Source: https://www.lavoripubblici.it/news/2019/04/EDILIZIA/21945/Abusi-edilizi-e-Ordine-di-demolizione-che-si-fa-con-i-Gazebo-
Timestamp: 2019-10-20 05:46:01+00:00
Document Index: 67478546

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 149', 'art. 146', 'art. 167', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 6']

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Uno degli argomenti più controversi e sul quale gli interventi della giurisprudenza si sprecano, riguarda la qualificazione giuridica di pergolati, tettoie, gazebo, verande e pergotende.
Un nuovo intervento è arrivato dalla Sezione Terza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania con la sentenza n. 1783 dell'1 aprile 2019 pronunciata in riferimento ad un ordine di demolizione di un gazebo e di un capannone.
Il ricorso riguarda l'ingiunzione di demolizione delle seguenti opere abusive:
un Gazebo in legno delle dimensioni in pianta pari a m. 4,5 x 3,00 ed in altezza m. 2,20, ultimato ed in uso;
un Capannone delle dimensioni in pianta pari a m 7,00 x 10,00 e in altezza media di circa m. 3,20, composto da struttura metallica con copertura e chiusura laterale in plastica trasparente e pavimentazione in cls, in uso a deposito vario.
Avverso l'ordine di demolizione il ricorrente ha dedotto la violazione del D.Lgs. n. 42/2004 (c.d. Codice dei beni culturali e del paesaggio) e del DPR n. 380/2001 (c.d. Testo Unico Edilizia).
In particolare, secondo il ricorrente le opere in questione, per natura e caratteristiche, avrebbero richiesto di premunirsi di semplice segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) in quanto:
il gazebo non avrebbe comportato alcun incremento di volume e sarebbe comunque di modesto impatto urbanistico perché di ridotte dimensioni e costituito da una struttura interamente bullonata e smontabile, aperta su tutti i lati;
il capannone (che il ricorrente definisce solo "deposito") consisterebbe invece in una struttura destinata all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale, ossia un’opera strettamente legata - per modalità esecutrici, materiali utilizzati e destinazione impressa - all’attività agricola che si svolge sul fondo e, pertanto, non assoggettabile ad autorizzazione paesaggistica, ai sensi dell’art. 149, lett. b), d. lgs. 42/2004. Inoltre, la struttura non comporterebbe alcuna permanente alterazione dello stato dei luoghi né dell’assetto idrogeologico del suolo.
I giudici di primo grado hanno immediatamente chiarito che sia il gazebo che il capannone, per le caratteristiche costruttive, unite alla zona in cui sono state erette (E1 agricola normale), peraltro in area vincolata ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004, sono opere che avrebbero richiesto il permesso di costruire unitamente all’autorizzazione paesaggistica.
Il gazebo descritto nel provvedimento impugnato rientra tra le opere “prive dei connotati della precarietà e dell’amovibilità”. Ed invero, nelle ipotesi in cui il gazebo costituisca una struttura funzionale a soddisfare esigenze permanenti, va considerato come manufatto in grado di alterare lo stato dei luoghi, con riflessi non solo per il profilo urbanistico ma anche per quello paesaggistico-ambientale.
Il TAR ha ricordato che secondo una costante e condivisa giurisprudenza, un’opera può essere qualificata come precaria ove sia destinata ad essere rimossa non appena siano venuti meno i bisogni, meramente occasionali, che ne hanno determinato l’installazione, viceversa, ove la costruzione sia precostituita al soddisfacimento di interessi stabili e permanenti, come accade nell’ipotesi in esame, viene meno il requisito della precarietà.
In riferimento al capannone, lo stesso costituisce un manufatto chiuso su tutti i lati con pavimento in calcestruzzo, con evidente alterazione dello stato dei luoghi e con evidenti aumenti plano-volumetrici, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Trattasi a tutti gli effetti di una nuova costruzione per la quale sarebbe stato necessario acquisire il permesso di costruire, unitamente all’autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004, non conseguibile a sanatoria in via postuma, in presenza della chiara preclusione dettata dall’art. 167, comma 1, n. 4) del D.Lgs. n. 42/2004.
Infine, c'è da ricordare che la sanabilità postuma dell'opera sotto l'aspetto paesaggistico è esclusa in presenza di nuove superfici o volumi, per l'evidente finalità di preservare il valore del paesaggio, elemento che impedisce di mantenere nuovi ingombri in zona ove è vietata l'edificazione in assenza di autorizzazione paesaggistica. L'art. 167, comma 4, lett. a) del D.Lgs. n. 42/2004 riguarda qualsiasi incremento volumetrico, finanche interrato, aggiungendosi che esulano dal concetto solo le opere aventi funzione servente e prive di funzionalità autonoma.
Sull'argomento ricordiamo la sentenza del Consiglio di Stato n. 306 del 25 gennaio 2017 con la quale si è provato a tratteggiare la natura di pergolati, tettoie e gazebo.
Ricordiamo, infine, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 2018 del Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti 2 marzo 2018 recante "Approvazione del glossario contenente l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222” al quale è allegato il Glossario edilizia libera che contiene una tabella in cui sono individuate le principali opere che possono essere eseguite senza alcun titolo abilitativo, nel rispetto delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e di tutte le normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia (in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al d.lgs. n. 42/2004).
Tra queste viene previsto che sono soggette a regime di edilizia libera (DPR n. 380/2001, art. 6, comma 1, lett. e- quinquies) l'installazione, la riparazione, la sostituzione e il rinnovamento di: