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Timestamp: 2013-05-25 07:00:44+00:00
Document Index: 106736371

Matched Legal Cases: ['art. 606', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 64', 'art. 210', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 63', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 47', 'art. 41', 'art. 186', 'art. 193', 'art. 844', 'art. 615', 'art. 12', 'art. 2059', 'art. 610', 'art. 186', 'art. 2495', 'art. 2495', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 378', 'sentenza ', 'art. 2392', 'art. 2392', 'art. 2697', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Mondo DirittoNewsGiurisprudenzaDottrinaNormativaCerca DIRITTO CIVILE. Testamento pubblico privo dell'indicazione dell'ora di sottoscrizione: le conseguenze sul piano formale. Cass. civ. 25 maggio 2012 n. 8366.In tema di testamento pubblico, la mancata indicazione dell'ora della sottoscrizione può dar luogo all'annullamento di esso come previsto dall'art. 606, comma 2, c.c.Leggi tuttoPREVIDENZA PROFESSIONALE. Invio del modello 5/2002 alla Cassa Forense: obbligo o facoltà per i non iscritti alla suddetta Cassa di Previdenza? Cass. Civ. S.U. 7 giugno 2012 n. 9184.Tutti gli iscritti agli albi degli avvocati e dei procuratori nonchè i praticanti procuratori iscritti alla Cassa devono comunicare alla Cassa, con lettera raccomandatala inviare entro trenta giorni dalla data prescritta per la presentazione della dichiarazione annuale dei redditi, l'ammontare del reddito professionale di cui all'art. 10 dichiarato ai fini dell'IRPEF, nonchè il volume d'affari dichiarato ai fini dell'I.V.A. nel medesimo anno.
La scelta legislativa, di imporre anche ai non iscritti alla Cassa la comunicazione in questione (adempimento la cui generalità risulta poi ribadita nell'art. 1, comma 1 del già citato D.M. 22 maggio 1997), risulta motivata dalle meritevoli esigenze sociali di garantire l'effettività dell'obbligo di iscrizione,ai fini dell'assistenza e previdenza obbligatoria della categoria professionale, nello stesso interesse dei relativi appartenenti.Leggi tuttoDIRITTO TRIBUTARIO. Plusvalenza patrimoniale: quando scatta l'accertamento ai fini IRPEF? Cass. civ. 25 giugno 2012 n. 10552.In tema di accertamento del reddito, il valore di mercato determinato in via definitiva in sede di applicazione dell'imposta di registro può essere legittimamente utilizzato dall'amministrazione finanziaria come dato presuntivo ai fini dell'accertamento di una plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione di azienda. In tale ipotesi resta, pertanto, a carico del contribuente l'onere di provare un diverso valore, anche dimostrando di non aver interamente realizzato, in concreto, il valore di mercato dell'azienda ceduta. Il valore stabilito in sede di applicazione dell'imposta di registro deve essere considerato, quindi, come un dato obiettivo idoneo, di per sè, a fondare l'accertamento della plusvalenza da cessione, a prescindere dalle modalità con le quali esso sia stato determinato, e fatta salva la possibilità di prova contraria da parte del contribuente.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Cambiale sottoscritta da chi non ha il potere di rappresentanza: legittima l'opposizione al pagamento. Cass. civ. 21 giugno 2012 n. 10388.I requisiti per la valida assunzione di una obbligazione cambiaria in nome altrui sono, ai sensi del R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669, art. 11 non solo l'esistenza di una procura o di un potere "ex lege", ma anche l'apposizione della sottoscrizione con l'indicazione della qualità, ancorchè senza l'uso di formule sacramentali e con le sole modalità idonee a rendere evidente ai terzi l'avvenuta assunzione dell'obbligazione per conto di altri, come nel caso di collocazione della firma cambiaria sotto il timbro di una società, sufficiente a rivelare la volontà del sottoscrittore di impegnarsi in rappresentanza dell'ente, con la conseguenza che a questo ultimo deve rivolgersi il beneficiario del titolo, salva l'eccezione, proponibile soltanto dal rappresentato, del difetto o eccesso di rappresentanza del sottoscrittore.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Reato di bancarotta fraudolenta: la distrazione di ricavi societari a favore degli amministratori. Cass. pen. 4 giugno 2012 n. 21485.E' idonea ad integrare distrazione sia sotto il profilo materiale che psicologico, integrato dal dolo generico, la condotta finalizzata a far confluire i ricavi societari su conti personali degli amministratori, non occorrendo la finalità specifica di recare pregiudizio ai creditori ma soltanto la consapevolezza di sottrarre risorse al patrimonio sociale, con potenziale danno alle ragioni dei creditori.Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Spese mediche sostenute presso una struttura sanitaria non convenzionata con la ASL: il rimborso è dovuto? Cass. civ. 18 giugno 2102 n. 9969.In tema di diritto dei cittadini all'assistenza sanitaria deve rimarcarsi che, nell'ipotesi in cui a fondamento della domanda di un assistito del servizio sanitario nazionale, rivolta ad ottenere il rimborso di spese ospedaliere non preventivamente autorizzate dalla Regione, vengano dedotte ragioni di urgenza - che comportano per l'assistito pericoli di vita o di aggravamento della malattia o di non adeguata guarigione, evitabili soltanto con cure tempestive non ottenibili dalla struttura pubblica - manca ogni potere autorizzatorio discrezionale della pubblica amministrazione non essendo rilevante in contrario l'eventuale discrezionalità tecnica nell'apprezzamento dei motivi di urgenza, atteso che oggetto della domanda è il diritto primario e fondamentale alla salute, il cui necessario temperamento con altri interessi, pure costituzionalmente protetti - quali l'esistenza di risorse del Servizio sanitario nazionale con le conseguenti legittime limitazioni con leggi, regolamenti ed atti amministrativi generali - non vale a privarlo della consistenza di diritto soggettivo perfetto tutelabile dinanzi al giudice ordinario.
La mancanza di preventiva autorizzazione amministrativa ad avvalersi per un intervento chirurgico di una struttura ospedaliera non convenzionata non incide sul diritto al rimborso delle spese sostenute, ove il giudice del merito accerti che l'intervento sia avvenuto in stato di necessità, cioè sia sta effettuato sollecitamente per non compromettere in maniera definitiva il risultato.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Contraffazione di brevetto "per equivalente": elementi rilevanti ai fini della qualificazione giuridica. Cass. civ. 12 giugno 2012 n. 9548.In tema di contraffazione di brevetto per equivalenza, al fine di valutare se la realizzazione contestata possa considerarsi equivalente a quella brevettata, si da costituirne una contraffazione, occorre accertare se, nel permettere di raggiungere il medesimo risultato finale, essa presenti carattere di originalità, offrendo una risposta non banale, nè ripetitiva della precedente, essendo da qualificarsi tale quella che ecceda le competenze del tecnico medio che si trovi ad affrontare il medesimo problema, in questo caso soltanto potendo ritenersi che la soluzione si collochi al di fuori dell'idea di soluzione protetta.
Peraltro al fine di escludere la contraffazione per equivalenza, non rileva la variazione, seppure originale, apportata ad un singolo elemento del trovato brevettato, se la variazione non consenta di escludere l'utilizzazione, anche solo parziale, del brevetto anteriore. Ciò significa che "la contraffazione per equivalenza non potrebbe essere esclusa nel caso in cui il prodotto (o il procedimento) accusato sia riprodotto, anche solo parzialmente, con una variazione apportata ad un singolo componente, o ad una singola fase del procedimento, ancorchè tale variazione debba qualificarsi non banale nè ripetitiva della precedente". In tal caso infatti l'invenzione, quando pure munita dei requisiti legali di novità intrinseca ed estrinseca, non autorizza l'utilizzazione di altra invenzione brevettata senza il consenso dei titolari di questa e, di conseguenza, l'utilizzazione non autorizzata del brevetto anteriore,ancorchè allo scopo di attuare o utilizzare un'invenzione originale, costituisce contraffazione del primo.Leggi tuttoDIRITTO PROCESSUALE PENALE. Dichiarazioni rese da persona in qualità di indagato: obbligatorio l'avviso di cui all'art. 64 c.p.p. da parte dell'autorità procedente? Cass. pen. 10 maggio 2012 n. 2264Nell'assunzione ad iniziativa della polizia giudiziaria di informazioni da persone indagate deve farsi applicazione delle forme di cui all'art. 210 c.p.p., commi 2, 3, 4 e 6, e quindi l'atto deve essere preceduto dagli avvisi di cui all'art. 64 c.p.p., comma 3, e in particolare dall'avviso della facoltà di non rispondere. Come è noto, l'assenza di tale avviso rende inutilizzabili le dichiarazioni rese, secondo quanto statuito dall'art. 64 c.p.p., comma 3 bis.Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Per dimostrare il rapporto di lavoro subordinato occorre la prova "certa e tranquillante". Cass. civ. 8 giugno 2012 n. 9347.In tema di distinzione tra il rapporto di lavoro subordinato e il rapporto di lavoro autonomo, le concrete modalità di svolgimento del rapporto prevalgono sulla diversa volontà manifestata nella scrittura privata eventualmente sottoscritta dalle parti, ben potendo le qualificazioni riportate nell'atto scritto risultare non esatte, per mero errore delle parti o per volontà delle stesse, che intendano usufruire di una normativa specifica o eluderla.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Coltivazione di piante di Cannabis: condotta penalmente rilevante solo se destinata alla cessione a terzi? Cass. pen. 31 maggio 2012 n. 21196.Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. E' illegittimo il protesto su assegno rubato: ne rispondono solidalmente la banca e il notaio. Cass. civ. 31 maggio 2012 n. 8787.Qualora dall’esame esterno della firma di traenza risulti evidente la non corrispondenza della conformità documentale di essa allo specimen della firma depositato presso la banca dal correntista, l’istituto di credito non può limitarsi a dichiarare che rifiuta il pagamento dell’assegno (L. n. 349 del 1973, art. 63, comma 1, n. 4 e art. 1) perché è stato denunciato come rubato, ma ha l’obbligo di precisare chiaramente al pubblico ufficiale incaricato del protesto che il titolare del conto corrente è un soggetto diverso da quello il cui nome figura nella sottoscrizione dell’assegno e che tra il titolare del conto ed il traente non vi è nessun rapporto negoziale o legale, opponibile alla banca, che legittimi quest’ ultimo ad obbligarsi in nome e per conto di quegli. Diversamente il comportamento dell’istituto costituisce causa del fatto ingiusto della pubblicazione del nome del correntista sul bollettino dei protesti (L. n. 77 del 1955, art. 