Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-15036-del-16-06-2017
Timestamp: 2020-04-01 22:03:43+00:00
Document Index: 80833979

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 29', 'art. 360', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 2425']

Sentenza Cassazione Civile n. 15036 del 16/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15036 del 16/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 16/06/2017, (ud. 05/04/2017, dep.16/06/2017), n. 15036
sul ricorso iscritto al n. 11479/2014 R.G. proposto da:
Toscana, n. 160/1/14 depositata il 29 gennaio 2014;
1. L’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, soggetto passivo Irap ai sensi del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 3, comma 1, lett. e-bis), impugnava avanti la C.T.P. di Firenze il silenzio rifiuto formatosi sulle istanze con le quali, con riferimento agli anni 2007, 2008 e 2009, aveva chiesto il rimborso della imposta corrisposta in eccedenza rispetto a quella che sarebbe stata dovuta ove avesse dedotto dalla base imponibile i “contributi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro”: deduzione cui assumeva aver diritto ai sensi del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 11, comma 1, pt. a),.
2. Avverso tale sentenza l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, con unico mezzo, cui resiste la contribuente depositando controricorso.
1. Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 10 bis, comma 1, e art. 11 nonchè del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 29 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la C.T.R. ritenuto applicabile la richiamata norma di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 11 (che al comma 1, lett. a), pt. 1, prevede la deducibilità dalla base imponibile dei “contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro”) anche al caso di specie nel quale – sostiene la ricorrente – trattandosi di soggetto passivo Irap rientrante tra quelli considerati dall’art. 3, comma 1, lett. e-bis), del medesimo testo legislativo e, come tale, tenuto ad avvalersi, ai fini della determinazione dell’imponibile Irap, del c.d. metodo retributivo (base imponibile determinata in un importo pari all’ammontare delle retribuzioni erogate al personale dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e dei compensi erogati per collaborazione coordinata e continuativa nonchè per attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente: art. 10-bis, comma 1 D.Lgs. cit.), non si pone l’esigenza di dedurre dalla base imponibile così determinata i contributi di che trattasi, dal momento che questi ne sono già esclusi, non essendo essi posti a carico del lavoratore, nè conseguentemente addebitati, in alcuna misura, nello statino stipendiale.
La sentenza impugnata fonda l’espresso convincimento circa la deducibilità, dalla base imponibile Irap, anche per i soggetti passivi rientranti nella previsione di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 3, comma 1, lett. e-bis) (azienda ospedaliera-universitaria, non svolgente attività commerciale), dei “contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro”, su un argomento testuale e sistematico che appare in effetti difficilmente superabile.
La norma che prevede la deducibilità di tali contributi dalla base imponibile è, invero, contenuta nell’art. 11 suddetto testo normativo, il quale è rubricato “disposizioni comuni per la determinazione del valore della produzione netta”. Segnatamente, viene in rilievo il pt. 1 del comma 1, lett. a il quale testualmente prevede (con formulazione evidentemente in sè priva di qualsivoglia limitazione o esclusione riferibile a taluna delle varie categorie di soggetti passivi): “nella determinazione della base imponibile… sono ammessi in deduzione… i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro”.
Sotto il primo profilo, appare invero significativo che, mentre le disposizioni che la precedono – artt. 5 e 10-bis – dettano specifiche e distinte discipline per la determinazione della base imponibile per ciascuna delle diverse categorie di soggetti passivi Irap, quali indicate nell’art. 3, quella in esame è diretta invece a indicare gli oneri deducibili con riferimento a tutte dette categorie ovvero a sottogruppi delle stesse, dando in tal senso un primo riscontro alla indicazione contenuta in rubrica secondo cui si tratta, per l’appunto, di “disposizioni comuni”.
Sotto il secondo profilo appare poi ancor più indicativo il fatto che, mentre le successive sottoarticolazioni della medesima disposizione (e segnatamente i punti 2 e seguenti della medesima comma 1), lett. a limitano espressamente la loro applicabilità a più ristretti gruppi di soggetti passivi, tutte in particolare escludendo proprio quelli di cui all’art. 3, comma 1, lett. e-bis) nessuna limitazione di tal genere è desumibile invece dalla citata previsione di cui al pt. 1.
Nè pare sostenibile che tale circostanza sia frutto casuale e non ponderato di tecnica legislativa. Trattasi infatti di previsione contenuta già nel testo originario della disposizione e rimasta immutata nel tempo, anche a seguito delle numerose modifiche che, in altre parti, la stessa ha subito: modifiche che pure hanno più volte escluso, ad altri fini, proprio gli enti pubblici e le altre istituzioni od organi considerati nella più volte menzionata dell’art. 3, comma 1, lett. e-bis). Immutata, in particolare, la previsione che qui interessa è rimasta anche a seguito della introduzione nell’art. 3, comma 1 proprio di tale lett. e-bis), ad opera del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 506, art. 1, comma 1, lett. a): novella quest’ultima con la quale pure sono state apportate altre rilevanti modifiche al testo dello stesso art. 11. Così come immutata essa è rimasta anche dopo le numerosissime altre modifiche che la stessa disposizione ha ancora successivamente subito, le quali pure, ad altri fini, hanno distinto i soggetti passivi di che trattasi dagli altri (v. ex aliis la L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 16, comma 1, lett. c), che ha introdotto il comma 4-bis a norma del quale sono ammessi in deduzione dalla base imponibile importi diversamente commisurati a seconda dell’entità di quest’ultima ma solo per i soggetti passivi “di cui all’art. 3, comma 1, lett. da a) ad e)”, con esclusione dunque, evidentemente intenzionale, di quelli di cui al D.L. 24 settembre 2002, n. 209, art. 3, convertito dalla L. 22 novembre 2002, n. 265; la L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 5, comma 1, lett. d) ed e), che ha introdotto il comma 4-bis.1 con analoghe modifiche, per così dire, selettive; la L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 347, lett. d), che ha introdotto il comma 4-quater; e così via enumerando fino alla L. 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, commi 73, 123 e 124).
2. Per contro, priva di riconoscibile fondamento logico sistematico si rivela la tesi dell’Ufficio secondo la quale la previsione in esame (deducibilità dei contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro) non può intendersi riferita ai soggetti che, ai fini della determinazione dell’imponibile Irap, sono tenuti ad avvalersi del c.d. metodo retributivo (base imponibile determinata in un importo pari all’ammontare delle retribuzioni erogate al personale dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e dei compensi erogati per collaborazione coordinata e continuativa nonchè per attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente: art. 10-bis, comma 1 D.Lgs. cit.), dal momento che quegli oneri sono di fatto già esclusi da tale base, in quanto unicamente composta delle retribuzioni erogate al personale dipendente, le quali non sopportano in alcuna misura detti contributi.
Il fatto però che, con riferimento alle amministrazioni pubbliche e agli altri soggetti ad esse equiparati di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 3, comma 1, lett. e-bis) la base imponibile sia determinata alla stregua di parametro che prescinde da una impossibile sottrazione tra valore e costi della produzione, non dimostra affatto che i contributi in questione, quali costi del personale, siano da considerare già esclusi dal peso d’imposta, potendosi al contrario considerare quel parametro (le retribuzioni) scelto dal legislatore solo quale espressione aritmetica maggiormente in grado di rappresentare, alla stregua di una opzione, come detto, sostanzialmente convenzionale, almeno ai fini di che trattasi, quello rappresentato, per gli altri soggetti passivi d’imposta, dalla differenza tra valore e costi della produzione (diversi da quelli di cui dell’art. 2425 c.c., n. 9), n. 10), lett. c) e d), nn. 12) e 13)).
3. Resta ferma naturalmente la necessità che, perchè siano dedotti, si dia prova dell’effettività dei costi e, dunque, per quel che qui interessa, dell’effettivo versamento da parte degli enti predetti dei contributi di che trattasi.
3. Il ricorso deve essere pertanto rigettato.