Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-16-codice-civile-atto-costitutivo-e-statuto-modificazioni
Timestamp: 2019-02-20 14:41:56+00:00
Document Index: 18536715

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 27', 'art. 46', 'sentenza ', 'art. 2597', 'art. 41', 'art. 16', 'art. 2']

Art. 16 codice civile: Atto costitutivo e statuto. Modificazioni | La Legge per tutti
Art. 16 codice civile: Atto costitutivo e statuto. Modificazioni
L’atto costitutivo e lo statuto devono contenere la denominazione dell’ente, l’indicazione dello scopo (1), del patrimonio e della sede, nonché le norme sull’ordinamento e sull’amministrazione. Devono anche determinare, quando trattasi di associazioni, i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni della loro ammissione; e, quando trattasi di fondazioni, i criteri e le modalità di erogazione delle rendite (2).
L’atto costitutivo e lo statuto possono inoltre contenere le norme relative alla estinzione dell’ente e alla devoluzione del patrimonio, e, per le fondazioni, anche quelle relative alla loro trasformazione (3).
((COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 10 FEBBRAIO 2000, N. 361)).
Atto costitutivo: [v. 14]; Devoluzione: [v. 31].
Statuto: documento contenente le norme che regolano l’organizzazione ed il funzionamento dell’ente; ha la stessa natura giuridica dell’atto costitutivo e, come questo, deve ricoprire la forma dell’atto pubblico [v. 2699].
Denominazione: elemento di identificazione dell’ente, come il nome lo è per le persone fisiche e, come questo, gode della tutela prevista dall’art. 7. La (—) deve presentare i requisiti della novità (cioè non può essere uguale o simile a quella usata da altri) e della verità (non deve trarre in inganno i terzi sugli scopi dell’ente).
Scopo: fine cui è rivolta tutta l’attività della persona giuridica. Lo (—) dev’essere determinato (o eventualmente determinabile), lecito (cioè non contrario a norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume) e non lucrativo (cioè non finalizzato alla divisione degli utili tra gli associati).
Patrimonio: complesso dei beni di cui è titolare l’ente e dev’essere sufficiente per il perseguimento del suo scopo. È elemento costitutivo e prevalente rispetto alle persone nelle fondazioni, ma è comunque necessario anche nelle associazioni.
Sede: luogo in cui la persona giuridica svolge la sua principale attività; corrisponde, in pratica, al domicilio delle persone fisiche [v. 46].
(1) Mentre nelle associazioni lo scopo può non essere altruistico e, quindi, può essere rivolto solo al vantaggio degli associati (scopo interno: si pensi ad una associazione di amanti della bicicletta che organizza gite e manifestazioni per i soli associati), nelle fondazioni lo scopo deve essere necessariamente di pubblica utilità, ossia a vantaggio di soggetti estranei alla fondazione stessa (scopo esterno: si pensi alla fondazione per la costituzione di un ospedale o di un centro di accoglienza per i bambini abbandonati).
(2) Gli elementi elencati in questo comma devono essere indicati nell’atto costitutivo o nello statuto al fine di permettere la valutazione da parte dell’autorità competente sulla opportunità o meno di disporre l’iscrizione dell’ente nell’apposito registro.
(3) Nel caso in cui si verifichi una delle cause di estinzione previste nell’art. 27.
n materia di associazioni riconosciute, allorché lo statuto preveda la figura del vicepresidente vicario e lo autorizzi ad esercitare, in presenza di certe condizioni, le funzioni del presidente, deve presumersi che egli si sia avvalso, nei rapporti con terzi, di tale potere di sostituzione nel rispetto delle previsioni statutarie, con la conseguenza che - in applicazione del principio della vicinanza della prova - spetta all'associazione vincere tale presunzione, essendo essa a conoscenza delle specifiche circostanze che costituiscono il presupposto fattuale per invocare (o negare) la sussistenza della legittimazione rappresentativa sussidiaria del vicario.
(Cass. Civ. Sez. II 17/06/2014 n. 13774)
La creazione di un'associazione presuppone un contratto (normalmente) plurilaterale, caratterizzato dal fatto che le prestazioni sono dirette al perseguimento di uno scopo collettivo, da realizzarsi attraverso lo svolgimento, in comune, di un'attività, ogni contraente trovando il corrispettivo della propria prestazione nella partecipazione al risultato a cui tende l'intera associazione; la formazione dell'atto costitutivo può essere non solo simultanea, ma anche continuata o successiva, secondo un procedimento nel quale il vincolo associativo si forma, progressivamente, attraverso le adesioni al programma, essendo escluso che la semplice possibilità di adesioni successive renda configurabile un'associazione. (Fattispecie in cui la S.C., in applicazione di tali principi, ha confermato la decisione di merito che aveva escluso la sussistenza del requisito della pluralità di soggetti nel caso di ente costituito unilateralmente con deliberazioni comunali, senza che ad esso avessero aderito, neppure successivamente, altri enti o soggetti.
(Cass. Civ. Sez. I 26/07/2007 n. 16600)
Ai fini dell'equiparazione di fronte ai terzi, ex art. 46 c.c., della sede effettiva della persona giuridica alla sede legale, deve intendersi per sede effettiva il luogo in cui hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell'ente ed ove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti, ossia il luogo deputato o stabilmente utilizzato per l'accentramento dei rapporti interni e con i terzi, degli organi e degli uffici in vista del compimento degli affari e della propulsione dell'attività dell'ente (nella specie, relativa all'impugnativa di licenziamento proposta da un dipendente della Fiat auto s.p.a., la sentenza di merito, confermata dalla S.C., aveva ritenuto valida la notifica effettuata presso lo stabilimento ove il dipendente prestava la sua attività lavorativa, coincidente con il luogo risultante dalle lettere di addebito disciplinare e di licenziamento e con quello ove operavano i responsabili della società che avevano proceduto alla contestazione ed alla risoluzione del rapporto).
(Cass. Civ. Sez. Lavoro 28/07/2000 n. 9978)
Il quadro generale della disciplina delle associazioni (riconosciute o meno) è caratterizzato dall'assenza di qualsiasi previsione normativa che valga a configurare, a carico di un'associazione, un obbligo di accogliere le domande di ammissione di volta in volta presentate da chi si dimostri in possesso dei requisiti richiesti. Pertanto, nell'assenza di qualsivoglia obbligo di tal genere, l'ammissione resta, pur sempre, sia da parte dell'associazione, sia da parte di chi aspiri ad entrarvi, un atto di autonomia contrattuale, sicché l'adesione ad un ente già costituito non si sottrae al requisito dell'accordo delle parti, necessario per la conclusione di ogni contratto. Nè ha pregio richiamare la disciplina dell'obbligo a contrarre che l'art. 2597 c.c. pone a carico del monopolista legale, ed invocarne l'applicazione analogica nel caso in esame. Una tale norma, infatti, prende in considerazione l'ipotesi dell'impresa che goda dell'esclusiva dell'offerta di beni o servizi, o in virtù di legge, o in base ad una concessione amministrativa, e, in armonia con il principio dell'utilità sociale di cui all'art. 41 Cost., fissa, a tutela del consumatore, l'obbligo di contrattare del monopolista. Ma, ovviamente, una tale disciplina - che già non può essere applicata analogicamente all'ipotesi del monopolista di fatto - meno che mai può trovare applicazione in una materia - quale quella delle associazioni - che si rende del tutto estranea alla tematica del monopolio.
(Cass. Civ. Sez. I 07/05/1997 n. 3980)
Ogni negozio istitutivo di fondazione, ai fini della sua validità ed efficacia, deve contenere, ai sensi dell'art. 16 c.c., la determinazione, operata dal fondatore e da costui non demandabile a terzi, dello scopo, non generico ed imprecisato, assegnato all'ente erigendo. Tale principio trova applicazione anche nell'ipotesi di fondazione disposta con testamento, mentre non è causa di invalidità della volontà testamentaria la mancanza di una normazione inerente al governo dell'ente, poiché le disposizioni al riguardo possono essere dettate dalla autorità amministrativa ai sensi dell'art. 2, comma 2, disp. att. c.c., oppure da persona all'uopo designata dal testatore. Inoltre, quanto al requisito relativo allo scopo, devono riconoscersi sufficienti connotati di specificità alla attribuzione alla istituenda fondazione di "fini religiosi", quando sia inequivocabilmente individuata la natura della religione e del culto che il "de cuius" abbia inteso onorare (come nel caso di specie, in cui è stata demandata ad un ecclesiastico cattolico la strutturazione dell'erigenda persona giuridica, il legato a favore della quale è stato onerato della "cura spirituale" delle anime del testatore, della moglie e dei genitori e della manutenzione delle loro tombe).
(Cass. Civ. Sez. II 27/02/1997 n. 1806)