Source: https://www.lavorofisco.it/contratti-a-termine-chiarito-il-ruolo-dei-contratti-collettivi-nella-disciplina-dello-stop-and-go/
Timestamp: 2020-05-27 08:30:30+00:00
Document Index: 127446333

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5']

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Contratti a termine, chiarito il ruolo dei contratti collettivi nella disciplina dello ”stop and go”
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In tutti i casi previsti dai contratti collettivi di qualsiasi livello si potranno ridurre gli intervalli per il rinnovo dei contratti a termine. Tuttavia, tanto una interpretazione piana del dettato normativo, quanto una lettura sistematica e coerente della circolare ministeriale n. 27/2012, impongono di riferire l’intervento della contrattazione collettiva comunque ed esclusivamente ai soli “termini ridotti” previsti dalla legge (20 e 30 giorni dalla scadenza del primo contratto), seppure essi non sembrino idonei ad andare incontro alle esigenze delle imprese e dei lavoratori che si trovano ad affrontare il dramma della scadenza di contratti a termine, altrimenti rinnovabili.
La Circolare del Ministero del Lavoro n. 27 del 7 novembre 2012 interviene opportunamente a delineare la portata dispositiva dell’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, come modificato dall’art. 1, comma 9, lett. g) ed h), della legge 28 giugno 2012, n. 92, e successivamente dall’art. 46-bis, comma 1, lett. a), del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, in merito alla durata minima di interruzione fra due contratti a tempo determinato che si susseguono fra le medesime parti.
Secondo la riforma del lavoro, in effetti, vengono ampliati ed allungati notevolmente i limiti temporali per la legittima riassunzione a termine del lavoratore (anche di quello occupato col nuovo “contratto acausale” introdotto dalla legge n. 92/2012) passando dai previgenti 10 giorni, dalla scadenza del contratto di durata fino a 6 mesi, agli attuali 60 giorni e dai previgenti 20 giorni, dalla scadenza del contratto di durata superiore ai 6 mesi, agli attuali 90 giorni (art. 5, comma 3, D.Lgs. n. 368/2001, modificato dall’art. 1, comma 9, lett. g), della legge n. 92/2012).
D’altro canto, l’art. 1, comma 9, lett. h), della legge n. 92/2012, modificando l’art. 5, comma 3, del D.Lgs. n. 368/2001, con l’inserimento di ulteriori periodi, in coda alla disposizione normativa originaria, rimodulata nella durata più ampia dei periodi di non lavoro, ha sancito che la contrattazione collettiva possa prevedere, “stabilendone le condizioni”, la riduzione dei predetti periodi, rispettivamente, fino a 20 giorni e fino a 30 giorni, nei casi in cui l’assunzione a tempo determinato avvenga nell’ambito di un particolare processo organizzativo connesso a ragioni di: avvio di una nuova attività; lancio di un prodotto o di un servizio innovativo; implementazione di un rilevante cambiamento tecnologico; fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e sviluppo; rinnovo o proroga di una commessa consistente.
Peraltro, al fine di consentire la prevista riduzione temporale, il Legislatore ha stabilito anche che in mancanza di uno specifico intervento da parte della contrattazione collettiva, che il Ministero del Lavoro (entro il 18 luglio 2013) possa provvedere autonomamente (sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro), in via temporaneamente sostitutiva e cedevole, ad individuare le peculiari condizioni in cui possono operare in concreto le riduzioni temporali previste.
Sul punto la Circolare n. 27/2012 non sottolinea né il peso normativo del testuale riferimento utilizzato dal Legislatore – “dalle” – che non sembrerebbe consentire la stipula di intese separate derogatorie, richiedendo la sottoscrizione di tutte le organizzazioni più rappresentative del settore sul piano nazionale.
Da ultimo, la Circolare n. 27/2012 segnala che, al contrario della prima ipotesi, nella seconda il d.lgs. n. 368/2001 riformato non prevede alcun “ruolo sostitutivo del Ministero”.
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