Source: http://www.sportnazionale.eu/ts6-attivita-commerciale-e-agevolazioni/
Timestamp: 2018-12-15 15:57:47+00:00
Document Index: 68453158

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 2', 'art. 148', 'art. 111', 'art. 90', 'art. 5', 'art.90', 'art. 143', 'art. 108', 'art. 37', 'art. 2220']

Attività commerciale e agevolazioni | sportnazionale.eu
Nel perseguimento delle finalità istituzionali nulla vieta che, pur non essendo previsto dallo statuto, l’associazione ponga in essere delle attività commerciali, seppur in modo esclusivo o principale, al fine di reperire risorse finanziarie da impiegare per il perseguimento del suo scopo istituzionale.
Per beneficiare di tale agevolazione è però necessaria una corretta redazione dello statuto, che tenga conto dei requisiti richiesti dalla legislazione fiscale, in mancanza dei quali l’associazione non potrà ricevere pagamenti dai soci e sarà esposta a possibili contestazioni dall’agenzia delle entrate.
l’associazione svolge attività commerciale in via marginale, al solo scopo di finanziare l’attività verso i soci. L’attività commerciale quindi non figura tra gli scopi dell’associazione e non esaurisce l’attività di questa. In questo caso l’associazione rimane un ente non commerciale. È però necessario che i proventi derivanti dall’attività commerciale non siano mai prevalenti rispetto a quelli derivanti dall’attività istituzionale verso i soci.
Per tali attività dovranno comunque essere predisposte le normali scritture contabili e, in caso di attività commerciale non occasionale, sarà necessario aprire P. Iva.
L’attività commerciale è svolta abitualmente e professionalmente, e i proventi di tali attività superano quelli conseguiti nell’ambito dell’attività verso i soci. In tal caso l’associazione perde il requisito della non commercialità e viene considerata, ai fini fiscali, un’impresa a tutti gli effetti. Tutte le sue attività sono sottoposte al regime fiscale d’impresa, con l’obbligo di tenere le scritture contabili ordinarie e redigere il bilancio ordinario.
Sono comunque sempre considerate commerciali per definizione (anche se effettuate verso i soci) le attività di: cessione di beni nuovi prodotti per la vendita, somministrazione di pasti, prestazioni alberghiere, l’alloggio, il trasporto e il deposito, gestione di spacci e mense, l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, le fiere e le esposizioni a carattere commerciale, le pubblicità commerciali.
Tutti gli ulteriori proventi non ricompresi fra quelli elencati tra quelli istituzionali assumono natura commerciale, e come tali contribuiscono quindi a formare componenti positive di reddito.
1) Cessione di prodotti nuovi acquistati per rivendita: quando ad esempio l’associazione acquisti dei beni (indumenti, divise, attrezzi, ecc) tenendoli in magazzino per rivenderli ai soci che ne facciano richiesta. Tale attività è sempre di natura commerciale anche nel caso in cui il prezzo di vendita sia uguale o inferiore a quello dell’acquisto. Unica eccezione è data da un gruppo d’acquisto ossia un gruppo di soci decide di acquistare insieme un certo bene e ciò avviene tramite l’associazione. La differenza tra “gruppo di acquisto” e quella sopra ipotizzata dell’eventuale “disponibilità della merce su richiesta” è data dal realizzarsi, in quest’ultimo caso, di una specie di “magazzino”, ciò che invece non accade quando sono i soci a richiedere preliminarmente la merce. Situazione analoga di commerciabilità si ha nel caso in cui sia il posto di ristoro a vendere prodotti per asporto quali ad esempio vini, panettoni, ecc.;
2) Somministrazione di pasti, dove per “pasti” s’intendono quei cibi che con la cottura mutano le proprie caratteristiche organolettiche. Questa attività è sempre considerata commerciale anche se i commensali siano esclusivamente soci dell’associazione medesima;
3) Organizzazione di gite e viaggi: che non avviene per il tramite di un’agenzia autorizzata ma è gestita direttamente dal circolo, quale attività ricreativa per i soci, costituisce attività commerciale anche nel caso in cui alla gita partecipino esclusivamente i soci dell’associazione medesima. Si ricorda che non costituisce esercizio di attività commerciale, ai fini delle imposte sui redditi, l’organizzazione di gite e viaggi svolta in attuazione degli scopi istituzionali ad opera di un’associazione di promozione sociale affiliata ad Ente di promozione sociale;
5) Organizzazione di feste, stand gastronomici, manifestazioni di sorte: l’organizzazione di queste attività, per le quali è prevista una corresponsione di somme a fronte dei servizi o dei beni ceduti, rientra fra le attività commerciali. Fanno eccezione i fondi pervenuti alle associazioni a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o campagne di sensibilizzazione (cfr. l’art. 143 ex 108, 2-bis, lett. A del TUIR, così come integrato dall’art. 2 del D Lgs. N. 460/97 vedi infra);
6) Pubblicità commerciale: questa voce costituisce senz’altro l’introito commerciale più diffuso per un’associazione. Rientrano sotto questo titolo tutti i proventi che l’associazione consegue per mettere a disposizione delle aziende spazi pubblicitari nell’ambito della propria attività. Sono pertanto comprese le sponsorizzazioni sugli indumenti, i cartelloni all’interno dell’impianto, la pubblicità su manifesti, giornalini sociali, dépliant e quant’altro sia organizzato dall’associazione con la presenza di messaggi pubblicitari;
8) Prestazioni di servizi a soci: nell’ipotesi in cui l’associazione non abbia adeguato il proprio statuto ai requisiti, visti in precedenza, previsti dall’art. 148, comma 4- quinquies (ex art. 111);
9) Contributi da enti pubblici quando ricevuti per lo svolgimento di attività di impresa. In questo caso l’ente è tenuto a operare una ritenuta del 4%. La Finanziaria per il 2003 (L. n. 289/2002, art. 90, comma 4) stabilisce che qualora il contributo sia erogato dagli enti di promozione sportiva, non è obbligatorio operare la ritenuta.
bar condotto direttamente dal circolo o associazione attraverso soci volontari o dipendenti, le cui somministrazioni (bevande, qualche alimento, panini, toast, ecc.) e non pasti (servizio al piatto) siano fornite esclusivamente a favore dei soli associati o degli aderenti alla medesima associazione nazionale riconosciuta con decreto del Ministero degli Interni.
Tali entrate non sono da considerarsi commerciali, né imponibili ai fini fiscali a condizione, come chiarito precedentemente, che l’associazione abbia adeguato il proprio statuto inserendo le clausole statutarie indicate dall’art. 5 del decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n° 460. Tali entrate sono altresì irrilevanti fiscalmente nel caso in cui, in mancanza di una specifica organizzazione di impresa, i corrispettivi non eccedano i costi di diretta imputazione. Di converso, ove la struttura fosse dotata di un’organizzazione d’impresa, l’unica possibilità per fruire della non imponibilità sarebbe l’adeguamento dello statuto;
bar gestito direttamente dal circolo o associazione, attraverso soci volontari o dipendenti, ed esente dalla relativa iscrizione al REC;
bar interno al circolo o associazione affidato in gestione a terzi. I compensi derivanti dalla gestione sono senz’altro da considerarsi di natura commerciale e quindi imponibili ai fini fiscali, mentre per quanto riguarda il gestore, questi dovrà dotarsi di scontrino fiscale o ricevuta fiscale con ciò che ne consegue e di relativa iscrizione al REC.
I proventi ricevuti da associazioni o circoli a titolo di sponsorizzazioni sono in ogni caso considerati proventi commerciali e quindi tassabili (IVA ordinaria o IVA forfetaria L.398/91).
Grazie alla legge finanziaria 2003, (L.n.289/2002) all’art.90, comma 8, gli imprenditori che erogano somme di denaro a favore di società o associazioni sportive dilettantistiche per fini pubblicitari e di sponsorizzazione, potranno dedurre tali spese integralmente o in quote costanti per cinque esercizi, in quanto, nel limite di 200.000,00 euro, le stesse costituiranno sempre Spese di Pubblicità, ossia “spese sostenute a fronte di una controprestazione con lo scopo di diffondere l’immagine della società, allargare la propria clientela oppure aumentare le vendite di determinati prodotti”.
Resta però inteso che società ed associazioni sportive che registrano tali entrate avranno l’obbligo di giustificarle “…mediante specifica attività del beneficiario”, ovverosia dovranno dimostrare l’effettiva esistenza di un regolare contatto di sponsorizzazione o il versamento di denaro con specifica finalità di pubblicità, o ancora dare visione pratica che la controprestazione (ad esempio l’esposizione del logo o del marchio della società sponsorizzante) sia avvenuta.
