Source: https://www.aib.it/%20attivita/campagne/2012/12818-rilanciare-le-biblioteche-pubbliche-italiane-documento-programmatico/
Timestamp: 2020-06-05 00:18:59+00:00
Document Index: 20922613

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 33', 'art. 34']

AIB-WEB - Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane. Documento programmatico
Pubblicato in: Campagne, Documenti ufficiali, Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane
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La biblioteca è uno strumento della democrazia
La biblioteca in Italia è uno strumento di attuazione della Costituzione della Repubblica, poiché assicura uguaglianza sostanziale e pari opportunità d’accesso all’informazione, alla conoscenza, alla cultura e alla libertà di ricerca scientifica. I riferimenti costituzionali a cui la biblioteca può ispirarsi sono:
art. 3, 1-2 sull’uguaglianza (1: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 2: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese);
art. 9, 1 sulla cultura e la ricerca (La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica);
art. 21, 1-2, sulla libertà di espressione (1: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. 2: La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure). La libertà di manifestazione del pensiero implica la libertà d’informazione di cui all’art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (diritto di «cercare, ricevere e diffondere informazioni»);
art. 33, 1, sulla libertà di arte e scienza e del loro insegnamento (L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento);
art. 34, 2 sul diritto all’istruzione (I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi).
Le priorità per il sostegno alle biblioteche
1) La definizione di un modello di servizio bibliotecario pubblico
2) Il riconoscimento del ruolo sociale e delle funzioni specifiche del servizio di pubblica lettura
3) La cooperazione bibliotecaria e il Servizio Bibliotecario Nazionale
4) Le competenze professionali necessarie
5) Risorse
In Italia, quando si parla di “biblioteca pubblica”, si usa un vocabolo che fa riferimento a realtà molto diverse fra loro: sono biblioteche pubbliche le biblioteche nazionali Marciana di Venezia, Braidense di Milano, Casanatense di Roma (di competenza statale), così come la più piccola biblioteca di ente locale.
Ciò che le differenzia, oltre alle dimensioni, sono le funzioni svolte. Le grandi biblioteche nazionali rappresentano gli archivi della produzione culturale del Paese e devono garantire servizi di conservazione, accesso bibliografico e documentazione a tutte le altre strutture; le biblioteche comunali sono servizi di prossimità per il cittadino, che offrono una serie di servizi di lettura, supporto allo studio e informazione di comunità accessibili a chiunque: sono servizi di base, senza alcuna connotazione specialistica, se non nelle strutture dei capoluoghi di provincia, dove di solito al servizio di pubblica lettura si affianca quello di conservazione delle collezioni storiche.
Possiamo dire che la biblioteca pubblica, in Italia, non solo non si è ancora sviluppata omogeneamente
in tutte le aree geografiche del paese, ma soffre della mancanza di un modello di servizio che la renda
riconoscibile: oggi è considerata biblioteca pubblica sia una struttura dotata di sede propria,
attrezzature d’avanguardia e personale specializzato che offre servizi qualificati a tutte le categorie di
utenti, sia una piccola collezione di libri collocati alla bell’e meglio in una stanza adiacente al municipio, gestita da volontari, che organizza prevalentemente iniziative per il tempo libero.
È evidente che per garantire lo sviluppo di un servizio bibliotecario efficace in tutto il Paese è necessario individuare un modello de minimis che fissi i requisiti essenziali del servizio
bibliotecario pubblico, sul cui tronco possano innestarsi le variazioni e le declinazioni locali, che derivano dall’autonomia e dalle priorità delle singole amministrazioni locali.
La biblioteca ha bisogno di essere riconoscibile come istituzione per il ruolo che svolge e per i servizi che offre.
Il lavoro avviato nel 2004 dai tavoli interistituzionali istituiti da ANCI, UPI e Regioni all’indomani dell’approvazione delle “Linee di politica bibliotecaria per le autonomie” dovrebbe essere ripreso e condurre a una definizione comunemente accettata di servizio bibliotecario pubblico, corredata da standard minimi e standard obiettivo riconosciuti a livello nazionale.
