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Timestamp: 2020-01-18 11:10:09+00:00
Document Index: 148849671

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 12', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 25', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 31', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 16', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 43', 'art. 16', 'art. 43', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 43', 'art. 6', 'art. 45', 'art. 18']

Normativa provinciale Tutela del paesaggio e dell' ambiente Inquinamento del suolo e smaltimento dei rifiuti solidi Legge provinciale 26 maggio 2006, n. 4
(1) La presente legge disciplina la gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio nelle varie fasi di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento, compreso il controllo di queste operazioni, e la bonifica ambientale dei siti inquinati nonché la tutela del suolo.
(1) La gestione dei rifiuti deve essere attuata secondo il principio di prevenzione e della sostenibilità attraverso l'utilizzo di forme idonee di produzione, di trattamento, di elaborazione e di distribuzione, attraverso lo sviluppo di tipi e forme idonee di prodotti e attraverso un comportamento da parte del consumatore finale diretto alla costante diminuizione di rifiuti per arrivare a una riduzione delle quantità e degli inquinanti dei rifiuti e alla salvaguardia delle risorse. Inoltre i rifiuti devono essere recuperati e smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente.
(1) Ai fini della presente legge si intende per
rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi;
materia prima secondaria: sostanza o materia avente le caratteristiche stabilite ai sensi dell'articolo 5;
[sottoprodotto: le sostanze e i materiali dei quali il produttore non intende disfarsi ai sensi della lettera a) e che soddisfino tutti i seguenti criteri, requisiti e condizioni:
non debbano essere sottoposti a trattamenti preventivi o a trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale di cui al punto 3), ma posseggono tali requisiti sin dalla fase della produzione;
abbiano un valore economico di mercato. La Giunta provinciale stabilisce i criteri secondo i quali le terre e rocce da scavo sono considerati come sottoprodotti.] 3)
rifiuti urbani problematici: i rifiuti urbani contenenti sostanze problematiche per l'ambiente;
produttore: la persona la cui attività ha prodotto rifiuti (produttore iniziale dei rifiuti) o che ha effettuato operazioni di pretrattamento o di miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione dei rifiuti;
detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che li detiene;
gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura;
raccolta: l'operazione di prelievo, di spazzamento strade, di raggruppamento e di cernita dei rifiuti per il loro trasporto;
raccolta differenziata: la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee al fine del loro avvio a recupero o smaltimento;
trattamento rifiuti: le operazioni di recupero o di smaltimento di cui alle lettere k) e l);
recupero: le operazioni che utilizzano rifiuti per generare materie prime secondarie, combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, incluse la cernita, e, in particolare, le operazioni previste nell'allegato C;
smaltimento: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente una sostanza, un materiale o un oggetto al circuito economico o di raccolta, e, in particolare, le operazioni previste nell'allegato B. Lo smaltimento dei rifiuti costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica della possibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero, e deve comunque tener conto delle seguenti prescrizioni:
la realizzazione e la gestione di nuovi impianti di incenerimento possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione è accompagnato da recupero energetico con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile;
sono vietate l'esportazione e l'importazione di rifiuti urbani non pericolosi ai fini dello smaltimento, fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali circoscritti a particolari situazioni e limitati nel tempo;
luogo di produzione dei rifiuti: uno o più edifici o stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all'interno di un'area delimitata, in cui si svolgono le attività di produzione dalle quali originano i rifiuti;
discarica: un impianto adibito a smaltimento dei rifiuti, come definito all'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Provincia 26 settembre 2005, n. 45;
deposito preliminare: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di stoccaggio di rifiuti di cui al punto D15 dell'allegato B;
messa in riserva: le attività di recupero consistenti nelle operazioni di stoccaggio di materiali di cui al punto R13 dell'allegato C;
deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti nel rispetto delle norme tecniche fissate dalla Giunta provinciale. I rifiuti provenienti da attività di manutenzione o da colui che effettua lavori artigianali o di sostituzione di beni presso terzi o da attività di assistenza sanitaria si considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge tali attività;
bonifica: l'insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle sostanze inquinanti presenti nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque superficiali o nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori di concentrazione limite accettabili;
autosmaltimento: le attività di smaltimento di rifiuti effettuate nel luogo della loro produzione diverse dalle operazioni di cui ai punti D2, D8, D9, D13, D14 e D15 dell'allegato B;
combustibile da rifiuti (CDR): il combustibile classificabile, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1, come RDF (Refuse Derived Fuel) di qualità normale, che viene recuperato, nel rispetto della gerarchia dei trattamenti possibili, dai rifiuti urbani e speciali non pericolosi mediante trattamenti finalizzati all'eliminazione delle sostanze pericolose per la combustione ed a garantire un adeguato potere calorifico;
combustibile da rifiuti di qualità elevata (CDR-Q): il combustibile classificabile, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1, come RDF (Refuse Derived Fuel) di qualità elevata;
compost di qualità: prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani, agricoli e agroindustriali nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di qualità;
olio usato: qualsiasi olio industriale o lubrificante, a base minerale o sintetica, divenuto improprio all'uso cui era inizialmente destinato, in particolare oli usati dei motori a combustione e dei sistemi di trasmissione, nonché oli minerali per macchinari, turbine o comandi idraulici nonché quelli contenuti nei filtri usati.
La lettera c) dell'art. 3, comma 1, è stata così sostituita dall'art. 16, comma 1, della L.P. 10 giugno 2008, n. 4. La lettera c), così come modificata dalla L.P. 10 giugno 2008, n. 4, è stata dichiarata illegittima con sentenza della Corte costituzionale del 30.11.2009, n. 315.
L'art. 3, comma 1, lettera w), è stata abrogata dall'art. 31, comma 1, della L.P. 9 aprile 2009, n. 1.
i rifiuti e i metodi di recupero dei rifiuti utilizzati per ottenere materia prima secondaria, combustibili e prodotti; la normativa sui rifiuti si applica fino al completamento delle operazioni di recupero autorizzate ai sensi dell'articolo 26, che si realizza quando non sono necessari ulteriori trattamenti perchè le sostanze, i materiali e gli oggetti ottenuti possono essere usati in un processo industriale o commercializzati come materia prima secondaria, combustibile o come prodotto, a condizione che il detentore non se ne disfi, non abbia l'intenzione o non abbia l'obbligo di disfarsene;
i materiali, le sostanze e gli oggetti che, senza necessità di operazioni di trasformazione, già presentino le caratteristiche delle materie prime secondarie, dei combustibili o dei prodotti individuati ai sensi della lettera a); a questi materiali, sostanze e oggetti non si applica la normativa sui rifiuti, a condizione che il detentore non se ne disfi, non abbia l'intenzione o non abbia l'obbligo di disfarsene.
(2) In casi particolari l'Agenzia provinciale per l'ambiente, di seguito denominata Agenzia provinciale, stabilisce con le autorizzazioni di cui agli articoli 24 e 25 i rifiuti e i metodi di recupero dei rifiuti utilizzati per ottenere materia prima secondaria, combustibili e prodotti; la normativa sui rifiuti si applica fino al completamento delle operazioni di recupero autorizzate ai sensi degli articoli 24 e 25, che si realizza quando non sono necessari ulteriori trattamenti perchè le sostanze, i materiali e gli oggetti ottenuti possano essere usati in un processo industriale o commercializzati come materia prima secondaria, combustibile o come prodotto, a condizione che il detentore non se ne disfi, non abbia l'intenzione o non abbia l'obbligo di disfarsene.
(1) Con regolamento di esecuzione vengono fissati i tipi, le quantità e le caratteristiche di rifiuti, i tipi e le caratteristiche degli impianti di smaltimento e le condizioni in base alle quali le attività di smaltimento di rifiuti possono essere effettuate dai produttori nei luoghi di produzione degli stessi.
(1) I comuni effettuano la raccolta e il trasporto dei rifiuti urbani avviati al recupero e allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di cui al testo unico delle leggi regionali sull'ordinamento dei comuni.
(2) I comuni disciplinano la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che stabiliscono in particolare:
le disposizioni per assicurare la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;
le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere la prevenzione e la riduzione della produzione e il recupero degli stessi, anche tramite la tariffa per la gestione di rifiuti urbani;
le disposizioni necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari e secondari di imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare;
l'assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani sulla base dei criteri di cui all'articolo 8, comma 1, lettera f), fissati dalla Giunta provinciale.
(3) I comuni e gli enti o le strutture da essi delegati o incaricati possono istituire anche servizi integrativi per la gestione dei rifiuti speciali.
(1) Il piano provinciale di gestione dei rifiuti, che può essere ripartito nel piano per i rifiuti urbani e nel piano per i rifiuti speciali, costituisce il piano di settore di cui al punto IV. 4. 11. del piano provinciale di sviluppo e di coordinamento territoriale, approvato con legge provinciale 18 gennaio 1995, n. 3, ed è approvato secondo le modalità di cui agli articoli 11 e seguenti della legge provinciale 11 agosto 1997, n. 13. Il piano provinciale di gestione dei rifiuti ha una durata di 10 anni.
(2) L'Agenzia provinciale, sentiti i soggetti interessati nonché gli enti territorialmente competenti, può effettuare modifiche e integrazioni non sostanziali del piano, fissate nel piano stesso, in deroga alla procedura di cui all'articolo 12 della legge provinciale 11 agosto 1997, n. 13, salvo approvazione da parte della Giunta provinciale.
(1) Il piano provinciale di gestione dei rifiuti stabilisce gli obiettivi della gestione dei rifiuti e deve contenere:
la situazione tipo sullo stato della gestione dei rifiuti urbani e speciali;
le iniziative dirette a limitare la quantità e la pericolosità dei rifiuti urbani e speciali;
i metodi di trattamento e recupero in relazione ai tipi e alle qualità dei rifiuti urbani e speciali e inoltre un capitolo specifico:
per la gestione di particolari categorie di rifiuti urbani e speciali;
per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
per la gestione degli apparecchi contenenti PCB ai sensi del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 209;
i luoghi e gli impianti di smaltimento dei rifiuti;
i bacini di utenza degli impianti di trattamento dei rifiuti;
le rappresentazioni grafiche in scala opportuna al fine di evidenziare i contenuti del piano.
(1) Al fine di agevolare una razionale gestione dei rifiuti, la Giunta provinciale è autorizzata a provvedere:
alla progettazione e realizzazione degli impianti per la gestione dei rifiuti, ivi comprese le relative aree di sedime e le pertinenze accessorie;
all'acquisto ed approntamento di aree destinate all'organizzazione dei servizi;
all'acquisto di mezzi meccanici, di automezzi e di ogni altra attrezzatura necessaria alla gestione dei rifiuti.
(3) Gli interventi di cui ai commi 1 e 2 sono attuati secondo un programma pluriennale approvato annualmente dalla Giunta provinciale. I relativi contributi possono essere impegnati sul bilancio pluriennale.6)
L'art. 12, comma 3, è stato così sostituito dall'art. 18, comma 1, della L.P. 22 dicembre 2009, n. 11.
(1) L'approvazione del piano provinciale di gestione dei rifiuti e dei relativi progetti d'interesse provinciale comporta la variazione degli strumenti urbanistici in vigore ed equivale a dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza degli interventi ivi previsti.
(2) Con la localizzazione degli impianti deve essere delimitata anche l'ampiezza della relativa zona di rispetto. Entro tali zone va in ogni caso vietato l'insediamento di nuovi edifici di tipo residenziale; questa disposizione si applica anche agli impianti esistenti.
(1) Gli oneri relativi alle attività di recupero e smaltimento sono a carico del detentore che consegna i rifiuti a un raccoglitore autorizzato o a un soggetto che effettua le operazioni individuate negli allegati B e C, dei precedenti detentori o del produttore dei rifiuti.
(2) Il produttore dei rifiuti speciali assolve i propri obblighi come segue:
autosmaltimento dei rifiuti nel rispetto delle norme vigenti;
conferimento dei rifiuti a terzi autorizzati;
esportazione dei rifiuti nei casi consentiti dalla presente legge e con il procedimento previsto dal regolamento 259/93/CEE del Consiglio del 1° febbraio 1993, e successive modifiche.
(3) La responsabilità del detentore per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa:
in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il detentore abbia ricevuto dal trasportatore il formulario di identificazione dei rifiuti di cui all'articolo 19, controfirmato e datato in arrivo dal destinatario, entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore ovvero abbia, alla scadenza del predetto termine, provveduto a dare comunicazione all'ufficio gestione rifiuti della mancata ricezione del formulario di identificazione dei rifiuti. Per le spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine è elevato a sei mesi. La Giunta provinciale fissa i casi nei quali il produttore deve inoltre ricevere il certificato di avvenuto smaltimento.
Art. 15 (Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi)
(1) È fatto divieto di miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi di cui all'allegato D ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi, salvi i casi di apposita autorizzazione.
(2) Chiunque viola il divieto di cui al comma 1 è tenuto a procedere a proprie spese alla separazione dei rifiuti miscelati, qualora questa sia tecnicamente ed economicamente possibile.
(1) È fatto divieto di abbandonare rifiuti tramite riversamenti e depositi senza apposita autorizzazione:
nelle acque pubbliche e private;
sul e nel suolo pubblico o privato;
nella rete fognaria.
(2) È vietata la combustione non autorizzata di rifiuti.
chiunque svolge operazioni di recupero o smaltimento di rifiuti; 7)
(1) Sono tenuti a comunicare annualmente alla Camera di commercio con le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti:
chiunque svolge operazioni di recupero o smaltimento di rifiuti; 8)
i commercianti e gli intermediari di rifiuti, con o senza la detenzione dei rifiuti stessi;
le imprese e gli enti che producono rifiuti pericolosi.
(3) I comuni, loro consorzi e le comunità comprensoriali ovvero aziende speciali con finalità di gestione dei rifiuti urbani comunicano annualmente, secondo le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le seguenti informazioni relative all'anno precedente:
i costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario degli investimenti per le attività di gestione dei rifiuti, nonché i proventi della tariffa di cui all'articolo 33;
i dati relativi alla raccolta differenziata.
(4) Gli imprenditori agricoli che producono fino a 300 chilogrammi di rifiuti speciali all'anno non devono effettuare la comunicazione al catasto.
L'art. 18, comma 1, lettera a), è stata così sostituita dall'art. 16, comma 3, della L.P. 10 giugno 2008, n. 4.
(1) Durante il trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti sono accompagnati da un formulario di identificazione dei rifiuti, redatto e tenuto secondo le disposizioni fissate dalla Giunta provinciale.
(2) Per le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti il formulario di identificazione dei rifiuti è sostituito dal documento di accompagnamento previsto dal regolamento 259/93/CEE del Consiglio del 1° febbraio 1993, e successive modifiche.
(3) Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano:
al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio pubblico nonché ai rifiuti urbani che vengono trasportati dal produttore ai centri pubblici di trattamento, 10)
[ai trasporti di rifiuti che non eccedano la quantità di 30 chilogrammi o di 30 litri al giorno, effettuati dal produttore dei rifiuti stesso non a titolo professionale. In questo caso il gestore dell'impianto di trattamento deve rilasciare una conferma scritta, secondo le modalità fissate dalla Giunta proviniciale.] 11)
(4) La movimentazione dei rifiuti esclusivamente all'interno di aree private non è considerata trasporto di rifiuti.12)
La lettera a) è stata sostituita dall'art. 25 della L.P. 23 luglio 2007, n. 6.
