Source: https://cameracivilepalermo.it/2014/03/14/tariffe-e-parametri-forensi-2014-alcune-considerazioni/
Timestamp: 2018-06-24 11:05:34+00:00
Document Index: 105352600

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 27']

Tariffe e parametri forensi 2014: alcune considerazioni | Camera Civile di Palermo
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Tariffe e parametri forensi 2014: alcune considerazioni
Pubblicato il 14 marzo 2014	di Avv. Gerlando Gibilaro
Come tutti sappiamo, sono state pubblicate le nuove tariffe professionali, liberamente consultabili a questo indirizzo (è indicato che il testo, in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, potrebbe subire ritocchi formali).
Dalla lettura delle tabelle risulta evidente un miglioramento rispetto alle precedenti disposizioni di cui al DM 140/2012 e pur tuttavia, nonostante tali nuove previsioni siano state accolte dal CNF con le qualifiche di “Trasparenza, Equità, Prevedibilità, Libertà, Semplicità, Chiarezza, Concorrenza“, si devono effettuare alcune considerazioni.
L’art. 1 del citato DM, recita: “Il regolamento disciplina per le prestazioni professionali i parametri dei compensi all’avvocato quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata determinazione consensuale degli stessi, comprese le ipotesi di liquidazione nonché di prestazione nell’interesse di terzi o prestazioni officiose previste dalla legge“.
Il professionista ed il cliente possono, quindi, sottoscrivere un accordo nel quale vengono determinati i compensi per l’attività professionale espletata, evidentemente, in deroga alle tabelle ed a prescindere dalla liquidazione giudiziale. Ricordiamo, che, ovviamente, il compenso deve essere “proporzionato all’importanza dell’opera” (art. 2 comma 1).
Come probabilmente tutti sappiamo è stato re-introdotto (anche in caso di determinazione contrattuale) il “rimborso spese forfettarie di regola nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione” (art. 2).
L’unica cosa che continuo a non comprendere è il significato del termine “di regola“. Infatti mi chiedo: il rimborso forfettario potrebbe non essere applicato attraverso specifica motivazione?
All’art. 4 viene indicato “Il giudice tiene conto dei valori medi di cui alle tabelle allegate, che, in applicazione dei parametri generali, possono essere aumentati, di regola, fino all’80 per cento, o diminuiti fino al 50 per cento. Per la fase istruttoria l’aumento è di regola fino al 100 per cento e la diminuzione di regola fino al 70 per cento“.
Mi sia consentito osservare che aumenti sino all’80% e diminuzioni sino al 50%, così come aumenti sino al 100% e diminuzioni sono al 70% per la fase istruttoria, a mio personalissimo avviso, contrastano fortemente con i criteri di “Trasparenza, Equità, Prevedibilità, Libertà, Semplicità, Chiarezza, Concorrenza“.
Mi chiedo se non sarebbe stato meglio eliminare o quanto meno, contenere fortemente tali aumenti e diminuzioni e ciò proprio in ossequio ai principi sopra evidenziati.
All’art. 4 comma 6 viene previsto “Nell’ipotesi di conciliazione giudiziale o transazione della controversia, la liquidazione del compenso è di regola aumentato fino a un quarto rispetto a quello altrimenti liquidabile per la fase decisionale fermo quanto maturato per l’attività precedentemente svolta“.
Al successivo comma 8 del citato articolo viene previsto “Il compenso da liquidare giudizialmente a carico del soccombente costituito può essere aumentato fino a un terzo rispetto a quello altrimenti liquidabile quando le difese della parte vittoriosa sono risultate manifestamente fondate“.
Il comma 9 dell’art. 4 è previsto, fra l’altro che: “(…)nei casi d’inammissibilità o improponibilità o improcedibilità della domanda, il compenso dovuto all’avvocato del soccombente è ridotto, di regola ove concorrano gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione, del 50 per cento rispetto a quello altrimenti liquidabile“.
Infine, ricordiamo l’art. 27 che prevede per quanto attiene alle trasferte: “All’avvocato, che per l’esecuzione dell’incarico deve trasferirsi fuori dal luogo ove svolge la professione in modo prevalente, è liquidato il rimborso delle spese sostenute e un’indennità di trasferta. Si tiene conto del costo del soggiorno documentato dal professionista, con il limite di un albergo quattro stelle, unitamente, di regola, a una maggiorazione del 10 per cento quale rimborso delle spese accessorie; per le spese di viaggio, in caso di utilizzo di autoveicolo proprio, è riconosciuta un’indennità chilometrica pari di regola a un quinto del costo del carburante al litro, oltre alle spese documentate di pedaggio autostradale e parcheggio“.
A margine di tali considerazioni ci piace ricordare che nei sistemi anglosassoni sono previsti diversi sistemi retributivi (a mio avviso decisamente più moderni).
Ad esempio la “contingent fee” (Stati Uniti), la “conditional fee” (in Inghilterra) prevedono che il compenso per l’attività legale svolta sia dovuto solo laddove venga raggiunto un risultato favorevole (vittoria o transazione stragiudiziale) per il cliente: “No win no fee“.
I “contingent fees” sono calcolati in una percentuale netta su quanto percepito dal cliente vittorioso. In sostanza si tratta di un patto di quota lite tra l’avvocato e il cliente: se l’avvocato fa vincere la causa al cliente, egli verrà pagato interamente sulla base del tariffario forense o delle ore lavorative impiegate, con in più un compenso aggiuntivo.
In Inghilterra, la quota lite deve consistere in una percentuale non superiore al 100% del normale onorario; negli Stati Uniti, l’avvocato riceve invece una percentuale del risarcimento ottenuto in favore del proprio cliente (sul punto si confronti qui).
Queste sono solo brevi considerazioni per una avvocatura che vuole essere più moderna, trasparente ed adeguata ai nostri tempi.
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