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Timestamp: 2018-10-22 09:26:05+00:00
Document Index: 17074569

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 53', 'art. 5', 'art. 116', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 39', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 23', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 8', 'art. 148', 'art. 40', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 37', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 76', 'art. 10', 'art. 36', 'art. 729', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 17', 'art. 16']

Manovra estiva 2011: le misure fiscali rilevanti | Commercialista Telematico
Manovra estiva 2011: le misure fiscali rilevanti
2) Regime fiscale contribuenti minimi: Vecchio e nuovo regime
3) Studi di settore: Novità dalla Legge n. 111/2011
4) Riporto perdite: Ridotta la quota deducibile
5) Tagli alle ingenti agevolazioni fiscali fruite da tutti i contribuenti
6) Riallineamento dei valori di avviamento e altre attività immateriali
7) Contributo unificato anche nel contenzioso tributario
8) Disposizioni in materia di riordino della giustizia tributaria
E’ stata approvata in via definitiva la manovra estiva 2011, in tempi rapidissimi (da record, tra Senato, Camera e pubblicazione in G.U., è trascorso solo qualche giorno), quindi, il Decreto Legge n. 98/2011 è stato convertito in Legge n. 111/2001, pubblicata in G.U. n. 164/2011.
Tra le misure di particolare interesse fiscale, analizziamo di seguito i seguenti argomenti:
– Regime fiscale contribuenti minimi: Vecchio e nuovo regime;
– studi di settore: Novità dalla Legge n. 111/2011;
– riporto perdite: Ridotta la quota deducibile;
– Tagli alle ingenti agevolazioni fiscali fruite da tutti i contribuenti;
– riallineamento dei valori di avviamento e altre attività immateriali;
– contributo unificato anche nel contenzioso tributario;
– Disposizioni in materia di riordino della giustizia tributaria.
L’art. 27 del D.L. n. 98 del 06 luglio 2011 (manovra estiva 2011), convertito in Legge n. 111 del 15 luglio 2011, ed, infine, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 164 del 16 luglio 2011, prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2012, il regime fiscale semplificato per i cd. contribuenti minimi si applica, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi, soltanto alle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa, arte o professione o che l’abbiano intrapresa dopo il 31 dicembre 2007.
Contestualmente l’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali è stata ridotta al 5% a decorrere dal 1° gennaio 2012.
Pertanto, il regime dei minimi è stato ridotto a coloro i quali hanno iniziato l’attività negli ultimi tre anni e mezzo o vorranno iniziarla adesso.
Nello stesso tempo per questi ultimi il beneficio è aumentato: A decorrere dal 1° gennaio 2012, l’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali viene ridotta al 5% (in luogo del 20%).
Per tali soggetti l’applicazione del nuovo regime dei minimi non potrà eccedere il periodo d’imposta in corso al 2015, nel caso in cui abbiano iniziato l’attività nel 2011.
La disposizione intende favorire la costituzione di nuove imprese da parte di giovani o di coloro che perdono il posto di lavoro.
Regime dei contribuenti minimi attuale (valido fino al 31 dicembre 2011)
Occorre ricordare che i commi da 96 a 117 dell’art. 1 della legge n. 244 del 2007 hanno introdotto un regime fiscale semplificato per i contribuenti cosiddetti minimi.
Il regime semplificato opera – per tali contribuenti – come un regime naturale, con la facoltà di optare per l’applicazione dell’IVA e delle imposte sul reddito nei modi ordinari.
I tratti peculiari del regime, valido fino al 31 dicembre 2011, sono sinteticamente i seguenti:
– Esclusione dei contribuenti minimi dalla soggettività passiva ai fini IRAP;
– applicazione – anche per le imprese – del criterio di cassa ai fini della determinazione del reddito;
– assoggettamento del reddito ad imposta sostitutiva del 20%;
– non applicazione dell’Iva;
– esclusione dell’applicazione degli studi di settore;
– riduzione degli adempimenti contabili.
Si considerano contribuenti minimi, e sono, pertanto, assoggettati al particolare regime, le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che, al contempo:
– Nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 30.000 euro, non hanno effettuato cessioni all’esportazione, non hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori;
– nel triennio solare precedente non hanno effettuato acquisti di beni strumentali, anche mediante contratti di appalto e di locazione, pure finanziaria, per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro.
Regime (nuovo) dei contribuenti minimi valido dal 1 gennaio 2012
Il comma 2, del citato art. 27 della Legge n. 111/2011, ha individuato le seguenti condizioni per accedere al beneficio:
– Il contribuente non deve aver esercitato attività artistica, professionale ovvero d’impresa (anche in forma associata o familiare) nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività;
– l’attività da esercitare non deve costituire una mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, tranne il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria per l’esercizio di arti o professioni;
Soggetti che non possono più fruire del regime dei minimi
Per mitigare l’amarezza dei soggetti che devono abbandonare il regime dei minimi, il comma 3 del medesimo art. 27, esonera dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, rilevanti ai fini delle imposte dirette e dell’IVA, nonché dalle liquidazioni e dai versamenti periodici rilevanti ai fini dell’IVA (tale imposta sarà, quindi, pagata solo una volta l’anno), quei soggetti che, per effetto delle disposizioni di cui al comma 1, pur avendo le caratteristiche di cui ai commi 96 e 99 dell’art. 1 della legge finanziaria 2008, non possono beneficiare del regime dei contribuenti minimi ovvero ne fuoriescono. Rimane comunque l’obbligo di conservare, ai sensi dell’art. 22 del D.P.R. n. 600 del 1973, i documenti ricevuti ed emessi e, se prescritti, gli obblighi di fatturazione e di certificazione dei corrispettivi.
Tali soggetti, peraltro, sono esentati dall’IRAP. Tuttavia, ritornano ad essere soggetti agli obblighi derivanti dagli studi di settore.
Inoltre, il successivo comma 4 stabilisce che per i soggetti esclusi dal regime dei contribuenti minimi l’applicazione della particolare disciplina cessa dall’anno successivo a quello in cui viene meno una della condizioni richieste dalla norma per la qualifica di contribuente minimo ovvero si verifica una delle fattispecie indicate al comma 99 dell’art. 1 della finanziaria 2008.
Tale norma stabilisce che non sono considerati contribuenti minimi:
– Le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’Iva;
– i soggetti non residenti;
– i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all’art. 10, numero 8), del D.P.R. n. 633/1972, e di mezzi di trasporto nuovi di cui all’art. 53, comma 1, del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge n. 427/1993;
– gli esercenti attività d’impresa o arti e professioni in forma individuale che contestualmente partecipano a società di persone o associazioni di cui all’art. 5 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir), ovvero a società a responsabilità limitata di cui all’art. 116 del medesimo testo unico.
Opzione per l’applicazione del regime contabile ordinario
Infine, il comma 5 dell’art. 27 della Legge n. 111/2011, consente la possibilità di applicare l regime contabile ordinario.
– è valida per almeno tre anni;
– va comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare dopo aver effettuato la scelta;
– trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime ordinario, resta valida per ciascun anno successivo (fino a quando permane l’applicazione della scelta).
Si adesso attendono le disposizioni di attuazione
La norma conclude con il comma 6, il quale rimanda ad uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle Entrate ai fini dell’emanazione delle necessarie disposizioni di attuazione.
Il comma 7, infine, a fini di coordinamento interviene modificando il comma 117 dell’art. 1 della legge n. 244 del 2007.
