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Timestamp: 2020-02-29 04:05:54+00:00
Document Index: 46362690

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 113', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 31', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 16', 'sentenza ']

La Corte di Appello, a seguito del ricorso presentato dal datore di lavoro e dal preposto di un’azienda ho confermata la sentenza emessa nei loro confronti dal GUP del Tribunale da questi appellata condannandoli al pagamento delle ulteriori spese processuali. Il GUP del Tribunale aveva dichiarato entrambi gli imputati responsabile dei reati di cui all’art. 113, 40, 589 c. 1 e 2 c.p. perché con condotte colpose indipendenti ed in particolare:
3) per non aver disposto e preteso che il lavoratore infortunato osservasse le norme di sicurezza previste nel piano di sicurezza di cui art. 4 lett. c) e 289 lett. c) DPR n. 547/1955;
a) imprudenza, negligenza, imperizia nonché:
b) nella violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro ed in particolare: per non avere esercitato la dovuta vigilanza, ai sensi dell'art. 18 co. 8 L. n. 55/1990 e art. 31 L. n. 109/1994 e successive modifiche, affinché provvedesse a mettere in sicurezza lo scavo in violazione dell'art. 4, 6, 391 lett. b) DPR n. 547/1955, cagionavano con condotte omissive aventi efficacia causale la morte del lavoratore infortunato il quale, collocato sul fondo dello scavo in qualità di addetto al controllo delle fasi di scavo per individuare la quota della falda di acqua da convogliare in apposita vasca in c.a., in assenza delle necessarie armature di sostegno dello scavo e privo del casco e di ogni dispositivo di protezione individuale, per un franamento di una porzione della parete dello scavo dovuto all'assenza di armatura, alla scarsa pendenza della parete di scavo ed infine, alla presenza di acqua nel terreno interessato, rimaneva ricoperto parzialmente (arti inferiori fino al bacino, arti superiori, parte del tronco e parte del viso) e riportava lo schiacciamento del tronco e conseguente immobilizzazione toracica cui sono seguite emorragia addominale shock emorragico e terminale e insufficienza cardio-respiratoria,
ed inoltre il datore di lavoro
B) della contravvenzione p. e p. dall'art. 4 co. 5 punto d) D. Lgs n. 626/94 per non avere fornito al lavoratore infortunato i necessari dispositivi di protezione individuali;
C) della contravvenzione p. e p. dall'art. 4 co. 5 punto e) D. Lgs n. 626/94 perché non aver preso le misure appropriate affinché il lavoratore infortunato che non aveva ricevuto le adeguate istruzioni, non accedesse alla zona dello scavo che lo esponeva ad un rischio grave e specifico.
La suprema Corte ha messo in evidenza a tal punto come nella sentenza della Corte di Appello impugnata dal datore di lavoro sia stata fatta una confusione fra le diverse figure del delegato e del preposto e che tale confusione dovrà essere chiarita dal giudice del rinvio. La Corte di Cassazione ha messo in evidenza che di recente le Sezioni Unite della stessa Corte hanno chiarito che, in materia di infortuni sul lavoro, gli obblighi di prevenzione, assicurazione e sorveglianza gravanti sul datore di lavoro, possono essere trasferiti con conseguente subentro del delegato nella posizione di garanzia che fa capo al delegante, a condizione che il relativo atto di delega ex art. 16 del D. Lgs. n. 81 del 2008 riguardi un ambito ben definito e non l'intera gestione aziendale, sia espresso ed effettivo, non equivoco ed investa un soggetto qualificato per professionalità ed esperienza che sia dotato dei relativi poteri di organizzazione, gestione, controllo e spesa (Sez. Un. N. 38343 del 24/4/2014, Espenhahn ed altri, Rv. 261108).
E' stato anche fatto rilevare che la delega di funzioni, disciplinata precipuamente dall'art. 16 del D. Lgs. n. 81/2008, contenente il T.U. sulla sicurezza, non esclude l'obbligo di vigilanza del datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite ma che comunque detta vigilanza non può avere per oggetto la concreta, minuta conformazione delle singole lavorazioni, che la legge affida al garante, concernendo, invece, la correttezza della complessiva gestione del rischio da parte del delegato. Ne consegue che l'obbligo di vigilanza del delegante è distinto da quello del delegato, al quale vengono trasferite le competenze afferenti alla gestione del rischio lavorativo, e non impone il controllo, momento per momento, delle modalità di svolgimento delle singole lavorazioni così come indicato nella sentenza della Sez. IV n. 10702 del 1/2/2012.
Corte di Cassazione - Sezione IV Penale - Sentenza n. 33630 del 01 agosto 2016 (u. p. 20 luglio 2016) - Pres. Bianchi – Est. Pezzella - Ric. B. G. M.. -Un infortunio é generalmente riconducibile alla sfera di responsabilità del preposto se legato ala concreta esecuzione dei lavori, a quella del dirigente se dovuto alla organizzazione e del datore di lavoro se derivante da scelte gestionali di fondo.