Source: https://www.laleggepertutti.it/157820_mediazione-civile-quando-e-quanto-si-paga
Timestamp: 2018-10-24 04:03:55+00:00
Document Index: 177496539

Matched Legal Cases: ['art.185', 'art. 5', 'art.5', 'art.116', 'art.5', 'art.96', 'art.8', 'art.96', 'art.96', 'art. 3', 'art. 96', 'art.96', 'art.1892', 'art.185', 'art.5', 'art.116', 'art.5', 'art.96', 'art. 3', 'art. 96', 'art.96', 'art.1892', 'art 8', 'art. 5', 'art. 32', 'art.185', 'art.5', 'art.5', 'art.5', 'art.116', 'art.8', 'art. 116', 'art. 116', 'art.5', 'art.96', 'art.8', 'art.96', 'art.96', 'art. 3', 'art.8', 'art.96', 'art. 8', 'art.96', 'art.96', 'art.1892', 'art. 1893', 'art. 1892', 'sentenza ', 'art.96', 'art.17', 'art. 1218', 'art. 2', 'art. 1228', 'art. 1218', 'art.116', 'art.8', 'sentenza ', 'art 8', 'art. 5', 'art.5', 'art. 8', 'art.96', 'art. 8', 'art.96', 'art. 1', 'art. 5', 'sentenza ']

Mediazione civile, quando e quanto si paga?
Il ministero della giustizia chiarisce in quale momento scatta l’obbligo, per le parti litiganti, di pagare le spese di mediazione e quando, invece, il compenso al mediatore dell’organismo.
La mediazione – tutto sommato – sta dando risultati, almeno secondo il Governo che intende stabilizzare in via definitiva l’obbligo della conciliazione preventiva per alcune cause in materia civile. E mentre pendono i tentativi di riforma per migliorare il funzionamento degli Adr (alternative dispute resolution, appunto i metodi alternativi di risoluzione delle controversie), il Ministero emette una nota [1] proprio in materia di mediazione. Lo scopo del documento è di chiarire quando e quanto le parti devono pagare: un problema quest’ultimo che è sempre andato poco “a genio” sia a chi deve iniziare la causa (e, quindi, a breve deve mettere di nuovo mano al portafogli versando il contributo unificato), sia a chi la causa la subisce e non vede perché debba pagare per mettersi d’accordo su una pretesa altrui.
La nota ministeriale riepiloga le situazioni più tipiche che si possono venire a creare in caso di mediazione:
se, al primo incontro, compaiono entrambe le parti e queste dichiarano di non voler avviare la procedura di mediazione perché non intendono mettersi d’accordo, i contendenti sono tenuti a pagare le sole spese di avvio della mediazione stessa. Tali spese sono determinate in misura fissa e sono pari ad € 40,00 o ad € 80.00 a seconda del valore della controversia. Non sono dovuti i compensi al mediatore per l’attività svolta, in quanto alcun tentativo di conciliazione vero e proprio è stato espletato;
nel corso del primo incontro di mediazione il rifiuto di proseguire della parte chiamata impedisce al mediatore di formulare la proposta conciliativa o di nominare un consulente tecnico. Difatti, il primo incontro deve essere considerato come momento non ancora inserito nello svolgimento vero e proprio dell’attività di mediazione; si tratta di una sessione prodromica alla vera attività di mediazione finalizzata solo a raccogliere la volontà delle parti». «La possibilità di iniziare la procedura di mediazione è testualmente ancorata alla volontà di entrambe le parti», per cui a fronte del rifiuto di una delle stesse il mediatore «giammai potrà procedere a formulare alcuna proposta o a nominare un consulente tecnico dovendosi limitare a redigere un verbale negativo». Questa interpretazione è tuttavia avversata dalla giurisprudenza (capitanata dal Tribunale di Firenze e seguita da quello di Roma – v. dopo) secondo cui, per potersi parlare di un effettivo tentativo di mediazione, non è possibile rifiutarsi “puramente e semplicemente” già al primo incontro. Insomma, sarebbe equiparabile alla assenza delle parti il rifiuto di queste di non proseguire nel procedimento in quanto in tal modo si snaturerebbe la mediazione stessa;
se al primo incontro è presente solo la parte invitata questa non è tenuta a pagare neanche le spese di avvio. Ciò in quanto queste ultime possono essere chieste solo laddove abbia luogo il “primo incontro”, il che richiede la presenza anche della parte istante.
se al primo incontro è presente solo la parte istante, mentre è assente quella invitata, il mediatore (se il regolamento dell’organismo lo consente) può nominare un esperto e comunicare al chiamato una proposta conciliativa (una situazione simile a quella della contumacia);
se al primo incontro è presente solo la parte istante questa può richiede che venga redatto verbale di esito negativo per mancata comparizione della parte invitata. La parte istante, in tal caso, è tenuta a versare solo le spese di avvio e non anche il compenso poiché non è stata svolta alcuna attività di mediazione;
se al primo incontro è presente la sola parte istante la quale, nonostante l’assenza della parte invitata, sceglie di dare avvio alla procedura di mediazione sono dovute le spese di avvio e l’indennità del mediatore [2]. In tale caso infatti il mediatore svolge la propria attività professionale (ossia la formulazione di una proposta contumaciale o un invito a ridimensionare la propria pretesa) che va retribuita.
La posizione della giurisprudenza sulla mediazione
Nel procedimento di mediazione disposto dal giudice è richiesta l’effettiva partecipazione delle parti, laddove per “effettiva” si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori siano presenti le parti personalmente. In caso di mancata e/o ingiustificata partecipazione effettiva:
della parte attrice, questa sarà sottoposta alla sanzione di improcedibilità della domanda giudiziale
della parte convenuta, questa sarà tenuta alla sanzione pecuniaria di importo pari al contributo unificato e la valutazione del comportamento quale argomento di prova oltre che, ricorrendone i presupposti, alla condanna al risarcimento per responsabilità processuale aggravata.
Lo ha chiarito il tribunale di Roma in due importanti sentenze [3].
Conforme a questo indirizzo è anche il Tribunale di Vasto [4] secondo cui Il dissenso alla mediazione, ai fini della sua validità, deve essere non solo personale, ma anche consapevole, informato e, soprattutto, motivato. Diversamente, l’omessa partecipazione all’incontro di mediazione va interpretato come assenza ingiustificata, con conseguenti sanzioni, sia sul piano processuale sia su quello pecuniario. Se la parte invitata in mediazione non si presenta e anticipa, per iscritto, il rifiuto di partecipare al primo incontro, tale atto, ‹‹di mera cortesia, non ha …. alcuna idoneità a giustificare la deliberata assenza della parte ed a esonerarla dalle conseguenti responsabilità››.
[1] Nota del ministero della Giustizia del 7 febbraio 2017.
[2] Art 16, comma 4, lettera e) del Dm 180/12010.
[3] Trib. Roma sent. n.17051/17 e n. 67163/17.
[4] Trib. Vasto, ord. 6.12.2016.
TRIBUNALE DI ROMA – SEZIONE Sez. XIII° – RG.17051/12
Il giudice Massimo Moriconi
nella causa tra (avv.to R.P.) attore
e srl Casa di Cura G. in persona del suo rappresentante pro tempore (avv.to E.G.) convenuta
e dott. A.G. (avv.P.V.) convenuto
e spa A.M. in persona del suo rappresentante pro tempore (avv.ti G.B., S.F., T.M.) terza chiamata dal dott. A.G.
1. I fatti rilevanti, 2
2. Inadempimento e danni – La responsabilità del medico e della casa di cura 3
3 . La proposta del giudice ai sensi dell’art.185 bis cpc con successivo invio in mediazione demandata ex art. 5 co.II° decr.lgsl.28/2010 e la posizione delle parti, 8
4. La qualificazione in termini di giustificabilità o meno, della mancata partecipazione della Casa di Cura ritualmente convocata al procedimento di mediazione attivato dall’attrice su disposizione del giudice ex art.5 co.II° decr.lgsl.28/10 comma (mediazione demandata), 9
5. Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata comparizione in mediazione della casa di cura, senza giustificato motivo. L’art.116 integra la prova, aliunde emergente, dell’inadempimento, del nesso causale e della colpa concorrenti, 11
6. Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione La sanzione del pagamento a favore dell’erario di una somma pari al contributo unificato 14
7. Le conseguenze ulteriori per la inottemperanza alla disposizione del giudice ex art.5 co.II° – La responsabilità aggravata di cui all’art.96 III° comma cpc Presupposti e ragioni della sua applicabilità alla mediazione – 14
A) L’art.8 comma quarto bis del decr.lgsl.28/10non esaurisce gli strumenti sanzionatori posti a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione
B) Le condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione sono sussumibili nell’area di interesse dell’art.96 cpc
C) L’art.96 cpc in combinato disposto con l’art. 3 Cost. in funzione riequilibratrice del sistema sanzionatorio apprestato per l’effettivo svolgimento della mediazione.
D) Il contenuto dell’art. 96 III° cpc – In particolare, il dolo o la colpa
8. La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta casa di cura va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc, 19
9. La domanda di manleva. La nullità della clausola che si sovrappone all’art.1892 cc in modo peggiorativo per l’assicurato, 20
1 1 – I fatti rilevanti
2 2 – Inadempimento e danni – La responsabilità del medico e della casa di cura
3 3 – La proposta del giudice ai sensi dell’art.185 bis cpc e la posizione delle parti.
4 4 – La qualificazione in termini di giustificabilità o meno, della mancata partecipazione del convenuto ritualmente convocato al procedimento di mediazione attivato dall’attore su disposizione del giudice ex art.5 co.II° decr.lgsl.28/10 comma (mediazione demandata).
5 La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione.
6 5 – Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata comparizione in mediazione dell’parte convenuta, senza giustificato motivo.
7 L’art.116 integra la prova, aliunde emergente, della responsabilità della casa di cura
8 6 – Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione.
9 La sanzione del pagamento a favore dell’erario di una somma pari al contributo unificato.
10 7 – Le conseguenze ulteriori per la inottemperanza alla disposizione del giudice ex art.5 co.II° – La responsabilità aggravata di cui all’art.96 III° comma cpc Presupposti e ragioni della sua applicabilità alla mediazione
11 Art. 96 cpc, mediazione ed art. 3 della Costituzione
12 L’elemento soggettivo dell’art. 96 III° Il dolo o la colpa grave
13 III° In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata
14 8 – La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc
15 9 – La domanda di manleva. La nullità della clausola che si sovrappone all’art.1892 cc in modo peggiorativo per l’assicurato
16 S E N T E N Z A
17 1- Il fatto
18 2 – L’ordinanza di invio in mediazione demandata dal giudice
19 Nel verbale NON veniva altresì dato atto che:
20 Sempre nel verbale, si legge che
21 3 – La natura dell’incontro di mediazione di cui all’art 8 co. quinto della legge [9]
22 4 – L’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme di cui agli artt. artt.8 co.I° e 2 bis dell’art. 5 del decr.lgsl.28/2010
Ciò che veniva rimproverato ad dott. A.G. era la superficiale conduzione sia della fase operatoria e sia di quella successiva. Invero nonostante avesse più volte esaminato (all’esito di ben due esami radiografici) le condizioni post operatorie della C. ed avesse preso atto della compromissione delle strutture articolari (ed in particolare della marcata diastasi della pinza tibio-peronale sinistra che non era riuscito a ridurre mediante gli strumenti di osteosintesi applicati il 19.5.2006) si limitava reiteratamente a consigliare fisioterapia riabilitativa e terapia farmacologica invece del necessario rapido reintervento chirurgico che avrebbe evitato all’attrice l’insorgere di processi flogistici a carico delle componenti sierose, capsulo-legamentose e tendinee dell’articolazione tibio-peroneo- astragalica sinistra, contribuendo in tal modo al peggioramento del quadro clinico della C. e provocando la necessità di sottoporsi a ben altre tre interventi chirurgici l’ultimo del quale di protesizzazione del collo piede sx in data dicembre 2008 (così in sintesi l’ottimo approfondito ed esaustivo parere del prof.Francesco Paolo Iapichino)
2 – Inadempimento e danni – La responsabilità del medico e della casa di cura
Sicuramente, in quel momento sarebbe stato necessario ricoverare immediatamente la paziente e risottoporla ad intervento chirurgico con nuova riduzione, ed osteosintesi dei due malleoli con sistemi più energici (placca e viti).
Alle osservazioni (di stile e carenti di logica oltre che di tecnica) mosse dal C.T.P. del medico, il C.T.U. poteva facilmente replicare osservando, fra l’altro (non si riportano le risposte a ulteriori censure ictu oculi inconsistenti), che per quanto riguarda la possibilità di pronunciarsi sull’indicazione chirurgica di una frattura, in assenza di esame radiografico, posso rispondere in senso positivo al collega ricordandogli che si trattava di una comune frattura trimalleolare in cui i chirurghi operatori della clinica G., nel referto operatorio riportato in cartella clinica, non evidenziavano alcuna difficoltà o complicanza.
