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Timestamp: 2020-06-02 23:21:33+00:00
Document Index: 85062790

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 60', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 145', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il Commercialista in Rete: Notifica tributaria
Notifica tributaria
Senza l'avviso di ricevimento, non è provata la notifica per posta.
In caso di mancata produzione dell’avviso di ricevimento, idoneo a comprovare il perfezionamento della notificazione del gravame eseguita a mezzo posta, e in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato, l’impugnazione è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ai sensi dell’articolo 291 codice di procedura civile. Tuttavia, l’impugnante può domandare di essere rimesso in termini, i sensi dell’articolo 184-bis codice di procedura civile, per il deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere all’Amministrazione postale un duplicato dell’avviso stesso (cfr Cassazione 13923/2011 e 16354/2007).
In caso di mancata produzione dell’avviso di ricevimento, idoneo a comprovare il perfezionamento della notificazione del gravame eseguita a ...
alle lunedì, ottobre 12, 2015
Atto notificato. Lo dichiara e lo prova il ricevente.
Nella notifica postale, il raggiungimento dello scopo, ovvero l’intervenuta conoscenza dell’atto, sposta l’onere probatorio, in ordine alla ...
Valida la notifica nelle mani del coniuge non “collaborativo”.
La notifica di un atto tributario ai sensi dell’articolo 139 del codice di procedura civile, mediante consegna del plico al coniuge del cont...
Relata di notifica “inesistente”? Notifica irregolare, ma esistente.
Poiché per la notificazione postale diretta degli atti tributari è consentita l’adozione di modalità meno formali rispetto a quelle proprie ...
alle martedì, settembre 02, 2014
La disciplina della notificazione degli atti del processo dinanzi alle Commissioni tributarie soggiace a una compiuta regolamentazione, rinv...
È nulla la notifica effettuata tramite servizio postale privato.
Nell’ambito di un contenzioso dinanzi al Tribunale di Locri, il giudice, rigettata l’eccezione preliminare di tardività avanzata dalla curatela fallimentare, emetteva decreto di accoglimento dell’opposizione alla stato passivo del fallimento proposta dall’Agente della riscossione.
Avverso il decreto in questione, la curatela ricorreva per cassazione, contestando sotto diversi profili il rigetto dell’eccezione di intempestività.
In particolare, l’istante deduceva che l’atto oggetto dell’opposizione - comunicazione dell’esito di accertamento dello stato passivo ai sensi dell’articolo 97 della legge fallimentare (regio decreto 267/1942) - era stato comunicato dal cancelliere tramite servizio di posta privata all’Agente della riscossione il 20 giugno 2011, secondo quanto risultava dalla sottoscrizione dell’avviso di ricevimento della relativa raccomandata, mentre l’opposizione era stata depositata in cancelleria il 22 luglio 2011, in ritardo rispetto al termine - fissato dal successivo articolo 99 - di “trenta giorni dalla comunicazione di cui all’articolo 97”.
Al proposito, si può ricordare che, nel processo dinanzi alle Commissioni tributarie, una della forme di notificazione degli atti è proprio quella che si attua - ai sensi dell’articolo 16, comma 3, del Dlgs 546/1992 - mediante spedizione “diretta” (cioè, come detto, senza intermediazione di un ufficiale notificatore) dell’atto, a mezzo del servizio postale, in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento.
Il principio generale secondo cui l’avviso di ricevimento di una raccomandata postale costituisce atto pubblico, le cui attestazioni godono ...
Senza le ricerche di rito, è nulla, non inesistente, la notifica a terzi.
Con la sentenza n. 22151 del 27 settembre 2013, la Cassazione, confermando un orientamento ormai consolidato, ha ribadito che, in caso di no...
alle mercoledì, ottobre 09, 2013
No notifica? No deposito atto? L'appello è inammissibile.
È inammissibile l'appello del contribuente che non ha depositato copia dell'atto, non notificato tramite ufficiale giudiziario, presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale. Tale inadempimento non può essere sanato invocando l'omessa comunicazione allo stesso contribuente, da parte della segreteria della Commissione tributaria regionale, degli adempimenti processuali necessari per evitare la grave sanzione processuale.
Lo ha precisato la Corte di cassazione, con l'ordinanza n. 13121 del 27 maggio 2013.
Il contribuente ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale che dichiarava inammissibile l'appello dallo stesso proposto per mancato adempimento dell'onere di cui all'articolo 3-bis, comma 7, del Dl 203/2005.
La Corte, condividendo la proposta del relatore di rigetto del ricorso, ha affermato che "Nessun onere si può … configurare a carico delle segreterie delle commissioni tributarie di comunicare alle parti (nel caso di specie, professionista della materia tributaria) quali adempimenti siano necessari per l'ammissibilità dell'appello …".
Nella fattispecie sottoposta all'esame della Corte, il contribuente non ha posto in essere gli adempimenti previsti dal decreto legislativo 546/1992, con riferimento alla "forma dell'appello".
In particolare, ha violato l'articolo 53, comma 2, del predetto decreto nel periodo aggiunto dall'articolo 3-bis, del Dl 203/2005, secondo il quale "Ove il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, l'appellante deve, a pena d'inammissibilità, depositare copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata".
L'ordinanza evidenzia le conseguenze che subisce l'atto di appello, nel caso in cui l'appellante principale, che opti per la forma notificatoria dell'impugnazione non affidata all'ufficiale giudiziario, non depositi copia dell'atto di appello presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale.
Questo adempimento, prescritto per il perfezionamento dell'impugnazione notificata sia per posta sia tramite consegna diretta in epoca successiva al 3 dicembre 2005 (data di entrata in vigore del Dl 203/2005), presenta le stesse finalità dell'articolo 123, disposizioni attuative del codice di procedura civile (circolare 10/E del 13 marzo 2006), secondo cui l'ufficiale giudiziario che ha notificato un atto d'impugnazione, in forza dei suoi doveri di ufficio e della responsabilità disciplinare, civile o penale che sorgerebbe a suo carico in caso di inadempimento, ha l'obbligo di fornire "immediato avviso scritto" di tale notificazione alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata; il cancelliere deve fare annotazione dell'impugnazione sull'originale della sentenza.
Per l'appello notificato senza il tramite dell'ufficiale giudiziario, invece, è la parte ricorrente a essere obbligata a informare tempestivamente la segreteria del giudice di primo grado, impedendo l'erronea attestazione del passaggio in giudicato della sentenza della Commissione provinciale comunque gravata da appello del quale il primo giudice non sia venuto a conoscenza.
Ciò per il duplice obiettivo perseguito dal legislatore, da un lato, di non gravare la segreteria del giudice di appello di compiti informativi necessariamente intempestivi (perché successivi alla costituzione in giudizio dell'appellante) e organizzativamente onerosi e, dall'altro, di assicurare la tempestività e la completezza della comunicazione dell'impugnazione, proprio ponendola a carico dell'appellante (cfr Corte costituzionale, sentenza 321/2010).
Obbligo che, nella fattispecie esaminata dalla Corte, risultava a carico del contribuente e non a impulso delle segreterie delle commissioni tributarie.
Nessuna norma in materia di contenzioso tributario né del processo civile (eventualmente applicabile, in virtù del richiamo dell'articolo 1, Dlgs 546/1992), infatti, pone a carico delle segreterie un onere di comunicazione alle parti del processo degli adempimenti necessari a evitare la sanzione dell'inammissibilità dell'atto introduttivo del grado di giudizio.
Le uniche comunicazioni dovute dalle segreterie tributarie sono quelle previste dagli articoli 31 e 37 del Dlgs 546/1992.
In forza dell'articolo 31, la segreteria dà comunicazione alle parti costituite della data di trattazione della controversia sia, di solito, almeno trenta giorni liberi (ridotti a 10 per il recupero di aiuti di Stato) prima dell'udienza fissata, sia che la stessa trattazione fosse stata rinviata dal presidente in caso di giustificato impedimento del relatore che non possa essere sostituito, o di alcuna delle parti o per esigenze del servizio.
A sua volta, l'articolo 37, comma 2, prevede che il dispositivo della sentenza sia comunicato alle parti costituite entro dieci giorni dal deposito della stessa in segreteria.
Il "duplice affidamento" di informazione previsto dal legislatore per le segreterie nei confronti del ricorrente (o dell'appellante) assume rilevanza solo per tali aspetti poiché, una volta introdotto il giudizio a istanza di parte, il procedimento innanzi alle Commissioni tributarie si caratterizza per svolgersi a impulso d'ufficio, senza che sia prevista una fase istruttoria o di trattazione su istanza di parte.
Diversamente per le ordinarie norme processuali relative agli adempimenti delle parti. Le regole del giudizio, infatti, non devono essere comunicate dalla segreteria ma devono essere conosciute dal contribuente o dal suo difensore e, di certo, dal contribuente professionista della materia.
È inammissibile l'appello del contribuente che non ha depositato copia dell'atto, non notificato tramite ufficiale giudiziario, pres...
La relata di notifica dell’avviso fa prova fino a querela di falso.
Deve ritenersi valida la notifica degli atti impositivi presso la residenza della matrigna, indipendentemente dal fatto che conviva con il contribuente. Infatti, il vincolo di parentela o di affinità, a prescindere dall’ulteriore requisito della stabile convivenza, giustifica la presunzione che la persona di famiglia consegnerà l’atto al destinatario dello stesso.
È quanto emerge dalla sentenza della Corte di cassazione n. 7714 del 27 marzo.
