Source: http://www.quid-juris.it/news.asp?id=367
Timestamp: 2019-12-06 16:34:12+00:00
Document Index: 34307408

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 2043', 'art. 96', 'sentenza ']

Quid Juris (Notizie ed approfondimenti giuridici) - Quid-Juris: Il risarcimento del danno per lite temeraria ex art. 96, 3 comma c.p.c.
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Il risarcimento del danno per lite temeraria ex art. 96, 3 comma c.p.c.
Il risarcimento del danno per lite temeraria ex art. 96, 3° comma c.p.c.
Sussistenza della colpa grave richiesta dal 1° comma per aver il soccombente promosso una lite temeraria per motivi pretestuosi
Tizio e Caio proponevano opposizione agli atti esecutivi avverso l’atto di precetto del geometra Sempronio, deducendo l’omessa notificazione del titolo esecutivo completo di tutti i suoi elementi (indicazione delle parti, del procedimento, del CTU), costituito dal decreto di liquidazione dei compensi dovuti al geometra quale consulente tecnico d’ufficio. L’opposizione veniva rigettata dal Tribunale di Novara ( essendo tali elementi ricavabili dall’allegato decreto di liquidazione), il quale condannava gli opponenti al pagamento della somma di € 1.000,00 ex art. 96, 3° comma c.p.c.
La decisione veniva impugnata avanti la Corte Suprema di Cassazione da Tizio e Caio con ricorso straordinario, che veniva però rigettato.
Con la recente decisione del 30.12.14 n. 27534 la Corte di Cassazione pone una importante questione circa le condizioni richieste per la condanna del soccombente, in un giudizio ordinario, al risarcimento danni per lite temeraria.
La risarcibilità del danno da lite temeraria che, è bene ricordarlo, rappresenta in via generale la proiezione nel processo della specifica azione di cui all’art. 2043 c.c., così come prevista dal 3° comma, equivale ad una vera e propria pena pecuniaria, applicabile indipendentemente dalla domanda di parte e dalla prova del danno causalmente derivato dalla condotta processuale dell’avversario.
Quanto appena detto, nulla toglie al fatto che in ogni caso è necessario accertare la sussistenza, nel caso concreto, di una delle due ipotesi prescritte dal comma 1° dell’art. 96 c.p.c., rappresentate dalle condizioni soggettive di mala fede e colpa grave di chi abbia asseritamente abusato del processo, ossia abbia utilizzato lo strumento per fini esulanti dal suo scopo tipico ed al di là dei limiti determinati dalla sua funzione (così v. Mandrioli, Diritto Processuale Civile 1^ Torino 2011, p. 409 e segg.). E’ questo il senso della sentenza della Cassazione in rassegna, la quale esplicitamente chiarisce che la necessità di detto accertamento deriva non solo dalla circostanza “che la relativa previsione è inserita nella disciplina della responsabilità aggravata ma anche perchè chi agisce in giudizio, per far valere una pretesa che si rivela poi infondata, non è condotta di per sé rimproverabile (Cass. Ord n. 21570 del 2012)”.
Inserito il 12 gennaio 2015 alle 00:00:00 da Antonio.Arseni