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Timestamp: 2020-08-05 23:08:43+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 31722 del 07/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31722 del 07/12/2018
Cassazione civile sez. trib., 07/12/2018, (ud. 06/06/2018, dep. 07/12/2018), n.31722
sul ricorso 21714-2011 proposto da:
R.M.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA GIUSEPPE
AVEZZANA 45, presso lo studio dell’avvocato LORENZA DOLFINI, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIA CARLA GIORGETTI;
AGENZIA DELLE DOGANE, AGENZIA DELLE DOGANE CIRCOSCRIZIONE DOGANALE DI
BRESCIA UFFICIO DOGANE DI BRESCIA, EQUITALIA NORD SPA;
R.M.A., AGENZIA DELLE DOGANE CIRCOSCRIZIONE DOGANALI
avverso la sentenza n. 40/2011 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
BRESCIA, depositato il 07/02/211;
06/06/2018 dal Consigliere Dott. FANTICINI GIOVANNI.
– a seguito di processo verbale di constatazione redatto dal Nucleo di Polizia Tributaria di Brescia l’11 aprile 2004, nel quale era rilevata un’evasione dell’I.V.A. all’importazione da assolvere presso la dogana italiana, in data 19 giugno 2006 veniva notificato a R.M.A., in solido con altri soggetti, avviso di accertamento suppletivo e di rettifica n. 14033 emesso dall’Agenzia delle Dogane Direzione di Brescia, in relazione alla sua qualità di amministratore di fatto della società LPD Developments Limited Ltd., società con sede apparente in Londra ma di fatto con stabile organizzazione occulta in Brescia, attraverso la quale venivano effettuate le operazioni di immissione in libera pratica in Austria senza il pagamento dell’I.V.A. all’importazione;
– il R. presentava ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Brescia che, con sentenza nr. 151/02/07 del 17 aprile 2007, respingeva l’impugnazione;
– la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con sentenza nr.181/66/2010 depositata in data 28 giugno 2010, rigettava l’appello proposto dal R., confermando la sentenza di primo grado;
– il ricorso per cassazione proposto da R.M.A. avverso la predetta decisione veniva respinto da questa Corte con la sentenza n. 14948 del 14 giugno 2013;
– in data 15 febbraio 2007 al R. era stata notificata dall’Agente della Riscossione Equitalia Esatri (poi Equitalia Nord S.p.A.) la cartella di pagamento n. (OMISSIS), fondata sull’avviso di accertamento suppletivo e di rettifica n. (OMISSIS) del 19 giugno 2006;
– R.M.A. proponeva ricorso alla C.T.P. di Brescia facendo valere la “annullabilità/nullità/invalidità derivata della cartella di pagamento” per presunti errori, formali e sostanziali, dell’avviso di accertamento;
– la C.T.P. respingeva con la sentenza n. 225/01/07 del 7 dicembre 2007;
– la C.T.R. della Lombardia respingeva l’appello del R. con la sentenza n. 40/66/2011 del 7 febbraio 2011;
– avverso tale decisione R.M.A. propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi;
– resiste l’Agenzia delle Dogane (oggi, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) con controricorso contenente ricorso incidentale, condizionato all’accoglimento del quarto motivo avversario.
1. Col primo motivo il R. deduce la nullità della sentenza impugnata (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) per omessa indicazione nel testo della pronuncia di una delle parti processuali e, segnatamente, dell’Agente della Riscossione.
2. Col secondo motivo, si censura la sentenza della C.T.R. affermandone l’invalidità (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) per avere il giudice di merito omesso di pronunciarsi sul motivo d’appello concernente l’invalidità della cartella per errata indicazione del periodo di imposta (già indicato nell’avviso di accertamento) e per l’omessa indicazione del responsabile del procedimento.
3. Col terzo motivo, si deduce la nullità sentenza (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – rectius, n. 4 -) per mancanza o insufficienza di motivazione riguardo alla sussistenza dei presupposti della pretesa fiscale.
4. Col quarto motivo, si censura la decisione per violazione e/o falsa applicazione (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) degli artt. 654 e 445 c.p.p. per avere la C.T.R. posto a fondamento della statuizione una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, priva di efficacia di giudicato.
Anche a prescindere dall’interesse (art. 100 c.p.c.) del R. a dolersi dell’errore contenuto nell’intestazione della sentenza impugnata, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità “l’omessa o inesatta indicazione, nell’intestazione della sentenza, del nome di alcuna delle parti in tanto produce nullità della sentenza stessa in quanto riveli che il contraddittorio non si è regolarmente costituito a norma dell’art. 101 c.p.c., o generi incertezza circa i soggetti ai quali la decisione si riferisce; mentre l’irregolarità formale o l’incompletezza della intestazione o addirittura l’omessa menzione, in essa, del nome di una delle parti non è motivo di nullità se dal contesto della sentenza risulti con sufficiente chiarezza l’identificazione di tutte le parti. In tal caso, infatti, la sentenza è idonea a raggiungere, nei confronti di tutte le parti, i fini a cui essa tende, e l’omissione va considerata come un mero errore materiale, che può essere corretto con la procedura prevista dagli artt. 287 e 288 c.p.c. (ex multis, Cass., Sez. 2, Sentenza n. 7242 del 28/05/2001, Rv. 547063-01).
R.M.A. ha impugnato la cartella di pagamento deducendo, in primo grado(a pag. 5 del ricorso sono elencati i motivi del ricorso proposto alla C.T.P. di Brescia), difetti di quest’ultima che sarebbero “derivati” dall’erroneità dell’avviso di accertamento, asseritamente mancante dei presupposti sostanziali fondanti la pretesa fiscale e contenente anche vizi formali e – quale vizio proprio della cartella – l’invalidità di questa per l’erronea indicazione del periodo di imposta.
Il ricorrente lamenta che su quest’ultimo vizio – già ritenuto infondato dalla C.T.P. e dedotto come motivo di appello – la C.T.R. della Lombardia abbia omesso di pronunciarsi.
Tuttavia, il ricorso è lacunoso e non rispetta il principio di autosufficienza, in quanto non vengono riportati nè l’avviso, nè la cartella (elementi indispensabili per dimostrare la presunta discrasia tra gli atti), nè – soprattutto – le censure rivolte alla decisione di primo grado (tra le altre, Cass., Sez. 3, Ordinanza n. 6014 del 13/03/2018, Rv. 648411-01: “La deduzione con il ricorso per cassazione errores in procedendo, in relazione ai quali la Corte è anche giudice del fatto, potendo accedere direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito, non esclude che preliminare ad ogni altro esame sia quello concernente l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che, solo quando ne sia stata positivamente accertata l’ammissibilità diventa possibile valutare la fondatezza del motivo medesimo e, dunque, esclusivamente nell’ambito di quest’ultima valutazione, la Corte di cassazione può e deve procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali”).
Quanto all’altra censura di minuspetizione contenuta nel secondo motivo, proprio l’odierno ricorrente afferma nell’atto introduttivo (pag. 6) di aver dedotto solo con l’appello la nullità della cartella impugnata per l’omessa indicazione del responsabile del procedimento a norma della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 2, lett. a): la proposizione della questione (nuova) in un momento successivo al ricorso in primo grado dimostra ex se la sua inammissibilità.
7. Con gli altri motivi il R. muove censure alla decisione di merito per non essere stati adeguatamente considerati i vizi della cartella derivanti dalla invalidità o dall’inefficacia dell’avviso di accertamento presupposto, comunque inammissibili, non trattandosi di vizi propri.
Inoltre, si osserva che le contestazioni del R. avverso il predetto avviso di accertamento sono state respinte in via definitiva da Cass., Sez. 5, Sentenza n. 14948 del 14/6/2013 (sulla possibilità per la Corte di legittimità – di rilevare il giudicato esterno fra le stesse parti, v. Cass., Sez. 5, Sentenza n. 8614 del 15/04/2011, Rv. 617533-01: “Nel caso in cui il giudicato esterno fra le stesse parti si sia formato a seguito di una sentenza della Corte di cassazione, i poteri cognitivi del giudice di legittimità possono pervenire alla cognizione della precedente pronuncia anche mediante quell’attività d’istituto (relazioni preliminari ai ricorsi e massime ufficiali) che costituisce corredo della ricerca del Collegio giudicante e tale esercizio del potere ufficioso non comporta violazione del diritto di difesa delle parti perchè esse sono a conoscenza della formazione del precedente giudicato. (In applicazione del principio, la S.C. ha rigettato il ricorso con cui si contestava la legittimità di una cartella esattoriale sul presupposto che il precedente avviso di accertamento era stato irregolarmente notificato, lì dove era stato accertato, di ufficio dalla Corte, che l’avviso di accertamento era stato regolarmente impugnato e nel relativo procedimento era stato eccepito il vizio della notifica ma l’eccezione era stata respinta, con sentenza passata in giudicato, a seguito di pronuncia della Cassazione)”).
Ne consegue il rigetto dei motivi che sulle contestazioni a quell’avviso di accertamento trovavano il loro fondamento.
8. Resta assorbito il ricorso incidentale.
9. Al rigetto dell’impugnazione della cartella fa seguito la condanna del ricorrente alla rifusione, in favore della controricorrente Agenzia, delle spese di questo giudizio di cassazione, le quali sono liquidate nella misura indicata nel dispositivo secondo i parametri del D.M. Giustizia 8 marzo 2018, n. 37 (in proposito, e con riguardo all’applicabilità dei parametri fissati dal previgente D.M. n. 55 del 2014, Cass., Sez. 6-2, Sentenza n. 21205 del 19/10/2016, Rv. 641672-01).
condanna il ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese di questo giudizio, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre a Euro 200,00 per esborsi e ad accessori di legge;