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Timestamp: 2018-01-18 07:28:23+00:00
Document Index: 77020142

Matched Legal Cases: ['art 10', 'art 11', 'art 10', 'art. 1', 'art 10', 'art 11', 'art 10', 'art 11', 'art 10']

Professione in evidenza Dove va l'assistenza?
Domenica, 29 Gennaio 2012 11:52
a cura di Maurizio Cartolano
Sarebbe un errore gravissimo limitarsi a considerare l�attuale contesto di crisi come un transitorio periodo di �vacche magre� nel quale anche le politiche del welfare debbano contribuire con la loro parte, ammesso che questa sia una logica accettabile proprio nel momento socio-economico che stiamo vivendo. Le proposte politiche in itinere non sono infatti di semplice adeguamento alla situazione, ma si configurano come una vera e propria controriforma le cui conseguenze appaiono irreversibili. La nostra professione, con poche eccezioni, sembra sottovalutare gli effetti devastanti che l�eventuale approvazione della legge delega all�esame del parlamento potr� portare al sistema dei servizi, ad un approccio moderno della pratica professionale, al ruolo degli operatori impegnati e non ultimo al benessere sociale.
Con questo �istant book� intendiamo dare contributi di conoscenza su quanto sta avvenendo a livello legislativo sul fronte della riforma dell'assistenza. La legge 328/00, pur con le sue evidenti criticit�, ha costituito un salto culturale notevole nel ripensare il sistema di welfare per la societ� italiana. Sono state disegnate opzioni importanti per governare con efficacia un sistema che � oggettivamente complesso per il coinvolgimento di pi� attori sia pubblici che privati, per la ricaduta che si ha in termini di qualit� della vita, per la prospettiva universalistica del sistema stesso chiaramente affermata, con un�enfasi quasi da carta costituzionale, nell�articolo 1 comma 1, della legge 328/2000: �La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualit� della vita, pari opportunit�, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilit�, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficolt� sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione�.
E' quindi viva la preoccupazione che importanti soggetti della societ� civile hanno espresso nelle audizioni parlamentari promosse dalle commissioni riunite finanze ed affari sociali. Di queste voci ne riportiamo alcune (quelle che sono entrate pi� nel merito dell�art 10 che riguarda la riforma assistenziale) che � stato possibile reperire nella rete, sono contributi che ritengo utili per una riflessione approfondita perch� introducono elementi di valutazione tecnica, economica e culturale al tema dei servizi.
Ci � comunque sembrato utile far precedere ai documenti presentati dai testimoni privilegiati in sede parlamentare, una analisi della spesa sociale in questi ultimi anni a cura di Cristiano Gori, (ne parleremo pi� avanti) e alcune osservazioni della collega Patrizia Del Principe (CNOAS) anche queste sul tema delle politiche sociali di fronte alle iniziative politiche in discussione.
Pi� spesa pubblica e meno servizi. La novit� inattesa del welfare italiano.
Le politiche sociali nel nuovo conteso socio economico: riflessioni e proposte.
Il documento dell�audizione alla camera dei deputati: valutazioni e proposte sulla parte assistenziale.
Il documento dell�audizione alla camera dei deputati: osservazioni sull�articolo 10.
Federazione Italiana per il Superamento dell�Handicap
Il documento dell�audizione alla camera dei deputati: Osservazioni della FISH.
Il documento dell�audizione alla camera dei deputati: commento e proposte per la sostenibilit� del welfare.
Il documento dell�audizione alla camera dei deputati.
Il documento dell�audizione alla camera dei deputati: le osservazioni della Fondazione �E. Zancan� onlus
Il disegno di legge 4566 � al momento in cui scriviamo queste note a gennaio 2012 � � all'esame delle commissioni riunite finanze ed affari sociali. Si tratta di un DDL presentato dal precedente governo il 29 luglio 2011 nell'ambito pi� generale degli interventi previsti per il contenimento della spesa pubblica. Il dettato del provvedimento recita: "Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale". Si tratta quindi di una legge che il parlamento ha facolt� di approvare e che, nell'ambito dei paletti previsti appunto dalla legge stessa, da mandato al Governo di predisporre nell'arco di 2 anni, una serie di provvedimenti normativi tesi a rendere operativi gli intendimenti contenuti nella norma di delega.
