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Timestamp: 2020-06-01 14:02:55+00:00
Document Index: 5261423

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 56', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 149', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 345', 'art. 112', 'art. 366', 'art. 369', 'art. 369', 'art. 366', 'art. 149', 'art. 12', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 2684 del 30/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2684 del 30/01/2019
Cassazione civile sez. lav., 30/01/2019, (ud. 04/12/2018, dep. 30/01/2019), n.2684
sul ricorso 20752-2013 proposto da:
R.N., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA
difeso dall’avvocato PIER LUIGI SAVA;
Avvocati MAURO RICCI, EMANUELA CAPANNOLO, CLEMENTINA PULLI;
AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE DI CATANIA;
avverso la sentenza n. 360/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,
depositata il 18/03/2013 R.G.N. 1070/2012.
1. la Corte di appello di Catania, con sentenza del 18 marzo 2013, confermava la decisione di primo grado, in ordine al riconoscimento dell’attuale ricorrente come soggetto portatore di handicap, in situazione di gravità, sin dal marzo 2010, e dichiarava improcedibile la domanda volta al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, per mancata presentazione della domanda amministrativa, tenuto conto che la documentazione prodotta in giudizio constava soltanto di una domanda di riconoscimento dell’invalidità civile recante l’espressa precisazione della riduzione parziale della capacità lavorativa in conseguenza delle patologie sofferte;
2. avverso tale sentenza, ricorre R.N., con ricorso affidato a quattro motivi, ulteriormente illustrato con memoria, cui ha resistito, con controricorso, l’INPS.
3. deducendo plurime violazione di legge (art. 149 disp. att. c.p.c.; L. n. 69 del 2009, art. 56L. n. 222 del 1984, art. 11,D.P.R. n. 698 del 1994, art. 1,D.L. n. 355 del 2003, art. 23 conv. in L. n. 47 del 2004) e omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione, la ricorrente si duole che la Corte territoriale non abbia svolto alcuna motivazione sul motivo di gravame incentrato sull’erronea attribuzione della decorrenza della prestazione (dal marzo 2007, come statuito nella decisione impugnata, in luogo del settembre 2005) e sulla mancanza di qualsivoglia riferimento alla tabella vincolante di cui al D.M. 5 febbraio 1992 e al D.Lgs. n. 509 del 1988, art. 2; deducendo, inoltre, violazione dell’art. 149 disp. att. c.p.c., della L. n. 698 del 1994, art. 1 della L. n. 508 del 1988, art. 1, della L. n. 382 del 1970, art. 4 e art. 11, comma 4, della L. n. 138 del 2001, art. 2, lett. b); della L. n. 66 del 1962, art. 8 dell’art. 345 c.p.c.) e omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, la parte ricorrente assume l’evidenza dell’errore in cui al Corte di merito sarebbe incorsa, posto che per la particolare struttura della domanda prevista per legge non era possibile proporre autonoma domanda per l’erogazione dell’indennità di accompagnamento e che fino ad esaurimento dell’iter ammnistrativo non sarebbe stato possibile avanzare nuova domanda stante il generale divieto di presentare nuove domande amministrative; assume, inoltre, che la Corte di merito avrebbe dovuto statuire su tutte le ipotesi di aggravamento ed infermità incidenti sul complesso invalidante, a tanto provvedendo d’ufficio, in considerazione del peggioramento delle condizioni invalidanti tali da farne conseguire il diritto all’indennità di accompagnamento, e che il diverso avviso in ordine alla necessità di una domanda amministrativa costituiva violazione dell’art. 112 c.p.c., in assenza della relativa eccezione svolta dall’INPS; criticava, infine, la disposta compensazione delle spese, suffragando la censura con l’evidenza delle ragioni proposte;
5. in disparte il rilievo che le censure difettano del requisito di specificità dei motivi di impugnazione, tradotto nelle puntuali disposizioni contenute nell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e nell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, (cfr. Sez.U. 22 maggio 2012, n.8077, in motivazione, e Sez. U. 3 novembre 2011, n. 22726, alle quali si rinvia per l’esegesi del diverso onere prescritto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, e per la specifica indicazione, a pena di inammissibilità, ex art. 366 c.p.c., n. 6, del contenuto degli atti e dei documenti sui quali il ricorso si fonda, nonchè dei dati necessari al loro reperimento; v., inoltre, da ultimo, Cass. 29 agosto 2016, n.17400), risulta assorbente l’esame della censura con la quale si assume che, in considerazione dell’aggravamento di condizioni sanitarie, il giudice avrebbe dovuto, d’ufficio, anche senza domanda amministrativa, riconoscere il beneficio dell’indennità di accompagnamento;
6. la censura, illustrata nei diversi profili, anche procedurali (avanzando l’impossibilità di proporre la domanda per essere già in fase di procedimentalizzazione altra domanda per il riconoscimento dello status di portatore di handicap) non è meritevole di accoglimento;
7. come condivisibilmente affermato da questa Corte (v., fra le altre, Cass. 4 aprile 2005, n.6941), l’indennità di accompagnamento necessita di una specifica domanda, in sede amministrativa e giudiziaria, senza che possa in contrario invocarsi, come nel ricorso all’esame, il disposto dell’art. 149 disp. att. c.p.c.;
8. la Corte di merito si è conformata al predetto principio, compiutamente enunciando che il giudice può tener conto dei successivi aggravamenti verificatisi in sede giudiziaria ma sempre, e solo, ai fini del beneficio previdenziale richiesto con l’originaria domanda, con la quale la ricorrente ebbe a richiedere, come enunciato anche nelle premesse del ricorso per cassazione, la pensione di invalidità civile L. n. 118 del 1971, ex art. 12;
9. inoltre, quanto al dedotto vizio di motivazione, le doglianze si risolvono nella proposizione di un mezzo d’impugnazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5, inammissibile perchè non svolto secondo il paradigma risultante della novella introdotta con D.L. 22 giugno 2012, n. 83 convertito con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, riforma applicabile ai ricorsi contro le sentenze depositate, come nella specie, dopo l’11 settembre 2012, alla stregua del quale la sentenza può essere impugnata per cassazione per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (v., per tutte, Cass., Sez.U, 7 aprile 2014, n. 8053 e numerose successive conformi);
10. infine, quanto alla censura che investe la regolazione delle spese operata dalla Corte di merito, deve darsi atto che il motivo risulta inammissibile perchè non svolge alcuna argomentazione per incrinarne la validità, tale non potendosi ritenere l’apodittica asserzione incentrata esclusivamente sull’evidente ragione del R.;
11. le spese si liquidano come in dispositivo;
12. ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre quindici per cento spese generali e altri accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.