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Timestamp: 2020-01-21 02:40:44+00:00
Document Index: 106615828

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Causa C‑218/12
[Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Landgericht Saarbrücken (Germania)]
«Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale – Regolamento n. 44/2001 – Contratti conclusi da consumatori – Articolo 15, paragrafo 1, lettera c) – Attività diretta verso un altro Stato membro – Necessità dell’esistenza di un nesso causale tra le attività del venditore dirette verso lo Stato membro del consumatore – Indizio rilevante – Agglomerato urbano»
1. Anche dopo la pronuncia delle sentenze che hanno definito prima la causa Pammer e Hotel Alpenhof (2) e poi la causa Mühlleitner (3), l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (4), continua a suscitare dubbi interpretativi. In particolare, veniamo interrogati nuovamente sulla portata del requisito secondo cui le attività del venditore devono essere dirette verso lo Stato in cui è domiciliato il consumatore, affinché si possa applicare la regola del foro speciale in materia di contratti conclusi dai consumatori. Nella presente causa, il Landgericht Saarbrücken vuole sapere se il citato criterio di collegamento esiga, come requisito ulteriore non scritto, l’esistenza di un nesso causale tra l’attività «diretta» verso lo Stato in cui è domiciliato il consumatore e la decisione di quest’ultimo di stipulare il contratto.
2. Il Landgericht Saarbrücken chiede altresì se l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001 esiga che il contratto con il consumatore sia stato concluso a distanza. Tuttavia, tale questione è stata risolta pochi mesi dopo il deposito della presente questione pregiudiziale, e concretamente nella sentenza che ha definito la causa Mühlleitner. Di conseguenza, mi occuperò solamente della questione relativa al requisito del nesso di causalità.
3. L’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001 prevede il criterio del foro speciale in materia di contratti conclusi dai consumatori, in virtù del quale si deroga al criterio generale del foro in cui è domiciliato il convenuto, qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni:
II – Fatti e procedimento dinanzi ai giudici nazionali
4. Il sig. Sabranovic, convenuto nel procedimento principale, esercita il commercio di autoveicoli usati nel comune di Spicheren (Francia), con la denominazione commerciale «Vlado Automobiles Import-Export». Secondo quanto emerge dal fascicolo, all’epoca dei fatti all’origine della controversia il sig. Sabranovic utilizzava un sito Internet nel quale figurava l’indirizzo del suo autosalone, inclusi i numeri di contatto dei telefoni fissi, del fax e dei telefoni cellulari. Tutti i numeri erano preceduti dal prefisso internazionale della Francia, con l’eccezione di un numero di telefono cellulare tedesco, preceduto dal prefisso internazionale della Germania.
5. All’epoca dei fatti, il sig. Emrek, ricorrente nel procedimento principale, era domiciliato a Saarbrücken (Germania). Il 13 settembre 2010 egli concludeva con il sig. Sabranovic un contratto di compravendita avente ad oggetto un veicolo usato. A tal fine il ricorrente si è recato presso i locali del convenuto, come risulta dalle informazioni disponibili, dopo aver appreso dell’esistenza di tali locali attraverso alcuni conoscenti e non dal citato sito Internet.
6. Successivamente, il sig. Emrek proponeva ricorso avverso il sig. Sabranovic dinanzi all’Amtsgericht Saarbrücken, chiedendo l’applicazione della garanzia contenuta nel contratto di compravendita del veicolo. Detto organo giurisdizionale dichiarava il ricorso irricevibile per mancanza di competenza internazionale, sostenendo che il sig. Sabranovic non aveva diretto la propria attività professionale, ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001, verso lo Stato in cui era domiciliato il consumatore, ossia la Germania.
7. La decisione dell’Amtsgericht Saarbrücken è stata impugnata dinanzi al Landgericht Saarbrücken, che ha sospeso il procedimento ed ha sottoposto alla Corte di giustizia le seguenti questioni pregiudiziali.
8. La domanda di pronuncia pregiudiziale del Landgericht Saarbrücken è stata registrata presso la cancelleria della Corte il 10 maggio 2012. Le questioni pregiudiziali ivi formulate sono del seguente tenore:
«1) Se l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, nei casi in cui la presenza in Internet di un commerciante presenti la caratteristica di attività diretta, presupponga, quale ulteriore requisito non scritto, che il sito Internet gestito dal commerciante induca il consumatore a concludere un contratto ponendosi, pertanto, in relazione causale con la conclusione di tale contratto.
2) Nell’ipotesi in cui risulti indispensabile un nesso di causalità tra il requisito dell’attività diretta e la conclusione del contratto, se l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001 presupponga altresì la conclusione di un contratto secondo le modalità proprie dei contratti a distanza».
9. Hanno presentato osservazioni scritte le parti nel procedimento principale, i governi della Repubblica francese, del Regno del Belgio e del Granducato di Lussemburgo, nonché la Commissione europea.
10. All’udienza del 25 aprile 2013 hanno svolto osservazioni orali il rappresentante del sig. Emrek, gli agenti del Regno del Belgio e del Granducato di Lussemburgo, nonché l’agente della Commissione europea.
IV – Osservazioni preliminari circa l’oggetto del presente rinvio pregiudiziale
11. Il Landgericht Saarbrücken chiede se l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001 contempli due requisiti non scritti, al fine di attivare la regola del foro speciale ivi prevista per i contratti conclusi dai consumatori. Il primo requisito sarebbe quello relativo ad un nesso causale tra l’attività del venditore «diretta» verso lo Stato del consumatore e la decisione di quest’ultimo di concludere un contratto. Il secondo requisito consisterebbe nell’esigenza, sommata alla precedente, che il contratto sia concluso a distanza.
12. Sebbene la questione relativa al primo requisito (il nesso causale) non sia stata precedentemente esaminata dalla Corte, la seconda (il contratto a distanza) invece lo è stata. Il 6 settembre 2012, vale a dire nemmeno 4 mesi dopo che era stata depositata la presente domanda di pronuncia pregiudiziale, la Corte, con la sentenza che ha definito la causa Mühlleitner, si è pronunciata espressamente sul requisito relativo alla conclusione del contratto a distanza. In tale occasione, confermando un orientamento giurisprudenziale che potrebbe essere considerato implicito nella sentenza Pammer e Alpenhof, la Corte ha dichiarato che un contratto stipulato a distanza con un consumatore è un «indizi[o] di riconducibilità del contratto» all’attività commerciale o professionale del venditore o del prestatore di servizi diretta verso lo Stato in cui è domiciliato il consumatore (5). La Corte è quindi pervenuta alla conclusione che l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001 deve essere interpretato «nel senso che non richiede che il contratto tra il consumatore ed il professionista sia stato concluso a distanza» (6).
13. La chiarezza con cui si è espressa la Corte nella causa Mühlleitner, sommata alla circostanza che nella citata questione pregiudiziale si chiedeva un chiarimento della sentenza Pammer e Alpenhof in merito al requisito della conclusione del contratto a distanza, giustifica ampiamente il fatto che nel presente procedimento ci limitiamo ad analizzare l’unica nuova questione formulata dal Landgericht Saarbrücken: la necessità che esista un nesso causale tra l’attività diretta verso lo Stato in cui è domiciliato il consumatore e la decisione di quest’ultimo di concludere il contratto.
14. In merito alla prima questione, ossia se il consumatore debba essere stato «indotto», talché esista un nesso causale tra l’attività commerciale e la decisione di stipulare un contratto, le parti nel procedimento principale, i governi degli Stati intervenienti e la Commissione europea hanno assunto posizioni divergenti.
15. Da un lato, il sig. Sabranovic, del pari ai governi belga e lussemburghese, deduce un difetto di competenza, nel presente caso, dei giudici tedeschi, ritenendo che il requisito del nesso di causalità, che dovrebbe essere considerato implicito nell’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001, non sia soddisfatto. In generale, le suddette tre parti intervenienti ritengono che l’assenza di tale requisito invertirebbe la regola generale del foro del domicilio del convenuto e imporrebbe un onere sproporzionato a carico dei venditori e dei prestatori di servizi, che correrebbero il rischio di vedersi citare in qualsiasi Stato dell’Unione europea per il semplice fatto di avere una pagina web e di stipulare contratti con un consumatore residente in un altro Stato membro. In particolare, i governi belga e lussemburghese mettono in rilievo il potenziale impatto di un’interpretazione eccessivamente favorevole al consumatore sulle piccole e medie imprese di quegli Stati membri fortemente esposti al commercio transfrontaliero.
16. Da parte sua, il sig. Emrek, con il sostegno del governo francese e della Commissione europea, nega l’esistenza di tale requisito e difende la competenza dei giudici tedeschi. A sostegno di tale argomento, essi citano i criteri indicativi elencati nella sentenza Pammer e Alpenhof, al fine di orientare il giudice verso la constatazione che l’attività in questione è stata diretta verso lo Stato membro in cui è domiciliato il consumatore. Tanto nella citata sentenza quanto nella sentenza Mühlleitner, la Corte avrebbe insistito sull’importanza di tali fattori quali «indizi» di un’attività diretta verso lo Stato del consumatore, ma in nessun caso come requisiti ineludibili. Siffatta interpretazione sarebbe corroborata dalla finalità degli articoli 15 e 16 del regolamento n. 44/2001, nonché dai lavori preparatori di quest’ultimo.
17. Concentrando adesso l’attenzione sulla giurisprudenza già pronunciata in questa materia, occorre fin dall’inizio sottolineare che, sia nella sentenza Pammer e Alpenhof, sia nella sentenza pronunciata nella causa Mühlleitner, la Corte ha confermato che l’espressione «attività diretta» verso lo Stato membro in cui è domiciliato il consumatore ha carattere autonomo e si aggiunge, in quanto condizione, agli altri requisiti di cui all’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001 (7). Da un’analisi di tale disposizione nel suo insieme, ma anche alla luce delle sue precedenti formulazioni nonché dei lavori preparatori, la Corte ha dichiarato che l’unico comportamento rilevante, al fine di rendere operativa la regola del foro speciale in materia di contratti conclusi dai consumatori, è quello del venditore del bene o del prestatore del servizio (8). Il comportamento del consumatore, che veniva preso in considerazione secondo la vecchia redazione dell’ormai abrogato articolo 13 della Convenzione di Bruxelles, ha ceduto il posto al comportamento del venditore o del prestatore del servizio (9).
18. Analogamente, la Corte ha escluso anche un criterio d’interpretazione che si basi unicamente sulla volontà soggettiva del venditore (10). Se il comportamento del consumatore non costituisce un criterio determinante al fine di attivare la regola del foro, non lo sarà nemmeno, nel caso del venditore o del prestatore di servizi, la volontà di questi ultimi. Così la Corte ha preferito formulare una serie non esaustiva di criteri oggettivi capaci di fornire indizi sufficienti affinché il giudice nazionale possa stabilire se un’attività sia diretta verso lo Stato in cui è domiciliato il consumatore (11).
19. Si deve peraltro sottolineare che tali criteri sono orientativi, poiché spetta al giudice nazionale analizzare gli obiettivi e gli effetti della strategia commerciale seguita dal venditore o dal prestatore di servizi (12). La Corte ha respinto fino ad oggi l’idea di trasformare tali indicazioni in requisiti o in criteri decisivi. In tal senso si è espressa la Corte rispetto ai contratti conclusi a distanza, i quali, secondo la sentenza Mühlleitner, non costituiscono un requisito essenziale per l’applicazione della regola del foro. Tuttavia la Corte ha altresì escluso che il mero accesso ad Internet possa costituire un criterio determinante per stabilire se un’attività sia diretta verso un altro Stato membro. La mera accessibilità non è di per sé determinante, mentre è necessario attenersi al contenuto specifico della pagina web, tenendo sempre presenti gli altri criteri che premettono di oggettivizzare la destinazione o le destinazioni specifiche dell’offerta commerciale o professionale (13).
20. Infine, è importante porre in rilievo in questo momento come tanto il regolamento n. 44/2001 quanto la giurisprudenza della Corte abbiano sottolineato l’importanza che i criteri di collegamento ad un foro siano prevedibili. Il considerando 11 del regolamento evidenzia che «[l]e norme sulla competenza devono presentare un alto grado di prevedibilità ed articolarsi intorno al principio della competenza del giudice del domicilio del convenuto», sicché, in caso di deroga a tale principio, i criteri utilizzati devono garantire un alto grado di certezza giuridica, come ha confermato la Corte in svariate occasioni (14).
21. Passando ora alla questione se esista un requisito basato sull’esistenza di un nesso causale tra l’attività commerciale o professionale diretta verso lo Stato in cui è domiciliato il consumatore e la decisione di quest’ultimo di concludere il contratto, posso fin d’ora anticipare che, considerato lo stato attuale della giurisprudenza, difficilmente siffatto requisito potrebbe derivare dall’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001, come del resto non lo si potrebbe desumere neppure dagli obiettivi o dai lavori preparatori dello stesso.
22. Per quanto riguarda il tenore di detta disposizione e come ho appena esposto, la Corte ha ribadito la necessità di controllare anzitutto il rispetto dei requisiti enunciati nel citato articolo 15, paragrafo 1, lettera c), e inoltre se essi risultino sufficienti ai fini dell’applicazione della regola del foro speciale. Aggiungere un requisito implicito e ulteriore, oltretutto basato sul comportamento del consumatore, richiederebbe un lavoro d’interpretazione basato su un solido fondamento. E, come spiegherò tra poco, tali motivi non si deducono neppure dagli obiettivi perseguiti dal legislatore dell’Unione.
23. L’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001, non ha inteso invertire la regola generale del foro del domicilio del convenuto, ma ha voluto piuttosto riequilibrare, sul piano della competenza giurisdizionale internazionale, un rapporto contrattuale che era all’inizio sbilanciato (15). A tal fine, il legislatore ha introdotto una regola basata esclusivamente sul rispetto di tre condizioni, tutte riguardanti il venditore o il prestatore del servizio (esistenza di un’attività commerciale o professionale; attività diretta verso lo Stato o gli Stati in cui è domiciliato il consumatore; contratto rientrante nell’ambito di tali attività). Proprio perché le condizioni erano esaustive, i criteri per determinare un’attività diretta verso un altro Stato devono basarsi su una pluralità di fattori, senza che nessuno di essi costituisca un criterio decisivo. Detto in altri termini: il legislatore ha elencato tassativamente i requisiti che devono sempre essere soddisfatti ai fini dell’applicazione del criterio del foro, ma ha poi lasciato ai giudici una certa libertà d’interpretazione, specialmente per quanto riguarda le attività pubblicizzate in Internet.
24. I precedenti argomenti dovrebbero essere sufficienti per giungere alla conclusione, condivisa dalla Repubblica francese e dalla Commissione, che l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001 non richiede il rispetto di un requisito «non scritto», basato sul nesso causale tra l’attività e la decisione del consumatore di concludere il contratto. Tale requisito provocherebbe uno squilibrio importante in una ponderazione già delicata, realizzata dal legislatore dell’Unione, oltre a comportare un’inversione nell’interpretazione di detta disposizione finora fornita dalla Corte (16).
25. Sommato agli argomenti esposti in precedenza, e come ha avuto modo di evidenziare la Commissione all’udienza, un siffatto requisito relativo al nesso causale porrebbe alcuni problemi dal punto di vista probatorio. Se è sufficiente che il consumatore affermi di aver deciso di concludere il contratto dopo aver consultato una pagina Internet, oltre ad aver effettuato una chiamata telefonica allo stabilimento del venditore, si può sostenere che sia sufficiente la mera dichiarazione del consumatore oppure quest’ultimo deve provare che tali consultazioni siano realmente avvenute? Nel primo caso, la determinazione del foro sarebbe nelle mani del consumatore, al quale sarebbe semplicemente sufficiente affermare che la sua decisione di concludere il contratto è stata motivata dall’attività del commerciante. Nella seconda ipotesi, un siffatto requisito potrebbe trasformarsi in una probatio diabolica, che finirebbe per lasciare inoperante la regola del foro speciale di cui agli articoli 15 e 16 del regolamento n. 44/2001 (17).
26. Una questione diversa, sebbene collegata alla precedente, si presenterebbe se – e non è questo il caso – tale nesso di causalità fosse indifferente. Infatti, anche se il nesso di causalità non opera come un requisito, nulla esclude che esso possa servire come un indizio che può essere valutato dal giudice al momento di determinare se l’attività in questione sia diretta effettivamente verso tale Stato membro. Inoltre, come spiego nei paragrafi successivi, si tratterebbe di un indizio rilevante, giacché, qualora la sua esistenza fosse constatata nel caso di specie, esso costituirà un elemento di valutazione determinante al momento di applicare la regola del foro speciale in materia di consumatori.
27. Se effettivamente un’attività è stata diretta verso un altro Stato membro, allora, di norma, detto nesso di causalità si è prodotto indipendentemente dalla maggiore o minore difficoltà con cui possa essere provato. Il problema nel nostro caso è che, come si è visto nell’esposizione dei fatti, ci viene presentato come dato accertato che in realtà tale nesso non si è prodotto.
28. Con riferimento non al nesso di causalità, ma ad un’eventuale condizione relativa alla previa conclusione di un contratto a distanza, nelle mie conclusioni, tuttora recenti, relative alla causa Mühlleitner, ho avuto l’opportunità di dichiarare che «[i]l riferimento al contratto a distanza» – come avveniva nella sentenza Pammer e Hotel Alpenhof – «viene effettuato con l’intento di sottolineare l’importanza dell’esistenza di un’attività precontrattuale preparatoria e precedente compiuta su Internet, basata a sua volta su informazioni dirette tramite il web verso l’ambito spaziale in cui ha domicilio il consumatore» (18).
29. Con tali termini intendevo anzitutto sottolineare la rilevanza che potrebbe avere l’eventuale presenza di «un’attività precontrattuale preparatoria e precedente», che, senza trasformarsi in requisito necessario, costituirebbe una normale conseguenza di «informazioni dirette tramite il web verso l’ambito spaziale in cui ha domicilio il consumatore». Al contempo cercavo di far capire come le informazioni dirette tramite il web fossero alla base, se non del contratto, almeno dell’attività preparatoria di quest’ultimo.
30. Detto in altri termini, con tali considerazioni non intendevo suggerire che un’attività precontrattuale preparatoria precedente, né la previa stipulazione del contratto, dovesse essere eretta a requisito supplementare per attivare la regola del foro speciale, come non stavo neppure dicendo che l’esistenza di un nesso di causalità costituisse un requisito in tal senso. Stavo invece sottolineando la particolare rilevanza, e in definitiva la forza, di indizi di tale natura.
31. In termini più pratici, la presenza di un’attività precontrattuale preparatoria, come l’eventuale presenza di un comprovato nesso di causalità, pur non essendo un requisito implicito che si somma a quelli espressamente stabiliti dall’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001, tuttavia agevola notevolmente il lavoro del giudice nazionale al momento di stabilire se un’attività economica sia diretta verso un determinato Stato membro. E in senso contrario, ma quale logica conseguenza, l’assenza di tale indizio ostacola in uguale misura il compito del giudice nazionale, il quale normalmente dovrà compensare l’assenza di tale indizio con un altro o con altri indizi altrettanto capaci di suggerire che l’attività di cui trattasi è stata diretta verso lo Stato membro in questione.
32. Peraltro, questo è l’obiettivo sotteso alla dichiarazione comune del Consiglio e della Commissione sugli articoli 15 e 73 del regolamento n. 44/2001. Come è noto, tale dichiarazione non si esprime in merito al nesso di causalità, ma sottolinea l’importanza di determinati indizi, come nel caso in cui il contratto sia stato concluso a distanza (19). Tale elemento è menzionato a titolo di esempio, senza che si possa escludere, bensì il contrario, la presenza di altri indizi, compresi indizi particolarmente rilevanti al fine di stabilire se un’attività sia «diretta» verso un altro Stato membro.
33. In tal senso, credo che la situazione di fatto della presente causa riveli la presenza di un potenziale elemento che, per il suo significato e se debitamente valutato dal giudice nazionale, può compensare l’assenza sia di un contratto a distanza sia di una precedente attività preparatoria, nonché l’apparente difetto di nesso causale tra una strategia commerciale specifica e la conclusione del contratto stesso.
34. L’autosalone del sig. Sabranovic sembra infatti essere situato in un comune francese compreso in un’area metropolitana fortemente legata al centro urbano della città di Saarbrücken. Come ha confermato in udienza il rappresentante del sig. Emrek, i residenti del comune di Spicheren e i residenti del comune di Saarbrücken coabitano in uno spazio praticamente comune, in cui, per effetto dello sviluppo urbano di entrambi i comuni, questi ultimi si sono intrecciati a tal punto che in alcune zone esiste una continuità degli agglomerati urbani a dispetto della linea di frontiera che separa i due paesi.
35. In simili circostanze, il fatto che un commerciante fornisca beni e/o servizi in uno dei detti due comuni potrebbe equivalere, per la stessa ubicazione geografica dell’attività, ad una messa a disposizione inevitabilmente diretta verso un altro Stato membro, ossia verso lo Stato membro limitrofo, i cui comuni fanno parte di un’ampia area metropolitana, costituendo pertanto un fenomeno di agglomerazione urbana (20). Con ciò intendo dire che, a volte, a causa della speciale circostanza che due Stati membri confluiscono in uno stesso spazio metropolitano, le attività di tutti gli operatori sono naturalmente e spontaneamente dirette non soltanto verso i residenti dello Stato in cui si trova il venditore o il prestatore di servizi ma anche verso i residenti dello Stato confinante. In una zona geografica in cui l’attraversamento della frontiera spesso non viene percepito, difficilmente si può affermare che l’attività dei commercianti stabiliti in tale zona non si «diriga» verso la parte di tale agglomerato urbano situata nello Stato membro limitrofo.
36. Una simile conclusione non pone un onere sproporzionato a carico del venditore o del professionista, poiché si tratta di un operatore economico integrato in uno spazio urbano, indipendentemente dal fatto che tale spazio sia formato da due Stati membri. È molto probabile che il venditore o il professionista parli la lingua dello Stato limitrofo, qualora sia diversa dalla propria. Nel caso di specie esiste invero una divergenza linguistica tra i due Stati membri, tuttavia ciò non sembra impedire al sig. Sabranovic, come emerge dal fascicolo, di fornire ai propri clienti, tramite la sua pagina web, un numero di cellulare tedesco, segno che è in grado di comunicare in tedesco con i clienti germanofoni, i quali, per la maggior parte, abiteranno a Saarbrücken.
37. Analogamente, e in una situazione non tanto diversa dall’agglomerato urbano che può prodursi nel caso di specie, il rischio che il venditore o il prestatore di servizi sia chiamato dinanzi ai giudici dello Stato confinante non mi sembra un onere eccessivo il cui effetto possa disincentivare un’attività commerciale come quella del sig. Sabranovic. Si potrebbe perfino ritenere che il foro speciale previsto dagli articoli 15 e 16 del regolamento n. 44/2001 incentivi i consumatori di un comune a concludere contratti con i commercianti dell’area urbana circostante, offendo loro la possibilità di optare per uno dei due fori previsti dall’articolo 16 del regolamento n. 44/2001.
38. In definitiva, il foro che risulta in una situazione come quella descritta non deve rappresentare per il commerciante o per il professionista uno scenario imprevedibile, tutt’altro. Come ho indicato poc’anzi, detto commerciante o professionista, operando in uno spazio particolarmente integrato in un agglomerato urbano formato da due Stati membri, deve essere particolarmente cosciente del fatto che una parte importante e addirittura maggioritaria della sua clientela potrebbe avere il proprio domicilio nello Stato membro limitrofo.
39. Di conseguenza, e per riassumere, anzitutto sono del parere che l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001, debba essere interpretato nel senso che non implica l’esistenza di un nesso di causalità tra l’attività commerciale o professionale diretta verso lo Stato in cui è domiciliato il consumatore e la decisione di quest’ultimo di concludere un contratto.
40. Ciononostante, tale nesso causale costituisce un indizio rilevante al momento di comprovare se l’attività imprenditoriale di cui trattasi sia diretta verso un determinato Stato membro. Per poter stabilire che l’attività imprenditoriale è diretta verso un altro Stato membro, la constatata assenza di un indizio rilevante come quello relativo al nesso causale deve, di regola, essere compensata dalla presenza di un altro o di altri indizi ugualmente efficaci.
41. Infine, al momento di interpretare l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001, ritengo che sia rilevante la circostanza che un’attività commerciale o professionale venga svolta in una situazione di agglomerazione urbana, debitamente valutata dal giudice nazionale. Tale contesto geografico può essere considerato un indizio rilevante di un’attività diretta ad un determinato Stato membro.
42. Alla luce dei suesposti argomenti propongo alla Corte di rispondere alla questione pregiudiziale sollevata dal Landgericht Saarbrücken nei seguenti termini:
1) L’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (CE) n. 44/2001, del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che non esige, quale condizione implicita e supplementare rispetto a quelle espressamente ivi stabilite, l’esistenza di un nesso di causalità tra l’attività commerciale o professionale diretta verso lo Stato membro in cui è domiciliato il consumatore e la decisione di quest’ultimo di concludere il contratto. Ciononostante, detto nesso causale costituisce un indizio rilevante al momento di comprovare se un’attività imprenditoriale sia diretta verso un determinato Stato membro.
2) Al fine di stabilire che un’attività imprenditoriale è diretta verso un altro Stato membro, la constatata assenza di un indizio rilevante come quello relativo al nesso causale deve, di regola, essere compensata dalla presenza di un altro o di altri indizi ugualmente efficaci. Una situazione di agglomerazione urbana, debitamente valutata dal giudice nazionale, può costituire un indizio rilevante di un’attività diretta verso un determinato Stato membro.
2 –	Sentenza del 7 dicembre 2010, Pammer e Hotel Alpenhof (C‑585/08 e C‑144/09, Racc. pag. I‑12527).
3 –	Sentenza del 6 settembre 2012, Mühlleitner (C‑190/11).
4 –	Regolamento (CE) del Consiglio, del 22 dicembre 2000 (GU 2001, L 12).
5 –	Sentenza Mühlleitner, cit., punto 44.
6 –	Ibidem, punto 45.
7 –	Sentenze Pammer e Hotel Alpenhof, cit. (punto 55), e Mühlleitner, cit. (punto 28).
8 –	Sentenze Pammer e Hotel Alpenhof, cit. (punto 60), e Mühlleitner, cit. (punto 39).
9 –	Sentenze Pammer e Hotel Alpenhof, cit. (punto 56), e Mühlleitner, cit. (punto 38).
10 –	Sentenza Pammer e Hotel Alpenhof, cit. (punto 80).
11 –	Sentenza Pammer e Hotel Alpenhof, cit. (punti da 81 a 93).
13 –	Sentenze Pammer e Hotel Alpenhof, cit. (punti 75 e 76), e Mühlleitner, cit. (punto 44).
14 –	V., tra le altre, le sentenze del 12 maggio 2011, BVG (C‑144/10, Racc. pag. I‑3961, punto 33), e del 25 ottobre 2011, eDate e Martinez e Martinez (cause riunite C‑509/09 e C‑161/10, Racc. pag. I‑10269, punto 50).
15 –	In proposito, v. Magnus, U., e Mankowski, P., European Commentaries on Private International Law, Brussels I Regulation, 2ª ed., Sellier, Monaco di Baviera, 2012, pagg. 546 e segg.; De Clavière, B., «Confirmation de la protection du consommateur actif par les règles de compétence spéciales issues du règlement 44/2001», Revue Lamy droit des affaires, 2012, n. 77, pagg. 48 e segg.; De Miguel Asensio, P., Derecho Privado de Internet, 4ª ed., 2011, pagg. 963 e segg.; Tassone, S., «Il regolamento Bruxelles I e l’interpretazione del suo ambito di applicazione: un altro passo della Corte di giustizia sul cammino della tutela dei diritti del consumatore», Giurisprudenza di merito, 2013, pagg. 104 e segg.; Brkan, M., «Arrêt Mühlleitner: vers une protection renforcée des consommateurs dans l’U.E.», Revue européenne de droit de la consommation, 2013, pagg. 113 e segg.
16 –	Ad una identica conclusione pervengono Virgós Soriano, M., e Garcimartín, F., Derecho Procesal Civil Internacional. Litigación internacional, Civitas, 2ª ed., 2007, pag. 171. Pronunciandosi sull’articolo 13 della Convenzione di Bruxelles, anche l’avvocato generale Darmon è giunto alla medesima conclusione, sebbene nell’ambito di una causa in cui il mezzo di diffusione non era Internet bensì un mezzo di diffusione pubblicitaria tradizionale. V. le conclusioni dell’avvocato generale Darmon nella causa Shearson Lehman Hutton [sentenza del 19 gennaio 1993, Shearson Lehman Hutton (C 89/91, Racc. pag. I‑139)], paragrafi da 82 a 85.
17 –	In merito ai problemi probatori che deriverebbero da un requisito supplementare e non scritto del nesso causale, v. Leible, S., e Müller, M., «Keine internationale Zuständigkeit deutscher Gerichte bei Maklertätigkeit eines griechischen Rechtsanwalts», EuZW 2009, pag. 29.
18 –	Conclusioni presentate nella causa Mühlleitner (paragrafo 38).
19 –	Si deve segnalare che la versione francese della dichiarazione si riferisce a tale circostanza come ad una condizione necessaria («encore faut-il que ce site Internet invite à la conclusión de contrats à distance et qu’un contrat ait effectivement été conclu à distance»; il corsivo è mio), mentre nella versione inglese compare unicamente come elemento da prendere in considerazione («although a factor will be that this Internet site solicits the conclusion of distance contracts and that a contract has actually been concluded at a distance»; il corsivo è mio). Il governo belga ha invitato la Corte ad attenersi alla versione francese, dalla quale trae una serie di conseguenze, sia rispetto al requisito relativo al nesso di causalità sia riguardo al requisito del contratto concluso a distanza. Tuttavia, come ho già avuto occasione di esporre nelle mie conclusioni nella causa Mühlleitner, ritengo che, almeno su tale punto specifico, la dichiarazione congiunta non debba essere considerata un testo irrefutabile, indipendentemente dal fatto che il regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (GU L 177, pag. 6), si rimetta specificamente a quest’ultima. Sembra che ad un’identica conclusione sia pervenuta la Corte nella causa Mühlleitner, poiché non ha preso in considerazione il citato punto della dichiarazione comune, allorché ha interpretato l’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento n. 44/2001.
20 Zoido, F. e a., Diccionario de Urbanismo. Geografía Urbana y Ordenación del Territorio, Cátedra, 2013, pagg. 37 e 106.