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Timestamp: 2018-08-20 18:22:44+00:00
Document Index: 111597793

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 34', 'art. 4', 'art. 27', 'art. 1638', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 52', 'art. 1638', 'art. 17', 'art. 1638', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 27', 'art. 52', 'art. 1638']

Art. 1638 codice civile: Espropriazione per pubblico interesse
Codice civile Art. 1638 codice civile: Espropriazione per pubblico interesse
In caso di espropriazione per pubblico interesse (1) o di occupazione temporanea del fondo locato, l’affittuario ha diritto di ottenere dal locatore la parte d’indennità a questo corrisposta per i frutti non percepiti o per il mancato raccolto.
Espropriazione per pubblico interesse: istituto che attribuisce alla pubblica amministrazione il potere di sacrificare nel pubblico interesse, contro indennizzo, diritti reali altrui (es.: proprietà). Nella specie, per effetto dell’espropriazione l’affittuario è costretto ad abbandonare il terreno da lui coltivato.
Indennità di espropriazione: somma di denaro che viene riconosciuta al privato per il sacrificio subito per la perdita di un suo bene a causa dell’espropriazione.
(1) La norma è applicazione del principio per cui ogni diritto dei terzi deve farsi valere sull’importo dell’indennità. L’affittuario può dunque pretendere, dal proprietario espropriato che sia stato già indennizzato, il pagamento di una parte dell’indennità per i frutti non percepiti, per il mancato raccolto o per i miglioramenti apportati al fondo.
L'indennità aggiuntiva riservata al coltivatore, commisurabile al valore agricolo e a carico dell'espropriante, è da intendere comprensiva di qualsiasi voce di danno determinato dal dover abbandonare il fondo espropriato, onde il pregiudizio legato alla perdita dei frutti pendenti esistenti al momento dell'occupazione, e le pretese relative alla stessa indennità di occupazione, potranno esser fatti valere, semmai, esclusivamente nei confronti del proprietario concedente, in forza del rapporto contrattuale che costituisce legittimo titolo di godimento in capo al coltivatore.
Cassazione civile sez. I 02 febbraio 2007 n. 2238
L'affittuario o altro titolare di diritti personali di godimento sull'immobile espropriato, al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 17 legge n. 865 del 1971, che riconosce il diritto all'indennità aggiuntiva a favore dei soggetti che traggono i propri mezzi di sussistenza dalla coltivazione del fondo, può pretendere dal proprietario già indennizzato la corresponsione della parte d'indennità a lui spettante, e può anche agire con opposizione alla stima e intervenire nell'analogo giudizio proposto dal proprietario espropriato (e tale intervento presenta i connotati dell'intervento autonomo), pur se il pregiudizio lamentato può trovare ristoro, per il principio di unicità, sull'indennità di esproprio, la cui entità è determinata esclusivamente in relazione al valore del terreno, quale si presenta per le sue caratteristiche naturali, economiche e giuridiche, senza che possa assumere rilevanza il pregiudizio del conduttore di non poter svolgere ulteriormente la precedente attività.
Cassazione civile sez. I 11 marzo 2006 n. 5381
In tema di determinazione dell'indennità di espropriazione, il diritto del conduttore, che nell'immobile eserciti un'attività economica, ad un'indennità aggiuntiva è riconosciuto solo nelle ipotesi, previste dall'art. 17, comma 2, l. 22 ottobre 1971 n. 865, del "fittavolo, mezzadro, colono o compartecipante costretto ad abbandonare il terreno", mentre nelle altre ipotesi riprendono vigore i principi generali in tema di espropriazione per causa di pubblica utilità, quali si traggono dalla legge fondamentale 25 giugno 1865 n. 2359 (cui già faceva rinvio, prima delle innovazioni introdotte in materia dagli art. 34 e 35 l. 27 luglio 1978 n. 392, il combinato disposto degli art. 4 e 6 della previgente l. 27 gennaio 1963 n. 19 sulla tutela giuridica dell'avviamento commerciale), secondo cui (art. 27, comma 3, legge n. 2359, cit.), lungi dal riconoscersi ai conduttori un ulteriore, autonomo indennizzo volto a compensare il pregiudizio per le attività di fatto espletate sull'immobile ed interrotte dall'espropriazione, è attribuito, piuttosto, agli stessi il diritto di pretendere dal proprietario già indennizzato la corresponsione della parte di indennità loro spettante (come previsto, peraltro, anche dall'art. 1638 c.c.), nonché il diritto, in via alternativa, sulla base del disposto degli art. 52-56 della legge n. 2359, cit., di agire con opposizione avverso la stima dell'indennità medesima (qualora ritengano che l'indennità come determinata in sede amministrativa non comprenda l'intero ammontare dovuto), ovvero di intervenire nell'analogo giudizio promosso dal proprietario espropriato, qualificandosi tale intervento come intervento autonomo e restando esclusivo legittimato passivo l'espropriante, ancorché la sua eventuale responsabilità verso i medesimi conduttori, in base al principio dell'unicità dell'indennità nella disciplina di cui alla menzionata legge n. 2359 del 1865, possa solo esplicarsi nell'adempimento dell'obbligo di depositare, a favore del proprietario, anche quella somma che risulti destinata a soddisfare le ragioni del conduttore stesso. (Nella fattispecie la S.C. ha quindi cassato la sentenza di merito che finiva, invece, con il riconoscere una duplice indennità rispettivamente al proprietario di un edificio espropriato, destinato a rivendita di frutta e verdura, ed al conduttore dello stesso).
Cassazione civile sez. I 29 luglio 2005 n. 15936
Con riguardo ad espropriazione per pubblica utilità regolata dalla l. 25 giugno 1865 n. 2359, l'art. 27 comma 3 della legge medesima, il quale prevede che il conduttore del fondo espropriato "è fatto indenne dallo stesso proprietario o può esperire le sue ragioni nel modo indicato dagli art. 52- 56", va inteso nel senso che detto conduttore ha il diritto non solo di pretendere dal proprietario già indennizzato la corresponsione della parte dell'indennità a lui spettante (come stabilito pure dall'art. 1638 c.c.), ma anche, in via alternativa, nel caso in cui ritenga che l'indennità determinata in sede amministrativa non comprenda l'intero ammontare corrispondente ai frutti non percepiti o alle attrezzature esistenti e configurabili quali miglioramenti apportati al fondo, il diritto di agire con opposizione avverso la stima dell'indennità stessa, ovvero di intervenire autonomamente nell'analogo giudizio promosso dal proprietario espropriato.
Cassazione civile sez. I 20 febbraio 2004 n. 3384
In fattispecie di occupazione legittima (non seguita da espropriazione nè formale nè sostanziale per ragione non imputabile all'occupante) con tempestivo rilascio del bene prima della scadenza del termine posto all'occupazione, l'indennità di occupazione, comprendente anche l'onere di spesa necessario al ripristino del fondo, è dovuta in via esclusiva al proprietario di esso; ne consegue che ogni pretesa del coltivatore affittuario deve essere rivolta nei confronti del proprietario, tenuto verso l'affittuario alla parte dell'indennità a lui spettante e alla riattivazione del rapporto di affitto rimasto sospeso durante l'occupazione.
Cassazione civile sez. I 28 novembre 2001 n. 15104
In tema di espropriazione, l'affittuario può far valere direttamente nei confronti dell'espropriante solo il diritto all'indennità aggiuntiva di cui all'art. 17 della l. n. 865 del 1971, mentre il suo diritto sulla indennità di occupazione può essere fatto valere esclusivamente nei confronti del concedente, in forza del rapporto contrattuale che, ai sensi dell'art. 1638 c.c., costituisce legittimo titolo del suo godimento, senza che le occupazioni di aree utilizzate per insediamenti provvisori si sottraggano a tale disciplina, non potendo più trovare applicazione, in materia, nè l'art. 1 e ss. l. n. 385 del 1980, nè l'art. 3.5 della l. n. 874 del 1980 (dichiarati, rispettivamente, incostituzionali con decisioni n. 223 del 1983 e n. 62 del 1991 dal giudice delle leggi).
Cassazione civile sez. I 26 agosto 1998 n. 8491
Con riguardo ad espropriazione per pubblica utilità regolata dalla l. 25 giugno 1865 n. 2359, l'art. 27 comma 3 l. cit. (prevedente che il conduttore del fondo espropriato è fatto indenne dal proprietario "o può esperire le sue ragioni nel modo indicato dagli art. 52 e 56"), va inteso nel senso che detto conduttore ha il diritto non solo di pretendere dal proprietario già indennizzato la corresponsione della parte d'indennità a lui spettante (come, peraltro, previsto anche dall'art. 1638 c.c.), ma anche, in alternativa - nel caso in cui ritenga l'indennità determinata in via amministrativa non comprensiva dell'intero ammontare corrispondente a frutti non percepiti, mancato raccolto o eventuali miglioramenti - di agire con opposizione avverso la stima dell'indennità stessa, ovvero di intervenire nell'analogo giudizio promosso dal proprietario espropriato.
Cassazione civile sez. un. 08 giugno 1998 n. 5609