Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-166-codice-penale-effetti-della-sospensione
Timestamp: 2018-07-23 15:53:18+00:00
Document Index: 138138360

Matched Legal Cases: ['art. 166', 'art. 166', 'sentenza ', 'art. 166', 'art. 51', 'art. 166', 'art. 166', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 166', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 530', 'art. 3', 'art. 166', 'art. 166', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 166', 'art. 14', 'art. 166', 'art. 58', 'art. 166', 'sentenza ', 'art. 166', 'art. 4']

Art. 166 codice penale: Effetti della sospensione
Codice penale Art. 166 codice penale: Effetti della sospensione
La condanna a pena condizionalmente sospesa non può costituire in alcun caso, di per sè sola, motivo per l’applicazione di misure di prevenzione, nè d’impedimento all’accesso a posti di lavoro pubblici o privati tranne i casi specificamente previsti dalla legge, nè per il diniego di concessioni, di licenze o di autorizzazioni necessarie per svolgere attività lavorativa.
La disposizione di cui al secondo comma dell'art. 166 cod. pen., relativa al divieto di fondare unicamente sulla condanna a pena condizionalmente sospesa l'applicazione di misure di prevenzione, non impedisce al giudice di valutare, nell'indagine circa la pericolosità del proposto per la misura, gli elementi fattuali desumibili dal giudizio penale conclusosi con la suddetta condanna unitamente ad altri e diversi elementi desumibili "aliunde". (Dichiara inammissibile, App. Palermo, 25/10/2013 )
Cassazione penale sez. VI 11 novembre 2014 n. 921
Ai fini della revoca "ex tunc" della misura di prevenzione personale, non è sufficiente che nell'unico procedimento penale relativo a fatti posti a fondamento del giudizio di pericolosità sociale sia concessa la sospensione condizionale della pena, in quanto la previsione di cui all'art. 166 comma 2 c.p. non impedisce al giudice della prevenzione di valutare la sussistenza di altri elementi di fatto, sintomatici della pericolosità, anche desumendoli da atti processuali del medesimo procedimento penale. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione impugnata che aveva rigettato l'istanza di revoca valorizzando elementi di fatto relativi ad imputazioni per le quali, nell'ambito del procedimento in cui era stata disposta la sospensione condizionale della pena, il giudice aveva pronunciato sentenza di assoluzione). (Rigetta, App. Palermo, 08/04/2013 )
Cassazione penale sez. I 18 febbraio 2014 n. 24939
La disposizione di cui all'art. 166, comma 2, c.p. - a norma del quale "la condanna a pena condizionalmente sospesa non può costituire in alcun caso, di per sé sola, motivo di impedimento all'accesso a posti di lavoro pubblici o privati tranne i casi specificamente previsti dalla legge...", in relazione all'esigenza di tipicità dei limiti all'elettorato passivo ai sensi dell'art. 51 cost. - non ricomprende nel suo ambito anche gli uffici pubblici elettivi, in quanto questi ultimi sono uffici onorari che non configurano alcun rapporto di lavoro tecnicamente inteso (e come tale oggetto di apposita tutela costituzionale).
T.A.R. Roma (Lazio) sez. II 08 ottobre 2013 n. 8696
La disposizione di cui al secondo comma dell'art. 166 c.p. relativa al divieto di fondare unicamente sulla condanna a pena condizionalmente sospesa l'applicazione di misure di prevenzione, non impedisce al giudice di valutare, nell'indagine circa la pericolosità del proposto per la misura, gli elementi fattuali desumibili dal giudizio penale conclusosi con la suddetta condanna unitamente ad altri e diversi elementi desumibili "aliunde". Rigetta, App. Napoli, 10/06/2010
Cassazione penale sez. II 22 maggio 2013 n. 24972
Qualora un candidato, eletto alla carica di Consigliere regionale, sia dichiarato decaduto per aver subito una condanna penale per reato elettorale ostativa all'elezione non assume rilievo, ai fini del venir meno della causa di incandidabilità, il fatto che la condanna sia stata soggetta a sospensione condizionale e che l'art. 166 c.p. oggi estende anche alle pene accessorie) attesa l'espressa previsione di deroga di tale regola di cui all'art. 2, comma 2, d.P.R. n. 223 del 1967, come sostituito dall'art. 1 l. n. 15 del 1992 per il quale le condanne penali producono la perdita del diritto elettorale solo quando sono passate in giudicato. La sospensione condizionale della pena non ha effetto ai fini della privazione del diritto di elettorato.
Cassazione civile sez. I 01 dicembre 2011 n. 25732
La pena accessoria della privazione dei diritti elettorali, conseguente alla commissione del delitto di turbativa delle elezioni politiche ed amministrative, rimane efficace anche quando sia stata disposta la sospensione condizionale della pena detentiva inflitta, atteso che il principio dell'estensione del beneficio alla pena accessoria, stabilito in via generale nell'art. 166 c.p., è stato espressamente derogato, con riferimento ai reati elettorali, dall'art. 2, comma 2, d.P.R. 20 marzo 1967 n. 223, come sostituito dall'art. 1 l. 16 gennaio 1992 n. 15 ai sensi del quale "la sospensione condizionale della pena non ha effetto ai fini della privazione del diritto di elettorato".
È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 530 c.p.p., censurato, in riferimento all'art. 3 cost., nella parte in cui non contempla una disposizione affine, o una clausola identica, a quella prevista dall'art. 166, comma 2, c.p. La questione è sollevata sulla base di un presupposto interpretativo - quello secondo cui coloro che sono stati condannati con pena sospesa non possono subire alcuna misura di prevenzione - erroneo, sia perché l'art. 166, comma 2, c.p. si limita a disporre che la condanna a pena sospesa non può costituire in alcun caso, di per sé sola, motivo per l'applicazione di misure di prevenzione, non escludendo affatto che le risultanze del processo penale, conclusosi con sentenza di condanna con pena sospesa, possano essere valutate ai fini dell'applicazione della misura di prevenzione, unitamente ad altri elementi desumibili aliunde, sia perché non tiene conto né della profonda differenza sussistente tra il procedimento penale e quello di prevenzione, né del fatto che il giudice, con la sentenza di assoluzione, non opera alcun giudizio di pericolosità dell'imputato, ad eccezione dei casi previsti dalla legge in cui applica la misura di sicurezza (sent. n. 275 del 1996).
Corte Costituzionale 12 ottobre 2011 n. 270
È illegittimo il diniego dell'istanza volta alla concessione di un mutuo a valere sul Fondo per le vittime di usura, ai sensi della l. 7 marzo 1996 n. 108, fondato sulla ritenuta incapacità dell'istante a contrattare con la Pubblica Amministrazione, quale pena accessoria di una sentenza di patteggiamento, nel caso di sospensione condizionale della pena, la quale a norma dell'art. 166, comma 1, c.p. si estende alle pene accessorie. L'Amministrazione, in tal caso, avrebbe solo potuto valutare l'avvenuta condanna per truffa aggravata quale grave ragione su cui fondare un giudizio negativo circa l'effettiva rispondenza del piano di impiego delle somme, ai sensi dell'art. 14 comma 5, l. 7 marzo 1996 n. 108, che, infatti, oltre alle ipotesi tassative che precludono la concessione del mutuo, attribuisce all'Amministrazione il potere discrezionale di disattendere la domanda di elargizione del beneficio ove il piano di investimento delle somme richieste non sia effettivamente rispondente alla finalità del reinserimento della vittima del delitto di usura nell'economia legale.
T.A.R. Lecce (Puglia) sez. II 07 settembre 2010 n. 1932
Poiché la regola posta dall'art. 166 c.p., a seguito delle modificazioni introdotte dalle l. n. 19 del 1990, secondo la quale la sospensione condizionale della pena si estende alle pene accessorie e tali devono considerarsi la sospensione dal diritto elettorale e dai pubblici uffici conseguente a condanne per reati elettorali previsti dal d.P.R. 16 maggio 1960 n. 570 (testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali), anche di queste ultime è sospesa l'esecuzione, una volta che sia stato concesso il beneficio in ordine alla pena principale, in quanto la circostanza che la legge sulle elezioni locali contiene l'opposto principio, del divieto di sospendere le predette pene accessorie, non incide sul principio generale per cui la legge posteriore prevale, in caso di difformità, su quella antecedente, anche se speciale. Rigetta, Trib. Patti, sez.dis.Sant'Agata Di Militello, 28 luglio 2009
Cassazione penale sez. I 12 maggio 2010 n. 31708
Qualora un candidato, eletto alla carica di Sindaco, sia successivamente dichiarato decaduto per aver subito in precedenza una condanna penale ostativa all'elezione - ai sensi dell'art. 58, comma 1, lett. c, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267 - non assumono rilievo, ai fini del venir meno della causa di incandidabilità, né il fatto che la condanna sia stata soggetta a sospensione condizionale (che l'art. 166 c.p. oggi estende anche alle pene accessorie), né che per la medesima sia stato concesso l'indulto di cui alla l. 31 luglio 2006 n. 241, poiché l'incandidabilità non è un aspetto del trattamento sanzionatorio penale del reato, ma si traduce nel difetto di un requisito soggettivo per l'elettorato passivo; né tale assetto risulta in contrasto con alcun parametro costituzionale, come già stabilito dalla Corte cost. con la sentenza n. 132 del 2001.
Cassazione civile sez. I 27 maggio 2008 n. 13831
Il riconoscimento del trattamento economico per il periodo di sospensione cautelare dal servizio deve essere decurtato non solo del periodo (nella specie, dieci giorni) di durata della sanzione disciplinare inflitta di sospensione dalla qualifica, ma anche del periodo di pena detentiva irrogata (nella specie, un anno e sei mesi), ancorché condizionatamente sospesa e non scontata, atteso che i periodi di detenzione, anche se non scontati, vanno esclusi dal riconoscimento dei benefici economici al dipendente condannato in sede penale; è, infatti, evidente che per tali periodi l'accertamento definitivo che pone termine alla efficacia temporanea della sospensione cautelare si conclude con la conferma delle ragioni di cautela che avevano indotto l'Amministrazione a sospendere il dipendente dal servizio e, quindi, per tali periodi la interruzione del rapporto non è imputabile all'amministrazione; nè varrebbe, per giungere ad una conclusione opposta, riferirsi al disposto dell'art. 166 c.c. - come sostituito dall'art. 4, l. 7 febbraio 1990 n. 19 - che ha stabilito che non può costituire ostacolo all'accesso al pubblico impiego la condanna con pena sospesa condizionalmente: si tratta di una norma che attiene ad un momento diverso, anteriore alla costituzione del rapporto di lavoro e per il quale è condivisibile ritenere l'ininfluenza di fatti pregressi di rilievo penale se la pena è sospesa; nel caso di specie si tratta, invece, di fatti che assumono rilievo e consistenza di illeciti disciplinari e per i quali, impregiudicata la permanenza del rapporto di servizio ed in pendenza dello stesso, non può essere ricondotta al comportamento dell'amministrazione la responsabilità della interruzione del sinallagma tra prestazione dell'attività lavorativa e controprestazione.
T.A.R. Napoli (Campania) sez. V 14 ottobre 2005 n. 16505