Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-civile/art-34-cod-proc-civile-accertamenti-incidentali
Timestamp: 2018-03-18 20:52:09+00:00
Document Index: 164936612

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 34', 'art. 295', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 295', 'art. 295', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 295', 'art. 295', 'art. 34', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 34']

Art. 34 cod. proc. civile: Accertamenti incidentali
Codice proc. civile Art. 34 cod. proc. civile: Accertamenti incidentali
Il giudice, se per legge o per esplicita domanda di una delle parti è necessario decidere con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale (1) che appartiene per materia o valore alla competenza di un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest’ultimo, assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa davanti a lui (2).
Questione pregiudiziale: è quella la cui definizione costituisce una tappa necessaria nell’iter logico che conduce alla decisione della causa. Più precisamente,essa sorge quando il convenuto eccepisce un fatto o una situazione giuridica diversi ed indipendenti dal fatto costitutivo affermato dall’attore a fondamento della propria domanda ma presupposti di esso, in quanto la loro accertata sussistenza esclude che tale fatto possa produrre conseguenze giuridiche.
(1) Perché si abbia questione pregiudiziale occorre che l’antecedente logico, la cui definizione è necessaria per la decisione della causa, assuma un autonomo rilievo, in maniera tale da essere idoneo a convertirsi in causa pregiudiziale e a spiegare i suoi effetti, oltre che sul rapporto controverso, anche su altri rapporti e nei confronti di soggetti diversi. Tale conversione si verifica quando per legge (es.: questione di falso, validità del precedente matrimonio nel giudizio di impugnazione del vincolo matrimoniale successivo per bigamia) ovvero per volontà delle parti o di una soltanto di esse (es.: il convenuto eccepisce l’incompetenza per materia del giudice adìto, manifestando, implicitamente, una volontà diretta ad ottenere una pronuncia idonea al giudicato) la questione debba essere decisa con autorità di cosa giudicata.
(2) Il simultaneus processus non ha luogo se il giudice originariamente adìto ha competenza per materia o per territorio inderogabile sulla domanda principale e la causa pregiudiziale sia invece devoluta alla cognizione di un giudice superiore competente per valore ovvero di altro giudice — anche inferiore — investito di competenza per materia o per territorio inderogabile. In questa ipotesi, il giudice originariamente adìto dovrà sospendere il processo e conoscere della domanda principale solo dopo la definizione della causa pregiudiziale. Lo stesso meccanismo opera nelle ipotesi che quest’ultima penda innanzi ad un giudice penale o amministrativo ovvero innanzi ad un giudice straniero.
Questioni pregiudiziali in senso logico ed in senso tecnico.
La domanda di mero accertamento della natura professionale dell’infortunio, nonché, specificamente, della sussistenza del nesso di causalità tra infortunio e prestazione lavorativa (in assenza di una inabilità permanente residuata e indennizzabile) sono inammissibili, risolvendosi in richieste di accertamento di meri fatti, incompatibile con la funzione del processo che può essere utilizzato solo a tutela di diritti sostanziali e deve concludersi (salvo casi eccezionali) con il raggiungimento dell’effetto giuridico tipico, cioè con l’affermazione o la negazione del diritto dedotto in giudizio, onde i fatti possono essere accertati dal giudice solo come fondamento del diritto fatto valere in giudizio e non di per sè e per gli effetti possibili e futuri che da tale accertamento si vorrebbero ricavare. Nè può ritenersi che la natura lavorativa dell’infortunio costituisca questione pregiudiziale al diritto alla rendita, come tale suscettibile, a norma dell’art. 34 c.p.c., di accertamento incidentale con efficacia di giudicato separatamente dall’esame della domanda principale, essendo invece uno degli elementi costitutivi del diritto medesimo. Cass. lav., 2 agosto 2010, n. 17971.
Questione pregiudiziale idonea ad incidere sulla competenza del giudice adito.
In tema di sospensione necessaria del processo, tanto l’art. 34, quanto l’art. 295 c.p.c. fanno riferimento alla pregiudizialità in senso tecnico giuridico e non anche alla pregiudizialità in senso meramente logico, sicché la sospensione può essere disposta unicamente quando in un altro giudizio deve essere decisa una questione pregiudiziale intesa nel primo senso. Cass. 21 dicembre 2011, n. 27932.
Domanda delle parti.
Qualora sia proposta dinanzi al giudice di pace una domanda risarcitoria, deducendosi l’installazione illegittima di una linea elettrica di passaggio, per una somma da ritenersi rientrante nella competenza ordinaria per valore dello stesso giudice, e venga formulata dalla parte convenuta una rituale domanda riconvenzionale di accertamento dell’acquisto per usucapione della servitù di elettrodotto, di natura immobiliare e da considerarsi pregiudiziale rispetto a quella principale, l’intera controversia, ai sensi degli artt. 34 e 36 c.p.c., e non operando alcun criterio di competenza funzionale del giudice di pace con riferimento alla domanda principale, deve considerarsi appartenente alla competenza del tribunale dinanzi al quale deve, perciò, essere rimessa. Cass. 11 maggio 2010, n. 11415.
3.1. Forma e contenuto.
La «esplicita domanda di una delle parti», occorrente, ai sensi dell’art. 34 c.p.c., per la trasformazione della questione pregiudiziale in causa pregiudiziale, non esige un’apposita istanza ma è pur sempre necessario che essa risulti in modo inequivoco dalle deduzioni e conclusioni della parte interessata Cass. 5 giugno 2007, n. 13173.
