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Timestamp: 2020-05-25 12:04:33+00:00
Document Index: 65698805

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1283', 'art. 1283', 'art. 38', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 161', 'art. 38', 'art. 1283']

Sentenza Cassazione Civile n. 11638 del 07/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11638 del 07/06/2016
Cassazione civile sez. I, 07/06/2016, (ud. 11/03/2016, dep. 07/06/2016), n.11638
sul ricorso 8805/2011 proposto da:
P.S., (C.F. (OMISSIS)), C.M.
CONCA D’ORO 206, presso l’avvocato MONICA AGOSTINO, rappresentati
e difesi dall’avvocato ALBERTO SEGGIO, giusta procura speciale per
Notaio MARIA ORLANDO di AGRIGENTO – Rep. n. 2649 del 1.03.2016;
CALLIOPE S.R.L., (c.f./p.i. (OMISSIS)), e per essa la PRELIOS
CREDIT SERVICING S.P.A., nuova denominazione sociale di PIRELLI RE
CREDIT SERVICING S.P.A. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale
PIAZZA ADRIANA 15, presso l’avvocato ALBERIGO PANINI,
rappresentata e difesa dall’avvocato MARIO VOLANTE, giusta procura
UNICREDIT CREDIT MANAGEMENT BANK S.P.A. (C.F. (OMISSIS)), già
denominata UGC BANCA S.P.A., in persona del legale rappresentante
268/A, presso l’avvocato MARCO FILESI, rappresentata e difesa
dall’avvocato ANTONIO CONTRINO, giusta procura in calce al
ISLAND REFINANCING S.R.L., e per essa la PRELIOS CREDIT SERVICING
S.P.A., nuova denominazione sociale di PIRELLI RE CREDIT SERVICING
S.P.A. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA ADRIANA 15,
presso l’avvocato ALBERIGO PANINI, rappresentata e difesa
dall’avvocato MARIO VOLANTE, giusta procura in calce al
BANCO DI SICILIA S.P.A., MPS GESTIONE BANCA S.P.A.;
avverso la sentenza n. 783/2010 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 11/06/2010;
11/03/2016 dal Consigliere Dott. MARIA ACIERNO;
udito, per i ricorrenti, l’Avvocato CAMPANELLI GIUSEPPE, con delega
avv. SEGGIO, che si riporta;
udito, per le controricorrenti CALLIOPE Srl + 1, l’Avvocato
VOLANTE MARIO che si riporta per entrambi i controricorsi;
In ordine alla dedotta simulazione del contratto di mutuo fondiario, viene rilevato che la somma erogata a mutuo era stata accreditata sul conto corrente di P.S. che ne aveva rilasciato quietanza mentre la riconduzione del medesimo ad un finanziamento ordinario garantito da ipoteca con importo impiegato esclusivamente per le esposizioni debitorie del figlio,era rimasta sfornita di prova. La richiesta di consulenza tecnica d’ufficio aveva carattere del tutto esplorativo. Peraltro la giurisprudenza di legittimità ha escluso che il mutuo fondiario abbia natura di mutuo di scopo non essendo necessario indicare la destinazione del credito. Neanche la mancata utilizzazione per il miglioramento fondiario determina in sè la nullità del contratto.
Avverso tale pronuncia hanno proposto ricorso per cassazione P.S. e C.M.. Hanno resistito con autonomi controricorsi Unicredit Credit Managment Bank S.P.A.;
Island Refinancing s.r.l. e Calliope S.R.L. Sono state depositate memorie dai ricorrenti e da Di do Bank (già Unicredit Managment Bank s.p.a.).
Anche il contrasto determinatosi all’interno di questa sezione in ordine alla partecipazione dell’assuntore del concordato oltre al curatore (Cass. 18697 del 2013, che ritiene ammissibile l’intervento dell’assuntore perchè successore a titolo particolare e 3336 del 2015, di avviso diverso) ha ad oggetto una fattispecie nella quale è costituito il dante causa. In tali ipotesi è astrattamente giustificabile l’incompatibilità con il procedimento di legittimità dell’intervento del terzo ancorchè successore a titolo particolare, dal momento che la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio trova comunque un riconoscimento ed una tutela processuale mediante la partecipazione del dante causa. Nella fattispecie dedotta nel presente giudizio, invece, il dante causa Banco di Sicilia non si è costituito nel procedimento davanti la Corte di Cassazione. La situazione è del tutto equiparabile, di conseguenza, a quella del successore a titolo particolare che propone ricorso per esercitare il diritto di azione che gli deriva dall’acquistata titolarità del diritto controverso. Escludere la sua partecipazione al presente giudizio, solo perchè non ricorrente determinerebbe una lesione del diritto di difesa non giustificata dalla natura del procedimento di legittimità, mancando la partecipazione in giudizio del dante causa.
“Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, (cosiddetto t.u.b.), secondo il quale qualsiasi ente bancario può esercitare operazioni di credito fondiario la cui provvista non è più fornita attraverso il sistema delle cartelle fondiarie, la struttura di tale forma di finanziamento ha perso quelle peculiarità nelle quali risiedevano le ragioni della sottrazione al divieto di anatocismo di cui all’art. 1283 c.c., rinvenibili nel carattere pubblicistico dell’attività svolta dai soggetti finanziatori (essenzialmente istituti di diritto pubblico) e nella stretta connessione tra operazioni di impiego e operazioni di provvista, atteso che gli interessi corrisposti dai terzi mutuatari non costituivano il godimento di un capitale fornito dalla banca, ma il mezzo per consentire alla stessa di far fronte all’eguale importo di interessi passivi dovuto ai portatori delle cartelle fondiarie (i quali, acquistandole, andavano a costituire la provvista per l’erogazione dei mutui). Ne consegue che l’avvenuta trasformazione del credito fondiario in un contratto di finanziamento a medio e lungo termine garantito da ipoteca di primo grado su immobili, comporta l’applicazione delle limitazioni di cui al citato art. 1283 c.c., e che il mancato pagamento di una rata di mutuo non determina più l’obbligo (prima normativamente previsto) di corrispondere gli interessi di mora sull’intera rata, inclusa la parte rappresentata dagli interessi corrispettivi, dovendosi altresì escludere la vigenza di un uso normativo contrario”.
Ha precisato al riguardo la Corte in motivazione: “Nel sistema legislativo previgente la capitalizzazione del credito per interessi corrispettivi era espressamente prevista dalla normativa di settore che ha, nel tempo, disciplinato i contratti di mutuo fondiario stipulati in data anteriore all’entrata in vigore del t.u.b. (R.D. n. 646 del 2005, art. 38, D.P.R. n. 7 del 1976, art. 14, L. n. 175 del 1991, art. 16). Non si è mai dubitato, pertanto, che, il mancato pagamento di una rata di mutuo fondiario comportasse l’obbligo di corrispondere gli interessi di mora sull’intero suo ammontare, inclusa la parte che rappresentava gli interessi di ammortamento (cfr., da ultimo, fra molte, Cass. nn. 21885/013, 3656/013, 9695/011). Le leggi speciali sono state tuttavia abrogate dall’art. 161, comma 1, del t.u.b, e continuano a regolare, ai sensi del comma 6, del medesimo articolo, i soli contratti già conclusi nel loro vigore. Il t.u.b. fornisce ora, all’art. 38 (incluso nella sezione I del capo 6^ della legge, rubricata Norme relative a particolari operazioni di credito) la nozione di credito fondiario, ma non detta alcuna disposizione che preveda, come per il passato, che le somme dovute a titolo di rimborso delle rate di ammortamento dei mutui fondiari, comprensive di capitali e interessi, producono, di pieno di diritto, interessi dal giorno della scadenza.
Il regime privilegiato di cui in origine godeva il credito fondiario rinveniva infatti la sua giustificazione nel carattere pubblicistico dell’attività svolta dai soggetti finanziatori, previamente individuati dalla legge fra istituti di diritto pubblico, nella stretta connessione tra operazioni di impiego ed operazioni di provvista e nella necessità di assicurare ai risparmiatori, che fornivano quest’ultima acquistando le cartelle fondiarie, sicurezza e tempestività nei rimborsi attraverso la sicurezza e la tempestività della restituzione delle somme mutuate. Deve dunque concludersi che, con l’entrata in vigore del t.u.b., la struttura del credito fondiario ha perso quelle peculiarità nelle quali risiedevano le ragioni della sua sottrazione al divieto di cui all’art. 1283 c.c.”.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 11 marzo 2016.