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Timestamp: 2020-07-04 09:21:34+00:00
Document Index: 57620350

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 52', 'art. 822', 'art. 822', 'art. 824', 'art. 824', 'art. 54', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 55', 'art. 4', 'art. 174', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 91', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 52', 'art. 1']

La protezione dei beni culturali da più di cinquant'anni è garantita da un vincolo ope legis che può essere rimosso solo dopo l'intervento della procedura di verifica dell'interesse culturale prevista dall'art. 12, comma 2, del D. Lgs. n. 42/2004 che, in base al successivo art. 52, condiziona le scelte delle Amministrazioni comunali nel regolare l'esercizio del commercio nelle aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico o monumentale, frutto di pianificazione congiunta tra l'amministrazione statale e quella comunale.
I beni di interesse storico-artistico sono inespropriabili solo quando fanno parte del demanio pubblico
L'espropriazione costituisce un modo di acquisto della proprietà che produce, in sostanza, gli stessi effetti dell'alienazione, determinando un mutamento della titolarità del diritto di proprietà. Tale operazione effettuata su un bene demaniale di interesse storico-artistico è nulla. Tuttavia va precisato che mentre gli immobili appartenenti allo Stato riconosciuti di interesse storico, archeologico e artistico fanno parte del demanio pubblico ex art. 822, 2 comma, c.c., per gli immobili di proprietà delle province e dei comuni della specie di quelli indicati dal 2 comma del cit. art. 822, vige il regime stabilito dall'art. 824 c.c. Tale disposizione non qualifica i beni in questione alla stregua di demanio comunale e/o provinciale, limitandosi a stabilire che essi “sono assoggettati” al regime del demanio pubblico, che è ovviamente cosa ben diversa. Volendo applicare l'art. 824 c.c. anche ai beni immobili regionali riconosciuti di interesse storico, archeologico e artistico ‘a norma delle leggi in materia', è evidente che deve farsi riferimento alle specifiche norme contenute nel Codice dei beni culturali. Il Codice all'art. 54, 1 e 2 comma, contiene il tassativo elenco dei beni inalienabili, che non comprende gli immobili dichiarati di interesse storico-artistico ai sensi dell'art. 10, comma 1 (l'inalienabilità è prevista per gli immobili dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera d). Per i beni immobili di proprietà degli Enti locali l'alienabilità è soltanto subordinata alla previa autorizzazione del Ministero ai sensi dell'art. 55 d.lgs. 42/2004.
L'immobile comunale di interesse storico, archeologico o artistico non può essere sottratto alla sua destinazione né essere oggetto di usucapione
L'immobile di proprietà di un Comune che, sebbene non iscritto nell'elenco di cui alla L. n. 1098 del 1939, art. 4, comma 1, sia riconosciuto di interesse storico, archeologico o artistico, è soggetto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 822 e 824 c.c., al regime del demanio pubblico, con la conseguenza che non può essere sottratto alla rispettiva destinazione, nè essere oggetto di usucapione.
L’atto di prelazione artistica ex artt. 59 e ss. del d.lgs. 42/2004 è un provvedimento amministrativo espressione di un potere di acquisito coattivo del bene
L'atto di «prelazione artistica», disciplinata agli articoli 59 e seguenti del d.lgs. n. 42 del 2004 è un provvedimento amministrativo espressione di un potere di acquisito coattivo del bene. Non si realizza, infatti, un subentro nel rapporto negoziale, come risulta dalla previsione secondo cui le clausole del contratto di alienazione non vincolano lo Stato o gli altri enti pubblici territoriali, e, in caso di omessa o difettosa denuncia, si prevede la possibilità di esercitare il diritto di prelazione senza limiti temporali e senza che la parte privata possa eccepire l'intervenuta usucapione.
Per i beni di interesse storico e artistico illecitamente trasferiti all'estero va disposta la confisca anche se il privato non ha riportato condanna
Ai fini dell'applicabilità della confisca relativa a beni di interesse storico e artistico oggetto di illecito trasferimento all'estero, prevista dal D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, art. 174, non rilevano i principi affermati dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nella sentenza del 29 ottobre 2013, Varvara c. Italia, in quanto, trattandosi di beni appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato, il provvedimento ablativo non incide sul diritto di proprietà privata. In conseguenza di ciò, la relativa confisca deve essere obbligatoriamente disposta anche se il privato non è responsabile dell'illecito o comunque non ha riportato condanna, fatta salva la sola eccezione che la cosa appartenga a persona estranea al reato, poichè trattasi di misura recuperatoria di carattere amministrativo la cui applicazione è rimessa al giudice penale a prescindere dall'accertamento di una responsabilità penale.
Per il patrimonio culturale di proprietà pubblica si presume l'interesse storico ed artistico fino alla verifica da parte dei competenti organi del ministero
Per il patrimonio culturale di proprietà pubblica è prevista la presunzione di interesse storico ed artistico, ai sensi del D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 12, comma 1, fino alla verifica da compiersi da parte dei competenti organi del Ministero.
Allorquando vengano in rilievo beni appartenenti allo Stato (e tali sono infatti, secondo la previsione del D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 91, tra le altre, le cose indicate nell'art. 10, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo che fanno parte del demanio o del patrimonio indisponibile, ai sensi degli artt. 822 e 826 cod. civ.), non è richiesto l'accertamento del cosiddetto "interesse culturale" nè che gli stessi siano qualificati come culturali da un provvedimento amministrativo, essendo sufficiente che la "culturalità" sia desumibile dalle caratteristiche del bene.
Non è confiscabile una collezione numismatica privata se non rientra nel patrimonio indisponibile dello stato e non c'è dichiarazione dell'interesse culturale
n esito a decreto di archiviazione, non è assoggettabile a confisca obbligatoria una collezione numismatica, appartenente a privati, che non rientra nel patrimonio indisponibile dello Stato e non possieda la qualità di bene culturale ai sensi del D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 10, comma 3, lett. e) e in mancanza dell'apposita dichiarazione ministeriale di cui all'art. 13 dello stesso decreto.
Il mancato riconoscimento dell'interesse culturale degli oggetti archeologici da parte dell'autorità non dimostra il carattere privato dei beni
Il mancato riconoscimento dell'interesse culturale degli oggetti archeologici da parte dell'autorità a mezzo di apposito procedimento amministrativo non dimostra il carattere privato dei beni e l'impossibilità di ascriverlo al patrimonio indisponibile dello Stato, essendo il requisito culturale insito negli stessi beni, per il loro appartenere alla categoria delle cose di interesse archeologico.
Il procedimento per la dichiarazione dell'interesse culturale è avviato anche su motivata richiesta della regione e di ogni altro ente territoriale interessato
La nullità degli atti di disposizione dei beni presuntivamente culturali è sanabile, se, pur dopo la stipula, la presunzione sia fatta venir meno: ciò avviene, in concreto, ove la stessa Soprintendenza, venuta a conoscenza dell'atto, compia a posteriori lo stesso accertamento di non sussistenza dell'interesse storico artistico, perché il bene perderà, ora per allora, la connotazione di bene culturale, e l'atto di disposizione resterà valido, mentre in caso contrario potrà essere fatta valere la nullità.
E' legittimo e rispettoso della continuità storica il trasferimento di un tradizionale mercato all'aperto di oggetti religiosi, ai sensi dell'art. 52, comma 1-ter, del D.Lgs. n. 42/2004, in una piazza limitrofa, che costituisce una delle principali porte d'ingresso al bene culturale tutelato e che non può certo considerarsi estranea ed avulsa dal complesso monumentale.
La proprietà dei beni di interesse artistico, storico o archeologico da parte dello stato è acquisita ipso iure quando siano ritrovati nel sottosuolo
Pur se dall'art. 1 della legge n. 1089 del 1939 si desume il principio (poi posto a base del testo unico del 1999 e del codice del 2004) secondo cui i beni di interesse artistico, storico o archeologico - sottoposti alla legislazione speciale - possono risultare di proprietà pubblica o privata, va senz'altro rilevato l'acquisto ipso iure della proprietà del bene da parte dell'Amministrazione statale quando siano «ritrovate nel sottosuolo» cose immobili (come parti di edifici, tombe, ricoveri, mura di città, tratti viari, opere realizzate per manum hominis, ecc.) o anche le cose mobili, aventi un tale interesse.
L'Amministrazione statale ben può imporre il vincolo culturale anche quando un manufatto - risalente nel tempo e di pregio - risulti oggetto di parziale o anche di quasi totale rovina (per fenomeni naturali o per manum hominis) e si intenda comunque tutelarne le vestigia, sia quando la ricostruzione per un qualsiasi accadimento non abbia luogo, sia quando essa abbia luogo.
Attività di ristorazione in edificio con vincolo storico architettonico: necessaria la valutazione della soprintendenza anche in assenza di interventi edilizi
La sussistenza di un vincolo storico architettonico sull'edificio in cui insiste un'attività di ristorazione evidenzia la presenza di interessi pubblici afferenti alla tutela del patrimonio culturale che richiedono, anche a prescindere dal compimento di attività edilizie od urbanistiche, una valutazione espressa di compatibilità da parte della Soprintendenza.
Non c'è niente di più comico dell'infelicità (Samuel Barclay Beckett)