Source: http://www.farrisaresti.com/sentenze/corte-costituzionale-sentenza-22-novembre-14-dicembre-2017-n-268-67
Timestamp: 2019-02-20 07:00:29+00:00
Document Index: 154007322

Matched Legal Cases: ['art.32', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 1']

Vaccinazione antinfluenzale non obbligatoria - responsabilità - indennizzo - L. 210/1992 - questione di legittimità costituzionale - nesso di causalità - menomazione permanente - integrità psico-fisica - solidarietà sociale - Consulta - salute pubblica - art.32 Cost. - disparità di trattamento - copertura vaccinale
La pronuncia della Consulta oggetto del presente commento, è stata resa in seguito alla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d'Appello di Milano, nelle more di un giudizio promosso dal Ministero della Salute e diretto ad impugnare una sentenza con cui il Tribunale di Milano aveva riconosciuto al ricorrente il diritto all'indennizzo dopo che gli era stata diagnosticata una patologia denominata sindrome di "Parsonage Turner". Quest'ultima, stando alle conclusioni del giudice di prime cure, si era manifestata a seguito di vaccinazione antinfluenzale non obbligatoria.
Il Ministero da subito aveva negato l'indennizzo non ritenendo applicabile la L. n.210/1992 poichè il vaccino antinfluenzale non rientrava fra quelli obbligatori citati dalla norma.
Il Tribunale tuttavia, a seguito della CTU, ritenuto sussistente il nesso causale fra vaccinazione e patologia insorta, aveva interpretato in maniera estensiva la disposizione, considerando indennizzabile il danno alla salute prodottosi a seguito di vaccinazione non obbligatoria ma «oggetto di raccomandazione da parte del Ministero della Salute». Nel successivo ricorso in appello, il Ministero della Salute impugnava la decisione del Tribunale per aver illegittimamente esteso l'ambito applicativo della legge.
La Corte d'Appello, considerato insuperabile il dato letterale della norma e non condividendo l'operato del giudice di primo grado, riteneva tuttavia, anche in ragione della estrema rilevanza della materia trattata, che vi fossero i presupposti per sollevare, con riferimento alla disposizione sopracitata, la questione di legittimità costituzionale per violazione degli artt. 2-3-32 della Costituzione.
La motivazione principale richiamata dalla Corte d'Appello risiedeva nella anomalia rappresentata dalla limitazione dell'indennizzo ai soli casi di vaccinazioni obbligatorie, pur sussistendo tutte le altre condizioni richieste dalla norma ed in particolare l'evidenza del nesso eziologico fra somministrazione del vaccino e danni prodotti.
La Corte Costituzionale, esaminati i motivi, dichiarava l'illegittimità dell'art. 1, co.1 L.210/1992 nella parte in cui non prevedeva il diritto ad un indennizzo, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla medesima legge, in favore di chiunque avesse riportato lesioni o infermità, dalle quali fosse derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, a causa di vaccinazione antinfluenzale non obbligatoria.
La Corte costituzionale con sentenza n. 268/2017 ha ravvisato un profilo di illegittimità costituzionale della legge 210/1992 nella parte in cui non prevede la corresponsione di un indennizzo a seguito di somministrazione del vaccino antinfluenzale da cui sia derivata al paziente una menomazione permanente. Secondo i Giudici della Consulta, perchè il privato possa ricevere il risarcimento occorre dimostrare il vincolo d'inerenza tra la vaccinazione e l'insorgere del danno alla salute.
La questione affrontata dalla Consulta con la decisione de qua appare di estrema rilevanza, soprattutto in un periodo storico nel quale il tema delle vaccinazioni ed i risvolti legati alla salvaguardia della salute pubblica sono sempre più al centro dell'attenzione dei media e della politica.
Per procedere ad una disamina del percorso seguito dalla Corte costituzionale, è opportuno partire dai motivi posti dalla Corte d'Appello alla base dell'ordinanza di rinvio.
In primis la Corte remittente riteneva che in caso di danni permanenti dovuti a vaccinazione raccomandata antinfluenzale, il mancato riconoscimento dell'indennizzo determinasse violazione degli artt. 2 e 32 Cost.. Per i giudici infatti, tale negazione avrebbe costituito una manifesta lesione del diritto-dovere di solidarietà in capo alla collettività nei confronti del singolo danneggiato in funzione del perseguimento della salute della collettività.
Secondariamente, la norma censurata avrebbe violato il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost. prevedendo una disparità di trattamento in favore dei soggetti che avevano subito danni a seguito di vaccinazione obbligatoria, diversamente da coloro che, ugualmente danneggiati, si erano invece sottoposti a vaccinazione a seguito di forti raccomandazioni da parte delle autorità sanitarie, pur in assenza di un obbligo giuridico.
I Giudici della Consulta nell'affrontare le questioni sollevate esordiscono individuando un comune denominatore riferibile alle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate. Difatti, ferme restando le differenti impostazioni delle due tecniche sanitarie, esse perseguono il comune scopo di garantire la salute (anche) collettiva attraverso il raggiungimento della massima copertura vaccinale.
In questa prospettiva, afferma la Corte, non v'è differenza fra obbligo e raccomandazione poichè l'obbligatorietà risulta essere uno degli strumenti a disposizione delle autorità sanitarie pubbliche per il perseguimento della tutela della salute collettiva, al pari della raccomandazione.
Con specifico riferimento alle vaccinazioni raccomandate poi, in presenza di diffuse campagne di comunicazione in favore di tali trattamenti, è inevitabile che la cittadinanza faccia affidamento su quanto espresso dalle autorità, rendendo così la scelta del singolo finalizzata alla salvaguardia, oltre che della salute individuale, di quella pubblica. Nel caso del vaccino antinfluenzale poi, non sussistono dubbi sul fatto che quest'ultimo fosse stato raccomandato dal Ministero della Salute con ampie campagne informative nazionali.
Alla luce di tali premesse, il diritto all'indennizzo non deriva dunque dall'essersi sottoposti ad una vaccinazione obbligatoria, così come previsto ex art. 1, co.1 L. 210/1992, trova bensì origine nelle esigenze di solidarietà sociale che gravano sulla collettività, laddove il singolo subisca le conseguenze negative per la propria integrità psico-fisica legata ad un trattamento sanitario, sia esso obbligatorio o raccomandato.
In questo caso la Corte ribadisce il principio in forza del quale debba essere la collettività, in ossequio del principio di solidarietà, a farsi carico dell'onere di un eventuale pregiudizio individuale, laddove esso sia stato cagionato dalla sottoposizione ad un trattamento sanitario finalizzato alla salvaguardia della stessa salute pubblica, sempre che però venga accertato in maniera scrupolosa il nesso di causalità tra somministrazione del vaccino e menomazione permanente.