Source: http://www.forotelematico.com/archivio-articoli?art=1
Timestamp: 2019-08-26 00:41:27+00:00
Document Index: 3121733

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art 3', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 518', 'art. 543', 'art 557', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 9']

Linguaggio PCT ed attestazioni di conformità. Relazione svolta all’incontro di studio tenutosi in Salerno il 09/11/2015. - FOROTELEMATICO
Linguaggio PCT ed attestazioni di conformità. Relazione svolta all’incontro di studio tenutosi in Salerno il 09/11/2015.
22/12/2015, 11:20
linguaggio, normativa, Processo Civile Telematico, avv. Ciro Salmieri
Ringrazio tutti voi per la presenza qui oggi.
Ringrazio gli amici dell’Osservatorio per avermi fato l’onore e l’onere di essere qui a relazionare su un tema quanto mai attuale, come bene sapete.
E la finalità principale di questo incontro è proprio quella di fornire qualche "punto fisso" a seguito della ennesima "riforma" delle norme in tema di "giustizia digitale".
Uso l’espressione "giustizia digitale" per due motivi:
1) innanzitutto è l’intitolazione utilizzata dal legislatore per la sezione VI del DL 179/2012 (convertito in L 221/2012) in cui si rinvengono, tra l’altro, le norme fondamentali in tema di PCT
2) in secondo luogo, questo incontro non è limitato al PCT ma si estende al tema delle notifiche a mezzo PEC che, contrariamente a quanto molti pensano, non sono necessariamente collegate al PCT.
Mi scuso anticipatamente con voi perché, nel corso dell’esposizione, potrei utilizzare un tono da "pignolo" ma credo che tutti noi dobbiamo fare nostre alcune distinzioni concettuali e terminologiche per poterci letteralmente difendere da interpretazioni assurde che portano ad eccezioni defatigatorie da parte di Colleghi e, conseguentemente, a pronunce giurisprudenziali molto pericolose per noi.
Fatta questa doverosa premessa, passo a trattare il primo aspetto dell’incontro odierno ossia quello legato al linguaggio del PCT.
Potrà sembrare strano ai più, ma il linguaggio del PCT è essenzialmente un linguaggio giuridico!
È linguaggio giuridico poiché tutte le definizioni ed i termini utilizzati sono contenuti in norme giuridiche e, ci tengo a sottolinearlo, in norme contenute in fonti di rango primario: lo sottolineo per contestare quel modo di dire per cui "noi abbiamo studiato per fare gli avvocati e non gli informatici"!
E il linguaggio del PCT è, alla fine dei conti, un linguaggio che descrive cose che noi facciamo tutti i giorni e da tanti anni.
Viene lecito chiedersi quindi come mai ci sia tanta resistenza a tale linguaggio.
A mio avviso, le cause sono due:
1) vi è una eccesiva burocratizzazione della terminologia (e ciò dipende dal fatto che gran parte delle norme sulla giustizia digitale sono rivolte essenzialmente alla Pubblica Amministrazione);
2) c’è stata una errata impostazione dei primi corsi sul PCT. Tali corsi erano tenuti non da avvocati ma da ingegneri informatici: tutti di grande valore e competenza ma oggettivamente tutti poco preparati sull’aspetto giuridico.
E questo è stato uno dei motivi che ha spinto, il Movimento Forense a creare un Dipartimento Nazionale di Giustizia Telematica e ad iniziare a tenere corsi sul PCT fatti da avvocati per gli avvocati ed a creare un Forum (https://forotelematico.forumfree.it) collegandosi al quale è possibile porre domande e dubbi, trovando Colleghi che cercano di rispondere alle prime e risolvere i secondi.
Allo stesso modo e con lo stesso fine, nell’ambito dell’Osservatorio salernitano è istituito un tavolo permanente sul PCT al quale partecipano praticamente tutte le Associazioni Forensi e anche altri Colleghi per discutere e valutare i vari aspetti e le problematiche connesse a questa epocale innovazione; l’idea dell’odierno incontro è nata proprio in una delle ultime riunioni del tavolo PCT.
Abbiamo notato, infatti, sia col confronto quotidiano con i Colleghi sia dalla lettura di provvedimenti giudiziari e delle tante discussioni reperibili sui Social network, che c’è ancora troppa confusione intorno a concetti che, invece, dovrebbero essere nitidi.
