Source: http://handylex.org/regioni/lombardia/norme/r160113.shtml
Timestamp: 2019-05-24 16:47:59+00:00
Document Index: 23108550

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 1', 'art. 410', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 20', 'art.9', 'art. 11', 'art. 407']

Deliberazione Giunta Regionale - Regione Lombardia - 16 gennaio 2013, n. 9/4696
Deliberazione Giunta Regionale – Regione Lombardia – 16 gennaio 2013, n. 9/4696
Presa d'atto della comunicazione del Presidente Formigoni di concerto con l'Assessore Pellegrini avente oggetto: “Stato di attuazione delle politiche regionali a chiusura della IX legislatura – Sistema di protezione giuridica delle persone fragili“.
VISTA la comunicazione del Presidente Formigoni di concerto con l'Assessore Pellegrini avente oggetto: “Stato di attuazione delle politiche regionali a chiusura della IX legislatura – Sistema di protezione giuridica delle persone fragili”;
RICHIAMATO il comma 4 dell'art. 8 del Regolamento di funzionamento delle sedute della Giunta regionale, approvato con DGR 29.12.2010 n. 1141;
All'unanimità dei voti, espressi nelle forme di legge;
1. di prendere atto della comunicazione sopracitata, allegata alla presente deliberazione, quale parte integrante e sostanziale;
2. di dare atto che i responsabili del procedimento sono il Direttore della Funzione Specialistica Attuazione Programma Marco Carabelli e il Direttore della Direzione Generale Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale Roberto Albonetti.
COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE FORMIGONI DI CONCERTO CON L'ASSESSORE PELLEGRINI ALLA GIUNTA NELLA SEDUTA DEL 16 GENNAIO 2013
OGGETTO: STATO DI ATTUAZIONE DELLE POLITICHE REGIONALI A CHIUSURA DELLA IX LEGISLATURA – SISTEMA DI PROTEZIONE GIURIDICA DELLE PERSONE FRAGILI
Lo scorso 26 ottobre, a seguito della presentazione contestuale di dimissioni da parte della maggioranza dei Consiglieri regionali, si è determinato lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale.
Nella fase conclusiva della Legislatura e in relazione all’imminente appuntamento elettorale, la Presidenza e gli Assessorati della Giunta stanno procedendo, anche con il supporto di uno specifico Gruppo di lavoro (nominato con decreto del Segretario generale del 13 novembre) ad una ricognizione dello stato di avanzamento degli obiettivi più significativi e strategici del Programma Regionale di Sviluppo.
La finalità è quella di evidenziare in sede istituzionale, in relazione ai principali obiettivi, quanto realizzato e quanto già maturo ma non perfezionato, così da disporre, per ciascuna delle politiche regionali strategiche, di un quadro che possa costituire anche uno strumento di conoscenza per la Giunta che darà avvio alla X Legislatura.
Con questa comunicazione si intende dare atto dello stato di avanzamento degli interventi volti a qualificare e rafforzare la protezione giuridica delle persone fragili.
Si allega, in proposito, il documento tecnico relativo alle linee di indirizzo per la qualificazione ed il rafforzamento del sistema di protezione giuridica delle persone fragili (allegato 1).
Il concetto di protezione giuridica si è andato progressivamente definendo dopo l’entrata in vigore delle Legge n. 6 del 9 gennaio 2004 che ha normato in maniera nuova, una forma di aiuto ad ampio respiro dove il soggetto tutelato è una persona non necessariamente incapace ma che, per le condizioni di salute, per le particolari disabilità e per qualunque altra causa, si trova nell’impossibilità anche parziale o soltanto temporanea, di provvedere ai propri interessi e pertanto necessita di un sostegno, magari per un tempo limitato, che tenga sempre conto “…dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario”
In questi anni sul territorio regionale sono state definite e realizzate varie esperienze che hanno consentito di mettere al centro dell’attenzione la persona fragile e il suo bisogno di “care”, utilizzando questo come criterio generale prevalente dell’azione dell’Amministrazione di sostegno.
Tale processo è stato rafforzato ulteriormente dal progetto “Amministratore di Sostegno” realizzato da Fondazione Cariplo, Co.Ge. Lombardia e il Coordinamento dei Centri di Servizio per il Volontariato, con il quale Regione Lombardia si è convenzionata condividendone gli obiettivi e le prassi.
