Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-673-codice-civile-perimento-della-cosa-legata-impossibilita-della-prestazione
Timestamp: 2019-04-21 01:19:46+00:00
Document Index: 178043799

Matched Legal Cases: ['art. 1285', 'sentenza ', 'art. 540', 'art. 649', 'art. 673', 'art. 540', 'art. 649', 'art. 673']

Art. 673 codice civile: Perimento della cosa legata. Impossibilità della prestazione | La Legge per tutti
Art. 673 codice civile: Perimento della cosa legata. Impossibilità della prestazione
Il legato non ha effetto se la cosa legata è interamente perita (1) durante la vita del testatore (2).
L’obbligazione dell’onerato si estingue se, dopo la morte del testatore, la prestazione è divenuta impossibile per causa a lui non imputabile (3).
Perimento: distruzione della cosa non solo in senso fisico ma anche in senso giuridico, come nel caso in cui la cosa abbia perso ogni valore economico (es.: confisca senza corrispettivo).
Impossibilità per causa non imputabile: impossibilità della prestazione [v. 1218] non dovuta a colpa dell’onerato [v. 649].
(1) Non è rilevante la causa del perimento. Al perimento è equiparato lo smarrimento della cosa.
(2) Se la distruzione della cosa dovesse avvenire dopo la morte del testatore, il rischio del perimento graverebbe sul legatario, il cui acquisto automatico si fa risalire al momento dell’apertura della successione.
(3) In caso contrario l’onerato [v. 649] sarà tenuto a risarcire i danni al legatario.
L’inefficacia del legato a causa dell’integrale perimento del suo oggetto si giustifica in quanto la disposizione testamentaria viene ad essere priva di oggetto.
L'obbligazione alternativa - ai sensi dell'art. 1285 c.c. - presuppone l'originario concorso di due o più prestazioni, poste in posizione di reciproca parità e dedotte in modo disgiuntivo, nessuna delle quali può essere adempiuta prima dell'indispensabile scelta di una di essa, rimessa alla volontà di una delle parti e che diviene irrevocabile con la dichiarazione comunicata all'altra parte. Una volta poi operata tale concentrazione, l'obbligazione alternativa - avendo a oggetto esclusivamente la prestazione scelta - diventa semplice, con la conseguenza che se tale ultima prestazione diviene impossibile dopo la scelta per una causa non imputabile al debitore, l'obbligazione stessa si estingue. (Nella specie il testatore aveva onerato il legatario di una obbligazione alternativa a scelta del beneficiario e, in particolare, o consentire la permanenza del beneficiario nella casa già coabitata con il "de cuius", ovvero, in caso di mancato godimento dell'immobile, la dazione di una somma di danaro. Divenuta esigibile l'obbligazione con la morte del testatore il beneficiario aveva scelto la permanenza nell'immobile, ma successivamente, il godimento dell'immobile era divenuto impossibile in conseguenza della emissione di una ordinanza sindacale di sgombero a causa di un pericolo di crollo. In applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha confermato la sentenza del giudice del merito che aveva ritenuto, da un lato, che la scelta del beneficiario del legato aveva determinato la concentrazione dell'originaria obbligazione unicamente sul godimento del bene, dall'altro, che essendo divenuta impossibile l'unica prestazione - essendosi resa necessaria la demolizione dell'immobile con conseguente perimento della cosa legata - era estinta l'obbligazione facente capo al legatario).
La titolarità del diritto di abitazione riconosciuto dall'art. 540 c.c. al coniuge superstite sulla casa adibita a residenza familiare, che, costituendo "ex lege" oggetto di un legato, viene acquisita immediatamente da detto coniuge, secondo la regola dei legati di specie (art. 649 comma 2 c.c.) al momento dell'apertura della successione, ha necessario riferimento al diritto dominicale spettante sull'abitazione del "de cuius". Pertanto, nel caso in cui la residenza familiare del "de cuius" sia sita in un immobile in comproprietà, il diritto di abitazione del coniuge superstite trova limite ed attuazione in ragione della quota di proprietà del coniuge defunto, con la conseguenza che ove, per l'indivisibilità dell'immobile non possa attuarsi il materiale distacco della porzione dell'immobile spettante e l'immobile stesso venga assegnato per intero ad altro condividente, deve farsi luogo all'attribuzione dell'equivalente monetario di quel diritto senza che - non ricorrendo l'ipotesi di legato di prestazione obbligatoria - possa verificarsi l'effetto estintivo per impossibilità della prestazione, previsto dal comma 2 dell'art. 673 c.c.
Cassazione civile sez. II 10 marzo 1987 n. 2474
La titolarità del diritto di abitazione riconosciuto dall'art. 540 cpv. c.c. al coniuge superstite sulla casa adibita a residenza familiare, che, costituendo ex lege oggetto di un legato, viene acquisita immediatamente da detto coniuge, secondo la regola dei legati di specie (art. 649, comma 2, c.c.), al momento dell'apertura della successione, ha necessario riferimento al diritto dominicale spettante sull'abitazione del de cuius. Pertanto, nel caso in cui la residenza familiare del de cuius sia sita in un immobile in comproprietà, il diritto di abitazione del coniuge superstite trova limite ed attuazione in ragione della quota di proprietà del coniuge defunto, con la conseguenza che ove per l'indivisibilità dell'immobile non possa attuarsi il materiale distacco della porzione dell'immobile spettante e l'immobile stesso venga assegnato per intero ad altro condividente, deve farsi luogo all'attribuzione dell'equivalente monetario di quel diritto senza che - non ricorrendo l'ipotesi di legato di prestazione obbligatoria - possa verificarsi l'effetto estintivo per impossibilità della prestazione, previsto dal comma 2 dell'art. 673 c.c.