Source: https://www.forzaitalia-emiliaromagna.org/news-dallanci
Timestamp: 2018-02-21 17:14:02+00:00
Document Index: 106955852

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 119', 'art.6', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 50', 'art. 1', 'art.10', 'art.11', 'art. 86', 'art. 19', 'art. 23', 'art. 19', 'art. 22', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 16', 'art. 6']

Forza Italia Emilia-Romagna - News dall'ANCI
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Proposta di legge di semplificazione della vita dei Comuni - 19 gennaio 2017
CONSIGLIO NAZIONALE 19 Gennaio 2017
Punto 3) Proposta di legge di semplificazione della vita dei Comuni
Le semplificazioni contabili ed ordinamentali sono un fattore di sviluppo. Negli ultimi anni il tema ha registrato significative convergenze con le forze parlamentari e con il Governo, ma non ha trovato uno sbocco normativo. La semplificazione amministrativa e contabile va considerata, invece, una priorità sotto il profilo dell’economicità dell’azione pubblica locale, perché consente, da un lato, di ridefinire le scelte locali in funzione di vincoli finanziari di carattere generale e non sulla base di un insieme scoordinato di proibizioni e permessi e, dall’altro, di orientare su attività di merito risorse umane e materiali oggi impiegate in rendicontazioni, verifiche ed elaborazione di documenti ripetitivi e inessenziali. Pertanto, la semplificazione non è una mera razionalizzazione, ma il terreno di scontro con vecchie mentalità e apparati burocratici che traggono dall’eccesso di controllo e dalla complicazione procedurale la propria ragione di esistere.
Con l’obiettivo, dunque, di “liberare” risorse e personale per un rilancio del Paese, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, in collaborazione con le ANCI regionali e le Commissioni permanenti competenti per materia, ha elaborato la presente proposta di semplificazione di alcuni procedimenti e adempimenti obsoleti al fine di agevolare la vita amministrativa dei Comuni e di conseguenza migliorare l’offerta dei servizi ai cittadini e alle imprese.
Molte delle proposte di abrogazione mirano ad un recupero di autonomia politica ed istituzionale dei Comuni, spesso limitati da norme di carattere finanziario. La finalità è consentire agli organi di governo del Comune di fare le proprie scelte in autonomia, alla luce degli obiettivi di mandato e tenendo conto dei vincoli generali ben fissati alla luce del principio del pareggio di bilancio. Si fa presente, inoltre, che molte norme di cui si chiede l’abrogazione, fissano una quota di spesa ad una data/anno, congelando e determinando un’eventuale sperequazione fra gli stessi Comuni.
Il testo costituisce una base per l’avvio di un percorso normativo, ulteriormente perfezionabile a seguito del dibattito e dei contributi che emergeranno in seno al Consiglio Nazionale.
Il progetto di legge si compone di 22 articoli suddivisi nei seguenti titoli:
TITOLO I – SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI ACQUISTI E VINCOLI DI SPESA
TITOLO II - SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI FINANZA LOCALE
TITOLO III – SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA ORDINAMENTALE
TITOLO IV – SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI PERSONALE
Si riporta di seguito una relazione illustrativa dell’articolato.
TITOLO I – SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI ACQUISTI E VINCOLI DI SPESA (art. 1-5)
L’articolo 1 apporta una modifica all’art. 12 del d.l. n. 98/2011, riguardante l’acquisto, vendita, manutenzione e censimento di immobili pubblici escludendo gli enti territoriali da una procedura che ha generato un aggravio del procedimento di acquisizione di immobili da parte dei Comuni soprattutto quelli di minore dimensione demografica.
L’articolo 2 dispone l’abrogazione delle disposizioni contenute nel comma 8 dell’art. 6 del dl 78/2010 in quanto risultano essere troppo restrittive per le finalità cui sono rivolte e risultano inutilmente lesive dell’autonomia finanziaria comunale, riconosciuta costituzionalmente dall’art. 119 della Costituzione. Si richiama in proposito il pronunciamento della Corte costituzionale (Sentenza n. 139/2012) sui tagli alle spese previsti dall’articolo 6 del DL 78/2010, in cui si ribadisce che i tagli devono essere intesi come disposizioni di principio, alle quali gli enti locali devono attenersi; però, qualora esigenze di funzionamento rendessero gli effetti del divieto contrario al principio del buon andamento, gli enti possono in modo discrezionale, nel rispetto del limite complessivo, diversificare la riduzione della spesa su tutte le varie tipologie trattate dall’art.6 del dl 78/2010.
L’articolo 3 modifica la disposizione prevista per le operazioni di acquisto immobili da parte degli enti territoriali e del Servizio sanitario nazionale, eliminando le previsioni secondo cui sia necessario, a tal fine, un’attestazione del responsabile del procedimento circa l'indispensabilità e l'indilazionabilità delle operazioni stesse ed un’attestazione da parte dell’Agenzia del demanio in merito alla congruità del prezzo.
Si ritiene in proposito che in un quadro di regolazione delle grandezze finanziarie, vada lasciata ai Comuni l'autonomia organizzativa e gestionale nel decidere del migliore impiego delle risorse.
L’articolo 4 interviene sul decreto legge n. 112 del 2008 abrogando la disposizione che disciplina la razionalizzazione della spesa per la stampa di relazioni e pubblicazioni distribuita gratuitamente od inviata ad altre amministrazioni poiché troppo limitativa per le finalità che si prefigge, inficiando notevolmente l’autonomia decisionale degli enti.
L’articolo 5 dispone l’abrogazione della norma della Legge Finanziaria per il 2013 che limita le spese per l'acquisto di mobili e arredi.
TITOLO II - SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI FINANZA LOCALE (art. 6-8)
L’articolo 6 modifica le norme del Codice della strada che destinano il 50 per cento dei proventi delle multe per violazioni dello stesso incamerate dai Comuni e dagli altri enti territoriali ad una serie di attività connesse al miglioramento della circolazione stradale e delle strutture amministrative preposte.
Con la modifica proposta si aboliscono le quote indicate dalle lettere a) e b), che obbligano all’impiego del 12,5% dei proventi, rispettivamente per la segnaletica stradale e per il potenziamento dei servizi di polizia locale. Gli oggetti di intervento vengono mantenuti, lasciando però all’ente locale la responsabilità di ripartire l’impiego del complessivo 50% vincolato tra i diversi tipi di impiego previsti dalla legge. La modifica consente una semplificazione della gestione del vincolo di destinazione, resa oggi molto complessa per la necessità di accantonare quote anche in assenza delle esigenze di utilizzo indicate dalla legge, sacrificando altri interventi pur compresi nel dettato normativo. La norma oggetto di abrogazione prevede la destinazione dei proventi da dispositivi di rilevamento dei limiti di velocità in relazione alla proprietà della strada sulla quale viene accertata la violazione. La norma non è mai stata attuata anche in relazione alla mancata adozione dell’apposito decreto attuativo e considerando l’evoluzione ordinamentale introdotta dalla legge 56/2014 nonché la impossibilità di operare un riparto tra gli enti previsti ovvero Comune e provincia, si propone di riportare alla originaria ripartizione squisitamente legata all’organo accertatore.
L’articolo 7 ha come obiettivo di ristabilire certezza dei riversamenti ai Comuni dell’addizionale sui diritti aeroportuali, che deve essere effettuata a cura del Ministero dell’Interno a determinate scadenze e su conti corrente appositi intestati ai Comuni. Negli ultimi anni, infatti, il flusso dei finanziamenti è stato discontinuo e contrassegnato da mancate assegnazioni e non rispondenza degli importi dovuti ai Comuni con il totale dei passeggeri viaggianti. La proposta di emendamento non comporta copertura finanziaria poiché si riferisce ad una più razionale procedura di riparto dell’addizionale aeroportuale, a fronte di gettiti già di parziale competenza comunale.
L’articolo 8 ha lo scopo di semplificare e accelerare i procedimenti di riconoscimento dei debiti fuori bilancio. Infatti, si tratta molto spesso di fattispecie risalenti nel tempo, riferiti a periodi antecedenti a quelli del mandato amministrativo dei consiglieri comunali che sono chiamati a riconoscere tali spese.
TITOLO III – SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA ORDINAMENTALE (art. 9-18)
L’articolo 9 dispone l’abolizione di alcuni adempimenti contabili a carico degli enti locali ritenuti superflui. In particolare, la disposizione che si propone di abrogare alla lettera a) prevede la trasmissione al Mef da parte dei Comuni, di una situazione riepilogativa (riferita all'anno precedente) della gestione dell'Imposta comunale sulla pubblicità e dei diritti sulle pubbliche affissioni. Si ritiene che tale obbligo sia diventato superfluo alla luce della reperibilità del dato richiesto in altri documenti contabili, come ad esempio SIOPE e Certificato al conto consuntivo.
