Source: https://www.laleggepertutti.it/242764_autovelox-nel-senso-di-marcia-sbagliato-la-multa-e-valida
Timestamp: 2019-05-22 16:07:51+00:00
Document Index: 156317341

Matched Legal Cases: ['art. 702', 'sentenza ', 'art. 142', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 142', 'art. 375', 'art. 380', 'art. 380', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 142', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art.79', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 201', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 142', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Autovelox nel senso di marcia sbagliato: la multa è valida?
Multe autovelox: occhio al senso di marcia. L’ordinanza del Prefetto potrebbe aver autorizzato la rilevazione automatica solo in una direzione.
Quando ricevi una multa per eccesso di velocità e vuoi accertarti se è regolare o se vi sono vizi per i quali impugnarla, oltre a verificare la data di spedizione della raccomandata (che non deve essere più di 90 giorni dopo l’infrazione) e la presenza del cartello con l’avviso “controllo elettronico della velocità”, faresti bene a procurarti una copia dell’ordinanza del Prefetto con cui ha autorizzato l’utilizzo del misuratore elettronico della velocità. Può infatti succedere che proprio questo documento contenga la scusa per impugnare il verbale. Possibile? Sì: difatti quando i controlli vengono eseguiti fuori dalle autostrade e dai centri urbani, su strade ad alta percorrenza sulle quali non è possibile effettuare la contestazione immediata della multa (in altri termini, bloccare il conducente nell’immediatezza), l’utilizzo dell’autovelox deve essere prima autorizzato dal Prefetto. Ed è qui il punto: l’autorità governativa deve indicare non solo l’esatto chilometraggio in cui l’apparecchio può essere impiegato, ma anche il senso di marcia ove va posizionato. Succede invece che la polizia locale o stradale si apposti dal lato sbagliato della strada. In tal caso la multa è nulla. La conferma, se mai ve ne fosse bisogno, viene da una recente ordinanza della Cassazione [1]. I giudici avvertono gli automobilisti: la contravvenzione per violazione del codice stradale è nulla se il provvedimento del Prefetto autorizza l’autovelox solo nel senso opposto di marcia. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di rispondere a questo quesito legale: la multa è valida se l’autovelox è nel senso di marcia sbagliato?
Per comprendere come stanno le cose facciamo un esempio pratico. Immaginiamo di transitare lungo una strada che congiunge due frazioni dello stesso Comune. Si tratta di una strada lunga a doppio senso di marcia; ciascun lato è separato dall’altro da una linea che a volte è continua e altre volte tratteggiata. Lungo la strada incontriamo una pattuglia della polizia che sta elevando le multe. Qualche giorno dopo ci accorgiamo che, in quell’occasione, siamo stati fotografati dall’autovelox: ci arriva infatti a casa il verbale. Lì si legge chiaramente che l’uso dello strumento di controllo elettronico della velocità è stato autorizzato da un’ordinanza del Prefetto di cui vengono indicati gli estremi. Siccome siamo persone scrupolose, che non si lasciano sfuggire una virgola, andiamo a chiedere una copia di tale provvedimento direttamente alla Prefettura e all’ufficio della polizia per verificare che cosa dice. Dal testo ci accorgiamo che il Prefetto ha autorizzato l’uso dell’autovelox solo in uno dei due sensi di marcia, che guarda caso è l’opposto a quello in cui stavamo transitando. La prima cosa che ci chiediamo dunque è se un vizio di tale tipo può condurre all’annullamento della multa. Ecco qual è stata, in proposito, la risposta della Suprema Corte.
L’uso dell’autovelox impone, in città, la contestazione immediata da parte della polizia. Significa che gli agenti devono necessariamente bloccare il conducente e notificargli a mano il verbale. Regola opposta vale in autostrada dove invece è possibile la contestazione differita con invio diretto della contravvenzione a casa del proprietario del mezzo (sarebbe del resto troppo pericoloso bloccare le auto in corsa). Come ci si regola in tutte le altre occasioni? Dipende dalla tipologia della strada: se la regola resta sempre quella della contestazione immediata, il Prefetto può autorizzare, per singoli tratti di strada, l’accertamento automatico senza bisogno dello stop. Ciò succede quando l’autorità governativa ritiene pericoloso bloccare la circolazione.
L’ordinanza però deve essere motivata, deve indicare il tratto e i chilometri della strada ove si autorizza l’uso dell’autovelox in modalità automatica o senza la contestazione immediata e, ovviamente, il senso di marcia. Pertanto è nulla la multa elevata con l’autovelox se il Prefetto ha autorizzato la rilevazione solo nel senso opposto di marcia. L’ente proprietario della strada è inoltre obbligato ad approntare tutti i meccanismi di garanzia per gli utenti circa la segnalazione preventiva dell’apparecchio e la visibilità del segnale.
La polizia, nel momento in cui eleva il verbale, non può limitarsi a richiamare l’ordinanza prefettizia a sostegno del fatto di non aver bloccato subito il conducente ma ne deve spiegare le concrete ragioni (ad esempio il fatto che il tratto di strada non consente la sosta al lato della carreggiata o che lo strumento di controllo non è di quelli che danno la possibilità di rilevare in anticipo la velocità riscontrata).
La Cassazione ha affermato che quando il decreto amministrativo autorizza il posizionamento di un apparecchio autovelox lungo il lato di una sola carreggiata di un tipo di strada, l’ente proprietario ha l’obbligo di approntare i necessari adempimenti di garanzia per gli utenti circa la preventiva segnalazione dell’installazione dell’apparecchio elettronico e la visibilità del segnale che lo preannuncia sullo stesso lato.
Una postazione fissa autovelox può essere installata solo sul lato della strada per il quale è stata autorizzata. Può trovarsi indifferentemente su entrambi i lati solo quando le autorizzazioni non precisano alcunché.
Ne consegue che quando il decreto prefettizio ha previsto l’installazione lungo un solo senso di marcia e, invece, l’accertamento è stato effettuato mediante la rilevazione di un autovelox posizionato sul contrapposto senso di marcia, il verbale di contestazione della violazione è affetto da illegittimità derivata.
Infatti, ha concluso la Cassazione, la legge conferisce al Prefetto la competenza a individuare le strade o i tratti di strada in cui possono essere installati dispositivi di controllo della velocità, precisando che detta norma non richiede che il provvedimento prefettizio specifichi necessariamente il senso di marcia interessato dalla rilevazione. Ebbene, argomentando al contrario, si desume che se nel decreto è contenuto specificamente il riferimento a un determinato senso di marcia, il rilevamento elettronico della velocità e l’attività di accertamento degli agenti stradali intanto potranno ritenersi legittimi se riferiti all’autovelox come posizionato in conformità al decreto autorizzativo e non, invece, con riguardo ad altro autovelox posizionato sulla stessa strada e in prossimità dello stesso punto chilometrico ma sulla carreggiata o corsia opposta, che non abbiano costituito oggetto di previsione da parte dello stesso o di altro provvedimento autorizzativo.
[1] Cass. ord. n. 23726/2018.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 15 maggio – 1 ottobre 2018, n. 23726
Presidente D’Ascola – Relatore Carrato
Il Comune di Macchia d’Isernia ha proposto ricorso per cassazione, articolato in due motivi, avverso l’ordinanza n. 117/2017 emessa dal Tribunale monocratico di Isernia (e pubblicata il 9 marzo 2017) ai sensi dell’art. 702-ter c.p.c. con la quale fu respinto l’appello formulato dal predetto Ente comunale nei confronti della sentenza del Giudice di pace di Isernia n. 146/2014, con cui era stata accolta l’opposizione avanzata dalla s.r.l. Enterprise avverso un verbale di accertamento elevato a suo carico in ordine alla violazione di cui all’art. 142 c.d.s. 1992.
Condividendo il percorso logico-giuridico del primo giudice il suddetto Tribunale molisano riconfermava l’illegittimità dell’impugnato verbale di contestazione, sul presupposto che l’inerente accertamento era stato effettuato a mezzo autovelox posizionato sul lato destro della S.S. n. 85 “Venafrana”, anziché su quello sinistro come, invece, autorizzato dall’ente proprietario della strada, ragion per cui solo per i rilevamenti eseguiti sulla relativa carreggiata in direzione di marcia Venafro-Isernia (e non viceversa) non sarebbe stata discutibile la loro legittimità per effetto della sussistenza di un valido ed efficace provvedimento amministrativo autorizzato rio a monte.
Con il primo motivo il Comune ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. – la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. (avuto riguardo alla mancata ammissione della prova per testi da esso articolata fin dalla memoria di costituzione nel giudizio di primo grado), nonché – in virtù dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. – il vizio di omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia ricondotto all’omessa ammissione della prova orale dedotta.
