Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-128-codice-penale-termine-per-la-richiesta-di-procedimento
Timestamp: 2019-04-23 07:07:23+00:00
Document Index: 36007333

Matched Legal Cases: ['art. 342', 'art. 128', 'art. 128', 'art. 128', 'art. 128', 'art. 128', 'art. 130', 'art. 128', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 71', 'art. 128', 'art. 128', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 128', 'art. 11', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 128']

Art. 128 codice penale: Termine per la richiesta di procedimento | La Legge per tutti
Quando la punibilità di un reato commesso all’estero dipende dalla presenza del colpevole nel territorio dello Stato, la richiesta non può essere più proposta, decorsi tre anni dal giorno in cui il colpevole si trova nel territorio dello Stato (1).
(1) I commi, in cui si articola la disposizione, concernono due distinte ipotesi, per le quali valgono diversi termini di decadenza.
Il secondo comma riguarda i reati (comuni o politici) commessi all’estero, per la cui punibilità si rende necessaria la presenza del colpevole nel territorio dello Stato [v. 9, 10]: in questo caso, la richiesta va proposta nel termine di tre anni dal momento in cui il colpevole è presente nel territorio italiano; termine, pertanto, non collegato alla conoscenza della notitia criminis.
Il primo comma riguarda, invece, ogni altro reato perseguibile a richiesta e non riconducibile alle ipotesi di cui al secondo comma (es.: delitti contro il Presidente della Repubblica [v. 127]): in questo caso, la richiesta va proposta, al pari di ogni altra condizione di procedibilità, nel termine di tre mesi dalla conoscenza del fatto criminoso.
Per la richiesta di procedimento, l’art. 342 c.p.p., non prescrive particolari oneri di forma. La giurisprudenza ha, peraltro, escluso la configurabilità di una richiesta sottoscritta (non già personalmente dal Ministro, ma) da un funzionario del suo dicastero, senza rilascio di specifica delega.
Termine per la richiesta di procedimento
Il termine di tre mesi entro il quale il Ministro della Giustizia può richiedere la punizione dei reati perseguibili a sua richiesta decorre dal momento in cui il Ministro stesso ha avuto conoscenza precisa, certa e diretta del fatto, in modo da essere in possesso di tutti gli elementi di valutazione necessari per determinarsi. (La Suprema Corte ha precisato che l'onere della prova dell'intempestività della proposizione della richiesta incombe su chi la allega, ed a tal fine non è consentito affidarsi a mere presunzioni o supposizioni, dovendo essere fornita una prova contraria rigorosa: l'eventuale situazione di incertezza va risolta a favore del richiedente). Dichiara inammissibile, App. Roma, 15/07/2009
Cassazione penale sez. II 07 dicembre 2011 n. 47918
In tema di richiesta di procedimento, il termine di tre mesi dalla notizia del fatto, previsto dall'art. 128 comma 1 c.p. per la proposizione della richiesta di procedimento, non è applicabile ai reati per la cui punibilità è necessaria la presenza del colpevole nel territorio dello Stato; per questi reati, invece, è applicabile il comma 2 della stessa norma, che prevede il distinto ed autonomo termine, completamente sganciato dalla notizia del fatto, di tre anni a decorrere dall'inizio di detta presenza.
Cassazione penale sez. I 27 novembre 2002 n. 3375
In tema di istanza di punizione per delitto in danno di un cittadino, commesso all'estero da persona che successivamente si accerta essere straniera e non cittadina italiana, essendo la parte offesa - o chi per essa - interessata a proporre l'istanza solo dal momento in cui venga a conoscenza che l'imputato sia straniero, nel caso in cui il reo abbia, con la frode, determinato una apparente situazione di cittadinanza italiana, il termine di cui agli art. 128 comma 2 e 130 c.p. decorre dalla data in cui il soggetto interessato sia venuto a conoscenza che, in realtà, trattasi di uno straniero.
Cassazione penale sez. I 12 gennaio 1995 n. 3624
In tema di richiesta di procedimento, mentre il comma 1 dell'art. 128 c.p. fa decorrere il termine trimestrale di decadenza, per l'inoltro della richiesta di procedimento, dalla "notizia del fatto che costituisce reato", il diverso termine, di cui al comma 2, decorre dal "giorno in cui il colpevole si trova nel territorio dello Stato", senza, dunque, alcun riferimento alla "notitia criminis". Trattasi di scelta legislativa insindacabile, in quanto ispirata a criteri di ragionevolezza, stante la ben maggiore durata del termine di cui al comma 2, rispetto a quella stabilita, invece, dal comma 1 dell'art. 128 c.p.
