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Timestamp: 2019-07-17 00:21:52+00:00
Document Index: 50563412

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 844', 'art. 2043', 'art. 812', 'art. 892', 'art. 34', 'art. 813', 'art. 812', 'art. 7', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 1669', 'art. 1669', 'art. 2043']

Condominio e difetti di costruzione: competenza del giudice di pace
Cassazione civile, Sezioni Unite, Ord. n.21582 del 19/10/2011
"la Corte dichiara la competenza del giudice di pace (nei limiti della sua competenza per valore) in ordine alle controversie aventi ad oggetto pretese che abbiano la loro fonte in un rapporto, giuridico o di fatto, riguardante un bene immobile, salvo che la questione proprietaria non sia stata oggetto di una esplicita richiesta di accertamento incidentale di una delle parti e sempre che tale richiesta non appaia, ictu oculi, alla luce delle evidenze probatorie, infondata e strumentale - siccome formulata in violazione dei principi di lealta' processuale - allo spostamento di competenza dal giudice di prossimita' al giudice togato. "
29.11.2011 - pag. 79849
Composta dagli III.mi Sigg.ri Magistrati;
… ha pronunciato la seguente
ORDINANZA sul ricorso 12284-2009 per regolamento di competenza d'ufficio proposto da: TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA con ordinanza del 16/05/2009 nella causa r.g. n. 1873/2008 tra;
CONDOMINIO Alfa in REGGIO CALABRIA;
ricorrente non costituitosi in questa fase Contro Caio e FIGLI
Resistente non costituitosi in questa fase Udita la la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 21/06/2011 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO.
Il collegio remittente osserva che, se, da un lato, e' stato ritenuto competente il Tribunale in controversie relative al pagamento di canoni di locazione ovvero d'indennita' per l'occupazione abusiva di suolo demaniale, che pure hanno come petitum immediato una somma di denaro (Cass. 10787/1996; Cass. 4304/2004), dall'altro e' stato viceversa affermato che la domanda di risarcimento del danno subito da un immobile dovrebbe ritenersi assoggettata alla competenza per valore del giudice di pace - ove il valore sia, naturalmente, compreso nel limite previsto dall'art. 7 primo comma cod. proc. civ. – posto che oggetto della domanda e' pur sempre una somma di danaro, senza che rilevi il titolo di godimento del bene (cosi' Cass. 17039/2010, in fattispecie concernente una domanda risarcitoria proposta da un condomino nei confronti di altro condomino per il ristoro di danni da quest'ultimo arrecati all'unita' immobiliare dell'attore in conseguenza dell'esecuzione di opere edili nella sottostante porzione di fabbricato) .
1. Il ricorso per regolamento d'ufficio e' inammissibile.
3. E' pertanto convincimento di queste Sezioni Unite che la competenza, nel caso di specie, debba dirsi devoluta al Giudice di Pace. Per le ragioni che qui di seguito si va ad esporre.
Tali limiti, ai fini di una loro corretta individuazione in concreto, devono essere sinergicamente interpretati, rispettivamente, alla luce delle norme di cui agli artt. 10, 12 e 14 c.p.c. (con particolare approfondimento proprio rispetto a quest'ultima norma, e cioe' alle "cause relative a somme di denaro e beni mobili").
5. Suona conferma di tale assunto ermeneutico la stessa attribuzione, ratione materiae, al giudice di pace, di un'importante settore di controversie che affondano radici in un rapporto giuridico o di fatto riguardante un bene immobile (le cause cd. di "vicinato"), le controversie, cioe', relative alla misura e modalita' d'uso dei servizi condominiali, all'apposizione di termini ed osservanza di distanze tra alberi e siepi, alle immissioni. Competenza assolutamente nuova, che istituisce il diritto sostanziale di agire in via ordinaria per la rimozione di un'altrui attivita' illegittima o dei suoi effetti in capo al detentore (e non piu' al solo proprietario) di un immobile, id est in capo al soggetto che si trovi In relazione con li bene anche in assenza di un rapporto obbligatorio qualificante (locazione, comodato et similia), mentre le stesse azioni in tema di immissioni sono devolute ai giudice di pace non soltanto nei loro aspetti di carattere reale ex art. 844 c.c., ma anche nelle implicazioni di carattere personale ex art. 2043, volte al risarcimento del danno in forma generica e specifica.
8. Non appaiono decisive le argomentazioni che la prevalente giurisprudenza di questa Corte adduce a sostegno della tesi opposta (a mente della quale la competenza si determina in base al rapporto dedotto in giudizio, onde la sottrazione alla competenza del giudice di pace di tutte le controversie su crediti che traggano origine da rapporti attribuiti alla competenza per materia di altri giudici, anche nel caso in cui l'esistenza di tali rapporti, dedotti come causa petendi, non sia contestata ed il giudizio abbia per oggetto esclusivamente il pagamento di somme nei limiti della competenza del giudice di pace: Cass n. 1733 del 1992; Cass n. 10922 del 1996), volta ad escludere, nel caso di specie e in quelli ad esso omogenei, la competenza del giudice di pace - conclusione cui pure perviene, sebbene attraverso un percorso argomentativo piu' complesso, un filone giurisprudenziale piu' recente (che prende le mosse da Cass. 15100 del 2001, per proseguire poi con Cass. n. 4304 del 2004, n. 2143 del 2006, n. 2945 del 2008), il quale, partendo dall'assunto che la portata del canone attributivo del "valore" avrebbe valenza solo residuale, apina che l'indagine sul giudice competente vada condotta verificando, anzitutto, se la controversia rientri in uno dei casi in cui essa gli sia devoluta per materia, risultando, in caso affermativo, inutile ogni ulteriore riscontro sul valore e sul territorio (e senza che l'assunto venga intaccato qualora il giudice conosca solo, o neppure, in via incidentale del rapporto sottostante relativo al bene immobile, perche' il giudicato si formerebbe su tutto cio' che e' stato oggetto di decisione, compresa la soluzione di questioni costituenti l'antecedente logico necessario o presupposto logico essenziale della decisione).
f) Nelle "cause relative a beni mobili" rientrano le controversie nelle quali sono in discussione diritti reali, personali o potestativi concernenti i beni che l'art. 812 c.c. non qualifichi immobili, cio' rappresentando il limite oggettivo e generale entro il quale e' circoscritta la cognizione del giudice di pace, con le sole eccezioni poste dalla disposizione citata che la estende alla materia immobiliare, ma nei soli casi tipici previsti al comma 2 rappresentati, al n. 1) dalle cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo il piantamento di alberi, (per intendersi le ipotesi di cui all'art. 892 c.c.), ed al n. 2) dalle cause relative alla misura ed alle modalita' d'uso dei servizi condominiali;
g) il giudicato si andrebbe a formare su tutto cio' che ha formato oggetto di decisione compresa la soluzione di questioni costituenti l'antecedente logico necessario e presupposto essenziale della decisione (potendo ad essa adattarsi la qualificazione, di origine dottrinale, di c.c. accertamenti incidentali ex sistema: cosi' Cass. n. 1497/1987 e n. 21232 del 2010).
8.2. Premesso che, con riguardo a tale ultima considerazione in tema di giudicato, par lecito obbiettare che solo qualora la discussione sul diritto reale dell'Immobile sfoci in una vera e propria domanda di accertamento incidentale ex art. 34 c.p.c. (tale da rendere necessaria una pronuncia con efficacia di giudicato) verrebbe legittimamente a cadere la competenza del giudice di prossimita', mentre il mero dubbio sulla proprieta' non dovrebbe ne potrebbe costringere l'attore ad addossarsi la spesa sproporzionata di un giudizio di fronte al Tribunale (come pure correttamente si e' osservato in dottrina; sul punto, amplius, sub 9.1.), punto di partenza dell'analisi della questione di competenza ancor oggi dibattuta sembra poter essere la norma di cui all'art. 813 c.c., che estende le disposizioni di legge concernenti i beni immobili, applicandosi ad altri diritti il regime dei beni mobili: onde la legittimita', in premessa, dell'estensione del regime dei beni mobili ai diritti personali sui beni immobili, con la conseguenza che la competenza del giudice di pace andrebbe non illegittimamente individuata attraverso una valutazione congiunta di petitum e causa petendi.
9.1. E' pacifico che Il giudice di pace si pronuncera' con efficacia di giudicato solo su diritti che non abbiano per oggetto alcuno dei beni Qualificati immobili dall'art. 812 C.C., non importa se il diritto in questione sia un diritto di credito, un diritto reale o un diritto potestativo; tuttavia, la condizione che non venga in questione affatto, neppure in via incidentale, il rapporto giuridico di diritto o di fatto con l'immobile, non sembra conforme al principio che la competenza si misura sulla causa della domanda e che ogni giudice ha il potere di conoscere in via puramente strumentale, al fine dell'accoglimento o del rigetto della domanda stessa. Questioni che in se' considerate esulano dalla sua competenza, onde, nella controversia relativa ad un credito di denaro, solo al fine della decisione su codesto credito il giudice indaga circa il diritto dell'attore sull'immobile (come e' regola ogni volta che si pretenda il risarcimento in dipendenza di danni arrecati ad un immobile, presentandosi, in tal caso, la questione pregiudiziale sulla proprieta' o sul possesso dell'immobile in via necessaria perche' occorre essere ovviamente proprietario o possessore dell'immobile per avere diritto al risarcimento). Solo qualora la discussione sul diritto reale o sul possesso dell'immobile sfoci in una domanda di accertamento incidentale, in guisa da rendere necessaria una pronuncia con efficacia di giudicato sul diritto reale immobiliare o sul possesso, potra' ritenersi impredicabile la competenza del giudice di pace (come impredicabile era apparsa, in passato, quella del conciliatore), salvo che tale accertamento incidentale non appaia prima facie del tutto infondato nonche' strumentale - in violazione dei principi di lealta' processuale - al solo spostamento di competenza, dal giudice di prossimita' a quello togato.
11. Il significante costituito dal carattere mobiliare dell'azione, pertanto, non e' traducibile in un significato di limite di petitum della domanda, apparendo, difatti, alquanto semplicistica l'affermazione per cui ogni azione avente ad oggetto un immobile sarebbe ipso facto sottratta alla cognizione del giudice di pace. Da tale cognizione, di converso, devono ritenersi escluse le sole azioni reali immobiliari (le azioni la cui causa petendi sia, cioe', costituita da un diritto reale) ma non quelle personali, ancorche' riferite ad un immobile, che ben potranno essere conosciute, viceversa, dal giudice di prossimita'.
11.1. Deve, pertanto, darsi seguito a quella recente giurisprudenza, sino ad oggi minoritaria, che, premessa una corretta esegesi del sintagma "bene mobile", collocato il bene "somma di denaro" all'interno di tale categoria concettuale, richiamato il concetto di petitum mediato come legittimo criterio attributivo della competenza, osserva che, allorquando si eserciti una pretesa di risarcimento danni per equivalente assumendo che il danno si e' verificato ad un immobile (quale che ne sia il titolo di godimento), il diritto fatto valere, avendo ad oggetto una somma di danaro - e, quindi, un petitum mediato inerente il conseguimento di un bene della vita rappresentato da un bene mobile -, e' per definizione un diritto concernente una cosa mobile, qual e' il danaro e, pertanto, agli effetti dell'art. 7 c.p.c., comma 1, la relativa domanda e' senz'altro riconducibile all'ambito della competenza generale mobiliare cosi' prevista a favore del giudice di pace (cosi' Cass. n. 17039 del 2010).
11.2. Viene cosi' correttamente e condivisibilmente relegata nella sfera ell'irrilevante giuridico il nesso tra la somma chiesta a titolo di risarcimento il danno-evento rappresentato dalla lesione lamentata dall'attore riguardo ad un bene immobile, poiche', essendosi fatta valere una pretesa risarcitoria per equivalente per tale lesione, la sua riferibilita' ad un immobile perde di consistenza giuridica al fine della corretta individuazione dell'oggetto del diritto fatto valere (il danaro, id est una cosa mobile), onde la situazione proprietaria non e' destinata a spiegare influenza sull'individuazione del petitum, bensi' sulla sola causa petendi, e cio' ai fini della corretta ricognizione dell'elemento di fattispecie costituito dalla ingiustizia del danno ai sensi dell'art. 2043 c.c, (cosi' ancora sentenza 17039/10 poc'anzi richiamata, che trova un suo risalente precedente, con riguardo alla competenza del conciliatore, in Cass. n. 4476 del 1992).
13. Gli argomenti che, in conclusione, appaiono idonei a corroborare la soluzione adottata oggi da queste sezioni unite possono cosi' sintetizzarsi;
a) La corretta esegesi dell'art. 14 c.p.c, che accomuna, in punto di competenza, "le relative a somme di denaro" e quelle inerenti "a beni mobili";
g) L'irredimibile esigenza di interpretazioni deflattive della materia del cd. contenzioso "minore".
14. Esula dai limiti della presente motivazione una approfondita analisi della natura della responsabilita' del costruttore ex art. 1669 (della Quale e' cenno, sotto il profilo del cd. "cumulo", in Cass. ss.uu. 26972/08). Va soltanto osservato, ai fini che Qui occupano il collegio, come l'art. 1669 c.c., disciplinando la responsabilita' dell'appaltatore per il caso di danno ad edifici o altri beni immobili destinati per loro natura a lunga durata, abbia orientato la dottrina dominante sul versante ermeneutico della sua qualificazione contrattuale, sia per la collocazione sistematica della norma che la prevede, sia perche' vicenda nascente da contratto, sia perche' connessa all'obbligo di costruire a regola d'arte l'opera commissionata (di garantirne cio' solidita' e durata). Aderendo a tale, piu' rigorosa impostazione della complessa problematica in esame, ne conseguirebbe che l'obbligazione dedotta in giudizio, avendo ad oggetto la corretta realizzazione dell'opus, renderebbe Indiscutibile la competenza del giudice di pace entro il previsto limite di valore.
14.1 E' noto, peraltro, come una consolidata prassi giurisprudenziale (ex multis Cass. n. 15488/2006; Cass. n. 7634/2006; Cass. n. 26609/08; Cass. n. 8520/2006; Cass. n. 1748/2005; Cass. n. 1746/2005) collochi la responsabilita' dell'appaltatore nell'orbita del torto aquiliano (e cio' sia per una piu' efficace tutela dei terzi danneggiati, che potrebbero vedersi privi di Qualunque diritto azionabile, sia per finalita' e ragioni di carattere generale, costituite dall'interesse pubblico - trascendente quello individuale del committente - alla stabilita' e solidita' degli immobili destinati ad avere lunga durata, al fine di proteggere l'incolumita' e la sicurezza dei cittadini). Si ritiene, da parte della giurisprudenza di questa Corte che, nella specie, si sia in presenza di una norma posta in rapporto di specialita' con quella dell'art. 2043 c.c. (anche se non manca Qualche isolata pronuncia predicativa del principio della coesistenza dei due titoli di responsabilita', quale Quella di Cass. 1748/2005, che evidenzia, meritoriamente, la "indebita progressiva degenerazione di una responsabilita' di schietta indole contrattuale" pur "dando per presupposto un "rapporto contrattuale").
Cosi' deciso in Roma, li 21.6.2011 Depositato in cancelleria in data 19 ottobre 2011
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