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Timestamp: 2016-10-27 15:03:13+00:00
Document Index: 80734080

Matched Legal Cases: ['art 3', 'art 2', 'art 3', 'art 5', 'art 3', 'sentenza ', 'art 5']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 48 del 03.04.2006
Istanza di interpello Artt. 2 e 3 DPR n.
La società "Alfa
Srl" ha chiesto, con istanza di interpello presentata ai sensi
dell'articolo 11, della legge 27 luglio 2000, n. 212 e pervenuta alla scrivente per il
tramite della competente Direzione Regionale, chiarimenti in ordine alla
applicabilità delle disposizioni in tema di cessione d'azienda e cessione del
marchio di cui agli artt. 2 e 3 del
La società istante, che ha quale oggetto sociale
la produzione e commercializzazione di prodotti alimentari di vario genere,
intende acquistare da una società terza, al fine di ampliare la sua gamma di
prodotti, un ramo operativo dedicato alla produzione, distribuzione e
commercializzazione di olio di semi ad uso alimentare, identificato con un noto
Oggetto dell'acquisto è quindi una universalità di
beni che costituiscono un ramo d'azienda all'interno del quale si colloca anche
il marchio che contraddistingue i prodotti realizzati e commercializzati.
Ciò posto, l'istante chiede quale sia il corretto
trattamento, ai fini della imposizione indiretta, da applicare al trasferimento
in esame ed in particolare se la quota parte di corrispettivo della cessione del
ramo d'azienda, imputabile al marchio, debba essere assoggettata a IVA, in via
autonoma, come previsto dall'art 3
DPR n. 633/72 ovvero se sia più corretto considerare unitariamente l'intera
cessione, cui risulterebbe applicabile l'art 2 del medesimo DPR con conseguente
assoggettamento della stessa ad imposta di registro in misura proporzionale.
I beni costituenti l'azienda si configurano come un
complesso unitario e strumentale allo svolgimento di una attività di impresa.
In considerazione di questa struttura unitaria, il
relativo atto di cessione dovrebbe sfuggire, nel suo complesso, all'imposizione
IVA e confluire viceversa, nell'imposta di registro.
L'assoggettamento ad IVA del marchio, di cui all'art 3 citato, sarebbe riferibile alla
ipotesi in cui esso sia ceduto separatamente dall'azienda, quale bene a sé
Diversamente, nell'ipotesi in cui il marchio venga
trasferito quale elemento dell'azienda, esso rientra nella universalità di beni
che la costituiscono e pertanto non può separatamente essere assoggettato ad
Tale soluzione risulta conforme all'orientamento della
Corte di Giustizia UE che, con Sentenza 27 novembre 2003, n. C- 497/01 ha
precisato che ove uno stato membro si sia avvalso della facoltà, conferitagli
dall'art 5 n. 8 della VI Direttiva, di non considerare avvenuta alcuna cessione
di beni, ai fini IVA, in occasione del trasferimento di una universalità di
beni, detta regola si applica anche al trasferimento di azienda che comprenda
Con il quesito rivolto alla scrivente si chiede di
conoscere la corretta interpretazione del combinato disposto degli articoli 2, comma 3, lettera b) e
3, comma 2, n. 2) del D.P.R. n. 633/72.
In particolare, mentre la disposizione di cui al citato articolo 2 esclude dal novero delle cessioni di
beni le cessioni ed i conferimenti in società ed enti che hanno per oggetto
aziende o rami di azienda, l'articolo 3
assimila alle prestazioni di servizio rilevanti ai fini IVA, ove effettuate
verso corrispettivo, "le cessioni, le concessioni, licenze e simili
relative a diritti d'autore, quelle relative ad invenzioni industriali, (...) e
quelle relative a marchi e insegne (...)".
Ciò posto, si pone il problema di individuare il
corretto trattamento fiscale nei casi in cui il marchio di fabbrica o di
commercio venga venduto contestualmente all'azienda, "comprensiva",
cioè, di quel segno distintivo.
Posto che in tale ipotesi il marchio assume i connotati
di bene aziendale, occorre verificare se la sua presenza, all'interno del
trasferimento dell'azienda o di un suo ramo, sia motivo di deroga all'ordinario
sistema di tassazione delle operazioni di cessione d'azienda che, conformemente
alla facoltà concessa agli Stati membri dall'articolo 5 n. 8 della Direttva n.
77/388/CEE, non sono sottoposte ad IVA ma sono assoggettate all'imposta di
Sulla questione si è già pronunciata la Corte di
Cassazione con le sentenze 2 ottobre 2002, nn. 4452 e 4974. In particolare,
vigente la norma del vecchio articolo 2573 comma 1 del c.c., che, prima delle
modifiche del D.Lgs. 480 del 1992, non consentiva di norma la circolazione
del marchio separatamente dall'azienda, la Corte di Cassazione ha affermato il
principio per cui la presenza di uno o più beni immateriali in seno all'universitas
di cui si compone l'azienda (o il ramo d'azienda) costituisce condizione
sufficiente per l'applicazione in via concorrente anche dell'art 3, comma 2, n. 2) del D.P.R. n. 633/72
Il principio espresso nelle citate sentenze, che
comporterebbe una distinta tassazione dell'azienda (imposta di registro)
rispetto al marchio (IVA), deve tuttavia ritenersi superato alla luce di due
fondamentali osservazioni.
In primo luogo, occorre aver riguardo all'orientamento
formatosi sul punto in sede comunitaria, in quanto le disposizioni in materia
IVA della direttiva 77/388/CEE e la loro interpretazione da parte della Corte di
Giustizia, in base ad un orientamento ormai consolidato, prevalgono sul diritto
nazionale e comunque costituiscono strumenti vincolanti nell'interpretazione
delle disposizioni del diritto interno.
In ordine alla fattispecie in esame, la Corte di
Giustizia, con la sentenza 27 novembre 2003, causa C- 497/01, successiva a
quelle prima menzionate della Corte di Cassazione ha escluso la "limitata
" soggezione ad Iva della cessione d'azienda, nella parte relativa alla
cessione "contestuale" del marchio. Ad avviso del giudice comunitario
deve prevalere, infatti, il principio di unitarietà nella cessione di azienda,
per cui "tenuto conto della finalità sottesa all'art 5 n. 8, sesta
direttiva, di agevolazione delle cessioni d'azienda, la nozione di trasferimento
a titolo oneroso o gratuito o sotto forma di conferimento a una società di una
universalità totale o parziale di beni deve essere interpretata nel senso che
in essa rientra il trasferimento di un'azienda o di una parte autonoma di una
impresa, "compresi" gli elementi materiali ed, eventualmente,
immateriali che la compongono".
Secondo il giudice comunitario, quindi, per tutti i
Paesi che, uniformandosi alla Direttiva, abbiano previsto un regime interno di
esclusione della cessione di azienda dal campo di applicazione dell'IVA, non
sussiste alcuna possibilità di frazionamento o scorporo di taluni beni in sede
di qualificazione dell'operazione realizzata dalle parti unitariamente.
In secondo luogo, la considerazione unitaria
dell'azienda trova riscontro nell'orientamento, consolidatosi presso la stessa
Corte di Cassazione, secondo cui i beni aziendali costituiscono un insieme
organicamente coordinato in funzione dello svolgimento di un'attività
d'impresa, tanto che lo stesso giudice, in più occasioni, valorizzando lo scopo
economico perseguito dalle parti, ha qualificato come cessione di azienda
unitariamente intesa cessioni separate di singoli beni e diritti
dell'imprenditore finalizzate, nel loro complesso, al trasferimento dell'intero
apparato produttivo.
In senso conforme si è espressa, con nota del 16 marzo
2006, anche la Avvocatura Generale dello Stato, alla quale la scrivente ha
chiesto parere sull'argomento, evidenziando che la disposizione contenuta
nell'articolo 2, comma 3 del D.P.R.
633 del 1972, in quanto norma speciale, trova applicazione in tutti i casi in
cui si realizza il trasferimento di un'azienda o di un ramo della stessa, a
prescindere dai beni che la compongono. Al contrario, in base alla disposizione
di cui all'articolo 3,
comma secondo, n. 2) del D.P.R. n. 633/72 si configura un'autonoma prestazione
di servizi rilevante ai fini IVA nei soli casi in cui la cessione di opere
dell'ingegno avvenga al di fuori della cessione (o conferimento) di una azienda
o di un ramo d'azienda.
Alla luce delle suesposte argomentazioni può
concludersi, conformemente a quanto ipotizzato dall'istante, che il
trasferimento del marchio unitamente all'azienda non è soggetto alla
imposizione IVA e debba scontare la sola imposta di registro in misura
proporzionale ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della Tariffa, parte I allegata al D.P.R. n.
131/1986.
scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo del DM 26 aprile
- Casarza Ligure, 5 ore fa	AteneoWeb s.r.l.