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Timestamp: 2020-03-31 14:39:56+00:00
Document Index: 26837271

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 54', 'art. 2426', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 118', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2426', 'art. 59', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 100', 'art. 15', 'art. 32']

Sentenza Cassazione Civile n. 18665 del 23/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18665 del 23/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 23/09/2016, (ud. 30/06/2016, dep. 23/09/2016), n.18665
sul ricorso 1172/2010 proposto da:
avverso la sentenza n. 108/2008 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,
1. L’Agenzia delle Entrate di Voghera, a seguito di una verifica eseguita nei confronti della P. &amp; R. S.p.A. (già S.I.R. Industriale S.p.A., di seguito “la società verificata”) dalla Guardia di Finanza, emetteva avviso di accertamento in materia di Irpeg e Iva per l’anno dl Imposta 2003, contestando a) la violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 54, comma 2-bis, nel testo vigente ratione temporis, accertando una maggiore imposta pari a Euro 521.542, oltre a sanzioni per importo di Euro 528.342 e interessi di conseguenza. La ripresa concerneva la valutazione della partecipazione nella SPREA Chemical S.p.A.: secondo i verificatori per la valutazione in bilancio era stato utilizzato il metodo del patrimonio netto previsto dall’art. 2426 c.c., n. 4, per cui la società verificata avrebbe dovuto adeguare il valore della partecipazione all’andamento assunto dal patrimonio netto di quest’ultima nel corso dell’annualità. Le minusvalenze dedotte precedentemente costituivano una plusvalenza tassabile; b) versamento di Iva inferiore a quella dovuta.
2. La società verificata, richiamando anche la dichiarazione della società di revisione KPMG, impugnava l’avviso di accertamento davanti alla Commissione tributaria provinciale di Voghera che lo accoglieva relativamente all’Irpeg e lo respingeva per l’Iva.
3. La Commissione tributaria regionale di Milano con sentenza del 6 novembre 2008 accoglieva sia l’appello dell’Agenzia delle entrate per quanto concerneva l’Irpeg, sia l’appello incidentale della società verificata per le sanzioni Iva. Compensava le spese.
4. Avverso la sentenza del giudice di appello la società verificata ricorre per i seguenti motivi: 1) nullità della pronuncia per la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4) e dell’art. 118 disp. att. c.p.c., comma 1: la sentenza, nella parte relativa allo svolgimento del processo era manoscritta con grafia illeggibile che non consentiva di verificare il rispetto della corretta ricostruzione dei fatti oggetto della controversia, “con compromissione del diritto ad un’intera ed agevole comprensione dell’atto”; 2) omess e/o insufficiente e/o apodittica motivazione della sentenza impugnata su un punto di fatto controverso decisivo del giudizio: erroneamente, in base ad una incompleta e parziale valutazione dei documenti contabili, la sentenza impugnata aveva affermato che la società verificata aveva valutato la partecipazione nella Sprea Chemical S.p.A. con il metodo del patrimonio netto della partecipata al 31 12.1998. Invece, richiamando le vicende societarie che avevano portato alla svalutazione della partecipazione, la società verificata afferma che detta partecipazione era stata iscritta sulla base del costo sostenuto per l’acquisizione, per cui legittimamente in conseguenza delle perdite e in applicazione del Principio Contabile n. 20 aveva rettificato il costo storico allineandolo al patrimonio netto; 3) insufficiente motivazione della sentenza impugnata su di un punto di fatto controverso e decisivo del giudizio; violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2423 e 2423-bis c.c., in uno con il documento n. 21 dei Principi Contabili Nazionali: la sentenza impugnata non aveva motivato sufficientemente sull’eccezione sollevata dalla società verificata, secondo cui legittimamente non aveva proceduto alla rivalutazione della partecipazione, trattandosi di risultato non consolidato, attese le cospicue perdite subite nei quattro esercizi precedenti. A conclusione delle sue argomentazioni la ricorrente formula il quesito di diritto sul punto se per le regole di “rappresentazione veritiera e corretta” e di “prudenza” sia legittimo in sede di redazione del bilancio d’esercizio omettere di rivalutare la partecipazione in società in presenza di pregresse e consistenti perdite di valori della medesima, quando i maggiori valori siano da considerarsi temporanei e non strutturali, e ciò a prescindere dal metodo di valutazione adottati; 4) violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2426 c.c., comma 1, n. 4) e del previgente D.P.R. n. 917 del 1986, art. 59, comma 4, per aver la sentenza impugnata affermato che vi era l’obbligo da parte della società verificata di applicare correttamente il criterio del patrimonio netto e dl rivalutare la partecipazione, “trascurando di principi di prudenza e di rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, finanziaria e contabile della società”. Dipendendo la ripresa fiscale dal valore della partecipazione Iscritto nel bilancio l’amministrazione finanziaria doveva astenersi di riprendere a tassazione maggiori valori inesistenti civilisticamente. A conclusione delle sue argomentazioni la ricorrente formula il quesito diritto, sul punto se per il principio di prudenza nella redazione del bilancio la società verificata poteva non rivalutare la partecipazione detenuta e se, per conseguenza, ciò determinava l’impossibilità di rivalutazione ai fini fiscali; 5) nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’omessa pronuncia della commissione regionale sui due rilievi sollevati in materia di Iva. I giudici del merito non avevano mai preso in considerazione i motivi formulati dalla contribuente sui due rilievi Iva formulati dall’ufficio relativi all’aliquota applicata (nel primo caso, aliquota del 20% anzichè del 10%; nel secondo caso aliquota del 10% in luogo della non imponibilità quale esportatore abituale). In entrambi i casi, a conclusione delle sue argomentazioni la ricorrente formula il quesito di diritto sull’obbligo del giudice di appello di pronunciarsi a pena di nullità sulla domanda formulata in materia di Iva e se in subiecta materia il soggetto ricevente la fattura possa contestare le indicazioni in essere contenute in termini di aliquota, in caso affermativo, possa essere contestata illegittima detrazione della maggior Iva corrisposto, nonostante, altresì, il maggior gettito percepito dall’erario.
5. La società accertata ha depositato memoria in cui richiama le difese e, in subordine, invoca la ridetermlnazione delle sanzioni irrogate nell’avviso di accertamento applicando la norma più favorevole introdotta dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, art. 15, comma 1, lett. f).
La legge non prevede quale causa di nullità della sentenza l’illegibilltà della sentenza, nè la stessa può farsi rientrare nella mancanza di motivazione, dovendosi intendere quest’ultima riferita esclusivamente alla mancanza grafica e non ad altri vizi formali di diversa natura.
La conferma dell’originario criterio di valutazione è stata desunta con motivazione corretta – priva dei vizi denunciati nel secondo motivo – dalle note integrative ai bilanci degli anni 1999-2000 dove chiaramente è espresso che soltanto la valutazione della partecipazione della Sprea Chemical, a differenza delle altre partecipazioni, è avvenuta con il metodo del patrimonio netto.
Per conseguenza, dopo le plurime svalutazioni della partecipazione, che aveva avuto effetti anche ai fini fiscali consentendo alla società di dedurre gli importi come componenti negativi del reddito, era obbligo della società accertata adeguare il valore della partecipazione, iscritta in bilancio, all’andamento assunto dal patrimonio netto della società che, come si legge nella sentenza, aveva generato utili negli anni 2001-2002-2003 con andamento costante.
3. Il quinto motivo è inammissibile. La CTR ha accolto il ricorso della società accertata ed ha annullato totalmente la ripresa relativa all’Iva. Poichè il principio contenuto nell’art. 100 c.p.c. – secondo il quale per proporre una domanda o per resistere ad essa è necessario avervi interesse – si applica anche al giudizio di impugnazione, l’interesse ad impugnare una sentenza, o un capo di essa si ricollega ad una soccombenza, anche parziale, nel precedente giudizio, intesa in senso sostanziale e non formale, e non è ravvisabile se l’impugnazione tenda a soddisfare esigenze teoriche di correttezza formale. (Sez. 3, Sentenza n. 8465 del 04/05/2004, Rv. 572603; Sez. 1, Sentenza n. 17957 del 01/07/2008, Rv. 604185).
4. La richiesta di rideterminazione delle sanzioni irrogate nell’avviso di accertamento, in applicazione della norma più favorevole introdotta dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, art. 15, comma 1, lett. f), non ha pregio: a norma dell’art. 32 del D.Lgs., “Le disposizioni di cui al Titolo 2^ del presente decreto si applicano a decorrere dal 1 gennaio 2017”, per cui la revisione del sistema sanzionatorio amministrativo non è ancora efficace.