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Timestamp: 2019-05-23 08:59:14+00:00
Document Index: 5646112

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Il termine annuale stabilito dall’art. 101 l.f. per l’insinuazione al passivo deve essere rispettato anche dall’Amministrazione Finanziaria - Iusletter
Il termine annuale stabilito dall’art. 101 l.f. per l’insinuazione al passivo deve essere rispettato anche dall’Amministrazione Finanziaria
Cass., 11 ottobre 2011, Sez. VI, n. 20910
Massima: "L'Amministrazione finanziaria, come tutti gli altri creditori, deve in linea di principio rispettare il termine annuale di cui all'art. 101 l.f. per la presentazione delle istanze tardive di insinuazione senza che i diversi e più lunghi termini previsti per la formazione dei ruole e la emissione delle cartelle possano costituire una esimente di carattere generale dal rispetto del citato termine di cui all'art. 101 l.f." (leggi la sentenza per esteso)
L’art. 101 l.f., come noto, consente ai creditori di insinuarsi al passivo tardivamente entro il termine di 12 mesi (o 18 mesi, se stabilito dal Tribunale nella sentenza dichiarativa di fallimento) dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo.
L’ultimo comma dell’art. 101 l.f. precisa però che, decorso tale termine, e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, sono ammissibili le domande tardive ove il creditore provi che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile (cc.dd. domande supertardive).
Ciononostante, la Suprema Corte ha chiarito che la non imputabilità del ritardo nella presentazione dell’istanza ex art. 101 l.f. non può valutarsi pressoché esclusivamente in relazione alla scusabile non conoscenza della procedura fallimentare, ma occorre valutare singolarmente ogni situazione.
Nel caso dei crediti tributari che vengano insinuati tardivamente al passivo fallimentare, ad esempio, non può non ritenersi colpevole, in alcune circostanze, il comportamento dell’amministrazione finanziaria che si attiene ai termini stabiliti dalla legge per le procedure di accertamento e di emissione dei ruoli e delle cartelle.
Secondo la Corte di Cassazione, il Fisco, al pari di tutti gli altri creditori, soggiace in linea di principio all’obbligo generale di rispettare il termine annuale di cui all’art. 101 l.f. per la presentazione dell’istanza di insinuazione, dal momento che i diversi e più lunghi termini previsti per la formazione dei ruoli e l’emissione delle cartelle non costituiscono un’esimente dall’osservanza della predetta scadenza.
L’amministrazione finanziaria, pertanto, appena viene a conoscenza della dichiarazione di fallimento, deve immediatamente attivarsi per predisporre i titoli per la tempestiva insinuazione del proprio credito al passivo in termini inferiori a quelli massimi attribuiti dalla legge per l’espletamento di tali incombenze.
Infatti, come chiarito in altra sede dalla giurisprudenza di legittimità, ai fini della presentazione dell’istanza di insinuazione al passivo, è sufficiente l’esistenza del ruolo, che costituisce titolo valido attestante il credito, senza che sia necessario attendere la formazione e la notifica della cartella esattoriale (cfr. Cass. Civ. 12019/11). L’Ufficio finanziario può dunque presentare istanza di ammissione al passivo sia pure con documentazione incompleta, ben potendo integrare la stessa successivamente.