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Timestamp: 2018-06-21 12:13:51+00:00
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Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 21 settembre 2017, n. 21969. Conseguimento dei benefici di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006. Quando l'invalido di servizio possa essere considerato vittima del dovere - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 21 settembre 2017, n. 21969. Conseguimento dei benefici di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006. Quando l’invalido di servizio possa essere considerato vittima del dovere
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Perché l’invalido di servizio possa essere considerato vittima del dovere devono sussistere circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche
Sentenza 21 settembre 2017, n. 21969
sul ricorso 8116-2016 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliate in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentate e difese dall’avvocato (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1117/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 18/11/2016;
udito il Pubblico Ministero in persona dell’Avvocato Generale Dott. IACOVIELLO Francesco Mauro, che ha concluso per il rigetto del ricorso incidentale condizionato;
udito l’Avvocato (OMISSIS) per delega orale dell’avvocato (OMISSIS).
(OMISSIS) e (OMISSIS) chiesero al giudice del lavoro del Tribunale di Rimini, nella loro qualita’ di eredi del Maggiore pilota (OMISSIS), deceduto il 26.11.1985 nel corso di una esercitazione aerea militare, il conseguimento dei benefici di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006 in materia di vittime del dovere.
Nella resistenza del Ministero della Difesa e nella contumacia di quello dell’Interno, il ricorso fu rigettato.
A seguito di impugnazione principale, svolta dalle eredi, e di quella incidentale, proposta dal Ministero della Difesa, la Corte d’appello di Bologna ha respinto il gravame del Ministero, incentrato sul difetto di giurisdizione, ed ha parzialmente accolto quello delle eredi, limitatamente alle spese di primo grado, dichiarando di non dover provvedere in ordine alle stesse, mentre ha escluso che ricorressero le condizioni di legge per il riconoscimento delle reclamate provvidenze.
Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso le suddette eredi con sei motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’articolo 378 c.p.c.. Ha resistito con controricorso il Ministero della Difesa, mentre e’ rimasto solo intimato quello dell’Interno.
Il Ministero della Difesa ha proposto, a sua volta, ricorso incidentale condizionato in ordine alla questione del difetto di giurisdizione del giudice ordinario, al cui accoglimento si sono opposte le ricorrenti principali.
Il procedimento viene ora all’esame di queste Sezioni Unite per la decisione.
1. Col primo motivo del ricorso principale, formulato per nullita’ della sentenza ex articolo 360 c.p.c., n. 4 e per violazione dell’articolo 416 c.p.c., articolo 115 c.p.c., comma 1, e articolo 101 c.p.c., si assume che il giudice di primo grado aveva sbagliato ad utilizzare la documentazione da lui stesso ritenuta inammissibile, in quanto tardiva, nel momento in cui aveva negato l’esistenza della prova del guasto alla strumentazione, quale circostanza dedotta a sostegno della domanda; da parte sua la Corte bolognese non si era pronunziata sull’eccepita nullita’ della sentenza di primo grado, eccezione, questa, sollevata proprio in ragione del fatto che il primo giudice aveva finito per utilizzare ai fini della decisione documenti dal medesimo ritenuti inammissibili; invece, la Corte si era espressa esclusivamente nel merito della vicenda, utilizzando anch’essa la documentazione la cui tardiva produzione era stata dichiarata inammissibile dal primo giudice.
1.a. Il motivo e’ infondato.
Si osserva, anzitutto, che il primo giudice rigetto’ la domanda in quanto le parti non avevano fornito la prova del guasto – che a loro dire sarebbe stato la causa dell’incidente – e a risconto di cio’ rilevo’ che neanche nella produzione di controparte vi erano documenti che potevano deporre in tal senso. Quindi, il riferimento alla documentazione tardiva fu fatto al solo fine di rinvenire, semmai, eventuali elementi a favore della tesi delle ricorrenti, tant’e’ vero che la Corte d’appello rileva correttamente che, anche prescindendo dalla documentazione tardivamente prodotta dalla difesa erariale, sarebbe stato in ogni caso onere delle ricorrenti allegare e provare l’elemento costitutivo del diritto riconducibile all’esistenza di particolari condizioni operative ed ambientali. Quindi, non sussiste il vizio di omessa pronunzia, cosi’ come non si ravvisano gli altri denunziati vizi di violazione di legge.
1.b. Tra l’altro, la nozione di “particolari condizioni ambientali o operative” che devono esistere per potersi giungere a questa figura particolarissima, e’ stata chiarita dal citato Decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006 nel senso che per particolari condizioni ambientali od operative, si intendono:”le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”. Bisogna, dunque, identificare, caso per caso, nelle circostanze concrete alla base di quanto accaduto all’invalido per servizio che ambisca ad essere riconosciuto vittima del dovere, un elemento che comporti l’esistenza od il sopravvenire di un fattore di rischio maggiore rispetto alla normalita’ di quel particolare compito.
2. Col secondo motivo, proposto per violazione e/o falsa applicazione di norma di legge (articolo 115 c.p.c., comma 1), si assume che la Corte di merito sarebbe incorsa in errore nel ritenere contestata da parte della difesa erariale la circostanza, dedotta da esse ricorrenti, del sopraggiungere di nuvole, in quanto tale erroneo convincimento della Corte sarebbe basato sulla citazione di un passo della memoria di primo grado della difesa del Ministero che si riferiva, in realta’, alla diversa situazione della presenza in quella notte della luna piena, situazione, questa, che poteva riguardare le condizioni di luminosita’ e non quelle di visibilita’.
2.a. Il motivo e’ infondato.
In realta’ la Corte territoriale cita le buone condizioni di luce desumendo tale circostanza dalla relazione del Maggiore Pilota (OMISSIS), ma nel contempo pone l’accento sul fatto che le appellanti non avevano fornito la prova, su loro incombente, del peggioramento atmosferico, per cui si e’ in presenza di un giudizio di fatto adeguatamente motivato che vanifica la lamentata violazione e falsa applicazione della norma di legge di cui all’articolo 115 c.p.c., comma 1. Invero, in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa e’ esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura e’ possibile, in sede di legittimita’, sotto l’aspetto del vizio di motivazione.
3. Col terzo motivo, proposto per nullita’ della sentenza ex articolo 360 c.p.c., n. 4 e per violazione dell’articolo 416 c.p.c., articolo 115 c.p.c., comma 1, e articolo 101 c.p.c., si deduce che altra causa di nullita’ sarebbe ravvisabile nella modalita’ con cui la Corte d’appello ha escluso che potesse avere valore confessorio l’ammissione dell’esistenza del guasto riportata nel provvedimento allegato sub 1), affermando che un documento puo’ avere un tale valore solo ove lo stesso contenga il riferimento alla fonte di prova della confessione.
3.a. Il motivo e’ infondato.
Anzitutto, non puo’ non rilevarsi un profilo di inammissibilita’ del motivo dovuto alla mancata produzione del documento in esame; in ogni caso, si osserva che la Corte d’appello ha spiegato, con giudizio di fatto insindacabile in tale sede, in quanto adeguatamente motivato ed immune da rilievi di legittimita’, che l’anomalia di cui al documento 1) di parte appellante appariva riferita, all’esito di una interpretazione complessiva del provvedimento, come appresa nella richiesta del beneficio e giudicata, comunque, irrilevante e non ammessa. La Corte ha aggiunto che mancava nel caso di specie sia la cornice delle situazioni oggettive elencate dalla lettera a) alla lettera f) della norma di riferimento (Decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006, articolo 1), sia l’elemento della causalita’, seppur indiretta, attesa l’accidentalita’ richiamata dal Comandante, per mancato funzionamento del radar.
4. Col quarto motivo, formulato per violazione e/o falsa applicazione di norma di legge (articolo 132 c.p.c.), le ricorrenti finiscono, in realta’, per prospettare un vizio di illogicita’ della motivazione nella parte in cui si e’ dato rilievo alla circostanza della presenza della luna piena che, invece, essendo un fatto astronomico non impediva il formarsi di nubi.
4.a. Il motivo e’ inammissibile, sia perche’ viene denunziato come vizio di violazione di legge quello che, in realta’, nella parte espositiva della censura viene prospettato come vizio di omessa, apparente ed illogica motivazione, sia perche’, anche sotto quest’ultimo aspetto, finisce per tradursi nel tentativo di rivisitazione di un aspetto del merito della vicenda che non e’ consentito nel giudizio di legittimita’ laddove, come nella fattispecie, la motivazione e’ nel suo complesso congrua ed immune da vizi di ordine logico-giuridico.
5. Attraverso il quinto motivo, proposto per violazione e/o falsa applicazione di legge (articoli 2730, 2731 e 2732 c.c.), ci si duole sia del fatto che la Corte di merito abbia negato valore confessorio alla parte del provvedimento di diniego del beneficio che faceva riferimento al guasto della strumentazione di navigazione – che associato alla scarsa visibilita’ avrebbe connaturato il requisito di legge per il riconoscimento dei benefici oggetto di causa – sia della circostanza che l’esclusione di tale valenza confessoria sia stata ricondotta alla sola ragione che nello stesso provvedimento mancava la menzione della fonte di tale notizia.
5.a. Il motivo e’ infondato.
Anzitutto, anche in tal caso si evidenzia un profilo di inammissibilita’ del motivo dovuto alla mancata produzione del documento che la Corte di merito ha valutato nella sua portata complessiva. In ogni caso il ragionamento seguito dalla Corte territoriale sfugge ai rilievi di legittimita’ in quanto nella sentenza e’ correttamente spiegato che in mancanza delle fonti di prova dell’anomalia denunziata si era in presenza di una semplice valutazione che, non essendo un fatto storico, non poteva rivestire natura di confessione. Quindi, solo un fatto idoneo a consentire l’obiettiva sequenza delle circostanze e dei comportamenti che avevano determinato l’evento in esame avrebbe potuto formare oggetto di un atto confessorio, dal momento che ai sensi dell’articolo 2730 c.c. la confessione deve avere ad oggetto fatti obiettivi – la cui qualificazione giuridica spetta al giudice del merito – e non gia’ opinioni o giudizi (ad es. v. C. sez. 3, n. 21509 del 18.10.2011, n. 16260 del 3.8.2005 e n. 11266 del 30.7.2002).
6. Col sesto motivo le ricorrenti deducono la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 266 del 2005, articolo 1, comma 564, in quanto contestano il fatto che la Corte di merito avrebbe implicitamente superato la tesi della non qualificabilita’ in termini di missione dell’attivita’ di addestramento in questione.
6.a. Anche quest’ultimo motivo e’ infondato.
Infatti, perche’ si possa avere una vittima del dovere che abbia contratto una infermita’ in qualunque tipo di servizio non basta che ci sia la semplice dipendenza da causa di servizio, altrimenti tutti gli invalidi per servizio sarebbero anche vittime del dovere. Occorre che la dipendenza da causa di servizio sia legata al concetto di “particolari condizioni”, che e’ un concetto aggiuntivo e specifico. La nozione di “particolari condizioni ambientali o operative” che devono esistere per potersi giungere a questa figura particolarissima, e’ stata chiarita dal citato Decreto del Presidente della Repubblica n. 243 del 2006 nel senso che per particolari condizioni ambientali od operative, si intendono:”le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”. L’esistenza od anche il sopravvenire delle circostanze straordinarie significa che queste devono esistere ed essere conosciute fin da prima, oppure possono essere sopraggiunte improvvisamente, anche inaspettate. Parlando di circostanze straordinarie e fatti di servizio si e’ voluto contemplare ogni possibile accadimento, che pero’ abbia comportato l’esposizione a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.
Bisogna, dunque, identificare, caso per caso, nelle circostanze concrete alla base di quanto accaduto all’invalido per servizio che ambisca ad essere riconosciuto vittima del dovere, un elemento che comporti l’esistenza od il sopravvenire di un fattore di rischio maggiore rispetto alla normalita’ di quel particolare compito.
6.b. Cio’ e’ stato escluso dalla Corte di merito che ha evidenziato la mancanza di prova del lamentato guasto che, in base alla linea difensiva delle eredi, avrebbe rappresentato la causa dell’incidente e, a riprova di tale convincimento, ha spiegato che nemmeno negli atti di controparte erano rinvenibili documenti atti a suffragare una tale ipotesi.
7. In definitiva, il ricorso principale va rigettato. Ne consegue che rimane assorbito l’esame del ricorso incidentale che e’ stato proposto solo in via condizionata all’eventuale accoglimento di quello principale.
La particolarita’ della questione trattata in relazione alla specialita’ della normativa di riferimento sopra menzionata induce questa Corte a ritenere interamente compensate le spese del presente giudizio tra le ricorrenti in via principale ed il controricorrente Ministero della Difesa, posto che il Ministero dell’Interno e’ rimasto solo intimato. Ricorrono, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti principali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato come da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso principale. Dichiara assorbito quello incidentale condizionato. Spese compensate.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti principali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-10-11T14:20:41+00:00	11 ottobre 2017|Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite|0 Commenti