Source: http://www.biconsul.it/area%20pubblica/decretobersani.htm
Timestamp: 2020-02-17 07:49:49+00:00
Document Index: 140975858

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 19', 'art. 36', 'sentenza ']

"DECRETO LEGGE 223/1996
(convertito con la legge n.248)
VERSAMENTI F24- DAL 1° OTTOBRE SOLO PAGAMENTI ON LINE PER I TITOLARI DI PARTITA IVA
pubblicazione di settembre 2006
A partire dal 1° ottobre 2006 tutti i titolari di partita Iva non potranno più effettuare i pagamenti di tributi (Iva, ritenute, IRPEF, IRES, IRAP, ecc.) e contributi (INPS, INAIL, ENPALS, ecc.) mediante presentazione cartacea del modello F24 presso banche o poste ma dovranno effettuare i pagamenti medesimi obbligatoriamente per via telematica.
Il contribuente potrà scegliere tra due possibilità:
1. compilare e pagare direttamente tributi e contributi con il modello F24;
2. rivolgersi al proprio consulente (verificando che si tratti di un intermediario abilitato), incaricandolo di effettuare i pagamenti direttamente sul proprio conto corrente.
3. mediante l’home banking (Cbi – Corporate banking Interbancario), utilizzando il modello F24.
La procedura di cui al precedente punto 1. richiede che il contribuente abbia a disposizione un computer e disponga del collegamento ad internet per poter scaricare il software di compilazione del modello F24 (F24online) ed inviare successivamente il file all’Agenzia delle Entrate.
Chi intende affidare al consulente la gestione dei pagamenti tramite il modello F24 dovrà comunicare allo stesso i dati del proprio conto corrente sul quale effettuare gli addebiti impegnandosi, altresì, a comunicare tempestivamente qualunque variazione o modifica riguardante i propri dati bancari.
Tralasciando l’ipotesi di cui al precedente punto 2. (incarico affidato al proprio consulente), analizziamo la procedura che il contribuente deve seguire al fine di effettuare in proprio i pagamenti tramite modello F24.
Fase 1: RICHIESTA DEL CODICE PIN (PINCODE) E DELLA PASSWORD
Prima di tutto occorre richiedere la prima parte del codice PIN. Due sono le strade previste:
a) la richiesta può avvenire collegandosi con il proprio PC al sito internet http://fisconline.agenziaentrate.it/ , cliccare nella sezione “se non hai il PIN richiedilo” e seguire le istruzioni;
b) in alternativa è possibile rivolgersi direttamente al proprio ufficio delle Entrate per richiedere la prima parte del codice PIN e la password.
Nel caso a) entro 15 giorni il richiedente riceverà, al domicilio conosciuto dall'Agenzia delle Entrate, una lettera contenente gli elementi necessari a completare la costruzione del codice PIN e la password di accesso.
Nel caso b) il contribuente (già in possesso di prima parte del codice PIN e della password) dovrà completare sul sito internet http://fisconline.agenziaentrate.it/ la procedura al fine di ottenere e stampare la seconda parte del codice PIN.
Fase 2: INSTALLAZIONE SOFTWARE F24ONLINE
Il contribuente per procedere alla compilazione telematica del modello F24 deve preliminarmente installare sul proprio PC il software “F24 On Line” (scaricabile dalla sezione software del sito internet dell’agenzia delle entrate www.agenziaentrate.it).
Fase 3: COMPILAZIONE GUIDATA DEL MODELLO F24
Accedendo al software “F24 On Line” il contribuente potrà effettuare la compilazione telematica guidata del modello F24 (precedentemente fornito dal proprio consulente in forma cartacea).
Fase 4: PREPARAZIONE DEL FILE DA INVIARE ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Una volta terminata la compilazione del modello F24 tramite il software “F24 On Line” il contribuente deve “preparare” il file nel formato previsto per l’invio all’Agenzia delle Entrate utilizzando un ulteriore software denominato “File Internet” (per scaricare tale software è necessario utilizzare la password fornita dall’Agenzia delle Entrate). Nella preparazione del file occorre il codice PIN. Arrivati a questo punto:
· se il modello F24 è “a zero” il file può essere inviato
· se l'importo complessivo del modello comporta un saldo da versare, è necessario indicare anche le coordinate bancarie del conto di cui si è titolari per l'addebito delle somme dovute.
N.B. Con la comunicazione delle coordinate bancarie del conto corrente all'Agenzia delle Entrate, si autorizza l'Agenzia stessa a richiedere alla banca che detiene il conto l'addebito delle somme dovute relative ai modelli F24 inviati via Internet e si autorizza la Banca ad effettuarne il prelievo.
Fase 5: TRASMISSIONE TELEMATICA DEL MODELLO F24
Completata la preparazione del file contenente la richiesta di versamento, il contribuente deve accedere alla sezione “Invio” del sito http://fisconline.agenziaentrate.it/ (verrà richiesto di indicare il codice fiscale e la tua password) per trasmettere il file all’Agenzia delle Entrate.
Fase 6: STAMPA DELLE RICEVUTE
Per ogni pagamento effettuato attraverso “Fisconline” viene predisposta una ricevuta.
Le ricevute sono disponibili sul sito http://fisconline.agenziaentrate.it/ entro 24 ore dall'invio da parte dell'utente. Per controllare le ricevute occorre accedere alla sezione “Ricevute” del sito (verrà richiesta l’indicazione del codice fiscale e della password).
Nel caso in cui i dati non siano corretti, viene prodotta una comunicazione di scarto: in tal caso occorre rimuovere l'errore e ripetere l'operazione preparando NUOVAMENTE il file da trasmettere. Se l'importo complessivo del modello comporta un saldo da versare, viene prodotta una seconda ricevuta, anch'essa consultabile sul sito, riportante l’esito dell’addebito comunicato all'Agenzia dalla banca che detiene il conto corrente e, tramite Postel, viene inviata la quietanza (F24) del pagamento effettuato.
N.B. Le ricevute e le comunicazioni di scarto possono essere lette soltanto dalla persona "titolare" del PIN: se viene inviato con il codice fiscale del contribuente un versamento "preparato" con il PIN di un altro soggetto, comparirà il simbolo .
Non si tratta necessariamente di uno scarto, ma semplicemente di un avvertimento: l'utente che in quel momento ha avuto accesso al sito non può consultare la ricevuta pur avendo effettuato l'invio.
In merito al punto 3, va rammentato che l’Agenzia delle entrate, con comunicato stampa del 05.09.2006, ha confermato che i contribuenti che utilizzano il modello F24 elettronico tramite procedura home banking, assolvono regolarmente il nuovo obbligo di legge.
IVA - OBBLIGO TELEMATICO DI PRESENTAZIONE DELL’ELENCO CLIENTI E FORNITORI
Già con riferimento al periodo d’imposta 2006, tutti i soggetti titolari di partita Iva dovranno inviare obbligatoriamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei soggetti nei confronti dei quali sono state emesse fatture (clienti) e l’elenco dei soggetti dai quali sono stati effettuati acquisti (fornitori). Tale obbligo verrà meno solo a seguito della introduzione della fatturazione informatica.
La cadenza dell’invio è annuale e dovrà essere effettuata entro il 29 aprile di ciascun anno con riferimento alle fatture emesse e ricevute nell’anno d’imposta precedente (quindi, per l’anno 2006, entro il prossimo 29 aprile 2007).
Le sanzioni amministrative previste per la mancata presentazione degli elenchi, nonché per l’invio degli stessi con dati falsi o incompleti, vanno da un minimo di 258 ad un massimo di 2.065 euro. In proposito è stato chiarito che è possibile applicare il cosiddetto istituto del “ravvedimento operoso” e, quindi, sarà possibile reinviare tali elenchi al fine di correggere eventuali errori od omissioni, con il pagamento di sanzioni ridotte.
L’aspetto più delicato del nuovo obbligo riguarda il contenuto dei dati che dovranno essere inseriti negli elenchi clienti e fornitori. Con riferimento alle fatture emesse (elenco clienti) il provvedimento istitutivo dell’obbligo prevede:
· per l’anno d’imposta 2006 la sola indicazione dei clienti per i titolari di partita Iva nei cui confronti è stata emessa fattura;
· dall’anno d’imposta 2007 l’indicazione di tutti i clienti (sia titolari di partita Iva che privati) nei cui confronti è stata emessa fattura.
Questa previsione, ovviamente, semplifica la raccolta dei dati relativi all’anno in corso (2006) che non dovrà riguardare i clienti non titolari di partita Iva. Si ricorda, tuttavia, che in relazione alle fatture emesse a partire dal prossimo 1° gennaio 2007, dovranno essere recuperati i dati relativi a tutti i soggetti (anche privati) nei cui confronti verrà emessa fattura.
Con riferimento ai fornitori, invece, è prevista la indicazione dei soli soggetti titolari di partita Iva da cui sono stati effettuati acquisti rilevanti ai fini Iva. Non rilevano, quindi, gli acquisiti di beni e servizi esclusi dal campo di applicazione dell’Iva.
Negli elenchi clienti e fornitori andranno indicati:
· l’importo complessivo delle operazioni effettuate, tenendo conto delle variazioni in aumento e in diminuzione (evidenziando l’imponibile, l’imposta, le operazioni non imponibili e quelle esenti).
Con riferimento alla richiesta del codice fiscale sia dei fornitori che dei clienti si forniscono le seguenti utili indicazioni:
· per l’anno 2006 tale dato riguarda solo soggetti titolari di partita Iva;
· dal 1° gennaio 2007 tale dato riguarderà anche i soggetti non titolari di partita Iva nei cui confronti vengono emesse fatture (cioè i clienti);
· con riferimento ai soggetti diversi dalle persone fisiche (società, studi associati, enti non commerciali) si osserva che non sempre (anche se ciò accade in moltissimi casi) il numero di partita coincide con il codice fiscale. Ad esempio:
- per i soggetti costituiti prima del 01.01.2002, lo spostamento del domicilio fiscale in altra provincia determinava la modifica della partita Iva rispetto al codice fiscale.
- per gli enti non commerciali l’apertura della partita Iva in un momento successivo rispetto alla loro costituzione determina l’attribuzione di un numero di partita Iva diverso da quello del codice fiscale.
Si raccomanda, pertanto, sia in relazione alle fatture emesse che a quelle ricevute, di reperire correttamente il dato del codice fiscale al fine di poter assolvere correttamente all’obbligo di trasmissione dell’elenco clienti e fornitori, senza incorrere in sanzioni;
· riguardo al reperimento del codice fiscale delle persone fisiche (per il 2006 solo dei clienti e fornitori titolari di partita Iva e dal 2007 anche con riferimento ai clienti non titolari di partita Iva) va segnalata la necessità di ottenere oltre al numero di codice fiscale anche gli elementi che consentono di calcolarlo (nome, cognome, luogo e data di nascita); ciò al fine di evitare errori nella compilazione degli elenchi clienti e fornitori.
E’ prevista, infine, l’emanazione di uno specifico provvedimento da parte del Direttore dell’Agenzia delle entrate al fine di:
· individuare gli elementi informativi da indicare nei predetti elenchi;
· stabilire la possibilità di un differimento del termine di presentazione degli elenchi per determinate categorie di contribuenti.
IMMOBILI - IVA, REGISTRO E IMPOSTE IPOCATASTALI – LE NOVITA’ PER LOCAZIONI E CESSIONI DI IMMOBILI
(pubblicazione di settembre 2006)
La conversione in legge del D.L. n.223/06 (c.d. Manovra –bis) ha comportato l’introduzione di numerose variazioni nel meccanismo di imposizione indiretta delle operazioni di cessione e locazione (anche finanziaria) di immobili.
In via generale, è possibile affermare che la nuova regola è quella dell’applicazione del regime di esenzione, salvo particolari ipotesi in cui è obbligatorio applicare l’imposta (con le aliquote di legge) ed altre in cui è lasciata la facoltà, al soggetto attivo, di esplicitare una opzione per l’applicazione del tributo.
Oltre ad assimilare le novità introdotte a livello normativo, sarà importante:
· capire come “regolare” le fatturazioni effettuate, sempre in esenzione, nel periodo di vigenza del testo originario del D.L. (dal 04.07.2006 al 11.08.2006);
· verificare la corretta modalità di esplicitazione dell’opzione relativa alle locazioni (visto che nel caso delle cessioni si dovrà attendere l’atto definitivo di vendita);
· comprendere come verrà materialmente applicata la rettifica della detrazione per quei soggetti che dovranno confrontarsi con l’istituto per obbligo (derivante dalla tipologia di attività) oppure a seguito della mancata opzione;
questioni che, probabilmente, saranno analizzate dall’Agenzia in sede di emanazione di un apposito provvedimento da approvare entro la data del prossimo 15.09.2006 e di altri chiarimenti di prassi che paiono indispensabili.Di seguito si riassumono le novità intervenute, poi inserite in una tabella di sintesi aggiornata con le indicazioni della C.M. 27/E emanata dall’Agenzia in data 04.08.2006.
Regime delle locazioni (anche finanziarie) di immobili
La nuova impostazione richiede di operare una radicale distinzione in relazione alla tipologia di immobile oggetto della locazione; infatti:
· per gli immobili abitativi, la locazione è sempre esente, anche se posta in essere dal costruttore in attesa della rivendita, e sconta imposta di registro nella misura del 2% del canone annuo pattuito (i contratti in essere dovranno essere registrati secondo le indicazioni dell’Agenzia, con pagamento del tributo in relazione ai canoni pattuiti per il periodo dal 04.07.2006 sino – probabilmente – alla scadenza della annualità)
· per gli immobili strumentali, la locazione può essere:
- soggetta ad Iva del 20% per obbligo di legge e ad imposta di registro dell’1%, se il conduttore è un soggetto privato o che detrae l’imposta con un pro rata non superiore al 25%;
- soggetta ad Iva del 20% per libera opzione del proprietario, se è stata effettuata l’opzione in sede di stipula del contratto (o, per i contratti in corso, secondo le indicazioni dell’Agenzia) e se il conduttore è un soggetto diverso da quelli menzionati al punto precedente;
- esente Iva ai sensi dell’art. 10, punto 8 del DPR n.633/72, se non ricorre alcuna ipotesi che obbliga all’applicazione del tributo e se il proprietario decide di non manifestare l’opzione.
