Source: https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-terzo/titolo-i/capo-i/sezione-iii/art699.html
Timestamp: 2020-04-01 08:32:10+00:00
Document Index: 55101617

Matched Legal Cases: ['art. 699', 'art. 42', 'art. 699', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 699', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 699', 'art. 699', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 699', 'art. 817', 'art. 699', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 45', 'art. 699', 'art. 40', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 42', 'art. 45', 'art. 80', 'art. 699', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 699', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 699', 'art. 10', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 699', 'art. 4', 'in dubio', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 699', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 699', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 699', 'sentenza ']

Art. 699 codice penale - Porto abusivo di armi - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice penale > LIBRO TERZO - Delle contravvenzioni in particolare > Titolo I - Delle contravvenzioni di polizia > Capo I - Delle contravvenzioni concernenti la polizia di sicurezza > Sezione III - Delle contravvenzioni concernenti la prevenzione di talune specie di reati > Articolo 699
Dispositivo dell'art. 699 Codice penale
Chiunque, senza la licenza dell'Autorità (1), quando la licenza è richiesta, porta (2) un'arma [704] fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, è punito con l'arresto fino a diciotto mesi.
Soggiace all'arresto da diciotto mesi a tre anni chi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, porta un'arma [704] per cui non è ammessa licenza.
(1) Viene considerato presupposto del reato in esame l'obbligo di licenza ex art. 42 del T.u.l.p.s.
(2) Il porto d'armi indica una disponibilità immediata dell'arma, non tanto quale contatto fisico con la stessa, quanto come potenzialità del suo pronto utilizzo.
La disposizione in esame è diretta a tutelare la sicurezza pubblica
Spiegazione dell'art. 699 Codice penale
La norma in esame è posta a tutela della e dell'interesse dello Stato a controllare la diffusione di armi.
La condotta incriminata consiste nel portare un'arma per cui è richiesta licenza fuori dalla propria abitazione e dalle appartenenze.
La pena è poi aumentata qualora trattasi di arma per cui non è concessa autorizzazione, nonché, al terzo comma, qualora sia portata in luogo in cui vi è una adunanza di persone, o di notte in luogo abitato.
Il porto d'armi è reato di pericolo e dunque basta, per la sua configurabilità, che l'arma sia di per sè idonea all'uso, non rilevando che essa sia eventualmente smontata o priva di munizioni.
Massime relative all'art. 699 Codice penale
Cass. pen. n. 57624/2017
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 57624 del 27 dicembre 2017)
Cass. pen. n. 10696/2013
Il porto ingiustificato fuori dalla propria abitazione o dalle appartenenze di essa di un coltello marca "Opinel" non integra la contravvenzione di cui all'art. 699 c.p. ma quella prevista dall'art. 4, comma secondo, L. n. 110 del 1975, trattandosi di un coltello di notissima tipologia merceologica, non rientrante nella categoria delle "armi bianche".
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10696 del 7 marzo 2013)
Cass. pen. n. 5388/2000
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 699, comma 2, c.p., sollevata, in riferimento agli artt. 27, primo e terzo comma, e 3 Cost., sul rilievo della eccessività del minimo edittale della pena fissato in diciotto mesi. Infatti, il legislatore nello stabilire la sanzione prevista dal secondo comma dell'art. 699 c.p. ha evidentemente tenuto ben presente la particolare pericolosità delle «armi» per le quali non è ammessa licenza, mentre l'art. 14 della legge n. 497 del 1974, che ha triplicato le pene stabilite nel codice penale per tutte le contravvenzioni concernenti le armi non contemplate nella detta legge, risponde ad un preciso intendimento del legislatore di inasprire le pene per tutti quei reati che, secondo il suo prudente apprezzamento, rendono maggiormente pericolose per la collettività le condotte criminali.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5388 del 8 maggio 2000)
Cass. pen. n. 392/2000
Rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo, o «bianche», il coltello a serramanico a scatto - detto anche «molletta» - di cui è vietato il porto in modo assoluto, mentre rientra in quella degli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere il coltello a serramanico non a scatto, il cui porto fuori della propria abitazione dev'essere sorretto comunque da giustificato motivo. Ne consegue che il porto illegale del primo integra, non già il reato p. e p. dall'art. 4, secondo e terzo comma, legge 110/75, bensì la più grave fattispecie criminosa di cui all'art. 699 secondo comma c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 392 del 14 gennaio 2000)
In tema di reati concernenti le armi, deve escludersi la configurabilità del delitto di porto di arma in luogo pubblico o aperto al pubblico, di cui agli artt. 12 e 14 L. 14 ottobre 1974, n. 497, nonché della contravvenzione di porto di arma in luoghi privati diversi dalla dimora dell'agente e dalle sue appartenenze, di cui all'art. 699 c.p., allorquando il fatto si verifica sul pianerottolo esterno, antistante l'ingresso dell'abitazione, di cui ci si deve necessariamente servire, anche mediante scalini, per entrare ed uscire di casa; ed invero trattasi di struttura che deve considerarsi pertinenza dell'abitazione, vale a dire struttura posta al servizio dell'edificio principale, secondo il regime dell'art. 817 del c.c.
Cass. pen. n. 4331/1997
In tema di reati concernenti le armi, deve escludersi che la balestra possa classificarsi tra le armi proprie, per la ragione che tale strumento, di difficile porto e di ardua maneggevolezza, incompatibile con le esigenze ed i costumi del vivere moderno, non ha più da tempo, quale destinazione naturale, quella di recare offesa agli esseri umani, ma piuttosto funzioni ornamentali, di collezione o, talora, sportive; ne consegue che non vi è obbligo di denuncia, e il porto, fuori dell'abitazione e sue pertinenze, al pari di quello delle relative frecce, se ingiustificato è punito non ai sensi dell'art. 699 c.p., ma dell'art. 4, comma secondo, della legge 18 aprile 1975, n. 110. (Nell'affermare il principio di cui in massima, la Suprema Corte ha altresì evidenziato che tale conclusione è stata fatta propria anche dall'autorità preposta al controllo sulle armi, avendo il Ministero dell'Interno precisato, con circolare del 16 dicembre 1995, che «le balestre moderne ed i relativi dardi vanno considerati nel novero delle armi improprie e sono sottoposte alla disciplina di cui agli artt. 4, comma secondo, della legge n. 110 del 1975 e 45, comma secondo, del regolamento di esecuzione al T.U. delle leggi di pubblica sicurezza»).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4331 del 10 maggio 1997)
Cass. pen. n. 1730/1996
Il pugnale, in quanto strumento la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona, rientra nel novero delle armi bianche propriamente dette, il porto delle quali è punibile ai sensi dell'art. 699, comma 2, c.p., che prevede una figura autonoma di reato e non una forma aggravata dell'ipotesi di cui al comma 1 dello stesso articolo, caratterizzata da una diversa materialità giuridica, con la conseguenza che, con riferimento ad essa, è inammissibile il giudizio di comparazione tra circostanze di segno opposto. (Fattispecie relativa a pena patteggiata, applicata, previo giudizio di comparazione, in misura illegale, perché inferiore al minimo edittale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1730 del 28 maggio 1996)
Cass. pen. n. 5213/1996
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5213 del 25 maggio 1996)
Cass. pen. n. 2208/1995
L'art. 699, comma 2, c.p. contempla una fattispecie autonoma di reato e non una circostanza aggravante della previsione di cui al comma 1, onde rispetto ad essa non è ammesso alcun giudizio di comparazione tra circostanze di opposto segno.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2208 del 3 marzo 1995)
Cass. pen. n. 11227/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11227 del 9 novembre 1994)
Cass. pen. n. 9372/1994
Il coltello a serramanico con lama di oltre nove centimetri assume le caratteristiche di un pugnale o stiletto e va, quindi, qualificato come arma bianca che, per la sua naturale pericolosità e destinazione all'offesa alle persone, non può in assoluto essere oggetto di licenza da parte della competente autorità. Il porto di tale coltello fuori della propria abitazione integra, pertanto, il reato, di cui all'art. 699, comma 2, c.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9372 del 31 agosto 1994)
Cass. pen. n. 7494/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7494 del 1 luglio 1994)
Cass. pen. n. 7471/1994
