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Timestamp: 2017-11-25 09:45:19+00:00
Document Index: 42658245

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 168', 'art. 1294', 'art. 1227', 'art. 2051', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 1227']

Come ormai noto, l'art. 6 comma 4 lettera e) del Codice della strada, dopo le modifiche della Legge nr. 120 del 29 luglio 2010 ("Disposizioni in materia di sicurezza stradale"), ha introdotto la possibilità per gli enti proprietari o gestori della strada di disporre, mediante ordinanza, l'obbligo per i veicoli di munirsi od avere a bordo catene da neve (c.d. mezzi antisdrucciolevoli) o pneumatici invernali idonei alla marcia su neve o su ghiaccio. Le ordinanze hanno lo scopo di permettere agli enti citati, ovvero al sindaco all'interno dei centri abitati, di poter disporre di uno strumento di regolamentazione cui far ricorso, per fluidificare la circolazione ed evitare blocchi, per un arco temporale predeterminato: esse sono valide, di conseguenza, anche quando non ci sono precipitazioni nevose in corso. Le nuove disposizioni permettono poi agli organi di polizia stradale, cui compete la verifica dell'osservanza delle ordinanze lungo le tratte stradali e nei periodi indicati dalle prescrizioni, di controllare la presenza a bordo del veicolo delle catene da neve o la dotazione di pneumatici invernali e, in caso di mancanza, di applicare la sanzione pecuniaria prevista (da 80 a 318 euro). [fonte: Polizia di Stato].
Non tutte le auto possono installare le catene. In questi casi si deve ricorrere ai pneumatici invernali (comunemente detti "da neve" o "termici").
L’art. 168 del DPR n. 115/2002 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nel regolare in modo specifico il decreto di pagamento delle spettanze degli ausiliari del Giudice, non menziona la necessità di indicare le parti onerate del pagamento.
La giurisprudenza costante e consolidata della Suprema Corte ha più volte ribadito il principio secondo il quale l'obbligo di pagare la prestazione eseguita dal consulente tecnico d'ufficio, quale ausiliario del giudice, ha natura solidale ex art. 1294 c.c., essendo la sua prestazione effettuata in funzione di un interesse comune di tutte le parti del giudizio ove è resa e prescindendo dal principio della soccombenza, operante solo nei rapporti con le parti e non nei confronti dell'ausiliare (cfr. Cass, n. 6199/96 ed altre ivi citate; 2262/04; 17953/05; 20314/06; 23586/08).
Ne discende che il Ctu può agire autonomamente nei confronti di ognuna delle parti "... non solo quando sia mancato un provvedimento giudiziale di liquidazione ma anche quando il decreto emesso a carico di una parte sia rimasto inadempiuto ..." (cfr. Cass. civ., Sez. II, 15/09/2008, n. 23586).
"L'eventuale disattenzione dell'utente che non s'avveda della buca e però utilizzi la strada in modo conforme alla sua destinazione, senza porre in essere una sequenza causale autonoma di per sé idonea a produrre il danno, non assurge ad evento idoneo ad esimere il custode da responsabilità, non avendo quei caratteri di imprevedibilità ed eccezionalità tipici del fortuito. Tuttavia, il comportamento colposo del danneggiato che non sia idoneo da solo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno, costituita dalla cosa in custodia, ed il danno, può integrare un concorso colposo ai sensi dell'art. 1227, primo comma, cod. civ. con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante secondo l'incidenza della colpa del danneggiato".
Tale principio è stato recentemente ribadito dal Tribunale di Grosseto (Sentenza n. 777 del 23 luglio 2012) chiamato a pronunciarsi su un'ipotesi di responsabilità del Comune di Follonica ex art. 2051 c.c. (danno cagionato da cose in custodia). Nel caso di specie l'attrice aveva chiesto la condanna del Comune al risarcimento dei danni susseguenti la caduta in una buca formatasi nel tempo al centro di una pubblica via. Il Comune, costituendosi in giudizio, aveva contestato l'applicabilità dell'art. 2051 c.c. eccependo che la caduta era dipesa esclusivamente dalla distrazione dell'attrice.
Il Tribunale di Grosseto, con la sentenza in esame, ha avuto modo di affrontare non solo la questione della configurabilità in capo alla Pubblica Amministrazione della responsabilità ex art. 2051 c.c. e dell'eventuale "concorso di colpa del danneggiato" (art. 1227 c.c.); ha anche ribadito i principi ed i criteri applicabili in ordine alla liquidazione del danno.
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