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Timestamp: 2020-02-24 11:38:59+00:00
Document Index: 130978883

Matched Legal Cases: ['art. 110', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 28']

La peculiare posizione del Ministro della giustizia e la strisciante conflittualità tra i diversi attori costituzionali
11. La peculiare posizione del Ministro della giustizia e la strisciante conflittualità tra i diversi attori costituzionali
Ai sensi dell'art. 110 Cost., «ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministero della giustizia l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia».
Si può affermare che tale disposizione venne costruita al fine di evitare che l'impianto delle guarentigie della magistratura previste dal titolo IV potesse renderla un corpo interamente separato dagli altri poteri dello Stato.
In sede costituente, si discusse circa l'opportunità di affidare al Ministro della giustizia un ruolo interno al Consiglio, poi esclusa per garantire l'autonomia e l'indipendenza dell'ordine giudiziario.
Nel quadro dell'art. 110 Cost., la posizione del Ministro è da considerarsi oramai residuale rispetto al regime precedente (si pensi, ad esempio, all'antico potere di disporre i trasferimenti), ma non per questo marginale in senso assoluto: si può dire, in linea generale, che le competenze sul personale rientrino nella sfera del Consiglio superiore della magistratura, mentre l'organizzazione della giustizia rientra nella sfera del Ministro.
In particolare, spettano al Ministro della giustizia le competenze amministrative relative all'organizzazione delle risorse strumentali (sedi, arredi, mezzi, organizzazione degli uffici nella loro efficienza numerica, ecc.), nonché del restante personale dell'amministrazione giudiziaria e dell'amministrazione penitenziaria, necessarie ad assicurare il buon funzionamento del servizio giustizia o ancora la pubblicazione della Gazzetta Ufficiale, la direzione degli affari civili e del notariato, la direzione delle carceri, cui vanno aggiunte le competenze relative all'istruzione delle domande di grazia e alla sorveglianza delle libere professioni.
Tali attribuzioni sono state definite dalla dottrina «inafferrabili» o, perlomeno, dai confini imprecisati, in quanto ampie, ma sostanzialmente cedevoli rispetto ai poteri del CSM.
Del resto, occorre rilevare che il Ministro della giustizia è l'unico ad essere espressamente menzionato dalla Carta costituzionale, il che certamente vale a conferirgli una certa posizione di prestigio nel nostro sistema, di collegamento tra magistratura e altri poteri dello Stato.
A ciò si aggiunga che il Ministro, a differenza del CSM, è responsabile davanti al Parlamento delle proprie competenze, così come definite dall'art. 110 Cost..
Le competenze del Ministro direttamente inerenti ai magistrati e al CSM si sostanziano, invece, in poteri di richiesta, di proposta, di intervento, di impulso, di verifica, di informativa (ai sensi, ad esempio, dell'art. 11 l. n. 195/1958) e giammai nella titolarità di poteri assoluti, tali da realizzare un'indebita ingerenza nelle altrui attribuzioni e prerogative.
Tale riparto è emblematico degli equilibri che si registrano tra i diversi poteri dello Stato, che devono essere comunque informati ad uno spirito di leale collaborazione, come era nelle intenzioni dei Costituenti (cfr. C. cost., sent. n. 168/1963) e del legislatore stesso (si veda l'art. 11, co. 3 1. n. 195/1958, in tema di «concerto» tra Consiglio e Ministro).
Va rilevato che non sempre si è registrata tale collaborazione tra i diversi attori istituzionali della giustizia, che, a fasi alterne, hanno piuttosto dato prova di una strisciante conflittualità su ambiti delicati, quali il conferimento degli incarichi direttivi o l'esercizio dei poteri ministeriali di vigilanza.
Sul piano teorico, una delle cause delle incomprensioni istituzionali registrate è da rinvenirsi nella diversità di vedute intorno al ruolo del giudice, più volte emerse nel corso degli anni, in relazione soprattutto all'applicabilità alla magistratura dell'art. 28 Cost. in tema di responsabilità dei funzionari e dei pubblici dipendenti e, più in generale, al tema dell'estraneità o dell'appartenenza della magistratura alla sfera della pubblica amministrazione9.
Un ulteriore elemento di criticità nei rapporti tra Ministro e CSM è rappresentato dalla prassi, consacrata anche in leggi, di chiamare dei magistrati a coprire gli uffici del ministero, dando vita, in tal modo, a un apparato parallelo a quello costituito dal Consiglio.