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Timestamp: 2017-06-24 00:39:28+00:00
Document Index: 138925729

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La difficile eredità del caso 0LFURVRIW: le questioni teoriche e i rapporti tra econom ia e diritto della concorrenza. - PDF
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(William Landes, The fire of truth: a remembrance of law and economics at Chicago, JLE, 1983, p. 193) «Everybody should compete with Microsoft once in their lifetime, so they have stories to tell their grandchildren. And then don t do it anymore». (Marc Andreessen, fondatore di Netscape) 3UHPHVVD La sentenza emessa dal giudice Kollar-Kotelly nel novembre 2002, ratificando l accordo extragiudiziale raggiunto da Microsoft e dai rappresentanti dell accusa nel novembre 2001, ha di fatto sancito la fine del principale caso antitrust degli anni 90 negli Stati Uniti. Proprio in questi mesi, tuttavia, si sono avuti segnali di come il caso 0LFURVRIW continui a vivere importanti sviluppi in sede comunitaria, dove è in corso un istruttoria (su comportamenti analoghi a quelli della vertenza statunitense) i cui primi risultati sono attesi nell autunno Il momento è dunque favorevole a una rivisitazione dei punti fondamentali dell esperienza statunitense, al fine di ricercare utili indicazioni per le indagini in corso in Europa e più in generale per il futuro dell azione antitrust in questi settori. Il caso 0LFURVRIW, in effetti, pone sfide severe e interessanti alla politica antitrust, soprattutto per il fatto di insistere su un settore dominato dalla presenza contemporanea di economie di scala, di un attività immateriale su cui si esercita la disciplina del FRS\ULJKW, di forti complementarità della domanda e soprattutto di marcati effetti di rete. Tuttavia a una visione d insieme, e limitatamente ai risultati, l esperienza statunitense del caso 0LFURVRIW offre una immagine singolare: nel confronto tra quel che avrebbe potuto essere e quel che è stato, l adagio più adatto a descrivere la vicenda sembra quello shakespeariano di molto rumore per nulla. Numerosi elementi, infatti come il ruolo del settore nell economia contemporanea, l importanza dell impresa coinvolta e il prestigio degli esperti chiamati a testimoniare, lasciavano intravvedere sviluppi molto diversi, e dai toni più marcati, di quelli con i quali, in definitiva, si è chiusa la vertenza statunitense: si prevedeva un intervento della Corte Suprema ma questa, pur sollecitata, non si è pronunciata, per cui manca un suo riferimento giurisprudenziale; sin dal principio è apparso chiaro che vi era la concreta possibilità di arrivare a uno smembramento di Microsoft, ma dopo una prima condanna in tal senso la minaccia (per Microsoft) è definitivamente rientrata; la complessità delle relazioni concorrenziali ISAE Istituto di Studi e Analisi Economica, Roma. Desidero ringraziare i proff. Claudio De Vincenti e Michele Grillo per le utili discussioni sui temi del presente lavoro, del cui contenuto, che non impegna l istituzione di appartenenza, rimango ovviamente l unico responsabile.4 interessate dal caso, e il prestigio degli esperti chiamati a testimoniare, lasciavano prefigurare novità rilevanti nelle metodologie di analisi antitrust, ma le parti e i tribunali hanno preferito adottare gli approcci più tradizionali, e le questioni più interessanti, come la valutazione del W\LQJ, sono di fatto rimaste irrisolte. Nonostante questi risultati di stallo (cui non sono estranee caratteristiche tipiche dell antitrust statunitense, come un marcato ciclo politico o l oscillazione tra SHU VH FRQGHPQDWLRQ e UXOHRIUHDVRQ), la risonanza suscitata dal caso ha favorito negli ultimi anni il formarsi di una considerevole mole di studi teorici, alcuni dei quali, appartenenti al filone della Nuova Economia Industriale (NEI) e basati sugli strumenti della teoria dei giochi, propongono un analisi strategica che si presta a essere applicata al caso 0LFURVRIW in modo da portare alla luce quanto, degli aspetti dei comportamenti d impresa, è rimasto in ombra durante il dibattimento. L importanza di lavori di questo genere, che ricostruiscono l intero quadro strategico nel quale le imprese agiscono, risiede nell offrire spunti interpretativi a partire dai quali immaginare miglioramenti per l intervento antitrust, in direzione, tra l altro, di un affrancamento della procedura istruttoria dalle sue fasi più controverse, come la definizione del mercato rilevante. Sulla base di tali premesse, allora, l articolo è strutturato come segue. Il SDUDJUDIR richiama i tratti salienti dell industria del software; il SDUDJUDIR ricompone le fasi essenziali del caso 0LFURVRIW negli Stati Uniti; il SDUDJUDIRsi concentra sulle questioni fondamentali che la vicenda ha posto all analisi antitrust (l accertamento del potere di mercato, la valutazione del prezzo nullo di Explorer, l esame del W\LQJ, il ruolo giuridico degli intenti, la determinazione delle sanzioni), evidenziando le difficoltà incontrate nel processo statunitense; il SDUDJUDIR mostra come un approccio strategico alternativo, basato sul modello di Carlton e Waldman (2002), contribuisca a fare maggiore chiarezza su tali questioni, facilitando la soluzione di problemi concorrenziali complessi e relativamente nuovi; il SDUDJUDIRriporta le considerazioni conclusive. / HFRQRPLDGHOVHWWRUHGHOVRIWZDUH Dal punto di vista della tutela della concorrenza, il settore del software ha la particolarità di presentare una serie di aspetti quali le relazioni di complementarità tra i prodotti, gli effetti di rete e le economie di scala che, presi singolarmente, non sono nuovi alle autorità antitrust, ma che pongono sfide rilevanti quando agiscono simultaneamente in un unico contesto. Come l esperienza quotidiana insegna, infatti, il servizio, cioè quel che in ultima analisi spinge il consumatore ad acquistare un determinato software, 1 viene fornito dai 1 Per una illustrazione delle principali tipologie di software si vedano soprattutto Shapiro e Varian (1999) e Evans e Schmalensee (2000).5 programmi applicativi, ma per fruire di questi ultimi occorre disporre di un sistema operativo, il cui utilizzo richiede a sua volta la disponibilità di un hardware. Questa complementarità fa sì che i prodotti debbano in qualche modo essere resi compatibili o concepiti come tali, 2 e soprattutto fa sì che la domanda di un bene dipenda da quella rivolta ai beni complementari. In particolare, al momento si possono individuare nel settore del software tre complementarità fondamentali: la prima lega sistema operativo e hardware; la seconda è quella tra i programmi applicativi e i sistemi operativi; la terza collega EURZVHU e servizi in internet. 3 Il loro sfruttamento, come si vedrà, è una delle variabili strategiche principali nella concorrenza del settore. Le relazioni di complementarità risultano poi ulteriormente complicate dal fatto che il progresso tecnico tende a modificare i confini merceologici tra i diversi tipi di software, ponendo in concorrenza tra loro prodotti posti in stadi diversi della filiera produttiva. L importanza di quest ultimo punto, nell ambito del caso 0LFURVRIW, rende opportuno ricordare sin d ora l esistenza e il ruolo dei cosiddetti PLGGOHZDUH. Si tratta di prodotti che occupano un livello intermedio tra i sistemi operativi e i programmi applicativi: spesso originariamente concepiti come applicazioni, questi software contengono infatti i codici API (DSSOLFDWLRQSURJUDPPLQJLQWHUIDFHV) grazie ai quali è possibile incorporare altri programmi applicativi, e pertanto si candidano naturalmente a svolgere essi stessi, prima o poi, le funzioni dei sistemi operativi nel supportare le varie applicazioni. 