Source: https://it.scribd.com/document/304207353/Cap-VII-l-Iter-Legislativo
Timestamp: 2019-10-20 13:33:22+00:00
Document Index: 61708325

Matched Legal Cases: ['art. 81', 'art 42', 'art. 77', 'art. 80', 'art. 81', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 133', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 81', 'art. 10', 'art. 87', 'art. 132', 'art. 133', 'art. 134', 'art. 10', 'art. 72', 'art. 133', 'art 81', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 55', 'art. 72', 'art. 107', 'art. 138', 'art. 67', 'art. 40', 'art. 31', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 50', 'art. 108', 'art. 43', 'art. 100', 'art. 85', 'art. 38', 'art. 40', 'e contrario', 'e contrario', 'art. 81', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 81', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 81', 'art. 31', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 32', 'art. 72', 'art. 67', 'art. 138', 'art. 107', 'art. 74', 'art. 35', 'art. 72', 'art. 35', 'art. 65', 'art. 65', 'art. 85', 'art. 65', 'art. 32', 'art. 65', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 91']

SalvaSalva Cap VII - l&amp;#39;Iter Legislativo per dopo
Decreto Lavoro - Commissione
L'ITER LEGISLATIVO: L'ESAME PRELIMINARE
di Gianluigi Marozza
1. L'iniziativa legislativa. 2. L'istituto della presa in considerazione, 3. L'esame preliminare dei progetti di legge presso le Commissioni permanenti o speciali in sede referente. 4. I pareri. 5. La
conclusione dell'esame preliminare.
1. - Il procedimento di formazione della legge prende l'avvio
con la fase della iniziativa legislativa. Per iniziativa legislativa deve
intendersi quella forma attiva di cooperazione alla funzione legislativa, in forza della quale, non solo si approvano le leggi, ma si d addirittura principio al lavoro legislativo, si mette in moto il potere legiferante, fornendo il progetto di legge sul quale poi le Camere dovranno
discutere (1).
Secondo il combinato disposto degli arti. 71, 99 e 121 Cost., sono
titolari del potere di iniziativa legislativa: il Governo, i singoli parlamentari, il popolo, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, i
consigli regionali, nonch gli altri organi ed enti ai quali [l'iniziativa
legislativa] sia conferita da leggi costituzionali .
a) L'iniziativa governativa (2) di gran lunga la pi rilevante,
se non da un punto di vista quantitativo certamente sul piano qualitativo, poich il Governo, da un lato ha la responsabilit dell'attuazione
dell'indirizzo politico - il che esige l'emanazione delle leggi ricomprese
nel programma esposto al Parlamento e sulla base del quale gli
stata concessa la fiducia - dall'altro l'organo che dispone dei pi
qualificati mezzi di informazione per valutare ed apprezzare i bisogni
(1) V. MICELI, Iniziativa parlamentare, Milano 1903, pag. 1.
(2) P. BISCARETTI DI RUFFIA, Diritto costituzionale, Napoli 19S8, pag. 324,
adombra l'ipotesi che la iniziativa governativa rappresenti una sorta di deroga al principio della divisione dei poteri, tanto vero che tale forma di iniziativa legislativa non
accolta negli Stati Uniti. A parte la considerazione che l'esempio scelto a riprova
della pretesa deroga si riferisce ad un sistema di governo completamente diverso dal
nostro, tale opinione non risulta ripresa e quindi non condivisa da nessun altro
collettivi e, conseguentemente, approntare i provvedimenti atti a soddisfarli. Secondo l'opinione prevalente, poi (3), esistono materie nelle
quali l'iniziativa governativa ha carattere esclusivo o addirittura vincolato. Sono da ricordare, in primo luogo, in materia economico-finanziaria, il bilancio di previsione ed il rendiconto consuntivo (4), la richiesta di autorizzazione all'esercizio provvisorio, le cosiddette convalidazioni dei decreti presidenziali di prelevamento di somme dal fondo
di riserva per le spese impreviste (5), nonch le eventuali autorizzazioni
di spesa a sanatoria di impegni relativi ad esercizi pregressi ed eccedenti i relativi stanziamenti di bilancio; ancora, in materia economica,
last but non least, si pu citare il recente esempio della approvazione
per legge del piano quinquennale di sviluppo economico, la cui predisposizione non pu non rientrare nella sfera di iniziativa legislativa
esclusiva del Governo. In secondo luogo, sono da ricordare le iniziative in materia di conversione di decreti-legge (6) e, in genere, tutti
i provvedimenti di autorizzazione e di approvazione, che presuppongono l'esistenza di un atto (governativo) da autorizzare o da approvare (7).
b) L'iniziativa parlamentare attribuita a ciascun membro delle
due Camere e trova la sua ragione e il suo fondamento nella stessa
origine storica dei parlamenti medievali e nell'antico principio secondo
cui l'organo abilitato a discutere, approvare ed eventualmente emen-
(3) C. MORTATI, Istituzioni di diritto pubblico, Padova 1967, pag. 631 ; P. BiSCARETTI DI RUFFIA, op. cit., passim; A. M. SANDULLI, Legge, in Novissimo Digesto Italiano , Torino 1963, voi IX, pag. 635 ; E. SPAGNA-MUSSO, L'iniziativa nella
formazione delle leggi italiane, Napoli 1958, pagg. 126 e segg. ; A. Bozzi, Istituzioni di
diritto pubblico, Milano 1966, pag. 217.
(4) Il i comma dell'art. 81 Cost. esplicita tale obbligo, stabilendo che le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo, " presentati dal Governo " .
(5) Cfr. l'art 42, ultimo comma, del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440,
sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilit generale dello Stato. Detta norma stabilisce che i richiamati decreti e vengono presentati al Parlamento per la convalidazione .
(6) Il secondo comma dell'art. 77 Cost. stabilisce testualmente che quando in
casi straordinari di necessit e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilit, provvedimenti provvisori con forza di legge, " deve " il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere... .
(7) Ad esempio, l'autorizzazione a ratificare trattati internazionali ovvero l'approvazione di scambi di note con Stati esteri. Si confronti l'art. 80 Cost. : Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali... . A. M. SANDULLI,
op. cit., pag. 635, non esclude affatto che in simili casi, di fronte ad un'eventuale
inerzia del Governo, l'iniziativa possa essere assunta dai singoli membri del Parlamento ovvero da altri soggetti qualificati; di diverso avviso sono invece C. MORTATI,
op. cit., pag. 631 e S. GALEOTTI, Contributo atta teoria del procedimento legislativo,
Milano 1957, pag. 258.
dare un progetto di legge deve necessariamente essere dotato anche del
potere di avviare il procedimento di iniziativa legislativa (8). Il diritto
di iniziativa parlamentare, ancorch posto dalla norma costituzionale
su un piano di parit rispetto all'iniziativa del Governo, trova, tuttavia,
alcune limitazioni che, di fatto, ne restringono alquanto la portata. Anzitutto la impossibilit per i singoli parlamentari di disporre degli stessi
mezzi di conoscenza e di documentazione (9) dei quali fruisce l'Esecutivo limita la possibilit di intervento in taluni settori della politica
generale e in taluni campi di attivit della pubblica amministrazione,
anche per i riflessi di carattere finanziario che discendono dal vincolo
posto dall'art. 81 Cost., ultimo comma, secondo il quale ogni legge di
spesa deve contestualmente indicare idonea e adeguata copertura finanziaria. In secondo luogo, l'iniziativa parlamentare deve ritenersi
esclusa - almeno in via di principio - in tutte quelle materie per le
quali si ravvisa un potere di iniziativa governativa esclusiva. Infine, le
iniziative legislative dei parlamentari dei gruppi di opposizione e quelle
degli stessi membri dei gruppi di maggioranza hanno ben scarse possibilit di successo se non siano condivise dal Gabinetto in carica, sicch, anche per questa via, l'iniziativa parlamentare risulta limitata ovvero destinata a non tradursi in norme legislative concrete (10).
e) Il popolo partecipa alla funzione legislativa attraverso la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto di
legge redatto in articoli . Poich il dettato costituzionale non contiene
alcun rinvio ad una eventuale successiva legge di attuazione per disci-
(8) stato tuttavia autorevolmente sostenuto che una delle ragioni del buon
funzionamento del modello parlamentare inglese risiede nell'antico principio in forza
del quale < il vero diritto di iniziativa dei deputati consiste nella facolt di emendare
un progetto governativo, piuttosto che di presentarne uno proprio . Cfr. F. COSENTINO, // procedimento legislativo nel sistema parlamentare, in e Rassegna parlamentare, 1960, pag. 1207.
(9) Nel corso della IV legislatura, nell'ambito dell'ammodernamento e del potenziamento dei servizi della Camera, stato istituito il Servizio studi, legislazione
e inchieste parlamentari che costituisce l'ufficio essenziale di raccordo fra le attivit
di raccolta di elementi di documentazione e la loro utilizzazione da parte dei deputati;
la istituzione di tale moderno Servizio viene a colmare una grave lacuna esistente
nel settore della ricerca e della documentazione, nel quale pi acuta si era manifestata la carenza di un valido apparato organizzativo e avvertita la necessit di una
fonte imparziale ed obiettiva di informazione al servizio di tutti i deputati.
(10) V. MICELI, op. cit., ha elaborato un interessantissimo disegno delle vicende
storiche dell'iniziativa legislativa, giungendo alla conclusione che l'attrito fra le assemblee popolari e la corona come ha sempre esistito nei nostri Stati europei, non
poteva non riflettersi anche in ci che si riferiva alla iniziativa delle leggi, onde
quando la corona era potente, l'iniziativa parlamentare veniva a poco a poco a ridursi o scompariva del tutto, mentre l'opposto accadeva quando il Parlamento acquistava a sua volta la prevalenza (pag. 3).
plinare le modalit di esercizio di tale diritto di iniziativa popolare,
quest'ultimo stato ritenuto immediatamente operante, sicch sono numerosi i casi di progetti di legge di iniziativa popolare presentati al
Senato nel corso delle quattro legislature repubblicane, mentre non se
ne ravvisa alcuno presso la Camera. D'altra parte l'opinione della immediata operativit sostenuta dal Crisafulli non sembra pacifica, tanto
vero che sono stati presentati nel corso degli ultimi venti anni non
pochi progetti di legge (di iniziativa governativa o parlamentare) intesi
a dettare norme per l'esercizio del diritto di iniziativa legislativa del
popolo (l). Secondo l'opinione prevalente, poi, al diritto di iniziativa
legislativa popolare non sarebbero riferibili i limiti posti dall'art. 75
Cost. al referendum abrogativo (leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali),
giacch non sembra che, in mancanza di limitazioni risultanti dalla
Costituzione, possa pensarsi a preclusioni particolari (12); chiaro,
tuttavia, che per quelle materie per le quali abbiamo riscontrato una
iniziativa esclusiva del Governo, l'iniziativa popolare rester limitata
per le stesse considerazioni per le quali si ritiene impossibile una iniziativa da parte di organi diversi dal Governo (13).
d) L'iniziativa legislativa del Consiglio nazionale dell'economia
e del lavoro limitata alla legislazione economica e sociale; le modalit di esercizio del diritto di iniziativa legislativa sono regolate dalla
(11) Da ultimo, cfr. l'atto Camera 1663 (IV legisl.) e Norme sui referendum
previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo , esaminato dalla
Commissione affari costituzionali e rimasto in stato di relazione per l'Assemblea.
(12) In tal senso: A. M. SANDULLI, op. cit., pag. 636; C. MORTATI, op. cit.,
pag. 633; P. BISCARETTI DI RUFFIA, op. cit., pag. 355; C. CERETI, Corso di diritto
costituzionale italiano, Torino 1955, pag. 373 ; O. RANELLETTI, Istituzioni di diritto
pubblico, Milano 1954, voi. II, pag. 129. Contro, e cio nel senso di escludere l'iniziativa legislativa popolare nelle stesse materie nelle quali la Cost. esclude il ricorso
al referendum abrogativo: G. BALLADORE-PALLIERI, Diritto costituzionale, Milano 1962,
pag. 214; P. VIROA, Diritto costituzionale, Palermo 1961, pag. 369; E. SPAGNA-MUSSO,
op. cit., pag. 84. Infine A. Bozzi, op. cit., pag. 220, propende per l'esclusione dalla
sfera di iniziativa popolare dei soli provvedimenti di natura formale riguardanti le
autorizzazioni all'approvazione dei bilanci e alla ratifica di trattati internazionali, come
atti esclusi, altres, dalla iniziativa di ogni altro soggetto diverso dal Governo, il
quale sarebbe l'unico legittimato a proporli,
(13) Nella II legislatura venne presentata al Senato una proposta di legge di
iniziativa popolare : Delegazione al Presidente della Repubblica per la concessione
di amnistia e indulto > (S. 1625). Su tale iniziativa legislativa, a conclusione dell'esame in sede referente compiuto dalla Commissione Giustizia, furono presentate
due relazioni. La relazione di maggioranza (rei. Monni) sosteneva l'inammissibilit
della proposta, ritenendo applicabile per analogia il principio contenuto nell'art. 75
Cost.; la relazione di minoranza (rei. Leone), invece, respingeva tale rilievo di inammissibilit, sostenendo la impossibilit di ricorrere all'analogia nel diritto costituzionale, tanto pi che l'ordinamento italiano retto da una Costituzione rigida.
legge 5 gennaio 1957, n. 33, e dal regolamento interno, approvato con
D. P. R. 21 maggio 1958, che stabiliscono che il diritto medesimo resta
sospeso nelle materie per le quali il Consiglio sia stato richiesto di un
parere ovvero il Governo abbia presentato una propria iniziativa legislativa fino a sei mesi dopo l'approvazione o il rigetto del provvedimento di che trattasi. La trasmissione al Parlamento avviene per il
tramite del Presidente del Consiglio dei ministri (14).
e) Anche i consigli regionali possono avanzare proposte di legge
al Parlamento nazionale, nelle materie di rispettiva competenza. Tale
limitazione, anche se non esplicitata in via generale, si deduce dal limite
posto dai singoli statuti delle Regioni ad autonomia speciale, sicch
non pensabile che le istituende regioni ordinarie possano, in materia
di iniziativa legislativa nazionale, avere una sfera di competenza maggiore di quella riconosciuta alle altre Regioni con autonomia pi
ampia (15) (16).
L'atto di iniziativa legislativa rappresenta per tutti i soggetti ed
organi titolari del relativo diritto il momento conclusivo di un procedimento, che resta tuttavia completamente estraneo al procedimento di
produzione legislativa. Non sembra potersi condividere l'opinione del
Sandulli, secondo la quale soltanto nel caso dell'iniziativa parlamentare questa non sarebbe il risultato di una serie di atti precedenti, tutti
tendenti alla esternazione dell'atto-conclusivo progetto di legge : anche l'iniziativa parlamentare, infatti, preceduta e accompagnata da
una serie di atti, di adempimenti, di modalit cui il singolo parlamen(14) L'unico caso di iniziativa legislativa del C.N.E.L. quello concretatosi nella
IV legisl. con la presentazione di un progetto di legge in materia di orario di lavoro
e di riposo settimanale ed annuale dei lavoratori (C. 3841), rimasto in stato di relazione per l'Assemblea.
MORTATI, op.
(16) E. SPAGNA-MUSSO, op. cit., pag. 97 e segg. riconosce, altres, un potere
di iniziativa legislativa anche ai comuni, ai sensi dell'art. 133, 1 comma, della Costituzione (il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove
province... sono stabiliti con leggi della Repubblica "su iniziativa" dei comuni, sentita la Regione); l'autore giunge a ritenere addirittura illegittima la procedura
di dar corso a progetti di legge in materia di istituzione di nuove province su iniziativa di soggetti ed organi diversi da quelli considerati nel richiamato articolo 133
della Costituzione, in particolare con iniziative parlamentari o regionali (cfr., da ultimo, la proposta di legge per la istituzione della provincia di Pordenone, presentata
al Parlamento per iniziativa del consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia). Nel
senso di riconoscere, in materia, una sorta di riserva di iniziativa legislativa dei comuni, vedi pure A. Bozzi, op. cit., pag. 222. Contrai A. M. SANDULLI, op. cit.,
pag. 634, ritiene che la norma costituzionale non abbia voluto riconoscere ai comuni
un autonomo diritto di iniziativa legislativa, ma abbia soltanto disposto che iniziative
legislative in materia di mutamento delle circoscrizioni provinciali e di istituzione di
nuove province non possano essere promosse dagli organi e dai soggetti cui spetta
tale diritto (dal Governo in particolare) se non dietro istanza dei comuni.
tare deve ottemperare nell'ambito della disciplina impostagli dal gruppo
parlamentare cui appartiene (17).
Trattando singolarmente dei titolari del diritto di iniziativa legislativa, abbiamo anche delineato l'ambito entro il quale, per ciascuno
di essi, il diritto in esame pu esercitarsi e, di volta in volta, abbiamo
posto in risalto i limiti che, di fatto, circoscrivono l'effettiva esplicazione del diritto medesimo.
Esistono, peraltro, limiti di carattere generale riferibili a tutti i
tipi di iniziativa legislativa. Secondo l'art. 68 del Regolamento, un progetto respinto dalla Camera non potr essere ripresentato se non dopo
sei mesi (18). Si tratta (19) del solo caso in cui la preclusione opera
di diritto ed applicabile non soltanto ai provvedimenti respinti in
sede di votazione finale, ma anche a quelli per i quali sia stato votato
ed approvato un ordine del giorno di non passaggio all'esame degli articoli (20) (che equivale alla reiezione del provvedimento), nonch alle
proposte di legge di iniziativa parlamentare, popolare ovvero dei consigli regionali per le quali sia stata denegata la presa in considerazione (21). Tale preclusione, peraltro, se non consente la ripresentazione prima di sei mesi di un progetto respinto anche per iniziativa
di un diverso titolare del potere di che trattasi, non esclude, tuttavia,
che l'iniziativa bocciata alla Camera possa essere, anche prima della
scadenza del semestre, presentata al Senato: quest'ultimo, tuttavia, non
potrebbe trasmetterla alla Camera se non dopo che siano decorsi sei
mesi dalla reiezione del precedente progetto. Non pu tuttavia equipa-
(17) E. SPAGNA-MUSSO, op. ct., pagg. 63-64, osserva infatti che l'iniziativa dei
singoli parlamentari sottoposta, di regola, al preventivo assenso degli organi direttivi del gruppo parlamentare: il che significa che il singolo membro delle Camere,
pur godendo direttamente del potere in esame, ha un effettivo limite politico al suo
(18) Sotto lo Statuto albertino tale preclusione operava fino alla chiusura della
sessione, istituto, peraltro, sconosciuto al nuovo ordinamento costituzionale.
(19) R. ASTRALDI-F. COSENTINO, / nuovi regolamenti del Parlamento italiano,
Roma 1950, pag. 162.
(20) In tal senso, esplicitamente, A. Bozzi, op. cit., pag. 224.
(21) Contro M. MANCINI-U. GALEOTTI, Norme ed usi del Parlamento italiano,
Roma 1887, pag. 193, partendo dal presupposto che le disposizioni che limitano lo
esercizio di un diritto devono interpretarsi restrittivamente, ritengono che non possa
equipararsi al rigetto il voto con il quale si ricusi di prendere in considerazione
una proposta di legge di iniziativa parlamentare, anche se poi aggiungono che nel
Regolamento del Senato regio era invece prevista una norma in senso esattamente
contrario. Nel senso da noi indicato, e cio nel senso di considerare come rigetto, ai
fini dell'applicazione della norma contenuta nell'art. 68 Reg., anche il rifiuto di
prendere in considerazione una proposta di legge di iniziativa parlamentare cfr. U.
