Source: http://consiglioaperto.blogspot.com/2015/
Timestamp: 2017-12-13 20:35:04+00:00
Document Index: 65749950

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 653', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 649', 'art. 649']

consiglioaperto: 2015
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Cassazione: eletto il successore di Giorgio Santacroce.
UFFICIO DEL GDP DI SALERNO: NO COMMENT!!!
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 20:01:00 Nessun commento:
Nel silenzio e nell'insipienza dell'avvocatura locale, la Corte d'Appello di Salerno va verso la soppressione.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 11:26:00 Nessun commento:
In caso d’opposizione a decreto ingiuntivo, l'onere di mediazione obbligatoria grava sull'opponente perché costui intende precludere la via breve per percorrere la via lunga.
Cassazione civile, sezione terza, sentenza del 3.12.2015, n. 24629
“ Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione, falsa applicazione di norma di diritto (art. 360, comma 1°, n. 3, c.p.c.): in particolare, violazione dell'art. 5 D.lgs 28/2010.
La disposizione di cui all'art. 5 del d.lgs. n. 28 del 2010, di non facile lettura, deve essere interpretata conformemente alla sua ratio.
La norma è stata costruita in funzione deflattiva e, pertanto, va interpretata alla luce del principio costituzionale del ragionevole processo e, dunque, dell'efficienza processuale.
In questa prospettiva la norma, attraverso il meccanismo della mediazione obbligatoria, mira - per cosi dire - a rendere il processo l’extrema ratio: cioè l'ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse.
Quindi l'onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo.
Nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l'opposizione, la difficoltà di individuare il portatore dell'onere deriva dal fatto che si verifica una inversione logica tra rapporto sostanziale e rapporto processuale, nel senso che il creditore del rapporto sostanziale diventa l'opposto nel giudizio d’opposizione.
Questo può portare ad un errato automatismo logico per cui si individua nel titolare del rapporto sostanziale (che normalmente e l'attore nel rapporto processuale) la parte sulla quale grava l'onere. Ma in realtà - avendo come guida il criterio ermeneutico dell'interesse e del potere d’introdurre il giudizio di cognizione - la soluzione deve essere quella opposta.
Invero, attraverso il decreto ingiuntivo, l'attore ha scelto la linea deflattiva coerente con la logica dell'efficienza processuale e della ragionevole durata del processo.
E' l'opponente che ha il potere e l'interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore.
E' dunque sull'opponente che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria perché è l'opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga.
La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell'opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice.
Del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l'onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo.
E', dunque, l'opponente ad avere interesse ad avviare il procedimento di mediazione pena il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art. 653 c.p.c..
Soltanto quando l'opposizione sarà dichiarata procedibile riprenderanno le normali posizioni delle parti: opponente - convenuto sostanziale, opposto - attore sostanziale.
Ma nella fase precedente sarà il solo opponente, quale unico interessato, ad avere l’onere di introdurre il procedimento di mediazione; diversamente, l'opposizione sarà improcedibile. Il motivo, quindi, non è fondato”.
Processo a Medea (Salerno - Teatro Augusteo - 11 dic. 2015).
Le regole auree della politica.
Per commentare la notizia secondo cui Equitalia e Cassa Forense hanno siglato un accordo per iniziare a perseguire gli avvocati "morosi" nel versamento dei contributi, il Presidente della Cassa Avv. Nunzio Luciano dichiara: «Chi guadagna tanto e non paga i contribuiti va perseguito chi non arriva lo aiutiamo con la rateizzazione.
Ma non bisogna dimenticare che la contribuzione non è un’imposta: serve a pagare la pensione e a incrementare il proprio salvadanaio» (fonte: LaLeggePerTutti.it).
Non sono un esperto di previdenza, ma con quel poco che ho imparato da autodidatta mi sento di poter segnalare al collega Luciano che in verità la faccenda è un po' diversa.
Infatti, con il nuovo sistema contributivo, i contributi versati ora servono a pagare la pensione DI COLORO CHE LA STANNO PRENDENDO ORA e non quella di coloro che la prenderanno tra 30/40 anni (i quali non sanno nemmeno se mai la prenderanno una pensione).
http://aliprandi.blogspot.it
Moderno e funzionale archivio, allestito dal Ministero della Giustizia!
LA CITTADELLA GIUDIZIARIA DI SALERNO: LA GRANDE INCOMPIUTA.
QUESTO SITO INTERNET MI SEMBRA DI CONOSCERLO!
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 21:10:00 Nessun commento:
L'attuale classe politica forense italiana.
Stamane l'inviato di "Striscia la Notizia" nelle cancellerie del GDP di Salerno.
Esame Avvocato 2015: la prima Commissione della Corte d'Appello di Salerno.
CONVEGNO AIGA DI SALERNO SULLA NEGOZIAZIONE ASSISTITA.
Eventi formativi organizzati dall'AIGA Salerno (19 e 26 novembre 2015).
Agli "abogados" è precluso l'utilizzo del titolo "avvocato" (Circolare del COA di Bologna).
ORDINE AVVOCATI BOLOGNA- Circ. 70 del 28 settembre 2015 - I limiti dell’esercizio professionale da parte degli avvocati stabiliti.
Come noto, la legge professionale forense prevede la possibilità d'iscrizione, in un'apposita sezione speciale dell'Albo, degli avvocati "stabiliti", cioè consente l'esercizio in Italia della professione forense da parte di cittadini degli Stati membri dell'Unione Europea che abbiano conseguito nel paese d'origine l'abilitazione alla professione.
E' una norma che, nel rispetto dei principi comunitari della libera circolazione dei lavoratori e del diritto di stabilimento, vuole tutelare coloro che, avendo conseguito il titolo professionale nel proprio Paese europeo d'origine, decidano di svolgere la professione in altro Stato membro dell'Unione.
Il principio, giusto e corretto, ha tuttavia avuto negli ultimi anni un'applicazione distorta: molti laureati in giurisprudenza italiani, grazie a percorsi integrativi agevolati, hanno ottenuto in Spagna e in Romania l'omologazione della propria laurea italiana al corrispondente titolo spagnolo o rumeno, per poi fare ritorno in Italia e chiedere l'iscrizione nella sezione speciale degli avvocati stabiliti (il 92% degli iscritti nelle sezioni speciali degli avvocati stabiliti degli Albi dell'Ordine Forense è di nazionalità italiana e tra questi l'83% ha conseguito il titolo in Spagna, il 4% in Romania: dati in Rassegna Forense, n. 3-4/2014, p. 793).
La predilezione per tali mete è, notoriamente, dovuta al fatto che, in quei paesi non è previsto un esame di abilitazione alla professione di avvocato, che può essere svolta liberamente da chi si sia semplicemente laureato in giurisprudenza; dunque, il successivo rientro in Italia come "stabilito" consente, di fatto, di eludere il superamento dell'obbligatorio esame da avvocato che è previsto nel nostro ordinamento.
Negli ultimi anni il nostro Consiglio ha ripetutamente rigettato richieste d'iscrizione nella sezione speciale degli avvocati stabiliti presentate da cittadini italiani in possesso del titolo spagnolo di "abogado" o di quello rumeno di "avocat"; e ciò ha convintamente fatto facendo leva sulla giurisprudenza, anche specifica del C.N.F., in materia di abuso del diritto.
Oggi - dopo la sentenza n. 28340 del 22 dicembre 2011 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, il provvedimento del 23 aprile 2013 dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e la sentenza del 17 luglio 2014 della Corte di Giustizia Europea - il rigetto di tali domande d'iscrizione ha margini molto più ristretti.
Riteniamo quindi utile, anche in virtù di alcune segnalazioni pervenute, rammentare quali sono i limiti entro i quali un avvocato "stabilito", iscritto nella relativa sezione speciale dell'Albo di un qualsiasi Ordine Forense italiano, può esercitare la professione forense in Italia.
