Source: http://www.ordinecdlna.it/n-812019-del-30052019/
Timestamp: 2019-10-21 13:47:37+00:00
Document Index: 7364981

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 17', 'art. 71', 'art. 3', 'art. 22', 'sentenza ']

N° 81/2019 del 30/05/2019 – Ordine cdlna
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La Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna, con la sentenza n° 630/1/19 del 28 marzo 2019, ha statuito che è pienamente legittima ed efficace la notifica della cartella via Pec nel formato Pdf, anziché con il file p7m, ma non può essere omessa l’indicazione del criterio usato per il calcolo degli interessi, comprensivo del tasso, valuta e giorni.
La Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna, con la sentenza n. 630/1/19 del 28/03/2019, si è pronunciata sulla notifica della cartella di pagamento via PEC nel formato Pdf, anziché con il file p7m, giudicandola pienamente legittima ed efficace, tuttavia, ha precisato che non si può omettere l'indicazione del criterio usato per il calcolo degli interessi, comprensivo del tasso, valuta e giorni, necessario per il controllo da parte del contribuente.
La notifica della cartella a mezzo PEC
Nel caso di specie, i Giudici della CTR Emilia-Romagna, nell'accogliere parzialmente le doglianze del ricorrente, un libero professionista dotato di indirizzo “Ini-Pec”, avverso una cartella di pagamento che gli era pervenuta al suo indirizzo di posta elettronica come allegato Pdf (id: Portable Document Format), sostenendo principalmente che detta notifica dovesse ritenersi nulla, in quanto effettuata in spregio delle modalità previste dal DPR n.68/2005, al quale fa espresso rinvio l'art. 26 del DPR n.602/1973, avvalorando la tesi sostenuta con la produzione di una perizia informatica redatta da un ricercatore del CNR, nella quale erano state evidenziate le numerose infrazioni riscontrate.
L’assenza della firma digitale del mittente
In particolare gravi e insanabili violazioni alle regole tecniche sancite dall'art. 17 del DPR n.68/2005, ma anche dall'art. 71 del D.lgs. n.82/2005, cagionate dalla “assenza di identificativo univoco che permetta il riconoscimento all'interno del sistema di conservazione del mittente; assenza dell'insieme minimo dei metadati, come richiesti dall'art. 3, comma 9 DPCM del 13/11/2014; assenza della firma digitale del mittente che permetta di ricondurre la paternità della copia ad Equitalia e trasferisca alla copia stessa lo stesso valore dell'originale come da art. 22, comma 1 del Codice amministrazione digitale (id: Cad).
Eccezioni superabili
I Giudici Territoriali hanno ritenuto superabili le eccezioni osservate dal contribuente nel ricorso de quo, poiché “non risultano avvalorate da alcun tipo di pregiudizio che sia derivato dal mancato rispetto dell'iter di trasmissione della mail e relativi allegati o mezzo Pec”.
E quindi di nessun conto, come anche ha osservato recentemente la Corte di Cassazione con l’ordinanza 6417/2019, è che la copia della cartella in formato Pdf, priva della firma digitale, al messaggio di posta elettronica non realizzi gli standard di sicurezza richiesti dalla legge ottenibili con quelli previsti nella deliberazione n. 45 del 21/5/2000 del Centro Nazionale per l'Informatica della Pubblica Amministrazione (id: DigitPA), cioè con l'estensione p7m del file.
Pertanto, per la CTR, spetta al contribuente denunciare vizi ed errori della cartella imputabili alla sua esternazione o l'indebita conoscenza da parte di estranei al procedimento esattivo da cui possa essere derivato nocumento al contribuente.
Ex adverso, i Giudici si sono pronunciati a favore di un altro motivo contenuto nell'appello, quello che attiene la mancata indicazione nella cartella del tasso e dei giorni necessari per il controllo degli interessi, peraltro come statuito dalla sentenza n. 9799/2017 della S.C., in special modo dove la stessa cartella non sia stata preceduta da un avviso di accertamento.
Sentenza n. 630/1/19 CTR Emilia-Romagna