L’art. 143, comma 2-bis, del T.U.I.R. (ex art. 108) introduce un trattamento particolarmente agevolato per gli enti non commerciali prevedono che alcune entrate di natura obiettivamente commerciale non concorrano alla formazione del reddito imponibile.
raccolte pubbliche di fondi effettuate occasionalmente;
contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato da attività.
Per le associazioni dilettantistiche che si avvalgono del regime forfetario di cui alla Legge 398/91 a queste due fattispecie si aggiungono anche i proventi realizzati nello svolgimento di attività commerciali connesse con gli scopi istituzionali nei limiti stabiliti dall’art. 37, comma2 lett. a).
Raccolte pubbliche di fondi effettuate occasionalmente: anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze, o campagna di sensibilizzazione. Le anzidette attività fruiscono anche dall’esclusione dal campo di applicazione dell’IVA e dell’esenzione da ogni altro tributo, sia erariale che locale.
deve trattarsi di attività aventi finalità sociale, che devono rientrare tra quelle tipiche dell’associazione o circolo;
le attività devono essere svolte in conformità alle finalità istituzionale dell’associazione.
che siano percepiti in occasione di un numero complessivo non superiore a due eventi per anno;
che siano di importo complessivo non superiore al limite annuo fissato con decreto del Ministero delle finanze, attualmente pari ad euro 51.645,69.
A titolo esemplificativo, possono rientrare nell’ambito di applicazione della norma i proventi derivanti dalla somministrazione di alimenti e bevande, dalla vendita di materiali sportivi, di gadget pubblicitario dalle sponsorizzazioni, dalle cene sociali, dalle lotterie, ecc.
Se le cessioni di beni e le prestazioni di servizi sono effettuate in via occasionale e saltuaria le stesse sono, secondo i principi generali, escluse dal campo di applicazione dell’IVA.
Sotto il profilo degli adempimenti contabili le associazioni che effettuano raccolta occasionale di fondi e organizzano le due manifestazioni “decommercializzate” devono redigere entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, un apposito e separato rendiconto nel quale vanno riportate, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna raccolta fondi o manifestazioni.
Il rendiconto deve essere accompagnato, ove necessario, da una relazione illustrativa concernente l’entrate e le spese anzidette. Il rendiconto non deve essere allegato alla dichiarazione dei redditi né va trasmesso in alcun modo all’Amministrazione Finanziaria; deve essere però tenuto e conservato al pari degli altri documenti contabili, agli effetti fiscali, fino a quando non sia divenuto definitivo l’accertamento relativo al periodi d’imposta cui il rendiconto stesso si riferisce e quindi, in caso di controversia, anche oltre il termine decennale previsto dall’art. 2220 del codice civile.
L’Imposta sul Reddito delle Società (IRES che a partire dal 1 gennaio 2004 ha sostituito l’IRPEG), è pari al 33% del reddito complessivo prodotto nel periodo di riferimento (che può anche non coincidere con l’anno solare).
fondiari (reddito dei terreni e dei fabbricati non utilizzati come beni strumentali);
di capitale (reddito degli investimenti finanziari esclusi quelli soggetti a ritenuta a titolo d’imposta: ad esempio, gli interessi su c/c bancario);
d’impresa (Reddito imponibile derivante dall’attività commerciale);
diversi (redditi resi uguali tassati, come ad esempio attività commerciali occasionali).
Adempimenti di un’associazione che svolge anche attività commerciale
I circoli e le associazioni affiliate che oltre alla propria attività istituzionale svolgono anche attività commerciale:
devono richiedere l’attribuzione del numero di Partita IVA e scegliere il regime contabile da adottare (consigliato 398/91 SIAE);
sono soggetti passivi IVA e sono tenuti ai rispettivi adempimenti in relazione a regime contabile adottato;
devono ottenere una contabilità commerciale separata da quella istituzionale e seguire le regole del TUIR per la determinazione del reddito imponibile ai fini delle imposte indirette;
devono tenere i libri contabili obbligatori;
sono soggetti impassivi alle imposte sui redditi IRES ed al IRAP;
devono presentare la dichiarazione dei redditi e la dichiarazione IVA annuale, e se ne ricorrono i presupposti la dichiarazione dei sostituti di imposta modello 700.