2), con l’ulteriore conseguenza di aver fatto conoscere a chiunque le esatte generalità del cliente con cui intrattiene il conto, non essendo sufficiente a tutelarlo dal discredito sociale ed economico la collocazione in apposita categoria, con conseguente responsabilità, anche contrattuale, di tutti i danni che ne derivano . Quanto poi al pubblico ufficiale, sussiste la sua corresponsabilità per concorso nel causare il protesto illegittimo se ha omesso di vigilare, anche per colpa lieve, sulla corrispondenza tra la firma di traenza e il nome del titolare del conto corrente, poiché nell’adempimento dei suoi obblighi di status a lui personalmente incombe dirigere la compilazione dell’atto - L. n. 89 del 1913, art. 47 - con perizia e diligenza professionale per non danneggiare un soggetto apparentemente estraneo all’emissione dell’assegno.Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Licenziamento causato da crisi aziendale: su chi l'onere della prova sull'effettiva sussistenza dei motivi? Cass. civ. 15 maggio 2012 n. 7512.In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo determinato da ragioni tecniche, organizzative e produttive, compete al giudice - che non può, invece, sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost. - il controllo in ordine all’effettiva sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro, in ordine al quale il datore di lavoro ha l’onere di provare, anche mediante elementi presuntivi ed indiziari, l’impossibilità di una differente utilizzazione del lavoratore in mansioni diverse da quelle precedentemente svolte; tale prova, tuttavia, non deve essere intesa in modo rigido, dovendosi esigere dallo stesso lavoratore che impugni il licenziamento una collaborazione nell’accertamento di un possibile “repèchage”, mediante l’allegazione dell’esistenza di altri posti di lavoro nei quali egli poteva essere utilmente ricollocato, e conseguendo a tale allegazione l’onere del datore di lavoro di provare la non utilizzabilità nei posti predetti.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Il rifiuto del conducente di sottoporsi al controllo alcolemico presso una stazione di polizia è sanzionabile? Cass. pen. 01 giugno 2012 n. 21192.In assenza di dotazione di etilometro sul luogo del controllo, il rifiuto dell'automobilista all'invito rivoltogli da parte dei Carabinieri di seguirli presso un distaccamento della Polizia Stradale sito ad una rilevante distanza del luogo del fatto, con conseguente sensibile limitazione della libertà personale, non integra la contravvenzione ex art. 186, commi 3 e 7 C.d.s., il quale non prevede la possibilità di accompagnamento coattivo del conducente.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Uso di espressioni sconvenienti rivolte ad un collega avvocato: le sanzioni disciplinari irrogabili dall'Ordine. Cass. S.U. 15 maggio 2012 n. 7506. Corte di Cassazione Sez. Unite Civ. - Sent. del 15.05.2012, n. 7506
Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Della condotta "imprudente" del lavoratore da cui ne derivi un danno ne risponde anche il datore di lavoro? Cass.Civ. 4 maggio 2012 n. 16890.L'eventuale imprudenza del lavoratore non elide il nesso di causalità allorché l’incidente si verifichi a causa del lavoro svolto e per l’inadeguatezza delle misure di prevenzione. È evidente, infatti, che la prospettazione di una causa di esenzione da colpa che si richiami alla condotta imprudente del lavoratore, non rileva allorché chi la invoca versa in re illicita, per non avere negligentemente impedito l’evento lesivo, che è conseguito, nella specie, dall’avere la vittima operato in condizioni di rischio note all’azienda e non eliminate da chi rivestiva la posizione di garanzia.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Intervento chirurgico e conseguenze post-operatorie: le responsabilità del chirurgo. Cass. Pen. 9 maggio 2012 n. 17222.La posizione di garanzia del capo dell’equipe chirurgica non è limitata all’ambito strettamente operatorio ma si estende ai contesto post-operatorio, in quanto il momento immediatamente successivo all'atto chirurgico non è per nulla avulso dall’intervento operatorio, non fosse altro che per il fatto che le esigenze di cura ed assistenza del paziente sono con tutta evidenza rapportate alle peculiarità dell’atto operatorio ed al suo andamento in concreto.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Risarcibilità del c.d. "fermo tecnico" a seguito di sinistro stradale. Cass. Civ. 8 maggio 2012 n. 6907.Il danno da "fermo tecnico" deve essere liquidato in via equitativa anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato. L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore.Leggi tuttoDIRITTO TRIBUTARIO. Avere la residenza all'estero esonera dal pagamento dell'IRPEF allo stato italiano? Cass. Civ. 4 aprile 2012 n. 5382.L’iscrizione del cittadino nell’anagrafe dei residenti all’estero non è elemento determinante per escludere la residenza fiscale in Italia, allorchè il soggetto abbia nel territorio dello Stato il proprio domicilio, inteso come sede principale degli affari ed interessi economici, nonchè delle proprie relazioni personali, non risultando determinante, a tal fine, il carattere soggettivo ed elettivo della “scelta” dell’interessato - rilevante solo quanto alla libertà dell’effettuazione della stessa, ma non ai fini della verifica del risultato di quella scelta - ma dovendosi contemperare la volontà individuale con le esigenze di tutela dell’affidamento dei terzi, per cui il centro principale degli interessi vitali del soggetto va individuato dando prevalenza al luogo in cui la gestione di detti interessi viene esercitata abitualmente in modo riconoscibile dai terzi.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Alterare il contratto di assicurazione per responsabilità civile verso terzo integra il reato di truffa ai danni dello stato? Cass. Civ. 4 maggio 2012 n. 16630.Non è configurabile il reato di truffa in quanto si tratta di un reato contro il patrimonio la cui ratio consiste nella tutela della libertà di determinazione negoziale che, per essere tale, deve essere assunta in assenza di qualsiasi atto fraudolento. Il reato in questione, è caratterizzato, sotto il profilo dell’elemento materiale, dai seguenti elementi: a) gli artifizi o raggiri; b) l’incidenza sul patrimonio della vittima.
Se ad essere raggirati sono i C.C. nell’ambito di un controllo, il reato di truffa ai danni dello stato non è ipotizzabile proprio perché i C.C. non hanno il potere di compiere alcun atto di disposizione destinato ad incidere sul patrimonio del danneggiato per effetto di una libera scelta negoziale atteso che i medesimi hanno solo la funzione di accertare la violazione dell’art. 193 Cds che prevede una semplice sanzione amministrativa.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Immissioni di fumi ed esalazioni dal fondo confinante: criteri per la liquidazione del danno. Cass. Civ. 9 maggio 2012 n. 7048.L’art. 844 c.c. impone, nei limiti della normale tollerabilità e dell’eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l’obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell’ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l’esercizio. Viceversa, l’accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all’articolo 844 c.c., comporta nella liquidazione del danno da immissioni, sussistente in “re ipsa”, l’esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell’uso, in quanto venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l’illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell’azione generale di risarcimento danni di cui all’articolo 2043 c.c. e specificamente, per quanto concerne il danno alla salute, nello schema del danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’articolo 2059 c.c.Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Licenziamento del lavoratore pubblico dipendente che svolge lavori incompatibili con il proprio status di dipendente. Cass. Civ. 27 aprile 2012 n. 6560.Il licenziamento per giusta causa del lavoratore pubblico dipendente si configura nell'ipotesi di svolgimento di attività lavorativa incompatibile con lo status di pubblico dipendente, a prescindere dal requisito dell’abitualità, essendo sufficiente anche un episodio isolato.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Costituzione di servitù mediante regolamento condominiale: quali i limiti? Cass. Civ. 27 aprile 2012 n. 6582.Il regolamento di condominio, per sua natura finalizzato a disciplinare l'uso dei beni comuni da parte dei condomini, non può costituire un diritto di servitù su di un bene comune in favore di un bene di proprietà esclusiva di uno dei condomini; se invero il regolamento di condominio, nel disciplinare l'utilizzazione delle cose comuni, può limitare il godimento su di esse da parte di uno o più condomini, non può peraltro restringere tale uso fino a svuotarlo di qualsiasi contenuto.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Modificare la relata di notifica dell'ufficiale giudiziario integra il reato di falso materiale. Cass. Pen. 26 aprile 2012 n. 15971. L'alterazione della relata di notifica apposta dall'ufficiale giudiziario eseguita in modo non grossolana ed evidente ma a regola d'arte, rientra nel reato di falsificazione materiale e a nulla vale un'ipotesi di recesso attivo da parte dell'agente se non l'unico scopo di evitare ulteriori pregiudizi dopo che la contraffazione era stata scoperta.Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Recesso da parte dell'azienda da un contratto ci collaborazione coordinata e continuativa: quali i limiti? Cass. Civ. 18 aprile 2012 n. 6039La risoluzione per inadempimento in luogo del ricorso ad altro rimedio sinallagmatico (come l’exceptio non rite adimpleti contractus o l’exceptio inadempleti contractus) può esercitarsi nei contratti di collaborazione coordinata e continuativa purché ci si trovi in presenza di inadempimento di non scarsa importanza avuto riguardo all’interesse della parte adempienteLeggi tuttoDIRITTO CIVILE. La quietanza di pagamento rilasciata dal notaio non può valere quale prova dell'esistenza del contratto di compravendita. Cass civ. 30 marzo 2012 n. 5158.Per i contratti che trasferiscono la proprietà di immobili, non è sufficiente un qualsiasi documento, ma occorre che lo scritto contenga la manifestazione della volontà di concludere il contratto e sia posto in essere al fine specifico di manifestare tale volontà, con l’effetto che non vale ad integrare il contratto una dichiarazione di quietanza, che presuppone il contratto e dà la prova dell’avvenuto pagamento, ma non pone in essere il contratto stesso.Leggi tuttoDIRITTO TRIBUTARIO. No all'iscrizione ipotecaria da parte di Equitalia per debiti inferiori a 8.000 euro. Cass. S.U. 12 aprile 2012 n. 5771.In applicazione del DL 25/3/2010, n. 40, convertito dalla legge n. 73/2010, è vietata l'iscrizione di ipoteca per crediti minori di ottomila Euro anche per le procedure precedenti l'entrata in vigore della legge di conversione avendo riguardo nell’interpretazione di un atto normativo non l’intenzione del Legislatore o la lettura fattane da ministeri od altri enti, ma la volontà oggettiva della legge che nel caso di specie prevede la non iscrivibilità dell’ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. L'uso delle bombolette spray c.d. antiaggressione: limiti e qualificazione giuridica. Cass. pen. 29 marzo 2012 n. 11753.Le bombolette spray contenenti gas in grado di irritare la pelle e gli occhi, con regresso totale di tali effetti nel giro di trenta minuti, rientrano tra le armi comuni da sparo, la cui detenzione in luogo pubblico è punita dalla L. 497/1994. Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Operatori call center con contratto co.co.co:quando è configurabile il lavoro subordinato? Cass. civ. lav. 21 marzo n. 4476.Elemento indefettibile quindi del rapporto di lavoro subordinato e criterio discretivo, nel contempo, rispetto a quello di lavoro autonomo è la subordinazione, intesa come vincolo di soggezione personale del prestatore al potere direttivo del datore di lavoro, che inerisce alle intrinseche modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative e non già soltanto al loro risultato, mentre hanno carattere sussidiario e funzione meramente indiziaria altri elementi del rapporto di lavoro (quali, ad esempio, la collaborazione, l’osservanza di un determinalo orario, la continuità della prestazione lavorativa, l’inserimento della prestazione medesima nell’organizzazione aziendale e il coordinamento con l’attività imprenditoriale, l’assenza di rischio per il lavoratore e la forma della retribuzione), i quali - lungi dal surrogare la subordinazione o, comunque, dall’assumere valore decisivo ai fini della prospettata qualificazione del rapporto - possono, tuttavia, essere valutati globalmente, appunto, come indizi della subordinazione stessa, tutte le volte che non ne sia agevole l’apprezzamento diretto a causa di peculiarità delle mansioni, che incidano sull’atteggiarsi del rapporto. Inoltre, non è idoneo a surrogare il criterio della subordinazione nei precisati termini neanche il “nomen iuris” che al rapporto di lavoro sia dato dalle sue stesse parti (cosiddetta “autoqualificazione”),il quale, pur costituendo un elemento dal quale non si può in generale prescindere, assume rilievo decisivo ove l’autoqualificazione non risulti in contrasto con le concrete modalità del rapporto medesimo.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Il notaio acquisisce clienti di un collega che ha cessato l'attività: si profila la concorrenza sleale? Cass. civ. 23 marzo 2012 n. 4721.E’ sanzionabile disciplinarmente per concorrenza “sleale” l’attività del notaio consistente nel “servirsi dell’opera di procacciatori di clienti o l’utilizzazione di situazioni equivalenti” che induca le persone a sceglierlo” o di conferire “al procacciatore l’incarico, anche a titolo non oneroso, di procurargli clienti.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Presentazione di una fotocopia di un documento esibita come tale integra il reato di falsità in scrittura privata? Cass. pen. 13 marzo 2012 n. 9608.Alterare la copia fotostatica di un documento, priva di attestazione di autenticità, esibita come tale e senza farla valere come originale, non integra il delitto di falsità materiale; ciò in quanto la copia, pur avendo la funzione di assumere l’apparenza dell’originale, mantiene tuttavia la sua natura di mera riproduzione e non può acquisire una valenza probatoria equiparabile a quella del documento originale, se non attraverso l’attestazione di conformità legalmente appostavi.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Separazione dei coniugi con addebito a causa dell'impotentia generandi taciuta. Cass. civ. 1 marzo 2012 n. 3230.Il coniuge che dimostri in giudizio, anche mediante testimonianze de relato, di non essere stato messo a conoscenza dell’impotentia generandi del consorte, può ottenere la separazione con addebito.Leggi tuttoDIRITTO TRIBUTARIO. L'avvocato è sempre tenuto al pagamento dell'IRAP? Cass. civ. 5 marzo 2012 n. 3423.Il soggetto passivo è tenuto al pagamento dell’imposta solo qualora sia il responsabile dell’organizzazione ed impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale. L’utilizzo di uno "studio a ciò esclusivamente dedicato e con l'ausilio di attrezzature probabilmente informatiche e di comunicazione", non è sufficiente ad integrare il requisito di legge di "risorse materiali ed umane autonomamente suscettibili di valore aggiunto" .Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Attività dell'investigatore privato: sempre lecito riprendere in un'abitazione privata? Cass. pen. 8 marzo 2012 n. 9235.L'investigatore privato che con la propria condotta insidia la riservatezza delle abitudini individuali o sociali (dunque dei rapporti umani) che in tali luoghi si svolgono, commette il reato di interferenze illecite nella privata punito dall'art. 615 bis c.p.Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Sinistro durante il percorso che porta il lavoratore alla propria abitazione:è configurabile l'infortunio in itinere? Cass. civ. 22 febbraio 2012 n. 2642.In tema di infortunio in itinere - nel regime successivo alla riforma di cui all’art. 12 del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, applicabile ratione temporis alla dedotta fattispecie, il rischio elettivo - cioè dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore infortunato che interrompa ogni nesso tra lavoro, rischio ed evento - è configurato come l’unico limite alla copertura assicurativa di qualsiasi infortunio, in quanto ne esclude l’essenziale requisito della occasione di lavoro e, con riferimento all’infortunio in itinere, assume, tuttavia, una nozione più ampia in quanto comprende comportamenti del lavoratore infortunato, di per sé non abnormi, secondo il comune sentire, ma semplicemente contrari a norme di legge o di comune prudenza.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Misure di sicurezza inadeguate nell'ufficio: risarcibile il danno morale per il dipendente. Cass. Civ. 5 marzo 2012 n. 3416.Il danno non patrimoniale, di cui l’art. 2059 c.c. è risarcibile non solo quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato, ma anche quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale, tra i quali è annoverabile in primo luogo il diritto all’integrità psicofisica personale.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Attività di prostituzione nell’albergo: legittimo il sequestro preventivo della struttura? Cass. pen. 01 marzo 2012 n. 8037. Il reato di tolleranza abituale dell’altrui prostituzione commesso dal titolare di un esercizio alberghiero non esige la continuità dello condotta, ma implica la sola reiterazione, per un tempo apprezzabile, del comportamento permissivo del gestore, idoneo a consentire che le persone alloggianti nell’albergo svolgano attività di prostituzione.Leggi tuttoDIRITTO TRIBUTARIO. L'occultamento del preliminare di compravendita ai fini fiscali: reato o comportamento legittimo? Cass. pen. 13 gennaio 2012 n. 1377.di Avv. Augusto Careni.Il contratto preliminare deve ritenersi ricompreso, per quanto riguarda la responsabilità penale in caso di occultamento o distruzione di documenti contabili di cui all’articolo 10 del D.Lv. 74/2000, tra la documentazione di cui è obbligatoria la conservazione.Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Credito privilegiato professionale dell’avvocato: determinazione temporale ed economica. Cass. civile 20 febbraio 2012 n. 2446.di Avv. Augusto Careni.Ai fini della determinazione del credito sorretto da privilegio non deve essere preso in esame il complessivo rapporto professionale tra l’avvocato e il patrocinato, ma distintamente ogni singola prestazione professionale al compimento della quale può essere compiutamente quantificato il compenso anche alla luce del risultato raggiunto, come avviene, ad esempio, al termine di ogni grado di giudizio.Leggi tuttoDIRITTO PENALE. Maltrattamenti e violenza privata in famiglia: quando si configurano tali reati? Cass. pen. 10 febbraio 2012 n. 5365.di Avv. Augusto Careni.L'esclusione dell’elemento costitutivo dell’abitualità esclude la fattispecie di reato di maltrattamenti, configurabile in un regime di vita vessatorio finalizzato a mortificare la personalità del soggetto passivo.
Il compimento di singoli comportamenti volti ad impedire as esempio ai figli di incontrare un genitore separato rientrano a pieno titolo nel paradigma normativo del delitto di violenza privata ex art. 610 c.p.
Leggi tuttoDIRITTO PENALE. E' configurabile la guida in stato di ebbrezza per chi si trova alla guida del veicolo ma in sosta? Cass. pen. 10 febbraio 2012 n. 5404.di Avv. Augusto Careni.Essere n sosta con l'automobile lungo una via pubblica e con il tasso alcolemico oltre i limiti consentiti può integrare la commissione del reato di guida in stato di ebbrezza ex art. 186 C.d.S. se ricorrono alcune condizioni quali, ad esempio, l'avere il motore del veicolo accesso.Leggi tuttoCancellazione dal registro delle imprese ed estinzione immediata delle società di persone. Cass. civ. 07 febbraio 2012 n. 1677.Cancellazione dal registro delle imprese ed estinzione immediata delle società commerciali di persone. Lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2495 c.c. Cass. Civ. sez. III 07 febbraio 2012 n. 1677.
In tema di società, una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2495 c.c., comma 2, come modificato dal D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, art. 4, nella parte in cui ricollega alla cancellazione dal registro delle imprese l'estinzione immediata dalle società di capitali, impone un ripensamento della disciplina relativa alle società commerciali di persone, in virtù del quale la cancellazione, pur avendo natura dichiarativa, consente di presumere il venir meno della loro capacità e soggettività limitata, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce per le società di capitali. [...]
Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Licenziamento e periodo di comporto. Cass. civ. sez. lav. 09 febbraio 2012 n. 1885.La ricorrente conveniva in giudizio il Ministero per sentir accertare e dichiarare l'illegittimità del computo del periodo del comporto o in subordine del termine del 1 novembre come ultimo giorno utile per il rientro in servizio e per l'effetto per sentir dichiarare la nullità o annullare o comunque dichiarare inefficace il licenziamento, con i conseguenti provvedimenti di carattere restitutorio e retributivo, e per sentir condannare lo stesso Ministero al risarcimento dei danni nella misura di Euro 10.000,00, o nella somma ritenuta di giustizia.
Il convenuto Ministero costituendosi ribadiva la legittimità del suo operato in relazione a quanto previsto dal CCNL del 16.05.1995.
All'esito il Tribunale di Roma con sentenza n. 959 del 2006 accoglieva la domanda della ricorrente motivando la declaratoria di illegittimità del licenziamento con il fatto che la B. non aveva superato il periodo del comporto, giacchè aveva ripreso il servizio in tempo utile il 3 novembre 2003, essendo festivi il primo e il due novembre ili tale anno.
Tale decisione, appellata dal Ministero della Giustizia, è stata riformata dalla Corte di Appello di Roma con sentenza n. 5188 del 2009, che ha rigettato la domanda della B..
La Corte territoriale ha ritenuto che il periodo di assenza per malattia - considerato dal Ministero - fosse effettivamente decorso, in quanto la B., oltre al primo e due novembre 2003, si era assentata a partire dal 14 gennaio 2003 e tale ulteriore periodo non risultava autorizzate ex art. 21 - comma 2 - del CCNL più volte richiamato, tanto più che il precedente periodo di assenza aveva superato i 18 mesi.
