Source: https://www.confcommercio.rg.it/news/faq-emergenza-coronavirus-dpcm-10-aprile-2020/
Timestamp: 2020-08-03 09:49:31+00:00
Document Index: 112307529

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1']

FAQ EMERGENZA CORONAVIRUS DPCM 10 APRILE 2020 – Confcommercio Imprese per l'Italia Ragusa
fonte :https://www.confcommercio.it/-/faq-emergenza-coronavirus
In questa pagina sono riportate, in sintesi, le risposte alle vostre domande più frequenti concernenti il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 aprile 2020 che ha disposto la sospensione di alcune attività.
Sì. L’allegato 3 al DPCM del 10 aprileha inserito, tra le attività non sospese, anche il gruppo 81.3 che riguarda le attività di cura e manutenzione del paesaggio all’interno del quale sono ricomprese le attività di cura e manutenzione di parchi e giardini per: abitazioni private e pubbliche, edifici privati e pubblici (scuole, ospedali, chiese, edifici amministrativi, ecc.) terreni comunali (parche, aree verdi, cimiteri, ecc.) aree verdi per vie di comunicazione (strade, porti aeroporti, ecc.) edifici industriali e commerciali.
Pertanto l’azienda in possesso del codice ATECO citato può continuare ad operare. Nel caso di alberi pericolanti, inoltre, si aggiunge anche lo stato di necessità.
Sì. L’allegato 3 al DPCM del 10 aprile, in linea con quanto già previsto dall’allegato I del DPCM del 22 marzo 2020, include tra le attività consentite le: “attività di organizzazione economiche, di datori di lavoro e professionali” classificate con il codice ATECO 94, tra cui rientrano anche le attività di organizzazioni associative.
Pertanto la nostra attività, come quella della Confederazione, RIENTRA nella sottoclasse 94.11 (Attività di organizzazioni economiche e di datori di lavoro) ed è quindi un’attività consentita e non sospesa.
Alla luce di quanto sopra espresso, riteniamo che sia possibile proseguire lo svolgimento dell’attività dell’organizzazione associativa senza dover inviare alcuna comunicazione al Prefetto, in quanto l’attività svolta dalle Associazioni di categoria, rientra tra quelle espressamente ricomprese nell’elenco delle attività consentite.
Anche se l’attività svolta dall’Associazione è un’attività consentita, il DPCM 20 aprile 2020, riprendendo i vecchi provvedimenti governativi, richiede tuttavia che sia attuato:
che siano assunti protocolli di sicurezza anti-contagioe laddove non fosse possibile rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, si richiede l’adozione di strumenti di protezione individuale;
Sì, secondo quanto indicato nell’allegato 3 del DPCM 10 aprile, le attività di produzione di prodotti di panetteria freschi di cui alla sottocategoria 10.71.10, così come, comunque, anche quelle di produzione di pasticceria fresca di cui alla sottocategoria 10.71.20, possono continuare a operare senza restrizioni.
Risulta parimenti consentita l’attività di tutti gli esercizi di cui al gruppo 47.2 relativo al commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati, che include sia la sottocategoria “47.24.10 Commercio al dettaglio di pane“, che la sottocategoria “47.24.20 Commercio al dettaglio di torte, dolciumi, confetteria“.
Resta inteso, invece, che l’attività dei servizi di ristorazione di cui alla sottocategoria “56.10.30 Gelaterie e pasticcerie” deve considerarsi attualmente sospesa e che, come specificato nelle FAQ ufficiali del Governo, anche la vendita negli esercizi al dettaglio è consentita a condizione che sia escluso il consumo immediato sul posto.
In particolare, per quanto riguarda il trasloco, evidenziamo che nell’elenco delle attività consentite di cui all’allegato 3 DPCM 10 aprile è espressamente annoverata la voce relativa al Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte (codice 49) che include le attività relative a trasporto di merci su strada e servizi di trasloco (49.4), servizi di trasloco (49.42.0), servizi di trasloco per imprese o famiglie effettuati tramite trasporto su strada incluse le operazioni di smontaggio e rimontaggio di mobilia (49.42.00).
