Source: https://it.scribd.com/document/246441365/Origine-Delle-Merci-estero-Corretto
Timestamp: 2020-02-29 00:25:58+00:00
Document Index: 69681471

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 39', 'art. 70', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 38', 'art. 36', 'art. 47', 'art. 76', 'art. 47', 'art. 47']

Origine Delle Merci_estero Corretto
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Estratto notiziario n° 05 del 15/05/2012
L’ORIGINE DELLE MERCI
Premessa Il criterio generalmente adottato per la determinazione dell’origine è quello dell’ottenimento delle merci in un determinato paese; tuttavia, nel commercio internazionale la nozione di “origine” è utilizzata con accezioni specifiche che riflettono finalità e scopi diversi.
In senso strettamente doganale le regole per l’attribuzione dell’origine distinguono l’origine preferenziale dall’origine non preferenziale (ovvero origine comune o made in). L’origine preferenziale prevede un insieme di “regole” che consente ai prodotti importati da alcuni paesi, e che soddisfano ai requisiti sotto riportati, un trattamento “preferenziale”:
riduzione o esenzione dai dazi, abolizione di divieti quantitativi o contingentamenti. L’origine non preferenziale riguarda, invece, un insieme di “regole” che ciascun paese esportatore stabilisce in via generale nei confronti degli altri paesi e si collega a misure non tariffarie all’importazione: divieti, contingenti, massimali, dazi antidumping e compensativi, etichettatura di origine.
1.1 - Nozione
L’origine preferenziale delle merci accorda alle stesse un trattamento tariffario agevolato, cioè l’applicazione di un dazio ridotto o ad aliquota zero, nel momento di importazione nel paese di destinazione. L’abbattimento o l’annullamento dei dazi avviene sulla base di un accordo tra due paesi o gruppi di paesi tale per cui lo scambio, con trasporto diretto 1 , di beni o prodotti avente carattere originario di uno dei paesi contraenti gode di un trattamento daziario per l’appunto “preferenziale” al momento dell’importazione nell’altro paese o gruppo di paesi contraente.
I paesi con i quali la UE ha siglato detti accordi bilaterali sono:
ACP e CARIFORUM (Stati dell’Africa, Caraibi e
Macedonia – ex Repubblica iugoslava di
PTOM (Paesi e Territori d’Oltremare)
(Cisgiordania e Striscia di Gaza)
Turchia**
* prodotti agricoli ** prodotti CECA. Per la Turchia v. successivo punto 1.9
1 se tale condizione non si verifica i prodotti devono essere accompagnati da un certificato di non manipolazione emesso dalla Dogana del paese presso il quale la merce transita
a cura di Elena Fassa del Servizio Estero di APINDUSTRIA VICENZA – estero@apindustria.vi.it
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I paesi con i quali l’UE ha siglato accordi unilaterali sono:
Paesi in Via di Sviluppo del Sistema delle
Preferenze Generalizzate 2
I requisiti che conferiscono al bene o prodotto l’origine preferenziale variano sia in funzione
delle specifiche voci doganali che degli accordi stipulati tra i paesi “accordisti” 3 e, naturalmente, delle regole definite dal codice doganale comunitario. Poiché le regole che conferiscono l’origine preferenziale contenute nei singoli accordi possono differire tra loro, in modo anche sensibile, l’operatore deve avere ben presenti i mercati di riferimento dei propri prodotti al fine di una corretta verifica dei requisiti richiesti dal paese di destino 4 .
comunitari:
- codice doganale comunitario (Regolamento CE n. 2913/1992 – art. 27)
- disposizioni di attuazione del codice doganale comunitario (Regolamento CE n. 2454/1993 – artt. 66-123 e Allegato 15)
- codice doganale comunitario aggiornato, per le sole parti già in vigore (Regolamento CE n. 450/2008 – art. 39)
- accordi siglati dall’UE con singoli paesi o gruppi di paesi extracomunitari (consultabili nelle
Gazzette Ufficiali della UE).
Così, secondo le condizioni elencate dal Regolamento n. 2454/93 i prodotti e le merci interamente ottenute in un unico paese si considerano originarie di quel paese mentre i prodotti che non sono stati interamente ottenuti in un solo paese diventano di origine preferenziale (anche se inglobano merce di origine non preferenziale) quando hanno subito una lavorazione o trasformazione sufficiente. Per definire la trasformazione sufficiente si adottano in linea generale i seguenti criteri:
- cambiamento della voce doganale 5 - in alcuni casi la trasformazione sufficiente si verifica quando il prodotto ottenuto è classificato in una voce del Sistema Armonizzato (S.A.) diversa da quella del/i prodotto/i (se originario/i di paesi extra UE) utilizzato/i per la sua produzione.
Esempio: ex capitolo 49, in particolare la voce 4902 “Giornali e pubblicazioni periodiche, stampati, anche illustrati o contenenti pubblicità” Generalmente 6 è considerata trasformazione sufficiente la “fabbricazione a partire da materiali di qualsiasi voce, esclusi quelli della stessa voce del prodotto”
- valore minimo aggiunto - il valore in Dogana, all’atto dell’importazione, dei materiali non originari (cioè originari di paesi terzi) utilizzati nella fabbricazione, non deve superare una certa percentuale del prezzo franco fabbrica del prodotto ottenuto.
2 v. nostro approfondimento al link http://www.apindustria.vi.it/estero-approfondimenti/dogana/form-a- proroga-e-novita-per-il-triennio-2009-2011.html previo inserimento di log-in e password
3 nel caso di nostro interesse tra la Comunità Europea ed altri paesi o gruppi di paesi elencati nella tabella
4 In particolare l’accordo UE-Corea del Sud contiene spesso regole per il conferimento dell’origine diverse da quelle contenute negli altri accordi siglati dall’UE.
5 La struttura dei codici della Tariffa Doganale Integrata è la seguente:
Capitolo S.A.
codice con 2 cifre
Voce S.A.
codice con 4 cifre
Sottovoce S.A.
codice con 6 cifre
codice con 8 cifre
codice con 10 cifre
6 la regola specifica va verificata leggendo, di volta in volta, il singolo accordo
Esempio: ex capitolo 84, in particolare le macchine classificate nella voce 8479 “Macchine ed apparecchi con una funzione specifica, non nominati né compresi altrove in questo capitolo” Generalmente i requisiti previsti sono:
- “fabbricazione a partire da materiali di qualsiasi voce, esclusi quelli della stessa voce
del prodotto e in cui il valore di tutti i materiali utilizzati non ecceda il 40% del prezzo franco fabbrica del prodotto”
- “fabbricazione in cui il valore di tutti i materiali utilizzati non ecceda il 30% del prezzo
franco fabbrica del prodotto”
Per “materiali utilizzati” si intendono chiaramente i soli materiali non di origine preferenziale.
- lavorazione o trasformazione che conferisce l’origine - il conferimento del requisito dell’origine preferenziale può anche verificarsi a seguito di una lavorazione o trasformazione specifica.
Esempio: voci 7106, 7108 e 7110 “Metalli preziosi, greggi”. Generalmente la regola per l’acquisizione dell’origine preferenziale prevede, in alternativa:
1) “fabbricazione a partire da materiali di qualsiasi voce, esclusi quelli delle voci 7106, 7108 o 7110;
2) “separazione elettrolitica, termica o chimica di metalli preziosi delle voci 7106, 7108
o 7110”
3) “fabbricazione di leghe di metalli preziosi delle voci 7106, 7108 o 7110 tra di loro o
con metalli comuni”.
- per alcuni prodotti è richiesta la produzione a partire da un certa materia o fase per acquisire l’origine preferenziale. Esempio: le casse (ex 4415) devono essere prodotte a partire da tavole non tagliate per un uso determinato.
- infine, per taluni beni può essere richiesta la compresenza di due condizioni. Esempio: voce doganale 4819 “Scatole, sacchi, sacchetti, cartocci ed altri imballaggi di
carta, di cartone, di ovatta di cellulosa o di strati di fibre di cellulosa; cartonaggi per ufficio, per magazzini o simili”. Generalmente la regola per l’attribuzione dell’origine preferenziale prevede:
- “fabbricazione a partire da materiali di qualsiasi voce esclusi quelli della stessa voce del prodotto
- il valore di tutti i materiali utilizzati non deve eccedere il 50% del prezzo franco fabbrica del prodotto”
Non concorrono alla determinazione dell’origine i seguenti elementi – c.d. elementi neutri - eventualmente utilizzati nella fabbricazione:
a) energia e combustibile;
b) impianti ed attrezzature;
c) macchine e utensili;
d) merci che non entrano, né sono destinate ad entrare, nella composizione finale dello stesso.
Costituiscono, invece, lavorazioni o trasformazioni insufficienti a conferire l’origine, secondo l’art. 70 del Reg. n. 2454/1993:
le operazioni di conservazione per assicurare che i prodotti restino in buone condizioni durante il trasporto e il magazzinaggio;
la scomposizione e composizione di confezioni;
lavaggio, la pulitura, la rimozione di polvere, ossido, olio, pittura o altri rivestimenti
la stiratura o la pressatura di prodotti tessili;
semplici operazioni di pittura e lucidatura;
la mondatura, la macinatura parziale o totale, la pulitura e la brillatura di cereali e riso;
operazioni per colorare lo zucchero o formare zollette di zucchero; la macinatura parziale
totale dello zucchero;
la sbucciatura, la snocciolatura, la sgusciatura di frutta, frutta a guscio e verdura;
l'affilatura, la semplice molatura o il semplice taglio;
il vaglio, la cernita, la selezione, la classificazione, la gradazione, l'assortimento (ivi
compresa la costituzione di assortimenti di articoli);
le semplici operazioni di inserimento in bottiglie, lattine, boccette, sacchi, casse o scatole, o di sistemazione su supporti di cartone o legno, e ogni altra semplice operazione di imballaggio;
l'apposizione o la stampa di marchi, etichette, logo o altri segni distintivi analoghi sui prodotti o sui lori imballaggi;
la semplice miscela di prodotti anche di specie diverse, quando una o più componenti
della miscela non soddisfino le condizioni previste dalla presente sezione per poter essere considerate originarie di un paese beneficiario o della Comunità;
semplice assemblaggio di parti di articoli allo scopo di formare un articolo completo o lo smontaggio di prodotti in parti;
cumulo di due o più operazioni di cui alle lettere da a) a n);
la macellazione degli animali.
Parti di ricambio, accessori ed utensili
Le parti di ricambio, gli accessori e gli utensili, se venduti come dotazione del bene principale seguono le regole di origine preferenziale vigenti per il bene principale; diversamente, cioè se venduti separatamente, seguono le specifiche regole di origine preferenziale stabilite per quella determinata parte di ricambio, accessorio o utensile.
1.3 Assortimenti
Gli assortimenti (insieme di prodotti venduti congiuntamente) si considerano di origine preferenziale a condizione che tutti i prodotti che li compongono siano originari. Un assortimento composto di prodotti originari e non originari è considerato originario nel suo insieme a condizione che il valore dei prodotti non originari non superi il 15% del prezzo franco fabbrica dell’assortimento.
1.4 - Cumulo
L’istituto del cumulo prevede che, qualora tra due paesi o gruppi di paesi esista un accordo di libero scambio e tale accordo contenga identiche regole sull’origine, i due paesi o gruppi di paesi possono cumulare l’origine dei prodotti. Ciò significa che i prodotti ottenuti dai diversi paesi partner si considerano originari del paese partner che ha prodotto il bene finale o che ha contribuito per il valore maggiore (quest’ultima situazione si verifica quando nel paese della fabbricazione finale i materiali originari non hanno subito lavorazioni o trasformazioni minime).
Esistono diversi tipi di cumulo:
- cumulo bilaterale: si attua tra due paesi partner. Secondo questa regola un prodotto acquisisce l’origine preferenziale anche se non è stato oggetto di una lavorazione o trasformazione sufficiente alla duplice condizione che il materiale trasformato sia originario
dello stesso paese destinatario del bene finito e che tale materiale abbia subito una lavorazione minima. In altre parole: i produttori in ciascun paese partner possono utilizzare materiali e componenti che hanno origine nell’altro paese, come fossero originari del proprio, e le operazioni eseguite in un paese partner si aggregano a quelle eseguite nell’altro paese partner per conferire il carattere originario alle merci che i due paesi si scambiano. Affinché il cumulo sia applicabile la lavorazione o trasformazione eseguita in ciascun paese partner sui prodotti originari non deve essere una lavorazione o trasformazione sufficiente ma deve andare oltre le operazioni insufficienti, deve cioè essere una lavorazione o trasformazione minima
- cumulo diagonale: si attua tra più di due paesi. Se i paesi A, B e C hanno siglato tra loro accordi e tutti e tre applicano le stesse regole sull’origine per quanto riguarda la lavorazione o la trasformazione dei materiali non originari, il paese A può applicare il cumulo diagonale nei suoi scambi commerciali con gli altri due paese, se gli accordi prevedono tale cumulo. Secondo tale regola, pertanto, un prodotto finito ottenuto in uno dei paesi parte dell’accordo con l’utilizzo di materiali originari di uno o più paesi aderenti si considera di origine preferenziale anche se i singoli materiali non hanno subito lavorazioni o trasformazioni sufficienti. Le date di applicazione dei protocolli sulle norme d’origine che istituiscono un cumulo diagonale tra Ue, Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Montenegro, Serbia e Turchia sono consultabili al link http://eur-
lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2009:154:0004:0005:IT:PDF
Le date di entrata in vigore dei protocolli sulle norme di origine che isituiscono un cumulo diagonale nella zona paneurometiterranea (UE, Algeria, Svizzera, Algeria, Isole Faeroer, Israele, Giordania, Libano, Liechtenstein, Marocco, Norvegia, Cisgiordania e Striscia di Gaza, Siria, Tunisia, Turchia) sono consultabili al link http://eur-
lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2009:219:0019:0020:IT:PDF
- cumulo totale o integrale: viene attuato solo tra paesi dello SEE (lo Spazio Economico Europeo comprende la UE, l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia) ed è altresì applicabile sulla base di taluni protocolli con la Tunisia, il Marocco e l’Algeria. Ai fini dell’origine è necessario che tutte le lavorazioni o trasformazioni necessarie siano eseguite sul prodotto non nel territorio doganale di un singolo paese ma nell’area formata dai territori doganali di un gruppo di paesi.
1.5 - Certificazione dell’origine preferenziale al momento dell’esportazione L’origine preferenziale può essere certificata:
a) con la dichiarazione su fattura (scaricabile dal nostro sito www.apindustria.vi.it >> Estero >> Approfondimenti >> Dogana >> Origine delle merci) che può essere apposta da qualsiasi esportatore quando il valore della spedizione non supera euro 6.000; nel caso, invece, in cui il valore della spedizione sia superiore a detto limite, la dichiarazione in fattura può essere apposta solo da un Esportatore Autorizzato (v. punto 1.7).
La fattura diventa così il documento che attesta l’origine preferenziale dei beni al momento dell’importazione degli stessi nel paese “accordista”. L’apposizione di detta dichiarazione presuppone che le merci oggetto della vendita abbiano tutti i requisiti per essere considerate di origine preferenziale; a tale proposito occorre sempre fare riferimento al regolamento comunitario ed ai protocolli di origine contenuti negli accordi stipulati con i singoli paesi o gruppi di paesi, come già ricordato.
Nota pratica: l’apposizione della dichiarazione in fattura ha l’effetto di attribuire automaticamente a tutti i prodotti descritti l’origine preferenziale. Qualora non tutti i
preferenziale,
La dichiarazione deve essere compilata dall’esportatore, preferibilmente a macchina o stampata, e deve recare la firma manoscritta in originale dell’esportatore stesso. L’esportatore autorizzato, nel casi di spedizioni aventi valore superiore a euro 6.000, deve riportare in fattura anche il numero di autorizzazione rilasciato dalla Dogana.
L’esportatore che non ha lo status di Esportatore Autorizzato ed invia materiali originari per un valore superiore a euro 6.000 deve richiedere il certificato del successivo punto b) al fine dell’abbattimento daziario.
“EUR-MED” appositamente
utilizzati negli scambi tra la UE ed i paesi firmatari degli accordi di libero scambio ed
attestanti l’origine preferenziale, quando il valore della spedizione supera euro 6.000.
i certificati di circolazione denominati
“EUR1” e
La richiesta di rilascio dell’EUR1 o dell’ EUR-MED, fatta per iscritto dall’esportatore o dal suo rappresentante alla dogana di esportazione, presuppone, come per il caso precedente, che le merci dichiarate abbiano tutti i requisiti per essere considerate di origine preferenziale; occorre quindi ancora una volta fare riferimento sia al codice doganale che ai protocolli di origine contenuti negli accordi stipulati con i singoli paesi o gruppi di paesi.
Detta domanda, unitamente alla presentazione della merce dichiarata in esportazione, è considerata sufficiente affinché il certificato venga rilasciato. Ciò non toglie che successivamente, anche a seguito di una specifica richiesta della Dogana estera, l’ufficio doganale possa richiedere documentazione giustificativa o procedere a controlli direttamente presso l’azienda.
l’UE ha firmato un accordo di libero scambio anche con la Corea del Sud 7 che, diversamente dagli altri in vigore, non prevede l’attestazione dell’origine preferenziale attraverso l’emissione del certificato EUR 1 ma solamente mediante l’apposizione della dichiarazione in fattura.
Pertanto, per spedizioni verso la Corea di beni originari aventi valore superiore a euro 6.000, l’esportatore che voglia far beneficiare i propri clienti dei vantaggi daziari deve avere lo status di “esportatore autorizzato” per poter apporre la dichiarazione in fattura.
L’accordo firmato con la Siria prevede la sola emissione dell’EUR1 ed esclude la possibilità dell’apposizione della dichiarazione su fattura.
Inoltre, per le spedizioni postali verso la Siria di prodotti originari, per un importo fino a euro 2.590, deve essere utilizzato il certificato EUR2 ai fini dell’abbattimento daziario.
Il certificato entra in vigore solo dopo essere stato vistato e firmato (casella 11) dalla Dogana competente ed ha normalmente validità di 4 mesi dal momento dell’emissione 8 .
7 v. nostro approfondimento nel Notiziario Apindustria n. 7 del 15.7.2011, pag. 40 oppure cliccare su
http://www.apindustria.vi.it/estero-approfondimenti/dogana/accordo-di-libero-scambio-ue-corea-del-
sud-alcuni-importanti-aspetti-doganali-sull-attestazione-dell-origine-2.html previo inserimento di log-in e
8 scadenze diverse possono essere stabilite nei singoli protocolli
I certificati di origine preferenziale vengono di norma emessi al momento dell’esportazione; è tuttavia possibile l’emissione a posteriori così come l’emissione di eventuali duplicati in seguito a smarrimento, distruzione o furto.
Nell’ambito dei controlli, le autorità doganali del Paese di importazione possono chiedere alla dogana di spedizione delle merci il certificato INF.4 per accertare la regolarità e l’autenticità della dichiarazione dello speditore.
1.6 - Certificazione dell’origine preferenziale al momento dell’importazione Similmente a quanto esposto nel punto precedente, l’origine preferenziale delle merci, e quindi l’abbattimento daziario al momento dell’importazione nell’UE, può essere certificata:
a) dalla dichiarazione su fattura apposta dal fornitore extra UE quando il valore della spedizione non supera euro 6.000; nel caso, invece, in cui il valore della spedizione sia superiore a detto limite, la dichiarazione in fattura può essere apposta solo da un Esportatore Autorizzato (v. punto 1.7) il quale deve riportare nella stessa anche il numero di autorizzazione rilasciato dall’ufficio doganale del suo paese;
b) dal certificato di circolazione “EUR1” o “EUR-MED” quando il valore della spedizione supera euro 6.000 e il fornitore non è un Esportatore Autorizzato.
Eccezione: come detto, la Corea del Sud non prevede l’attestazione dell’origine preferenziale attraverso l’emissione del certificato EUR 1 ma solamente mediante l’apposizione della dichiarazione in fattura.
Pertanto, per importazioni dalla Corea di beni aventi origine preferenziale coreana per un valore superiore a euro 6.000, l’importatore UE dovrà richiedere al proprio fornitore coreano
di avere lo status di “esportatore autorizzato” per poter apporre la dichiarazione in fattura e
così beneficiare della riduzione daziaria.
1.7 - Esportatore autorizzato Come anticipato, l’esportatore in possesso di tale qualifica può attestare l’origine preferenziale delle proprie merci mediante la già menzionata (v. punto 1.5 a) “dichiarazione
fattura” senza limite di valore.
concessione dello “status” di esportatore autorizzato è condizionata alla presentazione di
una domanda scritta inoltrata all’Ufficio delle Dogane competente 9 .
Nella domanda l’operatore dovrà dichiarare:
- di effettuare esportazioni a carattere regolare 10 (non è rilevante il loro numero ma la cadenza regolare) verso i paesi con i quali sono in essere accordi preferenziali;
- che nel corso dell’ultimo anno/biennio si sono effettuate n. … esportazioni verso i paesi interessati;
- di essere in grado di provare, in qualsiasi momento, il carattere originario delle merci da esportare (ciò presuppone la conoscenza delle regole dell’origine non preferenziale e la disponibilità dei documenti giustificativi dell’origine: a) nel caso si tratti di produttore, mediante la contabilità delle materie prime dell’azienda; b) nel caso si tratti di
9 con riferimento al luogo dove il richiedente ha la propria sede amministrativa.
10 per le esportazioni verso la Corea del Sud lo status di esportatore autorizzato viene rilasciato anche in assenza del requisito della “frequenza” delle esportazioni purché vi siano garanzie soddisfacenti per l’accertamento del carattere originario. – v. Comunicato dell’Agenzia delle Dogane Prot. 78281 del
commerciante, mediante le prove di acquisto dei prodotti da commercializzare che ne attestino l’origine);
- di fornire garanzie sufficienti sul carattere originario delle merci nonché di sottoporsi ad ogni obbligazione conseguente;
ed impegnarsi a:
- rilasciare dichiarazioni su fattura solo per le merci per le quali possiede le prove e gli elementi contabili al momento dell’operazione;
- assumersi la responsabilità totale in caso di uso improprio della dichiarazione di origine o qualora incorretta;
- assumersi la responsabilità che la persona rappresentante dell’impresa conosca le regole
di origine per soddisfare la normativa in materia;
- conservare qualsiasi documento giustificativo per un periodo di almeno tre 11 anni a partire dalla data della dichiarazione;
- presentare alla Dogana, in ogni momento, gli elementi di prova ed accettare di essere controllato in qualsiasi momento dalla stessa autorità.
Il rilascio dell’autorizzazione deve avvenire entro 60 giorni dalla presentazione della domanda. Chiuso l’iter della domanda con esito positivo, all’esportatore viene assegnato un numero di autorizzazione che dovrà essere riportato nelle dichiarazioni su fattura.
1.8 – Certificazione dell’origine preferenziale da parte del fornitore Quando l’esportatore non è produttore delle merci ma acquirente dei beni o parte dei beni
che esporterà, non sempre può sapere con certezza se tali beni sono di origine preferenziale
o meno. E poiché la richiesta di rilascio del certificato di origine o l’apposizione della
dichiarazione in fattura comportano la responsabilità del dichiarante (esportatore), è opportuno che questi si tuteli richiedendo ai propri fornitori la certificazione d’origine preferenziale delle merci acquistate.
Solo una volta ottenuta la “dichiarazione del fornitore per prodotti aventi carattere originario nell’ambito di un regime preferenziale” (scaricabile dal nostro sito www.apindustria.vi.it >> Estero >> Approfondimenti >> Dogana >> Origine delle merci ) l’esportatore potrà legittimamente richiedere l’emissione del certificato EUR1 o EUR-MED o porre la dichiarazione su fattura, stante la responsabilità di quanto dichiarato sui fornitori.
Se l’esportatore acquista regolarmente e costantemente nel corso dell’anno, dallo stesso fornitore, uguali prodotti relativamente alle norme di origine preferenziale, può chiedere a questi l’emissione di una “dichiarazione a lungo termine del fornitore per prodotti aventi carattere originario nell’ambito di un regime preferenziale”.
La dichiarazione a lungo termine (scaricabile dal nostro sito www.apindustria.vi.it >> Estero
>> Approfondimenti >> Dogana >> Origine delle merci) può essere emessa anche con effetto retroattivo, comunque non superiore ad un anno dalla data di decorrenza della sua efficacia.
Con tali dichiarazioni il fornitore:
attesta l’origine preferenziale, o meno, dei prodotti da lui forniti;
assume la responsabilità di quanto espresso;
rende disponibile a provare alle autorità doganali quanto dichiarato.
Esempio: azienda italiana IT3 esporta beni in Tunisia; IT3 non produce detti beni, li compra da IT2 per poi rivenderli al cliente tunisino. Se IT3 vuol far beneficiare il cliente tunisino del trattamento daziario preferenziale previsto dall’accordo UE-Tunisia per le merci originarie, deve apporre in fattura la dichiarazione di
11 cinque anni nel caso di esportazione verso la Corea del Sud
origine preferenziale oppure richiedere l’emissione del certificato di circolazione EUR1. Potrà legittimamente (e tranquillamente) fare ciò solo nel caso in cui IT2 gli abbia comunicato, spedendogli la dichiarazione del fornitore, l’origine preferenziale delle merci.
Dette dichiarazioni possono (devono) essere richieste al fornitore anche dal soggetto “intermedio”, cioè da colui non è il diretto esportatore, per gli stessi motivi di cui sopra. Riprendendo l’esempio: IT2 potrà dichiarare l’origine preferenziale del prodotto venduto a IT3 qualora abbia apportato allo stesso lavorazioni o trasformazioni sufficienti a conferire l’origine. In caso contrario, per poter legittimamente (e tranquillamente) dichiarare l’origine preferenziale dovrà richiedere al suo fornitore, cioè IT1, la dichiarazione del fornitore.
