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Timestamp: 2019-04-18 19:12:49+00:00
Document Index: 93173840

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 88', 'sentenza ', 'art. 24']

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Pubblicato in cronaca, istituzioni da prc_formia il 13 Gennaio 2017
Lo scorso 16 dicembre la Corte Costituzionale ha pubblicato una sentenza storica con la quale ha sancito che “È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”, ne consegue quindi che “i diritti costituzionali sanciti nella prima parte della Costituzione sono diritti effettivi ed incomprimibili – al lavoro, alla inclusione sociale, ad un ambiente vivibile ecc. – e non possono essere messi in discussione da leggi e vincoli di bilancio che non partano dall’assunzione della doverosa esigibilità di tali diritti”.
Questa sentenza della Corte Costituzionale è un ottima occasione per rilanciare la battaglia per l’abrogazione dell’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione, introdotto nel 2012 dal governo Monti (sostenuto da forze politiche eterogenee quali ad esempio PD, Forza Italia), che – sotto la spinta del “ce lo chiede l’Europa” – aveva modificato il testo originario dell’articolo 81.
La Corte Costituzionale ha infatti emesso “in data 19 ottobre 2016 la sentenza n° 275 che riguarda il giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2-bis, della legge della Regione Abruzzo 15 dicembre 1978, n. 78 (Interventi per l’attuazione del diritto allo studio), aggiunto dall’art. 88, comma 4, della legge della Regione Abruzzo 26 aprile 2004, n. 15, recante «Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2004 e pluriennale 2004-2006 della Regione Abruzzo (Legge finanziaria regionale 2004)», promosso dal Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo, nel procedimento vertente tra la Provincia di Pescara e la Regione Abruzzo, con ordinanza del 19 marzo 2014, iscritta al n. 123 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 30, prima serie speciale, dell’anno 2014.
La Corte ha infatti ritenuto ammissibile il rilievo sollevato in quanto la compartecipazione regionale al costo del trasporto scolastico per studenti con disabilità, indicato con precisione nella suddetta legge regionale (50% delle spese sostenute), trovava un limite, indicato dalle stesse norme regionali, nelle disponibilità finanziarie di bilancio e quindi dalle disponibilità finanziarie di volta in volta determinate dalle leggi di bilancio sostenendo che la norma censurata darebbe immotivata e non proporzionata prevalenza alle esigenze di equilibrio di bilancio e non assicurerebbe una adeguata, stabile e certa tutela al diritto all’educazione e all’istruzione degli alunni affetti da grave disabilità, che necessitano del trasporto per la frequenza scolastica. Inoltre ha evidenziano che il rilievo costituzionale di tale diritto costituisce un limite invalicabile all’intervento discrezionale del legislatore, così che il nucleo di garanzie minime per renderlo effettivo dovrebbe essere assicurato al di là di ogni esigenza di bilancio, garantendosi certezza, stabilità e obbligatorietà del finanziamento. Ed infatti annualmente i trasferimenti effettuati dalla Regione Abruzzo su questa legge erano stati inferiori al 50% del contributo previsto e delle spese certificate dalla Provincia di Pescara, rischiando di mettere in discussione il diritto degli studenti con disabilità al trasporto scolastico e, quindi, all’ effettività del diritto allo studio.
Nella sentenza della Corte, insieme al fondamentale riferimento alla Costituzione (art . 10 e 38 ) si fa riferimento anche all’art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con legge 3 marzo 2009, n. 18”.
E quindi evidente che il pareggio di bilancio non è più utilizzabile – come scusa – per tagliare i servizi pubblici essenziali, per poi regalarli agli amici che li rivenderanno ai cittadini a caro prezzo, trasformandoli in occasione di profitto per le loro tasche.