Source: https://lnx.camereminorili.it/author/rita-perchiazzi/page/5/
Timestamp: 2020-06-03 10:07:43+00:00
Document Index: 18012472

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 30', 'art 31', 'art 34', 'art. 31']

Rita Perchiazzi - 5/7 - Unione Nazionale Camere Minorili
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Osservazioni su testo del regolamento sulle specializzazioni
PRESIDENTE del C.N.F.
Oggetto: osservazioni su testo del regolamento sulle specializzazioni –
con riferimento al testo del regolamento sulle specializzazioni forensi, che disciplina le aree di specialità professionale e le modalità per acquisire il titolo di avvocato specialista, l’UNIONE NAZIONALE CAMERE MINORILI intende formulare le seguenti osservazioni.
Per queste ragioni, in attesa che si definisca il contenzioso avente ad oggetto la competenza a disciplinare la materia, l’U.N.C.M. esprime, in ogni caso, il proprio orientamento favorevole all’introduzione ed alla conseguente regolamentazione normativa della specializzazione forense.
Tra le aree di specialità individuate nel regolamento, in relazione alle quali l’avvocato può conseguire il diploma di specializzazione, compare quella del “diritto di famiglia, dei minori e delle persone”.
Come già detto, fin dalla sua costituzione l’U.N.C.M. ha riservato spazio ed attenzione al tema primario della formazione, della deontologia e della specializzazione dell’avvocato in campo minorile, mediante la realizzazione di specifici eventi formativi e la elaborazione di testi di legge o emendamenti legislativi (oggetto di svariate audizioni parlamentari).
Pertanto, l’inserimento dell’area di specialità del “diritto di famiglia, dei minori e delle persone” nell’attuale testo del regolamento appare, a nostro giudizio, certamente condivisibile.
Non può e non deve sfuggire, peraltro, che l’U.N.C.M. ha più volte sollecitato il legislatore (nelle sedi istituzionali in cui è stata chiamata ad esprimersi) affinché vengano varate riforme strutturali, previa istituzione di un apposito “Tribunale della Famiglia, dei Minori e delle Persone” che avochi a sé ogni competenza, ribadendo come tale delicata materia necessiti, oltre che di una disciplina organica, anche e soprattutto di giudici e di avvocati “specializzati”.
2) DIRITTO PENALE MINORILE
Il rilievo che intendiamo muovere è finalizzato a rappresentare la necessità che nell’elenco delle specializzazioni sia inserita anche l’area del “diritto penale minorile”.
Una siffatta necessità discende, in primo luogo, da precise fonti normative (l’art. 11 del D.P.R. n. 448/1988 recante Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni e l’art. 15 delle Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del D.P.R. 448/1988 ) che, con riferimento alla formazione del difensore d’ufficio dell’imputato minorenne, prevedono l’obbligo di frequentare “corsi di perfezionamento ed aggiornamento nelle materie attinenti il diritto minorile e le problematiche dell’età evolutiva”
L’ordinamento processuale minorile, infatti, esige che il difensore sia dotato di una specializzazione in campo educativo, essendo ad esso attribuito essenzialmente un ruolo di mediazione tra la strategia tecnico-difensiva e l’elaborazione degli eventuali progetti di recupero della personalità in formazione del minore (cfr. sul punto A.C. Moro, P. Pazè, R. Mazzone in Il Processo Penale Minorile, Commentario al D.P.R. 448/1988 a cura di Glauco Giostra, Giuffrè 2009).
Da ultimo, si è sottolineato da più parti che il requisito della specializzazione – come sopra enucleato per il difensore d’ufficio – dovrebbe necessariamente estendersi anche alla nomina del difensore di fiducia, previa istituzione di appositi elenchi.
Ma l’esigenza di riservare al“diritto penale minorile” uno spazio autonomo discende, altresì, dall’ambito formativo che riguarda il difensore del minore vittima di reato.
E’ evidente, infatti, che anche la difesa del minore “persona offesa dal reato”, così come accade per l’imputato minorenne, presuppone un ambito formativo specifico nel campo delle scienze psico-sociali o, comunque, nel settore delle discipline extra-giuridiche.
Al riguardo, giova ricordare che l’U.N.C.M. sostiene, da sempre, che nella specifica e delicata materia che riguarda la tutela del minore p.o. l’avvocato è chiamato ad esercitare il diritto del minore ad essere difeso non solo nel processo, ma anche e soprattutto “dal processo” e dalle sue traumatiche “storture”.
Ipotizzare, come implicitamente è stato fatto, che con riferimento al conseguimento del diploma di specialista le “peculiarità formative” proprie dell’avvocato del minore nel settore penale possano essere soddisfatte e garantite dall’assorbimento di tale materia nell’area generale del diritto penale ovvero in quella del diritto di famiglia, dei minori e delle persone, appare un grave errore di sottovalutazione.
Si aggiunga che qualora si dovesse ritenere valida la seconda delle due ipotesi l’avvocato minorile/penalista/utente interessato al conseguimento del titolo di specialista sarebbe costretto a comprovare, necessariamente, l’esercizio della professione anche in ambito civile minorile (c.d. competenza pratica) ed a sostenere in tale ambito le relative prove di esame.
Tutto ciò contrasta, evidentemente, con il medesimo spirito che ha animato l’emanazione del regolamento.
Orbene, la necessità di inserire l’area del “diritto penale minorile” nell’elenco delle specializzazioni potrebbe essere soddisfatta facendo ricorso a due soluzioni alternative:
A) prevedere un’area autonoma denominata “diritto penale minorile” che consenta all’avvocato di ottenere il relativo diploma di specialista mediante la frequentazione di specifici corsi di formazione o, eventualmente, attraverso l’introduzione di un “monte ore suppletivo” di formazione in aggiunta alla formazione base prevista per l’area del diritto penale;
B) prevedere che all’interno dell’area del diritto di famiglia, dei minori e delle persone sia possibile accedere alla sezione denominata “diritto penale minorile” che consenta all’avvocato di ottenere il relativo diploma di specialista mediante la frequentazione di specifici corsi di formazione o, eventualmente, attraverso l’introduzione di un “monte ore suppletivo” di formazione in aggiunta alla formazione base prevista per l’area
del diritto di famiglia, dei minori e delle persone.
3) DEONTOLOGIA
Premesso che il C.N.F. ha evidenziato che si imporrà una conciliazione delle norme del regolamento sulle specializzazioni con quelle del codice deontologico forense (con particolare riguardo agli articoli 17 e 17 bis), appare opportuno segnalare che a margine del Congresso Nazionale di Gallipoli (26/28 giugno 2009) l’U.N.C.M. ha elaborato una “Proposta di modifica al codice deontologico forense”, molto apprezzata dagli addetti ai lavori, nella quale sono stati affrontati i seguenti temi:
il “dovere di competenza” dell’avvocato minorile e di famiglia;
il “dovere” – soprattutto quando sono coinvolti minori – di ricercare soluzioni il più possibile condivise, privilegiando il ricorso alla mediazione familiare;
il “divieto” per l’avvocato del genitore di avere ogni forma di colloquio sulle circostanze oggetto del procedimento con i figli minori della parte assistita (che non devono essere in alcun modo coinvolti nel conflitto tra i genitori);
il “divieto” per l’avvocato del genitore di assumere la difesa del figlio della parte assistita nella stessa controversia e/o in successivi procedimenti in materia familiare o minorile e il corrispondente “divieto” per l’avvocato del minore di assumere la difesa di uno dei genitori (info:www.camereminorili.it).
4) NORMA TRANSITORIA
In ragione della “norma transitoria” inserita nel regolamento solo gli avvocati che alla data di entrata in vigore del regolamento hanno raggiunto una anzianità di iscrizione all’albo continuativa di 20 anni potranno acquisire il titolo di specialista.
