Source: http://www.modenanoi.it/ecco-tutte-le-novit-per-conseguire-la-patente-di-guida/
Timestamp: 2020-07-03 17:07:46+00:00
Document Index: 31892190

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art. 4', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 120', 'art. 121', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 125', 'art. 126', 'art. 129', 'art. 135', 'art. 136', 'art. 119', 'art. 218', 'art. 219', 'art. 16', 'art. 116', 'sentenza ']

Ecco tutte le novità per conseguire la patente di guida || Modena Noi
Martedì 06 Novembre 2012 - ore 15:47
Ecco tutte le novità per conseguire la patente di guida
Il Parlamento ha approvato un nuovo provvedimento, sulla necessità di adeguare la normativa del nostro Codice della Strada a quell’europea. Un inasprimento che coinvolge, non solo il lato economico, ma anche quello temporale, specialmente per poter guidare i mezzi di maggior impegno. In pratica le patenti professionali. L’iter inizia dai giovani 14enni, per concludersi non prima del compimento dei 24 anni. Le nuove regole entreranno in vigore sabato 19 gennaio 2013. Il regolamento d’attuazione è previsto entro il mese di dicembre e chiarirà l’iter obbligatorio per ottenere il passaggio da una categoria a quella superiore. “Da un certo punto di vista, queste nuove limitazioni possono essere condivisibili. D'altronde, se il nostro Paese fa parte dell’Unione Europea, l’ integrazione deve essere totale. Il provvedimento, poi, è necessario per non limitare la circolazione dei nostri guidatori nel continente. Particolarmente interessati sono coloro che per lavoro devono ottenere le patenti di categoria professionale. - commenta il presidente d’ACI Modena, Angelo Orlandi – E’ ovvio che questa nuova normativa andrà ad intaccare il settore della mobilità, in un momento in cui lo stesso attraversa una crisi economica. Non si conoscono, a tutt’oggi, i particolari del regolamento d’attuazione della normativa, quindi non posso esprimere un giudizio definitivo: l’esperienza nel settore mi suggerisce di non essere ottimista.” Si tratta di una vera rivoluzione a favore della sicurezza stradale “ Riconosco che queste condivisibili limitazioni porteranno profonde rivalutazioni tecniche nei programmi d’insegnamento nelle autoscuole. Questo purtroppo porterà ad un aumento dei costi per il conseguimento delle patenti. Noi, come ACI, già oggi mettiamo a disposizione dei giovani simulatori di guida professionali sia per il settore moto sia per quello auto.”
Schema per l’età minima in cui conseguire le Patenti di guida A partire dal 19 gennaio 2013
14 anni Veicoli cui abilita la patente AM, purché non si trasportino altre persone oltre al conducente;
16 anni - veicoli cui abilita la patente A1 purché non si trasportino altre persone oltre al conducente; - veicoli cui abilita la patente B1 purché non si trasportino altre persone oltre al conducente;
18 anni - veicoli cui abilitano le patenti AM, A1 e B1 che trasportino altre persone oltre al conducente; - veicoli cui abilita la patente A2; - veicoli cui abilitano le patenti B e BE; - veicoli cui abilitano le patenti C1 e C1E;
20 anni - veicoli cui abilita la patente A a condizione che il conducente sia titolare di patente A2 da almeno due anni;
21 anni - tricicli cui abilita la patente A; - veicoli cui abilitano le patenti C e CE; - veicoli cui abilitano le patenti D1 e D1E; - veicoli per i quali è richiesto un certificato di abilitazione professionale di tipo KA o KB;
24 anni - veicoli cui abilita la patente A; - veicoli cui abilitano la patenti D e DE. Tra le novità previste dalla nuova normativa, il limite di velocità per i primi tre anni dal conseguimento della patente di 90 km/h sulle strade extraurbane principali e di 100 km/h sulle autostrade, attualmente previsto solo per i titolari di patente B, è esteso ai titolari di patenti A2, A e B1.
Schema per la validità Patenti di guida A partire dal 19 gennaio 2013
Patente AM (CIGC attuale) - ciclomotori a due ruote (categoria L1e) con velocità massima non superiore a 45 km/h, cilindrata è inferiore o uguale a 50 cm3 se a combustione interna, oppure di potenza nominale continua massima inferiore o uguale a 4 kW per i motori elettrici; - veicoli a tre ruote (categoria L2e) con velocità massima non superiore a 45 km/h e motore di cilindrata inferiore o uguale a 50 cm3 se ad accensione comandata, oppure di potenza massima netta inferiore o uguale a 4 kW per gli altri motori a combustione interna, oppure di potenza nominale continua massima inferiore o uguale a 4kW per i motori elettrici; - quadricicli leggeri di massa a vuoto inferiore o pari a 350 kg (categoria L6e), esclusa la massa delle batterie per i veicoli elettrici, con velocità massima inferiore o uguale a 45 km/h e cilindrata inferiore o pari a 50 cm3 per i motori ad accensione comandata o di potenza massima netta inferiore o uguale a 4 kW per gli altri motori a combustione interna o di potenza nominale continua massima inferiore o uguale a 4 kW per i motori elettrici.
Patente A1 - motocicli di cilindrata massima di 125 cm3, di potenza massima di 11 kW e con un rapporto potenza/peso non superiore a 0,1 kW/kg; - tricicli di potenza non superiore a 15 kW; Proibito trasportare passeggeri sino ai 18 anni di eta' ed all'omologazione necessaria (salvo ulteriori comunicazioni).
Patente A2 motocicli di potenza non superiore a 35 kW con un rapporto potenza/peso non superiore a 0,2 kW/kg e che non siano derivati da una versione che sviluppa oltre il doppio della potenza massima; Oggi, invece, con la A2 la potenza è limitata a 25 kW (anche se per sostenere l’esame è possibile usare una moto fino a 35 Kw, se si sono compiuti i 21 anni). Consentito il trasporto di passeggeri se omologata. Coloro che conseguiranno la patente A2 dal 19 gennaio 2013 potranno, nei primi due anni dal conseguimento della patente, condurre motocicli fino a 35 kW di potenza; si dovrà sostenere l’esame con un motociclo di cilindrata minima di 400 cc e di potenza di almeno 25 kW. Rimarrà in essere l’accesso graduale, per cui dopo due anni dal conseguimento della patente A2, si perdono le limitazioni e si possono condurre tutti i motocicli.
Patente A - motocicli, ossia veicoli a due ruote, senza carrozzetta (categoria L3e) o con carrozzetta (categoria L4e), con motore di cilindrata superiore a 50 cm3 se a combustione interna e/o velocità massima superiore a 45 km/h; - tricicli di potenza superiore a 15 kW; Consentito il trasporto di passeggeri. Coloro che conseguiranno la patente A3 dal 19 gennaio 2013 dovranno avere un’età minima di 24 anni e sostenere l’esame di idoneità su un veicolo di cilindrata minima di 600 cc e potenza superiore a 40 kW.
Patente B1 quadricicli diversi da quelli guidabili con patente AM con massa a vuoto inferiore o pari a 400 kg (categoria L7e) (550 kg per i veicoli destinati al trasporto di merci), esclusa la massa delle batterie per i veicoli elettrici, e potenza massima netta del motore inferiore o uguale a 15 kW;
Patente B autoveicoli di massa massima autorizzata non superiore a 3.500 kg per il trasporto di non più di otto persone oltre al conducente; ai veicoli di questa categoria può essere agganciato un rimorchio con massa massima autorizzata non superiore a 750 kg. Agli autoveicoli di questa categoria può essere agganciato un rimorchio di massa massima superiore a 750 kg, purché la massa massima complessiva non superi 4.250 kg (ma se la combinazione supera 3.500 chilogrammi si dovrà superare una prova di capacità e comportamento su veicolo specifico);
Patente BE complessi di veicoli composti di una motrice della categoria B e di un rimorchio o semirimorchio con massa massima non superiore a 3.500 kg;
Patente C1 autoveicoli diversi da quelli delle categorie D1 o D la cui massa massima autorizzata è superiore a 3.500 kg, ma non superiore a 7.500 kg, per il trasporto di non più di otto passeggeri oltre al conducente. Agli autoveicoli di questa categoria può essere agganciato un rimorchio di massa massima non superiore a 750 kg;
Patente C1 E - complessi di veicoli composti di una motrice rientrante nella categoria C1 e di un rimorchio o di un semirimorchio di massa massima superiore a 750 kg, sempre che la massa autorizzata del complesso non superi i 12.000 kg; - complessi di veicoli composti di una motrice rientrante nella categoria B e di un rimorchio o di un semirimorchio di massa superiore a 3.500 kg, sempre che la massa del complesso non superi i 12.000 kg; Patente C autoveicoli diversi da quelli delle categorie D1 o D la cui massa massima autorizzata è superiore a 3500 kg e progettati e costruiti per il trasporto di non più di otto passeggeri, oltre al conducente; agli autoveicoli di questa categoria può essere agganciato un rimorchio la cui massa massima autorizzata non superi 750 kg;
Patente CE complessi di veicoli composti di una motrice rientrante nella categoria C e di un rimorchio o di un semirimorchio di massa massima superiore a 750 kg;
Patente D1 autoveicoli per il trasporto di non più di 16 persone, oltre al conducente, di lunghezza massima di 8 metri. Agli autoveicoli di questa categoria può essere agganciato un rimorchio di massa massima non superiore a 750 kg;
Patente D1E complessi di veicoli composti da una motrice rientrante nella categoria D1 e da un rimorchio di massa massima superiore a 750 kg;
Patente D autoveicoli progettati e costruiti per il trasporto di più di otto persone oltre al conducente. A tali autoveicoli può essere agganciato un rimorchio di massa massima non superiore a 750 kg; Patente DE complessi di veicoli composti da una motrice rientrante nella categoria D e da un rimorchio di massa massima superiore a 750 kg.
Fa la spola tra Modena e Roma ed ogni volta che torna ha delle novità sempre molto interessanti l’ing. Antonio Tempesta che coordina tutto il lavoro delle 11 autoscuole dell’ACI Modena. Se la deve vedere con il nuovo decreto delle patenti di guida, una rivoluzione “copernicana” per i giovani che devono iniziare il loro iter nella mobilità ed anche coloro che sono interessati per lavoro a conseguire le patenti professionali. L’Italia in un sol balzo si deve portare allo stesso livello normativo esistente negli altri stati della comunità. “Innanzi tutto parliamo delle 5 nuove tipologie di patenti. La prima, l’AM sostituisce il vecchio patentino del ciclomotore. Diventando, a tutti gli effetti, una patente di guida deve sottostare alle norme relative alla: decurtazione dei punti, ritiro, revisione, sospensione e revoca. C1, C1E, D1 e D1E sono le nuove patenti professionali che si conseguono ad partire dai 18 anni per arrivare ad almeno i 21 anni per quelle D. E’ aumentata anche l’età minima per sostenere l’esame della patente A, che consente l’assoluta libertà di guida per tutte le moto. Si sale dai 21 anni attuali ai prossimi 24 anni. - sintetizza l’ing Tempesta – Oggi in Europa vi sono 110 modelli di patenti che sono riconosciute. Entro il 19 gennaio del 2033 avremo un unico documento che comprova l’abilitazione alla guida. La patente “unica” per l’Europa, con scadenze uniformi. Dal prossimo 19 gennaio in tutta Europa diventa obbligatoria la visita medica per il rinnovo della patente. Questo favorisce gli utenti italiani che potranno così circolare immediatamente dopo il rinnovo, anche senza la presenza del bollino applicato sulla patente. Oggi, infatti, vi è un “tempo sabbatico” in cui l’italiano non può circolare all’estero. Si ricordi, comunqu, che le norme valgono solo nei 30 stati dell’ Unione Europea. La Svizzera è ancora “esclusa”.”
LE NOVITA' IN MATERIA DI PATENTE DI GUIDA DALLA LEGGE 120/2010 ALLA TERZA DIRETTIVA SULLA PATENTE IN ARRIVO LE NOVITA’ PER LA PATENTE DI GUIDA EUROPEA
Sono scaduti i termini per il recepimento della Direttiva 2006/126/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la patente di guida, come modificata dalla Direttiva 2009/113/CE della Commissione, del 25 agosto 2009. La nuova Direttiva ha abrogato la precedente Direttiva 91/439/CEE, che l’Italia aveva recepito per la prima volta con il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dell’8 agosto 1994. Entro il 19 gennaio 2011 l’Italia avrebbe dovuto operare il recepimento della nuova disposizione comunitaria (che, si ricorda, vale per tutti i 30 Paesi dello Spazio Economico Europeo), anche se per vederne gli effetti dovremo attendere ancora un paio di anni. Si aggiunge quindi un nuovo capitolo alla lunga storia della patente di guida. La vita di questo documento ha inizio più di 110 anni, da quando, nel 1894, il prefetto di Parigi, preoccupato dall’aumento degli incidenti stradali causati dai primi veicoli a motore già in circolazione dalla metà dell’ottocento, decise di rendere obbligatoria l’abilitazione per guidare “gli automobili”. Nel 1899 la richiesta di questo titolo fu estesa a tutta la Francia e nel 1922 l’abilitazione fu chiamata “Permis de Conduire”, come siamo stati abituati a vedere stampato nella prima pagina delle “vecchie patenti” cartacee. La Prima Direttiva sulla patente di guida fu emanata il 4 dicembre 1980; dal Consiglio delle Comunità europee; la Direttiva in questione ha segnato una data importante nel diritto della circolazione stradale italiano, fissando quale termine ultimo per il suo recepimento il primo gennaio 1986. L’Italia, con colpevole ritardo, recepì la Direttiva europea solo con effetto dal 26 aprile 1988. Il 29 luglio 1991 è stata approvata la Seconda Direttiva europea sulla patente di guida che abroga la normativa europea del 1980; poco dopo è stato emanato il nuovo codice della strada (d.lgs. 285/92). Dopo varie modifiche, la Direttiva del 1991 viene infine integrata dalla Direttiva 2000/56/CE che si occupa altresì di effettuare un riordino per ciò che concerne la patente di guida, adeguandosi alle più recenti disposizioni comunitarie; Questa ulteriore modifica viene recepita in Italia dal decreto ministeriale 30 settembre 2003 il quale, abrogando ben 7 precedenti decreti, costituisce un corpus unitario formato da 14 articoli e 4 allegati. Ed ecco, in estrema sintesi, come siamo giunti alla Direttiva 2006/126/CE del 20 dicembre 2006, concernente la patente di guida, che rappresenta la Terza Direttiva europea in materia. Si tratta in realtà di un’ulteriore e più ampia modifica alla Direttiva 91/439/CEE, iniziata nel 2003 e che ha visto un ampio dibattito, sino agli ultimi emendamenti del 3 febbraio 2005. La Direttiva 91/439/CEE si basa su due principi fondamentali: 1. facilitare la libera circolazione dei cittadini comunitari 2. contribuire al miglioramento della sicurezza stradale. Proprio per le stesse finalità della Seconda Direttiva europea sulla patente di guida è stata operata la rifusione del testo, in linea con l’accordo interistituzionale sulla tecnica di rifusione degli atti normativi, integrando in un unico testo le modificazioni sostanziali alla Direttiva 91/439/CEE e le disposizioni immutate della stessa. La nuova Direttiva 2006/126/CE ha di fatto abrogato la Direttiva 91/439/CEE al fine di rendere la legislazione comunitaria più accessibile e trasparente. Gli obbiettivi di questa operazione possono essere sostanzialmente così elencati: 1. ridurre le possibilità di frode: eliminazione della possibilità di rilasciare un modello cartaceo di patente di guida a favore di una scheda in plastica; a. possibilità di introdurre un microchip nella patente di guida; b. introduzione della validità amministrativa limitata per tutte le nuove patenti emesse dalla data di entrata in vigore della proposta; 2. garantire la libera circolazione dei cittadini sempre attraverso l’introduzione della validità amministrativa limitata e armonizzando la periodicità dei controlli medici per i conducenti professionisti; 3. contribuire a una maggiore sicurezza stradale: a. introduzione di una patente di guida per i ciclomotori; b. estensione del principio dell’accesso graduale alle patenti di guida per i tipi di veicoli più potenti; c. introduzione dei requisiti minimi per la formazione iniziale e permanente degli esaminatori di guida; d. sostegno al principio dell’unicità della patente di guida (un titolare – una patente). I sistemi giuridici che regolano le patenti di guida rilasciate dagli Stati membri del SEE continuano a differire in modo significativo e l’incertezza giudica per i cittadini che trasferiscono la propria residenza in un altro Stato membro è cresciuta anziché ridursi Al fine di rimuovere questa incertezza giuridica per i cittadini che ostacola la loro libertà di circolazione, la nuova Direttiva va nella direzione di prevedere scadenze omogenee nei Paesi dello SEE. Per quanto riguarda il pericolo della falsificazione o dell’alterazione della patente la Commissione ha rilevato che nella situazione attuale risulta praticamente impossibile controllare il rispetto delle disposizioni in materia di patenti di guida a causa della mancanza di armonizzazione negli Stati membri, dove sono validi e in circolazione oltre 110 modelli differenti e altrettanti diritti corrispondenti differenti. Le misure di protezione antifrode proposte sono le seguenti: □ sospensione del rilascio del modello cartaceo di patente di guida al fine di limitare ulteriormente il numero dei modelli di patente attualmente in circolazione. Il solo modello comunitario della patente di guida ammesso sarà il modello in plastica tipo “carta di credito” che garantisce una migliore protezione antifrode; □ ulteriori miglioramenti nella protezione antifrode possono essere ottenuti con la possibilità di introdurre un microchip. Ciò consentirà agli Stati membri di scegliere di introdurre nella patente di guida un microchip che contenga le informazioni stampate sulla carta. Questa funzione limitata, pertanto, rende possibile aumentare la protezione antifrode (ad esempio, consente di proteggere le informazioni memorizzate utilizzando un’infrastruttura a chiave pubblica (ICP) e/o una firma digitale) e allo stesso tempo garantire la protezione dei dati e delle informazioni relative ai cittadini; □ introduzione del concetto di validità amministrativa limitata delle patenti di guida. Ciò comporta: o l’introduzione del rinnovo amministrativo periodico delle patenti di guida che consentirà il continuo aggiornamento della protezione antifrode di tutte le patenti; o la possibilità di aggiornare contestualmente la fotografia riportata sulla patente in modo da costituire un ulteriore elemento antifrode che agevola la gestione e il controllo del rispetto delle disposizioni in materia di patenti di guida. In pratica, tutte le nuove patenti di guida emesse avranno la stessa validità amministrativa, riportata sulla patente stessa e non sarà necessario applicare o calcolare la scadenza secondo le norme nazionali, come avviene invece oggi. Per quanto riguarda le patenti di guida già in circolazione, con l’introduzione del periodo di validità amministrativa sarebbe abolito il diritto degli Stati membri di applicare un proprio periodo di validità ai titolari di patenti emesse da altri Stati membri che trasferiscono la propria residenza sul loro territorio. Tali patenti rimarranno valide fino alla scadenza riportata sul documento. Prima della scadenza il titolare dovrà rinnovare la patente nello Stato membro in cui risiede. Queste disposizioni garantiranno, in ultima analisi, la sicurezza giuridica necessaria per il titolare di una patente di guida. Entro il 19 gennaio 2033 gli Stati Membri dovranno assicurare la conformità alla Direttiva delle patenti in circolazione e di nuovo rilascio. Attualmente le patenti rilasciate in Europa non hanno scadenze uniformi e ciò crea problemi nel caso in cui il titolare trasferisca la propria residenza in un altro Stato comunitario. Norme uniformi per la durata delle validità delle patenti 1. Le patenti di categoria AM, A1, A2, A, B, B1 e BE, rilasciate dagli Stati membri dovranno avere una validità amministrativa massima di 10 anni, con possibilità per gli Stati membri portare tale periodo di validità a 15 anni. Anche tale nuova disposizione entrerà in vigore a partire dal 19 gennaio 2013. E’ fatta salva la facoltà di ridurre la validità della patente all’atto del rinnovo, ai titolari che risiedano nel territorio dello Stato membro che hanno compiuto il 50° anno di età. Per migliorare la sicurezza stradale, è data facoltà agli Stati membri di ridurre il periodo di validità per i conducenti inesperti, nel caso sia necessario per intensificare i controlli medici o nei confronti degli autori di infrazioni stradali. 2. A partire dal 13 gennaio 2013 le patenti di categoria C, CE, C1, C1E, D, DE, D1 e D1E rilasciate dagli Stati membri dovranno avere una validità amministrativa massima di 5 anni. Per migliorare la sicurezza stradale, è data facoltà agli Stati membri di ridurre il periodo di validità delle patenti in parola portandolo a 3 anni, nel caso sia necessario. Per migliorare la sicurezza stradale, è data facoltà agli Stati membri di ridurre il periodo di validità per i conducenti inesperti, nel caso sia necessario per intensificare i controlli medici o nei confronti degli autori di infrazioni stradali. Il ritiro della patente Confermando il principio dell’unicità della patente di guida (un titolare – una patente), si esamina poi l’aspetto del ritiro della patente e del così detto fenomeno del “turismo delle patenti di guida” per il quale i cittadini comunitari stabiliscono la residenza in uno Stato membro differente al fine di richiedere una nuova patente di guida nel caso in cui lo Stato membro di residenza normale abbia ritirato la patente stessa a causa di una grave infrazione al codice stradale, in violazione della Direttiva 91/439/CEE. La Direttiva prevede esplicitamente che gli Stati membri non possano rilasciare una nuova patente ad una persona alla quale sia stata ritirata l’abilitazione e che quindi sia ancora titolare di un’altra patente di guida. Formazione degli esaminatori Infine, si è rilevata la necessità di fissare dei requisiti minimi per la formazione iniziale e permanente degli esaminatori di guida; coloro che esercitano la funzione di esaminatore prima del 19 gennaio 2013 saranno soggetti solo alle disposizioni relative alla garanzia delle qualità e alla formazione continua a carattere periodico. In ultima analisi ciò dovrebbe assicurare un innalzamento del livello di armonizzazione delle prove di guida nell’UE. Le sottocategorie come metodo di accesso graduale Un’altra importante novità riguarda le sottocategorie delle patenti, prima facoltative (l’Italia ha mantenuto solo la sottocategoria A1), per rafforzare il principio dell’accesso graduale variando le prescrizioni in materia di limiti minimi di età tra 16 e 24 anni, a seconda delle caratteristiche dei veicoli e/o delle responsabilità dei conducenti di veicoli specifici, allineandosi, inoltre alla Direttiva 2003/59/CE sulla qualificazione iniziale e formazione periodica dei conducenti di taluni veicoli stradali adibiti al trasporto di merci o passeggeri, garantendo così l’applicazione del principio dell’accesso graduale anche per i conducenti di autocarri e autobus che non rientrano nel campo di applicazione della Direttiva 2003/59/CE (CQC). Le nuove definizioni dei veicoli e delle categorie di patente necessarie per guidarli Ciclomotori (categoria AM) Attualmente i ciclomotori non rientrano nel campo di applicazione della Direttiva 91/439/CEE. Le cifre relative agli incidenti hanno suggerito, tuttavia, la necessità di introdurre una nuova categoria di veicoli per i ciclomotori. Le statistiche mostrano che, a livello europeo, il rischio di incidente è molto elevato per i più giovani utenti della strada. L’adozione di una categoria AM armonizzata e l’imposizione di un esame teorico obbligatorio possono contribuire a garantire un migliore controllo di questo gruppo di utenti della strada particolarmente vulnerabili e accrescerne la conoscenza dei comportamenti richiesti nel traffico. Tale categoria armonizzata chiarirà inoltre la situazione circa i conducenti di ciclomotori che attraversano le frontiere. La modifica intende inoltre risolvere i problemi attualmente esistenti per i cittadini che intendono noleggiare un ciclomotore durante i propri soggiorni all’estero. L’abilitazione alla guida dei ciclomotori deve essere riconosciuta in tutto lo SEE qualora il titolare trasferisca la propria residenza. Fino ad adesso, secondo la normativa internazionale, non poteva essere richiesta l’abilitazione di guida per il ciclomotore (Convenzione di Vienna) e per questo la disciplina dell’articolo 116 del d.lgs. n. 285/92 (certificato di abilitazione di guida per il ciclomotore – c.d. patentino) per il momento si applica solo per la circolazione nazionale. La patente AM verrà rilasciata a seguito di una prova teorica a coloro che hanno superato i 16 anni di età, con possibilità a livello nazionale di abbassare o innalzare tale limite rispettivamente a 14 o 18 anni. L’Italia ha ritenuto opportuno mantenere il limite minimo di età per la guida dei ciclomotori a 14 anni. È fatta salva la facoltà per gli Stati Membri di richiedere il superamento di una prova pratica e di uno specifico esame medico (l’Italia già dal 2005 ha previsto il possesso dei requisiti psicofisici necessari per il possesso della patente di categoria A). Inoltre, gli Stati Membri potranno prevedere una specifica prova pratica per il rilascio della patente AM riferita ai tricicli ed ai quadricili, differenziando la categoria con un codice nazionale. Qualsiasi altra categoria di patente consente la guida dei ciclomotori, fatta salva la facoltà a livello nazionale di limitare tale equivalenza alle sole patenti di categoria A, A1 o A2 se è disposta la prova pratica per il conseguimento