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Timestamp: 2018-06-25 07:49:14+00:00
Document Index: 59393846

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 12', 'art. 117', 'art. 117']

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[Corte cost., sent. 308/2011] Stato e Regioni, energia ed ambiente: difficili connubi
14 novembre 2011 di Redazione
Nella sentenza 308/2011 la Corte costituzionale ha dovuto affrontare, ancora una volta, la questione relativa alle modalità di riparto della competenza fra Stato e Regioni in materia di allocazione degli impianti di produzione di energia; questione che involge, peraltro, la preliminare definizione dell’ambito materiale entro cui iscrivere, ai sensi della Costituzione, la menzionata disciplina.
Due sono, dunque, i profili problematici che il Giudice delle leggi è chiamato a delineare: a quale “materia” (ex art. 117 Cost.) appartiene la disciplina normativa sugli insediamenti di produzione energetica; a “chi” appartiene, di conseguenza, la relativa competenza legislativa.
La fattispecie in oggetto muove da un ricorso dello Stato, avente ad oggetto l’articolo 1, co. 1, lett. a) e b), l. r. Molise 23/2010, «Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 7 agosto 2009, n. 22 (Nuova disciplina degli insediamenti degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel territorio della Regione Molise)», ritenuto in contrasto appunto con l’art. 117, co. 1, co. 2, lett. a) ed e), e co. 3, Cost.
In particolare, il ricorrente ritiene che tali disposizioni violino l’art. 117 Cost., co. 3, in relazione all’art. 12, co. 3, 4 e 10, d.lgs. 387/2003 (cfr. «Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità») espressivi di principi fondamentali in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia»: tali principi stabiliscono, infatti, che le aree non idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili possono essere individuate previo espletamento di apposita istruttoria, con riferimento a specifici siti ed in relazione all’installazione di determinate tipologie e/o dimensioni di impianti (diversamente, le norme impugnate prevedono un divieto generalizzato di localizzazione di tali impianti; co. 10); e che il procedimento previsto dal legislatore statale in materia di rilascio di autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio dei suddetti impianti, deve comunque consentire alle amministrazioni coinvolte di esporre le proprie valutazioni (co. 3 e 4).
A ciò il ricorrente assomma l’asserita violazione anche del co. 1, art. 117 Cost. – in quanto il co. 1, lett. a) e b), della censurata legge regionale impedirebbe il rispetto degli impegni internazionali e comunitari assunti dallo Stato, con riferimento alla maggiore produzione di energia da fonti alternative – nonché la lesione dell’assetto di mercato, in quanto i divieti previsti dalla medesima limiterebbero il libero accesso al mercato dell’energia «creando una situazione di artificiosa alterazione della concorrenza fra gli operatori delle diverse aree del Paese e tra i diversi modi di produzione dell’energia».
I summenzionati profili di illegittimità sono invero accolti dalla Corte, che afferma come il Legislatore statale – nel dettare la disciplina in materia di insediamenti di impianti energetici – abbia «inteso trovare modalità di equilibrio» tra la competenza esclusiva statale in materia di ambiente e paesaggio e quella concorrente in materia di energia (cfr. Corte cost., sent. 275/2011) e che «il bilanciamento tra le esigenze connesse alla produzione di energia e gli interessi ambientali impone una preventiva ponderazione concertata in ossequio al principio di leale cooperazione» (Corte cost., sent. 192/2011).
È in questa prospettiva che la Corte dirime il primo dei summenzionati quesiti (i.e. l’ambito di competenza materiale) altresì giustificando l’attribuzione alla Conferenza unificata della competenza ad approvare le c.d. “linee guida” in materia e, quindi, implicitamente rispondendo anche al secondo quesito (i.e. la titolarità della relativa competenza).
Ed infatti, sotto questo profilo, le norme regionali impugnate sono ritenute in contrasto con gli evocati parametri costituzionali; ciò in quanto esse prevedono «un divieto arbitrario, generalizzato e indiscriminato di localizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili»: il Legislatore regionale ha dunque individuato le suddette aree senza una adeguata e preventiva istruttoria tenesse conto dei diversi interessi coinvolti – così come invece previsto dalle linee guida – vietando l’installazione di ogni tipo di impianto alimentato da fonte di energia alternativa, indipendentemente dalla sua tipologia o potenza.
In ultima analisi, la Corte afferma che il Legislatore regionale non può procedere «autonomamente all’individuazione dei siti nei quali non è consentita la costruzione dei suddetti impianti, potendo ciò avvenire solo sulla base delle linee guida nazionali» ed, in ogni caso, osservando le modalità di svolgimento del procedimento prefigurate dalla normativa statale «che costituisce corretta proiezione, sul piano normativo, delle competenze costituzionali rilevanti nel settore».
Non è la prima volta che la Consulta è chiamata a pronunciarsi in materia (di recente e del medesimo tenore, cfr. Corte cost., sent. 33/2011) ed abbondante risulta anche la giurisprudenza di merito (da ultimo cfr. T.A.R. Toscana, sent. 1473/2011) e tuttavia la convivenza fra Stato e Regioni – relativamente alla regolamentazione del settore – appare tutt’altro che “pacifica”; fors’anche a causa della difficile coniugazione degli ambiti materiali coinvolti (i.e. “ambiente” ed “energia”) della loro differente qualificazione/collocazione costituzionale (i.e. rispettivamente co. 2 e 3, art. 117) nonché, infine, della rilevanza (economica) degli interessi sottesi al medesimo.
La (apparente) chiarezza delle statuizioni ricavabili dalla giurisprudenza amministrativa e costituzionale – soprattutto con riferimento alla implementazione del modello della “concertazione” per la disciplina della materia de qua – non esclude, quindi, che ci possano essere ulteriori, future questioni sottoposte alla attenzione del Giudice di legittimità.
(Università “Kore” di Enna)
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