Source: http://www.patriziameo.it/privacy/tag/videosorveglianza/page/2/
Timestamp: 2019-11-21 16:43:55+00:00
Document Index: 108823855

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 161', 'art. 13', 'art. 13', 'art.4', 'art. 4']

Videosorveglianza – Pagina 2 – PatriziaMeo Consulente Privacy e DPO
Videosorveglianza, allungamento dei tempi conservazione immagini
Ammessa la conservazione delle immagini fino a 60 giorni presso le casse continue dei punti vendita di una società della grande distribuzione, giustificata da precise necessità di segnalazione di eventuali illeciti e/o dell’individuazione, da parte dell’Autorità giudiziaria, dei possibili responsabili dell’illecito.
Il Garante Privacy, ha accolto la richiesta di verifica preliminare da parte di una società della grande distribuzione con diversi punti vendita sul territorio italiano.
L’istanza ha riguardato l’allungamento dei tempi di conservazione delle immagini fino a 60 giorni, “esclusivamente alle immagini registrate dalla telecamera che si intende istallare […] presso la cassa continua” e non a tutto l’impianto di videosorveglianza esterno dei punti vendita, per verificare eventuali ammanchi.
Più specificamente, i ripetuti ammanchi che hanno interessato alcune strutture sparse sul territorio, nel corso negli ultimi anni, dimostrano l’esigenza di rafforzare il livello di sicurezza di ognuna di esse, mentre le obiettive difficoltà di accertare in tempi brevi gli illeciti perpetrati a danno del patrimonio aziendale valgono a giustificare la richiesta di procedere ad una conservazione delle immagini registrate fino a 60 giorni.
L’allungamento dei tempi di conservazione delle immagini deve essere valutata alla luce dei principi di necessità, proporzionalità, finalità e correttezza posti dal Codice (artt. 3 e 11 del Codice), espressamente richiamati anche nel Provvedimento generale in materia di videosorveglianza dell’8 aprile 2010. In particolare, secondo tale provvedimento, l’allungamento dei tempi di conservazione dei dati oltre i sette giorni, giustificabile solo in casi eccezionali, deve essere adeguatamente motivato “con riferimento ad una specifica esigenza di sicurezza perseguita, in relazione a concrete situazioni di rischio riguardanti eventi realmente incombenti e per il periodo di tempo in cui venga confermata tale eccezionale necessità”.
La società ha sostenuto che un’eventuale ammanco non può essere verificato nell’immediatezza, ma solo a distanza di un certo tempo, in coincidenza con la conclusione delle procedure di controllo effettuate dalla Società, volte a verificare se il contante non sia stato accreditato per un errore dell’istituto oppure sia rimasto per qualche ragione presso il punto vendita, con la conseguenza che tra il momento della constatazione dell’illecito e quello (antecedente) dell’eventuale furto può intercorrere un lasso temporale ampio, che potrebbe arrivare anche a 58 giorni.
Per quanto concerne la sicurezza dei dati, la procedura adottata dalla società risulta adeguata, in quanto, le immagini, non saranno visionabili in diretta, sarebbero registrate su dispositivi di registrazione ubicati in appositi armadietti non accessibili all’esterno e protetti da doppia password, una delle quali in possesso del rappresentante dei lavoratori, l’altra in possesso del direttore del punto vendita. Esse verrebbero conservate per 60 giorni e il loro accesso sarebbe consentito soltanto “a seguito di debita autorizzazione da parte delle competenti Autorità e solo alla presenza del Direttore di ogni punto vendita”, designato responsabile del trattamento dei dati in relazione al proprio negozio.
Inoltre, la Società ha affermato di voler assolvere l’obbligo di rendere l’informativa mediante l’affissione della cartellonistica prevista presso la telecamera, aggiungendo di voler provvedere anche a fornire idonea informativa a tutte le società di trasporto valori coinvolte nel prelevamento contante, richiedendo nel contempo alle stesse di ricevere “ampie garanzie scritte sull’avvenuta informazione a tutti i dipendenti” implicati.
Pertanto, alla luce delle dichiarazioni rese e, segnatamente, delle illustrate modalità di funzionamento dell’impianto, volto a tutelare il patrimonio aziendale, questa Autorità ritiene che la richiesta di verifica preliminare possa essere accolta nei termini appena precisati.
L’accesso alle immagini registrate potrà essere effettuato solo nel caso in cui vengano ravvisati o segnalati eventuali illeciti, oppure allorché pervenga una richiesta in tal senso da parte dell’Autorità giudiziaria.
Informativa sempre prima del raggio d’azione della telecamera
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13663 del 5 luglio 2016, si è pronunciata in materia di videosorveglianza e in particolare sul corretto posizionamento dell’informativa che indica la presenza di telecamere di sicurezza:
“l’installazione di un impianto di videosorveglianza all’interno di un esercizio commerciale, costituendo trattamento di dati personali, deve formare oggetto di previa informativa, ex art. 13 del D.lgs n. 196/2003, resa ai soggetti interessati prima che facciamo accesso nell’area videosorvegliata, mediante supporto da collocare perciò fuori dal raggio di azione delle telecamere che consentono la raccolta delle immagini delle persone e danno così inizio al trattamento stesso”.
Nel caso di specie, la Corte conferma la multa per il titolare di una farmacia e concordano sulla valutazione compiute dal Garante Privacy, che aveva sanzionato il titolare della farmacia con il pagamento ridotto della somma di 2.400,00 euro (omessa informativa ex art. 161 D. Lgs 196/03). Se la telecamera è posizionata all’esterno, è insufficiente l’informativa per la clientela resa all’interno del locale.
Il Garante aveva affermato che non si potesse escludere la responsabilità della farmacia in relazione al fatto contestato in quanto “come previsto dal provvedimento sulla videosorveglianza adottato dal Garante l’8 aprile 2010, l’interessato deve essere previamente informato che sta per accedere in una zona sorvegliata, per cui l’informativa deve essere collocata prima del raggio d’azione della telecamera ed essere chiaramente visibile agli interessati” (Provvedimento in materia di videosorveglianza – 8 aprile 2010, punto 3.1).
Di contro, il Tribunale di Sondrio affermava che al momento dell’accertamento dei Carabinieri, effettuato nel 2009, era in vigore il vecchio Provvedimento in materia di Videosorveglianza del 2004, il quale disponeva – diversamente dal Provvedimento del 2010 – che “gli interessati devono essere informati che stanno per accedere o che si trovano in una zona videosorvegliata”, rendendo quindi di fatto facoltativa la presenza di una informativa prima del raggio d’azione della telecamera, mentre il provvedimento del 2010 prescrive che l’interessato debba essere “previamente informato” che sta per accedere in una zona sorvegliata.
Sulla base di questo, il Tribunale aveva annullato l’ordinanza-ingiunzione dell’Autorità.
La Cassazione ha però affermato che non si può accogliere la tesi del Tribunale di Sondrio, in quanto “contrasterebbe in ogni caso con l’art. 13 del Codice della Privacy, in tema di informativa, secondo il quale “l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto” del trattamento”.
Già per il dettato dell’art. 13 citato “[…] l’informativa ai soggetti che facessero ingresso in un locale chiuso (quale un locale commerciale) deve intendersi necessaria prima che gli interessati accedano nella zona videosorvegliata[…]”, spiegando così l’apparente contraddizione con il testo del Provvedimento del 2004 “secondo cui l’informativa va rivolta a coloro che già “si trovano in una zona videosorvegliata” con riguardo agli spazi aperti”[…].
Jobs Act e Privacy. Questo il tema principale affrontato durante il corso di formazione che si è svolto ieri, 14 ottobre, a Desenzano del Garda (Brescia).
Potere del datore di lavoro e limiti dei lavoratori, questi i punti da cui si è partiti per analizzare il testo del nuovo art.4 dello Statuto dei Lavoratori. Ma quali sono gli strumenti da cui può attuarsi un controllo sui lavoratori?
In primo piano il sistema di Videosorveglianza. Sistemi di monitoraggio internet (basti pensare a proxy , websebse), GPS, Geolocalizzazione, Impronte Digitali. Quanti non utilizzano il PC? il Badge? Quasi tutte le aziende oggi sono dotate di questi sistemi. Ma quanti sono a norma?
Tra i partecipanti al corso, la Direzione Provinciale del Lavoro che ha sottolineato come questi sistemi siano installati in azienda senza conoscerne gli obblighi imposti dalla legge. O meglio senza sapere cosa hanno installato esattamente. Basti pensare alla Videosorveglianza con attivo l’audio (vietato).
Obblighi non solo relativi al Diritto sul Lavoro, Codice Civile, ma la mancanza degli obblighi previsti dal D.lgs. 196/03 (Codice Privacy), ha sottolineato il Dott. Colombo. Confronto tra Lavoro e Privacy.
Il docente, Dott. Matteo Colombo, si è soffermato, spiegando nei dettagli, quando è necessaria la concertazione sindacale e quando possono essere utilizzati strumenti di controllo:
Resta comunque il divieto di utilizzo degli strumenti audiovisivi che abbiano quale finalità unica ed esclusiva il controllo a distanza del lavoratore.
Novità nel testo all’art. 4 punto 3 dello Statuto dei Lavoratori:
Comma maggiormente contestato. Comma su cui ci si dovrà soffermare, in quanto stabilisce che le informazioni raccolte dall’azienda tramite questi strumenti di controllo potranno essere utilizzati per tutti i fini connessi al rapporto di lavoro, compresi i fini disciplinari. Ma realmente sarà così?
L’Autorità Garante Privacy ha più volte richiamato l’attenzione sul testo del Jobs Act ed è interessante leggere il suo intervento dell’ 8 settembre (http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/4235378,:
… “Ovviamente, la necessaria conformità del trattamento dei dati dei lavoratori al Codice privacy (prevista ma discendente dalla primazia del diritto europeo), consentirà l’applicazione di alcuni fondamentali principi (pertinenza, correttezza, non eccedenza del trattamento, divieto di profilazione), utili a impedire la sorveglianza massiva e totale del lavoratore. Tuttavia, una così rilevante estensione delle finalità per le quali utilizzare i dati dei lavoratori è un dato sul quale ci siamo sentiti in dovere di far riflettere le Camere e il governo”….
Ancora la Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1 aprile 2015: http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/4224268
Ultimo baluardo del lavoratore è l’applicazione dei principi fondamentali Privacy: pertinenza, correttezza, non eccedenza del trattamento, divieto di Profilazione (Art. 3 e 11 del Codice Privacy).
Adesso, non ci rimane che aspettare l’intervento del Garante Privacy in materia di videosorveglianza, con un nuovo provvedimento.
Dal tema della videosorveglianza e geolocalizzazione a quello sull’uso dei Personal Computer, della rete aziendale, della posta elettronica, della biometria ed infine RFID. In sintesi, risulta necessario e fondamentale per le aziende che utilizzano queste strumentazioni, prendere in considerazione tutti gli aspetti legati e gli obblighi che ne derivano dalla loro installazione.