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Timestamp: 2018-11-20 22:20:56+00:00
Document Index: 72786494

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 271', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 33']

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Scadenze differenziate per la Tasi di Stefano Baldoni Responsabile area Economico - finanziaria comune di Corciano (Pg) - Membro Osservatorio tecnico Anutel
Soggetti aggregatori" e nuove modalità di svolgimento delle gare di Massimiliano Alesio Avvocato e Segretario di Enti locali
NEWS DEL GAUDENS N. 96 DEL 15 LUGLIO 2014
www.gaudens.altervista.org
Sommario Scadenze differenziate per la Tasi - Soggetti aggregatori" e nuove modalità di svolgimento delle gare di Massimiliano Alesio Avvocato e Segretario di Enti locali - La procedura di riequilibrio finanziario degli enti locali: un cantiere ancora aperto di Paolo Canaparo Viceprefetto in servizio presso l'ufficio Affari legislativi e relazioni parlamentari - Sull'obbligo di centralizzare le procedure di acquisto di beni, servizi e lavori di Stefano Usai Funzionario PA - Un operatore di settore che lamenti la mancata indizione della gara d'appalto deve essere risarcito per la perdita della chance di ottenerne l'aggiudicazione Il risarcimento del danno per mancata indizione della gara di appalto di Romina Cauteruccio Avvocato
La recente conversione in legge del Dl n. 66 del 24 aprile 2014, ha definito l'assetto, si spera questa volta definitivo, delle scadenze per il versamento del nuovo tributo per i servizi indivisibili (Tasi), introdotto dall'art. 1, comma 639, della legge n. 147/2013, per l'anno 2014. La legge n. 89 del 23 giugno 2014, ha infatti modificato il comma 688 dell'art. 1 della legge n. 147/2013, stabilendo delle scadenze di pagamento differenziate sulla base delle decisioni assunte dai comuni(1).
Originariamente i termini di versamento del tributo erano rimessi alla decisione degli enti che, con il regolamento del prelievo, dovevano stabilire le scadenze di versamento della Tasi, anche in maniera differenziata rispetto alla Tari e all'Imu. Già con l'entrata in vigore del Dl n. 16/2014 si è assistito all'eliminazione di tale facoltà, stabilendo che il tributo doveva versarsi alle medesime scadenze previste dall'art. 9, comma 3, del Dlgs n. 23/2011, per l'Imu, vale a dire entro il 16 giugno e il 16 dicembre di ogni anno, ferma restando la facoltà concessa al contribuente di provvedere al versamento del tributo in unica soluzione entro il 16 giugno di ogni anno (già presente nella prima stesura della legge n. 147/2013). Tuttavia la norma prevedeva diverse modalità di determinazione dell'importo da versare a seconda delle scelte operate dal comune. Infatti, solo ove i comuni avessero provveduto all'approvazione e al successivo invio della deliberazione concernente le aliquote e le eventuali detrazioni Tasi entro il 23 maggio 2014, mediante inserimento nel "portale del federalismo fiscale" del ministero dell'Economia e delle finanze (in modo da consentire a quest'ultimo di provvedere alla loro pubblicazione nell'apposito sito informatico individuato dall'art. 1, comma 3, del Dlgs n. 360/1998 entro il 31 maggio 2014), i contribuenti sarebbero stati tenuti a effettuare il versamento della prima rata del tributo entro il 16 giugno, conteggiando l'imposta in base alle aliquote deliberate dal comune per il 2014. In caso contrario, vale a dire sia nell'ipotesi in cui il comune non avesse provveduto all'approvazione della deliberazione e sia nel caso in cui, pur avendo deliberato, non avesse effettuato il previsto invio al Ministero entro il 23 maggio 2014, la prima rata del tributo sarebbe stata dovuta, entro il 16 giugno, solamente dai possessori/detentori di immobili diversi dall'abitazione principale, utilizzando l'aliquota di base fissata dalla legge all'uno per mille (art. 1, comma 676, legge