Con il secondo motivo il Comune di Macchia d’Isernia ha denunciato, per un verso, un’ulteriore violazione e falsa applicazione del citato art. 2697 c.c., nonché dell’art. 4 del D.L. n. 121/2002, convertito nella legge n. 168/2002, dell’art. 2 del D.M. 15 agosto 2007, anche in relazione al D.Lgs. n. 231/2001 (e succ. modif. e integr.), congiuntamente ad altro vizio omessa od insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, avuto riguardo alla contestazione circa la ritenuta illegittimità del posizionamento dell’autovelox sul lato destro della carreggiata della S.S. “Venafrana”, anziché sul lato sinistro come autorizzato dall’ente proprietario della strada, da cui era scaturita la conseguente illegittimità derivata del verbale di accertamento elevato a carico della suddetta società Enterprise s.r.l. in ordine alla rilevata violazione prevista dall’art. 142 c.d.s..
Su proposta del relatore, il quale riteneva che il primo motivo del ricorso potesse essere dichiarato inammissibile e che il secondo potesse essere ritenuto inammissibile quanto al dedotto vizio motivazionale e manifestamente infondato con rifermento alla prospetta violazione di legge in relazione all’art. 375, comma 1, nn. 1) e 5), c.p.c. il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..
Rileva il collegio che la prima censura formulata con il ricorso è da dichiarare inammissibile mentre la seconda si prospetta inammissibile in ordine al denunciato vizio di motivazione e manifestamente infondata in relazione alla prospettata violazione di legge, in tal senso trovando conferma la proposta già formulata dal relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..
La prima doglianza è, all’evidenza, inammissibile perché priva del necessario requisito di specificità prescritto dall’art. 366, comma 1, n. 6), c.p.c. in ordine alla mancata trascrizione delle circostanze della prova per testi (asserita come dedotta fin dalla memoria di costituzione in primo grado) della cui immotivata mancata ammissione il ricorrente si è lamentato.
La giurisprudenza di questa Corte è, invero, consolidata nell’affermazione del principio secondo cui il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di un mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, provvedendo alla loro trascrizione, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio della necessaria specificità del ricorso per cassazione, la S.C. deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative (cfr. ex multis, Cass. n. 17915/2010, orci., e, da ultimo, Cass. n. 19985/2017, ord.).
Il secondo motivo si prospetta altrettanto inammissibile con riferimento al prospettato vizio di omessa od insufficiente motivazione denunciato ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. siccome riferito all’antecedente formulazione di detta nonna, nel mentre “ratione temporis”, nel caso di specie, trova applicazione la versione novellata nel 2012 (ai sensi dell’art. 54, comma 1, lett. b), del D.L. n. 83/2012, conv., con modif., nella legge n. 134/2012), alla cui stregua è ammissibile il solo omesso esame di un fatto decisivo della controversia che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti (cfr. Cass. S.U. n. 8053/2014 e Cass. n. 23940/2017). E’ appena il caso, peraltro, di rilevare che il Tribunale di Isernia ha comunque esaminato il contestato fatto decisivo relativo alla valutazione sulla legittimità o meno dell’accertamento del superamento del limite di velocità eseguito tramite autovelox, avuto riguardo al posizionamento dello stesso e alla riconducibilità o meno della relativa predisposizione ed attività di funzionamento dell’apparecchio elettronico al necessario provvedimento amministrativo autorizzatorio.
Operando una ricostruzione del sistema normativo che disciplina l’esecuzione degli accertamenti con strumenti elettronici per la rilevazione delle violazioni previste dall’art. 142 c.d.s. 1992 è necessario, in primo luogo, ricordare che il comma 6-bis di tale norma (come modificato dall’art. 3, comma 1, lett. a), D.L. 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160) sancisce che:
“he postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi, conformemente alle nonne stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice. Le modalità di impiego sono stabilite con decreto del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’interno”.
L’art. 2 del D.M. Trasporti 15/8/2007 {contenente attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera b) del D.L. 3 agosto 2007, n. 117, recante disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione) stabilisce che: “I segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare è necessario che non vi siano tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento intersezioni stradali che comporterebbero la ripetizione del messaggio dopo le stesse, e comunque non superiore a quattro km”.
L’art. 4 del D.L. 20/6/2002, n. 121 (recante “Disposizioni urgenti per garantire la sicurezza nella circolazione stradale”}, convertito – con modif. -dalla legge 1/8/2002, n. 168, prevede che:
“1. Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di cui all’articolo 2, comma 2, lettere A e B, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, gli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, comma 1, del medesimo decreto legislativo, secondo le direttive fornite dal Ministero dell’interno, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui viene data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142, 148 e 176 dello stesso decreto legislativo, e successive modificazioni. I predetti dispositivi o mezzi tecnici di controllo possono essere altresì utilizzati o installati sulle strade di cui all’articolo 2, comma 2, lettere C e D, del citato decreto legislativo, ovvero su singoli tratti di esse, individuati con apposito decreto del prefetto ai sensi del comma 2.
2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il prefetto, sentiti gli organi di polizia stradale competenti per territorio e su conforme parere degli enti proprietari, individua le strade, diverse dalle autostrade o dalle strade extraurbane principali, di cui al comma 1, ovvero singoli tratti di esse, tenendo conto del tasso di incidentalità, delle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico per le quali non è possibile il fermo di un veicolo senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico o all’ incolumità degli agenti operanti e dei soggetti controllati. 1M medesima procedura si applica anche per le successive integrazioni o modifiche dell’elenco delle strade di cui al precedente periodo.
4. Nelle ipotesi in cui vengano utilizzati i mezzi tecnici o i dispositivi di cui al presente articolo, non vi è l’obbligo di contestazione immediata di cui all’articolo 200 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. ”
– l’art. 4 del D.L. n. 121 del 2002, conv. nella legge n. 168 del 2002 – per cui dell’installazione dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo deve essere data preventiva informazione agli automobilisti – non prevede un obbligo rilevante esclusivamente nell’ambito dei servizi organizzativi interni della P.A., ma è finalizzato ad informare gli automobilisti della presenza dei dispositivi di controllo medesimi, onde orientarne la condotta di guida e preavvertirli del possibile accertamento di infrazioni, con conseguente nullità della sanzione eventualmente irrogata in violazione di tale previsione (v., in proposito, Cass. n. 7419/2009 e Cass. n. 15899/2016);
– il cartello di avviso della presenza della postazione di rilevamento deve essere apposto in modo da garantirne la corretta percepibilità e leggibilità, ai sensi dell’art.79, comma 5, del D.P.R. n. 495 del 1992 (cfr., ad es., Cass. n. 9033/2016);
– l’art. 2 del D.M. 15 agosto 2007 – secondo cui dell’installazione dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo deve essere data preventiva informazione agli automobilisti – non stabilisce una distanza minima per la collocazione dei segnali stradali o dei dispositivi di segnalazione luminosi, ma solo l’obbligo della loro istallazione con adeguato anticipo rispetto al luogo del rilevamento della velocità, in modo da garantirne il tempestivo avvistamento; ne consegue che la distanza tra segnali stradali o dispositivi luminosi e la postazione di rilevamento deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi, senza che assuma alcun rilevo la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguano lungo la medesima strada (v. Cass., in particolare, n. 25769/2013, ord.);
– il disposto del comma 1 dell’art. 4 del D.L. n. 121 del 2002, convertito, con modificazioni, nella legge n. 168 del 2002, integrato con la previsione del comma 2 dello stesso art. 4 – che indica, per le strade extraurbane secondarie e per le strade urbane di scorrimento, i criteri di individuazione delle situazioni nelle quali il fermo del veicolo, al fine della contestazione immediata, può costituire motivo d’intralcio per la circolazione o di pericolo per le persone, situazioni ritenute sussistenti “a priori” per le autostrade e per le strade extraurbane principali – evidenzia come il legislatore abbia inteso regolare l’utilizzazione dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento di cui agli artt. 142 e 148 cod. strada (limiti di velocità e sorpasso), tra l’altro, anche in funzione del comma 4 del medesimo art. 4, con il quale si esclude “tout court” l’obbligo della contestazione immediata. Ne consegue che la norma del predetto art. 4 non pone una generalizzata esclusione della utilizzazione delle apparecchiature elettroniche di rilevamento al di fuori delle strade prese in considerazione, ma lascia, per contro, in vigore, relativamente alle strade diverse da esse, le disposizioni che consentono tale utilizzazione ma con l’obbligo della contestazione immediata, salve le eccezioni espressamente previste dall’art. 201, comma 1 -bis, c.d.s. 1992 (cfr., per tutte, Cass. n. 376/2008 e Cass. S.U. n. 3936/2012);
– il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità senza obbligo di fermo immediato del conducente, previsto dall’art. 4 del D.L. n. 121 del 2002 (conv., con modif., dalla L. n. 168 del 2002), può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge mediante rinvio alla classificazione di cui all’art. 2, commi 2 e 3, del codice della strada, e non altre, con la conseguenza che è illegittimo, e può essere disapplicato nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione delle suddette apparecchiature in una strada urbana che non abbia le caratteristiche “minime” della “strada urbana di scorrimento”, in base alla definizione recata dal comma 2, lett. d), del citato art. 2 del suddetto codice (v., in special modo, Cass. n. 7872/2011 e Cass. n. 5532/2017, ord.).
Sulla scorta di questi presupposti deriva che, qualora il decreto amministrativo autorizzi il posizionamento di un apparecchio autovelox (appositamente omologato e sottoposto alla necessaria taratura) lungo il lato di una sola carreggiata di un tipo di strada riconducibile ad uno di quelli previsti dal citato art. 4 del D.L. n. 121/2002 (al quale appartiene la S.S. “Venafrana” di cui al caso di specie oggetto della controversia), diventa, conseguentemente, obbligatorio – in funzione della legittimità della complessiva attività di accertamento delle indicate violazioni amministrative – che l’ente proprietario della strada appronti i predetti necessari adempimenti di garanzia per gli utenti (circa la preventiva segnalazione dell’installazione dell’apparecchio elettronico e la visibilità del segnale che lo preannuncia sullo stesso lato e, quindi, per il corrispondente senso di marcia), anche al fine di tutelare le indispensabili esigenze di sicurezza pubblica connesse a siffatta attività di rilevamento. Pertanto, qualora – come verificatosi nella fattispecie – il decreto prefettizio abbia previsto la legittima installazione lungo un solo senso di marcia (che nel caso in esame avrebbe dovuto essere posizionato nella direzione Venafro-Isernia) ed, invece, l’accertamento sia stato effettuato mediante la rilevazione di un autovelox posizionato sul contrapposto senso di marcia, ne consegue che – difettando a monte l’adozione di uno specifico provvedimento autorizzativo – il relativo verbale di contestazione differita della violazione di cui all’art. 142 c.d.s. debba ritenersi affetto da “illegittimità derivata”, come statuito dal Tribunale di Isernia con la sentenza qui impugnata (senza che possano assumere rilevanza, al riguardo, eventuali note chiarificatrici successivamente approntate dalla competente P.A., a fronte di una precisa indicazione sulle modalità e sul punto di installazione dell’autovelox rinvenibile direttamente nel decreto autorizzativo).
E del resto questo principio si ricava da quanto affermato da questa Corte (cfr. Cass. n. 10206/2013), in base al quale, in tema di violazioni del codice della strada, se è pur vero che il più volte richiamato art. 4 del D.L. 20 giugno 2002, n. 121 (convertito, con modificazioni, nella legge 1. agosto 2002, n. 168) conferisce al prefetto la competenza ad individuare le strade o i tratti di strada in cui possono essere installati dispositivi di controllo della velocità, precisandosi che detta norma non richiede che il provvedimento prefettizio specifichi necessariamente il senso di marcia interessato dalla rilevazione, argomentando a contrario si desume che se nel decreto prefettizio è contenuto specificamente il riferimento ad un determinato senso di marcia (come accaduto nel caso sottoposto all’esame del giudice di appello), il rilevamento elettronico della velocità e la correlata attività di accertamento (con contestazione differita) degli agenti stradali intanto potranno ritenersi legittimi se riferiti all’autovelox come posizionato in conformità al decreto autorizzativo e non, invece, con riguardo ad altro autovelox posizionato sulla stessa strada e in prossimità dello stesso punto chilometrico ma sulla carreggiata o corsia opposta, che non abbiano costituito oggetto di previsione da parte dello stesso o di altro provvedimento autorizzativo.
Sussistono, tuttavia, le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 1, comma 17, della legge n. 228/2012, che ha aggiunto il comma 1- quater all’art. 13 del D.P.R. n. 115/2002 – dell’obbligo di versamento, da parte del Comune ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115/2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228/2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma I-bis dello stesso art. 13.