La lettera b) è stata sostituita dall'art. 9 della L.P. 18 ottobre 2006, n. 11, poi dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza della Corte costituzionale 10 marzo 2008, n. 63, sostituita dall'art. 16, comma 4, della L.P. 10 giugno 2008, n. 4, poi dall'art. 31, comma 2, della L.P. 9 aprile 2009, n. 1, ed infine così sostituita dall'art. 10, comma 1, della L.P. 16 ottobre 2009, n. 7. La lettera b), così come sostituita dalla L.P. 10 giugno 2008, n. 4, è stata dichiarata illegittima con sentenza della Corte costituzionale del 30.11.2009, n. 315.
Il comma 4 è stato aggiunto dall'art. 25 della L.P. 23 luglio 2007, n. 6.
(2) Gli articoli 17 e 18 non si applicano alle imprese di cui all'articolo 212, comma 8, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi.13)
[(3) Con riguardo all'obbligo e alle modalità di iscrizione all'albo nazionale, la Giunta provinciale può emanare disposizioni per regolamentare le procedure e l'obbligo di iscrizione.]14)15)
(1) I servizi pubblici essenziali e le organizzazioni di soccorso sono esclusi dalle disposizioni riguardanti l'autorizzazione per il deposito preliminare, il registro dei rifiuti e la denuncia annuale dei rifiuti, per i rifiuti che vengono prodotti nell'attività di pronto intervento nonché, qualora questi vengano trasportati in proprio, anche dal formulario di identificazione e dall'autorizzazione al trasporto dei rifiuti.
(2) Le disposizioni di cui agli articoli 17, 18, 19 e 20 non si applicano alle attività di raccolta e trasporto di rifiuti effettuate dai commercianti ambulanti, limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio.
(1) Le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono disciplinate dal regolamento 259/93/CEE del Consiglio del 1° febbraio 1993, e successive modifiche.
(1) Tutti gli impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti vengono approvati, sentito il comune, dall'Agenzia provinciale, fatte salve le disposizioni della legge provinciale 24 luglio 1998, n. 7, e successive modifiche.
(2) Avverso l'approvazione dell'Agenzia provinciale è ammesso ricorso entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento al comitato VIA16) di cui all'articolo 12 della legge provinciale 24 luglio 1998, n. 7, e successive modifiche.
(1) Prima della messa in esercizio dell'impianto, l'interessato presenta all'Agenzia provinciale la domanda di collaudo ed autorizzazione dell'impianto.
(2) Entro 90 giorni dalla richiesta di cui al comma 1 l'Agenzia provinciale accerta la regolarità dell'impianto e rilascia l'autorizzazione, la quale individua le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire l'attuazione dei principi della presente legge, le necessarie garanzie finanziarie nonché la periodicità e la tipologia dei controlli interni. Le prescrizioni contenute nell'autorizzazione possono essere modificate, tenendo conto dell'evoluzione tecnologica nonché dell'evoluzione della situazione ambientale.
(3) L'autorizzazione deve essere rinnovata ogni cinque anni, e comunque in caso di modifica sostanziale delle attività. L'autorizzazione per impianti registrati ai sensi del regolamento EMAS o della norma ISO 14001 ha una validità di 8 anni.
(4) La modifica dell'autorizzazione, per cui non si prevede l'applicazione dell'articolo 23, deve essere richiesta all'Agenzia provinciale, la quale si pronuncia entro 60 giorni.
(5) Avverso il provvedimento dell'Agenzia provinciale è ammesso ricorso, entro 30 giorni dalla notifica, al comitato ambientale di cui all'articolo 3 della legge provinciale 5 aprile 2007, n. 2, e successive modifiche.
(6) In deroga all'articolo 23 gli impianti mobili di smaltimento o di recupero di rifiuti, ad esclusione della sola riduzione volumetrica, sono autorizzati dall'Agenzia provinciale qualora l'interessato abbia la sede legale o la società straniera proprietaria dell'impianto abbia la sede di rappresentanza nell'ambito della provincia di Bolzano. Per lo svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio provinciale l'interessato, munito di autorizzazione, rilasciata anche da altre regioni, almeno 15 giorni prima dell'installazione dell'impianto deve comunicare all'Agenzia provinciale le specifiche dettagliate relative alla campagna di attività, allegando l'autorizzazione stessa e l'iscrizione all'albo nazionale di cui all'articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché l'ulteriore documentazione richiesta al fine di documentare il rispetto delle norme ambientali. Decorso questo termine ovvero in presenza del nulla osta dell'Agenzia provinciale, l'attività può essere iniziata. L'Agenzia provinciale può adottare prescrizioni integrative oppure può vietare l'attività con provvedimento motivato, qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell'ambiente.
(7) Ferma restando l'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 43, qualora, a seguito di controlli successivi all'avviamento degli impianti, questi non risultino conformi all'autorizzazione di cui al presente articolo, a seconda della gravità delle infrazioni si procede:
alla revoca dell'autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni e in caso di reiterate violazioni.] 17)
I vecchi commi 1 e 2 dell'art. 24 sono stati dichiarati costituzionalmente illegittimi con sentenza della Corte costituzionale 10 marzo 2008, n. 63. Poi l'intero art. 24 è stato così sostituito dall'art. 16, comma 7, della L.P. 10 giugno 2008, n. 4. L'art. 24, così come sostituito dalla L.P. 10 giugno 2008, n. 4, è stato dichiarato illegittimo con sentenza della Corte costituzionale del 30.11.2009, n. 315.
(1) L'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, escluse quelle previste dagli articoli 23 e 24, è autorizzato dall'Agenzia provinciale, fatte salve le disposizioni della legge provinciale 24 luglio 1998, n. 7, e successive modifiche.
(2) Avverso l'autorizzazione dell'Agenzia provinciale è ammesso ricorso, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento, al comitato VIA16) di cui all'articolo 12 della legge provinciale 24 luglio 1998, n. 7, e successive modifiche.
(3) Avverso l'autorizzazione dell'Agenzia provinciale è ammesso ricorso entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento al comitato VIA16) di cui all'articolo 12 della legge provinciale 24 luglio 1998, n. 7, e successive modifiche.
(1) Piccoli impianti di compostaggio come definiti nel piano provinciale di gestione dei rifiuti non devono essere autorizzati ai sensi degli articoli 23, 24, 25 e 26. Il gestore deve comunicare all'ufficio gestione rifiuti, 60 giorni prima dell'entrata in esercizio dell'impianto, la quantità ed il tipo dei rifiuti organici e verdi da trattare. L'attività può essere svolta anche nel verde agricolo e non deve essere effettuata la comunicazione al catasto, nè deve essere tenuto il registro dei rifiuti.
(1) Gli impianti di depurazione di acque reflue urbane che trattano i rifiuti elencati nell'articolo 42, comma 2, della legge provinciale 18 giugno 2002, n. 8, sono autorizzati, in deroga agli articoli 23, 24, 25 e 26 della presente legge, ai sensi dell'articolo 39 della legge provinciale 18 giugno 2002, n. 8; per il trattamento dei rifiuti di cui all'articolo 42, comma 2, lettere b), e) e f), della legge provinciale 18 giugno 2002, n. 8, è però necessaria l'intesa con l'ufficio gestione rifiuti.
(1) Il riversamento di rifiuti liquidi può essere autorizzato dall'ufficio tutela acque in accordo con l'ufficio gestione rifiuti, ai sensi della legge provinciale 18 giugno 2002, n. 8.
(2) Previa approvazione di cui all'articolo 40 e in accordo con l'ufficio tutela acque, le acque di falda emunte nell'ambito degli interventi di bonifica possono essere riversate nel rispetto dei valori limite per le acque di scarico, fissati dalla legge provinciale 18 giugno 2002, n. 8.
(1) Con regolamento di esecuzione vengono fissate le disposizioni per l'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura in attuazione della direttiva 86/278/CEE del Consiglio del 12 giugno 1986. L'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura è autorizzata dall'ufficio gestione rifiuti e ha una validità di cinque anni.
Art. 31 (Accordi di programma)
(1) Nel rispetto dei principi della presente legge la Giunta provinciale può stipulare appositi accordi di programma con enti, imprese o associazioni di categoria, al fine di attuare specifici piani di settore di riduzione, recupero e ottimizzazione dei flussi di rifiuti. A tal fine gli accordi di programma possono prevedere agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi e devono contenere, per ciascun tipo di attività, le norme generali che fissano i tipi e le quantità di rifiuti e le condizioni alle quali l'attività di recupero dei rifiuti è dispensata dall'autorizzazione. Gli accordi fissano inoltre le modalità e gli adempimenti amministrativi per la raccolta, per la messa in riserva e per il trasporto dei rifiuti, per la loro commercializzazione, per i controlli delle caratteristiche e i relativi metodi di prova, per le caratteristiche delle materie prime secondarie, dei combustibili o dei prodotti ottenuti nonché le modalità per assicurare in ogni caso la loro tracciabilità fino all'ingresso nell'impianto di effettivo impiego.
Art. 32 (Norme tecniche ed amministrative)
(1) Con riguardo alla gestione dei rifiuti e in particolare per la gestione di particolari categorie di rifiuti, la Giunta provinciale può emanare norme tecniche e amministrative.
Art. 33 (Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani)
(1) I costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani sono coperti dai comuni mediante l'istituzione di una tariffa. La raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio resta a carico dei produttori e degli utilizzatori.
(2) La tariffa va applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali o aree scoperte non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale.
(3) La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura almeno del 90 per cento dei costi di ammortamento e di esercizio. La tariffa è articolata per fasce di utenza; per la categoria utenze domestiche viene applicata in ogni caso una determinata tariffa minima in relazione alla quantità di rifiuti presunta.
(4) La tariffa è determinata e riscossa dai comuni anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio.
Art. 34 (Contributo ambientale ai comuni sede di impianti trattamento di rifiuti)
(1) I soggetti che effettuano la gestione di impianti pubblici e sovracomunali di smaltimento o di recupero di rifiuti devono corrispondere un contributo ambientale ai comuni ove gli impianti sono ubicati e ai comuni che subiscono l'impatto di tali impianti. Il contributo ambientale deve essere utilizzato dai comuni che lo percepiscono per finalità ambientali. Le tipologie di impianti per la gestione dei quali è dovuto il contributo e l'entità dello stesso sono determinate con regolamento di esecuzione.
Art. 35 (Contributo spese a carico dei comuni)
(1) I comuni nonché gli altri soggetti individuati di cui all'articolo 8, comma 1, lettera g), e i gestori di impianti di raccolta e di smaltimento versano annualmente alla Provincia di Bolzano un importo per la parziale copertura delle spese della Provincia per la realizzazione di impianti di recupero e smaltimento di rifiuti urbani. La base di calcolo per la determinazione di tale importo è costituita dalla spesa sostenuta dalla Provincia negli ultimi 15 anni per la realizzazione di tali opere. Per i comuni che non rispettano gli obiettivi fissati dal piano provinciale di gestione dei rifiuti, tale importo verrà maggiorato, al fine di comprendere anche una quota pari al costo medio di gestione degli impianti in esercizio.
(2) I criteri e le modalità per il calcolo ed il versamento dell'importo di cui al comma 1 sono determinati dalla Giunta provinciale in ragione dei quantitativi di rifiuti conferiti nell'anno precedente ed in rapporto all'impatto ambientale dei vari tipi di impianti e in funzione al rispetto degli obiettivi fissati dal piano provinciale di gestione dei rifiuti.
(3) L'importo dovuto da ciascun comune è determinato annualmente dalla Giunta provinciale sulla base dei criteri e delle modalità di cui al comma 2.
(4) Gli importi versati dai comuni e dai gestori di impianti sono destinati al finanziamento degli interventi previsti dal piano provinciale di gestione dei rifiuti.
(5) Qualora un comune non provveda a versare l'importo dovuto entro il termine prestabilito, esso verrà dedotto nell'anno successivo dalla terza rata delle somme attribuite al comune stesso ai sensi dell'articolo 4 della legge provinciale 14 febbraio 1992, n. 6.
Art. 36 (Tributo provinciale per il deposito di rifiuti in discarica)
(1) Il tributo provinciale per il deposito di rifiuti in discarica è regolato con legge provinciale 13 febbraio 1997, n. 3, e successive modifiche.
Art. 37 (Imballaggi e rifiuti di imballaggio)
(1) In materia di imballaggi e rifiuti di imballaggio si applicano le norme di cui al titolo II della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, fermo restando la facoltà della Giunta provinciale di emanare norme in deroga ai sensi dell'articolo 32, previa notificazione delle stesse alla Commissione ai sensi dell'articolo 16 della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
Art. 38 (Tutela del suolo)
(1) La protezione del suolo ha come obiettivo il sostenibile rapporto con tutte le tipologie di suoli per il mantenimento e l'incremento di tutte le funzioni e delle risorse del suolo, dell'eredità naturale e culturale per le attuali e le future generazioni nonché l'utilizzo socialmente equo dei suoli e dei terreni.
(2) Le attività di bonifica devono sempre privilegiare il ripristino dello stato di fatto dei luoghi ai fini della riparazione del danno.
Art. 39 (Interventi di ripristino ambientale)
(1) Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, l'effettiva o potenziale contaminazione di un sito ovvero determina un pericolo concreto e attuale di contaminazione, è tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale delle aree inquinate e degli impianti dai quali deriva il pericolo di inquinamento. A tal fine:
deve essere data, entro 48 ore, comunicazione all'Agenzia provinciale e al comune territorialmente competente della situazione di inquinamento ovvero del pericolo concreto ed attuale di inquinamento del sito;
deve essere data, entro 48 ore successive alla notifica di cui alla lettera a), comunicazione alle medesime autorità destinatarie della comunicazione di cui alla lettera a) degli interventi di messa in sicurezza adottati per non aggravare la situazione di inquinamento o di pericolo di inquinamento, contenere gli effetti e ridurre il rischio ambientale;
deve essere presentato, entro 30 giorni dall'evento che ha determinato l'inquinamento ovvero dalla individuazione della situazione di pericolo, il progetto di bonifica delle aree inquinate ai sensi dell'articolo 40.
(2) Gli organi pubblici che nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali individuano siti nei quali i livelli di inquinamento sono superiori ai limiti previsti, ne danno comunicazione all'Agenzia provinciale e al comune; quest'ultimo diffida il responsabile dell'inquinamento a provvedere ai sensi dell'articolo 40.
(3) Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale sono realizzati d'ufficio dal comune territorialmente competente, previa approvazione ai sensi dell'articolo 40, nei seguenti casi, nei quali le relative spese sono a carico del responsabile o del proprietario ritenuto corresponsabile:
il responsabile dell'inquinamento non sia individuabile e il proprietario del sito ritenuto corresponsabile non provveda;
il responsabile dell'inquinamento sia individuabile ma non provveda, nè provveda il proprietario del sito ritenuto corresponsabile o altro soggetto interessato;
il sito da bonificare sia di proprietà pubblica e il responsabile dell'inquinamento non sia individuabile o non provveda.
(3/bis) Se il comune non provvede ai sensi del comma 3 la Provincia può intervenire sostituendosi al comune stesso. In tal caso le spese sostenute sono a carico del comune, salva la presenza di un interesse generale. 18)
(4) Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale costituiscono onere reale sulle aree inquinate. L'onere reale deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica da rilasciare secondo le disposizioni vigenti.
(5) Le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale delle aree inquinate sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2748, secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si può esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquisiti da terzi sull'immobile. Le predette spese sono altresì assistite da privilegio generale mobiliare.
(6) Nel caso in cui il mutamento di destinazione urbanistica di un'area comporti l'applicazione dei limiti di accettabilità di contaminazione più restrittivi, fissati ai sensi dell'articolo 40, comma 4, lettera a), l'interessato deve procedere a proprie spese ai necessari interventi di bonifica sulla base di un apposito progetto, da approvare secondo le modalità di cui al presente articolo.
L'art. 39, comma 3/bis, è stato inserito dall'art. 6, comma 1, della L.P. 12 dicembre 2011, n. 14.
Art. 40 (Bonifica ambientale dei siti inquinati)
(1) I progetti di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati vengono presentati a cura dell'interessato all'Agenzia provinciale che, sentiti i comuni interessati, li approva. L'approvazione indica le eventuali modifiche ed integrazioni del progetto presentato, ne fissa i tempi di esecuzione e stabilisce le garanzie finanziarie a copertura di eventuali danni ambientali, che devono essere prestate a favore della Provincia.
(2) L'approvazione di cui al comma 1 comporta la dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza e indifferibilità e sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, le intese, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, anche ai fini urbanistici, per la realizzazione e l'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all'attuazione del progetto di bonifica.
(3) Il completamento degli interventi previsti dai progetti di bonifica è attestato da apposita certificazione rilasciata dall'Agenzia provinciale.
(4) La Giunta provinciale emana norme tecniche, con le quali definisce:
i limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione urbanistica dei siti;
le modalità di individuazione dei siti inquinati e potenzialmente inquinati;
i criteri generali per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati e per la redazione dei progetti di bonifica, con l'individuazione delle tipologie di progetti non soggetti ad autorizzazioni, i tempi di esecuzione dei lavori nonché le modalità di spostamento dei rifiuti all'interno del singolo sito, anche se provenienti da aree distinte.
(5) La Giunta provinciale, su proposta dell'ufficio gestione rifiuti e sentiti i comuni interessati, approva un piano - anche articolato in stralci - relativo ai siti inquinati e potenzialmente inquinati, indicando per ciascuno di essi le opere da effettuare, i controlli successivi alla bonifica, i relativi costi e i tempi di realizzazione previsti, in relazione alle necessità di tutela ambientale. I progetti di bonifica relativi agli interventi previsti nel piano vengono approvati secondo le modalità di cui al comma 1.
(6) Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si applicano ai progetti relativi ai siti individuati ai sensi dell'articolo 1/bis della legge provinciale 29 luglio 1986, n. 21, inserito dall'articolo 25 della legge provinciale 23 dicembre 2005, n. 13, nonché dall'articolo 10/bis della legge provinciale 6 settembre 1973, n. 61, modificato dall'articolo 3 della legge provinciale 3 ottobre 2003, n. 14, e dall'articolo 28 della legge provinciale 23 luglio 2004, n. 4; per questi progetti restano in vigore le disposizioni ivi contenute. Per i relativi progetti esecutivi, ancorchè non contemplati negli articoli 1/bis della legge provinciale 29 luglio 1986, n. 21, e 10/bis della legge provinciale 6 settembre 1973, n. 61, l'approvazione è sostituita dalla sola verifica di conformità con il relativo progetto preliminare o definitivo approvato.
Vigilanza e provvedimenti coattivi
Art. 41 (Vigilanza)
(1) La vigilanza sull'applicazione della presente legge spetta ai funzionari autorizzati dell'Agenzia provinciale e, nei casi stabiliti dalla Giunta provinciale, ai funzionari del Corpo forestale provinciale e agli organi di controllo dei comuni. Per il divieto di cui all'articolo 16, comma 2, la vigilanza spetta anche al Corpo permanente dei vigili del fuoco.19)
(2) Il personale incaricato del controllo ha libero accesso ai luoghi soggetti alla vigilanza ed è autorizzato ad effettuare le ispezioni e i controlli necessari.
(3) Se nel corso di accertamenti, di misurazioni e di controlli vengono constatate violazioni di obblighi imposti dalla presente legge, l'ufficio gestione rifiuti prescrive, salva l'applicazione delle sanzioni amministrative e penali, al trasgressore le misure da attuare entro un termine prefissato al fine di rientrare negli obblighi di legge. In caso di particolare gravità nonché in casi di recidiva l'Agenzia provinciale ordina la cessazione dell'attività che ha dato causa alle violazioni stesse, con ordine di ripristino al trasgressore.
Il comma 1 è stato sostituito dall'art. 25 della L.P. 23 luglio 2007, n. 6.
Art. 42 (Provvedimenti coattivi e ordinanze contingibili e urgenti)
(1) Nel caso di deposito o di abbandono di rifiuti, comunque classificati, in luoghi diversi da quelli stabiliti dalla presente legge e non autorizzati, su segnalazione degli organi preposti alla vigilanza e salva l'applicazione delle sanzioni amministrative e penali, il sindaco ordina al trasgressore di procedere alla rimozione, all'avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti o ad effettuare il risanamento in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull'area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa. In caso di inosservanza dell'ordine entro il termine prefissato, il sindaco provvede d'ufficio. Le spese relative sono riscosse dal comune a carico dei soggetti obbligati. In caso di mancata individuazione del trasgressore, all'avvio a trattamento dei rifiuti provvede il comune.
(2) Fatto salvo quanto previsto dalle disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, qualora si verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela dell'ambiente e non si possa altrimenti provvedere, il Presidente della Provincia ovvero il sindaco possono emettere, nell'ambito delle rispettive competenze, ordinanze contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti.
(1) Se la violazione delle disposizioni della presente legge non costituisce reato, si applicano le seguenti sanzioni amministrative:
il trasportatore che in violazione delle disposizioni di cui all'articolo 14, comma 3, lettera b), omette di inviare al detentore entro i termini prescritti la quarta copia del formulario di identificazione dei rifiuti controfirmata, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 euro a 150 euro;
il detentore che in violazione delle disposizioni di cui all'articolo 14, comma 3, lettera b), omette di comunicare all'ufficio gestione rifiuti la mancata ricezione della quarta copia del formulario di identificazione dei rifiuti controfirmata ovvero non conserva la quarta copia controfirmata, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 euro a 150 euro;
chi viola il divieto di abbandono di rifiuti di cui all'articolo 16, comma 1, è punito con le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie:
da euro 250,00 a euro 2.500,00, qualora trattasi di abbandono di rifiuti;
da euro 250,00 a euro 750,00, qualora trattasi di abbandono di veicoli fuori uso;
da euro 250,00 a euro 750,00 per metro cubo, qualora trattasi di abbandono di rifiuti di demolizione. 20)
chiunque viola il divieto di combustione di rifiuti di cui all'articolo 16, comma 2, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 5.000 euro;
chiunque omette di tenere o tiene in modo incompleto il registro dei rifiuti di cui all'articolo 17 o non lo tiene secondo le modalità fissate dalla Giunta provinciale, è punito con le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie:
da 500 euro a 1.500 euro, qualora trattasi di produttori e detentori;
da 1.500 euro a 4.500 euro, qualora trattasi di altri soggetti di cui all'articolo 17; 21)
chiunque non effettua la denuncia annuale dei rifiuti di cui all'articolo 18 o la effettua in modo incompleto o inesatto, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria:
da 1.000 euro a 3.000 euro, qualora trattasi di produttori e detentori;
da 2.000 euro a 6.000 euro, qualora trattasi di altri soggetti di cui all'articolo 18;
se la denuncia annuale dei rifiuti è effettuata entro il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine stabilito ai sensi della legge 25 gennaio 1994, n. 70, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 euro a 600 euro;
chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il formulario di identificazione dei rifiuti di cui all'articolo 19 o non indica i dati previsti dalla Giunta provinciale o indica dati incompleti o inesatti, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria:
da 1.500 euro a 4.500 euro, qualora trattasi di trasportatori e destinatari; 21)22)
se le indicazioni nel registro dei rifiuti, nella denuncia annuale dei rifiuti e nel formulario di identificazione dei rifiuti di cui alle lettere e), f) e h) sono incomplete o inesatte ma i dati riportati nel registro dei rifiuti, nella denuncia annuale dei rifiuti e nel formulario di identificazione consentono di ricostruire le informazioni dovute, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 euro a 300 euro;
in caso di errori formali reiterati nella compilazione di più formulari di identificazione si applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui alla lettera h) ovvero quella di cui alla lettera i); viene applicata la sanzione prevista per un unico formulario, che può essere aumentata fino al triplo;
chiunque non rilascia la conferma scritta di cui all'articolo 19, comma 3, lettera b), è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 euro a 150 euro;
nei casi di mancata conservazione per i periodi fissati dalla Giunta provinciale della conferma scritta di cui all'articolo 19, comma 3, lettera b), si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 euro a 150 euro;
in caso di inosservanza delle disposizioni in materia di imballaggi disciplinati nel titolo II della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché nelle relative disposizioni di attuazione si applicano le sanzioni amministrative pecuniarie di cui all'articolo 261 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
chiunque non ottempera ai provvedimenti di cui all'articolo 41, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 1.500 euro.
(1/bis) Le mancate denunce o le denunce di qualsiasi tipo in materia di gestione dei rifiuti che siano incomplete o presentate fuori termine non comportano danni irreversibili; per queste violazioni si applicano le norme procedurali di cui all’articolo 4/bis della legge provinciale 7 gennaio 1977, n. 9. 23)
(2) I comuni sono competenti per l'irrogazione delle sanzioni amministrative nel settore dei rifiuti urbani e prevedono per lo smaltimento illegale di rifiuti urbani sanzioni amministrative da un minimo di 50 euro a un massimo di 1.000 euro e per la mancata osservanza dei propri regolamenti in materia di rifiuti sanzioni amministrative dal 10 al 100 per cento dell'importo dovuto. L'ammontare delle sanzioni per le singole violazioni viene fissato nei rispettivi regolamenti comunali.
La lettera c) è stata sostituita dall'art. 25 della L.P. 23 luglio 2007, n. 6.
Le lettere e) e h) dell'art. 43, comma 1, sono state così sostituite dall'art. 16, comma 8, della L.P. 10 giugno 2008, n. 4.
La lettera h) dell'art. 43, comma 1, è stata prima sostituita dall'art. 31, comma 3, della L.P. 9 aprile 2009, n. 1, e poi così dall'art. 10, comma 1, della L.P. 16 ottobre 2009, n. 7.
L'art. 43, comma 1/bis è stato inserito dall'art. 6, comma 2, della L.P. 12 dicembre 2011, n. 14.
Art. 44 (Modifica degli allegati)
(1) La Giunta provinciale aggiorna, sostituisce o modifica gli allegati alla presente legge in relazione alle conoscenze scientifiche e in presenza di fatti e circostanze imprevedibili ed urgenti, nonché in seguito a modifiche delle disposizioni comunitarie.
Art. 45 (Disposizioni transitorie e finanziarie)
(1) Le norme amministrative e tecniche che disciplinano la gestione dei rifiuti restano in vigore sino all'adozione delle specifiche norme adottate in attuazione della presente legge.
(2) Sino all'entrata in vigore degli atti emanati in esecuzione alla presente legge continuano a trovare applicazione:
la deliberazione della Giunta provinciale 8 gennaio 2001, n. 35, concernente l'approvazione dei criteri e modalità per la concessione di contributi ai sensi dell'articolo 2 della legge provinciale 23 dicembre 1976, n. 57;
la deliberazione della Giunta provinciale 22 luglio 2002, n. 2681, concernente l'approvazione dei criteri di calcolo e di versamento dell'importo di cui all'articolo 8/bis della legge provinciale 23 dicembre 1976, n. 57;
la deliberazione della Giunta provinciale 4 aprile 2005, n. 1072, concernente disposizioni relative a bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati.
(3) Sino all'approvazione del piano provinciale di gestione dei rifiuti restano in vigore tutti i programmi e tutte le norme attualmente vigenti in materia di programmazione e realizzazione di impianti di gestione dei rifiuti.
(4) La presente legge non comporta maggiori spese a carico dell'esercizio in corso. Alla spesa per gli interventi a carico dell'esercizio 2006 ai sensi della presente legge si fa fronte con le quote di stanziamento ancora disponibili sui capitoli 21220.00, 21220.05 e 21220.07 del bilancio provinciale 2006 per gli interventi ai sensi delle leggi provinciali abrogate con l'articolo 46.
(5) La spesa a carico dei successivi esercizi finanziari è stabilita con legge finanziaria annuale.
(6) La Giunta provinciale può disciplinare le procedure e l’obbligo di iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali di cui all’articolo 20.24)
L'art. 45, comma 6, è stato aggiunto dall'art. 18, comma 2, della L.P. 22 dicembre 2009, n. 11.
Art. 46 (Abrogazioni)
la legge provinciale 6 settembre 1973, n. 61, e successive modifiche;
la legge provinciale 23 dicembre 1976, n. 57, e successive modifiche;
la legge provinciale 29 luglio 1986, n. 21;
la legge provinciale 19 ottobre 1990, n. 20, e successive modifiche.
Il presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare, come legge della Provincia.
Composto dall'introduzione, dall'allegato A1 (Categorie di rifiuti) e dall'allegato A2 (Catalogo Europeo dei Rifiuti)
1. Il presente elenco armonizzato di rifiuti verrà rivisto periodicamente, sulla base delle nuove conoscenze ed in particolare di quelle prodotte dall'attività di ricerca, e se necessario modificato in conformità dell'articolo 18 della direttiva 75/442/CEE. L'inclusione di un determinato materiale nell'elenco non significa tuttavia che tale materiale sia un rifiuto in ogni circostanza. La classificazione del materiale come rifiuto si applica solo se il materiale risponde alla definizione di cui all'articolo 1, lettera a), della direttiva 75/442/CEE.
2. Ai rifiuti inclusi nell'elenco si applicano le disposizioni di cui alla direttiva 75/442/CEE, a condizione che non trovi applicazione l'articolo 2, paragrafo 1, lettera b), della medesima direttiva (annotazione: riguarda le esenzioni dalla normativa sui rifiuti come per esempio i rifiuti radioattivi, le acque di scarico, ecc.).
3. I diversi tipi di rifiuto inclusi nell'elenco sono definiti specificatamente mediante un codice a sei cifre per ogni singolo rifiuto e i corrispondenti codici a quattro e a due cifre per i rispettivi capitoli. Di conseguenza, per identificare un rifiuto nell'elenco occorre procedere come segue:
4. I rifiuti contrassegnati nell'elenco con un asterisco "*" sono rifiuti pericolosi ai sensi della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi e ad essi si applicano le disposizioni della medesima direttiva, a condizione che non trovi applicazione l'articolo 1, paragrafo 5.
5. Si ritiene che i rifiuti classificati come pericolosi presentino una o più caratteristiche indicate nell'allegato III della direttiva 91/689/CEE e, in riferimento ai codici da H3 a H8 e ai codici H10 e H11(1) del medesimo allegato, una o più delle seguenti caratteristiche:
punto di infiammabilità <= 55 °C,
una o più sostanze classificate(2) come molto tossiche in concentrazione totale >= 0,1%,
una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale >=3%,
una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale >=25%,
una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale >= 1%,
una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale >= 5%,
una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale >= 10%,
una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37, R38 in concentrazione totale >= 20%,
una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in concentrazione >= 0,1%,
una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione >= 1%,
una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2) classificata come R60 o R61 in concentrazione >= 0,5%,
una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3) classificata come R62 o R63 in concentrazione >= 5%,
una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificata come R46 in concentrazione >= 0,1%,
una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in concentrazione >= 1%.
6. Ai fini della presente decisione per "sostanza pericolosa" si intende qualsiasi sostanza che è o sarà classificata come pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/CEE e successive modifiche; per "metallo pesante" si intende qualunque composto di antimonio, arsenico, cadmio, cromo (VI), rame, piombo, mercurio, nichel, selenio, tellurio, tallio e stagno, anche quando tali metalli appaiono in forme metalliche classificate come pericolose.
7. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio percentuale rispetto al peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all'allegato III della direttiva 91/689/CEE del Consiglio. Per le caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11 si applica l'articolo 2 della presente decisione. Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 l'articolo 2 della presente decisione non prevede al momento alcuna specifica.
8. Come dichiarato in uno dei considerando della direttiva 99/45/CE, occorre riconoscere che le caratteristiche delle leghe sono tali che la determinazione precisa delle loro proprietà mediante i metodi convenzionali attualmente disponibili può risultare impossibile: le disposizioni di cui all'articolo 2 non trovano dunque applicazione per le leghe di metalli puri (ovvero non contaminati da sostanze pericolose). Ciò in attesa dei risultati di ulteriori attività che la Commissione e gli Stati membri si sono impegnati ad avviare per studiare uno specifico approccio di classificazione delle leghe. I rifiuti specificamente menzionati nel presente elenco continuano ad essere classificati come in esso indicato.
9. Per la numerazione delle voci contenute nell'elenco sono state applicate le seguenti regole: per i rifiuti rimasti invariati sono stati utilizzati i numeri specificati nella decisione 94/3/CE della Commissione, mentre i codici dei rifiuti che hanno subito modifiche sono stati cancellati e rimangono inutilizzati per evitare confusioni dopo l'adozione del nuovo elenco. Ai rifiuti che sono stati aggiunti è stato attribuito un codice non ancora utilizzato nella decisione della Commissione 94/3/CE, nè nella decisione della Commissione 2000/532/CE.
(1) L'espressione "sostanza tossica per il ciclo riproduttivo" è stata introdotta con la direttiva 92/32/CEE recante settima modifica alla direttiva 67/548/CEE. Il termine "teratogena" è stato sostituito dall'espressione "sostanza tossica per il ciclo riproduttivo", in quanto più confacente dando una definizione più precisa, senza tuttavia modificare il concetto alla base. Corrisponde dunque al codice H 10 dell'allegato III della direttiva 91/689/CEE.
(2) La classificazione e i numeri R si basano sulla direttiva 67/548/CEE concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose e successive modifiche. I limiti di concentrazione si riferiscono a quelli specificati nella direttiva 88/379/CEE del 7 giugno 1988 per il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura dei preparati pericolosi e successive modifiche."
A 1 - Categorie di rifiuti
(Si riporta l'allegato I alla direttiva 75/442/CEE come modificata dalla direttiva n. 91/156/CEE.)
Sostanze contaminate o insudiciate in seguito ad attività volontarie (ad esempio residui di operazioni di pulizia, materiali da imballaggio, contenitori, ecc.)
Sostanze divenute inadatte all'impiego (ad esempio acidi contaminati, solventi contaminati sali da rinverdimento esauriti, ecc.)
Residui provenienti dall'estrazione e dalla preparazione delle materie prime (ad esempio residui provenienti da attività minerarie o petrolifere, ecc.)
Sostanze contaminate (ad esempio olio contaminato da Pcb, ecc.)
Qualunque materia, sostanza o prodotto la cui utilizzazione è giuridicamente vietata
Prodotti di cui il detentore non si serve più (ad esempio articoli messi fra gli scarti dall'agricoltura, dalle famiglie, dagli uffici, dai negozi, dalle officine, ecc.)
Materie, sostanze o prodotti contaminati provenienti da attività di riattamento di terreni
Qualunque sostanza, materia o prodotto che non rientri nelle categorie sopra elencate.
A 2 - Catalogo Europeo dei Rifiuti – CER
(Si riporta la decisione n. 2000/532/CE della Commissione del 3 maggio 2000, modificata con le decisioni n. 2001/118/CE del 16 gennaio 2001, n. 2001/119/CE del 22 gennaio 2001 e n. 2001/573/CE del 23 luglio 2001.)
Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti, e inchiostri per stampa
Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate (tranne i rifiuti di cucina e di ristorazione che non derivino direttamente da trattamento terapeutico)
Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui al punto 06 05 02
rifiuti non specificati altrimenti.
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti diversi da quelli di cui alla voce 07 02 11
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui al punto 07 03 11
pitture di scarto e vernici diverse da quelle di cui alla voce 08 01 11
fanghi acquosi contenenti pitture o vernici, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 15
sospensioni acquose contenenti pitture o vernici diverse da quelle di cui alla voce 08 01 19
rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti diversi da quelli di cui al punto 08 04 15
macchine fotografiche monouso contenenti batterie incluse nelle voci 16 06 01,16 06 02 o 16 06 03
ceneri pesanti, scorie e polveri di caldaia prodotte dal coincenerimento, diverse da quelli di cui alla voce 10 01 14
rifiuti prodotti dalla depurazione dei fumi, diversi da quelli di cui alle voci 10 01 05, 10 01 07 e 10 0118
rifiuti prodotti dal trattamento dei fumi, diversi da quelli di cui al punto 10 02 07
fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi diversi da quelli di cui alla voce 10 02 13
rifiuti contenenti catrame della produzione degli anodi, diversi da quelli di cui alla voce 10 03 17
rifiuti dalla produzione di anodi per processi elettrolitici acquosi
rifiuti della lavorazione idrometallurgica del rame, diversi da quelli di cui alla voce 11 02 05
limatura e trucioli di metalli non ferrosi
limature e trucioli di materiali plastici
oli per circuiti idraulici contenenti PCB (1)
veicoli fuori uso, non contenenti liquidi nè altre componenti pericolose
Apparecchiature fuori uso contenenti componenti pericolosi (2) diverse da quelle di cui alle voci 16 02 09 e 16 02 12
Apparecchiature fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci 16 02 09 a 16 02 13
componenti pericolose rimosse da apparecchiature fuori uso
componenti rimosse da apparecchiature fuori uso diverse da quelle di cui alla voce 16 02 15
catalizzatori esauriti contenenti metalli di transizione (3) pericolosi o composti di metalli di transizione pericolosi
catalizzatori esauriti contenenti altri metalli di transizione o composti di metalli di transizione, non specificati altrimenti
altri rivestimenti e materiali refrattari provenienti dalle lavorazioni metallurgiche, diversi da quelli di cui alla voce 16 11 03
fanghi di dragaggio, contenenti sostanze pericolose
fanghi di dragaggio diversi da quelli di cui alla voce 17 05 05
parti anatomiche ed organi incluse le sacche per il plasma e le riserve di sangue (eccetto 18 01 03)
ceneri pesanti e scorie diverse da quelle di cui alla voce 19 01 11
ceneri leggere diverse da quelle di cui alla voce 19 01 13
polveri di caldaia diverse da quelle di cui alla voce 19 01 15
rifiuti della pirolisi diversi da quelli di cui alla voce 19 01 17
rifiuti stabilizzati/solidificati (4)
rifiuti contrassegnati come pericolosi, parzialmente (5) stabilizzati
composti fuori specifica
miscele di oli e grassi prodotte dalla separazione olio/acqua, contenenti oli e grassi commestibili
rifiuti solidi prodotti da processi di filtrazione e vaglio primari
fanghi prodotti da processi di decarbonatazione
fluff-frazione leggera e polveri, diversi da quelli di cui alla voce 19 10 03
altre frazioni diverse da quelle di cui alla voce 19 10 05
batterie e accumulatori di cui alle voci 16 06 01,16 06 02 o 16 06 03 nonché batterie e accumulatori non suddivisi contenenti tali batterie
Apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci 20 01 21 e 20 01 23, contenenti componenti pericolosi (6)
Apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui ai punti 20 01 21, 20 01 23 e 20 01 35
NB: Il presente allegato intende elencare le operazioni di smaltimento come avvengono nella pratica. Ai sensi dell'articolo 4 della direttiva 75/442/CEE del Consiglio del 25 luglio 1975 sui rifiuti, modificata con la direttiva 91/156/CEE, infine modificata con la direttiva 91/692/CEE, conformata con la decisione della Commissione 96/350/CE del 24 maggio 1996, i rifiuti devono essere smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all'ambiente.
NB: Il presente allegato intende elencare le operazioni di recupero come avvengono nella pratica. Ai sensi dell'articolo 4 della direttiva 75/442/CEE del Consiglio del 25 luglio 1975 sui rifiuti, modificata con la direttiva 91/156/CEE, infine modificata con la direttiva 91/692/CEE, conformata con la decisione della Commissione 96/350/CE del 24 maggio 1996,, i rifiuti devono essere recuperati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all'ambiente.
Categorie o tipi generici di rifiuti pericolosi elencati in base alla loro natura o all'attività che li ha prodotti (2)
(I rifiuti possono presentarsi sotto forma di liquido, di solido o di fango)
Rifiuti che presentano una qualsiasi delle caratteristiche elencate nell'allegato F e che consistono in:
9. Miscugli olio/acqua o idrocarburo/ acqua, emulsioni
11. Sostanze bituminose provenienti da operazioni di raffinazione, distillazione o pirolisi (ad esempio residui di distillazione, ecc.)
Allegato D 2
Rifiuti contenenti uno qualunque dei costituenti elencati nell'allegato E, aventi delle caratteristiche elencate nell'allegato F e consistenti in
21. Sostanze inorganiche senza metalli nè composti metallici
25. Polveri metalliche
31. Residui di decarbonazione
36. Recipienti contaminati (ad esempio: imballaggi, bombole di gas, ecc.) che abbiano contenuto uno o più dei costituenti elencati nell'allegato E
39. Oggetti provenienti da una raccolta selettiva di rifiuti domestici e aventi una delle caratteristiche elencate nell'allegato F
40. Qualunque altro rifiuto contenente uno qualunque dei costituenti elencati nell'allegato E, aventi delle caratteristiche elencate nell'allegato F
Costituenti che rendono pericolosi i rifiuti dell'allegato D2 quando tali rifiuti possiedono le caratteristiche dell'allegato F (2)
C5 Composti del nichel
C11 Cadmio, composti del cadmio
C12 Composti dello stagno
C13 Antimonio, composti dell'antimonio
C14 Tellurio, composti del tellurio
C15 Composti del bario, ad eccezione del solfato di bario
C16 Mercurio, composti del mercurio
C17 Tallio, composti del tallio
C18 Piombo, composti del piombo
C19 Solfuri inorganici
C20 Composti inorganici del fluoro, escluso il fluoruro di calcio
C21 Cianuri inorganici
C22 I seguenti metalli alcalini o alcalino-terrosi: litio, sodio, potassio, calcio, magnesio sotto forma non combinata
C23 Soluzioni acide o acidi sotto forma solida
C24 Soluzioni basiche o basi sotto forma solida
C25 Amianto (polvere e fibre)
C26 Fosforo, composti del fosforo esclusi i fosfati minerali
C27 Metallocarbonili
C28 Perossidi
C29 Clorati
C30 Perclorati
C31 Azoturi
C32 PCB e/o PCT
C33 Composti farmaceutici o veterinari
C34 Biocidi e sostanze fitosanitarie (ad esempio antiparassitari, ecc.)
C35 Sostanze infettive
C36 Oli di creosoto
C37 Isocianati, tiocianati
C38 Cianuri organici (ad esempio: nitrilli, ecc.)
C39 Fenoli, composti fenolati
C40 Solventi alogenati
C41 Solventi organici, esclusi i solventi alogenati
C42 Composti organo-alogenati, escluse le sostanze polimerizzate inerti e le altre sostanze indicate nel presente allegato
C43 Composti aromatici, composti organici policiclici ed eterociclici
C44 Ammine alifatiche
C45 Ammine aromatiche
C46 Eteri
C47 Sostanze di carattere esplosivo, escluse le sostanze indicate in altri punti del presente allegato
C48 Composti organici dello zolfo
C49 Qualsiasi prodotto della famiglia dei dibenzofurani policlorati
C50 Qualsiasi prodotto della famiglia delle dibenzo-paradiossine policlorate
C51 Idrocarburi e loro composti ossigenati azotati e/o solforati non altrimenti indicati nel presente allegato
(1) Trattasi dell'allegato II alla direttiva 91/689/CEE
(2) Alcune ripetizioni rispetto ai tipi generici di rifiuti pericolosi dell'allegato D sono fatte intenzionalmente.
Allegato F (1)
H2" Comburente": sostanze e preparati che, a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, presentano una forte reazione esotermica;
liquidi il cui punto di infiammabilità è inferiore a 21°·C (compresi i liquidi estremamente infiammabili), o che a contatto con l'aria, a temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono riscaldarsi e infiammarsi, o solidi che possono facilmente infiammarsi per la rapida azione di una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo l'allontanamento della sorgente di accensione, o gassosi che si infiammano a contatto con l'aria a pressione normale, o che, a contatto con l'acqua o l'aria umida, sprigionano gas facilmente infiammabili in quantità pericolose;
H3-B "Infiammabile": sostanze e preparati liquidi il cui punto di infiammabilità è pari o superiore a 21°·C e inferiore o pari a 55°·C;
H13 Sostanze e preparati suscettibili, dopo l'eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un'altra sostanza, ad esempio ad un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate;
2. Per quanto concerne l'attribuzione delle caratteristiche "cancerogeno", "teratogeno" e "mutageno" e riguardo all'attuale stato delle conoscenze, precisazioni supplementari figurano nella guida per la classificazione e l'etichettatura di cui all'allegato VI (parte II D) della direttiva 67/548/ CEE, nella versione modificata dalla direttiva 83/467/CEE della Commissione
I metodi di prova sono intesi a conferire un significato specifico alle definizioni di cui all'allegato III alla direttiva 91/689/ CEE.
I metodi da utilizzare sono quelli descritti nell'allegato V della direttiva 67/548/CEE, nella versione modificata dalla direttiva 84/449/CEE della Commissione o dalle successive direttive della Commissione che adeguano al progresso tecnico la direttiva 67/548/CEE. Questi metodi sono basati sui lavori e sulle raccomandazioni degli organismi internazionali competenti, in particolare su quelli dell'OCSE
(1) Trattasi dell'allegato III alla direttiva 91/689/CEE.
Allegato G (1)
- Gli imballaggi sono fabbricati in modo da limitare il volume e il peso al minimo necessario per - garantire il necessario livello di sicurezza, igiene e accettabilità tanto per il prodotto imballato quanto per il consumatore.
L'imballaggio deve essere prodotto in modo tale da consentire il riciclaggio di una determinata percentuale in peso dei materiali usati, nella fabbricazione di prodotti commerciabili, rispettando le norme in vigore nella Comunità europea. La determinazione di tale percentuale può variare a seconda del tipo di materiale che costituisce l'imballaggio.
(1) Allegato II della direttiva 94/62/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994 sugli imballaggi ed i rifiuti di imballaggio.