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Timestamp: 2017-06-27 03:30:46+00:00
Document Index: 73767487

Matched Legal Cases: ['art. 635', 'art. 635', 'art. 624', 'art. 635', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 635', 'art. 635']

Cassazione, 5 marzo 2012, n. 8555 elimina file aziendali? danneggiamento ex art. 635 bis c.p.
Un dipendente di un’azienda siciliana cancellava una gran quantità di dati contenuti nell’hard disk della propria postazione di lavoro e si impossessava di diversi cd rom contenti i back-up dei file, sottraendoli al titolare. Il Tribunale, riconosciuta la continuazione e con la concessione delle attenuanti generiche ritenute equivalenti alla contestata aggravante, condannava l’uomo alla pena di giustizia per i reati di danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635 bis c.p.) e di furto (art. 624 c.p.) nonché al risarcimento dei danni in favore della persona offesa, costituitasi parte civile. E tanto veniva confermato dalla Corte di Appello di Catania, investita del gravame. Ma il dipendente non si dava per vinto e ricorreva in Cassazione contestando la sussistenza degli estremi del reato di danneggiamento ex art. 635 bis c.p. contestato, posto che la cancellazione dei file aziendali non era definitiva in quanto un tecnico informatico era riuscito a recuperare una parte dei file cancellati, ancora presenti sul disco rigido del pc. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8555 del 5 marzo 2012, rigettando il ricorso, ha rilevato che: “nel gergo informatico l’operazione della cancellazione consiste nella rimozione da un certo ambiente di determinati dati, in via provvisoria attraverso il loro spostamento nell’apposito cestino o in via “definitiva” mediante il successivo svuotamento dello stesso. L’uso dell’inciso per evidenziare il termine “definitiva” è dovuto al fatto che neppure tale operazione può definirsi davvero tale, in quanto anche dopo lo svuotamento del cestino files cancellati possono essere recuperati, ma solo attraverso una complessa procedura tecnica che richiede l’uso di particolari sistemi applicativi e presuppone specifiche conoscenze nel campo dell’informatica. Di talché, sembra corretto ritenere conforme allo spirito della disposizione normativa che anche la cancellazione, che non escluda la possibilità di recupero se non con l’uso - anche dispendioso - di particolari procedure, integri, gli estremi oggettivi della fattispecie delittuosa”. Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, 5 marzo 2012, n. 8555 Svolgimento del processo Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di Appello di Catania confermava la sentenza del 27 novembre 2009 con la quale il Tribunale di quella stessa città-sezione distaccata di Mascalucia aveva dichiarato S.R. colpevole dei reati a lui ascritti (ai sensi degli artt. 61 n. 11 e 635 bis c.p. per avere cancellato, nella qualità di dipendente della ditta individuale G.S., una gran quantità di dati dall’hard disk del personal computer della sua postazione di lavoro ed ai sensi degli artt. 61 n. 11 e 624 c.p. per essersi impossessato di diversi cd rom contenenti i back-up successivi al 25.6.2004, sottraendoli al titolare della ditta S.G.) e, per l’effetto, ritenuta la continuazione e con la concessione delle attenuanti generiche ritenute equivalenti alla contestata aggravante, l’aveva condannato alla pena ritenuta di giustizia, nonché al risarcimento dei danni in favore della persona offesa, costituitasi parte civile, oltre consequenziali statuizioni di legge.
Avverso la pronuncia anzidetta, il difensore dell’imputato ha proposto ricorso per cassazione, affidato alle ragioni di censura indicate in parte motiva.Motivi della decisione 1. - Il primo motivo d’impugnazione denuncia violazione dell’art. 606 lett. b) in relazione all’art. 635 bis c.p., sul rilievo dell’insussistenza degli estremi del contestato reato, specie alla luce, della testimonianza del tecnico informatico C.A., che aveva riferito che dopo la cancellazione i dati informatici erano stati recuperati. Contesta inoltre la valutazione dei giudici di merito in ordine alla natura dei dati cancellati, alla data dell’operazione ed al tipo di programma utilizzato per il recupero dei dati.
2. - La prima censura dubita della sussistenza degli estremi del reato ipotizzato (danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici). La ratio della doglianza risiede nell’assunto secondo cui, essendo stati recuperati i files cancellati, in esito all’intervento di un tecnico di fiducia della ditta interessata, non ricorrerebbe la fattispecie delittuosa, che postulerebbe, in una delle alternative prospettazioni, la cancellazione in senso di definitiva rimozione dei dati cancellati dalla memoria del computer.
Sennonché, anche dal punto di vista meramente formale, il rilievo difensivo è infondato, in quanto il lemma cancella che figura nel dettato normativo non può essere inteso nel suo precipuo significato semantico, rappresentativo di irrecuperabile elisione, ma nella specifica accezione tecnica recepita dal dettato normativo, notoriamente introdotto in sede di ratifica di convenzione europea in tema di criminalità informatica (con legge 23 dicembre 1993, n. 547). Ebbene, nel gergo informatico l’operazione della cancellazione consiste nella rimozione da un certo ambiente di determinati dati, in via provvisoria attraverso il loro spostamento nell’apposito cestino o in via “definitiva” mediante il successivo svuotamento dello stesso. L’uso dell’inciso per evidenziare il termine “definitiva” è dovuto al fatto che neppure tale operazione può definirsi davvero tale, in quanto anche dopo lo svuotamento del cestino files cancellati possono essere recuperati, ma solo attraverso una complessa procedura tecnica che richiede l’uso di particolari sistemi applicativi e presuppone specifiche conoscenze nel campo dell’informatica. Di talché, sembra corretto ritenere conforme allo spirito della disposizione normativa che anche la cancellazione, che non escluda la possibilità di recupero se non con l’uso - anche dispendioso - di particolari procedure, integri, gli estremi oggettivi della fattispecie delittuosa. Il danneggiamento che è presupposto della previsione sostanziale, sottospecie del genus rappresentato dal reato di danneggiamento di cui all’art. 635 c.p., deve intendersi integrato dalla manomissione ed alterazione delle stato del computer, rimediabili solo con postumo intervento recuperatorio, e comunque non reintegrativo dell’originaria configurazione dell’ambiente di lavoro.
3. - Per quanto precede, il ricorso deve essere rigettato, con le consequenziali statuizioni espresse in dispositivo.P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Depositata in Cancelleria il 05.03.2012