Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1469-codice-civile-contratto-aleatorio
Timestamp: 2019-01-21 17:16:03+00:00
Document Index: 171351346

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 36', 'art. 1469', 'art. 33', 'art. 1469', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 1469', 'art. 33', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 34']

Art. 1469 codice civile: Contratto aleatorio | La Legge per tutti
Art. 1469 codice civile: Contratto aleatorio
((CAPO XIV-BIS))
((Dei contratti del consumatore))
Contratto aleatorio: si ha quando l’esistenza o l’entità della prestazione o controprestazione dipende da un evento causale che può volgere il vantaggio del contratto verso una parte o piuttosto verso l’altra (es.: contratto di assicurazione).
La risoluzione per eccessiva onerosità non è un rimedio applicabile ai contratti aleatori, dal momento che le parti hanno consapevolmente assunto il rischio che la prestazione possa diventare eccessivamente onerosa, in seguito al sopraggiungere di eventi che non rientrano nel normale margine di rischio presente in ogni contrattazione.
Il fatto che Trenitalia abbia affidato la gestione dei vagoni letto ad altra società non la esime dalla responsabilità nei confronti del contraente nel caso i dipendenti di detta società esterna, nell'espletamento di tale servizio, omettano di prestare le dovute cautele per la sicurezza dei passeggeri e del bagaglio
Qualora il consumatore, nell'agire in giudizio, non si avvalga del foro a lui riferibile in tale qualità, la violazione della regola della competenza non è rilevabile dalla controparte, a cui vantaggio non opera, né dal giudice d'ufficio. Ove, peraltro, il giudice adito declini comunque, su eccezione del convenuto, la propria competenza in favore di uno dei fori ordinari, neppure il giudice innanzi al quale la causa è stata riassunta può rilevare l'applicazione del foro del consumatore, sicché l'ordinanza con cui elevi conflitto ex art. 45 cod. proc. civ. va dichiarata inammissibile. Regola competenza d'ufficio
Cassazione civile sez. VI 19 giugno 2014 n. 13944
Il giudice del foro del consumatore quando è competente per la causa principale, ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 36 e 40 c.p.c., conosce anche della domanda riconvenzionale che dipende dal titolo dedotto in giudizio dall’attore o da quello che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione, se non ecceda la sua competenza per materia e valore. (Nella specie, rilevato che per le controversie tra consumatore e professionista la legge ha stabilito, prima con l’art. 1469 bis, comma 3, n. 19, c.c., poi con l’art. 33 del codice del consumo, come Foro esclusivo, il Foro del luogo dove il consumatore ha la residenza o il domicilio elettivo, il Trib. ha dichiarato la propria incompetenza, anche quanto alla domanda riconvenzionale).
Tribunale Lucca 31 gennaio 2014 n. 173
Nelle controversie tra consumatori e professionisti (nella specie tra avvocato e cliente) la competenza territoriale esclusiva spetta, ex art. 1469-bis c.c., al giudice del luogo della sede o del domicilio elettivo del consumatore, ritenendosi vessatorie le clausole con le quali si individua come sede del foro competente una diversa località. A beneficiare di tale disciplina è il consumatore, da intendersi come la persona fisica che, anche se svolge attività imprenditoriale o professionale, conclude un qualche contratto per la soddisfazione di esigenze di vita quotidiana estranee all'esercizio di dette attività.
Cassazione civile sez. VI 24 gennaio 2014 n. 1464
Nei rapporti tra avvocato e cliente quest'ultimo riveste la qualità di "consumatore", ai sensi dell'art. 3, comma 1, lettera a), del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, a nulla rilevando che il rapporto sia caratterizzato dall'"intuitu personae" e sia non di contrapposizione, ma di collaborazione (quanto ai rapporti esterni con i terzi), non rientrando tali circostanze nel paradigma normativo. Ne consegue che alla controversia tra cliente ed avvocato in tema di responsabilità professionale si applicano le regole sul foro del consumatore di cui all'art. 33, comma 2, lettera u), del d.lgs. n. 206 cit. Regola competenza
In tema di contratti del consumatore, ai fini della identificazione del soggetto legittimato ad avvalersi della tutela di cui al vecchio testo dell'art. 1469-bis cod. civ. (ora art. 33 del Codice del consumo, approvato con d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), la qualifica di "consumatore" spetta solo alle persone fisiche e la stessa persona fisica che svolga attività imprenditoriale o professionale potrà essere considerata alla stregua del semplice "consumatore" soltanto allorché concluda un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'esercizio di dette attività; correlativamente deve essere considerato "professionista" tanto la persona fisica, quanto quella giuridica, sia pubblica che privata, che utilizzi il contratto non necessariamente nell'esercizio dell'attività propria dell'impresa o della professione, ma per uno scopo connesso all'esercizio dell'attività imprenditoriale o professionale. (Nella specie, la S.C. ha escluso l'applicabilità della disciplina di cui al vecchio testo dell'art. 1469-bis cod. civ. in favore di una persona fisica la quale, pur avendo concluso un contratto di apertura di credito con una banca in nome proprio, aveva però ottenuto il finanziamento - come emergeva dalle risultanze istruttorie - non per sé ma in favore della società di cui era amministratore e principale azionista, con la conseguente validità della clausola di deroga alla competenza territoriale prevista dal contratto). Cassa e dichiara la competenza
Cassazione civile sez. VI 23 settembre 2013 n. 21763
Il controllo giudiziale sul contenuto del contratto stipulato con il consumatore, pur postulando una valutazione complessiva dei diritti e degli obblighi ivi contemplati, e nel cui ambito svantaggi e benefici determinati da singole clausole possono compensarsi, è circoscritto alla componente normativa del contratto stesso, mentre è preclusa ogni valutazione afferente le caratteristiche tipologiche e qualitative del bene o del servizio fornito, o l'adeguatezza tra le reciproche prestazioni, richiedendosi soltanto, alla stregua dell'art. 1469 ter, secondo comma, cod. civ. (poi sostituito dall'art. 34, secondo comma, del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), che l'oggetto del contratto ed il corrispettivo pattuito siano individuati in modo chiaro e comprensibile. (Nella specie, la S.C., ritenendo puntualmente verificata dal giudice del merito, in base al piano finanziario sottoscritto dal cliente, la natura dell'operazione concordata tra le parti con il contratto "my way", ha ritenuto inammissibile, anche perché estraneo alle questioni sollevate nel giudizio di merito, il motivo di ricorso concernente l'esistenza di uno squilibrio del rapporto contrattuale nella sua interezza). Rigetta, App. Napoli, 08/11/2010
Cassazione civile sez. I 20 settembre 2013 n. 21600