Source: http://www.avvocatoabologna.it/risarcimento-errore-medico/malasanita-bologna-cesena-forli-ravenna-risarcimento-avvocato-esperto-indenizzo-risaricmento-da-malasanita.html
Timestamp: 2017-09-25 04:14:49+00:00
Document Index: 58259967

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 196', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

MALASANITA’ BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA RISARCIMENTO AVVOCATO ESPERTO INDENIZZO RISARICMENTO DA MALASANITA' | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
MALASANITA’ BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA RISARCIMENTO AVVOCATO ESPERTO INDENIZZO RISARICMENTO DA MALASANITA’
) Non risulta conforme a diritto quanto affermato dalla Corte ligure sul tema della rilevanza “parascriminante” delle linee guida, mentre appare corretta e condivisibile (diversamente da quanto opinato dal giudice di appello) la censura mossa da parte ricorrente che evidenzia – in consonanza con la recente giurisprudenza penalistica di questa Corte e della stessa Corte costituzionale – come le linee guida non assurgano punto al rango di fonti di regole cautelari codificate, non essendo ne’ tassative ne’ vincolanti, e comunque non potendo prevalere sulla liberta’ del medico, sempre tenuto a scegliere la miglior soluzione per il paziente. Di tal che, pur rappresentando un utile parametro nell’accertamento dei profili di colpa medica, esse non eliminano la discrezionalita’ giudiziale, libero essendo il giudice di valutare se le circostanze del caso concreto esigano una condotta diversa da quella prescritta (Cass. pen. 16237/2013; 39165/2013). Non senza osservare, ancora, come il giudice delle leggi, con la sentenza n. 295 del 2013, abbia chiaramente specificato che la limitazione di responsabilita’ ex articolo 3 comma 1 della cd. Legge Balduzzi trovi il suo invalicabile limite nell’addebito di imperizia – giacche’ le linee guida in materia sanitaria contengono esclusivamente regole di perizia – e non anche quando l’esercente la professione sanitaria si sia reso responsabile di una condotta negligente e/o imprudente.
MALASANITA’ BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA RISARCIMENTO AVVOCATO ESPERTO INDENIZZO RISARCIMENTO DA MALASANITA’Suprema Corte di Cassazione
Il “rilievo deontologico”, di converso, era univocamente finalizzato, nella specie, ad evidenziare le conseguenze dell’omessa informazione, e cioe’ il vulnus arrecato al diritto di libera e consapevole autodeterminazione della paziente, qual che fosse poi stata la sua sceltaMALASANITA’ BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA RISARCIMENTO AVVOCATO ESPERTO INDENIZZO RISARCIMENTO DA MALASANITA’Suprema Corte di Cassazione
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, dichiara la non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari alla somma gia’ dovuta, a norma del predetto articolo 13, comma 1 bisMALASANITA’ BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA RISARCIMENTO AVVOCATO ESPERTO INDENIZZO RISARCIMENTO DA MALASANITA’
F.M. ha proposto ricorso per cassazione contro la Casa di Cura Villa Ester E. Percesepe s.p.a. e la s.p.a. Assitalia, avverso la sentenza del 3 dicembre 2012, con cui la Corte d’Appello di Napoli ha rigettato il suo appello avverso la sentenza del Tribunale di Avellino del marzo del 2006, con la quale era stata rigettata la domanda, con cui nel gennaio del 2001, essa ricorrente aveva chiesto la condanna della Casa di Cura al risarcimento dei danni asseritamente sofferti in conseguenza di un intervento chirurgico di “stabilizzazione della spalla sinistra”, al quale si era sottoposta presso di essa nel gennaio del 2001. Nel relativo giudizio la convenuta aveva chiamato in garanzia la società assicuratrice.
Con il primo motivo si deduce “violazione degli artt. 1176, 1218, 1223, 1226, 2043 e 2049 c.c. e dell’art. 196 c.p.c. in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c. – omesso esame del risultato della prestazione medica per la formulazione del giudizio di inadempimento e del grado di diligenza impiegato dal professionista – difetto di attribuzione dell’onere della prova i tema di inadempimento – omesso ingiusto diniego di riconoscimento del danno a seguito dell’inesatto inadempimento”.
La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso. Dichiara inammissibile il terzo. Cassa la sentenza in relazione e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello di Napoli, comunque in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.MALASANITA’ BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA RISARCIMENTO AVVOCATO ESPERTO INDENIZZO RISARCIMENTO DA MALASANITA’
Il concetto di “evidenza”, richiesto dal secondo comma dell’art. 129 c.p.p., presuppone la manifestazione di una verità processuale così chiara e obiettiva, da rendere superflua ogni dimostrazione, concretizzandosi così in qualcosa di più di quanto la legge richiede per l’assoluzione ampia, oltre la correlazione a un accertamento immediato. Da ciò discende che, una volta sopraggiunta la prescrizione del reato, al fine di pervenire al proscioglimento nel merito dell’imputato occorre applicare il principio di diritto secondo cui “positivamente” deve emergere dagli atti processuali, senza necessità di ulteriore accertamento, l’estraneità dell’imputato a quanto allo stesso contestato, e ciò nel senso che si evidenzi l’assoluta assenza della prova di colpevolezza di quello, ovvero la prova positiva della sua innocenza, non rilevando l’eventuale mera contraddittorietà o insufficienza della prova che richiede il compimento di un apprezzamento ponderato tra opposte risultanzeMALASANITA’ BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA RISARCIMENTO AVVOCATO ESPERTO INDENIZZO RISARCIMENTO DA MALASANITA’
Con sentenza resa in data 20/1/2015, la Corte d’appello di Catania ha confermato la decisione in data 20/12/2013 con la quale il Tribunale di Catania ha condannato D.P. alla pena di giustizia, oltre al risarcimento del danno in favore delle parti civili costituite, in relazione al reato di omicidio colposo commesso, ai danni di F.G. , in violazione della disciplina sull’esercizio della professione medica, in (omissis) .
Tutti i motivi di ricorso illustrati dall’imputato – congiuntamente esaminabili in ragione dell’intima connessione delle questioni dedotte -, sono infondati.
Con l’impugnata sentenza, resa in data 20 novembre 2014 la Corte d’Appello di Cagliari ha confermato la sentenza emessa dal GUP presso il Tribunale di Cagliari, in data 23 luglio 2012, appellata dall’imputato (OMISSIS) e dal responsabile civile.
Avverso tale decisione ricorre a mezzo dei difensori di fiducia il (OMISSIS) lamentando con un unico articolato motivo violazione di legge e manifesta illogicita’ di motivazione quanto alla ritenuta sussistenza della condotta causalmente rilevante nell’ambito delle pluralita’ delle condotte mediche interessate all’evento e del nesso causale.
In fatto emerge dalle decisioni dei giudici di merito che la mattina del (OMISSIS) intorno alle ore 8,30 (OMISSIS) di 48 anni era stata accompagnata dal marito al pronto soccorso dell’Ospedale di (OMISSIS), in quanto lamentava dolori addominali. I sanitari del pronto Soccorso avevano fatto eseguire la RX addome e torace che rilevava una situazione regolare quanto al torace e, invece, problematica quanto all’addome che si presentava “trattabile, meteorico, dolorabile alla palpazione SPT in fossa iliaca sinistra; l’esplorazione rettale attestava ampolla vuota”.
Osserva preliminarmente la Corte che, nel caso di specie, il tema oggetto di indagine non e’ quello della colpa medica nell’attivita’ di equipe, in cui ciascuno dei soggetti che si dividono il lavoro risponde dell’evento illecito, non solo per non aver osservato le regole di diligenza, prudenza e perizia connesse alle specifiche ed effettive mansioni svolte, ma altresi’ per non essersi fatto carico dei rischi connessi agli errori riconoscibili commessi nelle fasi antecedenti o contestuali al suo specifico intervento (Cass., sez. 4, 11 ottobre 2007, n. 41317, C.E.D. Cass., n. 237891). Ed e’ proprio con riferimento sostanzialmente a tale ipotesi che e’ stato affermato il principio richiamato nella gravata sentenza secondo cui ogni sanitario, oltre che il rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, sara’ anche astretto dagli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attivita’ verso il fine comune unico. In virtu’ di tali obblighi il sanitario non potra’ esimersi dal valutare l’attivita’ precedente o contestuale svolta da altro collega sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza ponendo se del caso rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali, e come tali rimediabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio. Nel caso di specie deve, invece, piu’ propriamente affrontarsi, in primo luogo, il tema della cooperazione colposa tra le condotte dei sanitari, contestata e poi ritenuta in sentenza, posto che il ricorrente ha mosso censure a tale profilo della pronuncia.
Il problema della configurabilita’ del concorso di persone nel reato colposo e’ stato risolto dal legislatore del codice penale vigente con l’introduzione della cosiddetta cooperazione colposa, disciplinata dall’articolo 113 c.p., che peraltro non prevede un differente trattamento sanzionatorio, rispetto a quello delle condotte indipendenti, ma si limita a prevedere alcune aggravanti tipiche del concorso di persone nel reato. Va in proposito ricordato che, per aversi concorso di persone nel reato colposo, e’ sufficiente la consapevolezza della partecipazione di altri soggetti, indipendentemente dalla specifica conoscenza sia delle persone che operano sia delle specifiche condotte da ciascuna poste in essere, essendo la cooperazione ipotizzabile anche in tutte quelle ipotesi nelle quali il soggetto interviene essendo a conoscenza che la trattazione del caso non e’ a lui soltanto riservata, perche’ anche altri operanti nella medesima struttura ne sono investiti. Ed e’, esattamente, quanto avvenuto nel caso di specie, trattandosi di piu’ sanitari che hanno, in successione, visitato la (OMISSIS) in quanto ricoverata presso la struttura ospedaliera, con corretta sussunzione da parte dei giudici di merito del caso concreto nell’ipotesi della cooperazione colposa, configurabile, come detto, quando l’agente e’ consapevole del fatto che della salute di quel paziente altri medici si occuperanno o si sono occupati (Sez. 4, n.1428 del 02/11/2011, dep.2012, Gallina, Rv. 252940; Sez. 4, n. 6215 del 10/12/2009, dep. 2010, Pappada’, Rv. 246420).
Sul punto questa Corte ha avuto modo di affermare che comunque lo stesso non e’ invocabile allorche’ l’altra condotta colposa abbia la sua origine nell’omesso rispetto di norme cautelari, specifiche o comuni, da parte di chi invoca tale principio. Quando il soggetto su cui grava l’obbligo di garanzia abbia posto in essere una condotta colposa,con efficienza causale nella determinazione dell’evento, unitamente alla condotta colposa di chi sia intervenuto successivamente, persiste la responsabilita’ del primo soggetto, a meno che possa affermarsi l’efficacia esclusiva della causa sopravvenuta, che tuttavia deve avere avuto caratteristiche di eccezionalita’ tali da far venir meno la situazione di pericolo originariamente provocata o tali da modificare la pregressa situazione, a tal punto da escludere la riconducibilita’ al precedente garante della scelta operata. In altri termini, per escludere la continuita’ delle posizioni di garanzia, e’ necessario che il garante sopravvenuto abbia posto nel nulla le situazioni di pericolo create dal predecessore, o eliminandole o modificandole in modo tale da non poter essere piu’ attribuite al precedente garante (Sez. 4, n. 46824 del 26/10/2011, Castellano, Rv. 252140; Sez. 4, n. 27959 del 5/06/2008, Stefanacci, Rv.240519). Nella specie i giudici di merito hanno analiticamente descritto le condotte dei singoli medici che si sono succeduti nella cura della paziente escludendo con congrua motivazione la sussistenza di tale ipotesi.
Le censure sono invece fondate con riferimento agli espressi profili di colpa riconosciuti in capo al ricorrente ed ampiamente descritti nel capo di imputazione come riportato in narrativa. Sul punto la Corte territoriale pur procedendo ad una puntigliosa (e sostanzialmente non contestata) ricostruzione degli eventi e ad un’altrettanto analitica esposizione delle censure mosse in sede di appello dal (OMISSIS), non appare aver fornito alle stesse una adeguata risposta. Un primo deficit motivazionale della gravata sentenza si pone peraltro a monte di queste stesse censure, non avendo in alcun modo chiarito i giudici di merito ruoli e responsabilita’ dei singoli sanitari intervenuti. Quel che emerge e’ infatti il solo ruolo apicale del dott. (OMISSIS), mentre nulla si dice – a parte la descrizione dei singoli intereventi compiuti sugli altri sanitari – ne’ sull’organizzazione della struttura, ne’ sui rapporti tra i vari imputati. Si evince solo che vi era una suddivisione in turni di guardia all’evidente fine di garantire la costante presenza di almeno un medico, mentre vi e’ un fugace e “preoccupante” accenno (pag. 60 dell’impugnata sentenza) a “contrasti insorti tra il primario ed altri colleghi” e a “grossi problemi di comunicazione” fra i sanitari.
E’ carente, infine, l’esplicazione del cd. giudizio controfattuale e la individuazione del momento dal quale doveva essere calcolato il tempo utile ad un eventuale intervento salvifico, nonche’ delle ragioni per le quali la sentenza impugnata ha ritenuto che questo avrebbe avuto valenza impeditiva rispetto all’evento luttuoso.