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Timestamp: 2018-03-17 16:37:23+00:00
Document Index: 28450433

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 606', 'sentenza ', 'art. 616', 'sentenza ', 'art. 187']

Quanto alla veste di persona offesa in capo al M. , è di palese evidenza che il contesto della frase rivolta a quest'ultimo fosse ingiuriosa proprio nei suoi confronti, avendo l'imputato inteso colpire direttamente la parte civile nei suoi affetti familiari e costituendo il riferimento alla figlia proprio lo strumento per ledere l'onorabilità del padre: peraltro, è del tutto inconsistente la tesi secondo cui un epiteto formulato al condizionale perderebbe valenza offensiva, mentre sul piano processuale il contenuto della deposizione del M. deve intendersi risultare anche dal complessivo riferimento all'atto di querela, richiamato nel corso dell'esame incrociato delle parti.
Il secondo motivo, sull'apprezzamento del materiale probatorio acquisito (la testimonianza della madre dell'imputato), riguarda aspetti relativi alla ricostruzione del fatto, da riservare alla esclusiva competenza del giudice di merito.
Alla Corte di Cassazione deve invece ritenersi preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi o diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa, dovendo il giudice di legittimità soltanto controllare se la motivazione della sentenza di merito sia intrinsecamente razionale e capace di rappresentare e spiegare l’iter logico seguito. Quindi non possono avere rilevanza le censure che si limitano ad offrire una lettura alternativa delle risultanze probatorie, e la verifica della correttezza e completezza della motivazione non può essere confusa con una nuova valutazione delle risultanze acquisite: la Corte, infatti, “non deve accertare se la decisione di merito propone la migliore ricostruzione dei fatti, né deve condividerne la giustificazione, ma limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento” (v., ex plurimis, Cass., Sez. IV, n. 4842 del 02/12/2003, Elia).
Né i parametri di valutazione possono dirsi mutati per effetto delle modifiche apportate all'art. 606 cod. proc. pen. con la legge n. 46 del 2006, essendo stato affermato e più volte ribadito che anche all'esito della suddetta riforma “gli aspetti del giudizio che consistono nella valutazione e nell'apprezzamento del significato degli elementi acquisiti attengono interamente al merito e non sono rilevanti nel giudizio di legittimità se non quando risulti viziato il discorso giustificativo sulla loro capacità dimostrativa e [...], pertanto, restano inammissibili, in sede di legittimità, le censure che siano nella sostanza rivolte a sollecitare soltanto una rivalutazione del risultato probatorio” (Cass., Sez. V, n. 8094 dell'11/01/2007, Ienco, Rv 236540).
Quanto alla mancata assunzione della testimonianza del sindaco è assolutamente pacifica, fin da epoca remota, la giurisprudenza di legittimità secondo cui “il giudice di secondo grado non ha l'obbligo di esaminare un motivo di appello manifestamente infondato” (v., ex plurimis, Cass., Sez. III, n. 8851 del 25/05/1982, Garraffo, Rv 155462). È da notare, peraltro, che secondo il tenore del ricorso sarebbe stato il giudice di primo grado ad ignorare colpevolmente quella sollecitazione istruttoria, senza precisare se detta doglianza venne a costituire oggetto di un motivo di gravame: in vero, l'impugnazione avverso la sentenza del Giudice di pace venne formulata come ricorso per Cassazione, poi convertito in appello.
In ogni caso, non è chi non veda che un conto è l'attendibilità del teste nel momento in cui fornisce una giustificazione alla propria presenza in un dato luogo, ben altro è ritenere provato che egli - per quanto una giustificazione non l'avesse - si trovasse comunque nel contesto indicato.
2. Ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., segue la condanna del G. al pagamento delle spese del procedimento, nonché - ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, in quanto riconducibile alla volontà del ricorrente (v. Corte Cost., sent. n. 186 del 13/06/2000) - al pagamento in favore della Cassa delle Ammende della somma di Euro 1.000,00, così equitativamente stabilita in ragione dei motivi dedotti.
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30209 del 12 Luglio 2013, afferma che: "...si può integrare il reato di guida in stato di alterazione psicofisica derivante dall'assunzione di sostanze stupefacenti, ex art. 187 cod. strad., nel caso in cui viene che l'imputato fosse effettivamente alla guida del mezzo...".
Ministero della Giustizia: esami di avvocato, prove scritte 10,11 e 12 dicembre 2013.
5 ott 2013 0 1205