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Timestamp: 2018-03-25 03:18:00+00:00
Document Index: 73601631

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Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 7 luglio 2017, n. 16886 - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 7 luglio 2017, n. 16886
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Nel caso in cui il ricorrente lamenti l’omessa pronuncia, da parte dell’impugnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni proposte, occorre che il motivo rechi univoco riferimento alla nullità della decisione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile il gravame allorché sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge.
sentenza 7 luglio 2017, n. 16886
(OMISSIS) C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, press la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avv. (OMISSIS);
(OMISSIS), con atto di citazione, conveniva in giudizio, avanti al Giudice di Pace di Marigliano, (OMISSIS) per far accertare che l’automobile acquistata dal convenuto presentasse dei difetti, dolosamente occultati al momento della compravendita, con richiesta di condannare (OMISSIS) al pagamento della somma di Euro 2.500,00, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1490 c.c. e ss.. A tal fine, l’attore, deduceva che il venditore le aveva garantito che il veicolo fosse in perfette condizioni, pari al nuovo, e che lo stesso non avesse mai subito sinistri ne’ riparazioni.
Si costituiva (OMISSIS), il quale eccepiva la decadenza dell’azione di garanzia, e contestava, in ogni caso le domande dell’attrice perche’ infondate.
Avverso la suddetta sentenza, proponeva appello, (OMISSIS), chiedendo l’integrale riforma della stessa.
Si costituiva in giudizio (OMISSIS) chiedendo invece respingersi l’impugnazione e per l’effetto confermare integralmente la sentenza di primo grado.
Il Tribunale di Nola, con la sentenza n.3032/2013, accoglieva l’appello e per l’effetto condannava (OMISSIS) a pagare all’appellante la somma di Euro 1.500,00, oltre interessi legali dalla data della sentenza, fino al soddisfo, nonche’ a rifondere le spese legali di entrambi i gradi di giudizio e quelle per la CTU. A sostegno di questa decisione il Tribunale, concordando con la sentenza impugnata, rilevava da un lato l’effettiva sussistenza delle riparazioni lamentate e dall’altro che le suddette riparazioni erano state fatte a regola d’arte e, quindi, il veicolo non presentava difetti in ordine alla sua funzionalita’. Tuttavia, affermava che l’autovettura al momento dell’acquisto si poteva considerare “incidentata” mentre era stata presentata come “praticamente nuova”. Tale comportamento scorretto da parte del venditore era quindi fonte di responsabilita’, ai sensi degli articolo 1366 e 1175 c.c., dato che l’acquirente non avrebbe certamente contratto alle condizioni pattuite in caso di conoscenza dell’avvenuto sinistro.
La cassazione di questa sentenza e’ stata chiesta da (OMISSIS) con ricorso affidato a due motivi. (OMISSIS) ha resistito con controricorso.
1.- (OMISSIS) eccepisce:
a) Con il primo motivo, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5, la contraddittorieta’ della motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in quanto il Tribunale e’ giunto a condannare il (OMISSIS), malgrado l’oggetto del giudizio fossero i presunti vizi del bene venduto, di cui, invece, era stata accertata la funzionalita’.
b) Con il secondo motivo, la violazione e falsa applicazione articolo 112 c.p.c., perche’ il giudice di appello avrebbe deciso ultrapetita.
In particolare, rileva che il Tribunale nolano avrebbe violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, in quanto l’attrice aveva agito per far accertare i vizi della cosa, circostanza negata in fatto, mentre il giudice di appello aveva deciso in base alla violazione dei principi di correttezza contrattuale sanciti dagli articoli 1366 e 1175 c.c., affermando, sulla base di mere presunzioni, che l’acquirente non avrebbe certamente contratto alle condizioni pattuite in caso di conoscenza dell’avvenuto sinistro.
Con riferimento al primo motivo si rileva che la sentenza impugnata e’ stata pubblicata in data successiva all’entrata in vigore della L. n. 134 del 2012, che ha modificato il motivo di ricorso di cui al n.5 dell’articolo 360 c.p.c., limitando la censura all’ipotesi dell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti.
Ne’ consegue l’inammissibilita’ del motivo di cui sopra che prospetta la presunta contraddittorieta’ della motivazione oggetto di impugnazione.
1.2.- Con riguardo al secondo motivo, in cui genericamente si eccepisce la violazione e falsa applicazione dell’art.112 c.p.c., senza indicazione dello specifico vizio della sentenza impugnata secondo le ipotesi tassative di cui all’articolo 360, c.p.c., si richiamano i principi, espressi in ordine generale sui limiti del ricorso per violazione dell’articolo 112 c.p.c., dalla sentenza Sez. Un., n. 17931 del 24/07/2013 (Rv. 627268), cosi’ massimata: “Il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall’articolo 360 c.p.c., comma 1, deve essere articolato in specifici motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivocabile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione di formule sacramentali o l’esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi. Pertanto, nel caso in cui il ricorrente lamenti l’omessa pronuncia, da parte dell’impugnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni proposte, non e’ indispensabile che faccia esplicita menzione della ravvisabilita’ della fattispecie di cui all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con riguardo all’articolo 112 c.p.c., purche’ il motivo rechi univoco riferimento alla nullita’ della decisione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile il gravame allorche’ sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge”.
Nel caso di specie, il ricorrente non solo non ha indicato specificatamente, come avrebbe dovuto fare, la violazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, ma, neppure, ha recato univoco riferimento alla nullita’ della decisione derivante dal relativo error in procedendo, non avendo indicato quale sia l’omessa pronuncia ne’ il capo della sentenza in cui il giudice sarebbe incorso nel vizio dedotto, limitandosi ad argomentare sulla presunta violazione di legge e, comunque, svolgendo sostanziali censure di merito.
In definitiva, il ricorso va rigettato. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della parte ricorrente. Il Collegio, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da atto che sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
La Corte, rigetta il ricorso, condanna il ricorrente a rimborsare a parte controricorrente le spese del presente giudizio che liquida in Euro 2.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali pari al 15% del compenso ed accessori come per legge, da atto che ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
La sentenza e’ stata redatta con la collaborazione dell’assistente di studio dott. Giuseppe Marra.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-08-23T12:49:25+00:00	23 agosto 2017|Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
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