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Timestamp: 2018-11-18 10:49:14+00:00
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 24 luglio 2015, n. 15563. Il giudizio di opposizione allo stato passivo è regolato dal principio dispositivo, sicché al creditore, la cui domanda ex art. 93 della legge fallimentare sia stata respinta dal giudice delegato, è fatto onere di produrre nuovamente, dinanzi al tribunale, nel corrispondente procedimento ex art. 99 legge cit., la documentazione già depositata in sede di verifica del passivo, che non può essere acquisita ex officio - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 24 luglio 2015, n. 15563. Il giudizio di opposizione allo stato passivo è regolato dal principio dispositivo, sicché al creditore, la cui domanda ex art. 93 della legge fallimentare sia stata respinta dal giudice delegato, è fatto onere di produrre nuovamente, dinanzi al tribunale, nel corrispondente procedimento ex art. 99 legge cit., la documentazione già depositata in sede di verifica del passivo, che non può essere acquisita ex officio
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sentenza 24 luglio 2015, n. 15563
sul ricorso 3217/2008 proposto da:
(OMISSIS) S.P.A. IN LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA (C.F. (OMISSIS)), in persona del Commissario Liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende, giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 5354/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 04/12/2006;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso per l’accoglimento del quarto motivo.
(OMISSIS) proponeva opposizione allo stato passivo della (OMISSIS) s.p.a. in l.c.a., atteso che era stato ammesso per somme ritenute inferiori al dovuto, in relazione a tre sinistri coperti da garanzia assicurativa con detta societa’.
Il Tribunale di Roma, con sentenza depositata il 21/5/2003, dichiarava la nullita’ del ricorso.
La Corte d’appello di Roma, con sentenza del 17 novembre – 4 dicembre 2006, in riforma della sentenza impugnata, ha rigettato nel merito l’opposizione allo stato passivo e condannato l’appellante alle spese.
La Corte del merito ha ritenuto non travolta da nullita’ la domanda relativa al sinistro del 28/9/92, ma infondata, per l’assoluta mancanza di prova (la parte non aveva prodotto alcun documento, non avendo neppure depositato il fascicolo di parte di primo grado).
Ricorre avverso detta pronuncia lo (OMISSIS), sulla base di cinque motivi.
Si difende con controricorso (OMISSIS) s.p.a. in l.c.a..
Ambedue le parti hanno depositato la memoria ex articolo 378 c.p.c..
1.1.- Col primo e col secondo motivo, il ricorrente denuncia la nullita’ della sentenza e del procedimento, sostenendo di non avere alcun onere di depositare il fascicolo di parte, che non era stato ritirato, e che quindi avrebbe dovuto essere d’ufficio trasmesso, insieme al fascicolo d’ufficio, dalla Cancelleria su richiesta della Corte d’appello, ex articolo 347 c.p.c.; deduce che nel mancato ritiro del fascicolo e’ ravvisabile il legittimo affidamento della parte in relazione alla successiva trasmissione da parte della Cancelleria, in uno al fascicolo d’ufficio; assume che i documenti allegati al ricorso introduttivo devono ritenersi parte integrante dello stesso, e come tali inseriti e trasmessi al Giudice d’appello, al quale spetta, in difetto, disporne comunque l’acquisizione.
1.2.- I due motivi, da valutarsi congiuntamente in quanto strettamente collegati, sono infondati.
Come reiteratamente affermato da questa Corte, il giudizio di opposizione allo stato passivo e’ regolato dal principio dispositivo, sicche’ al creditore, la cui domanda L.F., ex articolo 93, sia stata respinta dal giudice delegato, e’ fatto onere di produrre nuovamente, dinanzi al tribunale, nel corrispondente procedimento L.F., ex articolo 99, la documentazione gia’ depositata in sede di verifica del passivo, che non puo’ essere acquisita “ex officio” (cosi’ le pronunce 493/2012, 22711/2010, tra le altre).
La recente ordinanza 16101/2014 ha interpretato peraltro detto principio, nel senso che il giudice non puo’ supplire alla colpevole inattivita’ della parte, ed ha cosi’ ritenuto che, nel caso in cui il ricorrente aveva tempestivamente precisato nel ricorso L.F., ex articolo 98, i documenti di cui intendeva avvalersi ai fini probatori, indicando, per relationem, i documenti gia’ prodotti avanti al G.D. nella fase di verifica dello stato passivo, non era ravvisabile alcuna colpevole inerzia della parte, e l’istanza per l’acquisizione dei detti documenti poteva essere considerata come autorizzazione al ritiro dei documenti stessi L.F., ex articolo 90, applicabile in virtu’ della sua portata generale anche al procedimento di opposizione allo stato passivo.
Nella specie, il ricorrente non puo’ avvalersi di detto principio, per non avere indicato precipuamente di avere fatto riferimento agli specifici documenti prodotti nella fase di verifica, ne’ avanzato alcuna istanza per l’acquisizione dei detti documenti.
Quanto in particolare all’argomento della parte, inteso a far valere come il fascicolo di parte non ritirato debba considerarsi parte integrante del fascicolo d’ufficio, si’ da doversi ritenere oggetto della trasmissione al Giudice d’appello ex articolo 374 c.p.c., va rilevato che il fascicolo di parte, pur custodito con il fascicolo d’ufficio formato dal Cancelliere, ex articolo 72 disp. att. c.p.c., conserva la propria autonomia e distinta funzione, di talche’ la parte non potrebbe ritenersi assolta dall’onere di produrre il fascicolo di primo grado, con i relativi documenti, facendo affidamento sul richiamo d’ufficio del fascicolo d’ufficio, ex articolo 347 c.p.c..
1.4.- Il secondo motivo, col quale il ricorrente si duole del vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, e’ inammissibile, in quanto privo del momento di sintesi.
Ed infatti, come affermato nella pronuncia 1747/2011, questa Corte regolatrice – alla stregua della stessa letterale formulazione dell’articolo 366 bis c.p.c. – e’ fermissima nel ritenere che a seguito della novella del 2006 nel caso previsto dall’articolo 360 c.p.c., n. 5, allorche’, cioe’, il ricorrente denunzi la sentenza impugnata lamentando un vizio della motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione: cio’ importa in particolare che la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’ (cfr., ad esempio, Cass., sez. un., 1 ottobre 2007, n. 20603).
Al riguardo, ancora, e’ incontroverso che non e’ sufficiente che tale fatto sia esposto nel corpo del motivo o che possa comprendersi dalla lettura di questo, atteso che e’ indispensabile che sia indicato in una parte, del motivo stesso, che si presenti a cio’ specificamente e riassuntivamente destinata, e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilita’ del ricorso (in termini, tra le tante, le pronunce 8897/2008, 8555/2010, 5794/2010 e, tra le ultime, 2219/2013 e 14355/2013).
1.5.- Il quarto motivo e’ inteso a far valere, sotto il profilo del vizio di motivazione, la mancata valutazione da parte della Corte d’appello delle ammissioni effettuate dalla (OMISSIS), in forza delle espressioni adottate nella comparsa di costituzione e risposta del 14/4/2004(riportate alle pagine 10 e 11 del ricorso, sub nn. 1 e 2), in relazione all’avvenuto esborso da parte dello (OMISSIS) delle somme per le quali era stata richiesta l’ammissione al passivo.
1.6.- Il (sesto)motivo e’ inteso a far valere, quale vizio ex articolo 360 c.p.c., n. 4, la mancata rilevazione da parte della Corte d’appello dell’ammissione fatta dalla controparte, a valere quale elemento di prova ex articolo 116 c.p.c., si’ da ritenere la parte sollevata dall’onere probatorio ex articolo 2697 c.c..
1.7.- Col sesto mezzo, lo (OMISSIS) fa valere lo stesso error in procedendo come vizio ex articolo 360 c.p.c., n. 3.
1.8.- I motivi quarto, quinto e sesto, strettamente collegati, vanno valutati unitariamente e sono da ritenersi infondati.
Secondo lo (OMISSIS), varrebbero come ammissioni le espressioni adottate dalla controparte in sede di costituzione in primo grado, e riportate alle pagine 10 e 11 del ricorso.
E’ agevole rilevare che il riferimento al sinistro del 10/9/1992 e’ inammissibile gia’ in forza del rilievo che per lo stesso la Corte d’appello ha confermato la declaratoria di nullita’ della domanda gia’ resa dal Tribunale, con statuizione che l’odierno ricorrente non ha censurato; in ogni caso, sia per detto sinistro che per quello del 28/9/92, va rilevato che la pretesa ammissione da parte della Procedura non si e’ tradotta nelle coerenti conclusioni della stessa (ne’ il ricorrente riporta le conclusioni della controparte), di talche’ il Giudice del merito non poteva ritenersi esonerato dal verificare la fondatezza della domanda dello (OMISSIS), secondo i principi di cui all’articolo 2697 c.c., alla stregua della documentazione in atti.
1.9.- Conclusivamente, va respinto il ricorso.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente alle spese,liquidate in euro 2500,00, oltre euro 200,00 per esborsi; oltre spese forfettarie ed accessori di legge.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-09-07T15:21:41+00:007 settembre 2015|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto Fallimentare, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti