Source: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page?contentId=SDU1269983&previsiousPage=mg_14_7
Timestamp: 2019-03-19 08:00:29+00:00
Document Index: 67055853

Matched Legal Cases: ['§ 67', '§ 52', '§ 53', '§ 108', '§ 68', '§ 47', '§ 80', '§ 45', '§ 95', '§ 105', '§ 70', '§ 74', '§ 91', '§ 52', '§ 53', 'sentenza ', '§ 2']

Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 23 giugno 2016 - Ricorso n. 53377/13 - Strumia c. Italia
1. All’origine della causa vi è un ricorso (n. 53377/13) presentato contro la Repubblica italiana con cui un cittadino di tale Stato, il sig. Alessandro Strumia («il ricorrente»), ha adito la Corte il 2 agosto 2013 in virtù dell’articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali («la Convenzione»).
2. Il ricorrente è stato rappresentato dall’avv. I. Saba del foro di Pisa. Il governo italiano («il Governo») è stato rappresentato dal suo agente, E. Spatafora.
4. Il ricorrente era sposato con N.R. L’11 settembre 2004 la coppia ebbe una figlia, S. Il 1° maggio 2007 N.R. lasciò il domicilio famigliare con la minore e andò a vivere presso la sua famiglia a Piombino. Fin dalla sua partenza, N.R. manifestò una forte opposizione verso qualsiasi forma di relazione tra il ricorrente e S., che all’epoca aveva tre anni. Un procedimento civile (A) è stato condotto parallelamente a due procedimenti penali (B e C).
8. Nel frattempo, il 21 settembre, il 1° ottobre e il 2 novembre 2007 il ricorrente, che lamentava un rifiuto di N.R. di far vaccinare la figlia, aveva presentato al tribunale per i minorenni una domanda volta a far ordinare che S. fosse vaccinata.
84. La Corte osserva che il Governo non ha indicato in che modo il ricorrente non avrebbe rispettato le istruzioni esposte all’articolo 47 del regolamento, e rammenta inoltre che le condizioni più severe per la presentazione di un ricorso sono state introdotte solo il 1° gennaio 2014 dal nuovo articolo 47 del suo regolamento. Nel caso di specie, essa constata che il ricorso è stato presentato il 2 agosto 2013 e che, di conseguenza, non vi sono motivi per considerare che il ricorrente non abbia rispettato le condizioni richieste dall’articolo 47 in vigore all’epoca dei fatti (Oliari e altri c. Italia, nn. 18766/11 e 36030/11, §§ 67-68, 21 luglio 2015 e Bondavalli c. Italia, n. 35532/12, § 52, 17 novembre 2015).
110. Come la Corte ha più volte ricordato, se l’articolo 8 della Convenzione ha essenzialmente lo scopo di premunire l’individuo contro le ingerenze arbitrarie dei pubblici poteri, esso non si limita a imporre allo Stato di astenersi da simili ingerenze: a questo impegno piuttosto negativo possono aggiungersi obblighi positivi inerenti a un rispetto effettivo della vita privata o famigliare. Tali obblighi possono implicare l’adozione di misure volte al rispetto della vita familiare, incluse le relazioni reciproche fra individui, tra cui la predisposizione di strumenti giuridici adeguati e sufficienti ad assicurare i legittimi diritti degli interessati, nonché il rispetto delle decisioni giudiziarie ovvero di misure specifiche appropriate (si veda, mutatis mutandis, Zawadka c. Polonia, n. 48542/99, § 53, 23 giugno 2005). Tali strumenti giuridici devono permettere allo Stato di adottare misure idonee a riunire genitore e figlio, anche in presenza di conflitti fra i genitori (si vedano, mutatis mutandis, Ignaccolo-Zenide c. Romania, n. 31679/96, § 108, CEDU 2000 I, Sylvester c. Austria, nn. 36812/97 e 40104/98, § 68, 24 aprile 2003, Zavřel c. Repubblica ceca, n. 14044/05, § 47, 18 gennaio 2007, e Mihailova c. Bulgaria, n. 35978/02, § 80, 12 gennaio 2006). La Corte rammenta altresì che gli obblighi positivi non implicano solo che si vigili affinché il minore possa raggiungere il genitore o mantenere un contatto con lui, bensì comprendono anche tutte le misure propedeutiche che consentono di giungere a tale risultato (si vedano, mutatis mutandis, Kosmopoulou c. Grecia, n. 60457/00, § 45, 5 febbraio 2004, Amanalachioai c. Romania, n. 4023/04, § 95, 26 maggio 2009, Ignaccolo-Zenide, sopra citata, §§ 105 e 112, e Sylvester, sopra citata, § 70).
121. Certo, la Corte ammette che le autorità si trovavano di fronte, nella fattispecie, a una situazione molto difficile che derivava in particolare dalle tensioni esistenti tra i genitori della minore, e riconosce che il mancato esercizio del diritto di visita del ricorrente era imputabile soprattutto all’evidente rifiuto della madre, e poi a quello della figlia, da lei programmato. Tuttavia, una mancanza di collaborazione tra i genitori separati non può dispensare le autorità competenti dal mettere in atto tutti i mezzi che possano permettere il mantenimento del legame famigliare (Nicolò Santilli, sopra citata, § 74; Lombardo, sopra citata, § 91; e Zavřel, sopra citata, § 52).
123. Infine, se i tribunali sono stati ispirati nelle loro azioni dall’interesse della minore debitamente accertato (Zavřel, sopra citata, § 53), lo scopo da essi perseguito non è stato raggiunto: otto anni dopo la separazione dei suoi genitori, la minore non ha alcuna relazione con il padre e l’unica soluzione possibile consisterebbe nel collocarla in un istituto.
che lo Stato convenuto deve versare al ricorrente, entro tre mesi a decorrere dalla data in cui la sentenza sarà divenuta definitiva conformemente all’articolo 44 § 2 della Convenzione, la somma di 15.000 EUR (quindicimila euro), più l’importo eventualmente dovuto a titolo di imposta, per il danno morale;