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Timestamp: 2018-02-19 06:19:03+00:00
Document Index: 180286856

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 17', 'art. 105', 'art. 105', 'art. 17', 'art. 105', 'art. 17', 'art. 50', 'art. 15', 'art. 176', 'art. 176', 'art. 176', 'sentenza ', 'art. 1751', 'art. 1751', 'art. 1751']

Novità fiscali del 16 giugno 2009: diritto annuale C.C.I.A.A.; DPCM di proroga scadenze fiscali per i soggetti a studi di settore; nulli gli accertamenti fiscali notificati nella casa dell'ex coniuge; calcolo acconto imposta sostitutiva per il regime dei minimi; deducibilità dell’accantonamento del trattamento di fine mandato; operazioni straordinarie: affrancamento dei maggiori valori emersi; indennità di fine rapporto: nel calcolo "equo" rientra anche il merito dell'agente; registrazione telematica trasferimenti quote Srl; stretta del Fisco sulle compensazioni indebite
Novità fiscali del 16 giugno 2009: diritto annuale C.C.I.A.A.; DPCM di proroga scadenze fiscali per i soggetti a studi di settore; nulli gli accertamenti fiscali notificati nella casa dell’ex coniuge; calcolo acconto imposta sostitutiva per il regime dei minimi; deducibilità dell’accantonamento del trattamento di fine mandato; operazioni straordinarie: affrancamento dei maggiori valori emersi; indennità di fine rapporto: nel calcolo “equo” rientra anche il merito dell’agente; registrazione telematica trasferimenti quote Srl; stretta del Fisco sulle compensazioni indebite
1) C.C.I.A.A.: In scadenza il contributo annuale – DPCM di proroga scadenze fiscali per i soggetti a studi di settore
2) Studi di settore: Motivazione adeguata al singolo caso
3) Sanzione “pesante” per l’indebita compensazione in presenza di dolo
4) Nulli gli accertamenti fiscali notificati nella casa dell’ex coniuge
5) Calcolo acconto imposta sostitutiva per il regime dei minimi
6) Deducibilità dell’accantonamento del trattamento di fine mandato
7) Operazioni straordinarie: Affrancamento dei maggiori valori emersi
8) Indennità di fine rapporto : Nel calcolo “equo”rientra anche il merito dell’agente
9) Registrazione telematica trasferimenti quote Srl: Circolare CNDCEC
10) Stretta del Fisco sulle compensazioni indebite
Come è noto il D.M. 30.04.2009 ha determinato, per l’anno 2009, le misure del diritto annuale dovuto dalle imprese alle Camere di commercio.
E’ stato rilevato in Dottrina che poiché i termini di pagamento sono collegati alla scadenza delle imposte sui redditi, ne consegue che le proroghe per il pagamento dei balzelli fiscali andrà a determinare in automatico lo slittamento dei diritti camerali.
In atto il versamento è previsto entro il 16.06.2009 senza maggiorazione, mentre è previsto entro il 16.07.2009 con la maggiorazione del 0,40% (la maggiorazione dello 0,40% si somma al diritto esposto nel modello F24 , codice tributo 3850).
La proroga riguarderà (il testo del provvedimento di proroga, DPCM 06 giugno 2009, è stato pubblicato con la relazione illustrativa sul sito del Ministero delle Finanze il 15.06.2009) tutti i soggetti per i quali sono stati approvati gli studi di settore.
A seguito della proroga questi sono i nuovi termini di versamento, per detti soggetti (cioè quelli alle prese con gli studi di settore), di imposte e, quindi, compreso il contributo camerale:
– 06 luglio 2009 senza maggiorazione;
– dal 07 luglio al 05 agosto 2009 con la maggiorazione dello 0,40%.
Secondo l’Amministrazione Finanziaria necessità un’adeguata motivazione della pretesa fondata sugli studi di settore.
Un ruolo determinante per la sostenibilità della pretesa deriva dalla “qualità e accuratezza» della motivazione che non può risolversi nel mero rinvio alle risultanze dello studio (pena la nullità dell’atto per difetto di motivazione). Pertanto, viene richiesto all’ufficio, oltre l’evidenziazione che lo studio di settore rappresenta adeguatamente le situazioni di normalità economica del comparto produttivo al quale appartiene, in particolare che le complessive argomentazione prodotte appaiano convincenti.
Inoltre, dalla nota inviata dalla Direzione centrale accertamento dell’Agenzia delle Entrate agli uffici periferici è emerso che, riguardo la disciplina sugli studi di settore, verrà valutato anche il passato.
Anche una condotta “antieconomica”, certificata da una serie storica di risultati negativi, potrà essere utile ai fini dell’accertamento.
Infine, l’attuale orientamento, dell’Amministrazione Finanziaria sugli studi di settore, è quello gli uffici procederanno verso una progressiva attività di analisi che condurrà all’individuazione dei contribuenti ritenuti meritevoli di controllo. Almeno ciò è emerso dalla citata nota della Direzione centrale.
Peraltro, con la pubblicazione dei fac simile delle comunicazioni di irregolarità è entrata nel vivo l’operazione comunicazioni di irregolarità per 105 mila contribuenti soggetti agli studi di settore.
Le spese per la ristrutturazioni di casa, le spese per la gestione di immobili di proprietà non locati o diversamente utilizzati, i mutui, i movimenti di denaro da e verso l’estero, i contratti assicurativi, le spese per acquisto di auto, aerei e imbarcazioni assieme all’incongruenza dei ricavi o compensi dichiarati, alle anomalie nei dati dichiarati, alle anomalie nell’adempimento degli obblighi fiscali e all’incongruenza reiterata nel tempo della redditività dell’impresa e della posizione ai fini Iva diventano elementi a supporto degli uffici fiscali per individuare i soggetti da inserire nelle liste dell’accertamento da studi di settore.
Si tratta delle indicazioni che sono emerse dalla suddetta nota del 04.06.2009 che la direzione accertamento dell’Agenzia delle Entrate ha diramato agli uffici.
L’Assonime, con la circolare n. 24 del 12.06.2009, ha precisato che la sanzione “pesante” per l’indebita compensazione di crediti inesistenti si dovrebbe applicare solo alla violazioni dolose.
La compensazione di crediti inesistenti è punibile infatti con la sanzione dal 100 al 200% se la violazione è dolosa.
Mentre, in mancanza di dolo, deve applicarsi la più tenue sanzione del 30% prevista per la compensazione di crediti non spettanti.
Non sono validi gli accertamenti fiscali notificati nella casa dell’ex coniuge, ciò anche nel caso in cui sia stato accettato il plico.
Secondo la Cassazione, in tale ipotesi, ha ragione il contribuente, per cui va respinto il ricorso presentato dall’Amministrazione Finanziaria.
In sostanza, il contribuente aveva ricevuto l’accertamento presso l’appartamento dove aveva abitato con la moglie fino alla separazione.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 13510 del 11.06.2009)
In relazione al neo regime dei minimi, secondo Dottrina (si veda in Italia Oggi del 09.06.2009) l’acconto è dovuto per il periodo 2009 in misura pari al 99% dell’imposta sostitutiva dovuta a saldo 2008.
In particolare, per il calcolo occorre riferirsi al rigo CM15 del quadro CM del Modello Unico PF 2009.
Pertanto, secondo tale orientamento dottrinale la base di calcolo dell’acconto dell’imposta sostitutiva è quella indicata nel citato rigo CM15.
Poiché si applicano le regole ordinarie previste per il calcolo degli acconti, non è dovuto l’acconto se il contribuente è a credito o se il debito risulta essere inferiore a 51,65 euro.
Dopo l’istituzione del codice tributo per il versamento del saldo dell’imposta sostitutiva sono stati istituiti i due nuovi codici necessari per il versamento della prima e della seconda rata di acconto da utilizzare già dalla scadenza del 16 giugno 2009.
Come è noto, tali due nuovi codici sono il 1798 e il 1799 e devono essere riportati nella sezione Erario del modello F24 con l’indicazione dell’anno per il quale il versamento in acconto viene effettuato (per adesso il 2009).
I citati codici si aggiungono al codice 1800 relativo al versamento dell’importo dovuto a saldo dell’imposta sostitutiva per il regime dei minimi.
La normativa prevista per tale fattispecie non ha finalità di natura antielusiva.
Non è, quindi, possibile che l’ufficio possa contestarne la deducibilità.
La Commissione Studi del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (parere n. 1/2009), non é convinta della tesi dell’Agenzia delle Entrate (contenuta nella risoluzione n. 211 del 2008, anche se è conforme alla norma di comportamento dell’ADC) secondo cui la circostanza che l’atto relativo al riconoscimento dell’indennità abbia data certa anteriore all’inizio del rapporto sia la condizione essenziale, non solo ai fini dell’applicazione del regime di tassazione separata, ma anche ai fini della deducibilità dell’accantonamento del trattamento di fine mandato.
Anzi, al contrario, ha rilevato tale Commissione Studi, occorre andare oltre al mero dato letterale della norma.
“In particolare, il rinvio all’art. 17, comma 1, lett. c) del TUIR potrebbe, nell’economia dell’art. 105, comma 4, del TUIR voler individuare l’indennità di fine mandato tra le fattispecie che danno luogo ad accantonamenti deducibili, ovvero porre anche l’ulteriore condizione della data certa”.
Peraltro, secondo tale organo del C.N.D.C.E.C., se la finalità della data certa fosse stata quella di non consentire l’elusione del criterio di cassa, la norma sarebbe stata inutile giacché, al momento della sua introduzione, tanto i compensi, quanto gli accantonamenti erano deducibili secondo il criterio di competenza.
Se ne deduce che il richiamo operato dall’art. 105, comma 4, del TUIR all’art. 17, comma 1, lett. c) del TUIR ha come unica finalità quella di individuare le fattispecie deducibili nell’ambito degli “Accantonamento di quiescenza e previdenza” e non anche le condizioni richieste ai fini della relativa deducibilità.
In conclusione, non è parso corretto attribuire alla norma finalità di natura antielusiva.
E’ stato, infatti, osservato che, ai sensi dell’art. 105, comma 4, del TUIR le disposizioni dei commi 1 e 2 precedenti, che sanciscono la deducibilità delle quote maturate nell’esercizio degli accantonamento ai fondi per le indennità di fine rapporto e ai fondi di previdenza del personale, “valgono anche per gli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto di cui all’art. 17, comma 1, lett. c), d) e f)” del TUIR.
La citata lettera c) del TUIR disciplina la tassazione separata delle indennità percepite per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art. 50 co. 1 lett. c bis), tra cui sono compresi gli incarichi di amministratore di società.
In particolare, la norma prevede la possibilità di fruire del regime di tassazione separata “se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto”.
L’art. 15, commi da 10 a 12, del D.L. 29.11.2008, n. 185, disciplina il regime di riallineamento dei valori fiscali ai maggiori valori iscritti in bilancio in occasione di operazioni di conferimento di azienda, di fusione o di scissione (di seguito “operazioni straordinarie”).
L’opzione per tale regime, che comporta l’applicazione di una imposta sostitutiva dell’IRPEF, dell’IRES, e dell’IRAP, sui maggiori valori da riallineare, viene consentita alla società conferitaria, alla società incorporante (o risultante dalla fusione), ovvero alla società beneficiaria.
La fattispecie è stata esaminata dall’Agenzia delle Entrate, che ha fornito analitici chiarimenti in tal senso, con la circolare n. 28/E del 11.06.2009.
Applicazione dell’imposta sostitutiva: Ambito soggettivo
Sono ammesse al regime sia le società di persone sia le società di capitali (nonché gli enti commerciali) poiché la legge finanziaria 2008 ha ampliato l’ambito soggettivo di applicazione dell’art. 176 del TUIR.
Non vi è, altresì, differenza in termini di possibilità di esercizio dell’opzione, tra soggetti che adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS e soggetti che non li adottano.
Applicazione dell’imposta sostitutiva Ambito oggettivo
Sono affrancabili, in tutto o in parte, i maggiori valori attribuiti in bilancio in occasione di operazioni straordinarie perfezionate:
– a partire dal periodo d’imposta successivo al quello in corso al 31 dicembre 2007;
– entro il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007.
In linea generale, possono essere riallineati i maggiori valori iscritti su elementi o attività ricevute in occasione di operazioni straordinarie, ossia uelle provenienti dalla società conferente, incorporata, scissa ed iscritti nel bilancio rispettivamente della società conferitaria, incorporante (o risultante dalla fusione) o beneficiaria.
In particolare, sono affrancabili i maggiori valori iscritti relativi:
– all’avviamento, ai marchi d’impresa e alle altre attività immateriali;
– alle attività diverse da quelle indicate nell’art. 176, comma 2-ter del TUIR (ad esempio, le rimanenze di magazzino, i titoli immobilizzati e non, i crediti).
Oggetto dell’affrancamento è la differenza tra il valore di iscrizione in bilancio dei descritti elementi patrimoniali ed il valore fiscalmente riconosciuto che i medesimi elementi patrimoniali avevano in capo alla società dante causa.
Più in particolare, la base imponibile ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva va determinata facendo riferimento ai disallineamenti esistenti alla chiusura del periodo d’imposta in cui è stata realizzata l’operazione straordinaria, tra il valore civile di bilancio (al netto degli ammortamenti civilistici già operati) ed il relativo valore fiscale (al netto degli ammortamenti fiscali già dedotti).
Modalità di affrancamento
Le immobilizzazioni immateriali possono essere distintamente affrancate. Pertanto, ogni singolo bene o attività immateriale potrà essere autonomamente affrancato, in tutto o in parte, ed il relativo disallineamento dovrà essere distintamente indicato nell’apposito quadro della dichiarazione dei redditi.
Viene prevista la possibilità di affrancare, in tutto o in parte, il disallineamento. In altri termini, il contribuente può affrancare anche solo una parte del disallineamento riferibile a ciascun elemento patrimoniale prescelto.
A tal fine, è stato chiarito che le modalità applicative del regime di riallineamento precludono al contribuente la possibilità di affrancare la residua parte del disallineamento nei periodi d’imposta successivi.
In sostanza, l’affrancamento parziale (sull’ammontare del disallineamento del bene) diventa di fatto “definitivo” perché la norma non consente espressamente un “frazionamento” dell’opzione in due periodi d’imposta.
Al contrario, l’opzione per il riallineamento dei valori fiscali ai maggiori valori civili è esercitabile “versando in un’unica soluzione l’importo dovuto entro il termine di versamento a saldo delle imposte relative all’esercizio nel corso del quale è stata posta in essere l’operazione”; da ciò si desume la definitività del meccanismo di opzione.
Con riguardo alle attività affrancabili (attività diverse da quelle indicate nell’art. 176, comma 2-ter del TUIR) mediante assoggettamento a tassazione con aliquota ordinaria (base imponibile separata) o ad imposta sostitutiva del 20% (limitatamente ai maggiori valori dei crediti), si prevede che l’opzione possa essere esercitata “anche con riguardo a singole fattispecie.
Un’interpretazione di tale ultima disposizione compatibile con il regime
di affrancamento porta a ritenere che il rinvio vada inteso nel senso di fare riferimento al concetto di “categorie omogenee”.
Ciò poiché la norma si riferisce, tra l’altro, a beni fungibili e non a singoli elementi dell’attivo, autonomamente identificabili.
Per quantificare con equità l’indennità di fine rapporto dell’agente (calcolata in base ai risultati finali dell’attività dell’agente) si deve applicare il trattamento di maggior favore.
E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12724 del 01.06.2009.
L’indennità prevista dall’Accordo economico collettivo del 27.11.1992 rappresenta per l’agente un trattamento minimo garantito, e che può essere considerato di maggiore favore soltanto nel caso che , non spetti all’agente l’indennità di legge in misura inferiore.
La stessa Corte di Giustizia delle Comunità Europee, stabilisce che “Al fine della quantificazione dell’indennità di cessazione del rapporto spettante all’agente, ove risultino dimostrate le circostanze di fatto previste dall’art. 1751, comma 1, c.c. (ossia di aver procurato nuovi clienti al preponente o di aver sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti, sempre che il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti), il giudice è tenuto a verificare se nei limiti posti dal comma 3 del medesimo art. 1751, la quantificazione dell’indennità calcolata sulla base dei criteri posti dall’Accordo economico collettivo del 27 novembre 1992 sia corrispondente al canone di equità prescritto dal medesimo art. 1751, comma 1, tenuto conto di tutte le circostanze del caso ed in particolare delle provvigioni che l’agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti, e, ove non la ritenga tale, deve – in mancanza di una specifica disciplina collettiva – riconoscere all’agente il differenziale necessario per riportarla ad equità”.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 15.06.2009)
E’ stata resa nota la circolare n. 10/IR del 15.06.2009 del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e Degli esperti Contabili relativa alla nuova procedura telematica di registrazione e contestuale pagamento delle imposte.
Tale documento tratta sulla compilazione del modello informatico di richiesta e sulla conseguente attività degli uffici dell’amministrazione fiscale.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e Degli esperti Contabili, circolare n. 10/IR del 15.06.2009)
Basta alle compensazioni usate come bancomat, via a una task force per recuperare un miliardo di compensazioni indebite.
L’Agenzia delle Entrate mette in campo le misure per contrastare, tramite efficaci controlli, l’utilizzo illecito delle compensazioni.
L’annuncio, ufficializzato nel comunicato stampa del 15.05.2009, è giunto dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, nel corso di una conferenza stampa organizzata il 15.06.2009 dall’Agenzia delle Entrate a Roma.
Secondo dati delle Entrate, molti, in particolare nel settore edile, non pagano le imposte al fisco indicando di aver diritto a compensazioni.
Infine, sono state attivate, con provvedimento del 15.06.2009, le direzioni provinciali di Imperia, Savona, Lodi, Verbano-Cusio-Ossola e Pistoia