Le legislazioni regionali in tema di biblioteche di ente locale dovrebbero prevedere almeno i seguenti
adesione a una rete di cooperazione bibliotecaria territoriale istituita formalmente;
presenza di personale con preparazione professionale certificata;
orario minimo di apertura al pubblico non inferiore a 15 ore a settimana e articolazione dell’orario in relazione alle esigenze e ai ritmi di vita del pubblico;
dotazione documentaria comprensiva di opere nei principali formati e supporti, adeguata al pubblico di riferimento e costantemente aggiornata;
connessione a internet a banda larga e copertura wi-fi;
accesso remoto a una collezione di contenuti in formato digitale, di pubblico dominio e commerciali;
presenza di una sezione per bambini e ragazzi, di una sezione periodici e di postazioni pubbliche per la navigazione internet;
attività e servizi finalizzati ad alfabetizzare l’utente all’uso delle più diffuse tecnologie
dell’informazione e ad istruire l’utente sulle tecniche di ricerca;
attività di avviamento alla lettura e di promozione del libro;
attività di consulenza informativa e documentaria;
attività di misurazione e valutazione delle prestazioni, realizzata in base a standard condivisi almeno a livello regionale.
L’AIB è a disposizione per fornire tutto il supporto scientifico necessario alle istituzioni che hanno responsabilità decisionale in tema di biblioteche di ente locale.
La biblioteca di pubblica lettura, in Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali è venuta connotandosi più come un servizio per il tempo libero e per lo studio che come strumento per realizzare i principi democratici di uguaglianza, libertà di espressione e [promozione della cultura attraverso un accesso equo alla conoscenza a all’informazione, come avvenuto nei paesi anglosassoni.] Anche le realtà che negli ultimi anni hanno cercato di tenersi al passo con l’evoluzione tecnologica, aprendosi alla multimedialità, a internet e oggi agli e-book, non si sono mai realmente affrancate da questa scelta di fondo.
Non a caso la biblioteca è considerato un servizio “culturale”, mentre nei paesi anglosassoni e nel nord Europa ha assunto la connotazione di un vero e proprio servizio sociale, dove oltre alla
disponibilità di libri, di tecnologie avanzate e di spazi per lo studio, sono offerti programmi di attività che mirano alla formazione e al potenziamento delle abilità personali – informatiche, linguistiche, di lettura – lungo tutto l’arco della vita e a istruire a un accesso sempre più qualificato e consapevole alla conoscenza e all’informazione, un fattore che oggi, in tutto il mondo, rappresenta il vero discrimine fra inclusione ed esclusione sociale. Questa connotazione è una delle ragioni della marginalità e della scarsa considerazione di cui godono le biblioteche nel nostro paese, servizi considerati “non essenziali” come sancito anche dalla normativa vigente, che non prevede fra le funzioni fondamentali degli enti locali la gestione dei servizi culturali.
Oggi la crisi economica e l’evoluzione tecnologica impongono un ripensamento profondo del ruolo sociale svolto da molti istituti culturali e del valore prodotto per i cittadini. La chiave di lettura per ricollocare la biblioteca entro i confini della percezione di utilità sociale è quella di inserirla in un quadro più ampio, legato ad alcune priorità nazionali, prima fra tutte quella della crescita culturale del Paese, questione che riguarda molto da vicino sia la competitività sia la tenuta democratica della nostra nazione.
Ad essa le biblioteche pubbliche potrebbero recare un contributo importante come integratori di saperi, concentratori di informazione e di contenuti qualificati da porgere a ciascuno secondo bisogni e capacità. Serve, insomma, un cambio di prospettiva che tenga conto dell’evoluzione del contesto sociale. In questa prospettiva la biblioteca di ente locale, non caratterizzata come semplice “servizio culturale” ma come “istituto del welfare”, inteso come sistema diretto a promuovere lo sviluppo socio-economico degli individui e la qualità della vita, può affiancare alle funzioni tradizionali di promozione della lettura e supporto allo studio altre attività:
garantire l’accesso all’informazione e alla conoscenza registrata su supporti di qualsiasi natura e formato alla propria comunità di riferimento, per rispondere alle esigenze di documentazione e informazione di tutti i cittadini;
promuovere l’alfabetizzazione informativa e informatica per permettere ai propri utenti di accedere all’informazione di rete, sviluppare le competenze nella ricerca dell’informazione e stimolare la capacità di valutazione critica dei risultati delle ricerche;
promuovere la lettura, il libro e l’istruzione come strumenti indispensabili non solo per la crescita individuale ma per l’emancipazione civile, sociale ed economica degli individui;
favorire l’integrazione nel rispetto della diversità culturale e l’inclusione delle persone nella società, offrendo a tutti i cittadini un punto di incontro e un supporto per lo svolgimento di attività quotidiane che presuppongono competenze ed alfabetizzazione funzionale (come, ad esempio, compilare moduli, scrivere curricula ecc.)
È necessario che le biblioteche di ente locale operino nell’ambito di sistemi bibliotecari
territoriali, sviluppando forme di cooperazione a livello comunale, provinciale, regionale e nazionale. La cooperazione fra istituti diversi si realizza nella costituzione di sistemi bibliotecari locali, rispetto ai quali le biblioteche di ente locale sono lo sportello di front office per l’accesso a reti integrate di servizi e opportunità.
La cooperazione territoriale, attraverso la condivisione delle risorse e delle professionalità,
è la modalità di erogazione dei servizi bibliotecari che garantisce la sostenibilità e
l’omogeneità anche al livello dei comuni più piccoli. La cooperazione ha una valenza intimamente
democratica, perché rende possibile l’uguaglianza di condizioni fra cittadini residenti nello stesso territorio ma in Comuni di dimensioni differenti.
Le istituzioni che hanno la responsabilità della politica bibliotecaria nazionale devono sforzarsi di dare vita a una cooperazione strutturale nella gestione delle biblioteche, che conduca a raccordare e coordinare le competenze diffuse fra i diversi livelli istituzionali attraverso l’istituzione di relazioni e forme di consultazione e di decisione che superino l’attuale frammentarietà e sporadicità. Gli enti locali, attraverso le organizzazioni che li rappresentano (Anci, Upi, Coordinamento delle regioni) dovrebbero farsi parte attiva nella creazione del Sistema Bibliotecario Nazionale, insieme integrato di strutture, servizi e funzioni bibliotecarie, finalizzato a garantire a tutti i cittadini, in maniera uniforme
sul territorio della Repubblica, pari opportunità d’accesso alle informazioni e alla conoscenza.
La «cooperazione deve basarsi sulla facoltà di stabilire intese locali, per promuovere il
coordinamento degli interventi, l’ottimizzazione delle risorse economiche, la condivisione di strumenti, l’armonizzazione dei servizi, la promozione delle attività di valorizzazione» (Linee di politica bibliotecaria per le autonomie, ANCI, UPI, Regioni, gennaio 2004, http://www.aib.it/aib/boll/2003/0304413.htm.
Il Servizio Bibliotecario Nazionale, oltre alla gestione del catalogo collettivo delle pubblicazioni acquisite dalle biblioteche aderenti, dovrebbe svolgere i seguenti compiti:
definire gli standard minimi di prestazione e i requisiti minimi di appartenenza per le biblioteche;
definire le politiche di cooperazione e i livelli di servizio desiderati promuovendo l’integrazione reale dei servizi delle biblioteche di tutte le differenti tipologie, a prescindere dalle diverse titolarità istituzionali;
facilitare l’uso delle collezioni e la circolazione dei documenti per un pubblico il più ampio possibile, mediante servizi di mediazione bibliografica (cataloghi), intermediazione informativa (reference), consultazione e prestito modellati a partire dalle esigenze dell’utenza;
costituire l’infrastruttura dei servizi della biblioteca digitale italiana;
dare vita a un sistema nazionale di misurazione e valutazione delle prestazioni di servizio delle biblioteche che non sia una semplice anagrafe.
