Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/09/ricorso-cartaceo-accertamento-digitale.html
Timestamp: 2019-06-18 03:30:02+00:00
Document Index: 175299532

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 42', 'art. 2']

Ricorso cartaceo e copia analogica dell’avviso di accertamento digitale
Ricorso cartaceo e copia analogica dell’avviso di accertamento digitale - Diario Quotidiano del 28 settembre 2018
1) Ricorso cartaceo e copia analogica dell’avviso di accertamento digitale: depositi telematici ok
2) IVA: pubblicato il rapporto sul VAT GAP negli Stati dell’UE
3) Indennità di licenziamento: criterio dell’anzianità troppo rigido
4) Attività lavorativa prestata in Italia e all’estero per società appartenenti ad un gruppo multinazionale: ok al bonus fiscale per gli “impatriati”
5) Bonus fiscale pubblicità: niente da allegare all’istanza
6) Privacy: CdL titolari o co-titolari del trattamento
7) Ogni tipo di assistenza fiscale ricompresa nella disciplina antiriciclaggio
8) Produttore agricolo: sugli acquisti di carburante agricolo ok ai pagamenti in contanti se in regime forfettario
9) E-fattura: tutti gli strumenti per arrivare preparati al 1° gennaio 2019
10) La fatturazione elettronica nel settore dei subappalti: documento dei Commercialisti
Ricorso cartaceo e copia analogica dell’avviso di accertamento digitale: depositi telematici ok
Legittimi i depositi telematici in presenza di ricorso cartaceo e la copia analogica dell’avviso di accertamento digitale la cui conformità è attestata da un pubblico funzionario.
La sentenza del 10/04/2018 n. 253 – Comm. Trib. Prov. Padova Sezione/Collegio 3, offre una vasta panoramica su diversi aspetti del processo tributario telematico ricostruendo sia la normativa di riferimento che i vari filoni giurisprudenziali formatisi fino ad oggi. In primo luogo i giudici affrontano l’eccezione di inammissibilità della costituzione in giudizio dell’Amministrazione finanziaria con le modalità del processo tributario telematico seguito a ricorso depositato in forma cartacea.
A riguardo, i giudici, dopo aver illustrato gli opposti filoni giurisprudenziali riscontrabili, ritengono di aderire alla tesi dominante secondo la quale non vi è alcuna norma che dispone che se la parte ricorrente sceglie di utilizzare il vecchio sistema cartaceo anche la parte resistente deve obbligatoriamente utilizzare tale modalità.
Il combinato disposto dal comma 1 e dal comma 3 dell’art. 10 del Decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze 23-12-2013 n. 163 implica, infatti, che se la parte ricorrente sceglie di utilizzare per l’atto introduttivo il processo telematico, la parte resistente deve obbligatoriamente utilizzare anch’essa tale modalità pure per l’altra parte e per entrambi i gradi di giudizio esperibili davanti al giudice tributario.
In definitiva, sostengono i giudici padovani, una tesi volta ad estendere l’obbligo di utilizzo di tale modalità quando il processo sia stato incardinato seguendo il vecchio sistema, non può che essere frutto di un procedimento ermeneutico errato. In un’ottica interpretativa logico-sistematica è, d’altronde, impossibile giungere a conclusioni diverse da quella sostenuta in sentenza poiché tutti i servizi della Pubblica Amministrazione in senso lato, compresi i servizi giudiziari e dunque anche il processo telematico, sono da tempo impostati per la loro digitalizzazione quale perno per il miglioramento delle prestazione sia da parte che in favore degli utenti.
Il secondo argomento trattato nella sentenza verte, poi, sulla violazione dell’art. 24 del D.Lgs. n. 82 del 2005, in combinato disposto con l’art. 42, comma 1, del D.P.R. n. 600 del 1973, per impossibilità di verificare la validità e l’integrità della firma digitale asseritamente apposta sull’originale informatico dell’avviso di accertamento.
Sul punto i giudici spiegano come anche tale censura sia infondata poiché la copia analogica dell’avviso di accertamento formato digitalmente ha la stessa valenza dell’originale quando la relativa conformità è attestata da un pubblico funzionario a ciò espressamente autorizzato.
I ricorrenti hanno poi opposto la violazione dell’art. 2, comma 6, del c.a.d. il quale, nella formulazione vigente al momento della formazione degli atti impugnati, stabiliva che le disposizioni del…