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Timestamp: 2018-11-15 20:37:31+00:00
Document Index: 51523078

Matched Legal Cases: ['art. 234', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2598', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 177', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 86', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 234', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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ResponsabilitÃ extracontrattuale stati membri
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Corte di Giustizia (Grande Sezione) sent. 13 giugno 2006
"ResponsabilitÃ extracontrattuale degli Stati membri - Danni arrecati ai singoli da violazioni del diritto comunitario imputabili ad un organo giurisdizionale di ultimo grado - Limitazione, da parte del legislatore nazionale, della responsabilitÃ dello Stato ai soli casi di dolo e colpa grave del giudice - Esclusione di ogni responsabilitÃ connessa all'interpretazione delle norme giuridiche e alla valutazione degli elementi di fatto e di prova compiute nell'ambito dell'esercizio dell'attivitÃ giurisdizionale"
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell'art. 234 CE, dal Tribunale di Genova con ordinanza 20 marzo 2003, pervenuta in cancelleria il 14 aprile 2003, nella causa
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans (relatore), K. Schiemann e J. Makarczyk, presidenti di sezione, dal sig. J.N. Cunha Rodrigues, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. K. Lenaerts, P. Kuris, E. JuhÃ¡sz e U. LÃµhmus, giudici,
avvocato generale: sig. P. LÃ©ger,
- per la Traghetti del Mediterraneo Spa, in liquidazione, dagli avv.ti V. Roppo, P. Canepa e S. Sardano;
- per il governo italiano, dal sig. I.M. Braguglia, in qualitÃ di agente, assistito dai sigg. G. Aiello e G. De Bellis, avvocati dello Stato;
- per il governo greco, dalle sig.re E. Samoni e Z. Chatzipavlou, nonchÃ© dai sigg. M. Apessos, K. Boskovits e K. Georgiadis, in qualitÃ di agenti;
- per l'Irlanda, dal sig. D. O'Hagan, in qualitÃ di agente, assistito dagli avv.ti P. Sreenan, SC, e P. McGarry, BL;
- per il governo dei Paesi Bassi, dalla sig.ra S. Terstal, in qualitÃ di agente;
- per il governo del Regno Unito, dalla sig.ra R. Caudwell, in qualitÃ di agente, assistita dai sigg. D. Anderson, QC, e M. Hoskins, barrister;
- per la Commissione delle ComunitÃ europee, dalla sig.ra D. Maidani e dal sig. V. Di Bucci, in qualitÃ di agenti,
sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza dell'11 ottobre 2005,
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sul principio e sulle condizioni per la sussistenza della responsabilitÃ extracontrattuale degli Stati membri per i danni arrecati ai singoli da una violazione del diritto comunitario, allorquando tale violazione Ã¨ imputabile a un organo giurisdizionale nazionale.
2 Tale domanda Ã¨ stata proposta nell'ambito di una causa intentata contro la Repubblica italiana dalla Traghetti del Mediterraneo SpA, impresa di trasporti marittimi, attualmente in liquidazione (in prosieguo: la "TDM"), al fine di ottenere il risarcimento del danno che essa avrebbe subito a causa di un'erronea interpretazione, da parte della Corte suprema di cassazione, delle norme comunitarie relative alla concorrenza e agli aiuti di Stato e, in particolare, per il rifiuto opposto da quest'ultima alla sua richiesta di sottoporre alla Corte le pertinenti questioni di interpretazione del diritto comunitario.
3 Ai sensi dell'art. 1, n. 1, della legge 13 aprile 1988, n. 117 [sul] risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e [sulla] responsabilitÃ civile dei magistrati (GURI n. 88 del 15 aprile 1988, pag. 3; in prosieguo: la "legge n. 117/88"), detta legge si applica "a tutti gli appartenenti alle magistrature ordinaria, amministrativa, contabile, militare e speciali, che esercitano l'attivitÃ giudiziaria, indipendentemente dalla natura delle funzioni, nonchÃ© agli estranei che partecipano all'esercizio della funzione giudiziaria".
4 L'art. 2 della legge n. 117/88 prevede:
"1. Chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia puÃ² agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertÃ personale.
2. Nell'esercizio delle funzioni giudiziarie non puÃ² dar luogo a responsabilitÃ l'attivitÃ di interpretazione di norme di diritto nÃ© quella di valutazione del fatto e delle prove.
b) l'affermazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza Ã¨ incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;
d) l'emissione di provvedimento concernente la libertÃ della persona fuori dei casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione".
5 Ai sensi dell'art. 3, n. 1, prima frase, della legge n. 117/88, costituisce peraltro un diniego di giustizia "il rifiuto, l'omissione o il ritardo del magistrato nel compimento di atti del suo ufficio quando, trascorso il termine di legge per il compimento dell'atto, la parte ha presentato istanza per ottenere il provvedimento e sono decorsi inutilmente, senza giustificato motivo, trenta giorni dalla data di deposito in cancelleria".
6 Gli articoli seguenti della legge n. 117/88 precisano le condizioni e le modalitÃ per proporre un'azione di risarcimento del danno ai sensi degli artt. 2 o 3 di detta legge, cosÃ¬ come le azioni che possono essere intraprese, a posteriori, nei confronti del magistrato che si sia reso colpevole di dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni, se non addirittura di un diniego di giustizia.
I fatti all'origine della controversia nella causa principale e le questioni pregiudiziali
7 La TDM e la Tirrenia di Navigazione (in prosieguo: la "Tirrenia") sono due imprese di trasporti marittimi che, negli anni '70, effettuavano regolari collegamenti marittimi tra l'Italia continentale e le isole della Sardegna e della Sicilia. Nel 1981, mentre era stata sottoposta alla procedura di concordato, la TDM citava la Tirrenia in giudizio dinanzi al Tribunale di Napoli al fine di ottenere il risarcimento del pregiudizio che essa avrebbe subito, negli anni precedenti, a causa della politica di prezzi bassi praticata da quest'ultima.
8 La TDM invocava, a tal riguardo, tanto la violazione, da parte della sua concorrente, dell'art. 2598, n. 3, del codice civile italiano, relativo agli atti di concorrenza sleale, quanto la violazione degli artt. 85, 86, 90 e 92 del Trattato CEE (divenuti, rispettivamente, artt. 85, 86, 90 e 92 del Trattato CE, a loro volta diventati artt. 81 CE, 82 CE, 86 CE, e, in seguito a modifica, 87 CE) per il fatto che, a suo parere, la Tirrenia aveva violato le norme fondamentali di tale Trattato, e in particolare aveva abusato della propria posizione dominante sul mercato in questione, praticando tariffe notevolmente inferiori al prezzo di costo grazie al conseguimento di sovvenzioni pubbliche la cui legittimitÃ sarebbe stata dubbia alla luce del diritto comunitario.
9 Con sentenza del Tribunale di Napoli 26 maggio 1993, confermata in appello dalla sentenza 13 dicembre 1996 della Corte d'appello di Napoli, tale domanda di risarcimento veniva tuttavia respinta dai giudici italiani, poichÃ© le sovvenzioni concesse dalle autoritÃ di tale Stato erano legittime in quanto perseguivano obiettivi di interesse generale connessi, in particolare, allo sviluppo del Mezzogiorno ed in quanto, in ogni caso, non recavano pregiudizio all'esercizio di attivitÃ di trasporto marittimo diverse e concorrenti rispetto a quelle censurate dalla TDM. Pertanto, nessun atto di concorrenza sleale poteva essere imputato alla Tirrenia.
10 Ritenendo, da parte sua, che queste due sentenze fossero viziate da errori di diritto, in quanto fondate, in particolare, su un'interpretazione erronea delle norme del Trattato in materia di aiuti di Stato, il curatore fallimentare della TDM proponeva contro la sentenza della Corte d'appello di Napoli un ricorso in cassazione, nell'ambito del quale invitava la Corte suprema di cassazione a sottoporre alla Corte, ai sensi dell'art. 177, terzo comma, del Trattato CE (divenuto articolo 234, terzo comma, CE), le pertinenti questioni d'interpretazione del diritto comunitario.
11 Con sentenza 19 aprile 2000, n. 5087 (in prosieguo: la "sentenza 19 aprile 2000"), la Corte suprema di cassazione tuttavia rifiutava di accogliere tale istanza poichÃ© la soluzione adottata dai giudici di merito rispettava la lettera delle pertinenti disposizioni del Trattato ed era, per di piÃ¹, perfettamente conforme alla giurisprudenza della Corte, in particolare alla sentenza 22 maggio 1985, causa 13/83, Parlamento/Consiglio (Racc. pag. 1513).
12 Per giungere a tale conclusione, la Corte suprema di cassazione rilevava, da un lato, riguardo alla presunta violazione degli artt. 90 e 92 del Trattato, che tali articoli permettono di derogare, a certe condizioni, al divieto generale degli aiuti di Stato al fine di favorire lo sviluppo economico di regioni svantaggiate o di soddisfare domande di beni e servizi che il gioco della libera concorrenza non permette di soddisfare pienamente. Orbene, secondo tale giudice, tali condizioni ricorrerebbero appunto nella fattispecie in quanto, nel corso del periodo contestato (cioÃ¨ tra il 1976 e il 1980), i trasporti di massa tra l'Italia continentale e le sue isole maggiori potevano essere assicurati, attesi i loro costi, solo per via marittima, cosicchÃ© sarebbe stato necessario soddisfare la domanda, sempre piÃ¹ pressante, per tale tipo di servizi affidando la gestione di tali trasporti ad un concessionario pubblico che praticava una tariffa imposta.
13 Secondo lo stesso giudice, la distorsione della concorrenza che deriverebbe dall'esistenza di tale concessione non comporterebbe, tuttavia, l'illegittimitÃ automatica dell'aiuto accordato. In effetti, l'attribuzione di una tale concessione di servizio pubblico comporterebbe sempre, implicitamente, un effetto distorsivo della concorrenza e la TDM non sarebbe riuscita a dimostrare che la Tirrenia avesse tratto vantaggio dall'aiuto accordato dallo Stato per realizzare utili connessi ad attivitÃ diverse da quelle per cui le sovvenzioni erano state effettivamente concesse.
14 Dall'altro lato, quanto al motivo relativo alla violazione degli artt. 85 e 86 del Trattato, la Corte suprema di cassazione lo ha respinto in quanto infondato poichÃ©, all'epoca dei fatti della controversia, l'attivitÃ di cabotaggio marittimo non era ancora stata liberalizzata e poichÃ© la natura ed il contesto territoriale limitati di tale attivitÃ non consentivano di individuare chiaramente il mercato rilevante ai sensi dell'art. 86 del Trattato. In siffatto contesto, tale giudice ha, tuttavia, rilevato che, se era difficile identificare detto mercato, una concorrenza reale poteva nondimeno esercitarsi nel settore interessato dal momento che l'aiuto concesso nella fattispecie riguardava solamente una delle attivitÃ tra quelle, numerose, tradizionalmente svolte da un'impresa di trasporto marittimo e che era per di piÃ¹ limitata ad un solo Stato membro.
15 In tali circostanze, la Corte suprema di cassazione ha, di conseguenza, respinto il ricorso per cui era stata adita, dopo aver rigettato anche le censure sollevate dalla TDM riguardo alla violazione delle disposizioni nazionali relative agli atti di concorrenza sleale e all'omissione da parte della Corte d'appello di Napoli di statuire sulla domanda della TDM diretta a sottoporre alla Corte le pertinenti questioni d'interpretazione. Precisamente tale decisione di rigetto Ã¨ all'origine del procedimento pendente dinanzi al giudice del rinvio.
16 Infatti, ritenendo che la sentenza 19 aprile 2000 fosse fondata su un'errata interpretazione delle norme del Trattato in materia di concorrenza e di aiuti di Stato e sulla premessa erronea dell'esistenza di una giurisprudenza costante della Corte in materia, il curatore fallimentare della TDM, societÃ nel frattempo messa in liquidazione, citava la Repubblica italiana dinanzi al Tribunale di Genova per ottenere la condanna di quest'ultima al risarcimento del danno che tale impresa avrebbe subito a causa degli errori di interpretazione commessi dalla Corte suprema di cassazione e a causa della violazione dell'obbligo di rinvio che graverebbe a carico di quest'ultimo organo giurisdizionale ai sensi dell'art. 234, terzo comma, CE.
