Source: http://www.avvocatogratis.com/2012/02/labrogazione-del-tariffario-blocca-il-gratuito-patrocinio-ma-e-costituzionale/
Timestamp: 2016-10-22 11:40:40+00:00
Document Index: 105099607

Matched Legal Cases: ['art 130', 'art. 130', 'art. 9', 'art. 700', 'art. 669', 'art. 669', 'art. 669', 'art. 91', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 36', 'art. 24', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 111', 'art. 9', 'art. 9']

L'ABROGAZIONE DEL TARIFFARIO BLOCCA IL GRATUITO PATROCINIO: MA E' COSTITUZIONALE?
L’ABROGAZIONE DEL TARIFFARIO BLOCCA IL GRATUITO PATROCINIO: MA E’ COSTITUZIONALE?
La conoscenza è potere: condividi e fai girare.MONTI HA DIMENTICATO LA LIQUIDAZIONE DEL GRATUITO PATROCINIOTariffario Forense abrogato!Il Governo Monti ha abrogato il tariffario Forense. Non ci sono norme di collegamento con il Testo Unico lasciando cosÃ¬ il patrocinio a spese dello Stato completamente congelato.Infatti l’art 130 â€¨(rubricato: Compensi del difensore, dellâ€™ausiliario del magistrato e del consulente tecnico di parte) prevede che: “Gli importi spettanti al difensore, allâ€™ausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte sono ridotti della metÃ “. Il riferimento Ã¨ ai compensi previsti a favore di ciascun professionista secondo le sue tariffe di categoria. La scomparsa improvvisa, senza alcuna previsione transitoria, impedisce perciÃ², dal giorno dell’abrogazione con decreto legge di tutti i tariffari ordinistici, la liquidazione di ogni compenso ai soggetti professionali che operano nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato.I magistrati non hanno nessun termine a cui rinviare la previsione di legge dell’art. 130 del citato DPR 115/2002 che Ã¨ rimasta scollegata da ogni possibile parametro impiegabile per la determinazione di un equo compenso poichÃ© non vi piÃ¹ nulla che consenta di determinare cosa spetta all’avvocato, all’ausiliario del Giudice ed al consulente di parte.In realtÃ questa non Ã¨ altro che l’estensione di un problema giÃ rilevato anche per la mancanza di ogni termine comparativo per la liquidazioen delle spese giudiziali a favore dei professionisti che hanno operato nel corso del processo in difetto dell’emanazione del previsto, ma inespresso, decreto ministeriale.In effetti, il testo vigente dell’art. 9 del D.L. n. 1 del 24 gennaio 2012, recita cosÃ¬: Art. 9 Disposizioni sulle professioni regolamentate 1. Sono abrogate le tariffeÂ delleÂ professioniÂ regolamentateÂ nel sistema ordinistico.2. Ferma restando l’abrogazione di cui alÂ commaÂ 1,Â nelÂ casoÂ di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, ilÂ compensoÂ del
professionista e’ determinato con riferimento aÂ parametriÂ stabiliti con decreto del ministro vigilante. Con decretoÂ delÂ MinistroÂ della
Giustizia di concerto con il Ministro dell’Economia eÂ delleÂ Finanze sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse
professionale e agli archivi precedentementeÂ basatiÂ sulleÂ tariffe.L’utilizzazioneÂ deiÂ parametriÂ Â neiÂ Â contrattiÂ Â individualiÂ Â tra professionisti e consumatori o microimprese da’ luogoÂ allaÂ nullita’
della clausola relativa alla determinazioneÂ delÂ compensoÂ aiÂ sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.3. Il compenso per leÂ prestazioniÂ professionaliÂ e’Â pattuitoÂ al momentoÂ Â delÂ Â conferimentoÂ Â Â dell’incaricoÂ Â Â professionale.Â Â Â Il professionista deve rendere noto al cliente il grado diÂ complessita’ dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circaÂ gliÂ oneri ipotizzabiliÂ dalÂ Â momentoÂ Â delÂ Â conferimentoÂ Â allaÂ Â conclusione dell’incaricoÂ eÂ deveÂ altresi’Â indicareÂ iÂ datiÂ Â dellaÂ Â polizza
assicurativa perÂ iÂ danniÂ provocatiÂ nell’esercizioÂ dell’attivita’ professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamenteÂ resa
nota al cliente anche in forma scritta se da questiÂ richiesta,Â deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per
le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive diÂ spese, oneri e contributi. L’inottemperanza di quanto disposto nelÂ presente
comma costituisce illecito disciplinare del professionista.4. Sono abrogate le disposizioni vigenti che per laÂ determinazione del compenso del professionista, rinvianoÂ alleÂ tariffeÂ diÂ cuiÂ al
comma 1.5. La durata del tirocinio previsto per l’accesso alleÂ professioni regolamentate non potra’ essere superiore a diciottoÂ mesiÂ eÂ perÂ i
primi sei mesi, potra’ essereÂ svolto,Â inÂ presenzaÂ diÂ un’apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordiniÂ e
il ministro dell’istruzione, universita’ e ricerca,Â inÂ concomitanza col corso di studioÂ perÂ ilÂ conseguimentoÂ dellaÂ laureaÂ diÂ primo
livelloÂ oÂ dellaÂ laureaÂ magistraleÂ Â oÂ Â specialistica.Â Â Analoghe convenzioni possono essere stipulate tra i ConsigliÂ nazionaliÂ degli
ordini e il Ministro per la pubblica amministrazione eÂ l’innovazione tecnologicaÂ perÂ loÂ svolgimentoÂ delÂ tirocinioÂ pressoÂ Â pubbliche
amministrazioni, all’esito del corso di laurea. LeÂ disposizioniÂ del presente comma non si applicano alleÂ professioniÂ sanitarieÂ perÂ le
quali resta confermata la normativa vigente.6. All’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13Â agostoÂ 2011,Â n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n.
a) alla lettera c), ilÂ secondo,Â terzoÂ eÂ quartoÂ periodoÂ sono soppressi;
b) la lettera d) e’ soppressa.7. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivareÂ nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.Con la semplice lettura del testo legislativo si rileva che, al momento della liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, ilÂ compensoÂ del professionista deve essere computato solo con parametriÂ stabiliti con decreto del ministro vigilante. Non ci puÃ² perciÃ² essere nÃ¨ una determinazione forfetaria, o di equita, o secondo gli usi o salvando il vecchio tariffario fino all’entrata in vigore del nuovo. CosÃ¬ e basta. Tutto Ã¨ finito.Con questa disposizione ai Giudici non residuano piÃ¹ riferimenti per poter liquidare le parcelle di qualunque professionista che abbia operato nel processo. La vicenda, maldestra e sorprendente, ha gettato nel panico gli uffici giudiziari ed anche centina di migliaia di soggetti che dalla liquidazione di quelle parcelle vedono dipendere la sopravvivenza quotidiana e lo sbarcare il lunario.Sull’onda dello shock cagionato dal provvedimento d’urgenza del Governo Monti Ã¨ nata una reazione di portata nazionale che ha visto, all’inizio, i Giudici sospendere ogni liquidazione di note spese con il rinvio delle scadenze collegate e, poi, il 1 febbraio 2012, il Tribunale di Cosenza sollevare questione di illegittimitÃ costituzionale del decreto legge in ragione della mancanza di alcuna disciplina transitoria. E questo anche perchÃ¨ il disposto normativo neointrodotto non consentirebbe di ritenere ultrattivo il vecchio regime delle tariffe ed obbliga ad applicare il nuovo regime a tutti i processi in corso che non siano giÃ stati definiti anche per quel che riguarda la condanna alle spese processuali.Riporto di seguito l’ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale del Tribunale cosentino gentilmente messa a disposizione dalla collega Maria Talarico.Avv. Alberto Vigani IL TRIBUNALE DI COSENZA
Proc. n. 5299/2011 Ruolo gen.