4 A proposito di tali prodotti si è parlato quindi di piattaforme (SODWIRUPV). L esempio di PLGGOHZDUHper noi più significativo è rappresentato dal EURZVHU Navigator, fornito da Netscape. Per l operare degli effetti di rete di cui si dirà tra breve, l effettiva possibilità di un PLGGOHZDUHdi imporsi come piattaforma standard dipende, tra l altro, dal numero di codici API installati e dalla sua diffusione. La complementarità tra i software è legata anche al fenomeno forse più interessante e studiato del settore, ovvero gli effetti di rete. Com è noto, si tratta del fatto che, per ogni consumatore, il valore di un determinato programma aumenta al crescere del numero di utenti di quel programma. Questo vale non solo per la rete di utenza del singolo prodotto (effetti di rete GLUHWWL), ma anche per il sistema composto da più 2 A rigore, quella appena citata è una forma di compatibilità di tipo verticale. Esiste infatti anche una compatibilità orizzontale che emerge quando due o più imprese offrono prodotti potenzialmente in concorrenza tra loro. Tuttavia l eventuale compatibilità delle componenti dei sistemi offerti sul mercato non è del tutto esogena, ma dipende da fattori come le dimensioni relative delle imprese e la diffusione relativa delle loro tecnologie. Anche in questo caso, quindi, la compatibilità, requisito indispensabile per lo sfruttamento delle complementarità dal lato della domanda (Economides e White 1994), diviene una variabile fondamentale della competizione nell industria del software. 3 Oggi va profilandosi una quarta forma di complementarità, sulla quale insiste in parte anche la vertenza comunitaria: quella cioè tra programmi di riproduzione di file audio/video e contenuti audiovisivi. 4 Lo stesso Windows, del resto, in origine era un programma applicativo disegnato per il sistema operativo DOS, dominante fino agli inizi degli anni 90.6 prodotti, cioè per la rete virtuale rappresentata da tutte le componenti, tra loro compatibili, che concorrono a offrire il servizio informatico (effetti di rete LQGLUHWWL). Ciò significa che da un lato i consumatori tendono ad acquistare il sistema operativo che supporta il maggior numero di applicazioni, aumentandone così, a loro volta, la diffusione; dall altro lato i programmatori sono indotti a progettare le applicazioni per il sistema operativo più diffuso, in tal modo aumentandone, a loro volta, l appetibilità per i consumatori. 5 È da qui che scaturisce il FKLFNHQDQGHJJ SUREOHP davanti al quale si trova un impresa che decide di entrare in questo tipo di settori: per assicurarsi un adeguato numero di applicazioni, un produttore deve disporre di un sistema operativo già diffuso, ma tale diffusione dipende dalla quantità di applicazioni disegnate per esso. Gli effetti di rete creano dunque una barriera all entrata, perché impediscono di penetrare nel settore a meno di raccogliere un adeguata base di utenti; ma allo stesso tempo essi possono addirittura favorire la concorrenza potenziale, nella misura in cui un entrante riesca a catturare le aspettative di programmatori e consumatori, innescando gli effetti di rete a proprio vantaggio. 6 Inoltre, la produzione di software presenta rilevanti economie di scala, a causa di una struttura di costo caratterizzata da elevate spese di R&S, costi fissi ridotti, costi marginali e di distribuzione pressoché nulli: una volta prodotta la prima copia di un programma (la cui progettazione può richiedere l impiego di risorse considerevoli), la riproduzione in serie e la distribuzione avvengono a costo zero. Una struttura di costi siffatta favorisce quindi una forte concentrazione industriale (al limite del monopolio) in tutti i comparti della filiera produttiva, con inevitabili ripercussioni sull azione antitrust. Infine, come avviene in tutti i settori innovativi, nella produzione del software è visibile l influenza della normativa sulla proprietà intellettuale. 7 È noto però che tale politica impone alle autorità un WUDGHRII: se da un lato l assenza di protezione dei diritti di proprietà impedirebbe di remunerare adeguatamente lo sforzo dell inventore, dall altro una protezione eccessiva mortificherebbe l attività innovativa, impedendo l ulteriore sviluppo dei prodotti. In questo settore, poi, il WUDGHRII è ulteriormente accentuato dal fatto che il software soggiace contemporaneamente alla tutela brevettuale e a quella del FRS\ULJKW. 8 I motivi di insoddisfazione sorgono in particolare per il 5 È per questo che gli effetti di rete vengono assimilati a economie di scala dal lato della domanda (cfr. ad esempio Bresnahan e Greenstein 1997, ma cfr. Economides e White 1994 per i necessari FDYHDW). 6 A rigore, infatti, ciò che spinge consumatori e programmatori a prediligere una determinata rete non è la sua estensione attuale, ma quella DWWHVD; di conseguenza anche le aspettative giocano un ruolo decisivo nel determinare le sorti delle imprese del settore. 7 Per una rassegna di varia ispirazione si rimanda a Gilbert e Newbery (1982), Shapiro (2001), Carlton e Gertner (2002), mentre per una critica del funzionamento del FRS\ULJKWnel settore del software e nel caso 0LFURVRIWsi vedano, tra gli altri, Elzinga e Mills (1999) e soprattutto O Rourke (2002). 8 «Come accade per l ultimo romanzo di John Grisham, il software è VFULWWR. In tal modo, analogamente a un libro, esso ha diritto alla protezione da FRS\ULJKW. Ma il software è anche una PDFFKLQD [ ]. Allora, al7 FRS\ULJKW. Tale misura, infatti, meno drastica di un brevetto ma più duratura (fino a 75 anni per un impresa), al fine di non scoraggiare lo sviluppo futuro di un innovazione non protegge l idea ma la sua rappresentazione. 9 Nel caso del software, l idea è costituita dal modo in cui le informazioni compaiono sullo schermo, mentre la rappresentazione consiste nei passi del programma. Quest ultima, pertanto, non è visibile all utente (né a un potenziale imitatore), mentre l idea sì. Ciò significa che si può imitare un software purché lo si riscriva interamente; e inoltre risulta pressoché impossibile imitare un prodotto che gode di rilevanti esternalità di rete, perché queste impediscono di crearsi una massa critica di utenza sfruttando solo un idea innovativa, cioè la parte visibile del programma, non tutelata dal FRS\ULJKW e dunque facilmente imitabile da un rivale già affermato. Nel concreto, allora, non sarebbe materialmente possibile insidiare il monopolio di Microsoft nei sistemi operativi attraverso lo sfruttamento di un idea capace di attrarre i consumatori, dal momento che Microsoft potrebbe agevolmente impadronirsi dell idea altrui riscrivendo i codici grazie alla sua vasta organizzazione, e l operazione avrebbe un sicuro successo a causa degli effetti di rete di cui gode. D altro canto, poiché un sistema operativo è in fondo solo una sequenza di passi di programma, sarà sempre più facile imitare un software applicativo, che si basa soprattutto sull idea, piuttosto che un sistema operativo, fondato sulla rappresentazione (Shapiro e Varian 1999, Sabbatini 2000). 10 Complementarità della domanda, effetti di rete ed economie di scala favoriscono l emergere nel settore di un unico standard tecnologico. Le imprese, pertanto, devono decidere se rendere compatibili i propri prodotti con quelli altrui o tentare di imporre la propria tecnologia. Le due alternative si pongono ovviamente in una relazione di WUDGH RII (Economides e Flyer 1997): la piena compatibilità permette di massimizzare il numero di consumatori aderenti allo standard comune e di sfruttare al massimo i benefici delle esternalità di rete, ma nel contempo favorisce lo sviluppo di prodotti sostituti, e dunque una concorrenza più vivace. Al contrario, la scelta dell incompatibilità, e quindi della gara all imposizione del proprio standard, in caso di vittoria assicura un maggiore potere di mercato ma, a meno che l esito della competizione non sia un monopolio, obbliga a rinunciare ai clienti delle altre imprese e ai benefici di rete che sarebbero derivati dalla loro adesione allo standard condiviso. pari delle macchine, esso è candidato alla protezione da brevetto. Negli Stati Uniti, oggi vengono applicati al software entrambi i tipi di tutela» (Elzinga e Mills 1999, p. 26, corsivi nel testo). 9 Per avere un esempio di tale distinzione, si può pensare all idea come a un romanzo sul ruolo delle abbazie nel Medioevo, e alla rappresentazione come a,oqrphghoodurvd di Umberto Eco. 10 Grazie a tali relazioni Microsoft ha potuto riprendere con successo, sviluppandole poi a sua volta, l idea delle icone da Apple e quella del foglio elettronico da Lotus (Elzinga e Mills 1999, Sabbatini 2000).8 Gli elementi sin qui descritti rendono la concorrenza nel settore del software molto particolare e meritevole di attenzione da parte delle autorità antitrust. Anzitutto, l esigenza di assicurare in qualche misura la compatibilità verticale tra i prodotti (se non si è del tutto integrati verticalmente) impone a ciascuna impresa di entrare in contatto con interlocutori posti a monte o a valle della filiera: ad esempio, chi produce applicazioni deve cooperare con Microsoft per farle girare su Windows. Allo stesso tempo, tuttavia, il progresso tecnico tende a ridisegnare continuamente i confini merceologici dei prodotti e dei vari comparti della filiera. Tale circostanza, unita al fatto che proprio la complementarità tra i prodotti fa sì che le basi di utenti di un produttore di applicazioni e di un produttore di sistemi operativi siano in larga misura sovrapposte, facilita l invasione dei comparti limitrofi da parte delle imprese più forti. In tal modo, quindi, la cooperazione di cui si è detto finisce per coinvolgere imprese potenzialmente concorrenti. 11 È questa una delle peculiarità della concorrenza nel settore del software, e una delle principali sfide all azione antitrust. Inoltre, l insidia è accentuata dalla forte concentrazione produttiva che prevale in tutti comparti della filiera: poiché in definitiva la posta in gioco è l egemonia nel comparto considerato, la concorrenza verticale di cui si è detto diviene particolarmente aggressiva. L esito della competizione è quindi il susseguirsi di provvisorie posizioni di monopolio, durante le quali il vincitore può godere di extraprofitti che compensano le risorse investite nella gara. Si tratta della concorrenza di tipo ZLQQHUWDNHDOO. Riassumendo, quindi, ogni singolo aspetto dell industria del software presenta motivi di preoccupazione per le autorità antitrust: D le economie di scala dal lato dell offerta e della domanda favoriscono la concentrazione delle imprese, al limite situazioni di monopolio, in molti stadi della filiera produttiva; E la particolare forma di cooperazione e competizione facilita lo scambio di informazioni tra le imprese, ed espone il settore al rischio di intese; F gli effetti di rete costituiscono allo stesso tempo una determinante delle barriere all entrata e lo strumento per ottenere (o alimentare) un opportuna base installata di utenti attraverso la quale competere sul prodotto. Pertanto in questi settori, più che negli altri, il potere di mercato di un impresa non è emanazione diretta della sua quota di mercato, almeno nei termini in cui questa viene solitamente calcolata nelle indagini antitrust. D altronde, sempre con riferimento alla prassi antitrust, il (basso) prezzo di Windows consentirebbe a Microsoft di sfuggire ai tradizionali test sul potere di monopolio, mentre i costi marginali nulli renderebbero vani anche molti test sui prezzi predatori (quando il costo marginale è inferiore a quello medio, qual è il prezzo concorrenziale di riferimento?). Analogamente, se ci si limita 11 Con riferimento a questa commistione di cooperazione e concorrenza è stato coniato il coraggioso neologismo di FRRSHWLWLRQ, crasi di FRRSHUDWLRQeFRPSHWLWLRQ(cfr. Brandenburger e Nalebuff 1996).9 alla quota di mercato nei sistemi operativi, Microsoft è monopolista, ma se si tiene conto delle complementarità tra i prodotti, della loro mutevolezza e degli effetti di rete, quel monopolio potrebbe essere meno solido di quanto appaia. A questo punto, in una prospettiva di tutela della concorrenza, è possibile indicare due risultati preliminari. Il primo è che quando la concorrenza mette in discussione l esistenza stessa dell impresa, diviene ancora più arduo distinguere tra comportamenti concorrenziali e predatori: un W\LQJ, ad esempio, può sfumare in una innovazione di prodotto finalizzata alla sopravvivenza cioè in un azione difensiva e concorrenziale, mentre un prezzo altrove predatorio può ora costituire il riflesso di una vivace concorrenza. Il secondo risultato preliminare riguarda invece i compiti della politica antitrust: essa deve impedire che le imprese monopoliste frappongano ostacoli all introduzione di innovazioni drastiche, 12 vigilando nel contempo affinché esse non abusino del proprio privilegio anche nella conduzione delle innovazioni non drastiche. Va da sé, allora, che tutto ciò complica l indagine antitrust in tutte le sue fasi, dalla misurazione del potere di mercato delle imprese all individuazione degli abusi.,idwwlhvvhq]ldol Le imputazioni rivolte a Microsoft dalla divisione antitrust del Department of Justice (DoJ) degli Stati Uniti vertono sostanzialmente sulle iniziative intraprese da Microsoft per reagire alla minaccia portata dal EURZVHU Navigator, prodotto da Netscape, e dal programma Java, fornito da Sun Microsystem. Si tratta di due software che, com è noto, consentono rispettivamente di navigare e di scrivere programmi in internet. Entrambi i prodotti rappresentavano una seria minaccia per il predominio di Windows tra le piattaforme, dal momento che ambedue espongono codici API (potrebbero dunque supportare applicazioni) e soprattutto sono progettati in modo da funzionare su qualsiasi sistema operativo. Se quindi, ad esempio, Navigator avesse raggiunto una diffusione adeguata, avrebbe potuto vedere incrementato il numero di applicazioni per esso disegnate, e rompere definitivamente il legame (la complementarità diretta) tra sistema operativo e programmi applicativi. In tal modo, la diffusione di Windows non avrebbe costituito più alcun ostacolo nel comparto dei sistemi operativi. 13 Dal canto suo, Java è, a rigore, in parte PLGGOHZDUH e in parte 12 Con questo termine si è soliti indicare le innovazioni che mutano in profondità il quadro tecnologico di riferimento, al limite proponendo un paradigma del tutto nuovo; le innovazioni non drastiche, al contrario, producono miglioramenti incrementali di processo o di prodotto (Evans e Schmalensee 2001). Come mostra la letteratura sulle gare innovative (Reinganum 1989, Jaffe, Lerner e Stern 2001), in condizioni generali le prime sono le più minacciose per il monopolista, che invece è avvantaggiato nelle seconde. 13 Il vertice di Microsoft era consapevole che, una volta disegnatosi questo scenario, Windows sarebbe stato ridotto a un semplice oggetto ( FRPPRGLWL]HG è l espressione usata Bill Gates in vari documenti di posta elettronica acquisiti agli atti del processo).10 linguaggio di programmazione. La prima parte, la cosiddetta -DYD 9LUWXDO 0DFKLQH (JVM), è specifica per ogni sistema operativo sul quale il programma è destinato a funzionare, ma soprattutto permette al sistema operativo di supportare le applicazioni. Il linguaggio di programmazione, inoltre, consente l elaborazione di software in grado di funzionare su qualsiasi sistema operativo, liberando i programmatori dalla necessità di adattare ogni applicazione al determinato sistema operativo per il quale ne è previsto l impiego. La duplice minaccia, infine, era acuita sia dall accordo tra le due società, in base al quale la JVM veniva installata nei vari PC attraverso Navigator, sia dal fatto che quest ultimo era già utilizzato dall 80% degli utenti di internet. Per brevità, ci si limita a considerare la reazione di Microsoft nei confronti di Netscape, che presenta aspetti istruttivi sia per l economia industriale sia per la politica antitrust. Una volta riconosciute le potenzialità di Navigator, obiettivo di Microsoft è stato quello di sviluppare e imporre il prima possibile il proprio EURZVHUExplorer (nei primi tempi l impresa di Gates non aveva posto troppa attenzione a tale comparto). 14 In condizioni di incompatibilità di prodotti, ciò imponeva inevitabilmente di dirottare gli effetti di rete da Navigator a Explorer. Di qui una articolata serie di iniziative, la più significativa delle quali è la decisione di installare gratuitamente Explorer su Windows95 (fino ad allora i EURZVHUV erano venduti a un prezzo positivo). 15 Con il lancio di Windows98 tale legame sarebbe divenuto tecnologico: nessuno avrebbe potuto rimuovere Explorer dal sistema operativo a meno di compromettere la funzionalità di quest ultimo. In tal modo i due prodotti diventavano di fatto uno; agli utenti era concesso avere più EURZVHUV sul sistema operativo di Microsoft, ma non disfarsi di Explorer. Inoltre, nella stessa occasione il prezzo di Windows95 privo del EURZVHU è stato innalzato al livello di quello della nuova versione del sistema operativo, al fine di convogliare gli acquisti verso quest ultima. Di qui le accuse di prezzi predatori e di W\LQJ nei confronti di Microsoft. A propria, difesa, l azienda ha sostento che il prezzo 14 Si tratta della strategia di imitazione ed estensione, considerata come «l aspetto più interessante del comportamento economico [di Microsoft]» (Carlton 2001, p. 50). Nell attuarla, peraltro, Microsoft è stata agevolata anche dall asimmetria presente nella copertura del FRS\ULJKW cui si è accennato in precedenza. 15 Le altre azioni intraprese da Microsoft prevedevano: D accordi con gli DFFHVV SURYLGHUV i quali, in cambio della promozione esclusiva di Explorer, sarebbero stati inclusi in una lista di siti amici esposta in Windows e dunque più visibile agli utenti; E accordi con produttori di hardware (RULJLQDO HTXLSPHQW PDQXIDFWXUHUV ±OEM) che contenevano sia incentivi affinché sui nuovi PC venisse installato Explorer, sia sanzioni in caso di installazione di Navigator; F accordi con i FRQWHQW SURYLGHUV cui Microsoft, in cambio dell esclusiva promozione di Explorer, consentiva di esporre direttamente sul desktop le icone attraverso la funzione Active Desktop ; G accordi con Apple per ostacolare l avanzata di Navigator sul maggiore sistema operativo alternativo a Windows (limitando in tal modo anche la parallela ascesa di Mac OS). In quest ultima circostanza, ovviamente, Microsoft non poteva far conto sulla forza negoziale che negli altri casi le era assicurata dal possesso di Windows; pertanto ha scelto di subordinare la fornitura ad Apple del software Office per Macintosh all impiego e alla promozione in via esclusiva di Explorer su tutti i sistemi Apple. A tale offerta quest ultima società non poteva sottrarsi, a meno di veder crollare le vendite di Macintosh, ovvero del programma applicativo più diffuso tra gli utenti Apple.11 nullo di Explorer, e la sua successiva integrazione in Windows, erano iniziative lecite sia perché andavano a beneficio dei consumatori (che potevano avere, a parità di prezzo un prodotto più avanzato e completo), sia perché il FRQVHQWGHFUHH stipulato con il DoJ nella precedente vertenza del 1995 consentiva di sviluppare prodotti integrati (sebbene vietasse di praticare W\LQJ contrattuali). Nonostante la riconosciuta gravità di un azione di W\LQJ o di prezzi predatori, la complessità delle relazioni concorrenziali schematizzate nel paragrafo precedente rendevano l analisi del caso delicata e tutt altro che scontata. Le pagine che seguono intendono dare conto di tali difficoltà e di come farvi fronte. /HTXHVWLRQLWHRULFKH 0RQRSROLRHSRWHUHGLPRQRSROLRQHOVHWWRUHGHOVRIWZDUH Nel determinare il potere di mercato di Microsoft l accusa, rappresentata essenzialmente dal DoJ (1998) e da Fisher (1999), si è attenuta a un approccio tradizionale di tipo strutturalista, fondato sulla preventiva delimitazione del mercato rilevante all interno del quale valutare la posizione di Microsoft. In particolare, sulla base dello SSNIP test, 16 il mercato rilevante è stato circoscritto al comparto dei sistemi operativi per PC dotati di processori Intel: in seguito a un eventuale SSNIP, infatti, nel breve periodo Windows non avrebbe sostituti né dal lato della domanda (per rifiutarlo i consumatori dovrebbero cambiare anche lo hardware e rinunciare agli effetti di rete legati alle applicazioni progettate per Windows), né dal lato dell offerta (a causa degli effetti di rete, gli altri sistemi operativi per PC Intel-compatibili non hanno sufficiente diffusione). Il mercato rilevante, quindi, non è esteso alle piattaforme e non comprende i EURZVHUV. Inoltre, in un mercato rilevante siffatto Microsoft detiene, attraverso Windows, una quota pari a oltre il 95% dei sistemi operativi, che è rimasta stabile nell arco di circa un decennio grazie alle barriere da applicazioni (DSSOLFDWLRQ EDUULHUV WR HQWU\) generate dagli effetti di rete. Secondo l accusa proprio tali barriere conferiscono a Microsoft un potere di monopolio non contendibile, poiché impongono ai potenziali entranti un costo legato al FKLFNHQDQGHJJSUREOHP che l incumbent non deve sostenere. L accusa, pertanto, non estende l analisi ai vincoli posti al comportamento di Microsoft dalla concorrenza ZLQQHUWDNHDOO. Questa circostanza, coerente con (e legata a) un approccio di stampo strutturalista, che per sua natura è più efficace nel cogliere relazioni di breve periodo, impedisce tuttavia all accusa di dare conto del reale potere di 16 Com è noto, è prassi molto diffusa presso le autorità antitrust identificare il mercato rilevante come il più piccolo insieme di prodotti e la più piccola area geografica che possono essere monopolizzati da un impresa (White 1999); all interno dei quali, cioè, un ipotetico monopolista potrebbe imporre con profitto un piccolo ma significativo e non transitorio aumento di prezzo (661,3 6PDOO EXW 6LJQLILFDQW 1RQWUDQVLWRU\,QFUHDVHLQ3ULFH) a parità delle condizioni di vendita di tutti gli altri prodotti. Nel mercato rilevante vengono quindi inclusi tutti i prodotti e gli ambiti geografici nei quali è possibile rinvenire una relazione di sostituibilità, dal lato della domanda e dell offerta, con i prodotti dell impresa in esame.12 mercato di Microsoft, ma soprattutto incorre nella limitazione per cui, in contesti nei quali la concorrenza modifica continuamente i prodotti e le relazioni che li legano, definire D SULRUL un mercato rilevante può risultare operazione imprudente, poiché gli stessi confini del mercato dipendono da quei comportamenti d impresa che al suo interno si vogliono studiare. Ciò contribuisce quindi a gettare un ombra sull efficacia dello strumento del mercato rilevante, che rappresenta tuttora l elemento più controverso per quanto ritenuto obbligato delle indagini antitrust. 17 In problemi speculari a quelli appena visti si dibatte l analisi della difesa condotta da Schmalensee (1999), che invece adotta una metodologia esplicitamente comportamentista, secondo la quale, giova ricordare, il potere di monopolio va inferito dai comportamenti dell impresa stessa, senza procedere alla individuazione del mercato rilevante e al calcolo delle quote. Così la tesi della difesa, dopo aver comunque criticato la definizione di mercato rilevante fornita dall accusa (per il fatto di non estendersi alle piattaforme), giunge alla conclusione che Microsoft QRQ detiene alcun potere di mercato, in quanto i suoi comportamenti sono quelli tipici di un impresa sottoposta all aspra concorrenza tipica dell industria del software: l azienda di Gates, infatti, spende ogni anno il 15% del proprio fatturato in spese di R&D per mantenersi al passo con l evoluzione tecnologica del settore, e richiede per Windows un prezzo notevolmente inferiore a quello che le consentirebbe di massimizzare i profitti (anche l integrazione gratuita del EURZVHU nel sistema operativo, comune a tutti i principali operatori del settore, sarebbe il risultato di una competizione di cui il consumatore è il primo beneficiario). D altro canto, nell analisi di Schmalensee le barriere all entrata da applicazioni, che l accusa pone alla base del potere di Microsoft, sono solo transitorie, e facilmente convertibili in poderose spinte all affermazione di prodotti davvero innovativi. Infine, l azienda di Gates non disporrebbe di tutti i diritti necessari a impedire innovazioni drastiche, come dimostrerebbe il fatto che essa, pur avendo limitato la distribuzione di Navigator attraverso gli OEM, non ha potuto impedire che il EURZVHU rivale fosse commercializzato con successo attraverso quello e altri canali di distribuzione. Microsoft, dunque, non detiene un potere monopolistico. L analisi della difesa, come si vede, è concentrata sulle relazioni di lungo termine. Tuttavia, sebbene sia ragionevole spingere la ricerca dei vincoli concorrenziali al lungo periodo e alla possibilità di innovazioni in grado di scalzare il monopolista, allo stesso 17 È nota l antica disputa sulla validità concettuale e probatoria dello strumento del mercato rilevante, nella quale le posizioni spaziano da una decisa convinzione (Stigler e Sherwin 1985), a una rassegnata insoddisfazione più o meno orientata alla ricerca di perfezionamenti (White 1999, Werden 2000), fino a un deciso scetticismo, spesso incline ad abbandonare del tutto questo strumento (Sabbatini 1999, Salop 2000). Peraltro, gli atteggiamenti appena citati cambiano anche a seconda della fattispecie (fusione o abuso) che si deve esaminare.13 tempo enfatizzare troppo questo aspetto a scapito delle relazioni di breve termine rischia di oscurare una importante fonte di potere per l impresa leader di un comparto chiave come quello dei sistemi operativi. Detto altrimenti, l analisi di Schmalensee trascura il fatto che la minaccia rappresentata dall evoluzione di Navigator in una piattaforma alternativa a Windows, sebbene reale, rimaneva tuttavia futura, e richiedeva un periodo di tempo durante il quale era lecito attendersi quel che è poi avvenuto, cioè che l impresa dominante reagisse alla minaccia in diversi modi, tra cui quello di una ridefinizione del mercato ottenuta attraverso l unione di sistema operativo e EURZVHU. In definitiva, gli approcci di accusa e difesa non riescono a cogliere appieno i rapporti tra complementarità, effetti di rete e progresso tecnico, che tendono a generare (e a rafforzare) legami intertemporali nelle strategie d impresa. Si trattava infatti di giudicare le azioni intraprese da Microsoft QHO SUHVHQWH per reagire alla possibilità (prevista e dunque concreta) che LQ IXWXUR altri software evolvessero fino a scalzare Windows dalla posizione di piattaforma di riferimento. Nel far ciò, tuttavia, le parti si sono concentrate sull uno o sull altro dei due stadi dello stesso contesto concorrenziale, finendo per perdere di vista la fonte principale del potere di mercato di Microsoft. Occorre infatti considerare, alla luce delle caratteristiche del settore, da cosa realmente dipende la facoltà di Microsoft di sottrarsi ai vincoli concorrenziali. 18 In precedenza, si è visto che nel settore del software la concentrazione industriale proviene dall operare congiunto di economie di scala ed effetti di rete, e si è detto che questi ultimi sono di tipo GLUHWWR nel caso delle applicazioni e LQGLUHWWR in relazione alle complementarità tra sistema operativo e software applicativi (di qui la barriera all entrata da applicazioni enfatizzata dall accusa). Tuttavia proprio quest ultima circostanza, unita a un progresso tecnico che rimescola in continuazione la tecnologia dei prodotti, fa sì che gli effetti di rete possano anche favorire l affermazione di un entrante sufficientemente apprezzato da consumatori e programmatori (di qui la contendibilità del monopolio enfatizzata dalla difesa). Un impresa monopolista in uno dei comparti interessati dalla relazione di complementarità ha a disposizione due strade per sottrarsi all influenza delle strategie altrui: controllare direttamente l evoluzione tecnologica dei prodotti, oppure presidiare, in modo diretto o indiretto, la complementarità tra i comparti (quest ultima possibilità, a sua volta, può favorire la prima). In ogni caso, ciò significa che i vincoli al comportamento di un impresa, e dunque le basi del suo potere di mercato, dipendono da entrambi gli stadi della contesa concorrenziale, e che quindi QHOO LQGXVWULD GHO VRIWZDUH XQ LPSUHVD KD SRWHUH GL 18 Si ricorda che è comune ricondurre il potere di mercato di un impresa alla libertà di cui essa gode nel progettare le proprie strategie (Scherer e Ross 1990). Sebbene la definizione di potere di monopolio sia meno condivisa, è diffusa la prassi di identificare tale concetto con un potere di mercato considerevole e duraturo, detenuto in via pressoché esclusiva dall impresa in questione (Fisher e Rubinfeld 2000).14 PRQRSROLR TXDQGR HVHUFLWD LQ YLD HVFOXVLYD XQ FRQWUROOR VXOOD FRPSOHPHQWDULWj SUHYDOHQWHQHOVHWWRUH. Su tali basi, infine, è possibile trarre utili indicazioni per l intervento antitrust. In un contesto siffatto, l emergere di una nuova forma di complementarità prevalente, come ad esempio quella tra EURZVHUe fornitura di servizi in internet, è assimilabile a un innovazione drastica, in grado di mettere a repentaglio il potere monopolistico dell impresa leader. Ne consegue che XQ LPSUHVDFRQSRWHUHGLPRQRSROLRFRPPHWWHXQ DEXVR TXDQGR RVWDFROD DUWLILFLDOPHQWH WDOL LQQRYD]LRQL, ovvero quando partecipa alla competizione non nel merito (ad esempio innovando a sua volta i propri prodotti) ma facendo leva sul controllo esclusivo detenuto sulla complementarità attualmente prevalente. La vigilanza antitrust sull impresa dominante lungo un sentiero di innovazioni non drastiche va finalizzata a impedire questi comportamenti. Tornando al caso 0LFURVRIW, allora, il potere monopolistico dell impresa va ricercato più che nel monopolio tra i sistemi operativi, nel controllo esclusivo sulla complementarità tra sistemi operativi e software applicativi (inclusi i EURZVHUV), che oggi domina la concorrenza nel settore; e il monopolio detenuto nel comparto dei sistemi operativi ha rilievo in quanto consente tale controllo esclusivo. La posizione monopolistica in un comparto e il potere di monopolio, dunque, sono concetti non indipendenti e tuttavia distinti, e in definitiva le analisi presentate dalle parti nel corso del dibattimento trascuravano la dipendenza (difesa), o la distinzione (accusa). Per questo insieme di ragioni, il giudizio sulle azioni di Microsoft non può prescindere dalla ricostruzione dell intero albero delle strategie a disposizione delle imprese, in modo da esplicitare le fasi attraverso le quali si articola la competizione.,osuh]]rqxoorgl([soruhu Complementarità, effetti di rete e legami intertemporali complicano notevolmente anche l indagine sulle pratiche predatorie, dal momento che, come si è accennato, la presenza di costi marginali nulli impedisce l utilizzo dei tradizionali test giuridici fondati sul confronto tra prezzi e costi. Nel dibattimento sul caso 0LFURVRIW l accusa ha voluto comunque salvaguardare la prassi di rivelare la natura predatoria di un azione attraverso un test a due fasi, che dimostri dapprima la non profittabilità della strategia nel breve periodo, e in seguito la ragionevole attesa che tale azione assicuri extraprofitti una volta eliminato il rivale. Tuttavia, nel far ciò Fisher (1999) formula un test relativamente nuovo, secondo il quale è anticoncorrenziale qualunque azione che nel lungo periodo risulta redditizia VHHVROR VHsi tiene conto degli extraprofitti assicurati dalla successiva posizione monopolistica dell impresa; si ha quindi un abuso quando l impresa incorre in un costo opportunità15 che risulta razionale solo in previsione dei profitti derivanti dalle conseguenze di tale strategia. 19 Su tali basi, allora, la decisione di cedere gratuitamente Explorer diviene predatoria: in particolare, il prezzo nullo del EURZVHU (di fatto negativo data la massiccia promozione condotta da Microsoft), è predatorio non perché pari o inferiore ai costi marginali, ma perché Microsoft cedeva gratis un bene la cui progettazione richiede investimenti molto onerosi 20 e che il produttore principale, Netscape, distribuiva a un prezzo positivo. 21 Inoltre, la natura ZLQQHUWDNHDOO della concorrenza rendeva superfluo dimostrare che Microsoft era in grado di recuperare in un secondo tempo i profitti sacrificati per promuovere Explorer. Così, l unica interpretazione economicamente razionale per la cessione gratuita di Explorer rimane quella di un prezzo predatorio finalizzato all esclusione di Navigator. La scelta di un impostazione strutturalista porta quindi l accusa a concentrarsi sul mercato rilevante individuato, opacizzando il ruolo delle complementarità tra i prodotti e dei legami intertemporali. Inoltre, indipendentemente dalla difficoltà di applicare un test basato sul confronto tra profitti effettivi e potenziali, il test di Fisher avrebbe indotto a condannare per pratiche predatorie la stessa Netscape (Evans, Nichols e Schmalensee 2001), poiché in fondo quest ultima, già virtualmente monopolista nel mercato dei EURZVHUV, ha reagito all entrata aggressiva di Microsoft azzerando anch essa il prezzo di Navigator. In breve, il test elaborato da Fisher porterebbe a condannare qualunque impresa vincitrice in una competizione di tipo ZLQQHUWDNHDOO. Sebbene tali rilievi siano in parte già presenti anche nell analisi della difesa, l impostazione comportamentista fatta propria da Schmalensee non consente di fare molti progressi nella valutazione degli abusi nel settore del software. Del resto, se Microsoft non ha potere di mercato, la cessione gratuita di Explorer diviene una manifestazione della concorrenza, e precisamente un esempio di SUH]]RGLSHQHWUD]LRQH, cioè un prezzo estremamente ridotto finalizzato a raccogliere intorno a un programma ancora non diffuso (Explorer) la massa critica di utenti necessaria a innescare gli effetti di rete e a scalzare un prodotto rivale (Navigator) dalla sua posizione di predominio. Inevitabile conclusione, allora, è che «in condizioni di concorrenza ZLQQHUWDNHDOO non solo manchiamo di utili strumenti per individuare un comportamento predatorio, ma non disponiamo nemmeno di una valida definizione di tale comportamento» (Evans e Schmalensee 2001, p. 34). Pertanto, in assenza di test affidabili, resterebbero due 19 Come ha precisato lo stesso Fisher, i test di predazione solitamente utilizzati dalle autorità antitrust soddisfano questi requisiti. 20 In effetti, si tratta di circa 100 milioni di dollari l anno a partire dal 1996, cui si aggiungono le decine di milioni spese in attività promozionale. 21 Fisher, inoltre, rifiuta anche la giustificazione che la rapida diffusione di Explorer avrebbe favorito ulteriormente le vendite di Windows, poiché in tal caso non si comprenderebbe la ragione di cedere gratis il EURZVHUanche a produttori, come Apple, che non installano il sistema operativo di Microsoft.16 strade: D SURFHGHUH D XQ LVWUXWWRULD SXUDPHQWH IDWWXDOH; E ULQXQFLDUH D SHUVHJXLUH L SUH]]L SUHGDWRUL quando vi siano tracce di guadagni di efficienza. Una conclusione speculare a quella dell accusa. Ancora una volta, dunque, rammentando il contenuto del paragrafo precedente, le difficoltà incontrate dalle parti si devono alla rinuncia a cogliere l intera complessità delle strategie d impresa, e caricano di ulteriore responsabilità la fase di accertamento del potere di monopolio di Microsoft.,OW\LQJ Le difficoltà analitiche sin qui esaminate ottengono ulteriore risalto nell affrontare la questione del W\LQJ tra Explorer e Windows. In generale, infatti, un legame di questo genere è molto più arduo da giudicare, sul piano della correttezza concorrenziale, rispetto a un contratto restrittivo, al punto che, nonostante il W\LQJcostituisca una delle fattispecie più gravi e perseguite con maggiore fermezza, in generale negli Stati Uniti molte corti di circuito tendono a consentirlo quando si tratta di un legame tecnologico (Hylton e Salinger 2001). Il test giuridico comunemente adottato nei casi di W\LQJ, com è noto, risente di una salda tradizione strutturalista e prevede la verifica di quattro condizioni: D l esistenza di domande separate per i beni coinvolti (nel caso in questione sistema operativo e applicazioni); E l esistenza, in capo all impresa sotto esame, di un potere di monopolio nel mercato (rilevante) legante (il sistema operativo); F l assenza di alternative, per chi desidera il prodotto legante, all acquisto del prodotto legato; G il coinvolgimento di un consistente volume di scambi. Quando tali condizioni siano soddisfatte, il W\LQJ può essere sanzionato su basi SHUVp. È immediato osservare che l impostazione analitica privilegiata dall accusa (e fatta propria dalle corti) porta a concludere che il legame tra Explorer e Windows è anticoncorrenziale. In effetti è un risultato pressoché automatico una volta che si restringa il mercato rilevante ai soli sistemi operativi, si riscontri l elevatissima quota di Microsoft e le barriere all entrata da applicazioni, e si dimostri, come fa Fisher, che DWWXDOPHQWH esistono domande separate per i sistemi operativi e i EURZVHUV. Indipendentemente dalle numerose critiche rivolte a tale test, 22 è bene ricordare che il ragionamento dell accusa si fonda sulla separazione dei due mercati e sulla definizione del potere di monopolio della quale si è detto in precedenza: senza separazione dei 22 È significativo, peraltro, che molte di esse provengano da economisti che nel caso 0LFURVRIW hanno assunto posizioni opposte tra loro; in particolare, il test in questione esso è stato criticato perché non risponde ad alcun risultato della teoria economica (Katz e Shapiro 1999) e per il fatto di individuare, nel migliore dei casi, solo condizioni necessarie ma insufficienti affinché il W\LQJ danneggi i consumatori (Evans, Nichols e Schmalensee 2001).17 mercati, e senza potere di monopolio, l accusa crolla. L analisi appare invece più convincente quando viene arricchita con le risultanze sulle altre pratiche accessorie attuate da Microsoft, quali in primo luogo l impossibilità di rimuovere il EURZVHUdal sistema operativo, le rappresaglie nei confronti degli operatori dissidenti o le clausole restrittive finalizzate a promuovere Exporer DVFDSLWRdi Navigator. Anche la conclusione di innocenza formulata dalla difesa discende direttamente dall approccio analitico (comportamentista) adottato nel dibattimento: se Microsoft QRQ detiene alcun potere di monopolio, perché si comporta come un impresa che subisce una concorrenza aggressiva, inevitabilmente non può essere accusata di praticare W\LQJ. Per di più, il legame tra Explorer e Windows va inquadrato nella lunga storia di progressivo arricchimento delle funzioni del sistema operativo. In tal modo si darebbe risalto al fatto che i consumatori traggono beneficio dall operazione, poiché l accesso a internet sin dall installazione del computer consente di ridurre i costi di transazione anche per chi volesse rivolgersi ai EURZVHUVrivali, visto che può scaricarli sin da subito, gratuitamente, dalla rete. Inoltre, sarebbero evidenti anche i benefici dei programmatori di software, che possono usufruire del maggior numero di API presenti nel sistema operativo. Infine, secondo la difesa il fatto che tutti gli altri produttori di sistemi operativi includano ormai un EURZVHU nel proprio prodotto costituisce la prova decisiva che effettivamente vi erano vantaggi non solo plausibili nell integrare un EURZVHU con un sistema operativo (Evans, Nichols e Schmalensee 2001). La conclusione è quindi simmetrica a quella raggiunta dall accusa: applicando il test Jefferson Parish, quasi tutti i miglioramenti incrementali registrati in passato nell industria del software, al pari di quelli futuri, rischierebbero di essere condannabili per W\LQJ. Tale impostazione, però, solleva due perplessità: anzitutto, occorre cautela nell associare l integrazione del sistema operativo con un EURZVHU a quella con un qualunque altro programma applicativo, dal momento che il diverso numero di API esposti rappresenta una differenza determinante nel connotare il W\LQJ come un semplice aumento di funzionalità o di un annullamento della maggiore minaccia per il sistema operativo. In secondo luogo, nella teoria di Schmalensee rischia di scolorirsi il principio della posizione dominante: infatti, la circostanza che i produttori PLQRUL di sistemi operativi offrano prodotti integrati può essere invocata, tutt al più, come una condizione necessaria, ma certo non sufficiente ad assolvere un impresa dall accusa di W\LQJ, poiché essa non implica necessariamente che la stessa azione, compiuta da Microsoft, non possa pregiudicare la concorrenza. Il punto è che Microsoft, a differenza degli altri produttori, possiede lo standard di riferimento per lo sfruttamento delle complementarità tra sistemi operativi e applicazioni, ed è questo ad assicurarle una forza negoziale sempre superiore a quella dei suoi interlocutori. Infine, si noti che anche volgendo lo18 sguardo all eventuale potere di Microsoft nel breve periodo, l impresa non passerebbe comunque il test proposto da Schmalensee, poiché HVVDqHIIHWWLYDPHQWH LQSRVVHVVRGL XQ DWWLYLWjGHFLVLYDDLILQLGHOODFRQFRUUHQ]DQHOVHWWRUH. Il riferimento è al possesso di Windows, e al controllo sulla complementarità più importante del momento che ne discende. Ancora una volta la discussione torna sulla questione del potere di monopolio dell impresa, e su come misurarlo. Il dibattito sul presunto W\LQJ illecito operato da Microsoft lascia quindi insoddisfatti, perché nessuna delle due parti è riuscita a svelare definitivamente la natura concorrenziale o abusiva dell operazione: non a caso, in sede giudiziaria la questione è stata risolta non nel merito, ma attraverso un accordo extragiudiziale. L impostazione dell accusa, come si è visto, è condizionata dalle modalità con cui si individua il potere di mercato dell impresa; l approccio della difesa, invece, tende a fare del settore del software una zona franca nei confronti dell accusa di W\LQJ. In generale, da tale discussione sembra emergere una triplice conclusione: in primo luogo, allo stato attuale gli standard giuridici utilizzati per giudicare questo tipo di violazioni sono più incisivi nel rivolgersi a legami contrattuali che nell indirizzarsi a legami tecnologici. In secondo luogo, alla luce di tali test e delle analisi presentate nel dibattimento, in questi settori appare più opportuno, almeno fino all emergere di uno standard sufficientemente affidabile, giudicare il W\LQJ su una base di UXOH RI UHDVRQ piuttosto che su basi di SHU VH FRQGHPQDWLRQ, soprattutto quando si tratta di un legame tecnologico. Infine, per condurre una analisi soddisfacente può risultare preferibile adottare metodologie meno tradizionali di quelle proposte nel processo statunitense, che illustrino in modo più puntuale le ragioni strategiche delle azioni di Microsoft. Fortunatamente la strada verso un approccio di questo tipo è in parte già tracciata, come si vedrà nel paragrafo seguente. In prospettiva, semmai, è probabile che uno degli scogli più insidiosi per i progressi della politica antimonopolistica affiorerà dal lato del dialogo tra economia e diritto della concorrenza, soprattutto per il fatto che, attualmente, dall analisi economica moderna provengono sempre più numerosi i suggerimenti per il passaggio a un trattamento del W\LQJ su basi caso per caso, laddove l orientamento giuridico qui rappresentato dalle corti statunitensi ma molto forte anche nelle decisioni della Commissione Europea tende ad attestarsi su valutazioni SHUVp.,OUXRORJLXULGLFRGHJOLLQWHQWL L attenzione riservata dall accusa alle intenzioni di Microsoft nel corso del processo ha suscitato reazioni contrastanti, ravvivando il dibattito sul ruolo giuridico degli intenti e sulla capacità probatoria degli intenti RJJHWWLYL (che si deducono dai comportamenti19 dell impresa), e di quelli VRJJHWWLYL (che si ottengono da documenti o affermazioni del personale delle imprese, cfr. Cass e Hylton 2001). In realtà, il giudizio sull opportunità di utilizzare gli intenti soggettivi è piuttosto controverso e tendenzialmente negativo. Si sostiene infatti che, sebbene essi possano offrire un contributo potente alla chiarezza sulle reali motivazioni delle imprese, la loro ricerca è costosa e dai risultati incerti: è costosa in quanto le imprese, anche qualora facciano circolare al proprio interno documenti che provano la natura anticoncorrenziale di una strategia (e spesso stanno attente a non farlo), tendono comunque a occultarli o a distruggerli; è incerta perché gli intenti soggettivi rischiano di provare poco, dal momento che il linguaggio utilizzato dai dirigenti d impresa è spesso ricco di toni aggressivi e facilmente equivocabili. Quando poi la concorrenza è di tipo ZLQQHUWDNH DOO, e il successo di un impresa implica l emarginazione di un altra, espressioni come «togliere l aria a Netscape» (tra le più citate nelle discussioni sul caso 0LFURVRIW) e «vincere la competizione» divengono sinonimi. L accertamento di intenti soggettivi non può dunque costituire una FRQGLWLRVLQHTXDQRQ della valutazione di un abuso. La vicenda 0LFURVRIWpermette comunque di rilevare alcuni elementi in grado di ispirare in futuro l utilizzo degli intenti soggettivi. Il primo è in realtà secondario: la moderna comunicazione elettronica è meno controllabile, per la dirigenza dell impresa, rispetto a quella cartacea, anche se potrebbe risultare meno decisiva per i fini processuali poiché spesso il lessico utilizzato nelle HPDLO è molto più umorale. 23 In secondo luogo, seppure tali intenti non possono essere elevati a condizione necessaria per dimostrare un accusa di condotta anticoncorrenziale, tuttavia sembrano in grado, in alcuni casi, di rivelarsi una condizione VXIILFLHQWH alla comprensione delle motivazioni dell agire d impresa. Questo, in particolare, sembra essere avvenuto in occasione del caso 0LFURVRIW: l esame della documentazione interna all impresa di Gates ha infatti svelato l esistenza di uno studio molto dettagliato sulle principali fonti di profitto di Netscape, lasciando pochi dubbi sull intenzione di difendere artificiosamente il monopolio di Microsoft. In proposito, il migliore esempio delle potenzialità degli intenti soggettivi è forse quello di Bresnahan (2001), il quale, attraverso una ricostruzione di documenti interni all impresa di Gates, mostra che la dirigenza era consapevole del fatto che la proprietà di Windows avrebbe potuto essere sfruttata per favorire l affermazione di Explorer a scapito di Navigator. Pertanto, nella misura in cui si può ritenere anticoncorrenziale fare leva sulla proprietà dello standard al fine di imporsi in altri comparti, questo tipo di documentazione può effettivamente offrire un contributo alla soluzione di vertenze per abuso di posizione dominante. Tuttavia sarebbe ingenuo 23 Messaggi alimentati a caffeina è l arguta descrizione che ne danno Evans e Schmalensee (2000).20 credere che HPDLO siffatte si ripresentino nelle prossime vertenze; al momento, pertanto, l unica soluzione sembra essere quella di riconoscere agli intenti soggettivi, in una indagine antitrust, tutt al più un ruolo di condizioni sufficienti ma non necessarie. /HPLVXUHFRUUHWWLYH Sin dal principio del processo, è apparso chiaro che un terreno particolarmente delicato del confronto sarebbe stato rappresentato dall individuazione delle (eventuali) sanzioni da elevare a Microsoft. In generale, negli Stati Uniti le sanzioni antitrust perseguono un triplice obiettivo: D imporre una rapida cessazione dell infrazione; E creare le condizioni per cui essa non possa ripetersi in futuro; F ristabilire le condizioni concorrenziali in vigore prima della violazione, quando l illecito provoca alterazioni irreversibili nella competizione tali che le forze di mercato non riescono a riassorbirle una volta cessata l infrazione. A loro volta, tali finalità hanno riflessi rilevanti sulla natura stessa delle sanzioni: l intento di impedire il ripetersi di una violazione, ad esempio, è all origine della grande attenzione prestata agli incentivi dell impresa, al punto che la capacità di mutare gli incentivi costituisce spesso un criterio di selezione tra una misura e un altra. Inoltre, soprattutto in casi di abuso, è possibile che si verifichino i cambiamenti irreversibili cui si è fatto cenno. In tali circostanze, allora, sanzioni comportamentali come quelle che impongono la cessazione di determinati comportamenti, o il divieto di compiere determinate azioni in futuro, possono rivelarsi insufficienti a ristabilire lo VWDWXV TXR DQWH, poiché l impresa sanzionata può continuare a godere dei frutti della violazione. È per questo che negli Stati Uniti le sanzioni antitrust possono essere strutturali, e arrivare a smembrare un impresa, incidendo direttamente, e d autorità, sulla struttura del settore. La scelta di un determinato correttivo dipende da numerose variabili: alcune generiche, connaturate al tipo di rimedio; altre specifiche, relative alla ricerca di coerenza analitica ed efficacia pratica. Così le misure strutturali, oltre al vantaggio di ripristinare condizioni precedenti alla violazione, presentano anche quello di modificare gli incentivi dell impresa interessata, perché con un decreto si reintroduce di fatto la concorrenza che le imprese indagate avevano fatto venire meno. Allo stesso tempo, tali misure hanno anche il merito di essere facilmente applicabili, perché non richiedono una verifica continua del loro stato di attuazione. I rimedi comportamentali, invece, non determinano d autorità il numero e la dimensione delle imprese, ma possono coprire un vasto raggio di soluzioni, dalla semplice ammonizione fino alla specificazione di quali azioni l impresa può o meno compiere. Solitamente, però, le corti statunitensi sono restie ad adottare quest ultima tipologia di misure, che possono risultare altrettanto invasive di quelle strutturali (fino a far sfumare l intervento antitrust nella regolazione), Vedere altro
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