Source: https://www.laleggepertutti.it/155616_la-revocazione
Timestamp: 2019-01-19 21:49:22+00:00
Document Index: 104457871

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 391', 'art. 395', 'art. 375', 'art. 391', 'art. 384', 'art. 395', 'art. 391', 'art. 380', 'art. 391', 'art. 1', 'art. 656', 'art. 831', 'art. 395', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

I mezzi di impugnazione delle sentenze: la revocazione ordinaria e straordinaria. Quali sono i motivi dell’impugnazione per revocazione?
La revocazione è un mezzo di impugnazione diretto contro un vizio della volontà del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, ed è fondata sulla esistenza di particolari circostanze che, se fossero state conosciute dal giudice, avrebbero portato ad un giudizio diverso.
La revocazione può essere:
ordinaria, quando impedisce il passaggio in giudicato della sentenza essendo proponibile entro 30 giorni dalla notificazione della sentenza o entro sei mesi (non più un anno, ex 69/2009) dalla pubblicazione;
straordinaria, quando è proponibile anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
Sono impugnabili per revocazione le sentenze pronunciate in unico grado (inappellabili) o in grado di appello.
Possono essere impugnati per revocazione i provvedimenti della Corte di Cassazione?
La riforma del processo di cassazione di cui al D.Lgs. 2-2-2006, n. 40 ha esteso l’impugnazione per revocazione a tutti i provvedimenti della Suprema Corte se pubblicati a decorrere dal 2 marzo 2006 (ex art. 27, co. 2, D.Lgs. 40/2006).
Più precisamente l’art. 391bis c.p.c. prevede l’espressa impugnabilità — sempre e solo per errore di fatto ai sensi dell’art. 395, numero 4 c.p.c. — oltre che delle sentenze della Corte di Cassazione (di qualunque contenuto) anche delle ordinanze pronunciate ai sensi dell’art. 375, co. 1, numeri 4 e 5 c.p.c. Inoltre, ai sensi dell’art. 391ter c.p.c., il provvedimento con il quale la Corte ha deciso la causa nel merito (ai sensi dell’art. 384 c.p.c.) è impugnabile per revocazione per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 del primo comma dell’art. 395 c.p.c. e per opposizione di terzo.
La L. 25-10-2016, n. 197, di conversione del D.L. 31-8-2016, n. 168 per ottenere la ragionevole durata del procedimento è intervenuta nella normativa procedurale distinguendo il procedimento di correzione (per il quale non ci sono limiti di tempo) dalla revocazione delle sentenze di Cassazione, per le quali è previsto un limite da 60 giorni dalla notificazione a sei mesi dalla pubblicazione. Sul ricorso per revocazione, anche per le ipotesi regolate dall’art. 391ter, la Corte pronuncia nell’osservanza delle disposizioni di cui all’art. 380bis, c. 1 e 2, se ritiene l’inammissibilità, altrimenti rinvia alla pubblica udienza della sezione semplice (art. 391bis). Detta riforma, però, si applica ai ricorsi depositati dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge (pubblicata in G.U. 29-10-2016, n. 254) ed ai ricorsi per i quali non è stata ancora fissata l’udienza o l’adunanza in camera di consiglio (art. 1bis, c. 2, D.L. 168/2016 conv. dalla L. 197/2016 cit.).
È proponibile la revocazione straordinaria anche nei confronti di altri provvedimenti a contenuto decisorio: il decreto ingiuntivo (art. 656), il lodo arbitrale (art. 831), le ordinanze di convalida di sfratto o licenza per finita locazione (C. Cost. 20-12-1989, n. 558) le ordinanze di convalida di sfratto per morosità che siano l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra (C. Cost. 20-2-1995, n. 51).
Quali sono i motivi dell’impugnazione per revocazione?
I motivi di revocazione sono tassativamente indicati dall’art. 395:
se la sentenza è l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra;
se si è giudicato in base a prove riconosciute o dichiarate false;
se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi, non prodotti per causa di forza maggiore o fatto dell’avversario;
se la sentenza è l’effetto di errore di fatto risultante dagli atti e documenti della causa;
se la sentenza è contraria ad altra avente autorità di giudicato tra le stesse parti;
se la sentenza è l’effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.
Poiché i vizi elencati sub 4) e 5) possono essere rilevati sulla base della sola sentenza, non sussiste, rispetto ad essi, la necessità di garantire la possibilità di impugnare anche oltre i limiti del giudicato. In tali casi, perciò, la revocazione non ha i caratteri propri dell’impugnazione straordinaria e deve essere proposta prima del passaggio in giudicato della sentenza (revocazione ordinaria).
I termini per la revocazione sono fissati in:
30 giorni dalla notifica della sentenza, per i nn. 4 e 5;
30 giorni dalla scoperta del dolo o della falsità, dal recupero del documento, o dal passaggio in giudicato della sentenza che accerta il dolo del giudice negli altri casi.
Legittimazione e procedimento
Legittimato attivo nell’impugnazione per revocazione è la parte soccombente; legittimato passivo, l’altra parte.
Anche il PM. è legittimato, quando la sentenza è stata pronunciata senza la sua preventiva audizione, o quando la sentenza è effetto della collusione delle parti diretta a frodare la legge.
La domanda si propone con citazione davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, inteso, ovviamente, come stesso ufficio giudiziario e non come medesima persona fisica. si propone con ricorso se si tratta di revocazione di sentenza della Cassazione o nei processi di rito speciale (controversie locative).
il procedimento è quello ordinario, e si svolge con una fase rescindente (in cui si valuta l’esistenza o meno del motivo di revocazione) ed una fase rescissoria (in cui è deciso il merito della causa) e si conclude con sentenza.