Source: http://www.discorso-libero.ch/DL/2012/20120420/DL_04_2012.htm
Timestamp: 2018-03-22 15:27:32+00:00
Document Index: 184145156

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 20', 'art. 24', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 80', 'art. 19', 'art. 58', 'art. 59', 'art. 60', 'art. 70', 'in fine', 'in fine']

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Contrastiamo la corrosione del federalismo e del senso di responsabilità	1
No alla revisione della legge sulle epidemie	1
«L’equilibrio della distribuzione delle responsabilità deve rimanere intatto»	2
«Bisogna assolutamente bocciare la legge sulle epizoozie»	2
«Il centralismo è in contrasto con la dignità umana»	3
La legge sulle epizoozie abroga i principi fondamentali democratici e federali del nostro modello statale	4
Contrastiamo la corrosione del federalismo e
del senso di responsabilità
Nessun attacco contro la Svizzera da parte di forze globali
ev./thk. Il 25 di novembre il popolo svizzero voterà la revisione della legge sulle epizoozie (LFE) (le epidemie degli animali). Durante la sessione autunnale nel Consiglio nazionale è stata dibattuta la legge sulle epidemie (LEp). Sono state inoltrate diverse proposte di minoranza, tutte bocciate. Ciò nonostante nella votazione finale in Parlamento, deputati di tutti i grandi partiti, ad eccezione del PS, hanno votato contro questo progetto di legge. Dal 9 di ottobre è in corso la raccolta delle firme per il referendum contro questo nuovo progetto di legge. Come si può apprendere dagli articoli e dalle interviste che seguono, ambedue le leggi sono superflue; la Svizzera in questi campi dispone di un numero sufficiente di regolamentazioni e ambedue comporterebbero conseguenze negative di grande portata per il nostro sistema federale. Queste nuove leggi instaurano un accentramento di potere nell’amministrazione, fino ad arrivare a danneggiare l’incolumità fisica del singolo, cosa che in Svizzera non è accettabile.
Esse limitano la partecipazione e la responsabilizzazione individuale dei cantoni, nel caso della LFE dei veterinari e dei tenitori di animali e nel caso della LEp, dei medici e della cittadinanza.
Con ciò una volta di più si specula sulla paura dei cittadini; il ricordo delle esperienze fatte con l’influenza aviaria e con quella suina è ancora molto vivo. Il decorso della malattia della lingua blu ha pure sollevato domande fondamentali.
D’altra parte l’infezione da EHEC in Germania ha mostrato come le strutture federali, e con loro la collaborazione locale bene affiatata, abbiano contribuito in modo determinante a impedire la trasformazione di questa infezione in un massiccio problema per i nostri paesi. La lotta contro una nuova infezione ancora sconosciuta, affrontata unilateralmente solo con vaccinazioni, i cui sieri sono prodotti in tutta fretta e senza possibilità di verifica, e approfittando nel contempo dell’occasione per imporre l’accentramento di potere e per creare una banca-dati a disposizione di enti internazionali, non ha niente a che vedere con la lotta seria contro le epidemie. Le esperienze nel campo sono disponibili, basterebbe solo farne uso.
Sia il referendum in corso sulla legge sulle epidemie come pure la campagna per la votazione sulla legge sulle epizoozie offrono l’occasione per intavolare un’urgente e larga discussione pubblica, alla quale Discorso libero contribuisce volentieri.
No alla revisione della legge sulle epidemie
Termine del referendum: 17 gennaio 2013
Dr. iur. Marianne Wüthrich
Nel settembre del 2012 il Consiglio nazionale e quello degli Stati hanno varato una revisione radicale della legge sulle epidemie. Molti Parlamentari non si sono forse resi conto di aver acconsentito a che la Confederazione manomettesse le strutture federali, come pure il senso di responsabilità della cittadinanza, così com’è stato nel caso della legge sulla prevenzione? Tutti i cittadini sono chiamati a sostenere con tutte le loro forze la riuscita del referendum, così da permettere che il popolo decida su questa legge sulle epidemie.
Effettivamente gli argomenti contro il progetto di legge sulle epidemie (LEp) vanno nello stesso senso di quelli contro la legge sulle epizoozie (LFE) e contro la legge sulla prevenzione. Con i suoi attacchi alla sovranità dei cantoni e alla libertà dei cittadini la LEp tuttavia va ancora molto più in là. In realtà la LEp esistente basta sostanzialmente per combattere le malattie trasmissibili degli esseri umani. Semmai si potrebbe, come per la legge sulle epizoozie, rivederla o rendere più comprensibile alcuni suoi dettagli.
L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) persegue tuttavia altri obiettivi, come l’idea piuttosto grottesca di voler «conseguire un effetto positivo sulla salute sia di tutta la popolazione come pure di ogni singola cittadina e di ogni singolo cittadino». Vero e proprio scopo della manovra a scapito della nostra sovranità e del senso di responsabilità individuale dei cittadini è: «rinforzare la rete internazionale e di adattare meglio l’ordine giuridico svizzero alle prescrizioni internazionali sulla salute dell’Organizzazione mondiale della sanità» (OMS) (vedi sito internet dell’UFSP).
Seguono alcune serie obiezioni contro la revisione della LEp.
Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) come centrale di comando assolutista – Orwell vi saluta!
Con un accentramento di potere di dimensioni mai viste la legge sulle epidemie minerebbe le strutture federali del nostro sistema sanitario e il principio di sussidiarietà. È soprattutto allarmante il fatto che, con la legge sulle epidemie, l’UFSP non si nasconde più dietro il Consiglio federale, ma dichiara apertamente la volontà di consolidare rapidamente la sua posizione di forza. Nella legge sulle epidemie esistente l’UFSP già era presente, ma solo nel ruolo informativo e di consulenza. Secondo questa legge un semplice Ufficio federale dovrebbe comandare in tutto il paese e potrebbe agire secondo il proprio gusto quale centrale di comando assolutista nei confronti dei cantoni e della popolazione. Per una Svizzera federale, dotata di una democrazia diretta, una tale procedura è perlomeno scandalosa.
–	L’UFSP secondo l’articolo 5 della LEp potrebbe elaborare in propria regia programmi nazionali su temi specifici per il riconoscimento, la sorveglianza e la lotta contro le malattie trasmissibili, obbligando i cantoni – che secondo la Costituzione federale sono responsabili per la salute pubblica! – ad applicare questi programmi.
–	L’UFSP secondo l’articolo 8 comma 2 «In vista di un pericolo particolare per la salute pubblica può ordinare ai cantoni di prendere determinati provvedimenti» per esempio «nei confronti di singole persone» o«nei confronti della popolazione» o «per la distribuzione di agenti terapeutici».
–	I cantoni sarebbero degradati a semplici aiuto-esecutori, per le vaccinazioni coercitive e per i programmi di educazione sessuale (presumibilmente come prevenzione contro l’HIV/AIDS), delle lobby in seno all’UFSP, dipendenti dall’estero e orientate verso certe pratiche sessuali.
–	L’UFSP «informa il pubblico, determinati gruppi di persone, le autorità e gli specialisti sui rischi delle malattie trasmissibili e sulle possibilità di prevenirle e combatterle» (art. 9 LEp).
La revisione della legge sulle epidemie lascerebbe campo libero all’UFSP per la diffusione delle inqualificabili «campagne di informazione» che già da anni aiutano a disgregare i valori della nostra società «Ti prude, ti brucia? Vai dal medico.» «Ho la banana flambè, ecc»).
L’UFSP assume la gestione delle malattie trasmissibili con il «coordinamento con i sistemi internazionali» (art. 11); l’UFSP designa singoli laboratori quali «centri nazionali di riferimento» nei quali può agire secondo il proprio gusto (art. 17); l’UFSP elabora un «Piano nazionale di vaccinazione» al quale devono sottostare tutti i medici e il personale sanitario (art. 20); l’UFSP è organo di sorveglianza e valutazione (art. 24).
Nei confronti dell’UFSP si deve introdurre un obbligo di dichiarazione per medici, ospedali e altre «istituzioni pubbliche o private del settore sanitario» relativo alle loro «osservazioni concernenti le malattie trasmissibili, con le indicazioni necessarie a identificare le persone malate, contagiate o esposte, nonché a individuare la via di trasmissione» (art. 12 comma 1).
Parlando chiaramente, la legge sulle epidemie accorderebbe all’UFSP il potere di un sovrano assolutista, abolendo la separazione dei poteri e degradando i cantoni a semplici aiuto-esecutori: l’UFSP decide su quali basi impostare la lotta contro l’epidemia (funzione legislativa), nello stesso tempo indica ai cantoni, alla popolazione, al personale sanitario e ai laboratori il da farsi (funzione esecutiva) e da ultimo «sorveglia» e «giudica» i propri soprusi (funzione giudicativa)!
È così che una volta di più la Svizzera dovrebbe mettersi sotto tutela straniera?
A decidere se il Consiglio federale debba proclamare lo stato d’urgenza, lasciando campo libero a se stesso, rispettivamente all’UFSP non sarebbe più il Parlamento federale ma, sentite un po’, l’OMS; il legislatore federale vorrebbe lasciare il compito di giudicare se c’è «una situazione sanitaria d’emergenza di portata internazionale che rappresenta una minaccia per la salute pubblica in Svizzera» all’OMS (art. 6 comma 1b).
Quando l’OMS comanda, il Consiglio federale (vale a dire l’UFSP) deve proclamare lo stato d’urgenza e abolire la libertà dei cittadini: decretare misure nei confronti di singole persone e di tutta la popolazione, fare dei professionisti della sanità esecutori di ordini e ordinare vaccinazioni obbligatorie (art. 6 comma 2).
In materia di compiacenza del Consiglio federale nei confronti di Stati stranieri e di organizzazioni e uffici internazionali ne abbiamo già viste di tutti i colori, ma questa è la più grossa! È ancora ben presente il disastro con l’influenza suina: anche allora le autorità si sono lasciate dirigere dall’OMS. E alcuni complessi farmaceutici di oltre oceano hanno fatto affari d’oro. Alla fine ci sono rimaste milioni di porzioni di vaccini e medicamenti (Tamiflu) che dovettero essere svendute o distrutte, naturalmente a nostre spese.
La neutralizzazione della democrazia diretta assume dimensioni smisurate.
Una volta di più anche con la LEp la democrazia referendaria viene abrogata: al Consiglio federale si è concesso il diritto di concludere accordi internazionali senza consultare né il Parlamento né il popolo. Secondo l’art. 80 comma 1 della LEp egli potrà stipulare accordi internazionali come sullo «scambio di dati» o sull’«l’armonizzazione dei provvedimenti atti ad individuare, sorvegliare, prevenire le malattie trasmissibili». Con ciò il Parlamento e il popolo non solo sono esclusi dal diritto decisionale, ma anche dal diritto all’informazione. Poiché la garanzia che i cittadini e i parlamentari hanno la possibilità di leggere gli accordi statali attuali esiste solo per progetti di legge sottoposti a referendum, chi troverebbe il tempo per mettersi sulle tracce di tutte le ordinanze e gli accordi del Consiglio federale? Con ciò il potere esecutivo, cioè l’UFSP, avrebbe campo libero anche in questo ambito.
Accesso diretto dell’UFSP
agli scolari svizzeri – passando sopra
a cantoni e genitori
La legge sulle epidemie darebbe al Consiglio federale (all’UFSP) tutta le libertà di introdurre le sue valige-sesso e altre mostruosità nelle scuole di tutto il paese, passando sopra a cantoni e genitori: «egli [il Consiglio federale] può obbligare le istituzioni del settore della formazione e del settore sanitario a fornire informazioni sui rischi delle malattie trasmissibili e a offrire consulenze sui mezzi per prevenirle e combatterle.» (art. 19 comma 2c).
Ciò che l’USFP già da tempo vorrebbe realizzare, incontrando in molti posti la resistenza giustificata di genitori e insegnanti, con la LEp verrebbe prescritto! Solo questo fatto è una ragione sufficiente per rifiutare la legge.
Il cittadino trasparente
I corrispondenti articoli della LEg per un potenziamento massiccio della centrale informatica nell’UFSP parlano chiaro. Tutte le persone anche solo «sospette malate» vengono registrate in uno schedario contenente tutti i dati immaginabili e inimmaginabili sulla sua vita privata e sui suoi aspetti più intimi:
Art. 60 LEp Sistema d’informazione
1 L’UFSP gestisce un sistema d’informazione nel quale sono registrati dati su persone malate, sospette malate, contagiate, sospette contagiate o che espellono agenti patogeni.
2 Il sistema d’informazione contiene i dati seguenti:
«No alla revisione della legge…»
continuazione da pagina 1
a.	dati che permettono di identificare in modo chiaro le persone e di prendere contatto con esse;
b.	indicazioni sugli itinerari, i luoghi di soggiorno e i contatti con persone, animali e oggetti;
c.	risultati di visite mediche;
d.	indicazioni sui provvedimenti adottati per prevenire una malattia trasmissibile e lottare contro di essa.
Per di più questi dati, che farebbero di noi tutti dei cittadini trasparenti, non sono depositati solo presso l’USFP, ma spediti allegramente per tutto il mondo: l’UFSP, le autorità cantonali e altre non meglio definite «istituzioni pubbliche e private» dovrebbero «trattare o fare trattare i dati personali» [da chi?!] (art. 58 comma 1), inoltre i servizi federali e cantonali potrebbero «comunicarsi reciprocamente» i nostri dati personali (art. 59 comma 1).
E il tocco finale lo dà:
l’articolo 62 Comunicazione di dati personali ad autorità estere
1	Ai fini dell’esecuzione della presente legge, l’UFSP e le autorità cantonali competenti possono comunicare alle autorità estere incaricate di compiti corrispondenti, nonché a organizzazioni sopranazionali e internazionali, dati personali, inclusi dati concernenti la salute, se lo Stato interessato, e in particolare la sua legislazione, o l’organizzazione sopranazionale o internazionale garantiscono un’adeguata protezione della personalità della persona interessata.
E chi è responsabile per questo inquietante perfezionamento di un sistema, che non è compatibile con la Svizzera dove regna la libertà, ma che piuttosto ricorda i tempi più oscuri di dittature disumane? Indovinato! L’UFSP ancora una volta unisce i tre poteri dello Stato: gestisce gli schedari, nello stesso tempo controlla la sicurezza del proprio sistema, l’esattezza dei dati come pure la legalità della registrazione dei cittadini! (art. 60 comma 5).
Nella LEp il diritto di ricorso è accordato ai cittadini solo in caso di danni causati da trattamenti coercitivi, ma non contro la registrazione, il trattamento e la trasmissione dei dati personali. Forse non sono previste vie legali, poiché non saremmo per nulla a conoscenza della registrazione dei nostri dati? Per contro il Consiglio federale dovrebbe assumere la responsabilità civile nei confronti dell’industria farmaceutica, nel caso che questa dovesse subire dei danni … (art. 70).
Come la vediamo con lo Stato di diritto? È così che la legge sulle epidemie crea una specie di Patriot Act che espone tutta la popolazione svizzera, a sua insaputa, senza possibilità di difesa e senza i mezzi legali inderogabili dello Stato di diritto, a una radiografia di tutta la loro vita, con conseguenze imprevedibili e gravi?
La sola lettura del testo di legge basta per far venire la pelle d’oca. L’hanno poi letto i nostri parlamentari? •
Giornale che favorisce l’idea dell’indipendenza,
dell’etica e della responsabilità per il rispetto
e la promozione del diritto internazionale,
del diritto umanitario e dei diritti dell’uomo
«Bisogna assolutamente bocciare
la legge sulle epizoozie»
«Un giorno bisognerebbe sottoporre questa OMS a un severo esame»
Intervista con il Consigliere nazionale Geri Müller, Verdi/AG
Zeit-Fragen: Sia la nuova legge sulle epizoozie sulla quale si voterà il 25 novembre come pure la legge sulle epidemie, sulla quale è in corso il referendum, sono molto controverse in seno alla popolazione. Anche lei in Consiglio nazionale ha votato no. Come mai? Cosa la disturba di questa legge?
Geri Müller: cominciamo con la legge sulle epidemie. In questa legge vi sono dei buoni elementi, che avrebbero meritato un sì. È chiaro che il dibattito sulle epidemie dobbiamo farlo. L’errore da una parte sta nell’importanza accordata alla campagna di vaccinazione e dall’altra nella possibilità di controllare una tale campagna.
Esistono due aspetti: uno è la fiducia e la credenza, che con vaccinazioni si possa evitare una parte preponderante delle malattie, il che negli ultimi anni si è dimostrato sempre di più come farsa. Ne sono responsabili due fattori. Da una parte i vaccini sono raccomandati al ritmo dato dall’industria chimica, e più tardi vengono prescritti. D’altra parte non si analizza abbastanza cosa stia all’origine della malattia virale o batteriologica. Si tratta di decorsi che dovrebbero essere esaminati molto più accuratamente. A questo si aggiunge l’aspetto internazionale. Mentre da noi i minacciati sono pochi, nei paesi del terzo mondo migliaia di persone muoiono per una semplice diarrea. Qui si è del tutto inattivi. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) in questo campo ha completamente fallito. Si è troppo centrati sull’Europa.
Il secondo aspetto che mi ha esasperato nei riguardi della legge sulle epidemie è la situazione del personale. Io sono presidente cantonale del personale di cura. So che i nostri specialisti della cura sono molto comprensivi nei confronti della prevenzione. Se ora però viene introdotta e regolata contrattualmente la vaccinazione obbligatoria – e la legge lo prevede – la cosa diventa molto problematica. Si agisce cioè in un ambito di lavoro già molto sollecitato, spingendo così ancora più gente ad abbandonare questa professione. Ci sono persone che non vogliono farsi vaccinare per motivi professionali. Mi ricordo come sulla base di ipotesi sbagliate io stesso a suo tempo sono stato vaccinato contro l’epatite, e come ne ho sofferto. Per me è un sistema alla tosaerba, dettato dall’idea che così si renda possibile un aumento massiccio della sicurezza.
Inoltre sovente si praticano le vaccinazioni a causa della scarsità di personale; chi è malato deve restare a casa. Ma quasi non ci si può permettere di restare a casa, perché il personale è già scarso e si ha la coscienza sporca nei confronti delle colleghe e dei colleghi, che devono assumere del lavoro supplementare. E a questo proposito non si intraprende niente, ma si impugna il martello della vaccinazione, nella speranza che nessuno si ammali. Queste sono le ragioni principali del perché sono contrario.
Nel dibattito si è sempre fatto riferimento a questi due punti, per far sì che venissero stralciati, poiché si tratta di un problema giuridico che non ha niente a che fare con la legge
«L’equilibrio della distribuzione delle responsabilità deve rimanere intatto»
«Questa vaccinazione coercitiva va bocciata»
Intervista con il Consigliere nazionale Walter Müller, PLR/SG
Zeit-Fragen: Consigliere nazionale Müller, per quali ragioni è contrario alla legge sulle epizoozie (LFE)?
Walter Müller: la ragione principale per me è lo squilibrio tra il potere dello Stato e la responsabilità di detentori di animali. Con la nuova LFE non c’è più equilibrio. L’aumento di potere dello Stato, quindi del suo Ufficio competente con la conseguente perdita di partecipazione dei detentori di animali coinvolti, è assolutamente inaccettabile. Il proprietario di animali è responsabile per loro e, soprattutto in caso di danni, deve sopportarne le conseguenze, mentre lo Stato può decretare delle misure, senza che il proprietario di animali abbia il diritto d’intervenire.
Questo si è già manifestato in occasione della malattia della lingua blu.
Nel caso della malattia della lingua blu lo Stato ha ordinato la vaccinazione in modo assolutamente affrettato con vaccini del tutto insicuri. Furono costatati danni di cui risulta sempre difficile dimostrare la causa. Per questa ragione si richiede una maggiore prudenza. Ma lo Stato vuole aumentare le sue competenze per potersi imporre più facilmente.
Il tutto implica una perdita di federalismo, nevvero?
Il federalismo è sempre un tema. Se la possibilità di partecipazione è garantita, la cosa si può relativizzare un po’. È sicuramente un aspetto importante il fatto che la Confederazione voglia sempre maggiori competenze, e i politici a livello federale che dovrebbero rappresentare la loro base, sono spesso inclini a accordarle. Questo fatto non è contrario solo al federalismo, ma anche alla sussidiarietà. I problemi si risolvono là dove nascono; sul posto. Applicato alle epizoozie ciò significa che la Confederazione è sollecitata a intervenire solo nel caso di epidemie altamente contagiose. Nel caso di rischi molto alti non vorrei parlare di restrizioni. In questi casi bisogna poter reagire in modo mirato e spedito per la protezione della collettività e del bestiame. D’altra parte esistono ambiti molto vasti in cui si può operare in modo sussidiario, senza mettere in moto tutto il macchinario della Confederazione.
Non basterebbe la legge esistente? Fin’ora i problemi hanno potuto essere risolti.
Sì, c’è anche una via pragmatica. Se le premesse sono date e se i relativi servizi comunicano fra loro in modo adeguato, di regola sono state prese decisioni ragionevoli. Si tratta soprattutto di ascoltare i proprietari di animali, in special modo in occasione di nuove malattie non altamente contagiose. Se si decide di debellare una malattia perché ha un impatto sul commercio degli animali – per esempio di pecore e di capre – serve assolutamente una partecipazione. Se si tratta di regole riguardanti la gestione degli alpeggi, cioè se lasciare salire le bestie sull’alpe e se si devono o no vaccinare, i detentori di animali sono da coinvolgere nelle decisioni. È perciò per me una questione fondamentale il come mantenere in equilibrio la bilancia tra potere e responsabilità.
Con la nuova legge la Confederazione può concludere trattati internazionali in modo indipendente, cosa significa?
Il fatto che la Confederazione possa concludere contratti arbitrariamente è contrario alla nostra prassi. Oggi per concludere dei trattati internazionali il governo deve interpellare la Commissione degli affari esteri o altre organizzazioni specializzate in materia. Questo grazie alla separazione dei poteri. Anche qui si pone la questione del controllo del potere. La Confederazione non può fare ciò che vuole senza l’approvazione del popolo. Sono considerazioni di politica dello Stato che ritengo importanti.
Lei contesta la mancanza di cooperazione tra le autorità federali e il singolo individuo direttamente implicato.
Non ho niente contro decisioni che stanno nell’interesse comune, se si sono ascoltati i relativi rappresentanti. Dobbiamo avere la possibilità di combattere epidemie altamente contagiose. Si deve considerare anche il fatto che le vaccinazioni sono sempre un intervento sull’animale e come tale rappresentano un rischio. Questo concerne soprattutto i consumatori. Non si deve agire con leggerezza. I tempi in cui si credeva ciecamente nei prodotti chimici e farmaceutici sono passati. Non sono un estremista, ma si devono vedere le cose con realismo. Il diritto di partecipazione e l’equilibrio tra il potere, la responsabilità e la responsabilità condivisa vanno perdendosi sempre di più. È anche difficile valutare quale impatto possa avere la vaccinazione sull’animale e sull’alimentazione degli esseri umani più in generale. Questi sono i motivi per i quali respingo la legge.
Lei ha pure respinto la legge sulle epidemie. Anche qui sono in gioco meccanismi simili, come lo spostamento di competenze in favore della Confederazione, ecc.
Non posso accettare il fatto che alle autorità sia data la facoltà di prescrivere le vaccinazioni. Il mio corpo mi appartiene e non mi lascio prescrivere da nessuno se devo vaccinarmi o no. Questo diritto voglio reclamarlo per me e anche per gli altri. Queste vaccinazioni coercitive bisogna rifiutarle. Possedere la sovranità sul proprio corpo significa che sono io a decidere cosa avviene con lui. Le stesse idee assurde le troviamo nel campo delle donazioni di organi. Domina l’idea che si devono donare gli organi. Così non va. Il mio corpo mi appartiene e di sicuro non allo Stato e a nessun altro. È in gioco il prezioso bene della libertà. Voglio decidere io, se lasciarmi vaccinare o no. La vaccinazione coercitiva per me non entra in linea di considerazione. Non posso accettarla.
Il fatto che l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) voglia avere ancora più influsso sulla nostra politica sanitaria disturba ed è poco affidabile. Che ne pensa?
La sede dell’OMS è a Ginevra e se il settore medico sanitario crede che si debba vaccinare, sono sicuramente in gioco anche aspetti finanziari. Nel caso dell’influenza suina abbiamo sperperato milioni per vaccini senza valore. Si è alimentata l’isteria da epidemia e si deve fare attenzione a non ridurre la capacità naturale di difesa dell’organismo. Il rischio di creare resistenze è sicuramente molto grande. Quanto più si praticano vaccinazioni coercitive su grande scala, tanto più aumenta il pericolo di creare resistenze. Il problema va affrontato in modo differenziato e accurato.
Grazie Consigliere nazionale Müller per l’intervista.	•
sulle epidemie. Sarebbe molto meglio se si facessero ricerche più minuziose, invece di fare un tal baccano dettato da una campagna mediatica. Una volta tutti questi allarmi li abbiamo già avuti per le influenze animali: quella suina, aviaria, ecc. e alla fine abbiamo dovuto constatare che non era successo nulla. Tutto il mondo ha parlato di una pandemia, di una cosa mai veramente esistita.
Migliorerebbe la situazione se producessimo i vaccini nel nostro paese?
Non credo che sia questo il vero problema. Ciò che oggi manca, e questo da circa 15-20 anni, è un’accurata analisi. Sostanzialmente sono favorevole a una cooperazione internazionale. È importante scambiarsi e valutare in comune le esperienze. Ciò però deve accadere in uffici statali e in nessun caso presso l’industria chimica. Secondo me è questo il problema. L’industria chimica è già posizionata da anni in campo internazionale e conduce campagne per propagare i suoi medicinali.
Fin’ora abbiamo parlato dei punti problematici relativi alla legge sulle epidemie. Come la vede con la legge sulle epizoozie? Vi sono analogie?
