Source: https://www.arcoleo.it/trasferimento-allestero-del-coniuge-separato-con-figli
Timestamp: 2018-06-24 05:09:32+00:00
Document Index: 118320291

Matched Legal Cases: ['art. 155', 'art. 21', 'art. 8', 'art. 155', 'art. 710', 'art. 710', 'art. 570', 'sentenza ']

Trasferimento all’estero del coniuge separato
Percorso: Home / I nostri articoli / Trasferimento all’estero del coniuge separato con figli
27 ottobre 2012 Da Studio Legale Arcoleo 6 commenti
Capita di frequente che, successivamente alla separazione dei coniugi, uno dei due desideri trasferire la propria residenza all’estero (ciò soprattutto in caso di matrimoni misti).
Nessun problema quando non vi sia prole: il trasferimento all’estero in questo caso non può essere impedito dal coniuge poichè si tratta di una manifestazione della propria libertà personale (quella di movimento) in alcun modo condizionabile (anche se, per evitare problemi è sempre opportuno che nell’ambito dell’accordo di separazione consensuale si preveda una clausola con la quale i coniugi si concedono vicendevole assenso per il rilascio dei rispettivi passaporti impegnandosi ad espletare tutte quelle attività che dovessero essere richieste dalle autorità competenti).
La questione sorge quando dall’unione di coppia siano nati dei figli. Qui il trasferimento all’estero deve fare i conti con il diritto dell’altro coniuge a non veder menomata la qualità dei rapporti con i figli e la frequenza di incontro con gli stessi. Sul tema l’art. 155 quater c.c. ha valutato l’ipotesi di mutamento di residenza da parte di uno dei genitori, anche in regime di affidamento condiviso, quale circostanza che può indurre ad una definizione delle concrete modalità di affidamento (posto che, quanto ai tempi e alle modalità di permanenza dei figli presso ciascun genitore, la situazione di obiettiva lontananza imporrà un’adeguata regolamentazione ad hoc), ma non quale circostanza suscettibile di per sè per disporre l’affidamento esclusivo.
L’argomento non può essere affrontato in generale poichè occorre una distinzione preliminare tra:
affidamento esclusivo ad uno dei coniugi.
affidamento congiunto.
Occorre ulteriormente diversificare secondo che il trasferimento di residenza riguardi il coniuge affidatario o l’altro genitore titolare del diritto di visita.
a. Trasferimento del coniuge affidatario: in questo caso la giurisprudenza (CASS. PEN. 29 LUGLIO 2008 N. 31717 preceduta da CASS. CIV. 17 febbraio 1995 n. 1732) riconosce come legittimo l’esercizio del diritto dell’affidatario di stabilire la propria residenza all’estero, mentre vi è una tutela affievolita del diritto di visita del genitore non affidatario che non può pretendere il rientro immediato del minore nel territorio dello Stato, e di conseguenza non ha diritto alcuno a impedire che l’altro genitore porti con sè il minore all’estero per stabilire qui la sua residenza abituale, ma può solo pretendere che sia garantito l’effettivo esercizio del diritto di visita, sollecitando l’Autorità centrale (art. 21 Conv. Aja sugli effetti civili della sottrazione internazionale dei minori del 25 ottobre 1980). E’ in ogni caso buona norma che il trasferimento all’estero del genitore affidatario consegua ad un accordo in tal senso di entrambi i genitori, o, se ciò non è possibile, che, quanto meno, il coniuge affidatario che si trasferisce ne dia notizia all’altro prima del trasferimento.
b. Trasferimento del coniuge non affidatario: in questo caso, invece, il genitore affidatario (rimasto in Italia) può rivolgersi al Tribunale della residenza abituale del minore al fine di ottenere assistenza per assicurare il ritorno in patria del minore stesso (art. 8 comma 1 Conv. Aja sugli effetti civili della sottrazione internazionale dei minori del 25 ottobre 1980).
In questo caso sorgono parecchi dubbi sulla stessa praticabilità del trasferimento all’estero di uno dei coniugi.
Ciò in quanto, all’evidenza, entrambi i coniugi sono “affidatari” del minore, ed entrambi, di default (art. 155 c.c.) hanno il potere (visto l’esercizio congiunto della potestà) di decidere sul luogo di residenza del minore.
Un primo orientamento ( Trib. Messina ord. del 22 gennaio 2008 in un caso di affido congiunto di bambina di anni 2 con residenza anagrafica presso la madre che intendeva trasferirsi in Germania per ragioni di lavoro) ritiene che il trasferimento all’estero non contrasti con il regime di affido congiunto: sulla richiesta del padre di modificare l’affidamento da congiunto ad esclusivo, il Tribunale conferma l’affidamento congiunto ritenendo che la lontananza dei genitori non costituisca di per sè ostacolo alla condivisione delle responsabilità genitoriali, e che la tenerissima età della bambina rendeva imprescindibile valutare con preminenza il naturale legame affettivo con la madre; il Tribunale censura soltanto la circostanza che la madre non abbia dato preventivo avviso del trasferimento all’estero al padre della bambina.
Un secondo orientamento, al contrario, afferma che l’obiettiva lontananza dei figli è di ostacolo al regime di affido congiunto in quanto indice di manifesta carenza o inidoneità educativa del genitore che si trasferisce (così CASS. CIV. n. 16593 del 2008; Trib. Modena 5 giugno 2009 e Tar Liguria 8 giugno 2007 n. 1067 che nel caso in esame hanno pertanto revocato il passaporto del figlio minore valido per l’espatrio).
Alla luce di quanto precede, in caso di affidamento congiunto è in ogni caso da preferire un previo accordo dei coniugi che, nelle avvenute separazioni consensuali, potrà avvenire anche senza instaurare alcuna procedura ex art. 710 c.p.c.; nelle separazioni giudiziali dovrà essere vagliato dal Tribunale adito ai sensi dell’art. 710 c.p.c. per la modifica delle condizioni. In caso di contrasto tra i coniugi poi può effettuarsi ugualmente il trasferimento previa autorizzazione del Giudice Tutelare appositamente sollecitato a dirimere il contrasto.
Alla separazione dei coniugi, troppo spesso consegue anche una separazione dei figli della coppia dai nonni; sono tanti i casi in cui, invero, la [Continua...]
8 giugno 2016 a 21:57
Chiedevo un informazione, sono madre single con affidamento congiunto di una bimba di 2 anni e mezzo, ed ho una relazione con un ragazzo svedese da circa 18 mesi…da questa relazione sono in attesa di un bimbo, e la lontananza dal futuro padre sta diventando un vero e proprio problema per la mia serenità..,il padre della bimba di 2 anni e mezzo non è assolutamente intenzionato ad autorizzare un eventuale trasferimento, che possibilità avrei secondo voi?
24 giugno 2016 a 13:15
la praticabilità di un Suo trasferimento all’estero, unitamente alla prole, può considerarsi fattibile con delle opportune ed inevitabili puntualizzazioni.
Nel Suo caso, ovverosia nel caso di affido condiviso, non può negarsi che un eventuale trasferimento finirebbe per comprimere forse anche eccessivamente il diritto dell’altro genitore a far parte della vita del figlio. Ne limiterebbe la partecipazione alle scelte, all’educazione ed all’esercizio del diritto di visita. Ciò, di contro, non vuol dire che la soluzione del trasferimento non possa essere seguita e coltivata.
Qualora vi fosse il consenso dell’altro genitore nessuna questione sorgerebbe in merito.
Qualora invece, come mi pare di intuire nel Suo caso, l’altro genitore fosse intenzionato a frapporre ostacoli, potrà comunque rivolgersi al Giudice Tutelare per l’esame della richiesta.
Il Giudice Tutelare del luogo ove risiede il minore è il giudice naturale ex lege costituito al fine di comporre ogni divergenza sulle decisioni dei figli.
Sarà in quel caso il Giudice a valutare se, in caso di Suo trasferimento, il minore seguirà Lei o di contro resterà in città con il padre. Tale decisione viene presa sempre sulla scorta di un giudizio di opportunità ed interesse del minore. Ovvio che nel caso di minore già in età adolescenziale, con rapporti sociali già consolidatisi in loco, percorsi scolastici già intrapresi e il problema della nuova lingua da imparare, l’eventuale pregiudizio legato all’allontanamento dovrà essere preso in considerazione.
Per rispondere al suo quesito, nel caso di una minore di due anni, la quale indubbiamente necessita del legame con la madre e contestualmente non ha ancora stretto una rete amicale o relazionale in città, non ha obblighi scolastici e non ha problemi di lingua e/o comunicazione la possibilità dell’autorizzazione al trasferimento si fa ben più concreta. In ogni caso, rimarrà sempre la necessità di garantire all’altro genitore il diritto di visita ovviamente con i correttivi del caso e tenuto conto delle distanze in gioco.
Stante la complessità delle problematiche sottese, rimango a Sua disposizione anche per un eventuale incontro in studio.
21 luglio 2016 a 09:37
vorrei trasferirmi all’estero con i miei figli, una ragazza di 19 anni ed un ragazzo di 15 anni.
I miei figli hanno espresso, soprattutto la maggiorenne di studiare all’estero. Io nonostante lavori non riesco a far fronte alle tante richieste dei figli (percepisco solo € 400,00 dal padre che vive in Sicilia, e noi in Bergamo), fra i quali anche mandare mia figlia all’università.
Volevamo, anche con parere favorevole dei ragazzi trasferirci in Australia, così i ragazzi avrebbero potuto studiare e ampliare le loro conoscenze. Il padre mi ricatta, mi darebbe il consenso solo dietro mia accettazione di rinunciare al mantenimento e ritiro denuncia, per mancato pagamento del mantenimento. I rapporti con il figlio di 15 anni sono già spezzati. non si parlano neanche al telefono. Non posso io fare qualcosa senza chiedere il suo consenso visto anche l’età del ragazzo?
L’unica strada per me e per i miei figli è quella di accettare le sue condizioni?
Grazie mille per la Vs. risposta.
29 luglio 2016 a 16:39
Buongiorno, la strada che Lei potrà percorrere è quella di avanzare richiesta al Giudice Tutelare presso il Tribunale di residenza del minore, per richiedere l’autorizzazione all’espatrio del figlio minore in assenza di consenso del padre.
Il Giudice valuterà se la opposizione del padre è legittima e fondata, a che a fronte delle Sue esigenze di trovare una maggiore e più stabile sistemazione lavorativa. Non ritengo legittimo che Lui condizioni il consenso ad una Sua eventuale rinuncia al versamento del contributo al mantenimento (che in quanto destinato a figli minori non è in ogni caso da Lei rinunciabile) nè alla remissione di querela (querela che non potrà essere rimessa se trattasi di reati di cui all’art. 570 c.p. relativo anche al minore). In ogni caso il Giudice Tutelare potrà certamente disporre l’audizione del minore al fine di conoscere le sue intenzioni e la sua consapevolezza nel trasferirsi in altro Paese.
La situazione è ben diversa per la figlia maggiorenne che potrà essere libera di scegliere, il Giudice Tutelare potrà tenere in conto anche del legame far i due fratelli al fine del decidere.
In bocca al lupo per il Vs. futuro
12 dicembre 2016 a 14:28
Salve ho una bimba di 11 anni e mezzo e sono sperata con affidamento congiunto. Mi sono trasferita. Dalla mia città natale Roma a Modena nel 1999 e nel 2005 è nata mia figlia . Nel 2011 ci siamo separati e nel 2014 il mio ex ha deciso di trasferirsi all’estero. Vorrei capire se L affidamento resta congiunto o se devo richiedere l’esclusivo seppur io mandi mia figlia in tutte le occasioni possibili a far visita al padre che vive a Capoverde ma che non ha mai trasferito la sua residenza , quindi non ha mai comunicato al comune il trasferimento . In due anni è venuto in Italia 3 volte per soggiorni di una o due settimane . Come mi devo comportare ?
27 dicembre 2016 a 11:37
Gentile Signora​,
rispondo brevemente al Suo quesito.
Innanzi tutto, da quanto scrive, Lei è separata dal 2011, e quindi sono maturi i tempi per poter richiedere il divorzio.
In quella sede, potrebbe modificare le condizioni della separazione, e quindi anche quelle relative all’affidamento di Sua figlia.
Il fatto di propendere verso un affidamento esclusivo dipende da numerosi fattori, prevalentemente molto personali e legati alla storia della coppia ed al percorso genitoriale a partire dalla nascita della minore, e durante il periodo della separazione.
Considerato il fatto che Suo marito vive lontano dall’Italia, potrebbe presentare, tramite il Suo avvocato, ricorso per la cessazione degli effetti civili del matrimonio o per scioglimento del matrimonio ( a seconda del rito con cui avete contratto matrimonio), prevedendo, tra le condizioni del divorzio, l’affidamento esclusivo a Lei, ed un regime di visita con il padre, direi non diverso da quello sin d’ora tenuto.
La invito a prendere, in prima battuta, contatti con Suo marito, magari mediante una lettera redatta dal Suo avvocato, in cui si esprime la Sua volontà di addivenire al divorzio, ed invitandolo a contattare il Suo legale, personalmente o tramite avvocato, per tentare di addivenire ad un divorzio congiunto (ovvero condividendo insieme le condizioni del divorzio). Qualora Suo marito non risponda nei termini stabiliti, oppure, a seguito delle trattative, ci si dovesse rendere conto che non riuscite ad accordarvi sulle condizioni, ed in particolare su quelle per l’affidamento, può procedere in via giudiziale.
Non ritengo che sia ostativo, per la richiesta dell’affidamento esclusivo, il fatto che suo marito abbia mantenuto la residenza anagrafica in Italia, dal momento che non credo Le sarà difficile dimostrare che lo stesso ormai da alcuni anni vive all’estero, anche in considerazione del fatto che Sua figlia è andato più volte a trovarlo nel corso di questo periodo.
Le consiglio, in ogni modo, di rivolgersi ad un avvocato di Sua fiducia, a cui rappresentare nei dettagli la Sua situazione, per valutare come procedere.
Qualora volesse, sarei disponibile assumere l’incarico.
Può prendere contatti con il mio studio inviando una e mail a studiolegale@arcoleo.it, oppure chiamando al numero 091/345126.
Spero esserLe stata d’aiuto.
Avv. Antonella Arcoleo
Matrimonio civile: impedimenti
Non può contrarre matrimonio: l’interdetto per infermità di mente, o chi al momento del matrimonio è incapace di intendere e volere; chi è vincolato da un precedente matrimonio civile; di rapporti di parentela , affinità , adozione. Costituisce, infine, impedimento l’omicidio tentato o consumato nei confronti del coniuge dell’altra parte.
Con la recentissima sentenza in commento, depositata giorno 27 marzo 2017, la I sezione civile della Corte di Cassazione prende posizione sul rapporto tra riconoscimento del figlio e ascolto del minore infraquattordicenne, nel quadro dei principi relativi al best interest of the child, che animano i procedimenti che lo riguardano. La vicenda trae origine da [Continua…]