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Timestamp: 2020-07-13 02:37:26+00:00
Document Index: 66069228

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 521', 'Cass. Sez. ', 'art. 521', 'art. 2', 'art. 609', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 660', 'art. 527']

Avvocato Lorenzo Tornielli, studio legale in Melegnano (Milano). Violenza sessuale: poiché compromette la libera disponibilità della sfera intima della persona, anche la mano morta è violenza sessuale. (sentenza della Corte di Cassazione del 7772/2000).
Compromette la libera disponibilità della sfera intima della persona
Anche la 'mano morta' è violenza sessuale
(Cassazione 7772/2000)
Anche i 'toccamenti' e i 'palpeggiamenti', seppur fugaci (insomma la cosidetta 'mano morta') costituiscono 'atti sessuali' punibili, in quanto la disciplina introdotta dalla legge n.66 del 1996, a proposito della 'violenza sessuale' mira a sanzionare tutti gli atti che, indirizzati verso 'zone erogene' (anche diverse, quindi, dagli organi genitali), siano idonei a compromettere la libera disponibilità della sfera sessuale dell'individuo. L'importante principio è stato sancito dalla Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, che, chiamata a pronunciarsi su una fattispecie di 'atti di libidine violenti' (ipotesi ora abrogata), ha sottolineato come, alla luce della recente legge sulla 'violenza sessuale', la tutela della libertà sessuale della persona - prima limitata ai casi di congiunzione carnale ed atti di libidine - sia stata estesa a tutte le ipotesi di 'atti sessuali', intendendo come tali tutti i comportamenti che comunque mirino ad entrare nell'altrui 'sfera sessuale' con 'modalità connotate dalla costrizione'. La Suprema Corte chiarisce infatti che l'intervenuta equiparazione tra violenza carnale ed atti di libidine violenti è la conseguenza dell'affermazione che 'la violenza sessuale è reato contro la persona'. Inoltre, nella nuova espressione 'atti sessuali' l'aggettivo 'sessuale' attiene al sesso dal punto di vista anatomico, fisiologico o funzionale, ma 'non limita la sua valenza ai puri aspetti genitali del rapporto interpersonale' , ricomprendendo tutti quegli atti 'idonei a compromettere la libera determinazione della sessualità del soggetto passivo'. (da La Repubblica dell’8 settembre 2000)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, sentenza n.7772/00.
Sul ricorso proposto da C.G. il 10 gennaio 1961 avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma emessa in data 1 ottobre 1998.
C.G. ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma, emessa in data 1 ottobre 1998, con la quale veniva condannato per il reato di atti di libidine violenti continuati ed aggravati, deducendo quali motivi l'erronea applicazione dell'art. 521 c.p., poiché fugaci toccamenti su parti coperte del corpo non costituiscono atti di libidine violenti, in quanto mancherebbe il requisito della violenza ed, attese le modalità in cui si verificavano gli episodi alla presenza di vari clienti dell'esercizio commerciale, era agevole per le vittime adottare contromisure.
Il ricorso appare infondato, sicché deve essere rigettato con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla rifusione di quelle sostenute dalla parte civile liquidate come da dispositivo. Ed invero il significato più ampio di " atti di libidine" rispetto all'espressione " atti sessuali" , il differente bene giuridico protetto dalla nuova disciplina introdotta con la legge n. 66 del 1996 escludono che non possano essere ritenuti tali "toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime" delle vittime, secondo quanto con accertamento in fatto, insindacabile in Cassazione, hanno accertato i giudici di merito.
Infatti costituisce "atto di libidine" qualsiasi atto di manomissione del corpo altrui, non già soltanto nelle parti intime, diverso dalla congiunzione carnale e suscettibile di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata, essendo del tutto irrilevante, ai fini della consumazione, che il soggetto attivo abbia o meno conseguito la soddisfazione erotica (Cass. Sez. III 30 settembre 1986, Torelli in Cass. Pen. 1988,250).