Proprio l’altra settimana, ad esempio, mi è capitato di leggere che qualcuno chiedesse come mai, dopo aver fatto un deposito telematico, non gli fosse arrivata "la terza raccomandata, quella della cancelleria"!
Si tratta di un caso limite (almeno voglio sperare) ma che è tuttavia indicativo della confusione terminologica che regna tra molti Colleghi.
Fatte queste ulteriori premesse, cerchiamo di fare il punto della situazione sulla terminologia utilizzata per la giustizia digitale seguendo i passi che compie quotidianamente un avvocato.
Cominciamo, innanzitutto, a dare una definizione della locuzione "Processo Civile Telematico": ebbene per PCT si intende l’insieme delle norme giuridiche che regolano le modalità di formazione e deposito degli atti, dei documenti e dei provvedimenti nei giudizi civili innanzi ai Tribunali ed alle Corti di appello e quindi con esclusione della Cassazione e dei Giudici di pace.
Capirete, quindi, che in chi ha un minimo di cognizione della materia, sentire la frase "mi si è bloccato il PCT" crea sempre un senso di profondo smarrimento!
Tuttavia, come detto prima, siccome PCT e notifiche PEC sono due concetti non coincidenti, le notifiche PEC si possono utilizzare anche davanti alla Corte di Cassazione ed ai Giudici di pace nonché nei giudizi penali.
Ordunque, il nostro avvocato telematico sa che per poter effettuare un deposito deve munirsi di alcuni strumenti: un computer, uno scanner, un dispositivo di firma digitale, ed un cosiddetto redattore.
La preparazione del deposito telematico, infatti, avviene necessariamente attraverso particolari software chiamati "redattori"; in realtà, il termine "redattore" è fuorviante in quanto tali atti non redigono alcunché ma si "limitano" a predisporre i file da depositare in accordo alle specifiche tecniche ministeriali.
Alla fine delle operazioni di preparazione del deposito (operazioni che, ormai, tutti conosciamo molto bene) avremo un file chiamato "Atto.enc".
L’estensione ".enc" indica che si tratta di un file criptato al fine di evitare che il contenuto possa essere visionato da soggetti diversi da quelli ai quali è destinato, ossia dalla cancelleria del Tribunale che abbiamo indicato nella procedura di formazione della busta. Nemmeno noi che lo abbiamo creato, possiamo aprirlo
Consiglio pratico (per quanto ovvio): non rinominare mai il file Atto.enc altrimenti il deposito non andrà a buon fine.
Dopo aver preparato il file da depositare, dobbiamo, ovviamente, passare alla fase del deposito: ed a tal fine dobbiamo utilizzare la PEC.
La Posta Elettronica Certificata, infatti, è il mezzo di trasporto attraverso il quale il file "Atto.enc" viene trasferito dal computer del depositante al server del destinatario. Ovviamente la PEC può essere usata non solo per il deposito degli atti ma anche per le notifiche. Il nostro legislatore ha scelto tale strumento, che è un po’ farraginoso. Avrebbe potuto, ad esempio, prevedere che i soggetti abilitati, collegandosi ed identificandosi direttamente al server della giustizia procedessero a caricare i file. Ma, ripeto, al momento la strada è quella ed a quella dobbiamo attenerci.
Una volta inviato il messaggio PEC, all’avvocato depositante arriveranno (se tutto è andato bene) quattro ulteriori messaggi PEC e precisamente:
I) la RICEVUTA DI ACCETTAZIONE quella con cui il nostro fornitore di PEC ci dice di aver accettato il nostro messaggio
II) la RICEVUTA DI AVVENUTA CONSEGNA quella con la quale ci viene detto che il nostro messaggio è stato consegnato al server del Ministero della giustizia.
III) l’ESITO DEI CONTROLLI AUTOMATICI una mail, come dice il nome, automatica con cui il server ci comunica eventuali anomali riscontrare nel messaggio che ha ricevuto ovvero, nella maggior parte dei casi, che il controllo è avvenuto con successo.
