Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1560-codice-civile-entita-della-somministrazione
Timestamp: 2018-08-15 00:04:14+00:00
Document Index: 42490874

Matched Legal Cases: ['art. 1560', 'art. 1560', 'art. 1341', 'art. 1560', 'art. 1677', 'art. 1560', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3']

Codice civile Art. 1560 codice civile: Entità della somministrazione
Qualora non sia determinata l’entità della somministrazione, s’intende pattuita quella corrispondente al normale fabbisogno della parte che vi ha diritto, avuto riguardo al tempo della conclusione del contratto (1).
Se le parti hanno stabilito soltanto il limite massimo e quello minimo per l’intera somministrazione o per le singole prestazioni, spetta all’avente diritto alla somministrazione di stabilire, entro i limiti suddetti, il quantitativo dovuto (2).
Se l’entità della somministrazione deve determinarsi in relazione al fabbisogno, ed è stabilito un quantitativo minimo, l’avente diritto alla somministrazione è tenuto per la quantità corrispondente al fabbisogno se questo supera il minimo stesso (3).
(1) Le parti possono prevedere diversi modi di determinazione dell’entità delle singole prestazioni (a discrezione del somministrato, secondo il fabbisogno, con limite minimo e massimo etc.).
(2) Se le parti hanno stabilito soltanto il limite massimo, dato che la prestazione deve essere almeno determinabile, si applica il disposto di cui al comma 1, con la conseguenza che si intende pattuita la quantità corrispondente al normale fabbisogno dell’avente diritto.
(3) In tale ipotesi il somministrato deve comunque ritirare il minimo pattuito ed è tenuto a riceverne una quantità maggiore se tale è il suo fabbisogno.
Forniture, somministrazione, subfornitura
La somministrazione di acqua non avente le caratteristiche di potabilità costituisce inesatto adempimento del contratto di fornitura, sì che il somministrato ha diritto allo sgravio del canone per il periodo di mancata utilizzazione dell'acqua, oltre che al risarcimento dei danni per responsabilità contrattuale.
Giudice di pace Reggio Calabria 02 gennaio 1997
Il comma 2 dell'art. 1560 c.c. attribuisce all'avente diritto alla somministrazione la facoltà di stabilire il quantitativo dovutogli, ma solo nell'ipotesi, in esso prevista, in cui siano stati pattuiti tra le parti entrambi i limiti, minimo e massimo, e non già nella diversa ipotesi in cui sia stato pattuito soltanto il limite massimo. Quest'ultima ipotesi, infatti, stante la necessità che l'oggetto del contratto sia almeno determinabile, va assimilata a quella, prevista nel comma 1 dello stesso art. 1560 c.c., in cui l'entità della somministrazione non sia determinata, con la conseguenza che si intende pattuita la quantità corrispondente al normale fabbisogno dell'avente diritto.
Cassazione civile sez. II 22 dicembre 1986 n. 7841
Anche quando sia prestabilita l'entità globale della somministrazione, è causa di nullità, per indeterminatezza dell'oggetto contrattuale, la mancata determinazione dell'ammontare delle singole partite periodiche, qualora non possa soccorrere il criterio legale del normale fabbisogno del somministrato valutabile al momento della conclusione del contratto. La valutazione del normale fabbisogno del somministrato non è rimessa all'arbitrio del creditore, ma deve risultare da un ragionevole e diligente giudizio di prevedibilità, che tenga conto, fra l'altro, delle dimensioni dell'impresa somministrata, del contesto ambientale, della correlazione quantitativa e temporale tra prestazione globale e singole partite, anche in riferimento alle visite periodiche degli agenti del somministrante.
Qualora in un contratto di somministrazione (nella specie di caffè) sia stata determinata la sola quantità complessiva della somministrazione, senza che nulla sia stato fissato in ordine ai quantitativi minimi, deve considerarsi inadempiente la parte che disattenda l'impegno di ritirare periodicamente le singole partite di merce rapportabili alle sue normali necessità, così come considerate al momento della conclusione del contratto.
Nell'appalto continuativo o periodico di servizi. (Nella specie, pubblicità aerea mediante traino di striscioni e lancio di manifestini), la clausola con la quale, a fronte dell'impegno dell'appaltatore di mettere a disposizione la propria organizzazione imprenditoriale per un determinato numero di prestazioni, si preveda l'obbligo del committente di pagare l'intero corrispettivo, anche nel caso in cui, per propria scelta, fruisca di quelle prestazioni in misura inferiore, non è qualificabile come vessatoria o particolarmente onerosa, ai sensi ed agli effetti dell'art. 1341 c.c., in considerazione del fatto che la clausola medesima regola il rapporto in termini analoghi a quelli fissati dall'art. 1560 c.c. in tema di somministrazione, applicabile al suddetto appalto in forza del rinvio contenuto nell'art. 1677 c.c.
Cassazione civile sez. II 19 marzo 1984 n. 1883
In tema di somministrazione, l'art. 1560 c.c., il quale, al fine della determinazione dell'entità della somministrazione, detta criteri per il caso in cui l'oggetto del contratto non sia espressamente fissato dalle parti, o sia fissato solo con l'indicazione di limiti minimi e massimi, pone regole ed indirizzi interpretativi, che prevalgono, in relazione alla loro specificità, su quelli comuni di ermeneutica negoziale, sicché il ricorso a questi ultimi, per dissipare eventuali dubbi sulla predetta entità, resta consentito solo se i dubbi medesimi non trovino diretta soluzione nella citata norma.
Cassazione civile sez. II 09 maggio 1980 n. 3049
La particolarità gravità dell'inadempienza del mezzadro, che, a norma dell'art. 4 del d.l.lgt. n. 157 del 1945, legittima la cessazione della proroga legale, va determinata non in relazione a fatti o episodi singoli, ma attraverso l'esame globale di tutte le inadempienze, poste in correlazione l'una con l'altra e considerate sulla base del risultato obiettivo che si pone come conseguenza diretta e immediata di esse. A tale riguardo, nel giudizio di comparazione delle singole inadempienze concernenti lo stato generale del fondo per mancanza di investimenti, e necessario riferirsi non solo al comportamento della parte concedente ma anche a quello del mezzadro, in quanto la l. 15 settembre 1964 n. 756, che pone il divieto della stipulazione di nuovi contratti di mezzadria (art. 3), attribuisce al mezzadro, per i rapporti tuttora in corso, la possibilità di eseguire, contro la volontà del concedente, le innovazioni di sicura utilità per la produzione e proporzionate all'equilibrio dell'azienda e dello sviluppo della zona, assicurandogli la concessione di contributi e di altre agevolazioni (art. 3). Il risultato concreto dell'anzidetto giudizio comparativo effettuato dal giudice del merito è incensurabile in sede di legittimità, ove sorretto da motivazione congrua ed esente da vizi logici e giuridici.
Cassazione civile sez. lav. 09 marzo 1981 n. 1324