Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2318-codice-civile-soci-accomandatari
Timestamp: 2018-03-24 23:16:56+00:00
Document Index: 19252173

Matched Legal Cases: ['art. 2304', 'art. 2301', 'art. 2320', 'art 2320', 'art. 2260', 'art. 2304', 'art. 2318']

Art. 2318 codice civile: Soci accomandatari
Codice civile Art. 2318 codice civile: Soci accomandatari
I soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della società in nome collettivo (1).
L’amministrazione della società può essere conferita soltanto a soci accomandatari (2).
Socio accomandatario: [v. 2313].
(1) Come tali sono obbligati verso la società all’esecuzione dei conferimenti [v. 2247], sono personalmente e solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali (godono, comunque, del beneficio della preventiva escussione del patrimonio della società previsto dall’art. 2304), devono sottostare al divieto di concorrenza ex art. 2301.
(2) Nel caso in cui tale norma venga violata, ossia l’amministrazione della società sia conferita ad un socio accomandante, si applicherà la sanzione prevista dall’art. 2320, ossia l’estensione della responsabilità illimitata [v. 2291] anche al socio accomandante.
In materia di società a base personale (nella specie società in accomandita semplice), la carica di amministratore unico è incompatibile con la posizione di lavoratore subordinato della stessa, in quanto non possono in un unico soggetto riunirsi la qualità di esecutore subordinato della volontà sociale e quella di organo competente ad esprimere tale volontà. Rigetta, App. Trento, 21/09/2007
Cassazione civile sez. lav. 22 marzo 2013 n. 7312
La situazione di socio occulto di una società in accomandita semplice, la quale è caratterizzata dall'esistenza di due categorie di soci, che si diversificano a seconda del livello di responsabilità -illimitata per gli accomandatari e limitata alla quota conferita per gli accomandanti-, non è idonea a far presumere la qualità di accomandatario, essendo necessario, a tal fine, accertare di volta in volta la posizione in concreto assunta da detto socio, il quale, di conseguenza, assume responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, ai sensi dell'art 2320 c.c., solo ove contravvenga al divieto di compiere atti di amministrazione (intesi questi ultimi quali atti di gestione, aventi influenza decisiva o almeno rilevante sull'amministrazione della società, non già di atti di mero ordine o esecutivi) o di trattare o concludere affari in nome della società Una responsabilità illimitata del socio occulto, affermata indipendentemente dal fatto che lo stesso sia un accomandante o un accomandatario e indipendentemente dal fatto che, se accomandante, si sia ingerito o meno nell'amministrazione della società, si tradurrebbe, in quanto non giustificata da esigenze di tutela dei terzi, in una mera sanzione della posizione di socio occulto.
Cassazione civile sez. I 17 dicembre 2012 n. 23211
Il socio accomandatario di una società commerciale che nel sistemare la tenda esterna del suo negozio, messa fuori posto dal vento, rovini a terra riportando lesioni, ha diritto a essere indennizzato dall'Inail. Il fatto che il socio accomandatario intervenga per eliminare l'inconveniente suddetto sostituendosi ai dipendenti, non deve ritenersi operazione estranea all'attività della società, di tipo commerciale, ma piuttosto inerente a essa, posto che un inconveniente siffatto implica potenziale pericolo per gli altri dipendenti e per la clientela. Infatti, pericoloso oltre che pregiudizievole per l'immagine di un negozio, antiestetico e non invogliante all'accesso, è un tendone esterno in parte divelto dagli appoggi. Né tantomeno detto intervento appare diretto a risolvere un problema di tipo specialistico o comunque complicato, ma al contrario, esso si dimostra caratterizzato da particolare semplicità se non addirittura banalità. Pertanto il rischio a esso legato, in particolare quello derivante dal dover salire su di una scala, deve ritenersi coperto dall'assicurazione per gli infortuni di attività commerciale.
Corte appello Genova sez. lav. 24 maggio 2012 n. 560
Nelle società in accomandita semplice la nomina di un direttore generale con l'incarico di provvedere all'impianto generale amministrativo e di rappresentare la società anche nei confronti dei terzi, pur essendo tale carica estranea alla figura tipica del contratto di società in accomandita semplice e, piuttosto, elemento caratterizzante delle società di capitali, comporta l'applicabilità della disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori ai sensi degli art. 2260, 2293 e 2318 c.c.
Il principio dell'alterità unificata della società di persone rispetto alla sfera giuridica di ciascuno dei singoli soci impone che in caso di obbligazione controversa la domanda di condanna al pagamento degli utili debba necessariamente essere proposta nei confronti della società e non degli altri soci accomandatari, la cui responsabilità è sussidiaria e soggetta al beneficio di preventiva escussione ai sensi degli art. 2304 e 2318 c.c.
Tribunale Catanzaro sez. I 22 aprile 2009
In tema di amministrazione nella società in accomandita semplice, per effetto della regola per cui l'amministratore non può che essere un socio accomandatario, l'eventuale esclusione di questi dalla società, non diversamente da qualsiasi altra causa di scioglimento del rapporto sociale a lui facente capo, ne comporta ipso jure anche la cessazione dalla carica di amministratore, mentre non è predicabile il contrario, ben potendo sussistere, in tale compagine, anche soci accomandatari che non siano amministratori, come desumibile dall'art. 2318 c.c.; ne consegue che le questioni dell'esclusione del socio (nella specie, ritenuta dal giudice di merito di competenza degli arbitri, in forza di clausola compromissoria prevista nell'atto costitutivo) e della revoca dell'amministratore per giusta causa (nella specie, oggetto di contestazione promossa dall'interessato avanti al giudice e culminata in pronuncia di illegittimità dell'atto) restano distinte e non sovrapponibili, per disciplina legale e presupposti differenti, essendo l'eventuale revoca dalla carica di amministratore non incidente sulla qualità di socio dello stesso.
Cassazione civile sez. I 02 marzo 2009 n. 5019