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Timestamp: 2017-07-24 16:36:39+00:00
Document Index: 68928377

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 2', 'art. 3']

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30giorni numero di Maggio 2015	Popular Pages
ORGANO UFFICIALE DI INFORMAZIONE VETERINARIA di FNOVI ed ENPAV Anno VIII - N. 5 - Maggio 2015
IL MENSILE DEL MEDICO VETERINARIO
Effetto kafkiano
Cattive leggi generano assurdità
DOSSIER ANCORA ATTUALE
PRINCIPI DI LEGISLAZIONE VETERINARIA
UTILIZZO DELLE FONTI GIORNALISTICHE
LA CONSULTA E LA RIFORMA MONTI - FORNERO
5 Condizionalità o condizionamento? di Gaetano Penocchio 18 Le opportunità che offre l’Europa di Sabrina Vivian 19 L’Irap e i liberi professionisti a cura della Direzione Studi
33 Kafka? Un principiante a cura del Gruppo di Lavoro farmaco Fnovi
6 Quale marginalizzazione di Cesare Pierbattisti 7 La comunicazione approda ai consumatori a cura di Fnovi 9 Dossier Fnovi sulla coniglicoltura: ancora attuale? di Francesco Dorigo 11 Fnovi scrive a Serenella Fucksia a cura di Fnovi 12 La vicepresidenza Cogeaps ad un medico veterinario 13 La tutela delle fonti giornalistiche non può essere tutela di illeciti
22 Sentiamoci: ma meglio prima che dopo di Giovanni Tel
35 Opinamento delle parcelle professionali: è ancora possibile? di Maria Giovanna Trombetta 36 L’imparzialità del Ctu di Daria Scarciglia 38 Principi di legislazione veterinaria di Paolo Demarin
23 Il dovere di provare a migliorare le cose di Flavia Attili
25 Introduzione di cuccioli dall’estero di Laura Arena, Stefano Messori, Nicola Ferri ed Enzo Ruggieri 29 La perfezione non esiste di Chiara Mulasso
14 Dentro o fuori dall’Ordine professionale di Simona Pontellini 15 Bocciata la riforma Monti - Fornero di Danilo De Fino
31 La Fnovi all’infoday sui medicinali veterinari a cura di Fnovi
46 Passaporto bovino: è un vero addio? a cura di Flavia Attili
er il Ministro Martina agricoltura e agroalimentare sono due binari che, se viaggiano insieme, danno la prospettiva di una grande meta, un miglioramento complessivo, centrale nell’azione del Governo. Ad esem-
pio, Campolibero è un programma di rilancio del lavoro in agricoltura, che si collega inevitabilmente alla nuova Pac (Politica Agricola Comunitaria), alla condizionalità, alle consulenze aziendali. E quindi a noi. Il Ministro parla di un “sistema di consulenza aziendale in agricoltura”, con la previsione di attivare un “Albo” dei sogget-
la Fnovi che ha promosso e vinto dodici ricorsi al Tar in altrettante regioni che escludevano i medici veterinari dalle consulenze, rendendole monopolio delle grandi associazioni agricole. Decisivo è poi il parere che arriva da Bruxelles che non vede di buon occhio un sistema che ‘paga’ un unico soggetto nel quale coincide chi istruisce le pratiche per chiedere i finanziamenti (i Caa) e svolge la consulenza aziendale che è “condizione” per ricevere quei finanziamenti. È una questione di incompatibilità. Anche per questo molte Regioni hanno colto l’esigenza di aprire ai professionisti. La contesa è vecchia con i Caa la-
CONDIZIONALITÀ O CONDIZIONAMENTO?
ti che prestano la consulenza aziendale, in base a requisiti in via di definizione. Chi sono questi consulenti? È qui che i binari della politica vanno in due direzioni diverse: quella del Mipaaf e quella delle Regioni ovvero, quella dei Caa (Centri di assistenza agricola) e quella dei professionisti. Per chiarezza i Caa sono soggetti privati ai quali Agea delega compiti di acquisizione, custodia ed aggiornamento dei fascicoli aziendali delle imprese agricole, oltre che di gestione delle domande che le aziende presentano, a vario titolo, per l’accesso a specifiche misure di sostegno comunitario all’agricoltura. Sono in gioco 110 milioni, dei quali buona parte destinati alle consulenze di condizionalità, fra cui quelle sulla sanità e sul benessere animale. La contesa è vecchia ed è materia ben nota alsciati spesso liberi di operare in condizioni di esclusiva, con un sempre maggior ventaglio di attività: dai piani di ipofertilità, vecchi di 30 anni, fino all’esercizio della professione veterinaria o la sua sostituzione, dal benessere animale (da valutare con i parametri della qualità del latte?) alla assistenza zooiatrica erogata a costi irrisori (tanto paga Pantalone). Fino ad arrivare, senza grandi proteste, alla surroga o alla sostituzione di attività proprie del Servizio Sanitario Nazionale ed erogare prestazioni ricomprese nei livelli essenziali di assistenza. Suvvia: istruire pratiche, gestirle, effettuare consulenze e controlli è veramente troppo. Non serve discutere di conflitti reali o potenziali per sciogliere questi nodi. Troppe regole, o troppo poche, fanno solo confusione. Basta il buon senso. ■
| 30Giorni | Maggio 2015
Quale marginalizzazione
È più facile piangersi addosso che cercare di cambiare le cose.
di Cesare Pierbattisti
Consigliere Fnovi come mi diceva un vecchio docente universitario, uno dei non molti che stimavo profondamente, “non chiederti cosa la scienza può darti, chiediti cosa tu puoi dare alla scienza”. L’Università è nata nel XII secolo quando gli allievi si raccoglievano intorno ad un maestro in grado di dispensare sapere e conoscenza, erano i maestri a dare valore all’Università e non viceversa. Tutti conoscono i nomi di Immanuel Kant, Charles Darwin, Albert Einstein ma chi ricorda le Università in cui hanno studiato ed insegnato? Personalmente devo moltissimo all’Università, fetti. Ci sono ottimi docenti ed ottimi professionisti nell’Ateneo e al di fuori, ma i media ci ricordano ormai giornalmente che esiste un’altra faccia della medaglia fatta di mediocrità e spesso di corruzione; una parte forse minoritaria, ma si sa che il peccato lascia assai più memoria di sé di cento buone azioni. Credo che la nostra travagliata professione debba necessariamente ritrovare una nuova rotta che veda ciascun attore perfettamente inserito in un progetto futuro; le nostre Facoltà sono ricche di eccellenze, ma sono troppe, lo sappiamo tutti e questa ipertrofia genera inevitabilmente problemi interni che si proiettano sull’intera società. I servizi veterinari pubblici svolgono un compito che sicuramente è all’altezza della migliore sanità europea, ma la loro opera è spesso misconosciuta o deprezzata dagli inevitabili incidenti di percorso, la veterinaria privata soffre delle difficoltà di lavoro legate al mercato che conducono irrimediabilmente alla mediocrità ed all’approssimazione. Sono convinto che la soluzione debba essere cercata “dentro” e non fuori dalla professione, è necessario convincersi che solo una sinergia fra le varie componenti può lentamente elevarci al grado che ci spetta per competenza e cultura. Credo che ciascuno debba con il proprio valore conquistare il posto che merita con i mezzi che ha a disposizione. E ciò vale per tutti. ■
Dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse, e il mondo appare diverso”. La frase non è di un filosofo dell’antica Grecia bensì di John Keating il geniale professore magistralmente interpretato da Robin Williams nel film “L’attimo fuggente”. Tutti noi siamo ine-
vitabilmente portati a giudicare le situazioni secondo un’ottica parziale collegata alle nostre esperienze, al nostro lavoro ed anche al nostro interesse. Nulla di male in tutto ciò, tuttavia dovremmo qualche volta tentare di vedere le cose da una diversa angolazione. Ho letto con grande interesse l’articolo sulla “Marginalizzazione dell’Università” ricco di interessanti spunti di discussione e di considerazioni condivisibili ma che, a mio avviso, possono apparire condizionate da una visione parziale del mondo veterinario a cui apparteniamo. Inizierei dal titolo stesso, non è l’Università che viene “marginalizzata”, bensì la veterinaria nel suo insieme. Possiamo fingere di avere un ruolo importante nella nostra società, ma la realtà ci smentisce, altre professionalità ci hanno scavalcati occupando spazi che avrebbero dovuto essere nostri ed è inutile immaginare che la colpa sia sempre di “altri”. Dovremmo guardarci dentro e
in quel periodo ormai lontano della mia vita, ho imparato ad imparare, questo è ciò che nessuno mai mi potrà togliere, non la pratica spiccia di una professione che si può acquisire senza grande fatica con qualsiasi più o meno valido corso (pubblico o privato che sia). L’Università deve elargire sapere e conoscenza, ma soprattutto addestrare allo studio ed alla curiosità, il compito è arduo e tutti sappiamo perfettamente che ogni istituzione umana è un microcosmo dell’intera umanità con i suoi pregi ed i suoi di-
IL FORUM FNOVI-CONSUMATORI
La comunicazione approda ai Consumatori
“I loro diritti sono i nostri doveri: se rovesciamo il codice del consumatore ci apparirà il nostro codice deontologico”.
(GAETANO PENOCCHIO - EDITORIALE APRILE 2015)
a cura di Fnovi
ra aprile 2014 quando, presentando il progetto sulla comunicazione verso i consumatori1 della Federazione, sostenevamo la necessità di rafforzare la comunicazione verso l’esterno,
ossia verso soggetti diversi dalla professione, superando l’impostazione rivendicativa di un ruolo della comunicazione per passare ad una comunicazione di collaborazione, informazione e formazione sul ruolo della professione, a difesa del diritto del cittadino consumatore a potersi rivolgere ad una professione degna e capace. Per raggiungere i cittadini veniva scelta come prima tappa la comunicazione su zoonosi e sicurezza alimentare che consentiva di passare attraverso le loro associazioni coinvolgendole in un ruolo non solo di cassa di risonanza ma anche di scambio e collaborazione fattiva. A dicembre 2014 veniva raggiunta la prima tappa del progetto, ossia far conoscere alle associazioni il ruolo del medico veterinario, degli ordini e della federazione. A tale conoscenza si giungeva con comunicati stampa bisettimanali confezionati espressamente per le associazioni su temi di attualità inerenti sicurezza alimentare e zoonosi. Tale lavoro veniva suggellato, in dicembre 2014, in un incontro, in via del Tritone, con le associazioni al fine di costruire assieme
a loro le successive tappe del progetto2. Il 22 aprile la Fnovi, quale prima federazione nel panorama nazionale per un simile progetto, firmava con le prime due associazioni aderenti, Federconsumatori e Movimento consumatori, il Forum “Fnovi Consumatori”3. Anche per le associazioni questa era ed è una “prima volta” con un sistema ordinistico.
L’atto costitutivo del Forum FnoviConsumatori4 chiarisce come non abbia scopo di lucro e sia finalizzato a
promuovere la collaborazione e il dialogo tra gli Ordini dei veterinari italiani e i consumatori, mediante studi, approfondimenti e altre iniziative rivolte ai consumatori. Tali iniziative sono dirette a monitorare la conoscenza e il rapporto con i consumatori sulle tematiche agro-zootecniche, consentire scelte consapevoli da parte dei consumatori, anche tramite iniziative di informazione ed educazione sui temi dell’alimentazione e della tutela della salute, stimolare la riflessione sulla funzione sociale del medico veterinario, attivare idonei strumenti di tutela dei consumatori sulle materie di competenza.
delle singole iniziative del Forum stesso. Al consiglio il dovere di attuare i programmi di attività del Forum, nell’ambito degli scopi e delle attività previste negli obiettivi dell’atto costitutivo nonché verificarne i risultati complessivi.
La sede del Forum è fissata presso la sede Fnovi in Roma e si attiva per il tramite dei suoi organi che sono il presidente, proposto da Fnovi e il vicepresidente del Forum, oltre al consiglio rappresentato da un minimo di 6 fino a un massimo di 10 membri nominati per metà dalla federazione e per metà dalle associazioni. Il consiglio, su proposta del presidente, elegge tra i propri membri il vicepresidente, indicato tra i consiglieri delle associazioni. Possono anche essere nominati all’interno del consiglio, al massimo due membri esperti. Strumenti del Forum e del consiglio possono essere anche apposite commissioni di lavoro per lo sviluppo di singoli progetti che necessitino di competenze particolari, fissandone di volta in volta composizione, compiti e durata. Al presidente del Forum spetta la cura delle relazioni con enti, istituzioni, imprese pubbliche e private e altri organismi nonché l’instaurarsi di rapporti di collaborazione e sostegno
La lettura dell’atto costitutivo del Forum rende evidente come la partecipazione degli ordini a questo progetto sia non solo fondamentale ma vitale e per diverse ragioni. Laddove l’articolo 2 del Forum, alla voce “Scopo” parla di monitoraggio della conoscenza e del rapporto tra professione e consumatori, è evidente come la padronanza del territorio, della conoscenza delle sue peculiarità e caratteristiche in un paese come l’Italia, con una quantità enorme di variabili e specialità, sia prerogativa di chi sul territorio opera. Di conseguenza gli obiettivi descritti del Forum, se troveranno presente la federazione con progetti divulgativi, documenti, materiali e sup-
porto che di volta in volta si renderanno necessari, non potranno prescindere dall’attuazione di iniziative locali per popolare di contenuti quello che oggi è un accordo unico nel panorama nazionale tra un Ente pubblico sussidiario dello Stato e una Associazione, nel perseguire il duplice scopo di realizzare la mission di legge di una professione di tutela della salute pubblica e farne conoscere il valore professionale. A tale scopo la federazione sta preparando le linee guida per lo sviluppo del Forum nelle realtà territoriali al fine di supportare gli ordini che vorranno aderire al progetto.
http://www.trentagiorni.it/dettaglio Articoli.php?articoliId=1479 2 http://www.trentagiorni.it/dettaglio Articoli.php?articoliId=1621 3 inserire editoriale aprile 4 pubblicate l’atto costitutivo forum sul portale ■
Art. 2. Diritti dei consumatori 1. Sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, ne è promossa la tutela in sede nazionale e locale, anche in forma collettiva e associativa, sono favorite le iniziative rivolte a perseguire tali finalità, anche attraverso la disciplina dei rapporti tra le associazioni dei consumatori e degli utenti e le pubbliche amministrazioni. 2. Ai consumatori ed agli utenti sono riconosciuti come fondamentali i diritti: a) alla tutela della salute; b) alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi; c) ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità; c-bis) all’esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà; d) all’educazione al consumo; e) alla correttezza, alla trasparenza ed all’equità nei rapporti contrattuali; f) alla promozione e allo sviluppo dell’associazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli utenti; g) all’erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza.
IL DOSSIER FNOVI, GIÀ ALLORA PRONTO PER L’EUROPA DI DOMANI
Dossier Fnovi sulla coniglicoltura: ancora attuale?
La Federazione ha delineato uno scenario in cui il confronto è elemento imprescindibile dell’analisi dei problemi, ma le istituzioni devono ancora in parte raccogliere questa sfida. Molto di quanto scritto dalla Federazione è ancora attuale, ma inattuato.
di Francesco Dorigo
Coordinatore Gruppo Coniglicoltura Fnovi avanzate delle proposte concrete da parte della Federazione. Proposte che dovevano diventare la base per andare oltre la semplice denuncia dei problemi elencati, ma diventare elemento di innovazione. È andata così?
distanza di oltre 4 anni dalla presentazione del Dossier per il settore cunicolo, è doveroso operare una riflessione sulla sua attualità, in un settore che ha subito e sta subendo cambiamenti strutturali. Nell’ampia
IL CONFRONTO, ELEMENTO IMPRESCINDIBILE DELL’ANALISI DEI PROBLEMI
Per molti temi dobbiamo francamente dire che il lavoro incessante e proattivo, pure nella durezza del confronto, da parte della Fnovi ha delineato scenari in cui il confronto è diventato elemento imprescindibile dell’analisi dei problemi. In poche parole si discute di più, si litiga talvolta, e dei risultati arrivano. Ma come si dice mai abbastanza. Questo anche perché lo scenario sta cambiando radicalmente, e non sempre all’interno di alcune istituzioni si riesce a percepire questa attenzione. Il rendere l’Europa un
mercato unico, non solo nelle parole, ma anche nei fatti ha delle inevitabili conseguenze. Ad esempio abbiamo flussi di importazione, a prezzi nettamente concorrenziali, di prodotto macellato, proveniente dal mercato francese che, in mancanza di un incremento dei consumi, rende la domanda di prodotto italiano meno competitiva. Questo comporta un forte elemento di concorrenzialità, che la filiera italiana subisce, in quanto meno organizzata, determinando così una forte perdita di competitività con riduzione inevitabile della marginalità. Questa sofferenza, acuita anche da elementi strutturali, legati ad un più elevato costo di produzione del kg di carne di coniglio prodotto in Italia, reso possibile da molti elementi, tra cui un livello tecnico mediamente più basso, rispetto ai nostri competitor europei, sta fortemente condizionando la sopravvivenza di ampi strati della filiera. Oppure il continuo confronto con Istituzioni Europee che rapidamente e continuamente si propongono di legiferare sulla base sempre più di Regolamenti, che devono tenere conto delle pressioni che ampi spazi del-
e dettagliata analisi del documento, mai fatta in precedenza e tuttora unica, resa possibile dal coinvolgimento di varie figure, non necessariamente veterinarie, che operavano a vario titolo all’interno della filiera cunicola, si erano evidenziati elementi critici o problematiche legate al ruolo del veterinario di fronte alla legislazione. Si erano sottolineati aspetti che rendevano e rendono il lavoro non solo del veterinario, ma anche di tutti gli operatori, in primis gli allevatori, complicato nell’affrontare temi quali la gestione delle malattie infettive, le zoonosi, la gestione dei riproduttori, la macellazione, il farmaco, la legislazione sui mangimi, il benessere, la biosicurezza. Per ogni tema, dopo ampia e dettagliata analisi, si erano
l’opinione pubblica riversa sulla zootecnia. Penso al farmaco, al benessere, elementi ritenuti oramai poco oggetto di mediazioni. Si continua a chiedere, di fare rapidamente qualcosa. Quello che si sta prospettando, ed è in discussione, costringe le varie filiere a ripensare profondamente ai modelli produttivi-organizzativi. menti richiesti non si è fatto niente, e questo rende la coniglicoltura ancora più indifesa di come lo era fino a poco tempo fa, proprio per gli elementi di sofferenza economica che non permettono in nessuna maniera la coesistenza di una eventuale malattia infettiva in allevamento, cosa “possibile” anche se non augurabile fino a qualche anno fa. La perdita di reddito sarebbe esiziale per la sopravvivenza dell’allevamento. Quindi a dinamiche indotte dalla globalizzazione noi rispondiamo con atti legislativi del 1954! – Legislazione in merito alle zoonosi non soggette a denuncia. Data la delicatezza del tema, sottolineata dalla mancanza assoluta di riferimenti legislativi si chiedeva anche qui una separazione completa delle zoonosi dal Rpv, con promulgazione ad hoc anche di linee guida soprattutto per l’attività del veterinario pubblico nel momento in cui si dovesse trovare di fronte a malattie trasmissibili. Anche qui il tutto doveva partire da una costituzione di un tavolo tecnico che possa affrontare l’insieme di queste tematiche. In questo versante non abbiamo visto nulla. Il problema non è stato minimamente affrontato. – Legislazione sui riproduttori. Argomento fortemente intrecciato sulla biosicurezza. Si segnalava il fatto, che pur rappresentando il materiale genetico come fattore di rischio per l’immissione di patogeni in allevamento, il problema non sia stato affrontato. Si chiedeva anche qui l’istituzione di un tavolo tecnico finalizzato alla stesura di un Manuale Ghp di buona prassi igienica del materiale genetico in coniglicoltura e l’individuazione di un quadro normativo che permetta, sulla base delle norme che disciplinano la riproduzione animale L. 30/91 e D.M. 403/2000, una definizione precisa e tagliata su misura in merito alla biosicurezza dei produttori di materiale genetico cunicolo. Idee che devono interfacciarsi con l’Europa visti i generosi scambi, soprattutto di importazione, non più solo dalla Francia, di materiale genetico, in particolar modo di riproduttori vivi. In questo senso il cammino deve essere ripreso da zero. – Legislazione sulla macellazione. Non vi erano particolari richieste in riferimento a questo aspetto. Si chiedeva, in armonizzazione con gli aspetti legati soprattutto alle zoonosi, una semplificazione ed uniformazione documentale.
COSA PUÒ ESSERE QUINDI RIPRESO DAI PUNTI EVIDENZIATI NEL DOSSIER?
E come questi elementi possono essere inseriti in una riflessione più aggiornata, anche per gli elementi prima descritti, su come intervenire per dare non solo risposte alle tematiche elencate, ma per essere, allo stesso tempo, in linea con questa profonda analisi sulla filiera cunicola che investe necessariamente il ruolo essenziale del medico veterinario. Proviamo ad analizzare punto per punto i vari temi elencati. – Legislazione in merito alle malattie infettive. Il quadro delineato nel Dossier richiedeva la revisione della normativa inerente le malattie infettive dei lagomorfi, soprattutto tramite l’istituzione di un tavolo tecnico presso il Ministero della Salute. Nel frattempo il quadro sanitario si è ulteriormente complicato attraverso la comparsa di una variante detta 2 o francese della Rhd, che dalla fine del 2011, in mancanza di un presidio vaccinale specifico, sta creando grossi problemi, su tutto il territorio nazionale. Prendendo atto di questa situazione, in mancanza di altri interventi legislativi, il Ministero della Salute ha emanato la circolare 0007841-08/04/2014DGSAF-COD_UO-P, con allegato Manuale Operativo. Documenti indispensabili per uscire da una lettura della norma a volte troppo legata al Rpv del 1954, oppure troppo discrezionale da parte delle Autorità Sanitarie Locali. Per quanto riguarda gli altri ele-
In definitiva, come primo step di questa breve analisi, è doveroso fare un collegamento con quanto ci aspetta in vista di nuove norme europee. In discussione, con obiettivo promulgazione 2016, vi è il cosiddetto Animal Health Law. Si è partiti da lontano, nel 2007, quando la Commissione Europea ha promulgato per il periodo 2007-2013 una nuova strategia per la salute degli animali, con lo slogan “Prevenire è meglio che curare”. Ad oggi la volontà è quella di semplificare, tramite un’unica normativa, con norme più semplici e chiare, avendo ben impressa una strategia globale di prevenzione delle malattie. I ruoli e le responsabilità di tutti dovranno essere chiarite. Il tutto con un obiettivo specifico di efficacia delle misure, ma che attraverso priorità condivise, dovranno costare meno. È una sfida importante per la coniglicoltura, le cui esigenze e problematiche potranno essere viste secondo un’ottica europea, quindi uniformità per tutti, con rapidità in caso di problemi di natura infettiva. Superando quindi quelle lungaggini e difficoltà di approccio testimoniate dalla lentezza di adeguamento ai cambiamenti strutturali delle filiere e delle movimentazioni animali gestite ancora, in parte, con strumenti legislativi palesemente inadeguati. ■
Fnovi scrive a Serenella Fucksia
Una mozione e un Ddl per dire, in peggio, quello che già dicono le Leggi dello Stato e il nostro Codice deontologico.
della professione di veterinario”, quanto affermato è di tutta evidenza. Per queste ragioni la Federazione ha scritto alla Sen. Fucksia. to nell’art. 1 riguardante le definizioni. Siamo per altro concordi sul fatto che la legislazione in materia di tutela degli animali necessiti realmente di una revisione sistematica, in armonia con quanto già previsto dalle norme in vigore e con l’evoluzione della società: servono leggi applicabili e non interpretabili.
Una buona governance è un bene pubblico, ed è strettamente condizionata dalla legislazione.
Al contrario, una legislazione di scarsa qualità è una delle premesse di una governance inadeguata, cioè inefficace ed inefficiente”. Questo è quanto si può leggere nell’articolo del collega Demarin in questo stesso numero di 30 giorni in cui vengono anche esplicitati i principi, enunciati dall’Oie per una legislazione di qualità. Sembra dunque di capire che ai cittadini italiani che diventano parlamentari non vengano impartite queste conoscenze basilari. La mozione parlamentare e il Ddl 14821 presentati dalla senatrice Fucksia ne sono un esempio da manuale. Se uno dei principi enunciati dall’Oie per avere una legislazione di qualità è quello di consultare esperti del diritto nella materia trattata, nonché gli stakeholders, la lettura sia del Disegno Di Legge 1482 che della mozione 397 della Senatrice Fucksia, provano come ciò non sia avvenuto. Per quanto riguarda il Ddl2, “Legge quadro e delega al Governo per la codificazione della legislazione in materia di tutela degli animali” si rinviene l’assoluta assenza di confronto con la professione o, con gli esponenti della professione che più hanno titolo e competenze in merito. Al Capo V “Disposizioni per l’esercizio
LA LETTERA DELLA FEDERAZIONE ALLA SEN. FUCKSIA
Ci preme sottolineare che «la regolamentazione della professione veterinaria, con particolare riguardo al modus operandi», come auspicato nella relazione di presentazione, è contenuta nel Codice Deontologico, nel quale molti articoli già prevedono da tempo quanto contenuto nel Ddl e da altre norme attualmente in vigore. La senatrice, in qualità di medico, è sicuramente a conoscenza della valenza dei dettami deontologici e della responsabilità disciplinare che deriva dall’inosservanza e dall’ignoranza dei precetti. Inoltre, alcuni passaggi fanno ritenere che il complesso articolato risenta di una conoscenza superficiale della professione veterinaria, del servizio sanitario nazionale e delle leggi dello Stato che già prevedono, per esempio, l’obbligo della pubblicazione dei procedimenti disciplinari nell’Albo Unico presente per la professione medico veterinaria sul portale Fnovi. Se al Ddl va riconosciuta la validità delle proposte sulle disposizioni in materia di Iva (art. 3), l’ambizione di normare ambiti molto complessi e vasti genera confusione e inesattezze. Tale rischio è già esplicita-
La disamina degli articoli evidenzia, lungo tutto il percorso, un approccio che non fonda sulla conoscenza della figura del veterinario pubblico e, di fatto, crea un impianto legislativo che perde per strada parte degli strumenti attuativi degli obbiettivi che sostiene di voler perseguire (es. randagismo). Per quanto attiene agli articoli dal 18 al 26 del Capo V, per disposizioni comuni inerenti la condotta deontologica, gli obblighi e doveri del medico veterinario, le analisi e le visite diagnostiche, gli obblighi documentali, di informazione e trasparenza clinica, il consenso informato, la tenuta della documentazione, il rilascio del referto, di certificazioni in generale, la disponibilità alla cura di pronto soccorso, l’aggiornamento post laurea e i rapporti professionali utili alla cura dell’animale, il Ddl ricalca il Codice deontologico spesso in modo meno chiaro, meno dettagliato e dunque meno competente ed efficace. Per quanto attiene invece alle
strutture, il Ddl sembra non sapere dell’esistenza dell’accordo Stato Regioni del 2003 in virtù del quale la materia che il Ddl pretende di regolamentare è già regolamentata. Gli estensori del Ddl inoltre, in tema di formazione, non sembrano avere alcuna conoscenza della normativa che regolamenta l’abilitazione e la formazione obbligatoria post laurea già esistente del medico veterinario laddove pretendono di vedere nascere “specializzazioni in pronto soccorso” piuttosto che specializzazioni post laurea obbligatorie finalizzate alla possibilità di aprire un ambulatorio. Appare anche fuori contesto e dettato dalla mancata conoscenza dei problemi, dei bisogni dell’utenza e delle realtà territoriali, il voler subordinare l’attività domiciliare dei veterinari al possesso di strutture veterinarie.
La vicepresidenza CoGeAPS ad un medico veterinario
anilo Serva, Presidente dell’Ordine dei medici veterinari della provincia di Terni, è stato nominato Vicepresidente del Co.ge.a.p.s (Consorzio
ANCHE UNA MOZIONE PARLAMENTARE3
Gli stessi principi di cui al Capo V del Ddl vengono ribaditi nella mozione Fucksia approvata dal Senato il 5 maggio, che chiede di favorire “un rapporto più trasparente tra proprietario e veterinario”. La mozione parlamentare è uno strumento di indirizzo politico con cui Camera o Senato danno direttive al Governo. Pur non comportando vincoli giuridici per il Governo lo vincola tuttavia a prendersi eventualmente la responsabilità di comportarsi in modo difforme dall’indirizzo indicato. Evidente dunque come una mozione che lo confermi, rafforzi un Disegno Di Legge.
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDdl/ebook/44424.pdf 2 http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDdl/ebook/44424.pdf 3 http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula≤g=17&i d=913736 ■
Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie). Il Collega, già membro dell'assemblea del Consorzio, con il supporto del Comitato Centrale della Fnovi, è riuscito ad ottenere un importante riconoscimento per la professione. Il Co.ge.a.p.s è un consorzio che nasce nell’ottobre del 2003 quale strumento attuativo della convenzione sottoscritta tra le professioni ed il Ministero della Salute per la realizzazione e la gestione di una anagrafica nazionale, ai fini Ecm, di tutti gli operatori della sanità. Ne fanno parte le Federazioni nazionali di Ordini e collegi tra cui medici veterinari, di medici e odontoiatri, farmacisti, infermieri professionali, pscicologi ostetriche, tecnici sanitari di radiologia medica, biologi, chimici e associazioni professionali afferenti all’area della riabilitazione, all’area tecnica e a quella della prevenzione. Con il riordino del sistema di formazione continua, approvato dalla Conferenza Stato Regioni il 1 agosto 2007, al Co.ge.a.p.s è stato riconosciuto il ruolo di “gestore dell’anagrafica nazionale dei crediti formativi” e in qualità “di soggetto strumentale delle Istituzioni professionali
che lo esprimono”. Il professionista risulta nelle liste del Co.ge.a.p.s solo attraverso l’iscrizione all’Ordine, Collegio o Associazione professionale di competenza. La gestione dell’anagrafe centralizzata, integrata con i sistemi locali dei singoli ordini professionali, si pone come compito quello di favorire una visione unica e globale dell’operatività, naturalmente senza eludere né togliere le competenze demandate legalmente a ciascun ordine professionale. Danilo Serva succede a Luigi Palma, presidente per lunghi anni del Consiglio nazionale degli psicologi. La redazione di 30giorni si complimenta con Danilo e gli augura buon lavoro. ■
a puntata di Anno Uno, intitolata «No carne?» e trasmessa da LA7 giovedì 21 maggio scorso, pone seri interrogativi sulla scelta e sull’utilizzo delle fonti giornalistiche. A fronte di circa tre ore di con-
LA FNOVI SCRIVE AD ANNO UNO
fusa disinformazione, la Fnovi chiede le sia riservato il giusto tempo per la lettura integrale, in trasmissione, di quanto qui esposto. Anno Uno ha individuato quale unica testimonianza dell’Autorità Competente nel nostro Paese in materia di controlli sulla sanità e sul benessere animale quella di un informatore occulto, presentato come Veterinario Ufficiale, a cui si è dato pubblico credito, malgrado questi abbia: • dichiarato inesattezze e falsità sui Servizi Veterinari delle Asl • impunemente autodenunciato la propria infedeltà al Ssn e alla Deontologia professionale • diffamato e denigrato i Colleghi del Ssn equiparandoli ai propri indegni comportamenti. Tale testimonianza, grave in quanto personale e in quanto resa sotto copertura giornalistica, assume anche rilievi deontologicamente e penalmente gravi; ciononostante la medesima testimonianza è stata avvalorata da Anno Uno malgrado contenesse palesi falsità procurando disinformazione ai telespettatori. Più che opportuno quindi l’intervento del Ministro della Salute, affidato tuttavia all’iniziativa dell’On Beatrice Lorenzin e non ad una ragionata programmazione degli autori della puntata.
LA TUTELA DELLE FONTI GIORNALISTICHE NON PUÒ ESSERE TUTELA DI ILLECITI
levati e nello specifico dei suini, ai quali sono garantiti standard di protezione e di controllo dettati dal Piano Nazionale per il Benessere Animale emanato dal Ministero della Salute e applicato dalle Regioni e dalle Asl. Sulla formazione dei Veterinari Ufficiali delle Asl, i cittadini devono sapere che essi sono soggetti all’obbligo di aggiornare la propria preparazione imposto dal sistema di Educazione continua in Medicina (Ecm) del Ministero della Salute e soggetti all’obbligo deontologico di provvedere al proprio aggiornamento professionale nel settore in cui esercitano la professione. L’utilizzo di medicinali veterinari è sottoposto ad una rigorosa regolamentazione e ad azioni di farmacosorveglianza che il Ministero della Salute pone anche in capo ai Servizi Veterinari delle Asl. I controllori sono controllati. Dai diretti superiori in Asl, Servizio Veterinario Regionale, Ministero della Salute e Ispettori Europei, tramite un sistema di audit che verifica regolarmente la rispondenza dei controlli nel nostro Paese a quelli dettati dalla Legislazione comunitaria. Alle forze dell’ordine, rappresentate dai Carabinieri per la Salute, si aggiunga quale organo ausiliario dello Stato l’Ordine professionale a cui la legge conferisce poteri di disciplina professionale. L’anonimato della testimonianza resa in trasmissione risulta finalizzato allo spettacolo e infecondo ai fini dell’attivazione di qualsiasi forma di controllo sul controllato, ovvero sull’anonimo testimone. L’irruzione «investigativa» in allevamenti suinicoli fa sorgere il dubbio di un intento meramente editoriale, a scopo di audience, stante le ammesse difficoltà a sporgere denuncia per tutelare accompagnatori palesemente non qualificati a cui si è affidato il compito di descrivere condizioni sanitarie, di benessere e di comportamento animale senza cognizione di causa. Si è così presentato l’illecito come la norma per suscitare la più ingenua reazione di sentimentalismo animalista. In ultima analisi, il richiamo alla tutela delle fonti appare complice di una teoria delle convenienze alla quale Anno Uno non si è sottratta pur di fare audience all’interno di una sciagurata gara televisiva a chi disinforma di più il cittadino in fatto di sicurezza alimentare. La tutela delle fonti non può essere scambiata con la tutela dell’impunità, né con la libertà di denigrare le istituzioni e le professioni, un esercizio tipicamente nazionale, colpevole di minare la fiducia dei cittadini nei servitori dello Stato e nelle produzioni agroalimentari che hanno - quasi da sole - permesso all’economia nazionale di non fallire e - sicuramente da sole - di consentire che l’Expo 2015 si svolgesse in Italia e non altrove. Siamo una vetrina mondiale, non sappiamo meritarcela. Con preghiera di pubblica lettura in trasmissione. ■
LA FNOVI CHIEDE:
di conoscere l’identità del Medico Veterinario testimone, per accertare se si tratti di un proprio iscritto e per attivare allo scopo tutte le azioni che la legge consente all’Ordine professionale ai fini dell’esercizio dei propri poteri disciplinari. I telespettatori di La7 hanno il diritto di sapere che in Italia vige una corposa legislazione, parte di derivazione comunitaria e parte nazionale che disciplina il benessere degli animali al-
LA7 GIOVEDI 21.5 ANNO UNO - NO CARNE?
untata nel segno del sensazionalismo animalista e del terrorismo alimentare. Incursioni notturne negli allevamenti di suini, immagini di maltrattamenti e della macellazione sfruttate per uno show televisivo. Impreparazione, disinformazione e cinismo sono il terreno per un dibattito antiscientifico. L’intervista a un veterinario (?) anonimo fa il resto.
p. 14	LA PREVIDENZA
MOROSI ENPAV
dentro o fuori dall’Ordine professionale
Intensificata l’attività di recupero dei crediti.
di Simona Pontellini
Direzione Contributi ti in precedenza descritti, vi sono poi i Veterinari “cancellati dall’Ente”, ossia coloro che godono di una diversa copertura previdenziale obbligatoria ed esercitano in via esclusiva attività di lavoro dipendente o autonomo che ha consentito loro di rinunciare all’iscrizione all’Enpav, mantenendo comunque l’iscrizione all’Albo professionale. Per essi resta fermo l’obbligo di versare all’Ente un contributo c.d. di solidarietà. Circa 140 sono i Veterinari che non versano il contributo di solidarietà, i quali oltre ovviamente a non poter dedurre tale contributo dal reddito dichiarato ai fini Irpef, si vedono precludere la possibilità di accedere alle prestazioni assistenziali dell’Ente. Nei confronti di tutti i Veterinari cancellati (sia solo dall’Enpav che anche dall’Albo professionale) l’Ente sta valutando delle soluzioni per recuperare una parte dei costi amministrativi sostenuti per la gestione di tali posizioni. Le ipotesi possibili vanno dal recupero sui contributi da trasferire in caso di presentazione di domanda di ricongiunzione o sulla quota dei contributi da utilizzare per il calcolo della pensione in totalizzazione, o ancora sulla quota dei contributi su cui verrà calcolata la rendita contributiva, nel caso di richiesta presentata al compimento dei 68 anni di età. Per quanto riguarda, invece, gli attivi, le iniziative che l’Ente ha già intrapreso e intende proseguire consistono, oltre che nell’invio di diffide di pagamento, anche e soprattutto nella richiesta di avvio di procedimenti di cancellazione dall’Albo professionale per morosità, come previsto dalla normativa contenuta agli artt. 11 lett. f) e 21 del D.Lgs. C.P.S. n. 233/1946. Nel 2014 sono stati segnalati agli Ordini professionali, per la cancellazione, circa 400 nominativi di Veterinari inadempienti (inclusi anche i cancellati dal-
ell’ultimo biennio l’Ente ha intensificato l’attività di recupero dei propri crediti contributivi.
È ora possibile trarre le somme di tale attività. Una fotografia della morosità esistente nel decennio 2002-2012, scattata nel primo semestre 2013, evidenzia una percentuale di morosità intorno al 3,3%. Un ulteriore scatto, effettuato a distanza di quasi due anni, mostra invece come, per lo stesso periodo, il debito contributivo si sia ridotto a circa l’1,2%. Nell’ambito della categoria degli “inadempienti” all’obbligo contributivo, il numero maggiore (circa 850) è dato dai Veterinari “attivi”. Per loro il mancato versamento di contributi non consentirà di maturare l’anzianità contributiva necessaria, insieme all’età anagrafica, al raggiungimento del diritto a pensione. Un’ulteriore fetta di debitori piuttosto rappresentativa, è quella dei Veterinari “cancellati dall’Albo professionale”. Sono circa 370, che per potersi reiscrivere all’Albo professionale dovranno versare i contributi dovuti all’Enpav se non prescritti, visto che il pagamento dei contributi è un dovere deontologico, oltre che un requisito per il mantenimento dell’iscrizione all’Albo professionale. Accanto alla categoria dei sogget-
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l’Ente), verso i quali l’Enpav aveva già tentato in vari modi e forme di riscuotere i contributi, anche impiegando i propri dipendenti in un’iniziativa di sollecito telefonico degli interessati. Di questi, più della metà ha usufruito dell’opportunità offerta dall’Ente di provvedere al versamento di quanto dovuto in rate mensili (sino ad un massimo di 60). Resta inteso che il mantenimento di tale beneficio è subordinato al regolare pagamento delle rate della dilazione. Il piano di ammortamento viene infatti annullato a fronte del mancato versamento di due rate anche non consecutive e l’intera quota deve essere versata in un’unica soluzione, pena la segnalazione all’Ordine professionale per l’avvio del procedimento di cancellazione per morosità. Sino ad oggi i Veterinari che sono stati cancellati dagli Ordini professionali per morosità sono circa 50. Siamo in attesa di conoscere l’esito dei procedimenti avviati nei confronti dei restanti Veterinari per i quali l’Ente ha richiesto la cancellazione per morosità. La definizione e concreta attuazione del procedimento di contestazione delle morosità da parte dei singoli Ordini risulta complessa, ma il loro coinvolgimento e collaborazione sono essenziali, posto che gli interessi di tutti gli associati in generale, vengono indirettamente danneggiati dal mancato afflusso di risorse al proprio Ente previdenziale. A breve l’Ente intensificherà la propria attività di recupero del credito sulle annualità 2013 e 2014, per le quali difatti la percentuale di morosità è ancora piuttosto elevata. Inoltre, grazie ad una Convenzione siglata con l’Agenzia delle Entrate, sarà possibile rintracciare direttamente i luoghi di residenza dei soggetti sin qui risultati “irreperibili”, in modo che anche questi ultimi vengano raggiunti dalle iniziative di recupero del credito messe in atto dall’Ente. ■
LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE 70/2015
bocciata la riforma Monti - Fornero
Enpav ha continuato a riconoscere la perequazione piena per le pensioni minime.
di Danilo De Fino
Direzione Previdenza
costituzionalmente illegittimo il blocco dell’adeguamento automatico all’evoluzione del costo della vita di tutte le pensioni aventi un valore superiore a tre volte il minimo: la ratio della
misura fondata “sulla contingente situazione finanziaria” è risultata troppo generica e debole per legittimare un sacrificio dei pensionati ad un adeguato trattamento pensionistico.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 70 del 2015, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il blocco, per gli anni 2012 e 2013, dell’adeguamento automatico all’inflazione di tutte le pensioni aventi un valore superiore a tre volte il minimo Inps (circa € 1.443,00). La misura (definita “ma-
novra salva Italia” ) era stata introdotta a fine 2011 dal governo Monti, nel particolare clima di tensione e difficoltà economica in cui versava il Paese. La Consulta ha ritenuto la disposizione normativa, contenuta nell’art. 24 del decreto n. 201/2011 (convertito dalla L. 214/2011), troppo generica e priva di una motivazione determinante a giustificare le esigenze finanziarie, non chiaramente evidenziate, e in definitiva lesiva dei fondamentali parametri costituzionali della proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36, primo comma, Cost.), e dell’adeguatezza della prestazione previdenziale (art. 38, secondo comma, Cost.), quest’ultimo inteso quale espressione del principio di solidarietà (di cui all’art. 2 Cost.) e al contempo attuazione del principio di eguaglianza sostanziale (di cui all’art. 3, secondo comma, Cost.). La Corte ha evidenziato che la perequazione automatica, quale stru-