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Timestamp: 2020-07-05 21:07:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 57', 'art. 360', 'art. 11', 'art. 76', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 57', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 33', 'arte 2', 'art. 10', 'art. 49', 'art. 7', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 2893 del 03/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2893 del 03/02/2017
Cassazione civile, sez. trib., 03/02/2017, (ud. 23/01/2017, dep.03/02/2017), n. 2893
sul ricorso 10723/2012 proposto da:
P.D., elettivamente domiciliata in ROMA VIA AGOSTINO
DEPRETIS 86, presso lo STUDIO LEGALE ADONNINO ASCOLI & CAVASOLA
SCAMONI, rappresentata e difesa dagli avvocati BEATRICE FIMIANI,
CARLO ROMANO, giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 193/2011 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
P.D. aveva venduto la quota di proprietà di un immobile destinato ad abitazione principale per il quale l’acquirente chiedeva l’applicazione delle imposte con aliquota agevolata.
L’Agenzia delle Entrate Ufficio di Roma (OMISSIS), con avviso di liquidazione d’imposta n. (OMISSIS), recuperava, nei confronti dei coobbligati in solido, INVIM ed imposte di registro, ipotecarie e catastali, oltre interessi e sanzioni, a seguito dell’accertata decadenza dalle agevolazioni per l’acquisto della “prima casa”, previste dall’art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, in quanto l’immobile compravenduto doveva essere considerato di lusso.
Avverso l’avviso di recupero d’imposta ed irrogazione di sanzioni la P. propose ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma, che lo accolse, con sentenza appellata dalla soccombente Agenzia delle Entrate, innanzi alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, la quale, con sentenza n. 193/01/11, riformò la gravata decisione ritenendo tempestiva la notifica dell’avviso di liquidazione, effettuata in data 28/4/2006, applicandosi la L. n. 289 del 2002, art. 11, comma 1 bis e non fondate, nel merito, le deduzioni della contribuente circa la carenza di solidarietà passiva, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57, comma 4, trattandosi di imposta complementare e non di fatto imputabile soltanto ad una delle parti contraenti ma piuttosto alle oggettive caratteristiche del bene.
Con il primo motivo di ricorso la P. lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione di legge, in relazione alla L. n. 289 del 2002, art. 11, commi 1 e 1 bis e D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, giacchè le richiamate disposizioni, contrariamente a quanto ritenuto dalla CTR, non avrebbero previsto alcuna proroga del termine per l’esercizio del potere di accertamento dell’Ufficio in materia di agevolazioni “prima casa”, potere che, ad avviso della ricorrente, deve essere ristretto in termini rigorosamente brevi onde evitare una indeterminata esposizione del contribuente al potere impositivo dell’Amministrazione finanziaria.
Secondo un ormai consolidato indirizzo di questa Corte “La proroga di due anni dei termini per la rettifica e la liquidazione della maggiore imposta di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni e sull’incremento di valore degli immobili, prevista dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 11, comma 1, in caso di mancata presentazione o inefficacia dell’istanza di condono quanto ai valori dichiarati o agli incrementi di valore assoggettabili a procedimento di valutazione, è applicabile anche all’ipotesi di cui al comma 1-bis, riguardante la definizione delle violazioni relative all’applicazione di agevolazioni tributarie sulle medesime imposte, in quanto, nell’uno e nell’altro caso, l’Ufficio è chiamalo a valutare l’efficacia dell’istanza di definizione, cosicchè, trattandosi delle medesime imposte, sarebbe incongrua l’interpretazione che riconoscesse solo nella prima ipotesi la proroga dei termini per la rettifica e la liquidazione del dovuto” (Cass. n. 992/2016; n. 5480/2013; n. 20698/2011; n. 12069/2010; n. 24575/2010, n. 4321/2009; cfr. anche, in motivazione, Cass. S.U. n. 18574/2016, in tema di applicabilità – esclusa – della proroga biennale del termine di accertamento prevista dalla combinazione della L. n. 289 del 2002, art. 11, commi 1 e 1 bis, nel caso di violazioni concernenti la fruizione dell’aliquota agevolata dell’IVA per l’acquisto della prima casa, tributo diverso da quelli ai quali il citato art. 11 fa riferimento).
Nel caso di specie, la decadenza dai benefici “prima casa” è dovuto a circostanza (le caratteristiche di lusso dell’immobile ai sensi del D.M. 2 agosto 1969) non imputabile in via esclusiva ad un determinato comportamento dell’acquirente (come avrebbe potuto essere una eventuale sua dichiarazione mendace sulla sussistenza dei presupposti del trattamento agevolato: in merito alla dichiarazione mendace v. Cass. n. 13141/2016), sicchè opera, in capo alla parte venditrice, la solidarietà dell’obbligazione tributaria di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, citato art. 57, comma 1 (Cass. n. 24400/2016).
In altri termini, la responsabilità della odierna ricorrente non è dipesa da un comportamento addebitabile all’acquirente, per il solo fatto di aver chiesto l’applicazione dei benefici, scaturendo piuttosto ex lege dalla oggettività del contratto stipulato da entrambe le parti. I presupposti della revoca dell’agevolazione permangono integri anche alla luce dello jus superveniens di cui al D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 1, lett. a), il quale, nel sostituire dell’art. 1, comma 2, della Parte Prima Tariffa allegata al D.P.R. 131 del 1986, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso – non ammesso, in quanto tale, al beneficio “prima casa” – sulla base dei parametri di cui al D.M. 2 agosto 1969.
Al fine di allineare allo stesso criterio dell’imposta di registro anche l’agevolazione “prima casa” attribuita con aliquota IVA ridotta, il legislatore è poi intervenuto con il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 33, che, nel modificare il n. 21 della Tab. A, Parte 2, all. al D.P.R. n. 633 del 1972, ha espressamente richiamato il “criterio catastale”; con il risultato che anche l’agevolazione IVA è esclusa (indipendentemente dalla sussistenza di tutti gli altri requisiti) per gli immobili rientranti in una delle suddette categorie.
Il nuovo regime trova applicazione ai trasferimenti imponibili realizzati successivamente al 1 gennaio 2014, come espressamente disposto dal D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 5, per cui l’atto di trasferimento dedotto nel presente giudizio, antecedente a questo discrimine temporale, continua ad essere disciplinato in base alla previgente disciplina.
La ricorrenza del principio di legalità e di favor rei in materia tributaria – già ampiamente valorizzato, in presenza di sanzioni amministrative di sostanziale valenza penale, anche ex art. 49 della Carta dei diritti fondamentali UE e art. 7 CEDU – si impone, nella specie, sotto il profilo che tali sanzioni vennero inflitte per avere il contribuente dichiarato che l’immobile acquistato possedeva, contrariamente al vero, qualità intrinseche “non di lusso” (sempre secondo i sopra richiamati parametri ministeriali), vale a dire, per aver reso una dichiarazione che, per effetto della modifica normativa, oggi non ha più alcuna rilevanza per l’ordinamento. In altri termini, il mendacio contestato – costituente l’espresso fondamento della sanzione, così come stabilito dell’art. 1, comma 4, Parte Prima, Tariffa D.P.R. 131 del 1986 – non potrebbe più realizzarsi, in quanto caduto su un elemento (caratteristiche non di lusso dell’immobile) espunto dalla fattispecie agevolativa.