Source: https://pt.slideshare.net/lodiprimocircolo/protocollo-accoglienza-inclusione-2016
Timestamp: 2019-07-18 01:16:00+00:00
Document Index: 77120249

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art.45', 'art. 45', 'art 5', 'art. 7', 'art.12', 'art. 12']

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Protocollo per l'accoglienza e l'inclusione degli alunni
1. Istituto Comprensivo Lodi I PROTOCOLLO PER L’ACCOGLIENZA E L’INCLUSIONE DEGLI ALUNNI Anno scolastico 2015/2016
2. 2 PREMESSA Il protocollo di accoglienza e inclusione consente di attuare in modo operativo le indicazioni normative contenute nella Legge n.104/92 e successivi decreti applicativi nella normativa sugli alunni con Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), nella Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES), tra cui si possono individuare sia alunni stranieri di recente immigrazione, sia minori adottati. La Direttiva Ministeriale del 27 Dicembre 2012 e la conseguente Circolare applicativa n. 8 del 6 Marzo 2013, infatti, ben descrivono la complessa realtà delle nostre classi evidenziando che “ogni alunno con continuità o per determinati periodi, può evidenziare bisogni educativi speciali: o per motivi fisici, biologici o fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.” Il protocollo è un documento annesso al PTOF dell'Istituto che: • contiene principi e indicazioni riguardanti le procedure e le pratiche per un inserimento ottimale degli alunni; • definisce i compiti e i ruoli delle figure coinvolte; • traccia le diverse fasi dell'accoglienza; • indica le attività di facilitazione, gli eventuali provvedimenti dispensativi e compensativi da adottare nei confronti degli alunni BES; • traccia le linee delle possibili fasi dell'accoglienza e delle attività di facilitazione per l'apprendimento; • costituisce uno strumento di lavoro che può essere integrato e rivisitato periodicamente sulla base delle esperienze realizzate Il Protocollo di Accoglienza e di Inclusione delinea prassi condivise di carattere: • amministrativo e burocratico: acquisizione della documentazione necessaria e verifica completezza del fascicolo personale degli alunni; • comunicativo e relazionale: prima conoscenza dell'alunno e accoglienza; • educativo didattico: assegnazione alla classe, accoglienza, coinvolgimento del team docenti; • sociale: rapporti e collaborazione della scuola con la famiglia e il territorio.
3. 3 SCOPI DEL PROTOCOLLO • Definire una prassi condivisa all’interno dell’Istituto in tema di accoglienza degli alunni, in particolare stranieri, minori adottati, BES e DSA. • Facilitare l’ingresso a scuola e sostenere gli alunni nella fase di adattamento al nuovo ambiente • Promuovere l’alleanza educativa tra tutto il personale della scuola per favorire una responsabilità condivisa e collettiva per avviare una vera inclusione scolastica. • Consentire il pieno diritto all’istruzione e formazione degli alunni stranieri, dei minori adottati, degli alunni BES e DSA garantendone l’integrazione e l’inclusione. • Costruire un contesto favorevole all’incontro con le altre culture e con le “storie” di ogni individuo. • Promuovere qualsiasi iniziativa di comunicazione e di collaborazione fra scuola ed enti territoriali (Comune, ASS, Strutture accreditate, Ambito socio- assistenziale, Associazioni, Enti).
4. 4 ALUNNI STRANIERI PREMESSA La presenza in classe di ragazzi che “vengono da lontano” impone alla scuola una riflessione sui temi dell’accoglienza, dell’apprendimento di una seconda lingua d’uso quotidiano, del confronto tra diverse culture e dell’integrazione sociale. Da questa consapevolezza scaturisce la necessità, da parte di ogni istituto, di impegnarsi in una ricerca pedagogica e didattica, che sia finalizzata a migliorare l’offerta formativa per tutti i ragazzi. Alcune indicazioni normative permettono di dare luce ai significati pedagogici di tale espressione. Nella C.M 73/94, l’educazione interculturale non si esaurisce nei problemi posti dalla presenza di alunni stranieri nella scuola, ma si estende alla complessità del confronto tra culture nella dimensione europea e mondiale dell’insegnamento, e costituisce la risposta più alta e globale al razzismo e all’antisemitismo. Essa comporta la disponibilità a conoscere e a farsi conoscere, nel rispetto dell’identità di ciascuno, in un clima di dialogo e di solidarietà”. Non una materia in più, quindi, ma uno sguardo più attento alle identità di ciascuno e agli stili educativi. La stessa circolare introduce il concetto di disponibilità critica allo scambio, riportando una importante pronuncia del C.N.P.I. datata 13.04.92 che recita: I valori che danno senso alla vita non sono tutti nella nostra cultura, ma neppure nelle culture degli altri: non tutti nel passato, ma neppure nel presente e nel futuro. Essi consentono di valorizzare le diverse culture, ma insieme ne rivelano i limiti, e cioè le relativizzano, rendendo in tal modo possibile e utile il dialogo. La C.M. 205/90 sottolinea la necessità di prevenire il formarsi di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e culture e superare ogni forma di visione etnocentrica. L’atto educativo nella pedagogia interculturale deve mirare, perciò, alla costruzione di un contesto comunicativo in cui le diversità diventino ricchezza e un potenziale cognitivo e relazionale che alimenti i processi di apprendimento. NORMATIVA Con il DPR 31.08.1999 n. 394 è stata regolamentata l’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Il D.P.R. è stato poi recepito dalla C.M 21.12.1999 n. 311, successivamente integrata dalla C.M. 23.03.2000 n. 87.
5. 5 L’art. 45 del D.P.R. 394/99 precisa che: Comma 1 - I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. - Gli stessi sono soggetti all’obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. - La loro iscrizione nelle scuole italiane avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani, e può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico (anche oltre il termine del 25 gennaio). - I minori stranieri privi di documentazione anagrafica, ovvero in possesso di regolamentazione irregolare o incompleta, sono iscritti con riserva, senza alcun pregiudizio per il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. La normativa prevede delle discrezionalità di tipo organizzativo, che vengono demandate a decisioni del Collegio Docenti, come prevede lo stesso art.45, ma sono relative ai seguenti punti: Comma 2 - I minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico vengono iscritti d’ufficio alla classe corrispondente all’età anagrafica salvo che il Collegio Docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa tenendo conto: - dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell’alunno, che può determinare l’iscrizione ad una classe, immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all’età anagrafica; - dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno; - del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel Paese di provenienza; - del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno”. A tale proposito le Linee guida emanate dal Ministero, affermano: Slittamenti di un anno su classe inferiore vanno ponderati con molta attenzione in relazione ai benefici che potrebbero apportare e sentita la famiglia. Scelte diverse andranno valutate caso per caso dalle Istituzioni Scolastiche” Comma 3 - Il Collegio Docenti formula proposte per la ripartizione nelle classi: la ripartizione viene effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri.
6. 6 Comma 4 - Il Collegio Docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento; allo scopo possono essere adottati specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni, per facilitare l’apprendimento della lingua italiana, utilizzando, ove possibile, le risorse professionali della scuola. Comma 5 - Il Collegio Docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra la scuola e le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l’ente locale, l’istituzione scolastica si avvale dell’opera di mediatori culturali qualificati In base al DPR n. 122 del 22 giugno 2009 e alla C.M. 48/2012 per quanto riguarda gli Esami di Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione, per gli studenti stranieri che si avvalgano delle ore di seconda lingua comunitaria per il potenziamento della lingua italiana, la seconda lingua comunitaria non è oggetto di prova di esame. In questo contesto si definisce l’istituzione, all’interno della nostra scuola, della Commissione Intercultura.
7. 7 LA COMMISSIONE INTERCULTURA • La Commissione Intercultura rappresenta un’articolazione del Collegio, da cui è eletta. • Deve essere rappresentativa dell’Istituto: è composta, quindi, da alcuni docenti per ogni ordine di scuola, al fine di garantire un raccordo in materia di accoglienza, e ha carattere gestionale e progettuale. • La Commissione si riunisce al completo per progettare esperienze comuni, per monitorare l’esistente, per operare un raccordo tra le diverse realtà e per gestire i rapporti con il territorio sfruttando le risorse pubbliche e private. A volte, sarà necessario, per snellire il lavoro, che si organizzino sottogruppi di plesso, soprattutto per valutare l’inserimento nelle classi degli alunni neo- arrivati. • L’istituzione formale di un gruppo di lavoro, come articolazione del Collegio Docenti, segnala l’impegno dell’Istituto in questo campo ed evidenzia l’assunzione collegiale di responsabilità. Il COLLEGIO DOCENTI elegge a Settembre: Composizione Compiti Incontri Commissione Intercultura E’ presieduta da due referenti, uno per la scuola primaria e uno per la scuola secondaria di primo grado 2 docenti della scuola secondaria di primo grado 4 docenti della Scuola primaria 2 docenti della Scuola dell’Infanzia • progettuali • di formazione • di documentazione • di rilevazione alunni stranieri • di verifica del progetto in itinere e finale • di raccordo tra le diverse realtà (continuità educativa) • di gestire i rapporti con enti ed amministrazioni • prima conoscenza alunni e famiglie neo-arrivate • ricostruzione della biografia famigliare, apprenditiva e linguistica • osservazione in situazione • proposta di assegnazione alle classi • verifica del percorso d’inserimento dell’alunno N. 2 in un anno I referenti intercultura saranno convocati in occasione dei nuovi inserimenti
8. 8 Con l’intento di pianificare le prime azioni d’inserimento degli alunni stranieri e favorire il dibattito intorno alle nuove prospettive dell’educazione interculturale vengono definite prassi condivise di carattere: -amministrativo: l’iscrizione -comunicativo e relazionale: prima conoscenza -educativo-didattico: proposta di assegnazione alla classe, accoglienza -sociale: rapporti e collaborazione della scuola con la famiglia e il territorio • Il Protocollo prevede l’istituzione formale della Commissione Intercultura come gruppo di lavoro-articolazione del Collegio Docenti. • Nella definizione e gestione del Protocollo il Dirigente Scolastico svolge il proprio ruolo di promozione e di coordinamento, predisponendo gli strumenti attuativi della proposta formativa ed assicurando altresì il regolare espletamento degli atti relativi all’iscrizione e all’assegnazione alle classi degli alunni stranieri in sintonia con le previsioni normative vigenti ed in particolare con le indicazioni del D.L. vo 297/94, della Circolare Ministeriale n. 205/90 e del DPR 394/99.
9. 9 ASPETTO AMMINISTRATIVO – BUROCRATICO L’ISCRIZIONE Obiettivi: far sì che l’iscrizione a scuola dell’alunno straniero non sia vissuta come “fine a se stessa”, ma come il primo passo di un percorso di accoglienza dell’alunno e della sua famiglia. GLI UFFICI DI SEGRETERIA: • iscrivono i minori • raccolgono la documentazione relativa alla precedente scolarità (se esistente) • acquisiscono l’opzione di avvalersi o non avvalersi della religione cattolica • avvisano tempestivamente i responsabili di plesso e i referenti della Commissione Intercultura, al fine di definire l’incontro con la famiglia • individuano tra il personale ATA un incaricato del ricevimento delle iscrizioni al fine di affinare progressivamente abilità comunicative e relazionali che aiutino l’interazione con i cittadini immigrati • forniscono ai genitori materiali plurilingue per una prima informazione sul sistema scolastico italiano MATERIALI • Schede Scuola – Famiglia plurilingue per: - la raccolta di informazioni sull’alunno e la famiglia - l’iscrizione a scuola - le comunicazioni degli insegnanti rispetto alle attività scolastiche • Schede esplicative sul funzionamento della scuola (in più lingue) • Patto di corresponsabilità scuola famiglia (in più lingue) MATERIALI DA PRODURRE NEL CORSO DEI PROSSIMI ANNI • Schede di presentazione dell’Istituto (in più lingue) NORMATIVA • Testi e dispense che riportano i principali riferimenti normativi concernenti l’inserimento dei bambini e dei ragazzi stranieri a scuola
10. 10 ASPETTO COMUNICATIVO – RELAZIONALE PRIMA CONOSCENZA Obiettivi: - Facilitare la comunicazione fra la scuola e la famiglia straniera ricorrendo ad eventuali interventi di interpreti o mediatori culturali per superare le difficoltà linguistiche. - Creare un clima di apertura che riduca il distacco e la diffidenza del ragazzo e della famiglia verso la realtà scolastica - Prevenire situazioni di rifiuto I DOCENTI REFERENTI DELLA COMMISSIONE INTERCULTURA: • Effettuano tempestivamente un colloquio con la famiglia al fine di raccogliere informazioni relative al progetto migratorio e alla biografia relazionale- affettiva, apprenditiva e linguistica del minore • Presentano, a grandi linee, il modello formativo e il percorso educativo della scuola • Individuano le aspettative della famiglia per ridurre l’ansia relativa all’inserimento del ragazzo nel nuovo contesto scolastico, sottolineando l’importanza del rapporto scuola-famiglia • Articolano il colloquio con l’alunno utilizzando, se necessario, anche tecniche non verbali e facilitano la conoscenza della nuova scuola • Rilevano le competenze e i bisogni di apprendimento attraverso: - prove d’ingresso non connotate linguisticamente per verificare le abilità extralinguistiche (logica, memoria...; quelle relative all’ambito logico- matematico devono essere predisposte dal gruppo disciplinare) - prove per verificare l’acquisizione spontanea o guidata della lingua italiana • Verificano, se necessario e possibile, le competenze in lingua madre con l’intervento del mediatore culturale - prove nella lingua straniera conosciuta dall’alunno (letture) in presenza del mediatore culturale La raccolta di questi dati è tesa a mettere in luce gli eventuali fattori di vulnerabilità (o di sostegno e facilitazione) che giocano un ruolo fondamentale nei percorsi d’inserimento degli alunni stranieri.
