Source: https://www.leggioggi.it/2013/08/23/province-ulteriore-proroga-dei-commissari-e-niente-elezioni/
Timestamp: 2018-07-20 14:39:29+00:00
Document Index: 94479313

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 77', 'sentenza ', 'art. 77', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Province, ulteriore proroga dei commissari e niente elezioni
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L’art. 12 del D. L. 93/2013 prevede:
2) La proroga dei commissariamenti in essere fino al 30 giugno 2014;
4) La sospensione di ogni norma relativa alla riduzione di spesa negli uffici periferici dell’amministrazione civile dello Stato (Prefetture).
1) Assenza dei requisiti di necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77 della Costituzione.
2) Mancanza di omogeneità nei contenuti del decreto legge.
La Corte Costituzionale, fra le tante, con la sentenza n. 22/2012 ha collegato il riconoscimento dell’esistenza dei presupposti fattuali, di cui all’art. 77, secondo comma, Cost., ad una intrinseca coerenza delle norme contenute in un decreto-legge, o dal punto di vista oggettivo e materiale, o dal punto di vista funzionale e finalistico. “L’inserimento di norme eterogenee all’oggetto o alla finalità del decreto – si legge nella sentenza – spezza il legame logico-giuridico tra la valutazione fatta dal Governo dell’urgenza del provvedere ed «i provvedimenti provvisori con forza di legge», di cui alla norma costituzionale citata. Il presupposto del «caso» straordinario di necessità e urgenza inerisce sempre e soltanto al provvedimento inteso come un tutto unitario, atto normativo fornito di intrinseca coerenza, anche se articolato e differenziato al suo interno”.
3) Violazione della sentenza della Corte Costituzionale 220/2013.
4) Violazione della sentenza della Corte Costituzionale 220/2013 sotto il profilo sostanziale
In assenza di qualsivoglia requisito di urgenza, appare chiaro l’intento del Governo: nell’incertezza sull’iter della riforma costituzionale, è assolutamente necessario evitare il rinnovo degli organi delle Province attraverso le elezioni.
Va ricordato infatti che la Legge 7 giugno 1991 n. 182 prevede che le elezioni dei consigli comunali e provinciali devono svolgersi in un turno annuale ordinario da tenersi in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno se il mandato scade nel primo semestre dell’anno ovvero nello stesso periodo dell’anno successivo se il mandato scade nel secondo semestre.
La Legge prevede inoltre che le elezioni dei consigli comunali e provinciali che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza del mandato si svolgono nella stessa giornata del turno ordinario se le condizioni che rendono necessario il rinnovo si sono verificate entro il 24 febbraio, ovvero nello stesso periodo dell’anno successivo, se le condizioni si sono verificate oltre tale data.
La data per lo svolgimento delle elezioni è fissata dal Ministro dell’interno non oltre il cinquantacinquesimo giorno precedente quello della votazione ed è comunicata immediatamente ai prefetti perché provvedano alla convocazione dei comizi ed agli altri adempimenti di loro competenza previsti dalla legge
5) Violazione del principio della rappresentanza democratica
Al riguardo, la Corte Costituzionale, con sentenza 103/1993, nel considerare costituzionalmente legittima l’ipotesi di scioglimento dei consigli per infiltrazioni mafiose, ha sottolineato come “l’aspetto proprio delle autonomie, quale quello della rappresentatività degli organi di amministrazione, possa temporaneamente cedere di fronte alla necessità di assicurare l’ordinato svolgimento della vita delle comunità locali, nel rispetto delle libertà di tutti ed al riparo da soprusi e sopraffazioni, estremamente probabili quando sui loro organi elettivi la criminalità organizzata possa immediatamente riprendere ad esercitare pressioni e condizionamenti”.
6) Violazione dei principi costituzionali che regolano le autonomie locali
A completare la frenetica attività del Governo, è da aggiungere che il ddl di riordino proposto dal Ministro Delrio, sul riordino delle Province e istituzione della Città metropolitane, significativamente denominato “svuotas Province”, è stato presentato alle Camere, con autorizzazione del Presidente della Repubblica del 9 agosto, senza attendere il parere della Conferenza Unificata Stato Regioni e Autonomie Locali, previsto per legge (D. Lgs. 281/1997), e da cui si prescinde solo nei casi in cui il Presidente del Consiglio dei Ministri dichiara che ragioni di urgenza non consentono la consultazione preventiva; in questo caso la Conferenza è consultata successivamente e il parere è reso in sede di esame parlamentare del disegno di legge.
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umberto 4 novembre 2013 at 18:02
Non mi pare serio che una riforma costituzionale possa basarsi su dati finanziari pubblicati da Rizzo-Stella. Il Governo, se composto da persone di senno e non da soli demagoghi, deve rendere noto l’ammontare delle spese dirette ed indirette conseguenti alla soppressione delle Province e prevedere quali funzioni, oggi provinciali, saranno esercitate da Regioni e Comuni. Non si può limitare a dire che non si avranno aumenti di spesa pubblica: affermazione generica, che possono fare anche sprovveduti.
Mi pare che l’elezione indiretta degli organi provinciali sia una soluzione che deve essere sperimentata: essa assicurerebbe un più stretto collegamento e coordinamento con le amministrazioni locali, riducendo attriti e contrapposizioni tra gli eletti in Provincia e nei Comuni. Poiché ritengo che la soppressione delle Province non andrà in porto, quella della nomina degli organi provinciali tra gli amministratori comunali della stessa provincia, potrebbe rivelarsi una soluzione duratura, e quella più rispondente all’interesse pubblico.
Guido Antonio 26 agosto 2013 at 18:28
Spero solo che il governo Letta CADE non si capisce perche’ solo le sentenze di Silvio Berlusconi vanno rispettate, ma la sentenza della CorteCostituzionale no.Le PROVINCE non sono costi della politica. Le Regioni quanto ci costano, cosa fanno, a che servono e pensare che fino al 1970 in Italia ci stvano solo PROVINCE e COMUNI, funzionava bene senza costi altissimi