in persona del dott. Giuseppe Greco
ha pronunciato la seguenteo r d i n a n z anel procedimento ex art. 700 cod.proc.civ. vertente tra:
SocietÃ in accomandita semplice â€œR. Hotelâ€, in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in Bisignano al viale Roma n. 11 presso lo studio degli avvocati Paola Calabria ed Emiliano Calabria dai quali Ã¨ rappresentata e difesa giusta procura a margine del ricorso,
– ricorrente,
SocietÃ per azioni E.N.E.L. Servizio Elettrico, in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in Cosenza alla via E. Tarantelli n. 31 presso lo studio dellâ€™avvocato Francesco Perugini dal quale Ã¨ rappresentata e difesa in forza di procura in calce alla memoria difensiva,
– resistente.***Premessoche in data ventisette dicembre duemilaundici il sottoscritto giudice, dopo aver assunto sommarie informazioni testimoniali, ha adottato ai sensi del capoverso dellâ€™art. 669-sexies, il seguente decreto:
â€œLetto il ricorso presentato dalla societÃ in accomandita semplice R. Hotel, rappresentata e difesa dagli avv.ti Paola Calabria ed Emiliano Calabria in data ventitrÃ© dicembre duemilaundici; – esaminata la produzione allegata al ricorso; – assunte sommarie informazioni; visti gli artt. 700 e 669-bis e seguenti cod.proc.civ.; – osserva: – la S.p.a. Enel Servizio Elettrico ha disattivato, in data ventidue dicembre duemilaundici, la fornitura di energia somministrata alla societÃ ricorrente presso una struttura alberghiera dalla stessa gestita in Cosenza alla via delle Madaglie dâ€™oro sul presupposto che la beneficiaria della somminsitrazione sia rimasta inadempiente nel pagamento di quattro fatture emesse tutte in data cinque aprile duemilaundici dellâ€™importo complessivo di â‚¬ 46.981,59; – lâ€™importo delle suddette fatture – e dei relativi consumi – Ã¨ stato determinato dal fornitore di energia presuntivamente in relazione al periodo due febbraio duemilaotto/nove dicembre duemiladieci ovvero dal momento della installazione dellâ€™apprecchio di misurazione, risultato guasto, al giorno della sua sostituzione; – la determinazione presuntiva del consumo Ã¨ stata compiuta â€œtenedo conto della media dei consumi giornalieri tenuta dalla cliente successivamenteâ€ alla sostituzione dellâ€™apparecchio di misurazione; – siffatta determinazione, alla luce della istruzione sommaria compiuta in data odierna, appare del tutto arbitraria e inattendibile in quanto Ã¨ emerso chiaramente che nel periodo al quale si riferisce il calcolo del consumo presunto la struttura alberghiera non era ancora funzionante mentre la media dei consumi giornalieri Ã¨ stata ricavata dallâ€™osservazione dei consumi effettuati in epoca nella quale la struttura era pienamente operativa; – difettando la omogeneitÃ dei periodi di osservazione Ã¨ del tutto evidente che appare discutibile la correttezza del criterio utilizzato per la determinazione del consumo presunto; – a ciÃ² va aggiunto che la parte istante ha giÃ versato la somma di â‚¬ 9.000,00 a copertura degli eventuali consumi che dovessero risultare dovuti a causa del cattivo funzionamento dellâ€™apparato misuratore; – sussiste, pertanto il fumus di fondatezza del ricorso; – dâ€™altra parte la rilevata fondatezza prima facie del ricorso suggerisce di provvedere ai sensi del capoverso dellâ€™art. 669-sexies cod.proc.civ. in quanto il tempo necessario alla instaurazione del contraddittorio potrebbe vieppiÃ¹ pregiudicare lâ€™attuazione del provvedimento di accoglimento avuto riguardo alla forzata inattivitÃ nellâ€™esercizio dellâ€™impresa e ai conseguenti danni sullo sviamento della clientela; – p.q.m. – ordina alla S.p.a. Enel Servizio Elettrico di riattivare immediatamente la fornitura di energia sullâ€™utenza in uso a Hotel R. s.a.s. in Cosenza alla via Mediaglie dâ€™Oro s.n. (cliente n. 808 005 557); – fissa per la comparizione delle parti davanti a sÃ© lâ€™udienza dellâ€™undici gennaio duemiladodici alle ore nove e trenta; – assegna allâ€™istante termine fino al quattro gennaio duemiladodici per la notificazione del ricorso e del presente decreto alla S.p.a. Enel Servizio Elettrico. – Si comunichi con urgenza. – CosÃ¬ deciso addÃ¬ ventisette dicembre duemilaundici. – Il Giudice – dott. Giuseppe Grecoâ€.
che dopo lâ€™instaurazione del contraddittorio il provvedimento su esteso deve essere confermato in quanto la parte resistente nel costituirsi in giudizio si Ã¨ limitata a dedurre genericamente lâ€™insussistenza del c.d. â€œfumus boni iurisâ€ e del c.d. â€œpericulum in moraâ€, senza allegare alcuna specifica circostanza di fatto idonea a contrastare le ragioni della tutela concessa a mezzo di decreto;
che Ã¨ pacifico e non contestato he le fatture emesse dalla societÃ resistente sulla base di consumi â€œpresuntiâ€ sono state tutte tempestivamente contestate;
che, pertanto, appare, â€œprima facieâ€, fondata la invocata tutela atipica siccome preordinata ad un giudizio di merito avente ad oggetto lâ€™accertamento della insussistenza dei presupposti della risoluzione del contratto di fornitura per grave inadempimento del somministrato ovvero della illegittimitÃ della diffida ad adempiere intimata dalla parte resistente;
che, conseguentemente, va pienamente confermato il decreto assunto â€œinaudita altera parteâ€;
che, in conformitÃ alla disposizione di cui al comma 7 dellâ€™art. 669-octies cod.proc.civ. la parte resistente va condannata al pagamento delle spese del presente procedimento;
che la condanna presuppone la determinazione degli â€œonorari di difesaâ€ (espressione tratta dalla norma dellâ€™art. 91 cod.proc.civ.);
che secondo il diritto vivente gli onorari per le prestazioni professionali dell’avvocato devono essere liquidati secondo le tabelle che siano vigenti al momento dellâ€™esaurimento delle prestazioni stesse da individuarsi nel momento in cui la causa sia ritenuta in decisione dal giudice (ex plurimis: Cass.civ., Sez. III, 10.06.1991, n. 6557);
che tuttavia la recentissima disposizione di cui al comma 1 dellâ€™art. 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante â€œdisposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivitÃ â€ pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24 gennaio 2012, ha espressamente abrogato â€œle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinisticoâ€;
che il comma 2 del citato articolo 9 ha, inoltre, stabilito che â€œferma restando l’abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista Ã¨ determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilanteâ€;
che la lâ€™applicazione della disciplina dettata dal comma 2 dellâ€™art. 9 del decreto legge n. 1/2012 sâ€™impone in forza del principio â€œtempus regit actumâ€ trattandosi nella specie di norma di carattere processuale;
che la evidenziata natura processuale della disposizione in parola si desume dal fatto che essa vincola gli â€œorgani giurisdizionaliâ€ nellâ€™attivitÃ di liquidazione di onorari professionali;
che lâ€™interpretazione restrittiva della norma siccome volta a regolamentare esclusivamente lâ€™attivitÃ giurisdizionale nelle controversie aventi ad oggetto la determinazione del â€œcompenso del professionistaâ€ ovvero nei giudizi instaurati tra committente e professionista appare incompatibile con la â€œratioâ€ complessiva dellâ€™intervento legislativo il quale Ã¨ a tutta evidenza finalizzato (almeno cosÃ¬ risulta dalla lettura della relazione governativa) a determinare uno straordinario impulso allo sviluppo economico del paese e al corretto funzionamento dei mercati nellâ€™ambito del quale la lentezza dei processi, specialmente nel campo della giustizia civile, costituisce un oggettivo vincolo allo sviluppo;
che, quindi, la suddetta disposizione deve intendersi quale principio processuale di carattere generale in quanto vincola la giurisdizione in tutti i processi nei quali si deve provvedere alla liquidazione degli â€œonorari di difesaâ€;
che la evidente mancanza di alcuna disciplina transitoria non consente di ritenere ultrattivo il vecchio regime delle tariffe ed obbliga ad applicare il nuovo regime a tutti i processi in corso che non siano giÃ stati definiti anche per quel che riguarda la condanna alle spese processuali;
che la suddetta e radicalmente innovativa disciplina legislativa ha, sin dalla sua entrata in vigore, sollevato drammatici interrogativi in ordine ai criteri cui il giudice Ã¨ tenuto a conformarsi nel liquidare, alla chiusura del procedimento da lui trattato, gli â€œonorari di difesaâ€ da porre a carico â€“ mediante condanna â€“ della parte soccombente in assenza dei necessari parametri stabiliti dal ministro vigilante;
che di tali gravi interrogativi si Ã¨ immediatamente quanto responsabilmente fatto carico il Consiglio Nazionale Forense il cui Ufficio Studi ha evidenziato come lâ€™assenza dei â€œparametriâ€ da stabilirsi da parte del Ministro della Giustizia possa determinare â€œla paralisi dei procedimenti di liquidazioneâ€¦in sede giurisdizionaleâ€;
che prima dellâ€™entrata in vigore del decreto-legge n. 1/2012 gli â€œonorari di difesaâ€ venivano liquidati dal giudicante facendo riferimento alle tariffe adottate mediante regolamento del Ministro della Giustizia a seguito di delibera del Consiglio nazionale forense;
che lâ€™espressa abrogazione di tali tariffe non consente, a giudizio di questo giudice, di utilizzare le suddette tariffe in quanto â€œabrogateâ€ quali â€œparametriâ€ della liquidazione facendo ricorso a criteri ermeneutici fondati sulla analogia nÃ©, tantomeno, quali â€œparametriâ€ di un giudizio equitativo non ravvisandosi alcuna lacuna del regime voluto dal legislatore che possa legittimare lâ€™impiego dello strumento della interpretazione analogica nÃ© di far postulare la â€œsopravvivenzaâ€ delle abrogate tariffe quali â€œparametriâ€ alternativi cui far ricorso per integrare la regolamentazione legislativa;
che, paraltro, in â€œsubiecta materiaâ€ non appare possibile neppure lâ€™estremo ricorso alla â€œequitÃ â€ giudiziale la quale per espressa volontÃ del legislatore potrÃ esercitarsi nel determinare il preciso ammontare degli â€œonorari di difesaâ€ nellâ€™ambito dei, presumibilmente, elastici â€œparametriâ€ che il ministro competente avrÃ cura di adottare ma non giÃ nellâ€™individuare autonomamente i criteri cui ancorare una qualche determinazione equitativa;
che il principio costituzionale di â€œindefettibillitÃ della giurisdizioneâ€ (cfr. Corte costituzionale n. 361/1998) del quale Ã¨ corollario il dovere per lâ€™organo investito della risoluzione di una controversia di decidere sollecitamente e conformemente a diritto la questione portata alla sua cognizione non consente allâ€™organo giurisdizionale alcuna dilazione nelle more della emanazione del decreto ministeriale che dovrÃ determinare i c.d. â€œparametriâ€ della liquidazione giudiziale (fatta salva, evidentemente, la possibilitÃ in determinate fattispecie di sollecitare le parti a voler esplicitamente attribuire al giudicante un potere di mero arbitraggio sulla determinazione degli â€œonorari di difesaâ€ da porre a carico della parte tenuta a sopportarli per legge);
che lâ€™eventuale ricorso da parte del giudicante a parametri diversi da quelli espressamente previsti dal legislatore (ove non si traducesse in un mero recepimento delle abrogate tariffe che di fatto finirebbe per vanificare la volontÃ del legislatore) potrebbe risultare, volta a volta mortificante per il decoro della professione forense e quindi in contrasto con il primo comma dellâ€™art. 36 della Legge fondamentale (tenuto conto che sotto lâ€™attuale regime il professionista non potrÃ ottenere in sede giurisdizionale la determinazione del compenso in via autonoma nei confronti del proprio cliente, cosÃ¬ come avrebbe potuto fare per lâ€™innanzi) ovvero troppo gravoso per lâ€™esercizio del diritto di difesa in giudizio (art. 24 Costituzione);
che pertanto (ove non si ritenesse possibile, come opina il sottoscritto giudice, postulare la â€œsopravvivenzaâ€ delle abrogate tariffe quali â€œparametriâ€ alternativi a quelli previsti dalla legge) qualunque soluzione si dovesse scegliere nella determinazione degli â€œonorari di difesaâ€ essa implicherebbe il rischio concreto di dar luogo a ingiustificate disparitÃ di trattamento tra situazioni simili sul piano processuale avuto riguardo al fatto che qualsivoglia soluzione rimarrebbe fondata in ultima analisi sulla â€œequitÃ â€ soggettiva del decidente;
che, in definitiva, le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dellâ€™art. 9 del decreto legge n. 1/2012, si pongono, a giudizio del sottoscritto giudice, in netto contrasto con il canone di rango costituzionale della â€œragionevolezzaâ€ (sotto il profilo della intrinseca incoerenza, contraddittorietÃ ed illogicitÃ rispetto al vigente ordinamento che impone di liquidare senza dilazione gli â€œonorari di difesaâ€) laddove non prevedono alcuna disciplina transitoria limitata al periodo intercorrente tra lâ€™entrata in vigore delle norme e lâ€™adozione da parte del ministro competente dei â€œparamatriâ€ ivi previsti;
che alla evidenziata lacuna legislativa non Ã¨ possibile porre rimedio attraverso alcuna interpretazione conforme a costituzione;
che la disciplina dettata dai commi 1 e 2 dellâ€™art. 9 del decreto legge n. 1/2012 appare, altresÃ¬, in contrasto con lâ€™art. 24 della Costituzione in quanto vulnera il diritto di agire e resistere in giudizio rendendo incerto lâ€™onere delle spese da affrontare nel corso del procedimento;
che la suddetta disciplina viola anche lâ€™art. 3 della Costituzione in quanto attribuisce, di fatto e al di lÃ di alcuna espressa attribuzione del relativo potere, una facoltÃ ampiamente discrezionale al giudice tenuto a liquidare gli â€œonorari di difesaâ€;
che tale facoltÃ appare priva di alcun ragionevole ancoraggio a parametri certi e controllabili cosÃ¬, peraltro, frustrando, il diritto della parte soccombente di insorgere nei confronti di un provvedimento che risulti, eventualmente, incongruo o esorbitante;
che non Ã¨ neppure ipotizzabile, che il giudice, cui Ã¨ fatto obbligo di applicare in via esclusiva â€œparametriâ€ ad oggi inesistenti, possa omettere di decidere sulla condanna del soccombente al pagamento delle spese processuali ovvero sospendere il giudizio sino alla data in cui sarÃ emanato il provvedimento ministeriale per la cui emanazione, peraltro, le disciplina impugnata non pone alcun termine, in quanto la sospensione, in un caso non previsto da alcuna norma processuale, integrerebbe, altresÃ¬, la violazione del principio di ragionevole durata del processo sancito dallâ€™art. 111, comma, Costituzione;
che Ã¨ pacificamente sollevabile davanti alla Corte costituzionale questione di legittimitÃ di un decreto-legge;
che da quanto premesso consegue che la decisione relativa alla liquidazione degli â€œonorari di difesaâ€ vada sospesa e gli atti trasmesssi alla Corte costituzionale, trattandosi di questione rilevante e non manifestamente infondata.
Non puÃ², invero, negarsi che la questione sia rilevante ai fini della decisione in quanto la possibilitÃ per lâ€™organo giurisdizionale di decidere in ordine alle spese del presente giudizio Ã¨ condizionata alla individuazione di un criterio che, nel permanere in vigore delle norme impugnate, lâ€™ordinamento non appare fornire in alcun modo.
NÃ© puÃ², dâ€™altra parte, sostenersi che la questione sia manifestamente infondata ove si tenga conto, per un verso, dellâ€™impossibilitÃ per il giudice di conformarsi a parametri di liquidazione obbligatori ma inesistenti e, per altro verso, dellâ€™evidente impossibilitÃ di determinare in termini oggettivi e controllabili gli oneri di difesa da porre a carico della parte soccombente.
Va pertanto sollevata, nei termini su esposti, questione di legittimitÃ costituzionale dei commi 1 e 2 dellâ€™art. 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 e sospesa la decisione in ordine alla determinazione delle spese del procedimento da porre a carico della parte risultata soccombente.P.q.m.visti gli artt. 669 bis e seg. cod.proc.civ.;
conferma il provvedimento reso in data ventisette dicembre duemilaundici;
condanna la parte resistente al pagamento delle spese del presente procedimento;
ritenuta la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di legittimitÃ costituzionale dei commi 1 e 2 dellâ€™art. 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante â€œdisposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivitÃ â€ pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24 gennaio 2012 nei termini di cui in parte motiva;
sospende la decisione in ordine alla determinazione delle spese processuali da porre a carico della parte resistente;
ordina che la presente ordinanza sia notificata, a cura della Cancelleria, alle parti ed al Presidente del Consiglio dei ministri e comunicata ai Presidenti dei due rami del Parlamento e che sia successivamente trasmessa senza ritardo alla Corte Costituzionale.
CosÃ¬ deciso in Cosenza addÃ¬ primo febbraio duemiladodici.
dott. Giuseppe GrecoASSOCIAZIONE ART. 24 COST. PER LA TUTELA DEL DIRITTO DI DIFESASe ORA vuoi davvero saperne di più sul Patrocinio a spese dello Stato, scarica qui di seguito le Guide Brevi predisposte dallo staff di Avvocatogratis.com e dall’associazione ART. 24 Cost.:Guida Breve per l’accesso al GRATUITO PATROCINIO.Guida Breve alla Separazione ed al Divorzio con il gratuito patrocinio.Guida Breve all’Affidamento Condiviso dei figli con il gratuito patrocinio.Guida Breve al Licenziamento ed all’Impugnativa con il gratuito patrocinio.Guida Breve al Recupero dei Crediti di Lavoro con il gratuito patrocinio.Guida Breve all’Amministratore di Sostegno con il gratuito patrocinioGuida Breve alla Mediazione Civile con il gratuito patrocinioGuida Breve alla Riabilitazione Penale con il gratuito patrocinioGuida Breve alla Esdebitazione Fallimentare con il gratuito patrocinioGuida Breve al Recupero Crediti dei lavoratori dell’appalto con il gratuito patrocinioGuida Breve alle Dimissioni per Giusta Causa con il gratuito patrocinioGuida Breve al Risarcimento ex Legge Pinto con il gratuito patrocinioGuida Breve al Recupero del Credito con Decreto Ingiuntivo anche con il gratuito patrocinioGuida Breve per l’accesso alla procedura di ristrutturazione della Crisi da Sovraindebitamento anche con il gratuito patrocinioGuida Breve allo Sfratto per Morosità anche con il gratuito patrocinio Non aspettare per imparare come darti la migliore tutela: saperne di più vuol dire NON SBAGLIARE! Scarica adesso le guide brevi, sono gratis.
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