Source: http://ecodellasicurezza.com/tag/rischio-elettrico/
Timestamp: 2013-05-22 19:47:17+00:00
Document Index: 20100246

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 12']

rischio elettrico | L'Eco della Sicurezza
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Inviato su sicurezza	Tag DPI, rischio elettrico, scuola, sicurezza, sicurezza sul lavoro, strutture sanitarie, VDR	Sicurezza e ambiente – Rassegna stampa di lunedì 13/02/2012
Inviato su rassegna stampa	Tag ambiente, amianto, ecologia domestica, edilizia, energia, INAIL, infortuni, politica, rassegna stampa, rischio elettrico, sicurezza, sicurezza sul lavoro, sviluppo sostenibile	Sicurezza e ambiente – Rassegna stampa di mercoledì 08/02/2012
Inviato su rassegna stampa	Tag alimentazione, ambiente, antincendio, energia, fonti rinnovabili, INAIL, OGM, RAEE, rassegna stampa, rifiuti, rischio elettrico, sicurezza, sicurezza sul lavoro	Il rischio elettrico – L’attrezzatura
Pubblicato il 28 giugno 2011 da mammachetesta	Ci sono alcune attrezzature indispensabili ai lavori elettrici.Vediamole una per una.
Tappeto di materiale isolante per scopi elettrici: in caucciù di elevata rigidità dielettrica.Utilizzato per pavimentazioni isolanti, superficie antiscivolo, rotoli da mm 1.000 di altezza e lunghezza massima mt 10. (CEI ENV 61111 – CEI 11-67)
Pedana isolante: costruita in materiale plastico rinforzato con fibra di vetro. Dimensioni mm. 500×500, superficie antisdrucciolevole e 4 piedini inclinati antiribaltamento. (CEI ENV 61111 – CEI 11-67)
Attrezzi isolati e isolanti: attrezzi di lavoro a mano per lavori sotto tensione fino a 1000V ca e 1500V cc. (CEI EN 60900 – CEI 11-16)
Tondi e aste di manovra:
- FIORETTI ISOLANTI: realizzati in vetroresina con elevate caratteristiche di resistenza elettrica e meccanica (prova di isolamento CEI 11-21). - PINZA TOGLIFUSIBILI: che consente di rimuovere fusibili da 30 a 90 mm. di diametro per tensioni sino a 36 KV. La testina di lavoro, inclinata a 25°, permette di operare sia in altezza che in profondità con presa sicura e stabile.
Dispositivo rilevatore di tensione MT: dal 1998 è vigente la Norma Europea CEI EN 50110-1 (Esercizio degli impianti elettrici), che disciplina le operazioni, le attività lavorative e la manutenzione su, con, od in prossimità di impianti elettrici eserciti a livelli di tensione compresi tra la bassissima tensione e l’alta tensione, estremi inclusi.
Tale normativa prescrive l’utilizzo di idonei strumenti (rivelatori di tensione) per verificare la presenza-assenza di tensione sulle linee, prima di eseguire la messa in sicurezza delle stesse.
Dispositivo di messa a terra ed in corto circuito di conduttori cilindrici in cabine secondarie: CEI EN 61230 (IEC 1230)
CEI EN 61235 (IEC 1235) cclc/v – dispositivo di messa a terra ed in corto circuito per linee di contatto 3kvcc: Il dispositivo è conforme alle seguenti normative e specifiche di riferimento: CEI EN 61230 (IEC 1230), CEI EN 61235 (IEC 1235) e STF TE48. Inviato su sicurezza	Tag rischio elettrico, sicurezza sul lavoro	Il rischio elettrico – Dispositivi di sicurezza di protezione individuale
Pubblicato il 27 giugno 2011 da mammachetesta	Quando il rischio elettrico non può essere eliminato all’origine con adeguate misure di prevenzione, si ricorre all’uso di mezzi di protezione. Un esempio tipico in tal senso è costituito dal lavoro sotto tensione in bassa tensione dove per l’espletamento delle attività si accede intenzionalmente alle parti in tensione, rispetto alle quali occorre quindi mettere in atto misure di protezione ad hoc. Il controllo del rischio può essere affidato a mezzi individuali o collettivi. Nel primo caso si parla di dispostivi di protezione individuali, nel secondo di attrezzature. Il D. Lgs. n. 81/08 e sue successive modificazioni definisce così i dispositivi di protezione individuali: “S’intende per dispositivo di protezione individuale (DPI) qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.
Sono sicuramente il DPI più importante per i lavori elettrici in special modo per quelli sotto tensione in BT. Essi assolvono la funzione di proteggere l’operatore sia per quanto riguarda lo shock elettrico (doppia protezione isolante) sia per quanto attiene gli effetti dell’arco elettrico che può investire le mani. Si suddividono in tre categorie principali:
GUANTI AD USO GENERALE: devono proteggere le mani da tagli e abrasioni ed essere repellenti allo sporco ed ai liquidi; inoltre devono resistere ai rischi da strappo, taglio, perforazioni e abrasioni.
GUANTI RESISTENTI ALLE SOSTANZE CHIMICHE (in vinile, neoprene, lattice): sono guanti in vinile e neoprene adatti alla movimentazione di solventi, acidi e oli da taglio, lubrificanti e grassi. Possono essere foderati in cotone e avere spessori variabili in funzione della flessibilità e della resistenza.
