Source: https://www.associazionemarcopolo.it/category/polizia-ambientale/articoli-e-documenti/
Timestamp: 2020-01-19 21:01:53+00:00
Document Index: 151387478

Matched Legal Cases: ['art 323', 'art 262', 'art 40', 'art. 40', 'art. 232', 'art 16', 'art. 232', 'art. 262', 'art 263', 'art. 262', 'art. 232', 'art. 262', 'art 40', 'art. 40', 'art. 232', 'art 16', 'art. 232', 'art. 262', 'art 263', 'art. 262', 'art. 35', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 31', 'art. 33', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 208', 'art. 216', 'art 255', 'art 263', 'art 347', 'art. 348', 'art. 57', 'art. 55', 'art. 113', 'sentenza ', 'art. 321', 'sentenza ', 'art. 321', 'art. 6', 'art. 177', 'art. 6', 'art, 27', 'art. 347', 'art. 254', 'art. 12', 'art. 177', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 498', 'art. 347', 'art. 348', 'art. 321', 'art. 55', 'art. 321', 'Cass. Sez. ', 'art. 321', 'art. 6', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 6', 'art. 347', 'art. 57', 'art. 6', 'art. 27', 'art, 6', 'art, 27', 'art. 347', 'art. 331', 'art. 27', 'art. 254', 'art. 230', 'art. 12', 'art. 177', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 498', 'art. 347', 'art. 348']

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MATERIALE DIDATTICO SEMINARIO FORMATIVO A RAGUSA 27 Novembre 2019 POLIZIA AMBIENTALE
MANUALE OPERATIVO DISPENSA p ragusa 2019SEMINARIO FORMATIVO A RAGUSA 27 Novembre 2019
In occasione del Corso di Formazione in materia di Tutela Ambientale relativo agli abbandoni dei Rifiuti organizzato il 27.11.2019 a Ragusa dal Comando della Polizia Municipale, al quale hanno partecipato oltre 250 operatori provenienti da tutta la Sicilia, Il Docente Dott. Giuseppe Aiello, ha voluto mettere a disposizione dei partecipanti una Dispensa contenete gli argomenti più importanti del programma :
1.LA GESTIONE DEI RIFIUTI; ( Cenni)
1.1 LA GESTIONE DEI RIFIUTI NELLA PARTE IV DEL T.U.A.;
1.1.1 La Definizione giuridica del Rifiuto
1.1.2 La classificazione dei rifiuti
L’ ABBANDONO DEI RIFIUTI
2.1 LA DISCIPLINA SANZIONATORIA PER GLI ABBANDONI DEI RIFIUTI
2.2 L’ ABBANDONO DEI RIFIUTI NEL TESTO UNICO AMBIENTALE;
2.2.1 L’Abbandono da parte del Privato cittadino ;
2.2.2 L’Abbandono da parte delle imprese (ditte o Enti) ;
2.2.3 Chi emana L’ordinanza di rimozione dei Rifiuti;
2.2.4 Inottemperanza all’ordinanza di rimozione;
LE VIOLAZIONI AI REGOLAMENTI E ORDINANZE COMUNALI
4 . CONTROLLO DEI RIFIUTI CON VIDEOSORVEGLIANZA
4.1 La Normativa sulla Videosorveglianza e il Garante della Privacy;
4.2. La videosorveglianza per l’accertamento delle violazioni contro l’abbandono dei rifiuti:
LA LEGGE 68/2015 L’ESTINZIONE DEL REATO AMBIENTALE
PRONTUARIO DELLE VIOLAZIONI ( modulistica ) fac simili
la presente dispensa, redatta dal Dott. Giuseppe Aiello è da considerarsi tutelata in base alla Legge a protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio (Legge 22 aprile 1941, n. 633) per cui è consentito esclusivamente l’uso per scopi didattici personali dei soli partecipanti al corso tenuto dall’autore con divieto di pubblicazione e divulgazione dell’opera o di parte di essa a chiunque e in qualsiasi modo.
Il materiale fornito in forma criptata potrà essere scaricato solo mediante password che verrà inviata ai soli iscritti mediante richiesta da parte di essi alla seguente mail: info@associazionemarcopolo.it
Dicembre 2019 Dott. Giuseppe Aiello
MANUALE OPERATIVO DISPENSA p ragusa 2019 (5 MB)
Dicembre, 9
Articoli e Documenti, Polizia Ambientale
Autorità competente a ricevere gli scritti difensivi in materia di abbandoni di piccolissimi rifiuti e di quelli derivanti dal fumo. Dott. Giuseppe Aiello C.te P.M. Lioni, esperto in tutela dell’ambiente e gestione dei rifiuti.
Sono un operatore di P.L. in provincia di __________ e chiedo delucidazioni in merito alle violazioni relative all’ articolo 232 bis c.3 concernenti il divieto di abbandoni, sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi, dei rifiuti di piccolissime dimensioni e quelli derivanti dal fumo in quanto ho redatto un verbale ai sensi dell’art 323 bis c. 3 del D.lgs 152/2006 ( abbandoni di sigarette che dispone << È vietato l’abbandono di mozziconi dei prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi>> a seguito di opposizione da parte del trasgressore ( formale presentazione degli scritti difensivi) ho inviato il tutto alla provincia quale autorità competente ma la stessa ha restituito gli atti al mio Comando ritenendo che non abbia competenza in materia in quanto i proventi per tale fattispecie illecita vanno ripartiti tra il comune e lo stato . Chiedo gentilmente al Dott. G. Aiello di indicare quale procedura seguire. Ringrazio Anticipatamente
Risposta del Dott. Giuseppe Aiello
In realtà già in passato mi sono state rivolte istanze similari da parte di operatori di P.M. a seguito di mancata accettazione degli atti concernenti proprio procedimenti di cui agli artt. 232 bis e 233 ter del D.lgs 152/2006 (abbandoni di mozziconi di sigarette) da parte della Provincia. A base del diniego la dichiarazione di incompetenza per non essere l’autorità preposta ad introitare le sanzioni.
Logicamente quanto asserito dai funzionari della Provincia è privo di qualsiasi fondamento giuridico in effetti la competenza in materia di rifiuti è disciplinata dall’art 262 del D.lgs 152/2006 che è rimasto invariato anche dopo la legge 221/2015, nel caso di specie la Provicnia è individuata quale autorità competente anche per le violazioni relative agli abbandoni dei piccoli rifiuti e di quelli derivanti dal fumo, in particolare si preme far evincere che :
l’art 40 L.221/2016, ha inserito nel D.lgs 152/2006 (T.U.A.) due nuovi articoli, il 232 bis e 233 ter che vanno a disciplinare il divieto di abbandoni, sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi, dei rifiuti di piccolissime dimensioni, quali anche scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare, con la previsione di sanzioni che vanno da un minimo di euro 30 a euro 150, mentre, in caso di prodotti da fumo la sanzione è aumentata fino al doppio;
Il legislatore ha introdotto all’interno del Testo Unico Ambientale, altresì, sempre con l’art. 40, comma 1, legge n. 221 del 2015, i sotto indicati due comma:
Art 255. Abbandono di rifiuti c1-bis. Chiunque viola il divieto di cui all’articolo 232-ter è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trenta a euro centocinquanta. Se l’abbandono riguarda i rifiuti di prodotti da fumo di cui all’articolo 232-bis, la sanzione amministrativa è aumentata fino al doppio.
Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie c 2-bis.( diparto delle sanzioni tra stato e Comune)
IN effetti Secondo le disposizioni su evidenziate gli introiti sanzionatori saranno divisi in parti uguali tra lo Stato e i Comuni, infatti l’introduzione del comma 2 bis all’articolo 263 T.U.A., stabilisce che il 50% dei proventi sia devoluto allo Stato, per essere riassegnato ad un apposito Fondo e il restante 50 % ai Comuni con destinazione vincolata, finalizzata ad installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo, e per apposite campagne di informazione.
Per quanto sopra riportato per la violazione agli abbandoni dei piccolissimi rifiuti (art. 232 ter D.lgs 152/2006) è possibile ammettere il trasgressore al pagamento in misura ridotta di euro 50,00, così come stabilito dall’art 16 L.689/1981, nel caso dei prodotti da fumo (art. 232 bis D.lgs 152/2006) ciò non è previsto. I verbali redatti dagli organi di controllo per le violazioni dei prodotti da fumo, devono essere contestati alla parte senza che essa possa avvalersi del pagamento in misura ridotta e inviati, dall’organo accertatore, alla Provincia, quale Autorità preposta ad ingiungere la somma da pagarsi ex art. 262 D.lgs 152/2006; solo dopo il trasgressore potrà effettuare il pagamento della sanzione. Anche se ai sensi dell’art 263 c. 2bis il Comune è deputato ad introitare i proventi delle sanzioni derivanti dall’accertamento delle violazioni agli artt. 232 bis e ter ciò non comporta che automaticamente lo stesso Ente sia anche individuato quale autorità designata all’irrogazione delle relative sanzioni amministrative pecuniarie. La Provincia in questo specifico caso è tenuta a ricevere i verbali in materia di abbandoni ( artt. 192, 232 bis, 232 ter) così come gli scritti difensivi prodotti dagli interessati avverso la normativa in questione e dovrà determinare le somme dovute a titolo di sanzioni amministrative in base all’art. 262. D.lgs 15272006 .
Per quanto su esposto allego una nota che potrà essere inviata alla Provincia che ha restituito gli atti al Comando P.M. affinché la stessa si ravveda procedendo ad esercitare le competenze che la normativa di settore ha voluto attribuire.
Allegato nota del Dott. Giuseppe Aiello da trasmettere alla Provincia che ha restituito gli atti
Oggetto : Restituzione verbale amministrativo n. ____ PA/2019 ( art. 232 bis c 3 D.lgs 152/2006 e scritti difensivi prodotti da di _________
In riscontro alla vostra nota prot. del concernete l’oggetto si trasmette nuovamente il verbale n. ____ / 201) unitamente agli scritti difensivi ritenendo che l’ufficio in indirizzo abbia la competenza in materia in relazione all’ art. 262 D.lgs 152/2006, che è rimasto invariato anche dopo la legge 221/2015 , in particolare si preme far evincere che :
l’art 40 L.221/2016, ha inserito nel D.lgs 152/2006 (T.U.A.) due nuovi articoli, il 232 bis e 233 ter e imponendo il divieto di abbandoni, sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi, dei rifiuti di piccolissime dimensioni, quali anche scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare, con la previsione di sanzioni che vanno da un minimo di euro 30 a euro 150, mentre, in caso di prodotti da fumo la sanzione è aumentata fino al doppio;
per stabilire le sanzioni nonché l’autorità preposta ad introitarne i proventi, alle su riportate nuove previsioni, ha introdotto altresì nel T.U.A. , sempre con l’art. 40, comma 1, legge n. 221 del 2015, i sotto indicati due comma:
263. Proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie c 2-bis.( diparto delle sanzioni tra stato e Comune)
Per quanto sopra riportato per la violazione agli abbandoni dei piccolissimi rifiuti (art. 232 ter D.lgs 152/2006) è possibile ammettere il trasgressore al pagamento in misura ridotta di euro 50,00, così come stabilito dall’art 16 L.689/1981, nel caso dei prodotti da fumo (art. 232 bis D.lgs 152/2006) ciò non è previsto. I verbali redatti dagli organi di controllo per le violazioni dei prodotti da fumo, devono essere contestati alla parte senza che essa possa avvalersi del pagamento in misura ridotta e inviati, dall’organo accertatore, alla Provincia, quale Autorità preposta ad ingiungere la somma da pagarsi ex art. 262 D.lgs 152/2006; solo dopo il trasgressore potrà effettuare il pagamento della sanzione. Anche se ai sensi dell’art 263 c. 2bis il Comune è deputato ad introitare i proventi delle sanzioni derivanti dall’accertamento delle violazioni agli artt. 232 bis e ter ciò non comporta che automaticamente lo stesso Ente sia anche individuato quale autorità designata all’irrogazione delle relative sanzioni amministrative pecuniarie. La Provincia in questo specifico caso è tenuta a ricevere i verbali in materia di abbandoni ( artt. 192, 232 bis, 232 ter) e determinare le somme dovute a titolo di sanzioni amministrative in base all’art. 262. D.lgs 15272006 .
Articoli e Documenti, Attualità
DI LUCIA LA RICCIA
L ‘art. 35 della l. n. 865/1971 prevede che i Comuni, o i loro consorzi, possono espropriare le aree comprese nei piani di zona da loro approvati, a norma della legge 167/ 1962, e destinarle alla costruzione di case economiche e popolari.
I corrispettivi della concessione in superficie e i prezzi delle aree cedute in proprietà devono, nel loro insieme, assicurare la copertura delle spese sostenute dal Comune o dal consorzio per l’acquisizione delle aree comprese in ciascun piano. I corrispettivi della concessione in superficie non possono essere superiori al 60 per cento dei prezzi di cessione in proprietà riferiti allo stesso volume.
La giurisprudenza amministrativa, più volte, ha avuto modo di precisare che l’art. 35 della l. n. 865/1971 prescrive che la realizzazione del P.E.E.P. debba avvenire in pareggio, allo scopo di assicurare la copertura delle spese complessivamente sostenute o da sostenere da parte dell’amministrazione locale. Sulla base di questa ricostruzione, «è del tutto coerente che spetti al Comune il diritto di recuperare quanto speso sia per l’acquisizione delle aree sia per la loro urbanizzazione, anche qualora le somme fossero espressamente state pattuite in convenzione» (Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 22.9.2010, n. 4815).
La copertura totale dei costi deve essere garantita anche per le spese eventualmente sostenute dal Comune nei procedimenti aventi ad oggetto la risoluzione delle controversie derivanti dalle procedure di esproprio; “(…) l’art. 35 della L.865/1971 obbliga i singoli Comuni a recuperare, a titolo di conguaglio, tutte le ulteriori somme corrisposte in relazione a transazioni, acquisizioni bonarie, o spese connesse a controversie giudiziarie inerenti all’acquisizione originaria delle aree. Le citate somme possono essere poste a carico degli assegnatari delle porzioni immobiliari con diritto di superficie, risultando ulteriori e complementari rispetto al canone stabilito per il godimento di tale diritto, (…) (TAR Lombardia, sez. IV, sentenza 1.12.2017, n. 2308).
In una situazione di maggiori oneri sostenuti, un Comune chiede un parere alla CdC ponendo il quesito se, in base al riparto effettuato in coerenza con la percentuale prevista dall’art. 35, comma 12, della legge 865/1971, (secondo cui i corrispettivi per la concessione in diritto di superficie devono essere inferiori alla concessione del diritto di proprietà), in sede di recupero dei maggiori oneri di esproprio lo stesso può essere limitato, per equità, al 60% della somma dovuta da parte degli assegnatari in diritto di superficie.
