Source: https://www.assil.it/Made-In_36
Timestamp: 2019-11-18 23:27:54+00:00
Document Index: 3940488

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 4', 'art. 517', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 16']

Made In | ASSIL Associazione Nazionale Produttori Illuminazione
Legge sviluppo e obbligo di apporre indicazioni "made in" su prodotti importati (agosto 2009)
La “Legge Sviluppo” è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31.07.09, Suppl. Ord. n. 136, come Legge 23 luglio 2009 n. 99 “Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”.
Il 15 agosto 2009 avrebbero dovuto entrare in vigore le disposizioni della legge che impongono di riportare l’indicazione dell’origine sui prodotti realizzati all’estero e commercializzati con il marchio di aziende italiane.
In particolare, l’art. 17, comma 4 della legge Sviluppo integra l’art. 4, comma 49 della Finanziaria 2004 col prevedere che costituisce fallace indicazione, punibile ai sensi del reato di “Vendita di prodotti industriali con segni mendaci”, di cui all’art. 517 c.p.:
< l’uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dell’Italia ai sensi della normativa europea sull’origine, senza l’indicazione precisa, in caratteri evidenti, del loro Paese o del loro luogo di fabbricazione o di produzione, o altra indicazione sufficiente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera>.
Abrogazione degli obblighi e nuove disposizioni (settembre 2009)
Sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2009 e sono in vigore dal 26/09 le disposizioni che abrogano l’art. 17, comma 4 della legge Sviluppo (legge 99/09), in materia di “Made in...” sui prodotti di origine estera, commercializzati con marchi di aziende italiane.
L’abrogazione è disposta dall’art. 16, comma 8 del Decreto legge 25 settembre 2009, n. 135 “Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, cosiddetto Decreto Salva-Infrazioni.
<Costituisce fallace indicazione l'uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull'origine, senza che gli stessi siano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti sull'origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull'effettiva origine del prodotto, ovvero senza essere accompagnati da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto>
Per tale fattispecie di fallace indicazione si prevede, comunque, una sola sanzione amministrativa pecuniaria (da euro 10.000 a euro 250.000 ) e si dispone che la confisca della merce sia esclusa nel caso di regolarizzazione.
Sempre l’art. 16 del DL Salva-Infrazioni introduce altre disposizioni relative al “Made in Italy”. Infatti, si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano.
Le modalità di applicazione di tale disposizione potranno essere fissate con uno o più decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, per le politiche europee e per la semplificazione normativa. Contestualmente, si prevede che chiunque, al di fuori di tali presupposti, faccia uso di un'indicazione di vendita che presenti il prodotto come interamente realizzato in Italia, quale «100% made in Italy», «100% Italia», «tutto italiano», in qualunque lingua espressa, o altra che sia analogamente idonea ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione è punito, ferme restando le diverse sanzioni applicabili sulla base della normativa vigente, con le pene previste dall'articolo 517 del codice penale, aumentate di un terzo. Per l'applicazione di tale ultima previsione, per uso dell'indicazione di vendita o del marchio si intende l’utilizzazione a fini di comunicazione commerciale ovvero l'apposizione degli stessi sul prodotto o sulla confezione di vendita o sulla merce dalla presentazione in dogana per l'immissione in consumo o in libera pratica e fino alla vendita al dettaglio.