Discorso diverso le eventuali lavori di manutenzione per il nuovo negozio. Segnaliamo anche che l’art. 2, comma 12 del dello stesso decreto ha introdotto una nuova tipologia di comunicazione che le attività produttive sospese (tra cui rientrano anche i negozi di mobili) possono inviare preventivamente al Prefetto al fine di consentire l’accesso ai locali aziendali del personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento delle attività ivi specificamente indicate ed espressamente consentite: attività di vigilanza, conservative e di manutenzione, inerenti la gestione dei pagamenti, di pulizia e sanificazione, di spedizione verso terzi di merci giacenti in magazzino, di ricezione in magazzino di beni e forniture.
Alla luce di tale previsione, sembrerebbe possibile effettuare le operazioni di trasloco e quelle di manutenzione del nuovo negozio (che non si traducano però in più pesanti lavori di ristrutturazione), in quanto tali attività, a seguito di un’interpretazione estensiva, potrebbero comunque essere ricomprese nelle fattispecie di spedizione/ricezione di merci in magazzino nonché nelle attività conservative, di manutenzione, di pulizia e sanificazione.
In ogni caso, al fine di poter legittimamente svolgere attività di manutenzione, sarà necessario inviare una comunicazione alla sua Prefettura prima di consentire l’accesso ai locali aziendali da parte del personale dipendente o dei collaboratori delegati, fermo restando che la stessa Prefettura, a seguito della valutazione della comunicazione in oggetto, potrebbe in ogni caso disporre la sospensione delle attività comunicate.
L’attività sarà permessa a condizione che non siano venduti generi merceologici non consentiti e che gli spazi siano organizzati in modo da precludere ai clienti l’accesso a scaffali o corsie in cui siano esposti i predetti beni. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita.
Si evidenzia infine che alcune Regioni (es. Lazio, Veneto) si sono già pronunciate, attraverso delle faq, ritenendo possibile soltanto l’apertura dei negozi specializzati per bambini e quindi andrà sempre valutata anche l’interpretazione adottata, con faq o altre modalità (comunicati, circolari, ecc.), dalla Regione del luogo in cui è collocata l’attività.
Sì,la disciplina di maggior tutela per i consumatori, che il Codice del consumo (articoli da 45 a 67 d.lgs. 206/2005) prevede in caso di contratti a distanza tra operatori commerciali professionisti e consumatori, si applica anche in questo periodo di emergenza sanitaria in cui molte attività tradizionali si stanno convertendo per poter continuare ad operare legittimamente.
In allegato alcuni chiarimenti sulle principali norme applicabili tra cui si evidenziano, in particolare, quelle relative all’informativa precontrattuale (art. 49), ai requisiti di forma (art. 51) e al diritto di recesso (artt. da 52 a 59), cui si aggiungono anche le disposizioni in materia di consegna e passaggio del rischio (artt. 61 e 63) e le altre disposizioni relative a costi e pagamenti aggiuntivi.
No, occorrerà tuttavia verificare l’orario generalmente imposto a tutti gli esercizi di vendita al dettaglio o a particolari categorie di esercizi da ogni singola regione.
No, l’attività di stampa e fotocopie ricade nell’ambito dei Servizi di fotocopiatura, preparazione di documenti e altre attività di supporto specializzate per le funzioni di ufficio (82.19.09). Questa attività è un’attività di servizi che non rientra nel commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria e quindi non può ritenersi consentita.
Sì, salvo diverse deliberazioni regionali. Tra le nuove attività introdotte ci sono quelle di “commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria“, definizione che non corrisponde a nessuna categoria del commercio al dettaglio (divisione 47), ma che coincide, invece, con la denominazione della sottocategoria 46.49.10, relativa al commercio all’ingrosso di tali prodotti (che infatti viene contestualmente inserita anche nell’allegato 3).
Sì. L’attività di “commercio al dettaglio di libri“, non richiama una specifica categoria nell’ambito della classificazione ATECO e pertanto, fatte salve eventuali diverse indicazioni del Governo, sembra potersi riferire sia alle attività della sottocategoria 47.61.00, relativa al “Commercio al dettaglio di libri nuovi in esercizi specializzati“, che a quelle della sottocategoria 47.79.10, relativa al “Commercio al dettaglio di libri di seconda mano“.
L’ultimo periodo dell’articolo 1, comma 1, lett. dd), del DPCM del 10 aprile, recita: “Si raccomanda altresì l’applicazione delle misure di cui all’allegato 5“.
Sembrerebbe quindi trattarsi di un invito e non di un obbligo ma dobbiamo considerare che alcune Regioni, per esempio il Lazio, nel rinviare al 20 aprile l’apertura delle librerie, hanno motivato tale differimento per consentire alle imprese l’organizzazione delle misure atte ad assicurare il distanziamento, il controllo degli accessi, la fornitura di guanti monouso alla clientela, ecc. che sono esattamente le misure per gli esercizi commerciali di cui all’allegato 5.
Riteniamo quindi che vada fortemente consigliato alle imprese di considerare le misure dell’allegato 5 come obbligatorie anche perché sicuramente a quelle faranno riferimento gli organi di controllo.
No. L’espressione utilizzata nell’allegato 1 al DPCM 10 aprile(Commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati) anche se non precisa poiché la classificazione ATECO utilizza il termine confezioni, è chiaro indizio della volontà di restringere più che di allargare. L’attività dovrà quindi essere circoscritta alla sola vendita di vestiti per bambini e neonati, senza poter fare riferimento alle calzature che hanno un differente codice ATECO.
No, solo chi ha il codice 71.20.Le disposizioni del DPCM continuano a evidenziare un carattere fortemente restrittivo (vedi, ad esempio, il regime delle comunicazioni al Prefetto, che, per certi versi, sembra divenire addirittura più rigoroso o le misure per gli esercizi commerciali raccomandate all’allegato 5) e anche la scelta di consentire alcune nuove attività non può essere considerata un primo passo verso la cosiddetta “fase 2” di ritorno alla normalità quanto, semmai, il riconoscimento che i provvedimenti emanati in precedenza avevano lasciato dei vuoti che era indispensabile colmare (es. le difficoltà di approvvigionamento di prodotti di cartoleria per le famiglie determinate dalla didattica a distanza che avevano indotto diverse regioni a consentire deroghe alla vendita di tali prodotti).
Ci sembra quindi opportuno, in attesa che arrivino i primi chiarimenti ufficiali, evitare interpretazioni estensive mantenendo l’approccio fin qui utilizzato, anche perché, per il resto, l’elenco di cui all’allegato 1 al DPCM 11 marzo è stato confermato integralmente con le definizioni già in uso.
Per quali misure seguire negli ambienti di lavoro,va fatto riferimento al Protocollo del 14 marzo sottoscritto dalle Parti Sociali e che tratta diversi aspetti tra i quali modalità di ingresso (controllo temperatura corporea, accesso soggetti esterni ecc.) pulizia e sanificazione giornaliera, precauzioni igieniche personali, dispositivi di protezione individuale (guanti, mascherine, tute, cuffie, camici, liquidi detergenti).
Le strutture turistico ricettive di varia tipologia, come b&b, affittacamere evv. diverse dagli alberghi possono proseguire la propria attività previa comunicazione al Prefettodella provincia ove è ubicata l’attività esclusivamente nei casi in cui siano impegnate in attività funzionali ad assicurare la continuità dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali (Fonte Federalberghi).
L’articolo 2, comma 12 del DPCM 10 aprileha introdotto una nuova tipologia di comunicazione che le attività produttive sospese possono inviare al Prefetto al fine di consentire l’accesso ai locali aziendali del personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento delle attività specificamente indicate:
Tra queste, in particolare, nella sezione dedicata ad “Attività produttive, professionali e servizi“, successivamente all’adozione del DPCM 22 marzo 2020, il Governo aveva infatti chiarito che “Il dpcm 22 marzo prevede (all’art. 1, comma 1, lett. a)) che, per le attività commerciali, restino ferme le disposizioni del dpcm 11 marzo 2020 che, tra l’altro, consente il commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato a distanza (on line, telefonica…) con consegna a domicilio, essendo tale modalità di vendita comunque autorizzata, a condizione che rientri tra le modalità di esercizio dell’impresa“.
Sì, è confermata la possibilità per le attività di commercio al dettagliosospese (originariamente in forza del DPCM 11 marzo 2020 e, successivamente, del richiamato DPCM 10 aprile 2020) di proseguire lo svolgimento dell’attività di vendita a distanza con consegna a domicilio senza dover inviare alcuna comunicazione al Prefetto in quanto le specifiche modalità di vendita (on line, per corrispondenza, al telefono, ecc.) rientrano tra quelle espressamente ricomprese nell’elenco delle attività consentite allegato ai richiamati provvedimenti, come tra l’altro ripetutamente confermato dalle diverse FAQ pubblicate sul sito istituzionale del Governo.
Riteniamo di poter confermare che, ad oggi, il commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato a distanza (on line, telefonica…) con consegna a domicilio continui a costituire una modalità di vendita autorizzata (a condizione che rientri tra le modalità di esercizio dell’impresa) senza obbligo di comunicazione preventiva al Prefetto.
No, riteniamo di poter confermare che, ad oggi, il commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato a distanza (on line, telefonica, ecc.) con consegna a domicilio continui a costituire una modalità di vendita autorizzata (a condizione che rientri tra le modalità di esercizio dell’impresa) che, in quanto tale, non rientra nel campo di applicazione del richiamato art. 2, comma 12 DPCM 10 aprile e, pertanto, non è soggetta ad alcun obbligo di comunicazione preventiva al Prefetto.
Anche alle attività di commercio all’ingrossoriteniamo sia consentito di continuare ad operare in modalità a distanza, gestendo da remoto ordini ed acquisti e limitando la presenza in azienda alle sole attività necessarie.
“Per effettuare i pagamenti, ricevere gli acquisti ed organizzare la spedizione nei confronti dei clienti” è necessaria la comunicazione al Prefetto.
Sì, il comma 12, consente espressamente, tra le altre attività che è possibile svolgere nei locali aziendali “previa comunicazione al Prefetto, la spedizione verso terzi di merci giacenti in magazzino nonché la ricezione in magazzino di beni e forniture“.
Sì, riteniamo che la possibilità di proseguire l’attività di vendita a distanza non debba essere limitata alla sola merce giacente in magazzino (fino ad esaurimento scorte) ma possa estendersi anche ai nuovi beni e forniture che possono essere legittimamente ricevutie che, altrimenti, nessuno avrebbe interesse a farsi recapitare in azienda.
Più in generale, segnaliamo che già in precedenza, a seguito dell’entrata in vigore del DPCM 22 marzo (prima dell’adozione del successivo DPCM 10 aprile) avevamo ritenuto che le attività all’ingrosso potessero proseguire la propria attività a distanza sulla base della previsione di cui all’art. 1, comma 1, lett. c) secondo cui “le attività produttive che sarebbero sospese ai sensi della lettera a) possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile“.
Tale previsione, è riproposta dall’articolo 2, comma 2, DPCM 10 aprile ai sensi del quale, infatti, “Le attività produttive sospese in conseguenza delle disposizioni del presente articolo possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile“. In tal caso, come anticipato, trova dunque applicazione il successivo comma 12 che prevede la nuova apposita tipologia di comunicazione preventiva da inviare al Prefetto.
No, il DPCM 10 aprilenon prevede divieti di apertura in relazione ai giorni della settimana.