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Timestamp: 2020-06-05 19:32:21+00:00
Document Index: 178710394

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 380', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 32099 del 09/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32099 del 09/12/2019
Cassazione civile sez. VI, 09/12/2019, (ud. 03/07/2019, dep. 09/12/2019), n.32099
sul ricorso 20282-2017 proposto da:
LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, GIUSEPPE MATANO,
S.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE GIULIO CESARE,
23, presso lo studio dell’avvocato LUCA GARRAMONE, che lo
rappresenta e difende unitamente agli avvocati MARIA PAOLA GENTILI e
ANTONIO ARMENTANO;
avverso la sentenza n. 6054/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 27/02/2017;
partecipata del 03/07/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI
che, con sentenza depositata il 27.2.2017, la Corte d’appello di Roma ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva accolto la domanda proposta dall’ing. S.S. volta alla declaratoria dell’insussistenza del proprio obbligo di iscrizione alla Gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, nonchè al pagamento dei relativi contributi, in relazione all’attività libero-professionale svolta in concomitanza con l’attività di lavoro dipendente per la quale egli è iscritto presso altra gestione assicurativa obbligatoria;
che avverso tale pronuncia l’INPS ha proposto ricorso per cassazione deducendo un motivo di censura;
che l’ing. S.S. ha resistito con controricorso;
che è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;
che, con l’unico motivo di censura, l’Istituto ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, e del D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12, (conv. con L. n. 111 del 2011), entrambi in relazione alla L. n. 179 del 1958, artt. 3 e 10 e alla L. n. 6 del 1981, art. 21, e artt. 7,23 e 37 dello Statuto INARCASSA approvato con decreto interministeriale 20 dicembre 1995, n. 1189700, per avere la Corte di merito ritenuto che non sussista alcun obbligo di iscriversi alla Gestione separata presso l’INPS a carico degli ingegneri e degli architetti che, pur esercitando abitualmente la libera professione, non possano iscriversi all’1NARCASSA per essere contemporaneamente iscritti presso altra gestione previdenziale obbligatoria;
che il motivo è manifestamente fondato, essendosi ormai consolidato il principio di diritto secondo cui gli ingegneri e gli architetti, che siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie e che non possano conseguentemente iscriversi all’IN ARCASSA, rimanendo obbligati verso quest’ultima soltanto al pagamento del contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, sono tenuti comunque ad iscriversi alla Gestione separata presso l’INPS, in quanto la rullo universalistica delle tutele previdenziali cui è ispirato alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, induce ad attribuire rilevanza, ai fini dell’esclusione dell’obbligo di iscrizione di cui alla norma d’interpretazione autentica contenuta nel D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12 (conv. con L. n. 111 del 2011), al solo versamento di contributi suscettibili di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale, ciò che invece non può dirsi del c.d. contributo integrativo, in quanto versamento effettuato da tutti gli iscritti agli albi in funzione solidaristica (Cass. n. 30344 del 2017, cui ha dato continuità, a seguito di ordinanza interlocutoria di questa Sesta sezione n. 18865 del 2018, Cass. n. 32166 del 2018);
che, non essendosi la Corte di merito conformata all’anzidetto principio di diritto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione;
La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 3 luglio 2019.