Source: https://www.laleggepertutti.it/210393_fotografo-non-consegna-foto-matrimonio-che-fare
Timestamp: 2019-01-17 01:40:48+00:00
Document Index: 174357304

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2059', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2059', 'art. 2059', 'art. 1218', 'art. 2059', 'art. 2', 'art. 360']

Fotografo non consegna foto matrimonio: che fare?
Album di matrimonio non realizzato: se la scheda con gli scatti per l’evento irripetibile si distrugge è dovuto il risarcimento agli sposi?
Ti sei sposata di recente. Hai incaricato un professionista di eseguire il servizio fotografico e le riprese video della cerimonia in chiesa e del successivo ricevimento. Tuttavia l’album di matrimonio non è mai arrivato. Hai sollecitato più volte lo studio fotografico ma ogni volta hai ricevuto una scusa diversa. Alla fine, il responsabile del negozio non ha potuto più nasconderti la verità: la memoria digitale che conteneva i files con le fotografie è andata distrutta per un guasto dovuto al produttore. «Noi non c’entriamo nulla», ti ha detto scusandosi. Alle tue giuste proteste, il fotografo ti ha promesso la restituzione dei soldi già pagati. Ma tu non ne vuoi sapere: ti spettano anche i danni morali. Lui invece si trincera dietro al fatto di non aver alcuna colpa per l’accaduto. Chi ha ragione. Che fare se il fotografo non consegna le foto del matrimonio? La questione è stata decisa poche ore fa dalla Cassazione che, tenendo fede a un orientamento inaugurato nel 2008, ha chiarito quando è possibile risarcire i danni non patrimoniali come la lesione del “diritto alla memoria”.
Il punto da cui partire è la nuova definizione di danni non patrimoniali data dalla Suprema Corte circa dieci anni fa [2]. Oltre ai danni economici subiti a seguito di un illecito altrui, è possibile chiedere anche il risarcimento dei danni morali a condizione però che si versi in una di queste due ipotesi:
che sia stato commesso un reato
o che sia stato violato un diritto inviolabile della persona, uno di quelli cioè che trovano consacrazione nella Costituzione.
Al di là di tali due casi, i piccoli fastidi della vita quotidiana – come un tacco rotto, un taglio di capelli sbagliato o il tempo perso per chiedere l’annullamento di un atto illegittimo – non danno diritto a chiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali.
Alla luce di ciò bisogna quindi verificare se un evento come un matrimonio, di per sé irripetibile, eccezionale e fondamentale nella vita di una persona, possa rientrare tra quei diritti inviolabili della persona che danno diritto al risarcimento (anche) dei danni morali. È proprio su questo aspetto che si è soffermata la Cassazione: perché è dalla risposta a tale quesito che si può stabilire che fare se il fotografo non consegna le foto del matrimonio.
Non esiste un diritto a ricordare. Si può ben affidare tutto alla memoria personale
In passato il Tribunale di Torre Annunziata aveva detto che esiste un diritto alla memoria dell’individuo ad eventi importanti come il matrimonio, la prima comunione, la laurea, un battesimo. Per cui, se il fotografo sbaglia il servizio gli si possono chiedere tutti i danni: non solo la restituzione dei soldi spesi (danni patrimoniali), ma anche quelli per la perdita del ricordo (danni non patrimoniali). Leggi: Fotografo sbaglia il servizio: posso chiedergli i danni?
Oggi però la Cassazione contraddice questo principio e afferma l’esatto opposto: non esiste nel nostro ordinamento un “diritto alla memoria”: è una invenzione degli avvocati. Pertanto non va neanche risarcito visto che nessuna norma della Costituzione stabilisce un “diritto a ricordare” in favore dei cittadini italiani.
Matrimonio, cresima o battesimo possono rimanere impressi nella memoria delle persone: non vanno mai definitivamente persi
Il fotografo che non consegna l’album di nozze viene quindi sollevato dall’obbligo di risarcire i danni morali e, tutt’al più, dovrà restituire gli acconti. Ricordare il giorno delle nozze – sottolinea la Corte – non è una prerogativa della persona tutelata dalla Costituzione.
È vero: il matrimonio è sicuramente un giorno importante per gli sposi e gli scatti andati perduti possono senz’altro creare turbamenti d’animo; che tuttavia non hanno una gravità tale da incidere su interessi di rango costituzionale: ricordare in base alle immagini il giorno in cui si è saliti sull’altare (o si è stati in Comune) non costituisce un diritto fondamentale della persona, anche perché la coppia ben potrebbe decidere di affidarne il ricordo alla sola memoria personale (e in alcuni casi potrebbe poi volerlo rimuovere).
[1] Cass. sent. 13370/18 del 29.05.2018.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 1 dicembre 2017 – 29 maggio 2018, n. 13370
Presidente Vivaldi – Relatore Pellecchia
1. Con sentenza n. 11920/2011, il Tribunale di Roma accolse la domanda formulata Lu. On., condannando la Impero Fotografico S.r.l. a risarcire l’attrice dei danni derivanti dalla mancata consegna del servizio fotografico commissionato per il matrimonio.
Il giudice di primo grado ritenne che la società si fosse resa totalmente inadempiente alle obbligazioni assunte nel contratto, attesa la perdita delle fotografie scattate durante il matrimonio della On..
Riconobbe inoltre il risarcimento del danno non patrimoniale, da qualificare come danno morale ed esistenziale, ritenendo che l’assenza del servizio fotografico incidesse negativamente sulla vita della On. per l’impossibilità di rivivere nel tempo le emozioni del matrimonio attraverso il servizio fotografico.
