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Timestamp: 2020-04-06 11:33:23+00:00
Document Index: 95867616

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 228', 'sentenza ']

Il dialogo fra le corti e i diritti fondamentali di fonte sovranazionale: il punto di vista del giudice comune - Numero 15-2, April - June 2010 - Rivista di diritto privato - Libri e Riviste - VLEX 222167191
Il dialogo fra le corti e i diritti fondamentali di fonte sovranazionale: il punto di vista del giudice comune
Autore: Enrico Scoditti
Pagine: 123-158
1. Uno scenario ipotetico. – 1.1. Ripristino della legalità comunitaria e diritto del singolo rimasto insoddisfatto. – 1.2. Prevenire le collisioni inter-ordinamentali. – 2. L’ordinamento integrato ed il giudice tessitore – 2.1. Che cos’è l’integrazione di ordinamenti? – 2.2. La norma come interfaccia fra disposizione comunitaria e disciplina interna. – 2.3. L’interpretazione adeguatrice come... (visualizza il riepilogo completo)
@1. Uno scenario ipotetico
@@1.1. Ripristino della legalità comunitaria e diritto del singolo rimasto insoddisfatto
Ipotizziamo il seguente scenario. Com’è noto, a partire dal caso Francovich del 19911, la giurisprudenza comunitaria è orientata nel senso della responsabilità dello Stato membro per le ipotesi di mancata, o non corretta, attuazione di direttiva (non incondizionata e sufficientemente precisa, oppure non invocabile nei rapporti orizzontali), ovvero di violazione del diritto comunitario da parte di decisione di organo giurisdizionale di ultimo grado (per il rifiuto, in particolare, di sollevare una questio Page 124 ne pregiudiziale innanzi alla Corte di giustizia). Sempre secondo il diritto vivente comunitario, in mancanza di una disciplina comunitaria spetta all’ ordinamento giuridico interno di ciascun Stato membro designare il giudice competente e stabilire le modalità procedurali dei ricorsi giurisdizionali. Si può ipotizzare che sul piano della giurisprudenza nazionale si consolidi un orientamento nel senso della non configurabilità della fattispecie di responsabilità in discorso. il caso è di scuola, ma neanche tanto per l’esperienza italiana. Secondo la sentenza n. 10617/1995 della Corte di Cassazione2, nel caso di azione risarcitoria promossa proprio sulla base della sentenza Francovich, la legittimazione passiva spetta all’ inps, quale gestore del fondo di garanzia, e non allo Stato. A questa conclusione si giunge sottraendo il debito dall’area dell’illecito aquiliano, e configurandolo come indennizzo ex lege. Nella motivazione si legge, sia pure in sede di obiter dictum, che, posto che la funzione legislativa è espressione del potere politico, libero nei fini e perciò sottratto a qualsiasi sindacato giurisdizionale, non è configurabile un diritto soggettivo all’esercizio del potere legislativo, quale effetto della normativa comunitaria, e, conseguenzialmente, una qualificazione in termini di illecito, ai sensi dell’art. 2043 c.c., da imputare allo Statopersona. Nel 2003 la Cassazione richiama il precedente sull’inconfigurabilità di un diritto soggettivo all’esercizio del potere legislativo quale effetto della normativa comunitaria, stavolta però non in sede di obiter ma di vera e propria ratio decidendi, ed esclude la risarcibilità del danno derivante dalla mancata attuazione nei termini della direttiva sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali3. Si tratta di pronuncia rimasta isolata, e pur tuttavia resta agli atti dei repertori della giurisprudenza.
Premessa l’ipotetica formazione di un siffatto diritto vivente, possiamo ulterior-mente ipotizzare che venga sollevato un incidente di legittimità costituzionalità dell’art. 2043 c.c. nella parte in cui, secondo il diritto vivente, esclude la responsabilità dello Stato per inadempienza al diritto comunitario, per violazione degli artt. 11 e 117 Cost. (potrebbero fungere da parametro interposto le sentenze della Corte di giustizia in argomento, quale fonte di diritto comunitario). ipotizziamo ancora che il giudice delle leggi, facendo applicazione della dottrina dei c.d. controlimiti di tipo costituzionale ai precetti del diritto comunitario, reputi che una responsabilità dello Stato per mancata, o non corretta trasposizione, di direttiva sia in contrasto con il principio di sovranità del parlamento nell’esercizio della funzione legislativa, e respinga l’eccezione di illegittimità costituzionale4. Quali conseguenze da tutto Page 125 ciò? Si può presumere che dalla Commissione venga attivata la procedura d’infrazione, la quale pervenga ad una sentenza di inadempimento ed all’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 228 del trattato Ce. il ripristino della legalità comunitaria violata non comporta però la soddisfazione del diritto al risarcimento del danno allegato dai singoli. Sul piano dell’ordinamento comunitario il cerchio si chiude con il pagamento da parte dello Stato della somma forfetaria, quale conseguenza dell’inottemperanza agli obblighi derivanti dalla sentenza di accertamento dell’infrazione, ma sul piano dell’ordinamento nazionale, permanendo il diritto vi-vente di cui sopra, resta priva di tutela l’istanza risarcitoria.
@@1.2. Prevenire le collisioni inter-ordinamentali
Quello che abbiamo illustrato è uno scenario ipotetico (anche se non del tutto ipotetico, visto l’arresto della giurisprudenza di cui sopra), ma serve a rendere chiara quale sia la natura dell’ordinamento integrato comunitario – nazionale. Nell’ambito del tradizionale ordinamento giuridico, inteso in modo auto-referenziale, all’accertamento dell’illiceità della condotta consegue la riparazione del pregiudizio patrimoniale che ne è derivato, stante l’unicità del criterio di valutazione che presiede al carattere unitario dell’ordinamento. Nel caso dell’integrazione di ordinamenti, in cui ricorre una duplicità di criteri di valutazione, quello comunitario e quello nazionale, può accadere che il diritto valido dal punto di vista dell’ordinamento interno rappresenti un illecito dal punto di vista comunitario, perché in violazione dei suoi precetti, e tuttavia nell’ambito interno resti diritto valido ed efficace. in fondo la problematica della responsabilità dello Stato per violazione del diritto comunitario è tutta qui: intanto la manifestazione giuridica dello Stato membro, legge o giudicato, costituisce un illecito dal punto di vista comunitario, in quanto dal punto di vista dei criteri dell’ordinamento interno costituisce un diritto valido5. Se il diritto non fosse valido già dal punto di vista interno, non vi sarebbe materia del contende Page 126 re, e non verrebbe neanche in rilievo la valutazione dal punto di vista comunitario. E tuttavia l’illiceità comunitaria di un giudicato valido dal punto di vista nazionale è più grave della qualifica di invalidità, perché incide, per stare ad una categoria kelseniana, al livello dell’efficacia dell’ordinamento. Tocca il piano non del dover essere, ma dell’essere. mina il principio di integrazione, e la tenuta stessa quindi del sistema al livello fattuale. il venir meno dell’osservanza alle regole dell’ordinamento integrato non si traduce nella mera qualifica di invalidità, ma nel venir meno della stessa integrazione fra gli ordinamenti.
È stato detto che le collisioni ordinamentali sono immanenti al sistema giuridico comunitario, e che mancano criteri giuridici ultimi di risoluzione di tali conflitti. La risposta, è stato precisato, non può essere affidata ex post al diritto, ma ex ante alla politica, e segnatamente all’adozione di vere e proprie politiche giudiziarie, in funzione preventiva dei conflitti, tese a stabilire forme di dialogo fra le corti, nazionali e comunitarie, ed a valorizzarne il self-restraint6. La permanenza del sistema comunitario non dipende dal funzionamento dei meccanismi giuridici e dall’efficacia delle sanzioni, ma dall’assunzione di condotte coerenti all’ imperativo dell’integrazione comunitaria da parte degli attori istituzionali, ed in primis i giudici. La vicenda comunitaria allude ad una nuova concezione del diritto, per la quale i vecchi strumenti del positivismo giuridico sono largamente inutilizzabili. L’integrazione comunitaria non è un dato di fatto da assumere come già confezionato, ma una costruzione complessa. L’ordinamento integrato non è un presupposto, ma il risultato delle prassi istituzionali.
@2. L’ordinamento integrato ed il giudice tessitore
@@2.1. Che cos’è l’integrazione di ordinamenti?
Che cosa si intende per integrazione di ordinamenti? Secondo la teoria tradizionale dell’ordinamento la giuridicità risiede nell’assunzione della norma come unica ed esclusiva regolatrice dell’attività pratica7. L’esclusività del criterio di valutazione è il corollario dell’auto-referenzialità dell’ordinamento. Anche in relazione alla nozione tradizionale di ordinamento giuridico si è posta, com’è noto, la questione della pluralità degli ordinamenti. La compatibilità del principio di esclusività delle qualificazioni giuridiche con la pluralità degli ordinamenti si basa, secondo la dottrina tradizionale, sulla relatività della distinzione fra fatto e valore Page 127 giuridico. Nel momento in cui si assume una norma come unica regolatrice le norme dell’ordinamento concorrente, in un regime di pluralismo giuridico, vengono derubricate a fatto, e non più considerate come norma giuridica. in pratica la norma oscilla fra fatto e valore giuridico a seconda dell’ordinamento che si sceglie e si assume quale punto di riferimento nell’attività di regolazione. Si tratta della distinzione che Hart stabilisce fra punto di vista interno e punto di vista esterno. Secondo il filosofo inglese, mentre il punto di vista interno è quello di chi, assumendo la validità della norma, la intende come regola del proprio comportamento, il punto di vista esterno è quello di chi dall’esterno osserva determinate regolarità di comportamento8. L’atteggiamento interno è quello di chi assume un determinato ordinamento quale valore giuridico, l’atteggiamento esterno è quello di chi lo osserva come dato di fatto.
Nel caso dell’integrazione di ordinamenti non è possibile distinguere fra punto di vista interno e punto di vista esterno in quanto ciascun ordinamento assume il punto di vista interno dell’ altro e ne condivide la precettività. Pur restando distinto, e dunque autonomo, l’ordinamento è privo dello statuto dell’esclusività in quanto considera valore giuridico, e non fatto, la disciplina che proviene da un altro ordinamento. Ciò che si supera sono le nozioni di auto-referenzialità ed esclusività del criterio di valutazione. ricorrendo un “conglomerato di ordinamenti giuridici”, come dice macCormick, c’è un concorso di criteri di valutazione. Ciascun ordinamento riconosce la forza di valore giuridico dell’altro. Vi è un reciproco conferimento di autorità sulla base di una regola di mutuo riconoscimento, che è la vera grundnorm dell’ordinamento giuridico integrato9. il reciproco...
Domanda pregiudiziale CE
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Ricorso via pregiudiziale