Source: https://www.generazionevincente.it/?p=14688
Timestamp: 2019-03-26 08:11:24+00:00
Document Index: 77234481

Matched Legal Cases: ['art. 70', 'art. 1', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 13', 'art. 22', 'art. 49']

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La tracciabilità dei voucher [E.Massi]
27/10/2016 Eufranio Massi 8013
Il 17 ottobre 2017 rappresenta, nella secolare esperienza legata all’attività di vigilanza degli ispettori del lavoro, una data, in un certo senso, “storica”, in quanto con il n. 1 è stata emanata la prima circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nato a seguito della previsione normativa contenuta nel D.L.vo n. 149/2015.
Se questo è, per certi versi, un giorno da ricordare, i contenuti della circolare n. 1 non passeranno certamente “alla storia” in quanto il Capo della struttura, come primo atto, si è occupato di un “non contratto”, ossia delle prestazioni di lavoro accessorio che, qualificate come tali soltanto da un punto di vista reddituale, sono cresciute in maniera più che esponenziale con valori (nel 2016 dovrebbero raggiungere un numero vicino ai 140 milioni) che non hanno soltanto “portato alla luce” prestazioni ai margini del mercato del lavoro, ma sono state il “paravento” per nascondere profonde elusioni contrattuali e contributive. Di ciò, qualora ce ne fosse bisogno, ne sono palese testimonianza sia gli accertamenti degli organi di vigilanza che le testimonianze registrate, “a ogni piè sospinto”, sui media.
Il Legislatore delegato aveva più strade per intervenire: abolire le prestazioni accessorie con il compenso corrisposto attraverso i voucher, restringerne il campo di applicazione (magari, tornando alla idea originaria “trasfusa” nel “vecchio” art. 70 del D.L. vo n. 276/2003), o lasciarlo immutato, introducendo forme di tracciabilità che, fino al 7 marzo u.s. sono state, veramente, insufficienti.
La scelta operata con l’art. 1 del D.L.vo n. 185/2016 è andata verso la terza ipotesi con la riscrittura del comma 3 dell’art. 49 del D.L.vo n. 81/2015: ora, il quadro di riferimento è il seguente:
gli imprenditori non agricoli ed i professionisti debbono effettuare una comunicazione preventiva all’Ispettorato territoriale del Lavoro ad un indirizzo di posta elettronica (senza alcun allegato) che è uguale per ogni ufficio con il cambio del solo ambito territoriale riferimento (ad esempio, roma@ispettorato.gov.it) almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione e, per ogni lavoratore che sarà impegnato in prestazioni accessorie dovranno essere indicati i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo della prestazione, il giorno di inizio della prestazione con l’ora in cui la stessa comincerà e quello della fine;
per gli imprenditori agricoli la comunicazione è sempre preventiva e va ugualmente effettuata almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione con l’indicazione dei dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore ed il luogo della prestazione ma la durata di quest’ultima, in considerazione della particolarità del settore esposto alle intemperie, ha come riferimento un arco temporale non superiore a 3 giorni (tale giustificazione si evince dalla relazione di accompagnamento del provvedimento)..
Il Ministero del Lavoro, ricorda la circolare dell’Ispettorato Nazionale, potrà attraverso un decreto indicare “modalità applicative della disposizione nonché ulteriori modalità di comunicazione in funzione dello sviluppo delle tecnologie”: al momento, quindi, l’unica modalità è quella della c.d. “posta elettronica dedicata” non essendo possibile, per vari motivi, attivare l’sms di cui pure parla il Legislatore delegato.
Prima di effettuare alcune riflessioni sulla tracciabilità va ricordato come la circolare n. 1/2017 detti disposizioni operative per tutte le articolazioni periferiche riferibili alle ex Direzioni provinciali del Lavoro, con esclusione delle Province Autonome e della Regione Sicilia ove gli Ispettorati dipendono direttamente dagli Enti locali. C’è, tuttavia da sottolineare come, sollecitamente, la Regione Sicilia, con la nota n. 53459 del 19 ottobre 2016 dell’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro e la Provincia di Bolzano con la nota del 20 ottobre, si siano, sostanzialmente, allineati alle posizioni dell’Ispettorato Nazionale, facendo propri i contenuti della circolare ed assegnando indirizzi dedicati di posta elettronica per ogni territorio di riferimento (ad esempio, ippac00@regione.sicilia.it per Palermo e voucher@provinz.bz.it per Bolzano).
Detto questo, ritengo necessario soffermarmi su alcune questioni che partono anche da altri contenuti espressi nella circolare n. 1.
Innanzitutto, va ricordato che l’obbligo della comunicazione preventiva alla articolazione periferica dell’Ispettorato non riguarda quei committenti che non sono imprenditori o professionisti: mi riferisco, ad esempio, alle associazioni, alle fondazioni, ai datori di lavoro domestici, ai condomini allorquando utilizzano i prestatori “direttamente”, alle famiglie che si rivolgono ad insegnanti privati per “docenze supplementari, ecc., per i quali l’unico obbligo concerne la dichiarazione di inizio attività già prevista nei confronti dell’INPS e che, richiamata dalla circolare n. 1, scaturisce dalla nota del Ministero del Lavoro n. 3337 del 25 giugno 2015 e dalla circolare dell’Istituto n. 149/2015. Tale obbligo riguarda, ovviamente, anche i soggetti che sono sottoposti al nuovo onere e che, in pratica, debbono, dall’8 ottobre 2016, data di entrata in vigore del D.L.vo n. 185/2016, effettuare due comunicazioni.
La circolare ricorda ai committenti che in una logica di semplificazione delle attività di verifica del personale ispettivo sarà opportuno conservare una copia delle e-mail trasmesse pur, in presenza, aggiungo, della previsione contenuta nella legge n. 183/2011 che, riformando il DPR n. 445/2000 fa obbligo ai funzionari pubblici di non chiedere documenti già in possesso della Pubblica Amministrazione: ovviamente, l’invito dell’Ispettorato Nazionale che, personalmente condivido, va visto nell’ottica di un atteggiamento collaborativo con gli organi vigilanti.
La nuova previsione normativa suscita alcuni interrogativi ai quali, sicuramente, risponderà l’Ispettorato Nazionale allorquando fornirà ulteriori indicazioni, anche afferenti la disciplina sanzionatoria, dopo un primo periodo di monitoraggio.
Io provo a rispondere ad alcune questioni, tenendo ben presente che l’obiettivo del Legislatore delegato è stato quello di “tracciare” le prestazioni accessorie per le quali, è bene ricordarlo, non sussiste la comunicazione obbligatoria telematica come per gli ordinari rapporti di lavoro, anche di natura autonoma come le collaborazioni, né sussiste obbligo di scritturazione sul Libro Unico del Lavoro, né alcun adempimento di natura fiscale.
La prima domanda scaturisce dalla individuazione dell’Ispettorato al quale inviare la comunicazione preventiva: esso è quello ove viene effettuata la prestazione che, talora, può non coincidere con l’ambito territoriale sul quale insite la sede legale del committente (si pensi, ad “un mercato ambulante o ad una fiera fuori provincia”). Indubbiamente, in presenza di una attività “itinerante” con il lavoratore che nel corso della propria prestazione si sposta in più ambiti territoriali, ritengo giusta la scelta della comunicazione effettuata all’Ispettorato territoriale ove ricade la sede del committente. In ogni caso, per i principi di ragionevolezza, penso che la comunicazione effettuata in via preventiva e nei termini (60 minuti prima dell’inizio della prestazione), ad un Ispettorato non competente per territorio, non possa portare alla adozione del provvedimento sanzionatorio.
La seconda domanda riguarda la possibilità di effettuare con un’unica comunicazione preventiva più prestazioni riferite a lavoratori diversi: poiché il principio generale è quello della tracciabilità dei voucher, ritengo che se effettuata nel rispetto per ogni singolo lavoratore del termine orario (60 minuti prima dell’inizio) e degli altri elementi richiesti, non possa che essere riconosciuta valida, soprattutto se si persegue una logica semplificatoria.
La terza domanda riguarda il soggetto che, oltre al committente, può inviare la e-mail all’indirizzo dedicato: personalmente ritengo che nel caso di specie sussistano parecchie analogie con il lavoro “a chiamata” (basti pensare all’apparato sanzionatorio) e che, di conseguenza, un professionista come il consulente del lavoro possa effettuare la comunicazione per il proprio cliente.
La quarta riflessione riguarda l’invio delle comunicazioni di rettifica come, ad esempio, quella del committente che, in corso di prestazione, ritenga di avvalersi del prestatore per un ulteriore periodo: anche qui, ricorda la circolare n. 1, vige il termine dei 60 minuti antecedenti, sicché un ristorante che avesse bisogno di prorogare una prestazione dovrà farlo almeno un’ora prima della scadenza dell’arco temporale di utilizzazione già comunicato.
Un’altra domanda operativa appare spontanea: si possono indicare nella stessa comunicazione più prestazioni relative alla stessa giornata?
La risposta, in una logica di tracciabilità, è positiva a condizione che per ogni prestazione vengano indicate l’inizio e la fine (ad esempio, dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 18).
C’è, poi, il caso della prestazione che si svolge, senza soluzione di continuità, “a cavallo” di due giorni: ciò accade, ad esempio, nei pubblici esercizi laddove il prestatore è impegnato dalle 20,30 alle 1. Si debbono effettuare due comunicazioni od una soltanto? Il Legislatore delegato parla di “giorno” e, quindi, la risposta alla domanda propenderebbe per due comunicazioni: essa, tuttavia, appare impregnata da uno spirito burocratico e non mi sorprenderebbe che, nell’ottica della tracciabilità e della semplificazione si decidesse, in via amministrativa, che è sufficiente una sola comunicazione.
Passo, ora, ad esaminare l’aspetto sanzionatorio.
Afferma il comma 3 dell’art. 49 che “in caso di violazione degli obblighi di cui al presente comma, si applica la sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Non si applica la procedura di diffida di cui all’art. 13 del D.L.vo 23 aprile 2004, n. 124”.
Da quanto appena detto l’onere per il committente inottemperante, riferito ad ogni singolo prestatore, non può scendere sotto l’importo di 800 euro, in perfetta analogia con la sanzione prevista per il lavoro intermittente, non essendo possibile attivare la procedura della diffida che avrebbe consentito il pagamento nella misura minima (400 euro).
I nuovi importi sanzionatori “si possono incrociare” in qualche passaggio con ipotesi di “lavoro nero” e, perché no, con la sospensione dell’attività imprenditoriale allorquando il numero dei prestatori “in nero” presenti al lavoro sia pari o superiore al 20%.
Ricordo che il presupposto per l’applicazione della maxi sanzione è conseguente al fatto che il lavoratore risulta sconosciuto alla Pubblica Amministrazione, in quanto la sua prestazione non risulta “tracciata”: tutto questo, a partire dal 24 settembre 2015, va visto nell’ottica dell’impianto sanzionatorio riformato, previsto dall’art. 22, comma 1, del D.L.vo n. 151/2015.
Ciò si verifica, senz’altro, allorquando manchi sia la comunicazione preventiva all’Ispettorato territoriale del Lavoro che la dichiarazione preventiva d’inizio dell’attività all’INPS richiesta dal Ministero del Lavoro con la nota del 25 giugno 2015 e dall’Istituto con la circolare n. 149/2015 che ho richiamato pocanzi.
La nuova sanzione introdotta dal comma 3 dell’art. 49 si applica, invece:
allorquando manca la comunicazione preventiva all’Ispettorato territoriale del Lavoro ma è stata regolarmente effettuata la dichiarazione preventiva di inizio dell’attività all’INPS. Qui, vale la pena di ricordare quanto, nel 2013, con la nota n. 12695 del 12 luglio, affermò la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva: la mancata remunerazione di giornate, pur in presenza di una comunicazione preventiva all’INPS non porta alla applicazione della maxi sanzione ma alla trasformazione del rapporto a tempo indeterminato esclusivamente in relazione a quelle prestazioni rese secondo i canoni della subordinazione;
allorquando la comunicazione preventiva all’Ispettorato territoriale del Lavoro sia stata effettuata in ritardo ma, comunque, prima dell’eventuale accertamento ispettivo;
allorquando la comunicazione preventiva all’Ispettorato territoriale del Lavoro sia stata fatta con modalità e strumenti diversi da quelli previsti dalla norma o sia avvenuta senza la indicazione dei contenuti essenziali richiesti (dati anagrafici, luogo della prestazione, giorno, inizio e fine della prestazione).
La nuova sanzione non si applica, invece, nella ipotesi in cui sia stata fatta regolarmente la comunicazione preventiva all’Ispettorato territoriale del Lavoro e manchi quella di inizio dell’attività all’INPS, non essendo, possibile, applicare una sanzione amministrativa “per analogia”, atteso che quest’ultimo onere non risulta sanzionato.
La nuova norma, come è noto, è entrata in vigore l’8 ottobre ma le indicazioni operative sono intervenute il 17 ottobre: di ciò si rende conto la nuova struttura Nazionale dell’Ispettorato la quale afferma che “il personale ispettivo terrà in debito conto, in relazione all’attività di vigilanza sul rispetto dei nuovi obblighi, l’assenza di indicazioni operative nel suddetto periodo intercorso”. Nella sostanza, pur senza dirlo chiaramente, gli ispettori non procederanno ad elevare alcuna sanzione, ben sapendo che in quei 10 giorni le comunicazioni preventive o non sono state effettuate o sono state inviate, anche seguendo orientamenti apparsi sugli organi di stampa, ad indirizzi diversi.
Quanto appena detto a livello di orientamento e ferme restando le ulteriori indicazioni amministrative relative all’apparato sanzionatorio già preannunciate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dovrebbero, secondo gli intendimenti dell’Esecutivo, ricondurre le prestazioni accessorie ad un ambito di applicazione più coerente con le finalità tipiche di questa forma lavorativa che non è una tipologia contrattuale, che fino all’8 ottobre non è “stata tracciata” e che non dovrebbe “cancellare”, come parzialmente avvenuto, tipologie contrattuali ”consolidate” come i contratti a termine nelle attività turistiche e stagionali. Ciò, indubbiamente, postula un rafforzamento dell’attività di controllo da parte delle neonate strutture territoriali dell’Ispettorato.
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novembre 09, 17:23 Reply
Nelle nuove FAQ emanate dalla Direzione generale c’è scritto, al punto1:
“Nelle ipotesi in cui il prestatore di lavoro accessorio svolga l’attività per tutta la settimana dal lunedì al venerdì i committenti non agricoli o professionisti devono effettuare la comunicazione alla sede territoriale competente dell’Ispettorato nazionale del lavoro per ciascun singolo giorno ovvero possono effettuare un’unica comunicazione?
Nelle ipotesi in cui il prestatore svolga l’attività per l’intera settimana, i datori di lavoro non agricoli possono effettuare una sola comunicazione con la specifica indicazione delle giornate interessate, del luogo e dell’ora di inizio e fine della prestazione di ogni singola giornata.”
Questo punto mi lascia perplesso . Che significa “per l’intera settimana dal lunedì al venerdì”? E se uno lavora 5 o 6 giorni consecutivi da giovedì a lunedì o da giovedì a martedì che differenza fa? Come la faccio la comunicazione in questo caso? Ne faccio una da giovedì a venerdì, e un’altra da sabato a martedì? Ma perchè mai!!? Credo che sarebbe stato più preciso dire “per più giorni consecutivi”. Non sembra ambiguo anche a Lei questo punto?
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