Source: https://www.slideshare.net/matierno/insediamenti-urbani-191696603
Timestamp: 2019-12-15 18:00:50+00:00
Document Index: 151067121

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 7', 'art. 33', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 11', 'arth\n114']

4. • Il disegno della città, cioè degli insediamenti umani, nasce con l’uomo ma è pensato come disciplina solo nell’epoca moderna. • L’urbanistica (governo del territorio) è una disciplina giovane e moderna, nasce come scienza nell’Ottocento in risposta ai problemi ambientali e sociali causati dall’industrialismo all’interno delle città. • Nell’epoca capitalista il continuo conflitto culturale, fra la disciplina urbanistica e le discipline economiche giuridiche, sarà l’elemento che caratterizzerà i problemi sociali delle città. Un conflitto fra i diritti di tutti e il profitto di pochi, un conflitto fra uomo e natura. Governo del territorio
5. • L’urbanistica nasce per dare risposte concrete ai problemi delle città. Nell’Ottocento, le città diventano spazi insalubri e disordinati. Sovrani e borghesia capitalista chiedono risposte concrete ai problemi d’igiene. La risposta iniziale è la costruzione delle reti infrastrutturali per ridurre l’inquinamento e per organizzare il territorio, in seguito nascono scuole per il disegno urbano. • Gli utopisti socialisti immaginano piani per progettare l’uguaglianza spaziale e dare risposte sociali ai problemi economici ed ambientali. Governo del territorio Piano Cerdà, 1859 Ebenezer Howard Modello Garden city, 1898
6. • Il diritto urbanistico è una branca del diritto amministrativo e comprende le norme che si occupano di pianificazione e utilizzazione del territorio (Testo Unico dell’edilizia e L. U. N. 1150/42). • La pianificazione urbanistica è l’attività finalizzata all’individuazione delle regole da seguire per l’utilizzazione del territorio allo scopo di consentire un uso corretto e rispondente all’interesse generale • L’attività pianificatoria è discrezionale, cioè libera nei mezzi e vincolata nel fine, pena l’illegittimità dell’azione stessa e del suo risultato. • Il piano è un provvedimento amministrativo discrezionale. Governo del territorio
7. • Cos’è l’interesse generale? – E’ l’applicazione dei principi costituzionali. I principi legati al governo del territorio sono espressi negli artt. 2, 3, 9 e 42. • «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità»; «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana»; «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»; «la proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale» Governo del territorio
8. • Cos’è l’interesse generale? – Dal punto di vista dell’urbanistica, l’applicazione dell’interesse generale avviene attraverso un corretto uso del territorio e la costruzione dei diritti dei cittadini misurati in quantità minime: i cosiddetti standard urbanistici (DM 1444/68). – Il corretto uso del territorio è espresso nel piano urbanistico, cioè dal disegno della città e dalle regole costruttive che dipendono dall’interpretazione e quindi dalla cultura politica dei consiglieri comunali e dal progettista. In fine dalla cultura della comunità. – Sia i consiglieri comunali che il progettista devono rispettare la Costituzione e approvare un piano che applica i principi, cioè l’interesse generale. Governo del territorio
9. Governo del territorio • Cos’è l’interesse generale? – L’ordinamento istituzionale della nostra società è costituito in una forma di democrazia rappresentativa a tutti i livelli. I cittadini delegano altri cittadini e stipulano un contratto giuridico attraverso il mandato elettorale raccontato nel programma elettorale. – Nonostante la delega, è compito dei cittadini osservare e giudicare la condotta politica dei rappresentanti eletti. In tal senso è un diritto e un dovere civico e morale dei cittadini pretendere l’applicazione dell’interesse generale attraverso la partecipazione attiva al processo decisionale della politica, utilizzando gli strumenti di democrazia diretta e partecipativa previsti dalla Costituzione e dagli Statuti degli Enti locali.
10. • Secondo la legge 1150 del 1942, gli scopi dell’urbanistica riguardano: «l’assetto e l’incremento edilizio dei centri urbani e lo sviluppo urbanistico»; «assicurare il rispetto dei caratteri tradizionali»; «favorire il disurbanamento e di frenare la tendenza all’urbanesimo». I modi di attuazione della disciplina si realizzano attraverso piani regolatori territoriali e piani regolatori comunali e delle norme sull’attività costruttiva edilizia. • Possiamo già osservare che, trascorsi 74 anni l’armatura urbana è completamente mutata da rendere anacronistici e obsoleti gli obiettivi di sviluppo ed espansione degli aggregati. L’odierna necessità è recuperare, riusare, rigenerare l’esistente, restano attuali gli obiettivi di frenare l’urbanesimo e valorizzare i caratteri tradizionali. Governo del territorio
11. • La disciplina urbanistica adotta il principio gerarchico dei livelli di pianificazione e il principio temporale • Piano territoriale di livello regionale (PTR) e provinciale e piano regolatore generale di livello comunale (PRG, PSC, PUC) • Il livello comunale si suddivide in piano strutturale generale e piano operativo che ha un sottolivello attuativo. Governo del territorio
12. • Cos’è il principio gerarchico? – Al vertice c’è la legge urbanistica nazionale N. 1150/42 e succ. mod. e integr. Testo Unico dell’edilizia. – Poi ci sono le leggi regionali. I piani regolatori generali devono sottostare sia ai principi e alle regole nazionali e sia regionali. Il PRG deve rispettare il PTR. • Cos’è il principio temporale? – I piani territoriali e comunali hanno valore a tempo indeterminato (piano strutturale), mentre in ambito comunale i livelli attuativi durano 5 anni (piano operativo). I principi valgono sempre, mentre le previsioni dei piani devono realizzarsi entro un determinato tempo. Governo del territorio
13. • Cosa significa strutturale? – E’ l’indirizzo culturale del piano; individua le linee guida e gli obiettivi generali del piano • Cosa significa operativo? – E’ il livello dove si individuano le opere pubbliche (localizzazioni) e la zonizzazione • Cosa significa attuativo? – E’ il livello che costruisce il piano negli ambiti (comparti) di quartiere o di parti di città Governo del territorio Indirizzo normativo proposto dall’INU nel 1995, e adottato da talune Regioni
14. • Cosa significa temporale? – Il piano a livello strutturale ha una durata a tempo indeterminato – A livello operativo ha una durata quinquennale, cioè i diritti edificatori scadano, ma possono essere rinnovati con una variante. • Cos’è una variante? – E’ lo strumento giuridico che consente al Consiglio comunale di apporre modifiche al piano o deliberare un nuovo piano. Governo del territorio
15. • Abbiamo appena osservato che un “principio” della pianificazione è il tempo. L’impostazione del sistema giuridico urbanistico-edilizio indica che l’attività edilizia è finalizzata all’interesse pubblico e al corretto uso del territorio, e quindi all’attuazione degli strumenti urbanistici. Per tale motivo esiste la decadenza del titolo abilitativo (tre anni per il permesso di costruire) cioè legare la possibilità dell’attività edilizia all’attuazione delle scelte urbanistiche e assicurare il soddisfacimento dell’interesse pubblico. • Nonostante tale indirizzo, in alcuni comuni il numero di opere incompiute appare significativo. La motivazione principale è l’incapacità dei soggetti coinvolti nel fare il proprio lavoro. Governo del territorio
16. PRINCIPALI FASI DELLA PIANIFICAZIONE 1° LIVELLO TERRITORIALE AMBITO SOVRACOMUNALE SOGGETTI COMPETENTI PIANO DI COORDINAMENTO REGIONE PIANO PAESISTICO PROVINCIA CONSORZI 2° LIVELLO GENERALE SOGGETTI COMPETENTI PIANO REGOLATORE GENERALE COMUNE COMUNI 3° LIVELLO ATTUATIVO SOGGETTI COMPETENTI PIANO PARTICOLAREGGIATO ESECUTIVO COMUNE
17. • Dal punto di vista del cittadino, il numero di opere incompiute sul proprio territorio comunale è la misura dell’incapacità dell’Amministrazione politica e dirigenziale, da un lato, e dall’attività delle imprese, dall’altro, nel compiere il proprio lavoro. Con l’eccezione di casi particolari, ad esempio gli imprevisti e le calamità naturali, è facile osservare questa incapacità. • Le opere incompiute lasciano cantieri aperti che rappresentano un danno alla collettività. Le opere realizzate entro i tempi stabiliti sono la normalità e il buon andamento dell’attività urbanistico-edilizia, e per fortuna rappresentano la maggioranza. L’anomalia culturale è osservare la lunga vita politica di amministratori incapaci testimoniata dalle incompiute. Governo del territorio
18. • I territori deturpati dall’attività edilizia incompiuta non giustificano la cittadinanza, poiché il governo del territorio è una misura della civiltà dei popoli, e la scarsa attenzione per la protezione del nostro territorio è la misura dell’incapacità dei cittadini nel far rispettare l’interesse generale. L’incuria misura l’egoismo incivile degli abitanti. • Da un lato c’è l’incapacità di giudizio morale nei confronti della classe politica e dirigenziale, e dall’altro lato c’è la cosa peggiore: apatia nei confronti della politica, cioè della cosa pubblica. Governo del territorio
19. • I Consigli comunali hanno l’autonomia e il potere di mutare i piani urbanistici attraverso lo strumento della variante quando risultano «sopravvenute ragioni che determinano la totale e parziale inattuabilità del piano medesimo» o la «convenienza di migliorarlo». • Esistono varianti parziali, generali, minori e automatiche. • Rapporti con preesistenti piani di lottizzazione: – «Il comune in sede di redazione di nuovi strumenti urbanistici, ben può disattendere le previsioni di piani di lottizzazioni esistenti, sempreché siano puntualmente evidenziate le ragioni di pubblico interesse a ciò sottese» (C. Stato, sez. IV, 22 gennaio 1990, n. 24, in Giur. It., 1990, III, 1, 180). – «L'esistenza di una lottizzazione convenzione non impedisce, per ciò solo, al Comune, di riesaminare e rideterminare le precedenti valutazioni in sede di pianificazione territoriale, esercitando il proprio potere di pianificazione urbanistica, sottratto al sindacato di merito, a meno che non appaia inficiato da errore di fatto ovvero da grave illogicità o contraddittorietà» (C. Stato, sez. IV, 16 marzo 1998, n. 437, in Foro amm., 1998, 674). Governo del territorio
20. • Ricordandoci della gerarchia delle fonti, dobbiamo osservare che le Regioni legiferano sul governo del territorio e così: il piano è adottato dal Comune ma approvato dalla Regione. • La Regione può approvare, modificare, o bocciare un piano. Il piano è approvato attraverso decreto del Presidente. • In alcune Regioni la verifica di conformità e legittimità dei piani è delegata alle Province. Governo del territorio
21. • Attraverso i piani regolatori generali, i Consigli comunali regolano lo jus aedificandi (diritto a edificare) cioè incidono sul diritto e sul valore della proprietà pubblica e privata dei suoli e degli immobili; individuano gli standard; determinano la qualità di vita degli abitanti; determinano l’impatto ambientale delle attività antropiche; determinano i servizi sociali e culturali; la sicurezza; l’uso dell’energia e la mobilità. • Un PRG non perfettamente rispondente all’interesse generale favorisce disuguaglianze, danni ambientali, e spreco di risorse. In casi particolari illegalità. Governo del territorio
22. • Lo jus aedificandi è staccato dal diritto di proprietà. Il diritto a edificare non appartiene al privato proprietario ma alla collettività, rappresentata dall’Ente locale comunale, ed è concesso attraverso il permesso a costruire (già concessione edilizia): oggi Permesso di Costruire, PdC (L. 10/1977 Bucalossi). • E’ il Comune, attraverso la pianificazione, che attribuisce la capacità o meno di edificare un’area, un suolo. Chi avvia attività edilizie difformi dalle regole stabilite dal Piano Regolatore Generale (PRG) commette illecito o reato. Governo del territorio
23. • Cos’è lo standard urbanistico? – Il cosiddetto standard minimo è un diritto, che in urbanistica si misura quantitativamente in mq/ab. I piani hanno l’obbligo di progettare gli standard se risultano mancare. L’art. 3 del DM 1444/68 prevede che ogni abitante delle città debba avere almeno 18 mq di servizi, così divisi: • 4,5 mq/ab per l’istruzione; 2 mq/ab per le attrezzature di interesse collettivo; 9 mq/ab di verde pubblico; 2,5 mq/ab parcheggi pubblici. – Le Regioni possono legiferare per aumentare lo standard minimo. Governo del territorio
24. Confronto vecchi e “nuovi” standard DOTAZIONI PER GLI INSEDIAMENTI RESIDENZIALI In mq/ab secondo la dimensione demografica dei Comuni Capacità insediativa residenziale teorica Servizi <10.000 ab. 10-50.000 ab. 40-200.000 ab. >200.000 ab. Viabilità e trasporti 3,40 3,60 5,00 7,00 Culto, cultura, vita associativa 1,90 2,00 2,00 2,00 Istruzione 4,50 5,00 5,00 5,00 Assistenza 0,55 0,55 1,20 1,20 Igiene e sanità 1,00 2,60 2,60 2,60 Ricreazione, sport, verde 15,00 31,50 40,50 48,00 Spettacolo 0,15 0,20 2,30 2,30 Commercio e distribuzione 0,50 1,10 1,60 1,60 Servizi tecnologici e annonari 0,55 0,75 0,90 1,00 Sicurezza pubblica 0,10 0,25 0,25 0,30 Attrezzature varie 0,35 0,45 0,55 0,60 Totale mq/ab 28,00 48,00 61,60 71,60 DM 1444/68 -18 mq/ab 4,5 mq/qb per l’istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo 2 mq/ab aree per attrezzature di interesse comune: religiose culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T. protezione civile, ecc.) ed altre 9 mq/ab di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade 2,5 mq/ab di aree per parcheggi Tali “nuovi” standard sono suggeriti dalla manualistica per migliorare la qualità dei centri urbani. Governo del territorio
25. • Si assume che, ad ogni abitante insediato o da insediare corrispondano mediamente 25 mq di superficie lorda abitabile (pari a circa 80 mc lordi per abitante) eventualmente maggiorati di una quota non superiore a 5 mq (pari a circa 20 mc lordi per abitante) per le destinazioni non specificamente residenziali ma connesse con le residenze (negozi di prima necessità, servizi collettivi per le abitazioni, ecc). Governo del territorio standard residenziali
28. • Gli indici urbanistici indicati negli standard sono strumenti di controllo e di progettazione del territorio. Tali diritti e strumenti non sono sempre esistiti e tutt’oggi molti abitanti vivono in tessuti urbani costruiti prima della loro entrate in vigore (1968). • In taluni casi, anche dopo il 1968, i Consigli comunali non sono stati capaci di far rispettare gli standard urbanistici ed edilizi, contribuendo a far crescere il disordine urbano. • Ancora oggi, certune pubbliche amministrazioni, violando i principi di legge, cedono aree a standard ai privati per favorire i loro profitti, oppure sacrificano aree verdi per costruire altri servizi anziché tutelare l’esistente e realizzare ugualmente il nuovo servizio nelle aree abbandonate. Governo del territorio
29. • Superficie territoriale (St) indica l’area interessata da un intervento urbanistico attuativo o esecutivo. • Superficie fondiaria (Sf) è l’area direttamente destinata all’edificazione. Essa si ricava sottraendo dalla superficie territoriale quella da riservarsi alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. • Superficie utile lorda (Sul) è calcolata tenendo conto del perimetro esterno delle mura, dei singoli piani dell’edificio. • Superficie utile netta (Sun) • Volume (V) • Indice di fabbricabilità territoriale (It) • Indice di utilizzazione territoriale (Ut) • Indice di fabbricabilità fondiaria (If) • Indice di utilizzazione fondiaria (Uf) • Superficie coperta (Sc) è determinata dalla proiezione, in pianta o in orizzontale, della superficie utile lorda del piano più del fabbricato. • Indice di copertura (Ic) • Altezza delle fronti (Hf) Sono di progetto e li troviamo nel regolamento edilizio Nomenclatura tecnica
30. • Attraverso un’analisi quantitativa dei tessuti urbani che misura le densità con gli indici urbanistici dentro le zone A e B si può riscontrare che talune densità superano le soglie limite consentite dal DM 1444/68: – 7 mc/mq per Comuni superiori ai 200 mila abitanti – 6 mc/mq per Comuni tra i 200 mila e i 50 abitanti – 4 mc/mq per Comuni al di sotto dei 50 mila abitanti • La letteratura giudica intensive le densità individuate dal DM 1444/68: Governo del territorio Fonte immagine: Luca Zevi, Il nuovissimo manuale dell’architetto, Mancosu editore
31. • PRG non perfettamente aderenti alle norme (L.U. e DM 1444/68) e ai principi costituzionali (artt. 2, 3 , 9 e 42) sono già esistiti e hanno costruito il disordine urbano, il degrado e favorito disuguaglianze attraverso l’uso scorretto dei suoli e delle rendite fondiarie e immobiliari, determinando l’espulsione dei ceti meno abbienti dai centri urbani verso le periferie e verso comuni limitrofi ai centri principali. Governo del territorio
32. • Se oggi ereditiamo un’armatura urbana costituita dalle cosiddette città regioni che generano un’enorme consumo del suolo e di risorse, è responsabilità dei Consigli comunali che non hanno voluto e saputo deliberare piani regolatori rispettosi dei principi costituzionali e della legge urbanistica nazionale. – Cos’è l’armatura urbana? E’ la struttura delle aree urbane, costituita da poche città metropolitane e un’insieme di città. • Il famigerato degrado urbano delle periferie è responsabilità dei Consigli comunali, incapaci di pianificare in maniera coerente con l’interesse generale Governo del territorio
33. STUDIO DEL COMUNE SOCIOLOGIA ECONOMIA AGRONOMIA GEOLOGIA MITIGAZIONI ECOLOGICHE E AMBIENTALI GIURISPRUDENZA PREMESSE ANALISI URBANISTICHE LIVELLO URBANO RILIEVO GENERALE CENTRO STORICO TESSUTO EDILIZIO VINCOLI: FIUME/TORRENTE COMUNE INDUSTRIA INDUSTRIA ANALISI URBANISTICHE
34. RILIEVO GENERALE DEL TESSUTO EDILIZIO AREE LIBERE ESISTENTE TESSUTO EDILIZIO FASCIA DI RISPETTO STUDIO DEI VINCOLI FIUME ANALISI URBANISTICHE
35. ANALISI INFRASTRUTTURALE STRADE principali secondarie principali secondari POLI e NODI nodi SCHEMA ACCESSI AREA accessi ANALISI URBANISTICHE
36. RIFERIMENTI NORMATIVI FASCIA DI RISPETTO FIUME STAZIONE VALUTAZIONE QUALITA’ PAESAGGISTICHE FIUME RILIEVI SCELTA AREA IN BASE A QUESTI STUDI ANALISI URBANISTICHE
37. CLASSIFICAZIONE VALUTAZIONE- VOCAZIONE SUOLI AGRICOLI (ANALISI DEI SUOLI) USI DEL SUOLO NATURALI SEMI NATURALI ARTIFICIALI NATURALI AGRICOLI URBANIZZATI/ EDIFICATI INIZIA L’ARTIFICIALITA’ ANALISI URBANISTICHE
38. ANALISI DEMOGRAGICA INCREMENTO DECREMENTO TASSO CRESCITA ANNUO (x) 1 ANNO = TOT 10 ANNO = TOT TOT INSEDIAMENTI ATTIVITA’ AGRIC. INDUSTR. TERZIARIO TRANSITO/ TURISMO INFRASTRUTTURE PRESENZE CARENZE ASSENZE
39. INQUADRAMENTO URBANISTICO PRINCIPALI FASI ANALISI URBANISTICA RILIEVO GENERALE COMUNI IN ESAME STATO DI FATTO STRUMENTI URBANISTICI ANALISI PARZIALMENTE OPERATIVA PRG + VARIANTE AREA IN ESAME PIANIFICAZIONE URBANISTICA ANALISI OPERATIVA PIANIFICAZIONE DI ATTUAZIONE PIANO ATTUATIVO AREA IN ESAME
40. PRG – CONCETTI PRINCIPALI PRG FUNZIONALE AZZONAMENTO VINCOLISTICO ATTIVITA’ PRIMARIE SECONDARIE TERZIARIE RELAZIONI LIMITI FUNZIONI/ MIGLIOR COLLOCAMENTO RISPETTO TUTELA
41. L’INTERVENTO URBANISTICO ANALISI FINALIZZATA ALLA PROGETTAZIONE VINCOLI PRESENZE CARENZE ASSENZE STATO DI FATTO STATO DI FATTO VINCOLI CARENZE ASSENZE PRESENZE INTERVENTO TUTELA COMPLETAMENTO INSERIMENTO RECUPERO ANALISI QUALITA’ PROBLEMI FINALITA’ … … … … … … …
42. Contenuto del PRG • La rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferroviarie e navigabili e dei relativi impianti; • La divisione in zone del territorio comunale, con precisazione delle zone destinate dall’espansione dell’aggregato urbano e la destinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna zona; • Le aree destinate a formare spazi di uso pubblico o sottoposte a speciali servitù; • Le aree da riservare a edifici pubblici o di uso pubblico nonché ad opere e impianti di interesse collettivo o sociale; • I vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale e paesistico; • Le norme di attuazione del piano.
43. • Localizzazioni: riguardano l’allocazione sul territorio comunale delle opere pubbliche che si caratterizzano per la loro destinazione all’attività pubblica e che non sono ricomprese nelle opere di urbanizzazione primaria. • Zonizzazione: è l’effetto dell’attività di suddivisione del territorio comunale secondo le diverse vocazioni o destinazioni urbanistiche, quali individuate dal pianificatore comunale in ossequio alle previsioni dell’art. 7 DM 1444/68. La zonizzazione costituisce il regime giuridico che connota il diritto di proprietà dei suoli ricadenti nelle varie zone (A, B, C, D, E, F). • Regolamento urbanistico (Norme di Attuazione) Contenuto del PRG
44. • Agisce e ha valore su tutto il territorio comunale, o sul territorio di più comuni nel caso di piano intercomunale • Recepisce e comprende nei contenuti i vincoli e le prescrizioni della pianificazione sovraordinata (PTR, PTCP) • Esplicita gli obiettivi dell’Amministrazione con ipotesi di carattere quantitativo (demografia, abitazioni, produzione, infrastrutture, servizi) • Indica e regolamenta le misure e gli interventi per la conservazione, la riqualificazione e il recupero della città e del patrimonio esistente • Individua e disciplina gli usi del territorio, e le rispettive dotazioni di standard (attrezzature pubbliche, parcheggi, verde) • Distingue le zone e i casi in cui il piano può essere direttamente operativo da quelli in cui è necessaria la formazione di un piano attuativo • Localizza sul territorio comunale le principali reti infrastrutturali e le principali attrezzature • Indicando una programmazione dell’attuazione, indica le priorità degli interventi e i relativi provvedimenti previsti Contenuto del PRG
45. • Cos’è il regolamento urbanistico? – L’art. 33 della L. 1150/42 descrive il contenuto del regolamento urbanistico, oggi sostituito dall’art. 4 del T.U. dell’edilizia, ossia regolamento edilizio comunale che descrive «la disciplina delle modalità costruttive, con particolare riguardo al rispetto delle normative tecnico-estetiche, igienico-sanitarie, di sicurezza e di vivibilità degli immobili e delle pertinenze degli stessi». – Nel regolamento urbanistico, il Comune norma le modalità dello jus aedificandi, cioè la facoltà del proprietario a edificare; e dello jus utendi cioè la facoltà del proprietario di usare il proprio bene e compiere l’attività strumentale per assicurare l’usabilità del bene. Contenuto del PRG
46. Le zone omogenee (zonizzazione funzionale) • Zona A: centro storico – Standard minimi (DM 1444/68) e limiti … • Zona B: aree consolidate, tessuti urbani esistenti o di completamento – Standard minimi (DM 1444/68) e limiti … • Zona C: nuova espansione – Standard minimi (DM 1444/68) e di progetto • Zona D: nuovi insediamenti industriali e attività produttive, quartieri artigianali • Zona E: area agricola – Non edificabile • Zona F: attrezzature e impianti di interesse generale Contenuto del PRG
47. Localizzazione Zonizzazione Vincolo urbanistico: inedificabilità o opera pubblica Vincolo urbanistico: Piano Particolareggiato d’Iniziativa pubblica Tre fattispecie di vincoli urbanistici: •Vincoli preordinati all’espropriazione; •Vincoli di inedificabilità assoluta: •Vincoli procedimentali o procedurali. I primi sono quelli che riguardano aree, su cui vengono localizzate le opere pubbliche e per le quali è conseguente l’esproprio per pubblica utilità. I secondi sono quelli in virtù dei quali i fondi vengono riservati all’uso pubblico con la conseguente ed automatica inutilizzabilità. I terzi sono quelli caratterizzati dall’imposizione dell’obbligo di preventiva adozione di un Piano Particolareggiato di Attuazione. Il vincolo preordinato dura 5 anni. Contenuto del PRG
48. Procedimento di approvazione del PRG – Sub procedimento comunale • Sottofase di impulso -> delibera del Consiglio comunale • Sottofase istruttoria -> raccolta informazioni per la formazione del piano • Sottofase decisionale -> il piano viene consegnato all’Amministrazione e si raccolgono i pareri degli Enti. In questa fase si può avviare una consultazione informale a gruppi di cittadini, associazioni … • Fase preparatoria e fase costitutiva -> delibera del Consiglio comunale • Il piano adottato è pubblicato mediante deposito per trenta giorni • Scattano le misure di salvaguardia – Sub procedimento regionale • Sottofase preparatoria e di impulso trasmissione degli atti deliberativi al Presidente di Giunta regionale • Sottofase istruttoria • Sottofase predecisionale (possibili modifiche) – Approvazione o diniego • Approvazione con raccomandazione • Approvazione condizionata
49. • Attraverso il PRG e il suo regolamento edilizio, i Consigli comunali, regolano le destinazioni d’uso e lo jus utendi (diritto a godere del proprio bene) in questo modo si indirizza l’attività architettonica e urbanistica. • Nel regolamento troviamo i limiti di densità edilizia, le altezze, i limiti di distanza fra i fabbricati e l’uso degli indici urbanistici nelle zone omogenee, e l’attività edilizia soggetta a titoli abilitativi (Permesso di Costruire, Denuncia di Inizio Attività, Segnalazione Certifica di Inizio Attività). • Se nei nostri comuni riscontriamo disordine urbano e scarsa qualità architettonica, ciò accade poiché l’Amministrazione è incapace di applicare le leggi, i cittadini compiono reati come gli abusi edilizi, e perché la P.A. non ha regolamenti per la bellezza. Governo del territorio
50. • Cosa significa destinazione d’uso? – Nell’accezione giuridica la destinazione d’uso è la funzione che gli strumenti urbanistici, in base alle previsioni legislative, attribuiscono a porzioni del territorio comunale. Nell’impostazione della legge urbanistica e del DM 1444/68 sono le zone omogenee. Sulla base della previsione urbanistica si determina la destinazione d’uso dei singoli edifici che ne costituirà una caratteristica reale con effetti diretti sul diritto di proprietà. La destinazione d’uso urbanistica è frutto della pianificazione propria di una zona omogenea; e la destinazione d’uso edilizia propria del singolo edificio è definita dal titolo abilitativo in ottemperanza a quanto stabilito dalle norme urbanistiche. La destinazione d’uso come categoria giuridica, è il presupposto legale dell’uso concreto e secondo legge degli immobili. Governo del territorio
51. • La destinazione d’uso come categoria giuridica, è il presupposto legale dell’uso concreto e secondo legge degli immobili. Chi utilizza lo spazio del proprio immobile svolgendo una funzione diversa rispetto alla destinazione d’uso compie un illecito, abuso edilizio poiché l’utilizzo è difforme dal titolo abilitativo originario o successivo. Ad esempio, usare una cantina come una stanza per dormire. • Il mutamento della destinazione d’uso edilizia può essere determinato dal proprietario, senza alcuna modificazione della struttura (senza opere), e si può avere solo se le disposizioni urbanistiche consentono di farlo, e se ammesso nella zona, altrimenti è necessario il titolo abilitativo. Ad esempio, è fatto divieto localizzare nelle Zone C, destinate a civili abitazioni, le strutture produttive. Governo del territorio
52. IMPORTANTE • La destinazione d’uso urbanistica è frutto della pianificazione propria di una zona omogenea (Principio della corretta pianificazione). • Pianificare significa regolare, organizzare, progettare secondo un piano, ogni qualvolta che cambia la destinazione d’uso di un’area senza un’analisi del nuovo piano, si crea una contraddizione nella pianificazione stessa, e ciò può comportare l’aumento del disordine urbano, a volte persino danni ambientali ed economici. Purtroppo, Sindaci e Consigli comunali, sotto la spinta di interessi privati, consentono continui cambi di destinazione d’uso delle aree, ma senza ripensare adeguatamente le conseguenze e il piano stesso (eccessiva flessibilità). Governo del territorio
53. • Cosa sono i titoli abilitativi? – I titoli abilitativi sono quei documenti che attestano l’autorizzazione, da parte dell’Ente preposto alla vigilanza, ad attuare determinati interventi nei tempi e con le modalità previste proprio dal titolo abilitativo. Il Testo Unico dell’Edilizia disciplina in tutto il territorio nazionale l’attività urbanistico-edilizia attraverso due tipologie di titoli abilitativi: il Permesso di Costruire (PdC) e la Denuncia di Inizio Attività (DIA). Gli interventi per i quali non è previsto un titolo abilitativo sono considerati Attività Edilizia Libera (AEL). L’introduzione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) non ha abolito del tutto la DIA, in quanto la DIA può essere ancora utilizzata in alternativa al PdC. Governo del territorio
