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Timestamp: 2020-01-17 17:02:36+00:00
Document Index: 167148893

Matched Legal Cases: ['art. 125', 'art. 125', 'sentenza ', 'art. 533', 'art. 530', 'art. 425', 'art. 125', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 125', 'art. 124', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 125', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 311', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 546', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 125 codice di procedura penale - Forme dei provvedimenti del giudice - Brocardi.it
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Articolo 125 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 125 Codice di procedura penale
3. Le sentenze e le ordinanze sono motivate, a pena di nullità [177, 604, 606 lett. e]. I decreti sono motivati, a pena di nullità [181], nei casi in cui la motivazione è espressamente prescritta dalla legge [127, 132, 244, 247, 253, 267, 321, 409, 414].
4. Il giudice delibera in camera di consiglio senza la presenza dell'ausiliario designato ad assisterlo [126] e delle parti. La deliberazione è segreta.
5. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un componente del collegio che non ha espresso voto conforme alla decisione, è compilato sommario verbale contenente l'indicazione del dissenziente, della questione o delle questioni alle quali si riferisce il dissenso e dei motivi dello stesso, succintamente esposti. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati del collegio e sottoscritto da tutti i componenti, è conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la cancelleria dell'ufficio (1).
(1) L'eventuale dissenso può risultare determinante in prospettiva di un'eventuale azione per la responsabilità civile dei magistrati per i danni cagionati con la decisione, dei quali non sarebbe chiamato a rispondere il giudice dissenziente.
La disposizione in esame trova il proprio fondamento nella constatazione che il processo vive di forme e quindi nella correlativa necessità che esista uno stretto legame tra forma degli atti e nell'esigenza che il legislatore limiti i poteri dei soggetti del processo attraverso.
Spiegazione dell'art. 125 Codice di procedura penale
Nonostante la legge delega imponesse la massima semplificazione delle forme procedimentali, con l'eliminazione do ogni atto o attività non essenziale, non si poteva trascurare la notevole importanza che la forma degli atti assume in relazione ai diritti di difesa dell'imputato, specularmente alla limitazione dei poteri dell'autorità giudiziaria.
Il codice contrappone essenzialmente gli atti compiuti nel procedimento, inteso come fase delle indagini preliminari, agli atti compiuti all'interno del processo
Per quanto concerne i primi, essi sarebbero caratterizzati dalla libertà di forma, mentre i secondi necessitano invece di forme vincolate e non ammettono equivalenti.
Il legislatore, pur non fornendo di regola una disciplina unitaria della forma in relazione ai diversi soggetti del procedimento, fa un eccezione nei confronti degli atti compiuti dal giudice, che si sostanziano in sentenze, ordinanze e decreti.
La sentenza è un provvedimento idoneo a chiudere uno stato del procedimento, contenendo una decisione su una regiudicanda. Data la massima espressione del potere giurisdizionale, essa va pronunciata in nome del popolo italiano.
Le sentenze si dividono in:
sentenze di condanna, disciplinate dall'art. 533, pronunciabili all'esito del dibattimento o all'esito dei vari procedimenti speciali previsti dal codice;
sentenze di proscioglimento, che ricomprendono le sentenze di assoluzione con le varie formule secondo cui il fatto non sussiste, l'imputato non lo ha commesso, il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per altra ragione (art. 530), e le altre sentenze di proscioglimento (non fornite come le altre della medesima autorità di cosa giudicata), come le sentenze di non luogo a procedere (art. 425);
sentenze dichiarative, che verificano solo l'esistenza di alcune fattispecie di natura processuale, come quelle che giudicano sulla giurisdizione o sulla competenza.
Per quanto riguarda le ordinanze, esse si caratterizzano per il fatto che risolvono una questione incidentale e servono a governare l'andamento del processo. Esistono comunque delle ordinanze atte a concludere il procedimento, come quelle che dichiarano inammissibile l'impugnazione. Solitamente l'ordinanza si distingue dal decreto perché in essa manca il contraddittorio tra le parti, assente invece quando il giudice esprime un comando tramite il decreto.
I decreti sono invece una manifestazione di un comando dell'autorità giudiziaria ed hanno natura prevalentemente amministrativa.
Solo le sentenze e le ordinanze necessitano sempre di motivazione, intesa come spiegazione delle ragioni di fatto e di diritto che hanno indotto il giudice ad adottare un provvedimento piuttosto che un altro, mentre i decreti necessitano di motivazione solo quando espressamente previsto dalla legge. Si considera ammissibile anche la c.d. motivazione per relationem, ovvero quella che si rifà al contenuto di un altro atto, a patto che siano rispettati due requisiti. Infatti, il destinatario dell'atto deve essere in condizione di conoscere la motivazione del provvedimento richiamato, quindi questo deve essere conosciuto o facilmente conoscibile, e il richiamo deve soddisfare l'obbligo della motivazione, il quale risulta disatteso ogniqualvolta si ricorra a generiche formule di stile o le argomentazioni adottate siano non logicamente ricollegabili alla decisione adottata.
Ai sensi del comma 4, il giudice delibera sempre in camera di consiglio quando deve pronunciare una sentenza, un'ordinanza o un decreto, senza la presenza del proprio ausiliario. Per gli altri provvedimenti provvede invece oralmente e senza formalità.
Massime relative all'art. 125 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 54827/2017
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 54827 del 6 dicembre 2017)
Cass. pen. n. 16499/2017
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16499 del 31 marzo 2017)
Cass. pen. n. 11873/2015
Ai fini della validità formale dell'ordinanza emessa in udienza, non rileva l'illeggibilità della sottoscrizione del giudice, poiché è sufficiente l'identificazione dei componenti dell'organo giurisdizionale che ha emesso il provvedimento, attraverso il verbale d'udienza sottoscritto dall'ausiliario che assiste il giudice e garantisce la veridicità di quanto in esso attestato.
In tema di provvedimenti camerali, non è prospettabile un contrasto tra dispositivo e motivazione poiché in essi manca il dispositivo inteso come atto dotato di autonoma rilevanza, e, quindi, il contenuto della decisione del giudice è racchiuso nell'intero contesto del provvedimento. (Fattispecie relativa ad ordinanza di revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena, emessa dal giudice dell'esecuzione all'esito di udienza camerale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11873 del 20 marzo 2015)
Cass. pen. n. 53420/2014
La motivazione "per relationem" di un provvedimento giudiziale è da considerare legittima quando: 1) faccia riferimento, recettizio o di semplice rinvio, a un legittimo atto del procedimento, la cui motivazione risulti congrua rispetto all'esigenza di giustificazione propria del provvedimento di destinazione; 2) fornisca la dimostrazione che il giudice ha preso cognizione del contenuto sostanziale delle ragioni del provvedimento di riferimento e le abbia meditate e ritenute coerenti con la sua decisione; 3) l'atto di riferimento, quando non venga allegato o trascritto nel provvedimento da motivare, sia conosciuto dall'interessato o almeno ostensibile, quanto meno al momento in cui si renda attuale l'esercizio della facoltà di valutazione, di critica ed, eventualmente, di gravame e, conseguentemente, di controllo dell'organo della valutazione o dell'impugnazione. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto viziata la motivazione con cui il giudice di appello aveva affermato la generica infondatezza dei motivi di impugnazione e si era limitato a richiamare le conclusioni della sentenza di primo grado, in quanto stimate "logicamente e giuridicamente ineccepibili").
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 53420 del 22 dicembre 2014)
Cass. pen. n. 50946/2014
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 50946 del 4 dicembre 2014)
Cass. pen. n. 48376/2014
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 48376 del 20 novembre 2014)
Cass. pen. n. 43480/2014
La motivazione dell'ordinanza confermativa del decreto di sequestro probatorio è meramente apparente - quindi censurabile con il ricorso per cassazione per violazione di legge - quando le argomentazioni in ordine al "fumus" del carattere di pertinenza ovvero di corpo del reato dei beni sottoposti a vincolo non risultano ancorate alle peculiarità del caso concreto.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 43480 del 17 ottobre 2014)
Cass. pen. n. 9752/2014
In tema di misure cautelari, l'obbligo di motivazione non può ritenersi adempiuto qualora l'ordinanza del tribunale della libertà contenga una motivazione "per relationem" che si risolva nel mero richiamo alle argomentazioni svolte nel provvedimento impugnato, omettendo la valutazione delle doglianze contenute nella richiesta di riesame. (Nella specie, il tribunale del riesame, nel richiamare e condividere le considerazioni svolte dal g.i.p., si era limitato - dinanzi a censure sulla credibilità dei dichiaranti, basate su una sentenza irrevocabile che ne aveva sancito l'inattendibilità - ad invocare i principi di autonomia della propria valutazione, e di scindibilità del dichiarato).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9752 del 27 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 6779/2014
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 6779 del 12 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 1269/2013
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1269 del 10 gennaio 2013)
Cass. pen. n. 14830/2012
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 14830 del 18 aprile 2012)
Cass. pen. n. 9236/2012
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9236 del 9 marzo 2012)
Cass. pen. n. 3154/2012
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3154 del 25 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 2736/2012
Il sequestro probatorio deve essere necessariamente motivato considerando la natura delle cose sequestrate in relazione al reato per cui si procede, sicché, con riferimento al delitto di ricettazione di opere d'arte è necessario che il pubblico ministero spieghi compiutamente le ragioni probatorie del sequestro, qualora il rapporto pertinenziale tra la cosa ed il reato non sia di intuitiva evidenza. (Nel caso di specie la Corte ha ritenuto il provvedimento di sequestro probatorio carente della necessaria motivazione sul "fumus" del cosidetto "furto d'arte", trattandosi di beni privi della dichiarazione d'interesse culturale ex art. 13 D.L.vo 22 gennaio 2004, n. 42, che ne rendesse evidente il rapporto pertinenziale).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2736 del 23 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 858/2012
