Source: http://www.venetoimmigrazione.it/en/asilo-e-rifugiati-faq
Timestamp: 2019-01-23 19:16:07+00:00
Document Index: 93372558

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 32', 'art. 1', 'art.3', 'art.3', 'art.4', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 32', 'art. 5', 'art. 32', 'art.14']

Il diritto di asilo è un diritto umano fondamentale, riconosciuto dalle convenzioni internazionali e fin dal 1948 sancito come principio e garanzia fondamentale all'articolo 10 della Costituzione italiana: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d'asilo nel territorio della repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".
Tale materia generalmente viene esaminata in termini distinti rispetto alle migrazioni internazionali e le relative normative in quanto è caratterizzata 1) dal prevalente fattore espulsivo non volontario dell'asilante per coinvolgimento in situazioni di persecuzioni di diverso carattere che hanno messo in pericolo la persona e 2) dalla natura sovranazionale dell'argomento stesso, legato come è alle relazioni e situazioni internazionali.
La Convenzione di Ginevra del 1951 definisce giuridicamente chi è rifugiato, che diritti ha e quali sono gli obblighi degli Stati nei suoi confronti.
In Italia è divenuta esecutiva con la legge del Luglio 1954, n. 722, con successive normative che hanno articolato e meglio definito la procedura per il riconoscimento della condizione di rifugiato (il principale riferimento per la procedura è fornito dall'art. 1, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, la cosiddetta "Legge Martelli", in materia di riconoscimento dello status di rifugiato e relativo regolamento, ora modificato da successive disposizioni introdotte dagli articoli 31 e 32 della L. 189/2002 e dal successivo DPR 303/2004).
L'Italia, come si è già detto, con la legge 30 luglio 2002 n. 189, si è data una nuova normativa in materia di immigrazione ed asilo, anche se in realtà nel nostro ordinamento non esiste una vera legge sul Diritto di Asilo come previsto nella nostra Costituzione.
In particolare, l'art. 32 di questa legge, ed il relativo regolamento di attuazione (D.P.R. 16/9/2004 n. 303), hanno stabilito una nuova procedura per l'esame delle domande presentate da stranieri che chiedano il riconoscimento dello status di rifugiato sulla base della Convenzione di Ginevra, a modifica di quella già prevista dall'art. 1, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, la cosiddetta "Legge Martelli", in materia di riconoscimento dello status di rifugiato e relativo regolamento.
Ancor più di recente la materia è regolamentata a livello di normativa dell'Unione Europea: è stata emanata la Direttiva 2005/85 del Consiglio Europeo del 1° dicembre 2005 relativa alle norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato pubblicata in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 326/13, e da ultimo le Direttive 2013/33 e 2013/32, recepite e attuate nell'ordinamento italiano, con modifiche alla normativa preesistente, con il Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n. 142, in attesa della relativa completa normativa di attuazione.
Quale è la definizione di Asilo politico ai sensi della Costituzione Italiana?
In base all'art. 10 della Costituzione Italiana "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge"
Quale è la definizione di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra?
In base all'art. 1 della Convenzione di Ginevra il titolo di rifugiato si applicherà a chi " temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra " (fonte: adattamento da guida del Ministero dell'Interno)
Esiste una legge organica di attuazione del diritto di Asilo ai sensi dell'art. 10 della Costituzione italiana?
No, attualmente ancora non esiste, anche se la giurisprudenza ha riconosciuto come direttamente operante nel nostro ordinamento la previsione dell'articolo 10 della Costituzione Italiana, anche in assenza di una legge di attuazione
Le previsioni del Rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra e del diritto di Asilo ai sensi della Costituzione Italiana sono uguali e coincidenti?
No, non sono identiche, anche se hanno molti elementi comuni. La confusione è molto diffusa, anche perché in varie norme si usa indistintamente la terminologia di rifugiato e asilo, ad esempio nel riferimento dei titoli di soggiorno degli stranieri richiedenti o aventi il riconoscimento dello status di rifugiato. L'insieme degli stranieri titolari del diritto di asilo come previsto dalla Costituzione italiana comprende anche gli stranieri che fuggono dal proprio Paese per la necessità di salvare la propria vita, sicurezza o incolumità dal pericolo grave ed attuale derivante da situazioni di guerra, guerra civile, disordini gravi e generalizzati, mentre la citata Convenzione di Ginevra riguarda quasi solamente i casi di perseguitati individuali. Restano infatti esclusi in particolare dalla nozione di rifugiato della citata Convenzione di Ginevra coloro che, pur non essendo individualmente perseguitati, siano fuggiti (spesso con esodi di massa) dal proprio Paese a causa di altre situazioni (aggressioni esterne, occupazioni straniere, guerre civili ecc.) che rappresentano in concreto una lesione dei diritti fondamentali della persona umana. Per questo motivi molti degli odierni richiedenti asilo non ottengono il riconoscimento della condizione di rifugiato anche se provengono da Paesi con gravi situazioni quali la Somalia, l'Iraq, lo Sri Lanka, l'Afghanistan, il Sudan. (da Nascimbene, "Diritto degli Stranieri")
Quale è la normativa italiana di riferimento per il riconoscimento della condizione di rifugiato?
L'Italia, come si è già detto, con la legge 30 luglio 2002 n. 189, si è data una nuova normativa in materia di immigrazione ed asilo, anche se in realtà nel nostro ordinamento non esiste una vera legge sul Diritto di Asilo come previsto nella nostra Costituzione. In particolare, l'art. 32 di questa legge, ed il relativo regolamento di attuazione (D.P.R. 16/9/2004 n. 303), hanno stabilito una nuova procedura per l'esame delle domande presentate da stranieri che chiedano il riconoscimento dello status di rifugiato sulla base della Convenzione di Ginevra, a modifica di quella già prevista dall'art. 1, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39, la cosiddetta "Legge Martelli", in materia di riconoscimento dello status di rifugiato e relativo regolamento.
Ancor più di recente la materia è regolamentata a livello di normativa dell'Unione Europea: è stata emanata la Direttiva 2005/85 del Consiglio Europeo del 1° dicembre 2005 relativa alle norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato pubblicata in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 326/13, e da ultimo le Direttive 2013/33 e 2013/32, recepite e attuate nell'ordinamento italiano, con modifiche alla normativa preesistente, con il Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n. 142, in attesa della relativa completa normativa di attuazione
Chi può presentare la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato?
Può accedere alla domanda di riconoscimento dello status il cittadino di un paese straniero che ha subito, o ha forti timori di subire, persecuzioni nel proprio paese per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le opinioni politiche, e che si trova fuori dal paese di cui è cittadino e non può o non vuole avvalersi delle protezione del suo paese oppure non può o non vuole farvi ritorno, come previsto dalla Convenzione di Ginevra
ll regolamento di Dublino III sul diritto d'asilo, in vigore dal primo gennaio 2014, é normativa europea e stabilisce che "una domanda d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III" del regolamento stesso. Salvo eccezioni, si tratta dello Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il primo ingresso nell'Unione europea
Vi sono preclusioni generali alla richiesta per il riconoscimento della condizione di rifugiato?
La domanda di riconoscimento dello status di rifugiato in Italia è considerata inammissibile, se:
- si è già stato riconosciuto rifugiato in un altro Stato;
- si proviene da uno Stato, diverso da quello di appartenenza del richiedente, che abbia aderito alla Convenzione di Ginevra, e nel quale, per raggiungere l'Italia, il medesimo abbia soggiornato per un periodo di tempo, indipendentemente dalla circostanza che l'interessato abbia o meno richiesto il riconoscimento dello status di rifugiato in quello Stato. Ovviamente, nel computo di questo tempo, non si tiene conto del semplice transito;
- il richiedente ha già subito in Italia condanne per avere commesso un delitto contro la personalità o la sicurezza dello Stato, ovvero un delitto contro l'incolumità pubblica, ovvero il delitto di riduzione in schiavitù, o quello di furto, rapina, o il delitto di devastazione e saccheggio, ovvero un delitto connesso alla fabbricazione, introduzione, messa in vendita e traffico illegale di armi, di esplosivi o di sostanze stupefacenti, ovvero alla loro detenzione. Così come l'interessato non potrà chiedere asilo se é stato condannato per il delitto di associazione mafiosa ovvero di appartenenza ad organizzazioni terroristiche, ovvero se ha commesso altri delitti per finalità di terrorismo
La questura, infatti, una volta accertato che il richiedente si trovi in una di queste condizioni di impedimento, dichiarerà irricevibile la tua domanda
Cosa deve fare l'interessato per chiedere asilo/protezione internazionale?
La domanda per il riconoscimento della protezione internazionale va presentata personalmente, non appena lo straniero giunge in Italia, entro 8 giorni dall'ingresso presso la Questura competente in base al luogo di dimora del richiedente (art.3, D.P.R. 12 gennaio 2015, n.21). Nel caso in cui la manifestazione della volontà di chiedere la protezione internazionale avvenga presso l'ufficio di frontiera, è disposto l'invio del richiedente alla Questura competente per territorio. Nei casi in cui il richiedente sia una donna, alle operazioni partecipa personale femminile. La domanda, formalizzata per iscritto anche tramite l'aiuto di un interprete, dovrà specificare i motivi per cui si richiede la protezione internazionale, producendo, se e quando disponibile, la documentazione a sostegno della stessa. L'organo ricevente rilascerà copia della domanda presentata e di eventuali allegati. La Questura, ricevuta la domanda di protezione internazionale, redige il verbale delle dichiarazioni del richiedente su appositi modelli predisposti dalla Commissione nazionale, a cui è allegata la documentazione prevista dall'art.3 del d.lgs n. 251/2007 e invia gli atti alla Commissione Territoriale competente all'esame della domanda (art.4, D.P.R. 12 gennaio 2015, n.21) (Fonte: http://www.trevisolavora.it/guidastranieri/sezioni.asp?id_categoria=165)
Quando e come viene rilasciato il permesso per richiesta di asilo?
Nei giorni immediatamente successivi alla domanda la Questura dovrebbe rilasciare un attestato nominativo, in attesa del permesso di soggiorno per richiesta asilo. Il rilascio del permesso per richiesta asilo avviene qualora la Questura, dopo avere effettuato accertamenti, abbia veriﬁcato che l'Italia è il paese competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale e che non sussistono gli estremi per un trattenimento nei CIE o per l'accoglienza nei CARA (v. oltre) Il recente D. Lgs. n. 142 del 18 agosto 2015, ha stabilito che la ricevuta attestante la presentazione della richiesta di protezione internazionale costituisce permesso di soggiorno provvisorio, che ha validità nel territorio nazionale per un tempo di sei mesi.
Dove va richiesto il rinnovo del permesso per attesa domanda asilo?
In caso di cambio di domicilio regolarmente comunicato, il rinnovo del permesso per richiesta di asilo è effettuato dalla questura in cui il richiedente effettivamente dimora in base al principio generale previsto dall'art. 5, comma 4, del d. lgs. n. 286/1998 (testo unico delle leggi sull'immigrazione). Non è perciò richiesto di rivolgersi alla Questura del luogo in cui era stata presenta la domanda di asilo
Quali diritti si hanno con il permesso per richiesta di asilo, in attesa della decisione della Commissione Territoriale?
- attribuzione del codice ﬁscale
- iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale. Il richiedente ha diritto alle prestazioni sanitarie in esenzione alla compartecipazione alla spesa
- elezione domicilio
- dopo sei mesi dal rilascio del primo permesso (in futuro, con la normativa di attuazione del D. Lgs 142/2015, i tempi si riducono a due mesi), se la procedura non si è ancora conclusa deve essere rilasciato un permesso della durata di sei mesi che consente di svolgere attività lavorativa.
N.B. in attesa della decisione il richiedente non può lasciare l'Italia
Cos'è e cosa fa la Commissione Territoriale?
Il nome per esteso è "Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale" e si tratta di un organismo nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell'Interno. Le Commissioni Territoriali hanno il compito di esaminare, valutare e decidere circa le domande d'asilo presentate alle autorità competenti in Italia. Esse sono validamente costituite con la presenza della maggioranza dei componenti e le delibere devono essere fatte con il voto favorevole di almeno tre componenti. In caso di parità prevale sempre il voto del presidente.Lo strumento utilizzato per valutare e decidere circa le domande d'asilo è l'audizione. Si tratta di un colloquio personale (seduta non pubblica) fra i membri della Commissione Territoriale e il richiedente asilo. Vi sono tuttavia particolari situazioni, previste dalla legge, che ammettono la presenza al colloquio di terze persone, come l'avvocato, nel caso il richiedente ne sia assistito, come il personale di sostegno, nel caso il richiedente sia portatore di particolari esigenze oppure nel caso di minori di uno dei due genitori e in loro assenza del tutore. È possibile chiedere di sostenere l'audizione con un solo membro della Commissione, dello stesso sesso del richiedente. L'audizione verte sulle stesse domande del modello C3 presentato come richiesta di asilo/protezione e cerca di approfondire soprattutto la parte concernente i motivi per cui è stato lasciato il paese d'origine e i motivi per cui non è più possibile (sia per una questione di impossibilità esterna che per motivi di volontà personale) farvi ritorno in condizioni di sicurezza. L'audizione prevede sempre la presenza di un mediatore linguistico che permetta al richiedente di esprimersi nella propria lingua madre
A quali servizi può accedere?
Teoricamente al Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Concretamente ben pochi richiedenti riescono ad entrare in questo sistema, a causa di limiti di risorse e posti disponibili. L'accesso allo SPRAR avviene quando ricorrano due condizioni: che il richiedente sia privo delle risorse necessarie al suo mantenimento, ovvero versi in uno stato di indigenza accertato dalla Prefettura e che abbia presentato la domanda d'asilo nel termine di 8 giorni dall'ingresso nel territorio italiano. Per i richiedenti ammessi all'accoglienza la Commissione Territoriale incaricata dell'esame della domanda è quella competente per il territorio in cui essi sono ospitati. L'accoglienza nello SPRAR può essere revocata in una serie di casi stabiliti per decreto con disposizione della Prefettura. I casi di revoca sono previsti dalla legge in materia
Cos'è il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati?
Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che – per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata – accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo. Gli enti locali dello SPRAR accolgono richiedenti e titolari di protezione internazionale. Per ulteriori informazioni è possibile visitare i siti www.interno.it www.serviziocentrale.it
Chi può accedere al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati?
Nei limiti dei posti disponibili dello SPRAR, possono essere accolti i richiedenti e titolari di protezione internazionale e in via subordinata i titolari di protezione umanitaria. La richiesta di accesso va esplicitata presso la Questura di riferimento
Cosa sono e che funzione svolgono i centri d'accoglienza e i centri di trattenimento?
In Italia a seconda del verificarsi di alcune situazioni il richiedente asilo può essere trattenuto, per un determinato numero di giorni, in appositi centri. Essi si dividono in quattro categorie: 1) CPSA, 2) CDA, 3) CARA e 4) CIE. 1) Si tratta della prima struttura che il potenziale richiedente asilo può incontrare durante il suo viaggio una volta arrivato in Italia. Questi centri furono istituiti con un decreto interministeriale del 2006 e riguardano esclusivamente gli arrivi via mare tanto è che sono conosciuti anche come centri sbarchi. Sono centri dedicati alla prima accoglienza e al primo soccorso. Le condizioni e le modalità specifiche del trattenimento non sono specificate nel decreto ma di norma il trattenimento non supera le 48 ore ed è seguito dal trasferimento presso altre strutture.2) Si tratta di centri di prima accoglienza istituiti nel 1995 con la legge 563/95 detta anche legge Puglia I centri di accoglienza svolgono una funzione che può essere definita di ‘smistamento', infatti tutti i migranti, intercettati nel loro passaggio di frontiera, vi vengono accolti, indipendentemente dal loro stato giuridico, al fine di garantire un primo soccorso e di emanare un provvedimento che ne legittimi la presenza sul territorio italiano o ne disponga l'allontanamento; 3) sono strutture istituite nel 2008 con il decreto legge 25/2008 dove viene inviato lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera allo scopo di consentire l'identificazione e l'applicazione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato; 4) sono strutture dove vengono trattenuti gli stranieri destinatari di provvedimenti di allontanamento dal territorio dello Stato e nei cui confronti non è possibile l'esecuzione immediata della misura. Il trattenimento presso i CIE, pur non configurandosi come misura detentiva finalizzata all'espiazione di una pena, incide sulla libertà personale, tutelata dall'art. 13 della Costituzione italiana, in quanto diritto fondamentale della persona, riconosciuto anche allo straniero "comunque presente nel territorio dello Stato", sia esso regolarmente o irregolarmente presente . Per tale ragione, la limitazione della libertà personale deve essere convalidata dall'autorità giudiziaria sulla falsariga di quanto previsto per il fermo e per l'arresto.
Con la piena attuazione del D. Lgs 142/2015 vi saranno "Centri di primo soccorso e accoglienza", "Centri governativi di prima accoglienza", "Fase di seconda accoglienza" anche nell'ambito del Sistema SPRAR, "misure straordinarie di accoglienza" definite queste dalle Prefetture in accordo col Ministero
Quanto tempo ci vuole per dare risposta definitiva ad una domanda d'asilo?
Secondo la Guida pratica a cura del sistema SPRAR, le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale devono svolgere l'audizione per il riconoscimento dell'asilo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e decidere nei successivi tre giorni. Tuttavia, stando alla stima della banca dati SPRAR, il periodo di attesa mediamente si aggira attorno ai 12 mesi. Ora la nuova normativa in fase di Attuazione prevede come durata 6 mesi+ possibile proroga di altri 9 + in casi particolari altri 3 mesi di ulteriore proroga
Quali possono essere le risposte della Commissione Territoriale a fronte della domanda di asilo/protezione internazionale?
La Commissione Territoriale può riconoscere una forma di protezione internazione, asilo politico o protezione sussidiaria, non riconoscere alcuna forma di protezione, rigettare la domanda per manifesta infondatezza, valutare la domanda inammissibile (qualora sia già stata esaminata da altro paese europeo), oppure, per motivi non riconducibili alla sicurezza della persona ma per gravi motivi umanitari, può chiedere alla Questura il rilascio di un permesso per protezione umanitaria,differente dal permesso per motivi umanitari rilasciato fino al gennaio 2008). (fonte: meltingpot.org)
Cosa succede se il richiedente asilo riceve il diniego alla propria richiesta di protezione internazionale?
La persona dispone di trenta giorni per decidere se rimanere in Italia e fare ricorso o andarsene. Se sceglie di presentare ricorso ha diritto alla proroga al sistema di accoglienza di cui eventualmente già beneficiava (permane nelle stesse condizioni, ospite presso un appartamento sotto la responsabilità della cooperativa) fino al primo grado di giudizio. Le spese legali del ricorso sono a carico della persona, non rientrano più tra quelle garantite dalla convenzione prefettura-cooperativa, ma vi può essere accesso al gratuito patrocinio.
Cosa succede se il richiedente asilo riceve il riconoscimento dello status di rifugiato?
La Commissione territoriale può riconoscere lo status di rifugiato e in questo caso rilascia un provvedimento che consente al richiedente di ritirare in Questura il permesso di soggiorno per asilo. Il permesso di soggiorno per asilo ha una durata di 5 anni ed è rinnovabile ad ogni scadenza. (fonte: Ministero Interno)
Cosa è la protezione sussidiaria?
Si tratta di una forma di protezione internazionale. La Commissione può anche non riconoscere lo status di rifugiato e concedere la protezione sussidiaria, se ritiene che sussista un rischio effettivo di un grave danno in caso di rientro nel Paese d'origine. In questo caso, la Commissione informa il richiedente che può ritirare il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria negli uffici della Questura. Questo tipo di permesso ha una durata di 3 anni ed è rinnovabile ad ogni scadenza, dopo che la Commissione Territoriale abbia rivalutato il caso, talvolta anche senza una nuova audizione. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria può anche essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro e se ne sussistono i requisiti anche in permesso CE per soggiornanti lungo periodo
Cosa è la protezione umanitaria?
Se non può essere riconosciuto lo status di rifugiato, la Commissione può tuttavia ritenere che sussistano gravi motivi di carattere umanitario e, pertanto, stabilisce che la Questura dia al richiedente un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
E' quanto dispone l'art. 32, comma 3 del D.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, specificando che, in questa ipotesi, la Commissione territoriale trasmette gli atti al Questore per l'eventuale rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, ai sensi dell'art. 5, comma 6 T.U. Immigrazione. Inoltre, la Commissione territoriale trasmette gli atti al Questore per le valutazioni di competenza se, nel corso dell'istruttoria, sono emersi fondati motivi per ritenere che il richiedente è stato vittima dei delitti di cui agli articoli 600 e 601 del Codice penale (art. 32, comma 3-bis d.lgs. 25/2008).
Il permesso di soggiorno per motivi umanitari può essere chiesto e rinnovato anche in mancanza di passaporto (in caso di fondate ragioni) e senza i requisiti previsti per altre tipologie di permessi, come la disponibilità di mezzi di sostentamento o di alloggio idoneo.
Il permesso di soggiorno per motivi umanitari viene rilasciato, con durata biennale (art.14, comma 4, D.P.R. 12 gennaio 2015, n.21) ed è rinnovabile previa verifica della permanenza delle condizioni di rilascio. (fonte: http://www.trevisolavora.it/guidastranieri/sezioni.asp?id_categoria=358)