11. 11 Tempi previsti per l’osservazione Ipotesi flessibile di tre/quattro giorni da rivedere nel caso di problematiche complesse da parte dell’alunno. Materiali • Traccia per la rilevazione della biografia linguistica dell’alunno (Tabella 1) • Questionario in più lingue per alunni neo-arrivati • Schede informative sulla scuola dei Paesi d’origine degli alunni stranieri • “Parole non dette”: schede di rilevamento delle abilità extralinguistiche per gli alunni della scuola dell’obbligo (memoria, funzioni di base, logica) • Elenco mediatori culturali
12. 12 ASPETTO EDUCATIVO E DIDATTICO PROPOSTA DI ASSEGNAZIONE ALLA CLASSE Obiettivi: - Individuare la classe di inserimento - Elaborare percorsi individualizzati - Rivedere la programmazione Gli elementi raccolti durante le due fasi precedenti permettono di formulare proposte in merito alla classe d’inserimento. Naturalmente si farà riferimento, oltre al primo colloquio, anche alle disposizioni normative contenute nell’art. 45 del DPR 394/99. (vedi normativa) E’ compito del Referente Intercultura e della Commissione Interculturale verificare l’applicazione della normativa. LA COMMISSIONE INTERCULTURA, quale articolazione del Collegio: • propone la classe nella quale inserire l’allievo immigrato analizzando i seguenti elementi: - situazione globale della classe - numero di alunni per classe - presenza di alunni HP (valutando il tipo di handicap) - presenza di alunni stranieri: “evitando la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri” - percorsi o progetti attivati - lingua straniera insegnata (per la scuola secondaria di primo grado) • fornisce i dati raccolti dopo il colloquio con la famiglia e dopo le prove d’ingresso ai docenti di classe (scuola primaria), al coordinatore della classe (per la scuola secondaria) in cui sarà inserito l’allievo. Il DIRIGENTE SCOLASTICO: • valuta le proposte della Commissione e le integra con eventuali ulteriori elementi di valutazione • stabilisce la classe in cui inserire l’alunno e ne dà comunicazione alla Commissione, specificando le motivazioni di scelte eventualmente discordanti con le proposte ricevute. E’ auspicabile che la frequenza avvenga in modo da permettere l’organizzazione dell’accoglienza.
13. 13 ACCOGLIENZA Si ritiene che le fasi precedenti possano servire a organizzare momenti non casuali di conoscenza eventualmente supportati dai materiali proposti dalla commissione. Accogliere in maniera positiva il ragazzo significa fare attenzione al clima relazionale, all’imprinting iniziale che spesso segna in maniera profonda le successive tappe dell’inserimento. Accogliere, quindi, per prevenire eventuali situazioni di rifiuto. IL CONSIGLIO DI CLASSE o IL TEAM DOCENTI : • presta attenzione al “clima relazionale” • progetta momenti di osservazione in situazione • attiva nelle classi metodologie flessibili che coinvolgano a più livelli tutti i ragazzi • progetta, in ogni ambito, esperienze che favoriscano la conoscenza di sé, il decentramento relazionale e storico riconoscendo le culture “altre” e le lingue d’origine dei ragazzi • definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento; allo scopo possono essere adottati specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni, per facilitare l’apprendimento della lingua italiana, utilizzando, ove possibile, le risorse della scuola. Il consolidamento della conoscenza e della pratica della lingua italiana può essere realizzata altresì mediante l’attivazione di corsi intensivi di lingua italiana sulla base di specifici progetti, anche nell’ambito delle attività aggiuntive di insegnamento per l’arricchimento dell’offerta formativa.(Art. 45, comma 4, DPR 394/99) • in base al comma 10 dell'art 5 del DPR 89/2009 può decidere per gli alunni stranieri neoarrivati di usare le ore della seconda lingua comunitaria per il potenziamento dell'italiano • sostiene la gestione dei conflitti • progetta una didattica del “punto di vista” • favorisce il confronto di esperienze
14. 14 L’ITALIANO COME SECONDA LINGUA D’USO QUOTIDIANO Nell’accogliere alunni non italofoni è importante individuare tipologie d’intervento atte a realizzare percorsi efficaci di approccio alla nuova lingua. Generalmente il minore proveniente da un altro Paese è già alfabetizzato e possiede già sul piano cognitivo le categorie che sottendono all’uso di una lingua. Si tratta di proporre un nuovo codice che diventerà vero patrimonio se sarà possibile coltivare anche la prima lingua d’origine; questa operazione è importante sul piano degli apprendimenti e della vita affettiva. Il ragazzo neo-arrivato deve elaborare un lessico di base che gli permetta di comunicare nel nuovo Paese (lingua della comunicazione). Le ricerche pedagogiche indicano che i coetanei rappresentano, in questa fase, l’“autorità” sulla quale modellare la nuova lingua, perciò si dovranno creare contesti comunicativi ricchi in cui l’Italiano sia veicolo dei contatti amicali, delle curiosità, del confronto. Un approccio “accogliente” alla lingua favorirà lo studio e lo motiverà. Si realizzeranno, già dal primo periodo, attività di classe e di piccolo gruppo; il nuovo arrivato sarà inserito nell’ordinarietà della vita scolastica e si progetteranno percorsi individualizzati mirati ad avvicinare sempre più il ragazzo alla conoscenza di una seconda lingua di uso quotidiano. Gli alunni, al momento del loro arrivo, si devono confrontare con diversi usi e registri: l’italiano contestualizzato, quello per comunicare nella vita quotidiana e l’italiano decontestualizzato, quello della scuola e dello studio. I due ostacoli linguistici richiedono tempi diversi. La lingua per comunicare viene appresa in un tempo che può variare da qualche mese ad un anno; la lingua dello studio, invece, necessita di anni e l’impiego di interventi didattici mirati e di strategie di facilitazione. Si auspica a questo proposito, una formazione di base per tutti i docenti per condividere alcuni nodi tematici relativi al percorso d’insegnamento/apprendimento dell’italiano come L2 e l’individuazione di alcuni insegnanti che seguano un percorso specifico di approfondimento per l’organizzazione dei laboratori linguistici. La normativa sull’autonomia e sull’arricchimento dell’offerta formativa consente di impiegare per l’insegnamento dell’italiano come L2 (come facilitatori linguistici) i docenti della scuola che si rendono disponibili a realizzare moduli intensivi al di fuori del loro orario cattedra, ma consente anche di avvalersi su progetto dei docenti dell’organico potenziato. Possono svolgere, pertanto, una funzione di facilitazione linguistica in italiano L2: - gli insegnanti di classe in orario aggiuntivo o nelle ore di recupero - gli insegnanti distaccati su progetto - altri operatori, quali: docenti in pensione, stagisti o laureati in lingue, volontari.
15. 15 IL CONSIGLIO DI CLASSE o il TEAM DOCENTI: • favorisce l’integrazione nella classe promuovendo attività di piccolo gruppo, di cooperative learning, di contesto variato • individua modalità di semplificazione o facilitazione linguistica per ogni disciplina • rileva i bisogni specifici di apprendimento • elabora, eventualmente, percorsi di L2 • predispone le verifiche che, se comuni all’intera classe, saranno valutate con criteri differenziati
16. 16 ASPETTO SOCIALE Per promuovere la piena integrazione dei ragazzi nel più vasto contesto sociale e per realizzare un progetto educativo che coniughi insieme pari opportunità con il rispetto delle differenze, la scuola ha bisogno delle risorse del territorio e, quindi, della collaborazione di: servizi, associazioni, luoghi di aggregazione, biblioteca e, in primo luogo, delle amministrazioni locali. LA COMMISSIONE INTERCULTURA • contatta le associazioni che operano su territorio • stabilisce momenti annuali d’incontro per favorire lo scambio di conoscenze e per affrontare concrete tematiche • attiva collaborazioni con le amministrazioni locali per proporre servizi (centri di documentazione) ed esperienze comuni (corsi di formazione). I materiali prodotti saranno messi a disposizione di ogni plesso in una apposita sezione “Interculturale” della Biblioteca di plesso e, se possibile, sul sito dell’Istituto.
17. 17 ALUNNI MINORI ADOTTATI PREMESSA La realtà dell’adozione è, da tempo, ampiamente diffusa nella nostra società e conseguentemente, anche la presenza dei minori adottati nelle scuole italiane è divenuta un fenomeno quantitativamente rilevante. In molti casi, inoltre, soprattutto per i bambini adottati internazionalmente, il tema del confronto con il mondo della scuola si pone in maniera urgente perché molti di loro vengono adottati in età scolare o comunque prossima ai 6 anni. Occorre considerare che alla condizione adottiva non corrisponde un’uniformità di situazioni, e quindi di bisogni, e che i bambini adottati possono essere portatori di condizioni molto differenti che, se poste lungo un continuum, possono andare da un estremo di alta problematicità ad un altro di pieno e positivo adattamento. Non è raro, infatti, incontrare soggetti che presentano benessere psicologico e performance scolastiche nella media, se non addirittura superiori. È, pertanto, molto importante non avere pregiudizi e non dare per scontata la presenza di problematicità nei minori adottati. Ciò detto, è innegabile che all’essere adottato siano connessi alcuni fattori di rischio e di vulnerabilità che devono essere conosciuti e considerati, affinché sia possibile strutturare una metodologia di accoglienza scolastica in grado di garantire il benessere di questi alunni sin dalle prime fasi di ingresso in classe, nella convinzione che un buon avvio sia la migliore premessa per una positiva esperienza scolastica negli anni a venire. In questo senso è necessario che la scuola sia preparata all’accoglienza dei minori adottati in Italia e all’estero e costruisca strumenti utili, non solo per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, ma anche didattico e relazionale, a beneficio dei bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie. Naturalmente prassi e strumenti adeguati dovranno essere garantiti anche nelle fasi successive all’inserimento, con particolare attenzione ai passaggi da un ordine di scuola all’altro. Le linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio dei minori adottati sono state elaborate con l’obiettivo di fornire conoscenze e linee di indirizzo teorico- metodologico che aiutino a far sì che la scuola possa garantire ai bambini e ai ragazzi adottati e alle loro famiglie ulteriori strumenti nel loro percorso di crescita. Nel documento si precisa che pur nell’estrema varietà di situazioni, vi sono alcune esperienze sfavorevoli che tutti i bambini adottati hanno sperimentato prima dell’adozione. Tutti hanno, infatti, vissuto la dolorosa realtà della separazione dai genitori di nascita e, a volte, anche dai fratelli e, oltre questi difficili eventi, molti di loro hanno sperimentato condizioni di solitudine, lunghi periodi di istituzionalizzazione, esperienze di maltrattamento fisico e/o psicologico. Taluni bambini vengono adottati dopo affidi o precedenti esperienze di adozione non riuscite.
18. 18 I bambini giunti per adozione internazionale, inoltre, vivono un’ulteriore complessità poiché hanno dovuto confrontarsi con numerosi cambiamenti (linguistici, climatici, alimentari, ecc.) e sono stati inseriti in contesti per loro completamente nuovi e sconosciuti. Si tratta di un cambiamento esistenziale drastico che viene affrontato, molto spesso, lasciandosi alle spalle pezzi di storia difficili di cui si sa poco (le informazioni sulla loro salute e vita pregressa sono frequentemente esigue e frammentate). Infine, le differenze culturali e somatiche che caratterizzano coloro che provengono da altri Paesi, ma anche un numero significativo di minori adottati in Italia, contribuiscono a rendere ancora più complesso e delicato il loro percorso di integrazione nel nuovo contesto di vita. Si evidenzia, in un numero significativo di bambini adottati, la presenza di aree critiche che devono essere attentamente considerate: • Difficoltà di apprendimento Pur in assenza di disturbo specifico dell’apprendimento, a causa di una pluralità di situazioni di criticità, quali i danni da esposizione prenatale a droghe o alcol, l’istituzionalizzazione precoce, l’assunzione di psicofarmaci durante la permanenza in istituto, l’incuria e la deprivazione subite, l’abuso, il vissuto traumatico dell’abbandono, molti bambini adottati possono presentare problematiche nella sfera psico-emotiva e cognitiva tali da interferire sensibilmente con le capacità di apprendimento (in particolare con le capacità che ci si aspetterebbe in base all’età anagrafica). Tali difficoltà possono manifestarsi con deficit nella concentrazione, nell’attenzione, nella memorizzazione, nella produzione verbale e scritta, in alcune funzioni logiche. • Difficoltà psico-emotive Le esperienze sfavorevoli nel periodo precedente l’adozione possono determinare in molti casi conseguenze negative relativamente alla capacità di controllare ed esprimere le proprie emozioni. La difficoltà nel tollerare le frustrazioni, i comportamenti aggressivi, il mancato rispetto delle regole, le provocazioni, l’incontenibile bisogno di attenzione, sono solo alcune delle manifestazioni evidenti di un disagio interiore che può pervadere molti bambini. La mancanza di figure di riferimento stabili e capaci di offrire adeguate relazioni di attaccamento può causare un senso d’insicurezza rispetto al proprio valore e di vulnerabilità nel rapporto con gli altri, portando il bambino a costruire una rappresentazione di sé come soggetto indesiderabile, nonché dell’ambiente come ostile e pericoloso. Il bisogno di sentirsi amati, di percepire la considerazione degli altri, il timore di essere rifiutati e nuovamente abbandonati, la rabbia e il dolore per quanto subito, sono i vissuti che albergano nell’animo di molti bambini rendendo loro difficile gestire con equilibrio e competenza le relazioni con adulti e coetanei. Questi bambini hanno bisogno solitamente di tempi medio-lunghi per acquisire modalità di relazione adeguate, imparando a riconoscere ed esprimere correttamente le proprie emozioni. Si tratta di
19. 19 un percorso impegnativo che deve essere tenuto nella giusta considerazione, soprattutto per quei bambini che sono adottati in età scolare ed iniziano il loro percorso scolastico quasi in concomitanza con l’inserimento nella nuova famiglia. • Scolarizzazione nei Paesi d’origine I bambini adottati internazionalmente possono provenire da Paesi prevalentemente rurali, con strutture sociali fragili, dove il tasso di analfabetismo e/o di abbandono scolastico precoce è rilevante. I bambini che provengono da tali situazioni potrebbero aver ricevuto un’esigua scolarizzazione, non averla ricevuta affatto, o averla ricevuta con modalità piuttosto differenti da quelle attualmente adottate in Italia. Va inoltre considerato che in molti dei Paesi di provenienza dei bambini (ad esempio in Brasile, Bulgaria, Etiopia, Federazione Russa, Lituania, Polonia, Ucraina, Ungheria) il percorso scolastico, differentemente da quello italiano, inizia a sette anni, a volte con un ciclo di scuola primaria quadriennale. Per i bambini in arrivo in Italia per adozione internazionale, quindi, quella dei sei anni è sovente ancora l’età della scuola dell’infanzia. A ciò si aggiunge il fatto che, in alcuni Paesi, i bambini affetti da ritardi psico-fisici possono essere stati dirottati in percorsi di “istruzione speciale”. • Bambini segnalati con bisogni speciali o particolari Negli ultimi anni sono andate significativamente aumentando le cosiddette “adozioni di bambini con bisogni speciali” (special needs adoption). Con questa definizione, in senso ampio, ci si riferisce alle adozioni: ü di due o più minori; ü di bambini di sette o più anni di età; ü di bambini con significative problematiche di salute o di disabilità; ü di bambini reduci da esperienze particolarmente difficili e/o traumatiche. Queste ultime due tipologie assumono particolare rilevanza in relazione all’inserimento e alla frequenza scolastica. Infatti, come si potrà ben comprendere, questi bambini possono più facilmente presentare specifiche problematiche sul piano degli apprendimenti e dell’adattamento al contesto scolastico. • Età presunta In diversi Paesi di provenienza i bambini non vengono iscritti all’anagrafe al momento della nascita, nonostante tale atto rappresenti un diritto sancito dall’art. 7 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo del 1989.