Il comma 28 dell’art. 23, della Legge n. 111 del 15 luglio 2011 (di conversione del D.L. n. 98/2011, cd. manovra estiva 2011), pubblicata sulla G.U. n. 164 del 16 luglio 2011, contiene una serie di disposizioni in materia di studi di settore rivolte:
– A differire i termini di pubblicazione degli studi di settore;
– ad aumentare la sanzione per omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore;
– a consentire l’accertamento induttivo nei casi di omessa o infedele indicazione di specifici dati;
– a modificare il contenuto degli atti di accertamento nel caso di congruità alle risultanze degli studi di settore;
– ad aumentare del 50% la misura della sanzione minima e massima per l’ipotesi di omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti.
In primo luogo, la lettera a) (aggiungendo il comma 1-bis all’art. 1 del D.P.R. n. 195 del 1999) dispone che, a decorrere dall’anno 2012, gli studi di settore siano pubblicati nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre del periodo d’imposta nel quale entrano in vigore; entro il 31 marzo del periodo d’imposta successivo a quello della loro entrata in vigore devono, invece, essere pubblicate in Gazzetta Ufficiale le eventuali integrazioni necessarie per tenere conto degli andamenti economici e dei mercati, con particolare riguardo a settori o aree territoriali.
La lettera b) (aggiungendo un periodo all’art. 8, comma 1, del Decreto Legislativo n. 471 del 1997) prevede l’applicazione della sanzione in misura massima (pari a 2065,8 euro) nelle ipotesi di omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, ove tale adempimento sia dovuto ed il contribuente non abbia provveduto alla presentazione del modello anche a seguito di specifico invito da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Per effetto delle modifiche operate dalla lettera c) (che aggiunge la lettera d-ter) al secondo comma dell’art. 39 del DPR 600/1973), l’Ufficio delle imposte può procedere ad accertamento induttivo – determinando, quindi, il reddito d’impresa sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili e di avvalersi anche di presunzioni semplici – anche quando viene rilevata l’omessa o infedele indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, nonché l’indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti.
La disposizione è applicabile a condizione che siano irrogabili le sanzioni di cui al comma 2-bis dell’art. 1 del Decreto Legislativo n. 471 del 1997, come ha rilevato la scheda di lettura del servizio studi del parlamento del 15 luglio 2011, essa non opera se il maggior reddito d’impresa ovvero di arte o professione, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10% del reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato.
La lettera d) modifica le disposizioni (recate dal comma 4-bis dell’art. 10 della legge n. 146 del 1998) relative ai poteri di accertamento dell’Amministrazione finanziaria nel caso di congruità di un soggetto alle risultanze degli studi di settore.
Rimane, comunque, la previsione secondo cui in questo caso l’ufficio non può procedere a rettifiche sulla base di presunzioni semplici, ma viene eliminato l’obbligo dell’amministrazione di evidenziare, nella motivazione dell’atto di eventuale rettifica, le ragioni che inducono l’ufficio a disattendere le risultanze degli studi di settore in quanto inadeguate a stimare correttamente il volume di ricavi o compensi potenzialmente ascrivibili al contribuente.
Le lettere e), f) e g), recando analoghe modifiche alla normativa in materia di imposte sui redditi, IVA e IRAP, elevano del 50% gli importi delle sanzioni minima e massima in caso di rettifica delle dichiarazioni dei redditi, IVA e IRAP compiuta a seguito di accertamento effettuato sulla base delle risultanze degli studi di settore, nelle ipotesi di omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei medesimi studi di settore, laddove tale adempimento sia dovuto ed il contribuente non abbia provveduto alla presentazione del modello anche a seguito di specifico invito da parte dell’Agenzia delle Entrate.
4) Riporto perdite Ires: Ridotta la quota deducibile
L’art. 23, comma 9 (rubricato come “Riduzione della quota deducibile in ciascun anno delle perdite fiscali pregresse”), del D.L. n. 98 del 06 luglio 2011 (manovra estiva 2011), convertito in Legge n. 111 del 15 luglio 2011, ed, infine, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 164 del 16 luglio 2011, ha modificato il regime di riporto delle perdite a fini IRES, novellando a tal fine i primi due commi dell’art. 84 del Tuir (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917).
