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Timestamp: 2017-01-22 09:00:34+00:00
Document Index: 20064529

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art.97', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 23', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 97', 'art. 96', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 62', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 70', 'art. 36', 'art. 1']

⭐SOMMARIO. limitazioni a proroghe di contratti e all uso del lavoro flessibile nel pubblico impiego
SOMMARIO. limitazioni a proroghe di contratti e all uso del lavoro flessibile nel pubblico impiego
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1 Ufficio Studi CODAU "Documento redatto con il contributo dei componenti dell'ufficio Studi e validato dal Comitato Scientifico del Codau. Commento sintetico del decreto-legge 11 agosto 2013, n. 101 Disposizioni urgenti per il perseguimento i obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni coordinato con la legge di conversione 30 ottobre 2013 n.125 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 255 del 30/10/2013) Ancora una volta ci si trova di fronte ad un testo molto complesso che contiene norme su svariati campi che producono modifiche normative a leggi vigenti e che quindi richiedono un approfondimento specifico. E riportato pertanto un sintetico commento di alcune disposizioni di particolare interesse per il sistema pubblico che hanno impatto anche sulle Università evidenziando che sarà cura dell Ufficio Studi monitorare i successivi interventi che saranno effettuati per l applicazione delle norme contenute nel provvedimento. SOMMARIO Art. 1 Disposizioni per l ulteriore riduzione della spesa per auto di servizio e consulenze nella pubblica amministrazione Art. 2 Disposizioni in tema di accesso nelle pubbliche amministrazioni, di assorbimento delle eccedenze e potenziamento della revisione della spesa in materia di personale Art. 3 Misure urgenti in materia di mobilità nel pubblico impiego e nelle società partecipate Art. 4 Disposizioni urgenti in tema di immissione in servizio degli idonei e vincitori di concorsi, nonché di limitazioni a proroghe di contratti e all uso del lavoro flessibile nel pubblico impiego Art. 5 Misure in materia di trasparenza, anticorruzione e valutazione della performance Art. 7 Disposizioni in materia di collocamento obbligatorio, di commissioni mediche, etc.2 Art. 1 (Disposizioni per l ulteriore riduzione della spesa per auto di servizio e consulenze nella pubblica amministrazione) I commi da 1 a 4 dell'articolo 1 riguardano le spese per auto di servizio e per buoni taxi nelle pubbliche amministrazioni. I successivi commi da 5 a 7 concernono la spesa per studi ed incarichi di consulenza da parte di pubbliche amministrazioni (norme che per espressa previsione normativa non si applicano alle Università). I commi 8 e 9 pongono alcune norme finali, con riferimento ad entrambe le materie. Il comma 1, primo periodo estende all'anno 2015 il divieto - posto nella disciplina già vigente fino al di acquisto di autovetture e di stipulazione di contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto le medesime autovetture. Il divieto concerne le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione (quindi anche le Università), come individuate dall'istat, le autorità indipendenti e la Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), Il divieto non si applica agli acquisti effettuati per le esigenze del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, per i servizi sociali e sanitari svolti per garantire i livelli essenziali di assistenza. Il comma 1 modifica, per il periodo di vigenza del divieto in oggetto, la disciplina del limite di spesa, per le amministrazioni summenzionate, in materia di acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di autovetture (nonché di acquisto di buoni taxi), disponendo che, per il periodo di vigenza del divieto, il limite si computi escludendo (anche dalla base di calcolo relativa al 2011) le spese sostenute per l'acquisto di autovetture. Si evidenzia che in base alla normativa a regime (già vigente), il limite di spesa è pari, per l'amministrazione, al 50 per cento della spesa sostenuta nell'anno tale disposizione non si applica alle autovetture impiegate dall'ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco o per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, per i servizi sociali e sanitari svolti per garantire i livelli essenziali di assistenza, ovvero per i servizi istituzionali svolti nell'area tecnico-operativa della difesa [1]. Il successivo comma 4 specifica che tra le fattispecie escluse dall'ambito di applicazione del limite (sono: le autovetture impiegate