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Timestamp: 2020-04-06 13:11:12+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 1391 del 19/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1391 del 19/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 07/12/2016, dep.19/01/2017), n. 1391
sul ricorso 29523/2015 proposto da:
MARICHIMICA S.R.L.;
avverso la sentenza n. 835/26/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE. DEL VENETO, depositata il 14/05/2015;
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte della Marichimica s.r.l. di avviso di accertamento relativo ad IRES, IRAP ed IVA per l’anno 2007, la Commissione tributaria regionale del Veneto, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettando l’appello dell’Agenzia delle Entrate ed accogliendo quello incidentale proposto dalla contribuente, riformava la decisione di primo grado ed annullava l’accertamento impugnato, perchè non preceduto da un processo verbale di chiusura delle operazioni ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, con conseguente violazione del principio del contraddittorio.
L’unico motivo – con il quale si deduce la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7 – è manifestamente fondato.
Sulla questione controversa sono intervenute di recente le Sezioni Unite di questa Corte (Sentenza n. 24823/15) le quali hanno ribadito l’orientamento maggioritario già formatosi in materia secondo cui, in tema di tributi non armonizzati, le garanzie fissate nella L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, trovano applicazione esclusivamente in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente; ciò, peraltro, indipendentemente dal fatto che l’operazione abbia o non comportato constatazione di violazioni fiscali (Cass. n. 15010/14; 9424/14, 5374/14, 20770/13, 10381/14), rilevando che nel senso indicato militano univocamente il dato testuale della rubrica (“Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali) e, soprattutto, quello della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 1 (coniugato con la circostanza che l’intera disciplina contenuta nella disposizione risulta palesemente calibrata sulle esigenze di tutela del contribuente in relazione alle visite ispettive subite in loco) che, esplicitamente si riferisce agli “accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali”. E ciò in considerazione anche delle peculiarità di dette verifiche, in quanto caratterizzate dall’autoritativa intromissione dell’Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca, quivi, di elementi valutativi a lui sfavorevoli: peculiarità, che specificamente giustifica, quale controbilanciamento, il contraddittorio al fine di correggere, adeguare e chiarire, nell’interesse del contribuente e della stessa Amministrazione, gli elementi acquisiti presso i locali aziendali (Cass. SS.UU. n. 24823/15 cit.).
Nel caso in esame, essendo pacifico che la verifica venne svolta “a tavolino”, la sentenza impugnata si è discostata dai superiori principi.
Le stesse Sezioni Unite, poi, con la stessa pronuncia hanno statuito il seguente principio: “Differentemente dal diritto dell’Unione europea, il diritto nazionale, allo stato della legislazione, non pone in capo all’Amministrazione fiscale che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente, in assenza di specifica previsione, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale, comportante, in caso di violazione, l’invalidità dell’atto. Ne consegue che, in tema di tributi “non armonizzati”, l’obbligo dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi, per le quali siffatto obbligo risulti specificamente sancito”. Per ciò che concerne, invece, i tributi “armonizzati” (come, nella specie, l’IVA, anch’essa oggetto di accertamento) le Sezioni Unite, con la stessa decisione, hanno statuito che l’Amministrazione finanziaria è gravata di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto purchè il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa.
La sentenza impugnata, nel ritenere applicabile la normativa ad un caso di accertamento, eseguito senza che vi fosse stato accesso presso i locali di attività della contribuente, si è discostata dai superiori principi con riferimento sia all’IRAP ed all’IRES che all’IVA laddove, per quest’ultima imposta, non ha compiuto il necessario preventivo esame delle concrete contestazioni eventualmente mosse dalla contribuente.
Ne consegue, in accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Veneto perchè proceda anche all’esame delle questioni ritenute assorbite e regoli le spese processuali.