Source: https://news.avvocatoandreani.it/doc/corte-cassazionesezione-3civileordinanza29-marzo-2019-8764-105151.html
Timestamp: 2020-07-02 23:17:18+00:00
Document Index: 82713645

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Corte di Cassazione Sezione 3 Civile Ordinanza 29 marzo 2019 n. 8764
Dott. OLIVIERI Stefano - Presidente
Dott. POSITANO Gabriele - rel. Consigliere
Dott. GORGONI Marilena - Consigliere
sul ricorso 7535-2017 proposto da:
(OMISSIS) SRL SU, in persona del suo A.U. e legale rappresentante p.t. Dott.ssa (OMISSIS), considerata domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato (OMISSIS) giusta procura in calce al ricorso;
(OMISSIS), ELETTIVAMENTE DOMICILIATO IN (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall'avvocato (OMISSIS) giusta procura in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 328/2016 della CORTE D'APPELLO SEZ.DIST. DI TARANTO, depositata il 05/09/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 14/06/2018 dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. ALBERTO CARDINO che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
con ricorso del 10 giugno 2014 (OMISSIS) esponeva davanti al Tribunale di Taranto di avere concesso in affitto in data 4 marzo 2013 alla (OMISSIS) s.r.l. il ramo di azienda avente ad oggetto l'attivita' di somministrazione di alimenti e bevande da esercitare nell'ambito di una maggiore area adibita a sala gioco e di competenza del ricorrente, lamentando il mancato pagamento dei canoni relativi ai mesi di marzo e aprile 2014. Per tale motivo, in data 12 giugno 2014, otteneva decreto ingiuntivo nei confronti della societa'. Avverso tale decreto proponeva opposizione (OMISSIS) s.r.l. rilevando che la superficie concordata per l'esercizio dell'azienda era superiore a quella fruibile per legge per l'attivita' accessoria di somministrazione di alimenti e bevande, rispetto a quella principale di sala giochi e che solo per quest'ultima sussisteva una autorizzazione amministrativa, mentre non era possibile esercitare l'attivita' oggetto dell'azienda con la conseguenza che il contratto doveva ritenersi annullabile per dolo o errore o comunque per impossibilita' dell'oggetto. Sotto altro profilo ricorreva una responsabilita' per inadempimento di (OMISSIS), unitamente al notaio (OMISSIS) che non aveva impiegato la necessaria diligenza nel mandato professionale. Per tale motivo la societa' spiegava domanda riconvenzionale per la dichiarazione di risoluzione del contratto per inadempimento o, in via subordinata, l'annullamento per dolo o errore o la nullita' ai sensi dell'articolo 1218 c.c. con condanna in solido dei convenuti (OMISSIS) e (OMISSIS) al risarcimento dei danni patrimoniali, alla restituzione dei canoni e del compenso del notaio;
si costituiva l'opposto (OMISSIS) e deduceva che vi era stato regolare svolgimento del contratto sino alla data del 3 marzo 2014 e che non era prevedibile un diniego da parte del Comune riguardo alla licenza per la somministrazione di alimenti, quale atto autonomo rispetto all'autorizzazione relativa alla sala giochi. Pertanto, chiedeva la dichiarazione di risoluzione del contratto, ma per inadempimento di (OMISSIS) s.r.l. Il notaio (OMISSIS) si opponeva alla richiesta e chiedeva la condanna per lite temeraria;
con sentenza del 7 ottobre 2015 il Tribunale escludeva la responsabilita' del notaio che non era tenuto a effettuare verifiche presso la amministrazioni attese le dichiarazioni delle parti contenute nel contratto. Rilevava, invece, la mancanza di diligenza di (OMISSIS) per avere concesso in affitto un ramo di azienda in mancanza dei necessari presupposti. Rigettava l'opposizione a decreto ingiuntivo in considerazione dell'effettiva detenzione dell'azienda sino al mese di maggio 2014, ma dichiarava la risoluzione del contratto per inadempimento di (OMISSIS) con condanna dello stesso al risarcimento del danno integrato dalle spese notarili;
avverso tale decisione proponeva appello la (OMISSIS) s.r.l. chiedendo l'inadempimento anche del notaio (OMISSIS). Si costituivano (OMISSIS) e (OMISSIS) e la Corte d'Appello di Lecce, Sezione Distaccata di Taranto, con sentenza del 5 settembre 2016 rigettava l'appello;
avverso tale decisione propone ricorso per cassazione (OMISSIS) s.r.l. affidandosi a tre motivi che illustra con memoria ex articolo 380 bis c.p.c. Resiste con controricorso (OMISSIS). Il Procuratore generale conclude per il rigetto del ricorso.
la Corte d'Appello di Taranto rilevava che la domanda riconvenzionale proposta con l'atto di opposizione da (OMISSIS) s.r.l. si fondava sull'impossibilita' di ottenere l'autorizzazione amministrativa ad esercitare l'attivita' di somministrazione di bevande poiche' la superficie per l'esercizio di questo ramo di azienda era superiore a quella per la quale sussisteva gia' la concessione. L'appellante lamentava la trascuratezza del professionista nel non avere considerato che l'esistenza della sala gioco rappresentava un impedimento al trasferimento del complesso aziendale (in quanto l'autorizzazione amministrativa non sarebbe stata rilasciata per lo svolgimento di attivita' di somministrazione, accessoria rispetto a quella di sala giochi) e l'omessa valutazione della misura della superficie dell'immobile da destinare ad attivita' commerciale, che era diversa rispetto a quella oggetto di valida concessione. La Corte d'Appello escludeva profili di responsabilita' del notaio rilevando che non vi era la prova che (OMISSIS) s.r.l. avrebbe potuto ottenere la necessaria autorizzazione amministrativa; che non ricorreva alcun obbligo di legge per il notaio di effettuare accertamenti presso le amministrazioni al fine di verificare se il contratto potesse raggiungere il risultato convenuto; che le parti avevano previsto nel contratto preliminare che il conduttore, (OMISSIS) s.r.l. avrebbe verificato la adeguatezza delle caratteristiche del bene anche riguardo alle autorizzazioni amministrative; che avevano previsto il subentro del conduttore nell'autorizzazione amministrativa con cio' esonerando il notaio da ogni verifica e che le autorizzazioni amministrative non costituiscono beni aziendali sottoposti a verifica da parte del notaio rogante. Con riferimento al secondo motivo di appello escludeva la sussistenza della prova di un danno risarcibile;
con il primo motivo la societa' (OMISSIS) s.r.l. lamenta, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 4 la violazione del giudicato interno, con conseguente nullita' della sentenza ai sensi dell'articolo 2909 c.c. e articolo 324 c.p.c., nonche' la nullita' della sentenza, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., n. 4, con riferimento agli articoli 342 e 112 c.p.c. In particolare, la Corte d'Appello avrebbe male interpretato l'oggetto della domanda riconvenzionale poiche' il profilo centrale riguardava l'inadempimento di (OMISSIS) che non aveva concesso in affitto un ramo di azienda per l'esercizio di attivita' di somministrazione di alimenti, dotato di autonomia organizzativa, ma una attivita' accessoria e servente rispetto a quella principale di sala gioco. L'attivita' di somministrazione per essere autonoma avrebbe dovuto essere prevalente e non servente rispetto a quella della sala gioco; pertanto, il bene oggetto di locazione risultava diverso da quello stabilito (aliud pro alio). Sulla base di tali elementi il Tribunale aveva dichiarato la risoluzione del contratto per inadempimento di (OMISSIS). La Corte non avrebbe preso in esame il dato del giudicato che si era formato sulla questione relativa all'evento dannoso. Pertanto, l'impossibilita' di ottenere l'autorizzazione amministrativa costituiva circostanza oggetto di giudicato, con efficacia anche nei confronti della notaio rogante;
il motivo e' inammissibile poiche' non coglie nel segno. Il giudicato interno riguarda l'inadempimento di (OMISSIS) rispetto agli obblighi contrattuali per avere concesso un ramo di azienda in assenza dei necessari presupposti, con conseguente accoglimento della domanda di risoluzione. Alcuna forma di giudicato riguarda l'accertamento del danno e, tantomeno, alcuna efficacia di tale statuizione puo' essere estesa alla posizione della notaio rogante, essendo e'vidente che i presupposti giuridici per determinare la responsabilita' del professionista nell'ambito del contratto d'opera intellettuale sono differenti dall'accertamento della responsabilita' delle locatore ai fini della risoluzione del contratto di affitto di azienda per inadempimento. Il giudicato relativo alla causa di risoluzione del contratto di cessione di ramo di azienda, per inadempimento di (OMISSIS) non rappresenta in alcun modo un presupposto idoneo per l'affermazione di responsabilita' di (OMISSIS). Parte ricorrente sembra sovrapporre il profilo dell'inadempimento di (OMISSIS), come accertato dal Tribunale, con la prova del danno, essendo -invece- evidente che non e' sufficiente dimostrare che la controparte non abbia rispettato gli accordi per poter pretendere anche il risarcimento, peraltro da altro soggetto (notaio rogante);
infine, anche ipotizzando un accertamento del Tribunale in ordine alla consegna di un bene diverso, parte ricorrente non chiarisce in che modo il notaio avrebbe dovuto assicurare ex ante anche il corretto adempimento della prestazione dovuta dal concedente;
per il resto, la censura non si confronta con la decisione impugnata perche' la ricorrente si limita a ribadire che il notaio era tenuto ad accertare che l'immobile fosse idoneo all'uso commerciale, ma non investe le ragioni della decisione secondo cui: non vi erano obblighi ex lege imposti al notaio e le parti avevano dichiarato nel preliminare e nel definitivo di affitto che l'immobile era ritenuto idoneo, anche sotto il profilo delle autorizzazioni;
con il secondo motivo deduce, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5 la violazione dell'articolo 2909 c.c., articolo 324 c.p.c., articolo 1453 c.c., articoli 1175, 1176, 1375, 2230, 1218, 1223, 1578 e 1453 c.c., articolo 132 c.p.c., articolo 118 disp. att. c.p.c., articoli 2256 e 2697 c.c., della L. n. 89 del 1913, articolo 47 con riferimento a una pluralita' di profili che riguardano la violazione del giudicato interno, i principi giurisprudenziali in tema di obblighi del notaio, la disciplina del nesso causale ed il principio devolutivo in appello. In particolare, la Corte territoriale avrebbe violato il giudicato interno non avendo tenuto conto che il ramo di azienda era stato affittato senza i necessari presupposti e che vi era stato un inadempimento da parte di (OMISSIS). Contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte territoriale, il notaio doveva eseguire l'opera professionale secondo diligenza, mentre nel caso di specie non vi sarebbe stato affatto un trasferimento di ramo di azienda, per mancanza dell'autonomia dell'azienda relativa alla somministrazione di alimenti, rispetto a quella principale che riguardava la sala giochi e biliardo. In sostanza, l'impossibilita' di ottenere un'autorizzazione amministrativa derivava dal mancato trasferimento di un autonomo ramo di azienda e cio', a sua volta, derivava, come accertato dal Tribunale, dall'esistenza di impedimenti strutturali e autorizzativi all'assenso per la gestione autonoma del Bar. Al contrario, il rogito contemplava le due aziende, quella relativa alla sala pubblica da gioco e quella per la somministrazione di alimenti, precisando che l'affitto riguardava tale ultimo ramo di azienda il quale, invece, non costituiva una autonoma azienda in assenza dei necessari presupposti. Pertanto, il notaio aveva rogato un atto non conforme al regolamento di interessi voluto dalle parti. Sotto altro profilo appariva irrilevante il contenuto del contratto preliminare, che non precisava che l'attivita' della sala pubblica era prevalente rispetto a quella oggetto della ramo di azienda affittato. Pertanto, anche se il conduttore, quale cliente del notaio, fosse stato nelle condizioni di rilevare tale autonomia, il professionista non sarebbe stato esente da responsabilita' a causa della diligenza imposta dalla prestazione. In sostanza, non avrebbe ottemperato alle doverose attivita' preparatorie e successive concernenti le condizioni di perfezionamento e di efficacia dell'atto rogato. Sotto un terzo profilo, il riferimento alla circostanza che le autorizzazioni amministrative non costituiscono un bene aziendale, operato dalla Corte territoriale appare inconferente, poiche' il professionista non puo' sostenere che cio' che ha percepito, a causa della propria particolare qualifica professionale, fosse rilevabile anche dal cliente;
