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Timestamp: 2018-09-23 06:25:46+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 99', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 99']

Di nuovo il quesito all’Adunanza plenaria sulla valenza del diploma di massofisioterapista ai fini dell’iscrizione alla facoltà universitaria di Fisioterapia. di Licia Grassucci
Di nuovo il quesito all’Adunanza plenaria sulla valenza del diploma di massofisioterapista ai fini dell’iscrizione alla facoltà universitaria di Fisioterapia.
Cons. Stato, Sez.VI, ord., 11 giugno 2018, n. 3554 e Cons. Stato, Sez. VI, ord., 25 giugno 2018, n. 3910
08 Ago 2018 di Licia Grassucci
Atteso il contrasto giurisprudenziale, va deferita all’Adunanza plenaria la questione sul valore da riconoscere, ai fini della iscrizione universitaria, al diploma di fisioterapista rilasciato ai sensi della l. n. 403/1971, onde stabilire se tale diploma consenta l’iscrizione alla facoltà di Fisioterapia ad anni successivi al primo e, in caso affermativo, se ciò sia possibile senza test di ingresso.
Con due distinti provvedimenti la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha investito l’Adunanza plenaria della questione relativa alla valenza del diploma di fisioterapista e specificamente se detto diploma consente l’iscrizione alla facoltà universitaria di Fisioterapia ad anni successivi al primo e, in caso affermativo, se ciò sia possibile senza test di ingresso.
Le rimessioni sono due, ma il quesito è identico, peraltro preceduto in passato da uno analogo che si è concluso con una pronuncia interlocutoria da parte della Plenaria[1].
Sulla questione vi sono due orientamenti giurisprudenziali difformi.
Secondo un primo orientamento, il diploma di massofisioterapista, rilasciato ai sensi della l. n. 403/1971, consentirebbe senz’altro l’accesso ad una facoltà universitaria, nella specie alla facoltà di Fisioterapia[2].
L’orientamento in questione ritiene che il diploma di cui alla menzionata l. n. 403/1971, per effetto del d.m. 27.7.2000 e dell’art. 4 della l. n. 42/1999, sia equipollente al diploma di cui al d.lgs. n. 502/1992.
Ciò posto, “per implicito ma inequivocabilmente”, viene rilevato che il diploma di cui al d.lgs. n. 502/1999 è un diploma universitario che, per il conseguimento, richiede di aver già conseguito un diploma di scuola secondaria superiore di durata quinquennale.
Su questa base di equipollenza, la giurisprudenza in esame ritiene che il diplomato di cui alla l. n. 403/1971 possa per ciò solo iscriversi alla facoltà universitaria di proprio interesse.
Poiché, infine, si tratta della facoltà di Fisioterapia, per la stessa giurisprudenza il candidato è esonerato dal test di ingresso, atteso che la finalità di quest’ultimo sarebbe quella di “accertare la predisposizione del candidato per le discipline oggetto dei corsi alla cui iscrizione ambisce” e che tale verifica sarebbe superflua “considerato che il conseguimento del titolo di studio di massofisioterapista (in virtù soprattutto della prevista equipollenza con il diploma universitario triennale) assicura, già in sé, questa predisposizione”.
Secondo un altro orientamento, invece, l’iscrizione universitaria ad un anno successivo al primo sulla base di un diploma di scuola secondaria superiore, quale appunto il diploma di cui alla l. n. 403/1971, di durata soltanto triennale, rappresenta una deviazione non minima dai principi in materia. Infatti, per l’iscrizione universitaria al primo anno è richiesto un diploma di scuola secondaria superiore di durata quinquennale e, quindi, di livello superiore a quello di cui si tratta.
Un tale risultato, pur non in assoluto vietato dall’ordinamento, dovrebbe essere sancito da una norma espressa.
Inoltre, in materia di equiparazione non si possono ammettere interpretazioni estensive, in base al rilievo logico, prima che giuridico, per cui ciò che si equipara è per definizione diverso.
Viceversa, le disposizioni sopra riportate prevedono l’equiparazione “ai fini dell'esercizio professionale e dell'accesso alla formazione post-base”, ovvero per lavorare - in proprio o come dipendente, anche nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, considerato in modo espresso dal d.m. 27.7.2000 - e per accedere a tutti quei corsi che consentono al professionista già abilitato di migliorare la propria professionalità.
In sostanza, anche i massoterapisti diplomati secondo la normativa in esame dovrebbero, al pari di ogni altro aspirante, iscriversi al primo anno di corso superando il relativo test, salva la possibilità, da verificare caso per caso, che in base al diploma posseduto vengano loro riconosciuti in qualche misura crediti formativi.
Peraltro, rileva la Sezione remittente, non potrebbe neppure applicarsi al riguardo il principio stabilito dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nella sentenza 28 gennaio 2015, n. 1, che esenta, a certe condizioni, dal test di ingresso gli studenti di medicina che si trasferiscano da una facoltà straniera all’omologa facoltà italiana. Invero, nella fattispecie esaminata si trattava di stabilire non una equipollenza, ma i requisiti per proseguire presso altra sede il medesimo corso di studi già intrapreso presso una sede all’estero[3].
In favore del secondo orientamento sopra richiamato deporrebbero anche due sentenze della Terza Sezione del Consiglio di Stato (16 gennaio 2018, n. 219; 9 marzo 2018, n. 1520[4]) le quali, pur nell’ambito di una diversa problematica, si sono pronunciate sull’effettivo valore da riconoscere al diploma di massofisioterapista di cui alla l. n. 403/1971.
In particolare, secondo la sentenza n. 219 del 2018, la l. n. 403/1971, istitutiva del diploma in questione, non dettava norme sul percorso formativo corrispondente. Dopo il trasferimento della relativa competenza alle Regioni (d.P.R. 24.7.1977, n. 616) e, successivamente, l’intervento dell’art. 7 del d.lgs. n. 517/1993, modificativo dell’art. 6, comma 3, del citato d.lgs. n. 502/1992, sulla formazione del personale della riabilitazione, era stato demandato al Ministro della Sanità di individuare le figure professionali della riabilitazione da formare, ed i relativi profili, e di conseguenza sopprimere, entro due anni dal 1°.1.1994, i corsi di studio relativi alle figure professionali di tal tipo previste dal precedente ordinamento, che non fossero stati già riordinati ai sensi dell’art. 9 della l. n. 341/1990.
Sennonché, un atto di individuazione della figura del massofisioterapista, come una di quelle da riordinare, è mancato, né sono intervenuti atti di riordino o di soppressione del relativo corso regionale.
La conseguenza di tale quadro normativo sarebbe, quindi, che il massofisioterapista ai sensi della l. n. 403/1971 sopravvive come “operatore di interesse sanitario” ai sensi dell’art. 1 della l. n. 43/2006 e che l’equipollenza del relativo titolo al diploma universitario dovrebbe valere in termini molto ristretti, ovvero solo per il periodo transitorio di due anni dal 1°.1.1994 in cui si sarebbe dovuto compiere il riordino, e solo per i diplomi conseguiti all’esito di un corso già regolamentato a livello nazionale, ovvero solo in presenza di moduli formativi la cui uniformità ed equivalenza fossero già state riconosciute nel regime pregresso.
Ciò in generale, perché un diploma la cui validità ai fini dell’esercizio professionale fosse limitata nel tempo e condizionata non potrebbe considerarsi, secondo logica, valido senza limiti ai fini di un’iscrizione universitaria.
In conclusione, trattasi di orientamenti che giungono, sulla base dell’esegesi delle stesse norme, a soluzioni opposte.
Con le remissioni in esame si auspica che questa volta la questione possa essere risolta.
La prima soluzione lascia perplessi per l’argomentazione a proposito dell’equipollenza, operata dal d.m. 27.7.2000 e dall’art. 4 della l. n. 42/1999, del diploma di cui alla più volte menzionata legge 19 maggio 1971, n. 403, al diploma di cui all’art. 6 d.lgs. n. 502/1992.
Infatti, effettuato detto riconoscimento, il diplomato ex l. n. 403 del 1971 potrebbe iscriversi alla facoltà universitaria di proprio interesse (nella specie, facoltà di Fisioterapia).
La perplessità riguarda le conclusione cui si perviene.
Infatti, posto che la norma ha sancito l’equipollenza dei due titoli in esame e che quello conseguito ex art. 6 d.lgs. n. 502/1992 è un diploma universitario, a rigore si dovrebbe concludere che per assurdo non sarebbe neppure ammissibile l’iscrizione al corso universitario di Fisioterapia poiché il titolo si potrebbe ritenere già conseguito in forza del riconoscimento operato dal legislatore.
E’ evidente che siffatta esclusione non è ragionevole; invero, l’equipollenza voluta dalla norma vale solo ai fini espressamente previsti dalla stessa.
[1] La Sezione Sesta del Consiglio di Stato, ord., 5 luglio 2017, n. 3319, aveva rimesso, ai sensi dell’art. 99 c.p.a., la questione concernente il valore da riconoscere ai fini di un’iscrizione universitaria al diploma di fisioterapista rilasciato ai sensi della l. 19 maggio 1971, n. 403. Con ordinanza 21 novembre 2017, n. 10, l’Adunanza plenaria aveva restituito gli atti alla sezione per lo svolgimento di ulteriore istruttoria, anche al fine di verificare, in considerazione delle allegazioni di parte appellante, la frequenza da parte del ricorrente di una scuola secondaria superiore di durata quinquennale – verificando l’idoneità a tal fine del diploma dallo stesso prodotto dopo la pronuncia dell’ordinanza di rimessione – e l’effettiva produzione di tale titolo in sede amministrativa.
[2] Cons. Stato, Sez. VI, 5.3.2015, n. 1105, e C.G.A.R.S, Sez. giur., 10.5.2017, n. 212.
[3] In Foro it., 2015, III, 446, con nota di R. de Hippolytis.
[4] Già prima di queste, v. Cons. Stato, Sez. VI, 30 maggio 2011, n. 3218, secondo cui l'art. 4 l. n. 42 del 1999 ha finalità transitoria, essendo finalizzata a consentire che i (soli) titoli rilasciati dalle scuole regionali nel previgente sistema potessero essere equiparati a quelli di nuova istituzione (qualificati da un diverso e più impegnativo iter di conseguimento).
1. I ricorrenti appellati sono titolari di diplomi di massofisioterapista rilasciati loro ai sensi della l. 19 maggio 1971 n.403 e conseguiti nella specie in un caso nel 2009 presso l’istituto “Fermi” di Perugia, e negli altri due nel 2007 presso l’istituto “Fleming” di Ancona, al termine di un corso di studi triennale al quale si può accedere immediatamente dopo l’assolvimento dell’obbligo scolastico (doc. 5 in I grado ricorrenti appellanti).
- con il primo di essi, deduce violazione della l. 2 agosto 1999 n.264, nel senso che per l’accesso al corso di laurea indicato, anche per gli anni successivi al primo, sarebbe necessario comunque il superamento del test di ingresso, subordinato al possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado di durata quinquennale;
- con il secondo motivo, deduce violazione della l. l. 26 febbraio 1999 n.42, nel senso che il diploma posseduto dai ricorrenti appellati non consentirebbe, in particolare, l’accesso in parola.
12. Si tratta del valore da riconoscere ai fini di un’iscrizione universitaria al diploma di fisioterapista del tipo posseduto dal ricorrente appellante, ovvero al diploma rilasciato, come si è detto, ai sensi della l. 19 maggio 1971 n.403, nel senso di stabilire se tale diploma consenta l’iscrizione alla facoltà di Fisioterapia ad anni successivi al primo, questione oggetto del secondo motivo di appello, e in caso affermativo di stabilire se ciò sia possibile senza test di ingresso, questione oggetto del primo motivo di appello.
16. Tutto ciò posto, secondo un primo orientamento, in base alla normativa appena riportata il diploma di massofisioterapista rilasciato ai sensi della l. 19 maggio 1971 n.403 consentirebbe senz’altro l’accesso ad una facoltà universitaria, nella specie alla facoltà di fisioterapia.
21. Il quadro della giurisprudenza va infine completato con l’orientamento espresso da C.d.S. sez. III 16 gennaio 2018 n.219 e 9 marzo 2018 n.1520, sentenze le quali, pur non riguardando direttamente la problematica per cui è causa, si sono pronunciate sull’effettivo valore da riconoscere come tale al diploma di massofisioterapista di cui alla l. 403/1971, ovvero al titolo di cui i ricorrenti appellati sono in possesso.
23. In tale contesto, è intervenuto l’art. 7 del d. lgs. 7 dicembre 1993 n. 517, modificativo dell’art. 6, co. 3, del già citato d. lgs. n. 502/1992, il quale disciplina la formazione del personale della riabilitazione, il Ministro della Sanità avrebbe dovuto individuare le figure professionali della riabilitazione da formare, ed i relativi profili, e di conseguenza sopprimere, entro due anni dal 1 gennaio 1994, i corsi di studio relativi alle figure professionali di tal tipo previste dal precedente ordinamento, che non fossero stati già riordinati ai sensi dell’art. 9 della l. 19 novembre 1990 n. 341.
- per l’annullamento dei provvedimenti prot. nn. 166062 e 166064 in data 4.8.2016 dell’Università̀ degli Studi di Torino, nonché dei relativi allegati (ivi inclusi gli atti di valutazione dei curricula);
- per la condanna dell’Università̀ ad ammettere l’iscrizione dei ricorrenti al terzo anno del corso di laurea in fisioterapia, senza dover sostenere test di ammissione, con piena riconversione creditizia del loro diploma triennale di Massofisioterapia (conseguito presso l’Istituto E. Fermi di Perugia nel 2009), ovvero, in subordine, iscriverli agli anni precedenti del corso, senza espletamento del test d’ingresso, provvedendo ad una legittima e piena riconversione creditizia.
1.1. In estrema sintesi, la sentenza di primo grado ha innanzi ritenuto corretta la scelta del previo superamento di test di ammissione affermando in proposito che “Non si tratta infatti di transitare da una università ad altra, ma di accedere ad un nuovo e differente corso di laurea, rispetto a quello frequentato precedentemente, per il quale è previsto il limite numerico, elemento ineludibile, perché posto a garanzia di qualità dell'insegnamento secondo gli standard europei.”.
2. L’appello censura articolatamente la pronuncia di primo grado premettendo tuttavia che questa Sezione del Consiglio di Stato (ordinanza 5.7.2017, n. 3319) ha già sottoposto all’esame della Adunanza plenaria la questione del se, ai fini dell’iscrizione ad una facoltà universitaria, sia sufficiente o meno il possesso del diploma di massofisioterapia rilasciato ai sensi della l. n. 403/1971, conseguentemente dovendosi valutare se il presente giudizio vada sospeso, differito ad altra udienza in attesa della pronuncia dell’Adunanza plenaria ovvero se anche le sue questioni vadano sottoposte alla delibazione di quest’ultima.
4. Col secondo ricorso in epigrafe n. r.g. 7818/2017 la persona fisica ivi pure indicata (dotata di titolo di Massofisioterapia conseguito presso l’Istituto E. Fermi di Perugia nel 2016 e di laurea triennale in Scienze motorie presso l’Università̀ degli Studi di Torino in data 27.1.2013) ha impugnato la sentenza del Tar per il Piemonte n. 733/2017, anch’essa pubblicata il 13.6.2017, che – a spese compensate – ha respinto il suo originario ricorso proposto per l’annullamento del provvedimento prot. n. 168122 in data 8.8.2016 dell’Università degli Studi di Torino (analogo a quelli sub 1. supra) e per una condanna dell’Università corrispondente a quella chiesta nel primo ricorso introduttivamente citato.
14. Completa il quadro l’art. 1 della l. n. 264/1999 per cui i corsi di laurea nelle professioni in questione sono ad accesso programmato a livello nazionale, prevedendo cioè un numero predeterminato e limitato di posti, da assegnare secondo i risultati ottenuti dai candidati nei test di ingresso.
Non si potrebbe infatti applicare, lo si dice per completezza, alla fattispecie il principio stabilito da C.d.S. ad. plen. 28.1.2015, n. 1, che esenta, a certe condizioni, dal test di ingresso gli studenti di medicina che si trasferiscano da una facoltà straniera all’omologa facoltà italiana. Il caso deciso è infatti molto diverso, poiché si trattava di stabilire non una equipollenza, ma i requisiti per proseguire presso altra sede il medesimo corso di studi già intrapreso presso una sede all’estero.
20. Il quadro della giurisprudenza va infine completato con l’orientamento espresso da C.d.S., III, 16.1.2018, n. 219, e 9.3.2018, n. 1520, sentenze le quali, pur non riguardando direttamente la problematica per cui è causa, si sono pronunciate sull’effettivo valore da riconoscere come tale al diploma di massofisioterapista di cui alla l. n. 403/1971.
21. Le sentenze citate, in particolare la n. 219/2018, da cui si cita, osservano che la l. n. 403/1971, istitutiva del diploma in questione, non dettava norme sul percorso formativo corrispondente.
22. In tale contesto è intervenuto l’art. 7 del d.lgs. n. 517/1993, modificativo dell’art. 6, co. 3, del citato d.lgs. n. 502/1992, il quale disciplina la formazione del personale della riabilitazione, il Ministro della Sanità avrebbe dovuto individuare le figure professionali della riabilitazione da formare, ed i relativi profili, e di conseguenza sopprimere, entro due anni dal 1.1.1994, i corsi di studio relativi alle figure professionali di tal tipo previste dal precedente ordinamento, che non fossero stati già riordinati ai sensi dell’art. 9 della l. n. 341/1990.
La conseguenza di tale quadro normativo sarebbe quindi che il massofisioterapista ai sensi della l. n. 403/1971 sopravvive come “operatore di interesse sanitario” ai sensi dell’art. 1 della l. n. 43/2006 e che l’equipollenza del relativo titolo al diploma universitario dovrebbe valere in termini molto ristretti, ovvero solo per il periodo transitorio di due anni dall’1.1.1994 in cui si sarebbe dovuto compiere il riordino, e solo per i diplomi conseguiti all’esito di un corso già regolamentato a livello nazionale, ovvero solo in presenza di moduli formativi la cui uniformità ed equivalenza fossero già state riconosciute nel regime pregresso.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), non definitivamente pronunciando sugli appelli in epigrafe indicati (ricorsi nn. 7817/2017 e 7818/2017R.G.), previa loro riunione, li rimette all’esame dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, ai sensi dell’art. 99 c.p.a.