In seguito alla notifica delle cartelle di pagamento emesse dall’Agenzia delle Entrate ai fini Irpef per gli anni d’imposta 1998 e 1999, il contribuente si era rivolto all’autorità giudiziaria.
In particolare, i giudici di secondo grado avevano ritenuto invalida la notifica degli avvisi di accertamento, in quanto consegnati presso la residenza della matrigna, che non conviveva con il contribuente. Circostanza, quest’ultima, emersa soltanto nel giudizio di appello da una dichiarazione del messo notificatore prodotta dal ricorrente.
Di conseguenza, erano state dichiarate nulle, ai sensi dell’articolo 19, comma 3, del Dlgs 546/1992, le relative cartelle di pagamento.
Avverso la sentenza dei giudici di appello, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, denunciando:
la violazione dell’articolo 24, comma 2, del Dlgs 546/1992. Per l’Amministrazione finanziaria, infatti, la Commissione tributaria regionale avrebbe erroneamente ammesso, nel giudizio di appello, la produzione di un documento nuovo, ovverosia la dichiarazione scritta resa dal messo comunale che aveva provveduto a notificare gli avvisi di accertamento prodromici alle cartelle di pagamento impugnate dal contribuente, che ben avrebbe potuto essere prodotto nel giudizio di prime cure
la violazione dell’articolo 7, comma 4, del Dlgs 546/1992. Infatti, dando ingresso nel giudizio di appello alla dichiarazione del messo notificatore, il quale attestava di avere notificato gli avvisi di accertamento alla madre del contribuente, la Commissione tributaria regionale avrebbe illegittimamente ammesso una prova testimoniale
la violazione dell’articolo 2700 del codice civile. I giudici di appello avrebbero errato nel ritenere nulla, sulla base della successiva dichiarazione del messo comunale, la notifica degli avvisi di accertamento effettuata alla matrigna del destinatario.
I giudici di legittimità hanno ritenuto infondato il primo motivo di ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, richiamando un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui, in materia di produzione documentale in grado di appello nel processo tributario, alla luce del principio di specialità, non trova applicazione la preclusione contenuta nell’articolo 345, comma 3, del codice di procedura civile, bensì l’articolo 58, comma 2, del Dlgs 546/1992, che consente alle parti di produrre liberamente documenti anche in sede di gravame, sebbene preesistenti al giudizio svoltosi in primo grado (cfr Cassazione 18907/2011), a nulla rilevando neppure l’eventuale irritualità della loro produzione in prime cure (cfr Cassazione 23616/2011, 2019/2012).
La Corte di cassazione ha respinto anche il secondo motivo di ricorso, evidenziando, al riguardo, che la norma contenuta nell’articolo 7, comma 4, del Dlgs 546/1992, vieta in un’ottica di semplificazione e accelerazione del processo, soltanto la diretta assunzione, da parte del giudice tributario nel contraddittorio delle parti, della narrazione dei fatti della controversia compiuta da un terzo in qualità di testimone. Tale narrazione, infatti, in quanto richiedente la formulazione di specifici capitoli e la prestazione di un giuramento da parte del terzo assunto quale teste, acquista un particolare valore probatorio (Cassazione 903/2002, 20032/2011), ma - al contempo - richiede un maggiore dispendio di tempo e di attività processuali delle parti.
Deve ritenersi valida la notifica degli atti impositivi presso la residenza della matrigna, indipendentemente dal fatto che conviva con il ...
alle lunedì, aprile 15, 2013
alle venerdì, aprile 12, 2013
In tema di notifiche alle persone giuridiche, in caso di divergenza tra la sede legale e quella effettiva, la prevalenza del principio di effettività deve, comunque, essere coordinato con la tutela dell'affidamento dei terzi con la conseguenza che, in caso di divergenza tra sede legale e quella effettiva, la prima non può essere ritenuta priva di rilevanza (cfr. Cass. n. 21942/2010).
Sentenza n. 5499 del 6 marzo 2013 (udienza 18 dicembre 2012)
Cassazione civile, sezione V – Pres. Adamo Mario – Est. Crucitti Roberta
Notificazioni – Persona giuridica – Notificazione avvenuta presso la sede legale e il domicilio del legale rappresentante – Validità della notifica
In tema di notifiche alle persone giuridiche, in caso di divergenza tra la sede legale e quella effettiva, la prevalenza del principio di e...
alle lunedì, marzo 18, 2013
L’extra accertato alla società non deve essere notificato al socio.
In tema di rapporto tra l’accertamento di utili di natura extracontabile nei confronti di una società di capitali e l’accertamento nei confronti del socio della stessa, quale percettore degli utili stessi, allorché si tratti di organismo a base ristretta, va condiviso il consolidato orientamento giurisprudenziale di questa Corte, secondo cui è legittima la presunzione di attribuzione ai soci degli eventuali utili extracontabili accertati, rimanendo salva la facoltà del contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non siano stati fatti oggetto di distribuzione, ma siano stati, invece accantonati dalla società, ovvero da essa reinvestiti (Cass. 6197/2007; 2214/2011). Ne consegue che, ove il reddito nei confronti della società risulti accertato in maniera definitiva, il giudizio nei confronti del socio, per quanto attiene all’esistenza degli utili extracontabili realizzati dalla società, è pregiudicato dall’esito dell’accertamento effettuato nei confronti della società stessa. Ciò posto, non ricorrendo l’ipotesi del litisconsorzio necessario (affermato per le sole società di persone: Cass. Sez. unite 14815/2008), il provvedimento di accertamento e rettifica del reddito sociale di una società di capitali va notificato solo alla società e non anche ai soci, i quali sono privi di legittimazione processuale nel distinto giudizio relativo alla determinazione del reddito sociale.
Sentenza n. 441 del 10 gennaio 2013 (udienza 4 ottobre 2012)
Cassazione Civile, sezione V – Pres. Merone Antonio – Est. Cigna Mario – Pm. Sepe Ennio Attilio
Imposte dirette – Società di capitali – Accertamento di utili extracontabili – Presunzione di distribuzione ai soci
In tema di rapporto tra l’accertamento di utili di natura extracontabile nei confronti di una società di capitali e l’accertamento nei conf...
alle venerdì, gennaio 18, 2013
L’indirizzo dell’irreperibile è uno: l’albo pretorio della casa comunale.
La notificazione di un atto tributario, mediante lo speciale procedimento “degli irreperibili”, è valida quando, malgrado le ricerche del messo notificatore – ritenute sufficienti, in base a un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità –, sia impossibile reperire l’abitazione, l’ufficio o l’azienda del contribuente nel comune ove il medesimo ha il domicilio fiscale, ricerche che non sono, invece, necessarie al di fuori del predetto comune.
Così, in breve, il principio di diritto ricavabile dalla sentenza 23062/2012, con la quale la Cassazione ha confermato due gradi di merito favorevoli all’Agenzia delle Entrate in un giudizio concernente la regolarità della notifica di atti di accertamento prodromici a una serie di cartelle di pagamento.
Fatti e i motivi del ricorso per cassazione
Con sentenza del 28 aprile 2008, la Ctr della Sicilia confermava la decisione con la quale il giudice tributario provinciale di Palermo aveva rigettato il ricorso proposto da un contribuente avverso nove cartelle di pagamento relative a vari tributi, osservando che la notifica degli avvisi d’accertamento e delle cartelle, presso il domicilio fiscale del contribuente, era stata correttamente eseguita, ai sensi dell’articolo 60, primo comma, lettera e), Dpr 600/1973, vale a dire con la speciale procedura “degli irreperibili”. In base a questa, l’avviso del deposito dell’atto presso la casa comunale è affisso, in busta chiusa e sigillata, nell’albo (attualmente, l’avviso di deposito in questione è pubblicato in apposita sezione dell’albo pretorio on line) del medesimo Comune e “la notificazione, ai fini della decorrenza del termine per ricorrere, si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione”.
In particolare, il collegio di secondo grado riteneva provata l’avvenuta notifica degli atti di accertamento prodromici alla cartella, tenuto conto dell’indicazione contenuta, in tal senso, negli estratti dell’Anagrafe tributaria.
Avverso la sentenza della Ctr siciliana il contribuente ricorreva in sede di legittimità, articolando la sua lamentela in tre motivi, ai quali resisteva l’Agenzia delle Entrate.
Il ricorrente deduceva violazione e falsa applicazione delle norme in tema di notificazione degli atti tributari e, in particolare, delle disposizioni di cui agli articoli 58 e 60 del Dpr 600/1973 in relazione agli articoli 139 e 140 del codice di procedura civile.
Specificamente, l’istante si doleva del fatto che la Ctr avesse ritenuto valida la notifica degli avvisi e delle cartelle effettuata presso il proprio domicilio fiscale, ai sensi del primo comma, lettera e), del citato articolo 60, sulla sola base dell’omessa comunicazione della variazione di residenza e in assenza di preventive ricerche anagrafiche che, a suo dire, ove eseguite, avrebbero chiarito che il contribuente aveva trasferito la residenza in altro luogo. Sul punto, il ricorrente evidenziava che la modalità di notifica adottata dall’Amministrazione finanziaria avrebbe potuto considerarsi valida soltanto se, nonostante le ricerche effettuate nell’ambito del comune ove il contribuente risultava avere il domicilio fiscale, fossero risultati ignoti il nuovo indirizzo e il relativo comune.
Con altro connesso motivo, il ricorrente denunciava vizio di motivazione sul punto decisivo della controversia costituito dalla mancanza o irrituale notifica degli avvisi di accertamento e delle successive cartelle, affermando di aver dedotto, nei gradi di merito, di non avere mai ricevuto gli atti impositivi e le cartelle, e di aver anche aggiunto l’irritualità di un’eventuale notifica, ai sensi delle norme innanzi richiamate.
I suesposti motivi, congiuntamente esaminati per la loro connessione, sono stati ritenuti infondati dai giudici di legittimità, con il conseguente rigetto del ricorso e la condanna della parte privata agli oneri processuali del contenzioso, oltre alle spese prenotate a debito.
Nella parte motiva della pronuncia, i giudici di piazza Cavour hanno innanzitutto osservato che la sentenza della Ctr – dopo aver dato conto che l’ufficio aveva dedotto che il contribuente risultava irreperibile “a decorrere dal 18.4.2001”, secondo quanto risultava dal certificato storico del Comune – aveva rigettato l’appello del contribuente affermando, tra l’altro, che la notificazione deve esser effettuata secondo il rito “degli irreperibili” ogniqualvolta “il messo notificatore non reperisca il contribuente che dalle notizie acquisite all’atto della notifica risulti trasferito in luogo sconosciuto” e che, nel caso concreto, l’avvenuta notifica degli atti d’accertamento era provata dall’esame delle relative copie, “con l’indicazione della notifica estratti dall’anagrafe tributaria”.
In sostanza, i giudici tributari regionali avevano concluso per la validità delle notifiche effettuate, implicitamente ritenendo sufficienti a tal fine le risultanze del certificato storico rilasciato dal Comune in cui il contribuente aveva il domicilio fiscale, che attestavano la sua irreperibilità all’indirizzo noto.
La soluzione adottata, si legge nella sentenza 23062/2012, è conforme alla giurisprudenza di legittimità secondo cui la notificazione dell’accertamento tributario deve essere effettuata applicando lo speciale procedimento “degli irreperibili” (cfr Cassazione, pronunce 10189/2003 e 7268/2002).
Inoltre, prosegue la Cassazione, poiché nessuna norma indica, con esattezza, le attività che devono essere compiute a tal fine, né con quali espressioni verbali e in quale contesto documentale deve essere espresso il risultato di tali ricerche, “deve affermarsi che la notificazione ai sensi del citato art. 60, lett. e), è valida quando, malgrado le ricerche del messo notificatore - ritenute sufficienti, in base ad un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità - sia impossibile reperire l’abitazione, l’ufficio o l’azienda del contribuente nel comune ove il medesimo ha il domicilio fiscale, ricerche che non sono, invece, necessarie al di fuori del predetto comune (cfr. Cass. n. 4925 del 2007)”.
È frequente che la Cassazione sia chiamata a esprimersi in tema di notificazioni di atti del procedimento amministrativo tributario, materia che ha il suo parametro normativo di riferimento nell’articolo 60 del Dpr 600/1973, vera e propria norma cardine del sistema delle notifiche degli atti tributari “sostanziali” (diversi dunque dagli atti del processo tributario).
E, nell’ambito di tale disciplina, accade che la Corte suprema debba intervenire a fissare le regole riguardanti la notificazione eseguita secondo il rito “degli irreperibili” di cui al primo comma, lettera e), del citato articolo 60.
In alcune recenti occasioni, i giudici di legittimità hanno avuto modo di chiarire che questa speciale modalità di notificazione è ritualmente effettuata mediante l’affissione dell’avviso del deposito prescritto dall’articolo 140 cpc nell’albo comunale, senza necessità di spedizione di alcuna raccomandata informativa, e si considera perfezionata per il destinatario nell’ottavo giorno successivo a quello dell’affissione (vedi articolo “Notifica a contribuente irreperibile. Basta affissione all’albo comunale” del 25 marzo 2011); che la procedura in questione è applicabile anche nei confronti di una persona giuridica che sia sconosciuta presso il domicilio fiscale dichiarato, senza che occorra il previo tentativo di notificazione presso il legale rappresentante che risieda in un comune diverso da quello in cui l’ente ha il domicilio fiscale (vedi articolo “Se il destinatario è ignoto, la notifica finisce in Comune” del 12 giugno 2012).
La sentenza in esame si segnala, dunque, per aver aggiunto un ulteriore tassello all’interpretazione delle regole riguardanti il procedimento, stabilendo che la giustificazione dell’applicazione – ovvero il mancato reperimento del destinatario nel luogo in cui la notifica deve essere eseguita e l’accertamento del suo trasferimento in luogo sconosciuto – è soddisfatta quando abbiano dato esito negativo le ricerche svolte dall’agente notificatore nel comune di domicilio fiscale dell’interessato, senza che siano necessarie ulteriori ricerche al di fuori di detto comune.
