Source: http://www.giurcost.org/decisioni/trVII/AltaCorte/0042-51.html
Timestamp: 2020-02-17 12:08:36+00:00
Document Index: 52945038

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 63', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

Consulta OnLine - Alta Corte per la Regione siciliana - Decisione n. 42 del 1951
Decisione 10 maggio 1951 - 8 dicembre 1951, n. 42
sul ricorso del Commissario dello Stato contro il decreto legislativo del Presidente della Regione 13 aprile 1951 concernente « Provvedimenti in materia di riscossione delle imposte dirette ».
Presidente: SCAVONETTI; Estensore: CATINELLA; P.M. EULA. — Commissario Stato (Avv. St. ARIAS) - Regione Siciliana (Avv.ti E. LA LOGGIA, ORLANDO CASCIO).
Il decreto legislativo del Presidente della Regione Siciliana del 13 aprile del 1951, impugnato dal Commissario dello Stato, è intitolato «Provvedimenti in materia di riscossione delle imposte dirette» . Questo atto, oltre ad estendere agli anni 1951 e 1952 le disposizioni della legge regionale 20 marzo 1950, n. 28, sulla determinazione dell’aggio di riscossione spettante agli esattori delle imposte dirette, ed a riprodurre sostanzialmente le norme della legge nazionale 7 febbraio 1951, n. 143, sulle cauzioni esattoriali prestate mediante polizze fideiussorie, all’art. 4 attribuisce all’Assessore per le finanze la facoltà di concedere, per l’anno 1950 e per i successivi, ai delegati governativi ed ai gestori provvisori, ed anche agli esattori che abbiano chiesto la rescissione del contratto e che abbiano continuato a gestire le esattorie, un contributo a carico del bilancio regionale a titolo di integrazione di aggio, ove l’aggio riscosso non sia sufficiente a coprire le spese di gestione; ed all’art. 63 dispone che con decreto dell’Assessore per le finanze può essere riconosciuta la qualità di esattore ai sensi della legge 16 giugno 1939, n. 942, entro i limiti del territorio della Regione Siciliana, ad istituti ed enti pubblici che abbiano gestito o comunque gestiscano, anche in delegazione, esattorie delle imposte dirette
L’impugnazione dello Stato si concreta in due distinti motivi:
a) incostituzionalità dell’intero provvedimento per difetto dei presupposti che legittimano l’esercizio della potestà legislativa delegata dall’Assemblea al Governo della Regione;
b) violazione dei principi e degli interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato per quanto riguarda le materie regolate dall’art. 4 e dall’art. 6, ripristinando il primo di tali articoli il sistema della integrazione dell’aggio, già soppresso con la legge nazionale 15 dicembre 1949, n. 944; ed ammettendo il secondo che la qualità di esattore possa essere riconosciuta ad istituti ed enti pubblici in netto contrasto con le norme di carattere generale della legge 16 giugno 1939, n. 942. che per la nomina ad esattore richiedono la iscrizione nell’albo nazionale, nel quale possono essere comprese soltanto persone fisiche.
La difesa della Regione, con memorie e con note difensive, eccepisce che l’esercizio della potestà legislativa delegata in materia di organizzazione e funzionamento di servizi regionali prescinde dal presupposto della urgenza, e che, comunque. il sindacato sulla necessità o sulla urgenza che abbia determinato la emanazione di un decreto legislativo è precluso all’Alta Corte; e che, ammessa la competenza della Regione, per quanto attiene alla riscossione delle imposte dirette, entro i limiti dei principi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, tali limiti non debbano ritenersi superati dal provvedimento impugnato.
All’udienza i difensori dello Stato e della Regione hanno insistito nelle rispettive tesi.
Il Procuratore generale ha chiesto raccoglimento parziale del ricorso, ritenendo costituzionalmente illegittimo l’art. 4 della legge impugnata.
Sul primo motivo di impugnazione l’Alta Corte rileva che, a prescindere dalla materia che forma oggetto del decreto legislativo in esame (organizzazione e funzionamento di servizi regionali), la «urgente necessità di dettare norme » denunciata nelle premesse del decreto stesso preclude in questa sede ogni indagine, e quindi ogni censura, sulla ricorrenza del presupposto della delegazione, trattandosi di apprezzamento discrezionale politico che può essere fatto soltanto dall’Assemblea legislativa in sede di ratifica.
Del pari infondata è la censura relativa all’art. 6. La possibilità della iscrizione di istituti o enti pubblici, e non soltanto di persone fisiche, nell’albo nazionale degli esattori, è testualmente prevista dall’art. 6 della legge 16 giugno 1939, n. 942, se pure riferita ad «istituti od enti soggetti alla vigilanza dell’ispettorato per la difesa e per lo esercizio del credito ». Il decreto in esame, mentre richiede analoga condizione (esplicita accettazione della vigilanza dell’autorità amministrativa regionale) per il riconoscimento ad istituti ed enti pubblici della qualità di esattore ai sensi della legge n. 942 sopra citata, limita altresì la possibilità del riconoscimento medesimo soltanto agli
«istituti ed enti pubblici, che abbiano gestito o comunque gestiscano, anche in delegazione, esattorie delle imposte dirette ».
Fondata è, invece, la censura relativa all’art. 4 che dà all’Assessore per le finanze la facoltà di concedere ai delegati governativi ed ai gestori provvisori di esattorie «per l’anno 1950 e per i successivi, un contributo, a carico del bilancio regionale, a titolo di integrazione di aggio », e che analoga facoltà gli conferisce nei confronti degli esattori che abbiano chiesto la rescissione del contratto per l’anno 1950 e che abbiano continuato a gestire le esattorie disdettate a norma del secondo comma dell’art. 4 della legge regionale 20 marzo 1950, n. 28.
Concedere contributi a titolo di integrazione di aggio piuttosto che rimborsi relativi a spese effettivamente sostenute in gestioni esattoriali che nel sistema della citata legge regionale n. 28, per altro conforme a quello adottato in sede nazionale, sono condotte per conto della Regione, sembra all’Alta Corte contrastare con il principio generale della legislazione dello Stato che gli aggi di riscossione dei tributi pone, di regola, a carico dei singoli contribuenti colpiti dai tributi medesimi.
Se deroghe a tale principio sono state ammesse in campo nazionale con il D. L. L. 18 giugno 1945, n. 424, ciò va ricollegato a particolari congiunture dipendenti da eventi bellici che il legislatore, abrogando le disposizioni del predetto decreto con la legge 15 dicembre 1949, n. 944, ha ritenuto definitivamente cessate, e che, essendo dovute a circostanze di carattere generale, l’Alta Corte non ritiene persistere nell’ambito regionale.
L’Alta Corte accoglie parzialmente il ricorso dichiarando la illegittimità costituzionale dell’art. 4 del D. L. del Presidente della Regione Siciliana 13 aprile 1951 recante provvedimenti in materia di riscossione delle imposte dirette.