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Timestamp: 2020-07-07 23:14:22+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 19 novembre 2008, n.43313
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Guida in stato di ebbrezza: Reato unico circostanziato o tre autonome fattispecie?
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 19 novembre 2008, n.43313MASSIMA
1. Le tre diverse ipotesi di guida in stato di ebbrezza configurate nell’art. 186 cod. strada, a seguito delle modifiche apportate dal d. l. n. 117 del 2007, integrano fattispecie autonome di reato. Non si è in presenza, in altre parole, di una fattispecie "base", quella di cui alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 186, e di circostanze aggravanti per il caso in cui il tasso alcolemico sia superiore ai limiti fissati alle lettere b) e c) del comma medesimo.
2. Tra le tre diverse ipotesi di guida in stato di ebbrezza configurate nell’art. 186 cod. strada, a seguito delle modifiche apportate dal d. l. n. 117 del 2007, non ricorre un rapporto di specialità. Esse, disposte in ordine crescente di gravità, modellata sul tasso alcolemico accertato, sono, invero, caratterizzate da reciproca alternatività, quindi da un rapporto di incompatibilità.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo, sulla richiesta del pubblico ministero di emettere decreto di condanna, proscioglieva, a norma dell'articolo 129 c.p.p., l’imputato dalle contravvenzioni: di guida sotto l'influenza dell'alcool (articolo 186, comma 2, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285) perché il fatto non sussiste (capo 1); di rifiuto di sottoporsi al test alcolimetrico (articolo 186, comma 7, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285), perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato (capo 2). Con riguardo alla contravvenzione di cui al capo 1), il giudice giustificava la propria decisione affermando che le modifiche apportate alla citata disposizione dal d.l. 3 agosto 2007, n. 117 non consentivano più di provare lo stato di ebbrezza sulla sola base dei cd. elementi sintomatici rilevati dagli agenti in sede di accertamento della violazione. Avverso tale decisione, ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore generale presso la Corte di appello di Brescia.
Con il d.lgs. 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, con l. 2 ottobre 2007, n. 160, il legislatore, sull'onda emotiva destata dalle notizie di cronaca di alcuni eclatanti sinistri stradali, ha profondamente modificato il reato di guida in stato di ebbrezza. Il legislatore del 2007 è intervenuto soprattutto sull'impianto sanzionatorio dell'art. 186 cod. str.. In particolare, mentre il primo comma dell'art. 186 c. strad. continua a prevedere genericamente che è vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche, il comma 2 registra invece notevoli novità. All'unitaria precedente norma penale sanzionatoria è subentrata, infatti, una differenziazione delle pene principali in base alla gravità della violazione:
a) ammenda da 500 a 2000 euro e arresto fino ad un mese se il tasso alcolemico accertato é superiore a 0,5 grammi per litro e non superiore a 0,8 (la previsione dell'arresto è stata, poi, soppressa dalla legge di conversione 2 ottobre 2007, n. 160 e la contravvenzione è, dunque, tornata ad essere oblabile, questa volta ai sensi dell'articolo 162 c.p.);
b) ammenda da 800 a 3.200 euro ed arresto fino a tre mesi (elevato a sei mesi dall'articolo 4 del d.l. 23 maggio 2008, n. 92, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, convertito dalla legge 24 luglio 2008, n. 125) se il tasso alcolemico accertato é superiore a 0,8 grammi per litro e non superiore a 1,5.
c) ammenda da 1.500 a 6.000 euro ed arresto fino a sei mesi (ora da tre mesi ad un anno per effetto dell'intervento dei provvedimenti legislativi da ultimo citati) se il tasso alcolemico accertato é superiore a 1,5 grammi per litro.
A fronte di tale formulazione legislativa, il dubbio interpretativo, che gli ermellini, nella sentenza che si annota, sono chiamati a risolvere è la seguente: la nuova disciplina prevede tre autonome fattispecie di reato ovvero un reato base, corrispondente alla lett. a) dell'art. 186, comma 2, cod. strad., e due aggravanti, corrispondenti alle lett. b) e c) stessa norma?
Come è noto, la questione generale della distinzione fra reato autonomo e circostanza del reato, pur essendo così gravida di effetti pratici, viene sostanzialmente rimessa alla ricostruzione della volontà del legislatore in via interpretativa, secondo una serie di indici positivi elaborati dalla dottrina, quale il criterio testuale, quello topografico, quello strutturale e quello teleologico, con tutte le incertezze che un simile metodo può comportare. Tuttavia, sottolinea la Corte, un dato può considerarsi sicuro: ai fini dell'individuazione di una circostanza, condizione necessaria, seppur non sufficiente, è che la stessa si caratterizzi per la presenza di elementi "specializzanti" rispetto alla fattispecie "base". Proprio tale rilievo appare decisivo nel caso in esame. Infatti, tra le tre ipotesi descritte dal nuovo art. 186 cod. strad. non sussiste alcun rapporto di specialità ma, al contrario, un vero e proprio rapporto di reciproca alternatività. Il fatto che le tre ipotesi si distinguano tra loro a seconda del tasso alcolemico accertato alla stregua di tre distinte fasce, rende evidente che le ipotesi più gravi non contengono tutti gli elementi dell'ipotesi c.d. base, oltre ulteriori elementi di specificazione tali da far ritenere più grave il fatto, come tipicamente accade nel caso di previsione di circostanze aggravanti, ma le tre ipotesi si rapportano secondo uno schema di esclusione reciproca, nel senso che integrata un'ipotesi si escludono per ciò stesso tutte le altre. Manca, pertanto, la stessa possibilità logica di individuare un reato base in riferimento al quale sia predicabile l'aggiungersi di una circostanza aggravante e si deve necessariamente affermare la sussistenza di tre distinte autonome fattispecie di reato. La conclusione sembra, altresì, trovare conferma letterale anche nel riferimento, in relazione ad ognuna delle tre ipotesi, all'accertamento del "reato" quale presupposto perché operi la conseguenza automatica della sospensione della patente di guida.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 19 novembre 2008, n.43313 - Pres. Mocali – est. Bricchetti
Svolgimento del� processo
1. Con la sentenza indicata in epigrafe, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo, sulla richiesta del������ pubblico ministero di emettere decreto di condanna, proscioglieva, a norma dell'articolo 129 c.p.p., M.G. dalle contravvenzioni,����������� commesse in Dalmine il 13 dicembre 2006:
- di guida sotto l'influenza dell'alcool (articolo 186, comma 2, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285) perché il fatto non sussiste (capo 1);
- di rifiuto di sottoporsi al test alcolimetrico (articolo 186, comma 7, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285), perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato (capo 2).
Con riguardo alla contravvenzione di cui al capo 1), il giudice giustificava la propria decisione affermando che le modifiche apportate alla citata disposizione dal d.l. 3 agosto 2007, n. 117 non consentivano più di provare lo stato di ebbrezza sulla sola base dei cd. elementi sintomatici rilevati dagli agenti in sede di accertamento della violazione.
2. Avverso l'anzidetta sentenza, ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore generale presso la Corte di appello di Brescia, chiedendone l'annullamento e rilevando l'erronea interpretazione delle nuove disposizioni.
3.1. Prima delle disposizioni modificative introdotte dall'articolo 5 del d.l. 3 agosto 2007, n. <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />117, l'articolo 186 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, la cui ultima versione era dovuta alla legge 1 agosto 2003, n. 214, di conversione del d.l. 27 giugno 2003, n. 151, era strutturato, per quanto qui interessa, nei termini seguenti.
Il comma 1 sanciva il divieto di "guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche".
La prima parte del comma 2 delineava la fattispecie incriminatrice di guida in stato di ebbrezza alcolica: chiunque violava il divieto (guidava, cioè, in stato di ebbrezza) era punito con le pene congiunte dell'arresto fino ad un mese e dell'ammenda da euro 258,00 a euro 1.032,00.
Il comma 6 stabiliva che, qualora dall'accertamento fosse risultato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 grammi per litro (g/1), l'interessato era da considerarsi in stato di ebbrezza ai fini dell'applicazione delle sanzioni, penali ed amministrative, di cui al sopra citato comma 2.
La determinazione della soglia anzidetta va fatta risalire all'articolo 3 del d.l. 20 giugno 2002, n. 121, convertito in legge 1 agosto 2002, n. 168; in precedenza (v. comma 5 dell'articolo 186, nel testo introdotto dal d. Igs. 15 gennaio 2002, n. 9), il più elevato limite di 0,8 grammi per litro (g/1) era stabilito (e lo é tuttora per un difetto di coordinamento legislativo) dal regolamento di esecuzione e di attuazione del codice della strada (articolo 379 del d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495).
Questa Corte aveva, comunque, più volte avuto modo di affermare (cfr. Cass. S.U. 27 settembre 1995, Cirigliano, RV 203634; Cass. IV 4 maggio 2004, Ciacci, RV 229966; Cass. IV 9 giugno 2004, p.m. in proc. Massacesi, RV 229087) che lo stato di ebbrezza del conducente del veicolo poteva essere, ai fini della configurabilità della contravvenzione in esame, accertato e provato con qualsiasi mezzo, e non necessariamente, né unicamente, mediante la strumentazione (il cd. etilometro) e le procedure indicate nel menzionato articolo 379 del d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495. In particolare, per il principio del libero convincimento, per l'assenza di prove legali e per la necessità che la prova non dipenda dalla discrezionale volontà della parte interessata, il giudice poteva dimostrare l'esistenza dello stato di ebbrezza sulla base delle circostanze sintomatiche, desumibili in particolare dallo stato del soggetto (alterazione della deambulazione, difficoltà di movimento, eloquio sconnesso, alito vinoso, ecc.) e dalla condotta di guida (che i verbalizzanti hanno il compito di indicare nella notìzia di reato, ai sensi dell'articolo 347 c.p.p.: v. comma 3 del citato articolo 379).
3.2. �L'articolo 5 del d.l. 3 agosto 2007, n. 117 ha - come si è detto - riscritto l'articolo 186 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, trasformando in illecito amministrativo il rifiuto di sottoporsi all'accertamento, ma non abolendo, neppure in parte, la fattispecie di guida in stato di ebbrezza ed inasprendone anzi l'apparato sanzionatorio.
prima fascia: ammenda da 500 a 2000 euro e arresto fino ad un mese se il tasso alcolemico accertato é superiore a 0,5 grammi per litro e non superiore a 0,8 (la previsione dell'arresto è stata, poi, soppressa dalla legge di conversione 2 ottobre 2007, n. 160 e la contravvenzione è, dunque, tornata ad essere oblabile, questa volta ai sensi dell'articolo 162 c.p.);
3.3. Le modificazioni anzidette hanno costretto dottrina e giurisprudenza a cimentarsi con alcune questioni interpretative, in particolare con la questione della natura giuridica delle tre ipotesi di nuovo conio e con il problema, strettamente collegato, sollevato dal ricorrente con l'impugnazione in esame.
Come questa Corte ha già, seppur incidentalmente, avuto modo dì affermare (cfr. ad esempio Cass. IV 16 settembre 2008, Vergorì; Cass. IV 11 aprile 2008, P.G. in proc. Scanziani, non massimate), le tre "fasce" contravvenzionali sopra indicate integrano fattispecie autonome di reato. Non si è in presenza, in altre parole, di una fattispecie "base", quella di cui alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 186, e di circostanze aggravanti per il caso in cui il tasso alcolemico sia superiore ai limiti fissati alle lettere b) e c) del comma medesimo.
E' sufficiente in proposito osservare, pur dovendosi ammettere che i criteri di identificazione delle circostanze rispetto alle fattispecie autonome di reato pongono di solito problemi interpretativi di complessa soluzione (si veda in proposito il rilevante sforzo di sistemazione della materia compiuto da Cass. S.U. 10 luglio 2002, p.m. in proc. Fedi), che può� darsi� per� acquisito� che,� ai� fini� dell'individuazione� di� una circostanza, condizione necessaria, seppur non sufficiente, è che la stessa si caratterizzi per la presenza di elementi "specializzanti" rispetto alla fattispecie "base".
Si tratta, dunque, di fattispecie autonome di reato, destinate a non subire, come tali, il "gioco" del giudizio di bilanciamento tra opposte circostanze che potrebbe vanificare l'applicazione del più rigoroso trattamento� sanzionatorio� introdotto per� le� violazioni� di maggiore entità.
La conclusione sembra trovare conferma letterale anche nel riferimento, in relazione ad ognuna delle tre ipotesi, all'accertamento del "reato" quale� presupposto� perché� operi� la� conseguenza� automatica� della sospensione della patente di guida.
3.4. Ciò detto, non vi è ragione, tuttavia, di ritenere che il nuovo sistema sanzionatorio precluda oggi al giudice di poter dimostrare l'esistenza� dello� stato� di� ebbrezza� sulla� base� delle� circostanze sintomatiche sopra ricordate (v. 3.1).
Le ragioni che legittimavano quell'orientamento interpretativo (principio del libero convincimento, assenza di prove legali e necessità che la prova non dipendesse dalla discrezionale volontà della parte interessata) non sono, invero, venute meno.
Il� tasso� alcolemico� è� elemento� costitutivo� di� ognuna� delle� tre fattispecie e,� come tale, è suscettibile di accertamento secondo le regole che governano il sistema delle prove.
�Una volta adesso che, in linea di principio, lo stato di ebbrezza può desumersi da elementi sintomatici, é agevolmente intuibile che, sul piano probatorio, la possibilità per il giudice di� avvalersi, ai fini dell’affermazione della sussistenza dello stato di ebbrezza, delle sole circostanze sintomatiche riferite dagli agenti accertatoti sarà il più delle volte logicamente da circoscriversi alla sola fattispecie meno grave, imponendosi per le ipotesi più gravi l'accertamento tecnico del livello di alcool nel sangue.
Del tutto ingiustificata è pertanto la conclusione cui è pervenuto il Giudice per le indagini preliminari nella sentenza impugnata.
4. La decisione impugnata va, in conclusione, annullata senza rinvio limitatamente al reato anzidetto, con trasmissione degli atti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo.
Per� questi� motivi
annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui al capo 1) e dispone trasmettersi gli atti al G.I.P. del Tribunale di Bergamo.