Source: https://www.diritto.it/normativa/legge-2771978-n-392/
Timestamp: 2017-10-23 21:04:15+00:00
Document Index: 156628419

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 27', 'art. 13', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 447', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 447', 'art. 46', 'art. 6', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 41', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 34', 'art. 42', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 145', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 48', 'art. 51', 'art. 6', 'art. 48', 'art. 51', 'art. 89', 'art. 2', 'art. 3', 'art.7', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 59', 'art. 27', 'art. 59', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 59', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 42', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 69', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 69', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 69', 'sentenza ', 'art. 80']

Redazione, 27 luglio 1978
G.U. 29/7/1978 n. 211
E’ in facoltà delle parti consentire contrattualmente che il conduttore possa recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, con lettera raccomandata, almeno sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione.
(1) Comma aggiunto dall’art. 67, DL 30/08/93, n. 331.
[…] (1).
(1) Comma abrogato dall’art. 1, DL 13/09/91, n. 299.
b) 1,10 per l’unità immobiliare di superficie compresa fra metri quadrati 46 e metri quadrati 70 (1);
c) 1,20 per l’unità immobiliare inferiore a metri quadrati 46 (1).
(1) Con sentenza 18 giugno 1987, n. 236 (G.U. 24/06/87, n. 26 – Serie speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato:
a) l’illegittimità della lett. b) dell’art. 13, quinto comma, L. 27/07/78, n. 392, nella parte in cui, mediante l’applicazione dei coefficienti maggiorativi, consente che il canone relativo ad immobili di dimensioni inferiori ai 70,01 mq possa essere maggiore di quello previsto per immobili compresi nella fascia superiore, anziché equiparato a quello previsto per immobili di mq 70;
b) ai sensi dell’art. 27 della L. 11/03/53, n. 87, l’illegittimità della lett. c) dell’art. 13, quinto comma, L. 27/07/78, n. 392, nella parte in cui, mediante l’applicazione dei coefficienti maggiorativi, consente che il canone relativo ad immobili di dimensioni inferiori ai 46 mq possa essere maggiore di quello previsto per immobili compresi nella fascia superiore anziché equiparato a quello previsto per immobili di mq 46.
a) L. 250.000 per gli immobili situati in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio;
L’aggiornamento del canone decorrerà dal mese successivo a quello in cui ne viene fatta richiesta con lettera raccomandata (1)
(1) L’art. 1, L. 25/07/84, n. 377 (G.U. 26/07/84, n. 205), ha disposto che per gli immobili adibiti ad uso di abitazione l’aggiornamento del canone di locazione, relativo al 1984, non si applica.
c) alle locazioni relative ad alloggi soggetti alla disciplina dell’edilizia convenzionata (1);
d) alle locazioni relative ad immobili inclusi nelle categorie catastali A/8 e A/9 (2).
(1) Con sentenza 28 gennaio-11 febbraio 1988, n. 155 (G.U. 17/02/88, n. 7 – Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 26, primo comma, lettera c), nella parte in cui non dispone che il canone di locazione degli immobili soggetti alla disciplina dell’edilizia convenzionata non deve comunque superare il canone che risulterebbe dall’applicazione delle disposizioni del titolo I, capo I, della medesima legge.
(2) Con sentenza 19 giugno-15 luglio 1997, n. 237 (G.U. 23/07/97, n. 30, Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 26, primo comma, lettera d), sollevata in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione.
Per le locazioni di immobili adibiti all’esercizio di albergo, pensione o locanda, anche se ammobiliati, il locatore può negare la rinnovazione del contratto nelle ipotesi previste dall’articolo 7 della legge 2 marzo 1963, n. 191, modificato dall’articolo 4-bis del decreto-legge 27 giugno 1967, n. 460, convertito, con modificazioni, nella legge 28 luglio 1967, n. 628, qualora l’immobile sia oggetto di intervento sulla base di un programma comunale pluriennale di attuazione ai sensi delle leggi vigenti. Nei casi suddetti il possesso della prescritta licenza o concessione è condizione per l’azione di rilascio. Gli effetti del provvedimento di rilascio si risolvono alle condizioni previste nella precedente lettera c). Il locatore può altresì negare la rinnovazione se intende esercitare personalmente nell’immobile o farvi esercitare dal coniuge o da parenti entro il secondo grado in linea retta la medesima attività del conduttore, osservate le disposizioni di cui all’art. 5 della L. 2 marzo 1963, n. 191, modificato dall’art. 4-bis del D.L. 27 giugno 1967, n. 460, convertito, con modificazioni, nella L. 28 luglio 1967, n. 628.
Avvenuta la comunicazione di cui al terzo comma dell’articolo 29 e prima della data per la quale è richiesta la disponibilità ovvero quando tale data sia trascorsa senza che il conduttore abbia rilasciato l’immobile, il locatore può convenire in giudizio il conduttore, osservando le norme previste dall’art. 447-bis del codice di procedura civile (1).
[La controversia è di competenza del conciliatore qualora il canone annuo non superi lire seicentomila; negli altri casi è di competenza del pretore] (2).
(1) Comma modificato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/)4, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6 dicembre 1994, n. 673. Fino a tale data il riferimento all’art. 447-bis c.p.c. deve intendersi effettuato all’art. 46 della presente legge.
(2) Comma già abrogato dall’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210) e nuovamente abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292) e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.
Le variazioni in aumento del canone, per i contratti stipulati per durata non superiore a quella di cui all’articolo 27, non possono essere superiori al 75 per cento di quelle, accertate dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati. (2)
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai contratti di locazione stagionale ed a quelli in corso al momento dell’entrata in vigore del limite di aggiornamento di cui al secondo comma del presente articolo. (1) (2).
(1) Sostituito dall’art. 1, comma 9-sexies, D.L. 7/02/85, n. 12.
(2) Comma modificato dall’art. 41, DL 30/12/2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla lagge 27/2/2009, n. 14.
(1) Comma aggiunto dall’art. 9, D.L. 30/12/88, n. 551.
(2) Con sentenza 30 novembre-14 dicembre 1989, n. 542 (G.U. 20/12/89, n. 51 – Serie speciale), a Corte costituzionale, ha dichiarato la illegittimità dell’art. 34, nella parte in cui non prevede i provvedimenti della Pubblica Amministrazione tra le cause di cessazione del rapporto di locazione che escludono il diritto del conduttore alla indennità per la perdita dell’avviamento.
A tali contratti si applicano le disposizioni degli articoli 32 e 41, nonché le disposizioni processuali di cui al titolo I capo III, ed il preavviso per il rilascio di cui all’articolo 28 (1).
(1) Con ordinanza 23-26 febbraio 1998, n. 32 (G.U. 4/03/98, n. 9, Serie speciale), la Corte costituzionale, ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, sollevata in riferimento agli artt. 2 e 3 della Costituzione.
La domanda concernente controversie relative alla determinazione, all’aggiornamento e all’adeguamento del canone non può essere proposta se non è preceduta dalla domanda di conciliazione di cui all’articolo seguente.
L’improcedibilità è rilevabile, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del procedimento (1).
(1) L’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), ha abrogato, tra gli altri, gli artt. 43, 44, 45, primo, secondo, terzo e quarto comma, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52 e 53 della presente legge, a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292) e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.
La domanda di conciliazione concernente la determinazione, l’aggiornamento e l’adeguamento del canone è presentata al giudice competente.
Il giudice convoca le parti, con comunicazione da effettuarsi a cura della cancelleria, per una udienza da tenersi non oltre quindici giorni dalla presentazione della domanda di conciliazione, per l’amichevole componimento della vertenza.
Nell’udienza di cui sopra il giudice può essere affiancato da due esperti, uno per ciascuna delle parti, che possono sceglierli anche nell’ambito delle organizzazioni di inquilini o di proprietari. Le parti possono partecipare all’udienza personalmente o a mezzo di procuratore speciale e possono farsi assistere dal difensore (1).
Se il tentativo di conciliazione non riesce, o comunque decorso il termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda di cui all’articolo precedente, le parti possono chiedere al giudice la determinazione del canone (1).
[…] (1)(2).
Le controversie relative alle opere di conservazione dell’immobile di cui all’articolo 23, alle indennità di cui all’articolo 34 e alla indennità per i miglioramenti di cui agli articoli 1592 del codice civile e 12 del R.D.L. 18 gennaio 1937, n. 975, convertito, con modificazioni, nella L. 30 dicembre 1937, n. 2651, sono di competenza del pretore qualunque ne sia il valore (1).
Sono nulle le clausole derogative dalla competenza per territorio (1).
(2) Comma abrogato dall’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210).
(3) Comma sostituito dall’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210).
[Il procedimento per le controversie di cui agli articoli 30 e 45, per tutto ciò che non è regolato dalla presente legge, è disciplinato dagli articoli 414, 415, 416, 417, commi secondo, terzo, quarto e quinto, 418, 419, 420, 421, comma primo, 422, 424, 429, commi primo e secondo, 430 del codice di procedura civile e dall’articolo 431 dello stesso codice, in quanto applicabile. Si applica altresì l’art. 145 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile ](1).
(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.
[Il giudice può disporre d’ufficio, in qualsiasi momento, l’ispezione dell’immobile e l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché la richiesta di informazioni, sia scritte sia orali, alle associazioni di categoria indicate dalle parti] (1).
[Il pretore quando rileva che una causa promossa nelle forme ordinarie riguarda una delle controversie previste negli articoli 30 e 45, fissa con ordinanza l’udienza di cui all’articolo 420 del codice di procedura civile e il termine perentorio entro il quale le parti dovranno provvedere all’eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e documenti in cancelleria] (1) (2).
[Qualora la causa non rientri nella rispettiva competenza per valore, il pretore o il conciliatore la rimette con ordinanza non impugnabile al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione] (1) (2).
(1) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/994, n. 673.
(2) L’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210), ha modificato il primo comma dell’art. 48, ha abrogato il secondo comma dello stesso articolo e ha così sostituito il primo comma dell’art. 51.
In tal caso le prove acquisite avranno l’efficacia consentita dalle norme ordinarie (1).
Quando una causa relativa alle controversie di cui agli articoli 30 e 45 sia stata proposta dinanzi a giudice incompetente, l’incompetenza può essere eccepita dal convenuto soltanto nella memoria difensiva di cui all’articolo 416 del codice di procedura civile, ovvero rilevata d’ufficio dal giudice non oltre l’udienza di cui all’articolo 420 dello stesso codice.
Quando l’incompetenza sia stata eccepita o rilevata ai sensi del comma precedente, il giudice rimette la causa al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione (1).
L’appello contro le sentenze del pretore nei processi relativi alle controversie previste negli articoli 30 e 45 si propone al tribunale (1).
[Il procedimento di appello, per tutto ciò che non è regolato dalla presente legge, è disciplinato dagli articoli 434, 435, 436, 437, commi primo, secondo e terzo, 438, primo comma, del codice di procedura civile. E’ applicabile la disposizione di cui al secondo comma dell’articolo 429 dello stesso codice] (2).
(1) L’art. 6, L. 30/07/84, n. 399 (G.U. 1/08/84, n. 210), ha modificato il primo comma dell’art. 48, ha abrogato il secondo comma dello stesso articolo e ha così sostituito il primo comma dell’art. 51.
(2) Abrogato dall’art. 89, L. 26/11/90, n. 353 (G.U. 1/12/90, n. 281, S.O.), a far data dal 30 aprile 1995, ai sensi dell’art. 2, L. 4/12/92, n. 477 (G.U. 12/12/92, n. 292), e dell’art. 3, D.L. 7/10/94, n. 571, come modificato dalla legge di conversione 6/12/94, n. 673.
[Il giudice, se ritiene che il procedimento in primo grado non si sia svolto secondo il rito prescritto, procede a norma degli artt. 48 e 49] (1).
[Il giudice, nell’udienza di cui al primo comma dell’articolo 437 del codice di procedura civile, può nominare un consulente tecnico rinviando ad altra udienza da fissarsi non oltre venti giorni.
Il consulente deve depositare il proprio parere non oltre dieci giorni prima della nuova udienza] (1).
E’ nulla la clausola con la quale le parti stabiliscono che le controversie relative alla determinazione del canone siano decise da arbitri.
Maggioli EditoreTitolo I – Del contratto di locazione
Capo III – Disposizioni processuali.
1. Con il provvedimento che dispone il rilascio, il giudice, previa motivazione che tenga conto anche delle condizioni del conduttore comparate a quelle del locatore nonche’ delle ragioni per le quali viene disposto il rilascio stesso e, nei casi di finita locazione, del tempo trascorso dalla disdetta, fissa la data dell’esecuzione entro il termine massimo di sei mesi ovvero, in casi eccezionali, di dodici mesi dalla data del provvedimento.
2. Nelle ipotesi di cui all’articolo 55, per il caso in cui il conduttore non provveda al pagamento nel termine assegnato, la data dell’esecuzione non puo’ essere fissata oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine concesso per il pagamento.
3. Qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio, il locatore e il conduttore possono, in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione, proporre al tribunale in composizione collegiale l’opposizione di cui all’articolo 6, comma 4, della legge 9 dicembre 1998, n. 431.
4. Trascorsa inutilmente la data fissata, il locatore promuove l’esecuzione ai sensi degli articoli 605 e seguenti del codice di procedura civile.
(1) Articolo modificato ai sensi dell’ art.7 bis del d.l.n.240/2004 , convertito in legge con modificazioni dalla legge 12/11/2004, n.269
E’ abrogata ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge (1).
(1) Sostituito dall’art. 6, L. 30/07/84, n. 399.
TITOLO II – Disciplina transitoria
(1) Con sentenza 22-27 febbraio 1980, n. 22 (G.U. 5/03/80, n. 64) la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59, n. 1 e 65 della presente legge, nella parte in cui esclude il diritto di recesso per necessità del locatore dei contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga. Con altra sentenza 15-28 luglio 1983, n. 250 (G.U. 3/8/83, n. 212) la Corte costituzionale ha così statuito:
1. Dichiara l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59 nn. 2, 3, 6 e 8 nonché 65 della legge 27 luglio 1978, n. 392, nella parte in cui esclude il diritto di recesso del locatore, per i motivi indicati nel cit. art. 59 nn. 2, 3, 6 e 8, dai contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga;
2. Dichiara, in applicazione, dell’art. 27, legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59 nn. 4, 5 e 7 nonché 65 della legge 27 luglio 1978, n. 392, nella parte in cui esclude il diritto di recesso del locatore, per i motivi indicati nel cit. art. 59 nn. 4, 5 e 7 dai contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga.
Alla procedura per il rilascio dell’immobile si applicano le norme di cui ai precedenti articoli 30 e 56 (1) (2).
(1) Con sentenza 22-27 febbraio 1980, n. 22 (G.U. 5/08/80, n. 64) la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 58, 59, n. 1 e 65 della presente legge, nella parte in cui esclude il diritto di recesso per necessità del locatore dei contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga. Con altra sentenza 15-28 luglio 1983, n. 250 (G.U. 3/08/83, n. 212) la Corte costituzionale ha così statuito:
(2) Con ordinanza 10-17 luglio 1995, n. 331 (G.U. 9/08/95, n. 33, Serie speciale) la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 59, primo comma, sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione.
La facoltà di recesso nel caso previsto da n. 1) dell’articolo 59 non può essere esercitata da chi ha acquistato l’immobile per atto tra vivi finché non siano decorsi almeno due anni dalla data dell’acquisto.
Ai contratti di locazione di cui all’articolo 26, comma primo, lettera d) e comma secondo, non soggetti a proroga, si applicano le disposizioni di cui ai commi primo e secondo del presente articolo. Fino alla scadenza di cui al primo comma il canone può essere modificato, su richiesta del locatore, soltanto mediante aggiornamento annuale, in base al 75 per cento della variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell’anno precedente (1).
(1) Con sentenza 22-27 febbraio 1980, n. 22 (G.U. 5/03/80, n. 64) la Corte costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità del combinato disposto degli articoli 58, 59, n. 1, 65, della presente legge, nella parte in cui esclude il diritto di recesso per necessità del locatore dai contratti in corso alla data del 30 luglio 1978 e non soggetti a proroga.
Capo II – Contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione
a) anni 4, i contratti stipulati prima del 31 dicembre 1964 (1);
E’ in facoltà delle parti di stipulare anche prima della scadenza sopra prevista un nuovo contratto di locazione secondo le disposizioni del capo II, titolo I, della presente legge.
(1) Con sentenza 22 aprile 1986, n. 108 (G.U. 30/04/86, n. 17) la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 1, primo comma, L. 25/07/84, n. 377, nonché dell’art. 1, commi ottavo, nono, 9-bis, 9-ter, 9-quater e 9-quinquies del citato D.L. 7/02/85, n. 12.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai contratti relativi ad immobili utilizzati per lo svolgimento di attività di cui all’art. 27, primo comma, che non comportano contatti diretti con il pubblico degli utenti e dei consumatori, di attività professionali e di attività di cui all’art. 42. In tali casi, il compenso spettante al conduttore ai sensi dei precedenti commi sesto, ottavo e nono, è limitato a dodici mensilità. Il compenso non è dovuto qualora il locatore intenda ottenere la disponibilità dell’immobile per i motivi di cui all’art. 29 (1).
(1) Articolo sostituito prima dall’art. 1, comma 9-bis, D.L. 7/02/85, n. 12, e poi dall’art. 1, D.L. 9/12/86, n. 832, integrato, con l’ultimo capoverso, dalla legge di conversione 6/02/87, numero 15. Precedentemente, la Corte costituzionale, con sentenza 5-6 ottobre 1983, n. 300 (G.U. 12/10/83, n. 281), aveva dichiarato l’illegittimità del combinato disposto dell’art. 69, settimo comma, e dell’art. 73 della presente legge, nella parte, in cui prevedeva che l’indennità per l’avviamento commerciale dovuta al conduttore fosse determinata sulla base del canone corrente di mercato per i locali aventi le stesse caratteristiche, anziché con riferimento all’ultimo canone corrisposto. Successivamente la Corte, con sentenza 22 aprile 1986, n. 108 (G.U. 30/04/86, n. 17 – Serie speciale) ha dichiarato l’illegittimità, tra l’altro, dell’art. 1, comma 9-bis, D.L. 7/02/85, n. 12 e, con sentenza 7-26 luglio 1988, n. 882 (G.U. 3/08/88, n. 31 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 1, ultimo comma, D.L. 9/12/86, n. 832. Successivamente ancora, la stessa Corte, con sentenza 20 maggio-3 giugno 1992, n. 242 (G.U. 4/06/92, n. 24 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 69, della presente legge, nella parte in cui non prevede che l’obbligo del locatore di corrispondere al conduttore la indennità per l’avviamento commerciale non ricorre quando causa di cessazione del rapporto è un provvedimento della pubblica Amministrazione che esclude indefinitamente la utilizzazione economica dell’immobile.
Per i contratti previsti negli articoli 67, 70 e ferme restando le scadenze convenzionali, nell’articolo 71, il locatore può recedere in base ai motivi di cui all’articolo 29 e con il preavviso di cui all’articolo 59. Nei casi previsti dalle lettere a), e b) dell’ultimo periodo del secondo comma dell’articolo 29 tale facoltà è riconosciuta soltanto ove ricorra la necessità del locatore o del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta, verificatasi dopo la costituzione del rapporto locatizio. Si applicano le disposizioni degli articoli 30 e 31 e degli articoli da 35 a 39, nonché quelli dell’articolo 69, settimo, ottavo e nono comma (1).
(1) Articolo modificato dall’art. 1-bis, D.L. 30/01/79, n. 21. Con sentenza 10 dicembre 1987, n. 562 (G.U. 23/12/87, n. 54 – Serie speciale), la Corte Costituzionale, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 73 nella parte in cui non richiama espressamente l’obbligo di corrispondere l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale di cui all’art. 69, settimo, ottavo e nono comma, della legge stessa nel testo originario.
TITOLO III – Fondo sociale
(1) Con sentenza 10-18 febbraio 1988, n. 185 (G.U. 24/02/88, n. 8 – Serie Speciale), la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 80, primo comma, nella parte in cui dispone «e comunque entro un anno dal mutamento di destinazione».