Source: http://www.italymedia.it/articoli/attualita&cronaca/0060bis.htm
Timestamp: 2017-06-25 07:06:06+00:00
Document Index: 54769255

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 133', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Da Roma l’ennesima sentenza choc che umilia la donna
La violenza sessuale in povertà è meno grave. A sostenerlo è la Corte d’Appello capitolina e dal mondo politico scorre un fiume di polemiche
Roma. Pensavamo che in questa società di valori effimeri e di radicati egoismi la tutela della persona fosse rimasta una certezza da difendere con ogni mezzo, soprattutto quando a fare le spese di indicibili violenze fossero le donne. Ci sbagliavamo. Dopo la sconcertante e grave sentenza emessa dalla Corte di Cassazione nel mese di febbraio in base alla quale si sosteneva che lo stupro fosse meno grave qualora una ragazzina avesse già avuto rapporti sessuali, è stata da poco pronunciata un’altra decisione choc a proposito della violenza carnale: la Corte d’Appello di Roma ha infatti sentenziato che, qualora lo stupro avvenga in condizioni ambientali degradate, queste stesse rappresentino un’attenuante fondamentale per gli imputati in questione. Quasi a voler dire che in certe situazioni gli stupri sono più comprensibili che in contesti di benessere. Nel concreto tale decisione è stata applicata nei confronti di due uomini accusati del reato di violenza sessuale nei confronti di una quattordicenne tra il 1998 e il 1999: Gianfranco, 36 anni, ex convivente della madre della minore, ha visto diminuire la sua condanna a due anni di ben sei mesi; per Gino, 59 anni, amico e vicino della coppia, la reclusione è invece scesa dai tre ai due anni. “Le degradatissime condizioni di vita nell’ambiente in cui i fatti sono maturati - ha spiegato Afro Maisto, Presidente del Collegio - non coinvolgono, evidentemente, soltanto la minore e la madre, ma anche i due imputati, ai quali non possono essere negate le attenuanti generiche”. Per l'avvocato della difesa, Domenico Battista «colpisce l'automatismo con cui, in un caso di questo tipo, vengono collegate le condizioni di vita con il reato compiuto, quasi fosse una formula matematica. La decisione dei giudici della Corte d'appello è stato un brutto colpo, soprattutto perché l’art. 133 del codice penale a cui tale sentenza fa riferimento (equilibrare la pena in base alle condizioni oggettive e soggettive in cui si è svolto il reato) non è stato utilizzato con coscienza: se ci trovassimo di fronte a un reato contro il patrimonio, non avrei nulla da dire, è chiaro che le condizioni di precarietà possono far scattare le attenuanti; ma in un caso di stupro, oltretutto su una minorenne, il discorso non fila più, e il messaggio che viene lanciato è pericoloso”.
Insomma, ennesima beffa ai danni delle donne e dei più deboli. Ennesimo segnale di un maschilismo ancora molto radicato nella nostra società.
Le reazioni da parte del mondo politico ovviamente non sono tardate ad arrivare.
Se l’Osservatorio sui diritti dei minori e la senatrice dei Verdi Loredana De Petris parlano di “Decisione sconcertante ed agghiacciante”, un forte attacco è stato lanciato da Barbara Pollastrini, coordinatrice delle donne DS: “È una sentenza grave, scioccante, che riporta il Paese indietro e ne umilia i cittadini e le cittadine. Non ci sono parole per esprimere la nostra solidarietà alla vittima della violenza, che all’epoca dei fatti era poco più che una bambina. Sono indignata che si possano offendere la dignità e i diritti inviolabili della persona in nome di un “contesto ambientale”.
Le fa eco Dorina Bianchi della Margherita, per la quale “ancora una volta purtroppo sui reati sessuali, dopo la sentenza sui jeans e quella della ragazzina stuprata che aveva “esperienza”, c’è da registrare con estremo rammarico l’ennesimo, gigantesco passo indietro”.
Soggettivamente e crediamo a nome di tutte le donne ci sentiamo di condannare tali decisioni così retrograde e irrispettose nei confronti dell’universo femminile e della sensibilità che lo contraddistingue. Miei cari signori, una donna stuprata è una donna violentata fisicamente, ma dilaniata anche dentro di sé, privata della sua femminilità e di un potenziale rapporto di complicità con l’altro sesso. Se poi a fare le spese di tanta brutalità è una ragazza o addirittura una bambina, allora la vostra attenzione nella tutela di certe vittime dovrebbe essere ancora maggiore, quantomeno in nome del rispetto della dignità umana sancito dalla Costituzione e di quella famiglia che ritrovate a casa ogni sera e tentate di proteggere con ogni mezzo dalla jungla della vita. Se non capite questo non avete la dignità sufficiente per poter essere chiamati “padri”.