Source: http://urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=105&stat=&IDReg=3
Timestamp: 2020-01-18 00:13:21+00:00
Document Index: 129760535

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 36', 'art. 10', 'art. 36', 'art. 40', 'art. 36']

URBIUM - edilizia ed urbanistica :Valle D'Aosta
IL MANCATO RISPETTO DEL TERMINE ASSEGNATO PER L'INTEGRAZIONE DOCUMENTALE DI UNA PRATICA DI CONDONO LEGITTIMA IL DINIEGO DEL TITOLO IN SANATORIA
Il termine assegnato per l'integrazione documentale di una pratica di condono riveste carattere tassativo (salvi i casi di impossibilità non imputabile), sicché l'inottemperanza a tale richiesta determina la legittima chiusura della pratica e costituisce legittimo motivo di diniego della concessione edilizia in sanatoria.
IN CASO DI RIGETTO DELL’ISTANZA DI SANATORIA NON SI DEVE ADOTTARE UN NUOVO PROVVEDIMENTO DI DEMOLIZIONE DELLE OPERE ABUSIVE
L'ente locale, in caso di rigetto dell'istanza di sanatoria, non è tenuto ad adottare un nuovo provvedimento di demolizione delle opere abusive: in caso contrario, si finirebbe per riconoscere in capo al privato, destinatario del provvedimento sanzionatorio, il potere di paralizzare, attraverso un sostanziale suo annullamento, quel medesimo provvedimento.
SI ESCLUDE LA SANATORIA SE IL VINCOLO È ANTERIORE RISPETTO ALLE OPERE ABUSIVE E SE QUESTE NON SONO CONFORMI ALLE NORME URBANISTICHE
L'esclusione dalla sanatoria è subordinata a due condizioni, costituite a) dal fatto che il vincolo sia stato istituto prima dell'esecuzione delle opere abusive, e b) dal fatto che le opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo risultino non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.
IL PARERE NEGATIVO ESPRESSO DALLA COMMISSIONE EDILIZIA SULLA RICHIESTA DI TITOLO IN SANATORIA EQUIVALE AD UN PROVVEDIMENTO DI DINIEGO
In tema di concessione edilizia in sanatoria, la comunicazione del parere negativo espresso dalla Commissione edilizia sulla relativa richiesta equivale, sotto il profilo contenutistico, ad un provvedimento di diniego direttamente e immediatamente impugnabile, dovendosi ritenere che l'organo competetene a provvedere, proprio mediante la comunicazione di detto parere, ne abbia inteso fare propria la conclusione.
IL PARERE DELL’AUTORITÀ PREPOSTA AL VINCOLO PER LA DEMOLIZIONE DELL’IMMOBILE PRIVO DI TITOLO IN ZONA VINCOLATA NON SERVE IN CASO DI DINIEGO DI CONDONO
A fronte del diniego di condono, la demolizione di un immobile privo di permesso di costruire e costruito in zona soggetta a vincolo paesaggistico non necessita di alcun parere dell'autorità preposta al vincolo, ben potendo l'Amministrazione procedere ai sensi dell'art. 27 del d.P.R. n. 380 del 2001, e ciò indipendentemente dal carattere assoluto o relativo del vincolo.
UN DINIEGO DI CONDONO EDILIZIO PUÒ ESSERE ADEGUATAMENTE MOTIVATO CON UN RICHIAMO ALLE CONFERENTI RILEVAZIONI AEROFOTOGRAMMETRICHE
Un diniego di condono edilizio basato sul tempus commissi delicti del relativo abuso può ben essere adeguatamente motivato con un richiamo alle conferenti rilevazioni aerofotogrammetriche.
IL DINIEGO DI SANATORIA È ADEGUATAMENTE MOTIVATO CON L’ESPLICITAZIONE DELLA CARENZA DEI PRESUPPOSTI DI LEGGE, IN PARTICOLARE DELLA DOPPIA CONFORMITÀ
Il provvedimento di diniego della sanatoria ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001 deve ritenersi adeguatamente motivato attraverso l'esplicitazione della carenza dei relativi presupposti di legge, in particolare della ricorrenza della condizione della c.d. ‘doppia conformità'.
IL PARERE NEGATIVO DELL'AUTORITÀ PREPOSTA ALLA TUTELA DEL VINCOLO PAESAGGISTICO HA VALORE VINCOLANTE E PRECLUSIVO NEL PROCEDIMENTO DI CONDONO EDILIZIO
Ai sensi degli artt. 31 e ss. della legge n. 47/1985, il parere negativo formulato dalla autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico ha valore vincolante e preclusivo nel procedimento di condono edilizio. Tale parere può essere sinteticamente motivato nel riferimento alla descrizione delle opere e alle concrete circostanze nelle quali le stesse sono collocate, essendo la difesa del paesaggio valore costituzionale primario.
È LEGITTIMO IL RIGETTO DELLA RICHIESTA DI CONDONO AVENTE AD OGGETTO LA CHIUSURA DI UNA VERANDA, POICHÈ SI TRATTA DI NUOVA COSTRUZIONE, DIVERSA DALLA PREESISTENTE
È legittimo un diniego di condono avente ad oggetto la chiusura di una veranda, per adibirla a sala ristorante, poiché tale intervento dà luogo ad una nuova costruzione, con creazione non solo di nuovi volumi, ma di un manufatto con caratteristiche del tutto diverse da quelle della struttura preesistente
IL DINIEGO DI CONDONO NON DEVE ESSERE PRECEDUTO DALLA COMUNICAZIONE DEL PREAVVISO
Il diniego di condono non deve essere preceduto dalla comunicazione del preavviso di diniego: a tale riguardo, la normativa sul condono costituisce un sistema chiuso, come tale insuscettivo di essere integrato dalla normativa generale della quale fa parte la norma ex art. 10 bis legge 241/1990.
IL RIGETTO DELLA SANATORIA NON CONSENTE DI RIDISCUTERE E CONTESTARE LA NATURA ABUSIVA DELL’OPERA
Se l'attivazione del procedimento di sanatoria di abuso edilizio comporta la sospensione temporanea dell'applicazione delle sanzioni edilizie, potendo l'abuso essere sanato, non può tuttavia con ciò ritenersi che il rigetto della sanatoria consenta all'interessato di ridiscutere e contestare, in occasione della comunicazione del diniego, la natura abusiva dell'opera e la tipologia di appartenenza che sono già individuate nell'originaria ordinanza rimasta inoppugnata.
L'art. 36 comma 3, d.P.R. n. 380 del 2001 configura a tutti gli effetti un'ipotesi di tipizzazione legale del silenzio serbato dall'Amministrazione. Pertanto, una volta decorsi inutilmente i sessanta giorni ivi previsti, sulla domanda di accertamento di conformità si forma a tutti gli effetti un atto tacito di diniego, con conseguente onere a carico dell'interessato di impugnarlo, nel termine processuale di legge, anch'esso pari a sessanta giorni, decorrente dalla data di formazione dell'atto negativo tacito.
IN CASO DI DUBBI SULL'EPOCA DI REALIZZAZIONE DELL'ABUSO EDILIZIO, LEGITTIMAMENTE L’AMMINISTRAZIONE PUÒ RESPINGERE L’ISTANZA DI CONDONO
Con riferimento alla prova relativa alla realizzazione degli abusi per i quali siano state presentate domande di condono edilizio, laddove in base agli atti allegati dal richiedente emergano rilevanti dubbi in ordine all'effettivo momento di realizzazione dell'abuso (nonché, più in generale, dubbi in ordine alla complessiva attendibilità del quadro temporale rappresentato dal richiedente), del tutto legittimamente l'amministrazione può respingere l'istanza di condono, senza che sulla stessa gravi l'onere, di segno inverso, di fornire a propria volta un'autonoma prospettazione in ordine al momento in cui verosimilmente gli interventi siano stati realizzati.
IL DINIEGO DI SANATORIA DI OPERE REALIZZATE IN VIOLAZIONE DEL VINCOLO STORICO-ARTISTICO NON RICHIEDE SPECIFICA MOTIVAZIONE
Il diniego della sanatoria di opere realizzate in violazione del vincolo storico-artistico, ai sensi della l. 1 giugno 1939 n. 1089, non richiede specifica motivazione essendo sufficiente ad integrare il provvedimento negativo la mera constatazione dell'abuso.
PRESUPPOSTO PER LA CONCEDIBILITÀ DI UN PROVVEDIMENTO DI CONDONO EDILIZIO È CHE LA DOMANDA NON SIA DOLOSAMENTE INFEDELE
Tra i presupposti per la concedibilità di un provvedimento di condono edilizio vi è che la domanda, e l'istruttoria basata sulla domanda, non siano dolosamente infedeli: che, cioè, come si desume dall'art. 40 della l. n. 47 del 1985, non vengano in rilievo omissioni o inesattezze rilevanti.
LA MANCANZA DEI BOLLETTINI COMPROVANTI IL VERSAMENTO DELL'OBLAZIONE E LE VARIAZIONI ICI E TARSU NON È MOTIVO DETERMINANTE IL RIGETTO DELLA DOMANDA DI CONDONO
Il rilievo della mancanza dei bollettini comprovanti l'avvenuto versamento della seconda e terza rata dell'oblazione e delle variazioni ici e tarsu non incide su quello che è il motivo determinante il rigetto della domanda di condono edilizio, legato al mancato completamento funzionale dell'intervento di cambio di destinazione d'uso.
IN CASO DI DINIEGO DELLA DOMANDA DI CONDONO IL COMUNE È TENUTO A RINNOVARE L’INGIUNZIONE DI DEMOLIZIONE FISSANDO UN NUOVO TERMINE PER L’OTTEMPERANZA
In caso di diniego della domanda di condono, sopravviene una autonoma ragione di contrasto dell'opera con la normativa e il Comune è tenuto a rinnovare l'ingiunzione di demolizione che su ciò si fonda, fissando un nuovo termine per l'ottemperanza da parte dell'interessato.
IL DINIEGO DI SANATORIA DEVE ESSERE SUFFICIENTEMENTE MOTIVATO PER CONSENTIRE ALL'INTERESSATO DI RENDERSI CONTO DEGLI IMPEDIMENTI AL SUO PROGETTO
I provvedimenti di diniego di concessione di costruzione in sanatoria devono essere sufficientemente motivati e ciò al fine di consentire all'interessato di rendersi conto degli impedimenti che si frappongono alla realizzazione del suo progetto, di poterlo adeguare alle esigenze pubbliche che l'Amministrazione ha inteso tutelare e di confutare in maniera esaustiva la legittimità di tale provvedimento davanti al giudice competente.
ACCERTAMENTO DI CONFORMITÀ: IL SILENZIO DELLA P.A. HA VALORE DI DINIEGO DELLA SANATORIA SIA IN RELAZIONE A INTERVENTI OGGETTO DI D.I.A. CHE DI PERMESSO DI COSTRUIRE
Il silenzio sull'istanza di sanatoria di cui agli artt. 36 e 37, comma 4, D.P.R n. 380/2001, ha valore di silenzio-rigetto, e non già di mero silenzio-inadempimento, derivandone che, anche qualora la procedura del c.d. accertamento di conformità sia esperita in relazione ad intervento edilizio oggetto di d.i.a., e non come nel caso dell'art. 36 cit. di permesso di costruire, la mancata pronuncia dell'amministrazione sulla relativa domanda entro sessanta giorni dal suo ricevimento ha il valore di diniego tacito della sanatoria.