Source: https://www.laleggepertutti.it/116432_doveri-e-responsabilita-del-padrone-del-cane
Timestamp: 2018-09-21 14:42:38+00:00
Document Index: 171130746

Matched Legal Cases: ['art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052']

Doveri e responsabilità del padrone del cane
> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2016
Responsabilità per morso del cane, collare, museruola, vaccinazione, registrazione, fuga del cane dal cancello e il disturbo alla quiete per il continuo abbaiare.
Quali sono i doveri e le responsabilità del padrone del cane: un problema che dovrebbe affrontare chiunque stia per prendersi cura di un amico a quattro zampe; la legge, infatti, affida al titolare dell’animale una serie di obblighi di comportamento che, in caso di inadempimento, possono comportare una pesante responsabilità civile (in termini di risarcimento del danno) o amministrativa. Ma procediamo con ordine, affrontando il più delicato dei problemi: quello per le eventuali lesioni procurate a terzi, dai morsi.
1 La responsabilità per i danni e i morsi del cane
3 Guinzaglio e museruola
4 Escrementi
5 Affidamento
6 Vaccinazione
7 Il cane in auto
8 Cane in condominio e rumori
La responsabilità per i danni e i morsi del cane
La responsabilità per i danni provocati dal cane è disciplinata dal codice civile [1]: esso prevede che il proprietario dell’animale o chi lo ha momentaneamente in custodia è responsabile di tutti i danni procurati a terzi, anche nell’ipotesi in cui il canoe si sia smarrito o fuggito. L’unico modo per evitare di risarcire il danno è dimostrare il caso fortuito.
Se l’animale è in comproprietà fra più soggetti, questi sono entrambi tenuti in solido nei confronti del danneggiato.
Se il padrone ha affidato il proprio animale a un altro soggetto per un tempo limitato (per esempio, per portarlo al parco per una passeggiata o per custodirlo durante le vacanze) responsabile personalmente è quest’ultimo e non il proprietario.
La responsabilità per i danni provocati dal cane costituisce un’ipotesi di responsabilità oggettiva: essa cioè scatta a prescindere da eventuale malafede o semplice colpa del padrone. Per esempio, se il cane, pur al guinzaglio, azzanna un passante, a quest’ultimo spetta il risarcimento. Se il cane, pur legato alla catena nel cortile, scappa e morde un’altra persona è necessario indennizzarle i danni.
L’unico modo per evitare il risarcimento è dimostrare che il fatto si è verificato per caso fortuito: si deve trattare di un evento imprevedibile che si inserisce all’improvviso nell’azione dell’animale, superando ogni possibilità di resistenza o contrasto da parte dell’uomo. Non basta quindi la prova dell’uso della normale diligenza nella custodia dell’animale o della mansuetudine dello stesso. Così, è stato ritenuto responsabile il proprietario di un cane che ha morso dei bambini dopo che questi gli avevano tirato la coda. L’animale, infatti, doveva portare la museruola o, in alternativa, il padrone era tenuto a evitare che i minori – inesperti delle reazioni degli animali – entrassero in contatto con il quadrupede.
I giudici quindi escludono che possa costituire caso fortuito il comportamento del cane cagionato da un suo istinto improvviso, in virtù del fatto che anche gli animali mansueti conservano un fondo di selvatichezza.
Si ha invece caso fortuito quando il padrone, pur avendo adottato tutte le cautele possibili, non è in condizione di conoscere le intenzioni del danneggiato, conseguentemente non può essere chiamato a rispondere anche di fatti posti in essere incautamente da altri.
Qualora il padrone del cane non riesca a fornire piena prova del caso fortuito non potrà vedere esclusa o limitata la sua responsabilità, ma sarà tenuto a risarcire il danno arrecato dall’animale.
La legge impone al proprietario del cane di registrare e identificare il proprio animale: oggi l’unico sistema predisposto a tale fine è l’uso del microcip. Esso è obbligatorio per qualsiasi tipo di cane.
Il cane va poi registrato all’anagrafe canina, al fine di combattere il randagismo.
Il proprietario deve procedere alla registrazione tramite microcip non prima di 30 giorni e non oltre 2 mesi di vita. Si può procedere anche successivamente a tale termine, attraverso il proprio veterinario o l’ASL, ma pagando la sanzione per il superamento dei limiti di età.
Tra i comportamenti richiesti al proprietario del cane vi è l’obbligo del guinzaglio – che non può essere più lungo di un metro e mezzo – ogni volta che si porta a passeggio l’animale in luoghi pubblici o aperti al pubblico, salvo nelle aree apposite per cani individuate dai comuni.
La museruola va portata con sé ed applicata solo qualora vi siano il rischio per l’incolumità di persone o di altri animali oppure su richiesta delle autorità competenti.
Il padrone ha l’obbligo di raccogliere gli escrementi lasciati dal cane per strada portando con sé gli strumenti necessari alla raccolta e allo smaltimento (sacchettino di plastica).
Se si vuole affidare il proprio cane a terzi soggetti, come ad esempio un passeggiatore o ai propri figli, è necessario assicurarsi che tali persone siano dotate delle competenze necessarie per assumere le responsabilità conseguenti alla gestione dell’animale.
La prima vaccinazione è obbligatoria e va fatta a circa 45 giorni, seguita da due richiami a distanza di 21 giorni l’uno dall’altro. I cani devono essere vaccinati contro il cimurro, la parvovirosi (gastroenterite virale), epatite, parainfluenza e leptospirosi.
Per maggior informazioni sarà meglio consultare il proprio veterinario.
È consentito trasportare il proprio cane in auto a condizione che non ve ne sia più di uno sulla stessa vettura e che lo stesso venga allocato in modo da non costituire impedimento o pericolo per la guida.
Cane in condominio e rumori
Per quanto sia stato affermato il “diritto del cane ad abbaiare” e i regolamenti di condominio non possono inserire clausole volte a limitare l’accesso di animali nelle case private, il padrone del cane deve fare in modo che il proprio animale non dia fastidio agli altri condomini, specie nelle ore del riposo. A tal fine deve cercare di non innervosire il cane, di non lasciarlo solo, affamato, assetato, ecc., tutte situazioni che potrebbero portarlo ad abbaiare più del dovuto. In caso contrario la sua responsabilità si estende, in via civile, al risarcimento del danno nei confronti dei vicini e, qualora i latrati dovessero arrecare pregiudizio a un numero di persone indeterminato, scatterebbe anche la responsabilità penale per disturbo alla quiete e al riposo altrui.
Cassazione civ., Sez. III, 19 marzo 2007, n. 6454
In tema di danno cagionato da animali, ai sensi dell’art. 2052 c.c., la responsabilità del proprietario dell’animale, prevista dalla suddetta norma, è presunta, fondata non sulla colpa,ma sul rapporto di fatto con l’animale. Ne consegue che, per i danni cagionati dall’animale al terzo, il proprietario risponde in ogni caso e in toto, a meno che non dia la prova del caso fortuito, ossia dell’intervento di un fattore esterno idoneo a interrompere il nesso di causalità tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo, comprensivo anche del fatto del terzo o del fatto colposo del danneggiato che abbia avuto efficacia causale esclusiva nella produzione del danno. Pertanto, se la prova liberatoria richiesta dalla norma non viene fornita, non rimane al giudice che condannare il proprietario dell’animale al risarcimento dei danni per l’intero.
Cassazione civ., Sez. III, 23 gennaio 2006, n. 1210
Il proprietario di un animale risponde ai sensi dell’art. 2052 c.c. sulla base non già di un proprio comportamento o di una propria attività, ma sulla base della mera relazione (di proprietà o di uso) intercorrente fra lui e l’animale, nonché del nesso di causalità sussistente fra il comportamento di quest’ultimo e l’evento dannoso.
Cassazione civ., Sez. III, 9 gennaio 2002, n. 200
Il proprietario di un animale (o di chi ne abbia l’uso) risponde ai sensi dell’art. 2052 c.c. sulla base non già di un proprio comportamento o di una propria attività, ma sulla base della mera relazione (di proprietà o di uso) intercorrente fra lui e l’animale, nonché del nesso di causalità sussistente fra il comportamento di quest’ultimo e l’evento dannoso, fattori – questi – di cui deve dare prova il danneggiato. Il limite di un tal tipo di responsabilità è rappresentato unicamente dal caso fortuito, di cui incombe prova al medesimo proprietario (o utilizzatore), e che non può attenere propriamente al comportamento del medesimo, ma a quello dell’animale.
