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Timestamp: 2018-07-19 00:24:07+00:00
Document Index: 60883702

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 41', 'art. 54', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 83']

Novità fiscali del 27 agosto 2008: manovra estiva 2008 - accertamento fiscale con adesione anche in caso di condanna penale del contribuente; amministratori di società: deduzione ampia per i compensi erogati; ICI: dimora abituale presso l’immobile adibito ad albergo | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 27 agosto 2008: manovra estiva 2008 - accertamento fiscale con adesione anche in caso di condanna penale del contribuente; amministratori di società: deduzione ampia per i compensi erogati; ICI: dimora abituale presso l’immobile adibito ad albergo
1) ICI: La dimora abituale presso l’immobile adibito ad albergo non comporta la detrazione per abitazione principale
2) Manovra estiva 2008 – Accertamento fiscale con adesione: Si applica anche in caso di condanna penale del contribuente
3) Amministratori di società: Deduzione ampia per i compensi erogati
Avere la propria residenza presso l’appartamento di un albergo non comporta l’applicazione delle agevolazioni previste per la prima casa.
La Corte di Cassazione si è pronunciata in merito all’applicabilità della detrazione ICI per abitazione principale al contribuente che ha fissato la propria dimora abituale in un appartamento di un immobile adibito interamente ad albergo, classificato nella categoria catastale D/2.
Secondo la Suprema Corte, la destinazione ad abitazione privata di un appartamento che è situato in un immobile adibito interamente ad albergo, iscritto in categoria D/2, comporta una variazione permanente che influisce sull’ammontare della rendita catastale, e perciò rientra nella previsione della norma da ultimo citata.
La detrazione d’imposta sull’abitazione principale costituisce un’agevolazione fiscale, cui il contribuente ha diritto solo se ha operato in conformità alle norme di legge che la prevedono.
Peraltro, l’immobile risultava classificato nella categoria catastale D/2. Il mutamento di destinazione, non meramente transitorio, di una parte dell’edificio non era stato dichiarato e rilevato in catasto.
Nell’attesa, della variazione della categoria catastale, il contribuente avrebbe dovuto calcolare l’imposta sull’appartamento in cui abita, sulla quale sarebbe spettata la detrazione, determinando correttamente la base imponibile ai sensi dell’art. 5, comma 4, D.Lgs. n. 504/1992, ossia con riferimento alla rendita di fabbricati similari (abitazioni) già iscritti.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 07/08/2008, n. 21332)
Nel settore delle imposte sui redditi, non può essere negata l’applicazione dell’accertamento con adesione anche in caso di intervenuta sentenza penale di condanna del contribuente; ciò poiché essa non decide sul rapporto giuridico tributario, il quale non può quindi considerarsi esaurito.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza, Sez. Trib., n. 21165 del 06 agosto 2008.
Manovra estiva: Le novità per l’accertamento con adesione (adesione ai verbali di constatazione)
In tale contesto, di recente, l’art. 83, co. 18, del D.L. n. 112/2008, convertito in Legge n. 133/2008, ha introdotto l’art. 5 bis nel D.Lgs. n. 218/1997, ampliando la possibilità per il contribuente di usufruire dell’istituto dell’accertamento concordato, permettendo al soggetto passivo dell’obbligazione tributaria di aderire anche ai verbali di constatazione in materia di imposte sui redditi e di IVA che consentano l’emissione di accertamenti parziali.
L’accertamento con adesione (o accertamento concordato) è una procedura di accertamento che si svolge in contraddittorio con il contribuente, applicabile sia alle imposte dirette che all’IVA, nonché alle principali imposte indirette, che implica la definizione del procedimento mediante accordo tra il soggetto passivo e l’amministrazione finanziaria.
Inoltre, tramite l’accertamento concordato il contribuente usufruisce di una riduzione delle sanzioni amministrative irrogabili per le violazioni concernenti i tributi oggetto dell’adesione commesse nel periodo d’imposta, nonché per le violazioni concernenti il contenuto delle dichiarazioni relative allo stesso periodo, le quali si applicano, di regola, nella misura di 1/4 del minimo previsto dalla legge.
Le conseguenze favorevoli dell’accertamento concordato si applicano anche in sede penale (art. 2, comma 3, del D.Lgs. n. 218/1997).
Peraltro, l’accertamento con adesione può essere proposto dall’Ufficio competente o dal contribuente stesso.
L’accertamento si perfeziona con la redazione e la sottoscrizione dell’atto di accertamento con adesione in duplice esemplare e con il pagamento delle somme liquidate entro 20 giorni dalla redazione dell’ atto, ovvero della prima rata e prestazione di idonea garanzia.
Le nuove disposizioni appena introdotte consentono al contribuente di prestare adesione anche ai verbali di constatazione, relativi ad imposte sui redditi e ad IVA, emessi a seguito di accertamenti parziali.
L’accertamento parziale è una tipologia di accertamento limitato ad alcuni redditi del contribuente e all’IVA, al fine di agevolare il recupero di tributi senza preclusione di ulteriori accertamenti.
L’istituto è regolato dall’art. 41-bis del D.P.R. n. 600/73 (per le imposte sui redditi), e dall’art. 54, comma 4, del D.P.R. n. 633/72 (per l’IVA).
Tale istituto si applica ove dagli accessi, ispezioni, verifiche e dalle segnalazioni effettuati risultino elementi che consentono di stabilire l’esistenza, ai fini dell’imposta sui redditi:
– di un reddito non dichiarato;
– del maggiore ammontare di un reddito parziale dichiarato che avrebbe dovuto concorrere a formare il reddito imponibile (compresi i redditi da partecipazioni in società, associazioni ed imprese);
– deduzioni, esenzioni ed agevolazioni in tutto o in parte non spettanti e imposte o maggiori imposte non versate, escluse le ipotesi di liquidazione delle imposte e di controllo formale delle dichiarazioni.
In tali casi, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate si possono limitare ad accertare, in base agli elementi predetti, il reddito o il maggior reddito imponibili, ovvero la maggiore imposta da versare, anche avvalendosi dell’accertamento con adesione o dell’istituto della conciliazione giudiziale.
Per quanto riguarda l’IVA, gli elementi che risultano possono essere relativi a:
– corrispettivi o imposta non dichiarati;
– detrazioni non spettanti.
In tal caso, l’amministrazione si può limitare ad accertare l’imposta o la maggiore imposta dovuta o il minor credito spettante, nonché l’imposta o la maggiore imposta non versata, escluse le ipotesi di liquidazione dell’imposta dovuta in base alle dichiarazioni, anche avvalendosi dell’accertamento con adesione e della conciliazione giudiziale.
Inoltre, è stato modificato il co. 2 del nuovo art. 5-bis, prevedendo che l’adesione del contribuente intervenga entro i 30 giorni successivi alla data della consegna del verbale (in luogo dei 30 giorni successivi alla data della notifica, come originariamente previsto).
Rispetto alla formulazione precedente, inoltre, la comunicazione di adesione perviene al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate, in luogo del competente ufficio delle entrate; infine, la comunicazione di adesione deve pervenire anche all’organo, e non al Reparto della Guardia di finanza, che ha redatto il verbale.
Ciò in virtù del fatto che, per legge, organi verificatori diversi possono partecipare alle attività di controllo ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA, redigendo verbali di constatazione.
Pertanto, l’adesione del contribuente può avere ad oggetto esclusivamente il contenuto integrale del verbale di constatazione e deve intervenire entro i 30 giorni successivi alla data della consegna del verbale medesimo.
Il soggetto passivo è tenuto a comunicare la propria volontà di adesione al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate e all’organo che ha redatto il verbale.
Entro i 60 giorni successivi alla comunicazione al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate, tale ufficio notifica al contribuente l’atto di definizione dell’accertamento parziale recante le indicazioni previste dalla legge (ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. n. 218/1997, l’indicazione del tributo, gli elementi e la motivazione su cui la definizione si fonda, nonché la liquidazione delle maggiori imposte, delle sanzioni e delle altre somme eventualmente dovute, anche in forma rateale).