n. 147/2013). Per l'abitazione principale, invece, il versamento era rinviato a dicembre, per l'intero anno. Invero, il testo del comma 688 subordinava le succitate conseguenze al mancato invio della deliberazione entro il 23 maggio 2014 solo per l'abitazione principale e non anche per gli altri immobili soggetti al tributo. Per quest'ultimi l'obbligo di calcolare la prima rata impiegando l'aliquota di base operava in caso di mancato inserimento nel sito del Mef entro il 31 maggio 2014, senza alcun riferimento alla data di invio. Tuttavia, il ministero dell'Economia e delle finanze, nelle Faq datate 3 giugno 2014, ha precisato che sono state pubblicate nel sito informatico appositamente previsto solo le deliberazioni inviate dai comuni entro il 23 maggio 2014. Le citate regole ponevano però diversi problemi. In primo luogo, l'obbligo generalizzato di versamento della prima rata impiegando l'aliquota di base avrebbe determinato il rischio che in quei comuni in cui il tributo fosse poi stato applicato solo, ad esempio, sull'abitazione principale, sarebbe risultato necessario poi provvedere a un elevato numero di rimborsi. D'altro lato, il rinvio del versamento della prima rata del tributo dovuto sull'abitazione principale avrebbe comportato problemi di cassa per gli enti, tenendo conto dell'abbassamento del gettito Imu che si sarebbe verificato nel mese di giugno per effetto dell'esclusione dal tributo dell'abitazione principale (non appartenente alle categorie catastali A/1-A/8-A/9), sancita dall'art. 1, comma 707, della legge n. 147/2013. Inoltre, non era ben chiara la percentuale del tributo che sarebbe gravata sui detentori diversi dai titolari dei diritti reali sull'immobile, in assenza del regolamento comunale che avrebbe dovuto stabilirla(2).
La legge di conversione del Dl n. 66/2014 ha riformato le regole di versamento stabilendo che:
- nei comuni in cui le aliquote e le eventuali detrazioni del tributo sono state approvate entro il 23 maggio 2014 e le cui delibere sono state inviate al ministero dell'Economia e delle finanze per mezzo del " portale del federalismo fiscale " entro la medesima data, i contribuenti sono stati chiamati alla cassa entro il 16 giugno, per il pagamento della prima rata, da determinarsi sulla base delle aliquote e delle detrazioni contenute nella citata deliberazione. Entro il 16 dicembre saranno poi tenuti al versamento del saldo;
- nel caso di mancata approvazione o comunque di mancato invio della deliberazione comunale entro il 23 maggio 2014, il versamento della prima rata scadente il 16 giugno è rinviato. In questa ipotesi sono previste due possibilità: il comune delibera le aliquote e provvede al loro invio al ministero dell'Economia entro il 10 settembre 2014, al fine di consentire la pubblicazione nell'apposito sito informatico entro il 18 settembre(3). In tale evenienza i contribuenti sono tenuti al pagamento della prima rata della Tasi 2014 entro il 16 ottobre 2014, utilizzando ovviamente le aliquote e le eventuali detrazioni comunali. In caso contrario, il tributo deve essere versato in unica soluzione entro il 16 dicembre 2014. Va rilevato che, rispetto alla versione iniziale del decreto, nel caso di deliberazione pubblicata entro il 10 settembre, i soggetti passivi subiscono un'anticipazione del tributo per quanto concerne l'abitazione principale.
Se non si è provveduto all'invio della deliberazione entro il 10 settembre 2014, il tributo dovuto in unica soluzione a dicembre, deve calcolarsi utilizzando l'aliquota di base fissata dalla legge all'uno per mille (comma 676), nel rispetto comunque del limite imposto dal comma 677 dell'art. 1 della legge n. 147/2013, in base al quale la somma dell'aliquota Tasi e dell'aliquota Imu stabilite per ciascuna tipologia di immobile non può superare il limite massimo dell'aliquota Imu prevista dalla legge statale vigente al 31 dicembre 2013.
La verifica dell'aliquota applicabile si presenta quindi piuttosto complessa, in quanto per stabilire la misura della Tasi è necessario accertarsi dell'aliquota Imu vigente per la medesima tipologia di immobili e il relativo limite massimo di legge. Così, mentre non si pongono problemi per l'abitazione principale, non appartenente alle categorie catastali A/1-A/8 e A/9, stante la sua esclusione dall'Imu a decorrere dal 2014 (art. 1, comma 707, legge n. 147/2013), per tutti gli altri immobili, qualora la distanza tra l'aliquota Imu stabilita dal comune e il limite massimo di legge risultasse inferiore a 0,1 punti percentuali, non sarebbe possibile calcolare la Tasi con l'aliquota dell'1 per mille, ma andrebbe determinata con un'aliquota pari alla differenza tra l'aliquota Imu massima di legge e l'aliquota Imu stabilita dal comune per la specifica fattispecie. In tale modo si potrebbe ritenere che, qualora l'aliquota Imu applicata dal comune fosse pari al massimo di legge in virtù della norma sopra richiamata, non sarebbe dovuta la Tasi sulle fattispecie imponibili interessate. In quest'ultimo caso, in assenza della fissazione da parte del comune della misura del tributo gravante sull'utilizzatore, il tributo si applica sullo stesso nella misura minima di legge del 10%.
La tardiva definizione delle regole definitive per il versamento del tributo per l'anno 2014 ha tuttavia creato notevoli difficoltà nei comuni che avevano provveduto all'adozione e all'invio delle deliberazioni relative alle aliquote del tributo entro il 23 maggio scorso. Ciò in quanto, chiarendo in via definitiva il dubbio circa l'eventuale obbligo da parte dei comuni di inviare ai contribuenti i modelli di versamento precompilati(4), la modifica apportata al comma 688 ha implicitamente previsto l'obbligo per i contribuenti di provvedere all'autoliquidazione del tributo per l'anno 2014, allorquando solo dal 2015 la novella impone ai comuni di rendere disponibili i modelli di pagamento preventivamente compilati su richiesta dei contribuenti, ovvero di procedere autonomamente all'invio degli stessi modelli.
Tuttavia il breve lasso di tempo intercorrente tra l'approvazione delle regole di versamento definitive, nonché la pubblicazione delle delibere comunali, e la scadenza del 16 giugno, ha spinto numerose amministrazioni ad adottare provvedimenti volti a consentire il pagamento del tributo anche oltre la scadenza di legge, senza applicazione di sanzioni e interessi. Ciò sulla base della norma dell'art. 10, comma 2, della legge n. 212/2000, in base alla quale non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente qualora il suo ritardo risulti essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni o errori dell'amministrazione e del comma 3 del medesimo articolo, per effetto del quale non sono comunque irrogate sanzioni quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria. Analogamente l'art. 6 del Dlgs n. 472/1997 esclude l'applicabilità delle sanzioni quando la violazione è dovuta a obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono. Ad analoghe conclusioni è successivamente giunto anche il ministero dell'Economia e delle finanze, con la risoluzione n. 1/df del 23 giugno 2014. Pur condividendo la sussistenza delle condizioni per l'applicazione delle citate disposizioni e, quindi, dell'esimente all'applicazione delle sanzioni e degli interessi in caso di ritardo di versamento da parte del contribuente della prima rata della Tasi 2014, non si può non sottacere come in passato la giurisprudenza di legittimità della Corte di cassazione aveva sottratto tale valutazione all'ente impositore, rimettendo l'analisi della sussistenza delle obiettive condizioni di incertezza solo al giudice tributario (Cassazione, sentenza n. 19638/2009). Tuttavia tale pronuncia non pare tenere in debita considerazione che le citate disposizioni si rivolgono non solo al giudice tributario, al quale invero è diretta invece l'analoga disposizione rinvenibile nell'art. 8 del Dlgs n. 546/1992, ma anche all'autorità amministrativa, la quale deve necessariamente porre in essere le valutazioni richieste dalla norma all'atto della definizione del provvedimento sanzionatorio.
Per tutti gli enti che non hanno proceduto all'adozione delle delibere nel termine più volte citato del 23 maggio 2014, la norma del Dl n. 66/2014, oltre a rinviare il termine di scadenza della prima rata, ha altresì disposto il versamento di un'ulteriore anticipazione del fondo di solidarietà comunale per l'anno 2014, pari al 50% del gettito del tributo determinato ad aliquota di base su tutti gli immobili. Erogazione disposta con Dm 12 giugno 2014, pubblicato sulla Gu n. 138 del 17 giugno 2014.
Infine, la nuova disposizione dettata dal comma 688 dell'art. 1 della legge n. 147/2013 ha definito le regole a regime per il versamento della Tasi. La prima rata, scadente il 16 giugno, deve essere calcolata impiegando le aliquote e le eventuali detrazioni vigenti nei dodici mesi dell'anno precedente, mentre la rata del mese di dicembre, deve determinarsi utilizzando le aliquote e tutte le altre condizioni deliberate dal comune per l'anno di riferimento, a condizione che le stesse siano inviate con modalità telematiche al ministero dell'Economia e delle finanze entro il 21 ottobre, per essere pubblicate nell'apposito sito informatico ministeriale entro il 28 ottobre. In mancanza, il tributo deve calcolarsi con le aliquote e le detrazioni vigenti nell'anno precedente ovvero, in assenza pure di quest'ultime, si ritiene, pur nel silenzio sul punto della legge, impiegando l'aliquota di base (fatta salva la necessità di verificare la sua compatibilità con i limiti imposti dall'art. 1, comma 677, relativi alla somma delle aliquote Imu e Tasi applicabili per ogni fattispecie di immobile) .
"Il comma 4 dell'articolo 9, della recentissima legge n. 89/2014 opera l’ennesima riscrittura del comma 3-bis dell’articolo 33 del codice dei contratti pubblici, in tema di Centrali di committenza, già oggetto di ripetuti interventi normativi. La novella disciplina introdotta pone sicuramente chiare difficoltà organizzative alle stazioni appaltanti. In tal senso, è emblematica la richiesta urgente dell'ANCI, rivolta ai ministeri competenti, di concedere una proroga, al fine di evitare il rischio di paralisi dell'attività contrattuale. Infatti, senza dar luogo ad inutili esagerazioni, occorre prendere atto che la costituzione di un’unione di comuni, di un accordo consortile o l’affidamento agli uffici della Provincia di ogni tipologia di appalto di lavori, servizi e/o fornitura, richiede un adeguamento organizzativo impraticabile in breve tempo".
La storia degli interventi normativi in tema di Centrali di committenza non è certo iniziata ieri. A livello comunale, venne introdotta (1) la possibilità di aggregazione fra i comuni, onde poter funzionare come centrali di committenza, stipulando convenzioni aperte all’adesione di tutti gli enti aderenti. Si trattava della possibilità di creare delle Consip a livello locale (2). A livello provinciale, l'originaria versione dell’articolo 33 del Codice prevedeva che le amministrazioni pubbliche potessero affidare il compito di stazione appaltante alla Provincia, sulla base di apposito disciplinare, con rimborso delle spese e degli oneri sostenuti, al fine di alleggerire i piccoli comuni dall’onere di effettuare le gare (3). A livello regionale, l'articolo 1, commi 455-457, della legge finanziaria 2007, introdusse la possibilità per le regioni, anche unitamente ad altre regioni, di costituire centrali di committenza, con il compito di stipulare convenzioni per acquisto di beni e servizi, in favore di amministrazioni locali, Asl e tutte le altre amministrazioni con sede nel territorio (4). Successivamente, l’articolo 13 della legge 136/2010, nel chiaro intento di rivitalizzare le centrali di committenza, grazie anche al d.P.C.M. 2.7.2011, disciplinò la Stazione Unica Appaltante (SUA), su base regionale, al fine di poter gestire le gare di lavori, forniture e servizi, per tutte le amministrazioni, su base convenzionale.
Il Legislatore nazionale è, poi, intervenuto direttamente sul codice dei contratti pubblici, attraverso l'inserimento del comma 3-bis dell'articolo 33, ad opera dell'articolo 23, comma 4, legge n. 214 del 2011 (5). Con l'ultima modifica disposta dall’articolo 9 del decreto legge 66/2014, convertito in legge n. 89/2014, si è in presenza di una nuova e più stringente disciplina, presentante il seguente assetto:
viene confermata l'Anagrafe unica delle stazioni appaltanti, prevista dall'articolo 33-ter del decreto-legge 18.10.2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17.12.2012, n. 221, operante presso l'Autorità di vigilanza;
presso tale Anagrafe, è istituito l'elenco dei soggetti "aggregatori", di cui sono componenti di diritto Consip S.p.A. ed una centrale di committenza per ciascuna regione. Ai sensi del comma 5 dell'articolo 9, le regioni devono costituire ovvero designare, entro il 31 dicembre 2014, ove non esistente, un soggetto aggregatore. In ogni caso, il numero complessivo dei soggetti aggregatori presenti sul territorio nazionale non può essere superiore a 35;
oltre i predetti componenti di diritto, possono richiedere l'iscrizione all'elenco soggetti diversi, che svolgono attività di centrale di committenza, ai sensi dell'articolo 33 del codice, ed in possesso dei requisiti per l’iscrizione, da definire con un futuro d.P.C.M.;
sempre con un successivo d.P.C.M., saranno individuate particolari categorie di beni e servizi, con importo superiore a determinate soglie, per le quali sarà obbligatorio ricorrere a Consip oppure ad altro soggetto aggregatore, per l'individuazione del miglior contraente. I soggetti obbligati sono le amministrazioni statali centrali e periferiche (ad esclusione degli istituti e scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e delle istituzioni universitarie) nonché le regioni, gli enti regionali, loro consorzi e associazioni, e gli enti del servizio sanitario nazionale. La disposizione normativa pone, a regime, non tanto un obbligo di adesione alle convenzioni quadro già stipulate, bensì un obbligo di ricorso ad un soggetto aggregatore per lo svolgimento delle procedure di gara, quale stazione appaltante centralizzata, limitatamente a beni e servizi ricadenti in date categorie, al fine di acquisire economie di scala in virtù dell’aggregazione dei fabbisogni di diverse amministrazioni. Non sono interessate le provincie, i comuni, le comunità montane, e loro consorzi e associazioni, gli istituti autonomi case popolari, le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali (6);
viene nuovamente riscritta la disciplina in tema di centrali di committenza, ponendo in essere una nuova distinzione tra il regime applicabile ai comuni non capoluogo di provincia e quello dei comuni capoluogo, introducendo per i primi una disciplina speciale che riguarda anche l’affidamento di lavori pubblici. Per effetto del nuovo comma 3-bis dell’articolo 33, i comuni non capoluogo di provincia procedono all'acquisizione di lavori, beni e servizi mediante le seguenti modalità:
nell'ambito delle unioni dei comuni, di cui all'articolo 32 del d.lgs. 267/2000;
organizzando una centrale di committenza fra comuni, mediante una specifica convenzione, ai sensi dell’articolo 30 del d.lgs. 267/2000. Invero, la disposizione normativa fa riferimento ad un fantomatico “accordo consortile” tra i comuni. Al riguardo, occorre osservare che il riferimento ai consorzi in questa delicata materia, è in palese contraddizione con quanto prescritto dal legislatore statale, che ha disposto la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali (7). Il probabile "refuso" legislativo, che ancora permane (!), non può che essere interpretato in modo coerente con la normativa generale in materia di gestione associata dei servizi, che prevede due sole forme: l'unione e la convenzione;
ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province, ai sensi della legge n. 56/2014.
Occorre segnalare che la Conferenza Stato-Città del 10 luglio 2014 ha dato luogo ad un accordo in merito alle problematiche derivanti dall’obbligo per i comuni di ricorrere alle Centrali uniche di committenza. Nel dettaglio, è stato approvato un documento concordato, che posticipa l’entrata in vigore della disciplina ora indicata. Precisamente: a) l’applicazione della norma per l’acquisto di beni e servizi viene rimandata al 1 gennaio 2015; b) l’applicazione di quella riguardante gli appalti dei lavori pubblici al 1 luglio 2015. Inoltre, l’accordo stabilisce che, nel frattempo, gli atti compiuti dai comuni sono fatti salvi e viene data indicazione all’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici di rilasciare i Cig (Codici identificativi gara).
In alternativa ai sistemi ora indicati, gli stessi comuni possono effettuare i propri acquisti attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento. Pertanto, di regola, i comuni non capoluogo di provincia non possono ricorrere a singole procedure autonome, salvo l’utilizzo degli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento, dovendo invece ricorrere a modalità centralizzate. La novella versione del comma 3-bis ha, peraltro, non previsto la deroga per gli affidamenti diretti infra 40.000 euro. Con riferimento a quest’ultimo profilo, è interessante notare che la nuova disciplina assume rilevanza sopratutto per gli affidamenti di lavori. Infatti, per l’acquisto di beni e servizi il regime “derogatorio” previsto per l’amministrazione diretta e per l’affidamento diretto non poteva trovare un’effettiva applicazione nella prassi, atteso il tenore preciso e stringente della disciplina contenuta nell’articolo 1, comma 450, della legge 296/2006 in tema di ricorso obbligatorio ai mercati elettronici e/o strumenti telematici gestiti a livello regionale. Così come, infatti, chiarito dalla Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Basilicata, con il parere n. 67 del 9.4.2014, nell’alveo applicativo della citata disposizione rientrano tutti gli acquisti di importo inferiore alla soglia comunitaria. Pertanto, le residue possibilità di ricorso a singole procedure autonome, per i comuni non capoluogo di Provincia, possono essere individuate, come evidenziato dalla Corte dei conti (8), “nel caso di assenza di disponibilità sul mercato elettronico del bene o del servizio da acquisire e nel caso di inidoneità dell’uno o dell’altro alle esigenze dell’amministrazione per mancanza di qualità essenziali”. Invero, per completezza, occorre ricordare che è possibile non ricorrere al mercato elettronico, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, decreto-legge 95/2012 (9), in presenza dei seguenti presupposti cumulativi: - convenzione Consip non ancora disponibile; - motivata urgenza, allo svolgimento di autonome procedure di acquisto (10).
L’Autorità di vigilanza, nelle more della determinazione annuale dei costi standardizzati, di cui all’articolo 7 del codice, a partire dal 1° ottobre 2014: - fornisce alle amministrazioni pubbliche un'elaborazione dei prezzi di riferimento alle condizioni di maggiore efficienza di beni e di servizi, tra quelli di maggiore impatto in termini di costo a carico della pubblica amministrazione; - pubblica sul proprio sito web i prezzi unitari corrisposti dalle pubbliche amministrazioni per gli acquisti di tali beni e servizi. Al riguardo, occorre tener conto che tali prezzi di riferimento, aggiornati dall’Autorità entro il 1° ottobre di ogni anno: - sono utilizzati per la programmazione dell'attività contrattuale della pubblica amministrazione (art. 271 d.P.R. 207/2010); - costituiscono prezzo massimo di aggiudicazione, anche per le procedure di gara aggiudicate con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, in tutti i casi in cui non sia presente una convenzione stipulata ai sensi dell'articolo 26, comma 1, della legge 23.12.1999, n. 488, in ambito nazionale ovvero nell'ambito territoriale di riferimento. I contratti stipulati in violazione di tale prezzo massimo sono nulli.
(1) Art. 1, commi 158-160, legge 266/2005.
(2) Restava naturalmente impregiudicata la possibilità per gli enti locali di aderire volontariamente alle convenzioni stipulate dalla Consip.
(3) Venne, in sostanza, attribuita una nuova funzione (“mission”) alla Provincia: quello di funzionare come centrale di committenza per le altre amministrazioni operanti sul proprio territorio. È anch’essa una forma di centralizzazione delle procedure di gara a livello locale
(4) Venne previsto che le centrali regionali e la Consip formino un sistema a rete, anche sotto il profilo delle risorse informatiche e viene attribuita alla Conferenza Permanente Stato-Regioni il compito di definire i programmi di razionalizzazione della spesa pubblica e la verifica dei risultati.
(5) Articolo, poi modificato: - dall'articolo 1, comma 4, legge n. 135 del 2012; - dall'art. 1, comma 343, legge n. 147 del 2013; - dall'art. 3, comma 1-bis, legge n. 15 del 2014), sopprimendo la disciplina a suo tempo congegnata per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.
(6) Per queste amministrazioni, restano ferme le disposizioni “ordinarie” applicabili (art. 1, commi 449 e 459, legge 296/2006), oltre, per i comuni non capoluogo di provincia la nuova disciplina di cui al comma 3-bis dell’art. 33 del codice.
(7) Art. 2, comma 186, lett. e), legge 191/2009.
(8) Sez. Valle d’Aosta n. 7/2013; sez. Lombardia, n. 92/2013
.(9) Convertito in legge 135/2012.
(10) I contratti stipulati in tal modo devono avere durata e misura strettamente necessaria e devono essere sottoposti a condizione risolutiva nel caso di disponibilità della detta convenzione.
Sull'obbligo di centralizzare le procedure di acquisto di beni, servizi e lavori