Source: http://www.diritto-civile.it/Le-Obbligazioni/SSN-l-autore-del-danno-deve-risarcire.html
Timestamp: 2019-06-21 00:14:07+00:00
Document Index: 19511394

Matched Legal Cases: ['art. 1916', 'art. 2043', 'art. 1916', 'art. 1203', 'art. 1', 'art. 334', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 36']

SSN l'autore del danno deve risarcire
Secondo una recente pronuncia della Cassazione, il servi<zio sanitario nazionale ha azione diretta nei confronti dell'autore del danno per i costi dell'assistenza gratuita in favore del danneggiato
Art 1916 cc
Si è posta di recente la questione se il servizio sanitario Nazionale abbia diritto di agire, e in tale caso a che titolo, nei confronti del responsabile del danno che abbia subito un fruitore delle cure del servizio sanitario stesso. In sostanza, si tratta di verificare se il costo dell'assistenza sanitaria possa essere traslato in capo al soggetto responsabile del danno subito dal soggetto che abbia fatto ricorso alla sanità pubblica.
Nel caso di specie, l'ente erogatore del servizio aveva ingiunto al danneggiante il pagamento delle spese di assistenza e l'ingiunzione era stata opposta; alterne erano state le vicende del giudizio di merito.
La Suprema Corte, con una complessa pronuncia ha individuato, dopo avere escluso la possibilità di esperire l'azione di rivalsa ex art. 1916 c.c., nella responsabilità extracontrattuale, il titolo legittimante l'azione che l'ente appartenente al servizio sanitario nazionale intenda esperire nei confronti del soggetto responsabile del danno subito dal fruitore del servizio.
la Suprema Corte ammette, dunque, l'azione di risarcimento del danno da fatto illecito, ai sensi dell'art. 2043 c.c., cioè a titolo di responsabilità extracontrattuale.
Osserva, anzitutto, che l'autore di un fatto illecito da cui sia derivato un danno alla salute, ha certamente l'obbligo di risarcirne tutte le conseguenze immediate e dirette, comprese le spese della eventuale assistenza di carattere sanitario.
Ne deduce che tra le conseguenze dannose del fatto illecito rientrino anche le prestazioni sanitarie eventualmente erogate al danneggiato dal servizio sanitario nazionale, in misura pari ai relativi costi. Questo aggravio, peraltro, viene incidentalmente definito come un danno prevedibile, per la presumibile consapevolezza, in capo al danneggiante, del funzionamento del servizio sanitario nazionale come sistema di tutela collettiva della salute dei cittadini.
Per giungere alla equiparazione del servizio sanitario nazionale a qualunque altro danneggiato, esclude che vi sia un ostacolo nella gratuità con cui sono erogate le prestazioni sanitarie. Evidenzia, infatti, la necessità che siano assicurate cure mediche gratuite solo al danneggiato, che si trova ad averne bisogno per fatto illecito altrui, e non anche al danneggiante, che è responsabile della lesione arrecata alla salute, ove a lui imputabile, per dolo o colpa. Afferma, quindi, che l'autore del fatto illecito risponda dei danni nei confronti del servizio sanitario nazionale secondo la clausola generale della responsabilità aquiliana, non diversamente dalla responsabilità per le spese che sosterrebbe la vittima nel ricevere cure mediche in strutture private, con oneri a proprio carico.
CASS. CIV. - sez. III - 16 ottobre 2017, n. 24289
Nel caso di cure mediche rese dal servizio sanitario nazionale in favore del danneggiato dal fatto illecito altrui, all'ente gestore non compete l'azione di rivalsa prevista dall'art. 1916 c.c., né l'azione surrogatoria di cui all'art. 1203, n. 3, c.c., per difetto, in entrambi i casi, dei presupposti di legge. Non compete neppure l'azione speciale prevista dall'art. 1 l. 3 dicembre 1931, n. 1580, poiché tale disposizione è stata abrogata dal d.l. 25 giugno 2008, n. 112.
Per recuperare i costi delle prestazioni eseguite in favore del danneggiato, il servizio sanitario nazionale può agire per il risarcimento del danno extracontrattuale nei confronti dell'autore del fatto illecito. A ciò non osta la gratuità delle prestazioni sanitarie, che vale solo nei rapporti fra servizio e degente, ma non esclude la responsabilità aquiliana del danneggiante per i costi sostenuti a causa della sua condotta illecita.
Il servizio non ha titolo, tuttavia, ad agire per il recupero delle spese sostenute in favore delle vittime di sinistri derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore o dei natanti, poiché tali prestazioni sanitarie sono già compensate ex lege mediante un contributo sui premi delle assicurazioni per la responsabilità civile, previsto dall'art. 334 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Cod. assicur. priv.), espressamente definito come sostitutivo delle azioni spettanti alle Regioni e agli altri enti che erogano prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale.
Tuttavia, la riforma del ‘78, affermando il principio di gratuità delle prestazioni sanitarie rese dal SSN, aveva fortemente ridimensionato l'ambito operativo del diritto di rivalsa L. n. 1580 del 1931, ex art. 1, ristretto esclusivamente a quelle ipotesi, indubbiamente residuali, in cui la gratuità non sussistesse (per un'analitica ricognizione delle prestazioni sanitarie non gratuite si v. la già citata sentenza n. 4460/2003).
2.3 Il quadro innanzi descritto - che, come s'è visto, pur conservando in linea di principio la regola della surrogazione, ne vedeva significativamente eroso l'effettivo ambito di applicazione - è radicalmente mutato con il D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 36, che ha abrogato il sistema contributivo di finanziamento del SSN.
Per effetto di tale riforma si è avuta la c.d. "fiscalizzazione" del finanziamento del Servizio Sanitario, attuata mediante la sostituzione dei menzionati contributi sociali di malattia con entrate di natura fiscale.
Infatti, il danneggiato che ha ricevuto cure gratuite non ha titolo per chiederne il rimborso al danneggiante. Di conseguenza, non esiste un diritto in cui il SSN si possa surrogare. A tacere del fatto che - nell'ipotesi di specie - vi è disomogeneità fra la prestazione resa e il contenuto della pretesa fatta valere in via di surroga, in quanto il SSN renderebbe all'assistito una prestazione di servizi (sanitari), rivalendosi nei confronti del danneggiante per un credito pecuniario (il costo dei servizi sanitari).
Nel quadro così delineato non assume alcun rilievo la circostanza che il SSN eroghi al bisognevole le cure in regime di gratuità. Sebbene l'infortunato non debba sostenere alcun esborso, ciò non toglie nè che le prestazioni medico-sanitarie rese abbiano un costo oggettivo, nè che di tale costo possa essere chiamato a rispondere, secondo la clausola generale della responsabilità aquiliana, il danneggiante. La gratuità delle prestazioni, infatti, è assicurata a chi ne ha bisogno, non anche a chi, con la propria condotta illecita, abbia determinato la lesione alla salute di terzi che necessitano dell'intervento del SSN.
Consegue che i costi dell'assistenza medica e delle prestazioni sanitarie eventualmente erogate dal SSN al danneggiato devono essere risarcite dall'autore del fatto illecito, quali conseguenze dirette e prevedibili, al pari di come lo sarebbero le spese sostenute dal danneggiato per ricevere le cure necessarie in regime privatistico.
La responsabilità extracontrattuale Adempimento del terzo e surrogazione legale