Cassazione civ., Sez. III, 30 marzo 2001, n. 4742
La responsabilità ex art. 2052 c.c. del proprietario dell’animale (o dell’utilizzatore che se ne serva in modo autonomo, tale da escludere l’ingerenza del proprietario nel governo dell’animale) postula il nesso causale tra il fatto dell’animale medesimo e il danno subito dall’attore, il quale, per tanto, al fine di far valere detta responsabilità, è tenuto a provare la sussistenza di tale nesso. Solo a seguito di siffatta dimostrazione, il convenuto è tenuto, per sottrarsi alla responsabilità ex art. 2052 c.c. – la quale è presunta, e prescinde, per tanto, dalla sussistenza della colpa – a fornire la prova del caso fortuito, costituito da un fattore esterno, che può consistere anche nel fatto del terzo, o nella colpa del danneggiato, ma che deve comunque presentare i caratteri della imprevedibilità, inevitabilità e assoluta eccezionalità. Detta imprevedibilità, ai fini della individuazione del caso fortuito, opera sotto il profilo oggettivo, nel senso di accertare l’eccezionalità del fattore esterno, e non già come elemento idoneo a escludere la colpa del proprietario, che, per quanto precisato, è irrilevante a detti fini.
Cassazione civ., Sez. III, 14 settembre 2000, n. 12161
La responsabilità di cui all’art. 2052 c.c., prevista a carico del proprietario o di chi si serve dell’animale per il periodo in cui lo ha in uso, in relazione ai danni cagionati dallo stesso, trova un limite solo nel caso fortuito, ossia nell’intervento di un fattore esterno nella causazione del danno, che presenti i caratteri della imprevedibilità, della inevitabilità e della assoluta eccezionalità: all’attore compete solo di provare l’esistenza del rapporto eziologico tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo,mentre il convenuto, per liberarsi, deve provare l’esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo a interrompere detto nesso causale, non essendo sufficiente la prova di aver usato la comune diligenza nella custodia dell’animale.
Cassazione civ., Sez. III, 22 febbraio 2000, n. 1971
In tema di danno cagionato da animali, il proprietario o utente dell’animale, per sottrarsi alla responsabilità presunta ex art. 2052 c.c., è tenuto a fornire la prova del caso fortuito – che può consistere anche nel fatto del terzo, o nella colpa del danneggiato – ma solo dopo che sia stato dimostrata in modo univoco la sussistenza del nesso di causalità tra il comportamento dell’animale e il danno causato.
Cassazione civ., Sez. III, 4 dicembre 1998, n. 12307
La responsabilità del proprietario dell’animale, prevista dall’art. 2052 c.c., costituisce un’ipotesi di responsabilità oggettiva, fondata non sulla colpa,ma sul rapporto di fatto con l’animale.Ne consegue che al proprietario (o all’utilizzatore) dell’animale che ha causato il danno, per andare esente da responsabilità, non è sufficiente fornire la prova negativa della propria assenza di colpa, ma deve fornire la prova positiva che il danno è stato causato da un evento fortuito (cioè imprevedibile, inevitabile, assolutamente eccezionale).
Corte d’Appello di Milano, Sez. II, 24 aprile 2008, n. 1168
Ai sensi dell’art. 2052 c.c. la responsabilità del proprietario o detentore dell’animale è presunta, fondata non sulla colpa, ma sul rapporto di fatto con l’animale stesso. La presunzione di colpa del custode dell’animale per il danno cagionato dallo stesso è superabile solo con la prova del caso fortuito, ossia dell’intervento di un fattore esterno idoneo a interrompere il nesso di causalità tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo, fattore che deve presentare i caratteri della imprevedibilità, inevitabilità e assoluta eccezionalità. Tale fattore esterno, secondo giurisprudenza unanime, comprende anche il fatto colposo del danneggiato, che abbia avuto efficacia causale esclusiva nella produzione del danno. La condotta posta in essere dal danneggiato vale a dire il comportamento cosciente e volontario di introdursi nell’area del parco riservata ai cani, giocare col proprio cane, intrattenere simultaneamente una conversazione con altra persona costituisce una violazione del dovere di attenzione che è giusto esigere da una persona che si trova in un luogo riservato a cani, è proprietaria essa stessa di un cane (e quindi conosce le dinamiche proprie di cani normalmente tenuti chiusi in appartamenti e poi lasciati liberi in un recinto) e sta giocando con un cane lanciandogli una pallina. Deve essere ritenuto conseguenza di tale comportamento l’urto avvenuto tra il corpo del cane e la gamba dell’infortunato, totalmente assente un’aggressione o una violenza qualsiasi da parte dell’animale, talché il fatto colposo del danneggiato che è da ritenere unica causa del danno stesso e integra, ad avviso della Corte, il caso fortuito di cui all’art. 2052 c.c.
31/03/2016 alle 08:15
le vaccinazioni NON SONO OBBLIGATORIE
chi afferma e dove che dopo 2 due mesi per la registrazione del cane si paga una penale!!?
antirabbica obbligatoria per il passaporto
Greta Valsecchi ha detto:
01/04/2016 alle 17:19
non è vero che non possono stare, più di un cane, nella stessa auto: cambiano solo le condizioni. specificare!