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Timestamp: 2020-06-01 01:52:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 2094', 'art. 2094', 'sentenza ', 'art. 1294', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 1294', 'art. 29', 'art. 30', 'sentenza ']

La codatorialità e le reti d’impresa nella recente giurisprudenza e dottrina – Gruppo ODCEC Area Lavoro
La codatorialità e le reti d’impresa nella recente giurisprudenza e dottrina
di Giuseppe Colucci *
Con il termine codatorialità si indica l’utilizzazione della prestazione lavorativa da parte di uno o più dipendenti a favore di uno o più datori di lavoro. Questo istituto è disciplinato dalle norme sulle reti di impresa, come sarà meglio argomentato in seguito. L’espressione “rete di imprese” non identifica una fattispecie dotata di rilevanza normativa alla quale conseguano specifici effetti giuridici disciplinati dal legislatore, ma si intende piuttosto una formula utilizzata per catalogare una gamma eterogenea di forme organizzative(1). Il concetto di rete di imprese identifica dunque quella trama di relazioni tendenzialmente stabili tra varie imprese che rimangono giuridicamente distinte.
Con l’art. 30, comma 4-ter del d.lgs. n. 276/2003 viene stabilito che “tra aziende che abbiano sottoscritto un contratto di rete di impresa (…) è ammessa la codatorialità dei dipendenti ingaggiati con regole stabilite attraverso il contratto di rete stesso”. Si tratta, dunque, di una situazione per la quale, oltre al datore di lavoro originario, ci sono altri soggetti legittimati ad esercitare, insieme a questi, il potere direttivo e di conformazione sul personale “condiviso”(2). Fra gli strumenti che possono essere utilizzati per soddisfare l’esigenza della destinazione della prestazione lavorativa alla soddisfazione delle esigenze organizzative della rete, ricopre dunque una centrale posizione il contratto di lavoro pluridatoriale, stipulato tra lavoratore e imprenditori che abbiano previamente stipulato un contratto di rete(3).
come organizzare un costante flusso di informazioni tra imprese in rete: orari, comportamenti disciplinarmente rilevanti, mansioni, eventuali indennità, trasferte, ecc. ;
La modalità di lavoro pluridatoriale è potenzialmente in grado di risolvere molti problemi riguardanti il coordinamento della prestazione lavorativa per il raggiungimento degli obiettivi stipulati nel contratto di rete, come a esempio la possibilità di potenziare la prestazione, sia ai fini del coordinamento della rete, sia come risorsa utilizzabile dalla rete per il progetto. La fattispecie dell’assunzione congiunta consente di dotare il manager del potere di gestione delle organizzazioni delle imprese, di impartire direttive alle rispettive strutture e di coordinare le attività(4) e il lavoratore assunto congiuntamente stimola l’incentivo a investire nel campo della formazione e di ripartire i costi tra le varie parti datoriali.
Mediante l’analisi di questi istituti la dottrina ha più volte affrontato il problema della corretta imputazione del rapporto di lavoro, affermando come in determinati casi e a precise condizioni, il lavoratore debba ritenersi dipendente non soltanto del datore di lavoro che l’ha formalmente assunto, ma anche dalle altre parti datoriali che in qualche modo traggano vantaggio dalla sua prestazione(5). I problemi che vengono in essere, riguardano il contenuto dell’obbligo di obbedienza del lavoratore qualora gli vengano impartite direttive differenti dai vari datori i lavoro. Sono state dunque prospettate varie aree di intervento, tra cui quella del regime delle responsabilità dei codatori nei riguardi del lavoratore “condiviso”(6). La disciplina non è chiara sulla questione e pare si possa presumere che siccome il lavoratore non si assume la responsabilità del risultato produttivo dell’organizzazione nel quale è inserito, essendo questi obbligato solo a svolgere le sue mansioni correttamente e in maniera diligente, egli sarà in ogni caso adempiente agli obblighi contrattuali laddove abbia eseguito una delle direttive impartite da una delle sue parti datoriali, anche se in tal contesto andasse a disattendere il contrastante comando proveniente da uno degli altri(7).
Il datore di lavoro, dal canto suo, rappresenta la parte che gestisce un’organizzazione produttiva caratterizzata dal requisito dell’autonomia. Non è però sufficiente che il datore di lavoro governi tale unità produttiva in funzione della realizzazione di un determinato risultato, ma serve che si assuma il rischio di impresa, ossia che le conseguenze economiche della gestione dell’organizzazione ricadano nell’alveo delle sue responsabilità(8).
La costituzione di un rapporto pluritatoriale mette in evidenza anche il problema della identificazione della regolazione collettiva applicabile e quello del corretto inquadramento previdenziale qualora gli siano applicati contratti collettivi differenti o questi svolga mansioni appartenenti a diversi settori. Nel primo caso, il problema è aggirabile individuando il contratto collettivo applicabile proprio all’interno del contratto di rete(9). La seconda, invece, pone maggiori problemi di inquadramento; c’è una parte dottrinale che propone di fare riferimento al settore di attività in cui il lavoratore sia impiegato in maniera prevalente, anche se non vi è ancora una disciplina certa sul tema(10). Ai fini della corretta individuazione dell’imputazione del rapporto, dunque, è necessario guardare non solo il soggetto che esercita i poteri direttivi, ma la complessiva organizzazione ove è inserito il lavoratore, al fine di attribuire la titolarità del rapporto al soggetto che dirige quella organizzazione(11). I gruppi di imprese costituiscono la modalità organizzativa nella quale è presente sovente l’eventualità di creare rapporti di interdipendenza tra organizzazioni produttive, per questo ci si domanda quali siano le condizioni sussistenti le quali possa dirsi che alla pluralità formale dei soggetti componenti il gruppo corrisponde un unico centro di imputazione per quanto attiene alle mansioni e alle responsabilità(12).
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è intervenuto con Circolare del Ministero del Lavoro n. 35/2013 puntualizzando che: “il potere direttivo potrà essere esercitato da ciascun imprenditore che partecipa al contratto di rete.” Quanto al piano delle responsabilità, la circolare rimetteva alla necessaria verifica dei contenuti del contratto di rete, stante l’impossibilità di configurare una solidarietà “automatica” tra i codatori partecipanti. In riferimento ai gruppi di imprese, la dottrina si è espressa indicando che l’esistenza di un rapporto pluridatoriale sussiste ogni qualvolta la prestazione dedotta in contratto con una società sia utilizzata cumulativamente in modo indistinto e indistinguibile da un’altra società dello stesso gruppo(13); si tratterebbe dunque di un utilizzo promiscuo del lavoratore.
La Cassazione a Sezioni Unite n. 10424 del 7 marzo 2018 si è espressa nel senso che «deve essere esclusa la configurabilità di due diversi datori di lavoro dovendo considerarsi come parte datoriale solo colui su cui in concreto fa carico il rischio economico dell’impresa nonché l’organizzazione produttiva nella quale è di fatto inserito con carattere di subordinazione il lavoratore, e l’interesse soddisfatto in concreto dalle prestazioni di quest’ultimo, con la conseguenza che chi utilizza dette prestazioni deve adempiere tutte le obbligazioni a qualsiasi titolo nascenti dal rapporti di lavoro»(14).
Altra dottrina afferma che invece l’art. 2094 c.c. non ponga problemi di compatibilità con l’istituto della codatorialità, in quanto nulla escluderebbe che l’esercizio del potere direttivo e la gestione dell’organizzazione produttiva nella quale è inserito il lavoratore facciano capo a due o più imprenditori anziché uno solo(15).
Operando dei parallelismi tra i dettati legislativi dell’art. 2094 c.c. e il d.lgs. 276/2003, dovendo il rapporto subordinato avere carattere necessariamente bilaterale stante la lettera della legge, questo non esclude che il lavoratore possa essere contemporaneamente impiegato nell’organizzazione di una pluralità di datori di lavoro, rendendolo automaticamente parte di tanti rapporti quante sono le imprese che fanno parte della rete, e abbiano potere direttivo sul lavoratore. Una sentenza della Corte d’Appello di Roma(16) ha affermato il principio secondo il quale qualora lo stesso dipendente prestasse servizio contemporaneamente per diversi datori di lavoro e l’attività fosse svolta in maniera indifferenziata, senza la possibilità di delineare i confini tra l’una e l’altra, allora tutti i fruitori dell’attività del lavoratore si devono considerare solidalmente responsabili ai sensi dell’art. 1294 c.c.. Ecco che emerge il tema della responsabilità solidale di tutti i datori di lavoro per le obbligazioni da essi derivanti, anche se formalmente imputabili all’iniziativa di uno soltanto di loro.
Inoltre, con la sentenza n. 254/2017, la Corte Costituzionale è intervenuta sull’ambito applicativo dell’art. 29 del d.lgs. 276/2003, superando le questioni poste dal Giudice remittente attraverso una interpretazione costituzionalmente orientata della norma basata sulla ratio della responsabilità solidale; la Corte, infatti, chiarisce che la ratio della norma risiede nella necessità di “evitare il rischio che i meccanismi di decentramento – e di dissociazione fra titolarità del contratto di lavoro e utilizzazione della prestazione – vadano a danno dei lavoratori utilizzati nell’esecuzione del contratto commerciale” e pertanto “non giustifica una esclusione (che si porrebbe, altrimenti, in contrasto con il precetto dell’art. 3 Cost.) della predisposta garanzia nei confronti dei dipendenti del subfornitore, atteso che la tutela del soggetto che assicura una attività lavorativa indiretta non può non estendersi a tutti i livelli del decentramento”.
In altri termini, il rapporto di lavoro va ascritto “in capo a più soggetti giuridici formalmente distinti e, per tale ragione, coobbligati in solido nei confronti del lavoratore (ai sensi dell’art. 1294 c.c.), atteso che è valido il principio secondo cui il vero datore di lavoro è il soggetto che effettivamente utilizza le prestazioni lavorative, anche se rese da lavoratore formalmente dipendente da altro datore”.
Anche per quanto attiene al fenomeno dei gruppi di imprese, non è sempre facile stabilire se al di là della distinta personalità giuridica, sussista una separazione tra le diverse società che appartengano allo stesso gruppo, oppure sia configurabile un’unicità d’impresa tra queste: «In particolare, la giurisprudenza, nel definire quelle situazioni nelle quali esiste un interesse contrapposto delle parti in causa riguardo alla titolarità del rapporto di lavoro, ha dato rilievo ad alcuni indici, in quanto rilevatori della sussistenza o meno di un unico centro d’imputazione nell’ambito di un gruppo d’imprese. Quindi si è ritenuto che “un gruppo di società realizza un’unicità di impresa – con conseguente esistenza di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro – quando il frazionamento di un’unica attività tra più soggetti economicamente collegati è simulato e posto in essere in frode alla legge (…)” (17)»
utilizzazione contemporanea della prestazione lavorativa da parte delle varie società titolari delle distinte imprese, nel senso che la stessa sia svolta in modo indifferenziato e contemporaneamente in favore dei vari imprenditori(18).
Profili dubbiosi sorgono quando ci si domanda se qualsiasi contratto di rete possa consentire la disciplina della codatorialità, ancorché privo di specifica individuazione di organi di governance.
Con circolare n. 7/2018 del Ministero del Lavoro, sono di nuovo analizzate alcune fattispecie di somministrazione e distacco illeciti, forme utilizzate dalle aziende per trarre vantaggi economici a scapito dei diritti fondamentali dei lavoratori. Viene ribadita, inoltre, la necessità che, affinché la “codatorialità” dispieghi effetti nei confronti di terzi, è necessario che si proceda preventivamente alla iscrizione nel registro delle imprese del contratto di rete: «Nel caso in cui il contratto di rete preveda la codatorialità nei confronti di tutti o solo alcuni dei lavoratori dipendenti di ciascuna impresa, tale circostanza deve risultare dallo stesso contratto, così come deve risultare dal contratto la “platea” dei lavoratori che vengano, in questo modo, messi “a fattor comune” al fine di collaborare agli obiettivi comuni.(19)»
Va precisato che le eventuali omissioni espongono tutte le parti datoriali a responsabilità, in quanto firmatari del contratto di rete, e trovando dunque applicazione il principio generale della responsabilità solidale (art. 29, co. 2, d.lgs. 376/2003).
Per concludere, fino a pochi anni fa nessuna legge menzionava il fenomeno della codatorialità, solo con l’art. 30, comma 4 -ter, d.lgs. n. 276/2003, tale fattispecie appare per la prima volta in un testo normativo proprio con riferimento alle reti di impresa, permettendo, assieme al distacco, di ampliare le possibilità di accrescimento della capacità innovativa e competitiva di queste, nonché la possibilità di attuare programmi di formazione comuni per i dipendenti, la creazione di veri e propri “mercati interni del lavoro” e maggiore elasticità, mediante le reti, nella divisione del lavoro.
*Avvocato in Milano – Studio legale Lavoro Lex
ALVINO , Il lavoro nelle reti di imprese: profili giuridici, Milano, Giuffrè, 2014, p. 1 e ss.
BIASI , Dal divieto di interposizione alla codatorialità: le trasformazioni dell’impresa e le risposte dell’ordinamento, Centre of the study of European Labour Law “MASSIMO D’ANTONA”, 2014; pp. 19 – 20.
ALVINO , Il lavoro nelle reti di imprese:profili giuridici, cit, pp. 176 – 177.
ALVINO , Il lavoro nelle reti di imprese:profili giuridici, cit,, pp. 177 – 178.
ALVINO , Il lavoro nelle reti di imprese:profili giuridici, cit, p. 59; Sul tema vedi anche G. DE SIMONE, I gruppi di imprese, in PERSIANI M.- CARINCI F. (diretto da), Trattato di diritto del lavoro, Vol. VI, Padova, Cedam, 2012, p. 1509 e ss.
ALVINO , Il lavoro nelle reti di imprese: profili giuridici, cit, pp. 181 – 182.
ALVINO , Il lavoro nelle reti di imprese:profili giuridici, cit, p. 115.
CINELLI M, Diritto della previdenza sociale, Torino, Giappichelli, 2012, pp. 163 -164.
ALVINO , Il lavoro nelle reti di imprese: profili giuridici, cit, p. 183.
A tal proposito si cita una sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha sostenuto che il collegamento economico-funzionale tra imprese gestite da società del medesimo gruppo non è di per sé sufficiente a far ritenere che gli obblighi inerenti ad un rapporto di lavoro subordinato, formalmente intercorso fra un lavoratore e una di esse, debbano estendersi anche all’altra società, a meno che non sussista una situazione che consenta di ravvisare un centro unico di imputazione del rapporto di Tale situazione ricorre ogni volta che vi sia una simulazione o preordinazione in frode alla legge del frazionamento di un’unica attività tra i vari soggetti del collegamento economico/funzionale, e ciò venga accertato in modo adeguato, attraverso l’esame delle attività di ciascuna delle imprese gestite formalmente da quei soggetti.
DE SIMONE, I gruppi di imprese, cit, p. 13.
ALVINO , Il lavoro nelle reti di imprese: profili giuridici, cit, pp. 130 – 131.
Appello Roma, sent. 22 maggio 2017, n. 2809 in www. bollettinoadapt.it.
COLUCCI G., Manuale pratico di diritto del lavoro, Milano, Ad Maiora, 2017, p.
COLUCCI , Manuale pratico di diritto del lavoro, cit, p. 63.
Circ. Min. Lav. n. 7/2018.
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