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Timestamp: 2018-02-25 05:30:12+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1321', 'art. 1321', 'art. 2325', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2342', 'art. 2342', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 581', 'art. 2248', 'art. 29']

Capitolo I LE SOCIETÀ IN GENERALE - PDF
Capitolo I LE SOCIETÀ IN GENERALE
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1 Capitolo I LE SOCIETÀ IN GENERALE Sommario: 1. Nozione e contratto di società Il contratto preliminare di società. 2. Gli elementi essenziali della società. a) conferimenti: patrimonio sociale e capitale sociale; b) esercizio in comune di attività economica; c) lo scopo di divisione degli utili. 3. Società ed impresa: a) generalità; b) le società occasionali; c) società tra professionisti (rinvio). 4. Società e figure affini: a) comunione a scopo di godimento; b) comunione d azienda; c) associazioni; d) associazione in partecipazione; e) impresa coniugale. 5. Le classificazioni delle società: a) generalità; b) società lucrative e società mutualistiche; c) società commerciali e società non commerciali; d) società di persone e società di capitali; e) società non personificate e società personificate; f) società a responsabilità illimitata e a responsabilità limitata. 6. Personalità, soggettività giuridica ed autonomia patrimoniale delle società: a) personalità giuridica delle società di capitali; b) soggettività giuridica delle società di persone; c) autonomia patrimoniale imperfetta delle società di persone. 7. La tipicità delle società el autonomia privata: a) principio di tipicità; b) inammissibilità di società atipiche; c) ammissibilità di clausole atipiche; d) patti parasociali. 8. Le indicazioni negli atti e nella corrispondenza: a) sede e iscrizione nel registro delle imprese; b) capitale versato ed esistente; c) società in liquidazione; d) società unipersonale; e) registro delle imprese multilingue; f) informazioni obbligatorie sul web. 9. Contratto di società ed organizzazione: la posizione del socio all interno della società. 10. Le società tra professionisti: a) nozione e figure affini; b) discussa ammissibilità delle società tra professionisti; c) la recente legge n. 248/2006; d) le società tra avvocati. 11. L impresa sociale: a) nozione e forma giuridica; b) requisiti di legge; c) atto costitutivo; d) modifiche dell atto costitutivo; e) pubblicità; f) responsabilità limitata dei soci; g) ammissione di nuovi soci; h) organi di amministrazione e di controllo; i) trasformazione da ente preesistente in impresa sociale; l) trasformazione, fusione, scissione, dell impresa sociale; cessione d azienda; m) vigilanza. 1. NOZIONE E CONTRATTO DI SOCIETÀ. L art cod. civ. definisce la società come il contratto con cui «due o più persone conferiscono beni o servizi per l esercizio in comune di una attività economica allo scopo di dividerne gli utili».
2 2 CAPITOLO PRIMO La definizione è tuttora vigente, ma è ora riferita solo al contratto di società, e dunque non esaurisce la nozione generale di società, che è in un certo senso indifferente a come viene ad esistere, vuoi con un contratto (con la partecipazione di due o più persone, ai sensi dell art. 1321), vuoi con un negozio giuridico unilaterale (per le sole s.p.a e s.r.l.) ( 1 ). Salvo i casi (eccezionali) di costituzione con atto unilaterale, le società sono enti associativi a base contrattuale: esse nascono dall accordo di due o più parti per costituire e regolare fra loro un rapporto giuridico a contenuto patrimoniale (art. 1321) ( 2 ). Si tratta di un contratto consensuale, oneroso ( 3 ), di durata ( 4 ), ap- ( 1 ) Aa.Vv., Diritto delle società. Manuale breve, Milano, 2004, 9; Campobasso, Diritto commerciale. 2. Diritto delle società, Torino, 2009, 3. Fino al 1993, quella dell art cod. civ. era la nozione stessa di società, dato che il codice del 1942 non consentiva la costituzione di società da parte di una sola persona e quindi con atto non contrattuale; questa possibilità è stata tuttavia dapprima prevista per la società a responsabilità limitata (d. lgs. n. 88/1993 in attuazione della XII direttiva del consiglio della CEE), e, più di recente, anche per la società per azioni (nuovo art. 2325, 2 o comma), che pertanto possono essere costituite anche mediante atto unilaterale. ( 2 ) Deve ritenersi ammissibile il contratto preliminare di società, per il quale si rinvia infra al paragrafo 1.1. ( 3 ) Ghidini, Società personali, Padova, 1972, 85; Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), Milano, 1978, 5.È invece controverso se quello di società, oltre ad essere un contratto oneroso, sia anche un contratto sinallagmatico: in senso positivo Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 5, e G. Marasà, Le società in generale, in trattato Iudica-Zatti, Padova, 2000, secondo i quali il contratto di società èaltresì un contratto di scambio e non vi è incompatibilità tra comunione di scopo e prestazioni corrispettive, in quanto ciò che rileva ai fini della sinallagmaticitàèsolo l onerosità; in senso negativo Ghidini, Società personali, cit., 82, il quale, insieme alla dottrina tradizionale, contrappone i contratti a prestazioni corrispettive ai contratti con comunione di scopo (quale è la società), nei quali le prestazioni di ciascuna parte non sono destinate a scambiarsi tra loro secondo un rapporto di corrispettività ma sono realizzate a finalizzare un risultato comune; in tal senso anche Campobasso, Diritto commerciale, cit., 3. Ghidini, Società personali, cit., 91. È dibattuto, inoltre, relativamente al contratto di società, in che cosa sia ravvisabile la corrispettività: secondo alcuni autori (Graziani, Diritto delle società, Napoli, 1963, 34 e ss.; Gazzoni, Manuale di diritto privato, Napoli, 2000, 1367) essa sussiste tra conferimento e conseguimento dello scopo comune; per altri (Di Sabato, Manuale delle società, Torino, 1995, 53 e 54) la corrispettivitàèrelativa al conferimento ed all acquisizione dello status di socio; altri ancora (Marasà, Le società in generale, cit., 9-10) considerano corrispettivi il conferimento e la partecipazione agli utili sociali. ( 4 ) Ghidini, Società personali, cit., 90.
