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Timestamp: 2019-04-25 16:21:58+00:00
Document Index: 105972233

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', '§ 2', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 2', 'in fine', 'sentenza ']

L'ordinazione alle Donne non è possibile ne oggi ne mai (Documentazione ufficiale) - DIFENDERE LA VERA FEDE
L'ordinazione alle Donne non è possibile ne oggi ne mai (Documentazione ufficiale)
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da un articolo del 3 luglio 1993
Wojtyla ripete il no alle donne sacerdote:
" la stessa fede cristiana che rischia di essere compromessa "
ribadito il no ad ogni ipotesi di aprire alle donne il sacerdozio.
A poco piu' di un mese dalla sua nuova visita negli Stati Uniti, dove presidiera' a Denver la Giornata mondiale della gioventu' , Giovanni Paolo II ha denunciato con molta fermezza il femminismo "aspro e ideologizzato" di non poche cattoliche americane, cosi' radicato in alcuni ambienti della Chiesa negli Stati Uniti da rappresentare spesso motivo di imbarazzo nella gerarchia episcopale.
Il Papa riceveva ieri in visita "ad limina" i vescovi americani delle province ecclesiastiche di Baltimora, Washington, Miami e Atlanta. Ancora una volta Giovanni Paolo II ha ripetuto il suo fermo no ad ogni ipotesi di aprire alle donne le porte del sacerdozio, come continuano a reclamare molte femministe degli Stati Uniti.
Nello stesso tempo, e per la prima volta in modo cosi' esplicito, ha accusato certe religiose di alimentare un femminismo esasperato e dannoso, in un momento in cui in altri Paesi occidentali le donne cattoliche e le stesse suore impegnate vanno ricercando la via di "rivendicazioni" piu' realistiche.
In un discorso, il pontefice ha affrontato due temi particolarmente delicati: il ruolo della donna nella Chiesa e la corretta concezione del rapporto fra sacerdozio ordinato e sacerdozio comune, quello cioe' dei fedeli.
"La Chiesa . ha affermato . considera i diritti della donna un passo essenziale verso una piu' giusta e matura societa' ed essa non puo' non far proprio questo giusto obiettivo". Ma ha voluto puntualizzare che nella Chiesa vi sono dei "limiti". E per indicarli, ha preferito lamentarsi del "clima di insoddisfazione" che alcuni "circoli" cercano di rafforzare contro la posizione della Chiesa sul problema femminile ed in particolare sul sacerdozio delle donne, ormai accettato nel mondo anglicano e da altre Chiese cristiane negli Stati Uniti.
Giovanni Paolo II ha invitato a ben distinguere "fra i diritti civili e umani di una persona e i diritti, i doveri, il ministero e le funzioni che gli individui hanno o godono all' interno della Chiesa". "Una ecclesiologia manchevole . ha affermato . puo' facilmente condurre a presentare false questioni o a sollevare false speranze".
"Cio' che e' certo e' che la questione non puo' essere facilmente risolta attraverso un compromesso con un femminismo che si polarizza lungo linee aspre e ideologiche. Non e' solo il fatto che alcune persone reclamano un diritto per le donne di essere ammesse al sacerdozio nella sua forma estrema. E' la stessa fede cristiana che rischia di essere compromessa . ha sottolineato Papa Wojtyla .. Sfortunatamente questo tipo di femminismo e' incoraggiato da alcune persone nella Chiesa, comprese alcune religiose i cui atteggiamenti, convinzioni e comportamenti non corrispondono a cio' che il Vangelo e la Chiesa insegnano".
"Spetta ai vescovi . ha concluso . affrontare la sfida che persone con queste convinzioni rappresentano ed invitarle ad un sincero e onesto dialogo sulle aspettative delle donne nella Chiesa".
segue il testo ufficiale redatto dal Pontefice nel 1984
[Edited by Caterina63 9/11/2009 11:03 PM]
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9/11/2009 11:01 PM
Quando sorse la questione dell'ordinazione delle donne presso la Comunione Anglicana, il Sommo Pontefice Paolo VI, in nome della sua fedeltà all'ufficio di custodire la Tradizione apostolica, ed anche allo scopo di rimuovere un nuovo ostacolo posto sul cammino verso l'unità dei cristiani, ebbe cura di ricordare ai fratelli anglicani quale fosse la posizione della Chiesa cattolica: «Essa sostiene che non è ammissibile ordinare donne al sacerdozio, per ragioni veramente fondamentali.
- l'esempio, registrato nelle Sacre Scritture, di Cristo che scelse i suoi Apostoli soltanto tra gli uomini;
- la pratica costante della Chiesa, che ha imitato Cristo nello scegliere soltanto degli uomini;
- e il suo vivente magistero, che ha coerentemente stabilito che l'esclusione delle donne dal sacerdozio è in armonia con il piano di Dio per la sua Chiesa» [1].
Ma poiché anche tra teologi ed in taluni ambienti cattolici la questione era stata posta in discussione, Paolo VI diede mandato alla Congregazione per la Dottrina della Fede di esporre ed illustrare in proposito la dottrina della Chiesa. Ciò fu eseguito con la Dichiarazione Inter Insigniores, che il Sommo Pontefice approvò e ordinò di pubblicare [2].
2. La Dichiarazione riprende e spiega le ragioni fondamentali di tale dottrina, esposte da Paolo VI, concludendo che la Chiesa «non si riconosce l'autorità di ammettere le donne all'ordinazione sacerdotale» [3]. A queste ragioni fondamentali il medesimo documento aggiunge altre ragioni teologiche che illustrano la convenienza di tale disposizione divina, e mostra chiaramente come il modo di agire di Cristo non fosse guidato da motivi sociologici o culturali propri del suo tempo. Come successivamente precisò il Papa Paolo VI, «la ragione vera è che Cristo, dando alla Chiesa la sua fondamentale costituzione, la sua antropologia teologica, seguita poi sempre dalla Tradizione della Chiesa stessa, ha stabilito così» [4]. Nella Lettera Apostolica Mulieris dignitatem, io stesso ho scritto a questo proposito: «Chiamando solo uomini come suoi apostoli, Cristo ha agito in un modo del tutto libero e sovrano. Ciò ha fatto con la stessa libertà con cui, in tutto il suo comportamento, ha messo in rilievo la dignità e la vocazione della donna, senza conformarsi al costume prevalente e alla tradizione sancita anche dalla legislazione del tempo» [5].
Infatti i Vangeli e gli Atti degli Apostoli attestano che questa chiamata è stata fatta secondo l'eterno disegno di Dio: Cristo ha scelto quelli che egli ha voluto [6], e lo ha fatto in unione col Padre, «nello Spirito Santo» [7], dopo aver passato la notte in preghiera [8]. Pertanto, nell'ammissione al sacerdozio ministeriale [9], la Chiesa ha sempre riconosciuto come norma perenne il modo di agire del suo Signore nella scelta dei dodici uomini che Egli ha posto a fondamento della sua Chiesa [10]. Essi, in realtà, non hanno ricevuto solamente una funzione, che in seguito avrebbe potuto essere esercitata da qualunque membro della Chiesa, ma sono stati specialmente ed intimamente associati alla missione dello stesso Verbo incarnato [11]. Gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori [12] che sarebbero ad essi succeduti nel ministero [13]. In tale scelta erano inclusi anche coloro che, attraverso i tempi della Chiesa, avrebbero proseguito la missione degli Apostoli di rappresentare Cristo Signore e Redentore [14].
