Source: https://www.a-dif.org/2019/01/30/caso-sea-watch-3-perche-il-governo-italiano-ha-perso/
Timestamp: 2019-10-22 07:18:33+00:00
Document Index: 114443839

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 83', 'art.7', 'art. 9', 'art. 16', 'art.33', 'art. 4', 'art. 25', 'art. 33', 'art. 4', 'art.19', 'art.6', 'art.13', 'art. 80', 'art. 348']

Caso Sea Watch 3.Perchè il governo italiano ha perso. – Associazione Diritti e Frontiere – ADIF
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La Sea Watch in navigazione verso Catania per lo sbarco dei migranti
30/01/2019 – 17:47
Ordine del Viminale determinato dalla presenza di centri ministeriali per l’accoglienza di minori
PRINCIPALI PROFILI NORMATIVI
1.Le navi battenti bandiera di un altro Stato hanno comunque il diritto di “passaggio inoffensivo” nelle acque territoriali italiane, ovvero il diritto di entrare e transitare in tali acque senza costituire pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato (Convenzione UNCLOS, art. 17); a
tale proposito, a livello interno, l’art. 83 del Codice della Navigazione stabilisce che “il Ministro dei trasporti e della navigazione può limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il Ministro dell’ambiente, per motivi di protezione dell’ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende”.
Il 29 giugno 2018 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha dichiarato in un comunicato che “In ragione della nota formale che mi giunge dal Ministero dell’Interno e che adduce motivi di ordine pubblico, dispongo il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Ong Astral, in piena ottemperanza dell’articolo 83 del Codice della Navigazione”[(1)
Il 30 giugno 2018, in un’intervista al Corriere della Sera, il Ministro dell’Interno, sen. Matteo Salvini, affermava:“abbiamo chiuso per gli attracchi di queste navi [delle Ong] anche quando non portano migranti. Le navi straniere finanziate in maniera occulta da potenze straniere in Italia non toccheranno più terra”. Come se i doveri di soccorso ed il rispetto delle Convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia si legassero alla provenienza dei finanziamenti ricevuti dalle ONG, certamente più tracciabili da quelli ricevuti in passato dalla Lega.
Come ha rilevato De Sena, Professore ordinario di Diritto internazionale, per quanto possa in astratto succedere che uno stato competente per il coordinamento delle attività di ricerca e salvataggio in mare rifiuti di indicare un porto sicuro di sbarco, che non è necessariamente il porto più vicino, «la chiusura dei porti italiani implicherebbe necessariamente una serie di conseguenze sul piano del rispetto di norme internazionali sui diritti umani e sulla protezione dei rifugiati.Vari elementi permettono infatti di considerare che
l’Italia eserciterebbe, de jure e de facto, sulle imbarcazioni in parola, poteri idonei ad incidere sul godimento effettivo di diritti elementari da parte di coloro che si trovino a bordo. In altri termini, questi ultimi, pur tenuti fuori dai porti italiani, non mancherebbero di rientrare nella giurisdizione
italiana, ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, così come nterpretato nella giurisprudenza rilevante”.
La Convenzione di Palermo contro il crimine transnazionale ed i due Protocolli allegati, contro la tratta e contro il traffico di esseri umani, che pure prevedono accordi con i paesi di origine etransito dei migranti, antepongono la salvaguardia della vita umana in mare alla lotta contro quella che si definisce immigrazione “illegale”. In base all’art.7 del Protocollo contro il traffico (Cooperazione) “Gli Stati Parte cooperano nella maniera più ampia per prevenire e reprimere il traffico di migranti via mare, ai sensi del diritto internazionale del mare”. Secondo l’art. 9 dello
stesso Protocollo “Qualsiasi misura presa, adottata o applicata conformemente al presente capitolo tiene debitamente conto della necessità di non ostacolare o modificare: a) i diritti e gli obblighi degli Stati costieri e l’esercizio della loro giurisdizione, ai sensi del diritto internazionale del
mare. Particolarmente importante l’art. 16 del Protocollo che prevede Misure di tutela e di assistenza: (1) Nell’applicazione del presente Protocollo, ogni Stato Parte prende, compatibilmente con i suoi obblighi derivanti dal diritto internazionale, misure adeguate, comprese quelle di
carattere legislativo se necessario, per preservare e tutelare i diritti delle persone che sono state oggetto delle condotte di cui all’articolo 6 del presente Protocollo, come riconosciuti ai sensi del diritto internazionale applicabile, in particolare il diritto alla vita e il diritto a non essere sottoposto a tortura o altri trattamenti o pene inumani o degradanti. (2) Ogni Stato Parte prende le misure opportune per fornire ai migranti un’adeguata tutela contro la violenza che può essere loro inflitta,
sia da singoli individui che da gruppi, in quanto oggetto delle condotte di cui all’articolo 6 del presente Protocollo. (3) Ogni Stato Parte fornisce un’assistenza adeguata ai migranti la cui vita, o incolumità, è in pericolo dal fatto di essere stati oggetto delle condotte di cui all’articolo 6 del
presente Protocollo. (4) Nell’applicare le disposizioni del presente articolo, gli Stati Parte prendono in considerazione le particolari esigenze delle donne e dei bambini.
2.La competenza nelle attività SAR o la individuazione del place of safety non possono derogare i principi fondamentali affermati in favore dei rifugiati ai quali sono parificati i richiedenti asilo.
In base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati (art.33), “nessuno Stato contraente potrà espellere o respingere (refouler) – in nessun modo – un rifugiato verso le frontiere dei luoghi ove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa della sua razza, della sua religione, della
sua nazionalità, della sua appartenenza ad una determinata categoria sociale o delle sue opinioni politiche. Il beneficio di detta disposizione non potrà tuttavia essere invocato da un rifugiato per il quale vi siano gravi motivi per considerarlo un pericolo per la sicurezza dello Stato in cui si trova, oppure da un rifugiato il quale, essendo stato oggetto di una condanna già passata in giudicato per un crimine o un delitto particolarmente grave, rappresenti una minaccia per la comunità di detto
Secondo l’UNHCR ” In mare non è possibile una valutazione formale dello status di rifugiato o di richiedente asilo (in virtù del Protocollo di Palermo del 2000 contro la tratta di migranti; Reg. EU 2014/656 per le operazioni Frontex; d.lgs 286/’98 – T.U. immigrazione e discendente DM 14 luglio 2003; ecc.). Tutte le imbarcazioni coinvolte in operazioni SAR hanno come priorità il soccorso e il trasporto in un “luogo sicuro” dei migranti raccolti in mare e le azioni di soccorso prescindono dallo status giuridico delle persone. Il rifiuto, aprioristico e indistinto, di far approdare la nave in
porto comporta l’impossibilità di valutare le singole situazioni delle persone a bordo, e viola il divieto di espulsioni collettive previsto dall’art. 4 del Protocollo n. 4 alla CEDU.
Se è vero che in base all’art. 25 della Convenzione UNCLOS lo stato può comunque impedire l’ingresso nei propri porti ad una nave sospettata di trasportare migranti irregolari, è altrettanto da considerare che se uno Stato respinge una imbarcazione carica di naufraghi soccorsi in acque
internazionali, senza controllare se a bordo vi siano dei richiedenti asilo o soggetti non respingibili, o altrimenti inespellibili, come donne abusate e/o in stato di gravidanza e minori, e senza esaminare se essi possiedano i requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato, commette
una violazione del principio di non respingimento sancito dall’art. 33 par. 1 della Convenzione del 1951 se i territori (Stati terzi o alto mare) verso cui la nave è respinta non offrono garanzie sufficienti per l’incolumità dei migranti. L’articolo 10 del Testo Unico sull’immigrazione 256/98
prevede ancora espressamente la possibilità di applicare il respingimento differito (comma 2) alle persone straniere che sono state “temporaneamente ammessi nel territorio per necessità di
pubblico soccorso”. Dunque anche l’ordinamento interno prevede che in caso di eventi di ricerca e soccorso in mare non si possa procedere ad operazioni di respingimento che peraltro assumerebbero il carattere di respingimenti collettivi, vietati dall’art. 4 del Quarto Protocollo
allegato alla CEDU e dall’art.19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
In una relazione tenuta nel maggio del 2017 dal Contrammiraglio Nicola Carlone davanti alla Commissione parlamentare sull’attuazione degli accordi di Schengen, si ricorda, in base alle Regulations adottate all’IMO (Organizzazione marittima internazionale facete capo alle Nazioni
Unite),” l’obbligo, per lo Stato cui appartiene lo MRCC che per primo abbia ricevuto la notizia dell’evento o che comunque abbia assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso, di individuare sul proprio territorio un luogo sicuro ove sbarcare le persone soccorse, qualora non vi sia la possibilità di raggiungere un accordo con uno Stato il cui territorio fosse eventualmente più prossimo alla zona dell’evento”. Si aggiunge poi che ” Anche la Tunisia, pur avendo ratificato la Convenzione SAR del 1979, non ha finora dichiarato una propria Area di responsabilità SAR
marittima. Ciò a causa di un contenzioso con Malta (analogo a quello tra quest’ultima e l’Italia), la cui area SAR marittima (in quanto fatta coincidere con la FIR20, area di controllo dello spazio aereo) si sovrappone in parte alle acque territoriali tunisine. L’IMRCC, comunque, ha sempre
informato anche le Autorità tunisine e più precisamente il Centro operativo della Marina militare tunisina, di tutti gli eventi SAR in cui dette Autorità avrebbero potuto intervenire ed anche assumere il coordinamento delle operazioni, ma le stesse non lo hanno mai fatto. Anche nei casi in
cui IMRCC ha chiesto formalmente alle Autorità tunisine di autorizzare quantomeno lo sbarco in un proprio porto per un sopravvenuto stato di necessità non hanno dato il loro consenso.” ” la normativa SAR internazionale (in particolare la Ris. MSC 167(78) del 2004) prevede che tutte le questioni che non riguardino il SAR in senso stretto, quali quelle relative allo status giuridico delle persone soccorse, alla presenza o meno dei prescritti requisiti per il loro ingresso legittimo nel territorio dello Stato costiero interessato o per acquisire il diritto alla protezione
internazionale, ecc., devono di norma essere affrontate e risolte solo a seguito dello sbarco nel luogo sicuro di sbarco (POS) e non devono comunque causare indebiti ritardi allo sbarco delle persone soccorse od alla liberazione della nave soccorritrice dall’onere assunto.
3.Nei confronti dei minori trattenuti per giorni a bordo della Sea Watch, sottoposta ad una stretta sorveglianza di polizia con due motovedette della Guardia di finanza che ne limitano i movimenti, sono state violate norme derivanti dai Regolamenti europei e dalla normativa interna.
La Procura dei minori di Catania aveva chiesto lo sbarco immediato dei minori non accompagnati a bordo della nave Sea Watch, già venerdì 26 gennaio quando si trovava a mezzo miglio dalla costa di Siracusa , aprendo un fascicolo contro ignoti per accertare in quanti fossero a bordo. Per il procuratore dei minori di Catania Caterina Ajello, lasciare i ragazzini stranieri non accompagnati a bordo della nave è una “grave violazione dei loro diritti“, come ha scritto in una lettera ai ministri dell’Interno e delle infrastrutture e trasporti, rispettivamente il vicepremier Matteo Salvini e Danilo Toninelli, ma anche al presidente del tribunale per i minorenni di Catania, al procuratore generale di Catania e al prefetto di Siracusa. I minori – fa notare il magistrato – sono tutelati da norme che “impongono il divieto di respingimento e di espulsione, riconoscendo invece il diritto ad esser accolti in strutture idonee, ad avere nominato un tutore, ad essere accolti e ad avere un permesso di soggiorno”.
Diritti che, sottolinea la procuratrice Ajello, “vengono elusi a causa della permanenza a bordo della nave” .
Viene in sostanza violata in diversi punti la legge n.47 del 2017 (legge Zampa).Sulla questione dei minori è intervenuto anche il Garante per l’infanzia di Palermo, Pasquale D’Andrea: “Lasciare i ragazzini in mare è un’aberrazione, una punizione disumana. In ogni caso se i minori si trovano in acque territoriali italiane vanno fatti scendere. Non ci sono alternative. Lo prevede la legge e ogni disposizione contraria è una violazione delle norme. La legge 176 del 1991, che è la ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo, parla chiaro: i ragazzi vanno protetti e il ministro non può dire ‘hanno 17 anni e sei mesi’ perché in base a quanto previsto dalla Convenzione i bambini sono tali da 0 a 18 anni”, ha detto all’AdnKronos.. Viene anche violata la normativa in tema di minori dettata dal Regolamento Dublino del 2013 e dalle Direttive europee in materia di protezione internazionale.
In base al Regolamento Dublino III, ( art.6), “Garanzie per i minori”
In base alla legge 47 del 2017 ( Legge Zampa), “«Art. 19-bis (Identificazione dei minori stranieri non accompagnati). – 1. Nel momento in cui il minore straniero non accompagnato e’ entrato in contatto o e’ stato segnalato alle autorita’ di polizia, ai servizi sociali o ad altri rappresentanti dell’ente locale o all’autorita’ giudiziaria, il personale qualificato della struttura di prima accoglienza svolge, sotto la direzione dei servizi dell’ente locale competente e coadiuvato, ove possibile, da organizzazioni, enti o associazioni con comprovata e specifica esperienza nella tutela dei minori, un colloquio con il minore, volto ad approfondire la sua storia personale e familiare e a far emergere ogni altro elemento utile alla sua protezione, secondo la procedura stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Al colloquio e’ garantita la presenza di un mediatore culturale. 2. Nei casi di dubbi fondati relativi all’eta’ dichiarata dal minore si applicano le disposizioni dei commi 3 e seguenti. In ogni caso, nelle more dell’esito delle procedure di identificazione, l’accoglienza del minore e’ garantita dalle apposite strutture di prima accoglienza per minori previste dalla legge; si applicano, ove ne ricorrano i presupposti, le disposizioni dell’articolo 4 del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24. 3. L’identita’ di un minore straniero non accompagnato e’ accertata dalle autorita’ di pubblica sicurezza, coadiuvate da mediatori culturali, alla presenza del tutore o del tutore provvisorio se gia’ nominato, solo dopo che e’ stata garantita allo stesso minore un’immediata assistenza umanitaria. Qualora sussista un dubbio circa l’eta’ dichiarata, questa e’ accertata in via principale attraverso un documento anagrafico, anche avvalendosi della collaborazione delle autorita’ diplomatico-consolari. L’intervento della rappresentanza diplomatico-consolare non deve essere richiesto nei casi in cui il presunto minore abbia espresso la volonta’ di chiedere protezione internazionale ovvero quando una possibile esigenza di protezione internazionale emerga a seguito del colloquio previsto dal comma 1. Tale intervento non e’ altresi’ esperibile qualora da esso possano derivare pericoli di persecuzione e nei casi in cui il minore dichiari di non volersi avvalere dell’intervento dell’autorita’ diplomatico-consolare. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e il Ministero dell’interno promuovono le opportune iniziative, d’intesa con gli Stati interessati, al fine di accelerare il compimento degli accertamenti di cui al presente comma. 4. Qualora permangano dubbi fondati in merito all’eta’ dichiarata da un minore straniero non accompagnato, la Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni puo’ disporre esami socio-sanitari volti all’accertamento della stessa. L’accertamento socio-sanitario dell’eta’ deve essere svolto in un ambiente idoneo con un approccio multidisciplinare da professionisti adeguatamente formati e, ove necessario, in presenza di un mediatore culturale, utilizzando modalita’ meno invasive possibili e rispettose dell’eta’ presunta, del sesso e dell’integrita’ fisica e psichica della persona. Non devono essere eseguiti esami socio-sanitari che possano compromettere lo stato psico-fisico della persona.
Le prassi adottate dalle autorità italiane nei confronti dei minori non acompagnati presenti a bordo della nave Sea Watch 3 hanno violato questi passaggi procedurali imposti dalla legge nei confronti di tutti i minori non accompagnati che si trovino sottoposti alla giurisdizione italiana, come si trovavano sottoposti alla giurisdizione italiana i minori rimasti per sei giorni a bordo della nave all’ormeggio nella rada di Augusta, in base a quanto è stato accertato anche dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Il tentativo del governo italiano di sottrarsi alla giurisdizione della Corte è fallito.
Il rispetto della legge e delle regole vigenti in Italia, in osservanza degli obblighi internazionali, dell’attuazione delle direttive europee in materia di accoglienza, della disciplina specifica per la tutela e protezione delle persone straniere di età minore che si trovano in territorio italiano, in
applicazione del principio di uguaglianza e di non discriminazione, prevede il divieto di respingimento,
il divieto di espulsione,
il diritto ad essere identificati ed essere informati sui loro diritti
il diritto alla presunzione della minore età fino all’esito dell’ accertamentoil diritto all’accoglienza secondo la normativa attuativa delle direttive 2033-2032/ 2013 UE prevista dal dlvo n. 142/2015, da eseguirsi , come specificato anche nelle recente circolare del Ministero dell’Interno del 3-1-2019 nel SIPROIMI ( sistema di protezione per titolari di
protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati )
diritto alla nomina del tutore ,
diritto all’ascolto
diritto all’affidamento familiare
diritto all’inclusione sociale , anche se prossime alla maggiore età , ai sensi dell’art.13 della legge 47 del 2017L’AIMMF ricorda che per la condizione di vulnerabilità delle persone minorenni straniere
l’applicazione della legge deve essere garantita senza ritardo nel momento di arrivo alla frontiera per non prolungarne la sofferenza e il trauma patito.
L’AIMMF, quindi, pur ritenendo non più procrastinabile il rispetto della legge per i minori stranieri presenti in Italia sulla nave Sea Watch per le misure urgenti di accoglienza, di salvaguardia e tutela richiama anche l’applicazione dell’art. 80 del TFUE e le politiche dell’UE ispirate al principio di solidarietà e di mutua collaborazione .
L’AIMMF si impegna, per la tutela e accoglienza dei minori stranieri soli e in condizione di vulnerabilità, a proporre all’Association Internationale des Magistrats de la jeunesse et de la Famille un’azione congiunta di sensibilizzazione e di confronto nella speranza, quanto meno, di
una attenuazione dei processi in atto di rifiuto e opposizione a soluzioni costruttive e di rispetto dei diritti dell’Umanità.
Susanna Galli Maria Francesca Pricoco
La vicenda è quindi aperta, oltre che sul piano politico, anche su quello legale.
Si tratta di un risultato di estrema importanza, ma le persone salvate restano ancora prigioniere nonostante la grave precarietà delle loro condizioni, a causa dell’ostilità del governo italiano che, illegittimamente, costruisce rapporti di forza sui loro corpi impedendone l’ingresso in Italia.
LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO ORDINA ALL’ITALIA
DI NOMINARE UN TUTORE PER I MINORI NON ACCOMPAGNATI:
QUESTA MISURA IMPLICA NECESSARIAMENTE IL LORO IMMEDIATO SBARCO
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha adottato ieri una decisione congiunta riguardo a due ricorsi d’urgenza, il primo presentato dal capitano della Sea-Watch 3 e dai migranti adulti, il secondo presentato dai 15 minori non accompagnati a bordo della nave, con il supporto anche di INTERSOS.
Con riferimento ai minori, la Corte ordina al Governo italiano di fornire un’assistenza giuridica adeguata e in particolare di assicurare la nomina di un tutore.
Secondo la legge italiana, il giudice deve sentire il minore prima di procedere alla nomina del tutore (Codice civile, art. 348) e il tutore nominato deve incontrare il minore, per informarlo dei suoi diritti ed ascoltare i suoi bisogni, il che è evidentemente impedito fino a quando i minori resteranno trattenuti sulla nave e non sarà consentito a nessuno salire a bordo.
Contestualmente alla nomina del tutore, il Tribunale per i minorenni è inoltre chiamato a ratificare le misure di accoglienza predisposte, disponendo l’affidamento del minore non accompagnato ai servizi sociali e il collocamento in un centro di accoglienza per minori.
Dunque, la Corte non impone direttamente lo sbarco dei minori, ma ordina l’adozione delle misure previste dalla normativa italiana che devono essere eseguite necessariamente garantendo l’immediato sbarco dei minori dalla Sea-Watch 3.
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