La relazione ministeriale sul progetto del codice Rocco si riferiva allo " sfogo dell'appetito di lussuria" e la dottrina prevalente considerava atti di libidine quelli, diversi dalla congiunzione carnale, diretti ad eccitare la concupiscenza verso piaceri carnali, turpi per se stessi o per le circostanze in cui si cerca di provocarli, ovvero diretti a soddisfare la concupiscenza.
Né può sostenersi la mancanza di violenza, perché, esclusa dopo i primi contatti la c. d. sorpresa, quelli reiterati successivamente no presentavano detto connotato, giacchè, secondo quanto esattamente rileva la Corte capitolina in conformità con costante giurisprudenza di questo giudice di legittimità, puntualmente citata, non solo si richiede la c. d. vis atrox, ma è sufficiente una violenza idonea a vincere la concreta resistenza di chi ne è oggetto e la violenza può essere anche morale e, nella fattispecie, deve rinvenirsi nella posizione di subordinazione in cui versavano le dipendenti, nelle circostanze di fatto, permanenti e transeunti, accertate dal giudice di merito in maniera insindacabile in Cassazione, poiché sorrette da adeguata motivazione, di volta in volta esistenti come la ristrettezza degli spazi, la presenza di clienti nel locale, riguardo alla rivelazione dell'abuso al quale le vittime erano assoggettate, mentre la qualità degli atti non esclude un minimo di violenza fisica.
Inoltre la violenza morale deve essere valutata nelle modalità ed idoneità della coartazione in relazione alle condizioni soggettive della vittima, ai rapporti che la legano all'agente, alla capacità di resistere da considerare in maniera relativa con riguardo all 'approfittamento di una situazione di difficoltà o di diminuita resistenza, secondo quanto effettuato dai giudici di merito in maniera ineccepibile.
Rilevato come alla luce dell'elaborazione giurisprudenziale della nozione di atti di libidine e di violenza, avuto riguardo alle modalità dei fatti, nella fattispecie era configurabile il delitto di cui all'art. 521 c.p., occorre esaminare, ai sensi dell' art. 2 c.p., sebbene non costituisca espresso motivo di gravame, se la nuova disciplina introdotta dalla legge n. 66 del 1996 costituisca ipotesi più favorevole nella fattispecie concreta ed abbia comportato un differente significato dell'espressione "atti sessuali".
A tal proposito la comprensione del baricentro dell'incriminazione di cui all'art. 609 bis c.p. deve partire dalla differente collocazione di questi reati fra i delitti contro la persona invece che tra quelli contro la moralità pubblica ed il buon costume e dall'intitolazione della legge n. 66 del 1996 alla violenza sessuale, sicchè la sfera della sessualità cessa di appartenere al generico patrimonio collettivo della moralità o del buon costume e diviene diritto della persona umana di gestire liberamente la propria sessualità e la violazione di detto diritto costituisce offesa alla dignità della persona.
Pertanto l'illiceità dei comportamenti deve essere valutata alla stregua del rispetto dovuto alla persona umana e della loro attitudine ad offendere la libertà di determinazione della sfera sessuale( eff. In termini Cass. Sez. III ud. 13 novembre 1997 n. 1040. Coro rv. 207298 cui adde cass. Sez. III ud. 12 novembre 1997 dep. 4 dicembre 1997 Quattrini), sicchè è disancorata dall'indagine sul loro impatto nel contesto sociale e culturale in cui avvengono, in quanto il punto focale è la disponibilità della sfera sessuale da parte della persona che ne è titolare.
Inoltre l'intervenuta equiparazione tra violenza carnale ed atti di libidine violenti è conseguente all'affermazione che la violenza sessuale è reato contro la persona, mentre la nuova espressione "atti sessuali" assume connotati diversi nel senso che, in primis, è eliminato ogni riferimento moraleggiante contenuto nel termine libidinoso ( eff. Cass. Sez. III 11 novembre 1996, Rotella) ed, in generale, l'aggettivo sessuale attiene al sesso dal punto di vista anatomico, fisiologico o funzionale, ma non limita la sua valenza ai puri aspetti genitali del rapporto interpersonale giacchè devono includersi nella nozione di atti sessuali tutti quelli che siano idonei a compromettere la libera determinazione della sessualità del soggetto passivo ed ad entrare nella sua sfera sessuale con modalità connotate dalla costrizione( violenza, minaccia o abuso di autorità), sostituzione ingannevole di persona ovvero abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica.
La connotazione sessuale dell'atto fa assumere alla nozione un significato prevalentemente oggettivo e non soggettivo come, invece, avveniva per quella di atti di libidine, e determina un restringimento dell'area di rilevanza penale di alcuni aspetti marginali dei c. d. atti di libidine, giacchè il riferimento al sesso comporta un rapporto corpore corpori che, però, non deve necessariamente limitarsi alle zone genitali, ma comprende anche tutte quelle ritenute dalla scienza non solo medica, ma anche psicologica ed antropologico- sociologica erogene tali da dimostrare l'istinto sessuale con esclusione di quelle espressioni di libido connotate da una sessualità particolare ( ex.gr. bacio delle scarpe), sicchè il toccamento dei glutei, della mammella costituiscono atti sessuali, tanto più ove una simile azione, seppure fugace, venga reiteratamente ripetuta, con sfregamenti tra le parti basse dei corpi dell'imputato e delle vittime, in modo che le stesse avevano potuto avvertire che il prevenuto si trovava anche materialmente in stato di eccitazione sessuale, secondo quanto risulta in fatto dalla decisione della Corte capitolina.
La nozione più restrittiva di "atti sessuali" rispetto a quella di atti di libidine assume rilievo in alcune ipotesi controverse quale il bacio non profondo e non diretto a zona erogena, alcuni toccamenti fuggevoli in zone non erogene ed atti esibizionistici non comportanti alcun rapporto intercorporale, le quali, se non possono essere qualificate come violazioni dell'art. 660 c.p. (molestia e disturbo alle persone) o dell'art. 527 c.p. ( atti osceni), finiscono con l'essere penalmente irrilevanti, ma non scrimina nella concreta fattispecie in esame così come descritta dai giudici di merito.
Pertanto deve affermarsi che, avuto riguardo alla differente collocazione ed al diverso bene giuridico protetto dai reati di cui agli artt. 609 bis e segg. C.p. rispetto a quelli precedentemente contemplati agli arttt. 519 e segg. C.p. 1930, la nozione di atti sessuali, a differenza di quella di atti di libidine violenti, è disancorata dall'indagine sul loro impatto nel contesto sociale e culturale in cui avviene, in quanto punto focale è la disponibilità della sfera sessuale da parte della persona, che ne è titolare.
Inoltre, poiché l'aggettivo sessuale attiene al sesso dal punto di vista anatomico, fisiologico o funzionale, ma non limita la sua valenza ai puri aspetti genitali del rapporto interpersonale, deve includersi nella nozione di atti sessuali tutti quelli, indirizzati verso zone erogene, che siano idonei a compromettere la libera determinazione della sessualità del soggetto passivo ed ad entrare nella sua sfera sessuale con modalità connotate dalla costrizione ( violenza, minaccia o abuso di autorità), sostituzione ingannevole di persona, ovvero abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica, sì da assumere un significato prevalentemente oggettivo e non soggettivo come, invece, avveniva per glia atti di libidine con esclusione di quelle espressioni di libido connotate da una sessualità particolare (ex. Gr. bacio delle scarpe).
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed a rifondere alla parte civile quelle di questo grado di giudizio liquidate ecc….
Depositata in cancelleria il 4 luglio 2000.