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Timestamp: 2016-05-31 01:57:03+00:00
Document Index: 28503472

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 35', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 35', 'art. 50', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 7']

Legge regionale 12 novembre 1999, n. 28. Legge regionale 12 novembre 1999, n. 28. (Testo coordinato)Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. 1 >< 1 (B.U. 18 novembre 1999, 3� suppl. al n. 46) Modificata da l.r. 37/2003, l.r. 27/2004, l.r. 04/2005, l.r. 14/2006, l.r. 22/2009, l.r. 30/2009, l.r. 13/2011, l.r. 22/2011, l.r. 15/2012, l.r. 17/2013, l.r. 03/2015Art. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 6 bis, 7, 8, 9, 9 bis, 10, 11, 12, 13, 14, 14 bis, 14 ter, 15, 16, 17, 18, 18 bis, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27All. A, B, CCapo I. Disposizioni generali 2 >
Art. 1(Principi e finalit�)
1. La Regione Piemonte, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) e del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno), con la presente legge stabilisce le disposizioni generali per l'esercizio dell'attivit� commerciale e gli indirizzi ed i criteri di programmazione urbanistica per l'insediamento delle attivit� del comparto.
2. La presente disciplina si fonda sul principio della libert� dell'iniziativa economica privata ai sensi dell'articolo 41 della Costituzione e della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno, nel rispetto delle disposizioni del d.lgs. 59/2010 e della legge 10 ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato), secondo le quali le limitazioni alla libert� di iniziativa economica privata possono essere poste, secondo i principi di necessit�, proporzionalit� e non discriminazione, solo per la tutela della salute, dei lavoratori, dell'ambiente ivi incluso l'ambiente urbano, dei beni culturali e della sicurezza.
3. La presente legge si conforma ai principi di semplificazione e trasparenza dell'attivit� amministrativa.
4. La Regione persegue le seguenti finalit�:
a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la libert� di impresa e la libera circolazione delle merci;
b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo all'informazione, alla possibilit� di approvvigionamento, al servizio di prossimit�, all'assortimento, alla sicurezza e alla qualit� dei prodotti;
c) l'efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonch� l'evoluzione tecnologica dell'offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi;
g) la protezione dell'ambiente, ivi incluso l'ambiente urbano e l'assetto territoriale in ambito urbano e rurale;
h) la conservazione del patrimonio storico ed artistico e dei beni culturali;
i) la salvaguardia dell'ordine pubblico, della sicurezza e della salute.
5. La Regione, nel rispetto del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), garantisce la partecipazione degli enti locali ai processi decisionali, secondo le disposizioni di cui alla legge regionale 20 novembre 1998, n. 34 (Riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi della Regione e degli enti locali). < 2 Art. 2.(Funzioni della Regione)1. In particolare, nell'ambito delle funzioni conferite alla Regione, il Consiglio regionale definisce:
a) gli indirizzi generali per l'insediamento delle attivit� commerciali e i criteri di programmazione urbanistica riferiti al settore commerciale, in attuazione dell'articolo 6, commi 1 e 2 del d.lgs. 114/1998;
e) i criteri relativi alle aree da destinare a commercio su area pubblica 3-><-3 ;
f) i criteri per l'individuazione dei Comuni a prevalente economia turistica, le citt� d'arte o le zone del territorio dei medesimi, ai fini dell'applicazione delle deroghe agli orari degli esercizi commerciali, ai sensi dell'articolo 12, comma 3 del d.lgs. 114/1998.
b) le disposizioni relative alla formazione e alla qualificazione professionale, ai sensi dell'articolo 5, comma 7 del d.lgs. 114/1998, nonch� alle forme di agevolazione per gli operatori del settore, avuto riguardo anche all'ubicazione degli insediamenti;
c) i criteri e le norme procedimentali relativi alle autorizzazioni e gli indirizzi in materia di orari del commercio su area pubblica 4-><-4 . Capo II. Indirizzi generali per l'insediamento commerciale e criteri urbanistici Art. 3.(Indirizzi generali per l'insediamento delle attivit� commerciali e criteri di programmazione urbanistica)1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, con atto deliberativo approva gli indirizzi generali per l'insediamento delle attivit� commerciali ed i criteri di programmazione urbanistica riferiti al settore del commercio, sulla base delle finalit� e degli obiettivi di cui all'articolo 1. La proposta � deliberata dalla Giunta previa acquisizione del parere obbligatorio delle rappresentanze degli enti locali e sentite le organizzazioni regionali pi� rappresentative dei consumatori e delle imprese del commercio.
2. Gli indirizzi generali per l'insediamento delle attivit� commerciali contengono:
c) l'assetto territoriale della rete distributiva che, in funzione delle caratteristiche della struttura del commercio in sede fissa e su area pubblica, delle caratteristiche morfologiche e socio-economiche e della densit� abitativa, individua i sottosistemi riferiti al settore distributivo quali: le aree di programmazione commerciale configurabili come unico bacino di utenza, formate da un comune attrattore, che ne determina l'importanza, e dai Comuni che ad esso fanno riferimento (Allegato A); i Comuni classificati secondo l'importanza commerciale e socio-economica (Allegato B); le zone di insediamento commerciale, addensamenti e localizzazioni commerciali, ovvero gli ambiti territoriali, riconoscibili in ciascun Comune attraverso i quali si sviluppa la dinamica concorrenziale, lo sviluppo e la trasformazione del sistema al fine di favorire una organizzazione territoriale della rete distributiva idonea a garantire un adeguato servizio al consumatore e l'equilibrato sviluppo tra le diverse tipologie distributive (Allegato C);
5=>d) la regolamentazione dello sviluppo della rete distributiva, attraverso le diverse combinazioni dell'offerta compatibile con ciascuno dei sottosistemi, tenuto anche conto della vocazione territoriale e commerciale dei luoghi, della loro fruizione da parte dei consumatori e della obbligatoriet� della tutela storico-ambientale; 6-><-6 <=5 e) i principi, i criteri e le modalit� in base ai quali i Comuni, per preservare, sviluppare e potenziare la funzione del sistema distributivo commerciale locale, in relazione al contributo che esso fornisce alle varie forme di aggregazione sociale, per la valorizzazione delle zone di insediamento commerciale o altri aggregati di offerta consolidata e per il recupero delle piccole e medie imprese, adottano, anche attraverso la concertazione con soggetti privati, specifici Progetti denominati di Qualificazione Urbana;
f) i principi, i criteri e le modalit� in base ai quali i Comuni, per preservare, mantenere, ricostituire e rivitalizzare il tessuto commerciale locale, con particolare riguardo alle zone collinari, montane, rurali e marginali, adottano, anche attraverso la concertazione con soggetti privati, specifici Progetti Integrati di Rivitalizzazione delle realt� minori.
a) le modalit�, i criteri ed i parametri per il riconoscimento degli addensamenti commerciali, quali porzioni del territorio urbano o extraurbano, percepite come omogenee e unitarie, che raggruppano un insieme di attivit� commerciali, paracommerciali ed assimilabili, ubicate l'una in prossimit� dell'altra in un ambito a scala pedonale, nelle quali il consumatore trova un insieme organizzato ed integrato di offerta commerciale e di servizi;
b) le modalit�, i criteri ed i parametri per il riconoscimento delle localizzazioni commerciali, quali porzioni del territorio, esistenti e potenziali di insediamento commerciale non addensato;
c) i criteri e le modalit� utili a definire la vocazione commerciale del territorio comunale, il dimensionamento delle aree a destinazione d'uso al fine di garantire lo sviluppo e la trasformazione del settore commerciale nel rispetto della concorrenza estesa alle forme distributive, alle zone di insediamento commerciale ed al settore immobiliare;
d) i vincoli di natura urbanistica al fine della tutela dei centri storici e dei beni culturali ed ambientali nel rispetto delle normative nazionali e regionali in vigore, comprendendo anche, fra tali beni, parti del tessuto commerciale o esercizi singoli, pubblici esercizi e attivit� artigianali aventi valore storico ed artistico;
f) le modalit� ed i criteri per la corretta regolamentazione delle aree di sosta relative agli insediamenti commerciali;
7+>3 bis. Al fine di perseguire gli obiettivi di cui al comma 2, lettere d), e) ed f), l'attivazione, l'ampliamento, la variazione o l'aggiunta di settore merceologico, o altra fattispecie prevista dagli indirizzi e criteri di cui al presente articolo, delle medie strutture di vendita ubicate esternamente al tessuto residenziale omogeneo nell'ambito del centro abitato e delle grandi strutture di vendita sono subordinate alla corresponsione di un onere aggiuntivo computato in una percentuale compresa tra il 30 ed il 50 per cento degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, destinato a contribuire alla rivitalizzazione e riqualificazione del commercio. 8=>Una quota del 25 per cento del suddetto onere aggiuntivo � versata nell'apposita sezione del fondo regionale per lo sviluppo e la qualificazione delle piccole imprese di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b bis). <=8 Il 30 per cento di tale quota � versato al rilascio dell'autorizzazione. La restante quota del 75 per cento dell'onere aggiuntivo � destinata a contribuire alla rivitalizzazione e riqualificazione delle zone di insediamento commerciale dei comuni interessati da ciascun intervento con particolare attenzione ai piccoli esercizi di vicinato. La Giunta regionale, sentito il parere della commissione consiliare competente, stabilisce i valori, i criteri, le modalit� ed i parametri per il perseguimento dell'obiettivo. La commissione consiliare esprime il parere nel termine di trenta giorni dal ricevimento della proposta dell'atto deliberativo. <+7
9+>3 ter. Al fine di perseguire gli obiettivi di cui ai commi 2 e 3, e al fine del miglioramento della qualit� ambientale e architettonica, fermo restando il rispetto delle disposizioni regionali e nazionali in materia ambientale, le grandi strutture di vendita rispettano i contenuti di un sistema di valutazione della compatibilit� energetica ed ambientale. La Giunta regionale, sentito il parere della commissione consiliare competente, stabilisce i parametri ed i valori del sistema di valutazione che sono da rispettarsi per il rilascio delle autorizzazioni per l'attivazione, l'ampliamento e la variazione di settore merceologico, o per altra fattispecie prevista dagli indirizzi e dai criteri di cui al presente articolo e per la fase finale di esercizio. La Giunta regionale nel medesimo atto stabilisce inoltre il valore, i criteri, le modalit� ed i parametri per la corresponsione di una quota di compensazione computata in una percentuale compresa tra il 5 ed il 10 per cento degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, da versare per il rilascio dell'autorizzazione commerciale delle grandi strutture di vendita, destinata alla certificazione della compatibilit� energetica e ambientale e all'indennizzo dell'irreversibilit� non compensabile della trasformazione del suolo di riferimento. La commissione consiliare esprime il parere nel termine di trenta giorni dal ricevimento della proposta dell'atto deliberativo. <+9
4. Il Consiglio regionale, secondo le procedure stabilite al comma 1, pu� modificare il programma sulla base delle successive esperienze applicative, delle modificazioni del contesto economico del mercato ed in relazione ai mutamenti delle caratteristiche degli ambiti territoriali della Regione.