54. • Il mutamento di destinazione d’uso è un vincolo non indifferente poiché ad ogni destinazione d’uso sono collegati obblighi di concorso nelle dotazioni urbanistiche e il pagamento di contributi di costruzione, che varia a seconda della tipologia funzionale degli edifici. Ad esempio, per gli insediamenti residenziali si prevede 2,5 mq di parcheggi pubblici per ogni 25 mq di superficie lorda abitabile, e per quelli commerciali almeno 40 mq di parcheggi pubblici ogni 100 mq di superficie lorda di pavimento. • Nei casi di cambio di destinazione d’uso e di ampliamento va posta particolare attenzione al calcolo degli oneri secondo le delibere comunali del singolo comune di riferimento. • La competenza è regionale. Governo del territorio
55. • Nonostante la competenza sia regionale (art. 10, II comma, T. U. edilizia), la legislazione nazionale vigente riconosce rilevanza legale tanto al mutamento strutturale quanto a quello funzionale. Pertanto il regime è assoggettato a titolo abilitativo (PdC, DIA, SCIA) poiché il legislatore nazionale ritiene che si concretizza una «trasformazione urbanistica ed edilizia» del territorio. Sono le leggi regionali che devono definire i mutamenti – strutturali o funzionali – assoggettati alla disciplina dei titoli abilitativi. • Si deve dedurre che per le ipotesi non contemplate dalle leggi certuni mutamenti d’uso sono liberi, e per il resto può accadere che, in una Regione taluna condotta del proprietario può avere rilievo penale e in un’altra no (dubbia costituzionalità del II co. Dell’art. 10 T.U. Edilizia) . • In generale, l’uso è quello desumibile dal titolo abilitativo. Governo del territorio
56. • I Consiglieri comunali, attraverso l’adozione del PRG e la sua approvazione da parte della Regione, determinano il valore della proprietà attraverso le destinazioni d’uso. • Un PRG non adeguato è responsabile di danni sociali, economici, ambientali, sanitari. Un esempio? L’espansione urbana che avviene attraverso il cambio di destinazione d’uso dei suoli, prima erano agricoli e poi diventano edificabili per lottizzazioni private. Se sono vicini a industrie insalubri di prima categoria (inceneritori, cementifici, acciaierie) tali destinazioni d’uso generano rischi. Un altro esempio: l’espansione delle attività produttive commerciali che possono recare danno economico agli esercenti locali dei centri storici, e generano l’aumento dei carichi urbanistici e l’aumento dell’inquinamento (trasporti e mobilità). In fine, la scarsa programmazione per prevenire il rischio sismico e idrogeologico. Governo del territorio
57. • Cos’è il carico urbanistico? – E’ una definizione tecnica utilizzata in urbanistica. Esprime un concetto che indica la misura dell’attività urbanistico-edilizio sul territorio. Il carico urbanistico si misura con le densità e l’utilizzazione territoriale. – La densità si misura in ab/ha, mc/mq e in mq/mq. – Maggiore è il carico e più il tessuto urbano può essere sovraffollato, indice di degrado. Per avere un cattivo uso del suolo devono sussistere anche altre condizioni come il non rispetto dei limiti delle distanze minime tra edifici, il non rispetto dei limiti di altezza, l’inesistenza degli standard e un disequilibrio fra spazio pubblico e privato. Governo del territorio
58. • Come si favorisce un uso scorretto del suolo? – Ad esempio, il piano è sbilanciato sugli interessi dei privati (aree commerciali, attività produttive, lottizzazioni private); il piano non recupera il centro storico, non ha un adeguato ambito dei vincoli; il piano ignora l’obbligo di recuperare standard cioè i diritti dei cittadini (standard minimi) e non coinvolge i cittadini nel processo decisionale utile a suggerire nuovi servizi (standard qualitativi). • Come facciamo a cogliere questo aspetto? – Ad esempio, il piano sbaglia il fabbisogno e l’assegnazione delle aree standard esistenti; assegna alti indici urbanistici che favoriscono la rendita immobiliare. – Il regolamento urbanistico non prevede regole e principi di bellezza e decoro, e non prevede la qualità urbanistica e architettonica. Governo del territorio
59. • Cos’è la bellezza? – Nella storia dell’umanità e nella letteratura il tema della bellezza in architettura e nelle città è antico. La bellezza è stata lentamente e progressivamente abbandonata quando è emersa la società dei consumi che ha distrutto il senso civico delle comunità. – Gianbattista Vico coniò il concetto di «bellezza civile» riferito alla forma del mondo e delle città. La bellezza è legata al carattere storico dei luoghi urbani composti da piazze e monumenti (C. Sitte); «La bellezza [..] non è un elemento puramente accidentale della vita umana [..] bensì una positiva necessità della vita» (W.Morris). La bellezza nei luoghi urbani è l'armonia data dal disegno urbano che prevede un equilibrio fra volumi e spazi urbani, il colore dei materiali e la cura dei dettagli. Governo del territorio
60. • Come si favorisce un uso scorretto del suolo? – Ad esempio, il piano è sbilanciato sugli interessi dei privati (aree commerciali, attività produttive, lottizzazioni private) e significa aumento delle Zone C e D e riduzione delle Zone E e F. In letteratura si chiama consumo del suolo agricolo (riduzione Zone E) e aumento dei carichi urbanistici (trasformazione di centri culturali in centri commerciali). • Come facciamo a cogliere questo aspetto? – Alienazione di beni pubblici a favore dei privati, è la scelta classica di Amministrazioni che contraddicono la Costituzione e la L.U. nazionale, cioè vendono standard (asili nido, scuole, verde pubblico, teatri). Governo del territorio
61. • Come si favorisce un uso scorretto del suolo? – Una condotta sciagurata tipica dei politicastri è quella di favorire interventi visibili realizzabili in tempi veloci, mettendo da parte l’applicazione dell’interesse generale per favorire l’interesse politico del Sindaco. E’ facile che i piani siano condizionati dalla scadenza dei mandati elettorali (5 anni), introducendo obiettivi che si possono realizzare entro tempi brevi, non importa quali. – Con questo approccio si sacrifica l’intera pianificazione urbanistica, che ha tempi molto più lunghi degli interessi personali dei politici. Governo del territorio
62. • Ricordiamolo, è scopo della pianificazione urbanistica promuovere un uso corretto del suolo attraverso un piano che interpreta l’interesse generale. Il fine del piano è favorire l’uso sociale dei suoli, tant’è che, è previsto anche l’esproprio per pubblica utilità. Per quale motivo esistono piani che sembrano fare l’opposto? – Lo Stato e i Comuni rinunciano al modello del regime giuridico, denominato pubblicizzazione dei suoli per consegnare i proventi delle rendite ai privati. – Negli anni ’80, lo Stato abdica alla sovranità monetaria, e ricorre al sistema dell’indebitamento nei confronti del mercato per creare moneta. – Si riducono i Trasferimenti statali verso i Comuni e gli stessi si affidano ai privati per pagare le urbanizzazioni. Governo del territorio
63. • Cosa sono le urbanizzazioni? – Le opere di urbanizzazione primaria sono: le strade residenziali, gli spazi di sosta o di parcheggio, le fognature, la rete idrica, la rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, la pubblica illuminazione, gli spazi a verde attrezzato. – Le opere di urbanizzazione secondaria sono: gli asili nido, le scuole materne, le scuole dell’obbligo e le struttura per l’istruzione superiore all’obbligo, i mercati di quartiere, le delegazioni comunali, le chiese, gli impianti sportivi, i centri sociali, le attrezzature culturali, le aree verdi di quartiere, le attrezzature sanitarie. – E’ consuetudine prevalente che i costi delle urbanizzazioni siano anticipati da soggetti attuatori (privati-pubblici) dei piani e poi scaricati ai cittadini acquirenti (il mercato). Governo del territorio
64. • Cos’è l’urbanizzazione? Il termine urbanizzare assume significati diversi a seconda degli scopi analitici e progettuali. • Nella progettazione urbana, le urbanizzazioni sono opere (strade, scuole …) utili a costruire la città. • Secondo la geografia urbana l’urbanizzazione viene in genere definita principalmente in relazione a due categorie interpretative: da un lato quella demografica, legata a fenomeni quali l’aumento della popolazione nella aree definite urbane e la “proportion urban”, dall’altro quella territoriale, basata su indicatori quali il consumo di suolo, la diffusione e la concentrazione. Su queste due direttrici si e sviluppato gran parte del dibattito teorico che, nel tempo, ha cercato di definire, misurare e interpretare le dinamiche dell’urbanizzazione, dando luogo alle diverse accezioni con cui viene descritto l’urbano (ISTAT, 2017).
65. • Cos’è l’urbanizzazione? • L’urbanizzazione è stata associata al processo di trasformazione del territorio da rurale a urbano, allo sviluppo dei centri abitati e alla concentrazione della popolazione nelle aree urbane. Il tasso di urbanizzazione infatti si può misurare calcolando il rapporto tra popolazione urbana e popolazione rurale, anche se va distinto dalla crescita urbana (urban growth), che invece si riferisce solo alla crescita demografica della popolazione che risiede in aree urbane, e non all’espansione fisica (ISTAT, 2017).
66. • Per quale motivo esistono piani che sembrano fare l’opposto [corretto uso del territorio]? – Sin dalla nascita dell’urbanistica si sviluppò un conflitto politico culturale fra gli ideali socialisti e liberali. Entrambi si muovono all’interno della società capitalista. Ha prevalso la concezione liberale del capitalismo che favorisce il profitto dei privati all’interno del cosiddetto libero mercato e riduce il ruolo dello Stato. Nella società capitalista il territorio è considerato una merce. – Dal punto di vista del capitalismo, il piano è un processo economico di mercificazione del territorio ove i soggetti privati sono invitati a soddisfare i propri interessi di profitto. Nell’attuale contesto, lo Stato, attraverso i Comuni è incapace di promuovere politiche libere dai ricatti del mercato. Governo del territorio
67. • Per quale motivo esistono piani che sembrano fare l’opposto [corretto uso del territorio]? – Nonostante il prevalere di una concezione liberale e liberista della pianificazione frutto della consuetudine, la Costituzione non prevede la mercificazione del territorio ma l’esatto contrario. Il fine dell’attività pianificatoria è realizzare l’interesse generale. – La responsabilità politica della distruzione del territorio per favorire il profitto dei privati è dei politici locali e anche dei cittadini, spesso apatici e disinteressati al bene comune. – Nella Costituzione e negli strumenti urbanistici esistono le opportunità per rigenerare le aree urbane introducendo una nuova consuetudine, dettata dalla visione culturale bioeconomica. Governo del territorio
68. • Dove mentono i piani? – Può capitare che i piani dichiarino il rispetto degli standard minimi ma questo non corrisponde alla realtà. In questo modo le cosiddette aree libere possono essere sfruttate dagli interessi privati (centri commerciali, lottizzazioni private, attività produttive). • Chi dovrebbe controllare? – I dirigenti pubblici del Comune e della Regione, e cittadini. • Perché non emerge mai questo danno? – Gli ordini professionali, gli organi di valutazione interna alle istituzioni e Sindacati non hanno il coraggio e la volontà di avviare cause civili e penali. – I cittadini non si rendono neanche conto di questo danno alla collettività. Governo del territorio
69. • Cos’è il disordine urbano? – Il disordine urbano è: l’aggregazione di elementi disomogenei isolati e non preordinati (È il caso tipico dello sviluppo edilizio spontaneo); l’aggregazione di elementi lineari continui disomogenei (Soluzione presente in tutti i tessuti urbani, specialmente antichi, in carenza di normative edilizie); l’aggregazione complessa di elementi disomogenei discontinui (Soluzione frequente in aree periferiche dove la strumentazione edilizia-urbanistica è più carente); la dispersione urbana (nuove lottizzazioni non integrate nel tessuto edilizio esistente) – Il concetto disordine è relativo ai nostri tempi poiché aggregati edilizi dei centri storici non corrispondono all’idea compositiva moderna ma rappresentano un’idea di bellezza. E’ disordine la trasformazione urbana non conforme alla corretta composizione urbana. Trasformazione e disordine non sono necessariamente legate, tant’è che esistono anche trasformazioni urbane con corrette composizioni urbane ma sono l’effetto della rendita immobiliare e della speculazione. Governo del territorio
70. • Una sola domanda svela l’orientamento e il senso del piano: sono rispettati gli standard minimi previsti dalle leggi? – Rispettare gli standard significa tener conto dei bisogni e dei diritti dei cittadini in funzione dall’andamento demografico della città. • Se la risposta è SI, allora tutte le trasformazioni previste dal piano a chi servono? • In questo modo si entra nel merito politico delle scelte del piano. Governo del territorio
71. • I piani si dimensionano rispetto ad analisi sociali, ambientali ed economiche approfondite. La fase del dimensionamento del PRG riguarda la definizione della quantità minima di aree (mq) e di volumi (mc) necessari al corretto svolgimento delle principali attività urbane: attività residenziale; servizi connessi alle residenze; servizi generali; altri servizi d’uso pubblico; attività produttiva; attività commerciale. • Nella nostra realtà è ragionevole osservare che non si costruiscono più città ex novo, ma si dovrebbe privilegiare la manutenzione del territorio esistente. • La contraddizione culturale sta nel fatto che i Comuni hanno incentivato un approccio di dimensionamento tipico per le città nuove, a volte sbagliando il fabbisogno abitativo e commerciale rispetto al fenomeno della contrazione delle città stesse. Governo del territorio
72. • La consuetudine di Sindaci e Consiglieri, nell’adottare piani espansivi basati anche su previsioni sbagliate, ha favorito la creazione di nuove strutture urbane dispersive. Il cambiamento dell’economia e l’espansione pianificata nei comuni centroidi e quelli limitrofi hanno creato conurbazioni urbane che nel corso dei decenni si sono saldate fra loro. Ciò ha creato nuove città estese e policentriche, e reti di città. Poiché questi processi di contrazione e agglomerazione non stati controllati/pianificati è aumentato il consumo di suolo agricolo. • La crescita e la dispersione urbana sono caratterizzate dall’urbanizzazione del periurbano e del rururbano, e da nuove agglomerazioni produttive e commerciali lungo le strade di collegamento.
73. • Un’altra consuetudine disonesta degli ultimi vent’anni: – Spesso i politici locali fanno un uso strumentale politico dei piani per affermare la propria immagine pubblica e gestire il consenso. Essi sfruttano singoli interventi di trasformazione urbana solitamente firmati dalle cosiddette archistar, per manipolare l’opinione pubblica. – I cittadini non hanno gli strumenti culturali per giudicare l’architettura e così credono che qualsiasi intervento firmato sia meritevole di sostegno. – Gli stessi consiglieri comunali sono vittime di questa disonestà intellettuale che approfitta dell’ignoranza delle persone. Governo del territorio
74. – L’egoismo capitalista, la fine dell’epoca industriale, e l’incapacità culturale di governare il territorio sono alle base di una nuova questione abitativa. – Disagio abitativo: è in affaticamento il ceto medio – che coincide in larga misura con un segmento proprietario composto da 17 milioni di persone (il 71,2% degli italiani) – sia per rischio d’insolvenza del mutuo sia per aumento dell’incidenza del costo della casa sul reddito. 4,4 milioni di persone che vivono oggi in affitto (il 18% degli italiani) sono anche più poveri. In questo segmento solo il 5% gode di un canone concordato ai sensi della legge del 1998 e il costo dell’abitazione, aumentato negli anni della bolla immobiliare, incide sul reddito delle famiglie più povere al 60%. Governo del territorio Fonte: Annunziata, in Città tra declino e sviluppo, a cura di Calafati, Donzelli, 2014
75. • La strategia dei neoliberali: – La recessione del capitalismo drena risorse alle famiglie salariate e innesca il disagio abitativo, mentre cattive espansioni urbane e il ciclo vita degli edifici mostrano la necessità di interventi. – Secondo la cultura liberale, i privati devono avere un profitto dalla mercificazione della città. Poiché il capitalismo ha aumentato le diseguaglianze economiche accadrà che i ricchi esproprieranno i poveri. Il fenomeno è ampiamente in corso e si chiama gentrificazione. • La Costituzione: – Prevede che lo Stato intervenga per rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale, e quindi finanzi la rigenerazione urbana per favorire lo sviluppo umano. Governo del territorio
76. • E’ importante una regia pubblica con sensibilità culturali sociali e ambientali che controlli il processo e applichi la Costituzione. • Per evitare la gentrificazione, i cittadini devono diventare i committenti della rigenerazione urbana e partecipare al processo decisionale della politica. Uno strumento giuridico utile sono le cooperative che hanno lo scopo del mutuo soccorso. • Lo strumento giuridico più efficace è la pubblicizzazione dei suoli che sottrae ai privati la possibilità di speculare. Altri hanno usato le cooperative per evitare l’espulsione dei ceti medi e meno abbienti dai luoghi urbani, e hanno favorito la rinascita di quartieri e parti di città. Governo del territorio
77. • Consigli della letteratura urbanistica: – I piani possono avere un’utilizzazione del territorio intensiva (oltre i 300 ab/ha) o estensiva (fino a 100 ab/ha); cioè possono realizzare insediamenti urbani con un alto carico urbanistico concentrando funzioni e attività (densità superiori ai 380 ab/ha), oppure possono consentire insediamenti che consumando suolo distribuiscono funzioni e servizi (densità inferiore ai 100 ab/ha). – Un modo corretto è individuare insediamenti con densità territoriali equilibrate (300 ab/ha) e pianificare la cosiddetta mixité funzionale e sociale. Governo del territorio
78. • Consigli della letteratura urbanistica: – Densità medie 300 ab/ha. – Progettare la cellula urbana che suggerisce di distribuire i servizi di quartiere entro un raggio di influenza di 400 metri, cosicché gli spostamenti si possono realizzare a piedi. – Progettare standard superiori a quelli previsti dal DM 1444/68 – Manutenzione del patrimonio edilizio esistente finalizzato alla prevenzione del rischio sismico e progettare l’auto sufficienza energetica realizzando una rete che scambia i surplus energetici di proprietà dei cittadini. Governo del territorio
79. • Cos’è la manutenzione del patrimonio esistente? – Nel concetto di manutenzione rientrano una tipologia di interventi quali la conservazione del patrimonio storico, la ristrutturazione edilizia e la trasformazione urbanistica finalizzata alla rigenerazione urbana, cioè un’evoluzione del concetto di rinnovo urbano. – Si intuisce che tali interventi si occupano delle zone A e B, escludendo l’ipotesi di nuove espansioni. Governo del territorio
80. • Quali strumenti a disposizione per rigenerare i luoghi urbani? – I Consigli comunali, attraverso una variante al PRG possono indicare l’obiettivo della rigenerazione urbana. I progettisti incaricati possono individuare i comparti ove intervenire per conservare, ristrutturare e trasformare tenendo conto dell’obiettivo da perseguire: la qualità urbana e architettonica. – Ai comparti è possibile associare lo strumento: piano di recupero del patrimonio edilizio esistente (L. 457/78), programma di riqualificazione urbana (art. 2 L.179/92), programma integrato di intervento (art. 16 L.179/92), programmi di recupero urbano (art. 11 DL 398/93 conv. L.493/93). Governo del territorio
81. • Cos’è la rigenerazione urbana? – E’ una tecnica urbanistica per rinnovare i tessuti urbani esistenti. Il progetto di rigenerazione nasce dall’analisi dei tessuti esistenti in funzione dei diritti e dei bisogni dei cittadini, con lo scopo di aggiustare un ambiente degradato e obsoleto, e per favorire un corretto uso dello spazio e dei luoghi con una qualità urbana e architettonica. Il piano di rigenerazione favorisce i temi sociali, ambientali, e dell’economia locale. Secondo l’approccio bioeconomico che adotta il concetto di metabolismo urbano, l’intervento consente di offrire soluzioni che concorrono a realizzare l’auto sufficienza energetica e la drastica riduzione degli sprechi (suolo, acqua, rifiuti). Il piano realizza modelli insediativi che favoriscono stili di vita più sostenibili. Governo del territorio
82. Cellula urbana e standard Nella classica e corretta pianificazione urbana i progettisti immaginano la cosiddetta “cellula urbana” degli isolati ove inserire gli standard minimi al fine di consentire una corretta fruibilità dei servizi raggiungibili a piedi (Giorgio Rigotti, Urbanistica. La composizione, UTET, 1973). Raggio di influenza, 400 mt Schema urbano con maglia regolare Governo del territorio
83. Governo del territorio Esempi di utilizzazione di un’area con differenti indici TERMINOLOGIA PRINCIPALE S = superficie, area St = superficie territoriale (area totale) Sf = superficie fondiaria (area edificabile) V = volumetria edificabile It = indice di utilizzazione territoriale If = indice di utilizzazione fondiaria Sc= superficie coperta H = altezza edifici P = numero di piani fuori terra
84. Governo del territorio Esempi di utilizzazione di un’area con differenti indici Fonte immagine: Reale, Densità città residenza: tecniche di densificazione e strategie anti- sprawl, Gangemi, 2008
85. Calcolo dell’area coperta degli edifici per avere una corretta proporzione fra area stradale ed area fabbricabile. C.Chiodi, La città moderna. Tecnica urbanistica, Gangemi editore. CASO I-MM ed MM’ sono le mezzerie di due strade parallele adiacenti, 2a la loro distanza da, L la profondità dei lotti fabbricabili misurata dal ciglio della strada e λ la semi-larghezza della via, cosicché: a=L+λ. I regolamenti locali consentiranno ai fabbricati sorgenti lungo le vie una altezza H in gronda ovvero un numero N di piani fuori terra, tali che esista un determinato rapporto con la larghezza 2λ della strada. Sarà cioè λ=αN, essendo α un coefficiente numerico in generale >1. Si provi per α=1,6
86. Fonte < http://www.unich.it/fusero/lezioni%20pdf/08b_ex%20parametri%20urbanistici.pdf > Governo del territorio
87. Fonte <https://www.unirc.it/documentazione/materiale_didattico/597_2008_83_3731.pdf> Governo del territorio
88. • Lo standard è anche una limitazione virtuosa: – Ad esempio nelle zone A (centri storici) non è consentito superare le altezze degli edifici preesistenti; tale regola vale anche per le B (zone consolidate) con l’eccezione di edifici che rientrano in piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate – Nelle zone B la distanza minima fra i fabbricati è di 10 mt; e per quanto riguarda la realizzazione delle dotazioni minime obbligatorie (standard urbanistici), i Comuni hanno l’obbligo di dimostrare l’impossibilità di recuperarli (vale sia le zone A e sia le B) Governo del territorio
89. Fonte < http://www.architettura.unina2.it/docenti/areaprivata/206/documenti/indici%20e%20parametri%20utili.pdf > Governo del territorio L’indice di fabbricabilità fondiaria (If) è il volume massimo costruibile sulla superficie Fondiaria unitaria If = mc/mq L’indice di fabbricabilità territoriale (It) determina il volume massimo costruibile per ogni ettaro (ha) di superficie territoriale
90. Fonte < http://www.architettura.unina2.it/docenti/areaprivata/206/documenti/indici%20e%20parametri%20utili.pdf > Governo del territorio L’indice di utilizzazione fondiaria (Uf) indica la superficie utile lorda su ogni mq di superficie Fondiaria Uf=mq/mq
91. Governo del territorio Esempi di schemi tipo-morfologici (o «codici forma») per le densità urbane con mixitè funzionale/sociale all’interno di un isolato.