17 A tal riguardo, fondandosi, segnatamente, sulla decisione della Commissione 21 giugno 2001, 2001/851/CE, relativa agli aiuti di Stato corrisposti dall'Italia alla compagnia marittima Tirrenia di Navigazione (GU L 318, pag. 9) - decisione riguardante, sÃ¬, sovvenzioni concesse successivamente al periodo controverso nella causa principale, ma adottata al termine di un procedimento avviato dalla Commissione delle ComunitÃ europee prima dell'udienza dibattimentale della Corte suprema di cassazione nella causa conclusasi con sentenza 19 aprile 2000 - la TDM sostiene che, se quest'ultimo giudice si fosse rivolto alla Corte, l'esito del ricorso in cassazione sarebbe stato completamente diverso. Al pari della Commissione, nella summenzionata decisione, la Corte avrebbe, infatti, rilevato la dimensione comunitaria delle attivitÃ di cabotaggio marittimo cosÃ¬ come le difficoltÃ inerenti alla valutazione della compatibilitÃ di sovvenzioni pubbliche con le norme del Trattato in materia di aiuti di Stato, il che avrebbe portato la Corte di cassazione a dichiarare illegittimi gli aiuti concessi alla Tirrenia.
18 La Repubblica italiana contesta la ricevibilitÃ stessa di tale azione di risarcimento, basandosi sul tenore della legge n. 117/88, ed in particolare sul suo art. 2, n. 2, ai sensi del quale l'interpretazione di norme giuridiche effettuata nell'ambito dell'esercizio delle funzioni giurisdizionali non potrebbe comportare la responsabilitÃ dello Stato. Tuttavia, nel caso in cui la ricevibilitÃ di tale ricorso dovesse essere ammessa dal giudice del rinvio, essa sostiene, in subordine, che il ricorso deve in ogni caso essere respinto poichÃ© non ricorrerebbero i presupposti per un rinvio pregiudiziale e la sentenza 19 aprile 2000, passata in giudicato, non potrebbe piÃ¹ essere rimessa in discussione.
19 In risposta a tali argomentazioni, la TDM si interroga sulla compatibilitÃ della legge n. 117/88 con le prescrizioni del diritto comunitario. Essa sostiene, in particolare, che le condizioni di ricevibilitÃ delle azioni previste da tale legge e la prassi seguita in materia dagli organi giurisdizionali nazionali (tra cui la stessa Corte suprema di cassazione) sono talmente restrittive che rendono eccessivamente difficile, se non addirittura impossibile, il conseguimento di un risarcimento da parte dello Stato dei danni causati da provvedimenti giurisdizionali. Di conseguenza, una tale normativa sarebbe in contrasto con i principi sanciti dalla Corte, in particolare, nelle sentenze 19 novembre 1991, cause riunite C-6/90 e C-9/90, Francovich e a. (Racc. pag. I-5357), e 5 marzo 1996, cause riunite C-46/93 e C-48/93, Brasserie du pÃªcheur et Factortame (Racc. pag. I-1029).
20 Pertanto, nutrendo dubbi quanto alla soluzione da dare alla controversia dinanzi ad esso pendente nonchÃ© quanto alla possibilitÃ di estendere al potere giudiziario i principi sanciti dalla Corte, nelle sentenze citate al punto precedente, relative alle violazioni del diritto comunitario commesse nell'esercizio di un'attivitÃ legislativa, il Tribunale di Genova ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
"1) Se uno Stato [membro] risponda a titolo di responsabilitÃ extracontrattuale nei confronti dei singoli cittadini degli errori dei propri giudici nell'applicazione del diritto comunitario o della mancata applicazione dello stesso e in particolare del mancato assolvimento da parte di un giudice di ultima istanza dell'obbligo di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia ai sensi dell'art. 234, comma 3, del Trattato.
2) Nel caso in cui debba ritenersi che uno Stato membro risponda degli errori dei propri giudici nell'applicazione del diritto comunitario e in particolare dell'omesso rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia da parte di un giudice di ultima istanza ai sensi dell'art. 234, comma 3, del Trattato, se osti all'affermazione di tale responsabilitÃ - e sia quindi incompatibile con i principi del diritto comunitario - una normativa nazionale in tema di responsabilitÃ dello Stato per errori dei giudici che:
- esclude la responsabilitÃ in relazione all'attivitÃ di interpretazione delle norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove rese nell'ambito dell'attivitÃ giudiziaria,
- limita la responsabilitÃ dello Stato ai soli casi di dolo e colpa grave del giudice".
21 A seguito della pronuncia della sentenza 30 settembre 2003, causa C?224/01, KÃ¶bler (Racc. pag. I-10239), il cancelliere della Corte ha inviato copia di tale sentenza al giudice del rinvio chiedendogli se, alla luce del contenuto della sentenza, ritenesse utile mantenere la sua domanda pregiudiziale.
22 Con lettera 13 gennaio 2004, pervenuta alla cancelleria della Corte il 29 gennaio seguente, il Tribunale di Genova, sentite le parti della causa principale, ha ritenuto che la summenzionata sentenza KÃ¶bler fornisse una risposta esauriente alla prima delle due questioni da esso proposte, di modo che non Ã¨ piÃ¹ necessario che la Corte si pronunci su di essa.
23 Esso ha, invece, ritenuto utile mantenere la sua seconda questione affinchÃ© la Corte si pronunci, "anche alla luce dei principi affermati (â€¦) nella sentenza KÃ¶bler", sulla questione se "osti all'affermazione della responsabilitÃ dello stato per violazioni imputabili a un organo giurisdizionale nazionale una normativa nazionale in tema di responsabilitÃ dello stato per errori del giudice che, come quella italiana, esclude la responsabilitÃ in relazione all'attivitÃ di interpretazione delle norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove rese nell'ambito dell'attivitÃ giudiziaria e limita la responsabilitÃ dello stato ai soli casi di dolo e colpa grave del giudice".
24 In via preliminare, occorre rilevare che la causa pendente dinanzi al giudice del rinvio ha per oggetto un'azione diretta a far sorgere la responsabilitÃ dello Stato per una decisione, non impugnabile, emessa da un organo giurisdizionale supremo. La questione proposta dal giudice del rinvio deve quindi essere intesa come vertente, in sostanza, sulla questione se il diritto comunitario e, in particolare, i principi sanciti dalla Corte nella summenzionata sentenza KÃ¶bler, ostino ad una normativa nazionale come quella di cui alla causa principale, che, da un lato, esclude ogni responsabilitÃ dello Stato membro per i danni causati ai singoli a seguito di una violazione del diritto comunitario commessa da un organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado allorquando tale violazione risulta da un'interpretazione delle norme di diritto o da una valutazione dei fatti e delle prove ad opera di tale organo giurisdizionale e che, dall'altro lato, limita, peraltro, tale responsabilitÃ ai soli casi del dolo e della colpa grave del giudice.
25 Per la TDM, come per la Commissione, tale questione richiede chiaramente una risposta affermativa. Infatti, dal momento che la valutazione dei fatti e delle prove nonchÃ© l'interpretazione delle norme di diritto sarebbero inerenti all'attivitÃ giurisdizionale, l'esclusione, in tali casi, della responsabilitÃ dello Stato per i danni arrecati ai singoli a seguito dell'esercizio di tale attivitÃ equivarrebbe, in pratica, ad esonerare quest'ultimo da ogni responsabilitÃ per violazioni del diritto comunitario imputabili al potere giudiziario.
26 Per quanto riguarda, peraltro, la limitazione di detta responsabilitÃ ai soli casi del dolo o della colpa grave del giudice, anch'essa sarebbe di natura da condurre ad un'esenzione di fatto da ogni responsabilitÃ dello Stato, poichÃ©, da un lato, la nozione stessa di "colpa grave" non sarebbe lasciata alla libera valutazione del giudice chiamato a statuire su un'eventuale domanda di risarcimento dei danni causati da una decisione giurisdizionale, ma sarebbe rigorosamente delimitata dal legislatore nazionale, che enumererebbe preliminarmente - ed in modo tassativo - le ipotesi di colpa grave.
27 Secondo la TDM si desumerebbe, dall'altro lato, dall'esperienza acquisita in Italia nell'attuazione della legge n. 117/88 che gli organi giurisdizionali di detto Stato, in particolare, la Corte suprema di cassazione, darebbero una lettura estremamente restrittiva di tale legge, cosÃ¬ come delle nozioni di "colpa grave" e di "negligenza inescusabile". Questi nozioni sarebbero interpretate da tale ultimo organo giurisdizionale come una "violazione evidente, grossolana e macroscopica della norma" o contenente una lettura di essa "in termini contrastanti con ogni criterio logico", il che condurrebbe, in pratica, al rigetto quasi sistematico delle denunce presentate contro lo Stato italiano.
28 Al contrario, secondo il governo italiano, sostenuto, su tale punto, dall'Irlanda e dal governo del Regno Unito, una normativa nazionale come quella di cui alla causa principale sarebbe perfettamente conforme ai principi stessi del diritto comunitario dal momento che essa realizzerebbe un giusto equilibrio tra la necessitÃ di preservare l'indipendenza del potere giudiziario e gli imperativi della certezza del diritto, da un lato, e la concessione di una tutela giurisdizionale effettiva ai singoli nei casi piÃ¹ evidenti di violazioni del diritto comunitario imputabili al potere giudiziario, dall'altro lato.
29 In tale ottica, ove dovesse essere riconosciuta, la responsabilitÃ degli Stati membri per i danni risultanti da tali violazioni dovrebbe dunque essere limitata ai soli casi in cui si possa identificare una violazione sufficientemente grave del diritto comunitario. Tuttavia, essa non potrebbe sussistere qualora un organo giurisdizionale nazionale abbia deciso una controversia sulla base di un'interpretazione degli articoli del Trattato che si rispecchi adeguatamente nella motivazione fornita da tale organo giurisdizionale.
30 A tal riguardo, occorre ricordare che, nella summenzionata sentenza KÃ¶bler, pronunciata successivamente alla data in cui il giudice del rinvio s'Ã¨ rivolto alla Corte, quest'ultima ha ricordato che il principio per il quale uno Stato membro Ã¨ obbligato a risarcire i danni arrecati ai singoli per violazioni del diritto comunitario che gli sono imputabili ha valore in riferimento a qualsiasi ipotesi di violazione del diritto comunitario, qualunque sia l'organo di tale Stato la cui azione od omissione ha dato origine alla trasgressione (v. punto 31 di detta sentenza).
31 Al riguardo, fondandosi in particolare sul ruolo essenziale svolto dal potere giudiziario nella tutela dei diritti che derivano ai singoli dalle norme comunitarie, nonchÃ© sulla circostanza che un organo giurisdizionale di ultimo grado costituisce, per definizione, l'ultima istanza dinanzi alla quale essi possono far valere i diritti che il diritto comunitario conferisce loro, la Corte ne ha dedotto che la tutela di tali diritti sarebbe indebolita - e la piena efficacia delle norme comunitarie che conferiscono simili diritti sarebbe rimessa in questione - se fosse escluso che i singoli potessero ottenere, a talune condizioni, il risarcimento dei danni loro arrecati da una violazione del diritto comunitario imputabile a una decisione di un organo giurisdizionale di ultimo grado (v. sentenza KÃ¶bler, cit., punti 33-36).
32 Ãˆ vero che, considerate la specificitÃ della funzione giurisdizionale nonchÃ© le legittime esigenze della certezza del diritto, la responsabilitÃ dello Stato, in un caso del genere, non Ã¨ illimitata. Come la Corte ha affermato, tale responsabilitÃ puÃ² sussistere solo nel caso eccezionale in cui l'organo giurisdizionale che ha statuito in ultimo grado abbia violato in modo manifesto il diritto vigente. Al fine di determinare se questa condizione sia soddisfatta, il giudice nazionale investito di una domanda di risarcimento danni deve, a tal riguardo, tener conto di tutti gli elementi che caratterizzano la situazione sottoposta al suo sindacato, e, in particolare, del grado di chiarezza e di precisione della norma violata, del carattere intenzionale della violazione, della scusabilitÃ o inescusabilitÃ dell'errore di diritto, della posizione adottata eventualmente da un'istituzione comunitaria nonchÃ© della mancata osservanza, da parte dell'organo giurisdizionale di cui trattasi, del suo obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell'art. 234, terzo comma, CE (sentenza KÃ¶bler, cit., punti 53-55).
33 Considerazioni analoghe, connesse alla necessitÃ di garantire ai singoli una protezione giurisdizionale effettiva dei diritti che il diritto comunitario conferisce loro, ostano, allo stesso modo, a che la responsabilitÃ dello Stato non possa sorgere per il solo motivo che una violazione del diritto comunitario imputabile ad un organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado risulti dall'interpretazione delle norme di diritto effettuata da tale organo giurisdizionale.
34 Da un lato, infatti, l'interpretazione delle norme di diritto rientra nell'essenza vera e propria dell'attivitÃ giurisdizionale poichÃ©, qualunque sia il settore di attivitÃ considerato, il giudice, posto di fronte a tesi divergenti o antinomiche, dovrÃ normalmente interpretare le norme giuridiche pertinenti - nazionali e/o comunitarie - al fine di decidere la controversia che gli Ã¨ sottoposta.
35 Dall'altro lato, non si puÃ² escludere che una violazione manifesta del diritto comunitario vigente venga commessa, appunto, nell'esercizio di una tale attivitÃ interpretativa, se, per esempio, il giudice dÃ a una norma di diritto sostanziale o procedurale comunitario una portata manifestamente erronea, in particolare alla luce della pertinente giurisprudenza della Corte in tale materia (v., a questo riguardo, la summenzionata sentenza KÃ¶bler, punto 56), o se interpreta il diritto nazionale in modo da condurre, in pratica, alla violazione del diritto comunitario vigente.
36 Come rilevato dall'avvocato generale al paragrafo 52 delle sue conclusioni, escludere, in simili circostanze, ogni responsabilitÃ dello Stato a causa del fatto che la violazione del diritto comunitario deriva da un'operazione di interpretazione delle norme giuridiche effettuata da un organo giurisdizionale equivarrebbe a privare della sua stessa sostanza il principio sancito dalla Corte nella citata sentenza KÃ¶bler. Tale constatazione vale, a maggior ragione, per gli organi giurisdizionali di ultimo grado, incaricati di assicurare a livello nazionale l'interpretazione uniforme delle norme giuridiche.
37 Si deve giungere ad analoga conclusione nel caso di una legislazione che escluda, in maniera generale, la sussistenza di una qualunque responsabilitÃ dello Stato allorquando la violazione imputabile ad un organo giurisdizionale di tale Stato risulti da una valutazione dei fatti e delle prove.
38 Da un lato, infatti, una simile valutazione costituisce, cosÃ¬ come l'attivitÃ di interpretazione delle norme giuridiche, un altro aspetto essenziale dell'attivitÃ giurisdizionale poichÃ©, indipendentemente dall'interpretazione effettuata dal giudice nazionale investito di una determinata causa, l'applicazione di dette norme al caso di specie spesso dipenderÃ dalla valutazione che egli avrÃ compiuto sui fatti del caso di specie cosÃ¬ come sul valore e sulla pertinenza degli elementi di prova prodotti a tal fine dalle parti in causa.
39 Dall'altro lato, una tale valutazione - che richiede a volte analisi complesse - puÃ² condurre ugualmente, in certi casi, ad una manifesta violazione del diritto vigente, sia essa effettuata nell'ambito dell'applicazione di specifiche norme relative all'onere della prova, al valore di tali prove o all'ammissibilitÃ dei mezzi di prova, ovvero nell'ambito dell'applicazione di norme che richiedono una qualificazione giuridica dei fatti.
40 Escludere, in tali casi, ogni possibilitÃ di sussistenza della responsabilitÃ dello Stato poichÃ© la violazione contestata al giudice nazionale riguarda la valutazione effettuata da quest'ultimo su fatti o prove equivarrebbe altresÃ¬ a privare di effetto utile il principio sancito nella summenzionata sentenza KÃ¶bler, per quanto riguarda le manifeste violazioni del diritto comunitario che sarebbero imputabili agli organi giurisdizionali nazionali di ultimo grado.
41 Come rilevato dall'avvocato generale ai paragrafi 87-89 delle sue conclusioni, ciÃ² avviene, in particolare, in materia di aiuti di Stato. Escludere, in tale settore, qualunque responsabilitÃ dello Stato poichÃ© la violazione del diritto comunitario commessa da un organo giurisdizionale nazionale risulterebbe da una valutazione dei fatti rischia di condurre a un indebolimento delle garanzie procedurali offerte ai singoli in quanto la salvaguardia dei diritti che essi traggono dalle pertinenti disposizioni del Trattato dipende, in larga misura, da successive operazioni di qualificazione giuridica dei fatti. Orbene, nell'ipotesi in cui la responsabilitÃ dello Stato fosse esclusa in maniera assoluta, a seguito delle valutazioni operate su determinati fatti da un organo giurisdizionale, tali singoli non beneficerebbero di alcuna protezione giurisdizionale ove un organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado commettesse un errore manifesto nel controllo delle summenzionate operazioni di qualificazione giuridica dei fatti.
42 Riguardo, infine, alla limitazione della responsabilitÃ dello Stato ai soli casi di dolo o di colpa grave del giudice, occorre ricordare, come rilevato al punto 32 della presente sentenza, che la Corte, nella summenzionata sentenza KÃ¶bler, ha dichiarato che la responsabilitÃ dello Stato per i danni arrecati ai singoli a causa di una violazione del diritto comunitario imputabile ad un organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado poteva sorgere nel caso eccezionale in cui tale organo giurisdizionale avesse violato in modo manifesto il diritto vigente.
43 Tale violazione manifesta si valuta, in particolare, alla luce di un certo numero di criteri quali il grado di chiarezza e di precisione della norma violata, il carattere scusabile o inescusabile dell'errore di diritto commesso, o la mancata osservanza, da parte dell'organo giurisdizionale di cui trattasi, del suo obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell'art. 234, terzo comma, CE, ed Ã¨ presunta, in ogni caso, quando la decisione interessata interviene ignorando manifestamente la giurisprudenza della Corte in materia (sentenza KÃ¶bler, cit., punti 53-56).
44 Pertanto, se non si puÃ² escludere che il diritto nazionale precisi i criteri relativi alla natura o al grado di una violazione, da soddisfare affinchÃ© possa sorgere la responsabilitÃ dello Stato per violazione del diritto comunitario imputabile a un organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado, tali criteri non possono, in nessun caso, imporre requisiti piÃ¹ rigorosi di quelli derivanti dalla condizione di una manifesta violazione del diritto vigente, quale precisata ai punti 53-56 della summenzionata sentenza KÃ¶bler.
45 Il diritto al risarcimento sorgerÃ , dunque, se tale ultima condizione Ã¨ soddisfatta, non appena sarÃ stato stabilito che la norma di diritto violata ha per oggetto il conferimento di diritti ai singoli e che esiste un nesso di causalitÃ diretto tra la violazione manifesta invocata e il danno subito dall'interessato (v., segnatamente, a tale riguardo, le summenzionate sentenze Francovich e a., punto 40; Brasserie du pÃªcheur e Factortame, punto 51, nonchÃ© KÃ¶bler, punto 51). Come risulta, in particolare, dal punto 57 della citata sentenza KÃ¶bler, tali tre condizioni sono, in effetti, necessarie e sufficienti per attribuire ai singoli un diritto al risarcimento, senza tuttavia escludere che la responsabilitÃ dello Stato possa essere accertata a condizioni meno restrittive in base al diritto nazionale.
46 Alla luce di quanto sopra considerato, si deve quindi risolvere la questione proposta dal giudice del rinvio, come riformulata con la sua lettera 13 gennaio 2004, nel senso che il diritto comunitario osta ad una legislazione nazionale che escluda, in maniera generale, la responsabilitÃ dello Stato membro per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto comunitario imputabile a un organo giurisdizionale di ultimo grado per il motivo che la violazione controversa risulta da un'interpretazione delle norme giuridiche o da una valutazione dei fatti e delle prove operate da tale organo giurisdizionale. Il diritto comunitario osta altresÃ¬ ad una legislazione nazionale che limiti la sussistenza di tale responsabilitÃ ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza della responsabilitÃ dello Stato membro interessato in altri casi in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto vigente, quale precisata ai punti 53-56 della citata sentenza KÃ¶bler.
Il diritto comunitario osta ad una legislazione nazionale che escluda, in maniera generale, la responsabilitÃ dello Stato membro per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto comunitario imputabile a un organo giurisdizionale di ultimo grado per il motivo che la violazione controversa risulta da un'interpretazione delle norme giuridiche o da una valutazione dei fatti e delle prove operate da tale organo giurisdizionale.
Il diritto comunitario osta altresÃ¬ ad una legislazione nazionale che limiti la sussistenza di tale responsabilitÃ ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza della responsabilitÃ dello Stato membro interessato in altri casi in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto vigente, quale precisata ai punti 53-56 della sentenza 30 settembre 2003, causa C-224/01, KÃ¶bler.