Con le modifiche introdotte, si dispone che per le società di capitali le perdite relative ai periodi di imposta precedenti diventino riportabili senza limite di tempo, ma con un limite quantitativo, ovvero in misura non superiore all’80% del reddito per ciascun anno.
Tale regola non vale per le perdite dei primi tre esercizi, che rimangono interamente compensabili senza limiti di tempo.
Prima di tale modifica arrecata dalla manovra estiva 2011 (Legge n. 111/2011), l’art. 84 del TUIR prevedeva (comma 1) la possibilità di riportare le perdite (ovvero, la possibilità di computare le perdite di un periodo d’imposta in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi) limitata nel tempo – ovvero non oltre il quinto periodo d’imposta successivo – e per l’intero ammontare che trovasse capienza nel reddito imponibile di ciascuno dei periodi d’imposta successivi.
Per effetto delle modifiche è stato eliminato il limite del quinto periodo di imposta successivo ai fini del computo delle perdite in diminuzione del reddito; d’altro canto, la perdita potrà essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi in misura non superiore all’80% del reddito imponibile di ciascuno di essi, per l’intero importo che trovi capienza in tale ammontare.
In base al comma 2 dell’art. 84, le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di costituzione si possono computare in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi senza limite di tempo, a condizione che siano riferite ad una nuova attività produttiva; le modifiche operate precisano che tali perdite sono riportabili entro il limite del reddito imponibile di ciascuno dei periodi d’imposta successivi, per l’intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi.
Ciò significa, come sopra precisato, che le perdite dei primi tre esercizi sono interamente compensabili (senza il limite dell’80%) e senza limiti di tempo.
Avverte la nota del Servizio studi del Parlamento, che in mancanza di una norma relativa al periodo transitorio, “le perdite pregresse maturate nei periodi di imposta precedenti a quello in corso mantengono il trattamento fiscale secondo la normativa originaria per quanto riguarda i cinque esercizi di utilizzabilità”.
Ad es. per le aziende, con “esercizio solare”, le perdite subite fino al 31.12.2010 mantengono inalterato il precedente trattamento fiscale.
Viceversa, le novità si applicano per le perdite subite a decorrere dal 31.12.2011.
La modifica riguarda i soli soggetti a cui si applicano le regole dell’art. 84 del Tuir e, quindi, le sole società di capitali poiché la stessa riguarda i commi i e 2 dell’art. 84 del TUIR, mentre per le imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria continuano ad applicarsi le disposizioni contenute nell’art. 8, comma 3 (che prevedono il riporto delle perdite limitato ai cinque periodi d’imposta successivi e per l’intero ammontare) il quale non ha subìto alcuna modifica in tal senso.
La manovra all’interno del proprio allegato C-bis, delinea i possibili tagli alle tantissime agevolazioni fiscali previste per la generalità dei contribuenti (dalle persone fisiche con i tagli ad es., tra i tanti, alle detrazioni per familiari a carico, a quelle sui notevoli benefici previsti per gli enti non commerciali con il possibile taglio, tra i tanti, dei maggiori benefici fiscali contenuti nell’art. 148 del Tuir.
A tal fine, l’art. 40 del D.L. n. 98 del 06 luglio 2011 (manovra estiva 2011), convertito in Legge n. 111 del 15 luglio 2011, ed, infine, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 164 del 16 luglio 2011, in particolare, il nuovo comma 1-ter dispone la riduzione del 5% per l’anno 2013 e del 20% a decorrere dall’anno 2014 dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale di cui all’allegato C-bis a tale Legge n. 111/2011.
Per i casi nei quali tale riduzione non sia suscettibile di diretta ed immediata applicazione, con uno o più decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le modalità tecniche per l’attuazione con riferimento ai singoli regimi interessati. Ad es. per le modifiche al Tuir sarà necessaria l’emanazione di ulteriori decreti.
I commi da 12 a 15 dell’art. 23 (rubricato come “Imposta sostitutiva per il riallineamento dei valori fiscali e civilistici avviamento e altre attività immateriali”), della Legge n. 111/2011 (manovra estiva 2011), hanno ampliato l’operatività delle norme (art. 15, comma 10 del D.L. n. 185 del 2008) che consentono il riallineamento delle divergenze che emergono a seguito di operazioni aziendali straordinarie (aggregazioni aziendali disciplinate dagli artt. 172, 173 e 176 del TUIR ovvero, rispettivamente, fusione, scissione e conferimenti d’azienda) relativamente agli avviamenti, ai marchi d’impresa e alle altre attività immateriali mediante pagamento di un’imposta sostitutiva con aliquota al 16%.
Adesso la facoltà di affrancamento è stata estesa anche ai maggiori valori attribuiti alle partecipazioni di controllo iscritti in bilancio a seguito dell’operazione straordinaria, a titolo di avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali.
Lo scopo è quello di rendere possibile l’affrancamento anche quando le attività immateriali non emergono in via immediata nel bilancio individuale di ciascuna società, in quanto ricomprese nei maggiori valori attribuiti alle partecipazioni presenti.
In particolare, il neo comma 10-bis ha esteso le previsioni del citato comma 10 anche ai maggiori valori delle partecipazioni di controllo, iscritti in bilancio a seguito dell’operazione straordinaria a titolo di avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali.
Il successivo comma 10-ter ha introdotto la possibilità di applicare l’affrancamento anche ai maggiori valori, attribuiti ad avviamento e altre attività immateriali, iscritti nel bilancio consolidato e derivanti da acquisti di partecipazioni di controllo in cessioni di azienda.
Il successivo comma 13 si è poi occupato di regolare la decorrenza delle disposizioni introdotte.
Esse si applicano in particolare:
– Alle operazioni effettuate nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2010;
– alle operazioni effettuate nei periodi di imposta precedenti.
Per le operazioni effettuate in periodi d’imposta anteriori a quello in corso al 1° gennaio 2011, il versamento dell’imposta sostitutiva è dovuto in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2011.
Per quanto concerne invece gli effetti del riallineamento effettuato ai sensi del comma 12, questi decorrono dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2012 (comma 14).
Infine, il comma 15 rinvia ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia dell’entrate l’individuazione delle modalità attuative delle neo disposizioni.
I commi da 6 a 9 dell’art. 37, della Legge n. 111/2011 (manovra estiva 2011) sono intervenuti sulla disciplina del contributo unificato prevista dal TU spese di giustizia, aumentandone la misura o introducendo nuove ipotesi per le quali esso è dovuto (attraverso l’abrogazione di attuali esenzioni).
I successivi commi da 10 a 15 recano norme relative all’utilizzo del maggior gettito conseguente all’applicazione dei commi precedenti, anche attraverso la costituzione di un apposito fondo per la realizzazione di interventi urgenti in materia di giustizia civile, amministrativa e tributaria presso il Ministero dell’economia.
I commi 16 e 17 prevedono che il Ministro della giustizia presenti al Parlamento una relazione sulle spese di giustizia e la possibilità di incrementare la misura del contributo unificato in base alle risultanze della suddetta relazione.
I commi 18 e 19 prevedono la pubblicazione delle sentenze esclusivamente sul sito internet del Ministero della giustizia.
In particolare, il comma 6 reca novelle alla disciplina del contributo unificato contenuta nel D.P.R. n. 115 del 2002, T.U. in materia di spese di giustizia.
In particolare, il Legislatore ha:
– Previsto il contributo unificato per il processo tributario. La lettera a) modifica la rubrica del titolo I della parte II del T.U., aggiungendo infatti alla dicitura “Contributo unificato nel processo civile e amministrativo” il richiamo anche al processo tributario.
Dello stesso tenore la modifica al comma 1 dell’art. 9 introdotta dalla lettera b), n. 1).
Conseguentemente, il contributo unificato di iscrizione a ruolo è dovuto – secondo gli specifici importi fissati dall’art. 13 – per ciascun grado di giudizio, nel processo civile (compresa la procedura concorsuale e di volontaria giurisdizione), amministrativo e tributario;
– eliminato l’attuale esenzione per le controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego. Il n. 2) della lettera b), nella formulazione del decreto legge, attraverso l’inserimento all’art. 9 del T.U. di un comma aggiuntivo (1-bis) dispone che in tali controversie devono versare il contributo le parti titolari di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, superiore a 21.256,32 euro. Tale soglia è ottenuta raddoppiando l’importo del reddito massimo previsto quale condizione per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato fissato dall’art. 76 del T.U. (pari a 10.628,16 euro).
Il Senato con una modifica ha ampliato l’area dell’esenzione dal contributo unificato per le controversie in materia di lavoro: il pagamento del contributo è dovuto dalle parti titolari di un reddito IRPEF pari a tre volte il reddito massimo richiesto per l’accesso al gratuito patrocinio, ovvero almeno 31.884,48 euro.
Con finalità di coordinamento, la lettera e) novella il comma 6-bis dell’art. 10 del T.U. che prima era dovuto per i soli giudizi di lavoro dinanzi alla Cassazione. L’applicazione del contributo a tali controversie è, infatti, ora generalizzata:
– Eliminata l’esenzione dal pagamento del contributo per il processo esecutivo per consegna e rilascio;
– eliminata l’esenzione dal pagamento del contributo per i processi relativi alla separazione personale dei coniugi;
– aumentata la misura del contributo unificato).
Riguardo le modalità di versamento degli importi dovuti a titolo di contributo unificato, le somme potranno essere pagate mediante l’utilizzo del modello F23 (il codice tributo da utilizzare è “941-T”); presso gli uffici postali, utilizzando l’apposito conto corrente postale intestato alla sezione di Tesoreria dello Stato competente per provincia; presso le tabaccherie.
A prescindere dalla modalità di versamento, è sempre previsto il rilascio di una ricevuta, che dovrà essere allegata al ricorso al momento del deposito presso la Commissione tributaria.
Si prevede che nei processi tributari il valore della lite – e, dunque, l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato o, in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, l’entità della sanzione stessa – debba essere esplicitamente dichiarato dalla parte nelle conclusioni del ricorso;
Il comma 7 prevede che tutte le disposizioni recate dal comma 6 si applichino alle controversie instaurate e ai ricorsi notificati successivamente alla data di entrata in vigore della norma.
I commi 8 e 9 hanno finalità di coordinamento, in quanto intervengono a correggere la normativa vigente in conseguenza della disposizione che prevede il pagamento del contributo unificato anche per le controversie di lavoro.
Il comma 18 reca disposizioni volte ridurre le spese di giustizia relative alla pubblicazione delle sentenze.
La lettera a) modifica l’art. 36 del codice penale, eliminando la pubblicazione delle sentenze di condanna sui giornali e mantenendo unicamente la pubblicazione sul sito internet del Ministero della giustizia.
Analogamente, la lettera b) interviene sull’art. 729 del codice di procedura civile, che prevede la pubblicazione della sentenza che dichiara l’assenza o la morte presunta, sostituendo la previsione della pubblicazione sui giornali con quella della pubblicazione sul sito internet del ministero.
L’art. 39 del D.L. n. 111/2011 (manovra estiva 2011), contiene disposizioni volte a rafforzare le cause di incompatibilità dei giudici tributari e a incrementare la presenza nelle Commissioni tributarie regionali di giudici selezionati tra i magistrati ordinari, amministrativi, militari, e contabili ovvero tra gli Avvocati dello Stato, in servizio o a riposo, nonché a modificare alcune disposizioni relative al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.
