Source: http://www.democrazia-atea.it/news/lettera-ai-dirigenti-scolastici/278/
Timestamp: 2017-11-18 17:39:31+00:00
Document Index: 137541390

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.6', 'sentenza ']

LETTERA AI DIRIGENTI SCOLASTICI 31/05/2014
nella qualità di genitrice/genitore della/del minore _____________ che frequenta la classe ______________, espongo quanto segue.
Apprendo dalla comunicazione del gg/mm/aaaa prot.n.0000 che in data gg/mm/aaaaa si terrà (descrivere rituale religioso).
Sottopongo alla Sua cortese attenzione la necessità di un immediato intervento che ponga fine alle iniziative intraprese dall’Istituto Scolastico di partecipazione alle attività di culto.
Ricordo a me stessa/o che la nostra Costituzione esprime il principio supremo della laicità dello Stato attraverso gli articoli 2,3,7,8,19 e 20 (Corte Costituzionale sentenza n.203/1989), e che “in nessun caso il compimento di atti appartenenti, nella loro essenza, alla sfera della religione possa essere l’oggetto di prescrizioni obbligatorie derivanti dall’ordinamento giuridico dello Stato” (Corte Costituzionale, sentenza n.334/1996).
Aderisco alle pregevoli indicazioni espresse dal TAR Veneto nella sentenza n.2478 del 20 dicembre 1999, richiamandole integralmente: “È illegittima la delibera del Consiglio di circolo che dispone lo svolgimento di attività religiose, quali la celebrazione di liturgie o riti religiosi o il compimento di atti di culto, non attinenti alla vita della scuola, in orario scolastico e al posto delle normali ore di lezione, in quanto gli atti di culto non costituiscono “cultura religiosa” assimilabile all’insegnamento, ma fatti di fede individuale, estrinsecantesi nel colloquio rituale che il credente ha con la propria divinità e quindi, non rientrano nelle categorie e nel quadro delle attività scolastiche istituzionali”.
Richiamo integralmente anche la motivazione della sentenza del TAR Emilia-Romagna n.250 del 17 giugno 1993: “Gli atti di culto e le celebrazioni religiose si compiono unicamente nei luoghi a essi naturalmente destinati, che sono le chiese e i templi e non nelle sedi scolastiche, in sedi cioè improprie e destinate alle attività didattiche e culturali, finalità appunto della scuola. … La Chiesa è libera di svolgere queste attività nelle scuole che essa stessa istituisce, non può però svolgerle nelle scuole dello Stato e nell’ambito di esse e gli organi pubblici che questo consentono commettono senza dubbio una illegittimità”.
Richiamo, da ultimo le osservazioni conclusive sul secondo rapporto periodico della Santa Sede della Commissione dei Diritti dell’Infanzia del 31 gennaio 2014 nel quale le preoccupazioni espresse circa la tutela dei diritti dei minori pongono la Chiesa Cattolica in posizione di grave imbarazzo, tale da rendere quantomeno inopportuna la presenza di personale ecclesiastico nelle scuole frequentate da minori.
Nel rapporto testè citato,
www.crin.org/sites/default/files/attachments/holysee_crc_opsc_concluding_observations.pdf
Il Comitato sui Diritti dell’Infanzia, tra le raccomandazioni, include anche la diffusione delle osservazioni conclusive: “… Il Comitato inoltre raccomanda che il secondo rapporto periodico e le risposte scritte dallo Stato Parte e le relative raccomandazioni siano rese ampiamente disponibili”.
In adesione alle Raccomandazioni del Comitato sui Diritti dell’Infanzia dell’ONU Le chiedo formalmente di divulgare le osservazioni conclusive nelle quali si evidenziano preoccupanti elementi discriminatori perpetrati nelle scuole italiane nelle manifestazioni legate al culto cattolico.
Tra gli atti discriminatori si evidenziano, inter alia, i cosiddetti “precetti pasquali”.
Assisto ad una grave interferenza della Chiesa Cattolica nella attività dell’istituzione scolastica statale e chiedo un Suo immediato intervento che vieti, senza dubbi interpretativi, le attività rituali in orario scolastico, né in attività extrascolastiche di cui alla lettera d) dell’art.6 del d.p.r. 416/74.
Sono consapevole che “la materia religiosa, per il suo essere tradizionale terreno di azioni antiumanitarie, è tra quelle in cui più sensibile è la tensione opposta, che induce a consentire l’accesso alla tutela giurisdizionale in funzione antidiscriminatoria” come recentemente statuito dalla Corte di Cassazione Sezioni Unite sentenza 28 giugno 2013 n.16305.
Promuoverò attività di vigilanza e di segnalazione alle autorità giudiziarie degli episodi di illegittimità posti in essere in danno della/del minore e chiedo che il Dirigente Scolastico intervenga nel senso auspicato di un immediato ripristino dei criteri di non discriminazione che riaffermino il principio di laicità dello Stato Italiano, vietando manifestazioni e rituali religiosi nelle istituzioni scolastiche italiane.
La genitrice / Il genitore