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Timestamp: 2019-01-24 03:23:47+00:00
Document Index: 68603625

Matched Legal Cases: ['art.110', 'art. 84', 'art.84', 'art.91', 'art.34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 2', 'art. 104', 'art. 34', 'art.260', 'art.260', 'art.260', 'art. 84', 'art. 10', 'art. 260', 'art. 51', 'art. 52']

N. 03634/2018 REG.PROV.COLL.
N. 03757/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3757 del 2017, integrato da motivi aggiunti, proposto da
-OMISSIS- S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giovanni Riccardi e Demetrio Fenucciu, con domicilio digitale presso la p.e.c. dei difensori e domicilio fisico elettivo in Napoli alla via Posillipo n. 394 presso lo studio dell’avv. Giancarlo Sorrentino;
Prefettura di Napoli, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, con domicilio digitale presso la p.e.c. di questa e domicilio fisico ex legein Napoli alla via Armando Diaz n. 11;
Ministero dell'Interno non costituito in giudizio;
1.dell'informativa ostativa antimafia n. 147763 del 24/7/17 a firma del Prefetto di Napoli recante pure il conseguente rigetto dell'istanza di iscrizione negli elenchi dei fornitori di beni, prestatori di servizi ed esecutori di lavori (cd. white list) istituita presso la Prefettura;
2.dell'atto prot. 0147788 del 24/7/17 della Prefettura U.T.G. di Napoli, recante trasmissione dell'informativa ostativa antimafia n. 147763 del 24/7/17;
3.della nota del Comando Provinciale CC di Napoli prot. n. 0487326/4-8 del 1.12.2016, non conosciuta;
4.del verbale G.I.A. del 31.3.2017, non conosciuto;
5.dell'informativa del Comando Provinciale Carabinieri prot. n.0487326/7-15 del 06/06/2017 non conosciuta;
6. di tutti gli atti, anche istruttori, collegati, presupposti, connessi e conseguenziali comunque lesivi per gli interessi della ricorrente.
quanto al primo ricorso per motivi aggiunti:
7. degli atti prodotti dalla Prefettura di Napoli in data 11/10/2017;
quanto al secondo ricorso per motivi aggiunti:
8.del provvedimento prot. n. 253979 del 27.12.2017 con cui il Prefetto di Napoli ha confermato che nei confronti della società ricorrente sussiste il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata;
9.della nota di trasmissione prot. n. 254051 del 27.12.2017;
10.del verbale del Gruppo Ispettivo Antimafia del 13.12.2017, non conosciuto;
11.di tutti gli atti, anche istruttori, collegati, presupposti, connessi e conseguenziali lesivi per la ricorrente inclusi, ove occorra, la nota prot n.0487326/9-4 dell’1.12.2017 del Comando Provinciale Carabinieri di Napoli, Reparto operativo – Nucleo Informativo, non conosciuta.
Visto l'atto di costituzione in giudizio della Prefettura di Napoli;
Giudice relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 aprile 2018 la dott.ssa Ida Raiola e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso principale notificato in data 22/09/2017 e depositato in data 28/09/2017, la società ricorrente impugnava gli atti dal n. 1 al n. 6 dell’epigrafe, premettendo in fatto:
-che titolari della società erano i soci, ciascuno nella misura del 50%, -OMISSIS- E -OMISSIS-;
-di essere un’impresa attiva da decenni nei settori dell’edilizia, dei trasporti, degli scavi e delle demolizioni, autorizzata al recupero, nel sito ubicato in Boscoreale alla via Balzano n.2, dei rifiuti ceramici ed inerti giusta determina prot. n. 6394 del 16/06/2010 della Provincia di Napoli;
-di operare, altresì, nel settore dell’edilizia, partecipando a procedure selettive;
-di aver richiesto, in data 15/09/2015, l’iscrizione nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a rischio di inquinamento mafioso (cd. white list), tenuto dalla Prefettura di Napoli, per le categorie: trasporto di materiale a discarica per conto terzi, estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti, noli a caldo;
-che, però, il Prefetto aveva reso un’informativa antimafia ostativa sul rilievo del coinvolgimento del socio -OMISSIS- in un procedimento penale (n.38478/2011) per i reati di cui all’art.110 c.p. e 260 d.lgs. n. 152/2006
Sulla base di queste premesse, parte ricorrente articolava le seguenti censure in diritto:
Violazione di legge (artt. 86, 91 comma 4, 93 in relazione art. 84 comma IV, lett. f) d.lgs 159/2011; 3, 7 l. 241/1990) – Eccesso di potere (difetto di istruttoria – difetto di motivazione – del presupposto – illogicità manifesta – omessa valutazione del quadro indiziario – arbitrarietà - sviamento) in quanto dalle indagini svolte e, in particolare, dalle risultanze delle intercettazioni disposte non emergerebbe alcuna collusione, cointeressenza o diretta relazione con personaggi tacciati da mafiosità e, dal punto di vista della concreta condotta addebitata al -OMISSIS-, non vi era alcun elemento da cui poter dedurre la permeabilità mafiosa.
Si costituiva in resistenza la Prefettura di Napoli.
Con ordinanza presidenziale del 05/10/2017 n.3591 venivano disposti incombenti istruttori.
Con un primo ricorso per motivi aggiunti, notificato in data 09/11/2017 e depositato in data 20/11/2017, parte ricorrente impugnava gli atti indicati al n. 7 dell’epigrafe (atti del procedimento istruttorio acquisiti in giudizio), i quali avrebbero denotato errori di apprezzamento della concreta fattispecie da parte dell’autorità prefettizia.
Con ordinanza cautelare del 06/12/2017 n.1923, l’istanza di sospensiva di cui al ricorso principale e al primo ricorso per motivi aggiunti veniva accolta, disponendosi il riesame della fattispecie da parte della Prefettura di Napoli.
Con un secondo ricorso per motivi aggiunti, notificato in data 09/01/2018 e depositato in data 10/01/2018, la parte ricorrente impugnava gli atti indicati dal n. 8 al n.11 dell’epigrafe, adottati dalla Prefettura di Napoli all’esito del riesame della fattispecie, conclusosi con un provvedimento confermativo della precedente interdittiva.
Con ordinanza cautelare del 07/02/2018, l’istanza cautelare di cui al secondo ricorso per motivi aggiunti veniva respinta, in ragione della prossimità dell’udienza di merito.
All’udienza pubblica del 18/04/2018, la causa passava in decisione.
In limine litis va dichiarata l’improcedibilità del ricorso principale e del primo ricorso per motivi aggiunti per sopravvenuta carenza di interesse, dal momento che l'informativa ostativa antimafia n. 147763 del 24/7/17, a firma del Prefetto di Napoli, è stata integralmente sostituita dal successivo provvedimento prot. n. 253979 del 27/12/2017, con il quale il medesimo Prefetto, a seguito dell’ordinanza cautelare n. 1923/2017, ha confermato che nei confronti della società ricorrente sussiste il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata ai sensi dell’art.84, comma 4, e all’art.91, comma 6, d.lgs. n.159/2011, impugnato con il secondo ricorso per motivi aggiunti.
Dall’annullamento dell’atto indicato sub 1) dell’epigrafe alcuna utilità deriverebbe, dunque, alla parte istante, in assenza sia di una domanda risarcitoria spiegata nella controversia in esame e sia pure della mera prospettazione di un interesse alla decisione nel merito del ricorso a fini risarcitori (cfr. art.34, comma 3, c.p.a.). Il Collegio condivide, al riguardo, quanto statuito dal giudice amministrativo, allorquando ha precisato che “l'art. 34, comma 3, c.p.a., in forza del quale se l'annullamento dell'atto impugnato non risulta più utile per la parte ricorrente, il giudice comunque accerta l'illegittimità dell'atto stesso se sussiste un interesse della parte medesima a fini risarcitori, può trovare applicazione soltanto allorquando la domanda risarcitoria sia stata proposta nello stesso giudizio, oppure quando la parte ricorrente dimostri che ha già incardinato un separato giudizio di risarcimento o che è in procinto di farlo. Ciò in quanto: a) è coerente con il contesto normativo che disciplina l'azione di risarcimento del danno (che può essere proposta insieme alla domanda di annullamento, durante la pendenza del relativo giudizio, ovvero in via autonoma); b) è rispettosa del principio generale della domanda (art. 34, comma 1, c.p.a.); c) attribuisce un significato utile all'inciso “....se sussiste l'interesse ai fini risarcitori” di cui al comma 3 dell'art. 34, in relazione all'obbligo del giudice di dichiarare improcedibile il ricorso se sopravviene il difetto di interesse, ex art. 35, comma 1, lett. c) c.p.a., obbligo che non concerne solo il ricorso per annullamento ma tutte le domande proponibili davanti al g.a.; d) è conforme al principio di economia dei mezzi processuali (quale corollario della ragionevole durata del processo, art. 2, comma 2, c.p.a.), per cui in mancanza di una espressa volontà della parte (in qualunque forma manifestata sino all'udienza di discussione), si evita una inutile attività giurisdizionale volta a stabilire se il provvedimento sia o meno illegittimo; e) sotto il profilo sistematico è coerente con la lettera e la ratio dell'art. 104 c.p.a. che, dopo aver ribadito il divieto nel processo amministrativo di proporre domande nuove in appello, introduce tre eccezioni, la prima delle quali incentrata proprio sull'art. 34, comma 3, c.p.a.” (TAR Palermo, sez. II, 23 settembre 2015 n. 2314).
Resta, dunque, da esaminare il solo gravame (secondo ricorso per motivi aggiunti) avverso il provvedimento interdittivo antimafia pronunciato ai sensi degli artt.91 e 92, comma 2 bis, d.lgs. n.159/2011 con il quale il Prefetto della Provincia di Napoli, a seguito dell’ordinanza cautelare n. 1923/2017 con cui era stata sospesa l’efficacia del provvedimento impugnato con il ricorso principale e si era disposto il riesame della fattispecie da parte dell’autorità prefettizia, si è rideterminato, affermando ancora una volta la sussistenza di controindicazioni ai fini antimafia a carico della società ricorrente.
L’impugnativa in parola è fondata e va accolta.
Invero, con l’ordinanza collegiale n.1923/2017, il Tribunale aveva indicato alla Prefettura di Napoli uno specifico profilo da (ri-)esaminare, cioè quello della “verosimile insussistenza di un collegamento diretto tra la società ricorrente e l’attività svolta dai fratelli -OMISSIS-, con riferimento alla quale è stato avviato il procedimento penale che vede coinvolto il socio -OMISSIS- con l’imputazione per la fattispecie di cui all’art.260 d.lgs. n. 152/2006” e ciò alla luce della documentazione versata in atti, relativa all’anzidetto procedimento penale, dalla quale emergeva che:
- in una sola occasione, in data 04/04/2011 (cfr. nota CC di Sorrento dell’11/10/2011, all. n. 9 ai motivi aggiunti depositati in data 15/11/2017) i Carabinieri avevano fermato un autocarro, appartenente ad una trasportatore, carico di rifiuti il cui formulario indicava l’impianto autorizzato degli -OMISSIS- quale sito di conferimento;
-era stato, però, successivamente accertato che detto autocarro, invece di recarsi presso l’impianto indicato nel formulario, aveva smaltito abusivamente i rifiuti presso l’ex cava dei -OMISSIS-, cioè in un sito non autorizzato;
-dalle successive indagini svolte dalla Polizia Giudiziaria in chiave di approfondimento, condotte mediante intercettazione sulle utenze telefoniche della società ricorrente e quelle degli altri indagati nel procedimento, non era risultato alcun legame o contatto tra gli -OMISSIS- e i -OMISSIS- nel traffico di rifiuti (cfr. sul punto l’informativa dei Carabinieri di Sorrento prot. n.31/32-26-2011 del 06/04/2012, allegato n. 4 al ricorso depositato in data 28/09/2017).
L’autorità prefettizia, invece di procedere ad un approfondimento istruttorio, si è limitata a confermare il giudizio di permeabilità mafiosa dell’impresa ricorrente sul rilievo del solo rinvio a giudizio di -OMISSIS-, che riveste la qualità di legale rappresentante pro tempore della società ricorrente, per il reato di cui all’art.260 d.lgs. n. 152/2006, richiamando la copiosa giurisprudenza dei giudici amministrativi – peraltro ben nota al Collegio - in tema di significatività dell’imputazione ai sensi dell’art.260 cit. ai fini delle controindicazioni antimafia, in tal modo sottraendosi allo specifico onere istruttorio e (conseguentemente) motivazionale impostole dall’ordinanza n. 1923/2017.
Il Collegio osserva, infatti, al riguardo che se è vero è l'art. 84, comma 4, lett. a), del d.lgs. n. 159/2011 (in cui è stato trasfuso l'art. 10, comma 7, del d.p.r. n. 252/1998, lett. a) prende in considerazione taluni provvedimenti giurisdizionali e taluni reati da cui è possibile desumere l'esistenza del pericolo di condizionamento mafioso, tra i quali il rinvio a giudizio o la condanna per il reato previsto dall'art. 260 del d.lgs. n. 152/2006 (per effetto del richiamo all'art. 51, comma 3 bis, c.p.p.), è altrettanto vero, pena la compromissione del fondamentale principio di proporzionalità dell'azione amministrativa, che l'effetto interdittivo della possibilità di stipulare contratti con la pubblica amministrazione o di essere beneficiario di concessioni o erogazioni pubbliche non può farsi discendere, con carattere di automaticità, dalla sola sussistenza di taluna delle situazioni elencate nella disposizione richiamata, imponendosi un'ulteriore fase istruttoria ed un approfondimento valutativo che qualifichi la sussistenza in concreto del tentativo di infiltrazione mafiosa.
Ne consegue che il semplice riferimento al reato tipico non può ritenersi sufficiente se non si evince dal provvedimento del giudice penale o da altre circostanze emerse in sede istruttoria, l'effettiva presenza di elementi indiziari significativi del possibile condizionamento dell'impresa da parte delle organizzazioni criminali (cfr. TAR Napoli, sez. I, 01/10/2015 n.4656; Consiglio di Stato, Sezione III, 15 gennaio 2013 n. 204; TAR Lazio Roma, Sez. I Ter, 15 luglio 2014 n. 7571; TAR Campania Napoli, Sez. I, 23 gennaio 2014 n. 504).
La gravata interdittiva si rivela, dunque, carente sul piano motivazionale ed istruttorio, come puntualmente eccepito dalla difesa attorea, dal momento che l’autorità prefettizia si è limitata alla stretta ricognizione del reato tipico ascritto all'indagato, senza nulla aggiungere in merito ad eventuali contesti di criminalità organizzata in cui si sarebbe svolta l'attività illecita.
La riscontrata anomalia istruttoria e motivazionale determina, conclusivamente, l'illegittimità dell’atto impugnato.
Va, invece, disattesa perché inammissibile l’impugnativa proposta avverso atti dell’istruttoria procedimentale che ha dato luogo all’emanazione del provvedimento gravato sub 8) dell’epigrafe e, perciò, in definitiva, avverso atti privi di attitudine lesiva (cfr. ex multis TAR Napoli, sez. I, 21 aprile 2016 n. 2114).
Avuto riguardo alla peculiarità della vicenda e alla natura degli interessi coinvolti si stima equo compensare tra le parti le parti le spese di giudizio.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, così provvede:
a)dichiara improcedibili il ricorso principale e il primo ricorso per motivi aggiunti;
b)accoglie il secondo ricorso per motivi aggiunti e, per l’effetto, annulla il provvedimento prot. n. 253979 del 27.12.2017 con cui il Prefetto di Napoli ha confermato che nei confronti della società ricorrente sussiste il pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata;
c)compensa tra le parti le spese di giudizio.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare le persone fisiche e giuridiche menzionate nel presente provvedimento.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 18 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:
Paolo Corciulo,	Consigliere
Ida Raiola,	Consigliere, Estensore
Ida Raiola Salvatore Veneziano