Le presenti linee di indirizzo hanno pertanto l’obiettivo di garantire su tutto il territorio regionale ed in maniera omogenea una corretta tutela della persona fragile, valorizzando, implementando e mettendo a sistema quanto attivato, in questi anni, nell’ambito del progetto “Amministrazione di Sostegno”
L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO (ADS) – LINEE DI INDIRIZZO PER LA QUALIFICAZIONE ED IL RAFFORZAMENTO DEL SISTEMA DI PROTEZIONE GIURIDICA DELLE PERSONE FRAGILI
2. Finalità, obiettivi e risultati attesi
4. Le prospettive future
5. Allegato tecnico - Le linee di indirizzo
L’Amministrazione di Sostegno e la protezione giuridica: la normativa
Il concetto di protezione giuridica si è andato progressivamente definendo dopo l’entrata in vigore delle Legge n. 6 del 9 gennaio 2004 “Introduzione nel libro primo, titolo XII, del codice civile del capo I, relativo all’istituzione dell’amministrazione di sostegno e modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426,427 e 429 del codice civile in materia di interdizione e di inabilitazione, nonché relative norme di attuazione, coordinamento e finali” che ha modificato la rubrica del titolo XII del primo libro del c.c. sostituendo le definizioni “..dell’infermità di mente, dell’interdizione e dell’inabilitazione…” con quelle “…delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia…”.
A maggiore conferma della innovazione del nuovo istituto dell’Amministrazione di Sostegno (di seguito anche AdS) è importante porre attenzione a quanto afferma l’art. 1 della citata Legge n. 6/2004 “La presente legge ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente.”
Di fatto la Legge 6/2004 ha normato in maniera nuova, da un punto di vista giuridico, una forma di aiuto ad ampio respiro dove il soggetto tutelato (il beneficiario o amministrato) è una persona non necessariamente incapace nel senso classico del termine ma che, per le condizioni di salute, per le particolari disabilità e per qualunque altra causa, si trova nell’impossibilità anche parziale o soltanto temporanea, di provvedere ai propri interessi e pertanto necessita di un sostegno, magari per un tempo limitato, che tenga sempre conto “…dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario.. (art. 410 c.c.)”
Pertanto le modifiche al codice civile, approvate nel 2004, hanno portato in questi anni ad una diminuzione delle interdizioni e delle inabilitazioni: ciò è sicuramente il segno che l’orientamento oramai prevalente nei tribunali italiani è quello di preferire l’amministrazione di sostegno nella cura dei soggetti fragili, essendo questo strumento estremamente flessibile e modulabile su ogni singolo caso concreto. Nell’interdizione ed inabilitazione infatti il giudice impone le misure poiché i poteri del tutore e del curatore sono quasi del tutto già stabiliti dal codice civile; nell’amministrazione di sostegno, invece, la nomina dell’amministratore avviene in modo concertato: il beneficiario deve essere in ogni caso ascoltato e può influire sulla scelta dell’amministratore di sostegno e sui poteri ad esso attribuibili.
Ogni amministrazione di sostegno è dunque modellata sul singolo caso, perché i bisogni di una persona non possono essere uguali a quelli di un’altra.
E’ quindi fondamentale, per valutare l'opportunità di attivare l'istituto dell’amministrazione di sostegno, procedere all'analisi del bisogno, al possesso dei requisiti della persona interessata ed alla conseguente opportunità o meno della attivazione di questo strumento. Questa attività valutativa consente il pieno rispetto delle indicazioni della legge n. 6/2004 che prevede l'applicazione della protezione giuridica nei casi in cui sussistano fatti tali da renderla "opportuna", evitando in tal mondo eccessi ed usi indiscriminati della misura stessa.
Questa logica di affiancamento della persona priva in tutto o in parte di autonomia nelle funzioni della vita quotidiana costituisce l’applicazione dei primari principi costituzionali del personalismo (art. 2 Cost.), del solidarismo (artt. 2 – 3-2 Cost.), del riconoscimento di “pari dignità senza distinzione di condizioni personali e sociali” (art. 3 Cost.).
Il fine dell’amministrazione di sostegno è, pertanto, realizzare l’art. 2 della Costituzione che riconoscendo e garantendo i diritti inviolabili dell’uomo, anche privo in tutto o in parte di autonomia, in un contesto di uguaglianza, definito dall’art. 3 della Costituzione, senza distinzione di condizioni personali e sociali.
Queste sono state le premesse che hanno portato Regione Lombardia all’istituzione, con la L.r. n. 3 del 12 marzo 2008 “Governo della rete e degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario” dell’Ufficio di Protezione Giuridica presso le Aziende Sanitarie Locali (ASL) e all’adozione delle circolari applicative necessarie alla sua realizzazione.
E’ opportuno evidenziare che i principi fatti propri dalla l.r. 3/2008 sono i principi della Costituzione, della Carta dei diritti, dello Statuto regionale, dei livelli essenziali, della legge 328/2000 e delle leggi regionali di settore, ovvero gli obiettivi enunciati nella norma all’ art. 2 che riguardano la dignità della persona, l’universalità del servizio sanitario, la libertà di scelta, la personalizzazione delle prestazioni, la sussidiarietà verticale ed orizzontale, la valorizzazione della famiglia, la solidarietà, l’efficacia delle prestazioni.
Questi principi trovano applicazione nel servizio socio sanitario tramite la sussidiarietà verticale, e dunque tramite la leale collaborazione tra le competenze della Regione e degli Enti Locali, e con la sussidiarietà orizzontale (di cui all’art. 20) tramite la promozione di forme di collaborazione tra soggetti pubblici e privati, in particolare appartenenti al Terzo Settore.
L’art.9 comma 3 della l.r. n. 3 del 12 marzo 2008 “Governo della rete e degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario” prescrive che “l’Asl, nell’ambito della propria organizzazione, in accordo con la conferenza dei sindaci, individua una struttura finalizzata a promuovere e favorire i procedimenti per il riconoscimento degli strumenti di tutela delle persone incapaci, nonché dell’amministratore di sostegno.”
Il successivo art. 11 comma 1 lettera z attribuisce alla Regione il compito di promuovere “forme di tutela e di sostegno a favore di soggetti non autosufficienti, privi di famiglia o la cui famiglia sia impossibilitata o inidonea a provvedere”.
L’istituzione dell’Ufficio di Protezione Giuridica apre pertanto la via allo sviluppo di un sistema articolato di risposte.
Successivamente sono state emanate le seguenti circolari attuative: con la Circolare n. 5 del 7 aprile 2008 è stato disposto l’individuazione di detta struttura all’interno dell’organizzazione del Dipartimento ASSI; con la Circolare n. 9 del 27 giugno 2008sono stati definiti alcuni indirizzi per la costituzione, l’organizzazione e il funzionamento dell’Ufficio per la protezione giuridica ( “UPG”).
La circolare 9 afferma, tra l’altro, che è possibile che le ASL ed i comuni associati di un ambito territoriale decidano di organizzare un unico ufficio per la protezione giuridica, avvalendosi della struttura posta all’interno del dipartimento ASSI. In tal caso, l’ufficio opererebbe anche per conto dei comuni associati (con dotazione organica integrata da risorse messe a disposizione dai comuni medesimi o dagli uffici di piano).
La suddetta circolare così definisce le funzioni dell’UPG:
a. promuovere una ricognizione della situazione degli assistiti, in particolare presenti nelle unità d’offerta pubbliche e private residenziali, e di assumere i necessari contatti con gli uffici comunali e giudiziari per assicurare un’adeguata presa in carico della persona e per attivare, ove necessario, l’adeguata protezione giuridica;
b. collaborare con le strutture competenti in materia di vigilanza e accreditamento socio sanitario e sociale, perché, fin dal momento della richiesta di accesso, sia assicurata una puntuale ed esaustiva informazione alla persona e alla famiglia sulle diverse scelte di protezione giuridica, privilegiando quella più adeguata ai bisogni e necessità della persona per la realizzazione del suo progetto individuale;
c. promuovere azioni di informazione, di consulenza e di sostegno a favore della persona e della famiglia sia nella fase della eventuale presentazione del ricorso per l’istituzione dell’amministratore di sostegno, si cui agli artt. 406 e 407 c.c., sia per il corretto svolgimento delle funzioni di amministrazione, che tutelino i bisogni e le aspirazioni della persona fragile e gli garantiscano un’adeguata qualità della vita;
d. fornire assistenza ai servizi sanitari e sociali competenti nella fase di presentazione del ricorso di cui all’art. 407 c.c.;
e. svolgere, per mezzo di delega da parte del Direttore Generale, i compiti dell’amministratore di sostegno, nei casi in cui la scelta del Giudice Tutelare sia ricaduta sull’ASL;
f. amministrare, sempre mezzo di delega da parte del Direttore Generale, le tutele e le curatele nei casi in cui l’ASL sia stata individuata come tutore o curatore di persone incapaci;
g. gestire i rapporti, in questa materia, con i difensori civici, gli uffici di pubblica tutela (UPT), gli uffici relazioni con il pubblico (URP);
h. gestire i rapporti con le associazioni di volontariato e con gli altri soggetti del Terzo Settore, prevedendo l’instaurazione con questi anche di forme di collaborazione, al fine di sviluppare conoscenze, competenze, azioni di supporto, che consentano di coinvolgere i volontari adeguatamente preparati e gli enti operanti in questo settore nella gestione delle amministrazioni di sostegno, delle tutele e delle curatele.
