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Timestamp: 2018-06-22 03:53:23+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 1', 'art- 1', 'sentenza ']

Contenuto del certificato di destinazione urbanistica - Forum Enti.it
Contenuto del certificato di destinazione urbanistica
Messaggioda Simone79 » 26/11/2010, 12:29
Nell'anno 2009 mi è stato rilasciato un CDU riportante , correttamente , la zona di PRG indicata. Sul terreno grava però un vincolo paesaggistico ( ovviamente all'epoca già presente ) di cui solo ora il comune ha scoperto traccia ; nel CDU non se ne fa parola.
Come ci si regola in questi casi ?
Iscritto il: 04/10/2010, 18:16
Re: Contenuto del certificato di destinazione urbanistica
Messaggioda FedericoJ » 26/11/2010, 14:50
Simone79 ha scritto: Buongiorno a tutti
che il CDU è da rifare.
Scusa ma sarà anche scaduto il CDU se è del 2009!
Comunque, indipendentemente dalla data , devono rifartelo senza alcuna spesa, visto che l'errore è del tecnico del comune, o comunque di chi ha firmato il CDU
Messaggioda gianluigi62 » 29/11/2010, 07:49
Ha ragione Federicoj; il certificato è da rifare in primo luogo perchè incompleto mancando la citazione dei vincoli gravanti sul terreno, in secondo luogo perchè sicuramente scaduto per decorrenza del termine di validità di un anno. Però io mi feremerei un attimo a riflettere su quello che dispone la normativa in materia; l'art. 30 comma 2 D.P.R. 380 prevede che il certificato di destinazione urbanistica debba contenere le "PRESCRIZIONI URBANISTICHE" riguardanti l'area oggetto del certificato medesimo; ora il dubbio è (PREMESSO CHE IO NEI CERTIFICATI INSERISCO TUTTA LA VINCOLISTICA): i vincoli possono essere considerati prescrizioni urbanistiche??
Iscritto il: 22/11/2010, 10:41
Messaggioda dada.cos » 29/11/2010, 08:39
no! infatti i vincoli, soprattutto quelli paesaggistici, non vengono elencati nel cdu a meno che non si faccia esplicita richiesta.
Messaggioda Rp_1975 » 29/11/2010, 10:08
Mi permetto di dissentire con i due post precedenti. Il certificato di destinazione urbanistica deve contenere "le prescrizioni urbanistiche riguardanti l'area interessata" (art. 30 del D.p.r. n. 380/2001), quindi quelle discendenti dallo strumento urbanistico comunale. In aggiunta ad esse solo quelle che per legge debbono essere espresamente citate (ad es. il vincolo di non edificabilità per aree oggetto di incendio doloso, l'indicazione di sito inquinato soggetto a preventiva bonifica, ecc.) e il vincolo paesaggistico non rientra tra queste.
Messaggioda gianluigi62 » 29/11/2010, 10:28
non per polemizzare ma solo per chiarezza delle relative posizioni; mi sembra di aver dato le stesse indicazioni (mi rivolgo a Rp_1975) dal momento che ho messo in dubbio il fatto che i vincoli di natura paesaggistico-ambientale, non mi sembra rientrino fra le PRESCRIZIONI URBANISTICHE.
Messaggioda dada.cos » 29/11/2010, 10:45
Messaggioda Rp_1975 » 29/11/2010, 10:49
gianluigi62 ha scritto: non per polemizzare ma solo per chiarezza delle relative posizioni; mi sembra di aver dato le stesse indicazioni (mi rivolgo a Rp_1975) dal momento che ho messo in dubbio il fatto che i vincoli di natura paesaggistico-ambientale, non mi sembra rientrino fra le PRESCRIZIONI URBANISTICHE.
