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Timestamp: 2020-01-28 04:02:02+00:00
Document Index: 148030993

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Sentenza Cassazione Civile n. 15030 del 16/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15030 del 16/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 16/06/2017, (ud. 16/05/2017, dep.16/06/2017), n. 15030
sul ricorso iscritto al n. 19511/2011 R.G. proposto da:
P.P.A., rappresentato e difeso dall’Avv. Giovanni
Nicolini, con domicilio eletto in Roma, Via Giuseppe Avezzana, n.
13, presso lo studio dell’Avv. Luigi Bottai;
dell’Emilia-Romagna, n. 80/18/10 depositata il 20 settembre 2010;
Rilevato che P.P.A. propone ricorso per cassazione, con tre mezzi, nei confronti dell’Agenzia delle entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza in epigrafe con la quale la Commissione tributaria regionale dell’Emilia-Romagna ha accolto l’appello dell’Ufficio ritenendo inammissibile il ricorso del contribuente avverso il silenzio rifiuto serbato dall’Amministrazione sull’istanza di rimborso Irap relativa all’anno 2003 (motivata dall’assenza del presupposto dell’autonoma organizzazione), perchè precluso dal giudicato formatosi sulla sentenza n. 201/10/2007 con cui la C.T.P. di Bologna aveva respinto separato ricorso proposto dal contribuente avverso il silenzio rifiuto formatosi su altra istanza di rimborso Irap relative agli anni dal 2001 al 2004;
che il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1;
considerato che con il primo motivo di ricorso il contribuente deduce violazione o falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., per avere la C.T.R. attribuito efficacia preclusiva al suindicato giudicato esterno, pur avendo dato atto che questo riguardava bensì il medesimo tributo e lo stesso anno d’imposta, ma con riferimento ad un ricorso la cui causa petendi riguardava l’incompatibilità dell’Irap con l’art. 33 della Direttiva n. 77/338/CEE;
che con il secondo motivo il ricorrente deduce “difetto di motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza della preclusione da giudicato” per avere la C.T.R. posto a fondamento della decisione il generico richiamo al principio secondo il quale il giudicato copre il dedotto e il deducibile, senza tuttavia illustrare le ragioni per cui lo stesso fosse pertinente alla fattispecie, nè chiarire se e perchè ha ritenuto irrilevante la diversità di causa petendi o se al contrario ne ha ravvisato l’identità;
che con il terzo motivo il ricorrente deduce, infine, violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 24, comma 2, e dell’art. 2909 c.c., in relazione all’affermazione contenuta in sentenza secondo cui “l’eventuale allargamento dei motivi originari di ricorso può essere… realizzato nel procedimento iniziale con i mezzi previsti dall’ordinamento processuale”: osserva al riguardo che, da un lato, nel processo tributario l’integrazione dei motivi di ricorso è consentita dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 24, comma 2, soltanto in relazione alla contestazione di documenti depositati dalla controparte e fino ad allora non conosciuti, sussistendo altrimenti il divieto di proporre domande nuove nel corso del giudizio di primo grado; dall’altro, l’eventuale possibilità di integrare gli originari motivi di ricorso nei limiti dì cui al citato art. 24 non preclude la possibilità di proporre, in distinti giudizi, domande diverse per soggetti, petitum o causa petendi;
che occorre al riguardo rammentare che la preclusione del giudicato opera nel caso di giudizi identici, nei quali cioè l’identità delle due controversie riguarda i soggetti, la causa petendi e il petitum per come questi fattori sono inquadrati nell’effettiva portata della domanda giudiziale e della decisione (cfr. per tutte Cass. n. 1514/2007; n. 1773/2000; nonchè già Cass. Sez. U. n. 2874/1998);
che è dunque in tal senso necessaria – oltre all’identità dei soggetti vincolati dal giudicato – anche l’identità di oggetto, da intendersi quale identità degli elementi obiettivi delle domande giudiziali proposte nelle due cause, di modo che tra le fattispecie dedotte in giudizio sia rilevabile una ontologica e strutturale concordanza;
che tale orientamento viene sostanzialmente recepito anche nel processo tributario, con le sole precisazioni imposte dal rilievo che il processo tributario, rispetto a quello civile, conserva una sua specificità, correlata al rapporto sostanziale che ne costituisce oggetto, al qual riguardo è necessario tener presente che, in base all’insegnamento delle Sezioni Unite di questa Corte (v. Cass. Sez. U. n. 13916 del 2006), il processo tributario, ancorchè generalmente instaurato mediante impugnazione di un atto lato sensu impositivo (cfr. D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, lett. d) e art. 19, comma 1), ha per oggetto lo specifico rapporto tributario dedotto in giudizio, quale risulta, da un lato, dalla pretesa fatta valere dall’amministrazione finanziaria con l’atto medesimo e, dall’altro, dai motivi della sua impugnazione (v. anche Cass. Sez. U. n. 208/2001);
che nel caso di specie, pur tenendo presenti tali precisazioni, non può dubitarsi che il giudicato formatosi sulla separata sentenza riguarda controversia che da quella qui trattata si distingue quanto all’oggetto, in ragione della evidente diversità non solo della causa petendi ma ancor prima dello stesso provvedimento impugnato;
che occorre al riguardo tener presente che, ove si tratti, come nella specie, di silenzio rifiuto formatosi su istanza di rimborso, il suo contenuto non può che essere ricostruito in negativo in base alle ragioni stesse poste a fondamento dell’istanza (tacitamente) rigettata, sicchè esso sarà bensì impugnabile, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 1, lett. g), ma in stretta correlazione alle ragioni in fatto e in diritto poste a fondamento dell’istanza di rimborso, tanto che – come è stata affermato – devesi considerare inammissibile un ricorso giurisdizionale che introduca ragioni tutt’affatto diverse rispetto a quelle sulle quali l’amministrazione si è tacitamente pronunciata in negativo e ciò a ben vedere perchè queste ultime integrerebbero una nuova istanza mai proposta all’amministrazione e sulla quale pertanto non può nemmeno identificarsi un provvedimento (tacito) impugnabile (cfr. Cass. 06/10/2011, n. 20433);
che alla luce di tali considerazioni appare innegabile, nel caso di specie, la diversità contenutistica dei provvedimenti impugnati nei due separati giudizi e, di riflesso, del giudicato formatosi sulla sentenza emessa in uno di essi, volta che, come è pacifico in causa, quest’ultima interveniva in controversia relativa al rigetto tacito di istanza di rimborso esclusivamente fondata sulla asserita illegittimità della pretesa impositiva per contrasto con la normativa europea, senza che però in essa si facesse alcun riferimento anche alla sussistenza dei presupposti d’imposta, con la conseguenza che questa, lungi dal potersi considerare ragione di impugnazione deducibile in quel giudizio, integrava tema del quale, a ben vedere, l’Amministrazione non era stata investita e sul quale, conseguentemente, non poteva nemmeno ritenersi si fosse tacitamente pronunciata;
che deve pertanto pervenirsi all’accoglimento del ricorso, restando assorbito l’esame dei restanti motivi: la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio al giudice a quo, al quale va anche demandato il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità.
accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbito l’esame degli altri motivi; cassa la sentenza; rinvia alla Commissione tributaria regionale dell’Emilia-Romagna in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.