Source: https://it.scribd.com/document/99776697/Alpa-Danno-Contrattuale
Timestamp: 2019-10-21 02:08:04+00:00
Document Index: 72813755

Matched Legal Cases: ['art. 1147', 'art. 1149', 'art. 1153', 'art. 1227', 'art. 1231', 'art. 1223', 'art. 1224', 'art. 1225', 'art. 1226', 'art. 1227', 'art. 1228', 'art. 1229', 'art. 1224', 'art. 1224', 'art. 1226', 'art. 1284', 'art. 5', 'art. 1283', 'art. 2056', 'art. 1226', 'art. 1277', 'art. 1224', 'art. 1224', 'art. 1227']

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8170677_SOCI_00134996_2013_04_0411
Anno LXV Fasc. 2 - 2011
NOTE SUL DANNO CONTRATTUALE
Milano Giuffr Editore
Ordinario dellUniversit La Sapienza di Roma
SOMMARIO: 1. Una premessa. 2. La tradizione del diritto romano. 3. Il modello napoleonico. 4. Le origini dei modelli italiani (1837, 1865, 1942). 5. Il modello italiano attuale. 6. Il modello inglese. 7. Una lettura comparata di Picc, Pecl e Dcfr.
1. Il rinnovato interesse della Commissione europea per la raccolta in un quadro sistematico di princpi inerenti il diritto privato per il momento circoscritta al diritto contrattuale e alla vendita (1) costituisce una ulteriore sollecitazione allesame del testo del Draft common frame of reference (2) e delle opere che hanno preceduto e accompagnato e seguito la sua pubblicazione, dapprima come progetto , poi come outline edition e poi come testo commentato. Mi riferisco in particolare al commento, pubblicato in pi volumi, a cura dello Study group on a european civil code (3), alle indagini sulla terminologia e sui princpi del diritto privato europeo (4), ai trattati e ai saggi via via apparsi sulle riviste nonch alle relazioni congressuali (5).
(1) Libro verde della Commissione sulle opzioni possibili in vista di un diritto europeo dei contratti per i consumatori e le imprese, Com (2010) 348 def., del 1.7.2010. (2) V. VON BAR-CLIVE-SCHULTE NOLKE, Principles, Denitions and Model Rules of European Private Law. Draft Common Frame of Reference, Monaco, 2009. (3) Monaco, 2009-2010. (4) European Contract Law. Materials for a Common Frame of Reference: Terminology, Guiding Principles, Model Rules, Monaco, 2008. (5) Sul punto v. in particolare ALPA-ANDENAS, Fondamenti del diritto privato europeo, Milano, 2005; ed. riveduta Grundlagen des Europaischen Privatrechts, Heidelberg, 2009.
366 Tra gli argomenti di grande spessore che si sono affrontati campeggia quello del risarcimento del danno in caso di inadempimento contrattuale. Il tema centrale nella teoria del contratto, della responsabilit e del danno, per dare alle cose un nome secondo le categorie utilizzate da dottrina e giurisprudenza dellEuropea continentale. Nellesperienza inglese si preferisce collocare la problematica nellmbito dei remedies, oltre che nellmbito della trattazione dei singoli istituti. A questo proposito utile sottolineare che la redazione di un testo di princpi volto a regolare il risarcimento del danno contrattuale non soddisfa soltanto le necessit a cui si fa riferimento quando si vuol giusticare lopportunit di introdurre uno strumento opzionale o, come si dice da parte di qualcuno il ventottesimo modello giuridico dellUnione , ma soddisfa anche una esigenza ulteriore, additiva, e certo non trascurabile: quella di trovare allinterno di ogni modello unarmonia sufciente per renderlo decifrabile ai suoi giuristi, e, allesterno di essi, regole in cui si possano comporre, combinandoli, princpi comuni, e, ove tali princpi non siano rinvenibili, princpi nuovi accettabili da parte di tutti gli esponenti degli interessi incisi. Largomento introdotto, come si vede, con molte cautele. La ragione semplice: il risarcimento del danno contrattuale considerato particolarmente complesso, e la materia vanta un retroterra nobile, ma veramente intricato. A partire dal diritto romano classico, attraverso i millenni, si sono infatti alternate teorie, soluzioni, tendenze che trovano espressione sia nei testi dei codici civili dellEuropa continentale, sia nella case law inglese, sia nellamplissima elaborazione dottrinale e giurisprudenziale. La storia sempre utile, ma in questo campo assolutamente imprescindibile, perch ci spiega lorigine dei termini e dei princpi oggi utilizzati nelle diverse esperienze e il radicamento di convinzioni, pregiudizi, differenze che ostacolano la individuazione di linee comuni, di soluzioni ravvicinate, di modelli normativi condivisibili. Se si volesse arricchire questo discorso con un apparato bibliograco compiuto e una rassegna di casi adeguata, a questo argomento si dovrebbero dedicare parecchi volumi, piuttosto che non poche pagine riassuntive ed elementari come queste predisposte per una relazione seminariale. Ma anche se esaminato in termini elementari, il tema non perde il suo fascino particolare, perch costi-
367 tuisce uno spicchio della problematica pi generale, che riguarda i criteri di imputazione della responsabilit contrattuale, le restituzioni, le conseguenze dellinadempimento e quindi incide direttamente sulle operazioni economiche compiute mediante il ricorso al contratto, sia da parte dei privati, sia da parte degli imprenditori, sia da parte di soggetti con status differenziato. Per avviare il discorso conviene svolgere ancora qualche considerazione di carattere generale. Di solito nei codici civili la materia afdata a regole di natura generale; le disposizioni non sono dettagliate, ed in aggiunta esse includono termini che ben si possono denire clausole generali o espressioni molto elastiche. Il che d luogo a due conseguenze di non poco momento: linterprete si trova di fronte ad una materia da plasmare proprio perch le direttive che deve seguire sono piuttosto vaghe; in aggiunta, allinterprete afdato un ampio potere di valutazione equitativa del danno. Perci gli mbiti della sua discrezionalit sono assai lati. Questi poteri sono al tempo stesso delimitati dalle prove, ma rafforzati dalle presunzioni. Vi sono poi aspetti che connotano specicamente singole esperienze che appaiono poco conciliabili con i caratteri peculiari dei modelli concorrenti con i quali dovrebbero collaborare a formare un quadro comune di riferimento . Ecco qualche esempio. Quasi in tutte le esperienze escluso il risarcimento dei danni punitivi (o esemplari); in alcune di esse questa gura si nasconde sotto denominazioni e forme variegate; in altre esperienze essi sono ammessi. Quasi in tutte le esperienze consentita determinazione convenzionale del danno in termini di clausola penale; ma vi sono esperienze in cui la clausola penale distinta da altri tipi di clausole, ed occorre fare complessi esercizi esegetici per distinguere le clausole conformi alla legge e quelle invece considerate nulle. Ed inne, nel common law, ammessa la scelta afdata al debitore tra adempimento e inadempimento con risarcimento del danno, mentre nelle esperienze continentali linadempimento volontario sanzionato con lobbligo di risarcire anche il danno imprevedibile. Queste divergenze (tra le tante che si poterebbero declinare) non hanno scoraggiato i compilatori dei princpi Unidroit, dei Principles of european contract law e del Draft common frame of reference, che sono addivenuti a proposte, per lo pi uniformi, di
