Source: http://www.orizzontedocenti.it/2018/08/11/approvato-decreto-dignita-precari-via-divieto-dei-36-mesi-bruschi-rimosso-orrore-giuridico-del-comma-131/
Timestamp: 2018-08-14 23:16:32+00:00
Document Index: 99761686

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Approvato Decreto Dignità: Precari, via divieto dei 36 mesi. Bruschi, rimosso "orrore giuridico" del comma 131 - Orizzonte Docenti
Approvato Decreto Dignità: Precari, via divieto dei 36 mesi. Bruschi, rimosso “orrore giuridico” del comma 131
Approvato definitivamente dal Senato il “decreto dignità” che presenta diverse novità che riguardano lascuola e che prosegue l’opera di smantellamento della cosiddetta “Buona Scuola” con l’abrogazione delcomma 131 della legge 107. Una disposizione, introdotta dal Governo Renzi, che prevedeva il divieto di supplenze conferite ai precari per oltre 36 mesi sui posti vacanti e disponibili, interpretando in maniera punitiva la sentenza europea senza alcun percorso utile alla stabilizzazione per i precari.
Un “orrore giuridico“, come lo aveva definito anche l’ispettore del Miur, Max Bruschi, che già da tempo si augurava la soppressione del comma 131, con il quale il Governo PD, evitando di assegnare supplenze su posti liberi, aveva pensato di bloccare sul nascere qualsiasi pretesa di immissioni in ruolo tramite i tribunali: i precari, docenti e Ata, avrebbero infatti potuto continuare ad ottenere supplenze, ma solo di breve durata, quindi su posti in realtà occupati e liberi solo per motivi di forza maggiore attribuibili quindi soltanto con contratti fino al 30 giugno.
Questo il post dell’ispettore Bruschi, che partendo dalla sentenza europea, dimostra come il comma 131 pensato e voluto dall’allora Governo Renzi, fosse un orrore giuridico con l’effetto paradossale di punire l’incolpevole precario nel voler evitare un abuso di contratto a tempo determinato senza necessariamente provvedere ad attivare le procedure concorsuali o a coprire quei posti attraverso procedure in essere:
Nelle definizioni, il termine “lavoratore a tempo determinato” indica una persona “con un contratto o un rapporto di lavoro definiti direttamente fra il datore di lavoro e il lavoratore e il cui termine è determinato dacondizioni oggettive, quali il raggiungimento di una certa data, il completamento di un compito specifico o il verificarsi di un evento specifico”.
Applicato al mondo scolastico, e come evidenziato dalla stessa nota sentenza “Mascolo” della Corte di giustizia europea, detto principio rende possibili le supplenze dovute alla sostituzione temporanea di personale per qualsiasi motivo assente (posti vacanti), ovvero per la copertura di posti dovuti allefluttuazioni delle esigenze scolastiche o ancora, in via residuale, tra una procedura concorsuale e l’altra.
Quando si ha “abuso”? Quando per l’appunto il personale a tempo determinato è usato per coprire esigenze “stabili nel tempo” quali i posti vacanti e disponibili, e per un periodo ben superiore allenecessità tecniche connesse alle procedure di assunzione. Nel pubblico, tra un concorso e l’altro. In sostanza, non è lecita la proroga oltre i 36 mesi di contratti a tempo determinato, dovuti alla mancata indizione di concorsi o al non attingere alle graduatorie per titoli preordinate alle assunzioni stesse (e dunque, GAE). Sin qui, forse, tutto chiaro.
Ma in questione non è il contratto individuale, cioè la persona chiamata a ricoprire un determinato incarico sulla base di regolari procedure definite per legge (la 124/1999) e per regolamenti attuativi. Non a caso, lasentenza Mascolo ritiene incompatibile con l’ordinamento europeo uno specifico comma del regolamento supplenze: quello che consente di prolungare le supplenze (non i supplenti…) su posti vacanti e disponibili, senza termini specifici per le procedure di assunzione in ruolo, ovvero senza rispettare tali termini.
Una lettura diversa dell’ordinamento europeo avrebbe l’effetto paradossale di punire l’incolpevolelavoratore. Nel caso della scuola, non esiste la “discrezionalità” che consente al soggetto pubblico di non assumere, ricorrendo a provvedimenti o prassi organizzative (se a me, dirigente, mancano di colpo tutti i funzionari, sono comunque nelle condizioni di operare), perché è proprio il supplente l’unica strada per poter assicurare il servizio. In sostanza, agli occhi della CE, nel momento in cui Nevio si trova a ricoprire per più anni cattedre “vacanti e disponibili”, si ha non l’illegittimità del contratto a Nevio, ma un abusodi contratto a tempo determinato (monetizzabile secondo giurisprudenza consolidata) nel momento in cui non si è provveduto ad attivare le procedure concorsuali o a coprire quei posti attraverso procedure in essere.
Va detto inoltre che a commento dello stesso post, l’ispettore Bruschi fa una importante precisazionebacchettando anche alcuni siti specialistici che avevano commentato l’abrogazione del comma 131come una reinterpretazione a vantaggio dei precari della scuola di quanto sancito dalla sentenza della Corte di giustizia europea emanata il 26 novembre del 2014: “i 36 mesi indicati dai giudici europei, infatti, sono stati considerati come una soglia da superare per raggiungere, in modo automatico, l’immissione in ruolo“.
In merito Bruschi ha precisato, come sempre sostenuto anche da PSN, che “NON è ASSOLUTAMENTE COSI” e che non vi è nessun automatismo, come peraltro ha confermato la stessa Corte Europeariconoscendo la legittimità della normativa italiana, che NON lo prevede, e plurime sentenze (Cassazione compresa), ad eccezione (parziale) della famosa sentenza di Napoli che però è appellata e comunque riguardava una situazione particolare, ovvero soggetti inseriti in graduatorie predisposte per l’accesso al ruolo. In sostanza, né la legge italiana, né la giurisprudenza prevalente prevede alcun automatismo. L’usucapione del posto di lavoro non c’è.
Fonte:https://www.professionistiscuola.it/normativa/3164-approvato-decreto-dignita-precari-via-divieto-dei-36-mesi-bruschi-rimosso-orrore-giuridico-del-comma-131.html