La stessa considerazione circa l’inutilità dell’adempimento richiesto ai Comuni vale per ciò che riguarda la comunicazione all’ANCI/CNC (oggi IFEL) dei dati relativi ai versamenti effettuati dai contribuenti, a titolo di ICI, sanzioni ed interessi, abrogata dalla lettera b. Tale obbligo risulta infatti superato tanto dalla normativa quanto dalla prassi di reperimento del dato in altri documenti contabili.
L’articolo 10 reca modifiche alla disciplina vigente in materia di accesso alle banche dati pubbliche tenute presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A normativa vigente, le amministrazioni comunali (D.lgs. 285/1992 e ss. mm., artt. 225 e 226; D.P.R. 495/1992; D.P.R. 634/1994; D.lgs 52/2005 e ss.mm., art. 50, co. 1), nell'espletamento delle funzioni di polizia municipale, sono escluse dal regime di gratuità di cui invece beneficiano gli organi costituzionali, giurisdizionali e le amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, ai sensi del D.P.R. 634/1994, art. 1, co. 2, pertanto sottoponendo le prime all’obbligo della corresponsione dei canoni e dei corrispettivi nella misura di cui all'art.10 e con le modalità di cui all'art.11 del richiamato decreto presidenziale.
L’articolo 11 prevede l’abrogazione del programma triennale delle opere pubbliche poiché tale documento costituisce ora un allegato al Documento Unico di Programmazione, pertanto la vigenza di tale norma è una duplicazione inutile di adempimenti amministrativi.
L’articolo 12 reca disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità al fine di risolvere alcune criticità emerse nel corso del tempo a seguito dell’adozione di provvedimenti normativi contrastanti tra loro.
L’articolo 13 riguarda l’interpretazione autentica della disposizione di cui all’articolo 5, comma 5, del decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010 come convertito dalla legge 30 luglio 2010 n. 122. Tale interpretazione è necessaria al fine di evitare che un’interpretazione letterale restrittiva della stessa violi, solo per gli amministratori locali, il diritto costituzionale di uguaglianza e libera iniziativa privata.
L’articolo 14 concerne la problematica interpretativa sorta solo recentemente in merito al comma 2 dell’art. 86 del DLgs n.267/2000 - TUEL, inerente la corresponsione del trattamento contributivo a favore degli amministratori lavoratori autonomi. La ratio della norma – come ben sottolineato dalla Corte dei Conti sez. reg. Puglia con parere n. 57 del 27 marzo 2013 – è quella di garantire che lo svolgimento del mandato elettorale non incida negativamente sulla posizione contributiva e previdenziale dei lavoratori non dipendenti chiamati a rivestire la carica di amministratore analogamente a quanto previsto dal comma 1 dello stesso articolo per i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato collocati in aspettativa. Tale disposizione nasce dal presupposto che l’assunzione di cariche pubbliche particolarmente impegnative incide inevitabilmente nello svolgimento di una professione autonoma con ripercussioni prevedibili sul reddito e sulla relativa capacità contributiva per il periodo di espletamento del mandato. Per tali motivi l’ordinamento ha previsto il versamento di una quota forfetaria minima di oneri previdenziali da parte dell’amministrazione locale per i lavoratori autonomi/amministratori. Gli amministratori lavoratori autonomi, a differenza dei lavoratori dipendenti, non hanno la possibilità di porsi in aspettativa e difficilmente possono sospendere completamente l’attività professionale senza evidenti ripercussioni.
L’articolo 15 si propone di dare coerenza sistematica alla disciplina in materia di status degli amministratori, garantendo anche ai componenti degli organi istituzionali delle Unioni il diritto al rimborso dei permessi retribuiti, degli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi e i rimborsi delle spese previste dal TUEL, al pari di quanto espressamente previsto per le nuove province e per le città metropolitane per effetto delle modifiche apportate alla legge 7 aprile 2014, n. 56 dall’art. 19 del decreto legge 24 aprile n. 66/2014, convertito, con modificazione, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89 e dall’art. 23 del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. Infatti, anche per gli amministratori delle Unioni il principio della gratuità non può superare il diritto di ogni cittadino chiamato a ricoprire cariche pubbliche nelle amministrazioni locali ad espletare il proprio mandato disponendo del tempo, dei servizi e delle risorse necessarie. I predetti oneri restano a carico dell’ente Unione, a valere sulle risorse finanziarie che gli sono proprie.
L’articolo 16 si propone di rivedere e semplificare l’attuale disciplina in materia di nomina dei revisori dei conti con la finalità di consentire una maggiore discrezionalità di scelta per gli enti locali nell’ambito di un elenco tenuto dal Ministero dell’Interno.
L’articolo 17, al fine di evitare una evidente disparità di trattamento tributario per l’ente locale Unioni di Comuni, ricomprende tra i soggetti esenti dall’imposta IVA per entrate di carattere commerciale di cui all’articolo 74 del TUIR n. 917/1986 anche le Unioni di Comuni, quali enti locali per l’esercizio associato delle funzioni.
L’articolo 18 è necessario poiché la scadenza dei termini per l’attuazione della delega di cui all’articolo 11 della legge 124/2015, richiede un intervento del legislatore che dia la possibilità ai Sindaci di Comuni Capoluogo e Città Metropolitane di superare l’attuale dualismo tra segretari e direttori generali, ovvero di semplificare l’organizzazione di strutture burocratiche complesse, anche in un’ottica di riduzione dei costi del personale.
TITOLO IV – SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI PERSONALE (art. 19-22)
Gli articoli 19 e 20 hanno lo scopo di razionalizzare norme ormai superate dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 175/2016. In particolare, l’articolo 19 dispone l’abrogazione dell’articolo 3, commi 30, 31 e 32, della Legge Finanziaria per il 2008 che riguardano i trasferimenti delle risorse umane, finanziarie e strumentali e la rideterminazione delle dotazioni organiche derivanti da costituzioni di società. L’articolo 20, invece, abroga le disposizioni contenute nell’art. 22 della Legge 69/2009 relativo all’organizzazione e razionalizzazione della spesa per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni, impattanti anche sugli enti locali.
L’articolo 21 ha l’obiettivo di procedere ad una semplificazione e ad un riordino normativo della disciplina sul contenimento delle spese di personale dei comuni eliminando alcune stratificazioni che generano difficoltà interpretative sia nella fase applicativa che in quella di controllo, come le disposizioni della legge finanziaria 2007, più volte modificate e riadattate nel corso degli anni. Tale semplificazione è coerente con la riforma introdotta con il decreto-legge n. 90/2014, con la legge n. 190/2014, e con l’esigenza di garantire i necessari spazi di autonomia organizzativa ai Comuni.
L’articolo 22 introduce un’esenzione all’applicazione di disposizioni aventi ad oggetto la formazione del personale degli enti locali anacronistica rispetto alle nuove regole del rispetto del saldo finale tra entrate e spese finali.
(Vincoli all’acquisto di immobili)
All’art. 12, comma 1 ter del DL 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 dopo le parole “al fine di pervenire a risparmi di spesa ulteriori rispetto a quelli previsti dal patto di stabilità interno” sopprimere le parole “gli enti territoriali” .
(Abrogazione limiti di spesa per convegni, mostre e pubblicità)
All’articolo 6 del decreto legge 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il comma 8 è abrogato.
(Abrogazione attestazione circa l'indispensabilità, l'indilazionabilità e la congruità del prezzo)
Al comma 1-ter dell’art. 12 del Decreto Legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole “ne siano comprovate documentalmente l'indispensabilità e l'indilazionabilità attestate dal responsabile del procedimento. La congruità del prezzo è attestata dall'Agenzia del demanio, previo rimborso delle spese. Delle” sono sostituite da “delle”.
(Abrogazione limiti di spesa per la stampa di relazioni e pubblicazioni prevista da leggi e regolamenti e distribuita gratuitamente od inviata ad altre amministrazioni)
All’articolo 27 del decreto legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il comma 1 è abrogato.
(Spese per l’acquisto di mobili e arredi)
1. All’articolo 1 della Legge 24 dicembre 2012, n. 228, il comma 141 è abrogato.
(Semplificazione dell’impiego dei proventi da sanzioni al Codice della strada)
Al comma 4 dell’articolo 208, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, “Nuovo codice della strada”, lettere a) e b), le parole “in misura non inferiore a un quarto della quota,” sono abolite.
I commi 12 bis, 12 ter e 12 quater dell’articolo 142 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, “Nuovo codice della strada”, sono abrogati.
(Addizionale comunale diritti d’imbarco aeroportuali)
All’articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, aggiungere i seguenti periodi alla fine della lettera a):
“A partire dall’anno 2015, l’addizionale è versata ai comuni di cui al periodo precedente sulla base di apposito decreto di natura non regolamentare del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dell’Interno, sentita l’Anci, che determina altresì le seguenti scadenze di versamento. Entro il 31 ottobre di ciascun anno il Ministero dell’Interno provvede ad erogare a ciascun comune l’importo dovuto relativo al primo semestre dell’anno, sulla base del rispettivo traffico aeroportuale. Entro il 31 marzo dell’anno successivo, il Ministero dell’Interno provvede al riparto del saldo annuale ai Comuni degli incassi sulla base del rispettivo traffico aeroportuale dell’anno precedente. Il decreto di cui al secondo periodo dovrà inoltre prevedere le modalità di versamento delle quote di cui ai periodi precedenti su appositi conti corrente intestati ai singoli comuni.”
(Debiti fuori bilancio)
Il comma 1 dell’articolo 194 del Decreto legislativo 18/08/2000 n. 267 recante il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali è cosi sostituito:
1. Con deliberazione della Giunta comunale e con la periodicità stabilita dai regolamenti di contabilità, gli enti locali riconoscono la legittimità dei debiti fuori bilancio derivanti da:
La deliberazione esecutiva nei termini di legge viene trasmessa al dirigente/responsabile del servizio finanziario che provvede alla verifica e mantenimento degli equilibri di bilancio.
Conseguentemente, il comma 3 dell’articolo 191 del Decreto legislativo 18/08/2000 n. 267 è così riformulato:
3. Per i lavori pubblici di somma urgenza, cagionati dal verificarsi di un evento eccezionale o imprevedibile, la Giunta, su proposta del responsabile del procedimento, qualora i fondi specificamente previsti in bilancio si dimostrino insufficienti, provvede al riconoscimento, entro trenta giorni dall'ordinazione fatta a terzi, della spesa con le modalità previste dall'articolo 194, comma 1, lettera e), prevedendo la relativa copertura finanziaria nei limiti delle accertate necessità per la rimozione dello stato di pregiudizio alla pubblica incolumità.
(Abolizione comunicazioni superflue)
1. Al fine di eliminare adempimenti contabili superflui a carico degli enti locali, non si applicano le seguenti disposizioni:
a) l’articolo 4, comma 2, del Decreto del Ministero delle finanze 26 aprile 1994 recante “Disposizioni in ordine alla gestione contabile dell'imposta sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni e della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche”;
b) l’articolo 3, commi 2 e 3, del Decreto del Ministero delle finanze 31 luglio 2000 recante “Approvazione dei termini e delle modalità per la trasmissione dei dati di riscossione relativi all'imposta comunale sugli immobili (ICI) dovuta per gli anni 1999 e seguenti”.
(Accesso banche dati)
All’art. 1, comma 2, del DPR 28 settembre 1994, n. 634, dopo le parole “amministrazioni centrali e periferiche dello Stato” inserire le parole “, e gli Enti Locali limitatamente all’espletamento delle funzioni di polizia locale,”
(Norme di semplificazione in materia di lavori pubblici)
A decorrere dall’anno 2017, il programma triennale delle opere pubbliche di cui al Dm 24 ottobre 2014 del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti è abrogato.
(Semplificazioni in materia di inconferibilità e incompatibilità )
All’articolo 63, comma 1, numero 4) del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, secondo periodo, dopo le parole “in materia tributaria” aggiungere le seguenti “e di violazione del codice della strada”.
All’art. 22 del decreto legislativo 8 aprile 2013 n. 39, e successive modificazioni e integrazioni, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: “3-bis. Le inconferibilità e le incompatibilità previste dal presente decreto non sussistono, con effetto retroattivo, nel caso in cui le cariche di presidente, amministratore delegato o componente dell’organo di indirizzo dell’ente pubblico o dell’ente di diritto privato in controllo pubblico o regolato o finanziato, siano state conferite dall’amministrazione stessa, purché a titolo gratuito.
Art. 13.(Interpretazione autentica dell’articolo 5 comma 5 del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78)
1. L’articolo 5, comma 5 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, come convertito dalla legge 30 luglio 2010 n. 122, si interpreta nel senso che, fatte salve le norme vigenti in materia di incompatibilità e inconferibilità degli incarichi, sono esclusi dalla portata applicativa della norma tutti quegli incarichi eventualmente conferiti all’amministratore nell’ambito della sua attività libero professionale da enti diversi da quello di appartenenza.
(Trattamento contributivo amministratori locali lavoratori autonomi)
All’articolo 86, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, le parole “allo stesso titolo previsto dal comma 1”, sono da intendersi riferite esclusivamente all’oggetto del pagamento relativo agli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi dovuti dall’amministrazione locale alla forma pensionistica alla quale il lavoratore autonomo era iscritto o continua ad essere iscritto alla data dell’incarico.
(Oneri connessi allo status degli amministratori delle unioni di comuni)
Al comma 108 dell’articolo 1 della legge 7 aprile 2014, n. 56, è aggiunto il seguente periodo: “Restano a carico dell’Unione gli oneri connessi con le attività in materia di status degli amministratori, relativi ai permessi retribuiti, agli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi di cui agli articoli 80, 84, 85 e 86 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.”.
(Revisione procedure selezione dei revisori dei conti)
Il comma 25 dell’art. 16 del decreto legge del 13 agosto 2011, n. 138 è abrogato e sostituito dal seguente:
“25. A decorrere dal primo rinnovo dell'organo di revisione successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministero dell’Interno individua i revisori dei conti degli enti locali mediante estrazione di una rosa di XX nomi in caso di revisore unico o di XX in caso di collegio, tra i nominativi dei soggetti iscritti, a livello regionale, nel Registro dei revisori legali di cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, nonché gli iscritti all'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Con decreto del Ministro dell'interno, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti criteri per l'inserimento degli interessati nell'elenco di cui al primo periodo, nel rispetto dei seguenti princìpi:
a. rapporto proporzionale tra anzianità di iscrizione negli albi e registri di cui al presente comma e popolazione di ciascun comune;
b. previsione della necessità, ai fini dell'iscrizione nell'elenco di cui al presente comma, di aver in precedenza avanzato richiesta di svolgere la funzione nell'organo di revisione degli enti locali;
c. possesso di specifica qualificazione professionale in materia di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria degli enti pubblici territoriali
L'organo assembleare dell'ente locale, previa verifica di eventuali cause di incompatibilità, nomina l'organo di revisione economico-finanziaria scegliendo tra i nomi dei soggetti sorteggiati dal Ministero dell’interno. Qualora l'ente locale verificasse la sussistenza di incompatibilità a ricoprire l'incarico di revisore di uno o più soggetti sorteggiati, ne dà immediata comunicazione al Ministero dell’interno che provvede a integrare, mediante sorteggio, la rosa dei nomi.”.
All’articolo 74, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni e integrazioni, dopo le parole “i comuni” aggiungere le seguenti parole “le unioni di comuni,”.
(Direttore Generale dei Comuni con popolazione pari o superiore a 100.000 e delle Città Metropolitane)
All’articolo 97, primo comma, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 è aggiunto infine il seguente periodo: “I sindaci dei Comuni con popolazione pari o superiore a 100.000 abitanti e i sindaci delle Città metropolitane possono procedere alla nomina del solo direttore generale, ai sensi dell’articolo 108, comma 1. In tal caso, al direttore generale sono attribuite le funzioni di cui al comma 4 del presente articolo, ad esclusione della lettera c) e di ogni altra funzione in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza che possono essere attribuire ad altro dirigente di ruolo avente i requisiti.”
In fase di prima applicazione, sono comunque fatti salvi i contratti dei Segretario Comunali in essere alla data di entrata in vigore del presente articolo e sino a loro naturale scadenza.
(Abrogazione norme superate da successivi interventi normativi)
All’articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, i commi 30, 31 e 32 sono abrogati.
(Abrogazione limiti di spese di funzionamento e disposizioni in materia di gestione delle risorse umane)
L’articolo 22 della legge 18 giugno 2009, n. 69, è abrogato.
(Vincoli spesa complessiva personale)
1. A decorrere dall’anno 2017, fermo restando l’obbligo di conseguire un saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali, ai comuni non si applicano le seguenti disposizioni:
a) i commi 557, 557-bis, 557-ter, 557-quater e 562 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
b) il comma 28 dell’articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;
c) il comma 6 dell’articolo 6 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
d) il comma 228 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
A decorrere dall’1 gennaio 2017, non trova applicazione per i Comuni e le Città metropolitane l’art. 6, comma 13, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni.