Source: https://rivistaindottriniamoci.com/2017/05/29/depenalizzazione-cose-cambiato-a-fine-2016-nel-diritto-penale/
Timestamp: 2018-06-20 14:59:45+00:00
Document Index: 143093369

Matched Legal Cases: ['art. 485', 'art. 486', 'art. 594', 'art. 627', 'art. 647', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 527', 'art. 528', 'art. 528', 'art. 661', 'art. 668', 'art. 726', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Depenalizzazione: cos’è cambiato a fine 2016 nel diritto penale. – Indottriniamoci
Depenalizzazione: cos’è cambiato a fine 2016 nel diritto penale.
29 maggio 2017 FAM Diritto penale Lascia un commento
I d.lgs. numero 7 e 8 del 2016 hanno modificano sostanzialmente lo scenario dell’ordinamento penale italiano, depenalizzando o abrogando oltre 40 figure di reato, che vengono ricondotte nel diritto amministrativo e nel diritto civile.
In particolare, il decreto numero 7 ha abrogato alcune figure di reato ed ha introdotto, al loro posto, degli illeciti con sanzioni pecuniarie civili.
Il decreto numero 8, invece, si è occupato della depenalizzazione vera e propria.
Si tratta, in particolare, della falsità in scrittura privata (art. 485 c.p.), della falsità di foglio firmato in bianco (art. 486 c.p.), dell’ingiuria (art. 594 c.p.), della sottrazione di cose comuni (art. 627 c.p.), dell’appropriazione di cose smarrite, del tesoro e di cose avute per errore o caso fortuito (art. 647 c.p.).
Questi reati sono stati sostituiti da sanzioni pecuniarie di natura civile, di due importi variabili: quello compreso tra 100 e 8.000 euro e quello compreso tra 200 e 12.000 euro.
L’art. 5 del decreto numero 7 detta, quindi, i criteri da utilizzare per determinare l’importo della sanzione pecuniaria civile.
In particolare occorre fare riferimento alla gravità della violazione, all’arricchimento del soggetto responsabile, all’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o l’attenuazione delle conseguenze dell’illecito, alle condizioni economiche dell’agente e alla reiterazione dell’illecito; per quanto attiene a quest’ultimo caso, l’art. 6 prevede che essa si ha nel caso in cui sia commesso un illecito civile della stessa indole nei quattro anni successivi all’applicazione della sanzione civile.
L’art. 8 del decreto numero 7 disciplina il procedimento che porta all’applicazione della sanzione, mentre, per quanto concerne il pagamento della sanzione civile eventualmente irrogata, gli artt. 9 e 10 stabiliscono che la stessa può essere rateizzata e che è devoluta non al danneggiato, bensì a favore della Cassa delle Ammende. È previsto, inoltre, che per la sanzione civile sia possibile stipulare una polizza assicurativa e che essa non sia trasmissibile agli eredi.
Il d.lgs. n. 7/2016 detta, infine, alcune disposizioni transitorie e finanziarie, tra le quali, a titolo esemplificativo, vi è quella che sancisce che le disposizioni relative alle sanzioni pecuniarie civili del decreto medesimo si applicano anche ai fatti commessi anteriormente alla sua data di entrata in vigore, a meno che il procedimento non sia stato già definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili. In questo caso il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Il d.lgs. numero 8/2016, statuisce che sono depenalizzati tutti i reati sanzionati solo con una pena pecuniaria, quindi con la multa ovvero con l’ammenda, anche se il Legislatore, nelle ipotesi aggravate, preveda per essi la pena detentiva, sola o congiunta a quella pecuniaria.
Da sottolineare è che non risultano essere stati depenalizzati i reati, pur puniti con la pena pecuniaria, previsti nel codice penale, seppur con alcune eccezioni: Atti osceni (art. 527, co. 1, c.p.), Pubblicazioni e spettacoli osceni (art. 528, co. 1 e 2, c.p.), Rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto (art. 528 c.p.), Abuso della credulità popolare (art. 661 c.p.), Rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive (art. 668 c.p.) e Atti contrari alla pubblica decenza (art. 726 c.p.).
Sono inoltre esclusi dalla depenalizzazione i reati puniti con la sola pena pecuniaria, previsti da una serie di provvedimenti indicati in allegato al citato Decreto Legislativo, come per esempio: i reati concernenti l’ambiente, il territorio e il paesaggio, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, la sicurezza pubblica, gli alimenti e le bevande, la proprietà intellettuale e industriale, l’edilizia e l’urbanistica, le armi e gli esplosivi, i giochi d’azzardo e le scommesse, le elezioni e il funzionamento dei partiti.
Altri specifici reati, invece, rientrano nella depenalizzazione, come in particolare, alcune fattispecie attinenti all’uso di apparecchi radioelettrici privati, alla protezione del diritto d’autore, ai beni oggetto di confische e sequestri, ai provvedimenti per l’acquisto di nuove macchine utensili, ai provvedimenti straordinari per la ripresa economica, alle sostanze stupefacenti e psicotrope.
In sostituzione della rilevanza penale, il d.lgs. numero 8/2016 prevede un regime sanzionatorio amministrativo. In particolare l’art. 1, co. 5 (norma di carattere generale), prevede che la somma dovuta è pari all’ammontare della multa e dell’ammenda, ma in ogni caso non può essere inferiore a euro 5.000 né superiore a euro 50.000.
Il decreto numero 8 indica inoltre quale sia l’autorità competente (art. 7) statuendo che:
a) per le violazioni di cui all’articolo 1 (depenalizzazione dei reati puniti con la sola pena pecuniaria ed esclusioni) sono competenti le autorità amministrative competenti ad irrogare le altre sanzioni amministrative già previste dalle leggi che contemplano le violazioni stesse. Nel caso di mancata previsione è competente l’autorità individuata a norma dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689;
b) il Prefetto ha la competenza per tutte quelle violazioni di cui all’articolo 2 (depenalizzazione di reati del codice penale);
c) per le violazioni di cui all’articolo 3 (altri casi di depenalizzazione), infine, sono competenti: “a) le autorità competenti ad irrogare le sanzioni amministrative già indicate nella legge 22 aprile 1941, n. 633, nel decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e nel decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309; b) il Ministero dello sviluppo economico in relazione all’articolo 11 della legge 8 gennaio 1931, n. 234; c) l’autorità comunale competente al rilascio dell’autorizzazione all’installazione o all’esercizio di impianti di distribuzione di carburante di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32; d) il prefetto con riguardo alle restanti leggi indicate all’articolo 3”.
L’art. 9 del decreto numero 8 prevede che, entro novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto, l’autorità giudiziaria è tenuta trasmettere all’autorità amministrativa tutti quegli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato risulti prescritto ovvero estinto per altra causa.
Nel caso in cui l’azione penale non sia stata ancora esercitata sarà il Pubblico Ministero a trasmettere gli atti all’autorità competente e, nel caso in cui il procedimento sia stato iscritto, ad annotare la relativa trasmissione nel registro delle notizie di reato. È opportuno osservare che, nel caso in cui il reato sia estinto per qualsiasi causa, il Pubblico Ministero ne chiede l’archiviazione. Tale richiesta e il relativo decreto possono, secondo l’art. 9, avere ad oggetto anche elenchi cumulativi di procedimenti.
Nel caso in cui invece l’azione penale sia stata già esercitata, l’organo giudicante pronuncia sentenza ai sensi dell’articolo 129 c.p.p. (Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità).
L’articolo 9 prosegue affermando che, quando è stata invece pronunciata sentenza di condanna, “il giudice dell’impugnazione, nel dichiarare che il fatto non è previsto dalla legge come reato, decide sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili”.
La violazione viene notificata entro 90 giorni ai trasgressori residenti nel territorio italiano, mentre entro 370 giorni laddove siano residenti oltre i confini nazionali.
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