Source: https://www.studiocerbone.com/corte-di-cassazione-ordinanza-23-luglio-2019-n-19923-in-caso-di-accertato-demansionamento-professionale-del-lavoratore-in-violazione-dellart-2103-cod-civ-il-giudice-del-merito-con-apprezz-2/
Timestamp: 2020-07-14 23:16:08+00:00
Document Index: 176658008

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'sentenza ']

Rapporto di lavoro – Demansionamento – Determinazione del danno patrimoniale – Emarginazione professionale e la scelta del dipendente di accedere al pensionamento anticipato
sulla base di due motivi; la parte intimata ha resistito con tempestivo controricorso; entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 380 – bis.1. cod. proc. civ.;.
2. con il secondo motivo, denunziando ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. e degli artt. 1218, 1223, 2103, 2043, 2059 2087, 2697 e 2727 cod. civ., censura la sentenza impugnata per avere riconosciuto, in carenza di un quadro probatorio specifico, il K. danno non patrimoniale e per avere proceduto alla relativa quantificazione in contrasto con la consolidata giurisprudenza di legittimità che, onde evitare la moltiplicazione delle voci di danno, richiede a tal fine la rigorosa allegazione e prova dello specifico pregiudizio sofferto dal lavoratore. Assume, infatti, che in concreto il danno era stato riconosciuto per il solo fatto dell’inadempimento datoriale; assume, inoltre, che vi era stata duplicazione delle voci di danno laddove, accanto al danno all’immagine era stato attribuito anche il danno alla dignità professionale ed alla <<sofferenza soggettiva dell’interessato connessa all’emarginazione professionale e alla necessitata determinazione al pensionamento anticipato>>;
3. preliminarmente deve essere disattesa la eccezione formulata dalla parte controricorrente intesa a far valere la inammissibilità del ricorso per cassazione nei confronti di A.C.L. e C.M. sul rilievo che la procura alle liti rilasciata da I. F.C.A. era stata conferita in relazione alla sola difesa nel giudizio nei confronti di C.M.. Ed invero la riferibilità della procura anche al ricorso per cassazione nei confronti di A.C.L. e C.M., pur facendo la stessa riferimento al solo nominativo di C.M., può ritenersi sulla base del principio, ripetutamente affermato da questa Corte, secondo il quale il mandato apposto in calce o a margine del ricorso per cassazione rispetta il requisito della specialità, senza che occorra per la sua validità alcuno specifico riferimento al giudizio in corso ed alla sentenza contro la quale si rivolge, atteso che il rispetto di quel requisito è con certezza deducibile, in base all’ interpretazione letterale, teleologica e sistematica, dell’art. 83 cod. proc. civ. (nella nuova formulazione di cui alla legge n. 141/97) per il fatto che il mandato forma materialmente corpo con il ricorso od il controricorso, essendo la posizione topografica della procura idonea – salvo che dal suo testo si ricavi il contrario – a dar luogo alla presunzione di riferibilità della procura medesima al giudizio cui l’atto accede (Cass. n. 15692 del 2009, Cass. n. 11741 del 2007). Nel caso di specie la presunzione di riferibilità della procura speciale, apposta su foglio materialmente spillato al ricorso per cassazione, alla impugnazione proposta oltre che nei confronti di C.M. anche nei confronti di A.C.L. e di C.M., non è superata dalla indicazione del nominativo, nella formula di conferimento della procura alle liti, del solo C.M., apparendo già prima facie la mancata indicazione anche del nominativi di A.C.L. e di C.M. frutto di mera svista in assenza di specifica, plausibile ragione per la quale la società avrebbe dovuto impugnare la sentenza di appello nei confronti del solo C.M. che rivestiva la medesima posizione sostanziale e processuale degli altri aventi causa dell’originario ricorrente;
5. il secondo motivo di ricorso è inammissibile. Le censure articolate si risolvono in una serie di enunciazioni di principio relative alla necessità di adeguata allegazione e prova da parte del lavoratore del pregiudizio sofferto e della relativa entità ma non dimostrano mediante lo specifico riferimento agli atti di causa ed allo sviluppo della vicenda processuale nelle fasi di merito che parte ricorrente si è sottratta agli oneri di allegazione e prova sulla stessa gravanti. Neppure è ravvisabile la asserita duplicazione delle medesime voci di danno avendo la Corte di merito puntualizzato che la somma attribuita in via equitativa <<copriva>> sia il danno all’immagine sia <<la lesione della dignità personale e la frustrazione per la lenta e progressiva emarginazione>>, pregiudizio quest’ultimo concettualmente distinto dal primo, seppure a quello accomunato in quanto connesso con la lesione di diritti del lavoratore oggetto di tutela Costituzionale (Cass. n. 7963 del 2012), ed entrambi espressione della rilevanza costituzionale che la persona, nella sua unitarietà, ha acquistato nel sistema della Costituzione (Cass. n 6507 del 2001);
Rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in € 6.000,00 per compensi
professionali, € 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge.