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Timestamp: 2018-11-18 01:20:17+00:00
Document Index: 7655523

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 12', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 72', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 23', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 14']

" se un medico odontoiatra, che rende udibile un programma radiofonico nella sua sala d’aspetto, comunichi al pubblico o metta a disposizione del pubblico, ai sensi dell’art. 3, n. 2, lett. b), della direttiva 2001/29, i fonogrammi utilizzati nella trasmissione radiofonica, e se pertanto sia tenuto a versare un’equa remunerazione "
presentate il 29 giugno 2011
«Diritto d’autore e diritti connessi – Direttive 92/100 CEE e 2006/115 CE – Diritti degli artisti interpreti o esecutori e dei produttori di fonogrammi – Art. 8, n. 2 – Comunicazione al pubblico – Comunicazione indiretta di fonogrammi nell’ambito di trasmissioni radiofoniche, diffuse nella sala d’aspetto di uno studio dentistico – Necessità di uno scopo di lucro – Equa remunerazione»
II – Normativa applicabile
A – Normativa internazionale
III – Fatti, procedimento dinanzi ai giudici nazionali e questioni pregiudiziali
VI – Sulla quarta e sulla quinta questione pregiudiziale
A – Principali argomenti dei soggetti che hanno presentato osservazioni alla Corte
B – Sulla ricevibilità delle questioni pregiudiziali
C – Valutazione giuridica
a) Autonome nozioni del diritto dell’Unione
– Rilievo del ventisettesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/29
– Rilievo del ventitreesimo’considerando’ della direttiva 2001/29
– Sulla necessità di un diritto d’ingresso
– Sullo scopo di lucro
– Sulla volontà dei pazienti
– Sulle ulteriori obiezioni
VII – Sulla prima, sulla seconda e sulla terza questione pregiudiziale
1. Come l’invenzione della stampa da parte di Gutenberg ha alla fine portato ad una protezione del diritto d’autore delle opere scritte, così l’invenzione del fonografo da parte di Edison non ha solo rafforzato l’importanza economica della protezione del diritto d’autore delle opere musicali, ma ha anche preparato il terreno all’introduzione di diritti connessi in favore degli artisti interpreti o esecutori e dei produttori di fonogrammi. L’utilizzo di un fonogramma non coinvolge solo il diritto dell’autore sull’opera riprodotta, coperta dal diritto d’autore, ma anche i diritti connessi degli artisti interpreti o esecutori e dei produttori di fonogrammi.
4. In secondo luogo, il giudice del rinvio chiede se la normativa di diritto internazionale che sta alla base della normativa dell’Unione sul diritto ad un’equa remunerazione, sia direttamente applicabile in una controversia tra privati, e quale rapporto intercorra fra questa normativa di diritto internazionale e la normativa dell’Unione.
6. La presente causa si trova, altresì, in stretto rapporto con la causa C-162/10, Phonographic Performance, relativamente alla quale esporrò le mie conclusioni nello stesso giorno della presente causa. Nella causa Phonographic Performance si pone, in particolare, la questione se il gestore di un albergo o di una pensione che installa nelle camere apparecchi televisivi o radiofonici ai quali trasmette un segnale, sia tenuto a versare un’equa remunerazione per l’indiretta comunicazione al pubblico dei fonogrammi utilizzati nelle trasmissioni radiofoniche e televisive.
7. L’art. 12 della Convenzione di Roma del 26 ottobre 1961, relativa alla protezione degli artisti interpreti o esecutori, dei produttori di fonogrammi e degli organismi di radiodiffusione (in prosieguo: la «Convenzione di Roma») (6) dispone quanto segue:
(i) che non applicherà nessuna delle disposizioni di questo articolo;
(ii) che non applicherà le disposizioni di tale articolo per quanto riguarda determinate utilizzazioni;
(iii) che non applicherà le disposizioni di tale articolo per quanto riguarda i fonogrammi il cui produttore non sia cittadino di uno Stato contraente;
(iv) che per quanto concerne i fonogrammi il cui produttore sia cittadino di un altro Stato contraente, limiterà l’estensione e la durata della protezione prevista in tale articolo a quelle relative alla protezione che quest’ultimo Stato contraente accorda ai fonogrammi fissati per la prima volta dal cittadino dello Stato autore della dichiarazione; tuttavia, quando lo Stato contraente del quale il produttore è cittadino non accorda la protezione allo stesso beneficiario o agli stessi beneficiari cui la protezione è accordata dallo Stato contraente autore della dichiarazione, questo fatto non pregiudicherà in alcun modo l’estensione della protezione stessa;
12. Il trattato dell’OMPI sulle interpretazioni ed esecuzioni e sui fonogrammi (WIPO Performances and Phonograms Treaty, in prosieguo: il «WPPT») del 20 settembre 1996 (7) contiene una disciplina di diritto internazionale sui diritti connessi di portata più ampia rispetto alla Convenzione di Roma.
17. In base all’art. 23, n. 1, del WPPT le parti contraenti si impegnano ad adottare, conformemente alla propria legislazione, i provvedimenti necessari per l’applicazione del trattato stesso.
18. L’Italia e l’Unione sono parti contraenti del WPPT. Né l’Italia, né l’Unione hanno depositato alcuna dichiarazione ai sensi dell’art. 15, n. 3, del WPPT.
19. L’art. 14 dell’accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (8) (The Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights, in prosieguo: il «TRIPS»), il quale disciplina la protezione degli artisti interpreti o esecutori, dei produttori di fonogrammi (registrazioni sonore) e degli organismi di radiodiffusione, dispone quanto segue:
6. Qualsiasi membro può, in relazione ai diritti di cui ai paragrafi 1, 2 e 3 prevedere condizioni, limitazioni, deroghe e riserve entro i limiti consentiti dalla Convenzione di Roma. Tuttavia le disposizioni dell’articolo 18 della Convenzione di Berna (1971) si applicano, mutatis mutandis, anche ai diritti degli artisti interpreti o esecutori e dei produttori di fonogrammi sui fonogrammi».
B – Normativa dell’Unione (9)
20. I ‘considerando’ nn. 5, 7‑10, 15‑17 e 20 della direttiva 92/100 sono così redatti:
5. considerando che l’adeguata tutela delle opere formanti oggetti del diritto d’autore e delle realizzazioni protette dai diritti connessi attraverso il riconoscimento di un diritto di noleggio e di prestito, nonché la protezione delle realizzazioni tutelate dai diritti connessi tramite il riconoscimento del diritto di fissazione, di riproduzione, di distribuzione, di radiodiffusione e di comunicazione al pubblico possono, di conseguenza, essere considerate di importanza fondamentale per lo sviluppo economico e culturale della Comunità;
7. considerando che le opere creative e artistiche degli autori e degli artisti interpreti o esecutori richiedono la percezione di un reddito adeguato quale base per l’ulteriore attività creativa ed artistica e che gli investimenti occorrenti, segnatamente quelli richiesti per la produzione di fonogrammi e pellicole, sono particolarmente rischiosi ed elevati; che per garantire livelli di reddito adeguati e per recuperare l’investimento l’unico mezzo efficace è un’adeguata tutela giuridica dei titolari dei diritti;
8. considerando che queste attività creative, artistiche e imprenditoriali sono in larga misura espletate da lavoratori autonomi e che la prestazione di queste attività dev’essere agevolata dall’emanazione di una tutela giuridica armonizzata nella Comunità;
9. considerando che, nella misura in cui queste attività costituiscono principalmente dei servizi, la loro prestazione deve del pari essere agevolata dalla istituzione di un quadro giuridico armonizzato nella Comunità;
10. considerando che occorre ravvicinare la legislazione degli Stati membri in modo che le disposizioni nazionali non entrino in conflitto con quelle contenute nelle convenzioni internazionali, sulle quali si basano il diritto d’autore e i diritti connessi in molti Stati membri;
15. considerando che è necessario introdurre un regime che assicuri che gli autori e gli artisti interpreti o esecutori ricevano un’irrinunciabile equa remunerazione e mantengano la possibilità di affidare l’amministrazione di questo diritto a società di gestione collettiva che li rappresentano;
16. considerando che l’equa remunerazione può essere versata sulla base di uno o più pagamenti da effettuarsi in qualsiasi momento, all’atto della stipulazione del contratto o successivamente;
17. considerando che l’equa remunerazione deve tener conto dell’importanza del contributo apportato dagli autori e dagli artisti interpreti o esecutori al fonogramma o alla pellicola;
20. considerando che gli Stati membri possono riconoscere ai titolari di diritti connessi al diritto d’autore una tutela più estesa di quella richiesta dall’articolo 8 della presente direttiva;
«Eccezioni alla protezione
23. La direttiva 2006/115 costituisce la versione consolidata della direttiva 92/100. I ‘considerando’ nn. 3, 5‑7, 12, 13 e 16 della direttiva 2006/115 così recitano:
27. I ‘considerando’ nn. 9-12, 15, 23, 24 e 27 della direttiva 2001/29 così recitano:
29. La legge italiana 22 aprile 1941, n. 633, relativa alla protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio (in prosieguo: la «legge sul diritto d’autore») all’art. 72 dispone quanto segue:
40. Ad avviso del giudice del rinvio le disposizioni del diritto internazionale, del diritto dell’Unione e del diritto nazionale contemplano tutte un diritto dei produttori di fonogrammi di esigere un compenso per l’utilizzazione, a fini di comunicazione al pubblico, dei fonogrammi di loro produzione. Il diritto ad un equo compenso per una nuova comunicazione al pubblico non è escluso o assorbito a causa della circostanza che l’emittente radiofonica abbia già corrisposto un equo compenso. L’autorizzazione rilasciata ad un’emittente radiofonica implica senz’altro che la trasmissione possa essere utilizzata privatamente da parte di un soggetto detentore di un mezzo tecnico di ricezione. Tuttavia, la sua utilizzazione in un contesto pubblico, ad esempio in un esercizio pubblico o da parte di una pluralità di soggetti mediante un accesso potenziale e indifferenziato, produce un’utilità aggiuntiva che, come tale, dovrebbe essere compensata a parte. Occorre, d’altra parte, verificare se nella nozione di comunicazione al pubblico rientri anche la comunicazione all’interno di studi professionali privati, come quelli dei medici odontoiatri, in cui di regola il paziente accede solo dopo aver previamente concordato un appuntamento, e in cui il programma radiofonico viene diffuso indipendentemente dalla sua volontà.
41. Sulla scorta di tali considerazioni il giudice del rinvio ha sottoposto le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se la Convenzione di Roma sui diritti connessi del 26 ottobre 1961, l’Accordo TRIPs (The Agreement on Trade Related Aspects of IntellectualProperty Rights) [accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio], il trattato WIPO (World Intellectual Property Organization) sulle interpretazioni ed esecuzioni e sui fonogrammi (WPPT) siano immediatamente applicabili nell’ordinamento comunitario;
2. se le predette fonti di diritto internazionale uniforme siano, altresì, immediatamente precettive nei rapporti privati;
3. se le rispettive nozioni di “comunicazione al pubblico” contenute nei citati testi di diritto internazionale convenzionale coincidano con quelle comunitarie di cui alle direttive 92/100/CEE e 2001/29/CE, e, in caso negativo, quale fonte debba prevalere;
4. se la diffusione gratuita di fonogrammi effettuata all’interno di studi odontoiatrici privati esercenti attività economica di tipo libero-professionale, a beneficio della relativa clientela e da questa fruita indipendentemente da un proprio atto di volontà, costituisca “comunicazione al pubblico”, ovvero “messa a disposizione del pubblico” ai fini dell’applicazione dell’art. 3, n. 2, lett. b), della direttiva 2001/29/CE;
5. se tale attività di diffusione dia diritto alla percezione di un compenso in favore dei produttori fonografici».
45. Con le sue questioni pregiudiziali il giudice del rinvio chiede sostanzialmente se un medico odontoiatra, che diffonde trasmissioni radiofoniche nel suo studio, comunichi indirettamente al pubblico i fonogrammi utilizzati nelle trasmissioni radiofoniche e pertanto sia tenuto a versare un’equa remunerazione.
47. Con la quarta e la quinta questione pregiudiziale il giudice del rinvio chiede se un medico odontoiatra, che rende udibile un programma radiofonico nella sua sala d’aspetto, comunichi al pubblico o metta a disposizione del pubblico, ai sensi dell’art. 3, n. 2, lett. b), della direttiva 2001/29, i fonogrammi utilizzati nella trasmissione radiofonica, e se pertanto sia tenuto a versare un’equa remunerazione.
48. In udienza tutti i soggetti che hanno presentato osservazioni alla Corte – in alcuni casi discostandosi dalle loro memorie scritte – hanno affermato che è l’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 o della direttiva 92/100, e non l’art. 3 della direttiva 2001/29, la norma pertinente nel presente caso.
49. Ad avviso della SCF e del governo francese sussiste una comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115. La nozione di comunicazione al pubblico di cui, rispettivamente, all’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29, e all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, deve essere interpretata, a livello dell’Unione, in modo uniforme e omogeneo. La sentenza SGAE/Rafael Hoteles, concernente l’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29, è, pertanto, riferibile anche all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, come risulta, innanzitutto, dalla lettera e dallo scopo delle direttive. A ciò non osta la circostanza che la direttiva 2006/115 non contenga alcun ‘considerando’ equivalente al ventitreesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/29, in base al quale la nozione di comunicazione al pubblico deve essere interpretata estensivamente. Il ventitreesimo ‘considerando’ è, infatti, in parte qua superfluo. Il fatto che le due direttive presuppongano un differente livello di protezione si ricollega alla configurazione dei diritti, e non alla nozione di comunicazione al pubblico. Peraltro, la circostanza che l’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29 riconosce agli autori un diritto esclusivo, mentre l’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 riconosce ai produttori di fonogrammi e agli artisti interpreti o esecutori solo un diritto economico, non implica che la nozione di comunicazione al pubblico in queste due disposizioni debba essere interpretata diversamente. Depone, altresì, per un’interpretazione unitaria il fatto che, a livello di diritto internazionale, anche il WPPT e il WCT prevedano una nozione unitaria di comunicazione al pubblico. Per altro verso, la sentenza della Corte nella causa SENA (10) non è pertinente, in quanto in tale sentenza la Corte si è occupata soltanto della nozione di equità della remunerazione. Risulta, inoltre, dalla sistematica della direttiva 2001/29 che gli interessi di ulteriori soggetti coinvolti non possono essere presi in considerazione in sede di interpretazione della nozione di comunicazione al pubblico. Il governo francese osserva, infine, che un’interpretazione uniforme della nozione di comunicazione al pubblico risulta necessaria in quanto essa, in base alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 12 dicembre 2006, 2006/116/CE, concernente la durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi (11), assume rilievo per la durata di protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi.
52. In secondo luogo, per quanto riguarda la questione se il perseguimento di uno scopo di lucro costituisca il presupposto di una comunicazione al pubblico, la SCF rileva anzitutto che tale questione non è stata posta dal giudice del rinvio. In subordine, la SCF ritiene che un siffatto scopo non sia necessario. Prima di tutto la lettera dell’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 non lo prevede. Depone, inoltre, in senso contrario alla sua necessità la sistematica della direttiva 2006/115 e della direttiva 2001/29. Dall’art. 5 della direttiva 2001/29 – applicabile, ai sensi dell’art. 10, n. 2, della direttiva 2006/115, anche ai diritti connessi dei produttori di fonogrammi e degli artisti interpreti o esecutori – risulta che l’assenza di scopo di lucro viene presa in considerazione solo al momento delle eccezioni e delle limitazioni, e quindi non deve essere presa in considerazione già in sede di individuazione della nozione di comunicazione al pubblico. Anche secondo la giurisprudenza, del resto, un siffatto scopo non è necessario. Infine, non è parimenti rilevante se la comunicazione al pubblico influenzi, o meno, la scelta del medico odontoiatra. Se si intende perseguire l’obiettivo di un elevato livello di protezione dei diritti d’autore, non si può escludere a priori dall’ambito dei diritti di proprietà intellettuale protetti la comunicazione di fonogrammi in connessione all’esercizio di una libera professione.
53. In terzo luogo, la SCF e il governo francese sottolineano che non si deve fare riferimento ai pazienti, bensì al medico odontoiatra quale utilizzatore dei fonogrammi. Il fatto, quindi, che la comunicazione avvenga indipendentemente da un atto di volizione dei pazienti e che questi potrebbero non avere alcun interesse ad una tale comunicazione, è irrilevante.
55. Inoltre, nella fattispecie non sussisterebbe né una comunicazione al pubblico, né una messa a disposizione del pubblico. La comunicazione al pubblico di un fonogramma sussiste solo nel caso in cui questo sia stato effettivamente riprodotto dinanzi ad un pubblico in un luogo pubblico o in un luogo aperto al pubblico, o nel caso in cui sia stato riprodotto in locali privati dinanzi ad un pubblico pagante di significative dimensioni. Nella fattispecie non sarebbe integrato il requisito della pubblicità. In primo luogo, i pazienti di uno studio dentistico non costituiscono un pubblico, in quanto privi di un’autonoma dimensione sociale, economica o giuridica. In secondo luogo, in primo piano si colloca la specifica prestazione del medico odontoiatra, di natura personale e intellettuale, fornita su base contrattuale. Se in un siffatto contesto viene riprodotta della musica, in tal modo non si persegue alcuno scopo di lucro. In terzo luogo, il medico odontoiatra, dovendo salvaguardare anche i diritti personali dei suoi pazienti, non può fornire le sue prestazioni contemporaneamente, sicché i suoi pazienti non si trovano tutti riuniti nel suo studio nello stesso momento. In quarto luogo, i pazienti non hanno pagato alcun diritto d’ingresso. In quinto luogo, i calcoli della SCF sul numero dei pazienti di un medico odontoiatra non sono corretti. Nemmeno può parlarsi di una messa a disposizione del pubblico. Il sig. Marco del Corso rileva, altresì, che la tesi sostenuta dalla SCF avrebbe per conseguenza che anche il godimento della musica in luoghi privati da parte di un soggetto privato costituirebbe comunicazione al pubblico.
56. Secondo il governo italiano la quarta questione pregiudiziale deve essere risolta negativamente. Nella sentenza SGAE/Rafael Hoteles la Corte ha ritenuto sussistere una comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29. Sennonché nel presente caso si deve applicare l’art. 8, n. 2, della direttiva 92/100. In un caso come quello di specie non vi è una comunicazione al pubblico ai sensi di tale disposizione. In primo luogo, lo studio di un medico odontoiatra costituisce un luogo privato, in cui i pazienti si trattengono solo dopo aver concordato un appuntamento. Quand’anche non si seguisse un siffatto approccio materiale, bensì un approccio funzionale, in un caso come quello di specie non si può ritenere sussistente una comunicazione al pubblico. Vero è che non è decisivo quante persone si trovino contemporaneamente presenti nello studio, giacché si deve seguire un procedimento successivo-cumulativo. Occorre, piuttosto, prendere in considerazione gli scopi perseguiti dai pazienti. Il pubblico rilevante ai fini della direttiva è solo quello costituito da persone disposte a pagare in vista della possibilità di ascoltare il contenuto dei fonogrammi, o in considerazione di tale possibilità. Non è, infatti, corretto concedere ai produttori di fonogrammi e agli artisti interpreti o esecutori un diritto economico allorché la stessa comunicazione al pubblico non ha alcuna rilevanza economica. Rispetto ai clienti di un albergo va riconosciuta la rilevanza economica, in quanto l’accesso a programmi radiotelevisivi fa parte dell’offerta del gestore dell’albergo, presa in considerazione dai suoi clienti. Rispetto ai pazienti di uno studio dentistico va, invece, negata la rilevanza economica. Per quanto la comunicazione di fonogrammi possa rendere più gradevole il tempo ivi trascorso dai pazienti, essa non presenta, tuttavia, alcun collegamento, né diretto né indiretto, con il valore della prestazione del medico odontoiatra. Secondo il governo italiano la quinta questione pregiudiziale non deve essere risolta, attesa la soluzione negativa da dare alla quarta questione pregiudiziale.
57. Ad avviso della Commissione e del governo irlandese la nozione di comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 8, n. 2, della direttiva 92/100, non può essere equiparata, sic et simpliciter, alla nozione di comunicazione al pubblico di cui all’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29. Piuttosto, detta nozione, tenuto conto delle differenze tra le due disposizioni, nell’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 deve essere interpretata in senso più restrittivo. Occorre, in particolare, considerare che, mentre in base all’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29 all’autore si riconosce un diritto esclusivo, al produttore di fonogrammi in base all’art. 8, n. 2, della direttiva 92/100 si riconosce, invece, solo un diritto ad un’equa remunerazione. Non è, inoltre, conforme alle prescrizioni del diritto internazionale e del diritto dell’Unione riservare agli autori e ai produttori di fonogrammi la medesima protezione.
58. Nelle sue osservazioni scritte la Commissione ha in un primo tempo sostenuto che in sede di interpretazione della nozione di comunicazione di cui all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, devono essere presi in considerazione gli artt. 2, lett. g), e 15 del WPPT. Risulterebbero in tal modo ricomprese anche le trasmissioni indirette, e basterebbe che i suoni fissati nei fonogrammi fossero resi udibili. Pertanto, in un caso come quello di specie, dovrebbe affermarsi la sussistenza di una comunicazione. Mancherebbe, tuttavia, il requisito della pubblicità della comunicazione. La giurisprudenza della Corte sull’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29 non potrebbe essere applicata all’art. 8, n. 2, della direttiva 92/100. Occorrerebbe piuttosto prendere in considerazione la natura pubblica o privata del luogo della comunicazione e lo scopo economico della stessa. Quest’ultimo difetterebbe nel presente caso, in quanto un medico non viene scelto in base al criterio dell’attrattività della sua sala d’aspetto, bensì in base alla fiducia personale, e la comunicazione non influirebbe in alcun modo sulla qualità della prestazione del medico.
59. In udienza, invece, la Commissione ha sostenuto che in un caso come quello di specie già non si può nemmeno partire dal presupposto di una comunicazione. Secondo la Commissione, nella sentenza SGAE/Rafael Hoteles la Corte si è limitata a definire la nozione di pubblicità della comunicazione, e non già quella di comunicazione. La nozione di comunicazione deve essere interpretata come ha proposto di fare l’avvocato generale Kokott nelle sue conclusioni presentate nella causa Football Association (12). Dal ventitreesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/29 è possibile desumere che la nozione di comunicazione al pubblico comprende soltanto le persone che non si trovano nel luogo in cui la trasmissione ha origine. La trasmissione di un programma su un apparecchio radio in uno studio dentistico, tuttavia, avviene dinanzi ad un pubblico presente nel luogo d’origine della trasmissione. Le cose potrebbero stare diversamente se il segnale, comunicato mediante un siffatto apparecchio, fosse previamente immesso in una rete.
62. In secondo luogo, il rilievo del sig. Marco Del Corso di non aver preteso un diritto d’ingresso dai suoi pazienti per la comunicazione dei programmi radiofonici, a sua volta non comporta l’irrilevanza delle questioni pregiudiziali. Il giudice del rinvio desidera, infatti, proprio sapere se anche in un caso del genere dalle disposizioni del diritto dell’Unione può sorgere un diritto alla remunerazione nei confronti del medico odontoiatra.
63. Sullo sfondo della quarta e della quinta questione pregiudiziale si colloca la sentenza della Corte nella causa SGAE/Rafael Hoteles (14). In essa la Corte ha statuito che il gestore di un albergo che distribuisce un segnale televisivo mediante apparecchi televisivi installati nelle camere dell’albergo, comunica al pubblico, ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29, le opere utilizzate nella trasmissione televisiva. Tale disposizione prevede il diritto esclusivo di un autore di autorizzare o vietare la comunicazione al pubblico delle sue opere. Nella presente causa tra le parti è in particolare controverso se tale giurisprudenza, formatasi in relazione al diritto d’autore e alle camere di un albergo, possa essere applicata ai diritti connessi dei produttori di fonogrammi e degli artisti interpreti o esecutori, qualora in uno studio dentistico sia udibile una trasmissione radiofonica in cui vengono utilizzati fonogrammi. Ciò considerato, intendo prima di tutto soffermarmi sull’interpretazione dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29 da parte della Corte nel caso SGAE/Rafael Hoteles (1). Successivamente illustrerò quale disposizione del diritto dell’Unione risulti pertinente nel presente caso (2), e come essa debba essere interpretata (3).
65. In primo luogo, la Corte ha fatto riferimento ai ‘considerando’ della direttiva 2001/29. Ha richiamato per primo il ventitreesimo ‘considerando’, in virtù del quale la nozione di comunicazione al pubblico dev’essere intesa in senso ampio (15). Ha, inoltre, rilevato che solo così può essere raggiunto l’obiettivo menzionato nel nono e nel decimo ‘considerando’, di introdurre un livello elevato di protezione a favore degli autori e di assicurare a costoro un adeguato compenso per l’utilizzo delle loro opere (16).
67. In terzo luogo, ha sottolineato gli effetti cumulativi derivanti dal fatto che, abitualmente, i clienti di un albergo si succedono rapidamente nelle camere fornite di televisore, sicché la messa a disposizione delle opera può assumere un’importanza rilevante (18).
68. In quarto luogo, la Corte ha statuito che in base all’art. 11 bis, n. 1, punto ii), della Convenzione di Berna riveduta (in prosieguo: la «Convenzione di Berna»), sussiste un’autonoma comunicazione al pubblico nel caso in cui una trasmissione, diffusa dall’ente di trasmissione originario, venga ritrasmessa da un altro ente di trasmissione. In tal modo, infatti, l’opera viene indirettamente comunicata, attraverso la comunicazione della trasmissione radiofonica e televisiva, ad un nuovo pubblico (19).
74. Il giudice del rinvio nella sua quarta questione pregiudiziale richiama l’art. 3, n. 2, lett. b), della direttiva 2001/29. Tale disposizione non è pertinente nel presente caso. L’art. 3, n. 2, lett. a) e b), della direttiva 2001/29 non è applicabile in quanto tale disposizione prevede soltanto l’ipotesi della messa a disposizione in cui i fonogrammi o le interpretazioni ed esecuzioni vengono messe a disposizione del pubblico in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente. Una siffatta ipotesi non ricorre nel caso di diffusione di un programma radiofonico. Per ragioni di completezza desidero segnalare che anche l’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29 non è pertinente, in quanto nel caso di specie non si tratta di opera protette dal diritto d’autore, bensì di diritti connessi dei produttori di fonogrammi e degli artisti interpreti o esecutori.
78. Le nozioni utilizzate nell’art. 8, n. 2, della direttiva costituiscono, in assenza di un rinvio al diritto degli Stati membri, autonome nozioni del diritto dell’Unione. Nell’interesse di un’applicazione uniforme del diritto dell’Unione in tutti gli Stati membri e in considerazione del principio di uguaglianza nell’intera Unione, esse vanno interpretate in modo uniforme (26). Solo così, peraltro, può essere raggiunto l’obiettivo menzionato nel sesto ‘considerando’ della direttiva 2006/115, di agevolare la prestazione delle attività creative, artistiche e imprenditoriali attraverso un contesto giuridico armonizzato nella Comunità.
86. Come sopra esposto (30), per l’interpretazione della nozione di comunicazione di cui alla citata disposizione occorre tener presenti le indicazioni dell’art. 12 della Convenzione di Roma e dell’art. 15 del WPPT. Per la nozione di comunicazione risulta in particolare rilevante il combinato disposto degli artt. 15, n. 1, e 2, lett. g), del WPPT. L’art. 15, n. 1 prevede che gli artisti interpreti o esecutori e i produttori di fonogrammi hanno diritto a un compenso equo e unico in caso di utilizzo diretto o indiretto di fonogrammi per la radiodiffusione o per una qualunque comunicazione al pubblico. All’art. 2, lett. g), del WPPT la nozione di comunicazione al pubblico di un fonogramma è definita come comunicazione al pubblico mediante qualunque mezzo diverso dalla radiodiffusione, dei suoni o di una rappresentazione di suoni fissati in un fonogramma. Ivi è, altresì, precisato che per una comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 15 del WPPT è sufficiente che i suoni fissati in un fonogramma siano resi udibili o siano rappresentati.
91. La Commissione rileva a questo proposito che la nozione di comunicazione al pubblico di cui all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, in via di principio non potrebbe essere interpretata in termini più ampi della nozione di comunicazione al pubblico di cui all’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29. Occorrerebbe altrimenti considerare che il legislatore dell’Unione abbia voluto prevedere un livello di protezione più elevato per i diritti d’autore che per i diritti connessi dei produttori di fonogrammi e degli artisti interpreti o esecutori, e che pertanto sarebbe in contrasto col sistema garantire ai produttori di fonogrammi e agli artisti interpreti o esecutori, in base all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, diritti più ampi di quelli garantiti agli autori dall’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29.
92. È pertanto necessario chiedersi se il ventitreesimo e il ventisettesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/29 debbano venire in rilievo in sede di interpretazione della nozione di comunicazione al pubblico di cui all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, e se ciò comporti che, in un caso come quello di specie, non sussiste una comunicazione ai sensi dell’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115.
93. Occorre prima di tutto chiedersi se, alla luce del ventisettesimo’considerando’ della direttiva 2001/29, in un caso come quello di specie possa ritenersi che non sussiste una comunicazione.
94. In base a tale ‘considerando’, la mera fornitura di attrezzature fisiche atte a rendere possibile o ad effettuare una comunicazione, non costituisce un atto di comunicazione. Tale ‘considerando’ deve essere letto in correlazione con la dichiarazione concordata delle parti contraenti sull’art. 8 del WCT. In base a tale dichiarazione la semplice messa a disposizione di infrastrutture atte a consentire una comunicazione non costituisce di per sé una comunicazione ai sensi del WCT o della Convenzione di Berna.
95. Ciò, a mio avviso, non può essere inteso nel senso che in un caso come quello di specie non può ritenersi sussistere una comunicazione ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29, o dell’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 (34). A me sembra piuttosto da intendere nel senso che una persona che mette a disposizione apparecchi per la riproduzione, senza disporre al tempo stesso del controllo sull’accesso alle opere protette dal diritto d’autore, così facendo non effettua ancora una comunicazione al pubblico. Questo è il caso, ad esempio, di chi vende o noleggia apparecchi radio o televisivi, o dell’internet service provider che mette semplicemente a disposizione l’accesso ad internet. In un caso come quello di specie, tuttavia, il medico odontoiatra non si limita a mettere semplicemente a disposizione gli apparecchi per la riproduzione. Piuttosto egli stesso rende udibili per i suoi pazienti le trasmissioni radiofoniche e, in tal modo, indirettamente i fonogrammi utilizzati in tali trasmissioni radiofoniche.
96. Il ventisettesimo’considerando’ della direttiva 2001/29 non impedisce, pertanto, in un caso come quello di specie, di ritenere sussistente una comunicazione ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29, e dell’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115.
97. In base al ventitreesimo’considerando’ della direttiva 2001/29, il diritto di comunicazione al pubblico deve essere inteso nel senso che esso concerne tutte le comunicazioni al pubblico non presente nel luogo in cui esse hanno origine.
98. La Commissione ha sostenuto in udienza (discostandosi da quanto in precedenza affermato per iscritto) che, alla luce di tale ‘considerando’, sorgono dubbi in ordine alla sussistenza di una comunicazione. A tal proposito essa ha richiamato le conclusioni presentate dall’avvocato generale Kokott nelle cause Football Association Premier League e a. (35), in cui l’avvocato generale, previo rinvio a tale ‘considerando’, ha sostenuto la tesi che la ricezione di un’emissione televisiva mediante un televisore che riceve in proprio il segnale non costituisce una comunicazione ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29. Una comunicazione sussisterebbe solo nel caso di realizzazione di un’ulteriore, autonoma trasmissione dell’originaria emissione, come ad esempio nel caso in cui si riceva il segnale originario di un’emissione e tramite un apparecchio di distribuzione lo si diffonda a vari televisori (36). Alla luce di tali considerazioni la Commissione sostiene ora la tesi che la Corte nella sentenza SGAE/Rafael Hoteles si sarebbe occupata esclusivamente dell’elemento della pubblicità della comunicazione, non invece dell’elemento della comunicazione in sé.
100. Dal ventitreesimo’considerando’ della direttiva 2001/29 non si può infatti desumere che in un caso come quello di specie non può ritenersi presente una comunicazione ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29.
101. Contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, la Corte nella sentenza SGAE/Rafael Hoteles non si è limitata all’interpretazione dell’elemento della pubblicità della comunicazione. Piuttosto la Corte in tale sentenza ha chiarito che per la sussistenza di una comunicazione ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29 è sufficiente che attraverso la diffusione di un segnale per mezzo di un apparecchio televisivo venga procurato l’accesso ad un’opera. La Corte ha, infatti, espressamente precisato che una comunicazione al pubblico sussiste indipendentemente dalla tecnica di trasmissione del segnale utilizzata (37). Tale precisazione può, a mio avviso, essere intesa solo nel senso che ai fini della sussistenza di una comunicazione non rileva se gli apparecchi televisivi ricevano l’emissione stessa, oppure sia previamente effettuata una nuova trasmissione del segnale al televisore, distinta dall’emissione originaria.
