Source: https://aclaw.eu/it/category/pills/
Timestamp: 2020-01-24 04:26:50+00:00
Document Index: 67760152

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 183', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 196', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 163', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 148']

gennaio 13, 2020 /in Pills /da mattiafresia
PILL n. 1 – 2020
Con sentenza 3 novembre 2019 n. 28314, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute sul tema della c.d. “nullità selettiva”, vale a dire la situazione che si determina allorché, nelle cause concernenti la prestazione dei servizi di investimento, il risparmiatore faccia valere la nullità del c.d. “contratto-quadro” al fine di far venir meno le successive operazioni di investimento che hanno avuto esito sfavorevole e sulle quali chiede alla banca il risarcimento, con la pretesa, però, che restino ferme le operazioni andate a buon fine anche se sono anch’esse conseguenti al contratto in ipotesi dichiarato nullo.
La recente sentenza delle Sezioni Unite, dopo aver esaminato il problema delle nullità di protezione in genere ed averne indagati i riflessi sulla nullità di forma ormai prevista dall’art. 23 TUF in relazione alla legislazione delegata europea, ha stabilito che la banca convenuta, qualora intenda far valere la circostanza che il cliente ha tratto un sostanziale vantaggio dalla sua prestazione dei servizi di investimento, possa opporre un’eccezione in tal senso. Tale eccezione potrà essere accolta dal giudice di merito nell’ipotesi in cui i vantaggi conseguiti dal cliente siano stati superiori alle perdite dal medesimo fatte valere con l’azione proposta.
La sentenza, che mira dichiaratamente ad imporre un equilibrio tra le parti in conflitto in modo da evitare “vantaggi ingiustificati” per una di esse, può avere importanti ricadute applicative sui giudizi in corso, nel senso che la banca se ne potrà avvalere e potrà in ipotesi integrare le sue difese al massimo con la memoria n. 1 dell’art. 183 c.p.c.
dicembre 11, 2019 /in Pills /da mattiafresia
PILL n. 6 – 2019
In data 5 dicembre 2019, Banca d’Italia ha pubblicato il nuovo Regolamento di attuazione degli articoli 4-undecies e 6, comma 1, lettere b) e c-bis), del TUF, in esecuzione del pacchetto europeo MiFID II/MiFIR (Direttiva 2014/65/UE, Regolamento (UE) n. 600/2014 e relativi atti di esecuzione).
Tale intervento completa l’adeguamento del quadro normativo italiano al pacchetto MiFID2/MiFIR nelle materie assegnate alla competenza esclusiva della Banca d’Italia.
Il Regolamento, emanato a valle di una lunga consultazione pubblica avviata nell’agosto del 2018, disciplina gli obblighi degli intermediari che prestano servizi e attività di investimento e gestione collettiva del risparmio in materia di:
governo societario e requisiti generali di organizzazione, compresi i sistemi interni di segnalazione delle violazioni;
sistemi di remunerazione e di incentivazione;
organizzazione amministrativa e contabile, compresa l’istituzione delle funzioni di controllo della conformità alle norme, gestione del rischio dell’impresa, audit interno;
responsabilità dell’alta dirigenza;
esternalizzazione di funzioni operative essenziali o importanti;
deposito e sub-deposito dei beni della clientela.
Come di consueto, la pubblicazione del Regolamento è stata accompagnata da apposita tavola di resoconto alla consultazione, dalla quale è possibile evincere gli aspetti più dibattuti della nuova disciplina a livello tanto interpretativo quanto applicativo, in relazione ad alcuni dei quali l’Autorità di Vigilanza ha (in tutto ovvero in parte) accolto le richieste dei rispondenti.
Tra gli aspetti più significativi, si segnala in particolare che la disciplina inclusa nel Regolamento, letta congiuntamente alla tavola di resoconto alla consultazione, contiene novità e/o chiarimenti in relazione a:
modalità di identificazione dei requisiti di “indipendenza” dei membri del Consiglio di Amministrazione;
definizione di “componente esecutivo” del Consiglio di Amministrazione, che fa ora espresso riferimento anche all’eventuale “gruppo” di appartenenza della società presso cui è ricoperta la carica;
esenzione dei gestori “sottosoglia” dalla nomina di amministratori indipendenti;
riconducibilità o meno, alla categoria degli “intermediari di maggiori dimensioni”, degli intermediari non quotati, ancorché controllati da società quotate;
modalità di nomina e revoca dei componenti degli organi sociali e dei responsabili delle funzioni di controllo interno;
istituzione e composizione dei comitati endo-consiliari;
criteri di identificazione delle “funzioni operative essenziali o importanti” (FOI) nell’ambito delle procedure di esternalizzazione a cura dei gestori;
relazione tra comunicazione preventiva imposta agli intermediari in caso di esternalizzazione a fornitori di servizi in cloud, prevista dall’articolo 18, comma 4, del Regolamento, e comunicazione preventiva prevista per i gestori dall’articolo 50, comma 3, del medesimo Regolamento;
programmi di formazione previsti per gli esponenti aziendali di nuova nomina.
E’ di rilievo segnalare che il Regolamento sostituisce, nelle corrispondenti materie, il c.d. “Regolamento Congiunto” (i.e. regolamento in materia di organizzazione e procedure degli intermediari che prestano servizi di investimento o di gestione collettiva del risparmio, adottato dalla Banca d’Italia e dalla Consob con provvedimento del 29 ottobre 2007, come di tempo in tempo modificato), che risulterà non più applicabile, per quanto la relativa disciplina risulti, in ampia misura, ripresa nel nuovo Regolamento.
Per effetto infatti dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento e delle disposizioni già emanate dalla Consob con il c.d. “Regolamento Intermediari” (cfr. delibera n. 20307 del 15 febbraio 2018), si realizza il definitivo superamento dell’attività regolamentare congiunta di Banca d’Italia e Consob, da tempo prospettato a seguito dell’entrata in vigore della normativa primaria di implementazione del pacchetto MiFID II/MiFIR.
Sempre nell’ambito dell’attuazione del pacchetto MiFID II/MiFIR, è stata integrata la Circolare della Banca d’Italia n. 285/2013 per i profili attinenti all’autorizzazione delle banche alla prestazione di servizi e attività d’investimento, nonché alla prestazione di questi servizi e attività da parte di banche estere in Italia e di banche italiane all’estero (c.d. operatività transfrontaliera).
Le principali modifiche attengono ai seguenti profili:
autorizzazione alla prestazione dei servizi e delle attività di investimento delle banche italiane: le disposizioni sono state integrate per (i) precisare la disciplina delle domande di autorizzazione, o di estensione dell’autorizzazione esistente, presentate successivamente al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria, (ii) chiarire il contenuto informativo delle domande di autorizzazione e (iii) disciplinare la decadenza e revoca dell’autorizzazione ai sensi del TUF;
prestazione transfrontaliera di servizi e attività d’investimento nell’UE attraverso il ricorso ad agenti collegati: sono richiamati espressamente due regolamenti della Commissione europea di integrazione della MiFID II, che specificano i contenuti e le modalità di trasmissione dell’informativa preliminare all’autorità di vigilanza per la prestazione transfrontaliera di servizi e attività;
autorizzazione alla prestazione dei servizi e delle attività di investimento delle banche non-UE: le modifiche riguardano in particolare le modalità di rilascio e revoca dell’autorizzazione e di operatività in Italia (con o senza stabilimento di succursali) delle banche non-UE.
Con l’occasione, il contenuto dei Capitoli della Circolare della Banca d’Italia n. 285/2013 interessati dalle modifiche derivanti da MiFID II/MiFIR è stato oggetto di alcuni affinamenti ulteriori volti a tenere conto delle competenze attribuite alla BCE nell’ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico e dell’esigenza di allineare gli oneri informativi imposti alle banche extra-comunitarie all’atto dell’autorizzazione a quelli applicati alle banche italiane.
anno 5° /2018 – PILL n. 5 – 2018
KEY WORDS: Consob, OCF, Consulenti autonomi, Società di consulenza finanziaria
In data 29 giugno 2018, la Consob e l’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari (“OCF”), hanno sottoscritto il protocollo d’intesa (“protocollo”) previsto dall’art. 1 comma 41 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016).
La sottoscrizione del protocollo consente l’avvio dell’operatività dell’OCF, a partire dal 2 luglio p.v. (delibera Consob n. 20503 del 28 giugno 2018 “delibera”)[1], limitatamente a quanto segue:
1) all’attività istruttoria concernente le iscrizioni all’Albo – con esonero dalla prova valutativa[2] – dei consulenti finanziari autonomi (“CFA”) e delle società di consulenza finanziaria (“SCF”), ai sensi dell’art. 7 del D.M. n. 206/2008.
2) ai poteri di vigilanza di cui all’art. 31, comma 7, del TUF, per lo svolgimento dell’attività istruttoria concernente l’avvio dei procedimenti cautelari ad un anno (art. 7-septies, comma 2 del TUF) nonché dei procedimenti sanzionatori (art. 196 TUF), nei confronti dei consulentifinanziari abilitati all’offerta fuori sede.
Con riferimento all’attività istruttoria relativa alle iscrizioni all’Albo dei consulenti finanziari autonomi e delle SCF, tale attività si sostanzia:
– nell’accertamento da parte dell’OCF del possesso dei requisiti di professionalità degli esponenti aziendali della società richiedenti l’iscrizione e dei consulenti autonomi, ai sensi delle previsioni attuative degli artt. 18-bis e 18-ter del TUF[3] e di quanto prescritto dagli Orientamenti ESMA sulla valutazione delle conoscenze e competenza (cfr. art. 6.1 protocollo)[4]; e
– nella valutazione di congruità dello svolgimento da parte dei soggetti interessati dell’attività di consulenza in materia di investimenti e della misura della stessa (cfr. art. 7.1 protocollo)[5].
Ciò premesso, le richieste di iscrizione dei CFA già iscritti e delle nuove SCF, devono essere presentate ai sensi di quanto disposto dal Regolamento Intermediari[6].
In particolare, con riferimento alle SFC, tale richieste d’iscrizione devono dare prova della sussistenza, in capo alla richiedente, dei seguenti requisiti:
A. Requisiti di onorabilità (per soci ed esponenti aziendali), mancanza di situazioni impeditive (per esponenti aziendali) e incompatibilità dell’attività: non devono essere state applicate pene previste dall’art. 4 del D.M. 206 del 24 dicembre 2008 e non siano stati adottati i provvedimenti riportati dall’art. 3 comma 1 e 2 del medesimo D.M. 206. Inoltre non devono sussistere le cause di incompatibilità previste dall’art. 163 del Regolamento Intermediari.
B. Requisiti di indipendenza (per la società, i soci e gli esponenti aziendali con funzioni di amministrazione e direzione): non possono intrattenere direttamente, indirettamente o per conto di terzi, rapporti di varia natura che possono condizionare l’indipendenza di giudizio nella prestazione della consulenza in materia di investimenti con: (i) emittenti e intermediari, (ii) società loro controllate, controllanti o sottoposte a comune controllo, (iii) azionista o il gruppo di azionisti che controllano tali società, (iv) amministratori o dirigenti di tali società.