3 LE SOCIETÀ IN GENERALE 3 partenente alla categoria dei contratti con comunione di scopo ( 5 ), commutativi ( 6 ), aperti ( 7 ), plurilaterali ( 8 ). Con riferimento a questa ultima qualificazione, si ricorda che per contratto plurilaterale deve intendersi non solo il contratto avente più di due parti, ma anche il contratto che è potenzialmente capace di comprendere più parti; così il contratto di società può dirsi plurilaterale anche se, nel caso concreto, è stato stipulato da due sole persone e la società consta attualmente di due soli soci ( 9 ). Quanto alla comunione di scopo, essa è ravvisata nell esercizio in comune dell attività economica pattuita ( 10 ). Al contratto di società sono applicabili le norme dettate nel libro quarto del codice civile per i contratti in generale, purché tali norme siano compatibili con i caratteri propri dei contratti associativi e che la specifica disciplina societaria non vi deroghi ( 11 ). ( 5 ) Il punto è sostanzialmente pacifico: Ghidini, Società personali, cit., 80; Ferri, Delle società, incommentario Scialoja-Branca, Bologna-Roma, 1968, 19; Graziani, Diritto delle società, Napoli, 1963, 29; Greco, Le società nel sistema legislativo italiano, Torino, 1959, 64; Ferrara, Gli imprenditori e le società, Milano, 1975, 194; Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 8; Galgano, Le società in genere. Le società di persone, Milano, 1982, 2 ss.; Campobasso, Diritto commerciale, cit., 3. ( 6 ) Nonostante l opinione contraria di alcuni autori (Ghidini, Società personali, cit., 91), fondata sull incertezza degli utili e delle perdite, dottrina (Cottino, Diritto commerciale, Padova, 1976, 450) e giurisprudenza (Cass. 27 febbraio 1976, n. 639) affermano la natura di contratto commutativo, individuandone tale carattere nella proporzionalità tra conferimento e partecipazione. ( 7 ) Nel senso che è strutturalmente predisposto all ingresso di nuovi soggetti (art cod. civ.). ( 8 ) Pertanto l invalidità che colpisce la partecipazione del socio non rende invalido il contratto (artt e 1446 cod. civ.), né l inadempimento di un socio, o la sopravvenuta impossibilità della sua prestazione, danno agli altri soci il diritto alla risoluzione (art e 1466 cod. civ.), salvo il caso in cui la partecipazione del socio sia essenziale. Neppure sono applicabili i rimedi della risoluzione per eccessiva onerosità (1467 cod. civ.) e dell eccezione di inadempimento (Cass. 4 maggio 1993, n. 5180). ( 9 ) Ghidini, Società personali, cit., 80. ( 10 ) Ghidini, Società personali, cit., 82. ( 11 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali) cit., 8; Galgano, Le società in genere. Le società di persone, cit., 2 ss.; Graziani, Diritto delle società, cit., 29; Campobasso, Diritto commerciale, cit., 5 e vedi sopra nota n. 8. Così ad esempio, una volta iniziata la attività sociale, gli istituti contrattuali della risoluzione per inadempimento e per impossibilità sopravvenuta sono sostituiti da istituti tipici, quali l esclusione del socio nelle società di persone.
4 4 CAPITOLO PRIMO 1.1. IL CONTRATTO PRELIMINARE DI SOCIETÀ. Deve ritenersi ammissibile ( 12 ) il contratto preliminare di società, che (al contrario di quanto potrebbe pensarsi) è tutt altro che raro nella prassi. Contrasti sussistono in dottrina in ordine alla possibilità di ottenere, oltre al risarcimento del danno, l esecuzione in forma specifica ai sensi dell art cod. civ., ( 13 ) sottolineando che l affectio societatis, elemento essenziale del contratto di società, non può essere sostituito da una sentenza del giudice. Tali autori rilevano, inoltre, che il rimedio di cui all art cod. civ. è invocabile solo in presenza di contratti a prestazioni corrispettive. Per converso altri autori ( 14 ) sostengono, con il conforto della giurisprudenza ( 15 ), che la mancanza di una intenzione pattizia di costituire un vincolo sociale nella sentenza costitutiva non rileva, in quanto attiene alla sfera della volontà che per tutti i contratti può essere sostituita da un provvedimento del giudice. Quanto alla seconda obiezione dell opinione contraria, non vi è ragione di limitare la sentenza costitutiva, ex art cod. civ., ai soli contratti con prestazioni corrispettive in quanto essa è inammissibile esclusivamente nell ipotesi in cui vi sia un impossibilità oggettiva; inoltre, il contratto di società èricondotto, dalla dottrina prevalente, tra quelli a prestazioni corrispettive. Ovviamente il contratto preliminare deve avere la stessa forma del contratto definitivo di società ai sensi e per gli effetti dell art cod. civ. ( 16 ). Infine per il contenuto minimo del preliminare ( 12 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 3. Cfr. anche: Borgioli, La forma del contratto preliminare di società di capitali, inaa.vv., Impresa e tecniche di documentazione giuridica, I, La fase costitutiva dell impresa, Milano, 1990, 216 ss.; Borgioli, Il contratto preliminare di società, in Riv. soc., 1982, 466 ss.; Angelici, Sulla forma del contratto preliminare di società: vent anni dopo,ingiur. Comm., 1988, II, 328 ss. ( 13 ) Al riguardo si esprimono in senso negativo: Rascio, Il contratto preliminare, 1967, 93, nota 166; Ferri, Delle società (artt cod. civ.) in Comm. A. Scialoja- G. Branca, Bologna-Roma, ( 14 ) Tra cui Ragazzini, Contratto preliminare di società ed esecuzione in forma specifica, Riv. dir. civ., 1990, II, 61 e ss.; Gazzoni, Il contratto preliminare, Torino, 1988, 168. ( 15 ) Cass. 3 gennaio 1970, n. 8. ( 16 ) Cfr. in merito CNN Studio n. 755/1994, Forma e pubblicità per la costituzione di società capitalistica in Italia, di Tondo, secondo il quale anche per la forma del contratto preliminare, così come per la procura a costituire la società e per la ratifica a sanatoria di un difetto di rappresentanza, non si può prescindere dal principio di con-
5 LE SOCIETÀ IN GENERALE 5 de ineunda societate, esso coincide con l obbligo di stipulare il contratto definitivo e nella predeterminazione degli elementi indispensabili del tipo sociale richiesto ( 17 ); ciòèdettato a pena di invalidità del contratto preliminare in quanto, nella fattispecie, l oggetto non sarebbe, né determinato, né determinabile. Secondo altro orientamento ( 18 ), però, in mancanza di precisi dati di identificazione del tipo di società, occorre fare riferimento all organizzazione societaria più elementare e, quindi, ove l oggetto sia commerciale, alla società in nome collettivo ( 19 ). gruità di forma con l atto prncipale. Nello stesso senso Angelici, Sulla forma del contratto preliminare di società, cit.; Borgioli, Il contratto preliminare di società, cit.; Campobasso, Diritto commerciale, cit., 156; in giurisprudenza Cass. 23 giugno 1997, n. 5578: «L esigenza dell atto pubblico ad substantiam per la costituzione di una società a responsabilità limitata (art e 2475 cod. civ.), comporta in applicazione dell art cod. civ., che va stipulato nella stessa forma anche il contratto preliminare inteso alla futura costituzione della società»; Cass. 18 gennaio 1988, n. 321: «Qualora dal comportamento complessivo delle parti sia desumibile l intento di costituire una società a responsabilità limitata, il relativo contratto preliminare deve essere redatto a pena di nullità nella forma dell atto pubblico»; Cass. 28 gennaio 1986, n. 550: «L esigenza dell atto pubblico ad substantiam, per la costituzione di una società a responsabilità limitata (art e 2475 cod. civ.), comporta, in applicazione dell art cod. civ., la nullità del contratto preliminare, per la futura costituzione di detta società, che sia stato stipulato con scrittura privata, e tale nullità, ai sensi dell art cod. civ., è rilevabile anche d ufficio, pure in grado d appello ed in sede di legittimità (nei limiti in cui i relativi fatti siano già acquisiti), quando il diritto fatto valere in giudizio (nella specie, con domanda di risoluzione del preliminare) postuli la validità del contratto stesso»; Cass. 30 marzo 1982, n. 1990: «La nullità del contratto de ineunda societate stipulato per scrittura privata e non per atto pubblico non comporta la nullità del contratto di compravendita immobiliare concluso, nella stessa scrittura privata, tra i soci a favore della costituenda società ogni qualvolta manchi un collegamento tra i due contratti». ( 17 ) Cfr. Cass. 1 giugno 1985, n Cfr. inoltre CNN Studio n. 50/2009/I, la condizione e il termine nell atto costitutivo delle società di capitali e nelle deliberazioni modificative, di Stella Richter jr., secondo il quale a differenza di quanto deve ritenersi per l atto costitutivo di società, è possibile «...la sospensione di efficacia degli effetti... condizionando sospensivamente o munendo di termine iniziale il contratto preliminare di società; il contratto preliminare manca, infatti, di quel rilievo organizzativo e non produce quegli effetti reali che rendono incompatibile la sottoposizione a termine o a condizione dell atto costitutivo di società di capitali». Nello stesso senso già CNN Studio n. 261/1989, Regime dell omologazione ed elementi accidentali nella costituzione di società di capitali, ditondo; cfr. altresì Borgioli, Il contratto preliminare di società, cit. ( 18 ) Cfr. Cass. 6 giugno 1981, n. 47. ( 19 ) Conforme Spada, La tipicità delle società, Padova, 1974, 435 ss.; per un approfondimento sul punto: Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e
6 6 CAPITOLO PRIMO 2. GLI ELEMENTI ESSENZIALI DELLA SOCIETÀ. La norma contenuta nell art cod. civ. ha la funzione di individuare i tre elementi del contratto sociale: a) il conferimento di beni o di servizi; b) l esercizio comune dell attività economica; c) lo scopo di dividere gli utili ( 20 ) dall attività stessa prodotti ( 21 ). a) conferimenti: patrimonio sociale e capitale sociale. Il primo elemento essenziale del contratto di società èrappresentato dai conferimenti dei soci. Non esiste società senza conferimenti, né può darsi socio senza obbligo di conferimento ( 22 ). I conferimenti sono le prestazioni alle quali si obbligano le parti del contratto di società ( 23 ). Con la stipulazione del contratto di società ciascun contraente si obbliga a contribuire alla formazione di un fondo sociale, mediante una prestazione di dare odifare: siavrà la prima, quando il contraente si sia obbligato a conferire denaro o beni in natura (in proprietà o in godimento); mentre si avrà la seconda, quando il contraente si sia impegnato a conferire la propria attività ed il risultato di questa ( 24 ). materiali), Milano, 1978, 24 ss. Contra Cass. 18 giugno 2008, n : «Il contratto preliminare di società che non identifichi il tipo di società da costituire è nullo per indeterminatezza dell oggetto, non valendo che sia stato specificato trattarsi di società a base personale; a ciò, infatti, non potrebbe comunque sopperire il giudice ex art cod. civ., potendo tale pronuncia tenere luogo del contratto, ma non sostituirsi alle parte nella definizione del contenuto negoziale incompleto», inrivista del notariato, LXIII, 1, 2009, 225, con commento «Appunti in tema di contratto preliminare di società di persone», di Carlini. ( 20 ) Cfr., però, Cass. 10 agosto 1965, n. 1921: «Poiché la produzione (e divisione) di utili, che costituisce elemento oggettivo della causa del contratto di società, va riferita al complesso dell attività sociale, non viene meno la funzione economico-sociale tipica (scopo e metodo utilitari), ove qualche atto o negozio, rientrante nell oggetto sociale (nella specie, obbligazioni di garanzia), sia esercitato senza fine di lucro». ( 21 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 9; Ferri, Delle società, cit., 24; Campobasso, Diritto commerciale, cit., 5. ( 22 ) Così Bolaffi, Società semplice, Milano, 1947, 106; Graziani, cit., 37; Ferrara, Gli imprenditori e le società, Milano, 1975, 194; Ferri, Delle società, cit., 24; Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 9. ( 23 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 5. ( 24 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 9.
7 LE SOCIETÀ IN GENERALE 7 Nelle società di persone i conferimenti svolgono la funzione di fornire gli strumenti per l esercizio dell attività prescelta (c.d. funzione produttiva dei conferimenti), mentre la tutela dei creditori sociali si ritrova non tanto nel capitale sociale, quanto nella responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni sociali: di conseguenza (nelle società di persone) l art cod. civ. trova piena applicazione, per cui è conferibile qualsiasi entità che sia utile per il conseguimento dell oggetto sociale (art cod. civ.) e suscettibile di valutazione economica (art cod. civ.) ( 25 ). Nelle società di capitali, invece, è discusso se i conferimenti abbiano funzione di garanzia dei creditori sociali, in quanto finalizzati alla formazione del patrimonio sociale, che costituisce l unica garanzia per i creditori sociali ( 26 ), ovvero abbiano funzione produttiva, cioè la funzione di dotare la società dei mezzi idonei allo svolgimento dell attività di impresa ( 27 ). Ad ogni modo, non ogni entità èconferibile, in quanto il legislatore pone due limiti: a) il principio di integrale liberazione al momento della sottoscrizione (art. 2342, 3 o comma, cod. civ.); b) solo per la società per azioni (e per la s.a.p.a.), il divieto di prestazione di opera o di servizi (art. 2342, 5 o comma, cod. civ.). Se diversa, a seconda dei tipi di società, può essere la situazione giuridica del fondo sociale, la sua esistenza è, in ogni caso, il presupposto necessario della disciplina legislativa dei vari tipi ( 28 ). A tale proposito, occorre distinguere il concetto di patrimonio sociale da quello di capitale sociale. Il patrimonio sociale è il complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo alla società. Esso è inizialmente costituito dai conferimenti eseguiti o promessi dai soci ( 29 ); successivamente subisce continue variazioni qualitative e quantitative in relazione alle vicende eco- ( 25 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 6. ( 26 ) Simonetto, Responsabilità e garanzia nel diritto delle società, Padova, 1950, 412. ( 27 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 185 ss.; App. Roma 3 settembre 2002; App. Trento 16 marzo Vedi in merito quanto osservato più specificamente infra. ( 28 ) Così Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 11, secondo i quali unica è, comunque, la funzione che il fondo stesso assolve: permettere la formazione di un patrimonio della società, indispensabile per lo svolgimento dell attività comune. ( 29 ) Galgano, Le società di persone, intrattato di diritto civile e commerciale, diretto da Cicu-Messineo, Milano, 1972, 98.
