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Timestamp: 2018-02-22 16:40:18+00:00
Document Index: 60222599

Matched Legal Cases: ['art. 328', 'art. 328', 'art. 328', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: PIANO DI RISANAMENTO DELLA QUALITA' DELL'ARIA PROCEDIMENTO 17603 2012 PROVENIENTE DAL N 9963 2009 PROCESSO PRESIDENTI REGIONE ASSESSORI E DIRIGENTI REGINE SICILIA
PIANO DI RISANAMENTO DELLA QUALITA' DELL'ARIA PROCEDIMENTO 17603 2012 PROVENIENTE DAL N 9963 2009 PROCESSO PRESIDENTI REGIONE ASSESSORI E DIRIGENTI REGINE SICILIA
-Premesse sulla ratio delle leggi sulla qualità dell’aria a tutela della salute umana;
Ed infatti incisivamente la Cassazione in tema di inquinamento ambientale, ravvisa nelle omissioni del sindaco, a fronte di situazioni anche solo potenzialmente pregiudizievoli, il reato di cui all’art. 328 c.p., definendo la fattispecie come reato di mero pericolo “ “integra il reato di rifiuto di atti d'ufficio ai sensi del comma primo dell’art. 328 c.p., la condotta del sindaco di un comune il quale - a fronte di una situazione potenzialmente pregiudizievole per l'igiene e la salute pubblica a causa dell'assenza dei requisiti previsti per la potabilità dell'acqua erogata per il consumo -direttiva CEE 98/83 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano- ometta di adottare i provvedimenti idonei ad eliminare il rischio dei superamenti dei parametri stabiliti dalla legislazione speciale in materia.. Il reato di cui all'art. 328 c.p., comma 1 è un reato di pericolo, che si perfeziona ogni qual volta venga denegato un atto non ritardabile, incidente su beni di valore primario tutelati dall'ordinamento, indipendentemente dal nocumento che in concreto possa derivarne -Cass. Sez. 6, 19-9-2008 n. 38386;Cass. Sez. VI, 4.7.2006 n. 34066-. La mancanza di una concreta pericolosità delle acque, risultante dall'accertamento ex post compiuto dal perito, non vale di per sè ad elidere la potenziale pericolosità delle stesse acque, rivelata dai risultati delle analisi all'epoca compiute, e il conseguente dovere, per le autorità preposte per legge alla tutela della salute pubblica, di intervenire senza ritardo e in modo adeguato onde rimuovere le cause dell'inquinamento”.(v. inoltre Cass. VI 13519 del 29/01/2009 Rv. 243684 “Il delitto di omissione di atti d'ufficio è un reato di pericolo la cui previsione sanziona il rifiuto non già di un atto urgente, bensì di un atto dovuto che deve essere compiuto senza ritardo, ossia con tempestività, in modo da conseguire gli effetti che gli sono propri in relazione al bene oggetto di tutela -in fattispecie relativa alla mancata adozione di un'ordinanza sindacale di sgombero di una palazzina priva del certificato di abitabilità e con gravi carenze igienico-sanitarie dovute alla mancata autorizzazione del sistema di smaltimento dei reflui; Sez. 3, E’ interessante anche per le analogie che il caso che esamina può avere con le condotte omissive di una p.a. deputata agli interventi sull’inquinamento la Sentenza Cass. VI n. 422 del 03/12/1999 : “in materia di tutela dall' inquinamento la delega di funzioni, per potere agire quale scriminante della responsabilità penale, deve essere accompagnata dalle seguenti condizioni: a) la natura formale ed espressa, ovvero una delega scritta; b) la natura non occasionale, ma strutturale, nel senso della conformità alle norme statuarie previa adozione secondo le procedure e da parte degli organi competenti; c)la specificità, nel senso di un puntuale contenuto; d) la pubblicità; e)l'effettivo trasferimento di poteri decisionali in capo al delegato, con la attribuzione di una completa autonomia di gestione e con piena e completa disponibilità economica; f) le dimensioni dell'impresa, tali da giustificare la necessità di decentrare compiti e responsabilità; g) la capacità ed idoneità tecnica del soggetto delegato; h) l'insussistenza di una richiesta di intervento da parte del delegato; i) la mancata conoscenza della negligenza o sopravvenuta inidoneità del delegato; l) che l' inquinamento non derivi da cause strutturali dovute ad omissioni di scelte generali; m) la natura eccezionale della delega e la necessità di una prova rigorosa della osservanza di tutte le condizioni di legge- E ancora CASS. III 17.1.2012, Miotti “Nei reati di pericolo l'offesa al bene giuridico protetto consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene soltanto minacciato, e - come evidenziato da autorevole dottrina - può parlarsi di "pericolo" quando, secondo un giudizio ex ante e secondo la migliore scienza ed esperienza, appare probabile che dalla condotta consegua l'evento lesivo. In conformità alla funzione preventiva dei reati di pericolo, è pertanto essenziale che la valutazione debba essere retrocessa al momento della condotta -giudizio prognostico ex ante-).
Su altri atti presenti nel fascicolo dell’Indagine, e dichiarazioni rese dagli indagati, conferenze non sfociati in decisioni
Tra le loro numerose produzioni vi sono ad esempio il “Quadro sintetico di riferimento sullo stato normativo e sugli interventi di risanamento nell’AREA ad elevato rischio ambientale del Comprensorio del Mela (ME)”, ove si riferisce che l’area era stata dichiarata al altro rischio con D.A. 50\gab del 4.9.2002, in relazione all’impatto dovuto alla presenza di impianti industriali di notevole dimensioni- centrale termoelettrica EDIPOWER, raffineria di petrolio di Milazzo, ecc..,e che con lo stesso decreto era stata istituita la commissione Stato-Regione- Provincia –Enti Locali con il compito di predisporre il piano di risanamento ambientale e rilancio economico del comprensorio integrata nella composizione con decreto ASs. 883\16.7.2003 e che tali atti curati dal servizio 3 (di cui era quando a capo XXX), prevedevano la possibilità di affidare ad un ente pubblico di comprovata capacità scientifica Università di Messina- la predisposizione delle linnee guida per la redazione del piano di risanamento in nove mesi. Che tuttavia l’assessore nuovo decideva di affidare il lavoro ad un soggetto da selezionasi con bando europeo, -DA 10.3.2004 poi costato 25.000,00 euro, veniva revocato in autotutela , che il nuovo assessore invece decideva di affidare la cosa a alla comm. provinciale per la tutela dall’inquinamento di Messina , non avente la comprovata capacità tecnica di cui al DA 883\2003, e che presentava il lavoro il giugno 2005 che si limitava ad una enunciazione di linee prive di indirizzi concreto rimandando la stesura del piano entro il termine del 31.1.2006, impostazione molto contestata dai comuni di San Filippo del Mela. Il documento continua esponendo che intanto a seguito della cessazione del commissariamento ministeriale in atto dal 1999 per le zone di ad elevato rischio ambientale dei territori di Siracusa (Augusta, Melilli Priolo etc.. ) e Calatnissetta (Gela Butera etc..) che consentiva il rientro nella disponibilità dell’ASSESSORATO delle somme in origine stanziate, di 140 miliardi di lire, in gran parte non utilizzati per il risanamento, il servizio 3 aveva predisposto il decreto di dichiarazione di aree ad altro rischio che veniva formalizzato con Decreto assessoriale. Veniva predisposto nel luglio l’ufficio speciale per le aree ad alto rischio per predisporre e gestire i pini di risanamento locali e le risorse economiche ; al 31.1.2006 il piano per Comprensorio del Mela; E si trovavano a coesistere tutti gli organismi suddetti con compiti sovrapposti.
