Source: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX:62011CC0610
Timestamp: 2019-07-18 07:32:35+00:00
Document Index: 150612882

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 78', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Conclusioni dell'avvocato generale Sharpston del 16 maggio 2013.
Centrotherm Systemtechnik GmbH contro Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI).
Impugnazione - Procedura di decadenza - Marchio denominativo comunitario CENTROTHERM - Uso effettivo - Mezzi probatori - Dichiarazione in forma solenne - Onere della prova - Esame d’ufficio dei fatti - Elementi di prova complementari prodotti dinanzi alla commissione di ricorso - Regolamento (CE) n. 207/2009 - Articoli 15, 51 e 76 - Regolamento (CE) n. 2868/95 - Regola 40, paragrafo 5.
Causa C-610/11 P.
Ricorso per annullamento, Impugnazione - fondata
Ufficio di armonizzazione a livello di mercato interno, Privato, Istituzioni
presentate il 16 maggio 2013 ( 1 )
Causa C‑609/11 P e Causa C‑610/11 P
Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) e centrotherm Clean Solutions GmbH & Co. KG
«Impugnazione — Marchio comunitario — Domanda di decadenza — Prove prodotte dopo la scadenza del termine fissato dall’UAMI — Attribuzione dell’onere della prova — Esame d’ufficio dei fatti da parte dell’UAMI — Valore probatorio della dichiarazione scritta in forma solenne»
Il 15 settembre 2011, il Tribunale ha pronunciato due sentenze su ricorsi proposti avverso la stessa decisione della quarta commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (in prosieguo: l’«UAMI», o l’«Ufficio») del 25 agosto 2009, relativa ad un procedimento di decadenza tra la centroterm Clean Solutions GmbH & Co. KG (in prosieguo: la «Clean Solutions») e la Centrotherm Systemtechnik GmbH (in prosieguo: la «Systemtechnik») ( 2 ). La Systemtechnik ha proposto ricorso avverso entrambe le sentenze.
In entrambi i ricorsi vengono sollevate questioni riguardanti l’onere della prova nel procedimento di decadenza dinanzi all’UAMI e la misura in cui la commissione di ricorso può prendere in considerazione le prove prodotte dopo la scadenza del termine fissato dalla divisione di annullamento. Esprimo il mio parere su questioni separate ma connesse, nell’ambito di procedimenti di opposizione, nelle mie conclusioni nelle cause New Yorker SHK Jeans/UAMI, C‑621/11 P, e Rintisch/UAMI, C‑120/12 P, C‑121/12 P e C‑122/12 P, anch’esse presentate in data odierna.
L’articolo 134, paragrafi 2 e 3, del regolamento di procedura del Tribunale così dispone:
«2. Gli intervenienti ai sensi del paragrafo 1 [e precisamente, le parti del procedimento dinanzi alla commissione di ricorso, diverse dal ricorrente] godono degli stessi diritti procedurali di cui godono le parti principali.
Essi possono aderire alle conclusioni di una parte principale e possono formulare conclusioni e motivi autonomi rispetto a quelli delle parti principali.
3. Un interveniente ai sensi del paragrafo 1 può, nel suo controricorso presentato a norma dell’articolo 135, paragrafo 1, formulare conclusioni dirette all’annullamento o alla riforma della decisione della commissione di ricorso su un punto non sollevato nel ricorso e presentare motivi non addotti nel ricorso.
Tali conclusioni o motivi formulati nel controricorso dell’interveniente divengono privi di oggetto in caso di rinuncia agli atti da parte del ricorrente».
Diritto dell’Unione in materia di marchi
Al momento della presentazione della domanda di dichiarazione di decadenza, in data 7 febbraio 2007, il regolamento n. 40/94 sul marchio comunitario (in prosieguo: il «regolamento n. 40/94») ( 3 ) era ancora in vigore. Tale regolamento è stato successivamente abrogato e sostituito dal regolamento n. 207/2009 sul marchio comunitario (in prosieguo: il «regolamento n. 207/2009») ( 4 ), che è entrato in vigore il 13 aprile 2009 (e quindi prima che la commissione di ricorso pronunciasse la sua decisione del 25 agosto 2009, oggetto dei due ricorsi dinanzi al Tribunale). Nelle mie conclusioni farò, pertanto, riferimento al regolamento n. 207/2009.
L’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009, intitolato «Uso del marchio comunitario» prevede quanto segue:
«1. Se entro cinque anni dalla registrazione il marchio comunitario non ha formato oggetto da parte del titolare di un uso effettivo nella Comunità per i prodotti e servizi per i quali è stato registrato, o se tale uso è stato sospeso per un periodo ininterrotto di cinque anni, il marchio comunitario è sottoposto alle sanzioni previste nel presente regolamento [ ( 5 ) ], salvo motivo legittimo per il mancato uso.
L’articolo 51 enuncia i motivi di decadenza:
«1. Il titolare del marchio comunitario è dichiarato decaduto dai suoi diritti su domanda presentata all’Ufficio o su domanda riconvenzionale in un’azione per contraffazione:
se il marchio, per un periodo ininterrotto di cinque anni, non ha formato oggetto di un uso effettivo nella Comunità per i prodotti o i servizi per i quali è stato registrato, e non vi sono ragioni legittime per la mancata utilizzazione; (...)
L’articolo 57 riguarda, tra l’altro, l’esame della domanda di decadenza:
«1. Nel corso dell’esame della domanda di decadenza o di nullità, l’Ufficio invita le parti, ogniqualvolta sia necessario, a presentare, entro un termine che esso stabilisce, le loro deduzioni sulle proprie notificazioni o sulle comunicazioni delle altri parti.
L’articolo 65 prevede che avverso le decisioni della commissione di ricorso possa essere proposto ricorso dinanzi alla Corte:
Ai sensi dell’articolo 76, intitolato «Esame d’ufficio dei fatti»:
«1. Nel corso della procedura l’Ufficio procede d’ufficio all’esame dei fatti. Tuttavia, in procedure concernenti impedimenti relativi alla registrazione [ ( 6 ) ], l’esame si limita agli argomenti addotti e alle richieste presentate dalle parti.
2. L’Ufficio può non tener conto dei fatti che le parti non hanno invocato o delle prove che esse non hanno presentato per tempo».
L’articolo 78, intitolato «Istruzione» dispone quanto segue:
«1. Nelle procedure dinanzi all’Ufficio sono esperibili in particolare i seguenti mezzi istruttori:
Il regolamento n. 2868/95 (in prosieguo: il «regolamento di esecuzione») ( 7 ) stabilisce le modalità di esecuzione del regolamento n. 207/2009 ( 8 ). Le sue disposizioni «devono garantire un funzionamento armonico ed efficiente delle procedure relative al marchio comunitario da espletare nell’ambito dell’Ufficio» ( 9 ).
Ai sensi della regola 22 del regolamento d’applicazione:
Una richiesta di prova dell’utilizzazione ai sensi dell’articolo [42], paragrafi 2 o 3 [ ( 10 ) ], del [regolamento n. 207/2009] è ammissibile solo se il richiedente presenta tale richiesta entro il periodo specificato dall’Ufficio secondo quanto previsto al paragrafo 2 della regola 20.
Se l’opponente deve fornire la prova dell’utilizzazione o mostrare che vi sono giustificati motivi per la non utilizzazione, l’Ufficio lo invita a fornire la prova richiesta entro un termine stabilito. Se l’opponente non fornisce tale prova entro la scadenza del termine, l’Ufficio respinge l’opposizione.
Le indicazioni e le prove relative alla prova dell’utilizzazione consistono nelle indicazioni riguardanti il luogo, il tempo, l’estensione e la natura dell’utilizzazione del marchio oggetto dell’opposizione, per i prodotti e i servizi rispetto ai quali esso è stato registrato e sui quali si basa l’opposizione, e nelle prove a sostegno di tali indicazioni in conformità con il paragrafo 4.
Le prove devono essere depositate secondo le regole 79 e 79 bis e devono limitarsi, in linea di principio, alla presentazione di documenti e di altri elementi giustificativi quali imballaggi, etichette, elenchi di prezzi, cataloghi, fatture, fotografie, pubblicità a mezzo stampa e dichiarazioni scritte di cui all’articolo [78, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009].
La regola 37 descrive ciò che una domanda di dichiarazione di decadenza o di nullità deve contenere. Per quanto concerne i motivi su cui si fonda la domanda, la regola 37, lettera b), sub iv) prescrive che essa debba contenere «i fatti, le prove e le osservazioni, a sostegno di tali motivi».
Ai sensi della regola 40, intitolata «Esame della domanda di dichiarazione di decadenza o nullità»;
La domanda di dichiarazione di decadenza o di nullità che viene considerata come depositata viene notificata al titolare del marchio comunitario. Dopo aver stabilito che la domanda è ammissibile, l’Ufficio invita il titolare del marchio comunitario a presentare le sue osservazioni entro un preciso termine.
Se il titolare del marchio comunitario non trasmette osservazioni, l’Ufficio può decidere sulla decadenza o nullità in base ai documenti di cui dispone.
L’Ufficio trasmette le osservazioni del titolare del marchio comunitario al richiedente e, quando ne ravvisi la necessità, lo invita a pronunciarsi in merito entro un preciso termine indicato.
Nel caso di una domanda di dichiarazione di decadenza basata sui motivi previsti dall’articolo [51], paragrafo 1, lettera a), del [regolamento n. 207/2009] [ ( 11 ) ], l’Ufficio invita il titolare del marchio comunitario a fornire la prova dell’effettiva utilizzazione del marchio entro un preciso termine. Se la prova non viene fornita entro il termine stabilito, il marchio comunitario viene revocato. Si applicano, mutatis mutandis, le stesse disposizioni della regola 22, paragrafi 2, 3 e 4.
Se il richiedente deve comprovare l’utilizzazione o l’esistenza di legittime ragioni per la mancata utilizzazione ai sensi dell’articolo [57], paragrafi 2 o 3 del [regolamento n. 207/2009], l’Ufficio invita il richiedente a fornire la prova dell’effettiva utilizzazione del marchio entro un preciso termine. Se la prova non viene fornita entro il termine stabilito, la domanda di nullità viene respinta. Si applicano, mutatis mutandis, le stesse disposizioni della regola 22, paragrafi 2, 3 e 4».
Il procedimento dinanzi all’UAMI
In data 7 settembre 1999 la Systemtechnik ha chiesto la registrazione del marchio denominativo «CENTROTHERM» per prodotti e servizi delle classi 11, 17, 19 e 42 dell’accordo di Nizza ( 12 ). Il marchio è stato registrato il 19 gennaio 2001.
Il 7 febbraio 2007, la Clean Solutions ha presentato domanda di dichiarazione di decadenza di detto marchio per tutti i prodotti e servizi registrati. A sostegno della sua domanda, essa ha addotto il fatto che il marchio non era stato utilizzato.
A seguito della notifica della domanda di dichiarazione di decadenza, il 15 febbraio 2007 la Systemtechnik è stata invitata a presentare osservazioni e prove dell’uso effettivo del marchio di cui trattasi entro il termine di 3 mesi. L’11 maggio 2007 la Systemtechnik ha contestato la domanda di dichiarazione di decadenza, producendo diversi documenti allo scopo di dimostrare l’uso effettivo del proprio marchio: quattordici fotografie digitali, quattro fatture e una dichiarazione datata 26 aprile 2007 dal titolo «dichiarazione scritta in forma solenne», redatta dal suo amministratore. Essa ha, inoltre, dichiarato di essere in possesso di svariate altre copie di fatture, che ha preferito non presentare in tale fase del procedimento per motivi di riservatezza. La Systemtechnik ha chiesto alla divisione di annullamento di specificare se quest’ultima reputasse necessario acquisire agli atti altre prove e singoli documenti.
Il 30 ottobre 2007, la divisione di annullamento ha pronunciato la decadenza del marchio comunitario della Systemtechnik con riferimento a tutti i prodotti e servizi per i quali esso è stato registrato. La decadenza era basata sull’attuale articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009: gli elementi di prova forniti dalla Systemtechnik non erano sufficienti a dimostrare l’uso effettivo del suo marchio.
Avverso tale provvedimento la Systemtechnik presentava ricorso. Con la sua impugnazione, essa ha presentato ulteriori prove, compresi campioni dei prodotti, certificati, dichiarazioni, fatture e fotografie.
Il 25 agosto 2009, la commissione di ricorso ha annullato la decisione della divisione di annullamento, respingendo la domanda di dichiarazione di decadenza per taluni prodotti delle classi 11, 17 e 19. Per quanto concerne tali prodotti, essa ha constatato che la prova dell’uso effettivo del marchio era stata prodotta, giacché le fotografie dimostravano la natura dell’uso e le fatture esibite confermavano la commercializzazione con il marchio controverso. Per il resto, tuttavia, la commissione respingeva il ricorso. Per quanto concerne i servizi e altri prodotti, essa ha ritenuto insufficiente la dichiarazione scritta in forma solenne dell’amministratore, se non corroborata da elementi aggiuntivi a sostegno del suo contenuto. Inoltre, la divisione di annullamento non era tenuta a chiedere altri documenti. Né era tenuta a tenere conto del fascicolo di un altro procedimento pendente dinanzi all’UAMI.
Il 22 ottobre 2009, la Clean Solutions ha presentato ricorso avverso la decisione della commissione di ricorso (causa T‑427/09). Il 26 ottobre 2009, la Systemtechnik ha fatto lo stesso (causa T‑434/09).
Causa T‑427/09 (oggetto dell’impugnazione proposta nella causa C‑609/11 P)
Il Tribunale ha accolto il ricorso proposto dalla Clean Solutions, annullando la decisione della commissione di ricorso nella parte in cui anullava la decisione della divisione di annullamento del 30 ottobre 2007. Esso ha condannato l’UAMI a sopportare le proprie spese e le spese della Clean Solutions. La Systemtechnik è stata condannata a sopportare le proprie spese.
A sostegno del proprio ricorso la Clean Solutions ha dedotto un motivo unico e, precisamente, il fatto che, ritenendo che la valutazione degli elementi di prova presentati dalla Systemtechnik fosse sufficiente per provare l’uso effettivo del marchio, la commissione di ricorso avrebbe violato l’articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009 nonché le regole 22, paragrafi 2 e 3, e 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione.
Ai punti da 21 a 30 della sua sentenza, il Tribunale ha esposto il contesto normativo nel quale avrebbe esaminato tale motivo. Oltre a riepilogare la giurisprudenza relativa alla nozione di uso effettivo e agli strumenti per provare tale uso, il Tribunale ha illustrato l’obiettivo perseguito dalla sanzione di decadenza e la procedura per infliggerla, nonché i principi che disciplinano l’amministrazione delle prove all’interno di un procedimento di decadenza.
Al punto 25, il Tribunale ha affermato che «un marchio è oggetto di un uso effettivo allorché assolve alla sua funzione essenziale, che è di garantire l’identità di origine dei prodotti o dei servizi per i quali è stato registrato, al fine di trovare o mantenere per essi uno sbocco, ad esclusione degli usi simbolici, che sono tesi soltanto a conservare i diritti conferiti dal marchio. Si aggiunga che la condizione relativa all’uso effettivo del marchio esige che questo, come tutelato nel territorio rilevante, venga utilizzato pubblicamente e verso l’esterno».
Al punto 26 esso ha, inoltre, precisato che «[b]enché la nozione di uso effettivo osti (...) a un’utilizzazione minima e insufficiente per ritenere che un marchio sia realmente ed effettivamente impiegato su un determinato mercato, ciò non toglie che il requisito di uso effettivo non è diretto a valutare il successo commerciale, né a controllare la strategia economica di un’impresa, né a riservare la tutela dei marchi solamente a loro sfruttamenti commerciali rilevanti sotto il profilo quantitativo».
Al punto 27 il Tribunale ha stabilito che, per esaminare l’effettività dell’uso del marchio di cui trattasi, si deve operare «una valutazione complessiva degli elementi presenti nel fascicolo, tenendo conto di tutti i fattori pertinenti del caso di specie. Tale verifica deve essere basata sul complesso dei fatti e delle circostanze idonei a dimostrare l’effettività del suo sfruttamento commerciale, segnatamente gli usi considerati giustificati, nel settore economico interessato, per mantenere o trovare quote di mercato per i prodotti o per i servizi tutelati dal marchio, la natura di tali prodotti o servizi, le caratteristiche del mercato, l’ampiezza e la frequenza dell’uso del marchio». Al punto 30, esso ha aggiunto che «l’uso effettivo di un marchio non può essere dimostrato da probabilità o da presunzioni, ma deve basarsi su elementi concreti ed oggettivi che provino un uso effettivo e sufficiente del marchio sul mercato interessato».
A partire dal punto 31 della sua sentenza, il Tribunale ha esaminato l’argomento della Clean Solutions, secondo cui le conclusioni della commissione di ricorso sono prive di una sufficiente base fattuale. I punti rilevanti ai fini della presente impugnazione sono i seguenti:
Nel caso di specie, gli elementi di prova forniti dall’interveniente alla divisione di annullamento per dimostrare l’uso effettivo del proprio marchio sono la dichiarazione scritta in forma solenne del suo amministratore, quattro fatture e quattordici fotografie digitali.
In via preliminare va osservato che dal ragionamento della commissione di ricorso non risulta che la sua conclusione relativa alla sussistenza di un uso effettivo per i prodotti (...) sia fondata sulla dichiarazione in forma solenne dell’amministratore dell’interveniente. Come emerge, infatti, (...) è l’interazione tra il valore probatorio delle fotografie e quello delle quattro fatture che ha indotto la commissione di ricorso a constatare che l’uso effettivo del marchio CENTROTHERM era stato provato. I riferimenti a tale dichiarazione (...) sono diretti soltanto a rilevare le carenze della stessa e la mancanza di elementi aggiuntivi a sostegno del suo contenuto.
Di conseguenza occorre verificare se la valutazione complessiva delle fotografie e delle quattro fatture consenta di dedurre che il marchio controverso abbia formato oggetto di un uso effettivo conformemente ai principi elaborati dalla giurisprudenza (...).
Ne consegue che l’interveniente ha fornito all’UAMI prove di vendita relativamente deboli con riferimento all’importo indicato nella dichiarazione del suo amministratore. Pertanto, quand’anche la commissione di ricorso avesse tenuto conto di detta dichiarazione, occorrerebbe constatare l’insufficienza di elementi presenti nel fascicolo a sostegno di quest’ultima per quanto concerne il valore delle vendite. Inoltre, riguardo all’aspetto temporale dell’uso del marchio, le suddette fatture riguardano un periodo assai breve – se non addirittura a carattere episodico – ossia il 12, 18 e 21 luglio 2006 e il 9 gennaio 2007.
Occorre pertanto concludere che la valutazione globale degli elementi (...) non consente di stabilire che il marchio controverso abbia formato oggetto di un uso effettivo nel periodo rilevante per i prodotti citati al punto 11 supra, salvo ricorrere a probabilità o a presunzioni.
Ne consegue che la commissione di ricorso ha commesso un errore ritenendo che l’interveniente avesse prodotto la prova dell’uso effettivo del marchio CENTROTHERM per detti prodotti.
Gli argomenti dell’interveniente (...), secondo i quali, in sostanza, la specificità del mercato renderebbe difficile la riunione delle prove, non potrebbero rimettere in discussione tale conclusione.
Infatti, le modalità e i mezzi di prova dell’uso effettivo di un marchio non sono limitati. La conclusione del Tribunale, secondo il quale, nel caso di specie, l’uso effettivo non è stato dimostrato, non è dovuta all’esigenza di un livello di prova eccessivamente elevato, ma piuttosto al fatto che l’interveniente ha scelto di restringere la produzione di prove (...). La divisione di annullamento ha ricevuto fotografie di qualità inferiore, relative ad oggetti i cui numeri di articoli non corrispondono agli articoli che, secondo le poche fatture prodotte, sono stati venduti. Inoltre, dette fatture coprono un periodo breve e attestano vendite di valore minimo rispetto a quanto l’interveniente afferma di aver realizzato. Si deve parimenti rilevare che l’interveniente ha confermato, nel corso dell’udienza, che non sussisteva alcun nesso diretto tra le fatture e le fotografie da essa prodotte dinanzi all’UAMI».
Causa T‑434/09 (oggetto dell’impugnazione proposta nella causa C‑610/11 P)
Nella sua sentenza nella causa T‑434/09, il Tribunale ha respinto il ricorso. Esso ha condannato la Systemtechnik alle spese e la Clean Solutions a sopportare le proprie spese.
Per quanto riguarda il primo motivo, secondo il quale l’UAMI avrebbe effettuato un’errata valutazione delle prove dell’uso prodotte dinanzi alla divisione di annullamento, il Tribunale ha descritto, ai punti da 21 a 32, il contesto normativo nel quale avrebbe esaminato tale motivo (come nei punti da 21 a 32 della sua sentenza nella causa T‑427/09).
Ai punti da 32 a 34 della sua sentenza, esso ha posto l’attenzione sulla rilevanza probatoria della dichiarazione scritta in forma solenne dell’amministratore della Systemtechnik:
Si deve rammentare che gli elementi di prova forniti dalla ricorrente alla divisione di annullamento per dimostrare l’uso effettivo del proprio marchio sono la dichiarazione scritta in forma solenne del suo amministratore, quattro fatture e quattordici fotografie digitali.
In via preliminare va osservato che, secondo giurisprudenza costante, al fine di valutare la rilevanza probatoria di “dichiarazioni scritte fatte sotto il vincolo del giuramento o in forma solenne, ovvero che abbiano effetto equivalente a norma del diritto dello Stato in cui viene redatta la dichiarazione” ai sensi dell’art. 78, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009, occorre verificare la verosimiglianza e la veridicità dell’informazione in esse contenuta, tenendo conto, in particolare, dell’origine del documento, delle circostanze in cui è stato elaborato, del suo destinatario e chiedersi se, in base al suo contenuto, esso appaia ragionevole e affidabile (...).
È pertanto necessario considerare che, tenuto conto degli evidenti legami che uniscono l’autore della dichiarazione e la ricorrente, alla suddetta dichiarazione può essere attribuito un valore probatorio soltanto quando essa sia corroborata dal contenuto delle quattordici fotografie e delle quattro fatture presentate».
Il Tribunale ha quindi esaminato le fatture (punti da 35 a 37) e le fotografie (punti da 38 a 43), prima di concludere che:
Da quanto precede si deduce che né le fotografie, né le fatture consentono di corroborare la dichiarazione dell’amministratore della ricorrente, nella parte in cui questi afferma che i prodotti che seguono sono stati commercializzati con il marchio CENTROTHERM durante il periodo rilevante: parti meccaniche di impianti di climatizzazione, di produzione di vapore, di essiccamento e di ventilazione; apparecchi per filtrare l’aria e loro parti; giunti, materiali per giunzioni; materie per turare, stoppare e isolare; materie plastiche parzialmente lavorate (semilavorati); materiali da costruzione, armature per la costruzione; elementi per il rivestimento di muri e pareti, pannelli da costruzione, pannelli; prolunghe per camini, fumaioli per camini, mitre di camini e cappe per camini.
Occorre concludere che la valutazione globale degli elementi presenti nel fascicolo non consente di dedurre che il marchio CENTROTHERM abbia formato oggetto di un uso effettivo nel periodo rilevante per prodotti e servizi diversi da quelli di cui al punto 11 supra, salvo ricorrere a probabilità o a presunzioni».
Per quanto concerne il secondo motivo, secondo il quale l’UAMI avrebbe violato l’obbligo di esaminare d’ufficio i fatti, il Tribunale ha svolto il seguente ragionamento:
In via preliminare occorre richiamare il testo dell’articolo 76, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009, secondo cui, “[n]el corso della procedura l’Ufficio procede d’ufficio all’esame dei fatti. Tuttavia, in procedure concernenti impedimenti relativi alla registrazione, l’esame si limita agli argomenti addotti e alle richieste presentate dalle parti.”
Nella fattispecie va osservato che i motivi alla base della dichiarazione di decadenza, analogamente agli impedimenti relativi alla registrazione, sono sia assoluti quanto relativi.
Ai sensi dell’articolo 51, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009, il titolare del marchio comunitario è dichiarato decaduto dai suoi diritti se il marchio non ha formato oggetto di un uso effettivo per un periodo ininterrotto di cinque anni (...), se, per l’attività o l’inattività del suo titolare, il marchio è divenuto denominazione abituale nel commercio di un prodotto o di un servizio per il quale è registrato (...), o se, in seguito all’uso che ne viene fatto dal titolare del marchio o col suo consenso (...) il marchio è tale da poter indurre in errore il pubblico (...).
Anche se le ultime due condizioni riguardano gli impedimenti assoluti, come emerge dall’articolo 7, paragrafo 1, lettere da b) a d) e g), del regolamento n. 207/2009, la prima è relativa a una disposizione sull’esame degli impedimenti relativi alla registrazione, ossia l’articolo 42, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009. Pertanto, occorre concludere che l’esame dell’UAMI vertente sull’uso effettivo del marchio comunitario nell’ambito di una procedura di decadenza è soggetto all’applicazione dell’articolo 76, paragrafo 1, parte finale, del regolamento n. 207/2009, che prevede che l’esame in parola sia limitato ai fatti invocati dalle parti.
Ne consegue che è errata la premessa della ricorrente, secondo cui l’UAMI avrebbe ingiustamente limitato il proprio esame agli elementi di prova da essa forniti».
Per quanto concerne il terzo motivo, secondo il quale l’UAMI non avrebbe preso in considerazione le prove prodotte dinanzi alla commissione di ricorso, il Tribunale ha affermato quanto segue:
In primo luogo, va rammentato che l’esame dell’UAMI della questione riguardante l’uso effettivo del marchio comunitario è soggetto all’applicazione dell’articolo 76, paragrafo 1, parte finale, del regolamento n. 207/2009 (...). Tale disposizione prevede che l’esame dell’UAMI si limiti ai fatti invocati dalle parti. Ne consegue che dev’essere respinta l’affermazione della ricorrente secondo cui l’UAMI è tenuto a completare d’ufficio il proprio fascicolo.
In secondo luogo, la possibilità per le parti nel procedimento dinanzi all’UAMI di presentare fatti e prove dopo la scadenza dei termini impartiti a tale scopo non esiste in modo incondizionato, ma, come emerge dalla giurisprudenza, è subordinata alla condizione che non esistano disposizioni contrarie. L’UAMI dispone di un potere discrezionale quanto alla presa in considerazione di fatti e prove presentate tardivamente soltanto se tale condizione viene soddisfatta (...).
Orbene, nella fattispecie esiste una disposizione che osta a che si tenga conto degli elementi presentati dinanzi alla commissione di ricorso, ossia la regola 40, paragrafo 5, del [regolamento di esecuzione]».
Infine, per quanto concerne l’eccezione di illegittimità della regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione, il Tribunale ha respinto tale eccezione in base alle seguenti considerazioni:
Il Tribunale constata che, sebbene le regole del [regolamento di esecuzione] non possano essere in contrasto con le disposizioni e la struttura del regolamento n. 207/2009, ciò nondimeno non è ravvisabile una contraddizione tra la regola 40, paragrafo 5, del [regolamento di esecuzione] e le disposizioni sulla decadenza contenute nel regolamento n. 207/2009.
Invero, mentre il regolamento n. 207/2009 prevede la regola materiale, ossia la sanzione di decadenza per i marchi comunitari che non hanno formato oggetto di un uso effettivo, il [regolamento di esecuzione] precisa le norme procedurali applicabili, in particolare l’attribuzione dell’onere della prova e le implicazioni della mancata osservanza dei termini imposti. Inoltre, (...) relativamente alla domanda di dichiarazione di decadenza per il mancato uso effettivo, dall’impianto del regolamento n. 207/2009 risulta che la portata e l’intensità dell’esame dell’UAMI sono delimitate dai motivi e dai fatti dedotti dalle parti.
Chiaramente, gli argomenti addotti dalla ricorrente non dimostrano per nulla che la norma procedurale di cui alla regola 40, paragrafo 5, del [regolamento di esecuzione], che attribuisce l’onere della prova al titolare del marchio comunitario e prevede che la mancata presentazione di prove sufficienti nei termini imposti comporti la dichiarazione di decadenza, possa essere in contrasto con il regolamento n. 207/2009.
Riguardo all’asserita violazione del principio di proporzionalità, si deve rammentare che il mancato rispetto immotivato dei termini, fondamentali per il corretto funzionamento del sistema comunitario, può essere sanzionato dalla normativa comunitaria con la perdita di un diritto, senza che ciò sia incompatibile con detto principio di proporzionalità (...).
Da ultimo, occorre dichiarare che è priva di fondamento l’affermazione secondo cui la regola 40, paragrafo 5, del [regolamento di esecuzione] lede il diritto di proprietà, nonché quello a un processo equo. La suddetta regola non incide minimamente sui diritti del titolare di un marchio comunitario, salvo che questi, come la ricorrente nel caso di specie, scelga di non presentare dinanzi all’UAMI, entro il termine imposto, elementi in suo possesso che comprovino l’uso effettivo del suo marchio».
Sintesi delle impugnazioni e forma dei provvedimenti richiesti
Causa C‑609/11 P
La Systemtechnik chiede che la Corte voglia annullare la sentenza del Tribunale nella causa T‑427/09, respingere il ricorso della Clean Solutions avverso la decisione della commissione di ricorso del 25 agosto 2009 e condannare la Clean Solutions alle spese del procedimento.
L’impugnazione si fonda su quattro motivi: (i) violazione dell’articolo 65 del regolamento n. 207/2009, in combinato disposto con l’articolo 134, paragrafi 2 e 3, del regolamento di procedura del Tribunale, in quanto il Tribunale non ha statuito su tutti i motivi; (ii) violazione degli articoli 51, paragrafo 1, lettera a), e 76 del regolamento n. 207/2009, in quanto il Tribunale si sarebbe basato sull’erroneo presupposto che nel procedimento di decadenza l’onere della prova dell’uso effettivo del marchio graverebbe sul titolare del marchio; (iii) violazione dell’articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009, in quanto il Tribunale ha sostenuto che, in contraddizione con la giurisprudenza della Corte, il mero utilizzo minimo non può costituire utilizzazione effettiva e iv) violazione dell’articolo 78, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009, in combinato disposto con la regola 22 del regolamento di esecuzione, in quanto il Tribunale non ha respinto l’argomento dell’UAMI, secondo cui la dichiarazione scritta in forma solenne dell’amministratore non costituirebbe un mezzo di prova ai sensi di tali disposizioni.
Causa C‑610/11 P
La Systemtechnik chiede che la Corte voglia annullare la sentenza del Tribunale nella causa T‑434/09 e annullare la decisione della commissione di ricorso nella parte in cui accoglie la domanda di dichiarazione di decadenza. Chiede, inoltre, alla Corte di condannare l’UAMI e la Clean Solutions alle spese del procedimento.
L’impugnazione della Systemtechnik si fonda su quattro motivi: (i) violazione dell’articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009, in quanto il Tribunale avrebbe ignorato il valore probatorio della dichiarazione scritta in forma solenne; (ii) violazione dell’articolo 76, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009, in quanto il Tribunale non avrebbe interpretato detta disposizione nel senso che nel procedimento di decadenza l’autorità competente ha l’obbligo di esaminare d’ufficio i fatti rilevanti; (iii) violazione degli articoli 51, paragrafo 1, lettera a), e 76, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 207/2009, in quanto il Tribunale non ha riconosciuto che l’UAMI dispone di un margine discrezionale per prendere in considerazione la documentazione presentata dalla ricorrente nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso e (iv) in subordine, il Tribunale è incorso in un errore, omettendo di constatare che la regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione non trova applicazione.
Riepilogo degli argomenti delle parti
Primo motivo: articolo 65 del regolamento n. 207/2009 e articolo 134, paragrafi 2 e 3 del regolamento di procedura del Tribunale
Secondo la Systemtechnik, il Tribunale è incorso in un errore nel non esaminare i suoi argomenti concernenti il fatto che la commissione di ricorso ha omesso di prendere in considerazione (i) la dichiarazione scritta in forma solenne, (ii) gli elementi del fascicolo e (iii) gli elementi di prova presentati a sostegno dell’impugnazione di cui è investito. In particolare, il Tribunale avrebbe dovuto interpretare tali argomenti nel senso che la Systemtechnik chiedeva al Tribunale di confermare la decisione della commissione di ricorso, di sostituire però la motivazione.
L’UAMI chiede alla Corte di respingere tale motivo di impugnazione, in quanto la Systemtechnik ha chiesto al Tribunale di respingere il ricorso, senza formulare conclusioni dirette all’annullamento o la riforma della decisione della commissione di ricorso su un punto non sollevato nel ricorso.
La Clean Solutions sostiene che, al punto 32 della sentenza impugnata, il Tribunale ha descritto sia gli elementi di prova presenti nel fascicolo, sia quelli presentati alla commissione di ricorso. Dal punto 37 risulta, inoltre, che il Tribunale non si è astenuto dal pronunciarsi sull’argomento della Systemtechnik, concernente la necessità di tenere conto della dichiarazione scritta in forma solenne. Piuttosto, in tale occasione esso ha affermato che il contenuto di tale dichiarazione non era avvalorato, in ogni caso, dagli elementi presenti nel fascicolo. Inoltre, la parte introduttiva della sentenza impugnata dimostra che il Tribunale ha tenuto in considerazione tutti gli argomenti della Systemtechnik. La Clean Solutions sostiene, inoltre, che il Tribunale non è obbligato ad indicare espressamente nella motivazione della sentenza tutti i diversi punti sollevati nelle osservazioni delle parti. Infine, la Clean Solutions sostiene che il primo motivo deve essere respinto, in quanto la Systemtechnik chiede alla Corte di appurare se il Tribunale abbia adeguatamente accertato e valutato i fatti di cui trattasi. Tale tipo di valutazione non rientra nella competenza della Corte in sede di impugnazione.
Secondo motivo: articoli 51, paragrafo 1, lettera a) e 76 del regolamento n. 207/2009
La Systemtechnik sostiene che, al punto 46 della sentenza impugnata, il Tribunale lascia intendere che l’onere di dimostrare l’uso effettivo di un marchio grava sul titolare del marchio controverso. Tale posizione è in contrasto con il regolamento n. 207/2009 in quanto, da un lato, la procedura di decadenza è soggetta alla regola di cui all’articolo 76, paragrafo 1, prima parte, del regolamento n. 207/2009, in base al quale spetta all’UAMI procedere d’ufficio all’esame dei fatti, mentre, dall’altro, altre disposizioni di detto regolamento dimostrano che, nel contesto dell’articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009, l’onere della prova non grava sul titolare del marchio. Di conseguenza, il Tribunale avrebbe dovuto dichiarare che spettava all’UAMI procedere d’ufficio all’esame dei fatti.
La Systemtechnik sostiene che in base alla competenza di cui all’articolo 76, paragrafo 1, l’UAMI è tenuto ad esaminare tutte le informazioni presentate, indipendentemente dal momento in cui sono state prodotte. L’UAMI non può, pertanto, rifiutare di prendere in considerazione le prove, perché prodotte dopo la scadenza del termine fissato. Diversamente dalle norme che disciplinano la prova dell’effettiva utilizzazione nell’ambito delle procedure di opposizione e di nullità ( 13 ), l’articolo 51 del regolamento n. 207/2009 non prevede, nei procedimenti di decadenza, né un obbligo di provare l’uso, né le conseguenze giuridiche derivanti dalla mancanza di tali prove. Pertanto, il titolare di un marchio non è tenuto a provare l’uso effettivo del proprio marchio a seguito di una richiesta di terzi in tal senso. Né il marchio può essere revocato automaticamente, in quanto il titolare non ha dimostrato l’uso del proprio marchio. Siffatta interpretazione dell’articolo 51 è, inoltre, pienamente coerente con i principi generali che disciplinano l’attribuzione dell’onere della prova e, in particolare, con il principio secondo cui la parte, che chiede il riconoscimento di un diritto, deve dimostrare i fatti a sostegno di quanto affermato.
Un’interpretazione diversa comporterebbe il rischio che il titolare di un marchio debba continuamente difendersi contro domande di dichiarazione di decadenza e, di conseguenza, essere sottoposto a procedimenti lunghi e dispendiosi. A tale riguardo, il procedimento di revoca differisce, inoltre, dai procedimenti di opposizione e di nullità, in quanto il rigetto di un’opposizione o di una domanda di nullità non ha come conseguenza la perdita permanente di un marchio.
L’UAMI ritiene che il Tribunale abbia giustamente sostenuto che i procedimenti di decadenza rientrano in una disposizione che disciplina impedimenti relativi e, precisamente, l’articolo 42, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009. Un procedimento di decadenza, come i procedimenti concernenti gli impedimenti relativi, è un procedimento inter partes, volto a tutelare gli interessi dei concorrenti, limitando le posizioni di monopolio dei titolari che non utilizzano il loro marchio. Il principio in base al quale l’UAMI procede d’ufficio all’esame dei fatti non è applicabile a tale tipo di procedimento. Ciò è logico, dal momento che il titolare è la parte con maggiori probabilità di essere in grado di produrre le prove necessarie a dimostrare la presenza del marchio sul mercato di riferimento. Inoltre, sarebbe difficile chiedere al richiedente di dimostrare il non uso del marchio di un’altra parte.
Per quanto concerne l’argomento secondo cui il Tribunale avrebbe dovuto tenere conto delle prove prodotte dinanzi alla commissione di ricorso, l’UAMI concorda con la tesi sostenuta dal Tribunale in sentenze quali la New Yorker SHK Jeans/UAMI ( 14 ) e sostiene che, tenendo conto dei parallelismi tra le regole 22, paragrafo 2, e 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione, ad entrambe le disposizioni deve essere data la medesima interpretazione.
La Clean Solutions non interpreta l’articolo 76, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009, nel senso che l’UAMI deve procedere d’ufficio all’esame dei fatti nei procedimenti di decadenza in cui solo la questione dell’uso effettivo del marchio è oggetto del contendere. A tale riguardo, la regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione stabilisce che un marchio comunitario deve essere revocato qualora il titolare non ne provi l’uso effettivo nel termine assegnato dall’UAMI. La terza frase di detta disposizione stabilisce, inoltre, che si applicano mutatis mutandis le stesse disposizioni della regola 22, paragrafi da 2 a 4. Di conseguenza, nell’ambito del procedimento di decadenza, l’onere della prova di dimostrare l’uso effettivo del proprio marchio grava sul titolare del marchio.
Terzo motivo: articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009
La Systemtechnik sostiene che il Tribunale ha commesso un errore ritenendo, al punto 26 della sua sentenza, che la nozione di uso effettivo osti ad un’utilizzazione minima e insufficiente. Esso avrebbe dovuto applicare la giurisprudenza esistente in materia di uso effettivo, che suggerisce un’interpretazione diversa.
L’UAMI sostiene che tale motivo è chiaramente privo di fondamento, in quanto basato su una riproduzione incompleta della sentenza impugnata. In particolare, la Systemtechnik non fa menzione del fatto che il Tribunale abbia ritenuto che un’utilizzazione minima e insufficiente non possa servire quale base per ritenere che un marchio sia realmente ed effettivamente utilizzato.
La Clean Solutions ritiene il terzo motivo infondato per ragioni analoghe a quelle dedotte dall’UAMI. A suo avviso, il ragionamento svolto ai punti da 26 a 30 della sentenza dimostra che il Tribunale ha tenuto conto di tutte le condizioni che emergono dalla giurisprudenza della Corte in merito alla nozione di uso effettivo. La Clean Solutions sostiene che, in realtà, con il suo terzo motivo la Systemtechnik invita la Corte a sostituire la valutazione dei fatti e delle prove svolta dal Tribunale con la propria.
Quarto motivo: articolo 78, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009, in combinato disposto con la regola 22 del regolamento di esecuzione
La Systemtechnik sostiene che il Tribunale ha commesso un errore confermando, al punto 37 della sua sentenza, la posizione della commissione di ricorso, secondo cui una dichiarazione scritta in forma solenne non costituirebbe un mezzo di prova ammissibile ai sensi dell’articolo 78, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009. In casi precedenti, una tale dichiarazione è stata riconosciuta come mezzo di prova ammissibile, avente sufficiente valore probatorio, anche in assenza di ulteriori elementi di prova a sostegno delle informazioni in essa contenute.
L’UAMI sostiene che la Corte di giustizia non è competente ad esercitare un controllo sulla valutazione, effettuata dal Tribunale al punto 34 della sentenza, del valore probatorio della dichiarazione scritta in forma solenne, trattandosi di una valutazione dei fatti. In ogni caso, l’UAMI sostiene che la Systemtechnik ha frainteso tale parte della sentenza. Il Tribunale non ha respinto il valore probatorio in abstracto di una dichiarazione scritta in forma solenne. Né ha individuato principi che disciplinino l’ammissibilità di tale tipo di prova. Invece, ha ritenuto che nella causa in esame fosse necessario acquisire altre prove a causa dell’identità dell’autore della dichiarazione.
La Clean Solutions rileva che, al punto 31 della decisione della commissione di ricorso del 25 agosto 2009, l’UAMI ha dichiarato che la dichiarazione scritta in forma solenne faceva parte degli argomenti sollevati da una parte. Tale parte della decisione non era impugnabile dinanzi al Tribunale. Né il Tribunale ha condiviso la tesi della commissione di ricorso o affermato che tutte le informazioni contenute nella dichiarazione devono essere corroborate da ulteriori prove. La Clean Solutions sostiene, inoltre, che la Systemtechnik ha omesso di fare riferimento alla giurisprudenza più recente del Tribunale, secondo cui una dichiarazione di un amministratore non può costituire mezzo di prova se non è corroborata da elementi aggiuntivi.
Primo motivo: articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009
La Systemtechnik sostiene che il Tribunale è incorso in un errore, al punto 34 della sua sentenza, ritenendo che la dichiarazione scritta in forma solenne possa avere rilevanza probatoria solo se corroborata da ulteriori elementi di prova presentati alla divisione di annullamento. Il Tribunale ha dichiarato, in precedenza, che le dichiarazioni scritte in forma solenne costituiscono prove ammissibili e che il loro contenuto non richiede ulteriori prove a sostegno. Inoltre, omettendo di prendere in considerazione il fatto che nessuna delle altre parti abbia seriamente o sostanzialmente contestato il contenuto della dichiarazione, il Tribunale ha agito in contrasto con il principio secondo il quale l’accertamento dell’uso effettivo deve basarsi su una valutazione globale, tenendo conto di tutti gli elementi pertinenti del caso.
La posizione dell’UAMI su questo motivo d’impugnazione è uguale a quella assunta nel quarto motivo di impugnazione nella causa C‑609/11 P.
La Clean Solutions fa valere le stesse posizioni dell’UAMI. A suo avviso, il Tribunale non ha affermato che una dichiarazione scritta in forma solenne non può avere valore probatorio, ne è incorso in un errore nell’esaminare il valore probatorio effettivo della dichiarazione di cui trattasi. Piuttosto, il Tribunale ha tenuto conto del legame tra l’autore della dichiarazione e il titolare del marchio e, in tale contesto, ha ritenuto che la dichiarazione non avesse valore probatorio in mancanza di prove a sostegno del suo contenuto. Tale valutazione del valore probatorio di una dichiarazione scritta in forma solenne non è una questione di diritto che possa essere sottoposta al sindacato della Corte in sede di impugnazione. Inoltre, è irrilevante che il Tribunale non abbia preso in considerazione il fatto che il contenuto della dichiarazione scritta in forma solenne non fosse contestato. In primo luogo, il valore probatorio di una dichiarazione non dipende unicamente dal fatto che il suo contenuto venga contestato. In secondo luogo, la Systemtechnik avrebbe potuto far valere tale argomento con riferimento al suo secondo motivo di impugnazione. Infine, il Tribunale ha constatato che l’articolo 76, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009, non può essere interpretato nel senso che l’UAMI è tenuto a considerare provato un fatto invocato da una delle parti, qualora non sia stato contestato ( 15 ).
Secondo motivo: articolo 76, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009
La Systemtechnik sostiene che il Tribunale ha erroneamente omesso di applicare l’articolo 76, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009, in base al quale l’UAMI deve procedere d’ufficio all’esame dei fatti in procedimenti diversi da quelli concernenti impedimenti relativi alla registrazione. L’UAMI non può, di conseguenza, escludere elementi di prova sulla base del fatto che sono stati presentati tardivamente ed è tenuto a richiedere documenti supplementari, ove lo ritenga necessario.
La posizione dell’UAMI è uguale a quella da esso adottata nella prima parte del secondo motivo di impugnazione nella causa C‑609/11 P.
La Clean Solutions è in disaccordo con l’interpretazione del regolamento n. 207/2009 operata dalla Systemtechnik e invoca la regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione, sostenendo che, nell’ambito di un procedimento di decadenza, spetta al titolare l’onere di dimostrare l’uso effettivo del proprio marchio. Il Tribunale ha, inoltre, giustamente affermato che l’UAMI può prendere in considerazione solo gli elementi di prova prodotti dal titolare. Nei limiti in cui la Systemtechnik sostiene che l’UAMI avrebbe dovuto procedere d’ufficio all’esame dei fatti e richiedere la presentazione di ulteriori prove, la Clean Solutions sostiene che siffatto argomento attiene ad un’asserita inesattezza della constatazione e valutazione dei fatti e, pertanto, esula dalla competenza della Corte in sede di impugnazione.
Terzo motivo: articoli 51, paragrafo 1, lettera a) e 76, paragrafi 1 e 2 del regolamento n. 207/2009
Il terzo motivo di impugnazione appare costituito da due parti.
In primo luogo, la Systemtechnik sostiene che il Tribunale ha commesso un errore nel ritenere che la produzione tardiva delle prove dinanzi alla commissione di ricorso impedisca all’UAMI di prenderle in considerazione. Il Tribunale avrebbe dovuto concludere che le prove non erano state presentate oltre i termini. Né la Systemtechnik era tenuta a produrre la prova dell’uso effettivo del marchio. A tal proposito, ai procedimenti di decadenza non sono applicabili disposizioni analoghe agli articoli 42, paragrafo 2 e 57, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009.
In secondo luogo (a parte gli argomenti analoghi a quelli addotti con riferimento al secondo motivo di impugnazione nella causa C‑609/11 P), la Systemtechnik sostiene che, ammettendo che la Corte ritenga che l’UAMI non possa procedere d’ufficio all’esame dei fatti nei procedimenti di decadenza, il Tribunale ha commesso un errore ritenendo che l’UAMI non disponga di un potere discrezionale quanto alla presa in considerazione di prove presentate dopo la scadenza del termine fissato dalla divisione di annullamento. La Systemtechnik sostiene che il Tribunale è incorso in un errore al punto 63 della sua sentenza, quando sostiene che la regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione costituisce un’eccezione alla regola generale sul potere discrezionale di tenere conto di prove presentate tardivamente. Il Tribunale avrebbe dovuto concludere che l’UAMI disponeva di un potere discrezionale e che avrebbe dovuto esercitarlo.
La posizione dell’UAMI è la stessa di quella da esso adottata nella seconda parte del secondo motivo di impugnazione nella causa C‑609/11 P.
La Clean Solutions afferma che un titolare deve dimostrare l’uso effettivo entro il termine stabilito. Essa ritiene che il ragionamento svolto dal Tribunale in merito al potere discrezionale o meno dell’UAMI quanto alla presa in considerazione di prove prodotte dopo la scadenza del termine fissato sia conforme alla giurisprudenza esistente.
Quarto motivo: regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione
Per l’ipotesi in cui la Corte non dovesse condividere l’interpretazione della regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione, operata dalla Systemtechnik, quest’ultima sostiene che il Tribunale ha commesso un errore omettendo di dichiarare inapplicabile tale disposizione nella causa in esame. La disposizione non potrebbe trovare applicazione in quanto, da un lato, è incompatibile con il tenore e l’obiettivo del regolamento n. 207/2009 e, dall’altro, la sua applicazione sarebbe in contrasto con il principio di proporzionalità.
La Clean Solutions è in disaccordo, in quanto né l’UAMI, né il Tribunale, possono rifiutare di applicare la regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione, fintantoché tale disposizione non venga dichiarata invalida.
In primo luogo, desidero rammentare che la competenza della Corte nei procedimenti di impugnazione deve limitarsi ai motivi di diritto ( 16 ). La Corte non può esercitare un controllo sulle valutazioni e gli accertamenti di fatto effettuati dal Tribunale, a meno che non sussista un evidente snaturamento dei fatti nella sentenza impugnata. Nei limiti in cui, in entrambi i ricorsi, la Systemtechnik chiede alla Corte di esercitare un controllo sulla valutazione dei fatti effettuata dal Tribunale, tali motivi di impugnazione o argomenti devono essere respinti in quanto irricevibili.
In secondo luogo, la Systemtechnik fa valere violazioni del regolamento n. 207/2009 e del regolamento di esecuzione. Quest’ultimo contiene regole necessarie all’attuazione del primo ( 17 ). Di conseguenza, esso non può essere interpretato in senso contrario al regolamento n. 207/2009. Tuttavia, tale regolamento può tacere su una questione particolare, come l’attribuzione dell’onere della prova nei procedimenti di decadenza, mentre il tenore del regolamento di esecuzione può essere interpretato nel senso che enuncia regole in materia. In tali casi, non si può concludere che il regolamento di esecuzione non sia conforme al regolamento n. 207/2009. Per tale motivo, non mi pare fondato l’iter logico seguito dalla Systemtechnik con riferimento a diversi motivi di impugnazione, secondo cui il regolamento di esecuzione non può stabilire una regola che non sia confermata né esclusa in base alla formulazione del regolamento n. 207/2009.
Infine, in relazione all’articolo 78, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009, la Systemtechnik fa valere una serie di argomenti concernenti l’ammissibilità, ai sensi del diritto tedesco, di prove quali la dichiarazione scritta in forma solenne del suo amministratore. Chiaramente, la situazione scaturente dal diritto tedesco su tale punto non ha alcuna conseguenza sull’ammissibilità dei mezzi di prova ai sensi del regolamento n. 207/2009 e del regolamento di esecuzione. Respingo, pertanto, tali argomenti senza procedere ad un ulteriore approfondimento.
I motivi di impugnazione nei due procedimenti si sovrappongono parzialmente e non sono persuasa che sussista un modo ovvio e chiaro di presentare la mia analisi a tal riguardo. A seguito di riflessione, ho deciso di raggrupparli per oggetto e di procedere ad un confronto incrociato dei singoli motivi di impugnazione.
Mancata pronuncia su tutti i motivi: articolo 65 del regolamento n. 207/2009 e articolo 134, paragrafi 2 e 3, del regolamento di procedura del Tribunale (primo motivo nella causa C‑609/11 P)
Nella causa T‑427/09, la Systemtechnik era interveniente. L’articolo 134, paragrafo 2, del regolamento di procedura del Tribunale stabilisce che gli intervenienti «godono degli stessi diritti procedurali di cui godono le parti principali» e «possono formulare conclusioni e motivi autonomi rispetto a quelli delle parti principali». Ai sensi dell’articolo 134, paragrafo 3, di tale regolamento di procedura essi possono, inoltre, «formulare conclusioni dirette all’annullamento o alla riforma della decisione della commissione di ricorso su un punto non sollevato nel ricorso e presentare motivi non addotti nel ricorso».
Di conseguenza, come nel caso degli argomenti sollevati dalle parti principali, il Tribunale deve rispondere in maniera adeguata agli argomenti fatti valere dall’interveniente, fornendo motivazioni che consentano all’interveniente di sapere perché il Tribunale ha respinto i suoi argomenti. In sostanza, nel presente procedimento di impugnazione la Systemtechnik chiede alla Corte di controllare se il Tribunale abbia rispettato tale obbligo.
Ritengo che lo abbia rispettato.
Dinanzi al Tribunale, la Systemtechnik non ha formulato conclusioni dirette all’annullamento o alla riforma della decisione della commissione di ricorso. Essa ha invece sostenuto la domanda dell’UAMI di rigetto del ricorso. I suoi argomenti vertevano sulle ragioni per cui la commissione di ricorso ha concluso che le prove prodotte fossero sufficienti a dimostrare l’uso effettivo ( 18 ).
Dal momento che la Systemtechnik non ha chiesto al Tribunale di modificare la motivazione della decisione della commissione di ricorso, concordo con l’UAMI sul fatto che, in sede di impugnazione, essa non può chiedere alla Corte di giustizia di constatare l’errore che il Tribunale avrebbe commesso non avendo proceduto in tal senso. La Systemtechnik deve, pertanto, sopportare le conseguenze della propria omissione.
Ritengo, pertanto, che questo motivo debba essere respinto in quanto infondato.
Mancata constatazione dell’obbligo dell’UAMI di esaminare d’ufficio i fatti pertinenti: articoli 51, paragrafo 1, lettera a), e 76 del regolamento n. 207/2009 (secondo motivo di impugnazione nella causa C‑609/11 P; secondo motivo e prima parte del terzo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P)
Nella causa C‑609/11 P, la Systemtechnik, sostiene che, non avendo dichiarato l’obbligo dell’UAMI di esaminare i fatti d’ufficio nei procedimenti di decadenza, il Tribunale non ha applicato il principio corretto che disciplina l’attribuzione dell’onere della prova in tale tipo di procedimento. La premessa di tale argomento è che la decadenza è un impedimento assoluto. Ne consegue, inoltre, che l’UAMI non può rifiutare di prendere in considerazione prove prodotte dopo la scadenza del termine da esso fissato. La Systemtechnik sostiene che il Tribunale è incorso in un errore per non aver considerato che l’UAMI può esaminare tutte le informazioni ad essa presentate, indipendentemente dalla data in cui sono state prodotte.
Tale motivo corrisponde, in sostanza, al secondo motivo di impugnazione e alla prima parte del terzo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P, sebbene il primo non si fondi su una violazione dell’articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009. Esso concerne l’attribuzione dell’onere della prova in procedimenti di decadenza avviati attraverso una domanda fondata su quest’ultima disposizione. A seconda del soggetto sul quale tale onere ricade, può essere o meno necessario esaminare l’argomento concernente il trattamento, da parte dell’UAMI, delle prove prodotte dopo la scadenza del termine fissato.
Nella sua sentenza nella causa T‑427/09, il Tribunale non ha esaminato espressamente tale questione, sebbene il ragionamento relativo al motivo unico in tale causa si fondasse sulla premessa che un titolare di un marchio oggetto di una domanda di decadenza è tenuto a fornire le prove dell’uso effettivo del proprio marchio. Per contro, nella sua sentenza nella causa T‑434/09, al Tribunale è stato chiesto di esaminare lo stesso punto nel contesto del secondo motivo, vertente sulla violazione dell’obbligo dell’UAMI di esaminare d’ufficio i fatti pertinenti. Al punto 54 della sua sentenza, esso ha affermato che l’articolo 51, paragrafo 1, lettera a) del regolamento n. 207/2009 concerne una disposizione che rientra nell’esame di impedimenti relativi alla registrazione e «di conseguenza» che l’esame dell’UAMI si limita ai fatti addotti dalle parti.
Sebbene io sia in disaccordo con la motivazione del Tribunale nella sentenza nella causa T‑434/09, non ravviso un errore nella conclusione cui è giunto.
Un marchio comunitario registrato può essere dichiarato decaduto su domanda presentata all’UAMI o su domanda riconvenzionale in un’azione per contraffazione ( 19 ). La decadenza di un marchio estingue, in linea di principio a decorrere dalla data della domanda di decadenza o della domanda riconvenzionale, i diritti del titolare relativi a tale marchio e ai prodotti o servizi che esso designa ( 20 ). La decadenza è un tipo di sanzione alla quale un marchio comunitario è soggetto, qualora non abbia formato oggetto da parte del titolare di un uso effettivo nella Comunità per i prodotti o servizi per i quali è stato registrato ( 21 ).
Diversamente da quanto avviene per i motivi di nullità o i motivi di impedimento, e contrariamente a quanto affermato dal Tribunale al punto 52 della sua sentenza nella causa T‑434/09, né nell’articolo 51 del regolamento n. 207/2009, né altrove, viene fatta una distinzione tra motivi relativi e assoluti di decadenza. Nella fattispecie, la Clean Solutions ha presentato una domanda di dichiarazione di decadenza ai sensi dell’articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009. Tale disposizione non prescrive alcuna forma di procedura. Di conseguenza, non risolve la questione dell’attribuzione dell’onere della prova in siffatto procedimento.
Le norme procedurali di cui trattasi si trovano negli articoli 56 e 57 del regolamento n. 207/2009. A parte prevedere (nell’articolo 56, paragrafo 2) che la domanda di dichiarazione di decadenza deve essere presentata «per iscritto e deve essere motivata», né l’articolo 56, né l’articolo 57 contemplano in maniera esaustiva l’attribuzione dell’onere della prova. In particolare, l’articolo 57, paragrafo 2, riguarda la situazione in cui, su istanza del titolare del marchio controverso, il titolare del marchio anteriore, che sia parte nella procedura di nullità«deve addurre la prova» della sussistenza di un uso effettivo del suo marchio. Non risolve la questione di chi sia tenuto a dimostrare il mancato uso effettivo nei procedimenti di decadenza.
Il regolamento n. 207/2009 deve essere letto congiuntamente al regolamento di esecuzione.
La regola 37 del regolamento di esecuzione illustra in dettaglio i requisiti di una domanda di dichiarazione di decadenza, vale a dire, la domanda presentata per iscritto e motivata di cui all’articolo 56, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009. In particolare, ai sensi della regola 37, lettera b), sub iv), la domanda deve contenere «[un’indicazione de]i fatti, [del]le prove e [del]le osservazioni, a sostegno [dei motivi su cui si fonda la domanda]» ( 22 ) . La terminologia usata sembra suggerire che non è necessario fornire la totalità di questi fatti e di queste prove, pur riconoscendo che altre versioni linguistiche di tale regola possono essere lette diversamente ( 23 ).
Tale domanda viene quindi notificata al titolare del marchio comunitario ed esaminata dall’UAMI che ne accerta l’ammissibilità ( 24 ). Ove ammissibile, ai sensi della regola 40, paragrafo 1, l’UAMI «invita il titolare del marchio comunitario a presentare le sue osservazioni entro un preciso termine». Qualora la domanda sia basata sui motivi previsti dall’articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009, ai sensi della regola 40, paragrafo 5, l’UAMI «invita il titolare del marchio comunitario a fornire la prova dell’effettiva utilizzazione del marchio entro un preciso termine».
Il requisito che il richiedente presenti elementi a sostegno della propria domanda costituisce, pertanto, un elemento di ammissibilità della domanda di dichiarazione di decadenza. Per contro, il requisito che il titolare fornisca la prova dell’utilizzazione, si applica solo nella misura in cui la domanda sia ammissibile e possa, quindi, pregiudicare la tutela sostanziale di un marchio comunitario.
Dalla lettura congiunta delle disposizioni pertinenti del regolamento n. 207/2009 e del regolamento di esecuzione risulta inoltre che, in circostanze come quelle in esame, da un lato, la parte che presenta una domanda di dichiarazione di decadenza non può farlo senza fornire indicazioni a sostegno della propria affermazione secondo cui il marchio controverso non è stato oggetto di un uso effettivo nella Comunità e, dall’altro, la parte contro la quale la domanda di dichiarazione di decadenza è rivolta, deve fornire la prova dell’effettiva utilizzazione del marchio ( 25 ).
Fornire la prova dell’effettiva utilizzazione del marchio è, chiaramente, più gravoso rispetto alla mera indicazione di fatti, prove e osservazioni a sostegno dell’affermazione che il marchio controverso non ha formato oggetto di un uso effettivo nella Comunità.
A mio parere, la ricorrente deve indicare chiaramente gli argomenti giuridici che intende far valere e individuare i fatti pertinenti, nonché gli elementi di prova, che portano alla domanda di decadenza del marchio di cui trattasi. È, pertanto, insufficiente presentare una domanda di decadenza, che sia inconsistente o non comprovata. L’UAMI deve dichiarare inammissibili tali domande. Per il resto, concordo con la Systemtechnik sul fatto che il titolare di un marchio correrebbe il rischio di doversi continuamente difendere contro domande di dichiarazione di decadenza.
Al contempo, l’esercizio del diritto di presentare una domanda di decadenza diventerebbe impossibile o eccessivamente difficile qualora ad un richiedente fosse richiesto di addurre prove negative, vale a dire, dimostrare il mancato uso effettivo.
Pertanto, ritengo che la ricorrente non sia tenuta a fornire prove dettagliate del mancato uso effettivo del marchio del titolare. Esso deve invece ragionevolmente dimostrare la sussistenza di una legittima preoccupazione circa l’utilizzo del marchio.
Se la domanda viene ritenuta ammissibile, il regolamento di esecuzione prevede espressamente l’obbligo del titolare di fornire la prova dell’effettiva utilizzazione del proprio marchio. Il titolare si trova nella situazione più favorevole per fornire prove dettagliate del fatto che il marchio ha formato oggetto di un uso effettivo conformemente all’obbligo generale di uso previsto dall’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009 e per dimostrare perché non vi sia motivo di revocare il marchio. Se omette di farlo, la tutela del marchio non è più giustificata.
Diversamente dalla Systemtechnik, non ritengo che l’articolo 76, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009 possa giustificare un’interpretazione diversa.
L’articolo 76, paragrafo 1, non concerne la ripartizione dell’onere della prova tra il richiedente e il titolare di un marchio in un procedimento di decadenza. Esso definisce invece la portata del contributo dell’UAMI all’accertamento dei fatti in procedimenti dinanzi ad esso e delinea la ripartizione delle competenze nell’accertamento dei fatti tra l’autorità competente e le parti nel procedimento dinanzi ad esso.
La prima parte dell’articolo 76, paragrafo 1, esprime un ampio principio in base al quale l’UAMI «procede d’ufficio all’esame dei fatti [n]el corso della procedura». La seconda parte contiene un’eccezione applicabile alle procedure concernenti impedimenti relativi alla registrazione. Pertanto, nell’esaminare impedimenti assoluti alla registrazione, l’UAMI è obbligato ad esaminare d’ufficio i fatti pertinenti che potrebbero indurlo ad applicare un tale impedimento ( 26 ).
Se è applicabile la prima parte, la questione della ripartizione dell’onere della prova tra il titolare del marchio controverso e il richiedente la decadenza non sorge necessariamente, dal momento che l’UAMI è espressamente tenuto ad assumere un ruolo attivo nell’esame dei fatti pertinenti.
A mio parere, tuttavia, essa non è applicabile.
È vero che l’ambito di applicazione della prima parte è circoscritto mediante il termine ampio di «procedura». Non viene fatta una distinzione tra procedure. La seconda parte, per contro, è applicabile alle «procedure concernenti impedimenti relativi alla registrazione». Un’interpretazione letterale restrittiva di entrambe le parti sembrerebbe suggerire che i procedimenti di decadenza rientrano nell’ambito di applicazione della regola generale, dal momento che tali procedimenti sono procedimenti dinanzi all’UAMI e non sono procedimenti riguardanti impedimenti relativi alla registrazione.
A mia conoscenza, la Corte non si è ancora espressa sull’applicazione della prima o della seconda parte dell’articolo 76, a procedimenti di decadenza come quelli in esame. Essa ha piuttosto confermato che la prima parte si applica quando i procedimenti riguardano impedimenti assoluti alla registrazione, vale a dire, impedimenti che non sono connessi a diritti anteriori e che sfociano in una procedura ex parte dinanzi all’UAMI. Al contrario, i procedimenti di decadenza sono procedimenti inter partes.
La Systemtechnik, la Clean Solutions e l’UAMI tentano, ciascuno, di ampliare l’ambito di applicazione della prima o della seconda parte.
Non ritengo che tali argomenti possano essere accolti, dal momento che la formulazione dell’articolo 76, paragrafo 1, è chiara: la prima parte si applica ai procedimenti dinanzi all’UAMI, mentre la seconda parte si applica ai procedimenti concernenti gli impedimenti relativi alla registrazione di un marchio. Anche se, come osservato dal Tribunale al punto 52 della sua sentenza nella causa T‑434/09, esiste un’analogia tra i motivi relativi e assoluti di decadenza e gli impedimenti alla registrazione, ritengo che tale analogia non sussista tra la decadenza e gli impedimenti alla registrazione.
Tuttavia, leggendo l’articolo 76, paragrafo 1, alla luce del suo contesto, del suo oggetto e del suo scopo, emerge che, malgrado la formulazione, l’UAMI non può essere obbligato a procedere d’ufficio all’esame dei fatti in circostanze come quelle in esame.
In primo luogo, la pretesa che un marchio comunitario non abbia formato oggetto di un uso effettivo può essere fatta valere solo in procedimenti inter partes. L’UAMI non può d’ufficio rifiutare una domanda di opposizione alla registrazione, né pronunciare la decadenza di un marchio registrato per motivi connessi al mancato uso effettivo. Invece, la pretesa può essere fatta valere (i) dal richiedente nella sua difesa contro la parte che si oppone alla registrazione (articolo 42, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009); (ii) come motivo per chiedere la decadenza di un marchio comunitario esistente [articolo 51, paragrafo, 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009]; o (iii) quale fondamento per una domanda riconvenzionale in un’azione per contraffazione (articolo 100 del regolamento n. 207/2009). A mio parere, sarebbe assurdo se l’articolo 76 dovesse essere interpretato nel senso che implica che, in ciascuno di questi procedimenti, una parte debba far valere una pretesa e che spetti poi all’UAMI raccogliere e produrre le prove a sostegno di tale pretesa, o a favore della parte che asseritamente non avrebbe usato il proprio marchio.
In secondo luogo, si rivelerebbe del tutto inattuabile ed inefficace se all’UAMI venisse imposto di verificare d’ufficio se un marchio sia stato o meno oggetto di un uso effettivo. Non ci si può aspettare dall’UAMI che esso raccolga «tutti i fatti e le circostanze che possono provare la realtà del suo utilizzo commerciale nel commercio, segnatamente gli usi considerati giustificati, nel settore economico interessato, per mantenere o trovare quote di mercato per le merci ovvero i servizi contrassegnati dal marchio, la natura di tali merci o servizi, le caratteristiche del mercato, l’ampiezza e la frequenza dell’uso del marchio ( 27 )».
Tali fatti e circostanze possono essere fatti valere dinanzi all’UAMI per mezzo dei diversi mezzi di prova descritti nell’articolo 78 del regolamento n. 207/2009 e in singole disposizioni che disciplinano l’uso effettivo, sebbene altri mezzi di prova appaiano ammissibili. Tali mezzi di prova, come imballaggi, etichette, elenchi di prezzi, cataloghi, ecc. sono prove materiali a disposizione della parte che asseritamente non avrebbe utilizzato il proprio marchio. Anche se l’UAMI può chiedere a tale parte di produrre siffatte prove, non può raccoglierle esso stesso. È evidente che, per garantire un funzionamento armonico ed efficiente dei procedimenti di decadenza, l’onere di verificare d’ufficio i fatti idonei a dimostrare se un marchio sia stato o meno oggetto di un uso effettivo, non deve gravare sull’UAMI.
In terzo luogo, il regolamento n. 207/2009 e il regolamento di esecuzione prevedono norme specifiche a disciplina dell’attribuzione dell’onere della prova nei procedimenti di nullità e di opposizione in cui viene fatta valere una pretesa o allegazione di mancato uso ( 28 ). Con riferimento ad entrambi questi procedimenti, il testo di detti regolamenti prevede espressamente, in termini pressoché identici, quale parte sia tenuta a fornire la prova dell’effettiva utilizzazione. Tuttavia, se l’interpretazione letterale dell’articolo 76, paragrafo 1, fosse corretta, nei procedimenti di nullità e di opposizione l’onere della prova ricadrebbe sul titolare di un marchio anteriore, mentre nei procedimenti di decadenza (in cui è possibile far valere anche la pretesa del mancato uso), spetterebbe all’UAMI esaminare d’ufficio lo stesso tipo di questione.
Ne consegue, inoltre, che la tesi della Systemtechnik, secondo cui l’UAMI può esaminare tutte le informazioni ad esso presentate, indipendentemente dalla data della loro presentazione, è senza fondamento.
In tale contesto, ritengo che il secondo motivo di impugnazione nella causa C‑609/11 P, nonché il secondo motivo e la prima parte del terzo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P debbano essere respinti in quanto infondati. Il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto concludendo, al punto 46 della sentenza nella causa T‑427/09, che l’uso effettivo non era stato dimostrato in quanto la Systemtechnik aveva scelto di restringere la produzione di prove, implicando, in tal modo, che l’onere della prova in questo tipo di procedimento grava sul titolare. Né ha errato adottando la stessa posizione, in modo più esplicito, al punto 55 della sua sentenza nella causa T‑434/09.
Omessa constatazione del potere discrezionale dell’UAMI di prendere in considerazione la documentazione presentata dalla ricorrente nel procedimento dinanzi alla commissione di ricorso: articoli 51, paragrafo 1, lettera a) e 76 del regolamento n. 207/2009 (seconda parte del terzo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P)
La seconda parte del terzo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P subentra ove la Corte respinga l’argomento secondo cui l’UAMI deve esaminare d’ufficio i fatti pertinenti.
Se l’esame dell’UAMI in procedimenti di decadenza come quelli di cui trattasi si limita ai fatti, alle prove e alle osservazioni delle parti, la Systemtechnik sostiene che il Tribunale ha violato l’articolo 76, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009 quando dichiara che l’UAMI non dispone di un potere discrezionale in tali circostanze per prendere in considerazione le prove prodotte dopo la scadenza del termine fissato dall’UAMI. In proposito, la Systemtechnik sostiene, altresì che la regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione non costituisce un’eccezione alla regola generale secondo cui l’UAMI dispone di potere discrezionale su tali questioni.