Innanzitutto, l'avvocato "stabilito" non può in alcun modo spendere in Italia il titolo di "avvocato", ma esclusivamente quello conseguito nel Paese europeo d'origine (art. 4 del d.lgs. n. 96/2001): "abogado", nel caso di laurea omologata in Spagna, oppure "avocat", nel caso in cui la laurea sia stata omologata in Romania.
Va precisato che il titolo italiano non può essere speso nemmeno in forma abbreviata (per esempio, "avv.") e non può dunque essere utilizzato negli atti, nelle lettere, nella carta intestata e nell'indirizzo e-mail o pec (cfr. parere del C.N.F. n. 72 del 22 ottobre 2014); inoltre, la qualifica di "stabilito" deve essere chiaramente indicata, e non può essere limitata alla "sola indicazione, dopo il titolo di avvocato, della lettera ‘S' ovvero dell'abbreviazione ‘stab.', trattandosi di segni che la gran parte del pubblico non ha strumenti conoscitivi per interpretare" (sentenza del C.N.F. n. 115 del 26 settembre 2014).
Inoltre, per l'esercizio delle prestazioni giudiziali "l'avvocato stabilito deve agire d'intesa con un professionista abilitato a esercitare la professione con il titolo di avvocato, il quale assicura i rapporti con l'autorità adita o procedente e nei confronti della medesima è responsabile dell'osservanza dei doveri imposti dalle norme vigenti ai difensori. L'intesa deve risultare da scrittura privata autenticata o da dichiarazione resa da entrambi al giudice adito o all'autorità procedente, anteriormente alla costituzione della parte rappresentata ovvero al primo atto di difesa dell'assistito" (art. 8 del d.lgs. n. 96/2001).
Al riguardo, con i propri pareri n. 32/2012, 53/2013 e 68/2014, il C.N.F. ha chiarito che "l'obbligo di esercitare la professione d'intesa con un avvocato italiano implica che non vi possa essere un affiancamento in via generale a un avvocato abilitato, ma che tale integrazione di poteri debba essere fornita per ogni singola procedura; di conseguenza, l'avvocato ‘affiancante' non può e non deve essere indicato con efficacia generale, ma in relazione alla singola controversia trattata".
Per quanto riguarda l'avvocato "affiancante", con il quale lo "stabilito" deve agire d'intesa, egli - come chiarito dal C.N.F. con il parere n. 9 del 28 marzo 2012 - "non è obbligato a presenziare, ovvero assistere alle udienze alle quali l'avvocato stabilito partecipa; si osserva tuttavia che l'intesa implica una forte responsabilità dell'avvocato italiano per quanto attiene al controllo dell'attività dell'avvocato stabilito, pur in assenza della condivisione del mandato difensivo".
Raccomandiamo a tutti - stabiliti e avvocati "affiancanti" - la scrupolosa osservanza dei principi richiamati.
L’OUA AL MINISTRO ORLANDO: SERVONO SOLUZIONI CONDIVISE SULLE ELEZIONI FORENSI. QUINDI, SULLE SPECIALIZZAZIONI: NECESSARIE FORTI CORREZIONI PERCHÈ DANNEGGIA AVVOCATI E CITTADINI . VIA LIBERA DELL'ASSEMBLEA OUA ALL'EVENTUALE IMPUGNAZIONE AL TAR.
L’Assemblea dei Delegati dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, riunita a Roma, ha approvato due deliberati su specializzazioni ed elezioni forensi.
In entrambi si chiede al Ministro di Giustizia, Andrea Orlando, di trovare soluzioni condivise, perché quelle prospettate destano grande preoccupazione all’interno dell’Avvocatura, come dimostrano le diverse, e contrapposte, prese di posizioni all’interno del mondo ordinistico e dell’associazionismo forense.
Mirella Casiello, presidente Oua, ha sottolineato, come «sia necessario che tutti facciano un passo indietro. I due regolamenti – aggiunge – per ragioni diverse, hanno riportato indietro nel tempo le lancette della politica forense».