della patente AM. Motocicli leggeri (categoria A1) Attualmente sono motocicli leggeri i motocicli fino a 125 cc di cilindrata di potenza fino a 11 kW. La Direttiva 91/439/CEE non impone un rapporto potenza/peso. Ciò avrebbe potuto portare alla produzione di veicoli sempre più leggeri in grado, quindi, di ottenere accelerazioni e velocità di punta sempre maggiori a parità di potenza. L’adozione di un criterio che tenga conto del rapporto potenza/peso impedirà che siano proposti ai titolari di patente A1 veicoli molto leggeri e potenti. Infatti è previsto un rapporto potenza/peso non superiore a 0,1 kW/kg, oltre ai già noti limiti di potenza e cilindrata. Inoltre, la patente di categoria A1 consentirà la guida dei soli tricicli con potenza sino a 15 kW e non anche dei quadricicli non leggeri (motoveicoli a 4 ruote), la i quali è necessario aver conseguito la patente di categoria B1, ovvero la patente di categoria B. I motocicli leggeri si continueranno a guidare con la patente di categoria A1, per la quale è prevista un’età minima di 16 anni che gli Stati Membri potranno innalzare a livello nazionale sino a 17 o 18 anni, ma solo se verrà innalzata in maniera corrispondente l’età per conseguire la patente di categoria A2 in modo che il divario rimanga sempre 2 anni (così da portare l’età minima per la patente A2 a 19 o 20 anni), ovvero se è prevista una esperienza di almeno 2 anni per il passaggio dalla categoria A2 alla categoria A senza limitazioni. L’Italia ha scelto di mantenere il limite di età a 16 anni. Motocicli non leggeri – categoria intermedia. (categoria A2) La norma prevista attualmente dalla Direttiva 91/439/CEE per l’accesso progressivo ai motocicli pesanti è la seguente: per poter guidare motocicli aventi un rapporto potenza/peso superiore a 0,16 kW/kg o una potenza superiore a 25 kW, il conducente deve possedere 2 anni di esperienza alla guida di un motociclo di potenza inferiore. Diversamente è ammesso l’accesso diretto a chi ha compiuto 21 anni ed effettua la prova pratica con un motociclo con una potenza di almeno 35 kW. Pertanto, nell’ambito dell’attuale categoria A per i motocicli, la Direttiva 91/439/CEE ha istituito una categoria limitata e una categoria illimitata. Ciascuno dei due tipi di motociclo è indicato da un pittogramma differente sul modello di patente di guida, ma non è effettuata alcuna distinzione nella designazione in quanto entrambi sono denominati categoria A. La categoria A limitata è composta da numerosi motocicli con riduttori di potenza (downtuned). In molti casi, i produttori producono motocicli per la categoria A illimitata entro la gamma da 300 cm³ a 1 000 cm³ che in seguito elaborano con riduttori di potenza per farli rientrare nella categoria A limitata. Questo cosiddetto downtuning comporta talvolta la produzione di motocicli con caratteristiche in contrasto con la potenza limitata. Inoltre, i limitatori di potenza potrebbero essere rimossi prima dell’utilizzo di tali veicoli. I conducenti possono inoltre evitare facilmente il requisito che prevede due anni di esperienza pratica di guida semplicemente attendendo due anni dopo aver acquisito una patente “A limitata”. Taluni conducenti, ad esempio, superano l’esame all’età di 18 anni, non guidano affatto e quindi acquistano un motociclo pesante quando raggiungono l’età di 20 anni. In modo analogo, gli Stati membri potevano non richiedere il periodo di esperienza di guida precedente e permettere l’accesso diretto ai motocicli per i quali è richiesta la patente A illimitata all’età di 21 anni. Tale opzione è stata privilegiata praticamente da tutti gli Stati membri. Di conseguenza, molti giovani conducenti senza alcuna esperienza pratica guidano motocicli di grande potenza e le attuali disposizioni non rendono possibile controllare se abbiano acquisito in precedenza esperienza su un motociclo per il quale è richiesta la patente A limitata di classe limitata. Tale pratica contrasta con la sicurezza stradale e deve pertanto doveva essere eliminata con l’introduzione di nuovi criteri per i veicoli, l’età minima e l’accesso. I nuovi criteri sono studiati per limitare la possibilità di effettuare il downtuning dei motocicli più potenti, ponendo così fine alla pratica dell’accesso progressivo senza verifica pratica e innalzando l’età minima per l’accesso diretto. Di conseguenza, le attuali patenti limitata e illimitata nelle quali è suddivisa la categoria A saranno ridenominate, rispettivamente, categoria “A2” e “A”. Per la categoria A2 è stato introdotto un requisito tecnico aggiuntivo per evitare che i motocicli siano elaborati con riduttori di potenza (downtuning). Quindi, la patente A2 consentirà la guida di motocicli di potenza sino a 35 kW con un rapporto potenza peso non superiore a 0,2 kW/kg e che non siano derivati da un depotenziamento di una versione che sviluppa oltre il doppio della potenza massima. La patente A2 si consegue a partire da 18 anni di età e consentirà la guida anche dei veicoli di categoria A1, in particolare per quel che concerne i tricicli di potenza non superiore a 15 kW e dei ciclomotori. Motocicli diversi dai precedenti (categoria A) Con la categoria A non limitata consente di guidare qualsiasi tipo di motociclo; viene, tuttavia, aumentata l’età minima che permette l’abilitazione alla guida di tali veicoli. Si tratta della patente di categoria A che può essere conseguita a 20 anni, ma non prima di aver maturato un’esperienza di almeno 2 anni nella categoria A2; tale requisito può non essere richiesto se il candidato ha almeno 24 anni (accesso diretto). La patente di categoria A consentirà anche la guida dei veicoli di categoria A1, A2 e dei ciclomotori, oltre che dei tricicli di potenza superiore a 15 kW, ma per la guida di questi sarà necessario aver compiuto 21 anni. Quadricicli non leggeri (diversi dai ciclomotori a 4 ruote) (categoria B1) Per guidare i quadricicli come definiti nell'articolo 1, paragrafo 3, lettera b) della direttiva 2002/24/CE, vale a dire i motoveicoli a 4 ruote, può essere richiesta la patente di categoria B1, altrimenti è necessaria la patente di categoria B. Infatti, siccome si tratta di una categoria facoltativa, dove non viene adottata è necessaria la patente di categoria B, ma a differenza di quello che accade oggi, la patente di categoria A o di sottocategoria A1, non consentirà la guida di questi motoveicoli a 4 ruote, molto simili agli autoveicoli. L’italia ha scelto di introdurre anche questa categoria che si consegue a 16 anni, anche se gli Stati membri possono innalzare tale limite a 18 anni, anche se limitatamente alle patenti rilasciate dalle autorità nazionali. Autoveicoli (categorie B, B+E) La definizione di “autoveicolo” contenuta nella direttiva, comprende ogni veicolo a motore, destinato normalmente al trasporto su strada di persone o di cose, ovvero al traino su strada di veicoli utilizzati per il trasporto di persone o di cose e comprende anche i filobus, ossia i veicoli collegati con una rete elettrica che non circolano su rotaie, ma non i trattori agricoli o forestali4. Nulla cambia per gli autoveicoli isolati che possono essere guidata dal titolare di patente di categoria B, a patto che si tratti di autoveicoli con non più di 9 posti totali e che la massa complessiva a pieno carico non sia superiore a 3,5 tonnellate. Cambia invece la questione relativo al traino dei rimorchi. Attualmente è sufficiente la categoria B e non necessita l’estensione E, se il rimorchio trainato ha una massa complessiva a pieno carico non superiore a 750 kg, anche se il complesso risultante supera 3,5 tonnellate di massa complessiva a pieno carico. Ovvero, se il rimorchio supera 750 kg di massa complessiva a pieno carico, non è necessaria l’estensione E se tale massa non è superiore alla massa a vuoto della motrice e se il complesso risultante non supera 3,5 tonnellate. Con la nuova formulazione dell’articolo 116, in ossequio alle disposizioni comunitarie, ferma restando la possibilità di trainare un rimorchio leggero senza necessità dell’estensione E, rimane sufficiente la titolarità della patente di categoria B anche se il rimorchio supera 750 kg, ma a patto che il complesso risultante non superi 4,25 tonnellate. Quindi, nei limiti della massa trainabile, al conducente titolare della sola patente di categoria B, è consentito il traino di rimorchi non leggeri in qualunque combinazione, con il solo limite della massa complessiva di 4,25 tonnellate; tuttavia, se il complesso risultante supera 3,5 tonnellate, gli Stati Membri possono richiedere il completamento di un percorso formativo, ovvero il superamento di una prova pratica di capacità e comportamento5, ovvero scegliere entrambe le opzioni. La patente di categoria B che abilita alla guida di un complesso di massa massima superiore a 3,5 tonnellate, ma non superiore a 4,25 tonnellate, formato da un autoveicolo di categoria B e di un rimorchio di massa complessiva a pieno carico superiore a 750 kg, è contraddistinta dal codice armonizzato 966, iscritto nella colonna 12 nel retro della patente formato card, in corrispondenza della categoria B. L’età minima per il conseguimento delle patenti di categoria B e BE è fissata in via generale a 18 anni, ma la direttiva ammette la possibilità di abbassare questo limite a 17, ma solo a livello nazionale. Pertanto la patente di categoria B del diciassettenne vale solo a livello nazionale e potrà essere riconosciuta valida all’estero solo al compimento del diciottesimo anno di età. Va poi ricordato che la patente rilasciata per qualsiasi categoria è valida per i veicoli della categoria AM. Tuttavia, per le patenti di guida rilasciate nel suo territorio, uno Stato membro può limitare le equivalenze per la categoria AM alle categorie A1, A2 e A qualora esso imponga una prova pratica come requisito per ottenere la categoria AM, ma al momento non risulta che l’Italia abbia scelto tale soluzione, per cui la patente di categoria B abilita anche la guida dei ciclomotori. Inoltre, la patente B comprende anche la patente B1. Per guidare sul territorio nazionale, gli Stati membri possono accordare le seguenti equivalenze: a) i tricicli di potenza superiore a 15 kW possono essere guidati con una patente della categoria B per i tricicli, purché il titolare abbia almeno 21 anni; b) i motocicli della categoria A1 possono essere guidati con una patente della categoria B. Le deroghe nazionali, in quanto tali, non necessitano di essere indicate con i codici armonizzati. Previa consultazione della Commissione, gli Stati membri possono autorizzare sul loro territorio la guida: a) di autoveicoli della categoria D1 (aventi una massa massima autorizzata di 3 500 kg, escluse le attrezzature specializzate destinate al trasporto di passeggeri disabili) da parte di persone di età non inferiore a 21 anni e in possesso da almeno due anni di patente di guida della categoria B, semprechè tali autoveicoli siano utilizzati per fini sociali da organizzazioni non commerciali e siano guidati da volontari non retribuiti; b) di autoveicoli con una massa massima autorizzata superiore a 3 500 kg da parte di persone di età non inferiore a 21 anni e in possesso da almeno due anni di una patente di guida della categoria B, sempreché tali autoveicoli siano essenzialmente destinati ad essere utilizzati, da fermi, per fini didattici o ricreativi, siano utilizzati per fini sociali da organizzazioni non commerciali, siano stati modificati in modo da non poter essere utilizzati per il trasporto di oltre nove persone o per il trasporto di merci di qualsiasi natura, salvo quelle assolutamente necessarie all'uso che è stato loro assegnato. Autoveicoli di mcpc > a 3,5 t. ma <= a 7.5 t., <= 9 posti (categoria C1 o C1E) Con la patente di categoria C1 si potranno guidare gli autoveicoli diversi da quelli nelle categoria D1 o D (con numero di posti non superiore a 9) la cui massa massima autorizzata è superiore a 3 500 kg, ma non superiore a 7 500 kg, con possibilità di trainare un rimorchio la cui massa massima autorizzata non sia superiore a 750 kg. Se il rimorchio o il semirimorchio hanno una massa massima autorizzata superiore è necessaria l’estensione E, ma comunque il complesso che si può guidare con la categoria C1E non deve superare 12 tonnellate. Inoltre, la patente di categoria C1E consentirà anche la guida di una motrice di categoria B che traina un rimorchio o un semirimorchio con massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate, nei limiti della massa trainabile, a patto che il complesso risultante non superi 12 tonnellate di massa massima autorizzata. La patente di categoria C1 o C1E si può conseguire a partire da 18 anni, salve le disposizioni sulla carta di qualificazione del conducente. La patente di categoria C1 può essere conseguita solo da chi è già titolare di patente di categoria B e la patente di categoria C1E, può essere rilasciata solo ai titolari di patente di categoria C1. Inoltre, la categoria C1E comprende anche la categoria BE. Come le altre categoria comprende anche la categoria AM. Ovviamente, siccome il titolare di patente di categoria C1 o C1E deve essere anche titolare di patenti di categoria B, egli è abilitato anche alla guida dei quadricicli non leggeri e quindi è compresa anche la categoria B1 e in Italia anche la categoria A1, per la guida dei motocicli leggeri sul territorio nazionale. Autoveicoli di mcpc > a 3,5 t. <= 9 posti (categoria C o CE) Con la categoria C possono essere guidati gli autoveicoli diversi da quelli delle categorie D1 o D la cui massa massima autorizzata è superiore a 3 500 kg ed è consentito il traino di un rimorchio la cui massa massima autorizzata non superi 750 kg, altrimenti è necessaria l’estensione E. La categoria C può essere rilasciate solo a chi è già titolare di patente di categoria B e la categoria CE solo a chi è già titolare di cateogoria C. La categoria C comprende la categoria C1 (e ovviamente anche le cateogorie AM, B1 e B, salvo eccezioni nazionali; può comprendere, come in Italia, la categoria A1).. La categoria CE comprende sia la BE che la C1E; se si tratta di titolari di patente D, la CE vale anche come