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Timestamp: 2019-08-22 07:29:27+00:00
Document Index: 58876120

Matched Legal Cases: ['art. 94', 'art. 47', 'art 6', 'art. 56', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 41', 'art. 656', 'art. 21', 'art. 47', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 58', 'art. 385']

[Angela Della Bella]
L'Ordinamento penitenziario commentato' esce ora nella quarta edizione, a cinque anni di distanza dall'edizione precedente. Come sottolineato nella premessa a questa edizione, scritta a quattro mani da Glauco Giostra e Franco Della Casa, l'aggiornamento dell'opera, reso necessario dagli interventi normativi succedutisi negli ultimi anni, ha anche il significato di onorare il ricordo di Vittorio Grevi, che di questa opera è stato il principale ideatore.
Il commentario è progressivamente cresciuto nel numero di pagine, dando conto delle tumultuose e non sempre lineari evoluzioni normative che hanno interessato la materia: in questa edizione, per la prima volta si presenta in due tomi. Il tomo primo ('Trattamento penitenziario') contiene il commento agli artt. 1-58 quater della legge sull'ordinamento penitenziario; il secondo ('Organizzazione penitenziaria') contiene il commento agli artt. 59-91 della legge, nonché una ricca appendice normativa, aggiornata con i più recenti testi nazionali ed internazionali di rilievo nella materia penitenziaria (tra gli altri, la Raccomandazione europea del 2010 sulla messa alla prova). Oltre agli articoli della l. 26 luglio 1975, n. 354, sono oggetto di commento anche alcune disposizioni che, originariamente inserite nel tessuto della legge, hanno oggi una diversa collocazione (si pensi all'art. 94 t.u. 309/90 relativo all'affidamento in prova in casi particolari, già disciplinato dall'art. 47 biso.p.; all'art 6 t.u. 115/02 relativo alla remissione del debito, già disciplinata dall'art. 56 o.p.; alle disposizioni del codice di procedura penale relative al procedimento di sorveglianza, già disciplinato dagli artt. 70 ss. o.p.).
Ogni contributo contiene un'approfondita analisi della disposizione in esame, condotta alla luce dell'evoluzione normativa della materia e delle pronunce della Corte costituzionale (alle quali viene dedicato ampio spazio, in considerazione del fondamentale ruolo di garanzia da sempre ricoperto dalla Corte nella materia penitenziaria) ed offre una panoramica esaustiva degli interventi dottrinali e giurisprudenziali attinenti alle questioni trattate.
Pur nella forma del commentario, il lavoro di Grevi, Giostra e Della Casa ha un respiro unitario. Ciò è dovuto essenzialmente al taglio dei vari contributi, che, mentre affrontano tutti i problemi interpretativi proposti da ciascuna disposizione, si pongono nel contempo in una prospettiva di 'sistema': gli Autori infatti hanno sempre cura di inquadrare la norma all'interno dell'ordinamento penitenziario, evidenziando le scelte di politica criminale che ne stanno alla base e mettendo in risalto le connessioni con le altre disposizioni della legge. D'altra parte, giova al risultato 'armonico' dell'insieme il fatto che i contributi sono curati da una 'squadra' di collaboratori selezionata, ristretta e pressoché immutata dalla prima edizione.
A dare un senso di unitarietà a questo lavoro fornisce un importante contributo il commento all'art. 1 o.p.: tale disposizione, che mette in primo piano la necessità di assicurare il rispetto della dignità della persona nell'esecuzione del trattamento penitenziario, rappresenta, come scriveva Vittorio Grevi, "la norma più emblematica della svolta ideologica operata dal legislatore del 1975" ed "il miglior baluardo dinanzi al rischio di un cedimento a prassi o, peggio ancora, a previsioni normative di contenuto inumano o degradante". Ed è anche per il significato simbolico di questa disposizione che essa è divenuta il luogo nel quale Vittorio Grevi, dopo le pagine molto intense dedicate ad illustrare le scelte di fondo del legislatore del '75, dava conto, edizione dopo edizione, delle riforme che si andavano affastellando sulla legge ed esponeva le sue acute riflessioni sulle linee di tendenza della politica criminale e sulle evoluzioni (o involuzioni) del nostra legislazione penitenziaria.
