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Timestamp: 2017-11-22 14:59:04+00:00
Document Index: 169633401

Matched Legal Cases: ['art. 1138', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1138', 'art. 360', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 18 ottobre 2016, n.21024
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ 22 NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 14:59
Il regolamento condominiale prevede limiti alla destinazione delle proprietà esclusive: non è un’obbligazione propter rem
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 18 ottobre 2016, n.21024MASSIMA
La previsione contenuta in un regolamento condominiale convenzionale di limiti alla destinazione delle proprietà esclusive, incidendo non sull’estensione ma sull’esercizio del diritto di ciascun condomino, deve essere ricondotta alla categoria delle servitù atipiche, e non delle obligationes propter rem, non configurandosi in tal caso il presupposto dell’agere necesse nel soddisfacimento d’un corrispondente interesse creditorio. Pertanto, l’opponibilità ai terzi acquirenti di tali limiti va regolata secondo le norme proprie della servitù, e dunque avendo riguardo alla trascrizione del relativo peso, indicando nella nota di trascrizione, ai sensi degli artt. 2659, primo comma, n. 2, e 2665 c.c., le specifiche clausole limitative, non essendo invece sufficiente il generico rinvio al regolamento condominiale.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 18 ottobre 2016, n.21024 - Pres. Migliucci – est. Manna
1. - Il primo motivo denuncia la violazione dell’art. 1138 c.c. in relazione all’art. 360, n. 4 (rectius, 3) c.p.c.. Sostiene parte ricorrente che la validità della delibera impugnata avrebbe dovuto essere apprezzata con riferimento al regolamento condominiale vigente all’epoca, ossia quello approvato il 15.11.1991, non già avendo riguardo a quello originario, ormai caducato e sostituito da quest’ultimo.
1.1. - Il motivo è inammissibile, sia perché nella sua genericità non spiega la ragione per cui l’originario regolamento sarebbe stato caducato e sostituito, sia in quanto propone un dato di fatto che questa Corte non può accertare. accedendo ad una ricostruzione fattuale diversa da quella operata nella sentenza impugnata.
2. - Il secondo motivo allega, ancora, la violazione dell’art. 1138 c.c., in relazione all’art. 360, n. 3 c.c. perché, sostiene parte ricorrente, l’omessa trascrizione del regolamento originano, sebbene non ne avesse prodotto l’invalidità o l’inefficacia, aveva determinato tuttavia l’inopponibilità delle clausole limitative ai successivi acquirenti, nei cui atti d’acquisto non era stato ripetuto analogo richiamo al regolamento.
Secondo alcune sentenze di questa Corte, le clausole del regolamento condominiale di natura contrattuale, che può impone limitazioni ai poteri e alle facoltà spettanti ai condomini sulle parti di loro esclusiva proprietà purché siano enunciate in modo chiaro ed esplicito, sono vincolanti per gli acquirenti dei singoli appartamenti qualora, indipendentemente dalla trascrizione, nell’atto di acquisto si sia fatto riferimento al regolamento di condominio, che - seppure non inserito materialmente - deve ritenersi conosciuto o accettato in base al richiamo o alla menzione di esso nel contratto (Cass. n. 17886/09. che nello specifico, in cui una società aveva acquistato tutte le unità immobiliari di un edificio, tranne una, ha ritenuto che poiché all’atto dell’acquisto essa società aveva dichiarato di 'ben conoscere ed accettare' le pattuizioni condominiali, una delle quali recava il divieto di uso alberghiero, legittimamente i proprietari della suddetta unità abitativa si fossero opposti a che la società adibisse l’immobile acquistato ad albergo; conforme, Cass. n. 10523/03).
2.2. - Ritiene il Collegio, aderendo a quest’ultima impostazione, che in materia di regolamento condominiale convenzionale, la previsione ivi contenuta di limiti alla destinazione delle proprietà esclusive, incidendo non sull’estensione ma sull’esercizio del diritto di ciascun condomino, debba essere ricondotta alla categoria delle servitù atipiche, e non delle obligationes propter rem.
Vi solidarizza l’enfasi, propria del concetto di limite, posta sulla menomazione della possibilità di godimento, mentre risulta assente il presupposto dell’agere necesse nel soddisfacimento d’un corrispondente interesse creditorio, che connota invece l’obbligazione anche se avente ad oggetto un non facere. Incompatibile con lo schema obbligatorio, inoltre, la reciprocità di tali limiti. Questa, infatti, ove riferita alle obbligazioni comporta che ciascun soggetto del rapporto assume ad un tempo entrambe le posizioni, debitoria e creditoria, in virtù di una causa di scambio, la quale, a sua volta, ha ad oggetto delle utilità differenti. Pertanto, non vi può essere obbligazione reciproca quando ciascuno debba all’altro un eguale speculare a quello cui questi è tenuto verso di lui.
Fermo restando - è chiaro - che anche in assenza di trascrizione quest’ultimo può valere nei confronti del terzo acquirente, il quale ne prenda atto in maniera specifica nel medesimo contratto d’acquisto. E salvo precisare che, in tal caso, tecnicamente neppure si pone una questione di opponibilità.
2.3. - Pertanto, erroneamente la Corte territoriale non ha dato rilievo alla trascrizione sul non dirimente presupposto della natura contrattuale del regolamento, evidentemente confidando nella natura obbligatoria ob rem dei limiti di destinazione da esso imposti alle proprietà esclusive dei condomini.
3. - La sentenza impugnata va, pertanto, cassata con rinvio, anche per le spese di cassazione, ad altra sezione della Corte d’appello di Palermo, che nel decidere il merito si atterrà al seguente principio di diritto: 'la previsione contenuta in un regolamento condominiale convenzionale di limiti alla destinazione delle proprietà esclusive, incidendo non sull’estensione ma sull’esercizio del diritto di ciascun condomino, deve essere ricondotta alla categoria delle servitù atipiche, e non delle obligationes propter rem, non configurandosi in tal caso il presupposto dell’agere necesse nel soddisfacimento d’un corrispondente interesse creditorio. Pertanto, l’opponibilità ai terzi acquirenti di tali limiti va regolata secondo le norme proprie della servitù, e dunque avendo riguardo alla trascrizione del relativo peso, indicando nella nota di trascrizione, ai sensi degli artt. 2659, primo comma, n. 2, e 2665 c.c., le specifiche clausole limitative, non essendo invece sufficiente il generico rinvio al regolamento condominiale'.