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Timestamp: 2020-08-07 10:44:37+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 16129 del 03/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16129 del 03/08/2016
Cassazione civile sez. VI, 03/08/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 03/08/2016), n.16129
sul ricorso 28991/2014 proposto da:
B.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
difeso dall’avvocato GIOVINA MARASCO giusta procura a margine del
rappresentato e difeso dagli avvocati LIDIA CARCAVALLO, LUIGI
CALIULO, ANTONELLA PATTERI, SERGIO PREDEN giusta procura a margine
avverso la sentenza n. 1147/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO
del 10/07/2014, depositata il 09/09/2014;
udito l’Avvocato ANTONELLA PATTERI, difensore del controricorrente e
ricorrente incidentale, che si riporta agli scritti.
I,a Corte di appello di Catanzaro in riforma della sentenza del Tribunale di Vibo Valentia ha rigettato la domanda proposta da B.S. tesa al riconoscimento dei benefici previsti dalla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, avendo escluso che fosse stata raggiunta la prova della avvenuta esposizione qualificata dell’assicurato alle fibre di amianto.
Per la cassazione della sentenza ricorre il B. che denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, sul rilievo che la Corte territoriale ha omesso di pronunciare sull’eccezione di inammissibilità del gravame per difetto di specificità dei motivi, ritualmente formulata dall’appellato e pretermessa dalla Corte di merito.
L’Inps resiste con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato con il quale si duole del mancato esame dell’eccezione di improponibilità della domanda giudiziaria in relazione alla mancata proposizione della domanda amministrativa all’Inps.
Tanto premesso il ricorso principale è manifestamente infondato.
La valutazione dell’osservanza dell’onere di specificità dei motivi di impugnazione, di cui agli artt. 342 e 434 c.p.c. – nella formulazione anteriore alle modifiche di cui al D.L. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, pubblicata sulla G.U. 11/8/2012 (applicabili ai ricorsi in appello depositati dopo l’11 settembre 2012, e cioè dopo il trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione, e quindi non al ricorso in appello in esame, depositato il 21.8.2012) non può essere effettuata direttamente dalla Corte di cassazione, spettando al giudice di merito interpretare la domanda, mentre il giudice di legittimità può solo indirettamente verificare tale profilo avuto riguardo alla correttezza giuridica del procedimento interpretativo e alla logicità del suo esito, senza poter ricondurre la censura nell’ambito degli “errores in procedendo”, mediante interpretazione autonoma dell’atto di appello (cfr. Cass. 18 gennaio 2016 n. 712, 27 maggio 2014, n. 11828, Cass. 10 febbraio 2007, n. 2217).
Nè è ravvisabile un omesso esame della censura posto che la Corte territoriale, procedendo all’esame delle censure le ha implicitamente ritenute sufficientemente specifiche e perciò idonee a censurare la sentenza impugnata. Il vizio d’ omessa pronuncia, configurabile allorchè manchi completamente il provvedimento del giudice indispensabile per la soluzione del caso concreto, deve essere escluso, pur in assenza di una specifica argomentazione, in relazione ad una questione implicitamente o esplicitamente assorbita in altre statuizioni della sentenza (cfr. anche di recente Cass. 26.1.2016 n. 1360).
Per tutto quanto sopra considerato ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5, il ricorso principale, manifestamente infondato, deve essere rigettato mentre il ricorso incidentale proposto in via condizionata resta assorbito.
Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (così Cass., Sez. Un., n. 22035 /2014).
La Corte, rigetta il ricorso principale, assorbito quello incidentale condizionato.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dell’art. 13, comma 1 bis, del citato d.P.R..