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Timestamp: 2019-01-19 04:38:55+00:00
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza del 4 dicembre 2012, n. 21660. La crisi conoiugale non è sempre dettata dall'infedeltà - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza del 4 dicembre 2012, n. 21660. La crisi conoiugale non è sempre dettata dall’infedeltà
sentenza del 4 dicembre 2012, n. 21660
1. il Tribunale di Roma con sentenza del 27 settembre – 2 dicembre 2003, che aveva già dichiarato la separazione personale dei coniugi S.F. e C.M. , ha respinto le domande di addebito proposte, ha affidato alla madre la figlia minorenne C.P. , ha assegnato alla S. la casa coniugale, ha posto a carico del C. l’obbligo di corrispondere due assegni mensili di mantenimento di 820 Euro, ciascuno, in favore della S. e della figlia minore.
La Corte di appello investita del gravame sul mancato accoglimento della richiesta di addebito della separazione al comportamento della S. ha valutato le deduzioni e le prove acquisite nel processo pervenendo a un giudizio di esclusione della responsabilità della S. per la crisi coniugale causata dalla violazione dei suoi doveri coniugali. A tale giudizio la Corte di appello è stata indotta dalla valutazione del comportamento generale della S. come rispettoso dei suoi doveri coniugali, anche nella fase del matrimonio caratterizzata da una forte conflittualità fra i coniugi, e dalla constatazione della dedotta insorgenza di un rapporto sentimentale extra-coniugale da parte della S. prima della definitiva rottura quando la profonda crisi del rapporto coniugale si era manifestata e durava da anni. È palesemente insussistente pertanto il dedotto vizio di ultrapetizione basato su una infondata prospettazione meccanicistica del dovere di esame da parte del giudice del merito della domanda di addebito.
10. Anche questo motivo è infondato.
La Corte di appello ha infatti pronunciato, contrariamente a quanto afferma il ricorrente, sull’assegno di mantenimento spettante alla S. nel periodo in contestazione. Del resto tale censura appare logicamente incompatibile con la successiva deduzione di contraddittorietà della motivazione, resa sullo stesso oggetto della controversia, che appare anch’essa infondata. La Corte di appello ha valutato le rispettive situazioni reddituali e patrimoniali dei due coniugi e ha ritenuto corretta l’attribuzione, da parte del giudice del primo grado, di un assegno di mantenimento a favore della S. tale da consentirle, con una integrazione del reddito percepito dalla sua attività di insegnante, di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e ciò anche in considerazione delle spese di mantenimento della figlia P. , convivente con la S. , e dell’onere del canone di locazione da versare all’ente proprietario per il godimento della ex casa familiare a partire dal 2004 mentre il C. ha mantenuto il godimento dell’immobile di proprietà comune.
P.Q.M<.
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