3.2. Trasformazione della questione pregiudiziale in causa pregiudiziale.
La necessità del coordinamento fra la decisione sulla questione pregiudicante e la decisione sulla questione pregiudicata emergente dall’art. 34 c.p.c., induce a ritenere che, allorquando una questione sia inserita nel processo pregiudicato come eccezione, cioè costituisca un fatto che il giudice dovrà esaminare ai fini della decisione sull’oggetto della domanda, e contemporaneamente sia oggetto - in quanto rappresenti un fatto costitutivo di un diritto azionabile autonomamente - di una domanda avanti ad altro giudice in un altro giudizio (come nella specie, in riferimento alla domanda riconvenzionale di risarcimento danni proposta nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento del saldo di una fornitura, fondata sulla medesima “causa petendi” della domanda principale, ossia sull’inadempimento contrattuale, ma da questa separata e rimessa al giudice competente per valore), evidenti ragioni di interpretazione sistematica e di coerenza con il citato art. 34 impongano di avallare un’interpretazione dell’art. 295 c.p.c. sulla scorta della quale deve considerarsi irrilevante che nel processo pregiudicato, in cui è inserita l’eccezione, la relativa questione non debba essere decisa con efficacia di giudicato, assumendo in ogni caso rilievo che nell’altro processo la questione deve essere decisa con efficacia di giudicato, onde deve reputarsi sussistente il rapporto di pregiudizialità supposto dall’art. 295 c.p.c. Cass. 23 gennaio 2012, n. 885.
Trattazione della causa principale e di quella pregiudiziale davanti al giudice superiore.
L’art. 34 prevede espressamente l’ipotesi dello spostamento di tutta la causa in favore del giudice superiore e non quello dello spostamento della competenza da giudice superiore a giudice inferiore. Ne consegue che quando la competenza in ordine alla causa pregiudiziale è determinata per valore, non si attua lo spostamento di tutta la causa dal giudice superiore al giudice inferiore che sia competente, né s’impone la sospensione della causa principale (che si rende necessaria quando non sia possibile il simultaneus processus), ma al contrario il giudice superiore trattiene e decide tutta la causa (anche pertanto la causa pregiudiziale), attuandosi così il simultaneus processus, che costituisce appunto lo scopo dell’art. 34. Cass. 14 gennaio 1992, n. 343.
Deduzione in giudizio di un’eccezione avente ad oggetto fatto deducibile con autonoma domanda.
La necessità del coordinamento fra la decisione sulla questione pregiudicante e la decisione sulla questione pregiudicata emergente dall’art. 34 c.p.c., induce a ritenere che, allorquando una questione sia inserita nel processo pregiudicato come eccezione, cioè costituisca un fatto che il giudice dovrà esaminare ai fini della decisione sull’oggetto della domanda, e contemporaneamente sia oggetto - in quanto rappresenti un fatto costitutivo di un diritto azionabile con autonoma domanda - di una domanda avanti ad altro giudice in un altro giudizio, evidenti ragioni di interpretazione sistematica e di coerenza con il citato art. 34 impongano di avallare un’interpretazione dell’art. 295 c.p.c. per cui è irrilevante che nel processo pregiudicato, in cui è inserita l’eccezione, la relativa questione non debba essere decisa con efficacia di giudicato ed assume in ogni caso rilievo che nell’altro processo la questione deve essere decisa con efficacia di giudicato, onde deve reputarsi sussistente il rapporto di pregiudizialità supposto dall’art. 295 c.p.c. Cass. 6 marzo 2007, n. 5091; conforme Cass. 27 febbraio 2004, n. 4020; Cass. 10 novembre 2006, n. 24098.
In tema d’impugnazioni, nell’ipotesi di cumulo oggettivo di cause per connessione propria (art. 34, 36 c.p.c.) o per effetto di riunione dei processi ai sensi dell’artt. 40 e 274 c.p.c., il giudice può scegliere tra una pronuncia non definitiva su una singola domanda e una sentenza definitiva parziale. Quest’ultima opzione deve essere resa manifesta da un esplicito provvedimento di separazione o dalla statuizione sulle spese in ordine alla controversia decisa. Invece, nell’ipotesi di cumulo litisconsortile (artt. 103, 105, 106 e 107 c.p.c.), la sentenza che definisca integralmente la controversia in ordine ad uno dei litisconsorti od intervenienti o chiamati in causa deve sempre ritenersi definitiva e contenere una pronuncia sulle spese e un provvedimento di separazione dei restanti giudizi. Nell’ipotesi, infine, di cumulo solo oggettivo di cause tra le stesse parti, che non presentino alcun nesso di dipendenza, subordinazione o pregiudizialità e, conseguentemente, possano dar luogo ad una pronuncia parziale definitiva, è operante la disciplina della scelta tra l’impugnazione immediata e la riserva d’impugnazione differita. Cass. 25 marzo 2011, n. 6993.
Gli artt. 32 e 33 del Regolamento CE n. 44/2001 disciplinano il riconoscimento della decisione estera con implicito rinvio alle norme dello Stato in cui essa è stata resa, sicché il giudice dello Stato richiesto deve estrarre il giudicato in base a tali norme, non potendo applicare le regole di diritto interno. Ne consegue che, ove la sentenza oggetto di riconoscimento abbia pronunciato su una questione pregiudiziale di merito per decidere una questione dipendente, al fine di stabilire su quali statuizioni si sia formato il giudicato il giudice italiano non deve applicare l'art. 34 cod. proc. civ. o altra norma nazionale, ma le disposizioni dell'ordinamento estero in materia. Cassa con rinvio, App. Ancona, 03/10/2012
Cassazione civile sez. II 16 maggio 2014 n. 10853