Source: http://comune.mirandola.mo.it/aree-tematiche/documenti-del-cittadino/identificazione-del-cittadino/la-legalizzazione-e-traduzione-dei-documenti-stranieri-da-far-valere-in-italia-per-la-pubblica-amministrazione
Timestamp: 2019-09-15 18:42:54+00:00
Document Index: 18958288

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 45', 'art. 4', 'art. 49', 'art. 24', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 1']

L’identificazione è un’attività quotidiana e fondamentale per l’operatore dei servizi demografici. La corretta identificazione del cittadino, infatti, è il presupposto essenziale per la corretta registrazione dei suoi dati anagrafici e di tutti gli elementi relativi al suo status, negli atti dello stato civile e in anagrafe.
La corretta identificazione del cittadino è il presupposto essenziale per la corretta registrazione dei dati anagrafici e di tutti gli elementi relativi al suo status, negli atti dello stato civile e in anagrafe.
Gli elementi minimi che identificano un soggetto sono nome, cognome, data e luogo di nascita. Un altro elemento identificativo essenziale per il cittadino è senz’altro la cittadinanza, che è rilevante proprio per le materie di natura demografica in quanto ci dice a quale legge nazionale sono collegati i suoi diritti della personalità e il suo status.
L'importanza della corretta identificazione del cittadino italiano o straniero
L’obbligo di una corretta identificazione del cittadino nei rapporti con la pubblica amministrazione ha una rilevanza di carattere generale; troviamo, tuttavia, riferimenti espliciti nell’art. 38 del DPR n. 445/2000 relativamente alle istanze e dichiarazioni rese alla pubblica amministrazione e, in anagrafe, nell’art. 6 del DPR n. 223/1989 in base al quale “le persone che rendono le dichiarazioni anagrafiche debbono comprovare la propria identità mediante l'esibizione di un documento di riconoscimento”.
I riferimenti del T.U. sulla documentazione amministrativa
La fondamentale distinzione operata dal DPR n. 445/2000 è quella tra documento d’identità e documento di riconoscimento.
Dpr n. 445/2000, art. 1
Documento d'identità: la carta d’identità e ogni altro documento munito di fotografia, rilasciato su supporto cartaceo, magnetico o informatico, dell’amministrazione competente dello Stato italiano o di altri Stati, con la finalità prevalente di dimostrate l’identità del suo titolare.
Documento di riconoscimento: ogni documento munito di foto del titolare, rilasciato su supporto cartaceo, magnetico o informatico, da una pubblica amministrazione italiana o di altri stati, che consente l’identificazione personale del titolare.
La distinzione è quindi nella finalità: soltanto la carta d’identità è rilasciata e utilizzata per rendere pubblica l’identità di una persona. Il documento di riconoscimento, tuttavia, può supplire alla corretta identificazione. Si tratta della clausola di equipollenza, richiamata
all’art. 35 del DPR.
Dpr n. 445/2000, art. 35
In tutti i casi in cui nel presente testo unico viene richiesto un documento d’identità, esso può sempre essere sostituito dal documento di riconoscimento equipollente ai sensi del comma 2.
Sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d'armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un amministrazione dello Stato.
L’equipollenza si esercita nell’ambito degli atti previsti dal Testo Unico, ovvero: dichiarazioni e istanze del cittadino alla pubblica amministrazione; dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà.
Non è scontato, quindi, che in specifiche situazioni un soggetto anche pubblico (forze dell’ordine, gestore di pubblico servizio) possa pretendere l’esibizione della carta d’identità e non accettare un documento di riconoscimento.
Nei rapporti con l’utenza, invece, l’operatore demografico applica sempre il principio di equipollenza e, anzi, fa dell’esibizione documentale la prima e prioritaria fonte di informazioni oggetto di registrazione anagrafica.
Dpr n. 445/2000, art. 45 - Documentazione mediante esibizione
1. I dati relativi a cognome, nome, luogo e data di nascita, la cittadinanza, lo stato civile e la residenza attestati in documenti di identità o di riconoscimento in corso di validità, possono essere comprovati mediante esibizione dei documenti medesimi. E’ fatto divieto alle
amministrazioni pubbliche ed ai gestori o esercenti di pubblici servizi, nel caso in cui all'atto della presentazione dell'istanza sia richiesta l'esibizione di un documento di identità o di riconoscimento, di richiedere certificati attestanti stati o fatti contenuti nel documento esibito. E’ comunque fatta salva per le amministrazioni pubbliche ed i gestori e gli esercenti di pubblici servizi la facoltà di verificare, nel corso del procedimento, la veridicità e l'autenticità dei dati contenuti nel documento di identità o di riconoscimento.
L’articolo 45, insieme al 73, confermano che l’utilizzo di un documento di identità o riconoscimento rilasciato dalla pubblica amministrazione è sempre responsabilità del cittadino, che può farlo valere anche quando scaduto vista la prioritaria esigenza
dell’amministrazione pubblica di ricorrere all’identificazione documentale.
L'identificazione per il rilascio di carta d'identità
Chi richiede la carta d'identità è tenuto a dimostrare la propria identità personale, e il documento deve essere rilasciato dopo rigorosi accertamenti sulla identità della persona richiedente.
Con l’esclusione, indispensabile, dei minori al momento del primo rilascio del documento (per cui sarà inevitabile far ricorso all’identificazione attraverso i genitori), l’identificazione all’atto del rilascio può avvenire nei seguenti modi:
utilizzo altri documenti di identità o riconoscimento;
conoscenza personale;
ricorso alle forze di polizia;
utilizzo di testimoni fidefacenti.
1) Utilizzo di documenti d'identità.
Il funzionario incaricato può ricorrere, richiedendo naturalmente anche la collaborazione di altri Comuni o altre pubbliche amministrazioni, a:
carta di identità in possesso del richiedente;
altri documenti di riconoscimento (permesso di soggiorno, passaporto, porto d’armi, libretti di pensione, e ogni altro documento con generalità e foto rilasciata da una Pubblica Amministrazione statale);
cartellino di precedente carta d’identità agli atti del Comune o di altro Comune.
In ogni caso, il documento prescelto potrà essere anche scaduto, purché consenta l’identificazione del titolare da parte del pubblico ufficiale.
2) Conoscenza personale.
E' una prassi certamente possibile poiché il pubblico ufficiale è anche deputato a ciò e ha pieno titolo a procedere; il pubblico ufficiale deve essere a conoscenza delle esatte e certe generalità della persona da riconoscere.
3) Identificazione a mezzo di polizia
Nei casi in cui non sia possibile utilizzare un documento, occorre ricordare la possibilità offerta dall'art. 4 del T.U.L.P.S. in base al quale l'autorità di pubblica sicurezza è preposta all'accertamento dell'identità di coloro che "non sono in grado o si rifiutano di provare la
loro identità”. In questi casi il documento viene validamente sostituito da un'attestazione, corredata di fotografia, rilasciata dalla Questura o dal commissariato di polizia; occorrerà invitare l’interessato, totalmente sprovvisto di documenti, a farsi identificare dalle autorità
4) Identificazione a mezzo di testimoni fidefacenti
Si tratta di una possibilità prevista dalla legge sul notariato (Legge 16.02.1913, n. 89), che all’art. 49 prevede che il notaio, in caso di
mancanza di documenti “può avvalersi di due fidefacienti da lui conosciuti, che possono essere anche i testimoni”. E’ quindi indispensabile che i due testimoni siano conosciuti dal pubblico funzionario incaricato del rilascio della carta.
In aggiunta, come riferiva una nota della Prefettura di Siena (prot. 6149/2011), “la responsabilità, nella circostanza di identificazione tramite testimoni, qualora si rilevi non veritiera, sarà imputabile, oltre che ad eventuali "falsi” testimoni, anche al funzionario comunale”.
L'identificazione dello straniero
Lo straniero che entra in Italia è tenuto a documentare i suoi dati personali attraverso il passaporto. La norma fondamentale è l’art. 24 della legge n. 218/1995, in base al quale “l’esistenza e il contenuto dei diritti della personalità sono regolati dalla legge nazionale
del soggetto”.
A livello anagrafico, l’obbligo di esibire il passaporto o documento equipollente (per i cittadini europei, quindi, la carta d’identità) è riscontrabile all’art. 14 del d.P.R. n.223/1989.
Il passaporto è quindi necessario esclusivamente:
quando una persona proveniente dall'estero richiede l'iscrizione anagrafica;
quando un cittadino straniero richiede la modifica dei propri dati personali in anagrafe;
quando l'ufficiale dello Stato Civile deve registrare una dichiarazione di uno straniero non residente.
Documenti equipollenti al passaporto e casi particolari
Lo status di apolidia è riconosciuto dalle competenti autorità ai sensi della Convenzione di New York del 28 settembre 1954. Se privi del documento di identità, l'ufficiale d'anagrafe non potrà che utilizzare il permesso di soggiorno come documento di identificazione, una
volta accertato il possesso dello status con certificazione del Ministero dell’Interno o sentenza passata in giudicato. Agli apolidi, tuttavia, può essere rilasciato anche apposito titolo di viaggio, documento equipollente al passaporto.
Richiedenti asilo e titolari di protezione
Ai fini anagrafici, le due categorie sono equivalenti in base alle novità normative introdotte dal D.lgs n. 142/2015.
L’art. 4 di tale decreto prevede innanzitutto che “al richiedente è rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo valido nel territorio nazionale per sei mesi, rinnovabile fino alla decisione della domanda o comunque per il tempo in cui è autorizzato a rimanere nel
territorio nazionale ai sensi dell'articolo 19, commi 4 e 5, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150” . Considerando la regolarità del soggiorno del richiedente asilo fino al momento della decisione della Commissione territoriale e, in caso di ricorso, fino alla sentenza del Tribunale, il terzo comma dell’art. 4 dispone che “la ricevuta attestante la presentazione della richiesta di protezione internazionale rilasciata contestualmente alla verbalizzazione della domanda ai sensi dell'articolo 26, comma 2-bis, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni, come introdotto dal presente decreto, costituisce permesso di soggiorno provvisorio”.