Infine, per le merci che pur sottoposte a lavorazione o trasformazione nella UE non hanno acquisito il carattere originario, la dichiarazione del fornitore, se richiesta, è rilasciata come da facsimili alle pagine seguenti a seconda che si riferisca ad una singola spedizione (“dichiarazione del fornitore per prodotti che non hanno carattere originario nell’ambito di un regime preferenziale”) o a più spedizioni entro un determinato arco di tempo (“dichiarazione a lungo termine del fornitore per prodotti non aventi carattere originario nell’ambito di un regime preferenziale”). Entrambe le dichiarazioni sono scaricabili dal nostro sito www.apindustria.vi.it >> Estero >> Approfondimenti >> Dogana >> Origine delle merci.
1.9 - Turchia - Certificato di circolazione A.Tr Tra la UE e la Turchia è in essere un’Unione doganale che garantisce la libera circolazione delle merci 12 . Affinché i beni oggetto di scambio tra le due aree possano godere di un trattamento tariffario preferenziale devono essere accompagnati dal certificato di circolazione A.Tr per il cui rilascio, da parte della Dogana di esportazione, non occorre che le merci siano di origine preferenziale ma è sufficiente che si trovino nella posizione di “merci comunitarie o turche” (cioè prodotte nella U.E. o in Turchia) o di “merci in libera pratica” (cioè merci importate da paesi terzi e per le quali è stato pagato il relativo dazio nella UE o in Turchia). L’utilizzo del certificato A.Tr. è subordinato al trasporto diretto dallo Stato di esportazione a quello di importazione; non necessita di richiesta preventiva e deve essere usato entro tre mesi dalla data di effettuazione dell’operazione doganale di esportazione.
Eccezione: l’origine preferenziale dei prodotti siderurgici CECA (in particolare le merci identificate al capitolo 72 ed alcuni prodotti del Capitolo 73 della Tariffa Doganale Comune) è attestata dal certificato di circolazione EUR 1 e non dall’A.Tr. Per questi prodotti, quindi, l’origine preferenziale viene determinata secondo le regole previste nel protocollo.
La dichiarazione di origine preferenziale eventualmente rilasciata dal fornitore turco (trattasi di dichiarazione su carta intestata o su fattura) è necessaria nel caso in cui i beni acquistati, lavorati o trasformati in Italia, siano oggetto di vendita in uno dei paesi di cui all’accordo paneuromediterraneo oppure spediti per una ulteriore lavorazione.
2.1 - Nozione Per “origine non preferenziale” (ovvero origine comune, “made in”) si intende il luogo di produzione del bene o il luogo in cui questo ha subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, come disposto dai seguenti regolamenti comunitari:
12 con l’eccezione dei prodotti agricoli e di pochi altri beni per l’importazione dei quali il governo turco continua a riscuotere dazi più alti rispetto a quelli dell’UE
- codice doganale comunitario (Reg. CE n. 2913/1992 – artt. 22-26)
- relative disposizioni di attuazione (Reg. CE n. 2454/1993 – artt. 35-65 e Allegati 9, 10, 11)
Secondo le condizioni elencate nell’art. 23 del Reg. 2913/92 le merci interamente ottenute in un unico Paese si considerano “originarie” di quest’ultimo.
Laddove invece, più paesi abbiano concorso alla produzione di un bene (come spesso accade nell’attuale filiera produttiva), l’art. 24 13 del Reg. 2913/92 recita:
“una merce alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi è originaria del paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione”
Pertanto, una merce acquisisce l’origine non preferenziale comunitaria quando ha subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale sul territorio comunitario.
Da un punto di vista doganale si individua generalmente nel “salto tariffario” (cambio della voce doganale) oppure in specifiche lavorazioni o trasformazioni oppure nella regola del valore aggiunto la condizione per l’attribuzione dell’origine non preferenziale.
Esempio: azienda italiana importa legno (voce doganale 4407) da paese extra UE per la produzione di tavoli in legno (voce doganale 9403). In questa ipotesi si può affermare che il tavolo in legno è di origine italiana in quanto la materia prima ha subito in Italia una lavorazione sostanziale e vi è stato salto tariffario.
Nei casi più difficili o non compresi negli Allegati 10 14 o 11 15 del Reg. n. 2454/1993 può essere d’aiuto far riferimento alle bozze (quindi trattasi di documenti non ufficiali) sull’armonizzazione delle regole di origine non preferenziale pubblicate dalla Commissione Europea al link:
http://ec.europa.eu/taxation_customs/customs/customs_duties/rules_origin/non-
preferential/article_1622_en.htm
Come detto, la trasformazione o lavorazione deve essere sostanziale; pertanto tutte le
seguenti lavorazioni o trasformazioni si considerano sempre insufficienti (art. 38 del Reg. n. 2452/1993) a conferire il carattere originario, vi sia o meno cambio di voce tariffaria:
manipolazioni destinate ad assicurare la conservazione dei prodotti tal quali durante il
trasporto e l'immagazzinamento (ventilazione, spanditura, essiccazione, rimozione di
parti avariate e operazioni affini);
semplici operazioni di spolveratura, vagliatura, cernita, classificazione, assortimento
(ivi compresa la composizione di serie di prodotti), lavatura, riduzione in pezzi;
i) i cambiamenti d’imballaggio; le divisioni e riunioni di partite; ii) la semplice insaccatura, nonché il semplice collocamento in astucci, scatole o su tavolette, etc. e ogni altra semplice operazione di condizionamento;
l'apposizione sui prodotti e sul loro imballaggio di marchi, etichette o altri segni distintivi
semplice riunione di parti di prodotti per costituire un prodotto completo;
13 l’art. 36 co. 2 (non ancora in vigore) del Reg. n. 450/2008 (codice doganale comunitario aggiornato) recita “Le merci alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi o territori sono considerate originarie del paese o territorio in cui hanno subito l’ultima trasformazione sostanziale”
14 l’Allegato 10 del Reg. n. 2454/1993 contiene l’elenco delle lavorazioni o trasformazioni alle quali devono essere sottoposti i materiali tessili e loro manufatti non originari affinché il prodotto finito possa avere il carattere di prodotto originario
15 l’Allegato 11 del Reg. n. 2454/1993 contiene l’elenco delle lavorazioni o trasformazioni alle quali devono essere sottoposti i prodotti diversi dalle materie tessili e loro manufatti non originari affinché il prodotto finito possa avere il carattere di prodotto originario
f) il cumulo di due o più operazioni indicate alle lettere da a) a e).
Allo stesso modo, non conferiscono l’origine l’idea del prodotto, il suo progetto, la realizzazione di disegni, le operazioni che si limitano a modificare l’aspetto esteriore della merce.
Infine, origine non significa provenienza (fisica).
Il paese di provenienza “fisica”, cioè il luogo dal quale vengono fisicamente spedite le merci,
può coincidere o meno con il paese di produzione del bene o nel quale è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale. Pertanto, nei casi in cui si deve essere sicuri dell’origine di un prodotto è opportuno richiedere ai propri fornitori una dichiarazione scritta attestante l’origine delle merci che vengono fornite.
2.2 Accessori, pezzi di ricambio, utensili Gli accessori, i pezzi di ricambio e gli utensili consegnati insieme ad un materiale, una macchina, un apparecchio o un veicolo e facenti parte della sua normale attrezzatura sono considerati della stessa origine del materiale, della macchina, dell’apparecchio o del veicolo considerati. Sono invece definite condizioni particolari per i pezzi di ricambio essenzialmente destinati ad un materiale, una macchina, un apparecchio o un veicolo precedentemente immessi in libera pratica o esportati.
2.3 - Il certificato di origine (Certificate of origin)
Il Certificato di Origine è il documento che attesta a livello internazionale l’origine non
preferenziale delle merci.
Nell’esportazione il rilascio di tale documento è indispensabile quando il paese importatore lo richieda obbligatoriamente; negli altri casi la sua emissione può essere invece legata a particolari esigenze del cliente. Generalmente è utilizzato soprattutto negli scambi verso i Paesi con i quali la Comunità Europea non ha accordi tariffari (es. USA, Arabia Saudita, Cina, India, Argentina, etc.). All’importazione, invece, dai paesi terzi, la Comunità accetta le certificazioni di origine rilasciate secondo le regole vigenti in ciascuno di essi.
All’esportazione il certificato deve esser richiesto 16 alla CCIAA di competenza mediante apposito modulo previsto dalla normativa comunitaria, composto dall’originale (carta arabescata), le copie e la domanda (su carta rosa). In alternativa, in mancanza di una specifica richiesta del cliente, l’origine può essere fornita mediante una “attestazione di origine” sulla fattura commerciale.
A partire dal 1° gennaio 2010 il Ministero dello Sviluppo Economico ed Unioncamere hanno
emanato le nuove disposizioni sull’emissione dei certificati di origine che vengono qui
riassunte:
|► il formulario di richiesta del CO può essere firmato solo ed esclusivamente da:
- il legale rappresentante,
- altri soggetti dell’impresa dotati di rappresentanza (es. amministratori delegati a firmare richieste presso le pubbliche amministrazioni),
- procuratore delegato con procura notarile,
16 si fa presente che:
- le dichiarazioni sul modulo di richiesta di rilascio del certificato di origine sono rese ai sensi dell’art. 47 del DPR 445/2000 ed hanno quindi valore di dichiarazione resa di fronte a pubblico ufficiale (art. 76 DPR 445/2009),
- la CCIAA può procedere con controlli a campione sulle dichiarazioni rese
- spedizioniere, che agisce o per conto dell’impresa, sulla base di un contratto (mandato) con questa intercorrente, oppure come procuratore delegato con procura notarile.
|► qualora il CO sia richiesto alla CCIAA ove vi è una sede operativa o un’unità locale fuori provincia è necessaria:
- o una dichiarazione sostitutiva di atto notorio on la quale si comunica che si richiederanno CO solo presso la Camera di Commercio di Vicenza, - oppure una dichiarazione 2 in cui viene esplicitato che per tale spedizione non è stato richiesto altro certificato;
|► quando particolari esigenze commerciali lo richiedono, la CCIAA può rilasciare CO per merci destinate ad altri paesi dell’UE;
|► documenti (dichiarazioni, fatture, etc.) recanti, su richiesta di alcuni paesi stranieri o dei loro rappresentanti nella Comunità, menzioni negative (di esclusione o restrizione incompatibili con le Convenzioni internazionali e/o leggi nazionali; es. menzioni indicanti che le merci non contengono prodotti originari di alcuni paesi o che non sono trasportate da navi iscritte in determinate liste), non verificabili, non possono essere certificate dalla CCIAA. Pertanto, nella casella 5 Osservazioni della richiesta di rilascio del CO non è possibile l’uso di menzioni discriminatorie;
|► annotazioni non previste sul CO: qualora esigenze commerciali o bancarie o disposizioni di autorità del paese importatore esigano menzioni o dichiarazioni di varia natura, queste verranno valutate singolarmente dalla CCIAA emittente. Le menzioni discriminatorie non possono essere riportate né sul CO né sulla fattura commerciale o altri documenti da vistare, mentre è accettabile la menzione del nome del produttore e del “made in”;
|►in caso di smarrimento può essere richiesto duplicato del CO entro 6 mesi dal rilascio del primo CO a condizione che il richiedente fornisca copia della denuncia di smarrimento presentata ad autorità di P.S.;
|► nel caso di spedizione già avvenuta è consentito il rilascio del CO a posteriori a seguito di:
- richiesta scritta e motivata da parte dello speditore,
- presentazione dei documenti giustificativi dell’origine e dell’avvenuta spedizione,
- dichiarazione, ai sensi dell’art. 47 del DPR 445/2000, con la quale si comunica di non aver precedentemente richiesto altro CO per la spedizione interessata;
|►visti:
- qualora alla CCIAA venga fatta richiesta di attestare indicazioni commerciali la cui esattezza o credibilità essa non può o non vuole accertare, la stessa si limiterà ad apporre un “visto per deposito” in calce al documento presentato in originale, sempre che lo stesso sia stato emesso da un Organismo o Ente ufficiale (ASL, Istituti Nazionali di certificazione, ONU, etc.),
- qualora la richiesta di attestazione riguardi dichiarazioni effettuate su propria carta intestata (es. precisazioni in fattura sulla conformità dei prezzi o del valore) direttamente dal richiedente, la CCIAA potrà apporre un “visto per conformità della firma” che attesta la conformità della firma posta nel documento a quella depositata nei registri camerali. Tale visto non si riferisce all’esattezza e/o attendibilità delle indicazioni e/o dichiarazioni rese; non sarà pertanto più possibile apporre il timbro “visto congruità prezzi” in fattura.
|► qualora la casella 6 “N. d’ordine: marche, numeri, quantità e natura dei colli; denominazione delle merci” della richiesta di rilascio del CO non sia sufficiente a contenere la descrizione della merce, oltre alla possibilità già in atto di utilizzare più moduli come se fossero un unico formulario, dal 2010 è possibile anche apporre una descrizione generale delle merci purché seguita dall’indicazione “come da fattura allegata n. … del … “. Tale fattura dovrà contenere, oltre ai suoi elementi essenziali,
soltanto le informazioni previste dal formulario del CO 17 e nessun’altra indicazione aggiuntiva 18 . Qualora ciò non sia possibile si userà il packing list con riportato il numero della fattura cui si riferisce;
|► nella casella 8 “Il firmatario” della richiesta di rilascio del CO è necessaria l’indicazione del nome e del cognome per esteso, qualifica e firma del firmatario;
|► nel paragrafo 1 (merce di origine interamente comunitaria) nel retro della richiesta di rilascio del CO vanno indicati i dati del produttore della merce ed il luogo di fabbricazione. Se il richiedente non è il produttore della merce:
a) e ha acquistato la merce da un produttore italiano, il richiedente deve indicare
gli estremi della fattura di acquisto,
b) e ha acquistato la merce da un commerciante o da un produttore non
italiano, il richiedente deve indicare gli estremi della fattura di acquisto e farsi rilasciare,
a sua tutela, una dichiarazione ai sensi dell’art. 47 del DPR 445/2000, circostanziata alla
fattura di acquisto, attestante il paese di origine della merce. Questa dichiarazione potrà
essere richiesta dall’Ufficio camerale nel caso in cui la pratica rientri tra quelle sottoposte
a verifica a campione;
|► nel paragrafo 2 (merce non interamente di origine comunitaria) nel retro della richiesta di rilascio del CO va indicato il nome e l’indirizzo (dello stabilimento) dell’impresa che ha compiuto l’ultima trasformazione sostanziale. Se il richiedente non è il produttore della merce, v. punto precedente - paragrafo 1;
|► il paragrafo 3 (merce non di origine comunitaria) nel retro della richiesta di rilascio del CO richiede i documenti a dimostrazione dell’origine non comunitaria della merce (certificati di origine esteri in originale, certificazione di qualità o sanitaria indicante il paese di origine, bolla doganale in copia). Qualora la merce sia stata acquistata da un commerciante italiano/comunitario va presentata una dichiarazione sostitutiva di atto notorio di questi, indicante l’origine della merce, gli estremi della fattura di vendita di quest’ultimo e della bolletta doganale d’importazione (qualora sia l’importatore diretto).
Per ulteriori informazioni: Area Estero dell’Associazione, tel. 0444.232259.
17 la fattura diventa un allegato del certificato di origine e quindi può contenere solo quanto previsto dal certificato di origine
18 non sono ammesse, p. es., dichiarazioni di origine preferenziale italiana o per merci non appartenenti alle liste dual use, CITES, etc.
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