8 8 CAPITOLO PRIMO nomiche della società. Si definisce patrimonio netto (o capitale reale) la differenza positiva tra attività e passività ( 30 ). Il capitale sociale nominale (o semplicemente capitale sociale) è il valore in denaro dei conferimenti, come valutati nell atto costitutivo della società. A differenza del patrimonio sociale, il capitale sociale nominale è un valore storico: esso, cioè, rimane fisso, quali che siano i mutamenti del patrimonio della società ( 31 ). Per mutarlo occorre una decisione dei soci che modifichi l atto costitutivo, dando luogo ad una c.d. operazione sul capitale ( 32 ). In merito alla funzione assolta dal patrimonio e dal capitale, il patrimonio sociale assolve ad una funzione di garanzia, nel senso che esso costituisce la garanzia generica (art cod. civ.) dei creditori della società: garanzia principale, se per le obbligazioni sociali rispondono anche i soci col proprio patrimonio; garanzia esclusiva, se si tratta di un tipo di società nel quale per le obbligazioni sociali risponde solo la società col proprio patrimonio; il capitale sociale assolve invece (prevalentemente) una funzione vincolistica: esso indica la parte di patrimonio che è vincolata per lo svolgimento dell attività sociale, e che i soci non possono ripartirsi per tutta la durata della società ( 33 ). b) esercizio in comune di attività economica. L esercizio «in comune» dell attività «economica» èla seconda delle caratteristiche indicate dalla norma definitoria del contratto sociale (art cod. civ.). ( 30 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 6. ( 31 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 7. ( 32 ) Cfr. in merito CNN Studio n. 127/2006/I, Appunto in tema di capitale nominale e di conferimenti, di Spada, secondo il quale nelle società di persone il capitale è una grandezza pecuniaria pari alla sommatoria dei valori dei beni conferiti, sicché solo impropriamente può dirsi «nominale». ( 33 ) Oltre alle funzioni predette, il capitale sociale svoge altresì una funzione organizzativa, nel senso che esso costituisce il termine di riferimento per accertare periodicamente se la società ha conseguito utili o subito perdite, ed inoltre permette la misurazione di fondamentali situazioni soggettive dei soci di carattere amministrativo e patrimoniale. Campobasso, Diritto commerciale, cit., 8; è appena il caso di precisare che il capitale sociale nominale, determinando quanta parte del patrimonio sociale è vincolata alla attività sociale (e, pertanto, non può essere distribuita ai soci), svolge anche una funzione di garanzia, nel senso di rendere edotti i terzi di quale è l entità di patrimonio minimo che necessariamente deve essere presente nella società (salvo eventuali perdite che sono disciplinate in modo diverso nelle società di persone e nelle società di capitali).
9 LE SOCIETÀ IN GENERALE 9 Esso rappresenta lo scopo mezzo attraverso il quale le parti si propongono di raggiungere la finalità ultima della realizzazione del guadagno e, essendo l unico comune a tutti i soci, è in virtù di esso che può definirsi la società come contratto con comunione di scopo ( 34 ). Dal punto di vista oggettivo, questa specifica attività economica, per il cui esercizio le parti si impegnano ai conferimenti, costituisce quello che la legge denomina oggetto sociale. L oggetto sociale, accanto ai requisiti normalmente richiesti dall art cod. civ. per ogni tipo di contratto (possibilità, liceità, determinatezza o determinabilità), deve averne uno ulteriore: deve cioè consistere in un attività «economica» (art cod. civ.) ( 35 ). La società ènecessariamente una forma di esercizio collettivo di un attività economica produttiva: il che, da un lato, permette di distinguere, per la presenza di questo elemento dinamico, la società dalla comunione di godimento (art cod. civ.) ( 36 )e da altre figure affini come l associazione in partecipazione (art cod. civ.) ( 37 ); e, dall altro lato, consente di affermare che l attività della società, se effettivamente esercitata, è sempre un attività d impresa ( 38 ). Dal punto di vista soggettivo, non è sufficiente, perché si abbia società, che più persone contribuiscano ad apprestare i mezzi o siano interessate al raggiungimento di un determinato risultato economico: è necessario che questo risultato sia perseguito «in comune» cioè congiuntamente. Questa affermazione comporta due conseguenze: ( 34 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 11. ( 35 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 12. ( 36 ) Buonocore-Castellano-Costi, ibidem; Ghidini, Società personali, cit., 38. Cfr. Cass. 6 febbraio 2009, n. 3028: «Nel caso di comunione di azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte dei partecipanti alla comunione, è configurabile l esercizio di una impresa collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare o di fatto), non ostandovi l art cod. civ. che assoggetta alle norme degli art e ss. dello stesso codice la comunione costituita e mantenuta al solo scopo di godimento. L elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società èinfatti costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite una attività imprenditoriale che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni», surivista del notariato, n.5, 2009, vol. LXIII, con commento a cura di Vincenzo Vacirca «I rapporti tra società e comunione e le questioni connesse all ammissibilità delle figure della comunione di azienda e della comunione di impresa; la società di fatto e la natura dei conferimenti in essa effettuati, la società irregolare e la società di mero godimento». ( 37 ) Buonocore-Castellano-Costi, ibidem; Ghidini, Società personali, cit., 38. ( 38 ) Buonocore-Castellano-Costi, ibidem.
10 10 CAPITOLO PRIMO 1) l esercizio comune deve potersi ricondurre alla volontà di tutti i soci, nel senso che società vuol dire gestione comune dell attività sulla quale il socio deve potere influire con la sua volontà, a nulla rilevando che, in concreto, l amministrazione sia affidata solo ad alcuni soci, o addirittura ad estranei: ciò consente di distinguere la società dall associazione in partecipazione, nella quale la gestione dipende dalla esclusiva volontà dell associante; 2) l esercizio comune implica, in secondo luogo, rischio comune:ciò che fa di un attività economica un attività«esercitata in comune» è, in ogni tipo di società, il fatto che più persone assumono il rischio di una medesima attività economica ( 39 ). La disciplina dei singoli tipi di società regola il concreto modo di incidenza sul socio del rischio: che può essere illimitato quando, come accade di regola nelle società di persone, il socio rischia l intero suo patrimonio, o limitato all ammontare del conferimento, come accade invece nelle società di capitali ( 40 ). Il potere di gestione in comune è esercitato in modo diretto nelle società personali, dove si ha una tendenziale coincidenza tra qualità di socio e veste di amministratore ( 41 ), in modo indiretto nelle società di capitali, dove il potere di gestione non spetta ai soci in quanto tali ma all organo amministrativo ( 42 ). c) lo scopo di divisione degli utili. Il terzo elemento costitutivo del contratto di società è, secondo il testo dell art cod. civ., lo «scopo di dividere gli utili» (scopo fine). È bene precisare preliminarmente che, per aversi società, occorre non solo lo scopo di conseguire il lucro (c.d. lucro oggettivo), ma anche quello di distribuirlo tra i soci (c.d. lucro soggettivo). Piuttosto, quando la legge pone come requisito essenziale la divisione degli utili, enuncia implicitamente, ma chiaramente, un altro concetto: che il risultato dell attività sociale deve essere a beneficio di tutti soci, e non di alcuni di essi o, tantomeno, di terzi estranei ( 43 ). Alla comu- ( 39 ) Galgano, Società personali, cit., 16. ( 40 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 12. ( 41 ) In quanto generalmente l assunzione della responsabilità illimitata si correla al potere di amministrare la società. ( 42 ) Marasà, Società (contratto), Enc. giur. Treccani,3. ( 43 ) Ferri, Delle società, cit., 49.
11 LE SOCIETÀ IN GENERALE 11 nanza di mezzi deve cioè corrispondere la comunanza dei risultati; non è, pertanto, consentita la esclusione di un socio dagli utili ( 44 ). Questo principio è espressamente affermato dall art cod. civ. (dettato in tema di società semplice, ma espressione di un principio di carattere generale) ( 45 ), per il quale «è nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite» (c.d. divieto del patto leonino)( 46 ). È discusso però se la norma dell art cod. civ. (nel fare riferi- ( 44 ) Ferri, ibidem. ( 45 ) Così Ferrara, Gli imprenditori e le società, cit., 236; Buonocore-Castellano-Costi, cit., 19; Cass. 29 ottobre 1994, n. 8927: «Il divieto del cosiddetto patto leonino posto dall art cod. civ. (ed estensibile a tutti i tipi sociali, attenendo alle condizioni essenziali del tipo contratto di società ) presuppone una situazione statutaria costitutiva dei diritti e degli obblighi di uno o più soci nei confronti della società ed integrativa della loro posizione nella compagine sociale caratterizzata dalla esclusione totale e costante di uno o di alcuni soci dalla partecipazione al rischio di impresa e dagli utili, ovvero da entrambe. Pertanto, esulano dal divieto le pattuizioni regolanti la partecipazione alle perdite e agli utili in misura difforme dall entità della partecipazione sociale del singolo socio, sia che si esprimano in una misura di partecipazione difforme da quella inerente ai poteri amministrativi (situazione di rischio attenuato), sia che condizionino in alternativa la partecipazione, o la non partecipazione, agli utili o alle perdite al verificarsi di determinati eventi giuridicamente rilevanti. Peraltro, il divieto di esclusione dalla partecipazione agli utili o alle perdite deve essere riguardato in senso sostanziale, e non formale, per cui esso sussiste anche quando le condizioni della partecipazione agli utili o alle perdite siano, nella previsione originaria delle parti, di realizzo impossibile, e nella concretezza determinino una effettiva esclusione totale da dette partecipazioni» (Nella fattispecie, alla stregua di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione della Corte di merito che aveva escluso la configurabilità del patto leonino, in quanto la esclusione di un socio dagli utili e dalle perdite era perfettamente bilanciata dal suo esonero, come socio d opera, dall obbligo di sopperire al fabbisogno finanziario della società, posto a carico esclusivo dei soci di capitale in proporzione delle loro quote). Cfr. Cass. 21 gennaio 2000, n ( 46 ) È dunque vietato che uno o più soci facciano, con il contratto di società, la «parte del leone», escludendo la partecipazione agli utili degli altri soci, o escludendo la propria partecipazione alle perdite (Galgano, Le società in genere. Le società di persone, cit., 275). Secondo la teoria preferibile (Ghidini, Le società personali, cit., 316; Bolaffi, Società semplice, cit., 371; Ferrara, Gli imprenditori e le società, cit., 236; Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 19) il fondamento del divieto del patto leonino è ravvisabile nell incompatibilità del patto stesso con la causa del contratto sociale, con la funzione economica del contratto di società, considerata come comunità di persone cooperanti per lo svolgimento di una data attività economica, al fine del conseguimento di un guadagno, e sottoposte ad una alea comune. Sul divieto del patto leonino si tornerà ampiamente in seguito.
12 12 CAPITOLO PRIMO mento allo scopo di divisione degli utili) definisca tutti i tipi di società e, in particolare, se oltre alle società lucrative, comprenda anche le società mutualistiche (e consortili). Parte della dottrina ( 47 ) ritiene esplicitamente che l art cod. civ. definisca ogni tipo di società, ivi comprese le cooperative, perché, a parte l esistenza, per queste società, di norme che regolano espressamente la distribuzione di utili, occorre pur sempre considerare che quando la legge pone come requisito essenziale del contratto di società la divisione degli utili fra i soci, enuncia implicitamente il principio secondo il quale il risultato dell attività sociale deve essere a beneficio di tutti i soci, e non di alcuni soltanto fra essi. Il che, in altre parole, significa che a questo risultato si sarà pervenuti anche quando il socio raggiunga il vantaggio attraverso un risparmio di spesa, acquistando, ad esempio, dalla società una merce a prezzo minore o vendendola a questa ad un prezzo maggiore di quello di mercato; e non essendo indispensabile che la percezione del guadagno sia conseguenza necessaria di un operazione di ripartizione ( 48 ). Secondo altra parte della dottrina ( 49 ) l art cod. civ., così come formulato, definisce solo ed esclusivamente le società lucrative. Tuttavia anche le cooperative sono costituite da negozi con i quali due o più parti conferiscono beni o servizi per l esercizio in comune di un attività economica. Per la determinazione del concetto giuridico di società occorre, infatti, considerare non solo l art cod. civ., ma ( 47 ) Ferri, cit., 46; Ferrara, cit., 210. ( 48 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 17. Cfr. Cass. 6 agosto 1979, n ( 49 ) Graziani, Diritto delle società, cit., 7, 69 e 75. In tal senso pure Ghidini, Le società personali, cit., 12, secondo il quale la nozione posta dall art cod. civ. riguarda la sola società lucrativa: neè chiaro segno il fatto che la norma è dettata sotto il titolo V (del libro V del cod. civ.), mentre la società mutualistica è regolata sotto il titolo VI e quella consortile sotto il titolo X. A parte ciò, la nozione posta dall art cod. civ. appare specifica della società lucrativa: sia perché ivi si considera il contratto come stipulabile anche da due soli soci, mentre la società mutualistica richiede la partecipazione al contratto di più di due soci; sia perché ivi si considera come possibile parte del contratto sociale qualsiasi persona, della più varia condizione tecnico professionale, mentre il contratto di società cooperativa può essere stipulato solo da soggetti appartenenti a una stessa categoria tecnico professionale, ed il contratto di società consortile presuppone la qualità di imprenditori dei soci; sia, soprattutto, perché l elemento causale è diverso nelle tre figure.
13 LE SOCIETÀ IN GENERALE 13 anche l art cod. civ.: società sono, dunque, quei negozi con i quali due o più parti conferiscono beni o servizi per l esercizio in comune di un attività economica, a scopo lucrativo, mutualistico o consortile, perché solo se l attività non sia economica o, pure essendo economica, non sia diretta ad uno dei menzionati scopi, si esce dal campo delle società per entrare in quello delle associazioni ( 50 ). Controverse sono le conseguenze derivanti dalla mancanza del fine di perseguire lo scopo di lucro; al riguardo secondo la prevalente opinione ( 51 ) sarebbe giuridicamente irrilevante; secondo altra opinione ( 52 ) sarebbe configurabile, nell ipotesi predetta, la nullità del contratto di società; infine, secondo altra opinione ( 53 ) sarebbe esperibile, da parte dei creditori personali del socio, l azione di simulazione. 3. SOCIETÀ ED IMPRESA. a) generalità. È discusso se sussista, o no, un equazione tra società ed impresa: se le società siano, o no, sempre imprenditori. Confrontando la nozione di imprenditore di cui all art cod. civ. con quella di società di cui all art cod. civ., sono evidenti alcune differenze: innanzi tutto, l art cod. civ. non riproduce il concetto di impresa contenuto nell art cod. civ., né tanto meno si riferisce all attività di impresa ( 54 ). Elemento ulteriore di differenziazione tra l art cod. civ. e l art cod. civ. è che nel primo di essi manca ogni accenno alla professionalità, che è requisito cardine di ogni attività imprenditoriale, laddove nel secondo manca ogni riferimento allo scopo di lucro, che costituisce la stessa causa del contratto di società ( 55 ). Secondo parte della dottrina ( 56 ) ed una non recente sentenza della ( 50 ) Buonocore-Castellano-Costi, cit., 18; Graziani, cit., 8. ( 51 ) Ferrara-Corsi, Gli imprenditori e la società, Milano, ( 52 ) Cottino, cit., 3. ( 53 ) Marasà, cit., 629. ( 54 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 85. ( 55 ) Buonocore-Castellano-Costi, ibidem, 85. ( 56 ) Ferri, op. cit., 14; T. Ascarelli, Lezioni di diritto commerciale, Milano, 1955, 132 ss.
14 14 CAPITOLO PRIMO Cassazione ( 57 ) non è concepibile una società che non sia impresa, ma esiste una vera e propria equazione «società = impresa», nel senso che basterebbe la sola previsione dell atto costitutivo di un attività di impresa a far acquistare alla società la qualità di imprenditore. L elemento della professionalità, richiesto esplicitamente per l acquisto della qualità di imprenditore, è insito nel fatto stesso della costituzione della società per l esercizio di un attività economica: con la conseguenza che la società è imprenditore, ed è esposta al fallimento, anche quando non abbia iniziato in concreto l attività di impresa. Secondo altra parte della dottrina ( 58 ), è ammissibile la società senza impresa, perché nel concetto legislativo di società non è menzionato il requisito della professionalità, indispensabile per l acquisto della qualità di imprenditore: il concetto di società si presenta, sotto questo aspetto, più ampio del concetto di impresa collettiva, e si è in presenza di una società anche quando l attività economica esercitata in comune non sia un attività economica «professionalmente esercitata» e non sia quindi definibile come impresa sulla scorta dell art cod. civ. Una volta ritenuta ammissibile la società senza impresa, le ipotesi che vi sono ricondotte ( 59 ) sono rappresentate dalle società occasionali, in cui non vi è attività di impresa perché manca il requisito della professionalità, e delle società tra professionisti, in cui manca l attività di impresa perché l attività professionale, per scelta del legislatore, non è qualificabile come attività imprenditoriale. ( 57 ) Cass. 10 agosto 1979, n ( 58 ) Galgano, Le società in genere. Le società di persone, cit., 16; Graziani, Diritto delle società, cit., 64; Greco, Le società nel sistema legislativo italiano, cit., 40; Galgano, Diritto commerciale. Le società, Bologna, 1987, 7 ss.; Associazione Preite, Il diritto delle società, a cura di Olivieri, Presti e Vella, Bologna, 2004, 27; Abbadessa, Le disposizioni generali sulle società, in Tratt. dir. priv., diretto da Rescigno, Torino, 1985; Di Sabato, Diritto delle società, cit., 7; Marasà, Le società. Società in generale, Milano, 2000, 211 ss.; Ragusa Maggiore, Trattato delle società, I, Le società in generale. Le società di persone, Padova, 2000, 82 ss. Si veda altresì CNN Studio n. 5486/ 2004, Natura giuridica e disciplina delle società di mutuo soccorso, di Petrelli, il quale individua nelle società di mutuo soccorso un ipotesi legislativamente prevista di società senza impresa. ( 59 ) Buonocore-Castellano-Costi, Società di persone (casi e materiali), cit., 87.
15 LE SOCIETÀ IN GENERALE 15 b) le società occasionali ( 60 ). È occasionale la società che ha per oggetto il compimento di un unico affare ( 61 ). Affinché possa parlarsi realmente di società occasionale, non basterebbe l accordo di più persone per porre in essere, con scopo lucrativo, un singolo atto, essendo sempre necessario il compimento di una attività ( 62 ). La dottrina prevalente ( 63 ) distingue tra società costituita per il compimento di un «atto» e società costituita per il compimento di un «affare», e ritiene che mentre la prima esula dal concetto di società, la seconda è ammissibile, e si può parlare di società occasionale, in quanto un affare implica pur sempre lo svolgimento di una attività. Così, non potrà definirsi società occasionale l ipotesi in cui più soggetti si accordino per l acquisto in comune di un determinato bene allo scopo di rivenderlo per lucrare la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita. Sarà, invece, società ( 64 ) occasionale quella costituita per la partecipazione in comune ad un contratto di appalto (un singolo, determinato appalto) ( 65 ) o per la costruzione di un edificio i cui appartamenti dovranno essere poi venduti ( 66 ): tutte fattispecie che fanno leva su un dato temporale, e cioè sullo svolgimento di un attività non duratura e, come tale, destinata a non protrarsi nel tempo una volta che l affare sarà portato a compimento ( 67 ). La qualificazione delle società occasionali nel genus delle società sen- ( 60 ) Cfr. Bocchini, Società occasionali, inenc. giur. Treccani, XXIX, Roma, 1993 e Spada-FigàTalamanca, Società occasionale, in Enc. dir., Aggiornamento, III, Milano, 1999, 990; Varallo Sammarco, La società occasionale,ingiust. civ., 1971, IV, 153. ( 61 ) Cfr. Scarpa, Nozione di affare del patrimonio destinato,innotariato, n. 6/2008, p. 712, che, sebbene in tema di patrimoni destinati, analizza il concetto di affare. ( 62 ) Galgano, Le società in genere. Le società d persone, cit., 17; Campobasso, Diritto commerciale, cit., 12. ( 63 ) Ferri, Delle società, cit., 29 ss. e Di Sabato, cit., 11. ( 64 ) Sebbene al paragrafo 1 si evidenzia come quello di società sia un contratto di durata. ( 65 ) Che dovrà comunque avere un orizzonte temporale limitato, atteso che è sovente ricordato l esempio della società costituita per la costruzione del canale di Suez, che sebbene riguardasse un unico appalto, durò più di dieci anni. ( 66 ) Il punto è molto controverso ed è necessario distinguere caso per caso. ( 67 ) Cfr. Cass. 31 maggio 1986, n. 3690, la quale ha considerato che anche il compimento di un unico affare può determinare l attribuzione della qualifica di imprenditore commerciale in considerazione della sua rilevanza economica.
16 16 CAPITOLO PRIMO za impresa dovrebbe comportare, come conseguenza di non poco rilievo, secondo parte della dottrina ( 68 ), la non assoggettabilità al fallimento della stessa. Ai sensi dell art. 1 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (come modificato dal d.lvo. 9 gennaio 2006, n. 5), infatti, è testuale e pacifico che sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo soltanto gli imprenditori che esercitano una attività commerciale. In definitiva l ammissibilità di una società senza impresa resta circoscritta alle ipotesi in cui si sia in presenza di esercizio in comune di attività oggettivamente non duratura ( 69 ). c) società tra professionisti (rinvio). Una volta ritenuta ammissibile la società senza impresa, vi rientra l ipotesi della società tra professionisti. Poiché si tratta di un argomento di notevole interesse, di esso si parlerà in seguito, in uno specifico paragrafo. 4. SOCIETÀ E FIGURE AFFINI a) comunione a scopo di godimento. Ai sensi dell art cod. civ. «la comunione costituita o mantenuta al solo scopo del godimento di unaopiù cose è regolata dalle norme del titolo VII del libro III», cioè dalle norme sulla comunione. La comunione di godimento è caratterizzata dal godimento diretto di un bene non produttivo da parte di una pluralità di soggetti ( 70 ). Essa si distingue dalla società in quanto difetta l elemento dello svolgimento dell attività economica ( 71 ), esercitata tramite il patrimonio mes- ( 68 ) Cfr. Abbadessa, Le disposizioni generali sulle società, cit., 20. ( 69 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 13. Cfr. Cass. 7 agosto 1982, n. 4446: «In tema di differenza fra società e comunione, in cui si verifica comunque un conferimento di beni o il fenomeno di una massa di beni comuni, rileva la prevalenza nella comunione dell elemento statico e nella società di quello dinamico, nel senso che i beni sui quali cade il condominio sono direttamente oggetto di godimento secondo la destinazione loro propria, mentre nella società sono strumento per il compimento di una attività, i cui utili saranno poi ripartiti fra le parti, senza che ad escludere l esistenza di una società (occasionale) sia sufficiente l unicità dell affare, in dipendenza della sua rilevanza economica e della molteplicità e complessità degli atti che lo svolgimento ai fini di lucro comporta». ( 70 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 31. ( 71 ) Cfr. Cass. 6 febbraio 2009, n. 3028, citata in precedenza; Cass. 1 aprile 2004,
17 LE SOCIETÀ IN GENERALE 17 so a disposizione da parte dei soci; nella comunione di godimento, i comunisti si limitano a godere il bene ( 72 ). In altri termini, mentre la societàèuna situazione giuridica dinamica, in quanto ha per oggetto lo svolgimento di un attività economica, la comunione è una situazione giuridica statica, avente ad oggetto il mero godimento di un bene. Inoltre, a differenza della società, la comunione di godimento non determina la costituzione di un soggetto giuridico a sé stante (ente), bensì rappresenta una situazione di contitolarità di beni e diritti in capo n. 6361: «In tema di differenze tra società e comunione a scopo di godimento, mentre quest ultima (espressamente disciplinata dall art cod. civ.) postula una situazione giuridica di contitolarità (presupponendo, pertanto, la comproprietà del bene in capo a tutti coloro che vi partecipino) e si caratterizza per il fatto che oggetto del godimento (fine esclusivo della comunione) è il bene comune, nella società (che va istituita per contratto) rileva l esercizio in comune di un attività svolta a fine di lucro da parte di più soggetti, per l esercizio della quale non è necessaria alcuna comunione di beni, che sono soltanto lo strumento attraverso il quale essa viene a realizzarsi e operare»; Cass. 21 febbraio 1984, n. 1251: «Nel caso di comunione incidentale di azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte di uno o più partecipanti alla comunione, è configurabile l esercizio di un impresa individuale o collettiva (nella forma della società regolare oppure della società irregolare o di fatto), non ostandovi l art cod. civ. (che assoggetta alle norme degli artt e seguenti dello stesso codice la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento). Pertanto, nel caso in cui l erede con beneficio d inventario ed il coniuge usufruttuario ex lege (art. 581, vecchio testo, cod. civ.) esercitino, congiuntamente ed in via di fatto, lo sfruttamento diretto dell azienda già appartenuta al de cuius, è esclusa la configurabilità di una mera amministrazione di beni ereditari in regime di comunione incidentale di godimento e si è, invece, in presenza dell esercizio di attività imprenditoriale da parte di una società di fatto, con l ulteriore conseguenza che, in ordine alla responsabilità per i debiti contratti nell esercizio di tale attività, restano prive di rilievo la qualità successoria delle persone anzidette e le correlative limitazioni di responsabilità»; Cass. 6 agosto 1979, n. 4558: «Il criterio di discriminazione fra comunione e società di godimento consiste non tanto (o non soltanto) nello scopo di guadagno che può sussistere anche nella prima, senza che ciò comporti necessariamente il suo inquadramento nello schema societario quanto nella presenza dell impresa, nel senso che si ha comunione quando l attività dei comproprietari si esaurisca nel godimento dei beni, cioè sia svolta in funzione di questi, mentre si configura la società se lo scopo lucrativo sia perseguito attraverso un attività imprenditrice, che si sostituisca o si affianchi al mero godimento, ed in funzione della quale vengano adoperati in tutto o in parte i beni comuni, che vanno perciò a costituire il fondo comune dello organismo sociale. La trasformazione della comunione in società, ovvero la costituzione di questa accanto alla prima, possono risultare, oltre che da atto formale, anche attraverso il comportamento che, in concreto, i comproprietari assumono, svolgendo di fatto attività d impresa e utilizzando all uopo i beni comuni». ( 72 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 31; Ghidini, Società personali, cit., 38.
18 18 CAPITOLO PRIMO adueopiù persone ( 73 ): solo nella società, e non pure nella comunione di godimento, si verifica la creazione di un nuovo soggetto di diritto, con un patrimonio separato da quello dei partecipanti ( 74 ). Deve segnalarsi, a questo riguardo, il diffuso fenomeno delle c.d. società immobiliari di comodo ( 75 ), e cioè di società direttamente o indirettamente utilizzate di fatto per lo svolgimento di un attività (ovviamente diversa da quella presentata come oggetto statutario) di mero godimento diretto di beni immobili, e dunque non produttivi, che sono ad esse intestati a fini prevalentemente fiscali ( 76 ). ( 73 ) Campobasso, Diritto commerciale, cit., 31. ( 74 ) Pertanto, dovrà applicarsi la disciplina societaria quando i beni comuni sono strumento di un attività economica esercitata dai contitolari; si dovrà applicare la disciplina della comunione se i beni comuni hanno una destinazione di mero godimento e, quindi, non vi sia un attività economica esercitata dai contitolari ai quali detti beni siano funzionalmente destinati (in tal senso Grippo-Morandi, in Le leggi commentate. Commentario delle società a cura di Grippo, I, sub art. 2248, 23 ss., Milano, 2009; in giurisprudenza, per tutte Cass. 1 aprile 2004, n. 6361, in Mass. Giust. Civ., 2004). La considerazione da ultima riportata conduce a ritenere che sia preclusa la possibilità di costituire le cc.dd. società di mero godimento (così: Grippo-Morandi, in Le leggi commentate. Commentario delle società a cura di Grippo, ibidem; per l ammissibilità, invece, delle società di mero godimento, vedi per tutti Ghidini, Società di mero godimento tra teoria generale e nuovo diritto societario, in Riv. soc., 2008, 1315, e bibliografia ivi citata. ( 75 ) Da considerarsi species del genus società di mero godimento. In merito cfr. CNN Quesito n. 210/2007/I, Società semplice di mero godimento Art. 3 della l. 448/ 2001, di Paolini, ove si analizza, appunto, l ipotesi dello strumento societario utilizzato come schermo per la intestazione fittizia di beni. Si evidenziano, quindi, i problemi di coordinamento con la dottrina tradizionale che tende a escludere il mero godimento dal fenomeno societario, in base agli artt cod. civ. (scopo di lucro) e 2247 cod. civ. (attività economica; vedi anche nota precedente). Anche l espressione «gestione di immobili» ha una collocazione problematica, atteso che, secondo l orientamento giurisprudenziale da ultimo richiamato, anche questa può risultare una attività qualificata da elementi di imprenditorialità. La norma richiamata riconosce implicitamente la società semplice avente ad oggetto la mera gestione immobiliare ed è quindi come se il legislatore fiscale avesse disegnato un nuovo tipo di società. Ma tali provvedimenti riguardavano solo la trasformazione agevolata e pertanto occorre ora chiedersi se rimane configurabile una società di mera gestione immobiliare da costituirsi ex novo. Il problema non ha avuto soluzione definitiva. In merito cfr. anche CNN Quesito n. 6098/ 2005/I, Trasformazione di s.r.l. in società semplice di mero godimento, dipaolini, secondo cui «... sembra impossibile offrire certezze in materia, in quanto emergono elementi di distonia sistematica di tale rilievo da poter essere composti solo attraverso l opera del legislatore o della Corte Costituzionale». ( 76 ) Secondo Campobasso, Diritto commerciale, cit., 36, le società immobiliari di
19 LE SOCIETÀ IN GENERALE 19 La difficoltà di sanzionare da un punto di vista civilistico la difformità dell oggetto sociale di fatto esercitato, da quello statutariamente programmato ha indotto il legislatore a prevedere incentivi fiscali, tendenti a favorire l abbandono di tali utilizzazioni funzionalmente distorte dello strumento societario e, in particolare, delle società commerciali ( 77 ). Ad un trattamento fiscale agevolato sono state infatti sottoposte, da un lato, l assegnazione ai soci (e dunque l uscita dal patrimonio sociale) dei beni oggetto di mero godimento (quelli cioè non utilizzati come beni strumentali nell attività prescelta come oggetto statutario), dall altro la loro trasformazione in società semplici, in società dunque di forma non commerciale (v., da ultimo, art. 29 l. 499/1997) ( 78 ). b) comunione d azienda. La società si distingue anche dall ipotesi in cui la situazione di contitolarità abbia ad oggetto un bene in sé produttivo ed in particolare un azienda (sia essa commerciale o agricola). Se è vero che la comproprietà di un azienda, accompagnata dall esercizio in comune della relativa attività da parte dei comproprietari, si risolve nella creazione di una società di fatto ( 79 ), è pur vero che la comodo sono nulle per violazione di norma imperativa, quale deve considerarsi l art cod. civ. ( 77 ) Campobasso, Diritto commerciale, 35, nt. 67. ( 78 ) Campobasso, Diritto commerciale, 35. In merito cfr. CNN Studio n. 4256/ 2003, Una nuova società semplice: la società immobiliare di mero godimento e la società semplice di mero godimento in genere,dibaralis, secondo cui «... il legislatore nazionale, con un atteggiamento che oscilla tra la prudenza e l opportunismo, in materie difficili (per la complessità degli interessi coinvolti)... tenta l ammodernamento in via indiretta, obliqua, nel campo del godimento collettivo statico dei beni, e fra l altro lateralmente tramite la norma fiscale, introducendo un nuovo tipo di società semplice». ( 79 ) Cass. 26 ottobre 1982, n. 5593: «Una società di fatto, ancorché non esistente nella realtà, può apparire come tale di fronte ai terzi quando due o più persone agiscano nel mondo esterno in modo da determinare l opinione che essi operino come soci, nel qual caso, per le esigenze di tutela dell affidamento, l apparenza della società produce, rispetto ai terzi, gli stessi effetti giuridici della realtà. L accertamento degli elementi di fatto determinanti l affidamento è riservato al giudice del merito e non è sindacabile in Sede di legittimità se congruamente motivato. (nella specie, il S.C., enunciando il surriportato principio, ha confermato la decisione di merito con cui l affidamento del venditore sull esistenza di una società tra i compratori era stato ritenuto giustificato dalla natura dei beni acquistati, obiettivamente destinati all esercizio di attività economica, dalla loro sufficienza ad integrare un azienda, dalla comunione dello acquisto e dall obbligazione congiunta degli acquirenti di pagare la quasi totalità del prezzo con gli utili comuni dell impresa)».
20 20 CAPITOLO PRIMO mera situazione di contitolarità dell azienda, senza l esercizio in comune dell attività economica, rappresenta una fattispecie ben distinta dalla società ( 80 ). Come la comunione di godimento, infatti, la comunione d azienda, da un lato, difetta dall attività economica che accomuna tutte le società, e, dall altro lato, non determina la costituzione di un soggetto terzo (ente) rispetto ai comproprietari ( 81 ). In passato si era dubitato della ammissibilità di una comunione di azienda, in quanto si affermava che il godimento dell azienda implicasse di per sé esercizio d impresa in forma di società di fatto. Vi sarebbero cioè alcune categorie di beni, di cui l azienda è il prototipo, in cui la distinzione tra attività di mero godimento e attività produttiva viene meno, in quanto è impossibile distinguerle: svolgere un attività di mero godimento rispetto ad un bene produttivo come l azienda, significa svolgere un attività produttiva di beni o di servizi e quindi, in sostanza, svolgere attività di impresa. Secondo la tesi esaminata, con riferimento ai c.d. beni produttivi non sarebbe possibile svolgere un attività di godimento da parte dei comunisti, senza contemporaneamente svolgere un attività produttiva e, quindi, imprenditoriale. In contrario, si è rilevato che il godimento dell azienda non implica necessariamente esercizio d impresa, e non lo implica in tutti quei casi (es. usufrutto, affitto d azienda; ecc.) in cui è possibile distinguere tra godimento diretto e godimento indiretto. E così, nel caso in cui l azienda sia data in affitto ad un terzo, si scindono le due situazioni, perché i comproprietari si limitano ad un attività di godimento indiretto, cioè si limitano a percepire il canone da chi svolge effettivamente l attività economica, ed è solo questo ultimo che, quindi, gode direttamente dell azienda ( 82 ). La differenza tra società e comunione d azienda è del resto sottolineata dal fatto che il legislatore contempla espressamente la trasforma- ( 80 ) Campobasso, Diritto commerciale, 35. ( 81 ) Campobasso, Diritto commerciale, 35. ( 82 ) Cfr. Campobasso, Diritto commerciale, cit., 31, il quale riporta l esempio di due persone che acquistano una sala cinematografica attrezzata e ne godono le utilità dandola, appunto, in affitto ad un terzo. Ugualmente si resta nel campo della comunione quando i comproprietari della sala cinematografica decidono di gestirla individualmente ad anni alterni, tenendo chiaramente distinte di fronte ai terzi le rispettive gestioni (cosiddetto godimento turnario).