dall'ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco o per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, per i servizi sociali e sanitari svolti per garantire i livelli essenziali di assistenza, ovvero per i servizi istituzionali svolti nell'area tecnicooperativa della difesa) rientrano anche le autovetture impiegate per le attività di protezione civile. Non si applicano all'ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole i limiti e divieti posti per l'acquisto di mobili e arredi nonché per l'acquisto o leasing di autovetture. Il comma 2 prevede che le amministrazioni che non adempiano agli obblighi già vigenti di comunicazione (alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica) in materia di autovetture di servizio, posti dall'art. 5 del D.P.C.M. 3 agosto 2011 [2], e successive modificazioni, sono assoggettate, a decorrere dal 2014, ad un ulteriore limite di spesa, pari al 60 per cento del limite di spesa previsto per il 2013 in materia di acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di autovetture, nonché di acquisto di buoni taxi. Tale percentuale è così rideterminata rispetto alla norma vigente fissa quella percentuale all'80 per cento.3 Il comma 3 prevede che gli atti (ivi compresi i contratti) adottati in violazione del divieto e dei limiti di cui ai commi 1 e 2 siano nulli, costituiscano illecito disciplinare e siano soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria da mille a cinquemila euro (è fatta salva l'azione di responsabilità amministrativa per danno erariale). Si evidenzia che nella formulazione letterale del comma 3, esso menziona esclusivamente la spesa per auto di servizio, e non anche la spesa per buoni taxi anche se si ritiene che le sanzioni disposte dal comma medesimo ricomprendano anche la spesa per acquisto di buoni taxi. Il comma 4 demanda a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (da emanarsi su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione) la definizione di modalità e limiti ulteriori di impiego delle autovetture di servizio. Inoltre si prevede che, ove l'acquisto di nuove autovetture sia consentito, esso si abbia per modelli a basso impatto ambientale e minor costo di esercizio, salvo motivate e specifiche eccezioni. Si ricordano infine i commi 8 e 9 il primo ricorda che la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica ed il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato possono disporre visite ispettive, a cura dell'ispettorato per la funzione pubblica e dei servizi ispettivi di finanza del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, al fine di verificare il rispetto dei vincoli finanziari di cui al presente articolo, denunciando alla Corte dei conti le eventuali irregolarità riscontrate mentre il comma 9 specifica che le norme di cui al presente articolo rappresentano una diretta attuazione dell'art.97 della Costituzione (relativo alla pubblica amministrazione) e principii di coordinamento della finanza pubblica. Art.2 Disposizioni in tema di accesso nelle pubbliche amministrazioni, di assorbimento delle eccedenze e potenziamento della revisione della spesa in materia di personale In questo caso ci troviamo di fronte ad un articolo molto complesso. Saranno affrontate le norme che sono applicabili alle Università. In primis i commi 4 e 5 dell articolo in commento disciplinano due norme di interpretazione autentica [3], relative ai limiti di permanenza in servizio per i dipendenti pubblici. In particolare, il comma 4 contiene una disposizione di interpretazione autentica dell'art. 24, comma 3, primo periodo, del decreto-legge 201/2011, in tema di accesso al trattamento pensionistico da parte dei lavoratori che maturino, entro il 31 dicembre 2011, i requisiti di età e di anzianità contributiva. Il testo in vigore dispone che il lavoratore: 1)consegue il diritto alla prestazione pensionistica secondo la normativa vigente al 31 dicembre 2011; 2) può chiedere all'ente di appartenenza la certificazione di tale diritto. L intervento normativo stabilisce che il conseguimento, da parte di un lavoratore dipendente delle pubbliche amministrazioni, di un qualsiasi diritto a pensione entro il 31 dicembre 2011 comporta obbligatoriamente l'applicazione del regime di accesso e dei termini di decorrenza previgenti rispetto all'entrata in vigore del predetto articolo 24. Il comma 5 contiene una disposizione di interpretazione autentica dell'art. 24, comma 4, secondo periodo, del decreto-legge 201/2011. Essa prevede che, per i lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni, il limite ordinamentale, previsto dai singoli settori di appartenenza per il collocamento a riposo d'ufficio e vigente alla data di entrata in vigore del decreto-legge 201/2011: - non è modificato dall'elevazione dei requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia; - costituisce il limite non superabile, se non:4 per il trattenimento in servizio; per consentire all'interessato di conseguire la prima decorrenza utile della pensione, ove essa non sia immediata; - al raggiungimento del suddetto limite, l'amministrazione deve far cessare il rapporto di lavoro o di impiego (sempre che il lavoratore abbia conseguito, a qualsiasi titolo, i requisiti per il diritto a pensione). Si ricorda che il citato comma 4 dell'art. 24 del decreto-legge 201/2011: 1) al primo periodo, dispone la possibilità, per i lavoratori e le lavoratrici la cui pensione viene liquidata a carico dell'assicurazione Generale Obbligatoria e delle forme esclusive e sostitutive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 335/1995, di conseguire la pensione di vecchiaia all'età in cui sussistono i requisiti minimi previsti dalle successive disposizioni elencate nell articolo 24; 2) al secondo periodo, prevede un sistema di incentivazione al proseguimento dell'attività lavorativa, fermi restando i limiti ordinamentali dei rispettivi settori di appartenenza, attraverso una riparametrazione dei coefficienti di trasformazione6 calcolati fino all'età di 70 anni; 3) al terzo periodo, prevede che, nei confronti dei lavoratori dipendenti, l'efficacia delle disposizioni di cui all'articolo 18 della legge 300/1970 (relative alla tutela contro i licenziamenti individuali) operi fino al conseguimento del richiamato limite massimo di flessibilità. Secondo quanto riportato nella relazione illustrativa al provvedimento, l interpretazione autentica si rende necessaria per chiarire in maniera inequivocabile - evitando lo sviluppo di contenzioso - il regime applicabile ai lavoratori che hanno conseguito il requisito a pensione entro il 2011 e la salvezza dei limiti ordinamentali per i dipendenti pubblici. Inoltre, l interpretazione autentica è conforme a quanto disposto dalla circolare del Dipartimento della funzione pubblica n. 2 dell 8 marzo 2012, la quale, sulla base dell aumento dei requisiti anagrafici e contributivi disposti dallo stesso articolo 24 del D.L. 201/2011per i dipendenti pubblici, ha ritenuto opportuno chiarire che in base allo stesso articolo 24 (commi 3 e 14), i dipendenti che hanno maturato i requisiti per il pensionamento entro la data del 31 dicembre 2011 rimangono soggetti al regime previgente per l'accesso e per la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia e di anzianità. Pertanto, anche se sono ancora in servizio, tali dipendenti non sono soggetti, neppure su opzione, al nuovo regime sui requisiti di età e di anzianità contributiva, fermo restando che si applica anche a loro il regime contributivo pro-rata per le anzianità maturate a decorrere dal 1 gennaio Ne consegue, continua la circolare, che per i dipendenti che, alla data del 31 dicembre 2011, hanno maturato i requisiti per l'accesso al pensionamento vigenti prima del d.l. n. 201 del 2011 (quindi al raggiungimento dei 65 anni) continuano ad essere vigenti le condizioni legittimanti l'accesso al trattamento precedenti e non può trovare applicazione la nuova disciplina, che esplica i suoi effetti esclusivamente nei confronti dei dipendenti che a decorrere dal 1 gennaio 2012 maturano i requisiti per il pensionamento. Pertanto, l'amministrazione, nell'anno 2012 o negli anni successivi, dovrà collocare a riposo al compimento dei 65 anni (salvo trattenimento in servizio) quei dipendenti che nell'anno 2011 erano già in possesso della massima anzianità contributiva o della quota o comunque dei requisiti previsti per la pensione. La portata della circolare era stata in parte annullata dalla sentenza n. 2446/2013 del TAR del Lazio, che aveva tolto alla pubblica amministrazione la facoltà di legittimare il collocamento a riposo d ufficio nei confronti del dipendente che compie 65 anni contro il parere avverso dello stesso, a prescindere dal controllo del perfezionamento entro il 31 dicembre 2011 dei requisiti previgenti al D.L. 201/2011 per poter accedere alla pensione di anzianità, riconoscendo il diritto del ricorrente (un dipendente del Ministero della giustizia) a restare in servizio sino a 66 anni (limite anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia dall articolo 24 del D.L. 201/2011). Al riguardo, la stessa relazione illustrativa precisa che vi sarebbe il rischio che - non potendosi opporre il limite ordinamentale per la cessazione dal servizio - i pubblici dipendenti possano pretendere di rimanere in servizio sino a 70 anni (questa età anagrafica è stabilita in generale dal menzionato articolo 24, comma 4), con evidenti5 ripercussioni negative sull organizzazione delle amministrazioni, che, come noto, sono in fase di riduzione delle dotazioni organiche. Peraltro, la presenza di altre pronunce favorevoli invece all orientamento espresso nella citata circolare (sentenza del TAR per l Emilia Romagna n. 201/2013, e del TAR per il Veneto n. 303/2013) evidenzia proprio la necessità di intervenire legislativamente, onde evitare il proliferare di ulteriore contenzioso dannoso per le amministrazioni. Il comma 8ter sostituisce il comma 5 bis dell art. 19 del decreto legislativo 165/2001. In particolare l intervento normativo riguarda la modifica delle percentuali previste come limite massimo per il conferimento di incarichi dirigenziali di prima fascia (10 per cento della dotazione organica corrispettiva) e di seconda fascia (5 per cento) prevista dall'articolo 19, comma 5-bis del decreto legislativo n. 165/2001. Tali percentuali sono elevate, rispettivamente, al 15 e 10 per cento - e si prevede che possano essere ulteriormente aumentate, fino ad un massimo rispettivamente del 25 e del 18 per cento, a detrazione delle corrispondenti percentuali (rispettivamente il 10 e l'8 per cento fissate da altra disposizione dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 165 (ossia il suo comma 6) per il conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato. Si riporta il testo della norma modificata; D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Testo vigente Art. 19 Incarichi di funzioni dirigenziali. Modifiche Art. 19 Incarichi di funzioni dirigenziali. 5-bis. Gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono essere conferiti, da ciascuna amministrazione, entro il limite del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 e del 5 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia, anche a dirigenti non appartenenti ai ruoli di cui al medesimo articolo 23, purché dipendenti delle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, ovvero di organi costituzionali, previo collocamento fuori ruolo, comando o analogo provvedimento secondo i rispettivi ordinamenti. 5-bis Ferma restando la dotazione effettiva di ciascuna amministrazione, gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono essere conferiti, da ciascuna amministrazione, anche a dirigenti non appartenenti ai ruoli di cui all articolo 23, purché dipendenti delle amministrazioni di cui all articolo 1, comma 2, ovvero di organi costituzionali, previo collocamento fuori ruolo, aspettativa non retribuita, comando o analogo provvedimento secondo i rispettivi ordinamenti. Gli incarichi di cui ai commi 1, 2, 4 e 5 possono essere conferiti entro il limite del 15 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui al medesimo articolo 23 e del 10 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia. I suddetti limiti percentuali possono essere aumentati, rispettivamente fino ad un massimo del 25 e del 18 per cento, con contestuale6 diminuzione corrispondenti fissate dal comma 6. delle percentuali Nel testo vigente, tale disposizione prevede la possibilità di conferire tutti gli incarichi dirigenziali previsti dai commi 1-5 del medesimo articolo anche a dirigenti che non appartengono ai ruoli della dirigenza di cui all art. 23 del D.Lgs. 165, purché si tratti di dipendenti da altre amministrazioni pubbliche o da organi costituzionali, previo collocamento fuori ruolo, comando o analogo provvedimento secondo i rispettivi ordinamenti. Il numero di tali incarichi non può comunque eccedere una certa soglia, per ciascuna amministrazione, pari al 10% della dotazione organica dei dirigenti di prima fascia e il 5% di quella di seconda fascia. La novella in esame modifica tale disciplina apportando le seguenti modifiche: esclude la possibilità prevista dal comma 5-bis per gli incarichi dirigenziali apicali (Segretario generale di ministeri, incarichi di direzione di strutture articolate al loro interno in uffici dirigenziali generali e quelli di livello equivalente) che ai sensi del comma 3 del citato art. 19 sono conferiti con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro competente, a dirigenti della prima fascia o, con contratto a tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche qualità professionali; innalza i limiti percentuali del conferimento, prevedendo che il numero di tali incarichi non può superare la soglia del 15 per cento della dotazione organica dei dirigenti di prima fascia e il 10% di quella di seconda fascia; introduce una clausola di flessibilità, in virtù della quale i predetti limiti possono essere ulteriormente aumentati, rispettivamente fino ad un massimo del 25 e del 18 per cento, purché si registri all interno della stessa amministrazione una corrispondente diminuzione delle percentuali fissate dal comma 