Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=17732
Timestamp: 2020-01-28 11:14:14+00:00
Document Index: 98435338

Matched Legal Cases: ['art. 267', 'art. 24', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 24', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 20', 'CGUE ', 'art. 155', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 20']

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - ORDINANZA 10 gennaio 2020, n.240
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MARTEDÌ 28 GENNAIO AGGIORNATO ALLE 12:14
All Cgue l'utilizzo senza limiti dei contratti a tempo determinato da ricercatore universitario
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - ORDINANZA 10 gennaio 2020, n.240ANNOTAZIONE
Con ordinanza n.240 del 2020 il Consiglio di Stato solleva innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’art. 267 del TFUE, le seguenti questioni pregiudiziali di interpretazione:
4) – se i principi di equivalenza e di effettività e quello dell’effetto utile del diritto UE, con riguardo al citato Accordo quadro, nonché il principio di non discriminazione contenuto nella clausola 4) di esso ostano ad una normativa nazionale (l’art. 24, co. 3, lett. a della l. 240/2010 e l’art. 29, commi 2, lett. d e 4 del D.lgs. 81/2015) che, pur in presenza d’una disciplina applicabile a tutti i lavoratori pubblici e privati da ultimo racchiusa nel medesimo decreto n. 81 e che fissa (a partire dal 2018) il limite massimo di durata d’un rapporto a tempo determinato in 24 mesi (comprensivi di proroghe e rinnovi) e subordina l’utilizzo di rapporti a tempo determinato alle dipendenze della Pubblica amministrazione all’esistenza di «esigenze temporanee ed eccezionali», consente alle Università di reclutare ricercatori grazie ad un contratto a tempo determinato triennale, prorogabile per due anni in caso di positiva valutazione delle attività di ricerca e di didattica svolte nel triennio stessa, senza subordinare né la stipulazione del primo contratto né la proroga alla sussistenza di tali esigenze temporanee o eccezionali dell’Ateneo, permettendogli pure, alla fine del quinquennio, di stipulare con la stessa o con altre persone ancora un altro contratto a tempo determinato di pari tipologia, al fine di soddisfare le medesime esigenze didattiche e di ricerca connesse al precedente contratto;
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - ORDINANZA 10 gennaio 2020, n.240 -
N. 00240/2020 REG.PROV.COLL.
N. 08128/2019 REG.RIC.�����������
N. 08134/2019 REG.RIC.�����������
N. 08369/2019 REG.RIC.�����������
A) – NRG 8128/2019, proposto da -OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giuliano Gruner e Federico Dinelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia,
la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell'istruzione dell'Università e della Ricerca e l’Università degli Studi di Perugia, in persona dei rispettivi legali rappresentanti�pro tempore, tutti rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria�ex lege�in Roma, via dei Portoghesi n. 12 e
ad adiuvandum, -OMISSIS-, tutti rappresentati e difesi dagli avv.ti Giuliano Gruner e Federico Dinelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
B) – NRG 8134/2019, proposto dai sigg. -OMISSIS-, tutti rappresentati e difesi dagli avv.ti Giuliano Gruner e Federico Dinelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia,�
– il Ministero dell'istruzione dell'Università e della Ricerca, in persona del Ministro “pro tempore”, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12 e� – l’Università degli Studi di Perugia e la Presidenza del Consiglio dei ministri, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, non costituiti in giudizio;�
C) – NRG 8369/2019, proposto da -OMISSIS-, rappresentata e difesa dagli avv.ti Giuliano Gruner e Federico Dinelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia,�
la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell'istruzione dell'Università e della Ricerca e l’Università degli Studi di Perugia, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, come sopra rappresentati, difesi e domiciliati per legge,
quanto al ricorso NRG 8128/2019, della sentenza del TAR Umbria n. -OMISSIS-/2019, resa tra le parti e concernente l’impugnazione avverso la nota prot. n. 0030097 del 19 aprile 2018, con cui l’intimato Ateneo, in riscontro alla missiva attorea pervenutale il precedente 29 marzo, ha respinto la richiesta per l’attivazione d’una procedura di chiamata volta all'assunzione a tempo indeterminato ai sensi dell'art. 20, co. 1 del D.lgs. 75/2017 e della circolare n. 3/2017 adottata dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, nonché per l’accertamento del diritto dell’appellante ad esser assunto a tempo indeterminato come ricercatore, con conseguente condanna in tal senso dell'Ateneo stesso;�
