Source: https://www.101mediatori.it/sentenze-mediazione/l-omessa-mediazione-nella-fase-di-opposizione-a-decreto-ingiuntivo-comporta-l-improcedibilit%C3%A0-estinzione-del-giudizio-di-merito-e-il-passaggio-in-311.aspx
Timestamp: 2018-02-18 05:02:42+00:00
Document Index: 182694720

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 5', 'Cass. Sez. ', 'art. 5', 'art. 645', 'art. 96', 'art. 641', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 163', 'art. 96']

A cura del Mediatore Avv. Maria Barbara Gradini da Frosinone.
Letto 2715 dal 06/11/2014
In caso di pretesa azionata in via monitoria, l’esperimento della mediazione è possibile solo quando è proposta opposizione, e comunque dopo l’adozione dei provvedimenti considerati urgenti e latu sensu cautelari, sulla esecutività del provvedimento monitorio emesso. Controverse sono le conseguenze della omessa mediazione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Secondo l’interpretazione giurisprudenziale accolta dal giudice fiorentino, in caso di omessa mediazione si avrebbe la improcedibilità della opposizione, con conseguente passaggio in giudicato del D.I. opposto. Deve pertanto ritenersi che nell’opposizione a D.I., così come per i procedimenti di appello, la locuzione “improcedibilità della domanda giudiziale” debba interpretarsi alla stregua di improcedibilità/estinzione dell’opposizione (o dell’impugnazione in caso di appello) e non come improcedibilità della domanda monitoria consacrata nel provvedimento ingiuntivo.
nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. ----------- promossa da:
A-------, con il patrocinio dell’avv. BUONGIORNO D. (C.F.___) e ROSSI L.
(C.F._____), elettivamente domiciliata in via ___, EMPOLI;
B ---------, con il patrocinio dell’avv. CHITI L. (C.F. ___), elettivamente domiciliata in
VIA ___ MONTECATINI TERME, presso il difensore avv. CHITI L.
La A------------ ha proposto opposizione avanti alla sezione distaccata di Empoli avverso il D.I.,
emesso in quella sede, n. ----- R.I., con il quale le è stato ingiunto il pagamento in favore della B------ dell’importo di € 22.003,59, oltre interessi legali ex D. Lgs. 231/02 e spese, a titolo di corrispettivo per fornitura di merce (truciolo per cavalli).
La A-----, pertanto, ha chiesto la revoca del D.I. nonché, in via riconvenzionale, disporsi la risoluzione del contratto di fornitura per inadempimento di B------; con il favore delle spese.
Quest’ultima si costituita in giudizio, resistendo alla opposizione ed alla domanda riconvenzionale, evidenziandone l’infondatezza. Assumendo la temerarietà dell’opposizione, la stessa ha quindi chiesto la condanna di parte opponente per responsabilità processuale aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c., oltre la condanna alle spese.
Con ordinanza 13.7.10 l’ufficio ha concesso la provvisoria esecuzione del D.I..
A seguito della soppressione della sede distaccata di Empoli il processo è stato trattato in sede centrale ed assegnato a questo giudice (cfr provv. Presidenziale 6.11.2013).
Con decreto 13.1.2014, comunicato via PEC in pari data, questo Giudice ha fissato udienza all’8.7.2014 per la prosecuzione del processo avanti a s?? e la precisazione delle conclusioni, ed ha disposto la mediazione delegata ai sensi dell’art. 5, II co. D. Lgs. N. 28/10, così come novellato dal D.L. n. 69/13 conv. con modif. dalla L. n. 98/2013, assegnando all’uopo termine di gg 15 per la proposizione della relativa istanza.
All’udienza suddetta il difensore di parte opponente ha chiesto la remissione in termini per introdurre la mediazione, in quanto per un disguido, costituito dalla mancata lettura dell’allegato alla comunicazione di cancelleria contenente la copia del provvedimento 13.1.2014, la parte non aveva appreso della mediazione delegata.
Respinta l’istanza di remissione in termini, stata quindi rilevata d’ufficio la improcedibilità della domanda e le parti, autorizzate, hanno depositato note difensive sul punto.
1) L’eccezione di incompetenza
Il Tribunale condivide quel consolidato orientamento della S.C. secondo cui “In tema di competenza territoriale derogabile, per la quale sussistano più criteri concorrenti (nella specie, quelli indicati negli artt. 18, 19 e 20 cod. proc. civ., trattandosi di causa relativa a diritti di obbligazione), grava sul convenuto che eccepisca l' incompetenza del giudice adito (trattandosi di eccezione in senso proprio) l'onere di contestare specificamente l'applicabilità di ciascuno dei suddetti criteri e di fornire la prova delle circostanze di fatto dedotte a sostegno di tale contestazione, con la conseguenza che, in mancanza di tale contestazione e di detta prova, l' eccezione deve essere rigettata, restando, per l'effetto, definitivamente fissato il collegamento indicato dall'attore, con correlativa competenza del giudice adito” (Cass. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 15996 del 21/07/2011; N. 14236 del 1999).
Il decreto ingiuntivo è infatti fondato su fatture relative a forniture eseguite sino al marzo 2009, epoca in cui la B-------- ha trasferito la propria sede legale da STABBIA (FI), località rientrante nel territorio di questo Circondario, a Milano.
Premesso che è pacifico il mancato esperimento nel termine assegnato del procedimento di
mediazione delegata ai sensi dell’art. 5, II co. D. Lgs 28/2010 e s.m.i., deve valutarsi in questa sede la conseguenza di tale omissione, avuto riguardo alla particolare natura del giudizio qui instaurato (opposizione a decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 645 e ss c.p.c., con proposizione di domanda riconvenzionale e con riconventio riconventionis ai sensi dell’art. 96 c.p.c. della parte opposta).
La ratio di tale disciplina è evidente. Si è cioè ritenuto che lo svolgimento della procedura di mediazione fosse sostanzialmente incompatibile con le peculiari caratteristiche del procedimento monitorio, caratterizzato dalla rapidità e assenza di previa attivazione del contraddittorio, e dell’opposizione, il cui termine di proponibilità ?? contingentato dall’art. 641 c.p.c..
Viene infatti richiamato in proposito il principio, peraltro condivisibile, secondo cui il processo di
esecuzione verte sul rapporto dedotto in giudizio dal creditore e non esclusivamente sulla legittimità del D.I., e che l’onere probatorio e le relative facoltà processuali vanno valutate non avendo riguardo alla qualità formale di attore e convenuto in opposizione, bensì con riferimento alla rilevanza sostanziale della rispettiva posizione processuale (per cui il ricorrente in monitorio, formalmente convenuto in opposizione, è da considerarsi attore in senso sostanziale, mentre l’opponente è convenuto sostanziale).
E’ noto che secondo la legge processuale l’inattività delle parti rispetto a specifici adempimenti
comporta, di regola, l’estinzione del processo (si pensi all’inosservanza all’ordine giudiziale di integrazione del contraddittorio nei confronti di litisconsorte necessario, alla mancata rinnovazione della citazione, alla omessa riassunzione del processo, alla mancata comparizione delle parti a due udienze consecutive – artt.102, 181, 307 e 309 c.p.c.).
Si pensi, ancora, alla sanzione processuale prevista in caso di tardiva costituzione in giudizio
Il tutto senza considerare l’inopportunità di porre nel nulla una pretesa che già stata scrutinata
positivamente dall’autorità giudiziaria, sia pure non nel contraddittorio delle parti, con provvedimento idoneo al giudicato sostanziale.
Si aggiunga che in tal caso, ove la domanda sia una pretesa creditoria di condanna, dovrebbe allora
ritenersi, con riferimento al giudizio di appello, che la inosservanza della mediazione disposta dal giudice dovrebbe comportare, ove la sentenza di primo grado abbia interamente accolto la domanda ed il gravame sia stato proposto dal debitore condannato che non abbia avanzato alcuna riconvenzionale, l’integrale travolgimento non solo del giudizio di appello, ma anche di quello di primo grado e della sentenza impugnata.
Si aggiunga che la soluzione interpretativa proposta esalta la portata e l’efficacia deflattiva
dell’istituto, essendo evidente che il formarsi del giudicato rende non più ulteriormente discutibile il rapporto controverso, con conseguente rigetto in rito dell’eventuale riproposizione della medesima domanda (o di altre con questa incompatibili).
D’altra parte non seriamente contestabile la piena legittimità e compatibilità del rito monitorio e
della disciplina codicistica dell’opposizione con i principi del giusto processo di cui all’art. 111 Cost. e ciò anche se è indubbio che la scelta tra le diverse opzioni possibili di esercizio del diritto di azione, e segnatamente quella del rito monitorio, pone a carico della parte ingiunta oneri diversi ed ulteriori (si pensi solo al termine più breve per proporre l’opposizione, rispetto a quello di cui all’art. 163 bis c.p.c., e di costituzione in giudizio, ovvero ai costi di iscrizione a ruolo e di notifica della causa di opposizione) rispetto a quelli che la stessa deve assolvere, ove evocata in giudizio in via ordinaria.
Anche in tal caso la omessa mediazione comporterà la intangibilità del provvedimento adottato, con le inevitabili conseguenze circa gli antecedenti logici della decisione e l’oggetto del giudicato.
Il Tribunale di Firenze, III Sez. Civ., definitivamente decidendo, ogni altra e contraria istanza disattesa,
1) DICHIARA improcedibile l’opposizione e la domanda riconvenzionale proposte dall’opponente e quella ex art. 96 c.p.c. avanzata da parte opposta;
2) DICHIARA la irrevocabilità del D.I. n.--------- R.I., S. D. Empoli;
Mediatore Avv. Maria Barbara Gradini
Laureata in Giurisprudenza presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, sono iscritta all'Albo dell'Ordine degli Avvocati di Cassino dal 2004. Svolgo la professione di avvocato occupandomi della materia civile, con particolare riguardo al diritto di famiglia, diritto societario, diritti reali, tutela risarcitoria e processo di esecuzione. Sono iscritta nell'elenco dei Custodi e Professionisti Delegati alle operazioni di vendita nelle procedure esecutive immobiliari tenuto presso il Tribun...