Source: http://socialenterprisemap.org/blog/bozza-di-controriforma-del-terzo-settore
Timestamp: 2019-05-21 13:56:36+00:00
Document Index: 93258946

Matched Legal Cases: ['art 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art 6', 'art. 7', 'art 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 118']

Bozza di ControRiforma del Terzo Settore | SocialEnterpriseMap
Bozza di ControRiforma del Terzo Settore
Submitted by admin on Tue, 01/11/2016 - 00:00
Il nuovo quadro normativo del settore è quello tracciato dalla riforma del Terzo Settore (L. 6 giugno 2016, n. 106 - Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale ( testo in Gazzetta Ufficiale: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/06/18/16G00118/sg), la cui finalità (art 1, c. 1) è quella di “[…] sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l'inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa[…]”
Lo stesso art. 1 c. 1 prevede che entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge (data di entrata in vigore: 03/07/2016) il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di riforma del Terzo Settore.
Ma cos’è il Terzo Settore? La riforma, sempre all’art. 1, lo definisce come “[…] il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi.” e in negativo stabilisce che “non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche. Alle fondazioni bancarie, in quanto enti che concorrono al perseguimento delle finalità della presente legge, non si applicano le disposizioni contenute in essa e nei relativi decreti attuativi.[…]
I decreti attuativi riguarderanno: revisione del titolo II del libro primo del codice civile (art. 3), riordino e revisione della disciplina del Terzo settore e codice del Terzo settore (art. 4 ), attività di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso (art. 5), impresa sociale (art 6), vigilanza monitoraggio e controllo (art. 7), servizio civile universale (art 8), misure fiscali e di sostegno economico (art. 9) e istituzione della Fondazione Italia Sociale (art. 10).
Uno degli ambiti che rappresentano un capitolo critico per gli enti del Terzo Settore è quello del finanziamento che, secondo chi scrive, dovrebbe limitare il più possibile il ricorso a risorse pubbliche. In tal senso non vanno le misure previste dalla riforma che vedono l’istituzione di un fondo rotativo di 10 milioni per il 2016 e non rotativo di 7,3 milioni istituito presso il Ministero del Lavoro: l'erogazione di fondi pubblici non basta per favorire lo sviluppo delle organizzazioni e in taluni casi può rivelarsi anche controproducente; i problemi spesso sono ti tipo organizzativo e di competenze.
Andrebbero invece privilegiati altri canali volti a garantire la sostenibilità economico-finanziaria delle organizzazioni non profit, quali l’attività commerciale,anche attraverso forme ibride profit / non profit volta all’autofinanziamento e strumenti quali il crowdfunding donation-based e reward-based, che è ancora relativamente poco conosciuto e utilizzato, attraverso azioni, anche formative, volte alla creazione di una cultura relativamente al loro utilizzo.
Un ruolo importante nello svolgimento delle attività delle organizzazioni del Terzo Settore, specie in ambito culturale, è svolto dalle fondazioni bancarie (alle quali le disposizioni della riforma, come sopra riportato non si applicano). Va evidenziato che la legge n. 190 2014 (legge di stabilità 2015) ha innalzato la quota imponibile dei dividendi al 77,74% portando l'aliquota di tassazione dei dividenti dal 1,3785% al 21,3785% con un aumento di ben 20 punti percentuali: ciò si è tradotto in una riduzione delle erogazioni e della valorizzazione del ruolo sussidiario che esse rivestono ex art. 118 Cost. La proposta è duplice ed è quella di rivedere l’aliquota ed inoltre intervenire a livello di governance eliminando la presenza del controllo politico all’interno delle fondazioni stesse.
Per quanto riguarda l’impresa propongo di rivedere i criteri che concorrono alla formazione del perimetro aprendo la categoria al profit, ad esempio le c.d. Benefit Corporation (forma giuridica introdotta in Italia con la legge di stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208 (commi 376-384)).
Per misurare l’effettivo raggiungimento della mission inoltre, la proposta è quella di introdurre la valutazione dell’impatto sociale e l’adozione del bilancio sociale.
La riforma prevede l’allargamento della possibilità di accedere all'equity crowdfunding per le imprese sociali: attualmente l'equity crowdfunding, riservato a startup e PMI innovative, in Italia stenta a decollare, sia per vincoli ex lege sia culturali: occorrerebbe prima una ulteriore revisione del regolamento, nonché una creazione di una cultura dell'investimento nel capitale di rischio che il cittadino medio non ha.
Infine,si accoglie con molta perplessità l’istituzione della Fondazione Italia Sociale, che da un lato prevede lo stanziamento di fondi pubblici, nonché la nomina all’interno dell’organo di governo della fondazione di un componente designato dal Consiglio Nazionale del Terzo Settore. Un “IRI del sociale” che accentra risorse con lo scopo di ridistribuirle è davvero il canale di finanziamento che il Terzo Settore italiano necessità? Credo di no. Inoltre potrebbe costituire invece che un circolo virtuoso di sviluppo una involuzione a beneficio e a consumo di una certa vecchia politica.