Successivamente, la Circolare del 30 gennaio 2009 sono stati specificati ulteriori indirizzi per la costituzione, l’organizzazione e i compiti dell’Ufficio e la Circolare n. 10 dell’11 maggio 2009 ha precisato la posizione e la funzione del responsabile dell’Ufficio nell’organizzazione.
Ai piani di zona, con al delibera regionale n° 8551 del 3 dicembre 2008 (Linee di indirizzo per la programmazione dei Piani di Zona - 3° Triennio – 2009/201) è stata indicata la “possibilità che, in un’ottica di integrazione delle politiche sanitarie, socio-sanitarie e sociali, in virtù del rapporti intercorrenti tra le ASL e i Comuni nella progettazione della rete locale delle unità d’offerta sociali, le ASL ed i Comuni associati di un ambito territoriale decidano di organizzare un unico ufficio per la protezione giuridica, avvalendosi della struttura posta all’interno del dipartimento ASSI” e, riprendendo le indicazioni della circolare 9 sottolinea la possibilità di favorire e sviluppare rapporti con le organizzazioni del terzo settore. L’UPG, affiancandosi a tutte le istituzioni pubbliche e private già preposte a queste tematiche, ha l’obiettivo di promuovere il benessere e l’inclusione sociale della persona, della famiglia e della comunità e, ispirandosi ai principi del rispetto della persona e della valorizzazione della famiglia, promuove e favorisce i procedimenti che conducano, laddove se ne verifica la necessità, all’identificazione ed al riconoscimento degli strumenti di tutela delle persone incapaci e dell’amministrazione di sostegno.
Al fine di garantire su tutto il territorio regionale ed in maniera omogenea una corretta tutela delle persone fragili, anche mediante interventi di protezione giuridica, considerato il contesto normativo e la sua evoluzione nella fase applicativa, Regione Lombardia ha ritenuto necessario valorizzare, implementare e mettere a sistema quanto attivato, in questi anni, nell’ambito dell’Amministrazione di sostegno mediante la definizione di linee di indirizzo.
Per raggiungere significativi risultati all’interno del complesso e delicato ambito della Protezione di persone fragili è fondamentale avvalersi, sempre di più, del plurimo concorso dei diversi soggetti del welfare locale privilegiando, a carico del servizio pubblico, le funzioni di indirizzo, regia e controllo generale del sistema, prevedendo forme di collaborazione con i soggetti del terzo settore, al fine di sviluppare conoscenze, competenze, azioni di supporto che consentano di coinvolgere volontari adeguatamente preparati a svolgere le variegate funzioni che contribuiscono a rendere sempre più efficace tale sistema.
Potrà quindi costituire un traguardo significativo ogni azione volta a favorire, con sempre maggior frequenza, l’abbinamento tra un soggetto con difficoltà e la sua risorsa familiare ovvero volontaria più adeguata, contenendo i ricorsi agli incarichi istituzionali, meno adatti alle azioni di prossimità e sostegno peculiari alla funzione di Amministratore di sostegno.
L’Amministratore di sostegno pertanto:
non deve essere visto come la semplice soluzione di problemi burocratici ma come la persona che si occupa e si preoccupa responsabilmente della qualità della vita nel tempo della persona fragile;
deve essere preferibilmente reperito nella rete familiare e amicale sollecitando la famiglia per una progettazione responsabile e condivisa con il soggetto amministrato; laddove non fosse possibile, è necessario attivare una rete di volontari con capacità relazionali, motivazione e condivisione del proprio ruolo sociale;
se istituzionale o professionale deve essere considerato scelta riservata a situazioni di particolare complessità e onerosità;
se volontario, adeguatamente preparato e sostenuto nell’esercizio del suo ruolo, può costituire risorsa per le famiglie impossibilitate a trovare una soluzione in proprio.
In questi anni sul territorio regionale sono state definite e realizzate varie esperienze che hanno consentito di mettere al centro l’attenzione sulla persona fragile e sul suo bisogno di “care”, utilizzando questo come criterio generale prevalente dell’azione dell’Amministrazione di sostegno.
Tale processo è stato rafforzato ulteriormente dal progetto “Amministratore di Sostegno” realizzato da Fondazione Cariplo, Co.Ge. Lombardia e il Coordinamento dei Centri di Servizio per il Volontariato, con il quale Regione Lombardia si è convenzionata condividendone gli obiettivi e le prassi poiché esso ha costituito un rilevante impegno operativo di molteplici attività strategicamente finalizzate ad una complessiva azione di infrastrutturazione sociale su tutto il territorio lombardo. Questa azione è stata rivolta ad individuare e sostenere le organizzazioni del privato sociale affinché queste fossero in grado di occuparsi, in una logica sussidiaria, di protezione giuridica delle persone fragili in modo stabile e strutturato.
Tutto ciò è stato però possibile grazie alla cooperazione in azioni di promozione condivisa, spesso poi scaturita in accordi formali, da parte attori diversi, quali le ASL mediante gli Uffici di Protezione giuridica (UPG), i Comuni direttamente o per il tramite degli Ambiti (grazie all’istituzione e funzionamento degli Uffici di protezione - UDP), i Tribunali, le Organizzazioni del Terzo Settore.
Le esperienze hanno favorito il miglior funzionamento del sistema di protezione giuridica e le relative collaborazioni tra istituzioni e tribunali sia sostenendo la funzione e il ruolo degli ADS, sia disponendo di strumenti idonei al reperimento e gestione degli ADS, che, infine, rispondendo alle necessità di efficace presa in carico dei beneficiari in attività di affiancamento alle nomine istituzionali.
In genere gli attori di tali innovazioni sono stati i protagonisti istituzionali e del terzo settore che hanno condiviso le necessità, individuato le strategie, messo a punto gli strumenti.
Di seguito vengono riportate alcune di queste esperienze ricondotte a quattro ambiti di intervento:
Gestione condivisa delle azioni di protezione giuridica> la diffusione dell’istituto dell’AdS ha moltiplicato l’impegno gestionale dei Sindaci e delle ASL, in particolare nei casi di familiari inesistenti o inidonei. Per fronteggiare il gravoso carico delle nomine sono così sorti appositi Uffici Tutela/AdS, cercando di rispettare il più possibile lo spirito innovativo della Legge 6/2004 che prevede vicinanza, relazione, prossimità. Le modalità adottate si sono diversificate a secondo delle disponibilità territoriali:
alcuni uffici si sono dotati di una equipe pluridisciplinare capace di affrontare la complessità dei casi e mantenere un forte legame con i servizi erogatori di prestazioni e cure;
altri, a causa dell’esiguità degli organici dedicati hanno assunto compiti di mera gestione degli adempimenti amministrativi;
l’Ufficio di Piano di Garbagnate ha mantenuto i compiti dell’Amministrazione di Sostegno , nei casi in cui la scelta del Giudice Tutelare sia ricaduta sugli Enti Locali, identificando un ufficio specifico che si occupa della concreta gestione.
altri ancora (ad esempio il Comune di Saronno e di Pioltello) hanno assunto una logica di tipo sussidiario attivando apposite relazioni formali con idonei organismi del Terzo Settore, mantenendo la responsabilità di Amministratore in capo alla rappresentanza legale degli Enti pubblici e conferendo la concreta gestione delle attività all’organizzazione convenzionata;
In particolare le esperienze di Garbagnate, Saronno e Pioltello consentono il pieno rispetto della norma in merito al superamento del conflitto di interesse che inevitabilmente si presenta quando il gestore dell’AdS coincide con l’erogatore del servizio fruito dal beneficiario.
Strumenti idonei al reperimento e gestione degli ADS
Le attività di sensibilizzazione e formazione producono disponibilità volontarie all’assunzione del ruolo di ADS, disponibilità che una volta verificate nella motivazione e competenza, vengono messe a disposizione di un possibile beneficiario.
Si rende necessario disporre di un soggetto terzo che favorisca la conoscenza delle caratteristiche del potenziale assistito per predisporre una segnalazione mirata al Giudice Tutelare della persona più idonea ad essere nominata AdS.
In particolare, nei territori di MI, CO, LC, MN, MB, esistono appositi ELENCHI opportunamente regolamentati dotati di una sezione per volontari (inclusi i professionisti) e una per le associazioni che si occupano di AdS.
Il modello sin qui sperimentato vede l’ASL/UPG titolare della tenuta dell’elenco e la gestione prevede una apposita commissione composta da operatori pubblici e del terzo settore.
Prospettive future: il consolidamento del sistema di protezione giuridica
Il cammino, che non può ritenersi esaurito, anche per il progressivo divario tra dimensione delle domande e la concreta capacità di risposta delle famiglie e delle istituzioni, necessita di un investimento sul futuro per assicurare dimensione unitaria sul piano culturale e organizzativo e mettere a sistema risposte adeguate per rispondere ai crescenti bisogni di protezione giuridica delle persone.
Con le presenti linee di indirizzo si vogliono pertanto fornire indicazioni e orientamenti generali affinché siano definiti gli elementi di crescita a livello regionale per favorire:
- la prosecuzione del comune lavoro interistituzionale volto a promuovere e sostenere le azioni di informazione e sensibilizzazione, di consulenza, di valutazione e accompagnamento nelle procedure, di monitoraggio, di formazione, l’adozione di buone prassi, l’individuazione di strumenti comuni e progettualità condivise per assicurare efficaci ed omogenee risposte ai cittadini fragili;
- il consolidamento del sistema sussidiario tra i responsabili delle ASL tramite gli UPG, i Comuni o gli Ambiti mediante gli Uffici di Piano, i Tribunali, gli Enti del Terzo Settore.
5. Le linee di indirizzo
Di seguito si evidenziano i principi e fondamenti caratterizzanti le Linee di indirizzo sull’Amministrazione di Sostegno.
In particolare, le Linee considerano i seguenti elementi (rappresentati schematicamente anche in figura n. 1, mentre la figura n. 2 rappresenta le azioni/attività caratteristiche dell’AdS):
le azioni/attività: i diversi segmenti che identificano il processo complessivo per una messa a sistema della protezione giuridica ed il mantenimento nel tempo;
i soggetti che realizzeranno le diverse azioni/attività: gli attori della rete, ossia le Asl, i Comuni singoli o aggregati,gli Uffici di Piano (UdP), le Aziende Ospedaliere, i Tribunali, le organizzazioni del Terzo Settore, i Patronati;
gli obiettivi: ciò che viene perseguito attraverso l’azione;
i destinatari: le persone, le famiglie, gli operatori o i servizi che entrano in gioco nella richiesta/identificazione/definizione dell’Amministratore di Sostegno;
i luoghi di svolgimento delle azioni/attività: gli Uffici di Protezione Giuridica ovvero i Centri psicosociali (Cps) oppure gli sportelli, ecc.;
infine le descrizioni: il dettaglio della singola azione/attività con la declinazione dei contenuti e le indicazioni sull’evoluzione che essa stessa può produrre.
Figura n. 1 – Linee di indirizzo AdS: schema di sintesi degli elementi considerati
Figura n. 2 – Linee di indirizzo AdS: le azioni/attività previste
6. Monitoraggio dell’applicazione delle linee di indirizzo
Al fine di garantire l’applicabilità delle linee di indirizzo si ritiene opportuno continuare nel lavoro di monitoraggio e analisi delle esperienze presenti sul territorio, affidando ad una ASL il coordinamento della attività di monitoraggio regionale che verrà realizzato a cura del gruppo regionale che ha contribuito a predisporre le linee, la cui costituzione formale sarà approvata con successivo atto a cura della Direzione Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale.
L’attività di monitoraggio regionale, che produrrà report semestrali, avrà come interlocutori privilegiati le ASL (mediante gli Uffici di protezione giuridica) le quali, a livello territoriale, dovranno creare quelle sinergie che permettano di raccogliere tutti quegli elementi quantitativi e qualitativi, all’interno della rete, che descrivano dettagliatamente l’andamento della protezione giuridica.