Inoltre, il giudizio di sufficienza di tali indagini, riguardando una questione di fatto, è rimesso in via esclusiva ai giudici di merito, risultando insindacabile in sede di legittimità.
La notificazione di un atto tributario, mediante lo speciale procedimento “degli irreperibili”, è valida quando, malgrado le ricerche del m...
Valida la notifica fuori residenza nelle mani della moglie convivente.
Per il principio di prevalenza della residenza effettiva su quella anagrafica, è legittima la notifica eseguita a mani della moglie del contribuente che si dichiara convivente, anche se in un luogo diverso dalla residenza anagrafica (Cassazione, sentenza n. 15221/2012).
Con la sentenza in rassegna, i Supremi giudici hanno ribadito un principio già sancito dalla costante giurisprudenza di legittimità, secondo il quale la notifica presso un luogo diverso da quello risultante in anagrafe non è necessariamente invalida, in quanto le risultanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo circa il luogo di residenza, e possono essere superate dalla prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento (cfr Cassazione 16 novembre 2006, n. 24422; 22 dicembre 2009, n. 26985).
In particolare, nella specie, la notifica era stata effettuata ex articolo 139, comma 2, cpc presso la nuova residenza (effettiva) diversa da quella risultante in anagrafe e l'avviso di accertamento era stato consegnato a mani della moglie del contribuente dichiaratasi convivente. Ebbene, i giudici di legittimità hanno riformato la sentenza della Ctr che aveva riconosciuto invalida la notifica così effettuata, ritenendo che l'atto avrebbe dovuto essere notificato ex articolo 140 cpc e, quindi, nel rispetto delle prescrizioni previste (invio della raccomandata), senza considerare che la dichiarazione di convivenza resa nella relata dalla moglie del contribuente fa scattare la presunzione legale di conoscenza in capo al contribuente, in quanto - in base al principio di prevalenza della residenza effettiva rispetto a quella anagrafica - assume rilevanza il comportamento delle persone che accettano di ricevere l'atto per il destinatario, dichiarando di convivere con lui (in senso conforme, cfr anche Cassazione 3 aprile 2006, n. 7776; 13 giugno 2008, n. 15938).
Per il principio di prevalenza della residenza effettiva su quella anagrafica, è legittima la notifica eseguita a mani della moglie del con...
alle giovedì, novembre 29, 2012
L’impugnazione della cartella di pagamento sana il vizio di omessa indicazione della data di consegna nella relata di notifica se è stato un messo abilitato e correttamente qualificato a consegnare l’atto. Solo se la notifica della cartella fosse stata eseguita da un soggetto di cui fosse ignora la qualifica o non abilitato si sarebbe verificato, infatti, un vizio così radicato e profondo tale da comportarne l’inesistenza non sanabile neanche con la sua impugnazione. A precisarlo è stata la sentenza n.122/4/2012 della CTP Reggio Emilia
Fonte: Il Sole 24 Ore 22/10/2012
L’impugnazione della cartella di pagamento sana il vizio di omessa indicazione della data di consegna nella relata di notifica se è stato un...
Etichette: notifica cartelle esattoriali, Notifica tributaria
alle lunedì, ottobre 22, 2012
Atto tributario non notificato: inefficace, ma di sicuro esistente.
Questa Corte (Cassazione n. 4760 del 2009), specificamente esaminando il "rapporto tra notificazione e atto notificando", ha già chiarito che la mancanza della notificazione di un atto amministrativo d'imposizione tributaria non influisce sulla sua esistenza, in quanto gli atti amministrativi d'imposizione tributaria sono sottoposti a un regime procedimentale, che, pur nelle sue peculiarità rispetto a quello generale dell'atto amministrativo, lascia ben distinta la fase di decisione, o di perfezione dell'atto, rispetto alla fase integrativa della sua efficacia: il vizio della notificazione di un atto tributario, quindi (Cassazione n. 19854 del 2004), determina solo la preclusione della "efficacia" del provvedimento ma non incide affatto sull'"esistenza" dello stesso, la quale non viene per nulla compromessa da quel vizio.
Sentenza n. 16370 del 26 settembre 2012 (udienza 9 luglio 2012)
Cassazione civile, sezione V - Pres. D’Alonzo Michele - Est. D’Alonzo Michele
Cartella di pagamento – Vizi della notificazione – Inefficacia della pretesa tributaria – Rinnovo della notifica – Legittimità
Questa Corte (Cassazione n. 4760 del 2009), specificamente esaminando il "rapporto tra notificazione e atto notificando", ha già ...
alle mercoledì, ottobre 17, 2012
Elezione di domicilio per la notifica di atti.
Nel caso in cui siano stati comunicati all'Agenzia delle Entrate, nel tempo, due diversi domicili per la notificazione degli atti, quale dei due viene considerato? Da quando produce effetto la comunicazione delle scelta del domicilio?
