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Timestamp: 2016-10-21 20:23:22+00:00
Document Index: 68474080

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'DTF ', 'art. 46', 'art. 89', 'art. 82', 'art. 83', 'DTF ', 'art. 95', 'DTF ', 'art. 42', 'art. 106', 'DTF ', 'art. 106', 'DTF ', 'art. 105', 'art. 95', 'art. 105', 'DTF ', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 12', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 63', 'art. 62', 'art. 63', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 96', 'art. 8', 'DTF ', 'sentenza ', 'in casu', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 63', 'art. 62', 'art. 53', 'art. 11', 'art. 96', 'DTF ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 362', 'art. 399', 'in dubio', 'sentenza ', 'art. 53', 'DTF ', 'art. 53', 'sentenza ', 'DTF ', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 42', 'sentenza ', 'sentenza ', 'DTF ', 'art. 8', 'art. 8', 'DTF ', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 66', 'art. 68']

2C_227/2014 (24.10.2014)
2C_227/2014 � � Sentenza del 24 ottobre 2014
Aubry Girardin, Stadelmann,
patrocinata dall'avv. Marco Garbani,
Revoca del permesso di domicilio,
ricorso contro la sentenza emanata il 21 gennaio 2014 dal Tribunale amministrativo del Cantone Ticino.
Dopo avere lavorato diversi anni nel Cantone dei Grigioni quale stagionale, C.________, cittadina serba (1970), ha ottenuto il 9 ottobre 2001 un permesso di dimora nel Cantone Ticino per vivere con il secondo marito, da cui ha divorziato nel paese natio il 24 dicembre 2007. Nel frattempo, cio� nel dicembre 2005, � stata raggiunta dai figli di primo letto E.________ (1991) e D.________ (nel luglio 1996) e l'8 ottobre 2006 � stata posta al beneficio di un permesso di domicilio, il quale � stato anche rilasciato ai figli nell'ottobre 2007. Dal 2007 C.________ convive con il connazionale A.________ (1958), anche lui titolare di un permesso di domicilio.
Il 10 maggio 2012 la Corte delle assise correzionali di Lugano ha condannato congiuntamente con procedura abbreviata C.________ e A.________ a 16 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, per infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121), per avere tra la primavera 2010 e il 17 marzo 2011, venduto e detenuto un imprecisato quantitativo di cocaina, ma almeno 256,1 g, che sapevano o dovevano presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di molte persone.
Sulla base dei fatti citati e dopo avere concesso a C.________ la facolt� di esprimersi, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino le ha revocato, il 3 agosto 2012, il permesso di domicilio per motivi di ordine pubblico e le ha fissato un termine con scadenza al 15 settembre successivo per lasciare la Svizzera. Con separata decisione di medesima data � stato pure revocato il permesso di domicilio di A.________.
I citati provvedimenti sono stati confermati su ricorso dapprima dal Consiglio di Stato ticinese, il 6 febbraio 2013, e poi dal Tribunale cantonale amministrativo, con separate sentenze del 21 gennaio 2014.
Il 4 marzo 2014 C.________ e A.________ hanno presentato un unico ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, con cui chiedono l'annullamento della sentenza cantonale.
Chiamati ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si � riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza, mentre il Consiglio di Stato si � rimesso al giudizio di questa Corte. La Sezione della popolazione ha rinviato alla propria decisione e ai precedenti preavvisi e, infine, l'Ufficio federale della migrazione si � allineato alle considerazioni formulate dalle autorit� cantonali.
Con scritto del 10 giugno 2014 la ricorrente si � espressa sulle osservazioni formulate dalle autorit� cantonali e da quella federale.
Dinanzi a queste Corte le cause di C.________ (2C_227/2014) e A.________ (2C_226/2014) sono state disgiunte.
1.1.�ll Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione la sua competenza (art. 29 cpv. 1 LTF), rispettivamente l'ammissibilit� dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 137 I 371 consid. 1 pag. 372 e rinvio).
1.2.�Presentata in tempo utile (art. 46 cpv. 1 lett. a e 100 cpv. 1 LTF) dalla destinataria della decisione querelata (art. 89 cpv. 1 LTF), l'impugnativa � nella fattispecie ammissibile quale ricorso in materia di diritto pubblico ai sensi degli art. 82 segg. LTF, in quanto concerne la revoca di un permesso che avrebbe altrimenti ancora effetti giuridici (art. 83 lett. c n. 2 a contrario LTF; DTF 135 II 1 consid. 1.2.1 pag. 4).
2.1.�Con tale rimedio pu�, tra l'altro, essere censurata la violazione del diritto federale (art. 95 lett. a LTF), nozione che comprende i diritti costituzionali dei cittadini (DTF 133 III 446 consid. 3.1 pag. 447 seg.). Rispettate le condizioni prescritte dall'art. 42 cpv. 2 LTF, il Tribunale federale applica comunque il diritto d'ufficio (art. 106 cpv. 1 LTF) e pu� accogliere o respingere un ricorso anche per motivi diversi da quelli invocati o su cui si � fondata l'autorit� precedente (DTF 133 II 249 consid. 1.4.1 pag. 254). Esigenze pi� severe valgono invece in relazione alla denuncia della violazione di diritti fondamentali. Il Tribunale federale esamina infatti simili censure solo se l'insorgente le ha sollevate e motivate in modo preciso (art. 106 cpv. 2 LTF; DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246; 133 II 249 consid. 1.4.2 pag. 254).
2.2.�Per quanto riguarda i fatti, il Tribunale federale fonda il suo ragionamento giuridico sull'accertamento svolto dall'autorit� inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). Esso pu� scostarsene solo se � stato eseguito in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF o in modo manifestamente inesatto, ovvero arbitrario (art. 105 cpv. 2 LTF; DTF 133 II 249 consid. 1.2.2 pag. 252), profilo sotto il quale viene esaminato anche l'apprezzamento delle prove addotte (DTF 136 III 552 consid. 4.2 pag. 560; sentenza 2C_959/2010 del 24 maggio 2011 consid. 2.2). L'eliminazione del vizio indicato deve inoltre poter influire in maniera determinante sull'esito della causa, aspetto che, insieme a quello dell'asserito arbitrio, compete al ricorrente sostanziare (art. 97 cpv. 1 LTF).
3.1.�In primo luogo la ricorrente lamenta la violazione del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.). Pi� precisamente rimprovera alla Corte cantonale di avere effettuato degli accertamenti generici e peraltro errati (informazioni riguardanti il padre del figlio; conoscenze da parte di costui degli usi e costumi del paese natio; necessit� di rivolgersi alle autorit� tutorie nel caso in cui il ragazzo rimanesse da solo in Ticino) senza averla informata n� datole la possibilit� di esprimersi in proposito. Sennonch� su questi aspetti la ricorrente si limita, in realt�, a presentare una propria versione dei fatti (il figlio non ricorderebbe usi e costumi serbi; suo padre risulterebbe da anni di ignota dimora; interrogativi riguardo alla necessit� di rivolgersi alle autorit� nel caso lei lasciasse la Svizzera da sola) e a contestare in maniera appellatoria gli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata. Ne discende che al riguardo la censura concernente la violazione dell'art. 29 cpv. 2 Cost. � inammissibile.
3.2.�La ricorrente fa valere in seguito la violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107), segnatamente dei suoi art. 3 cpv. 1 (presa in considerazione dell'interesse superiore del fanciullo), 5 (rispetto dei diritti e doveri dei genitori e della famiglia allargata), 9 cpv. 1 e 2 (il fanciullo e i genitori non devono essere separati contro la loro volont� e, se ci� fosse il caso, devono avere la possibilit� di fare conoscere le loro opinioni) nonch� 12 cpv. 1 (facolt� per il fanciullo di essere ascoltato in ogni procedura che lo riguarda). Afferma che gli interessi del figlio minorenne e la sua posizione giuridica sarebbero stati totalmente ignorati nell'attuale procedimento. Infatti il ragazzo, che rischia di essere separato dalla madre contro la sua volont�, non sarebbe stato invitato ad esprimersi n� sarebbe stato personalmente ascoltato, contrariamente a quanto garantito dalla citata Convenzione. Inoltre, non sarebbero state valutate le conseguenze derivanti per lui dalla partenza della madre, segnatamente il fatto che potrebbe ritrovarsi da solo in Svizzera con il rischio di ritrovarsi a carico della pubblica assistenza.
La critica � inconferente. Se effettivamente l'audizione dei figli � prevista anche direttamente dall'art. 12 CDF (DTF 124 III 90 consid. 3a pag. 92), detto disposto convenzionale non conferisce invece loro un diritto incondizionato di essere sentiti oralmente e personalmente in ogni procedimento giudiziario o amministrativo che li riguarda: la norma in questione garantisce unicamente che essi possano fare valere in modo appropriato il loro punto di vista, ad esempio in una presa di posizione scritta del loro rappresentante (cfr. DTF 124 II 361 consid. 3c pag. 368 e riferimenti). Nel caso concreto, il figlio della ricorrente era (ancora) minorenne quando � stata pronunciata la revoca dell'autorizzazione di cui beneficiava sua madre. Incombeva pertanto a quest'ultima, detentrice dell'autorit� parentale e considerato che i loro interessi erano convergenti, rappresentarlo dinanzi alle istanze cantonali e fare valere, se del caso, i suoi eventuali argomenti. Il fatto che questi sia titolare di un proprio permesso di domicilio nulla muta nella fattispecie. Occorre infatti rammentare alla ricorrente che dal profilo del diritto degli stranieri il suo permesso di domicilio e quello del figlio sono indipendenti l'uno dall'altro. Il ragazzo, nato nel 1996, non era pertanto costretto a partire con la madre, bens� spettava a quest'ultima, detentrice dell'autorit� parentale, decidere liberamente della sua sorte. Altrimenti detto se risolveva di partire con il ragazzo, il permesso di domicilio di cui era titolare decadeva naturalmente in seguito alla sua partenza. Nel caso in cui invece decideva, come ben osservato dalla Corte cantonale, di farlo rimanere in Svizzera per portare a termine il proprio apprendistato - vivendo ad esempio presso il fratello maggiore oppure presso strutture adeguate, ci� che era immaginabile siccome aveva un proprio permesso di domicilio valido - era allora compito della qui ricorrente prendere le disposizioni necessarie per provvedere alla sua sistemazione.
Oggetto di disamina � la revoca del permesso di domicilio conferito a suo tempo alla ricorrente.
4.1.�L'art. 63 cpv. 2 LStr prevede che il permesso di domicilio di uno straniero che soggiorna regolarmente e ininterrottamente da oltre 15 anni in Svizzera pu� essere revocato solo per i motivi di cui al capoverso 1 lett. b della medesima norma, ovvero se ha violato gravemente o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero o costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera, rispettivamente se, in base all'art. 62 lett. b LStr, egli � stato condannato a una pena detentiva di lunga durata.
4.2.�Una violazione qualificata dell'ordine e della sicurezza pubblici � segnatamente data quando gli atti compiuti dallo straniero in discussione ledono o compromettono dei beni giuridici particolarmente importanti come l'integrit� fisica, psichica o sessuale, o in relazione con il commercio di stupefacenti; gravemente lesive dell'ordine e della sicurezza pubblici ai sensi dell'art. 63 cpv. 1 lett. b LStr possono per� essere anche pi� violazioni di minore entit�, prese nel loro insieme (DTF 137 II 297 consid. 3 pag. 302 segg.). Una pena privativa della libert� � invece considerata di lunga durata se � stata pronunciata per pi� di un anno, a prescindere dal fatto che la pena comminata sia stata sospesa in tutto o in parte oppure che la stessa vada o sia stata espiata (DTF 135 II 377 consid. 4.2 pag. 379 segg.).
4.3.�Anche in presenza di motivi di revoca, una tale misura si giustifica infine solo quando � proporzionata. Nell'esercizio del loro potere discrezionale, le autorit� competenti tengono conto degli interessi pubblici e della situazione personale dello straniero, considerando la gravit� di quanto gli viene rimproverato, la durata del suo soggiorno in Svizzera, il suo grado d'integrazione e il pregiudizio che l'interessato e la sua famiglia subirebbero se la misura venisse confermata (art. 96 LStr). Nel caso il provvedimento preso abbia ripercussioni sulla vita privata e familiare ai sensi dell'art. 8 CEDU, un analogo esame della proporzionalit� va svolto inoltre anche nell'ottica di questa norma (DTF 135 II 377 consid. 4.3 pag. 381 seg.; sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in re�
Trabelsi contro Germania�del 13 ottobre 2011, n. 41548/06, � 53 segg.).
4.4.�Sempre in base alla giurisprudenza, per ammettere la revoca di un permesso di domicilio devono essere poste esigenze tanto pi� elevate quanto pi� lungo � il tempo vissuto in Svizzera. Anche nei confronti di stranieri nati e che hanno sempre vissuto nel nostro Paese - fattispecie che non � in casu data - una simile misura non � tuttavia esclusa e pu� essere adottata sia quando una persona si sia macchiata di delitti particolarmente gravi - di carattere violento, a sfondo sessuale, o in relazione con il commercio di stupefacenti - sia quando il soggetto in discussione si � reso punibile a pi� riprese (per un riassunto della giurisprudenza al riguardo cfr. sentenza 2C_28/2012 del 18 luglio 2012 consid. 3; cfr. inoltre le sentenze 2C_38/2012 del 1� giugno 2012 consid. 3.3 e 2C_722/2010 del 3 maggio 2011 consid. 3.2 cos� come la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in re�
Dalia contro Francia�del 19 febbraio 1998, Recueil CourEDH 1998-I pag. 76 � 50 segg.).
Pure in questo contesto, il primo criterio per valutare la gravit� della colpa e per procedere alla ponderazione degli interessi � costituito dalla condanna inflitta (sentenze 2C_323/2012 del 6 settembre 2012 consid. 3.4 e 2C_432/2011 del 13 ottobre 2011 consid. 3.1).
4.5.�Tenuto conto della pena privativa della libert� della durata di 16 mesi pronunciata nei suoi confronti il 10 maggio 2012, la ricorrente a ragione non mette in discussione la sussistenza di un motivo di revoca del suo permesso di domicilio (art. 63 cpv. 2 in relazione con l'art. 62 lett. b LStr, precedente consid. 4.1).
4.6.�Ella sostiene invece che non vi � alcun interesse pubblico preponderante al suo rinvio dalla Svizzera. Ci� sarebbe dimostrato dal fatto che le competenti autorit� in materia degli stranieri avrebbero aspettato pi� di otto mesi dalla conoscenza dell'atto di accusa, emanato nei primi di ottobre 2011, rispettivamente pi� di tre mesi dalla condanna penale, pronunciata il 10 maggio 2012 e immediatamente esecutiva, prima di emanare il provvedimento litigioso. Senza dimenticare che nel frattempo avevano comunque proceduto al rinnovo (bench� limitato a tre anni invece di cinque) del termine di controllo della sua autorizzazione di soggiorno. La mancanza d'interesse pubblico al suo allontanamento sarebbe in seguito confermata dal fatto che sia la Corte cantonale sia prima di lei il Consiglio di Stato avrebbero trascurato l'art. 53 dell'ora abrogata legge cantonale sulle cause amministrative del 19 aprile 1966 (vLPamm) secondo cui "la decisione motivata deve essere intimata entro 30 giorni dall'ultimo atto di causa" in relazione con l'art. 11 della medesima legge il quale sancisce tra l'altro che "i termini stabiliti dalla legge sono perentori". Tale inazione dimostrerebbe che ella non rappresenta (va) alcun pericolo per l'ordine pubblico poich� in caso contrario le autorit� in questione si sarebbero affrettate ad emettere prima le loro rispettive decisioni. Oltre a ledere il principio di celerit�, il provvedimento contestato violerebbe pure quello della proporzionalit�, l'art. 96 LStr nonch� il divieto dell'arbitrio.
4.7.�Su alcuni di questi punti l'impugnativa riprende in misura preponderante il ricorso presentato davanti al Tribunale cantonale amministrativo, senza minimamente confrontarsi con le argomentazioni contenute nel giudizio querelato: si pone pertanto il quesito di sapere se, al riguardo, non debba essere considerata inammissibile gi� solo per questo motivo (DTF 134 II 244 consid. 2.3 pag. 246 seg.; sentenze 2C_772/2010 del 30 giugno 2011 consid. 1 e 2C_881/2008 del 24 giugno 2010 consid. 2.1). La questione pu� tuttavia rimanere irrisolta poich�, come esposto di seguito, il ricorso si rivela comunque infondato e, come tale, dev'essere respinto.
4.8.�Come ben osservato dalla Corte cantonale (cfr. sentenza impugnata pag. 6), � a ragione che le competenti autorit� cantonali in materia di diritto degli stranieri hanno atteso, prima di procedere alla revoca dell'autorizzazione di soggiorno, che fosse emanata la decisione penale di condanna e che la stessa crescesse in giudicato, dato che, contrariamente a quanto addotto, una sentenza emanata nell'ambito di una procedura abbreviata non cresce immediatamente in giudicato, essendo prevista una, sebbene limitata, possibilit� di appello (vedasi art. 362 cpv. 5 CPP nonch� art. 399 CPP per i termini). Nel caso contrario infatti si sarebbe incorsi in una manifesta violazione dei diritti di parte dell'interessata (diritto di essere sentito, presunzione d'innocenza, principio in dubio pro reo). Ed � sempre a ragione che prima di emanare il provvedimento litigioso, le sia stata data - sempre al fine di rispettare i propri diritti - l'opportunit� di fare valere i suoi argomenti. In queste condizioni, tenuto conto che la sentenza penale � stata decretata il 10 maggio 2012 ed intimata alle parti e alle autorit� interessate il 18 giugno 2012, che il diritto di esprimersi � stato accordato il 16 luglio nonch� prorogato fino al 26 luglio 2012 e che la revoca � stata pronunciata il 3 agosto successivo, ne discende che i termini entro i quali l'autorit� di prime cure ha agito appaiono alquanto brevi e del tutto usuali. Niente permette quindi su questi punti di condividere l'opinione della ricorrente.
4.9.�Per quanto concerne la lamentata disattenzione arbitraria dei combinati art. 53 e 11 vLPamm e di riflesso, del principio di celerit� (su questa nozione, vedasi DTF 134 IV 43 consid. 2.5 pag. 47; 130 IV 54 consid. 3.3.3 pag. 56 e rispettivi rinvii) nella propria risposta il Tribunale cantonale amministrativo osserva che il citato termine non � perentorio ma ordinatorio, come confermato peraltro dalla propria giurisprudenza e dalla dottrina (cfr. risposta del 4 aprile 2014 prima pagina). Spiega infatti che questo termine indica semplicemente il lasso di tempo entro il quale si pu� e si deve compiere un determinato atto processuale, senza per� che la sua inosservanza tragga con s� delle sanzioni sul piano procedurale. Ora, premesso che il Tribunale federale ha definito non manifesta la natura perentoria o d'ordine del termine dell'art. 53 LPamm (sentenza 1C_63/2014 del 17 aprile 2014 consid. 2.2. e riferimenti), di fronte a questa argomentazione la ricorrente si limita a citare il testo dei disposti in questione e a ripetere che si tratta di un termine perentorio, senza per� spiegare e ancora meno dimostrare in che sarebbe arbitrario, cio� manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso, oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equit� (cfr. sulla nozione di arbitrio, DTF 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4; 134 I 263 consid. 3.1 pag. 265 seg.) ritenere, come fatto dai giudici cantonali, che il termine in questione per i motivi sovraesposti non pu� essere perentorio, ma invita le autorit� a pronunciarsi entro una scadenza ragionevole. Opinione quest'ultima che trova riscontro nel Messaggio n. 6654 del 23 maggio 2012 relativo alla revisione totale della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (sostituita dalla legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013, entrata in vigore il 1� marzo 2014), ove viene constatato che il termine previsto dall'art. 53 LPamm, per le conseguenze che potrebbe comportare (inibizione di qualsiasi ulteriore attivit� processuale) non pu� ragionevolmente essere perentorio. Niente permette pertanto di ritenere che la pronuncia contestata su questo punto sia inficiata d'arbitrio: in proposito il ricorso si rivela infondato.
Ad ogni buon conto va osservato che, quand'anche si volesse condividere la tesi della ricorrente, ella comunque non ha fatto valere e nemmeno ha preteso di avere subito un pregiudizio dovuto al mancato rispetto del termine previsto dall'art. 53 LPamm. La critica, che si rivelerebbe ai limiti della temerariet�, andrebbe pertanto respinta poich� manifestamente infondata.
4.10.�Riguardo alla questione della proporzionalit� del provvedimento querelato la ricorrente, oltre alle censure appena esaminate (cfr. consid. 4.8 e 4.9), si limita ad affermare che risiede da anni in Ticino dove ha un lavoro, che � perfettamente integrata, senza alcun carico assistenziale e che quando ha lasciato il paese natio era in una situazione del tutto diversa da quella odierna. Simili argomenti, del tutto generici, oltre a non adempiere le esigenze di motivazione poste dall'art. 42 cpv. 2 LTF, non permettono di ritenere lesivo del diritto l'esame dettagliato e approfondito effettuato sulla questione dal Tribunale cantonale amministrativo (cfr. sentenza impugnata pag. 8 a 12 consid. 5.1 a 5.5). Ne discende che in merito a questi aspetti ci si limita a rinviare ai pertinenti considerandi del giudizio contestato, che vanno qui interamente condivisi. Tutt'al pi� va osservato che le difficolt� di adattamento che l'interessata dovr� affrontare non risultano eccedere quelle che toccano in genere i cittadini stranieri costretti a rientrare nel proprio Paese d'origine dopo un prolungato soggiorno all'estero.
5.1.�La ricorrente rimprovera in seguito al Consiglio di Stato di non essersi pronunciato sulla sua richiesta di rilascio di un permesso di dimora condizionato. Sennonch�, in ragione dell'effetto devolutivo dei ricorsi interposti in precedenza, ella � unicamente legittimata a formulare conclusioni riguardanti l'annullamento o la riforma della sentenza del Tribunale cantonale amministrativo. Al riguardo l'impugnativa � pertanto inammissibile (DTF 134 II 142 consid. 1.4 pag. 144).
5.2.�La ricorrente afferma poi che il fatto che la Corte cantonale l'abbia invitata a sottoporre all'autorit� di prime cure la sua domanda di permesso condizionato dimostra che esiste comunque la possibilit� di una continuazione del soggiorno con conseguente mancato pericolo per l'ordine pubblico. La tesi, fuorviante, non pu� essere condivisa. La Corte cantonale si � infatti limitata a constatare che la richiesta in questione esulava dal procedimento sottopostole e doveva essere oggetto di una nuova domanda, senza minimamente esprimersi sul merito della questione. Comunque sia, indipendentemente dalla risposta dell'autorit� precedente, occorre rammentare alla ricorrente che l'istanza in questione (cio� accordarle un permesso di dimora quale misura meno incisiva) �, per consolidata prassi, inammissibile e contraria al diritto federale (sentenze 2C_764/2013 del 15 aprile 2014 consid. 3.6, 2C_1068/2012 dell'11 febbraio 2013 consid. 2.2 e 2C_733/2012 del 24 gennaio 2013 consid. 10 e rispettivi riferimenti).
La ricorrente si richiama all'art. 8 CEDU. Per quanto concerne le relazioni con il figlio ci si limita a ricordarle che, dal profilo dell'applicabilit� dell'art. 8 CEDU, � determinante l'et� di costui al momento in cui il Tribunale federale si pronuncia (DTF 136 II 497 consid. 3.2 pag. 500 e numerosi richiami). Nel caso concreto, il ragazzo, nato il 4 luglio 1996, � ora maggiorenne. Inoltre l'interessata non ha preteso n� dimostrato che egli si trova in un particolare stato di dipendenza dalla madre, suscettibile di permettergli di richiamarsi al citato disposto convenzionale nonostante la maggiore et� (DTF 129 II 11 consid. 2; 120 Ib 257 consid. 1d-e). Per quanto riguarda invece la relazione con il convivente, dato che con sentenza odierna questa Corte ha pure confermato la revoca del permesso di domicilio pronunciata nei suoi confronti (causa 2C_226/2014) ne discende che essi nulla possono oramai dedurre dalla citata norma convenzionale.
Infine la ricorrente fa valere la violazione del Trattato di domicilio e consolare conchiuso il 16 febbraio 1888 tra la Svizzera e la Serbia (RS 0.142.118.181), il cui art. 1 conferisce parit� di trattamento con i cittadini svizzeri. Sennonch� la ricorrente dimentica che la parit� di trattamento garantita dal citato Trattato vale nei casi in cui il cittadino che vi si pu� appellare � titolare di un permesso di domicilio ed intende cambiare Cantone, ci� che non � evidentemente il suo caso (causa 2A.278/1999 del 1� ottobre 1999 consid. 1). La critica, manifestamente infondata, va quindi respinta.
Per i motivi illustrati il ricorso, nella misura in cui � ammissibile, si avvera pertanto infondato e va quindi respinto.
Le spese seguono la soccombenza e vanno poste a carico della ricorrente (art. 66 cpv. 1 LTF). Non si accordano ripetibili ad autorit� vincenti (art. 68 cpv. 3 LTF).
In quanto ammissibile, il ricorso � respinto.
Le spese giudiziarie di fr. 1'500.-- sono poste a carico della ricorrente.
Comunicazione al patrocinatore della ricorrente, alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, al Consiglio di Stato e al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, nonch� all'Ufficio federale della migrazione.