Source: https://storiaveneta.it/sentenze-magistratura/120-il-processo-di-catanzaro-per-la-strage-di-piazza-fontana-1979/1683-l-incriminazione-di-franco-freda-e-dei-fratelli-ventura-a-treviso-il-trasferimento-del-processo-a-padova.html
Timestamp: 2020-08-04 11:53:25+00:00
Document Index: 24659730

Matched Legal Cases: ['art.416', 'art.2', 'art.368', 'art.270', 'art.283', 'art.528', 'art.270', 'sentenza ']

Storia Veneta - L’incriminazione di Franco Freda e dei fratelli Ventura a Treviso. Il trasferimento del processo a Padova
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In data 24 gennaio 1970 gli atti compiuti venivano trasmessi in visione dalla Procura della Repubblica di Treviso alla Procura Generale di Venezia, essendo già pendente presso quest'ultimo Ufficio procedimento penale per la pubblicazione clandestina dell'opuscolo: "La Giustizia è come il timone: dove la si gira, va". Essi venivano, poi, inviati nel febbraio successivo per competenza, unitamente ad una denuncia per calunnia sporta da Giovanni Ventura contro il Lorenzon, alla Magistratura romana già investita della cognizione del reato di strage continuata commesso a Milano e Roma il 12 dicembre 1969.
Giovanni Ventura, sentito dal Procuratore della Repubblica e dal Giudice Istruttore presso il Tribunale di Roma, respingeva le accuse del Lorenzon negando di avere a costui fornito notizie ed informazioni diverse da quelle relative a movimenti rivoluzionari in paesi esteri apprese dalla stampa. Di queste informazioni il Lorenzon gli avrebbe fatto richiesta per i suoi interessi storico-letterari.
In tale sede giudiziaria Guido Lorenzon confermava la veridicità degli episodi riferiti all'avv. Steccanella ed al Magistrato di Treviso. Aggiungeva di aver ricevuto, quando era ufficiale di complemento dell’esercito nel 1966 ad Aviano,una lettera con la quale si chiedeva l'adesione di tutti gli ufficiali ad un certo movimento autoritario per la difesa dello Stato; e di aver incontrato, pochi giorni dopo, il Ventura, il quale, nel confessarsi autore della lettera in questione, gli aveva detto di averne inviato ai militari circa duemila.
In esito a questa attività istruttoria, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ritenuta la opportunità di stralciare e trattenere la denuncia contro Giovanni Ventura quale sospetto partecipe negli attentati commessi il 12 dicembre 1969, restituiva gli atti all'Ufficio del Pubblico Ministero di Treviso per competenza territoriale in ordine agli altri reati ravvisabili.
Quest'ultimo Ufficio compiva atti di istruzione preliminare:
1) nei confronti di Giovanni, Angelo e Luigi Ventura in ordine:
a) al delitto di cui agli artt.11O C.P. e 2 legge 2 ottobre 1967 n.895 per avere illegalmente detenuto in concorso tra loro nella abitazione comune: due sciabole e due baionette tipo militare; tredici cartucce cal.9 e una granata tipo guerra 15-18, inesplosa, contenente residui di polvere nera;
b) alla contravvenzione di cui agli artt.697 C.P. e 7 legge 2.10.1967 n.895 per avere detenuto un fucile da caccia con munizioni senza averne fatto denuncia all'Autorità competente;
In Castelfranco Veneto fino al dicembre 1969;
2) inoltre nei confronti del solo Giovanni Ventura in ordine:
c) al reato di cui all'art.416 C.P. per avere costituito insieme con altre persone un'associazione avente lo scopo di commettere delitti contro l'incolumità pubblica e contro l'ordine pubblico;
d) al reato di cui all'art.2 legge 2.10.1967 n.895 per avere illegalmente detenuto un quantitativo imprecisato di fucili e munizioni da guerra;
e) al reato di cui agli artt.110 C.P. e 6 legge 2.10.1967 per avere, in concorso con altri, al fine di incutere pubblico timore, fatto esplodere in Milano e Torino ordigni esplosivi, nell'aprile-maggio 1969; e in varie località contro le Ferrovie dello Stato, nella notte tra l'8 ed il 9 agosto 1969;
In Treviso, Milano, Torino ed altrove nel 1969;
3) nei confronti di Franco Freda:
f) circa il reato di cui agli artt.110 C.P. e 6 legge 2 ottobre 1967 n.895 per avere, in concorso con altri al fine di incutere pubblico timore, fatto scoppiare un ordigno esplosivo nel Rettorato della Università di Padova; .
In Padova, nell'aprile 1969;
4) infine nei confronti di Guido Lorenzon in ordine:
g) al reato di cui all'art.368 1° comma e cpv.C.P., per avere incolpato, pur sapendolo innocente, Ventura Giovanni, con denuncia orale sporta il 31.12.1969 al Sostituto Procuratore della Repubblica di Treviso dott. Calogero, di aver commesso in concorso con altri attentati dinamitardi nel maggio 1969 a Milano, nell'agosto 1969 sui treni delle FF.SS. e il 12 dicembre 1969 in Milano e Roma; con denuncia a verbale, raccolta il 17 gennaio 1970 dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Calogero, di aver commesso in concorso con altri un attentato dinamitardo nell'aprile 1969 in Torino e di aver detenuto nel settembre 1969 in Treviso armi e munizioni da guerra; con denuncia a verbale, raccolta il 23.1.1970 dal Sostituto Procuratore dott. Calogero, di essere organizzatore di un'associazione per delinquere creata per commettere delitti contro la incolumità pubblica nonchè di avere, in concorso con altri, organizzato nell'agosto 1969 attentati dinamitardi sui treni delle FF.SS.; denunce successivamente confermate dinanzi al Giudice Istruttore dr.Cudillo di Roma;
In Treviso il 31.12.1969.
Compiuta la suddetta attività di preistruttoria il Procuratore della Repubblica di Treviso, ritenendo provata la buona fede di Guido Lorenzon ma non la "verità obiettiva" delle sospette rivelazioni da questi ricevute, chiedeva, in data 14.1.1971, al locale Giudice Istruttore di dichiarare la impromovibilità dell'azione penale nei riguardi di Giovanni Ventura, Franco Freda e Guido Lorenzon per le ipotesi di reato enunciate nei capi c), d), e), f), g) e di restituire gli atti al suo Ufficio per l'ulteriore corso in ordine agli illeciti di cui alle lettere a) e b).
Il 1° febbraio dello stesso anno il difensore di Giovanni Ventura manifestava la sua opposizione alla richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero e formulava espressa istanza di istruttoria formale affinchè, così facendosi piena luce sulle dichiarazioni del Lorenzon, il suo assistito uscisse chiaramente discolpato dalle accuse del Lorenzon medesimo.
Con provvedimento del 1° aprile il Giudice Istruttore disponeva l'archiviazione degli atti nei confronti del solo Guido Lorenzon e l'apertura della formale istruzione contro Giovanni Ventura e Franco Freda in ordine ai reati già rubricati a loro carico dal Pubblico Ministero.
Indi il 9 successivo emetteva mandato di cattura a carico degli stessi Ventura e Freda, nonchè di tal Aldo Trinco, amico di questo ultimo, per il delitto di associazione sovversiva prevista dall'art.270 comma 10 C.P., essendo state acquisite, in aggiunta alla testimonianza del Lorenzon ed agli accertamenti di polizia pubblicazioni aventi contenuto a carattere sovversivo scritte da costoro o trovate in loro possesso.
Sentiti dal Magistrato, i tre si protestavano innocenti negando gli addebiti loro mossi. In particolare il Freda ed il Ventura negavano di essere legati da affinità ideologica; e sostenevano che i loro rapporti erano di carattere esclusivamente professionale.
Il Ventura faceva, inoltre, rilevare che da parecchio tempo aveva abbandonato le sue originarie posizioni ideologiche "di destra" orientandosi verso quelle del marxismo.
Il 24 maggio 1971 si procedeva alla trascrizione, a mezzo di ausiliario tecnico, del contenuto dei nastri elettromagnetici relativi ai colloqui avvenuti il 18 gennaio 1970 fra Giovanni Ventura e Guido Lorenzon, nonchè alla conversazione svoltasi a Mestre il 20 successivo, fra gli stessi Ventura e Lorenzon unitamente a Franco Freda, cui si è già accennato.
Dal tenore dei colloqui, di cui il primo era stato telefonico, si coglievano chiaramente:
1) la preoccupazione vivissima del Ventura per il fatto che il Lorenzon aveva tirato fuori il nome del Freda dinanzi al Magistrato;
2) la falsità della versione secondo la quale il "libretto rosso" sarebbe stato ricevuto per posta dal Lorenzon e da questi dato al Ventura;
3) l'insistenza del Ventura nell'indurre il Lorenzon a ritrattare davanti al Procuratore della Repubblica per far perdere agli inquirenti il maggior tempo possibile nella raccolta e nei collegamenti logici degli elementi probatori.
Dalla conversazione di Mestre emergeva la stessa insistenza sopradetta, alla quale aveva partecipato anche il Freda, nei confronti del Lorenzon, che, in particolare,era stato invitato a far risultare bene nelle sue deposizioni istruttorie il dissidio ideologico esistente fra lo stesso Freda e il Ventura.
Emergeva, altresì, il riferimento del Ventura a due suoi alibi rispettivamente per la notte dall'8 al 9 agosto 1969 (cena con cinque persone: i signori Trapani di Roma, Gaetano Testa di Palermo, Massari ed altri fino alle 0,40 alla "Lampara" di via dell 'Oca, in Roma, la notte in cui esplosero le bombe sui treni) e per gli attentati del 12 dicembre 1969 (sarebbe arrivato a Roma alle 17 e un quarto, quando la prima bomba era già scoppiata e venti minuti prima che esplodesse la seconda).
