Source: http://www.iusetnorma.it/trattati_convenzioni/covenzione_new_york_9_dicembre_1999.asp
Timestamp: 2018-12-10 10:58:14+00:00
Document Index: 120048344

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

New York, il 9 dicembre 1999, Ius et Norma
Convenzion New York, il 9 dicembre 1999
Convenzione internazionale per la repressione dei finanziamenti al terrorismo
Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento delterrorismo, fatta a New York il 9 dicembre 1999
Ricordando le finalità e i principi della Carta delle Nazioni Unite relativi al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e la promozione dei buoni rapporti tra Paesi limitrofi, nonché i rapporti amichevoli e la collaborazione tra gli Stati,
Profondamente preoccupati per l'escalation mondiale degli atti terroristici in tutte le loro forme e manifestazioni,
Ribadendo anche le risoluzioni dell'Assemblea Generale attinenti a questa materia, inclusa la n. 49/60 del 9 dicembre 1994 ed i relativi allegati alla Dichiarazione sulle misure per l'eliminazione del terrorismo internazionale, in cui gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno riaffermato solennemente la condanna inequivocabile di tutti gli atti, metodi e pratiche di terrorismo come azioni criminali e ingiustificabili, ovunque e da chiunque siano commessi, inclusi quelli che mettono a repentaglio i rapporti amichevoli tra gli Stati e i popoli e minacciano l'integrità territoriale e la sicurezza degli Stati,
Rilevando che anche nella Dichiarazione sulle misure per l'eliminazione del terrorismo internazionale si esortavano gli Stati a rivedere con urgenza l'ambito delle norme internazionali vigenti in materia di prevenzione, repressione ed eliminazione del terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, al fine di garantire l'esistenza di un quadro normativo generale che copra tutti gli aspetti della questione,
Ribadendo la risoluzione dell'Assemblea Generale n. 51/210 del 17 dicembre 1996, paragrafo 3, alinea (f), in cui l'Assemblea ha invitato tutti gli Stati membri a prevenire e contrastare, tramite adeguate misure a livello nazionale, il finanziamento di terroristi e organizzazioni terroristiche, sia esso di tipo diretto o indiretto tramite organizzazioni con dichiarati o presunti fini caritativi, sociali o culturali o che sono anche implicate in attività illegali come traffico di armi, di stupefacenti o attività di racket, incluso lo sfruttamento di persone al fine di finanziare attività terroristiche, e in particolare a considerare, laddove necessario, di adottare disposizione normative tese a prevenire e contrastare movimenti finanziari che si sospetti siano destinati a fini terroristici, senza minacciare in alcun modo la libertà di circolazione dei capitali legali e per intensificare lo scambio di informazioni relative alla circolazione internazionale di tali fondi,
Ribadendo anche la risoluzione dell'Assemblea Generale 52/165 del 15 dicembre 1997, con cui l'Assemblea esortava gli Stati a prendere in considerazione, in particolare, l'attuazione delle misure previste nei paragrafi 3, alinea da (a) a (f) della risoluzione 51/210 del 17 dicembre 1996,
Ribadendo anche la risoluzione dell'Assemblea Generale n. 53/108 dell'8 dicembre 1998, con cui l'Assemblea ha stabilito che il Comitato "Ad Hoc" - costituito con la risoluzione dell'Assemblea Generale n. 51/210 del 17 dicembre 1996 - elabori un progetto di convenzione internazionale per la soppressione del finanziamento del terrorismo a completamento dei già esistenti strumenti internazionali,
Considerando che il finanziamento è fonte di grave preoccupazione per l'intera comunità internazionale,
Rilevando che il numero e la gravità degli atti di terrorismo internazionale dipendono dai finanziamenti che i terroristi possono ottenere,
Rilevando inoltre che gli esistenti strumenti legali multilaterali non riguardano espressamente il finanziamento,
Essendo convinti della necessità urgente di intensificare la cooperazione internazionale tra gli Stati per elaborare e adottare misure efficaci per la prevenzione dei finanziamenti al terrorismo, nonché per la repressione del fenomeno perseguendo e punendo gli autori di questo reato,
1. Con il termine "fondi" si intende beni di qualsiasi tipo, tangibili o intangibili, mobili o immobili, in qualsiasi modo acquisiti, documenti o strumenti legali sotto qualsiasi forma, anche elettronici o digitali, che evidenzino il titolo a, o l'interesse in, tali beni, inclusi, ma non limitati ai, crediti bancari, travellers cheque, assegni bancari, bonifici, azioni, garanzie, buoni del tesoro, lettere di credito, assegni circolari.
2. Con il termine "Stato o struttura governativa" si intende qualsiasi struttura o mezzo di trasporto, permanentemente o temporaneamente utilizzato o occupato da rappresentanti di uno Stato, membri del Governo, del parlamento o della magistratura o da funzionari o impiegati di uno Stato o di qualsiasi altra autorità o ente pubblico, o da impiegati o funzionari di un'organizzazione intergovernativa nell'esercizio delle loro funzioni istituzionali.
3. Con il termine "proventi" si intende qualsiasi finanziamento derivato o ottenuto, direttamente o indirettamente, dal compimento di un reato di cui all'art. 2.
1. Commette un reato ai sensi della presente Convenzione chiunque con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente, illegalmente e intenzionalmente, fornisce o raccoglie fondi con l'intento di utilizzarli o sapendo che sono destinati ad essere utilizzati, integralmente o parzialmente, al fine di compiere:
(a) un atto che costituisce reato ai sensi di e come definito in uno dei trattati elencati nell'allegato; ovvero
(b) qualsiasi altro atto diretto a causare la morte o gravi lesioni fisiche ad un civile, o a qualsiasi altra persona che non ha parte attiva in situazioni di conflitto armato, quando la finalità di tale atto, per la sua natura o contesto, è di intimidire un popolazione, o obbligare un governo o un'organizzazione internazionale a compiere o a astenersi dal compiere qualcosa.
2. (a) Nel depositare i suoi strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione, uno Stato Parte che non aderisca ad uno dei trattati enumerati nell'allegato può dichiarare che, nell'applicazione di questa Convezione allo Stato Parte, il trattato deve essere ritenuto come non incluso nell'allegato di cui al comma 1, alinea (a). La dichiarazione deve cessare di avere effetto non appena il trattato entra in vigore nello Stato Parte, che ne deve dare notifica al depositario;
(b) quando uno Stato Parte cessa di far parte di uno dei trattati enumerati nell'allegato, può rendere una dichiarazione in merito al trattato come previsto da questo articolo.
(a) prenda parte in qualità di complice al compimento di un reato secondo quanto previsto dai commi 1 o 4 del presente articolo;
(b) organizzi o diriga altre persone al fine di commettere un reato di cui ai commi 1 o 4 del presente articolo;
(c) contribuisca al compimento di uno o più reati, come previsto dai commi 1 o 4 del presente articolo, con un gruppo di persone che agiscono con una finalità comune. Tale contributo deve essere intenzionale e:
(i) deve essere compiuto al fine di facilitare l'attività o la finalità criminale del gruppo, laddove tale attività o finalità implichino la commissione di un reato secondo quanto previsto dal comma 1 del presente articolo; o
La presente Convenzione non è applicabile quando il reato viene commesso all'interno di un singolo Stato e il presunto imputato è cittadino di quello Stato, ed è presente nel territorio di quello Stato e nessun altro Stato può ai sensi dell'articolo 7, commi 1 o 2, esercitare la propria giurisdizione, ad eccezione dei casi previsti dagli articoli da 12 a 17.
(a) prevedere come reati, adeguando la loro legislazione nazionale, quelli previsti dall'articolo 2;
(b) rendere quei reati punibili con pene adeguate che tengano conto della loro gravità.
1. Ogni Stato Parte, conformemente ai propri principi giuridici, deve adottare le debite misure per rendere una persona giuridica, situata sul suo territorio o organizzata secondo le sue leggi, responsabile nel caso in cui una persona cui fa capo la gestione o il controllo di quella persona giuridica ha, in quel ruolo, commesso un reato previsto dall'articolo 2. Tale responsabilità può essere penale, civile o amministrativa.
2. Si incorre in tale responsabilità senza pregiudicare la responsabilità penale degli autori del reato.
Ogni Stato Parte adotterà le misure ritenute necessarie, comprese quelle riconducibili alla legislazione interna, per garantire che i reati previsti dalla presente Convenzione non siano in alcun modo giustificabili da considerazioni di natura politica, filosofica, ideologica, razziale, etnica, religiosa o di altro genere.
Ogni Stato Parte adotterà tali misure quando è necessario, al fine di esercitare la propria giurisdizione sui reati di cui all'articolo 2 quando:
(a) il reato è commesso nel territorio di quello Stato;
(b) il reato è commesso a bordo di un'imbarcazione battente bandiera di quello Stato o di un aereomobile iscritto nel registro di quello Stato al momento in cui il reato è stato commesso;
(c) il reato è commesso da un cittadino di quello Stato.
2. Uno Stato Parte può anche avere competenza su tutti i reati di questo tipo quando:
(a) il reato era diretto contro o ha portato al compimento di un reato di cui all'art. 2, comma 1, alinea (a) o (b), nel territorio di o contro un cittadino di quello Stato;
(b) il reato era diretto contro o ha portato al compimento di un reato di cui all'art. 2, comma 1, alinea (a) o (b), contro uno Stato o una struttura governativa di quello Stato all'estero, incluse sedi consolari o diplomatiche;
(c) il reato era diretto contro o ha portato al compimento di un reato di cui all'art. 2, comma 1, alinea (a) o (b), commesso nel tentativo di costringere uno Stato a compiere o ad astenersi dal compiere qualcosa;
(e) il reato viene commesso a bordo di un aereomobile gestito dal Governo di quello Stato. 3. Dopo la ratifica, l'accettazione, l'approvazione o l'adesione alla presente Convenzione, ogni Stato Parte deve comunicare al Segretario Generale delle Nazioni Unite la giurisdizione stabilita in conformità con il comma 2. Qualora si verificassero cambiamenti, gli Stati Parti interessati devono renderlo noto immediatamente al Segretario Generale.
4. Ogni Stato Parte deve inoltre adottare tali misure quando è necessario per stabilire la propria giurisdizione in relazione ai reati previsti dall'art. 2 nei casi in cui il presunto autore del reato è presente sul suo territorio, o nel caso in cui non venga estradato in nessuno degli Stati Parti che hanno stabilito la propria giurisdizione ai sensi dei commi 1 o 2.
5. Nel caso in cui più di uno Stato Parte rivendichi la giurisdizione sui reati previsti dall'art. 2, gli Stati Parti interessati devono cercare di coordinare adeguatamente le proprie azioni, in particolare per quanto riguarda le condizioni del perseguimento dell'azione penale e per la reciproca assistenza legale.
6. Senza recare pregiudizio alle regole del diritto internazionale, la presente Convenzione non esclude l'esercizio di alcuna giurisdizione penale stabilito dal diritto interno di uno Stato Parte.
1. Ogni Stato Parte deve adottare misure adeguate, conformi ai propri principi giuridici, per identificare, congelare o sequestrare qualsiasi fondo utilizzato o stanziato al fine di commettere i reati previsti dall'articolo 2, nonché i proventi derivanti da tali reati, con finalità di eventuale confisca.
2. Ogni Stato Parte deve adottare misure adeguate, conformi ai propri principi giuridici, per sequestrare i fondi utilizzati o stanziati al fine di compiere i reati previsti dall'articolo 2 ed i proventi derivanti da tali reati.
4. Ogni Stato Parte deve considerare di stabilire alcuni meccanismi per mezzo dei quali i fondi provenienti dalle confische cui si fa riferimento in questo articolo siano utilizzati per risarcire le vittime dei reati di cui all'art. 2, comma 1, alinea (a) o (b), o alle loro famiglie.
5. Le norme contenute in questo articolo devono essere applicate senza pregiudicare i diritti dei terzi che agiscono in buona fede.
1. Dopo essere stato informato che l'autore o il presunto autore di un reato previsto dall'art. 2 potrebbe trovarsi sul suo territorio, lo Stato Parte interessato deve, quando necessario, adottare tali misure conformi alla sua legislazione nazionale per indagare sui fatti portati a sua conoscenza.
2. Dopo essersi assicurato che le circostanze lo autorizzano, lo Stato Parte sul cui territorio è presente l'autore o il presunto autore del reato deve adottare le debite misure, conformi alla propria normativa nazionale, in modo tale da assicurare la presenza della persona al fine del perseguimento penale o dell'estradizione.
3. La persona nei cui confronti vengono adottate le misure di cui al comma 2 ha diritto a quanto segue:
(a) comunicare prontamente al più vicino rappresentante del Paese di cui la persona è cittadino, o a persona comunque autorizzata a tutelare i suoi diritti, o se questa persona è apolide, lo Stato sul cui territorio questa persona abitualmente risiede;
(b) essere visitato da un rappresentante di quello Stato;
(c) essere informato dei propri diritti ai sensi degli alinea (a) e (b) del presente paragrafo.
4. I diritti di cui al suddetto comma 3 devono essere esercitati in conformità con le leggi e i regolamenti dello Stato nel cui territorio è presente l'autore o il presunto autore del reato, ai sensi delle norme contenute in dette leggi e regolamenti, devono consentire il pieno effetto delle finalità per cui sono intesi i diritti accordati in ragione di quanto contenuto nel comma 3.
1. Lo Stato Parte sul cui territorio si trova il presunto imputato, nei casi in cui sono applicabili le disposizioni contenute nell'articolo 7, se non procede ad estradarlo, è obbligato, senza ritardo ed eccezione alcuna e anche se il reato non è stato commesso sul suo territorio, a sottoporre il caso alle proprie autorità competenti ai fini dell'esercizio dell'azione penale conformemente alle leggi di quello Stato. Le autorità devono prendere la loro decisione come nel caso di qualsiasi altro reato di natura grave ai sensi della legge di quello Stato.
2. Uno Stato Parte è autorizzato ai sensi della propria legislazione nazionale a estradare o consegnare uno dei suoi cittadini solo a condizione che la persona verrà restituita a quello Stato per scontare la pena irrogatagli a seguito di un processo o di una procedura per cui è stata richiesta l'estradizione o la consegna della persona, e questo Stato e lo Stato che vuole l'estradizione della persona concordino su questa opzione e su altri termini a loro avviso adeguati, tale estradizione o restituzione condizionata deve essere sufficiente a liberare dall'obbligo previsto dal comma 1 di cui sopra.
4. Una volta adottato, l'emendamento entra in vigore 30 giorni dopo il deposito del 22� strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione dell'emendamento e concerne tutti gli Stati Parti che hanno depositato tale strumento.
Per ciascuno degli Stati Parti che ratificano, accettano o approvano l'emendamento dopo il deposito del 22� strumento, l'emendamento entra in vigore il 30� giorno seguente il deposito del proprio strumento di ratifica, accettazione o approvazione da parte di detto Stato Parte.
1. Qualsiasi controversia tra Stati Parti concernente l'interpretazione o l'applicazione della presente Convenzione che non possa essere regolata per mezzo di negoziazione in tempo ragionevole è sottoposta all'arbitrato, su richiesta di uno di tali Stati.
Se, nei sei mesi che seguono la data della richiesta di arbitrato, le parti non riescono a trovare un accordo sull'organizzazione dell'arbitrato, una qualsiasi di esse può sottoporre la controversia alla Corte internazionale di Giustizia, depositando una richiesta in conformità allo statuto della Corte.
1. La presente Convenzione entrerà in vigore il 30� giorno seguente la data del deposito presso il Segretario Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite del 22� strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione.
2. Per ciascuno degli Stati che ratificheranno, accetteranno o approveranno la Convenzione o vi aderiranno dopo il deposito del 22� strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione, la Convenzione entrerà in vigore il 30� giorno seguente il deposito da parte di tale Stato del suo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione.
Approvata dall'Italia con legge 14 gennaio 2003 n.7 "Ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo e norme di adeguamento dell'ordinamento interno", in GU n. 21 del 27 gennaio 2003, testo in vigore dal 28 gennaio 2003, che di seguito si riporta
1. Il Presidente della Repubblica e' autorizzato a ratificare la Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo, fatta a New York il 9 dicembre 1999, di seguito denominata "Convenzione".
1. Piena e intera esecuzione e' data alla Convenzione di cui all'articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformita' a quanto previsto dall'articolo 26 della Convenzione stessa.
1. Dopo l'articolo 25-ter del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e' inserito il seguente:
"ART. 25-quater. - (Delitti con finalita' di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico). - 1. In relazione alla commissione dei delitti aventi finalita' di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggispeciali, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
a) se il delitto e' punito con la pena della reclusione inferiore a dieci anni, la sanzione pecuniaria da duecento a settecento quote;
b) se il delitto e' punito con la pena della reclusione non inferiore a dieci anni o con l'ergastolo, la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.
4. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 si applicano altresi' in relazione alla commissione di delitti, diversi da quelli indicati nel comma 1, che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall'articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre 1999".
1. All'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 12 ottobre 2001, n. 369, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 dicembre 2001, n. 431, dopo le parole: "di beni e servizi," sono inserite le seguenti:
1. All'articolo 26 della legge 19 marzo 1990, n. 55, dopo il comma 1 e' aggiunto il seguente:
"1-bis. Le disposizioni del comma 1 si applicano anche quando l'attivita' illecita integri i delitti previsti dall'articolo 270-bis del codice penale in relazione alle condotte di finanziamento delterrorismo, anche internazionale".
1. All'articolo 1 della legge 20 ottobre 1990, n. 302, e successive modificazioni, dopo il comma 1 e' inserito il seguente:
"1-bis. Le disposizioni del comma 1 non si applicano nei casi in cui l'elargizione sia stata gia' richiesta o corrisposta da altro Stato".
1. Le somme provenienti dalle confische operate per reati di terrorismo, anche internazionale, affluiscono ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, alla voce "Ministero dell'interno", per essere riassegnate, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'interno.
2. Per la destinazione delle somme di cui al comma 1 del presente articolo si applica la disposizione dell'articolo 12-sexies, comma 4-ter, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, introdotto dall'articolo 24 della legge 13 febbraio 2001, n. 45.
Data a Roma, addi' 14 gennaio 2003