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Timestamp: 2019-01-18 01:25:33+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2']

Ape | Tutela Fiscale del Contribuente Roccasecca
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Sanzioni salate per chi non redige l’APE
29/09/2014 infocaaf	Lascia un commento
La certificazione energetica nel nostro Paese entra in vigore nel 2005 con la pubblicazione del D.Lgs. 192/2005. In ordine di tempo, le ultime modifiche al decreto sono state apportate dal decreto legge 63/2013 che ha introdotto l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) in luogo dell’Attestato di Certificazione Energetica (ACE).
L’Attestato di Prestazione Energetica è un documento obbligatorio nella locazione e vendita degli immobili
L’A.P.E. – L’A.P.E. (Attestato di Prestazione Energetica) è un documento che descrive le caratteristiche energetiche di un edificio o unità immobiliare, tiene conto di una serie di parametri, come ad esempio l’involucro, gli infissi, il generatore di calore ecc. che portano in definitiva all’elaborazione della classe energetica dell’edificio.
Esso si compone da una scala che va dalla lettera A+ (massima classe raggiungibile) alla lettera G (la più bassa classe raggiungibile), in cui la classe energetica viene determinata attraverso un’unità di misura che la normativa stabilisce in KWH/mq.
Chi lo redige – L’A.P.E. viene redatto da un tecnico abilitato, che può operare da solo (libero professionista) o in uno studio associato, avendo i requisiti stabiliti dal D.P.R. 75/2013.
In sede di redazione del certificato energetico il professionista dichiara l’assenza di conflitto di interessi, il non coinvolgimento con i produttori dei materiali utilizzati nella costruzione dell’edificio e che in ogni caso non deve essere né coniuge né parente fino al quarto grado con il committente.
Quando deve essere redatto – L’Attestato di Prestazione energetica ha l’obbligo di essere redatto nel caso di:
– Compravendita di immobili;
– Registrazione contratto di affitto o comodato d’uso (anche se va fatta una specifica, in quanto non c’è l’obbligo di allegare il certificato nel contratto, ma basta inserire nel contratto stesso una dichiarazione con la quale il conduttore ha ricevuto la documentazione comprensiva dell’Attestato, relativa all’A.P.E. D.Lgs. 192 del 19/08/2005 art. 6);
– Annunci di vendita o affitto di un’unità immobiliare;
– Al momento della fine lavori di una nuova costruzione (classe energetica non inferiore alla lettera C);
– Ristrutturazione importante;
– Edifici pubblici;
– Richiesta certificato di agibilità.
Le sanzioni – In assenza o mancata redazione dell’Attestato di Prestazione Energetica vengono determinate delle sanzioni che per il proprietario possono essere così suddivise:
– immobile venduto senza essere dotato di A.P.E., il venditore può incorrere in una sanzione che varia dagli € 3.000,00 agli € 18.000,00;
– immobile affittato senza essere dotato di A.P.E., il locatario può incorrere in una sanzione che varia dagli € 300,00 agli € 1.800,00;
– annuncio di un immobile da vendere o affittare, si incorre in una sanzione variabile dagli € 500,00 agli € 3.000,00.
ACEApeAttestato di Certificazione EnergeticaATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA
Contratto di affitto 2014
15/04/2014 infocaaf	Lascia un commento
cedolare secca, Ape, RLI, Tasi e non solo. Guida a tutte le novità.
Contratto di affitto 2014: tra la nuova aliquota della cedolare secca, l’obbligo di Ape, l’arrivo della Tasi ad affiancare l’IMU e la registrazione tramite modello RLI, sono molte le novità da tenere in considerazione in materia di affitti. Vediamo insieme a cosa prestare particolare attenzione.
Contratto di affitto 2014: anche quest’anno il settore immobiliare sta vivendo un periodo contraddistinto da molte novità in materia di norme. Dall’arrivo della cedolare secca in versione ultra light, fino alle controverse regole sul pagamento in contanti, vediamo insieme un elenco dei punti chiave da tenere sotto osservazione.
La cedolare secca al 10% per il 2014-2017
Ne abbiamo parlato più volte, e alla fine è diventata una realtà a tutti gli effetti: con il Dl 47/2014, infatti, l’aliquota delle locazioni a canone concordato è stata ridotta al 10% per gli anni d’imposta dal 2014 fino al 2017. Un percorso tutto in discesa, quello della cedolare secca: introdotta con un’aliquota al 19% applicata per il 2011 e 2012, già con il Dl 102/2013 era scesa al 15%. Anche nella sua nuova versione alleggerita si applica sempre ai contratti stipulati in base all’articolo 2, comma 3, della legge 431/1998.
L’Ape è obbligatorio, altrimenti scatta la multa
Anche dell’attestato di prestazione energetica (meglio conosciuto con l’acronimo Ape) avevamo già parlato: con la legge di conversione del Dl 63/13 è stata confermata la sua obbligatorietà. In sintesi, chi intende concedere in locazione un immobile dovrà avere già a disposizione il relativo Ape (in modo da renderlo disponibile fin dall’avvio delle trattative) per poi consegnarlo alla momento della stipula del contratto. Un adempimento che prevede precise sanzioni, anche se non più quella della nullità del contratto.
L’introduzione del modello RLI per la registrazione
Probabilmente la novità più importante in materia di contratti di affitto per questo 2014 è il nuovo modello RL per la registrazione. Introdotto a partire dal 3 febbraio di quest’anno, viene utilizzato anche per l’esercizio dell’opzione o della revoca relativa alla cedolare secca.
Imu per i proprietari, Tasi (anche) per gli inquilini
Della vecchia Imu i proprietari di casa sanno già tutto: ciò che, invece, è cambiato con l’ultima legge di Stabilità è l’introduzione della Tasi (tributo per i servizi indivisibili) a carico non solo dei proprietari, ma anche degli inquilini. Infatti, una percentuale tra il 10 e il 30% di questa imposta dovrà essere pagata da chi è in affitto. Attenzione, però: se il contratto non supera i 6 mesi la Tasi sarà interamente a carico del padrone di casa.
Pagamento in contanti fino a 999,99 euro
Divieto di pagare l’affitto in contanti? Così sembrava, almeno a leggere il testo della legge di Stabilità. Le ultime interpretazioni fornite dal Ministero dell’economia e delle finanze, però, hanno fugato ogni dubbio: il divieto scatta solo quando l’importo del canone di locazione è pari o superiore ai 1000 euro. Di fatto, quindi, solo se si supera la fatidica soglia dei 999,99 euro avrà luogo la sanzione amministrativa (variabile tra l’1 e il 40%).
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Via l’attestato energetico dalla locazione
21/03/2014 infocaaf	Lascia un commento
Prestazione energetica attestata con apposita clausola
Premessa – La copia dell’attestato di prestazione energetica dovrà essere allegata al contratto di trasferimento, tranne nei casi di locazione di singole unità immobiliari. Non è più previsto, quindi, l’obbligo di allegare l’attestato di prestazione energetica ai contratti di locazione di singole unità abitative.
Destinazione Italia – La L. 21.2.2014, n. 9, di conversione con modificazioni del D.L. 23.12.2013, n. 145, recante interventi urgenti per l’avvio del piano “Destinazione Italia”, ha apportato, tra l’altro, rilevanti novità in materia di prestazione energetica. Innanzitutto, l’art. 1, co. 7, dispone che nei contratti di compravendita immobiliare, negli atti di trasferimento di immobili a titolo oneroso e nei nuovi contratti di locazione di edifici o di singole unità immobiliari soggetti a registrazione è inserita un’apposita clausola con la quale l’acquirente o il conduttore dichiara di aver ricevuto le informazioni e la documentazione comprensiva dell’attestato, in ordine all’attestazione della prestazione energetica degli edifici.
Attestato di prestazione energetica – La nuova normativa prevede che copia dell’attestato di prestazione energetica debba essere allegata al contratto, tranne nei casi di locazione di singole unità immobiliari. In sostanza, non è più previsto l’obbligo di allegare l’attestato di prestazione energetica ai contratti di locazione di singole unità abitative.
Sanzione – In caso di omessa dichiarazione o di mancata allegazione dell’Ape, se dovuta, è stabilito che le parti siano soggette al pagamento in solido, ed in parti uguali, della sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 3.000 ad Euro 18.000. La sanzione è da Euro 1.000 ad Euro 4.000 per i contratti di locazione di singole unità immobiliari e, se la durata della locazione non eccede i 3 anni, essa è ridotta alla metà. Il pagamento della sanzione non esenta comunque dall’obbligo di presentare la dichiarazione o la copia dell’attestato di prestazione energetica entro 45 giorni. Su richiesta di almeno una delle parti o di un suo avente causa, la stessa sanzione amministrativa si applica altresì ai richiedenti, in luogo di quella della nullità del contratto, per le violazioni commesse anteriormente all’entrata in vigore del provvedimento, purché la nullità non sia stata ancora definitivamente dichiarata con sentenza passata in giudicato.
Violazione – In base a quanto disposto dal citato art. 1, co. 7, D.L. 145/2013, l’accertamento e la contestazione della violazione sono svolti dalla Guardia di Finanza o, all’atto della registrazione di uno dei contratti previsti dal comma, dall’Agenzia delle Entrate, ai fini dell’ulteriore corso del procedimento sanzionatorio ai sensi dell’art. 17, L. 24.11.1981, n. 689.
Raffrescamento – Il co. 8-bis dell’art. 1, D.L. 145/2013, dispone che ai fini del rilascio dell’attestato di prestazione energetica degli edifici si dovrà tener conto anche del raffrescamento derivante dalle schermature solari mobili, a condizione che la prestazione energetica delle predette schermature sia di classe 2, come definita nella Norma europea EN 14501:2006, o superiore.
Titoli – Un’altra novità, introdotta dall’art. 1, co. 8-ter, D.L. 145/2013, riguarda i requisiti e i titoli di studio dei tecnici abilitati che possono rilasciare l’attestato di prestazione energetica. In sostanza, vengono riconosciuti quali soggetti certificatori i soggetti che dimostrino di essere in possesso di un attestato di frequenza, con superamento dell’esame finale, di uno specifico corso di formazione per la certificazione energetica degli edifici, attivato precedentemente alla data di entrata in vigore del provvedimento e comunque conforme ai contenuti minimi
COSA SI INTENDE PER SINGOLA UNITA’ IMMOBILIARE
L’art. 2 c. 3 del DM 26/6/09 stabilisce che per singola unità immobiliare si intende “l’insieme di uno o più locali preordinato come autonomo appartamento e destinato ad alloggio nell’ambito di un edificio, di qualsiasi tipologia edilizia, comprendente almeno due unità immobiliari. E’ assimilata alla singola unità immobiliare l’unità commerciale o artigianale o direzionale appartenente ad un edificio con le predette caratteristiche”.
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