Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-8995-del-06-04-2017
Timestamp: 2020-05-27 00:48:31+00:00
Document Index: 81537539

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 375', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 8995 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8995 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017), n. 8995
sul ricorso 23660-2015 proposto da:
T.G., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR
ELENA TARICCO, in virtù di procura speciale in calce al
avverso la sentenza n. 113/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 31/03/2015;
che, con sentenza del 31.3.2015, la Corte di appello di Torino, in accoglimento del gravame proposto da T.G., annullava l’avviso di addebito emesso dalla sede INPS di (OMISSIS) con il quale era stato richiesto al predetto il pagamento di Euro 3.408,91, a titolo di contributi, interessi e somme aggiuntive asseritamente dovuti, per il periodo 2005-2007, alla Gestione Commercianti dell’INPS in ragione della qualità di socia accomandataria della “Faggi di T.G. e C s.a.s”.
che di tale decisione domanda la cassazione l’INPS, in proprio e nella qualità, affidando l’impugnazione ad un unico motivo, cui ha opposto difesa, con controricorso, la T.;
che viene denunziata violazione e/o falsa applicazione della L. n. 613 del 1996, art. 1, della L. n. 1397 del 1960, art. 1 così come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203 e ss. della stessa L. n. 1397 del 1960, art. 2 e degli artt. 2313, 2318 e 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, contestandosi che l’attività svolta dal T. fosse esclusa da quelle per le quali è prevista l’iscrizione alla Gestione Commercianti ed assumendosi che la stessa possedeva carattere commerciale, così come si evinceva dalla visura camerale della società, della quale la T. era l’unica socia accomandataria, nonchè che quest’ultima aveva solo allegato, senza darne prova, circostanze idonee ad escludere la presunzione di svolgimento di attività imprenditoriale da parte di società non costituita come società semplice;
che è stato accertato che la s.a.s. di cui la controricorrente era socia accomandataria non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili e non svolgeva attività diverse da quella limitata alla riscossione del canone di locazione dell’ immobile di cui era proprietaria, e pertanto non rileva la mancanza di prova che altri soci fossero impegnati negli atti di gestione ordinaria e straordinaria della società, nonchè la mancanza di prova idonea ad escludere la presunzione normativa di esercizio di attività imprenditoriale ricollegabile, secondo l’assunto dell’istituto, alla circostanza che la società fosse costituita in forma diversa da quella semplice;
che questa Corte – con riferimento alle società in accomandita semplice – ha affermato il principio (Cass. n. 3835 del 26 febbraio 2016) secondo cui ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato della L. n. 160 del 1975, l’art. 29 e della L. n. 45 del 1986, art. 3 in tali società la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto, prova che, nel caso in esame, secondo i giudici di merito non è stata fornita, essendo emerso che la società in accomandita semplice di cui la T. era socia non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili e non svolgeva neanche attività limitata alla riscossione del canone di locazione dell’ immobile di cui era proprietaria;
che pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5;
che le spese del presente giudizio vanno regolate come da dispositivo; che sussistono le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 1000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonchè al rimborso delle spese forfetarie in misura del 15%.