La Cdc si è espressa nel rispetto del principio cardine dell’integrale copertura dei costi da parte del soggetto espropriante che impone al Comune il recupero integrale dei maggiori oneri di esproprio anche nei confronti degli assegnatari in diritto di superficie. (CC Sez.Puglia 46/19).
D’altronde se così non fosse, applicando quote differenti, il Comune si troverebbe con la quota non coperta dai concessionari del diritto di superficie a carico del bilancio comunale con conseguente danno all’erario.
E’ bene, comunque, sottolineare che il principio del pareggio oltre a tutelare il soggetto espropriante, da un punto di vista economico, tutela anche i beneficiari i quali, a fronte di acquisizioni di aree che avvengono con procedure non legititme, non sono tenuti a sostenere i costi che il soggetto espropriante si troverebbe a corrispondere ai proprietari delle aree a titolo di risarcimento del danno per la perdita della proprietà, ai sensi dell’art. 2043 c.c. (Consiglio di Stato, sez IV, sentenza n. 4815/2010).
Donato SANGIORGIO Comandante Polizia Locale e formatore.
(Ricorso respinto)
Il tribunale Amministrativo Regionale Campania, respingeva il ricorso proposto dalla ricorrente, avverso l’ordinanza di demolizione n° 57 del 18 settembre 2008, emessa dal responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune.
Gli abusi contestati erano consistiti nella realizzazione sine titulo di opere di pavimentazione, di due piscine, di arredi esterni, di scale di collegamento, di solai esterni in muratura, di un pergolato, di una palizzata in legno, di un locale wc esterno, di un locale abitabile in aderenza all’appartamento preesistente, di un locale deposito e della sopraelevazione dei muri di confine, in corrispondenza dei singoli terrazzamenti sul fondo in proprietà della ricorrente.
I magistrati hanno ribadito principi molto importanti nella sentenza esaminata, partendo dai soggetti competenti ad emettere l’ordinanza di demolizione e ribadendo altri principi già affermati dalla giurisprudenza. Infatti, i magistrati, facendo riferimento agli artt. 31, comma 5, del d.p.r. n. 380/2001 e 107 comma 3, lett. g, del d.lgs. n. 267/2000, affermano che l’ordinanza di demolizione di opere edilizie abusive rientra nella competenza del dirigente comunale, ovvero, nei Comuni sprovvisti di detta qualifica, dei responsabili degli uffici e dei servizi.
La giurisprudenza ha costantemente affermato che, in presenza di manufatti abusivi non sanati né condonati, gli interventi ulteriori, anche se per manutenzione straordinaria, del restauro e/o del risanamento conservativo, della ristrutturazione, della realizzazione di opere costituenti pertinenze urbanistiche, ripetono le caratteristiche di illegittimità dell’opera principale alla quale ineriscono strutturalmente, sicché non può ammettersi la prosecuzione dei lavori abusivi a completamento di opere che, in mancanza di sanatoria, devono ritenersi comunque abusive, con conseguente obbligo del Comune di ordinarne la demolizione.
Ancora il TAR Campania, sottolinea altro principio affermato dalla giurisprudenza, precisando che si può intervenire su immobili, rispetto ai quali pende l’istanza di condono, a pena dell’assoggettamento alla medesima sanzione prevista per il manufatto abusivo di riferimento.
Tale possibilità di intervento deve esplicarsi nel rispetto delle procedure di legge, ossia, segnatamente, dell’art. 35 della l. n. 47/1985 il quale al comma 14 stabilisce che: “Decorsi centoventi giorni dalla presentazione della domanda e, comunque, dopo il versamento della seconda rata dell’oblazione, il presentatore dell’istanza di concessione o autorizzazione in sanatoria può completare sotto la propria responsabilità le opere di cui all’art. 31 non comprese tra quelle indicate dall’art. 33. A tal fine l’interessato notifica al comune il proprio intendimento, allegando perizia giurata ovvero documentazione avente data certa in ordine allo stato dei lavori abusivi, ed inizia i lavori non prima di trenta giorni dalla data della notificazione. L’avvenuto versamento della prima e della seconda rata, seguito da garanzia fideiussoria per il residuo, abilita gli istituti di credito a concedere mutui fondiari ed edilizi. I lavori per il completamento delle opere di cui all’art. 32 possono essere eseguiti solo dopo che siano stati espressi i pareri delle competenti amministrazioni. I lavori per il completamento delle opere di cui al quarto comma dell’art. 32 possono essere eseguiti solo dopo che sia stata dichiarata la disponibilità dell’ente proprietario a concedere l’uso del suolo”;
Si replica ancora un principio fondamentale, quello che, una volta accertata l’esecuzione di interventi privi di permesso di costruire e in mancanza di preesistente domanda di sanatoria da parte del soggetto interessato, ne deve essere disposta la rimozione, indipendentemente dalla verifica della loro eventuale conformità agli strumenti urbanistici e della loro ipotetica sanabilità, infatti, l’abusività di un’opera edilizia costituisce, già, di per sé, presupposto per l’applicazione della prescritta sanzione demolitoria.
PROTOCOLLO ANTIEVASIONE LOCALE: ACCORDO TRA ANCI, GDF, AGENZIA ENTRATE E IFEL.
di Luca Leccisotti – Comandante Polizia Locale e formatore del personale EELL
E’ stato recentemente siglato un accordo tra Agenzia Entrate, Guardia di Finanza, Anci e IFEL, per una più efficace partecipazione dei comuni all’accertamento fiscale.
Oggetto del protocollo, sono naturalmente le segnalazioni qualificate, la formazione mirata con l’utilizzo di nuove tecnologie, il perfezionamento delle reti e sulla professionalità del gruppo di lavoro che parteciperà all’accertamento.
Innanzi tutto si vuole, con questo accordo, puntare ad una maggiore qualità delle “segnalazioni qualificate” tramite il SIATEL, partendo da una formazione seria degli Uffici Tributi dei comuni e con l’individuazione delle buone pratiche da implementare sul territorio.
Quindi, corretta elaborazione dei profili, dei comportamenti a rischio, comportamenti evasivi ed elusivi.
In definitiva la leva fondamentale è costituita dal rafforzamento del team antievasione, attraverso formazione diretta, incontri a tema e definizione di linee guida operative per realizzare gli obiettivi dell’intesa.
Nota stridente, dal silenzio assordante, è la totale assenza di ogni qualsiasi richiamo alla Polizia Locale.
La Polizia Locale, che ormai in ogni legge regionale è competente in polizia tributaria locale, è sempre in prima linea nonché è immersa e addentrata nei territori. E’ l’unica componente dei dipendenti comunali, che può rilevare comportamenti elusivi ed evasivi sul territorio in quanto è proprio la “locale” che, attraverso controlli commerciali, al codice della strada, alle occupazioni e ai controlli anagrafici, è l’unica che può incidere in maniera diretta e sul territorio, a differenza degli statici Uffici Tributi, implementando strategie di intervento in collaborazione con altre FF.OO.
Come al solito, questo aspetto fondamentale, non è stato per nulla rilevato.