5. La conferenza dei servizi di cui all'articolo 9, comma 3 del d.lgs. 114/1998, � indetta dalla direzione regionale competente. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale determina le disposizioni inerenti le procedure per il rilascio delle autorizzazioni previste dal medesimo articolo. Le decisioni della conferenza dei servizi hanno natura vincolante per il rilascio delle relative autorizzazioni. Con le stesse modalit� ed entro lo stesso termine, la Giunta regionale fornisce le indicazioni ai Comuni sui procedimenti relativi alle comunicazioni ed autorizzazioni disciplinate rispettivamente dagli articoli 7 e 8, commi 3 e 4, del d.lgs. 114/1998.
6. La Regione promuove attivit� di assistenza, di informazione e formazione a favore degli enti locali dirette all'applicazione degli indirizzi e dei criteri urbanistici di cui ai commi 2 e 3. Art. 4.(Strumenti comunali)1. I Comuni sono tenuti ad adeguare gli strumenti urbanistici generali ed attuativi ed i regolamenti di polizia locale, nonch� ad adottare i criteri per il rilascio delle autorizzazioni di cui all'articolo 8, comma 3 del d.lgs. n. 114/1998, entro centottanta giorni dalla pubblicazione, sul Bollettino Ufficiale della Regione, degli indirizzi e dei criteri di cui all'articolo 3 e nel rispetto dei principi e delle norme contenute nei suddetti indirizzi e criteri.
c) i limiti ai quali sono sottoposte le imprese commerciali nei centri storici e nelle localit� di particolare interesse artistico e naturale;
d) i vincoli di natura urbanistica con particolare riguardo alla disponibilit� di spazi pubblici ed alle quantit� minime di spazi per parcheggi;
3. Gli indirizzi ed i criteri di cui all'articolo 3 definiscono, altres�, le necessarie norme sostitutive che si applicano in caso di inerzia o di adeguamenti difformi dai criteri regionali da parte dei Comuni e restano in vigore fino all'emanazione delle norme comunali. Art. 5(Efficacia e validit� delle autorizzazioni)10=>1. L'apertura al pubblico conseguente al rilascio dell'autorizzazione per l'attivazione, l'ampliamento, la variazione o l'aggiunta di settore merceologico, o per altra fattispecie prevista dagli indirizzi e dai criteri di cui all'articolo 3, delle medie e grandi strutture di vendita, avviene, pena la revoca del titolo, entro i termini previsti dall'articolo 22, comma 4 del d.lgs. 114/1998, salvo proroga fino ad un massimo di ulteriori due anni per le grandi strutture di vendita e di un anno per le medie strutture di vendita, per ritardi non imputabili al soggetto autorizzato. <=10
11=>1 bis. In tutti i casi in cui l'autorizzazione � revocata a norma del comma 1, l'istanza pu� essere riproposta nella sua formulazione originaria, qualora le opere necessarie a seguito delle prescrizioni indicate nell'autorizzazione commerciale, nell'autorizzazione urbanistica regionale e negli atti comunali di permesso a costruire siano state, al momento della revoca, realizzate in tutto o nella misura dei due terzi del totale. In tal caso il comune competente, accertato l'avvenuto completamento delle opere o la loro realizzazione in misura dei due terzi del totale, per una sola volta dichiara la decadenza della revoca e l'autorizzazione e gli atti collegati riacquistano efficacia fino ad un massimo di due anni. <=11
5. Il titolare di un'autorizzazione commerciale il cui esercizio sia organizzato in pi� reparti, in relazione alla gamma dei prodotti trattati o alle tecniche di servizio impiegate, pu� affidare tali reparti a terzi, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 5 del d.lgs. 114/1998, perch� li gestiscano in proprio, previa comunicazione al Comune competente per territorio, per la durata contrattualmente convenuta.
12=>6. Nel caso di esercizio promiscuo nello stesso locale dell'attivit� di vendita all'ingrosso e al dettaglio, l'intera superficie di vendita � presa in considerazione ai fini dell'applicazione di entrambe le discipline per le due tipologie di attivit�. <=12
13+>6 bis. L'autorizzazione per la rivendita della stampa quotidiana e periodica rilasciata ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 (Riordino del sistema di diffusione della stampa quotidiana e periodica, a norma dell'articolo 3 della legge 13 aprile 1999, n. 108) consente l'esercizio della vendita di pastigliaggi vari confezionati senza il possesso dei requisiti professionali previsti dalla legge per la vendita di prodotti alimentari. <+13 Art. 6(Revoca delle autorizzazioni)14=>1. Le autorizzazioni per le medie e per le grandi strutture di vendita sono revocate nei casi previsti all'articolo 5 e qualora non siano rispettati:
a) gli indirizzi generali per l'insediamento delle attivit� commerciali ed i criteri di programmazione urbanistica di cui all'articolo 3, commi 1, 2 e 3;
d) le norme della l.r. 56/1977 e degli strumenti urbanistici generali ed attuativi comunali adeguati ai sensi dell'articolo 4;
e) le norme di procedimento relative alle autorizzazioni di cui all'articolo 3, comma 5. <=14
2. L'autorizzazione commerciale per l'esercizio dell'attivit� � altres� revocata 15=>in caso di mancata acquisizione <=15 dell'autorizzazione preventiva regionale prevista ai commi sesto, settimo, ottavo, nono, decimo e undicesimo dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dalla presente legge.
3. La revoca dell'autorizzazione commerciale comporta la chiusura dell'esercizio 16+>o l'impossibilit� di attivazione dello stesso. <+16 17=>4. Nel caso di attivit� di commercio al dettaglio soggetta a segnalazione certificata di inizio attivit� (SCIA) � disposto il divieto di prosecuzione dell'attivit� qualora non siano rispettate, al momento dell'attivazione e in corso di attivit� dell'esercizio, le disposizioni di cui all'articolo 3 e le norme della l.r. 56/1977 e degli strumenti urbanistici generali ed attuativi comunali adeguati ai sensi dell'articolo 4. <=17
18+>4 bis. Fatto salvo quanto previsto al presente articolo, i comuni esercitano una costante attivit� di controllo sulla veridicit� dei contenuti delle SCIA per gli esercizi di vicinato e per i casi previsti negli indirizzi e criteri di cui all'articolo 3 e sul permanere di tutti i presupposti delle autorizzazioni. <+18
19+>4 ter. La Regione, attraverso il responsabile del procedimento presso la struttura competente in materia di commercio, individuato a norma dell'articolo 8 della legge regionale 4 luglio 2005, n. 7 (Nuove disposizioni in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.), supporta gli enti locali e gli operatori commerciali, fornendo indicazioni sull'interpretazione e sull'applicazione della presente legge e di tutti gli atti conseguenti e delle altre disposizioni commerciali vigenti in materia di commercio al dettaglio in sede fissa. <+19
20+>4 quater. Fatta salva la competenza comunale, la Regione, attraverso il responsabile del procedimento presso la struttura competente in materia di commercio, individuato a norma dell'articolo 8 della l.r. 7/2005, oltre a quanto previsto dall'articolo 19, esercita l'attivit� di controllo sulle grandi strutture di vendita di cui all'articolo 4 del d.lgs 114/98 e, nei casi di cui al comma 1, promuove, attraverso il comune, il ripristino della legittimit�. <+20 21 >
Art. 6 bis.(Esercizi di vicinato e forme speciali di vendita)
1. L'apertura, il trasferimento di sede, l'ampliamento di superficie, l'aggiunta di settore merceologico e il trasferimento della titolarit� di un esercizio di vicinato, come definito dall'articolo 4, comma 1, lettera d), del d.lgs. 114/1998 sono soggetti a SCIA ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), da presentare allo Sportello Unico per le Attivit� Produttive (SUAP) competente per territorio.
2. Alle disposizioni di cui al comma 1 sono, inoltre, soggette:
a) l'attivit� di vendita al dettaglio negli spacci interni, di cui all'articolo 16 del d.lgs. 114/1998;
b) l'attivit� di vendita al dettaglio per mezzo di apparecchi automatici, di cui all'articolo 17 del d.lgs. 114/1998;
c) l'attivit� di vendita al dettaglio per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi, di comunicazione di cui all'articolo 18 del d.lgs. 114/1998;
d) l'attivit� di vendita al dettaglio o raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore, di cui all'articolo 19 del d.lgs. 114/1998.
3. L'attivit� di vendita di cui al comma 2, lettera b), effettuata in apposito locale ad essa adibito in modo esclusivo, � soggetta alle medesime disposizioni previste per gli esercizi di vendita.
4. Nel caso in cui l'attivit� di cui al comma 2, lettera b), � svolta in spazi o locali variamente ubicati su area privata o pubblica, l'avvio dell'attivit� � soggetto ad un'unica SCIA commerciale da presentare al SUAP del comune della Regione nel quale l'esercente intende avviare l'attivit�. Le successive installazioni e cessazioni di distributori automatici sono comunicate periodicamente e direttamente all'ASL competente per territorio, in relazione al comune in cui sono dislocati gli apparecchi, nel solo caso in cui gli stessi distribuiscano prodotti alimentari.
5. Per le fattispecie non espressamente previste dal presente articolo le vicende giuridico amministrative relative alle attivit� di vendita sono soggette a comunicazione al SUAP competente per territorio.
6. Il responsabile della struttura regionale competente in materia di commercio adotta con proprio provvedimento la modulistica unica relativa alle autorizzazioni, alle SCIA e alle comunicazioni previste dalla presente legge, in conformit� a quanto previsto dall'articolo 31 della legge regionale 14 ottobre 2014, n. 14 (Norme sul procedimento amministrativo e disposizioni in materia di semplificazione). < 21 Capo III. Disposizioni urbanistiche regionali Art. 7.(Modifiche alla legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56)1. Per l'attuazione delle disposizioni contenute negli articoli 3 e 4 e, in particolare, per consentire ai Comuni l'adeguamento degli strumenti urbanistici nei termini previsti, si provvede al riordino della l.r. 56/1977, secondo le modifiche di cui ai commi seguenti.
2. Dopo il comma 6 dell'articolo 4 della l.r. 56/1977, come da ultimo sostituito dall'articolo 4 della legge regionale 10 novembre 1994, n. 45 (Norme in materia di pianificazione del territorio: modifiche alla l.r. 5 dicembre 1977, n. 56 e successive modifiche ed integrazioni e alle ll.rr. 16 marzo 1989, n. 16 e 3 aprile 1989, n. 20) , � inserito il seguente:
3. Il numero 1) del secondo comma dell'articolo 12 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 15 della legge regionale 6 dicembre 1984, n. 61, � sostituito dal seguente:
"1) valuta le esigenze di sviluppo delle attivit� produttive, degli insediamenti residenziali dei servizi e delle attrezzature, indicando la quota che pu� essere soddisfatta con il recupero del patrimonio insediativo esistente ed individuando la quantit� di aree necessarie per la realizzazione dei nuovi insediamenti; valuta altres� le esigenze relative agli insediamenti del settore commerciale applicando gli indirizzi ed i criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998;".
4. Dopo la lettera d) del numero 1) del primo comma dell'articolo 14 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 17 della l.r. 61/1984, � inserita la seguente:
5. Il numero 4 del primo comma dell'articolo 14 della l.r. 56/1977, � sostituito dal seguente:
6. Dopo il primo comma dell'articolo 14 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 17 della l.r. 61/1984, � inserito il seguente:
"I Comuni, utilizzando le tavole di cui al primo comma, numero 3) ed avvalendosi di quelle in scala idonea, rappresentano altres� le perimetrazioni con riferimento alle caratteristiche delle zone di insediamento commerciale ai sensi dell'articolo 6 del d.lgs. 114/1998 e degli indirizzi e dei criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del decreto legislativo stesso.".
7. Al ventesimo comma dell'articolo 15 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 18 della l.r. 61/1984, � aggiunto il seguente periodo:
8. La lettera f) del comma 4 dell'articolo 17 della l.r. 56/1977, come sostituito dall'articolo 1 della legge regionale 29 luglio 1997, n. 41, � sostituita dalla seguente:
"f) incrementano le superfici territoriali o gli indici di edificabilit� del Piano Regolatore Generale vigente, relativi alle attivit� economiche produttive, direzionali, turistico-ricettive, commerciali, anche di adeguamento della disciplina della rete distributiva agli indirizzi ed ai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998, risultanti dagli atti del piano medesimo, in misura superiore al 6 per cento nei Comuni con popolazione non eccedente i diecimila abitanti, al 3 per cento nei Comuni con popolazione non eccedente i ventimila abitanti, al 2 per cento nei restanti Comuni con popolazione superiore a ventimila abitanti. Tali incrementi devono essere realizzati su aree contigue a quelle urbanizzate o a quelle di nuovo impianto previste dal Piano Regolatore Generale vigente.".
9. Dopo il comma 5 dell'articolo 17 della l.r. 56/1977, come sostituito dall'articolo 1 della l.r. 41/1997, � aggiunto il seguente:
"5 bis. La variante di adeguamento al Piano Regolatore Generale ai sensi del d.lgs. 114/1998 � approvata dalla Giunta regionale entro centoventi giorni dalla data del suo ricevimento esclusivamente nel caso in cui contenga degli interventi attuabili a seguito di avvio delle procedure previste dagli articoli 8 e 9 del decreto medesimo.".
10. La lettera b) del numero 1) del primo comma dell'articolo 21 della l.r. 56/1977, come modificata dall'articolo 24 della l.r. 61/1984, � sostituita dalla seguente:
11. Il numero 3) del primo comma dell'articolo 21 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 24 della l.r. 61/1984, � sostituito dal seguente:
"3) Aree per attrezzature al servizio degli insediamenti direzionali e commerciali al dettaglio non soggetti alle prescrizioni di cui al secondo comma: nei casi di intervento all'interno dei centri storici, individuati conformemente a quanto disposto dall'articolo 24, primo comma, numero 1) e di ristrutturazione urbanistica e di completamento di cui all'articolo 13, terzo comma, lettere e) ed f), la dotazione minima � stabilita nella misura dell'80 per cento della superficie lorda di pavimento. Nei casi di intervento di nuovo impianto, di cui all'articolo 13, terzo comma, lettera g), la dotazione minima � stabilita nella misura del 100 per cento della superficie lorda di pavimento. La dotazione minima di aree destinate a parcheggio pubblico � stabilita in misura non inferiore al 50 per cento delle menzionate dotazioni.".
12. Il secondo comma dell'articolo 21 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 4 della legge regionale 27 dicembre 1991, n. 70, � sostituito dal seguente:
"Per le attivit� commerciali al dettaglio di cui all'articolo 4 del d.lgs. 114/1998, con superficie di vendita superiore a mq 400 devono anche essere osservati gli standard relativi al fabbisogno di parcheggi pubblici stabiliti dagli indirizzi e dai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998, applicando il maggiore tra quelli previsti al numero 3) del primo comma e quelli previsti nel presente comma; nel caso di interventi nei centri storici, individuati conformemente a quanto disposto dall'articolo 24, primo comma, numero 1), la dotazione di parcheggi pubblici � stabilita nella misura dell'80 per cento degli standard previsti dai citati indirizzi e criteri, fatte salve ulteriori prescrizioni aggiuntive stabilite dai criteri stessi. I Comuni possono richiedere altre dotazioni di standard o di altre aree per attrezzature al servizio degli insediamenti non disciplinate dal presente comma e che sono da intendersi aggiuntive a quelle previste dallo stesso.".
13. La lettera f) del primo comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, � sostituita dalla seguente:
"f) le aree e gli edifici da riservare alle attivit� commerciali al dettaglio, con riferimento a quanto previsto dal d.lgs. 114/1998 e nel rispetto delle norme previste dagli indirizzi e dai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998, nonch� gli impianti di commercializzazione all'ingrosso.".
14. Il sesto comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, � sostituito dal seguente:
"Il rilascio delle concessioni ed autorizzazioni edilizie relative all'insediamento delle attivit� commerciali al dettaglio con superficie di vendita fino a mq 1.500 nei Comuni con popolazione fino a diecimila abitanti e a mq 2.500 negli altri Comuni � contestuale al rilascio dell'autorizzazione commerciale ai sensi del d.lgs. 114/1998, purch� la superficie lorda di pavimento non sia superiore a mq 4.000. Negli altri casi il rilascio delle concessioni ed autorizzazioni edilizie � subordinato alle norme e prescrizioni di cui ai commi seguenti.".
15. Il settimo comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, � sostituito dal seguente:
"Nel caso di insediamenti di attivit� commerciali al dettaglio con superficie lorda di pavimento compresa tra mq 4.000 e mq 8.000, il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia � subordinato alla stipula di una convenzione o atto di impegno unilaterale, ai sensi dell'articolo 49, quinto comma, ed a preventiva autorizzazione regionale. Tale autorizzazione � rilasciata in conformit� agli indirizzi ed ai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998.".
16. L'ottavo comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, � sostituito dal seguente:
"Nel caso di insediamenti di attivit� commerciali al dettaglio con superficie lorda di pavimento superiore a mq 8.000, il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia � subordinato a preventiva approvazione di uno strumento urbanistico esecutivo ed a preventiva autorizzazione regionale. Tale autorizzazione � rilasciata in conformit� agli indirizzi ed ai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998.".
17. Il nono comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, � sostituito dal seguente:
d) le superfici destinate alle attivit� accessorie;
e) le superfici destinate ad altre attivit�, ad esempio artigianali, di servizio;
h) i parcheggi privati ai sensi della legge 24 marzo 1989, n. 122 (Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate, nonch� modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale), le superfici destinate a carico e scarico merci, nonch� ogni altro ulteriore elemento previsto dai citati indirizzi e criteri.".
18. Dopo il nono comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, � inserito il seguente:
"Nei casi di superficie lorda di pavimento superiore a mq. 4.000, nella convenzione devono essere adeguatamente dettagliate le soluzioni che risolvono i problemi di impatto con la viabilit� e deve essere definita l'attribuzione dei relativi costi di realizzazione".
19. Il decimo comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, � sostituito dal seguente:
"L'ampliamento della superficie lorda di pavimento originaria o la modifica delle destinazioni d'uso, tipizzate al nono comma, comporta l'acquisizione dell'autorizzazione regionale, la revisione della convenzione o dell'atto di impegno unilaterale e dello strumento urbanistico esecutivo solo quando le variazioni superino il 10 per cento della superficie utile lorda di pavimento originaria, salvo che, per via di successivi ampliamenti, si superino i limiti di cui ai commi settimo e ottavo". Capo IV. Orari di vendita Art. 8.(Principi in tema di orari di vendita)1. In applicazione del disposto dell'articolo 11 del d.lgs. 114/98 gli orari di apertura e chiusura al pubblico degli esercizi di vendita al dettaglio sono rimessi alla libera determinazione degli esercenti nel rispetto delle disposizioni di cui al suindicato articolo e dei criteri emanati dai Comuni in applicazione dell'articolo 36 della legge n. 142/1990.
b) promozione di un costante processo di confronto fra le parti sociali interessate ed i soggetti pubblici per avviare sperimentazioni di nuove soluzioni di servizio alla collettivit�;
c) coordinamento degli orari degli esercizi di vendita, con particolare riguardo alle caratteristiche delle zone, cos� come individuate dagli indirizzi e dai criteri di cui all'articolo 3, attraverso l'articolazione della mezza giornata di chiusura infrasettimanale, qualora prevista, e delle deroghe all'obbligo della chiusura festiva e domenicale secondo aree omogenee dello stesso Comune, e, qualora necessario, anche a livello sovracomunale, previa intesa con i Comuni interessati;
1) l'individuazione dei giorni domenicali e festivi nei quali consentire la deroga di cui alla lettera c) in modo tale da garantire per ogni area omogenea l'apertura degli esercizi per ulteriori otto domeniche o festivit� oltre a quelle comunque previste per il mese di dicembre;
2) la definizione degli ambiti territoriali entro i quali � consentito l'esercizio dell'attivit� di vendita ad un limitato numero di esercizi di vicinato in orario notturno;
3) la definizione del regime di orari da applicarsi alle attivit� miste di uno stesso esercizio commerciale, con particolare riguardo ai centri polifunzionali e ai centri commerciali, secondo criteri che, oltre al settore merceologico o all'attivit� prevalente, tengano conto delle esigenze complessive dell'utenza;
4) l'uniformit� del regime degli orari delle attivit� artigiane, agricole ed industriali esercenti la vendita al dettaglio a quello dei negozi;
5) la definizione delle modalit� in base alle quali gli esercizi del settore alimentare devono garantire l'apertura al pubblico in caso di pi� di due festivit� consecutive.
22+>2 bis. Chiunque violi le disposizioni in ordine all'obbligo della chiusura festiva e domenicale, fatte salve le deroghe previste nei commi precedenti, � punito con una sanzione amministrativa del pagamento di una somma commisurata alla superficie di vendita dell'esercizio commerciale. La Giunta regionale, entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente provvedimento, adotta i criteri di graduazione proporzionale, tra i limiti di 500,00 e 20.000,00 euro. Fino all'entrata in vigore della presente norma e delle relative norme attuative, restano in vigore le norme previste dall'articolo 22 del d.lgs. 114/1998. <+22
23+>2 ter. In caso di recidiva, ovvero quando sia stata commessa la stessa violazione per due volte in un anno solare, anche se si � proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione, il Sindaco dispone la sospensione dell'attivit� di vendita per un periodo non superiore a venti giorni. <+23
24+>2 quater. Per ogni altra violazione alle disposizioni della presente legge in materia di orari si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 500 a 3.000 euro. <+24
25+>2 quinquies. La misura delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui al presente articolo � aggiornata ogni tre anni in misura pari all'intera variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (media nazionale) verificatasi nei tre anni precedenti. In base a tali criteri sono fissati, entro il 28 febbraio dell'anno successivo al triennio, i nuovi valori delle sanzioni amministrative pecuniarie che si applicano con decorrenza dal 1� aprile dell'anno successivo. <+25
26+>2 sexies. Il comune � competente a ricevere il rapporto di cui all'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689/1981 (Modifiche al sistema penale), ad accertare le violazioni ed applicare le sanzioni amministrative ai sensi dell' articolo 18 della medesima legge e ad introitarne i proventi. <+26
27+>2 septies. Il procedimento per l'applicazione delle sanzioni � regolato dalla legge regionale 28 novembre 1989, n. 72 (Disciplina dell'applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale). <+27 Art. 9.(Localit� ad economia turistica)1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, sentite le rappresentanze degli enti locali, attraverso la Conferenza permanente Regione-Autonomie Locali istituita ai sensi della l.r. 34/1998, e le rappresentanze delle organizzazioni regionali pi� rappresentative dei consumatori, delle imprese del commercio e turismo e dei lavoratori dipendenti, approva i criteri per l'individuazione delle localit� ad economia turistica, al fine particolare delle deroghe di cui all'articolo 12, comma 1, del d.lgs. 114/1998, con riferimento alle seguenti tipologie di Comuni:
b) citt� d'arte o parti di Comuni aventi tale connotazione;
d) altri Comuni o singole zone di Comuni caratterizzati dalla presenza di attrattive termali, naturalistico-ambientali, storico-culturali, sportive, artigianali, enogastronomiche, religiose, in cui il movimento turistico, anche solo giornaliero, costituisce un elemento di significativo apporto all'animazione o all'economia della localit�;
e) Comuni, o parti di essi, interessati da un rilevante afflusso di turisti in occasione di manifestazioni permanenti o episodiche, connotate da capacit� di attrazione extracomunale.
2. Ciascuna provincia sulla base delle istanze presentate dai Comuni del proprio territorio interessati, provvede, in applicazione dei criteri regionali di cui al comma 1 e sentite le Organizzazioni provinciali pi� rappresentative dei consumatori, delle imprese del commercio e del turismo, nonch� dei lavoratori dipendenti, all'individuazione della connotazione permanente o periodica o episodica, di localit� turistica dell'intero territorio comunale o di parti specifiche dello stesso, sulla base delle esigenze e delle peculiari caratteristiche territoriali ed economiche locali.
3. Ciascuna provincia provvede altres�, sentite le Organizzazioni provinciali maggiormente rappresentative di cui al comma 2, all'individuazione, per ciascun comune interessato, dei periodi in cui � riconosciuta la presenza rilevante di popolazione turistica, anche giornaliera, ai fini delle deroghe previste dall'articolo 12, comma 1, del d. lgs 114/1998.
5. I criteri di cui al presente articolo possono essere sottoposti ad aggiornamento sulla base di mutamenti del contesto economico del mercato, in relazione alle caratteristiche degli ambiti territoriali della Regione. 28 >
Art. 9 bis.(Attivit� di supporto istituzionale, verifica, controllo ed esercizio del potere sostitutivo)
1. La Regione, attraverso il responsabile della struttura competente in materia di commercio, supporta gli enti locali nell'applicazione delle disposizioni della legge, e ne coordina, se necessario, l'azione.
2. La Regione, attraverso il responsabile del procedimento presso la struttura competente in materia di commercio, verifica la corretta applicazione delle disposizioni di cui agli articoli precedenti, con particolare riferimento all'azione degli enti locali in ordine all'attivit� di programmazione, amministrativa e di vigilanza.
3. In caso di violazioni o inadempimenti degli enti locali, la Giunta regionale esercita il potere sostitutivo di cui all'articolo 14 della legge regionale 20 novembre 1998, n. 34 (Riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi della Regione e degli enti locali).
4. Se la violazione o l'inadempimento persistono, la Giunta regionale d� mandato alla struttura competente in materia di commercio di provvedere in sostituzione dell'ente inadempiente e di adottare tutti gli atti di competenza di questo. Nell'esercizio del potere sostitutivo la Giunta regionale pu� deliberare l'esclusione fino a due anni dall'applicazione delle particolari deroghe di cui all'articolo 12, comma 1, del d.lgs. 114/1998 per le localit� ad economia turistica, come individuate in applicazione dell'articolo 9. < 28 Capo V. Commercio su area pubblica Art. 10(Commercio su area pubblica)29=>01. L'esercizio del commercio sulle aree pubbliche pu� essere svolto:
b) su qualsiasi area purch� in forma itinerante. <=29
30=>02. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 16 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno), i posteggi di cui al comma 01, lettera a) sono concessi agli operatori secondo criteri e modalit� di selezione che, nel rispetto della libert� di iniziativa economica privata, consentano il perseguimento degli obiettivi di concorrenzalit� ed efficienza del sistema distributivo, con particolare riferimento alle esigenze di qualificazione della rete del commercio su area pubblica e di ottimizzazione del servizio, tenuto conto delle esigenze di tutela della salute, della sicurezza e dell'ordine pubblico e dell'ambiente, secondo i principi di necessit�, proporzionalit�, non discriminazione. <=30
31+>03. La Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di pubblicazione della legge sul Bollettino ufficiale della Regione, sentito il parere della competente commissione consiliare, adotta un regolamento che stabilisce i criteri e le modalit� di selezione di cui al comma 02. La commissione consiliare esprime il parere nel termine di trenta giorni dal ricevimento della proposta di regolamento. L'inutile decorso del termine equivale all'espressione di parere favorevole. <+31
c) definire un disegno territoriale del commercio su area pubblica in correlazione con le peculiarit� territoriali, secondo le tipologie individuate dall'articolo 6, comma 3 del d.lgs. 114/1998;
e) sostenere l'adeguamento delle aree alle norme di igiene, sanit� e sicurezza; f) valorizzare il ruolo della produzione agricola locale e regionale.
3. Il Consiglio regionale, secondo le procedure stabilite al comma 1, pu� modificare i criteri sulla base delle successive esperienze applicative, delle modificazioni del contesto economico del mercato ed in relazione ai mutamenti delle caratteristiche degli ambiti territoriali della Regione. 32 >
Art. 11(Ulteriori disposizioni sul commercio su area pubblica)
1. 33+>Nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 10 <+33
la Giunta regionale, sentite le rappresentanze degli enti locali, le organizzazioni regionali pi� rappresentative dei consumatori, delle imprese del commercio e dei produttori agricoli e le associazioni provinciali di categoria maggiormente rappresentative degli operatori su area pubblica, adotta i criteri per il rilascio delle autorizzazioni per il commercio su area pubblica, nonch� per l'istituzione, lo spostamento, il funzionamento dei mercati e delle varie forme di commercio su area pubblica.
7. Qualsiasi modifica o spostamento delle aree mercatali o fieristiche, anche conseguenti alla riformulazione degli strumenti urbanistici, a piani di riqualificazione urbana o a modifiche degli arredi urbani, sono adottati sentite le associazioni provinciali di categoria maggiormente rappresentative. Sono vietate le modifiche delle aree destinate al commercio su area pubblica il cui fine � la creazione di zone di rispetto a tutela del commercio fisso o di abitazioni private, se non vi � un formale accordo fra i portatori di un interesse contrapposto e nel rispetto dei diritti acquisiti. Sono fatte salve le disposizioni a tutela della sicurezza, quali le ordinanze sindacali contingibili ed urgenti e dell'autorit� giudiziaria. < 32 Capo VI. Vendite straordinarie Art. 12.(Esercizio delle funzioni amministrative)1. La Regione trasferisce ai Comuni le funzioni amministrative previste dall'articolo 15 del d.lgs. 114/1998, relative alla fissazione delle modalit� di svolgimento, della pubblicit�, dei periodi e della durata delle vendite di liquidazione e di fine stagione 34+>nonch� delle vendite promozionali<+34, secondo i principi e le disposizione degli articoli 13, 14 e 15. Art. 13.(Vendite di liquidazione)1. La vendita di liquidazione � soggetta a previa comunicazione al Comune ove ha sede il punto di vendita e pu� essere effettuata decorsi trenta giorni dal ricevimento della stessa.
d) le merci poste in vendita, distinte per voci merceologiche, con indicazione della qualit� e quantit�, dei prezzi praticati prima della vendita straordinaria e dei prezzi che saranno praticati nella stessa;
3. Le comunicazioni relative alle liquidazioni per cessazione di attivit�, cessione di azienda, trasferimento di sede dell'esercizio e trasformazione dei locali devono altres� contenere l'indicazione degli estremi delle comunicazioni o autorizzazioni, concessioni o licenze, di presupposto o, nel caso di cessione, dell'atto di cessione.
4. Le operazioni di rinnovo di minore entit�, non supportate da atti amministrativi di presupposto, necessitano dei preventivi di spesa allegati alla comunicazione. Il Comune valuta l'opportunit� di consentire la liquidazione.
6. A decorrere dall'inizio delle vendite di cui al presente articolo, � vietato introdurre, nei locali e pertinenze del punto vendita interessato, ulteriori merci del genere di quelle per le quali viene effettuata la vendita di liquidazione. Il divieto di rifornimento riguarda sia le merci acquistate sia quelle concesse in conto deposito. 7. Durante le vendite di liquidazione rimangono validi gli atti di presupposto all'esercizio dell'attivit� di vendita. � vietata l'effettuazione di vendita di liquidazione con il sistema del pubblico incanto. 35 >
Art. 14(Vendite di fine stagione)
1. Le vendite di fine stagione riguardano i prodotti di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo.
2. La Giunta regionale, in attuazione degli indirizzi della Conferenza Stato-Regioni, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citt� ed autonomie locali), fissa annualmente le date di avvio delle vendite di fine stagione invernali ed estive. I comuni a partire da tali date fissano annualmente la durata delle vendite di fine stagione fino ad un massimo di otto settimane, anche non continuative, per ciascun periodo.
3. L'esercente che intende effettuare la vendita di fine stagione deve renderlo noto con cartello apposto nel locale di vendita ben visibile dall'esterno, almeno tre giorni prima della data prevista per l'inizio delle vendite, indicando il periodo di svolgimento, individuato ai sensi del comma 2 e l'osservanza delle modalit� di svolgimento della vendita di fine stagione stabilite dal comune a tutela dei consumatori, secondo le disposizioni di cui all'articolo 15. < 35 36 >
Art. 14 bis.(Vendite promozionali) 1. Nei trenta giorni che precedono la data di inizio delle vendite di fine stagione non � consentito lo svolgimento delle vendite promozionali aventi ad oggetto articoli di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. 2. Le disposizioni della presente legge non si applicano alle vendite promozionali effettuate sottocosto. < 36 37 >
Art. 14 ter.(Vendite con denominazione outlet)
a) la vendita diretta di beni di produzione propria da parte di imprese industriali in locali adiacenti a quelli di produzione;
b) la vendita al dettaglio, da parte di produttori titolari del marchio o di imprese commerciali, di prodotti non alimentari, che siano stati prodotti almeno dodici mesi prima dell'inizio della vendita, dimostrabile da idonea documentazione relativa alla merce, che siano di fine serie, in eccedenza di magazzino, o prototipi, o che presentino lievi difetti non occulti di produzione, effettuata in esercizi commerciali a ci� appositamente individuati;
c) la vendita al dettaglio, da parte di produttori titolari del marchio o di imprese commerciali di prodotti alimentari limitatamente alla dimensione degli esercizi di vicinato di cui all'articolo 4 del d.lgs. 114/1998.
2. La vendita con denominazione outlet pu� essere effettuata all'interno di un esercizio di vicinato, di una media struttura di vendita e di una grande struttura di vendita, compresi i centri commerciali.
3. Alla vendita con denominazione outlet, in relazione alla relativa struttura commerciale, si applicano le disposizioni della presente normativa.
4. La denominazione di outlet � impiegata nelle insegne, nelle ditte e nei marchi propri degli esercizi che svolgono la vendita in outlet di cui al comma 1, e nella relativa pubblicit�.
5. Nei casi di vendita in esercizi commerciali con denominazione outlet, � vietata la vendita di merci diverse da quelle indicate al comma 1.
6. Alla vendita con denominazione outlet si applicano le norme inerenti la disciplina dei prezzi, le vendite straordinarie e promozionali di cui agli articoli 13, 14, 14 bis. < 37 Art. 15.(Disposizioni comuni)1. I Comuni stabiliscono le modalit� relative alle indicazioni dei prezzi e alle asserzioni pubblicitarie e le procedure pi� idonee di controllo, al fine di garantire la veridicit� e la correttezza dell'effettuazione delle vendite di liquidazione e di fine stagione 38+>nonch� delle vendite promozionali <+38 in relazione alla tutela del consumatore.
2. Le violazioni alle disposizioni in materia di vendita di liquidazione e di fine stagione 39+>nonch� di vendita promozionale <+39 sono punite ai sensi dell'articolo 22, commi 3, 6 e 7 del d.lgs. 114/1998. In caso di particolare gravit� o di recidiva il sindaco pu� disporre la sospensione dell'attivit� di vendita per un periodo non superiore a 30 giorni. Tali disposizioni non si applicano alle vendite disposte dall'autorit� giudiziaria a seguito di esecuzione forzata.
40+>2 bis. L'utilizzo della denominazione di outlet al di fuori dei casi previsti all'articolo 14 ter, comma 1, � punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 6.000,00 ad euro 30.000,00. In caso di reiterazione, l'attivit� di vendita � sospesa per un periodo non superiore a trenta giorni. <+40
41+>2 ter. In caso di violazione del divieto di cui all'articolo 14 ter, commi 5 e 6, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 4.000,00 ad euro 30.000,00. In caso di reiterazione, l'attivit� di vendita � sospesa per un periodo non superiore a trenta giorni. <+41
3. Nelle vendite di liquidazione e di fine stagione 42+>nonch� nelle vendite promozionali <+42 43+>e nelle vendite con denominazione outlet <+43 o nella relativa pubblicit� � vietato l'uso della dizione "vendite fallimentari" come pure ogni riferimento a fallimento, procedure fallimentari, esecutive, individuali o concorsuali e simili, anche come termine di paragone. Capo VII. Centri di assistenza tecnica, formazione professionale e credito al commercio Art. 16.(Centri di assistenza tecnica)1. La Regione, in attuazione dell'articolo 23 del d.lgs. 114/1998, promuove la costituzione di appositi centri di assistenza tecnica, di seguito denominati centri al fine di sviluppare i processi di ammodernamento della rete distributiva. I centri, istituiti dalle associazioni di categoria e da altri soggetti interessati, svolgono a favore delle imprese commerciali attivit� di assistenza tecnica in materia di innovazione tecnologica e organizzativa, di gestione economica e finanziaria di impresa, di accesso ai finanziamenti anche comunitari, di sicurezza e tutela dei consumatori, di tutela dell'ambiente, di igiene e sicurezza sul lavoro, di interventi finalizzati alla introduzione di sistemi di qualit� ed alla loro certificazione.
2. I centri sono autorizzati dalla Regione, in misura massima di uno per soggetto costituente, esclusivamente in presenza di uno statuto che preveda lo svolgimento delle attivit� di cui al comma 1 a favore di tutte le imprese richiedenti le prestazioni, a prescindere dall'appartenenza o meno delle stesse ai soggetti istitutivi del centro, e della disponibilit� di una struttura articolata e funzionante sul territorio regionale.
3. I soggetti costituenti i centri possono essere le associazioni di categoria del settore rappresentative di almeno il 5 per cento delle aziende commerciali operanti sul territorio regionale secondo i dati rilevati al 31 dicembre dell'anno precedente la costituzione del centro, anche congiuntamente ad altri soggetti interessati. Le associazioni e gli altri soggetti devono avere svolto attivit� di assistenza tecnica alle imprese commerciali nei tre anni precedenti la costituzione del centro.
4. La Regione, al fine di assicurare un adeguato supporto al raggiungimento degli obiettivi della programmazione regionale di settore, in particolare la sensibilizzazione alla cultura dell'innovazione, l'individuazione ed il coordinamento delle linee di formazione e aggiornamento, la finalizzazione degli incentivi allo sviluppo del commercio, ed a garantire il sostegno progettuale agli enti locali per la riqualificazione del territorio, pu� partecipare alla formazione di centri di assistenza tecnica.
5. La Giunta regionale, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, stabilisce le modalit� ed i termini di presentazione delle richieste di autorizzazione e la relativa documentazione. Stabilisce altres� l'autorit� competente, i criteri e i termini per il rilascio dell'autorizzazione, i controlli sulla documentazione prodotta e sulle attivit� esercitate, nonch� le sanzioni applicabili.
6. La Giunta regionale stabilisce altres� criteri e modalit� di incentivazione dei centri. Art. 17.(Formazione professionale)1. La Giunta regionale individua i percorsi formativi per l'accesso all'imprenditorialit�, per l'aggiornamento degli operatori in attivit�, per l'innalzamento o la riqualificazione del livello professionale, con particolare riferimento alle nozioni in materia di organizzazione e qualit� della gestione, marketing, normativa ambientale, sicurezza, tutela e informazione ai consumatori, introduzione dei sistemi di qualit� e loro certificazione, al fine di favorire la formazione degli esercenti e degli addetti al settore commerciale e di sostenere e qualificare l'occupazione nel settore distributivo.
2. Le modalit� organizzative, la durata, le materie ed i finanziamenti dei corsi di formazione professionale sono stabilite dalla Giunta regionale in conformit� alle disposizioni delle leggi regionali, statali e comunitarie in materia di politiche attive del lavoro, formazione e servizi all'impiego.
3. La partecipazione ai corsi di formazione professionale, conclusasi con esito positivo, costituisce condizione indispensabile per l'accesso all'esercizio del commercio relativamente al settore merceologico alimentare; le modalit� di partecipazione e di ammissione alle prove finali per l'accertamento dell'idoneit� sono stabilite dalla Giunta regionale.
4. I corsi, secondo i percorsi formativi di cui al comma 1, possono essere istituiti, mediante convenzione con la Regione Piemonte, dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA) e dalle loro aziende speciali, dalle associazioni di categoria pi� rappresentative del settore a livello regionale e dagli enti costituiti con il loro concorso, dai centri di assistenza tecnica, da altri soggetti gi� operanti nel settore della formazione professionale.
5. La Giunta autorizza altres� i piani di formazione e verifica la rispondenza agli obiettivi dei programmi di formazione portati a conoscenza prima dell'inizio dei corsi.
6. Sono ritenuti validi, agli effetti del possesso del requisito professionale di cui all'articolo 5, comma 5, lettera a) del d.lgs. 114/1998, i corsi effettuati presso enti riconosciuti da altre Regioni nonch� l'avvenuto superamento, con esito favorevole, delle prove di idoneit� gi� previste per l'iscrizione al registro degli esercenti il commercio dalla legge 11 giugno 1971, n. 426 (Disciplina del commercio).
44+>6 bis. I corsi previsti per l'acquisizione dei requisiti professionali, di cui ai commi precedenti, in caso di inizio di nuove attivit� di commercio su aree pubbliche, sono previsti anche per il settore non alimentare. Oltre a quanto gi� previsto al comma 1, la preparazione dei neo imprenditori dovr� approfondire le tematiche connesse alla lotta alla contraffazione, alla tutela dei marchi, alla pubblicit� dei prezzi,alla tutela dei consumatori, alla conoscenza dei prodotti, e dei loro componenti, approfondendo le conseguenze della diffusione di quelli tossici o nocivi per la salute pubblica. <+44
7. In fase di prima applicazione, e comunque non oltre un anno dall'entrata in vigore della presente legge, i corsi professionali di cui al comma 3 sono svolti prioritariamente dalle CCIAA e dalle associazioni di categoria pi� rappresentative del settore commerciale secondo i programmi della previgente normativa in materia di commercio. A tale scopo, presso ciascuna CCIAA � costituita e nominata un'apposita commissione d'esame, composta da:
a) un esperto designato dalla competente CCIAA, in qualit� di presidente;
b) un esperto in materia di norme igienico-sanitarie, designato dalla competente direzione regionale alla sanit�,
8. La commissione � integrata per ogni sessione d'esame da un componente del collegio docenti che, nominato dal responsabile della struttura formativa, svolge le funzioni di segretario durante lo svolgimento dello scrutinio.
9. I corsi di formazione professionale per l'accesso all'esercizio del commercio, relativamente al settore merceologico alimentare e limitatamente alla fase di prima applicazione di cui al comma 7, non comportano oneri a carico della Regione; gli stessi sono posti a carico dei soggetti organizzatori dei corsi e ricompresi nella quota d'iscrizione posta a carico degli allievi, secondo le modalit� stabilite in apposita convenzione. Art. 18.(Credito al commercio)1. La Regione agevola l'accesso al credito delle imprese operanti nel settore del commercio attraverso interventi diretti:
a) alla realizzazione di progetti integrati con il concorso degli enti locali per la valorizzazione del tessuto commerciale urbano, la rivitalizzazione delle realt� minori, la qualificazione del territorio e la creazione di centri commerciali naturali;
b) ai programmi di sviluppo delle imprese inerenti l'innovazione gestionale e tecnologica, il ricorso alla certificazione di qualit�, la formazione e l'aggiornamento professionale. Gli interventi per il finanziamento dei programmi sono attuati anche mediante l'utilizzo del fondo di cui 45=>all'articolo 7 della legge regionale 14 gennaio 2009, n. 1 (Testo unico in materia di artigianato) <=45 , e successive modificazioni ed integrazioni, tramite istituzione di apposite sezioni di detto fondo, sul quale possono confluire le risorse stanziate all'articolo 24, comma 2, lettera c);
46+>b bis) gli interventi di cui alla lettera a) del comma 1 possono essere finanziati mediante l'utilizzo del fondo regionale per lo sviluppo e la qualificazione delle piccole imprese di cui all'articolo 7 della l.r. 1/2009, tramite l'istituzione di apposita sezione di detto fondo, nella quale possono confluire mediante trasferimento, a titolo definitivo, le risorse di cassa disponibili nella sezione commercio del fondo; <+46
47+>b ter) per le finalit� di cui alla lettera b) e a completamento degli interventi previsti dalla sezione del Fondo regionale per lo Sviluppo e la qualificazione delle piccole imprese di cui all'articolo 7 della legge regionale 1/2009, come istituita dalla lettera b bis), la Regione sostiene, a favore delle imprese commerciali su area pubblica, progetti di miglioramento delle strutture di vendita, in sinergia con gli interventi promossi dagli enti locali; <+47
48+>b quater) agli oneri di cui alla lettera b ter) si fa fronte con le risorse finanziarie stanziate nella UPB DB16142 secondo le modalit� previste dall'articolo 8 della legge regionale 11 aprile 2001, n. 7 (Ordinamento contabile della Regione Piemonte) e dall'articolo 30 della legge regionale 4 marzo 2003, n. 2 ( Legge finanziaria per l'anno 2003); <+48
d) al sostegno della costituzione dei centri di assistenza tecnica e del loro finanziamento per l'attuazione di specifici progetti; 49 >< 49
50+>d bis) al sostegno delle imprese del commercio e delle loro forme associative, in seguito ad emergenze economiche, strutturali, ambientali che determinino situazioni di crisi delle imprese stesse, tramite le seguenti misure:
1) costituzione di un fondo speciale finalizzato a fornire garanzie bancarie per consentire l'accesso ai finanziamenti necessari all'operativit� delle imprese ed al contenimento dei relativi tassi di interesse;
2) sostegno di azioni promozionali e di fidelizzazione della clientela. <+50 2. La Regione interviene a favore degli enti locali, delle imprese commerciali e loro forme associative per il finanziamento dei progetti integrati di cui al comma 1, lettera a) per la realizzazione dei fini ivi indicati.
4. In fase di prima applicazione, nelle more dell'emanazione del provvedimento regionale attuativo del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 (Disposizioni per la razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese, a norma dell'articolo 4, comma 4, lettera c) della legge 15 marzo 1997, n. 59), la Giunta regionale determina i criteri e le modalit� degli interventi a favore dei soggetti di cui al comma 1, concessi mediante risorse proprie, statali o comunitarie.
5. In particolare la Giunta, sulla base degli obiettivi della programmazione regionale di settore ed in conformit� dei limiti imposti dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti alle piccole e medie imprese, per ciascun intervento individua:
a) la tipologia del procedimento con riferimento alle caratteristiche ed alle finalit� dell'aiuto;
c) la tipologia e il periodo di ammissibilit� delle spese nonch� la relativa documentazione;
e) le intensit� dell'aiuto e le modalit� di calcolo in equivalente sovvenzione lorda o netta;
g) le modalit� e i termini di effettuazione dei controlli, i motivi di revoca dei benefici erogati e l'eventuale ricorso al regime di convenzione con soggetti terzi per lo svolgimento di alcune fasi del procedimento.
51+>5 bis. Ai limitati effetti dell'applicazione della lettera b) del comma 1, si considerano imprese operanti nel settore del commercio anche gli agenti e rappresentanti di commercio di cui alla legge 3 maggio 1985, n. 204 (Disciplina dell'attivit� di agente e rappresentante di commercio). <+51
6. La Giunta regionale predispone annualmente il monitoraggio degli interventi di sostegno pubblico concessi nell'anno precedente, al fine di verificare lo stato di attuazione, anche finanziario, di ciascun regime d'aiuto e la capacit� di perseguire i relativi obiettivi. Sulla scorta dei dati rilevati, la Giunta regionale entro il mese di giugno di ciascun anno predispone e trasmette al Consiglio regionale una relazione contenente per ogni tipologia di intervento:
d) l'eventuale esigenza di nuovi interventi. 52 >
Art. 18 bis.(Ulteriori disposizioni in materia di credito al commercio)
53=>1. La Regione tutela e promuove il commercio di prossimit� in tutte le sue forme, negli ambiti comunali e sovracomunali di insediamento commerciale come individuati dagli indirizzi regionali di cui all'articolo 3 e nei distretti del commercio. I distretti del commercio sono soggetti di promozione e sviluppo del commercio, delimitati territorialmente secondo gli ambiti sovracomunali della programmazione regionale della rete distributiva, ovvero con riferimento a loro articolazioni o aggregazioni, in numero non superiore agli ambiti stessi. <=53
54+>1 bis. Possono far parte prioritariamente dei distretti del commercio i comuni dell'area di programmazione commerciale di riferimento, la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente territorialmente e le associazioni di categoria del commercio a livello provinciale. <+54
55+>1 ter. La Giunta regionale, con proprio regolamento, sentita la commissione consiliare competente, stabilisce i criteri e le modalit� per la costituzione, il funzionamento e l'individuazione dei distretti del commercio da promuovere. <+55
2. La promozione del commercio di cui al comma 1 � finalizzata alla valorizzazione ed al consolidamento delle attivit� commerciali, con particolare riferimento alla funzione di servizio di prossimit� agli insediamenti abitativi, anche al fine della creazione di migliori condizioni di sicurezza nei medesimi.
3. La Regione promuove le produzioni tipiche, di qualit� e di eccellenza del Piemonte direttamente e anche attraverso le piccole, medie e grandi strutture commerciali e le altre forme di commercio al dettaglio.
4. La Giunta regionale stabilisce con apposita deliberazione i criteri per l'attuazione delle disposizioni di cui ai commi 56-><-56 2 e 3.
58+>4 ter. Le risorse introitate nel bilancio regionale a titolo di compensazione, destinate alla certificazione della compatibilit� energetica e ambientale e all'indennizzo dell'irreversibilit� non compensabile della trasformazione del suolo di riferimento per le grandi strutture di vendita, secondo quanto previsto all'articolo 3, comma 3 ter, sono reinvestite nel titolo della spesa del bilancio regionale nell'ambito dell'unit� previsionale di base (UPB) DB17011 per le medesime finalit�. <+58 < 52 Capo VIII. Verifica e controllo Art. 19.(Competenze regionali 59+>e comunali <+59)1. Fatta salva la competenza comunale all'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui all'articolo 22 del d.lgs. 114/1998, la Regione verifica la corretta applicazione delle disposizioni statali e regionali nelle materie del commercio.
2. In particolare, compete alla Regione la verifica della conformit� dell'azione amministrativa e programmatoria comunale all'attuazione degli strumenti regionali emanati sulla base delle disposizioni del d.lgs. 114/1998, nonch� la verifica della rispondenza delle attivit� realizzate ai relativi atti autorizzatori.
3. La Regione, anche avvalendosi di altri organismi competenti, esercita l'intervento sostitutivo previsto dagli articoli 6 e 28 del d.lgs. 114/1998 in caso di inerzia da parte dei Comuni
60+>3 bis. Negli esercizi commerciali di cui all'art. 17, comma 4 del d.lgs. 114/1998 � vietata la vendita di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione. <+60
61+>3 ter. La violazione dell'obbligo di cui al comma 3 bis � punita con la sanzione prevista dall'articolo 22, comma 1 del d.lgs 114/1998. <+61 62+>3 quater. Agli esercizi commerciali di cui al comma 3 bis si applicano le disposizioni in materia di orari contenute nel titolo IV del d.lgs. 114/1998, con l'esclusione dell'articolo 13, comma 1. <+62 Capo IX. Osservatorio regionale del commercio Art. 20.(Istituzione dell'osservatorio regionale del commercio)1. La Regione Piemonte, in attuazione dell'articolo 6, comma 1, lettera g), del d.lgs. 114/1998 istituisce l'Osservatorio regionale del commercio, di seguito denominato Osservatorio regionale, con sede presso la Direzione regionale competente in materia di commercio e artigianato, per assicurare un sistema coordinato di monitoraggio sull'entit� ed efficienza della rete distributiva commerciale, al fine delle valutazioni sull'efficacia degli interventi regionali, nazionali e comunitari in materia.
2. L'attivit� dell'Osservatorio regionale si raccorda con le finalit� dell'Osservatorio nazionale costituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato. Art. 21.(Obiettivi dell'osservatorio regionale)1. L'attivit� dell'Osservatorio regionale concorre:
b) al monitoraggio dell'entit� ed efficienza della rete distributiva commerciale;
2. Per i fini di cui al comma 1, l'Osservatorio regionale predispone annualmente, entro il mese di ottobre, un programma di attivit� da svolgersi nell'anno successivo, sentita l'apposita Commissione da istituirsi con deliberazione della Giunta regionale, composta dai rappresentanti delle imprese del commercio, degli enti locali, delle organizzazioni dei consumatori e dei lavoratori dipendenti. Il programma annuale di attivit� � approvato dalla Giunta regionale e comunicato alla competente commissione del Consiglio regionale. Art. 22.(Attivit� dell'osservatorio)1. L'osservatorio regionale, per il raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 21:
e) svolge attivit� di informazione socio-economica, anche attraverso l'organizzazione di seminari e convegni di studio con le categorie interessate.
2. Per la realizzazione delle attivit� dell'Osservatorio regionale, possono essere stipulate convenzioni con enti, istituzioni, societ�, istituti di ricerca, organizzazioni professionali e sindacali, nonch� esperti che abbiano specifica competenza nel settore della distribuzione commerciale. Art. 23.(Sistema informativo regionale del commercio)1. Il Sistema informativo regionale del commercio del Piemonte (SIRC), assicura la gestione delle basi dati e le elaborazioni necessarie all'attivit� dell'Osservatorio regionale e garantisce le funzioni di collegamento con l'Osservatorio nazionale.
b) aggiornare ed elaborare i dati disponibili per la realizzazione degli strumenti di informazione periodica di cui all'articolo 22. Capo X. Norme finanziarie, transitorie e finali 63 >
Art. 24(Disposizioni finanziarie)
1. Per l'attuazione della presente legge � autorizzata per l'anno 2004 la spesa di euro 29.733.543,00.
2. Nello stato di previsione della spesa, nell'Unit� previsionale di base (UPB) 17011 (Commercio e artigianato. Programmazione interventi settori commerciali. - Titolo I. Spese correnti) viene finanziata la spesa: "Spese per il funzionamento dell'Osservatorio regionale del commercio (capo IX della l.r. 28/1999)", pari ad euro 460.000,00; nella UPB 17021 (Commercio e artigianato, tutela del consumatore, mercati. - Titolo I. Spese correnti) viene finanziata la spesa: "Interventi per la formazione e la qualificazione degli operatori commerciali (articolo 17 della l.r. 28/1999)", "per memoria"; nell'UPB 17022 (Commercio e artigianato, tutela del consumatore, mercati. - Titolo II. Spese di investimento) vengono finanziate le seguenti spese:
a) "Interventi per la valorizzazione del tessuto commerciale del Piemonte a favore degli enti locali" (articolo 18, comma 1, lettera a), pari ad euro 4.500.000,00;
b) "Interventi per la valorizzazione del tessuto commerciale del Piemonte a favore delle imprese e loro forme associative" (articolo 18, comma 1, lettera a), pari ad euro 700.000,00;
c) "Interventi per l'accesso al credito delle imprese commerciali" (articolo 18, comma 1, lettere b) e c), pari ad euro 23.573.543,00;
d) "Interventi a favore dei centri di assistenza tecnica" (articolo 16), pari ad euro 200.000,00;
e) "Interventi per le emergenze economiche, strutturali, ambientali delle imprese del commercio e delle loro forme associative" (articolo 18, comma 1, lettera d bis), pari ad euro 300.000,00.
3. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge si provvede con le dotazioni finanziarie delle UPB 17011, 17021 e 17022. < 63 64+>3 bis. Le risorse introitate nel bilancio regionale a titolo di oneri aggiuntivi, di cui all'articolo 3, comma 3 bis, specificatamente destinati alla rivitalizzazione e riqualificazione delle zone di insediamento commerciale, sono reinvestite nel titolo II della spesa del bilancio regionale nell'ambito della UPB DB16142, per le finalit� di valorizzazione del tessuto commerciale urbano, di rivitalizzazione delle realt� minori, di qualificazione del territorio e di creazione di centri commerciali naturali. <+64 Art. 25.(Norme transitorie)1. Le domande di autorizzazione all'apertura, ampliamento e trasferimento di una media e grande struttura di vendita, presentate alla Giunta regionale ed alle quali non � stato dato seguito ai sensi dell'articolo 25, comma 6 del d.lgs. 114/98, vengono valutate in base alle norme degli indirizzi e criteri di cui all'articolo 3 della presente legge, e secondo le competenze di cui agli articoli 8 e 9 del d.lgs. 114/98.
2. I Comuni, qualora non abbiano ancora provveduto, sono tenuti a rilasciare le autorizzazioni a seguito dei nullaosta di cui alla l. 426/1971, nel termine di trenta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge. In particolare alle suddette autorizzazioni si applicano le disposizioni previste dall'articolo 5 della presente legge. Si applica l'articolo 5 anche alle autorizzazioni gi� rilasciate a seguito di nullaosta di cui alla l. 426/1971, qualora la struttura non sia ancora stata realizzata, indipendentemente dalla data di rilascio della stessa.
4. � sospesa la presentazione delle domande di nuova autorizzazione per l'esercizio del commercio su area pubblica dalla data di pubblicazione della deliberazione del Consiglio regionale n. 508-14689 del 1998 fino a 180 giorni dopo l'entrata in vigore della presente legge.
7. Fino all'adozione dei criteri di cui all'articolo 9 restano in vigore le disposizioni in materia di orari nelle localit� ad economia turistica di cui alla deliberazione del Consiglio regionale 16 giugno 1999 n. 544 - 7802 (Ratifica ai sensi dell'articolo 40 dello Statuto della deliberazione della Giunta regionale del 23 aprile 1999 n. 2 - 27125 - Orari dei negozi - Individuazione di localit� ad economia turistica nella fase di prima applicazione del d.lgs. 114/1998).
8. In fase di prima applicazione, il termine di cui all'articolo 21, comma 2 � stabilito in 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 26.(Disposizioni finali)1. Per tutto quanto non espressamente previsto nella presente legge, si fa riferimento al d.lgs. 114/1998.
3. La Giunta regionale e il Consiglio regionale devono sottostare alle norme previste dall'articolo 87 del Trattato nell'individuazione dei criteri e delle risorse finanziarie necessarie all'erogazione di aiuti alle imprese commerciali, qualora questi dovessero superare i limiti imposti dalle linee direttrici in materia di aiuti di Stato alle piccole e medie imprese. Art. 27.(Clausola d'urgenza)1. La presente legge regionale � dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 45 dello Statuto della Regione Piemonte ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte. Allegato A Aree di programmazione commerciale (Art. 3)
OMISSIS Allegato B Comuni polo e sub-polo - Comuni intermedi - Comuni minori (Art. 3)
OMISSIS Allegato C Zone di insediamento commerciale (Art. 3)
OMISSIS 1 Si veda anche l'art. 13 della l.r. 13/2011, modificato dall'art. 1 della l.r. 8/2012 2 Articolo sostituito dall'art. 1 della l.r. 15/2012.-3 Abrogato dall'art. 1 della l.r. 13/2011.-4 Abrogato dall'art. 1 della l.r. 13/2011.=5 Sostituito dall'art. 1 della l.r. 37/2003.-6 Abrogato dall'art. 2 della l.r. 13/2011.+7 Aggiunto dall'art. 2 della l.r. 13/2011.=8 Sostituito dall'art. 2 della l.r. 15/2012.+9 Aggiunto dall'art. 2 della l.r. 13/2011.=10 Sostituito dall'art. 3 della l.r. 13/2011.=11 Sostituito dall'art. 3 della l.r. 13/2011.=12 Sostituito dall'art. 3 della l.r. 15/2012.+13 Aggiunto dall'art. 3 della l.r. 13/2011.=14 Sostituito dall'art. 4 della l.r. 15/2012.=15 Sostituito dall'art. 4 della l.r. 15/2012.+16 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 15/2012.=17 Sostituito dall'art. 4 della l.r. 15/2012.+18 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 15/2012.+19 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 15/2012.+20 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 15/2012. 21 Articolo aggiunto dall'art. 1 della l.r. 3/2015.+22 Aggiunto dall'art. 9 della l.r. 4/2005.+23 Aggiunto dall'art. 9 della l.r. 4/2005.+24 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.+25 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.+26 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.+27 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009. 28 Articolo aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.=29 Sostituito dall'art. 1 della l.r. 22/2011.=30 Sostituito dall'art. 1 della l.r. 22/2011.+31 Aggiunto dall'art. 1 della l.r. 22/2011. 32 Articolo sostituito dall'art. 5 della l.r. 13/2011.+33 Aggiunto dall'art. 2 della l.r. 22/2011.+34 Aggiunto dall'art. 1 della l.r. 27/2004. 35 Articolo sostituito dall'art. 1 della l.r. 3/2015. 36 Articolo aggiunto dall'art. 3 della l.r. 27/2004. 37 Articolo aggiunto dall'art. 5 della l.r. 15/2012.+38 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 27/2004.+39 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 27/2004.+40 Aggiunto dall'art. 6 della l.r. 15/2012.+41 Aggiunto dall'art. 6 della l.r. 15/2012.+42 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 27/2004.+43 Aggiunto dall'art. 6 della l.r. 15/2012.+44 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.=45 Sostituito dall'art. 7 della l.r. 13/2011.+46 Aggiunto dall'art. 7 della l.r. 13/2011.+47 Aggiunto dall'art. 29 della l.r. 17/2013.+48 Aggiunto dall'art. 29 della l.r. 17/2013. 49 Coordinamento redazionale +50 Aggiunto dall'art. 2 della l.r. 37/2003.+51 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009. 52 Articolo aggiunto dall'art. 50 della l.r. 14/2006.=53 Sostituito dall'art. 8 della l.r. 13/2011.+54 Aggiunto dall'art. 8 della l.r. 13/2011.+55 Aggiunto dall'art. 8 della l.r. 13/2011.-56 Abrogato dall'art. 8 della l.r. 13/2011.-57 Abrogato dall'art. 9 della l.r. 15/2012.+58 Aggiunto dall'art. 8 della l.r. 13/2011.+59 Aggiunto dall'art. 52 della l.r. 22/2009.+60 Aggiunto dall'art. 52 della l.r. 22/2009.+61 Aggiunto dall'art. 52 della l.r. 22/2009.+62 Aggiunto dall'art. 9 della l.r. 13/2011. 63 Articolo sostituito dall'art. 3 della l.r. 37/2003.+64 Aggiunto dall'art. 7 della l.r. 15/2012.