Tali richieste, ai sensi delle Disposizioni per la presentazione della domanda di iscrizione all’albo unico dei consulenti finanziari (adottate con delibera del 28 maggio 2018, n. 925), devono, altresì, essere corredate di tutta la documentazione di seguito specificata:
Modulo di iscrizione debitamente compilato in tutte le sue parti e sottoscritto dal legale rappresentante della società;
La documentazione che il richiedente deve allegare al modulo di iscrizione debitamente compilato in tutte le sue parti;
Fatture e altra documentazione idonea a dimostrazione dell’attività svolta, del volume d’affari e del numero dei clienti del periodo di interesse;
Copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto della società ed eventuale ulteriore documentazione modificativa o integrativa della precedente;
Certificato attestante l’iscrizione al Registro Imprese della Camera di Commercio con data di rilascio non anteriore a 90 giorni dalla presentazione della domanda di iscrizione all’Albo;
La relazione sul programma di attività e sulla struttura organizzativa (si faccia riferimento alla griglia per la stesura della relazione per SCF allegata al modulo di iscrizione per SCF)
Attestazione del versamento della Tassa di Concessione Governativa (TCG);
Il certificato della polizza assicurativa stipulata rilasciato dalla Compagnia di assicurazione che riporti il periodo di validità e i massimali di copertura.
In ordine ai tempi di istruttoria, essi iniziano a decorrere dalla data di avvio del procedimento coincidente con la data di ricezione da parte di OCF della domanda di iscrizione completa (anche di tutti gli allegati) e sono, salvo eventuali sospensioni e interruzioni:
• per le SCF massimo 180 giorni;
• per i CFA la cui SCF è in corso di iscrizione, i termini del procedimento sono
strettamente legati a quelli del procedimento della SCF.
In conclusione, quindi, questo “primo avvio” dell’operatività dell’OCF, è volto a garantire la continuità operativa dei soggetti già operanti in virtù del regime di proroga. Pertanto, tali soggetti, entro 6 mesi decorrenti dal 2 luglio p.v.,potranno presentare all’OCF le richieste di iscrizione all’Albo nelle rispettive sezioni dedicate, a condizione che soddisfino i requisiti per l’esonero dalla prova valutativa ai sensi dell’art. 7 del D.M. n. 206.
[1] La delibera Consob n. 20503 è esclusivamente rivolta ai soggetti che operano in regime di proroga e non contiene le indicazioni per coloro che volessero richiedere l’iscrizione ex novo quali consulenti finanziari autonomi o SCF.
[2] In ordine ai requisiti necessari per poter beneficiare dell’esonero dalla prova valutativa ai sensi dell’art. 7 del D.M. n. 206, si rileva che:
(i) con riferimento all’iscrizione nella sezione “consulenti finanziari autonomi” dell’Albo, fermo restando il possesso del titolo di studio di cui all’art. 2, co. 1, del D.M. n. 206, sono esonerate dalla prova valutativa:
A. le persone fisiche che, alla data della richiesta di iscrizione, hanno svolto consulenza in materia di investimenti per un periodo complessivamente non inferiore a due anni nell’ultimo triennio;
B. le persone fisiche che, alla data della richiesta di iscrizione, hanno ricoperto, per un periodo complessivamente non inferiore a due anni nell’ultimo triennio, l’incarico di amministratori di società di persone o di capitali operanti unicamente nella prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti;
(ii) con riferimento all’iscrizione nella sezione “società di consulenza finanziaria”, ai fini dell’esonero ex punto (i), si prevede che la consulenza in materia di investimenti debba essere stata svolta in misura significativa.
[3] Cfr. D.M. n. 206 e D.M. 5 aprile 2012, n. 66.
[4] Cfr. ESMA/2015/1886.
[5] Tale valutazione, come da ultimo specificato dall’art. 7 del protocollo, tiene in considerazione il volume d’affari prevedendo che, per un periodo complessivamente non inferiore a due anni nell’ultimo triennio, anche non continuativi, debba riferirsi ad un’attività svolta in favore di almeno 2 (due) clienti per ciascun periodo di attività e deve essere almeno pari a:
(i) con riferimento all’iscrizione nella sezione “consulenti finanziari autonomi” dell’Albo,10.000 euro annualizzati;
(ii)con riferimento all’iscrizione nella sezione “società di consulenza finanziaria” dell’Albo,35.000 euro annualizzati.
[6] Cfr. Rispettivamente, art. 148, co. 2 e 3, del Regolamento Intermediari.