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Timestamp: 2019-03-21 13:31:14+00:00
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Rogo in un capannone: responsabilità dei proprietari | SQ+ (Sicurezza e Qualità)
Rogo in un capannone: responsabilità dei proprietari
18 aprile 2016 Antincendio, INAIL 0 Comments
INAIL riporta la conclusione della sentenza di condanna per il rogo di Prato scoppiato il primo dicembre 2013 (vedi sotto la ricostruzione della vicenda) nel laboratorio tessile, adibito anche a dormitorio abusivo per gli operai, “Teresa moda”, nel quale morirono sette persone.
Le inadeguatezze strutturali dell’edificio – note ai locatori – non lo ritenevano idoneo ad essere affittato per uso industriale. All’INAIL il diritto all’azione di regresso pure nei confronti di persone del tutto estranee al rapporto di lavoro
Nessuna violazione diretta delle norme in materia di sicurezza sul lavoro, ma la responsabilità di avere affittato per uso industriale un immobile che sapevano essere strutturalmente inadeguato a tal utilizzo. Questa la motivazione alla base della condanna a sei anni e sei mesi di reclusione per il reato di incendio colposo e di omicidio colposo plurimo che il Tribunale di Prato ha inflitto a ciascuno dei due fratelli, di nazionalità italiana, proprietari dei capannoni industriali sede della ditta tessile “Teresa Moda” dove, il 1° dicembre 2013, divampò il rogo nel quale persero la vita sette operai cinesi.
La sentenza di primo grado, emessa il 12 febbraio scorso e depositata di recente, ha ampliato la platea dei responsabili del tragico incidente verificato nella zona industriale del Macrolotto e fa seguito a quella del 13 gennaio 2015 che aveva già visto condannare la titolare dell’impresa a otto anni e otto mesi di reclusione insieme alla sorella (sei anni e 10 mesi) e al marito di questa (sei anni e mezzo) in qualità di gestori della ditta (i tre, come le vittime, sono di nazionalità cinese).
All’Inail costituito parte civile una provvisionale di 500mila euro. Per quanto riguarda l’Inail, costituito parte civile così come nel separato processo che aveva portato alla condanna della titolare e dei gestori dell’azienda, il Tribunale ha liquidato in suo favore una provvisionale di 500mila euro a carico degli imputati e della responsabile civile, col riconoscimento del diritto a ottenere in separata sede civile la liquidazione di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali a esso spettanti. La sentenza ha segnato, così, un significativo riconoscimento della giurisprudenza sotto il profilo dell’azione di regresso, ovvero l’azione giudiziale con cui si fa valere il diritto autonomo dell’Istituto al rimborso delle prestazioni (ex artt. 10 e 11 del Testo Unico, dpr 1124/65).
Pur in linea con un orientamento che vede già da tempo il legislatore sempre più propenso ad ampliare la platea dei soggetti interessati dall’azione di regresso, la sentenza stabilisce in modo limpido come tale azione interessi quanti – anche se totalmente estranei al rapporto di lavoro – rivestano comunque una posizione di garanzia nei confronti dei lavoratori infortunati in relazione alle norme di comportamento poste a loro tutela.
Al di là delle inadempienze commesse dall’imprenditore, i due locatori avevano precisi obblighi nei confronti dei soggetti terzi – in questo triste caso: gli operai morti nel rogo – poiché con la stipula del contratto di affitto avevano consegnato a uso industriale un immobile in condizioni strutturali del tutto inidonee a tale utilizzo. La loro condotta, dunque, non ha contravvenuto solo alle obbligazioni principali del locatore sancite dal Codice civile, ma anche alle disposizioni del Testo unico in materia edilizia che interessano tutti coloro che effettuano interventi su edifici esistenti che possano influire sulle condizioni di sicurezza.
Rogo di Prato: emesse le prime condanne
Sono stati condannati in primo grado la proprietaria e i due gestori dell’azienda per l’incendio scoppiato il primo dicembre 2013 nel laboratorio tessile, adibito anche a dormitorio abusivo per gli operai, “Teresa moda” di Prato, nel quale morirono sette persone.
L’incendio, che era scoppiato a causa di un guasto all’impianto elettrico fatiscente, si era propagato alle cuccette abusive ricavate nella zona soppalco dove stavano dormendo gli operai, di cui soltanto tre riuscirono a fuggire a causa delle sbarre alle finestre.
I tre condannati erano stati imputati con l’accusa di omicidio colposo plurimo aggravato, omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, favoreggiamento della permanenza a fine di profitto di stranieri e incendio colposo aggravato. Nel dettaglio il tribunale ha condannato: la proprietaria dell’azienda, Lin Youlan a otto anni e otto mesi di carcere, mentre gli altri due imputati, la sorella Youli e il marito di quest’ultima, Hu Xiaoping, che secondo il giudice avrebbero partecipato alla gestione della ditta con responsabilità secondarie, a sei anni e 10 mesi e sei anni e mezzo di reclusione.
Al termine della lettura della sentenza l’avvocato difensore, Gabriele Zanobini, ha comunque annunciato che farà ricorso in appello.
Con questa sentenza gli imputati sono stati condannati anche al risarcimento del danno alle parti civili: 100mila euro ciascuno per i sindacati Filctem, Cgil, Cisl e Uil, 75mila euro per l’Inail e a 50mila per il Comune di Prato. Sempre secondo il gup gli imputati dovranno versare a uno dei sopravvissuti all’incendio ed a 4 familiari di secondo grado di alcune delle vittime una provvisionale di 25mila euro ciascuno.
Inoltre, subito dopo il rogo la proprietaria della fabbrica era tornata in Cina concludendo nel suo paese natale un accordo extragiudiziale con i parenti delle vittime di 110mila euro da versare a ognuno dei sette nuclei familiari.
Per i proprietari dell’immobile affittato agli imprenditori cinesi, i due fratelli italiani Giacomo e Massimo Pellegrini, anche loro accusati di omicidio plurimo colposo, il processo è tutt’ora in corso. Secondo l’accusa i due fratelli erano infatti a conoscenza degli abusi edilizi e del fatto che all’interno del capannone insieme ai macchinari vivevano, in dei loculi in cartongesso, gli operai.