Il contribuente, residente in Italia o anche all’estero, può scegliere di eleggere domicilio per le notifiche degli atti presso una persona o un ufficio a condizione che siano nel comune del proprio domicilio fiscale. Si può scegliere un solo domicilio e la scelta ha effetto dal trentesimo giorno successivo alla data di ricevimento della comunicazione da parte dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale del contribuente. Può accadere che nel tempo vengano comunicati più domicili: in tal caso, si considera prevalente quello indicato nell’ultima comunicazione.
Nel caso in cui siano stati comunicati all'Agenzia delle Entrate, nel tempo, due diversi domicili per la notificazione degli atti, qual...
alle mercoledì, ottobre 03, 2012
Notifica atti a persone giuridiche, sufficiente l’addetto alla sede.
In materia di notificazione di atti tributari presso la sede di una persona giuridica è sufficiente la consegna dell’atto a mani di persona idonea a ricevere la corrispondenza. Premesso che l’art. 145 c.p.c. non richiede affatto la previa ricerca, presso la sede della persona giuridica, del suo legale rappresentante, ai fini della regolarità della notificazione è sufficiente che il consegnatario sia legato alla persona giuridica da un particolare rapporto che, non dovendo necessariamente essere di prestazione lavorativa, può risultare anche dall'incarico, eventualmente provvisorio o precario, di ricevere la corrispondenza. Ne deriva che, qualora dalla relazione dell'ufficiale giudiziario risulti la presenza di una persona che si trovava nei locali della sede, è da presumere che tale persona fosse addetta alla ricezione degli atti diretti alla persona giuridica, anche se da questa non dipendente. La società, per vincere la presunzione in parola, ha l'onere di provare che la stessa persona, oltre a non essere una sua dipendente, non era neppure addetta alla sede per non averne mai ricevuto incarico alcuno (Cass. nn. 13935 del 1999, 904 e 7113 del 2001, 19201 del 2003, 12754 del 2005, 16102 del 2007).
Ordinanza n. 14865 del 5 settembre 2012 (udienza 14 giugno 2012)
Cassazione Civile, sezione V – Pres. Merone Antonio - Est. Virgilio Biagio
Notificazioni – Persona giuridica – Ricerca del legale rappresentante – Onere non richiesto dalla legge – Consegna a persona idonea a ricevere la corrispondenza
In materia di notificazione di atti tributari presso la sede di una persona giuridica è sufficiente la consegna dell’atto a mani di persona...
alle mercoledì, settembre 12, 2012
Valida la notifica della cartella esattoriale effettuata all’indirizzo del contribuente anche se consegnata nelle mani di una persona della ...
Notificazione atti. Al messo è sufficiente l’apparenza.
E’ valida la notificazione dell’atto tributario eseguita a mezzo del servizio postale, nel luogo indicato sulla busta che contiene l’atto, nelle mani di persona qualificatasi “addetta al servizio del destinatario”.
Questo il principio affermato dalla Cassazione, con sentenza 23822/2011, ove è stato altresì precisato che, in tali ipotesi, non vale come prova contraria la semplice insussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra consegnatario e destinatario dell’atto.
La vicenda di merito e il ricorso in cassazione dell’Agenzia
Un contribuente ricorreva in appello avverso la sfavorevole sentenza con la quale la Commissione tributaria provinciale aveva rigettato il suo ricorso contro una cartella di pagamento per maggiori imposte derivanti da un accertamento resosi definitivo per mancata impugnazione.
Il giudice tributario di seconde cure (sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania n. 182 del 22 ottobre 2008) accoglieva il ricorso, rilevando che l’avviso di accertamento, presupposto dell’iscrizione a ruolo, non era stato ritualmente notificato.
Ciò in quanto, osservavano i giudici della Ctr, l’espressione utilizzata dal messo notificatore – il quale aveva attestato che l’atto era stato ricevuto da soggetto qualificatosi “al servizio del contribuente” – presupponendo, a detta del collegio regionale campano, un legame di tipo lavorativo con il diretto interessato, era smentita dalla copia del foglio matricola, acquisita agli atti, che invece non menzionava tra i dipendenti il soggetto che aveva ricevuto il piego.
A questo punto l’Agenzia delle Entrate impugnava la sfavorevole pronuncia d’appello in sede di legittimità, con un unico motivo con il quale denunciava violazione e falsa applicazione dell’articolo 7 della legge 890/1982, in tema di notificazione di atti a mezzo del servizio postale.
Il collegio di piazza Cavour ha ritenuto manifestamente fondate le censure sollevate dalla parte pubblica rilevando che, in ipotesi di notificazione a mezzo del servizio postale, laddove non sia possibile effettuare la consegna del piego direttamente nelle mani del destinatario, questo può essere consegnato, nel luogo indicato sulla busta contenente l’atto, a qualcuno dei soggetti abilitati alla relativa ricezione, rispettando l’ordine stabilito dalla norma.
In particolare, spiega la pronuncia in commento, nel caso di consegna del piego a persona qualificatasi addetta “al servizio del destinatario”, l’agente postale “non è tenuto ad accertare la corrispondenza al vero della dichiarazione, essendo sufficiente che essa concordi con la situazione apparente, consistente nella presenza del consegnatario nei luoghi indicati dalla norma”.
In questa situazione, rispetto alla quale grava sul destinatario dell’atto “l’onere di provare l’inesistenza della qualità dichiarata dal consegnatario”, l’invalidità della notifica non può essere sostenuta sulla base del solo difetto di rapporto di lavoro subordinato tra consegnatario e destinatario dell’atto.
Piuttosto, chiosa poi la Corte, ai fini del perfezionamento dell’iter di notificazione, è sufficiente che esista tra i due predetti soggetti “una relazione idonea a far presumere che il primo porti a conoscenza del secondo l’atto ricevuto, come si desume dalla generica qualifica di “addetto” richiesta dal legislatore”.
L’accoglimento del ricorso dell’Agenzia ha comportato, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, “risultando a questo punto la cartella preceduta da valida notifica di un anteriore atto impositivo”, il rigetto dell’originaria impugnazione del contribuente condannato anche alle spese del giudizio di legittimità.
La legge 890/ 1982 – che reca la disciplina generale delle notificazioni di atti e delle comunicazioni a mezzo posta connesse con la notifica di atti giudiziari –, per quanto qui di interesse, prevede all’articolo 14 che la notificazione degli atti del procedimento amministrativo tributario (testualmente “degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente”) può essere eseguita “a mezzo della posta direttamente dagli uffici finanziari, nonché, ove ciò risulti impossibile, a cura degli ufficiali giudiziari dei messi comunali ovvero dei messi speciali autorizzati dall'Amministrazione finanziaria”, precisando che devono osservarsi “le modalità previste dalla presente legge”.
Con particolare riguardo alle modalità di effettuazione della notifica, l’articolo 7 della stessa legge, dopo aver disposto al primo comma che l’agente postale “consegna il piego nelle mani proprie del destinatario”, pone le regole per i casi in cui, di contro, la consegna dell’atto non possa essere eseguita personalmente nei confronti del diretto interessato.
Per tali situazioni, il secondo comma prevede che l’atto è consegnato, comunque nel luogo indicato sulla busta che lo contiene, “a persona che conviva anche temporaneamente con lui, ovvero addetta alla casa ovvero al servizio del destinatario…” (il successivo comma indica poi in subordine, come ulteriori possibili consegnatari, il portiere dello stabile o altra persona che “vincolata da rapporto di lavoro continuativo, è comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario”).
Fatta questa doverosa premessa, va ricordato che, in base all’articolo 2700 (“Efficacia dell’atto pubblico”) del codice civile, le attestazioni contenute nei documenti formati da un pubblico ufficiale sono assistite da fede privilegiata in ordine alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che questi attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.
Rispetto, in particolare, alle dichiarazioni che gli vengono rese, il pubblico ufficiale, come ricorda la pronuncia in rassegna, non è tenuto ad accertarne la corrispondenza al vero, essendo sufficiente che dette dichiarazioni concordino con la situazione apparente.
Allorché venga rispettata questa condizione, le attestazioni formate dal pubblico ufficiale fanno fede fino a querela di falso, incombendo su chi ha interesse a smentirle fornire la prova rigorosa della difformità tra questa apparenza e la realtà.
In applicazione di questi paradigmi, nel caso in questione, la Cassazione ha pertanto ritenuto del tutto legittima la notificazione dell’atto eseguita, in assenza del diretto interessato, nelle mani di persona dichiaratasi “al servizio del destinatario”, escludendo la possibilità di ritenere invalida la notifica per il solo fatto che potesse difettare un rapporto di lavoro subordinato tra consegnatario e destinatario.
La pronuncia conferma quindi l’orientamento di recente espresso in analoga fattispecie (in cui l’atto spedito a mezzo del servizio postale era stato ricevuto da persona che risultava essersi qualificata come “incaricata”), ove la Corte di legittimità concluse nel senso che l’attestazione compiuta dal messo notificatore circa la qualifica soggettiva del consegnatario dell’atto può essere contestata solo attraverso la querela di falso, essendo altrimenti la stessa “sufficiente ad attestare la validità della notifica, come peraltro è stato già ritenuto, in analoghe circostanze…( Cass. n. 2675/1996)” (Cassazione, 17394/2010).
E’ valida la notificazione dell’atto tributario eseguita a mezzo del servizio postale, nel luogo indicato sulla busta che contiene l’atto, n...