IV) la quarta PEC denominata ACCETTAZIONE DEPOSITO con la quale ci viene comunicato che il nostro messaggio è stato scaricato dalla cancelleria ed è stato inserito nel fascicolo informatico (o con la quale ci viene comunicato che non si può procedere all’inserimento nel fascicolo per la presenza di un errore non superabile dall’intervento del cancelliere).
Incidentalmente, vi ricordo che per valutare la tempestività del deposito è essenziale che la RDAC (ossia la seconda ricevuta) venga "generata entro la fine del giorno di scadenza"; quindi se l’avvocato telematico deposita l’ultimo giorno e la RDAC viene generata entro le 23:59:59 di quel giorno, il deposito è tempestivo anche se la terza e a maggior ragione la quarta PEC gli arrivassero uno o due giorni dopo.
Permettetemi ancora un parentesi nella parentesi per ricordare che con la circolare ministeriale aggiornata al 23/10 il Ministero ha disposto che le Cancellerie devono organizzarsi per fare in modo da scaricare le buste telematiche entro il giorno successivo a quello del deposito soprattutto quando si tratta di depositi relativi a memorie 183 o comparse conclusionali e ciò al fine di non compromettere i termini a difesa riconosciuti alle controparti!
Chiudo entrambe le parentesi e riprendo il discorso.
Con al quarta PEC, l’avvocato telematico viene a conoscenza che l’atto che ha trasmesso è stato regolarmente inserito nel fascicolo informatico ossia nel fascicolo che ha, di fatto, sostituito quello che era il fascicolo di ufficio ed i fascicoli di parte cartacei.
Gli atti, i provvedimenti ed i documenti contenuti nel fascicolo informatico sono accessibili da parte dell’avvocato telematico attraverso il P.D.A. ossia un "punto di accesso" che è, quindi lo strumento mediante il quale i soggetti abilitati possono accedere, consultare ed eventualmente estrarre copia, degli atti e documenti contenuti nel fascicolo informatico.
Il P.D.A. principale è il Portale dei Servizi Telematici (raggiungibile all’indirizzo web http://pst.giustizia.it). Esistono poi dei P.D.A. gestiti da altri soggetti che sono quelli contenuti nei vari sistemi gestionali acquistabili e che forniscono un’interfaccia col PST e che permettono una gestione personalizzata dei propri fascicoli.
Questi sono, in buona sostanza, i termini "tecnici" di base del PCT e onestamente non mi sembrano particolarmente ostici.
Negli ultimi tempi, tuttavia, c’è un ampio fiorire di discussioni su termini più complessi tipo codifica HASH, marcatura temporale, duplicato informatico e copia informatica.
Ora tralascerei ogni discorso sull’HASH (che tanto ha angustiato molti Colleghi) per dedicarmi ai concetti di duplicato informatico e copia informatica.
In ogni caso sappiate che, collegandosi al PST, si può scaricare dal fascicolo informatico la "impronta informatica del file" che contiene, appunto, la codifica hash di ogni singolo file presente nel fascicolo. In alternativa, la impronta informatica può essere calcolata con diversi software che si rinvengono in rete.
La distinzione tra "duplicato informatico" e "copia informatica" è una distinzione essenzialmente normativa. Esistono cioè delle norme che ci dicono quando un file è duplicato informatico e quando invece è copia informatica. Questa distinzione, tuttavia, nasce da una ontologica diversità informatica.
Ora, per quel che riguarda l’aspetto strettamente informatico non mi ci soffermerò sia per la mia minima preparazione sul punto sia perché, per quel che riguarda il nostro lavoro quotidiano, non rilevano gli aspetti informatici ma quelli giuridici.
Se, tuttavia, qualcuno avesse la curiosità di saperne qualcosa in più vi segnalo l’interessante articolo dal titolo "Studio sulla conformità dei documenti informatici a seguito di firma digitale" a firma del dott. Giuliano Bovo e che potrete trovare sul sito del Movimento Forense all’indirizzo http://www.movimentoforense.it/redazione/2...equenza-di-bit/ .
Per quel che riguarda, invece, l’aspetto giuridico va detto che nell’ambito della "giustizia digitale" e del PCT in particolare, possiamo incontrare le seguenti tipologie informatiche
1) DOCUMENTI INFORMATICI (previsti dall’art. 20 del Codice dell’amministrazione digitale D. Lgs. 82/2005) ossia gli originali informatici ottenuti dalla trasformazione di un file di testo in un documento PDF.
2) COPIE INFORMATICHE DI DOCUMENTI ANALOGICI (art. 22 CAD): ad es., i file ottenuti dalla scansione di documenti cartacei
3) DUPLICATI INFORMATICI (art. 23 bis comma 1 CAD) sono quelli che nel fascicolo informatico troviamo come file firmati digitalmente e che scarichiamo sul PC. Questi duplicati hanno la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine ed hanno il medesimo valore giuridico, ad ogni effetto di legge, del documento informatico da cui sono tratti;
4) COPIE INFORMATICHE DI DOCUMENTI INFORMATICI (art. 23bis comma 2 CAD) sono copie di documenti informatici che non hanno la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine; per tale motivo queste copie hanno "la stessa efficacia probatoria dell’originale da cui sono tratte (SOLO) se la loro conformità all’originale, in tutti le sue componenti, è attestata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato".
Vediamo queste distinzioni in termini a noi più "familiari".
Quando viene depositato un ricorso per decreto ingiuntivo, l’atto.enc conterrà di sicuro almeno un documento informatico (il ricorso) e delle copie informatiche di documenti analogici (la procura alle liti scansionata, i documenti probatori scansionati).
Il decreto emesso dal giudice sarà, a sua volta, un documento informatico.
Una volta che il decreto sarà stato emesso, il nostro avvocato telematico potrà, accedendo al fascicolo informatico per mezzo di un punto di accesso, estrarre, ai sensi del comma 9bis dell’art. 16bis DL 179/2012, sia duplicati informatici sia copie informatiche di atti e provvedimenti contenuti nel fascicolo.
Da quanto detto è evidente la differenza giuridica tra duplicato e copia:
A) il DUPLICATO INFORMATICO è un file che, corrispondendo, "bit a bit" al documento da cui è tratto ha, ex lege, lo stesso valore giuridico dell’originale (potremmo, seppure imprecisamente, dire che è un doppione dell’originale)
B) la COPIA INFORMATICA è un file che, non presentando la corrispondenza "bit a bit", ha la stessa efficacia probatoria dell’originale solo se ne viene attestata la conformità da parte di soggetti autorizzati (possiamo dire che equivale alla "copia conforme" cartacea).
Ripeto: il file che nel fascicolo informatico viene indicato come "duplicato informatico" equivale, ad ogni effetto di legge, al documento originale da cui è stato formato, senza alcun bisogno di qualsivoglia attestazione.
Vediamo, brevemente, i passaggi per poter scaricare sul nostro computer un duplicato o una copia di un atto o provvedimento presenti nel fascicolo informatico.
1) collegarsi al sito http://pst.giustizia.it/PST/
2) entrare nell’area riservata facendo il Login (utilizzando il proprio dispositivo di firma digitale);
3) scegliere l’ufficio giudiziario (corte di appello o tribunale) ed il registro (contenzioso civile, lavoro, volontaria giurisdizione, procedure concorsuali, esecuzioni mobiliari, esecuzioni immobiliari);
4) cercare il fascicolo che ci interessa;
5) fare doppio clic sul numero di RG: si apre una finestra che reca, nella parte superiore, diverse schede;
6) scegliere la scheda denominata "documenti fascicolo": avremo davanti a noi tutti i file contenenti i documenti (di parte e di ufficio) presenti nel fascicolo informatico;
7) accanto al nome di ogni singolo file si trova in segno "+"; cliccando su di esso si apre un sotto meni che consente di scegliere se scaricare il duplicato informatico, la copia informatica e l’impronta informatica del file; dopo aver scelto quale "formato" basta fare clic sul nome del file per scaricarlo sul pc.
Quando scarichiamo il duplicato informatico di un file contenuto nel fascicolo informatico cosa troveremo sul nostro computer?
a) se scarichiamo il duplicato informatico di un atto di parte, avremo un file con estensione ".p7m" (ossia avremo il file che corrisponde esattamente al file originario firmato digitalmente in modalità CADES dal depositante) che potrà essere aperto con gli appositi programmi; laddove il depositante avesse firmato in modalità PADES, allora avremmo un file ".pdf" come nel caso esaminato al punto b;
b) se si scarica il duplicato informatico di un provvedimento del magistrato avremo un file con estensione ".pdf" poiché i magistrati firmano i provvedimenti in modalità PADES detta anche firma digitale invisibile;
c) se si scarica il duplicato informatico di un provvedimento o documento scansionato avremo un normale file ".pdf"
Alcune notazioni "pratiche" in relazione ai "duplicati informatici":
- una volta aperto il duplicato informatico dell’atto di parte, vedremo che esso NON AVRÀ COCCARDINA!
- il duplicato informatico di un provvedimento non riporta i "numeri" del provvedimento, quindi gli stessi andranno espressamente indicati nella relata di notifica.
Quando, invece, scarichiamo la copia informatica di un file del fascicolo informatico:
1) la copia avrà la famosa "coccardina" che tanto piace a parecchi Colleghi. Preciso subito però che, di per sé, la coccardina non ha alcun valore pratico. Si tratta, infatti, di un mero segno grafico.
2) in alto a destra riporta in BLU tutti i "numeri" del provvedimento (Rg, numero dell’atto, repertorio, dati della registrazione)
3) la copia informatica va autenticata per poter avere "l’efficacia probatoria dell’originale".
Veniamo quindi alla seconda parte della relazione ossia quella relativa alle attestazioni di conformità.
Come ben noto, con la attestazione di conformità si dichiara che un atto che viene trasmesso ad altri è esattamente corrispondente a quello che resta in possesso del soggetto che opera la trasmissione.
Con la digitalizzazione della giustizia, il legislatore ha dovuto prevedere in quali casi i cc.dd. "soggetti esterni" (i.e. soggetti diversi dai cancellieri) possano effettuare, con valenza verso terzi, una tale dichiarazione.
Dal punto di vista soggettivo, in base al comma 9 bis dell’art. 16 bis del DL179, i soggetti esterni legittimati ad attestare la conformità di un atto sono:
a) il difensore; b) il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente; c) il consulente tecnico; d) il professionista delegato; e) il curatore; f) il commissario giudiziale.
Quindi tutti questi soggetti sono abilitati ad attestare la conformità di atti che essi abbiano estratta da un fascicolo informatico al quale abbiano accesso; ma io mi riferirò solo al difensore.
Sempre il comma 9 bis stabilisce che gli avvocati possono «estrarre con modalità telematiche duplicati, copie analogiche o informatiche degli atti e dei provvedimenti [presenti nei fascicoli informatici o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche] ed attestare la conformità delle copie estratte ai corrispondenti atti contenuti nel fascicolo informatico».
Quindi ricordiamo che l’elemento essenziale della attestazione deve essere la "conformità tra la copia estratta ed il corrispondente atto contenuto nel fascicolo informatico".
Ci tengo a precisarlo perché, sempre girando in rete, mi è capitato di vedere formule piene di riferimenti normativi articolatissimi ma poi estremamente laconiche sul contenuto essenziale dell’attestazione.
Mi spiego meglio. Tra poco vedremo quali siano le norme che consentono o, addirittura, impongono l’attestazione di conformità.
Ebbene: non è tanto importante indicare in base a quale norma si sta facendo l’attestazione ossia dire ai sensi del comma tot dell’art tot del decreto legge toto convertito nella legge tot.
È importante dire che l’atto che stiamo, a seconda dei casi, notificando o depositando, è conforme all’atto contenuto nel fascicolo informatico o all’atto cartaceo in nostro possesso.
Per cui, vi anticipo che, a mio avviso, è perfettamente lecita una attestazione di conformità del tipo "ai sensi di legge, attesto che il presente atto è conforme al corrispondente atto presente nel fascicolo informatico del Tribunale di X recante RG dal quel è stato estratto".
Vi ricordo che sempre per il comma 9bis «le copie informatiche, anche per immagine, di atti processuali di parte e degli ausiliari del giudice nonché dei provvedimenti di quest’ultimo, presenti nei fascicoli informatici o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dei procedimenti indicati nel presente articolo, equivalgono all’originale anche se prive della firma digitale del cancelliere di attestazione di conformità all’originale»: in altre parole, un atto o un provvedimento presente nel fascicolo informatico è sempre equivalente all’originale.
Dicevo prima che esistono diverse norme che consentono o impongono l’attestazione di conformità.
1) il comma 9 bis dell’art. 16 bis DL 179/12 è, come detto, la norma che in via generale dà la facoltà di attestare la conformità di un documento cartaceo o informatico al corrispondente atto o provvedimento presente nel fascicolo informatico
2) l’art. 16 decies DL 179/12 si applica all’ipotesi in cui l’avvocato depositi telematicamente la copia informatica (anche per immagine) di un atto o provvedimento formato su supporto analogico e detenuto in originale o copia conforme. Si pensi all’avvocato che depositi telematicamente la scansione dell’atto di citazione notificato a mezzo UNEP (copia informatica di un atto cartaceo posseduto in originale) oppure la scansione della copia conforme di un provvedimento giudiziale cartaceo. Orbene, la copia informatica depositata telematicamente, per effetto dell’attestazione "equivale all’originale o alla copia conforme".
3) il comma 2 dell’art 3 bis della legge 53/1994 impone che sia attestata la conformità tra la copia informatica che si notifica a mezzo PEC ed il documento cartaceo in possesso dell’avvocato.
4) il comma 1bis dell’art. 9 della legge 53/1994 stabilisce che, quando si debba depositare in cancelleria un atto di impugnazione od opposizione (al fine di farlo annotare sull’originale del provvedimento) e tale deposito non possa avvenire per via telematico, l’avvocato deve fornire la prova della avvenuta notifica PEC stampando il messaggio di PEC, gli allegato, la ricevuta di accettazione e la ricevuta di consegna e debba attestare la conformità di tali documenti cartacei a quelli informatici da cui sono estratti.
5) il comma 1ter dell’art. 9 della legge 53/1994 stabilisce, in via generale, che tale modalità appena esaminata deve essere utilizzata ogni qualvolta si debba dare prova dell’avvenuta notifica a mezzo PEC e non sia possibile farlo mediante deposito telematico.
6) l’art. 518 co. 6 c.p.c. (per il pignoramento mobiliare) impone all’avvocato di attestare la conformità del processo verbale di pignoramento, del titolo esecutivo e del precetto che gli sono stati restituiti dall’Ufficiale Giudiziario ciò al "solo fine" di depositarli telematicamente in cancelleria unitamente alla Nota di Iscrizione a Ruolo.
7) l’art. 543 co 4 c.p.c. (per il pignoramento presso terzi) impone all’avvocato di attestare la conformità dell’atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto che gli sono stati restituiti dall’Ufficiale Giudiziario ciò al "solo fine" di depositarli telematicamente in cancelleria unitamente alla Nota di Iscrizione a Ruolo
8) l’art 557 c.p.c. (per il pignoramento immobiliare) impone all’avvocato di attestare la conformità del titolo esecutivo, del precetto, dell’atto di pignoramento e della nota di trascrizione che gli sono stati restituiti dall’Ufficiale Giudiziario ciò al "solo fine" di depositarli telematicamente in cancelleria unitamente alla Nota di Iscrizione a Ruolo.
Come va fatta l’attestazione di conformità?
Ce lo dice, o meglio ce lo dovrebbe dire, l’art. 16 undecies del DL 179.
Quando si deve attestare la conformità di una copia analogica (cartacea) l’attestazione va fatta, in calce o a margine della copia ovvero su foglio separato "materialmente congiunto" alla copia Personalmente io preferisco l’ultima modalità. Ossia scrivo l’attestazione su un foglio a parte, lo stampo, lo firmo, lo spillo alla copia e metto dei timbri di congiunzione.
Quando si deve attestare la conformità di una copia informatica, l’attestazione va fatta "nel medesimo documento informatico". E qui le cose sembrano (sottolineo sembrano) un po’ più complicate ma in realtà è più complicato dirlo che farlo.
Ipotizziamo di dover depositare il pignoramento, il titolo esecutivo ed il precetto che ci siano stati restituiti dall’ufficiale giudiziario.
Per prima cosa facciamo la scansione di ognuno degli atti.
Alla fine avremo tre file PDF (verbale pignoramento.pdf, titolo esecutivo.pdf, precetto.pdf).
Utilizzando uno dei tanti programmi gratuiti disponibili in rete (il più diffuso è Adobe Acro- bat Reader DC) apriamo, ad esempio, il file titolo esecutivo.pdf.
Nella colonna a destra scegliamo l’opzione "COMPILA E FIRMA", si aprirà una casella di testo in cui inseriremo il testo dell’attestazione.
Una volta scritta l’attestazione facciamo salva con nome e scegliamo il nome "titolo esecutivo autenticato.pdf"
Ecco completata l’attestazione.
Procediamo allo stesso modo con gli altri due file.
Quando andremo a preparare la busta telematica, imposteremo quale atto principale la nota di iscrizione a ruolo ed allegheremo ad esso i singoli file autenticati che andranno TUTTI firmati digitalmente (in questo caso la firma digitale degli allegati serve per dare una "paternità certa" all’autentica che abbiamo inserito).
Esisterebbe una modalità alternativa per attestare la conformità di una copia informatica: ossia quella di apporre l’attestazione in un diverso documento informatico. Praticamente facendo in via digitale quello che abbiamo visto con l’autentica cartacea.
Ma in tal caso sorge il problema di "individuare la copia alla quale l’attestazione si riferisce". L’art. 16 undecies comma 3 dice che tale individuazione dovrà avvenire «esclusivamente secondo le modalità stabilite nelle specifiche tecniche stabilite dal responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia» ed aggiunge che «se la copia informatica è destinata alla notifica l’attestazione di conformità è inserita nella relazione di notificazione».
Il problema è che, a tutt’oggi, le specifiche non sono state ancora emanate né si hanno notizie certe. Tuttavia vi segnalo che, nel corso di un recente convegno tenutosi a Verona qualche giorno fa, il dott. Liccardo e l’ing. Borsari (direttore e componente della DGSIA) hanno fatto intendere che esse saranno emanate a breve e, soprattutto, che non conterranno alcuna "diavoleria informatica": in pratica, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere sufficiente, ad esempio, inserire la copia da attestare e il documento cui l’attestazione si riferisce nella stessa busta telematica o nello stesso messaggio PEC per ritenere la riferibilità dell’attestazione al documento. Ma vi ripeto che, almeno fino a questa mattina, le specifiche tecniche non sono state emanate per cui non è possibile procedere all’attestazione in un documento informatico separato.
Ed è proprio la mancanza delle specifiche tecniche a rendere impossibile, o quantomeno altamente sconsigliabile, procedere alla notifica a mezzo PEC delle copie informatiche dei provvedimenti giudiziari.
Infatti, la parte finale del comma 3 dice che «se la copia informatica è destinata alla notifica, l’attestazione di conformità è inserita nella relazione di notificazione» ossia appunto, in un documento diverso rispetto alla copia informatica.
Non vi tedierò, infatti, con la proposizione di un "formulario" delle attestazioni di conformità. Ciò per due motivi:
1) girando in Internet se ne trovano tantissime tutte parimenti valide; tra le tante vi segnalo quelle predisposte dal Dipartimento di Giustizia Telematica del Movimento Forense e che potrete trovare ai seguenti indirizzi:
a) http://www.movimentoforense.it/redazione/2...dl-83-del-2015/ contenute nella breve ma esaustiva "Guida pratica al DL 83 del 2015"
b) http://www.movimentoforense.it/redazione/2...lle-esecuzioni/ per le "Attestazioni di conformità nelle esecuzioni"
2) personalmente sono contrario a formule complesse perché più riferimenti si scrivono nell’attestazione più probabilità ci sono di sbagliare e soprattutto più si corre in rischio di incappare in eccezioni defatigatorie da parte di Colleghi e in pronunce giurisdizionali quanto meno "singolari".
È il caso dell’ordinanza del 30/7/2015 del Tribunale di Varese con cui è stata, addirittura, dichiarata la nullità di una notificazione telematica a causa della asserita nullità dell’attestazione di conformità apposta sulla stampa dei file notificati, ex art. 9, comma 1-bis, l. 53/1994.
Invito quindi noi tutti a non fare eccezioni formalistiche e capziose poiché se un’eccezione "naif" dovesse essere recepita in provvedimenti giurisprudenziali, essa finirebbe per trasformarsi in un autogoal per la nostra quotidianità.
Concludo, ringraziando nuovamente l’Osservatorio della Giustizia di Salerno per la fiducia accordatami e tutti voi per la pazienza e la partecipazione.