Per il secondo punto, sulla certezza della diligenza della paziente al fine di ottemperare alle prescrizioni rilasciata all’atto di dimissione, posso affermare che la paziente veniva dimessa con doccia gessata, uso di bastoni canadesi con arto in scarico. Appare quindi inverosimile che la paziente possa, in queste condizioni, aver deambulato o incorsa in altri traumatismi per il blocco dato dal peso dell’apparecchio gessato.
Ma cosa rileva sapere cosa ha fatto la paziente dopo, se già nell’immediato controllo radiografico post operatorio, effettuato presso la Clinica G. durante il ricovero, il radiologo Panzetti segnalava una scarsa riduzione dell’allineamento dei monconi di frattura?
La responsabilità va attribuita al medico dott. A.G., che ha operato la C. per le prestazioni mediche inesatte e carenti, e alla srl Casa di Cura G. per la evidente carenza organizzativa.
E’ opportuno rammentare, tenendo conto della sostanziale irrilevanza della natura pubblica o privata del nosocomio (cfr. sentenze in nota), la natura contrattuale del rapporto ospedale – paziente [1] e di quello medico – paziente [2]; giustificato, quanto al primo dal c.d. contratto di spedalità e quanto al secondo, dalla figura del contratto sociale [3].
a. Il medico e/o la struttura hanno l’onere della prova che l’inadempimento non vi è stato affatto o se vi è stato, non è dipeso da causa ad essi imputabile ovvero non è stato causa del danno;
b. Dal punto di vista del nesso causale, ove il giudice non sia in grado di accertare in modo certo e pieno, in base al principio del libero convincimento, la derivazione del danno dalla condotta del medico e/o della struttura, occorrerà verificare se in mancanza della condotta sanitaria censurabile (ovvero in presenza di una condotta più appropriata ed omessa) i risultati (in termini di normalità applicata alla singola e complessiva fattispecie) sarebbero stati diversi e migliori (per il paziente) secondo il principio del più probabile che non (Cassazione civile, sez. un. 11/01/2008 n. 577). Sotto entrambi i profili (e con l’aggiunta della acquisita positiva certezza della sussistenza di condotta imperita del medico) la responsabilità dei convenuti è assolutamente incontrovertibile.
Sotto il profilo della colpa, la colpa del medico va allogata nella misura del 50% del totale.
La Casa di Cura risponde (nei rapporti interni, ferma la responsabilità solidale dei convenuti verso la danneggiata) per il restante 50%
Ciò in dipendenza di una responsabilità sua propria.
Si tratta di momento di esclusiva pertinenza della struttura ché, in mancanza e diversamente opinando, potrebbe ritenersi esonerata da qualsiasi particolare attenzione.
( Secondo questa condivisibile giurisprudenza (si veda diffusamente Cass. n. 589 del 1999), le obbligazioni possono sorgere da rapporti contrattuali di fatto, in quei casi in cui taluni soggetti entrano tra loro in contatto. Benchè questo “contatto” non riproduca le note ipotesi negoziali, pur tuttavia ad esso si ricollegano obblighi di comportamento di varia natura, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi che sono emersi o sono esposti a pericolo in occasione del contatto stesso. In questi casi non può esservi (solo) responsabilità aquiliana, ma si rinviene una responsabilità di tipo contrattuale, per non avere il soggetto fatto ciò a cui era tenuto in forza di un precedente vincolo. La situazione descritta si riscontra nei confronti dell’operatore di una professione c.d. protetta (cioè una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione da parte dello Stato), particolarmente quando la professione abbia ad oggetto beni costituzionalmente garantiti, come avviene per la professione medica, che incide sul bene della salute, tutelato dall’art. 32 Cost.. Rispetto all’operatore professionale la coscienza sociale, prima ancora che l’ordinamento giuridico, non si limita a chiedere un non tacere e cioè il puro rispetto della sfera giuridica di colui che gli si rivolge fidando nella sua professionalità, ma giustappunto quel facete nel quale si manifesta la perizia che ne deve contrassegnare l’attività in ogni momento) nella scelta, non sentendosi in definitiva responsabile della qualità e pregio delle prestazioni rese dal medico al paziente, quasi fosse res inter alios acta.
Considerate le sofferenze, intese come ansia, stress, dolore, preoccupazione et similia derivati dall’imperito intervento del medico, ed integrando in tesi l’evento condotta penalmente rilevante, è giusto riconoscere all’attrice a titolo di danno morale un incremento della somma riconosciuta a titolo di danno biologico e così complessivamente ed in totale di €.33.000,00.
Previa già operata devalutazione della originaria somma all’attuale, ed applicazione di rivalutazione ed interessi.
— della rivalutazione alla data della decisione (secondo le tabelle aggiornate): ed invero solo attraverso il meccanismo della rivalutazione monetaria è possibile rendere effettivo il principio secondo cui il patrimonio del creditore danneggiato deve essere ricostituito per intero (quanto meno per equivalente); essendo evidente che, pur nell’ambito del vigente principio nominalistico, altro è un determinato importo di denaro disponibile oggi ed altro è il medesimo importo disponibile in un tempo passato).
–nonché dell’applicazione degli interessi legali.
3 – La proposta del giudice ai sensi dell’art.185 bis cpc e la posizione delle parti.
INVITA le parti a raggiungere un accordo conciliativo/transattivo sulla base della proposta che il Giudice redige in calce; concedendo termine fino alla data del 6.2015;
FISSA termine fino al quindicesimo giorno dalla scadenza del primo termine indicato supra per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del lgs.28/10;
letta la consulenza tecnica di ufficio e le note del CTP di parte G.; ritenuta l’applicabilità delle tabelle romane;
applicata secondo i metodi correnti rivalutazione devalutazione ed interessi;
4 – La qualificazione in termini di giustificabilità o meno, della mancata partecipazione del convenuto ritualmente convocato al procedimento di mediazione attivato dall’attore su disposizione del giudice ex art.5 co.II° decr.lgsl.28/10 comma (mediazione demandata).
