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Timestamp: 2018-07-17 13:21:22+00:00
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Sentenza - Iva, tributi, aziende e detrazioni
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Sentenza – Iva, tributi, aziende e detrazioni
La CTP di Torino (la cui sentenza è stata richiamata ed integralmente allegata al ricorso per cassazione) aveva, in particolare: a) da un lato, ritenuto, quanto al contratto stipulato da M. con la società londinese M., intitolato “Mandato di Agenzia”, che si trattasse “non di attività pubblicitaria, ma di un servizio di intermediazione volto a procurare affari in campo pubblicitario” e come tale rientrante comunque nella previsione di cui all’art.7 comma 4° lett.d), del DPR 633/1972, nel testo vigente ratione temporis, non avendo il legislatore nazionale, “pur adeguando la normativa nazionale a quella comunitaria”, inserito la dizione “in nome e per conto altrui””, contenuta nell’art.9 par.2 della Direttiva 77/388/CEE, cosicché l’operazione doveva considerarsi effettuata in Italia, luogo di residenza fiscale della committente beneficiaria del servizio; dall’altro lato, quanto al contratto stipulato dalla M. con la statunitense Intune Limited, avente ad oggetto prestazioni {“creazione e pubblicazione di pagine web”) rese tramite servizi elettronici, riconosciuto illegittimo il recupero dell’imposta relativa alle prestazioni rese a M. dalla detta società statunitense, in quanto tali servizi erano stati inclusi nella deroga al principio generale di territorialità dell’IVA, di cui al 4° comma dell’art.7 citato, solo per effetto del d.lgs. 273/2003, emanato in attuazione della Direttiva 2002/38/CE. I giudici di primo grado avevano, di conseguenza, ridotto la maggiore imposta accertata (per l’anno 2000), con proporzionale diminuzione delle sanzioni e degli interessi.
La Corte di Giustizia ha inoltre chiarito (sentenza C-108/00/del 15 marzo 2001) che le regole sulla territorialità dell’Iva dì cui all’art. 9, n. 2, lett. e) si applicano “non soltanto alle prestazioni pubblicitarie fornite direttamente e fatturate dal prestatore di servizi ad un utente pubblicitario soggetto passivo, ma anche a prestazioni fornite indirettamente all’utente pubblicitario e fatturate ad un terzo che le fattura a sua volta all’utente stesso.” (cfr. anche sentenza C-01/08 del 19 febbraio 2009: “in un caso di prestazioni di servizi indiretti, come quello controverso nella causa principale, che comportano un primo prestatore di servizi, un destinatario intermedio e un committente di pubblicità che riceve prestazioni di servizi dal destinatario intermedio, occorre esaminare separatamente l’operazione di prestazioni di servizi fornita dal primo prestatore al destinatario intermedio, al fine di determinare il luogo d’imposizione di tale operazione””) . Il criterio speciale di localizzazione delle prestazioni di servizi di cui al par.2, quali, ad es., quelle pubblicitarie si applica dunque non solo a quelle fornite direttamente e fatturate dal prestatore di servizi ad un committente di pubblicità, ma anche alle prestazioni fatturate ad un intermediario, che poi le fattura, a sua volta, al committente stessa. Passando invece all’esame della normativa nazionale, la sesta direttiva è stata trasposta nel diritto italiano con decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, recante istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto.