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Timestamp: 2017-05-29 15:25:01+00:00
Document Index: 110690726

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 118', 'art. 256', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ']

SICUREZZA SUL LAVORO - AMIANTO - Prescrizioni vincolanti sullo svolgimento dei lavori di demolizione o rimozione - Potere dell’ASL - Attribuzione - d.lgs. n. 106/2009, art. 118, c. 1, lett. c) - Art. 256 d.lgs. n. 81/2008. Il potere di impartire prescrizioni vincolanti sullo svolgimento dei lavori di demolizione o rimozione dell’amianto, è stato attribuito all’ASL solo con l’art. 118 comma 1 lettera c) del d. lgs. 3 agosto 2009 n°106, in vigore dal 20 agosto successivo, che ha aggiunto un capoverso in tal senso al citato art. 256 d. lgs. 81/2008. Pres. Petruzzelli, Est.Gambato Spisani - C.T. s.r.l. (avv.ti Ferrajoli e Ambrosini) c. Provincia di Bergamo (avv.ti Vavassori e Pasinelli ) -
TAR LOMBARDIA, Brescia, Sez. I - 13 aprile 2011, n. 549
SICUREZZA SUL LAVORO - Infortuni sul lavoro - Esclusione da responsabilità del datore di lavoro - Presupposti. Affinché la condotta colposa del lavoratore faccia venire meno la responsabilità del datore di lavoro, occorre un vero e proprio contegno abnorme del lavoratore medesimo, che esuli dalle normali operazioni produttive e che esorbiti rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive organizzative ricevute (Cass., Sez. IV, 23.5.2007, n. 25532, n. 15009 del 17.2.2009, n. 727 del 10.11.2009). In altre parole, la condotta del lavoratore, per giungere ad interrompere il nesso causale (tra condotta colposa del datore di lavoro o chi per esso, ed evento lesivo) e ad escludere, in definitiva, la responsabilità del garante, deve configurarsi come un fatto assolutamente eccezionale, del tutto al di fuori della normale prevedibilità (Cass., Sez. IV, n. 952 del 27.11.1996). (accoglie parzialmente ricorso avverso sentenza n. 1710/2009 della Corte di Appello di Reggio Calabria del 16/03/2010). Pres. Brusco - Est. Massafra - Ric. DI. GI. RA. CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. IV, 11/04/2011, Sentenza n. 14523
SICUREZZA - APPALTI - Certificato di prevenzione incendi - Art. 3, c. 5 d.P.R. n. 37/1998 - Dichiarazione di avvenuto rispetto delle prescrizioni antincendio, in attesa del sopralluogo dei VV. FF. - Efficacia - Termine - Individuazione. L’art. 3, comma 5 del D.P.R. n. 37/1998, dopo aver stabilito che “l’interessato, in attesa del sopralluogo può presentare una dichiarazione (…) con la quale attesta che sono state rispettate le prescrizioni vigenti in materia di sicurezza antincendio e si impegna al rispetto degli obblighi connessi all’esercizio dell’attività” e ulteriormente “che il comando rilascia all’interessato contestuale ricevuta del’avvenuta presentazione della dichiarazione, che costituisce, ai soli fini antincendio, autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività”, non subordina a limiti temporali l’attitudine sostitutiva della dichiarazione di avvenuto rispetto delle prescrizioni antincendio - debitamente presentata al Comando dei VV.FF. unitamente alla richiesta del sopralluogo - la quale è pertanto idonea a surrogare il formale certificato di prevenzione incendi non solo fino allo spirare del termine legale di conclusione del relativo procedimento, ma anche fino alla data di effettuazione del sopralluogo e di emissione del conseguente certificato, non potendosi riverberare sulla sfera giuridica del privato l’eventuale ritardo dell’Organismo tecnico competente all’espletamento delle incombenze connesse all’ottenimento della contestata abilitazione. Pres. Bianchi, Est. Graziano - L. s.r.l. (avv.ti Borsero, Merani, Grossi) c. Casa di Riposo C.d.A. (avv.ti Bagnadentro, Leuzzi e Timon) -
PUBBLICO IMPIEGO - Mobbing - Configurabilità - Presupposti - Disegno persecutorio - Prova. Ai fini della configurabilità del mobbing sono rilevanti: a) la molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio; b) l’evento lesivo della salute o della personalità del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e il pregiudizio all’integrità psico-fisica del lavoratore; d) la prova dell’elemento soggettivo, cioè dell’intento persecutorio (Cass. civ., Sez. lav., 17 febbraio 2009, n. 3785) La ricorrenza di una condotta mobbizzante va pertanto esclusa quante volte la valutazione complessiva dell’insieme delle circostanze addotte e accertate nella loro materialità, pur se idonea a palesare "singulatim" elementi e episodi di conflitto sul luogo di lavoro, non consenta di individuare, secondo un giudizio di verosimiglianza, il carattere unitariamente persecutorio e discriminante nei confronti del singolo del complesso delle condotte poste in essere sul luogo di lavoro (Cons. Stato, Sez. IV, 21 aprile 2010, n. 2272). In particolare, la condotta di mobbing dell’Amministrazione pubblica datrice di lavoro, consistente in comportamenti materiali o provvedimentali contraddistinti da finalità di persecuzione e di discriminazione, indipendentemente dalla violazione di specifici obblighi contrattuali nei confronti di un suo dipendente, deve da quest’ultimo essere provata e, a tal fine, valenza decisiva è assunta dall’accertamento dell’elemento soggettivo, e cioè dalla prova del disegno persecutorio; in ogni caso, determinati comportamenti non possono essere qualificati come mobbing se è dimostrato che vi è una ragionevole e alternativa spiegazione (Cons. Stato, Sez. IV, 7 aprile 2010, n. 1991; Cons. Stato, Sez. VI, 6 maggio 2008, n. 2015). Pres. Allegretta, Est. Cocomile - D.P.R. (avv.ti Carbonara e Falagario) c. Ministero della Difesa (Avv. Stato) - TAR PUGLIA, Bari, Sez. I - 31 marzo 2011, n. 528
SICUREZZA DEL LAVORO - Ambiente di lavoro - Nozione. Per "ambiente di lavoro" deve intendersi tutto il luogo o lo spazio in cui l'attività lavorativa si sviluppa ed in cui, indipendentemente dall'attualità dell'attività, coloro che siano autorizzati ad accedere nel cantiere e coloro che vi accedano per ragioni connesse all'attività lavorativa, possono recarsi o sostare anche in momenti di pausa, riposo o sospensione del lavoro. (conferma sentenza n. 11004 del 09/11/2009 CORTE APPELLO di NAPOLI) Pres. Marzano, Est. Piccialli - Ric. Di. Ma. Al..
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. IV, 27/01/2011 Sentenza n. 2814