Source: https://danielemajori.com/2015/08/26/ricorso-in-ottemperanza-per-la-prova-del-passaggio-in-giudicato-del-decreto-ingiuntivo-non-opposto-e-necessaria-la-dichiarazione-di-esecutorieta-ex-art-647-c-p-c/
Timestamp: 2019-02-16 14:32:31+00:00
Document Index: 147118500

Matched Legal Cases: ['art. 112', 'art. 647', 'art. 643', 'art. 647', 'sentenza ', 'art. 647', 'art. 647', 'art. 643', 'art. 647', 'art. 38', 'art. 79', 'art. 41', 'art. 120']

Ricorso in ottemperanza ex art. 112, co. 2, lett. c), c.p.a.: per la prova del passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo non opposto è necessaria la dichiarazione di esecutorietà ex art. 647 c.p.c., mentre l’attestazione di cancelleria non può ritenersi sufficiente, non essendovi alcuna certezza in ordine alla regolarità della notifica del ricorso per decreto monitorio. | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in accertamento della regolarità della notificazione, art. 643 c.p.c., attestazione di cancelleria, decreto di esecutorietà, dichiarazione di esecutorietà ex art. 647 c.p.c., ottemperanza, passaggio in cosa giudicata formale e sostanziale, prova del passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo non opposto
(Tar Puglia, Lecce, sez. I, 22 luglio 2015, n. 2231)
«Questo TAR, con sentenza n. 2531/14, dopo ampia disamina delle condizioni occorrenti per la prova del passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo non opposto, ha chiarito, anche mediante rinvio a pronunce della Suprema Corte, che: “il decreto ingiuntivo, ancorché non tempestivamente opposto e benché provvisoriamente esecutivo, se non munito di decreto di esecutorietà ex art. 647 c.p.c., non può ritenersi passato in cosa giudicata formale e sostanziale”. Ciò in considerazione del fatto che nell’ambito del procedimento monitorio il codice di rito contempla la dichiarazione di esecutività ai sensi dell’art. 647 c.p.c.,norma che attribuisce al giudice il compito di verificare che l’ingiunto sia venuto a conoscenza del decreto attraverso una corretta notifica dello stesso e non abbia proposto opposizione o non si sia costituito nei termini di legge.
In particolare, la pronuncia citata ha operato un richiamo a Cass. civ, I, 27.1.2014, n. 1650, secondo cui: “il decreto di esecutorietà si distingue dalla mera attestazione di cancelleria, cui non può certamente reputarsi equivalente, sia sotto il profilo dell’organo emanante, sia sotto quello del contenuto del controllo, limitato il primo al fatto storico della mancata opposizione decorso il termine perentorio ed il secondo esteso all’accertamento della regolarità della notificazione (art. 643 c.p.c.) […]”.
Il Collegio condivide tale orientamento, al quale intende dare continuità.
Ne consegue che, qualora non venga prodotta la suddetta attestazione giudiziale, il ricorso va dichiarato inammissibile, per difetto di legittimazione ad agire da parte del ricorrente.
4. Nella specie, la ricorrente, con riferimento ai decreti ingiuntivi suindicati, ha prodotto unicamente attestazione di cancelleria di mancata opposizione nei termini di legge.
Senonché, per le ragioni sopra esposte, tale attestazione non può ritenersi equivalente a quella operata dal giudice ex art. 647 c.p.c, non essendovi alcuna certezza in ordine alla regolarità della notifica del ricorso per decreto monitorio.
Per tali ragioni, l’odierno ricorso va dichiarato inammissibile».
« Se la compagine societaria è composta da tre soci detentori, ciascuno, di una eguale quota di partecipazione inferiore al 50%, nessun socio ha potere determinante, con conseguente esclusione dell’obbligo di dichiarazione sul possesso dei requisiti ex art. 38 del d.lgs. n. 163/2006.
L’art. 79 d.lgs. n. 163/2006 non prevede forme tassative e, pertanto, deve essere coordinato con le regole generali in materia di conoscenza degli atti amministrativi (e, in particolare, con l’art. 41, co. 2, c.p.a.); infatti, l’art. 120, co. 5, c.p.a. attribuisce rilevanza, ai fini della decorrenza del termine breve di 30 giorni in esso previsto, alla «conoscenza dell’atto» e nella medesima linea interpretativa si pone anche la Corte di giustizia UE, la quale ha statuito che la decorrenza del termine per impugnare atti delle procedure di affidamento va fatta risalire al momento in cui un destinatario, al quale è richiesto di tutelare diligentemente i propri interessi, «ha contezza anche delle ragioni sulle quali l’atto lesivo poggia» (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha confermato l’irricevibilità del ricorso di primo grado, in quanto proposto dopo il decorso del termine di 30 giorni dalla comunicazione della revoca dell’aggiudicazione, avvenuta con una nota recante la chiara manifestazione di volontà di porre nel nulla gli esiti della gara e, in sintesi, le ragioni fondamentali della stessa determinazione). »