La presenza e il ruolo della donna nella vita e nella missione della Chiesa, pur non essendo legati al sacerdozio ministeriale, restano comunque assolutamente necessari e insostituibili. Come è stato rilevato dalla stessa Dichiarazione Inter Insigniores, «la Santa Madre Chiesa auspica che le donne cristiane prendano pienamente coscienza della grandezza della loro missione: il loro ruolo sarà oggigiorno determinante sia per il rinnovamento e l'umanizzazione della società, sia per la riscoperta, tra i credenti, del vero volto della Chiesa» [15].
Il Nuovo Testamento e tutta la storia della Chiesa mostrano ampiamente la presenza nella Chiesa di donne, vere discepole e testimoni di Cristo nella famiglia e nella professione civile, oltre che nella consacrazione totale al servizio di Dio e del Vangelo. «La Chiesa, infatti, difendendo la dignità della donna e la sua vocazione, ha espresso onore e gratitudine per quelle che, fedeli al Vangelo, in ogni tempo hanno partecipato alla missione apostolica di tutto il popolo di Dio. Si tratta di sante martiri, di vergini, di madri di famiglia, che coraggiosamente hanno testimoniato la loro fede ed educando i propri figli nello spirito del Vangelo hanno trasmesso la fede e la tradizione della Chiesa» [16].
D'altra Parte è alla santità dei fedeli che è totalmente ordinata la struttura gerarchica della Chiesa. Perciò, ricorda la Dichiarazione Inter Insigniores, «il solo carisma superiore, che si può e si deve desiderare, è la carità [17]. I più grandi nel Regno dei cieli non sono i ministri, ma i santi» [18].
Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli [19], dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa.
[1] cfr. Paolo VI, Rescritto alla lettera di Sua Grazia il Rev.mo Dott. F. D. Coggan, Arcivescovo di Canterbury, sul ministero sacerdotale delle donne, 30 novembre 1975: AAS 68 (1976), 599-600.
[2] cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Inter Insignores circa la questione dell'ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale, 15 ottobre 1976: AAS 69 (1977), 98-116.
[3] Ibid. 100
[4] Paolo VI, Il ruolo della donna nel disegno della salvezza, 30 gennaio 1977: Insegnamenti di Paolo VI, vol. XV, 1977, 111; cfr. anche Giovanni Paolo II Christifideles Laici, 30 dicembre 1988, n. 51: AAS 81 (1989), 393-521; Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1577.
[5] Giovanni Paolo II, Mulieris Dignitatem, 15 agosto 1988, n. 26: AAS 80 (1988), 1715.
[6] cfr. Mc 3,13-14; Gv 6,70.
[15] Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Inter Insigniores, VI: AAS 69 (1977) 115-116.
[16] Giovanni Paolo II, Mulieris Dignitatem, n. 27: AAS 80 (1988), 1719.
[17] cfr. 1 Cor 12-13.
[18] Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Inter Insigniores, VI: AAS 69 (1977) 115.
[19] cfr. Lc 22, 32.
a. l’esempio di Cristo, che scelse i suoi apostoli soltanto fra gli uomini;
b. la pratica costante della Chiesa, che ha imitato Cristo nello scegliere soltanto gli uomini;
c. il magistero della Chiesa, che ha costantemente ricondotto alla volontà di Dio l’esclusione femminile al sacerdozio.
La scelta di Gesù fu assolutamente libera e sovrana, così come scelse Pietro come primo Papa non certo per far contento il sindacato dei pescatori. Del resto, non fu ordinata sacerdote nemmeno Maria, Madre di Dio e della della Chiesa, a dimostrazione che l’esclusione delle donne non ne mortifica affatto la dignità e non dipende affatto da un livello di dignità inferiore. Semplicemente, dal fatto che uomini e donne sono diversi.
Un’ulteriore parola definitiva, che avrebbe dovuto chiudere ogni inutile discussione almeno fra i cattolici, è venuta da Giovanni Paolo II con la breve Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, del 22 maggio 1994, nella quale si legge testualmente: "In virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa". Tale affermazione - spiegava la Congregazione per la Dottrina della Fede in una nota del 1995 - trova fondamento nella parola di Dio, si deve considerare appartenente al deposito della fede, è proposta infallibilmente dal magistero ordinario ed esige un consenso definitivo, in quanto irreformabile. Ciò significa che nessun Papa e nessun collegio dei vescovi in futuro potrà modificare questa posizione. Foss’anche nel prossimo millennio.
Ma leggiamo il Catechismo
1577 « Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile [“vir”] ». 206 Il Signore Gesù ha scelto uomini [“viri”] per formare il collegio dei dodici Apostoli,207 e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori 208 che sarebbero loro succeduti nel ministero. 209 Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile. 210
[Edited by Caterina63 8/2/2016 11:01 PM]
La Santa Sede rispetta la decisione che alcuni vescovi hanno adottato, ma allo stesso tempo, la medesima Santa Sede ricorda che sarà sempre molto opportuno seguire la nobile tradizione del servizio all'altare da parte dei ragazzi. Come è noto ciò ha permesso uno sviluppo consolante delle vocazioni sacerdotali
Come è noto, con detto can. 230 § 2 si stabiliva che: "Laici ex temporanea deputatione in actionibus liturgicis munus lectoris implere possunt; item omnes laici muneribus commentatoris, cantoris aliisve ad normam iuris fungi possunt" ("I laici possono assolvere per incarico temporaneo la funzione di lettorenelle azioni liturgiche; cosi pure tutti i laici godono della facoltà di esercitare le funzioni di commentatore, cantore o altre ancora a norma del diritto".)
In profonda comunione con tutti i membri di codesta conferenza, mi è grato di professarmi dell'e.za vostra reverendissima,
Vista la recente notizia:
I TRADIZIONALISTI ANGLICANI FANNO PACE CON ROMA? SEMBRA DI SI
attraverso la quale pare proprio che una delle cause di questo ritorno sia stata l'esagerata ordinazione al femminile con dei vescovi limitati perchè donne...
approfondiamo ancora il tema leggendo cosa ebbe a dire anche Paolo VI il quale davvero ci rimase male quando nonostante le tante aperture, l'arcivescovo di Canterbury praticamente gli voltò le spalle ignorando i suoi appelli...
È consolante sapere che le decisioni prese, il dialogo avviato dieci anni or sono, si sono sviluppati e diffusi in molti luoghi, e che un nuovo spirito di reciproca stima e fiducia pervade sempre più le nostre relazioni.
In tale spirito di franchezza e di fiducia voi accennate nella vostra lettera di saluti a un problema che recentemente si è molto dilatato: la possibilità, che sembra molto fondata in diversi luoghi, che le Chiese Anglicane procedano all'ammissione delle donne all'ordinazione sacerdotale.
Abbiamo avuto già uno scambio di lettere su questo argomento, ed abbiamo avuto modo di esprimere la convinzione Cattolica in modo ancor più esauriente al Vescovo John Howe quando egli è venuto a portarci i vostri saluti. Il nostro affetto per la Comunione Anglicana è stato grande per tanti anni, ed abbiamo sempre nutrito e spesso manifestato l'ardente speranza che lo Spirito Santo ci conducesse, nell'amore e nell'obbedienza alla volontà di Dio, lungo il cammino della riconciliazione. Questa deve essere la misura della tristezza che proviamo nell'imbatterci in questo nuovo ostacolo, in questa minaccia su quel cammino.
Ma il venir meno della virtù della speranza significa non corrispondere all'opera dello Spirito Santo. Con tutta la forza dell'amore che ci muove, noi preghiamo che in questo tempo critico lo Spirito di Dio effonda abbondantemente la sua luce su tutti noi, e che la sua mano ci guidi sulla via della riconciliazione secondo la sua volontà.
