Source: https://www.consiglio.provincia.tn.it/leggi-e-archivi/codice-provinciale/archivio/Pages/Legge%20provinciale%208%20luglio%201996,%20n.%204_844.aspx
Timestamp: 2018-02-23 22:09:57+00:00
Document Index: 19896002

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 41', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 46', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 13', 'art. 29', 'art. 15', 'art. 46', 'art. 38', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 41', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 62', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 32', 'art. 13', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 18', 'art. 29', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 32', 'art. 13', 'art. 29', 'art. 33', 'art. 46', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 44', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 38', 'art. 21', 'art. 6', 'art 34', 'art. 33', 'art. 41', 'art. 60', 'art. 39', 'art. 70', 'art. 81', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 61', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 26', 'art. 12', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 30', 'art. 12', 'art. 12']

Home > Leggi e archivi > Codice Provinciale > ArchivioLegge provinciale 8 luglio 1996, n. 4
Originato da: Disegno di legge n. 33/XI di iniziativa giuntale
Art. 1 - Finalità e obiettivi della programmazione
Art. 2 - Soggetti della programmazione
Art. 4 - Consultazioni con i comuni
Art. 5 - Strumenti della programmazione
Capo II - Programmazione provinciale
Art. 7 - Programmazione provinciale
Art. 8 - Contenuti del programma di sviluppo provinciale
Art. 9 - Durata del programma di sviluppo provinciale
Art. 10 - Efficacia del programma
Art. 11 - Procedure di formazione del programma
Art. 11 bis - Attuazione del programma di sviluppo
Art. 12 bis - Osservatorio permanente per l'economia, il lavoro e per la valutazione della domanda sociale
Art. 12 ter - Patti territoriali
Art. 12 quater - Animazione territoriale
Art. 13 - Progetti
Art. 15 - Requisiti dei progetti
Art. 16 - Durata dei progetti
Art. 17 - Programmazione settoriale
Art. 19 - Attività strumentali
Art. 19 bis - Disposizioni per la valutazione e la verifica degli investimenti pubblici
Capo III - Riequilibrio territoriale
Art. 20 - Art. 22 - omissis
Capo IV - Procedure per la gestione del programma di sviluppo provinciale
Art. 23 - Disegni di legge
Art. 24 - Criteri di comportamento gestionale
Art. 25 - Verifica di conformità
Capo V - Verifiche successive ed organi
Art. 29 - Commissioni e gruppi di lavoro
Capo VI - Modificazioni alla legge provinciale 14 settembre 1979, n. 7 concernente "Norme in materia di bilancio e di contabilità generale della Provincia autonoma di Trento"
Art. 32 - Art. 38 - omissis
Art. 40 - Art. 41 - omissis
Art. 43 - Art. 46 - omissis
Art. 48 - Art. 54 - omissis
Art. 58 - Art. 60 - omissis
Art. 63 - Abrogazione di norme e disposizioni transitorie in materia di zone svantaggiate
Art. 64 - Abrogazione di norme in materia di programmazione provinciale e comprensoriale
Art. 65 bis - omissis
Art. 67 - Ufficio per l'analisi delle politiche pubbliche
Art. 68 - Ufficio bilancio
Art. 69 - Autorizzazione di spesa. Rinvio
Art. 70 - Art. 71 - omissis
Testo vigente dal 19 luglio 2017
- In base all'art. 9 della l.p. 12 settembre 2008, n. 16 questa legge può essere citata usando solo il titolo breve "legge sulla programmazione provinciale", individuato dall'allegato A della l.p. n. 16 del 2008.
- Vedi anche, in materia, l'art. 2 del d.p.p. 28 marzo 2014, n. 4-6/Leg.
1. La Provincia autonoma di Trento adotta la programmazione come metodo di governo.
a) al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e alla piena occupazione;
b) allo sviluppo delle attività di produzione e di scambio di beni e servizi;
c) alla tutela e alla valorizzazione dell'ambiente naturale e delle sue risorse;
d) al superamento degli squilibri economici e sociali esistenti nelle diverse zone del territorio provinciale e alla valorizzazione delle rispettive vocazioni territoriali;
e) alla valorizzazione delle risorse umane attraverso la qualificazione delle attività formative, culturali e di ricerca;
f) alla razionalizzazione dell'impiego delle risorse e alla salvaguardia di quelle non rinnovabili;
g) alla realizzazione di condizioni di contesto generale idonee a favorire il miglioramento della capacità competitiva delle imprese;
h) al potenziamento delle infrastrutture economiche e sociali;
i) alla diffusione e alla valorizzazione degli strumenti di partecipazione sociale e di democrazia economica richiamati negli articoli 43, 45 e 46 della Costituzione della Repubblica;
l) al miglioramento della qualità delle funzioni svolte dalla pubblica amministrazione.
3. La programmazione, in conformità a quanto previsto dal terzo comma dell'articolo 41 della Costituzione, è finalizzata a coordinare ed indirizzare l'attività della Provincia, degli enti pubblici e dei privati per conseguire obiettivi di utilità generale e di sviluppo economico e sociale.
4. La Provincia concorre altresì, attraverso la propria programmazione, agli atti di programma di livello sovra-provinciale e ne realizza gli obiettivi nell'ambito delle competenze proprie e delegate.
1. Sono soggetti della programmazione provinciale la Provincia autonoma, i comuni, le comunità montane, la camera di commercio e gli altri enti pubblici, secondo le attribuzioni loro spettanti in base alla legge.
2. Fino all'attuazione della riforma dell'assetto istituzionale della provincia di Trento, le disposizioni della presente legge relative alle comunità montane si intendono riferite agli enti di cui all'articolo 1 della legge provinciale 7 dicembre 1973, n. 62 concernente "Disciplina dei comprensori nel quadro degli interventi per lo sviluppo della montagna".
3. Fino a tale data gli enti di cui all'articolo 1 della legge provinciale 7 dicembre 1973, n. 62, per la programmazione della propria attività utilizzano gli strumenti previsti dalla legge regionale 23 ottobre 1998, n. 10 (Modifiche alla legge regionale 4 gennaio 1993, n. 1 "Nuovo ordinamento dei comuni della Regione Trentino - Alto Adige").
Il comma 3 è stato così sostituito dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1.
1. La Provincia garantisce la partecipazione dei comuni e delle comunità montane alla formazione degli atti di programma al fine di corrispondere, in armonia con gli obiettivi di cui all'articolo 1, alle esigenze delle comunità da essi rappresentate e di valorizzarne le autonome funzioni.
2. La Provincia promuove consultazioni e accordi con il sistema delle imprese per l'integrazione dei rispettivi programmi.
3. La Provincia assicura altresì la partecipazione degli altri enti pubblici e delle rappresentanze sindacali, economiche, sociali e culturali, alla formazione del programma di sviluppo provinciale.
1. La Giunta provinciale consulta la rappresentanza dei comuni sulle linee di impostazione dei principali atti di programmazione e dei bilanci nonché sui disegni di legge relativi a materie di interesse comunale.
a) il programma di sviluppo provinciale, il documento di economia e finanza provinciale (DEFP) e la relativa nota di aggiornamento;
b bis) il piano provinciale per la salute, disciplinato dalla legge provinciale 27 luglio 2007, n. 13 (legge provinciale sulle politiche sociali 2007);
e) i piani e programmi previsti dalle leggi provinciali di settore nonché i programmi di gestione definiti ai sensi dell'articolo 3 della legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7 (Revisione dell'ordinamento del personale della Provincia autonoma di Trento) come modificato dall'articolo 19 della legge provinciale 23 febbraio 1998, n. 3;
b) gli strumenti urbanistici dei comuni e delle comunità montane;
d bis) i programmi generali delle opere pubbliche dei comuni.
Articolo così modificato dall'art. 41 della l.p. 13 dicembre 1999, n. 6, dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1, dall’art. 14 della l.p. 2 aprile 2015, n. 6 e dall'art. 46 della l.p. 9 dicembre 2015, n. 18 (per una disposizione transitoria sull'applicabilità di quest'ultima modificazione vedi l'art. 38, comma 12 della l.p. n. 18 del 2015).
1. La Provincia autonoma di Trento e gli organi statali si forniscono, reciprocamente ed a richiesta, tutti gli elementi utili per l'esercizio delle rispettive funzioni di programmazione, ai sensi dell'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 1973, n. 49 concernente "Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino - Alto Adige: organi della regione e delle province di Trento e Bolzano e funzioni regionali.
2. La Giunta provinciale promuove la collaborazione con gli enti locali ai fini dello scambio di informazioni e coordina gli strumenti conoscitivi esistenti con particolare riferimento al sistema informativo provinciale e alle reti di telecomunicazione.
1. Il programma di sviluppo provinciale, nell'ambito degli indirizzi e dei vincoli stabiliti dalla legislazione vigente, determina gli obiettivi da conseguire per lo sviluppo economico, per il riequilibrio sociale, per gli assetti territoriali e delinea gli interventi correlati a tali obiettivi.
2. Il programma di sviluppo costituisce inoltre il quadro di riferimento per la predisposizione dei disegni di legge rappresentanti gli strumenti di programmazione finanziaria della Provincia previsti dalla legge provinciale 14 settembre 1979, n. 7 (Norme in materia di bilancio e di contabilità generale della Provincia autonoma di Trento), come da ultimo modificata dalla legge provinciale 23 febbraio 1998, n. 3.
3. La Provincia concorre alla programmazione nazionale attraverso il programma di sviluppo provinciale.
4. Il programma di sviluppo tiene conto degli obiettivi delle politiche d'intervento dello Stato e dell'Unione europea, nonché delle esigenze di raccordo con i programmi delle regioni limitrofe.
Articolo così modificato dall'art. 1 della l.p. 11 settembre 1998, n. 10.
a) analizza la situazione economica e sociale della provincia, evidenziando i punti di forza e di debolezza del sistema;
b) descrive il quadro finanziario, con particolare riferimento alle risorse mobilitabili da parte dei soggetti della programmazione;
c) stabilisce i principi generali dell'azione provinciale per gli obiettivi di sviluppo;
d) individua le aree strategiche per lo sviluppo, definendone obiettivi, priorità di intervento e criteri realizzativi secondo modalità in grado di assicurare il coordinamento degli interventi della Provincia con quelli dei comuni e degli altri soggetti della programmazione;
e) individua, ove necessario, le iniziative di carattere intersettoriale da attuare mediante progetti.
1 bis. Il programma di sviluppo favorisce l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività d'interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
2. Le leggi provinciali possono demandare al programma di sviluppo la determinazione di specifici indirizzi, criteri ed ordini di priorità per i rispettivi campi di attività e d'intervento.
Articolo così modificato dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1.
1. Il programma di sviluppo provinciale è formulato all'inizio di ogni legislatura e ha efficacia temporale per la durata della stessa.
2. Il programma di sviluppo può essere aggiornato con effetto per la rimanente durata della legislatura in presenza di variazioni che determinano una modifica dell'impostazione generale del programma.
Articolo così modificato dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1 e dall'art. 13 della l.p. 28 marzo 2009, n. 2.
1. Il programma di sviluppo provinciale ha efficacia di indirizzo, di prescrizione e di vincolo per le attività della Provincia e degli enti dipendenti dalla Provincia e per le funzioni delegate dalla stessa agli enti locali. Il medesimo programma ha efficacia di indirizzo per gli strumenti di programmazione delle comunità montane e per le attività degli altri enti pubblici da essi svolte nell'ambito di materie disciplinate dalla legge provinciale.
2. I disegni di legge di iniziativa della Giunta provinciale relativi alla revisione e alle varianti del piano urbanistico provinciale assumono come riferimento gli obiettivi generali individuati dal programma di sviluppo.
3. Nell'ambito delle materie di competenza provinciale, il programma di sviluppo costituisce il quadro di riferimento per le attività proprie delle amministrazioni pubbliche e per l'attività economica privata.
Articolo così sostituito dall'art. 1 della l.p. 11 settembre 1998, n. 10 e modificato dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1.
1. Per elaborare il programma di sviluppo provinciale la Giunta provinciale, assicurando opportune forme di partecipazione, approva delle linee guida che, sulla base delle caratteristiche strutturali del contesto economico e sociale della provincia, definiscono le principali strategie e gli obiettivi generali di sviluppo per la legislatura. Le linee guida sono pubblicate sul sito istituzionale della Provincia.
2. Nei trenta giorni successivi alla pubblicazione delle linee guida le rappresentanze delle istituzioni locali, delle parti economico-sociali, delle organizzazioni professionali, delle associazioni portatrici di interessi a carattere economico, sociale, culturale e ambientale e del volontariato possono far pervenire alla Giunta provinciale proposte e osservazioni scritte sul documento. Nel medesimo periodo chiunque può presentare osservazioni, scritte e motivate, nel pubblico interesse.
3. La Giunta provinciale, sulla base delle linee guida e previo esame delle osservazioni e delle proposte pervenute, elabora la proposta di programma di sviluppo provinciale e ne cura la trasmissione al Consiglio provinciale e al Consiglio delle autonomie locali.
4. La Giunta provinciale, acquisiti i pareri della competente commissione permanente del Consiglio provinciale e del Consiglio delle autonomie locali, che devono esprimersi entro trenta giorni dalla richiesta, approva con provvedimento motivato il programma di sviluppo provinciale.
5. La procedura di cui al presente articolo si applica altresì per gli eventuali aggiornamenti del programma di cui al comma 2 dell'articolo 9.
5 bis. Se non ricorrono i presupposti indicati nell'articolo 9, comma 2, la Giunta provinciale, assicurando opportune forme di partecipazione e concertazione, può:
a) integrare e specificare gli elementi e le priorità di intervento del programma di sviluppo provinciale, in relazione all'evolversi della situazione economica, sociale, ambientale e territoriale;
b) integrare il programma di sviluppo con approfondimenti su temi strategici che richiedono specifiche analisi e valutazioni.
5 ter. Le integrazioni e le specificazioni previste nel comma 5 bis sono comunicate al Consiglio provinciale.
Articolo così sostituito dall'art. 1 della l.p. 11 settembre 1998, n. 10, modificato dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1, dall'art. 1 della l.p. 23 novembre 2004, n. 9, dall'art. 29 della l.p. 28 dicembre 2009, n. 19 e dall'art. 15 della l.p. 22 aprile 2014, n. 1.
1. Per dare attuazione agli obiettivi e alle priorità individuate dal programma di sviluppo provinciale la Giunta provinciale individua ogni anno, nel DEFP e nella relativa nota di aggiornamento, gli interventi più rilevanti da realizzare, per le diverse aree strategiche, nel periodo di validità del bilancio di previsione.
Articolo aggiunto dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1, modificato dall'art. 1 della l.p. 23 novembre 2004, n. 9, dall'art. 38 della l.p. 29 dicembre 2005, n. 20, dall'art. 13 della l.p. 28 marzo 2009, n. 2, dall'art. 29 della l.p. 28 dicembre 2009, n. 19, dall'art. 15 della l.p. 22 aprile 2014, n. 1 e così sostituito dall'art. 46 della l.p. 9 dicembre 2015, n. 18 (per una disposizione transitoria sull'applicabilità di quest'ultima modificazione vedi l'art. 38, comma 12 della l.p. n. 18 del 2015).
Articolo abrogato dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1.
Osservatorio permanente per l'economia, il lavoro e per la valutazione della domanda sociale
1. Al fine di favorire il migliore raccordo del momento informativo, interpretativo e valutativo sulle dinamiche del sistema economico locale e della domanda sociale è istituito l'osservatorio permanente per l'economia, il lavoro e per la valutazione della domanda sociale della comunità trentina, quale modalità di organizzazione permanente della Giunta provinciale, di assunzione sistematica delle informazioni e di elaborazione di linee guida per lo sviluppo socio-economico nonché di valutazione delle politiche in atto, in forma coordinata con le categorie imprenditoriali e della cooperazione, le organizzazioni sindacali dei lavoratori nonché con le rappresentanze delle associazioni del volontariato e del privato sociale.
2. L'attività dell'osservatorio è organizzata in due distinte aree, una riguardante le tematiche dell'economia e del lavoro, l'altra quelle della valutazione del bisogno sociale, della qualità della vita e delle nuove povertà.
3. Con propria deliberazione la Giunta provinciale adotta le disposizioni per la composizione, l'organizzazione e il funzionamento dell'osservatorio, oltre che delle aree di attività di cui al comma 2, assicurando anche fasi di operatività integrata tra le aree.
3 bis. Per i fini di cui ai commi 1 e 3, la Provincia può sostenere spese per promuovere con l'Università degli studi di Trento la costituzione di un consorzio a cui possono partecipare la camera di commercio e altri enti e soggetti che operano nel campo delle indagini e delle rilevazioni, in particolare sulle dinamiche del sistema economico-sociale provinciale. La Provincia assegna, inoltre, nell'ambito dell'accordo di programma di cui all'articolo 1 bis della legge provinciale 2 novembre 1993, n. 29 (Norme per favorire la collaborazione tra la Provincia e l'Università degli studi di Trento) specifici finanziamenti di carattere pluriennale per l'attività dell'osservatorio.
Articolo aggiunto dall’art. 9 della l.p. 27 agosto 1999, n. 3 e così modificato dall'art. 1 della l.p. 23 novembre 2004, n. 9.
1. Il patto territoriale è l'accordo promosso da enti locali, dalla Provincia, da parti sociali, da soggetti pubblici o privati, ivi comprese società finanziarie e istituti di credito, rivolto ad attuare un programma di interventi caratterizzato da obiettivi di promozione dello sviluppo locale ed ecosostenibile, costituente fondamentale espressione del principio del partenariato sociale. Esso rappresenta il mezzo per attuare un complesso integrato di interventi, anche di tipo infrastrutturale, finalizzati allo sviluppo di aree territoriali delimitate a livello subprovinciale, da realizzare mediante il miglior coordinamento degli interventi nell'ambito degli strumenti normativi esistenti. Il patto rappresenta inoltre lo strumento di raccordo fra gli interventi di una pluralità di soggetti pubblici, finalizzati allo sviluppo integrato e al miglioramento della qualità e della produttività dei servizi pubblici.
2. Il patto territoriale è altresì uno strumento di attuazione della riforma istituzionale per il decentramento della pubblica amministrazione. Nell'istituzione delle priorità di cui al comma 12, sono privilegiati i patti tra i cui sottoscrittori figurano i soggetti che la legge provinciale indica come forme istituzionali per la gestione associata delle funzioni amministrative negli ambiti territoriali per l'esercizio delle funzioni trasferite o subdelegate ai comuni.
a) lo specifico e primario obiettivo di sviluppo locale cui è finalizzato e il suo raccordo con le linee generali della programmazione provinciale;
c) gli impegni e gli obblighi di ciascuno dei soggetti sottoscrittori per l'attuazione dell'accordo;
d) le attività e gli interventi da realizzare, con l'indicazione dei soggetti attuatori, dei tempi e delle modalità di attuazione;
e) il piano finanziario, i piani temporali di spesa relativi a ciascun intervento e le attività da realizzare, con l'indicazione dell'eventuale concorso dei privati e del sistema creditizio nonché di eventuali risorse comunitarie e statali;
f) la valutazione economico-finanziaria degli eventuali investimenti infrastrutturali.
4. Il soggetto responsabile del patto è individuato dal tavolo di concertazione tra i rappresentanti degli enti pubblici o in una società mista pubblica - privata, promossa dal tavolo. Il soggetto responsabile provvede alle spese relative alla gestione del patto previste dal comma 10.
4 bis. Il tavolo di concertazione è formato dai soggetti pubblici e privati rappresentativi degli interessi del territorio pattizio. Per ogni componente effettivo può essere nominato un componente supplente. Nell'ambito del tavolo si realizzano il confronto e la concertazione fra le parti pubbliche e private coinvolte in ordine all'elaborazione della strategia locale di sviluppo integrato.
5. Il soggetto responsabile, avvalendosi della struttura individuata dalla Giunta provinciale, provvede tra l'altro a:
a) attivare le risorse finanziarie, tecniche e organizzative necessarie alla realizzazione del patto;
b) rappresentare in modo unitario gli interessi dei soggetti sottoscrittori;
c) assicurare il monitoraggio e la verifica dei risultati fungendo altresì da sportello unico per i soggetti sottoscrittori;
d) verificare la coerenza delle iniziative col patto e il rispetto degli impegni dei soggetti sottoscrittori, promuovendo, in caso di ritardi e di inadempimenti, i necessari provvedimenti degli enti pubblici coinvolti e assumendo direttamente le iniziative e le misure di propria diretta competenza;
e) verificare e garantire la coerenza di nuove iniziative con l'obiettivo di sviluppo locale a cui è finalizzato il patto;
f) promuovere, ove necessario, la convocazione della conferenza di servizi di cui all'articolo 16 della legge provinciale 30 novembre 1992, n. 23 (Principi per la democratizzazione, la semplificazione e la partecipazione all'azione amministrativa provinciale e norme in materia di procedimento amministrativo), come sostituito dall'articolo 14 della legge provinciale 8 settembre 1997, n. 13 e quella prevista dall'articolo 4 della legge provinciale 8 settembre 1997, n. 13.
g) presentare alla Giunta provinciale una relazione semestrale sullo stato di attuazione del patto territoriale, indicando i risultati e le azioni di verifica e di monitoraggio svolte, nonché i progetti non attivabili o non completabili dei quali è conseguentemente dichiarata la disponibilità delle risorse non utilizzate, ove derivanti dagli specifici stanziamenti destinati dalla Provincia ai patti territoriali.
5 bis. Avverso gli atti assunti dal soggetto responsabile del patto territoriale è ammesso ricorso alla Giunta provinciale. Il termine di presentazione del ricorso è di trenta giorni decorrenti dall'avvenuta comunicazione o dalla conoscenza dei relativi atti. Il ricorso è deciso entro il termine di sessanta giorni.
5 ter. La Provincia può assumere gli oneri necessari per la copertura assicurativa del responsabile del patto nell'espletamento dei suoi compiti, secondo criteri e modalità stabilite da un'apposita deliberazione della Giunta provinciale.
6. Nell'ambito del patto territoriale la Provincia può promuovere, in coerenza con gli obiettivi e i criteri generali fissati dagli altri strumenti della programmazione provinciale, direttamente o indirettamente attraverso l'intervento finanziario, la realizzazione di opere di tipo infrastrutturale, materiale o immateriale, rivolte al miglioramento del contesto economico-ambientale ai fini del consolidamento, della qualificazione e dello sviluppo locale.
7. Le opere realizzate ai sensi del comma 6 possono essere trasferite gratuitamente, con il vincolo di inalienabilità, in proprietà ad enti locali e ad altri enti pubblici operanti in ambito locale, ivi compresi quelli camerali. In alternativa possono essere concessi in gestione a soggetti pubblici e privati, anche associati, a condizione che essi assumano previamente l'obbligo di sostenere gli oneri derivanti dalla gestione.
8. Per la realizzazione delle opere di cui al comma 6 si applicano gli articoli da 2 a 9 della legge provinciale 8 settembre 1997, n. 13 in materia di opere pubbliche comprese in un piano straordinario.
9. Qualora la realizzazione dei patti territoriali richieda la modificazione delle previsioni degli strumenti urbanistici subordinati al piano urbanistico provinciale, fermo restando quanto stabilito dal comma 8, alle procedure di variante si applicano le disposizioni di cui alla legge provinciale 5 settembre 1991, n. 22 (Ordinamento urbanistico e tutela del territorio), come da ultimo modificata dalla legge provinciale 11 settembre 1998, n. 10, con i seguenti adattamenti:
a) nel caso di varianti ai piani comprensoriali di coordinamento, i termini di cui all'articolo 38, comma 1, della legge provinciale 5 settembre 1991, n. 22, entro i quali la Giunta provinciale approva la variante e la commissione urbanistica provinciale (CUP) esprime il parere, sono ridotti rispettivamente a centoventi giorni e a sessanta giorni;
b) nel caso di varianti ai piani regolatori generali, queste possono essere deliberate prima che trascorrano due anni dalla deliberazione di adozione del piano o della precedente variante, in deroga a quanto previsto dall'articolo 42, comma 2, della legge provinciale 5 settembre 1991, n. 22, come sostituito dall'articolo 40 della legge provinciale 23 febbraio 1998, n. 3. I termini di cui all'articolo 41, comma 1, della legge provinciale n. 22 del 1991, entro i quali la Giunta provinciale approva la variante e la CUP esprime il parere, sono ridotti rispettivamente a centoventi giorni e a sessanta giorni.
10. Per la realizzazione dei patti territoriali la Giunta provinciale può individuare annualmente riserve di risorse finanziarie sulle leggi di settore e riserve sul fondo di cui all'articolo 16 della legge provinciale 16 novembre 1993, n. 36 (Norme in materia di finanza locale), come sostituito dall'articolo 13 della legge provinciale 23 febbraio 1998, n. 3. E' istituito un apposito fondo, da gestire secondo criteri e modalità stabiliti dalla Giunta provinciale, destinato a finanziamenti per la realizzazione di opere e, nei limiti della disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato, per l'agevolazione di fattispecie non previste dalla vigente legislazione di settore. Con il medesimo fondo possono essere finanziate le spese dei progetti di fattibilità dei patti territoriali, quelle di progettazione, anche ambientale, delle opere, quelle per studi, analisi e ricerca nonché quelle di gestione delle attività dei patti, ivi comprese quelle inerenti allo sportello unico, secondo quanto stabilito con apposita deliberazione della Giunta provinciale. Per la valutazione economico-finanziaria degli investimenti la Provincia può avvalersi di istituti bancari a tale scopo convenzionati. La Giunta provinciale individua le strutture preposte all'istruttoria degli interventi previsti dal presente comma.
11. Ai soggetti attuatori è assicurata priorità nell'istruttoria e nell'ammissione delle istanze presentate ai sensi delle leggi provinciali per la realizzazione dei patti. La realizzazione degli interventi e la concessione delle agevolazioni e dei finanziamenti contemplati dal patto territoriale sono disposti anche prescindendo dalle procedure previste dagli altri strumenti della programmazione settoriale e anche in deroga ai criteri e alle modalità di cui all'articolo 17, comma 2, lettera b), della legge provinciale 8 luglio 1996, n. 4, come sostituito dall'articolo 10 della legge provinciale 27 agosto 1999, n. 3.
11 bis. La Giunta provinciale è autorizzata a stipulare apposite convenzioni con istituti bancari per anticipare ai beneficiari le agevolazioni concesse per l'attuazione degli interventi previsti dai patti territoriali. Le anticipazioni sono disposte nei limiti stabiliti dalla Giunta provinciale nel rispetto degli importi previsti per i medesimi interventi dal bilancio pluriennale della Provincia. Gli oneri connessi alle spese e agli interessi relativi alle anticipazioni rimangono a carico del bilancio provinciale. Per l'attuazione dei patti territoriali i provvedimenti di impegno possono essere assunti in deroga a quanto disposto dall'articolo 55 della legge provinciale 14 settembre 1979, n. 7.
12. Con propria deliberazione, da pubblicare nel Bollettino ufficiale della regione, la Giunta provinciale stabilisce i criteri, le modalità e l'ordine di priorità per la predisposizione e per l'attuazione dei patti territoriali nonché le misure di intensità delle agevolazioni nei limiti previsti dalle leggi vigenti.
13. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì per le finalità di valorizzazione di zone montane di cui alla legge provinciale 23 novembre 1998, n. 17, di sviluppo di ambiti turistici di cui alla legge provinciale 4 agosto 1986, n. 21 e di promozione del turismo rurale di cui alla legge provinciale 7 aprile 1992, n. 14. Sono conseguentemente abrogate le seguenti disposizioni:
a) articolo 3 ter della legge provinciale 4 agosto 1986, n. 21 (Nuova organizzazione della promozione turistica della Provincia autonoma di Trento), introdotto dall'articolo 24 della legge provinciale 11 settembre 1998, n. 10;
b) articoli 5 e 6 della legge provinciale 23 novembre 1998, n. 17 (Interventi per lo sviluppo delle zone montane e disposizioni urgenti in materia di agricoltura);
13 bis. A decorrere dal 1° luglio 2012 il tavolo di concertazione è integrato con un componente designato da ciascuna delle comunità di riferimento.
- Articolo aggiunto dall'art. 41 della l.p. 13 dicembre 1999, n. 6, così modificato dall'art. 10 della l.p. 22 marzo 2001, n. 3, dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1, dall'art. 62 della l.p. 28 marzo 2003, n. 4, dall'art. 1 della l.p. 23 novembre 2004, n. 9, dall'art. 38 della l.p. 29 dicembre 2005, n. 20, dall'art. 32 della l.p. 29 dicembre 2006, n. 11, dall'art. 13 della l.p. 27 dicembre 2011, n. 18, dall'art. 22, comma 1 della l.p. 9 agosto 2013, n. 16 (per una disposizione connessa a quest'ultima modificazione vedi lo stesso art. 22, comma 2) e dall'art. 18 della l.p. 30 dicembre 2014, n. 14.
- Vedi però l'art. 29 della l.p. 10 febbraio 2005, n. 1.
- Al comma 11, anziché "della legge provinciale 8 luglio 1996, n. 4" leggi, più correttamente, "di questa legge".
Per le deliberazioni della giunta provinciale previste dai commi 10 e 12 vedi, da ultimo, la deliberazione 5 agosto 2005, n. 1708 (b.u. 4 ottobre 2005, n. 40), modificata dalla deliberazione 16 settembre 2005, n. 2000 (b.u. 18 ottobre 2005, n. 42).
1. Al fine di dare attuazione agli obiettivi di programmazione contenuti negli strumenti previsti dall'articolo 5, la Provincia, le comunità e, attraverso le comunità, i comuni, anche al fine di favorire lo sviluppo sostenibile e condiviso dei territori, la valorizzazione delle specificità territoriali e nuove iniziative imprenditoriali e opportunità occupazionali, con particolare riguardo ad ambiti innovativi e di vocazione sociale, possono promuovere, anche per il tramite di altri soggetti pubblici e privati, lo svolgimento di attività di animazione territoriale, in accordo con quanto stabilito dall'articolo 24, comma 1 bis, della legge provinciale 13 dicembre 1999, n. 6 (legge provinciale sugli incentivi alle imprese).
2. Per animazione territoriale si intende un metodo di lavoro comprendente attività di ricerca e di azione, di analisi dei contesti e delle loro potenzialità, di coinvolgimento dei soggetti pubblici e privati nella definizione e nell'implementazione delle politiche e degli obiettivi di sviluppo, di sensibilizzazione e di facilitazione verso le opportunità di sviluppo e imprenditoriali, di animazione socio-economica e imprenditoriale e d'assistenza tecnica alla concertazione e alla progettazione di piani e progetti di sviluppo locale.
3. Gli obiettivi principali da realizzarsi attraverso l'attività di animazione territoriale sono:
a) promuovere politiche di sviluppo condivise fondate sul riconoscimento e la valorizzazione dei valori, delle specificità e delle vocazionalità territoriali di ogni territorio;
b) supportare le comunità e i comuni nella creazione di reti tra attori pubblici e privati;
c) supportare le comunità e i comuni nei processi di pianificazione territoriale e di programmazione dello sviluppo;
d) supportare le comunità e i comuni nell'attuazione delle strategie di sviluppo e nella promozione di nuove attività e opportunità imprenditoriali, con particolare riguardo ad ambiti innovativi e di vocazione sociale e alla gestione e valorizzazione dei beni comuni e del patrimonio naturale e infrastrutturale;
d bis) supportare la Provincia e gli altri enti in processi di partecipazione connessi, in particolare, alla formazione dei contenuti degli strumenti di programmazione previsti dalla normativa provinciale vigente.
3 bis. Per i fini di questo articolo i compiti di supporto e di facilitazione possono essere affidati a personale che abbia superato specifici percorsi di formazione secondo criteri e modalità previsti con deliberazione della Giunta provinciale; tale deliberazione prevede anche le modalità di riconoscimento di un trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva. Fino alla piena attuazione di questo comma i predetti compiti possono in ogni caso essere affidati anche al personale già formato ai sensi dei commi 4 bis e 4 ter dell'articolo 147 della legge provinciale 4 marzo 2008, n. 1 (legge urbanistica provinciale 2008) e secondo la disciplina ivi prevista, ancorché abrogata.
Articolo aggiunto dall'art. 23 della l.p. 27 dicembre 2012, n. 25 e così modificato dall'art. 15 della l.p. 6 maggio 2016, n. 7.
1. Per il conseguimento di obiettivi determinati la Provincia predispone e realizza progetti riguardanti l'attuazione diretta di opere, sistemi ed azioni nonché il coordinamento o l'incentivazione di iniziative di privati o di altri enti pubblici.
2. I progetti possono riferirsi a specifiche iniziative o ad un complesso coordinato di azioni ed interventi, previsti dalla vigente legislazione o autorizzati con norma apposita.
4. La Giunta provinciale può attribuire priorità ai progetti la cui realizzazione o gestione preveda il diretto coinvolgimento, anche finanziario, dei privati o di altri enti, in relazione alle loro specifiche capacità.
4 bis. I progetti di cui all'articolo 8, comma 1, lettera e), hanno l'efficacia prevista dall'articolo 10, comma 1.
Il comma 4 bis è stato aggiunto dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1.
1. I progetti identificano i bisogni o gli squilibri che motivano l'intervento pubblico, effettuano la ricognizione degli interventi pregressi e del relativo stato di attuazione, definiscono obiettivi e risultati che si intendono conseguire.
2. Costituiscono inoltre elementi essenziali dei progetti: le caratteristiche degli interventi, i soggetti attuatori, la durata, le risorse da impiegare, le modalità per l'esecuzione nonché per la futura gestione delle iniziative.
3. I progetti sono formulati secondo criteri di compatibilità con le risorse disponibili.
4. La previsione nei progetti di singole opere di costo superiore ai limiti di importo determinati dalla Giunta provinciale è subordinata all'effettuazione di un'apposita analisi economico-finanziaria, tendente ad accertarne la redditività e la coerenza con gli altri strumenti di programmazione.
5. I progetti possono essere articolati in sub-progetti, anche approvati in tempi successivi, in relazione al grado di definizione degli elementi di cui al presente articolo.
1. I progetti hanno di norma efficacia temporale fino a un massimo di cinque anni e sono soggetti a verifica annuale. Al loro aggiornamento si provvede, ove necessario, con effetto per la durata residua degli stessi.
2. I progetti contemplano azioni ed interventi la cui realizzazione abbia comunque inizio entro il rispettivo periodo di efficacia temporale.
3. Gli interventi previsti dai progetti scaduti possono comunque essere ultimati.
Il comma 3 è stato così modificato dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1.
1. La programmazione settoriale degli interventi realizzati direttamente dalla Provincia e, negli ambiti individuati con la deliberazione prevista dal comma 6, dalle agenzie e dagli enti strumentali è effettuata in armonia con il programma di legislatura, il programma di sviluppo provinciale, il documento di economia e finanza provinciale e la relativa nota di aggiornamento attraverso il documento di programmazione settoriale. Il documento è elaborato sulla base dei criteri e delle modalità definiti con la deliberazione prevista dal comma 6. Sono fatti salvi gli strumenti di programmazione individuati ai sensi del comma 6, lettera f), i progetti indicati nell'articolo 13 della presente legge e gli accordi di programma previsti dall'articolo 6 ter, comma 1, della legge provinciale di contabilità 1979.
2. Il documento di programmazione settoriale ha una durata triennale e scade, comunque, al termine dell'ultimo esercizio finanziario della legislatura; è articolato in apposite sezioni riferite agli ambiti di competenza della direzione generale e dei dipartimenti della Provincia.
3. Il documento di programmazione settoriale riporta una breve analisi della situazione attuale del settore di riferimento e delle eventuali criticità, individua gli obiettivi prioritari e gli interventi da realizzare specificando costi, tempi e modalità di attuazione. La copertura finanziaria degli interventi programmati nel documento di programmazione settoriale dev'essere coerente con quanto stabilito dalle disposizioni in materia di contabilità. La Giunta provinciale può indicare, dandone separata evidenza, opere e interventi di rilievo particolarmente strategico da realizzare subordinatamente all'individuazione delle relative risorse finanziarie.
4. Il documento di programmazione settoriale è articolato anche per aree territoriali, per i fini dell'articolo 9 della legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3 (Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino), se lo prevede il regolamento di cui al medesimo articolo; il regolamento può prevedere l'applicazione di questo comma con riguardo a specifiche tipologie o soglie dimensionali di interventi.
5. La Giunta provinciale approva il documento di programmazione settoriale, di norma, a cadenza annuale, anche separatamente per singoli stralci. Il documento di programmazione può essere aggiornato con effetto per la rimanente durata del periodo di riferimento. Ferma restando la scadenza di fine legislatura, fino all'approvazione del nuovo documento di programmazione rimane in vigore il precedente, per l'attuazione degli interventi ivi previsti.
a) gli ambiti d'intervento di competenza di agenzie ed enti strumentali da programmare mediante il documento di programmazione settoriale;
b) i criteri e le modalità per la predisposizione del documento di programmazione settoriale e dei progetti, la specificazione dei contenuti di questi documenti, le modalità per l'aggiornamento e i casi in cui se ne può prescindere;
c) la soglia finanziaria al di sotto della quale non è necessaria l'indicazione specifica degli interventi;
d) i casi in cui i capitoli o gli articoli del bilancio finanziario gestionale possono essere esclusi dalla programmazione;
e) gli ambiti o settori di particolare rilievo programmatico per i quali la Giunta provinciale approva gli strumenti di programmazione degli interventi agevolati, fermo restando quanto previsto dalle leggi provinciali per specifici strumenti di programmazione;
f) gli strumenti di programmazione previsti dalla legislazione provinciale che sono confermati, nonché gli strumenti esclusi dal campo di applicazione di quest'articolo;
g) la disciplina transitoria da applicare ai piani pluriennali per gli investimenti;
h) ogni altro elemento utile per la predisposizione del documento di programmazione settoriale o di altri strumenti di programmazione settoriale.
- Articolo già sostituito dall’art. 10 della l.p. 27 agosto 1999, n. 3, modificato dall'art. 10 della l.p. 22 marzo 2001, n. 3, dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1, dall'art. 32 della l.p. 29 dicembre 2006, n. 11, dall'art. 13 della l.p. 28 marzo 2009, n. 2, dall'art. 29 della l.p. 28 dicembre 2009, n. 19, dall'art. 33 della l.p. 27 dicembre 2010, n. 27, dall'art. 46 della l.p. 9 dicembre 2015, n. 18, sostituito dall'art. 2 della l.p. 30 dicembre 2015, n. 20 e così sostituito dall'art. 1 della l.p. 29 dicembre 2016, n. 19 (per alcune disposizioni transitorie connesse alla sostituzione vedi lo stesso art. 1, commi 2, 3 e 4).
- Vedi anche l'art. 52 della l.p. 20 marzo 2000, n. 3, l'art. 44 decies della legge provinciale sulle foreste e sulla protezione della natura 2007 e l'art. 4, comma 2 della l.p. 30 giugno 2017, n. 6.
Per l'attuazione di quest'articolo vedi la deliberazione della giunta provinciale 16 dicembre 2016, n. 2282 (non pubblicata).
Articolo abrogato dall'art. 2 della l.p. 30 dicembre 2015, n. 20.
1. La Giunta provinciale predispone strumenti per l'analisi preventiva e per il controllo dei risultati conseguiti attraverso gli interventi pubblici.
a) l'introduzione dei metodi della qualità totale nell'amministrazione pubblica;
c) la formazione del personale della Provincia e di altri enti pubblici impegnato in attività progettuali e di controllo della spesa;
d) lo scambio di esperienze fra i propri funzionari e quelli di altri enti.
3. L'attività di controllo di cui al comma 1 è diretta a verificare, anche mediante valutazioni comparative dei costi e dei rendimenti, la realizzazione degli obiettivi e la corretta ed economica gestione delle risorse pubbliche impegnate.
Disposizioni per la valutazione e la verifica degli investimenti pubblici
1. La Giunta provinciale definisce, anche in attuazione delle finalità e degli obiettivi previsti dalla legge 17 maggio 1999, n. 144 (Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali), specifici criteri, modalità e strumenti organizzativi per assicurare la valutazione e la verifica degli investimenti pubblici al fine di qualificare e rendere più efficiente il processo di programmazione delle politiche di sviluppo.
Articolo aggiunto dall'art. 10 della l.p. 22 marzo 2001, n. 3.
Articoli abrogati dall'art. 21 della l.p. 23 novembre 1998, n. 17.
Procedure per la gestione del programma di sviluppo provinciale
1. Qualora per l'attuazione di progetti sia necessario un provvedimento legislativo, il relativo disegno di legge è accompagnato da uno schema di massima del progetto.
2. I disegni di legge di iniziativa della Giunta provinciale sono corredati da una relazione tecnica, redatta dalle competenti strutture, concernente:
1) la quantificazione degli oneri d'investimento e di gestione recati da ciascuna disposizione e l'indicazione della relativa copertura finanziaria, con la specificazione per la spesa corrente e per le minori entrate degli oneri annuali fino alla completa attuazione delle norme e, per le spese in conto capitale, della modulazione relativa agli anni del bilancio pluriennale e dell'onere complessivo in relazione agli obiettivi fisici previsti;
2) la valutazione di impatto organizzativo e procedurale delle norme, i cui eventuali riflessi finanziari devono essere ricompresi nella quantificazione di cui alla lettera precedente.
Vedi anche l'art. 19, comma 6 della l.p. 27 dicembre 2010, n. 27.
1. Ai fini dell'approvazione di disegni di legge nonché di progetti, piani, programmi e norme regolamentari, la Giunta provinciale determina criteri e modalità per il preventivo esame dei medesimi da parte delle strutture competenti in materia di programmazione e di finanza, rispettivamente per la conformità agli obiettivi della programmazione e alle disposizioni della presente legge, nonché per la coerenza con le linee della politica finanziaria provinciale.
2. La Giunta provinciale e i competenti organi degli enti dipendenti dalla Provincia definiscono i criteri per l'attuazione del controllo di gestione.
1. Gli enti e istituti pubblici che svolgono compiti in materie di competenza della Provincia, trasmettono periodicamente alla Giunta provinciale, su richiesta della stessa, i propri programmi di attività. La Giunta medesima ne verifica la conformità al programma di sviluppo provinciale, nei modi previsti dalle leggi vigenti e nei limiti di cui all'articolo 10 e propone le modificazioni ed integrazioni eventualmente necessarie. Le società a prevalente partecipazione provinciale trasmettono alla Giunta provinciale i propri programmi di attività secondo quanto previsto dai rispettivi statuti e con periodicità da stabilirsi sulla base di specifici accordi.
Articolo abrogato dall'art. 1 della l.p. 29 dicembre 2016, n. 19.
Articolo abrogato dall'art. 1 della l.p. 11 settembre 1998, n. 10.
Articolo abrogato dall'art. 1 della l.p. 23 novembre 2004, n. 9.
1. Per la predisposizione dei progetti delineati dal programma di sviluppo provinciale possono essere costituite apposite commissioni interdisciplinari coordinate da un componente del comitato per la modernizzazione del sistema pubblico e per lo sviluppo o da un dirigente provinciale.
2. Allo scopo di coordinare l'attuazione degli interventi previsti dai progetti delineati dal programma di sviluppo provinciale possono essere costituiti appositi gruppi di lavoro interdipartimentali ai sensi dell'articolo 44 della legge provinciale 29 aprile 1983, n. 12 concernente "Nuovo ordinamento dei servizi e del personale della Provincia autonoma di Trento", come modificato dall'articolo 28 della legge provinciale 23 febbraio 1990, n. 6.
3. Ai componenti ed al segretario della commissione sono corrisposti i compensi stabiliti dalla normativa provinciale vigente in materia.
Articolo così modificato dall'art. 6 della l.p. 19 febbraio 2002, n. 1, dall'art. 1 della l.p. 23 novembre 2004, n. 9 e dall'art. 30 della l.p. 22 aprile 2014, n. 1.
Articolo abrogato dall'art. 2 del d.p.p. 28 marzo 2014, n. 4-6/Leg, ai sensi dell'art. 38, comma 4 della l.p. 16 giugno 2006, n. 3. Per una disposizione transitoria connessa all'abrogazione vedi l'art. 21, comma 1 del d.p.p. n. 4-6/Leg del 2014.
Modificazioni alla legge provinciale 14 settembre 1979, n. 7 concernente "Norme in materia di bilancio e di contabilità generale della Provincia autonoma di Trento"
Articoli modificativi degli articoli 5, 7, 8, 13, 14, 19 e abrogativi dell'art. 6 della l.p. 14 settembre 1979, n. 7.
Articoli modificativi degli articoli 26 e 27 della l.p. 14 settembre 1979, n. 7.
Articoli modificativi degli articoli 31, 33, abrogativi dell'art 34 e introduttivi dell'art. 33 bis nella l.p. 14 settembre 1979, n. 7.
Articoli sostitutivi dell'art. 41, modificativi degli articoli 55, 56, 59 e 60, introduttivi del capo III bis (con gli articoli 41 bis e 41 ter) e dell'art. 60 bis nella l.p. 14 settembre 1979, n. 7.
Articoli abrogati dall'art. 39 della l.p. 9 dicembre 2015, n. 18.
Articolo modificativo dell'art. 70 della l.p. 14 settembre 1979, n. 7.
Art. 58 - Art. 60
Articolo modificativo dell'art. 81 della l.p. 14 settembre 1979, n. 7.
Articolo abrogativo dell'art. 4 della l.p. 25 febbraio 1985, n. 3.
Abrogazione di norme e disposizioni transitorie in materia di zone svantaggiate
1. È abrogata la legge provinciale 27 giugno 1983, n. 22 concernente "Interventi per le zone svantaggiate", ferma restando l'applicazione della medesima ai rapporti sorti e gli atti conseguenti agli impegni di spesa assunti nel vigore della stessa.
Articolo così modificato dall'art. 21 della l.p. 23 novembre 1998, n. 17.
Abrogazione di norme in materia di programmazione provinciale e comprensoriale
a) la legge provinciale 18 agosto 1980, n. 25, ad eccezione degli articoli 11, 12 e 13;
b) gli articoli 16, 17 della legge provinciale 7 dicembre 1973, n. 62;
c) l'articolo 47 della legge provinciale 20 luglio 1981, n. 10;
d) l'articolo 20 della legge provinciale 16 agosto 1983, n. 26, come da ultimo sostituito dall'articolo 9 della legge provinciale 30 gennaio 1992, n. 6;
e) l'articolo 13 della legge provinciale 25 febbraio 1985, n. 3, come modificato dall'articolo 39 della legge provinciale 12 settembre 1994, n. 4;
f) l'articolo 3 della legge provinciale 12 marzo 1990, n. 10, come modificato dall'articolo 49 della legge provinciale 9 luglio 1993, n. 16.
Articolo abrogato dall'art. 61 e allegato D, n. 88 della l.p. 29 dicembre 2005, n. 20.
Articolo aggiunto dall'art. 4 della l.p. 7 luglio 1997, n. 10 e abrogato dall'art. 10 della l.p. 27 agosto 1999, n. 3.
1. Per l'attuazione dei compiti previsti dai capi II e V della presente legge, nell'ambito del servizio programmazione è istituito, in aggiunta al numero complessivo stabilito dall'articolo 8 della legge provinciale 29 aprile 1983, n. 12, come modificato da ultimo dall'articolo 27 della legge provinciale 15 novembre 1993, n. 36, l'ufficio per l'analisi delle politiche pubbliche.
1. Per l'espletamento delle attività connesse alla predisposizione del bilancio di previsione annuale, dell'assestamento, del bilancio pluriennale, dei provvedimenti di variazione dei medesimi documenti contabili, nonché della legge finanziaria, nell'ambito del servizio bilancio e ragioneria è istituito l'ufficio bilancio, in aggiunta al numero complessivo stabilito dall'articolo 8 della legge provinciale 29 aprile 1983, n. 12, come modificato da ultimo dall'articolo 27 della legge provinciale 15 novembre 1993, n. 36.
1. Con successive leggi provinciali si provvederà all'autorizzazione degli eventuali apporti aggiuntivi al fondo per le zone svantaggiate di cui all'articolo 22.
2. Le spese di cui all'articolo 19, comma 2, lettera b), sono incluse tra quelle per la formazione e l'aggiornamento del personale, di cui all'articolo 37 della legge provinciale 29 aprile 1983, n. 12, modificato da ultimo dall'articolo 25 della legge provinciale 23 febbraio 1990, n. 6.
Art. 70 - Art. 71
sostituito l'art. 17; abrogato l'art. 26
testo aggiornato al 11 maggio 2016
modificato l'art. 12 quater
sostituito l'art. 17; abrogato l'art. 18
modificati gli articoli 5 e 17; sostituito l'art. 11 bis; abrogati gli articoli 31, 39, 42, 47, 55, 56, 58, 59 e 60
testo aggiornato al 22 aprile 2015
modificato l'art. 5
modificati gli articoli 13 bis e 26
modificati gli articoli 11, 11 bis e 29
testo aggiornato al 2 aprile 2014
abrogato l'art. 30
modificato l'art. 12 ter
testo aggiornato al 29 aprile 2005
testo aggiornato al 15 marzo 2005
testo aggiornato al 16 febbraio 2005
testo aggiornato al 23 marzo 2004
testo aggiornato al 22 luglio 2003
testo aggiornato al 8 luglio 2003
testo aggiornato al 27 novembre 2002
testo aggiornato al 5 novembre 2002
testo aggiornato al 24 aprile 2002
testo aggiornato al 30 ottobre 2001
testo aggiornato al 26 settembre 2001
testo aggiornato al 12 settembre 2001
testo aggiornato al 5 aprile 2000
testo aggiornato al 4 ottobre 2005
testo aggiornato al 5 gennaio 2000
testo aggiornato al 12 ottobre 2011
aggiunto l'art. 12 quater
testo aggiornato al 18 ottobre 2005
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