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Timestamp: 2020-08-08 21:33:32+00:00
Document Index: 92892716

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 3', 'art. 54', 'art. 44', 'art. 54', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 54', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 54', 'art. 3', 'art. 992', 'art. 3', 'art. 54', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 2268', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 54', 'art. 3', 'art. 167', 'art. 54', 'art.54', 'art. 54', 'art.44', 'art.54', 'art. 54', 'art. 44', 'art. 54', 'art. 44', 'art 54']

ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83 - Pagina 111 - GrNet.it
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Messaggio da panorama » mer set 12, 2018 12:12 am
Messaggio da Mamete » mer set 12, 2018 10:11 am
Si, quindi in sintesi si può dire che anche in appello si cominciano ad avere riscontri positivi, cosa cambia ?
Messaggio da lucky341 » mer set 12, 2018 10:35 am
quindi in sintesi si può dire che anche in appello si cominciano ad avere riscontri positivi, cosa cambia ?
Cambia che fra un po ci devono dare soldi , ormai sardegna e calabria hanno una giurisprudenza consolidata a favore dei ricorrenti, anche la puglia, l'umbria , la liguria e la lombardia cominciano a cambiare indirizzo .... se prosegue il TREND ci sono buone possibilità che INPS MOTU PROPRIO sganci il maltolto, AHHHHHHHH
Messaggio da panorama » mer set 12, 2018 8:57 pm
ricorso Accolto per art. 54 e art. 3.
1) - sottufficiale della Guardia di Finanza arruolato in data 09.11.1981 e cessato dal servizio con decorrenza giuridica ed amministrativa dal 15 novembre 2013
2) - alla data del 31.12.1995 ha maturato un’anzianità - in attività di servizio - di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile (nello specifico 17 anni, 10 mesi e 21 giorni)
N.B.: La CdC sull’applicabilità dell’incremento figurativo di cui all’art. 3, non condivide la tesi dell'INPS, infatti scrive: " Le motivazioni contenute nella sentenza della Sezione Veneto, n. 46 del 2018, richiamata dalla difesa dell’INPS, che si è espressa in senso favorevole alla tesi dell’Amministrazione non appaiono tali da indurre a modificare l’orientamento ripetutamente espresso da questa Sezione in precedenti pronunce."
Sezione SARDEGNA Esito SENTENZA Materia PENSIONI Anno 2018 Numero 159 Pubblicazione 27/06/2018
Sent. n. 159/2018
sul ricorso iscritto al n. 24202 del registro di Segreteria, proposto dal signor D. C., nato a Omissis il Omissis (C.F. Omissis) e residente in Omissis Omissis, rappresentato e difeso dall’avv. Alessandro Mariani (PEC: alessandromariani@legalmail.it - C.F. n. MRNLSN61L07B354U - Fax 070.301173) presso il cui studio in Cagliari, via G. Zurita n. 7, è elettivamente domiciliato,
contro I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (C.F. 80078750587) – sede provinciale di Cagliari, in persona del Dirigente in carica e legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Alessandro DOA (C.F. DOALSN69T12F979A), Mariantonietta PIRAS (C.F. PRSMNT69M67D947L) e Laura FURCAS (C.F. FRCLRA67H43B354W),
Uditi, nella pubblica udienza del 21 giugno 2018, per il ricorrente l’avv. Alessandro Mariani, che ha richiamato la giurisprudenza della Sezione Sardegna e confermato le richieste formulate nel ricorso introduttivo e l’avv. Mariantonietta PIRAS per l’INPS, che ha richiamato la recente giurisprudenza di altre Sezioni e le conclusioni della memoria di costituzione.
Con ricorso depositato in data 20 marzo 2018 il signor D. C. ha chiesto l’accertamento del diritto, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato con attribuzione della percentuale del 44 per cento ai fini del calcolo della base pensionabile, nonché del diritto all’aumento del montante contributivo maturato di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio, moltiplicato per l’aliquota di computo della pensione, previsto dal comma 7 dell’art. 3, del Decreto Legislativo n. 165 del 1997.
Il ricorrente premette di essere sottufficiale della Guardia di Finanza arruolato in data 09.11.1981 e cessato dal servizio con decorrenza giuridica ed amministrativa dal 15 novembre 2013 e, in quanto tale, titolare di trattamento pensionistico (Iscrizione n. 17140720) erogato dall’Inps (già Inpdap). Non potendo far valere alla data del 31.12.1995 un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni, è destinatario del sistema di calcolo pensionistico c.d. “misto”.
Poiché alla data del 31.12.1995 ha maturato un’anzianità - in attività di servizio - di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile (nello specifico 17 anni, 10 mesi e 21 giorni), dovrebbe essere destinatario del trattamento previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, ai sensi quale “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”.
Il ricorrente lamenta che il trattamento pensionistico è stato calcolato con l’attribuzione della minore e più sfavorevole aliquota di cui all’art. 44 del medesimo D.P.R., ai sensi del quale “la pensione spettante al personale civile con l’anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile ... aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento” e che la propria istanza del 23 febbraio 2018, indirizzata all’INPS e alla Guardia di Finanza, affinché provvedessero al riconoscimento integrale di tutto quanto a lui spettante ai sensi del citato art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, con decorrenza dalla relativa data di collocamento in pensione, non ha ricevuto riscontro positivo e/o satisfattivo.
Il ricorrente rappresenta, inoltre, di essere cessato dal servizio in quanto dichiarato “non idoneo permanentemente al servizio militare incondizionato e da collocare in congedo assoluto” (verbale mod. BL/S-N ACMO-ID132787 reso in data 14.11.2013 dalla competente Commissione Medica del Dipartimento Militare di Medicina Legale di Cagliari) e che in quanto collocato in congedo assoluto per il suddetto motivo - senza transitare nella posizione di ausiliaria – sarebbe destinatario del disposto di cui al comma 7 dell’art. 3 del D. Lgs. n. 165 del 1997 che testualmente prevede che il “personale militare delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, nonché del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco” ove non “in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 355, il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione”.
Afferma che il trattamento pensionistico in godimento gli è stato invece calcolato senza applicare quanto previsto dal suddetto comma 7 dell’art. 3 del D.Lgs. n. 165/1997 e che la richiesta avanzata in data 2 ottobre 2017 non ha ricevuto riscontro positivo e/o satisfattivo.
Conclude, pertanto, con la richiesta di accogliere il ricorso e di:
- dichiarare il diritto di parte ricorrente, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato con attribuzione della percentuale del 44% ai fini del calcolo della base pensionabile, con decorrenza dalla data di collocamento in congedo, con condanna di parte convenuta alla corresponsione di tutto quanto per l’effetto dovuto, oltre arretrati maturati (con interessi e rivalutazioni di legge su ciascun rateo) ed adeguamento del trattamento corrente, previo annullamento e/o disapplicazione di qualsivoglia provvedimento sotteso, inerente, connesso, o comunque preparatorio o conseguenziale;
- il diritto di parte ricorrente - ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dal comma 7 dell'art. 3, del Decreto Legislativo n. 165 del 1997 - all’aumento del montante contributivo maturato e, quindi, al riconoscimento integrale di tutto quanto lui spettante ai sensi del citato comma 7 dell’art. 3 del D.Lgs. n. 165/1997 con decorrenza dalla relativa data di collocamento in pensione ed a procedere pertanto al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del relativo trattamento pensionistico con corresponsione di tutto quanto per l’effetto dovuto, oltre arretrati maturati (con interessi e rivalutazioni di legge su ciascun rateo) ed adeguamento del trattamento corrente, previo annullamento e/o disapplicazione di qualsivoglia provvedimento sotteso, inerente, connesso, o comunque preparatorio o conseguenziale che sia di ostacolo al riconoscimento del diritto medesimo.
L’INPS si è costituito in giudizio in data 8 giugno 2018, a ministero degli avvocati Alessandro DOA, Mariantonietta PIRAS e Laura FURCAS.
Per quanto concerne il primo motivo di ricorso, la difesa dell’Istituto contesta che, nel caso de quo, ricorrano i requisiti utili all’applicazione della normativa di cui all’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973, in quanto il ricorrente non è cessato dal servizio con una anzianità di servizio utile ricompresa tra i 15 e i 20 anni.
Afferma che la disposizione ha la ratio di regolare le situazioni in cui il militare, per motivi indipendenti dalla sua volontà (limiti di età, inabilità, ecc.), non abbia potuto maturare un’anzianità superiore ed è stata introdotta allorché vigeva il sistema retributivo puro, proprio per ragioni di equità. Si tratta in sostanza di una norma speciale che non tollera interpretazioni estensive.
Per gli stessi motivi afferma che la base di calcolo pari al 44% si applicherebbe esclusivamente alle pensioni liquidate interamente su base retributiva, mentre nel caso di specie si tratta di pensione erogata in regime misto per cui non è prevista la liquidazione con base di calcolo al 44% sia pure limitatamente alla quota “A” e “B”. Il riparto della aliquota di rendimento tra i periodi maturati al 31.12.1992 (per i quali si applica alla base pensionabile pari all’ultima retribuzione), e quelli maturati successivamente e fino al 31.12.1995 (per i quali si applica alla base pensionabile pari alla media degli ultimi dieci anni) non è disciplinato da alcuna disposizione.
Richiama la recente giurisprudenza che ha negato il beneficio in oggetto a ricorrenti cessati dal servizio con una anzianità di servizio utile superiore ai 20 anni (in particolare Corte Conti Veneto, Sentenza n. 46/2018).
Con riguardo alla richiesta del riconoscimento del diritto all’incremento figurativo previsto dall’art. 3, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 1997, la difesa dell’INPS sottolinea che gli incrementi pensionistici figurativi necessitano di previa certificazione da parte dell’Amministrazione -datore di lavoro, certificazione che nel caso di specie difetta essendo stato il ricorrente collocato a riposo per infermità senza poter quindi beneficiare dell’ausiliaria. Mancherebbe, pertanto, il presupposto necessario alla delibazione della domanda.
Afferma che l’interpretazione fatta propria dall’Amministrazione -datore di lavoro appare coerente al dettato della norma e alle disposizioni applicative.
La disposizione in esame prevede, nei casi di cessazione dal servizio ex art. 992, comma 1, del D.lgs.vo 66/2010, in ipotesi di pensione liquidata con sistema contributivo o misto, un meccanismo di incremento della base pensionabile, per categorie di personale tassativamente indicate.
Ad avviso dell’INPS la condizione del ricorrente non rientrerebbe tra quelle contemplate dalla norma; in particolare non rientrerebbe in quelle che prevedono il potenziale collocamento in ausiliaria poiché questo sarebbe riservato a chi, al raggiungimento dei limiti di età, non si trova più in possesso dei requisiti per accedere o permanere in ausiliaria, e sarebbe subordinato al fatto che il militare sia in possesso dei requisiti di idoneità al servizio ossia dei requisiti “psicofisici” richiamati dall’art. 3 comma 7 per “accedere e permanere” in ausiliaria. La norma non sarebbe pertanto applicabile a coloro che sono esclusi dall’ausiliaria perché dispensati per assoluta e permanente inidoneità incondizionata al servizio.
Richiama la pronuncia della Sezione Veneto n. 46/2018 secondo cui “Se, infatti, è ben vero che coloro i quali siano dispensati dal servizio per inabilità assoluta sono di per sé esclusi dall’ausiliaria, è altrettanto vero che il trattamento pensionistico loro riservato (appunto, quello di privilegio e/o di inabilità) attribuisce di per sé a tale categoria di soggetti un vantaggio economico (e/o temporale ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico) volto a compensare, appunto, lo svantaggio derivante dall’impossibilità di prestare ulteriormente servizio fino al raggiungimento del limite d’età e conseguire il diritto alla pensione” (cfr. Corte dei Conti Lombardia 99/2018 e 97/2018; Corte dei Conti Friuli 36/2018; Corte dei Conti Liguria 128/18).
Eccepisce, infine, la decadenza e/o prescrizione dei ratei in considerazione della liquidazione occorsa nel 2013.
1. L’eccezione di prescrizione dei ratei formulata dall’INPS non può trovare accoglimento essendo decorsi meno di 5 anni dalla cessazione dal servizio (avvenuta in data 15 novembre 2013).
2. Per quanto concerne il primo motivo di ricorso, la Sezione è chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’art. 54 D.P.R. n. 1092/1973 nell’ipotesi in cui il ricorrente abbia maturato, alla data del 31 dicembre 1995, un’anzianità in attività di servizio di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile (nello specifico 17 anni, 10 mesi e 21 giorni), sia destinatario del sistema di calcolo pensionistico c.d. “misto” e sia stato collocato a riposo quando era in possesso di molto più di 20 anni di servizio utile.
Questa Sezione, chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’art. 54 D.P.R. n. 1092/1973 in casi similari, ha recentemente adottato decisioni divergenti (v. sentenza n. 87 del 2017, di rigetto del ricorso, e sentenze n. 2, n. 14, n. 93, n. 95 del 2018 di accoglimento del ricorso). Le pronunce di altre Sezioni sono in parte di segno conforme all’orientamento più recente di questa Sezione (Sezione giurisdizionale Calabria, n. 12 del 30 gennaio 2018 e n. 44 del 27 marzo 2018) e in parte di segno contrario (Sezione giurisdizionale Lombardia, n. 95 del 27 giugno 2017; Sezione giurisdizionale Piemonte, n. 18 del 13 marzo 2018; Sezione giurisdizionale Veneto, n. 46 del 30 marzo 2018).
La Sezione ritiene di confermare il proprio orientamento favorevole, espresso sin dalla sentenza n. 2/2018.
La pensione dell’odierno ricorrente è stata liquidata con il cd. sistema misto, poiché l’interessato, alla data del 31 dicembre 1995, non possedeva un’anzianità contributiva di almeno diciotto anni (art. 1, comma 13 legge n. 335/1995).
La norma citata prevede, in via transitoria, la sopravvivenza, con riguardo alla prima delle suddette quote, della normativa vigente precedentemente all’entrata in vigore della legge di riforma del sistema pensionistico.
Secondo la tesi dell’INPS, la disposizione si applicherebbe esclusivamente al personale cessato dal servizio con un’anzianità contributiva compresa tra i quindici e i venti anni di servizio e non riguarderebbe, pertanto, la posizione del ricorrente, che possedeva, al momento del collocamento a riposo, un’anzianità superiore a 20 anni.
In realtà la lettera del primo comma dell’art. 54 citato non può che intendersi nel senso che l’aliquota del 44% vada applicata a coloro che, alla data del 31 dicembre 1995, possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni; il successivo comma, che prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1,80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo, chiarisce che la disposizione del comma 1 non può considerarsi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio. Viceversa, qualora si accedesse alla tesi dell’INPS, la disposizione di cui al comma 2 sarebbe priva di senso.
Come recentemente affermato da questa Sezione (cfr. sentenze n. 61/2018 e n. 93/2018) “Le difficoltà di applicazione della norma evidenziate nella citata sentenza della Sezione Veneto (non essendo disciplinato il modo in cui l’aliquota del 44% vada distribuita tra le due diverse basi pensionabili individuate con riguardo ai periodi ante e post 1992) non sembrano insormontabili, ben potendo le stesse trovare soluzione mediante una distribuzione proporzionale dell’aliquota tra i due periodi in relazione all’anzianità contributiva propria di ciascuno di essi, operazione in taluni casi già effettuata dall’Istituto previdenziale”.
3 Per quanto concerne il secondo motivo di ricorso, la Sezione è chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’incremento figurativo di cui all’art. 3, comma 7 del d.lgs. n. 165/1997 a personale che all’atto del collocamento in quiescenza per inidoneità al servizio, non abbia maturato i requisiti per il transito nell’ausiliaria.
Sulla questione di diritto in esame la Sezione condivide la giurisprudenza prevalente di questa Corte (v. Sezione giurisdizionale Sardegna, n. 90/2018, n. 156/2017 e n. 162/2017; Sezione giurisdizionale Abruzzo, n. 27/2017 e n. 28/2012; Sezione giurisdizionale Molise, n. 53/2017; Sezione giurisdizionale Calabria, n. 350/2017).
Il ricorrente è cessato dal servizio senza transitare nella posizione di ausiliaria, essendo stato posto in congedo assoluto per inabilità.
Egli si trova pertanto nella condizione di legge per usufruire del beneficio accordato dalla norma invocata, che prevede quanto segue: “Per il personale di cui all’articolo 1 escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsto dall’ordinamento di appartenenza e per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione. Per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare il predetto incremento opera in alternativa al collocamento in ausiliaria, previa opzione dell’interessato”.
Come affermato dalla Sezione Molise (sentenza n. 53/2017), “occorre innanzitutto rilevare l’attuale vigenza della disposizione normativa, pur successivamente all’entrata in vigore del codice dell’ordinamento militare, considerato che detto decreto legislativo n. 66/2010 espressamente prevede (art. 2268, comma 1, n. 930) l’abrogazione dei soli commi da 1 a 5 dell’articolo 3 del d.lgs. n. 165/1997.
Venendo dunque all’ambito applicativo della disposizione, si osserva che il legislatore ha riconosciuto l’incremento del montante contributivo sia al “personale di cui all’art. 1 escluso dall’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età”, che “al personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria” … (cfr.: C. conti, sez. giur. Abruzzo, sent. n. 28/2012). Ovviamente, considerate le ragioni dell’impossibilità normativo/oggettiva di collocamento dell’ufficiale in ausiliaria, neppure può propriamente ipotizzarsi l’esercizio di un’opzione da parte dell’interessato, in quanto raggiunto da un provvedimento cogente di collocamento in congedo assoluto per inidoneità assoluta e permanente al servizio”.
Le motivazioni contenute nella sentenza della Sezione Veneto, n. 46 del 2018, richiamata dalla difesa dell’INPS, che si è espressa in senso favorevole alla tesi dell’Amministrazione non appaiono tali da indurre a modificare l’orientamento ripetutamente espresso da questa Sezione in precedenti pronunce.
Questa Sezione (cfr. sentenza n. 90/2018) ha, peraltro, recentemente affermato che “l’espresso riferimento della norma ai requisiti psico-fisici per accedere alla posizione dell’ausiliaria non può essere riferita a coloro i quali cessano dal servizio per raggiunti limiti di età, ma va necessariamente ricollegata a chi, proprio a cagione della propria condizione, non potrà mai optare per l’ausiliaria né potrà restare in servizio, perdendo sia la possibilità di percepire l’indennità nel periodo predetto, sia di vedersi ricalcolare la pensione.
Né può sostenersi che il trattamento di privilegio e/o di inabilità in qualche modo attribuisca un vantaggio economico (e/o temporale ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico) volto a compensare, appunto, lo svantaggio derivante dall’impossibilità di prestare ulteriormente servizio fino al raggiungimento del limite d’età e conseguire il diritto alla pensione. Diversa è, infatti, la ratio della concessione della pensione privilegiata e del beneficio invocato, diversa la situazione di fatto che ne origina l’attribuzione, diverso, infine, il calcolo dei medesimi.
Il trattamento di privilegio viene concesso solo se il militare abbia subito, a cagione dell’attività lavorativa svolta, una lesione della propria condizione fisica … il trattamento pensionistico per tale via concesso, compensa la perdita della capacità lavorativa, ma non una cessazione anticipata dal servizio … con un divario che la pensione privilegiata (ad eccezione dei casi più gravi) non potrà colmare.”
4 Sugli arretrati spettanti per effetto dell’accoglimento del ricorso competono al ricorrente gli accessori, ovvero gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, la seconda per la sola parte eventualmente eccedente l’importo dei primi, calcolati con decorrenza dalla scadenza di ciascun rateo di pensione e sino al pagamento degli arretrati stessi.
In ragione della novità delle questioni e dell’esistenza di precedenti giurisprudenziali di segno contrario, si ritiene sussistano i motivi per disporre la compensazione delle spese ex art. 31 comma 3, D.lgs. n. 174/2016.
la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Sardegna, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso del signor D. C. e, per l’effetto, dichiara
- il diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione in godimento con applicazione, sulla quota calcolata con il sistema retributivo, dell’aliquota di rendimento di cui all’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973;
- il diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione in godimento mediante applicazione del beneficio previsto dall’art. 3, comma 7 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165.
Sugli arretrati spettano gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, quest’ultima limitatamente all’importo eventualmente eccedente quello dovuto per gli interessi, calcolati con decorrenza dal giorno della maturazione del diritto e sino al pagamento, ai sensi dell’art. 167 C.G.C.
Così deciso in Cagliari, il 21 giugno 2018.
Depositata in Segreteria il 27/06/2018
Messaggio da panorama » gio set 13, 2018 12:56 am
Antonio	buccarelli	Consigliere
Luca	fazio	Consigliere
Maria Cristina	razzano	I Referendario
Messaggio da panorama » ven set 14, 2018 10:48 pm
Messaggio da iz0saq » lun set 17, 2018 8:03 pm
Un saluto agli utenti del forum ma soprattutto agli esperti che si impegnano
a fornire adeguate risposte.
Premetto che sono un profano nell'ambito amministrativo/contabile e, se ho capito bene,
quando si passa di ruolo da sott.le a ufficiale, alcune cose cambiano ai fini del trattamento
Mi domando, allora, se con tutti questi concorsi da luogotenente per passare nel
ruolo ufficiali ad esaurimento, pregiudicano il trattamento pensionistico finale se non dovesse essere
riconosciuta l'applicazione dell'art. 54 del d. P.R. n. 1092 del 1973 per il cambio di ruolo.
Poiché nel nuovo ruolo da ufficiale è consentito permanere per un brevissimo tempo, credo che
non si possa nemmeno arrivare a beneficiare delle prerogative pensionistiche previste per il ruolo stesso.
Chiedo il parere degli esperti se le mie considerazioni sono realistiche o si applicano soltanto
in taluni casi.
Falco961
Iscritto il: mer lug 19, 2017 4:32 pm
Messaggio da Falco961 » lun set 17, 2018 10:39 pm
Buonasera a tutti gli utenti del forum, chiedo lumi a chi ne sa più di me circa l’art.54…
Arruolato 21.09.1981, in congedo dal 1.08.2018, con pensione diretta ordinaria di anzianità, per complessivi 41 anni e 10 mesi contributivi (42 ai fini pensionistici, 39 ai fini I.I.S.).
Nel modello S.M. 5007 che mi ha inviato l’INPS al “Quadro I – Servizio utile ai fini del diritto”, trovo i seguenti coefficienti di rendimento:
-totali servizi fino al 31.12.1992: 13 aa 3 mm 4 gg - 0,30917;
-totali servizi dal 01.01.1993 fino al 31.12.1995: 3 aa 7 mm 6 gg - complessivi 16 aa 10 mm 10 gg: 0,38300;
-totali servizi dal 01.01.1996 fino al 31.07.2018: 25 aa 0 mm 0 gg - complessivi 41 aa 10 mm 10 gg.
Cortesemente, qualcuno mi saprebbe spiegare se mi sono stati calcolati in modo appropriato ai sensi del suddetto art. 54, oppure all’art.44, oppure devo presentare ricorso entro 30 gg alla mia direzione INPS competente? Ringrazio anticipatamente.
Messaggio da Louis65 » lun set 17, 2018 11:44 pm
Falco961 ha scritto: Buonasera a tutti gli utenti del forum, chiedo lumi a chi ne sa più di me circa l’art.54…
Art.44 per il ricorso non te lo so dire ciao
Messaggio da Falco961 » mar set 18, 2018 2:59 pm
Grazie Louis65, sempre pronto e chiaro. Ho chiesto stamani alla mia sede INPS di competenza e mi hanno risposto che devo specificare quale dovrebbe essere il coefficiente di rendimento che secondo me dovrebbe essere aspplicato, ai sensi dell'art. 54 invece dell'art. 44... chiaramente ho risposto che la mia professione era un'altra e che se l'avessi saputo, l'avrei già richiesto via PEC... magari qualche frequentatore del Forum che si è trovato nelle stesse condizioni può fornire notizie in merito, gliene sarei veramente grato, anche perchè credo che possa essere utile non solo a me, per muovere i giusti passi nei tempi e modi previsti...
Messaggio da lino » mar set 18, 2018 7:03 pm
Falco961 ha scritto: Grazie Louis65, sempre pronto e chiaro. Ho chiesto stamani alla mia sede INPS di competenza e mi hanno risposto che devo specificare quale dovrebbe essere il coefficiente di rendimento che secondo me dovrebbe essere aspplicato, ai sensi dell'art. 54 invece dell'art. 44... chiaramente ho risposto che la mia professione era un'altra e che se l'avessi saputo, l'avrei già richiesto via PEC... magari qualche frequentatore del Forum che si è trovato nelle stesse condizioni può fornire notizie in merito, gliene sarei veramente grato, anche perchè credo che possa essere utile non solo a me, per muovere i giusti passi nei tempi e modi previsti...
Falco61, ma pensi non lo sappiano, prendono per i fondelli!!!
Se non si trattasse della nostra vita (anche fosse solo 100 euro), ci sarebbe da fargli due risate in faccia.
Messaggio da gino59 » mar set 18, 2018 7:35 pm
Con l'Art.54 da 0,38300% al 44%= 5,700% per un presunto incremento medio mensile netto di €130 circa.-
Messaggio da lino » mar set 18, 2018 9:15 pm
Ciao, gino59, mi fa piacere che sei sempre impegnato nell'aiutare i colleghi.
Secondo te , per mia curiosità l, " inps, veramente dopoi migliaia di ricorsi non conosce i dati da te trascritti??
Messaggio da gino59 » mar set 18, 2018 11:39 pm
===Non ha importanza se l'Inps conosce o non riconosce i dati di cui sopra, è la spesa che è alta===
Messaggio da jonnidread » ven set 21, 2018 12:51 pm
Salve a tutti chiedo un consiglio in gennaio 2017 ho presentato ricorso online all'Inps per quanto riguarda il ricalcolo della pensione art 54 nel sito risulta che hanno ricevuto infatti ho anche la ricevuta e quindi ad oggi è rimasto tutto come era adesso chiedo cosa devo fare ? Faccio ricorso alla corte dei conti ?.