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Timestamp: 2017-06-28 03:31:32+00:00
Document Index: 108831446

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 42', 'art. 4', 'art. 163', 'art. 178', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 25', 'art. 4']

I nuovi requisiti di accessoAi sensi del “nuovo” comma 54 possono accedere al regime forfetario le persone fisiche esercenti attività d’impresa / lavoro autonomo che nell’anno precedente (2015) presentano i seguenti requisiti:
Limiti ricavi / compensi e coefficienti di redditività
41-42-43 - 68
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzioni
64 -65-66-69-70-71-73-74-75 -85-86-87-88
Non concorre al superamento del limite l’eventuale adeguamento agli studi di settore;
AI fine del computo del valore dei beni strumentali non si considerano quelli di costo pari o inferiore a € 516,46 mentre si considerano al 50% quelli ad uso promiscuo (autovettura, telefono cellulare, altri beni utilizzati promiscuamente).Non hanno invece rilevanza i beni immobili qualsiasi sia il titolo di possesso.Ai fini dell’adozione del nuovo regime è irrilevante l’età del contribuente con la conseguenza che lo stesso può essere applicato finché permangono i requisiti richiesti.Inoltre, per il regime in esame non è previsto alcun limite di durata.
Il regime in esame non può essere adottato dai soggetti che:1 - non sono residenti.2 - in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati o di terreni edificabili ovvero di mezzi di trasporto nuovi nei confronti di soggetti UE;3 - si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari ai fini della determinazione del reddito;4 - contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipano a società di persone o associazioni professionali nonchè srl trasparenti;5 - nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente / assimilato ex artt. 49 e 50, TUIR (compreso il reddito da pensione) eccedenti € 30.000; condizione quest’ultima che dovrà essere verificata rispetto all’ anno precedente tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro è cessato.Ad esempio: Un soggetto che ha cessato il rapporto di lavoro dipendente nel 2015, se nel 2016 intende adottare il regime forfetario non deve verificare la condizione in esame. Contribuenti “start up”
In base al “nuovo” comma 65, i soggetti che intraprendono una nuova attività per i primi 5 anni beneficiano dell’aliquota dell’imposta sostitutiva in misura pari al 5% (in luogo del 15%).Non è più prevista la riduzione del reddito di 1/3.A differenza del regime dei minimi la durata quinquennale non può essere prolungata fino al 35° anno di età del contribuente.Per beneficiare dell’aliquota ridotta è necessaria la sussistenza dei seguenti requisiti, analoghi a quelli stabiliti per il regime dei minimi, ossia:
Forfettari “start up” 2015
In merito al regime previdenziale applicabile ai soggetti in esame, il “nuovo” comma 77 dispone che il reddito forfetario costituisce base imponibile ai fini previdenziali sul quale va applicata la contribuzione ridotta del 35%. Semplificazioni
Il regime presenta, in sintesi, le seguenti caratteristiche, in parte riprese dal regime dei minimi: 1 -non assoggettamento ad IVA delle operazioni attive e indetraibilità dell’IVA sugli acquisti;2 - esonero dalle liquidazioni / versamenti periodici IVA, dalla dichiarazione annuale, dalla comunicazione clienti e fornitori e black-list;3 - esonero dalla tenuta delle scritture contabili, sia ai fini IVA che reddituali;4 - non assoggettamento a ritenuta alla fonte dei ricavi / compensi;5 -non assunzione della qualifica di sostituto d’imposta (il soggetto forfetario non opera ritenute alla fonte);6 - esclusione dall’IRAP;7 - esclusione dall’applicazione degli studi di settore / parametri;8 - irrilevanza dei costi / spese;Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento gli utenti del forum abbiano bisogno.
Dott. Angelo Di Ceglie
VALIDI GLI ACCERTAMENTI SOTTOSCRITTI DA DIRIGENTI DECADUTI
Con la sentenza n.22803 del 9 novembre 2015 e con le pronunce nn. 22800 e 22810/2015, la Cassazione dirime definitivamente la questione relativa alla nullità degli atti impositivi sottoscritti dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate dichiarati decaduti dal loro incarico per effetto della sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale. Con tale pronuncia la Consulta aveva dichiarato non valida la proroga agli incarichi di alcuni dirigenti, per effetto dell’incostituzionalità dell’art. 8, comma 24, del D.L. n. 16/2012.
Dalla conseguente decadenza degli incarichi, la giurisprudenza di merito aveva fatto discendere la nullità degli atti sottoscritti, per delega, proprio dai dirigenti decaduti. La Corte di Cassazione, con le pronunce citate, smentisce l’orientamento delle Commissioni Tributarie riconoscendo la validità degli atti emessi.
La motivazione di tale decisione discende dall’art. 42, comma 1, del D.P.R. n. 600/1973, secondo il quale “gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera da lui delegato”. Il D.L. 15 giugno 2015, n. 78, art. 4 bis, poi, anche se non applicabile in giudizio, viene preso come spunto dai giudici per sottolineare come i capo ufficio possono delegare non solo dirigenti ma anche “funzionari della terza area, con un’esperienza professionale di almeno cinque anni nell’area stessa”. Il combinato disposto, dunque, non rimanda esplicitamente ad una necessaria posizione dirigenziale al fine di sottoscrivere gli atti di rettifica; sono pertanto validi quegli accertamenti sottoscritti anche da funzionari della terza area che non hanno una qualifica dirigenziale. In quest’ultima categoria possono rientrare a pieno titolo quei dirigenti decaduti, e, a parere degli Ermellini, possono rientrare persino i capo ufficio, i quali possono benissimo appartenere alla terza area funzionale di cui al CCNL.
Con le pronunce in oggetto la Cassazione introduce un’ulteriore considerazione in merito alle sottoscrizioni per delega degli atti di accertamento. Non tutte le deleghe infatti sono idonee per la sottoscrizione dei provvedimenti. Devono infatti ritenersi illegittimi gli accertamenti sottoscritti grazie ad una delega “in bianco”, la quale non riporti esplicitamente il nominativo del soggetto delegato. In questo caso infatti diventa difficoltoso per il contribuente verificare che la posizione contrattuale del firmatario dell’atto, al momento della delega, rispettasse i criteri necessari a ricevere la delega stessa.
Per concludere, le interpretazioni con cui una parte della giurisprudenza di merito ha annullato gli atti impositivi sottoscritti dai c.d. dirigenti decaduti sono state tutte cassate dalla Suprema Corte con le tre pronunce citate.
Dott. Nicolo’ Paroli
Via C.Castracani n.55 Lucca
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Concordato preventivo: focus normativo
Le modifiche normative sull’ammissione, effetti e provvedimenti immediati
Proposte concorrenti (con decorrenza dal 21/08/2015).
Una modifica normativa di importante rilievo è rappresentata dalle proposte concorrenti. Infatti il D.L. 83/2015, oltre a modificarne la rubrica, ha aggiunto alcuni commi all’art. 163 del regio decreto 267/1942.
Uno o più creditori che, anche per effetto di acquisti successivi alla presentazione della domanda di concordato, rappresentano almeno il 10% dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale depositata, possono presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano non oltre 30 giorni prima dell'adunanza dei creditori. Tra i creditori esclusi dalla percentuale del 10% vi sono i crediti della società che controlla la società debitrice, delle società da questa controllate e di quelle sottoposte a comune controllo. La relazione del professionista sul piano e documentazione a sopporto della domanda di concordato può essere limitata alla fattibilità del piano per gli aspetti che non siano già oggetto di verifica da parte del commissario giudiziale, e può essere omessa qualora non ve ne siano.
Le proposte di concordato concorrenti, non sono ammissibili se il professionista attesta nella sua relazione che la proposta di concordato del debitore assicura il pagamento di almeno il 40% dell'ammontare dei crediti chirografari o, nel caso di concordato con continuità aziendale, di almeno il 30% dell'ammontare dei crediti chirografari. La proposta può prevedere l'intervento di terzi e, se il debitore ha la natura giuridica di SPA o SRL, può farsi luogo ad un aumento di capitale della società con esclusione o limitazione del diritto d'opzione.
Il diritto di voto dei creditori sulla proposta di concordato concorrente presentata richiede che gli stessi siano collocati in una autonoma classe. Qualora invece la proposta concorrente preveda diverse classi di creditori essa, prima di essere comunicata ai creditori, deve essere sottoposta al giudizio del tribunale che verifica la correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi.
Ammissione alla procedura e offerte concorrenti (con decorrenza dal 28/06/2015).
Il tribunale, in presenza di un piano di concordato che comprenda un’offerta a favore di un soggetto individuato avente ad oggetto il trasferimento, anche ante omologazione, o anche di un contratto stipulato di futura vendita dell’azienda o di un ramo o di specifici beni a titolo oneroso, avvia l’apertura di un procedimento competitivo con la ricerca di interessati all’acquisto. Il decreto del tribunale che dispone l'apertura del procedimento competitivo:
stabilisce le modalità di presentazione di offerte irrevocabili e comparabili, i requisiti di partecipazione, le forme e i tempi di accesso alle informazioni rilevanti, gli eventuali limiti al loro utilizzo e le modalità con cui il commissario deve fornirle a coloro che ne fanno richiesta, la data dell'udienza per l'esame, le modalità di svolgimento della procedura competitiva, le garanzie che devono essere prestate dagli offerenti e le forme di pubblicità del decreto. è reso pubblico sul portale delle vendite pubbliche di cui all'articolo 490 del codice di procedura civile stabilendo anche l'aumento minimo del corrispettivo che le offerte devono prevedere.
L'offerta diviene irrevocabile dal momento della sua modifica in conformità a quanto previsto dal decreto e viene prestata la garanzia prevista all’atto dell’apertura del procedimento. Le offerte:
devono essere presentate in forma segreta e in conformità al decreto, e sono rese pubbliche in sede di udienza e in presenza di offerenti e qualunque interessato;
se risultano migliorative, il giudice dispone la gara tra i diversi offerenti che può avere luogo alla stessa udienza o ad un'udienza immediatamente successiva e deve concludersi prima dell'adunanza dei creditori, anche quando il piano prevede che la vendita o l'aggiudicazione abbia luogo dopo l'omologazione. In ogni caso, con la vendita o con l'aggiudicazione, se precedente, a soggetto diverso da colui che ha presentato l'offerta, quest'ultimo non risponde delle obbligazioni eventualmente assunte nei confronti del debitore e in suo favore il commissario dispone il rimborso delle spese e dei costi sostenuti per la formulazione dell'offerta entro il limite massimo del 3% del prezzo in essa indicato.
La disciplina in esame si applica, in quanto compatibile, anche agli atti da autorizzare ai sensi dell'articolo 161, comma 7, legge fallimentare, nonché all'affitto di azienda o di uno o più rami di azienda.
Discussione della proposta (con decorrenza dal 21/08/2015).
Nell'adunanza dei creditori il commissario giudiziale illustra la sua relazione e le proposte definitive del debitore e quelle concorrenti eventualmente presentate dai creditori.
La disposizione che prevedeva la non modifica della proposta di concordato dopo l’inizio delle operazioni di voto è stata soppressa.
La possibilità per il creditore (o creditori) di presentare proposte concorrenti consente allo stesso di esporre le ragioni per le quali non ritiene ammissibili o convenienti le proposte di concordato e sollevare contestazioni sui crediti concorrenti. È previsto che anche il debitore può esporre le ragioni per le quali non ritiene ammissibili o fattibili le eventuali proposte concorrenti. Viene espresso il voto sulle proposte presentate dal debitore e dai creditori seguendo, per queste ultime, l’ordine temporale di deposito. Maggioranza per l’approvazione e adesioni alla proposta (con decorrenza dal 21/08/2015).
Maggioranza per l’approvazione del concordato.
Il concordato è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. In presenza di più classi di creditori, l’approvazione del concordato avviene se la maggioranza si verifica inoltre nel maggior numero di classi.
In presenza di più proposte di concordato presentate dal debitore e creditori, il voto espresso comporta l’approvazione della proposta che ha conseguito la maggioranza più elevata dei crediti ammessi al voto; in caso di parità, prevale quella del debitore o, in caso di parità fra proposte di creditori, quella presentata per prima. La mancata approvazione delle proposte concorrenti con le maggioranze richieste, comporta, con decreto del giudice delegato da adottare entro 30 giorni dal termine di cui al comma 4 dell'articolo 178, una nuova votazione della sola proposta che ha conseguito la maggioranza relativa dei crediti ammessi al voto, fissando il termine per la comunicazione ai creditori e il termine a partire dal quale i creditori, nei venti giorni successivi, possono far pervenire il proprio voto con le modalità previste dal predetto articolo. In ogni caso si applicano il primo e secondo periodo del presente comma. Sono stati esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze la società che controlla la società debitrice, le società da questa controllate e quelle sottoposte a comune controllo (oltre al coniuge del debitore, ai suoi parenti e affini fino al quarto grado, nonché i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta di concordato).
Adesioni alla proposta di concordato. Il co. 4 dell’art. 178 della legge fallimentare, già modificato dall’art. 33 del D.L. 83/2012 (convertito in L. 134/2012), è stato parzialmente sostituito nel suo contenuto dal D.L. 83/2015. Confronto tra vecchia e nuova versione:
Vecchia versione prevista dall’art. 33, co. 1, lettera d-bis), numero 3), D.L. 83/2012 (L. 134/2012): I creditori che non hanno esercitato il voto possono far pervenire il proprio dissenso per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale. In mancanza, si ritengono consenzienti e come tali sono considerati ai fini del computo della maggioranza dei crediti. Le manifestazioni di dissenso e gli assensi, anche presunti a norma del presente comma, sono annotati dal cancelliere in calce al verbale. Nuova versione prevista dall’art. 4, co. 1, lettera f), D.L. 83/2015 (L. 132/2015): I creditori che non hanno esercitato il voto possono farlo pervenire per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei 20 giorni successivi alla chiusura del verbale. Il cancellerie provvede all’annotazione delle manifestazioni di voto in calce al verbale. Dal confronto emerge che, la mancata espressione del diritto di voto da parte dei creditori, non consente più di considerarli consenzienti e come tali computati nel calcolo della maggioranza. Chiusura della procedura (con decorrenza dal 21/08/2015).
La chiusura della procedura di concordato avviene con decreto di omologazione che deve intervenire entro 9 mesi, e non più 6, dalla presentazione del ricorso. È possibile una solo proroga di 60 giorni dal tribunale.
Cessioni (doppia decorrenza).
Il concordato consistente nella cessione dei beni comporta la nomina, da parte del tribunale, di uno o più liquidatori e un comitato di creditori per l’effettuazione della liquidazione. In tal caso, il tribunale dispone che il liquidatore effettui la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche di cui all'articolo 490, comma 1, del codice di procedura civile (modifica nel suo contenuto dall’art. 13, co. 1, lettera b), numero 1), del D.L. 83/2015) e ne fissa il termine di esecuzione. La decorrenza avviene una volta decorsi trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle specifiche tecniche previste dall'articolo 161‐quater delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile).
Alle vendite, alle cessioni e ai trasferimenti legalmente posti in essere dopo il deposito della domanda di concordato o in esecuzione di questo, si applicano gli articoli da 105 a 108‐ter in quanto compatibili. La normativa precedente si limitava a stabilire la sola compatibilità di vendite, cessione e trasferimenti agli artt. 105 e 108-ter. La modifica normativa, con decorrenza dal 21/08/2015, prevede che:
le disposizioni, in quanto compatibili, di cui agli artt. 105 e 108-ter si applicano alle vendite, cessioni e trasferimenti posti in essere dopo il deposito della domanda di concordato o in sua esecuzione;
la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo, sono effettuati su ordine del giudice, salvo diversa disposizione contenuta nel decreto di omologazione per gli atti a questa successivi.
Esecuzione (con decorrenza dal 21/08/2015).
L’approvazione e omologazione della proposta di concordato presentata da uno o più creditori determina nel debitore il compimento di ogni atto necessario all’esecuzione. L’inadempimento o ritardo nel compimento degli atti necessari all’esecuzione della proposta viene riferito al tribunale dal commissario giudiziale che può essere sostituito al debitore nell’esecuzione degli atti. Le omissioni o ritardi del debitore possono essere denunciate al tribunale dal soggetto che ha presentato la proposta di concordato approvata e omologata dai creditori, con ricorso al tribunale notificato al debitore e al commissario giudiziale con il quale chiedere al tribunale che sia il commissario giudiziale a provvedere al compimento degli atti in sostituzione del debitore.
Fermo restando quanto previsto dall'articolo 173 relativamente alla revoca dell’ammissione al concordato e dichiarazione di fallimento, il tribunale può revocare l'organo amministrativo, se si tratta di società, e nominare un amministratore giudiziario stabilendo durata e poteri, ivi inclusi, in presenza di proposta di aumento del capitale sociale del debitore, la convocazione dell'assemblea straordinaria dei soci avente ad oggetto la delibera di tale aumento di capitale. Quando è stato nominato il liquidatore a norma dell'articolo 182, i compiti di amministratore giudiziario possono essere a lui attribuiti.
Via Laudisio, 49 – 84087 Sarno (SA)
Contatti: e-mail:barra-giovanni@libero.it, barra.fisco@libero.it, Tel.: 3389999227 - 0815137304
Regime agevolato dei minimi. Novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016. Soglie, ricavi, aliquota gestione separata inps, reddito e minimi partite iva e start up
La Legge di Stabilità 2016, approvata giovedì 15 ottobre, ha introdotto importanti modifiche per quantoriguarda partite Iva nel regime agevolato forfettario.
Vediamole in dettaglio nella seguente guida: Soglie dei ricavi
Per tutte le categorie rimarranno invariate le percentuali di redditività, necessarie per la determinazione del reddito da sottoporre all’imposta sostitutiva del 15 per cento:
Imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di impresa
Il regime dei minimi delle partite Iva sarà invece classificato come il regime delle Start up: chi inizia una nuova attività può scegliere di applicare l’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di impresa. Restano immutate le condizioni di accesso al regime valide per il 2015.
La legge prevede blocco dell'innalzamento dell'aliquota di contribuzione per la gestione separata (oggi al 27,72%, si è parlato anche di una riduzione al 25%, ma solo per il prossimo anno)
Start-up e Pmi innovativa: alcuni requisiti chiariti dal Mise
Il Ministero dello Sviluppo Economico, con il parere protocollo n. 155486 del 04/09/2015, ha chiarito alcuni aspetti relativi ad alcuni requisiti oggetti e soggettivi richiesti alle PMI innovative, disciplinate dall’art. 4 del D.L. 3/2015 (L. 33/2015), per l’iscrizione nella sezione speciale del registro delleimprese.
QUESITO SUI REQUISITI OGGETTIVI: MARCHI
L’art. 25, co. 2, lettera h), numero 3) del D.L. 179/2012 (START UP INNOVATIVA) e l’art. 4, co. 1, lettera e), numero 3) del D.L. 3/2015 (L. 33/2015) (PMI INNOVATIVA) prevedono come requisito oggettivo che la stessa sia titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all'oggetto sociale e all'attività di impresa.
Il parere n. 147532 del 22/08/2014 del Ministero dello Sviluppo Economico, reso con riferimento alle imprese start-up innovative, ma che viene trasferito anche alle PMI innovative, essendo i requisiti gli stessi, ha chiarito cosa si intende per “depositaria” di privativa industriale. In particolare ha disposto che la sola presentazione della domanda di registrazione del brevetto, senza conoscenza dell’esito, soddisfa il requisito oggettivo richiesto per l’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese.
Con riferimento ai marchi, il Ministero chiarisce che gli stessi sono esclusi dalle forme di tutela della proprietà intellettuale, non essendo invenzioni industriali, rilevanti ai fini del requisito oggettivo.
Accordo di ristrutturazione con intermediari e convenzione in moratoria
Incentivi a tasso zero per creazione e sviluppo di imprese
Requisiti per la nomina a curatore fallimentare