Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7544-del-23-03-2017
Timestamp: 2020-05-27 00:10:36+00:00
Document Index: 30012598

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 1117', 'art. 2652', 'art. 2652', 'art. 2727', 'art. 5', 'art. 1102', 'art. 1139']

Sentenza Cassazione Civile n. 7544 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7544 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. II, 23/03/2017, (ud. 17/01/2017, dep.23/03/2017), n. 7544
C.P., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
DI PIETRA 26, presso lo studio dell’avvocato DANIELA JOUVENAL, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO PAUTRIE’;
avverso la sentenza n. 1090/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
udito l’Avvocato Jouvenal Daniela difensore del ricorrente che ha
chiesto l’accoglimento del ricorso; udito l’Avv. Contento Giancarlo
difensore dei controricorrenti che ha chiesto l’inammissibilità, in
subordine, il rigetto del ricorso;
Con sentenza n. 5362/08 il Tribunale di Torino, accogliendo la domanda avanzata da T.D., + ALTRI OMESSI
Con sentenza depositata il 17/6/2011 la Corte d’appello di Torino rigettò l’impugnazione proposta da C.P..
Avverso la sentenza d’appello il C. ricorre per cassazione. Resistono con controricorso T.D., + ALTRI OMESSI
Con il primo ed il secondo motivo il ricorrente deduce violazione degli artt. 100 e 112 c.p.c., e art. 2697 c.c..
Secondo il C. la Corte locale aveva errato nel ritenere che l’estensione del contraddittorio, operata dal Tribunale, nei confronti di tutti i condomini dovesse considerarsi inutile. Tenuto conto della peculiare struttura dell’edificio i chiamati avevano dichiarato di non avere interesse alla contesa. Quindi non si era in presenza di un difetto di legittimazione, ma della manifestazione, nel merito, della mancanza d’interesse a contraddire la domanda del C.. Con la conseguenza che l’adesione dei medesimi avrebbe dovuto essere valutata come una confessione, sia pure, se del caso, extragiudiziale e, allo stesso tempo, importare la carenza di legittimazione anche in capo agli attori principali.
L’esposta doglianza è radicalmente priva di giuridico fondamento. La circostanza che un gruppo di condomini, le cui unità abitative facciano parte di una diversa parte del complesso condominiale, abbiano ritenuto di non avere interesse alla contesa, che perciò sono stati giudicati carenti di legittimazione, non implica affatto che un tale giudizio (mancanza di interesse) debba estendersi al resto dei condomini, che invece, detto interesse hanno prospettato di avere. Nè risponde a canoni interpretativi logicamente apprezzabili affermare che la dichiarazione di mancanza di interesse equivalga ad aderire alla tesi del ricorrente, assumendo valore confessorio.
Con il terzo motivo il ricorrente allega violazione dell’art. 1117 c.c., in quanto il sottotetto, se diversamente non risulti dal titolo, si appartiene ai proprietari dell’ultimo piano, quale pertinenza, salvo l’utilizzazione, anche solo potenziale, da parte del condominio. In quest’ultimo caso, precisa il C., non può che farsi riferimento alla funzione specifica assolta dal sottotetto.
Con il quarto motivo viene denunziata la violazione degli artt. 1117 e 817 c.c., art. 2652 c.c., n. 6, L.R. Piemonte 6 agosto 1998, n. 21, artt. 3 e 6. Chiarisce il C. di aver provveduto, in applicazione della predetta legge, la quale stabilisce agevolazioni economiche in caso di trasformazione abitativa del sottotetto, a trascrivere presso la Conservatoria dei RR. II. La dichiarazione unilaterale resa davanti al notaio, nella quale si afferma proprietario esclusivo del locale.
Con il quinto motivo, deducente violazione dell’art. 2652 c.c., n. 6, e artt. 324 e 336 c.p.c., si assume sussistere, in relazione a quanto esposto nel motivo che precede, la presunzione legislativa di pertinenzialità del sottotetto, che avrebbe potuto essere posta in contestazione solo impugnando la trascrizione di cui s’è detto.
Non assume rilievo e pertinenza di sorta l’evocazione della legge regionale sopra richiamata. Invero la circostanza che il proprietario possa procedere alla trasformazione del sottotetto in locale abitabile non risolve di certo la questione per cui è causa. Qui il punto controverso è proprio attinente alla titolarità del diritto proprietario. Titolarità che non può di certo essere attribuita al ricorrente per il mero fatto che abbia acceduto alla pratica amministrativa prevista dalla normativa regionale. Nè tantomeno concludente appare il richiamo alla trascrizione di un atto unilaterale proveniente dallo stesso soggetto, che chiede di valersi del regime amministrativo agevolato, autoproclamandosi proprietario esclusivo.
Con il sesto motivo il C. si duole della violazione dell’art. 2727 c.c. e segg., in relazione all’art. 5 del regolamento condominiale e alla legge regionale di cui sopra, affermando essere stata violata la regola “del più probabile che non”, potendo essere praticabile una ricostruzione alternativa favorevole al ricorrente, altrettanto plausibile di quella avversa.
Ritiene il ricorrente che la Corte di Torino avrebbe dovuto reputare “più probabile che non” la funzione di esclusivo asservimento della porzione di sottotetto soprastante l’appartamento del ricorrente, essendo destinata a coibentare e proteggere lo stesso, e, comunque, escludersi l’utilizzazione condominiale.
Con il settimo motivo, si denunzia la violazione degli artt. 1102, 1139 e 1117 c.c..
In ogni caso, soggiunge, poi, il C., ogni singolo condomino può fare un uso più intenso delle parti comuni, non potendosi intendere che esista corrispondenza fra pari uso e uso identico.
L’atteggiamento dei condomini avversari corrisponde ad un uso, nella sostanza, abusivo del processo, perchè costoro nessuna utilità particolare traevano da quel trancio di sottotetto.
Questa Corte ha già affermato più volte che la nozione di uso della cosa comune cui fa riferimento l’art. 1102 c.c. – che in virtù del richiamo contenuto dell’art. 1139 c.c., è applicabile anche in materia di condominio negli edifici – non va intesa nel senso di uso identico contemporaneo, dovendo ritenersi conferita dalla legge a ciascun partecipante alla comunione la facoltà di trarre dalla cosa comune la più intenso utilizzazione, a condizione che questo sia compatibile con i diritti degli altri, essendo i rapporti condominiali informati al principio di solidarietà, il quale richiede un costante equilibrio fra le esigenze di interesse di tutti i partecipanti alla comunione con la conseguenza che, qualora sia prevedibile che gli altri partecipante alla comunione non faranno un pari uso della cosa comune, la modifica apportata alla stessa dal condomino deve ritenersi legittima, dal momento che in una materia in cui è prevista la massima espansione dell’uso il limite al godimento di ciascuno dei condomini è dato dagli interessi altrui, i quali pertanto costituiscono impedimento alla modifica solo se sia ragionevole prevedere che i loro titolari possano volere accrescere il pari uso cui hanno diritto (Sez. 2, n. 8808, 30/5/2993, Rv. 563813; 1499/1988, Rv. 512558).
Si tratta delle ipotesi in cui il condomino apra una ulteriore porta d’accesso sul pianerottolo, un varco nella recinzione comune, che gli consenta di mettere in comunicazione uno spazio condominiale con l’area pubblica, ecc..
Con l’ottavo motivo il ricorso allega vizio motivazionale su un punto controverso e decisivo, non avendo la Corte di Torino provveduto a descrivere puntualmente l’edificio, nè, tantomeno, l’uso condominiale del sottotetto, nè, infine, chiarito in cosa fosse consistita la vocazione condominiale potenziale dello stesso, nonostante la comprovata autonomia topografica del locale segregato dal ricorrente.
Non può, inoltre, condividersi, prosegue il ricorrente, l’assunto del CTU secondo il quale la funzione del sottotetto non è solo quella di proteggere gli appartamenti dell’ultimo piano, ma tutto l’edificio, così da scongiurare sbalzi termici, onerosi energeticamente. Perchè così ragionando il sottotetto sarebbe sempre e comunque condominiale. L’unico vera parte comune destinata allo scopo predetto è, invece, il tetto, il quale costituisce una delle parti comuni per legge.
Con il nono motivo viene assunta la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., in quanto il ricorrente contesta l’addebito delle spese legali, anche di quelle di primo grado in relazione ai chiamati su ordine del giudice.
Le spese legali seguono la soccombenza e possono liquidarsi siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività espletate.