Al di là del contenuto della norma in questione, per certi versi opinabile, l’U.N.C.M. ritiene necessario suggerire l’abbassamento di tale soglia, prevedendo come requisito quello della anzianità di iscrizione all’albo continuativa di 12 anni, e ciò in linea con quanto normativamente richiesto per l’iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio davanti alla Corte di Cassazione ed alle altre Giurisdizioni Superiori (art. 4 comma I della Legge 24 febbraio 1997 n. 27 dal titolo “Soppressione dell’albo dei procuratori legali e norme in materia di esercizio della professione forense”).
In conclusione, l’U.N.C.M., fortemente impegnata nella formazione professionale degli avvocati minorili e di famiglia, si rende fin d’ora disponibile a fornire al C.N.F. la propria fattiva collaborazione ed il proprio contributo tecnico-scientifico ai fini specifici di cui al regolamento in oggetto.
11 Febbraio 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Documenti
Opuscolo U.N.C.M.
3 Febbraio 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Documenti
29 Giugno 2010 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati	disegno di legge, Garante
11 Maggio 2010 Rita Perchiazzi 0 Commenti Documenti
29 Marzo 2010 Rita Perchiazzi 0 Commenti Rassegna-stampa
Tutela dei bambini o tutela delle frontiere?
La Corte di Cassazione con due sentenze di contenuto analogo (nn. 5856 e 5857, depositate nel marzo 2010) ha introdotto un nuovo orientamento in tema di diritti dei minori contrastante con un’altra recente decisione della medesima Corte (22080/2009) e ciononostante non ha ritenuto opportuno rimettere la questione alle Sezioni Unite.
Tali sentenze interpretano l’art. 31 del Testo Unico sull’immigrazione in termini fortemente restrittivi, elevando “il più generale interesse di tutela delle frontiere” a principio prevalente rispetto a quello di tutela del diritto del figlio ad essere allevato dai propri genitori.
Ciò in dispregio dei principi costituzionali a cui ben aveva fatto riferimento la sentenza del 2009, quali l’art. 30 (obbligo dei genitori di educare, mantenere, istruire i figli, cui corrisponde un diritto dei figli di identico contenuto); l’art 31 (aiuto e sostegno alla famiglia per l’adempimento dei compiti relativi alla protezione della maternità, infanzia e gioventù); l’art 34 (istruzione inferiore obbligatoria e gratuita; diritto dei capaci e meritevoli privi di mezzi a raggiungere i gradi più alti degli studi).
A fondamento della sua decisione la Suprema Corte interpreta la Convenzione Internazionale sui diritti del fanciullo semplicemente come un insieme di “norme di indirizzo generale che non ha portata né generale né illimitata” trascurando viceversa che si tratta di norme vigenti nel nostro ordinamento in forza della legge di ratifica del 27 marzo 1991 n. 176, con ciò tralasciando anche l’orientamento consolidato della stessa Corte di legittimità secondo cui detti principi devono essere parametri legali per le decisioni in ambito minorile.
L’Unione Nazionale Camere Minorili evidenzia seria preoccupazione che tale ultima interpretazione, contraria ai principi del nostro ordinamento, possa portare ad una disapplicazione dell’art. 31, comma 3, D.Lgs. 286/1998 da parte dei giudici di merito.
Esprimiamo seria convinzione, anche alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata e della normativa internazionale, sulla prevalenza dei diritti del minore sulla generica tutela delle frontiere, diritti che possono recedere solo ed esclusivamente laddove vi siano comprovate esigenze d’ordine pubblico e non mere irregolarità della presenza del genitore sul territorio italiano.
Ulteriore motivo di grave preoccupazione sono le conseguenze in ordine alla mancata scolarizzazione ed integrazione dei minori nel tessuto sociale italiano ogniqualvolta i genitori irregolari possano temere susseguenti denunce. Tale pericolo, peraltro, è già stato evidenziato da questa associazione alle vigilia dell’entrata in vigore del c.d. “pacchetto sicurezza”.
L’Unione Nazionale delle Camere Minorili auspica una rimessione della questione alle Sezioni Unite della Cassazione, confidando che la susseguente pronuncia possa riaffermare il prevalente principio di tutela dei diritti del minore quale ineludibile requisito per uno stato di diritto.
19 Marzo 2010 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati