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Timestamp: 2017-11-20 05:44:43+00:00
Document Index: 66176529

Matched Legal Cases: ['art. 150', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art.5', 'art.1', 'art.8', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 9', 'art.8', 'art.13', 'art.20', 'art.21', 'art.13', 'art.21', 'art.23', 'art.150', 'art.24', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 102', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 366', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art.3', 'art. 11']

Le leggi razziali in Italia - Milite - Uno sguardo nel passato per capire il presente
Il Manifesto degli scienziati razzisti venne pubblicato nel Giornale d'Italia il 14 luglio 1938
La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
4) La popolazione dell'Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.
5) È una leggenda l'apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici.
8) È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall'altra.
Dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del Fascismo
La dichiarazione sulla razza fu approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre 1938, e venne pubblicata sul Foglio d'ordine del Partito Nazionale Fascista, il 26 ottobre 1938
Il problema ebraico non è che l'aspetto metropolitano di un problema di carattere generale. Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:
Regio decreto - legge 7 settembre 1938-XVI, n. 1381
n.208, 12/09/1938
per Grazia di Dio e per la Volontà della Nazione Re d'Italia
Art. 3. Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte a stranieri ebrei posteriormente al 1 gennaio 1919 s'intendono ad ogni effetto revocate.
Art. 4. Gli stranieri ebrei che, alla data di pubblicazione del presente decreto-legge, si trovino nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo e che vi abbiano iniziato il loro soggiorno posteriormente al 1 gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei Possedimenti dell'Egeo, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno espulsi dal Regno a norma dell'art. 150 del testo unico delle leggi di P.S., previa l'applicazione delle pene stabilite dalla legge.
per la difesa della razza italiana
Regio Decreto Legge, 17 novembre 1938-XVII, n.1728
Art. 2. Fermo il divieto di cui all'art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera è subordinato al preventivo consenso del Ministero per l'interno. I trasgressori sono puniti con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a lire diecimila.
Art. 3. Fermo il divieto di cui all'art. 1, i dipendenti delle Amministrazioni civili e militari dello Stato, delle Organizzazioni del Partito Nazionale Fascista o da esso controllate, delle Amministrazioni delle Province, dei Comuni, degli Enti parastatali e delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali non possono contrarre matrimonio con persone di nazionalità straniera. Salva l'applicazione, ove ne ricorrano gli estremi, delle sanzioni previste dall'art. 2, la trasgressione del predetto divieto importa la perdita dell'impiego e del grado.
Art. 4. Ai fini dell'applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri.
Art. 5. L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti. Nel caso previsto dall'art. 1, non procederà né alle pubblicazioni né alla celebrazione del matrimonio. L'ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.
Art. 6. Non può produrre effetti civili e non deve, quindi, essere trascritto nei registri dello stato civile, a norma dell'art.5 della legge 27 maggio 1929-VII, n. 847, il matrimonio celebrato in violazione dell'art.1. Al ministro del culto, davanti al quale sia celebrato tale matrimonio, è vietato l'adempimento di quanto disposto dal primo comma dell'art.8 della predetta legge. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.
Art. 7. L'ufficiale dello stato civile che ha proceduto alla trascrizione degli atti relativi a matrimoni celebrati senza l'osservanza del disposto dell'art. 2 è tenuto a farne immediata denunzia all'autorità competente.
Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1° ottobre 1938-XVI, apparteneva a religioni diversa da quella ebraica.
Art. 9. L'appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione. Tutti gli estratti dei predetti registri ed i certificati relativi, che riguardano appartenenti alla razza ebraica, devono fare espressa menzione di tale annotazione. Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessione o autorizzazioni della pubblica autorità. I contravventori alle disposizioni del presente articolo sono puniti con l'ammenda fino a lire duemila.
c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell'art. 1 R. decreto-legge 18 novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né avere di dette aziende la direzione né assumervi comunque, l'ufficio di amministrazione o di sindaco;
e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l'imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell'applicazione dell'imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al R. decreto-legge 5 ottobre 1936-XIV, n. 1743. Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le finanze, di concerto coi Ministri per l'interno, per la grazia e giustizia, per le corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l'attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e).
Art. 12. Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire mille a lire cinquemila.
Art. 14. Il Ministro per l'interno, sulla documentata istanza degli interessati, può, caso per caso, dichiarare non applicabili le disposizioni dell'art. 10, nonché dell'art. 13, lett. h):
Nei casi preveduti alla lett. b), il beneficio può essere esteso ai componenti la famiglia delle persone ivi elencate, anche se queste siano premorte. Gli interessati possono richiedere l'annotazione del provvedimento del Ministro per l'interno nei registri di stato civile e di popolazione. Il provvedimento del Ministro per l'interno non œ soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.
Art. 15. Ai fini dell'applicazione dell'art. 14, sono considerati componenti della famiglia, oltre il coniuge, gli ascendenti e i discendenti fino al secondo grado.
Art. 16. Per la valutazione delle speciali benemerenze di cui all'art. 14 lett. b), n. 6, è istituita, presso il Ministero dell'interno, una Commissione composta del Sottosegretario di Stato all'interno, che la presiede, di un Vice Segretario del Partito Nazionale Fascista e del Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.
Art. 17. È vietato agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo.
Art. 18. Per il periodo di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è data facoltà al Ministro per l'interno, sentita l'Amministrazione interessata, di dispensare, in casi speciali, dal divieto di cui all'art. 3, gli impiegati che intendono contrarre matrimonio con persona straniera di razza ariana.
Art. 19. Ai fini dell'applicazione dell'art. 9, tutti coloro che si trovano nelle condizioni di cui all'art.8, devono farne denunzia all'ufficio di stato civile del Comune di residenza, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Coloro che non adempiono a tale obbligo entro il termine prescritto o forniscono dati inesatti o incompleti sono puniti con l'arresto fino ad un mese e con l'ammenda fino a lire tremila.
Art. 20. I dipendenti degli Enti indicati nell'art.13, che appartengono alla razza ebraica, saranno dispensati dal servizio nel termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 21. I dipendenti dello Stato in pianta stabile, dispensati dal servizio a norma dell'art.20, sono ammessi a far valere il diritto al trattamento di quiescenza loro spettante a termini di legge. In deroga alle vigenti disposizioni, a coloro che non hanno maturato il periodo di tempo prescritto è concesso il trattamento minimo di pensione se hanno compiuto almeno dieci anni di servizio; negli altri casi è concessa una indennità pari a tanti dodicesimi dell'ultimo stipendio quanti sono gli anni di servizio compiuti.
Art. 22. Le disposizioni di cui all'art.21 sono estese, in quanto applicabili, agli Enti indicati alle lettere b),c),d),e),f),g),h), dell'art.13. Gli Enti, nei cui confronti non sono applicabili le disposizioni dell'art.21, liquideranno, ai dipendenti dispensati dal servizio, gli assegni o le indennità previste dai propri ordinamenti o dalle norme che regolano il rapporto di impiego per i casi di dispensa o licenziamento per motivi estranei alla volontà dei dipendenti.
Art. 24. Gli ebrei stranieri e quelli nei cui confronti si applichi l'art.23, i quali abbiano iniziato il loro soggiorno nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo posteriormente al 1° gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei possedimenti dell'Egeo entro il 12 marzo 1939-XVII. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a lire 5.000 e saranno espulsi a norma dell'art.150 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R. decreto 18 giugno 1931-IX, n. 773.
Art. 25. La disposizione dell'art.24 non si applica agli ebrei di nazionalità straniera i quali, anteriormente al 1° ottobre 1938-XVI:
Ai fini dell'applicazione del presente articolo, gli interessati dovranno far pervenire documentata istanza al Ministero dell'interno entra trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 26. Le questioni relative all'applicazione del presente decreto saranno risolte, caso per caso, dal Ministro per l'interno, sentiti i Ministri eventualmente interessati, e previo parere di una Commissione da lui nominata. Il provvedimento non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.
Art. 27. Nulla è innovato per quanto riguarda il pubblico esercizio del culto e la attività delle comunità israelitiche, secondo le leggi vigenti, salvo le modificazioni eventualmente necessarie per coordinare tali leggi con le disposizioni del presente decreto.
Art. 29. Il Governo del Re è autorizzato ad emanare le norme necessarie per l'attuazione del presente decreto. Il presente decreto sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Duce, Ministro per l'interno, proponente, è autorizzato a presentare relativo disegno di legge.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.
Mussolini, Ciano, Solmi, Di Revel, Lantini
Limitazioni di capacità degli appartenenti
alla razza ebraica residenti in Libia
Art. 1. La presente legge stabilisce le limitazioni di capacità degli appartenenti alla razza ebraica, residenti in Libia, per la parte che non sia già regolata da disposizioni ivi vigenti.
Art. 2. Definizione degli ebrei.
Art. 3. Appartenenza di cittadini italiani libici alla razza ebraica.
3° che, essendo ignoto il padre, sia nato da madre di religione ebraica, salvo che egli professi da data anteriore al 1° gennaio 1942-XX la religione mussulmana.
Per quanto riguarda l'appartenenza dei cittadini italiani metropolitani alla razza ebraica, rimane fermo il disposto dell'art. 8 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, concernente provvedimenti per la difesa della razza italiana, convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII, n. 274.
Art. 4. Denunzia di appartenenza alla razza ebraica.
L'appartenenza alla razza ebraica del cittadino italiano o libico, fermo per l'ebreo cittadino italiano il disposto dell'art. 9 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, deve essere denunziata entro novanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, sia dall'interessato che dal presidente della comunità israelitica competente per territorio ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione.
Contro il provvedimento di attribuzione del cittadino italiano libico alla razza ebraica, è ammesso ricorso, entro un mese dalla notifica, della annotazione suddetta, al Governatore generale che decide definitivamente, sentito il parere di una commissione composta dal procuratore generale del Re Imperatore presso la Corte d'appello di Tripoli, dall'Ispettore del Partito Nazionale Fascista e dal Direttore degli affari politici.
Tutti gli estratti dei registri indicati nel comma primo ed i certificati relativi debbono fare menzione della annotazione di appartenenza alla razza ebraica.
Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessioni o ad autorizzazioni della pubblica autorità.
I presidenti delle comunità israelitiche e tutti coloro che contravvengono agli obblighi imposti dal presente articolo sono puniti con l'arresto fino ad un anno ovvero con l'ammenda fino a lire diecimila.
Art. 5. Esclusione dal servizio militare. Precettazione civile.
Art. 6. Limitazioni della tutela, della curatela e della patria potestà.
Fermo restando il disposto dell'art. 10, lettera b) del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, gli ebrei cittadini italiani metropolitani e libici non possono esercitare in Libia l'ufficio di tutore o curatore di minorenni od incapaci appartenenti a religione diversa da quella ebraica e che siano cittadini italiani metropolitani e libici.
La privazione della patria potestà nell'ipotesi prevista dall'art. 11 del Regio decreto-legge suddetto è disposta dal giudice tutelare anche per i figli cittadini italiani libici, su istanza degli interessati o del pubblico ministero, o qualora trattasi di figli appartenenti alla religione mussulmana, del Cadi.
Art. 7. Domestici di ebrei.
Oltre il divieto di cui all'art. 12 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, gli ebrei in Libia non possono avere alla proprie dipendenze domestici professanti la religione mussulmana.
I contravventori sono puniti con l'ammenda da lire mille a lire cinquemila.
Art. 8. Cognomi e nomi.
La legge 13 luglio 1939-XVII, n. 1055, concernente disposizioni in materia testamentaria, nonché sulla disciplina dei cognomi, nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica, si applica anche ai cittadini italiani libici di razza ebraica.
I cambiamenti di cognome dei cittadini italiani libici di razza ebraica sono disposti; con decreto del Governatore generale, pubblicato nel Bollettino ufficiale del Governo della Libia.
I cambiamenti di cognome dei cittadini italiani di razza ebraica residenti in Libia, oltre che nella Gazzetta Ufficiale del Regno, debbono essere pubblicati nel Bollettino ufficiale del Governo della Libia.
I genitori cittadini italiani libici di razza ebraica non possono imporre ai loro figli nomi non ebraici.
I cittadini italiani libici di razza ebraica non possono tradurre o sostituire i loro nomi ebraici con nomi di apparenza cristiana o mussulmana.
Coloro che avessero già avuto nomi non ebraici debbono, entro tre mesi dalla pubblicazione della presente legge, riassumere l'originario nome ebraico.
S'intendono per nomi ebraici i nomi usati esclusivamente dagli ebrei, anche se tratti da lingua diversa dall'ebraica.
I contravventori sono puniti con l'arresto fino ad un mese e con l'ammenda fino a lire tremila.
Art. 9. Limitazioni aziendali e immobiliari.
a) essere proprietari o gestori a qualsiasi titolo di aziende dichiarate, a termini del R. decreto-legge 18 novembre 1939-XVIII, n. 2488, e del R. decreto 18 luglio 1930-VIII, n. 1455, interessanti la difesa dello Stato;
b) essere proprietari o gestori di aziende di qualunque natura che impieghino oltre venti persone, né avere di dette aziende la direzione o, trattandosi di società, esercitarvi le funzioni di amministratore o di sindaco;
c) essere proprietari di terreni il cui valore complessivo ecceda le lire trecentomila (300.000) tenuto conto degli immobili eventualmente posseduti in Italia, nel Regno d'Albania, negli altri territori dell'Africa italiana e nei Possedimenti italiani;
d) essere proprietari di fabbricati o di aree edilizie il cui valore complessivo ecceda le lire cinquecentomila (500.000) tenuto conto degli immobili eventualmente posseduti in Italia, nel Regno d'Albania, negli altri territori dell'Africa italiana o nei Possedimenti italiani;
e) prestare comunque la loro opera in aziende che interessano la difesa dello Stato;
f) essere beneficiari di concessioni demaniali siano agricole che forestali o minerarie.
Le concessioni in corso di esecuzione sono revocate.
Ai concessionari è rimborsata la somma spesa utilmente, da determinarsi ad insindacabile giudizio del Governo, in base al calcolo estimativo effettuato dagli uffici tecnici competenti rispettivamente per le concessioni agricole o forestali e per le concessioni minerarie.
Art. 10. Ente libico di gestione e liquidazione immobiliare.
E' istituito un ente, al quale deve essere trasferita la parte di patrimonio immobiliare eccedente ai limiti consentiti agli ebrei.
L'ente anzidetto è denominato "Ente libico di gestione e liquidazione immobiliare", ha la sede in tripoli, ed ha il compito di provvedere all'acquisto, alla gestione ed alla vendita dei beni indicati nel primo comma.
L'Ente è amministrato da un consiglio così composto:
- dal presidente, nominato dal Ministro per l'Africa Italiana, d'intesa con il Segretario del Partito Nazionale Fascista, Ministro Segretario di Stato, e con il Ministro per le finanze;
- dal Segretario generale del Governo della Libia o da persona da lui delegata;
- dal primo presidente della Corte d'appello di Tripoli;
- dall'Ispettore del Partito Nazionale Fascista per la Libia;
- dai direttori di Governo competenti per gli affari politici, economici e finanziari;
- dall'avvocato dello Stato della Libia;
- dal direttore della Banca d'Italia di Tripoli.
Il collegio dei sindaci è formato da un consigliere della Corte dei conti, dal ragioniere capo della Ragioneria del Governo e dal segretario del Comitato corporativo della Libia.
Il pagamento del corrispettivo degli immobili trasferiti all'Ente a norma del primo comma del presente articolo, è fatto con speciali certificati trentennali all'interesse del quattro per cento che l'Ente è autorizzato ad emettere a tal fine.
I titoli avranno corso soltanto in Libia.
Le norme per il funzionamento dell'Ente libico di gestione e liquidazione immobiliare saranno emanate dal Ministro per l'Africa Italiana di concerto con il Ministro per le finanze.
Art. 11. Altre limitazioni di attività economiche.
a) essere proprietari o gestori di aziende di credito e di assicurazione;
b) essere proprietari o gestori di aziende di navigazione, di trasporti e di spedizione;
c) esercitare il commercio di importazione ed esportazione;
d) esercitare il commercio all'ingrosso;
e) far parte di cooperative;
f) essere proprietari di case di produzione, di noleggio e distribuzioni di pellicole cinematografiche;
g) essere proprietari di imprese ed agenzie teatrali e di spettacolo;
h) essere proprietari di periodici ed agenzie di informazioni e di stampa di opere non strettamente confessionali;
i) esercitare qualsiasi attività nella radiodiffusione.
Per ragioni di pubblico interesse il Governatore generale, sentito l'Ispettore del Partito Nazionale Fascista ed il Comitato corporativo della Libia, può consentire deroghe ai divieti di cui alle lettere a), b), c), d) di durata non superiore ad un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.
L'esercizio da parte degli ebrei delle professioni di mediatore, piazzista, procacciatore d'affari, nonché di rappresentante ai sensi degli articoli 2203 e 2209 del Codice civile, è sottoposto a speciale autorizzazione del Governo. Uguale autorizzazione è necessaria per gli enti in cui siano rappresentati interessi ebraici e che esercitano le suddette attività.
Le società nelle quali siano comunque rappresentati interessi ebraici non possono esercitare le attività elencate nel primo comma del presente articolo.
I contravventori alle norme suddette sono puniti con l'arresto sino ad un anno e con l'ammenda sino a lire ventimila.
Art. 12. Controllo di società ed enti.
Art. 13. Disciplina dell'esercizio delle professioni.
3° la Commissione distrettuale prevista dall'art. 12 della legge 29 giugno 1939-XVII, n. 1054, è composta dal Primo presidente della Corte di appello di tripoli o da un magistrato della Corte medesima da lui delegato, con funzioni di presidente, da un rappresentante del Governo, da un rappresentante del Partito nazionale Fascista e da un rappresentante dell'Associazione fascista dei professionisti ed artisti e dirigenti di azienda della Libia;
I componenti della Commissione sono nominati con decreto del Governatore generale.
Art. 14. Pubblicazioni di ebrei.
E' proibita agli ebrei qualsiasi pubblicazione di carattere non strettamente confessionale anche su periodici.
Le pubblicazioni fatte in deroga al precedente comma sono confiscate ed i contravventori, nonché coloro che le stampano, le mettono in commercio o le diffondono, sono puniti con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda fino a lire diecimila.
Art. 15. Difesa della razza nella scuola.
1° nelle scuole per mussulmani della Libia non possono essere iscritti ebrei;
2° le scuole elementari di cui all'art. 5 del R. decreto-legge 15 novembre 1938-XVII, n. 1779, verranno istituite in Libia nelle località in cui il numero dei fanciulli di razza ebraica dai 6 ai 12 anni, anche se i loro genitori abbiano conservata la cittadinanza o la sudditanza straniera, sia superiore a 20;
3° le attribuzioni deferite dall'art. 5 del R. decreto-legge 15 novembre 1938-XVII, n. 1779, al ministro per l'educazione nazionale e al Provveditore agli studi, sono esercitate per la Libia rispettivamente dal Ministro per l'Africa Italiana e dal Sopraintendente scolastico;
5° in deroga all'art. 13 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, il Ministro per l'Africa Italiana è autorizzato a istituire un ruolo locale riservato a maestri di razza ebraica per provvedere all'insegnamento nelle scuole elementari per alunni di razza ebraica.
Nelle scuole suddette, ai posti che non sia possibile coprire con maestri di ruolo, provvede, di anno in anno, il Governo della Libia mediante maestri provvisori.
Art. 16. Esercizio di culto. Comunità israelitiche.
2° è inibito alle comunità israelitiche della Libia l'acquisto a qualunque titolo di beni immobili fuorché per riconosciuteesigenze di culto o per pubblica assistenza ai membri bisognosi delle comunità stesse, previo consenso del Governo della Libia;
6° oltre alle attuali comunità israelitiche di Tripoli e di Bengasi ed a quella prevista al n. 5, nessuna altra comunità israelitica può essere creata in Libia;
7° il Governatore generale è autorizzato a revocare le deleghe date alle comunità israelitiche per l'esercizio di funzioni pubbliche in applicazione di leggi e regolamenti.
Art. 17. Personale di razza ebraica dipendente da enti pubblici.
Fermo il disposto dell'art. 13 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, nulla è innovato in ordine alle cariche ebraiche ed ai ruoli locali di ebrei sia metropolitani che libici, occorrenti in Libia per l'Amministrazione civile e giudiziaria e per l'istruzione delle collettività ebraiche.
Previo consenso del Ministro per l'Africa Italiana, il Governatore generale può autorizzare amministrazioni ed enti civili a tenere in servizio il personale metropolitano e libico di razza ebraica d'ordine e salariato, il quale sarà iscritto in speciali ruoli locali.
Art. 18. Discriminazione.
Per i cittadini italiani libici di razza ebraica, la discriminazione prevista dagli articoli 14, 15 e 16 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, è disposta, secondo i criteri ivi indicati, e tenendo conto anche di speciali benemerenze acquisite durante l'attuale stato di guerra, dal Governatore generale, e la dichiarazione relativa è fatta con suo decreto non soggetto ad alcun gravame sia in via amministrativa sia in via giurisdizionale, udita una Commissione costituita dal segretario generale del Governo che la presiede, dall'Ispettore del Partito Nazionale Fascista, dai direttori di Governo competenti per gli affari politici, economici e finanziari.
La discriminazione conferita dal Ministro per l'Interno a tenore degli articoli 14, 15 e 16 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, e dal Governatore generale a norma del comma precedente, esclude in Libia il discriminato dall'applicazione delle disposizioni dell'art. 13, lettera h) del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, e dell'art. 9, esclusa la lettera a), della presente legge.
Il Governatore generale ha la facoltà, caso per caso, sentito l'Ispettore del Partito Nazionale Fascista ed il Comitato corporativo della Libia, di sospendere nei riguardi dei discriminati le limitazioni previste dall'art. 11 della presente legge.
Art. 19. Risoluzione delle controversie.
Art. 20. Ebrei stranieri e apolidi.
Art. 21. Prima denuncia e valutazione degli immobili.
Il valore del patrimonio immobiliare è accertato da due Commissioni di nomina governatoriale, costituite, una a Tripoli per le province di Tripoli e Misurata e per il territorio del Sahara libico, ed una a Bengasi, per le province di Bengasi e Derna, composte dai rispettivi procuratori delle imposte, titolari degli uffici, dei procuratori del Registro, capi degli uffici, e da un tecnico degli uffici fondiari.
La valutazione viene effettuata in base alla media dei valori in comune commercio risultanti dalla contrattazioni dell'ultimo triennio precedente il 10 giugno 1940-XVIII, riflettenti gli immobili oggetto di stima o, in mancanza, da quelle relative ad altri immobili ubicati nella stessa località ed in analoghe condizioni dei primi o ad essi comparabili. A tal fine sarà tenuto conto dei documenti autentici esistenti presso pubblici uffici.
Tale valutazione è fatta con riguardo alla consistenza complessiva dei beni alla data di entrata in vigore della presente legge anche nel caso in cui successivamente vi siano stati trapassi di proprietà a titolo oneroso o gratuito - salvo per questi ultimi , le eventuali deroghe previste da particolari disposizioni - per atti tra vivi, o mortis causa, o per espropriazione per causa di pubblica utilità.
Art. 22. Ricorsi contro le valutazioni.
Contro le valutazioni in base all'art. 21 è ammesso ricorso da parte degli interessati entro sessanta giorni dalla notificazione di esso.
Il ricorso è giudicato insindacabilmente da una Commissione di nomina governatoriale con sede presso la Corte di appello di Tripoli, e composta dal primo presidente della Corte medesima, o da un suo delegato, che la presiede, da un ingegnere designato dall'Associazione fascista dei professionisti ed artisti e dirigenti di azienda della Libia, se trattasi di immobili urbani; se trattasi di immobili rustici i due membri sono un ispettore dell'Ispettorato agrario del Governo ed un dottore in agraria designato dall'Associazione fascista dei professionisti ed artisti e dirigenti di azienda della Libia. Alla Commissione possono in determinati casi essere aggregati due esperti scelti dal presidente.
Le spese occorrenti per il funzionamento della Commissione sono a carico del reclamante e vengono liquidate con provvedimento del Presidente, non soggetto ad impugnazione.
Art. 23. Decorrenza e sfera territoriale di applicazione della legge.
La presente legge che si applica anche nel territorio del Sahara libico, entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale del Governo della Libia.
Dato a San Rossore, addì 9 ottobre 1942-XX
Mussolini, Teruzzi, Vilussoni, Grandi, Di Revel
Trasformazione dell'Ufficio centrale demografico in Direzione generale per la demografia e la razza
Regio Decreto, 5 settembre 1938 - XVI, n. 1531
Visto il R decreto 11 novembre 1923, n. 2395, sull'ordinamento gerarchico delle Amministrazioni dello Stato, e le sue successive modificazioni ed integrazioni;
Visto il R. decreto 7 giugno 1937, n. 1128, sulla istituzione della dipendenza del Ministero dell'interno, dell'Ufficio centrale demografico;
Visto l'art. 1, n. 3, della legge 31 gennaio 1926, n. 100;
Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l'interno, di concerto col ministro Segretario di stato per le finanze;
Art. 1. L'Ufficio centrale demografico, istituito col R. decreto 7 giugno 1937, n. 1128, è trasformato in "Direzione generale per la demografia e la razza", costituente una delle ripartizioni organiche del Ministero dell'interno.
Alla direzione generale predetta è preposto un prefetto, scelti fra quelli a disposizione del Ministero dell'interno, a termini dell'art. 102 del R. decreto 30 dicembre 1923, n. 2960.
Art. 2. Alla direzione generale istituita con l'art. 1 sono devolute tutte le attribuzioni inerenti allo studio ed all'attuazione dei provvedimenti in materia demografica e di quelli attinenti alla razza, salva la competenza attribuita dalle norme in vigore ad altre Amministrazioni Statali.
Mussolini, Di Revel
Istituzione, presso il Ministero dell'interno, del Consiglio superiore per la demografia e la razza
Regio Decreto Legge, 5 settembre 1938 - XVI, n. 1539
Visto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926 - IV, n. 100; Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di provvedere alla costituzione di un organo consultivo centrale, presso il Ministero dell'interno, per le questioni che interessano la demografia e la razza;
Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l'interno; Abbiamo decretato e decretiamo:
Art. 1. È istituito presso il Ministero dell'interno, il Consiglio superiore per la demografia e la razza, chiamato a dare pareri sulle questioni di carattere generale interessanti la demografia e la razza.
Art. 2. Il Consiglio è presieduto dal Ministro per l'interno o, per sua delega, dal Sottosegretario di Stato. Ne fanno parte: un vice presidente e 14 membri scelti fra le persone particolarmente versate nei problemi della demografia e della razza. Essi sono nominati con decreto Reale, su proposta del Ministro per l'interno, durano in carica tre anni e possono essere confermati. Fanno, inoltre, parte del Consiglio:
- il presidente dell'Istituto centrale di statistica;
- il direttore generale per la Demografia e la razza;
il direttore generale della Sanità pubblica;
- il presidente dell'Opera nazionale per la maternità ed infanzia;
- il presidente dell'Unione fascista fra le famiglie numerose;
- due rappresentanti del Partito Nazionale Fascista, designati dal Segretario del P.N.F., Ministro Segretario di Stato;
- due rappresentanti del Ministero dell'Africa Italiana;
- i rappresentanti per ciascuno dei ministeri per gli affari esteri, di grazia e giustizia, delle finanze, dell'educazione nazionale, delle corporazioni e della cultura popolare, designati dalle rispettive Amministrazioni.
Le funzioni di segretario del Consiglio sono esercitate dal direttore generale per la Demografia e la razza.
Norme integrative del Regio decreto legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, sulla difesa della razza italiana
Art. 1. Fermo restando il disposto degli articoli 8 e 26 del Regio decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728; convertito nella legge 5 gennaio 1939-XVII, n. 274, è facoltà del Ministro per l'interno di dichiarare, su conforme parere della Commissione di cui all'art. 2, la non appartenenza alla razza ebraica anche in difformità delle risultanze degli atti dello stato civile.
Art. 2. La Commissione di cui all'articolo precedente è nominata dal Ministro per l'interno, ed è composta di un magistrato di grado 3°, presidente, di due magistrati di grado non inferiore al 5°, designati dal Ministro per la grazia e la giustizia, e di due funzionari del Ministero dell'interno di grado non inferiore al 5°. Assiste in qualità di segretario un funzionario del Ministero dell'interno, di grado non inferiore all'8°.
Art. 3. La Commissione ha sede presso il Ministero dell'interno, ed ha facoltà di chiamare a deporre qualsiasi persona sia da essa ritenuta utile ai fini dell'istruttoria; può, inoltre, compiere tutte le altre indagini del caso, valendosi, ove d'uopo, anche dell'opera dei pubblici uffici.
Tutti i pubblici uffici sono tenuti a corrispondere alle richieste della Commissione.
Alle persone chiamate a deporre si applicano le disposizioni di cui all'art. 366, 3° comma, del Codice Penale.
Il parere della Commissione è motivato.
Il parere e tutti gli altri atti della Commissione hanno carattere segreto e di essi non può essere rilasciata copia a chicchessia e per nessuna ragione.
Art. 4. Il Ministro per l'interno, emette decreto non motivato, conforme al parere della Commissione.
Il provvedimento del Ministro è insindacabile. Esso ha valore, ad ogni effetto giuridico, esclusivamente per la dichiarazione di razza; e a tale fine è annotato in margine all'atto di nascita della persona cui si riferisce.
Art. 5. E' riservata esclusivamente alla competenza del Ministro per l'interno ogni decisione in materia razziale, ai sensi del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, e della presente legge.
Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.
Mussolini, Solmi
Variazioni al ruolo organico del personale di gruppo A dell'Amministrazione Civile del Ministero dell'interno
Art. 1. Nel ruolo del personale dell'Amministrazione civile del Ministero dell'interno è istituito un posto di grado 7° di gruppo A, con la qualifica di capo ufficio studi per i servizi della demografia e della razza, da conferire, mediante concorso per titoli, a persona fornita di libera docenza in materie attinenti alla demografia e alla razza.
Il titolare del posto anzidetto potrà conseguire la promozione ai gradi 6° e 5°, su parere favorevole del Consiglio di amministrazione, dopo la permanenza di 3 e 8 anni rispettivamente nei gradi 7° e 6°.
Art. 2. E' aumentato di due posti di grado 11° il ruolo di gruppo A dell'Amministrazione civile del Ministero dell'interno.
Art. 3. Nella prima attuazione della presente legge, il posto di grado 7° di cui all'art. 1 potrà essere conferito dal Ministro per l'interno mediante scelta, su parere favorevole del consiglio d'amministrazione dello stesso Ministero, a persona in possesso di del titolo di cui all'articolo medesimo, che abbia particolare competenza e rinomanza in materia di demografia e di razza.
Con le stesse modalità di potrà provvedere al primo conferimento dei posti di grado 11° di cui all'art. 2, mediante scelta fra persone di età non superiore ai 35 anni e in possesso degli altri requisiti prescritti per l'ammissione nel ruolo di gruppo A dell'Amministrazione civile del Ministero dell'interno, che dimostrino di essere versate nella materia anzidetta.
Art. 4. Con decreti del Ministro per le finanze saranno disposte le variazioni di bilancio necessarie per l'attuazione della presente legge.
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica
Regio Decreto Legge 23 settembre 1938 - XVI, n. 1630
Veduto il testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla istruzione elementare, post-elementare e sulle opere di integrazione, approvato con il R. decreto 5 febbraio 1928 - VI, n. 577, e successive modificazioni;
Veduto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926 - IV, n. 100;
Riconosciuta la necessità assoluta ed urgente di dare uno speciale ordinamento alla istruzione elementare dei fanciulli di razza ebraica;
Sulla proposta del nostro Ministro Sottosegretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;
Art. 1. Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite a spese dello Stato speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci.
I relativi insegnanti potranno essere di razza ebraica.
Art. 2. Le comunità possono aprire, con l'autorizzazione del Ministero per l'educazione nazionale, scuole elementari, con effetti legali, per i fanciulli di razza ebraica.
Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il Regio provveditore agli studi nomina un commissario.
Nelle scuole elementari di cui ai comma precedenti, sono svolti i programmi stabiliti per le scuole di Stato; salvo per ciò che concerne l'insegnamento della religione cattolica.
Art. 3. Nelle scuole elementari per i fanciulli di razza ebraica sono adottati i libri di testo di Stati, con opportuni arrangiamenti, approvati dal Ministero dell'educazione nazionale.
Le spese relative sono a carico delle comunità israelitiche.
Art. 4. Il presente decreto, che andrà in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la conversione in legge. Il Ministro proponente, è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.
Dato a San Rossore, addì 23 settembre 1938 - Anno XVI
Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate
per la difesa della razza nella Scuola italiana
Regio Decreto Legge 15 novembre 1938 - XVII, n. 1779
Veduto il testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sull'istruzione elementare approvato con R. decreto 5 febbraio 1928-VI, n. 877, e successive modificazioni;
Art. 4. Nelle scuole d'istruzione media frequentate da alunni italiani è vietata l'adozione di libri di testo di autori di razza ebraica. Il divieto si estende anche ai libri che siano frutto della collaborazione di più autori, uno dei quali sia di razza ebraica; nonché alle opere che siano commentate o rivedute da persone di razza ebraica.
Art. 9. Per l'insegnamento nelle scuole elementari e medie per alunni di razza ebraica saranno preferiti gl'insegnanti dispensati dal servizio a cui dal Ministro per l'interno siano state riconosciute le benemerenze individuali o familiari previste dalle disposizioni generali per la difesa della razza italiana. Ai fini del presente articolo sono equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole pubbliche e private e il personale di vigilanza nelle scuole elementari.
Art. 11. Per l'anno accademico 1938-39 la decorrenza dei trasferimenti e delle nuove nomine dei professori universitari potrà essere protratta al 1° gennaio 1939-XVII. Le modificazioni agli statuti delle Università e degl'Istituti d'istruzione superiore avranno vigore per l'anno accademico 1938-39, anche se disposte con Regi decreti di data posteriore al 29 ottobre 1938-XVII.
Art. 12. I Regi decreti-legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, e 23 settembre 1938-XVI, n.1630, sono abrogati. è altresì abrogata la disposizione di cui all'art.3 del Regio decreto legge 20 giugno 1935-XIII, n.1071.
Abrogazione del contributo statale a favore degli asili infantili israelitici contemplati dalla legge 30 luglio 1896, n. 343
Art. 1. Il contributo annuo di L. 11.500 spettante agli asili infantili israelitici a norma dell'art. 11 della legge 30 luglio 1896, n. 343, cessa con effetto dal 1° luglio 1938-XVI.
Art. 2. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno.
Dato a San Rossore, addì 28 settembre 1940 - XVIII
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