368 regole applicabili in materia di contratti e quindi anche di danno contrattuale. Per porre in evidenza le difcolt incontrate dai giuristi appartenenti ai diversi gruppi di lavoro, e degli interpreti che si sono cimentati in questa fatica, occorre ricostruire il percorso, come se fosse un sottile lo rosso, di questa problematica e scorrere le varie fasi in cui si articolata. 2. Il diritto romano e la tradizione medievale offrono pagine irte di difcolt. Vi si sono dedicati, tra altri, giuristi illustri come Jhering, Mommsen e Kaser: il debitore obbligato ad adempiere, e se non adempie la sua condanna diventa inevitabile; il diritto romano per presenta condanne diverse, secondo la formula applicata. La pi frequente, nelle azioni ex stipulatu e in quelle ex testamento certi, era quanti ea res est , corrispondente al puro valore della cosa che doveva essere data; nei bonae dei iudicia dominava linteresse del creditore ( id quod interest ) e la condanna consisteva nel quidquid... dare facere oportet . Linteresse gi allora era distinto a seconda dei casi nellinteresse positivo, consistente nel vantaggio economico che avrebbe acquisito il creditore dal contratto adempiuto, e nellinteresse negativo, consistente nella collocazione del creditore nella situazione anteriore alla conclusione del contratto. Spiega Arangio Ruiz che la giurisprudenza era oscillante tra i due orientamenti, cos come era incerta nellincludere nel risarcimento del danno, cio nellid quod interest, anche il lucro cessante oltre al danno emergente; il danno doveva essere per diretto e non poteva superare (per volere di Giustiniano) il doppio del valore della cosa (6). In ogni caso vi era identit tra id quod interest e interesse positivo; linteresse negativo si risarciva solo quando la parte faceva valere lazione di responsabilit per dolus in contrahendo (7). Un grande studioso di diritto romano, Silvio Perozzi, chiarisce in modo esemplare le questioni che afiggevano i giuristi romani a proposito dellobbligo imposto allautore di risarcire il danno (8): [...] Qui conviene fare unavvertenza fondamentale. Nei diritti odierni sancito il principio generale che chi ha per sua colpa
(6 ) (7) (8) ARANGIO-RUIZ, Istituzioni di diritto romano, Napoli, 1943, p. 389 s. TALAMANCA, Istituzioni di diritto romano, Milano, 1990, p. 658. PEROZZI, Istituzioni di diritto romano2, Roma, 1928, p. 158 s.
369 cagionato un danno ad altri deve risarcirlo. Nel risarcimento del danno si pone anche la sanzione dei diritti di credito. Di qui la straordinaria importanza che ha assunto in codesti diritti la teoria del risarcimento del danno. Al diritto romano ignoto luno e laltro principio. Nessuna azione romana esprime coi termini della comdemnatio che il giudice deve condannare il convenuto a risarcire il danno. Le formule quod aequius melius erit, quanti ea res est, quid quid N.N.A.A. dare facere praestare oportet, che sono le pi late, non signicano: ordine di condannare a risarcire. Fu la giurisprudenza a determinare che in certe azioni il giudice deve in base a codeste formule ordinare il risarcimento . Il risultato dellazione era altro: in particolare la restituzione, oppure il recupero del prezzo commerciale della cosa, o il recupero del valore della cosa. [...] Quindi la teoria del risarcimento del danno di origine e caratteri moderni. Vi si trovano per accostati fatti ed idee, cio, oltre a quella di danno [...], di rapporto di causalit fra latto e il danno, di colpa, di risarcimento, che meritano di essere considerate insieme . quindi dalla manipolazione delle regole del diritto romano che nascono le moderne regole di risarcimento del danno. Intanto, occorre tener conto del fatto che alla ne del Settecento i giuristi si trovano di fronte ad un divario: o applicare direttamente le regole del diritto romano (giustinianeo) o tener conto del diritto intermedio. Anche il diritto intermedio pone molti problemi, essendo afdato al principio della pluralit degli ordinamenti e al particolarismo. Accanto alla disciplina locale, con cui si governavano anche i rapporti tra privati attraverso gli statuti, occorre tener conto del diritto longobardo e del diritto canonico, che pure ha inciso sulla evoluzione del diritto civile. In pi, trattandosi di uno spazio temporale di quasi quindici secoli, la tradizione del diritto romano si era via via modellata sulla interpretazione dei glossatori, dei commentatori, dei culti , nella contrapposizione tra mos italicus e mos gallicus. Insomma non era facile ai giuristi del Seicento e del Settecento, ma neppure a quelli dellOttocento, individuare regole di tenore univoco basandosi sulle fonti romanistiche. Secondo una ricostruzione (9), nel periodo intermedio si erano
(9 ) 441 ss. VOLANTE, Il sistema contrattuale del diritto comune classico, Milano, 2001, p.
370 proposte tre diverse interpretazioni della formula id quod interest: (i) il valore della prestazione come convenuto dalle parti, (ii) il valore di mercato della prestazione (cio della cosa o del servizio), (iii) il valore attribuito alla prestazione dal creditore. Tra i giuristi pi acclamati, Azone identicava lid quod interest con il fatto stesso del danno provocato al creditore dallillecito della controparte o di un terzo. Jacques de Rvigny, criticando questa nozione di danno, riteneva al contrario che lid quod interest non fosse un fatto (cio la privazione patrimoniale oggettiva subta dal creditore), ma la quanticazione del danno determinato dallinadempimento nella prospettiva della tutela dellinteresse del creditore (c.d. interesse singulare). In questo senso il danno non veniva a coincidere con il prezzo di mercato e neppure con il prezzo convenuto dalle parti, ma assumeva connotati soggettivi, corrispondeva cio a quanto stimato dal creditore. In questo modo si superava anche la differenziazione del calcolo dellinteresse correlata alle diverse tipologie contrattuali, perch la regola aveva tenore universale. Questa tesi non ebbe successo. Non fu accolta neppure dallallievo di Rvigny, Belleperche, che prefer tornare alla distinzione tripartita dellinteresse. E daltra parte, n tanto che si distinguono le obbligazioni di fare da quelle di dare, non possibile assegnare la medesima soluzione a tutti i casi che si possono offrire allinterprete. Nonostante il grande impegno dei glossatori e dei loro successori nel denire i conni del danno contrattuale, e nonostante che gli statuti avessero integrato e modicato le regole giustinianee come interpretate dai giuristi dellet di mezzo, le regole originarie ebbero il sopravvento: il diritto romano ha nito per trionfare , osservava Schupfer nel suo libro su Il diritto delle obbligazioni in Italia nellet del Risorgimento (10). 3. Proprio riprendendo le fonti del diritto romano denite in modo perentorio la loi gli interpreti francesi cominciano ad impiegare la formula danni-interessi ( dommages-intrets ) (11).
(10) SCHUPFER, Il diritto delle obbligazioni in Italia nellet del Risorgimento,vol. I, Torino, 1911, p. 266. (11) GIRARD, Manuale elementare di diritto romano, trad. it., Milano, Roma, Napoli, 1909, p. 658 ss.
371 Poich i giuristi francesi contemporanei si interrogano sul signicato di questa endiadi, e si chiedono se si debbano separare i danni dagli interessi, pu essere utile chiarire che lespressione interessi usata dai romani non riguardava gli interessi monetari, ma, come si precisato, linteresse del creditore, cio il bene della vita a cui tende la sua pretesa. Molti sono perci gli equivoci che si sono addensati su questa formula, dovuti anche al fatto che un conto linadempimento di una obbligazione di dare una somma di danaro che fa maturare interessi , altro conto linadempimento di una obbligazione di fare; un conto un debito di valuta, altro conto un debito di valore. E gli interessi si dividono poi in diverse categorie, come si dir appresso. Per risalire alle origini della codicazione napoleonica occorre, come al solito, documentarsi con le pagine di Domat e di Pothier, dalle cui frasi i compilatori hanno tratto spesso di sana pianta il contenuto delle disposizioni del code civil. Con molta chiarezza e semplicit Domat (12) dice che chi non adempie le convenzioni tenuto ai danni e interessi a favore dellaltra parte, secondo la natura della convenzione, secondo la qualit dellinosservanza, e le altre circostanze . In altra sezione (la sesta) di questa parte Domat aggiunge per che la risoluzione per mancata esecuzione della prestazione importa le restituzioni e il risarcimento di danno ed interessi (13). Pothier, nel suo Trait des obligations selon les regles tant du for de la conscience, que du for extrieur (14), spiega che si denomina dommages et intrets la perdita che qualcuno ha subto e il guadagno che ha mancato di fare , come insegna il diritto romano, cio L.13 ff. Rat. rem hab. Quantum mea interfuit; id est, quantum mihi abest, quantum lucrari potui . Dommages et intrets dunque indica sia il danno emergente sia il lucro cessante. Vien fatto quasi naturale sposare il danno emergente con dommages e il lucro cessante con intrets . Anche Pothier fa riferimento ai diversi tipi di obbligazione, e fa appello alla moderazione nella stima dei danni accollati al debitore. Vi una connessione causale
(12) DOMAT, Le leggi civili nel loro ordine naturale, trad. it., Napoli, 1796, I, p. 241, par. I, lib. I, tit. I, sez. III. (13) DOMAT, op. cit., p. 279. (14) POTHIER, Trait des obbligations selon les regles, tant du for de la conscience, que du for extrieur, Paris, Orlans, 1768, I, p. 176 ss.
372 tra inadempimento e danno, occorre valutare la colpa del debitore, lassenza di cause di forza maggiore e la prevedibilit del danno. I danni imprevedibili possono essere risarciti solo in caso di dolo del debitore. Da queste formule semplici nascono le regole sulle quali poggia ancor oggi tutto il diritto continentale. Le parole di Domat e di Pothier sono quindi traslate nel testo con forza di legge e sono collocate nel libro III, sui contratti o delle obbligazioni convenzionali, dopo la disciplina della obbligazione di dare, di fare o di non fare, nella sezione IV del tit. III, intitolata des dommages et intrets resultants de linxecution de lobligation . Lart. 1147 del code civil recita perci: le dbiteur est condamn, sil y a lieu, au paiement des dommages et intrets sia nel caso di mancata esecuzione sia nel caso di ritardo nella esecuzione; lart. 1149 precisa che les dommages et intrets dus au crancier sont, en gnral, de la perte quil a faite et du gain dont il a t priv . Dommages et intrets dunque la formula magica che comprende sia il danno derivante dalla mancata esecuzione di una prestazione di fare o di non fare sia la mancata prestazione di una obbligazione di dare. Anche per le obbligazioni di dare non si parla solo di interessi, ma di dommages et intrets. Lart. 1153 chiaro al riguardo: dans les obligations qui se bornent au paiement dune certaine somme, le dommages et intrets resultant du rtard dans lexcution ne consistent jamais que dans la comdamnation aux intrets xes par la loi; sauf les rgles particulires au commerce et au cautionnement . Le disposizioni del code civil ovviamente debbono essere assoggettate ad interpretazione e le formule semplici diventano complesse nel corso del tempo. Per la verit la discussione al Tribunato pressoch inesistente, e nei Motifs si sottolinea che la materia estremamente difcile da trattare (15). La vaghezza dei termini, che circoscrivono un campo molto ampio, la variet delle circostanze che si possono venire a creare consentono agli interpreti di sbrigliare la loro fantasia e la loro abilit esegetica. I casi sono inniti, ci avverte a pochi anni dalla pubblicazione del code civil la. de La Clef des Lois Romaines ou Dictionnaire
(15) Code civil des Franais, V, Paris, an XII, 1804, V, p. 115.
373 analytique et raisonn de toutes les matires contenues dans le Corps de Droit, Metz, 1809; a suo parere la difcolt di liquidare i danni e gli interessi deriva non dal diritto, ma dal fatto e il giudice, non vedendo sempre con chiarezza quali possano essere i danni e gli interessi che una parte pu pretendere giustamente nei confronti dellaltra, tende a ridurli quanto pu . Le fonti romane continuano ed essere la chiave di volta della materia e gli esponenti della Scuola dellesegesi si volgono ad esse per interpretare il testo del codice. Ecco due esempi signicativi. Toullier (16) cita il passo di Paolo da cui stata tratta la formula dei danni-interessi , e spiega che danni e interessi, nellinadempimento delle obbligazioni pecuniarie, consistono negli interessi stabiliti dalla legge , salve le regole particolari del commercio, e si sofferma sulla applicazione giurisprudenziale del codice. BaudryLacantinerie e Barde (17) precisano che il danno deve comprendere la perdita subta (damnum emergens) e il lucro mancato (lucrum cessans); e aggiungono: questi due elementi, dicono la maggior parte degli autori, sono rappresentati nellespressione stessa di risarcimento di danni-interessi (danno, damnum; interessi, lucrum), che conterrebbe in tal modo quasi una denizione dellindennit di cui si tratta. Ma molto probabile che la parola lucro, aggiunta allespressione danno, costituisca semplicemente una ridondanza come se ne trovano spesso nello stile degli antichi notai . E distinguono poi i danni compensativi, per mancata esecuzione della prestazione, e i danni moratori, per il ritardo nel pagamento di una somma di danaro. 4. Le formule napoleoniche passano nei codici italiani preunitari, in particolare nel codice albertino (artt. 1237, 1240) del 1837 e poi nel codice civile unitario (art. 1227) del 1865. Nel testo del codice civile unitario cade lendiadi danni e interessi, e si parla solo di danni, mentre di interessi si parla a proposito delle obbligazioni che hanno ad oggetto una somma di danaro. La dottrina e la giurisprudenza continuano invece ad usare sia lespressione danni e interessi sia lespressione danni-interessi . Il codice prevede
(16) TOULLIER, Droit civil franais, Bruxelles, 1837, III, p. 530. (17) BRAUDRY-LACANTINERIE-BARDE, Trattato di diritto civile. Delle obbligazioni, trad. it., I, Milano, s.d., p. 496 ss.
