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Timestamp: 2020-08-12 21:52:37+00:00
Document Index: 168008314

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Sentenza Cassazione Civile n. 27337 del 24/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27337 del 24/10/2019
Cassazione civile sez. lav., 24/10/2019, (ud. 09/07/2019, dep. 24/10/2019), n.27337
sul ricorso 8654-2018 proposto da:
GE.P.O.S. S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore,
SERGIO TURRA’;
M.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ACHILLE
PAPA 7, presso studio dell’avvocato STEFANO CANALI DE ROSSI,
rappresentata e difesa dagli avvocati FRANCESCO SANTONI e GIULIO
D’ANDREA;
GE.P.O.S. S.R.L.;
avverso la sentenza n. 6436/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 06/02/2018 R.G.N. 302/2016;
principale ed il rigetto del ricorso incidentale;
uditi gli Avvocati FRANCESCO SANTONI GIULIO D’ANDREA.
1. La Corte di Appello di Napoli, con sentenza pubblicata il 6 febbraio 2018, in seguito a rinvio disposto da questa Corte con la pronuncia n. 23620 del 2015 resa tra GEPOS Srl e M.L., ha, in primo luogo, rigettato l’appello proposta dalla società nei confronti della sentenza del Tribunale di Benevento n. 847 del 2012, confermando pertanto l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato alla lavoratrice in data 21 gennaio 2009; ha, poi, accolto il reclamo proposto dalla medesima società avverso la sentenza n. 700 del 2014 del medesimo Tribunale e, in riforma della sentenza impugnata, ha dichiarato legittimo il successivo licenziamento intimato alla stessa lavoratrice, sempre per motivo oggettivo, in data 11 ottobre 2012.
2. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la GEPOS Srl con 5 motivi, cui ha resistito la M. con controricorso, contenente ricorso incidentale affidato ad un motivo; a quest’ultimo ha resistito la società con controricorso.
1. Con il primo motivo del ricorso principale si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 350 c.p.c., in relazione al disposto di cui alla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 58 e ss, e dell’art. 151 disp. att. c.p.c..
Oltre ad essere inammissibilmente formulato, in quanto denuncia un preteso error in procedendo senza identificare quale ragione determinerebbe la nullità della sentenza o del procedimento ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, non tiene conto che la trattazione congiunta dei due processi è stata disposta in seguito a riunione effettuata in sede di legittimità con simultanea rimessione al giudice del rinvio che era unico e non poteva che trattare i due processi congiuntamente, come correttamente ha fatto, esaminando separatamente innanzitutto il primo licenziamento e, ravvisata l’illegittimità dello stesso, successivamente il secondo.
2. Con il secondo motivo il ricorso principale – rispetto al primo licenziamento dichiarato illegittimo dalla Corte territoriale – denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 394 c.p.c., comma 2, deducendo che la Corte del rinvio non si sarebbe uniformata al dettato della sentenza di cassazione: i giudici di merito avrebbero negato la sussistenza della prova di condizioni congiunturali aziendali sfavorevoli, laddove la sentenza n. 23620/2015 “aveva, espressamente, escluso che il motivo oggettivo giustificante il recesso potesse essere identificato solo con le dette condizioni congiunturali sfavorevoli, dovendosi, invece, verificare la sussistenza di una volontà aziendale volta ad una diversa e maggiormente economica organizzazione del lavoro”.
Con il terzo mezzo si denuncia violazione ancora dell’art. 394 c.p.c. avendo i giudici di merito “proceduto, con scrutinio ad esito negativo, ad una valutazione relativa alla tempestività della deduzione di parte GEPOS… della assegnazione delle mansioni prima espletate dalla M. ad altra dipendente maggiormente qualificata”; secondo la società “la sentenza remittente della Corte di Cassazione aveva disposto che i giudici di merito verificassero se fosse stata, da parte aziendale, fornita la prova di suddetta circostanza, ritenendo, pertanto, definitivamente acquisita al processo la ritualità della deduzione”.
Nella prima ipotesi, il giudice è tenuto soltanto ad uniformarsi, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, al principio di diritto enunciato dalla sentenza di cassazione, senza possibilità di modificare l’accertamento e la valutazione dei fatti acquisiti al processo (Cass. n. 12347 del 1999; Cass. n. 5769 del 1999; Cass. n. 188 del 1994; Cass. n. 3572 del 1987); nella seconda ipotesi, invece, egli non solo può valutare liberamente i fatti già accertati, ma può anche indagare su altri fatti, ai fini di un apprezzamento complessivo in relazione alla pronuncia da emettere in sostituzione di quella cassata; nella terza ipotesi, infine, la potestas iudicandi del giudice di rinvio, oltre ad estrinsecarsi nell’applicazione del principio di diritto, può comportare la valutazione ex novo dei fatti già acquisiti, nonchè la valutazione di altri fatti, la cui acquisizione sia consentita in base alle direttive impartite dalla Corte di Cassazione e sempre nel rispetto delle preclusioni e decadenze pregresse (Cass. n. 6707 del 2004).
La Corte di Appello ha quindi rivalutato le ragioni poste a base del primo licenziamento e ha constatato che a fondamento del medesimo non era stata indicata alcuna ragione organizzativa rappresentata dall'”assorbimento delle mansioni della lavoratrice licenziata da parte di altro lavoratore, di eguale o diverso profilo”.
La stessa ricorrente trascura poi di considerare che nella sentenza n. 23620/15 è richiamato espressamente il principio che “l’esercizio del potere organizzativo è tuttavia illegittimo per sviamento (il detournement della giurisprudenza amministrativa francese) quando il motivo addotto non risulti provato, ciò che avviene per le situazioni potestative di qualsiasi contenuto, pubblico o privato” e che la Corte napoletana, richiamato tale principio già contenuto nella sentenza di cassazione cui doveva uniformarsi, ha correttamente applicato anche quello sancito da Cass. n. 25201 del 2016 secondo cui, ove il licenziamento per giustificato motivo oggettivo “sia stato motivato richiamando l’esigenza di fare fronte a situazioni economiche sfavorevoli ovvero a spese notevoli di carattere straordinario ed in giudizio si accerti che la ragione indicata non sussiste, il recesso può risultare ingiustificato per una valutazione in concreto sulla mancanza di veridicità e sulla pretestuosità della causale addotta dall’imprenditore”.
4. Il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 437 e all’art. 394 c.p.c., assumendo che la M. non aveva mai sollevato alcuna eccezione in merito alla “tempestività” della specifica allegazione, nè nel giudizio di appello nè in quello di riassunzione, per cui non aveva “mai chiesto ai giudici di merito di ritenere tardive le allegazioni”.
Il motivo è inammissibile perchè la violazione del canone della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato si configura nelle sole ipotesi di mancato esame di domande o eccezioni di merito (per tutte v. Cass. n. 22592 del 2015 con la giurisprudenza ivi richiamata; più di recente, Cass. n. 321 del 2016; conf. Cass. n. 25154 del 2018), mentre nella specie parte ricorrente non identifica la domanda o l’eccezione di merito rispetto alla quale si sarebbe consumata la violazione dell’art. 112 c.p.c., non essendo certo tale l’identificazione della ragione posta a fondamento del licenziamento che spetta certamente al giudice valutare.
5. Con l’ultimo motivo la società denuncia “violazione e falsa applicazione del disposto della L. n. 604 del 1966, art. 3,L. n. 183 del 2010, art. 30, comma 1”, sostenendo che la Corte napoletana avrebbe perseverato nell’errore, “ritenendo… che il motivo oggettivo giustificante il licenziamento possa esistere solo in ipotesi di “contrazione delle attività” o “riduzione della pianta organica””; si afferma che “la valutazione “negativa” delle risultanze documentali attuate dai giudici di merito appare errata per illogicità”.
Il motivo è inammissibile perchè maschera sotto l’involucro solo formale della violazione di legge quella che è una critica alla ricostruzione fattuale operata dai giudici del merito, come è reso manifesto dal riferimento alla “errata” valutazione delle “risultanze documentali”.
6. Con l’unico motivo di ricorso incidentale la M. lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 3: si deduce che “se la Corte del rinvio avesse adeguatamente approfondito le risultanze istruttorie, come emerse nella fase monocratica dinanzi al Tribunale di Benevento, avrebbe potuto facilmente verificare che anche con riguardo al secondo licenziamento non vi era stata alcuna prova idonea a giustificare la concreta sussistenza della contrazione di attività lamentata dalla GEPOS”.
Anche tale motivo è inammissibile perchè, al pari dell’ultima censura del ricorso principale, occulta all’interno della formale denuncia dell’errore di diritto la doglianza circa il mancato “approfondimento” delle risultanze istruttorie, invocando una rivalutazione del materiale probatorio preclusa a questa Corte di legittimità.
Occorre altresì dare atto della sussistenza per entrambe le parti dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale e della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e incidentale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.