Source: http://www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com/art/territorio-e-sicurezza/2015-08-03/sale-giochi-comune-puo-imporre-vincoli-orari-e-distanze-154936.php?uuid=AB4bVzm
Timestamp: 2018-03-20 04:11:45+00:00
Document Index: 105451350

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 50', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 50', 'sentenza ']

Ben tre recenti sentenze di altrettanti Tar distinti (Lombardia, Toscana e Veneto) intervengono con nettezza a chiarire la non sempre piana disciplina applicabile alle sale giochi e agli apparecchi di intrattenimento con vincite in danaro (Slot, Vlt, eccetera) di cui agli articoli 86, 88 e 110 del Tulps (testo unico sulle leggi di pubblica sicurezza), oggetto di una normativa nazionale (il decreto Balduzzi n. 158/2012 convertito dalla legge 189/2012) con la finalità di contrastare la ludopatia.
Infatti negli ultimi tempi si è fatta aspra la battaglia che vede impegnati sempre più Comuni contro la diffusione di sale giochi e a favore invece della prevenzione del gioco compulsivo legato alle ludopatie.
Le armi a disposizione dei Comuni sono essenzialmente due: la fissazione di orari massimi di apertura e la fissazione di distanze dai così detti "luoghi sensibili", scuole, chiese, centri sportivi, centri di aggregazione, ospedali, case di cura, al fine di proteggere maggiormente giovani, anziani, malati, che a causa della propria situazione possono accusare maggiori rischi di dipendenza.
La liberalizzazione del Dl Monti
In particolare, il potere dei Sindaci di stabilire con lo strumento dell'ordinanza di cui all'articolo 50, comma 7 del Tuel (Dlgs 267/2000) orari minimi e massimi per l'attività, prima generalmente ammesso, è entrato in crisi da quando l'articolo 31 del Dl 201/2011 (Decreto Monti) ha di fatto esautorato i Comuni dalla possibilità di continuare a stabilire orari specifici per le attività commerciali, di somministrazione di alimenti e bevande ed in genere per le attività produttive. Mandando così in soffitta le vecchie ordinanze sindacali ritenute lesive de principi comunitari in tema di tutela della concorrenza e della libertà di iniziativa imprenditoriale degli operatori economici.
Fatto sta, però, che lo stesso articolo 31 del Dl 201/2011 prevede un limite a tale liberalizzazione, stabilendo che essa cede il passo di fronte ad accertate motivazioni - fra le altre - di tutela della salute, evidentemente lesa dalla ludopatia che costituisce una forma di dipendenza psicologica fino a diventare vera e propria malattia.
Sicchè è dovuta intervenire la Corte costituzionale con la sentenza n. 220/14 per chiarire che «l'evoluzione della giurisprudenza amministrativa, sia di legittimità, sia di merito, ha elaborato un'interpretazione dell'art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000, compatibile con i principi costituzionali evocati, nel senso di ritenere che la stessa disposizione censurata fornisca un fondamento legislativo al potere sindacale in questione. In particolare, è stato riconosciuto che − in forza della generale previsione dell'art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000 − il sindaco può disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco e che ciò può fare per esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale».
Le recenti pronunce dei Tar Lombardia, Toscana e Veneto
Forte di ciò il Comune di Milano che, con ordinanza sindacale aveva limitato il funzionamento delle sale giochi ex articolo 86 del Tulps e di utilizzo in genere degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincite in danaro ex articolo 110 del Tulps dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 18,00 alle ore 23,00, ha avuto ragione dal Tar di competenza che, con sentenza n. 1568 dello scorso 8 luglio, ha respinto il ricorso di alcuni operatori che evidenziavano l'illegittimità dell'atto.
Scrivono i giudici milanesi: «le norme che stabiliscono e contingentano il gioco d'azzardo sono finalizzate a tutelare soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili, o per la giovane età o perché bisognosi di cure di tipo sanitario o socio-assistenziale, e a prevenire forme di gioco cosiddetto compulsivo, nonché ad evitare effetti pregiudizievoli per il contesto urbano, la viabilità e la quiete pubblica, sicché non sono riferibili alla competenza legislativa statale in materia di "ordine pubblico e sicurezza", che attiene alla prevenzione dei reati e al mantenimento dell'ordine pubblico, inteso questo quale complesso dei beni giuridici fondamentali e degli interessi pubblici primari sui quali si regge la civile convivenza nella comunità nazionale. Ne deriva che la disciplina in tema di sale da gioco non è diretta a garantire l'ordine pubblico, in quanto gli apparecchi da gioco sono considerati esclusivamente nel loro aspetto negativo di strumenti di grave pericolo per la salute individuale e il benessere psichico e socio-economico della popolazione locale. Benessere psico-fisico la cui tutela è sicuramente compresa tra le attribuzioni dell'ente locale, non solo in base alla generale previsione di cui all'art. 3 del d.lgs. n. 267/2000, ma anche in considerazione delle norme che attribuiscono al Sindaco un potere di ordinanza a tutela della salute dei cittadini, in caso di emergenze sanitarie, ai sensi del medesimo art. 50 del TUEL».
Sentenza gemella a quella del Tar meneghino, quella resa in forma semplificata dal Tar Veneto n. 811 del 16 luglio che ha dato ragione al Comune di Schio che, nel contingentamento orario di sale giochi e slot in genere, aveva recepito «un'indagine sulla realtà sociale del territorio svolta dall'Ulss da cui emerge il costante aumento delle persone che necessitano di assistenza per patologie legate alla ludopatia, che coinvolgono non solo la singola persona, ma anche tutta la famiglia, con evidenti e inevitabili ripercussioni sulla comunità locale, dei cui bisogni, assume il Comune, il Sindaco deve farsi carico, ......evidenziando che quanto più sono numerose le opportunità di gioco e il tempo a disposizione della popolazione, maggiore è il numero dei dipendenti».
Infine, merita una segnalazione anche la sentenza n. 936 del 16 giugno del Tar Toscanache interessa l'altra arma a disposizione dei Comuni contro le slot e le vlt, cioè il rispetto della distanza minima imposta da leggi regionali rispetto a luoghi sensibili. Tale distanza (variabile da Regione a Regione da 500 a 300 metri in media) non vale solo per le sale giochi di competenza comunale ex articolo 86 del Tulps ma anche per quelle che autorizza la Questura ex articolo 88 del Tupls (cioè le sale giochi dedicate alle videolotterie) e, ancora, per bar, rivendite di generi di monopoli che, in aggiunta alla loro prevalente attività, inseriscono tali apparecchi.