Source: https://www.mo.camcom.it/sportello-genesi/prevenzio.net/archivio-quesiti-2013
Timestamp: 2019-05-25 03:02:15+00:00
Document Index: 9313971

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 41', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 26', 'art. 74', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 46', 'art. 77', 'art. 34', 'art. 89', 'art. 46', 'art. 77', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 21', 'art. 3', 'art.90', 'art. 183', 'art. 34', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 37', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 243', 'art. 37', 'art. 36', 'art. 50', 'art. 52', 'art. 70', 'art. 72', 'art. 2', 'art. 31', 'art. 32']

Archivio quesiti 2013 — Camera di Commercio di Modena
Tu sei qui: Home / Promozione / Prevenzio.net / Archivio quesiti 2013
ultima modifica 08/02/2016 09:46
E' possibile effettuare durante una visita preassuntiva ai lavoratori individuati dal datore nell'all. 1 del provvedimento 30 ottobre 2007, accertamento sanitario rivolto ad individuare la presenza di sostanze stupefacenti e/o psicotrope? Secondo l'art. 41 del D. Lgs. 81/08 4 c. " ... Le visite di cui al comma 2 lettere a), b), d), e-bis), e-ter) sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti". Ma questa definizione si scontra con il provvedimento 18 settembre 2008 al punto 6 delle premesse il quale chiarisce appunto che "... Tale accertamento non è da intendere come accertamento pre-assuntivo ma come visita medica preventiva, post assuntiva da eseguire comunque sul lavoratore prima di essere adibito al servizio lavorativo nella mansione specifica a rischio.
Proprio al fine di rispettare la riservatezza delle informazioni e non ledere il diritto all'avvio verso l'attività lavorativa il provvedimento del 18 settembre 2008, citato nella domanda, ha precisato che il controllo dell'assunzione di sostanze psicotrope non può essere effettuato in occasione di un'eventuale visita preventiva in fase preassuntiva (fattispecie prevista dall'art. 41 del D. Lgs. 81/08); in questo caso il controllo deve avvenire in un momento successivo alla visita preassuntiva, prima dell'adibizione alla mansione specifica. Nel caso di "normale" visita preventiva (cioè ad assunzione avvenuta) il controllo circa l'uso di sostanze psicotrope può essere contestuale alla visita stessa.
Validità DUVRI in cantiere con PSC
A seguito di visita ispettiva usl in uno stabilimento in cui è presente un cantiere edile (manutenzione copertura), è sorta una discussione in merito alla validità del DUVRI redatto dalla ditta committente in presenza di PSC per il cantiere. L'ispettore ritiene che il PSC, di fatto, annulli il DUVRI ritenendo che l'art. 96 del D. Lgs.. 81 debba essere interpretato in senso restrittivo con validità sull'intero insediamento a meno che il DUVRI sia espressamente richiamato nel PSC. La lettura dell'art. 96, letteralmente, al comma 2 così recita: "2. L'accettazione da parte di ciascun datore di lavoro delle imprese del piano di sicurezza e di coordinamento di cui all'articolo 100, nonché la redazione del piano operativo di sicurezza costituiscono, limitatamente al singolo cantiere interessato, adempimento alle disposizioni di cui all'articolo 17 comma 1, lettera a), all'articolo 26, commi 1, lettera b), 2, 3, e 5, e all'articolo 29, comma 3" la dizione evidenziata in grassetto, a mio modesto parere, è da interpretarsi per l'intero articolo, cioè è da intendersi che il DUVRI redatto dalla ditta non ha valore all'interno del cantiere ma permane per tutte le altre aree di competenza della ditta medesima e non del cantiere quando si ravvisa l'interferenza tra le attività cantieristiche e quelle proprie dell'attività produttiva. In aggiunta è da evidenziare che il CSE non può in alcun modo, non avendone i titoli, interferire con l'attività propria della ditta. Al più, come in realtà accede nel caso che sottopongo, il CSE collabora con il RSPP aziendale per mantenere sotto controllo i rischi interferenziali dovuti al passaggio di automezzi.
In caso di cantiere edile o di ingegneria civile (nei casi elencati nell'allegato X del D. Lgs. 81/08), se previste più imprese esecutrici, il committente è obbligato alla nomina del coordinatore per la progettazione il cui scopo principale è quello di redigere il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC). Il PSC tiene conto della complessità dell'opera e prende in considerazione principalmente i rischi derivanti dall'interazione tra i vari lavori da effettuare nel cantiere da parte delle varie imprese contemporaneamente ma anche in tempi diversi, tenendo conto, quindi, dei rischi interferenziali. Quando il cantiere è ubicato presso una ditta che svolge l'attività lavorativa anche durante le opere del cantiere stesso si ritiene che il PSC debba prendere in considerazione anche questo tipo di interazione rendendo, di fatto, inutile il DUVRI (il documento di valutazione dei rischi da interferenza che il datore di lavoro committente è tenuto a redigere in tutti gli altri casi di interferenza con altre attività). In questo caso, quindi, sarà il Coordinatore per la Progettazione che dovrà tenerne conto in fase di redazione del PSC, sarà quello incaricato della Esecuzione a verificare nel tempo, durante lo svolgimento dei lavori, che il piano venga rispettato, che sia adeguato all'effettiva situazione di rischio, che tutte le ditte presenti (e che influiscono sul cantiere) siano rispettose del piano stesso. Nel caso in cui, invece, non c'è l'obbligo di nomina del Coordinatore (perché l'attività del cantiere sarà svolta da una sola azienda) il datore di lavoro committente è tenuto alla valutazione dei rischi da interferenza e alla redazione dello specifico documento (DUVRI) in ottemperanza a quanto previsto dal comma 3 dell'art. 26 del D. Lgs. 81/08.
Certificazione competenze docente
Come è possibile certificare le competenze per poter operare come docente nei corsi teorici relativi all'accordo stato regioni (rif. pto 2.1)?. E possibile certificare l'esperienza triennale in SSL ed in docenza con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà?
Il quesito si riferisce probabilmente alla formazione per l'abilitazione all'uso di alcune attrezzature di lavoro (Accordo Stato-Regioni del 22/2/2012). L'aspetto relativo alle modalità con cui provare il possesso dei requisiti per svolgere la docenza (...personale con esperienza documentata, almeno triennale...) non viene affrontato con precisione, ma si presume che a tal fine possano essere utilizzate attestazioni e dichiarazioni da parte di ditte e/o centri di formazione nei confronti dei quali il soggetto ha svolto l'attività summenzionata; l'atto di notorietà in questo caso non si ritiene sufficiente. Si coglie l'occasione per ricordare, come precisato dalla successiva circolare esplicativa, che per svolgere l'attività di docenza nei moduli giuridico e tecnico devono essere presenti entrambi i requisiti: esperienza nel settore della formazione e quella nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Termine incarico CSE
Cantieri edili - Titolo IV del D. Lgs.81/2008. Quando termina ufficialmente l'incarico di CSE (coordinatore per l'esecuzione)? Con la fine dei lavori prodotta dal direttore dei lavori o possono esserci momenti e modalità differenti?
In assenza di diversa determinazione (revoca, rinuncia ecc...) fra committenza e coordinatore appare corretto individuare la data di fine lavori da parte del direttore lavori (ovvero della committenza) come quella di termine dell'incarico del CSE.
Se un soggetto nominato RSPP non ha frequentato nei tempi previsti i corsi di aggiornamento specifici e ha pertanto trascorso 5 anni senza avere seguito il percorso formativo previsto, può proseguire nello svolgimento dell'incarico di RSPP in attesa di completare la formazione recuperando le ore mancanti? O deve essere nominato, da parte del datore di lavoro, un sostituto con caratteristiche formative adeguate?
La mancata effettuazione dell'aggiornamento previsto fa decadere i requisiti per svolgere la funzione. Per l'azienda la soluzione consiste nel nominare un altro RSPP con i requisiti giusti, anche temporaneamente, fino a quando cioè il vecchio RSPP completa l'aggiornamento dovuto e riacquisisce i titoli per svolgere il compito.
Associazioni Sportive Dilettantistiche - D. Lgs. 81/2008
In merito all'applicazione del D. Lgs. 81/08 per le associazioni sportive dilettantistiche vi risulta che, anche in assenza di lavoratori, ma di solo volontari, le stesse sono tenute ad applicare integralmente le disposizioni tipo valutazione dei rischi, nomina RSPP, formazione dei lavoratori, ecc.? Oppure possiamo "equipararle", a livello di obblighi, alle associazioni di volontariato, per le quali si applicano gli adempimenti previsti nell'articolo 21 (gli stessi, per intenderci, dei lavoratori autonomi e delle imprese familiari)?
In assenza di lavoratori subordinati o equiparati anche le Associazioni sportive dilettantistiche possono essere assimilate alle associazioni di volontariato (anche in caso di semplice rimborso spese per i volontari stessi). In questa maniera i volontari dell'associazione vengono in qualche modo equiparati ai lavoratori autonomi con i seguenti obblighi: uso di attrezzature a norma (conformi alle indicazioni del titolo III del D. Lgs. 81/08), uso di DPI adeguati (anch'essi conformi alle disposizioni del titolo III). In aggiunta, il presidente dell'associazione è tenuto a fornire loro dettagliate informazioni sui rischi specifici presenti negli ambienti di lavoro e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate.
Ai fini del rispetto di quanto disposto dal accordo stato regioni del 21 dicembre 2011 in materia di formazione ed informazione dei lavoratori, le ore di prima formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ed i successivi aggiornamenti periodici possono "sostituire" la formazione di base (4 ore), la formazione specifica (4-8-12 ore) e gli aggiornamenti periodici esentando quindi il lavoratore designato a RLS dal partecipare a tali corsi?
Si riporta di seguito il recente aggiornamento normativo in materia di formazione dei lavoratori. Legge 98/2013, entrata in vigore il 21/8/2013 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia) Art. 32. Semplificazione di adempimenti formali in materia di lavoro 1. Al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni: ... d) all'articolo 37, dopo il comma 14 è inserito il seguente: "14-bis. In tutti i casi di formazione ed aggiornamento, previsti dal presente decreto legislativo per dirigenti, preposti, lavoratori e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza in cui i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongano, in tutto o in parte, è riconosciuto il credito formativo per la durata e per i contenuti della formazione e dell'aggiornamento corrispondenti erogati. Le modalità di riconoscimento del credito formativo e i modelli per mezzo dei quali è documentata l'avvenuta formazione sono individuati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentita la Commissione consultiva permanente di cui all'articolo 6. Gli istituti di istruzione e universitari provvedono a rilasciare agli allievi equiparati ai lavoratori, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera a), e dell'articolo 37, comma 1, lettere a) e b), del presente decreto, gli attestati di avvenuta formazione sulla salute e sicurezza sul lavoro." ;
DPI e creme solari
Le creme solari, per gli esposti a radiazioni ottiche naturali UV, possono essere considerate DPI? E quindi fornite dal datore di lavoro a tali categorie di lavoratori?
Le creme solari non possono essere considerate Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) in quanto non rientrano nella specifica definizione dell'art. 74 del D. Lgs. 81/08, dove si parla chiaramente di "attrezzatura" indossata e tenuta dal lavoratore. Non si può ignorare, però, che questi preparati possono costituire una misura protettiva contro le radiazioni UV, soprattutto se adeguatamente valutati dal punto di vista del grado di protezione e dei criteri di qualità. Si sottolinea che devono essere considerati filtri solari anche gli indumenti e i copricapo a cui è utile che si faccia ricorso in maniera adeguata quando l'esposizione lo richiede (ad esempio per attività svolte in esterno durante la stagione estiva).
Utilizzo trattori agricoli per movimentazioni di bancali di piastrelle
Si chiede conferma che, allo stato attuale della normativa applicabile in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, non esistono a priori divieti di utilizzo di trattori (originariamente concepiti per uso agricolo) per attività di trasporto interno di bancali di prodotto finito (piastrelle) in aree di proprietà aziendale non soggette, quindi, a pubblico passaggio.
Quanto suddetto, si intende nel rispetto di quanto prescritto dal D. Lgs. 81/08 riguardo a:
formazione del personale adibito all'uso;
organizzazione di una idonea viabilità;
corretta manutenzione dell'attrezzatura di lavoro in argomento;
rispetto dei requisiti essenziali di sicurezza applicabili, compreso l'utilizzo sicuro del rimorchio anche riguardo a stabilità, dimensioni e peso del carico trasportato nonché sicurezza del posto di guida.
Si ritiene che sia condivisibile l'impostazione proposta, in quanto per ottenere l'obiettivo previsto (traino di rimorchi) è necessario e sufficiente utilizzare un mezzo di potenza sufficiente, adatto allo scopo e applicando le misure di prevenzione e protezione ai fini della sicurezza dei lavoratori, di tipo tecnico, organizzativo e procedurale, peraltro elencate nel testo del quesito stesso. Infatti usando il mezzo su area privata non si applicano le norme del codice della strada, e, a parere degli scriventi, non trovano applicazione in questo caso nemmeno le norme previste per la formazione dei lavoratori dall'accordo stato-regioni in quanto la "tradizionale" pericolosità del trattore è relativa all'impiego propriamente agricolo con tutte le varianti indotte dalle attrezzature accessorie e dalla morfologia del terreno, mentre per il mero traino è assimilabile ad un qualunque altro mezzo che abbia le capacità di traino richieste.
Condizioni per RSPP esterno
Un'azienda organizzata con due insediamenti (uno prettamente produttivo e quindi si può dire "industriale" con circa 85 lavoratori dipendenti e uno con gli uffici amministrativi, commerciali, tecnici ed i laboratori di ricerca e sviluppo e industrializzazione prodotto con 130 dipendenti), unico D.L. e unica P.IVA può avere l'RSPP esterno?
L'articolazione organizzativa minima a cui fare riferimento nella nomina del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), indicata nell'art. 31 del D. Lgs. 81/08, è rappresentata dalla unità produttiva. Si può parlare però di unità produttiva solo se sono garantiti i due requisiti indicati nell'art. 2 dello stesso decreto: autonomia finanziaria e tecnico-funzionale. Se i due insediamenti citati nel quesito hanno queste caratteristiche possono essere considerate strutture diverse e autonome, per ognuna delle quali, quindi, può essere nominato un RSPP esterno (anche lo stesso, ovviamente), venendo meno uno dei vincoli richiamati dal comma 6 dell'art. 31 (aziende industriali con più di 200 lavoratori). In questo caso, infine, si tratterebbe di rendere distinti tra le due unità produttive anche tutti gli altri obblighi previsti dalla norma, a partire dalla valutazione dei rischi.
Un consulente con compiti da RSPP deve predisporre una valutazione per il rischio chimico di diverse SDS, alcune delle quali hanno già recepito le indicazioni REACH, altre no. Si chiede se il programma Movarisch è stato allineato e se c'è una nuova release successiva a quella del 2009.
Alla data odierna un qualsiasi consulente con compiti di RSPP deve predisporre una valutazione per il rischio da agenti chimici pericolosi con l'ausilio di SDSs predisposte in conformità al Regolamento Europeo N. 453/2010/UE. Nel caso di presenza di SDSs non conformi al regolamento europeo suddetto, il consulente non avrà certezza che le informazioni contenute siano conformi al Regolamento N. 1907/2006/CE ed al Regolamento N. 1272/2008/CE e pertanto, deve richiedere, per conto del datore di lavoro, ai diversi fornitori di sostanze e miscele pericolose (o miscele non pericolose contenenti almeno una sostanza pericolosa per la salute o per l'ambiente in percentuale >= all'1% p/p o con presenza di una sostanza con valore limite d'esposizione professionale (VLEp) italiano o se non presente nell'Allegato XXXVIII D. Lgs.81/08 o ad un OEL europeo, o sostanze PBT e vPvB, SVHC o contenute in Candidate List >= 0,1% p/p) una SDS aggiornata al nuovo dettato normativo. La richiesta deve essere ovviamente fatta nel caso in cui il fornitore non avesse già trasmesso senza indebito ritardo la SDS aggiornata a tutti i propri clienti cui è stato fornito l'agente chimico pericoloso d'interesse entro i 12 mesi precedenti alla fornitura. Infine si precisa che il programma "MoVaRisCh" è in fase di aggiornamento correlato all'entrata in vigore dei Regolamenti REACH e CLP (la nuova versione si chiamerà MoVaRisCh 2015), mentre il MoVaRisCh 2009, ancora conforme al D. Lgs. 52/97 e D. Lgs. 65/03 e non ai Regolamenti europei delle sostanze chimiche, rimarrà comunque conforme al D. Lgs. 81/08 fino al 1 giugno 2015, alla luce del fatto che fino a quella data le SDSs aggiornate saranno conformi sia ai Regolamenti europei delle sostanze chimiche che ai DD. LLgs. 52/97 e 65/03 e s.m.i.
DVR o DUVRI
All'interno di un'azienda srl dove non vi sono dipendenti ma solo liberi professionisti e dove vi accedono dei pazienti, è necessario redigere il DVR o il DUVRI?
Sono assimilati ai "lavoratori" anche i soci lavoratori di società anche di fatto (art. 2 del D. Lgs. 81/08); in questo caso si applica l'intera normativa che prevede la valutazione del rischio e la redazione del relativo Documento. Il DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza) dovrà essere redatto dal datore di lavoro solo in caso di affidamento di contratti di appalti o d'opera a terzi e se effettivamente ne risultano rischi lavorativi da interferenze tra le varie attività svolte.
Periodicità aggiornamenti addetti lotta antincendio
Chi ha prestato servizio di leva presso il comando VVF e ad oggi è titolare di azienda in possesso, comunque, di abilitazione ai sensi D.M. 10/03/1998 (rischio medio 8 ore), deve lo stesso sottoporsi agli aggiornamenti periodici della qualifica di addetto lotta antincendio, oppure è sufficiente eseguire le simulazioni annuali previste dallo stesso D.M.?
Pur in assenza del decreto previsto dall'art. 46, comma 3, del D. Lgs. 81/08, che dovrà stabilire tra le varie anche i requisiti e la formazione degli addetti all'antincendio, rimane valido anche l'obbligo (per tutti) dell'aggiornamento periodico. A buon senso si può suggerire che tale periodicità possa essere triennale, fermo restando che l'azienda potrà adottare una diversa periodicità come pure una diversa metodologia formativa rispetto a quanto portato dalle indicazioni contenute anche in una recente lettera della Direzione Regionale (Emilia-Romagna) del Dipartimento dei Vigili del Fuoco (del 26/1/2012). Per un ulteriore approfondimento si suggerisce la lettura di un precedente quesito e relativa risposta.
Differenza di genere - Esposizione a rischio
Esistono evidenze scientifiche a supporto di una valutazione dei rischi nell'ottica della differenza di genere ed età per lavoratori esposti a rischi ad es. di rumore, vibrazioni, sostanze pericolose, movimentazione manuale carichi, stress lavoro correlato ecc.?
Le risposte dell'organismo umano nei confronti di fattori di rischio professionali e non sono caratterizzate da un certo grado di variabilità sia intrinseca (risposte diverse dello stesso organismo in momenti diversi) che legati alle caratteristiche di ognuno (tra cui l'età, il sesso, il genere, la presenza di precedenti anomalie/malattie che modificano la risposta, ecc...). Non possiamo affrontare in maniera esaustiva una problematica così complessa e ampia in una sede come questa, destinata a risposte puntuali e concise. Ci limitiamo ad alcuni esempi legati alla differenze di genere e di sesso. Ovviamente la principale rimane la gravidanza (tutelata da specifica legislazione) e in generale il periodo di fertilità della donna particolarmente sensibile ad alcuni fattori di rischio chimico (il piombo, ad esempio); il datore di lavoro in fase di valutazione di (tutti) i rischi dovrà valutare anche questi specifici, individuando le mansioni/operazioni vietate e le mansioni in cui eventualmente spostare una donna in gravidanza. Altri esempi riguardano l'esposizione a solventi a cui le donne sono più sensibili per una maggiore quantità relativa di tessuto adiposo (in cui i solventi si depositano); così come l'apparato endocrino risulta più sensibile ai suoi effetti tossici. Altri esempi, molto emblematici, riguardano l'ergonomia e richiamano alla progettazione dei posti di lavoro tenendo conto delle caratteristiche antropometriche dei lavoratori, all'adozione e uso di DPI adeguati, alla movimentazione manuale dei carichi: il peso limite di 25 Kg, proposto dalla norma EN 11228-1, protegge il 95 % dei maschi ma solo il 70 % delle donne, per le quali, quindi, occorre individuare un valore più basso e più protettivo. In definitiva il datore di lavoro (e tutti i suoi collaboratori, tra cui il medico competente) dovrà tenere conto delle differenze in modo da "sfruttarle" positivamente, fornendo le opportunità affinché i vari soggetti, diversi tra loro, siano in grado di svolgere al meglio il compito senza pericoli per la salute e sicurezza e senza che la differenza stessa possa rappresentare una condizione discriminatoria.
Addestramento a dispositivi di IIIA categoria per lavori in quota. I lavoratori che lavorano in quota con rischio di caduta dall'alto devono essere sempre formati e addestrati al corretto utilizzo dei DPI anticaduta (terza categoria), quindi si applica D. Lgs. N. 81/2008 art. 77 comma 4, lettera h) e comma 5. L'addestramento è indispensabile. L'addestramento può essere erogato dal datore di lavoro se può dimostrare competenza ed esperienza (cfr. Art. 37 D. Lgs. 81/08 comma 5: "L'addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro"). La domanda è: quali sono le caratteristiche per poter dire che il DDL è competente? In caso contrario come può il datore di lavoro affidare il compito formativo a persone o enti competenti? Quali sono i criteri per poter definire una persona competente per l'addestramento?
Non esistono indicazioni precise sui requisiti che il soggetto "addestratore" deve possedere. Si ritiene che il datore di lavoro debba assumersi l'onere di valutare se questo soggetto sia persona di lunga e provata esperienza e palesemente in grado di svolgere questo compito; nulla vieta che sia egli stesso a svolgere questa funzione.
Formazione datori di lavoro autonominati
In una snc in cui i due soci, padre e figlia, hanno pari poteri (nella visura si dice che entrambi hanno rappresentanza) ma nello statuto è incaricato degli adempimenti relativi alla salute e sicurezza è il padre, la figlia può svolgere il ruolo di RSPP e se sì il percorso formativo previsto è quello per i datori di lavoro autonominati (nel loro caso sono impresa a medio rischio, corso 32 ore) oppure deve frequentare i moduli A, C e B del settore ATECO corrispondente?
In un caso del genere la figura del datore di lavoro è stata già individuata; è solo questa che può fare ricorso all'autonomina come RSPP (ai sensi dell'art. 34 del D. Lgs. 81/08). Nel caso in cui venga individuata per questa funzione un'altra persona, questa dovrà acquisire i crediti formativi previsti dall'Accordo Stato-Regioni del 26/1/2006 (moduli A+C+B sulla base del macrosettore ATECO corrispondente).
Formazione preposti e dirigenti - Organismi paritetici territoriali
Per la formazione di preposti e dirigenti ai sensi dell'accordo Stato Regioni del 11-01-2012, è obbligatoria la richiesta di collaborazione agli Organismi Paritetici Territoriali?
La richiesta di collaborazione degli Enti Paritetici è prevista solo per la formazione dei lavoratori; per il modulo aggiuntivo per i preposti e per il modulo dedicato ai dirigenti, invece, non è dovuta.
Completamento aggiornamento coordinatore sicurezza
Il coordinatore della sicurezza che non ha completato il monte ore previsto per l'aggiornamento entro il 15/05/2013, può concludere l'aggiornamento dopo questa data senza perdere i requisiti in suo possesso?
Sì, può concludere l'aggiornamento anche dopo il 15/5/2013 senza perdere i requisiti già in suo possesso. Fino alla conclusione dell'aggiornamento, però, non potrà svolgere la funzione in quanto i requisiti sono incompleti.
Sono un assistente tecnico, già formato RSPP e in regola con gli aggiornamenti richiesti. Chiedo se per me è doveroso partecipare agli aggiornamenti sulla sicurezza che vengono svolti per il resto del personale della scuola dove presto servizio.
Probabilmente la nomina e la relativa formazione riguardano la funzione di ASPP (Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione): è questa la scelta organizzativa fatta dalla maggior parte delle scuole della provincia di Modena. Per questa funzione, dopo l'acquisizione iniziale dei previsti crediti formativi, è previsto un aggiornamento periodico quinquennale relativamente al modulo B (28 ore di durata simile per tutti i macrosettori ATECO) (al riguardo si veda l'Accordo Stato-Regioni del 26/1/2006) Deve essere assicurata, inoltre, anche la formazione prevista come lavoratore (in questo caso il riferimento principale è l'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011) consistente in un modulo generale di 4 ore (da considerare credito formativo permanente) e un modulo specifico la cui durata è tarata sul livello di rischio in cui l'attività lavorativa viene classificata (livello MEDIO per la Scuola: modulo di 8 ore) sottoposto, invece, ad obbligo di aggiornamento periodico.
