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Timestamp: 2019-07-23 10:03:36+00:00
Document Index: 111358031

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 196', 'art. 196', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 4', 'art. 55']

Il TAR Lazio solleva questione di legittimità costituzionale dell’art. 55 comma 2 TUF per violazione dei principi di uguaglianza e ne bis in idem - Giurisprudenza penale
Il TAR Lazio solleva questione di legittimità costituzionale dell’art. 55 comma 2 TUF per violazione dei principi di uguaglianza e ne bis in idem
Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 23 Febbraio 2018
T.A.R. Lazio, Sezione Seconda Quater, ordinanza (ud. 7 luglio 2017) 29 gennaio 2018, n. 1043
Presidente Pasanisi, Relatore Arzillo
Con l’ordinanza più sotto allegata, il Tribunale amministrativo della Regione Lazio ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 55 comma 2 del Testo Unico della Finanza (D. lgs. 58/1998), per violazione dell’art. 3 Cost. (diritto all’uguaglianza) e art. 117 Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 4 Prot. 7 alla Convenzione EDU (diritto a non essere giudicato e condannato più volte per lo stesso fatto).
Preliminarmente, occorre chiarire che la norma oggetto della questione conferisce il potere alla Consob di disporre in via cautelare nei confronti di chi eserciti l’attività di promozione finanziaria, per un periodo massimo di un anno, la sospensione dall’esercizio dell’attività, qualora il promotore finanziario sia sottoposto a una delle misure cautelari personali del libro IV, titolo I, capo II, del codice di procedura penale o assuma la qualità di imputato ai sensi dell’articolo 60 dello stesso codice in relazione ad alcuni specifici reati quali quelli societari contenuti nel titolo XI del libro V del codice civile, fallimentari o tributari, contro la pubblica amministrazione o la fede pubblica, contro il patrimonio, l’ordine pubblico o l’economia pubblica, ed altri.
La norma, in sintesi, prevede l’applicazione di una misura cautelare amministrativa che consegue ispo facto ad alcune vicende di carattere processualpenale.
Orbene, tale norma deve essere letta (potendo essere applicata) congiuntamente ad altra disposizione del T.U.F., segnatamente l’art. 196, il quale, per quanto qui di interesse, stabilisce che i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede che violano le norme del T.U.F. o le disposizioni generali o particolari emanate dalla Consob in forza di esso, sono puniti con una delle seguenti sanzioni: a) richiamo scritto; b) sanzione amministrativa pecuniaria da € 516 a € 25.823 c) sospensione da uno a quattro mesi dall’albo; d) radiazione dall’albo.
Si tratta, insomma, di una sanzione amministrativa, che discende dalla violazione di norme finanziarie.
Orbene, la questione sollevata dal TAR Lazio trae la propria origine da una vicenda nella quale le due misure appena descritte, cautelare e sanzionatoria, sono state applicate nei confronti dello stesso soggetto per il medesimo fatto.
Più in particolare, la Consob ha dapprima comminato la sanzione ex art. 196, e solo dopo, quando il soggetto ha assunto la qualità di imputato nel procedimento penale (anch’esso, peraltro, avente ad oggetto lo stesso fatto), ha applicato la misura cautelare ex art. 55.
Siffatte circostanze hanno condotto il Tribunale ad accogliere e sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 55 comma 2 per violazione degli artt. 3 e 117 Cost., prospettata dai difensori del soggetto sanzionato nell’ambito del procedimento di impugnazione della delibera con cui la Consob aveva applicato la seconda delle due misure.
Vediamo rapidamente le motivazioni addotte in merito alla non manifesta infondatezza della questione.
Attesa la notoria immediata influenza di questo tipo di provvedimenti sulla posizione del consulente in relazione ai rapporti con il mandante e con la clientela, è indubbio che l’esigenza di tutela generale del mercato si realizza in questo caso a totale discapito della garanzia della posizione del singolo, che viene lesa come nel provvedimento sanzionatorio strettamente inteso” (ord. para. 12).
Art. 117 Cost. in relazione all’art. 4 Prot. 7 CEDU
“La sospensione di un anno, irrogata con il provvedimento impugnato in questa sede, concreta in ultima analisi una nuova e ulteriore sanzione afflittiva e quindi “punitiva”, a prescindere dalla relativa qualificazione formale.
Al riguardo occorre inoltre farsi carico delle precisazioni introdotte da Corte EDU, Grande Camera, 15 novembre 2016, A e B c. Norvegia, secondo cui ai fini dell’applicabilità del ne bis in idem deve mancare una “connessione sostanziale e temporale sufficientemente stretta”, che consentirebbe ai due procedimenti di essere considerati “parti di un’unica reazione sanzionatoria apprestata dall’ordinamento contro l’illecito rappresentato” e che può essere desunta dai seguenti elementi: (i) che i procedimenti abbiano a oggetto scopi differenti e profili diversi della medesima condotta; (ii) che la duplicità dei procedimenti sia una conseguenza prevedibile della condotta; (iii) che la sanzione imposta nel procedimento che si concluda per primo sia tenuta in considerazione nell’altro procedimento, in modo che venga in ogni caso rispettata l’esigenza di una proporzionalità complessiva della pena.
(i) ha natura pubblicistica;
(ii) è volto al perseguimento di finalità di carattere generale, legate all’esigenza di evitare il rischio che lo strepitus fori derivante dal coinvolgimento del promotore in gravi vicende penali possa compromettere la fiducia del pubblico degli investitori nella correttezza degli operatori di quel mercato;
(iii) si contraddistingue per la gravità e afflittività degli effetti potendo precludere definitivamente al promotore finanziario la possibilità di continuare a svolgere la propria professione, essendo impossibile che la stessa possa essere riavviata dopo un così lungo periodo e per l’intrinseca gravità della sanzione, tale da escludere la ricostituzione di un rapporto di fiducia con la clientela” (ord. para. 12).
Per tali ragioni il Tribunale ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 55, comma 2, del T.U.F., in relazione agli artt. 3 e 117, comma 1, della costituzione, e conseguentemente disposto l’immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale e la sospensione del giudizio.
Parole chiave: ne bis in idem, principio di uguaglianza