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Timestamp: 2020-06-04 17:55:27+00:00
Document Index: 66688210

Matched Legal Cases: ['art. 294', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 299', 'art. 141', 'art. 2', 'art. 294', 'art. 141', 'art. 104', 'art. 299', 'art. 302', 'art. 294', 'art. 294', 'art. 291', 'art. 294', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 276', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 525', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 302', 'art. 302', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 294', 'art. 388', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 302', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 302', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 302', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 300', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 172', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 11', 'art. 364', 'art. 388', 'art. 388', 'art. 364', 'art. 294', 'art. 121', 'art. 294', 'art. 391', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 123', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 102', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'art. 310', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 294', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 294 codice di procedura penale - Interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 294 Codice di procedura penale
1. Fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice che ha deciso in ordine all'applicazione della misura cautelare, se non vi ha proceduto nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto o del fermo di indiziato di delitto, procede all'interrogatorio [64, 65, 141 bis] della persona in stato di custodia cautelare in carcere [285] immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione della custodia [297], salvo il caso in cui essa sia assolutamente impedita(1)(2).
1-bis. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, l'interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione. Il giudice, anche d’ufficio, verifica che all’imputato in stato di custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari sia stata data la comunicazione di cui all’articolo 293, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1-bis dello stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione o l’informazione ivi indicate(3).
1-ter. L'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve avvenire entro il termine di quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare(4).
3. Mediante l'interrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari [274] previste [388] dagli articoli 273, 274 e 275. Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell'articolo 299, alla revoca o alla sostituzione della misura disposta(5).
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l'interrogatorio è condotto dal giudice con le modalità indicate negli articoli 64 e 65(6). Al pubblico ministero e al difensore, che ha obbligo di intervenire, è dato tempestivo avviso del compimento dell'atto(7).
4-bis. Quando la misura cautelare è stata disposta dalla corte di assise o dal tribunale, all'interrogatorio procede il presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato(8).
(1) Tale comma è stato così modificato dall'art. 13, del d.lgs. 14 gennaio 1991, n. 12 e dall'art. 2 , del D.L. 22 febbraio 1999, n. 29 convertito in l. 21 aprile 1999, n. 109. Precedenti pronunce della Corte Cost. ne avevano dichiarato l'illegittimità costituzionale: la sent. 3 aprile 1997, n. 77, nella parte in cui non prevedeva che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice procedesse all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio di esecuzione della custodia e la sent. 17 febbraio 1999, n. 32, nella parte in cui non prevedeva che, fino all'apertura del dibattimento, il giudice procedesse all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere.
(2) Competenti sono il giudice per le indagini preliminari, il giudice dell'udienza preliminare e, se la misura è stata disposta dalla corte d'assise o dal tribunale, il presidente del collegio o uno dei componenti da lui delegato.
(3) Il presente comma è stato aggiunto dall'art. 11, della l. 8 agosto 1995 n. 332, e poi modificato dall'art. 1 del d.lgs. 1° luglio 2014, n. 101. In precedenza prevedeva: "1 bis. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che interdittiva, l'interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione."
(4) Tale comma è stato aggiunto dall'art. 11, della l. 8 agosto 1995 n. 332.
(5) Sulla scorta di tale controllo, sui presupposti della misura adottata il giudice può decidere anche d'ufficio per la revoca o la sostituzione della misura ex art. 299, comma terzo.
(6) Alle regole generali di cui agli artt. 64 e 65 deve aggiungersi anche l'art. 141 bis che prevede l'obbligatorietà della documentazione integrale dell'interrogatorio stesso, a pena di inutilizzabilità probatoria.
(7) Il verbale dell'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare è trasmesso al pubblico ministero. I difensori hanno diritto di prenderne visione ed estrarne copia.
(8) Il presente comma è stato inserito dall'art. 2, del D.L. 22 febbraio 1999, n. 29 convertito in l. 21 aprile 1999, n. 109.
La ratio di tale disposizione si ravvisa nell'esigenza di garantire il rispetto del diritto di difesa nella fase immediatamente successiva all'esecuzione della misura della custodia cautelare.
Spiegazione dell'art. 294 Codice di procedura penale
La norma in commento disciplina l'interrogatorio della persona in stato di custodia, da eseguirsi entro termini precisi dall'inizio dell'esecuzione della custodia.
Trattasi, di norma, dello stesso giudice che ha deciso in ordine al provvedimento restrittivo, salvo per il medesimo, nel caso di interrogatorio da compiersi in altre circoscrizioni, la facoltà di delegare l'interrogatorio al giudice del luogo.
