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Timestamp: 2019-12-07 07:33:07+00:00
Document Index: 93137775

Matched Legal Cases: ['art. 242', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 242', 'art. 242']

CONSIGLIO DI STATO - 10 aprile 2019 - AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Inquinamento del suolo Numero: 2346 | Data di udienza: 4 Ottobre 2018
Numero: 2346
Data di udienza: 4 Ottobre 2018
CONSIGLIO DI STATO, Sez. 5^ – 10 aprile 2019, n. 2346
INQUINAMENTO DEL SUOLO – Procedure operative ed amministrative da attivare al verificarsi di un evento potenzialmente contaminante – Art. 242 d.lgs. n. 152/2006 – Distinzione tra CSC e CSR – Fissazione dei valori di CSC – Sostanze inquinanti non tabellate.
Le procedure operative ed amministrative da attivare, a carico del “responsabile dell’inquinamento”, al verificarsi di un evento potenzialmente contaminante, sono previste all’art. 242 del d. lgs. n. 152/2006. Dal dato normativo emerge con chiarezza la distinzione tra CSC e CSR: le prime strumentali a riconoscere, nell’area sottoposta a verifica, l’esistenza di sostanze inquinanti in una soglia tale da giustificare la predisposizione di un piano di caratterizzazione; le seconde preordinate alla verifica della sussistenza di un livello di rischio tale da giustificare l’attuazione di interventi di bonifica e di messa in sicurezza. Il piano della caratterizzazione è, infatti, un documento progettuale riportante un elenco di attività di indagine e i tempi necessari per effettuarle, compiute le quali si potrà conoscere l’impatto sulle matrici ambientali (suolo, sottosuolo, acque sotterranee e superficiali). Solo con i risultati del piano della caratterizzazione del sito è possibile prevedere la necessità o meno della predisposizione del progetto operativo di bonifica, anche in base all’analisi di rischio sito-specifica per la definizione delle concentrazioni di rischio. In sostanza, con le risultanze del piano della caratterizzazione si può progettare la bonifica, ma a tal fine è necessario preventivamente verificare la distribuzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti al di sopra delle Concentrazioni Soglie di Contaminazione. In sede di approvazione del piano di caratterizzazione si devono indicare i valori CSC, cioè i valori minimi che servono a riconoscere l’esistenza delle sostanze cioè a "vederle"; dopo di che, in fase di progettazione della bonifica si determineranno i valori di CSR, cioè le concentrazioni degli inquinanti che non causano rischio per l’uomo e l’ambiente e cioè sono accettabili. È del tutto logico, allora, che, ai fini di “riconoscimento”, la soglia di concentrazione possa essere senz’altro abbassata: la fissazione dei valori di CSC non ha per scopo la tutela della salute, ma solo la rintracciabilità nell’ambiente delle sostanze; per contro, la soglia “di intervento” (questa, beninteso, potenzialmente onerosa per il responsabile dell’inquinamento che vi fosse onerato) è fissata in un secondo momento, avuto riguardo ai limiti fissati, per la tutela della salute, dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ne discende, altresì, che – per la determinazione della soglia di concentrazione rilevante per le sostanze inquinanti non tabellate – non è arbitraria né l’utilizzazione di parametri fissati per sostanze con analoghe caratteristiche, nè la valorizzazione del parere reso dall’Istituto di superiore di sanità.
(Riforma TAR Lombardia, Milano, n. 1311/2009) – Pres. Caringella, Est. Grasso – Regione Lombardia (avv. Cederle) c. C. s.r.l. (avv.ti Lirosi, Capria e Marocco) e altri (n.c.)
CONSIGLIO DI STATO, Sez. 5^ - 10 aprile 2019, n. 2346
N. 02346/2019REG.PROV.COLL.
N. 03907/2009 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3907 del 2009, proposto da
Regione Lombardia, in persona del Presidente in carica pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Marco Cederle, con domicilio eletto presso lo studio Emanuela Quici in Roma, via Nicolò Porpora, 16;
Chemisol S.r.l. (già Agrolinz Melamine Int S.r.l.), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Antonio Lirosi, Antonella Capria e Teodora Marocco, con domicilio eletto presso lo studio Antonio Lirosi in Roma, via Quattro Fontane 20;
Provincia di Varese, Comune di Olgiate Olona, Comune di Castellanza, non costituiti in giudizio;
Agenzia Regionale Protezione Ambiente Lombardia, Istituto Superiore di Sanità, non costituiti in giudizio;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) n. 1311/2009, resa tra le parti
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 ottobre 2018 il Cons. Giovanni Grasso e uditi per le parti gli avvocati Quici, su delega di Cederle, e Lirosi;
1.- Chemisol S.r.l. (già Agrolinz Melamine International Italia S.r.l.), nella qualità di operatore nel settore chimico, con uno stabilimento di produzione di melammina e resine melamminiche sito nei comuni di Castellanza e Olgiate Olona, all’interno del polo
chimico multisocietario ex Montedison di Castellanza, avviava, in data 31 marzo 2001, il procedimento finalizzato alla bonifica del sito, inviando apposita comunicazione agli enti interessati ai sensi dell’allora vigente art. 9 comma 3 del D.M. 471/1999 (il quale, per i soggetti che avessero avviato a titolo volontario la bonifica dei siti contaminati, prevedeva il differimento del relativo obbligo, facendolo decorrere dalla data successivamente indicata nel piano regionale o suoi eventuali stralci).
Pur non avendo ancora provveduto la Regione Lombardia ad indicare la decorrenza dell’obbligo di bonifica mediante il piano regionale o un suo stralcio, la società presentava il piano di caratterizzazione delle aree onde procedere agli interventi di bonifica.
In sede di incontro tecnico emergeva un sostanziale accordo tra gli enti partecipanti, la società e i tecnici incaricati dalla stessa circa le modalità proposte per lo svolgimento della caratterizzazione. Veniva, in particolare, affrontata la problematica relativa alle sostanze "non tabellate", ossia quelle sostanze per le quali le tabelle 1 e 2 degli allegati al Titolo V della parte quarta del D. Lgs. 152/2006 non prevedevano dei parametri di riferimento. A tale riguardo, nell’incontro tecnico si dava atto che "per quanto concerne[va] la proposta di CSC [Concentrazioni soglie di contaminazione] dei parametri «sito specifici» – e non tabellati – da parte di
AMI, gli Enti richied[evano] che ven[issero] calcolate le CSR [Concentrazioni soglie di rischio], per avere un approccio più corretto a quanto definito dal titolo V alla parte IV del D. Lgs. 152/06”. Si rimandava, quindi alle risultanze del Piano di caratterizzazione circa la valutazione dell’utilizzo delle CSR sito-specifiche, anziché CSC, sulle quali l’ARPA si riservava di effettuare ulteriori valutazioni.
Con maggior detttaglio, la società rilevava che – a fronte di un valore internazionalmente riconosciuto di 900 µg/l, per giunta riferito all’acqua potabile – l’Amministrazione, sulla scorta di una nota dell’Istituto Superiore di sanità, aveva prescritto per la formaldeide (a suo dire immotivatamente) un valore di 1 µg/l (e ciò sulla base di una sostanziale ed asseritamente inappropriata assimilazione al trattamento riservato al benzene, che era sostanza ben più pericolosa, ai fini considerati, dato che il potenziale cancerogeno della formaldeide disciolta in acqua era unicamente legato alla possibilità di passare alla fase vapore).
In definitiva, la società riteneva del tutto irragionevole, da un punto di vista tecnico e scientifico, l’equiparazione, compiuta dall’I.S.S., dei valori di CSC nelle acque sotterranee per un composto caratterizzato da un potenziale cancerogeno solamente per via inalatoria e da una trascurabile capacità di passare dalla fase acquosa alla fase vapore, come la formaldeide, ad un composto caratterizzato, invece, da un potenziale cancerogeno per via sia orale che inalatoria e da una significativa tendenza al passaggio dalla fase acquosa alla fase vapore, come il benzene.
Con riferimento, poi, all’esametilentetrammina, in mancanza di sufficienti dati in letteratura, il calcolo del valore di concentrazione-limite accettabile avrebbe dovuto, nel critico assunto della società, essere effettuato applicando un’analisi di rischio basata sui valori più cautelativi esistenti relativi all’esposizione umana. L’applicazione delle relative formule avrebbe permesso, in tale prospettiva, di ricavare un valore di concentrazione asseritamente accettabile di 210.000 µg/l, a fronte di un valore indicato dall’I.S.S. e prescritto da ARPA di 910 µg/l per le acque sotterranee.
Nondimeno, a dispetto della formalizzata richiesta, la Regione Lombardia, con nota del 26 novembre 2007, pur evidenziando che l’eventuale esame e valutazione delle CSC delle sostanze in questione avrebbe potuto trovare una sua giusta allocazione durante l’esame dei risultati della caratterizzazione e delle relazioni tecniche, non provvedeva a rivedere o ad avviare un procedimento per rivedere le prescrizioni già fissate nel verbale: per il che la società si vedeva costretta a ricorrere avverso le prescrizioni.
2.- Con atto notificato nei tempi e nelle forme di rito, la Regione Lombardia impugna la ridetta sentenza, lamentandone – con unico, articolato motivo di gravame – la complessiva erroneità ed invocandone l’integrale riforma.
A fronte della sentenza di accoglimento, la Regione denunzia, con unico mezzo, violazione e falsa applicazione dell’art. 242, comma 3 d. lgs. 152/2006. In sintesi: a) in presenza di una “lacuna tabellare”, sarebbe stato lecito il riferimento a sostanze tossicologicamente affini, autorizzato dalla stessa normativa; b) la Regione sarebbe stata, per tal via, vincolata alla indicazione tecnica (qualificata) fornita dall’Istituto superiore di sanità; c) il primo giudice avrebbe – soprattutto – fatto confusione tra CSC (Concentrazioni Soglie di Contaminazione) e CSR (Concentrazioni Soglie di Rischio): la prima riferita alla predisposizione del piano di caratterizzazione, la seconda alla elaborazione di un piano (di intervento e di) bonifica.
Le procedure operative ed amministrative da attivare, a carico del “responsabile dell’inquinamento”, al verificarsi di un evento potenzialmente contaminante, sono previste all’art. 242 del d. lgs. n. 152/2006, il quale prevede, per quanto di interesse ai fini della lite:
Il piano della caratterizzazione (descritto e disciplinato dall’allegato 2 alla parte IV del citato decreto legislativo), è, infatti, un documento progettuale riportante un elenco di attività di indagine e i tempi necessari per effettuarle, compiute le quali si potrà conoscere l’impatto sulle matrici ambientali (suolo, sottosuolo, acque sotterranee e superficiali). Solo con i risultati del piano della caratterizzazione del sito è possibile prevedere la necessità o meno della predisposizione del progetto operativo di bonifica, anche in base all’analisi di rischio sito-specifica per la definizione delle concentrazioni di rischio. In sostanza, con le risultanze del piano della caratterizzazione si può progettare la bonifica, ma a tal fine è necessario preventivamente verificare la distribuzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti al di sopra delle Concentrazioni Soglie di Contaminazione. In sede di approvazione del piano di caratterizzazione si devono indicare i valori CSC, cioè i valori minimi che servono a riconoscere l’esistenza delle sostanze cioè (come efficacemente argomentato dalla difesa regionale) a "vederle"; dopo di che, in fase di progettazione della bonifica si determineranno i valori di CSR, cioè le concentrazioni degli inquinanti che non causano rischio per l’uomo e l’ambiente e cioè sono accettabili.
È del tutto logico, allora, che, ai fini di “riconoscimento”, la soglia di concentrazione possa essere senz’altro abbassata: la fissazione dei valori di CSC non ha per scopo la tutela della salute, ma solo la rintracciabilità nell’ambiente delle sostanze: per contro, la soglia “di intervento” (questa, beninteso, potenzialmente onerosa per il responsabile dell’inquinamento che vi fosse onerato) è fissata in un secondo momento, avuto riguardo ai limiti fissati, per la tutela della salute, dall’Organizzazione mondiale della sanità.