20. 20 • Preadolescenza e adolescenza Un numero significativo di bambini e ragazzi arriva in Italia dopo i 10 anni, in un’età complessa di per sé in cui la strutturazione dei legami affettivi e famigliari si scontra con la naturale necessità di crescita e di indipendenza. Per i ragazzi adottati internazionalmente tutto questo implica un vissuto più lungo e più complesso e richiede, pertanto, ulteriori forme di flessibilità nelle fasi di inserimento e di accompagnamento scolastico. Anche per coloro che sono stati adottati nell’infanzia, inoltre, il sopraggiungere della preadolescenza e dell’adolescenza può comportare l’insorgere di significative problematiche connesse alla definizione della propria identità, ai cambiamenti del corpo, alle relazioni con i coetanei e, più in generale, con il contesto sociale, che possono interferire con le capacità di apprendimento. • Italiano come L2 L’esperienza indica come, generalmente, i bambini adottati internazionalmente apprendano velocemente il vocabolario di base dell'italiano e le espressioni quotidiane utilizzate nelle conversazioni comuni. Il linguaggio più astratto, necessario per l'apprendimento scolastico avanzato (conoscenze grammaticali e sintattiche complesse, un vocabolario ampio), viene invece appreso molto più lentamente.
21. 21 ASPETTO AMMINISTRATIVO – BUROCRATICO L’ISCRIZIONE L’iscrizione costituisce per tutte le famiglie un importante momento per fare una scelta consapevole e pienamente rispondente alle esigenze formative dei figli. Possono essere richieste soluzioni mirate per quanto riguarda le modalità e i tempi d'iscrizione, oltre che i tempi di inserimento e la scelta delle classi in cui inserire gli alunni. Iscrizione alle prime classi Dall’anno scolastico 2013/2014, per le scuole statali le procedure da seguire per l’iscrizione alle prime classi, fatta eccezione la scuola dell’infanzia, avviene esclusivamente online. La famiglia che adotta internazionalmente, tuttavia, può trovarsi ad iscrivere il bambino o il ragazzo e in una fase in cui l’iter burocratico che porta alla formalizzazione dell’adozione non è ancora completato. Poiché non può essere possibile prevedere il momento di arrivo dei bambini nei nuclei familiari adottivi, è comunque consentito alle famiglie - sia nei casi di adozione nazionale che internazionale - di iscrivere ed inserire i figli a scuola in qualsiasi momento dell’anno, anche dopo la chiusura delle procedure online, presentando la domanda di iscrizione direttamente alla scuola prescelta. La nota MIUR Prot. N. 547 del 21/2/2014 - Deroga all’obbligo scolastico di alunni adottati - invita i Dirigenti Scolastici, “qualora si trovino in presenza di situazioni riguardanti alunni che necessitano di una speciale attenzione, a porre in essere gli strumenti e le più idonee strategie affinché esaminino i singoli casi con sensibilità e accuratezza, confrontandosi, laddove necessario, anche con specifiche professionalità di settore e con supporto dei Servizi Territoriali, predisponendo percorsi individualizzati e personalizzati. Solo a conclusione dell’iter sopra descritto, inerente casi eccezionali e debitamente documentati, e sempre in accordo con la famiglia, il Dirigente Scolastico – sentito il Team dei docenti – potrà assumere la decisione, in coerenza con quanto previsto con l’articolo 114, comma 5, del d.lgs n. 297/1994, di far permanere l’alunno nella scuola dell’infanzia per il tempo strettamente necessario all’acquisizione dei pre-requisiti per la scuola primaria, e comunque non superiore ad un anno scolastico, anche attraverso un’attenta e personalizzata progettazione educativa”. Tempi d'inserimento I bambini e i ragazzi arrivati per adozione internazionale, qualsiasi sia la loro età, hanno bisogno di essere accolti nel nuovo sistema scolastico con modalità rispondenti alle loro specifiche e personali esigenze legate alla comprensione del nuovo contesto familiare che si va formando e alla conoscenza dell’ambiente sociale che li sta accogliendo. Anche al fine di facilitare e supportare la costruzione dei legami
22. 22 affettivi con le nuove figure genitoriali, sarà possibile, in casi particolari attentamente valutati, procrastinare l’inizio del percorso scolastico di alcuni mesi. Alla luce di tale necessità, le tempistiche effettive di inserimento vengono, dunque, decise dal Dirigente scolastico, sentito il Team dei docenti, in accordo con la famiglia e con i servizi pubblici e/o privati che sostengono ed accompagnano la stessa nel percorso adottivo. Particolare attenzione va prestata ai casi riguardanti i bambini adottati, sia nazionalmente che internazionalmente, aventi tra i cinque e i sei anni di età e che presentano particolari fattori di vulnerabilità. Per tali bambini, e solo in casi circostanziati da documentazione che ne attesti la necessità, è prevista la possibilità di deroga dall'iscrizione alla prima classe della primaria al compimento dei sei anni e la possibilità di rimanere un anno in più nella scuola dell’Infanzia. A tale proposito sarebbe opportuno che, nella fase di inserimento a scuola di un bambino adottato, oltre alla valutazione di specifici fattori di rischio relativi alla sua storia pre-adottiva, venisse effettuata, a cura dei professionisti che accompagnano la famiglia nella fase di primo ingresso, una valutazione dell’effettivo livello di competenze neuropsicologiche e funzionali raggiunto. Il Dirigente deve prendere visione della documentazione rilasciata dal Tribunale per i Minorenni nel caso di affido a fini adottivi, senza trattenerla nel fascicolo personale del minore. Analoga procedura va messa in atto per tutti gli altri documenti necessari per l’iscrizione o per il trasferimento ad altra scuola (ad es. nulla-osta). Il Dirigente Scolastico inserisce dunque nel fascicolo del minore una dichiarazione in cui attesta di aver preso visione della documentazione necessaria per l’iscrizione. Le segreterie, quindi, attivano modalità per cui i nomi dei bambini e delle bambine vengano trascritti nei registri di classe direttamente con i cognomi degli adottanti, facendo attenzione che non compaia il cognome di origine in alcun contesto.
23. 23 ASPETTO COMUNICATIVO RELAZIONALE PRIMA ACCOGLIENZA Il momento dell’accoglienza e del primo ingresso sono fondamentali per il benessere scolastico di ogni bambino ed in particolare di quelli adottati, sia nazionalmente che internazionalmente. La “buona accoglienza” può svolgere un'azione preventiva rispetto all’eventuale disagio nelle tappe successive del percorso scolastico. E’ per questi motivi che assume grande importanza la relazione della scuola con le famiglie degli alunni, famiglie in questo caso portatrici di “storie differenti” ed in grado di dare voce alle “storie differenti” dei propri figli. L’accoglienza, l’integrazione e il successo formativo del bambino adottivo a scuola possono essere garantiti solo attraverso un processo di collaborazione tra famiglia, istituzione scolastica, équipes adozioni, Enti Autorizzati e gli altri soggetti coinvolti tra cui bisogna annoverare anche le associazioni cui sovente le famiglie fanno riferimento. Al fine di agevolare tale lavoro di rete, la nostra Istituzione scolastica ha individuato due insegnanti referenti per l'adozione. Al primo contatto con la scuola, prima di iscrivere il figlio o la figlia, i genitori potranno ricevere informazioni riguardanti l’organizzazione scolastica, il POF adottato nella scuola, i tempi di inserimento tramite un colloquio con il docente referente e/o il Dirigente. L’insegnante referente potrà essere d’ausilio anche in fasi successive come di seguito descritto. L' INSEGNANTE REFERENTE PER L'ADOZIONE nella fase di prima accoglienza precedente l'iscrizione porta a conoscenza della famiglia: • i progetti inseriti nel PTOF • le eventuali esperienze e conoscenze pregresse nel campo dell’adozione • le risorse e gli strumenti disponibili volti a facilitare l’inserimento dei bambini e dei ragazzi adottati • raccoglie inoltre le informazioni utili ai fini del buon inserimento dei bambini e dei ragazzi, Nella fase successiva al primo inserimento è possibile prevedere un secondo incontro specifico scuola-famiglia al fine di fare il punto della situazione e poter stabilire, se vi è la necessità di elaborare un Piano Didattico Personalizzato (PDP).
24. 24 In tali fasi, il docente referente offre alla famiglia: • informazioni sul sostegno psicopedagogico (per le scuole dotate di apposito sportello); • disponibilità a collaborare con altre risorse e servizi del territorio, se necessario Collabora inoltre con gli insegnanti di riferimento del minore nelle fasi di accoglienza per: • renderli partecipi delle specificità ed eventuali criticità; • monitorare il percorso educativo/didattico in accordo con la famiglia e i docenti di riferimento; • partecipare, se richiesto, agli incontri di rete con altri servizi sempre previo accordo della famiglia e dei docenti di riferimento; • collabora a curare il passaggio di informazioni tra i diversi gradi di scuola; • nei casi più complessi, collabora a mantenere attivi i contatti con gli operatori che seguono il minore nel post-adozione; • mette a disposizione degli insegnanti la normativa esistente e materiali di approfondimento; • promuove e pubblicizza iniziative di formazione; • supporta i docenti nella realizzazione di eventuali percorsi didattici personalizzati; • attiva momenti di riflessione e progettazione su modalità di accoglienza, approccio alla storia personale, su come parlare di adozione in classe e come affrontare le situazioni di difficoltà. ASPETTO EDUCATIVO E DIDATTICO Nel caso di minori provenienti da adozioni internazionali in età scolare, per favorire l'acquisizione della lingua italiana si rimanda a quanto già specificato per gli alunni stranieri, tenendo conto che il rafforzamento della padronanza linguistica è fondamentale e va portato avanti non solo all'inizio, ma anche nelle fasi più avanzate del percorso scolastico, che richiedono competenze linguistiche sempre più raffinate. ü
25. 25 I DOCENTI DEL CONSIGLIO DI CLASSE In presenza di alunni adottati in classe, i docenti coinvolgono tutte le componenti scolastiche a vario titolo chiamate nel processo di inclusione di alunni adottati al fine di attivare prassi mirate a valorizzarne le specificità, a sostenerne l'inclusione e a favorirne il benessere scolastico. Nello specifico, quindi: • partecipano a momenti di formazione mirata sulle tematiche adottive; • propongono attività per sensibilizzare le classi all'accoglienza e alla valorizzazione di ogni individualità; • mantengono in classe un atteggiamento equilibrato, evitando sia di sovraesporre gli studenti adottati sia di dimenticarne le specificità; • nell’ambito della libertà d’insegnamento attribuita alla funzione docente e della conseguente libertà di scelta dei libri di testo e dei contenuti didattici, pongono particolare attenzione ai modelli di famiglia in essi presentati; • creano occasioni per parlare delle diverse tipologie di famiglia esistenti nella società odierna, proponendo un concetto di famiglia fondato sui legami affettivi e relazionali; • nel trattare tematiche “sensibili” (quali la costruzione dei concetti temporali, la storia personale, l’albero genealogico, ecc.) informano preventivamente i genitori e adattano i contenuti alle specificità degli alunni presenti in classe; • se necessario, predispongono percorsi didattici personalizzati calibrati sulle esigenze di apprendimento dei singoli; • tengono contatti costanti con le famiglie ed eventualmente con i servizi pubblici e/o privati che accompagnano il percorso post-adottivo. ASPETTO SOCIALE LE FAMIGLIE Collaborano con la scuola al fine di favorire il benessere e il successo scolastico dei propri figli. Pertanto: • forniscono alla scuola tutte le informazioni necessarie a una conoscenza del minore al fine di garantirne un positivo inserimento scolastico; ; • el caso di minori già scolarizzati, raccolgono e comunicano, ove possibile, tutte le informazioni disponibili sul percorso scolastico pregresso; • sollecitano la motivazione e l'impegno nello studio del figlio con giusta misura, nel rispetto quindi dei suoi tempi e delle sue possibilità di apprendimento; • mantengono contatti costanti con i docenti, rendendosi disponibili a momenti di confronto sui risultati raggiunti in itinere dall’alunno.
26. 26 ALUNNI BES Tutti gli alunni necessitano di accoglienza ed inserimento graduale, a maggior ragione quando ci troviamo di fronte a bambini che hanno tempi di adattamento più lunghi rispetto agli altri, come gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (DSA, diversamente abili) L’adozione del Protocollo di Accoglienza per alunni BES consente di attuare in modo operativo le indicazioni normative che si riferiscono alla Legge Quadro n. 104/92, ai successivi decreti applicativi e alle Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Nel percorso dell’inclusione scolastica concorrono: l’alunno, la famiglia, la scuola, l’equipe sociosanitaria. IL CONSIGLIO DI CLASSE Per i compiti generali in relazione agli alunni con Bisogni Educativi Speciali il Consiglio di Classe è responsabile nella totalità del processo di inclusione di ciascun alunno, compie perciò tutte le azioni che la favoriscano. Il Consiglio inoltre: • collabora alla stesura della documentazione specifica (PDP – PEI); • attua gli interventi previsti e ne verifica gli esiti: è responsabile esclusivo degli interventi didattici e della valutazione dell’alunno. In tale ambito individua gli alunni con DSA e con altri disturbi evolutivi specifici o in situazioni di svantaggio sulla base delle prove e delle osservazioni sistematiche. In caso di difficoltà nel percorso scolastico dell’alunno che possono essere riconducibili a disturbi evolutivi specifici, informa la famiglia, prende in esame la documentazione clinica e/o la certificazione presentata alla famiglia, valuta la necessità di un PDP per l’alunno e predispone i necessari interventi in caso di mancata presentazione della certificazione clinica, il Consiglio motiva opportunamente le decisioni assunte sulla base di considerazioni pedagogiche e didattiche. LA FAMIGLIA La norma dell’art.12 comma 5 Legge 104/92 stabilisce che le famiglie hanno il diritto di partecipare alla formulazione e verifica del profilo dinamico funzionale e del Pei. Esse hanno inoltre diritto a consultare la documentazione relativa al processo di integrazione. La loro presenza è importante nelle riunioni dei gruppi di lavoro, previo opportuno accordo nella definizione dell’orario.
27. 27 Le famiglie degli alunni con BES verranno coinvolte direttamente nel processo educativo affinché, in accordo con le figure scolastiche preposte, vengano predisposte e usate le strumentazioni necessarie per consentire agli alunni di seguire con profitto le attività scolastiche, in relazione alle specifiche necessità. La famiglia di fronte al Bisogno Educativo Speciale: • può richiedere un colloquio con i docenti per un’osservazione specifica e sistematica; • richiede le visite al servizio sanitario (ASS); • consegna la diagnosi alla scuola • collabora ad individuare e condividere coi docenti le linee del percorso didattico individualizzato e personalizzato da seguire con l’applicazione di eventuali strategie dispensative e strumenti idonei; • formalizza con la scuola il patto educativo-formativo che prevede l’autorizzazione a tutti i Docenti del Consiglio di Classe, nel rispetto della privacy e della riservatezza del caso, ad applicare ogni strumento compensativo e le strategie dispensative ritenute idonee, previste dalla normativa vigente, tenuto conto delle risorse disponibili; • sostiene emotivamente il figlio e lo coadiuva attivamente al lavoro scolastico; • verifica la funzionalità e l’utilità del materiale scolastico dello studente; • incoraggia e valorizza i traguardi raggiunti; • incoraggia l’acquisizione di un sempre maggiore grado di autonomia nei tempi di studio.
28. 28 PRIME TAPPE D’INSERIMENTO SCOLASTICO DALLA SCUOLA DELL’INFANZIA ALLA SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO FASI TEMPI ATTIVITÀ PER L’ALUNNO Iscrizione Entro il termine stabilito da norme ministeriali L’alunno con la famiglia può visitare la scuola ed avere un primo contatto conoscitivo. Successivamente la famiglia procede con l’iscrizione e dovrà far pervenire la certificazione attestante la diagnosi funzionale il prima possibile. Progetto “continuità” (C.M. 1/88) Dall’iscrizione all’inizio del successivo anno scolastico Nell’ambito dei percorsi di continuità tra i diversi ordini di scuola possono essere organizzate attività ed incontri finalizzati alla reciproca conoscenza tra l’alunno e la scuola per agevolarne il passaggio. Condivisione Primi di settembre Presentazione dell’alunno disabile a tutti gli insegnanti del team della classe di riferimento. Accoglienza Primi giorni di scuola e nel corso dell’anno Nel periodo di accoglienza vengono predisposte attività specifiche, finalizzate ad un positivo inserimento nella nuova scuola. Successivamente vengono contattati gli operatori socio- sanitari al fine di stendere il PDF e il PEI.
29. 29 PERSONE DI RIFERIMENTO RUOLI COMPITI Famiglia Consegna la certificazione attestante la diagnosi al dirigente scolastico Fornisce informazioni ai docenti Suggerisce strategie di intervento da adottare in eventuali momenti di criticità Dirigente Scolastico Incontro con la famiglia Formazione delle classi Assegnazione insegnanti di sostegno Rapporto con amministrazioni locali Istituzione, convocazione e coordinamento del GLH Funzione strumentale Raccorda gli interventi con le diverse realtà (famiglie, ASL, enti territoriali…) Promuove l’attivazione di progetti specifici e ne attua il monitoraggio Presenta ai colleghi la documentazione necessaria (P.D.F, P.E.I...) Docente di sostegno Raccoglie informazioni dalla scuola di provenienza Conduce l’osservazione e instaura una relazione con l’alunno Organizza attività ed interventi finalizzati all’accoglienza, curando gli aspetti metodologici e didattici Svolge il ruolo di mediatore tra la scuola e la famiglia Tiene rapporti con la famiglia, con gli specialisti, con gli operatori comunali Docente curricolare Accoglie l’alunno nel gruppo classe e, insieme al docente di sostegno, ne favorisce l’integrazione Condivide e promuove attività finalizzate ad un’accoglienza positiva Assistente educativo scolastico Collabora con gli insegnanti per la partecipazione dell’alunno a tutte le attività scolastiche Si attiva per il potenziamento dell’autonomia, della comunicazione e della socializzazione dell’alunno Collaboratore scolastico In casi di particolari necessità, collabora con il personale docente nella gestione dell’alunno (per gli spostamenti, in mensa, nell’uso dei servizi) Equipe socio-sanitaria Fornisce informazioni relative all’alunno Propone indicazioni di strategie di intervento condivise
30. 30 DOCUMENTAZIONE DOCUMENTO CHI LO REDIGE QUANDO DIAGNOSI FUNZIONALE Descrive i livelli di funzionalità raggiunti e la previsione di possibile evoluzione dell’alunno certificato. Operatori ASL o specialisti privati con opportuna vidimazione dell’ASL. All’atto della prima segnalazione, è rinnovata ad ogni passaggio fra un ordine di scuola all’altro e/o secondo i tempi indicati dal DPCM 185/2006. PROFILO DINAMICO FUNZIONALE Indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali dell’alunno, le possibilità di recupero, le capacità possedute da sollecitare e progressivamente rafforzare. Devono essere evidenziate le aree di potenziale sviluppo sotto il profilo riabilitativo, educativo didattico e socio- affettivo (in base alle linee guida degli accordi di programma). Operatori socio-sanitari, docenti curricolari, docente di sostegno, genitori dell’alunno (art. 12, commi 5° e 6° della L.104/92). Viene aggiornata alla fine della Scuola d’Infanzia, Primaria, Secondaria di primo grado e durante la Scuola Secondaria secondo grado. PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO E’ il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra loro, predisposti per l’alunno; mira ad evidenziare gli obiettivi, le esperienze, gli apprendimenti e le attività più opportune mediante l’assunzione concreta di responsabilità da parte componenti firmatarie. Deve essere valutato in itinere ed eventualmente modificato. Gli insegnanti curricolari, il docente di sostegno, operatori enti locali e i genitori dell’alunno. Formulato entro i primi tre mesi di ogni anno scolastico. VERIFICA E VALUTAZIONE. Riscontro delle attività programmate nel PEI con eventuali modifiche. Insegnanti di sostegno e curricolari A metà anno scolastico (fine gennaio) e finale (giugno). SCHEDA DI RACCORDO. In tale documento sono raccolte delle informazioni (caratteristiche fisiche, psichiche e sociali dell’alunno, le possibilità di recupero, le capacità possedute da sollecitare e progressivamente rafforzare) utili al delicato passaggio dell’alunno disabile all’ordine di scuola successivo e per un’equilibrata ed omogenea formazione delle classi. Insegnanti di sostegno e curricolari della scuola di provenienza in collaborazione con gli insegnanti dell’ordine di scuola successivo. Entro il 30 maggio.
32. 32 ALLEGATO 1 VADEMECUM PER L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO SETTEMBRE Il docente di sostegno prima dell’inizio delle lezioni, oppure all’atto della presa di servizio: • prende visione dei documenti contenuti nell’archivio riservato del Dirigente, previo appuntamento da fissare con il Dirigente stesso; • partecipa alle attività di accoglienza della classe/sezione; • nei primi giorni di scuola procede all’osservazione - nel contesto classe - del comportamento dell’alunno e delle dinamiche relazionali che egli instaura con compagni, docenti e personale del plesso; • partecipa agli incontri di team per pianificare e condividere gli interventi didattici ed educativi da attuare; • deve rapportarsi con le insegnanti di classe/sezione; • compila l’apposito registro, da aggiornare con cura per l’intero anno scolastico. OTTOBRE • L’insegnante di sostegno stabilisce contatti con gli specialisti che seguono l’alunno/gli alunni disabili. • Nel GLH Operativo (= team) l’insegnante di sostegno presenta una prima stesura del Profilo Dinamico Funzionale (PDF) da sottoporre alla valutazione del gruppo di lavoro operativo che procederà poi alla stesura definitiva congiuntamente agli Operatori dell’UONPIA o di Centri Specializzati – con il coinvolgimento della famiglia dell’alunno – fatte salve le situazioni per le quali il documento va solo aggiornato. • Nello stesso contesto (GLH Operativo) si stabilisce se l’alunno deve seguire la programmazione della classe in cui è inserito o se deve essere predisposta una programmazione differenziata, adeguata alle sue potenzialità. • Per l’alunno che segue la programmazione della classe il GLH operativo può predisporre in corso d’anno prove equipollenti finalizzate all’accertamento del possesso delle stesse competenze richieste alla classe e può prevedere tempi più lunghi per l’effettuazione delle prove. • In caso di programmazione differenziata è necessario che la famiglia venga opportunamente informata, per una consapevole accettazione del percorso offerto.
33. 33 NOVEMBRE • Entro il 30 novembre il team procede alla compilazione del P.D.F. (Profilo Dinamico Funzionale)) in collaborazione con l’equipe socio psico-pedagogica. DICEMBRE • Entro il 15 dicembre il team procede alla compilazione del P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato). GENNAIO • Al termine del 1° quadrimestre il GLH Operativo (team) verifica l’andamento didattico- formativo dell’alunno con disabilità e, se necessario, apporta modifiche al piano delle attività inizialmente predisposto. • Nel registro completa la pagina predisposta per le osservazioni del I quadrimestre. FEBBRAIO-MARZO • Il GLH Operativo compila con attenzione il mod. PH relativo agli alunni diversamente abili seguiti/inseriti, individuando proposte e percorsi da predisporre per l’anno scolastico successivo. GIUGNO • L’insegnante di sostegno, unitamente al team di classe/sezione, elabora la relazione finale sull’alunno/sugli alunni, individuando le linee guida della programmazione intrapresa, i risultati raggiunti, le considerazioni finali e completa la redazione di tutti i documenti di competenza. • L’insegnante consegna i documenti al Dirigente Scolastico secondo il calendario stabilito.
34. 34 ALLEGATO 2 MANSIONARIO DELL’ASSISTENTE EDUCATIVO* L’attività svolta dall’assistente educativo scolastico è rivolta a minori cui è stata certificata o è in corso di accertamento, una disabilità fisica sensoriale cognitiva o mentale. L’obiettivo generale è quello di favorire l’integrazione del minore nel contesto scolastico in cui è inserito attraverso l’interazione con l’alunno e con il contesto stesso. Per questo l’assistente educativo si pone come obiettivo principale lo sviluppo delle potenzialità individuali riguardanti le aree dell’autonomia della comunicazione della socializzazione dell’apprendimento, nell’ottica di insegnare al minore a “stare” più che a “fare”. In particolare i compiti e le responsabilità dell’assistente educativo scolastico si delineano come segue: Rispetto all’alunno: • Supporta il minore in tutte le sue necessità compreso quelle di tipo assistenziale in un ottica di sviluppo delle autonomie personali. • Mette in atto interventi educativi concordati e autorizzati dal corpo docenti, nonché esplicitati nel P.E.I e nel progetto educativo dell’assistente scolastico, che possono prevedere anche il coinvolgimento del gruppo classe. • Facilita e media le relazioni sociali e gli apprendimenti, all’interno e all’esterno del contesto scolastico e sulla base di progetti attivati. • Mette in atto interventi educativi a domicilio in caso di malattie prolungate, se autorizzati dal committente (Consorzio). Rispetto alla Scuola: • Si relaziona in modo collaborativo con tutti gli attori interni alla scuola, nel rispetto del proprio ruolo. • Accompagna il minore negli spostamenti interni ed esterni alla scuola in quanto considerate azioni fondamentali per raggiungere gli obbiettivi prefissati nel Progetto educativo individualizzato (accompagnamento in stage, gite scolastiche). Per l’accompagnamento in luoghi esterni alla scuola è necessaria autorizzazione scritta dalla scuola e dalla famiglia e dal Consorzio.
35. 35 • Può partecipare previa consultazione e conseguente autorizzazione del proprio coordinatore a consigli di classe, GLH, incontri di restituzione alle famiglie insieme agli insegnanti. • Partecipa se autorizzato dal Consorzio agli incontri con gli specialisti • Condivide con l’insegnante di sostegno e le insegnanti di classe il momento delle stesura del P.E.I • Nel caso di somministrazione di farmaci salvavita per i quali deve essere prevista la presenza di un protocollo che specifichi le procedure con allegata la richiesta del medico che definisca l’esatta posologia e le modalità di somministrazione, l’operatore si può rendere disponibile. Nel protocollo devono comparire i nominativi delle figure addette alla somministrazione e le modalità di gestione dell’emergenza . Il protocollo deve essere sottoscritto per • accettazione anche dall’operatore AES se incluso e nominato nella procedura. Essendo l’accettazione nominale, in caso di sostituzione dell’operatore AES la scuola dovrà provvedere ad individuare figure responsabili considerando che l’operatore in sostituzione non compare nel protocollo. • Nei casi in cui venga chiesto dalla scuola di sottoscrivere qualsiasi documento, l’operatore AES è tenuto a confrontarsi con il proprio coordinatore prima di qualunque sottoscrizione. Rispetto alla famiglia: • Si rende disponibile a condividere i contenuti e gli obiettivi del proprio intervento insieme agli insegnanti curriculari o insegnanti di sostegno. Rispetto al consorzio: • Rendiconta sia a livello quantitativo che qualitativo, la propria attività attraverso l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione ( statino utenti, Scheda di osservazione, progetto educativo, relazione intermedia e finale… ecc.). • Partecipa agli incontri di rete organizzati dal consorzio in linea con il “Progetto di vita”. • Può segnalare disfunzioni interne al servizio.
36. 36 Ogni assistente educativo scolastico, è soggetto alla tutela della privacy secondo la normativa vigente e nel rispetto di quanto citato nel DPS della cooperativa. Gli operatori aes sono edotti rispetto alla politica della sicurezza sulla privacy adottata sin dal momento dell’assunzione e formati successivamente. *Desunto dal documento “Consorzio Lodigiano per i servizi alla persona”. Lodi, 22 giugno 2016 Le docenti referenti per l’Intercultura Bernocchi Mariacristina Giarritiello Monica La docente referente BES Gaballo Stefania