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Timestamp: 2018-02-21 23:14:31+00:00
Document Index: 106119170

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 44']

Quale titolo edilizio per la sostituzione delle caldaie? Un ulteriore chiarimento - Geometri.cc
Quale titolo edilizio per la sostituzione delle caldaie? Un ulteriore chiarimento
Qualche tempo fa, su queste pagine abbiamo pubblicato un articolo di Antonella Mafrica tratto dalla rubrica dei quesiti risolti della rivista L’Ufficio Tecnico. L’articolo dava risposta alla domanda: Quale titolo edilizio è necessario per effettuare la sostituzione di una caldaia in un’abitazione privata?
Pochi giorni dopo, sul sito di Camini Wierer è stata pubblicata una nota firmata dal direttore tecnico Vincenzo Giavoni, rappresentante italiano al CEN TC 166 “Chimneys” e capo settore “Canne Fumarie” del CIG nella quale si sollevavano delle obiezioni argomentate.
Ecco dunque, la risposta scritta direttamente dall’autrice del pezzo pubblicato sul nostro sito che, speriamo, possa aiutare a fare chiarezza su un argomento così delicato e importante.
Ringraziamo il lettore per le sue osservazioni che ci consentono di chiarire la risposta data al quesito.
La problematica è, come peraltro indicato nel testo del quesito risolto, foriera di possibili dubbi, anche per il susseguirsi di diverse normative in materia.
Un primo aspetto rilevante è la qualificazione dell’intervento dal punto di vista edilizio: la recente sentenza del TAR Calabria citata nel quesito (n. 432/2015) lo fa rientrare fra le ipotesi di manutenzione ordinaria ex art. 3 comma 1 lett. a) del Testo Unico Edilizia (DPR n. 380/2001) a), ossia fra quegli interventi “che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”.
Ovviamente, la concreta realizzazione della sostituzione deve essere operata da personale qualificato, come previsto dal DM Sviluppo Economico 22 gennaio 2008 n. 37: in particolare, detto D.M. individua le imprese abilitate (art. 3) e i requisiti tecnico-professionali (art. 4). Poiché il quesito si poneva di individuare semplicemente la necessità o meno di un particolare titolo edilizio, non è stato affrontato anche il tema della competenza all’intervento dal punto di vista tecnico, e ciò anche per comprensibili motivi di spazio.
In concreto, perciò, la qualificazione della sostituzione della caldaia in termini di manutenzione ordinaria non esonera il proprietario dalla necessità di avvalersi del personale tecnico abilitato.
Un secondo aspetto rilevante riguarda la normativa di riferimento.
Nel quesito viene citato l’art. 5 del DPR n. 412/1993: detta norma è stata oggetto di numerose modifiche nel tempo, da parte del decreto legislativo n. 192/2005 (che ha abrogato i primi 4 commi), della Legge n. 90/2013 (che ha modificato il comma 9 ed introdotto i commi 9 bis, 9 ter e 9 quater), del Decreto Legislativo n. 102/2014 – citato dal lettore – (che ha aggiunto le lett. d) ed e) al comma 9 bis) e che ha modificato il comma 9 ter, a sua volta introdotto dalla Legge n. 90/2013), della Legge n. 39/2002 (che ha modificato il comma 10).
Nel quesito viene correttamente affermato che i commi 9, 9 bis e 9 ter sono stati introdotti dalla Legge n. 90/2013 di conversione del DL n. 63/2013.
Il quesito fa riferimento ad una data precisa, ossia il 31 agosto 2013, data individuata dal comma 9, secondo cui “Gli impianti termici installati successivamente al 31 agosto 2013 devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente”.
La deroga a quanto previsto dal comma 9 è possibile in 5 ipotesi, tre delle quali (lett. a, b e c) introdotte dalla Legge n. 90/2013, e cioè quando:
Le altre due ipotesi di deroga sono state introdotte dal Decreto Legislativo n. 102/2014 (queste ultime, ovviamente, valide dal 19 luglio 2014, giorno successivo alla pubblicazione del Decreto citato sulla G.U.), e cioè quando:
Perciò, è corretto affermare che le ipotesi di deroga sono state disciplinate sia dalla legge n. 90/2013 (norma che, per la prima volta, introduce il concetto di deroga), sia dal decreto legislativo n. 102/2014, che ha introdotto due nuove ipotesi ed ha parzialmente modificato la procedura per l’ottenimento della deroga nelle diverse cinque ipotesi.
L’osservazione del lettore secondo cui la nuova normativa di riferimento per le deroghe è data dal decreto legislativo n. 102/2014 è, quindi, da precisare: infatti, detto decreto riguarda l’introduzione di due nuove ipotesi di deroga e la procedura per l’ottenimento nei diversi casi, mentre l’individuazione delle altre tre ipotesi era stata già effettuata dalla Legge n. 90/2013.
Per completezza, riteniamo opportuno riportare il testo dell’art. 5 del DPR n. 412/1993, attualmente in vigore:
3. (abrogato dall’art. 16 del d.lgs. n. 192 del 2005, come modificato dall’art. 7 del d.lgs. n. 311 del 2006)
(lettera aggiunta dall’art. 14, comma 8, d.lgs. n. 102 del 2014)
i. nei casi di cui alla lettera a), installare generatori di calore a gas a camera stagna il cui rendimento sia superiore a quello previsto all’articolo 4, comma 6, lettera a), del d.P.R. del 2 aprile 2009, n. 59;
iii. nel caso di cui alla lettera e), installare generatori di calore a gas a condensazione i cui prodotti della combustione abbiano emissioni medie ponderate di ossidi di azoto non superiori a 70 mg/kWh, misurate secondo le norme di prodotto vigenti, e pompe di calore il cui rendimento sia superiore a quello previsto all’articolo 4, comma 6, lettera b), del d.P.R. del 2 aprile 2009, n. 59;
10. In tutti i casi di nuova installazione o di ristrutturazione dell’impianto termico, che comportino l’installazione di generatori di calore individuali che rientrano nel campo di applicazione della direttiva 90/396/CEE del 29 giugno 1990, è prescritto l’impiego di generatori muniti di marcatura CE. In ogni caso i generatori di calore di tipo B1 (secondo classificazione della norma tecnica UNI-CIG 7129) installati all’interno di locali abitati devono essere muniti all’origine di un dispositivo di sicurezza dello scarico dei prodotti della combustione, secondo quanto indicato nella norma tecnica UNI-CIG EN 297 del 1996. (comma così modificato dall’art. 44 della legge n. 39 del 2002)
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Scritto daAntonella Mafrica
Sostituzione di una caldaia: serve lautorizzazione del Comune?