Source: http://docplayer.it/9904961-R-e-p-u-b-b-l-i-c-a-i-t-a-l-i-a-n-a-in-nome-del-popolo-italiano-il-tribunale-amministrativo-regionale-per-il-veneto-sezione-seconda-sentenza.html
Timestamp: 2018-03-20 12:46:02+00:00
Document Index: 123816101

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'arte\n8', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 21', 'sentenza ']

Antonino Giacinto Vecchio
1 N /2012 REG.PROV.COLL. N /2005 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 2220 del 2005, proposto da: Calebich Giovanna, rappresentata e difesa dall'avv. Claudio Codognato, con domicilio eletto presso il suo studio in Venezia-Mestre, Calle del Sale, 33; contro Comune di Venezia in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Maddalena Morino e Maurizio Ballarin, con domicilio eletto presso la Civica Avvocatura in Venezia, S. Marco, 4091; Regione Veneto, in persona del Presidente pro tempore, non costituita in giudizio; Commissione Salvaguardia di Venezia, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio; Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocatura Distr.le dello Stato, domiciliata in Venezia, San Marco, 63; nei confronti di
2 Franchetti Alberto e Baessato Enzo, rappresentati e difesi dagli avv. Elisabetta Orsini e Andrea Zuccolo, con domicilio eletto presso la prima in Venezia, San Marco, 2891; per l'annullamento del provvedimento del permesso di costruire in sanatoria del per l installazione di una canna fumaria in rame sull immobile sito in Venezia S. Marco 3949 e denominato palazzo Ca Tron; nonché con i motivi aggiunti, del provvedimento di convalida del con cui si è disposta la convalida del medesimo permesso di costruire in sanatoria. Visti il ricorso e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Venezia, di Franchetti Alberto e Baessato Enzo e di Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali - Roma; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 novembre 2012 il dott. Nicola Fenicia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO La ricorrente è proprietaria dell unità immobiliare sita in Venezia S. Marco 3949, al piano secondo del palazzo, sottoposto a vincolo, denominato Ca Tron. Nell ambito dei lavori di ristrutturazione eseguiti sul palazzo nel corso degli anni 2001 / 2002, i signori Baessato e Franchetti, proprietari, rispettivamente, delle unità immobiliari poste al piano primo e ai piani terzo e quarto del medesimo stabile, hanno realizzato una canna fumaria esterna in rame. In relazione a tale opera hanno chiesto ed ottenuto dal Comune di Venezia (previo nulla osta della Soprintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio e previo
3 parere favorevole della Commissione per la salvaguardia di Venezia), il permesso di costruire in sanatoria del 6 novembre 2003 impugnato con il presente ricorso. In particolare, la ricorrente, nei sei motivi di ricorso, ha lamentato la violazione delle norme sulla partecipazione procedimentale, non essendole stato dato avviso, in qualità di controinteressata, dell avvio del procedimento; il difetto di legittimazione dei signori Baessato e Franchetti a chiedere il permesso di costruire per la realizzazione della canna fumaria, in mancanza del consenso degli altri condomini; il difetto di motivazione e d istruttoria del provvedimento; nonché altri vizi formali dello stesso. Si sono costituiti il Comune di Venezia, Il Ministero per i beni e le attività culturali, nonché i contro interessati Franchetti Alberto e Baessato Enzo, eccependo l irricevibilità del ricorso per tardività dell impugnazione, nonchè l inammissibilità dello stesso per carenza d interesse, e contestandone nel merito la fondatezza. In esito alla camera di consiglio del 3 novembre 2005, con ordinanza n. 878/2005, questo Tribunale ha accolto l istanza cautelare formulata dalla ricorrente ritenendo all apparenza fondate le dedotte censure di violazione dell art. 7 della legge n. 241/1990. Preso atto di tale pronuncia, l amministrazione comunale ha ritenuto di convalidare l atto viziato riaprendo il procedimento ed emendandolo dal vizio dell omessa comunicazione d avvio nei confronti della ricorrente. In conclusione del procedimento così istruito, il Comune di Venezia ha adottato il provvedimento di convalida del 14 febbraio 2007, che la signora Calebich ha impugnato con ricorso per motivi aggiunti, in tal modo estendendo anche ad esso l oggetto del gravame originario. In tale sede la ricorrente ha formulato quattro ulteriori motivi di ricorso con i quali ha lamentato la mancata considerazione da parte dell amministrazione delle proprie osservazioni, relative, in particolare, al difetto di legittimazione dei ricorrenti a
4 richiedere il permesso di costruire per un opera che interessava l intero stabile condominiale. All esito della camera di consiglio del 3 maggio 2007, il Tribunale ha accolto l istanza cautelare formulata dalla ricorrente unitamente al ricorso per motivi aggiunti. All udienza del 22 novembre 2012, sentiti i difensori delle parti, la causa è stata trattenuta in decisione. DIRITTO 1. Si ritiene che possano essere superate le eccezioni pregiudiziali d irricevibilità per tardività e d inammissibilità del ricorso formulate dalle parti resistenti, in ragione dell infondatezza nel merito dello stesso. 2. Il primo motivo svolto con il ricorso introduttivo (violazione dell art. 7 della L. n. 241/1990) può ritenersi superato in ragione del pronunciamento cautelare reso da questo TAR con l ordinanza n. 878 del 2005 e della conseguente convalida operata dall amministrazione riaprendo il procedimento e consentendo la partecipazione della ricorrente. Con il secondo motivo quest ultima ha invece contestato la sussistenza della legittimazione dei controinteressati a richiedere il rilascio del titolo edilizio, e ha lamentato la mancata verifica, da parte dell amministrazione, dell esistenza di tale condizione. In particolare, secondo la tesi della ricorrente, poiché la canna fumaria doveva essere realizzata su una parte condominiale dell edificio, il Comune avrebbe dovuto richiedere la prova dell assenso dei condomini all esecuzione dell intervento. Tale tesi non può essere accolta. Va premesso che l intervento in questione, realizzato nell ambito di lavori di ristrutturazione degli appartamenti dei controinteressati, è consistito nella
5 sostituzione di una vecchia canna fumaria in muratura, posta lungo una parete di un cavedio interno allo stabile, con una nuova canna in rame anticato del diametro di 18 cm., sistemata sulla stessa traccia della preesistente canna in muratura. Ebbene tale tipo d intervento, non mutando la sostanza o la destinazione delle parti comuni dell edificio e non potendo essere considerato come intervento d innovazione del fabbricato ai sensi dell art c.c., come tale necessitante dell assenso della maggioranza dei condomini, rientra, pacificamente, tra le modifiche alle parti comuni dell'edificio (contemplate dall art c.c.) che possono essere apportate dal singolo condomino nel proprio interesse ed a proprie spese al fine di conseguire un'utilità maggiore e più intensa: sempre che non alterino la normale destinazione della cosa comune e non ne impediscano l'altrui pari uso. In particolare, l art c.c., relativo all uso della cosa comune è sempre stato interpretato dal giudice civile nel senso che il condòmino può apportare al muro perimetrale, senza bisogno del consenso degli altri partecipanti alla comunione, tutte le modificazioni che consentano di trarre dal bene comune una particolare utilità aggiuntiva rispetto a quella goduta dagli altri condòmini, ivi compreso l inserimento nel muro di elementi ad esso estranei e posti al servizio esclusivo della sua porzione, purché non impedisca agli altri condòmini l uso del muro comune e non ne àlteri la normale destinazione con interventi di eccessiva vastità (vedansi, tra le tante sentenze della corte di cassazione: II Sezione, 4 marzo 1983 n e 26 marzo 1994 n. 2953, III, 24 ottobre 1986 n. 6229). Corrispondentemente, il singolo condòmino ha titolo, anche se il condominio non abbia dato o abbia negato il proprio consenso, ad ottenere la concessione edilizia per un opera a servizio della sua abitazione e sita sul muro perimetrale comune, che si attenga ai limiti suddetti (si vedano le conformi decisioni del Consiglio di
6 Stato n. 11/2006 specificamente per una canna fumaria - ; n. 6297/2004; n. 1583/1998 e n. 699/1997). Pertanto, poiché, nel caso di specie, l installazione di una nuova canna fumaria su di un muro perimetrale dell edificio in questione: non altera la destinazione del muro comune e non ne pregiudica la sicurezza; non va a ledere il pari diritto degli altri condomini sul muro medesimo, né il decoro architettonico dell edificio (l intervento ha peraltro avuto il nulla osta della Soprintendenza e il parere favorevole della Commissione per la salvaguardia di Venezia), allora, non vi sono limiti privatistici alla legittimazione degli odierni controinteressati a realizzare l intervento oggetto di richiesta di sanatoria. Corrispondentemente, l opposizione manifestata dalla signora Calebich nel corso del procedimento, non fondandosi sulla prospettazione di rischi per la sicurezza dell edificio o sull esigenza, da parte della stessa, di utilizzare nel proprio interesse il muro comune per scopi analoghi, non appare meritevole di tutela e, pertanto, l amministrazione non era tenuta a prendere in considerazione le deduzioni dell odierna ricorrente sull assenza di un titolo legittimante in capo ai signori Franchetti e Baessato, né a motivare specificamente sulle stesse e a porre in essere l attività istruttoria da quest ultima richiesta. Non potendosi, d altra parte, richiedere al Comune di effettuare, in sede di rilascio di un provvedimento autorizzatorio, approfondite indagini sui rapporti tra i condomini ovvero di ricercare un equilibrio tra le loro opposte esigenze. 3. Per tali ultime ragioni va ritenuto infondato anche il terzo motivo del ricorso principale, con il quale è stato eccepito, appunto, il difetto di motivazione e di istruttoria in punto di legittimazione dei controinteressati ad effettuare i lavori di sostituzione della canna fumaria. 4. Con il quarto motivo, la ricorrente ha eccepito la sostanziale mancanza del nulla osta della Soprintendenza e del parere della Commissione per la salvaguardia di
7 Venezia in relazione alla realizzazione della canna fumaria, mancando in detti atti qualsiasi espresso riferimento a quest ultima opera. La censura è priva di fondamento, in quanto i due enti sopracitati si sono pronunciati, con un nulla osta e un parere, sul complessivo progetto di lavori di razionalizzazione impianto di riscaldamento e frazionamento magazzini presentato da Alberto Franchetti e comprensivo della sostituzione della canna fumaria (si veda la relazione tecnica posta a sostegno della domanda di sanatoria, doc. 4, fasc. controinteressati). Pertanto, è evidente che le valutazioni espresse in termini positivi dalle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo avevano ad oggetto anche la specifica opera di sostituzione della canna fumaria. 5. Con il quinto motivo svolto nel ricorso introduttivo, la ricorrente sostiene che nell istanza presentata da Alberto Franchetti non era in alcun modo desumibile la volontà del medesimo di conseguire la sanatoria per opere già realizzate. Ritiene il Collegio che tale circostanza sia totalmente irrilevante, posto che l istanza in questione è stata correttamente interpretata dall amministrazione come istanza di sanatoria, il procedimento seguito è stato quello stabilito per i permessi di costruire in sanatoria e che in tal senso si è espresso il Comune con la propria determinazione finale. 6. Infine, con il sesto motivo la ricorrente ha evidenziato alcune irregolarità anagrafiche, relative ai numeri civici corrispondenti all immobile ove sono stati eseguiti i lavori, irregolarità che non possono certo inficiare la legittimità del provvedimento di sanatoria, non essendovi peraltro dubbio sul fatto che quest ultimo abbia riguardato la canna fumaria installata nel cavedio del palazzo Ca Tron in Venezia San Marco. 7. Venendo al ricorso per motivi aggiunti, avente per oggetto il provvedimento di convalida del 14 febbraio 2007, si osserva, innanzitutto, che la prima censura con la quale la ricorrente ha lamentato la mancata considerazione, da parte
8 dell amministrazione, delle osservazioni formulate dalla ricorrente all interno del relativo procedimento di convalida, è smentita dalla nota del Comune di Venezia del 10 luglio 2006 (doc. n. 3, Comune di Venezia), dove si risponde con precisione alle osservazioni avanzate dalla Calebich. 8. Con il secondo motivo e il terzo motivo del ricorso per motivi aggiunti la ricorrente ha lamentato che anche in sede di convalida l amministrazione non si era pronunciata sulla questione del difetto di legittimazione dei signori Franchetti e Baessato, sugli errori sui numeri anagrafici e sulla mancata sottoposizione dell opera di sostituzione della canna fumaria all assenso delle amministrazioni competenti alla tutela del palazzo Ca Tron. Sull irrilevanza e l inconsistenza di tali osservazioni si rimanda ai precedenti punti della motivazione. Pertanto, l amministrazione non era tenuta a motivare espressamente su ciascuna di esse, né ad eseguire inutili, ulteriori sopralluoghi in contraddittorio con la controinteressata, non potendo, peraltro, il procedimento amministrativo essere aggravato se non per straordinarie e motivate esigenze (art. 1 comma 2, L. n. 241/1990). 9. Infine, con il quarto motivo, la ricorrente ha dedotto la violazione dell art. 21 nonies, 2 comma, L. n. 241/1990, non sussistendo le ragioni d interesse pubblico richieste dalla norma ai fini della convalida. In realtà, tale requisito dell interesse pubblico, senza valide ragioni esteso dall annullamento d ufficio di cui all art. 21 nonies 1 comma anche alla convalida prevista nel comma successivo, non può essere enfatizzato, in quanto un atto di convalida trova la sua giustificazione nell evitare le conseguenze negative dell illegittimità di un provvedimento e nell esigenza del ripristino della legalità, pertanto, solo in tal senso potrebbe essere intesa tale previsione. Ne consegue l infondatezza anche di tale motivo di ricorso. In conclusione, il ricorso deve essere respinto.
9 Considerata la peculiarità della lite e delle vicende anche processuali che l hanno caratterizzata, si ritengono sussistenti giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite fra le parti. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta; Dispone la compensazione delle spese di lite tra le parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 22 novembre 2012 con l'intervento dei magistrati: Amedeo Urbano, Presidente Alessandra Farina, Consigliere Nicola Fenicia, Referendario, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 12/12/2012 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)