«Qualunque futuro intervento sulle elezioni forensi, dopo lo stop del Tar - spiega Casiello - deve rispondere in modo efficace alle osservazioni della giustizia amministrativa e ad alcuni criteri fondamentali: tutela della libertà di scelta elettorale e delle pari opportunità, difesa delle minoranze ma anche la possibilità per gli avvocati di indicare una maggioranza di Colleghi che dovrà occuparsi di gestire gli ordini. Le soluzioni prospettate dal ministro Orlando limitano il diritto di ciascun avvocato ad esprimere le proprie preferenze riguardo al numero dei consiglieri eleggibili, alterando il corretto rapporto tra elettore e candidati consiglieri, comprimendo, fino ad annullare, il diritto di ogni singolo avvocato elettore ad indicare una chiara maggioranza di consiglieri che garantisca la buona gestione dei Consigli dell’Ordine».
Sulle specializzazioni la presidente Oua, Casiello, chiede a gran voce di correggere il nuovo regolamento: tre, sinteticamente, le principali criticità: la definizione dei settori di specializzazione, che parcellizza estremamente il “civile”; quindi l'arbitrarietà nella valutazione dei medesimi incarichi ricevuti nel corso dell'attività forense, ai fini dell'attribuzione della specializzazione. Infine, il doppio binario tra formazione e certificazione dell'esperienza, che così prefigurato penalizzerà i più giovani». In assenza, quindi, di modifiche, l’Assemblea Oua, ha già dato il via libera, con un'apposita delibera per l'impugnazione al Tar Lazio. Mirella Casiello, infine, rivolgendosi al Ministro della Giustizia, al C.N.F., ai Presidenti degli Ordini Territoriali e alle Associazioni maggiormente rappresentative, ha invitato a «riprendere la strada del dialogo, anche cogliendo l’occasione della prossima Conferenza Nazionale dell'Avvocatura, che si terrà a Torino al Lingotto, dal 26 al 28 novembre».
«È necessario – conclude - trovare soluzioni condivise sia per modernizzare la professione forense, sia per tutelare la democrazia nelle elezioni ordinistiche».
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Tribunale di Mantova, Ord. 13 ottobre 2015. G.E. Bulgarelli.
Processo di esecuzione - Pignoramento di autoveicoli - Mancata consegna all’IVG – Conseguenze.
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In tema di sospensione dell'esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo, l'art. 649 c.p.c. non individua in modo rigido i presupposti della sospensione, ma parla genericamente della necessità che vi siano "gravi motivi".
visto l'art. 649 c.p.c.
Sospende la p.e. del decreto; spese al merito; fissa in prosieguo l'udienza del 17.11.2015.
Avv. Gaetano Di Muro
Perplessità dell’OUA su regolamento specializzazioni.
ASSEMBLEA OUA 25 SETTEMBRE 2015 : DELIBERA SULLE SPECIALIZZAZIONI
L’Assemblea dei delegati dell’OUA riunita a Rimini in data 25 settembre 2015, a seguito di approfondita discussione
fortissime perplessità in merito al regolamento sulle specializzazioni pubblicato in Gazzata Ufficiale il 15 settembre 2015 e
di convocare le associazioni maggiormente rappresentative al fine di valutare le iniziative politiche e/o giudiziarie da adottare
alla Giunta per l’esecuzione di quanto sopra deliberato.
LE SPECIALIZZAZIONI FORENSI.
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Una giusta battaglia, per liberarci dei troppi "satrapetti".
PCT: DOCUMENTO informatico, COPIA informatica e DUPLICATO informatico.
GIUSTIZIA: L'OUA INTERVIENE AL FORUM IN CORSO ALLA FESTA DELL'UNITÀ A FIRENZE.
L'Oua lancia alla festa dell'Unità la prossima Conferenza Nazionale dell'Avvocatura a Torino (26-28 novembre) e chiede che si apra subito un "CANTIERE" per le riforme.
MIRELLA CASIELLO AL MINISTRO ORLANDO: "SERVONO RIFORME STRUTTURALI E RISORSE ADEGUATE PER POTENZIARE LA GIURISDIZIONE PUBBLICA E PER FAR FUNZIONARE I NUOVI ISTITUTI COME LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA E L’ARBITRATO. BISOGNA PUNTARE SUGLI AVVOCATI CHE SONO LA SOLUZIONE, NON LA CAUSA, DEI PROBLEMI DELLA GIUSTIZIA ITALIANA”.
Mirella Casiello, Presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura-Oua, è intervenuta oggi alla Festa dell’Unità, al Forum Giustizia, presente il ministro Orlando. Casiello, si è rivolta al Guardasigilli, riconoscendo l’importanza «del dialogo di questi mesi» e la volontà di operare insieme alle rappresentanze dell’avvocatura «per varare importanti provvedimenti per un migliore funzionamento della macchina giudiziaria», a partire «dal Processo telematico, passando per la degiurisdizionalizzazione e l’annunciato ingresso dei avvocati nell’ufficio legislativo di via Arenula». «Ma non basta – sottolinea il presidente Oua - servono ulteriori riforme strutturali e risorse adeguate per potenziare la giurisdizione pubblica e per far funzionare i nuovi istituti come la negoziazione assistita e l’arbitrato. È necessario puntare sugli avvocati che sono la soluzione, non la causa, dei problemi della giustizia italiana. Allo stesso tempo, pensiamo che sia giunto il momento di ripartire dai diritti, tanto dei cittadini, quanto delle imprese, senza metterli in contrapposizione».
«Infine – conclude Casiello - al Governo Renzi, al ministro Orlando, e alle opposizioni, chiediamo uno sforzo straordinario: ripensare la giustizia, aprendo subito un "Cantiere" per le riforme, per costruire davvero una #buonaItalia. Su questo terreno serve trasversalità e chiudere una lunga e sterile stagione di polemiche. In questo senso, è di grande importanza la prossima Conferenza Nazionale di fine novembre a Torino. Un appuntamento per fare un bilancio del lavoro fin qui svolto, ma anche per ridare slancio a un’ulteriore fase di riforme, organiche e strutturali: riforma dei consigli giudiziari, della magistratura onoraria, riorganizzazione degli uffici, più personale, potenziamento dei sistemi alternativi di risoluzione delle controversie, puntando sull’avvocatura, pct e innovazione tecnologica su tutto il territorio nazionale, correzione della recente revisione della geografia giudiziaria. Chiudere la stagione degli interventi senza organicità sul processo civile».
Firenze, 12 settembre 2015
Evento formativo del 18 sett. 2015.
Malasanità: l’abuso di qualunquismo.
Roma 6/9/2015. Il presidente del CNF Andrea Mascherin in una nota replica alle dichiarazioni della ministra Lorenzin, che nel corso della trasmissione Agorà Estate, ha parlato di un abuso di denunce nei confronti dei medici, dichiarando: “ora abbiamo gli avvocati in corsia che vanno a cercare i pazienti anche dopo dieci anni. Questo è un abuso, abbiamo un numero grandissimo di denunce accanto ad un numero esiguo di condanne”.
“Come avvocati, assieme ai medici, abbiamo un ruolo costituzionalmente riconosciuto di tutela dei diritti fondamentali, rispettivamente, alla difesa e alla salute, e dunque, anche per questo, e non solo come cittadini, siamo particolarmente vicini e grati alle professioni sanitarie, che nella grandissima maggioranza dei casi operano con scrupolo e dedizione, nonostante le enormi difficoltà operative e carenze organizzative, derivanti anche dai ripetuti tagli alla sanità e quindi dalla negazione del diritto a curarsi da parte di tutti, anche da parte dei soggetti economicamente più deboli. Nel caso la solidarietà va espressa con ancora maggiore forza, se la categoria dei medici si vede affidata alla gestione di un ministro che invece di preoccuparsi di individuare le enormi responsabilità dei governi che si sono succeduti, compreso il suo, invece di indignarsi degli straordinari sprechi dei politicanti locali, invece di scandalizzarsi di assurde attese per poter accedere ad un esame clinico, ritiene di auto assolversi da tutto ciò e di fare riferimento alle denunce presentate dagli avvocati, ma anche da singoli cittadini, e anche da associazioni di tutela dei malati, o ancora d’ufficio dalla polizia giudiziaria, ecc.”