L'atto va svolto secondo le norme generali in tema di interrogatorio (v. artt. 64 e 65) cui deve aggiungersi, in forza dell'art. 141 bis l'obbligatorietà della documentazione integrale dell'interrogatorio quando trattasi di persona in stato di detenzione, prescrizione stabilita a pena di inutilizzabilità probatoria dei risultati dell'atto.
Ai sensi del comma 4 l'interrogatorio, oltre ad essere condotto dal giudice, si prevede la facoltà di intervento del pubblico ministero ed uj correlativo obbligo del difensore (ai quali viene dato pronto avviso).
Data la rigidità del termine di cinque giorni, la presenza del difensore appare spesso difficile da concretizzare, ed un suo eventuale impedimento non assume rilievo alcuno. Va precisato che tale termine risulta corrispondente a quello di cui all'art. 104.
Per quanto concerne il contenuto di garanzia dell'interrogatorio, il giudice deve valutare la permanenza delle condizioni di applicabilità e delle esigenze cautelari richiesta ai sensi degli articolo 273, 274 e 275, il che significa che il giudice deve procedere ad una nuova valutazione del fatto concreto, anche in merito alle sopravvenienze, ma soprattutto in seguito ai nuovi elementi emersi dall'interrogatorio stesso.
A conferma della natura difensiva di tale atto, l'art. 299 prevede che il giudice possa disporre anche d'ufficio alla revoca o alla sostituzione della misura cautelare in precedenza disposta, mentre l'art. 302 prevede la caducazione della custodia cautelare ogni qual volta in giudice non abbia proceduto all'interrogatorio in esame nei termini previsti.
Il termine è di dieci giorni quando trattasi di altra misura coercitiva o interdittiva.
Di difficile comprensione è l'ultimo comma, che stabilisce l'anteriorità dell'interrogatorio del giudice rispetto a quello del pubblico ministero, da spiegarsi solo alla luce di un atteggiamento di diffidenza del legislatore verso l'attività inquirente dell'organo di accusa.
Tuttavia, al fine di non minare l'attività investigativa del pubblico ministero, quest'ultimo può presentare istanza affinché il giudice proceda entro 48 ore, così da non rallentare eccessivamente le investigazioni.
Massime relative all'art. 294 Codice di procedura penale
La nullità dell'interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare ex art. 294 cod. proc. pen., nell'ipotesi di incompleto deposito degli atti presso la cancelleria del giudice a norma dell'art. 291, comma 3, cod. proc. pen., ha carattere intermedio ed è, pertanto, deducibile solo fino al compimento dell'atto. (Fattispecie relativa al mancato deposito di un faldone di atti contenenti alcune dichiarazioni, menzionate nella richiesta del pubblico ministero e riportate nell'ordinanza cautelare).
In tema di impugnazione davanti al tribunale del riesame, non è deducibile l'inefficacia della misura cautelare personale correlata all'irregolarità dello svolgimento dell'interrogatorio di garanzia in quanto eventuali vizi della procedura che regola la fase dell'esame successivo all'emissione ed all'applicazione del vincolo cautelare non attengono né alla legittimità del titolo cautelare, né a quella della procedura di riesame, la cui regolarità non può non essere valutata dal tribunale adito. (In motivazione la Corte ha precisato che l'interrogatorio di garanzia ha efficacia nel procedimento di riesame limitatamente alla rilevanza dei contenuti dichiarativi, che rappresentano "elementi sopravvenuti" dei quali è necessario l'apprezzamento).
L'interrogatorio di garanzia di persona sottoposta alla misura della sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio va effettuato nei termini di cui al comma primo bis dell'art. 294 cod. proc. pen. anche quando la richiesta di misura interdittiva sia stata subordinata ad altra principale, avente ad oggetto misure cautelari coercitive.
In materia di mandato di arresto europeo, il termine di cinque giorni per procedere all'interrogatorio di garanzia dell'arrestato decorre dal momento di consegna dell'estradato alle autorità nazionali e non da quello dell'arresto in territorio estero.
Qualora il giudice che procede all'interrogatorio previsto dall'art. 294 cod. proc. pen. non abbia avuto conoscenza della nomina del difensore di fiducia effettuata dall'indagato con dichiarazione resa all'ufficio matricola, nel raccogliere a verbale la nomina suddetta non è tenuto a sospendere l'interrogatorio per avvisare il difensore nominato, atteso che tale obbligo sussiste soltanto ove la designazione intervenga in tempo utile e non anche ove essa sia contestuale al compimento dell'atto. (Fattispecie relativa ad avviso di fissazione di interrogatorio antecedente di cinque minuti la dichiarazione di nomina).
É escluso che nel caso in cui la custodia cautelare venga disposta per la prima volta dopo la pronuncia della sentenza di condanna, sia necessario procedere all'interrogatorio di garanzia dell'imputato, previsto dall'art. 294 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 36682 del 5 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 31985/2007
Nell'ipotesi in cui al minore sia stata applicata la misura cautelare del collocamento in comunità, l'interrogatorio di «garanzia» deve avvenire entro il termine di dieci giorni previsto dall'art. 294, comma primo bis, c.p.p., tenuto conto della natura prevalentemente correttiva della collocazione in comunità, non equiparabile alla misura della custodia cautelare.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 31985 del 6 agosto 2007)
Cass. pen. n. 10492/2006
L'impossibilità per il difensore dell'arrestato di avere tempestiva conoscenza della richiesta di misura cautelare e degli atti su cui si fonda, depositati unitamente alla richiesta di convalida dal pubblico ministero che si avvale della facoltà di non prendere parte all'udienza, determina una violazione del diritto di difesa per menomazione del contraddittorio, con la conseguente nullità d'ordine generale ed a regime intermedio dell'interrogatorio dell'arrestato, che determina, se tempestivamente rilevata, la perdita di efficacia della misura eventualmente applicata, e ciò in ragione dell'equiparazione dell'indicato interrogatorio a quello di garanzia ex art. 294 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10492 del 27 marzo 2006)
Cass. pen. n. 48248/2003
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 48248 del 17 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 37820/2003
L'interrogazione di garanzia da parte del giudice che disponga la misura della custodia cautelare in carcere non è dovuto quando detta misura sia applicata, secondo quanto previsto dal comma 1 ter dell'art. 276 c.p.p., in caso di trasgressione alle prescrizioni concernenti il divieto di allontanarsi dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari precedentemente disposti. (In motivazione la Corte ha osservato che la scelta del legislatore non può considerarsi irrazionale o contraria all'esercizio del diritto di difesa, posto che l'aggravamento consegue ineluttabilmente a circostanze di facile accertamento e d'altra parte l'interessato, trattandosi solo di contestare l'accertamento della violazione o di allegare possibili giustificazioni, può trovare adeguata tutela attraverso gli ordinari mezzi di impugnazione).
(Cassazione penale, Sez. Feriale, sentenza n. 37820 del 4 ottobre 2003)
Cass. pen. n. 8121/2003
Non è nullo l'interrogatorio di garanzia ex art. 294 c.p.p. qualora ad esso proceda un giudice diverso, come persona fisica, da quello che ha applicato la misura cautelare in quanto non sussiste alcuna disposizione che imponga - a pena di nullità - che il giudice che procede all'interrogatorio in questione sia lo stesso giudice persona fisica che ha emesso la misura ed, inoltre, perché il principio di immutabilità del giudice è previsto dall'art. 525, comma 2, c.p.p. solo con riferimento alla necessaria identità della persona fisica del giudice o dei giudici che hanno partecipato al dibattimento, ma non può estendersi per analogia (in assenza della identità di ratio) anche alle attività svolte nel corso delle indagini preliminari, tanto più per quelle che non hanno contenuto decisorio.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8121 del 19 febbraio 2003)
Il nuovo testo dell'art. 294, comma 1, c.p.p. — modificato dall'art. 2, comma 1, lett. a) del D.L. 22 febbraio 1999, n. 29, conv. dall'art. 1 della legge 21 aprile 1999, n. 109, al fine di coprire urgentemente il vuoto normativo creato dal duplice intervento, additivo e demolitorio, sugli artt. 294 e 302 c.p.p., effettuato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 77 del 1997 e n. 32 del 1999 — indica nel «giudice che ha deciso in ordine all'applicazione della misura cautelare» quello competente a procedere all'interrogatorio di garanzia, «fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento». Ne consegue, in forza di tale prorogatio competentiae, che — per le misure cautelari applicate nella fase delle indagini preliminari o dell'udienza preliminare, ma eseguite dopo l'avvenuta trasmissione degli atti al giudice dibattimentale e fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento — legittimamente procede all'interrogatorio di garanzia dell'imputato il Gip che ha emesso la misura.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2011 del 16 gennaio 2003)
L'invalidità dell'interrogatorio reso all'udienza di convalida del fermo o dell'arresto (nella specie, per mancato, tempestivo avviso al difensore), comporta, ai sensi dell'art. 302 c.p.p., la perdita di efficacia della misura cautelare disposta all'esito della suddetta udienza, ove l'ordinanza applicativa di tale misura non sia seguita, nei termini, dall'effettuazione di nuovo, valido interrogatorio.
La nullità, per omesso avviso al difensore di fiducia, dell'interrogatorio dell'indagato reso in sede di udienza di convalida dell'arresto comporta, ex art. 302 c.p.p., la perdita di efficacia del provvedimento custodiale successivamente emesso, qualora il giudice non provveda a rinnovare validamente l'interrogatorio entro il termine previsto dall'art. 294 c.p.c.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 33339 del 4 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 45543/2001
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 45543 del 21 dicembre 2001)
In tema di interrogatorio di persona in stato di custodia cautelare, il comma 4 dell'art. 294 c.p.p. non indica alcun termine tassativo per l'avviso al difensore prima del compimento dell'atto, limitandosi a richiederne la tempestività, in modo da assicurare al difensore la possibilità di essere presente fisicamente allo svolgimento dell'atto e di poter svolgere un'assistenza difensiva adeguata. (In applicazione di tale principio, la Corte ha rigettato il ricorso con cui si deduceva la nullità dell'interrogatorio per esserne stato dato avviso al difensore solo due ore prima, ritenendo tempestiva la comunicazione in considerazione del fatto che l'incombente doveva svolgersi nel carcere della stessa città in cui risiedeva il difensore dell'imputato, il quale aveva avuto tutto il tempo di consultare la documentazione e di presenziare all'atto).
Cass. pen. n. 28977/2001
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 28977 del 16 luglio 2001)
Cass. pen. n. 24811/2001
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24811 del 19 giugno 2001)
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 23385 del 8 giugno 2001)
Cass. pen. n. 22539/2001
Nell'ipotesi di arresto o fermo non convalidati, la contestazione nel corso dell'udienza camerale di reati diversi da quello per cui era avvenuto l'arresto e l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare solo per questi ultimi, rende necessario un apposito interrogatorio di garanzia, non potendosi considerare idoneo a soddisfare le esigenze di difesa l'interrogatorio effettuato in occasione dell'udienza di convalida relativamente ad un diverso episodio.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 22539 del 30 maggio 2001)
Cass. pen. n. 1146/2000
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1146 del 8 maggio 2000)
Cass. pen. n. 617/2000
In tema di misure cautelari, il deposito in cancelleria dell'ordinanza dispositiva della misura stessa non deve necessariamente precedere l'interrogatorio ex art. 294 c.p.p., né deve aver luogo entro un termine predefinito. Ciò infatti, in astratto, non costituisce inevitabilmente lesione del diritto di difesa (il cui esercizio è comunque garantito dall'avviso previsto dallo stesso articolo e dalle modalità con le quali deve svolgersi l'interrogatorio). Nondimeno, l'eventuale pregiudizio del diritto di difesa, derivante dal fatto che l'ordinanza suddetta non sia stata depositata a disposizione dei difensori prima dell'interrogatorio, può risultare, in concreto, nel caso in cui consti positivamente una situazione in cui quegli stessi diritti risultino effettivamente conculcati. (Nella fattispecie, la Corte ha dichiarato infondato il motivo di ricorso in quanto la difesa aveva semplicemente rappresentato la difficoltà di esaminare, in ristretti termini di tempo, la voluminosa ordinanza custodiale).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 617 del 24 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 3778/2000
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3778 del 28 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 5624/1999
È legittima l'assunzione dell'esame di persona sottoposta alle indagini da parte di due magistrati del pubblico ministero appartenenti ad uffici diversi, qualora entrambi siano investiti della conduzione delle indagini in relazione alle modalità oggettive e soggettive dei fatti. (Nell'affermare il principio di cui in massima, la S.C. ha avuto anche modo di precisare che la presenza di ufficiali di P.G. all'assunzione di tale atto, nel corso delle indagini preliminari, non viola alcuna norma processuale).
Il ritardo nella trasmissione dei verbali di interrogatorio della persona sottoposta alle indagini non determina l'inefficacia del provvedimento coercitivo, in quanto l'atto in questione, non portando elementi a supporto della difesa, non può essere considerato atto sopravvenuto favorevole all'indagato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5624 del 2 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 885/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 885 del 27 settembre 1999)
Cass. pen. n. 3723/1999
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3723 del 17 luglio 1999)
Cass. pen. n. 1327/1999
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1327 del 14 giugno 1999)
Cass. pen. n. 7277/1999
La disposizione di cui all'art. 294, sesto comma, c.p.p., secondo la quale, a seguito della modifica apportata dall'art. 11 della legge n. 332 del 1995, l'interrogatorio della modifica apportata dall'art. 11 della legge n. 332 del 1995, l'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da parte del pubblico ministero non può precedere l'interrogatorio del giudice, è riferibile esclusivamente all'ipotesi in cui l'indagato o l'imputato sia privato della libertà personale in seguito a provvedimento coercitivo del giudice, e non anche in seguito ad arresto in flagranza o a fermo. Ed invero il predetto art. 11 si è limitato a modificare il sesto comma dell'art. 294 citato senza introdurre alcuna innovazione nella disciplina dettata dal successivo art. 388, riguardante, appunto, l'interrogatorio dell'arrestato o del fermato da parte del pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7277 del 8 giugno 1999)
Cass. pen. n. 3824/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3824 del 19 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 5705/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5705 del 12 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 3123/1998
Nel caso in cui il giudice per le indagini preliminari, delegato a norma dell'art. 294 comma 5, c.p.p., ad assumere l'interrogatorio di garanzia abbia proceduto all'incombente privo del fascicolo procedimentale, perché non trasmessogli dall'autorità delegante, tale mancanza non comporta alcuna conseguenza sulla validità dell'atto qualora il giudice sia stato in grado di effettuare una chiara contestazione dell'addebito con la specificazione degli elementi di fatto su cui si basa l'accusa, compresa l'indicazione degli elementi di prova acquisiti, come richiesto dagli artt. 64 e 65 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3123 del 9 novembre 1998)
Cass. pen. n. 2886/1998
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2886 del 4 novembre 1998)
Cass. pen. n. 4426/1998
Poiché l'obbligo di procedere all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare è limitato alla fase delle indagini preliminari, l'efficacia della sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 1997 - la quale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 294, primo comma, c.p.p. nella parte in cui non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice per le indagini preliminari proceda all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione della custodia, a pena di inefficacia della misura ai sensi dell'art. 302 dello stesso codice, anch'esso dichiarato incostituzionale - presuppone che al momento della pubblicazione della sentenza gli atti non siano stati ancora trasmessi al giudice del dibattimento ovvero che non sia iniziata la fase del giudizio. In caso contrario, tale fase, caratterizzata dalla pienezza del contraddittorio e dalla presenza della parte privata, produce effetti assorbenti delle esigenze che avrebbero potuto soddisfarsi con l'interrogatorio di garanzia.
Cass. pen. n. 3113/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3113 del 28 settembre 1998)
Cass. pen. n. 4964/1998
Quando nei confronti di soggetto colpito da ordinanza applicativa di misura cautelare sia stato ritualmente effettuato l'interrogatorio di garanzia previsto dall'art. 294 c.p.p. l'eventuale scarcerazione successivamente disposta sulla base dell'erroneo convincimento che il detto incombente non abbia invece avuto luogo può essere legittimamente revocata e, anche in difetto di revoca, non impedisce l'emissione di una nuova ordinanza custodiale, senza che a tal fine occorra il verificarsi delle condizioni previste dall'art. 302 c.p.p., e cioè l'effettiva previa liberazione dell'imputato (nella specie rimasto in vinculis ad altro titolo) e la di lui sottoposizione ad interrogatorio in stato di libertà.
(Cassazione penale, Sez. Feriale, sentenza n. 4964 del 27 agosto 1998)
Cass. pen. n. 3083/1998
Allorché la fase procedimentale in cui si deve procedere all'interrogatorio di garanzia dell'imputato si sia esaurita prima dell'entrata in vigore della nuova disposizione dell'art. 294, comma primo, c.p.p., come modificata dalla sentenza n. 77 del 1997 della Corte costituzionale (per essere l'imputato medesimo già stato tratto a giudizio), è inammissibile la declaratoria di inefficacia della misura cautelare per omesso interrogatorio dell'imputato, né è possibile ipotizzare la regressione del processo alla fase precedente, tanto più che le esigenze difensive possono trovare piena attuazione nel pubblico dibattimento, in cui l'imputato ha facoltà di svolgere compiutamente la propria difesa con istanze e richieste presentate direttamente al giudice.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3083 del 16 luglio 1998)
Cass. pen. n. 3899/1998
In tema di applicazione della sentenza n. 77 della Corte costituzionale, dichiarativa dell'illegittimità costituzionale dell'art. 294, comma primo, c.p.p. nella parte in cui non prevede, dopo la fase delle indagini preliminari e fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, l'obbligo del giudice di procedere all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare, il rapporto costituito dall'esistenza di una misura custodiale è strettamente legato alle fasi in cui il procedimento si trova, ciascuna delle quali conferisce al rapporto stesso caratteristiche e modalità particolari, sicché ogni fase costituisce una situazione a sè stante. In tale prospettiva, con riguardo alle motivazioni sulle quali si fonda detta pronuncia di incostituzionalità, la legittima sottoposizione di un soggetto a custodia cautelare nella fase successiva alle indagini preliminari e precedente a quella del giudizio con il pieno rispetto di una normativa in quel momento vigente, deve considerarsi, rispetto alla analoga situazione riguardante il medesimo soggetto nella successiva fase del giudizio, una situazione non suscettibile di rimozione o di modifica. Ed invero, malgrado la successiva dichiarazione di incostituzionalità di una norma riguardante il momento immediatamente successivo alle indagini preliminari, ma precedente alla fase dibattimentale, che rende a posteriori illegittima e, quindi, inefficace, una misura cautelare, non si può, senza determinare conseguenze aberranti e scardinare principi di ordinato svolgimento dei processi, considerare rapporto non esaurito quello che vedeva un soggetto legittimamente sottoposto, in ossequio alle disposizioni all'epoca vigenti, ad una misura custodiale. (Fattispecie nella quale, dopo la — e in base alla — sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 1997, gli imputati avevano presentato istanza di scarcerazione alla corte di assise, dinanzi alla quale pendeva giudizio contro di loro, sul rilievo della sopravvenuta inefficacia ex art. 302 c.p.p. della misura cautelare per omesso interrogatorio da parte del giudice entro i cinque giorni dall'esecuzione della misura, peraltro all'epoca di quest'ultima non richiesto; la S.C., nell'enunciare il principio di cui in massima, ha ritenuto corretto l'operato dei giudici di merito che non avevano condiviso l'impostazione dei ricorrenti, facendo leva anche sulla motivazione della sentenza della Consulta, i cui effetti ablativi ha ritenuto limitati alle situazioni processuali, di sottoposizione a custodia cautelare, legate alla fase intercorrente tra le indagini preliminari e il successivo momento del giudizio, e non estensibili a situazioni aventi riferimento a fasi totalmente diverse, come quella del dibattimento o, a maggior ragione, dei gradi successivi di giudizio).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3899 del 8 luglio 1998)
Cass. pen. n. 511/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 511 del 11 giugno 1998)
Cass. pen. n. 1598/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1598 del 1 giugno 1998)
Cass. pen. n. 2220/1998
Nel caso di riapplicazione, ai sensi dell'art. 300, comma 5, c.p.p., di misura cautelare nei confronti di imputato già prosciolto o assolto in primo grado e poi condannato in appello per lo stesso fatto, non sussiste, per difetto dei relativi presupposti, l'obbligo di effettuazione dell'interrogatorio di garanzia previsto dall'art. 294 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2220 del 8 maggio 1998)
Cass. pen. n. 3/1998
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 3 del 8 aprile 1998)
Cass. pen. n. 715/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 715 del 13 marzo 1998)
Cass. pen. n. 4828/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4828 del 21 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 6423/1997
Ai fini del computo e della decorrenza del termine per l'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare, l'art. 294, comma primo, nuovo c.p.p. fa eccezione alla norma generale di cui all'art. 172, secondo cui dies a quo non computatur in termine.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6423 del 30 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 2546/1997
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2546 del 16 settembre 1997)
Corte cost. n. 77/1997
È costituzionalmente illegittimo l'art. 294, comma primo, del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede che, fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice proceda all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio di esecuzione della custodia.
(Corte costituzionale, sentenza n. 77 del 3 aprile 1997)
n. 77/1997
(, sentenza n. 77 del 3 aprile 1997)
Corte cost. n. 384/1996
Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 294, comma 6, c.p.p. (come novellato dall'art. 11 della L. 8 agosto 1995, n. 332), nella parte in cui non prescrive che anche l'interrogatorio ad opera del pubblico ministero della persona arrestata nella flagranza del reato, al pari del (già previsto) interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare, non possa precedere l'interrogatorio del giudice per le indagini preliminari.
(Omissis). Si deve, infatti, ritenere la non assimilabilità, da una parte, dell'interrogatorio del giudice per le indagini preliminari in sede di verifica della persistenza delle condizioni e delle esigenze della misura cautelare con l'interrogatorio del medesimo giudice per le indagini preliminari in sede di giudizio sulla richiesta di convalida dell'arresto non accompagnata da richiesta di misura cautelare e, d'altra parte, dell'ordinario interrogatorio del pubblico ministero (art. 364 c.p.p.) con quello — ad opera del medesimo organo dell'accusa — dell'arrestato (art. 388 c.p.p.), onde deve ritenersi insussistente tra le due sistuazioni comparate, al di là della loro innegabile contiguità, una identità sostanziale tale da imporre, per il rispetto del principio di eguaglianza, la medesima disciplina.
Da una parte si ha infatti che l'interrogatorio (dell'arrestato) al quale può procedere ex art. 388 c.p.p. il pubblico ministero (Omissis) ha una sua peculiarità rispetto a quello ordinario (dell'indagato) ex art. 364 c.p.p., al quale si riconduce l'interrogatorio ex art. 294 del soggetto sottoposto a misura cautelare sempre da parte del pubblico ministero, perché persegue una finalità anche di garanzia (Omissis). Analoga finalità di garanzia è sottesa al provvedimento, che parimenti può adottare il pubblico ministero, di liberazione dell'arrestato ex art. 121 disp. att. c.p.p. nell'ipotesi in cui egli ritenga di non dover chiedere l'applicazione delle misure coercitive. Questa concorrente finalità di garanzia connota l'atto di interrogatorio dell'arrestato da parte del pubblico ministero sì da differenziarlo rispetto alla figura generale dell'interrogatorio dell'indagato da parte ancora del pubblico ministero, al quale fa riferimento la disposizione censurata.
(Omissis). D'altra parte deve parimenti rilevarsi che anche l'interrogatorio dell'indagato in stato di custodia cautelare ad opera del giudice per le indagini preliminari, ex art. 294 c.p.p., non è pienamente equiparabile a quello dell'arrestato al quale procede il giudice per le indagini preliminari medesimo in sede di udienza di convalida ex art. 391 dello stesso codice quando il pubblico ministero non chieda l'adozione di misure cautelari. Infatti, mentre il primo persegue lo scopo di valutare se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari l'interrogatorio dell'arrestato, come tale, persegue la diversa finalità di verificare se sussitano, o meno, le (del tutto diverse) condizioni che legittimano l'arresto.
(Corte costituzionale, sentenza n. 384 del 5 novembre 1996)
n. 384/1996
(, sentenza n. 384 del 5 novembre 1996)
Cass. pen. n. 4780/1996
Per stabilire se la nomina del difensore, effettuata nelle forme di cui all'art. 123 c.p.p., abbia efficacia nel momento in cui perviene all'autorità giudiziaria ovvero in quello in cui perviene al direttore del carcere, occorre fissare una nozione di conoscenza legale che possa garantire tempestivamente l'esercizio del diritto di difesa. Tale garanzia è realizzata facendo riferimento al momento in cui l'atto di nomina perviene all'ufficio procedente. (Fattispecie relativa all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare, nella quale è stato deciso che se la nomina perviene prima della fissazione dell'interrogatorio, il giudice è tenuto comunque a procedere all'avviso al difensore di fiducia).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4780 del 8 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 6230/1996
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6230 del 1 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 4748/1996
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4748 del 29 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 2909/1995
Deve considerarsi tempestivo, ai sensi dell'art. 294, comma 4, c.p.p., non solo l'avviso che ponga il difensore nelle condizioni di intervenire all'interrogatorio dell'indagato, ma anche quello che gli consenta di nominare un sostituto ai sensi dell'art. 102 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2909 del 21 settembre 1995)
Cass. pen. n. 1486/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1486 del 26 giugno 1995)
L'indisponibilità del difensore di fiducia di attendere l'inizio dell'attività fissata ed a cui ha diritto di assistere per la difesa dell'indagato non viola il diritto di difesa, allorché tale indisponibilità dipenda da un contenuto ritardo dell'ufficio che vi debba provvedere e sempre che nel prosieguo si sia provveduto alla nomina del difensore di ufficio e agli avvisi dovuti per la sua partecipazione al compimento dell'atto. (Fattispecie in tema di interrogatorio dell'indagato in vinculis da parte del giudice per le indagini preliminari. La Corte ha osservato che se, per un verso, la natura stessa dell'attività ed i termini ristretti nei quali si deve svolgere richiedono la puntualità dell'ufficio - il ritardo nell'espletamento dell'atto ammontava ad una sola ora - che deve rispettare, per quanto possibile, l'ora fissata nelle convocazioni, per un altro verso, è anche richiesta una particolare disponibilità del difensore a svolgere la sua attività professionale per la difesa dell'indagato, concependo il rilievo che essa ha riguardo allo status libertatis dell'indagato stesso e valutando la compatibilità di essa, al momento di accettazione dell'incarico, con altri impegni professionali già assunti)
Cass. pen. n. 6017/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6017 del 2 marzo 1995)
Cass. pen. n. 4923/1995
L'avviso della data e del luogo dell'interrogatorio ex art. 294 c.p.p., fatto a mezzo telefono, trattandosi di semplice avviso e non di notifica di avviso, può non essere seguito dal telegramma di conferma, senza che l'omissione comporti nullità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4923 del 15 febbraio 1995)
Cass. pen. n. 3607/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3607 del 29 settembre 1994)
Cass. pen. n. 2157/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2157 del 30 giugno 1994)
Cass. pen. n. 3/1994
Nei casi di arresto o di fermo non seguiti da provvedimento di convalida per omesso interrogatorio dell'indagato ovvero di arrestato o fermato che non abbia reso l'interrogatorio in quanto non abbia potuto o voluto comparire nella udienza in cui la convalida è stata decisa, ai quali abbia fatto seguito l'applicazione della custodia cautelare, il termine perentorio di cinque giorni entro il quale, a norma dell'art. 294, comma 1, c.p.p., il giudice per le indagini preliminari deve procedere all'interrogatorio decorre dal momento in cui ha avuto inizio l'esecuzione del provvedimento che ha disposto la custodia.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 3 del 10 maggio 1994)
Cass. pen. n. 4798/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4798 del 16 marzo 1994)
Cass. pen. n. 4385/1994
In tema di misure cautelari, la nullità della notifica dell'avviso per l'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare ex art. 294 c.p.p. esula dai limiti istituzionali del giudizio di riesame perché attiene non alle condizioni di legittimità e di merito richieste per l'emissione del provvedimento cautelare, ma alle condizioni di successiva inefficacia di tale provvedimento (fre le quali v'è l'omissione dell'interrogatorio), il cui esame rientra nella competenza funzionale del giudice per le indagini preliminari che deve provvedere con ordinanza soggetta ai mezzi di impugnazione di cui all'art. 310 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4385 del 19 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 1205/1993
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1205 del 31 maggio 1993)
Cass. pen. n. 1133/1993
In tema di interrogatorio di persona in stato di custodia cautelare, il comma quarto dell'art. 294 c.p.p. non prefissa alcun termine tassativo per l'avviso, prima del compimento dell'atto, al difensore, fissando il solo criterio della «tempestività» dell'avviso stesso, così implicitamente rimettendosi al giudizio discrezionale del magistrato, in relazione anche al ristretto arco di tempo entro il quale l'interrogatorio deve essere validamente espletato. Nel concetto di «tempestività» comunque debbono essere presi in considerazione fattori eterogenei, tra i quali la distanza spaziale del luogo di abituale residenza del difensore, rispetto a quello in cui l'interrogatorio deve aver luogo, considerando, peraltro, anche la rapidità dei moderni mezzi di locomozione e di comunicazione. (Nel caso di specie, relativo ad un interrogatorio da espletarsi a Milano, l'avviso al difensore di fiducia, residente a Reggio Calabria, era stato dato a mezzo fax appena mezz'ora prima dell'interrogatorio stesso; la Cassazione ha ritenuto fondate le doglianze del ricorrente che lamentavano la intempestività di tale avviso e la conseguente nullità dell'interrogatorio, cui aveva assistito un difensore nominato di ufficio, per violazione del diritto di difesa).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1133 del 21 aprile 1993)
Cass. pen. n. 3668/1992
La competenza a procedere all'interrogatorio di cui all'art. 294 c.p.p. spetta al Gip anche nel caso in cui egli abbia rigettato l'istanza di applicazione della misura cautelare e la stessa sia stata disposta dal tribunale per il riesame in seguito ad appello del pubblico ministero. (Fattispecie in cui il Gip aveva sollevato conflitto sostenendo che la competenza a provvedere all'interrogatorio spettava al tribunale, sul rilievo che avendo il suo ufficio ritenuto che non ricorressero le condizioni per l'applicazione della misura cautelare, non poteva procedere anche all'interrogatorio che ha lo scopo di accertare la permanenza delle condizioni di applicabilità della misura e le esigenze cautelari; la Cassazione ha invece ritenuto la competenza del Gip, osservando che in casi del tipo di quello considerato questi, mediante l'interrogatorio, deve valutare se permangono le condizioni ravvisate dal tribunale con l'ordinanza applicativa della misura cautelare, ed ha conseguentemente enunciato il principio di cui in massima).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3668 del 23 novembre 1992)
Cass. pen. n. 1824/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1824 del 20 luglio 1992)
Cass. pen. n. 1964/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1964 del 22 giugno 1992)
Cass. pen. n. 143/1992
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 143 del 21 marzo 1992)