La B. ricorre per cassazione con cinque motivi, illustrati con memoria ex art. 378 c.p.c.. Il Ministero resiste con controricorso.Leggi tuttoDIRITTO PROCESSUALE PENALE. Liberazione anticipata e attività lavorativa svolta in carcere. Cass. pen. 08 febbraio 2011.n. 4522. La Corte di Cassazione – prima sezione penale - con la sentenza n. 4512, depositata in data 8 febbraio 2011, si è pronunciata sull’incidenza dell’attività lavorativa svolta all’interno del carcere ai fini della valutazione della domanda di liberazione anticipata. Il giudice di sorveglianza nell’emettere un giudizio su tale domanda, non può, infatti, non tenere conto della circostanza che il detenuto abbia svolto attività lavorativa all'interno dell’istituto penitenziario. Secondo la Cassazione, l'aver svolto in carcere attività di lavoro – espressamente riconosciuta dall’ordinamento penitenziario riformato quale strumento privilegiato per il reinserimento sociale del detenuto (artt. 15 e 20 O.P.) - costituisce una palese dimostrazione del percorso rieducativo svolto durante il periodo di detenzione, cui il soggetto ha positivamente aderito.
[...]Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Azione di risarcimento danni ex art. 2392 c.c. nei confronti di un amministratore di società. necessaria la prova del pregiudizio? Azione di risarcimento danni ex art. 2392 c.c. nei confronti di un amministratore di società: necessaria la prova del pregiudizio economico e dell’utilizzo per fini extrasociali di liquidità prelevata.
La ricorrente avrebbe dovuto convincere della sussistenza di un pregiudizio economico. Secondo la regola imposta dall’art. 2697 c.c., spettava all’odierna ricorrente di fornire la prova contraria.Leggi tuttoDIRITTO DEL LAVORO. Contratto di lavoro a tempo parziale, nullità per difetto di forma e contribuzione previdenziale. Cass. civ. sez. lav. 10 gennaio 2012 n. 92.Al contratto di lavoro a tempo parziale, che abbia avuto esecuzione pur essendo nullo per difetto di forma, non può applicarsi la disciplina in tema di contribuzione previdenziale prevista dal D.L. n. 726 del 1984, art. 5, comma 5, convertito in L. n. 863 del 1984, ma deve invece applicarsi il regime ordinario di contribuzione prevedente anche i minimali giornalieri di retribuzione imponibile ai fini contributivi, e così anche la disciplina di cui al D.L. n. 338 del 1989, art. 1, convertito in L. n. 389 del 1989.
Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Efficacia erga omnes della sentenza di disconoscimento. Cass. civ. 16 gennaio 2012 n. 430.Efficacia erga omnes della sentenza di disconoscimento. La sentenza che accolga la domanda di disconoscimento della paternità, in quanto pronunciata nei confronti del pubblico ministero e di tutti gli altri contraddittori necessari, assume autorità di cosa giudicata erga omnes, essendo inerente allo status della persona.
La paternità legittima non può essere messa in discussione e neppure difesa da colui che è indicato come padre naturale [...]Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Relazione genitoriale tra la madre e il minore complessa e instabile integra lo stato di abbandono? Cass. civ. del 12 gennaio 2012 n. 330. Sullo stato di abbandono del minore.Leggi tuttoDIRITTO PROCESSUALE CIVILE. Il preavviso di fermo è autonomamente impugnabile? Cass. civ. 06 dicembre 2011 n. 26196.Il preavviso di fermo è autonomamente impugnabile, e ciò quand'anche esso riguardi obbligazioni di natura extratributaria, trattandosi, in ogni caso, di atto funzionale a portare a conoscenza dell'obbligato una determinata pretesa dell'Amministrazione. [...]
Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Attività di impresa, clausola compromissoria e atti di straordinaria amministrazione. Cass. 05 dicembre 2011 n. 25952.In tema di attività di impresa il criterio per distinguere gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione non può essere quello del carattere conservativo, o non, dell'atto posto in essere - criterio valido, invece, per l'amministrazione del patrimonio degli incapaci - in quanto l'attività imprenditoriale presuppone necessariamente il compimento di atti di disposizione di beni [...]
Leggi tuttoDIRITTO CIVILE. Responsabilità degli amministratori e della società nei confronti dei soci. Cass. civ. 05 dicembre 2011 n. 25946.La responsabilità degli amministratori di società di capitali nei confronti dei soci direttamente danneggiati da un loro atto si estende alla società, ancorchè l'atto dannoso sia stato compiuto con dolo o abuso di potere e non rientri nella competenza degli amministratori, bensì dell'assemblea, essenziale essendo soltanto che l'atto stesso sia e si manifesti come esplicazione dell'attività della società, ossia tenda al conseguimento dei fini istituzionali di questa. [...]
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