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Timestamp: 2019-01-17 15:53:27+00:00
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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 11 giugno 2014, n. 24615. La distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato va individuata nel fatto che, mentre la prima postula che l'agente mantenga un comportamento meramente passivo, inidoneo ad apportare alcun contributo alla realizzazione del reato, nel concorso di persona punibile è richiesto, invece, un contributo partecipativo - morale o materiale - alla condotta criminosa altrui, caratterizzato, sotto il profilo psicologico, dalla coscienza e volontà di arrecare un contributo concorsuale alla realizzazione dell'evento illecito. Ne consegue che il comportamento passivo, ancorché perfettamente consapevole, ma inidoneo ad apportare alcun contributo causalmente rilevante all'altrui realizzazione del reato, integra mera connivenza non punibile - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 11 giugno 2014, n. 24615. La distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato va individuata nel fatto che, mentre la prima postula che l'agente mantenga un comportamento meramente passivo, inidoneo ad apportare alcun contributo alla realizzazione del reato, nel concorso di persona punibile è richiesto, invece, un contributo partecipativo – morale o materiale – alla condotta criminosa altrui, caratterizzato, sotto il profilo psicologico, dalla coscienza e volontà di arrecare un contributo concorsuale alla realizzazione dell'evento illecito. Ne consegue che il comportamento passivo, ancorché perfettamente consapevole, ma inidoneo ad apportare alcun contributo causalmente rilevante all'altrui realizzazione del reato, integra mera connivenza non punibile
sentenza 11 giugno 2014, n. 24615
1. Con sentenza dell’8/5/2013 la Corte d’appello di Trento confermava la sentenza con la quale, in data 10/1/2012, il Tribunale della stessa città aveva dichiarato T.L. e N.L. colpevoli del delitto p. e p. dall’art. 110 c.p., e art. 624 bis c.p., comma 1, perchè, dopo essere penetrati all’interno della privata dimora di R.M.G., annessa all’albergo (OMISSIS) ove gli stessi erano ospiti, si impossessavano di sei giacche, per un valore di circa Euro 2.000,00:
3. Avverso tale decisione propongono separati ricorsi per cassazione gli imputati, per mezzo dei rispettivi difensori.
4. Sono infondate le doglianze, da entrambi i ricorrenti proposti, in relazione alla qualificazione del reato come furto in abitazione ai sensi dell’art. 624 bis c.p..
5. Quanto invece alla posizione del N. occorre procedere all’esame del secondo motivo dallo stesso proposto, con il quale, come detto, si deduce vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla attribuitagli responsabilità penale a titolo di concorso nel reato.
6. Il vizio motivazionale che emerge dalle superiori considerazioni, risolvendosi nel difetto di un positivo e congruamente motivato accertamento di un contributo causale alla condotta criminosa del coimputato, evidenzia per converso l’assenza di un elemento costitutivo del reato in forma concorsuale ascritto in sentenza.
Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 20 marzo 2014, n. 13088....