Source: https://www.exeo.it/Articoli/11112/occupazione-illegittima-acquisizione-sanante-art-42-bis-dpr-327-2001-alternative.aspx
Timestamp: 2019-08-23 07:48:51+00:00
Document Index: 5293629

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42']

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Le parti possano accordarsi, ove lo ritengano conveniente, per una cessione negoziale dell’area in questione in modo del tutto svincolato ed indipendente dall'acquisizione sanante.
Può non sussistere un’unica, certa, drastica e inderogabile alternativa tra l’acquisizione sanante ex art. 42 bis del d.p.r. n. 327/2001 e la non acquisizione. (Nella fattispecie rileva una pregressa vicenda amministrativa complessa e articolata, incentrata su un piano di zona artigianale, sulla connessa stipula di una convenzione di lottizzazione e sulla pattuita realizzazione di opere di urbanizzazione primaria da parte dei lottizzanti, talché potrebbero trovare spazio anche cessioni concordate coerenti con gli obblighi contenuti nella suddetta convenzione o con la legge n. 448/1998).
L’alternativa provvedimentale che si pone per l’Amministrazione allorquando essa proceda alla preliminare valutazione degli interessi in conflitto ai sensi dell’art. 42 bis non è quella fra acquisizione autoritativa e concreta restituzione degli immobili, ma piuttosto quella fra acquisizione e non acquisizione del bene, in quanto la concreta restituzione rappresenta un semplice obbligo civilistico - cioè una mera conseguenza legale della decisione di non acquisire l’immobile assunta dall’Amministrazione in sede procedimentale - ed essa non costituisce, né può costituire, espressione di una specifica volontà provvedimentale dell’autorità (atteso che, nell’adempiere gli obblighi di diritto comune, l’Amministrazione opera alla stregua di qualsiasi altro soggetto dell’ordinamento e non agisce “iure auctoritatis”).
Ai sensi dell’art. 42 bis TUEs, e in assenza di un accordo transattivo, le uniche alternative possibili per l’Amministrazione, al fine di adeguare lo stato di fatto a quello di diritto, sono rappresentate dalla restituzione del bene al legittimo proprietario, previa demolizione di quanto costruito, ovvero dalla emanazione del provvedimento di acquisizione, restando impregiudicata l’area della discrezionalità amministrativa, in quanto l'amministrazione resta titolare del potere di scegliere tra la restituzione o l’acquisizione in relazione alle risorse economiche disponibili ed agli interessi da soddisfare.
La costruzione sull’area occupata dell’opera pubblica è un fatto e tale resta: la perdita della proprietà del bene da parte del privato e l’acquisto del medesimo ad opera della P.A. possono conseguire esclusivamente all’emissione di un provvedimento formale, nel rispetto del princi... _OMISSIS_ ...eminenza del diritto. Invero, tre sono le strade che la P.A. può seguire per pervenire alla legittima apprensione del bene: a) il contratto, mediante l’acquisizione del consenso della controparte; b) il provvedimento, da intendere come riedizione del procedimento espropriativo, con le garanzie conseguenti; c) il procedimento di sanatoria, disciplinato dall’art. 42-bis del d.P.R. n. 327.
Ai sensi dell’art. 42 bis, e in assenza di un accordo, le uniche alternative possibili per l’Amministrazione sono rappresentate dalla restituzione del bene al proprietario ovvero dalla emanazione del provvedimento di acquisizione, in quanto uniche ipotesi possibili per adeguare lo stato di fatto a quello di diritto. Resta in ogni caso impregiudicata l’area della discrezionalità amministrativa in ordine all'adozione del provvedimento acquisitivo, «valutati gli interessi in conflitto».
L’assenza di ragionevoli alternative all’adozione del provvedimento acquisitivo va intesa in senso pregnante, in stretta correlazione con le eccezionali ragioni di interesse pubblico richiamate dalla disposizione in esame, da considerare in comparazione con gli interessi del privato proprietario.
Dalla illegittima ablazione di un immobile per effetto di un procedimento espropriativo non conclusosi con un regolare e tempestivo decreto di esproprio sorge (al di là dell’unica ipotesi alternativa costituita dalla possibilità di un contratto traslativo ovvero di un accordo transattivo), unicamente, l’obbligo per l’Amministrazione di sanare la situazione di illecito venutasi a creare, restituendo il terreno con la corresponsione del dovuto risarcimento per il periodo di illegittima occupazione temporanea ovvero, in via subordinata, adottando il decreto di acquisizione sanante ex art. 42 bis del DPR n. 327/01 e versando il relativo indennizzo/risarcimento secondo i parametri ivi disciplinati.
In linea con la natura eccezionale dell’istituto dell'acquisizione sanante, la necessità della sua adozione deve emergere necessariamente da un percorso motivazionale – rafforzato, stringente e assistito da garanzie partecipativo rigorose – basato sull’emersione di ragioni attuali ed eccezionali che dimostrino in modo chiaro che l’apprensione coattiva si pone come extrema ratio (perché non sono ragionevolmente praticabili soluzioni alternative e che tale assenza di alternative non può mai consistere nella generica eccessiva ... _OMISSIS_ ...agrave; dell’alternativa a disposizione dell’amministrazione.
È obbligo primario dell’Amministrazione che detiene illegittimamente un bene privato, di restituirlo, tranne che essa intenda legittimamente apprenderlo: ciò che può fare unicamente ricorrendo a uno dei due strumenti tipici, ossia il contratto, tramite l'acquisizione del consenso della controparte, o il provvedimento, e quindi anche in assenza di consenso ma tramite la riedizione del procedimento espropriativo con le sue garanzie. L'illecita occupazione, e quindi il fatto lesivo, permangono pertanto fino al momento della realizzazione di una delle due fattispecie legalmente idonee all'acquisto della proprietà, indifferentemente dal fatto che questo evento avvenga consensualmente o autoritativamente. A questi due strumenti va altresì aggiunto il possibile ricorso al procedimento espropriativo semplificato ex art. 42-bis dPR 327/2001.
La pubblica amministrazione che vuole acquisire il bene, ne corrisponde al privato l’indennizzo, e poi agisce nei confronti delle altre amministrazioni eventualmente responsabili, e se non è disposta a fare ciò, demolisce l’opera rimette in pristino l’area, e la restituisce al soggetto spogliato: tertium non datur.
Le Amministrazioni hanno l'obbligo giuridico di far venir meno - in ogni caso - l'occupazione "sine titulo" e, quindi, di adeguare comunque la situazione di fatto a quella di diritto. La P.A. ha due sole alternative: o restituisce i terreni ai titolari, demolendo quanto realizzato e disponendo la completa riduzione in pristino allo "status quo ante", oppure deve attivarsi perché vi sia un legittimo titolo di acquisto dell'area. Quello che le amministrazioni non possono pensare di continuare a fare è restare inerti in situazioni di illecito permanente connesso con le occupazioni usurpative.
PATOLOGIA --&... _OMISSIS_ ...PAZIONE ILLEGITTIMA --> ACQUISIZIONE SANANTE --> ART. 42 BIS DPR 327/2001 --> ALTERNATIVE --> RINNOVO DELLA PROCEDURA ESPROPRIATIVA
PATOLOGIA --> OP... _OMISSIS_ ...