Source: http://www.ilcommercialistainrete.com/2014/10/
Timestamp: 2017-12-18 12:55:22+00:00
Document Index: 181246725

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 50', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il Commercialista in Rete: 10/2014
A seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 1, comma 209, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007 e del successivo decreto ministeriale n. 55 del 3 aprile 2013 in merito agli obblighi di fatturazione elettronica previsti nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, l’Istituto ha provveduto ad approfondire gli aspetti connessi con l’applicazione delle citate disposizioni normative anche con riferimento ai compensi erogati ai medici iscritti nelle liste speciali dell’Istituto per visite mediche di controllo domiciliare.
Il pagamento dei compensi dovuti ai suddetti medici viene effettuato, con cadenza mensile, tramite l’emissione di appositi fogli di liquidazioneprevisti a norma dell’articolo 2 del decreto ministeriale 31 ottobre 1974; ai sensi di tale decreto, infatti, gli enti mutualistici sono tenuti ad emettere i suindicati documenti, in luogo della fattura, per le prestazioni medico sanitarie espletate dagli esercenti la professione sanitaria.
Tenuto conto del tenore letterale del citato articolo 1, comma 209, della legge n. 244 del 2007 che sembra circoscrivere il campo di applicazione della norma alle sole fatture, l’Istituto ha presentato richiesta di parere all’Agenzia delle Entrate, con interpello n. 954-531/2014, in merito all’utilizzo del canale di trasmissione telematica anche per i citati fogli di liquidazione.
Con risposta del 2 ottobre 2014, la suindicata Agenzia delle Entrate ha chiarito che il legislatore italiano nell’adeguarsi alla normativa comunitaria (direttiva 2010/45/UE del 13 luglio 2010 di modifica della direttiva 2006/112/CE) non ha inteso creare “con la disciplina in materia di fattura elettronica una categoria sostanziale nuova o diversa dalla precedente fattura ordinaria”.
Conseguentemente, continuano a trovare applicazione le deroghe previste da specifiche disposizioni normative di settore tra le quali quelle di cui al citato articolo 2 del decreto ministeriale 31 ottobre 1974.
Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, l’Istituto continuerà ad emettere, per i compensi dovuti ai medici che effettuano visite di accertamento medico legale domiciliare, con le consuete modalità, i fogli di liquidazione dei corrispettivi senza utilizzo del Sistema di interscambio - istituito presso il Ministero dell’Economia e delle finanze – valido per le fatture elettroniche.
Per gli accertamenti medico legali richiesti dai datori di lavoro del settore privato, essendo il formato elettronico obbligatorio per le sole fatture emesse nei rapporti con le amministrazioni dello Stato e non per le fatture indirizzate a soggetti privati, l’Istituto invia, ai fini del rimborso delle spese sostenute, apposite fatture “ordinarie”.
Nel caso di visite mediche di controllo richieste da datori di lavoro appartenenti alla Pubblica Amministrazione, l’Istituto, a fronte delle novità normative introdotte dalla legge, ai fini del rimborso delle spese sostenute, provvede all’emissione di fatturetrasmesse in formato elettronico, attraverso il suindicato Sistema di interscambio.
Fonte: Messaggio INPS n. 7842 del 20/10/2014
Erogazione dell'indennità di tirocinio.
le Regioni compilano la parte di competenza e inviano la convenzione al Ministero del lavoro e politiche sociali, Direzione Generale Politiche Attive, Servizi per il Lavoro e la Formazione, a mezzo posta elettronica (DGPOFDIVIII@lavoro.gov.it) per una verifica e definizione del testo;
Il Ministero, verificato il testo, lo rinvia alla Regione e alla Direzione Regionale dell’INPS, delegata alla sottoscrizione della Convenzione dalla delibera commissariale sopra richiamata, per l’apposizione della firma digitale di entrambi i predetti rappresentanti. Il predetto Ministero ha precisato che la firma digitale del Direttore regionale dell’INPS sia apposta successivamente a quella del rappresentante della Regione e non appena sottoscritta, la convenzione sia rimandata alla Regione, che provvederà a trasmetterla al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali;
Il Ministero, acquisita la Convenzione firmata dalle predette 2 parti, procederà a sottoscriverla.
Ciò premesso, di seguito si illustra, a grandi linee, il contenuto normativo della Convenzione, nonché il flusso di processo e gli aspetti procedurali che ne derivano.
Oggetto e provvista finanziaria (artt. 1 e 2 Conv.)
La Regione avrà assegnata dal Ministero una apposita somma per il Piano di attuazione della Garanzia in parola e l’Istituto.
L'Istituto erogherà per conto della Regione l’indennità di tirocinio di cui al Programma operativo nazionale per la Garanzia Giovani, nei limiti della provvista finanziaria resa disponibile e secondo i parametri e criteri di esclusiva competenza della Regione.
L’importo individuato dalla Regione per l’indennità di tirocinio sarà trattenuto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e versato anticipatamente all’INPS mediante diversi accrediti diretti sul conto corrente di Tesoreria centrale della Direzione Generale n. 20350 (IBAN IT70L0100003245350200020350) intestato a “INPS-ART.24-L.21.12.1978,N.843 TESOR. CENTRALE”.
La Direzione centrale Inps Bilanci e servizi fiscali provvederà - ogni qualvolta il Ministero verserà quota parte del predetto importo - a destinare lo stesso a ciascuna Direzione regionale per conto della Regione.
Le somme così accreditate a ciascuna Direzione regionale costituiranno la necessaria provvista finanziaria la cui capienza dovrà essere di volta in volta accertata dalla Direzione regionale al fine di autorizzare il pagamento dell’indennità di tirocinio che sarà effettuato dalle Sedi territoriali dell’Istituto (fase della convalidazione/autorizzazione – vedi infra nelle specificazioni tecniche).
Al riguardo, per l’autorizzazione dei pagamenti , sarà reso disponibile, a regime, alle singole Direzioni regionali un apposito service che renderà visibile le risorse finanziarie già accreditate, i pagamenti già autorizzati (ovvero convalidati) dalla Sede regionale per conto di ciascuna Regione, nonché i pagamenti già disposti dalle Sedi territoriali.
Le Direzioni regionali, dunque, prima di autorizzare le competenti Strutture territoriali ad effettuare i pagamenti delle indennità di tirocinio, dovranno:
individuare l’importo complessivo del file xml (input della procedura di pagamento), inviato dalla Regione alla Direzione regionale e contenente, fra l’altro, l’elenco dei tirocinanti, nonché l’importo dell’indennità da erogare a ciascuno;
verificare la capienza della provvista finanziaria rispetto al predetto importo complessivo.
Per la valutazione della copertura finanziaria, appare opportuno che le Direzioni regionali usino criteri prudenziali e, dunque, raffrontino la predetta provvista con l’importo già autorizzato al pagamento.
In caso di incapienza della provvista finanziaria, la Direzione Regionale non potrà autorizzare le Strutture territoriali ad effettuare il pagamento dell’indennità in parola e provvederà ad informare tempestivamente, via posta elettronica certificata la Regione e, via posta istituzionale, la Direzione centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito. Tale Direzione informerà tempestivamente il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per rilevare l’esigenza della copertura finanziaria.
Dopo la predetta autorizzazione da parte della Direzione regionale (fase della convalida – vedi specifiche tecniche), le Sedi territoriali dell’Istituto riceveranno automaticamente le singole richieste di pagamento contenute nel predetto file xml; tali richieste saranno distribuite sul territorio sulla base del codice di avviamento postale, indicato da ciascun tirocinante e contenuto nel predetto file.
Le Regioni riceveranno dalle Istituzioni Europee preposte - per il tramite del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali – i finanziamenti previsti per il Programma nazionale Garanzia Giovani solo a fronte di apposite rendicontazioni dei pagamenti disposti. A tale fine è prevista – nelle forme e nelle modalità indicate più avanti – la collaborazione fattiva della Direzione regionale Inps che dovrà attestare i pagamenti già disposti su apposita richiesta della Regione.
Flusso procedurale di erogazione dell’indennità di tirocinio (art. 3 Conv.)
Le Regioni dovranno inviare all’Istituto - accedendo alla sezione Sistema Informativo Percettori, attraverso il link “Invio richieste di pagamento indennità/ sussidi” - mensilmente o con altra periodicità dalle stesse stabilita, le informazioni necessarie per il pagamento dell’indennità di tirocinio tramite un apposito file xml (elenco delle richieste di pagamento), il cui “tracciato – dati” è stato allegato alla predetta determinazione commissariale ed è, comunque, reperibile sul sito internet dell’Istituto.
L’INPS, a tal fine, mette a disposizione del personale della Regione, espressamente indicato dalla stessa, il suddetto link, il quale assicura il servizio informatico di interscambio dei dati.
Al riguardo, si fa presente che le Regioni sono già abilitate ad accedere al Sistema Informativo Percettori (SIP); pertanto, per il personale della Regione già in possesso di pin di accesso alla banca dati percettori, dovrà essere richiesta solo l’estensione alla gestione relativa al servizio “Banca dati percettori– Richieste pagamenti indennità/sussidi”, preordinato alla specifica gestione dell’attività connessa all’indennità di tirocinio.
Per l’accesso al SIP e al predetto servizio da parte di altro personale della Regione, non ancora in possesso del pin, la Regione dovrà richiedere l’apposita abilitazione, avanzando alla competente Sede Regionale la richiesta (cfr. allegato 1) contenente i dati relativi al personale che dovrà presidiare lo scambio delle informazioni necessarie per l’erogazione dell’indennità di tirocinio[1].
L’invio del predetto file xml contenente l’elenco delle richieste di pagamento da parte della Regione avverrà entro il giorno 10 del di ciascun mese successivo al periodo di tirocinio (mensilità o altra periodicità) indicato nel predetto file; tale modalità di trasmissione consentirà, pertanto, di effettuare pagamenti di indennità di tirocinio riferiti sempre a periodicità ormai trascorse.
I dati inviati dalla Regione saranno, dunque, sempre a consuntivo dell’attività di tirocinio svolta; ciò esclude ogni intervento correttivo ex post volto alla variazione di quanto già comunicato tramite il file xml dalla Regione circa l’effettivo svolgimento del tirocinio. Quest’ultima, comunque, potrà modificare il file già trasmesso, sostituendolo, solo fino al momento iniziale della “presa in carico” da parte della Sede regionale Inps che sarà resa evidente alla Regione mediante l’apposita procedura informatica.
Per effetto di quanto indicato nelle premesse della Convenzione in parola (rinvio all’accordo Stato - Regioni e Province autonome del 24 gennaio 2013 in materia di tirocinio), è esclusa, di norma, l’erogazione dell’indennità in argomento nel caso che il tirocinante sia anche fruitore, per lo stesso periodo, di ammortizzatori sociali.
La Regione dovrà quindi assicurarsi – tramite il SIP – che nessuno dei tirocinanti contenuti nel file xml da inviare alla Direzione Regionale INPS sia percettore di ammortizzatori sociali nel periodo di spettanza dell’indennità di tirocinio.
Se, tuttavia, questo dovesse accadere, la procedura informatica bloccherà automaticamente l’erogazione del pagamento dell’indennità. Ciò dovrà avvenire anche nel caso in cui la sovrapposizione temporale del periodo di godimento dell’ammortizzatore sociale e del periodo di tirocinio trasmesso dalla Regione sia solo parziale.
In questi casi di incompatibilità, totale o parziale, la Sede territoriale dovrà segnalare alla Direzione regionale Inps la mancata disposizione del pagamento. La Direzione regionale provvederà a comunicarlo alla Regione specificando i motivi del mancato pagamento e gli eventuali periodi di sovrapposizione. In caso di sovrapposizione parziale, la Regione avrà, tuttavia, la possibilità di inviare, con il successivo file xml, una nuova richiesta di pagamento relativa al solo periodo non coperto dall’ammortizzatore sociale.
Le predette informazioni dovranno essere fornite con la massima precisione onde evitare ritardi nei pagamenti ancorché non imputabili all’Istituto.
L’Istituto non assume alcuna responsabilità nei confronti dei beneficiari per eventuali ritardi nei pagamenti dell’indennità di tirocinio derivanti da accreditamenti tardivi della provvista finanziaria ovvero da ritardi nella trasmissione dell’elenco dei tirocinanti beneficiari e dei relativi dati.
Si evidenzia che l’importo dell’indennità di tirocinio è da considerarsi al lordo delle ritenute fiscali. L’indennità corrisposta al tirocinante, infatti, è considerata reddito assimilato a quello da lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. c), del Tuir), pertanto, è soggetta a regime della tassazione corrente con le aliquote previste all’art. 11 del Tuir e con il riconoscimento delle detrazioni di cui agli artt. 12 e 13 del Tuir. L’Inps rilascerà la certificazione unica dei redditi.
Qualora il pagamento non sia riscosso dal beneficiario e venga, pertanto, riaccreditato all’Istituto, si procederà, ove possibile, alla riemissione del pagamento.
I destinatari dell’indennità di tirocinio saranno individuati con criteri e modalità di esclusiva competenza della Regione; pertanto, alla stessa saranno indirizzate le istanze volte ad ottenere l’indennità di tirocinio, nonché gli eventuali ricorsi contro le decisioni adottate.
Nessuna responsabilità grava sull’INPS in conseguenza di pagamenti di indennità, coerenti con le informazioni fornite dalla Regione, risultanti poi indebiti. Il recupero degli importi eventualmente non dovuti sarà curato direttamente dalla Regione.
Effettuati i pagamenti, mensili o con altre periodicità, le Sedi regionali dovranno attestare, su richiesta delle Regioni gli importi complessivamente posti in pagamento nei periodi richiesti.
A tal fine la Regione, collegandosi al sito INPS - Sistema Informativo dei Percettori, nell’apposita sezione “Invio richieste di pagamento indennità/sussidi – Attestazione disposizioni di pagamento”, inserirà il mese di cui chiede la rendicontazione.
Il Sistema Informativo dei Percettori verificherà negli archivi dell’Istituto i pagamenti disposti nel mese richiesto a titolo di indennità di tirocinio e produrrà un documento in formato pdf contenente la rendicontazione richiesta, con evidenza, per ogni beneficiario, del codice fiscale e degli importi complessivamente disposti in pagamento in tale mese.
Le predette attestazioni, previa validazione a cura della Direzione regionale INPS, potranno essere consultate e stampate direttamente dalla Regione.
Monitoraggio e trattamento dati personali (artt. 4 e 5 Conv.)
Come già accennato, la Regione, in qualità di Organismo Intermedio e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in qualità di Autorità di gestione del Programma nazionale Garanzia Giovani, potranno consultare il Servizio Informatico Percettori dell’INPS al fine di conoscere gli importi disposti in pagamento in favore dei beneficiari, distinti per Regione.
Per quanto riguarda il trattamento dei dati connessi all’erogazione dell’indennità di tirocinio, l’Inps, la Regione e il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali si atterranno alla scrupolosa osservanza delle disposizioni contenute nel D.lgs. 30 giugno 2003 n. 196. Per maggiori dettagli si rinvia a quanto prescritto nell’art. 5 della Convenzione in argomento.
Durata della Convenzione (art. 6 Conv.)
La presente Convenzione ha validità fino al 30 novembre 2018. Tale data è da intendersi come tassativa, in quanto entro la stessa dovrà essere effettuato l’ultimo pagamento a favore dei beneficiari. Pertanto, potranno essere erogate le indennità di tirocinio per periodi fino al 30 ottobre 2018.
Pagamenti successivi alla data del 30 novembre 2018 non potranno essere rimborsati dalla Regione. Al riguardo, sarà inserito nella procedura informatica un apposito blocco sia sulla ricezione del file xml non oltre il 10 novembre 2018, sia sui pagamenti che non potranno essere effettuati oltre la predetta data.
Specifiche tecniche per la procedura informatica di pagamento
Per il pagamento dell’indennità di tirocinio non è necessaria – come risulta evidente - alcuna domanda da parte dell’interessato e per lo stesso verrà utilizzata la procedura informatica DS WEB, opportunamente implementata in relazione al ricezione e lavorazione del file xml che sarà trasmesso – come già detto - dalla Regione tramite il Servizio Informatico Percettori.
Le richieste di pagamento dell’indennità di tirocinio pervenute dalle Regioni, mediante trasmissione dei suddetti file xml, saranno consultabili accedendo in intranet – Prestazioni a sostegno del reddito, al link:
“Richieste di pagamento indennità/sussidi pervenute via web dalle Regioni e Province Autonome”.
L’applicazione prevede - come già sopra descritto nel flusso di processo - una prima fase di “validazione del file di richieste pagamenti pervenuti” da parte della Direzione regionale. In questa fase, gli utenti autorizzati di Sede regionale (autorizzazione a cura del responsabile di sicurezza sede) possono consultare l’elenco di richieste di pagamento, pervenuto dalla Regione e non ancora validato. Per ciascun file xml viene evidenziato il totale dei pagamenti richiesti per facilitare la verifica della capienza della provvista finanziaria. Verificata tale capienza, sarà possibile all’utente di Sede regionale procedere alla validazione (autorizzazione ai pagamenti ivi contenuti) dell’elenco esaminato, rendendolo disponibile alle successive fasi di lavorazione.
Le richieste di pagamento, presenti nel file validato, saranno rese disponibili agli utenti autorizzati di Sede territoriale (autorizzazione a cura del responsabile di sicurezza sede) attraverso la selezione del link “Richieste di pagamento indennità/sussidi pervenute”. In questa seconda fase sarà possibile a tali utenti consultare i dati di dettaglio di ogni singola richiesta e provvedere alla validazione di quelle da inviare in pagamento.
Infine, attivando il link: “Acquisizione richieste indennità/sussidi in DsWeb”, sarà possibile acquisire in via automatizzata in DsWeb le richieste selezionate per procedere al pagamento delle stesse.
Maggiori informazioni sui servizi di gestione informatica delle predette richieste di pagamento sono disponibili accedendo al manuale online, disponibile nel primo dei link su indicati. Appare nondimeno utile far menzione della possibilità che offre la procedura informatica di sospendere momentaneamente un pagamento qualora, per qualsiasi motivo, fosse necessario effettuare preliminarmente una verifica istruttoria. In questo caso, si raccomanda di effettuare tempestivamente la suddetta verifica e definire al più presto il caso.
Il codice con cui verranno acquisiti in DsWeb le indennità di tirocinio in parola, sarà il seguente:
Cod. Indenn.: TYGM (pag. mensile o di altra periodicità indennità di tirocinio GG)
Regione : ………. (codice regionale che individua la Regione, per esempio, Toscana 09, Valle D’Aosta 02, ecc…)
Anno pagamento: 14 (per l’anno 2014, anno di avvio del pagamento)
Come stabilito nella Convenzione e meglio precisato nel presente messaggio - l’indennità di tirocinio non dovrà, di norma, essere corrisposta in favore dei percettori di prestazioni a sostegno del reddito.
Al riguardo, si precisa che l’applicazione non consentirà di “acquisire in pagamento” (cioè non passerà automaticamente in DsWeb per il definito pagamento della indennità) le richieste per i cui beneficiari siano presenti altre domande “aperte” ovvero domande di prestazioni di disoccupazione non agricola (mobilità, aspi, mini aspi) erogate in periodi anche parzialmente sovrapposti ai periodi di pagamento richiesti a titolo di indennità di tirocinio. In presenza di domanda “aperta” l’operatore potrà “definire” in DsWeb tale istanza e quindi richiedere l’acquisizione in pagamento della richiesta di indennità di tirocinio; in ogni caso l’acquisizione sarà consentita solo se il periodo di tirocinio non si sovrappone a periodi per i quali sono state già erogate altre prestazioni.
La stessa applicazione non consentirà di “acquisire in pagamento” in maniera automatica le richieste relative a soggetti che risultano occupati, nella procedura UNILAV, per il medesimo periodo di riferimento dell’indennità di tirocinio.
In presenza di tali circostanze – come già sopra indicato – gli operatori di Sede territoriale non dovranno procedere al pagamento dell’indennità di tirocinio e daranno tempestiva comunicazione del mancato pagamento alla Sede regionale.
Infine si ricorda che per le domande acquisite in DsWeb è disponibile il servizio “Fascicolo del Soggetto” che permette un esame della situazione contributiva e lavorativa del lavoratore, nonché delle eventuali prestazioni percepite.
Come già anticipato, l’indennità di tirocinio, nell’ambito del Piano Italiano di attuazione della cosiddetta “Garanzia Giovani”, è erogata dall’Inps nei limiti delle risorse anticipate dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, per ciascuna Regione/Provincia autonoma, mediante accredito diretto sul conto corrente di Tesoreria centrale della Direzione generale n. 20350 con causale “INPS-ART.24-L.21.12.1978, N.843 TESOR.CENTRALE”.
L’accredito sarà imputato da parte della Direzione centrale bilanci e servizi fiscali al conto di nuova istituzione GPZ10195, in sezione AVERE, e distribuito – sulla base della distinta di ripartizione degli importi destinati a ciascuna Regione/Provincia autonoma, ricevuta dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali – alle Direzioni Regionali, a titolo di provvista, mediante il modello contabile SC10/R con la descrizione della causale “Trasferimento provvista necessaria per l’erogazione dell’indennità Tirocinio giovani (c/GPZ10195)”, a cui seguirà l’assunzione contabile della provvista da parte delle sedi Regionali riceventi.
Le Sedi territoriali interessate al pagamento dell’indennità in argomento, elaboreranno le prestazioni dopo aver ricevuto da parte della propria Direzione Regionale, direttamente sulla procedura informatica, l’autorizzazione a disporre il pagamento.
L’erogazione dell’indennità avverrà con procedura accentrata e sarà rilevata contabilmente nell’ambito della Gestione per l’erogazione delle prestazioni per conto di altri Enti (evidenza contabile GPZ), attraverso la registrazione di un biglietto contabile automatizzato, tipo operazione “PN”, che consentirà l’assunzione del debito, in AVERE, al conto GPZ11195 (causale FC 21002) (codice applicazione e codice prodotto) e dell’onere, in DARE, al conto GPZ35195, entrambi di nuova istituzione. Nello stesso biglietto contabile avverrà la rilevazione delle ritenute erariali in AVERE al conto già in uso GPA27009.
Predisposto il lotto, sulla contabilità della Direzione generale dell’Inps verrà preacquisito il corrispondente ordinativo di pagamento, al conto di interferenza GPA55170, già in uso, per consentire successivamente, sulla contabilità di sede, con tipo operazione “NP”, la chiusura del debito GPZ11195 in contropartita dello stesso conto di interferenza. Nel medesimo biglietto automatizzato verrà rilevato l’addebitamento della prestazione erogata, alla Regione competente, attraverso la valorizzazione del conto GPZ00195, in DARE, e del conto GPZ25195, in AVERE per un importo pari a quello risultante dal conto GPZ35195.
I saldi dei conti GPZ35195 e GPZ25195, conseguentemente, sulle sedi che erogano le prestazioni, saranno automaticamente concordanti, senza necessità di effettuare ulteriori scritture.
In questa occasione, per agevolare il lavoro, per lo più manuale, legato alle particolari modalità di contabilizzazione delle partite di giro che innescano trasferimenti contabili tra le Sedi che ricevono la provvista e quelle che erogano le prestazioni, si è provveduto ad implementare la procedura contabile, sul sistema SAP ECC, per consentire la rilevazione automatizzata delle partite viaggianti, senza alcun intervento da parte degli operatori. Al riguardo, si comunica di aver istituito il nuovo conto di interferenza, GPA55102 – per rilevare il trasferimento automatizzato tra sedi.
Pertanto, il credito rilevato al conto GPZ00195, su ciascuna sede territoriale, sarà trasferito automaticamente alla corrispondente Direzione Regionale, con biglietto tipizzato “Trasferimento credito Tirocinio Giovani” attraverso la scrittura:
Sede territoriale – tipo operazione “00”
GPA55102 A GPZ00195 (trasferimento del credito dalla sede territoriale alla Direzione regionale)
conseguentemente, sulla sede Regionale verranno acquisiti, automaticamente, i movimenti relativi all’assunzione del credito e la chiusura dello stesso con la provvista, attraverso le scritture tipizzate “Assunzione e chiusura credito Tirocinio Giovani”:
Direzione regionale – tipo operazione “00”
GPZ00195 A GPA55102 (assunzione del credito presso la Direzione regionale)
GPZ10195 A GPZ00195 (addebito delle prestazioni sulla provvista in Direzione regionale)
La Direzione regionale, al termine delle operazioni contabili, avrà cura di verificare, mediante la valutazione della consistenza del saldo del conto GPZ10195, la congruità della provvista ricevuta che dovrà essere sufficiente, come più volte raccomandato, a coprire l’erogazione delle prestazioni.
Per la rilevazione contabile di eventuali riaccrediti, per pagamenti non andati a buon fine, sulla base del flusso telematico di rendicontazione di Banca d’Italia, le somme verranno imputate al conto di interferenza GPA55180, già in uso, movimentabile soltanto da procedura automatizzata.
La chiusura del conto di interferenza avverrà in contropartita del conto GPA10031, assistito da partitario contabile con l’indicazione del codice di bilancio appositamente istituito “03134 – somme non riscosse dai beneficiari – Tirocinio giovani”.
In allegato 2 è riportata la variazione del piano dei conti.
L’inizio dell’attività di pagamento dell’indennità di tirocinio sarà preceduta da una giornata di formazione, in videoconferenza, sulle regole convenzionali, sui flussi di processo e sull’utilizzo delle procedure informatiche.
Fonte: Messaggio INPS n. 7899 del 22/10/2014
Presentazione telematica delle domande di pensione in regime comunitario per soggetti residenti in Paesi esteri non convenzionati.
La domanda di pensione deve essere presentata all'istituzione dello Stato membro alla cui legislazione Lei è stato soggetto da ultimo (articolo 45 del regolamento di applicazione (CE) n.987).
Fonte: Messaggio INPS n. 7973 del 24/10/2014
Consulenza infragruppo: senza inerenza, niente deduzione.
Nella sentenza n. 21184 dell’8 ottobre 2014, la Cassazione ha affermato che, ai fini della deducibilità dei costi imputabili a consulenze infragruppo, è necessario provare l’inerenza e la congruità della spesa, con la conseguenza che l’Amministrazione finanziaria può legittimamente disconoscere la deducibilità dei relativi costi sulla base del principio di inerenza, disciplinato dall’articolo 109 del Tuir.
La vicenda origina dal ricorso in Cassazione proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso una sentenza della Ctr della Lombardia che, accogliendo l’appello presentato da una società, aveva ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento emesso da un ufficio finanziario lombardo, al fine di recuperare a tassazione – per mancanza del requisito dell’inerenza – costi imputabili a spese per attività di consulenza infragruppo.
Secondo i giudici di appello, le prestazioni di consulenza erogate dalla società capogruppo in favore di una sua controllata (rectius, la società accertata) erano regolate da apposito contratto e avevano consentito a quest’ultima di effettuare un’operazione di acquisizione societaria con notevole incremento del proprio volume di affari.
In altri termini – nonostante la mancata descrizione delle concrete attività fatturate non abbia consentito all’Amministrazione fiscale la verifica puntuale e analitica dei costi supportati dalla società rispetto all’attività di consulenza svolta – la capogruppo, sulla base di un regolare contratto, aveva svolto, a beneficio della società controllata, un’attività di consulenza in ambito finanziario, consentendo a quest’ultima il raggiungimento di importanti risultati economici, con la conseguenza che i costi della consulenza sostenuti dalla capogruppo sono da considerare deducibili, in quanto inerenti.
Nel ricorso di legittimità, l’Amministrazione eccepisce la violazione dell’articolo 109 del Tuir, laddove i giudici di appello hanno ravvisato l’inerenza dei costi in questione e, conseguentemente, la loro deducibilità, nonostante le relative fatture contenessero l’indicazione generica delle prestazioni e il relativo contratto fosse di poche righe, oltre a numerosi altri elementi, emersi in corso di verifica, che facevano propendere per la natura elusiva dell’operazione.
