Source: https://www.insic.it/Giurisprudenza/79046
Timestamp: 2018-07-16 20:25:27+00:00
Document Index: 154988206

Matched Legal Cases: ['art.6', 'art.183', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 616']

"Ad integrare la nozione di collegamento funzionale ai fini del deposito temporaneo concorre non soltanto dal punto di vista spaziale la contiguità dell'area a tal fine utilizzata rispetto a quella di produzione dei rifiuti, ma altresì la destinazione originaria della medesima in ragione dello strumento urbanistico e dell'assenza di una sua autonoma utilizzazione in concreto diversa da quella accertata.
Due persone erano state condannate per il reato di cui all'art.6, comma 1 lett.b) l. 210/2008 per aver depositato in modo incontrollato sul terreno di uno dei due che aveva, in qualità di proprietario, dato il suo consenso all'utilizzo dell'area, rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da materiali di tipo edilizio provenienti da attività demolizione.
Nel ricorso per Cassazione deduceva, fra l'altro, la contraddizione in cui era incorso il Tribunale, che chiedeva comunque un'autorizzazione per il deposito, laddove la stessa non è invece in alcun modo contemplata per il deposito temporaneo, che nella specie era tale in virtù del collegamento logistico, operativo e funzionale con il luogo di produzione dei rifiuti in virtù dell'autorizzazione comunale all'appalto dei lavori edili che aveva disposto di utilizzare altro luogo rispetto al cantiere per la collocazione temporanea dei rifiuti.
La Cassazione non ha ritenuto condivisibili queste affermazioni; infatti, dopo aver affermato che è vero che, secondo l'interpretazione data da questa Corte nella vigenza del testo dell'art.183 lett. bb) antecedente alle modifiche apportate dalla l. 6.8.2015 n.125, il luogo di produzione dei rifiuti rilevante ai fini della nozione di deposito temporaneo è stato ritenuto non solo quello in cui i rifiuti sono prodotti ma anche quello in disponibilità dell'impresa produttrice nel quale gli stessi sono depositati, purché funzionalmente collegato a quello di produzione, ha tuttavia evidenziato come la disposizione data dall'amministrazione comunale nell'ambito del contratto di appalto di allontanamento dal cantiere edile del materiale non utilizzato non vale ad imprimere all'area adoperata dagli imputati, di cui il contratto di appalto non fa menzione, per l'accantonamento del materiale di scarto alcun vincolo di asservimento funzionale al cantiere nel quale i rifiuti venivano prodotti, al cui smaltimento il titolare dell'impresa appaltatrice avrebbe dovuto provvedere autonomamente con l'organizzazione di mezzi idonei in conformità alle disposizioni di legge.
Ad integrare la nozione di collegamento funzionale, infatti, concorre non soltanto dal punto di vista spaziale la contiguità dell'area a tal fine utilizzata rispetto a quella di produzione dei rifiuti, ma altresì la destinazione originaria della medesima in ragione dello strumento urbanistico e dell'assenza di una sua autonoma utilizzazione in concreto diversa da quella accertata."
C.U., nato a (OMISSIS);
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Baldi Fulvio, che ha concluso per l'inammissibilità dei ricorsi.
1.Con sentenza in data 19.4.2016 la Corte di Appello di Catanzaro ha confermato la pronuncia di primo grado resa dal Tribunale della stessa città che aveva condannato R.P. e C.U. e C.P. alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di cui alla L. n. 210 del 2008, art. 6, comma 1, lett. b) per aver depositato in modo incontrollato sul terreno del R. che aveva, in qualità di proprietario, dato il suo consenso all'utilizzo dell'area, rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da materiali di tipo edilizio provenienti da attività demolizione svolta nel centro storico del Comune di (OMISSIS) in assenza della necessaria autorizzazione e senza stoccaggio, trattamento o riutilizzo dei medesimi.
2. Con il primo motivo deducono in relazione al vizio di violazione di legge riferito al D.Lgs. n. 172 del 2008, art. 6, comma 1, lett. b) e al vizio motivazionale che arbitrariamente la sentenza impugnata aveva escluso la natura della raccolta dei rifiuti come deposito temporaneo, essendo incorsa in plurime contraddizioni, costituite:
3. In data 17.3.2017 la difesa ha depositato una successiva memoria con la quale illustra ulteriormente i motivi del ricorso.
Come ripetutamente affermato da questa Corte in materia di reati ambientali, l'onere della prova in ordine alla sussistenza delle condizioni fissate dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 183 per la liceità del deposito cosiddetto controllato o temporaneo, grava sul produttore dei rifiuti, in considerazione della natura eccezionale e derogatoria del deposito temporaneo rispetto alla disciplina ordinaria (Sez. 3, n. 23497 del 17/04/2014 - dep. 05/06/2014, Lobina, Rv. 261507; Sez. 3, n. 29084 del 14/05/2015 - dep. 08/07/2015, Favazzo e altro, Rv. 264121). La norma in esame pone una serie di indefettibili condizioni, tutte concorrenti, per la configurabilità, in presenza di raggruppamento di rifiuti, di un deposito temporaneo, con la conseguenza che in difetto anche di uno di essi il deposito non può ritenersi temporaneo (Sez. 3, n. 38676 del 20/05/2014 - dep. 23/09/2014, Rodolfi, Rv. 260384) e segnatamente: "1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento; 2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorchè il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno; 3) il "deposito temporaneo" deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonchè, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute; 4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose; 5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalità di gestione del deposito temporaneo". Condizioni queste cui si aggiunge quale requisito principale, immanente rispetto agli elementi indicati, il raggruppamento dei rifiuti nel luogo in cui gli stessi sono prodotti.
Del pari incondivisibili risultano le allegazioni difensive in ordine al luogo del commesso reato. Vero è che, secondo l'interpretazione data da questa Corte nella vigenza del testo dell'art. 183, lett. bb) antecedente alle modifiche apportate dalla L. 6 agosto 2015, n. 125, il luogo di produzione dei rifiuti rilevante ai fini della nozione di deposito temporaneo è stato ritenuto non solo quello in cui i rifiuti sono prodotti ma anche quello in disponibilità dell'impresa produttrice nel quale gli stessi sono depositati, purchè funzionalmente collegato a quello di produzione (Sez. 3, n. 35622 del 11/07/2007 - dep. 27/09/2007, P.G. in proc. Pili e altro, Rv. 23738801); ciò nondimeno la disposizione data dall'amministrazione comunale nell'ambito del contratto di appalto stipulato con la ditta C. di allontanamento dal cantiere edile, sito nel centro storico del paese, del materiale non utilizzato non vale ad imprimere all'area adoperata dagli imputati, di cui il contratto di appalto non fa menzione, per l'accantonamento del materiale di scarto alcun vincolo di asservimento funzionale al cantiere nel quale i rifiuti venivano prodotti, al cui smaltimento il titolare dell'impresa appaltatrice avrebbe dovuto provvedere autonomamente con l'organizzazione di mezzi idonei in conformità alle disposizioni di legge. Ad integrare la nozione di collegamento funzionale infatti concorre non soltanto dal punto di vista spaziale la contiguità dell'area a tal fine utilizzata rispetto a quella di produzione dei rifiuti, ma altresì la destinazione originaria della medesima in ragione dello strumento urbanistico e dell'assenza di una sua autonoma utilizzazione in concreto diversa da quella accertata, elementi in relazione ai quali la difesa nulla deduce.
Il ricorso deve essere in conclusione rigettato. Segue a tale esito, a norma dell'art. 616 c.p.p., la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali.