Source: http://www.replegal.it/en/intellectual-property2/item/220-opera-musicale-in-sceneggiato-televisivo-consenso-del-titolare
Timestamp: 2018-11-17 04:44:12+00:00
Document Index: 117500256

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 12', 'art. 72', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 72', 'sentenza ', 'art. 46', 'sentenza ', 'art. 180']

Opera musicale in sceneggiato televisivo: consenso del titolare - R&P Legal - Studio Associato
Written by Marcello Tridapali
Ai fini della sincronizzazione di un’opera musicale in uno sceneggiato televisivo non è necessario ottenere il preventivo consenso del titolare dei diritti d’autore.
La sentenza in oggetto merita di essere citata e commentata in questo numero del nostro magazine per l’assoluta particolarità dei principi dalla stessa sanciti.
La decisione in questione si pone, infatti, controcorrente rispetto non soltanto ai pluriennali e granitici principi fatti propri dalla giurisprudenza in materia di opere musicali e sincronizzazione, ma anche a quanto stabilito dalla normativa in materia di diritto d’autore.
Lo stupore nel leggere il testo delle predetta decisione (tra l’altro, emessa da un organo “specializzato” che, per definizione, dovrebbe essere ritenuto il più preparato ed attendibile) è giustificato dalle davvero improbabili affermazioni della Corte d’Appello di Roma, la quale, per quel che qui interessa:
(i) confonde l’opera musicale con il fonogramma;
(ii) sostiene che la sincronizzazione di un’opera musicale in uno sceneggiato televisivo non sarebbe soggetta al preventivo consenso degli aventi diritto;
(iii) assume che, ai fini della sincronizzazione, sarebbe sufficiente una licenza concessa dalla SIAE per l’utilizzo dei fonogrammi;
1. La sincronizzazione
Al fine di una corretta valutazione della fattispecie in questione, prima di affrontare nello specifico i tre principi sopra richiamati, riteniamo opportuno precisare cosa si intende, in materia di proprietà intellettuale, per “sincronizzazione”.
A tal proposito, rileviamo che con il termine “sincronizzazione” si vuole intendere l’abbinamento di un brano musicale o di un suo frammento ad una o più immagini.
Ne consegue che tutte le volte in cui un’opera musicale viene accoppiata ad un’opera cinematografica o ad un opera a quest’ultima assimilata (come lo è, per giurisprudenza costante, lo sceneggiato televisivo), nonché ad uno spot televisivo, si dovrà necessariamente parlare di sincronizzazione.
2. L’opera musicale ed il fonogramma
Tra i principi stabiliti dalla Corte d’Appello di Roma, nella sentenza in oggetto, forse quello che desta maggiore sorpresa (oltre che preoccupazione) è il confondere l’opera musicale con il fonogramma.
A tal proposito, riteniamo doveroso precisare, anche alla luce di quanto esporremo di seguito, che:
(i) per opera musicale si intende un’opera dell’ingegno, oggetto di diritto d’autore proprio dell’autore dell’opera stessa o del relativo editore musicale;
(ii) per fonogramma si intende il supporto fisico contenente la registrazione dell’opera musicale, oggetto dei diritti connessi propri del produttore fonografico.
La differenza tra le due figure deve essere tenuta a mente soprattutto per individuare il soggetto a cui chiedere la preventiva autorizzazione per l’utilizzo dell’opera e/o della relativa registrazione.
3. Il preventivo consenso degli aventi diritto ai fini della sincronizzazione
Sul punto, la Corte d’Appello di Roma sostiene che, ai fini di una lecita sincronizzazione, sarebbe sufficiente ottenere, da parte dell’utilizzatore, una licenza rilasciata dalla SIAE per l’utilizzo del fonogramma, licenza che si perfezionerebbe dietro la corresponsione, da parte dell’utilizzatore, del compenso ex art. 73 L 633/1941.
Niente di più inesatto.
Il diritto di sincronizzazione è un diritto proprio:
(i) dell’autore o dell’editore per quanto riguarda l’opera musicale, ai sensi del secondo comma dell’art. 12 l. 633/1941, che riconosce all’autore stesso (ovvero all’editore, in caso di cessione) il diritto esclusivo di utilizzare l’opera in ogni forma e modo;
(ii) nonché del produttore fonografico rispetto al fonogramma, in virtù di quanto previsto dall’art. 72 l. 633/1941, che attribuisce al produttore stesso il diritto di riproduzione dei suoi fonogrammi.
Ne consegue che soltanto i predetti soggetti sono legittimati ad autorizzare tale tipologia di utilizzo.
Pertanto, per poter sincronizzare un’opera musicale preesistente nella colonna sonora di un film, di uno sceneggiato televisivo, di uno spot pubblicitario ecc, è, prima di tutto, necessario acquisire preventivamente il permesso per la fissazione della musica in abbinamento alle immagini e sequenze del filmato.
Il permesso, come detto, deve essere richiesto direttamente agli editori musicali proprietari delle opere oppure, nel caso di opere di proprietà degli autori, al compositore.
Qualora, poi si faccia uso di una registrazione specifica, sarà necessario assolvere anche i diritti del produttore fonografico e, conseguentemente, ottenere anche il consenso di quest’ultimo.
Tali principi sono stati fatti propri anche dalla giurisprudenza maggioritaria.
Da ultimo, il Tribunale di Milano, in tema di sincronizzazione, ha stabilito che “è illecita la registrazione audiovisiva di sfilata di moda comprendente musiche senza il necessario consenso della società licenziataria dei diritti di utilizzazione economica; infatti l’utilizzo di un brano musicale a corredo di immagini in movimento comporta l’esercizio del c.d. diritto di sincronizzazione, che rientra nell’ambito delle facoltà riservate in via esclusiva all’autore dell’opera dell’ingegno ex art. 12, 2º comma, l.a.” (Trib. Milano, 19 luglio 2010). Ed ancora, il Tribunale di Roma ha disposto che “l’utilizzazione di un’opera musicale per la sua sincronizzazione in uno spot pubblicitario è subordinata al consenso dell’autore e dell’editore, essendo altrimenti illecita” (Trib. Roma, 3 maggio 2002). Quanto al diritto del produttore fonografico, sempre il Tribunale di Milano ha sancito che “l’abbinamento tra un fonogramma (che riproduce una esecuzione musicale) ed un filmato televisivo è illecito se non autorizzato dal produttore del fonogramma ed è quindi fonte di obbligazione risacitoria” (Trib. Milano, 12 gennaio 2010). Cass. civ., sez. I, 23-11-1999, n. 12993.
Tale principio è stato fatto proprio anche dalla Suprema Corte, la quale, con la sentenza n. 12993, del 23 novembre 1999, ha stabilito che “l’utilizzazione di un «fonogramma» prodotto da terzi, per la «sincronizzazione» di un filmato televisivo va qualificato come illecito fonte di obbligazione risarcitoria, risolvendosi tale comportamento in una violazione del diritto esclusivo, che l’art. 72 l. n. 633 del 1941 riconosce al produttore fonografico «di riprodurre con qualsiasi processo di duplicazione detto disco o apparecchio di sua produzione e di distribuirlo»”.
4. Il ruolo della SIAE
La SIAE, contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte d’Appello di Roma nella sentenza in questione, non concede alcuna licenza per la sincronizzazione di un’opera musicale o del relativo fonogramma. Ciò detto in quanto, gli aventi diritto non conferiscono alla SIAE alcun mandato in merito alla gestione del diritto di sincronizzazione.
In tale contesto, l’unico ruolo riservato alla SIAE è quello di riscuotere, una volta legittimamente realizzato il prodotto audiovisivo, il “compenso separato” spettante agli autori della musica (art. 46 legge 633/1941), per la proiezione pubblica del film o filmato nelle sale ovvero il compenso spettante agli aventi diritto della musica per la diffusione televisiva e per la riproduzione su supporti destinati all’ uso privato o al noleggio. Questi diritti vengono riscossi dalla SIAE rispettivamente presso la sala cinematografica, l’emittente televisiva, il produttore dei supporti.
La giurisprudenza si è spesso trovata a decidere sul ruolo assunto dalla SIAE in caso di sincronizzazione.
A tal proposito, la Corte di Cassazione, sempre con la sentenza n. 12993, del 23 novembre 1999, ha sancito che “in tema di diritto d'autore, l'utilizzazione delle opere rientranti nel repertorio gestito dalla SIAE «a fini pubblicitari» ovvero «come segnali giornalieri di inizio o di termine delle trasmissioni dell'impresa televisiva» ovvero ancora «come sigle o segnali identificativi di rubriche fisse proprie dell'impresa stessa» è espressamente esclusa dalla licenza necessitando del «preventivo esplicito consenso degli aventi diritto per l'utilizzazione specifica di opere» e ciò in conformità con un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale il diritto di utilizzazione di un'opera musicale per la sincronizzazione in uno spot teletrasmesso, che spetta all'editore musicale, non è oggetto del già innanzi ricordato mandato alla SIAE non rientrando tale utilizzo nei compiti svolti dall'ente pubblico, ex art. 180, legge 633/1941, in quanto riservato alla gestione diretta degli autori e dei titolari dei diritti di utilizzazione economica delle opere”.
Marcello Tridapali
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