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Timestamp: 2020-08-15 08:18:07+00:00
Document Index: 39001479

Matched Legal Cases: ['art. 378', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 5']

Sentenza Cassazione Civile n. 11586 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11586 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. II, 11/05/2017, (ud. 23/03/2017, dep.11/05/2017), n. 11586
sul ricorso 11170-2016 proposto da:
C.D.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI
24/11/2015 n. cronol. 471/2015 relativo al ricorso R.G.n. 634/2015
C.D.B. propone ricorso per cassazione, con due motivi, illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c., avverso il decreto emesso su opposizione L. n. 89 del 2001, ex art. 5 ter dalla Corte d’Appello di Firenze, con il quale è stato respinto il ricorso L. n. 89 del 2001, ex artt. 2 e 3 per inosservanza del termine di durata ragionevole di un procedimento ex L. n. 89 del 2001 comprensivo della fase esecutiva, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite.
Ad avviso della Corte chi agisce lamentando l’irragionevole durata del procedimento giudiziario ha l’onere di allegare e dimostrare, ai sensi L. n. 89 del 2001, art. 2 bis, comma 1 che il procedimento ha avuto una durata eccedente di almeno 6 mesi il periodo di complessivi 2 anni 6 mesi e 5 gg di ragionevole durata, al netto dei periodi di quiescenza estranei all’amministrazione giudiziaria.
Il Ministero della Giustizia ha resistito con controricorso, ed ha altresì proposto ricorso incidentale. Con il primo motivo la ricorrente denunzia la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 censurando la statuizione della sentenza impugnata che ha ritenuto di escludere dal computo del periodo di ragionevole durata il lasso temporale intercorrente tra la sentenza di cassazione e l’inizio della fase esecutiva.
Nel caso dunque in cui il ricorrente faccia valere il diritto ad un processo ex lege n. 89 del 2001 di durata ragionevole, deducendo la non ragionevole durata anche della promossa ed esaurita fase di esecuzione forzata, la stessa deve considerarsi fase di un unico processo, che ha inizio con la domanda di equa riparazione e fine con la conclusione di tale seconda fase e la durata complessiva sarà costituita dalla somma della durata delle due fasi di cognizione ed esecuzione.
Da ciò consegue, come chiarito dalle sezioni unite di questa Corte, che, ove la parte si sia attivata per l’esecuzione nel termine di sei mesi dalla definizione del procedimento di cognizione, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 4 essa può esigere la valutazione unitaria dei procedimenti, finalisticamente considerati come “unicum”, mentre, ove abbia lasciato spirare quel termine, essa non può più far valere l’irragionevole durata del procedimento di cognizione, essendovi soluzione di continuità rispetto al successivo procedimento di esecuzione (Cass. Ss.Uu. 9142/2016). Ciò però non comporta che il periodo decorrente tra l’esecutività del provvedimento e l’inizio della (eventuale) fase esecutiva, vada incluso nel complessivo periodo di ragionevole durata, costituito, secondo la generale regola di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2 quater dalla somma delle due fasi (così la cit. Cass. Ss.Uu. n. 6312/2014), senza che debbano computarsi i periodi intermedi.
Con il secondo motivo di ricorso si censura la statuizione di condanna alla refusione delle spese di lite, deducendo la violazione degli artt. 91 e 92, sia avuto riguardo all’an che al quantum lamentando la mancata compensazione delle stesse, e l’importo concretamente liquidato.
Ambedue le censure sono infondate.
Con riferimento al quantum della liquidazione, si osserva la congruità dell’importo liquidato per spese processuali avuto riguardo al valore della controversia in relazione all’importo richiesto nel ricorso introduttivo (1.500,00 Euro), non sussistendo, nel caso di specie, i presupposti per applicare la D.M. n. 55 del 2014, art. 5secondo cui il valore della causa si determina con riferimento alla somma attribuita e non anche alla somma domandata, atteso il rigetto sia del decreto, che della successiva opposizione.
Il rigetto del ricorso principale assorbe l’esame di quello incidentale.
Dichiara assorbito quello incidentale.
Condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio in favore del Ministero della Giustizia, che liquida in complessivi 500,00 Euro oltre a spese prenotate a debito ed accessori di legge.