Il giudice di appello, che sia adito con impugnazione proposta in forza di un provvedimento di restituzione nel termine in favore del condannato contumaciale, deve motivare i provvedimenti relativi alle istanze preliminari di remissione in termini per la richiesta di riti alternativi, in quanto deve essere garantita la parità di diritti all'imputato rimasto inconsapevole, senza colpa alcuna, del procedimento a suo carico, così come é necessario che il giudice motivi la sua decisione in ordine alla richiesta di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, pur essendo libero di valutare la sussistenza dei presupposti che la rendano necessaria.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 858 del 13 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 16034/2011
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 16034 del 21 aprile 2011)
Cass. pen. n. 13385/2011
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 13385 del 1 aprile 2011)
Cass. pen. n. 9439/2011
La motivazione "per relationem", nella specie: di decreti d'intercettazione di urgenza, non implica la necessità della formale e fisica allegazione del documento specificamente richiamato, essendo sufficiente che quest'ultimo sia acquisito agli atti del procedimento ed esaminato dal giudice ai fini della valutazione che di volta in volta gli è demandata.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 9439 del 9 marzo 2011)
Cass. pen. n. 7651/2010
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7651 del 25 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 3287/2009
Il potere sostitutivo attribuito al presidente del tribunale, in caso di impedimento del giudice monocratico, non è circoscritto alla sola sottoscrizione della sentenza, ma si estende anche alla stesura dei motivi della decisione.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 3287 del 23 gennaio 2009)
Cass. pen. n. 7476/2008
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7476 del 19 febbraio 2008)
Cass. pen. n. 1533/2008
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1533 del 11 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 27787/2004
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 27787 del 21 giugno 2004)
Cass. pen. n. 16886/2004
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 16886 del 9 aprile 2004)
Cass. pen. n. 22327/2003
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 22327 del 21 maggio 2003)
Cass. pen. n. 12719/2003
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12719 del 18 marzo 2003)
Cass. pen. n. 39928/2002
L'inosservanza dell'art. 125, comma 4, c.p.p., secondo il quale il giudice decide in camera di consiglio senza la presenza dell'ausiliario designato ad assisterlo e delle parti e la sua deliberazione è segreta, è sfornita di sanzione processuale; conseguentemente, la decisione del giudice collegiale deliberata all'esterno della camera di consiglio (nella specie, nell'aula di udienza) è valida, salva l'applicabilità di eventuali sanzioni disciplinari, dal momento che, a norma dell'art. 124 stesso codice, i magistrati sono tenuti ad osservare le norme del codice anche quando la loro inosservanza non importa nullità o altra sanzione processuale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 39928 del 26 novembre 2002)
Cass. pen. n. 14738/2002
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14738 del 18 aprile 2002)
Cass. pen. n. 11191/2002
La motivazione per relationem di un provvedimento giudiziale è da considerare legittima quando l'atto di riferimento, non allegato o non trascritto nel provvedimento da motivare, sia specificato attraverso dati identificativi e, se non conosciuto, sia agevolmente conoscibile dall'interessato, indipendentemente dalla esistenza e dalla validità della sua notificazione, posto che questa non rappresenta l'unico modo attraverso cui gli atti sono conoscibili nel processo. (Nel caso di specie, la Corte ha annullato l'ordinanza di riesame, confermativa del provvedimento del giudice per le indagini preliminari che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo, affermando che il tribunale aveva omesso di verificare se i provvedimenti richiamati per relationem nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari fossero o meno conosciuti o conoscibili dall'interessato).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11191 del 19 marzo 2002)
Cass. pen. n. 4724/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4724 del 13 settembre 1999)
La Corte di appello chiamata a deliberare la novità degli elementi di prova a sostegno di una istanza di revisione ai fini della manifesta infondatezza deve, in osservanza dell'obbligo generale stabilito dall'art. 125, comma 3, c.p.p., fornire una sia pur sommaria giustificazione logica con cui dimostri di aver esaminato le risultanze sottoposte alla sua decisione. Laddove si limiti ad affermare in modo generico ed apodittico che le prove sopravvenute, specificamente indicate con la richiesta, o sono già state valutate nel precedente giudizio di cognizione o non sono idonee a dimostrare che il condannato deve essere prosciolto, la motivazione è soltanto apparente, e quindi inesistente, allorché essa non sia preceduta dalla doverosa indicazione di quali prove sarebbero già state valutate ovvero delle ragioni per cui esse sarebbero inidonee a smentire le prove su cui si è basata la sentenza di condanna.
Cass. pen. n. 4557/1999
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4557 del 9 aprile 1999)
Cass. pen. n. 4007/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4007 del 11 marzo 1999)
Cass. pen. n. 3774/1998
In tema di convalida del sequestro, la motivazione del relativo decreto in ordine al rapporto pertinenziale esistente tra le cose sequestrate e l'ipotesi di reato astrattamente formulata può essere anche estremamente succinta, essendo sufficiente che il pubblico ministero verifichi l'astratta configurabilità del reato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3774 del 6 agosto 1998)
Cass. pen. n. 1449/1998
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1449 del 10 giugno 1998)
Cass. pen. n. 1355/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1355 del 9 giugno 1998)
Cass. pen. n. 4789/1998
Il ricorso per saltum ex art. 311, comma secondo, c.p.p. avverso i provvedimenti restrittivi della libertà è possibile solo per violazione di legge. Pertanto, con riferimento alla motivazione, il ricorso è consentito solo quando la stessa manchi, poiché il relativo obbligo è imposto a pena di nullità dagli artt. 125, comma 3, e 292, comma 2, c.p.p., concretizzandosi tale mancanza non solo quando la motivazione sia graficamente assente ma anche quando essa sia del tutto apparente in quanto il giudice indichi in modo del tutto generico le fonti dalle quali ha inteso trarre gli indizi di colpevolezza, ovvero si richiami in modo indeterminato al tipo di prova acquisita o, ancora, accenni solo vagamente agli elementi di discolpa dell'interessato apoditticamente ritenendoli superati da quelli a suo carico.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4789 del 12 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 5268/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5268 del 13 novembre 1997)
Cass. pen. n. 761/1996
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 761 del 21 marzo 1996)
Cass. pen. n. 528/1996
L'ordinanza, a differenza della sentenza, i cui requisiti sono fissati nell'art. 546 c.p.p., è un importante provvedimento a forma libera. All'uopo è sufficiente che sia chiaramente individuabile l'autorità che l'ha pronunciata e la persona alla quale si riferisce; la concisa esposizione della motivazione di fatto e di diritto; il dispositivo, ricavabile dall'intero testo del documento; la data e la sottoscrizione del giudice. Al fine di individuare il soggetto al quale si riferisce, l'indicazione delle generalità, pur essendo certamente opportuna, non è tuttavia indispensabile, potendo essere desunta anche da altri elementi, quali la specificazione del numero del ruolo.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 528 del 5 marzo 1996)
Cass. pen. n. 12414/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12414 del 17 dicembre 1994)
Cass. pen. n. 3148/1994
La motivazione per relationem, pur costituendo una prassi censurabile in altra sede e quindi da evitare non determina nullità, quando le argomentazioni del provvedimento richiamato siano perfettamente note all'interessato, perché da lui conosciute o facilmente conoscibili. Né a diversa conclusione può giungersi in base al dato meramente formale della sede di pronuncia del provvedimento richiamato e cioè se la motivazione richiamata esista nel procedimento, al quale quella per relationem si riferisca, od in altro procedimento, essendo sufficiente che siano chiare al ricorrente le ragioni della pronuncia adottata dal giudice. (Nella specie due giorni prima era stata notificata al difensore una decisione concernente la stessa richiesta di revoca dell'ordinanza di divieto di espatrio e cioè una pronuncia reiettiva dello stesso tribunale, pur se concernente un distinto procedimento. La motivazione impugnata richiamava espressamente questo provvedimento ed il suo contenuto).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3148 del 12 dicembre 1994)
Cass. pen. n. 670/1994
(Cassazione penale, Sez. I, ordinanza n. 670 del 26 marzo 1994)
Cass. pen. n. 1309/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1309 del 4 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 4353/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4353 del 22 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 3119/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3119 del 13 ottobre 1992)
Cass. pen. n. 2762/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2762 del 27 luglio 1992)
Cass. pen. n. 90/1991
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 90 del 22 febbraio 1991)