6 del medesimo articolo 19 per il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni alla pubblica amministrazione. Il comma 8-quater novella l art. 19, co. 6 del D.Lgs. 165/2001, in relazione ai criteri per l affidamento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni ai ruoli dell amministrazione. Ai sensi dell art. 19, comma 6, del D.Lgs. 165 tali incarichi devono essere conferiti a personale di particolare e comprovata esperienza professionale. Tra le caratteristiche indicate si ricordano: a) lo svolgimento di funzioni dirigenziali in organismi pubblici o privati per almeno cinque anni; b) il conseguimento di una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile da una formazione universitaria oppure da concrete esperienze di lavoro anche presso amministrazioni statali, comprese le stesse che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza; c) la provenienza da settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato. Tra i requisiti soggettivi che si richiedono come condizioni per il conferimento, è previsto, in alternativa ad altri, il possesso di una particolare specializzazione professionale, culturale o scientifica desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria. L intervento normativo specifica che la formazione richiesta non può essere inferiore al possesso del diploma di laurea. Alla luce dell analisi normativa, l espressione diploma di laurea è suscettibile di diverse interpretazioni. Anche sulla base della prassi legislativa più recente, andrebbe fatto riferimento alla laurea conseguita in base al vecchio ordinamento, di regola equiparata alla7 laurea magistrale nel nuovo ordinamento. Il comma 9-bis, introdotto nel corso dell esame al Senato, dispone l abrogazione del comma 10 dell articolo 23-bis del D.Lgs. 165/2001 (Testo unico sul pubblico impiego), che rimette a un apposito regolamento l individuazione degli enti presso i quali è possibile richiedere di svolgere la propria attività nell ambito della mobilità del personale tra settore pubblico e privato. Più precisamente, il richiamato articolo stabilisce in favore dei dipendenti pubblici indicati la possibilità di chiedere il collocamento in aspettativa senza assegni per svolgere attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale. Resta ferma la disciplina del collocamento fuori ruolo, ove prevista, e il mantenimento della qualifica posseduta. E inoltre garantito a coloro i quali usufruiranno dell aspettativa in questione la ricongiunzione dei periodi contributivi a domanda dell interessato. In particolare, per quanto concerne l individuazione degli enti presso i quali è possibile richiedere di svolgere la propria attività, il comma 10 specifica che l individuazione dei soggetti privati e degli organismi internazionali è rimessa ad un successivo regolamento di attuazione, da emanarsi ai sensi dell art. 17, comma 1, della L. 400/1988, cui spetta anche la definizione delle modalità e delle procedure attuative dell art. 23-bis. Il comma 10 prevede, a decorrere dal 1º gennaio 2014, l assoggettamento di tutte le amministrazioni pubbliche censite dall ISTAT ai sensi dell articolo 1, comma 3, della L. 196/2009 (ad eccezione degli organi costituzionali e, come specificato nel corso dell esame al Senato, di rilievo costituzionale), al controllo del costo del lavoro, previsto dall articolo 60 del D.Lgs. 165/2001. L articolo 60 del D.Lgs. 165/2001 definisce un modello di rilevazione della consistenza di personale (in servizio e in quiescenza, e delle relative spese, ivi compresi gli oneri previdenziali e le entrate derivanti dalle contribuzioni, anche per la loro evidenziazione a preventivo e a consuntivo) al fine di porre in essere un flusso sistematico di informazioni tra le singole amministrazioni ed il Ministero dell Economia. A tal fine, le amministrazioni pubbliche hanno l obbligo di presentare (pena la sospensione di ogni versamento a carico del bilancio statale), entro il mese di maggio di ogni anno, alla Corte dei conti, il conto annuale delle spese sostenute per il personale, rilevate secondo specifici modelli. Oltre ciò, la norma prevede specifici poteri ispettivi sulle pubbliche amministrazioni ad opera del Ministero dell Economia Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato e del Dipartimento della funzione pubblica. La Corte dei conti riferisce annualmente al Parlamento sulla gestione delle risorse finanziarie destinate al personale pubblico, avvalendosi di tutti i dati e informazioni disponibili presso le pubbliche amministrazioni. Il comma 11 modifica, a decorrere dal 1 gennaio 2014, il comma 3 dell articolo 60 del D.Lgs. 165/2001, che disciplina la rilevazione del costo del lavoro negli enti pubblici e nelle aziende che producono servizi di pubblica utilità (nonché negli enti ex articolo 70, comma 4, del D.Lgs. 165/2001) [4]. Secondo il richiamato comma 3, anche tali enti (non rientranti nel campo di applicazione dell articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001) sono tenuti a comunicare (alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell Economia) il costo annuo del personale comunque utilizzato, in conformità alle procedure definite dallo stesso Ministero dell Economia d'intesa con il Dipartimento della funzione pubblica. Il nuovo testo del richiamato comma 3 estende alle società non quotate partecipate direttamente o indirettamente, a qualunque titolo, dalle pubbliche amministrazioni (di cui all'articolo 1, comma 3, della L. 196/2009), diverse da quelle emittenti strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati e dalle società dalle stesse controllate, l obbligo di comunicare ai richiamati organismi il costo annuo del personale utilizzato. Il comma 11-bis dispone che il conto annuale delle spese sostenute per il personale, redatto dalle pubbliche amministrazioni, debba essere inviato non solo alla Corte dei conti, ma anche alla Presidenza del Consiglio dei8 Ministri- Dipartimento della funzione pubblica (a cui ora, sulla base della normativa vigente, ne viene inviata solo copia). Il comma 13-ter dell articolo 2 novella il comma 1 dell art. 97 del D.Lgs. 159/2011 (c.d. Codice delle leggi antimafia), al fine di inserire l'avcp (Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture) tra i soggetti abilitati alla consultazione della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia istituita dall art. 96 del medesimo decreto legislativo. Lo stesso comma precisa che l AVCP potrà consultare la banca dati per le finalità di cui all'art. 6-bis del D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), vale a dire ai fini della gestione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici (BDNCP). Si ricorda che la BDNCP è stata istituita presso l AVCP dall'art. 44, comma 1, del D.Lgs. 30 dicembre 2010, n. 235, che a tal fine ha introdotto l art. 62-bis nel testo del D.Lgs. 82/2005 (Codice dell'amministrazione digitale). L articolo 6-bis del D.lgs. 163/2006 ha disciplinato l avvio dell operatività della BDNCP, ai fini dell acquisizione della documentazione comprovante il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativo ed economico-finanziario per la partecipazione alle procedure disciplinate dal Codice dei contratti pubblici. Le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori verificano il possesso dei predetti requisiti esclusivamente tramite la Banca dati nazionale dei contratti pubblici. Al comma 13 quinquies sono introdotte una serie di modifiche all art. 53 del decreto legislativo 165/2001, che, da un lato prevede la nullità di atti amministrativi in caso di violazione di disposizioni in tema di incompatibilità/incumulabilità di incarichi di pubblici dipendenti e, dall altro, amplia il novero delle fattispecie sottratte a tali disposizioni aggiungendo gli incarichi di docenza e di ricerca scientifica) [5]. L estensione delle attività esercitabili sottratte all autorizzazione produce una serie di conseguenze dirette nelle attività delle pubbliche amministrazioni. Si evidenzia che l esclusione dell autorizzazione riguarda qualsiasi attività didattica e di ricerca svolta nei confronti di enti pubblici o di privati. Si ricorda a questo proposito che l allegato 1, paragrafo B7 al piano nazionale anticorruzione chiarisce che «continua comunque a rimanere estraneo al regime delle autorizzazioni e comunicazioni l espletamento degli incarichi espressamente menzionati nelle lettere da a) ad f-bis) del comma 6 dell art. 53 del dlgs n. 165 del 2001, per i quali il legislatore ha compiuto a priori una valutazione di non incompatibilità; essi, pertanto, non devono essere autorizzati ne comunicati». Art. 3 Misure urgenti in materia di mobilità nel pubblico impiego e nelle società partecipate Se ne riporta per le possibili implicazioni che possono esserci in particolare il comma 7-bis, che concerne i benefici economici spettanti ai dirigenti di società a controllo pubblico diretto o indiretto al momento della cessazione del loro rapporto di lavoro. In particolare, il comma dispone che nella regolamentazione del rapporto di lavoro dei dirigenti, le società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni o enti pubblici (di cui all art. 1 comma 2 del dlgs 165/2001) non possono - in assenza di preventiva autorizzazione dei medesimi enti o amministrazioni - inserire clausole contrattuali che al momento della cessazione del rapporto prevedano per i soggetti di cui sopra benefici economici superiori a quelli derivanti ordinariamente dal contratto collettivo di lavoro applicato. Tali clausole, inserite nei contratti in essere, sono nulle qualora siano state sottoscritte, in difetto dei9 prescritti poteri o deleghe in materia, per conto delle stesse società. Il comma 7-bis in esame si riferisce dunque ai benefici di fine rapporto dei dirigenti di tutte le tipologie di società quotate e non quotate - a controllo pubblico diretto ed indiretto. La norma fa riferimento ai dirigenti e, pertanto, riguarda - visto anche il richiamo ai contratti collettivi non già il trattamento liquidatorio degli amministratori delle suddette società, quali i componenti degli organi di governo e controllo (CDA e collegio sindacale), bensì coloro i quali, nell ambito dell amministrazione societaria, hanno una posizione dirigenziale. Si rileva, infatti, in proposito, che per i dirigenti la corresponsione delle competenze di fine rapporto avviene nel rispetto della normativa valida per la generalità dei lavoratori subordinati. Le eventuali particolarità per i dirigenti sono demandate alla contrattazione, trattandosi di rapporto di lavoro di natura privatistica. Art. 4 Disposizioni urgenti in tema di immissione in servizio degli idonei e vincitori di concorsi, nonché di limitazioni a proroghe di contratti e all uso del lavoro flessibile nel pubblico impiego Il comma 1 apporta alcune modifiche all articolo 36 del D.Lgs. 165/2001. In particolare: 1) specifica che nelle pubbliche amministrazioni il ricorso al lavoro flessibile è consentito per rispondere ad esigenze esclusivamente temporanee o eccezionali (la normativa previgente usa la locuzione esigenze temporanee ed eccezionali ) (lettera a) [6] ; si evidenzia che la nuova formulazione, laddove sostituisce la e congiuntiva con la o disgiuntiva, potrebbe avere l effetto di ampliare (anziché restringere) il perimetro dei presupposti che legittimano il ricorso al lavoro flessibile. 2) aggiunge i commi 5-ter e 5-quater al richiamato articolo 36, con i quali si definisce, a regime, la nuova disciplina per il ricorso al lavoro flessibile (lettera b)). Più specificamente: a) estende alle pubbliche amministrazioni l'applicazione delle disposizioni del D.Lgs. 368/2001 sul lavoro a tempo determinato, fermi restando l obbligo di utilizzare contratti a tempo indeterminato per soddisfare il fabbisogno di personale di carattere ordinario; la possibilità di ricorrere a contratti di lavoro a termine per esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale; il divieto di trasformare il contratto di lavoro a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato (comma 5-ter)); b) sancisce la nullità dei contratti conclusi in violazione delle disposizioni dello stesso articolo 36, stabilendo che in tal caso la loro stipulazione determini responsabilità erariale e dirigenziale (ai sensi dell articolo 21 dello stesso D.Lgs. 165/2011). Inoltre si conferma il divieto di erogare la retribuzione di risultato al dirigente responsabile di irregolarità nell'utilizzo del lavoro flessibile (comma 5-quater)); c) sopprime, per esigenze di coordinamento formale in virtù delle disposizioni del nuovo comma 5-quater, la disposizione contenuta nel secondo periodo del comma 3 dell articolo 36, che prevedeva il divieto di erogazione della retribuzione di risultato al dirigente responsabile di irregolarità nell'utilizzo del lavoro flessibile (lettera c). L articolo 36 del D.Lgs. 165/2001, nel ribadire che le assunzioni presso le pubbliche amministrazioni avvengono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato (comma 1), seguendo le apposite procedure di reclutamento previste dall articolo 35 del medesimo D.Lgs. 165/2001, ha previsto la possibilità, per le amministrazioni pubbliche, di avvalersi, in caso di esigenze temporanee ed eccezionali, di contratti flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa (comma 2). Ai contratti collettivi nazionali si demanda, ferma restando la competenza delle amministrazioni in ordine all individuazione delle necessità organizzative in coerenza con quanto stabilito dalla legge, la disciplina in materia di contratti di lavoro a tempo determinato, di contratti di formazione e lavoro, di altri rapporti formativi, di somministrazione di lavoro (alla quale comunque non è possibile ricorrere per l esercizio di funzioni direttive e dirigenziali) e di lavoro accessorio, in applicazione di quanto previsto dai provvedimenti legislativi riguardanti tali materie, con riferimento alla individuazione dei contingenti di personale utilizzabile. Per quanto concerne la durata massima del rapporto di lavoro flessibile, al fine di evitare gli abusi si prevede il divieto per le pubbliche amministrazioni di Vedere altro
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