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Timestamp: 2018-11-12 20:40:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 7', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 1723', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 1723', 'art. 7']

L'audizione del lavoratore dopo la contestazione disciplinare [E.Massi] - Generazione Vincente SpA | Agenzia per il lavoro
05/06/2015 Eufranio Massi 33396
Uno dei momenti più importanti nella procedura disciplinare prevista dall’art. 7 della legge n.300/1970 e’ rappresentato dalla difesa del lavoratore in sede di audizione e dalla assistenza sindacale.
Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato”.
Come si vede, il Legislatore pone, innanzitutto, l’accento sulla contestazione dell’addebito che deve essere precisa, puntuale, tempestiva ed immodificabile: si tratta di concetti ben precisi sui quali, prossimamente, mi soffermerò con una specifica riflessione.
Ciò che, invece, intendo, oggi, affrontare riguarda il momento successivo: la garanzia della difesa costituisce un momento fondamentale della procedura, nel senso che la stessa, posta in favore del dipendente circa un uso arbitrario del potere disciplinare, ha fatto si’ che potesse essere ipotizzata l’instaurazione di un contraddittorio il cui scopo fondamentale consiste nel non far trovare il dipendente in una situazione oltre modo “sbilanciata”.
Ma come si esercita il c.d. ” diritto a difesa“?
La Cassazione ha più volte ribadito che il lavoratore e’ libero di esercitare la propria difesa nel modo che ritiene opportuno, nel senso che le giustificazioni possono essere presentate sia per iscritto che oralmente, che le stesse possano anche non essere veritiere ( senza che ciò abiliti il datore ad instaurare un altro procedimento disciplinare), ma possono anche non essere presentate, in quanto la “non difesa” o anche l’inerzia sono di per se stesse sinonimo di difesa e, in ogni caso, non rappresentano in alcun modo una forma di acquiescenza, potendo l’interessato riservarsi, in caso di irrogazione del provvedimento, ogni forma di esercizio della propria tutela, nella successiva fase arbitrale o giudiziale.
Ma quale è il luogo ove, eventualmente, va fissato l’incontro per l’audizione?
In linea di massima esso va individuato in quello ove il dipendente presta la propria attività o, quantomeno, il contesto aziendale: non può essere, quindi, lo studio del consulente o del legale della società. Ciò vale anche per i dipendenti in trattamento integrativo salariale e la giurisprudenza di merito, sia pure con una sentenza un po’ datata (Tribunale di Milano, 29 settembre 1990) ha eccepito la nullità della procedura.
La norma afferma che il lavoratore può chiedere di essere sentito a difesa: esso può farsi assistere da un rappresentante sindacale, può presentare le proprie giustificazioni nell’ambito dei cinque giorni previsti, può cambiare od integrare le proprie posizioni.
Ma cosa significa che il lavoratore può essere assistito da una organizzazione sindacale?
E’ indubbio che il comma 3 assicura nella fase di assistenza una posizione di assoluta preminenza al sindacato che e’, al contempo, assai importante. Da ciò, a mio avviso, scaturiscono due interessanti questioni che riguardano: l’impossibilita’ per il lavoratore di farsi assistere, nella fase del contraddittorio, da un soggetto estraneo ad una organizzazione sindacale e la natura del mandato conferito al sindacato.
E’ fuor di dubbio che il lavoratore possa farsi assistere da qualunque organizzazione sindacale, anche fortemente minoritaria ed anche non firmataria di accordi collettivi, in quanto il Legislatore, nel rispetto dell’art. 39 della Costituzione, non ha posto alcun limite come quello che, in altre situazioni normative, fa riferimento alle organizzazioni maggiormente o comparativamente più rappresentative.
La disposizione, ai fini dell’assistenza, parla di sindacato al quale è iscritto il lavoratore o al quale, senza esservi iscritto, ha conferito il mandato di assistenza. Il sindacato può essere interno od esterno alla struttura aziendale ed il mandato e’, nella sostanza, per uno specifico atto ( rappresentanza ed assistenza nella fase del contraddittorio) ed in tale veste il sindacalista può compiere atti e produrre prove a discarico. Il mandato, cui si applicano le disposizioni generali contenute nel codice civile, può essere revocato ex art. 1723 c.c.: e’ questa, però, una ipotesi più teorica che pratica, atteso che la fase del contraddittorio dura un lasso contempo particolarmente breve (cinque giorni). Non necessariamente il mandato deve prevedere una persona specifica del sindacato, essendo lo stesso, conferito alla organizzazione che, successivamente, incarica un proprio funzionario.
Come affermavo in precedenza, la disposizione preclude che, nella fase dell’audizione, il lavoratore possa farsi assistere da un soggetto esterno che non sia emanazione di una organizzazione sindacale. La “ratio” della norma e’ che, come chiarito dalla Suprema Corte nel corso del 2009, l’interlocutore privilegiato e prescelto dal Legislatore e’ il sindacato e non altri. Tale privilegio si esaurisce con questa fase, in quanto nei passaggi successivi sia in sede arbitrale, che in conciliazione facoltativa avanti alla commissione provinciale di conciliazione che, infine, nella sede giudiziale, la difesa e la rappresentanza possono ben essere affidate ad altri soggetti.
Questa breve digressione ha una valenza generale anche con riguardo, non soltanto alle sanzioni di natura conservativa, ma anche per quelle espulsive, e vale, pur in presenza di un licenziamento di natura disciplinare nei confronti di un lavoratore neo – assunto al quale trovano applicazione le c.d. “tutele crescenti”. Infatti, una violazione di norme di natura procedurale viene sanzionata dall’art. 4, a meno che non ci siano gli estremi per decidere secondo le previsioni contenute negli articoli 2 e 3, con una indennità pari ad una mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del calcolo del TFR per ogni anno di anzianità, partendo da una base di due, fino ad un massimo di dodici mensilità (per i datori di lavoro dimensionati fino a quindici dipendenti e per le associazioni di tendenza i valori sono ridotti della metà con un massimo di sei mensilità).
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ottobre 01, 11:40 Reply
Se il mio contratto collettivo prevede che l’azienda, dopo l’audIzione, ha 30 giorni di tempo per decidere, può in questo caso non rispondere proprio e lasciare cadere il tutto o è obbligatorio dare una risposta per iscritto?
ottobre 01, 16:51 Reply
Il principio generale é che se non si risponde nel termine contrattuale le giustificazioni si intendono accolte, cosa che può avvenire anche tacitamente.
agosto 23, 19:30 Reply
Quanti giorni ha l’azienda Per rispondere al dipendente che ha ricevuto una contestazione disciplinare , il quale entro 5 giorni ha risposto per iscritto negando l’accaduto e chiedendo un’audizione Verbalizzata assistito da un suo legale.
Dal momento che l’azIenda riceve la richiesta scritta, quanti giorni ha per rispondere e per fissare l’audizione?
agosto 24, 09:10 Reply
La legge non prevede un termine specifico ma, ovviamente, in mancanza di una specifica previsione in tal senso da parte della contrattazione collettiva di settore (se esistente, va applicata) l’audizione va fatta prima possibile. La norma afferma che in fase di audizione il lavoratore può essere assistito da un rappresentante sindacale dell’associazione alla quale aderisce o ha conferito mandato. Si ritiene che, in questa fase, l’assistenza sia preclusa ad altri soggetti.
Puccicotto
giugno 17, 18:31 Reply
sono un sindacalista e devo assistere una lavoratrice per dare le sue controdeduzioni a voce in merito ad una contestazione di addebito.
L’incontro è stato fissato dall’azienda con giusto anticipo e da me confermato via mail.
La lavoratrice si ricorda che, il giorno dell’incontro, sua figlia si laurea e così chiede verbalmente all’azienda un rinvio.
L’azienda mi scrive che a seguito di indisponibilità del lavoratore, l’incontro è spostato al giorno seguente alle ore 11.
Per quel giorno, alle 11, avevo programmate una serie di assemblee per una realtà lavorativa con 60 iscritti e quindi non rinviabile.
Scrivo all’azienda il mio problema, in un’ottica di trasparenza e correttezza, e chiedo un’anticipazione di un’ora dell’incontro.
L’azienda rimane in silenzio.
Scrivo ancora sollecitando una risposta, dichiarando, in difetto, che avremmo dovuto riprogrammare l’incontro.
Avendo paura che, se non mi presento, la lavoratrice venga sanzionata, come dovrei comportarmi?
giugno 18, 09:18 Reply
La mancata presenza ( voi, nella sostanza, sareste al secondo rinvio, cosa che mal si concilia con la velocità per le giustificazioni – 5 giorni-) potrebbe portare il datore di lavoro ad irrogare il provvedimento. Se lei non può e non può farsi sostituire da altro collega sindacalista, consiglierei alla lavoratrice di presentarsi o di far pervenire, per iscritto, le giustificazioni (le potrebbe firmare sia Lei che l’interessata ).
maggio 07, 09:34 Reply
Buongiorno più che un commento avrei un quesito da porre. Dal momento in cui il lavoratore dopo contestazione disciplinare produce la propria difesa, l’ azienda ha da rispettare una tempistica per inoltrare o meno una sanzione? Grazie
maggio 08, 09:21 Reply
L’art. 7 della legge n. 300/1970 prevede che effettuata la contestazione disciplinare (a meno che non si tratti di un richiamo verbale) il datore di lavoro debba dare i c.d. “termini a difesa” nel senso che occorre fornire al lavoratore cinque giorni per presentare le proprie giustificazioni.
giugno 10, 11:36 Reply
Sarebbe stato interessante affrontare la problematica di un eventuale impedimento (malattia o ricovero ospedaliero) o del sindacalista, tali da dover far slttare il termine dei 5 giorni (perentori o ordinatori?)