Source: http://www.corecomlombardia.it/opencms/download/pdf/deliberazioni/Deliberazione_n_12_2017.html
Timestamp: 2019-02-22 02:21:35+00:00
Document Index: 60095427

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 2', 'art.13', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 12']

ATTI 1.21.1. – 2015/1775/GU14
Deliberazione n. 12 del 27 marzo 2017
L'istante ha chiesto la definizione della controversia in essere con l’operatore Fastweb S.p.a. (di seguito “Fastweb”), ai sensi degli art. 14 e ss. del Regolamento, in relazione servizi di rete fissa sulle utenze n.XXX e XXX.
XXX (di seguito per brevità "XXX'') in data 29 ottobre 2013 ha sottoscritto con Fastweb un'offerta commerciale avente ad oggetto un "Abbonamento per le piccole medie imprese".
Nelle more della procedura di portabilità XXX, pur di non sacrificare il numero principale (per il quale conservava un rilevante interesse), proseguiva il contratto con Telecom Italia. Ne conseguiva un'ingiustificata duplicazione dei costi, oltre che una soluzione inadeguata ai reali bisogni dell'azienda.
Nonostante tali problematiche la fatturazione del servizio a carico di XXX, procedeva regolarmente, addirittura per un importo superiore a quello previsto dal piano tariffario concordato (così la prima fattura n. LA00160376 veniva emessa per un importo pari a € 926,17 + IVA e, solo dopo le segnalazioni di XXX, veniva riconosciuto da Fastweb l'errore e disposto il rimborso di quanto fatturato in eccesso).
In data 17 marzo u.s., XXX inviava tramite proprio legale una diffida a Fastweb, invitando l'operatore al rispetto degli obblighi assunti contrattualmente; tale diffida, sebbene regolarmente ricevuta, rimaneva priva di riscontro e senza esito.
Successivamente, XXX riceveva da Fastweb una lettera di sollecito di pagamento della fattura n. LA00020801 dell'importo di euro 858,33 oltre IVA (relativa al bimestre 15.12.2013- 14.02.2014), che, ancora, recava importi di superiori a quelli dovuti per attivazione di profili tariffari e servizi non richiesti. XXX provvedeva a segnalare a Fastweb l'errore mediante e-mail inviate a enterprise.dunning@fastweb.it ed assistenza.clientiazienda@fastweb.it, nonché con PEC del 3 aprile 2014.
In data 2 aprile 2014, Fastweb si rifiutava di comunicare gli indirizzi IP al personale di un'azienda appositamente venuto da Roma presso la sede di XXX per eseguire servizi sul sistema informatico, vanificandone così l'uscita; il motivo del rifiuto era l'asserita morosità di XXX.
A seguito di tale episodio XXX, in data 4 aprile 2014, inviava una nuova diffida, in cui richiedeva un immediato intervento per la soluzione dei problemi registrati e sollecitata ancora la portabilità dei numeri. Anche tale diffida rimaneva privo di riscontro.
In data 10.04.2014 XXX, sotto la minaccia di una sospensione totale del servizio di telefonia provvedeva a pagare la fattura la n. LA00020801.
In data 7 maggio XXX riceveva l'ennesima fattura la n. LA00058154 per l'importo di € 870,43 oltre IVA (per un totale di euro 1.061,92) con scadenza 14/05/2014, (relativa al bimestre 15.02.2014 - 14.04.2014) che, ancora una volta esponeva costi errati e per servizi non richiesti.
Con nota datata 26 maggio 2014, XXX comunicava a Fastweb la rinuncia alla portabilità dei numeri, che venivano irrimediabilmente perduti, e la richiesta di assegnazione di due nuove utenze native in luogo di quelle perdute (utenze in realtà mai assegnate).
In data 26 maggio 2014, XXX depositava ricorso per tentativo obbligatorio di conciliazione al Comitato Regionale per le Comunicazioni Lombardia.
L'errata fatturazione a carico di XXX proseguiva nel bimestre immediatamente successivo al deposito dell'istanza con la fattura n. LA00099046 dell'importo di euro 856,00 oltre IVA (relativa al bimestre 15.04.2014- 14.06.2014).
Unicamente con la successiva fattura la n. LA00141310 (relativa al bimestre 15.06.2014- 14.08.2014), Fastweb riconosceva l'esistenza di un credito in capo a XXX che compensava con gli importi dovuti; per determinare questi ultimi, tuttavia, continuava a far riferimento al piano tariffario errato.
L'ultima fattura emessa da Fastweb la n. LA00242399 (relativa al periodo 01.11.2014 al 31.12.2014) recava un importo di euro 350,45 a credito di XXX.
Veniva segnalato a XXX che l'unico numero attivato dall'operatore (XXX) non risultava visibile dai destinatari delle telefonate (né dunque richiamabile).
Sulla base di tutto quanto esposto la XXX formulava le seguenti richieste:
Indennizzo di complessivi € 8000,00 per la perdita delle numerazioni XXX e XXX (atteso che XXX, a causa del protrarsi dell'inadempimento di Fastweb, ha perduto la titolarità dei due numeri attivi da oltre 10 anni), calcolato moltiplicando il parametro di € 100,00 per ogni anno di precedente utilizzo (fino a un max di euro 1.000,00), quadruplicando il risultato, alla luce del combinato disposto di cui agli artt. 9 e 12 della richiamata Del. 73/11/CONS, posto che tratta vasi di utenze “affari”.
Rimborsi/storni di quanto pagato in eccedenza e indennizzo per attivazione profili tariffari non richiesti ed errata fatturazione (in relazione a tali richieste, XXX nella propria memoria di replica precisa che le stesse, così come la contestazione che le legittimano, erano già state oggetto dell’istanza del tentativo obbligatorio di conciliazione).
Visibilità del n. 02.6125141 (l’unico per il quale è stata completata la procedura di migrazione) ai soggetti destinatari delle chiamate e assegnazione alla XXX di due utenze native in luogo di quelle perdute per colpa dell’operatore.
Fastweb, a seguito alla sottoscrizione della proposta di abbonamento da parte di XXX, si è correttamente attivata per ottenere la migrazione delle tre numerazioni intestate all’istante, infatti: a) con riferimento all'utenza XXX ha inviato una prima richiesta di migrazione in data 12.12.2013, bocciata il successivo 13.12.2013 con causale "il DN non è del TIPO LINEA specificato", una seconda richiesta di migrazione il 11.02.2014, bocciata in data 12.02.2014 con causale "Directon1Number non attivo"; b) con riferimento all'utenza XXX: Fastweb ha inoltrato una prima richiesta di migrazione in data 13.12.2013, bocciata il successivo 16.12.2013 con causale "il DN non è del TIPO LINEA specificato" ed una seconda richiesta in data 11.02.2014, bocciata il12.02.2014 con causale "Directory Number non attivo"; con riferimento all'utenza XXX: Fastweb ha inoltrato una richiesta di migrazione in data 13.12.2013, bocciata il 16.12.2013 con causale "il DN non è del TIPO LINEA specificato", ed una seconda richiesta in data 11.02.2014, correttamente espletata da Telecom Italia il 24.02.2014.
In merito alla contestazione riguardante la perdita della numerazione e alla relativa richiesta di indennizzo, Fastweb precisa che, non essendosi completata la procedura di migrazione, le utenze n. XXX e XXX non sono mai passate su rete Fastweb e sono rimaste nell'esclusiva disponibilità del precedente operatore Telecom Italia, come confermato da XXX nell’istanza di definizione. Pertanto, Fastweb chiede che venga accertata la carenza di legittimazione passiva di Fastweb e, conseguentemente, rigettata la domanda attorea in merito all’indennizzo per perdita delle numerazioni.
Fastweb ha, quindi, già provveduto a riaccreditare gli importi pagati in eccesso da XXX, e, pertanto, ai sensi dell’art. 2 co. 1° allegato A della delibera n. 73/11/CONS, alcun ulteriore indennizzo potrà essere riconosciuto al cliente.
Tutte le comunicazioni allegate dalla controparte mancano della prova di invio e di ricezione da parte di Fastweb, oltre ad essere state inviate a recapiti non corretti. Infatti, analizzando le stesse si evince che sono state inviate dall’istante all'indirizzo XXX, XXX ovvero via mail a enterprise.dunning@fastweb.it e fastwebspa@legalmail.it ovvero ai numeri di fax XXX, XXX. Tutti questi recapiti non sono preposti al ricevimento di reclami, come espressamente previsto dall’art.13 delle condizioni generali di contratto.
Infine, vanno dichiarate inammissibili le richieste formulate da parte istante e di cui al punto vi) del paragrafo 1 della presente delibera (ovverossia: “che Fastweb provveda affinché l’unico numero per il quale è stata completata la portabilità risulti visibile ai soggetti destinatari delle chiamate alla XXX e provveda altresì ad assegnare alla XXX due utenza native in luogo di quelle perdute per colpa dell’operatore”) in quanto estranee alla competenza di questo Corecom così come definita dall’art. 19 del Regolamento di cui alla Del 173/07/CONS.
Nel caso di specie, la documentazione acquisita – in particolare le schermate del sistema Pitagora depositate dall’operatore Telecom (donor e donating nell’ambito della procedura che qui interessa), a seguito di richiesta istruttoria formulata da questo Corecom – rivela che alcuna richiesta di portabilità delle numerazioni n. XXX e XXX risulta essere stata inserita da Fastweb prima del 14 aprile 2014 (afferma Telecom nella relazione accompagnatoria alle schermate: “per il dn XXX aggiuntivo XXX, sul sistema regolamentare è presente: la richiesta di attivazione NPG olo Fastweb data ricezione ordine 14/04/15 data attesa consegna 24/04/15 scartato per DN non attivo; la linea risulta cessata in crm retail su richiesta cliente per scarso utilizzo con OL emesso il 16/05/14”).
Risulta provato dalla documentazione in atti che il canone mensile contrattualmente previsto per i servizi offerti da Fastweb alla società istante era pari a € 264,00 (i.e.), ossia di € 528,00 (i.e.) a bimestre. Le fatture n. LA00160376 del dicembre 2013, n. LA00020801 del 14 febbraio 2014, n. LA00058154 del 14 aprile 2014, n. LA00099046 del 14 giugno 2014 e n. LA00141310 del 14 agosto 2014 espongono invece un canone bimestrale complessivo di € 856,00 (i.e.). Dunque, in base alle fatture citate la XXX si è vista addebitare, al netto dei consumi (i cui importi sono sempre molto esigui: rispettivamente di € 2,33 nella fattura n. LA00020801, 14,43 nella fattura n. LA00058154, 5,50 nella fattura n. LA00099046, € 3,28 nella fattura n. LA00141310 del 14 agosto 2014), € 1640,00 (i.e.) (per un totale € 2000,80 i.i.) in eccesso, rispetto a quanto pattuito.
Dunque, atteso che sommando gli importi accreditati, la società Fastweb risulta avere totalmente rimborsato quanto pagato in eccesso dalla XXX, la domanda di rimborso/storno formulata dalla parte istante non può che essere rigettata.
Quanto al mancato funzionamento del fax, in presenza di numerosi reclami con cui l’utente ha portato a conoscenza Fastweb di tale problematica, in assenza di riscontri dell’operatore e di documentazione da quest’ultimo prodotta atta a provare l’adozione, da parte di Fastweb, di una condotta volta a superare il disservizio, si ritiene equo prevedere in favore della XXX un indennizzo pari a € 356,00, somma risultante dalla moltiplicazione del parametro indennizzatorio di € 1,00 di cui all’art. 3, comma 3 del c.d. Regolamento Indennizzi, raddoppiato per effetto dell’art. 12, comma 2, dello stesso Regolamento, per i complessivi 178 giorni compresi tra il 28 novembre 2013 (data in cui il servizio avrebbe dovuto essere attivato) e il 26 maggio 2014 (data di presentazione dell’istanza di conciliazione, occasione in cui l’utente ben avrebbe potuto presentare richiesta di provvedimento temporaneo per l’attivazione del servizio).
Anche rispetto al mancato funzionamento del servizio di centralino virtuale, quanto emerge dall’istruttoria consente di riconoscere alla XXX un indennizzo per tale disservizio, per le stesse le ragioni e nella stessa misura specificate nel punto precedente, per un totale di € 356,00.
L'accoglimento parziale dell'istanza nei confronti della società Fastweb S.p.A., per le motivazioni di cui in premessa.
La società Fastweb S.p.A. è tenuta a corrispondere in favore dell’istante i seguenti importi, con maggiorazione degli interessi legali a decorrere dalla data di presentazione dell’istanza:
l’importo di € 3.580,00 (tremilacinquecentottanta/00) quale indennizzo per la mancata migrazione delle utenze nn. XXX e XXX;
l’importo di € 356,00 (trecentocinquantasei/00) quale indennizzo per il mancato funzionamento del fax;
l’importo di € 356,00 trecentocinquantasei/00) quale indennizzo per il mancato funzionamento del centralino virtuale.