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Timestamp: 2020-08-05 22:44:38+00:00
Document Index: 137769024

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 35', 'art. 41', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 21', 'art. 37', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 33', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 19', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 64']

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UdA 2 Approccio storico alla normativa
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“Potenziamento della cultura della prevenzione degli infortuni e della normativa vigente rispetto a stage, tirocini e alternanza nel mondo del lavoro”. UdA 2 Approccio storico alla normativa
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“Potenziamento della cultura della prevenzione degli infortuni e della normativa vigente rispetto a stage, tirocini e alternanza nel mondo del lavoro”. • UdA 2 • Approccio storico alla normativa • Approccio alla prevenzione attraverso il Dlgs 81/2008: il miglioramento della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro • Il sistema legislativo: esame delle normative di riferimento. I soggetti del sistema di prevenzione aziendale secondo il Dlgs 81/2008: compiti, obblighi, responsabilità civili e penali • Il sistema pubblico della prevenzione
Le origini La prima produzione normativa in tema di sicurezza sul lavoro risale alla fine del secolo XIX quando si sentì l’esigenza di tentare di arginare il fenomeno infortunistico derivato dalla crescita senza regole del lavoro all’interno delle fabbriche e dall’uso sempre più diffuso e spregiudicato di macchinari ed attrezzature privi delle più elementari misure di sicurezza. Il legislatore dell’epoca, che considerava gli infortuni sul lavoro un fattore inevitabile legato alla produzione industriale.
L’articolo 2087 codice civile del 1942 impone all’imprenditore di adottare: “nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. Le origini Tale norma, infatti, ha sin dall’origine assunto il ruolo di fulcro del sistema di sicurezza sul lavoro a seguito della sua ampia formulazione che impone all’imprenditore l’obbligo di salvaguardare la salute dei propri dipendenti con l’adozione di tutte le misure di sicurezza richieste, secondo il principio della “massima sicurezza tecnologicamente possibile”
Dalla Costituzione al D.lgs 626 Con la Costituzione, promulgata nel 1948, la tutela della salute e della salubrità dell’ambiente di lavoro assume rilievo pubblicistico grazie alle disposizioni contenute, rispettivamente, nell’art. 32 in base al quale il diritto alla salute ed all’integrità fisica diventa un diritto fondamentale dell’individuo, nell’art. 35 che garantisce la tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni ed, infine, nell’art. 41 in virtù del quale l’iniziativa economica privata, seppur dichiarata libera, “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”
Dalla Costituzione al D.lgs 626 Dopo questi primi interventi legislativi sporadici viene emanata la prima disciplina organica che risale alla seconda metà degli anni ’50 quando grazie ad una delega contenuta nella legge 12 febbraio 1955, n. 51, il Governo predispose una serie di decreti presidenziali in materia di sicurezza sul lavoro con i quali si cercò di contenere il fenomeno infortunistico nei luoghi di lavoro.
I quattro caratteri fondamentali della normativa degli anni cinquanta erano: Lo scopo di realizzare la protezione obiettiva; il principio di tassatività secondo cui le misure di sicurezza sono inderogabili, indisponibili, insostituibili ed infungibili; il criterio di presunzione assoluta di pericolo; il primato assoluto delle esigenze di sicurezza. Dalla Costituzione al D.lgs 626
Dalla Costituzione al D.lgs 626 Dopo l’ampia produzione normativa degli anni ’50 inizia un lungo periodo di stasi, interrotto agli inizi degli anni ’70 quando nello “Statuto dei lavoratori” viene affermato che i lavoratori, mediante loro rappresentanze, sono chiamati a: “controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica” (art. 9, legge 20 maggio 1970, n. 300).
La formazionerientrava tra le misure generali di tutela (art. 3, co. 1, lett. s) e imponeva al datore di lavoro di fornire una formazione sufficiente ed adeguata sul tipo di produzione nonché sulla sicurezza sul lavoro individuale e collettiva all’interno dell’ambiente di lavoro con particolare riguardo ai rischi esistenti, ai possibili danni che ne potevano derivare e sulle misure richieste per fronteggiarli. Il Decreto Legislativo 626
Nelle misure generali di tutela era collocata anche l’informazione dei lavoratori che riguardava: i rischi sulla sicurezza individuale e collettiva, le misure e gli accorgimenti adottati per la prevenzione e la protezione, i pericoli legati all’uso di sostanze pericolose, le procedure di pronto soccorso e di evacuazione in caso di incendio, i nominativi del RSPP e del medico competente. Il Decreto Legislativo 626
L’addestramento serviva ad impratichire i lavoratori sull’uso pratico delle nozioni apprese con la formazione e l’informazione. Esso riguardava, ad esempio: le attrezzature di lavoro, l’uso dei dispositivi di protezione individuali, la protezione dagli agenti chimici. Il Decreto Legislativo 626
1955 1994 1996 2008 APPROCCIO “COMMAND E CONTROL” APPROCCIO “ORGANIZATIVO E GESTIONALE ” DLgs 81/08 DLgs 626 SISTEMA RIGIDO SISTEMA FLESSIBILE • Sistema orientato agli aspetti gestionali • e organizzativi, e alla prevenzione • Nuovi istituti relazionali e definizione • di ruoli e responsabilità di nuovi soggetti. • Rispetto sostanziale delle misure • di prevenzione e protezione • Sistema prescrittivo, settoriale, • poco orientato alla prevenzione • e molto alla repressione • Eccessiva frammentazione legislativa • Rispetto formale alla conformità
Il Decreto Legislativo 81/2008 Nell’art. 1, intitolato Finalità, viene affermato che le norme contenute nel decreto legislativo sono rivolte al riassetto ed alla riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Esse mirano, precisamente, a garantire l’uniformità della tutela sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati
l’attuale normativa non si rivolge unicamente al lavoratore subordinato, ma a tutte “le persone che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolgono un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato” (art. 2, comma 1, lett. a); Il Decreto Legislativo 81/2008
ART. 3 le norme contenute nel decreto legislativo si applicano a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio, nonché a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, ed ai soggetti ad essi equiparati. Rimangono esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari (art. 3, comma 8); mentre per alcune categorie, come le Forze Armate, la Polizia di Stato, i Vigili del Fuoco o nell’ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie etc. la legge rinvia la disciplina ad appositi decreti. Il Decreto Legislativo 81/2008
Anche nel decreto legislativo n. 81 del 2008 vengono confermate le linee guida che hanno caratterizzato il sistema di prevenzione introdotto con il decreto legislativo n. 626 del 1994 e precisamente: una maggiore specificazione del contenuto dell’obbligo di sicurezza che grava sul datore di lavoro; la programmazione della gestione della sicurezza e la procedimentalizzazione degli obblighi di prevenzione; una gestione concertata della sicurezza all’interno dell’impresa attraverso la partecipazione attiva dei lavoratori e dei loro rappresentanti, i cui compiti sono meglio ridefiniti e specificati. Il Decreto Legislativo 81/2008
ART. 15 Nelle misure generali di tutela vengono inserite per la prima volta anche l’informazione e la formazione adeguate per il dirigente ed il preposto (lett. o), la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza; inoltre, il controllo sanitario oggi riguarda i lavoratori in genere e all’allontanamento per motivi sanitari per l’esposizione al rischio si affianca la possibilità di adibizione del lavoratore a mansioni diverse (lett. m). Il Decreto Legislativo 81/2008
Informazione Complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro. E’ disciplinata, per quanto riguarda quella destinata ai lavoratori, dall’art. 36, che ricalca, senza modifiche di rilievo, il contenuto dell’art. 21 del d. lgs. n. 626 del 1994. Il contenuto della informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Obblighi nei confronti dei lavoratori
Il datore di lavoro fornisce un’adeguata informazione sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività della impresa in generale, sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l'evacuazione dei luoghi di lavoro, sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di primo soccorso e sulla prevenzione incendi, sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione e del medico competente, sui rischi specifici cui e' esposto in relazione all'attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia, sui pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei preparati pericolosi. Obblighi nei confronti dei lavoratori
formazione sufficiente ed adeguata in materia di sicurezza e di salute, con particolare riferimento ai concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza e ai rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell'azienda” (art. 37, comma 1). Obblighi nei confronti dei lavoratori
è il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore e, comunque, è il soggetto che ha la responsabilità dell'impresa stessa ovvero dell'unità produttiva, in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa (art. 2 d.lgs. n. 81/2008) Gli attori della prevenzione Il datore di lavoro
il datore di lavoro privato o pubblico non può delegare alcuni dei principali compiti a lui assegnati come: la valutazione del rischio; l’elaborazione del piano di sicurezza; la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (art. 17, comma 1) Gli attori della prevenzione Il datore di lavoro
Il dirigente è considerato l’alter ego del datore di lavoro è il soggetto che dirige le attività produttive in senso tecnico o amministrativo pur senza essere titolare di poteri di gestione generali attribuiti al datore di lavoro. Gli attori della prevenzione Il dirigente
Funzioni: organizza il lavoro in azienda, controlla la conformità dei macchinari alle prescrizioni di legge, l’efficienza dei dispositivi di sicurezza, segnala eventuali carenze nelle misure di sicurezza provvede, se ha poteri decisori e di spesa, a ripristinare la sicurezza sul luogo di lavoro, esige il rispetto della disciplina prevenzionale. Gli attori della prevenzione Il dirigente
Funzioni: verificache i dipendenti si avvalgano delle misure di sicurezza ed utilizzino gli attrezzi ed i mezzi di protezione in modo appropriato, verificala conformità dei macchinari alle prescrizioni di legge ed impedisce l’utilizzazione di quelli che siano pericolosi, forniscele istruzioni necessarie per un corretto svolgimento della prestazione lavorativa, sorveglia i dipendenti per evitare condotte pericolose per la loro incolumità, segnalaal datore di lavoro o al dirigente le carenze nel sistema di sicurezza ed impedisce l’esecuzione della prestazione lavorativa qualora si accorga che il prestatore di lavoro è incapace o inadatto. Gli attori della prevenzione Il preposto
Il preposto esercita la vigilanza assicurando, più che la presenza fisica che non è in sé necessariamente idonea a garantire la sicurezza dei lavoratori, la gestione oculata dei luoghi di lavoro ponendo in essere tutte le misure imposte normativamente (informazione, formazione, attrezzature idonee e presidi di sicurezza), nonché ogni altra misura idonea, per comune regola di prudenza e di diligenza, a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro (Organizzazione del lavoro). Non spetta al preposto attivare misure prevenzionali attinenti l’organizzazione dei mezzi produttivi. Gli attori della prevenzione Il preposto
Come si evince dall’elenco contenuto nell’art. 33, i compiti assegnati al servizio di prevenzione e protezione hanno natura di studio e progettazione e non attuativa delle misure di sicurezza, tanto che il responsabile assume il ruolo di consulente tecnico delle decisioni aziendali in materia di sicurezza in quanto privo di poteri di spesa e gestionali. Da ciò si evince che il responsabile e il personale addetto al servizio devono possedere capacità adeguate a svolgere i compiti assegnati. Servizio di Prevenzione e Protezione
Servizio di Prevenzione e Protezione • I compiti del servizio sono: • L’individuazione dei fattori di rischio • la loro valutazione • l’individuazione delle misure per la sicurezza e salubrità degli ambienti di lavoro • favorire il rispetto della normativa vigente • l’elaborazione delle misure preventive e protettive • l’elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività • la proposizione di programmi di informazione e formazione dei lavoratori.
Il datore di lavoro procede alla nomina del medico competente nei casi in cui la sorveglianza sanitaria è obbligatoria, ossia in presenza : di lavori in cassoni ad aria compressa, di lavori che espongono ad agenti cancerogeni, ad agenti chimici, ad agenti biologici, a vibrazioni meccaniche, a radiazioni ionizzanti, al rischio amianto e al rischio rumore, al rischio silicio ed asbesto, di lavori che comportano la movimentazione manuale dei carichi e l’uso di videoterminali, di lavori nelle industrie estrattive, di lavori del settore marittimo e portuale. Servizio di Prevenzione e Protezione Il medico competente
L’azione del medico competente si può classificare in tre macro aree: Compiti connessi alla sorveglianza sanitaria; Compiti d’informazione e di certificazione; Compiti di collaborazione e di consulenza. Servizio di Prevenzione e Protezione Il medico competente
Servizio di Prevenzione e Protezione Il rappresentante dei lavoratori Nel sistema della prevenzione nei luoghi di lavoro disegnato dal dlgs. n. 626 del 1994 il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza svolge un’importante funzione nella gestione della sicurezza in forma partecipata. Il RLS è divenuto un protagonista obbligatorio (art. 18, comma 1) della prevenzione con il d. lgs. n. 626 del 1994 che ne prevedeva per la prima volta l’istituzione e lo definiva come “persona, ovvero persone, eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro” (art. 2, comma 1, lett. f).
Il RLS è eletto o designato in tutte le aziende o unità produttive (art. 47, comma 2), nella misura di un rappresentante se nell’azienda ovvero nell’unità produttiva sono occupati sino a 200 lavoratori, nella misura di tre da 201 a 1.000 lavoratori occupati e nella misura di sei rappresentanti in tutte le altre aziende o unità produttive oltre i 1.000 lavoratori (art. 47, comma 7) Servizio di Prevenzione e Protezione Il rappresentante dei lavoratori
L’attività di vigilanza nel campo della prevenzione è affidata alle Unità Sanitarie Locali (art. 19, com. 1, lett. b), d.lgs. n. 758 del 1994), ma non in via esclusiva, come si evince dall’art. 13 del dlgs. n. 81 del 2008. L’attività di vigilanza
All’Azienda Sanitaria Locale - per il territorio; Al Ministero dello sviluppo economico - per il settore minerario; Alle Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano per le industrie estrattive di seconda categoria e le acque minerali e termali; Al Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco; L’attività di vigilanza Competenze
Al personale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, per le attività svolte nel settore delle costruzioni edili o di genio civile; per i lavori in sotterraneo e gallerie, anche comportanti l'impiego di esplosivi, per i lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori subacquei, per ulteriori attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati, individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (art. 13, comma 2); Ai dirigenti regionali del lavoro, che hanno facoltà di visitare, in qualsiasi momento ed in ogni parte, i luoghi di lavoro (art. 64, D.P.R. n. 303/56) L’attività di vigilanza Competenze