Il comma 8, con riferimento alle problematiche concernenti l’attuazione dei principi previsti dal codice dell’amministrazione digitale, introduce alcune disposizioni volte ad assicurare una maggiore efficienza e celerità del processo tributario, stabilendo innanzitutto che le comunicazioni sono effettuate anche mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata ovvero nell’ambito del Sistema pubblico di connettività se si tratta di pubbliche amministrazioni. L’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore o delle parti è indicato nel ricorso o nel primo atto difensivo.
Si demanda poi ad un regolamento del Ministro dell’Economia e delle finanze l’introduzione di disposizioni per il più generale adeguamento del processo tributario alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Il comma 9 inserisce nel D.Lgs. n. 546 del 1992 il nuovo art. 17-bis, con il quale viene disciplinata una speciale procedura di reclamo e mediazione avente ad oggetto le controversie relative ad atti emessi dall’Agenzia delle entrate di valore non superiore a ventimila euro, ad eccezione di quelle riguardanti ad atti volti al recupero di aiuti di Stato.
Nelle controversie cui si applica la procedura in questione la parte soccombente è condannata a rimborsare, in aggiunta alle spese di giudizio, una somma pari al 50% delle spese di giudizio a titolo di rimborso delle spese del procedimento.
Nelle medesime controversie, fuori dei casi di soccombenza reciproca, la commissione tributaria può compensare parzialmente o per intero le spese tra le parti solo se ricorrono giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione, che hanno indotto la parte soccombente a disattendere la proposta di mediazione.
Tale disposizione si applica, ai sensi del comma 11, riguardo agli atti suscettibili di reclamo notificati a decorrere dal 1° aprile 2012.
Il successivo comma 10 dispone che i rappresentanti dell’ente che concludono la mediazione o accolgono il reclamo rispondono – in relazione alle azioni di responsabilità in materia di contabilità pubblica – solo in caso di dolo.
Il comma 12, al fine di ridurre il numero delle pendenze giudiziarie, dispone che le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro in cui è parte l’Agenzia delle entrate, pendenti alla data del 1° maggio 2011 dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado del giudizio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle somme determinate ai sensi dell’art. 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
Le somme dovute sono versate entro il 30 novembre 2011 in unica soluzione. La domanda di definizione deve essere presentata entro il 31 marzo 2012.
Le liti fiscali che possono essere definite sono sospese fino al 30 giugno 2012. Per le stesse sono altresì sospesi, sino al 30 giugno 2012, i termini per la proposizione di ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i termini per la costituzione in giudizio.
Con uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabilite le disposizioni applicative.
Trasferimento delle attività di riscossione
Il comma 13 stabilisce che, entro il 31 dicembre 2011, con decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze sono stabilite le modalità per il trasferimento, anche graduale, delle attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea o coattiva, di entrate erariali, diverse da quelle tributarie e per contributi previdenziali e assistenziali obbligatori, da Equitalia S.p.a., nonché dalle società per azioni dalla stessa partecipate, ad enti e organismi pubblici muniti di idonee risorse umane e strumentali, che potranno essere autorizzati a svolgere l’attività di riscossione attraverso procedura coattiva.
A parere del Servizio studi parlamentare, il passaggio di funzioni da Equitalia ad altri enti e organismi pubblici riguarda anche le attività di recupero relative agli importi da riscuotere a titolo di sanzioni, comprese le multe derivanti dalla violazione di obblighi comunitari.
Viene, infine, ricordato che il D.L. n. 70 del 2011 ha disposto la cessazione, a decorrere dal primo gennaio 2012, da parte delle società del gruppo Equitalia delle attività di riscossione per conto dei comuni e delle società partecipate dai medesimi e ha definito le modalità con le quali i comuni possono provvedere al recupero delle entrate di spettanza.
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