Source: https://www.carra-gaini.it/capitolo-2-appalto-e-vendita/
Timestamp: 2020-06-04 19:54:43+00:00
Document Index: 62252684

Matched Legal Cases: ['art. 1453', 'art. 1256', 'art. 88', 'art. 91', 'art. 1258', 'art. 1464', 'art. 1664']

CAPITOLO 2: APPALTO E VENDITA | Studio Legale Carrà Gaini, avvocati a Varese e Milano
di Andrea Ferraro
Faccio seguito a Gabriele (cfr. cap. 1: Intro), e, traducendo nel concreto la sua introduzione sui principi generali in tema di (in)adempimento, propongo una analisi di due contratti che interessano la vita privata e di impresa, anche ai fini di proteggere dal contagio le nostre attività.
Ci soffermeremo qui su
la compravendita, di beni o servizi;
e l’appalto.
Fatta dunque una breve premessa sui contratti e sugli inadempimenti specifici, vedremo:
le conseguenze dell’inadempimento e la liberazione dell’inadempiente;
un opportuno cenno conclusivo sui contratti ad essi accessori e sulla loro sorte (si pensi alla garanzia).
Sentiamo forte la pressione di un futuro imminente che nella migliore delle ipotesi sarà tutto da riscrivere, ma nel quotidiano, – in piena crisi e post crisi epidemiologica con le sue ricadute economiche – ci chiediamo:
cosa succede(rà) ai nostri contratti?
Tento una risposta partendo dai principi generali (attualizzata al 25 marzo 2020, in quanto non si escludono provvedimenti del legislatore in chiarimento e disciplina assoluta). Chi non avesse tempo di scorrere, con un colpo di mouse può accedere immediatamente al “dunque” dell’ultima pagina.
1. La compravendita di beni e servizi
La compravendita è il contratto che, a fronte della corresponsione di un prezzo, ha per oggetto il trasferimento
della proprietà di una cosa,
di un altro diritto,
ovvero di un servizio.
può esplicitare altresì un termine di adempimento, che sia per il pagamento, piuttosto che per l’esecuzione del trasferimento del diritto o la prestazione oggetto del contratto;
è stipulato per una “causa” (= motivo per cui viene richiesta la prestazione, da apprezzarsi in concreto, anche ai fini dell’estinzione della prestazione – per come si vedrà al par. iii).
L’inadempimento contrattuale può dunque colpire
! la prestazione del compratore, che non provvede al pagamento
! o quella del venditore, che non esegue in tutto o in parte la prestazione o il trasferimento.
La responsabilità per l’inadempimento è conseguente e legittima la parte non adempiente ad esercitare le azioni di cui all’art. 1453 codice civile: intimazione all’adempimento o risoluzione del contratto, salvo il diritto al risarcimento del danno.
La parte alla quale è intimato l’addebito di inadempimento potrà liberarsi dalla responsabilità se dimostrerà di non averne avuto colpa (tanto meno dolo), per come sarà approfondito al paragrafo iii.
2. L’appalto
L’appalto è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio, nei confronti dell’altra parte, verso un corrispettivo in denaro.
Ulteriore elemento caratterizzante la fattispecie (a differenza della vendita) è che si tratta di un rapporto di durata, ove l’inadempimento o la causa ostativa all’adempimento può intervenire nelle more dell’esecuzione.
Anche qui l’inadempimento infetta il sinallagma (cfr. cap. I):
lato committente per il caso di mancato pagamento del corrispettivo;
lato appaltatore per mancata esecuzione, totale o parziale, dell’opera commissionata.
In tale caso, occorre verificare se l’appaltatore abbia reso impossibile, il compimento della prestazione per (a) fatto proprio, o se ciò si sia verificato per (b) ragioni estranee, rientranti nella nozione di forza maggiore (che in seguito si vedrà – cfr. iii).
a) l’appaltatore è responsabile del mancato approvvigionamento delle materie prime e potrebbe essere chiamato a risarcire i danni subiti dal committente per il ritardo nella consegna dell’opera.
b) se il mancato approvvigionamento è determinato da cause riconducibili all’emergenza sanitaria, quindi da cause di forza maggiore, l’appaltatore non potrà essere ritenuto responsabile della mancata esecuzione della propria prestazione, che dovrà quindi essere adempiuta non appena la situazione eccezionale venga meno.
L’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione, ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla (e questo potrebbe essere il caso degli appalti di servizi): il committente pagherà la parte dell’opera già compiuta, in proporzione del prezzo pattuito per l’opera intera.
Circostanziate le fattispecie, entriamo nel merito dell’odierna riflessione.
3. Le conseguenze dell’inadempimento e la liberazione dell’inadempiente
Abbiamo visto – ed è in ogni caso noto – che a seguito dell’inadempimento (anche solo prospettico) di una parte (debitore) ai suoi obblighi contrattuali, assunti nei confronti dell’altra parte (creditore), alla prima saranno addebitati:
l’inadempimento;
quindi la responsabilità per la risoluzione del contratto;
l’obbligo al risarcimento del danno.
Difatti, nella responsabilità contrattuale, la colpa del debitore inadempiente è presunta.
(Come però anticipato) il debitore può liberarsi dalla responsabilità dando prova che l’inadempimento (conclamato o prospettico) sia riconducibile a cause a lui esogene, oggettive e comunque non prevedibili.
In particolare, a tal fine, rilevano le seguenti cause di esclusione della responsabilità del debitore.
a. Impossibilità sopravvenuta
L’art. 1256 codice civile disciplina il caso in cui la prestazione sia divenuta impossibile per una causa non imputabile al debitore, escludendone pertanto la responsabilità per l’inadempimento (anche ai fini del risarcimento del danno). L’impossibilità sopravvenuta si distingue ulteriormente in:
caso fortuito, riconducibile aventi o fatalitànaturali;
forza maggiore, di terzi, che ulteriormente si distingue in
“factum principis”, se l’impossibilità all’adempimento è conseguenza di un ordine della pubblica autorità.
Ma quando l’inadempimento non è imputabile al debitore? A tal fine deve essere:
al di fuori della disponibilità soggettiva del debitore;
imprevista e imprevedibile.
Ed invero, in via assoluta e non solo teorica, come tale può identificarsi la pandemia globale per CoVid-19, che ha portato il legislatore ad assumere provvedimenti in tutela della salute (tra gli altri, il D.L 18/2020 ed il DPCM 22 marzo 2020), disponendo la sospensione della maggior parte delle attività produttive. La paralisi dell’economia reale.
Dunque, quando la prestazione diventa impossibile per una causa non imputabile al debitore, cosa succede all’obbligazione?
Il D.L. 18/2020, all’art. 88, ha preso posizione specifica in favore degli acquirenti di biglietti per spettacoli o manifestazioni che hanno subito la cancellazione dell’evento, ovvero per coloro che hanno assunto il soggiorno temporaneo di immobili, riconoscendo loro il diritto ad un voucher equivalente al valore del contratto, da richiedersi entro trenta giorni (da cosa? non è ancora chiaro) istanza di rimborso, che il venditore dovrà evadere riconoscendo.
In via più generale, sempre il D.L. 18/2020, all’art. 91 comma I, osserva che il “rispetto delle misure di contenimento di cui presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti“. In questo senso, il legislatore astrattamente giustifica l’inadempimento, ma non ne esclude in ogni caso la responsabilità in deroga ai principi generali, la cui applicazione non è in discussione.
Infatti, il legislatore non ha preso una posizione assoluta sui contratti diversi ed in particolare sui contratti d’impresa, che allo stato risultano quindi disciplinati:
dai contratti specifici (e sul punto evidenzio nuovamente l’utilità di stipulare contratti d’impresa completi: “Sole Remedy vs Usual Remedy”);
dai principi generali;
nei limiti dell’effettivo esercizio dell’attività in conseguenza alla sospensione degli esercizi di cui al DPCM 22 marzo 2020.
Di conseguenza, per essere liberato dall’addebito, il debitore dovrà provare di non avere colpa per l’inadempimento, dimostrando in particolare di aver adottato, al fine di salvare e rispettare il contratto, la diligenza specifica qualificata richiesta dalla prestazione tipica. Quindi,
il fornitore dovrà tentare la consegna anche a condizioni per lui diseconomiche;
l’acquirente dovrà pagare il prezzo anche se ha subito insoluti;
l’appaltatore, che non ha subito la chiusura prudenziale dell’esercizio, dovrà eseguire la prestazione.
Occorre peraltro tenere presente, ai fini delle sorti del contratto, che l’impossibilità può essere totale o parziale, definitiva o temporanea.
L’impossibilità parziale non estingue l’obbligazione e il debitore è liberato se esegue la prestazione per la parte che è rimasta possibile (cfr. art. 1258 c.c.), salvo una corrispondente riduzione del prezzo oppure il recesso dal contratto qualora non sia venuto meno un interesse apprezzabile all’adempimento parziale (art. 1464 c.c.).
Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento. L’obbligazione dunque rimarrà sospesa per tutto il perdurare dell’impossibilità sopravvenuta, e dovrà essere eseguita al suo cessare.
Vi è però l’eccezione in cui, al venire meno dell’evento esterno impeditivo, il creditore potrebbe non avere più interesse a conseguire la prestazione. Per l’effetto, il contratto di appalto sarà estinto per il venir meno della sua causa, posto che il committente non avrà più interesse alla prestazione richiesta per mancanza di “causa”.
Si pensi, a tal fine, ad un appalto di servizi, richiesto dal committente presso un temporary shop che ha subito la chiusura dell’attività per ordine del Governo e, nelle more della stessa, l’esercizio commerciale temporaneo.
Ed in questo senso potrebbe astrattamente rilevare anche la c.d. presupposizione, che ricorre quando una determinata situazione, di fatto o di diritto, sia stata elevata dai contraenti a presupposto comune avente valore determinante ai fini del permanere del vincolo, pur in mancanza di un esplicito riferimento nelle clausole contrattuali. Sul punto non c’è unanimità di vedute. Si spazia dall’inefficacia del contratto, all’invalidità per difetto di causa in concreto e alla risoluzione del contratto (ipotesi che trova maggior seguito in giurisprudenza).
Inevitabili saranno i contenziosi conseguenti. Dunque, proprio per l’eccezionalità della situazione che ci investe, la sensazione è che il diritto potrà subire le logiche commerciali e relazionali tra i contraenti ai fini della continuità di lavoro.
b. Eccessiva onerosità sopravvenuta
E se a causa della sospensione delle attività sale inaspettatamente il prezzo della materia prima?
Nei contratti di durata o ad esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta, al momento dell’esecuzione, eccessivamente onerosa la parte che deve tale prestazione può domandare:
nella compravendita, la risoluzione del contratto;
nell’appalto, ai sensi dell’art. 1664 codice civile, in caso di aumento superiore al decimo del prezzo, anche solo la revisione del corrispettivo. In difetto, ci sarà la risoluzione.
Per l’effetto risolutorio, i contraenti sono chiamati alla restituzione reciproca di quanto ricevuto.
La sopravvenuta eccessiva onerosità deve essere oggettiva, conseguenza causa di avvenimenti non imputabili al contraente, straordinari o imprevedibili e comunque non rientranti nell’alea normale del contratto, altrimenti è il contratto che non l’ha prevista e disciplinata, dunque non vi sarebbero i presupposti per la sua risoluzione.
4. Le sorti dei contratti accessori ed i contratti collegati
Sovente, soprattutto nella contrattualistica d’impresa, il contratto principale di compravendita o di appalto è affiancato da
contratti accessori, che di fatto sono parte del principale, in quanto l’evento dell’uno influisce sull’altro e comunque seguono le sorti del contratto principale, esempio:
la fideiussione, che con la sospensione del contratto principale sarà automaticamente prorogata.
contratti collegati, quando pur mantenendo la loro autonomia, sono funzionali al medesimo fine e parte di un’operazione unitaria, esempio:
contratto autonomo di garanzia,
piuttosto che il contratto con l’agenzia di pratiche auto, collegato al contratto di acquisto dell’auto stessa.
Questi, dovranno essere rinegoziati. Altrimenti ci sarà disallineamento tra i relativi termini di adempimento.
Per l’effetto, l’esame del contratto che ha subito il Co.Vid-19 dovrà essere estesa ai rapporti contingenti.
Dunque possiamo ritenere e concludere che la mera difficoltà ad adempiere non legittima di per sé la risoluzione e non giustifica l’inadempimento, anche se consegue a quanto stiamo vivendo o ad una norma e ad un’oggettiva difficoltà, salvo che la prestazione sia divenuta impossibile o privata della sua causa per fatti esogeni che non dipendono dalla volontà delle parti.
Le norme attuali non rispondono immediatamente in tal senso (fat
Di conseguenza, per essere liberato dall’addebito, il debitore dovrà provare di non avere colpa per l’inadempimento, dimostrando in particolare di aver adottato, al fine di salvare e rispettare il contratto, la diligenza specifica qualificata richiesta dalla prestazione tipica.
5. Per sintesi e in conclusione
Il Co.Vid-19 ha effetto sui contratti?
no, in senso assoluto;
sì, se produce per una o per entrambe le parti una causa di sopravvenuta impossibilità o di sopravvenuta onerosità.
Certamente potrà incidere o compromettere la prestazione, nei fatti e nel diritto, sospendendola o estinguendola.
Dunque – fatta eccezione per quelle fattispecie contrattuali che il legislatore disciplinerà specificatamente in corso di emergenza – l’infezione del Co.Vid-19 sui contratti deve essere valutata in concreto, caso per caso, procedendo:
con l’esame del contratto di cui si teme o lamenta l’infezione, quindi dei contratti ad esso accessori o collegati;
in difetto di disciplina contrattuale, si dovrà accertare se vi è causa di impossibilità sopravvenuta, per forza maggiore o factum principis, ovvero eccessiva onerosità sopravvenuta; in caso affermativo, se questa è assoluta o parziale, definitiva o temporanea;
se permane la causa contrattuale.
Solo all’esito potrà valutarsi se il contratto prosegue o è risolto, se persistono le condizioni originarie o le parti hanno diritto ad una loro revisione.
Dunque, se si ha contratto l’infezione.
Concludo con una riflessione para-medico-giudica: conclusa l’epidemia, i superstiti avranno anticorpi e immunità di gregge, che permetterà loro di apprezzare sin dalla genesi delle trattive l’importanza di un testo contrattuale che possa prevedere tutti i possibili eventi, anche eccezionali, che potrebbero incidere sul negozio.
di Irene Grosdani CAPITOLO 4: IL CONTRATTO D’AGENZIA
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