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Timestamp: 2020-08-06 01:34:40+00:00
Document Index: 64812167

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Sentenza Cassazione Civile n. 17025 del 11/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17025 del 11/08/2016
Cassazione civile sez. II, 11/08/2016, (ud. 17/06/2016, dep. 11/08/2016), n.17025
sul ricorso 23877-2013 proposto da:
LIDL ITALIA SRL, (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
COLA DI RIENZO 180, presso lo studio dell’avvocato PAOLO FIORILLI,
che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati MASSIMILIANO
VALCADA, FAUSTO CAPELLI;
AGECONTROL SPA;
avverso la sentenza n. 34/2013 del TRIBUNALE DI RAVENNA SEDE
DISTACCATA DI LUGO, depositata il 13/03/2013;
17/06/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA;
uditi l’Avvocato Valcada;
Con sentenza n. 34/2013 del 13/03/2013, il TRIBUNALE di Ravenna,sezione distaccata di Lugo, accoglieva l’appello proposto da AGECONTROL SPA avverso la sentenza n. 230/2011 del Giudice di Pace di Lugo e respingeva l’opposizione ad ordinanza ingiunzione n. 260/2010 del 2 settembre 2010 emessa da AGECONTROL SPA nei confronti di LIDL ITALIA SRL. Il procedimento sanzionatorio aveva avuto origine da una verifica effettuata da personale ispettivo della AGECONTROL SPA in data 13 settembre 2007 presso la LIDL ITALIA, in cui era stata accertata la violazione dell’art. 10 par. 3 del Reg. CE n. 1148/2001 e successive modificazioni (omessa indicazione su documento di trasporto dei dati obbligatori relativi all’origine ed alla qualità della merce). In seguito a tale accertamento veniva redatto da AGECONTROL verbale di accertamento e contestazione di violazione amministrava, notificato a K.R., in proprio ed in qualità di legale rappresentante di Lidl Italia srl. Stante il mancato pagamento della sanzione comminata in misura ridotta, veniva perciò emanata da Agecontrol spa ordinanza ingiunzione n. 260 del 2 settembre 2010, con cui veniva intimato a Lidl Italia srl il pagamento a titolo di sanzione amministrativa della somma di Euro 1.032,00.
Per la cassazione della sentenza del TRIBUNALE di Ravenna ha proposto ricorso strutturato in sei motivi LIDL ITALIA SRL, rimanendo intimata, senza svolgere attività difensiva, AGECONTROL SPA. LIDL ITALIA SRL ha presentato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.
1. Il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione semplificata nella decisione del ricorso, in quanto esso solleva questioni la cui soluzione comporta l’applicazione di principi già affermati in precedenza da questa Corte, e dai quali il Collegio non intende discostarsi.
Il primo motivo di ricorso contesta la violazione e la falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 2 e 3 in quanto il TRIBUNALE di RAVENNA avrebbe erroneamente ritenuto l’ordinanza ingiunzione intimata alla LIDL ITALIA SRL in qualità di obbligata in solido e non invece quale autrice della violazione, come chiaramente emergente dal verbale di contestazione, che sanzionava la persona giuridica a titolo di trasgressore, nonchè dalle stesse difese della AGECONTROL SPA in primo grado.
Col secondo motivo di ricorso si censura la violazione e la falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 14 per mancato rispetto del termine di contestazione della violazione a LIDL ITALIA SRL entro novanta giorni dall’accertamento dell’illecito.
Il terzo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 10, comma 3, Reg. CE n. 1148/2001 e 1, D.P.R. n. 472/1996, omessa insufficiente o contraddittoria motivazione su fatto controverso e decisivo e violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. Si contesta al Tribunale l’errata interpretazione della normativa applicabile, avendo il giudice dell’appello ritenuto che per movimentare prodotti ortofrutticoli freschi da una piattaforma di distribuzione di Lidl ad un punto vendita della medesima società Lidl fosse obbligatoria la redazione di un documento di trasporto, obbligo, invece, non previsto da alcuna norma per la semplice movimentazione dei prodotti ortofrutticoli. Inoltre, il Tribunale non avrebbe considerato che tutti gli altri documenti che accompagnavano la merce dal fornitore di LIDL a LIDL stessa riportavano l’indicazione di origine e categoria, rimanendone sprovvisto soltanto il documento interno di trasporto, cosiddetto XAB, che accompagnava, invece, la merce dal deposito alla filiale della stessa società ricorrente.
