Source: https://www.diritto.it/prospettive-del-ruolo-di-soccorritore-alla-luce-della-sentenza-3002010-della-corte-costituzionale/
Timestamp: 2019-05-20 18:38:18+00:00
Document Index: 46468146

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art.1']

Nel caso in esame l’iter ha preso le mosse dal ricorso presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri in data 14 gennaio 2010, patrocinato dall’Avvocatura dello Stato, con il quale si è sollevata questione di legittimità costituzionale dell’intera legge della Regione Basilicata 13 novembre 2009, n. 37 (Norme in materia di riconoscimento della figura professionale di autista soccorritore) per violazione dell’art. 117 comma 3 Cost. (comma disciplinante le materie di legislazione concorrente tra Stato e Regioni).
Nei successivi artt. 4 e 5 (allegati A e B) vengono specificate le attività dell’autista soccorritore che, in un contesto generale di collaborazione con gli altri operatori sanitari, sono articolate nella seguente tripartizione: “Conduzione del mezzo di soccorso”, “Supporto al personale responsabile della prestazione sanitaria e agli altri operatori dell’equipaggio, in interventi di urgenza-emergenza”, “Supporto gestionale, organizzativo e formativo”.
Numerosi, in tal senso, sono i riferimenti ad alcuni precedenti della stessa Consulta ( sentenze n. 93/2008, n. 300/2007, nn. 40, 153, 423, 424 del 2006, nn. 319 e 355 del 2005, n. 353/2003); nonché al decreto legislativo n. 30 del 2 febbraio 2006 (“Ricognizione dei principi fondamentali in materia di professioni, ai sensi dell’articolo 1 della legge 5 giugno 2003, n. 131”) che all’art. 1 comma 3 sancisce come “La potestà legislativa regionale si esercita sulle professioni individuate e definite dalla normativa statale”.
2. La sent. N. 300/2010 della Corte Costituzionale: considerazioni in diritto
La Corte si sofferma in particolare su alcuni aspetti. La Legge n. 37, nell’istituire la figura di autista soccorritore all’art. 1, ne disciplina il percorso di formazione e le modalità per ottenere il titolo abilitativo (art. 2). Tanto nella fase formativa, quanto in quella operativa, sono riconosciute all’autista soccorritore competenze e compiti riconducibili direttamente allo svolgimento di professioni sanitarie quali: la “capacità di riconoscere le principali alterazioni alle funzioni vitali attraverso la rilevazione di sintomi e di segni fisiologici”, “la conoscenza delle procedure da adottare in caso di TSO (trattamento sanitario obbligatorio)” (allegato B ed art. 5), il supporto al personale responsabile della prestazione sanitaria e agli altri operatori dell’equipaggio per la “liberalizzazione delle vie aeree, il mantenimento della temperatura corporea, il mantenimento delle funzioni vitali e la defibrillazione effettuata a mezzo DAE (defibrillatore semiautomatico esterno) o per “le procedure diagnostiche e la stabilizzazione del paziente sul luogo dell’evento” (allegato A ed art. 5).
Il progetto citato prevede che il soccorritore, dopo aver frequentato e superato positivamente un corso di base ed un più approfondito corso professionale della durata di 500 ore, acquisisca una qualifica professionale abilitante a svolgere attività di: collaborazione nell’intervento del soccorso sanitario in tutte le fasi del suo svolgimento con particolare riguardo alla messa in sicurezza del luogo dell’evento, conduzione dei mezzi di soccorso sanitario provvisti di segnalatori di allarme acustico e luminosi a luci lampeggianti blu, nonché salvaguardia della sicurezza degli occupanti dei mezzi medesimi, manutenzione dell’efficienza e della sicurezza del veicolo di soccorso affidatogli (art.1).
Approfondendo, si può notare come nella delibera citata la giunta regionale parli di soccorritori ed autisti senza mai far seguire tali termini da aggettivazioni ”professionalizzanti”. Questa non è, però, una panacea per tutti i mail. Prendendo in esame il punto in cui si indica la composizione dell’equipaggio di un singolo MSB (mezzo di soccorso base) si fa riferimento a “soccorritori non sanitari” ma al contempo “certificati”.
Si può allora affermare, alla luce dei dati sopra osservati e senza timore d’esser smentito, che uno dei nervi scoperti nell’attuale organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale sia la mancanza di una normazione univoca capace di definire ruolo e status del personale addetto al soccorso primario.