Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2020/06/rimborso-iva-puo-essere-sospeso-fino-ad-annullamento-definitivo-carichi-pendenti.html
Timestamp: 2020-07-10 23:39:19+00:00
Document Index: 161800456

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Rimborso IVA: sospeso fino ad annullamento definitivo carichi pendenti?
Rimborso IVA sospeso fino ad annullamento definitivo dei carichi pendenti: principi
Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 2320 del 31 gennaio 2020, accogliendo l’orientamento[1] espresso nella Sentenza n. 2893 del 2019[2], hanno risolto il contrasto giurisprudenziale sorto in tema di rimborso IVA, affermando il seguente principio di diritto:
“Nel caso in cui un atto di irrogazione delle sanzioni sia stato annullato in tutto o in parte con sentenza anche non definitiva, cessa di avere efficacia il provvedimento di sospensione del pagamento del credito vantato dall’autore della violazione o dai soggetti obbligati in solido nei confronti dell’amministrazione finanziaria emesso ai sensi dell’art. 23, comma 1, d.lgs. n. 472 del 1997”.
Dalla Cassazione due principi di diritto
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2320 del 31 gennaio 2020 hanno enunciato due principi di diritto in materia di rimborso di un credito IVA: in caso di richiesta di rimborso di un credito IVA, l’Amministrazione finanziaria, che abbia chiesto e ottenuto garanzia dal contribuente in base all’art. 38 bis, comma 1, d.P.R. n. 633/1972, non può fare uso, durante il periodo di vigenza di detta garanzia, degli strumenti cautelari, rispetto ad essa alternativi, previsti dagli artt. 23, comma 1, d.lgs. n. 472/1997[3] e 69, r.d. n. 2440/1923.
Nel caso in cui un atto di irrogazione delle sanzioni sia stato annullato in tutto o in parte con sentenza anche non definitiva cessa di avere efficacia [4]il provvedimento di sospensione del pagamento del credito vantato dall’autore della violazione o dai soggetti obbligati in solido nei confronti dell’Amministrazione finanziaria emesso ai sensi dell’art. 23, comma 1, D.lgs. n. 472/1997.
No all’uso di strumenti cautelari più di una volta
L’Amministrazione non può cautelarsi due volte, pur se con finalità diverse, in riferimento allo stesso credito del contribuente e cioè essa non può emettere il provvedimento di fermo durante il periodo di vigenza della garanzia (cauzione, o fideiussione bancaria o polizza fideiussoria assicurativa, che sia) prestata dal contribuente ai sensi dell’art. 38-bis, D.P.R. n. 633/1972: tale duplice cautela risulta, da una parte, ingiustificata per l’Erario, che può rivalersi sulla garanzia già prestata e a sua disposizione, ed implica, dall’altra, un carico eccessivo per il contribuente, che, oltre all’onere della prestazione della garanzia, vede il medesimo suo credito sottoposto a fermo.
“A ciò induce, in modo piano, la lettera della seconda parte dell’art. 23 d.lgs. n. 472 del 1997, secondo cui la sospensione del pagamento “opera nei limiti della somma risultante dall’atto o dalla decisione della commissione tributaria ovvero dalla decisione di altro organo”: in base al fondamentale canone di cui all’art. 12, comma 1, delle Preleggi – che impone all’interprete di attribuire alla legge il senso fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la loro connessione- la disposizione sta a significare che nel caso in cui, a seguito dell’impugnazione dell’atto di contestazione o di irrogazione della sanzione, la commissione tributaria lo abbia annullato, in tutto o in parte, la sospensione del pagamento opera nei limiti della somma corrispondente alla parte dell’atto non annullata della sentenza stessa, ancorché essa non sia passata in giudicato.
14. Tale approdo è, peraltro, coerente con quanto già deciso, con la sentenza n. 758 del 2017, da queste Sezioni Unite, che, nel riconoscere “efficacia immediata” alle sentenze della Commissione Tributaria, anche prima che “l’immediata esecutività [fosse] espressamente prevista…