Source: https://dirittiregionali.org/2012/07/31/sui-criteri-per-il-riordino-delle-province-e-sulla-legittimita-costituzionale-dellart-17-d-l-952012/
Timestamp: 2017-10-22 20:50:46+00:00
Document Index: 42101636

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 132', 'art. 133', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 133', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 133', 'art. 17', 'art. 17']

Sui criteri per il riordino delle province e sulla legittimità costituzionale dell’art. 17, d.l. 95/2012 | Diritti regionali
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6 risposte a Sui criteri per il riordino delle province e sulla legittimità costituzionale dell’art. 17, d.l. 95/2012
31 luglio 2012 alle 1:02 pm
Caruso Christian ha detto:
31 luglio 2012 alle 1:15 pm
Al Sig. Dr. Ministro della p.a. Filippo Patroni Griffi le sto inviando questa e-mail per farle alcune domande sul D.l. della spending review concernente il testo sulle province. Specialmente quelle che sono nelle regioni a statuto speciale come la Sicilia. Col D.l. avete deciso solo 4 provincie salve Palermo,Catania,Messina e Agrigento. E le altre 5 provincie Siracusa,Ragusa,Caltanisetta,Trapani ed Enna che fine faranno? Si ricordi Sig. Ministro che alcune provincie che volete cancellare in Sicilia hanno una importanza territoriale Turistica ed industriale e di storia, quindi non si può cancellare con d.l l’importanza della città e della provincia. Si ricordi anche che le regioni a statuto speciale per decidere devono votare loro o indire un referendum. Restando in attesa di una tale risposta con e-mail porgo di stinti saluti con osservanza Caruso Christian da Siracusa.
Siracusa,31/07/2012
31 luglio 2012 alle 7:51 pm
@Fabrizio: Sentire parlare di Fermo come capoluogo di una provincia aggregata Macerata-Fermo-Ascoli lo trovo superficiale e da partigiani di paesello. Parli di distanze tra Macerata e Fermo con Ascoli e di tutti i Km che i cittadini dovranno fare dando per scontato che non verranno mantenuti degli uffici periferici di supporto nelle città dove sono ora presenti le prefetture o le province. Mi fa sorridere quando parli dell’istituzione della provincia di Fermo che “anche per la marcata eccentricità e distanza proprio da Ascoli, è stata creata saggiamente nel 2004″: è stata solo una scelta politica dettata dalla fame di poltrone e voti, da un punto di vista economico una decisione assurda viste le dimensioni del territorio e le strutture che già erano presenti ad Ascoli e bastavano ed avanzavano a servire entrambi i territori. Uno spreco di soldi che si andrebbe ad aggravare scegliendo Fermo come capoluogo non avendo le strutture per ospitare tutti gli enti importanti che dovranno esservi trasferiti: in quale palazzo trasferire la prefettura? E gli uffici provinciali? Gli altri enti? Le strutture che ci sono ora bastano ad ospitare il personale, gli archivi trentennali, bastano a ricevere tutte quelle moltitudini di persone che secondo te da Macerata ed Ascoli verrebbero a Fermo per disbrigare pratiche? O magari quello è il meno e si costruisce tutto da capo cosi diamo lavoro a qualche palazzinaro tanto sono pochi milioni di euro (e magari vanno a qualche azienda di Fermo che non guasta tanto pagano anche quelli di Macerata ed Ascoli)? Allora via, ricostruiamo gli uffici provinciali del servizio viabilità, ambiente, caccia e pesca, del lavoro e formazione, genio civile, attività produttive, del presidente della provincia e chissà quanti altri ne ho dimenticati, tanto per una Fermo baricentrica si giustifica questo ed altro, poco importa se le strutture ricettive fanno ridere, se i parcheggi sono esigui e se alcune strutture sono direttamente nel centro storico della città e quindi ostiche da raggiungere tra viuzze strette e saliscendi. Già che ci siamo miglioriamo anche la viabilità da Fermo a Porto San Giorgio dato che quei pochi km di stradina ad una corsia non sono degni di un capoluogo di provincia poi altrimenti le centinaia di migliaia al giorno che arriveranno da Ascoli e Macerata potrebbero subire noie e disagi.
16 agosto 2012 alle 5:44 pm
La legge n. 3396/2012 di revisione della spesa, che prevede all’art. 17 il riordino delle province, ed al comma 4-bis indica la scelta del capoluogo nel comune già capoluogo di provincia con più abitanti, è totalmente incostituzionale!!! Nella relazione al disegno di legge di iniziativa governativa n. 3396 per la conversione del decreto-legge n. 95/2012 (spending review) si legge: “anche a voler prescindere dalla considerazione che, trattandosi di riordino complessivo, non trova applicazione l’art. 133 della Costituzione, va rilevato in ogni caso che detto articolo è, nella sostanza, rispettato visto che i Comuni sono pienamente coinvolti tramite il Consiglio delle autonomie locali” (pag. 371 della relazione di accompagnamento). Secondo il Governo, quindi, in caso di riordino delle Province che coinvolga tutto il territorio nazionale, è possibile derogare al procedimento legislativo di tipo aggravato di cui all’art. 133, comma 1, della Carta costituzionale. La norma costituzionale, pertanto, troverebbe applicazione unicamente per modifiche di circoscrizioni provinciali ed istituzioni di nuove Province limitate all’ambito regionale. Sul punto, tuttavia, sorgono molte perplessità, fin troppe. Premesso che anche il caso di riordino complessivo produce i suoi effetti sempre e comunque all’interno di una Regione, non essendo consentita un’ipotesi di riduzione/accorpamento concernente Province di Regioni contermini (perché, in questa evenienza, la Provincia dovrebbe prima staccarsi dalla Regione di appartenenza e poi aggregarsi a quella confinante ai sensi dell’art. 132, comma 2, Cost.), dalla lettura dell’art. 133, comma 1, del Testo costituzionale non pare vi siano elementi funzionali ad una interpretazione derogatoria nell’evenienza di un intervento generalizzato sulle Province. Nell’unica volta in cui la Corte costituzionale si è occupata dell’art. 133, comma 1, Cost., ossia nella sentenza n. 347/1994 relativa al caso della istituzione della Provincia di Lodi, il giudice delle leggi ha “concesso” che la istituzione di Province o la modifica di quelle esistenti possano essere effettuate, oltre che con legge formale, con ricorso ad una delega legislativa (punto 3 del cons. in dir.), ma sempre nel rispetto di quel procedimento ascensionale che vede coinvolti, in primis, i Comuni. Al potere legislativo, ha poi proseguito la Corte, “spetta soltanto valutare, nella fase conclusiva dello stesso procedimento, l’idoneità e l’adeguatezza dell’ambito territoriale destinato a costituire la base della nuova Provincia”. Infine, sostenere, come ha fatto l’Esecutivo, che la norma costituzionale è comunque rispettata in quanto prevede un coinvolgimento delle amministrazioni comunali tramite i CAL, non sembra minimamente fondato. Infatti, l’iniziativa comunale di cui all’art. 133, comma 1, Cost. si configura in modo molto diverso rispetto alla deliberazione del piano di accorpamenti e riduzioni che devono adottare i Consigli delle autonomie locali o, in mancanza, gli organi regionali di raccordo, come prevede l’art. 17, comma 2, del decreto-legge n. 95/2012. Sono i Comuni, enti locali territoriali singolarmente considerati, ad essere titolari della riserva di competenza ad attivare un eventuale procedimento revisorio e non altri organismi. Inoltre, l’iter procedurale previsto dal provvedimento sulla revisione della spesa delinea un percorso il cui contenuto è già precostituito dal Governo – come nella scelta del capoluogo (art. 17, comma 4-bis), in luogo dell’indicazione doverosa da parte della maggioranza, anche relativa, dei comuni che rappresentino la maggioranza assoluta della popolazione residente – e non è affatto rimesso alla libera ed autonoma iniziativa delle amministrazioni comunali, per di più prevedendo un intervento in via sostitutiva dell’Esecutivo (art. 17, comma 4), nel caso in cui le deliberazioni non dovessero essere assunte. Ogni iniziativa di riordino delle province, pertanto, secondo la lettera dell’art. 133 della Costituzione, per essere valida e legittima, appartiene esclusivamente ai Comuni, e non al Governo.
16 agosto 2012 alle 8:19 pm
Per Mario! Che forse Ascoli Piceno, capoluogo decentratissimo di una provincia di Macerata-Fermo-Ascoli, si può sentire meglio di Fermo o Macerata!? All’estrema periferia meridionale del nuovo super-Ente provinciale, con le finestre esposte a sud degli edifici che danno direttamente sull’Abruzzo!? La città di Ascoli, per me che sono della parte nord della provincia di Macerata, alle porte di Ancona, dista quasi 200 km! E dovrebbe essere il capoluogo di un vasto territorio di 5.000 Kmq e 750.000 abitanti, che comperende mezza regione delle Marche, più del doppio della popolazione della provincia di Pesaro e quasi il triplo dell’estensione della provincia di Ancona!? Un vero e proprio fattore di squilibrio dell’intera regione, anziché di riequilibrio, come recita pomposamente l’art. 17 sul riordino delle province. Uno sgorbio di riforma che vuole riordinare a caso le province, senz’alcun criterio logico, creandone di grandissime anche in piccole regioni, lasciandone però accanto altre che son picciole picciole come prima.
Compllmenti all’ingegno del governo tecnico!
Per fortuna, le Marche presenteranno Ricorso alla Corte Costituzionale – per la provincia di Macerata e di Fermo – la quale abrogherà l’art. 17 ed il comma 4-bis, una vera e propria sconcezza giuridica ed un mostro amministrativo regionale, specie con il capoluogo ad Ascoli.
La sede del nuovo capoluogo, Mario, è sicuramente consona ed adeguata a Fermo per tutte e tre le ex province, per la presenza già di tutti gli uffici destinati alle ormai poche competenze e funzioni delle neo-macroprovince – per cui non comprendo perché non siano state eliminate tutte – proprio per la sua centralità geografica e la sua posizione perfettamente baricentrica per tutti i cittadini residenti, all’interno del nuovo ampio territorio, con evidente risparmio per le loro tasche, oltre che per il bilancio dello Stato.
In alternativa a Fermo, la seconda sede più idonea per il capoluogo è Macerata, perché già capoluogo della ex provincia più vasta e popolata, rispetto ad Ascoli, e comunque meno decentrata del capoluogo piceno, e di maggior attrazione anche per Fermo, rispetto alla trista esperienza passata dal Fermano con Ascoli.
Mario, ma che t’inventi panzane o sciocchezze, per non dire delle grosse idiozie!? Che se il capoluogo sarà Macerata o Fermo, la provincia di Fermo-Macerata-Ascoli costerebbe di più, per cui se la dovrebbero pagare i cittadini, e se invece sarà Ascoli la nuova macroprovincia non costerebbe nulla, sarebbe gratis, perchè il gran debito di Ascoli lo pagherebbe volentieri lo Stato!?
Altro che commentatore interessato all”economia ed al risparmio”, tu sei un bell’esempio di campanilista e municipalista “ascolano”, ed allora può passar tutto, compreso il fatto che gli uffici ed i servizi principali ad Ascoli saranno un affare d’oro per le missioni e le trasferte in provincia, a Macerata ed a Fermo, di dirigenti e dipendenti, con relativo impiego di auto blu di servizio, e con pessimi servizi per i cittadini del nuovo Ente, che la contrario pagheranno di tasca propria, altro che invarianza di essi, come miracolisticamente suona il decreto governativo sulla revisione della spesa pubblica.
19 aprile 2013 alle 4:13 am