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Timestamp: 2017-01-17 02:49:19+00:00
Document Index: 89379704

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 2086', 'art. 30', 'art. 2087', 'art. 2104', 'art. 2104', 'art. 2086', 'art. 41', 'art. 1460', 'art. 140', 'sentenza ', 'art. 2104']

Art. 2104 codice civile: Diligenza del prestatore di lavoro
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2104 codice civile: Diligenza del prestatore di lavoro L’AUTORE: Redazione
Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale (1).
Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende (2).
Diligenza: [v. 1176]; Impresa: [v. Libro V, Titolo II]; Gerarchicamente: [v. 2086].
(1) Il comma 1 dell’articolo enuncia le caratteristiche della diligenza richiesta al prestatore di lavoro nell’adempimento delle obbligazioni contrattuali, ponendo i relativi criteri di valutazione.
(2) La seconda parte della norma prevede l’obbligo di obbedienza del lavoratore alle direttive che l’imprenditore e i suoi collaboratori impartiscono per adeguare la prestazione lavorativa alle esigenze dell’impresa. Si tratta di una soggezione giuridica in quanto il lavoratore soggiace all’esercizio del potere altrui e alle modificazioni che questo produce nella sua posizione giuridica.
La violazione dell’obbligo di diligenza e dell’obbligo di osservanza comporta l’applicazione di misure disciplinari [v. 2106] e l’obbligo di risarcire i danni (responsabilità contrattuale [v. Libro IV, Titolo I, Capo III]) subordinato all’esistenza della colpa lieve [v. 1229], e può dar luogo, in casi estremi, al licenziamento (es.: se il lavoratore costantemente, violando istruzioni impartitegli, reca danno all’attività produttiva).
In materia di variazione dell'orario di lavoro nell'ambito di contratto full time, in assenza di vincoli procedimentali collettivi, la modifica unilaterale dell'orario di lavoro disposta dal datore è espressione dell'esercizio dello "ius variandi", quale concreta manifestazione della libertà economica tutelata dall'art. 41 cost., consentito dagli art. 2086, 2094, 2104 c.c., con la conseguenza che, pur in presenza di una consolidata prassi aziendale, la modifica dell'organizzazione del lavoro fa venir meno il presupposto stesso del diritto acquisito dal lavoratore, e il merito della decisione datoriale sfugge al sindacato giudiziale ai sensi dell'art. 30 comma 1 l. n. 183 del 2010, spettando unicamente al giudice un controllo in ordine all'effettiva sussistenza del motivo adottato dal datore di lavoro. In ogni caso, l'eventuale violazione dei canoni comportamentali della correttezza e buona fede da parte del datore di lavoro potrebbe comportare solamente conseguenze di natura risarcitoria e non il ripristino dell'orario di lavoro antevigente (cfr. Trib. Catanzaro, 1 dicembre 2012, Trib. Catanzaro, 28 ottobre 2011).
Tribunale Milano sez. lav. 23 settembre 2014
Cassazione civile sez. lav. 05 agosto 2014 n. 17625 In tema di licenziamento, la valutazione della condotta del lavoratore in contrasto con obblighi che gli incombono, deve tenere conto anche del "disvalore ambientale" che la stessa assume quando, in virtù della posizione professionale rivestita, essa può assurgere per gli altri dipendenti a modello diseducativo e disincentivante dal rispetto di detti obblighi. Ne deriva che la sanzione espulsiva è proporzionata alla gravità dell'addebito, anche in presenza di un unico episodio di insubordinazione, qualora questo consista, nonostante il diniego formale di concessione delle ferie per le giornate richieste, in una prolungata assenza ingiustificata dal servizio e la condotta sia stata posta in essere da una educatrice della prima infanzia, che, data la sua considerevole anzianità di servizio e lo svolgimento di attività sindacale, era consapevole del disservizio educativo cagionato. Rigetta, App. Ancona, 04/01/2013
Cassazione civile sez. lav. 06 giugno 2014 n. 12806 In materia di responsabilità dell'imprenditore ex art. 2087 cod. civ., gli effetti della conformazione della condotta del prestatore ai canoni di cui all'art. 2104 cod. civ., coerentemente con il livello di responsabilità proprio delle funzioni e in ragione del soddisfacimento delle ragioni dell'impresa, non integrano mai una colpa del lavoratore. Rigetta, App. Roma, 01/09/2011
Cassazione civile sez. lav. 08 maggio 2014 n. 9945 Non integrano mai una colpa del lavoratore gli effetti della conformazione della condotta lavorativa ai canoni di cui all'art. 2104 c.c., coerentemente con il livello di responsabilità proprio delle funzioni e in ragione del soddisfacimento dell'interesse dell'azienda, la quale deve conoscere le modalità con cui i propri dipendenti lavorano (fattispecie relativa alla domanda di risarcimento danni avanzata dagli eredi di un manager morto per infarto a causa dello stress psico-fisico a cui era sottoposto durante l'attività lavorativa).
Cassazione civile sez. lav. 08 maggio 2014 n. 9945 Il lavoratore adibito a mansioni non rispondenti alla qualifica può chiedere giudizialmente la riconduzione della prestazione nell’ambito della qualifica di appartenenza, ma non può rifiutarsi aprioristicamente, senza avallo giudiziario, di eseguire la prestazione richiestagli, essendo egli tenuto a osservare le disposizioni per l’esecuzione del lavoro impartite dall’imprenditore ai sensi degli art. 2086 e 2104 c.c., da applicarsi alla stregua del principio sancito dall’art. 41 cost., e potendo egli invocare l’art. 1460 c.c. solo in caso di totale inadempimento del datore di lavoro, a meno che l’inadempimento di quest’ultimo sia tanto grave da incidere in maniera irrimediabile sulle esigenze vitali del lavoratore medesimo.
Tribunale Latina sez. lav. 14 gennaio 2014
Il lavoratore, al quale viene impartito dal superiore un ordine palesemente illegittimo, comportante anche la commissione di reati, può sindacare nel merito tale ordine e disattenderlo. In caso contrario, la condotta penalmente rilevante, derivante dall'esecuzione dell'ordine illegittimo costituisce comportamento sanzionabile disciplinarmente, fino a dar luogo a giusta causa di licenziamento (nella specie, il lavoratore non aveva disatteso l'ordine illegittimo del superiore che, preso atto dell'imminenza dello spirare della prescrizione per la riscossione di imposte, aveva ordinato agli impiegati di procedere alla notifica dei verbali di accertamento direttamente ai sensi dell'art. 140 c.p.c., senza esperire il preventivo accesso presso la residenza dei destinatari. Il lavoratore aveva passivamente eseguito gli ordini e per tali fatti era stato sottoposto a procedimento penale, conclusosi, dopo una serie di pronunce di primo e secondo grado, con sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione).
Cassazione civile sez. lav. 29 ottobre 2013 n. 24334 In materia di lavoro subordinato, con riguardo alle sanzioni disciplinari, la previa contestazione dell'addebito, necessaria in funzione di tutte le sanzioni disciplinari, ha lo scopo di consentire al lavoratore l'immediata difesa e deve conseguentemente rivestire il carattere della specificità che è integrato quando sono fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque comportamenti in violazione dei doveri di cui agli art. 2104 e 2105 c.c..
Tribunale Roma sez. lav. 28 ottobre 2013 n. 11843 L'obbligo di collaborazione è insito nel dovere di diligenza e trova fondamento anche nel dovere di esecuzione secondo buona fede, poiché il lavoratore non adempie i doveri nascenti dal contratto di lavoro mettendo formalmente a disposizione dell'imprenditore le sue energie lavorative, ma è necessario e indispensabile che il suo comportamento sia tale da rendere possibile al datore di lavoro l'uso effettivo e proficuo di queste, il che si realizza anche mediante l'integrazione tra gli apporti dei singoli operatori nel contesto unitario della funzione e/o del servizio cui la prestazione lavorativa inerisce.
Cassazione civile sez. lav. 26 settembre 2013 n. 22076 Art. precedente
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