“Biblioteche senza bibliotecari professionalmente consapevoli, riconosciuti e trattati come tali, non sono biblioteche”. Può sembrare una tautologia, eppure in Italia il corso di studi per accedere al lavoro in biblioteca non è codificato. Il risultato è che chiunque, a prescindere dal titolo di studio o dall’esperienza professionale, può fregiarsi del titolo di bibliotecario semplicemente per il fatto di trovarsi a svolgere la propria attività lavorativa in una biblioteca.
Questa situazione traccia un solco profondo fra il nostro paese e le nazioni europee in cui il servizio bibliotecario è più radicato ed efficiente, dove la qualifica conseguita al termine di studi specialistici è abilitante per svolgere l’attività lavorativa in biblioteca e discrimina la
possibilità di raggiungere livelli di responsabilità. La mancanza di un percorso formativo
comune – osteggiato dalle università, in nome della libertà di insegnamento – fa il paio con l’assoluta mancanza di un’offerta formativa di base che sia realmente funzionale all’avviamento
professionale. In questo quadro, il blocco del turnover ha determinato l’intensificazione degli affidamenti in esterno della gestione dei servizi in assenza di linee guida e criteri di qualità circa i requisiti dei gestori, mentre è aumentata – soprattutto negli enti locali – la pratica di trasferire in biblioteca personale in organico presso altri uffici, senza adeguati percorsi di formazione. Questa situazione rischia di pregiudicare ogni sforzo di garantire qualità al servizio bibliotecario.
Il servizio bibliotecario richiede personale preparato e in possesso di competenze nel campo delle scienze umane, sociali e gestionali, specializzato nel trattamento dei documenti e nella produzione, comunicazione e facilitazione nell’apprendimento dei linguaggi documentari. Quella del bibliotecario è una professione intellettuale che presuppone una formazione di tipo specifico e avanzato (universitario e post-universitario) ovvero conoscenze, metodologie, abilità e attitudini, nonché valori professionali tali da assicurare un elevato grado di responsabilità e autonomia da parte degli operatori. È inoltre una professione che si articola in specializzazioni diversificate – a partire da un comune bagaglio di competenze – come diverse sono le biblioteche, che si caratterizzano per le loro specifiche missioni e destinazioni funzionali. Il Comitato ANCI-UPI-Regioni ha licenziato un documento sui profili bibliotecari,
modellato su quello approvato dalla Giunta Regionale lombarda, che prevede competenze specifiche per il profilo di bibliotecario.
Il bibliotecario è un professionista dell’informazione e della conoscenza le cui competenze dovrebbero essere certificate, nell’interesse esclusivo degli enti e dei cittadini che utilizzano il servizio. La normativa italiana si sta lentamente adeguando alle prescrizioni contenute nelle direttive comunitarie, che per quanto riguarda le professioni non ordinistiche affidano a enti terzi o alle associazioni di categoria rappresentative il compito di “garantire” circa la competenza e l’aggiornamento professionale dei loro associati. L’Associazione Italiana Biblioteche ha presentato al Ministero della Giustizia, in applicazione del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206, la richiesta di annotazione nell’elenco delle associazioni rappresentative a livello nazionale delle professioni non regolamentate. Al momento dell’emanazione del decreto ministeriale, gli Associati AIB dovranno essere in possesso di specifici requisiti di studio e professionali e di un documentabile percorso di formazione permanente o continua. Attraverso l’elenco degli Associati sarà possibile certificare il possesso dei requisiti per l’esercizio della professione bibliotecaria. Con l’emanazione del decreto del Ministro della Giustizia anche in Italia ci sarà un soggetto competente a certificare il possesso dei requisiti di professionalità dei bibliotecari: l’AIB.
È necessario che, attraverso accordi con le associazioni rappresentative (ANCI, UPI, Conferenza delle Regioni, CRUI, Federculture) e con i sindacati di categoria, sia sancito che per lavorare in biblioteca servono competenze e abilità certificate, capacità derivanti da percorsi di studio e aggiornamento continuo: questi requisiti dovrebbero essere resi vincolanti nei bandi di concorso e nei capitolati di gara.
Al finanziamento delle biblioteche di ente locale concorrono le autonomie locali, mediante il conferimento di risorse in misura adeguata a garantirne la piena funzionalità e con riferimento a standard di investimento riconosciuti. In particolare, è essenziale che gli enti garantiscano continuità e adeguatezza agli investimenti in edilizia bibliotecaria e infrastrutture tecnologiche attraverso appositi piani di sviluppo, e alle risorse per lo sviluppo delle collezioni e per il personale.
Questa situazione è stata negli ultimi anni fortemente pregiudicata a causa della significativa
riduzione di risorse economiche disposta a seguito degli interventi di contenimento della spesa pubblica che si sono succeduti negli anni, la cui entità per gli enti locali non è mai stata quantificata con esattezza, ma che nel comparto delle biblioteche di titolarità statale ha raggiunto percentuali impressionanti: negli ultimi 5 anni il bilancio è passato da 30 a 17 milioni di euro annui.
Le regioni maggiormente penalizzate dalla riduzione di risorse sono quelle del Mezzogiorno, dove lo sviluppo dei servizi bibliotecari risente maggiormente dei ritardi storici e della mancanza di attenzione istituzionale e sociale: in queste aree del Paese servono più che altrove politiche mirate di investimento e di sostegno allo sviluppo di una rete di servizi bibliotecari per i cittadini. Le biblioteche di ente locale, per documentare la produzione editoriale contemporanea e rendere un servizio in linea con le necessità di un paese del G8, devono aggiornare con continuità le proprie raccolte, devono poter accedere a banche dati e a servizi di informazione on line, devono disporre delle tecnologie e dei dispositivi di lettura più moderni.
In molte realtà italiane ciò non è mai avvenuto perché il servizio bibliotecario consiste nell’offerta di una sala arredata con qualche scaffale in cui gli studenti si recano a studiare con i propri libri. Le biblioteche, per essere attraenti, devono disporre di sedi adeguate, ben arredate e dotate di alcuni requisiti che la prassi ritiene ormai irrinunciabili: comfort, flessibilità degli spazi, aree di incontro e servizi di supporto come bar, caffetterie e simili. In Italia sono molte le realtà locali che hanno investito per riconvertire o riqualificare edifici preesistenti (in buona parte prestigiosi edifici storici), investendo importi anche considerevoli.
Tali investimenti, per essere durevoli, devono essere attentamente pianificati non solo per quanto riguarda la fase del ricupero o della costruzione della sede ma soprattutto in un’ottica di gestione “a regime”. Il dimensionamento della sede deve tener conto dell’utenza potenziale a cui ci si rivolge ma anche delle risorse di personale di cui si dispone: gli orari di apertura devono essere adeguati e rispettosi della necessità di offrire un servizio qualificato, dove il personale ha tempo, modo e strumenti per assistere l’utenza invece di essere costretto a svolgere funzioni di mero portierato. Un servizio ospitato in una sede faraonica ma senza risorse e con personale insufficiente o inadeguato, è uno spreco che può ingenerare nella comunità locale l’idea che investire nella costruzione di nuove biblioteche sia uno sperpero di denaro pubblico. Serve un rifinanziamento complessivo del sistema bibliotecario pubblico, sul modello di quanto avvenuto in Francia, che tenga conto sia delle necessità di investimento sia
delle spese di gestione. I parametri di riferimento dovrebbero tenere conto dello stato di sviluppo dei servizi bibliotecari sul territorio, delle dinamiche cooperative e dei livelli di prestazione desiderati, e fare riferimento agli standard più accreditati a livello internazionale.
Per molti indicatori, i livelli tendenziali di spesa dovrebbero essere espressi per capita: ad esempio, la spesa per l’aggiornamento delle raccolte non dovrebbe essere inferiore a 1,50 euro per abitante, che equivale a poco meno della metà di quanto richiesto dall’IFLA (International Federation of Library Association).
Una soglia ormai problematica da garantire per la maggior parte degli enti locali italiani.
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