Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23426-del-19-09-2019
Timestamp: 2020-08-11 15:38:17+00:00
Document Index: 23749493

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 24', 'art.111', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 111', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 23426 del 19/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23426 del 19/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 19/09/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 19/09/2019), n.23426
sul ricorso 25421-2018 proposto da:
N.K., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR
difeso dall’avvocato GILARDONI MASSIMO;
tempore, elettivamente domiciliato in RONIA, VIA DEI PORTOGHESI 12,
presso l’AVVOCATURA GENERALE DELIO STATO, che lo rappresenta e
avverso il decreto n. R.G.17823/2017 del TRIBUNALE di BRESCIA,
1. – N.K. proponeva domanda di protezione internazionale avanti alla competente Commissione territoriale: domanda che veniva respinta.
2. – Il decreto del Tribunale bresciano è stato impugnato per cassazione da con un ricorso articolato in quattro motivi. Il Ministero resiste con controricorso.
Col secondo mezzo è proposta altra questione di legittimità costituzionale con riguardo, questa volta, al disposto del D.L. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), per violazione dell’art. 3, comma 1, art. 24, commi 1 e 2, art.111, commi 1, 2 e 7, in relazione alla previsione del termine di trenta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione.
Il terzo motivo prospetta ulteriore questione di legittimità costituzionale del D.L. n. 25/2008, art. 35-bis, comma 13, come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, n. 3- septies, per violazione dell’artt. 3, comma 1, art. 24, commi 1 e 2, art. 111, commi 1, 2 e 7, nella parte in cui stabilisce che il procedimento avanti al tribunale è definito con decreto non reclamabile: la questione investe, dunque, l’esclusione dell’appellabilità del suddetto provvedimento.
2. – 11 ricorso non merita accoglimento.
Le questioni di legittimità costituzionale vanno tutte disattese.
Infatti, la disposizione transitoria, che differisce di 180 giorni dall’emanazione del decreto l’entrata in vigore del nuovo rito, è connaturata all’esigenza di predisporre un congruo intervallo temporale per consentire alla complessa riforma processuale di entrare a regime (Cass. 5 luglio 2018, n. 17717). La questione vertente sull’esiguità del termine di trenta giorni prescritto per proporre ricorso per cassazione avverso il decreto del tribunale è, oltre che irrilevante (giacchè l’impugnazione è stata spiegata tempestivamente, avendo riguardo alla nuova disciplina) pure manifestamente infondata, poichè la previsione di tale termine è espressione della discrezionalità del legislatore e trova fondamento nelle esigenze di speditezza del procedimento (Cass. 5 luglio 2018, n. 17717 cit.). Il tema dell’asserita incostituzionalità della disciplina relativa all’abolizione dell’appello è egualmente manifestamente infondata, a fronte del rilievo per cui, come è noto, la garanzia del doppio grado non gode, di per sè, di copertura costituzionale (per tutte: Corte Cost. sent. n. 199 del 14 luglio 2017); nè la scelta del legislatore può dirsi viziata da irragionevolezza, in quanto essa risponde a un’istanza di valorizzazione dell’esigenza di rapida definizione di un procedimento che, involgendo questioni di shalls, merita di essere modulato secondo criteri di speditezza. Va pure considerato, al riguardo, che il procedimento giurisdizionale, pur essendo articolato in un unico grado di merito, è nondimeno preceduto da una fase amministrativa che si svolge davanti alle commissioni territoriali deputate ad acquisire, attraverso il colloquio con l’istante, l’elemento istruttorio centrale ai fini della valutazione della domanda di protezione (Cass. 30 ottobre 2018, n. 27700).
Il Tribunale, con un giudizio che sfugge al sindacato di questa Corte, ha osservato che non poteva essere affermata una condizione di particolare vulnerabilità in capo al ricorrente. Del resto, l’accertamento della vulnerabilità, rilevante per il riconoscimento della protezione umanitaria, va condotto prendendo in considerazione elementi legati alla vicenda personale del richiedente, apprezzata nella sua individualità e concretezza: diversamente si finirebbe per valorizzare la situazione del paese d’origine di detto soggetto in termini del tutto generali ed astratti, in contrasto col parametro normativo di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, (Cass. 23 febbraio 2018, n. 4455). Quanto al livello di integrazione del richiedente nel nostro paese, è da osservare che, a prescindere da ogni altra considerazione in punto di diritto, il relativo accertamento da parte del giudice del merito inerisce a una questione di fatto e, in conseguenza, non è sindacabile nella presente sede.
L’ammissione della parte ricorrente al gratuito patrocinio determina l’insussistenza dei presupposti per il versamento dell’importo previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 201, art. 1, comma 17, stante la prenotazione a debito in ragione dell’ammissione al predetto beneficio (Cass. 22 marzo 2017, n. 7368).