Il coltello a scatto va classificato come arma bianca propria - con conseguente configurabilità del reato di cui all'art. 699, comma 2, c.p. in caso di porto fuori della propria abitazione o delle sue appartenenze - sempreché risulti accertato in fatto che si tratti realmente di coltello con lama azionabile meccanicamente, mediante congegno o molla, così da assumere le caratteristiche di un pugnale, e non di semplice coltello con lama ripiegata nel manico ed estraibile soltanto con manovra manuale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7471 del 1 luglio 1994)
Cass. pen. n. 6834/1994
In tema di porto abusivo di armi, la previsione di cui al comma 2 dell'art. 699 c.p. non costituisce un'ipotesi aggravata rispetto a quella prevista dal comma 1 dello stesso articolo ma un'ipotesi autonoma di reato. L'operatività delle disposizioni rispettivamente contemplate nei suddetti commi, la prima riferentesi alle armi per le quali è ammessa licenza e la seconda alle armi per le quali non è ammessa la licenza è, infatti, diversa in quanto il porto senza licenza, essendo del tutto incompatibile con il porto di armi per le quali la licenza non è ammessa è fatto diverso la cui trasgressione incide in un campo diverso.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6834 del 13 giugno 1994)
Cass. pen. n. 4112/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4112 del 11 aprile 1994)
Cass. pen. n. 2776/1994
In materia di reati concernenti le armi, secondo la nozione data dall'art. 30 del R.D. 18 giugno 1931, n. 733, le armi proprie sono quelle da sparo e non, la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona. L'art. 45 del relativo regolamento, R.D. 6 maggio 1940, n. 695, poi, dispone che ai fini della legge sono considerati armi gli strumenti da punta e da taglio, come pugnali, stiletti e simili, la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona. Il loro porto, assolutamente vietato, è sanzionato con la pena dell'arresto dal cpv. dell'art. 699 c.p., le cui disposizioni sono fatte salve dall'art. 40 della L. n. 110 del 1975, e non con quella dell'ammenda prevista dal terzo comma dell'art. 4 di questa. Tale più lieve sanzione si riferisce chiaramente al porto delle cosiddette armi improprie, di quelle che pur avendo una specifica diversa destinazione, possono tuttavia servire all'offesa personale, secondo la definizione rinvenuta nello stesso art. 4, notevolmente ampliata rispetto a quella originariamente contenuta nel secondo comma dell'art. 42 — ora abrogato —, nell'art. 45 del D.P.R. 18 giugno 1931, n. 773, e nell'art. 80 del relativo regolamento, approvato con R.D. del 6 maggio 1940, n. 635.
In tema di reati concernenti le armi, il porto di un'arma propria, naturalmente destinata all'offesa personale (quale ad esempio un pugnale con lama lunga 15 cm.) integra il reato di cui al secondo comma, dell'art. 699 c.p., e va punito con la sanzione ivi prevista (arresto da diciotto mesi a tre anni) e non già con quella più lieve (arresto da un mese ad un anno ed ammenda da lire 50.000 a 200.000) stabilita dal terzo comma dell'art. 4 della L. 18 aprile 1975, n. 110 che concerne il porto senza giustificato motivi delle cosiddette armi improprie.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2776 del 5 marzo 1994)
Il coltello a serramanico, detto anche a scatto o molletta, la cui lama, una volta spiegata con un congegno a molla, rimane fissata nel manico, assumendo le caratteristiche di un pugnale o stiletto, rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo. Il porto di tale coltello è vietato in modo assoluto ed è punito, a norma dell'art. 699, comma 2, c.p., con l'arresto da diciotto mesi a tre anni, non essendo stato il minimo di detta pena derogato dall'art. 7, comma 2, ultima parte, L. 2 ottobre 1967, n. 895, come sostituito dall'art. 14 della L. 14 ottobre 1974, n. 497.
Cass. pen. n. 8852/1993
In materia di armi bianche, un comune coltello con lama pieghevole nel manico rientra nella categoria delle armi improprie, il cui porto deve essere pertanto punito con la sanzione prevista dal terzo comma dell'art. 4 L. 18 aprile 1975, n. 110. Il coltello a serramanico vero e proprio, detto anche «coltello a scatto» o «molletta» — che rientra nel novero delle armi proprie non da sparo, il cui porto è punito a norma dell'art. 699 secondo comma c.p. — è quello la cui lama, una volta spiegata con un congegno a molla, rimane fissata nel manico assumendo le caratteristiche di un pugnale o stiletto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8852 del 28 settembre 1993)
Cass. pen. n. 8539/1993
In materia di porto di armi comuni da sparo, l'ipotesi «residuale» tra la originaria prescrizione dell'art. 699 c.p. (concernente il porto «fuori della propria abitazione o della appartenenza di essa») e quella di cui all'art. 10, L. 14 ottobre 1974, n. 497 (relativa al «porto in luogo pubblico o aperto al pubblico»), è costituita dal porto delle armi in quei luoghi, diversi dalla abitazione o dalle sue appartenenze, che non siano né pubblici né aperti al pubblico. (Nella fattispecie la Suprema Corte ha ritenuto sussistente il reato previsto dall'art. 699 c.p. in relazione al porto di arma comune da sparo in un fondo rustico recintato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8539 del 17 settembre 1993)
Cass. pen. n. 7011/1993
Il coltello a serramanico può essere inteso anche in senso più lato, onnicomprensivo pure di quello a scatto, caratterizzato dalla incorporazione della lama all'interno del manico; sicché, ove manchi la speciale strutturazione dello scatto e del fissaggio della lama, il coltello la cui lama è semplicemente ripieghevole nel manico, ancorché chiamato a serramanico, non è esclusivamente destinato all'offesa alla persona, potendo normalmente essere impiegato negli usi più svariati, come quelli domestici, agricoli, sportivi, anche se, occasionalmente, può essere adoperato come arma, in tal senso impropria. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso del P.M. che aveva sostenuto la violazione dell'art. 699 c.p. di contro a quella dell'art. 4, L. n. 110 del 1975 ritenuta dal Gip, la Suprema Corte ha osservato che non risultava da nessun atto come fosse strutturato il coltello portato dall'imputato, senza nessuna spiegazione in ordine alla pieghevolezza e allo scatto della lama, sicché in dubio pro reo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7011 del 14 luglio 1993)
Cass. pen. n. 4595/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4595 del 2 dicembre 1992)
Cass. pen. n. 6934/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6934 del 11 giugno 1992)
Cass. pen. n. 8132/1991
Il titolare di licenza di porto di fucile per uso di caccia è abilitato al porto di tale arma anche in periodo di divieto dell'attività venatoria. Ne deriva che non costituisce il reato di cui all'art. 699 c.p. il trasporto del fucile da caccia da parte di titolare della licenza.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8132 del 25 luglio 1991)
Cass. pen. n. 14852/1990
Il concorso di più persone nel porto o nella detenzione di un'arma non può essere escluso dalla semplice appartenenza di detta arma ad uno solo dei concorrenti e deve ritenersi pienamente sussistente quando l'arma si trovi nella disponibilità di tutti ovvero quando i soggetti viaggiando nella stessa auto, partecipano consapevolmente al porto dell'arma stessa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 14852 del 15 novembre 1990)
Il reato di porto illegale di armi assorbe quello di detenzione illegale soltanto nel caso in cui si dimostri che la condotta della detenzione non costituisca, contrariamente all'id quod plerumque accidit, condotta antecedente quella del porto.
Cass. pen. n. 8572/1990
La diminuente del «fatto di lieve entità», inizialmente prevista dall'art. 5, L. 2 ottobre 1967, n. 895 per le armi da guerra e, poi, estesa dall'art. 14, L. 14 ottobre 1974, n. 497 anche alle armi comuni da sparo, non è applicabile alle contravvenzioni di detenzione e porto abusivo di un'arma da punta e taglio avente, per destinazione naturale, l'offesa alla persona.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8572 del 13 giugno 1990)
Cass. pen. n. 17812/1989
Il criterio distintivo fra porto e trasporto di arma non è di carattere obiettivo e va ravvisato nella possibilità o meno di utilizzazione immediata della stessa. È, pertanto, configurabile il reato di porto illegale di arma quando questa, pur non essendo addosso al soggetto, si trovi — tuttavia — nella pronta disponibilità dello stesso per un uso quasi immediato. Sussiste, invece, l'ipotesi del trasporto quando l'arma viene presa in considerazione solo come oggetto inerte di una operazione di trasferimento da luogo a luogo e non è, quindi, suscettibile di pronta utilizzazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 17812 del 28 dicembre 1989)
Cass. pen. n. 13385/1989
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 13385 del 12 ottobre 1989)
Cass. pen. n. 9068/1989
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9068 del 1 luglio 1989)
Cass. pen. n. 1730/1989
Al fine di escludere la qualificazione di arma è necessario che questa risulti totalmente ed assolutamente inefficiente, giacché soltanto in questo caso viene a mancare quella situazione di pericolo per l'ordine pubblico e per la pubblica incolumità costituenti l'oggetto giuridico delle fattispecie di porto e detenzione illegale di armi. Ne consegue che un semplice difetto di funzionamento dell'arma che interessi solo una parte di essa e sia facilmente riparabile non fa perdere all'oggetto la qualifica di arma.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1730 del 8 febbraio 1989)
Cass. pen. n. 11903/1987
Le guardie giurate possono portare armi solo se munite della relativa licenza e pertanto sottostanno agli stessi diritti e doveri che riguardano tutti i cittadini. Ne consegue che qualora una guardia giurata porti un'arma senza averne fatta denuncia alla competente autorità non può invocare né la scriminante di cui all'art. 51 c.p., perché tale esimente è riferibile solo ai rapporti di subordinazione che nascono dal diritto pubblico e non anche a quelli che sorgono sul terreno del diritto privato, né il convincimento di essere legittimato al possesso di un'arma senza obbligo di denuncia, che finisce per risolversi in ignoranza della legge penale, che non scusa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11903 del 26 novembre 1987)
Cass. pen. n. 5549/1987
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5549 del 7 maggio 1987)
Cass. pen. n. 5205/1987
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5205 del 28 aprile 1987)
Cass. pen. n. 3865/1987
Deve ritenersi insussistente il reato di porto abusivo di armi, di cui all'art. 699 c.p., nel caso in cui la roulotte, nella quale esse siano detenute, sia l'unica abitazione dell'imputato. Tale precipua destinazione del mezzo ruotato non viene meno nel caso in cui il proprietario lo porti con sé, al traino dell'automobile, nei suoi spostamenti. (Nella specie un evento sismico aveva reso inagibile la casa dell'imputato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3865 del 1 aprile 1987)
Cass. pen. n. 1749/1987
L'art. 699 c.p. è rimasto in vigore per il porto senza licenza di armi comuni da sparo fuori della propria abitazione, ma non in luogo pubblico o aperto al pubblico; per il porto d'armi bianche proprie; per il porto d'arma comune da sparo, con licenza valida per la quale non sia stata corrisposta la tassa annuale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1749 del 17 febbraio 1987)
Cass. pen. n. 950/1987
Perché si possa escludere ad un oggetto la qualifica di «arma» e, quindi, disapplicare la relativa normativa urgente, è necessario che lo stesso oggetto (pistola, fucile ecc.) sia totalmente ed assolutamente inefficiente, giacché soltanto in questo caso manca o è impossibile che si verifichi la situazione di pericolo per l'ordine pubblico e per la pubblica incolumità, che costituiscono l'oggetto giuridico delle fattispecie di porto e detenzione illegale di armi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 950 del 30 gennaio 1987)
Cass. pen. n. 11564/1986
Il porto di un fucile da caccia, abusivo per mancanza di validità della licenza per uso caccia, conseguente all'omesso pagamento della tassa di concessione governativa, integra gli estremi del combinato disposto degli artt. 699 c.p. e 15 L. n. 497 del 1974, per i quali ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo, è sufficiente la sola colpa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11564 del 23 ottobre 1986)
Cass. pen. n. 9560/1986
È configurabile il reato di porto illegale di arma, quando quest'ultima, pur non essendo addosso al soggetto, si trovi tuttavia nella sua pronta disponibilità per un uso quasi immediato. Sussiste invece l'ipotesi del trasporto d'arma, allorché la stessa viene presa in considerazione come oggetto «inerte» di un'operazione di trasferimento da luogo a luogo e non è, quindi, suscettibile di pronta utilizzazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9560 del 23 settembre 1986)
Cass. pen. n. 7153/1986
Sussiste il reato di porto illegale di arma comune da sparo in luogo pubblico quando l'arma sia trasportata in una vettura che percorre una pubblica via.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7153 del 7 luglio 1986)
Cass. pen. n. 6484/1986
Qualora venga attribuito ad un imputato il reato di porto illegale di arma, la sua responsabilità in ordine al connesso reato di detenzione illegale delle stesse è presunta, in quanto tale reato costituisce il normale antecedente logico del primo e può escludersi solo in caso di prova contraria. Ne consegue che, difettando tale prova, è ravvisabile il concorso tra i due reati, in quanto si tratta di condotte diverse che integrano distinte ipotesi delittuose, a meno che non si dimostri, inoltre, che l'inizio della detenzione non coincida cronologicamente con il porto.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6484 del 27 giugno 1986)
Cass. pen. n. 6290/1986
In tema di detenzione e porto illegale, l'attuale funzionalità dell'arma non è estremo necessario per la configurabilità del reato, una volta che la stessa possieda, anche solo potenzialmente, le caratteristiche offensive, che la qualificano come tale.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6290 del 26 giugno 1986)
Cass. pen. n. 5037/1986
Il foglio bollato, aggiunto al libretto contenente la fotografia, le generalità e i connotati del titolare della licenza di porto d'armi per uso di caccia, e attestante il versamento annuale della tassa di concessione governativa, è destinato non solo a documentare l'avvenuto versamento della tassa suddetta, ma anche la permanenza dei requisiti subiettivi richiesti. Ne consegue che l'omesso versamento di tale tassa rende invalida la licenza, per cui il porto di fucile da caccia fuori della propria abitazione con licenza di caccia per la quale non erano stati versati gli oneri fiscali integra il reato di cui all'art. 699 c.p. in relazione all'art. 15 della L. del 1974, n. 497.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5037 del 5 giugno 1986)
Cass. pen. n. 2559/1986
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2559 del 28 marzo 1986)
Cass. pen. n. 2385/1986
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 699, comma secondo c.p. e 5 e 7, L. 2 ottobre 1967, n. 895 in riferimento all'art. 3 della Costituzione per la mancata estensione alle armi da punta e da taglio della diminuente per i fatti di lieve entità prevista dall'art. 7 legge precitata per le armi da guerra o comuni da sparo, posto che la disparità di trattamento sanzionatorio tra le diverse fattispecie risulta giustificata dalla classificazione come contravvenzioni dei reati concernenti le armi da punta e taglio e dalle differenze specifiche inerenti le pene complessivamente comminate.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2385 del 22 marzo 1986)
Cass. pen. n. 1690/1979
L'art. 7 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, dispone semplicemente l'aggravamento della pena prevista dall'art. 699 c.p. per il porto d'arma senza licenza, e non modifica in null'altro la fisionomia dell'illecito, che ha e conserva natura contravvenzionale. (Nella specie era stato sostenuto il difetto di correlazione tra la sentenza di condanna, emessa in base alla nuova disposizione di legge e l'imputazione nella quale figurava il richiamo all'art. 699 c.p.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1690 del 14 febbraio 1979)
Cass. pen. n. 5853/1978
Il concetto di «porto» di un'arma — posto in relazione con l'interesse tutelato dalla norma di cui all'art. 699 del codice penale e con il divieto da essa imposto — altro non è che quello di avere con sé un'arma in modo ed in condizione di poterla eventualmente usare secondo la sua natura specifica. In altri termini, poiché la ratio della disposizione consiste nel solo scopo di impedire la possibilità, anche eventuale, dell'uso immediato di una arma, anche un porto momentaneo fuori dell'abitazione senza licenza, configurando esso sempre una permanenza di pericolo per l'incolumità propria o di altri, integra la predetta ipotesi di reato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5853 del 19 maggio 1978)
Cass. pen. n. 2055/1978
L'art. 7 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, nel raddoppiare le pene previste dal codice penale in tema di contravvenzione alle norme concernenti le armi e nello stabilire che in ogni caso l'arresto non può essere inferiore a quindici giorni [ora tre mesi], ha posto un limite minimo alla pena edittale, anche per quei casi in cui la pena risulti, nonostante il raddoppio, inferiore a tale minimo. (Applicazione in tema di porto abusivo di armi ex art. 699 comma primo c.p.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2055 del 23 febbraio 1978)