quanto al ricorso NRG 8134/2019, della medesima sentenza del TAR Umbria n. -OMISSIS-/2019, resa tra le parti e concernente le note prot. n. 27686 dell'11 aprile 2018, n. 30096 del 19 aprile 2018, n. 27687 dell’11 aprile 2018, n. 27678 di pari data, n. 27670 di pari data e n. 30095 del 19 aprile 2018, tutte d’identico tenore e con cui l’Ateneo intimato, in riscontro delle istanze attoree del 22 e, per il dott. -OMISSIS-, del 29 marzo 2018, ha respinto la richiesta d’attivazione d’una procedura di chiamata volta all'assunzione a tempo indeterminato ai sensi dell'art. 20, co. 1 del D.lgs. 75/2017 e della citata circolare n. 3/2017, nonché per l’accertamento del diritto degli appellanti ad esser assunti a tempo indeterminato come ricercatori, con conseguente condanna in tal senso di detto Ateneo;
e, quanto al ricorso n. 8369 del 2019, della citata sentenza del TAR Umbria n. -OMISSIS-/2019, resa tra le parti e concernente la nota prot. n. 30099 del 19 aprile 2018, con cui l’Ateneo intimato, in riscontro all’istanza attorea del 10 aprile 2018, ha respinto la richiesta per l’attivazione d’una procedura di chiamata volta all'assunzione a tempo indeterminato ai sensi dell'art. 20, co. 1 del D.lgs. 75/2017 e della citata circolare n. 3/2017, nonché per l’accertamento del diritto dell’appellante ad esser assunta a tempo indeterminato come ricercatore, con condanna in tal senso di detto Ateneo;�
Il dott. -OMISSIS-, i dott.ri -OMISSIS- e la dott. -OMISSIS-, già assegnisti di ricerca da vari anni, dichiarano d’esser tutti ricercatori a tempo determinato ex art. 24, co. 3, lett. a) della l. 30 dicembre 2010 n. 240 presso l’Università degli studi di Perugia, in diversi settori scientifico-disciplinari.
Essi rendono d’aver chiesto a detta Università di attivare i procedimenti di chiamata, volti alla loro assunzione a tempo indeterminato, ai sensi dell’art. 20, co. 1 del D.lgs. 25 maggio 2017 n. 75. Con le note dell’11 e del 19 aprile 2018 (meglio indicate in premessa), l’Università di Perugia ha tuttavia respinto la richiesta del dott. -OMISSIS- e consorti, in quanto, anche in base alla circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri n. 3 del 23 novembre 2017, il procedimento di cui al citato art. 20 in nulla ha innovato nel rapporto d’impiego di professori e ricercatori universitari. Pertanto, il dott. -OMISSIS-, il dott. -OMISSIS- e consorti e la dott. -OMISSIS-, ciascuno per proprio conto, hanno proposto separati ricorsi al TAR Umbria contro i citati provvedimenti, contestando l’illegittimità di siffatte risposte, anche per violazione della direttiva n. 1999/70/CE.�
L’adito TAR, con sentenza n. -OMISSIS- del 13 marzo 2019 e previa riunione dei tre citati ricorsi, ha rigettato il ricorso del dott. -OMISSIS- e consorti, i quali hanno proposto separati, ma in realtà simili appelli avanti a questo Consiglio di Stato, riproducendo le posizioni di partenza e ribadendo, tra le altre cose, i profili d’illegittimità dell’interpretazione resa dal Giudice di primo grado.�
I.1. – il dott. -OMISSIS-, il dott. -OMISSIS- e consorti e la dott. -OMISSIS-, già da lungo tempo assegnisti di ricerca dal 2008, dichiarano: a): d’essere da vari anni ricercatori a tempo determinato ex art. 24, co. 3, lett. a) della l. 240/2010; b) di prestar servizio nell’Università degli studi di Perugia; c) d’aver fruito della proroga biennale dell’incarico, sancita da quest’ultima norma; d) d’esser in servizio già alla data d’entrata in vigore della legge 7 agosto 2015 n. 124.�
Il dott. -OMISSIS- e consorti, in tale loro veste e ciascuno per proprio conto, hanno domandato al Rettore, al Direttore generale ed al Direttore dei loro rispettivi Dipartimento di detta Università l’attivazione del procedimento per la chiamata, volto alla loro assunzione a tempo indeterminato, ai sensi dell’art. 20, co. 1 del decreto legislativo 25 maggio 2017 n. 75. Con le note emanate tra l’11 ed il 19 aprile 2018, l’Università di Perugia ha respinto le richieste del dott. -OMISSIS- e consorti, in quanto, in base alla circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri n. 3 del 23 novembre 2017 (sulla stabilizzazione del precariato presso le Amministrazioni pubbliche), la disciplina dell’art. 20 del D.lgs. 75/2017 in nulla ha innovato nel rapporto d’impiego di professori e ricercatori universitari.
