Source: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-429.htm
Timestamp: 2019-02-17 11:59:34+00:00
Document Index: 127383784

Matched Legal Cases: ['art.326', 'art.13', 'art.17', 'art; 21', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 1']

COME SI AFFERMA L
COME SI AFFERMA L'AUTONOMIA SCOLASTICA
(La storia legislativa dell'inizio del trasferimento della nostra scuola pubblica alle leggi del mercato)
L’autonomia pre-Berlinguer, quella del responsabile scuola di Confindustria nel governo Dini, Lombardi:
DIRETTIVA n.133 del 3 aprile 1996
Ministero della Pubblica Istruzione - Gabinetto - Circolare ministeriale n.135 (Prot. n.19986/LM) del 3 aprile 1996.
Oggetto: Trasmissione direttiva n.133 del 3 aprile 1996.
Con l'unita direttiva vengono indicate finalità, modalità, organizzative e fonti di finanziamento a cui le singole scuole, nell'ambito della propria autonomia, possono far riferimento per promuovere iniziative complementari e integrative dell'iter formativo degli allievi, per creare occasioni e spazi di incointro da riservare loro, per favorire l'apertura della scuola alle domande di tipo educativo e culturale provenienti dal territorio, in coerenza con le finalità formative istituzionali.
Si tratta in sostanza di uno strumento giuridico che incentiva il processo di valorizzazione del ruolo delle scuole come centri di vita culturale e sociale aperti al territorio, in linea con il contenuto di recenti. intese generali, promosse dall'amministrazione con le associazioni rappresentative degli enti locali, volte a creare le condizioni più idonee per favorire la qualità dei processi educativi.
Ho ritenuto di diramare il testo della direttiva, ancorchè non ancora registrata dalla Corte dei conti, affinché le scuole possano conoscerlo con tempestività e nella sua integrità.
Nell'invitare pertanto le SS.LL. ad assicurare una diffusa infomazione in ordine alla direttiva, si fa riserva di comunicare gli estremi di registrazione da parte della Corte dei conti ai fini della concreta effettuazione delle previste attività di gestione.
Ministero della Pubblica Istruzione - Direttiva n.133 del 3 aprile 1996.
Visto il D.Lgs. 16 aprile 1994 n.297 con il quale è stato approvalo il testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione relative alle scuole di ogni ordine e grado, ed in particolare l'art.326, dedicato ai problemi della prevenzione, che ai comnii 17 e 18 prevede 1'istituzione dei CIC (centri di informazione e consulenza rivolti agli studenti all'intemo delle scuole secondarie superiori), e al comma 19, che prevede la possibilità di particolari iniziative degli studenti; visto il D.Lgs 3 febbraio 1993, n. 29; vista la legge del 7 agosto 1990, n.241; viste le CC.MM. 8 febbraio 1995, n.45 e 11 ottobre 1995, n.325, relative alle attività di prevenzione, di educazione alla salute e di lotta contro l'insuccesso scolastico; visto il DPCM del 7 giugno 1995 recante lo schema generale di riferimento della «Carta dei servizi scolastici»; visto il protocollo d'intesa stipulato tra Ministero della Pubblica Istruzione e Unione province d'Italia il 15 dicembre 1995, ed in particolare quanto convenuto alle lettere H, I, L; vista la direttiva 8 febbraio 1996, n.58, con l'allegato documento dal titolo «Nuove dimensioni formative, educazione civica e cultura costituzionale; considerato che le istituzioni scolastiche devono caratterizzarsi come centri permanenti di vita culturale e sociale aperti al.territorio, capaci di elaborare offerte formative integrate e diversificate che consentano ai giovani nuovi spazi di crescita e di formazione e favoriscano le migliori iniziative dell'associazionismo culturale e sportivo e del mondo del volontariato; rilevata l'opportunità di promuovere le condizioni perché sempre più la scuola assuma impegni di accoglienza, approfondimento ed orientamento nei confronti degli studenti e sviluppi il rapporto di fiducia tra giovani e istituzioni su basi di correttezza e trasparenza, facendo crescere negli studenti stessi la capacità di assumere impegni, di autoregolarsi e di amministrarsi nelle attività ad essi riservate.
