Source: https://www.laleggepertutti.it/136177_reclamo-e-mediazione-tributaria
Timestamp: 2018-04-21 07:45:03+00:00
Document Index: 40011818

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 39', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 48', 'art. 17', 'art. 48']

Professionisti Reclamo e mediazione tributaria
Professionisti Pubblicato il 15 ottobre 2016
> Professionisti Pubblicato il 15 ottobre 2016
Processo tributario, la nuova mediazione, ambito di applicazione e funzione.
La mediazione tributaria è istituto diverso dalla mediazione disciplinata dal d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, che opera relativamente alla «conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili» (art. 2 del medesimo d.lgs. 28 del 2010).
L’art. 39, comma 9, del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha inserito nel d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, l’art. 17bis, rubricato «Il reclamo e la mediazione».
Tale disposizione — riscritta dall’art. 9, comma 1, lettera i) del d.lgs. 156/2015, in attuazione della Delega fiscale di cui alla L. 23/2014, che ha inserito rilevanti novità — ha introdotto, per i ricorsi di valore non superiore a 20.000 euro e notificati a decorrere dal 1° aprile 2012, l’istituto obbligatorio del reclamo/mediazione, previsto a pena di improcedibilità degli stessi ricorsi. Tuttavia, prima di vagliare le modifiche apportate all’istituto in rassegna, è opportuno analizzare i tratti caratteristici dello stesso.
L’istituto in commento non determina, dunque, un più gravoso esercizio dell’azione in giudizio per il contribuente, dal momento che, come meglio si specificherà in seguito, in caso di mancata conclusione positiva della mediazione, la norma considera l’azione giudiziaria già esercitata, richiedendo al contribuente, per l’attivazione del contenzioso, esclusivamente l’ordinario onere della costituzione in giudizio innanzi alla Commissione tributaria provinciale. Peraltro, il precetto normativo della possibilità, per l’Ente impositore, di esaminare preventivamente le doglianze che il contribuente intende proporre innanzi al Giudice tributario, risponde ad esigenze riconosciute come costituzionalmente rilevanti.
Circa i tratti distintivi che caratterizzano la mediazione rispetto agli altri istituti deflativi del contenzioso, tra i quali l’autotutela e l’accertamento con adesione, si pone in rilievo il carattere obbligatorio del nuovo istituto per gli atti di valore non superiore a 20.000 euro, che, da un lato, fa obbligo al contribuente che intenda adire il Giudice di presentare preventivamente l’istanza all’Ente impositore e, dall’altro, impone all’Ente di esaminare sistematicamente l’istanza del contribuente e di riscontrarla in maniera espressa, seppur con i distinguo di ogni caso, che esamineremo più avanti.
Non è prospettabile, in definitiva, una sovrapposizione tra i predetti istituti deflativi, atteso che il procedimento di cui all’art. 17bis del d.lgs. 546/1992 è «proiettato» sul processo tributario e induce il contribuente e l’Ufficio — anche attraverso il rilevato carattere di obbligatorietà — ad anticipare l’esito dell’eventuale giudizio e, quindi, a porre in essere ogni determinazione idonea ad evitare l’instaurazione di un processo dall’esito negativo e, comunque, incerto. Peraltro, la procedura di mediazione in commento, prescritta, come si è visto, per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro, era stata introdotta, originariamente, in alternativa alla conciliazione giudiziale prevista dall’art. 48 del d.lgs. 546/1992. Infatti, in base al previgente comma 1 dell’art. 17bis del medesimo decreto, nelle controversie instaurate a seguito di rigetto dell’istanza ovvero di mancata conclusione della media- zione, era esclusa la conciliazione giudiziale di cui all’art. 48.
Con le modifiche apportate dalla novella legislativa del 2015, anche le suddette controversie potranno essere definite a seguito di conciliazione giudiziale, istituto, peraltro, anch’esso rinnovato dal d.lgs. 156/2015, con i nuovi artt. 48, 48bis e 48ter, d.lgs. 546/92.
Invero, la stessa Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 38/E, ha rilevato che «Le controversie instaurate a seguito di rigetto dell’istanza di reclamo ovvero di mancata conclusione dell’accordo di mediazione rientra- no nell’ambito di applicabilità della conciliazione… Non è stata infatti riproposta la disposizione che imponeva l’alternatività tra reclamo/mediazione e conciliazione».