Il TAR Umbria, con sentenza n. -OMISSIS- del 13 marzo 2019, ha riunito i predetti tre ricorsi e ha rigettato la pretesa del dott. -OMISSIS- e consorti, perché, anche alla luce del parere di questo Consiglio di Stato dell’11 aprile 2017 (affare n. 00423 del 2017), la procedura di cui all’art. 20, co. 1 del D.lgs. 75/2017 costituisce una rilevante eccezione al principio del concorso pubblico, l’inderogabilità del quale è stata sempre sancita dalla Corte costituzionale e dalla giurisprudenza del lavoro ed amministrativa. Pertanto detta procedura si deve intendere come uno strumento eccezionale, tant’è che soggiace, oltre ai principi di ragionevolezza e di proporzionalità, ai limiti programmatori e finanziari valevoli per tutto il pubblico impiego. Del resto, l’art. 20, pur se non escludendoli in modo espresso dal novero dei propri destinatari, è comunque inapplicabile ai ricercatori universitari a tempo determinato, il cui rapporto è regolato dalle specifiche norme per l’Università e la ricerca scientifica. Tutto ciò non sconta sospetti d’illegittimità costituzionale o di contrasto con la normativa UE, tant’è che la giurisprudenza della CGUE consente soltanto limitate applicazioni dell’Accordo Quadro al settore della funzione pubblica.�
IV.1. – L’art. 155 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea prevedeva che:�
V.2. – Su questa base pattizia fu assunta la citata direttiva n. 1999/70/CE, pubblicata nella G.U.C.E. n. L 175 del 10 luglio 1999 ed entrata in vigore lo stesso giorno.�
IV.3. – Ebbene, scopo della direttiva fu, come chiari il suo art. 1, di «...�attuare l’accordo quadro (...), che figura nell’allegato, concluso (...) fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale (CES, CEEP e UNICE)». Il successivo art. 2 previde che: «gli Stati membri mettono in atto le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi entro il 10 luglio 2001 o si assicurano che, entro tale data, le parti sociali introducano le disposizioni necessarie mediante accordi. Gli Stati membri devono prendere tutte le disposizioni necessarie per essere sempre in grado di garantire i risultati prescritti dalla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione. //// Gli Stati membri possono fruire di un periodo supplementare non superiore ad un anno, ove sia necessario e previa consultazione con le parti sociali, in considerazione di difficoltà particolari o dell'attuazione mediante contratto collettivo. Essi devono informare immediatamente la Commissione di tali circostanze...».�
4. Resta fermo quanto disposto dall'articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001».
È noto al riguardo che i termini di una disposizione di diritto dell’UE, quand’anche non contenga alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri, devono comunque formare oggetto, nell’intera Unione e per quanto attiene ai suoi significato ed effetti, di un’interpretazione autonoma e uniforme. Essa va effettuata tenendo conto del contesto della disposizione da applicare e del fine perseguito dalla normativa in esame (cfr., di recente, CGUE, grande Sezione, 20 novembre 2018, causa C-147/17, punto 54).
Ove tali preclusioni non fossero state poste dalla normativa nazionale specifica nei loro confronti, gli appellanti, avendo tutti sottoscritto in varia guisa contratti o instaurato plurimi rapporti a termine, ricadrebbero nel sistema di stabilizzazione di cui all’art. 20 del D.lgs. 75/2017. Tanto perché la durata complessiva dei loro rispettivi rapporti è di molto superiore al limite di legge e non pare che l’Università intimata abbia dato loro un’idonea dimostrazione delle comprovate esigenze di carattere soltanto temporaneo o eccezionale. Appunto per questo gli appellanti dubitano che le suddette disposizioni preclusive siano veramente conformi, anche quando delineano il trattamento dei ricercatori a tempo determinato, alla clausola 5) del citato Accordo quadro.�
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sez. VI), non definitivamente pronunciando sui ricorsi riuniti NRG 8129/2019, NRG 8134/2019 e NRG 8369/2019 in epigrafe proposto, provvede come segue:