Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23187-del-17-09-2019
Timestamp: 2020-06-02 17:38:01+00:00
Document Index: 171356579

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 23187 del 17/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23187 del 17/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 17/09/2019, (ud. 09/07/2019, dep. 17/09/2019), n.23187
sul ricorso 26678-2018 proposto da:
M.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,
DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI -MILANO;
avverso la sentenza n. 1199/2018 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
La Corte di appello di Milano, con la sentenza in epigrafe indicata, ha rigettato la domanda di riconoscimento della protezione internazionale presentata da M.S. (alias MABALO SAMBAI), proveniente dal Senegal, il quale ha proposto ricorso per cassazione con un mezzo; il Ministero dell’Interno è rimasto intimato.
Con l’unico motivo il ricorrente si duole della violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, a causa del mancato riconoscimento della protezione umanitaria, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, che vieta l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel paese di origine e che ivi possa correre gravi rischi ed invoca il principio di non refoulement, richiamando molteplici precedenti giurisprudenziali.
Nella parte finale del motivo il ricorrente si sofferma sulla declaratoria di non credibilità formulata dalla Corte di appello sostenendo, di contro, che il narrato in merito al rapimento di cui era stato vittima ed ai timori che ne avevano indotto l’allontanamento dal Senegal era veritiero, plausibile e positivamente valutabile per il riconoscimento della protezione umanitaria richiesta.
Quanto alla prima parte, va richiamata per tutti la giurisprudenza di
legittimità secondo la quale il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dev’essere dedotto, a pena d’inammissibilità del motivo, giusta la disposizione dell’art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con l’indicazione delle norme che si assumono violate e/o della giurisprudenza di cui si sollecita l’applicazione, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intellegibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella decisione impugnata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla corte regolatrice di adempiere al suo compito istituzionale di verificare il fondamento della lamentata violazione (Cass. n. 24298 del 29/11/2016).
Quanto alla seconda parte, la censura, proposta come violazione di legge, è inammissibile atteso che “La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma. 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito.” (Cass. n. 3340 del 05/02/2019).
Inoltre, la doglianza, ‘zar sollecitando sostanzialmente una rivalutazione delle dichiarazioni, non indica alcun fatto decisivo il cui esame sia stato omesso.
Non sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, stante l’ammissione provvisoria del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato.
– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.