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Timestamp: 2020-04-08 22:05:26+00:00
Document Index: 69873401

Matched Legal Cases: ['art. 234', 'art. 234', 'art. 234', 'art. 234', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 191', 'art. 354', 'art. 189']

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By Andrea Ranghino on	 June 25, 2018 2/2018
Corte di Cassazione, sez. V penale, 16 gennaio 2018, n. 8736
È richiamata, inoltre, una recente pronuncia in cui si sostiene che i fotogrammi scaricati dal sito internet Google Earth costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili ai sensi dell’art. 234 co. 1 c.p.p. e 189 c.p.p.[1]
La nozione di “documento” di cui all’art. 234 co. 1 c.p.p. e le garanzie previste per l’acquisizione dei dati informatici.
Come rilevato in dottrina[2], il codice di procedura penale ha consapevolmente omesso di fornire una definizione di “documento”, essendosi limitato a prevedere la possibilità di acquisire ogni supporto materiale che rappresenti fatti, persone o cose. Gli elementi costitutivi del documento sono, dunque: (i) il fatto rappresentato, ossia l’oggetto della prova; (ii) la rappresentazione, che è la creazione di un equivalente al fatto rappresentato; (iii) l’incorporamento, vale a dire la procedura con cui la rappresentazione è fissata sulla base materiale e (iv) la base materiale, che è il mezzo con cui si conserva e si riproduce la rappresentazione[3].
La decisione di lasciare aperto il catalogo dei supporti idonei a riprodurre il documento ha certamente agevolato l’estensione della disciplina dettata dall’art. 234 co. 1 c.p.p. anche ai documenti informatici.
Tale possibilità, del resto, è stata ammessa pacificamente dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo cui: «I dati contenuti nel computer […] costituiscono prova documentale ai sensi dell’art. 234 c.p.p., comma 1, trattandosi della rappresentazione di cose, termine cui deve attribuirsi la più ampia estensione, effettuata mediante mezzi diversi da quelli tradizionali, così come previsto dalla norma»[4].
Se non vi sono dubbi sulla possibilità di ricondurre il documento informatico alla categoria di documenti di cui al citato art. 234, più incerto è il rapporto tra il documento informatico e i documenti tradizionali. Infatti, se da un lato, il documento informatico potrebbe essere ritenuto una species di rappresentazione nuova e ulteriore rispetto a quelle codificate; dall’altro, si è correttamente osservato che uno scritto, una fotografia o un video possono indistintamente rivestire la tradizionale forma analogica oppure quella digitale, quando sono contenuti all’interno di un file.
Proprio in ragione della rilevanza di tali dati, la l. 48/2008, modificando alcune norme del codice procedura penale, ha imposto, in caso di accertamenti su materiale informatico, di adottare misure tecniche idonee ad assicurarne la conservazione e a impedirne l’alterazione, nonché di procedere, se possibile, alla immediata duplicazione dei dati mediante procedura che garantisca la conformità della copia all’originale e la sua immodificabilità.
Va rilevato, peraltro, come a differenza di quanto affermato nella sentenza in esame, in dottrina si è sostenuto che l’adozione di procedure scorrette, a tal punto da far sorgere dubbi in ordine alla conformità della copia all’originale, comporterebbe l’inutilizzabilità del dato digitale in quanto acquisito in violazione dell’art. 191 c.p.p[5].
Parimenti in dottrina non si condivide l’opinione secondo cui l’acquisizione di dati da un hard disk sia da considerare sempre alla stregua di un accertamento tecnico ripetibile, ai sensi dell’art. 354 c.p.p., dal momento che la semplice accensione del computer potrebbe portare alla modica di alcuni dati conservati nella memoria[6].
Nel precedente relativo ai fotogrammi scaricati dal sito Google Earth, infatti, non si fa mai riferimento alla nozione di “documento informatico”, riconducendo, piuttosto, tali immagini alla categoria delle prove atipiche di cui all’art. 189 c.p.p.
Infine, nella fase conclusiva del ragionamento è richiamata una pronuncia in cui si afferma che le copie fotostatiche hanno efficacia probatoria anche in assenza di una certificazione ufficiale di conformità, in forza del principio della libertà della prova[7].