Source: http://www.osservatoriocedu.eu/Schede/2009%2001/Yumak%20e%20Sadak%20c%20Turchia.html
Timestamp: 2019-01-18 12:43:16+00:00
Document Index: 73567410

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ']

Grande Camera, sentenza 8 luglio 2008, ricorso n. 10226/03, Yumak e Sadak c. Turchia
Margine di apprezzamento - proporzionalità - diritto a libere elezioni - candidarsi alle elezioni - diritto all’elettorato passivo - soglie di sbarramento elettorali - scelta del corpo legislativo
Elevata soglia minima di sbarramento per le elezioni legislative nazionali (10% dei suffragi) – Elezioni del 2002 conclusesi con l’esclusione dei ricorrenti (membri del partito popolare-democratico) dalla rappresentanza parlamentare nonostante essi avessero ottenuto nel proprio collegio la maggioranza relativa dei voti espressi – Natura totalmente devolutiva del riesame del caso da parte della Grande Camera – Valutazione del caso anche alla luce dei risultati delle consultazioni elettorali del 2007 cui i ricorrenti non erano candidati – Pretesa violazione del diritto a libere elezioni che assicurino la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo (art. 3 del Protocollo n. 1 alla CEDU) - Ricapitolazione dei principi interpretativi elaborati dalla giurisprudenza della Corte relativamente alla portata del diritto a libere elezioni – Quale ultimo garante del pluralismo, lo Stato ha l’obbligo di adottare misure positive per “organizzare” elezioni democratiche in condizioni tali da assicurare la libera espressione del popolo sulla scelta del corpo legislativo – La libertà di scelta implica che i vari partiti politici devono avere una ragionevole opportunità di presentare i propri candidati alle elezioni – Il diritto di elettorato attivo e passivo non ha carattere assoluto, ma soggiace a delle “limitazioni implicite” – Le autorità statali godono di ampio margine di apprezzamento nella scelta dei rispettivi sistemi elettorali, i quali variano anche in funzione di specifici fattori storici e politici – Ai fini dell’art. 3 del Protocollo n. 1, le normative elettorali devono essere esaminate alla luce dell’evoluzione politica dello Stato interessato, in quanto ciò che potrebbe essere inaccettabile nel contesto di un dato sistema potrebbe invece risultare giustificato nel contesto di un altro – Questione della soglia di sbarramento (riferimento a Comm. eur., decisione 15 aprile 1996, ricorso n. 25035/94, Silvius Magnago e Südtiroler Volkspartei c. Italia, nonché a Corte eur., decisione 29 novembre 2007, ricorsi nn. 10547/07 e 34049/07, Partija “Jaunie Demokrāti” and Partija “Mūsu Zeme” c. Lettonia) – Esistenza nella specie di uno scopo legittimo (evitare un’eccessiva e debilitante frammentazione parlamentare e rafforzare così la stabilità del governo) – Proporzionalità dell’ingerenza derivante dallo sbarramento al 10% da valutarsi mediante un confronto con quanto accade negli altri Stati europei ed un esame dei correttivi e delle salvaguardie apprestate – La soglia del 10% è la più elevata di tutta l’Europa (che si attesta su una media del 5%), ma occorre tenere conto dell’evoluzione politica dello Stato interessato – Adeguatezza dei correttivi (possibilità di formare coalizioni con altri partiti e possibilità di presentarsi alle elezioni come candidati indipendenti) – Il fatto che circa il 45% dell’elettorato del 2002 non sia stato infine rappresentato in parlamento è difficilmente conciliabile con il ruolo cruciale che tale istituzione svolge in una democrazia rappresentativa – Una soglia di sbarramento al 10% appare in linea di principio eccessiva, ma può tuttavia giustificarsi eccezionalmente nel caso di specie alla luce del particolare contesto politico in cui hanno avuto luogo le consultazioni elettorali del 2002 (come dimostrato anche dai diversi risultati delle elezioni del 2007) – Non violazione dell’art. 3 del Protocollo n. 1.
Nel caso di specie, la Grande Camera ha affrontato, a quanto consta per la prima volta, la delicata questione delle soglie elettorali per l’accesso ai seggi parlamentari.
In Turchia, tale soglia è la più elevata d’Europa (10% dei suffragi, con la conseguenza che tutti i partiti che non superano tale percentuale a livello nazionale vengono privati di rappresentanza parlamentare).
Nel concludere per la non-violazione dell’art. 3 del Protocollo n. 1, la Corte ha fatto riferimento al contesto politico ed economico in cui le elezioni turche del 2002 si sono svolte; al tempo stesso, essa ha preconizzato l’abbassamento di una soglia tanto elevata per il futuro.
Per un altro caso ove la constatazione di non-violazione era basata, inter alia, su considerazioni relative alla peculiare situazione storica e politica dello Stato convenuto v. Leyla Sahin c. Turchia [GC], sentenza del 10 novembre 2005, n. 44774/98, CEDH 2005-XI.