Source: http://urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=59&stat=&IDReg=4
Timestamp: 2020-03-29 21:54:14+00:00
Document Index: 12141747

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 21', 'art. 39', 'art. 14', 'art. 21']

E' INAPPLICABILE LA REVOCA AD UNA VARIANTE SOLO ADOTTATA IN QUANTO INIDONEA A PRODURRE EFFETTI SUL PRIVATO TRATTANDOSI DI STRUMENTO NON ANCORA VIGENTE
E' inapplicabile l'art. 21 - quinquies l. n. 241//90 ad una variante urbanistica adottata e non approvata, in quanto questa è inidonea a produrre effetti sulla posizione giuridica del privato, non essendo ammissibile una posizione di affidamento qualificato, in dipendenza di uno strumento urbanistico non ancora entrato in vigore
In materia di annullamento d'ufficio dei titoli edilizi, nei casi in cui l'operato dell'Amministrazione sia stato fuorviato dall'erronea o falsa rappresentazione dei luoghi, non occorre una specifica ed espressa motivazione sull'interesse pubblico, che va individuato nell'interesse della collettività al rispetto della disciplina urbanistica.
Se viene rappresentata una situazione dei luoghi difforme da quanto in realtà esistente e tale difformità costituisce un vizio di legittimità del titolo edilizio, determinato dallo stesso soggetto richiedente, la circostanza costituisce ex se ragione idonea e sufficiente per l'adozione del provvedimento d'annullamento in autotutela, sì da poter prescindere, in simili casi, dalla valorizzazione dell'interesse del titolare del viziato permesso di costruire.
Anche se la presenza di abusi o difformità risulta ostativa all'accoglimento dell'istanza edificatoria, tuttavia appare conforme a principi di logica e di economia escludere, una volta che l'istanza sia stata comunque assentita (seppure erroneamente), e che in un momento successivo abusi e difformità siano stati eliminati, l'annullabilità del prestato assenso edilizio sulla base di un mero dato formale, quando invece, sotto il profilo sostanziale non sia più sussistente alcuna lesione di interessi pubblici urbanistici, essendo state le costruzioni rese ormai conformi alla vigente normativa urbanistico-edilizia: in particolare, la descritta situazione comporta che debba escludersi la configurabilità in re ipsa del necessario interesse pubblico specifico all'annullamento, ulteriore rispetto al mero ripristino della legalità violata, proprio per la mancanza di un attuale contrasto delle opere realizzate con quanto consentito dalla strumentazione urbanistico-edilizia vigente.
Il potere di provvedere in via esclusiva su determinati affari comprende necessariamente e coerentemente anche quello dell'adozione del "contrarius actus" (e cioè l'annullamento, la revoca, la riforma o la modifica), come misura di salvaguardia della riserva di competenza. Infatti, qualora codesto potere fosse esercitato da organo diverso sarebbe quest'ultimo e non l'organo di competenza primaria ad avere l'effettiva disponibilità della materia, venendosi a creare nel tempo stesso una concorrenza di poteri che sarebbe foriera soltanto di disordine amministrativo.
E' improprio il richiamo ai presupposti di cui all'art. 21 nonies della l. n. 241/1990 laddove l'amministrazione non si è spontaneamente determinata per l'annullamento della precedente autorizzazione a seguito di una autonoma valutazione circa l'illegittimità della stessa, come nella usuale dinamica dell'istituto dell'annullamento d'ufficio, avendo proceduto invece al mero atto di ritiro dell'atto emesso in forza di un provvedimento propulsivo e cautelare del Giudice, necessitato dall'esito del giudizio che ha respinto il ricorso giurisdizionale del privato.
IL POTERE DI SOSPENSIONE DEI LAVORI EDILI IN CORSO EX ART. 27 D.P.R. 380/2001 VALE ANCHE OVE SORGANO DUBBI SULLA LEGITTIMITÀ DEI TITOLI AUTORIZZATIVI
L'art. 27, comma 3, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, che prevede il potere di sospensione dei lavori edili in corso, può estendere il suo ambito applicativo anche al caso in cui si tratti di lavori autorizzati, ma sorgano dubbi sulla legittimità dei titoli autorizzativi. In tal caso il Comune può adottare un'ordinanza di sospensione dei lavori nelle more della definizione del procedimento di autotutela purché sia debitamente motivata circa le ragioni che ingenerano sospetti in ordine alla illegittimità del titolo edilizio e comunque, in applicazione analogica del ridetto art. 27, con un'efficacia temporale massima di 45 giorni.
IL MERO DECORSO DEL TEMPO, DI PER SÉ SOLO, NON CONSUMA IL POTERE DI ADOZIONE DELL’ANNULLAMENTO D’UFFICIO DEL TITOLO EDILIZIO DA PARTE DELLA P.A.
Il mero decorso del tempo, di per sé solo, non consuma il potere di adozione dell'annullamento d'ufficio del titolo edilizio, ma l'onere motivazionale gravante sull'Amministrazione risulta attenuato in ragione della rilevanza e autoevidenza degli interessi pubblici tutelati al punto che, nelle ipotesi di maggior rilievo, esso potrà essere soddisfatto attraverso il richiamo alle pertinenti circostanze in fatto e il rinvio alle disposizioni di tutela che risultano in concreto violate, che normalmente possano integrare, ove necessario, le ragioni di interesse pubblico che depongano nel senso dell'esercizio del ius poenitendi.
Il termine generale di diciotto mesi per l'annullamento in autotutela (anche) dei titoli edilizi ai sensi dell'art. 21- nonies della l. n. 241/1990 è inapplicabile all'ipotesi di annullamento straordinario disciplinata dall'art. 39 del D.P.R. n. 380/2001.
È ILLEGITTIMA LA REVOCA DELLA VARIANTE URBANISTICA CHE NON CONSIDERA L'INTERESSE PUBBLICO ALLA DELOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI ESISTENTI
E' illegittimo l'atto di revoca carente sotto il profilo motivazionale in punto di interesse pubblico alla sua adozione, segnatamente per aver trascurato che la progettata delocalizzazione di un impianto produttivo, autorizzata con la delibera revocata, comporterebbe l'opportuno allontanamento dello stabilimento dagli insediamenti residenziali.
REGIONE E PROVINCIA NON POSSONO ANNULLARE IN AUTOTUTELA LE PREVISIONI DEL PRG MA SOLTANTO RICHIEDERE AL COMUNE DI PROVVEDERVI
Così come il potere di avviare il procedimento di formazione dello strumento urbanistico generale e delle relative varianti spetta al Comune, parimenti spetta al Comune attivare il procedimento finalizzato all'annullamento d'ufficio di una previsione dello strumento urbanistico ritenuto illegittimo, fermo restando che la Provincia (o la Regione), in analogia con quanto previsto dal richiamato art. 14-quater, comma 2, della legge n. 241/1990, può senz'altro sollecitare il Comune ad attivare tale procedimento.
Una pur notevole entità dello sforamento del "termine ragionevole" già previsto dall'originaria versione dell'art. 21-nonies l. 241/1990 (nella specie, oltre vent'anni), con conseguente irragionevolezza delle modalità temporali di intervento, se non implica, di per sé, l'illegittimità del provvedimento di autotutela, impone all'Amministrazione procedente di munire tale provvedimento di una motivazione particolarmente rafforzata circa la persistente concretezza e attualità dell'interesse pubblico alla rimozione dell'atto di primo grado.
Non può dirsi irragionevole il termine utilizzato per l'annullamento di un permesso di costruire quando il potere di autotutela risulti esercitato comunque nell'ambito temporale di efficacia del titolo abilitativo edilizio.