L’argomento fatto valere dalla Systemtechnik è analogo a quello presentato a sostegno del motivo unico di impugnazione nella causa New Yorker SHK Jeans/UAMI, C‑621/11 P, una causa sulla quale presento parimenti le mie conclusioni in data odierna. Tale causa riguarda un procedimento di opposizione in cui, su istanza della ricorrente, l’opponente ha dovuto addurre la prova dell’uso effettivo del proprio marchio. L’UAMI ha tenuto conto delle prove prodotte dall’opponente in risposta all’invito dell’UAMI a rispondere all’argomento della ricorrente, secondo cui le prove già presentate erano insufficienti a dimostrare l’uso effettivo. Nelle mie conclusioni relative a tale causa ho concluso che la regola 22, paragrafo 2, del regolamento di esecuzione e l’articolo 42 del regolamento n. 207/2009, letti congiuntamente, non escludono il potere discrezionale dell’UAMI quanto alla presa in considerazione di prove prodotte dopo la scadenza del termine fissato inizialmente, a condizione che tale potere discrezionale sia esercitato nel rispetto dei principi di buona amministrazione e di economia procedurale e della tutela del diritto ad essere sentiti. In altre parole, non considero sempre esclusa la possibilità che l’UAMI eserciti un potere discrezionale nei procedimenti di opposizione allo scopo di valutare ulteriori elementi di prova.
Nell’ambito di un procedimento di decadenza, ritengo che una questione analoga debba essere risolta diversamente.
Ai procedimenti di decadenza non sono applicabili disposizioni analoghe all’articolo 42, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009. Sebbene l’articolo 57, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009, sia equivalente, sotto il profilo funzionale, all’articolo 42, paragrafo 2, esso è applicabile unicamente ai procedimenti di nullità.
Per quale motivo non esiste una disposizione equivalente per i procedimenti di decadenza in cui la domanda si fondi sul mancato uso effettivo del marchio controverso?
Nei procedimenti di opposizione e di nullità, il mancato uso effettivo viene fatto valere in risposta, rispettivamente, all’opposizione o alla domanda di dichiarazione di nullità di un marchio. Gli articoli 42, paragrafo 2, e 57, paragrafo 2, definiscono il quadro procedurale applicabile ad una questione procedurale nell’ambito di procedimenti per i quali è prevista una disciplina autonoma.
In un procedimento di decadenza, il mancato uso effettivo non viene invocato in modo analogo, esso costituisce invece la base per la domanda stessa. Pertanto, è logico che il legislatore non abbia previsto una serie separata di regole analoghe a quelle di cui agli articoli 42, paragrafo 2, e 57, paragrafo 2.
Tuttavia, se questo è il caso, si pone la domanda se altre disposizioni del regolamento n. 207/2009 ostino a che l’UAMI eserciti il tipo di potere discrezionale descritto nell’articolo 76, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009, nei procedimenti di decadenza.
L’articolo 57, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009 è la sola disposizione che disciplina la presentazione di osservazioni nei procedimenti di decadenza. Esso si rifà alla stessa regola applicabile all’esame di un’opposizione e di una domanda di nullità e, precisamente, nel corso dell’esame della domanda, «[l’UAMI] invita le parti, ogniqualvolta sia necessario, a presentare, entro un termine che esso stabilisce, le loro deduzioni sulle proprie notificazioni o sulle comunicazioni delle altri parti» ( 29 ). Tale disposizione non prevede le conseguenze inerenti alla produzione tardiva delle prove. Né fa altrimenti riferimento ad una regola diversa da quella sancita all’articolo 76, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009 che, va ricordato, consente espressamente all’UAMI di «non tener conto dei fatti che le parti non hanno invocato o delle prove che esse non hanno presentato per tempo».
Nella fattispecie, pertanto, l’UAMI disponeva del potere discrezionale di escludere la produzione di ulteriori prove per corroborare la dichiarazione scritta in forma solenne dell’amministratore dopo la scadenza del termine fissato.
Sorge la domanda se una disposizione del regolamento di esecuzione, come l’articolo 40, paragrafo 5, possa, nondimeno, escludere tale potere discrezionale.
Non ritengo che il regolamento di esecuzione possa escludere l’applicazione dell’articolo 76, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009, senza che tale esclusione trovi fondamento nello stesso regolamento n. 207/2009.
Prenderò come punto di partenza la regola sancita dall’articolo 76, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009. Nella sentenza nella causa UAMI/Kaul, la Corte ha statuito che tale regola generale è applicabile salvo disposizione contraria redatta per iscritto che escluda tale discrezionalità ( 30 ).
Dove trovare una tale disposizione?
Nel regolamento n. 207/2009 o nel regolamento di esecuzione.
Per quanto concerne quest’ultimo, ritengo utile distinguere due possibili categorie di regole. In primo luogo, nel regolamento di esecuzione può esistere una disposizione che conferma la regola contenuta nel regolamento n. 207/2009 che esclude il potere discrezionale. Si può senz’altro sostenere che questa sia l’interpretazione corretta del rapporto tra la regola 22, paragrafo 2, del regolamento di esecuzione, e la seconda frase dell’articolo 42, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009 ( 31 ). In secondo luogo, il regolamento n. 207/2009 potrebbe non contenere una disposizione che esclude il potere discrezionale, mentre potrebbe esistere una regola nel regolamento di esecuzione. In tal caso, si pone tuttavia la questione se una regola contenuta nel regolamento di esecuzione possa costituire una base sufficiente per concludere che l’UAMI non dispone di potere discrezionale.
Ritengo che non possa. Il regolamento di esecuzione non può essere in contrasto con il regolamento n. 207/2009.
A mio parere, la regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione costituisce un esempio del secondo tipo di regola. La prima frase di tale regola rende attuabile l’articolo 57, paragrafo 1, e ne dà attuazione definendo le modalità con cui l’UAMI deve esercitare il potere discrezionale conferito nell’ambito di una domanda di dichiarazione di decadenza fondata sull’articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009. Per contro, la seconda frase prevede una regola opposta a quella sancita nel regolamento n. 207/2009: essa esclude il potere discrezionale e l’applicazione dell’articolo 76, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009.
Di conseguenza, il regolamento n. 207/2009 «afferma il potere discrezionale» e il regolamento di esecuzione «nega il potere discrezionale». Ciò posto, ritengo che il regolamento di esecuzione sia in contraddizione con il regolamento n. 207/2009. La priorità deve, pertanto, essere accordata a quest’ultimo.
Concordo, quindi, con la Systemtechnik sul fatto che il Tribunale ha violato l’articolo 76, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009, constatando, al punto 63 della sua sentenza nella causa T‑434/09, che la regola 40, paragrafo, 5, del regolamento di esecuzione è una disposizione che esclude il tipo di potere discrezionale descritto nell’articolo 76, paragrafo 2.
Di conseguenza, concludo che l’impugnazione è fondata nella misura in cui concerne la seconda parte del terzo motivo d’impugnazione nella causa C‑609/11 P.
Il Tribunale avrebbe dovuto concludere che l’UAMI disponeva di un potere discrezionale ed esaminare, quindi, come l’UAMI e, in particolare, la commissione di ricorso, abbia esercitato tale potere discrezionale nella causa in esame.
Constatazione che il mero utilizzo minimo non può costituire utilizzazione effettiva: articolo 51, paragrafo 1, lettera a), del regolamento n. 207/2009 (terzo motivo nella causa C‑609/11 P)
Respingo l’argomento secondo cui il Tribunale sarebbe incorso in un errore di diritto al punto 26 della sua sentenza nella causa T‑427/09 concludendo che la nozione di uso effettivo non può essere interpretata nel senso che comprende un’utilizzazione minima e insufficiente.
La Clean Solutions e l’UAMI hanno giustamente sostenuto che tale motivo di impugnazione è privo di fondamento, dal momento che la Systemtechnik ha snaturato il contenuto della conclusione di cui al punto 26 di detta sentenza.
Il punto 26 inizia nel seguente modo: «Benché la nozione di uso effettivo osti, dunque, a un’utilizzazione minima e insufficiente per ritenere che un marchio sia realmente ed effettivamente impiegato su un determinato mercato (...)». Il Tribunale ha descritto come l’impiego su un determinato mercato possa essere dimostrato e come possa contribuire a dimostrare l’uso effettivo del marchio. Ciò risulta evidente dalla lettura della prima parte della frase, congiuntamente alla seconda parte, in cui il Tribunale ha rilevato che la dimostrazione dell’uso in un determinato mercato non richiede la prova del successo commerciale, della strategia economica, né dello sfruttamento commerciale rilevante sotto il profilo quantitativo. Ciò risulta, inoltre, dalla lettura del punto 26 congiuntamente al punto 25, in cui il Tribunale ha definito la nozione di «marchio oggetto di un uso effettivo».
Condivido l’orientamento adottato dal Tribunale sul punto.
A mio parere, al punto 26 della sua sentenza, il Tribunale ha osservato che nessuno di tali fattori, preso individualmente, può costituire la base per concludere che un marchio sia stato effettivamente impiegato su un determinato mercato. In linea con tale affermazione, esso ha inoltre osservato, al punto 28, che «uno scarso volume di prodotti o di servizi commercializzati con detto marchio può essere compensato da una notevole intensità o da una grande costanza nel tempo dell’uso di tale marchio e viceversa» e, al punto 29, che «più il volume commerciale dello sfruttamento del marchio è limitato, più è necessario che il titolare (...) apporti ulteriori indicazioni che consentano di eliminare eventuali dubbi sull’uso effettivo del marchio interessato». A mio parere, tale ragionamento è pienamente coerente con la necessità di una valutazione complessiva di tutti i fattori pertinenti, come recentemente sostenuto dalla Corte nella sentenza Leno Merken ( 32 ).
Pertanto, concludo che il terzo motivo di impugnazione è infondato.
Mancato rigetto della posizione dell’UAMI sul valore probatorio della dichiarazione scritta in forma solenne dell’amministratore della ricorrente: articolo 78, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009 e regola 22 del regolamento di esecuzione (quarto motivo nella causa C‑609/11 P), nonché articolo 51, paragrafo 1, lettera a) del regolamento n. 207/2009 (primo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P)
Nella causa C‑609/11 P, la Systemtechnik sembra sostenere che il Tribunale, nella sua sentenza nella causa T‑427/09, ha ritenuto che la dichiarazione scritta in forma solenne dell’amministratore della ricorrente non costituisse prova ammissibile.
A mio parere, il Tribunale non perviene affatto ad una tale conclusione.
In nessuna parte della sentenza impugnata rinvengo un’indicazione che il Tribunale abbia dichiarato prova inammissibile la dichiarazione scritta in forma solenne (o, di fatto, qualsiasi altro tipo di prova prodotta dinanzi alla commissione di ricorso). Piuttosto, al punto 37, il Tribunale ha valutato il valore probatorio della dichiarazione scritta in forma solenne nelle particolari circostanze della causa pendente dinanzi ad esso. Al punto 33, esso ha rilevato che il ragionamento della commissione di ricorso si fondava sull’interazione tra il valore probatorio delle fotografie e delle quattro fatture. Esso ha quindi proceduto all’esame di tale ragionamento ai punti da 34 a 36. Basandosi sulla valutazione dei fatti di questi due tipi di prova, il Tribunale ha concluso, al punto 37, con la constatazione della sussistenza di «prove di vendita relativamente deboli con riferimento all’importo indicato nella dichiarazione [dell’]amministratore». Tale valutazione dei fatti esula dalla portata dei poteri di controllo della Corte in sede di impugnazione.
Ritengo, pertanto, che il quarto motivo di impugnazione nella causa C‑609/11 P debba essere respinto in quanto irricevibile.
Il primo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P si sovrappone al quarto motivo di impugnazione nella causa C‑609/11 P, concernente la posizione del Tribunale sulla dichiarazione scritta in forma solenne.
Nella causa C‑610/11 P, la Systemtechnik sostiene che il Tribunale è incorso in un errore di diritto al punto 34 della sentenza nella causa T‑434/09, ritenendo che ad una dichiarazione scritta in forma solenne dell’amministratore del titolare del marchio possa essere attribuito un valore probatorio soltanto quando essa sia corroborata da altre prove.
Il ragionamento adottato dal Tribunale nella sentenza T‑434/09 concerneva il valore probatorio di una dichiarazione scritta in forma solenne in via di principio. Al punto 33, il Tribunale ha posto l’attenzione sui fattori rilevanti ai fini della valutazione del valore probatorio e non dell’ammissibilità del tipo di affermazione di cui all’articolo 78, paragrafo 1, lettera f), del regolamento n. 207/2009. Tali fattori includono la necessità di tenere conto «dell’origine del documento, delle circostanze in cui è stato elaborato, del suo destinatario e [di] chiedersi se, in base al suo contenuto, esso appaia ragionevole e affidabile». Sulla base di tali considerazioni, il Tribunale ha quindi valutato, al punto 34, il valore probatorio della dichiarazione scritta in forma solenne prodotta dalla Systemtechnik. A causa degli «evidenti legami che uniscono l’autore della dichiarazione e la ricorrente» il Tribunale ha deciso che «alla suddetta dichiarazione può essere attribuito un valore probatorio soltanto quando essa sia corroborata dal contenuto delle quattordici fotografie e delle quattro fatture presentate».
La Systemtechnik contesta espressamente la valutazione di cui al punto 34 della sentenza nella causa T‑434/09. Tuttavia, tale punto contiene (diversamente dal ragionamento svolto al punto 33) una valutazione dei fatti operata dal Tribunale. In sede di impugnazione, essa esula pertanto dalla competenza della Corte.
Ritengo, pertanto, che il primo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P, debba essere respinto in quanto irricevibile.
Mancata constatazione della non applicabilità della regola 40, paragrafo 5: regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione (quarto motivo d’impugnazione nella causa C‑610/11 P)
Con riguardo alla mia conclusione sul terzo motivo di impugnazione nella causa C‑610/11 P, non ritengo necessario prendere nuovamente in esame la questione dell’applicazione della regola 40, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione.
In forza dell’articolo 61, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, quando l’impugnazione è accolta, la Corte annulla la decisione del Tribunale. Qualora lo stato degli atti lo consenta, essa può statuire definitivamente sulla controversia. Essa può anche rinviare la causa al Tribunale.
Ho concluso che l’impugnazione nella causa C‑610/11 P è fondata nella parte in cui riguarda la sussistenza del potere discrezionale dell’UAMI in ordine alla presa in considerazione di prove dell’uso effettivo presentate tardivamente.
Tenuto conto dei dati disponibili e degli argomenti fatti valere dalle parti con riferimento a questo punto, sia dinanzi al Tribunale, sia dinanzi alla Corte, ritengo possibile che la Corte statuisca definitivamente sulla questione se la commissione di ricorso abbia esercitato correttamente il proprio potere discrezionale.
Nella causa in esame, il Tribunale non ha considerato, nell’ambito del terzo motivo di impugnazione, la conclusione formulata in subordine dalla commissione di ricorso che, se dotata di potere discrezionale, avrebbe deciso di non prendere in considerazione le prove, dal momento che non è stata fornita alcuna spiegazione del perché tali prove siano state prodotte per la prima volta dinanzi ad essa.
A mio parere, la commissione di ricorso non ha adeguatamente motivato la decisione di esercitare il proprio potere discrezionale nei confronti della ricorrente. In particolare, ha omesso di considerare la rilevanza delle prove per l’esito del procedimento di decadenza, vale a dire, la questione se la ricorrente debba perdere i diritti al proprio marchio, e di esaminare la mancata risposta della divisione di annullamento alla richiesta, da parte della Systemtechnik (che ha sollevato questioni di riservatezza), di adozione di un atto di procedura, specificando se reputasse necessario acquisire agli atti altre prove e singoli documenti. Sulla base dei dati disponibili ritengo che fosse indispensabile che la commissione di ricorso considerasse e ponderasse questi due elementi, nel decidere come esercitare il proprio potere discrezionale.
Di conseguenza, concludo che la decisione della Commissione di ricorso deve essere annullata.
Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura, che si applica alle impugnazioni ai sensi dell’articolo 184, paragrafo 1, dello stesso regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 3, se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi, le spese sono compensate e, qualora ciò appaia giustificato alla luce delle circostanze, la Corte può decidere che una parte sostenga una quota delle spese della controparte.
In ciascuna causa, tutte le parti hanno presentato domanda in merito alle spese.
Nella sentenza C‑609/11 P, ritengo che le spese debbano essere sostenute dalla Systemtechnik, in quanto parte soccombente. Nella causa C‑610/11 P, ciascuna parte deve sopportare le proprie spese, in quanto ciascuna è rimasta vittoriosa su alcuni punti.
Tenuto conto delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di:
respingere in toto il ricorso e
condannare la Systemtechnik a pagare le spese sostenute dall’UAMI e dalla Clean Solutions.
annullare la sentenza del Tribunale nella causa T‑434/09, Centrotherm Systemtechnik/UAMI– centrotherm Clean Solutions (CENTROTHERM);
annullare la decisione della commissione di ricorso dell’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI) del 25 agosto 2009, nella parte in cui ha respinto il ricorso avverso la decisione della divisione di annullamento del 30 ottobre 2007 e
( 2 )	Cause T-427/09 centrotherm Clean Solutions/UAMI - Centrotherm Systemtechnik (CENTROTHERM), Racc. pag. II-6207, e T-434/09 Centrotherm Systemtechnik/UAMI - centrotherm Clean Solutions (CENTROTHERM), Racc. pag. II-6227.
( 3 )	Regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio, del 20 dicembre 1993 (GU 1994, L 11, pag. 1), come modificato.
( 4 )	Regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio, del 26 febbraio 2009 (versione codificata) (GU L 78, pag. 1). V. articolo 167.
( 5 )	Tali sanzioni comprendono la decadenza del marchio di cui trattasi.
( 6 )	In merito all’applicabilità della seconda parte della frase dell’articolo 76 anche ai procedimenti attinenti ai motivi di decadenza, v. paragrafi da 101 a 108 infra.
( 7 )	Regolamento (CE) n. 2868/95 della Commissione, del 13 dicembre 1995, recante modalità di esecuzione del regolamento n. 40/94 (GU 1995, L 303, pag. 1) come modificato, tra l’altro, dal regolamento (CE) n. 1041/2005 della Commissione, del 29 giugno 2005 (GU 2005 L 172, pag. 4).
( 8 )	V. considerando 5 del regolamento di esecuzione.
( 9 )	V. considerando 6 del regolamento di esecuzione.
( 10 )	L’articolo 42, paragrafi 2 e 3, del regolamento n. 207/2009, descrive l’esame dell’opposizione, nel cui ambito il richiedente il marchio chiede che l’opponente fornisca la prova di avere seriamente utilizzato il proprio marchio comunitario o nazionale. Il fondamento per l’applicazione della regola 22, paragrafi 2, 3 e 4, al procedimento di decadenza risiede nella regola 40 del regolamento di esecuzione. V. infra, paragrafo 13.
( 11 )	V. paragrafo 6 supra.
( 12 )	Accordo di Nizza del 15 giugno 1957, concernente la classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai quali si applicano i marchi di fabbrica e di commercio nella versione riveduta e modificata.
( 13 )	In particolare, articoli 15, paragrafo 1, 42, paragrafo 2, e 57, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009.
( 14 )	Sentenza del 29 settembre 2011, T‑415/09, attualmente oggetto di impugnazione nella causa C‑621/11 P, sulla quale presento oggi le mie conclusioni.
( 15 )	In proposito, la Clean Solutions cita la sentenza del 27 ottobre 2005, Éditions Albert René/UAMI–Orange (MOBILIX), T-336/03, Racc. pag. II-4667.
( 16 )	Articolo 256 TFUE e articolo 58 dello Statuto della Corte di giustizia.
( 17 )	V. il considerando 7 del regolamento di esecuzione; l’ultimo considerando del regolamento n. 40/94. V., inoltre, il considerando 19 del regolamento n. 207/2009 e l’articolo 162 di detto regolamento.
( 18 )	V. punti da 18 a 20 della sentenza impugnata.
( 19 )	Articolo 51, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009.
( 20 )	Articolo 55, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009.
( 21 )	Articolo 15, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009.
( 22 )	Il corsivo è mio.
( 23 )	Ad esempio, il testo francese sembra più neutro su questo punto, stabilendo che la domanda deve contenere «les faits, preuves et observations présentés à l’appui de la demande». I testi neerlandese e tedesco, per citare solo due esempi, sembrano più simili al testo in inglese: nel testo neerlandese viene usata l’espressione «een opgave van de feiten, bewijsmateriaal en argumenten die ter staving van deze gronden worden aangevoerd», mentre il testo tedesco recita «die Angabe der zur Begründung vorgebrachten Tatsachen, Beweismittel und Bemerkungen».
( 24 )	Regola 40, paragrafo 1, del regolamento di esecuzione. I motivi di inammissibilità di tali domande sono enunciati nella regola 39 del regolamento di esecuzione.
( 25 )	Altre versioni linguistiche non sembrano contraddire tale lettura. Ad esempio, il testo francese recita «l’Office demande au titulaire de la marque communautaire la preuve de l’usage de la marque au cours d’une période qu’il précise»; il testo neerlandese recita: «verzoekt het Bureau de eigenaar van het Gemeenschapsmerk binnen een door het Bureau te stellen termijn het bewijs van het normale gebruik van het merk te leveren» e il testo tedesco recita: «setzt das Amt dem Inhaber der Gemeinschaftsmarke eine Frist, innerhalb der er den Nachweis der ernsthaften Benutzung der Marke zu führen hat».
( 26 )	V., ad esempio, sentenza del 9 settembre 2010, UAMI/Borco-Marken-Import Matthiesen, C-265/09 P, Racc. pag. I-8265, punto 57.
( 27 )	Ordinanza del 27 gennaio 2004, La Mer Technology, C-259/02, Racc. pag. I-1159, punto 27. V., inoltre, sentenze dell’11 marzo 2003, Ansul, C-40/01, Racc. pag. I-2439, punti da 36 a 43; dell’11 maggio 2006, Sunrider/UAMI, C-416/04 P, Racc. pag. I-4237, punto 70, e del 19 dicembre 2012, Leno Merken, C‑149/11, punto 29.
( 28 )	V., ad esempio, gli articoli 42 paragrafo 2, e 57, paragrafo 2, del regolamento n. 207/2009 e la regola 22, paragrafo 2, del regolamento di esecuzione. V. anche i successivi paragrafi da 115 a 118.
( 29 )	L’articolo 42, paragrafo 1, del regolamento n. 207/2009, prevede la stessa regola nell’ambito dei procedimenti di opposizione. L’articolo 57, paragrafo 1, si applica anche all’esame della domanda di dichiarazione di nullità.
( 30 )	Sentenza del 13 marzo 2007, UAMI/Kaul, C-29/05 P, Racc. pag. I-2213, punto 42.
( 31 )	Tale questione è attualmente oggetto di esame nell’ambito dell’impugnazione nella causa New Yorker SHK Jeans/UAMI, C‑621/11 P.
( 32 )	Cit. supra alla nota 27, punto 29.