La portata della legge delega in effetti � tale che avrebbe avuto pi� senso che della intera questione fosse stato direttamente investito il parlamento, si tratta infatti di interventi strutturali in settori importanti del nostro sistema di welfare: previdenza, sanit�, interventi a sostegno del reddito e politiche sociali. D'altra parte il Governo non ha proposto il provvedimento con la finalit� di mettere a punto le pur necessarie azioni di riforma del sistema, piuttosto la richiesta di delega nasce dalla valutazione squisitamente politica di intervenire con tagli - l'art 11 � nella sua laconicit� chiarissimo in questo senso - su una voce di spesa del sistema sociale. In questo senso � appena il caso di sottolineare che la proposta � presentata dal ministro delle finanze e non di concerto, come � d'uso in queste circostanze, anche dal ministro del welfare.
Tutto il testo � compreso in 11 articoli, i primi 9 articoli trattano delle varie norme fiscali e previdenziali e che � per la natura delle innovazioni che verrebbero introdotte - sono state oggetto di numerose notizie di stampa.
Pi� defilato invece � stato il dibattito intorno all'art 10 che prendiamo in esame. L�articolo che tratta della riforma assistenziale ha presupposti che in larga parte appaio condivisibili. Leggiamo dalla presentazione: �La presente delega � quindi rivolta a ricomporre il quadro allineando quello che oggi � disallineato, attraverso il riferimento alle disposizioni costituzionali degli articoli 117 (livelli essenziali) e 118 (sussidiariet�) della Costituzione. Lo scopo � quello di permettere che i servizi socio-sanitari possano integrarsi con i servizi del welfare.� e ancora nella relazione tecnica: �La delega in esame, quindi, mette in atto una serie di misure volte a superare le attuali sovrapposizioni e duplicazioni di servizi e di prestazioni, che rendono poco efficace il sistema attuale. Attraverso l'adozione dei decreti legislativi verr� attuato un quadro della spesa per il welfare meno frammentato, con pochi attori che erogano le prestazioni a favore dei cittadini. Il sistema cos� delineato permetter� di ottenere, attraverso la riqualificazione e l'integrazione dei vari livelli di governo, una maggiore efficacia ed economicit�.�
Ma se i presupposti appaio significativi, la norma in realt� esprime delle palesi contraddizioni: evidenziamo in questo ambito una interpretazione perlomeno azzardata del principio di sussidiariet�. L'articolo 10 in coerenza con la dottrina che ha ispirato la redazione del �Libro Bianco�, va ad attribuire � in nome della sussidiariet� � le competenze assistenziali primarie sulla persona direttamente alla famiglia (sul cui ruolo c�� un�enfasi strumentale utile solo al conferimento di un vero e proprio ruolo surrogatorio delle politiche sociali per la persona), alle organizzazioni del terzo settore (qui messe indistintamente in un mix unico che comprende volontariato, no profit in senso generale e cooperazione sociale) e i comuni a cui � demandata la regia della gestione delle social card.
Al di l� degli aspetti di correttezza costituzionale sulla quale si sono soffermate molte osservazioni negli interventi, � evidente l�abiura ad ogni principio di programmazione e organizzazione dei servizi a livello pubblico, direttamente accusati nella presentazione della proposta di legge di inefficacia e inefficienza. Si legge infatti che la gestione dei servizi da parte del settore privato (un privato alquanto indistinto come detto prima): �� un'opzione decisiva perch� spesso, a causa di un pregiudizio ideologico non ancora del tutto tramontato, il Terzo settore non � ancora debitamente valorizzato e si continua a ritenere che sia meglio la gestione pubblica diretta, anche quando costa di pi� e rende qualitativamente meno di un servizio erogato da un ente con finalit� sociali. In altre parole, il pubblico continua aprioristicamente a essere ritenuto moralmente migliore e da privilegiare a dispetto di ogni risultato qualitativo e quantitativo.�
In realt� questo �pregiudizio ideologico� credo che sia ormai praticamente irrintracciabile, indipendentemente dalla composizione politica delle amministrazioni territoriali, nelle varie organizzazioni locali dei servizi che sempre pi� esternalizzano le azioni di politica sociale ad organismi del privato sociale che siano cooperazione o associazioni di promozione sociale. Il riferirsi a questa istanza appare qui pi� strumentale a giustificare l�attribuzione tout court di competenze (e responsabilit� aggiungiamo) alla fine della filiera, al punto che la gestione della social card - per esempio - � normata cos� (comma 1/e): �con lo scopo di identificare i beneficiari in termini di prossimit�, di integrare le risorse pubbliche con la diffusa raccolta di erogazioni e benef�ci a carattere liberale, (i comuni provvedono) di affidare alle organizzazioni non profittevoli la gestione della carta acquisti attraverso le proprie reti relazionali�
Come si vede salta anche un altro principio importante di politica sociale: l�esigibilit� dei diritti, ovvero una esigibilit� che si potr� esercitare passando obbligatoriamente attraverso i centri di ascolto Caritas (e lo dico con tutto il rispetto) o altre iniziative volontaristiche di questo tipo.
Ci sono numerosi altri punti di criticit� nel disegno di legge ben osservati dai diversi interlocutori che sono riportati in questo testo per i quali non � possibile tracciare una sintesi collettiva che non sia quella � concorde � che occorre smettere di considerare le politiche sociali come un costo, ma ribaltare la logica e attribuire a queste la finalit� di investimento per la crescita sociale della comunit�.
L'articolo contiene la presentazione, la relazione tecnica e il resto della norma
Disegno di legge: "Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale" (4566) presentato il 29 luglio 2011
Camera dei deputati 2012-01-29 Italian 125.36 KB 1377
Cristiano Gori - Dove va l'assistenza
Il documento � la presentazione del numero speciale 3/2011 di Welfare Oggi (Maggioli editore) con il quale Gori introduce una quasi provocazione: nelle politiche sociali italiane, anche se meno di altre nazioni europee, non si spende poco, si spende male e paradossalmente la politica dei tagli produce l�effetto di gonfiare la spesa pubblica. Come? Con la freddezza dei numeri si illustra come l�emersione di nuovi bisogni, l�assenza di una conseguente programmazione di nuovi servizi uniti al taglio di fondi - soprattutto dei comuni - ha impedito lo sviluppo di politiche di contrasto che hanno finito per �travasare� i bisogni nell�ambito della spesa per i diritti soggettivi (sanit�, prestazioni di invalidit�, previdenza) che non sono soggetti a vincoli di bilancio. La legge delega, qui non considerata in quanto l�articolo � stato scritto nelle settimane precedenti la pubblicazione, tenta di arginare questo paradosso con la limitazione dell�esigibilit� di questi diritti soggettivi, ma opportunamente l�autore fa notare che la complessit� dei soggetti chiamati a governare, i diversi livelli di gestione non possono produrre neppure nel medio/lungo periodo benefici significativi in termini di minore spesa. Ma soprattutto, per ci� che ci riguarda da vicino (la rete dei servizi territoriali), emerge quando la previsione di taglio, drammatica per l�esistenza stessa dei servizi, non � che una quota risibile della spesa sociale in generale.
Gruppo Solidariet� 2012-01-29 Italian 283.96 KB 1421
CNOAS - Dove va l'assistenza
Patrizia Del Principe (CNOAS - Presidente commissione politiche sociali)
Sul tema dei tagli lineari, quindi forzosamente indiscriminati, della spesa sociale, Del Principe condivide con Gori l�osservazione della rinuncia della politica a governare il fenomeno. I tagli lineari sono una non scelta, una non politica, in qualche modo un sistema non interessato a leggere la realt� e i suoi bisogni, qui riportati attraverso una analisi dei dati ISTAT. Il documento individua la necessit� di una partecipazione del CNOAS ad un tavolo concertativo con gli altri attori delle politiche sociali.
CROAS Liguria 2012-01-29 145.31 KB 1392
Forum Terzo Settore - Dove va l'assistenza
Il Forum del Terzo Settore esprime una posizione netta: la delega deve essere cancellata. A sostenere questa richiesta vengono portati argomenti tecnico-politici confortati da analisi di spesa e valutazioni strategiche sulla inutilit� di un intervento che si sostanzia in tagli. Si evidenzia quanto manchi una sostanziale strategia di intervento, in particolare in settori come la lotta alla povert�, e non potrebbe essere altrimenti stante la finalit� ultima dell�intervento normativo. Le indicazioni contenute nella delega che potrebbero avere delle ricadute positive sono � per il forum del Terzo Settore - mal formulate e confuse. Tra le osservazioni critiche nel merito dell�impianto della legge � che saranno un tema ricorrente in molte audizioni � anche la conformit� costituzionale di un provvedimento che intende dettare norme in materie che la riforma del titolo V� della Costituzione attribuisce al potere legislativo regionale. Successivamente a questo documento il Forum ha prodotto un corposo rapporto Il Welfare di domani? Le possibili conseguenze della delega sull�assistenza sociale. Un�analisi a partire dai dati� liberamente reperibile a questo link.
Gruppo Solidariet� 2012-01-29 Italian 350.72 KB 1280
Gruppo Abele - Dove va l'assistenza
Il documento di audizione del Gruppo Abele evidenzia senza mezzi termini la questione cruciale di questa legge delega: questo provvedimento mette in discussione il concetto di un sistema di welfare ispirato a diritti universali non negoziabili. In questo senso il Gruppo Abele, a partire da una analisi persino lessicale dei termini utilizzati, riconduce la riflessione nell�ambito di una chiarezza metodologica per la quale non si possono sovrapporre le politiche sociali con le politiche assistenziali. Voler attribuire � per esempio - lo status di intervento assistenziale all�indennit� di accompagnamento � una operazione che rinvia ad approcci ispirati alla concezione �caritatevole� dell�assistenza, ma soprattutto subordina l�esigibilit� dei diritti soggettivi alle (discrezionali) disponibilit� di bilancio.
CROAS Liguria 2012-01-29 Italian 901.61 KB 1331
FISH - Dove va l'assistenza
L�analisi del DDL da parte della FISH ha il pregio di valutare in modo coordinato l�impatto degli articoli relativi alla parte previdenziale (art. 1- 9) con il contenuto dell�art 10 relativo alla parte �assistenziale� della legge delega. Alla riorganizzazione ed ai tagli delle indennit� si somma infatti la fiscalizzazione delle prestazioni monetarie,( qualsiasi erogazione economica sar� assoggettata alle imposte). Ne viene fuori una disanima impietosa, non ideologica, del provvedimento sotto tutti i punti di vista: normativo, economico, di efficacia reale, di (in)coerenza con le precedenti normative che hanno regolato e regolano il sistema. Vale la pena di leggere tutte e 30 le pagine che compongono la presa di posizione della federazione che chiude con una dichiarazione di inemendabilit� del testo, quindi con un sostanziale rigetto della norma. Viene sottolineato � analogamente a quanto osservato in altre audizioni � il ricorso ad una concezione arcaica dell�assistenza con l�uso del termine �autenticamente bisognosi� sul quale la FISH osserva: �� un riferimento completamente nuovo nella normativa italiana. �Autenticamente� presuppone una valutazione, dei criteri, un soggetto preposto a verificare l�effettiva oggettivit� di uno status. (....) �Bisognosi� � un termine �antico� e caritatevole che si riteneva superato dall�ordinamento italiano, come gi� avvenuto nella cultura e nella societ�. Il �bisogno� non circoscrive un diritto soggettivo e forse nemmeno un interesse legittimo attivabile degli interessati, ma una stato di necessit� che abbisogna della carit� altrui.�
CROAS Liguria 2012-01-30 690.09 KB 1321
Nerina Dirindin - Dove va l'assistenza
Nerina Dirindin, � professore di Economia Pubblica presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Finanziarie �G. Prato� della Facolt� di Economia � Universit� di Torino. Ci si dovrebbe aspettare una analisi sulle dinamiche economiche che il disegno di legge va ad articolare. Ma le osservazioni conducono l�autrice ad una considerazione che � sottesa a tutta la sua testimonianza: nella norma non ci sono in alcun modo elementi definiti, chiari che possano permettere una valutazione complessiva sull�efficacia degli interventi previsti. Anzi �il documento sorprende per la crudezza con la quale esprime la ferma intenzione di ridurre e/o riorganizzare drasticamente la spesa in materia sociale, senza far trasparire alcuna consapevolezza dei problemi concreti delle persone pi� deboli e senza alcuna preoccupazione per le eventuali ricadute negative� In particolare Dirindin valuta criticamente l�impatto della costituzione del �fondo per l�indennit� sussidiaria� che andrebbe a sostituire l�attuale �indennit� di accompagnamento� declassando quest�ultimo da diritto esigibile a erogazione monetaria subordinata alle disponibilit� di bilancio.
Gruppo Solidariet� 2012-01-30 Italian 183.24 KB 1291
Cittadinanza Attiva - Dove va l'assistenza
Cittadinanza Attiva premette alla propria analisi del DDL uno studio completo dei vari provvedimenti di �stabilizzazione finanziaria� approvati a partire da maggio 2010 e del loro effetto sul complesso delle politiche sociali e sanitarie dimostrando che il settore � stato gi� fortemente depauperato e che l�imperativo dell�art 11 (la delega dovr� �produrre� in ogni caso risparmi per le finanze pubbliche per un totale di 24 miliardi) non pone condizioni per la proposizione di azioni positive compatibili con la finalit� della delega. Viene evidenziato il contrasto tra gli effetti che seguono l�eventuale approvazione di questa norma e gli obbiettivi della Strategia Europa 2020 sottoscritti dall�Italia, soprattutto per ci� che concerne le azioni di contrasto alla povert� e l�inclusione sociale. In questo senso anche Cittadinanza Attiva non vede margine di trattativa, e l�intero articolo 10 non pu� essere coerentemente emendabile in alcun modo. Ci sono una serie di motivazioni (argomentate nel testo) che giustificano questa posizione:
a) �Fare cassa� non pu� essere la finalit� di una riforma assistenziale
b) Un modello di intervento che altera l�ispirazione costituzionale
c) Una legge che smantella l�idea di welfare universalistico e di sviluppo umano
d) La vergogna della social card e la politica dello stigma morale
e) Un provvedimento destinato a creare nuova povert�
f) Le organizzazioni civiche ridotte a bancomat
g) Mancanza di risorse e compiti vaghi per le istituzioni pubbliche
Cittadinanza Attiva 2012-01-30 Italian 362.89 KB 1311
CGIL - Dove va l'assistenza
Le osservazioni della maggiore formazione sindacale italiana intervengono su tutto il complesso della delega e con toni ed argomenti fortemente critici come era lecito aspettarsi, connotati da una lettura politica d�insieme. Sul tema della riforma assistenziale la CGIL denuncia l�intento di procedere � con questa norma � alla abrogazione della legge 328/00, ma non si tratta solo di evidenziare la sottrazione di risorse che invalidano qualsiasi azione di sviluppo della riforma dell�assistenza, c�� infatti il dichiarato intento del governo in questo senso. � infatti riportato un passo significativo della relazione tecnica che accompagna il DDL: �L'attuazione della delega, contenuta nel disegno di legge in esame, determina l'abrogazione delle leggi attualmente vigenti in materia di tributi, nonch� in materia socioassistenziale.�. Questo processo � � per la CGIL � gi� stato quasi completamente compiuto con il precedente taglio dei fondi agli enti locali attraverso il progressivo definanziamento del Fondo per le Politiche Sociali.
CROAS Liguria 2012-01-30 Italian 259.92 KB 1215
Emanuele Ranci Ortigosa - Dove va l'assistenza
�L�eutanasia� della 328 � anche la preoccupazione del direttore di Prospettive Sociali e Sanitarie che divide il suo documento in 2 parti. Nel merito dell�art 10 pur riconoscendo condivisibili gli enunciati del comma 1), poi di fatto ammette che il proseguo della norma non assolve in alcun modo al mandato dichiarato: le misure di razionalizzazione del sistema o sono inadeguate o addirittura improprie. Con la seconda parte del documento Ranci Ortigosa propone alle commissioni parlamentari l�esito dello studio condotto dall�IRS con il quale � stata prodotta una proposta di riforma illustrata nel convegno del 29 settembre 2011 �Disegniamo il welfare di domani�. La proposta ha i suoi cardini in due passaggi: il decentramento completo delle risorse economiche a carattere assistenziale (o meglio non previdenziale) gestite dall�INPS e l�introduzione del concetto di �universalismo selettivo� intendendo con quest�ultimo il diritto universale alle prestazioni graduate per� sulla base delle condizioni reddituali e patrimoniali. Come si intuisce si tratta di un approccio del quale gli stessi proponenti evidenziano la delicatezza e la �prudenza� su una possibile progressiva implementazione anche in ragione delle diverse situazioni economico-sociali dei territori regionali.