La nota continua : “In realtà le denunce sono assai poche, per fortuna, rispetto all’enorme numero di interventi sanitari quotidiani, che possono anche non avere un esito positivo: molti casi vengono filtrati a monte proprio dagli avvocati che sconsigliano di procedere; altri vengono portati all’attenzione delle Procure, e sono queste, non gli avvocati, che decidono se procedere o meno in direzione di un rinvio a giudizio. Va anche considerato come la materia sia assai tecnica, e mai un avvocato promuove azioni giudiziali se alla base non ha la valutazione di un altro medico che individui astratte responsabilità in capo al collega”.
Con riferimento al ruolo e alle regole a cui sono tenuti gli Avvocati, il presidente Mascherin evidenzia: “le regole deontologiche degli avvocati sono assai rigorose, e vietano forme di pubblicità dirette alla acquisizione disinvolta di clientela, e sono regole che l’avvocatura sta difendendo con grande determinazione contro la visione del garante della concorrenza e dei ministeri economici, che invece promuovono la pubblicità “selvaggia” anche in un campo così delicato come la tutela dei diritti. Poi certo, anche tra gli avvocati vi è chi mal esercita la professione, come in tutte le professioni e mestieri. Anzi quasi tutti, non in quei ruoli in cui le disfunzioni dipendono dagli altri, mai dalle proprie responsabilità. In fondo in questi casi basta ricorrere al qualunquismo generalizzante per sentirsi a posto, ma medici, operatori sanitari e cittadini, specie i più deboli, sanno bene dove risiedono e da chi dipendono i problemi della sanità, e tutti questi soggetti la vera tutela la trovano proprio nell’avvocatura, quella responsabile, quale è nella grandissima maggioranza dei casi l’avvocatura italiana
La Cassazione riafferma l'incapacità a testimoniare del singolo condomino, nelle vertenze in cui è parte il Condominio.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 14:28:00 Nessun commento:
PANSINI(ANF): DL GIUSTIZIA CIVILE, INCOMPRENSIBILE “COPIA DI CORTESIA” CARTACEA SE PROCESSO VIAGGIA SULLA RETE.
22 luglio 2015 - “Incomprensibile passo indietro del Governo sull’informatizzazione della giustizia civile in Italia. Nel testo su cui domani il Governo si avvia a chiedere la fiducia per convertire in legge il decreto in materia fallimentare, civile e processuale civile si prevede che il ministro della Giustizia, con regolamento, possa disciplinare anche l’acquisizione della copia cartacea degli atti depositati telematicamente. Se così fosse si vanificherebbero gli sforzi degli operatori della giustizia, in primo luogo gli avvocati, per avere un sistema più rapido ed efficiente”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Luigi Pansini, in merito all’emendamento approvato all’articolo 19 del decreto.
“In una riforma che dovrebbe migliorare e velocizzare il funzionamento dell’amministrazione giudiziaria – continua Pansini – incredibilmente si inserisce una norma a favore delle ‘scartoffie’, mentre il processo dovrebbe viaggiare sulla rete. Approvare la norma sarebbe una resa a chi, all’interno dell’avvocatura, della magistratura, degli operatori di cancelleria, ha opposto resistenze al pct”.
“La copia cartacea obbligatoria segnerebbe l’inizio della fine del processo telematico, e sarebbe un passo indietro per una giustizia più rapida ed efficiente” – conclude Pansini.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 19:23:00 Nessun commento:
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