La Cassazione accoglie il ricorso, nella considerazione che il disposto di cui al comma 5 dell’articolo 109 del Tuir - secondo cui “le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi” - va interpretato, come da consolidato orientamento giurisprudenziale, nel senso che “…i costi per essere ammessi in deduzione quali componenti negativi del reddito di impresa, debbono soddisfare ‘i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità’ (10167/12; 13806/14; 1565/14)”.
In altri termini, ai fini della deducibilità di un costo, la Cassazione ricorda che “…non solo è necessario che ne sia certa l’esistenza, ma occorre altresì che ne sia comprovata l’inerenza, vale a dire che si tratti di spesa che si riferisce ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa’ (6650/06)….trattandosi peraltro di una componente negativa del reddito si è inoltre precisato che , ‘la prova della sua esistenza ed inerenza incombe al contribuente’ (1709/07) e che ‘per provare tale ultimo requisito, non è sufficiente... che la spesa sia stata dell’imprenditore riconosciuta e contabilizzata, atteso che una spesa può essere correttamente inserita nella contabilità aziendale solo se esiste una documentazione di supporto, dalla quale possa ricavarsi, oltre che l’importo, la ragione della stessa’ (4570/2001)”.
Secondo la Cassazione, quindi, il ragionamento svolto dai giudici di appello si pone in evidente contrasto con i richiamati principi interpretativi in quanto, nel caso di specie, la prova dei costi deducibili non è stata opportunamente documentata, come pure la coerenza economica del costo sostenuto nell’attività d’impresa, da ritenersi sproporzionato (circa 410mila euro) rispetto al beneficio ricevuto.
Ne consegue che, la sentenza impugnata “…non soddisfa il descritto decalogo probatorio e quindi viola il richiamato principio di inerenza, ma anzi costituisce sotto questa angolazione un’oggettiva forzatura del quadro fattuale, atteso che l’inerenza è stata riconosciuta ad onta delle motivate contestazioni fatte valere dall’amministrazione in relazione alla genericità della descrizione della prestazione recata dalla fattura… alla laconicità del contratto regolante il rapporto…e all’ingente ammontare del costo portato in deduzione…”.
Nella condivisibile sentenza in commento, la Cassazione ribadisce un principio fondamentale del sistema tributario: quello per cui il costo, per essere portato in deduzione, deve essere debitamente documentato e proporzionato al tipo di attività svolta.
Pertanto, oltre a dimostrane l’inerenza, l’imprenditore è obbligato – pena l’indeducibilità del costo – a provare la coerenza economica delle spese sostenute, ove, come nel caso di specie, venga contestata dall’Amministrazione finanziaria la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni.
Lo stesso principio di diritto è stato ribadito, anche recentemente, dalla Cassazione nelle sentenze 17301/2014 (con riferimento alle consulenze), 8699/2014 (con riguardo alla scheda carburante) e 17645/2013 (in materia di spese di pubblicità e rappresentanza).
Successione: immobili all'estero.
Ai fini dell'imposta di successione, come deve essere trattato un immobile all'estero posseduto dal de cuius residente in Italia? Dove va presentata la dichiarazione?
L’imposta di successione è dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti per successione o per donazione, anche se esistenti all’estero (articolo 2, comma 1. decreto legislativo n. 346/1990). La dichiarazione di successione deve essere presentata all'ufficio territoriale dell'Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione era fissata l'ultima residenza del defunto.
La dichiarazione precompilata: in via sperimentale, dal 2015.
Comunicazione Black List. Novità.
Il decreto semplificazioni:
riduce il numero delle dichiarazioni sulle operazioni con controparti domiciliate in Stati a fiscalità privilegiata,
innalzando la soglia di esenzione che passa dagli attuali euro 500,00 a euro 10.000,00.
In sostanza scompaiono le attuali comunicazioni mensili o trimestrali e la trasmissione dei dati verrà effettuata solo una volta all’anno (con modalità che dovranno essere stabilite dall’Agenzia delle Entrate). La soglia minima delle operazioni da dichiarare passa dagli attuali euro 500,00 ad euro 10.000,00. Il limite riguarda l’importo complessivo annuale delle cessioni e delle prestazioni, rese o ricevute.
La "soglia minima" ha già fatto discutere in questi mesi. Non è stato precisato dalla norma se il limite annuale entro cui scatta l’obbligo sia riferito all’ammontare complessivo o a ciascuna operazione. In attesa di conferma ufficiale sembrerebbe che l’importo complessivo sia da riferire al volume di affari realizzato con la singola controparte domiciliata nel paradiso fiscale e non invece al totale delle operazioni attive e passive effettuate dal contribuente.
Lo schema di decreto stabilisce che entrambe le modifiche apportate (soglia e periodicità) si renderanno applicabili alle operazioni effettuate nell’anno solare in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento e quindi dal 2014.
L’entrata in vigore del provvedimento dovrebbe pertanto comportare la non sanzionabilità per le operazioni non comunicate nei modelli black list mensili o trimestrali scaduti nei primi mesi del 2014. I suddetti dati potrebbero essere inseriti nella comunicazione annuale, semprechè vi siano i presupposti (soglia minima) per la comunicazione.
Due contratti con stesso oggetto, stesso importo = sospetta elusione.
In tema di accertamento rettificativo dei redditi, la disciplina antielusiva dell’interposizione, prevista dall’articolo 37, comma 3, Dpr 600 del 1973, non presuppone necessariamente un comportamento fraudolento da parte del contribuente, essendo sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico, che consenta di eludere l’applicazione del regime fiscale che costituisce il presupposto d’imposta” (cfr Cassazione 26571/2013).
Articolo 37, comma 3, Dpr 600/1973 – Disciplina antielusiva dell’interposizione – Non necessarietà di un comportamento fraudolento del contribuente – È sufficiente un uso improprio, ingiustificato o deviante di un legittimo strumento giuridico
Depurazione delle acque reflue: tassa dovuta a prescindere da tutto.
La Suprema corte (pronunce n. 12763 e 12769 del 2014) conferma la propria giurisprudenza sull’esclusione della necessaria installazione o del funzionamento degli impianti di depurazione delle acque reflue in riferimento alla legittimazione della richiesta del Comune del pagamento della relativa tassa di depurazione prevista dagli articoli 16 e seguenti della legge n. 319 del 1976, in vigore fino al 3 ottobre 2000, quando è stata sostituita dal canone per il servizio idrico integrato.
In questo senso, si veda la sentenza della Cassazione 4 gennaio 2005, n. 96, per la quale il servizio di depurazione delle acque reflue costituisce un servizio pubblico irrinunciabile, che gli enti gestori sono tenuti a istituire per legge. Tale conclusione è stata resa in riferimento alla cennata legge del 1974, dalla quale i giudici di legittimità, nella sentenza che si annota, hanno tratto la conseguenza che la tassa per i servizi di depurazione delle acque reflue è dovuto indipendentemente non solo dall’effettiva utilizzazione del servizio, ma anche dalla istituzione di esso o dall’esistenza dell’allacciamento fognario a esso della singola utenza.
La questione oggetto dell’intervento della Corte regolatrice del diritto concerne un profilo particolare emergente dalla circostanza che lo stabilimento provvedeva a scaricare le acque reflue in un canale, il quale era tributario di un collettore appartenente al consorzio di bonifica, ente non territoriale al quale la società contribuente corrispondeva il relativo contributo, la cui presenza aveva indotto i giudici di primo e di secondo grado a escludere la debenza del canone di depurazione per evitare una doppia imposizione.
Il Comune opponeva che il presupposto della tassa di depurazione delle acque reflue era da individuare nel mero allacciamento alla rete fognaria e che il trasferimento al Comune dell’alveo suddetto e di tutti i relativi canali era avvenuto con un decreto ministeriale esecutivo della legge n. 559 del 1993, ma la Commissione tributaria regionale evidenziò, in primo luogo, che dal Tribunale superiore delle acque era stato accertato che l’alveo e i suoi affluenti avevano conservato la natura di canali di bonifica ricadenti nel comprensorio delle paludi.
In secondo luogo, e ancora in fatto, fu attestato che alcuna “sdemanializzazione” era stata documentata con riferimento a tali canali, i quali permanevano nel patrimonio della Provincia e non del Comune e, infine, che “l'effettuazione di opere di infrastruttura primaria, quanto al regime delle acque, non poteva costituire elemento idoneo a mutare la titolarità del diritto sull'alveo, giacché questo era comunque destinato a ricevere acque non confondibili con quelle di scarico, cui associare l'applicazione del contributo”.
L’accertamento in fatto che le acque reflue scorrevano nel Fosso appartenente al consorzio di bonifica e che al consorzio era stato già pagato il contributo, non determina, come ben rileva la decisione della Cassazione in rassegna, che la società risulti soggetta per lo stesso presupposto a una duplice tassazione, in quanto, ancorché non detto espressis verbis dai giudici di legittimità, i tributi sono due: uno per la depurazione, l’altro per la canalizzazione delle acque. In questo senso, si veda quanto affermato dalla Suprema corte nella sentenza 17 febbraio 2010, n. 3718, secondo cui dal riconoscimento della natura e funzione di collettore di smaltimento di scarichi fognari deve trarsi la logica conseguenza che il canone di fognatura e depurazione era dovuto perché non escluso dalla concorrente funzione di drenaggio delle acque meteoriche e di falda proprie delle opere di bonifica.
Pertanto, due presupposti d’imposta diversi sullo stesso bene (nel caso di specie, alveo) non determinano alcuna doppia imposizione, a nulla rilevando che vengono a incidere sullo stesso bene, come d’altronde usuale nell’ordinamento italiano (si pensi, ad esempio, agli immobili soggetti a Ici/Imu e imposte personali).
Infine, è da tenere conto che la natura tributaria della tassa per la depurazione delle acque reflue è stata riconosciuta dalla Consulta 8 ottobre 2008, n. 335, la quale ha aggiunto che nel sistema delineato dalla legge n. 36 del 1994 la tariffa del servizio idrico integrato, articolato in tutte le sue componenti – e, quindi, anche quella relativa al servizio di depurazione – ha natura di corrispettivo di prestazioni contrattuali e non di tributo.
Da ciò, i giudici di legittimità costituzionale hanno desunto che è costituzionalmente illegittimo vuoi l’articolo 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (sia nel testo originario sia nel testo modificato dall’articolo 28 della legge 31 luglio 2002, n. 179), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti, vuoi l’articolo 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti in ogni caso.
Infatti, come noto, dal 3 ottobre 2000, la tassa è stata sostituita dalla tariffa del servizio idrico integrato, della quale una quota è riferita al servizio di depurazione, quota che la decisione in nota qualifica in termini di “corrispettivo di una prestazione commerciale complessa che, per quanto determinata nel suo ammontare in base alla legge, trova fonte non in un atto autoritativo direttamente incidente sul patrimonio dell'utente, bensì nel contratto di utenza”, per effetto dell’articolo 24 del Dlgs 18 agosto 2000, n. 258, che ha soppresso l’articolo 62, commi 5 e 6 del Dlgs 11 maggio 1999, n. 152, i quali avevano posticipato l’entrata in vigore della legge 5 gennaio 1994, n. 36, istitutiva del servizio idrico integrato.
Quello che conta è la sostanza, da privilegiare sulla forma.
La suprema Corte ha affermato, in merito a quanto previsto dall’articolo 20 del Dpr 131/1986, che la prevalenza della natura intrinseca degli atti registrati e dei loro effetti giuridici sul loro titolo e sulla forma apparente, vincola l’interprete a privilegiare, nell’individuazione della struttura del rapporto giuridico tributario, la sostanza sulla forma, cioè il dato giuridico reale conseguente alla natura intrinseca degli atti e ai loro effetti giuridici, rispetto a ciò che formalmente è enunciato, anche in maniera frazionata, in uno o più atti (cfr Cassazione 14150/2013; tra le altre si vedano Cassazione 2713/2002, Cassazione 14900/2001).
Sentenza n. 21770 del 15 ottobre 2014 (udienza 2 luglio 2014)
Cassazione civile, sezione V - Pres. Merone Antonio - Est. Napolitano Lucio
Articolo 20 del Dpr 131/1986 – Prevalenza della natura intrinseca degli atti sul titolo e la forma – Vincolo per l’interprete a privilegiare, nell’individuazione della struttura del rapporto giuridico tributario, la sostanza sulla forma
Quesito: fascicolo lavorativo personale.
volevo sapere il nome esatto del fascicolo personale di un dipendente privato, dove si elencano tutte le mansioni lavorative fatte in una ditta
Valore dell’azienda rettificato anche se manca la simulazione.
L'Amministrazione finanziaria ha il potere di accertare la sussistenza della eventuale simulazione relativa (inerente al prezzo di vendita di un bene) in grado di pregiudicare il proprio diritto alla percezione dell’esatto tributo, senza la necessità di un preventivo giudizio di simulazione.
L’articolo 39, comma 1, lettera d) del Dpr 600/1973 consente infatti agli uffici di procedere alla rettifica delle dichiarazioni dei contribuenti sulla base di presunzioni semplici, purché provviste dei caratteri di gravità, precisione e concordanza: la simulazione costituisce semmai un effetto dell’attività di accertamento in tal modo compiuta, non potendo mai assurgere a elemento costitutivo della fattispecie tale che, ove non allegato e provato, comporti l’annullamento dell’atto impositivo.
Lo ha ribadito la Cassazione, con la sentenza n. 21158 dello scorso 8 ottobre che, confermando un orientamento consolidato nell’ambito della giurisprudenza di legittimità, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.
A seguito di una verifica fiscale da parte della Guardia di finanza, l’Agenzia delle Entrate notificava a una società di capitali due avvisi di accertamento per gli anni 2002 e 2003 riprendendo, tra l’altro, a tassazione quote di ammortamento indebitamente dedotte in ordine all’acquisto di un ramo di azienda.
La rettifica si basava su una perizia di stima rinvenuta in sede di verifica attestante valori di avviamento e di beni strumentali del cespite acquistato inferiori a quelli dichiarati ai fini dell’ammortamento, e sull’incongruità del valore dell’avviamento rispetto ai criteri dettati dal Dpr 460/1996.
La Ctr, confermando la pronuncia di primo grado, rigettava l’appello dell’Agenzia in quanto il quadro normativo di riferimento non consentirebbe di modificare i valori indicati dalle parti in un contratto di compravendita se non attraverso la dimostrazione (da parte dell’Amministrazione finanziaria quale attore in senso sostanziale) della simulazione dello stesso.
Nel successivo ricorso per cassazione, l’ufficio lamentava, tra l’altro, violazione e falsa applicazione di legge in relazione agli articoli 39, comma primo, lettera d), del Dpr 600/1973 e 1415 del codice civile, per avere i giudici di secondo grado ritenuto non possibile la rettifica in assenza della prova della simulazione del contratto, in spregio alla norma che consente di rettificare il reddito dichiarato, anche in via induttiva, sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti.
La Corte suprema, con la sentenza in commento, ha accolto il ricorso delle Entrate e, per l’effetto, ha cassato la sentenza di secondo grado, con rinvio della controversia ad altra sezione della Ctr.
I giudici hanno chiarito come l’ufficio abbia fatto corretta applicazione delle disposizioni in materia di accertamento analitico-induttivo, in quanto la rideterminazione del valore delle quote di ammortamento dedotte era stata effettuata sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, rappresentate da una perizia di stima dei beni rinvenuta in sede di verifica (attestante un valore dei cespiti compravenduti inferiore a quelli dichiarati ai fini dell’ammortamento) e dall’incongruità del valore dell’avviamento rispetto ai criteri dettati dal Dpr 460/1996.
A tal fine non era quindi necessario allegare e provare la simulazione del contratto, rappresentando la stessa semplicemente un effetto della metodologia accertativa utilizzata, non un elemento costitutivo da provare.
Del resto, i giudici di legittimità hanno più volte chiarito che l’Amministrazione finanziaria ha il potere di accertare la sussistenza della eventuale simulazione relativa (inerente al prezzo di vendita di un bene), in grado di pregiudicare il diritto dell’Amministrazione alla percezione dell’esatto tributo, senza la necessità di un preventivo giudizio di simulazione, spettando poi al giudice tributario, in caso di contestazione, il potere di controllare “incidenter tantum” attraverso l’interpretazione del negozio ritenuto simulato, l’esattezza di tale accertamento, al fine di verificare la legittimità della pretesa tributaria: la prova della simulazione può essere offerta con qualsiasi mezzo, quindi anche attraverso presunzioni, purché dotate dei requisiti di cui all’articolo 2729 cc (cfr Cassazione, sentenze 1568/2014 e 1549/2007).
La simulazione è prevista dagli articoli 1414 e seguenti del codice civile. Con essa, le parti ostentano un negozio giuridico cui, con accordo simulatorio contestuale, decidono di non attribuire effetto alcuno (simulazione assoluta) o di attribuire effetti diversi rispetto a quelli relativi al contratto apparente (simulazione relativa). Questa ultima può, poi, essere oggettiva o soggettiva, a seconda che il negozio dissimulato differisca da quello simulato circa l’oggetto (ad esempio, nell’atto apparente si dichiara un prezzo molto inferiore a quello realmente pagato, al fine di eludere le imposte di registro) o circa i soggetti che ne sono parte.
La pronuncia in commento ha ulteriormente chiarito che l’Amministrazione finanziaria può in tal caso ricorrere alle consuete modalità accertative, soprattutto quelle basate su presunzioni gravi precise e concordanti, rappresentando la simulazione un effetto di tale attività e mai un elemento costitutivo da provare direttamente.
Nel 2013 ho sostenuto spese mediche, rimborsate dalla Cassa di previdenza complementare dopo aver presentato il 730. Potevo detrarle? Come devo comportarmi con il rimborso?
La detrazione per le spese sanitarie spetta ugualmente se le stesse sono rimborsate per effetto di contratti di assicurazione i cui premi non sono detraibili o per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il reddito del contribuente. Non spetta, invece, per le spese mediche rimborsate per effetto di contributi o premi per i quali compete la detrazione, anche nel caso in cui il contribuente vi abbia rinunciato (risoluzione 35/2007). In tale seconda ipotesi, le somme conseguite a titolo di rimborso, per le quali si è usufruito in precedenza della detrazione, sono soggette a tassazione separata. Tali importi, pertanto, dovranno essere indicati nella dichiarazione dei redditi relativa all'anno in cui sono stati percepiti (quadro D, sezione II, del modello 730 ovvero quadro Rm, sezione III, di Unico).
Legge Europea. Le novità per i non residenti.
A porre rimedio è l’articolo 7 della legge europea 2013 bis, che introduce un nuovo comma 3-bis nell’articolo 24 del Tuir, estendendo le medesime agevolazioni fiscali – in termini di deduzioni e detrazioni – previste per i soggetti residenti nel territorio dello Stato ai contribuenti che, pur residenti fiscalmente in un altro Stato membro o in un Paese dello Spazio economico europeo, producono almeno il 75% del proprio reddito complessivo in Italia.
Beni in uso a soci e familiari.
Plusvalenza tassata al verificarsi della condizione sospensiva legale.
Come noto, l’articolo 1360 del codice civile, rubricato “Retroattività della condizione”, dispone che gli effetti dell’avveramento della condizione retroagiscono al tempo in cui è stato concluso il contratto, salvo che, per volontà delle parti o per la natura del rapporto, gli effetti del contratto o della risoluzione debbano essere riportati a un momento diverso, mentre parimenti noto è che, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, vale il principio di competenza economica.
Infatti, l’articolo 75 del Tuir, nella versione vigente fino al 2004 (oggi articolo 109), alla lettera a del secondo comma, dispone che i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti alla data della stipulazione dell’atto per gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo della proprietà o di altro diritto reale, che - nel caso di specie - i contribuenti hanno ritenuto verificatosi nel successivo periodo d’imposta, perché in esso intervenne l’autorizzazione regionale al trasferimento della farmacia.
L’ufficio finanziario, invece, sottopose a tassazione l’intera plusvalenza nel periodo d’imposta 1996, nel quale il contratto di cessione venne stipulato, ancorché nel corso di esso venne versato solo un acconto del prezzo, mentre i giudici di merito ritennero imputabili in ognuno dei due periodi d’imposta il corrispettivo percepito, in quanto la somma percepita nell’anno 1996 non presentava la natura di caparra ma, “come emergente dal contratto di cessione”, di acconto prezzo.
La pronuncia n. 12747/2014 della Corte regolatrice del diritto afferma l’irrilevanza, ai fini della determinazione della base imponibile dell’impresa cedente l’azienda, della retroattività degli effetti dell’avvenuto verificarsi della condizione sospensiva legale cui era sottoposto l’atto di cessione, nella scia dell’interpretazione della giurisprudenza di legittimità espressasi sulla natura del provvedimento autorizzativo (prima del medico provinciale, ora della Regione), previsto dall’articolo 12, comma 2, della legge 2 aprile 1968, n. 475.
In questo senso, vengono citate la pronuncia delle sezioni unite 8 novembre 1983, n. 6587, nella quale si statuì che la condizione legale sospensiva assegnata al riconoscimento del medico provinciale dei requisiti legali comporta che “la vendita, come più in generale, ogni atto traslativo, tra vivi o di una farmacia non solo non consente all'acquirente prima del riconoscimento, l'esercizio della farmacia, ma neppure produce il suo effetto reale del trasferimento della proprietà dell'azienda, che solo dopo il predetto atto amministrativo, avente la natura giuridica di un'autorizzazione costitutiva, si realizza con efficacia retroattiva”.
La sentenza della Suprema corte in rassegna applica tale principio alla determinazione del reddito d’impresa, ma giustificandolo con la disciplina dettata in tema di imposta di registro dall’articolo 43, comma 1, lettera a), del Dpr n. 131/1986, che per il Supremo collegio, nelle sentenze richiamate (18 maggio 2012, n. 7878; 28 settembre 2012, n. 16562; 11 maggio 1999, n. 4657), determina che gli effetti traslativi o costitutivi sono prodotti non dalla stipulazione del contratto condizionale, destinato a rimanere inoperante senza l’avveramento dell’evento futuro, ma dall’accadimento di questo, con la conseguenza che “la retroattività degli effetti stessi, una volta prodottisi, non implica mutamento del fatto generatore”.
La soluzione prospettata dalla sentenza in commento sull’imputazione del provento nell’esercizio in cui si verifica la condizione sospensiva ha interessato la giurisprudenza di legittimità espressasi con la sentenza 23 luglio 2010, n. 17395, in tema di contributo ottenuto in conto esercizio sottoposto a condizione sospensiva, rilevando che quand’anche esso sia determinabile nell’ammontare, non è certo nell’esistenza.
In questo senso, anche I’Amministrazione finanziaria che, nella circolare n.73/E del 1994 del Ministero delle finanze, proprio in tema di contributi, li ha ritenuti conseguiti solo al momento in cui si verifichi la condizione sospensiva, escludendo alcun effetto retroattivo al momento in cui i contributi fossero stati concessi.
Diversamente, nella pronuncia del Supremo collegio 6 giugno 2012, n. 9096, venne affermato che la quota di commissione passiva subordinata al regolare adempimento da parte del cliente finale entro un periodo di osservazione è da ritenersi comunque maturata con la stipula del contratto di leasing procurato, con l’effetto della sua imputazione non nel periodo di realizzazione della condizione, in quanto tale momento attiene soltanto a un aspetto finanziario relativo al pagamento della commissione, ma in quello della stipula del contratto.
Diversa soluzione è stata prospettata riguardo al periodo di competenza nel quale imputare il provento derivante dalle cessioni onerose di immobili storico-artistici, atteso che l’efficacia delle cessioni è sottoposta alla condizione del mancato esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato, nei cui riguardi la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 28/E del 2003 ha ritenuto legittimo imputare i componenti reddituali al periodo d’imposta nel quale il rogito è stato redatto.
In una successiva risposta a un interpello del 2009 (non trasfuso in alcuna atto amministrativo), l’Agenzia delle Entrate – pur affermando in via generale che in “talune ipotesi” il trasferimento del diritto di proprietà può verificarsi in un periodo diverso da quello di stipula dell’atto di cessione – reputa che, “per l’alienante il verificarsi o meno della condizione sospensiva prevista ex lege determina solo l’individuazione di un cessionario diverso da quello originariamente previsto dal contratto, senza incidere in alcun modo sulla certezza del componente reddituale derivante dall’alienazione del bene vincolato”.
Da parte nostra, possiamo soltanto evidenziare – come ben rilevato anche dalla decisione della Corte di legittimità in esame – che l’allora vigente articolo 54, comma 4, del Tuir (ante 2004, e ora articolo 86, comma 4), dispone che concorrono alla formazione del reddito anche le plusvalenze delle aziende, compreso il valore di avviamento, unitariamente realizzate mediante cessione a titolo oneroso, “nell'esercizio in cui sono state realizzate”.
Tale espressione, però, non comporta necessariamente l’applicazione del principio di cassa a tale provento conseguito nell’esercizio dell’attività commerciale, potendolo riferire al momento di esistenza del fatto, per la cui individuazione del profilo temporale valgono le regole ordinarie dettate dall’articolo 109 del Tuir, ora vigente.
Peraltro nella controversia oggetto della sentenza in commento, i contribuenti non hanno avuto ragione perché “l’accertamento in fatto compiuto dal Giudice di merito in ordine all'avvenuto incasso di parte di prezzo nell'anno 1996 non è stato idoneamente censurato, onde la sentenza impugnata che ha ritenuto che la relativa plusvalenza andasse imputata a quell'esercizio, appare, alla luce dei principi sopra esposti corretta ed immune da censure”.
Presentazione telematica delle domande di pensione...
Consulenza infragruppo: senza inerenza, niente ded...
L’accertamento con adesione resta in piedi anche s...
La dichiarazione precompilata: in via sperimentale...
Due contratti con stesso oggetto, stesso importo =...
Depurazione delle acque reflue: tassa dovuta a pre...
Detrazione IVA su “Sconti” o “premi di fine anno”....
Quello che conta è la sostanza, da privilegiare su...
L’impresa che assume detenuti guadagna il credito ...
Valore dell’azienda rettificato anche se manca la ...
Plusvalenza tassata al verificarsi della condizion...
Separazione coniugi e benefici prima casa.
Dichiarazione “Imu Tasi Enc”.
"@e.bollo": le marche da bollo si pagano online.
Moss: al via la registrazione al mini sportello un...
Monitoraggio: niente comunicazione se l’indirizzo ...
F24 online sopra i mille euro: istruzioni per l’us...
Redditi 2014: la nuova Certificazione Unica sostit...
Tasi: locazione inferiore a sei mesi.
Il valore stabilito per il Registro è ok anche per...
Usucapione: benefici prima casa possibili anche c...
Rivalutazione-bis di partecipazioni.
Erogazioni liberali alle Onlus: detrazione conferm...
Quesito: detrazioni.
Su aiuti di stato no all’esenzione se l’operazione...
Ristrutturare casa e pertinenze: limite massimo de...
Per essere start-up innovativa la forza lavoro si ...
La buona fede del contribuente dribbla la sanzione...
Tasi: chi paga in caso di divorzio.
No a base forfetaria per il calcolo della tassazio...
No alla tassazione su conversione dovuta di titoli...
Inoltro delle istanze di ammissione agli incentivi...
Ammortizzatori sociali in deroga. Anno 2014.
Movimenti bancari senza “motivo” di soci e parenti...
Registro: irrilevante la richiesta tramite avviso ...
Universitari fuori sede: distanza chilometrica.
Quesito: calcolo ISTAT.
È contestabile la deducibilità Iva se non ci sono ...
Corte Ue: no a dazio che discrimina.
Abrasioni nel registro corrispettivi sintomo di sc...
Semplificazioni per i minori invalidi.
Prestiti contro cessione del quinto dello stipendi...
Solo gli usi combinati di prodotti energetici sfug...
Il via libera alle indagini bancarie non ha bisogn...
Tari: chi è tenuto a versarla.
Pvc non prodotto in giudizio.
Indeducibili i costi se la spesa non è documentata...
Catasto, decreto legislativo in vigore dal 1° nove...
Contenziosi con l’ufficio finanziario.
Il costo vago non taglia il reddito.
Detrazioni per figli a carico in caso di divorzio....