Regime Iva delle cessioni di immobili
Il trattamento tributario dipende da due differenti variabili: una soggettiva (il cedente può essere, o meno, colui che ha costruito l’immobile o vi ha realizzato opere di ripristino nei 4 anni precedenti) ed una oggettiva (tipologia di fabbricato compravenduto).
per i fabbricati abitativi:
- se il cedente è il costruttore o il realizzatore di interventi di recupero, con lavori ultimati da meno di 4 anni, l’operazione è soggetta ad Iva (ad aliquota del 4, 10 o 20% a seconda della ricorrenza dei requisiti prima casa in capo all’acquirente ed alla tipologia di fabbricato), a imposta di registro in misura fissa (168€) e ad imposte ipotecarie a catastali in misura fissa (€ 168 + 168);
- se il cedente è il costruttore o chi ha effettuato lavori di ripristino con lavori ultimati da oltre 4 anni, oppure qualsiasi altro soggetto titolare di partita Iva, la cessione è esente ai sensi dell’art. 10, punto 8-bis del DPR n.633/72, sconta imposta di registro in misura proporzionale, con aliquota del 3% se sussistono i requisiti prima casa (oltre ad ipocatastali in misura di 168 + 168 €), oppure con aliquota del 7% negli altri casi (maggiorata di un ulteriore 3 % a titolo di imposte ipocatastali).
per i fabbricati strumentali:
- se il cedente è il costruttore o il realizzatore di interventi di recupero, con lavori ultimati da meno di 4 anni, l’operazione è soggetta ad Iva (ad aliquota del 20% per il costruttore o 10% per chi ha effettuato il ripristino), a imposta di registro in misura fissa (168€) e ad imposte ipotecarie a catastali in misura del 4%, salvo il caso dei fondi immobiliari chiusi, delle banche o delle società di leasing che beneficeranno di una riduzione al 2%, ma solo per le transazioni poste in essere dal 01.10.2006;
- se il cedente è il costruttore o chi ha effettuato lavori di ripristino con lavori ultimati da oltre 4 anni, oppure qualsiasi altro soggetto titolare di partita Iva, la cessione può essere:
- soggetta ad Iva per obbligo di legge (al 10 o al 20% come sopra) se l’acquirente è un soggetto privato oppure un contribuente Iva con pro rata di detraibilità non superiore al 25%, scontando imposta di registro in misura fissa di euro 168,00 ed ipocatastali del 4%, salvo il caso di fondi immobiliari chiusi, banche e società di leasing che, dal 01.10.2006, potranno godere di una riduzione al 2%;
- soggetta ad Iva per opzione del venditore, da esercitarsi nell’atto notarile di trasferimento, se non ricorrono le casistiche specifiche di cui sopra, oltre ad imposta di registro in misura fissa di 168 € ed ipocatastali in misura proporzionale del 4%, salvo il caso di fondi immobiliari chiusi, banche e società di leasing che, dal 01.10.2006, potranno godere di una riduzione al 2%;
- è esente ai sensi dell’art. 10, punto 8-ter del DPR n.633/72 in tutti gli altri casi, e sconta imposta di registro in misura fissa di 168 € ed ipocatastali in misura proporzionale del 4%, salvo il caso di fondi immobiliari chiusi, banche e società di leasing che, dal 01.10.2006, potranno godere di una riduzione al 2%
DISCIPLINA IMMOBILI DL 223/2006
LOCAZIONE (COMPRESI I LEASING) DI IMMOBILI ABITATIVI
Punto 8 art. 10
Tutti i soggetti che agiscono nell’esercizio di imprese, arti e professioni
Chiunque (soggetti passivi e privati)
LOCAZIONE (COMPRESI I LEASING) DI IMMOBILI STRUMENTALI
· soggetti con detraibilità fino al 25%
· operatori non soggetti passivi o privati
· Altri soggetti se il locatore ha manifestato l’opzione per l’imponibilità della locazione
· Altri soggetti se il locatore NON ha manifestato l’opzione per l’imponibilità della locazione
Punto 8-bis
Imprese costruttrici o di ripristino che hanno ultimato gli interventi da meno di 4 anni
4% (prima casa)
10% (seconda casa)
20% (lusso)
168 + 168 €
Altri soggetti passivi di imposta
3% (prima casa)
7% (seconda casa)
2%+1% = 3%
CESSIONE DI FABBRICATI STRUMENTALI (**)
Punto 8-ter
10% (ripristino)
3%+1% = 4% (*)
Altri soggetti passivi di imposta, comprese le imprese costruttrici o di ripristino per gli immobili ultimati da oltre 4 anni
· Altri soggetti se il cedente ha manifestato l’opzione per l’imponibilità della cessione
· Altri soggetti se il cedente NON ha manifestato l’opzione per l’imponibilità della cessione
(*) Per gli acquisti e le cessioni in cui siano parte fondi immobiliari chiusi, banche, altri intermediari e società di leasing, la percentuale delle imposte ipotecarie e catastali è dell’1,50% + 0,50% = 2% (per acquisti e cessioni effettuati a decorrere dal 1° ottobre 2006).
(**) Per i contratti di leasing, all’atto del riscatto, l’imposta di registro proporzionale pagata sulla locazione finanziaria potrà essere portata a scomputo di quanto dovuto a titolo di imposte ipotecarie e catastali
CONTRATTO DI APPALTO - RESPONSABILITÀ SOLIDALE
La manovra bis ha introdotto un duplice ordine di responsabilità nell’ambito dei rapporti di appalto e subappalto, al fine di contrastare l’evasione del versamento delle ritenute e dei contributi dovuti dalla imprese con riferimento ai lavoratori dipendenti impiegati per l’esecuzione di detti contratti.
Occorre, pertanto, che i soggetti che operano stipulando contratti di appalto (tanto i committenti quanto gli appaltatori) prestino particolare attenzione alla verifica del regolare versamento dei contributi, onde evitare che in futuro possano essere chiamati a provvedere ai versamenti non effettuati da altri soggetti con i quali avevano intrattenuto rapporti (appaltatori o sub-appaltatori) ovvero si trovino comminata una rilevante sanzione amministrativa.
Le regole che di seguito saranno sinteticamente evidenziate riguardano i soggetti che operano in regime Iva oltre che, in ogni caso, i soggetti passivi dell’IRES, lo Stato e gli enti pubblici.
Responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore (art. 35, commi 28-31)
La prima disposizione prevista riguarda la responsabilità solidale introdotta tra appaltatore e subappaltatore per il versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e per il versamento dei contributi previdenziali ed assicurativi obbligatori per gli infortuni sul lavoro a cui è tenuto il subappaltatore.
Tale responsabilità solidale comporta che l’appaltatore possa essere chiamato ad effettuare i versamenti omessi dal subappaltatore, comunque nel limite di importo del corrispettivo pattuito per il subappalto.
Per liberarsi da tale responsabilità solidale, l’appaltatore deve verificare – attraverso acquisizione di idonea documentazione – il corretto adempimento da parte del subappaltatore degli obblighi di versamento connessi ai contratti di lavoro dipendente: all’appaltatore è dato diritto di sospendere il pagamento del corrispettivo fino all’esibizione da parte del subappaltatore della predetta documentazione.
La documentazione attestante tale regolarità può consistere nei modelli DM10 di liquidazione mensile dei contributi, nel prospetto di autoliquidazione inail, nei modelli F24 di pagamento delle ritenute e dei contributi, ovvero nel DURC – documento unico di regolarità contributiva – rilasciato da Inps, Inail ovvero casse edili. Sul punto si attende un provvedimento esplicativo.
Responsabilità del committente per gli obblighi dell’appaltatore (art. 35, commi 32-33)
La seconda forma di responsabilità riguarda il rapporto tra il committente e l’appaltatore: in questo caso il committente deve sospendere il pagamento del corrispettivo contrattualmente previsto sino al momento dell’esibizione, da parte dell’appaltatore, della documentazione comprovante la corretta effettuazione degli adempimenti connessi le prestazioni di lavoro dipendente concernenti l’opera, la fornitura o il servizio affidati. In particolare, la verifica deve riguardare l’intera opera appaltata, quindi è necessario che il committente acquisisca la documentazione riguardante il corretto adempimento degli obblighi tanto da parte dell’appaltatore quanto da parte di eventuali subappaltatori.
Nel caso di inosservanza di detto divieto, è prevista una sanzione particolarmente gravosa a carico del committente: qualora infatti dovesse essere riscontrata una non corretta esecuzione di detti adempimenti, è prevista una sanzione amministrativa variabile tra € 5.000 ed € 200.000.
Le disposizioni sopra descritte devono considerarsi applicabili solo successivamente all’adozione di un apposito decreto ministeriale, da emanarsi entro 90 giorni dalla data del 12.08.06.
CONTRASTO AL LAVORO NERO - LE NOVITA’ IN MATERIA DI LAVORO NEL SETTORE EDILE
L’art. 36 bis della Manovra bis (DL 223/2006) prevede una serie di misure volte a garantire la tutela e la sicurezza dei lavoratori nonché a contrastare il lavoro nero ed irregolare, circostanza che amplifica ulteriormente gli effetti del mancato rispetto della sicurezza del lavoro in edilizia ovvero ne costituisce la premessa.
La sospensione dei lavori per irregolarità nei rapporti e nella gestione dell’orario
Il primo comma dell’articolo sopra citato riconosce al personale ispettivo delle Direzioni Provinciali del Lavoro e della previdenza sociale la facoltà di adottare provvedimenti sospensivi dei lavori nell’ambito di cantieri edili qualora sia riscontrata l’impiego di personale irregolare, in quanto non risultante dalle scritture obbligatorie, in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori regolarmente occupati. Stessa sorte è prevista nel caso siano contestate reiterate violazioni della normativa in materia di orario di lavoro e di riposi, giornalieri, settimanali e annuali (si vedano gli art. 4, 7 e 9 del DLgs. 8 aprile 2003 n. 66).
Si ritiene, in attesa di successivi chiarimenti ministeriali, che possibili destinatarie del provvedimento sospensivo non siano solo le imprese edili tout court, ma tutte le imprese che in tale contesto vi operano nella realizzazione dell’opera.
Uno dei nervi scoperti del provvedimento sospensivo, che ha già dato materia di discussione, riguarda il caso di cantieri in cui operano più imprese e, di conseguenza, se il provvedimento sospensivo debba riguarda il cantiere nella sua totalità ovvero solo l’impresa “irregolare”.
La Direzione Regionale del lavoro della Lombardia, con nota del 25 agosto 2006, ha chiarito che la “ sospensione ha per oggetto l’attività … della sola impresa nei confronti della quale sia stato accertato il raggiungimento della soglia critica di irregolarità”. Coerentemente, la DRL lombarda ritiene che la verifica del superamento di tale soglia riguardi le singole imprese che operano nel cantiere e non tenendo conto dell’intera forza lavoro presente nel cantiere.
Nella stessa nota si ricorda che il provvedimento dovrà essere immediatamente notificato sia all’impresa “sospesa” sia al committente, all’appaltante e al subappaltante, in modo da consentire agli altri soggetti operanti nel cantiere di riorganizzare l’attività.
Il provvedimento sospensivo dei lavori è revocato solo se si procede alla regolarizzazione dei lavoratori in nero e se è ripristinata una organizzazione del lavoro rispettosa della normativa in materia di orario.
Contro il provvedimento di si sospensione dei lavori, il soggetto sanzionato può ricorrere, in via amministrativa, alla Direzione Regionale del Lavoro, entro 30 giorni dalla notifica dello stesso provvedimento, ovvero al TAR entro 60 giorni dalla notifica.
L’ente che dispone la sospensione deve poi informare del provvedimento sospensivo adottato il Ministero delle infrastrutture: quest’ultimo dovrà emanare un provvedimento interdittivo alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni e alla partecipazione a gare pubbliche di durata da una durata minima pari alla sospensione dei lavori fino al doppio della durata della sospensione dei lavori, nel limite massimo di 2 anni.
Tuttavia, il nuovo sistema sanzionatorio/sospensivo non è ancora operativo: entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del DL 223/2006 (12 agosto 2006) il Ministero del Lavoro e il Ministero delle Infrastrutture dovranno emettere le disposizioni attuative, finalizzate, in particolare, a rendere integrabili gli archivi di entrambi i ministeri e coordinare le attività di vigilanza. In attesa di tale provvedimento, e di una circolare interpretativa sulla nuova disposizione, il Ministero del Lavoro, con la nota 24 agosto 2006, prot. n. 25/I/0002975, ha diramato la bozza di modello che dovrà essere utilizzata ai fini dell’adozione del provvedimento di sospensione.
Per facilitare i controlli e la verifica che il personale dei cantieri sia stato regolarmente assunto, dal 1 ottobre 2006 (art. 36 bis, comma 3 del DL 223/2006) tutti i dipendenti dovranno essere in possesso di un tesserino di riconoscimento corredato di fotografia.
Tale obbligo grava anche sui lavoratori autonomi presenti sul cantiere.
Le imprese con meno di dieci dipendenti, in alternativa al tesserino di riconoscimento, possono utilizzare un registro di cantiere, vidimato dalla DPL, in cui dovranno essere annotati gli estremi del personale giornalmente impiegato nei lavori.
Il computo dei dieci dipendenti non esclude alcuna tipologia contrattuale, compreso quindi anche i contratti di lavoro autonomo e, tra essi, le collaborazioni a progetto.
Il datore di lavoro che non provvede alla dotazione dei tesserini (ovvero non si dota del registro) è soggetto alla sanzione amministrativa da euro 100 a euro 500 per ciascun lavoratore. Se, viceversa, il lavoratore non provvede ad esporre il tesserino, potrà essere sanzionato da euro 50 a euro 300 (non è ammessa la procedura di diffida).
La comunicazione di inizio del rapporto
Dal 12 agosto 2006, le assunzioni nel settore edile, a differenza degli altri settori, devono essere comunicate al Centro per l’impiego il giorno antecedente alla decorrenza del rapporto di lavoro mediante documentazione avente data certa (raccomandata a/r, fax o posta elettronica).
Il mancato rispetto di detto termine comporta per il trasgressore la sanzione amministrativa da 100 € a 500€ (art. 19 DLGS 276/2003):
Lo sconto contributivo dell’11,50%
L’agevolazione contributiva dell’11,50%, prevista, per gli operai edili occupati a tempo pieno, dall’articolo 29 del DL 244/1995, è subordinata, in base all’art. 36 bis della Manovra d’estate è subordinata al possesso dei requisiti di regolarità contributiva per il rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), compreso i contributi versati alla Cassa edile.
La seconda novità riguarda le conseguenze di condanne passate in giudicato per violazioni in materia di sicurezza: i datori di lavoro condannati non potranno applicare l’agevolazione in commento.
TUTTE LE NOVITÀ IN TABELLA
Il personale ispettivo può adottare provvedimenti di sospensione dei cantieri qualora riscontri l’impiego di personale irregolare in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori regolarmente occupati nei cantieri stessi, ovvero in caso di reiterate violazioni in materia di orario di lavoro e di riposi. È revocabile solo se i lavoratori sono regolarizzati e qualora vengano ripristinate le regole in materia di orario di lavoro.
Dal 1/10/2006, il personale occupato deve essere munito di tessera di riconoscimento corredata da fotografia. I datori di lavoro con meno di 10 dipendenti possono assolvere tale obbligo mediante annotazione, su apposito registro vidimato dalla DPL, degli estremi del personale giornalmente impiegato nei lavori.
Comunicazione nuove assunzioni
Le assunzioni devono essere comunicate al Centro per l’Impiego il giorno antecedente a quello di instaurazione del rapporto di lavoro.
L’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, a decorrere dal 12.8.2006, è punito con la sanzione amministrativa da € 1.500 a € 12.000 per ciascun lavoratore, maggiorata di € 150 per ciascuna giornata di lavoro effettiva. L’importo delle sanzioni civili connesse all’obbligo di versamento dei contributi e dei premi riferiti a ciascun lavoratore irregolare non può essere inferiore a € 3.000, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. La sanzione è irrogata dalla DPL e non è ammessa la diffida.
Sconto contributivo 11,50%
Lo sconto contributivo dell’11,5% previsto per gli operai edili occupati a tempo pieno è applicabile se l’azienda ha i requisiti per il rilascio del DURC e lo sconto non può essere applicato dai datori di lavoro che abbiano riportato condanne passate in giudicato per violazioni in materia di sicurezza.
LAVORO AUTONOMO - NUOVE REGOLE “CONTABILI” PER I PROFESSIONISTI
La cosiddetta Manovra-bis introduce alcune nuove regole “contabili” per i professionisti che si applicano dal 4 luglio 2006 data di entrata in vigore del D.L. n.223/06, volte ad intensificare il controllo su tali soggetti.
I vincoli del conto corrente
Per i lavoratori autonomi infatti la manovra d’estate prevede due nuovi obblighi:
▪ quello di far transitare per il tramite di conti correnti bancari o postali i movimenti finanziari attinenti l’attività professionale;
▪ quello di incassare i compensi professionali il cui importo unitario ecceda specifici ammontari, tramite forme di pagamento diverse dal denaro contante (assegni non trasferibili, bonifici ecc.)
L’intento del Legislatore è quello di obbligare i professionisti a gestire i movimenti finanziari afferenti le operazioni attive attraverso strumenti che permettano di tenere monitorati gli incassi, nell’ottica di agevolare l’eventuale fase istruttoria della verifica fiscale e, infine, del successivo accertamento.
L’Agenzia delle Entrate, con C.M. n. 28/E/2006, ha confermato che i conti correnti bancari o postali non necessariamente devono essere “dedicati” esclusivamente all’attività professionale, ma possono essere utilizzati anche per le operazioni non afferenti l’esercizio dell’arte o della professione.
Ci sembra, comunque, assolutamente opportuno consigliare di separare i movimenti personali da quelli professionali, ciò anche in relazione alle problematiche legate ai nuovi accertamenti bancari introdotti con la Finanziaria 2005; sul punto, tra l’altro, l’Agenzia ha specificato che prelievi che possano essere ragionevolmente ricondotti alle normali esigenze personali o familiari non legittimeranno alcun accertamento.
La norma prevede un’applicazione graduale del divieto, che vale per importi pari o superiori ai seguenti limiti di importo dei compensi e in funzione dei seguenti periodi temporali:
·         € 1.000,00 dal 12 agosto 2006 e sino al 30 giugno 2007;
·         € 500,00 dal 1° luglio 2007 al 30 giugno 2008;
·         €100,00 a decorrere dal 1° luglio 2008.
Deducibilità degli ammortamenti e delle spese relative ad alcuni automezzi
Un primo intervento riguarda la soppressione della possibilità di fruire dell’ammortamento anticipato relativamente alle autovetture, agli autocaravan e a ciclomotori e motocicli, per i quali era già prevista la deduzione, limitata al 50%, delle spese d’impiego, con in più, per quanto riguarda gli ammortamenti, i noti limiti relativi al valore complessivamente ammortizzabile. Questa disposizione, che quindi ha, come effetto, quello di rendere deducibili solamente ammortamenti ordinari, entra in vigore dal 2006, e si applica anche ai beni acquistati in periodi d’imposta precedenti.
Un altro intervento coinvolge la durata dei contratti di locazione finanziaria che riguardano i beni di cui si è detto in precedenza: per consentire la deduzione dei canoni, i contratti stipulati dalla data del 12.08.2006 dovranno avere una durata almeno pari a quella del normale periodo di ammortamento, e non più pari almeno alla metà dello stesso.
