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Timestamp: 2019-02-20 23:52:51+00:00
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﻿ Corte Europea - sentenza del 28 maggio 2014 - Felice Massaro
CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO – 28 maggio 2014 – CEDH 153 2014
Citando tale decisione, molti organi della stampa e coloro che si prefiggevano di cancellare il trattamento Stamina riferivano pubblicamente che anche la Corte Europea si fosse pronunciata contro Stamina per cui chiedevano che fosse impedito anche a coloro che lo avevano iniziato. Non si avvedevano (a meno che non ci fosse malafede) che quella decisione deponeva a favore dei pazienti che avevano cominciato il trattamento.
La sentenza della Corte di Strasburgo verte su un ricorso con il quale un paziente aveva contestato la decisione di un tribunale italiano dopo la legge 57 del maggio 2013 (il legislatore aveva disposto la sperimentazione Stamina e riconosciuto il diritto a continuare le cure ai pazienti che le avessero iniziate).
La Corte rileva che la decisione del tribunale di Udine non è discriminatoria in quanto il giudice si è attenuto alla legge che consente il trattamento Stamina per coloro che lo avevano iniziato e che erano stati autorizzati dall’autorità giudiziaria (cioè ai ricorrenti):
En l’espèce, d’après le décret-loi n° 24/2013, seuls les traitements dits « Stamina » commencés avant la date d’entrée en vigueur du décret-loi pouvaient être menés à terme, ainsi que ceux qui auraient été autorisés par l’autorité judiciaire. La demande de M. Durisotto a été rejetée sur la base de cette loi. (Nel caso in questione, dopo il decreto-legge n° 24/2013, i soli trattamenti denominati «Stamina» iniziati prima dell’entrata in vigore del decreto-legge potevano essere portati a termine, oltre a coloro che erano stati autorizzati dall’autorità giudiziaria. La domanda di Durisotto è stata respinta sulla base di questa legge).
La Corte Europea, con la decisione citata, rammentava che il valore scientifico del trattamento Stamina non era ancora stato validato scientificamente e che il giudice internazionale non sostituisce le autorità nazionali competenti nel determinare il livello di rischio accettabile…: La valeur scientifique de cette thérapie n’est donc pas établie. La Cour rappelle qu’il n’appartient pas au juge international de se substituer aux autorités nationales compétentes pour déterminer le niveau de risque acceptable par les patients désireux d’accéder à des soins compassionnels dans le cadre d’une thérapie expérimentale.
Da ciò si giustifica la prudenza che il legislatore italiano ha usato nel limitare l’accesso ai pazienti che tale trattamento lo avevano iniziato. D’altronde, anche nei trials clinici tale prudenza è d’obbligo e, man mano che il trial supera le diverse fasi, l’accesso viene consentito a un numero sempre maggiore di pazienti.
EBBENE, NESSUN ORGANO DI STAMPA FACEVA RILEVARE CHE LA STESSA CORTE NON METTEVA IN DISCUSSIONE IL DIRITTO SOGGETTIVO, RICONOSCIUTO DAL LEGISLATORE, A CONTINUARE IL TRATTAMENTO PER COLORO CHE LO AVESSERO INIZIATO. NON LO RILEVA NEPPURE L’ACCUSA, DAL P.M. AL TRIBUNALE DEL RIESAME, CHE ANZI CITA QUELLA SENTENZA E RAVVISA IN ESSA L’INTENZIONE DELLA STESSA CORTE DI STRASBURGO A RITENERE CHE I TRATTAMENTI INIZIATI NON DOVESSERO CONTINUARE!!!
Tra coloro che si erano affettati a dare tale interpretazione si distinsero, per primi, la senatrice Elena Cattaneo che pubblicò la sua versione persino su riviste internazionali e la senatrice De Blasi. La prima (si badi bene!) era la Relatrice e la seconda era Presidente della XII Commissione. Entrambe dimostrano di aver rispettato alla lettera i principi di obiettività e imparzialità richiesti dall’art. 48 del Regolamento del Senato che pure citano nella loro relazione finale della loro “Indagine”.
La senatrice Cattaneo e il prof. Gilberto Cornellini, il 16 giugno scorso, persino su Nature, pubblicarono Stem cells: Taking a stand against pseudoscience: affermando Our most recent victory came on 28 May, with the release of a ruling from the European Court of Human Rights that patients have no right to receive therapies for which there is no scientific evidence. L’articolo è QUI ove si possono rilevare nei commenti le osservazioni del sottoscritto e del dott. Andolina.
La Presidente, addirittura, pubblicava su Facebook: La sentenza di Strasburgo ci aiuta a fare chiarezza perché finalmente si scinde l’inevitabilità della cura dalla richiesta del paziente.
Ritengo necessario un atto ufficiale del #ministero della #salute che sospenda le infusioni fino alla conclusione del lavoro del secondo comitato scientifico #stamina.
Se si dà un’occhiata a tale post, si rileva che la Presidente riporta addirittura 3 hashtag e questo articolo che, nonostante il titolo fuorviante: Corte europea dei diritti umani: legittimo lo stop a Stamina, pure riporta: L’alt è stato imposto sulla base del decreto legge 24/2013, che regola l’accesso al metodo Stamina e STABILISCE CHE AL METODO POSSONO AVERE ACCESSO SOLTANTO I PAZIENTI CHE HANNO INIZIATO LA CURA PRIMA DELL’ENTRATA IN VIGORE DELLA NUOVA LEGGE.
La Presidente imparziale non si avvede che la Corte STABILISCE CHE AL METODO POSSONO AVERE ACCESSO SOLTANTO I PAZIENTI CHE HANNO INIZIATO LA CURA PRIMA DELL’ENTRATA IN VIGORE DELLA NUOVA LEGGE. Non se ne avvede (?) e , addirittura, si rivolge al Ministero chiedendo che sospenda le infusioni fino alla conclusione del lavoro del secondo comitato scientifico. EVIDENTEMENTE LA PRESIDENTE AVRÀ LETTO SOLO IL TITOLO E NON L’INTERO ARTICOLO, TANTO MENO LA SENTENZA. (v. QUI testo e traduzione)
Probabilmente, la Corte, anche nei riguardi di quel paziente che chiedeva di accedere al trattamento dopo la promulgazione della legge 57/2013, avrebbe deciso diversamente se
fosse stata informata che su 400 infusioni non si era verificato alcun effetto collaterale per cui non era stata evidenziata alcuna pericolosità ( All . Quattrocento infusioni senza effetti collaterali);
fosse stata depositata la sentenza del TAR Lazio (la decisione della Corte risale a settembre 2013 mentre la sentenza del TAR al 3 dicembre) che bocciò il Comitato Scientifico;
avesse potuto immaginare che la sperimentazione non sarebbe stata iniziata grazie anche al secondo Comitato Scientifico che si era comportato esattamente come il primo;
avesse letto quanto ho evidenziato in merito alla “PERICOLOSITÀ”,
avesse immaginato che quel parere sarebbe stato nascosto ai ricorrenti, prodotto prima che fosse impugnato dai ricorrenti che non ne ebbero così la possibilità, considerato atto definitivo e decisivo ai fini dell’accoglimento del sequestro.
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