Source: http://cognomematernoitalia.blogspot.it/2015/03/il-ddl-1628-al-senato-e-lart143-bis.html
Timestamp: 2018-02-21 19:24:12+00:00
Document Index: 182219321

Matched Legal Cases: ['art.143', 'art.143', 'sentenza ', '§ 64', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.143']

Il COGNOME MATERNO in Italia nei matrimoni e nelle convivenze: Il DDL 1628 al Senato e l’art.143-bis codice civile, o DEL “PATRIARCATO VIVENTE” NELLE LEGGI
Il DDL 1628 al Senato e l’art.143-bis codice civile, o DEL “PATRIARCATO VIVENTE” NELLE LEGGI
SCHIAFFO ALLE DONNE nel 143-bis in vigore che viola gli artt. 14 e 8 della CEDU
Quando nel marzo del 1980 pubblicavo sul quotidiano palermitano L’Ora il mio scritto dal titolo “Ma è proprio obbligatorio il cognome del marito?” (-->) non immaginavo certo che del 143-bis, ovvero dello schiaffo alle donne, avrei dovuto scrivere ancora nel marzo del 2015.
Aggiungo adesso, a quanto esposto giorni fa in una mia relazione (-->) e nella petizione conseguente lanciata il 23 marzo su change.org, alcune considerazioni di giornata, richiamando la sentenza di Strasburgo del 7 gennaio 2014 sul caso italiano Cusan - Fazzo.
Dopo essersi riferita nel Paragrafo 65 alle proprie pronunce determinate da casi precedenti - alcune delle quali riguardanti il cognome non dei figli ma dei coniugi in talune legislazioni, come la turca che impediva alla donna di portare il suo cognome originario, una volta sposata - la Corte scrive al Paragrafo 66:
“In tutti questi casi, la Corte ha riconosciuto la violazione dell’articolo 14” (Divieto di discriminazione) “della Convenzione combinato con l’articolo 8” (Diritto al rispetto della vita privata e familiare). “Essa in particolare ha ricordato l’importanza di un’avanzata verso l’uguaglianza dei sessi e l’eliminazione di ogni discriminazione fondata sul sesso nella scelta del cognome di famiglia. Ha inoltre stimato che la tradizione di manifestare l’unità della famiglia attraverso l’attribuzione a tutti i suoi membri del cognome del marito non può giustificare una discriminazione nei confronti delle donne (vedere in particolare, Ünal Tekeli, già citato, §§ 64-65)” (-->).
Nel DDL 1628 pervenuto al Senato dalla Camera si è voluto specificare nel titolo “in esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 7 gennaio 2014”. Coloro che in Commissione, nel passaggio dal primo testo unificato al secondo, hanno deciso di mantenere l’attuale 143-bis per non giustificabili ragioni (come dimostrato anche dalle soluzioni da me proposte -->) hanno mai letto la citata sentenza per intero?
Firma la PETIZIONE AL SENATO -->)
Milano, 28.03.2015
Pubblicato da Iole Natoli a 07:09
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