Qui vedo un problema analogo. Conosco meglio l’ambito della medicina umana, che non di quella veterinaria, ma di una cosa mi sono reso conto in occasione del dibattito sull’iniziativa della canapa indiana. Allorquando si volle proibire la sostanza della pianta della canapa indiana ci si è dimenticati completamente del fatto che l’agricoltura svizzera da secoli con il cannabis aveva un prodotto per la prevenzione che proteggeva la salute e la sicurezza del bestiame grosso. Si trattava di un additivo alimentare normale e naturale che ha preservato gli animali grossi da molte malattie. Ciò nonostante c’erano animali malati che bisognava curare con metodi normali, se non si voleva abbatterli. Di solito non sono molti. Ma qui ci troviamo di fronte al problema della massimizzazione dei profitti. Ogni animale adulto deve poter essere sfruttato economicamente. Questo concetto dobbiamo abbandonarlo.
La lotta contro la malattia della lingua blu con vaccini diversi e non sufficientemente testati ha causato agli animali grandi problemi con effetti collaterali. La LFE può imporre una vaccinazione per via legislativa. Come giudica questo fatto?
In occasione della malattia della lingua blu ho potuto seguire i primi casi. A quei tempi ero in contatto con diversi agricoltori biologici che mi dissero di avere dei rimedi contro la malattia, ma che erano stati obbligati a vaccinare. I loro rimedi si basavano esclusivamente su piante medicinali naturali che crescono qui da noi in Svizzera. Si può dire che contro una malattia la natura ha sempre sviluppato un antidoto. Ma da parte dei cantoni si sono obbligati i contadini a vaccinare e in casi estremi si è giunti al ritiro dell’autorizzazione aziendale. Con questa nuova legge si vuole legittimare ciò che ha causato problemi in occasione della malattia della lingua blu.
Secondo le sue affermazioni si deve bocciare anche la legge sulle epizoozie.
Bisogna rigettarla in ogni caso. Anche questa legge contiene delle parti buone relative all’allevamento, che però abbiamo già preso in considerazione nella nuova legge federale sull’agricoltura. La legge sulle epizoozie contiene delle aggiunte non tollerabili e perciò si deve bocciare.
A causa di queste aggiunte comprenderei un no del popolo alla LFE e alla LEp.
Gli altri punti si potrebbero riprendere, ma il resto non si può regolarlo in questo modo.
Abbiamo già delle leggi. Non bastano?
Per la legge sulle epizoozie non posso giudicarlo troppo bene, la legge sulle epidemie presenta dei deficit. Lo scambio serio di dati per esempio oggi è ancora regolato in modo antiquato. Le banche di dati dovrebbero essere simili in tutti i cantoni e il metodo di registrazione semplificato. In caso d’emergenza bisogna poter reagire prontamente. Questo punto bisognerebbe riprenderlo. Abbiamo già fatto degli interventi in questo senso. Il tutto deve diventare più concreto, così da poter migliorare la ricerca e la valutazione.
Vorrei tornare sull’estrema isteria causata dall’influenza suina, a causa della quale sono morte meno persone che nel corso di un’influenza stagionale …
… possiamo andare ancora più in là. In effetti si può dire che l’influenza suina non sia veramente esistita. Secondo le conoscenze attuali – a seguito di un rapporto d’una NGO –le persone che a suo tempo avevano preso l’influenza suina avevano altre gravi malattie, che erano state coperte da tutto il resto.
Ho appena partecipato a un congresso di due giorni sulla sicurezza a Soletta, di cui una parte riguardava la comunicazione. Ieri un addetto alla comunicazione del governo federale tedesco a proposito della caduta di un satellite – che comprende tutta una serie di scenari, dal Worst-Case (caduta su una centrale atomica), alla caduta in uno scavo edilizio vuoto, scenari che conducono solo a speculazioni – ha detto: raccontate solo quello che sapete veramente e non ciò che credete di sapere. Nel caso dell’influenza suina è successo proprio questo. Con ciò si è sparsa una paura al di là del bene e del male. Ci serva da lezione. Si deve cessare di presupporre qualcosa di cui non si ha nessuna idea.
L’OMS in occasione dell’influenza suina ha decretato il massimo livello di pandemia. Era assolutamente fuori dalla realtà. I consulenti dell’OMS non hanno forse in parte strette relazioni con l’industria farmaceutica?
Non sono sicuro che in questo caso si trattava di un problema esclusivo delle ditte farmaceutiche. L’OMS da quando esiste, lotta per essere riconosciuta e per dimostrare di aver qualcosa d’importante da dire. Come ho già detto, una prima lotta la condusse contro la diarrea. Qui ha fallito miseramente. Non è mai veramente riuscita a imporsi. Nonostante si tratti di un’organizzazione operante su tutto il mondo con un numero crescente di membri, di fronte ai grandi problemi che avrebbe dovuto affrontare nell’ambito della salute mondiale ha fallito. In occasione dell’influenza suina ebbe la speranza di aver trovato qualcosa d’importante per poter assumere il comando e rendere attenti su di sé. Per giunta l’OMS dipende anche dai soldi dei singoli Stati membri. Che l’uno o l’altro amico dell’industria farmaceutica abbia avuto l’impressione di poter guadagnare un mucchio di soldi è possibile. Ma il punto principale è il primo.
Un giorno bisognerebbe sottoporre questa OMS a un severo esame: quali sono le sue motivazioni, quali le sue basi? Il principio secondo il quale «la salute è l’assenza di malattie» non può essere l’unico credo della suprema autorità sanitaria.
Signor Consigliere nazionale Müller, grazie per l’intervista.	•
«‹Bisogna assolutamente bocciare…›»
«Il centralismo è in contrasto con la dignità umana»
La responsabilità individuale non si può sostituire con coercizione statale
Intervista con il Consigliere nazionale Pirmin Schwanden (UDC/SZ)
Zeit-Fragen: quali sono le sue riserve riguardo alla legge sulle epizoozie?
Pirmin Schwanden: con la legge sulle epizoozie la Confederazione e i cantoni ricevono la competenza di attuare vaccinazioni coercitive. I contadini sono in balia di questa coercizione e dei costi che ne derivano. Parlo dei danni causati dalle vaccinazioni. In seguito alla vaccinazione contro la malattia della lingua blu molti animali morirono o ebbero degli aborti. I proprietari non vennero e non verranno risarciti. Lo Stato non si prende nessuna responsabilità civile, come è d’uso per prodotti in altri campi. È un disastro, soprattutto perché non si tratta di oggetti, ma di esseri viventi e di esistenze.
Anche per lo Stato deve valere la regola fondamentale che, se esso prescrive qualcosa, deve anche rispondere per le conseguenze. La Confederazione non può mettere sotto tutela i contadini e poi voltare lo sguardo.
Considerando gli eventi attorno alla malattia della lingua blu o dell’influenza suina ci si chiede quale sia la provenienza di questi vaccini.
Non solo la provenienza è un problema, ma anche l’insufficiente o mancante dichiarazione sulla composizione dei vaccini. Per i prodotti alimentari, per esempio, abbiamo degli standard molto alti. I vaccini invece li acquistiamo non importa dove. Dobbiamo mantenere il controllo anche durante il processo di produzione. Solo così è possibile conoscere con precisione le sostanze contenute nei prodotti usati per la produzione dei vaccini. La composizione deve inoltre essere dichiarata in modo preciso, non solo per veterinari e medici, ma per tutti. Sovente si viene a conoscenza della composizione e dei metodi di produzione dei vaccini solo dopo pressioni, quando gli animali da tempo hanno già subito danni. Non si può tollerare che i vaccini si usino così in fretta dopo il loro sviluppo. Ogni vaccino deve essere testato in modo tale da poter garantire la sua sicurezza.
Si devono considerare tre punti: provenienza e produzione del vaccino, la sua composizione, l’esecuzione dei test e con ciò gli effetti del vaccino (anche a lunga scadenza) come pure l’assunzione dei danni impliciti.
Quali sono i punti che disturbano e che non sono compatibili con il nostro sistema politico?
Proprio nell’agricoltura la legge è un affronto al federalismo. La Confederazione può ordinare provvedimenti, senza che i cantoni possano dire qualcosa in merito. Nel caso di una vasta epidemia pericolosa per la Confederazione può anche far senso agire senza dover attendere il consenso dei cantoni. Ma negli ultimi 30 anni non è mai successo un caso del genere. O siamo arrivati al punto dove, premendo su un pulsante in un posto centrale degli USA, tutto il mondo deve eseguire subito tutti gli ordini di questo comando? Ogni persona ha pure un senso di responsabilità. Non vedo perché in questo campo dovremmo forzare il federalismo.
Ci sono dei paragrafi simili a quelli della legge sulle epizoozie anche nella legge sulle epidemie?
Anche qui è stata introdotta la vaccinazione coercitiva. Altrettanto vale per i danni risultanti dalle vaccinazioni, che esistono, ma che non vengono risarciti. In Germania si sono già intraprese diverse procedure con l’obiettivo di far riconoscere i danni provocati da vaccinazioni e quindi di chiederne il risarcimento. Nel caso di esseri umani bisognerebbe obbligare ogni medico a firmare una dichiarazione dove questo attesti di garantire personalmente per tutti i danni da vaccinazioni. Se non firma, vuole dire che con il vaccino qualcosa non quadra. Se i vaccini sono così innocui come si dice, si potrebbero anche assumere i costi dei danni da loro provocati, danni che nemmeno dovrebbero esserci.
Cosa c’è ancora di speciale nella legge sulle epidemie?
Un ulteriore aspetto è la competenza dei cantoni di poter costringere certi gruppi di professioni a vaccinarsi. Si tratta de facto di un divieto di svolgere la professione per i contrari alla vaccinazione. La Confederazione si attribuisce la competenza di decidere cosa fa bene o no agli esseri umani, senza garantire per le conseguenze dannose. Che sia lasciata libera scelta a ognuno se vuole vaccinarsi o no. Secondo un argomento molto diffuso, bisogna vaccinarsi per non mettere in pericolo i propri simili. Effettivamente è vero il contrario. Se tutte le vaccinazioni sono così geniali e sicure, coloro che sono vaccinati non dovrebbero avere niente da temere. Che sia data libera scelta al singolo. È un passo verso l’autoresponsabilizzazione. Oppure sono tutti stupidi coloro che non si vaccinano? In effetti esistono studi che dimostrano come siano soprattutto le persone con un alto livello formativo ad essere contrari alle vaccinazioni, cioè gente che si può ritenere in grado di affrontare la materia in modo differenziato. O dobbiamo forse dubitare del nostro sistema formativo?
La nuova legge sulle epidemie permette all’OMS di esercitare influenza.
Il centralismo è in contrasto con la dignità umana. Non si appropria all’essere umano. Le decisioni devono essere prese sul posto e non alla scrivania di una qualunque organizzazione, di cui la maggior parte dei rappresentanti già da tempo ha perso il contatto diretto con la popolazione normale. Questo appare evidente anche quando si osservano tutte le crisi, compresa quella finanziaria; infatti anch’esse non possono essere risolte da persone che hanno perso il contatto con la vita di tutti i giorni. Nell’OMS abbiamo gente dalle grandi chiacchiere, ma che non ha idea della vita reale.
L’OMS in occasione dell’influenza suina ha proclamato il livello massimo di pandemia e tutti dovettero ubbidire.
La salute è un tema sensibile. Così da una situazione difficile da valutare può facilmente scaturire una reazione esagerata. Si fomenta l’isteria, si disorienta la gente. Negli ultimi tempi comunque osservo come questo modo di agire non sia più molto efficace. Nel caso dell’influenza suina quasi nessuno si è fatto vaccinare. Per fortuna, perché anche qui si è appreso solo dopo che i vaccini contenevano delle sostanze dannose.
Tutta quest’isteria da vaccinazioni costituisce un buon affare grazie alla paura scaturita. Con l’accentramento del potere e la messa sotto tutela si vuole annientare la partecipazione dei singoli cittadini. Non solo va persa ogni forma di autoresponsabilità, ma viene negata anche la capacità del singolo di viverla. È questo che vogliamo?
Non basta la legge esistente?
Basta assolutamente. Non ci servono ordinanze da chissà dove.
In situazioni eccezionali – prendo volutamente l’esempio estremo dell’epidemia – sia oggi che ieri basta ed è bastata la legislazione esistente. Il Consiglio federale può richiamarsi al diritto d’emergenza. Ma anche con questo strumento il Consiglio federale non può decidere arbitrariamente. Se ora si crea una nuova norma legislativa, un qualsiasi Ufficio federale poi può prendere decisioni richiamandosi alla legge. I responsabili si nascondono dietro i paragrafi, soprattutto quando sono in gioco dei danni. Con la legislazione attuale è impossibile far valere danni provocati da vaccinazioni. Si deve arrischiare perfino la morte con le vaccinazioni coercitive?
Quando uno salta da 40‘000 metri verso la terra, arrischiando la propria vita lo si ammira, lo si applaude; si festeggia il rischio.
Vero, il rischio che ogni singolo vuole prendersi sottosta alla propria decisione. Questo significa anche che sarà lui stesso a sostenerne i danni senza ricorrere alla collettività. Se faccio un incidente con l’auto in stato di ubriachezza, la compagnia d’assicurazione mi fa pagare il danno, perché mi sono preso il rischio. Se lo Stato ordina la vaccinazione, il rischio non è coperto. Nell’industria si parla di costi dovuti a conseguenze tecnologiche. In campo farmaceutico con i medicamenti tutto ciò non conta.
Pirmin Schwanden
(foto thk)
Non vogliamo i residui dei
vaccini nei nostri alimenti
la legge sulle epizoozie (LFE)
La legge sulle epizoozie favorisce l’inquinamento furtivo dei nostri alimenti come latte e carne con i residui dei vaccini come mercurio, alluminio, saponine ecc. Questi veleni vengono aggiunti per potenziare l’effetto sugli animali dei vaccini propinati con la forza e li troviamo il giorno dopo nel nostro latte ed in seguito anche nella carne. Il latte e la carne biologici sono colpiti in egual misura. Diminuisce la sicurezza per gli alimenti esenti da residui.
L’Ufficio federale di Veterinaria (UFV) riceve la facoltà di imporre misure coercitive. Anche se contro i propri interessi, agli allevatori può essere imposta con le minacce la loro cooperazione e sottomissione. Ai giganti farmaceutici verrebbe data la possibilità di avviare campagne di vaccinazione con vaccini insufficientemente testati e in questo modo verrebbero usate come cavie gli animali degli allevatori, che dovrebbero subirne interamente i danni ed i costi come già successo nel 2008 con la campagna di vaccinazione della lingua blu. Il termine di «vaccinazione coercitiva», nella legge non viene usato, ma con una serie di singole misure viene praticamente aperta la strada alle vaccinazioni coatte. A cosa altro servirebbero le banche dei vaccini previste dalla legge? Noi consumatrici esigiamo che debba rimanere possibile acquistare alimenti senza residui provenienti dai vaccini! Perché noi non possiamo sapere quando le vacche sono state vaccinate e se il loro latte è contaminato dai residui vaccinali. Non è previsto nessun termine di attesa durante il quale questo latte non può essere venduto! Anche il latte biologico ne è toccato. Per la macellazione degli animali vaccinati è prescritto un termine d’attesa, ma qualsiasi traccia di mercurio o alluminio nel latte e nella carne è tossico e danneggia il nostro cervello.
Fonte: www.frauen-gegen-tsg.ch
«‹Il centralismo è in contrasto…›»
Si avverte su certi rischi, rispettivamente su certi effetti collaterali, non si vogliono però assumere i costi delle conseguenze. Nell’industria, a seguito della responsabilità verso il prodotto, devo assumermi le conseguenze.
In che misura si gioca con la paura della gente?
Tutta la discussione attorno alle vaccinazioni è un affare che si basa sullo stato di paura della gente, e non solo. Si vuole far credere alla gente che, se non si vaccina, ha un comportamento antisociale, poiché altri potrebbero subire danni. Lo sterminio di diverse malattie probabilmente ha più a che fare con le migliori condizioni igieniche e con la nutrizione più sana, che non con le vaccinazioni. La natura è furba e non copia semplicemente quello che c’è già stato. Ogni virus muta, così da rendere impossibile produrre in anticipo un vaccino, tanto meno di provarlo in un tempo ragionevole. L’argomento secondo il quale si possano arrischiare alcuni danni dovuti alle vaccinazioni, al confronto con i milioni di esseri umani che si possono salvare, è disumano e non ha nulla a che fare con l’etica. A questi esperti bisognerebbe abrogare l’abilitazione.
Non c’è anche una relazione tra la legge sulle epidemie e la legge sulla prevenzione, bocciata nel frattempo dal Parlamento, che avrebbe portato con sé un’interferenza molto vasta nella vita privata del singolo?
La legge sulla prevenzione concerneva soprattutto l’essere umano. Comprendeva ogni ambito della vita. La relazione è che si tutelano sempre di più le persone prescrivendo loro come debbano vivere. Viviamo in una società dai grandi rischi, con sport estremi, treni ad alta velocità, professioni molto pericolose e altro ancora. Dovremmo dapprima proibire tutto ciò.
La responsabilizzazione personale dell’individuo non deve essere sostituita con la coercizione statale, è per questo che sostengo il referendum contro la legge sulle epidemie e respingo la nuova legge sulle epizoozie.
Grazie per l’intervista, Consigliere nazionale Schwanden.	•
Argomenti elencati dal comitato referendario nelle «spiegazioni del Consiglio federale relative alla votazione popolare del 25 novembre 2012»
•	Concentrazione di potere contraria ai principi democratici nelle mani della Confederazione. Il livellamento degli uffici cantonali di veterinaria trasforma di fatto il nostro sistema federalista in un’autorità centralistica, con una conseguente esposizione al rischio di abusi di potere.
•	Il Consiglio federale può concludere autonomamente accordi internazionali. Il diritto estero può quindi essere recepito, quello svizzero cassato da disposizioni contraddittorie e la Svizzera può vedersi imporre decisioni prese da organizzazioni internazionali. I conflitti d’interesse suggeriscono prudenza: nel 2009 l’OMS e i suoi consulenti, finanziati in parte dai fabbricanti di vaccini, hanno dichiarato lo stato di pandemia innalzando al massimo il livello d’allerta per l’influenza suina.
•	Interdizione dei detentori di animali e dei veterinari. Restrizione del diritto elvetico di opposizione. La collaborazione a misure coercitive discutibili può essere imposta attraverso multe e pene ancora più severe.
•	Boicottaggio di prodotti e metodi terapeutici naturali attraverso una preferenza unilaterale dei prodotti farmaceutici. Conseguenza: residui tossici negli alimenti.
•	Costi elevati causati da programmi di prevenzione e banche di vaccini dispendiosi e controversi. Smaltimento delle scorte superflue o incoraggiamento alla somministrazione obbligata. La prevedibile esplosione dei costi ricadrà sulle spalle di noi detentori di animali, contribuenti e consumatori.
•	Il testo non specifica criteri oggettivi per definire il concetto di epizoozia né sancisce la necessità di fornire prove scientifiche e analisi di rischio imparziali. Manca la garanzia di una documentazione ufficiale sui danni post-vaccinali che insorgono con frequenza e di una relativa indennità. La mancanza di trasparenza consente alla Confederazione e all’UFV di dichiarare arbitrariamente lo stato di epizoozia e di imporre vaccini obbligatori. I principi della protezione degli animali sono violati attraverso il ricorso alla medicazione forzata con preparati per lo più tossici e realizzati con l’ingegneria genetica. Molti degli animali domestici e da reddito che hanno subito danni in seguito ai vaccini ne soffrono.
•	Libertà di scelta per la salute dell’uomo e degli animali. Diciamo NO alla revisione della legge sulle epizoozie!
http://lfe-referendum.ch
La legge sulle epizoozie abroga i principi
fondamentali democratici e federali del nostro modello statale
Vaccini statali – una questione di sicurezza nazionale
Intervista con il Consigliere nazionale Jakob Büchler (PPD/SG)
Zeit-Fragen: Quali conseguenze do-vremmo subire se il 25 novembre la legge sulle epizoozie venisse approvata?
Jakob Büchler: con la sua approvazione la nuova legge sulle epizoozie darebbe largo potere all’Ufficio federale di veterinaria (UFV). I proprietari degli animali vengono trattati da interdetti, privandoli della loro responsabilità. Non possono più decidere se e quando vaccinare. Se l’UFV decide che nel paese c’è un’epidemia con l’obbligo di denuncia con conseguente obbligo di vaccinazione, il contadino può solo sottomettersi senza diritto di replica. Non è accettabile che i proprietari degli animali debbano subire una tale coercizione. È contro la concezione fondamentale della Svizzera. Non sono d’accordo.
Non sarebbe già un miglioramento e una minore dipendenza dall’estero, se potessimo fabbricare i vaccini in modo controllato nel nostro paese?
Per me fino a oggi non è chiaro come mai, con un’industria farmaceutica così importante, non riusciamo a produrre dei vaccini decenti. Se il bestiame di un contadino è colpito da un’epidemia ed egli deve abbattere i suoi animali, il danno è sempre molto grande. Gli animali macellati non vengono compensati con il loro valore attuale, ciò è chiaramente definito. Riceve solo il 50% del ricavo della macellazione, il che comporta un grande svantaggio per il contadino.
In occasione della malattia della lingua blu abbiamo avuto un esempio attuale sulle ripercussioni di vaccinazioni coercitive con vaccini non testati provenienti dall’estero.
Molti contadini hanno fatto opposizione, soprattutto quando si sono accorti che in seguito alla vaccinazione i loro animali si sono ammalati. Non so se si può dire che i vaccini hanno causato la morte degli animali, questo è molto difficile da dimostrare. Ma per l’animale dover subire una vaccinazione è sempre uno stress. Non bisogna dimenticarlo, e perciò come contadino devo ben poter partecipare alla decisione se fare vaccinare o no i miei animali. Alla fin fine sono io ad avere la responsabilità per il mio bestiame. Se per le vaccinazioni vogliamo raggiungere una maggior sicurezza, dobbiamo riprenderci la Berna Biotech AG e fabbricare noi stessi il vaccino. Si potrebbe regolare in modo che il 50% rimane in mano statale e il 50% in mano privata.
Inoltre c’è da dire che noi contadini vogliamo produrre alimenti sani. Se si vaccina il bestiame con una qualsiasi sostanza, di cui nessuno conosce la composizione, come diretto responsabile non posso più garantire che, per esempio, nella carne e nel latte non ci siano residui dannosi per gli esseri umani. Questo per gli animali e gli uomini è un grave onere che sicuramente nessuno vuole.
Da decenni non subiamo più grandi epidemie. Abbiamo sempre avuto una legge per combattere le epidemie. Non basta la vecchia legge?
Sarebbe assolutamente bastata. Ciò che succede ora è che si cedono competenze decisive a enti federali togliendole al contadino. Quest’ultimo non può più partecipare alle decisioni ed è in balia dell’Ufficio federale di veterinaria. Quando arriva l’ordine di vaccinazione, non può fare altro che assecondarlo. Non gli resta nessun’altra possibilità. Il tutto è completamente in contrasto con il nostro sistema politico. È la tutela assoluta e una limitazione della responsabilità.
Gran parte delle competenze passerebbero alla Confederazione, con l’effetto di accentramento. In Svizzera si distruggerebbe così qualcosa di essenziale.
Questo è un punto molto importante. I nostri 26 cantoni hanno delle differenze topografiche molto importanti. Inoltre le nostre aziende sono così diverse come lo è il paese: ci sono aziende di economia puramente lattiera, abbiamo aziende di vacche nutrici, aziende di allevamento, ecc. Così variato come il nostro paese, lo sono anche le aziende nei cantoni. L’Ufficio federale di veterinaria misura tutto il paese con lo stesso modello e tutti vi si devono adattare. Questo non si addice al nostro sistema federale. Così non si ottiene di sicuro un comportamento conforme dei contadini. In sostanza ciò significa: o mangi la minestra, o salti la finestra e rischi una condanna. Non può essere questo il nostro futuro. Da decenni facciamo le nostre esperienze, dobbiamo pure poterle prendere in considerazione.
Pensa che la legge sulle epidemie, contro la quale al momento si stanno raccogliendo le firme, abbia simili ripercussioni sugli esseri umani come la legge sulle epizoozie sugli animali?
Anche qui si sposta molto potere verso la Confederazione, cioè verso l’ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Questi, rispettivamente la Confederazione, può intraprendere attività in campo internazionale senza che si abbia qualcosa da dire e perfino senza la possibilità di contestare. Il Consiglio federale può prendere molte decisioni in collaborazione con l’estero e questo non corrisponde per niente al concetto di sovranità del nostro paese e al controllo politico. Questo fatto risulta chiaramente anche dal dibattito parlamentare molto controverso relativo alla legge sulla prevenzione. Sono molto riconoscente al Consiglio degli Stati per aver messo fine a questa storia. Io fui contrario da principio. Si voleva perfino fondare un istituto di prevenzione. Questa idea il Consiglio nazionale l’ha respinta, ma alla fin fine, con il sostegno dei lobbisti, ha varato la legge. Per fortuna il Consiglio degli Stati ha affossato la legge sulla prevenzione all’ultimo momento. Ne sono molto lieto.
Se in Svizzera vogliamo prendere sul serio la prevenzione, e io la vedo come una cosa seria, non la si può prescrivere con una legge. Il vivere in modo sano non si può regolare sul piano legislativo. Per ciascuno inizia con la propria vita. E qui abbiamo la possibilità, attraverso la famiglia, l’educazione e la formazione, di trasmettere ai giovani la consapevolezza per la propria vita, questa è la miglior prevenzione.
La nuova legge sulle epidemie permetterebbe all’OMS di interferire direttamente nel nostro sistema sanitario. Nel caso dell’influenza aviaria abbiamo visto di che disastro si è trattato.
La direzione intrapresa con la legge sulle epidemie va verso interventi internazionali. Naturalmente le argomentazioni si basano su scenari di epidemie a livello mondiale. Se una cosa del genere dovesse verificarsi in Europa l’OMS vuole avere il comando supremo. Cosa già molto discutibile. Solamente vedendo come vanno le cose nell’UE, non ho fiducia in una coordinazione mondiale. Questo lo si può constatare in molte decisioni. Non è accettabile neppure che l’OMS dia un ordine e tutti dovrebbero mettersi sull’attenti. Così non va. Siamo cittadini liberi e ragionevoli, siamo in grado di riflettere come risolvere tali situazioni, e abbiamo pure i rispettivi concetti. Anche qui ci troviamo di fronte ad una intromissione nella nostra sovranità statale.
Per queste ragioni non posso accettare né la legge sulle epizoozie né quella sulle epidemie.
Grazie dell’intervista, signor Consigliere nazionale Büchler.	•
(foto thk )