Nel caso di adesione, le nuove disposizioni (nuovo art. 5-bis, co. 3) prevedono un meccanismo premiale che riduce alla metà la misura delle sanzioni irrogabili per le violazioni concernenti i tributi oggetto dell’adesione commesse nel periodo d’imposta, nonché per le violazioni concernenti il contenuto delle dichiarazioni relative allo stesso periodo, secondo quanto disposto dal citato art. 2, comma 5, del D.Lgs. n. 218/1997.
Le predette sanzioni sono dunque ridotte ad 1/8 del minimo previsto dalla legge.
Le somme dovute a seguito di definizione della procedura di accertamento parziale devono essere versate nei termini e con le modalità di cui all’art. 8 del medesimo D.Lgs. n. 218/1997.
Pertanto, il versamento deve avvenire entro venti giorni dalla redazione dell’atto, con la possibilità di corrispondere le somme anche ratealmente (8 o 12 rate trimestrali, secondo l’ammontare dell’importo da versare).
Nell’ipotesi di versamento rateale, tuttavia, il contribuente è esonerato dalla prestazione delle relative garanzie.
Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al saggio legale calcolati dal giorno successivo alla data di notifica dell’atto di definizione dell’accertamento parziale.
E’ stato pure aggiunto un comma 4 all’art. 5-bis del D.Lgs. n. 218/1997, ai sensi del quale, ove il contribuente che ha prestato adesione non paghi volontariamente quanto dovuto, l’atto di definizione dell’accertamento parziale è presupposto per l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo delle somme risultanti dall’atto medesimo.
L’iscrizione suddetta è effettuata dal competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
Le nuove disposizioni in materia di accertamento con adesione si applicano ai verbali di constatazione consegnati a decorrere dal 25/6/2008 (data di entrata in vigore del D.L. n. 112/2008).
E’ stata disposta la proroga al 30/9/2008 del termine per la comunicazione, da parte del contribuente, dell’adesione ai verbali consegnati entro la data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 112/2008.
Viene prevista, altresì, la proroga al 30/6/2009 del termine per la notifica dell’atto di definizione dell’accertamento parziale relativo ai verbali consegnati al contribuente fino al 31/12/2008.
Infine, riguardo le modalità di effettuazione della comunicazione di adesione da parte del contribuente, viene rimessa la statuizione ad apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione.
(art. 83, D.L. n. 112/2008, convertito in Legge n. 133/2008, pubblicata in G.U. n. 195 del 21/08/2008)
Possono essere dedotti anche i compensi erogati per le prestazioni d’opera svolte a favore della società.
Il compenso pagato da una società a responsabilità limitata (S.r.l.) ai propri amministratori è deducibile anche laddove comprenda non solo lo specifico compenso per la suddetta funzione, ma anche il corrispettivo per le prestazioni d’opera eseguite a favore della società.
La lite, tra Amministrazione e società, spesso riguarda la correttezza seguita ai fini della deduzione dei compensi corrisposti agli amministratori.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21169)
– Società a responsabilità limitata: Deducibilità delle perdite su partecipazione e tassabilità degli interessi su crediti chiesti a rimborso
La deducibilità delle perdite su partecipazione in società a responsabilità limitata deve ritenersi legittima anche con riguardo al quadro normativo applicabile anteriormente all’esplicita previsione dell’assoggettamento al regime delle minusvalenze del valore delle quote di partecipazione in società non rappresentate da titolo.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21172, in Ipsoa del 26/08/2008)
– Rimborso IVA per pagamento indebito: Legittimato all’istanza è il solo cedente
Legittimato a chiedere il rimborso dell’IVA, ove il pagamento non sia dovuto, è esclusivamente il cedente del bene o il prestatore del servizio, in quanto soggetti passivi del tributo, e non anche il cessionario ovvero il committente.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21214, in Ipsoa del 26/08/2008)