DE. L'età minima per le categorie C e CE è fissata a 21 anni, fatte salve le disposizioni relative alla carta di qualificazione del conducente. Gli Stati membri possono abbassare l'età minima a 18 anni per quanto riguarda: a) i veicoli utilizzati dai vigili del fuoco e per il mantenimento dell'ordine pubblico; b) i veicoli sottoposti a prove su strada a fini di riparazione o manutenzione. Autoveicoli per trasporto di persone > 9 ma <=16 e max 8 mt. (categoria D o DE) La categoria D1 consente la guida di autoveicoli progettati e costruiti per il trasporto di non più di 16 persone, oltre al conducente, e aventi una lunghezza massima di 8 metri, anche trainanti un rimorchio la cui massa massima autorizzata non superi 750 kg; se la massa del rimorchio è maggiore, è necessaria l’estensione E l'età minima per le categorie D1 e D1E è fissata a 21 anni, fatte salve le disposizioni relative alla carta di qualificazione del conducente. La categoria D può essere conseguita solo da chi è titolare di categoria B e la categoria D1E solo dal titolare della categoria D1. La categoria D1 comprende la categoria B e quindi anche la categoria B1. Inoltre comprende la categoria AM e la categoria A1, salvo deroghe nazionali. La catedoria D1E comprende anche la categoria BE. Autoveicoli per trasporto di un numero di persone superiore a 9 (categoria D o DE) Con la patente di categoria D è consentita la guida di autoveicoli progettati e costruiti per il trasporto di più di otto persone oltre al conducente, anche trainando un rimorchio la cui massa massima autorizzata non superi 750 kg; se il rimorchio supera tale limite di massa, è necessaria l’estensione E. La categoria D può essere rilasciata solo a chi è già titolare di patente di categoria B, mentre l’estensione E solo a chi è già titolare di patente D. La categoria D comprende la categoria D1 (e ovviamente anche le cateogorie AM, B1 e B, salvo eccezioni nazionali; può comprendere, come in Italia, la categoria A1). La categoria DE comprende anche la categoria BE e la categoria D1E (ma non la categoria CE) L'età minima per le categorie D e DE è fissata 24 anni, fatte salve le disposizioni relative alla carta di qualificazione del conducente. Gli Stati membri possono abbassare l'età minima a 21 anni per la categoria D per quanto riguarda: a) i veicoli utilizzati dai vigili del fuoco e per il mantenimento dell'ordine pubblico; b) i veicoli sottoposti a prove su strada a fini di riparazione o manutenzione. Il recepimento della direttiva Si propone di seguito il riassunto in estrema sintesi del contenuto degli articoli dello schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva. L’articolo 1 introduce modificazioni all’art. 47 del codice della strada riguardanti la classificazione dei veicoli. Tali modifiche sono finalizzate all’allineamento della nomenclatura italiana con quella europea. Si segnala, inoltre, l’introduzione di due categorie di veicoli non previste dall’originaria formulazione dell’articolo 47 del codice della strada. Il Legislatore nazionale, richiamandosi alla direttiva 2002/24/CE ha aggiunto alla classificazione dei veicoli le categorie L6e e L7e, vale a dire i quadricicli leggeri e i quadricicli non leggeri. Inoltre è stato corretto il limite di velocità indicato nell’articolo 47 per i ciclomotori, portandolo dall’attuale limite di 50 km/h, non più in linea con le disposizioni nazionali e comunitarie, al limite corretto di 45 km/h. L’articolo 2 modifica l’articolo 115 del codice della strada, in materia di requisiti per la guida dei veicoli e la conduzione di animali, in linea con quanto previsto dall’articolo 4 della Direttiva. In particolare, l’articolo in esame stabilisce l’età minima necessaria per la guida di ogni categoria di veicoli, nonché le sanzioni previste per i trasgressori, in linea con le disposizioni della direttiva 2006/126/CE esaminate nella parte iniziale della relazione. In particolare, dando seguito alla facoltà di deroga prevista dall’articolo 4, comma 6, lettera s) della direttiva, in Italia la patente di categoria AM per la guida dei ciclomotori potrà essere conseguita a partire dal compimento del quattordicesimo anno di età, come già avviene, mentre il limite minimo di età nel territorio dello Spazio Economico Europeo rimane fissato a 16 anni, per cui gli Stati Membri si possono rifiutare di riconoscere la validità delle patenti rilasciate a chi non ha l’età prevista dalla direttiva fino al raggiungimento dell’età fissata dalla direttiva. Oltre alle età fissate dalla direttiva, viene confermato il limite minimo di età per il conseguimento del CAP KA o KB a ventuno anni, che rimane anche il limite di età per la guida dei veicoli in servizio di emergenza, di cui all’articolo 177 del codice della strada. Inoltre, viene abrogata la discussa disposizione del comma 2-bis, aggiunto dalla legge 29 luglio 2010, n. 120, che attualmente non consente ai titolari di patente o di certificato di idoneità alla guida dei ciclomotori, superato l’ottantesimo anno di età se non previo rilascio di un certificato a validità biennale da parte della commissione medica locale. Nell’attuale formulazione, il comma 2-bis dell’articolo 115 vieterebbe la guida da parte di tali soggetti, se non in possesso della certificazione, a prescindere dalla validità della patente o del CIGC, anche se pare farsi strada una diversa interpretazione non in linea con il dettato normativo, secondo la quale il rinnovo dell’abilitazione precedente al 13 agosto 2010 consentirebbe comunque la guida senza il rilascio del certificato, sino alla scadenza naturale dell’abilitazione, disponendo l’obbligo della certificazione collegiale solo al momento del rinnovo. A dimostrazione della non felice formulazione di tale prescrizione, che letteralmente lascia pochi dubbi, il legislatore l’ha espunta dall’articolo 115, per calarla, con le opportune modificazioni, nella sua sede più naturale, vale a dire all’interno dell’articolo 126, dove è andato a prevedere la scadenza biennale delle patenti e dei CIGC degli ultraottantenni e il rinnovo previo rilascio del certificato della commissione medica locale. Infine, è stato coordinato l’impianto sanzionatorio dell’articolo 115 alle nuove disposizioni. In particolare è prevista la sanzione più alta (da 155,00 a 624,00 euro, secondo lo schema del decreto che non ha presente l’aggiornamento biennale delle sanzioni appena maturato all’inizio del 2011) per coloro che non rispettano le prescrizioni dell’articolo 115 e che guidano veicoli per i quali sono necessarie le abilitazioni professionali o i veicoli in servizio di emergenza. La sanzione del comma 4 è a carico del minore di anni diciotto che, titolare di patente AM, A1 o B1 trasporta altre persone sui veicoli per i quali necessita uno delle predette patenti, senza alcun riferimento alla cilindrata del veicolo. L’articolo 3 riscrive integralmente l’articolo 116 del codice della strada. La novità più importante è rappresentata dalla classificazione completamente nuova relativa alle categorie delle patenti di guida, ripresa pedissequamente dall’art. 4 della Direttiva7. (co. 3). Altre previsioni riguardano: le patenti speciali (co. 4), le abilitazioni professionali (co. 9-12), nonché le sanzioni (co. 14-18). Da ricordare che la patente di categoria A consente anche la guida dei tricicli di potenza superiore a 15kW, ma è sufficiente aver compiuto 21 anni, mentre per la guida dei motocicli senza limitazione, occorre aver compiuto 24 anni (articolo 115). Inoltre, il legislatore ha adottato la scelta di utilizzare anche la categoria B1, che consente ai sedicenni di guidare i quadricicli diversi da quelli leggeri, che non pare possano più essere guidati con la sola categoria A (A1, A2 o A), salvo una diversa interpretazione che potrebbe risultare dall’inciso contenuto nel comma 3, lettera e) dell’articolo 116 riformulato, dove si legge che i quadricicli non leggeri sono considerati tricicli e quindi, siccome i tricicli possono essere guidati con le patenti A1, A2 o A, la questione pare aperta. Rimane invece confermata l’impossibilità per i titolari di patenti speciali di ottenere l’estensione E, mentre continuano a poter trainare rimorchi leggeri. È ancora vietata la guida delle autoambulanze, mentre non pare vi sia uno specifico divieto di guidare altri veicoli in servizio di emergenza e può essere conseguito il CAP KA (A1, A2, A3) o KB (B1 B). Si specifica poi che la CQC, al di là dei casi espressamente previsti dalla direttiva 2003/59/CE, è sempre richiesta per il trasporto di scolari a mezzo scuolabus. Per maggiori dettagli riguardo le categorie delle patenti, si rinvia alla prima parte dell’approfondimento. Sotto il profilo delle sanzioni, rimane pressoché invariata quella prevista per la guida senza patente o casi ad essa equiparati, ma viene innalzata la sanzione per la guida senza aver conseguito le abilitazioni professionali, quando necessarie, prevista oggi nella misura minima di 159 euro, passerà a 400 euro. 7 Sono individuate 15 categorie di patente di guida[2] derivanti in parte da una nuova articolazione delle attuali patenti e in parte dall’introduzione di due categorie nuove (C1 e D1); in luogo del precedente certificato di idoneità per la guida di ciclomotori è inoltre introdotta la patente AM; infine è più che raddoppiata la sanzione amministrativa per chi guida veicoli senza il titolo di abilitazione richiesto per il servizio di noleggio con conducente o per il trasporto di cose o persone. Da segnalare, infine, come aspetto di maggiore rilievo, che esula dai principi della direttiva, che in base alla contestuale modifica dell’articolo 125, la guida di un veicolo di categoria diversa rispetto a quelle che l’abilitazione posseduta consente di guidare, è nuovamente parificato alla guida senza patente. Tale conclusione, che si evince dal raffronto delle due norme nella forma risultante dalla proposta di modifica, appare evidente ed è già stata oggetto di segnalazione8. È stato, inoltre, aggiunto il richiamo al concetto di residenza normale, già noto per effetto della direttiva 91/439/CE, adesso integrato nel codice della strada con l’aggiunta dell’articolo 118-bis. Gli articoli 4 e 5 introducono esclusivamente modifiche formali finalizzate al coordinamento della normativa nazionale con quella comunitaria. In particolare l’articolo 117, comma 1 del codice della strada verrebbe abrogato, per quel che concerne la guida dei motocicli con patente di categoria A in relazione alla potenza. La conseguenza non è di poco conto se si considera che si tratterebbe di guida con patente di categoria diversa e che l’articolo 125 non è più applicabile a tale ipotesi, come puntualizzato al paragrafo precedente, con il risultato che se così fosse confermato l’impianto del Titolo IV, ricorrerebbe anche per questo caso il reato di guida senza patente. Inoltre, con la modifica del comma 2, i limiti di velocità in autostrada (100 km/h) e nelle Strade extraurbane principali, sono stati estesi anche alle patenti di categoria A2, A e B1, ferma restando la limitazione già prevista per la categoria B. L’articolo 5 coordina l’articolo 118 per quel che concerne la guida dei filobus con le nuove disposizioni in materia di CQC. L’articolo 6 introduce nel CdS l’art. 118-bis, il quale fornisce la definizione di residenza normale rilevante ai fini del rilascio di una patente di guida, rifacendosi in maniera pedissequa alla direttiva. Pertanto, per residenza normale si intende il luogo in cui una persona dimora abitualmente, vale a dire per almeno 185 giorni all'anno, per interessi personali e professionali o, nel caso di una persona che non abbia interessi professionali, per interessi personali che rivelino stretti legami tra la persone e il luogo in cui essa abita. Tuttavia, per residenza normale di una persona i cui interessi professionali sono situati in un luogo diverso da quello degli interessi personali e che pertanto soggiorna alternativamente in luoghi diversi che si trovino in due o più Stati membri, si intende il luogo in cui tale persona ha i propri interessi personali, a condizione che vi ritorni regolarmente. Quest'ultima condizione non è necessaria se la persona effettua un soggiorno in uno Stato membro per l'esecuzione di una missione a tempo determinato. La frequenza di corsi universitari o scolastici non implica il trasferimento della residenza normale. L’articolo 7, che modifica l’art. 119 CdS, prevede che l’accertamento dei requisiti fisici e psichici per il conseguimento della patente nei confronti dei soggetti che abbiano superato gli ottanta anni di età sia effettuato dalle commissioni mediche locali, come già in parte oggi prevede l’articolo 115, comma 2-bis, del codice della strada che però non lega l’esigenza del certificato del collegio medico necessariamente al rinnovo della patente, ma ne dispone il possesso quale requisito per continuare a consentire la guida da parte degli ultraottantenni. L’articolo 8 sopprime dall’art. 120 CdS, relativo ai requisiti morali per ottenere il rilascio dei titoli abilitativi alla guida, il riferimento ai requisiti per il conseguimento del CIGC che non sarà più rilasciato dopo l’entrata in vigore del recepimento, dato che sarà di fatto sostituito dalla patente di categoria AM; parimenti è soppressa la richiesta dei requisiti morali per il CAP KA, dato che questi sono verificati per il rilascio della patente delle categorie A1, A2 e A che sono il presupposto per conseguire l’abilitazione professionale connessa. L’articolo 9, che modifica l’art. 121 CdS, detta disposizioni relative agli esaminatori che effettuano le prove d’esame per il rilascio della patente, in ossequio all’articolo 10 della direttiva e a quanto previsto dall’allegato IV, distinguendo tra qualificazione iniziale e aggiornamento periodico. Prevede la modifica, inoltre, l’articolo 332 del regolamento per prevedere nuove figure professionali per l’espletamento degli esamiper conseguire le nuove categorie di patenti. L’articolo 10 modifica l’articolo 123 del codice della strada, prevedendo che le autoscuole devono garantire, direttamente o tramite consorzi, anche la formazione per il rilascio delle nuove tipologie di patenti previste dal precedente art. 3. Non è possibile affidare ai consorzi il rilascio della patente di categoria B. L’articolo 11 modifica l’articolo 124 del codice della strada, che individua le patenti necessarie per guidare le diverse tipologie di macchine agricole e operatrici, coordinandolo con le nuove tipologie di patente, introdotte dal precedente art. 3 dello schema in esame. Quindi l’A1 è sufficiente a guidare le macchine agricole con le caratteristiche proprie dei motoveicoli e con velocità per costruzione non superiore a 40 km/h, che poi è la velocità massima delle macchine agricole. Per le altre macchine agricole e per le macchine operatrici non eccezionali è necessaria la categoria B; resta indispensabile la categoria C per la guida delle macchine operatrici eccezionali, mentre le macchine agricole eccezioni possono essere guidate con la categoria B. Non sarà invece ammissibile la guida delle macchine operatrici o agricole con patente A speciale, in quanto dovranno essere individuati con decreto ministeriale quali veicoli, eventualmente adattati, possono essere guidati con patente di categoria B1 o B. L’articolo 12, che sostituisce l’art. 125 CdS, impone il possesso di determinate categorie di patenti per il rilascio di categorie superiori e disciplina la validità di ogni categoria di patente di guida ai fini della possibilità di guidare tipologie di veicoli per i quali è richiesta una differente categoria di patente (c.d. contenimento) in ossequio alle previsioni della direttiva (vedi prima parte del presente commento dove si è dato atto del contenimento delle categorie, compreso le deroghe facoltative adottate dall’Italia) L’articolo 13, che sostituisce l’art. 126 CdS, indica la durata della validità delle diverse categorie di patenti e le relative modalità di rinnovo, compresi i casi di residenza all’estero. Come già detto assorbe, modificandola, la previsione dell’articolo 115, comma 2-bis, nel contempo abrogata, per cui le patenti degli ultraottantenni assumono validità biennale e devono essere rinnovate a seguito di visita collegiale. Poco comprensibile la sanzione richiamata quad poenam dall’articolo 126, che rinvia alle sanzioni previste dall’articolo 116 per guida senza le abilitazioni professionali (400 euro e fermo del veicolo per 60 giorni), nei casi in cui il conducente ultrasessantacinquenne titolare della patente di categoria C/CE guida un complesso di veicoli di mcpc superiore a 20 t. senza il certificato annuale della CML, ovvero se il titolare di patente D1/D1E/D/DE guida oltre il sessantesimo anno di età senza il prescritto certificato annuale della CML, violazioni adesso sanzionate ai sensi dell’articolo 115. Prevede inoltre le sanzioni per chi guida con patente o abilitazione professionale scaduta di validità. L’articolo 14, co. 1, modificando l’articolo 128 del codice della strada, impone ai medici che accertino l’esistenza di patologie incompatibili con l’idoneità alla guida, in soggetti titolari di patente di guida, di comunicarlo ai competenti uffici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ai fini della revisione della patente. Il co. 2 novella l’art. 129 CdS, eliminando la competenza del prefetto del luogo dove è stato commesso il fatto, per la sospensione delle patenti rilasciate da uno Stato estero. L’articolo 15, che sostituisce l’art. 135 CdS, regola la circolazione con patenti di guida rilasciate da Stati non appartenenti all’Unione europea o allo Spazio economico europeo. Ai titolari delle suddette patenti è consentito circolare nel territorio nazionale, a condizione che non siano residenti in Italia da oltre un anno, come è già adesso, ma viene chiarito che la disposizione non riguarda le patenti dello SEE. Viene finalmente imposto l’obbligo di accompagnare la patente con il permesso internazionale di guida, ovvero la traduzione ufficiale, ma, stante la formulazione dell’articolo 135, pare che tale obbligo valga anche se la patente è conforme alle convenzioni alle quali l’Italia ha aderito. Inoltre, se richiesto per la guida, deve essere in possesso della necessaria abilitazione professionale. Quanto alle sanzioni, nel caso di sospensione della patente questa è immediatamente ritirata e inviata al prefetto della provincia nella quale è stata commessa la violazione; il prefetto adotta l’inibizione del diritto di guidare per la durata prevista dalla sospensione e al termine del periodo la patente è restituita all’avente diritto, ovvero è restituita nel caso in cui il titolare esca dal territorio nazionale. Comunque, il prefetto è tenuto a comunicare il provvedimento all’autorità che ha rilasciato l’abilitazione, entro 15 giorni dall’adozione dello stesso. Se è prevista la revoca, il documento è immediatamente ritirato e inviato entro i 5 giorni successivi al prefetto della provincia in cui la violazione è stata commessa; in questo caso il prefetto adotta il provvedimento inibitorio per 2 anni, ovvero 3 nel caso in cui la revoca discenda dalle violazioni degli articoli 186, 186-bis e 187 del codice della strada. Se il conducente circola durante il provvedimento di inibizione conseguente alla violazione che avrebbe comportato la sospensione della patente, è soggetto all’inibizione del diritto di circolare come nel caso in cui è prevista la revoca (per due anni). Se circola durante il provvedimento di inibizione applicato in luogo della revoca, è sanzionato come se avesse guidato senza patente. La mancanza della traduzione o del permesso internazionale di guida è sanzionato con la forbice edittale 400/1600 euro; la stessa sanzione si applica per la mancanza dell’abilitazione professionale, ove necessaria. La non conformità del permesso internazionale è sanzionata con 78/311 euro. Se il titolare della patente rilasciata da uno Stato extra SEE circola dopo un anno dall’acquisizione della residenza in Italia con patente scaduta (convertibile o non convertibile) si applicano le sanzioni previste per la guida senza patente. Se si tratta invece di abilitazione professionale si applicano le sanzioni previste dall’articolo 116 per la sua mancanza. Va precisato che si fa riferimento dall’acquisizione della residenza anagrafica. La patente rilasciata da uno Stato extra SEE, scaduta di validità ma utilizzata nell’arco di un anno dall’acquisizione della residenza anagrafica, comporta le stesse sanzioni previste dall’articolo 126 per la patente italiana scaduta. Stessa sanzione anche per chi con patente extra SEE circola con patente scaduta, ma senza aver acquisito la residenza in Italia. In questi casi la patente va ritirata e deve essere inviata al prefetto della provincia dove la violazione è stata commessa, entro i successivi 5 giorni; il prefetto invia la patente all’autorità che l’ha rilasciata. Se la patente è in corso di validità ma il titolare ha acquisito la residenza anagrafica in Italia da più di un anno, si applicano le sanzioni previste per la patente italiana scaduta, si ritira il documento e si invia entro i 5 giorni successivi alla prefettura competente in base alla provincia dove la violazione è stata commessa. La prefettura la invia entro i 15 giorni successivi all’UMC competente in base alla residenza del titolare della patente, se la patente è convertibile, ovvero all’autorità che l’ha rilasciata, se la patente non è convertibile. L’articolo 16 sostituisce l’art. 136 Cds, in materia di conversione delle patenti rilasciate da stati esteri. Il nuovo articolo fa esclusivo riferimento alla conversione di patenti rilasciate da Stati non appartenenti all’Unione europea e allo Spazio economico europeo, in quanto per gli stati comunitari la direttiva 2006/126 prevede espressamente il riconoscimento reciproco. Il contenuto del nuovo articolo, nei limiti dell’ambito di applicazione ora indicato, riproduce sostanzialmente quello del testo vigente, prevedendo che la conversione può essere richiesta, a condizioni di reciprocità, se prevista da intese bilaterali, e fermo restando il possesso da parte del richiedente dei requisiti fisici e psichici prescritti dall’art. 119 del codice. L’articolo 136 contiene quindi solo disposizioni procedurali e dispone in maniera esplicita il divieto di triangolazione nella conversione delle patenti, per cui non si procede a conversione di una patente convertibile, se ottenuta tramite conversione di una patente non convertibile per l’Italia. L’articolo 17 introduce due articoli aggiuntivi, che disciplinano le patenti rilasciate da Stati appartenenti alla Unione europea e allo Spazio economico europeo. l’articolo 136-bis stabilisce che le patenti rilasciate da Stati dell’unione europea o appartenente allo spazio economico europeo sono equiparate alla patenti italiane, come già noto peraltro in base alla direttiva 91/439/CE, precisando che i titolari di tali abilitazioni sono soggetti alle stesse sanzioni previste dal codice della strada per i titolari di patenti rilasciate in Italia. Inoltre, se è stata acquisita la residenza, anche normale ai sensi dell’articolo 118-bis del codice della strada, il titolare di patente SEE può chiederne il riconoscimento e in tal caso è soggetto alle disposizioni dell’articolo 126-bis, chiarendo che nel caso in cui il riconoscimento non sia stato richiesto, le patenti dello SEE, anche se il titolare ha acquisito la residenza normale in Italia, o anagrafica, sono soggetto quanto alla disciplina dei punti, alle disposizioni dell’articolo 6-ter del decreto legge 151/03, come modificato dall’articolo 24, comma 2, lett. a) della legge 120/2010. Parimenti è possibile, come lo è anche oggi, richiedere la conversione della patente SEE in corso di validità, nella corrispondente categoria di patente italiana. La patente è ritirata dall’UMC che provvede alla conversione e da questo inviata all’autorità straniera che l’ha rilasciata. Non si può procedere al riconoscimento o alla conversione della patente se questa è oggetto di sospensione o revoca nel Paese dove è stata rilasciata. Analogamente può essere chiesta la conversione delle abilitazioni professionali, che però non vengono ritirate. In caso di smarrimento, sottrazione, distruzione della patente SEE di chi ha la residenza normale in Italia, è possibile il rilascio di un duplicato da parte dell’UMC. La vera novità è che se la patente SEE non ha limiti di validità (quindi non ha scadenza) deve essere convertita in patente italiana entro due anni dall’acquisizione della residenza normale in Italia, pena l’applicazione delle sanzioni dell’articolo 126 del codice della strada (sanzione pecuniaria e ritiro della patente). Sono inoltre applicabili ai titolari di patente SEE con residenza normale in Italia le disposizioni dell’articolo 128 del codice della strada in materia di revisione, per cui, aggiunge la nuova disposizione, se è ordinata la revisione della patente il titolare deve provvedere alla conversione o al riconoscimento della stessa, prima di sottoporsi al riscontro medico. Sotto il profilo sanzionatorio, il titolare di patente SEE che guida senza l’abilitazione professionale, quando questa è richiesta, è soggetto alle sanzioni previste dall’articolo 116 per i conducenti con patente italiana (precisazione ultronea); se la patente è scaduta si procede al ritiro e all’applicazione della sanzione pecuniaria prevista dall’articolo 126 (anche questa pare una precisazione ultronea, visto che il comma 1 del nuovo articolo prevede già l’applicazione delle sanzioni previste per i titolari di patente italiana). Si applica la sanzione pecuniaria dell’articolo 126 anche nel caso di patente SEE scaduta se il titolare non ha la residenza normale in Italia, provvedendo al ritiro del documento per effetto del richiamo all’articolo 135, comma 12, ultimo periodo, per cui la patente viene inviata al prefetto che la trasmette all’autorità dello Stato che l’ha rilasciata. l’articolo 136-ter disciplina le sanzioni a carico di titolare di patente rilasciata da uno Stato dell’Unione europea o dello spazio economico europeo, per le violazioni che comportano la sospensione o la revoca della patente, facendo rinvio alla medesima normativa prevista dal nuovo articolo 135, commi 5 e 6, per i titolari i patenti rilasciate da stati esteri non comunitari. Pertanto, se è prevista la sospensione della patente, viene sospeso il diritto di guidare per la stessa durata della sospensione; se è invece prevista la revoca della patente, la sospensione del diritto di guidare ha una durata di due anni. Chi circola nel periodo di inibizione derivante dalla sospensione è soggetto all’inibizione prevista per la revoca (due anni, che determinano un meccanismo poco comprensibile, ove il periodo di inibizione iniziale fosse stato superiore a due anni); chi circola nel periodo di inibizione alternativo alla revoca, è soggetto alle sanzioni previste per la guida senza patente. L’articolo 18 apporta modifiche di coordinamento agli articoli 173 e 180 del codice, in materia di guida con lenti o determinati apparecchi durante la guida, e di possesso dei documenti di circolazione, ovvero del certificato di idoneità previsto dall’articolo 115, comma 2. L’articolo 19 è volto ad un adeguamento dell’art. 218-bis, in materia di sospensione della patente per i neo-patentati, sostituendo il riferimento alla patente A con quello alle nuove categorie di patente A1, A2 e A. L’articolo 20 sopprime la norma di cui all’art. 219, comma 3, del codice, recante una disciplina transitoria, che viene superata con l’entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva 2006/126. L’articolo 21, al comma 1, sostituisce l’articolo 219-bis del codice, in materia di ritiro, sospensione o revoca del certificato di idoneità alla guida. Tale normativa, in conseguenza dell’introduzione della patente AM per la guida dei ciclomotori, viene infatti ora assorbita dalle norme riferite a ritiro, sospensione e revoca della patente. Il nuovo testo dell’articolo 219-bis è invece finalizzato a introdurre norme che precisano le sanzioni applicabili ai minorenni titolari di patente, tra le quali non sono previste le sanzioni accessorie che riguardano la patente, mentre si applica la decurtazione dei punti. Pertanto ai conducenti minorenni, titolari di patente o CIGC si applicano le disposizioni dell’articolo 128, comma 1-ter e 2 (persiste il poco comprensibile rinvio a tali disposizioni, già presente oggi e probabile frutto di un precedente errore di coordinamento tra l’articolo 219-bis e l’articolo 128). L’articolo 22 reca norme in tema di modello di patente, che deve risultare conforme al modello comunitario di cui all’allegato I dello schema di decreto in esame. La disposizione sarà applicabile da subito, il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto legislativo. Infatti, risulta ad esempio che la Romania abbia da tempo rilasciato le patenti nazionali secondo il modello conforme alla direttiva 2006/126/CE. L’articolo 23, che entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto legilastivo detta norme per la individuazione dei requisiti necessari alla definizione delle prove di idoneità alla guida, che devono risultare conformi ai requisiti di cui all’allegato II dello schema. Si fa rinvio a un decreto ministeriale, da emanarsi entro il 30 giugno 2012, per la disciplina dei requisiti per la prova di verifica della capacità ai fini del rilascio della nuova patente AM. L’articolo 24 prevede che le direttive recanti modifiche agli allegati al decreto in esame, connesse alla necessità di adeguarne il contenuto al progresso tecnico-scientifico, saranno recepite direttamente con decreti ministeriali, salvo che sia diversamente disposto da leggi comunitarie. L’articolo 25 reca le disposizioni transitorie. Per cui sono fatti salvi i diritti acquisiti dai titolari di patente o di CIGC rilasciati prima del 19 gennaio 2013, secondo la tabella di equipollenza di cui all’allegato VII (vedi in appendice al presente approfondimento). Successivamente, in caso di furto, smarrimento o distruzione del CIGC sarà rilasciata la patente AM come duplicato, con la stessa scadenza del CIGC. A seguito di rinnovo del CIGC, dal 19 gennaio 2013, verrà rilasciata la patente AM. Se sono presenti provvedimenti restrittivi o decurtazione dei punti, questi vengono mantenuti sulla patente rilasciata per duplicato o per rinnovo del CIGC. Restano validi anche i provvedimenti che abilitano gli istruttori . L’articolo 26 dispone l’abrogazione del D.M. 30 settembre 2003, n. 40, recante Disposizioni comunitarie in materia di patenti di guida e recepimento della direttiva 2000/56/CE. L’articolo 27 reca la clausola di invarianza finanziaria, precisando che all’attuazione delle norme introdotte dallo schema di decreto in esame le amministrazioni pubbliche provvedono con le risorse disponibili a legislazione vigente. L’articolo 28 dispone l’entrata in vigore delle disposizioni del decreto alla data del 19 gennaio 2013 - come espressamente previsto dall’art. 16, comma 2, della direttiva 2006/126/CE - ad eccezione delle norme di cui agli articoli 9, comma 2, 22, comma 1, e 23, e dell’Allegato III, con riferimento alle patenti di categoria A, A1, B, BE,C, CE, D, DE, KA e KB, che entrano in vigore, secondo la disciplina generale, il quindicesimo giorno dopo la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Lo schema è completato dai seguenti sei allegati: Allegato I: Disposizioni relative al modello comunitario di patente di guida (si propone di seguito l’esempio della patente rilasciata in Romania, già conforme alla direttiva); Allegato II: Requisiti minimi della prova di controllo delle capacità e dei comportamenti e della prova di controllo delle cognizioni; Allegato III: Requisiti minimi di idoneità fisica e mentale per la guida di un veicolo a motore; Allegato IV: Norme minime per gli esaminatori delle prove pratiche di guida; Allegato V: Requisiti minimi per la prova di capacità e comportamento di cui all’art. 116, co. 3, lett. f), terzo periodo, del codice della strada; Allegato VI: Requisiti minimi per la formazione e l’esame dei conducenti per la guida di motocicli di categoria A (accesso progressivo); Allegato VII: Equipollenza dei titoli di abilitazione alla guida, rilasciati in Italia prima dell’entrata in vigore delle disposizioni del presente decreto, alle categorie di patenti previste dalla direttiva 2006/126/CE, come recepita dal medesimo decreto. Equipollenza alle nuove categorie di patente, dei titoli di abilitazione rilasciati prima del 19 gennaio 2013 Certificato di idoneità alla guida del ciclomotore (CIGC) AM A (rilasciata entro il 31 dicembre 1985) AM –A1-A2-A A (rilasciata dal 1° gennaio 1986 al 25 aprile 1988) AM e A1-A2-A esclusivamente per la guida di motocicli sul territorio nazionale A1 (rilasciata dal 26 aprile 1988) AM-A1 A (rilasciata dal 26 aprile 1988) AM –A1-A2-A B (rilasciata entro il 31 dicembre 1985) AM –A1-A2-A-B1-B B (rilasciata dal 1° gennaio 1986 al 25 aprile 1988) AM-B1-B e A1 – A2-A esclusivamente per la guida di motocicli sul territorio nazionale B (rilasciata dal 26 aprile 1988) AM-B1-B e A1 esclusivamente per la guida di motocicli sul territorio nazionale C AM –A1 (per la guida di motocicli sul territorio nazionale) B1-B-C1-C D (rilasciata entro il 30 settembre 2004) AM –A1 (per la guida di motocicli sul territorio nazionale) B1-B-C1-C-D1-D D (rilasciata dal 30 settembre 2004) AM –A1 (per la guida di motocicli sul territorio nazionale) B1-B-D1-D E conseguita da titolare di patente B BE E conseguita da titolare di patente C CE-C1E-CE E conseguita da titolare di patente D rilasciata entro il 30 settembre 2003 BE- CE-C1E-CE-D1E-DE E conseguita da titolare di patente D rilasciata dal 30 settembre 2003 BE- D1E-DE Le nuove disposizioni in materia di sanzioni accessorie e patenti di guida Articolo 218-Sanzione accessoria della sospensione della patente L’articolo 42 della legge 120/2010 modifica il meccanismo di irrogazione della sanzione della sospensione della patente accessoria a sanzioni amministrative, introducendo la possibilità di concedere un permesso di guida in deroga per determinate fasce orarie per favorire lo svolgimento di attività lavorativa o l’utilizzo delle agevolazioni previste dalla legge 104/92. La norma dopo aver confermato l’obbligo di apprendimento immediato del documento di guida contestualmente alla contestazione della violazione amministrativa cui è collegata la sanzione accessoria della sospensione della patente, dispone che l’agente che ha ritirato la patente di guida la invia, unitamente a copia del verbale, entro cinque giorni dal ritiro, alla prefettura del luogo della commessa violazione. Sempre entro cinque giorni dalla contestazione della violazione (in mancanza di espressa comminatoria di decadenza al termine deve essere attribuita mera natura ordinatoria) il conducente cui è stata ritirata la patente e sempre che dalla commessa violazione non sia derivato un incidente stradale, ha facoltà di presentare alla prefettura competente istanza per ottenere un permesso di guida, per determinate fasce orarie, e comunque di non oltre tre ore al giorno, adeguatamente motivato e documentato per ragioni di lavoro, qualora risulti impossibile o estremamente gravoso, raggiungere il posto di lavoro con mezzi pubblici o comunque non propri, ovvero per il ricorrere di una situazione che avrebbe dato diritto alle agevolazioni di cui all’articolo 34 della legge 104/92 . La concessione del permesso di guida a fasce orarie è, come si vede, ancorata all’accertamento di presupposti oggettivi piuttosto rigidi; deve trattarsi di ragioni di lavoro, adeguatamente motivate e documentate (si immagina ad un contratto di lavoro o ad una dichiarazione del datore di lavoro che attesti la necessità di svolgere la prestazione di lavoro in determinati archi temporali) da cui emerga l’impossibilità o l’estrema gravosità di raggiungere il posto di lavoro con mezzi pubblici, dovendosi altresì dimostrare la non disponibilità di veicoli di proprietà. Il prefetto, nei quindici giorni successivi, decide della sospensione determinando la durata in relazione al danno causato, alla gravità della violazione, nonché al pericolo che la circolazione potrebbe causare e, se del caso, concede per una sola volta il permesso di guida in deroga per non più di tre ore al giorno durante tutto il periodo di durata della sanzione accessoria, sulla base della gravità della violazione commessa e sulla valutazione del pericolo di una ulteriore circolazione. Se il permesso viene concesso, l’ordinanza, che è comunicata all’anagrafe degli abilitati alla guida del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, reca l’autorizzazione individuando i giorni e le fasce orarie in cui è concessa la guida in deroga al provvedimento di sospensione della patente. L’integrazione contenuta nell’articolo 218, comma 6, estende le sanzioni per la circolazione durante il periodo di sospensione della patente (sanzione amministrativa pecuniaria e sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente e del fermo amministrativo del veicolo per un periodo di tre mesi. Confisca in caso di reiterazione delle violazioni, in luogo del fermo amministrativo) anche all’ipotesi di circolazione al di fuori dei giorni e delle fasce orarie autorizzate. Viene da domandarsi se e quale sanzione possa essere irrogata a carico del conducente che, pur destinatario di un provvedimento di sospensione con permesso di guida a fasce orarie, non lo abbia materialmente con sé. Si ritiene che in tali casi non sia applicabile nell’immediatezza alcuna sanzione, ma, stante la prevista annotazione del provvedimento nel sistema informativo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, potranno essere effettuati i necessari riscontri e, se del caso, invitato il conducente ad esibire l’ordinanza comprensiva delle deroghe al periodo di sospensione. La concessione del beneficio comporta l’aumento della durata della sospensione per un numero di giorni pari al doppio delle ore complessive di deroga, arrotondato per eccesso. Articolo 218-bis- Applicazione della sospensione della patente per i neo-patentati Con l’articolo 42 della riforma vengono introdotte misure più rigorose nei riguardi delle violazioni commesse dai “neopatentati” per cui sia prevista la sanzione accessoria della sospensione della patente. La modifica va ad arricchire il complesso di disposizioni destinate a disciplinare con maggiore e particolare rigore le violazioni commesse dai neopatentati, fin quasi a determinare una sorta di codice della strada a doppio regime, uno dei quali destinato esclusivamente ai neopatentati. E’ disposto che, salvo che sia diversamente disposto dalle norme del Titolo V del codice stesso, chiunque abbia conseguito la patente di categoria B da meno di tre anni ed incorra in violazioni che prevedono l’applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente, subisce un aumento della durata del periodo di sospensione di un terzo alla prima violazione e della metà alle violazioni successive. Qualora poi nei primi tre anni dal superamento dell’esame per patente B il conducente incorra in una violazione che prevede la sospensione della patente per almeno tre mesi gli aumenti previsti al comma 1 vengano applicati per cinque anni dalla data di conseguimento della patente; perciò, quando il conducente neopatentato dovesse commette una violazione di una certa gravità, prolungherà la sua situazione di soggetto a rischio e quindi meritevole di una sanzione più grave. Il comma 3 estende infine l’applicazione degli aumenti per neopatenti anche ai titolari di patente di categoria A, salvo che abbiano già conseguito la patente B; in quest’ultimo caso, si prevede che essi vengano applicati dalla data di conseguimento della patente B. In sostanza, tale disposizione sembra intesa a precisare che il periodo triennale (o quinquennale) di “osservazione” decorre comunque integralmente dalla data di conseguimento della patente B, anche per coloro che siano stati già titolari di patente A, per cui lo stesso soggetto potrebbe essere neopatentato per 3 (o 5 anni) con la categoria A e per altri 3 (o 5 anni) per la categoria B, successivamente conseguita. Infine, si segnala che al pari di quel che accade per l’articolo 117, si tiene sempre conto della data di conseguimento della patente di categoria B, anche se successivamente viene conseguita la patente di categoria C o di categoria D. Questione aperta è invece quella della applicabilità del nuovo istituto anche ai titolari di certificato di idoneità alla guida per ciclomotori. In questa primo momento, rinviando ove dovesse occorrere, ad altri approfondimenti, si opta per la soluzione positiva attribuendo all’articolo 219-bis una funzione di regolazione dell’intero complesso delle norme relative alla circolazione stradale con cui si dice che qualunque norma, passata, presente o futura, che associa alla patente le sanzioni accessorie del ritiro, della sospensione, della revoca e della decurtazione punti, va considerata riferita anche al certificato di idoneità alla guida per ciclomotori. Articolo 219-Revoca della patente di guida Le modifiche apportate all’articolo in commento per quanto di indubbio valore ed importanza, non sembrano proporre riflessi di immediata applicazione pratica al punto che davvero non se ne capisce l’entrata in vigore anticipata. Il comma 3-bis è modificato prevedendo che in caso di sanzione accessoria della revoca della patente divenuta definitiva, l’interessato potrà conseguire un’altra patente solo dopo due anni (il periodo di inibizione precedente era di un anno). Ove si tratti di revoca disposta per violazioni agli articoli 186, 186 bis e 187, l’inibizione dura 3 anni dall’accertamento del reato e non da quando il provvedimento è diventato definitivo. E’ da ritenere che il termine decorra dall’avvenuto passaggio in giudicato della sentenza di condanna. Con la modifica viene specificato che il divieto riguarda anche la possibilità di conseguire il certificato di idoneità alla guida del ciclomotore, almeno sino a quando non verrà sostituito dalla patente di categoria AM, secondo quanto previsto dalla III direttiva sulla patente di guida (direttiva 2006/126/CE), data dalla quale tale precisazione non avrà più necessità di esistere, trattandosi comunque di una patente di guida vera e propria per la quale trova applicazione il divieto generale. Suscita qualche perplessità l’inserimento del divieto solo nel comma 3bis, non ripetuto nel comma 3-ter ove si tratta della revoca in caso di guida in stato di ebbrezza o di alterazione da sostanze. In attesa di chiarimenti si ritiene che il divieto operi per tutte le ipotesi prese in considerazione dall’articolo 219 e non solo per quelle di cui al comma 3-bis. Solo per mera conoscenza si segnala poi che quando la revoca della patente di guida riguarda uno dei conducenti professionali di cui all’articolo 186-bis (tutte le categorie di cui al comma 1 ad eccezione dei neopatentati o minori di anni ventuno) a seguito dei reati di guida in stato di ebbrezza (ma non del rifiuto di sottoporsi agli accertamenti, stante il richiamo ai soli reati di ebbrezza media e grave) o di guida in stato di alterazione per l’uso di stupefacenti o sostanze psicotrope (ma in questo caso, non essendo richiamati commi specifici, anche per il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti), il provvedimento può costituire giusta causa per il licenziamento del conducente, ai sensi dell’articolo 2119 del codice civile, il quale dispone che ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede, per giusta causa compete l'indennità indicata nel secondo comma dell’articolo 2118 c.c. In conclusione si attira l’attenzione del personale in indirizzo su alcuni aspetti di sicuro interesse: - la revoca di cui tratta la norma è sanzione accessoria e, quindi, non riguarda la revoca come provvedimento strutturale che consentirà l’ottenimento di una nuova patente al ripristino avvenuto delle condizioni oggettive o soggettive che presiedono il rilascio della patente di guida, a prescindere dal tempo trascorso dalla revoca. In buona sostanza, se la revoca è stata applicata per la carenza dei requisiti psicofisici, ovvero per l’esito negativo dell’esame pratico o teorico in sede di revisione, l’interessato potrà da subito conseguire una nuova patente, semplicemente dimostrando di possedere i necessari requisiti psicofisici o le capacità teoriche e tecniche richieste; - in caso di accertamento su strada di una violazione da cui discende l’applicazione della sanzione amministrativa della revoca della patente come sanzione accessoria a sanzioni penali, l’agente accertatore provvede al ritiro immediato del documento di guida ai sensi dell’articolo 223, comma 1. In seguito il Comando provvede alla trasmissione, entro 10 giorni, al Prefetto; - in caso di accertamento su strada di una violazione da cui discende l’applicazione della sanzione amministrativa della revoca della patente come sanzione accessoria a sanzioni amministrative, l’agente accertatore redige il verbale di contestazione della violazione senza provvedere al ritiro immediato del documento di guida, ai sensi dell’articolo 219, comma 2. Il Comando, entro i cinque giorni successivi, ne darà comunicazione al Prefetto del luogo della commessa violazione, il quale, previo accertamento delle condizioni predette, provvederà ad emettere ordinanza di revoca e di consegna immediata della abilitazione - le disposizioni suddette riguardano tanto la patente, anche se utilizzata per guidare un ciclomotore, quanto il certificato di idoneità alla guida del ciclomotore. Non riguardano i veicoli per la guida dei quali non è necessaria l’abilitazione (velocipedi, veicoli a braccia, veicoli a trazione animale, macchine agricole monoasse con conducente a terra), né i pedoni ed i conducenti di animali. Articolo 219-bis-Ritiro, sospensione o revoca del certificato di idoneità alla guida Nel primo comma viene precisato che le sanzioni accessorie del ritiro, della sospensione e della revoca della patente si applicano al certificato di idoneità alla guida laddove la violazione sia commessa da un conducente di un ciclomotore, mentre la precedente versione non contemplava il riferimento alla guida di un ciclomotore per quanto comunque ovvia e implicita. Inoltre, è ulteriormente precisato che le predette sanzioni accessorie si applicano anche alla patente di guida utilizzata, in alternativa al CIGC, ai sensi dell’articolo 116, comma 1-quinques, per guidare un ciclomotore . Con l’inserimento del richiamo anche all’articolo 223 (sospensione e revoca della patente collegate a sanzioni penali) il rinvio agli articoli del nuovo codice della strada che prevedono la possibilità di disporre ritiro, sospensione e revoca della patente è sicuramente più completo, ma il legislatore si è dimenticato di inserire anche il nuovo articolo 218-bis che, come vedremo nella prossima circolare, contiene una separata disciplina dell’applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente (e del certificato di idoneità alla guida) per i neopatentati. La dimenticanza non sembra in questo caso modificare comportamenti operativi che si descriveranno nelle prossime disposizioni operative. Resta invece il contrasto nell’applicazione delle sanzioni relative alla circolazione nel periodo di ritiro e di sospensione del certificato di idoneità alla guida del ciclomotore. In questi casi, infatti dovremo applicare le sanzioni previste dagli articoli 216, comma 6, e 218, comma 6, oggettivamente più pesanti di quelle previste per la stessa guida senza certificato di idoneità di cui all’articolo 116 comma 13-bis. Nel caso di circolazione con patentino revocato, in sé costituente oggettivamente ipotesi più grave delle precedenti, non può invece che ritenersi applicabile proprio il comma 13-bis dell’articolo 116, recante sanzioni più lievi. Né stante la diversa successione di leggi nel tempo pare potersi fare applicazione di un recente, per quanto non condivisibile, orientamento del Ministero che riconduceva tutte le ipotesi sopra descritte al trattamento sanzionatorio meno pesante dell’articolo 116, comma 13-bis. La seconda novità riguarda la totale soppressione del comma 2. Come era prevedibile, viene meno la possibilità di applicare le sanzioni accessorie del ritiro, della sospensione e della revoca della patente, siano esse accessorie a sanzioni amministrative o penali, quando le violazioni che le prevedono sono commesse da conducenti di veicoli per la guida dei quali non è necessaria questa abilitazione. In altri termini non dovremo più procedere ad applicare sanzioni accessorie attinenti la patente o decurtazione dei punti, in caso di guida di un velocipede o di altro veicolo per cui non è richiesta una abilitazione. Infine, il terzo comma della norma – per almeno un anno privo di rilievo operativo in quanto contenente richiamo ad una disposizione inesistente - torna ora ad avere un collegamento alla norma richiamata, anche se, per come oggi formulato l’articolo 128, appare del tutto inutile e frutto di un probabile inesatto coordinamento delle due disposizioni che avevano un senso per come formulate all’interno dei lavori per l’approvazione della legge 15 luglio 2009, n. 94 (pacchetto sicurezza). E’ precisato che, ove il conducente è un minorenne, si applicano altresì le disposizioni dell’articolo 128, comma 1-ter (ora presente nel codice). La norma richiamata, di nuova concezione, prevede l’obbligo di revisione della patente di guida in tutti i casi in cui il conducente sia stato coinvolto in un incidente stradale che abbia determinato lesioni gravi alle persone e a suo carico sia stata contestata la violazione di una delle disposizioni del presente codice da cui consegue l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida. Norma di incerta costruzione che tanto per dirne una non contempla le ipotesi di lesioni gravissime e di morte. Peraltro l’obbligo della revisione per i minorenne era già previsto direttamente dalla norma richiamata. Articolo 222- Sanzioni amministrative accessorie all’accertamento di reati La modifica all’articolo 222, operata dall’articolo 43 della legge 120/2010, riguarda l’introduzione della sanzione accessoria della revoca della patente di guida, oltre che nei casi di omicidio colposo, già previsti fino ad oggi, anche in conseguenza dei reati di lesioni personali gravi o gravissime commessi da conducenti in stato di ebbrezza grave o di alterazione per uso di stupefacenti o sostanze psicotrope. In sostanza in caso di incidente stradale con lesioni gravi o gravissime provocato da soggetto in stato di ebbrezza grave o di alterazione dall’uso di sostanze il giudice applica ora, con sentenza, la sanzione accessoria della revoca della patente, mentre in precedenza la revoca era prevista solo in caso di incidente stradale con omicidio colposo. Articolo 223-Ritiro della patente in conseguenza a ipotesi di reato Con le modifiche degli articoli 223 e 224ter, entrambi di nuova formulazione e introdotti nel codice della strada rispettivamente dagli articoli 42 e 43 della legge 120/2010, il legislatore della riforma provvede finalmente a distanza di quasi vent’anni dalla originaria entrata in vigore del Nuovo Codice della Strada, a chiudere il circolo sulla disciplina delle sanzioni amministrative accessorie a sanzioni penali, offrendo regolamentazione compiuta anche ad alcune sanzioni accessorie diverse dalla sospensione e dalla revoca, ove collegate a sanzioni penali, rimaste fino ad oggi prive di specifica disciplina di dettaglio e a ridisegnare con modalità più ordinate e razionali l’applicazione definitiva e provvisoria delle sanzioni della sospensione e della revoca della patente di guida, allorchè accessorie a sanzioni penali. Inoltre – e questa costituisce verosimilmente la novità di maggior rilievo operativo dell’intera riforma – torna l’obbligo, già presente all’entrata in vigore del codice della strada,, di ritiro immediato della patente da parte degli organi di polizia stradale intervenuti per il rilievo di un incidente estradale che abbia prodotto lesioni personali e la cui causazione sia legata ad una violazione di una norma del codice della strada. L’articolo è stato interamente sostituito. Sospensione e revoca a seguito di reati previsti dal codice della strada (articoli 9-bis, 9-ter, 186, 187 e 189) – Operativamente: non si segnalano modifiche di diretto rilievo operativo. Il comma 1 di fatto ricalca il vecchio comma 3 e tratta della applicazione delle sanzioni amministrative della sospensione e della revoca della patente ove accessorie a sanzioni penali espressamente previste dal Nuovo Codice della Strada per singole violazioni. Analogamente al passato è previsto l’immediato ritiro del documento di guida, l’annotazione sul verbale di contestazione, il rilascio dell’eventuale permesso provvisorio di circolazione e l’invio, unitamente al rapporto, entro dieci giorni alla prefettura del luogo della commessa violazione. Il prefetto, ricevuti gli atti, dispone la sospensione provvisoria della patente fino ad un massimo di due anni (prima il limite era di un anno). Perplessità suscita la mancata riproduzione dell’ipotesi del mancato ritiro del documento di guida per impossibilità oggettiva. Prima, in questa ipotesi, il verbale di contestazione era trasmesso al prefetto che ordinava poi all’autore della violazione di consegnare la patente. In attesa di chiarimenti si dispone che anche per il futuro, ove il ritiro non sia concretamente possibile, si invia comunicazione in tal senso alla prefettura. Sospensione e revoca a seguito dei reati di lesioni ed omicidio colposi per incidente stradale connesso a violazioni del codice della strada Il comma 2 contiene, probabilmente, la novità, se così si può chiamare, di maggior interesse di tutta la riforma e riguarda il ritiro immediato della patente (o certificato di idoneità alla guida per ciclomotore) per la successiva sospensione provvisoria ad opera del Prefetto, nei casi di incidenti stradali con lesioni od omicidio colposo nei quali sia ravvisabile a carico dei coinvolti la violazione di una norma del nuovo codice della strada. Il nuovo comma 2 precisa che le “ le disposizioni del comma 1 (ritiro immediato della patente e invio in prefettura)…..si applicano anche nelle ipotesi di reato di cui all’articolo 222, commi 2 e 3 (ossia incidenti stradali che abbiano provocato lesioni personali colpose di qualsiasi durata o omicidio colposo). Va ricordato che non si tratta di una facoltà, bensì di preciso obbligo Operativamente a) Presupposti oggettivi preliminari  deve essersi necessariamente verificato un incidente stradale;  nell’immediatezza del fatto deve essere intervenuto, per la rilevazione dell’incidente stradale, un organo di polizia stradale;  dall’incidente stradale devono essere derivate, quanto meno, lesioni personali colpose in danno di un soggetto diverso dal presumibile responsabile o corresponsabile dell’incidente stradale. Deve, infatti, essere ipotizzabile il reato di lesioni personali colpose (o di omicidio colposo) e, quindi, sono da escludersi le c.d. autolesioni. Pertanto nessun ritiro di patente deve essere effettuato in caso di incidente con sole lesioni in danno del presumibile responsabile o corresponsabile, atteso che in questa circostanza non è ravvisabile alcuna ipotesi di reato di lesioni personali colpose; b) entità lesioni e accertamento L’entità e la durata delle lesioni sono totalmente ininfluenti, salvo disposizioni che potranno in seguito pervenire dal Ministero o dalla Prefettura locale, come avvenne nel 1993, delle quali si dovrà tenere conto anche al di fuori della chiara formulazione della norma, solo se impartite ufficialmente. E’ sufficiente un solo giorno di referto per giustificare l’attivazione della procedura. In effetti si tratta, come abbiamo visto, di un ritiro in vista dell’adozione di un provvedimento di sospensione della patente provvisorio di natura cautelare a difesa anticipata, motivato e sostenuto essenzialmente dalla gravità della violazione commessa, tale sì da aver causato un incidente stradale con lesioni, ma senza valutazione della loro durata. Quanto all’accertamento dell’esistenza delle lesioni non è indispensabile o propedeutico pretendere la presenza di un referto medico, perché nella immediatezza del fatto sarà ben difficile poterne disporre.. Pertanto si dispone