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Timestamp: 2017-12-13 20:31:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 129', 'art. 22', 'art. 167', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 167', 'art. 570']

trattamento illecito di dati personali (art. 167 D. Lvo n. 196/2003 - avvocato penale
trattamento illecito di dati personali (art. 167 D. Lvo n. 196/2003 – avvocato penale
trattamento illecito di dati personali (art. 167 D. Lvo n. 196/2003
Corte di Cassazione Sezione III Penale Sentenza 10 settembre – 8 ottobre 2015, n. 40356 Presidente Fiale – Relatore Orilia
La sentenza impugnata non merita alcuna censura neppure sotto il profilo motivazionale anche perché – è bene ricordarlo – il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene solo alla coerenza strutturale della decisione di cui si saggia l’oggettiva tenuta sotto il profilo logico argomentativo. Al giudice di legittimità è infatti preclusa – in sede di controllo sulla motivazione – la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (preferiti a quelli adottati dal giudice del merito perché ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa). Queste operazioni trasformerebbero infatti la Corte nell’ennesimo giudice del fatto e le impedirebbero di svolgere la peculiare funzione assegnatale dal legislatore di organo deputato a controllare che la motivazione dei provvedimenti adottati dai giudici di merito (a cui le parti non prestino autonomamente acquiescenza) rispetti sempre uno standard minimo di intrinseca razionalità e di capacità di rappresentare e spiegare l’iter logico seguito dal giudice per giungere alla decisione (cass. Sez. 6, Sentenza n. 9923 del 05/12/2011 Ud. dep. 14/03/2012 Rv. 252349).
2. Col secondo motivo il ricorrente denunzia ai sensi dell’art. 606 lett. b) ed e) cpp, l’inosservanza dell’art. 167 D. Lvo n. 196/2003 nonché la mancanza di adeguata motivazione sulla sussistenza di tutti i presupposti per ritenere concretata la fattispecie incriminatrice. Rimprovera alla Corte d’Appello di non avere motivato sul “nocumento” richiesto ai fini della punibilità della condotta, osservando che l’inserimento del video su You Tube non comportava comunque l’accesso da parte dei terzi perché egli aveva omesso, al momento della pubblicazione sul sito, di inserire criteri di ricerca e la riprova sta nel fatto che egli, ben consapevole della impossibilità per gli estranei di visionare il video, aveva minacciato la divulgazione su Facebook.
Il D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 167 (Codice in materia di protezione dei dati personali) così dispone: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli artt. 18, 19, 23, 123, 126 e 130, ovvero in applicazione dell’art. 129, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli artt. 17, 20 e 21, art. 22, commi 8 e artt. 11, 25, 26, 27 e 45, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni”. Ciò premesso, nel reato di illecito trattamento di dati personali di cui al D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 167, il “nocumento” per la persona offesa, che nella fattispecie previgente si configurava come circostanza aggravante, e che oggi costituisce elemento essenziale del reato (cfr. sez. 3^ Sentenza n. 38406 del 9.7.2008, Fallarli) o, secondo altro orientamento, condizione obiettiva di punibilità (Sez. 3^, Ordinanza n. 7504 del 16/07/2013 Ud. dep. 18/02/2014 Rv. 259261; Sez. 3^, Sentenza n. 17215 del 17/02/2011 Ud. dep. 04/05/2011 Rv. 249991), rende la figura criminosa inquadrabile della categoria dei reati di danno e non (più) di mero pericolo.
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TRATTAMENTO ILLECITO DATI PERSONALI AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA Con sentenza 18.3.2014 la Corte d’Appello di Reggio Calabria – per quanto ancora interessa in questa sede – ha confermato la colpevolezza di C.A. in ordine ai reati di trattamento illecito di dati personali (art. 167 D. Lvo n. 196/2003, contestato al capo B) e violenza privata continuata (artt. 81 e 610 cp, di cui al capo D), commessi in danno di S.S..
ART 570 CP CASSAZIONE PENALE SEZIONE SESTA N. 15898 DEL 9/04/2014 BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA
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Questo articolo è stato pubblicato in Consulenza Legale il 20 ottobre 2015 da Sergio Armaroli.
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