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Timestamp: 2018-11-20 08:36:40+00:00
Document Index: 63686909

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4']

CIRCOLARE N. 33 DEL 13/06/2018
credo sia difficilmente contestabile che il nostro Ordine, con organizzazione in proprio o intese con le associazioni o con l’accredito di eventi da altri organizzati, offra molte ed interessanti occasioni di formazione permanente e di aggiornamento.
Rilevo anche che la gran parte dei colleghi adempie l’obbligo formativo e di aggiornamento e che rari sono i casi di carenze, ai quali peraltro si è cercato di offrire occasioni di recupero; infine , il Consiglio dell’Ordine ha cercato di ricorrere alla “moral suasion" nei confronti dei colleghi che avessero deficit di crediti e, ad oggi, non ha segnalato nessuno al Consiglio Distrettuale di Disciplina.
Devo però segnalarVi, ritenendo che molti fra Voi possano non avere esattamente chiaro il punto, che la legge 247/2012 (legge professionale) ha previsto all’art. 21 che la permanenza dell’iscrizione all’albo sia subordinata all'esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente, affidando al Consiglio dell'Ordine il compito di compiere le verifiche necessarie.
Il Decreto Ministeriale 25.2.2016, attuativo della previsione di legge e pubblicato in Gazzetta Ufficiale 7 aprile 2016, ha elencato all’art. 2 i requisiti necessari perché si possa ritenere che la professione è esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente:
“2. La professione forense e' esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente quando l'avvocato:
f) ha in corso una polizza assicurativa a copertura della responsabilita' civile derivante dall'esercizio della professione, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, della legge.”
Ora, la lettera del decreto non lascia dubbi sul fatto che tutti i requisiti elencati debbano essere compresenti, circostanza questa che si riflette pesantemente sulle conseguenze che derivano dalla mancanza dell’esercizio professionale come definito.
Infatti, l’art. 3 prevede che :
“La cancellazione dall'Albo e' disposta quando il consiglio dell'Ordine circondariale accerta la mancanza dell'esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione e l'avvocato non dimostra la sussistenza di giustificati motivi oggettivi o soggettivi.”
Dalla lettura del successivo art. 4 si comprende che la cancellazione può essere disposta nel caso di mancanza anche di uno solo dei requisiti indicati nell’art. 2; e il secondo comma del medesimo art. 4 prevede che
“L'avvocato cancellato dall'Albo nei casi previsti dall'articolo 2, comma 2, c), ed e) non puo' esservi nuovamente iscritto prima che siano decorsi dodici mesi da quando la delibera di cancellazione e' divenuta esecutiva.”
E la lettera e) è proprio quella che riguarda l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento professionale:
Capite quindi come la questione sia piuttosto seria: perché è abbastanza scontato che un avvocato abbia la partita Iva , l’uso di locali, una utenza telefonica, che abbia trattato cinque affari in un anno, abbia una PEC ed una assicurazione, ma purtroppo è un po’ meno scontato che sia perfettamente e completamente in regola con l’aggiornamento professionale.
La prima verifica dovrà essere fatta dal Consiglio dell’Ordine a partire dal mese di aprile 2019.
Ho pensato però di cominciare a richiamare la Vostra attenzione con un po’ di anticipo perché le conseguenze che deriveranno dall’applicazione della norma saranno potenzialmente devastanti per chi si trovasse con un aggiornamento professionale non completamente assolto secondo le indicazioni del Consiglio Nazionale Forense.
Richiameremo ancora la questione e pensavamo di dedicare a questa e altre problematiche scaturenti dai decreti attuativi della riforma, un evento formativo di cui vi daremo notizia.