GUANTI PER USI SPECIALI: proteggono le mani in condizioni particolari come freddo intenso, calore elevato, saldatura, ecc.
Guanti e muffole di materiale isolante per lavori sotto tensione devono rispettare i parametri della CEI EN 60903 – CEI 11-31.
Immagazzinaggio: riporli nel loro imballo originale. Non piegarli, non riporli in prossimità di sorgenti di luce o di calore. Temperatura compresa tra 10 e 21°C.
Trasporto: Trasportare come da stoccaggio
Prima di ogni utilizzo: gonfiare i guanti con aria per rilevare eventuali perdite. Praticare una ispezione visiva.
Precauzioni: non mettere i guanti a contatto con oli, grassi, acidi e altri prodotti corrosivi.
Pulitura: acqua e sapone. Asciugare a temperatura inferiore a 65°C
Si deve verificare lo stato dei guanti isolanti ogni 6 mesi con prove di tensione anche se non vengono usati!!
Le calzature di sicurezza devono avere idonei requisiti di flessibilità, riparare la caviglia e il collo del piede e inoltre, a seconda dei casi, devono essere dotate di puntale di protezione, avere suole resistenti agli oli ed alle sostanze chimiche, essere antisdrucciolevoli e infine avere suola antiperforazione contro la penetrazione di chiodi o materiali appuntiti.
In particolare per realizzare la doppia protezione isolante nelle attività sotto tensione in BT a contatto o a distanza possono essere utilizzate anche delle speciali calzature isolanti denominate tronchetti isolanti. Questo Dpi viene anche usato nei lavori fuori tensione dove sussistono rischi residui di trasferimento di potenziali pericolosi sul posto di lavoro e nell’effettuazione di alcuni tipi di manovra sugli impianti a MT, quando effettuate con fioretto che va o può andare a contatto con parti attive in tensione. Sono costruiti in conformità alle norme di prodotto UNI EN 344, UNI EN 347 e CEI 11-59.
Scarpe classe 00: resistono ad una tensione = 500 e hanno come simbolo il doppio triangolo beige
Scarpe classe 0: resistono ad una tensione = 1000 e hanno come simbolo il doppio triangolo rosso
Le scarpe 00, immerse nell’acqua, devono tenere a una tensione alternata di 5 kV le 0 a una di 10 kV.
L’abito da lavoro è da considerarsi in taluni casi come mezzo di protezione personale:
deve essere fornito dal datore di lavoro, deve corrispondere a specifici requisiti igienici ed antinfortunistici e deve essere impermeabile agli oli minerali; nell’uso di macchine particolari è indicato indossare indumenti aderenti con polsini chiusi ed elastici mentre per la saldatura sono disponibili grembiuli, giubbotti, maniche e ghette in crosta o in materiale ignifugo.
Da qualche tempo vengono commercializzati giubbetti con proprietà ignifughe che proteggono l’operatore contro le azioni da arco elettrico nelle attività sotto tensione in BT a contatto o a distanza ravvicinata. In realtà questo tipo di vestiario (progettato essenzialmente su iniziativa di Enel) non protegge in modo specifico dall’arco elettrico, ma ha la proprietà di non aggravarne le conseguenze.
Questi abiti devo essere conformi alla norma CEI EN 50286 – CEI 11-57.
ELMETTO ISOLANTE E VISIERA
Fino a qualche tempo fa era largamente diffuso il casco da lavoro con ridotte proprietà dielettriche. Concepito infatti principalmente per la protezione della testa dagli urti e per contatti diretti di natura accidentale per tensioni fino 440 volt e rispondente alla norma di prodotto EN 397. La versione ora più adeguata è l’elmetto isolante specifico per i lavori elettrici sotto tensione previsto quando sussiste il rischio di contatto diretto del capo dell’operatore con le parti attive in tensione. Secondo quanto prescritto dalla norma CEI EN 50365 (CEI 11-73) il casco è un elemento isolante per lavorare sotto tensione su impianti di categoria 0 e I ed è costruito per resistere ad un tensione di 5 kV per almeno tre minuti senza assorbire una corrente superiore a 3,5 mA. Dal punto di vista meccanico si caratterizza per prestazioni antiurto conformi a quelle fissate dalla norme EN 397 e EN 443. Sull’elmetto non devono essere presenti elementi conduttivi. Le norme d’uso prescrivono che l’elmetto deve essere controllato da parte dell’operatore prima di ogni uso e deve essere mantenuto costantemente pulito e non presentare screpolature o tagli. L’elmetto di ultima generazione si caratterizza per avere la visiera incorporata, a scomparsa. Il casco/elmetto costituisce un Dpi di carattere generale che viene sempre indossato appena si entra in cantiere o si frequenta un posto di lavoro indipendentemente dalla durata e dalla effettiva esposizione a rischi specifici.
Visiera e occhiali La visiera e gli occhiali sono degli specifici Dpi previsti per la protezione degli occhi ed in generale del viso. Nel caso specifico dei lavori elettrici la visiera protegge dagli effetti dell’arco elettrico che può accidentalmente sprigionarsi durante l’esecuzione di un lavoro elettrico sotto tensione. Tali effetti sono principalmente costituiti dalle:
- elevate temperature, dalla proiezione di materiale fuso, che provocano ustioni;
- emissioni di raggi ultravioletti particolarmente dannosi per la retina degli occhi. Le conseguenze sono tanto più gravi quanto più elevata è l’energia dissipata con alti valori della corrente di corto circuito e il tempo di eliminazione del guasto. Dipendono anche dalla distanza fra operatore e l’arco elettrico; ovviamente sono minori se gli archi accidentali si innescano con l’operatore posto a “distanza”. Operando sotto tensione a distanza è possibile far uso solamente degli occhiali essendo il rischio costituito essenzialmente dall’emissione dei raggi ultravioletti. La versione della visiera incorporata in modo inscindibile dall’elmetto è oramai la soluzione più diffusa perché diminuisce il rischio involontario da parte dell’operatore di omettere la protezione in questione nel momento in cui l’attività lavorativa si trasforma in un intervento sotto tensione a contatto. La visiera in base alla norma UNI EN 166/2004 deve avere uno spessore minimo di 1,4 mm in modo da poter resistere ad un arco elettrico di circa 12 kA per la durata di 1 secondo alla distanza di 30 cm. Sia la visiera sia le lenti degli occhiali sono di materiale inattinico in grado di effettuare un filtraggio pressoché totale dei raggi ultravioletti. La visiera e gli occhiali devono rispondere alle norme di prodotto UNI EN 166-168-170.
Inviato su sicurezza	Tag rischio elettrico, sicurezza sul lavoro	Il rischio elettrico – I profili professionali
Pubblicato il 25 giugno 2011 da mammachetesta	Nessun lavoro elettrico deve essere eseguito da persone prive di adeguata formazione.L’iter formativo deve prevedere, oltre all’acquisizione di conoscenze teoriche, lo sviluppo di capacità organizzative (valutazioni, decisioni, interpretazioni) e l’acquisizione di abilità esecutive. Secondo la norma CEI 11-27, in base a istruzione, esperienza e affidabilità, le persone sono suddivise in:
PES: persona esperta con istruzione, conoscenza ed esperienza rilevanti tali da consentirle di analizzare i rischi e di evitare pericoli che l’elettricità può creare;
PAV: persona avvertita, adeguatamente avvisata da persone esperte per metterla in grado di evitare i pericoli che l’elettricità può creare. Si distingue dal PES per l’insufficiente capacità di affrontare in autonomia l’impostazione del lavoro e gli imprevisti;
PEI: persona esperta o avvertita con idoneità per i lavori sottotensione;
PEC: persona comune, non esperta e non avvertita dei rischi e dei pericoli presenti nel campo delle attività elettriche.
Il datore di lavoro deve attribuire ai suoi dipendenti (per iscritto) le condizioni di pes – pav – pei.Le qualifiche devono essere riesaminate in seguito a: cambio mansioni, interruzione attività lavorativa per lungo periodo, restrizioni mediche, non osservanza delle regole preposte alle operazioni, cambiamento dei metodi di lavoro o di manutenzione.Si deve attuare uno specifico programma di addestramento per sviluppare e mantenere la capacità dei PES o PAV ad operare sotto tensione
Norma CEI-EN 50110-1 art. 3.2.3. Persona con istruzione, conoscenza ed esperienza rilevanti tali da consentirle di analizzare i rischi e di evitare i pericoli che l’elettricità può creare. Norma CEI 11-27 art. 5.2.1. Persona, con adeguata attività e/o percorso formativo e maturata esperienza con:
conoscenza generale dell’antinfortunistica elettrica;
capacità di affrontare in autonomia l’organizzazione e l’esecuzione in sicurezza di qualsiasi lavoro di precisa tipologia;
capacità di individuare e prevenire i rischi elettici connessi con il lavoro e di mettere in atto le misure idonee a ridurli o a eliminarli;
capacità di informare e istruire correttamente una PAV affinché esegua un lavoro in sicurezza. Caratteristica fondamentale della PES è l’affidabilità nell’affrontare, in autonomia, qualunque
situazione che si presenti durante la specifica attività. La qualifica di PES deve essere accompagnata dall’indicazione della tipologia o delle tipologie di lavori a cui si riferisce.
Una persona può essere PES in una tipologia di lavori e PAV o addirittura PEC in un’altra tipologia.
Norma CEI-EN 50110-1 art. 3.2.4. Persona adeguatamente avvisata da persone esperte per
metterla in grado di evitare i pericoli che l’elettricità può creare.
Norma CEI 11-27 art. 5.2.2. Persona che, con adeguata formazione, ha acquisito la:
capacità di comprendere le istruzioni fornite da una PES per una precisa tipologia di lavori;
capacità di organizzare ed eseguire in sicurezza un lavoro di una precisa tipologia, dopo aver ricevuto istruzioni da una PES;
capacità di affrontare i pericoli e le difficoltà previste;
Si distingue dalla PES per la insufficiente capacità di affrontare in autonomia l’impostazione del
lavoro e gli imprevisti. La situazione di PAV può essere evolutiva, cioè evolversi in PES con l’esperienza. La qualifica di PAV deve essere accompagnata dall’indicazione della tipologia o delle tipologie di lavori a cui si riferisce.
La PAV può comunque lavorare da sola (monoperatore) dopo le istruzioni ricevute da una PES;
ovviamente dovrà sospendere i lavori e chiedere assistenza nel caso di imprevisti.
Norma CEI-EN 50110-1 art. 3.2.45. Persona che non è esperta e non è avvertita
Norma CEI 11-27 art. 5.2.3. Persona che, dal punto di vista elettrico, non rientra nelle categorie di PES e PAV e può operare solo sotto la sorveglianza di PES o PAV, se i rischi elettrici residui non
sono stati eliminati, e sotto la supervisione di PES o PAV in caso contrario.
L’esecuzione di piccoli interventi “sostituzione di lampade, tubi fluorescenti e fusibili” possono essere eseguiti in autonomia purché siano rispettate entrambe le seguenti condizioni:
il materiale utilizzato sia conforme alle relative norme di prodotto;
la PEC sia stata preventivamente istruita del corretto comportamento da tenere nell’esecuzione dell’intervento.
La situazione di PEC può essere evolutiva, cioè evolversi in PAV con la formazione e l’esperienza.
CRITERI PER L’ATTRIBUZIONE DELLA CONDIZIONE DI PES E PAV
La condizione PES o PAV di una persona viene valutata tramite tre requisiti tra loro complementari:
1. Istruzione (I) → SAPERE Istruzione e conoscenze possedute : teoriche di elettrotecnica, impiantistica elettrica, normativa elettrica e di legge, effetti corrente elettrica sul corpo umano, nozioni di pronto soccorso.
2. Esperienza (E) → SAPER FARE
Esperienza di lavoro pregressa ,maturata in un adeguato periodo di tempo, che comporta la conoscenza di tutte le situazioni caratterizzanti quella tipologia di lavori e della maggior parte di quelle non ricorrenti. Capacità di valutare i rischi e di sapere applicare le misure di sicurezza.
3. Attitudine – Affidabilità (A) → SAPER ESSERE E SAPER MANTENERE
Caratteristiche personali, maggiormente significative sotto l’aspetto professionale: doti di equilibrio, attenzione, precisione, autocontrollo, serietà ed ogni altra caratteristica che determini un comportamento.
MINIMI REQUISITI FORMATIVI DELLE PERSONE ESPERTE E AVVERTITE
Secondo la norma CEI 11-27 art. 5.4, le conoscenze minime che deve possedere una PES o una PAV, sono predisposte a diversi livelli:
LIVELLO 1A – CONOSCENZE TEORICHE: conoscenza di elettrotecnica generale e quelle specifiche per la tipologia di lavoro;
conoscenza della normativa tecnica CEI EN 50110 e CEI 11-27 per gli aspetti comportamentali e almeno la CEI 11-1 e 64-8 per gli aspetti costruttivi;
nozioni circa gli effetti dell’elettricità (compreso arco elettrico) sul corpo umano e cenni di primo intervento di soccorso;
le procedure di lavoro, le responsabilità ed i compiti del Responsabile dell’impianto e del preposto ai lavori; la preparazione del lavoro; la documentazione; le sequenze operative di sicurezza; le comunicazioni; il cantiere. 2. LIVELLO 1B – CONOSCENZE PRATICHE E CAPACITA’ PER L’OPERATIVITA’:
predisposizione e corretta comprensione di un Piano di Lavoro e di un Piano di intervento;
definizione, individuazione e delimitazione della Zona di lavoro e della zona d’intervento;
apposizione di barriere e protezioni, apposizioni di blocchi ad apparecchiature o macchinari;
verifica dell’assenza di tensione, verifica della sicurezza delle masse;
MINIMI REQUISITI FORMATIVI DELLE PERSONE IDONEE AI LAVORI SOTTOTENSIONE SU SISTEMI DI CATEGORIA 0 E I
Secondo la norma CEI 11-27 art. 12.2.3, le conoscenze che deve possedere una PEI (oltre a quelle del livello 1A-teoriche e 1B-pratiche), sono:
LIVELLO 2A – CONOSCENZE TEORICHE DI BASE PER LAVORI SOTTOTENSIONE
norme CEI EN 50110-1, CEI EN 50110-2 e CEI 11-27 inerenti i lavori sottotensione;
criteri generali di sicurezza in merito alle caratteristiche dei componenti su cui si opera sottotensione;
attrezzatura e DPI per i lavori sottotensione.
LIVELLO 2B – CONOSCENZE PRATICHE SULLE TECNICHE DI LAVORO SOTTOTENSIONE:
esperienza organizzativa (preparazione del lavoro, prevenzione dei rischi, flusso informazioni, copertura dei specifici ruoli);
esperienza specifica della tipologia di lavoro per la quale la persona dovrà essere idonea (analisi del lavoro, scelta della attrezzatura, definizione, individuazione e delimitazione del posto di lavoro, preparazione del cantiere, adozione delle protezioni contro parti attive prossime, padronanza delle sequenze operative per l’esecuzione del lavoro).
ITER PER LA VALUTAZIONE DELLA COMPETENZA DEL PERSONALE DIPENDENTE
Inviato su sicurezza	Tag rischio elettrico, sicurezza sul lavoro	Il rischio elettrico – L’esercizio degli impianti elettrici
Pubblicato il 22 giugno 2011 da mammachetesta	Entriamo “nel vivo” del rischio elettrico e della sua gestione pratica.Oltre alla norma CEI 11-27, è presente la CEI EN 50110 (CEI 11-48) che regolamenta l’esercizio degli impianti elettrici fornendo le procedure per l’esercizio normale, le procedure di lavoro e le procedure di manutenzione. I principi fondamentali contenuti sono:
Valutazione dei rischi elettrici e non elettrici prima di iniziare un’attività;
Requisiti del personale (competenze, qualificazione, informazione, formazione);
Organizzazione dei lavori (definizione ruoli, compiti, responsabilità);
Comunicazioni (trasmissione informazioni);
Posto di lavoro (requisiti);
Attrezzi, equipaggiamenti e dispositivi;
Schemi documentazione, Segnali.
PROCEDURE PER L’ESERCIZIO NORMALERientrano in queste procedure le manovre normali e i controlli funzionali.Le prime sono intese a modificare lo stato elettrico per mezzo di componenti o apparecchiature (progettati per essere utilizzati senza rischio), per la messa fuori servizio o in servizio per lavori sugliImpianti e per manovre di emergenza su impianti di distribuzione elettrica al pubblico. In particolare per queste ultime due attività è necessario l’intervento di PES e/o PAV.I controlli funzionali, invece, prevedono:
MISURE. Per misurare dati fisici all’interno di impianti elettrici possono essere effettuate da pes, pav o pec (in quest’ultimo caso sotto il controllo di pes o pav). E’ necessario utilizzare strumenti adeguati e sicuri che devono essere controllati prima e, se necessario, dopo l’uso. Se vi è rischio di contatto con parti attive nude il personale deve fare uso di dpi e prendere precauzioni contro lo shock elettrico e gli effetti di corto circuiti ed archi; se è necessario si devono applicare le regole per lavori fuori tensione, sotto tensione o in prossimità di parti attive.
PROVE. Operazioni destinate al controllo del funzionamento o dello stato elettrico, meccanico o tecnico di un impianto elettrico. Sono da considerarsi prove anche le operazioni per verificare l’efficienza dei circuiti di protezione e sicurezza e le operazioni di misura. Le prove possono essere effettuate da pes, pav o pec (in quest’ultimo caso sotto il controllo di pes o pav). Devono essere osservate le regole per lavori fuori tensione, sotto tensione o in prossimità di parti attive; durante le prove possono crearsi situazioni di particolare pericolo come l’apertura e/o rimozione di dispositivi di cortocircuito e/o messa a terra o come l’uso di alimentazione esterna all’impianto su cui si effettua la prova.
ISPEZIONI. Verificano che un impianto elettrico sia rispondente alle prescrizioni tecniche e di sicurezza delle norme attinenti (può comprendere la verifica di quell’impianto in esercizio normale). Gli impianti elettrici nuovi, modificati o ampliati devono essere ispezionati prima della messa in servizio dopodiché seguiranno ispezioni ad intervalli adeguati. Le ispezioni comprendono esami a vista, prove e misure, devono essere eseguite con riferimento agli schemi elettrici ed alle specifiche d’impianto e, infine, devono essere eseguite da persone formate ed esperte nelle ispezioni di impianti simili. Naturalmente le ispezioni devono essere eseguite con idonei dispositivi e strumentazioni, mentre per quanto riguarda i risultati, è importantissimo che questi vengano registrati.
PROCEDURE DI LAVOROI lavori possono essere:
lavori sugli impianti elettrici, ad essi connessi e vicino ad essi quali prove e misure, riparazioni, sostituzioni, modifiche, ampliamenti, manutenzioni, monitoraggi e ispezioni (CEI 11 – 48);
interventi su impianti o apparecchi elettrici con accesso alle parti attive (fuori e in tensione) nell’ambito del quale, se non si adottano misure di sicurezza, si è in presenza di rischio elettrico (CEI 11 – 27).
Si è in presenza di un lavoro elettrico solo quando vi sia la possibilità di un rischio elettrico, di conseguenza NON SONO LAVORI ELETTRICI: l’installazione di nuovo impianto (fino a quando non vi è tensione), lavori vicino ad un impianto elettrico quali costruzioni, scavi, pulizie e verniciature, le manovre di apparecchiature elettriche installate a regola d’arte.
Lavoro elettrico sotto tensione: ogni lavoro in cui un lavoratore viene a contatto deliberatamente con le parti attive o raggiunga l’interno della zona di lavoro sotto tensione con parti del corpo o con attrezzi, equipaggiamenti o con dispositivi che vengono maneggiati (conduttori o isolanti).Lavoro elettrico in prossimità di parti attive: ogni lavoro in cui un lavoratore entra nella zona prossima con parti del corpo o con un attrezzo o qualsiasi altro oggetto (conduttore o isolante) senza invadere la zona di lavoro sotto tensione.
In funzione dello stato delle parti attive (fuori tensione o in tensione), si possono avere:
Parte attive sotto tensione:
Lavoro elettrico SOTTO TENSIONE:
Lavoro elettrico A CONTATTO
Lavoro elettrico A DISTANZA
Lavoro elettrico IN PROSSIMITA’
2. Parte attiva fuori tensione:
Lavoro elettrico sotto tensione BT
La scelta di lavorare sotto tensione deve essere fatta se non è possibile lavorare fuori tensione.
Il lavoro deve essere svolto nelle condizioni più agevoli, il posto di lavoro deve essere adeguatamente illuminato e con temperatura accettabile.
I lavori all’aperto non devono essere svolti in condizioni ambientali avverse: sotto la pioggia, neve o grandine, in ambienti bagnati, in ambienti dove a causa di scintille possono manifestarsi condizioni di rischio, in presenza di ripetute scariche atmosferiche, sotto l’azione del vento quando questo rende problematico l’uso di attrezzi o il controllo delle parti di impianto sulle quali operare, con visibilità scarsa o con temperature bassissime.
L’attrezzatura, gli utilizzi, i dispositivi da utilizzarsi per eseguire il lavoro devono essere individuati prima dell’utilizzo; ove non diversamente previsto dalle procedure aziendali, la responsabilità della verifica di efficienza e buono stato della dotazione personale ricade sul lavoratore che li ha in consegna. Egli deve segnalare ogni difformità e sospenderne l’utilizzo.
Con le stesse modalità la verifica degli oggetti di uso collettivo ricade sul preposto ai lavori.
Per quanto sopra richiesto, l’azienda deve fornire tutte le indicazioni necessarie per la corretta esecuzione di verifiche e informazioni inerenti le modalità previste per segnalazioni/alienazioni/sostituzioni di quanto non rispondente.
Sul posto di lavoro è necessaria la presenza di una seconda persona quando si manifestino rischi non eliminabili che possono derivare:
complessità lavoro;
ubicazione o logistica del locale o ambiente;
disposizioni delle installazioni;
livello di attenzione previsto.
Es. di rischi non eliminabili :
Lavoro su parte attiva circuiti dallo schema elettrico complesso;
superamento di ostacoli particolari quali scale a sviluppo anomalo o asportabili;
installazioni in locali stretti o locali che non rendono agevole il movimento.
Le comunicazioni in occasione di lavori elettrici devono assolvere a 2 scopi:
trasmettere informazioni certe fra operatori contemporaneamente operanti;
documentare le informazioni trasmesse e ricevute ad uso di figure successivamente operanti e permettere l’eventuale accertamento di responsabilità.
Lavoro elettrico fuori tensione in BT
Prima di iniziare un lavoro elettrico fuori tensione in BT occorre nell’ordine queste 5 operazioni:
Determinare la zona di lavoro (spazio in cui l’operazione può entrare con il corpo o con attrezzi);
Sezionare tutte le fonti di energia che alimentano le parti attive che si trovano dentro la zona di lavoro e a distanza inferiore a DV (prossima) dal limite della zona di lavoro;
Prendere provvedimenti contro le richiusure intempestive ed apporre i cartelli monitori;
Verificare l’assenza di tensione su tutte le parti attive
Mettere a terra ed in corto circuito le parti attive sezionate (quando necessario).
L’autorizzazione ad iniziare il lavoro deve essere data solo dal RESPONSABILE DELL’IMPIANTO che autorizza formalmente il PREPOSTO AI LAVORI. Entrambi controllano che le 5 operazioni descritte siano state realizzate e in particolare il preposto controlla l’assenza di tensione, l’eventuale messa a terra e cc, delimita il lavoro e informa gli addetti di tutte le necessarie procedure per eseguire in sicurezza il lavoro.
Il piano di lavoro deve essere redatto dal responsabile dell’impianto in collaborazione del preposto ai lavori che conosce la natura del lavoro. In assenza del responsabile dell’impianto il preposto ai lavori assume in sè entrambe le responsabilità. Il preposto deve essere a conoscenza dell’assetto di rete, dell’ubicazione dei sezionamenti e dei relativi dispositivi di messa in sicurezza. Per eseguire correttamente i lavori elettrici è indispensabile disporre di schemi elettrici e documentazione aggiornata dell’impianto. Nel caso di lavori fuori tensione in cui non è prevista ne la messa in c.c. , ne la presenza di protettori verso parti in tensione, il preposto può anche non compilare un piano di intervento. In caso contrario compilare il piano di intervento.
Vi sono delle difformità fra la CEI 11-27 e 11-48, infatti la prima richiede la messa a terra per qualsiasi causa in cui il circuito può essere messo in tensione, ovvero non possa essere esclusa la possibilità della messa in tensione. La messa a terra per la CEI 11-27 è considerata particolare lavoro elettrico che può essere svolto con un isolamento semplice. Per la CEI 11-48 l’operazione della messa a terra e in c.c. non sono un lavoro elettrico,se si è appena verificato l’assenza di tensione.
In letteratura si ritiene sufficiente seguire la CEI 11-48 negli impianti elettrici utilizzatori. Nelle reti di distribuzione pubblica si ritiene ragionevole seguire le indicazioni più severe la CEI 11-27.
Lavoro elettrico fuori tensione in AT
Prima di iniziare un lavoro elettrico fuori tensione in AT occorre nell’ordine queste 5 operazioni:
Determinare la zona di lavoro (spazio in cui l’operatore può entrare con il corpo o con attrezzi)
Sezionare tutte le fonti di energia che alimentano le parti attive che si trovano dentro la zona di lavoro e a distanza inferiore a DV dal limite della zona di lavoro;
Verificare che le parti attive siano fuori tensione;
Mettere a terra ed in corto circuito SEMPRE le parti attive sezionate.
L’autorizzazione ad iniziare il lavoro deve essere data solo dal RESPONSABILE DELL’IMPIANTO che autorizza formalmente il PREPOSTO AI LAVORI. Entrambi controllano che le 5 operazioni descritte siano state realizzate e in particolare il preposto controlla l’assenza di tensione, l’eventuale messa a terra e cc, delimita il lavoro e informa gli addetti di tutte le necessarie procedure per eseguire in sicurezza il lavoro. Il preposto al lavoro deve ricevere l’autorizzazione dal responsabile dell’impianto per iscritto; in pratica deve SEMPRE essere predisposto un piano di lavoro!
E’ consigliabile che il piano di lavoro sia redatto dal responsabile dell’impianto in collaborazione del preposto ai lavori che conosce la natura del lavoro; il preposto deve essere a conoscenza dell’assetto di rete, dell’ubicazione dei sezionamenti e dei relativi dispositivi di messa in sicurezza. Per eseguire correttamente i lavori elettrici è indispensabile disporre di schemi elettrici e documentazione aggiornata dell’impianto.
La persona preposta alla conduzione dell’attività lavorativa (preposto) e la persona preposta alla conduzione dell’impianto elettrico (responsabile) possono coincidere. PROCEDURE DÌ MANUTENZIONE
Sono procedure tese a mantenere l’impianto elettrico nelle condizioni prescritte. La manutenzione può essere preventiva o correttiva e i lavori di manutenzione possono presentare rischi; anche per questo motivo necessita di un preposto che deve essere scelto tra una pes o pav.
Comprendono le fasi di: individuazione, riparazione, rimessa in servizio. Può essere necessario applicare procedure diverse per ogni fase. Bisogna applicare procedure sia per lavori che per esercizio normale ed eseguire idonee prove e messe a punto per assicurare che le parti riparate siano adatte ad essere rimesse in tensione.
La sostituzione di fusibili va eseguita fuori tensione; in BT, se è presente un idoneo dispositivo, può essere eseguita da pc senza verificare l’assenza di tensione.
La sostituzione di lampade va eseguita fuori tensione; in BT può essere eseguita sottotensione da
pc se l’apparecchiatura è completamente protetta contro i contatti diretti.
La manutenzione deve prevedere anche la gestione delle interruzioni temporanee e del termine lavori. Inviato su sicurezza	Tag rischio elettrico, sicurezza sul lavoro	Il rischio elettrico – Protezione attiva contro i contatti indiretti
Inviato su sicurezza	Tag rischio elettrico, sicurezza sul lavoro	Il rischio elettrico – I contatti accidentali diretti
Pubblicato il 17 giugno 2011 da mammachetesta	Il rischio elettrico è legato essenzialmente al pericolo di contatti accidentali che si possono schematizzare in questo modo:
PROTEZIONE CONTRO I CONTATTI DIRETTIProtezione totale: le misure di protezione totali consistono essenzialmente nell’isolamento delle parti attive e nell’uso di involucri o barriere.
Isolamento: le parti attive devono essere ricoperte completamente da uno strato di isolante avente spessore adeguato alla tensione nominale verso terra del sistema elettrico ed essere resistenti agli sforzi meccanici, elettrici, termici e alle alterazioni chimiche cui può essere sottoposto durante il normale funzionamento. Se si considera per esempio un cavo elettrico, per renderlo resistente alle normali sollecitazioni meccaniche occorre adottare un’appropriata modalità di posa (cavo armato o concentrico, tubi protettivi, passerelle, cunicoli, interrati ad almeno 0,5 m, segnalati e protetti con mattoni, tegole ecc..). Vernici, lacche, smalti e prodotti simili non sono considerati idonei a garantire una adeguata protezione contro i contatti diretti.
Involucri e barriere: l’involucro garantisce la protezione dai contatti diretti quando esistono parti attive (ad es. morsetti elettrici) che devono essere accessibili e quindi non possono essere completamente isolate. La barriera è un elemento che impedisce il contatto diretto nella direzione normale di accesso. Questi sistemi di protezione assicurano un certo grado di protezione contro la penetrazione di solidi e di liquidi. Le barriere e gli involucri devono essere saldamente fissati, rimovibili solo con attrezzi o chiavi da personale addestrato oppure solo se l’accesso alle parti attive è possibile dopo avere aperto il dispositivo di sezionamento con interblocco meccanico o elettrico. In ogni caso il personale addestrato deve di regola sezionare il circuito prima di operare su parti attive o nelle loro vicinanze. L’alimentazione dovrà essere ristabilita solo dopo la sostituzione o la richiusura delle barriere o degli involucri. In alcuni casi di comprovata necessità, solo con l’approvazione del diretto superiore e dopo aver preso le necessarie misure di sicurezza, è ammesso lavorare su parti in tensione non superiore a 1000 V. Un apposito cartello di avvertimento deve essere in ogni caso predisposto qualora, dietro una barriera od un involucro, fossero installati componenti elettrici sui quali potrebbero permanere cariche elettriche pericolose anche dopo averne interrotto l’alimentazione (es. condensatori).
Protezione parziale: le misure di protezione parziale si ottengono mediante ostacoli e mediante allontanamento. Hanno il compito di proteggere dai contatti accidentali e di realizzare l’allontanamento di parti a tensione diversa simultaneamente accessibili (le norme CEI 64/8 considerano parti simultaneamente accessibili quelle che si trovano a distanza inferiore a 2,5 m sia in verticale sia in orizzontale e che quindi possono, convenzionalmente, essere toccate contemporaneamente da una persona) ma non hanno efficacia verso i contatti intenzionali. Sono destinate solo alla protezione di personale addestrato e sono applicate nelle officine elettriche. Non devono poter essere rimosse accidentalmente, ma la rimozione intenzionale deve poter avvenire senza chiave o attrezzo.
Ostacoli: hanno il compito di proteggere dai contatti accidentali e di realizzare l’allontanamento di parti a tensione diversa simultaneamente accessibili. Sono destinate solo alla protezione di personale addestrato e vengono applicate nelle officine elettriche. Non devono poter essere rimosse accidentalmente, ma la rimozione intenzionale deve poter avvenire senza chiave o attrezzo Prevengono un contatto diretto involontario con le parti attive, ma non a impediscono il contatto diretto intenzionale. Protezione per limitazione della corrente e della carica elettrica: alcune apparecchiature speciali (apparecchi elettromedicali, interruttori di prossimità, ecc..) hanno parti metalliche, che possono essere toccate durante il normale funzionamento, collegate a circuiti attivi tramite un’impedenza di valore elevato. Per garantire dal pericolo dell’elettrocuzione il costruttore deve fare in modo che la corrente che può attraversare il corpo di una persona durante il servizio ordinario non sia superiore a 1mA in corrente alternata o a 3mA in corrente continua. Le parti metalliche che non devono essere toccate durante il servizio ordinario devono presentare una tensione di contatto che non deve dar origine, attraverso il corpo della persona, a correnti superiori a 3,5 mA in corrente alternata e a 10 mA in corrente continua. Oltre a ciò la carica elettrica disponibile non deve superare 0,5 μC per le parti che devono essere toccate durante il servizio ordinario ed a 50 μC per le altri parti. Altri valori di corrente e di carica elettrica possono essere adottati in casi particolari, come per esempio nei recinti elettrici usati per la custodia di animali.
Inviato su sicurezza	Tag rischio elettrico, sicurezza sul lavoro	Rischio elettrico parte quinta – I sistemi di distribuzione
Pubblicato il 15 giugno 2011 da mammachetesta	(lo so, la parte tecnica è noiosa ma serve!)
I sistemi di distribuzione sono definiti dal sistema dei conduttori attivi (monofase o trifase) ed in funzione del loro modo di collegamento a terra.Le modalità di connessione a terra riguardano:1. il neutro dei sistemi trifasi che può essere: messo a terra isolato da terra2. le masse delle installazioni.
Lo schema di collegamento a terra viene definito tramite due lettere distinte:Prima lettera T = collegamento a terra di un punto (normalmente il conduttore neutro)oppureI = isolamento da terra oppure collegamento a terra tramite impedenza
Seconda letteraT = masse collegate direttamente a terraoppureN = masse collegate al neutro messo a terra
Sono previste eventuali lettere successive:S = funzioni di neutro e di protezione svolte da conduttori separatiC = funzioni di neutro e di protezione svolte da un unico conduttore ( PEN )
Sistemi di distribuzione TT
1) Neutro della sorgente collegata a terra
2) Masse utilizzatore collegate a terra su altro impianto (impianto utente).
3) Impedenze di messa a terra (in pratica resistenze) dipendono dalla
resistività del terreno e dalla struttura del dispersore.
4) Correnti di guasto a terra di valore basso in quanto limitate dai valori della
resistenza di terra del neutro e delle masse.
5) Neutro da considerare un conduttore attivo a tutti gli effetti.
6) Conduttore PE mai sezionabile.
Sistemi di distribuzione TN-S
1) Punto (normalmente il Neutro) della sorgente collegata a terra
2) Masse utilizzatore riportate allo stesso punto (normalmente Neutro) mediante conduttore (PE)
3) Impedenze di guasto dipendono dalle caratteristiche interne della sorgente e dei cavi di collegamento (NON dalla resistività del terreno e dalla struttura del dispersore).
4) Correnti di guasto di valore alto in quanto limitate solo dall’impedenza del “rame” dei conduttori di fase, di protezione e della sorgente.
5) Conduttore PE distinto da N e mai sezionabile.
Sistemi di distribuzione TN-C
5) Conduttore PE unico con N e mai sezionabile.
Sistemi di distribuzione TN-C-S
Fino al punto in cui il solo neutro assolve alla funzione di protezione il sistema si dice TN-C (TN – Comune) ed il neutro viene indicato con PEN (Protezione e Neutro).
Dal punto in cui il neutro viene suddiviso in Neutro e Conduttore di protezione PE il sistema si dice TN-S (TN – Separato). Generalmente i sistemi sono TN-C nel tratto che va dal trasformatore al quadro generale; TN-S dal quadro generale in poi.
1) Nessun punto della sorgente collegata a terra, ovvero a terra tramite impedenza
2) Masse utilizzatore collegate a impianto di terra
3) Utilizzo per garantire continuità di esercizio.
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