Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-13720-del-05-07-2016
Timestamp: 2020-08-12 11:34:25+00:00
Document Index: 126631775

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 67', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 2501', 'Cass. Sez. ', 'art. 67']

Sentenza Cassazione Civile n. 13720 del 05/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13720 del 05/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 05/07/2016, (ud. 13/06/2016, dep. 05/07/2016), n.13720
sul ricorso 11806-2015 proposto da:
FALLIMENTO BELCHI 86 SRL, n persona del rappresentante legale pro
BANCO DI SARDEGNA SPA, in persona del rappresentante legale pro
avverso il decreto n. 328/2015 del TRIBUNALE di ROMA del 16/03/2015,
udito l’Avvocato PAGLIARI MASSIMO, difensore del ricorrente, il
quale si riporta agli scritti, accoglimento ricorso;
Rilevato che il Tribunale di Roma, con decreto, ha accolto l’opposizione allo stato passivo del Fallimento Belchi 86, proposta dal Banco di Sardegna SpA, per un credito pignoratizio a garanzia di un finanziamento erogato in ragione di un Piano “regolarmente attestato” di risanamento dell’esposizione debitoria e di riequilibrio della situazione finanziaria dell’intero gruppo societario (cd. Gruppo Dimafin), di cui era parte anche la società poi fallita, non potendosi accedere alla richiesta della curatela di revocare, ai sensi della L. Fall., art. 67, comma 3, lett. d), la garanzia concessa (il 15 dicembre 2009) in ragione di quel finanziamento volto a favorire la continuità aziendale;
che, infatti, va premesso che il piano attestato di risanamento, di cui alla L. Fall., art. 67, lett. d, appartiene al genus delle convenzioni stragiudiziali adottate dall’imprenditore per rimediare alla situazione della crisi d’impresa, che trova la sua giustificazione nella volontà del legislatore di incentivare il riacquisto – da parte dell’impresa – della capacità di stare sul mercato e di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni, così esaltando il valore della cd. continuità aziendale;
che, la disposizione invocata, nel testo applicabile ratione temporis (2009 e cioè anteriormente alle modifiche apporta nel 2012 secondo cui: d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purchè posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria; un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall’art. 28, lett. a) e b) deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano – il professionista è indipendente quando non è legato all’impresa e a coloro che hanno interesse all’operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale tali da comprometterne l’indipendenza di giudizio; in ogni caso, il professionista deve essere in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 2399 del codice civile e non deve, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, avere prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo; il piano può essere pubblicato nel registro delle imprese su richiesta del debitore), era così formulata: ” d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purchè posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata da un professionista iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall’art. 28, lett. a) e b), ai sensi dell’art. 2501 bis c.c., comma 4″;
che, infatti, questa Corte (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 11497 del 2014) ha enunciato il principio di diritto secondo cui, se “il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica intesa come realizzabilità nei frati del medesimo, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una assoluta, manifesta inettitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obbiettivi prefissati individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi mediante una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari in un tempo ragionevole”;
che tale principio, sebbene elaborato con riferimento al concordato preventivo, può dirsi valevole anche per la valutazione in esame (svolta ai fini delle azioni revocazione), per i cd. piani attestati di risanamento, rispondendo alla medesima ratio legis;
in tema di azioni revocatorie relative agli atti esecutivi del piano attestato di risanamento di cui alla L. Fall., art. 67, comma 3, lett. d), (nel testo vigente ratione temporis, e cioè anteriormente alle modifiche del 2012), il giudice, per ritenere non soggette alla domanda della curatela gli atti esecutivi del piano attestato medesimo ha il dovere di compiere, con giudizio ex ante, una verifica mirata alla manifesta attitudine all’attuazione del piano di risanamento, del quale l’atto oggetto di revocatoria da parte della curatela costituisce uno strumento attuativo.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile – 1 della Corte di cassazione, il 13 giugno 2016, dai magistrati sopra indicati.