Gruppo Solidariet� 2012-01-30 Italian 168.4 KB 1331
Tiziano Vecchiato - Dove va l'assistenza
L�audizione del direttore della Fondazione �E. Zancan� affronta in via preliminare i rilievi di costituzionalit� del DDL, sollevati in molti interventi, ma qui evidenziati in tutta la loro criticit�: la delega va a legiferare su temi che la costituzione attribuisce agli organismi regionali ed entra perfino nel merito (con le norme sulla social card) dell�organizzazione dei servizi dei comuni. L�insieme del documento evidenzia i limiti di un provvedimento che non interviene in una logica �di sistema�, a partire dall�assenza di una chiara valutazione di impatto di quelli che sono i �valori� economici in discussione, ovvero di quali di questi sono voci di spesa sociale (e anche queste variamente intepretabili) o interventi di agevolazione fiscale, per terminare ribaltando la �dottrina� del DDL in direzione della visone di investimento della spesa sociale.
Homepage 2012-01-30 Italian 199.42 KB 1422
Sarebbe un errore gravissimo limitarsi a considerare l�attuale contesto di crisi come un transitorio periodo di �vacche magre� nel quale anche le politiche del welfare debbano contribuire con la loro parte, ammesso che questa sia una logica accettabile proprio nel momento socio-economico che stiamo vivendo.
Le proposte politiche in itinere non sono infatti di semplice adeguamento alla situazione, ma si configurano come una vera e propria controriforma le cui conseguenze appaiono irreversibili.
La nostra professione, con poche eccezioni, sembra sottovalutare gli effetti devastanti che l�eventuale approvazione della legge delega all�esame del parlamento potr� portare al sistema dei servizi, ad un approccio moderno della pratica professionale, al ruolo degli operatori impegnati e non ultimo al benessere sociale.
Dove va l'assistenza - complessivo
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Maurizio Cartolano 2012-01-30 Italian 2.74 MB 1514
Il disegno di legge 4566 � al momento in cui scriviamo queste note a gennaio 2012
� � all'esame delle commissioni riunite finanze ed affari sociali. Si tratta di un DDL
presentato dal precedente governo il 29 luglio 2011 nell'ambito pi� generale degli
interventi previsti per il contenimento della spesa pubblica. Il dettato del provvedimento
recita: "Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale". Si tratta quindi di una
legge che il parlamento ha facolt� di approvare e che, nell'ambito dei paletti previsti
appunto dalla legge stessa, da mandato al Governo di predisporre nell'arco di 2 anni, una
serie di provvedimenti normativi tesi a rendere operativi gli intendimenti contenuti nella
norma di delega.
La portata della legge delega in effetti � tale che avrebbe avuto pi� senso che della
intera questione fosse stato direttamente investito il parlamento, si tratta infatti di interventi
strutturali in settori importanti del nostro sistema di welfare: previdenza, sanit�, interventi a
sostegno del reddito e politiche sociali. D'altra parte il Governo non ha proposto il
provvedimento con la finalit� di mettere a punto le pur necessarie azioni di riforma del
sistema, piuttosto la richiesta di delega nasce dalla valutazione squisitamente politica di
intervenire con tagli - l'art 11 � nella sua laconicit� chiarissimo in questo senso - su una
voce di spesa del sistema sociale. In questo senso � appena il caso di sottolineare che la
proposta � presentata dal ministro delle finanze e non di concerto, come � d'uso in queste
circostanze, anche dal ministro del welfare.
Tutto il testo � compreso in 11 articoli, i primi 9 articoli trattano delle varie norme
fiscali e previdenziali e che � per la natura delle innovazioni che verrebbero introdotte -
sono state oggetto di numerose notizie di stampa.
Pi� defilato invece � stato il dibattito intorno all'art 10 che prendiamo in esame.
L�articolo che tratta della riforma assistenziale ha presupposti che in larga parte appaio
condivisibili. Leggiamo dalla presentazione: �La presente delega � quindi rivolta a
ricomporre il quadro allineando quello che oggi � disallineato, attraverso il riferimento alle
disposizioni costituzionali degli articoli 117 (livelli essenziali) e 118 (sussidiariet�) della
Costituzione. Lo scopo � quello di permettere che i servizi socio-sanitari possano
integrarsi con i servizi del welfare.� e ancora nella relazione tecnica: �La delega in esame,
quindi, mette in atto una serie di misure volte a superare le attuali sovrapposizioni e
duplicazioni di servizi e di prestazioni, che rendono poco efficace il sistema attuale.
Attraverso l'adozione dei decreti legislativi verr� attuato un quadro della spesa per il
welfare meno frammentato, con pochi attori che erogano le prestazioni a favore dei
cittadini. Il sistema cos� delineato permetter� di ottenere, attraverso la riqualificazione e
l'integrazione dei vari livelli di governo, una maggiore efficacia ed economicit�.�
Ma se i presupposti appaio significativi, la norma in realt� esprime delle palesi
contraddizioni: evidenziamo in questo ambito una interpretazione perlomeno azzardata del
principio di sussidiariet�. L'articolo 10 in coerenza con la dottrina che ha ispirato la
redazione del �Libro Bianco�, va ad attribuire � in nome della sussidiariet� � le
competenze assistenziali primarie sulla persona direttamente alla famiglia (sul cui ruolo c��
un�enfasi strumentale utile solo al conferimento di un vero e proprio ruolo surrogatorio
delle politiche sociali per la persona), alle organizzazioni del terzo settore (qui messe
indistintamente in un mix unico che comprende volontariato, no profit in senso generale e
cooperazione sociale) e i comuni a cui � demandata la regia della gestione delle social
Al di l� degli aspetti di correttezza costituzionale sulla quale si sono soffermate
molte osservazioni negli interventi, � evidente l�abiura ad ogni principio di programmazione
e organizzazione dei servizi a livello pubblico, direttamente accusati nella presentazione
della proposta di legge di inefficacia e inefficienza. Si legge infatti che la gestione dei
servizi da parte del settore privato (un privato alquanto indistinto come detto prima): ��
un'opzione decisiva perch� spesso, a causa di un pregiudizio ideologico non ancora del
tutto tramontato, il Terzo settore non � ancora debitamente valorizzato e si continua a
ritenere che sia meglio la gestione pubblica diretta, anche quando costa di pi� e rende
qualitativamente meno di un servizio erogato da un ente con finalit� sociali. In altre parole,
il pubblico continua aprioristicamente a essere ritenuto moralmente migliore e da
privilegiare a dispetto di ogni risultato qualitativo e quantitativo.�
In realt� questo �pregiudizio ideologico� credo che sia ormai praticamente
irrintracciabile, indipendentemente dalla composizione politica delle amministrazioni
territoriali, nelle varie organizzazioni locali dei servizi che sempre pi� esternalizzano le
azioni di politica sociale ad organismi del privato sociale che siano cooperazione o
associazioni di promozione sociale. Il riferirsi a questa istanza appare qui pi� strumentale
a giustificare l�attribuzione tout court di competenze (e responsabilit� aggiungiamo) alla
fine della filiera, al punto che la gestione della social card - per esempio - � normata cos�
(comma 1/e): �con lo scopo di identificare i beneficiari in termini di prossimit�, di integrare
le risorse pubbliche con la diffusa raccolta di erogazioni e benef�ci a carattere liberale, (i
comuni provvedono) di affidare alle organizzazioni non profittevoli la gestione della carta
acquisti attraverso le proprie reti relazionali�
Come si vede salta anche un altro principio importante di politica sociale: l�esigibilit�
dei diritti, ovvero una esigibilit� che si potr� esercitare passando obbligatoriamente
attraverso i centri di ascolto Caritas (e lo dico con tutto il rispetto) o altre iniziative
volontaristiche di questo tipo.
Ci sono numerosi altri punti di criticit� nel disegno di legge ben osservati dai diversi
interlocutori che sono riportati in questo testo per i quali non � possibile tracciare una
sintesi collettiva che non sia quella � concorde � che occorre smettere di considerare le
politiche sociali come un costo, ma ribaltare la logica e attribuire a queste la finalit� di
investimento per la crescita sociale della comunit�.
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