Source: http://m.infedelta-coniugale.org/1/
Timestamp: 2020-01-20 08:43:39+00:00
Document Index: 14687518

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 146', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2059', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

INDAGINI INFEDELTA CONIUGALE_SMASCHERIAMO GLI INFEDELI. PROVE LEGALI FOTO E VIDEO
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- Il disegno di legge n. 1293 (sotto allegato) introduce l'assegno di divorzio a tempo per dare attuazione ai principi delle SU del 2018 in materia. Un'iniziativa che sembrerebbe andare a tutto svantaggio del coniuge più debole.
* le condizioni personali ed economiche dei coniugi a causa dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio;
* l'età e lo stato di salute del soggetto richiedente;
* il contributo personale ed economico di ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune;
* il patrimonio e il reddito netto di entrambi;
* la ridotta capacità reddituale dovuta a ragioni oggettive, anche in considerazione della mancanza di un'adeguata formazione professionale o di esperienza lavorativa, quale conseguenza dell'adempimento dei doveri coniugali nel corso della vita matrimoniale;
* l'impegno di cura di figli comuni minori, disabili o comunque non economicamente indipendenti.
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Tradimento coniugale on line: _La moglie che sorprende il marito a navigare sul web in cerca di relazioni con altre donne - hanno sottolineato i giudici della Suprema corte - non commette abbandono di tetto coniugale perchè si tratta di una "circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l'insorgere della crisi matrimoniale all'origine della separazione". La donna se ne era andata di casa, piantando il marito su due piedi, appena aveva scoperto che lui cercava altri incontri con compagnia femminile sul web.
Per definizione, la separazione giudiziale è il procedimento che uno dei coniugi promuove in disaccordo con l'altro per porre fine alla loro convivenza. Attraverso questo procedimento si ottiene una sentenza di separazione basata su fatti (anche indipendenti dal volere della coppia) che rendono la convivenza intollerabile oppure possono recare danno alla prole[1].
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Riportiamo alcune sentenze -infedeltà Coniugale:
Infedeltà Coniugale: ricordiamo che anche attraverso il web (Facebook, ecc.) si può incorrere nel tradimento coniugale: Secondo la Costituzione (C. Cost. 18/04/1974 n.99) la fedeltà deve intendersi come l’obbligo di entrambi i coniugi di astenersi dall’intrattenere relazione e/o rapporti sessuali con terzi; “il dovere di fedeltà consiste nell’impegno di ciascun coniuge, di non tradire la fiducia reciproca ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che non deve essere intesa soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali. La nozione di fedeltà impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro la fedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di saper sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia. E’ evidente che comportamenti che ledano la fiducia del partner possano mettere in essere i presupposti per una separazione con addebito a carico del coniuge che si relaziona anche solo platonicamente con un estraneo, e quindi non soltanto in seguito a relazioni sessuali.
In base all’articolo 143 del Codice Civile chi subisce il tradimento potrà richiedere il rimborso di tutte le spese sostenute per l’indagine da addebitare al coniuge infedele in fase di separazione giudiziale.
Infedeltà Coniugale: di seguito riportiamo alcune sentenze
Cass. Civ. n. 2059 del 14.02.2012
Infedeltà coniugale: L'abbandono del tetto coniugale prima della domanda di separazione e senza una valida ragione fa scattare automaticamente l'addebito. A maggior ragione se il coniuge che ha reciso la coabitazione lo ha fatto per intraprendere una convivenza more uxorio. Infatti, il coniuge, il quale provi che l'altro ha volontariamente e definitivamente abbandonato la residenza familiare senza aver proposto domanda di separazione personale, non deve ulteriormente provare l'incidenza causale di quel comportamento illecito sulla crisi del matrimonio, implicando esso la cessazione della convivenza e degli obblighi ad essa connaturati, e gravando sull'altra parte l'onere di offrire la prova contraria, che quel comportamento fosse giustificato dalla preesistenza di una situazione d'intollerabilità della coabitazione. nonostante l'assenza della giusta causa prevista dall'art. 146 cpv. c.c..
Cass. Civ. del 14 Aprile 2011 n. 8548
Infedeltà coniugale: Rischia l'addebito della separazione e non ha diritto all'affido condiviso dei figli minori il coniuge che non rispetta la personalità del partner. Infatti, in tema di addebitabilità della separazione personale, ove i fatti accertati a carico di un coniuge costituiscano violazione di norme di condotta imperative ed inderogabili - traducendosi nell'aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l'incolumità e l'integrità fisica, morale e sociale dell'altro coniuge, ed oltrepassando quella soglia minima di solidarietà e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner - essi sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento di quest'ultimo, e si sottraggono anche alla comparazione con tale comportamento, la quale non può costituire un mezzo per escludere l'addebitabilità nei confronti del coniuge che quei fatti ha posto in essere.
Cassazione civile , sez. VI, sentenza 17.01.2012 n° 610
Infedeltà coniugale e risarcimento: va provata lesione dell'integrità fisio-psichica
Con la sentenza 17 gennaio 2012, n. 610, in tema di assegno di mantenimento, la Corte di Cassazione risolve una duplice questione, in termini di richiesta di risarcimento del danno subito a causa del tradimento del marito e in riferimento alla capacità lavorativa della figlia maggiorenne.
Nel caso di specie, la moglie aveva proposto ricorso per cassazione nei confronti del coniuge, lamentandosi della decisione assunta dalla Corte territoriale con cui, in parziale riforma della sentenza di primo grado in tema di separazione personale, aveva ridotto l’assegno imposto al marito per il mantenimento della moglie, revocando inoltre a quest’ultima l’assegnazione della casa coniugale.
In particolare, le doglianze si riferivano ai richiami operati dalla Corte a rendite vitalizie percepite dalla moglie e al generico impegno del marito di garantire un’adeguata sistemazione abitativa nei sui confronti. In realtà, secondo i giudici del Palazzaccio le censure contenute nel ricorso, inerenti alla quantificazione dell'assegno di mantenimento della ricorrente, sono fondate con riguardo alla ricostruzione della condizione economica di ciascuna delle parti ed al relativo raffronto, ritenendosi immotivata l’inclusione tra i cespiti di lei di una rendita assicurativa mensile, che lo stesso controricorrente non conferma, nonché all'impropria considerazione della futura, ipotetica e non meglio precisata soluzione alloggiativa offerta dal coniuge. Ciò è sufficiente per far ritenere agli Ermellini che nel caso specifico la riduzione sancita dal giudice di merito non avrebbe garantito un tenore di vita analogo alle condizioni di vita godute nel corso del matrimonio. Tuttavia altri due motivi di ricorso, presentati dalla moglie, vengono disattesi: il primo relativo al risarcimento del danno non patrimoniale collegato alla infedeltà del coniuge; il secondo relativo alla revoca del mantenimento alla figlia, ormai maggiorenne.
Quanto al primo punto – condividendo il rigetto operato dal giudice di merito – la Cassazione, pur ribadendo la possibilità della richiesta dei danni anche in ambito familiare, non rileva nessuna lesione di diritti fondamentali e particolarmente dell’integrità fisio-psichica della moglie; riscontro negativo – si legge nella sentenza – che la ricorrente solo genericamente avversa, omettendo di dedurre l’esistenza di circostanze atte ad integrare gli estremi della invocata tutela risarcitoria. Quanto alla figlia il diniego di assegno paterno per il mantenimento ad opera del giudice di merito si fondano sulla puntuale verifica delle condizioni personali ed economiche della figlia ormai trentaseienne e titolare di rendita immobiliare nonché di titolo di studio universitario e, dunque, in grado di attendere ad occupazioni lucrative – peraltro offerte dal padre stesso - ingiustificatamente, invece, da lei rifiutate.
A nulla rileva l’assunto della ricorrente circa l'erroneo richiamo della laurea in architettura della figlia piuttosto che in conservazione e restauro di beni culturali, non apparendo decisivo in rapporto al possibile suo inserimento lavorativo nell'ambito dell'attività imprenditoriale svolta dal padre in ambito edilizio.
In conclusione, per i giudici di Piazza Cavour non emergono elementi che possano portare a conclusioni diverse da quelle già espresse in primo grado. Da qui l’accoglimento del primo motivo del ricorso, con la cassazione della sentenza impugnata limitatamente al motivo accolto, con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello territoriale, in diversa composizione.
Infedeltà coniugale: per la Cassazione il danno è risarcibile:
Dapprima, infatti, la Corte ha riaffermato la centralità della lesione di un interesse della persona di rango costituzionale, quale presupposto del risarcimento del danno alla persona, pur in assenza di una previsione legislativa ad hoc, assecondando il risarcimento del danno causalmente riconducibile alla condotta, dolosa o gravemente colposa, lesiva di un diritto inviolabile direttamente riconducibile agli artt. 29-30 Cost. (ex pluribus Cass. SS.UU. nn. 26972-26975 del 2008). Da ultimo, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18853/11 ha sancito che, data la natura giuridica dei doveri coniugali, non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità tra la domanda di addebito e quella di risarcimento dei danni.
Pertanto, a prescindere dalle controversie nell’ambito della separazione, e dal fatto che, in molti casi la domanda di una separazione o divorzio giudiziale venga trasmutata in consensuale o congiunta, è sempre possibile ottenere, con domanda al giudice civile ordinario, il risarcimento per il danno intrafamiliare, estrinsecatosi, nel caso di specie, in una plateale condotta fedifraga del marito lesiva, per il fatto in sé, ma anche per le modalità con le quali è stata consumata, della dignita’ e onore della moglie. La pronuncia suddetta, difatti, afferma che l’infedelta’ che abbia leso la dignita’ e l’onore del coniuge tradito rappresenta un illecito civile suscettibile di risarcimento danni : “Anche nell’ambito della famiglia i diritti inviolabili della persona rimangono infatti tali, cosicchè la loro lesione da parte di altro componente della famiglia può costituire presupposto di responsabilità civile. Fermo restando che la mera violazione dei doveri matrimoniali, o anche la pronuncia di addebito della separazione, non possono di per sè ed automaticamente integrare una responsabilità risarcitoria, dovendo, in particolare, quanto ai danni non patrimoniali, riscontrarsi la concomitante esistenza di tutti i presupposti ai quali l’art. 2059 cod. civ., riconnette detta responsabilità, secondo i principi da ultimo affermati nella sentenza 11 novembre 2008, n. 26972 delle Sezioni Unite, la quale ha ricondotto sotto la categoria e la disciplina dei danni non patrimoniali tutti i danni risarcibili non aventi contenuto economico e, quindi, entrambi i tipi di danno in relazione ai quali è stata formulata la domanda dell’odierna ricorrente” (Cass. 15 settembre 2011 n. 18853) .
Spetta al coniuge tradito, però, provare l’entita’ dei danni subiti, sia morali che economici: la violazione dei doveri coniugali può, infatti, ledere diritti costituzionalmente protetti qualora si dimostri che la condotta illecita -nella specie l’infedeltà- abbia dato vita ad una lesione dell’integrità psichica e fisica, abbia portato a conseguenze pregiudizievoli della reputazione della vittima, oppure si sia concretizzata in atti specificamente lesivi della dignità della persona. Dall’orientamento giurisprudenziale anzidetto ed in particolare in seguito alla recentissima pronuncia esaminata scaturiranno inevitabilmente una innumerevole quantità di processi per il risarcimento del danno da infedeltà coniugale.
NON VOLERE FIGLI NON GIUSTIFICA IL TRADIMENTO DEL MARITO” - Cass. civ. n. 16089/2012
Addebito o non addebito, è questo il dilemma. A risolverlo hanno tentato le corti di merito con esito opposti, infatti, mentre il Tribunale pronunciava la separazione con addebito per il marito, contrariamente, la Corte d’Appello ha riformato la sentenza graziandolo dall’addebito.
Per quale motivo ? Che il marito fosse fedifrago era provato, concretamente e con certezza, avendo questi intrapreso una relazione clandestina con un’altra donna già dal 2003, tuttavia la scelta del coniuge di venir meno ai suoi doveri era stata determinata, a suo dire, non da pulsioni incontrollabili ma dal venir meno dell’unione d’intenti con la moglie, la quale, a quell’epoca, gli aveva confessato di non voler avere dei figli con lui.
La Corte trentina ha quindi ritenuto che il tradimento fosse stato una reazione del tutto proporzionata alla scelta della moglie di non procreare con il coniuge.
Contro tale decisione proponeva ricorso in cassazione la moglie tradita, con tre motivi tra loro connessi: contestando in primo luogo che l’affermazione della donna (che in realtà era una confidenza fatta alla cognata) potesse aver determinato la scelta del marito di intraprendere una relazione extraconiugale; ciò, e questo è il secondo motivo, perché la relazione era iniziata ben prima che la donna esternasse la sua intenzione di non dare figli al marito, ed infine, a contorno, si eccepiva la contraddittorietà della motivazione della Corte d’Appello.
La Cassazione critica la sentenza trentina ritenendo illogico il tentativo di creare un collegamento tra la scelta del marito di intraprendere una liaison con la segretaria (che storia scontata !) e la dichiarazione della ricorrente di non voler avere un figlio dal marito, anche perchè a tale confidenza era seguita una ritrattazione, dubbi e la volontà della donna di riconciliarsi con il coniuge. Circostanze queste di cui il giudice d’appello non aveva tenuto conto.
Tuttavia la Corte di legittimità non cassa la sentenza, rilevando come le censure mosse dalla ricorrente non abbiano toccato il punto centrale della motivazione: ovvero, l’addebito non poteva essere attribuito al marito in quanto lo stesso aveva intrapreso la relazione extraconiugale in presenza di una crisi nel rapporto matrimoniale non più reversibile.
Infatti, per giurisprudenza consolidata, la dichiarazione di addebito della separazione trova fondamento nell’accertamento di comportamenti (tenuti dal coniuge consapevolmente) contrari ai doveri coniugali, nonché nell’insorgenza di una situazione di intollerabilità del protrarsi della convivenza, causalmente relazionata alla condotta addebitabile. Tuttavia, ai fini suddetti, la violazione dei doveri scaturenti dal matrimonio deve intervenire