Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1284-codice-civile-saggio-degli-interessi
Timestamp: 2019-05-26 00:17:01+00:00
Document Index: 67435669

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 821', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1224', 'art. 1284', 'art. 1284', 'art. 1284', 'art. 7', 'art. 1283', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 1283']

Art. 1284 codice civile: Saggio degli interessi | La Legge per tutti
Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari al 5 per cento in ragione d’anno (1). Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana non oltre il 15 dicembre dell’anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia fissata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l’anno successivo (2) (3).
Gli interessi superiori alla misura legale (4) devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale.
Se le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui e’ proposta domanda giudiziale il saggio degli interessi legali e’ pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (5) (6).
La disposizione del quarto comma si applica anche all’atto con cui si promuove il procedimento arbitrale (5).
Saggio: misura degli interessi, espressa in percentuale del capitale ed in relazione ad un lasso di tempo. È detto anche tasso.
Interessi legali: interessi dovuti per legge.
Interessi convenzionali: interessi dovuti in virtù di accordo tra le parti.
(1) Nell’originaria stesura della norma il tasso di interesse era del 5%. Successivamente l’art. 1, l. 26-11-1990, n. 353, lo ha elevato al 10%, con decorrenza 16-12-1990.
— d.m. 4-12-2009 (G.U. 15-12-2009, n. 291), tasso all’1%(decorrenza 1-1-2010);
— d.m. 7-12-2010 (G.U. 15-12-2010, n. 292), tasso all’1,5%(decorrenza 1-1-2011);
— d.m. 12-12-1013 (G.U. 13-12-2013, n. 292) tasso all’1% (decorrenza 1-1-2014); d.m. 11-12-2014 (G.U. 15-12-2014, n. 290), tasso allo 0,5% (decorrenza 1-1-2015).
(2) Comma così sostituito ex art. 2, c. 185, l. 23-12-1996, n. 662.
(3) Si deve distinguere la maturazione (acquisto) dalla scadenza (esigibilità) degli interessi: a norma dell’art. 821, comma 3, gli interessi maturano giorno per giorno, ma possono essere richiesti solo alla scadenza, che avviene, in mancanza di usi o accordi, annualmente.
(4) È nullo il patto [v. 14192] con il quale le parti determinano gli interessi in misura esorbitante e sproporzionata rispetto ai valori stabiliti dalla legge (interessi usurari) [v. 18152].
(5) Comma aggiunto ex art. 17, c. 1, d.l. 12-9-2014, n. 132, conv. in l. 10-11-2014, n. 162 (Misure di degiurisdizionalizzazione).
Ai sensi del c. 2, medesimo articolo: «2. Le disposizioni del comma 1 producono effetti rispetto ai procedimenti iniziati a decorrere dal trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» (l. di conv. in G.U. 10-11-2014, n. 261, s.o.).
(6) Cfr. art. 5, d.lgs. 9-10-2002, n. 231 e Comunicato in G.U. 16-1-2015, n. 2 (tasso di riferimento pari allo 0,05 per cento, per il periodo 1° gennaio - 30 giugno 2015, maggiorato di otto punti ex art. 2, d.lgs. cit.).
Cassazione civile sez. III 27 novembre 2014 n. 25205
Qualora la parte, con riguardo ad una pretesa restitutoria, proponga domanda congiunta di interessi e rivalutazione monetaria, come se si trattasse di un credito di valore, al giudice è preclusa l'applicabilità dell'art. 1224, secondo comma, cod. civ. in ordine al maggior danno da svalutazione. Cassa con rinvio, App. Perugia, 16/10/2008
Cassazione civile sez. II 16 ottobre 2014 n. 21956
Ai sensi dell'art. 1284, terzo comma, cod. civ., la costituzione dell'obbligo di pagare interessi in misura superiore a quella legale richiede la forma scritta "ad substantiam", sicché, nel caso di mancata sottoscrizione del relativo patto da parte di entrambi i contraenti, non può ritenersi che un accordo siffatto si sia concluso "per facta concludentia". Rigetta, App. Torino, 06/05/2008
Cassazione civile sez. III 11 febbraio 2014 n. 3017
Per la costituzione dell'obbligo di pagare interessi in misura superiore a quella legale è necessaria la forma scritta ad substantiam . Con la conseguenza che, in assenza di accordo sul punto, per mancata sottoscrizione del relativo patto da parte di entrambi i contraenti, non può ritenersi che lo stesso possa validamente spiegare effetto in ragione di una sua conclusione per facta concludentia, che non è ammissibile in ipotesi, come quella di specie, di forma imposta a pena di nullità del negozio (solo per la parte corrispondente alla differenza tra il tasso legale e quello convenuto), in considerazione della natura imperativa della norma che lo contempla.
In tema di contratti bancari la capitalizzazione degli interessi passivi deve essere considerata con scadenza annuale perché appare legittima e conforme alle regole interpretative, secondo la previsione di cui all'art. 1284 comma 1 c.c. e pone le parti in una situazione di eguaglianza.
Tribunale Salerno 27 ottobre 2014 n. 5027
In materia di interessi bancari, la clausola che prevede la corresponsione di interessi in misura superiore a quella legale non rientra tra quelle che devono essere approvate specificatamente per iscritto.
Tribunale Napoli sez. V 04 giugno 2014
Gli addebiti per interessi passivi sono nulli anzitutto in relazione all'entità del tasso applicato dalla Banca: i contratti in questione erano infatti regolati da un tasso ultralegale, determinato volta per volta secondo le condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza. L'art. 1284, co. 3, c.c., da intendersi quale norma imperativa, stabilisce che "gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale". A tal proposito, deve rilevarsi come, secondo l'ormai consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, la valida pattuizione di interessi ultralegali debba avere un contenuto chiaro e univoco, con la puntuale specificazione del tasso applicato. Ove tale tasso sia variabile, ai fini della sua precisa individuazione può farsi riferimento a parametri, purché fissati su scala nazionale alla stregua di accordi interbancari, mentre non sono sufficienti generici rinvii dai quali non emerga con chiarezza quale previsione le pari abbiano inteso richiamare con la loro pattuizione; ne consegue la nullità della clausola di determinazione degli interessi con riferimento agli usi su piazza o alle condizioni generalmente praticate dagli istituti di credito. Dalla nullità del tasso d'interesse ultralegale non pattuito per iscritto discende l'operatività del tasso legale, con sostituzione automatica della clausola nulla. La clausola dell'art. 7 delle n.b.u. (riprodotta nelle condizioni generali regolanti i due rapporti contrattuali in esame), relativa al "doppio binario" di capitalizzazione (trimestrale per gli interessi debitori del cliente e annuale per quelli della banca), va considerata radicalmente nulla, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass., Sez. Un., n. 21095/2004), per contrarietà alla norma imperativa ex art. 1283 c.c., non sussistendo un uso normativo legittimante il relativo regime di capitalizzazione, bensì, al più, un uso negoziale, unilateralmente imposto dalle banche ai propri clienti: tale indirizzo giurisprudenziale è talmente pacifico, da poter essere ormai considerato vero e proprio "diritto vivente". Sennonché, la declaratoria di nullità della clausola conforme all'art. 7 n.b.u. ha posto il problema di valutare se, una volta esclusa la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, il ricalcolo delle somme dovute alla banca dovesse avvenire con la capitalizzazione annuale o escludendo qualsiasi capitalizzazione. Le Sezioni Unite della Suprema Corte, con la sentenza n. 24418/2010, hanno aderito alla tesi secondo cui non va applicato alcun criterio di capitalizzazione, evidenziando come non sia giuridicamente sostenibile l'assunto secondo cui, venuta meno la previsione che assoggetta gli interessi debitori alla capitalizzazione trimestrale, possa trovare applicazione per essi la capitalizzazione annuale stabilita per gli interessi creditori. Alla nullità ex art. 1283 c.c. della clausola anatocistica contenuta nei contratti in esame, entrambi stipulati anteriormente all'entrata in vigore della delibera CICR 22 aprile 2000, consegue il ricalcolo dei relativi saldi, scorporati dalla capitalizzazione trimestrale, senza applicazione di alcuna diversa capitalizzazione sugli interessi a debito. Devono essere epurati anche degli addebiti effettuati dall'istituto di credito a titolo di commissioni di massimo scoperto, che la banca convenuta, senza averle pattuite all'atto della stipula del contratto, ha applicato unilateralmente in danno dei correntisti. In particolare, le clausole de quibus risultano affette da nullità per indeterminatezza; le stesse, infatti, si limitano genericamente ad indicare la percentuale di commissione di massimo scoperto applicata al conto, senza specificare su quali importi e per quali periodi essa venga applicata, in tal modo non consentendo al cliente di comprendere la reale entità della commissione e di verificarne la corretta applicazione da parte della banca. Si aggiunga che la clausola in esame è nulla per difetto di causa, trattandosi di onere aggiuntivo e ulteriore rispetto al tasso di interesse, che scatta in presenza di utilizzazione dell'affidamento e come tale non è giustificato dal punto di vista causale.