Inoltre, sinceramente apprezziamo il fatto che voi ci abbiate espresso il desiderio di incontrarvi con noi, e vi assicuriamo che da parte nostra desideriamo tale incontro come una grande benedizione e come un ulteriore modo per promuovere quella completa unità voluta da Cristo per la sua Chiesa.
va detto che da allora, dal 1976 non solo le cose NON sono migliorate da questo punto di vista, ma sono peggiorate avendo la comunità anglicana non soltanto aperto il sacerdozio alle donne ed ora anche alle donne vescovo, ma ha avviato anche i primi matrimoni fra pastori omosessuali.....
11/7/2009 12:02 PM
Chiesa e anglicani: perché il no al sacerdozio delle donne è dottrina definitiva e infallibile
Pubblichiamo una nota di Massimo Introvigne sulla nullità del sacerdozio femminile. La nota è un utile approfondimento nella vicenda del rientro di alcune Comunità Anglicane nella Chiesa Cattolica (inter alia vedi qui).
Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 20 ottobre 2009 sugli anglicani ribadisce implicitamente che mentre il celibato sacerdotale è una disposizione amministrativa derogabile il "no" al sacerdozio femminile è una questione non solo disciplinare ma dogmatica su cui la Chiesa si è pronunciata in modo definitivo e infallibile. La questione è stata chiarita il 28 ottobre 1995 dalla stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger, tramite una risposta - approvata "speciali modo" dal Papa Giovanni Paolo II - a un "dubbio" relativo alla lettera apostolica del 1994 "Ordinatio sacerdotalis" di Giovanni Paolo II che trascrivo da "L'Osservatore Romano" del 19 novembre 1995 insieme al commento illustrativo.
In occasione della pubblicazione della Risposta della Congregazione per la Dottrina della fede a un dubbio riguardante il motivo per cui è da considerarsi definitive tenenda la dottrina esposta nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, sembrano opportune alcune riflessioni. La rilevanza ecclesiologica di questa lettera apostolica veniva sottolineata anche dalla stessa data di pubblicazione: infatti ricorreva in quel giorno, 22 maggio 1994, la solennità della Pentecoste. Ma tale rilevanza si poteva scoprire soprattutto nelle parole conclusive della lettera: “al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa costituzione divina della chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli (cf. Lc 22,32), dichiaro che la chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della chiesa” (n. 4).
L’intervento del Papa si era reso necessario non semplicemente per ribadire la validità di una disciplina osservata nella chiesa sin dall’inizio, ma per confermare una dottrina (n. 4) “conservata dalla costante e universale tradizione della chiesa” e “insegnata con fermezza dal magistero nei documenti più recenti”: dottrina che “attiene alla stessa divina costituzione della chiesa” (ivi).
In questo modo il santo padre intendeva chiarire che l’insegnamento circa l’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini non poteva essere ritenuto come “discutibile”, né si poteva attribuire alla decisione della chiesa “un valore meramente disciplinare” (ivi).
Nella lettera Ordinatio sacerdotalis il papa sofferma la sua considerazione in modo paradigmatico sulla persona della beata vergine Maria, madre di Dio e madre della chiesa: il fatto che ella “non abbia ricevuto la missione propria degli apostoli né il sacerdozio ministeriale mostra chiaramente che la non ammissione delle donne all’ordinazione sacerdotale non può significare una loro minore dignità né una discriminazione nei loro confronti” (n. 3). La diversità per quanto riguarda la missione non intacca l’uguaglianza nella dignità personale.Inoltre, per capire che non c’è violenza né discriminazione verso le donne, bisogna considerare anche la natura stessa del sacerdozio ministeriale, che è un servizio e non una posizione di umano potere o di privilegio sugli altri. Chi, uomo o donna che sia, concepisce il sacerdozio come affermazione personale, come termine o addirittura punto di partenza di una carriera di umano successo, sbaglia profondamente, perché il vero senso del sacerdozio cristiano, sia quello comune dei fedeli sia, in modo del tutto speciale, quello ministeriale, non si può trovare se non nel sacrificio della propria esistenza, in unione con Cristo, a servizio dei fratelli. Il ministero sacerdotale non può costituire né l’ideale generale né tantomeno il traguardo della vita cristiana. In questo senso, non è superfluo ricordare ancora una volta che “il solo carisma superiore, che si può e si deve desiderare, è la carità (cf. 1Cor 12,13)” (Inter insigniores, IV).
Ebbi già modo di esporre sulla questione in altri luoghi la questione del'argomento anche dal mio ruolo di Donna e che ben mi fa percepire invece l'intransigenza della Chiesa ad una normativa CHE NON PUO' MODIFICARE....
E' pazzesco di come la Chiesa dicendo a chiare lettere che NON E' UNA SUA OPZIONE la scelta del sacerdozio maschile (spiegandone le ragioni), si continui altrove a fare orecchie da mercante e soprattutto si continui ad usare o strumentalizzare un ecumenismo che sembra concedere una opzione piuttosto che un altra o entrambe...
Trovo infatti assurdo, ambiguo e confusionario e scandaloso... che il Pontefice nelle passate cerimonie ecumeniche ABBIA GUIDATO I VESPRI O LE PREGHIERE DELLA COMUNITA' INSIEME A FALSI VESCOVI DONNE....
che la tal cosa venisse a lui imposta non m'importa, lo scandalo c'è stato...e grazie al cielo Benedetto XVI sembra fare attenzione alla forma....evitando quegli spettacoli ecumenici del passato in cui non si capiva più nulla chi fosse alla guida della comunità...
Se dunque la Chiesa a ragione specifica con fior fiore di Documenti l'impossibilità di tale trasferimento sacramentale alle donne, è altrettanto ragionevole che la Chiesa e il Pontificio ecumenico cattolico la finisca di continuare nell'ambiguità DANDO SPAZIO VISIBILE a questi CIALTRONI....
La Donna ha un suo ruolo specifico nella Chiesa che nessuno le toglierà (Gesù all'incontro con Marta e Maria lo spiega bene!), così come l'uomo non può pretendere di usurpare il ruolo della Donna nella Chiesa E NEL MONDO....nella Famiglia, NELLA MATERNITA'....
La PATERNITA' ha il suo fondamento nel ruolo dell'UNICO sacerdote che è Cristo Signore, visibilità del PADRE....nella Chiesa con Maia ci è data la visibilità della maternità DI DIO ecco perchè san Paolo in Efesini spiega ed assimila la Chiesa in qualità di SPOSA e il Sacerdote (=Cristo) SUO SPOSO...
è pertanto innaturale che la Donna pretenda il sacerdozio ministeriale, fra le donne VESCOVO E LA CHIESA NON VI E' ALCUNA UNIONE....è solo scimmiottatura che deriva dal Demonio....
La smetta il card. Kasper di fare la corte a queste donne vescovo negli incontri ecumenici, è ora di prendere le distanze con tutta la carità NELLA VERITA'...
Dagli apostoli a Wojtyla, ecco perché
Caro Direttore, nei giorni scorsi se lo chiedeva in un articolo il collega Aldo Cazzullo, dispiaciuto dal rarefarsi dei candidati ai seminari, con l' abbandono di quei «presidi» anche sociali che sono le parrocchie. Scriveva, dunque: «Non capisco perché una donna non possa diventare sacerdote. Cosa le manca? Quale motivazione teologica lo impedisce?». Domande che, in questi mesi, si sono poste altri, davanti al rientro nella Chiesa cattolica, dopo quasi mezzo millennio di separazione, di una parte consistente della Comunità anglicana.
Per l' ordinazione di donne, invece, siamo davanti a una sorta di intangibile «elemento costitutivo» della Chiesa non solo cattolica, ma anche ortodossa: in tutto l' Oriente greco e slavo la sola proposta di sacerdoti femmine provocherebbe prima stupore e poi, insistendo, sdegno o ilarità. Il tema è così basilare che, nel suo debordante insegnamento, solo in due occasioni Giovanni Paolo II è sembrato fare appello, almeno nei toni, al carisma della infallibilità: è avvenuto sul rifiuto, sempre e comunque, di ogni legittimità dell' aborto; e sul rifiuto, appunto, del sacerdozio femminile.
In effetti, nella Pentecoste del 1994, papa Wojtyla indirizzava una Lettera apostolica ai vescovi di tutto il mondo con il titolo «Ordinatio Sacerdotalis». Un testo breve e secco che terminava con parole inequivocabili: «Al fine di togliere ogni dubbio su una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire a donne l' ordinazione sacerdotale e che questa nostra sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa».
Potremmo dunque vedere, in un futuro indefinito, preti cattolici sposati (come nell' ortodossia i pope, ma non i vescovi) ma non vedremo mai, parola di Giovanni Paolo II, parroci donne. Ginofobia, tabù sessuali, maschilismo? Niente affatto, replicava il Papa: «Il fatto che Maria Santissima, Madre di Dio e della Chiesa, non abbia ricevuto la missione propria degli apostoli né il sacerdozio ministeriale, mostra chiaramente che la non ammissione delle donne all' ordinazione non può significare una loro minore dignità o una discriminazione... Il ruolo femminile nella vita e nella missione della Chiesa, pur non essendo legato al sacerdozio ministeriale, resta assolutamente necessario e insostituibile».
Così - lo dicevamo - Oriente e Occidente cristiani hanno creduto e praticato sin dagli inizi, tanto che la Tradizione indivisa, qui, non ha subito alcuna eccezione in duemila anni. Ma perché questa intransigenza? Si possono trovare, certo, motivi di convenienza e di opportunità, si può fare appello a una ricca simbologia. Ma, alla fine, ricorda papa Wojtyla, il motivo di fronte al quale il credente deve inchinarsi, è quello enunciato da Paolo VI, che pure allineò molti e non irrilevanti argomenti umani: «La ragione vera è che Cristo, dando alla Chiesa la sua fondamentale costituzione, seguita poi sempre dalla Tradizione, ha stabilito così».
E Giovanni Paolo II confermava: «Nell' ammissione al servizio sacerdotale, la Chiesa ha riconosciuto come norma il modo di agire del suo Signore nella scelta di dodici uomini che ha posto a fondamento della sua Chiesa». E solo uomini scelsero quegli apostoli per loro successori, in una catena maschile che giunge sino a noi. La Chiesa cattolica è, a livello istituzionale, la sola, vera «monarchia assoluta» sopravvissuta. Il Papa vi può tutto, vi è supremo legislatore, esecutore, giudice. Può tutto, tranne contraddire alla Scrittura e alla Tradizione, indiscussa e ininterrotta, che l' ha interpretata. Siamo davanti a uno dei casi in cui anche gli onnipotenti pontefici romani spalancano le braccia: «Anche se volessimo, non possumus. Così il Cristo ha stabilito e noi non siamo che suoi esecutori. Obbediamo a una rivelazione, non a una ideologia umana».
Situazione, certo, comprensibile solo in una prospettiva di fede. Ma per dirla ancora con papa Wojtyla alla fine della sua Lettera apostolica: «I più grandi nel regno dei cieli non sono i preti, sono i santi». E di questi ultimi con nome femminile vi è abbondanza nel calendario cattolico. Come ricordò proprio quel Papa, tra i milioni di pellegrini di Lourdes pochi sanno il nome del parroco e forse nessuno quello del vescovo nel 1858. Ma tutti conoscono e venerano la piccola analfabeta che Maria scelse come sua portavoce e che la Chiesa, gestita da uomini, pose sugli altari, onorando questa «storia tra donne».
Quanto segue ringrazio Vilucchio che ha dato una bella riflessione all'argomento sul forum Famiglia Cattolica dove si discuteva sullo stesso argomento:
Vilucchio., 24/05/2010 17.52:
Nn so se rende il paragone....
parlano di uguaglianza tra donne e uomini....
Nn voglio entrare nel merito....ma una sacerdotessa cattolica che celebra Messa ha un che di stonato ( oltre che di oltraggioso)....
e' come dire vogliamo anche l'uomo col pancione....
e' come dire non e' giusto che solo la donna generi i figli e l'uomo dia solo il suo Dna genetico....
e' un sovvertire l'ordine voluto da Dio.
Il fatto che solo gli uomini possano essere ordinati sacerdoti e' la volonta' di Cristo Gesu'.Cosi' ha voluto e il Papa nn puo' e non deve andare contro la Sua volonta'.
Ma non vedo ingiustizie...perche' alla donna e' dato il compito di generare i figli ,dono di Dio e agli uomini il sacerdozio...se sono vocati ad esso.
Io ho una mia opinione...personalissima.....e cioe'....meglio pochi preti ma fedeli a Cristo Gesu' e alla sua dottrina e alla Sua Chiesa che non vedre una sacerdotessa all'altare ....lo vedo come una parodia della donna e del sacerdote.Non so se mi spiego....
aggiungiamo la parte teologica completamente ignorata da chi difende le pretesse...
Il Papa Giovanni Paolo II nel dire che non è in potere della Chiesa cambiare e dare il sacerdozio ordinato alle Donne, dice una cosa corretta che troviamo fin dalla Genesi...
l'Uomo è colui che reca IL SEME DELLA VITA...è lui che DONA LA VITA(=Cristo) la quale poi ha bisogno della Donna(Maria=Chiesa) perchè quel SEME porti frutto...
il sacerdozio è nell'Ordine costituito, infatti quanto al sacerdozio comune per via del Battesimo, anche noi donne lo abbiamo ricevuto, ma NON possiamo avere quello ORDINATO(=sacramento) perchè NOI RICEVIAMO E NON DETENIAMO IL SEME DELLA VITA..
Il Sacerdozio Ordinato è parte integrante di quella PATERNITA' IL CUI SEME E' DONATO DALL'UOMO...
PADRE=UOMO
MADRE=DONNA
SACERDOTE=UOMO
FIGLI= UOMINI E DONNE
il sacerdote infatti ha come compito di RIGENERARCI NELLA FIGLIOLANZA...attraverso LA MADRE CHIESA...infatti il Sacerdote effettua uno SPOSALIZIO con la Chiesa... mentre le suore per esempio non si sposano con la Chiesa, MA CON CRISTO...il sacerdote NON sposa Cristo MA DIVENTA L'ALTER CHRISTI, OSSIA COLUI CHE AGISCE(=GETTA IL SEME-DA I SACRAMENTI, FA LA CONSACRAZIONE, ASSOLVE DAI PECCATI) IN FUNZIONE DI CRISTO
Il Sacerdozio E' SOLO MASCHILE in quanto Cristo ha come Sposa LA CHIESA lo dice san Paolo agli Efesini...
Una donna-prete significherebbe UN MATRIMONIO CON LA CHIESA la quale la si vorrebbe assessuata proprio per evitare il CULTO MARIANO non a caso il sacerdozio femminile è preteso dai PROTESTANTI che hanno in orrore la devozione e il culto a Maria (tranne gli anglicani e luterani tradizionalisti)
per questo il Papa disse che "NON E' NEL POTERE DELLA CHIESA CAMBIARE LA SITUAZIONE" perchè sarebbe innaturale...
Queste donne pretesse non sono nulla, SI ILLUDONO ma non fanno neppure la Transustanziazione dell'Ostia, non consacrano nulla e i sacramenti che danno sono privi della grazia...ossia DEL SEME...SCIMMIOTTANO I MASCHI proprio come le femministe...