Amministrativo-gestionale, Annona, Commercio e Polizia Edilizia, Articoli e Documenti, Attualità
RIFIUTI MUD 2018 – Presentazione entro il 30 aprile per via telematica o tramite PEC – Disponibili i tracciati record per la compilazione telematica
G.aiello
A) Novità.Il P.C.M. 28 dicembre 2017 (pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 2017 – Suppl. Ordinario n. 64), che ha approvato il modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2018, non ha apportato modifiche circa i soggetti tenuti alla presentazione del MUD, le informazioni da comunicare, i diritti di segreteria e le modalità per l’invio telematico.
Tutte le imprese che svolgono attività di recupero o smaltimento rifiuti dovranno comunicare, tramite un’apposita scheda (Scheda SA-AUT), una serie di informazioni relative alle autorizzazioni in loro possesso, tra le quali:
Anche per il 2018, il D.P.C.M prevede la possibilità, per i produttori di rifiuti che devono dichiarare fino a 7 tipologie di rifiuti, di compilare e trasmettere, in alternativa all’invio telematico, la Comunicazione Rifiuti Semplificata.
Il CONAI dovrà comunicare, per via telematica, alla Sezione nazionale del Catasto dei rifiuti i dati sull’utilizzo annuale di borse di plastica di materiale leggero, acquisiti dai produttori e dai distributori di borse di plastica, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 220-bis del D.Lgs. n. 152/2006, recante “Obbligo di relazione sull’utilizzo delle borse di plastica”.
B)Modello. Ricordiamo che il P.C.M. 28 dicembre 2017contiene sia il modello che le istruzioni per la presentazione del Modello Unico di dichiarazione ambientale (MUD), articolato in 6 Comunicazioni:
C)Modalità di trasmissione. Una volta compilata la Comunicazione, per la presentazione sono possibili due soluzioni alternative: per via telematicao tramite PEC
stampare la sola Sezione anagrafica, completarla con la firma autografa del legale rappresentante del soggetto dichiarante o di un suo delegato;
creare un unico documento PDF, comprensivo di:
D)Diritti di segreteria. L´importo dei diritti di segreteriavaria a seconda della modalità di invio della denuncia.
Risposta a un quesito sulle attività che possono essere svolte da una società partecipata. Dallo Strumentario di diritto Italia
La società XXXCCC, ha in affidamento in house la raccolta e lo smaltimento rifiuti e la gestione delle farmacie comunali, ai fini del d.lgs. n. 175/2016 si chiede se rientrano tra le attività commerciali:
a) servizi vari effettuati a società direttamente e indirettamente partecipate
b) servizi di raccolta e smaltimento rifiuti speciali convenzionati con aziende private
c) corrispettivi CONAI
d) corrispettivi da medici per la gestione degli ambulatori.
Rientrano tra le attività commerciali i servizi di raccolta e smaltimento di rifiuti speciali svolti a favore di aziende private e i corrispettivi dai medici per la gestione degli ambulatori.
Sui corrispettivi del CONAI è necessario verificare se si tratta di componente economica corrisposta in funzione delle attività svolte dalla società nell’ambito di quelle obbligatoriamente previste (connesse al riciclo per cui si aderisce al consorzio obbligatorio) o di attività ulteriori.
Per valutare le attività svolte verso società terze comunque partecipate dal Comune bisognerebbe verificare la natura dei servizi: in ogni caso, a fronte delle recenti indicazioni della Corte di Giustizia Ue, non concorrono a formare l’80% del fatturato, ma vanno nelle attività verso terzi.
Circolare ministeriale recante “Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi” prot. 4064 del 15.03.2018
circolare_prot_4064_15_03_2018Giuseppe Aiello, C.te P.M. Lioni (AV)
IL ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nella considerazione che tutto il territorio nazionale è stato recentemente interessato da diffusi e frequenti episodi di incendi in impianti di trattamento di rifiuti, di maggiore o minore gravità ha ritenuto necessario individuare le più opportune iniziative atte a prevenire, o quanto meno a ridurre, i rischi connessi allo sviluppo di incendi presso impianti che gestiscono rifiuti. Ha emanato per questo la circolare prot. 4064 del 15.03.2018, che definisce i criteri operativi utili per una gestione ottimale degli stoccaggi negli impianti che gestiscono rifiuti. Il Ministero ricorda che Lo stoccaggio di rifiuti, inteso sia come operazioni di smaltimento sia come operazioni di recupero, può essere eseguito da un impianto autorizzato attraverso l’autorizzazione integrata ambientale, attraverso la procedura ordinaria ai sensi dell’art. 208 del d.lgs. 152/06, ovvero, per la sola operazione di recupero, attraverso la procedura semplificata di cui all’art. 216 del d.lgs. 152/06. La pluralità delle procedure amministrative previste dal legislatore nazionale, cui conseguono provvedimenti amministrativi espressi o taciti da parte delle differenti autorità competenti, può comportare una disomogenea applicazione, da parte dei gestori degli impianti, delle modalità operative e delle buone pratiche comportamentali per una gestione ottimale e in sicurezza degli impianti ove vengono effettuati stoccaggi di rifiuti. Ne consegue l’importanza della individuazione puntuale del contesto autorizzativo ed operativo di tali attività, ad utilizzo dei gestori, delle autorità competenti al rilascio degli atti autorizzativi, e delle autorità preposte ai controlli. Resta inteso che, qualora lo stoccaggio di rifiuti annoveri un’attività di cui all’allegato I al d.P.R. 151/2011, si dovrà dare corso agli adempimenti ai fini della sicurezza antincendi previsti dagli artt. 3 e 4 del predetto decreto.
Il documento è sicuramente molto utile ed interessante per gli addetti ai lavori per questo viene allegato integralmente alla presente.
circolare_prot_4064_15_03_2018 (438 kB)
Vincolo di specifica destinazione dei proventi sanzionatori derivanti dagli abbandoni delle cicche e chewing gum in applicazione della legge 221/2016 e del Decreto del 15 febbraio 2017:
Nuovi adempimenti per i Bilanci degli Enti Locali . Dott. Giuseppe Aiello, C.te Polizia Municipale di Lioni.
Con la legge 221/2016 sono stati introdotti, nel Testo Unico dell’Ambiente due nuovi articoli, il 232 bis e 233 ter e l’aggiunta di due nuovi comma, 1 bis all’art 255 e 2 bis all’art 263, che sanciscono una nuova disciplina sanzionatoria per il divieto di abbandoni, sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi, dei rifiuti di piccolissime dimensioni, quali anche scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare o prodotti del fumo. Con apposito Decreto Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, pubblicato nella G.U. 54/2017 del 15 febbraio 2017 sono state emanate le disposizioni di attuazione delle norme in materia di rifiuti di prodotti da fumo e di rifiuti di piccolissime dimensioni. Il legislatore con le due disposizioni su citate in deroga al principio di unità che pretenderebbe che tutte le entrate iscritte in bilancio fossero indistintamente destinate alle spese, ha introdotto un vincolo di specifica destinazione dei proventi in esame al fine di correlare parte delle somme previste ed introitate ad interventi destinati, in via prioritaria, per le attività di installazione nelle strade, nelle piazze, nelle aree a verde, nei parchi nonché’ nei luoghi di alta aggregazione sociale di appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo e, in via residuale e secondo le specifiche esigenze, per la pulizia di caditoie e di tombini facenti parte del sistema fognario nonché’ per le campagne di informazione su scala locale. Il legislatore con le richiamate disposizioni, nel fornire indicazioni agli enti locali in ordine al perseguimento di determinate finalità d’interesse pubblico, impone alle medesime Amministrazioni, in deroga al generale principio dell’universalità del bilancio, di utilizzare le risorse derivanti dall’accertamento di violazioni alle disposizioni relative ai piccoli abbandoni, nella quota parte del 50%, per effettuare singole categorie d’interventi così come indicati nel citato decreto. Le entrate derivanti da tali tipologie di sanzioni hanno quindi una destinazione vincolata, e tale vincolo costituisce un limite, introdotto ex lege, per garantire un più economico perseguimento dei fini istituzionali. I Comuni pertanto dovranno dare atto, nel rendiconto di gestione, dell’osservanza del relativo vincolo di destinazione e dovranno versare il 50% dei proventi, con cadenza semestrale ed entro il 30 giugno ed il 31 dicembre di ciascun anno, nel capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato n. 2592, art. n. 28.
Potete leggere l’articolo completo e scaricare le schede operative contenti anche i verbali di contestazione delle relative diverse violazioni dallo Strumentario edito da www.dirittoitalia.it edizione aprile 2018 .
Dott. Giuseppe Aiello, C.te polizia municipale di Lioni (AV).
La (controversa) qualifica delle Guardie zoofile riconosciute dalla legge 20 luglio 2004, n. 189, il loro corretto impiego e il sequestro preventivo d’urgenza di animali
Dott. Giuseppe Aiello, C.te Polizia municipale di Lioni (AV)
La problematica che investe la (controversa) qualifica delle Guardie zoofile riconosciute dalla legge 20 luglio 2004, n. 189 o più in generale le G.A.V. viene spesso trattata nella aule dibattimentali dei diversi tribunali con risvolti non sempre scontati e piacevoli da accettare. Spesso le Polizie Locali o anche Nazionali operano unitamente ad appartenenti alle associazioni di volontariato o su loro segnalazione ed è per questo fondamentale conoscere i limiti entro cui tali soggetti possono agire. Voglio innanzitutto riconoscere il grande ruolo ricoperto e la valenza sociale di valore inestimabile dei volontari in genere ed in particolare di coloro che operano per la tutela del territorio e degli animali pur ammettendo che, in vari casi, è necessario essere molto cauti prima di impiegare dette associazioni in attività di vigilanza soprattutto quando seguono “convenzioni onerose” per gli Enti. Non è difficile, per questo, trovarsi in dinamiche particolari che, più di quanto si possa immaginare, caratterizzano questo mondo fatto anche di soggetti alla “Rambo” che si propongono in attività di supporto agli Enti Locali ed operano in attività di controlli generalizzati addirittura avocando a se qualifiche di P.G. (che non hanno) o ricoprendo ruoli istituzionali che non gli appartengono. L’elenco da sfogliare sarebbe lungo e non è l’occasione per farlo. Molti Comuni hanno addirittura sostituito la polizia municipale con i volontari in compiti di vigilanza stradale, conferendo loro impropriamente qualifiche particolari (non ultima quella di Ausiliario del traffico ex L. 127/1997) tutela del territorio tutela ambientale ecc. . Purtroppo in giro ci sono sia Volontari sia Funzionari e Dirigenti di Enti che palesano una grande ignoranza in materia e, non riconoscendo i limiti insiti con la figura del volontariato, si espongono a gravi rischi e responsabilità di natura penale ed anche contabile. In effetti eventuali abusi da parte dei volontari per impieghi degli stessi in compiti che non compete loro possono essere valutati e considerati ai sensi del vigente Codice Penale in relazione all’art 347 C. P. (usurpazioni di funzioni pubbliche) e dell’art. 348 C.P. ( esercizio abusivo della professione).
Quindi, per non incorrere in abusi ed essere esposti a responsabilità, sarebbe opportuno, da parte degli Enti locali, prima di stabilire qualsivoglia collaborazione, verificare preliminarmente il possesso delle relative qualifiche di tali soggetti, in particolare quella di P.G., l’attribuzione delle effettive relative competenze, al fine di evitare di incorrere in abusi per il mancato riconoscimento del potere legittimante da parte di costoro. La natura giuridica delle c.d. guardie zoofile, è da tempo al centro di un acceso dibattito, con riferimento specifico alla legittimazione a operare sequestri di animali. In proposito è opportuno ricordare che l’art. 57, comma 3, c.p.p. attribuisce la qualifica di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, nei limiti del servizio cui sono destinate e secondo le rispettive attribuzioni, alle persone alle quali le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni previste dall’art. 55 c.p.p. Secondo quest’ultimo disposto le attività riservate alla Polizia giudiziaria consistono nel prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale, svolgere ogni indagine e attività disposta o delegata dall’autorità giudiziaria.
Le guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute, secondo quanto previsto dagli artt. 57, comma 3, c.p.p. e 6, comma 2, legge n. 189/2004, sono agenti di polizia giudiziaria nei limiti del servizio cui sono destinate secondo le rispettive attribuzioni (e non già di ufficiale di polizia giudiziaria, trattandosi di soggetti privati). Si può quindi ritenere che, la qualifica di agente di polizia giudiziaria compete alla guardia zoofila che agisca nei limiti delle attribuzioni conferite, per materia e per territorio, dalla legge e dal decreto prefettizio di nomina. Al fine di verificare la legittimazione della singola guardia particolare giurata a operare, occorre dunque appurare se l’associazione di appartenenza della stessa risulti fra quelle riconosciute; se la guardia particolare giurata sia munita di valido decreto prefettizio; quali sono i compiti funzionali rispetto alla specifica materia di competenza e l’ambito territoriale in cui possono operare. Dal momento che la qualifica spettante – nei limiti sopra precisati – alle guardie zoofile è quella di agente di polizia giudiziaria (e non già di ufficiale di polizia giudiziaria, trattandosi di soggetti privati), risulta in ogni caso loro preclusa la possibilità di eseguire un sequestro preventivo, atteso che l’art. 113 disp. att. c.p.p. limita tale facoltà, per i casi di particolare necessità e urgenza, ai soli atti previsti dagli artt. 352 e 354, commi 2 e 3 c.p.p., e dunque al solo sequestro probatorio.
La sentenza n. 421, emessa il 30 novembre 2016, dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Collegio A, che ritengo utile esaminare, parte dal sequestro preventivo d’urgenza ai sensi dell’art. 321, comma 3 bis, c.p.p. (di venti piccole tartarughe palustri) operato in materia di tutela degli animali per i reati di cui agli artt. 544 bis e 544 ter c.p., da alcuni soggetti che si qualificavano Guardie Zoofile Venatorie perché appartenenti ad una specifica associazione di volontariato ma che poi, a seguito dell’istruttoria, non sono stati riconosciuti tali e di conseguenza privi del potere di P.G. . Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la sentenza in esame, ribadisce, che solo gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere all’apposizione del vincolo reale su beni materiali nella forma giuridica del sequestro preventivo d’urgenza ai sensi dell’art. 321, comma 3 bis, c.p.p. e, nel caso in esame ritiene illegittimo il sequestro preventivo d’urgenza operato da operatori che si qualificavano quali « Guardie Zoofile Venatorie X.X.X.X.X>>, giungendo a tale decisione sul presupposto che i soggetti operanti non possono qualificarsi (seppure nel ristretto ambito della normativa in tema di tutela degli animali) come appartenenti alla polizia giudiziaria e ciò, come detto, per il disconoscimento da parte dell’associazione (nel cui interesse costoro asserivano di agire) in ordine ai rapporti fra i tre (apparentemente facenti parte di un inesistente «Comando Gruppo di Aversa (CE)» della «X.X.X.X.X.») ed il medesimo «X.X.X.X.X.».
In merito all’argomento trattato si ritiene utile evidenziare che anche l’Ufficio Territoriale del Governo di Caserta, con nota prot. 7990 del 2 febbraio 2017, si è occupato delle Guardie zoofile volontarie ed ha chiarito, fra l’altro, che esse non sono titolari di funzioni di polizia stradale e non sono dunque abilitate a essere equipaggiate con il segnale distintivo di intimazione dell’ALT, mentre possono – nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli artt. 55 e 57 c.p.p., ed esclusivamente al fine dell’espletamento delle attività di cui all’art. 6 della legge n. 189/2004 (tutela degli animali di affezione) – utilizzare veicoli, immatricolati a nome di associazioni riconosciute a vario titolo e operanti nel settore della protezione animali o della vigilanza zoofila, dotati di dispositivi acustici e/o luminosi ai sensi dell’art. 177 codice della strada. L’utilizzo è consentito esclusivamente per servizi urgenti d’istituto che implichino il soccorso o il trasporto di detti animali che versino in stato di necessità. Con la citata nota ha inoltre espresso riserve in ordine al rilascio, da parte delle associazioni di appartenenza, di tesserini di riconoscimento degli operatori, non assimilabili ai documenti di identità rilasciati dalle amministrazioni pubbliche, che, ove recanti la dicitura «G.P.G. con funzioni di polizia giudiziaria», «potrebbe ingenerare nei terzi l’errata convinzione che detta qualifica sia un connotato permanente e omnicomprensivo, laddove invece essa risulta limitata per tipo di servizio, per territorio e per natura dei reati» .
Per chiarire la problematica in esame giunge anche la direttiva emanata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in data 12.03.2018, alle Forze dell’Ordine del proprio Circondario nonché agli Enti territorialmente competenti. L’ Autorità Giudiziaria ha voluto esplicitare l’inquadramento ordinamentale delle cd. “Guardie Particolari Giurate Volontarie Zoofile”, nominate con decreto prefettizio, ai sensi dell’art. 6, comma 2 0, della Legge 20 luglio 2004 n. 189 (vigilanza volontaria zoofila) e delle Guardie Particolari Giurate Zoofile, nominate a norme di leggi regionali (vigilanza volontaria venatoria).
Al tal riguardo riconosce che “La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute. Le guardie particolari giurate zoofile nominate ai sensi di norme di leggi regionali, sono invece abilitate ai compiti di vigilanza venatoria di volta in volta previsti dalle leggi regionali stesse, in relazione alla previsione di cui all’art, 27, 20 comma, ultimo periodo, della legge quadro sulla caccia (L. n. 157 del 1992). Le guardie giurate volontarie zoofile – ex legge 189/04 – sono agenti di polizia giudiziaria con competenza limitata al solo accertamento di reati aventi per oggetto animali di compagnia. Trattasi, dunque, degli illeciti penali commessi mediante maltrattamento degli animali e loro impiego in combattimenti clandestini o in competizioni non autorizzate, con esclusivo riguardo agli animali domestici o di compagnia (non altri animali come ad es. la fauna selvatica). Tale disposizione non autorizza le guardie zoofile nominate con decreto del Prefetto all’esercizio di compiti di vigilanza venatoria. con conseguenti attività di’ polizia giudiziaria (quali la redazione di informative di reato ex art. 347 c.p.p., sequestri, perquisizioni, ispezioni, ecc…) in quanto, per l’espletamento dello specifico servizio venatorio “non” sono riconosciute le qualità di polizia giudiziaria.
La direttiva del 12.03.2018 precisa altresì, per ciò che riguarda l’uso della paletta segnaletica di intimazione dell’ALT, recante il simbolo dell’associazione, verosimilmente finalizzato ad intimare l’ ALT ai veicoli, non rientra nel novero delle uniformi e dei distintivi in dotazione alle guardie particolari giurate per le quali, ai sensi dell’art. 254 del regolamento di esecuzione del TULPS, è richiesta l’approvazione del Prefetto. Quindi, i soggetti deputati all’espletamento dei servizi di polizia stradale sono stabiliti in maniera dettagliata dall’art. 12 del Codice della Strada, il cui tenore non consente di includervi le guardie giurate volontarie delle associazioni protezionistiche di cui si tratta. Inoltre rispetto all’utilizzo dei dispositivi supplementari di allarme da parte delle associazioni operanti nel campo della vigilanza zoofila rappresenta che detto utilizzo risulta previsto dall’art. 177 del Codice della Strada e disciplinato dal D.M. 9 ottobre 2012, n. 21 7, adottato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, recante il regolamento attuativo dello stesso articolo, in materia di trasporto e soccorso di animali in stato di necessità. In particolare, possono essere dotati di detti dispositivi i veicoli immatricolati a nome di associazioni di volontariato riconosciute a vario titolo e operanti nel settore della protezione animali o della vigilanza zoofila, classificati come adibiti alle attività predette della categoria internazionale MI o NI (la carta di circolazione, ai sensi dell’art. 3 del medesimo D.M., è rilasciata alla stessa associazione di volontariato). Tali veicoli debbono essere condotti da guardie particolari giurate, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli artt. 55 e 57 del c.p.p. ed esclusivamente al fine dell’espletamento delle attività di cui all’art. 6 della legge n. 189/2004 (tutela degli animali d’affezione). La direttiva in esame precisa in ultimo che il concreto utilizzo dei dispositivi in argomento, come si deduce dall’intero testo regolamentare, risulta consentito esclusivamente per l’espletamento di servizi urgenti d’istituto che implichino il soccorso o il trasporto dei detti animali che versino in stato di necessità espressamente definito dall’art. 6 del D.M. 9 ottobre 2012, n. 21 7, che ne elenca i presupposti.
In conclusione la direttiva emanata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, precisa che l’art. 498 del codice penale punisce (al di fuori dei casi previsti dal precedente articolo 497-ter) chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario. Eventuali abusi da parte delle guardie zoofile saranno valutati e considerati ai sensi dell’art. 347 c.p. (usurpazione di funzioni pubbliche) o dell’art. 348 c.p. (abusivo esercizio di una professione).
Marzo 2018 Dott. Giuseppe Aiello
Sentenza n. 421, emessa il 30 novembre 2016, dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Collegio A.
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, direttiva emanata in data 12.03.2018,
Trib. Santa Maria Capua Vetere, Sez. I Pen., Collegio A
30 novembre 2016, n. 421 – Rossi, pres. ed est. – M., ric.
(Omissis) Nella vicenda che ha dato luogo al presente provvedimento il sequestro era materialmente operato il 24 settembre 2016 nel territorio comunale di San Marcellino (CE) da parte di X.Y., che si qualifica quale «Capo del Comando Guardie Zoofile Venatorie X.X.X.X.X.»; in quell’occasione il X. procedeva a fermare una vettura (omissis) nel mentre percorreva la pubblica strada ed all’interno di questo veicolo si accertava la presenza di venti piccole tartarughe palustri, appartenenti alla specie «Ocadia Sinensis», e di una testuggine terrestre della specie «Geochelone Carbonaria». Le prime erano «orribilmente stipate come sardine in un piccolissimo contenitore di plastica» e due di esse erano morte e ciò verosimilmente per la mancanza di aria; la testuggine, invece, era posizionata in un contenitore di polistirolo, posto nel bagagliaio della vettura. Di fatto il M. era alla guida di questa autovettura ed era in compagnia di altra persona e i citati animali si precisa (nell’ambito dell’informativa di notizia di reato del 24 settembre 2016, pervenuta il 26 settembre 2016 presso la competente Procura della Repubblica di Napoli Nord) che erano stati acquistati poco prima del sopra descritto sequestro presso una «fiera internazionale di rettili e anfibi», che aveva avuto luogo nei locali di un vicino «centro commerciale».
Da qui, il sequestro delle tartarughe e della testuggine, ravvisandosi, ad avviso degli operanti, elementi tali da integrare i reati di cui agli artt. 544 bis e 544 ter c.p.;
sequestro che aveva avuto luogo come sequestro preventivo d’urgenza ai sensi dell’art. 321, comma 3 bis, c.p.p.;
ed il successivo 28 settembre 2016, previa richiesta del pubblico ministero di pari data, il G.I.P. emetteva ordinanza di convalida del sequestro preventivo d’urgenza e contestuale decreto di sequestro preventivo;
quest’ultimo, appunto costituisce il provvedimento cautelare reale qui impugnato nell’interesse del M. Infatti, tale ultimo provvedimento (il decreto di sequestro preventivo) costituisce l’oggetto materiale del presente riesame, dato che questo è l’unico provvedimento che legittima la misura cautelare reale (Cass. 11671/11, Fioretti)
(Omissis) In realtà, la documentazione depositata dalla difesa del M. all’udienza camerale pone in luce che il citato X.Y. mai è stata una guardia zoofila per conto della «X.X.X.X.X.» e che le altre due persone (le quali erano concretamente con lui in quei frangenti ossia tali L.R. e S.A.), pur essendo «guardie volontarie» della «X.X.X.X.X.», non risultavano avere rinnovato la relativa iscrizione alla citata associazione per l’anno solare 2016 e ciò – si rilevi – è dubbio che possa apparire come circostanza casuale ovvero collegata ad una mera dimenticanza, considerando che i fatti di causa si consumano nell’ultima decade del mese di settembre dell’anno 2016;
e ad accentuare i dubbi circa la legittimazione di costoro in ordine alla possibilità di apporre il vincolo reale sugli animali, rinvenuti in possesso dell’indagato, vi è la circostanza che i predetti soggetti intervenivano come appartenenti al «Comando Gruppo di Aversa (CE)» della «X.X.X.X.X.», ma dalla già sopra riferita documentazione prodotta all’udienza camerale dell’11 novembre 2016 si evidenzia che il citato «Comando» non appartiene alla «X.X.X.X.X.».
(Omissis) In realtà, l’art. 55 c.p.p., nello stabilire che la polizia giudiziaria ha la funzione di impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori non attribuisce ad essa un autonomo potere di sequestro da esercitare anche al di fuori dei casi espressamente previsti dal codice di rito, ma si limita a indicare le funzioni della polizia giudiziaria, mentre gli strumenti per svolgerle sono quelli previsti dalle altre norme del codice stesso che, prima delle modifiche introdotte con d.lgs. 12/1991, non attribuiva alla polizia il potere di eseguire sequestri preventivi;
solo a seguito del detto decreto legislativo, che ha aggiunto all’art. 321 il citato comma 3 bis il sequestro preventivo può essere eseguito dalla polizia giudiziaria unicamente in caso di urgenza e deve essere convalidato dal giudice (Cass. Sez. Un. Pen. 9/91, Caltabiano, che ha ritenuto illegittimo un sequestro preventivo eseguito dalla polizia giudiziaria prima della detta modificazione dell’art. 321 c.p.p. e convalidato dal pubblico ministero con conseguente cessazione della misura cautelare reale). Ma, come visto, non vi è elemento alcuno (nemmeno sul piano astratto, legato alla dibattuta questione interpretativa dell’art. 6, comma 2, della legge 189/2004), che possa far ritenere che i soggetti, che qui avevano operato il sequestro ai sensi del comma 3 bis dell’art. 321 c.p.p. in danno del M. nella tarda mattinata del 24 settembre 2016, potessero essere considerati come appartenenti alla polizia giudiziaria. Di fatto, nella presente vicenda non vi era titolo alcuno che legittimava il X. ad intervenire ed a sequestrare gli animali e dubbio appare che ciò possa avvenire da parte di soggetti, i quali operano (la S. ed il L.), quali appartenenti ad un inesistente «Comando Gruppo di Aversa (CE)» della citata «X.X.X.X.X.»; allo stesso tempo all’indirizzo di tale «Comando» (omissis) la stessa «X.X.X.X.X.» precisa che lì nulla vi è che ad essa si riconduca.
(Omissis) In concreto, solo gli ufficiali di polizia giudiziaria (e ciò non sempre, ma solo in una situazione di urgenza) possono procedere all’apposizione del vincolo reale su beni materiali nella forma giuridica del sequestro preventivo d’urgenza ai sensi dell’art. 321, comma 3 bis, c.p.p. e ciò non appare essere la qualifica del X. (ormai allontanato dalla «X.X.X.X.X.» dal novembre del 2015), così come della S. e del L. (non ancora iscritti dalla citata associazione per il corrente anno solare 2016) e che agiscono come appartenenti ad un inesistente «Comando Gruppo di Aversa (CE)» della medesima «X.X.X.X.X.».
Per l’effetto, mancando il presupposto legittimante il sequestro preventivo d’urgenza, qui operato il 24 settembre 2016 in danno del M., si impone l’accoglimento della presente istanza. Infatti, né il X., né la S. ed il L. possono qualificarsi (seppure nel ristretto ambito della normativa in tema di tutela degli animali) come appartenenti alla polizia giudiziaria e ciò, come detto, per il disconoscimento da parte dell’associazione (nel cui interesse costoro asserivano di agire) in ordine ai rapporti fra i tre (apparentemente facenti parte di un inesistente «Comando Gruppo di Aversa (CE)» della «X.X.X.X.X.») ed il medesimo «X.X.X.X.X.». (Omissis)
VOLONTARIE ZOOFILE”: LA PROCURA FA CHIAREZZA
SANTA MARIA CAPUA VETERE. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha emanato in data 12.03.2018, alle Forze dell’Ordine del proprio Circondario nonché agli Enti territorialmente competenti una direttiva sull’inquadramento ordinamentale delle cd. “Guardie Particolari Giurate Volontarie Zoofile”, nominate con decreto prefettizio, ai sensi dell’art. 6, comma 2 0, della Legge 20 luglio 2004 n. 189 (vigilanza volontaria zoofila) e delle Guardie Particolari Giurate Zoofile, nominate a norme di leggi regionali (vigilanza volontaria venatoria).
Con tale direttiva, si è inteso fornire alcune delucidazioni, con particolare riferimento alle attività svolte dalle “Guardie Particolari Giurate Volontarie Zoofile” nominate con decreto prefettizio (perché di ricorrenza più frequente) in quanto, si è constatato che, presso l’Ufficio di Procura, pervengono da soggetti appartenenti a talune Associazioni, numerose comunicazioni di notizie di reato, redatte a norma dell’art. 347 c.p.p., contenenti, fra l’altro, anche attività di sequestro con richieste di convalida, aventi ad oggetto attività venatoria, materia non è di competenza delle predette Guardie Giurate Volontarie Zoofile.
Il problema ha assunto particolare rilievo in quanto si opera in un settore in cui, nel tempo, si sono succedute varie leggi, non organiche, che hanno: depenalizzato alcune materie (introducendo la figura dell’illecito amministrativo); trasferito alcune funzioni, prima riservate allo Stato, a Regioni ed Enti Locali; riconosciuto a soggetti privati, che non sono formalmente e stabilmente inquadrati nello Stato o negli Enti Pubblici, poteri di accertamento di reati e/o di illeciti amministrativi.
E’ evidente che si tratta di una eccezione alla regola generale secondo la quale le funzioni di Polizia Giudiziaria (art. 57 c.p.p.), di Polizia di Sicurezza (art. I del T.U.L.P.S.) e di Polizia Amministrativa (L. 689/8 1 ) vengono demandate solo a soggetti appartenenti all’apparato pubblico. Soggetti, diversi da: Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria e Carabinieri Forestali dello Stato, con qualifica di agente od ufficiale di P.G., rivestono tale qualifica solo se in servizio. Caso che più ci interessa, perché come si è detto più ricorrente, è quello di stabilire se le Guardie Particolari Giurate Volontarie Zoofile, in forza del decreto prefettizio di nomina ai sensi dell’art. 6, comma 2 della legge n. 189/2004, possano esercitare anche compiti di vigilanza venatoria, ciò anche in relazione alla previsione di cui all’art. 27, 20 comma, ultimo periodo, della legge quadro sulla caccia (L. n. 157 del 1992), che ammette a compiti di vigilanza in tale materia le “guardie ecologiche e zoofile riconosciute da leggi regionali ‘ .
Al tal riguardo è apparso opportuno una doverosa distinzione tra: le guardie particolari giurate volontarie zoofile nominate con decreto prefettizio ai sensi dell’art, 6, comma 29 della legge n. 189/2004, la quale ha stabilito che: “La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute ‘ le guardie particolari giurate zoofile nominate ai sensi di norme di leggi regionali, sono invece abilitate ai compiti di vigilanza venatoria di volta in volta previsti dalle leggi regionali stesse, in relazione alla previsione di cui all’art, 27, 20 comma, ultimo periodo, della legge quadro sulla caccia (L. n. 157 del 1992).
Le guardie giurate volontarie zoofile – ex legge 189/04 – sono agenti di polizia giudiziaria con competenza limitata al solo accertamento di reati aventi per oggetto animali di compagnia. Trattasi, dunque, degli illeciti penali commessi mediante maltrattamento degli animali e loro impiego in combattimenti clandestini o in competizioni non autorizzate, con esclusivo riguardo agli animali domestici o di compagnia (non altri animali come ad es. la fauna selvatica). Tale disposizione non autorizza le guardie zoofile nominate con decreto del Prefetto all’esercizio di compiti di vigilanza venatoria. con conseguenti attività di’ polizia giudiziaria (quali la redazione di informative di reato ex art. 347 c.p.p., sequestri, perquisizioni, ispezioni, ecc…) in quanto, per l’espletamento dello specifico servizio venatorio “non” sono riconosciute le qualità di polizia giudiziaria.
Essi, inoltre, devono rispettare le limitazioni che abbia loro imposto il Prefetto. Il decreto di riconoscimento di guardia giurata volontaria zoofila rilasciato dalla Prefettura costituisce uno degli elementi necessari affinché il destinatario del decreto possa operare legittimamente. Le predette guardie nominate dal Prefetto che abbiano notizia di un fatto penalmente rilevante e perseguibile d’ufficio sono obbligate ex art. 331 c.p.p. a segnalare l’ipotesi di reato e presentare denuncia alla Procura della Repubblica oppure ad un Comando di Polizia. Invece, per quanto attiene le Guardie Particolari Giurate Zoofile riconosciute da un Organo regionale è loro affidata la vigilanza venatoria, ai sensi del 20 comma dell’art. 27 della legge n. 157/1992, ossia la tutela della fauna selvatica in relazione all’attività di caccia. Le guardie giurate devono attenersi alle disposizioni del regolamento al T.U. Leggi di P.S. e portare solo divise autorizzate dal Prefetto. Rimane fèrmo il principio generale per cui le divise non devono trarre in inganno il cittadino circa la qualifica e poteri di chi hanno davanti: perciò le divise non devono essere confondibili con quelle di agenti di P.S. e non devono recare gradi e stellette.
Inoltre, per ciò che riguarda l’uso della paletta segnaletica di intimazione dell’ALT, recante il simbolo dell’associazione, verosimilmente finalizzato ad intimare l’ ALT ai veicoli, non rientra nel novero delle uniformi e dei distintivi in dotazione alle guardie particolari giurate per le quali, ai sensi dell’art. 254 del regolamento di esecuzione del TULPS, è richiesta l’approvazione del Prefetto, secondo il procedimento individuato dall’art. 230 dello stesso regolamento. Quindi, l’uso della paletta segnaletica di intimazione dell’ALT non è rimesso all’arbitraria iniziativa di soggetti, che seppur animati da un lodevole spirito di collaborazione con le istituzioni, non ne abbiano alcuna potestà, ma è consentito unicamente a personale che, a termini di legge, esercita le funzioni di polizia stradale. I soggetti deputati all’espletamento dei servizi di polizia stradale sono stabiliti in maniera dettagliata dall’art. 12 del Codice della Strada, il cui tenore non consente di includervi le guardie giurate volontarie delle associazioni protezionistiche di cui si tratta.
Per quanto concerne, invece, l’utilizzo dei dispositivi supplementari di allarme da parte delle associazioni operanti nel campo della vigilanza zoofila si rappresenta che detto utilizzo risulta previsto dall’art. 177 del Codice della Strada e disciplinato dal D.M. 9 ottobre 2012, n. 21 7, adottato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, recante il regolamento attuativo dello stesso articolo, in materia di trasporto e soccorso di animali in stato di necessità. In particolare, possono essere dotati di detti dispositivi i veicoliq immatricolati a nome di associazioni di volontariato riconosciute a vario titolo e operanti nel settore della protezione animali o della vigilanza zoofila, classificati come adibiti alle attività predette della categoria internazionale MI o NI (la carta di circolazione, ai sensi dell’art. 3 del medesimo D.M., è rilasciata alla stessa associazione di volontariato). Tali veicoli debbono essere condotti da guardie particolari giurate, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli artt. 55 e 57 del c.p.p. ed esclusivamente al fine dell’espletamento delle attività di cui all’art. 6 della legge n. 189/2004 (tutela degli animali d’affezione). Resta inteso che il concreto utilizzo dei dispositivi in argomento, come si deduce dall’intero testo regolamentare, risulta consentito esclusivamente per l’espletamento di servizi urgenti d’istituto che implichino il soccorso o il trasporto dei detti animali che versino in stato di necessità espressamente definito dall’art. 6 del D.M. 9 ottobre 2012, n. 21 7, che ne elenca i presupposti.
L’art. 498 del codice penale punisce (al di fuori dei casi previsti dal precedente articolo 497-ter) chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario. Eventuali abusi da parte delle guardie zoofile saranno valutati e considerati ai sensi dell’art. 347 c.p. (usurpazione di funzioni pubbliche) o dell’art. 348 c.p. (abusivo esercizio di una professione).