102. In relazione, quindi, all’interpretazione della nozione di comunicazione si fronteggiano due tesi, tra loro inconciliabili. La tesi sostenuta dalla Corte mette in primo piano, a prescindere dalle particolarità tecniche, l’obiettivo di un’adeguata protezione degli autori, e verrà pertanto in prosieguo indicata come tesi funzionale. La tesi, alla quale si rifà la Commissione, distingue, invece, a seconda che sia effettuata un’ulteriore trasmissione del segnale, oppure si tratti di un apparecchio che riceve direttamente il segnale. Poiché questa tesi dà rilievo alle particolarità tecniche, in prosieguo verrà indicata come tesi tecnica.
103. A mio avviso a favore della tesi funzionale adottata dalla Corte depongono argomenti più validi.
105. In secondo luogo, alla tesi funzionale non si può obiettare che essa non è accolta dal diritto internazionale. Vero è che a livello di diritto internazionale non si raggiunse un accordo in relazione al valore vincolante di questo criterio (38). Tuttavia, ciò non impedisce di utilizzarlo a livello del diritto dell’Unione. La normativa internazionale pertinente prevede, infatti, solo una protezione minima per i diritti d’autore e i diritti connessi, che può essere ampliata dalle parti contraenti. Occorre, inoltre, a tal proposito, segnalare che, benché l’applicazione della tesi funzionale non sia imposta alle parti contraenti in termini vincolanti dal diritto internazionale convenzionale, tuttavia la sua applicazione è suggerita alle parti contraenti in documenti interpretativi non vincolanti, come la guida dell’OMPI (39).
106. In terzo luogo, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, a mio avviso dal ventitreesimo’considerando’ della direttiva 2001/29 e dai suoi lavori preparatori non è possibile desumere in modo sufficientemente univoco che il legislatore dell’Unione abbia voluto escludere dalla nozione di comunicazione di cui all’art. 3 della direttiva stessa la comunicazione al pubblico di una trasmissione da parte di apparecchi che ricevono direttamente il segnale.
108. L’obiettivo del ventitreesimo’considerando’ consiste, pertanto, nell’escludere le rappresentazioni e le esecuzioni dirette dalla nozione di comunicazione al pubblico, senza utilizzare tali termini. Come risulta dalla formulazione di tale ‘considerando’, il legislatore dell’Unione ha cercato di raggiungere tale obiettivo escludendo dalla nozione di pubblico rilevante una parte delle persone, e segnatamente la parte presente nel luogo dove ha origine la comunicazione (41). L’elemento decisivo, pertanto, è la distanza del pubblico dal luogo di origine della comunicazione, e non, invece, gli aspetti tecnici.
109. Dall’obiettivo perseguito dal legislatore dell’Unione con il ventitreesimo’considerando’, nonché dalla formulazione di tale ‘considerando’ si può, quindi, trarre la conclusione che il legislatore dell’Unione ha inteso restringere solo la cerchia delle persone che rilevano come pubblico, non invece la nozione di comunicazione.
110. Si deve, in sintesi, constatare che né nel ventitreesimo’considerando’, né nei lavori preparatori della direttiva 2001/29 si ritrovano elementi sufficientemente certi per ritenere che la nozione di comunicazione di cui al SUO art. 3, n. 1, debba essere limitata, sotto un profilo tecnico, ai casi in cui sia effettuata una trasmissione del segnale ad un apparecchio televisivo o radio, distinta dall’emissione originaria, e che la ricezione diretta con apparecchi televisivi o radio debba essere esclusa da tale nozione.
114. A questo proposito, tuttavia, può essere richiamata la giurisprudenza della Corte, sopra esposta, concernente l’interpretazione della nozione di comunicazione al pubblico di cui all’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29 (42). Come ho esposto nelle mie conclusioni presentate in questo stesso giorno nella causa Phonographic Performance, la nozione di pubblicità nell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29, e nell’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 in via di principio deve essere interpretata in modo unitario. Sul punto rinvio, pertanto, alle corrispondenti considerazioni svolte nei paragrafi 96‑111 di dette conclusioni.
116. Tuttavia, anche a questo proposito si ripropone la questione se, per le ragioni già sopra esposte, la nozione di comunicazione al pubblico di cui all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 debba essere interpretata, alla luce del ventitreesimo’considerando’ della direttiva 2001/29, nel senso che in un caso come quello di specie non può ritenersi sussistere una comunicazione al pubblico. Come sopra esposto, il legislatore dell’Unione, nel ventitreesimo’considerando’ della direttiva 2001/29, ha inteso escludere dalla cerchia di persone che deve essere considerata come pubblico ai sensi dell’art. 3, n. 1 di detta direttiva, le persone presenti nel luogo dove ha origine la comunicazione. In tal modo si intende far sì che le rappresentazioni e le esecuzioni dirette restino fuori dalla nozione di comunicazione al pubblico (43).
120. A favore della tesi della Corte militano del resto gli argomenti migliori. Il riferimento contenuto nel ventitreesimo’considerando’ della direttiva 2001/29 al luogo d’origine della comunicazione non può, infatti, essere inteso nel senso che esso, nel caso di televisori che ricevono direttamente il segnale, sia il luogo dove si trova il televisore.
122. Depongono, altresì, in tal senso i lavori preparatori della direttiva, già precedentemente richiamati. Con la precisazione inserita nel ventitreesimo’considerando’, infatti, il legislatore dell’Unione intendeva escludere dalla nozione di comunicazione al pubblico le rappresentazioni e le esecuzioni al pubblico (46). Tale scopo si raggiunge se dalla nozione di comunicazione al pubblico si esclude il pubblico la cui ubicazione non presenta alcuna distanza spaziale dalla rappresentazione o esecuzione originaria dell’opera (47). Ma gli ascoltatori di un programma radiofonico si connotano per una tale distanza spaziale.
123. Il collegamento del ventitreesimo ‘considerando’ con il ventiquattresimo ‘considerando’ della direttiva 2001/29 depone, inoltre, in senso contrario alla tesi secondo cui il luogo d’origine della comunicazione, nel caso di un apparecchio che riceve direttamente il segnale, dev’essere il luogo dell’apparecchio. In base al ventiquattresimo ‘considerando’, il diritto di messa a disposizione del pubblico di cui all’art. 3, n. 2, della direttiva 2001/29 deve, infatti, essere inteso come riguardante tutti gli atti di messa a disposizione del pubblico non presente nel luogo in cui hanno origine tali atti. Se per luogo in cui hanno origine gli atti di messa a disposizione si intendesse, anche in quest’ambito, il luogo dove si trova l’apparecchio sul quale alla fine si riproduce il fonogramma, l’art. 3, n. 2, della direttiva perderebbe gran parte della sua efficacia pratica. Infatti in molto casi si tratterà di un apparecchio domestico utilizzato in ambito privato. Mi pare, pertanto, più convincente intendere il ventitreesimo e anche il ventiquattresimo ‘considerando’ nel senso che soltanto il pubblico dell’esecuzione o della rappresentazione diretta è escluso, quale pubblico presente nel luogo d’origine della comunicazione, dalla nozione di comunicazione di cui all’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29.
124. Depone, altresì, contro la tesi secondo cui il luogo d’origine della comunicazione, nel caso di apparecchio radio che riceve direttamente il segnale, è il luogo dove si trova l’apparecchio, l’incoerenza dei risultati cui condurrebbe tale tesi. In base ad essa, infatti, se in un bar fossero installati una pluralità di apparecchi radio che ricevono direttamente il segnale, non vi sarebbe una comunicazione ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29. Per contro, se in questo bar fossero installati soltanto due apparecchi radio, cui il segnale viene trasmesso attraverso un apparecchio installato nella cantina dell’edificio, vi sarebbe una comunicazione ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29. Mi pare improbabile che il legislatore dell’Unione abbia voluto accettare un risultato così incoerente.
125. In un caso come quello di specie, pertanto, il luogo d’origine della comunicazione ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29, è il luogo in cui l’originaria esecuzione o rappresentazione è stata registrata sul fonogramma.
127. Semmai la Corte, discostandosi dalla sua precedente giurisprudenza, dovesse interpretare la nozione di comunicazione al pubblico di cui all’art. 3, n. 1, della direttiva 2001/29 in modo da non ricomprendervi la comunicazione al pubblico che sta dinanzi ad un apparecchio che riceve direttamente il segnale, allora l’obiezione della Commissione andrebbe respinta per l’ulteriore motivo che una siffatta tesi non può essere applicata alla nozione di comunicazione di cui all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115. La nozione di comunicazione di cui all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, deve infatti essere interpretata tenendo presente il combinato disposto degli artt. 15 e 2, lett. g), del WPPT. In base ad essi sussiste una comunicazione di fonogrammi anche nel caso in cui i suoni fissati in un fonogramma siano resi udibili al pubblico. In tal modo viene ricompreso, perlomeno nella nozione di comunicazione di cui all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, anche il pubblico presente nel luogo della comunicazione (48).
128. Il ventitreesimo’considerando’ della direttiva 2001/29 non impone, pertanto, un’interpretazione della nozione di pubblicità della comunicazione di cui all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, che non prenda in considerazione, nel caso di apparecchi radio che ricevono direttamente il segnale, il pubblico presente nel luogo dove si trova l’apparecchio radio.
131. Le obiezioni che negano potersi ritenere sussistente una comunicazione al pubblico, poiché, nel presente caso, a trovarsi in primo piano sarebbe la prestazione odontoiatrica e non la comunicazione dei fonogrammi, ed in quanto il medico odontoiatra avrebbe agito senza scopo di lucro, non mi sembrano convincenti.
134. Inoltre, contro un siffatto requisito milita non solo il collegamento con il già citato art. 8, n. 3, della direttiva 2006/115, ma anche il collegamento con l’art. 5 della direttiva 2001/29, richiamato dall’art. 10, n. 2, della direttiva 2006/115. L’art. 5, n. 3, lett. a), b) e j), della direttiva 2001/29 prevede, infatti, che gli Stati membri hanno la facoltà di disporre eccezioni e limitazioni al diritto di comunicazione al pubblico qualora si tratti di determinate utilizzazioni privilegiate e non sia perseguito alcuno scopo commerciale o alcuno scopo commerciale ulteriore rispetto all’attività privilegiata. Da ciò risulta, a contrario, che una comunicazione al pubblico può sussistere anche qualora non sia perseguito alcuno scopo commerciale o di lucro.
137. Infine, alla luce di questi argomenti si deve respingere anche l’argomento del governo italiano, secondo cui un diritto economico, come quello previsto dall’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, non potrebbe essere concesso qualora l’utilizzatore non perseguisse uno scopo di lucro con la comunicazione al pubblico. Non mi è chiaro per quale motivo, ad esempio in occasione di una manifestazione politica, l’autore debba avere un diritto esclusivo, mentre il produttore di fonogrammi e gli artisti interpreti o esecutori non debbano avere alcun diritto. Peraltro, l’assenza di uno scopo di lucro da parte dell’utilizzatore può essere presa in considerazione in sede di valutazione, ai sensi dell’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115, di quale remunerazione risulti equa per una siffatta utilizzazione.
138. In secondo luogo, desidero in subordine rilevare che, in un caso come quello di specie, uno scopo di lucro può senz’altro essere ritenuto presente. Benché le trasmissioni radiofoniche che i pazienti ascoltano in uno studio dentistico, non costituiscano certo una componente essenziale della prestazione del medico odontoiatra, tuttavia non si può contestare che esse possano avere un’utilità pratica. Per i pazienti in sala d’aspetto, infatti, di solito sarà più gradevole ascoltare le trasmissioni radiofoniche che il rumore del trapano proveniente dall’ambulatorio. Tali trasmissioni radiofoniche, inoltre, servono a intrattenere durante i tempi di attesa, del tutto normali negli studi medici. La circostanza che il prezzo del trattamento non cambi a seconda che siano o meno udibili fonogrammi, a mio avviso non è idonea ad escludere uno scopo di lucro. Per ritenere sussistente un siffatto scopo è, infatti, sufficiente che si tratti di un elemento della prestazione potenzialmente idoneo a migliorare l’immagine complessiva della prestazione agli occhi del paziente. Il che mi pare debba essere riconosciuto sulla base dei predetti argomenti.
142. In secondo luogo, anche l’obiezione secondo cui i pazienti di un medico odontoiatra non sono tutti riuniti allo stesso tempo nel suo studio, deve essere respinta in virtù della sufficienza dell’effetto cumulativo, che può essere ottenuto anche con presenze cronologicamente successive nella sala d’aspetto.
146. L’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 deve, pertanto, essere interpretato nel senso che un medico odontoiatra, che installa nel suo studio un apparecchio radio, mediante il quale rende udibili per i suoi pazienti trasmissioni radiofoniche, è tenuto a versare un’equa remunerazione per la comunicazione indiretta dei fonogrammi utilizzati nelle trasmissioni radiofoniche.
147. Con la prima e la seconda questione pregiudiziale il giudice del rinvio chiede se le pertinenti disposizioni internazionali della Convenzione di Roma, del WPPT e del TRIPS siano direttamente applicabili nell’ordinamento giuridico dell’Unione, e se anche soggetti privati possano invocarle direttamente. Con la terza questione pregiudiziale chiede se la nozione di comunicazione al pubblico di cui alle disposizioni internazionali da esso richiamate coincida con quella delle direttive 92/100 e 2001/29, e, in caso negativo, quale fonte eventualmente prevalga.
149. Il sig. Marco Del Corso ritiene che la Convenzione di Roma sia direttamente applicabile nell’ordinamento giuridico dell’Unione, poiché è stata incorporata nel TRIPS, cui l’Unione europea ha aderito. L’Unione europea, ricorda il sig. del Corso, ha aderito anche al WPPT. La questione della prevalenza sarebbe irrilevante, attesa l’identità delle pertinenti normative di diritto internazionale e del diritto dell’Unione.
150. Secondo il governo italiano le prime tre questioni non devono essere risolte. L’Unione europea avrebbe emanato le direttive per dare attuazione al WPPT. Rileverebbe, pertanto, solo l’interpretazione di questa direttiva.
151. Secondo la Commissione le prime due questioni devono essere risolte negativamente. Per quanto riguarda la Convenzione di Roma, la soluzione negativa scaturirebbe dal fatto stesso che essa non fa parte dell’ordinamento giuridico dell’Unione. Per quanto riguarda il TRIPS e il WPPT, la Commissione rileva che il giudice del rinvio non ha citato alcuna specifica disposizione. Se si volessero prendere in considerazione le disposizioni citate dal giudice del rinvio nella sua domanda di pronuncia pregiudiziale, la soluzione dovrebbe essere negativa. Secondo la costante giurisprudenza della Corte, una disposizione di un trattato internazionale è direttamente applicabile solo qualora contempli un obbligo chiaro, preciso e incondizionato, non subordinato ad alcuna ulteriore misura di attuazione. In relazione al GATT, la Corte avrebbe costantemente negato a tale trattato internazionale un effetto diretto. Tale giurisprudenza, secondo la Commissione, vale anche per il TRIPS e il WPPT. Sia il TRIPS che il WPPT prevedono a carico delle parti contraenti l’obbligo di dare attuazione alle disposizioni di tali trattati. Ciò troverebbe conferma nell’art. 14 del WCT e nell’art. 23, n. 1, del WPPT, i quali espressamente prevedono che le parti contraenti adottano le misure necessarie per assicurare l’attuazione di detti trattati. L’Unione avrebbe adottato tali misure di attuazione nella direttiva 2001/29.
152. Dubito fortemente che il giudice del rinvio, alla luce delle soluzioni qui fornite alla quarta e alla quinta questione pregiudiziale, avrà in pratica bisogno che siano risolte le prime tre questioni pregiudiziali. Nella quarta e nella quinta questione, infatti, l’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115 è stato interpretato tenendo conto della normativa internazionale. Qualora il giudice del rinvio possa considerare, nel procedimento principale, questa disposizione della direttiva, coincidente con la normativa internazionale, non verrà più in rilievo l’applicazione in via autonoma delle norme internazionali.
158. Per quanto riguarda il richiamo operato dal giudice del rinvio al TRIPS, occorre anzitutto rilevare che tale accordo non contiene una disposizione corrispondente all’art. 8, n. 2, della direttiva 2006/115. L’art. 14 del TRIPS, che disciplina i diritti connessi degli artisti interpreti o esecutori e dei produttori di fonogrammi, non prevede, infatti, un corrispondente diritto degli artisti interpreti o esecutori o dei produttori di fonogrammi ad un’equa remunerazione.(52)
160. Per quanto riguarda la diretta applicazione dell’art. 15 del WPPT, per prima cosa occorre chiedersi se tale trattato in via di principio persegua l’obiettivo di riconoscere diritti direttamente in capo a soggetti privati. A tal proposito occorre in particolare ricordare l’art. 23, n. 1, del WPPT, ai sensi del quale le parti contraenti si impegnano ad adottare, conformemente alla propria legislazione, i provvedimenti necessari per l’applicazione del trattato stesso. Tale disposizione potrebbe essere intesa nel senso che spetta agli Stati membri adottare ulteriori provvedimenti, il che potrebbe deporre contro la diretta applicabilità delle disposizioni del WPPT. In tal senso si potrebbe, altresì, rilevare che plurime disposizioni del WPPT concedono alle parti contraenti un’ampia discrezionalità. La questione da porsi è, tuttavia, se l’art. 23, n. 1, del WPPT osta alla diretta applicazione di determinate disposizioni del WPPT che risultino sufficientemente precise ed incondizionate.
161. Ai fini del presente caso tale questione non ha bisogno di essere risolta. Dagli artt. 2, lett. g), e 15 del WPPT non risultano, infatti, prescrizioni sufficientemente precise circa la sussistenza del diritto ad un’equa remunerazione anche in casi come quello di specie, in cui la nozione di comunicazione viene intesa in senso funzionale e la pubblicità della comunicazione viene ravvisata con l’ausilio di un concetto di pubblicità successivo-cumulativa. Si ritiene unanimemente, infatti, che in relazione a casi di questo tipo dal WPPT non si possano desumere prescrizioni sicure. A causa dell’assenza di indicazioni circa la delimitazione, all’interno del WPPT, tra le nozioni di comunicazione pubblica e privata, le parti contraenti di tale trattato dispongono di un ampio margine di discrezionalità nello stabilire quando sussiste una comunicazione al pubblico (54).
1) L’art. 8, n. 2, della direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, 92/100/CEE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, nonché della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 12 dicembre 2006, 2006/115/CE, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale (versione codificata) deve essere interpretato nel senso che un medico odontoiatra, il quale installa nella sua sala d’aspetto un apparecchio radio mediante il quale rende udibile per i suoi pazienti una trasmissione radiofonica, è tenuto a versare un’equa remunerazione per l’indiretta comunicazione al pubblico dei fonogrammi utilizzati nella trasmissione radiofonica.
2) In base ai parametri del diritto dell’Unione, né l’art. 12 della Convenzione di Roma del 15 settembre 1965, relativa alla protezione degli artisti interpreti o esecutori, dei produttori di fonogrammi e degli organismi di radiodiffusione, né l’art. 15 del trattato dell’OMPI del 20 settembre 1996 sulle interpretazioni ed esecuzioni e sui fonogrammi (WPPT), né l’art. 14 dell’accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) costituiscono disposizioni di diritto internazionale che una parte di una controversia tra soggetti privati può invocare direttamente.