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Timestamp: 2020-08-12 19:17:21+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 26341 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26341 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. lav., 20/12/2016, (ud. 29/09/2016, dep.20/12/2016), n. 26341
sul ricorso 29828-2015 proposto da:
T.P.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
MAZZEI, rappresentato e difeso dall’avvocato ROBERTO DI LORETO,
T.P.G. C.F. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 781/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 25/06/2015, R.G. N. 221/2015;
1. – Con sentenza del 25 giugno 2015 la Corte di Appello di L’Aquila, pronunciando in sede di reclamo a mente della L. n. 92 del 2012, ha dichiarato inammissibile l’impugnativa di licenziamento proposta da T.P.G. nei confronti della INTECS Spa.
Dopo aver affermato la nullità della sentenza di primo grado per essere stata depositata la motivazione oltre il termine di dieci giorni dalla lettura del dispositivo, la Corte, non ravvisando una ipotesi di rimessione al giudice di primo grado, ha ritenuto l’inammissibilità del ricorso del lavoratore “risultando priva di qualunque effetto l’impugnativa stragiudiziale del licenziamento effettuata dal legale… senza l’invio nel termine di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6, come richiamato dalla L. n. 223 del 1991, art. 5 comma 3, della procura speciale rilasciata dal lavoratore”.
2. – Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso del 23 dicembre 2015 il T. con un motivo. La società ha resistito con controricorso, contenente ricorso incidentale condizionato; ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso per cassazione per tardività.
3. – Con il motivo di ricorso si denuncia “violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 6, in riferimento al termine ivi espresso come richiamato dalla L. n. 223 del 1991, art. 5, comma 3”. Si sostiene che il terzo che impugni il licenziamento – nella specie il legale – ha l’onere di rendere tempestivamente nota l’esistenza della procura o della ratifica, ma non di comunicare la medesima al datore di lavoro prima della scadenza del termine di sessanta giorni, a meno che la controparte non ne faccia richiesta ai sensi dell’art. 1393 c.c.. Si lamenta altresì che la Corte non abbia dato ingresso a prove o all’esercizio di poteri officiosì per accertare l’anteriorità della procura scritta rilasciata al legale rispetto alla scadenza di detto termine.
Il disposto si pone come norma speciale rispetto alla disciplina generale del cosiddetto termine breve di impugnazione, dettata dagli artt. 325 e 326 c.p.c., poichè fa decorrere il termine perentorio dalla comunicazione della sentenza o dalla notificazione, ma solo se anteriore alla prima, e consente l’applicazione del termine stabilito dall’art. 327 c.p.c. unicamente nel caso in cui risultino omesse sia la notificazione che la comunicazione della decisione.
Nella specie la comunicazione della sentenza di appello è stata effettuata contestualmente alla pubblicazione in data 25 giugno 2015, come dichiarato nel ricorso per cassazione medesimo dove si legge: “ricorso avverso la sentenza n. 781/2015… decisa in data 11/6/2015 e pubblicata oltre che comunicata a mezzo PEC in data 25/6/2015” e come risulta altresì dalla comunicazione a mezzo PEC allegata alla sentenza depositata dallo stesso Avv. Di Loreto.
Il ricorso per cassazione è stato proposto solo il 23 dicembre 2015, ormai decorso il termine di sessanta giorni.
All’eccezione di tardività formulata nel controricorso nulla ha replicato parte ricorrente. Per mera completezza si osserva che l’art. 45 disp. att. c.p.c., comma 2, come modificato dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, conv. in L. n. 221 del 2012, stabilisce che “il biglietto contiene in ogni caso…. il testo integrale del provvedimento comunicato”; necessità della comunicazione del testo integrale poi ribadita dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014 n. 114, che ha modificato l’art. 133 c.p.c., secondo cui, entro cinque giorni dal deposito della sentenza, il cancelliere, “mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza, ne dà notizia alle parti costituite” (cfr. Cass. n. 10017 del 2016). Quanto alla precisazione contenuta nell’art. 133 c.p.c., comma 2, novellato, secondo cui “la comunicazione non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325”, questa Corte (v. Cass. n. 23526 del 2014, recentemente avallata da Cass. SS.UU. n. 25208 del 2015) ha statuito che la modifica dell’art. 133 c.p.c., in discussione attiene al regime generale della comunicazione dei provvedimenti da parte della cancelleria, sicchè non può investire, neppure indirettamente, le previsioni speciali che appunto in via derogatoria, comportino la decorrenza di termini – anche perentori – dalla semplice comunicazione del provvedimento, e tale è certamente il caso previsto dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 62.