Source: http://www.esproprionline.it/site/d_NewsList.asp?whichpage=5&SortField=&SortDir=&CategoriaNews=7&DataDa=&DataA=&stat=3
Timestamp: 2018-01-17 02:43:51+00:00
Document Index: 52873837

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 45', 'art. 40', 'art. 45', 'art.4', 'art. 2', 'art. 119', 'art. 22', 'art. 2043']

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OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: INCOMBE SUL PROPRIETARIO L'ONERE DELLA PROVA
Allorquando oggetto della prova sia un fatto negativo, non potendo quest'ultimo materialmente essere provato in giudizio, ne deriva che rimane a carico del attore/ricorrente anche l'onere di provare non solo il titolo ma anche l'inadempimento (mentre di solito è a carico del convenuto/resistente l'onere di provare l'adempimento dell'obbligazione). Trasportando le suddette coordinate alla fattispecie dell'occupazione illegittima, ricade in capo alla parte ricorrente - il proprietario dle bene occupato - l'onere di provare (anche) il fatto positivo per cui al momento della proposizione della domanda il terreno risulta ancora occupato dall'amministrazione resistente e non già in capo a quest'ultima provare il contrario.
IN SEDE DI OTTEMPERANZA NON PUÒ ESSERE MODIFICATO L'ACCERTAMENTO DI FATTO
L'occupazione di un bene del privato da parte della P.A., illegittima perché mantenuta sulla base di un decreto di occupazione d'urgenza scaduto nella sua efficacia e non seguito nei termini da un provvedimento di esproprio, costituisce un illecito permanente, in quanto la realizzazione dell'opera pubblica sul fondo illegittimamente occupato è in sé un mero fatto, non in grado di assurgere a titolo dell'acquisto, come tale inidoneo a determinare il trasferimento della proprietà, per cui solo l'acquisizione dell'area da parte dell'Amministrazione può essere in grado di limitare il diritto alla restituzione, non potendo rinvenirsi atti estintivi della proprietà in altri comportamenti, fatti o contegni.
L'OPPOSIZIONE DI UN SINGOLO COMPROPRIETARIO SI ESTENDE AGLI ALTRI (MA FINO A UN CERTO PUNTO)
Allorché si procede all'espropriazione di un bene indiviso, l'opposizione del singolo comproprietario alla stima dell'indennità effettuata in sede amministrativa estende i suoi effetti anche agli altri comproprietari, con la conseguenza che il giudice deve determinare l'indennità in rapporto al bene considerato nel suo complesso ed unità e non alle singole quote spettanti ai compartecipi. L'opponente ha diritto a richiedere il deposito dell'intera indennità giudizialmente determinata (o della differenza fra quest'ultima e quella che sia stata eventualmente già depositata), salvo che vi siano posizioni di comproprietari già definite (es. transazione stipulata tra l'espropriante e gli altri opponenti).
LA DUPLICE AZIONE DI DETERMINAZIONE GIUDIZIALE DELL'INDENNITÀ SI ESTENDE ALL'OCCUPAZIONE
L'azione di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio è prevista espressamente in aggiunta a quella di opposizione alla stima, in conformità al principio secondo cui, una volta emanato il provvedimento ablativo sorge contestualmente, ed è per ciò stesso immediatamente azionabile, il diritto del proprietario a percepire il giusto indennizzo di cui all'art. 42 Cost., che si sostituisce al diritto reale, va determinato in riferimento alle caratteristiche del bene alla data del provvedimento, e non è subordinato alla liquidazione in sede amministrativa. Questi principi si estendono all'indennità di occupazione temporanea, preordinata all'esproprio o meno.
LA VOCAZIONE EDIFICATORIA C'È
Ai fini indennitari è legittimo tenere conto, indipendentemente dalla apposizione di vincoli preordinati all'esproprio, della vocazione edificatoria dedotta dalla presenza di aree circostanti omogenee, costituenti nel loro insieme un microsistema urbanistico, all'interno del quale il terreno è assimilabile a quello di un'area edificabile, anche in relazione alla funzionalizzazione dell'opera alle costruzioni che si sono realizzate nell'intorno della zona.
L'EDIFICABILITÀ È QUESTIONE GIURIDICA INSUSCETTIBILE DI ESSERE SOTTOPOSTA ALLA CASSAZIONE COME VIZIO DELLA MOTIVAZIONE
È inammissibile dedurre in Cassazione l'omesso esame del fatto decisivo costituito dalla natura edificatoria del terreno de quo, perché quella afferente la natura edificatoria o meno di un'area espropriata è questione giuridica, non di fatto, e la questione giuridica non è suscettibile di esser sottoposta alla Corte sub specie di vizio della motivazione.
DESTINAZIONE A VIABILITÀ INTERREGIONALE: VALUTAZIONE COME AREA AGRICOLA
Si ritengono di carattere conformativo i vincoli inquadrabili nella zonizzazione di un intero territorio o di parte di esso, tanto da incidere su una generalità di beni, nei confronti di una pluralità di soggetti, in funzione della destinazione dell'intera zona in cui i beni ricadono ed in ragione delle loro caratteristiche intrinseche o del rapporto con una opera pubblica. Una destinazione a viabilità interregionale di collegamento è un vincolo conformativo.
LA TRIPLICAZIONE NON C'È PIÙ
Il sistema premiale di aumento o di triplicazione dell'indennità di cui all'art. 45, comma 2, lett. c) e d) fondato espressamente sull'incostituzionale parametro di cui dell'art. 40, precedente comma 3, deve ritenersi abrogato per incompatibilità con il nuovo assetto normativo: essendo venuto meno il criterio legale (riduttivo) di commisurazione dell'indennizzo espropriativo costituito dal valore agricolo tabellare (VAM), l'art. 45 è stato privato del parametro cui faceva specificamente rinvio fisso, parametro che non è surrogabile con quello del valore venale del fondo succeduto al primo.
Anche dopo il decorso del termine decennale stabilito per l'esecuzione del piano particolareggiato (PIP), sebbene questo diventi inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, resta fermo, a tempo indeterminato, l'obbligo di osservare - nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti - gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso. Peraltro, in presenza di un Piano Regolatore Generale, la cessata efficacia del piano attuativo non rende l'area interessata priva di disciplina urbanistica, di talché non si applica la disciplina di salvaguardia di cui all'art.4, ultimo comma, della Legge 28 gennaio 1977, n. 10.
In caso di occupazione illegittima, la mancata conclusione del procedimento avviato con l'istanza restitutoria è illegittima, dovendo l'occupante concludere tale procedimento con una determinazione espressa (art. 2, l. n. 241/1990).
Ai sensi dell'art. 119 cod. proc. amm. sussiste il dimezzamento dei termini per la proposizione dei ricorsi - tra cui il termine per il deposito del ricorso - relativi ad una delle controversie elencate nel primo comma, tra cui quelle contemplate dalla lettera f), relativa ai giudizi aventi ad oggetto provvedimenti di espropriazione di aree destinate all'esecuzione di opere pubbliche di pubblica utilità. Esso trova pertanto applicazione quando oggetto del ricorso sono sia il provvedimento di occupazione d'urgenza adottato ai sensi dell'art. 22 bis del d.P.R. n. 327/2001, sia il provvedimento di imposizione del vincolo preordinato all'esproprio.
DOPO LA DECADENZA, IL COMUNE È TENUTO AD ESAMINARE LE ISTANZE DI RIPIANIFICAZIONE
L'esercizio del potere di pianificazione urbanistica del Comune è obbligatorio nell'an (restando largamente discrezionale nel quomodo, sia pure nei limiti posti dalle regole urbanistiche contenute nel D.M. n. 1444 del 1968 e, più in generale, nella legislazione di settore) e, in caso di suo inadempimento, il privato matura il diritto ad agire, ai sensi degli artt. 31 e 117 cod. proc. amm.. avverso il silenzio serbato dall'amministrazione. Di conseguenza, quando sia decorso il termine quinquennale di efficacia del vincolo, il Comune è tenuto ad esaminare le istanze di privati volte all'ottenimento di un beneficio, anche nei casi in cui la richiesta non sia suscettibile di accoglimento, incombendo, in tal caso, su di esso l'obbligo di motivare congruamente il relativo provvedimento di diniego.
OCCUPAZIONE USURPATIVA: AZIONI REIPERSECUTORIE, RESTITUZIONE E RISARCIMENTO EX ART. 2043 CC
La situazione giuridica che viene a crearsi con l'occupazione usurpativa, caratterizzata dall'assenza o dal venir meno della dichiarazione di pubblica utilità, integra una mera occupazione-detenzione illegittima dell'immobile privato, costituente illecito permanente, rispetto al quale sono esperibili davanti all'A.G.O. le azioni reipersecutorie a tutela della non perduta proprietà del bene, con diritto per il proprietario di ottenere dal giudice ordinario, previa disapplicazione degli atti adottati in carenza di potere, la restituzione dell'immobile ed il risarcimento del danno ex art. 2043 c.c..
L'interesse all'accesso agli atti della procedura espropriativa da parte dei proprietari, non è eliso dalla circostanza che gli interessati abbiano già proposto opposizione alla stima avverso la indennità di esproprio come determinata, posto che il diritto di accesso sussiste e va riconosciuto come posizione soggettiva diretta al conseguimento di un autonomo bene della vita, garantita dall'ordinamento indipendentemente dalla situazione soggettiva sottostante, la cui tutela viene invocata in pendenza di un procedimento giurisdizionale.
L'originaria domanda restitutoria / risarcitoria diviene improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse in conseguenza dell'adozione in corso di causa del decreto dirigenziale di esproprio in sanatoria.
Non esiste sepazione definitiva fino a quando c'è il ricordo (Isabel Allende Llona)