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Timestamp: 2020-02-19 11:10:36+00:00
Document Index: 29709419

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 57', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 10600 del 13/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10600 del 13/05/2011
Cassazione civile sez. trib., 13/05/2011, (ud. 08/04/2011, dep. 13/05/2011), n.10600
ORMOLAB s.a.s., in persona del legale rappresentante pro tempore,
dall’avv. Fioravante Carletti, giusta delega in atti;
n. 61/37/05, depositata il 21 maggio 2005.
udito l’Avvocato dello Stato Giancarlo Caselli per la
1. La Ormolab s.a.s., esercente attività di prestazione di servizi sanitari, propone ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio indicata in epigrafe, con la quale, in accoglimento dell’appello dell’Ufficio, è stato negato alla contribuente il diritto al rimborso di somme versate, per gli anni 1996/2000, a titolo di IVA assolta su acquisti relativi a beni destinati in modo esclusivo ad attività esente, rimborso richiesto a norma dell’art. 13, parte B, lett. c), della 6 Direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE. Il giudice d’appello ha ritenuto che tale norma “dispone che in caso di cessione di un bene, per il quale all’atto di acquisto non era stato possibile detrarre l’IVA, la rivendita deve essere effettuata in esenzione d’imposta”.
2. L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso e propone anche ricorso incidentale condizionato, al quale a sua volta resiste la Ormolab s.a.s.. Il Ministero dell’economia e delle finanze non si è costituito.
2, Con il primo motivo del ricorso principale, si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57 deducendo la novità dell’eccezione, sollevata dall’Ufficio per la prima volta in appello, relativa alla interpretazione della sopra citata norma comunitaria.
3. Con il secondo motivo, viene riproposta all’esame di questa Corte la questione della interpretazione dell’art. 13, parte B, lett. c, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE, contestando la conclusione cui è giunto il giudice d’appello.
Costituisce, infatti, principio consolidato quello in virtù del quale, in tema di IVA, l’esenzione prevista dall’art. 13, parte B, lett. c), della sesta direttiva n. 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, secondo l’interpretazione fornitane dalla Corte di Giustizia con ordinanza del 6 luglio 2006, in cause C-18/05 e C-1 55/05, si applica esclusivamente alla rivendita di beni preliminarmente acquistati per l’esercizio di un’attività esentata in forza di detto articolo, in quanto l’IVA versata in occasione dell’acquisto iniziale dei detti beni non abbia formato oggetto di un diritto a detrazione, e non giustifica pertanto il rimborso dell’imposta versata per l’acquisto di beni o servizi destinati in modo esclusivo all’esercizio di un’attività esentata, ancorchè esclusi dal diritto a detrazione, non essendo il diritto al rimborso desumibile neppure dalla sentenza 25 giugno 1997, in causa C-45/95, con cui la Corte si è limitata ad accertare l’inadempimento della Repubblica Italiana agli obblighi derivanti dalla medesima disposizione, senza avallare un’interpretazione diversa da quella successivamente fornita con la predetta ordinanza (Cass., Sez. un., nn. 20752 del 2008, 27207 del 2009 e 355 del 2010, nonchè Cass. nn. 9107 del 2009 e 4629 del 2011).