In questi casi, quindi, si procede a identificazione con il solo titolo di soggiorno (o ricevuta contenente fotografia e dati anagrafici minimi). “Per quanto riguarda lo specifico caso dei rifugiati politici, dei richiedenti asilo e simili, questi cittadini di norma sono sprovvisti di
passaporto; ciò tuttavia, non può pregiudicare il diritto all'iscrizione anagrafica qualora i predetti siano regolarmente soggiornanti ed a condizione, valida per tutti i cittadini, italiani o stranieri, che possano essere identificati. A tal fine, mancando un passaporto o documento equipollente, si ritiene possibile procedere alla loro identificazione mediante il titolo di soggiorno, che a mente dell'art. 1 lett. c del DPR 445/2000 riveste la natura di documento di riconoscimento” (Ministero dell’Interno – Risposta a quesito 04/07/2006).
Altri documenti equipollenti al passaporto
documento di navigazione aerea, rilasciato ai piloti ed al personale di bordo delle Compagnie Aeree Civili per l'esercizio delle loro attività, ai sensi della Convenzione sull'Aviazione Civile firmata a Chicago il 7 dicembre 1944;
documento rilasciato da un quartier generale della NATO al personale militare, civile e alle persone a loro carico (coniuge e figli);
lasciapassare rilasciato allo straniero che non dispone di un titolo di viaggio valido per tutti gli Stati Schengen, o solo per l'Italia;
tessera di frontiera o lasciapassare, concesso ai cittadini domiciliati in zone di frontiera, per il transito della frontiera stessa e la circolazione nelle corrispondenti zone degli stati confinanti, in esenzione dal visto.
I dati anagrafici dello straniero iscritto in anagrafe
Gli stati, fatti, e qualità personali, tra i quali sono ricompresi i dati anagrafici dei cittadini non italiani (cognome, nome, luogo e data di nascita, cittadinanza, legami di parentela), per essere riportati negli archivi dell'Anagrafe della Popolazione Residente, devono essere documentati mediante certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorità dello Stato estero, ovvero tramite passaporto, certificato di nascita o attestazione rilasciata dall’autorità consolare straniera. Tali documenti, se scritti in lingua non italiana, devono essere legalizzati ai sensi dell'articolo 49 del d.P.R. n.200/1967, dalle autorità consolari italiane e corredati di traduzione in lingua italiana, di cui l'autorità consolare italiana attesta la conformità all'originale.
Occorre comunque fare chiarezza sul principio di circolarità dei dati anagrafici all’interno del sistema della pubblica amministrazione, da cui non può essere esclusa l’anagrafe: in sede di trasferimento di residenza tra Comuni, l'ufficiale d''anagrafe ha sempre l''obbligo di integrare i dati anagrafici (tutti) in base a quanto comunicato dal Comune di precedente iscrizione. Richiedere al cittadino una nuova produzione di documenti già esibiti ad altro ufficiale d'anagrafe costituirebbe un ingiustificato aggravio del procedimento. Sarà eventualmente responsabilità del Comune di precedente iscrizione l''eventuale comunicazione di dati errati.
E' comunque sempre necessario verificare la correttezza dei dati, in particolare dei cittadini stranieri, considerato la frequenza con cui, in particolare per alcune nazionalità, si verificano delle modifiche nei dati anagrafici più rilevanti. Pertanto, in particolare al momento dell'iscrizione in Anagrafe, potrà essere richiesta l'esibizione del passaporto o di documenti equipollenti.
Nei casi, sempre molto frequenti, di variazione di generalità di cittadini stranieri, l'obiettivo dell'ufficiale d'anagrafe deve essere sempre quello di registrare il dato esatto, per come cioè documentato dal Paese di provenienza, e al contempo di garantire la continuità del dato anagrafico con quello di Stato Civile, fermo restando la necessità di verificare che le due banche dati si riferiscano effettivamente alla medesima persona.
Se la verifica, che molto spesso potrà essere effettuata dall'ufficiale d'anagrafe dall'incrocio di varie fonti documentali (passaporti, permessi di soggiorno, carte di identità emesse) consente ragionevolmente di collegare la nuova identità alla vecchia, l'ufficiale d'anagrafe provvederà immediatamente alla variazione anagrafica con provvedimento d'ufficio.
La modifica di tali elementi identificativi (cognome, nome, data e luogo di nascita), per coerenza, dovrà essere riportata anche negli atti dello stato civile in cui compare quella persona, per far sì che la certificazione (di Stato Civile e di anagrafe) riporti sempre il dato
esatto al momento dell'emissione.