Source: https://www.orizzontescuola.it/guida/verbalizzazione-del-consiglio-classe-nello-scrutinio-finale/
Timestamp: 2018-04-25 08:50:33+00:00
Document Index: 149733766

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La verbalizzazione del Consiglio di classe nello scrutinio finale - Orizzonte Scuola
di Katjuscia Pitino – Secondo una consolidata giurisprudenza il verbale di un organo collegiale è un atto attestante l’avvenuta attività dell’organo, “è requisito sostanziale della stessa, ossia richiesto per la stessa esistenza di detta attività e non è sostituibile da altri elementi di prova, ancorché racchiusi in un atto scritto che abbia una funzione diversa da quella documentante ovvero da presunzioni di indizi” (Consiglio di Stato, n.1113 del 18/12/1992).
Esso rappresenta, allo stesso modo che in tutti gli altri organi collegiali della scuola, l’elemento materiale in grado di provare la manifestazione della volontà dell’organo, in questo caso quella del Consiglio di classe, il quale in sede di scrutinio finale d’esame, deve funzionare anzitutto come collegio perfetto.
La sentenza del Consiglio di Stato n. 3187 del 1997, accoglieva il ricorso degli appellanti genitori di un alunno che avevano lamentato, in prima istanza, dinanzi al TAR, proprio la insufficiente motivazione addotta dal Consiglio di classe in sede di valutazione finale; anzi il Collegio appellato si esprimeva sul fatto che l’organo in parola, ovvero il Consiglio di classe, avesse deliberato la non promozione di alcuni alunni con un giudizio unico. Si riporta uno stralcio della sentenza da cui è facile evincere come il giudice contrassegni negativamente le limitate motivazioni circa la decisione espressa di non ammissione alla classe successiva: “il Consiglio predetto – come evidenziato nella sentenza in epigrafe – avrebbe dovuto nella specie articolare meglio la formulazione della motivazione, in modo tale da esternare, per ciascuno dei non ammessi alla classe successiva, le concrete e individuali ragioni che giustificassero il rispettivo giudizio negativo; e ciò ancor più dal momento che il Preside aveva invitato già, come si è detto, i componenti del collegio ad effettuare singolarmente la valutazione riferita ad ogni studente”. Più avanti, il giudice invoca per l’alunno in questione che “la motivazione del suo insuccesso scolastico si sarebbe dovuta esternare ancor più dettagliatamente e, comunque, a lui riferirsi singolarmente”. Anche il TAR del Lazio nella sentenza n. 31203 del 2010ha fatto notare questa carenza nella motivazione del provvedimento accogliendo il ricorso dei ricorrenti: “L’atto impugnato pertanto risulta quanto mai generico ed incongruo posto che nella specie si limita a sostenere la mancata ammissione alla classe successiva “… al fine di permettergli di consolidare le conoscenze e le competenze di base nelle discipline nelle quali ha manifestato maggiori difficoltà …” . Ciò sta ad indicare come il giudizio di non promozione sia carente di motivazione nella misura in cui non evidenzia con compiutezza le ragioni del suo iter logico. Sulla base delle suesposte considerazioni il ricorso va accolto e per l’effetto il giudizio finale di non promozione impugnato va annullato per violazione di legge, per difetto di motivazione, salvi restando gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione”.
Il principio di trasparenza della pubblica amministrazione richiede che ogni singolo alunno sia quindi scrutinato dando particolare rilievo alla sua situazione soggettiva. La sentenza n.514/2008 sopra citata, afferma questo concetto che la valutazione debba svolgersi indistintamente per ciascun alunno, considerando tutto il percorso da lui compiuto. Tale presupposto trova fondamento anche nella normativa vigente sulla valutazione ossia nell’art.3 comma 2 del D.P.R. n.122 del 2009 e, ancor prima, nell’art.193 del D.Lgs. n.297 del 1994: nel primo dispositivo si parla di ammissione all’esame di Stato disposta “nei confronti dell’alunno che ha conseguito una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto” nel secondo si rinviene che “la promozione è conferita agli alunni che abbiano ottenuto voto non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o in ciascun gruppo di discipline”. Risulta evidente che il processo di valutazione, esperito dal Consiglio di classe non può esaurirsi in una mera elevazione delle insufficienze a sei, eventualmente riportate dagli allievi, ma deve al contrario, potersi rintracciare a verbale la motivazione che ha indotto detto consiglio ad una assegnazione di voti, superiore a quanto effettivamente meritato dal singolo alunno. Resta fermo il fatto che il Consiglio di classe, come ribadito nella sentenza del TAR Lombardia n.2330 del 2011, “può discrezionalmente decidere di far transitare al livello superiore l’alunno” che ha riportato una media inferiore al sei. Tuttavia tale previsione derogatoria avviene su decisione del Consiglio che deve darne debita motivazione, giustificando le decisioni adottate, che avranno sempre relazioni dirette con il percorso personale compiuto da ciascun alunno, con le sue capacità e potenzialità di recupero.
10 giugno 2014 - 5:48 -