I due diversi e distinti termini stabiliti dall'art. 128 c.p. per la richiesta di procedimento non si sovrappongono poiché distinte e differenziate sono le ipotesi contemplate da tale norma; infatti il comma 1 regola, in genere, il termine della richiesta per un reato che la preveda per la sua "punibilità" (tre mesi dal momento in cui il ministro della giustizia ha avuto notizia del reato); il comma 2, invece, regola la specifica ipotesi del reato commesso all'estero la cui punibilità dipenda dalla presenza del reo nel territorio dello Stato e prevede che in tal caso la richiesta non può essere più proposta decorsi tre anni dal giorno in cui il colpevole si trova nel territorio dello Stato; la suddetta disciplina, poi, trova applicazione anche nel caso in cui la "punibilità" del reato dipenda dalla proposizione dell'istanza della persona offesa, in virtù del rinvio alle disposizioni relative alla richiesta operato dall'art. 130.
Cassazione penale sez. I 19 ottobre 1992
Il termine di tre mesi dalla notizia del fatto previsto dal comma 1 dell'art. 128 c.p. per la proposizione della richiesta di procedimento non è riferibile ai reati per la cui punibilità è necessaria la presenza del colpevole nel territorio dello Stato, in relazione ai quali è, invece, applicabile il comma 2 del predetto articolo che prevede un distinto ed autonomo termine che è quello di tre anni con decorrenza dall'inizio di detta presenza.
Cassazione penale sez. IV 17 dicembre 1991
L'art. 11 comma 2 c.p., nel condizionare alla richiesta del ministro della giustizia la rinnovazione del giudizio nel territorio dello Stato per i delitti commessi dal cittadino all'estero, richiede un "plus" rispetto alle altre condizioni previste negli art. 7, 8, 9 e 10 da esso richiamati. Ne consegue che, per la procedibilità dell'azione in ordine ai delitti indicati nell'art. 9 comma 1 c.p. (tra i quali rientra quello dell'art. 71 l. 22 dicembre 1975, n. 685), occorre, oltre alla richiesta del Ministro, anche la condizione della presenza del cittadino nel territorio dello Stato. Ciò determina la applicabilità del comma 2 dell'art. 128 c.p. e, quindi, l'operatività del maggior termine di decorrenza di tre anni per la richiesta del Ministro nel caso di cittadino già giudicato all'estero.
Cassazione penale sez. VI 25 ottobre 1990
Il termine di tre mesi dalla notizia del fatto, previsto dall'art. 128 comma 1 c.p. per la proposizione della richiesta di procedimento, non è riferibile ai reati per la cui punibilità è necessaria la presenza del colpevole nel territorio dello Stato; per questi reati, invece, è applicabile il comma 2 della stessa norma, che prevede il distinto ed autonomo termine, completamente sganciato dalla notizia del fatto, di tre anni a decorrere dall'inizio di detta presenza.
La richiesta del Ministro di grazia e giustizia di rinnovamento del giudizio ex art. 11 comma 2, a differenza delle richieste dello stesso ministro previste dagli artt. 8, 9 e 10 stesso codice, ha una funzione precipuamente processuale, oltre che nella natura anche nei fini, essendo predisposta a superare il divieto del "bis in idem" determinato dal sopravvenire di una sentenza irrevocabile straniera, e non è soggetta al termine di tre anni dall'inizio della permanenza dell'imputato nel territorio dello Stato, previsto dall'art. 128 comma 2 c.p. (Nella specie, la richiesta fu formulata dopo la condanna irrevocabile subita dal cittadino in Brasile).
Cassazione penale sez. V 26 settembre 1990
La richiesta del ministro di grazia e giustizia di rinnovamento del giudizio ex art. 11, comma 2, c.p., a differenza delle richieste dello stesso ministro previste dagli art. 8, 9 e 10 stesso codice, ha una funzione precipuamente processuale, oltre che nella natura anche nei fini, essendo predisposta a superare il divieto del "ne bis in idem" determinato dal sopravvenire di una sentenza irrevocabile straniera, e non è soggetta al termine di 3 anni dall'inizio della permanenza dell'imputato nel territorio dello Stato, previsto dall'art. 128 comma 2 c.p. (nella specie, la richiesta era stata formulata dopo la condanna irrevocabile subita dal cittadino in Brasile).
Cassazione penale sez. VI 26 settembre 1990