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Timestamp: 2020-08-14 18:40:10+00:00
Document Index: 61164182

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1670', 'art. 1670', 'art. 2043', 'art. 1670', 'art. 2043', 'art. 112', 'art. 1670', 'art. 366', 'art. 1670', 'art. 2043']

Sentenza Cassazione Civile n. 30106 del 21/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30106 del 21/11/2018
Cassazione civile sez. I, 21/11/2018, (ud. 20/09/2018, dep. 21/11/2018), n.30106
sul ricorso 29370/2014 proposto da:
Edilki S.r.l. in liquidazione, già F.lli P. S.p.a., in
domiciliata in Roma, Via Boncompagni n. 93, presso lo studio
dell’avvocato Corradi Marco, rappresentata e difesa dall’avvocato
Lorenzon Angelo, giusta procura a margine del ricorso;
Unipolsai Assicurazioni S.p.a., incorporante Unipol Assicurazioni
elettivamente domiciliata in Roma, Via Fabio Massimo n. 60, presso
lo studio dell’avvocato Caroli Enrico, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato Cesare Andrea, giusta procura in calce al
IPM Italia S.r.l., già Rinol Italia S.r.l., in persona del legale
G.B. Vico n. 1, presso lo studio dell’avvocato Prosperi Mangili
Stefano, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato Saulle
Luca, giusta procura a margine del controricorso;
Cattolica Assicurazione S.p.a., quale avente causa della Duomo Uni
One Assicurazioni S.p.a. (già denominata Il Duomo Assicurazioni e
Riassicurazioni S.p.a.), in persona del legale rappresentante pro
38, presso lo studio dell’avvocato Coletti Pierfilippo, che la
Z.L., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la
dall’avvocato Teso Alberto, giusta procura in calce al controricorso
Comune di Ceggia;
SACE BT S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, Via Bocca di Leone n. 78, presso
l’avvocato Cicala Curzio, che la rappresenta e difende unitamente
all’avvocato Pavan Francesco, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 1244/2014 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA;
20/09/2018 dal cons. MARULLI MARCO.
1. Con sentenza 1244/14 del 21.5.2014, la Corte d’Appello di Venezia, in riforma dell’impugnata decisione di primo grado – che, in merito alla controversia promossa dalla F.lli P. s.p.a. per il pagamento del saldo dovuto dal Comune di Ceggia in relazione all’appalto per la costruzione di una scuola, aveva, tra l’altro, accolto la domanda riconvenzionale di quest’ultimo, intesa a conseguire la condanna dell’appaltatore per vizi dell’opera (nella specie, in particolare, si era rilevata la presenza nel pavimento di solventi non consentiti) ed aveva pure pronunciato la condanna in manleva dei subappaltatori IPM Italia s.r.l. e B.M. & C. s.n.c. in liquidazione – ha accolto l’appello di costoro, ferma restando per il resto la già pronunciata condanna della F.lli P., rimasta contumace nel giudizio di appello, sull’assunto dell’intervenuta decadenza dell’appaltatore dall’azione di regresso prevista dall’art. 1670 c.c., per decorrenza del termine.
Avverso la detta decisione insorge la soccombente, ora Edilki s.r.l. in liquidazione, sulla base di un unico motivo di ricorso, al quale resistono con controricorso e memoria la IPM Italia s.r.l., la Cattolica di Assicurazioni s.c.a r.l., la SACE BT s.p.a., l’Unipol Assicurazioni s.p.a. e, con controricorso e ricorso incidentale condizionato, Z.L..
2.1. Con l’unico motivo del proprio ricorso, dispiegato su due doglianze, la Edilki s.r.l. censura l’impugnato deliberato di seconde cure – dell’avviso, si è detto, che, dovendo l’azione dispiegata dall’appaltatore ricondursi alla specie dell’art. 1670 c.c., era fondata l’eccezione di decadenza fatta valere in suo danno di subappaltatori evocati, non avendo il chiamante neppure allegato, ricevuta la denuncia dal Comune, di averne tempestivamente notiziato i subappaltatori – deducendo, sulla premessa che l’appaltatore, escusso dal committente, possa agire in responsabilità dei subappaltatori, oltre che ai sensi degli artt. 1667 e 1669 c.c., anche in forza dell’art. 2043 c.c., il decidente d’appello, da un lato, non avrebbe dovuto “soffermarsi a valutare la domanda di manleva nella sola logica ex art. 1670 c.c., ma doveva spingersi ad interpretare la medesima nel suo complesso e, dunque, anche in ottica ex art. 2043 c.c.”, dall’altro sarebbe perciò incorso “nella violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex art. 112 c.p.c.”.
2.2. Il motivo, osteggiato dai controricorrenti sotto molteplici profili, tutti intesi a rimarcarne preliminarmente l’inammissibilità, non si sottrae in effetti alla detta declaratoria, che reputa il collegio di dover dichiarare primamente per ragioni che si riconnettono alla sua palese mancanza di autosufficienza.
Ed invero, assumendo il ricorrente che la prospettazione della domanda da lui proposta nei confronti dei chiamati avrebbe potuto legittimarne l’inquadramento in diritto anche sotto l’egida della responsabilità da fatto illecito, in tal modo rendendo perciò irrita l’interpretazione operatane dal decidente che vi aveva invece visto solo un addebito di responsabilità declinato in danno dei subappaltatori a mente dell’art. 1670 c.c., traendo da ciò la contestata conclusione della maturata decadenza, sarebbe stato onere del medesimo, che lamenta l’erroneità di questa chiave di lettura e su queste basi reclama la cassazione dell’impugnata sentenza, assolvere previamente il compito commessogli dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, trascrivendo ovvero riproducendo nei suoi esatti termini il contenuto della domanda oggetto del denunciato errore interpretativo, e ciò onde dar modo alla Corte di controllare ex actis la veridicità della formulata asserzione prima di scrutinarne nel merito la fondatezza.
Al contrario, pur in disparte da quanto ex adverso si oppone sul punto (cfr. il controricorso IPM, ove a pag. 11 si trascrive la domanda della ricorrente, evocante eloquentemente l’applicazione nella specie dell’art. 1670 c.c.), il ricorso risulta insanabilmente carente sotto la rilevata angolazione, dal momento che la ricorrente rivendica, si, con forza la legittimità di una diversa impostazione ricostruttiva della vicenda, da condursi anche nella prospettiva delineata richiamando l’art. 2043 c.c., ma nel far questo omette di offrire alla conoscenza di questa Corte, riportando le proprie istanze, gli indispensabili elementi di valutazione per procedere in questa direzione, risultando per ciò il ricorso privo della necessaria autosufficienza e divenendo per questo oggetto della conseguente declaratoria in rito.
3. Dichiarata dunque l’inammissibilità del ricorso, le spese seguono la soccombenza.
Dichiara il ricorso inammissibile e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in favore di Unipolsai, IPM Italia, Cattolia e Sacet BT in Euro 12200,00 cadauno, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge ed in favore di Z. in Euro 10200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 1^ sezione civile, il 20 settembre 2018.