- la conoscenza del conteso civile, sociale e produttivo del territorio;
- la facilitazione dell'accesso ai nuovi linguaggi con particolare riferimento a quelli informatici e multimediali, la padronanza dei meccanismi interattivi di comunicazione, con la creazione delle migliori opportunità per leggere e interpretare criticamente la realtà ed i messaggi dei media;
- un piu ricco contesto educativo e formativo che costituisca la scuola come centro di attività culturali. sociali, sportive e di tempo libero per gli studenti.
3. Nell'ambito delle finalità di cui al comma 2 le scuole di ogni ordine e grado promuovono tra l'altro, anche in collegamento tra di loro, iniziative di accoglienza pre-scolastica e post-scolastica, dei minori frequentanti, cura di microambienti naturalistici e dei beni culturali e ambientali dei territorio; cineforum, teatro e invenzioni teatrali; ascolto ed esecuzione di musica; giomali degli studen e giomale d'istituto; laboratori letterari p la realizzazione di racconti di fiction; realizzazione di libri, fumetti, video e audiocassette, ipertesti; concerti; conferenze o forum di studi; strumenti e procedure per l'accesso alle infonnazioni; sport e allenamenti. gare e tomei, ginnastica, nuoto, pittura, disegno; gemellaggi, con altre scuole dell'Unione europea (corrispondenza, incontri, teleconferenze) ed ogni altra iniziativa compatibile con le finalità formative dell'istituto.
2. La collaborazione con le associazioni culturali e di volontariato, che non deve comportare oneri per l'istituto, può riguardare attività educative, culturali, ludiche,.sportive, anche nei confronti di giovani del territono.
1. Negli istituti e scuole di istruzione secondaria superare il comitato studentesco di cui all'art.13, comma 4, del D.Lgs. 16 aprile 1994, n.297, integrato con i rappresentanti degli studenti nel consiglio di istituto, formula proposte ed esprime pareri per tutte le iniziative previste dal titolo I.
2. Per lo svolgimento delle sue attività il predetto comitato adotta un regolamento intemo che può prevedere la costituzione di commissioni o gruppi per attività istruttorie, esecutive e di gestione.
3. Le iniziative di cui al titolo I, da realizzare o direttamente dalla scuola o mediante convenzioni -con associazioni di studenti, devono favorire la familiarizzazione operativa dei giovani nei procedimenti relativi alla gestione e al controllo delle attività.
5. Per la realizzazione ordinata delle iniziative il comitato studentesco esprime un gruppo di gestione, coordinato da uno-studente maggiorenne, che ha la responsabilità del regolare svolgimento delle iniziative e propone agli organi competenti gli interventi necessai per l'attuazione dei piano.
6. Nelle iniziative in convenzione con associazioni studentesche la gestione delle attività è svolta secondo le norme del diritto vigente che regolano l'attività delle associazioni di diritto privato e le disposizioni contenute nella convenzione. La responsabilità dell'ordinata gestione delle attività ricade sugli organi dell'associazione nominativamte individuati nella convenzione stessa.
7. Al tennine delle iniziative o periodicamente, il gruppo di gestione e l'associazione convenzionata sono tenuti alla verifica dei risultati conseguiti da sottoporre al consiglio d'istituto ed al collegio dei docenti per una opportuna valutazione.
Il consiglio di circolo o d'istituto, in sede di delibera del bilancio preventivo, disponendo in ordine all'impiego dei mezzi finanziari, può assegnare uno stanziamento per le iniziative previste dalla presente direttiva. Nel caso di iniziative in convenzione la scuola può erogare un contributo finalizzato all'attuazione della convenzione.
I genitori e gli studenti possono contribuire al finanziamento-delle iniziative, mediante somme che vanno iscritte al bilancio dell'istituto con vincolo di destinazione. Le somme eventualmente richieste dalle associazioni di studenti o di genitori e da essi direttamente.impiegate a sosstegno dell'iniziativa (ad esempio in acquisti di materiali liberamente utilizzabili) non sono iscritte al bilancio dell'istituto.
Il comitato studentesco può realizzare, previa autorizzazione del consiglio d'istituto, attività di autofinanziamento, consistenti fondamentalmente. nella promozione di iniziative che non contrastino con le finalità formative della scuola e non determinino inopportune forme di commercializzazione, con particolare riguardo tra l'altro, all'assistenza di attività di associazioni di volontariato, non governative o no-profit, alla raccolta della carta e dei rifiuti differenziati, alla cura e tutela del territorio e del patrimonio ambientale, artistico e culturale. Le somme ricavate sono iscritte al bilancio dell'istituto con vincolo di destinazione.
d) Risorse esteme
Le amministrazioni statali, le regioni, gli enti locali, istituzioni pubbliche e private possono assegnare somme alle scuole per la realizzazione delle iniziative di cui al titolo I. Nel caso di somme erogate da privati è necessario il parere favorevole del consiglio d'istituto e del comitato studentesco.
3. Alla eventuale partecipazione dei docenti e del personaleATA alle iniziative di cui al titolo I si applicano rispettivamente le disposizioni di cui agli artt.43 e 50 del CCNL del comparto scuola, secondo quanto previsto dal progetto dell'iniziativa, ovvero eventualmente dalla convenzione, e nei limiti delle somme disponibili secondo il piano di riparto del fondo d'istituto.
1. Le iniziative di cui alla presente direttiva si potranno svolgere di norma nel pomeriggio e, ove possibile, nei giomi festivi e dovranno essere realizzate in collaborazione con gli enti locali e la regione per gli oneri ad essi spettanti.
2. Gli edifici e le attrezzature scolastiche possono essere utilizzati, a tal fine, fuori dell'orario scolastico, di norma nel pomeriggio e, ove possibile, nei gioni festivi, secondo le modalità previste dal consiglio di circolo o di istituto e in conformità dei criteri generali di utilizzazione assunti dal consiglio scolastico provinciale nonche' di quelli stabiliti dalle necessarie convenzioni con gli enti proprietari dei beni.
3. Deve comunque essere assicurato che gli ambienti, le attrezzature e lo svolgimento delle iniziative siano conforimi alla vigente normativa in materia di agibilità, prevenzione, protezione dai rischi, ordine, igiene e sicurezza nei luoghi aperti al pubblico, nonché ad ogni altra normativa riferibile alle singole specificità delle attività svolte.
4. 0ve sussista la necessaria copertura finanziaria potranno essere stabiliti contratti di diritto privato con esperti di sperimentata esperienza e di particolare qualificazione.
1. Per le iniziative non gestite direttamente dalla scuola, la convenzione che ne costituisce strumento formale di attuazione deve esplicitamente prevedere: la durata massima della concessione in uso dei locali; le principali modalità d'uso; i vincoli nell'uso dei locali e delle eventuali attrezzature da destinare esclusivamente alle finalità dell'iniziativa; le misure da adottare in ordine alla sicurezza, all'igiene, nonché alla salvaguardia dei beni patrimoniali coinvolti nell'impiego; il regime delle spese di pulizia dei locali e delle altre spese connesse all'uso ed al prolungamento dell'orario di apertura della scuola; il regime delle responsabilità di diritto pubblico, civile e patrimo niale per danni correlati all'uso dei locali e allo svolgimento delle attività.
2. Per le iniziative gestite direttamente dalle scuole il capo d'istituto assicura che esse siano attuate nell'osservanza delle vigenti disposizioni in mateiia di uso dei locali, impiego delle risorse, dei beni, delle attrezzature, di igiene e sicurezza.
4. Le iniziative di cui alla presente direttiva possono sempre essere sospese, in caso di urgenza, dal capo d'istituto. salva tempestiva ratifica del consiglio di circolo o d'istituto.
1. I rappresentanti degli studenti eletti nei consigli d'ístituto di ciascun istituto e scuola d'istruzione secondaria superiore si riuniscono in consulta provinciale in una sede appositamente attrezzata e messa a disposizione dal Provveditorato agli studi.
1. Con apposito regolamento da emanare ai sensi dell'art.17 della legge 26 agosto 1988, n.400, sarà adottato lo statuto dei diritti dello studente, che comporterà anche una complessiva revisione delle disposizioni contenute nel R.D. 4 maggio 1925, n.653, in coerenza con quanto previsto dalla presente direttiva.
Poi arriva Bassanini:
ARTICOLO 21 - LEGGE 59/1997
(c.d. Bassanini)
L'autonomia delle istituzioni scolastiche e degli istituti educativi si inserisce nel processo di realizzazione della autonomia e della riorganizzazione dell'intero sistema formativo. Ai fini della realizzazione della autonomia delle istituzioni scolastiche le funzioni dell'Amministrazione centrale e periferica della pubblica istruzione in materia di gestione del servizio di istruzione, fermi restando i livelli unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio nonché gli elementi comuni all'intero sistema scolastico pubblico in materia di gestione e programmazione definiti dallo Stato, sono progressivamente attribuite alle istituzioni scolastiche, attuando a tal fine anche l'estensione ai circoli didattici, alle scuole medie, alle scuole e agli istituti di istruzione secondaria, della personalità giuridica degli istituti tecnici e professionali e degli istituti d'arte ed ampliando l'autonomia per tutte le tipologie degli istituti di istruzione, anche in deroga alle norme vigenti in materia di contabilità dello Stato. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli istituti educativi, tenuto conto delle loro specificità ordinamentali.
5. La dotazione finanziaria essenziale delle istituzioni scolastiche già in possesso di personalità giuridica e di quelle che l'acquistano ai sensi del comma 4 è costituita dall'assegnazione dello Stato per il funzionamento amministrativo e didattico, che si suddivide in assegnazione ordinaria e assegnazione perequativa . Tale dotazione finanziaria è attribuita senza altro vincolo di destinazione che quello dell'utilizzazione prioritaria per lo svolgimento delle attività di istruzione, di formazione e di orientamento proprie di ciascuna tipologia e di ciascun indirizzo di scuola.
13. Con effetto dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari di cui ai commi 2 e 11sono abrogate le disposizioni vigenti con esse incompatibili, la cui ricognizione è affidata ai regolamenti stessi. Il Governo è delegato ad aggiornare e coordinare, entro un anno dalla data di entrata in vigore delle predette disposizioni regolamentari, le norme del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, apportando tutte le conseguenti e necessarie modifiche.
15. Entro il 30 novembre 1998 il Governo è delegato ad emanare un decreto legislativo di riforma degli organi collegiali della pubblica istruzione di livello nazionale e periferico che tenga conto della specificità del settore scolastico, valorizzando l'autonomo apporto delle diverse componenti e delle minoranze linguistiche riconosciute, nonché delle specifiche professionalità e competenze, nel rispetto dei seguenti criteri:
b) razionalizzazione degli organi a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera p) ;
c) eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali, secondo quanto previsto dall'articolo 12, comma 1, lettera g) ;
20 bis. Con la stessa legge regionale di cui al comma 20 la regione Valle d'Aosta stabilisce tipologia, modalita' di svolgimento e di certificazione di una quarta prova scritta di lingua francese, in aggiunta alle altre prove scritte previste dalla legge 10 dicembre 1997, n. 425. Le modalita' e i criteri di valutazione delle prove d'esame sono definiti nell'ambito dell'apposito regolamento attuativo, d'intesa con la regione Valle d'Aosta. E' abrogato il comma 5 dell'articolo 3 della legge 10 dicembre 1997, n. 425.
Subito dopo, Berlinguer:
CM n.766 del 27.11.1997 e D.M. n.765 (allegato)
SPERIMENTAZIONE IN AMBITO NAZIONALE DELL’AUTONOMIA ORGANIZZATIVA E DIDATTICA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE
Vi trasmettiamo il testo della C.M n.766 e del D.M. n.765 allegato, relativi alla Sperimentazione in ambito nazionale dell’autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche.
Il decreto e la circolare hanno subito una serie di modifiche anche significative, rispetto al testo originario, a seguito del documento interlocutorio approvato dal CNPI il 7 novembre e del parere espresso il 26 u.s.
Nei prossimi giorni vi verrà inviata una nota di valutazione da parte della segreteria nazionale e sarà pubblicata in un prossimo numero dell’agenzia stampa la documentazione relativa a questo argomento.
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE - GAB/II/IV
Circ. n. 766 – Prot. N. 22358/BL - Roma, 27 novembre 1997
1. Con il decreto che si trasmette con la presente, si intendono promuovere e sviluppare, nel quadro di un programma da realizzare in ambito nazionale, sperimentazioni rivolte a meglio utilizzare gli spazi di esercizio dell'autonomia attualmente offerti dall'ordinamento, in attesa della prossima emanazione dei regolamenti di cui all'art; 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, contenente disposizioni riguardanti l'autonomia delle istituzioni scolastiche.
Le ipotesi di sperimentazione dell’autonomia previste dal l'allegato provvedimento sono coerenti con i principi espressi nell'art. 21 citato e si caratterizzano rispetto al passato per l'indicazione di una maggiore flessibilità nell'organizzazione delle attività scolastiche e per un ampliamento dell'offerta formativa, utilizzando a tal fine significative interazioni e integrazioni con il contesto territoriale e i fabbisogni formativi locali.
Tali iniziative intendono favorire un processo sistematico di diffusione della cultura dell'autonomia, sollecitando le istituzioni scolastiche a farsene "soggetto" protagonista. Il programma si inserisce in un quadro più ampio che vede impegnata l'Amministrazione in un processo di rinnovamento complessivo del sistema scolastico nel quale rientrano, tra l'altro, le iniziative, recentemente assunte, di sperimentazione del biennio in alcuni istituti di istruzione secondaria e i progetti di aggiornamento dei dirigenti scolastici e del personale docente sull'autonomia.
Tenuto conto che le attività in parola si inseriscono nella programmazione della scuola, esse di norma dovrebbero essere attivate all'inizio dell'anno scolastico; pur tuttavia, attese le evidenziate finalità di favorire la diffusione della cultura dell'autonomia, si ritiene utile consentire alle scuole, che ne ravvisino l'opportunità, di aderire al progetto anche in corso d'anno attraverso l'adattamento della programmazione educativa; inoltre possibile partecipare soltanto ad alcuni aspetti della sperimentazione.
Nel caso in cui il progetto sperimentale preveda la flessibilità dell'orario e quindi la modifica dell'orario settimanale di uno o più insegnamenti, al fine di garantire il rispetto del monte ore annuale per ciascuna disciplina compresa nei piani di studio, si fa presente che, in relazione al numero di settimane comprese in 200 giorni di lezione, un'ora settimanale corrisponde a 33 ore annuali. Tale calcolo nel rispetto di detto parametro può essere rapportato anche a periodi inferiori all'anno scolastico (ad esempio singolo mese, trimestre o quadrimestre). Nel caso che venga prevista una diversa articolazione della durata della lezione trovano applicazione le disposizioni contenute nell'accordo di interpretazione autentica raggiunto presso l'ARAN con le 00.SS. di categoria il 17 settembre 1997 in materia di durata delle ore di lezione.
3. Al fine di fornire un contributo utile alla progettazione e realizzazione delle iniziative sperimentali in parola, presso ciascun Provveditorato agli Studi sono costituiti, secondo quanto previsto dall'art. 3 dell'allegato decreto, "nuclei di supporto tecnico -amministrativo all'autonomia" che siano funzionali alla realizzazione degli obiettivi prima indicati, ma che prefigurino anche i nuovi compiti di indirizzo, programmazione, supporto e monitoraggio dell'Amministrazione secondo le linee della riforma.
Ciascun nucleo sarà costituito con atto del Provveditore agli Studi, che vi convoglierà, nella maniera più opportuna, competenze diverse per assicurare la più ampia disponibilità di risorse culturali a sostegno dell'attività di gestione dell'autonomia mediante la presenza di figure professionali interne all'Amministrazione (docenti, dirigenti scolastici, responsabili amministrativi, ispettori, rappresentanti IRRSAE, funzionari, ecc.) ed esterne (università, enti di ricerca, agenzie formative, associazioni professionali, enti locali, ecc.), individuate in base ad esperienze qualificate in modo da attivare un circuito virtuoso" che faccia emergere e assicuri una comunicazione di qualità. Tale nucleo dovrà essere comunque non pletorico, ma snello e mobile sul territorio, aperto ai rapporti e alle collaborazioni interistituzionali e capace di una comunicazione chiara e interattiva, nei suoi compiti di qualificato contenuto propositivo, restando precluso ogni intento di controllo e sanzionatorio. Per la costituzione dei nuclei si farà ricorso opportunamente anche al personale della scuola in posizione di utilizzazione facente parte dei gruppi di lavoro che già operano presso ciascun ufficio scolastico provinciale.
Il CEDE, la BDP e gli IRRSAE sono invitati a dedicare una particolare attenzione, nei loro piani di attività - sia nel settore degli studi e ricerche, sia in quello dell'aggiornamento, sia in quella della produzione e diffusione della documentazione - alle iniziative sperimentali in corso o da promuovere rivolte ad utilizzare concretamente gli spazi di autonomia offerti dall'ordinamento, in modo da sostenere le iniziative avviate dalle istituzioni scolastiche, operando, d'intesa ed in opportuno collegamento con i nuclei di supporto.
Decreto Ministeriale n. 765 del 27.11.1997
VISTI gli artt. 276, 277 e 278 del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 che approva il testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione;
VISTA la legge 15 marzo 1997 n. 59 contenente disposizioni per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa, in particolare l'art. 21 riguardante l'autonomia delle istituzioni scolastiche;
SENTITO il parere del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione reso nella seduta del 26 novembre 1997;
1. In attesa della piena applicazione dei regolamenti di cui all'art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, sono autorizzate, nel quadro di un programma da realizzare in ambito nazionale, sperimentazioni volte a promuovere e sostenere i processi di autonomia delle istituzioni scolastiche.
b) flessibilità dell'orario e diversa articolazione della durata della lezione, nel rispetto del monte ore annuale complessivo previsto per ciascun curriculum e per ciascuna delle discipline ed attività comprese nei piani di studio, fermi restando la distribuzione dell'attività didattica in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto dei complessivi obblighi annuali di servizio dei docenti previsti dai contratti collettivi
1. Su proposta dei consigli di classe o di interclasse o di intersezione ovvero dei collegi dei docenti o dei consigli di circolo o d'istituto e su delibera dei collegi dei docenti, per gli aspetti didattici, e dei consigli di circolo o di istituto, per gli aspetti organizzativi e finanziari, le istituzioni scolastiche possono aderire in tutto o in parte ed anche per periodi determinati alle iniziative di cui all'art. 1, nel rispetto degli obiettivi fondamentali propri del tipo e ordine di scuola.
2. La sperimentazione di cui all'art. 1 si realizza adattando la programmazione educativa, attraverso l'inserimento, in un disegno complessivo, degli elementi innovativi che consentano di meglio rispondere alle esigenze formative degli alunni.
4. Le delibere di adesione alla sperimentazione sono predisposte in modo da consentire l'individuazione del problema da affrontare, degli obiettivi da perseguire, degli strumenti, delle condizioni organizzative e delle responsabilità di attuazione, nonché delle metodologie prescelte, che possono essere differenziate in relazione alle proposte di singoli o di gruppi d'insegnanti, anche in coerenza con il principio della libertà d'insegnamento. Esse prevedono le modalità di verifica, anche mediante autovalutazione, dei processi attivati e dei risultati e indicano l'eventuale preventivo di spesa, ove necessario. In aggiunta alla normale pubblicazione, è opportuno che le delibere siano comunicate alle famiglie degli alunni.
6. L'utilizzazione dei docenti e del personale A.T.A. avviene nel rispetto dei complessivi obblighi annuali di servizio previsti dai contratti collettivi che possono essere assolti, invece che in 5 giorni settimanali, anche sulla base di un'apposita programmazione plurisettimanale.
8. Le sperimentazioni di cui al presente decreto adottate dalle istituzioni scolastiche non sono soggette ad autorizzazione e sono inviate per conoscenza ai Provveditore agli Studi, al Consiglio Scolastico provinciale e all'IRRSAE.
1. Presso ciascun Provveditorato agli studi sono costituiti uno o più "Nuclei di supporto tecnico - amministrativo all'autonomia" a livello territoriale, con il compito di sostenere, ove richiesto, le sperimentazioni deliberate dalle istituzioni scolastiche, di monitorare le iniziative realizzate, di favorire la loro diffusione e fruibilità e di promuovere la messa in rete delle esperienze.
2. Ciascun nucleo, è composto in modo da garantire la presenza di tutte le competenze amministrative e tecniche - ivi compresi gli IRRSAE - anche non appartenenti all'amministrazione scolastica, necessarie per sostenere adeguatamente le iniziative. Esso deve prioritariamente comprendere al suo interno docenti, dirigenti scolastici e ispettori tecnici, che abbiano già effettuato qualificate esperienze in merito.