Source: http://concordati.ilcaso.it/sezioni/concordati/ultime_pubblicate/3
Timestamp: 2020-05-31 02:48:41+00:00
Document Index: 30233308

Matched Legal Cases: ['art. 167', 'art. 173', 'art. 173', 'art. 167', 'art. 173', 'art. 173', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 6', 'art. 186', 'art. 111', 'art. 169', 'art. 273', 'art. 161', 'art. 161', 'art. 167', 'art. 161', 'art. 161', 'art. 161', 'art. 167', 'art. 161', 'art. 186', 'art. 186']

Concordati e Crisi d'Impresa - Archivio
Domanda di concordato preventivo come causa di esclusione dal consorzio e applicazione della disciplina dei contratti pendenti.
Consorzio – Clausola che preveda l’esclusione di diritto del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale – Non necessità di convocazione all’assemblea che ne prenda atto
Concordato preventivo – Contratti pendenti – Contratto di consorzio – Applicabilità delle norme di cui agli artt. 72 e 169-bis l.f. – Esclusione.
Il consorziato che abbia presentato una istanza di procedura concorsuale e che sia stato escluso di diritto in forza di una clausola statutaria non deve essere convocato all’assemblea che prenda atto di tale esclusione e prenda i provvedimenti conseguenti.
Le norme di cui agli artt. 72 e 169-bis legge fall. hanno un ambito di applicazione sovrapponibile e disciplinano la sorte dei contratti a prestazioni corrispettive in cui le prestazioni siano rimaste ineseguite o non siano state compiutamente eseguite da entrambe le parti; ne consegue che dette disposizioni non trovano applicazione ai contratti con comunione di scopo, come il consorzio, e che deve ritenersi legittima la clausola statutaria che preveda l’esclusione del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 24 June 2019.
Concordato preventivo: pagamenti e atti di straordinaria amministrazione non autorizzati comportano la revoca dell’ammissione.
Concordato preventivo – Pagamenti e atti di straordinaria amministrazione – Difetto di autorizzazione del giudice delegato – Revoca dell’ammissione al concordato – Funzionalità dell’atto non autorizzato alla migliore soddisfazione dei creditori – Onere della prova.
In tema di concordato preventivo, i pagamenti eseguiti dall'imprenditore ammesso alla procedura ovvero gli atti di straordinaria amministrazione di cui alla L. Fall., art. 167, compiuti in difetto di autorizzazione del giudice delegato, comportano, ai sensi della L. Fall., art. 173, comma 3, la revoca della suddetta ammissione, salvo che l'imprenditore ammesso alla procedura negoziale dimostri, nel conseguente giudizio di revoca L. Fall., ex art. 173, che tali atti (non assentiti giudizialmente) non siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori, essendo ispirati, al contrario, al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, ovvero non siano diretti a frodare le ragioni di questi ultimi, così non pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato. Tale dimostrazione probatoria potrà essere fornita positivamente tramite l'allegazione e la prova da parte del debitore ammesso alla procedura concorsuale di elementi fattuali per l'apprezzamento positivo dell'atto non autorizzato, accertamento quest'ultimo da compiersi ad opera del giudice di merito. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 June 2019, n. 16808.
Atti e pagamenti non autorizzati nel concordato: è possibile dare la prova che non sono pregiudizievoli per gli interessi dei creditori.
Concordato preventivo – Pagamenti e atti di straordinaria amministrazione in difetto di autorizzazione del giudice delegato – Revoca della procedura – Limiti – Prova che gli atti non sono pregiudizievoli per gli interessi dei creditori.
In tema di Concordato preventivo, i pagamenti eseguiti dall'imprenditore ammesso alla procedura ovvero gli atti di straordinaria amministrazione di cui alla L. Fall., art. 167, compiuti in difetto di autorizzazione del giudice delegato, comportano, ai sensi della L. Fall., art. 173, comma 3, la revoca della suddetta ammissione, salvo che l'imprenditore ammesso alla procedura negoziale dimostri, nel conseguente giudizio di revoca L. Fall., ex art. 173, che tali atti (non assentiti giudizialmente) non siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori, essendo ispirati, al contrario, al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, ovvero non siano diretti a frodare le ragioni di questi ultimi, così non pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato.
Tale dimostrazione probatoria potrà essere fornita positivamente tramite l'allegazione e la prova da parte del debitore ammesso alla procedura concorsuale di elementi fattuali per l'apprezzamento positivo dell'atto non autorizzato, accertamento quest'ultimo da compiersi ad opera del giudice di merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 June 2019, n. 16808.
Concordato preventivo, mandato in rem propriam e facoltà della banca di incassare i crediti del cliente.
Concordato preventivo – Con riserva – Incasso da parte della banca di crediti – Mandato in rem propriam con patto di compensazione
Concordato preventivo – Contratti pendenti – Anticipazioni bancarie con mandato all'incasso – Contratti pendenti ineseguiti da entrambe le parti – Esclusione.
Una volta depositata la domanda di concordato con riserva, la banca può incassare i crediti ceduti dal cliente a fronte di anticipazioni allo stesso concesse soltanto in forza di atti che siano opponibili alla procedura e ciò anche nell’ipotesi in cui la prima abbia agito in forza di mandato all'incasso “in rem propriam” con collegato patto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Nel caso di anticipazioni bancarie con connesso mandato all'incasso, non possono trovare applicazione le disposizioni in tema di prosecuzione dei contratti pendenti "ineseguiti da entrambe le parti", posto che, a seguito dell'anticipazione operata, la banca avrebbe dato unilaterale esecuzione alla propria prestazione, da cui l'insorgere di un proprio credito, in mancanza di alcun contratto pendente. Tale credito, anteriore, non potrebbe che risultare destinato ad essere soddisfatto nel rispetto dei principi di cristallizzazione dell'attivo concordatario, nonché del citato divieto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 20 June 2019.
Dichiarazione di fallimento di società in concordato preventivo omologato e risoluzione.
Dichiarazione di fallimento società in concordato preventivo omologato – Risoluzione del concordato preventivo ex art. 186 l.f.
E’ inammissibile la dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo omologato senza previa risoluzione dello stesso ai sensi dell’art. 186 l.f., poiché, innanzitutto, l’art. 186 L.F. si pone in rapporto di specialità rispetto alla norma generale dell’art. 6, che trova applicazione nella misura in cui non vi sia una lex specialis, ed anche perché lo stato di crisi/insolvenza che ha dato luogo alla procedura concordataria viene rimosso dall’effetto esdebitatorio dell’omologazione, da cui discende che l’impresa non può essere dichiarata fallita se non sulla scorta di una nuova insolvenza generatasi per effetto di obbligazioni contratte successivamente all’omologazione e rimaste inadempiute.
Ai sensi dell’art. 186 l.fall. l’azione di risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato (cioè nella proposta di concordato e nel piano omologato), e non entro un anno in cui l’ultimo adempimento sia stato effettivamente posto in essere. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 20 June 2019.
Risoluzione del concordato per ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura.
Concordato preventivo – Risoluzione – Ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura – Probabile pagamento integrale del credito del creditore che chiede la risoluzione.
Non può dirsi che le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti ai creditori si siano rivelate insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare anche in minima parte i creditori chirografari e integralmente quelli privilegiati se, in base alla perizia di stima appare probabile il pagamento integrale del credito del creditore che ha chiesto la risoluzione del concordato preventivo (nella specie l’Agenzia delle entrate).
La domanda di risoluzione non può inoltre essere accolta sotto il profilo del ritardo nell’adempimento della proposta di concordato, qualora lo stesso sia addebitabile agli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 19 June 2019.
La disciplina della prededuzione trova applicazione anche nel concordato preventivo.
Concordato preventivo - Prededuzione - Applicazione.
La disciplina della prededuzione trova applicazione, generale e indistinta, a tutte le procedure concorsuali regolate dalla legge fallimentare e dunque pure al concordato, sebbene l'art. 111 l. fall. non sia espressamente richiamato all'interno del disposto dell'art. 169 l. fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 June 2019, n. 15724.
Doveri di diligenza e di informazione del professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo.
Concordato preventivo – Obbligazione del professionista che assiste l’imprenditore – Doveri di diligenza e di informazione.
[Nel caso di specie, il commissario giudiziale, provvisoriamente nominato dal giudice delegato, aveva sin da subito rimarcato una serie di criticità del piano, successivamente riportate nel decreto di rigetto della domanda emanato dal tribunale, criticità non sanate nonostante - anche al di là di ogni ragionevolezza e del buon senso - la procedura sia rimasta in piedi all’incirca un anno; le criticità in questione attingono alla fattibilità tecnico-giuridica del piano, alla sostenibilità economica ed alla completezza dei dati forniti affinché l’organo giudicante potesse effettuare un vaglio di ammissibilità consapevole e sufficientemente adeguato.] Tribunale Monza, 04 June 2019.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza di fallimento ricorre un rapporto di continenza che impone la riunione.
Concordato preventivo e istanza di fallimento - Rapporto di continenza - Omessa riunione dei procedimenti - Conseguenze - Dichiarazione di fallimento - Nullità - Esclusione - Condizioni.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza di fallimento ricorre un rapporto di continenza, che impone la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c.; tuttavia l'omessa riunione non determina alcuna nullità, né impedisce la dichiarazione di fallimento, quando il tribunale abbia già disposto la revoca dell'ammissione alla procedura concordataria, purchè il debitore abbia avuto formale conoscenza dell'iniziativa per la sua dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 May 2019, n. 15094.
La rinuncia al concordato non esclude la prededuzione per gli atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato in bianco.
Concordato preventivo - Atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato in bianco - Prededucibilità - Rinuncia al concordato - Consecuzione tra le procedure - Mancanza di discontinuità dell'insolvenza.
I crediti di terzi, scaturenti da atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato in bianco, sono in astratto prededucibili, per espressa disposizione di legge, nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, anche ove vi sia stata rinuncia al concordato, poiché il requisito della consecuzione tra le procedure dipende dalla mancanza di discontinuità dell'insolvenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 May 2019, n. 14713.
Atti legalmente compiuti ex art. 161, comma 7, L.F.: rileva la distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione.
Concordato preventivo - Atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato - Distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione - Idoneità dell'atto a incidere negativamente sul patrimonio del debitore.
La nozione di atti legalmente compiuti, di cui alla L. Fall., art. 161, comma 7, è legata innanzi tutto al significato della distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione, la quale va intesa secondo la L. Fall., art. 167; sicché resta incentrata sul requisito della idoneità dell'atto a incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori, perché in grado di determinarne la riduzione ovvero di gravarlo di vincoli e di pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali prevalenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 May 2019, n. 14713.
Preconcordato: atti di gestione dell'impresa senza necessità di autorizzazione del tribunale.
Concordato preventivo – Atti compiuti nella fase di preconcordato (c.d. “concordato in bianco” o “concordato con riserva”) – Atti di gestione dell'impresa – Atti consentiti – Criterio distintivo.
Nella fase di preconcordato, ai sensi della L. Fall., art. 161, comma 7, è consentito al ricorrente di compiere atti di gestione dell'impresa, senza necessità di autorizzazione del tribunale, ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 May 2019, n. 14713.
Preconcordato: atti di gestione dell'impresa, distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione e interesse della massa dei creditori.
Concordato preventivo – Atti compiuti nella fase di preconcordato (c.d. “concordato in bianco” o “concordato con riserva”) – Carattere di ordinaria o di straordinaria amministrazione – Valutazione – Interesse della massa dei creditori.
Anche dopo la presentazione di una domanda di concordato con riserva, la valutazione in ordine al carattere di ordinaria o di straordinaria amministrazione dell'atto deve essere compiuta con riferimento all'interesse della massa dei creditori, e non dell'imprenditore insolvente, essendo possibile che atti astrattamente qualificabili di ordinaria amministrazione se compiuti nel normale esercizio dell'impresa possano, invece, assumere un diverso connotato se compiuti nel contesto procedimentale attivato dalla domanda suddetta, laddove gli stessi finiscano con l'investire gli interessi del ceto creditorio mediante l'assunzione di ulteriori debiti o la sottrazione di beni alla disponibilità della massa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 May 2019, n. 14713.
Prededuzione e atti consentiti nel preconcordato: la Cassazione, su sollecitazione del Procuratore generale, riepiloga i principi cardine con una serie di decisioni ‘gemelle’ (sentenze da 14713/19 a 14733/19).
Concordato preventivo – Atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato in bianco – Prededucibilità – Rinuncia al concordato – Consecuzione tra le procedure – Mancanza di discontinuità dell'insolvenza
Concordato preventivo – Atti compiuti nella fase di preconcordato (c.d. “concordato in bianco” o “concordato con riserva”) – Atti di gestione dell'impresa – Atti consentiti – Criterio distintivo
Concordato preventivo – Atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato – Distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione – Idoneità dell'atto a incidere negativamente sul patrimonio del debitore
Concordato preventivo – Atti compiuti nella fase di preconcordato (c.d. “concordato in bianco” o “concordato con riserva”) – Carattere di ordinaria o di straordinaria amministrazione – Valutazione – Interesse della massa dei creditori
Concordato preventivo – Atti compiuti nella fase di preconcordato (c.d. “concordato in bianco” o “concordato con riserva”) – Carattere di ordinaria o di straordinaria amministrazione – Valutazione – Onere di fornire informazioni sul tipo di proposta.
I crediti di terzi, scaturenti da atti legalmente compiuti dall'imprenditore dopo la presentazione di una domanda di concordato in bianco, sono in astratto prededucibili, per espressa disposizione di legge, nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, anche ove vi sia stata rinuncia al concordato, poiché il requisito della consecuzione tra le procedure dipende dalla mancanza di discontinuità dell'insolvenza.
Nella fase di preconcordato, ai sensi della L. Fall., art. 161, comma 7, è consentito al ricorrente di compiere atti di gestione dell'impresa, senza necessità di autorizzazione del tribunale, ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio.
La nozione di atti legalmente compiuti, di cui alla L. Fall., art. 161, comma 7, è legata innanzi tutto al significato della distinzione tra atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione, la quale va intesa secondo la L. Fall., art. 167; sicché resta incentrata sul requisito della idoneità dell'atto a incidere negativamente sul patrimonio del debitore, pregiudicandone la consistenza o compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori, perché in grado di determinarne la riduzione ovvero di gravarlo di vincoli e di pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali prevalenti.
Anche dopo la presentazione di una domanda di concordato con riserva, la valutazione in ordine al carattere di ordinaria o di straordinaria amministrazione dell'atto deve essere compiuta con riferimento all'interesse della massa dei creditori, e non dell'imprenditore insolvente, essendo possibile che atti astrattamente qualificabili di ordinaria amministrazione se compiuti nel normale esercizio dell'impresa possano, invece, assumere un diverso connotato se compiuti nel contesto procedimentale attivato dalla domanda suddetta, laddove gli stessi finiscano con l'investire gli interessi del ceto creditorio mediante l'assunzione di ulteriori debiti o la sottrazione di beni alla disponibilità della massa.
La necessità di valutare l'atto compiuti nella fase di preconcordato in coerenza con la situazione nella quale è posto in essere impone al debitore, che intenda presentare una domanda di concordato "con riserva", l'onere di fornire informazioni sul tipo di proposta (o anche sul contenuto del piano) idonee a discernere verso quale forma di concordato egli abbia inteso indirizzarsi, per modo da confrontare rispetto a essa la valutazione degli atti consentiti; sicchè in difetto l'atto, che si riveli idoneo a incidere negativamente sul patrimonio, deve essere considerato, ai fini dell'art. 161, comma 7, come di amministrazione straordinaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
(Conformi: Cass. civ., Sez. I, 29 maggio 2019, nn. 14713/19, 14714/19, 14715/19, 14716/19, 14717/19, 14718/19, 14719/19, 14720/19, 14721/19, 14722/19, 14723/19, 14724/19, 14725/19, 14726/19, 14727/19, 14728/19, 14729/19, 14730/19, 14731/19, 14732/19, 14733/19) Cassazione civile, sez. I, 29 May 2019, n. 14713.
Individuazione del dies a quo per l'azione di risoluzione del concordato preventivo.
Concordato preventivo - Risoluzione per inadempimento ex art. 186 l. fall. - Presupposti - Termine annuale di decadenza - Dies a quo - Anticipazione - Esclusione.
In tema di concordato preventivo, pur dovendosi riconoscere, in capo ai creditori, il diritto di agire per la risoluzione nel caso in cui sia emersa l'impossibilità di soddisfarli nella misura proposta ed omologata, a prescindere dalla scadenza dei termini di adempimento delle obbligazioni concordatarie, non è consentito individuare un "dies a quo" del termine di decadenza della suddetta azione anticipato rispetto a quello previsto dall'art. 186, comma 3, l. fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 May 2019, n. 14601.
La presentazione della proposta di concordato preventivo non costituisce riconoscimento di debito.
Concordato preventivo – Proposta – Riconoscimento di debiti – Esclusione.
La presentazione della proposta di concordato preventivo non costituisce riconoscimento di debito. (Studio legale prof. avv. Oreste Cagnasso e Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 24 May 2019.
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