Source: http://www.tafterjournal.it/2009/02/16/alienazione-e-cessione-nel-codice-dei-beni-culturali/
Timestamp: 2019-02-18 14:44:30+00:00
Document Index: 159353350

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 10', 'art. 55', 'art. 823', 'art. 54', 'art. 27']

Alienazione e cessione nel Codice dei Beni Culturali | Tafter Journal
Parole chiave: beni culturali, legislazione
L’articolo 9 della Costituzione, inserito non a caso nei Principi Fondamentali della nostra Carta, abbandona il significato puramente “estetico” e configura due funzioni principali: promozione e tutela. L’ordine mai casuale dei termini determina la volontà del Legislatore: il fine ultimo (la promozione) deve essere perseguito attraverso la tutela (conservazione, protezione); la giustificazione di tale precetto è nel riconoscimento del valore di cui i beni culturali risultano portatori, inteso come espressione identitaria e culturale di una comunità nazionale. Le diverse funzioni legislative, alle quali si aggiungeranno fruizione e valorizzazione, divengono necessarie a favorire il pieno sviluppo dell’individuo, in osservanza al principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost. Il Costituente ha quindi voluto affermare l’esistenza di un diritto alla cultura collettivo e garantito, che assume valore di utilità sociale e limita la libertà di iniziativa economica. La Costituzione esplicita e formalizza quanto già contenuto nella giurisprudenza precedente: il legame tra cultura e natura, vale a dire tra beni culturali e paesaggio; d’ora in avanti, quindi, la definizione di “patrimonio” acquista un duplice significato. Seguiranno anni di indagine sulla situazione generale (Commissione Franceschini) e l’emanazione di norme di regolamentazione di differenti settori (urbanistica, archivi, scavi etc.) Del 1974 fu l’istituzione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, nato dalla costola del Ministero della Pubblica Istruzione. Il nuovo dicastero impiegò anni a organizzarsi, senza emanare sostanziali riforme, eccezion fatta per l’estensione di numerose competenze regionali in materia di beni culturali2. La legislazione successiva è stata in parte abrogata e inserita nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, in particolare il d. lgs 31 marzo1998, n. 112 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali”, e il cosiddetto Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali, adottato con d.lgs 29 ottobre 1999, n. 490. In particolare il T. U. e il Codice si sono succeduti in un periodo di continua evoluzione legislativa che ancora caratterizza il sistema paese; necessari – a causa di una eccessiva frammentazione della materia – sono tuttora al centro di una fervida discussione che esce dai banchi del Parlamento e raggiunge i diversi centri nei quali gli operatori culturali si adoperano e si confrontano. Il Codice è entrato in vigore il 1° maggio 2004, istituito sulla base della legge 6 luglio 2002, n. 137 che aveva delegato il governo ad adottare “uno o più decreti legislativi per il riassetto e la codificazione delle disposizioni legislative” in materia di beni culturali e ambientali. La delega, considerata la complessità soggiacente al riordino di un intero settore giuridico, troppo a lungo mortificato, prevedeva già (art. 10,4) “Disposizioni correttive ed integrative […] entro due anni dalla data” di entrata in vigore della legge principale. A breve distanza temporale sono stati emanati i decreti legislativi n. 156 e 157 del 24 marzo 2006, il primo dedicato ai beni culturali, il secondo al paesaggio. Tuttavia, ulteriori esigenze di riordino e un nutrito dibattito scientifico hanno portato alla modifica della l. n.137/2004, laddove la previsione del primo biennio ha portato all’estensione del lasso temporale che permette di emettere decreti integrativi e correttivi. Nell’ultimo biennio, quindi, si è proceduto principalmente all’intervento normativo relativo a specifici settori.
Sostanzialmente la normativa non è stata stravolta, ma ne è stata migliorata la formulazione, ai fini di evitare lacune e incomprensioni che avrebbero potuto suscitare controversie o favorire atteggiamenti legati a interessi particolari. Veniamo quindi all’analisi delle modifiche sostanziali. Per quanto riguarda l’alienazione e le concessioni o locazioni di beni culturali pubblici, la riformulazione dell’art. 55 del Codice raccoglie il D.P.R. n. 283 del 2000, in particolare l’articolo 7, abrogato appunto con l’introduzione del testo Urbani. Si esige, per questi particolari provvedimenti, l’autorizzazione ministeriale, la cui richiesta deve essere formulata secondo una dettagliata procedura normativa che prevede, e qui viene il bello, – oltre l’indicazione della destinazione d’uso e delle modalità atte a garantire la conservazione del bene – l’esplicita informazione circa gli obiettivi di valorizzazione e fruizione che l’alienazione (o cessione) andrebbe a perseguire, nonché i tempi previsti per la realizzazione. La novità non è banale, se si considera che:
“Il regime giuridico dell’alienabilità dei beni culturali pubblici è stato uno dei punti oggetto dei maggiori contrasti, modifiche, innovazioni e correzioni di rotta tra gli istituti di tutela dei beni culturali dal 1939 ad oggi: dapprima alienabili con autorizzazione (artt. 23 e 24 legge 1 giugno 1939, n. 1089), poi del tutto inalienabili (art. 823 Codice civile), ora l’una ora l’altra possibilità (nella cospicua produzione giurisprudenziale che si è succeduta nell’interpretare gli articoli richiamati), nuovamente inalienabili (art. 54 Testo Unico del 1999), alienabili con autorizzazione e varie articolate garanzie (d.p.r. 283/2000), automaticamente alienabili a seguito di “silenzio significativo” nel procedimento di verifica (art. 27, comma 10, d.l. 30 settembre 2003, n. 269, conv. con mod. con legge 24 novembre 2003, n. 326, e Codice nella originaria stesura del 2004), di nuovo alienabili con autorizzazione e alcune garanzie (nel Codice novellato nel 2006), per finire oggi al recupero della disciplina più garantista tra quelle richiamate (nuovi artt. 53-57-bis del Codice, che recepiscono i contenuti del d.p.r. 283/2000)”3.
3 Angela Serra, L’alienazione e l’utilizzazione dei beni culturali pubblici: gli artt. 53-64 in Aedon 3/2008
Anis, M., Fiorillo, M. (2003), L’ordinamento della cultura – Manuale di legislazione dei beni culturali, Giuffrè, Milano;
AA.VV. (2008), Il nuovo codice dei beni culutarali e del paesaggio: il testo aggiornato del Dlgs 42/2004 e l’analisi degli esperti. Il Sole 24 Ore, Milano;
Barbati, C., Cammelli, M., Sciullo, G. (2007), Il Codice dei beni bulturali e del paesaggio, Il Mulino, Bologna;
Cortese, W. (2002), I beni culturali e ambientali, profili normativi, Cedam, Padova;
Settis, S. (2002), Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, Torino, Einaudi, Torino.
Angela Serra, L’alienazione e l’utilizzazione dei beni culturali pubblici: gli artt. 53-64 in Aedon 3/2008 (www.aedon.mulino.it)