GALEOTTI, // regolamento della Camera dei deputati, Roma 1902, pag. 197.
rarsi al rigetto il ritiro (22) di un progetto di legge richiesto dal proponente ancora prima che questo formi oggetto di una qualsiasi deliberazione da parte della Camera (23). Un importantissimo ed interessantissimo principio interpretativo in materia di preclusione ex art. 68
Reg. fu stabilito dalla Camera nella seduta del 21 luglio 1949 e ribadito nella seduta del 27 luglio successivo: l'Assemblea conferm il principio secondo il quale perch si attui la preclusione di diritto occorre
una perfetta identit fra l'atto respinto dalla Camera ed il nuovo presentato anteriormente alla scadenza del semestre: tale identit deve
essere anche formale, sicch un concetto respinto sotto forma di emendamento pot essere riesaminato sotto forma di autonoma iniziativa
legislativa (24). Assai dibattuta, infine, la questione se la preclusione
ex art. 68 Reg. valga anche nei confronti di un'autonoma iniziativa
legislativa che riproduca in tutto o in parte le singole disposizioni contenute in un decreto-legge, gi oggetto di un disegno di legge governativo di conversione in legge e respinto dalla Camera; l'opinione prevalente nel senso di ritenere ammissibile - anche prima che siano
trascorsi i sei mesi - la nuova iniziativa legislativa, quando esista analogia e non identit tra le norme ivi riprodotte e quelle precedentemente contenute nel decreto-legge, la cui conversione fu negata dalla
Camera (25). Quanto all'organo cui spetterebbe di accertare l'identit
tra il progetto respinto e quello nuovamente proposto, la dottrina
non concorde, anche se si in prevalenza ritenuto che sia l'Assemblea a dover valutare la preclusione e, quindi, a pronunziarsi al riguardo (26).
Altro limite di carattere obiettivo sembra discendere dalla norma
contenuta nel secondo comma dell'art. 133 Reg., il quale prevede, non
solo la sospensione per tre mesi dell'esame di progetti di legge presentati alla Camera, se risulta che al Senato sia stata proposta un'iniziativa legislativa su materia identica , ma addirittura che l'esame non
avr pi luogo (con il conseguente abbandono del disegno o proposta
(22) Sul ritiro dei progetti di legge vedi oltre, pag. 338 e segg.
(23) In tal senso concordano M. MANCINI-U. GALEOTTI, op. cit., pag. 193, e
GALEOTTI, op.
(24) V. il precedente richiamato in R. ASTRALDI-F. COSENTINO, op. cit., pagine 235-236.
(25) A. Bozzi, op. cit., pag. 224.
(26) In questo senso cfr. M. MANCINI-U. GALEOTTI, op. cit., pag. 194. V. anche oltre, a proposito della questione relativa all'accertamento dei requisiti di proponibilit dei progetti di legge.
di legge) se nel frattempo il progetto gi approvato dal Senato venga
trasmesso alla Camera (27). La disposizione, introdotta nel Regolamento con le modifiche del 1949, per realizzare una evidente economia dei lavori legislativi (28), si dovrebbe praticamente tradurre in un
freno e quindi in una limitazione al diritto di iniziativa legislativa (29),
scoraggiando la presentazione di proposte (e di disegni) di legge su
materie per l'esame delle quali l'altro ramo del Parlamento risulti di
gi investito (30). D'altra parte la sospensione per tre mesi dell'esame
ex art. 133, secondo comma Reg., intesa ad impedire che sul medesimo argomento possano determinarsi due diverse e addirittura contrastanti manifestazioni di volont da parte delle Assemblee. Va, peraltro,
rilevato che la disposizione di che trattasi, ancorch sia stata ribadita
dal Presidente della Camera in numerose circolari e disposizioni interpretative del Regolamento (31), sia ormai quasi pressoch desueta, sicch, di norma, le Commissioni procedono, di volta in volta, all'esame
abbinato di progetti di legge presentati alla Camera e di progetti trasmessi dal Senato, anche se nella maggior parte dei casi si addiviene,
poi, per una evidente economia di lavoro, all'approvazione definitiva
del testo trasmesso dall'altro ramo del Parlamento, con il conseguente
assorbimento (e relativa cancellazione dall'ordine del giorno) delle iniziative presentate alla Camera.
Altro principio-limite comune a tutti i tipi di iniziativa legislativa
quello che discende dall'ultimo comma dell'art. 81 Cost., secondo
cui ogni legge che importi nuove o maggiori spese (ovvero minori entrate) deve indicare i mezzi per farvi fronte. A parte la valutazione se
tale obbligo debba essere ottemperato fin dal momento della presenta-
(27) Sulla identit del concetto presentazione-trasmissione dal Senato vedi oltre,
(28) Cfr. la Relazione della Giunta del Regolamento, in Atti parlamentari,
I legislatura, Doc. I, n. 3.
(29) V. LONGI-M. STRAMACCI, // Regolamento della Camera dei deputati, illustrato
con i lavori preparatori, Milano 1958, pag. 217, parlano addirittura di inflazione
delle proposte di legge.
(30) Nella seduta dell'11 febbraio 1949, il Presidente Gronchi chiari che la
sospensione, oggetto della nuova disposizione proposta dalla Giunta per il Regolamento, riguardava provvedimenti presentati alla Camera dopo la presentazione di
progetti su materia identica al Senato e non poteva avere riferimento a progetti che
fossero invece proposti al Senato a discussione gi in corso presso la Camera. Cfr.
Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta dell'11 febbraio 1949, pag. 6269.
(31) Vedile riportate nella pubblicazione edita a cura del Segretariato generale
della Camera, Circolari e disposizioni interpretative del Regolamento emanate dal
Presidente della Camera, Roma 1965, pagg. 45, 59 e sagg.
zione di ciascuna iniziativa legislativa (32) ovvero soddisfatto anche
nel corso dell'esame del provvedimento (33), con l'eventuale inserimento
di adeguata o diversa indicazione di copertura finanziaria a fronte
della maggiore spesa (ovvero minore entrata) implicata, indubbio che
il vincolo che discende dalla richiamata norma costituzionale si traduce,
in pratica, in una fortissima remora alla presentazione di iniziative legislative in materia di spese pubbliche da parte di organi o soggetti titolari del potere di iniziativa diversi dal Governo (34), che, come si avuto
modo di sottolineare in precedenza, il solo a disporre di mezzi adeguati per reperire idonee soluzioni ai problemi di spesa e copertura posti con le singole iniziative (35).
Un ulteriore limite stato recentemente richiamato all'attenzione
dei singoli deputati dal Presidente della Camera, in relazione alla necessit, ormai da pi parti avvertita, di dare avvio al cos detto processo di delegificazione . stata sottolineata, cio, l'opportunit di
evitare e contrastare una sorta di tendenza - ormai lentamente consolidatasi nell'attivit di produzione legislativa - di estendere le materie oggetto di iniziative legislative a situazioni e rapporti per i quali
sarebbe auspicabile e consigliabile il ricorso a fonti normative gerarchicamente inferiori alla legge. Tale richiamo trae il suo fondamento
soprattutto dalla assoluta esigenza di alleggerire il Parlamento - e conseguentemente decongestionare i lavori parlamentari - della produzione
normativa minuta e di dettaglio, che ne svaluta la funzione, introducendo, al tempo stesso, elementi ingiustificabili di rigidit nell'ambito
dell'ordinamento giuridico e del sistema normativo e distogliendo le
Camere da quella funzione di controllo in cui, pi che nell'attivit di
produzione legislativa, risiede la ragione pi intima di esistenza delle
Assemblee politiche (36).
(32) In tal senso C. MORTATI, op. ct., pag. 634, il quale ritiene che chi si
assume la responsabilit di una spesa debba poi dimostrare la sua compatibilit con
le disponibilit di bilancio ovvero con le risorse della finanza pubblica, anche se
non esclude che, nel corso dell'esame da parte del Parlamento, possano essere individuati mezzi di copertura diversi da quelli inizialmente prospettati dal proponente.
(33) Cos A. Bozzi, op. ct., pag. 222.
(34) Secondo il sistema inglese, ad esempio, l'iniziativa in materia finanziaria
appartiene esclusivamente al Governo ed il Parlamento non pu che ridurre le spese
proposte, mai aumentarle. Cfr. F. COSENTINO, // procedimento legislativo, ecc., pagina 1203. Cfr., altres, V. MICELI, op. ct., pag. 26, il quale rammenta l'antica consuetudine < secondo la quale niuna somma pu votarsi dal parlamento per uno scopo
qualsiasi, eccettoch venga domandata dai ministri della corona, i quali ne assumono
la responsabilit.
(35) Su questo punto vedi pi dettagliatamente oltre, al paragrafo 4, nella parte
relativa ai pareri sulle conseguenze finanziarie.
(36) F. COSENTINO, // procedimento legislativo, ecc., pag. 1216.
Esaminati i limiti obiettivi posti al diritto di iniziativa legislativa,
sar opportuno accennare al problema della collocazione e della individuazione della iniziativa legislativa nel procedimento di formazione
normativa. Propende per la tesi di un'autonoma rilevanza della iniziativa come fase distinta instaurativa del procedimento medesimo il Galeotti (37) sulla base della constatazione di una serie di conseguenze
giuridiche peculiari sia sul piano formale del procedimento sia su
quello degli effetti sostanziali. L'iniziativa legislativa rappresenterebbe,
invece, per l'Esposito, un momento interno del procedimento, senza
peraltro integrare la ipotesi di un autonomo elemento costitutivo (38).
La fase della iniziativa legislativa si concreta con la presentazione
ad uno dei due rami del Parlamento (39) di un progetto di legge, che
consta di una relazione introduttiva, nella quale vengono pi o meno
analiticamente illustrate le ragioni, i motivi, il fondamento delle proposte oggetto della iniziativa, nonch le singole disposizioni normative
in essa iniziativa contenute, e di un testo di uno o pi articoli, nel quale
viene dettata quella che dovr diventare la nuova regolamentazione di
una data materia ovvero di un dato rapporto giuridico. Il Regolamento
della Camera distingue, anche ai fini procedurali, le iniziative del Governo che vengono definite disegni di legge (40) da quelle degli
altri soggetti od organi titolari del potere di iniziativa, che prendono
il nome di proposte di legge e per le quali il Regolamento medesimo prevede la previa deliberazione della presa in considerazione da
parte dell'Assemblea (41).
La presentazione ha luogo con la deposizione del progetto di legge
presso le Presidenze delle singole Assemblee. Per i disegni di legge,
(37) S. GALEOTTI, op. cit pag. 260.
(38) C. ESPOSITO, Legge, in Nuovo Digesto Italiano , Torino 1938, voi. VII,
pag. 723.
(39) Per i progetti di legge di iniziativa parlamentare, la presentazione non
pu avvenire, evidentemente, che presso la Camera di cui i singoli parlamentari
sono membri; il che porta ad ammettere la possibilit di una contemporanea presentazione presso entrambe le Assemblee di due identici progetti per iniziativa, rispettivamente, di uno o pi deputati e di uno o pi senatori.
(40) Peraltro nel citato recente caso di iniziativa legislativa del C.N.E.L. - la
prima dalla creazione del Consiglio - in materia di orario di lavoro e di riposo dei
lavoratori, i documenti della Camera hanno usato la locuzione disegno di legge di
iniziativa del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro : il progetto stato
direttamente trasmesso alla Commissione, senza che su di esso la Camera abbia preventivamente deliberato la presa in considerazione. Probabilmente tutto ci dipende
dal fatto che - a differenza delle iniziative regionali o popolari - quella del C.N.E.L.,
a norma dell'art. 10 della legge istitutiva, stata trasmessa alla Presidenza dal Presidente del Consiglio dei ministri: di qui l'assimilazione con le iniziative governative
vere e proprie.
(41) Su questo punto vedi pi dettagliatamente al paragrafo 2.
la prassi nel senso che questi, a Camera aperta, sono direttamente
presentati in Assemblea, nel corso della seduta, dai ministri secondo la
rispettiva competenza (o, in qualche caso, a nome dei ministri competenti), mentre, nei periodi di aggiornamento della Camera, sono rimessi al Presidente, il quale ne d comunicazione all'Assemblea nella
prima riunione successiva, cos come d comunicazione, di volta in
volta, dell'avvenuta presentazione di proposte di legge, con riserva, per
quelle che importano onere finanziario, di stabilire successivamente la
data di svolgimento e della conseguente presa in considerazione. Progetti di legge possono anche essere trasmessi dal Senato, se quel Consesso li ha esaminati per primo (ovvero se ha introdotto modificazioni
a provvedimenti gi approvati dalla Camera): la trasmissione vale come
presentazione, ed esclude l'obbligo dello svolgimento e della presa in
considerazione per i progetti di iniziativa dei senatori, perch l'avvenuta
approvazione da parte del Senato viene ad assorbire l'atto originario
di iniziativa legislativa, facendone scomparire l'autonomia e quindi il
riferimento come atto dei senatori che hanno partecipato alla iniziativa.
L'obbligo del Presidente della Camera di dare comunicazione dell'avvenuta presentazione del progetto di legge deve tuttavia ritenersi
subordinato al previo accertamento dei requisiti obiettivi relativi alla
validit ed alla esistenza dell'atto di iniziativa legislativa, accertamento
che, peraltro, nei casi in cui il disegno di legge viene direttamente presentato dal Ministro competente in Aula, si avr in un momento successivo e, comunque, prima della delibera relativa all'assegnazione del
provvedimento all'esame della competente Commissione di merito. La
dottrina prevalente (42), confortata anche dalla prassi, ritiene che il
potere sindacatorio del Presidente possa esercitarsi soltanto nei confronti degli eventuali vizi relativi alla esistenza stessa dell'atto di iniziativa (ad esempio, la presentazione di un progetto di legge da parte
di un semplice cittadino o di un numero di elettori inferiore a quello
stabilito dalla norma costituzionale); nei casi, invece, di presunta invalidit della iniziativa legislativa (ad esempio, un disegno di legge non
deliberato preventivamente dal Consiglio dei ministri), la determinazione finale non potrebbe, comunque, essere adottata dal Presidente,
ma rimessa all'apprezzamento ed alla valutazione delle Camere (43).
(42) C.
(43) E. SPAGNA-MUSSO, op. cit., pag. 108, ritiene, invece, che soltanto la eventuale violazione di norme regolamentari potrebbe essere valutata dal Presidente, mentre per la violazione di norme di legge quest'ultimo dovrebbe limitarsi alla segnalazione del vizio alla Commissione, (e perch non anche all'Assemblea ?).
La questione investe, in certi casi, materia assai delicata, attinente ai
rapporti tra organi costituzionali. Si pensi, ad esempio, ad un presunto vizio nel procedimento formativo di un disegno di legge, per la
mancata attestazione dell'avvenuto concerto del Ministro del bilancio,
ritenuto invece necessario, a norma di legge, per le conseguenze finanziarie implicate a carico del bilancio dello Stato dal disegno di legge
medesimo: sulla base di tale irritualit del procedimento di formazione del disegno di legge potrebbe fondatamente prospettarsi la irricevibilit del disegno di legge medesimo da parte della Camera ? Va
osservato, ih proposito, che un tale rilievo coinvolge la correttezza e
compiutezza di un procedimento attestate dal Presidente della Repubblica che, con proprio decreto, a norma dell'art. 87 Cost., autorizza
la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo , sicch risulterebbe, a nostro sommesso avviso, estremamente
delicato, se non addirittura azzardato, che il successivo riscontro da
parte del Presidente della Camera andasse al di l dei fondamentali
requisiti richiesti dalla norma costituzionale per l'esplicazione della ini'
ziativa legislativa da parte del Governo (progetto redatto in articoli,
approvazione da parte del Consiglio dei ministri, decreto del Presidente
della Repubblica), spingendosi ad apprezzare anche altri aspetti e vincoli del procedimento di formazione dell'atto di proposta, ancorch posti dalla legge.
Quanto poi ai progetti di legge trasmessi dall'altro ramo del Parlamento, si ritiene che ciascuna Camera potrebbe dichiarare irricevibile il messaggio del Presidente dell'altra Camera, contenente il testo
di un provvedimento approvato da quella Assemblea solo nel caso di
violazione delle norme relative alla sua trasmissione e non anche per
motivi attinenti al contenuto (44).
Assai controversa la questione se la presentazione di un progetto
di legge - che, secondo il Sandulli, integrerebbe la fattispecie di un
tipico atto ricettizio (45) - faccia o meno sorgere nella Camera che ne
stata in tal modo investita l'obbligo di esaminarlo o, comunque, di
adottare una qualche deliberazione al riguardo. In dottrina l'ipotesi
dell'obbligo della deliberazione sul merito fu affacciata, per primo, dal
Donati, il quale, tuttavia, precisava che tale obbligo esisteva soltanto
nei confronti delle iniziative legislative proposte dalla Corona o dal-
(44) Cfr., in tal senso, Atti parlamentari, Senato della Repubblica, seduta pomeridiana del 9 marzo 1953, pag. 39296 e segg.
SANDULLI, op.
l'altra Camera e doveva concretarsi in a una deliberazione, la quale
significhi accettazione o rigetto della proposta dell'altro membro del
Parlamento: senza che il diritto di iniziativa, attribuito a questo dalla
Costituzione, rimarrebbe frustrato; invece, se il procedimento deve svolgersi o si svolge per iniziativa assunta dall'Assemblea stessa, esso potr
essere non iniziato (implicitamente revocandosi la precedente deliberazione) o in qualunque momento interrotto, poich l'Assemblea pu sempre rinunciare all'esercizio di un proprio diritto (46). Propendono, invece, per la ipotesi di un obbligo generico di deliberare senza scendere
nell'esame di merito Balladore Pallieri (47) e Virga (48). Sembra, peraltro, prevalente la tesi che dalla presentazione di un progetto di
legge alle Camere discenda, per queste ultime, l'obbligo semplicemente
di iniziare il procedimento dell'esame, senza necessit di giungere, comunque, ad una qualche deliberazione in un senso o nell'altro, sicch
il mancato esame di numerosissimi provvedimenti all'ordine del giorno
delle singole Commissioni o della stessa Assemblea va ricercato, pi
che nella materiale impossibilit di esaminare le centinaia di iniziative
proposte all'attenzione del Parlamento nei pi disparati settori e nelle
pi diverse materie (49), in vere e proprie ragioni di convenienza, di
opportunit, di scelta politica, che portano all'insabbiamento di quei
provvedimenti che il Governo e la maggioranza parlamentare che lo
sostiene ritengono di non dover appoggiare.
Per espressa disposizione regolamentare, i progetti di legge, non
appena presentati ed annunziati , devono essere stampati e posti a
disposizione dei parlamentari (e del pubblico), attraverso la loro distribuzione (alla quale sovraintende l'archivio legislativo) nel pi breve
termine possibile; e, da quel momento, inizia il loro iter parlamentare.
Dell'avvenuta presentazione e distribuzione data notizia in calce all'ordine del giorno delle tornate successive. Questo ordine del giorno
generale , la cui pubblicazione avviene periodicamente (di norma ogni
settimana, nei periodi di Camera aperta), consta di due parti distinte:
nella prima sono elencate le materie che formano oggetto di discussione in una determinata seduta ed, eventualmente, nelle successive fino
ad esaurimento; nella seconda parte, invece, sono annotati tutti i progetti di legge all'esame della Camera con la indicazione dello stadio
(46) D. DONATI, // procedimento
liane, Macerata 1914, pagg. 11-12.
dell'approvazione delle leggi nelle Camere ita-
(47) G. BALLADORE-PALLIERI, op. ciu, pag.
(48) P. VIRGA, op. ciu, pag.
(49) C. MORTATI, op. ciu, pag.
preparatorio per la discussione nel quale si trovano (provvedimenti in
stato di relazione; provvedimenti da assegnare a Commissioni; provvedimenti assegnati alle singole Commissioni permanenti o speciali, in
sede legislativa e in sede referente; proposte di legge per le quali non
risulta ancora esaurita la fase dello svolgimento e della presa in considerazione).
Come necessario corollario del diritto di iniziativa legislativa resta
ora da esaminare l'istituto del ritiro di progetti di legge - istituto per
altro completamente ignorato dai regolamenti parlamentari - e che si
concreta nella facolt concessa all'organo o al soggetto titolare del diritto di iniziativa di poterne disporre anche in senso negativo (50), nel
potere cio, proprio dei soggetti e degli organi che abbiano in concreto
esercitato un atto di iniziativa legislativa, di revocare liberamente tale
atto entro un certo termine (51), cio o fino a che sovra di esso non
sia stata presa una deliberazione definitiva (52). Come stato precisato, il potere di ritiro spetta agli stessi titolari del potere di iniziativa e deve essere esercitato con le stesse modalit previste per la presentazione. In particolare:
1) per le iniziative governative, sono abilitati ad esercitare la facolt di ritiro i titolari degli stessi dicasteri che promossero l'iniziativa,
anche se non vi sia pi identit fisica tra questi e quelli. indispensabile una deliberazione del Consiglio dei ministri ed una esplicita autorizzazione presidenziale (53). dubbio se esistano materie per le quali
l'esercizio di un tale potere debba rimanere sospeso: si fatto l'esempio dell'approvazione dei consuntivi (e perch non anche dei preventivi?), della ratifica dei trattati internazionali, della conversione di decreti-legge e, infine, degli statuti regionali ordinari, come di casi in cui
mancherebbe il minimum di libert nei singoli atti di esercizio del potere di iniziativa (54) da consentire la facolt di ritiro; inoltre non sarebbe, per lo meno costituzionalmente, corretto un atto del Governo
inteso a ritirare un disegno di legge costituzionale, in sede di seconda
2) per le iniziative parlamentari necessaria una dichiarazione
del proponente, che richieda di ritirare il progetto di legge: se si tratta
(50) C. MUSCAR, Ritiro di progetti di legge, in Rassegna parlamentare ,
1960, pag. 80.
(51) S. M. CICCONETTX, // potere di ritiro nel procedimento di formazione delle
leggi, in Rivista trimestrale di Diritto pubblico , 1965, pag. 381.
MANCINI-U.
(53) Contro,
(54) S.
SANDUIXI, op.
CICCONETTI, op.
di una iniziativa sottoscritta da pi parlamentari, sar sufficiente che
la dichiarazione risulti fatta anche a nome degli altri firmatari;
3) per le iniziative del C.N.E.L., occorre una deliberazione del
Consiglio, adottata nelle stesse forme e con le stesse modalit richieste per la elaborazione della iniziativa legislativa, e la trasmissione della
stessa alla Presidenza della Camera per il tramite del Presidente del
Consiglio dei ministri; questi, per altro, non potrebbe ricusare tale atto,
in quanto, qualora non ritenesse di condividere la decisione del C.N.E.L.,
potrebbe fare sua l'iniziativa per la quale il Consiglio ha richiesto di
esercitare la facolt di ritiro (ma, in tal caso, si avrebbe l'inizio di un
nuovo procedimento legislativo);
4) per le iniziative popolari, sembra sufficiente il ritiro di un numero di adesioni o di sottoscrizioni tali da far discendere il quorum
dei proponenti al di sotto dei 50.000 elettori, richiesto dalla norma costituzionale (55): nulla, tuttavia, era previsto al riguardo nel disegno di
legge concernente la iniziativa legislativa del popolo, rimasto in stato
di relazione per l'Assemblea al termine della IV legislatura;
5) per il ritiro delle iniziative legislative dei Consigli regionali
da ritenere che valgano le stesse modalit che disciplinano l'esercizio
del diritto di iniziativa (56).
Quanto al termine entro il quale pu essere esercitato il potere
di ritiro, questo deve essere ragionevolmente riferito fino al momento
in cui non sia intervenuta l'approvazione da parte della Camera alla
quale il progetto risulta originariamente presentato (57), poich tale
eventuale atto di approvazione assorbirebbe in s l'atto di iniziativa,
facendone scomparire l'autonomia (58). Il Muscar, invece, opera alcune distinzioni, ritenendo che il Governo potrebbe sempre esercitare
la facolt del ritiro fino a quando le Camere non abbiano approvato
definitivamente il provvedimento; per le iniziative parlamentari, invece,
la facolt potrebbe essere esercitata solo presso la Camera investita per
prima del provvedimento, ma il ritiro di un progetto deferito all'esame
(55) Contro C. MUSCARX, Ritiro ecc., pag. 95, ritiene che l'atto formale del
ritiro di una iniziativa popolare deve essere sottoscritto da almeno 50.000 elettori,
cos come si richiede per l'iniziativa legislativa ed inoltre che la facolt di ritiro
spetta agli stessi 50.000 elettori che presentarono il progetto alla Camera.
(56) chiaro che una iniziativa legislativa ritirata dal proponente pu essere
fatta propria da altro titolare del diritto di iniziativa, con la conseguente instaurazione, tuttavia, di un nuovo procedimento.
(57) Cos S. M. CICCONETTI, op. cit., pag. 416.
(58) C. MORTATI, op. cit., pag. 637, avverte che non concepibile che il potere di ritiro si trasferisca alla Camera stessa, nel senso di consentirle una revoca
dell'avvenuta approvazione prima della comunicazione di quest'ultima all'altra Camera.
di una Commissione in sede referente potrebbe essere richiesto solo
fino a che non risulti presentata alla Camera la relazione scritta (59),
mentre l'esercizio dello stesso diritto nei confronti di un provvedimento
assegnato ad una Commissione in sede legislativa potrebbe aver luogo
fino al momento della chiusura della discussione generale e, comunque,
prima del passaggio all'esame degli articoli; considerazioni analoghe
sono svolte per quanto concerne il momento-limite del ritiro di iniziative del C.N.E.L., dei Consigli regionali, del popolo.
Resta da esaminare un caso particolare verificatosi un paio di
volte nel crso della terza legislatura: il trasferimento di un disegno
di legge da una Camera all'altra prima della sua approvazione (60). A
differenza del ritiro, del quale la Camera si limita a prendere atto,
la richiesta di trasferimento - o, pi correttamente, la restituzione
di un disegno di legge al Governo, perch questo lo presenti all'altro
ramo del Parlamento - implica una deliberazione da parte dell'Assemblea cui viene rivolta. Inoltre, nel ritiro predominante l'azione del proponente, che intende recedere dalla propria iniziativa, mentre nella richiesta di trasferimento l'intenzione di dare inizio al procedimento legislativo resta; si intende solo mutare l'ordine di successione nell'approvazione del provvedimento da parte dei singoli rami del Parlamento.
Ancora la richiesta di trasferimento non subordinata ad alcuna formalit, mentre il ritiro deve essere accompagnato dal decreto presidenziale,
controfirmato dai ministri che aderirono all'atto di presentazione. Infine da ritenere che, mentre la richiesta di ritiro non ha bisogno di alcuna motivazione, quella avente per oggetto il trasferimento - proprio
perch diretta a provocare una deliberazione dell'Assemblea al riguardo deve essere accompagnata dalla chiarificazione delle ragioni per le quali
il Governo ritiene opportuno operare un'inversione della successione
delle fasi di approvazione da parte delle due Camere (61).
Circa il momento in cui pu essere avanzata la richiesta di trasferimento, pacifico che questa possa ammettersi solo quando il prov-
(59) L'autore citato sembra, per altro, non condividere tale prassi costante,
argomentando che la predisposizione della relazione su di un provvedimento non
impegna ancora l'attivit e la volont dell'organo, che riprende a manifestarsi nel
momento in cui viene proposta la iscrizione dell'argomento all'ordine del giorno
(C. MUSCAR, Ritiro ecc., pag. 94).
(60) C. MUSCAR, Trasferimento di disegni di legge da una Camera all'altra
prima della loro approvazione, in Rassegna parlamentare , 1960, pag. 1888 ; S. M.
(61) Contro C. MUSCAR, Trasferimento ecc., pag. 1889, ritiene che la richiesta di trasferimento non debba essere condizionata ad alcuna espressa motivazione.
vedimento si trovi ancora in fase pre-istruttoria, cio prima che ne risulti iniziato l'esame da parte di qualsiasi Commissione. da rilevare,
infine, che, poich la richiesta di trasferimento deve essere, sia pure succintamente, motivata e poich la stessa si differenzia sia sul piano formale che sostanziale e procedurale dal ritiro, il Governo ha l'obbligo
di ripresentare il provvedimento all'altra Camera, giacch soltanto a
questa condizione che l'Assemblea adita per prima ha consentito di spogliarsi (temporaneamente) della competenza di esaminare il disegno di
legge ad essa presentato.
Per completare il quadro della problematica relativo all'iniziativa
legislativa, va ricordato che per un'antica prassi (che si riallaccia all'ordinamento vigente sotto lo Statuto albertino, che prevedeva la decadenza
di tutti i progetti non varati entro la fine della sessione, istituto per altro
non recepito nel nuovo sistema repubblicano) si ritiene che i provvedimenti per i quali non sia stato completato l'iter parlamentare entro la
scadenza della legislatura debbano considerarsi decaduti e, se ripresentati nella nuova, debbano nuovamente ripercorrere le singole fasi del
procedimento legislativo; ci, in omaggio all'antico principio secondo il
quale le Camere sogliono essere considerate corpi distinti da una legislatura all'altra, in quanto rispecchierebbero i successivi diversi orientamenti politici del corpo elettorale. In questi ultimi tempi, tuttavia, la
questione diventata di scottante attualit e non poche voci si sono
levate per esortare ad individuare strumenti e procedure che evitino, alla
fine di una legislatura, di vanificare il lavoro compiuto da una delle due
Camere e non completato dall'altra. In sostanza, si tratterebbe di operare una specie di repechage, di provocare una reviviscenza delle leggi
approvate da un solo ramo del Parlamento, sempre, tuttavia, salvaguardando i diritti e le prerogative della rinnovata Camera, espressione della
nuova volont politica emersa dalla consultazione elettorale. La contemperazione di queste due diverse opposte esigenze (salvataggio del lavoro
parlamentare compiuto da una Camera e rispetto dei diritti delle nuove
assemblee legislative) potrebbe essere assicurata attraverso eventuali modifiche ai regolamenti parlamentari, che approntino strumenti e procedure atte a consentire la continuit del lavoro legislativo e, quindi, la
reviviscenza dei progetti approvati dalla vecchia Camera, solo che la
nuova lo voglia, attraverso una deliberazione adottata entro un certo perodo di tempo dall'inizio della nuova legislatura, in modo che quella
che oggi una decadenza automatica e totale per i progetti che non
hanno ricevuto l'approvazione di entrambi i rami del Parlamento possa
rimanere limitata e contenuta alle iniziative legislative che non risultino
giunte in porto in nessuna delle due Camere (62).
2. - Sebbene sia riconosciuto in quasi tutti gli ordinamenti democratici, il diritto di iniziativa parlamentare variamente regolato nei diversi paesi, non tanto per opera degli statuti e delle leggi, quanto principalmente per opera dei regolamenti interni delle Camere, delle consuetudini che si sono in esse spontaneamente costituite e della giurisprudenza
che vi si a poco a poco fissata (63). Molte sono le ragioni che giustificano
tale diversa regolamentazione (64): ma il motivo principale risiede nel
concetto, nell'essenza stessa del regime parlamentare, nel quale il Governo, che ha ricevuto la fiducia delle Camere, il centro motore di tutta
l'attivit legislativa, il Governo che, attraverso le singole iniziative legislative, deve dare concreta attuazione a quel programma politico sul quale
ha ottenuto il consenso del Parlamento. Accordare la medesima confidenza - scrive il Pierre (65) -, il medesimo metodo di esame... alle proposte che ogni membro pu presentare individualmente, significa esporsi ad
ingombrare il terreno con questioni inutili e qualche volta anche pericolose .
Il problema del controllo della iniziativa parlamentare risulta variamente e diversamente risolto nei singoli ordinamenti, assumendo tale controllo talvolta la forma di una vera e propria deliberazione sulla opportunit della legge, tal'altra un carattere meramente formale.
Cos in Gran Bretagna - ove, com' noto, il procedimento di formazione della legge si articola nel sistema delle tre letture - superata la
prima fase (annunzio del titolo del progetto di legge), la seconda lettura
(62) Proprio negli ultimi giorni della IV legislatura stato reso noto il testo
di una proposta di modifica al Regolamento della Camera, elaborata dall'onorevole
La Malfa. La innovazione consisterebbe nell'inserimento di una nuova procedura
secondo la quale la Camera, sentito il Governo ed i rappresentanti dei Gruppi parlamentari, pu deliberare, entro un anno dall'inizio della nuova legislatura, di trasmettere al Senato quei progetti di legge gi approvati dall'Assemblea o da una
Commissione in sede legislativa nel corso della precedente legislatura. Come corollario di tale nuova procedura e per un ulteriore snellimento dei lavori parlamentari
la proposta La Malfa prevede altres che ciascuna Commissione, con le stesse modalit precisate per l'Aula, pu, entro 180 giorni dall'inizio della nuova legislatura,
deliberare di riferire all'Assemblea sulle iniziative legislative per le quali la Commissione stessa aveva iniziato e concluso con esito favorevole l'esame in sede referente
nel corso della precedente legislatura.
(63) V.
MICELI, op.
(64) V. quanto stato illustrato nel paragrafo precedente, a proposito della iniziativa parlamentare.
(65) E. PIERRE, Trmt de droit potitique, Paris 1893, pag. 729, riportato da
prende l'avvio con la presa in considerazione, cio con ima deliberazione
della Camera se il testo debba essere o meno sottoposto alla seconda
lettura. (Ma un limite obiettivo alla iniziativa parlamentare resta pur
sempre il principio che questa risulta sempre esclusa in materia finanziaria; e, nelle altre materie, rimane fortemente compressa per il fatto
che il tempo destinato all'esame delle iniziative parlamentari limitato
ad un periodo brevissimo).
In Italia, invece, l'istituto della presa in considerazione non resta
ormai che un retaggio dei vecchi sistemi di esame dei progetti di legge
(sistema degli unici e sistema delle tre letture), tanto vero che le modalit dello svolgimento e della presa in considerazione furono reiteratamente modificate, a seconda che prevalesse l'uno o l'altro sistema; oggi
pu dirsi che la presa in considerazione non nulla pi che una mera
formalit (66).
La procedura dello svolgimento e della conseguente presa in
considerazione per le proposte di legge di iniziativa parlamentare
pu farsi risalire ad una disposizione introdotta con il Regolamento
del 1868, che operava una distinzione tra i progetti di iniziativa del
Governo e quelli di iniziativa dei singoli parlamentari (67), deno(66) V. LONGI-M. STRAMACCI, // Regolamento ecc., pag. 217.
(67) La procedura fissata nel regolamento pre-fascista e legata ancora al sistema
degli uffici era la seguente. Le proposte di iniziativa parlamentare (che potevano essere presentate senza limitazione alcuna) seguivano la stessa procedura di esame e di
discussione prevista per i progetti governativi, quando per ne fosse stata autorizzata
la lettura e, nel caso di svolgimento (cui peraltro il proponente aveva facolt di
rinunziare), fosse stata deliberata la presa in considerazione. Il procedimento si iniziava con la presentazione della proposta di legge alla Presidenza, che ne dava annuncio alla Camera e la trasmetteva agli uffici, perch questi ne autorizzassero la
lettura. Questa si intendeva autorizzata quando almeno tre uffici lo avessero consentito. (Reg. Camera 1900-1922, art. 132). Una volta concessa l'autorizzazione, la proposta veniva letta in seduta pubblica e, successivamente, la Camera fissava il giorno
dello svolgimento (art. 133, primo comma). Nel giorno indicato il proponente illustrava i motivi e le ragioni della propria iniziativa legislativa e, dopo l'eventuale intervento di un solo oratore contro, cui peraltro il proponente aveva diritto di replicare, la Camera decideva se il progetto di legge dovesse o meno essere preso in
considerazione (art. 134). In caso di diniego della presa in considerazione il provvedimento si considerava respinto e veniva cancellato dall'ordine del giorno. Quando,
invece, la presa in considerazione fosse stata accordata, la proposta di legge veniva
trasmessa agli uffici (o, qualora avesse contenuto finanziario, alla Giunta del bilancio, rientrando nella sua specifica competenza) e, quindi, seguiva la procedura normale di esame e di approvazione prevista per i progetti governativi. Il proponente,
peraltro, poteva evitare questa sorta di giudizio di delibazione preliminare sul provvedimento, rinunziando allo svolgimento e chiedendo che la proposta di legge venisse immediatamente trasmessa agli uffici: chiaro, per, che il dibattito sulla
opportunit del provvedimento avrebbe potuto essere trasferito sulla richiesta di rinunzia allo svolgimento avanzata dal proponente, qualora la Camera vi si fosse
opposta, e la decisione finale avrebbe sortito gli stessi effetti della concessione (ovvero
del diniego) della presa in considerazione. Ad evitare, poi, un eccessivo intasamento
minando i primi disegni di legge e le seconde proposte di
legge (68).
Secondo la dottrina prevalente (69), l'istituto della presa in considerazione trova il suo fondamento storico nella disposizione contenuta
nell'art. 10 dello Statuto albertino, secondo cui la proposizione delle
leggi apparterr... a ciascuna delle due Camere... e non ai singoli
membri del Parlamento, talch attraverso la deliberazione della presa
in considerazione la Camera faceva propria la iniziativa legislativa esercitata dai singoli deputati (70); sicch, stato addirittura adombrato
qualche dubbio sulla costituzionalit delle norme regolamentari che disciplinano tale istituto nell'attuale ordinamento, nel quale titolari del diritto di iniziativa sono i singoli membri di ciascuna Camera (71). Riserve
sulla costituzionalit dell'istituto della presa in considerazione sono state
anche avanzate per un asserito contrasto con la disposizione contenuta
nel primo comma dell'art. 72 Cost., secondo cui ogni deliberazione della
Camera relativa ad un progetto di legge dovrebbe essere preceduta dall'esame di una apposita Commissione, anche se poi lo stesso autore riconosce che qualsiasi eventuale ripercussione esterna di tale illegittimit
dovrebbe restare preclusa, in tali casi, dal principio della insindacabilit
degli interna corporis (72).
dei lavori parlamentari e per ovviare all'inconveniente di un'eventuale inerzia del
proponente che non chiedesse di svolgere la sua iniziativa legislativa (ovvero non
dichiarasse di rinunziarvi), il Regolamento (art. 133, secondo comma) stabiliva che la
proposta non svolta entro tre mesi, non computate le vacanze, dall'awenuta autorizzazione veniva considerata ritirata ed era quindi cancellata dall'ordine del giorno.
Per ulteriori notizie, al riguardo, cfr. R. ASTRALDI, Le norme regolamentari del
Parlamento italiano, Roma 1932, pagg. 209-210; e M. MANCINI-U. GALEOTTI, op. cit.,
pag. 202 e segg. Il procedimento dinanzi descritto dimostra - secondo V. MICELI,
op. cit., pag. 34 - come in pratica sussista sempre una certa diffidenza verso l'iniziativa parlamentare.
(68) La stessa denominazione usata per i progetti di legge di iniziativa popolare e dei consigli regionali. Nell'unico caso, invece, in cui stato finora esercitato
il diritto di iniziativa da parte del C.N.E.L., il relativo progetto porta la intitolazione
Disegno di legge di iniziativa del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro .
(69) Cfr.
C. MORTATI, op.
(70) La presa in considerazione veniva qualificata quale atto costitutivo di tale
specie di iniziativa legislativa. Cfr. E. SPAGNA-MUSSO, op. cit., pag. 72.
(71) stata adombrata, per altro, la ipotesi che nel vigente ordinamento costituzionale l'istituto della presa in considerazione rappresenti una sorta di condizione
di efficacia delle iniziative legislative parlamentari (cfr. E. SPAGNA-MUSSO, op. cit.,
pag. 73). Tale ipotesi, comunque, non potrebbe essere riferita a tutte le proposte di
legge, ma soltanto a quelle che importino onere finanziario, perch per le altre il
proponente ha facolt di rinunciare al preventivo esame dell'Assemblea che si concreta con la delibera della presa in considerazione (il che, ormai, avviene nella
totalit dei casi).
(72) A. M. SANDULLI, op. cit., pag. 639; cfr. anche A. Bozzi, L'iniziativa legislativa parlamentare e la presa in considerazione, in Scritti in memoria di Antonino
Giuffr, Milano 1967, voi. Ili, pag. 173 e segg.
L'iter legislativo: Vesame preliminare
Attualmente la procedura della presa in considerazione regolata
dalle disposizioni contenute negli artt. 133, primo comma, e 134 Reg.;
ma, all'atto pratico, rimasta una semplice formalit ed obbligatoria
soltanto per le proposte di legge che implicano direttamente o indirettamente conseguenze finanziarie, cio nuove o maggiori spese ovvero minori
entrate (73), mentre facoltativa negli altri casi. Una volta annunziata,
la proposta di legge viene senz'altro stampata; la prassi ormai orientata
nel senso che solo per le proposte implicanti conseguenzefinanziarieviene
successivamente fissata la data dello svolgimento; per le altre, invece,
tranne che si tratti di progetti di un certo rilievo politico (74), si intende
implicitamente (salvo diversa dichiarazione) che il proponente abbia rinunziato allo svolgimento, sicch le proposte di legge vengono immediatamente trasmesse alle Commissioni permanenti o speciali per dare corso
al procedimento legislativo.
Nel giorno fissato per lo svolgimento il proponente (o uno dei proponenti, se la proposta sottoscritta da pi deputati) illustra sommariamente le finalit del provvedimento, rimettendosi nella maggior parte
dei casi alla relazione scritta che ha accompagnato la presentazione del
progetto di legge. Il Regolamento consente che un solo oratore possa
prendere la parola per parlare contro la presa in considerazione, e, successivamente, per una prassi ormai secolare (75) (anche se nessuna disposizione regolamentare risulta in tal senso) il Presidente chiede di conoscere il pensiero del Governo in proposito. Come stato giustamente rilevato (76) non si tratta di un parere vero e proprio, in quanto il diritto di
iniziativa non potrebbe essere vincolato all'assenso del Governo (il che
sarebbe oltretutto contro la lettera e contro lo spirito della Costituzione),
ma di una semplice norma di correttezza e di cortesia , che trova il
suo fondamento e la sua giustificazione nella considerazione che il Go(73) Per la storia, l'obbligo dello svolgimento e della presa in considerazione per
i progetti che importino onere finanziario fu introdotto nel 1949, in applicazione del
vincolo contenuto nell'art 81, quarto comma, Cost. secondo il quale ogni legge di
spesa deve indicare i mezzi di finanziamento.
(74) Recentemente, alcune proposte di inchiesta parlamentare (sul banditismo
in Sardegna) furono svolte e prese in considerazione, ancorch non implicassero oneri
a carico del bilancio dello Stato (tanto vero che per la loro successiva approvazione
non fu richiesto il parere della Commissione bilancio, altrimenti obbligatorio).
(75) Cfr. M. MANCINI-U. GALEOTTI, op. cit., pagg. 204-205 : codesta, pi
che di legalit, questione di convenienza...; perci non punto necessario conoscere l'avviso del Governo sopra ogni proposta di iniziativa parlamentare e non
sempre viene richiesto nelle Camere... ; e, quando sia dato, lo puramente come
atto di cortesia .
(76) V. FALZONE, La prassi nell'ordinamento costituzionale repubblicano, in
Studi sulla Costituzione, Milano 1958, voi. II, pag. 457.
verno, disponendo di organi di accertamento indubbiamente superiori a
quelli dei deputati, pu recare un valido contributo di carattere tecnico
al giudizio dell'Assemblea. Ma la presa in considerazione delle proposte
di legge atto esclusivo della Camera, sicch il Governo non pu esprimere, in questa sede, che un parere di massima, che si concreta nella
formula il Governo, con le consuete riserve, non si oppone alla presa in
considerazione della proposta di legge (77).
Successivamente la Camera delibera se accordare o meno la presa
in considerazione. In sede di votazione per la presa in considerazione
di una proposta di legge non sono ammesse dichiarazioni di voto, poich
la Camera sul punto di deliberare non sul merito, ma sulla opportunit
del provvedimento, sicch la manifestazione dell'atteggiamento di ciascun
deputato nei confronti del provvedimento medesimo rinviata al momento della decisione nel merito (78).
Una volta che la Camera abbia autorizzato la presa in considerazione - e le Camere si mostrano molto corrive a prendere in considerazione i progetti dei propri colleghi (79), talch la presa in considerazione
medesima nell'ultimo ventennio, salvo in qualche rara occasione e sempre
in riferimento a proposte di inchiesta parlamentare non mai stata denegata, posto che, per consuetudine, l'esame di opportunit avviene congiuntamente al successivo esame di merito (80) - la proposta di legge
viene trasmessa alla Commissione competente per materia e segue Viter
procedurale normale.
L'art. 133 Reg. nulla dispone a proposito delle iniziative legislative
diverse da quelle governative e parlamentari e cio i progetti di legge
dei consigli regionali, quelli del C.N.E.L., quelli di iniziativa popolare.
Una prassi costante ha, peraltro, stabilito che anche ai progetti di legge
di soggetti od organi titolari del diritto di iniziativa legislativa diversi dal
Governo applicabile la procedura della presa in considerazione da parte
dell'Assemblea, su relazione orale della Commissione permanente com-
(77) Tuttavia, osservava, assai acutamente, V. MICELI, op. ciu, pag. 48, i progetti, proposti dai singoli membri del Parlamento senza l'appoggio del Governo, difficilmente arrivano in porto.
(78) Tale principio, ormai consolidatosi, stato recentemente ribadito dal Presidente della Camera, nella seduta del 17 maggio 1967: dopo le dichiarazioni del
rappresentante del Governo, alla Camera non resta che decidere sulla presa in considerazione, n sono consentite dichiarazioni di voto. Cfr. Atti parlamentari. Camera
dei deputati, seduta del 17 maggio 1967, pag. 34695.
(79) V. MICELI, op.
(80) F. COSENTINO,
// procedimento legislativo, ecc., pag. 1205.
petente per materia, seguendo in tal senso le norme procedurali stabilite
dal Regolamento per le proposte di legge d iniziativa parlamentare. Va
subito precisato che tale prassi si consolidata, nel corso di un ventennio,
soltanto per quanto concerne le proposte di iniziativa dei consigli regionali, poich, come si avuto occasione di ricordare, nessuna proposta
di iniziativa popolare stata finora presentata in prima lettura alla Camera, mentre l'unico progetto di legge del C.N.E.L. (orario di lavoro e
riposo dei lavoratori) stato considerato alla stregua dei disegni di legge
governativi, probabilmente perch - come vuole la legge 5 gennaio 1957,
n. 33 - a trasmesso alla Presidenza della Camera dal Presidente del Consiglio dei ministri e, per questa via, assimilato alle iniziative legislative
governative, con conseguente esclusione della fase dello svolgimento e
della successiva presa in considerazione (81).
Il procedimento identico a quello considerato per le iniziative legislative: precede soltanto un esame da parte della Commissione competente per materia, definito esame preliminare per la presa in considerazione da parte dell'Assemblea , esaurito il quale la Camera fssa il
giorno dello svolgimento, che (in mancanza del proponente) viene fatto
dal relatore designato a nome della maggioranza della Commissione (82):
successivamente la Camera delibera con le stesse modalit, precedentemente illustrate (83).
La estensione, di fatto, dell'istituto della presa in considerazione
alle proposte di legge di iniziativa dei consigli regionali stata in pi
(81) La procedura adottata sembra assai dubbia, poich la trasmissione del
Presidente del Consiglio dei ministri un atto dovuto, che non potrebbe in alcun
modo essere rifiutato, sicch il progetto del C.N.E.L. giunge al Parlamento senza che
su di esso il Governo abbia potuto esercitare alcuna valutazione e privo quindi della
presunzione che esso coincida con l'indirizzo politico del Governo medesimo e della
maggioranza che lo sostiene, presunzione che sembra costituire il presupposto del
diverso e pi spedito trattamento procedurale riservato alle iniziative governative. N
vale argomentare che esso progetto stato attentamente valutato, risultando da una
deliberazione del C.N.E.L. che offre idonee garanzie di validit sul piano giuridico e
tecnico: lo stesso discorso potrebbe valere per le iniziative dei consigli regionali,
oggetto di una decisione collegiale, con maggiore e pi spiccato carattere di politicit.
(82) Nulla esclude che possa esserci un relatore di minoranza, ma solo nel caso
in cui la Commissione abbia deliberato di proporre il diniego della presa in considerazione: in caso di proposta positiva, invece, lo stesso Regolamento consente ad un
deputato di parlare contro la presa in considerazione (e quindi contro la proposta
della maggioranza della Commissione).
(83) Un caso di rifiuto della Camera di prendere in considerazione una proposta di iniziativa di un consiglio regionale si verificato nella seduta del 23 novembre
1960. Si noti che il relatore propose alla Camera di denegare la presa in considerazione, nonostante la Commissione bilancio (investita dell'esame preliminare) avesse
concluso in senso favorevole. Cfr. Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta del
23 novembre 1960, pag. 17875 e segg.
occasioni criticata, perch tale prassi verrebbe a costituire una sorta di
deminutio del diritto di iniziativa legislativa attribuito (senza alcuna specifica modalit di esercizio) dalla Costituzione ai consigli regionali, poich,
a differenza dei singoli deputati, i consigli regionali non potrebbero illustrare e sostenere di fronte alla Camera, in sede di esame per la presa in
considerazione, le ragioni che sono alla base del progetto di legge da essi
promosso (84); gli stessi consigli, inoltre, nel caso di iniziative prive di
conseguenze finanziarie, non potrebbero avvalersi della facolt concessa
ai parlamentari dall'art. 133 Reg. di rinunziare allo svolgimento e di
chiedere rimmediato deferimento dell'iniziativa legislativa alla competente Commissione (85); i consigli regionali, infine, non potrebbero avvalersi neppure della disposizione per la richiesta della procedura di urgenza, con la conseguente riduzione dei termini regolamentarmente stabiliti per l'esame da parte delle Commissioni.
La questione stata pi volte dibattuta alla Camera. Si sostenuto
che l'istituto della presa in considerazione rivestirebbe il carattere di una
sorta di contraddittorio, nel quale una parte sostiene le ragioni che dovrebbero giustificare la presa in considerazione da parte della Camera;
ci premesso, la Commissione incaricata di riferire su una proposta di
legge di iniziativa regionale sarebbe una specie di avvocato d'ufficio,
che non potrebbe in alcun caso proporre all'Assemblea il diniego della
presa in considerazione (cos come, invece, avvenne nella seduta del 23
novembre 1960); se ci facesse, se cio concludesse invitando l'Aula a
non consentire la presa in considerazione, si arrogherebbe la facolt di
sollecitare alla Camera una sorta di verdetto preventivo, impedendo qualsiasi discussione sul merito e ponendo una specie di veto su una proposta di iniziativa di un consiglio regionale (86). Senza dubbio nella
prassi finora seguita (e che forse potrebbe essere anche adottata per i progetti di legge di iniziativa popolare) non stata ancora configurata la
ipotesi di un contraddittorio del proponente, n si vede in che modo
potrebbe essere attuato. , comunque, auspicabile che tale lacuna rego-
(84) C. A. MARCHETTI, Sulla presa in considerazione delle proposte di iniziativa
regionale, in Montecitorio , novembre 1956, pag. 3.
(85) A. M. SANDULLI, op. cit., pag. 639, adombra anche la ipotesi che, potendo
il rigetto in limine della proposta di legge urtare gli interessi di soggetti abilitati a promuovere giudizi per conflitti di attribuzione, non sarebbe da escludere il sorgere, in
simili casi, di giudizi del genere.
(86) Cfr. le argomentazioni al riguardo svolte dall'on. Laconi in Atti parlamentari. Camera dei deputati, seduta del 24 novembre 1960, pag. 17880.
lamentare venga al pi presto convenientemente colmata (87), tanto pi
quando risulter legislativamente perfezionato il disegno di legge, rimasto
all'esame della Camera, sul referendum e sulla iniziativa popolare delle
Emerge, da quanto fin qui si detto, la necessit di operare una
scelta tra due vie, quella di un adeguato e razionale rinvigorimento dell'istituto della presa in considerazione ovvero quella di una sostanziale
e definitiva eliminazione di tale istituto dal Regolamento della Camera.
La mancanza, ormai periodicamente constatata, di qualsiasi contenuto
sostanziale di tale istituto costituisce la riprova di quella crisi di adattamento subita dal modello parlamentare inglese nel suo inserimento nell'ordinamento giuridico italiano (88). L'esigenza di porre un freno alla
proliferazione di leggi e leggine di iniziativa parlamentare, che intasano il lavoro delle Assemblee e delle Commissioni, risulta ormai indilazionabile, in funzione di ima razionalizzazione della produzione legislativa ed in conformit dei canoni propri del regime parlamentare. Si
pensi alle miriadi di provvedimenti nel settore del rapporto di pubblico
impiego, che mirano a creare vantaggi, a definire o consolidare situazioni particolari e privilegiate in favore di questa o di quell'altra categoria di dipendenti statali; si pensi alla lunga serie di iniziative per promuovere la concessione o l'aumento di contributi a carico del bilancio
dello Stato in favore di enti o istituzioni pseudo-pubbliche; si pensi, infine, al preoccupante fenomeno di estendere, attraverso la proposizione
di progetti di legge di iniziativa parlamentare, la normazione a mezzo
di legge ad aree sempre pi vaste di rapporti e di situazioni, certamente
non coperti da alcuna riserva di legge, assoluta o relativa. Non chi non
veda come risulti ormai necessario stabilire un argine a tale dilagare
di produzione normativa minuta (89) senza peraltro sminuire affatto il
(87) Non si pu non convenire con il principio secondo cui l'uso e la norma
procedurale intanto possono inserirsi nell'ordinamento parlamentare in quanto siano
capaci di armonizzarsi con la sua natura intrinseca, e cio con i principi essenziali di
libert e di rispetto reciproci, collettivi ed individuali, che ne sono alle basi. Cfr. F.
COSENTINO, Note sui principi della procedura parlamentare, in Studi sulla Costituzione, Milano 19S8, voi. II, pag. 410.
(88) F. COSENTINO, // procedimento legislativo, ecc., pag. 1205, ritiene che la
crisi del sistema parlamentare debba essere valutata in termini di < crisi di adattamento di istituzioni che, caratteristiche di societ molto evolute, sono state trapiantate affrettatamente in paesi in cui le condizioni storico-ambientali non li rendevano o
non li rendono tuttora idonei a riceverli nella loro interezza.
(89) stato, peraltro, rilevato che le questioni connesse alla produzione delle
leggi vanno esaminate e risolte in un contesto di ben pi ampio respiro che non quello
di una semplice riforma dei regolamenti parlamentari. Cfr. F. COSENTINO, // problema
della produzione legislativa nel sistema parlamentare italiano, in Montecitorio ,
maggio-giugno 1965, pag. 9.
diritto di iniziativa legislativa, riconosciuto dalla norma costituzionale a
ciascun membro delle Camere (90). Resta pertanto da condividere l'opinione di chi da tempo ha richiamato alla esigenza di un sostanziale ripristino della presa in considerazione in forma di esame preliminare di
legittimit per i progetti in materia finanziaria e di opportunit per tutti
gli altri (91), in modo da evitare, qualora non riscuotano il consenso
della maggioranza, che la Camera o le Commissioni debbano successivamente perdere il tempo necessario per esaminarli per poi concludere
con la loro reiezione. Cos operando, si migliorerebbe il rendimento
delle Assemblee legislative, sia sotto il profilo qualitativo della omogeneit della legislazione, sia sotto il profilo quantitativo della maggiore
espansione (92).
E non escluso che possa anche giungersi alla realizzazione concreta di una sorta di Giunta permanente per la presa in considerazione
- idea quest'ultima adombrata qualche anno fa dall'on. La Malfa, preoccupato di instaurare un metodo capace di evitare la eccessiva proliferazione legislativa - Giunta alla quale dovrebbe essere conferito a monte
il compito di un esame preliminare di tutte le iniziative legislative diverse da quelle governative, con eventuale successivo intervento dell'Assemblea; si verrebbe, in tal modo, a scindere l'esame delle proposte
di legge in due fasi distinte, una preliminare di ammissibilit, l'altra successiva di merito, senza che tale procedura interferisca nel libero esercizio
del diritto di iniziativa (93).
3. - L'esame e la deliberazione della Camera su ciascun progetto
di legge deve essere preceduto da una fase istruttoria, affidata ad organi
interni della Camera stessa, che consiste in un esame preliminare del
provvedimento e che si conclude con la proposta all'Assemblea di approvare il provvedimento medesimo ovvero di approvarlo con modificazioni, ovvero ancora di respingerlo.
(90) Alla Costituente l'on. Einaudi sottoline la opportunit di limitare al Governo l'iniziativa legislativa in materia finanziaria, negandola ai singoli parlamentari,
argomentando come l'esperienza avesse sufficientemente dimostrato che pericoloso
riconoscere alle Camere tale iniziativa, perch, mentre una volta erano esse che resistevano alle proposte di spesa da parte del Governo, negli ultimi tempi spesso avvenuto che proprio i deputati, per rendersi popolari, hanno proposto spese senza nemmeno rendersi conto dei mezzi necessari per fronteggiarle . Cfr. V. FALZONETF. PALERMO-F. COSENTINO, La Costituzione della Repubblica, illustrata con i lavori preparatori, Roma 1954, pag. 198.
(91) F. COSENTINO, // procedimento legislativo, ecc., pag. 1215.
(92) E. SPAGNA-MUSSO, op. ciu, pag.
(93) B. LEONI, Note sull'iniziativa delle leggi, in Giurisprudenza costituzionale , 1963, pag. 1291.
In passato, il Regolamento della Camera prevedeva due diversi sistemi di procedura per Tesarne dei progetti di legge: quello degli uffici
e quello delle tre letture (94).
Il sistema pi antico, preso a modello dall'ordinamento francese,
era quello degli uffici. Ogni progetto di legge, per il quale la Camera
aveva cos deliberato, veniva trasmesso ai nove uffici, costituiti ogni due
mesi mediante sorteggio dei deputati: ciascun ufficio esaminava sommariamente il progetto e nominava, quindi, un commissario; l'insieme dei
commissari nominati dai singoli uffici costituiva la Commissione, che
successivamente procedeva all'esame del progetto di legge tanto nel suo
insieme quanto nelle singole disposizioni (95); la Commissione, al termine di questo esame, nominava, a maggioranza assoluta, un relatore,
con l'incarico di riferire all'Assemblea, con apposita relazione scritta,
sul testo del provvedimento, che poteva risultare pi o meno modificato.
Tale sistema, se presentava l'inconveniente di rimettere al sorteggio la
composizione dei singoli uffici - sistema oggi incompatibile con la rappresentanza proporzionale e con il riconoscimento dei gruppi parlamentari - presentava, tuttavia, il vantaggio di far partecipare tutti i deputati anche all'esame istruttorio di ogni singola proposta o disegno di
legge presentato alla Camera.
Il sistema delle tre letture, di origine inglese, fu invece introdotto
successivamente. Tale sistema consentiva di portare direttamente all'esame
dell'Assemblea il progetto per la prima lettura , che consisteva praticamente nella discussione generale del provvedimento, introdotta dal
ministro ovvero dal deputato autore della iniziativa legislativa; se la Camera consentiva di passare alla seconda lettura, il progetto di legge
veniva trasmesso ad una Commissione (eletta dagli uffici, ovvero dalla
Camera o dal suo Presidente), la quale doveva limitarsi ad un esame
degli articoli, riferendone all'Assemblea entro un certo termine, mediante relazione scritta; aveva quindi luogo la seconda lettura , la
quale consisteva semplicemente nella discussione analitica delle singole
disposizioni contenute nel progetto di legge; indi si procedeva alla
terza lettura , cio alla revisione del progetto di legge, cui seguiva la
votazione finale (ed in tale ultima fase era ancora consentita, con parti(94) Il sistema delle tre letture, nonostante fosse stato espressamente introdotto nel
Regolamento nel lontano 1888, come metodo facoltativo dell'esame delle leggi, non
trov quasi mai pratica attuazione, finch cadde per desuetudine e fu poi definitivamente soppresso nel 1948. Cfr. R. ASTRALDI-F. COSENTINO, op. cit., pag. 47.
(95) Norme particolari stabilivano, poi, che, anche se soltanto i due terzi degli
uffici avessero nominato i commissar, era in facolt del Presidente di autorizzare la
colari limitazioni, la presentazione di emendamenti, ai soli fini, per,
del coordinamento degli articoli approvati).
D Regolamento prevedeva, altres, che per determinate materie la Camera procedesse all'inizio di ogni sessione alla nomina di talune Commissioni permanenti, cui veniva poi affidato l'esame preliminare dei progetti di legge ricompresi nella materia di specifica competenza: tale sistema coincideva, grosso modo, con quello degli uffici, differenziandosene, peraltro, poich in quest'ultimo la Commissione era nominata specificamente per quel determinato progetto e l'esame era in un certo
senso condizionato dalla discussione sommaria gi avvenuta in ciascun
ufficio (96).
Una fondamentale distinzione fra i due diversi sistemi dianzi citati
porta a rilevare che: a) nel sistema delle tre letture il progetto di legge
veniva trasmesso alla Commissione dopo che la Camera aveva su di
esso esaurito la discussione generale, sicch la Commissione non solo
doveva limitare il proprio esame ai singoli articoli, ma doveva altres
attenersi ai principi e criteri gi accolti dall'Assemblea nel dibattito conclusosi; b) nel sistema degli uffici, invece, la Commissione era investita
dell'esame del provvedimento prima ancora che la Camera avesse proceduto alla discussione generale e, quindi, la Commissione stessa era
libera di prendere le decisioni che riteneva pi opportune, senza alcun
preventivo condizionamento di indirizzi e di principi informatori da parte
dell'Assemblea (97).
(96) Cfr. maggiori dettagli in D. DONATI, op. ct., pag. 15 e segg. Vengono ivi
descrtti, altres, due altri sistemi esplicitamente contemplati dal regolamento del Senato regio, non da quello della Camera, che per vi aveva talvolta fatto ricorso:
a) il sistema delle Commissioni speciali, cio di Commissioni non precostituite, ma
appositamente nominate per l'esame di un determinato progetto; b) il sistema del
Comitato generale, secondo il quale il progetto di legge veniva preliminarmente trasmesso alla < riunione degli uffici (cio, praticamente, all'intera Assemblea, in adunanza privata) che, dopo una discussione sommaria, procedeva alla nomina di una
Commissione, che esaminava il progetto e ne riferiva alla Camera (cos diversificandosi
dal sistema inglese ed avvicinandosi piuttosto al sistema degli uffici, di cui sostituiva
la fase iniziale). L'A. avverte, altres, che ciascuna Camera non vincolata ad
attenersi in modo esclusivo ai sistemi di procedimento preveduti dal rispettivo regolamento, ma pu sempre fissare per il caso particolare un sistema di procedimento
in tutto o in parte diverso, purch siano osservate le norme generali dello Statuto
(che all'art. 55 stabiliva testualmente che < ogni proposta di legge debba essere dapprima esaminata dalle Giunte che saranno da ciascuna Camera nominate per i lavori
preparatori ). La scelta del sistema da adottare (tre letture o uffici) era per altro
rimessa alla decisione dell'Assemblea, qualora il provvedimento non rientrasse nella
competenza di una Commissione permanente: per un progetto gi approvato dalla
Camera e modificato dal Senato, era previsto lo stesso procedimento adottato in prima
(97) D. DONATI, op. cit., pag.
Come si avuto modo di accennare, i due sistemi rispecchiavano
modelli esistenti presso ordinamenti stranieri. Cos in Gran Bretagna la
vecchia tradizione parlamentare inglese mantiene ancora il sistema delle
tre letture: dopo la lettura del titolo del progetto di legge e la stampa del
medesimo (prima lettura), inizia la seconda lettura, suddivisa in tre momenti distinti: la presa in considerazione (98) ovvero la delibera se il
progetto debba o meno essere sottoposto ad una seconda lettura; quindi
la sua trasmissione per l'esame preliminare allo Standing committee (commissione nominata per ciascun singolo provvedimento legislativo), ovvero
al Comitato generale della Camera, se il provvedimento riveste carattere
finanziario; e, successivamente, la discussione da parte dell'Assemblea;
infine, la terza lettura, che consiste nella revisione e votazione del progetto di legge. La Francia, invece, rimasta a lungo fedele al sistema
degli unici, congegnato secondo le modalit recepite nel nostro regolamento pre-fascista; ma, successivamente, a seguito dell'accentuarsi del
fenomeno del progressivo aumento della produzione normativa, il legislatore d'oltr'Alpe fu indotto a ricercare pi idonei strumenti e pi adeguate procedure per l'esame istruttorio dei progetti di legge, creando le
Commissioni permanenti, sorta di standing committees stabili e polivalenti (99), dalle quali prese poi lo spunto il sistema attuale italiano.
Per espressa disposizione dell'art. 72 Cost. ogni disegno di legge,
presentato ad una Camera , secondo le norme del suo regolamento,
"esaminato da una Commissione" e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale .
La funzione delle Commissioni in sede referente consiste in una attivit istruttoria del successivo esame che l'Assemblea dovr poi compiere sui singoli progetti di legge, sottopostigli per l'approvazione. L'esame
in sede referente di ciascun provvedimento si configurerebbe, pertanto,
come un presupposto necessario rispetto all'ulteriore fase dell'/ter legislativo del progetto di legge, la discussione in Assemblea, e si svolgerebbe
quindi in stretta connessione con quella successiva, in quanto si porrebbe
come fase strumentale rispetto a quest'ultima (100). Tuttavia, l'esame
preliminare non limitato ad una semplice attivit di consulenza nei
confronti dell'Aula, ma si estende anche alla facolt di formulare pro(98) La presa in considerazione, come si gi avuto occasione di sottolineare,
assume nell'ordinamento inglese un vero e proprio carattere di deliberazione sommaria sulla opportunit della legge .
(99) F. COSENTINO, // procedimento legislativo, ecc., pag. 1209.
(100) F. MOHRHOFF, Commissione parlamentare, in Novissimo digesto italiano ,
Torino, 1959, voi. Ili, pag. 653.
poste concrete in ordine al provvedimento oggetto dell'esame medesimo,
proposte che risultano dal testo definitivo elaborato dalla Commissione
(che pu risultare largamente rimaneggiato rispetto a quello originariamente proposto) e sul quale si svolger il dibattito in Assemblea (101).
Tale facolt, tuttavia, incontra qualche limitazione: ad esempio, in materia di trattati internazionali, la Commissione dovr proporre soltanto
di concedere o denegare l'autorizzazione alla ratifica, senza possibilit,
quindi, di incidere in alcun modo sul testo dell'accordo oggetto del disegno di legge di ratifica. Un altro limite ben preciso quello fissato dal
primo comma dell'art. 107-ter Reg., secondo il quale per i progetti di
legge costituzionale la Commissione, in sede di seconda deliberazione,
prevista a' termini dell'art. 138 Cost., riesamina il progetto nel suo complesso e riferisce alla Camera, senza possibilit alcuna di proporre nuove
ulteriori modifiche. Analogamente - in base al terzo comma dell'art. 67
Reg., secondo cui, nel caso di progetti gi approvati dalla Camera e modificati dal Senato, la Camera delibera di norma soltanto sulle modifiche
apportate dall'altro ramo del Parlamento - l'esame della Commissione
dovr, in questo caso, limitarsi ad una valutazione degli emendamenti
introdotti nel testo del provvedimento da parte del Senato.
Non costituisce, invece, alcun limite al lavoro della Commissione in
sede referente l'esame eventualmente gi condotto dalla stessa Commissione in sede legislativa di un progetto di legge, di cui sia stata successivamente avanzata, a' termini dell'art. 40 Reg., richiesta di rimessione
in Assemblea, in quanto la Giunta del Regolamento ha sempre affermato
il principio che l'esame in sede referente di un provvedimento, gi deferito in sede legislativa e rimesso in Aula, inizia come nuovo ed autonomo procedimento senza che le deliberazioni eventualmente adottate
nella sede legislativa abbiano a costituire vincolo o preclusione (102).
Ci si deduce dal principio della differenziazione delle funzioni e del
lavoro svolto dalla Commissione in sede referente, che deve rimanere
svincolato da qualsiasi ritualit e, quindi, non subordinato a deliberazioni gi adottate nella sede legislativa, restando sempre salvo il potere
di proporre alla Camera il rigetto del provvedimento esaminato (103).
(101) L. ELIA, Le Commissioni parlamentari italiane nel procedimento legislativo, Modena 1961, pag. 29, adombra anche la ipotesi che la posizione della Commissione in sede referente possa essere avvicinata a quella del giudice istruttore nel processo
(102) Cfr. Circolari e disposizioni, ecc., cit., pag. 104.
(103) Ci, tuttavia, non esclude che la Commissione possa deliberare di acquisire
alla sede referente il lavoro gi compiuto in sede legislativa (e, in particolare, i testi
gi approvati).
L'esame preliminare della Commissione in sede referente - alla
quale il progetto di legge viene trasmesso secondo il criterio di competenza indicato dal proponente o, in mancanza, stabilito dal Presidente,
salvo diversa deliberazione della Camera (art. 31 Reg.) - prende l'avvio
con la illustrazione del provvedimento ad opera di un commissario in
precedenza designato dal Presidente della Commissione (che, nella
maggior parte dei casi, ricever poi il mandato di redigere la relazione
scritta per l'Assemblea, salvo che le conclusioni della Commissione siano
diverse dalle proposte del relatore designato, nel qual caso la Commissione dovr incaricare altro Commissario di riferire all'Aula).
Le Commissioni in sede referente - come stato reiteratamente
chiarito dalle circolari interpretative del Presidente della Camera - non
sono tenute ad applicare le norme stabilite dal Regolamento per le discussioni e le votazioni in sede legislativa, ma debbono limitarsi a rispettare l'obbligo del numero legale (un quarto dei componenti) ed il
principio fondamentale che ogni decisione deve essere adottata a maggioranza dei votanti; stata pi volte ribadita la esigenza di assicurare
la dovuta snellezza e rapidit di un lavoro preparatorio quale quello
delle Commissioni in sede referente, tenendo presente che, in tale sede,
la discussione deve essere libera da qualsiasi legame e da qualunque ritualit e, per quanto possibile, succinta e sintetica, secondo quanto disposto dall'art. 30-bis, che definisce testualmente tale fase procedurale
esame preliminare . Debbono quindi ritenersi esclusi tutti quei mezzi
procedurali che hanno come presupposto il potere deliberante dell'organo, potere di cui risulta assolutamente priva la Commissione in sede
referente, giacch i suoi compiti, giova ripeterlo, sono limitati allo studio, alla istruttoria, alla preparazione della discussione che dovr successivamente svolgersi dinanzi all'Assemblea. Il Presidente dovr pertanto
dichiarare improponibili tutte le mozioni d'ordine preclusive, quali la
pregiudiziale, la sospensiva, l'ordine del giorno di non passaggio all'esame degli articoli; potr essere solo consentito un breve rinvio motivato
dell'esame, compatibilmente con il termine di due mesi (o di uno, in
caso di urgenza) entro il quale la Commissione deve presentare le proprie
conclusioni all'Assemblea. Sono altres escluse le votazioni qualificate
(per appello nominale o a scrutinio segreto), nonch la suddivisione del
dibattito nelle due classiche fasi della discussione generale e della discussione degli articoli, anche se, di fatto, la Commissione passa all'esame
analitico delle singole disposizioni del provvedimento dopo una prima
disamina globale dell'oggetto del provvedimento medesimo. Sono ancora
esclusi gli ordini del giorno, proponibili solo in sede legislativa o diret-
temente in Assemblea, mentre nessuna formalit prescritta per la presentazione di articoli aggiuntivi, emendamenti, eccetera. Non di rado, poi,
trova applicazione il disposto dell'art. 30-bis Reg. : la Commissione,
esaurito l'esame preliminare del progetto, rimette la formulazione delle
proposte relative al testo degli articoli ad un apposito Comitato ristretto , nel quale dovrebbero essere rappresentati, indipendentemente
dalla rispettiva entit numerica, tutti i Gruppi parlamentari, per evitare che le decisioni ivi adottate non siano poi, in linea di massima, ratificate dalla Commissione plenaria (vanificando, in un certo senso, il
lavoro preparatorio compiuto dal Comitato ristretto).
Qualche ulteriore indicazione per il lavoro delle Commissioni in
sede referente discende poi dalla norma contenuta nell'art. 133, ultimo
comma, che fa obbligo di abbinare nell'esame proposte di legge identiche o vertenti su materia identica o in concorso con disegni di legge
su identica materia . Secondo un principio pi volte ribadito in Assemblea (104) per procedere all'esame abbinato di pi progetti di legge
vertenti su materia identica, occorre che gli stessi si trovino nella identica
posizione formale e procedurale: la identit formale significa che tutti
i progetti da abbinare si trovino nella stessa sede (referente) e che su
di essi siano stati resi, da parte delle Commissioni investitene, gli stessi
La ratio del principio sancito nell'ultimo comma dell'art. 133 Reg.
va ricercata negli stessi presupposti del previsto abbinamento (provvedimenti identici o vertenti su identica materia), che inteso a conseguire
la finalit della reductio ad unum di pi provvedimenti riguardanti la
stessa materia; il che porta a concludere che, qualora non ricorra il presupposto dell'identicit dei provvedimenti ovvero della materia contenuta nei provvedimenti medesimi, l'abbinamento non possa e non debba
aver luogo, ostandovi la norma regolamentare, e che pertanto i provvedimenti debbono rimanere distinti (e cio non riducibili ad unum). Quando invece la Commissione abbia all'ordine del giorno, nella stessa sede
(referente), provvedimenti strettamente connessi, di modo che il giudizio sull'uno non possa essere disgiunto dal giudizio sull'altro (o sugli
altri), si pu ricorrere all'esame congiunto dei progetti di legge : ci significa che, ove la Commissione lo ritenga opportuno (e soprattutto per
ragioni di convenienza o di risparmio di tempo, ovvero per consentire
(104) Cfr. Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta del 19 dicembre 1953,
pag. 4974; seduta del 20 dicembre 1956, pag. 29895.
una visione globale dei problemi trattati), si potr unificare la trattazione
generale dei provvedimenti connessi per poi esaminarli analiticamente, nelle singole disposizioni normative, separatamente, l'uno dopo
l'altro, l'uno indipendentemente dall'altro, fino a pervenire anche a conclusioni completamente e diametralmente opposte per ciascuno dei provvedimenti esaminati (proposta di approvazione per l'uno, di reiezione
per l'altro, o viceversa) (105).
Norme e procedure particolari sono stabilite per l'esame del bilancio di previsione dello Stato da parte della Commissione bilancio e delle altre Commissioni, nell'ambito della rispettiva competenza (106).
La procedura dell'esame referente dei progetti di legge applicabile, in linea di massima, a qualsiasi atto parlamentare sul quale la Commissione sia chiamata a riferire all'Assemblea (107). Cos le petizioni (108), presentate a norma dell'art. 50 Cost. e dell'art. 108 Reg.,
sono trasmesse alle Commissioni competenti per materia, che dovrebbero riferire entro il termine di un mese. La Commissione pu esaminare
la petizione congiuntamente ad un progetto di legge in materia identica
o analoga: potr tener conto, nell'esame del provvedimento, delle istanze oggetto della petizione, con il conseguente assorbimento della petizione medesima dal punto di vista procedurale (109). Ma la Commissione pu anche prendere in esame una petizione indipendentemente
dalla connessione con un disegno di legge iscritto al proprio ordine del
giorno: se la presentazione del disegno di legge richiesto nella petizione
rientra nelle materie per le quali l'esercizio del diritto di iniziativa rappresenta un obbligo per il Governo, la Commissione pu rinviare l'esa(105) La questione fu posta, in modo particolare, a seguito della presentazione
contemporanea - avvenuta per la prima volta nel dopoguerra - dei disegni di legge
concernenti il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 1967 ed il rendiconto generale per il 1965. La questione se si dovesse procedere contemporaneamente
e per abbinamento all'esame di due documenti (sulla base della considerazione che
l'esame del preventivo fosse condizionato in larga parte anche dall'esame delle risultanze di gestione contenute nel rendiconto dell'esercizio scaduto) fu risolta negativamente per quanto concerne l'esame abbinato , mentre la possibilit di un esame
congiunto preventivo-consuntivo fu rimessa alla valutazione discrezionale della Commissione bilancio, investita dell'esame di merito dei due disegni di legge.
(106) Su questo punto v. oltre, capitolo IX.
(107) Cosi V. LONGI-M. STRAMACCI, Le Commissioni parlamentari e la Costituzione, Milano 1953, pag. 41.
(108) Al diritto di petizione viene riconosciuto il carattere di stimolo alla duplice
funzione legislativa ed ispettiva del Parlamento: R. ASTRALDI-F. COSENTINO, op. cit.,
pag. 218, nota 1.
(109) Cosi R. ASTRALDI-F. COSENTINO, op. cit., pag. 219.
me della petizione al momento in cui presumibilmente le sar sottoposto il richiamato provvedimento legislativo governativo; in caso contrario (qualora la presentazione del disegno di legge rientri nelle funzioni discrezionali del Governo ovvero la petizione si limiti ad esporre comuni
necessit ), la Commissione ne riferisce alla Camera in modo autonomo.
Pu, infine, presentarsi la ipotesi di una petizione che chiede l'abrogazione
di una legge esistente: si ritiene che la Commissione, nel riferire all'Assemblea, debba necessariamente proporre la reiezione della petizione
medesima, trattandosi di materia per la quale la Costituzione ha previsto l'istituto del referendum abrogativo. Le conclusioni dell'esame delle
petizioni da parte delle Commissioni non possono, comunque, in linea
di massima, che prevedere: a) il passaggio all'ordine del giorno, che
equivale alla reiezione della petizione; b) la presa in considerazione della
petizione e la sua trasmissione al Ministro competente, perch predisponga gli opportuni accertamenti; e) la trasmissione della petizione agli
archivi per essere presa in considerazione a tempo opportuno (110).
L'esame dei decreti registrati con riserva dalla Corte dei conti - che,
a norma di legge, devono essere periodicamente presentati al Parlamento - compiuto dalle Commissioni secondo la sfera di rispettiva
competenza, e dovrebbe essere concluso entro un mese dall'awenuta
trasmissione da parte della Presidenza (art. 43 Reg.).
Un discorso a parte merita l'esame delle relazioni che la Corte dei
conti - a' termini dell'art. 100 Cost. e della legge 21 marzo 1958, n. 259 tenuta a presentare al Parlamento sulla gestione finanziaria degli enti
a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria . Un interessante esperimento,
ricco di spunti costruttivi, stato introdotto da parte del Senato per avviare un tentativo di istituzionalizzare l'esame da parte del Parlamento
del riscontro contabile effettuato dalla Corte, inquadrandolo nella pi
ampia sfera del controllo sulla gestione della finanza pubblica e, quindi,
nella funzione ispettiva propria delle Camere. Il Senato ha adottato in
via sperimentale una procedura decentrata , analoga a quella regolamentarmente stabilita per l'esame del bilancio di previsione dello
Stato: le relazioni della Corte sono cio preliminarmente esaminate dalle
singole Commissioni permanenti, secondo la rispettiva competenza per
materia, al fine di predisporre, su ciascun documento, un rapporto
da trasmettere alla Commissione finanze e tesoro; quest'ultima procede,
quindi, ad un esame generale di tutta la materia, in connessione con il
ASTRALDI-F. COSENTINO, op.
dibattito sul bilancio dello Stato, presentando una relazione conclusiva
all'Assemblea (111).
Alla Camera, invece, all'inizio della IV legislatura si adott una procedura opposta, intesa ad accentrare l'esame delle relazioni della Corte
presso la Commissione bilancio, che al riguardo aveva anche proceduto
alla istituzione di una apposita Sottocommissione (il cui erede diretto
dovrebbe risultare ora il Comitato per il controllo finanziario). L'esperimento, tuttavia, non ebbe seguito. Anzi, nell'unica occasione in cui
la Camera si occup dell'esame di una relazione della Corte (quella sulla
gestione dell'O.N.M.L), si diede vita ad un tentativo di concorso di
competenza tra la Commissione bilancio e la Commissione competente
per materia (Sanit), in quanto l'esame fu compiuto dalle richiamate
Commissioni in seduta congiunta (112). Ma l'idea fu poi completamente
abbandonata, sicch non pu non condividersi l'opinione di chi autorevolmente ha di recente prospettato la convenienza di una suddivisione, anche funzionale, di competenze tra i due rami del Parlamento,
lasciando al Senato di specializzarsi nel controllo delle relazioni della
Corte dei conti e concentrando nella Camera i dibattiti pi specificamente e spiccatamente politici.
Dell'attivit consultiva svolta dalle Commissioni investite dell'esame dei progetti di legge per la espressione di un parere alla Commissione competente in via primaria si tratter pi analiticamente nel successivo paragrafo. L'attivit delle Commissioni in sede redigente, ex
art. 85 Reg., verr, invece, considerata nel capitolo successivo, giacch,
se non pu parlarsi di poteri deliberanti, si deve pur riconoscere che alla
Commissione spetta un potere referente, ma ad effetti rinforzati (113).
Restano da illustrare le funzioni svolte dalle Commissioni in sede
politica. La notevole mole di lavoro loro affidato comporta l'esigenza
(111) Il dibattito in Assemblea si poi concluso nel 1967 con l'approvazione
di un ordine del giorno proposto dalla stessa Commissione finanze e tesoro, con il
quale, dopo un invito rivolto al Governo per adottare idonee iniziative volte ad una
migliore gestione della spesa pubblica, veniva riaffermato il principio che le Commissioni permanenti possono concorrere direttamente al sindacato politico sulla gestione dei singoli enti, e si dava infine mandato alla Presidenza di investire della
materia la Giunta del Reg. Cfr. Atti parlamentari, Senato della Repubblica, IV legislatura, Doc. 29-A e sedute del 14, 15, 16 e 17 novembre 1967.
(112) Cfr. Atti parlamentari, Camera dei deputati, Bollettino delle Giunte e delle
Commissioni permanenti, sedute delle Commissioni riunite V e XTV del 1, 14 e 28
ottobre 1964. D dibattito si concluse con il conferimento ai due relatori dell'incarico
di predisporre una relazione scritta per l'Assemblea, sulla base delle risultanze emerse
nel corso della discussione e con la riserva del Presidente delle Commissioni riunite
di interpellare il Presidente della Camera circa la procedura per l'esame in Assemblea
del documento presentato dalla Corte dei conti.
(113) Cosi L. ELIA, op. ciu, pag. 66.
che le Commissioni, al di l di ogni limitazione regolamentare, siano
poste in grado di svolgere l'attivit propriamente legislativa con la massima documentazione possibile (114); inoltre, le Commissioni stesse, per
la loro particolare natura tecnica e per l'ambito delle rispettive competenze, si presentano talvolta come le sedi ideali per taluni dibattiti di
carattere politico su determinati settori economico-sociali ovvero su particolari situazioni di politica interna ed internazionale. Che le Commissioni dispongano di sostanziali strumenti per l'esercizio di una attivit
di controllo tanto nella fase di indagine pre-legislativa quanto nella fase
di esecuzione delle direttive impartite in sede politica e normativa, sembra ormai fuor di dubbio (115). Il combinato disposto dei commi 5 e
6C dell'art. 38 Reg. stabilisce, in proposito, che le Commissioni possono procurarsi, dai competenti Ministeri, informazioni notizie e documenti e che hanno, altres, facolt di chiedere l'intervento dei ministri
per domandare loro chiarimenti su questioni di amministrazione e di
politica, in rapporto alla materia della loro singola competenza. Qualche dubbio resta per sulla possibilit per le Commissioni di ammettere
alla loro presenza degli estranei (in particolare, funzionari dello Stato
ovvero dirigenti di enti pubblici), talch si parlato, da parte di qualche autore (116) di contatti non tanto tra la Commissione ed estranei
qualificati quanto piuttosto tra questi ultimi e i membri della Commissione. stato, comunque, ripetutamente ribadito, da parte della Presidenza della Camera, che, al momento di convocare, per attingere notizie e informazioni, funzionari dello Stato o dirigenti responsabili di enti
pubblici, sia rispettato, nel modo pi rigoroso, da un lato il principio
della responsabilit del Governo e dei ministri di fronte al Parlamento,
e dall'altro l'esigenza di procedere alle relative convocazioni con il consenso espresso, ed eventualmente per il tramite, del Ministro responsabile, al fine di evitare qualsiasi equivoco sulla volont delle Camere di
rispettare, in ogni loro manifestazione, le attribuzioni del Governo e dei
ministri, regolate in modo preciso dalla Costituzione.
L'attivit delle Commissioni in sede politica si concreta spesso in
un dibattito (che pu impegnare la Commissione stessa per una o pi
sedute) su un determinato problema politico, che muove generalmente
da una relazione introdotta da un Ministro e determina, attraverso la
espressione dei vari punti di vista manifestati dai rappresentanti dei sin-
(114) V. LONGI-M. STRAMACCI, Le Commissioni parlamentari, ecc., pag. 47.
(115) Cfr. F. COSENTINO, // problema della produzione legislativa, ecc., pag. 11.
(116) L. ELIA, op. cit., pag.
goti Gruppi nel corso della discussione, la possibilit di una chiarificazione dell'indirizzo politico del Govern (117).
In sede politica e dottrinale si tende ormai ad individuare questi
incontri col termine anglo-sassone di hearings ed a suddividerli in:
a) udienze legislative, quelle che hanno stretta attinenza con la funzione
legislativa vera e propria esercitata dalle Commissioni e che tendono all'acquisizione di dati, informazioni, notizie, documentazioni in ordine
a specifiche materie oggetto di iniziative legislative che gi si trovano
all'esame della Commissione medesima (ad esempio, l'incontro avvenuto
in sede di Commissione bilancio con i Presidenti delTI.R.1. e dell'E.N.I.
alla vigilia di approvare per legge l'aumento dei rispettivi fondi di dotazione); b) indagini conoscitive, quelle dirette alla raccolta di dati informativi su materie che rientrano nella sfera di competenza della Commissione, ma senza alcun riferimento e senza alcuna attinenza con concrete iniziative legislative, e, se mai, per una eventuale successiva elaborazione di testi legislativi (ad esempio, l'indagine sullo stato della finanza locale in Italia).
4. - Nel corso dell'esame di un progetto di legge la Commissione
svolge tutte le indagini che ritenga necessarie per l'istruttoria del progetto di legge medesimo ed acquisisce via via i pareri delle altre Commissioni, cui il provvedimento stato trasmesso dal Presidente della
Camera direttamente ovvero su esplicita richiesta della stessa Commissione competente in via primaria, ovvero ancora a seguito di richiesta
della Commissione che dovr esprimere il parere. L'attivit delle Commissioni cos dette in sede consultiva si concreta nella espressione di un
parere alla Commissione di merito su un progetto di legge che, per taluni aspetti, investe l'ambito di competenza della Commissione richiesta del parere medesimo.
Come stato ripetutamente posto in luce dal Presidente della Camera (118), il parere costituisce uno degli istituti pi importanti e
peculiari del sistema procedurale, poich consente di risolvere ab initio
il problema della assegnazione di iniziative legislative, che toccano la
(117) F. MOHRHOFF, op. cit., pag. 656. V. i numerosi precedenti riportati da
L. ELIA, op. cit., pag. 76, in nota, cui debbono aggiungersi le recenti esperienze delle
Commissioni Interni (Indagine sullo stato della finanza locale in Italia), Industria (Rapporti tra industria e ricerca scientifica), Bilancio (Aziende a partecipazione statale) e
Lavori pubblici (Indagine sullo stato di attuazione della legge 18 aprile 1962, n. 167)
(118) Cfr. Circolari e disposizioni interpretative, ecc., cit.; in particolare pagg. 71
sfera di competenza dal Regolamento delimitata per ciascuna Commissione permanente e per le quali, pertanto, la individuazione della Commissione competente in via primaria non risulti facile e chiaramente
Il Regolamento stabilisce termini tassativi entro i quali i pareri
debbono essere espressi: otto giorni (non computando le vacanze), ovvero tre nei casi in cui sia stata deliberata la procedura di urgenza, dalla
data dell'avvenuta distribuzione degli stampati e conseguente assegnazione alle Commissioni. Le disposizioni regolamentari prevedono, tuttavia, la possibilit della richiesta di una conveniente proroga dei richiamati termini; ma le relative richieste debbono pervenire alla Commissione competente in via primaria prima che i termini medesimi risultino
scaduti, perch tale scadenza fa ritenere che la Commissione investita
del parere non abbia inteso avvalersi della facolt concessale dal Regolamento, sicch un tardivo ripensamento non avrebbe alcun fondamento. La prassi, poi, in carenza di norme regolamentari al riguardo, nel
senso che la proroga del termine ordinario o ridotto si intende in ogni
caso tacitamente accordata, rispettivamente per altri otto ovvero tre
giorni, mentre ulteriori o pi ampie proroghe potranno essere accordate
di volta in volta soltanto a seguito di espressa autorizzazione e per casi
assolutamente eccezionali da parte del Presidente della Camera. Se i termini decorrono senza che sia intervenuto il parere (ovvero una qualche
decisione interlocutoria), la Commissione competente nel merito pu liberamente procedere all'esame e all'approvazione del progetto di
legge (119).
Limiti ed efficacia dei pareri assumono aspetti diversi, a seconda
che i provvedimenti sui quali il parere dovr essere manifestato sono assegnati alle Commissioni in via principale in sede referente ovvero in
sede legislativa. La stessa attivit consultiva pu definirsi, nella prima
ipotesi, ausiliaria in senso atecnico, in quanto i componenti della Commissione che determina il parere sono, altres, membri della Assemblea,
alla cui deliberazione sar successivamente e definitivamente sottoposto
il progetto di legge, mentre, nella seconda ipotesi (sede legislativa) si
crea una situazione di dualit tra l'organo ausiliario e l'organo princi-
p i 9) Negli ultimi anni, tuttavia, si consolidata una consuetudine secondo la
quale, per i progetti di legge in materia finanziaria ovvero di rapporto di pubblico
impiego, le Commissioni competenti in via primaria, soprattutto se in sede legislativa,
non procedono all'esame di merito dei provvedimenti se non sia intervenuto il parere
rispettivamente della Commissione bilancio e della Commissione affari costituzionali,
anche se i termini risultino abbondantemente scaduti.
pale che contraddistingue, in modo peculiare, l'attivit ausiliaria in senso
proprio (120).
I pareri possono essere facoltativi ovvero obbligatori, quando cio
siano espressamente previsti da norme regolamentari (conseguenze finanziarie e rapporto di pubblico impiego). Ancora i pareri obbligatori
in materia finanziaria e di pubblico impiego possono avere o meno una
efficacia vincolante, a seconda che siano espressi su provvedimenti in
sede referente ovvero in sede legislativa : in sede referente, infatti, l'eventuale disaccordo fra due Commissioni non ha altro effetto che l'obbligo
di farne menzione nella relazione per l'Aula, ovvero, per i provvedimenti di maggiore rilevanza politica, di pubblicare il parere in allegato
alla relazione medesima (121); in sede legislativa, invece, l'eventuale disaccordo, ove permanga dopo due esami alternati da parte delle Commissioni interessate, pu provocare (art. 40, 8 comma, Reg.), a giudizio
del Presidente, il deferimento a Commissioni riunite ovvero la rimessione all'Assemblea del provvedimento (122). Una prassi recente, confermata da numerose circolari presidenziali, considera, sotto taluni
aspetti, vincolanti i pareri rispettivamente manifestati dalle Commissioni
affari costituzionali (pubblico impiego) e bilancio (copertura finanziaria) anche su progetti giacenti in sede referente, in quanto l'accoglimento
di una eventuale richiesta di trasferimento in sede legislativa, da parte
della Presidenza della Camera, subordinato alla avvenuta espressione
di un parere favorevole da parte delle richiamate Commissioni, per le
materie di rispettiva competenza.
Quanto alla forma ed alla motivazione del parere, l'esame consultivo da parte della Commissione potr concludersi con la espressione
di un parere favorevole, di un parere contrario, ovvero di un parere favorevole con osservazioni generiche ovvero ancora di un parere favorevole, ma subordinatamente all'accettazione di modifiche specifica-?
mente formulate. Il parere pu assumere anche un carattere interlocutorio, ad esempio manifestazione di un consenso (ovvero di un dissenso)
(120) Cos L. ELIA, op. cit., pag. 25.
(121) La dottrina concorde, infatti, sul principio che i pareri espressi su provvedimenti assegnati in sede referente, ancorch obbligatori, non rivestano carattere vincolante neppure per l'Assemblea.
(122) Tuttavia occorre chiarire che i pareri della Commissione bilancio sono
vincolanti in sede legislativa soltanto per quanto attiene alle conseguenze finanziarie,
mentre le eventuali osservazioni concernenti il merito della iniziativa legislativa oggetto
del parere, quali che siano l'importanza intrinseca e l'autorevolezza dell'organo che le
formula, non possono spiegare effetti su altro piano all'infuori di quello meramente
politico, generale e specifico (Cfr. Circolari e disposizioni interpretative, ecc. pagg. 94-95).
Analoghe argomentazioni sembra debbano valere anche per i pareri della Commissione
affari costituzionali in materia di rapporto di pubblico impiego.
di massima sul provvedimento, salvo specificare meglio, in un secondo
momento, Forientamento definitivo della Commissione, a seguito dell'acquisizione di ulteriori dati e chiarimenti sulla materia oggetto dell'iniziativa legislativa; dubbio se l'intervento di un parere interlocutorio sia sufficiente a riaprire i termini regolamentari per l'espressione
del parere, posto che la Commissione, attraverso la decisione interlocutoria, ha gi manifestato la propria volont di adottare una qualche deliberazione in ordine al progetto di legge: sembra debba escludersi, tuttavia, la possibilit di considerare una nuova decorrenza di termini,
tranne che non si tratti di pareri vincolanti, poich il parere interlocutorio manifesta gi di per s qual l'orientamento di massima della Commissione (se contrario dovrebbe escludere la possibilit di procedere).
Il problema della riapertura dei termini stato anche posto in rapporto alla presentazione di emendamenti in materia finanziaria (e, per
analogia, in materia di pubblico impiego). Il Regolamento opera una
netta distinzione: a) nel caso di emendamenti finanziari su progetti di
legge non precedentemente assegnati alla Commissione bilancio, i termini decorrono dal giorno della trasmissione degli emendamenti medesimi; b) nel caso di emendamenti finanziari su iniziative legislative, gi
assegnate per il parere alla Commissione bilancio, per evidenti intenti
antiostruzionistici, previsto che non abbiano a decorrere nuovi termini (anche se, di fatto, si ritiene di dover pur sempre consentire un congruo lasso di tempo alla Commissione per esaminare detti emendamenti
e, quindi, manifestare il proprio parere).
Nel complesso della funzione legislativa, e della funzione consultiva in modo particolare, un posto di primo piano va assumendo l'attivit svolta dalla Commissione bilancio in ordine alla espressione di
pareri sulle conseguenze finanziarie implicate da ciascuna iniziativa legislativa (123).
Nell'esercizio di tale attivit la Commissione (124) svolge una funzione prevalentemente tecnica, non disgiunta, tuttavia, da una certa va(123) L'art. 81, ultimo comma, Cost. dispone, al riguardo, che ogni (altra) legge
che importi nuove o maggiori spese deve indicarne i mezzi per farvi fronte. Sono noti
i problemi connessi con l'interpretazione di tale vincolo costituzionale, n il legislatore in questi vent'anni ancora riuscito ad individuare idonee e adeguate soluzioni.
(124) Alla Camera, a seguito dello sdoppiamento, avvenuto nel 1958, della vecchia Commissione finanze e tesoro in due Commissioni distinte, la Commissione finanze
e tesoro e la Commissione bilancio, quest'ultima, alleggerita dal peso di una quotidiana
e minuta produzione legislativa, ha potuto dedicarsi in modo particolare e penetrante
all'esame dei pareri sulle conseguenze finanziarie, diversamente da quanto si verifica
al Senato ove la stessa funzione di parere svolta dalla Commissione (finanze e tesoro)
in via meno formale e aU'infuori di ogni dibattito.
lutazione politica della scelta di spesa di volta in volta operata (vedi
oltre). Per una migliore organizzazione dei propri lavori, la Commissione stata ristrutturata, articolando le vecchie Sottocommissioni (125),
aventi una sfera di rispettiva competenza limitata a taluni settori della
pubblica amministrazione, in quattro Comitati e pi precisamente (126):
a) un pi ampio ed unico Comitato per l'espressione di pareri
sulle conseguenze finanziarie. Tale Comitato esercita le attribuzioni proprie della Commissione in materia di riscontro dell'indicazione di copertura finanziaria per le singole iniziative legislative, salvo restando il
diritto di ciascun membro della Commissione (ma non del Governo, secondo l'opinione prevalente) di richiedere il riesame dei pareri espressi
dal Comitato in sede di Commissione plenaria, ovvero anche di richiedere che singoli provvedimenti (per la loro rilevante portata finanziaria
o per il particolare meccanismo di reperimento dei mezzi di copertura)
siano direttamente esaminati in sede plenaria, a' termini di quanto disposto dal secondo comma dell'art. 30 Reg. Tale disposizione, infatti,
sulla base della quale stato anche possibile procedere alla vecchia e
alla nuova articolazione della Commissione bilancio (127), prevede che
le relazioni (e quindi le deliberazioni) di ciascuna Sottocommissione (o
Comitato) - nelle quali eventualmente si suddivide la Commissione sono ritenute approvate a meno che, entro due giorni dalla loro distribuzione a tutti i membri della Commissione, questi ultimi richiedano
e che siano sottoposte alla deliberazione della Commissione plenaria .
Tale nuova strutturazione ha consentito, da un lato, di decongestionare
la Commissione dall'impegno sempre incalzante di esaminare parecchie
decine di iniziative legislative per settimana e, dall'altro, di corrispondere
con una maggiore tempestivit alle richieste di pareri, s da non ritardare il lavoro legislativo svolto dalle altre Commissioni;
b) un Comitato competente in materia di controllo finanziario,
con funzioni istruttorie e cognitive in materia di rendiconti dell'Ammi-
(125) L'esperienza quasi decennale aveva dimostrato l'inadeguatezza del sistema
delle sottocommissioni per due ordini di ragioni: anzitutto perch ciascuna delle 4 sottocommissioni era composta da un numero di commissari assai ristretto, rendendo per
questo verso assai difficile, aleatorio e fittizio l'esercizio di un razionale e responsabile
controllo sulle iniziative di spesa; in secondo luogo, perch la pluralit dei collegi chiamati a pronunziarsi comportava una variet di interpretazioni e di valutazioni spesse
volte addirittura in contrasto tra di loro.
(126) L'idea della nuova articolazione della Commissione fu affacciata per la
prima volta nel memorandum La Malfa (luglio 1965) sui problemi di competenza, di
struttura e di organizzazione della Commissione bilancio.
(127) Le Commissioni che abbiano competenza su diversi rami di anuninistrazione possono dividersi in Sottocommissioni relativamente a ciascuno di essi... .
lustrazione dello Stato, d relazioni della Corte dei conti sugli enti a cui
lo Stato contribuisce in via ordinaria e di altri provvedimenti che pi
direttamente attengono alla gestione del bilancio (128);
e) un Comitato per la programmazione con il compito di raccogliere, selezionare ed organizzare dati e documenti tanto per quel che
concerne le analisi, le proiezioni, le valutazioni e le indagini sulla base
delle quali si vengono elaborando le scelte e gli obiettivi del programma,
quanto per quel che riguarda l'evoluzione dello sviluppo socio-economico
e la sua coerenza (o divergenza) con le previsioni e le linee direttive contenute nel programma medesimo;
d) un Comitato per le partecipazioni statali con funzioni cognitive e di controllo dei singoli settori, di singole situazioni di gruppo o di
azienda, al fine di riportare quanto pi e quanto pi consapevolmente in
Parlamento le decisioni e le scelte maggiormente rilevanti e qualificanti
nel settore dell'intervento pubblico in economia.
Una volta delineata la nuova struttura organizzativa della Commissione bilancio, sembra opportuno soffermarsi brevemente sui limiti della
sua competenza in materia di pareri finanziari (129), avvertendo che
(128) H Comitato ha proceduto (TV legisl.) alla istruttoria per la Commissione
plenaria non solo di una serie di rendiconti relativi ad esercizi finanziari pregressi
(dal 1959-60 al secondo semestre 1964), ma anche di numerose convalidazioni di decreti
presidenziali di prelevamenti dal fondo di riserva per le spese impreviste, nonch di
provvedimenti a sanatoria di impegni di spesa, assunti in precedenti esercizi finanziari,
in eccedenza agli stanziamenti iscritti sui competenti capitoli di bilancio. stata anche
prospettata l'ipotesi di affidare al Comitato - analogamente a quanto avviene per il
Comitato pareri - l'incarico di valutare e definire direttamente i provvedimenti sottopostigli e, quindi, di predisporre relazioni da inoltrare all'Assemblea, salvo eventuale,
espresso appello in Commissione plenaria, ai sensi del richiamato secondo comma
dell'art. 30 Reg.
(129) Una sorta di casistica delle motivazioni che accompagnano le deliberazioni della Commissione bilancio stata prospettata da F. MOHRHOFF, La funzione
consultiva nel diritto pubblico, Roma 1962, pag. 90 e segg. A) I pareri favorevoli non
sono per lo pi motivati. Soltanto per talune iniziative legislative, per le quali potrebbero essere adombrate conseguenze finanziarie, il parere favorevole accompagnato da
una pi o meno breve motivazione che esclude l'esistenza di oneri diretti o indiretti
a carico del bilancio dello Stato ovvero fa riferimento alla trascurabile entit della maggiore spesa implicata fronteggiabile con i normali stanziamenti di bilancio. Talvolta il
parere favorevole accompagnato da pi o meno ampie osservazioni che riflettono le
perplessit sorte nel corso dell'esame: sono osservazioni relative al merito del progetto
di legge esaminato (ed allora assumono la veste di raccomandazioni o suggerimenti),
ovvero all'entit della spesa oggetto del provvedimento (ritenuta esigua o eccessiva, con
conseguenti proposte di aumento o di contenimento), ovvero ancora al meccanismo di
reperimento dei fondi (copertura finanziaria di una spesa corrente assicurata mediante
ricorso all'indebitamento ; storni di somme che per la loro destinazione economica
appartengono alla categoria dell'acquisto di beni e servizi in favore di voci di spesa
per fl personale con conseguente ampliamento della parte rigida del bilancio e peggioramento nella qualificazione della spesa pubblica ; riduzioni di capitoli di bilancio non
ancora approvati dal Parlamento; ricorso ad entrate provenienti da gestioni fuori bilan-
l'espressione usata dal Regolamento parere sulle conseguenze finanziarie ha fatto sorgere una serie di quesiti e di interrogativi circa l'esatta
portata e l'ambito nel quale deve essere contenuto l'esame e la successiva deliberazione da parte della Commissione. Si , cos, evidenziata
l'esigenza di sottrarre ad oscillazioni ed incertezze l'ambito di competenza della Commissione e conseguentemente si tentato di definire
orientamenti e criteri cui ispirare le valutazioni e i pareri che la Commissione chiamata ad esprimere. Quest'ultima ha in pi occasioni ribadito il principio secondo cui, nell'esercizio della propria competenza
in materia di pareri sulle conseguenze finanziarie, la Commissione non
pu limitare e restringere la propria funzione ad un mero riscontro di
copertura, ma deve, invece, estendere il proprio esame ad un apprezzamento e ad una valutazione della scelta di spesa implicata da ciascuna
iniziativa legislativa considerata ed anche - dopo l'avvenuta approvazione per legge del piano - della sua coerenza con le linee direttive e
con gli obiettivi contenuti nel programma quinquennale di sviluppo economico, sempre restando, comunque, entro i limiti della propria competenza e quindi al di qua delle considerazioni di merito, cio dei conte-
ci). B) I pareri favorevoli possono essere subordinati a certe condizioni, quali ad
esempio il preventivo perfezionamento dei provvedimenti di entrata, a carico dei quali
risulta assicurata la copertura dell'onere implicato dal progetto di legge in esame, al
fine di assicurare preventivamente l'introito delle attese maggiori entrate prima di dar
corso ai provvedimenti di spesa che da tali entrate devono risultare finanziati; altre
volte il parere condizionato ad un conveniente ed adeguato aggiornamento della indicazione di copertura, poich - tranne il caso degli stanziamenti del fondo globale,
utilizzabili anche nell'esercizio finanziario successivo a quello di iscrizione in bilancio il riferimento a capitoli di bilancio di esercizi scaduti non risulta pi valido, giacch
la legge di contabilit generale dello Stato dispone che siano portate in economia le
somme non tempestivamente impegnate al termine dell'anno finanziario. Q I pareri
contrari, invece, risultano sempre pi o meno succintamente motivati. L'orientamento
negativo della Commissione deriva per lo pi dalla constatazione di carenza assoluta
di copertura finanziaria ovvero della esistenza di una indicazione di copertura ritenuta
peraltro non adeguata, come, ad esempio, il riferimento generico ai normali stanziamenti di bilancio, senza contestualmente individuare la fonte di eventuali integrazioni
ovvero la possibilit di riduzioni di altre spese a compenso; il richiamo di specifici
capitoli di bilancio, senza che risulti dimostrata la possibilit dei relativi stanziamenti
di sopportare la nuova spesa non conteggiata al momento della predisposizione delle
previsioni di bilancio ; il riferimento al fondo globale, senza che su detto fondo risulti
disposto alcun accantonamento al riguardo; il richiamo di maggiori entrate da provvedimenti fiscali, gi interamente utilizzate per il finanziamento di altre leggi di spesa, ecc. D) Talvolta la Commissione emette pareri interlocutori: ad esempio, esprime
consenso con un progetto di legge in esame e manifesta taluni criteri di massima per
quanto attiene le conseguenze finanziarie, ma rinvia la definizione del parere, invitando
al tempo stesso la Commissione di merito a procedere ad un esame preliminare del
provvedimento sulla base delle osservazioni manifestate e ad elaborare un nuovo testo,
sul quale pi opportunamente interverr, in un secondo momento, il parere definitivo
della Commissione bilancio.
L'iter legislativo: V esame preliminare
miti e delle articolazioni normative proposte e senza pregiudizio, pertanto, dell'esame della Commissione competente in via primaria (130).
A seguito della nota sentenza n. 1/1966 della Corte costituzionale,
sorto il problema di come ottemperare all'obbligo della copertura richiesto per le spese a carico di esercizi futuri (131), obbligo che deve
necessariamente essere riferito sia alle nuove spese correnti, sia alle
spese pluriennali di investimento; per quanto riguarda la legislazione di
spesa pluriennale, sembra potersi condividere la soluzione - prospettata
dalla stessa Corte nella richiamata sentenza (132) - di raccordare il riscontro non rigoroso di copertura con gli obiettivi, le scelte, le previsioni, l'equilibrio economico-finanziario, quale risulta dal programma
quinquennale. Pi concretamente, potrebbe essere considerata soddisfacente l'ipotesi di una legge pluriennale di spesa ad andamento non crescente, con copertura assicurata per il primo esercizio sul fondo globale
ovvero con nuove entrate da fiscalit contestualmente e contemporaneamente disposte, sempre che si tratti di entrate ricorrenti almeno tanto
quanto le spese. Sembra, invece, non potersi condividere la prassi finora
seguita in numerosissime occasioni di esprimere un orientamento favorevole su iniziative legislative pluriennali di spesa ad oneri crescenti e
con copertura limitata ad una prima, minore tronche (133).
Altre questioni si agitano sulla portata delle conseguenze finanziarie . La Commissione ha reiteratamente sostenuto che la valutazione
delle conseguenze finanziarie implicate da un progetto di legge e del rap(130) Cfr. G. M., La Commissione Bilancio pu anche valutare, in eia Discussione , 1967, n. 29, pag. 10.
(131) Cfr. per i precedenti, M. STRAMACCI, Contributo alla interpretazione dell'art. 81 della Costituzione, in Rassegna parlamentare 1959, pag. 183 e segg.
(132) La sentenza della Corte precisa : L'obbligo [della copertura] va osservato con puntualit rigorosa nei confronti di spese, che incidano sopra un esercizio in
corso, per il quale stato consacrato con l'approvazione del Parlamento un equilibrio...
tra entrate e spese, nell'ambito di una visione generale dello sviluppo economico del
Paese e della situazione finanziaria dello Stato. altres evidente che una puntualit
altrettanto rigorosa per la natura stessa delle cose non richiesta dalla ratio della
norma per gli esercizi futuri... Si deve pertanto ammettere la possibilit di ricorrere,
nei confronti della copertura di spese future, oltre che ai mezzi consueti, quali nuovi
tributi o l'inasprimento di tributi esistenti, la riduzione di spese gi autorizzate, l'accertamento formale di nuove entrate, l'emissione di prestiti e via enumerando, anche alla
previsione di maggiori entrate tutte le volte che essa si dimostri sufficientemente sicura,
non arbitraria o irrazionale, in un equilibrato rapporto con le spese che si intende effettuare negli esercizi futuri, e non in contraddizione con le previsioni del medesimo
Governo, quali risultano dalla relazione sulla situazione economica del Paese e dal
programma di sviluppo... .
(133) Un apposito Comitato interparlamentare (Paratore-Medici) stato incaricato di apprezzare e definire le conseguenze implicate dalla sentenza n. 1/1966 della
Corte costituzionale: nella seduta dell'8 marzo 1968 stato comunicato il rapporto
conclusivo. Cfr. Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta dell'8 marzo 1968,
pag. 45097 e segg.
porto tra oneri e copertura relativa deve necessariamente estendersi a
considerare anche gli effetti indiretti del provvedimento sul piano economico e nel quadro dell'equilibrio generale del programma: pu ben
affidarsi, quindi, la compensazione di minori entrate (o maggiori spese)
ad un meccanismo che non risulta direttamente entro la sfera del bilancio dello Stato, ma soggetto alle ripercussioni indotte sul sistema economico operate dal provvedimento considerato; cos pu ben ritenersi
la legittimit di una esenzione fiscale, ovvero della moderazione di
un'aliquota tributaria capace di incentivare la produzione in un determinato settore economico ovvero di allargare la base imponibile al
punto da non provocare alcuna contrazione del gettito per l'erario o addirittura da consentire un aumento delle entrate tributarie. Per altro
verso, le leggi di spesa fronteggiate con mutui a carico del bilancio dello
Stato e il cui ammortamento ricade su esercizi futuri dovrebbero, quanto
meno, programmare tale ammortamento ed indicare una sia pur non
rigorosa copertura finanziaria. Non insorgerebbero, invece, problemi di
copertura nei confronti di un'iniziativa legislativa che disponga o autorizzi la garanzia dello Stato ai fini di determinate operazioni finanziarie,
nemmeno per quella eventuale quota di assicurazione del rischio cui lo
Stato si espone. L'indicazione di copertura dovrebbe, poi, essere estesa
anche a fronte delle maggiori spese implicate a carico di enti o gestioni
pubbliche, a questi assicurando, con lo stesso meccanismo legislativo,
compensi e ristorni che salvaguardino l'equilibrio di quelle gestioni.
Assai contrastata, infine, risulta la questione relativa all'utilizzo
delle somme accantonate sul fondo globale. Da parte del Governo e della
maggioranza stata sempre sostenuta la tesi che gli elenchi annessi al
bilancio di previsione (che specificano i provvedimenti legislativi in
corso, e quindi le singole destinazioni di spesa) non rappresentano un
vincolo legislativamente prefissato - tanto vero che gli elenchi medesimi non sono sottoposti a votazione - ma si presentano come scelte relative ad un programma legislativo di spesa da parte della maggioranza
parlamentare e possono, quindi, da quest'ultima sempre esser modificati nelle loro determinazioni; accedendo a tale tesi, il parere, espresso
dalla Commissione bilancio su ciascuna iniziativa legislativa che al fondo
globale faccia riferimento per la copertura, acquisterebbe la natura non
di un semplice riscontro dell'avvenuta e tempestiva iscrizione della corrispondente voce di spesa nei richiamati elenchi, ma di una vera e
propria scelta di spesa, che pu avvenire o meno in coerenza con
l'iniziale proposito indicato in quegli elenchi. Del resto, la necessit dell'indicazione di copertura per ogni legge di spesa discende direttamente
dal disposto dell'articolo 81 della Costituzione, sicch ogni provvedimento che importi nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello
Stato deve indicare esplicitamente i mezzi finanziari per fronteggiare
la spesa implicata: questo il presupposto giurdico necessario per collegare tale nuova spesa con la copertura accantonata sul fondo globale
e senza il quale mancherebbe titolo per operare la riduzione del fondo
medesimo e l'istituzione del nuovo capitolo di spesa. A conferma di ci,
basti ricordare - come si detto - che l'elenco che specifica le destinazioni disposte sul fondo globale non costituisce parte integrante del testo
legislativo ed , quindi, incapace di porre vincoli e raccordi tra spesa
e copertura, richiesti dalla norma costituzionale.
Carattere vincolante rivestono anche, come si detto, i pareri resi
dalla Commissione affari costituzionali in materia di rapporto di pubblico impiego. L'attivit in sede di pareri della I Commissione, tuttavia,
non paragonabile, per mole di lavoro, a quella svolta dalla Commissione bilancio in materia di pareri finanziari, poich nel caso della Commissione affari costituzionali la funzione consultiva viene, nella maggior
parte dei casi, ad essere assorbita dalla competenza primaria della Commissione stessa, cui vengono assegnate tutte le iniziative legislative che,
comunque, interessino la disciplina giuridica dei pubblici dipendenti;
ci confermato dal fatto che, quando la Commissione investita dell'esame di un progetto di legge per la espressione del parere, quest'ultimo
reso in sede plenaria dalla Commissione medesima, che non ha ritenuto
di delegare tale facolt ad apposita sottocommissione o comitato (cos
come, invece, stato operato, oltre che dalla Commissione bilancio, anche dalla Commissione giustizia). Mentre il carattere vincolante dei pareri finanziari discende direttamente dal disposto costituzionale, quello
per i pareri in materia di pubblico impiego deriva dalla necessit, avvertita
dalla Camera, all'inizio della III legislatura, di inquadrare i singoli problemi relativi all'assetto dei pubblici dipendenti in una visione globale ed
organica di tutta l'organizzazione dello Stato, e della pubblica amministrazione in particolare (134). Sicch un parere finanziario disatteso dalla
Commissione primaria in sede legislativa ovvero anche dall'Assemblea
pu avere come conseguenza (oltre l'eventuale rinvio presidenziale alle
Camere del provvedimento prima della sua promulgazione) l'impugnazione della legge dinanzi alla Corte costituzionale per violazione del
(134) Il parere vincolante in materia di pubblico impiego era stato concepito
originariamente come un mezzo, uno sbarramento, una diga per impedire la proliferazione indiscriminata di provvedimenti legislativi in un settore cos delicato, quale
quello degli impiegati statali, nel quale le sollecitazioni, da parte delle categorie interessate, si avvertono con intensit e frequenza assai maggiori che in qualsiasi altro.
vincolo posto dall'art. 81 Cost; qualora, invece, risulti disatteso un parere in materia di rapporto di pubblico impiego, nessuna impugnativa
sarebbe possibile, in base al noto principio della insindacabilit degli
interna corporis.
Il dibattito su un determinato provvedimento sul quale la Commissione chiamata ad esprimere il proprio parere deve risultare rapido e
contenuto, dati i rigorosi e ristretti limiti di tempo entro i quali la Commissione deve concludere i propri lavori. L'esame introdotto da una
breve esposizione del Relatore, cui seguono gli interventi dei membri
della Commissione - generalmente un rappresentante per ogni gruppo
politico presente -; replica quindi lo stesso Relatore ed il rappresentante
del Governo (la cui presenza, per altro, cos come nelle Commissioni in
sede referente, non obbligatoria, anche se un'elementare norma di correttezza e di opportunit consiglia di non adottare decisioni senza conoscere, al riguardo, l'atteggiamento dell'Esecutivo). 11 Presidente, quindi,
pone in votazione le conclusioni del Relatore, nonch gli eventuali emendamenti a dette conclusioni, secondo il criterio generale della priorit
per la votazione degli emendamenti pi lontani dalle conclusioni stesse.
La Commissione, all'atto della deliberazione del parere, pu anche conferire mandato al Relatore di illustrare oralmente il parere medesimo in
sede di Commissione competente in via primaria, soprattutto quando
si tratti di riferire e meglio chiarire i diversi punti di vista emersi nel
corso del dibattito presso la Commissione in sede consultiva.
Nella maggior parte dei casi il parere viene redatto per iscritto e
successivamente trasmesso alla Commissione di merito. Per i pareri finanziari una norma regolamentare - peraltro desueta - precisa che, soltanto nel caso di a parere di pura forma e di scarso rilievo , questo
potr essere inoltrato per iscrtto; altrimenti il Presidente della Commissione bilancio prender gli opportuni accordi con il Presidente della
Commissione competente in via primaria per intervenire, o farsi rappresentare dall'estensore del parere, in seno a questa per illustrare i motivi del parere medesimo (135). Anche se nessuna norma esiste, al riguardo, nel Regolamento, si deve ritenere possibile la presentazione e
(135) Assai spesso, per accelerare i lavori delle Commissioni, si ricorre all'espediente della comunicazione verbale, quando si tratti di un parere favorevole sulle
conseguenze finanziarie, liberatorio cio nei confronti del vincolo a cui soggetta la
Commissione in via principale; n pu ritenersi condannabile siffatta consuetudine,
anche se, cos operando, rimane disattesa la norma che prescrive, per i pareri finanziari, la forma scritta e la motivazione.
trasmissione di pareri di minoranza, in contestazione con le conclusioni
accolte dalla maggioranza della Commissione.
Disposizioni particolari regolano l'elaborazione di pareri sugli stati
di previsione dei singoli ministeri, da parte delle Commissioni permanenti per la specifica sfera di propria competenza, da trasmettere alla
Commissione bilancio (136).
5. - L'esame preliminare di un progetto di legge culmina nella relazione che la Commissione elabora per l'Assemblea: in genere, la relazione non sottoposta alla preventiva deliberazione della Commissione,
in quanto, nella maggior parte dei casi, il relatore riceve un mandato fiduciario di elaborare il rapporto per l'Aula, tenendo conto del dibattito
svoltosi in Commissione, dei vari punti di vista emersi, nonch del testo
deliberato dalla Commissione e degli eventuali motivi che hanno suggerito le modifiche rispetto al testo originariamente proposto alla Camera.
H Regolamento prevede, altres, che nella relazione sia fatta eventualmente menzione dei motivi per i quali la Commissione non abbia ritenuto di doversi attenere al parere espresso dalla Commissione bilancio (art. 31), nonch degli emendamenti o articoli aggiuntivi trasmessi
da deputati non facenti parte della Commissione (art. 39); la relazione
pu anche riportare, in allegato, pareri espressi da altre Commissioni,
qualora queste ultime esplicitamente lo richiedano. La relazione, insomma, dovrebbe sintetizzare, analizzandolo, il lavoro compiuto dalla
Commissione e prospettare alla Camera le soluzioni che la Commissione ritiene pi opportune e adeguate sulla materia oggetto del provvedimento. Le conclusioni della Commissione possono, per altro, portare anche alla proposta di reiezione del provvedimento esaminato, qualora la Commissione stessa ritenga che questo non debba avere seguito (137). Talora le voci discordi sollevatesi in seno alla Commissione
si concretizzano in due relazioni, una di maggioranza e l'altra (o le altre) di minoranza, che possono essere entrambe prese in considerazione
dall'Assemblea (ma, allora, la relazione di minoranza e le proposte in
essa contenute vengono considerate come emendamenti alla relazione e
alle proposte della maggioranza della Commissione). Generalmente la
(136) V. oltre,
(137) Cfr. un
propose alla Camera
in nota. Secondo F.
avrebbe il carattere
caso nel quale, con relazione di maggioranza, la Commissione
di approvare una sospensiva, riferito da L. ELIA, op. cit., pag. 31
MOHRHOFF, Commissione parlamentare, cit., pag. 633, la relazione
di un parere obbligatorio, ma non vincolante per l'Assemblea.
relazione di minoranza (138) viene redatta, quando il progetto di legge
suscita gravi opposizioni di principio da parte della minoranza medesima (139), cio quando il contrasto tra maggioranza e opposizione segnatamente marcato e porta a conclusioni radicalmente opposte (140).
I relatori sia di maggioranza sia di minoranza possono essere pi
d'uno, soprattutto quando il progetto di legge tocca materie rientranti
nella sfera di competenza di pi dicasteri, ovvero anche per ragioni politiche, quando, ad esempio, i relatori di maggioranza debbono rappresentare i vari gruppi parlamentari della coalizione governativa. Il Regolamento, poi, prevede che il relatore possa essere designato al di
fuori dei membri della Commissione nella persona del deputato proponente della iniziativa legislativa, sulla quale si svolto l'esame della
Commissione (art. 39).
Le relazioni sono, di norma, scritte (141): solo in casi eccezionali e
per motivi di urgenza (ad esempio, la scadenza del termine costituzionalmente stabilito per la conversione in legge di un decreto-legge) la Camera
pu autorizzare la Commissione a riferire oralmente (nel qual caso il
dibattito in Aula si apre con la illustrazione orale del relatore).
Allegata alla relazione, la Commissione rimette, altres, all'Assemblea, a fronte del testo originario dell'iniziativa legislativa, la nuova formulazione dell'iniziativa medesima quale risulta adottata dalla Commissione, nel caso in cui da quest'ultima siano stati introdotti emendamenti : e il testo della Commissione costituir il testo base per la
discussione in Assemblea, talch le proposte di riprstino del testo iniziale sono considerate alla stregua di veri e propri emendamenti (142).
Qualora, invece, l'articolato del provvedimento non risulti modificato, la
relazione riprodurr semplicemente il testo originario; il che avviene an-
(138) Va rilevato che il Reg. Camera non parla di relazioni di minoranza
se non a proposito dell'esame preliminare del bilancio di previsione dello Stato (art. 32):
ci nonostante, la redazione e la presentazione di relazioni di minoranza fu sempre
ammessa, anche su provvedimenti diversi dal bilancio (Cfr. U. GALEOTTI, op. cit.,
pag. 231); come pure ammessa fu la proposizione alla Camera di un controprogetto
contrapposto a quello della Commissione (Cfr. M. MANCINI-U. GALEOTTI, op. cit.,
pag. 243).
R. ASTRLDI-F. COSENTINO, op. cit., pag.
(140) V. LONGI-M. STRAMACCI, // Regolamento della Camera, ecc., pag. 69.
(141) L. ELIA, op. cit., pagg. 32-33, rileva come, sebbene la relazione non sia
prevista dall'art. 72 della Costituzione (che si limita a prescrivere l'esame preliminare
della Commissione), la relazione medesima l'unico strumento attraverso il quale la
Commissione pu infonnare l'Assemblea dell'esame compiuto e delle proposte, al
riguardo, formulate.
(142) V. LONGI-M. STRAMACCI, // Regolamento della Camera, ecc., pag. 69.
L'iter legislativo: Tesarne preliminare
che nel caso in cui la Commissione abbia deliberato di proporre alla
Camera la reiezione del progetto di legge. Nel caso in cui la Commissione abbia esaminato pi progetti di legge abbinati , questi ultimi
dovranno tutti essere allegati alla relazione, e, a fronte degli originari
progetti, risulter stampato il testo adottato dalla Commissione; se, invece, come spesso accade, la Commissione avr deliberato preliminarmente la scelta di un testo base, sul quale ha successivamente svolto
il proprio esame, il testo base , riprodotto nella formulazione originaria, avr a fronte il testo della Commissione e, quindi, saranno stampati gli altri progetti di legge che la Commissione ha contestualmente
esaminato. Pu verificarsi anche il caso che la Commissione presenti
un'unica relazione su due o pi provvedimenti: ci accade quando la
Commissione esamina congiuntamente progetti di legge vertenti su
materia analoga (ad esempio due provvedimenti di variazioni al bilancio ovvero pi disegni di legge di convalidazione di altrettanti decreti
presidenziali di prelevamento di somme dal fondo di riserva per le spese
impreviste); in tale ipotesi, le conclusioni della Commissione possono
benissimo essere condensate in un unico documento, al quale saranno
allegati, uno dopo l'altro, i provvedimenti esaminati congiuntamente ed
a fronte il testo rispettivamente proposto dalla Commissione.
L'esame preliminare di una iniziativa legislativa da parte della
Commissione in sede referente, che si descritto nei paragrafi che precedono, non si esaurisce, tuttavia, con lo stadio preparatorio della discussione della iniziativa legislativa medesima che avr poi luogo davanti all'Assemblea, poich - oltre all'eventuale successivo esame degli
emendamenti presentati in Aula, nonch al coordinamento del testo approvato, di cui diremo appresso - tale stadio pu avere motivo di essere
ripreso dalla Commissione nei seguenti casi: a) quando il progetto di
legge torni alla Camera per essere stato modificato dal Senato; in questa
ipotesi, l'esame, di norma, dovr essere limitato alle modifiche apportate
dall'altro ramo del Parlamento, poich nuovi emendamenti potranno
essere presi in considerazione solo se si trovino in correlazione con gli
emendamenti introdotti dal Senato (Reg., art. 67); b) quando si tratti di
un progetto di legge costituzionale, che, a norma dell'art. 138 Cost, deve
essere sottoposto a due deliberazioni da parte di ciascuna Camera: in
sede di seconda deliberazione, la Commissione riesamina il progetto soltanto nel suo complesso (Reg., art. 107-fer); e) quando un nuovo esame
del progetto di legge sia richiesto dal Presidente della Repubblica, a
norma dell'art. 74 Cost.: nella prassi, poi, si convenuto di deferire
il nuovo esame stesso all'Assemblea, anche se la prima approvazione
sia avvenuta in sede di Commissione legislativa (143).
Le relazioni devono essere presentate entro due mesi, non computando in questo termine le vacanze (144), ovvero entro un mese per i
progetti per i quali la Camera, con apposita deliberazione, abbia accordato l'urgenza (Reg., art. 35). La procedura d'urgenza deve essere richiesta al momento dell'annunzio o della presa in considerazione o del
deferimento a Commissione (145) e pu essere adottata anche per i progetti di legge di cui all'ultimo comma dell'art. 72 Cost. (146). La Camera
pu anche fissare, su richiesta del Governo o di qualsiasi deputato (richiesta che pu essere avanzata in qualsiasi momento), un termine inferiore a quello (normale ovvero abbreviato per l'urgenza) previsto dall'art. 35 (Reg., art. 65, secondo comma); inoltre, anche quando non vi
sia stata deliberazione di procedura urgente, il Presidente della Camera
pu assegnare alla Commissione, per la presentazione della relazione all'Assemblea, un termine, che potr essere prorogato dalla Camera soltanto in seguito a richiesta di un decimo dei membri della Commissione
(Reg., art. 65, 3 comma). I progetti di legge sui quali le Commissioni
non abbiano predisposto la relazione per l'Assemblea entro il termine
regolamentare o di urgenza ovvero entro il termine appositamente fissato dal Presidente o prorogato dalla Camera, sono senz'altro iscritti
all'ordine del giorno dell'Assemblea e discussi sul testo del proponente,
tranne che la Camera, ancora su richiesta della competente Commissione, non proroghi il termine ordinario o quello precedentemente fissato
(143) Cfr. R. ASTRALDI-F. COSENTINO, op. cit., pag. 129; il Reg. della Camera,
tuttavia, non contiene alcuna norma, al riguardo. Non sembra, invece, possa sostenersi la possibilit di un rinvio di progetti di legge in Commissione, deliberato da
parte dell'Assemblea per un ulteriore esame istruttorio del progetto di legge medesimo,
giacch questo, una volta posto aU'ordine del giorno dell'Assemblea, non pu essere
rinviato alla Commissione se non nella ipotesi prevista dall'art. 85 Reg. (sede redigente);
il rinvio, poi, assolutamente da escludere qualora si tratti di provvedimenti iscrtti
all'ordine del giorno dell'Assemblea, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 65 Reg., e
cio senza relazione della Commissione per la scadenza del termine prescrtto. Cfr.
Atti parlamentari. Camera dei deputati, seduta del 17 dicembre 1959, pagg. 12341 e segg.
In senso contrario, invece, cfr. il rinvio di un provvedimento in Commissione per un
pi approfondito esame e per la eventuale adozione di talune modifiche, deliberato
dall'Assemblea del Senato in Atti parlamentari, Senato della Repubblica, seduta del
9 settembre 1964, pag. 9251 e segg.
(144) Fa eccezione la relazione generale sul bilancio di previsione dello Stato,
per la cui presentazione fissato il termine pi ristretto di 40 giorni dall'awenuta
assegnazione, termine che si computa comprendendo in esso anche le vacanze (art. 32).
(145) Cfr. Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta del 27 giugno 1957,
pag. 32728.
(146) Cfr. Atti parlamentari. Camera dei deputati, seduta del 28 luglio 1962,
pag. 31922 e segg. Nella specie trattavasi di un disegno di legge di delegazione legislativa.
(Reg., art. 65, quarto comma). stato per altro osservato (147) che l'applicazione delle richiamate disposizioni regolamentari (che potrebbero,
in limine, provocare un eccessivo appesantimento dell'ordine del giorno
dell'Assemblea) assolutamente sporadica e marginale, e limitata ai
provvedimenti di maggior rilievo politico.
Le relazioni sono stampate e distribuite almeno ventiquattr'ore prima dell'inizio della seduta nella quale la discussione del relativo progetto di legge viene iscritta all'ordine del giorno della Camera, tranne
che, per urgenza, la Camera stessa deliberi diversamente, cio autorizzi
la relazione orale (Reg., art. 36). Una disposizione, peraltro desueta,
consente alla Commissione - nell'ipotesi di un disegno di legge approvato integralmente all'unanimit tanto nelle sue disposizioni quanto nella
motivazione adottata dalla relazione ministeriale - di proporre alla Camera di discutere sul testo del Governo, senza redazione di alcuna relazione parlamentare (Reg., art. 38, ottavo comma).
Come si avuto occasione di rilevare in precedenza, l'attivit referente della Commissione non si esaurisce con la predisposizione della
relazione per l'Assemblea, giacch la Commissione stessa, attraverso il
Comitato dei nove - la cui designazione dovr essere operata in modo
da garantire la partecipazione delle minoranze - presenzia al dibattito
ed di volta in volta chiamata ad esprimere, per il tramite del relatore
o del suo presidente, il proprio orientamento sui singoli emendamenti
presentati in Aula (148) e non escluso che, per l'esame degli emendamenti medesimi, sia chiamata a deliberare la stessa Commissione plenaria, che potrebbe anche, in tale ipotesi, addivenire addirittura all'elaborazione di un nuovo testo da sottoporre all'Assemblea (149). La Commissione pu ancora presentare nuovi emendamenti, in relazione ad
eventuali modifiche introdotte dall'Assemblea ovvero per la riconsiderazione di taluni problemi non dibattuti o non sufficientemente consi(147) L. ELIA, op. cit., pag. 24 in nota.
(148) Il Reg. (art. 86) prevede, altres, che sugli emendamenti che implicano
conseguenze finanziarie sia chiamata a pronunziarsi la Commissione bilancio: non
chi non veda, peraltro, la difficolt in cui la Commissione viene, di volta in volta,
a trovarsi, quando come spesso accade, chiamata ad esaminare ponderosi fascicoli
di emendamenti, le cui conseguenze finanziarie per lo pi non risultano esplicitate, ma
solo individuabili e quantificabili attraverso una laboriosa e complessa istruttoria, che
non pu essere improvvisata ; si pone, evidentemente, un problema di un migliore e
pi adeguato raccordo tra lavori dell'Assemblea e lavori della Commissione, la quale
ben potrebbe avvalersi della facolt prevista dal quinto comma dell'art. 86, richiedendo di rinviare all'indomani l'esame degli emendamenti da parte dell'Assemblea, ma
in tal caso dovrebbe certamente assumersi tutta la responsabilit politica dell'eventuale
ritardo dell'iter del provvedimento.
(149) Cfr. il precedente riportato da L. ELIA, op. cit., pag. 33 in nota.
derati nel corso dell'esame referente. Non sembra, invece, che la Commissione possa presentare ordini del giorno (150).
La Commissione, infine, collabora con l'Assemblea e, in particolare, con la Presidenza nella fase del definitivo coordinamento del testo
approvato per le opportune proposte circa le modificazioni del progetto,
che siano richieste dalla necessit della conciliazione o coordinazione
dei diversi emendamenti approvati o della correzione di difetti o impropriet di forma (151). Prima che il progetto di legge sia sottoposto alla
votazione finale la Commissione pu, infatti, segnalare alla Camera le
necessarie correzioni di forma, nonch quegli emendamenti gi approvati che risultassero inconciliabili con la legge o con alcune delle sue
disposizioni e suggerire le opportune modificazioni (Reg., art. 91).
A conclusione della illustrazione del lavoro istruttorio compiuto
dalle Commissioni in sede referente, sembra opportuno far cenno ai giudizi manifestati sulla funzionalit della procedura descritta. Una opinione diffusasi soprattutto sul finire della II legislatura - quando assai
limitata era l'attivit delle Commissioni in sede legislativa per una sorta
di diffidenza nei confronti del nuovo istituto e, per contro, assai estesa
quella dell'Aula e, quindi, delle Commissioni referenti - lamentava che
l'attivit delle Commissioni in sede referente rappresentasse un elemento
eccessivamente ritardatore del procedimento legislativo, non solo e non
tanto in s, quanto in rapporto alla discussione che segue in Assemblea (152), rilevando l'inconveniente di inutili duplicazioni e ripetizioni
di dibattiti in Commissione e in Aula, la riproposizione in Assemblea di
questioni gi considerate ed esaminate in sede di Commissione ed infine
la inevitabile e non rara ripresentazione in Aula di emendamenti gi respinti in Commissione. Per altro, non sono mancate voci di consenso sulla praticit dell'istituto, quale unico, idoneo strumento di preparazione
dei testi legislativi, che adempia allo scopo, per mezzo di una procedura
nella quale prevalga il principio di una Ubera discussione, corretta da po-
(150) Contro, L. ELIA, op. cit., pag. 33. Nella IV legisl., il Presidente della Camera ebbe a suggerire che gli ordini del giorno fossero presentati dai singoli deputati,
anzich dai relatori a nome della Commissione, la quale avrebbe potuto, comunque,
sottolineare la propria adesione al loro contenuto, precisando che si trattava di
ordini del giorno concordati (Cfr. Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta del
21 dicembre 1966, pag. 29S70).
(151) Cosi D. DONATI, op. cit., pag. 35.
(152) L. ELIA, op. cit., pag.
che norme regolamentari e vincolata unicamente dalla rapidit della
discussione stessa e dalla obbligatoriet della relazione (153).
Un giudizio conclusivo, tuttavia, non pu non richiamare all'esigenza di individuare strumenti e procedure (154) che consentano di condurre quanto pi speditamente possibile il lavoro legislativo, attraverso
una conveniente limitazione della discussione in sede di Commissione
referente, dal momento che compito peculiare della Commissione medesima quello di riferire all'Assemblea, in seno alla quale i provvedimenti saranno esaminati a fondo (155).
[GIANLUIGI MAROZZA]
(153) V. LONGI-M. STRAMACCI, Le Commissioni parlamentari, ecc., pagg. 41-42.
(154) Vedi un'esemplificazione dei rimedi in atto e delle ulteriori possibilit di
adeguamento delle norme che disciplinano il procedimento legislativo in F. COSENTINO, // procedimento legislativo, ecc., pagg. 1214-1216.
(155) Cfr. Atti parlamentari. Camera dei deputati, I Legislatura, Doc. I, n. 9,
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