POICHè NON POCHI COMMENTATORI HANNO VISTO COME UNA SORTA DI APERTURA DA PARTE DI BENEDETTO XVI ALLE DONNE PRETE SOLO PERCHE', PER SPIRITO DI OSPITALITA' (nel recente viaggio in Inghilterra), HA STRETTO AD UNA DI LORO LA MANO.... RIBADIAMO CHE NON è IN POTERE DELLA CHIESA AVANZARE CON LE ORDINAZIONI FEMMINILI....
ergo, il Pontefice ne oggi ne mai potra' fare compromessi per accettarne il fatto compiuto nella Comunità anglicana e luterana...
non a caso, subito DOPO la sua elezione a Pontefice, Benedetto XVI fece passare questo Documento:
2/8/2011 6:36 PM
Ordinazione diaconale delle donne: notificazione delle Congregazioni per la dottrina della fede, per il culto divino e per il clero (2001)
Riceviamo (dal blog Raffaella) e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo questa notificazione a proposito del problema dell'ordinazione diaconale delle donne ("diaconesse"):
PRESBITERIO DIOCESANO E DIACONATO PERMANENTE (DUE ruoli distinti)
e da Donna, sposa e madre, laica Domenicana, supplico tutte le Donne a ritirarsi da queste fantasie... LASCIATE AGLI UOMINI IL LORO PROPRIO RUOLO... noi piuttosto cerchiamo di fare bene il NOSTRO... abbandonate ogni forma di femminismo e viviamo serenamente la nostra femminilità che non riveste il ruolo del Sacerdozio Ordinato...
Noi siamo alla sequela di Maria, la Madre di Gesù... comportiamoci con i Sacerdoti COME MADRI...o sorelle... ma non come "colleghe"... a noi basta il nostro sacerdozio acquisito nel Battesimo insieme a tutti gli altri LAICI....
2/28/2011 11:46 AM
Propongo da Messainlatino una domanda che mi è stata rivolta e con relativa mia risposta, ringraziando l'interlocutore per questa preziosa domanda:
@ Caterina 63. la vedo come al solito animosa e appassionata. Approfitto del suo intervento per chiederle il suo parere sul sacerdozio femminile. Io come laico mi accontento di "stare al mio posto": non mi sento discriminato perchè non posso celebrare la Messa; al massimo, sentendo prediche strascicate, mi chiedo con un po' di superbia se non potrei fare un pochino meglio, impegnandomi a fondo. Secondo lei la richiesta del sacerdozio femminile portata avanti dai vari gruppi "Noi siamo Chiesa" nasce da un'esigenza reale, intimamente sentita dalle donne pie ( N.B. diverso da "pie donne!"), oppure si tratta di un inseguimento esteriore e "modaiolo" del femminismo laico?
ho espresso più volte la mia opinione sull'argomento e che ci tengo a dire di essere contenta che tale opinione si riscontri perfettamente aderente al Magistero Bimillenario della Chiesa...
Questo gruppo, tanto per cominciare, ha postato malissimo il proprio titolo "noi siamo Chiesa" è sbagliato, è errato ed è stato anche più volte corretto, il senso, dai Pontefici recenti.... la Chiesa è UNA SOLA, noi semmai ne siamo LE MEMBRA; la Chiesa E' SANTA, noi grazie a Lei ci santifichiamo... ordunque, nelle varie interpretazioni che essi danno alla dottrina della Chiesa, partono con il piede sbagliato!
Nella Chiesa si esercitano vari Ministeri, il Sacerdozio è UNO SOLO, abbiamo UN SOLO SACERDOTE, Cristo Signore!
ergo nessuno può rivendicare tale Ministero e solo il Papa, con i Vescovi con lui, possono VERIFICARE chi è davvero MANDATO E ASSUNTO per esercitare questo UNICO sacerdozio...
Tale Sacerdozio è AL MASCHILE poichè Cristo è IL NUOVO ADAMO ed esercita quel mandato, dopo l'Incarnazione, a quell'unico sacerdozio NON levitico ma "AL MODO DI MELCHISEDEC" ordunque il ruolo della Donna, nella Chiesa NON è quel Ministero...
La Vergine Maria, infatti, che è riconosciuta dai Padri della Chiesa quale NUOVA EVA non ha mai rivendicato a se questo Sacerdozio ministeriale, al contrario ELLA E' SERVA DELL'UNICO SACERDOTE....
Ora, essendo il Sacerdote L'ALTER CHRISTUS ed agendo attraverso la Sua presenza invisibile MA REALE, è palese che l'Uomo continua questo Ministero, la Donna continua a SERVIRE IL SACERDOTE in altri modi....
La SUPERBIA e presunzione di tale EQUIPARAZIONE pur nascendo ai tempi di Lutero il quale rigettò il Sacerdozio come Sacramento ed inventò il ministero del pastore.... è ovvio che diede il via ad una sorta di RIVENDICAZIONE FEMMINILE soprattutto con l'emancipazione femminile, IL FEMMINISMO...L'UGUAGLIANZA DEI SESSI....
Senza alcun dubbio in passato, NON la Chiesa in quanto Maestra, ma ALCUNE SUE MEMBRA GERARCHICHE, la Donna ha sofferto molto per una vena misogina spesse volte accentuata e che penalizzava il ruolo femminile, tuttavia NOI dobbiamo guardare alle tante SANTE ED ANCHE DOTTORI DELLA CHIESA e Fondatrici, che ci dicono chiaramente quale è il ruolo della donna nella Chiesa...
Infine, la rivendicazione delle Donne verso il Sacerdozio ministeriale, è il frutto DELLA DEVASTAZIONE FAMILIARE del nostro tempo...
Così, per rispondere alla sua domanda:
si, questa pretesa E' UNA MODA DEL FEMMINISMO LAICO.... è SUPERBIA, è un modo come un altro per rivendicare L'UGUAGLIANZA FRA I SESSI e IMPONE la Donna CONTRO L'UOMO, al suo superamento.... NON E' UNA VOCAZIONE, la Vocazione della Donna E' ESSERE MADRE O FISICAMENTE O SPIRITUALMENTE....
spero di averle dato ulteriori approfondimenti!
Uno di questi modi per essere materne e servire è, per esempio, mettersi al servizio di Maria stessa attraverso la promozione del Santo Rosario dire il Rosario, usarlo PER I SACERDOTI, aiutare i Laici e i Sacerdoti stessi a fare bene ognuno il proprio RUOLO, senza alcuna rivendicazione poichè se c'è Uno che può rivendicare dei diritti nella Vigna, questi è il Padrone, Cristo Dio!
[Edited by Caterina63 3/13/2011 7:20 PM]
7/9/2011 12:10 PM
Card. Policarpo: FA MARCIA INDIETRO DOPO LE SUE RECENTI DICHIARAZIONI CHE HANNO DATO ADITO A DUBBI E FRAINTENDIMENTI:
PERTANTO, SPIEGA, l'ordinazione di donne non è possibile
Lamenta che dichiarazioni precedenti abbiano “generato confusione”
LISBONA, giovedì, 7 luglio 2011 (ZENIT.org).- Il Cardinale José Policarpo, Patriarca di Lisbona (Portogallo), ha diffuso una lettera in cui chiarisce che sull'ordinazione sacerdotale di donne è “in comunione con il Papa”.
Il Patriarca ha voluto far fronte alla polemica suscitata da alcune sue dichiarazioni sul tema apparse in un'intervista pubblicata sull'ultimo numero della rivista portoghese “Ordem dos Advogados”.
Nell'intervista, interpellato sulla questione, il porporato affermava che a suo avviso “non esiste alcun ostacolo teologico fondamentale” all'ordinazione di donne, anche se sottolineava che “non c'è alcun Papa che abbia potere a questo proposito. Ciò porterebbe a tensioni, e avverrà solo se Dio vorrà che accada e se rientrerà nei Suoi progetti”.
Nella sua spiegazione, il Cardinal Policarpo riconosce che egli stesso non aveva mai “trattato sistematicamente la questione”.
“Le reazioni a questa intervista mi hanno costretto a considerare il tema con più attenzione, e ho verificato che, soprattutto per non aver tenuto in debito conto le ultime dichiarazioni del Magistero sul tema, ho dato luogo a queste reazioni”, lamenta.
Per questo, ritiene suo “dovere” chiarire la propria posizione di fronte ai fedeli: “Sarebbe per me doloroso che le mie parole potessero creare confusione nella nostra adesione alla Chiesa e alla parola del Santo Padre. Credo di avervi mostrato che la comunione con il Santo Padre è assoluta nell'esercizio del mio ministero”, afferma.
Il Patriarca sottolinea inoltre la “complementarietà dell'uomo e della donna nella storia della salvezza”, che “giunge alla sua pienezza nella rivelazione di Cristo e di Maria”.
Radicato nel Nuovo Testamento, il ministero sacerdotale cristiano, fin dal principio, si conferiva solo agli uomini.
“Il fatto che non ci siano donne tra questi successori e cooperatori non significa una minimizzazione della donna, ma la ricerca di quella complementarietà tra il maschile e il femminile pienamente realizzata nella relazione di Cristo con Maria”.
Nei primi tempi della Chiesa, ha indicato il porporato, “è nota l'armonia tra il fatto del sacerdozio apostolico conferito agli uomini e l'importanza e la dignità delle donne nella Chiesa”.
Per il Cardinal Policarpo, una delle cause della rivendicazione del sacerdozio femminile è “la perdita di consapevolezza della dignità sacerdotale di tutti i membri della Chiesa, riducendo l'espressione sacerdotale al sacerdozio ordinato”.
Un'altra causa è “la comprensione del sacerdozio ministeriale come un diritto e un potere, senza percepire che nessuno, uomo o donna, può rivendicare questo diritto, trovandosi ad accettare la chiamata della Chiesa a questo servizio, che include il dono della propria vita”.
All'inizio, quando è stato posto questo tema, “non si escludeva che si trattasse di una questione aperta, nell'attezione che si deve prestare all'azione dello Spirito Santo, alla ricerca dell'espressione del mistero della Chiesa nelle nuove realtà”.
Ad ogni modo, il Magistero più recente dei Papi interpreta questa tradizione ininterrotta di ordinare solo uomini “non solo come un modo pratico di procedere, che può cambiare al ritmo dell'azione dello Spirito Santo, ma come espressione del mistero stesso della Chiesa, che dobbiamo accogliere nella fede”.
“Siamo quindi invitati a rispettare il magistero del Santo Padre, nell'umiltà della nostra fede, a continuare ad approfondire la relazione del sacerdozio ministeriale con la qualità sacerdotale di tutto il Popolo di Dio e a scoprire il modo femminile di costruire la Chiesa, nel ruolo decisivo della missione delle nostre sorelle, le donne”, conclude.
Cari Cardinali e cari Vescovi.... ma è mai possibile che non si preferisca la virtù DELLA PRUDENZA quando dovete rilasciare dichiarazioni ed interviste?
Avete idea quanto pesano le vostre parole?
Avete idea quanti danni possono recare alle anime?
Cercate di evitare di esporre le vostre personali opinioni quando siete interpellati in qualità di VESCOVI DELLA CHI9ESA... ed esercitatevi a rispondere usando SOLO IL MAGISTERO DELLA CHIESA....
dal sito unavox felicemente riportiamo :
b) Il secondo aspetto è di natura dottrinale: esse rifiutano formalmente e con pertinacia la dottrina, da sempre insegnata e vissuta dalla Chiesa e in modo definitivo proposta da Giovanni Paolo II, cioè che « la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale » (Lett. apost. Ordinatio sacerdotalis, n. 4). La negazione di questa dottrina merita la qualifica di rifiuto di una verità appartenente alla fede cattolica, e richiede pertanto una giusta pena (cf. cann. 750 § 2; 1371, n. 1 del CIC; Giovanni Paolo II, Lett. apost. data Motu Proprio Ad tuendam fidem, n. 4A).
Arcivescovo eletto di Genova,
Insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna (2Tim.4,2)
Ci sono Vescovi e vescovi (il maiuscolo ed il minuscolo non sono casuali nel titolo, come nell'articolo)
Quanto segue trova radice in un articolo del Blog "Senza peli sulla lingua", e da noi ulteriormente approfondito.
Se c’è una questione chiara, definitivamente risolta, questa è l’esclusione delle donne dal Sacramento dell’Ordine.
Eppure esiste un folto gruppo di cattolici "radical chic", spesso guidato in sordina da alcuni vescovi ( o veceversa, vescovi che si lasciano guidare da questi laici), che sovente torna all'attacco cercando di obbligare la Chiesa a piegarsi alle loro imposizioni di potere.
Sì, perchè l'imposizione del sacerdozio femminile è una matrice di potere, potere protestante contro la legge della Chiesa, poteri forti che sotto il pretesto di una falsa uguaglianza, pretendono di dominare il culto della Chiesa il quale, a questo punto, non sarebbe più "dato, donato, sceso dall'Alto", ma un culto proveniente dal basso, soggettivo, divenendo un diritto-possessivo, sotto il controllo del potere dominante e della moda (femminista in questo caso) dominate.
In un articolo del settembre 2012, dopo la morte del cardinale Martini, si riporta come elogio il fatto che egli, in modo garbato e non aggressivo, volesse far comprendere alla Santa Sede e al Papa in primis, che fosse giunta l'ora di cedere su questo argomento. Naturalmente questa posizione è stata accolta da tutti gli ambienti catto-progressisti, facendo del medesimo cardinale l'icona dell'ennesimo "santo" incompreso, e della Chiesa una "cattiva matrigna", antica e non al passo con i tempi.
Tutti gli elementi per risolvere la questione erano già contenuti nella dichiarazione della Sacra Congregazione per la dottrina della fede Inter insigniores del 15 ottobre 1976. L’unico limite di quella dichiarazione era la sua “nota dottrinale”: essa veniva presentata come un documento “disciplinare, autorevole e ufficiale”, ma non “infallibile né irreformabile” (cf Enchiridion Vaticanum, vol. 5, pp. 1392-3, in nota). Forse proprio per tale motivo quella dichiarazione non pose fine alle discussioni in materia. Fu cosí che Giovanni Paolo II si sentí costretto a intervenire di nuovo, in maniera piú autorevole, con la lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis del 22 maggio 1994. Non venivano portate nuove motivazioni a sostegno della non-ammissione delle donne al sacerdozio.
Si trattava semplicemente di porre fine alle interminabili discussioni in materia:
Le espressioni usate non lasciano dubbi. Eppure anche in questo caso ci fu bisogno di un ulteriore intervento della Santa Sede per precisare il valore del pronunciamento pontificio. Ciò avvenne con la risposta a un dubbio da parte della Congregazione per la dottrina della fede in data 28 ottobre 1995:
Tale intervento della CDF, a firma dell'allora Cardinale Ratzinger, precisa che la dottrina contenuta nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis è definitiva e infallibile (praticamente si tratta del secondo caso in cui è stata esercitata l’infallibilità pontificia dopo la sua definizione nel Concilio Vaticano I; la prima volta era stata con il dogma dell’Assunzione). A questi interventi specifici vanno aggiunti il can. 1024 «Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile» e, se questo non dovesse apparire sufficiente per il suo carattere giuridico, il n. 1577 del Catechismo della Chiesa cattolica dice:
Appare evidente che "poteri occulti e forti" vorrebbero imporre alla Chiesa ciò che non è possibile modificare. Probabilmente la Chiesa (intesa nella sua legittima autorevolezza ) questo lo sa bene e forse proprio per questo non pretende più il silenziatore nei confronti di chi, come il cardinale Martini, o il vergognoso brindisi del cardinale Tettamanzi con una pretessa (vedi foto), in modo subdolo e perverso, pretendevano (o pretenderebbero ancora) radicali cambiamenti in talune dottrine.
La Chiesa, in qualità di Madre, forse pensa e spera che il Magistero ufficiale proclamato sia sufficiente per mettere in guardia i fedeli dai cattivi pastori, dai falsi maestri, dagli imbonitori tuttavia, guardando la foto stessa, non era forse compito di quel cardinale mettere in guardia la pretessa di trovarsi di fronte ad un grave peccato e ad una usurpazione di ruolo, anzichè brindare insieme per la sua promozione al ministero che non le compete?
Certo, trattandosi di una comunità eretica, il cardinale poteva non intromettersi nella discussione, ma qui l'ospite è proprio il cardinale, e come si sarebbe comportato un san Carlo Borromeo? Avrebbe davvero brindato con una pretessa, per giunta di una comunità eretica che rifiuta di riconoscere il Primato Petrino nello svolgimento del suo legittimo ministero; che usa la liturgia per benedire situazioni che nella dottrina cattolica sono gravi forme di peccato e di adulteri?
Le pecorelle già smarrite dallo stordimento mondano, come potrebbero ritornare all'ovile davanti a queste situazioni ambigue?
Chi mette in pratica la Parola di Dio se certo Clero gerarchico brinda con le pretesse o va dicendo che è giunta l'ora di cambiare dottrina e restano ai loro posti di comando e di potere? Non è forse anche questo parte dello scandalo denunciato dal Cristo?
"praedica verbum, insta opportune, importune, argue, increpa, obsecra in omni longanimitate et doctrina.
* annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina". (2Tim.4,2)
Dal «Discorso sui pastori» di sant'Agostino, vescovo (XXV settimana del Tempo Ordinario, Uff. delle Letture )
«E non avete riportato le disperse, non siete andati in cerca delle smarrite» (Ez 34, 4). Da questo momento ci troviamo come tra le mani di ladri e le zanne di lupi furiosi e per questi pericoli vi domandiamo preghiere. Per di più anche le pecore non sono docili. Se noi andiamo in cerca di loro quando si smarriscono, dicono, per loro errore e per loro rovina, che non ci appartengono. Perché ci desiderate, esse dicono, perché venite in cerca di noi? Come se il motivo per cui le desideriamo e le cerchiamo non sia proprio questo, proprio il fatto cioè che sono smarrite e si perdono. Se sono nell'errore, dicono, se sono vicino a morte, perché mi desideri? Perché mi cerchi?
Rispondo: Perché sei nell`errore, voglio richiamarti; perché ti sei smarrito, voglio ritrovarti. Replicano: Voglio smarrirmi così, voglio perdermi così.
Così vuoi smarrirti, così vuoi perderti? Ma io con tanta maggior forza non voglio questo. Te lo dico chiaramente: Voglio essere importuno. Poiché mi risuonano alla mente le parole dell'Apostolo che dice: «Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna» (2 Tm 4, 2). Per chi a tempo opportuno e per chi a tempo non opportuno? Certamente a tempo opportuno, per chi vuole; a tempo inopportuno, per chi non vuole. Sono proprio importuno e oso dirtelo: Tu vuoi smarrirti, tu vuoi perderti, io invece non lo voglio.
Alla fin fine non lo vuole colui che mi incute timore. Qualora io lo volessi, ecco che cosa mi direbbe, ecco quale rimprovero mi rivolgerebbe: «Non avete riportato le disperse, non siete andati in cerca delle smarrite». Devo forse avere più timore di te che di lui? «Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo» (2 Cor 5, 10).
8/4/2013 9:58 PM
1. riporto a favore dei nostri visitatori quanto Giovanni Paolo II ha scritto nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis del 22.5.1994: “Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”.
Pubblicato 04.08.2013
«Il celibato sacerdotale, che la Chiesa custodisce da secoli come fulgida gemma, conserva tutto il suo valore anche nel nostro tempo»
IDENTITÀ SACERDOTALE E CELIBATO TRA ORIENTE E OCCIDENTE
Philip Goyret, professore straordinario di ecclesiologia alla Pontificia Università della Santa Croce e vicedecano della stessa, ha tenuto recentemente nell’Ateneo romano una lezione-conferenza sul tema: Identità sacerdotale e celibato tra Oriente e Occidente nell’ambito degli incontri del terzo corso di aggiornamento per giornalisti.
Ha esordito dicendo che in Oriente c’è il presbiterato uxorato, mentre in Occidente, nella Chiesa latina, non esiste questa possibilità. Fino al Concilio di Trento non vi era l’obbligo ad essere celibi, anche se c’era una relazione di convenienza tra il celibato e il sacerdozio e i ministri venivano "reclutati" tra le persone mature e di provata fede anche tra gli sposati. Non esistevano i seminari, che vennero istituiti proprio con il Concilio di Trento per rendere più preparati coloro che si apprestavano a svolgere un ruolo così delicato per la salvezza delle anime. Nello stesso tempo il medesimo Concilio stabiliva definitivamente l’obbligo del celibato per i sacerdoti.
Treviso, 15.9.2007: ordinazione sacerdotale, da parte dell’ordinario locale mons. Andrea Bruno Mazzocato,
ora arcivescovo di Udine, del religioso paolino don Stefano Stimamiglio (foto G. Giuliani).
Tale posizione venne ribadita dal Vaticano II nel decreto Presbyterorum ordinis (n. 16). E nel Codice di diritto canonico (n. 277) viene sottolineato che «i chierici sono tenuti all’obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò sono vincolati al celibato che è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in grado di dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e degli uomini».
Ciò che Goyret ha messo in evidenza è che l’origine di questo celibato sta nell’identità sacerdotale che si richiama direttamente a Cristo e in particolare a Cristo sacerdote e vittima. Concetti, questi, che coincidono in quanto, nel Sacramento dell’ordine, è insito il sacrificio di Cristo che si autodona in modo totale, esclusivo e per sempre. La stessa dignità ha il Sacramento del matrimonio cristiano dove esistono le stesse caratteristiche di autodonazione esclusiva e totale dei coniugi l’uno per l’altro.
«Il celibato sacerdotale – ha detto il prof. Goyret – si richiama al rapporto sponsale di Cristo con la Chiesa. Vi è presente quindi quell’elemento escatologico che il presbitero deve testimoniare con la sua vita di come saranno le cose dopo, perché nell’al di là non ci saranno più uomini e donne che si sposano».
L’abside della chiesa di santa Maria assunta (sec. XVII) di Civita (Cosenza),
Eparchia di rito greco-cattolico di Lungro (foto A. Giuliani).
Il relatore ha messo in evidenza che le origini teologiche del celibato risalgono direttamente alla Scrittura e al Vangelo (Mt 19, 11-12): «Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Nelle ultime battute Goyret ha sottolineato l’importanza e la sacralità del celibato anche per la Chiesa d’Oriente, dove il vescovo deve essere necessariamente celibe e dove, una volta ordinato, il sacerdote non può più sposarsi. D’altra parte, pur potendosi sposare prima di essere ordinati, «il celibato dei presbiteri – recita così il Catechismo della Chiesa cattolica – è in grande onore presso le Chiese orientali e numerosi sono i presbiteri che l’hanno scelto liberamente per il regno di Dio».
Ma chi potrà mai proteggere il dono meraviglioso del celibato nel sacerdozio? Ritengo, più che mai, l’affidamento alla Vergine Maria.
In merito alla problematica sollevata dal lettore, si consiglia la lettura, oltre che della Sacerdotalis caelibatus (1967) di Paolo VI, di: N. Pederzini, Solo Tu, Esd 2009, pp.190, € 10,00
ORDINAZIONE DELLE DONNE? «NO, NON È TRA LE QUESTIONI RIFORMABILI»
28/01/2015 Lo spiega con chiarezza Stella Morra, vice-presidente delle teologhe italiane a FC : "È sbagliato dire che le donne nella Chiesa per contare di più devono essere come gli uomini, cioè avere il sacerdozio. Non è una questione di potere né di quote rosa".
Nella Chiesa cattolica l’ordinazione delle donne e tantomeno la consacrazione delle donne vescovo non è possibile. Lo dice con chiarezza Stella Morra, vice-presidente delle teologhe italiane e docente alla Pontificia università Gregoriana e al Pontificio ateneo Sant’Anselmo: “Non è tra le questioni riformabili”.
“Lo esclude la Lettera apostolica di Giovanni Paolo II, Ordinatio sacerdotalis, del 22 maggio 1994 sull'ordinazione sacerdotale riservata soltanto agli uomini. Qui troviamo esposte in maniera precisa ed esauriente le ragioni teologiche sulle quali il Magistero pontificio basa l'esclusione delle donne dal sacerdozio ministeriale. Per ora vale questo testo”.
“Può darsi che si possa tornare sulla questione. Ma per ora la questione è chiusa dal punto di vista formale. Inoltre c’è il n. 1577 del catechismo della Chiesa cattolica che risponde così alla domanda su chi può ricevere l’ordine sacro: “Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile. Il Signore Gesù ha scelto uomini per formare il collegio dei dodici Apostoli, e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori che sarebbero loro succeduti nel ministero. Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l'ordinazione delle donne non è possibile”.
Quindi non è una questione di pari opportunità?
“Assolutamente no. Anzi è sbagliato dire che le donne nella Chiesa per contare di più devono essere come gli uomini, cioè avere il sacerdozio. Non è una questione di potere né di quote rosa, almeno se il ministero sacerdotale è inteso, come dovrebbe essere, come un servizio”.
Ma le donne devono contare di più nella Chiesa?
“Ripeto che non è una questione di spazi di potere. Va ripensato il ruolo della donna e va attuato il Concilio. Ma voglio ricordare che le donne hanno già una presenza molto fattiva nella vita della Chiesa. Il problema è che spesso il loro lavoro non appare nel volto pubblico della Chiesa. Tuttavia limitarsi al dibattito sul sacerdozio femminile rischierebbe solo di fornire un alibi e poi di non risolvere niente”.
Concordiamo con quanto espresso dalla teologa tuttavia... tuttavia cerchiamo di chiarire una frase espressa nell'intervista e che potrebbe generare FALSE PROSPETTIVE dice la teologa:
“Può darsi che si possa tornare sulla questione. Ma per ora la questione è chiusa dal punto di vista formale."
RISPONDIAMO: NO! assolutamente NO! non esiste un punto di vista formale ed uno informale senza compromettere l'intera dottrina.... è un punto NON riformabile! non c'è alcun "può darsi che...." il fatto che si possa tornare sulla questione sarebbe solo per riaffermare la posizione irriformabile della Chiesa. che non è affatto solo una questione FORMALE ma piuttosto altamente TEOLOGICA e DOTTRINALE, insomma è un dogma definitivo e non riformabile, punto!
Insomma, famo a capisse.... si tratta di Famiglia S-Cristiana....... Se non lasciano aperta una porta... tradiscono il loro progressismo
Ecco chi erano le "diaconesse" nella Chiesa primitiva
La Commissione teologica internazionale ha studiato di recente la questione delle cosiddette “diaconesse” presenti nei primi secoli della Chiesa e ha appurato che non si trattava di donne che avessero ricevuto l’ordine sacro attraverso l’imposizione delle mani, ma di alcune incaricate in modo permanente a compiere determinati servizi, come ad esempio di istruire le donne catecumene (che avevano chiesto di ricevere il battesimo), di sorvegliare la porta durante la liturgia o servizi di carità.
In particolare avevano l’incarico di aiutare le donne a svestirsi e rivestirsi nella celebrazione del battesimo che a quei tempi si faceva per immersione.
Non va dimenticato che il termine “diacono” significa “servitore”.
Sant’Epifanio dice: “Quantunque ci siano nella Chiesa delle diaconesse, tuttavia non sono incaricate di servizi sacerdotali o per servizi simili, ma per sorvegliare sui buoni costumi delle donne”.
Di diaconesse parla anche San Paolo: “Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre: ricevetela nel Signore, come si conviene ai credenti, e assistetela in qualunque cosa abbia bisogno; anch'essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso” (Rm 16,1-2). Qui San Paolo parla di una donna che svolgeva funzioni di servizio all’interno della Chiesa.
Va ricordato che in antico c’erano anche delle sacerdotesse ed episcopesse, ma questi titoli designavano le mogli o le madri dei sacerdoti e dei vescovi, e non avevano alcun titolo di consacrazione. Per questo è insensata la pretesa di alcuni progressisti moderni che vorrebbero dare alle donne l'ordinazione diaconale e far compiere loro gesti liturgici.
ANCHE PAPA FRANCESCO DICE UN CHIARO "NO" AL SACERDOZIO ALLE DONNE (alleluia!!)
dall'intervista sull'aereo che lo riportava dalla Svezia, qui la fonte ufficiale:
Adesso una domanda della televisione svedese: Anna Cristina Kappelin, di Sveriges TV.
[Edited by Caterina63 11/2/2016 4:57 PM]
1/13/2017 2:48 PM
<header> DOMANDE & RISPOSTE
Il diaconato è un grado del sacramento dell’Ordine; gli altri due sono il presbiterato e l’episcopato. Può costituire una tappa intermedia verso il sacerdozio (diaconato transeunte, cioè di passaggio) o rimanere un ruolo di “servizio” nella vita liturgica e pastorale e nelle opere sociali e caritative (diaconato permanente).
A scanso di equivoci circa i gradi dell’Ordine sacro, vale la pena ricordare quanto viene precisato nel Catechismo della Chiesa cattolica al n. 1554: “Il termine sacerdos – sacerdote – designa, nell’uso attuale, i vescovi e i presbiteri, ma non i diaconi. Tuttavia, la dottrina cattolica insegna che i gradi di partecipazione sacerdotale (episcopato e presbiterato) e il grado di servizio (diaconato) sono tutti e tre conferiti da un atto sacramentale chiamato ‘ordinazione’, cioè dal sacramento dell’Ordine”.
Notizie certe circa un diaconato femminile organizzato si hanno per le Chiese d’Oriente. Nel Trattato “Didascalia apostolorum” (“Didascalia degli Apostoli”) si parla delle diaconesse, assegnando loro un ruolo subordinato ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi stessi. Le loro competenze rientravano in servizi di tipo ausiliario, a supporto assistenziale e organizzativo delle comunità cristiane. In ogni caso non si trattava del corrispondente femminile del diaconato maschile (e non si occupavano del servizio all'altare, né dei sacramenti, nota nostra)
Ricordiamo anche che: Concluso il viaggio apostolico in Svezia, durante il volo, nel corso di una conversazione con i giornalisti Papa Francesco ha ribadito che non intende rivedere il “no” della Chiesa Cattolica al sacerdozio femminile, sancito da Giovanni Paolo II con una dichiarazione dogmatica del 1994. “L’ultima parola è chiara: e’ stata data da San Giovanni Paolo II e questa rimane. Questo rimane".
[Edited by Caterina63 10/22/2017 4:26 PM]