Nel prosieguo dell'istruttoria, su richiesta del Pubblico Ministero, il Giudice Istruttore procedeva alla contestazione di nuovi reati nei confronti degli imputati, provvedendo, contestualmente, alla riformulazione più specifica di alcuni fra quelli già rubricati.
Venivano precisamente contestati:
a Giovanni Ventura, Franco Freda ed Aldo Trinco:
a) il delitto p.e p. dagli artt.110 C.P., 1 e 2 comma I legge 20.6.1952 n.545 per avere costituito ed organizzato, in concorso tra loro, un'associazione avente finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista.
In Padova, Treviso e Castelfranco Veneto fino al 10.4.1971;
b) il delitto p.e p. dagli artt.110-272 comma I C.P. e dagli artt.1 e 21 legge 8.2.1948 n.47 per avere, in concorso tra loro, fatto propaganda per il sovvertimento violento dell'ordinamento statale cooperando alla diffusione dell'opera, scritta ed edita dal Freda, dal titolo "La disintegrazione del Sistema" in Padova, fino al 10 aprile 1971;
a Giovanni Ventura ed a Franco Freda inoltre:
c) il delitto p.e p. dagli artt.81 cpv. 110-302 in relazione. all'art.283 C.P. per aver istigato, cooperando alla compilazione ed alla spedizione, in busta chiusa, di circa 2.000 lettere a stampa, gli Ufficiali delle Forze Armate Italiane ad impadronirsi autoritariamente del potere ed a mutare la Costituzione dello Stato - continuazione criminosa cessata in Verona il 14.10.1966;
a Giovanni Ventura inoltre:
d) il delitto p.e p. dagli artt.81 cpv. 110-432 comma I C.P. per avere, in concorso con altri, posto in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti per ferrovia mediante gli atti terroristici sui treni già contestatigli;
e) il delitto p.e p. dagli artt.81 cpv.110-582-585 C.P. circa le lesioni personali, di durata non superiore a giorni quaranta, riportate da dieci viaggiatori sui treni menzionati al capo precedente;
f) il delitto p.e p. dagli artt.81 cpv.110-635 I e II comma n.3 C.P. in ordine al danneggiamento delle vetture ferroviarie medesime;
g) il delitto p.e p. dagli artt.61 n.2 368 C.P. per avere, con denuncia diretta al Procuratore della Repubblica di Treviso il 29.1.1970, al fine di procurarsi l'impunità dei reati a lui ascritti, incolpato Lorenzon Guido, pur sapendolo innocente, di aver riferito all'Autorità Giudiziaria notizie false e calunniose nei suoi confronti;
h) il delitto previsto dall'art.528 C.P. per introduzione nello Stato e detenzione, a fine di commercio, di un opuscolo di provenienza germanica denominato "Positions" avente contenuto ed immagini oscene.
Le suddette nuove contestazioni avvenivano, nei confronti del Freda e del Ventura, con altro mandato di cattura emesso il 30.6.1971 e notificato il giorno successivo; nei confronti del Trinco, il quale otteneva la libertà provvisoria in data 1° luglio, con mandato di comparizione.
Mandato di comparizione si emetteva anche nei riguardi di Angelo e Luigi Ventura per i reati di detenzione delle armi e munizioni rinvenute nella loro comune abitazione allorchè essa, come sopra si è accennato, fu perquisita il 20 dicembre 1969.
Tutti gli ulteriori addebiti sopra elencati erano recisamente respinti dagli imputati nei loro interrogatori. Veniva, in particolare, esibita copia fotostatica della denuncia ai Carabinieri fatta in ordine alla detenzione del fucile da caccia sequestrato dalla P.S. durante la perquisizione domiciliare del 20.12.1969 in casa Ventura.
Il 12 luglio 1971 il Giudice Istruttore accoglieva una istanza di libertà provvisoria presentata nell'interesse di Franco Freda e Giovanni Ventura e disponeva la loro scarcerazione, ritenendo non più obbligatoria la custodia preventiva giacchè l'ipotesi di fatto originariamente contestata come associazione sovversiva, prevista dall'art.270 comma I C.P., doveva considerarsi assorbita in quella di tentata ricostituzione del partito fascista contenuta nel capo a) del secondo mandato di cattura.
Successivamente, ritenendo cessata in Padova la consumazione di quest'ultimo delitto, il più grave fra quelli compresi nei capi d'imputazione, con sentenza del 27 agosto dichiarava la propria incompetenza per territorio ed ordinava la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Padova.
Ivi l'Ufficio del Pubblico Ministero chiedeva la prosecuzione del procedimento col rito formale.
(continua al capitolo III Parte Seconda)