Source: http://www.avvocatodonatelladecaria.it/tutela-dei-diritti-dei-conviventi-eterosessuali-ed-omosessuali/
Timestamp: 2018-04-26 20:52:10+00:00
Document Index: 94114504

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Tutela dei diritti dei conviventi eterosessuali ed omosessuali
L’avvocato Donatella De Caria è da sempre attento al progressivo diffondersi, a livello planetario, del riconoscimento della tutela dei diritti fondamentali della persona umana nel valutare e regolare le relazioni affettive matrimoniali e non matrimoniali e quindi anche i diritti dei conviventi non sposati.
E’ sempre più vivo il dibattito, nel nostro Paese, sulla necessità di regolamentare le unioni di fatto, etero ed omosessuali, anche in relazione a quanto avviene negli altri ordinamenti.(diritti dei conviventi)
Secondo la prevalente dottrina, l’approccio costituzionale della famiglia come società naturale fondata esclusivamente sul matrimonio, appare oggi riduttivo se non addirittura superato. Basti pensare, ad esempio, alla famiglia ricomposta o famiglia di fatto, alle convivenze omosessuali fino alle forme di aggregazione parafamiliari come le convivenze tra parenti e amici, tra anziani e persone che li assistono.
Col termine unione civile si indica l’istituto giuridico, diverso dal matrimonio, comportante il riconoscimento giuridico, organico e complessivo, della coppia di fatto, finalizzato a stabilirne diritti e doveri. In Italia tale istituto giuridico non è stato ancora disciplinato.
Con il cambiamento della realtà sociale sono arrivati una serie di atti giuridici, esposti in seguito, che hanno messo in discussione gli assunti tradizionali, senza tuttavia chiarire il problema in modo definitivo.
Sentenza 138/2010 della Corte costituzionale
Interpellata in merito alla costituzionalità di alcuni articoli del Codice Civile che, di fatto, a causa della terminologia utilizzata, impediscono il matrimonio tra individui dello stesso sesso, la Corte costituzionale ha emesso una sentenza nella quale le unioni civili sono chiaramente chiamate in causa. In tale sentenza, la Consulta ha affermato che, nonostante il legislatore indichi la mancanza dell’obbligo di estendere alle coppie omosessuali la possibilità di accedere all’istituto del matrimonio (lasciando quindi discrezionalità al parlamento su questo punto), le coppie omosessuali devono comunque vedere soddisfatta l’aspirazione all’accesso a determinati diritti.
La risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2012
Il 13 marzo 2012 il Parlamento Europeo ha votato a maggioranza una risoluzione, secondo la quale gli Stati membri dell’Unione europea (fra cui ovviamente l’Italia) non devono dare al concetto di famiglia “definizioni restrittive” allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli. Immediatamente dopo, il 15 marzo 2012, e quindi senza appoggiarsi sulla Risoluzione, ma arrivando indipendemente a conclusioni simili, la Corte di Cassazione italiana depositava una sentenza molto importante sul tema, la n. 4184/2012.
La sentenza 4184/2012 della Suprema Corte di Cassazione: verso un pieno riconoscimento della famiglia omosessuale
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4184/2012, depositata il 15 marzo 2012, ha affermato che, in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice per far valere il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata. Nella stessa pronuncia si afferma che i componenti della coppia omosessuale, a prescindere dall’intervento del legislatore in materia, sono titolari del diritto alla vita familiare, del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni.
Secondo la massima (cioè il riassunto ufficiale) della sentenza il matrimonio contratto all’estero non è trascrivibile nei registri dello stato civile italiano. Tuttavia, esso può produrre effetti anche in Italia, quali il sorgere del diritto della coppia gay alla vita familiare e all’unità della coppia.
Sentenza 170/2014 della Corte costituzionale
L’11 giugno 2014 la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza in cui le unioni civili sono ancora chiamate in causa. La Corte ha infatti dichiarato incostituzionali le norme dell’ordinamento italiano che disciplinano l’automatico scioglimento del matrimonio in seguito al cambiamento di sesso di uno dei coniugi laddove non consentono ai coniugi stessi, dopo lo scioglimento del matrimonio, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore.