Source: https://renatodisa.com/2015/02/09/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-29-gennaio-2015-n-1725-fra-le-categorie-di-rischio-creditizio-censite-e-rispetto-alle-quali-sussiste-lobbligo-di-segnalazione-alla-centrale-rischi/
Timestamp: 2018-10-23 02:03:02+00:00
Document Index: 179014709

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5']

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 29 gennaio 2015, n. 1725. Fra le categorie di rischio creditizio censite e rispetto alle quali sussiste l’obbligo di segnalazione alla Centrale Rischi, rientra quella di “sofferenza” cui va ricondotta l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza - anche non accertato giudizialmente o in situazioni sostanzialmente equiparabili -, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dalle aziende (cfr. art. 5, comma I, sez. II delle Istruzioni). L’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’Istituto segnalante della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito (art. 5 cit., comma II). Resta estraneo alla nozione di “sofferenza” l’inadempimento correlato ad una situazione di illiquidità contingente e non strutturale, non accompagnato, cioè, da un oggettivo stato di difficoltà a far fronte alle proprie obbligazioni - Avvocato Renato D'Isa
Home/Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto Bancario, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 29 gennaio 2015, n. 1725. Fra le categorie di rischio creditizio censite e rispetto alle quali sussiste l’obbligo di segnalazione alla Centrale Rischi, rientra quella di “sofferenza” cui va ricondotta l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza – anche non accertato giudizialmente o in situazioni sostanzialmente equiparabili -, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dalle aziende (cfr. art. 5, comma I, sez. II delle Istruzioni). L’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’Istituto segnalante della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito (art. 5 cit., comma II). Resta estraneo alla nozione di “sofferenza” l’inadempimento correlato ad una situazione di illiquidità contingente e non strutturale, non accompagnato, cioè, da un oggettivo stato di difficoltà a far fronte alle proprie obbligazioni
In mancanza di tale prova, che avrebbe dovuto essere fornita dall’odierno ricorrente, la corte del merito ha dunque correttamente ritenuto che il pagamento parziale di 40 milioni di lire, effettuato da (OMISSIS) a mezzo assegni tratti il 29 maggio del â€˜98, dovesse ritenersi avvenuto solo il successivo 2 giugno, data di decorrenza della valuta sull’importo accreditato, e che pertanto la (OMISSIS) lo avesse tempestivamente segnalato alla (OMISSIS), entro il termine (25 giorno del mese successivo) prescritto dalle Istruzioni (articolo 3 cpv. sez. 2 ), unitamente al pagamento dell’intero residuo debito, eseguito il 19.6.98, come risultava provato dal fatto che nell’agosto di quell’anno la Centrale Rischi non registrava piu’ la sofferenza. Va escluso poi che (OMISSIS) fosse tenuta a segnalare il pagamento entro il mese di giugno: il dovere degli operatori “di provvedere comunque alle segnalazioni con la massima tempestivita’”, previsto dal III comma dell’articolo 3 cit., deve infatti intendersi riferito alla diversa ipotesi, in esso contemplata, in cui si verifichino difficolta’ che non consentano di rispettare il termine ordinario indicato.