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Timestamp: 2020-08-04 07:56:42+00:00
Document Index: 171992242

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 35', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 199', 'art. 199']

Gazzetta n. 233 del 5 ottobre 2016 - PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Gazzetta n. 233 del 5 ottobre 2016 (vai al sommario)
Individuazione della capacita' complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonche' individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati.
Vista la direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008, Â«relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttiveÂ», recepita con il decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205;
Rilevato inoltre che alcune regioni e province autonome hanno adottato, secondo i rispettivi piani di gestione rifiuti, obiettivi piu' ambiziosi rispetto all'obiettivo minimo di raccolta differenziata di legge, nonche' obiettivi di riduzione della produzione di rifiuti urbani e assimilati;
Ritenuto opportuno, ai sensi dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, individuare la capacita' di incenerimento e gli impianti con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo per macroaree geografiche e indicare, altresi', le regioni nelle quali tali impianti e tali potenzialita' devono essere realizzate;
Ritenuto opportuno che la Regione Sicilia e la Regione Sardegna vengano considerate macroaree autonome, in ragione della necessita' di autosufficienza delle stesse nel ciclo di gestione dei rifiuti e delle peculiarita' geografiche insulari;
Ritenuto necessario, al fine di indicare le regioni nelle quali devono essere realizzati gli impianti, basarsi sulle disposizioni dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, e dunque alla Â«finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionaleÂ», nonche' alla necessita' di tenere conto della Â«pianificazione regionaleÂ» e all'esigenza Â«di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazioneÂ»;
Vista la direttiva del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 42 del 24 febbraio 2016, recante disposizioni in merito al procedimento di verifica di assoggettabilita' a valutazione ambientale strategica delle misure di pianificazione e programmazione previste in attuazione del dispositivo di cui all'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133;
Visto il parere n. 2100 del 10 giugno 2016, con il quale la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS ha ritenuto che Â«il Rapporto preliminare delinei un programma recante l'individuazione della capacita' complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonche' l'individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati, senza i contenuti per essere sottoposto alla verifica di assoggettabilita' alla VASÂ», invitando, per l'effetto, Â«l'Autorita' competente a voler verificare la procedibilita' dell'istanzaÂ»;
Vista la nota prot. 16298 del 20 giugno 2016, con la quale la competente Direzione generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha rappresentato che Â«anche alla luce di quanto sollecitato dalla stessa CTVIA, il procedimento di verifica di assoggettabilita' a VAS concernente il programma in oggetto non puo' essere ulteriormente proseguitoÂ»;
Ritenuti non sussistenti i presupposti necessari per sottoporre a valutazione ambientale strategica i contenuti programmatici generali previsti in attuazione dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, in ragione di quanto espressamente stabilito dall'art. 6, comma 2, lettera a), del decreto legislativo n. 152 del 2006, nella parte in cui si dispone che Â«viene effettuata una valutazione per tutti i piani e programmi che: ... a) sono elaborati per la valutazione e gestione della qualita' dell'aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III, e IV del presente decretoÂ»;
Considerato che i contenuti programmatici generali previsti in attuazione del dispositivo di cui all'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, pur concernenti il settore della gestione dei rifiuti, non concretizzano il secondo presupposto richiesto dall'art. 6, comma 2, lettera a), del decreto legislativo n. 152 del 2006 per l'obbligatoria sottoposizione a valutazione ambientale strategica, dal momento che non definiscono Â«il quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III, e IVÂ» del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006;
Individuazione della capacita' attuale di trattamento nazionale
degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati
in esercizio o autorizzati non in esercizio alla data novembre 2015
INDIVIDUAZIONE DEL FABBISOGNO RESIDUO DI INCENERIMENTO DEI RIFIUTI
URBANI E ASSIMILATI
Individuazione degli impianti da realizzare o da potenziare per soddisfare il fabbisogno residuo nazionale di incenerimento di
Per quanto attiene al riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale, l'individuazione delle regioni all'interno delle quali localizzare gli impianti e' effettuata sul presupposto che ciascuna macroarea (Nord, Centro, Sud, Sicilia, Sardegna) debba rendersi tendenzialmente autosufficiente nel complessivo ciclo di produzione e gestione dei rifiuti, ivi compresa, naturalmente, l'attivita' di incenerimento dei rifiuti stessi.
Per quanto riguarda la realizzazione di un sistema moderno e integrato di gestione dei rifiuti urbani e assimilati, si considera la c.d. Â«taglia minimaÂ» di sostenibilita' tecnico/ economica degli impianti da realizzare in ciascuna regione, cosi' come individuata dalla vigente disciplina sull'individuazione delle migliori tecniche disponibili di cui al decreto ministeriale 27 gennaio 2007 recante Â«linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili, in materia di gestione dei rifiutiÂ».
In particolare, il paragrafo H.12.2 del documento Â«Linee guida relative ad impianti esistenti per le attivita' rientranti nelle categorie IPPC: 5 Gestione dei rifiuti (Impianti di incenerimento)Â», stabilisce che Â«Nel caso di incenerimento di RU, al fine di conseguire economie di scala, la potenzialita' di un impianto di incenerimento non dovrebbe essere inferiore alle 300 t/g, riferite ad un PCI di 10,5 MJ/kg, indicativamente suddivise in 2 linee da 150 t/g, corrispondenti ad un bacino di utenza dell'ordine di 300.000 abitantiÂ».
Esplicitati cosi' i criteri della norma di riferimento, l'ulteriore analisi riguarda le peculiari situazioni di ciascuna macroarea e, piu' puntualmente, di ciascuna regione. Macroarea geografica Nord.
un fabbisogno residuo di incenerimento per la regione Piemonte pari a 52.427 tonnellate anno. Macroarea geografica Centro.
Nella regione Marche non sono presenti impianti di incenerimento operativi; i rifiuti urbani e assimilati sono avviati presso gli impianti di trattamento preliminari realizzati che consentono di soddisfare il relativo fabbisogno di trattamento.
Per tali motivi, la regione e' stata individuata per la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento con capacita' pari a 190.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati. Regione Umbria.
Nella regione Umbria non sono presenti impianti di incenerimento operativi; i rifiuti urbani e assimilati sono avviati presso gli impianti di trattamento preliminari che consentono di soddisfare il relativo fabbisogno di trattamento.
Per tali motivi, la regione e' stata individuata per la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento di capacita' pari a 130.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati tale da soddisfare il relativo fabbisogno residuo. Regione Lazio.
La regione e' oggetto di condanna da parte della Corte di giustizia europea, sancita da ultimo con sentenza del 15 ottobre 2014, anche in ragione della violazione dell'art. 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98 per non aver creato una rete integrata ed adeguata di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili.
Una significativa quota pari a circa il 10% di rifiuti urbani e di quelli derivanti dal loro trattamento sono destinati fuori regione e perlopiu' smaltiti in discarica.
Per tali motivi, la regione e' stata individuata per la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento con una capacita' pari a 210.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati. Macroarea geografica Sud.
Per quanto precede si riportano le condizioni che determinano la localizzazione di nuovi impianti nelle regioni sotto elencate. Regione Campania.
Per tali motivi, la regione e' stata individuata per la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento con una capacita' pari a 300.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati. Regione Abruzzo.
Il piano regionale di gestione dei rifiuti vigente prevede che l'incenerimento di frazioni non altrimenti riciclabili in impianti dedicati e' ammissibile al raggiungimento della media regionale del 40% di raccolta differenziata. Atteso che, ad oggi, tale livello si attesta sulla percentuale del 46,1%, risulta giustificata la realizzazione di un nuovo impianto da 120.000 tonn/anno, tale da soddisfare le esigenze regionali. Regione Puglia.
Per tali ragioni la regione Puglia e' stata individuata per la realizzazione di una capacita' di trattamento pari a 70.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati attraverso il potenziamento degli impianti di incenerimento esistenti. Macroarea geografica Sardegna.
Tale capacita' aggiuntiva non consente di coprire il relativo fabbisogno residuo, sicche' risulta necessario realizzare un nuovo impianto di incenerimento fino al completo soddisfacimento delle esigenze. Macroarea geografica Sicilia.
Capacita' di trattamento degli impianti di incenerimento
di rifiuti urbani e assimilati in esercizio
Elenco degli impianti di incenerimento
autorizzati non in esercizio
Individuazione degli impianti da realizzare o da potenziare per
soddisfare il fabbisogno residuo nazionale
3. Entro il 30 giugno di ogni anno, le regioni e le province autonome possono presentare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una richiesta di aggiornamento del fabbisogno residuo regionale di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati individuato nell'allegato II. La richiesta e' presentata in presenza di nuova approvazione di piano regionale di gestione dei rifiuti o dei relativi adeguamenti, ai sensi dell'art. 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006, o di variazioni documentate del fabbisogno riconducibili: a) all'attuazione di politiche di prevenzione della produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata; b) all'esistenza di impianti di trattamento meccanico-biologico caratterizzati da una efficienza, in valori percentuali, di riciclaggio e recupero di materia, delle diverse frazioni merceologiche superiori rispetto ai valori indicati nell'allegato II; c) all'utilizzo di quantitativi di combustibile solido secondario (CSS) superiori a quelli individuati nell'allegato II; d) ad accordi interregionali volti a ottimizzare le infrastrutture di trattamento dei rifiuti urbani e assimilati.
4. La richiesta, adeguatamente motivata, e' indirizzata al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e reca in allegato la seguente documentazione: a) documento contenente dati attestanti la prevista diminuzione, rispetto ai livelli dell'anno precedente, della produzione di rifiuti attesa in attuazione del piano regionale di prevenzione della produzione dei rifiuti adottato ai sensi dell'art. 199 del decreto 3 aprile 2006, n. 152; b) il modello unico di dichiarazione ambientale presentato per l'anno precedente; c) l'autorizzazione dell'impianto produttivo attestante il quantitativo potenziale utilizzabile nel medesimo impianto.
Registrato alla Corte dei conti il 19 settembre 2016 Ufficio controllo atti Ministeri giustizia e affari esteri, reg.ne prev. n. 2566