D’altra parte non può essere obliterato che a monte del provvedimento vi è la valutazione del giudice che ha esaminato gli atti, studiato le posizioni delle parti, in questo caso anche formulato una proposta che poteva essere un’utile base di discussione ed infine adottato un provvedimento che, in relazione alle circostanze tutte indicate dal se condo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/2010, testimonia il maturato convincimento circa l’utilità di un percorso di mediazione nell’ambito del quale le parti avrebbero potuto approfondire le rispettive posizioni fino al raggiungimento di un accordo per entrambe vantaggioso.
5 – Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata comparizione in mediazione dell’parte convenuta, senza giustificato motivo.
La mancata partecipazione al procedimento di mediazione (obbligatoria o demandata), senza che ricorra una valida giustificazione costituisce condotta grave perché idonea a determinare la introduzione o l’incrostazione di una procedura giudiziale (evitabile) in un contesto giudiziario, quello italiano, saturo nei numeri e smisuratamente dilatato nel- la durata dei giudizi.
La norma dell’art.116 c.p.c. viene richiamata dal legislatore della mediazione (art.8 decr. lgs. cit.) nell’ambito della ricerca ed elaborazione di una serie di incentivi e deterrenti volti a indurre le parti, con la previsione di vantaggi per chi partecipa alla mediazione e di svantaggi per chi al contrario la rifugge, a comparire in sede di mediazione al fine di pervenire a un accordo amichevole che prevenga o ponga fine alle liti [4].
Ciò sul presupposto che le statistiche ufficiali dimostrano incoraggianti percentuali di successo in presenza della comparizione della parte convocata [5].
Le statistiche di alcuni tribunali sono ancora più incoraggianti evidenziando elevate percentuali di successo (intorno al 60%) degli strumenti ADR (proposta del giudice e mediazione) [6].
Con ciò non si intende svalorizzare quella giurisprudenza della Suprema Corte che ha ritenuto che l’effetto previsto dall’art. 116 c.p.c. può – secondo le circostanze – anche costituire unica e sufficiente fonte di prova (Cassazione civile, sez. III, 16/07/2002, n. 10268, che così si esprime: Quanto a questa ultima norma – art. 116 c.p.c. n.d.r.- in particolare, essa attribuisce certo al giudice il potere di trarre argomento di prova dal comportamento processuale delle parti – e però, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ciò non significa solo che il comportamento processuale della parte può orientare la valutazione del risultato di altri procedimenti probatori, ma anche che esso può da solo somministrare la prova dei fatti, Cass. 6 luglio 1998 n. 6568; 1 aprile 1995 n. 3822; 5 gennaio 1995 n. 193; 14 settembre 1993 n. 9514; 13 luglio 1991 n. 7800; 25 giugno 1985 n. 3800).
6 – Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione.
7 – Le conseguenze ulteriori per la inottemperanza alla disposizione del giudice ex art.5 co.II° – La responsabilità aggravata di cui all’art.96 III° comma cpc Presupposti e ragioni della sua applicabilità alla mediazione
L’art.8 comma quarto bis del decr.lgsl.28/10non esaurisce gli strumenti sanzionatori posti a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione –
Le condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione sono sussumibili nell’area di interesse dell’art.96 cpc –
L’art.96 cpc in combinato disposto con l’art. 3 Cost. in funzione riequilibratrice del sistema sanzionatorio apprestato per l’effettivo svolgimento della mediazione
Elemento soggettivo – Dolo o colpa grave
A. Quanto al primo interrogativo va osservato:
Piuttosto quindi, è giocoforza affermare che sono gli strumenti previsti dall’art.8 del decr.lgsl.28/10 ad aggiungersi, in virtù di una specifica previsione di legge, alle norme di generale applicazione (qual’è l’art.96 cpc) per le quali non è necessario uno specifico richiamo [7]
B. Quanto al secondo interrogativo va osservato:
la doverosità della partecipazione delle parti al procedimento di mediazione, se è predicata in modo diretto dalla legge per quanto riguarda la parte onerata dalla condizione di procedibilità, e solo indiretto, come si argomenta dal contenuto dell’art. 8 co.4 bis decr.lgsl.28/10, per quanto riguarda il convenuto, acquista ben più pregnante spessore e cogenza, quanto a quest’ultimo, a seguito della mediazione demandata riformata, nella quale l’ordine del giudice si rivolge direttamente a tutte le parti, nessuna esclusa, rendendo manifesta ed esplicita la doverosità della partecipazione al procedimento di mediazione. In entrambi i casi la circostanza che siano state previste delle sanzioni per la mancata partecipazione attesta formalmente ciò che è ovvio sostanzialmente, vale a dire che l’attivazione della procedura di mediazione non afferisce solo ad un onere, in quanto a seguito dell’istanza nascono obblighi – sanzionati – di partecipazione a carico di tutte le parti in conflitto (istante e chiamato)
Emerge con evidenza da quanto precede che con l’applicazione dell’art.96 co. III° viene sanzionata la condotta del soggetto renitente prima di tutto processuale, cioé interna ed appartenente alla causa, dove tali espressioni indicano la scelta del soggetto di non tenere nella giusta considerazione l’ordine impartitogli dal giudice, opponendogli un ingiustificato rifiuto.
Qual è la ragione di tale condizione di procedibilità e quale l’obiettivo del legislatore? La risposta al primo interrogativo è molto agevole.
Una cultura quindi della pacificazione, piuttosto della esasperazione del conflitto. Anche per l’individuazione dell’obiettivo, la risposta è facile.
Si può ipotizzare che per il legislatore fosse del tutto indifferente che l’istante si presentasse effettivamente davanti al mediatore per esperire la mediazione? E che potesse essere sufficiente, per le esigenze perseguite con questa riforma, un ruolo del mediatore puramente notarile, di attestazione dell’avvenuta presentazione della domanda ?
in primo luogo non è più necessario allegare e dimostrare l’esistenza di un danno che abbia tutti i connotati giuridici per essere ammesso a risarcimento essendo semplicemente previsto che il giudice condanna la parte soccombente al pagamento di un somma di denaro;
non si tratta di un risarcimento ma di un indennizzo (se si pensa alla parte a cui favore viene concesso) e di una punizione (per aver appesantito inutilmente il corso della giustizia, se si ha riguardo allo Stato), di cui viene gravata la parte che ha agito con im prudenza, colpa o dolo;
infine, la possibilità di attivazione della norma non è necessariamente correlata alla sussistenza delle fattispecie del primo e secondo
8 – La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc
9 – La domanda di manleva. La nullità della clausola che si sovrappone all’art.1892 cc in modo peggiorativo per l’assicurato
In particolare secondo l’assicurazione il dott. G. aveva avuto chiara percezione dei presupposti di responsabilità in relazione alla fattispecie “de quo” in epoca antecedente la stipula della polizza. Infatti per porre rimedio agli esiti dell’intervento il dott. G. Alessandro il 12 luglio 2006 visitava nuovamente la Sig.ra C. e, in allegato n. 6 di parte attrice, certificava lo spostamento di mezzi di sintesi con diastasi della pinza malleolare, prospettando la necessità di sottoporre la paziente ad un ulteriore reintervento chirurgico per la rimozione di sintesi a carico della caviglia sinistra. Il dott. G. dunque, secondo l’assicu razione, aveva certamente avuto percezione dell’esistenza dei presupposti di una sua responsabilità, anche per la gravità del caso.
Non vi è alcun dubbio che la tesi del dott. G., se rapportata al disposto dell’art. 1893 cc [8] non può essere condivisa, essendo evidentemente fuori luogo.
Forse è esigibile e ragionevole che all’atto della stipula di un siffatto contratto il medico narri per filo e per segno la storia della sua vita professionale, delle centinaia e centinaia di interventi e cure effettuati e somministrati?
E si può parlare di dolo o colpa grave se in perfetta buona fede (che va presunta) non ritiene di aver posto in essere condotte errate e colpevoli?
L’omessa percezione, notizia o conoscenza, per colpa, dell’ assicurato del fatto o del comportamento anteriore alla stipula della polizza esclude, al pari, 1’operatività della copertura assicurativa. In tal senso ai fini di quanto previsto dall’art. 1892 c c , l’assicurato dichiara di non aver ricevuto alcuna richiesta di risarcimento in ordine a comportamenti colposi posti in essere prima della stipulazione del contratto e di non essere a conoscenza di alcun elemento che possa far supporre il sorgere e di un obbligo di risarci mento di danno a lui imputabile per fatto già verificatosi al momento della stipulazione del contratto e conferma di essere cosciente che l’inesattezza della dichiarazione ora resa comporta la decadenza dei diritti
Come si può pensare, in base ad un normale bagaglio di cognizioni giuridiche (moderne), che si possa prevedere validamente che il contraente sia sanzionato (con l’inefficacia della garanzia) se solo poteva supporre (testuale)… per non aver supposto (sic) e che il contratto non spieghi efficacia laddove il contraente abbia avuto percezione (testuale)..
E’ evidente che ogni qual volta risulti che il paziente sia tornato dal medico per lamentare la mancata guarigione o miglioramento, o che sperava in un diverso esito della cura o dell’intervento, ogni qual volta il medico abbia aggiunto, modificato, consigliato, integrato, in altre parole apportato condotte successive alla sua precedente non uno actu riso lutiva… in tutti questi casi si potrà sempre dire che poteva sospettare, poteva presumere, anzi doveva sospettare e presumere che…
CONDANNA il dott. A.G. e la srl Casa di Cura G., in solido,
al risarcimento dei danni che determina in favore di R.C. nella complessiva somma di €.33.000,00= oltre agli interessi legali dalla data della sentenza al saldo;
CONDANNA il dott. A.G. al pagamento delle spese di causa che liquida in favore dell’avvocato R. P. in complessivi €.000,00 per compensi oltre ad €. 700,00 per spese, oltre IVA, CAP e spese generali;
CONDANNA la srl Casa di Cura G. al pagamento delle spese di causa che liquida in favore dell’avvocato R. P. in complessivi €.000,00 per compensi oltre ad €. 700,00 per spese, oltre IVA, CAP e spese generali; spese di consulenza a carico definitivo dei convenuti;
CONDANNA la srl Casa di Cura G. al versamento, a titolo di sanzione per la mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione, di una somma pari al contributo unificato dovuto per il giudizio; mandando alla cancelleria, in mancanza di volontario pagamento , per la riscossione coattiva;
CONDANNA la srl Casa di Cura G. al pagamento ai sensi dell’art.96 co.III° in favore di
R.C. della somma di €.10.000,00 ;
CONDANNA, dichiarata l’inefficacia della clausola art.17 , nei limiti di cui in motivazione, del contratto di assicurazione n. 31.12.2009 n. 777029209764, la spa A.M. a manlevare, relativamente al punto 2 ( per la quota parte di spettanza) e al punto 3 il A.G.;
CONDANNA la spa A.M. al pagamento delle spese di causa che liquida in favore del dott. A.G. in complessivi €.000,00 per compensi, oltre IVA, CAP e spese generali;
SENTENZA – Roma 23.2.2017
Il Giudice dott.Massimo Moriconi
[1] Cassazione civile, sez. III, 13/04/2007, n. 8826 sia in relazione a propri fatti d’inadempimento sia per quanto concerne il comportamento del personale medico operante, prescindendo dalla sussistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato del medico con la struttura (pubblica o privata) sanitaria.
[2] Cassazione civile, sez. III, 27/07/1998, n. 7336 La responsabilità dell’ente ospedaliero, gestore di un servizio pubblico sanitario, per i danni subiti da un privato a causa della non diligente esecuzione della prestazione medica, inserendosi nell’ambito del rapporto giuridico fra l’ente gestore ed il privato che ha richiesto ed usufruito del servizio, ha natura contrattuale di tipo professionale.
Cassazione civile, sez. III, 13/04/2007, n. 8826 La responsabilità dell’ente ospedaliero e quella del medico hanno natura contrattuale e trovano titolo nell’inadempimento delle obbligazioni ai sensi dell’art. 1218 c.c.
La responsabilità dell’ente ospedaliero ha natura contrattuale sia in relazione a propri fatti d’inadempimento sia per quanto concerne il comportamento dei medici dipendenti, prescindendo dalla sussistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato del medico con la struttura (pubblica o privata) sanitaria, con la conseguenza che la responsabilità non trova fondamento nella colpa, quanto piuttosto nell’inadempimento. Ed in senso più esteso, anche in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, si reputa che comunque sussista un collegamento tra la prestazione del medico e l’ organizzazione aziendale dell’ospedale, non rilevando in contrario la circostanza che il sanitario risulti essere anche di fiducia dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto (Cass. n. 13066/2004; Cass. n. 2042/2005).
[3] Cassazione civile, sez. III, 22/01/1999, n. 589. L’obbligazione del medico dipendente dal S.S.N. per responsabilità professionale nei confronti del paziente, ancorché non fondata sul contratto, ma sul “contatto sociale”, ha natura contrattuale.
Cassazione civile, sez. III, 13/04/2007, n. 8826 La responsabilità contrattuale del medico è giustificata dal contatto sociale che intercorre con il paziente; nel contatto sociale è, infatti, da ravvisarsi la fonte di un rapporto che quanto al contenuto non ha ad oggetto la “protezione” del paziente bensì una prestazione che si modella su quella del contratto d’opera professionale, in base al quale il medico è tenuto all’esercizio della propria attività nell’ambito dell’ente con il quale il paziente ha stipulato il contratto, ad essa ricollegando obblighi di comportamento di varia natura, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi emersi o esposti a pericolo in occasione del detto “contatto”, e in ragione della prestazione medica conseguentemente da eseguirsi.
L’accettazione del paziente in una struttura deputata a fornire assistenza sanitario-ospedaliera, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto di prestazione d’opera atipico di spedalità, in base alla quale la stessa è tenuta ad una prestazione complessa, che non si esaurisce nella effettuazione delle cure mediche e di quelle chirurgiche (generali e specialistiche) già prescritte dall’art. 2 l. n. 132 del 1968, ma si estende ad una serie di altre prestazioni, quali la messa a disposizione di personale medico ausiliario e di personale paramedico, di medicinali, e di tutte le attrezzature tecniche necessarie, nonché di quelle “lato sensu” alberghiere.
In presenza di contratto di spedalità, la responsabilità della struttura ha natura contrattuale, sia in relazione a propri fatti d’inadempimento sia per quanto concerne il comportamento dei medici dipendenti, a norma dell’art. 1228 c.c., secondo cui il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si avvale dell’opera di terzi, ancorché non alle sue dipendenze, risponde anche dei fatti dolosi o colposi dei medesimi. A questi fini è sufficiente che la struttura sanitaria comunque si avvalga dell’opera di un medico. Né ad escludere tale responsabilità è idonea la circostanza che ad eseguire l’intervento sia un medico di fiducia del paziente, sempre che la scelta cada (anche tacitamente) su professionista inserito nella struttura sanitaria, giacché la scelta del paziente risulta in tale ipotesi operata pur sempre nell’ambito di quella più generale ed a monte effettuata dalla struttura sanitaria, come del pari irrilevante è che la scelta venga fatta dalla struttura sanitaria con (anche tacito) consenso del paziente.
Inoltre in ordine alla responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente è irrilevante che si tratti di una casa di cura privata o di un ospedale pubblico in quanto sostanzialmente equivalenti sono a livello normativo gli obblighi dei due tipi di strutture verso il fruitore dei servizi (Cass. 25.2.2005, n. 4058).
Il suddetto rapporto è stato riconsiderato in termini autonomi dal rapporto pazientemedico, e riqualificato come un autonomo ed atipico contratto a prestazioni corrispettive (da taluni definito contratto di spedalità, da altri contratto di assistenza sanitaria) al quale si applicano le regole ordinarie sull’inadempimento fissate dall’art. 1218 c.c..
Ed ancora Cassazione civile, sez. III, 19/04/2006, n. 9085 che ricorda come questa Corte ha costantemente inquadrato la responsabilità dell’ente ospedaliero nella responsabilità contrattuale, sul rilievo che l’accettazione del paziente in ospedale, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto (v.per es. Cass. 27 maggio 1993, n. 5939; Cass. 11 aprile 1995, h. 4152; Cass. 27 luglio 1998, n. 7336; 2 dicembre 1998, n. 12233; Cass. 22 gennaio 1999, n. 589, in motiv.; Cass. 1 settembre 1999, n. 9198; Cass. 11 marzo 2002, n. 3492; Cass. 14 luglio 2003, n. 11001; Cass. 21 luglio 2003, n.11316, in motiv; 28 maggio 2004, n. 10297, in motiv.).
A sua volta anche l’obbligazione del medico dipendente dall’ente ospedaliero nei confronti del paziente, ancorchè non fondata sul contratto, ma sul “contatto sociale”, ha natura contrattuale. (Cass. 22 dicembre 1999, n. 589; 28 maggio 2004, n. 10297
[4] Art.8 co. 4-bis decr.lgsl.28/10 seconda parte: Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per giudizio.
[5] Posto il 57,3% riferito ad aderente non comparso ed il 10,3% a proponente rinunciante prima dell’esito, del restante 32,4% di aderente comparso il 42,4 % costituisce la percentuale di accordi raggiunti (statistiche 1.1.2013-31.12.2013 Ministero Giustizia. http://webstat.giustizia.it/AreaPubblica/Analisi%20e%20ricerche/Mediazione%20civile%20al%2031%20di cembre%202013.pdf)
[6] Cfr per una esaustiva analisi ed esposizione dei risultati Sole 24 Ore del 4.8.2014 http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/art/civile/2014-07-31/-mediazione-primi-dati-romani- deflazione-processi-120526.php?uuid=ABYzo6fB
[7] Il richiamo all’art.116 cpc da parte dell’art.8 dec.lgsl cit., è stato invece opportuno, stante la formulazione della disposizione la cui applicazione alla mediazione, a prescindere dal richiamo, poteva apparire di dubbia percorribilità.
[8] Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave.
TRIBUNALE di ROMA SEZIONE Sez. XIII° N. RG 67163-11
nella causa tra F. P. iure proprio e iure hereditatis nella qualità di di genitore esercente la potestà sui minori M. e A. P. (avv. M.) attore
e spa Z. (assicurazione) in persona del suo legale rappresentante pro tempore (avv.to G.C.), convenuta
E R. G., convenuta contumace
F.P.P esponeva [1] che
che la Z. S.p.A., con lettera del 20.09.2010 contestava il risarcimento del danno in quanto non dovuto alla attrice per mancato uso delle cinture di sicurezza, e, di conseguenza non formulava alcuna offerta risarcitoria;
Con ordinanza del 21.10.2013 ritenute ammissibili le domande contenute nella citazione in riassunzione [2] il Giudice disponeva consulenze tecniche, cinematica e medico-legale. La relazione del perito nominato dal tribunale rendeva chiaro ed esplicito che S. M. indossava regolarmente al momento del sinistro la cintura di sicurezza e che tuttavia riportava egualmente gravissime lesioni a causa della posizione in cui si trovava all’interno dell’autovettura (passeggera sul sedile anteriore destro) e l’urto violentissimo (l’autovettura antagonista viaggiava a circa di 70 km orari) avvenuto lateralmente proprio dalla sua parte.
La macchia ematica rinvenuta a distanza sul suolo non ha il significato che assume l’assicurazione. Non vi è alcuna prova che la M. sia stata sbalzata dall’autovettura. Quella traccia può essere interpretata diversamente ed in vari modi (ad esempio, se della M., formata nel corso delle operazioni di trasbordo sull’autoambulanza).
per valutare la possibilità di proiezione della passeggera della Opel Agila fuori dalla vettura che la trasportava quando questa colpiva l’aiuola spartitraffico, deve premettersi che tale proiezione deve essersi realizzata lungo una traiettoria pressoché orizzontale, che la passeggera della Opel Agila sedeva ad una altezza dal suolo di circa 0,64 mt. quando nell’istante dell’urto contro lo spartitraffico la vettura che la trasportava possedeva una velocità di circa 37,25 Km/h e che la distanza delle tracce ematiche ad essa riconducibili misurava circa 11 mt. da tale punto . In tale contesto obiettivo si ritiene che detta passeggera non possa essere stata lanciata nel punto in cui venivano rilevate le tracce ematiche addebitategli , ovvero ad una distanza di 11 metri dal punto in cui l’Opel Agila colpiva lo spartitraffico con la ruota anteriore destra . D’altro canto non si può fare a meno di notare che al momento della proiezione contro lo spartitraffico , e a seguito dell’ apertura dello sportello ( lato passeggero ) , venivano proiettati sull’isola spartitraffico : il pannello della porta , il gruppo ottico anteriore e la scarpa della passeggera e quindi una eventuale proiezione della passeggera sullo spartitraffico non poteva verificarsi in un punto troppo distante dal pannello o dalla scarpa e oltretutto con una traiettoria di lancio diversa . Infatti il corpo della passeggera (decisamente più pesante del pannello della porta o della scarpa) a fronte di pari contraccolpo non poteva essere lanciato ad una distanza maggiore , stante l’avvenuta esplosione dell’air-bag lato passeggero e la posizione della porta lato conducente che rimaneva “agganciata” al montante della vettura, fatto questo che impedisce di comprendere dove poteva passare nella fase di lancio il corpo della passeggera…
2 – L’ordinanza di invio in mediazione demandata dal giudice
Con ordinanza del 25.5.2015 il Giudice esposte con estrema precisione le modalità con le quali le parti avrebbero dovuto dare seguito a quanto ivi prescritto ed avvertitele delle conseguenze di un’eventuale inottemperanza [3] e dopo aver premesso che delle molteplici voci di danno considerabili (pur nella carente sommaria esposizione dell’attrice prima e degli attori in riassunzione poi) vanno considerati:
il danno biologico (del defunto), iure hereditario, che attinge la privazione, in capo a S.M., del diritto al bene della salute, della integrità psico-fisica e della vita. Al di là delle speculazioni che su questo ultimo punto agitano la giurisprudenza è ben arduo ammettere che la privazione, in grado supremo, del bene della vita, sia a costo zero (salvo eventuali sanzioni penali) per il danneggiante. Nel caso di specie il lasso temporale fra lesione e decesso dispensa, attesa la favorevole giurisprudenza, ulteriori disquisizioni, consentendo ingresso a tale diritto. Tale diritto si trasmette agli eredi. Né vanno operate decurtazioni della somma concessa, in virtù della ragionevole dipendenza della morte dal sinistro del 4.2010; e ritenuto che vanno applicate per entrambe le voci suddette le tabelle del tribunale di Roma, adeguate nell’uso appropriato, a ben regolare la personalizzazione dei danni afferenti alle stesse; allogata al 30% la percentuale di concorso di colpa;
le pretese attrici non sono ammissibili in quanto nella fattispecie non può essere riconosciuto il danno catastrofale non previsto nella proposta del Giudice [4]
L’avvocato M. depositava procura speciale da parte di F.P.Pnella quale si comunicava che l’attore non avrebbe partecipato per motivi familiari (sic)
il mediatore aveva richiesto alle parti ed ai loro avvocati di esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di
Sempre nel verbale, si legge che
le parti dichiarano congiuntamente di aver tentato di raggiungere un accordo anche in considerazione dell’ordinanza dell’Ill.mo Giudice Moriconi, senza alcun esito positivo. In ragione di ciò le parti congiuntamente dichiarano che non sussistono i presupposti per proseguire la mediazione
E’ la stessa legge infatti che definisce la mediazione come altro [5] rispetto all’incontro informativo, che è una fase preliminare e propedeutica alla mediazione.
Nell’incontro informativo, massime nella mediazione demandata, il mediatore svolge una funzione di modesto rilievo [6], posto che essendo già in corso la causa, le parti sono già state debitamente ed esaurientemente informate, per preciso obbligo di legge, dagli avvocati (e occorrendo dal giudice) [7] , che accompagnano e assistono obbligatoriamente le parti all’incontro, di tutto ciò che devono sapere sulla mediazione, al quale nulla può aggiungere il mediatore.
In particolare tale giurisprudenza, inaugurata dal Tribunale di Firenze 8 ha trovato, nella sua assoluta razionalità e logica giuridica, meritato consenso e condivisione, tanto da potersi affermare che essa costituisce diritto vivente del diritto nazionale sul punto (Tribunale di Roma, sentenza n. 8554 del 28.04.2016, ex multis, in https://www.101mediatori.it/sentenze-mediazione/nella-mediazione-delegata-le-parti-devono- procedere-oltre-il-primo-incontro-informativo-503.aspx; http://www.arcadiaconcilia.it/news/117-tribunale-civile-di-roma-sentenza-del-26-05-2016- giudice-massimo-moriconi-materia-lite-di-natura-societaria-il-giudice-dichiara-improcedibile-la- domanda-per-il-mancato-svolgimento-effettivo-della-mediazione-demandata-dal-giudice)
3 – La natura dell’incontro di mediazione di cui all’art 8 co. quinto della legge [9]
Aderendo a tale accezione e tenendo bene a mente il significato della parola “mediazione” (cfr. nota 1) si dovrebbe ammettere che le parti abbiano il diritto potestativo di decidere di non svolgere la mediazione (finanche quando il giudice lo abbia ordinato !), ottenendo però il medesimo vantaggioso risultato (procedibilità, assenza di sanzioni per la mancata partecipazione) che se la mediazione fosse stata esperita davvero. Conclusione questa del tutto azzardata ed irrazionale, perché significa predicare come avvenuta una cosa quando indiscutibilmente essa non lo è.
4 – L’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme di cui agli artt. artt.8 co.I° e 2 bis dell’art. 5 del decr.lgsl.28/2010
Per completezza, è opportuno interrogarsi se così interpretata la norma, non si incorra nel rischio (opposto) di prefigurare una sorta di mediazione forzata che l’intervento normativo con le modifiche al testo originario del decr. lgsl.28/2010 di cui alla novella del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (artt.8 co. I° terzo periodo in poi e 2 bis dell’art.5) intendeva scongiurare
Dal punto di vista procedurale, alla domanda se vi sia un obbligo a carico delle parti di partecipazione alla mediazione (intesa questa volta non come accordo, ma come procedura nel significato di cui alla nota 2) la risposta è invece senz’altro affermativa; come rivela in modo icastico tutto il sistema sanzionatorio previsto dalla legge (improcedibilità per la mancata proposizione della domanda, conseguenze negative previste dall’art. 8 della legge; possibile applicazione dell’art.96 co. III come riconosciuto dalla giurisprudenza [11]).
Invero salvaguarda le parti dalla necessità dello svolgimento della mediazione (con i costi relativi) nei casi nei quali oggettive ragioni “pregiudiziali” non lo rendano possibile, nell’accezione supra illustrata; viceversa imponendolo, tutte le volte che la discussione possa concentrarsi sul merito e sul contenuto del conflitto, senza che possa fare da usbergo al soggetto renitente l’opinione di aver ragione e quindi di ritenere inutile dialogare con l’altra parte (per quanto all’evidenza viziata dal punto di vista logico, vera e propria aporia, è questa la più diffusa giustificazione che viene offerta da chi non intende aderire e partecipare alla mediazione [12])
5 – Le parti (o taluna di esse) si fermano ingiustificatamente all’incontro informativo: conseguenze
In tale caso, il mancato svolgimento della mediazione demandata non comporterà l’improcedibilità della domanda, bensì, ove il diniego della controparte non risulti giustificabile, l’ applicazione a carico di quest’ultima dell’art. 8 del decr.legs.28/2010 oltre, ricorrendone i presupposti, dell’art.96 co.III° cpc.
DICHIARA improcedibile le domande di F.P.P iure proprio e iure hereditatis nella qualità di di genitore esercente la potestà sui minori e A. P.;
COMPENSA interamente le spese di causa, dichiarando irripetibili quelle –
Roma lì 23.2.2017
[1] con l’atto di citazione in riassunzione dopo il decesso di M.S. coniugata con F. P..P. e dei minori P. M. e A. che al momento dell’vento dannoso avevano rispettivamente 7 e 3 anni;
[2] va considerato che il mutamento delle circostanze (morte della M.) si è verificato nel corso della causa, sicché sarebbe del tutto irrazionale ammettere che la causa petendi ed il petitum si dovessero considerare cristallizzati ed immodificabili con l’effetto di rendere del tutto inutile, in palese contrasto con i principi di economicità e concentrazione dell’attività giudiziaria, bene e risorsa limitata, la presente causa, essendo le domande iniziali (che si fondavano sulle gravi lesioni di M.S.) disassate rispetto alla situazione (ed alla conseguente domanda) derivante dal decesso della M.
[3] Ordinanza del 25.5.2015:
…con la proposta del giudice, le parti possono predeterminare i risultati del percorso, valutarne da subito la convenienza e beneficiarne degli effetti.
[4] Si tratta in tutta evidenza di motivazioni illogiche, errate in punto di fatto e di diritto; prive di qualsiasi fondamento e pertinenza. La seconda non ha alcun senso. Il danno catastrofale non è stato menzionato dal Giudice e non può quindi essere motivo di rifiuto della proposta (sic) La prima ragione integra un errore madornale. La morte della M. è stata conseguenza del sinistro. E quindi il danno biologico in tutte le sue componenti (invalidità temporanea e permanente) è stato acquisito al patrimonio della M. e per essa, dopo il decesso, dei suoi eredi. Quanto al calcolo del danno permanente non vi deve essere, come è facile intendere (sarebbe un bel lucrare da parte del danneggiante ai danni della persona lesa !), alcuna riduzione rispetto alla vita media, perché è esattamente quella che il sinistro e la conseguente morte hanno sottratto indebitamente alla parte danneggiata (la M.); diversamente nel caso in cui la morte non fosse stata dipendente dal sinistro. In quel caso il Giudice avrebbe riparametrato il calcolo in relazione alla durata effettiva della vita della vittima
[5] Secondo l’art. 1 della legge la mediazione è l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa
[6] in questo caso, come si è detto, il mediatore dell’organismo compulsato NON ha fatto neppure quello!
[7] Art.4 comma 3 della legge: All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali di cui agli articoli 17 e 20. L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento, se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione
[8] ex multis Trib. Firenze, ordinanza 17 marzo 2014 Pres.dott.ssa Luciana Breggia: … Nelle “procedure di mediazione ex art. 5, comma 1-bis (ex lege) e comma 2 (su disposizione del giudice) del d.lgs. 28/10 (e succ. mod.), … da ritenersi ambedue di esperimento obbligatorio…. il mediatore nel primo incontro chiede alle parti di esprimersi sulla “possibilità” di iniziare la procedura di mediazione, vale a dire sulla eventuale sussistenza di impedimenti all’effettivo esperimento della medesima e non sulla volontà delle parti, dal momento che in tale ultimo caso si tratterebbe, nella sostanza, non di mediazione obbligatoria, bensì facoltativa e rimessa alla mera volontà delle parti medesime con evidente, conseguente e sostanziale interpretatio abrogans del complessivo dettato”
[9] Art. 8: Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento.
[10] 2-bis. Quando l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo.
[11] cfr. sentenza del Tribunale di Roma n.25218 del 17.12.2015 RG 59487/11
[12] E’ di tutta evidenza l’illogicità e la pochezza dell’argomento: il presupposto normativo e assiologico dell’istituto mediazione è per l’appunto che vi sia una lite (che mediante l’ausilio del mediatore si tenterà di comporre riannodando il filo del dialogo e della comprensione reciproca delle rispettive ragioni), il che sottoindente necessariamente che la parte è convinta di avere ragione e di non condividere l’opinione e le pretese che giudica infondate, della parte opposta, ché, in caso contrario, non esisterebbe neppure la lite!
[13] … in tal caso l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale