Source: http://fallimento.it/articoli/Adempimenti%20in%20caso%20di%20revoca%20del%20fallimento.htm
Timestamp: 2018-11-13 22:12:26+00:00
Document Index: 183480173

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'art. 147', 'art. 21', 'art. 146', 'sentenza ', 'sentenza ']

CONTRIBUTO DI RAFFAELE TRIGGIANI
APPROFONDIMENTO A CURA DI RAFFAELE TRIGGIANI
COMPENSO DEL CURATORE E SPESE DELLA PROCEDURA
L'art. 147 del DPR N. 115 del 30/05/2002 dispone che "in caso di revoca della dichiarazione di fallimento, le spese della procedura fallimentare e il compenso del curatore sono a carico del creditore istante, se condannato ai danni per aver chiesto la dichiarazione di fallimento con colpa; sono a carico del fallito persona fisica, se con il suo comportamento ha dato causa alla dichiarazione di fallimento". Abbiamo quindi tre soggetti che possono essere tenuti a sostenere le spese di giustizia, in dipendenza del comportamento delle parti: il creditore istante, il fallito persona fisica o, residualmente, l’Erario. L’art. 147 sopra citato ha abrogato il vecchio art. 21 L.F., dichiarato parzialmente incostituzionale (Corte Cost. 6/3/1975 n. 46).
La norma in pratica ipotizza che la dichiarazione di fallimento, poi revocata, possa derivare da un comportamento colposo del creditore istante o del debitore che potrebbero, con il loro operato, avere indotto in errore il Collegio giudicante in merito alla sussistenza dei presupposti necessari per l’apertura della procedura concorsuale. Pur nel silenzio della norma, la logica e la giurisprudenza ci dicono che nel caso in cui non sussista colpa del debitore o del creditore istante, o non si tratti di una impresa individuale, o il fallimento sia stato richiesto dal Pubblico Ministero, le spese rimangono a carico dell’Erario. Si ritiene infatti applicabile, in tal caso, l'art. 146 comma 3 lettera c) del DPR n.115 del 2002 che le imputa all'Erario paragonando il Curatore all'ausiliario del Magistrato.
L’aspetto sostanziale è quindi chiaro, mentre emerge qualche problema dal punto di vista processuale. Se il Tribunale fallimentare è senza dubbio il soggetto incaricato di quantificare il compenso del curatore, quale è l’autorità competente per decidere a chi il curatore può rivolgersi per il pagamento? Sicuramente non il Giudice Delegato o la Sezione Fallimentare, visto che l'istanza con cui il Curatore chiede porsi il predetto compenso a carico del creditore, del debitore o dell'Erario “non può essere proposta al medesimo giudice mediante l'instaurazione di un procedimento camerale non contenzioso, ma, essendo stato indicato un soggetto controinteressato perché individuato come soggetto tenuto definitivamente al pagamento di tale compenso, dev'essere proposta instaurando un giudizio contenzioso, nel rispetto del principio del contraddittorio, trattandosi di procedura fallimentare non più in corso” (Cassazione 12411/2006 – il caso trattato era l’addebito del compenso del curatore all’Erario). Il Curatore dovrà quindi rivolgersi al Giudice ordinario, individuando fin dall’atto introduttivo il soggetto da lui reputato responsabile del fallimento revocato e quindi tenuto al pagamento. Questo con tutte le difficoltà che deriverebbero, per esempio, da una richiesta di addebito all’Erario, successivamente alla negazione della responsabilità del debitore da parte del giudice ordinario. Nella scelta il Curatore può essere aiutato dalla sentenza della Corte di Appello che revoca il fallimento, la quale potrebbe, o meglio dovrebbe, contenere una specifica dei motivi che hanno erroneamente portato alla sentenza (in caso di revoca della procedura fallimentare “il Tribunale è tenuto a verificare e quindi ad illustrare quale sia stato il contributo causale dei soggetti incidente sulla sua apertura, attesa la normativa applicabile” - Cassazione 6553/2014).
Infatti in caso di revoca della procedura fallimentare "l'avvocato che abbia svolto prestazioni professionali in favore della procedura stessa non può richiedere la liquidazione degli onorari agli organi preposti al fallimento, ma deve proporre un'azione ordinaria o avvalersi di rimedi procedimentali speciali previsti dall'ordinamento, per richiedere il pagamento delle proprie spettanze all'Amministrazione dello Stato, tenuta al rimborso (Cass.17/04/2008, n. 10099)