374 che gli interessi per il ritardo nel pagamento di una somma di danaro sono dovuti nella misura del tasso legale (art. 1231) salva diversa pattuizione delle parti. Gli interessi sono dovuti senza che il creditore debba dare alcuna giusticazione. In ogni caso, il danno da risarcire dato dallinteresse positivo. Assai diversa la trattazione nel codice civile austriaco del 1811 (1816 nelle province italiane), in cui si precisa, al 912, che qualche volta il creditore pu, oltre il debito principale, domandare dal suo debitore anche le prestazioni accessorie. Queste consistono nelle accessioni e nei frutti della cosa principale; neglinteressi o convenuti, o da pagarsi per la mora del debitore; o nel risarcimento del danno cagionato, o di quanto importa al creditore di non essersi debitamente adempita lobbligazione; nalmente nellimporto che una delle parti si fosse per questo caso stipulato ; e al 1293, in materia di danno extracontrattuale, si distingue dal danno il lucro cessante, che ci si aspetta secondo il corso ordinario delle cose, e si distingue tra indennit (con cui si risarcisce il danno emergente) e pieno soddisfacimento (con cui si risarcisce anche il lucro cessante); le due voci non sono per unite in modo indissolubile. Infatti il 1324 prevede il risarcimento del lucro cessante solo in caso di dolo e di negligenza evidente. Il codice civile tedesco ancora pi dettagliato e preciso, perch ai 241 ss.; al 249 dispone che chi tenuto al risarcimento dei danni deve ristabilire lo stato che esisterebbe se non si fosse vericata la circostanza che obbliga al risarcimento; al 252 dispone che il danno comprende anche il lucro cessante, e per tale deve intendersi il lucro che poteva con probabilit attendersi secondo il corso ordinario delle cose o secondo le speciali circostanze, in specie, secondo le misure e i provvedimenti presi; al 253 dispone che il danno non patrimoniale pu essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge. La collocazione della materia nei rapporti di debito. Regole speciali si prevedono per il risarcimento del danno derivante da unazione illecita diretta contro la persona, danno che si estende ai pregiudizi per il guadagno o il benessere del danneggiato ( 842) e, nel caso di lesione del corpo o della salute o di privazione della libert, loffeso ha diritto al risarcimento in danaro anche per il danno che non danno patrimoniale ( 847). Il testo del BGB non fa che riprodurre le conclusioni cui era pervenuta la dottrina tedesca proprio negli anni della sua redazione.
375 Nelle Pandette di Dernburg (18) si precisa che in caso di inadempimento delle obbligazioni il danno composto di due voci, il damnum emergens e il lucrum cessans, il primo facilmente accertabile, il secondo deve essere determinato in una quantit pi o meno problematica: la certezza non pu essere richiesta, non pu di regola essere raggiunta, ma le semplici illusioni di un guadagno neanche vanno considerate. Il diritto non tien conto delle fantasie ; in altri termini il creditore deve dimostrare di aver preso particolari disposizioni che presentavano fondata speranza di fargli realizzare il lucro che assume aver perduto. Di fronte a questo quadro variegato, la dottrina italiana, a partire dalla met dellOttocento, ha iniziato ad elaborare le sue categorie giuridiche tenendo conto del diritto romano, del diritto francese, della rielaborazione del diritto romano effettuato dalla dottrina tedesca. Il diritto di matrice francese interpretato mediante le categorie elaborate dalla Pandettistica. Sicch negli anni Trenta del Novecento, quando si manifesta pi forte lesigenza di rinnovare il codice civile, il clima culturale favorevole non tanto a proporre una crasi tra la tradizione romana, quella francese e quella tedesca, ma ad innovare le regole, redigendole in modo pi chiaro e collocandole nel testo con un ordine sistematico. Non tutti i problemi erano per risolti. Proprio negli anni antecedenti alla nuova codicazione (del 1942) si era aperto il dibattito sulla risarcibilit del danno morale contrattuale. Lipotesi fu scartata dalla dottrina prevalente, sia perch linadempimento contrattuale non doveva essere considerato sotto la luce della sanzione, sia perch il codice del 1865 nulla diceva al riguardo e quindi la sua inclusione nellarea del danno risarcibile avrebbe gravato il debitore in modo eccessivo. Anche i giuristi italiani, comunque, tendevano ad adattare a modo loro le formule del diritto romano alle esigenze della vita moderna. Ancora negli anni vicini alla nuova codicazione, Nicola Stol, autore di un ponderoso e fortunato trattato di diritto civile, aveva modo di scrivere che levoluzione del diritto romano aveva portato all affermarsi del principio che il debitore il quale non adempie la sua obbligazione deve corrispondere al creditore una
(18) DERNBURG, Pandette, II, Diritto delle obbligazioni, trad. it., Milano, 1903, pp. 178-179.
376 somma di danaro che equivalga al vantaggio che gli avrebbe procurato ladempimento esatto, effettivo e tempestivo della obbligazione. E tale indennit costituisce appunto i danni-interessi (19). Giovanni Pacchioni precisava che il damnum emergens costituito da ogni diminuzione dei beni del creditore in causa dellinadempimento; lucrum cessans ogni valore che il titolare del patrimonio avrebbe potuto realizzare ove il suo debitore avesse adempiuto mediante la sua attivit gestoria: tutto ci che avrebbe potuto lucrare in conseguenza esclusiva o principale dellaumento patrimoniale che gli sarebbe stato causato dalladempimento che invece manc . Per rafforzare questa tesi richiama la tradizione romana, riluttante ad ammettere il risarcimento del lucrum cessans, concesso solo sulla base di una apposita richiesta rimessa alla discrezionalit del giudice: tale dunque doveva essere la regola anche per il diritto italiano vigente in allora (20). 5. La scelta dei compilatori (con la unicazione del codice civile e del codice di commercio) fu quella di collocare le regole della materia nellmbito della disciplina delle obbligazioni (artt. 1223 ss.), assegnando al danno extracontrattuale regole additive speciali (artt. 2056-2059); il risarcimento danno morale, inteso in senso restrittivo, si riconobbe solo in caso di illecito extracontrattuale. Il codice civile italiano dedica al risarcimento del danno contrattuale sette disposizioni. Inizia con il principio generale per il quale il danno si compone di due fattori, la perdita subta dal creditore e il mancato guadagno (art. 1223); il danno risarcibile deve essere diretto ed immediato; per le obbligazioni pecuniarie si prevede la corresponsione degli interessi legali dal giorno della mora e si riconosce il danno maggiore se il creditore ne d prova (art. 1224); il danno inoltre deve essere prevedibile al momento della conclusione del contratto (art. 1225); nellipotesi che esso non si possa provare nel suo preciso ammontare, si autorizza il giudice a liquidarlo con valutazione equitativa (art. 1226); si riduce il risarcimento per concorso colposo del creditore e del danno evitabile dal creditore usando lordinaria diligenza (art. 1227); il debitore ri(19) STOLFI, Diritto civile, Torino, 1932, III, p. 308. (20) PACCHIONI, Diritto civile italiano, p. II; Diritto delle obbligazioni, II, Dei contratti in generale, Padova, 1936, p. 217.
377 sponde anche del fatto doloso o colposo dei suoi ausiliari (art. 1228); le clausole di esonero da responsabilit per dolo o colpa grave sono nulle (art. 1229). Come si vede, le due voci di danno sono distinte, cos come sono distinti gli interessi connessi con linadempimento di obbligazioni pecuniarie. Nella relazione del Ministro guardasigilli (n. 572) si ricollegano le due voci al damnum emergens e al lucrum cessans, e si insiste sul nesso causale tra inadempimento e danno, cio sul fatto che il danno risarcibile deve essere conseguenza immediata e diretta dellinadempimento, e deve essere prevedibile al momento in cui sorta lobbligazione. I poteri discrezionali del giudice sono pi ampi nella valutazione del lucro cessante. Non sono ammessi i danni morali. Giurisprudenza e dottrina italiane hanno precisato con qualche dettaglio le formule ampie che la tradizione ci ha consegnato: il creditore deve essere messo nella medesima situazione economica nella quale si sarebbe trovato se il fatto illecito non si fosse vericato; la somma liquidata deve essere equivalente alleffettivo valore dellutilit perduta; il lucro cessante dato dal mancato accrescimento del patrimonio del creditore, il quale deve fornire al giudice elementi presuntivi circa limpiego specicamente progettato e concretamente predisposto che non si realizzato (21). sufciente una fondata e ragionevole previsione, non lassoluta certezza che il lucro si sarebbe vericato (22). Il danno, imputato sulla base della colpa, deve essere diretto e immediato nonch prevedibile, salvo nel caso di intenzionale inadempimento, che implica il risarcimento anche del danno imprevedibile. Per il danno risentito nella violazione di obbligazioni pecuniarie si ricorre allinteresse legale, salva la prova del maggior danno. Gli interessi si distinguono in moratori, se dovuti al ritardo nel pagamento di una somma di danaro; corrispettivi, per risarcire il creditore dalla mancata utilizzazione della somma di danaro; compensativi, dovuti al creditore indipendentemente da quelli moratori, al ne di ristabilire lequilibrio economico tra i contraenti (23). Per i debiti di valuta si esclude il cumulo di rivalutazione
(21) (22) (23) Cass., 7 luglio 1981, n. 4455, in Mass. Giust. civ., 1981, fasc. 7. Cass., 20 gennaio 1987, n. 495, in Mass. Giust. civ., 1987, fasc. 1. Cass., 19 agosto 1998, n. 8196, in Mass. Giust. civ., 1998, p. 1732.
378 monetaria e interessi legali; per ottenere di pi rispetto agli interessi legali il creditore deve dimostrare di aver subto un maggior danno. Il cumulo applicabile ai debiti di valore, perch la rivalutazione diretta a ripristinare il patrimonio precedentemente alla violazione e gli interessi hanno natura compensativa (24). La giurisprudenza ha sviluppato diverse presunzioni, dividendo per categorie sociologicoeconomiche i creditori (imprenditori, professionisti, consumatori), graduando cos lammontare del maggior danno; ci in considerazione dei fenomeni inattivi, ora in parte superati dalla adesione dellItalia al sistema delleuro (25). ora ammesso anche il risarcimento del danno morale contrattuale, in caso di vacanza rovinata, mobbing, stalking, lesione dellimmagine. In particolare ammesso il risarcimento del danno morale sub specie di danno esistenziale nel caso di responsabilit medica, ritenendosi in giurisprudenza la sussistenza di un rapporto contrattuale tra medico e paziente, anche se il medico dipendente della struttura sanitaria (26). Non sono ammessi i danni punitivi, neppure nellmbito della responsabilit extracontrattuale. A questo proposito ha osservato la Corte di cassazione che nel vigente ordinamento, alla responsabilit civile assegnato il compito precipuo di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subto la lesione, anche mediante lattribuzione al danneggiato di una somma di denaro che tenda a eliminare le conseguenze del danno subto, mentre rimane estranea al sistema lidea della punizione e della sanzione del responsabile civile ed indifferente la valutazione a tal ne della sua condotta. quindi incompatibile con lordinamento italiano listituto dei danni punitivi che, per altro verso, non neanche riferibile alla risarcibilit dei danni non patrimoniali o morali. Tale risarcibilit sempre condizionata allaccertamento della sofferenza o della lesione determinata dallillecito e non pu considerarsi provata in re ipsa. inoltre esclusa la possibilit di pervenire alla liquidazione dei danni in base alla considerazione dello stato di bisogno del danneggiato o della capacit patrimoniale dellobbligato (27).
(24) (25) (26) (27) Cass., Cass., Cass., Cass., 18 agosto 1998, n. 8165, in Mass. Giust. civ., 1998, p. 1727. 19 ottobre 1995, n. 10844, in Mass. Giust. civ., 1995, fasc. 10. 4 gennaio 2010, n. 13, in Mass. Giust. civ., 2010, p. 1. 19 gennaio 2007, n. 1183, in Mass. Giust. civ., 2007, p. 1.
379 Ma in materia di risarcimento del danno per linadempimento di obbligazioni pecuniarie la Corte di cassazione non ha ancora espresso un indirizzo unitario. Vi un orientamento che propugna il principio secondo il quale nelle obbligazioni pecuniarie il fenomeno inattivo non consente un automatico adeguamento dellammontare del debito, n costituisce di per s un danno risarcibile, ma pu implicare, ai sensi dellart. 1224 c.c. solo il riconoscimento in favore del creditore, oltre che degli interessi, del maggior danno che sia derivato dalla impossibilit di disporre della somma durante il periodo della mora, nei limiti in cui il creditore medesimo deduca e dimostri che un pagamento tempestivo lo avrebbe messo in grado di evitare o ridurre quegli effetti economici depauperativi che linazione produce a carico di tutti i possessori di danaro, posto che gli interessi moratori accordati al creditore dal 1 comma dellart. 1224 c.c. hanno funzione risarcitoria, rappresentando il ristoro, in misura forfetariamente, della mancata disponibilit della somma dovuta (28). Un altro orientamento prevede invece che quando il creditore sia un imprenditore commerciale e vi sia ritardo nel pagamento non sia necessaria la prova del maggior danno eguagliabile alla svalutazione monetaria perch si presume che in base allid quod plerumque accidit se vi fosse stato tempestivo adempimento la somma dovuta sarebbe stata utilizzata in impieghi antiinattivi (29). In un saggio recente, scritto da uno dei pi autorevoli giuristi italiani, Pietro Trimarchi ha rivisitato i problemi del danno contrattuale ricorrendo non solo a considerazioni di ordine logico e pragmatico, ma anche di ordine economico. In altri termini, la prospettiva da cui muove la., nellmbito di una pi ampia analisi dedicata ai rimedi messi a disposizione del creditore dallordinamento in caso di inadempimento del debitore (30), che per risolvere i problemi del risarcimento del danno occorre analizzare la funzione della responsabilit contrattuale, cio, trattandosi di materia contrattuale, dunque attinente ad operazioni economiche occorre vericare come le regole sulla responsabilit possano inuire sulle motivazioni degli operatori in modo d realizzare risultati di efcienza .
(28) (29) (30) Cass., 10 novembre 2009, n. 23744, in Mass. Giust. civ., 2009, p. 11. Cass., 31 maggio 2010, n. 13228, pubblicato su www.dejure.it. TRIMARCHI, Il contratto: inadempimento e rimedi, Milano, 2010, p. 83 ss.
380 Le funzioni della responsabilit contrattuale sono molteplici: stabilire un rapporto di ducia tra le parti, costituire un incentivo per il debitore, realizzare linteresse del creditore. Da questo punto di vista appare preferibile la teoria che privilegia il risarcimento dellinteresse positivo, essendo arduo, quasi in tutte le circostanze, dare la prova dellinteresse negativo. Secondo la. linadempimento non deve essere scoraggiato quando procuri al debitore inadempiente un vantaggio superiore al danno dellaltra parte (inadempimento efciente), perci il risarcimento non solo non deve essere inferiore, ma neppure deve essere superiore allinteresse positivo . Questa conclusione porta la. a ritenere che la regola secondo la quale linadempimento volontario implica anche il risarcimento del danno imprevedibile deve essere applicata con cautela e in via restrittiva (31). Questa soluzione avvicina dunque il modello italiano a quello inglese. La. si chiede se nel diritto italiano sia risarcibile linteresse negativo in alternativa a quello positivo. Se cio il creditore, anzich chiedere il prezzo della cosa o del servizio non acquisito e il lucro cessante, possa chiedere la restituzione del prezzo e il rimborso delle spese effettuate per preparare ladempimento della propria prestazione. La risposta negativa, perch il risarcimento una conseguenza dellinadempimento e quindi la questione rientra nel nesso causale; solo il risarcimento delle spese ragionevoli inutilmente affrontate economicamente giusticato e opportuno, quando linteresse leso non sia valutabile, o non sia facilmente valutabile, in danaro . In questo modo si stempera la distinzione tra interesse positivo e interesse negativo, posto che lart. 1226 c.c. consente ai giudici di valutare in modo equitativo, cio tenendo conto delle circostanze, il danno vantato dal creditore. La distinzione tra concezione reale (aestimatio rei) e concezione patrimoniale (id quod interest) appare alla. troppo schematica. La seconda si attaglia meglio della prima al sistema italiano, perch comprende il lucro cessante ed basata su criteri oggettivi, quindi facilmente vericabili, mentre la prima si afda a criteri soggettivi. Se per il creditore provvede ad una operazione sostitutiva in tempi vicini allinadempimento ragionevole considerare il prezzo concretamente pattuito come rappresentativo [...] di un prezzo di
(31) TRIMARCHI, op. cit., p. 180.
381 mercato non facilmente accertabile (32). Il creditore potr ottenere il risarcimento sperato solo se riuscir a dare la prova che avrebbe potuto ottenere altrimenti un vantaggio superiore. In questo senso, le regole stabilite dai princpi Unidroit, dai Pecl e dal Draft sono considerate in linea con il diritto italiano. Ancora. La. si chiede se quando la prestazione resa incompleta o difettosa si debba risarcire il minor valore di mercato della prestazione resa oppure rimborsare i costi necessari per completarla o eliminare i difetti. Egli ritiene che, al di l dei casi in cui il risultato delle due ipotesi venga a coincidere, si debba seguire il principio che articola il risultato tenendo conto delle diverse tipologie contrattuali. Nellappalto il debitore deve pagare il costo della regolare esecuzione, se lopera incompleta; se lopera completata ma difettosa, occorre temperare gli interessi contrapposti, senza dover gravare eccessivamente la posizione del debitore, e cos pure nella vendita. Ma occorre distinguere tra tipi di vendita, e in particolare considerare i rimedi che sono messi a disposizione del compratore se ha lo status di consumatore. Sulla perdita di chance dottrina e giurisprudenza sono incerte sulla sua iscrizione al danno emergente o al lucro cessante. La. sottolinea come la domanda sia oziosa, potendosi di volta in volta assegnare la chance alluna o allaltra categoria di danni; il problema della chance solo collegato con il nesso causale e con lonere della prova (33). Il risarcimento del danno nellinadempimento di obbligazioni pecuniarie per cui sono dovuti gli interessi legali dal giorno della mora non deve essere confuso con il maggior danno per il ritardo. Il saggio degli interessi legali varia se si applica lart. 1284 c.c. oppure il d.lgs. n. 231 del 2002 (art. 5) che attua la direttiva sui ritardi nei pagamenti (dir. Ce n. 35/2000). Il contrasto forte, e spetta alla giurisprudenza attenuarlo mediante laccertamento delle prove offerte dal creditore (34). Lart. 1283 c.c. sottrae il debitore al pagamento di interessi anatocistici; secondo la. questa regola giusticata perch altrimenti si esporrebbe il debitore ad un onere troppo gravoso, ma si deve applicare con ragionevolezza; ad es., gli
(32) (33) (34) TRIMARCHI, op. cit., p. 116. TRIMARCHI, op. cit., p. 150 ss. TRIMARCHI, op. cit., p. 154.
382 interessi anatocistici sono dovuti se il creditore, a sua volta, li ha pagati, sicch la norma non si applica nel caso di risarcimento del danno da ritardo effettivamente subto e sul danno effettivamente liquidato con sentenza. Secondo la giurisprudenza per i debiti di valore la rivalutazione monetaria e gli interessi costituiscono una componente dellobbligazione di risarcimento del danno e possono essere riconosciuti dal giudice anche dufcio ed in grado di appello, pur se non specicamente richiesti, atteso che essi devono ritenersi compresi nelloriginario petitum della domanda risarcitoria, ove non ne siano stati espressamente esclusi (35). In caso di illecito extracontrattuale gli interessi compensativi dovuti per il danno da ritardo non possono essere calcolati dalla data dellillecito sulla somma liquidata per capitale e rivalutata sino al momento della decisione, dovendo, invece, essere computati o con riferimento ai singoli momenti riguardo ai quali la somma equivalente al bene perduto si incrementa nominalmente, per effetto dei prescelti indici medi di rivalutazione monetaria, ovvero anche in base ad un indice medio, tenuto conto che la liquidazione del danno da ritardo rientra pur sempre nello schema liquidatorio di cui allart. 2056 c.c., in cui ricompresa la valutazione equitativa del danno stesso ex art. 1226 c.c. (36). In caso di inadempimento o di ritardato adempimento di unobbligazione avente ad oggetto una somma di denaro assoggettata, in quanto tale, alla disciplina dellart. 1277 c.c. la rivalutazione monetaria del credito pu essere riconosciuta solo a condizione che il creditore alleghi e dimostri, ai sensi dellart. 1224, comma 2, c.c., lesistenza del maggior danno derivante dalla mancata disponibilit della somma durante il periodo di mora, non compensato dalla corresponsione degli interessi legali nella misura predeterminata dallart. 1224, comma 1, c.c., rimanendo comunque esclusa la possibilit del cumulo tra rivalutazione monetaria ed interessi compensativi (37). La giurisprudenza per calcola la rivalutazione mediante il riferimento agli indici Istat dei prezzi al consumo, cumulandola con gli interessi, e quindi operando la rivalutazione sulla somma inizial(35) (36) (37) Cass., 30 settembre 2009, n. 20943, in Mass. Giust. civ., 2009, p. 9. Cass., 9 marzo 2010, n. 5671, in Mass. Giust. civ., 2010, p. 3. Cass., 3 giugno 2009, n. 12828, in Guida al diritto, 2009, p. 29.
383 mente ottenuta di anno in anno. Questa soluzione secondo la. era giusticabile anni fa, quando gli operatori economici erano esposti ad un altissimo tasso di inazione. Oggi per la situazione cambiata, e quei criteri non sono pi giusticati. Pertanto nel debito di valore lequivalenza pecuniaria deve essere determinata con riferimento al momento in cui il credito avente per oggetto il bene o il servizio sostituito dal credito del risarcimento in danaro, oppure al momento in cui divenuta possibile la sostituzione del bene o del servizio mancato. Gli interessi possono venire in considerazione solo nel tempo successivo nel quale mancata la somma di danaro ma non nel periodo in cui mancato il bene o il servizio, valori della vita che non producono interessi; per il periodo precedente si tiene conto della perdita di acquisto della moneta e quindi giusticata la rivalutazione automatica (38). 6. La regola fondamentale in materia di damages nel common law inglese che il danno deve essere inteso come misura del risarcimento e quindi ha funzioni meramente satisfattive (damages are compensatory). Non sono riconosciuti, pertanto, i punitive damages, che tendono, invece, a punire il danneggiante: il danno da considerare la perdita subta dallattore, non il lucro del convenuto. Il danno risarcibile (loss) comprende comunque la diminuzione patrimoniale arrecata dallinadempimento alla persona o ai beni del creditore, inclusa la perdita di guadagno per attivit economiche non condotte a buon ne; solo eccezionalmente sono riconosciuti i damages for non-pecuniary loss, in particolare per quanto riguarda il risarcimento del danno per injury to feelings, come nel caso di prestazione di servizi turistici rivelatisi disastrosi (39). Inne, nei casi in cui non vi sia loss, ad esempio perch la parte riuscita a reperire sul mercato, allo stesso prezzo, beni eguali a quelli che la parte inadempiente non le ha consegnato, il diritto inglese riconosce solo nominal damages. Il complesso di regole che riguarda il risarcimento del danno contrattuale si venuto formando soprattutto a partire dalla seconda met del secolo scorso e pare abbia registrato una profonda
(38) (39) TRIMARCHI, op. cit., p. 169. Jarvis v. Swans Tours Ltd., plaint n. 7051904, in QB 233, 1973.
384 inuenza del diritto continentale (specie francese) a sguito della traduzione inglese del Trattato di Pothier (1806). Il caso pi importante Hadley v. Baxendale (1854) in cui la Corte statu: Where two parties have made a contract which one of them has broken, the damages which the other party ought to receive in respect of such breach of contract should be such as may fairly and reasonably be considered either arising naturally, i.e., according to the usual course of things, from such breach of contract itself or such as may reasonably be supposed to have been in the contemplation of both parties, at the time they made the contract, as the probable result of the breach of it . Secondo la dottrina tre sono i tipi di danni risarcibili, expectation damages, reliance damages, restitution damages. Gli expectation damages costituiscono il risarcimento del loss of bargain, corrispondente al lucro cessante, e tendono a porre il danneggiato nella posizione in cui si sarebbe trovato se il contratto fosse stato regolarmente adempiuto. Il loss of bargain presenta due proli, uno costituito dal danno immediato risentito per linadempimento della prestazione attesa (ad esempio la mancata consegna di una macchina gi pagata), laltro rappresentato, invece, dal danno derivato risentito, quale conseguenza diretta, dellinadempimento (ad esempio il danno sofferto per non aver potuto utilizzare la macchina acquistata, per eseguire lavori e produrre un reddito). La valutazione degli expectation damages, sotto il primo prolo, fatta normalmente, a seconda delle esigenze, sulla base della difference in value (cio della differenza di valore tra i beni ricevuti e quelli che il danneggiato avrebbe dovuto ricevere), o del cost of cure (cio del costo sostenuto per rimediare allinadempimento, ad esempio riparando beni difettosi). I reliance damages sono rappresentati dalle spese fatte e dalle perdite subte per aver fatto afdamento sul contratto, sia nel corso della sua esecuzione che nella fase precedente la sua conclusione, e corrispondono al danno emergente; la loro funzione di reintegrare la parte nella posizione in cui si sarebbe trovata se il contratto non fosse stato concluso. I restitution damages, inne, sono rappresentati dai beneci conferiti da una parte allaltra prima o nel corso dellesecuzione del contratto, e in caso di breach sufcientemente grave da dare origine ad una total failure of consideration devono essere restituiti in
385 natura, o per equivalente in danaro, alla parte che li ha conferiti. La loro funzione quella di porre la parte nella posizione in cui si sarebbe trovata se il contratto non fosse stato concluso, e si differenziano dai reliance damages in quanto sono basati non sulla perdita risentita dal danneggiato, ma sullarricchimento indebito ricevuto dallaltra parte. Il creditore esercitando unaction far damages deve provare lesistenza del contratto, dellinadempimento e del danno come conseguenza dellinadempimento. Lattore pu scegliere il tipo di damages su cui basare la propria azione, e pu anche cumularli, purch non sia risarcito pi volte lo stesso danno. Esistono per dei limiti: lattore non pu chiedere gli expectation damages se non riesce a provare il loss of bargain, ossia il valore della sua aspettativa, n pu chiedere i reliance damages se per un errore di valutazione le spese da lui sostenute sono state superiori a quelle ragionevolmente prevedibili ed il loro rimborso lo porrebbe in una posizione migliore di quella in cui si sarebbe trovato se il contratto fosse stato adempiuto. Inne lattore non pu chiedere i restitution damages se linadempimento dellaltra parte non cos grave da determinare una total failure of consideration. Peraltro, ammissibile che la termination del contratto con risarcimento dei restitution damages possa comportare che lattore si venga a trovare in una posizione migliore di quella in cui si sarebbe trovato se il contratto fosse stato adempiuto: ad esempio se il contratto di compravendita di una macchina si dimostra un bad bargain, perch il prezzo convenuto era di 10000 lire sterline, mentre il suo valore effettivo ammonta a 7500 lire sterline, in caso di inadempimento del venditore che non consegni il bene, lacquirente chiedendo la termination for breach of contract e i restitution damages pu ottenere la restituzione delle 10000 sterline pagate, anzich una macchina di minor valore. Nel diritto inglese il caso Hadley v. Baxendale a dare direttive al riguardo: non avendo trasportato in tempo utile per la riparazione una macina da mulino, il trasportatore convenuto aveva cagionato larresto dellattivit dellattore; tuttavia il convenuto non conosceva n avrebbe potuto conoscere le gravi conseguenze economiche del ritardo. Da questa regola deriva che il danno deve corrispondere a ci che normalmente accade in circostanze simili, che il danno risarci-
386 bile pu essere ampliato se vi conoscenza di circostanze speciche, e che non pu essere risarcito il danno che non ha rapporto causale con linadempimento; non sono risarcibili i danni sofferti dal danneggiato in conseguenza della violazione del suo duty to mitigate. Il danneggiato ha infatti lonere di fare tutto il possibile per limitare il danno, prendendo ragionevoli misure per circoscriverlo o per impedire che si ampli; se non lo fa responsabile dei danni ulteriormente cagionati. Il risarcimento del danno pu essere limitato se stato cagionato con concorso di colpa del danneggiato (default of the victim). Tale principio che corrisponde alla contributory negligence della tort law si applica, nel diritto inglese, solo quando la condotta colposa del danneggiato costituisce un illecito sia contrattuale che extracontrattuale, come pu accadere nel contratto di trasporto o nei contratti di prestazioni professionali, ma non quando lillecito meramente contrattuale (40). In conclusione, opportuno precisare che, se ne sussistono i presupposti, reliance e restitution damages, possono essere richiesti con unaction far damages o con unaction for restitution, anche quando il contratto non stato concluso, quando nullo, quando stato annullato, o quando si successivamente sciolto per frustration, o per total failure of consideration. Mentre gli expectation damages possono essere richiesti solo a titolo contrattuale, quando il contratto concluso non stato regolarmente adempiuto. 7. Se sulla base di questa trama di riferimenti si esaminano ora i Picc, i Pecl e il Dcfr lascerei da parte la Cisg, anche se il suo testo ha ispirato questi altri che si sono succeduti in un breve spazio di tempo, perch la convenzione riguarda la vendita, gli altri testi riguardano il danno da inadempimento contrattuale in generale ci si pu avvedere che le formule sono un po pi precise, ma rimangono sempre molto generali e allusive. I tre testi presentano un common core e alcune varianti. Il principio generale dato dalla piena soddisfazione del danno per linadempimento di un contratto (per i Picc e per i Pecl) o di una obbligazione (per il Draft): rispettivamente v. artt. 7.4.2, 9.502, III.
(40) Forsikringsaktieselskapet Vesta v. Butcher (1989), AC 852.
387 3.701, cio il creditore deve essere collocato nella medesima situazione in cui si sarebbe trovato se la prestazione fosse stata eseguita. Il danno conseguenza della perdita (denominata harm nei Picc e loss negli altri due modelli) e il risarcimento (damages) consiste nel damnum emergens e nel lucrum cessans. A differenza di quanto previsto in molti sistemi nazionali sempre risarcito il danno morale (non-pecuniary loss): i Picc specicano, ad esempio, che esso comprende physical suffering or emotional distress (7.4.2); il Draft descrive questo tipo di danno come pain and suffering and impairment of the quality of life III.3.701. (3)); i Pecl non danno precisazioni. Tutti i modelli dispongono che il danno deve essere prevedibile (7.4.4; 9.503; III.3.703) ragionevolmente (reasonably forseen), ma mentre i Picc non prevedono il risarcimento per linadempimento volontario (seguendo in questa scelta la Cisg), sia i Pecl sia il Draft includono nel danno risarcibile anche il danno imprevedibile, se linadempimento (non performance) era intentional or grossly negligent (Pecl) o intentional, reckless or grossly negligent (Draft). I Picc includono anche una disposizione sulla certainty of harm e la possibilit di risarcire il danno da loss of a chance (7.4.3). Come dispone il codice civile italiano i tre modelli considerano lipotesi della mitigazione del danno nel caso in cui il creditore avrebbe potuto ragionevolmente ridurlo (7.4.8; 9.505; III.3.705), e si riconosce al creditore il diritto ad ottenere il rimborso delle spese effettuate per ottenere questo vantaggio. Essi prevedono anche lipotesi in cui vi sia concorso di colpa del creditore con conseguente riduzione del danno a carico del debitore (7.4.7; 9.504; III.3.704), come previsto dal codice civile italiano (art. 1227, comma 1). I tre modelli prevedono la possibilit di riparare il danno differenziale nel caso in cui il creditore abbia fatto un accordo sostitutivo (replacement transaction) con terzi, sempre che esso sia ragionevole (7.4.5; 9.506; III.3.706); nel sistema italiano questa ipotesi non prevista. A differenza del modello italiano, che silente al riguardo, i tre modelli fanno riferimento al current price (7.4.6; 9.507; III.3.707), nel senso che nellipotesi in cui non sia stato concluso dal concreditore un accordo sostitutivo, questi pu ottenere il riconoscimento della differenza tra il prezzo stipulato e il prezzo corrente al momento della risoluzione del contratto e il risarcimento di ogni altro
388 danno sofferto. Questa previsione utile in ogni caso; nel diritto italiano si potrebbe giungere al medesimo risultato anche ricorrendo al lucro cessante, se il creditore d la prova che avrebbe potuto utilizzare o disporre delloggetto della prestazione in modo procuo. In caso di inadempimento di una obbligazione pecuniaria, i tre modelli a differenza del codice civile italiano che fa riferimento agli interessi legali salvo il maggior danno seguono la medesima formula, cio il pagamento di interessi calcolati at the average commercial bank short-term lending rate to prime borrowers (Draft III.3.708; Picc, 7.4.9; Pecl, 9.508). In tutti i tre modelli si prevede la possibilit di ottenere anche un danno ulteriore se provato. A questo proposito appare un po curioso che i Pecl e il Draft abbiano condiviso la scelta dei Picc, perch le rispettive loro regole non sono, come avviene per i Picc, destinate a disciplinare solo i contratti commerciali. La clausola penale e il pagamento in una particolare divisa implicano questioni che vanno al di l delle regole generali sul danno contrattuale e quindi il loro esame si pu rinviare ad altra occasione. Attese le divergenze tra i modelli vigenti nei diversi ordinamenti, di cui sopra si dato qualche esempio, e atteso che nel loro complesso le regole del Draft sono ragionevoli, le soluzioni da esse prospettate ai problemi di cui si fatto cenno sembrano costituire un avanzamento nella denizione di princpi comuni, che potrebbero non solo migliorare la conclusione di operazioni economiche transnazionali, ma anche portare maggior chiarezza nelle esperienze nazionali.
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