Un secondo intervento riguarda le immatricolazioni di comodo, e colpisce le autovetture, in effetti tali, ma immatricolate come autocarro, con conseguente possibilità di deduzione integrale delle spese. Con la nuova disposizione, la cui concreta attuazione è subordinata all’adozione di un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, non sarà riconosciuta l’immatricolazione come autocarro a tutte quelle autovetture che non impediscono il trasporto privato di persone (in realtà, si dovrebbe pensare ai soli trasportati nei sedili posteriori, dovendosi ritenere salvi i trasportati nei sedili anteriori oltre al conducente). La norma prevede che, indipendentemente dall’omologazione, a questi automezzi si applichi, in ogni caso, la disciplina della deducibilità limitata delle spese che interessa le normali autovetture, vale a dire la possibilità di dedurre solo il 50% delle spese d’impiego e degli ammortamenti, sempre tenendo conto del plafond di valore cui riferire quest’ultimo componente, oltre all’impossibilità di fruire dell’ammortamento anticipato, come visto appena più sopra.
È elevato il limite annuo di deducibilità in relazione ai diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno, dei brevetti industriali, di processi, formule ecc.. Prima della modifica, il valore massimo annuo era parametrato al 33% del costo, mentre la manovra bis eleva tale percentuale al 50%. La quota di ammortamento, nei limiti di tale valore, può essere stanziata in modo anche non costante.
Un secondo intervento riguarda i marchi, per i quali è prevista un’aliquota massima di ammortamento uguale a quella introdotta di recente per l’avviamento. Anche in questo caso, così, l’ammortamento annuo non potrà superare un valore pari a un diciottesimo del costo.
Entrambe le disposizioni si applicano a decorrere dal 2006, anche per i beni iscritti in bilancio da periodi precedenti. Vi è una particolarità per i brevetti: il nuovo limite massimo si applica solamente a quelli registrati dalla data di entrata in vigore del D.L. n.223/06, vale a dire il 4 luglio 2006, ovvero registrati nei cinque anni precedenti.
Per completezza, ricordiamo che le spese di ricerca e sviluppo, peraltro solo quelle sostenute a decorrere dal 2007, potranno fruire del meccanismo di deduzione extracontabile, che presuppone la rilevanza fiscale di costi determinati in misura maggiore rispetto a quelli imputati al conto economico.
Divieto di ammortamento del valore delle aree su cui insistono i fabbricati
Con questa disposizione si pone fine a una discussione in corso da parecchi anni.
Il problema, prima che fiscale, è probabilmente di natura civilistica, poiché tanto il principio contabile nazionale n. 16 quanto, per completezza, lo Ias n. 16, in sostanza affermano che il valore ammortizzabile di un fabbricato deve essere determinato scorporando, dal costo complessivo, dato dal valore dell’area cui si aggiunge il valore del costruito, appunto il valore dell’area.
Sulla base di questo assunto, la Commissione Tributaria Centrale, già con una sentenza del luglio 1995, aveva dichiarato non deducibile la parte di quota di ammortamento riferibile al costo dell’area, quando stanziata dal punto di vista civilistico e dedotta di conseguenza anche fiscalmente. Tuttavia, nonostante la richiamata sentenza, dal punto di vista fiscale vi erano buone ragioni per sostenere comunque la deducibilità anche della parte di ammortamento riferibile all’area.
La questione è riaffiorata in questi ultimi anni, e sembrava aver trovato una soluzione nel momento in cui si è introdotta la disciplina delle deduzioni extracontabili: posto che, come accennato, dal punto di vista fiscale non sembrava vi fossero ostacoli alla deduzione dell’ammortamento dell’area, qualora dal punto di vista civilistico non fosse avvenuta tale imputazione, sotto il profilo fiscale ciò si poteva far valere utilizzando una opportuna deduzione extracontabile (tesi sostenuta, tra gli altri, da Assonime).
La manovra bis, come detto, rende indeducibili gli ammortamenti riferibili sia all’area su cui insiste il fabbricato, sia a quella che ne costituisce pertinenza.
La disposizione affronta anche il problema della quantificazione del valore non ammortizzabile, ponendo questa regola: il valore dell’area è dato dal maggiore tra quello determinato mediante apposita perizia di stima e un valore determinato forfetariamente come segue:
· 30% del costo complessivo, per i fabbricati industriali.
· 20% del costo complessivo negli altri casi, dovendosi ritenere che ciò valga per immobili quali, ad esempio, uffici e negozi.
E’ invece stato eliminato il precedente riferimento, contenuto nella versione originaria del provvedimento, all’eventuale valore contabile dell’area.
quello fiscalmente deducibile, con la necessità di operare una conseguente variazione in aumento.
Alla norma, opportunamente, non è stato attribuito effetto interpretativo, quindi il passato non è toccato, e ciò si ricava dalla disposizione che riguarda la sua decorrenza: si applica, infatti, alle quote di ammortamento stanziate a decorrere dal periodo d’imposta 2006, anche per fabbricati acquistati o costruiti in periodi d’imposta precedenti.