Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_fallimentare/118
Timestamp: 2018-07-16 10:40:08+00:00
Document Index: 66111780

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118']

II. Nei casi di chiusura di cui ai numeri 3 e 4), ove si tratti di fallimento di società il curatore ne chiede la cancellazione dal registro delle imprese. La chiusura della procedura di fallimento della società nei casi di cui ai numeri 1) e 2) determina anche la chiusura della procedura estesa ai soci ai sensi dell’articolo 147, salvo che nei confronti del socio non sia stata aperta una procedura di fallimento come imprenditore individuale. La chiusura della procedura di fallimento nel caso di cui al n. 3) non e' impedita dalla pendenza di giudizi, rispetto ai quali il curatore puo' mantenere la legittimazione processuale, anche nei successivi stati e gradi del giudizio, ai sensi dell'articolo 43. In deroga all'articolo 35, anche le rinunzie alle liti e le transazioni sono autorizzate dal giudice delegato. Le somme necessarie per spese future ed eventuali oneri relativi ai giudizi pendenti, nonche' le somme ricevute dal curatore per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non ancora passati in giudicato, sono trattenute dal curatore secondo quanto previsto dall'articolo 117, comma secondo. Dopo la chiusura della procedura di fallimento, le somme ricevute dal curatore per effetto di provvedimenti definitivi e gli eventuali residui degli accantonamenti sono fatti oggetto di riparto supplementare fra i creditori secondo le modalita' disposte dal tribunale con il decreto di cui all'articolo 119. In relazione alle eventuali sopravvenienze attive derivanti dai giudizi pendenti non si fa luogo a riapertura del fallimento. Qualora alla conclusione dei giudizi pendenti consegua, per effetto di riparti, il venir meno dell'impedimento all'esdebitazione di cui al comma secondo dell'articolo 142, il debitore puo' chiedere l'esdebitazione nell'anno successivo al riparto che lo ha determinato. (1)
(1) Gli ultimi cinque periodi, dopo le parole "imprednitore individuale." sono stati aggunti dall'art. 7 del D.L. 27 giugno 2015, n. 83 convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132. La modifica si applica a decorrere dalla data del 21 agosto 2015 di entrata in vigore della citata legge di conversione.
Concordato preventivo - Equa riparazione per irragionevole durata del processo - Determinazione della durata in caso di fallimento dichiarato a seguito di concordato preventivo - Differenza rispetto al concordato fallimentare proposto in corso di procedura fallimentare - Fondamento.
Fallimento – Misure di prevenzione antimafia – Compatibilità tra le due procedure.
Le due procedure del sequestro preventivo antimafia e del fallimento si fondano su presupposti differenti, tra cui - quanto al fallimento - l'insolvenza, i requisiti soggettivi temporalmente determinati, la non cessazione dell'attività: tutte circostanze il cui accertamento non è ripetibile in epoche diverse, risultando pertanto irrazionale una posticipazione della tutela dei creditori a fronte di un interesse pubblico (tutelato dal sequestro in questione) che può nel frattempo divenire recessivo.
Nel caso di specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte di merito che aveva respinto la richiesta di revoca del fallimento di una società il cui intero patrimonio era stato sottoposto a misura di prevenzione antimafia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2017, n. 608. Segue...
Fallimento - Chiusura della procedura di fallimento in pendenza di giudizi - Inammissibilità in ipotesi di pendenza di giudizi volti al recupero di beni che dovranno essere liquidati.
I giudizi pendenti che consentono la chiusura della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 118 secondo comma l.fall. sono solo quelli mediante cui possono essere recuperate all’attivo della procedura somme di denaro e non beni, atteso che in questo secondo caso all’esito positivo del giudizio deve seguire un’attività liquidatoria attivata dal curatore non contemplata dalla norma. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Giugno 2016. Segue...
Chiusura del fallimento in pendenza di giudizi - Fallimento creditore di una società in concordato preventivo in fase esecutiva - Assimilabilità della fattispecie.
Sussistono i presupposti per procedere alla chiusura della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 118, comma 2, legge fall., come modificato dal D.L. 83 del 27 giugno 2015 convertito in L. 132 del 6 agosto 2015, nell’ipotesi in cui il fallimento è creditore di una società in concordato preventivo che sia nella fase esecutiva e sia in attesa degli esiti della liquidazione concordataria, dovendo assimilarsi questa ipotesi a quella in cui la procedura fallimentare è paralizzata nella sua prosecuzione e definizione dalla pendenza di giudizi di cognizione o esecuzione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03 Marzo 2016. Segue...
Fallimento – Assenza di ripartizione dell’attivo – Chiusura del fallimento in pendenza di giudizi attivi – Probabilità di riparto futuro all’esito dei predetti giudizi – Ammissibilità
Fallimento – Assenza di ripartizione dell’attivo – Chiusura del fallimento in pendenza di giudizi attivi – Art. 118 l. fall., primo comma, n.3 (“quando è compiuta la ripartizione finale dell’attivo”) – Interpretazione restrittiva letterale – Esclusione – Probabilità di futuro riparto all’esito dei giudizi pendenti – Equiparazione alla fattispecie del fallimento che ha proceduto alla ripartizione dell’attivo – Ammissibilità .
Può procedersi fin da subito alla chiusura del fallimento, ai sensi del novellato art. 118 l. fall., secondo comma, terzo periodo, in pendenza di giudizi per il recupero dei crediti della massa, malgrado non vi sia stata la possibilità di procedere ad alcuna ripartizione dell’attivo, ciò nonostante il disposto della novella del citato articolo si riferisca espressamente al “caso di cui al n.3” dell’art. 118, primo comma, l. fall. (prevedente appunto la chiusura del fallimento “quando è compiuta la ripartizione finale dell’attivo”).
La ratio della norma verrebbe infatti svilita da un’interpretazione strettamente letterale che imponga la continuazione della procedura in caso di mancanza attuale di attivo, con un’evidente ingiustificata disparità di trattamento rispetto ai fallimenti che siano invece in grado di ripartire anche solo pochi spiccioli ai propri creditori.
Per non mortificare la finalità concreta perseguita dal legislatore - la cui portata sulle procedure concorsuali pendenti sarebbe significativamente ridotta da un’interpretazione strettamente letterale - il rinvio al disposto dell’art. 118 l. fall., primo comma, n.3, deve essere intesa come riferito alla natura, attuale o potenziale, della procedura piuttosto che al mero dato contabile dell’avvenuta esecuzione di un riparto di qualsiasi consistenza a seguito degli accantonamenti effettuati. Invero, il fallimento privo di attuali disponibilità liquide da ripartire, ma con cause in corso, vantando future possibilità di ripartizioni, non può essere considerato ad oggi una procedura la cui prosecuzione non consentirà di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, nel senso espressamente previsto dal n.4 del primo comma della medesima norma (c.d. fallimento a zero).
L’interpretazione del rinvio all’art. 118 l. fall., primo comma, n.3, deve dunque essere effettuata rispetto alle prospettive finali della procedura e non a quelle al momento della chiusura accelerata, nel senso che potranno essere chiusi con anticipo non solo i fallimenti che abbiano compiuto una qualche forma di ripartizione finale dell’attivo, ma anche quelli che in prospettiva futura potranno compierla, in ragione della natura e delle probabilità di successo dei giudizi pendenti già attivati dalla Curatela.
(Fattispecie di procedura fallimentare chiusa anticipatamente ex art. 118 l. fall. in pendenza di un’azione di recupero di un credito promossa dalla Curatela, ma in totale carenza di altre attività e dunque senza aver proceduto ad alcun riparto di attivo).
Non constano precedenti giurisprudenziali editi.
Nello stesso senso del provvedimento in rassegna - per cui si rende opportuna una interpretazione non strettamente letterale della norma - in dottrina Eros Ceccherini, “La chiusura del fallimento non è impedita dalla pendenza di giudizi”, IlFallimentarista, 17.2.2016, ha osservato che : “la condizione per poter chiudere la procedura fallimentare, in pendenza di giudizi, è quella prevista al punto 3 dell’art. 118 l. fall., ossia che “sia stata compiuta la ripartizione dell’attivo”. La norma prevede, dunque, quale unica condizione, che il curatore abbia compiuto la ripartizione finale dell’attivo, escludendo per conseguenza le procedure fallimentari, con giudizi pendenti, prive di liquidità da assegnare ai creditori. Una simile circostanza appare discriminante per tutte quelle procedure che non hanno attivo da distribuire, ma che, avendo di giudizi pendenti, ne ricaveranno, molto probabilmente, all’esito degli stessi”. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 03 Febbraio 2016. Segue...
Fallimento - Chiusura - Verificarsi di una delle ipotesi di cui all’art. 118 - Assenza di discrezionalità - Irrilevanza della pendenza di azioni contro il fallimento - Reclamo - Devoluzione della sola verifica della sussistenza di una delle ipotesi di chiusura..
Allorchè si verifica una delle ipotesi descritte dall’art. 118 l. fall. il tribunale non ha alcuna discrezionalità e deve procedere alla chiusura delle procedura. Del tutto irrilevante è la pendenza di azioni giurisdizionali avverso il fallimento aventi per oggetto il risarcimento dei danni asseritamente causati a terzi dal curatore fallimentare od attinenti vizi delle cose vendute nel corso della procedura fallimentare. A seguito del reclamo avverso il provvedimenti di chiusura, la Corte di Appello non può estendere l’oggetto del procedimento se non alla stretta verifica della sussistenza di una delle condizioni di chiusura della procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 22 Maggio 2009. Segue...