92. • Un modo corretto per usare il territorio è avere un piano con un regolamento capace di raffigurare un’adeguata morfologia urbana. Un esempio virtuoso fu il piano di Siena di Secchi che introdusse le famose schede norma raffiguranti le tipologie di insediamenti realizzabili. Il New Urbanism suggerisce l’uso di un “codice forma”. Governo del territorio
93. Dal disegno alla perequazione • Nelle slide precedenti abbiamo visto come la tecnica urbanistica (disegno urbano) possa rappresentare lo spazio urbano (volumi e superfici). Il progetto si può misurare con indici (carico urbanistico) e standard. • La consuetudine associa a tali indici anche una misura monetaria trasformando il territorio in un processo economico. Tutto ciò ha rilevanti conseguenze sociali e ambientali poiché è accaduto spesso che le trasformazioni urbanistiche abbiano avuto la conseguenza di peggiorare la qualità di vita degli abitanti, quando le scelte di pianificazione sono state suggerite dall’avidità di pochi attuatori privati.
94. La perequazione • In questi appunti abbiamo visto che i Piani individuano le localizzazioni e le zonizzazioni determinando in maniera diseguale lo jus aedificandi e il valore monetario dei suoli. I piani creano una disparità economica dei suoli che influenzano l’economia dei cittadini. • Per evitare/ridurre disparità fra i suoli edificabili e i diritti edificatori l’esperienza inventa la cosiddetta perequazione urbanistica per «riconoscere ai proprietari un valore della proprietà commisurato alla tipologia, alla localizzazione, all’urbanizzazione, alla classificazione delle aree rispetto al contesto territoriale nel quale si collocano», ma una certa dose di diseguaglianza è connaturale alla pianificazione urbanistica. La perequazione costituirebbe un modo alternativo di attuazione della zonizzazione (Urbani, in Fiale).
95. • L’intenzione della perequazione è stabilire uno stesso valore ai suoli ed ai diritti edificatori che rientrano nella zonizzazione (perequare = pareggiare) per farli concorrere in egual misura alla costruzione della cosiddetta “città pubblica” presente nelle localizzazioni. • La perequazione urbanistica, stabilita nella fase operativa dei piani (mai in quella attuativa), è un accordo economico e pianificatorio dove c’è uno scambio fra privati e pubblico. Consente al pubblico di costruire i servizi con i soldi dei privati in cambio di capacità edificatorie persino commerciabili (“perequazione diffusa”). • Non tutti i Comuni usano lo stesso approccio e spesso la perequazione è vanificata, inutile e addirittura controproducente. La perequazione
96. Modalità di attuazione della perequazione • «Perequazione di comparto» si realizza concentrando la cubatura afferente a una certa zona in una specifica sua parte: il mezzo tecnico è quello della creazione di una “zona a trasformazione unitaria”, che costringe i proprietari della zona medesima ad accordarsi tra loro se vogliono evitare la paralisi di qualsiasi iniziativa. • «Perequazione diffusa» consiste in una tecnica di scissione tra conformazione della proprietà e la distribuzione su tutto il territorio comunale di una “edificabilità uniforme meramente potenziale”, avente rilevanza sotto il profilo economico. Può costruire chi possiede un’area edificabile prevista dal piano.
97. • L’uso della perequazione urbanistica è una scelta politica e non un obbligo di legge, anche le sue modalità di attuazione sono discrezionali. Fu inventata per assolvere a due ruoli: (1) reperire risorse alleggerendo il peso dello Stato (evitare l’esproprio) e (2) provare a realizzare un’uguaglianza nel mercato immobiliare. • Le modalità di attuazione della perequazione hanno avuto esperienze complesse, evidenziando insidie e contraddizioni. • Nello scambio perequativo, spesso i soggetti attuatori privati hanno avuto una netta prevalenza nei confronti dello Stato, che abdica volontariamente a un’efficace controllo del processo urbanistico ed edilizio. Contraddizioni della pianificazione
98. • Ancora oggi paghiamo la scelta politica e culturale dei liberali che hanno rinunciato alla sovranità economica dello Stato. Negli anni ‘60 e fino agli anni ‘80 lo Stato ha avuto un ruolo attivo ed ha potuto se lo voleva, associare la pubblicizzazione dei suoli e il diritto di superficie incassando i proventi delle rendite per costruire i diritti a tutti i cittadini. • L’opzione liberale è chiara, togliendo allo Stato la forza e l’autonomia di spendere si manipola il mercato consentendo ai soggetti privati (laissez faire) economicamente più forti di controllare direttamente e indirettamente la pianificazione urbana e incassare i proventi delle rendite. Gli effetti sociali sono noti: razzismo e gentrificazione. I problemi della cattiva pianificazione
99. • La pianificazione è nelle mani dei politici, il conflitto fra privati e pubblico spesso di “esaurisce” consentendo ai privati di realizzare i propri interessi, senza un’attenta valutazione degli effetti di tali trasformazioni e privilegiando la cosiddetta “fattibilità economica e finanziaria”, che non misura la qualità di piani e progetti ma il ritorno economico degli investitori. • Con questo approccio culturale solo economico, i piani possono essere edulcorati dalla famigerata “urbanistica contratta”, favorendo il disordine urbano e la gentrificazione. • “L’urbanistica contratta” è un modo elegante per dire che i forti sono autorizzati a farsi gli affari propri. In questo modo i politici usurpano sia i principi della legge urbanistica nazionale e sia lo jus aedificandi che viene regolato dai privati e non più dallo Stato . I problemi della cattiva pianificazione
100. • La pianificazione urbanistica comunale è un’attività discrezionale dei Comuni in coerenza coi piani sovraordinati. • I politici devono, ma non è detto che ne siano capaci di farlo, usare il potere e la funzione di pianificatori per applicare la Costituzione secondo gli articoli 9, 32, 42, 44 e 47. • La pianificazione deve tener conto del modello di sviluppo che si intende imprimere ai luoghi stessi, in considerazione della loro storia, tradizione, ubicazione e di una riflessione del futuro sulla propria stessa essenza, svolta per autorappresentazione ed autodeterminazione della comunità medesima, con le decisioni dei propri organi elettivi e con la partecipazione dei cittadini al processo pianificatorio (vedi C. Stato, sez. IV: 10 maggio 2012) I limiti culturali della classe politica
101. • Negli attuali processi di pianificazione le città sono considerate merce e le trasformazioni urbane sono realizzate per aumentare la produttività delle imprese, confondendo lo sviluppo umano con la crescita. • Le città sono merce, nonostante questo non sia il dettato costituzionale e neanche il mandato della legge urbanistica nazionale. Il capitalismo si concretizza attraverso un razzismo economico sfruttando la pianificazione urbanistica per accumulare capitale (rendita), e usurpando i diritti dei cittadini quando sceglie per se i luoghi per generare rendita e localizzare la propria impresa, ma scaricando i costi sulla collettività. Lo fa vendendo la merce a prezzo di mercato, cioè vende a chi può pagare quel prezzo escludendo i ceti più deboli. I limiti culturali della classe politica
102. • Poiché il processo di pianificazione è stato inserito nel processo economico e politico, esiste il rischio che i piani siano sbilanciati sugli interessi privati anziché proporre di rigenerare per progettare diritti a tutti i cittadini, ma sia, sin dal principio, condizionato e ricattato dai proprietari privati e dagli investitori privati. • Due questioni culturali possono liberare il disegno urbano e applicare la Costituzione: (1) la sovranità economica dello Stato e (2) la bioeconomia che consente di liberare il disegno del piano e di riportare l’economia nell’ambito originario (la moneta non è ricchezza), e poi concepire la città come sistema metabolico e usare razionalmente l’energia, e tutelare il territorio. I limiti politici della pianificazione
103. • Le necessità di oggi sono dettate dall’applicare la Costituzione e quindi di realizzare i diritti, oggi negati. • In che modo? Convertendo i piani espansivi in rigenerativi attraverso la bioeconomia, cioè interpretare la città come un sistema metabolico e realizzare un sistema di monitoraggio dei flussi di energia in entrata e in uscita. Recuperare e riusare i tessuti urbani consolidati introducendo la qualità urbana. • Abbattere le rendite di posizione e avviare la partecipazione popolare al processo decisionale della politica. Governo del territorio
104. Benessere psicofisico Cultura (educazione, istruzione, relazioni ...) e carattere della persona Occupazione utile Comfort ambientale Edilizia (benessere termoigrometrico, acustico, efficienza energetica ...) Urbanistica (morfologia urbana, mixité, servizi, bellezza, rapporto spazio pubblico/privato, verde pubblico, accessibilità, impianto urbano, densità ...) Territorio (clima, paesaggio, orografia, prevenzione dal rischio idrogeologico e sismico ...) I progettisti possono occuparsi del comfort ambientale e della "cultura" nel senso di pianificare mq/ab, corrispondenti a determinati usi del suolo per spazi e luoghi dell'educazione e della cultura. Anche in città dove questi spazi (servizi - mq/ab, DM 1444/68) esistono possono esser presenti condizioni di degrado sociale a causa della disgregazione familiare (disoccupazione, basso potere d'acquisto) e della comunità incapace di dare amore e sostegno ai propri figli. Già Rigotti individuava il "fattore umano" come aspetto importante per la progettazione e stabiliva che «per ogni comunità le caratteristiche principali determinanti sono il genere di vita, l'elevatezza dei costumi, le credenze religiose, in una parola la civiltà». Governo del territorio
105. • Possibili obiettivi: – analisi e monitoraggio della morfologia finalizzata alla rigenerazione urbana (Assetto morfologico/disegno urbano; Conformazione dello spazio pubblico; Rapporto tra edificato, spazio pubblico e spazi collettivi (spazi condominiali, portici, etc.); Considerazione delle caratteristiche climatiche e ambientali del sito per la definizione dell'impianto urbanistico; mix di funzioni; Continuità e coerenza della maglia urbana (strade); Continuità del sistema ambientale (spazi verdi); ...) – conservazione dei centri storici – rilocalizzazione delle attività produttive (cibo, manifattura, merci e servizi) – riduzione dell'uso di risorse (acqua, energia,suolo, rifiuti) • Possibili indicatori: – Indicatori che misurano i flussi di materia ed energia in entrata e in uscita. – Indicatori per la qualità urbana: morfologia e indici urbanistici. Governo del territorio
106. Modello concettuale del sistema metabolico che osservare i flussi di energia in ingresso e in uscita. Rileva gli sprechi e li cancella riducendo l’impatto ambientale. Fonte immagine, Monica Lavagna, Life Cycle Assessment in edilizia, Hoepli Governo del territorio
107. Fonte immagine: Carol Monticelli, Life cycle design in architettura, Maggioli editore, 2013
108. Fonte immagine: Carol Monticelli, Life cycle design in architettura, Maggioli editore, 2013 Governo del territorio
109. • La produzione del cibo dipende da un sottile strato di suolo, profondo da 30 a 100 cm. 500 anni è il tempo minimo necessario dalla formazione di uno spessore di 2,5 cm di suolo: per questo il suolo è riconosciuto come una risorsa non rinnovabile. • In Italia in soli 14 anni (1998-2012) si sono consumati oltre 360.000 ettari di suoli, prevalentemente agricoli e la superficie urbanizzata è salita oltre il 7% di quella totale, in valore assoluto oltre 21.000 km quadrati. • Per queste e altre ragioni i Consigli comunali, attraverso una variante, devono trasformare i piani espansivi in rigenerazioni bioeconomiche. Governo del territorio
110. Governo del territorio Consumo di suolo
111. Governo del territorio < http://www.postmetropoli.it/atlante/?p0=B-Usi-e-coperture-del-suolo&p1=B5-Consumo-di-suolo&p2=00Consumo-di-suolo-2012> Consumo di suolo
112. • Al di là delle nozioni di diritto urbanistico e della tecnica, la disciplina è costruita su teorie di modelli spaziali. • Il padre della scienza urbanistica è Ildefonso Cerdà (1815-1876) teorico dell’eguaglianza spaziale; poi seguono Ebenezer Howard (1850-1928) modello spaziale dell’equilibrio e Garden City; Patrick Geddes (1854-1932) scuola territorialista; Patrick Abercrombie (1879-1957) piano della Grande Londra controllando le densità; Gustavo Giovannoni (1873- 1947) scuola del recupero, Giovanni Astengo (1915- 1990); Bernardo Secchi (1934-2014) e molti altri. Governo del territorio
113. Parte II • Gli insediamenti urbani costruiti dall’uomo, forma e utilizzazione territoriale. Una piccola selezione di immagini per interpretare la struttura urbana. Nota: tutte le immagini panoramiche sono tratte da google earth
114. • L’armatura urbana italiana è transitata da un modello gerarchico di centri urbani ad aree urbane estese policentriche. • Questo cambiamento urbano rende obsoleti gli attuali livelli amministrativi dei comuni; pertanto è necessario che le nuove strutture urbane costituite da comuni centroidi con conurbazioni siano amministrate da un solo comune. • Di fatto è necessario un cambio di scala territoriale al fine di adottare piani urbanistici bioeconomici all’interno di bioregioni urbane.
115. Fonte immagine ISTAT
116. Fonte immagine ISTAT
117. Fonte immagine ISTAT
118. Fonte immagine Andrea Spinosa
119. Tipi di città Forme, dimensioni e strutture territoriali Figure schematiche NUCLEARE Centro urbano municipale denso e compatto, di dimensioni ridotte (di regole poche centinaia di metri) nettamente distinto dalla campagna circostante. ESTESA Sistema urbano comprendente più municipalità vicine. - per agglomerazione L'agglomerato è formato da un centro storico circondato da corone periferiche suburbane compatte e continue, per un raggio massimo di qualche chilometro. - per conurbazione Città estesa formata da più agglomerazioni vicine, cresciute contemporaneamente, fino a fondersi tra loro in un'unica area edificata continua. - per dilatazione multicentrica Città discontinua, a maglia molto larghe, basata su un uso generalizzato dell'automobile; si espande in territori poco popolati circostanti, distribuendo in essi i suoi quartieri e suoi centri specializzati nelle diverse funzioni. - per peri-urbanizzazione (città diffusa, meta città) Tessuto edificato a bassa densità e discontinuo, cresciuto lungo strade e attorno a villaggi e centri urbani minori preesistenti in seguito alla dispersione, per un raggio di decine di Km, di elementi urbani (abitazioni, capannoni, uffici, superfici commerciali ecc.) con vasti spazi aperti interclusi, anche agricoli. A RETE Rete di città che hanno tra loro relazioni particolarmente intense. - area metropolitana Grande agglomerazione centrale, circondata da numerosi altri centri vicini, che hanno con essa e tra di loro intensi movimenti pendolari, in un territorio piuttosto densamente abitato, anche rurale, ma con popolazione quasi esclusivamente occupata in attività extra-agricole. - città-rete (sistemi policentrici macroregionali: città regioni, mega-regioni urbane) Rete di dimensione macro-regionale, formata da più città e aree metropolitane, con funzioni complementari, connesse tra loro da flussi intensi di persone, merci, servizi, informazioni e decisioni; separate da vasti spazi rurali Le mutazioni spaziali della città dal XVIII al XXI secolo: dalla città nucleare alla città rete policentrica (Fonte: Dematteis, Le città nel mondo. Una geografica urbana, 2014)
120. • Antonio Cappuccitti: «la forma fisica della città può essere analizzata a differenti scale di osservazione, a seconda dell’estensione delle parti di città oggetto di studio e degli elementi costitutivi della forma urbana che vengono presi in esame. Le componenti costitutive di base della forma urbana, siano esse volumi pieni (edifici e attrezzature per servizi) o spazi aperti (strade, piazze, parchi e giardini), si giustappongono nel paesaggio urbano dando luogo a forme insediative che, se osservate come aree sufficientemente estese, possono presentare particolari caratteri di unitarietà o omogeneità formale, distinguibili e classificabili sulla base dei loro caratteri morfologici omogenei. (…) In special modo in Italia essa è presente nell’estesa e articolata tradizione di ricerche di carattere “tipomorfologico” che ha avuto origine dagli studi di Saverio Muratori».
121. • Antonio Cappuccitti: «Le parti urbane morfologicamente omogenee della città possono essere distinte in tessuti e forme aperte. Si indicano come tessuti le morfologie dell’insediamento caratterizzate da una stretta correlazione tra la forma degli spazi stradali e l’insieme degli edifici, determinata dal fatto che i fronti edificati si dispongono lungo i bordi delle strade. I tessuti possono essere classificati in base a due caratteri morfologici fondamentali: la conformazione dell’impianto e la grana. L’impianto è determinato dalla forma d’insieme della rete stradale, e può essere distinto in intricato, reticolare, radiocentrico, organico.
122. Insediamenti urbani Il Pireo e Selinunte, insediamenti urbani a scacchiera (schema Ippodameo). Fonte immagine, Cesare Chiodi, La città moderna, tecnica urbanistica, Gangemi
123. Insediamenti urbani Pompei, insediamento urbano a scacchiera (schema Ippodameo). Tessuto reticolare
124. Insediamenti urbani Pompei, insediamento urbano a scacchiera (schema Ippodameo).
125. Paternò (CT), tessuto reticolare compatto a grana grossa con fabbricazione intensiva. Insediamenti urbani
126. Insediamenti urbani Bari, impianto intricato compatto e tessuto reticolare a grana media con fabbricazione Intensiva (schema Ippodameo).
127. Insediamenti urbani Napoli, impianto Ippodameo con fabbricazione intensiva e tipologie di edifici a blocco, a corte, in linea.
128. Insediamenti urbani Napoli, il decumano inferiore chiamato “spacca Napoli” taglia il centro storico in due parti, Sud e Nord.
129. Insediamenti urbani Catania, impianto regolare, tessuto reticolare a grana grossa con fabbricazione chiusa intensiva
130. Insediamenti urbani Genova, impianto intricato compatto con fabbricazione intensiva
131. Insediamenti urbani Taranto, impianto regolare con fabbricazione intensiva.
132. Insediamenti urbani Reggio Calabria, tessuto reticolare a grana media con fabbricazione intensiva.
133. Messina, impianto regolare, tessuto reticolare a grana media con fabbricazione intensiva. Insediamenti urbani
134. Insediamenti urbani Livorno, impianto radiale con fabbricazione chiusa intensiva, e successivo tessuto reticolare a grana grossa.
135. Salerno, impianto intricato compatto a grana grossa. Insediamenti urbani
136. Insediamenti urbani Palermo, tessuto reticolare a grana grossa con fabbricazione intensiva.
137. Insediamenti urbani Palmanova (UD), schema radio anulare con fabbricazione chiusa intensiva
138. Insediamenti urbani Grammichele (CT), schema radio anulare con fabbricazione a blocco intensiva
139. Lucca, tessuto reticolare a grana grossa con fabbricazione chiusa intensiva Insediamenti urbani
140. Grosseto, tessuto radiocentrico con fabbricazione chiusa intensiva Insediamenti urbani
141. Insediamenti urbani Sabbioneta (MN), centro storico fabbricazione chiusa intensiva e impianto a stella, con asse centrale e forma regolare.
142. Cividiale (UD), impianto regolare con fabbricazione intensiva Insediamenti urbani
143. Bologna, impianto radiale e tessuto a grana grossa con fabbricazione chiusa intensiva Insediamenti urbani
144. Brescia, tessuto regolare a grana grossa con fabbricazione chiusa intensiva. Insediamenti urbani
145. Insediamenti urbani Firenze, tessuto regolare e reticolare a grana grossa con fabbricazione chiusa.
146. Insediamenti urbani Roma, impianto intricato compatto con fabbricazione intensiva.
147. Insediamenti urbani Roma, fabbricazione chiusa intensiva su impianto regolare. Tessuto reticolare a grana media.
148. Roma, impianto regolare con fabbricazione intensiva chiusa, aperta e semiaperta. Tessuto reticolare a grana grossa, media e fine. Insediamenti urbani
149. Insediamenti urbani Roma, forme aperte e fabbricazione estensiva, sprawl urbano
150. Insediamenti urbani Torino, fabbricazione chiusa intensiva su impianto a scacchiera. Tessuto reticolare a grana media.
151. Pavia, impianto radiale e tessuto a grana grossa con fabbricazione compatta e intensiva . Insediamenti urbani
152. Martina Franca (TA), impianto irregolare organico intricato compatto a grana grossa. Insediamenti urbani
153. Altamura (BA), impianto radiale intricato a grana grossa con fabbricazione intensiva. Insediamenti urbani
154. Insediamenti urbani Pienza (SI), tessuto organico con fabbricazione compatta e intensiva .
155. Insediamenti urbani San Quirico d’Orcia (SI), tessuto organico con fabbricazione compatta e intensiva .
156. Insediamenti urbani Bevagna (PG), impianto organico lineare con agglomerazione di edifici a blocco e case in linea.
157. Insediamenti urbani Tricarico (MT), tessuto organico intricato compatto.
158. Insediamenti urbani Urbino (PU), impianto organico lineare con agglomerazione di edifici a blocco e case in linea.
159. Insediamenti urbani Bagnaia (VT), tessuto organico con agglomerazione di edifici a blocco e case in linea.
160. Insediamenti urbani Matera, tessuto organico e intricato compatto con fabbricazione intensiva.
161. Insediamenti urbani Matera, tessuto organico e intricato compatto con fabbricazione intensiva.
162. Agrigento, impianto irregolare organico e intricato compatto a grana grossa. Insediamenti urbani
163. Benevento, impianto organico lineare con fabbricazione intensiva. Insediamenti urbani
164. Castelluccio superiore (PZ), impianto irregolare organico e intricato compatto con fabbricazione intensiva. Insediamenti urbani
165. Insediamenti urbani Castelsanlornezo (SA), impianto organico lineare con fabbricazione composita compatta e aggregazione di edifici in linea e a blocco.
166. Corleto Monforte (SA), impianto organico intricato compatto con fabbricazione intensiva Insediamenti urbani
167. Erice (TP), tessuto intricato compatto con fabbricazione intensiva a grana grossa Insediamenti urbani
168. Lecce, tessuto intricato compatto e composito a grana grossa con fabbricazione intensiva Insediamenti urbani
169. Insediamenti urbani Ascoli Piceno, tessuto compatto a grana grossa con fabbricazione intensiva
170. Orvieto, tessuto con impianto organico a grana grossa . Fabbricazione chiusa intensiva e aggregazione di edifici in linea, a corte e a blocco. Insediamenti urbani
171. Insediamenti urbani Assisi (PG), tessuto organico con fabbricazione intensiva
172. Insediamenti urbani Pollica (SA), impianto organico lineare con aggregazione di case in linea e a blocco.
173. Insediamenti urbani Castellabate (SA), impianto organico intricato e compatto con agglomerazione di edifici in linea e a blocco.
174. Insediamenti urbani Teggiano (SA), tessuto organico con fabbricazione compatta e intensiva rispetto all’orografia del territorio.
175. Ravenna, tessuto con impianto reticolare e fabbricazione intensiva a grana grossa. Insediamenti urbani
176. Amsterdam, tessuto reticolare a grana grossa con fabbricazione chiusa intensiva Insediamenti urbani
177. Amsterdam, fabbricazione chiusa intensiva Insediamenti urbani
178. Amsterdam, fabbricazione chiusa intensiva Insediamenti urbani
179. Insediamenti urbani Letchworth, forme aperte e fabbricazione estensiva
180. Insediamenti urbani Essen, quartiere Margarethenhöhe fabbricazione semiaperta estensiva
181. Insediamenti urbani Milanino, prima garden city italiana, forme aperte e fabbricazione estensiva
182. Berlino, quartiere Tempelhof fabbricazione semintensiva Insediamenti urbani
183. Copenaghen, forme aperte e fabbricazione estensiva, sprawl urbano Insediamenti urbani
184. Copenaghen, fabbricazione chiusa intensiva Insediamenti urbani
185. Insediamenti urbani Francoforte, fabbricazione in schiera ,semiaperta e semintensiva.
186. Insediamenti urbani Francoforte, siedlung Bornheimer Hang fabbricazione marginale
187. Insediamenti urbani Lipsia, forme aperte e fabbricazione semintensiva.
188. Insediamenti urbani Stoccolma, tessuto reticolare con fabbricazione chiusa intensiva e aperta semintensiva
189. Stoccolma, tessuto reticolare con fabbricazione chiusa intensiva e forme aperte semintensive Insediamenti urbani
190. Insediamenti urbani Stoccolma, quartiere Vällingby insediamento unitario con forme aperte semintensive, 1954
191. Insediamenti urbani Nowosibirsk (Russia), forme aperte e fabbricazione semintensiva.
192. Area metropolitana di Napoli Napoli Sistema metropolitano con conurbazioni policentriche
193. Salerno Salerno, area metropolitana policentrica Agropoli Sistema di conurbazioni estese policentrice
194. Area metropolitana di Milano Milano Sistema metropolitano con conurbazioni policentriche
195. Area metropolitana di Roma Sistema metropolitano e policentrico
196. La via Emilia Bologna Sistema policentrico
197. PARTE III • Per un’efficace approfondimento dello spazio antropico delle città si rimanda alla lettura delle pubblicazioni della scuola muratoriana (di Saverio Muratori) • Le immagini che seguono sono tratte da G. Caniggia & G.L. Maffei, Lettura dell’edilizia di base, Alinea editrice
198. • Interpretare la città analizzando le strutture edilizie nel corso dello sviluppo storico dell’insediamento è il metodo conoscitivo per l’analisi urbana dell’esistente. L’analisi riconosce i tipi edilizi e le singole unità. Studiando il tipo edilizio e l’insieme dei suoi aggregati, questi possono formare un tessuto urbano e si possono riconoscere gli insieme dei sistemi di tessuti, che sono alla base dell’organismo urbano. • Il processo è storico-tipologico-formativo- conservativo-evolutivo. • La lettura-progetto e il metodo sono finalizzati al progetto • Tipologia edilizia-> tessuto-> organismo urbano
199. bibliografia • Elio Piroddi e Antonio Cappuccitti, Urbanistica è progetto di città, Maggioli editore, 2012 • Luca Marescotti, Città tecnologie ambiente. Le tecnologie per la sostenibilità e la protezione ambientale, Maggioli editore, 2009 • Macionis & Parrillo, Prospettive urbane. Un approccio sociologico e multidisciplinare, Paerson, 2014 • Marvi Maggio, Le invarianti strutturali del territorio, FUP, 2014 • Maria Chiara Torricelli, ES-LCA e patrimonio naturale, FUP, 2015 • Alberto Magnaghi, La regola e il progetto. Un approccio bioregionalista alla pianificazione territoriale, FUP, 2014 • Giorgio Pagliari, Corso di Diritto urbanistico, Giuffrè Editore, 2015 • Aldo Fiale, Diritto Urbanistico, Edizioni Simone, XV edizione, 2015 • Colombo, Pagano, Rossetti, Manuale dell’urbanistica. Strumenti urbanistici, tecnica, disciplina legislativa, procedure e giurisprudenza, 2013 • Paolo Pileri, Che cosa c’è sotto, Altreconomia, 2016 • Paolo Berdini, Le città fallite, Donzelli editore, 2014 • Michelangelo Russo, Urbanistica per una diversa crescita, Donzelli, 2014 • Giuseppe Dematteis, Carla Lanza, Le città nel mondo. Una geografia urbana, Utet, 2014 • Giorgio Rigotti, Urbanistica. La composizione, UTET, 1973 • Luca Reale, Densità città residenza: tecniche di densificazione e strategie anti-sprawl, Gangemi, 2008