Venendo ora alle novità contenute nell'ultima edizione, si segnalano in particolare: il d.l. 11/09 che, modificando l'art. 4 bis o.p., ha introdotto limiti più severi per l'accesso ai benefici penitenziari da parte degli autori di reati sessuali; la legge 15 luglio 2009, n. 94 che ha irrigidito alcune prescrizioni del regime detentivo speciale di cui all'art. 41 bis o.p. ed ha attribuito in via esclusiva al Tribunale di sorveglianza di Roma la competenza a decidere sui reclami in materia; la l. 26 novembre 2010, n. 199, c.d. 'svuota-carceri', che ha introdotto nell'ordinamento un'ulteriore ipotesi di detenzione domiciliare nell'intento di alleviare la situazione di drammatico sovraffollamento in cui versano ormai da tempo i nostri istituti penitenziari (pur non essendo collocata nel tessuto della legge di ordinamento penitenziario, di tale importante novità si dà atto - ratione materiae - all'interno del commento dedicato agli artt. 47ter e 69 bis o.p. e all'art. 656 c.p.p.); la l. 21 aprile 2011, n. 62 che al fine di assicurare maggiore protezione ai figli minori di genitori detenuti ha, da un lato, introdotto nell'ordinamento penitenziario l'art. 21 ter, che autorizza la madre o il padre ad uscire dall'istituto per far visita al figlio in gravi condizioni di salute ed ha, dall'altro, previsto che la detenzione delle madri con prole debba avvenire in istituti a custodia attenuata o quando possibile in case-famiglia protette (art. 47 quinquieso.p.).
Come già si è sottolineato, notevole risalto viene dedicato nell'opera alle pronunce della Corte costituzionale che, anche negli ultimi anni, hanno interessato la legge sull'ordinamento penitenziario. Si pensi, tra l'altro, alla sentenza n. 78 del 2007, che ha dichiarato l'illegittimità degli artt. 47, 48 e 50 o.p., laddove interpretati nel senso che allo straniero extracomunitario, entrato illegalmente nel territorio dello Stato o privo del permesso di soggiorno, fosse in ogni caso precluso l'accesso alle misure alternative. Di particolare rilievo anche la sentenza n. 189 del 2010, che, pur senza dichiarare l'illegittimità dell'art. 58 quater (norma che esclude l'accesso ai benefici penitenziari per i soggetti che siano stati condannati a norma dell'art. 385 c.p.), ha di fatto sancito il divieto di preclusioni assolute nei confronti di tale categoria di soggetti, affermando che l'interpretazione costituzionalmente dovuta della norma è quella che impone una valutazione in concreto sull'idoneità del condannato a fruire di quelle misure: in linea, dunque, con la tendenza della Corte a smantellare sul terreno del diritto penitenziario tutti quegli automatismi che, precludendo in modo assoluto l'accesso ai benefici penitenziari per categorie di condannati, contrastano con il fondamentale principio di individualizzazione del trattamento.
Anche in questa quarta edizione, l'Ordinamento penitenziario commentato si propone in definitiva come una vera e propria 'Bibbia' per gli studiosi e per gli operatori del diritto penitenziario: opera insostituibile per completezza, accuratezza e coerenza di insieme.
L'Unità, 7 gennaio 2012
A tale processo di ri-dimensionamento corrisponde, fatalmente, un meccanismo di infantilizzazione. Se è vero che la prigione come istituzione della privazione delle libertà è, per sua stessa natura, una condizione di minorità e di dipendenza, tutto ne consegue: i reclusi, come i bambini, godono di una libertà limitata e di una parziale capacità di autodeterminazione.
I loro stessi gesti quotidiani, nei tempi e nei ritmi, sono regolati da altri e tutta la loro vita sembra ispirata ad una pedagogia coatta.
Progettazione architettonica e pianificazione urbanistica ci obbligano invece a fare i conti con la qualità della vita offerta a chi deve vivere in quei luoghi, e dunque con l'idea di pena che abbiamo. Sulla copertina del libro in questione è riprodotta l'immagine del giardino degli incontri
progettato da Giovanni Michelucci per la casa circondariale di Sollicciano: uno spazio per le visite familiari a due passi dal muro di cinta, ma che vorrebbe essere già fuori, a tenere insieme chi è detenuto e chi ne aspetta il rilascio.
Vite da cani…
Gli Altri, 7 gennaio 2012
“Vita da cani”, come a dire un’esistenza dura, misera. Simile, dunque, a quella vissuta da migliaia di persone nelle nostre carceri sovraffollate. Destini, quelli dei cani e dei detenuti, a cui può anche capitare di incrociarsi sotto i peggiori auspici di quella realtà parallela chiamata galera.
Com’è accaduto nella Casa Circondariale di Castrovillari, in Calabria. Dove cani randagi e detenuti avrebbero dovuto darsi una mano, reciprocamente, e dove invece si sono trovati a condividere la stessa sventura: quella di una cattività e di una reclusione in condizioni intollerabili, per gli uomini e per le bestie.
Del Progetto Argo si inizia a parlare nel 2003, grazie a un’idea dì due operatori di polizia penitenziaria, messa a punto per lenire la solitudine e rendere meno arida la quotidianità del carcere, e a uno studio del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria secondo cui non solo la compagnia degli animali farebbe bene alle persone recluse, come alla maggior parte delle persone, ma l’affido e la cura di un cane contribuirebbe perfino alla loro riabilitazione e al reinserimento, anche lavorativo.
La proposta era dunque quella di allestire delle strutture esterne alle celle, ma all’interno della cinta muraria dove ospitare i randagi da far accudire ai detenuti che ne avessero fatto richiesta. Enti locali e Asl, già impegnati nella lotta al randagismo, si sarebbero divisi le spese per l’attuazione del progetto. Nessun costo per l’alimentazione dei cani, che avrebbero beneficiato degli avanzi del vitto dei detenuti.
Al momento del lancio, la “pet therapy” raccoglie il favore di numerosi istituti di pena del Paese, che si mobilitano per offrire questa nuova opportunità ai propri detenuti. Tra questi anche il carcere di Castrovillari , che annuncia l’adesione al Progetto Argo attraverso un protocollo d’intesa tra Comune e Casa Circondariale previsto nel 2005, siglato e perfezionato nel 2007. Il lancio ufficiale dell’iniziativa avviene invece due anni più tardi, nel novembre del 2009.Ma oggi, a poco più di due anni da quell’annuncio, si scopre grazie a un’ispezione dei radicali che la mutua assistenza tra animali e detenuti a Castrovillari è rimasta lettera morta. Unici superstiti del progetto, un canile fatiscente e una quindicina di cani in stato di semiabbandono, riferiscono la deputata Rita Bernardini e il segretario dei radicali lucani Maurizio Bolognetti.
Rinchiusi tra i propri escrementi in gabbiette piccole, troppo piccole, proprio come le celle di 2 metri per 3 che nel carcere calabrese ospitano fino a tre reclusi. Animali innocenti costretti a scontare una pena che, nell’attesa che qualcuno - come previsto - si prenda cura di loro, potrebbe rivelarsi un ergastolo. Un’ingiustizia inaccettabile, anche in un sistema penitenziario che riduce gli uomini a vivere come e peggio delle bestie.
GLI AGUZZINI E IL CARCERE COME AGUZZINO - INTERVENTO DI STEFANIA CARNEVALE (UNIVERSITA' DI FERRARA) DURANTE PRESENTAZIONE DEL LIBRO "QUANDO HANNO APERTO LA CELLA"
CARCERE, LE BASI DELLA RIFORMA - ARTICOLO DI ALESSIO SCANDURRA SU "IL MANIFESTO"
IL LAVORO DELL'UNIONE CAMERE PENALI NEL SETTORE CARCERE; RELAZIONE CONGRESSUALE
IL GARANTE CERCA CASA .... I DETENUTI PUGLIESI ATTENDONO ANCORA