della legislazione dell’emergenza, interviene modificando un istituto, la detenzione domiciliare relativa alla pene detentive non superiori a diciotto mesi, figlio anch’esso di legislazione emergenziale. Ed invero, l’art. 1 l. n. 199 del 2010 prevedeva originariamente l’efficacia dell’istituto “fino alla completa attuazione del piano straordinario penitenziario nonché in attesa della riforma della disciplina delle misure alternative alla detenzione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2013”: tale durata, a cagione della mancata risoluzione dell’emergenza carceraria, è stata stabilizzata dal d.l. n. 146 del 23 dicembre 2013, eliminandosi con tale provvedimento l’originario orizzonte temporale “determinato”.
IV.B. Nuova detenzione domiciliare e “Legge Spazzacorrotti” - Sotto altro profilo, appare opportuno verificare la possibilità di legittimamente ritenere esclusi da coloro cui è concedibile la nuova misura alternativa alla detenzione in commento i soggetti che sono stati condannati per reati contro la Pubblica Amministrazione per fatti commessi anteriormente all’entrata in vigore della l. 9 gennaio 2009, n. 3.
IV.C. Applicazione obbligatoria della procedura di controllo - Da ultimo, merita considerazione la previsione relativa all’applicazione obbligatoria delle procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici – per tali intendendosi essenzialmente un’apparecchiatura composta da una centralina fissa (il ricevitore) e da un dispositivo che viene applicato alla caviglia del sorvegliato (il trasmettitore, c.d. braccialetto elettronico) – a tutti i condannati maggiorenni la cui pena residua da espiare sia superiore a sei mesi.
Quanto sul punto ricostruito consente di comprendere come la creazione ad hoc, in un contesto legislativo emergenziale, di un istituto che ricalca la detenzione domiciliare “ultimi diciotto mesi” e se ne differenzia quasi esclusivamente per la sommarietà e automaticità del procedimento applicativo, sia “in entrata” che “in uscita”, lontana dal poter soddisfare la proclamata intentio legislatoris di “attenuare il cronico problema di sovraffollamento degli istituti”, appare pare fornire risposte solo formali alle molteplici istanze, da più parti promananti, volte a richiedere l’intervento dello Stato a tutela della salute dei detenuti.
In tal senso, è possibile tecnicamente formulare due essenziali considerazioni.
Da un primo punto di vista, appare censurare come si sia inteso attenuare il problema di sovraffollamento delle carceri, espressamente definito cronico – e, dunque, radicato nel tempo – nella relazione illustrativa e ricercare le relative soluzioni in un momento di crisi sanitaria mondiale.
Da un secondo punto di vista, a fronte della endemica (e ben nota) scarsissima disponibilità degli strumenti di controllo in tutto il territorio nazionale e della necessità di attendere un ulteriore decreto – adottato entro il termine di ulteriori dieci giorni dall’entrata in vigore del decreto legge in commento e periodicamente aggiornato – che deve nel concreto individuare il numero dei soggetti, con pena residua da espiare compresa tra i diciotto mesi e i sei mesi e un giorno, cui è concesso di espiare la residua pena presso il proprio domicilio, lo strumento adottato rischia di essere scarsamente efficace nel fornire risposte concrete e rapide al rischio di diffusione incontrollata e incontrollabile del COVID 19 all’interno degli istituti carcerari.
V. Conclusioni – Alla stregua della ricostruzione che precede, si può concludere evidenziando come le prossime settimane saranno decisive al fine di comprendere l’efficacia pratica dell’istituto di nuova introduzione e il concreto funzionamento degli automatismi applicativi introdotti, valutandone le conseguenze in punto di possibili, irragionevoli, discriminazioni e la rispondenza, dunque, ai parametri di uguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza imposti dalla Carta Costituzionale.
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