Aggiornamento Coordinatore Sicurezza e-learning
Ho conseguito l'attestato di frequenza e profitto con verifica di apprendimento relativo alle 40 ore in e-learning per l'aggiornamento coordinatore della sicurezza in data 17/01/2013, il corso si è tenuto in modalità Fad. chiedo se tale corso è valido.
Mentre i recenti Accordi relativi alla formazione di figure presenti nel D. Lgs. 81/08 (lavoratori, dirigenti, preposti, RSPP autonominati) hanno affrontato il tema della formazione secondo modalità diverse dal tradizionale corso frontale (FAD, e-learning) nulla è stato detto relativamente ai corsi per i coordinatori (i requisiti sono elencati nell'art. 89 dello stesso decreto), sia la formazione iniziale che quella relativa all'aggiornamento (40 ore nel quinquennio). Noi riteniamo che non possa considerarsi vietata una formazione eseguita in e-learning, se garantiti i requisiti circa l'effettiva presenza in video, l'interattività, le verifiche intermedie e finali con adeguato sistema di valutazione.
Periodicità corsi addetti antincendio
Addetti antincendio: quale è la periodicità con cui devono essere ripetuti i corsi per gli addetti antincendio?
Pur in assenza, al momento, del decreto previsto dall'art. 46, comma 3, del D. Lgs. 81/08, possiamo ritenere congrua una periodicità triennale per l'aggiornamento dei corsi antincendio, analogamente a quanto avviene per i corsi di primo soccorso; queste indicazioni sono contenute anche in una recente lettera della Direzione Regionale (Emilia-Romagna) del Dipartimento dei Vigili del Fuoco (del 26/1/2012).
Addestramento lavoratori uso DPI
Alla luce dell'ultima delibera della conferenza stato regioni in materia di addestramento alla sicurezza: l'addestramento dei lavoratori all'uso dei DPI (come e quando usare DPI) si configura come formazione alla sicurezza o addestramento?
Per i DPI di terza categoria (secondo il D. Lgs. 475/92) e per i DPI contro il rumore è espressamente previsto l'addestramento (art. 77 del D. Lgs. 81/08). Negli altri casi è obbligatoria un'azione informativa/formativa e, solo se ritenuto necessario, anche un addestramento. L'Accordo Stato-Regioni relativo alla formazione dei lavoratori (del 21/12/2011) comprende anche, nella parte specifica, l'argomento relativo ai dispositivi di protezione individuale; non prende in considerazione l'addestramento da considerare, quando dovuto, un obbligo aggiuntivo rispetto alla formazione stessa.
Assistenza a dipendenti di terzi
Nel caso in cui un datore di lavoro invii un proprio dipendente presso un committente azienda o ente terzo per svolgere una attività, l'obbligo di assistenza in caso di emergenza (pronto soccorso o incendio) può essere concordato tra i due datori di lavoro affinché il datore di lavoro ospitante garantisca la presenza degli addetti addestrati al pronto soccorso e gestione emergenze? E conseguentemente che il datore di lavoro dell'appaltatore non abbia l'obbligo di inviare un soggetto addestrato a tali attività?
Gli obblighi relativi al primo soccorso e alla gestione delle emergenze riguardano aspetti formativi di un certo numero di addetti di un'azienda ma riguardano, soprattutto, aspetti organizzativi (come fare per prestare soccorso nella maniera più efficace in qualunque posto di lavoro) estendendosi, questo aspetto, anche alla predisposizione di un piano di soccorso delle persone presenti nello stesso ambiente anche ad altro titolo (ad esempio i clienti di un supermercato). Su questi presupposti si ritiene assolutamente giustificata un'organizzazione del primo soccorso concordata tra i due datori di lavoro, esplicitata formalmente nel documento di valutazione dei rischi e nei documenti relativi all'affidamento dell'appalto o del servizio, portato a conoscenza di tutti i lavoratori delle due imprese.
Riferimento D.P.R. 177/2011 - Lavori in ambienti confinati. Dobbiamo costruire una nuova vasca in cemento armato, fuori terra, avente dimensioni in pianta di circa 20x20 m. Ed altezza di circa 7m. All'interno la vasca viene compartimentata e vengono realizzate 3 sottovasche di dimensioni circa 5x4 m. Queste ultime vengono alla fine coperte con un solaio che ha una apertura tecnica in sommità, libera, di circa 1x5 m. Chiediamo se l'attività di costruzione dell'opera rientra nell'ambito del dpr 177/2011 sopra citato.
Il D.P.R. 177/11 reca le norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi che devono eseguire lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, stabilendo i requisiti professionali degli stessi e individuando le procedure operative dal punto di vista della sicurezza. Si ritiene quindi che durante la fase costruttiva non sia applicabile quanto previsto dal D.P.R. 177/11 in quanto le vasche in costruzione non rientrano fra le tipologie di luoghi di lavoro individuati dagli artt. 66 e 121 e dal punto 3 dell'All. IV del D. Lgs. 81/08, che fanno particolare riferimento all'inquinamento dell'aria che non dovrebbe essere presente durante la fase costruttiva. Inoltre il comma 3 dell'art. 1 del Decreto sopracitato fa riferimento esclusivamente all'affidamento di lavori, servizi e forniture a imprese appaltatrici o lavoratori autonomi all'interno della propria azienda; non rientra tra queste la fase cantieristica in senso stretto. Il dubbio se la vasca in questione rientri o meno nel campo di applicazione del D.P.R. 177/11 va rimandato al momento della sua futura utilizzazione.
Completamento aggiornamento formativo
Per completare l'aggiornamento formativo quinquennale per RSPP, le ore complessive di aggiornamento (p.e. 60 ore per il settore b4) vanno completate nel corso dei 5 anni (calcolati dalla data del completamento del modulo b) oppure bisogna effettuare comunque ogni anno 12 ore di aggiornamento? Se è così, qual è la cogenza in merito?
Le ore di aggiornamento possono essere liberamente ripartite nel quinquennio: nell'esempio citato l'obbligo consiste nel concludere le 60 ore di aggiornamento entro 5 anni dal completamento del modulo B. L'unico vincolo, in fase di prima applicazione, era costituito dal dover frequentare il 20 % del debito orario relativo all'aggiornamento entro il 14 febbraio del 2008.
Formazione pratica trattoristi
Chi può fare la formazione pratica dei corsi per trattoristi?
I soggetti formatori per l'abilitazione all'uso di attrezzature specifiche, come i trattori ad esempio, sono quelli elencati nella sezione B, punto 1 dell'Accordo Stato-Regioni del 22/2/2012 (Regioni e Province autonome, ministero del lavoro, INAIL, Associazioni datoriali e sindacali....) in possesso, però, dei requisiti dell'Allegato I a cui si rimanda per una consultazione più esaustiva: a) area opportunamente delimitata per l'effettuazione delle manovre b) carichi, ostacoli e apprestamenti necessari per l'effettuazione delle prove c) attrezzature e accessori conformi per l'addestramento d) se necessari, DPI adeguati ai soggetti da sottoporre alle prove.
Associazione volontari pubblica assistena e testo unico per la sicurezza
Si chiede un parere circa alcuni aspetti relativi all'applicazione del testo unico per la sicurezza su un'associazione di volontari di pubblica assistenza. La situazione è la seguente: l'associazione, aderente ad anpas e alla protezione civile, ha un suo presidente e un suo consiglio direttivo che rimane in carica tre anni. I dipendenti sono: tre collaboratori (Co.Co. Pro) e un centinaio di volontari che mettono a disposizione il loro tempo libero a favore dell'associazione di pubblica assistenza. Poiché l'associazione non è iscritta in camera di commercio, non conosciamo il codice ATECORI di attività e pertanto: non riusciamo a stabilire la possibilità che il presidente si auto nomini responsabile del servizio di prevenzione e protezione, in caso positivo la durata del corso di formazione che dovrà frequentare. Le attività svolte dall'associazione sono: emergenza e urgenza (118), trasporto secondario interospedaliero, trasporti ed altri servizi sociali, e socio sanitari alla cittadinanza, trasporti privati e assistenza in occasione di gare e manifestazioni. La sede aziendale non è dotata di ambulatori, l'immobile e di proprietà del comune.
Anche in assenza di iscrizione alla Camera di Commercio si può ugualmente risalire alla classificazione ATECORI 2007; nel caso specifico si tratta del codice 86.90.4 (servizi di ambulanza, banche del sangue...). Il datore di lavoro può assumere su di sè il compito di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (ai sensi dell'art. 34 del D. Lgs. 81/08) frequentando un corso della durata di 48 ore (livello di rischio alto) (Gruppo Q: Sanità e assistenza sociale). I Collaboratori Coordinati a Progetto (co.co.pro.) sono assimilati ai lavoratori applicandosi, nei loro confronti, tutti gli obblighi connessi; per i volontari, invece, si applica l'art. 21 (utilizzo di attrezzature a norma, uso di DPI a norma) unitamente all'obbligo da parte della struttura di fornire informazioni sui rischi specifici, sulle misure di prevenzione adottate per prevenire i tutti i rischi, compresi quelli da interferenza (comma 12 bis dell'art. 3 del decreto citato).
Formazione attrezzature artigiano no dipendenti nel settore edile. Il soggetto ha P.IVA aperta da tempo maggiore 3 anni, e ha usato diverse gru a torre in quanto ha lavorato in diversi cantieri utilizzando la gru a torre presente. Cosa deve richiedere il committente per la formazione attrezzature? È idonea una dichiarazione sostitutiva di atto notorio nel quale dice che la sa usare e che provvederà a frequentare corso abilitante all'uso?
In generale il committente di lavori edili, anche in caso di affidamento di lavori ad un lavoratore autonomo, è tenuto a verificarne l'idoneità tecnico-professionale (art.90, comma 9, lettera a) del D. Lgs. 81/08) secondo le indicazioni contenute nell'allegato XVII dello stesso decreto, prendendo in considerazione: l'iscrizione alla Camera di Commercio, la documentazione che attesti la conformità di legge delle macchine, attrezzature e opere provvisionali, l'elenco dei DPI in uso, gli attestati riguardanti la formazione e la sorveglianza sanitaria (se previsti), il DURC (Documento Unico di Regolarità contributiva). Relativamente alla formazione per la conduzione della gru a torre, secondo le indicazioni contenute nell'Accordo Stato-Regioni del 22/2/2012, entrato in vigore il 13 marzo 2013, i lavoratori che a tale data sono incaricati dell'uso di dette attrezzature devono effettuare i corsi previsti entro 24 mesi dall'entrata in vigore dell'Accordo. Si precisa che sono riconosciuti i corsi di formazione già effettuati della medesima durata di quelli previsti dall'Accordo in Conferenza Stato Regioni del 22 febbraio 2012 completati da verifica finale oppure possono essere riconosciuti i crediti formativi pregressi, di qualsiasi durata e non completati da verifica finale di apprendimento a condizione che entro 24 mesi dall'entrata in vigore dell'Accordo la formazione pregressa e documentata sia integrata con l'aggiornamento di durata minima di 4 ore ed una verifica finale."
Laboratorio fisica istituto scolastico
Sono un I.T.P. Di laboratorio di fisica e nel corso di una lezione sulla macchina elettrostatica ho voluto ripetere uno storico esperimento cioè di far scorrere elettricità statica prodotta da una macchina manuale di Wimshurst attraverso una catena umana formata da alcuni ragazzi volontari della classe. L'assistente, però, ha chiamato l'addetto alla sicurezza il quale mi ha proibito di ripetere in futuro tale esperimento. Le chiedo se è giusto che non si possa ripetere l'esperimento tenendo conto che le apparecchiature didattiche sono sotto controllo e procurano solo una lieve scossa.
Pur confermando che la "scossa" possa essere di lieve entità, si precisa che il titolo VIII del D. Lgs. 81/08 (Agenti Fisici) all'art. 183 richiama l'attenzione del datore di lavoro ad avere particolare riguardo dei "lavoratori particolarmente sensibili". I lavoratori in questione (gli studenti che fanno uso di laboratori sono assimilati ai lavoratori) che potrebbero essere portatori di dispositivi medici impiantati o in altre condizioni particolari di salute, potrebbero ricevere danni anche in situazioni che per la maggioranza delle persone non presentano nessun problema sanitario. A titolo prudenziale è, pertanto, condivisibile la decisione dell'addetto alla sicurezza.
Collaudo mezzi agricoli
Un meccanico si occupa di riparazione di trattori agricoli. Capita che faccia a volte un breve giro di prova per verificare l'efficacia della riparazione o che riporti il mezzo al cliente, guidando su strada, per brevi tratti. Se dette attività vengono effettuate da un lavoratore, lo stesso è tenuto a frequentare il corso di formazione per attrezzature di lavoro di cui all'accordo stato regioni del 22 febbraio 2012?
Riteniamo che questo tipo di attività possa rientrare tra quelle tipiche della manutenzione (ordinaria o straordinaria) per le quali non è richiesta la specifica abilitazione, prevista invece per l'uso professionale dei trattori (a questo proposito si veda il punto 2 della Circolare del Ministero del Lavoro N° 12 del 11/3/13). Se il percorso avviene su strada vanno rispettate le norme del codice della strada che prevedono idonea patente di guida.
Formazione personale per piccola società
Relativamente ai corsi di formazione al personale di una piccola società così strutturata: -CDA: 2 persone: datore di lavoro civilistico sono quindi entrambi datore di lavoro datore di lavoro prevenzionistico il solo presidente, nel caso in questione -lavoratori: 3 premesso che i lavoratori dovranno seguire i corsi di formazione secondo quanto previsto dall'accordo stato regioni, in questo caso 8 ore, l'amministratore delegato che non riveste il ruolo di datore di lavoro deve partecipare anche lui al corso, considerato che a tutti gli effetti è un lavoratore?
All'interno di un'azienda l'unica figura che non è soggetta a obblighi formativi è il datore di lavoro (se non autonominato RSPP ai sensi dell'art. 34 del D. Lgs. 81/08). Tutte le altre figure sono sottoposte a questo obbligo, a seconda del ruolo che rivestono (lavoratori, preposti o dirigenti: potrebbe anche essere questa la qualifica e il ruolo rivestito dall'amministratore delegato nel caso specifico; si veda quanto riportato dall'art. 2 del D. Lgs. 81/08 relativamente alla definizione del ruolo di dirigente).
Collaboratori di socio
Il collaboratore di socio di studio associato professionale, e cioè il collaboratore iscritto solo a fini ivs per il quale il socio paga i contributi INPS e INAIL, è soggetto all'obbligo della formazione come per i dipendenti?
Se il collaboratore svolge attività lavorativa è assimilato alla figura del lavoratore, secondo le definizioni contenute nell'art. 2 del D. Lgs. 81/08, e quindi soggetto a tutti gli obblighi connessi, tra cui anche quello relativo alla formazione (art. 37 dello stesso decreto).
Ho frequentato nel 1996 un corso riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna, per RSPP di ore 100; ho fatto l'RSPP dal 1996 al 2005 come dipendente e dal 2005 al 2010 come consulente. Non rientro tra i requisiti previsti con le lauree previste dal nuovo ordinamento, in sostanza quali moduli devo frequentare per legge per poter continuare a fare l'RSPP?
I requisiti per svolgere la funzione di Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione sono indicati nell'art. 32 del D. Lgs. 81/08. In generale per svolgere il compito è previsto un titolo di studio (diploma di scuola media superiore) e la frequenza di specifici corsi di formazione distinti in 3 moduli (A, B e C). I moduli A e C hanno una durata fissa, prescindono da i settori lavorativi in cui si va a svolgere la funzione e una volta frequentati e superata la valutazione finale danno luogo a crediti formativi permanenti; il modulo B ha durata e contenuto diversi a seconda del macrosettore ATECO in cui si svolge (o si intende svolgere) la funzione. Per i moduli A e B esistono condizioni di esenzione legate ad alcuni titoli di studi o al pregresso svolgimento del compito (è questo il caso della domanda). Intanto occorre acquisire quanto previsto per il modulo C, per il quale non esistono condizioni di esenzione; nel caso di nomina precedente al 14/2/2003 e con almeno 3 anni di esperienza a quella data l'esenzione riguarda sia il modulo A che il B. L'esenzione dal modulo A c'è semplicemente anche solo con il possesso del diploma di scuola media superiore. L'esenzione relativo al modulo B è, in ogni caso, specifica per ogni macrosettore economico; per cui se si intende svolgere la funzione in un altro macrosettore occorre acquisire per intero la formazione specifica prevista (si veda l'Accordo Stato-Regioni del 26/1/2006). Infine per poter svolgere il ruolo occorre provvedere all'aggiornamento periodico (quinquennale) del modulo B; nel suo caso il calcolo di questo quinquennio decorre dal 14/2/2007 e quindi già scaduto. Solo a conclusione dell'intera quota prevista per l'aggiornamento si riacquisiscono i requisiti per svolgere il compito.
Per la verifica della messa a terra la norma prevedeva la cadenza biennale per le attività soggette a C.P.I. con il DPR 151/11 alcune attività per le quali veniva rilasciato C.P.I. ora rientrano in categoria A o B. Per le attività che rientrano in categoria A e B la verifica periodica della messa a terra rimane biennale o diventa quinquennale in quanto non più soggette a C.P.I.
A differenza di quanto previsto per i luoghi con pericolo di esplosione (classificazione con Norma CEI 31-30), non esiste un collegamento diretto tra CPI e periodicità delle verifiche di cui al D. Lgs. 81 e DPR 462. La responsabilità di stabilire se un Ambiente è a MAggior Rischio in Caso di IncendiO (MARCIO) e di conseguenza la scadenza delle verifiche è demandata al Datore di Lavoro (nell'ambito dei suoi obblighi relativi alla sicurezza del lavoro); il D.P.R. 151/11 può costituire un supporto per il datore di lavoro stesso.
Formazione pregressa in azienda stesso settore produttivo
Un tecnico di laboratorio ha seguito i corsi di formazione previsti dall'accordo stato regioni nell'azienda in cui lavorava prima (gruppo C - 20 "fabbricazione di prodotti chimici"). Ora lavora, sempre come tecnico di laboratorio, in una società del settore farmaceutico (gruppo C - 21 "fabbricazione di prodotti farmaceutici"). I corsi che ha già frequentato possono essere ritenuti formazione pregressa valida? In altri termini, quanto indicato nel punto 7, lettera A, primo punto elenco dell'accordo S/R del 21 dic 2011, ossia "azienda dello stesso settore produttivo cui apparteneva quella di origine o precedente" fa riferimento al "gruppo" (C in questo caso) o alla "tipologia" (20 e 21 rispettivamente)?
La formazione pregressa può essere considerata credito formativo utilizzabile anche nella nuova attività lavorativa quando questa appartiene allo stesso settore produttivo di quella precedente (a questo scopo si fa riferimento al Gruppo, C in questo caso). In ogni caso il datore di lavoro della nuova azienda dovrà assumersi il compito di valutare le eventuali necessità di aggiornare la formazione specifica, sulla base delle pregresse conoscenze acquisite e tenendo conto del quadro di rischio e relative misure di prevenzione presenti nella nuova attività.
Si chiede un chiarimento in merito alla qualificazione della figura del formatore-docente in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Stando a quanto stabilito dalla commissione permanente nella seduta del 18 aprile 2012, il secondo criterio di qualificazione è costituito da laurea e da 32 ore pregresse di docenza o, in alternativa, 48 ore pregresse di affiancamento a docente. Mi chiedo quali documenti debbano essere presentanti per attestare tali ore pregresse: - per le ore di docenza bastano dichiarazioni firmate dei D.L. delle aziende presso le quali è stata effettuata la docenza? O servono i verbali firmati degli incontri di formazione? - Per le ore di affiancamento al docente, basta una dichiarazione firmata del docente stesso?
Il decreto che stabilisce i requisiti per svolgere il compito di formatore docente sui temi della sicurezza e igiene del lavoro è stato firmato dal Governo il 6 marzo scorso ma non ancora pubblicato sulla GU. Fino alla pubblicazione, quindi, non saranno noti tutti i dettagli, compresi quelli relativi alle modalità con cui possono essere certificati i requisiti pregressi.
L'obbligo di formare i tirocinanti alla formazione generale e specifica è del soggetto inviante o del soggetto presso il quale i tirocinanti prestano servizio di tirocinio?
I tirocinanti sono assimilati a tutti gli effetti ai lavoratori secondo quanto descritto nell'art. 2 del D. Lgs. 81/08. Nei loro confronti, quindi, devono essere assicurate tutte le azioni di prevenzione e protezioni necessarie tra cui la formazione specifica, come se fossero lavoratori a tutti gli effetti; il compito spetta all'azienda ospitante presso cui si svolge l'attività lavorativa. Si ricorda solo che la formazione generale costituisce credito formativo permanente e una volta effettuata, quindi, non dovrà più essere ripetuta. Nel caso di scuole in cui si usano laboratori gli studenti sono equiparati a lavoratori e sottoposti, quindi, alla prevista attività di formazione generale e specifica.
Scuole edili e formazione dipendenti edili
I dipendenti delle imprese edili devono fare formazione generale e specifica solo presso le scuole edili?
In generale in questo settore valgono le stesse regole previste per gli altri settori e cioè che i corsi previsti per i lavoratori vengano realizzati previa richiesta di collaborazione con gli enti bilaterali e/o gli Organismi Paritetici. Il datore di lavoro deve tenere conto delle eventuali osservazioni che questi Enti possono avanzare sulla richiesta a loro pervenuta; in assenza di risposta da parte loro, entro 15 giorni dalla ricezione della comunicazione si ritiene che non ci siano state osservazioni, secondo un principio di silenzio/assenso. Nel caso di primo avvio del lavoratore nel settore, si ricorda che la formazione effettuata dalle Scuole Edili secondo il prospetto FORMEDIL (16 ore di durata) costituisce credito permanente e possono essere esaustivi anche per la parte specifica, se corrispondente ai contenuti dell'Accordo.
Chi è la figura che di fatto (prepara, compila...) deve emettere il registro degli esposti ad agenti cancerogeni? È il DL (quindi tramite il suo consulente) o è compito del medico competente? Considerando che l'art. 2 c.3 del D.M. 155/07 prevede che il datore di lavoro invia in busta chiusa, siglata dal medico competente, la copia del registro di cui al comma 1 all'istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) e all'organo di vigilanza competente per territorio entro trenta giorni dalla sua istituzione.
L'obbligo di istituire e aggiornare il registro degli esposti a cancerogeni o mutageni ricade sul datore di lavoro (art. 243 del D. Lgs. 81/08) che usufruisce del medico competente per tenerlo aggiornato e completo. Il timbro da lui apposto sulla busta chiusa contenente copia del registro da inviare all'INAIL (Settore Ricerca) e all'Organo di Controllo competente per territorio (SPSAL dell'Azienda USL) costituisce solo una garanzia in più sul rispetto della riservatezza delle informazioni contenute.
Soci snc e srl - Formazione RLS
In una società in nome collettivo oppure in una società a responsabilità limitata, i soci che non hanno incarico di responsabile del servizio di prevenzione e protezione, che formazione devono avere in materia di sicurezza e salute ai sensi del D. Lgs. 81/08?
Non è prevista nessuna formazione specifica per i soci di una società che non svolgano attività lavorativa e non ricoprono incarichi specifici inerenti la sicurezza e igiene del lavoro (come il caso del nominato Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione). Se invece svolgono attività lavorativa sono assimilati alla figura del lavoratore e quindi tenuti ad essere formati secondo quanto previsto per questa figura (art. 37 del D. Lgs. 81/08, rispettando i contenuti e le modalità indicate nell'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011); inoltre se rivestono altri ruoli (ad esempio di preposto) devono ricevere una formazione aggiuntiva specifica (si veda sempre l'Accordo sopracitato). Infine se ricoprono ruoli particolari, obbligatori in qualunque attività lavorativa, come addetti al primo soccorso e addetti alla gestione dell'emergenza e antincendio, dovranno essere adeguatamente formati anche per questi ulteriori compiti.
Prevenzione collettiva reparto saldatura
Un'azienda deve realizzare all'interno di un capannone industriale un reparto saldatura e per la lavorazione verranno impiegate barrette e filo di stagno, il reparto è completamente separato dal resto dell'attività produttiva e verrà dotato di aspirazione su ogni postazione con relativa emissione all'esterno dell'ambiente di lavoro, il reparto verrà dotato, inoltre, di finestrature apribili comunicanti direttamente con l'esterno dell'azienda. Tali misure di prevenzione collettive sono ritenute sufficienti?
Per questa tipologia di rischio riteniamo che le misure di prevenzione collettiva proposte possano essere considerate adeguate. Si precisa comunque che devono essere rispettati i requisiti di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro (titolo II del D. Lgs. 81/08), i requisiti previsti nel RUE (Regolamento Urbanistico Edilizio) del Comune dove l'azienda è insediata; inoltre durante il normale svolgimento dell'attività lavorativa è necessario controllare l'efficacia delle misure adottate, attraverso un programma di manutenzione degli impianti di aspirazione, tener conto dei risultati della sorveglianza sanitaria a cui i lavoratori saranno sottoposti, verificare visivamente l'uso accorto delle misure adottate (questo compito potrebbe essere affidato ai preposti).
Conduttori miniescavatori idraulici a cingoli
E' corretto ritenere esclusi dalla formazione così come prevista dall'accordo sulle attrezzature del 12/03/2012 gli addetti alla conduzione di "miniescavatori idraulici a cingoli" i quali hanno normalmente massa operativa inferiore a 6000 Kg (il miniescavatore preso in esame è di marca Terex modello TC16 avente massa 1650 Kg)?
Per gli utilizzatori di escavatori idraulici è prevista formazione specifica, secondo quanto indicato nell'Accordo Stato-Regioni del 12/3/2012, solo però se questi superano i 6.000 Kg di massa operativa (lettera g, punto 1 dell'elenco delle attrezzature oggetto dell'Accordo). Il modello richiamato nella domanda, quindi, non rientra tra quelli per cui questa formazione specifica è prevista. In ogni caso rimangono validi gli obblighi introdotti dagli art. 36 e 37, riguardanti l'informazione, la formazione e l'addestramento dei lavoratori che dovranno considerare, tra i vari rischi lavorativi, anche quelli legati all'uso di queste attrezzature.
Abbiamo visto la vs. risposta del maggio 2012 al tema "agenti cancerogeni e tenuta del registro degli esposti". Ora il caso specifico che si presenta spesso è quello dei laboratori di analisi (industrie alimentari, biomedicali, farmaceutiche, ad esempio) in cui si usano necessariamente (essendo previsti da specifiche ed obbligatorie metodiche di analisi) piccole quantità di sostanze cancerogene, per lo più reagenti. L'uso di questi prodotti è ovviamente effettuato da personale altamente qualificato, sotto cappa e con adeguati DPI, nonché in quantità estremamente limitata e non quotidianamente. Al momento non sono presenti campionamenti ambientali né personali, che peraltro potrebbero verosimilmente portare ad un esito di "non rilevabilità". Chiediamo se alla luce delle modalità sopra operative indicate sia necessario: - effettuare dei campionamenti - attivare il registro degli esposti oppure - valutare il rischio come presente ma non significativo e quindi non attivare il registro, pur con la predisposizione di procedure operative sia per la condizione ordinaria (uso) sia per eventuali operazioni non ordinarie (es. Rottura dei contenitori o spandimento e successiva bonifica).
Fra le proprietà tossicologiche per cui si valuta il rischio da agenti chimici pericolosi per la salute di cui al Titolo IX Capo I D. Lgs. 81/08 non vi sono le proprietà cancerogene e/o mutagene di categoria 1 e 2 (o 1A o 1B secondo i criteri del Regolamento (CE) N.1272/2008 o CLP), le quali vengono considerate esclusivamente nell'ambito Titolo IX Capo II D. Lgs. 81/08.
Per l'esposizione ad agenti cancerogeni e/o mutageni non è giuridicamente possibile individuare una soglia del rischio al di sotto della quale il rischio risulti irrilevante per la salute.
Per gli agenti cancerogeni e/o mutageni, quando si parla di valutazione del rischio in realtà ci si riferisce sempre ad una valutazione dell'esposizione e pertanto è indispensabile eseguire una misurazione dell'esposizione personale (inalatoria e/o cutanea) e/o un misurazione biologica (monitoraggio biologico in presenza di metaboliti o indicatori di effetto o agenti chimici misurabili in appropriato mezzo biologico).
Scadenza berretti antiurto EN812
Per i berretti con rivestimento antiurto EN812 esiste una scadenza oltre la quale devono essere sostituiti, a partire dalla data di produzione?
Il copricapo antiurto per l'industria, per essere conforme ai requisiti stabiliti dalla norma tecnica EN 812/2003 deve riportare una marcatura con l'indicazione dell'anno e del trimestre di fabbricazione. Il fabbricante deve indicare, nella nota informativa (scheda tecnica o foglietto illustrativo) redatta in lingua italiana che accompagna il DPI, informazioni supplementari relativamente alla data di scadenza del copricapo o dei sui componenti. La marcatura e le informazioni supplementari costituiscono uno dei requisiti essenziali di salute e sicurezza (R.E.S.) stabiliti dal D. Lgs. 475/92 in attuazione della direttiva UE 89/686. Per immettere il prodotto sul mercato il fabbricante deve apporre la marcatura CE che garantisce il rispetto dei R.E.S.
In base al nuovo accordo formazione, è possibile organizzare corsi di formazione in videoconferenza per i dipendenti dislocati in unità locali distanti tra loro? La videoconferenza, oltretutto, a differenza dell'e-learning consente l'interazione. Se sì, la videoconferenza può essere utilizzata sia per la formazione generale che per quella specifica?
A nostro parere una modalità di formazione del genere può essere utilizzata per la formazione generale dei lavoratori. Però, viste le caratteristiche dichiarate che permetterebbero l'interazione tra il docente e i lavoratori, con presenza di tutor locali (presso i discenti) si può pensare che possa essere utilizzata anche per la parte specifica previo riconoscimento da parte della Regione della sua validità e innovatività come progetto formativo sperimentale.
Nelle aziende dove i lavoratori non hanno eletto l'RLS interno tale ruolo è ricoperto da un RLST e l'azienda deve pagare il contributo di cui all'art. 50. Ma quali sono le pratiche esatte che l'azienda deve fare per adottare tale RLST e pagare il contributo? A quale ente ci si rivolge per essere in regola?
Le modalità di elezione o designazione del RLST sono stabilite dagli accordi collettivi nazionali, interconfederali o di categoria, stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ovvero, in mancanza con Decreto del Ministro del lavoro. Solo qualora tali accordi abbiano previsto modalità di elezione o designazione, l'azienda potrà fare riferimento all'Organismo Paritetico Provinciale per ottenere la designazione del RLST. In caso contrario potrà fare riferimento al Fondo di sostegno della piccola e media impresa e dei rappresentanti del lavoratori per la sicurezza territoriale, che opera a favore delle realtà in cui la contrattazione nazionale o integrativa non preveda o costituisca sistemi di rappresentanza dei lavoratori, qualora venga formalmente istituito presso l'INAIL. Pertanto, solo successivamente alla istituzione del Fondo presso l'INAIL o la sottoscrizione dei citati accordi collettivi nazionali, interconfederali o di categoria, il pagamento per il mantenimento del Fondo, previsto dall'art. 52 del D. Lgs. n. 81/08, avverrà direttamente nei confronti dell'Organismo Paritetico di riferimento.
Aggiornamento direttive di prodotto e uso macchinari
Nel caso di un'impresa che conceda in uso ad altra impresa macchinari costruiti precedentemente all'emanazione di specifiche disposizioni legislative, l'impresa che riceve le macchine (posta l'attestazione da parte del concedente della conformità all'allegato V del D. Lgs. 81/08) può utilizzarle senza problemi? In definitiva la domanda verte sull'interpretazione del concetto di "messa a disposizione" riportato nell'art. 70 comma 2: tale messa a disposizione è da intendersi come la messa a disposizione del macchinario ai lavoratori dell'impresa ricevente? In questa caso, essendo tale messa a disposizione successiva all'emanazione di specifiche leggi (nonostante la macchina sia stata costruita precedentemente), l'articolo deve essere interpretato nel senso che tali macchine, pur essendo conformi all'allegato V, non possono comunque essere utilizzate?
Per specifiche disposizioni legislative e regolamentari sono da intendersi i decreti di recepimento delle direttive di prodotto UE (es.: Macchine, Atex, EMC, …) che naturalmente entrano in vigore sul territorio nazionale dopo essere stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Questo significa che in Italia possono contestualmente trovarsi attrezzature marcate CE, se inserite sul mercato dopo il recepimento della direttiva di riferimento, e non marcate CE (pur essendo simili se non addirittura uguali alle prime), se immesse sul mercato prima. Vi è inoltre il caso di attrezzature non marcate CE perché non esiste una direttiva di prodotto dedicata (es. attrezzi per lavoro elettrico: giraviti, cercafase, forbici, …). Tutte le attrezzature possono essere quindi messe a disposizione dei lavoratori purché rispettino i RES (requisiti essenziali di sicurezza) previsti dalle norme di riferimento: - i RES della direttiva pertinente per quelle marcate CE, - i RES elencati nell'allegato V del D. Lgs. 81/08 per quelle non marcate CE. Per quanto riguarda la messa a disposizione dei lavoratori si fa riferimento al datore di lavoro che fornisce ai propri dipendenti le attrezzature da utilizzare per compiere le operazioni di lavoro: in questo caso siamo nel campo di applicazione degli artt. 70 e 71 del D. Lgs. 81/08. La concessione in uso riguarda un soggetto che a titolo oneroso o gratuito cede l'attrezzatura a un datore di lavoro che la metterà a disposizione dei propri dipendenti: siamo nel campo di applicazione dell'art. 72 del D. Lgs. 81/08. Il datore di lavoro, anche in presenza dell'attestazione/documentazione di conformità dell'attrezzatura, non è comunque esentato dalla verifica di rispondenza ai RES attraverso il percorso di valutazione dei rischi a cui è tenuto obbligatoriamente.
Formazione sicurezza per tirocinanti scuole
Anche i tirocinanti delle scuole superiori, che prestano servizio presso scuole di formazione professionali, e gli OSS (operatori sanitari) che fanno servizio di tirocinio presso i centri residenziali, hanno l'obbligo di fare la formazione sulla sicurezza per i lavoratori? Se sì, quante ore?
Gli studenti delle scuole medie superiori sono equiparati ai lavoratori solo quando fanno uso di laboratori, di attrezzature di lavoro(compresi i videoterminali), di agenti chimici fisici e biologici; sono altresì equiparati anche i beneficiari dei tirocini formativi e di orientamento secondo quanto previsto dalla normativa vigente e da eventuali disposizioni regionali specifiche. Gli obblighi formativi, quindi, sono analoghi a quelli per i lavoratori: modulo di base (4 ore) + quello specifico (8 ore se rischio medio, ad esempio all'interno dei laboratori scolastici). Attualmente esiste una proposta scaturita dal gruppo regionale Formazione (proposta che verrà avanzata al Coordinamento delle Regioni) per fare in modo che il credito formativo di base acquisito in questa maniera possa essere considerato credito formativo permanente (che possa essere fatto valere anche successivamente alla scuola, ad esempio nell'inserimento nel mondo del lavoro vero e proprio). Gli OSS che fanno tirocinio presso i centri residenziali dovranno svolgere il corso di base (4 ore) + quello specifico (12 ore) per rischio alto (attività di assistenza sociale residenziale) (si veda l'allegato 2 dell'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011).
Esposizione fumi di saldatura
Un'azienda impiantistica, che effettuerà attività di saldatura su acciai inox durante interventi di manutenzione degli impianti di un'industria alimentare durante il corso di tutto l'anno, stipulerà un contratto di appalto con quest'ultima. L'appaltatore si pone il problema di predisporre adeguate misure tecniche per la gestione dell'esposizione ai fumi di saldatura inox degli addetti e quindi dell'acquisto di idonei impianti di aspirazione localizzata. Visto che le attività di saldatura possono svolgersi, all'occorrenza, in tutti i locali e/o gli impianti di produzione di proprietà del cliente oltre che all'interno di una piccola officina che il cliente mette a disposizione dell'appaltatore nei locali di sua proprietà, può essere ammesso e ritenersi sufficiente l'acquisto di impianti di aspirazione mobili a filtri, sottoposti a regolari procedure di manutenzione e cambio filtri, ben note ai dipendenti che saranno inoltre adeguatamente informati e formati, da utilizzarsi insieme a idonei dispositivi di protezione individuale per le vie aeree (P3)?
Può essere ammessa la possibilità di impianti di aspirazione localizzata mobili o carrellati, provvisti di adeguata sezione depurante e in combinazione con un'efficiente sistema di DPI per le vie respiratorie, solo quando esista oggettiva impossibilità all'utilizzo di impianti fissi con espulsione all'esterno dell'ambiente di lavoro evitando, quindi, il ricircolo dell'aria. Nell'esempio citato nella domanda, per le operazioni che si svolgono in postazione fissa all'interno della officina messa a disposizione dalla committenza, occorre prevedere, invece, l'uso di un impianto di aspirazione fisso senza ricircolo dell'aria aspirata.
Un RSPP che non abbia frequentato nel quinquennio i corsi previsti per legge può, terminato il quinquennio, frequentare un corso B dello specifico codice ATECO in sostituzione delle ore di aggiornamento previste? Più in specifico l'aggiornamento quinquennale prevedeva 60 ore, il modulo B4 prevede 48 ore, questo ultimo può essere sostitutivo dell'aggiornamento?
In un caso del genere i requisiti per svolgere il ruolo sono da considerarsi decaduti. Nulla vieta, però, che il soggetto acquisisca di nuovo i requisiti del modulo B specifico che unitamente a quelli relativi ai moduli A e C (da considerarsi crediti formativi permanenti) permette di svolgere il ruolo. Si ricorda che il compito può essere svolto solo dal momento dell'acquisizione dei crediti relativi al modulo B e che da quel momento decorrono i tempi per il nuovo aggiornamento quinquennale previsto.
Attestazione formazione sicurezza
In un'azienda metalmeccanica a rischio alto (16 ore) ai sensi del accordo stato-regioni del 21/12/2011, si sta svolgendo la formazione a un gruppo di nuovi lavoratori. A oggi sono state svolte le 4 ore previste del modulo generale (con test di verifica di efficacia della formazione ricevuta) e si è iniziato il modulo specifico di 12 ore, che sarà completato il mese prossimo. Nel frattempo, uno di questi lavoratori cesserà il rapporto di lavoro con l'azienda prima della conclusione dell'intero percorso formativo. A questo punto dato la partecipazione del lavoratore al modulo generale di 4 ore e di 4 ore del modulo specifico, tale frequenza può essere per il lavoratore un credito formativo? Se è così cosa si deve rilasciare per il riconoscimento delle ore frequentate? E' sufficiente una dichiarazione dell'azienda con l'indicazione delle ore e dei temi trattati? Oppure l'azienda deve rilasciare un vero e proprio attestato solo sulla parte generale (data che è stata effettuata) e non della parte specifica dato che non è conclusa? Oppure prepara un unico attestato con l'ammontare delle ore frequentate (50%) previste per il rischio alto? Inoltre, chiedo se ai lavoratori gli attestati relativi alla formazione definita dagli accordi del 21/12/2011, vanno consegnati originali o delle copie?
L'Accordo Stato-Regioni richiamato nel quesito chiarisce che la formazione relativa al modulo generale per i lavoratori (di 4 ore di durata) costituisce credito formativo permanente; a tale fine il requisito sarà dimostrabile attraverso un attestato di formazione rilasciato dal soggetto organizzatore del corso (in originale) al lavoratore (una copia potrà essere conservata a cura dell'organizzatore). Anche la quota di formazione già eseguita relativa alla parte specifica potrà essere dichiarata senza che questi possa costituire un credito formativo vero e proprio; andrà a far parte del curriculum del lavoratore che potrà farlo valere anche presso l'azienda successiva. Si precisa che la durata del modulo formativo relativo alla formazione specifica per aziende considerate a rischio alto è di 12 ore, e non di 8 come il quesito lascia intendere nella sua seconda parte.
RSPP amministratore delegato
Il ruolo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione nelle imprese del settore industriale non può essere svolto dal datore di lavoro se nell'impresa sono occupati oltre 30 addetti. In questo caso il ruolo dell'RSPP può essere affidato internamente all'impresa purché l'incaricato possegga i necessari requisiti scolastici e di formazione in tema di salute e sicurezza. In una SPA il presidente del consiglio di amministrazione è amministratore delegato (soggetto 1); inoltre anche un consigliere è amministratore delegato (soggetto 2). Il soggetto 2 può ricoprire il ruolo di RSPP o, a motivo della sua carica di amministratore delegato, è anch'egli datore di lavoro e non può svolgere il ruolo di RSPP? (Nella visura della CCIAA è specificato "la legale rappresentanza della società, di fronte a terzi ed in giudizio, spetta all'amministratore unico, al presidente del C.D.A, o in sua assenza agli amministratori delegati).
In un caso del genere riteniamo sia possibile la distinzione di funzioni tra i due soggetti delegati dal Consiglio di Amministrazione. Il soggetto 1 riveste a tutti gli effetti il ruolo di datore di lavoro, secondo quanto previsto dal D. Lgs. 81/08 (si veda la lettera b) del comma 1 dell'art. 2); a tale riguardo sarebbe auspicabile un atto formale di attribuzione di funzioni da parte del Consiglio. Il soggetto 2, invece, può assumere il compito di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, secondo quanto previsto dall'art. 31 del decreto se in possesso dei requisiti indicati nel successivo art. 32 (diploma di scuola media superiore + acquisizione di crediti formativi specifici, o dimostrazione di condizioni di esonero, distinti nei moduli A, B e C) secondo quanto specificato nell'Accordo Stato-Regioni del 26/1/2006.