Source: http://www.memento.it/news/legge-di-delegazione-europea-2016-2017-approvazione-al-senato.aspx
Timestamp: 2018-07-22 14:22:25+00:00
Document Index: 62996420

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 116', 'art.114', 'art. 114', 'art. 22', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 15']

Legge di delegazione europea 2016-2017: approvazione al Senato
L’Assemblea del Senato, dopo la relazione sul testo, ha approvato il disegno di legge “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2016-2017” (S. 2834), che passa all’esame della Camera dei Deputati.
Il disegno di legge si compone di 15 articoli e di un solo allegato contenente le direttive da attuare mediante l'adozione dei decreti legislativi. Il provvedimento delega il Governo all'attuazione di 30 direttive, nonché ad adeguare la normativa nazionale a otto regolamenti europei.
Di seguito si sintetizzano le disposizioni approvate, per quanto di interesse.
Marchi di impresa
L’art. 3, modificato durante l’esame in Commissione, delega il Governo a dare attuazione alla direttiva dell'Unione sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi di impresa (Dir. (UE) n. 2015/2436) e al Reg. (UE) n. 2424/2015 sul marchio d’impresa dell’UE.
I due provvedimenti europei da attuare costituiscono il cosiddetto pacchetto marchi, diretto a una maggiore armonizzazione tra gli ordinamenti degli Stati membri, al fine di superare le disparità esistenti tra i titolari di marchi nei diversi Paesi.
Il Reg. (UE) n. 2424/2015 ha introdotto importanti innovazioni per ciò che concerne i segni idonei a costituire marchio UE, lo snellimento delle procedure per la registrazione del marchio UE, e la riorganizzazione dell’«Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli)» che è stato sostituito con «Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale» (UIPO).
Nell’attuazione della delega, che deve essere esercitata entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Governo è, tra l’altro tenuto a:
● introdurre i casi in cui un marchio debba essere escluso dalla registrazione o, se registrato, debba essere dichiarato nullo o decaduto, sia in relazione agli impedimenti alla registrazione e ai motivi di nullità, sia in relazione all’individuazione dei segni suscettibili di costituire un marchio d’impresa;
● prevedere il diritto di vietare l’uso di un segno a fini diversi da quello di contraddistinguere prodotti o servizi;
● prevedere che costituiscano marchi collettivi anche i segni e le indicazioni che, nel commercio, possono servire a designare la provenienza geografica dei prodotti o dei servizi e stabilendo le opportune disposizioni di coordinamento con la disciplina dei marchi di garanzia e di certificazione;
● prevedere, in tema di marchi di garanzia o di certificazione:
- che i segni e le indicazioni che, nel commercio, possano servire a designare la provenienza geografica dei prodotti o dei servizi, costituiscano marchi di garanzia o di certificazione;
- che possano essere titolari di un marchio di certificazione o garanzia le persone fisiche o giuridiche competenti, ai sensi della vigente normativa, a certificare i prodotti o i servizi per i quali il marchio deve essere registrato, a condizione che non svolgano un’attività che comporta la fornitura di prodotti o servizi del tipo certificato;
- l’obbligatorietà della presentazione del regolamento d’uso del marchio di garanzia o di certificazione e della comunicazione di ogni successiva modifica, a pena di decadenza;
- le condizioni di esclusione dalla registrazione, di decadenza e di nullità dei marchi di garanzia o di certificazione, per motivi diversi da quelli indicati dalla direttiva (UE) 2015/2436 (agli articoli 4, 19 e 20), nella misura in cui la funzione di detti marchi lo richieda ed in particolare che la decadenza per non uso sia accertata in caso di inadeguato controllo sull’impiego del marchio da parte dei licenziatari ed in caso di uso improprio o discriminatorio del marchio da parte del titolare del marchio;
● fatto salvo il diritto delle parti al ricorso davanti agli organi giurisdizionali, prevedere una procedura amministrativa efficiente e rapida per la decadenza o la dichiarazione di nullità di un marchio d’impresa, da espletare dinanzi l’Ufficio italiano brevetti e marchi, la cui omissione determini l’irricevibilità delle domande stesse;
● modificare e integrare la disciplina delle procedure dinanzi alla Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell’Ufficio italiano brevetti e marchi, al fine di garantirne l’efficienza e la rapidità complessive, anche in riferimento alle impugnazioni dei provvedimenti in tema di decadenza e nullità.
L’art. 4 contiene una delega al Governo da esercitare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, finalizzata all'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Reg. (UE) n. 1257/2012, relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore dell'istituzione di una tutela brevettuale unitaria e per il coordinamento e il raccordo tra la normativa nazionale e le disposizioni dell'Accordo su un tribunale unificato dei brevetti fatto a Bruxelles il 19 febbraio 2013 (di seguito, l’Accordo), ratificato e reso esecutivo dalla L. 214/2016.
Il nuovo sistema consente la registrazione di un brevetto unitario presso l'Ufficio europeo dei brevetti (EPO – European Patent Office) da cui discende una protezione uniforme in tutta l'Unione europea, garantendo alle imprese la possibilità di depositare, tramite un'unica procedura, un titolo di proprietà intellettuale valido in tutti i Paesi membri, con evidenti risparmi in termini di costi vivi e burocratici. Si prevede anche un'unica Corte per la risoluzione delle controversie brevettuali a livello europeo, con un regime transitorio di 7 anni (rinnovabile di altri 7) nel quale vi è la possibilità per le imprese di avvalersi della clausola «opt out» (facoltà di rimanere fuori dalla giurisdizione esclusiva del Tribunale Unificato Brevetti-TUB, ricorrendo ai tribunali nazionali).
Secondo il nuovo sistema delineato dai regolamenti (UE) n. 1257/2012 e n. 1260/2012 e dall'Accordo, un operatore economico che non si accontenti della protezione nazionale potrà chiedere che il brevetto rilasciato dall'Ufficio europeo dei brevetti (UEB) ottenga immediatamente un effetto unitario negli Stati membri dell'UE che partecipano alla cooperazione rafforzata e nei quali il tribunale ha giurisdizione esclusiva sui brevetti europei con effetto unitario. Un brevetto europeo con effetto unitario dunque è considerato, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 1, del Reg. UE n. 1257/2012, nella sua totalità e in tutti gli Stati membri partecipanti come un brevetto nazionale dello Stato membro e riceve protezione unitaria.
Per i brevetti europei per cui è stata presentata una richiesta di effetto unitario, il decreto delegato dovrà prevedere che, in caso di rigetto, revoca o ritiro della richiesta di effetto unitario, il termine per il deposito della traduzione in lingua italiana all'Ufficio italiano brevetti e marchi decorra dalla data di ricezione della comunicazione dell'atto definitivo di rigetto o revoca dell'effetto unitario o dalla data di ricezione da parte dell'Ufficio europeo dell'istanza di ritiro. Il decreto delegato dovrà anche prevedere che le disposizioni sulla preminenza del brevetto europeo, in caso di cumulo delle protezioni con il brevetto nazionale, si applichino anche nel caso in cui sia stato concesso l'effetto unitario al brevetto europeo.
L'art. 5 contiene princìpi e criteri di delega relativi all'attuazione della Dir. (UE) 2016/97 sulla distribuzione dei prodotti assicurativi. In particolare, individua una serie di criteri finalizzati al coordinamento di tale normativa con quella dei settori bancario, creditizio e finanziario. Con un emendamento accolto dalla 14 Commissione, è stata stabilita l'attribuzione all'IVASS delle competenze di vigilanza sui prodotti assicurativi a contenuto finanziario (ramo I, III, V e multiramo), quando sono distribuiti non solo da agenti e broker assicurativi, ma anche da imprese di assicurazione, mentre la competenza viene mantenuta alla Consob quando tali prodotti sono distribuiti da banche e SIM.
L’art. 8, modificato in sede referente, delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame uno o più decreti legislativi per adeguare la normativa nazionale al Reg. (UE) n. 596/2014, relativo agli abusi di mercato.
Nel corso dell’esame parlamentare sono stati specificati o modificati alcuni principi e criteri direttivi. Tra l’altro, il Governo è stato delegato a:
- rivedere la disciplina degli strumenti finanziari diffusi presso il pubblico (di cui all’art. 116 TUF), in modo da garantire la tutela degli investitori, attribuendo alla CONSOB il potere di stabilire con regolamento gli obblighi di comunicazione delle informazioni necessarie per la valutazione degli strumenti finanziari da parte del pubblico, nei confronti degli emittenti strumenti finanziari diffusi in misura rilevante;
- rivedere la disciplina dell’art.114 c. 7 TUF, nella parte in cui prescrive gli obblighi di comunicazione delle operazioni effettuate su azioni dell’emittente quotato in capo agli azionisti rilevanti e di controllo, nel rispetto dei principi indicati dalle disposizioni che vietano il cd. gold plating;
- rivedere la disciplina in materia di ritardo della comunicazione al pubblico di informazioni privilegiate (art. 114 TUF);
- individuare la CONSOB quale autorità competente ai fini del regolamento, assicurando che la stessa autorità possa esercitare i poteri di vigilanza e di indagine di cui agli art. 22 e 23 e i poteri sanzionatori di cui all'art. 30 Reg. n. 596/2014;
- attribuire alla CONSOB il potere di imporre le sanzioni e le altre misure amministrative per le violazioni espressamente elencate dall’art. 30 Reg. (UE) n. 596/2014. Con le modifiche apportate durante l’esame in sede referente è stato previsto in particolare che le norme delegate rivedano l’art. 187-terdecies TUF. Le norme in esame delegano il Governo a introdurre norme che prevedano che l’Autorità giudiziaria o la CONSOB tengano conto, al momento dell’irrogazione delle sanzioni di propria competenza, delle misure punitive già irrogate; le norme delegate devono altresì disporre che l’esecuzione delle sanzioni, penali o amministrative, aventi la medesima natura, sia limitata alla parte eccedente a quella già eseguita o scontata;
- per effetto delle modifiche apportate in sede referente, rivedere la disciplina in materia di confisca, di cui all’art. 187-sexies TUF, in modo tale da assicurare l’adeguatezza della confisca, prevedendo che essa abbia ad oggetto, anche per equivalente, il profitto derivato dalle violazioni delle previsioni del Reg. (UE) n. 596/2014;
- adottare le opportune misure per dare attuazione alla disciplina la segnalazione all'autorità di vigilanza competente di violazioni effettive o potenziali del medesimo regolamento, tenendo anche conto dei profili di riservatezza e di protezione dei soggetti coinvolti;
- prevedere la pubblicazione da parte della CONSOB nel proprio sito internet delle decisioni relative all'imposizione di misure e sanzioni amministrative per le violazioni del regolamento medesimo.
Trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli
L'art. 10 reca la delega al Governo per la predisposizione, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno più decreti legislativi per la completa attuazione del Regolamento (UE) n. 2015/2365 sulla trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli e del riutilizzo e che modifica il Regolamento (UE) n. 648/2012. L'inclusione nell'informativa periodica di informazioni dettagliate al riguardo è finalizzata a consentire agli investitori di conoscere i rischi associati all'uso di SFTs e delle altre strutture di finanziamento qualora i gestori dei fondi utilizzino queste tecniche.
Con una modifica approvata dalla Commissione in sede referente, che ha novellato anche la rubrica dell'articolo in esame, è stata inserita la delega al Governo ad emanare disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. 176/2016, che:
- adegua la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 909/2014 sui depositari centrali di titoli (c.d. Regolamento CSD - Central Securities Depositories Regulation);
- completa l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 648/2012, sugli strumenti derivati OTC (over the counter, ossia fuori dai mercati regolamentati), c.d. Regolamento EMIR (European Market Infrastructure Regulation);
- traspone nell'ordinamento interno le modifiche apportate alla direttiva 98/26/UE dai citati regolamenti (UE) n. 909/2014 e n. 648/2012.
Trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti
L’art. 11, non modificato nel corso dell'esame in sede referente, individua uno specifico principio al quale il Governo deve attenersi nell'esercitare la delega per l'attuazione della Dir. (UE) 2016/680, in materia di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati, inclusa la salvaguardia e la prevenzione di minacce alla sicurezza pubblica.
L'art. 14, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, delega il Governo a provvedere all’adeguamento del quadro normativo interno al Reg. (UE) n. 2016/679 al fine di garantire un sistema armonizzato in materia di privacy, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge.
Il Reg. n. 2016/679 – che insieme alla direttiva (UE) 2016/680 costituisce il pacchetto di protezione dei dati personali - è entrato in vigore il 25 maggio 2016 e si applicherà in tutti gli Stati Membri a partire dal 25 maggio 2018. Fra le modifiche più significative introdotte dal Regolamento si segnalano:
- l'ampliamento dell’ambito di applicazione della disciplina europea in materia di Privacy: ogniqualvolta vi sia trattamento di dati personali di soggetti stabiliti nell’Unione Europea da parte di un soggetto stabilito al di fuori della stessa, al fine di offrire loro beni e/o servizi ovvero di monitorarne il comportamento, dovranno necessariamente essere applicate le prescrizioni del nuovo Regolamento. Tale innovazione interesserà in particolar modo gli Internet service provider esteri: questi, infatti, non potranno sottrarsi all’applicazione della normativa europea in materia di privacy invocando l’assenza di un proprio stabilimento nel territorio UE;
- la previsione di più rigorosi requisiti formali richiesti per la validità del consenso al trattamento dei dati personali da parte degli interessati. Si prevede infatti tale consenso sia valido solo quando sia stato reso attraverso un atto positivo inequivocabile, rimanendo quindi esclusa la possibilità di presumerlo dall’inattività, dal silenzio dell’interessato o dalla preselezione di caselle. In tal senso, la normativa europea si allinea alla disciplina italiana in materia di consenso al trattamento, da sempre tra le più rigorose. Il consenso al trattamento così reso potrà inoltre essere sempre revocato, senza limiti di sorta, da parte degli interessati;
- l'espressa previsione sia del diritto all’oblio (ossia alla cancellazione definitiva dei dati trattati e conservati dal titolare del trattamento), che del diritto alla portabilità da un titolare del trattamento ad un altro su richiesta degli interessati;
- l'introduzione del concetto della protezione dei dati personali “by design” e “by default”, ossia la necessità per i titolari di adottare adeguate misure a protezione dei dati, sia al momento della loro raccolta, che per tutta la durata del trattamento, e di usarli secondo le finalità per cui gli interessati hanno prestato il loro consenso e per il tempo necessario alla realizzazione delle stesse;
- la previsione in capo ai titolari del trattamento degli obblighi di compiere una “valutazione d’impatto” iniziale per i trattamenti di dati più delicati e di tenere un registro delle attività relative al trattamento stesso;
- l'introduzione della figura del c.d. Data protection officer con riguardo agli enti pubblici e agli enti privati che trattino dati di natura delicata o monitorino su larga scala e in maniera sistematica gli individui. Tale soggetto, dipendente o professionista esterno all’ente, esperto di normativa e prassi in materia di privacy, ha il compito di informare e consigliare il titolare del trattamento in merito agli obblighi derivanti dal Regolamento stesso, di vigilare sul loro effettivo adempimento, di fornire le sopracitate valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati raccolti e di interfacciarsi, da un lato, con gli interessati, dall’altro, direttamente con il Garante;
- la previsione della possibilità per i titolari e per i responsabili del trattamento di ottenere da parte di organismi certificatori accreditati ovvero da parte dell’autorità di controllo competente una certificazione riguardante la conformità del trattamento alla normativa prevista dal Regolamento;
- un inasprimento del regime sanzionatorio: nel caso di violazioni delle norme previste dal Regolamento, infatti, sono previste sanzioni pecuniarie fino ad un massimo di € 20.000.000 o, nel caso di imprese, fino al 4% del fatturato annuo complessivo.
Protezione dei segreti commerciali
L’art. 15, introdotto durante l’esame in Commissione, delega il Governo all’adozione di decreti legislativi di attuazione della direttiva (UE) 2016/943 sulla protezione dei segreti commerciali e per il contrasto agli illeciti in materia.
Ai sensi della direttiva costituiscono «segreto commerciale» le informazioni: che soddisfano requisiti di segretezza (non essendo, nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi, generalmente note o facilmente accessibili a persone che normalmente si occupano di tale tipo di informazioni); sono state sottoposte dal titolare, ad adeguate misure protettive; derivano dalla segretezza il proprio valore commerciale.
Gli specifici principi e criteri di delega dettati dall’art. 15 prevedono:
- la modifica e l’aggiornamento della disciplina del Codice della proprietà industriale (D.Lgs. n. 30 del 2005) volti a un integrale recepimento della direttiva 2016/943;
- l’introduzione di misure sanzionatorie di natura penale e amministrativa - di contrasto dell’illecita divulgazione e utilizzo del know-how e dei segreti commerciali - efficaci, proporzionali e dissuasive che garantiscano l’adempimento degli obblighi previsti dalla direttiva;
- tutte le abrogazioni, modifiche e integrazioni della normativa vigente, anche di derivazione europea, al fine di assicurare il coordinamento con la normativa delegata e la razionalizzazione complessiva della disciplina di settore.