Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2020/02/pvc-utilizzabile-in-sede-penale-assenza-garanzie-difensive.html
Timestamp: 2020-05-25 21:47:54+00:00
Document Index: 37582415

Matched Legal Cases: ['art.234', 'art.220', 'art.220', 'art. 220', 'art. 191', 'art. 347', 'art. 331', 'art. 220']

Pvc utilizzabile in sede penale in assenza di garanzie difensive
La Cassazione torna ad occuparsi della fattispecie relativa all’utilizzabilità degli elementi raccolti in assenza di difensore.
E’ di rilievo la pronuncia della Cassazione – sezione penale – n. 41939/2019 – che torna ad occuparsi della fattispecie del pvc nel processo penale utilizzando gli elementi raccolti in assenza di difensore.
Pvc nel processo penale: il pensiero della Cassazione
Il Collegio, richiamando la pronuncia n.1969 del 21 gennaio 1997, ha ribadito che:
“in materia di accertamento dei reati tributari, il processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza o da funzionari degli uffici finanziari è un atto amministrativo extraprocessuale come tale acquisibile ed utilizzabile ex art.234 cod.proc.pen. nel suo vario contenuto, senza necessità di dover richiamare normative affini o analoghe del codice di rito stabilite per specifici mezzi di prova: tuttavia, qualora emergano indizi di reato, occorre procedere secondo le modalità prescritte dall’art.220 norme di coordinamento cod.proc.pen., giacchè, altrimenti, la parte del documento redatta dopo tale momento non può assumere efficacia probatoria e, quindi, non è utilizzabile.
Tale principio è rimasto immutabile nella giurisprudenza (si veda tra le più recenti Cass.sez.3, n.7930 del 30/01/2015)”.
Nel caso di specie, osserva la Corte, “i ricorrenti non avevano specificato i motivi di applicazione del citato art.220 ….e soprattutto non avevano indicato le circostanze acquisite dalle dichiarazioni rese ai finanzieri senza le garanzie di legge e quindi inutilizzabili”.
Come è noto, in forza di quanto disposto dall’art. 220 delle disposizioni attuative del codice di procedura penale, “Quando nel corso di attività ispettive o di vigilanza previste da leggi o decreti emergono indizi di reato, gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale sono compiuti con l’osservanza delle disposizioni del codice”.
Quindi, la norma sembra assicurare il rispetto delle garanzie contemplate dal codice di procedura penale per raccogliere gli elementi utili “per l’applicazione della legge penale”[1] solamente alla ricorrenza di indizi di reato.
In mancanza, gli elementi raccolti non potrebbero essere utilizzati, in sede penale, cadendo sotto la scure della “inutilizzabilità” prevista dall’art. 191 c.p.p. (norma che, però, non trova una sua “gemella” nell’ordinamento tributario).
Sul punto, la circolare della Guardia di Finanza n.1/2018, ha affermato che, nell’ipotesi in cui, nel contesto delle attività ispettive, non soltanto di natura fiscale, siano acquisite risultanze tali da configurare, quanto meno nei principali elementi costitutivi di carattere materiale, “una violazione tributaria penalmente rilevante – e, dunque, non già semplici indizi di reato – gli operanti, alla luce delle qualifiche di polizia giudiziaria dagli stessi rivestite, devono provvedere senza ritardo ad informare il Pubblico Ministero competente, a norma dell’art. 347 c.p.p.; analogo obbligo è previsto dall’art. 331 c.p.p. per i pubblici ufficiali che, nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o servizio, abbiano notizia di un reato perseguibile d’ufficio[2]”.
La stessa GDF rileva, tuttavia, la severità della giurisprudenza di legittimità nel valutare siffatte condotte.
Tuttavia, ritiene che, laddove si acquisisca conoscenza di una specifica situazione la quale risulti, dal punto di vista esclusivamente oggettivo, di possibile rilevanza penale, sorge l’obbligo di informare tempestivamente l’Autorità Giudiziaria[3].
La Cassazione si esprime a riguardo
In sede giurisprudenziale, registriamo l’interessante pronuncia della Cassazione – sezione penale – n. 1506 del 14 gennaio 2019: il Collegio rileva che:
“effettivamente, secondo la previsione di cui all’art. 220 delle disp. att. del cod. proc. pen., se nel corso dello svolgimento delle attività ispettive o di…