Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/04/notifiche-e-processo-telematico-modalita-operative-al-vaglio-della-giurisprudenza-di-legittimita-e-della-consulta.html
Timestamp: 2019-02-16 04:53:16+00:00
Document Index: 63792460

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 147', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 147']

Normativa di attuazione e modalità operative
Ove l’indirizzo della casella pec risulti errato, le segreterie possono utilizzare gli elenchi di cui agli artt. 6, 7 e 8 del D.L. n. 185/2008.
Ebbene, è opportuno non sottovalutare tale dimenticanza, poiché l’ammontare del contributo unificato può arrivare, talvolta, sino a 1.500,00 euro per grado di giudizio e, pertanto, tale omisione avrebbe un costo non “irrilevante”.
E’ valida la notifica via PEC quando raggiunge lo scopo (Cass. ord. n. 30372/2017; Cass. ord. n. 15984/2017)
In particolare, la Corte sottolinea che l’irritualità della notifica di un atto (nella specie un controricorso in cassazione) a mezzo PEC, non ne comporta la nullità se la consegna telematica con estensione “.doc”, anziché in formato “.pdf”, ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto (Cass. S. U., n. 7665 del 18/04/2016; vedi anche Cass. S.U., n. 11383 del 31/05/2016), “…essendosi tale “scopo” senz’altro raggiunto nel caso di specie, posto che la resistente controricorrente si e’ ampiamente difesa con il controricorso” In buona sostanza, la notifica dell’atto in formato .doc è valida.
Precisamente, nel caso di specie, l’atto processuale, notificato con Posta Elettronica Certificata, avente come file un’estensione .doc – ossia il documento originale redatto con il programma Office Word, prima della conversione in formato pdf – ha raggiunto lo scopo di mettere a conoscenza la controparte del relativo contenuto quando la controparte si costituisce. La costituzione in giudizio dimostra, appunto, che il file – sebbene in formato .doc – è stato “aperto” e, pertanto, non vi è stata alcuna lesione del diritto di difesa.
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La notifica via PEC non può essere effettuata se il processo telematico non è stato attivato (Cass. n. 18321/ 2017)
L’8 nnaio 2013 un contribuente proponeva ricorso a mezzo PEC contro un avviso di accertamento per tributi vari, relativo al 2007.
L’interessato ricorreva in sede di legittimità, censurando la pronuncia della CTR per avere ritenuto inutilizzabile per la notifica del ricorso introduttivo lo strumento telematico, modalità che, secondo il contribuente, doveva invece ritenersi equiparata alla notificazione eseguita a mezzo del servizio postale, ai sensi dell’articolo 16 del Dlgs n. 546/1992; inoltre, affermava l’erroneità della declaratoria d’inesistenza poiché, al più, il giudice avrebbe dovuto dichiarare la nullità della notifica, sanabile attraverso la rinnovazione o per raggiungimento dello scopo.
La norma di riferimento, chiariscono i giudici di legittimità, è l’articolo 16-bis del D. Lgs n. 546/1992 – come introdotto dall’articolo 9, comma 1, lettera h), Dlgs 156/2015 – che, al comma 3, prevede che “le notificazioni tra le parti e i depositi presso la competente Commissione tributaria possono avvenire in via telematica secondo le disposizioni contenute nel decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163 e dei relativi decreti di attuazione”.
In conclusione, precisa la Suprema Corte, le notifiche a mezzo PEC nel processo tributario “sono consentite solo laddove è operativa la disciplina del c.d. processo tributario telematico” perché, in mancanza, la notificazione elettronica non è conforme ad alcun modello legale “e pertanto deve ritenersi giuridicamente inesistente, in quanto tale non sanabile”.
Di conseguenza, laddove il contenzioso on line non fosse ancora stato attivato, l’eventuale notificazione via PEC della sentenza non sarebbe riconducibile alla fattispecie di cui all’articolo 38, comma 2, del D. Lgs. 546/1992, e non sarebbe pertanto idonea a comportare la decorrenza del termine breve d’impugnazione.
La notifica via PEC è valida anche se la relata è priva di firma digitale (Cass. ord. n. 3805/2018)
La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 3805/2018, ha affermato, in tema di notificazione del ricorso per Cassazione a mezzo posta elettronica certificata (PEC), che la carenza di sottoscrizione digitale del ricorso e la mancanza, nella relata, della firma digitale dell’avvocato notificante non sono causa d’inesistenza dell’atto. In tal modo si è espressa la Corte di Cassazione in merito all’eccezione di inammissibilità del ricorso per Cassazione proposta dal controricorrente per carenza della prescritta sottoscrizione digitale del ricorso e della relata di notifica. A sostegno della propria tesi, la giurisprudenza di legittimità ha richiamato il principio delle SS.UU. (sentenza n. 7665/2016), sancito in via generale dall’articolo 156 c.p.c., secondo cui la nullità non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato.
Con riferimento alla seconda doglianza del ricorrente relativa alla mancata sottoscrizione digitale della relata di notifica, la Corte richiamata la precedente pronuncia n. 6518/2017 affermando che, “in tema di notificazione del ricorso per cassazione a mezzo posta elettronica certificata (PEC), la mancanza, nella relata, della firma digitale dell’avvocato notificante non è causa d’inesistenza dell’atto, potendo la stessa essere riscontrata attraverso altri elementi di individuazione dell’esecutore della notifica, come la riconducibilità della persona del difensore menzionato nella relata alla persona munita di procura speciale per la proposizione del ricorso, essendosi comunque raggiunti la conoscenza dell’atto e, dunque, lo scopo legale della notifica”.
Rimessa alla Consulta la questione di legittimità costituzionale relativa alla notifica via PEC dopo le 21 (Corte d’Appello Milano, ordinanza del 16 ottobre 2017)
Con ordinanza del 16 ottobre 2017 la Corte di Appello di Milano ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 16-septies del D. L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012, nella parte in cui prevede che “la disposizione dell’art. 147 c.p.c. si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo”.
con l’art. 3 cost. trattando in modo eguale situazioni differenti: il legislatore, infatti, ha equiparato il domicilio fisico al domicilio digitale, trattandoli, quindi, con la medesima disciplina, pur non essendo situazioni analoghe. Infatti, secondo la Corte, differenti sono le esigenze di tutela del domicilio sottese alla notifica tradizionale rispetto alla notifica a mezzo PEC;
con gli 24 e 111 cost., violando il diritto del notificante di difendersi sfruttando per intero il limite giornaliero che gli viene riconosciuto dalla legge.
Una soluzione prospettata dalla Corte, al fine di procedere con un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 16-septies, in combinato disposto con l’art. 147 c.p.c. e con il principio di scissione degli effetti della notifica, potrebbe essere quella di prevedere che il termine per la notifica sia valido per il notificante fino a mezzanotte, ma ecorra per il notificato solo dalle ore 7 del giorno successivo, in modo da tutelare il diritto di difesa della parte e contestualmente tutelare l’interesse alla vita privata di colui che deve ricevere la notifica.