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Timestamp: 2017-11-19 16:03:41+00:00
Document Index: 157211800

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 112', 'art. 711', 'art. 4', 'art. 710', 'art. 492']

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Prime pronunce sulla Negoziazione Assistita. Quando il PM non dà il nullaosta
di Davide Mura / Pubblicato il 4 marzo 2015	 / 0 Commenti	A- A A+
La settima sezione del Tribunale Ordinario di Torino, il 15 gennaio scorso, ha chiarito alcuni dubbi interpretativi in ordine alla legge sulla negoziazione assistita nei casi di separazione e divorzio, prevista – come sappiamo – dall’art. 6, comma 2 del D.L. 132/2014 (convertito), quando sono presenti figli minori o incapaci.
I giudici di merito si sono occupati del caso in cui il P.M., nell’interesse dei figli, neghi l’autorizzazione all’accordo scaturito dalla negoziazione assistita, soprattutto alla luce della competenza in materia di separazione e divorzio, visto che l’art. 6 citato, stabilisce che in caso di negata autorizzazione, il P.M. trasmette l’accordo, entro 5 giorni, “al presidente del tribunale che fissa, entro i successivi trenta giorni, la comparizione delle parti e provvede senza ritardo“.
Il quesito che viene posto è questo: quale provvedimento dovrà adottare il Presidente del Tribunale, fermo restando che nei giudizi di separazione e divorzio, è competente il Tribunale in composizione collegiale e non già il Presidente? La legge sul punto nulla dice, trattandosi evidentemente di una lacuna che il legislatore avrebbe potuto evitare.
Secondo i giudici torinesi, non vi è alcun dubbio che non sia affatto possibile che il Presidente trasformi motu proprio la negoziazione assistita in un ricorso congiunto di divorzio o in una separazione consensuale, poiché mancherebbe il petitum, e cioè la domanda. Ciò comporterebbe una violazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., che stabiliscono rispettivamente il principio della domanda e la corrispondenza tra quanto viene domandato e quanto viene pronunciato. Il giudice non può andare oltre il petitum, né può ovviamente inventarsi domande che non esistono. Afferma testualmente il tribunale:
… l’emissione di uno qualsiasi dei sopra citati provvedimenti risulterebbe resa in palese violazione anzitutto del generale “principio della domanda” ex artt. 99 cpc. nonché della “corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato” ex art. 112 cpc, ed ancora, con particolare riferimento alle specifiche fattispecie, del tenore degli artt. 711 e 710 cpc, nonché 4 comma 16 e 9 L. 898/70, per i quali, evidentemente e nel rispetto di tali principi, sono previsti un atto introduttivo e l’ impulso di parte.
Perciò, per il tribunale torinese esistono solo tre possibilità: 1) il Presidente non autorizza l’accordo se le parti, davanti a sé, non aderiscono ai rilievi del PM; 2) convocate le parti davanti a sé, queste aderiscono ai rilievi del PM, e il tal caso il Presidente del Tribunale autorizza; 3) le parti decidono di proporre ricorso ex art. 711 c.p.c., ovvero ex art. 4 comma 16 L. div. o ancora ex art. 710 c.p.c. In tal caso, l’accordo di negoziazione assistita si intende implicitamente rinunciato.
Il ragionamento vale anche nel caso in cui si proceda a una negoziazione assistita per concordare la modifica delle condizioni della separazione o del divorzio.
La negoziazione assistita impone la gratuità della prestazione legale se il cliente è non abbiente
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