Col quarto motivo si censura violazione e falsa applicazione del Reg. CE n. 1148/2001, nonchè l’incompetenza dello Stato Italiano ad adottare una disciplina sanzionatoria e l’omessa insufficiente o contraddittoria motivazione su fatto controverso e decisivo.
Il quinto motivo è relativo alla violazione e falsa applicazione del principio del legittimo affidamento e di buona amministrazione e l’omessa motivazione su tale fatto decisivo da parte del giudice dell’appello. Si afferma che l’Autorità di controllo italiana, dal 2001 al 2007, avesse sempre considerato regolari i documenti di trasporto interni privi delle indicazioni sulla merce.
Il sesto motivo deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 306 del 2002, in combinato con la L. n. 689 del 1981, art. 11 e l’insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo. Ci si riferisce al rigetto statuito dal Tribunale quanto alla richiesta di riduzione della sanzione irrogata, del tutto sproporzionata rispetto all’entità della condotta accertata.
Ad avviso del Collegio, in applicazione del principio processuale della “ragione più liquida”, è opportuno l’esame preliminare del terzo motivo di ricorso, in quanto suscettibile di assicurare la più rapida definizione dei giudizio.
Tale motivo di ricorso risulta fondato ed il suo accoglimento assorbe l’esame delle ulteriori censure.
Si ha riguardo al settore dei controlli di conformità sui prodotti ortofrutticoli freschi, operati dall’Agecontrol, in attuazione del Regolamento (CE) n. 1148/2001, poi sostituito dal Reg. (UE) n. 543/2011 del 21 giugno 2011, ovvero, in particolare, ai controlli documentali attinenti alla identificazione della partita ed alla verifica dei documenti o certificati che accompagnano la merce e degli elementi in essi indicati. L’invocata norma comunitaria (sanzionata dal D.Lgs. 10 dicembre 2002, n. 306) dispone che “per i prodotti per i quali esistono norme di commercializzazione, le fatture e i documenti di accompagnamento devono riportare la categoria di qualità, il paese d’origine ed eventualmente la destinazione industriale dei prodotti. Tale obbligo non vale nel caso della vendita al minuto al consumatore finale”. Nel caso in esame, è stata tuttavia sanzionata l’omessa indicazione di tali dati sulla sola “bolla XAB” relativa al trasporto dal magazzino alla filiale della medesima azienda.
Questa Corte, con recente precedente cui il Collegio intende dare continuità, ha affermato che: “In tema di controlli di conformità alle norme di commercializzazione relative ai prodotti ortofrutticoli freschi, l’art. 10, comma 3, del Reg. CE n. 1148 del 2001 (applicabile “ratione temporis”) non richiede l’indicazione dei dati che consentono la tracciabilità della merce anche sul documento di trasporto interno (cd. “bolla XAB”) relativo al trasporto dal deposito ad una filiale della medesima azienda, giacchè l’obbligatorietà della previsione di tali estremi sui documenti di accompagnamento concerne solo i livelli della filiera a monte della destinazione finale del prodotto presso le piattaforme della grande distribuzione e non anche, ove dette prescrizioni siano state rispettate, i transiti a valle, da queste ultime ai singoli punti vendita (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 3670 del 24/02/2016 Rv. 639109).
Va, in definitiva, accolto il terzo motivo di ricorso, rimanendone assorbiti gli altri motivi, e va perciò cassata la sentenza impugnata. Poichè non occorrono ulteriori accertamenti di fatto, la Corte può decidere nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, dichiarando l’illegittimità dell’ordinanza opposta, alla luce del principio ribadito.
La novità della questione decisa, tenuto conto dell’epoca dell’instaurazione del presente giudizio, giustifica la compensazione tra le parti delle spese processuali sostenute nel presente giudizio di legittimità e nei pregressi gradi di merito.
La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, dichiara assorbiti gli altri motivi; cassa la sentenza impugnata e, pronunciando nel merito, accoglie l’opposizione; compensa tra le parti le spese dell’intero giudizio.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 17 giugno 2016.