con il terzo motivo deduce ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5, la violazione delle medesime disposizioni oggetto del precedente motivo con particolare riferimento alla sussistenza di una motivazione apparente riguardo al ragionamento presuntivo, all'illogicita' della motivazione, all'omesso esame di elementi istruttori decisivi, oltre che alla violazione del giudicato interno con conseguente nullita' della sentenza caratterizzata, peraltro, da manifestata contraddittorieta' della motivazione. In particolare, riguardo alla prova del risarcimento del danno da far valere anche nei confronti del notaio, la Corte territoriale avrebbe adottato argomentazioni mancanti della esposizione delle ragioni logiche e giuridiche poste a sostegno della valutazione. Avrebbe collegato la presunta inesperienza e la recente costituzione della societa' (OMISSIS) s.r.l. con la conseguente assenza di reddito e, quindi, di pregiudizio. Sotto altro profilo ha escluso dalle prove la produzione del bilancio di esercizio perche' tardiva, considerando, peraltro, solo il dato relativo alle passivita', ma non anche i ricavi comunque riferibili ad un periodo di 10 mesi di nuova attivita'. Sotto altro profilo il ragionamento presuntivo secondo cui dall'abbandono del locale nel luglio 2014 era possibile desumere l'assenza di prospettive di guadagno della societa', risultava in contrasto con il dato che (OMISSIS), secondo quanto accertato dal Tribunale, aveva comunque gestito l'azienda sino al maggio 2014. Da cio' la Corte avrebbe dovuto desumere la risarcibilita' della perdita della concreta occasione favorevole di conseguire un determinato bene, ritenendo provati i danni rappresentati dalla privazione di quelle opportunita', dalle quali avrebbe potuto trarre profitto e tale elemento costituiva un pregiudizio certo e concreto, da commisurare anche alla mera possibilita' di raggiungere un risultato piu' favorevole, con una valutazione prognostica ex ante;
i due motivi vanno trattati congiuntamente perche' strettamente connessi, poiche' parte ricorrente intende sostenere la sussistenza dei presupposti per affermare la responsabilita' del notaio rogante e le doglianze oggetto del terzo motivo riguardano il profilo della risarcibilita' del danno, sul presupposto della sussistenza di una autonoma responsabilita' del (OMISSIS), oltre a quella gia' affermata dal Tribunale nei confronti di (OMISSIS);
i motivi presentano evidenti profili di inammissibilita' per la commistione di censure relative a diverse ipotesi dell'articolo 360 c.p.c., tra loro anche incompatibili, come quelle che riguardano i profili dei nn. 3, 4 e 5;
a parte cio', la tesi che la societa' ricorrente prospetta e' quella della responsabilita' del notaio poiche' lo stesso non avrebbe adeguatamente valutato il complesso aziendale in ragione dell'attivita' che le parti intendevano svolgere e non avrebbe valutato la possibilita' di conseguire in concreto le autorizzazioni amministrative, oltre che per non avere verificato la possibilita' di qualificare l'attivita' propria della sala giochi come accessoria o comunque non prevalente, rispetto a quella di somministrazione delle bevande e cio' anche in considerazione della non corrispondenza degli spazi dedicati all'una o all'altra attivita', rispetto alle planimetrie allegate al contratto di affitto di ramo di azienda. Al fine di affermare la responsabilita', oltre che di (OMISSIS), anche del notaio rogante, parte ricorrente sostiene che il contratto di affitto di ramo di azienda non era soltanto risolvibile per inadempimento di (OMISSIS), ma nullo, poiche' non aveva ad oggetto un ramo di azienda autonomamente considerato. Questo perche' l'autorizzazione amministrativa per lo svolgimento dell'attivita' di somministrazione di bevande e cibi (oggetto del contratto di affitto di ramo di azienda) non avrebbe potuto essere rilasciata, se non con riferimento ad attivita' autonomamente svolte, che nel caso di specie non ricorrevano. In sostanza, la circostanza che l'attivita' di somministrazione non risultava prevalente rispetto a quella della sala gioco, avrebbe impedito il rilascio della richiesta autorizzazione amministrativa; pertanto, tale elemento impeditivo non avrebbe consentito di configurare giuridicamente l'oggetto del contratto di affitto, come autonoma azienda;
i motivi, pero', sono inammissibili perche' le censure ruotano intorno alla contestazione dell'inadempimento del notaio, sul presupposto della redazione di un atto differente dal negozio che le parti avrebbero inteso concludere, senza trascrivere il contenuto del contratto e cio' in violazione dell'articolo 366 c.p.c., n. 6. Ai fini dell'autosufficienza del motivo di ricorso per cassazione, quando esso concerna la valutazione da parte del giudice di merito di atti processuali o di documenti, e' necessario specificare la sede in cui nel fascicolo d'ufficio o in quelli di parte essi siano rinvenibili, sicche', in mancanza, il ricorso e' inammissibile (Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 22607 del 24/10/2014, Rv. 633219). Ai sensi del n. 6 della norma, la parte e' tenuta, oltre a richiamare gli atti e i documenti del giudizio di merito, anche a riprodurli nel ricorso e ad indicare in quale sede processuale fossero stati prodotti (Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 16134 del 30/07/2015, Rv. 636483 - 01);
ma oltre a tale dirimente considerazione, la tesi della ricorrente e' destituita di fondamento. Infatti, il mancato rilascio di concessioni o autorizzazioni amministrative relative alla destinazione d'uso dei beni concessi in locazione non costituisce ostacolo alla valida costituzione del rapporto locativo, qualora vi sia stata da parte del conduttore, come nel caso di specie, concreta utilizzazione del bene (v. Sez. 3, Sentenza n. 12708 del 25/05/2010 (Rv. 613112 - 01). Il mancato rilascio di concessioni, autorizzazioni o licenze amministrative relative alla destinazione d'uso dei beni immobili - ovvero alla abitabilita' dei medesimi - non e' di ostacolo alla valida costituzione di un rapporto locatizio, sempre che vi sia stata, da parte del conduttore, concreta utilizzazione del bene, mentre, nella ipotesi in cui il provvedimento amministrativo necessario per la destinazione d'uso convenuta sia stato definitivamente negato, al conduttore e' riconosciuta la facolta' di chiedere la risoluzione del contratto. Nel caso di specie la societa' conduttrice ha esercitato l'attivita' commerciale fino a mese di maggio 2014 come risulta dal contenuto della sentenza di appello. Pertanto, non ricorre l'ipotesi di nullita' del contratto o di aliud pro alio prospettata dalla ricorrente, ma quella di valido rapporto di locazione rispetto al quale al conduttore e' consentito, cosi' come avvenuto, di richiedere la risoluzione del contratto nei confronti del locatore per inadempimento di questo;
la circostanza secondo cui la destinazione particolare dell'immobile, tale da richiedere che lo stesso fosse dotato di precise caratteristiche e che ottenesse specifiche autorizzazioni, diventa rilevante solo quale contenuto dell'obbligo assunto dal locatore (OMISSIS) e non dal notaio, al fine di garantire il pacifico godimento dell'immobile in relazione all'uso convenuto. Tale profilo ha formato oggetto di specifica pattuizione tra i contraenti, mentre alcun onere di controllo sugli atti amministrativi spetta alla notaio e tanto meno una verifica riguardo all'estensione reale delle aree adibite allo svolgimento dell'attivita' del ramo di azienda (Bar). D'altra parte va ribadito che le autorizzazioni amministrative necessarie all'esercizio dell'attivita' aziendale non costituiscono beni che compongono l'azienda (Cass. 6 febbraio 2004, n. 2240) e l'impegno delle parti relativo alla concessione o al subentro nelle autorizzazioni relative ai contratti di trasferimento di azienda costituisce un profilo estraneo rispetto agli obblighi di verifica del notaio;
non appare conferente il richiamo a Cass. 6.3.15 n. 4601 riguardo all'inadempimento del professionista (la decisione si occupa della posizione del datore di lavoro nella cessione di ramo di azienda), mentre va ribadito che in assenza di specifico incarico affidato dai contraenti al notaio non e' possibile desumere dai (diversi) obblighi relativi alle visure catastali, un obbligo di eseguire accertamenti in ordine al rilascio di autorizzazioni amministrative, eventualmente incluse nell'avviamento commerciale;
sulla base di tali premesse tutti i residui rilievi oggetto del secondo e terzo motivo sono infondati. In particolare, la circostanza secondo cui non vi sarebbe stato alcun trasferimento di ramo di azienda e cio' a causa della posizione non accessoria dell'attivita' della sala giochi, rispetto a quella del Bar, che avrebbe costituito impedimento strutturale al rilascio di una autorizzazione amministrativa che a sua volta avrebbe determinato l'aliud pro alio ed il mancato trasferimento della ramo di azienda. Nello stesso modo destituite di fondamento sono le censure relative al comportamento negligente del professionista nella redazione dell'atto finale, non conforme al regolamento di interessi voluto dalle parti, come pure il presunto onere di verificare le caratteristiche del bene rispetto a quelle indicate nelle planimetrie e la verifica della giuridica possibilita' di ottenere le richieste autorizzazioni o i trasferimenti di quelle esistenti (di cui si e' detto), in virtu' del rapporto esistente tra le due differenti attivita' commerciali svolte all'interno del medesimo immobile (sala giochi e Bar);
quanto alla prova del danno subito, i rilievi oggetto del terzo motivo non sono idonei ad attingere la ratio decidendi secondo cui la ricorrente ha svolto attivita', comunque, fino al luglio 2014 e non ha fornito elementi utili a quantificare, con criterio equitativo, i danni maggiori derivanti dall'inadempimento del (OMISSIS), non essendo utilizzabile il bilancio d'esercizio 2013 prodotto tardivamente e che evidenzia un risultato negativo. Va rilevato, peraltro, che nonostante la ritenuta tardiva produzione del bilancio, la Corte territoriale ha, comunque, esaminato la documentazione, ritenendo che la perdita di esercizio non fornisse elementi utili a quantificare eventuali guadagni futuri. Si tratta di una valutazione di merito, relativa al materiale probatorio, che si inserisce nell'ambito di un piu' ampio quadro istruttorio, che non puo' essere oggetto di sindacato in sede di legittimita'. Infine, la ricorrente erroneamente sovrappone il danno da lucro cessante (come perdita di guadagni futuri) al danno da perdita chances, che non allega di avere chiesto ab origine con l'atto introduttivo;
ne consegue che il ricorso deve essere rigettato; le spese del presente giudizio di cassazione - liquidate nella misura indicata in dispositivo - seguono la soccombenza. Infine, va dato atto - mancando ogni discrezionalita' al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) - della sussistenza dei presupposti per l'applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidandole in Euro 3.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, da' atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.