Source: https://smartforcity.it/living/947-smart-building-e-smart-home-una-sfida-ed-un-opportunita-da-affrontare-in-sinergia-e-sicurezza
Timestamp: 2017-05-24 00:31:31+00:00
Document Index: 71770974

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 6', 'art. 135', 'art.135', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 40', 'art. 1', 'art. 1120', 'art. 14', 'art. 135']

Smart building e smart home: una sfida ed un’opportunità da affrontare in sinergia e sicurezza
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Smart building e smart home: una sfida ed un’opportunità da affrontare in sinergia e sicurezza	D. Proto	Living	Posted On Martedì, 12 Luglio 2016 08:00	Siamo capaci nella costruzione di nuovi edifici e case a superare del tutto il modello “Build it first, Fix is later”? La Dr.ssa Donatella Proto (Divisione II - Comunicazioni elettroniche ad uso pubblico e privato. Sicurezza delle reti e tutela delle comunicazioni del MISE) ci fa una descrizione sulle necessità e sulle opportunità nell'ambito degli smart building.
L’approvazione il 15 febbraio 2016 del decreto legislativo n. 33/2016, recante “Attuazione della direttiva 2014/16/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014, relativa alle misure volte a ridurre i costi di istallazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 57 del 9 marzo 2016, completa un quadro normativo che sin dal 2002 con la previsione dell’obbligo di cavedi multiservizi per rendere agevoli i collegamenti delle singole unità immobiliari, di cui all’art. 40 della legge n. 166/2002, dimostra come per il legislatore italiano (ma non solo) sia indispensabile investire sulle reti (orizzontali e verticali) per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale europea, ma allo stesso tempo fa emergere quanto scarsa sia la conoscenza e l’implementazione di tale norme, se a distanza di tempo è ancora necessario legiferare e regolamentare situazioni di evidente utilità. L'Unione europea crede che solo un’economia digitale sia capace di generare crescita e benefici economici e sociali sostenibili, da cui la necessità di avere la disponibilità di un’infrastruttura digitale di qualità elevata. Riconoscendo l'importanza della diffusione della banda larga ad alta velocità, gli Stati membri hanno, quindi, approvato nel 2010 la comunicazione della Commissione Europea (COM2010/245) «Un’Agenda digitale per l'Europa - Le tecnologie digitali come motore della crescita europea», che prevede come obiettivo la disponibilità della banda larga di base per tutti i cittadini europei entro il 2013 ed un accesso a connessioni molto più rapide, superiori a 30 Mbit/s e, per almeno il 50% delle famiglie dell'Unione, superiori ai 100 Mbit/s entro il 2020. L’Agenda digitale europea ha anche evidenziato la necessità di attuare politiche che permettano di abbattere i costi dell’installazione della banda larga sull’intero territorio dell'Unione, attraverso una corretta pianificazione, un corretto coordinamento e la riduzione degli oneri amministrativi ed economici legati all'installazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità. L’installazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità fisse e senza fili richiede naturalmente investimenti ingenti, di cui una parte consistente è rappresentata dal costo delle opere di ingegneria civile, su cui l’Unione europea è intervenuta specificamente con la citata direttiva 2014/61/UE, ma anche l’individuazione di strumenti che consentano un estremamente efficace e rapido impiego delle (poche) risorse pubbliche (ma anche private) disponibili. Il quadro sopradescritto fa emergere con evidenza la necessità, quindi, di un approccio sinergico nell’affrontare le sfide poste dall’agenda digitale europea, e, con tale spirito, è stato emanato ed approvato dal Consiglio dei Ministri in data 3 marzo 2015 il Piano strategico per la banda ultralarga che fa seguito al Piana nazionale Banda Larga, avviato nel 2009 e conclusosi il 31 dicembre 2013, attraverso il quale sono stati realizzati 362 milioni di euro di investimenti pubblici in infrastrutture a banda larga, 10.000 km di infrastrutture che consentono l’accesso ai servizi a larga banda a circa 8 milioni cittadini (dove con “larga banda” si intende un accesso alla rete con velocità uguale o superiore a 2 Mbps) ed è stato portato l’accesso alla banda larga in oltre 6 mila “località bianche”(cioè in digital divide) del Paese. Per approfondimenti, anche in relazione agli esiti delle consultazioni pubbliche avviate periodicamente per verificare il grado di copertura a livello regionale in termini di unità immobiliare e la disponibilità di reti e servizi a banda ultralarga, oltre ai piani di investimento pubblico e privato previsti sino al 2018, si rinvia al portale del Ministero dello Sviluppo Economico dedicato all’attuazione del piano strategico per la banda ultralarga. Affinchè siano raggiunti - nei termini fissati - gli obiettivi del citato Piano strategico è necessario puntare su una stretta collaborazione tra tutti gli attori della filiera, sia pubblici che privati, sia nazionali che locali, cercando di superare distinzioni e differenziazioni tanto inutili quanto ormai obsolete. Tale integrazione si rende necessaria anche sul piano infrastrutturale, tra reti wired e wireless, nel pieno rispetto del principio di neutralità tecnologica: non esistono, infatti, tecnologie buone o cattive, ma solo tecnologie adeguate ai bisogni degli utenti, variabili, peraltro, non solo in funzione del tempo, bensì anche delle specifiche esigenze o interessi di cui essi sono portatori. E’ l’utente alla fine che valuta l’idoneità di un’ infrastruttura e di un servizio.Ma, al fine di evitare di essere travolti dalla tecnologia o, comunque, evitare scelte sbagliate o insoddisfacenti, è necessario imparare (ed in fretta) a gestire la complessità del presente, il che impone sul piano della progettazione e costruzione degli edifici di superare del tutto il modello “Build it first, Fix is later” (o “costruisci e poi risolvi”) per passare ad un metodo che sin dalla progettazione consideri i bisogni di connettività in building, in modo tale da evitare sia costi suppletivi e disagi agli inquilini, laddove si rendano necessari interventi successivi, sia una svalutazione del valore dell’immobile, laddove si renda necessario imporre, ad esempio, delle servitù per garantire i servizi di comunicazione elettronica.
Sotto tale profilo è ben fare un inciso per ricordare che i servizi di comunicazione elettronica hanno carattere di pubblica utilità e le infrastrutture di comunicazione elettronica sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria. Inoltre il Dlgs. n. 259/2003 - Codice delle comunicazioni elettroniche - agli artt. 86 e ss riconosce agli operatori una serie di misure e strumenti, definiti da ultimo con il citato decreto legislativo di recepimento della direttiva 2014/61/CE, per fornire tali servizi ed agevolare l’istallazione delle reti (sia orizzontali che verticali) e degli impianti. Il decreto legislativo n. 33/2016, di recepimento della suddetta direttiva, è stato predisposto, infatti, considerando una serie di disposizioni già vigenti nel nostro ordinamento e che per molti aspetti già prevedevano quanto stabilito nella direttiva 2014/61/UE. Ciò vale in particolare per quanto riguarda le misure relative all’accesso/condivisione delle infrastrutture esistenti ed alle attività di scavo, che erano già previste nel Codice delle comunicazioni elettroniche, mentre con riferimento alle norme per l’accesso agli edifici ed al catasto delle reti, le previsioni della direttiva erano state anticipate dalle disposizioni del decreto legislativo n. 164/2014 - c.d. Sblocca Italia -, con il quale, con particolare riferimento alle tematiche di cui trattasi, in sede di conversione del D.L n. 133/2014, è stato inserito con l’art. 6 ter, comma 2, l’art. 135 bis nell’ambito del Testo Unico sull’edilizia (DPR n. 380/2001).L’art.135 bis del T.U sull’edilizia sancisce l’obbligo – a partire dal 1° luglio 2015 - di prevedere, all’interno dei nuovi edifici o in caso di profonda ristrutturazione, ai sensi dell’ art. 10, comma 1, lett. c), un’infrastruttura fisica multiservizio passiva costituita da adeguati spazi istallativi e da impianti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica fino ai punti terminali di rete. Tale obbligo con l’art. 8 del decreto legislativo n. 33/2016 è stato esteso a tutti gli edifici esistenti che, qualora siano già dotati di un’infrastruttura fisica multiservizio di cui diventano i titolari, sono obbligati a fornire accesso agli operatori di rete che ne fanno richiesta secondo termini e condizioni eque e non discriminatorie, anche riguardo al prezzo.
Norme di semplificazione e riduzione degli oneri finalizzate a favorire la realizzazioni delle infrastrutture a larga banda sono rinvenibili nel nostro ordinamento - come detto - sin dal 2002, se non addirittura desumibili in via interpretativa dalla stessa Carta Costituzionale, e si sono succedute nel tempo in maniera consistente, anche se forse in modo destrutturato, determinandone di fatto una scarsa conoscenza ed applicazione. Per citare solo le più importanti, dopo l’introduzione nel 2002 dell’obbligo di dotare le nuove costruzioni civili a sviluppo verticale di cavedi multiservizi per rendere agevoli i collegamenti delle singole unità immobiliari, introdotto dall’art. 40 della legge n. 166/2002, l’art. 1 della legge n. 69/2009 ha previsto che i lavori necessari all’istallazione delle fibra all’interno degli edifici è da considerarsi innovazione condominiale necessaria ai sensi dell’art. 1120 del codice civile, per cui da approvarsi in sede di assemblea condominiale a maggioranza semplice, e, pochi anni dopo, l’art. 14, comma 7, della legge n. 179/2012, nel definire gli interventi per la diffusione delle tecnologie digitali, ha disciplinato l’accesso degli operatori di rete alle parti comuni degli edifici, mentre sotto il profilo degli impianti di antenna per la ricezione televisiva domestica dal 2013 esiste l’obbligo di istallare impianti condominiali centralizzati d’antenna. Favorire la diffusione di edifici predisposti alla larga banda, ancorché non soggetti ad interventi di ristrutturazione e, quindi, non obbligati al rispetto delle disposizioni definite nel nuovo art. 135-bis, è una sfida che va affrontata, ma soprattutto è un’opportunità che va colta, affinchè possano essere attuati gli obiettivi della Agenda digitale europea e si affermi l’unico modello economicamente e socialmente sostenibile a fronte degli elevati tassi di urbanizzazione della popolazione europea e mondiale, cioè la Smart City, la cui promozione è stata identificata nel Piano Strategico per la banda ultralarga e nel Piano Strategico per la crescita digitale come una delle azioni attraverso cui accelerare la crescita del Paese. L’importanza di tali investimenti emerge in maniera evidente anche da un recente sondaggio condotto a marzo 2016 nel Regno Unito, che ha evidenziato come per il 20% dei proprietari di immobili la larga banda sia prioritaria rispetto a qualsiasi altro tipo di servizio. Il medesimo sondaggio ha messo in luce come il 67% degli acquisti di un nuovo immobile non sia andato a buon fine a causa di un servizio di accesso a banda larga ritenuto di qualità scadente e non a caso il Governo britannico ha ritenuto necessario stipulare un accordo con l’HBF – Home Builders Federation per promuovere la fornitura dei servizi a larga banda negli edifici. Un’attività promozionale che appare essere indispensabile per far conoscere quello che nel nostro ordinamento è un obbligo dal luglio del 2015 e per il superamento di un divario digitale non solo infrastrutturale, ma anche e soprattutto socio-culturale. E perciò diventa necessario creare sinergie tra i diversi attori della filiera (amministrazioni pubbliche, antennisti, operatori tlc, amministratori di condominio, professionisti del settore), spesso manchevoli nel perseguimento di obiettivi che, invece, sono comuni, ed attraverso le quali possono essere affrontanti anche altri aspetti, spesso dimenticati o sottovalutati, come quelli connessi alla tutela della privacy e della sicurezza, che nella progettazione degli Smart building e delle Smart home sono, invece, da non sottovalutare, congiuntamente agli aspetti di natura economica. E’ necessario cambiare approccio: comprendendo che i dispositivi che si mettono in casa rappresentano oramai solo un mezzo attraverso cui erogare servizi - per cui tali dispositivi non hanno più un valore di per sé -, si può comprendere come divenga estremamente importante proteggerli per evitare rischi che potrebbero produrre effetti negativi non solo di natura economica ma anche sociale e psicologica.
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