La Corte, come il giudice di primo grado, ha ritenuto dimostrato l’accordo nei termini indicati dalla On.. Tuttavia, ha rigettato la domanda relativa al risarcimento del danno non patrimoniale, in quanto, nella fattispecie, non si trattava di un fatto di reato, ma solo di un adempimento contrattuale, e gli interessi tutelati non erano costituzionalmente rilevanti.
3. Avverso tale decisione, propone ricorso in Cassazione Lu. On., sulla base di due motivi.
4.1. Con il primo motivo, la ricorrente lamenta la “violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 1174, 2059 c.c. anche in relazione all’art. 2 della Costituzione italiana, per avere il giudice di appello erroneamente affermato che a seguito dell’inadempimento delle obbligazioni contrattuali è derivato soltanto un danno patrimoniale e non anche un danno non patrimoniale risarcibile”.
La Impero Fotografico, con il suo comportamento inadempiente, avrebbe leso il diritto “alla memoria” o “al ricordo”, componente del diritto all’identità personale riconosciuto dall’art. 2 della Costituzione italiana.
Secondo le Sezioni Unite, l’art. 2059 cod. civ. non disciplina una autonoma fattispecie di illecito, distinta da quella di cui all’art. 2043 c.c., ma si limita a disciplinare i limiti e le condizioni di risarcibilità dei pregiudizi non patrimoniali, sul presupposto della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito richiesti dall’art. 2043 c.c.: e cioè la condotta illecita, l’ingiusta lesione di interessi tutelati dall’ordinamento, il nesso causale tra la prima e la seconda, la sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso. L’unica differenza tra il danno non patrimoniale e quello patrimoniale consiste pertanto nel fatto che quest’ultimo è risarcibile in tutti i casi in cui ricorrano gli elementi di un fatto illecito, mentre il primo lo è nei soli casi previsti dalla legge.
Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 cod. civ., ovvero che il danno non patrimoniale sia risarcibile nei soli casi “previsti dalla legge”, deve essere inteso che esso è risarcibile quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato (e in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di qualsiasi interesse della persona tutelato dall’ordinamento, ancorché privo di rilevanza costituzionale), quando ricorra una delle fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro del danno non patrimoniale anche al di fuori di un’ipotesi di reato (e in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione dei soli interessi della persona che il legislatore ha inteso tutelare attraverso la norma attributiva del diritto al risarcimento), quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale (in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di tali interessi, che, al contrario delle prime due ipotesi, non sono individuati “ex ante” dalla legge, ma dovranno essere selezionati caso per caso dal giudice).
In tale ultimo caso (danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti) il danno non patrimoniale è risarcibile – sempre sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 cod. civ. -anche quando non sussiste un fatto-reato, né ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: (a) che l’interesse leso – e non il pregiudizio sofferto – abbia rilevanza costituzionale; (b) che la lesione dell’interesse sia grave, nel senso che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità; (c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità.
In particolare, si è considerata non condivisibile la pronuncia del 2008 nella parte in cui circoscrive la risarcibilità del danno non patrimoniale ex art. 1218 ss. c.c. nei limiti imposti dall’art. 2059 c.c., ossia nei casi “previsti dalla legge”.
Il contratto può essere funzionalizzato dall’autonomia delle parti a soddisfare un interesse non patrimoniale anche non qualificabile come diritto fondamentale della persona costituzionalmente rilevante, purché economicamente apprezzabile. Se tale interesse diviene irrealizzabile nonostante la prestazione sia ancora possibile, il contratto, ormai privo di causa, può essere risolto. Tuttavia, seguendo il principio enunciato dalle Sezioni Unite, l’eventuale frustrazione dello stesso interesse a causa dell’inadempimento della controparte, in mancanza di pregiudizio di tipo economico, non darebbe luogo ad alcuna conseguenza risarcitoria.
Nel caso di specie, ad ogni modo, non è oggetto di censura il suddetto principio, quanto piuttosto il mancato riconoscimento della grave lesione di un interesse di rango costituzionale, individuato nel diritto “alla memoria” di un evento di particolare importanza della propria vita, poiché espressione del diritto all’identità personale di cui all’art. 2 Cost.
4.2. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta l'”omesso esame ex art. 360 comma 1, n. 5 c.p.c. circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, ovvero “circa l’inadempimento totale della resistente con particolare riferimento alla mancata consegna non solo del servizio fotografico ma anche di quello video”.
La Corte di appello di Roma avrebbe erroneamente dedotto che, a differenza del servizio fotografico, il video commissionato dalla On. fosse stato effettivamente consegnato alla stessa dalla resistente.
Tale fatto non sarebbe mai stato provato dalla resistente e non sarebbe pacifico, ma al contrario sarebbe stato oggetto, nel corso del processo, di specifiche contestazioni. In particolare, “la On. ha contestato tale circostanza negli atti difensivi di primo e secondo grado e la resistente invece nella comparsa di costituzione risposta nel giudizio di primo grado (pagina 3/4 del medesimo atto) nonché nell’atto di citazione in appello della resistente (pagina 5 del medesimo atto)”.
Il motivo è inammissibile per violazione del principio di autosufficienza. La ricorrente, infatti, omette di trascrivere gli atti – che non sarebbero stati considerati dal giudice di secondo grado – dai quali risulterebbe specificamente contestata, ad opera della On., la circostanza dell’avvenuta consegna del video relativo al matrimonio.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione in data 1 dicembre 2017.