che l’accertamento della sussistenza di lesioni possa essere fatto anche in considerazione di una serie, ben chiara, di elementi oggettivi dai quali desumere tale circostanza. E, quindi, se il ferito è stato trasportato all’ospedale od anche solo se è stato sottoposto a cure mediche ovvero se, in caso di rifiuto, presenta segni evidenti di lesioni anche nel più comune immaginario collettivo (segni di ferite, tagli, ecchimosi od altro) è ovvio che siamo sicuramente in presenza di ferite e, conseguentemente, della ipotesi di reato di lesioni personali colpose. c) reato di lesioni colpose – necessità di querela E’ esclusa la necessità di querela per le lesioni colpose. Anche per tale interpretazione, corretta dal punto di vista giuridico, potranno essere impartite successivamente diverse disposizioni da parte del Ministero o della locale Prefettura, alle quali il Comando si atterrà solo ove rese formalmente. E’ appena il caso di ricordare che la querela non è un elemento costitutivo del reato, ma mera condizione di procedibilità. d) accertamento della violazione Per poter, anche solo in via di ipotesi, addebitare ad un soggetto la presunta commissione del reato di lesioni personali colpose (o omicidio colposo) in conseguenza dell’incidente stradale è necessario che l’agente accertatore possa ricostruire a suo carico un giudizio di rimproverabilità, basato sulla asserita sussistenza di una violazione di una norma di comportamento del nuovo codice della strada che abbia, sempre in ipotesi, causato l’incidente stradale (o esserne concausa), provocato le lesioni e integrato l’ipotesi di reato di cui all’articolo 590 (o 589) c.p. Al di fuori di questo schema non esiste reato. Per svolgere tale indagine si dovranno seguire le normali e collaudate tecniche di accertamento delle responsabilità in caso di incidente stradale, senza modificarle per tentare un aggiramento della norma. Pertanto, la nuova previsione del ritiro immediato non deve mutare l’approccio al sinistro stradale, ma responsabilizzare ancora di più gli operatori, semmai ve ne fosse la necessità, affinchè l’accertamento delle eventuali violazioni sia legato a fattori oggettivi e alla corretta ricostruzione della dinamica dei sinistri, procedendo ogni qual volta vi siano fondati motivi, alla redazione dei verbali per le violazioni accertati, esplicitando gli elementi di fatto e di diritto che hanno portato all’accertamento del comportamento censurato. Si richiama l’attenzione degli operatori sulla necessità della motivazione del verbale, che deve essere chiara, documentata e sostenibile negli stessi termini in cui è stata proposta nel rapporto e nel verbale, anche in caso di impugnazione, sicuramente più probabile dal 13 agosto in poi. Anche se non è questa la sede per affrontare la questione, ma a seguito di vari e ripetuti episodi riscontrati in sede di contenzioso, si ricorda che l’agente accertatore è colui che sottoscrive il verbale e solo l’agente accertatore è chiamato a sostenere quanto contestato a seguito dei rilievi, non potendo questo opporre all’Ufficio Contenzioso e ancor di meno al Giudice o al Prefetto, generiche giustificazioni, con richiamo a non meglio precisate indicazioni di terzi che, proprio in quanto non accertatori, non entrano nel procedimento sanzionatorio, senza per questo escludere la validità e la professionalità dei suggerimenti, dei quali l’accertatore dovrà senza dubbio tenere conto, facendoli propri nei limiti in cui questi siano pienamente condivisi e supportati dagli elementi raccolti. e) necessità o meno di una formale verbalizzazione della violazione Pur nutrendo qualche dubbio si ritiene, anche in attesa di eventuali chiarimenti ministeriali, che il ritiro della patente di guida (ed ovviamente anche del patentino) debba essere cristallizzato all’interno di un verbale di contestazione recante la descrizione e la contestazione della violazione commessa e da cui discende l’ipotetica responsabilità del conducente. Deve esistere con ragionevole certezza la commissione della violazione, la contestazione della violazione e la consegna di copia del verbale. Come unica variante si segnala che l’articolo 223 parla di ritiro immediato, ma non di ritiro contestuale. E’ pertanto sostenibile che il ritiro della patente possa avvenire in un momento immediatamente successivo alle operazioni di rilevazioni tecniche su strada, allorché ci si trovi comunque sempre nella immediatezza delle operazioni di accertamento del fatto, ancora non completamene esaurite, caso mai in ufficio all’esito di una sommaria ricostruzione della dinamica dell’incidente. E’ escluso però che il ritiro possa avvenire a distanza di tempo del fatto ad operazioni di rilevazione immediata concluse. f) nesso di causalità tra violazione e lesione Lo schema logico che deve presiedere al ritiro immediato della patente deve muoversi dalla accertata presenza di una lesione, dalla ricostruzione in capo all’interessato di una violazione e, soprattutto, dall’esistenza di un ben preciso collegamento tra violazione e lesione. Occorre cioè che la violazione sia causa, o concausa, della lesione e, quindi, che tra lesione e violazione esista un ben preciso nesso di causalità. In altri termini l’operatore su strada deve poter ragionevolmente concludere in termini positivi un ragionamento logico che leghi la lesione alla violazione, consentendogli di ritenere che l’incidente stradale che sta rilevando e che ha provocato lesioni a taluno sia stato causato dalla violazione di una norma di comportamento da parte di un altro conducente di un veicolo per la guida del quale è necessaria una abilitazione, essendo così ipotizzabile a suo carico il reato di lesioni personali colpose. (o omicidio colposo). Al termine di tale ragionamento il ritiro immediato della patente è inevitabile. g) impossibilità oggettiva di ritiro immediato del documento di guida Se la patente o il certificato di idoneità alla guida non sono al momento disponibili, nessun ritiroimmediato potrà essere effettuato. In questi casi, pur potendosi anche dare interpretazioni di diverso contenuto, si dispone di comportarsi come in passato con le dovute trasmissioni al prefetto9, il quale provvederà, se del caso, all’emanazione dell’ordinanza di sospensione a tempo determinato, incaricando un organo di polizia della notifica e del ritiro del documento, ovvero disponendone la consegna allo stesso destinatario del provvedimento. h) Comportamento operativo da osservare Alla luce di queste epidermiche osservazioni, che dovranno essere confrontate con la nuova applicazione pratica dell’istituto e con le immancabili circolari ministeriali, è necessario tentare di sintetizzare in poche parole quello che potrebbe essere, in concreto, il comportamento dell’organo di polizia stradale intervenuto per la rilevazione di un incidente stradale. Dopo gli adempimenti di rito, relativi ai soccorsi e ai primi rilievi, occorre domandarsi se vi è certezza, nei limiti sopra descritti e quantomeno, di una lesione personale, risultando irrilevante la durata della malattia. Quindi, ottenuta risposta positiva a questa domanda, dobbiamo passare alla formulazione del secondo quesito. Esiste una violazione di una norma di comportamento del codice della strada ? Se la risposta non può essere immediata, data la complessità della dinamica od anche per altre cause ambientali, l’applicazione dell’istituto si ferma qui e si procederà in conformità al modello ordinario, lasciando al prefetto la valutazione successiva della opportunità di procedere alla sospensione provvisoria della patente. Se, al contrario, è stata individuata una ben precisa violazione di legge, il percorso logico continuerà per chiedersi ancora se tra la violazione e la lesione esista o meno un nesso di causalità e cioè se quella violazione accertata ed individuata nella sommaria ricostruzione dinamica del fatto possa essere ritenuta causa o concausa dell’incidente, della lesione e, di conseguenza, possa, sebbene in via del tutto ipotetica, ritenersi integrata la fattispecie, quantomeno, di lesioni personali colpose prevista e punita dall’articolo 590 c.p.. Se a questa domanda la risposta sarà ancora positiva il ritiro immediato della patente dovrà essere effettuato, ove possibile, nell’immediatezza. i) ritiro immediato come provvedimento facoltativo o obbligatorio 9 La mancata riproduzione nel comma 1 dell’articolo 223 del comportamento da tenere in ipotesi di impossibilità oggettiva di ritiro – presente nel comma 3 della precedente versione dell’articolo – e la sua diretta applicabilità anche alla casistica del comma 2 in osservazione, può anche essere interpretata come concreta e legittima ipotesi di inapplicabilità dell’intero istituto (e, quindi, non solo dell’possibilità del ritiro, ma anche della successiva sospensione provvisoria della patente), anche se, se così fosse, risulterebbe fortemente compromesso il principio di tutela anticipata che presiede l’applicazione dell’intero istituto. Ciò potrebbe far pensare che il provvedimento di sospensione provvisoria della patente possa essere adottato dal prefetto solo quando il documento sia già in suo possesso e sia stato ritirato nell’immediatezza dall’agente accertatore, dando così un senso alla mancata riproduzione nella norma del potere di ordinare, dopo l’emissione del provvedimento di sospensione, la consegna del documento. Tutto questo legherebbe e condizionerebbe l’adozione della sospensione provvisoria della patente al preventivo ritiro immediato del documento da parte dell’organo accertatore. La conclusione, per quanto sostenibile letteralmente, ci pare poco in linea con la necessità di aumentare i livelli di protezione della sicurezza della circolazione stradale e davvero poco probabile che rappresenti conseguenza effettivamente voluta da parte del legislatore della riforma . Riteniamo, quindi, di poter concludere che niente, in ambito di obbligo di trasmissione al prefetto del rapporto di incidente stradale con lesioni, sia cambiato rispetto all’immediato pregresso. Si conferma che l’adozione del provvedimento di ritiro immediato da parte dell’agente accertatore, per quanto da adottare all’esito di un ben preciso ragionamento logico e giuridico e comunque ancorato alla esistenza di chiari elementi oggettivi, è e resta provvedimento obbligatorio, non rimesso alla discrezionalità operativa dell’agente accertatore, ma solo alla positiva conclusione del segnalato iter procedurale. l) possibilità di ritiro di più patenti di guida Si tratta di eventualità possibile e nemmeno tanto episodica. Ove, infatti, l’incidente abbia provocato lesioni reciproche dei diversi soggetti attivi nella dinamica del sinistro e la sua causazione sia addebitabile ad una altrettanto incrociata e reciproca violazione di norme di comportamento (si pensi al mancato rispetto di una regola di precedenza da una parte e ad una velocità non prudenziale dall’altra), non pare assolutamente illegittima la possibilità di procedere ad un doppio ritiro di patenti. La norma non parla, infatti, di responsabilità esclusiva, ma solo di lesioni, violazioni e nesso di casualità, lasciando residuare anche la possibilità di responsabilità concorrenti con multipli ritiri immediati di patenti. m) applicabilità dell’istituto anche al certificato di idoneità alla guida per ciclomotori Stante quanto previsto dall’articolo 219-bis, nella nuova formulazione, le disposizioni dell’articolo 223 riguardano anche il certificato di idoneità alla guida del ciclomotore, nonché la patente di qualsiasi categoria, utilizzata per la guida del ciclomotore. n) il ritiro delle patenti rilasciate all’estero L’articolo 42 della convenzione di Vienna - 8 novembre 1968 dispone che “Le Parti contraenti possono ritirare ad un conducente che commetta sul loro territorio un’infrazione che comporti il ritiro della patente di guida in virtù della loro legislazione, il diritto di usare sul loro territorio la patente di guida, nazionale o internazionale, di cui è titolare potendo : a) farsi consegnare la patente e conservarla fino alla scadenza del periodo durante il quale è ritirato il diritto di usare la patente o finché il conducente lasci il suo territorio, se tale partenza ha luogo prima della scadenza di tale periodo;omissis”. In ambito dell’Unione europea trova applicazione la Convenzione europea sugli effetti internazionali della decadenza del diritto di condurre un veicolo a motore conclusa a Bruxelles il 3 giugno 1976, ratificata in Italia con la legge 19 novembre 1984, n. 949. Di concerto e in attuazione della normativa internazionale, l’articolo 129 dispone che le patenti rilasciate da uno Stato estero sono sospese dal prefetto del luogo dove è stato commesso il fatto di cui al comma 1 e agli articoli 222 e seguenti. Quest'ultimo segnala il provvedimento all'autorità competente dello Stato che ha rilasciato la patente e lo annota, ove possibile, sul documento di guida. Pertanto, non paiono esservi dubbi sulla doverosità del ritiro delle patenti rilasciate all’estero anche nei casi previsti dall’articolo 223. In ogni caso, il prefetto, esaminati gli atti inviati dall’organo di polizia stradale, sulla base di fondati elementi di una evidente responsabilità, può applicare la sospensione provvisoria della patente sino ad un massimo di 3 anni (in precedenza anni 1). Da notare che non è più previsto l’invio di copia del rapporto all’Ufficio provinciale della Motorizzazione civile, per cui il prefetto, ricevuta la patente di guida, unitamente a copia del rapporto e del verbale di contestazione valuta l’esistenza di fondati elementi di un’evidente responsabilità, e decide sulla sospensione provvisoria della validità della patente di guida fino ad un massimo di tre anni, senza acquisire alcun altro parere
1) Intervista all'Ing. Angelo Orlandi presidente d'Aci Modena
2) Intervista Ing. Antonio Tempesta, coordinatore autoscuole Aci Modena
3) Intervista Giuseppe Pottoca, Direttore Aci Modena
Angelo Orlandi presidente Automobil Club Modena presenta nuovità per conseguire la patente
Ingegner Antonio Tempesta illustra le nuove patenti europee
Giuseppe Pottoca direttore Aci Modena