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Timestamp: 2020-07-14 01:39:14+00:00
Document Index: 65398

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Sentenza Cassazione Civile n. 5251 del 01/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5251 del 01/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 01/03/2017, (ud. 13/01/2017, dep.01/03/2017), n. 5251
sul ricorso 15555-2015 proposto da:
R.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OTRANTO 36,
presso lo studio dell’avvocato MARIO NIASSANO, che lo rappresenta e
T.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ILDEBRANDO
GOIRAN, 23, presso lo studio dell’avvocato UGO SARDO, rappresentato
e difeso dall’avvocato ROBERTA NESTO in virtù di mandato in calce
al controricorso con contestuale ricorso incidentale;
avverso la sentenza n. 910/2015 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
emessa il 09/02/2015 e depositata il 07/04/2015;
partecipata del 13/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO
La Corte d’appello di Venezia, con sentenza 7 aprile 2015, ha addebitato a T.A. la separazione personale dal coniuge R.L., per avere abbandonato la casa coniugale, ed ha confermato l’impugnata sentenza che aveva posto a carico del marito l’assegno di mantenimento di Euro 500,00 mensili in favore della moglie, rigettando i gravami diretti, da opposte prospettive, ad incrementare e a ridurre l’importo dell’assegno nonchè a limitarlo nel tempo.
Avverso questa sentenza hanno proposto ricorso per cassazione la R. e, in via incidentale, il T..
Con i primi due motivi del ricorso, la R. denuncia violazione di legge per avere quantificato l’assegno di mantenimento in misura inidonea a consentirle di conservare il tenore di vita matrimoniale, avendo erroneamente valorizzato il suo comportamento inattivo nella ricerca di un lavoro e il possesso di beni di cui era proprietaria.
Entrambi sono inammissibili poichè non colgono la ratio decidendi, avendo la Corte di merito ritenuto che l’assegno così come quantificato corrisponda alle capacità reddituali del marito, diminuite nel tempo; le ulteriori argomentazioni svolte ad abundantiarn in ordine al contegno extraprocessuale della moglie non hanno avuto sostanziale rilievo ai fini decisori.
Il terzo motivo denuncia violazione di legge per avere quantificato l’assegno senza tenere conto delle ragioni della separazione, addebitabile al marito, e della necessità di reintegrare la moglie incolpevole, la quale era stata penalizzata a seguito della separazione. Esso è manifestamente infondato: a differenza che nel giudizio di divorzio, ove le ragioni della decisione assumono rilievo ai fini della determinazione dell’assegno, insieme con altri elementi (v. L. n. 898 del 1940, art. 5, comma 6, sostituito dalla L. n. 74 del 1987, art. 10), nel giudizio di separazione dei coniugi le condizioni alle quali è sottoposto il diritto al mantenimento ed il suo concreto ammontare consistono soltanto nella non addebitabilità della separazione al coniuge nel cui favore viene disposto il mantenimento, nella mancanza di adeguati redditi propri e nella sussistenza di una disparità economica fra i due coniugi (art. 156 c.c., commi 1 e 2), a prescindere dal fatto che la separazione sia stata pronunciata con o senza addebito alla controparte (v. Cass. n. 8153/1987).
Venendo al ricorso incidentale del T.’, il primo motivo denuncia violazione di legge per avere addebitato a lui la separazione, ma è inammissibile, poichè l’apprezzamento circa la responsabilità di uno o di entrambi i coniugi nel determinarsi della intollerabilità della convivenza è istituzionalmente riservato al giudice di merito e non può essere censurato in sede di legittimità in presenza di una motivazione congrua e logica (v. Cass. n. 18074/2014, n. 9877/2006).
Il secondo motivo, che denuncia violazione di legge nella quantificazione, ritenuta eccessiva, dell’assegno di mantenimento, è inammissibile: nella determinazione dell’assegno per il coniuge (e per i figli) dovuto a seguito di sentenza di separazione (o di divorzio), l’apprezzamento dei fatti rilevanti per stabilire le condizioni economiche delle parti è compito istituzionale del giudice del merito, censurabile in cassazione – e nella specie non censurato – sotto il profilo motivazionale con il mezzo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, (v. Cass. n. 2261/1984); inoltre, le censure proposte non evidenziano alcun omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo, alla luce del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5.
In conclusione, il ricorso principale è rigettato e quello incidentale è inammissibile. Le spese sono compensate, in considerazione della soccombenza reciproca.
La Corte rigetta il ricorso principale e dichiara il ricorso incidentale inammissibile; compensa le spese.
Sussistono i presupposti di legge per porre a carico di entrambe le parti il pagamento del doppio contributo.