Source: http://www.processopenaleegiustizia.it/index.php?option=com_content&view=featured&Itemid=293
Timestamp: 2017-10-22 20:49:34+00:00
Document Index: 172838946

Matched Legal Cases: ['art. 3', '§2', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8', '§2', 'art. 5', '§ 2', 'art. 83', 'art. 34', 'art. 8']

Corte edu, 10 novembre 2015, Slavov ed altri c. Bulgaria
Presunzione d'innocenza - divieto di trattamenti degradanti - rispetto della vita privata e familiare
La Corte europea ha condannato la Bulgaria per violazione degli art. 3, 6 §2 e 8 della Convenzione, concernenti, rispettivamente, il divieto di tortura (e di trattamenti inumani o degradanti), la presunzione d'innocenza ed il rispetto della vita privata e familiare. I fatti s'iscrivono all'interno d'una complessa investigazione, avente ampia risonanza mediatica (parte della quale aveva già interessato i Giudici europei: cfr. Corte edu, 15 ottobre 2013, Gutsanovi c. Bulgaria, già pubblicata in questa Rivista) afferente ad un presunto reato associativo, finalizzato all'abuso d'ufficio, nonché alla malversazione ed alla distrazione di fondi pubblici. Sotto il primo profilo la Corte rammenta che l'uso della forza da parte di pubblici agenti, ove non sia reso strettamente necessario dalle circostanze del caso concreto, arreca un vulnus alla dignità umana, rilevante ai fini dell'art. 3 (detta norma è stata, infatti, ritenuta violata giacché la polizia era penetrata nottetempo nell'abitazione dell'indagato e - senza che vi fosse stato alcun rischio di fuga o di violenza - aveva atterrato ed ammanettato quest'ultimo innanzi alla moglie ed ai figli: la scena era stata poi replicata innanzi ad una troupe televisiva nel frattempo sopraggiunta). La presunzione d'innocenza ha assunto, invece, rilevanza per quel che attiene tanto ai rapporti tra la stampa ed il processo penale, quanto alle considerazioni svolte dai giudici cautelari. Giova, infatti, premettere che tale principio viene vulnerato ogniqualvolta un agente dello stato asserisca la colpevolezza di un soggetto prima che questa sia stata giudizialmente accertata: nel caso di specie, all'indomani dell'arresto del ricorrente (avvenuto in fase investigativa), il ministro dell'interno aveva dichiarato ad un giornale che l'indagato era l'autore dei fatti oggetto d'accertamento. Parimenti censurabile è apparsa la considerazione fatta dal giudice che aveva rigettato la richiesta di scarcerazione dell'indagato: lungi dal formulare un giudizio in termini di mero sospetto, l'organo giurisdizionale de libertate aveva, invece, emesso un pronunciamento avente, a detta della Corte, l'essenza di una condanna definitiva. Si giunga, infine, all'ultima tra le violazioni denunciate, afferente al mancato rispetto della vita privata e familiare. Qualunque limitazione dei diritti di cui all'art. 8 dev'essere, infatti, prevista dalla legge e necessaria all'interno di una società democratica (art. 8 §2): ciò vuol dire che l'ingerenza del potere pubblico deve poggiare su una base legale e perseguire degli obiettivi prefissati dal legislatore. Quest'ultimo deve tutelare, altresì, i diritti dei consociati disponendo presidi contro il rischio d'arbitrio da parte degli agenti. Ferma la previsione legislativa della perquisizione e dei sequestri effettuati presso l'abitazione del ricorrente, non appaiono, invece, rispettate le residue garanzie: l'attività di polizia non è stata, infatti, preceduta da alcun'autorizzazione giudiziale, né, del resto, convalidata da analogo provvedimento (motivato) che abbia accertato, ex post, la legalità dell'avvenuta operazione (agli occhi della Corte non è, infatti, apparsa sufficiente, a tale scopo, una mera clausola di stile, accompagnata dalla firma del giudice, posta in calce al verbale dell'operazione medesima).
Corte e.d.u., 8 novembre 2012, Z.H. c. Ungheria
Imputato – Incapacità di intendere o di volere – Detenzione dell’incapace – Trattamenti inumani e degradanti
Chi è incapace di intendere o di volere, e non è in grado di rendersi conto delle ragioni dei provvedimenti a lui applicati, non può essere arrestato, pena la violazione dell’art. 5, § 2, Cedu. Parimenti, egli non può essere detenuto in carcere, perché ciò si risolverebbe in un trattamento inumano e degradante.
Corte e.d.u., 25 settembre 2012, Rrapo c. Albania
Imputato - Rapporti giurisdizionali con autoritàstraniere - Estradizione - Divieto di tortura - Divieto di pena capitale – Note diplomatiche
In materia di estradizione le note diplomatiche sono un mezzo standard con cui lo Stato richiedente può fornire tutte le garanzie che lo Stato richiesto ritiene necessarie per prestare il proprio consenso all'estradizione. Nelle relazioni internazionali le note diplomatiche godono di una presunzione di buona fede, soprattutto laddove lo stato richiedente abbia una lunga storia di rispetto per la democrazia, per i diritti umani, per lo Stato di diritto, ed una lunga tradizione di accordi di estradizione con gli Stati contraenti.
Corte di giustizia UE, 22 maggio 2012, P.I. c. Germania
Imputato - Tutela della pubblica sicurezza - Diritto di circolazione dei cittadini europei - Allontanamento coattivo
Nell’ottica della tutela degli interessi ritenuti fondamentali, ciascuno Stato può modulare la propria nozione di pubblica sicurezza, di talché i reati di cui all’art. 83 TFUE (tra i quali rientra quello commesso dal ricorrente) bene possono giustificare l’allontanamento ai sensi della Direttiva 2004/38/CE, considerato che costituiscono un attentato particolarmente grave ad un interesse essenziale della società, tale da rappresentare una minaccia diretta per la tranquillitàe la sicurezza fisica della popolazione. Spetta al giudice interno, poi, valutare, data la fattispecie concreta, se il reato commesso costituisce o meno una tale e reale minaccia e, in caso di risposta positiva, ordinare l’allontanamento dell’interessato.
Corte e.d.u., 3 maggio 2012, M.S. c. Regno Unito
Imputato - Incapacitàdi intendere o di volere - Divieto di trattamenti inumani e degradanti – Collocamento in camere di sicurezza
Il soggetto portatore di una malattia mentale tale da necessitare il ricovero in un ospedale psichiatrico non può essere arrestato e collocato in una camera di sicurezza, perché ciò costituisce trattamento inumano e degradante.
Corte e.d.u., 27 marzo 2012, M. c. Italia
Imputato – Espulsione – Tutela dei diritti protetti dalla Convenzione
Il ricorrente deve godere in maniera piena ed effettiva del diritto che si ritiene essere stato violato fino a che non intervenga una pronuncia definitiva; diversamente tale diritto verrebbe esposto ad un danno grave ed irreparabile (Nel caso di specie, la Corte ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 34 della Convenzione, perché aveva attuato un provvedimento di espulsione di un cittadino tunisino verso il suo paese di origine, nonostante pendesse un ricorso in proposito).
C. Giust. UE, C-329/2011 – 6 dicembre 2011 – Achughbabian
Imputato – Soggiorno irregolare – Detenzione in attesa di rimpatrio – Allontanamento e sanzione degli immigrati irregolari
La normativa europea è incompatibile con regole interne che, per reprimere l’irregolare permanenza dello straniero, ne prevedano la reclusione qualora quello non sia stato sottoposto alle misure coercitive indicate dall’art. 8 della direttiva 2008/115/CE. E’ del pari inconciliabile con il diritto europeo la norma nazionale che imponga il carcere come conseguenza del soggiorno clandestino nello Stato membro per lo straniero che sia stato ivi trattenuto al fine di preparare e realizzare il suo allontanamento, quando la durata massima del trattenimento non sia ancora stata superata. L’applicazione di una pena detentiva durante la procedura di rimpatrio non è funzionale all’allontanamento dello straniero irregolare (cfr. CGUE, 28 aprile 2011, causa C-61/11, El Dridi); d’ altro canto, però, nulla impedisce agli Stati di irrogare sanzioni all’ immigrato in caso di soggiorno clandestino dopo che la procedura di rimpatrio sia stata espletata senza realizzare l’allontanamento dell’irregolare e in assenza di un giustificato motivo che ne precluda il ritorno in patria.