Source: https://www.nicola-specializzazioni-civili.it/la-mediazione/
Timestamp: 2019-01-19 00:46:40+00:00
Document Index: 64414442

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 145', 'art. 71', 'art. 1136', 'art. 66', 'art. 8', 'art. 11']

COMUNE DI RIVALTA DI TORINO IN COLLABORAZIONE CON ARBIMEDIA ADR
La mediazione è stata obbligatoria dal 21.3.2012 per tutte le materie in ambito di condominio. Quindi per le seguenti tipologie sino alla sentenza della Corte Costituzionale del 23 ottobre 2012 che ha sancito l’illegittimità costituzione dell’obbligo del procedimento di mediazione
Com’è noto, il tema del Condominio ha costituito a più riprese, negli ultimi decenni, oggetto di disegni di legge. Essi, per un motivo o per un altro, non hanno mai visto una stesura definitiva e la conseguente pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Finalmente è approdata la Riforma con il disegno di legge As 71-335-399-1119-1283-B approvato in via definitiva dalla Commissione Giustizia del Senato in sede deliberante, normativa che entrerà in vigore trascorsi sei mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Poiché la sua pubblicazione è avvenuta il 17 dicembre 2012 (G.U. n. 293 del 17 dicembre 2012), la Novella sarà definitivamente legge a far data dal 18 giugno 2013.
Art. 71 quater disp. att. c.c.
Per controversie in materia di condominio, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, si intendono quelle derivanti dalla violazione o dall’errata applicazione delle disposizioni del libro terzo, titolo VII, capo II, del codice e degli articoli da61 a 72 delle presenti disposizioni per l’attuazione del codice.
Il mediatore fissa il termine per la proposta di conciliazione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, tenendo conto della necessità per l’amministratore di munirsi della delibera assembleare
L’art. 5 comma 1 del D. Lgs. 28/2010 così dispone: “Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa ad una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione e ‘già’ iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.. ..”.
Ai fini della presentazione dell’istanza di mediazione, qualunque sia la fattispecie in questione, è sufficiente che la stessa contenga l’indicazione dell’oggetto e delle ragioni della pretesa ex art. 4 D.Lgs. n. 28/10, al fine di consentire alle parti di raggiungere un accordo conciliativo (Tribunale di Mantova, ordinanza del 25 giugno 2012).
Com’è noto, il condominio è, rectius, era, sino all’intervento della Corte Costituzionale del 23 ottobre 2012, una delle materie soggette all’obbligo del procedimento di mediazione, a pena di improcedibilità dell’azione giudiziale.
Questa norma è un recepimento in ambito condominiale delle varie critiche sollevate in merito al D. Lgs. 28/2010, normativa in tema di mediazione.
Così è per la competenza territoriale dell’organismo presso cui presentare l’istanza. Il silenzio normativo in ambito di procedimento conciliativo viene superato nelle controversie in condominio in ragione della previsione che l’istanza deve essere presentata, a pena di inammissibilità, presso l’ente ubicato nella circoscrizione del tribunale nella quale il condominio è situato. La competenza è data dal luogo della sede dell’edificio e non dall’ubicazione dello studio dell’amministratore, che rappresenta il relativo domicilio. Diversamente, gli atti processuali devono essere notificati presso l’ufficio di amministrazione dello stabile a norma dell’art. 145 c.p.c.
Prima della novella, si discuteva in merito all’estensione del potere dell’amministratore in ambito di mediazione. Si affermava, da un lato, la sua legittimazione autonoma in relazione alla gestione e amministrazione dei beni e servizi del condominio, dall’altro, si riteneva sempre necessaria l’autorizzazione dell’assemblea.
Stante la natura transattiva dell’accordo di mediaconciliazione, ai sensi dell’art. 71 quater disp. Att. C.c. il rappresentante dell’edificio non ha il potere di rinunciare o di concedere un diritto o altro, a nome e per conto del condominio se non dietro apposita decisione assembleare. Non solo. L’assemblea deve deliberare in merito alla partecipazione del condominio al procedimento. La decisione è da assumere ai sensi dell’art. 1136, secondo comma, con la maggioranza degli intervenuti alla riunione rappresentanti almeno la metà del valore complessivo dell’edificio. Questa previsione seda i dubbi che erano stati sollevati per quanto concerne la possibilità di ottenere l’omologa del tribunale del verbale di conciliazione nel caso in cui l’amministratore non avesse ottenuto il placet dell’assemblea.
In generale, la mancata partecipazione alla mediazione è passibile del pagamento di una sanzione di importo pari al contributo unificato del valore della causa giudiziale.
L’asserita inutilità del procedimento non costituisce giustificato motivo della mancata partecipazione al tentativo di mediazione tale da escludere l’applicazione della sanzione.
Una recente decisione di merito ha persino rilevato che l’assenza si qualifica quale reato in frode alla legge.
Per quanto concerne la convocazione dell’assemblea chiamata a decidere se presenziare alla mediazione occorre porre mente all’art. 66 disp. Att. C.c., sulla cui base l’avviso di convocazione deve pervenire a tutti i condomini almeno cinque giorni prima dell’assemblea. L’art. 8 del D. Lgs. 28/2010 “All’atto della presentazione della domanda di mediazione, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa il primo incontro tra le parti non oltre quindici giorni dal deposito della domanda”. È probabile che l’assemblea non riesca a essere tenuta prima del termine dell’incontro davanti al mediatore. Da ciò discende la previsione che “Se i termini di comparizione davanti al mediatore non consentono di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone, su istanza del condominio, idonea proroga della prima comparizione”. Ciò è in quanto la delibera assembleare è da considerarsi come condizione necessaria dell’avvio del procedimento e della legittima presenza del rappresentante dell’edificio. Lo stesso discorso viene previsto per il caso in cui il mediatore presenti una proposta di mediazione, come previsto dall’art. 11, comma 2, del D. Lgs. 28/2010. Il mediatore fissa il termine per la proposta di conciliazione, tenendo conto della necessità per l’amministratore di munirsi della delibera assembleare. La proposta deve essere approvata dall’assemblea –anche qui- con la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo comma, cioè con un voto che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno metà del valore dell’edificio. Se la deliberazione non ottiene il consenso della predetta maggioranza, la proposta si intende non accettata. Con ciò il tentativo di conciliazione si chiude con esito negativo e la causa ordinaria può essere intrapresa. L’amministratore si può qualificare come semplice nuncius, quando la decisione condominiale determina integralmente le condizioni e il contenuto dell’accordo transattivo. Può invece avere poteri delegati dall’assemblea, sulla cui base può agire in autonomia nel rispetto dei limiti dettati dalla riunione condominiale.
CASI DI MEDIAZIONE CONDOMINIALE
NULLITA’: la mediazione è obbligatoria anche per una delibera assunta parecchi anni fa ma invalida per il profilo della nullità – la nullità è imprescrittibile salvo la prescrizione delle azioni che ne derivano, ad es. arricchimento senza giusta causa, ripetizione indebito e così via;