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Timestamp: 2019-05-22 05:52:15+00:00
Document Index: 135903613

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 1', 'sentenza ']

Distanze dei giochi dai luoghi sensibili: il CdS ribadisce la loro legittimità - CifoneNews
Distanze dei giochi dai luoghi sensibili: il CdS ribadisce la loro legittimità
17 Maggio 2017 Ugo Cifone 695	0
Sono infondate le questioni di legittimità costituzionale – sollevate in riferimento all’art. 117, commi secondo, lettera h), e terzo, della Costituzione – dell’art. 7 della legge della Regione Puglia 13 dicembre 2013, n. 43, recante «Contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico», nella parte in cui vieta il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di sale da gioco e all’installazione di apparecchi da gioco nel caso di ubicazione a distanza inferiore a cinquecento metri pedonali dai luoghi cosiddetti “sensibili” ivi indicati.
Lo ricorsa il Consiglio di Stato in un approfondimento pubblicato relativamente alla recente sentenza della Corte Costituzionale che si è espressa favorevolmente all’adozione delle distanze su sale giochi e scommesse in Puglia.
I.- Con la sentenza in epigrafe la Consulta ha respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tar di Lecce (cfr. sez. I, ordinanza 22 luglio 2015 n. 2529) stabilendo che la Regione non ha invaso la competenza dello Stato.
a) Stato, sez. V, 30 giugno 2014, n. 3271, secondo cui: “In tema di apertura degli esercizi commerciali, l’art. 50 t.u. 18 agosto 2000 n. 267 non attribuisce all’amministrazione comunale il potere di individuare o disciplinare gli orari senza vincoli di sorta; tuttavia, l’amministrazione comunale non può astenersi dal dimostrare l’esistenza concreta di fenomeni pregiudizievoli per la collettività (ad esempio, evasione scolastica, blocchi della circolazione o turbamenti della quiete pubblica)”;
b) Corte cost., 18 luglio 2014 n. 220 (in costit., 2014, 3503) e 31 marzo 2015 n. 56 (id., 2015, 2, 488 con nota CHIEPPA), che proprio in tema di rapporti di concessione di servizio pubblico, ha riconosciuto connaturata al rapporto medesimo la possibilità di un intervento pubblico modificativo delle condizioni originarie “ancor più, allorché si verta in un ambito così delicato come quello dei giochi pubblici, nel quale i valori e gli interessi coinvolti appaiono meritevoli di speciale e continua attenzione da parte del legislatore. Proprio in ragione dell’esigenza di garantire un livello di tutela dei consumatori particolarmente elevato e di padroneggiare i rischi connessi a questo settore, la giurisprudenza europea ha ritenuto legittime restrizioni all’attività (anche contrattuale) di organizzazione e gestione dei giochi pubblici affidati in concessione, purché ispirate da motivi imperativi di interesse generale, quali sono certamente quelli evocati dall’art. 1, comma 77, della legge n. 220 del 2010 (contrasto della diffusione del gioco irregolare o illegale in Italia; tutela della sicurezza, dell’ordine pubblico e dei consumatori, specie minori d’età; lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore), e a condizione che esse siano proporzionate (sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, 30 giugno 2011, in causa C-212/08)”;
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