Source: http://www.replegal.it/it/penale/itemlist/user/882-valeriavalentini
Timestamp: 2018-12-10 01:32:55+00:00
Document Index: 106293515

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art 13', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 2105', 'art. 13', 'art. 13', 'art103']

Valeria Valentini - R&P Legal - Studio Associato
Avvocato, esperta nel diritto penale dell’impresa con particolare riferimento al settore dei reati tributari, societari e fallimentari, dei delitti contro il patrimonio e contro la Pubblica Amministrazione nonché a tutela della reputazione.
Punibilità esclusa solo se nella transazione fiscale vi è chiarezza nella imputazione dei pagamenti
Con la sentenza n. 40217 depositata il 10 settembre, la Corte di Cassazione ha chiarito che, ai fini del riconoscimento della causa di non punibilità prevista dall’art. 13 D.Lgs. 74/2000, è indispensabile la corretta imputazione del tributo pagato con la singola rata, affinché risulti chiaramente che si tratta del medesimo tributo oggetto del procedimento penale.
art 13 DLgs 74/2000
Ammesso al patteggiamento anche il contribuente che non estingue il debito tributario
Con la sent. n. 38684 (dep. 21.8.18), la Cassazione chiarisce che per i reati di “Omesso versamento delle ritenute” (art. 10-bis), “Omesso versamento IVA” (art. 10-ter) e “Indebita compensazione” (art. 10-quater, co. 1), l’ammissione al patteggiamento non è subordinata alla estinzione del debito tributario.
05 June 2018 |
Con la sentenza depositata il 31 maggio scorso (n. 115/2018), la Corte Costituzionale ha messo fine alla querelle nata all’indomani della sentenza della Corte di Giustizia UE (causa c-105/14, Taricco) a seguito della quale la Corte imponeva al giudice nazionale di disapplicare le norme interne in tema di limiti massimi di durata della prescrizione nei casi in cui ciò comportava «la sistematica impunità delle gravi frodi in materia di IVA».
Il nuovo amministratore risponde dell’omesso versamento dell’IVA maturata nella precedente gestione
01 March 2018 |
Risponde del reato di omesso versamento IVA (art. 10 ter D.Lgs. 74/2000), quanto meno a titolo di dolo eventuale, il soggetto che, subentrando nella carica di amministratore di una società di capitali dopo la presentazione della dichiarazione IVA e prima della scadenza del versamento dell’imposta, omette di versare all’Erario l’imposta maturata nel corso della precedente gestione.
L’abolitio criminis travolge anche la confisca già eseguita
Nel caso di abolitio criminis, oltre alla condanna, il giudice deve revocare la confisca e ciò anche nel caso in cui questa sia già stata eseguita.
abolito criminis
profitto reati tributari
Il doppio binario sanzionatorio è compatibile con i principi della Convenzione Edu
Nel concetto di profitto da reato tributario rientrano anche le sanzioni amministrative
Secondo la Cassazione (sez. III, 267/2018), nei reati tributari il profitto coincide con qualsiasi vantaggio patrimoniale direttamente connesso alla consumazione del reato: imposta evasa, quindi, ma anche interessi e sanzioni dovuti a seguito dell’accertamento tributario. Il principio è stato elaborato dalle Sezioni Unite con riguardo al caso di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 D.Lgs. 74/2000, caratterizzato dal compimento di atti tesi a non pagare il debito tributario già maturato, compresi interessi e sanzioni), e successivamente ripreso da qualche decisione anche per i reati dichiarativi o, come nel caso della sentenza in commento, ai reati di omesso versamento IVA, ove la condotta è finalizzata esclusivamente ad evadere o a non versare l’imposta, a prescindere dagli eventuali interessi e sanzioni. Tale principio, tuttavia, rischia di raddoppiare l’importo dei sequestri disposti in sede penale per effetto della duplicazione delle sanzioni amministrative. E’ auspicabile dunque un intervento chiarificatore della Corte di Legittimità.
reato tributari
Whistleblowing e D.Lgs. 231/2001
Approvato al Senato il Disegno di Legge che introduce nuove disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato. In quest’ultimo contesto, in particolare, il DDL modifica l’art. 6 D.lgs. 231/2001 introducendo per le società che hanno adottato il Modello 231 l’obbligo di introdurre canali (anche informatici e comunque tali da garantire la riservatezza del segnalante) che consentano ai soggetti di cui all’art. 5 (apicali o subordinati) di effettuare segnalazioni riguardanti condotte illecite rilevanti ai fini del D.Lgs. 231/2001, stabilendo altresì il divieto di ritorsione e la nullità del licenziamento o demansionamento ritorsivo. Il testo, che modifica inoltre la disciplina dell’obbligo di segreto d’ufficio, aziendale, personale, scientifico e industriale (artt. 326, 622 e 623 c.p. e art. 2105 c.c.), è ora all’esame della Camera in seconda lettura.
L’onere di estinguere il debito tributario per accedere al patteggiamento è giustificato dall’interesse generale all’eliminazione delle conseguenze dannose del reato ed è finalizzato alla riscossione dei tributi. La Cassazione (sent. n. 38210/2017 ove è richiamata la decisione della Corte Costituzionale n. 95/2015) ha così nuovamente dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 13 co. 2-bis D.Lgs. 74/2000 (ora, art. 13-bis), chiarendo che la negazione di tale rito “premiale” all’imputato insolvente nei confronti del Fisco non lede il diritto di difesa. La discrezionalità del Legislatore in materia di limitazioni all’accesso ai riti alternativi, infatti, è sindacabile solo ove sfoci nella irragionevolezza e nell’arbitrio, ma nel caso dei reati tributari non genera disparità di trattamento stante l’interesse generale alla riscossione dei tributi.
estinzione debito tributario
avvocato indagato
art103 cpp