Quanto alla EDIPOWER espone che il sistema CTE rimaneva la principale fonte di biossido di azoto e che destava preoccupazione il fatto che nel 2005 alcuni superanti della sostanza erano dovuti ai gruppi da 320 MW, dotati di sistema DESOX di abbattimento spinto del biossido di zolfo con produzione di solfato di calcio non erano stati segnalati , gli interventi che si prevedeva di attivare nei confronti dell’azienda, con la celerità richiesta dalla grave situazione, consisteranno nella accelerazione dei lavori di ambientalizzazioni dei gruppi da 160 MW, verifiche relative ai sistemi di trattamento degli inquinanti, revisione e abbassamento dei limiti autorizzati, in virtù del comprovato stato di deterioramento ambientale e delle gravi patologie rilevate a carico della popolazione locale -la Raffineria di Milazzo era assurta all’onore delle cronache per fenomeni di intossicazione della popolazioni collegate a sostanze organiche volatili odorigene- esponedo la strategia degli interventi (sistemi di aspirazione del gas emesid dalle navi cisterna, interventi diretti a far si che le torce della raffineria riducano il loro ruolo a quello di dispositivo di sicurezza grazie al quale il gas in eccesso siano bruciati in condizioni controllate e non invece usate come sistema routinario di combustione e di rilascio incontrollato di grandi quantità di inquinanti , revisione dell’artificio sistema di calcolo delle emissioni ad es. del biosido di zolfo.
Era in corso la definizione con L’ARPA e con il gestore della rete pubblica prov. di Messina l’adegumto rete monitoraggio alle linee APAT , con il riposizionamento delle centraline e l’ammodernamento della struttura analitica per un apiù ampia copertura dei parametri ambntali. La rete anche EDIPOWER era di antica concezione e solo biossido di zolfo –non coerenti con indirizzi APAT e CNEIA- ; il dipartimento –aggiunge- ha in fase di avvvio con l’ARPA un monitoraggio sulla caratterizzazione chimica del PM 2,5 e PM 1.
-la relazione interessante del dottor Ivo Allegrini consegnata nel 2009, sugli inadempimenti della Regione siciliana in materia di aria.
Una ricostruzione sistematica della normativa sulla qualità dell’aria che più afferisce all’oggetto dell’indagine può trarsi dalla relazione di CTU così come dagli atti acquisiti dal PM ma anche dalla più volte citata sentenza della Corte di giustizia europea del 19.1.2.12di condanna dell’Italia.
Frantumazione delle competenze operata attraverso il conferimento di specifici poteri della Regione ad altri enti e soggetti, e delegando a tavoli tecnici la discussione e deliberazioni varie di piani sempre di la da venire, senza fissare regole certe sul funzionamento di tali tavoli
Dismissione delle centraline di rilevamento di Palermo e altri comuni, che impedisce la redazione dei piani e degli adempimenti di legge.
L'omissione più rilevante tuttavia hanno ancora evidenziato i Consulenti del PM, non era quella di cui sopra ma la mancata adozione del piano di risanamento e mantenimento per le zone individuate con lo stesso Decreto Assessoriale n. 305/GAB del 19 dicembre 2005, da elaborarsi secondo quanto dettato dal D.M. del 1° ottobre 2002, n. 261 (Direttive tecniche per la valutazione della qualità dell'aria ambiente - elaborazione del piano e dei programmi di cui agli articoli 8 e 9 del D. Lgs. 351/1999).
I Soli piani , e per il breve periodo, adottati dalla Regione siciliana per nel 2006 per le Aree ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale, interessano solo due comprensori della regione siciliana e solo un numero limitato di parametri SO2 (anidride s o l f o r o s a ) , NO2 (biossido d1 azoto) e NMHC (idrocarburi non metanici); i relativi rilevamenti a partire dal 2006 sono stati del tutto parziali e insufficienti a monitorare le situazioni e non utili al fìne dell'adozione degli eventuali provvedimenti stabiliti dai suddetti Piani di azioni.
La relazione dei consulenti del PM sintetizza ancora la vicenda del Piano Regionale denominato di Coordinamento Per la Tutela della qualità dell’ aria ambiente della Regione Siciliana (tipo di piano non contemplato dalla legge), adottato con Decreto Assessoriale n. 176/GAB del 9 agosto 2007. I consulenti mettono a nudo gli elementi di tale piano di coordinamento da cui si desume, nota il giudice, la sua natura di strumento dilatorio .
Tornando ai dettagli del citato piano del 9 agosto del 2007, denominato di Coordinamento - come dettagliato nel capitolo 5.1.1 della relazione dei CTU stessi- a differenza di quanto attuato dalle altre Regioni italiane, non prevedeva ancora un vero e proprio Piano di risanamento e mantenimento per la qualità dell’ aria nella Regione Siciliana, conforme alle norme europee e nazionali, in quanto si limitava a definire in sostanza soltanto principi e linee-guida di carattere generale, rinviando ancora una volta a momenti successivi l’elaborazioni e l’adozione degli strumenti attuativi. In tal modo l'attuazione del piano vero e proprio è stato rinviato, coinvolgendo gli enti Territoriali nella scelta degli effettivi programmi concreti per risanare e mantenere la qualità dell’aria ambiente sul territorio regionale. Infatti per realizzare l'obiettivo sopra indicato era stato istituito un ''Tavolo tecnico di coordinamento sulla qualità dell'aria ambiente" e nove Tavoli di settore provinciali, per li coordinamento delle iniziative aventi influenza in ambito provinciale ai quali è stato assegnato il compito di definire, in via preliminare ed a scala provinciale, gli interventi previsti dagli articoli 7. 8. 9 (comma 2} e IO del D. Lgs. 351/99'.
Tali condizioni emergono anche da quanto dichiarato dal Dott. Gaetano Capilli di Arpa Sicilia nel verbale del 18 novembre 2010, a cui si rimanda per i dettagli (Documento IF allegato alla relazione dei ctu) per l'assenza di qualsiasi ricognizione della qualità dell'aria nel corso degli anni 2009 e 2010 e per la situazione di completo abbandono in cui giacciono alcune stazioni di rilevamento, emersa durante i sopralluoghi svolti (Appendice 1).
Per quanto riguarda la domanda se '" i valori rilevati dall’ anno 2002 fino al 2009, e in particolare se il biossido di azoto e del PM 10 siano risultati conformi ai limiti previsti dalla normativa tecnica per la qualità dell 'aria ambiente", rinviando per il dettaglio al capitolo 3.2 dell'elaborato, i consulenti evidenziano, in relazione ai diversi parametri e alle diverse situazioni territoriali, le seguenti condizioni.
Sulla base dei dati sopra riportati, emerge in generale come la situazione sullo stato della qualità dell’aria in alcune aree del territorio siciliano rimane nel tempo scadente e che la concentrazione media degli inquinanti misurati continua ad avere costantemente un andamento negativo nel tempo. Tale condizione è confermata anche dalle valutazioni di Arpa Sicilia sullo stato della qualità dell’aria della regione (periodo 2005-2009), riportate nel capitolo 3.9 a cui si rimanda per i dettagli. Tenuto conto delle principali sorgenti emissive presenti nel territorio della regione siciliana (descritte in dettaglio nel capitolo 2) riportate wqWh invantario regionale delle emissioni in aria ambiente, aggiornato a luglio 2008 con il D. A. 94/GAB, per quanto riguarda l’origine degli inquinanti suddetti in breve sintesi si può evidenziare quanto segue:
Responsabilità dei singoli indagati, Dirigenti responsabili del servizio 3, Assessori e Direttori del Dipartimento, per rifiuto di atti d’ufficio
Ed invero sebbene detti dirigenti non fossero autori degli atti deliberativi esterni dell’Assessore o del Presidente della giunta della Regione, con cui sarebbero stati adottati i piani, il compimento dei loro atti costituiva un anello essenziale ed anzi la conditio sine qua non per i Decreto deliberativi in questione. E va puntualizzato che mentre i dirigenti del Servizio 3 sono individuabili come responsabili delle omissioni di cui si discute in quanto tecnici investiti di quei particolari adempimenti e procedure di legge (che avrebbero portato alle deliberazioni dei piani e alla adozione delle azioni concrete), i DIRETTORI generali del Dipartimento sono responsabili in quanto garanti dell’efficienza del Settore, con poteri di controllo e ampi poteri ed obblighi di fermo intervento, ove necessario a fronte di gravi emergenze e di disfunzioni dei servizi, come era nel caso in esame.
Le dichiarazioni rese da XXX, osserva ancora il giudice, appaiono alquanto labili e generiche e di sostanziale ammissione della assoluta inazione del suo dipartimento durante il suo incarico su tutte la diverse situazioni di inadempimento degli obblighi afferenti alle azioni sull’aria. Dalle espressioni di XXX traspare un atteggiamento di scarsa valutazione degli inadempimenti cui avrebbe dovuto far fronte, con gli ampi strumenti offertigli dai suoi potere e dalla disponibilità di mezzi, che la stessa indagine rivela avere avuto a disposizione. Lo stesso ha per di più esternato la sua idea della estraneità degli Assessori alle problematiche concrete del Dipartimento all’ambiente che egli presiedeva, rivelando al riguardo che –osserva ora il giudice- non sentì mai la necessità di coinvolgere assessori e presidenti della regione, nonostante la gravità della situazione di arretratezza sui modi e sui tempi , anche al cospetto dell’Europa, in cui versavano gli uffici di cui era responsabile (e dei rischi crescenti per la salute della popolazione).
“Quando si parla di attività di programmazione e di linee di indirizzo, significa anche che un piano del genere ha un costo, è giusto, anche per l'amministrazione regionale. Quindi chiaro è che ... poi l'amministrazione deve trovare le risorse, si può avvalere dell'ARPA, si può avvalere di tante realtà che gli consentono anche di potere portare avanti tutto ciò”. “però dico esiste anche una norma che mette fuori chiaramente in un percorso di avvicinamento a un piano cosi importante, chiaramente mette fuori poi le varie responsabilità. Io ritengo, lo dico, l'ho detto, appunto bisogna tener conto di questo, un Assessore non si può sostituire, anzi sarebbe cosa gravissima sostituirsi all'amministrazione, perché se no là si entrerebbe in un campo di diverso tipo.
P-M" ... però c'è anche diciamo un intervento politico che dice sì, vai a spendere quello che ci vuole per realizzare .,,
XXX: Certo. --- che non è che stiamo parlando ... stiamo parlando di cose che hanno ..
P*M.: E lei in particolare ... scusi, nel suo periodo diciamo come ha detto lei... 2003-2004 ..
XXXX: Sì. PM con chi in concreto di soggetti aveva rapporti...
XXX: dottore XXX e dottore XXX.
P-M.: Che erano i rispettivi capi.
XXX: Infatti io in premessa l'ho detto, ho detto c'è un atto di programmazione ... chiaramente che poi bisogna mettere accanto all'atto di programmazione tutti quegli atti necessari per fare svolgere il compito ai tecnici, è chiaro. Ma nel mio periodo nessuno mai ha chiesto nulla, anzi ero io che li inseguivo. Tra l'altro ...….
XXX: Ritengo che sia stato un poco ... come dire ... di inerzia nel volere portare avanti alcune cose. Noi il piano regionale di smaltimento rifiuti l'abbiamo fatto, per esempio ... però dico ...fu approvato dalla Commissione Europea ... dico poi magari era sbagliato, però dico nella prima fase si fecero determinate cose ... non lo so, si vede che non c'era .,.
P.M.: Non c'era cosa la volontà?
XXX: La volontà...
P.M.: La volontà tecnica o la volontà politica? Perché questo è ..
XXX: Io ritengo ... io ritengo che non ... devo dire con molta franchezza che non ci sia stata una spinta forte da parte dell'amministrazione. Chiaro è che a questo accoppiamo anche le responsabilità della politica, è inutile nasconderlo ,.. no? ... forse ci ... tra tante ... tra miliardi di cose che ... e di competenze che un Assessorato di quel tipo ha, è chiaro che può sfuggire anche una cosa così importante, dico sfuggire tra virgolette, quindi c'è una corresponsabilità sicuramente, questo con molta sincerità,
P.M.: A lei... dopo di lei si sono succeduti...
XXX: Un poco di Assessori.
P.M.: Un bello poco di assessori,
XXX: CASCIO.…………..
P.M….Mi pare che si è dimesso. Quindi e che lei sappia, per quanto è a sua conoscenza, se può essere a sua conoscenza, alcuni di questi Assessori hanno svolto questa stessa attività, diciamo, di ...chiamiamola sollecitazione .,, impulso?
XXX: Non lo so.
P-M.: Non ce n'è mai stato modo di parlare, lei è stato mai stato contattato da un precedente Assessore o in forza di queste competenze anche che aveva, che giustamente lei ha descritto di
XXX: No. No, no. Nessuno mai mi ha cercato.
P.M.: Non è stato mai cercato da nessuno. A questo punto ...
XXX: Tra l'altro io tecnico ... l'unico tecnico nella Giunta di politici si può immaginare ...
Alla luce di quanto fin qui osservato, sul punto delle responsabilità dei singoli indagati, può ripetersi intanto senza mezzi termini che gli uffici della Regione siciliana obbligati dalla legge di tutti gli specifici atti a tutela della salute pubblica contro l’inquinamento atmosferico, di cui si è detto, siano tra i diretti principali responsabili della “scadente” qualità dell’aria in molte zone dell’isola (Assessori regionali al Territorio e Ambiente, Direttori generali del Dipartimento Territorio e Ambiente e Responsabili del Servizio 3 “Tutela dall’Inquinamento Atmosferico” del medesimo dipartimento della Regione siciliana), o più precisamente -come fotografato dagli esperti consulenti tecnici del PM- dei livelli “crescenti” di inquinamento oltre i limiti consentiti dalla legge, che da anni non smettono di registrarsi nell’isola (cnfr. le parti relative delle efficaci analisi dei CTU, nel rispondere a tutti i precisi e adeguati quesiti del PM, cnfr. anche le conclusioni della cit. relazione)..
La natura discrezionale di un atto amministrativo non è di per se di ostacolo al suo sindacato da parte di un giudice ordinario, anche penale, soprattutto quanto la discrezionalità riguardi solo il contenuto e non dell'azione , quando cioè l'adozione di un atto discrezionale sia obbligatoria, come è evidentemente nei casi in cui l'urgente necessità di intervento con atti di autorità riguardi la salute. Un giudice in sostanza non potrà mai sottrarsi all'esercizio di un controllo (oltre che sulla conformità dell'atto alla legge) afferente ai profili visibili di logica intrinseca ed estrinseca dell'atto, ai fini ad esempio di valutarne la strumentalizzazione distorta (l'eccesso di potere che potrebbe addirittura travalicare nella assenza dello stesso). Va sempre in breve esercitato da parte del giudice investito di una vicenda, che passi attraverso provvedimenti amministrativi discrezionali, un controllo, che può definirsi di legalità dell'atto discrezionale, condotto in modo da non invadere alcun ambito del potere amministrativo e che farà salvo il principio della suddivisione dei poteri. Detto controllo, si ripete, deve cioè limitarsi ad una valutazione della logicità e congruenza intrinseca ed estrinseca dell'atto, in base a quelle regole imprescindibili di generale ragionevolezza e logicità, che devono sorreggere qualsiasi atto delle autorità (tanto che la stessa Corte costituzionale adotta nel sindacato sulla legge il “principio costituzionale di ragionevolezza”). Nell'ambito di detto tipo di valutazione potranno ravvisarsi indici di vizi ed incongruenze logiche ad esempio nella contraddittorietà intrinseca di parti della motivazione dell'atto amministrativo, nella palese incongruenza tra diverse misure disposte con lo stesso atto, nella assoluta inefficacia tecnica della misura adottata con l'atto rispetto al problema, nella irragionevolezza della scelta rispetto a parametri tecnici comprovati all'entità della situazione di fatto da risolvere, nel palese ed immotivato scostamento da regole tecniche rivelatesi valide già adottate dallo stesso ufficio, nella contraddittorietà tra le motivazioni di atti consecutivi e connessi in parti essenziali, e così via).
Con riferimento alla Sicilia, tra le vicende già rilevate (e altre documentate in atti) costituiscono fulgidi esempi della non casualità di tale sistema di omissioni la stessa non predisposizione e attuazione dei piani dell’aria, che ha contribuito ad inceppare per lunghi anni il corso delle citate procedure d’infrazione -una conclusasi con la citata sentenza di condanna dell’Italia del 19.12.12-, che si va ad incrociare con il peculiare caso del piano c.d. “di coordinamento” deliberato con decreto assessoriale del 9 agosto del 2007 (stilato in tutta fretta per evitare la procedura d’infrazione, ma rivelatosi nient’affatto conforme alla legge e di nessuna validità e palesemente elusivo dei tempi e delle azioni dovute e privo delle indicazioni, che sia pure successivamente avrebbero potuto contribuire a varare i piani voluti dalla legge), e la vicenda della dismissione di centraline di rilevamento dello smog in alcune città, tra cui Palermo –città tra le più inquinate pur in assenza di poli industriali- affidate prima dall’ARPA passate poi all’AMIA, travolte dal noto dissesto della ex municipalizzata (come dichiarato agli investigatori dall’ing. Capilli dell’ARPA; la dismissione delle centraline a giudizio dei CTU ha comportato un “rischio ambientale incontrollato” ; v. primo parte delle conclusioni della relazione dei CTU e le chiare dichiarazioni dell’ing. Capilli dell’ARPA rese il 18 novembre 2010 ai carabinieri del NOE, allegate alla CTU e di cui pure al primo capitolo della sessa relazione dei dottori Sanna, Stoli e Felici).
http://lexambiente.it/aria/122-giurisprudenza-penale-merito122/11126-ariamancato-rispetto-della-normativa-nazionale-e-europea-sulla-adozione-dei-piani-di-risanamento-dellaria-da-parte-della-regione-siciliana.html
PROCESSO SMOG PALERMO PROCEDIMENTO 9963 2009 PERIZIA PIANO ARIA REGIONE SICILIA CTU CUFFARO LOMBARDO CASCIO 1° PARTE
PROCESSO SMOG PALERMO PROCEDIMENTO 9963 2009 PERIZIA PIANO ARIA REGIONE SICILIA CTU CUFFARO LOMBARDO CASCIO.1° PARTE .. by Pino Ciampolillo
PROCESSO SMOG PALERMO PROCEDIMENTO 9963 2009 PERIZIA PIANO ARIA REGIONE SICILIA CTU CUFFARO LOMBARDO CASCIO 2° PARTE
2000 2004 AREE AD ELEVATO RISCHIO SOMME TRASFERITE PREFETTO SIRACUSA COMMISSARIO 30 829 827 35
2000 2004 AREE AD ELEVATO RISCHIO SOMME TRASFERITE PREFETTO SIRACUSA COMMISSARIO 30 829 827 35 by Pino Ciampolillo
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