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Timestamp: 2020-06-04 06:47:32+00:00
Document Index: 105565770

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 113', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8']

Sentenza 28 giugno 2013, n.16305 - Olir
Sentenza 28 giugno 2013, n.16305
Rifiuto opposto ad un’associazione di orientamento ateistico all'apertura di trattative per un’intesa ex art. 8, 3 comma, Cost.
Confessioni religiose, Libertà religiosa, Laicità
Confessioni religiose, Governo, Uaar, Associazione ateistica, Apertura delle trattative per la stipula di una Intesa
L'attitudine di un culto a stipulare intese con lo Stato non può essere rimessa alla assoluta discrezionalità del potere dell'esecutivo, risultando altrimenti incompatibile con la garanzia di eguale libertà di cui all'art. 8, comma 1 della Costituzione. Né lo Stato può trincerarsi, per negare tale possibilità, dietro la difficoltà di elaborazione della definizione di confessione religiosa. Se da tale nozione discendono conseguenze giuridiche, è infatti inevitabile e doveroso che gli organi deputati se ne facciano carico, restando altrimenti affidato al loro arbitrio il riconoscimento di diritti e facoltà connesse a tale qualificazione. ------------------------- In OLIR.it Consiglio di Stato. sentenza 18 novembre 2011 [http://www.olir.it/documenti/index.php?documento=5713]
Corte di Cassazione. Sezioni Unite Civili. Sentenza 28 giugno 2013, n. 16305: "Rifiuto opposto ad un’associazione di orientamento ateistico all'apertura di trattative per un’intesa ex art. 8, 3 comma, Cost.".
Il 18 novembre 2011 il Consiglio di stato ha accolto il gravame interposto dall'UAAR e ha annullato con rinvio la pronuncia di primo grado.
Il Consiglio dei Ministri e il suo Presidente, rappresentati dall'avvocatura dello Stato, hanno proposto tempestivo ricorso per cassazione, sostenendo l'inammissibilità dell'originario ricorso.
2) Nei precedenti gradi di giudizio sono rimaste contumaci le confessioni religiose intimate, alle quali il ricorso è stato notificato. In relazione alla sopravvenuta definizione di nuove intese ex art. 8 Cost., non v'è materia per integrare il contraddittorio, non sussistendo ipotesi di litisconsorzio necessario.
3) Il ricorso dell'avvocatura erariale denuncia il difetto assoluto di giurisdizione e lamenta violazione e/o falsa applicazione dell'art. 31 r.d. n. 1054/24 (ora art. 7, co. 1, ultimo periodo d.lgs n. 104/2010), che reca: "Non sono impugnabili gli atti o provvedimenti emanati dal Governo nell'esercizio del potere politico".
Considerato indiscusso il requisito soggettivo dell'atto, in quanto proveniente dal Consiglio dei Ministri, il ricorso desume la sussistenza del requisito "oggettivo" dalla circostanza che l'art. 8 Cost. (“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze") è, al c. 3, norma sulla produzione giuridica.
Le intese sarebbero pertanto una "condizione di legittimità costituzionale".
finalizzata all'emanazione di una legge, e non "negozi" valutabili "sotto il profilo della conformità a preesistenti regole giuridiche".
3.1) Parte ricorrente afferma che, anche dopo la stipula di un'intesa, il Governo è libero di non darvi ulteriore corso in sede legislativa e ne inferisce la insussistenza di un obbligo di avviare le trattative.
Aggiunge che, a prescindere dalle intese, le confessioni religiose sono libere di organizzarsi, sicchè la mancanza dell'intesa non compromette la garanzia di eguale libertà.
Il nucleo della controversia è costituito dalla qualificazione come atto politico del provvedimento che nega l'inizio della trattativa, a cagione della non qualificabilità dell'associazione istante come confessione religiosa.
La nozione di atto politico, atto costituzionale di cui in passato la dottrina ha indagato approfonditamente gli aspetti teorici, viene attualmente interpretata in senso molto restrittivo.
4.1) La Corte costituzionale, riprendendo significativi spunti contenuti nella sentenza n. 103/93, ha avuto modo di recente di precisare che l'esistenza di aree sottratte al sindacato giurisdizionale, pur essendo innegabile, va confinata entro limiti rigorosi. Ha affermato che: "gli spazi della discrezionalità politica trovano i loro confini nei principi di natura giuridica posti dall'ordinamento, tanto a livello costituzionale quanto a livello legislativo; e quando il legislatore predetermina canoni di legalità, ad essi la politica deve attenersi, in ossequio ai fondamentali principi dello Stato di diritto. Nella misura in cui l'ambito di estensione del potere discrezionale, anche quello amplissimo che connota un'azione di governo, è circoscritto da vincoli posti da norme giuridiche che ne segnano i confini o ne indirizzano l'esercizio, il rispetto di tali vincoli costituisce un requisito di legittimità e di validità dell'atto, sindacabile nelle sedi appropriate (Corte Cost.5 aprile 2012 n.81)".
4.2) E' stato notato che il Consiglio di Stato (C.S. n.4502/11; 2718/11) ha distinto gli atti politici quale espressione della libertà (politica) riconosciuta dalla Costituzione ai supremi organi decisionali dello Stato per la soddisfazione di esigenze unitarie ed indivisi bili ad esso inerenti e, quindi, liberi nella scelta dei fini, dagli atti di alta amministrazione che, seppure espressione di ampia discrezionalità, sono comunque soggetti, ex art. 113 cost., al sindacato giurisdizionale. Ha in tal modo marcato la residualità dell'atto (costituzionale) politico.
4.3) Anche la giurisprudenza delle Sezioni Unite (cfr SU n. 11263/06; 1170/00; 21581/11) ha confinato in margini esigui l'area della immunità giurisdizionale, da escludere allorquando l'atto sia vincolato ad un fine desumibile dal sistema normativo, anche se si tratti di atto emesso nell'esercizio di ampia discrezionaIità.
Se è vero che questo indirizzo è stato sorretto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, (sez. grande chambre, 14/12/2006, n. 1398, fattispecie relativa alla guerra del Kosovo), va tuttavia evidenziato non solo che questa pronuncia è stata corredata da opinioni dissenzienti, ma anche che la – pur dubbia – politicità estrema della casistica in materia bellica funge da chiave di lettura in senso riduttivo degli ambiti sottratti alla giurisdizione.
Da più sentenze, ha notato la relazione dell'ufficio del Massimario, con osservazione che merita di essere ripresa, si evince che "la Corte europea dei diritti dell'uomo riconosce ad ogni confessione un interesse giuridicamente qualificato per l'accesso agli status promozionali, anche su base pattizia; impone alle autorità nazionali di predisporre criteri di accesso non discriminatori e di adottare congrue motivazioni d'esercizio; ammette il sindacato giurisdizionale sulla ragionevolezza dei criteri predisposti e sull'idoneità delle motivazioni adottate, in funzione di tutela della posizione soggettiva incisa" (CEDU, 31 luglio 2008, n. 40825/98; 19 marzo 2009, n. 28648/03; 30 giugno 2011, n. 8916/05; 9 dicembre 2010, n. 7798/08; 6 novembre 2008, n. 58911/00).
5.1) In secondo luogo va escluso che abbia portata decisiva un passaggio della sentenza 346/2002 della Corte costituzionale, con la quale, sulla scia di Corte Cost. 195/93, fu dichiarata incostituzionale una normativa regionale nella parte in cui condizionava l'erogazione dei contributi a favore delle confessioni religiose al requisito dell'avere queste stipulato un'intesa con lo stato, ai sensi dell'art. 8, 3° comma, Cost.
La Corte costituzionale in quella sede rilevò che nella stipulazione delle intese il governo "non è vincolato oggi a norme specifiche per quanto riguarda l'obbligo, su richiesta della confessione, di negoziare e di stipulare l'intesa".
Su questa constatazione non vi può essere dubbio, giacchè manca, tuttora, la sede propria di queste norme, cioè una legge generale sul fenomeno religioso.
E' opinione diffusa che se una legislazione siffatta esistesse, il sistema delle garanzie generali ne uscirebbe rafforzato, poiché essa riguarderebbe ogni manifestazione collettiva del sentimento religioso e farebbe affievolire il tentativo (o il pericolo) di conquista, tramite le intese, di discipline privilegiate.
E' stato autorevolmente osservato che risponde a un'illusione positivistico-legalistica pretendere in ogni caso l'intervento legislativo: vi sono infatti
principi fondamentali che sono immanenti nell'ordinamento senza essere stati posti espressamente; esistono inoltre – e sono rilevanti in sede giurisdizionale -principi costituzionali che informano le singole discipline e danno sostanza a diritti e interessi.
AI tempo stesso i rapporti tra Stato e confessione religiosa sono regolati secondo un principio pattizio, con la stipula delle intese.
Il concetto è gravido di significati: come è stato insegnato da attenti studi, si devono garantire contemporaneamente, di regola tramite le intese: l'indipendenza delle confessioni nel loro ambito, nell'accezione più estesa; il loro diritto di essere ugualmente libere davanti alla legge; il diritto di diversificarsi l'una dall'altra; ma anche la garanzia per lo Stato – ecco il senso della regolamentazione dei rapporti – che l'esercizio dei diritti di libertà religiosa non entri in collisione, per quanto è possibile, con le sfere in cui si manifesta l'esercizio dei diritti civili e del principio solidaristico cui ogni cittadino è tenuto.
La Corte costituzionale ha già detto (v. ancora C. Cost. 346/02) che all'assenza, nell'ordinamento, di criteri legali precisi che definiscano le «confessioni religiose» si può sopperire con i "diversi criteri, non vincolati alla semplice autoqualificazione (cfr. C. Cost. sentenza n. 467 del 1992), che nell'esperienza giuridica vengono utilizzati per distinguere le confessioni religiose da altre organizzazioni sociali". E ancor prima (C. Cost. 195/93) aveva ritenuto che la natura di confessione può risultare "anche da precedenti riconoscimenti pubblici, dallo statuto che ne esprima chiaramente i caratteri, o comunque dalla comune considerazione" .
E' nel giusto quindi la sentenza impugnata quando sostiene che rientra tutt'al più nell'ambito della discrezionalità tecnica l'accertamento preliminare relativo alla qualificazione dell'istante come confessione religiosa.
Il procedimento di cui all'art. 8 è in funzione, come ha sottolineato il . procuratore generale in udienza, della difesa delle confessioni religiose dalla lesione discriminatoria che si potrebbe consumare con una immotivata e incontrollata selezione degli interlocutori confessionali; è in funzione anche della migliore realizzazione di quell'equilibrio di valori che si è prima tentato di tratteggiare.
Nè lo Stato può trincerarsi dietro la difficoltà di elaborazione della definizione di religione. Se dalla nozione convenzionale di religione discendono conseguenze giuridiche, è inevitabile e doveroso che gli organi deputati se ne facciano carico, restando altrimenti affidato al loro arbitrio il riconoscimento di diritti e facoltà connesse alla qualificazione.
AI di là di questa circostanza, pure non priva di riflessi, va ribadita la distinzione: l'apertura della trattativa è dovuta in relazione alla possibile intesa, disciplinata, nel procedimento, secondo i canoni dell'attività amministrativa; la legge di approvazione segue le regole e le possibili vicende, ordinarie o conflittuali, proprie degli atti di normazione.
Per la decisione della causa è sufficiente stabilire che le variabili fattuali della seconda fase non incidono sulla natura della situazione giuridica che sta alla base della bilateralità pattizia voluta dal costituente. Negare la sindacabilità del
diniego di apertura della trattativa per il fatto che questa è inserita nel procedimento legislativo significa privare il soggetto istante di tutela e aprire la strada, come ha indicato il CdS, a una discrezionalità foriera di discriminazioni.
Così deciso in Roma nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite civili il 12 marzo 2013
dr Pasquale D'Ascola dr Roberto Preden
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