Ok, avevo capito male, ma da come formulato il post (... premesso che inserisco tutta la vincolistica ...) pensavo si fosse dato una risposta affermativa alla sua domanda.
angelogela
cdu vincolistica
Messaggioda angelogela » 31/07/2015, 01:42
io redigo cdu dal 2011 e nel 2000 ho iniziato a collaborare con l'ufficio...
la vincolistica è necessaria nella compravendita.... e nella rilascio dei pareri... il cdu ha una natura pubblicistica e quindi vanno inserite tutte le norme che regolano la attività urbanistico-edilizia... comprese le nta.... dei piani.... distacchi.. demanialità .... va messo tutto il possibile... a scanzo di omissione...
Iscritto il: 26/02/2016, 19:20
Contenuto dei certificati di destinazione urbanistica
Messaggioda Mountain1 » 27/02/2016, 11:11
Saluto l'intero forum, in quanto questo per me è il primo messaggio.
Come dipendente dell'ufficio tecnico comunale mi è stato ordinato di redigere i C.D.U.
Fin da principio ho cercato in rete tutte le informazioni utili a capire quali ne fossero i contenuti, in quanto, come è normale nell'amministrazione pubblica non ho ricevuto nessuna formazione in merito prima dell'incarico e perché penso sempre con la mia testa quando sottoscrivo come istruttore gli atti che mi competono, senza ripetere a pappagallo l'applicazione di precedenti metodi.
Ho dovuto subito constatare una determinata prassi nella redazione dei C.D.U. da parte del mio comune, nonché alcune informazioni in merito ai suoi contenuti su internet che non mi sembrano condivisibili. Esporrò qui di seguito il metodo per la redazione da me seguito, in modo che qualcuno possa individuarne le eventuali inesattezze.
Credo che tutti sappiano già che la norma dalla quale rilevare i contenuti del C.D.U. sia il testo unico sull'edilizia art. 30 comma 2, nel quale si cita fra l'altro:"...il certificato di destinazione urbanistica contenente le prescrizioni urbanistiche riguardanti l'area interessata.".
Sul sito del Ministero della funzione pubblica http://www.funzionepubblica.gov.it/semp ... aq-sulla#9
è indicato che i C.D.U. sono autocertificabili, in quanto "Il certificato di destinazione urbanistica rientra nella categoria degli atti di certificazione, redatti da un pubblico ufficiale, aventi carattere dichiarativo o certificativo del contenuto di atti pubblici preesistenti"
Inoltre è indicato "Di conseguenza, il certificato di destinazione urbanistica rientra nel campo d'applicazione dell'art. 15 della legge n. 183/2011 e pertanto può essere oggetto di autocertificazione e va rilasciato con la prescritta dicitura ("Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi").".
Riporto il comma 1 lettera a) dell'art. 15 :"a) all'articolo 40 la rubrica è sostituita dalla seguente: «40. (L) Certificati» e sono premessi i seguenti
«01. Le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualità personali e
fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica
amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti
dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47. ".
Qui si parla di stati, qualita personali e fatti. Il ministero interpreta che quindi i CDU rientrino in certificati il cui contenuto è costituito da stati, qualità personali e fatti.
Inoltre così si esprime il DPR 445/2000 art. 1 comma 1 lettera f): "CERTIFICATO il documento rilasciato da una amministrazione pubblica avente funzione di ricognizione, riproduzione e partecipazione a terzi di stati, qualita' personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche".
Quindi il certificato consta di una ricerca e di una riproduzione senza aggiunte o interpretazioni, diversamente non sarebbe più un certificato secondo il DPR 445/2000.
Tornando al contenuto normativo del CDU espresso dal testo unico di cui sopra, la definizione data di "prescrizioni urbanistiche riguardanti l'area interessata.", mi sembra che possa di conseguenza essere definita come un "fatto" e non a una interpretazione o una infomazione desunta dai medesimi.
Ho individuato le prescrizioni urbanistiche come prescrizioni (o regole) del Piano regolatore e/o di strumenti urbanistici attuativi o esecutivi, che mi sembrano siano gli unici documenti (fatti) che rechino norme urbanistiche.
Come si sa i piani regolatori sono normati dividendo il territorio comunale in zone alle quali vengono attribuite le relative norme urbanistiche, mentre non esiste una normativa urbanistica specifica per mappale catastale (con la quale si indica normalmente l'area per la quale si chiede il certificato). Quindi il Piano regolatore indica zone per esempio di tipo B (B1, B2, B3 ecc.) all'interno della quale potremmo trovare l'area di cui si chiede il certifcato specificata invece per numero e foglio di mappa del catasto terreni).
Ecco che la norma rappresentata da norme “scritte” certificabile potrà, a mio avviso essere soltanto quella relativa alla zona nella quale si trova l'area, poiché l'area non ha una sua propria regolamentazione urbanistica che è invece rinvenibile dalla norma urbanistica di zona. Tutte le eventuali informazioni relative all'area in discussione presenti nella norma urabanstica (di zona) relativa all'area in oggetto saranno rinvenibili solo ed sclusivamente dalle prescrizioni urbanistiche di zona.
Se viceversa, certificassi le “informazioni” contenute nel Piano regolatore e nella normativa urbanistica di zona, relative all'area interessata non certificherei più delle norme urbanistiche, ma proprio tali informazioni che non avrebbero più la natura di "fatto", ma di interpretazione di un "fatto" (cioè della norma).
Nel mio comune le norme urbanistiche sono espresse per iscritto attraverso le norme tecniche di attuazione e le relative tabelle di area e graficamente attraverso le tavole planimetriche rappresentanti parti di territorio. Quindi nel redigere i C.D.U. non posso fare altro che estrarre da questi documenti le norme che ritengo essere relative all'area indicata catastalmente oggetto di certificazione. Nessuna altra cosa posso certificare, perché a mio avviso non sarebbe più una norma e quindi porterei il C.D.U. a non essere più conforme alla norma stabilita dal D.P.R. 380/2001.
Il principio vale comunque per tutti i certificati comunali: essi devono riportare la norma di legge o comunale (regolamenti o deliberazioni) che li istituisce ed eseguiti solo e soltanto riportando quanto previsto da tali regole, come riporta l'art- 1 comma 1 lettera f) del D.P.R. 445/2000: "s'intende per CERTIFICATO il documento rilasciato da una amministrazione pubblica avente funzione di ricognizione, riproduzione o partecipazione a terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche".
Mi chiedo allora come si possa indicare la destinazione urbanistica di un'area descritta catastalmente, in modo diverso rispetto all'indicazione di zona.
La sentenza T.A.R. Lazio Roma Sez. II bis, 06-03-2012, n. 2241, esprime chiaramente il concetto che la destinazione dell'area si esprime attraverso la classificazione di zona.
Certificare destinazioni come "residenziale" o "agricola" oppure l'indicazione di "fabbricabile" non mi sembrano corrette. In particolare l'indicazione di "fabbricabile", in quanto si presta a fraintendimenti. Spesso per esempio si usa contrapposta ad "agricola", ma non è vero che in zone destinate dal Piano ad attività prevalentemente agricole non sia possibile edificare; praticamente in tutto il territorio comunale è possibile l'edificazione a determinate condizioni, anche sul greto dei fiumi per esempio.
Se invece vogliamo dividire il territorio fra aree fabbricabili e non secondo determinate leggi (ICI o IMU) allora dovremmo citare tali leggi nel certificato, ma non parleremo più di norma urbanistica.
Il C.D.U. deve riportare norme urbanistiche, chi legge il C.D.U. deve solo leggere tali norme, quindi se la planimetria di Piano dove è inclusa l'area oggetto di certificazione include l'indicazione di un vincolo idrogeologico o di altra natura dovrà e potrà essere visto solo dalla planimetria che rappresenta la norma urbanistica e non da una spiegazione della medesima che non sarebbe più una norma.
Inoltre, spesso succede che il C.D.U. venga richiesto per motivi diversi da quelli previsti dalla legge (allegarlo ad un atto notarile), per cui il richiedente pretende, in modo più o meno educato, che vi siano riportati i dati più disparati a seconda delle esigenze (spesso vengono richiesti da Enti pubblici); entrando nello specifico si chiede principalmente un'opera istruttoria simile a quella eseguita da chi verifica un progetto che determini in modo più o meno efficace la capacità edificatoria dell'area in esame. tale istruttoria dovrebbe indicare la presenza di vincoli su parte o sul totale della supeficie: parcheggi pubblici, aree verdi, pali della luce, vincoli di natura paesaggistica o architettonica, strade, ecc., che essi siano in progetto o esistenti.
Inutile dire che il risultato di tale attività istruttoria non è più da considerarsi norma di legge e quindi toglierebbe il carattere di dato certo al certificato.
Pensiamo poi ad un'area che non risulti nel piano, perché frutto di un frazionamento successivo alla redazione del Piano Regolatore, individuare tali vincoli con un'istruttoria comporterebbe a volte un'incertezza sulla trasposizione della mappa frazionata sulla planimetria di Piano, essendo eseguito il frazionamento sulla mappa catastale e non sul Piano Regolatore e generando uleriore incertezza sul contenuto del Piano.
Se la norma è complessa, ciò non autorizza, a mio avviso, a spiegarla in modo più comprensibile al profano, mentre senz'altro potrebbero essere redatte delle norme urbanistiche legate specificatamente ai mappali catastali, ma così non è per il mio comune e credo per tutti. Non si può certificare ciò che non esiste facendolo passare per esistente.
D'altra parte non è richiesto a chi usufruisce del certificato di capire il medesimo o di spiegarlo a qualcuno, ma soltanto di allegarlo ad un atto notarile in specifici e ben delimitati casi.
Pensiamo per un attimo ad un cittadino che legga un C.D.U. che ha richiesto, leggendolo lui riterrà che tutto quello che lì è riportato sia "prescrizione urbanistica" senza possibilità che provenga da un'interpretazione per quanto corretta eseguita dal tecnico che ha redatto il C.D.U.
In altre parole il C.D.U. deve avere carattere di certezza dei suoi contenuti (i quali devono essere previsti dalla norma) e non può avere una natura interpretativa, altrimenti non sarebbe più un certificato.
Passiamo all'autocertificazione. Il fatto che i notai non vogliano percorrere questa strada non significa che per legge non sia percorribile.
Nel testo unico dell'edilizia compariva già la possibilità di dichiarare (non autocertificare), ma solo nel silenzio dell'amministrazione (trenta giorni) riportando la destinazione dell'area. Ciò significa che il cittadino passati trenta giorni poteva fare una semplice dichiarazione nella quale indicava per esempio che le aree che intendeva vendere o comprare rientravano nella zona B4 del Piano Regolatore, consegnare tale dichiarazione al notaio e procedere con l'atto.
Oggi invece, può da subito autocertificare le prescrizioni urbanistiche relative all'area. Ciò vuol dire che i Comuni devono, come per gli altri certificati, mettere a disposizione dei modelli per l'autocertificazione dei C.D.U. e inserirli in rete sui loro siti (cosa che non ho mai visto fare nonostante l'obbligo di legge e le informazioni fornite dal ministero della funzione pubblica sulla possibile autocertificazione). Non solo, ma potrebbero anche su tali modelli introdurre uno schema da seguire secondo la normativa urbanistica esistente:
Cappello iniziale, planimetria e riferimento alla legenda, tabella di area:
oppure un altro modello quando ci si trova in presenza di un piano esecutivo non scaduto.
Il cittadino, in buona sostanza, può attualmente scaricare la parte della planimetria di Piano Regolatore relativa all'area normativa (ricavandola dal sito del suo comune), da qui guardare in quale zona si trova e poi scaricare la tabella di area corrispondente, poi assemblare le/a planimatria/e con la/e relativa/e tabella/e di area (nella quale normalmente sono indicate le norme tecniche d'attuazione relative alla zona), aggiungere (per la precisione) che esiste l'ulteriore norma urbanistica che si chiama "legenda" e autocertificare.
Il tutto gratis, prendendo tutto dalla rete.
Ultima modifica di Mountain1 il 20/03/2016, 15:17, modificato 8 volte in totale.
Re: Contenuto dei certificati di destinazione urbanistica
Messaggioda Ospite » 27/02/2016, 20:27
Fin da principio ho cercato in rete tutte le informazioni utili a capire quali ne fossero i contenuti, in quanto, come è normal enell'amministrazione pubblica non ho ricevuto nessuna formazione in merito prima dell'incarico e perché penso sempre con la mia testa quando sottoscrivo come istruttore gli atti che mi competono, senza ripetere a pappagallo l'applicazione di precedenti metodi.
Come si sa i piani regolatori sono normati dividendo il territorio comunale in zone alle quali vengono attribuite le relative norme urbanistiche, mentre non esiste una normativa urbanistica specifica per mappale catastale (con la quale si indica normalmente l'area per la quale si chiede il certificato). Quindi il Piano regolatore indica aree per esempio di tipo B (B1, B2, B3 ecc.) all'interno della quale potremmo trovare l'area di cui si chiede il certifcato specificata invece per numero e foglio di mappa del catasto terreni).
Il principio vale comunque per tutti i certificati comunali: essi devono riportare la norma di legge o comunale (regolamenti o deliberazioni) che li istituisce ed eseguiti solo e soltanto riportando quanto previsto da tali regole.
Mi chiedo allora come si possa indicare la destinazione urbanistica di un'area descritta catastalmente, quando la destinazione non è una norma urbanistica, ma deriva da un'interpretazione della medesima dalla quale si estrae quell'informazione e quando non altrimenti richiesta dalla legge.
Lo stesso discorso vale per i vincoli urbanistici oppure per altre informazioni desumibili dai Piani Urbanistici o peggio da altre norme non urbanistiche, come servitù o vincolo idrogeologico.
Il C.D.U. deve riportare norme, chi legge il C.D.U. deve solo leggere norme, quindi se la planimetria di Piano dove è inclusa l'area oggetto di certificazione include l'indicazione di un vincolo idrogeologico o di altra natura dovrà e potrà essere visto solo dalla planimetria che rappresenta la norma urbanistica e non da una spiegazione della medesima che non sarebbe più una norma.
Pasquale Malafronte
Iscritto il: 19/04/2018, 17:38
Messaggioda Pasquale Malafronte » 19/04/2018, 17:51
VI RAPPRESENTO UN'ATTIVITÀ' NATA CON UNA CONCESSIONE EDILIZIA IN SANATORIA DEL 1994 DOVE HA AUTORIZZATO L'ATTIVITÀ' E LE OPERE (NEL Pdf prima del PRG era possibile effettuare attività' industriali in zona agricole) . TALE CONCESSIONE E' STATA RILASCIATA PRIMA DELL'APPROVAZIONE DEL PIANO REGOLATORE. ATTUALMENTE SE CHIEDO LA DESTINAZIONE URBANISTICA E' ZONA AGRICOLA SECONDO IL PRG. MA ALL'ART. 32 DEL NORME DI ATTUAZIONE REGOLA LE ATTIVITÀ' PRODUTTIVE SORTE IN ZONA AGRICOLA E SANCISCE CHE E' POSSIBILE ANCHE L'AUMENTO DEL 20% DEL VOLUME. CHIEDO SE NEL RILASCIO DEL CERTIFICATO DI DESTINAZIONE URBANISTICO DEL COMUNE SI DEVE MENZIONARE ANCHE IL TITOLO EDILIZIO E SI DEVE INSERIRE ANCHE L'ART. 32 DELLE NORME DI ATTUAZIONE. CI STA QUALCHE LEGGE IN MERITO?
Oggi è 22/06/2018, 05:53