Source: http://www.dnsistiana.it/news/emergenza-coronavirus-lettera-del-presidente/
Timestamp: 2020-04-09 20:50:58+00:00
Document Index: 57965946

Matched Legal Cases: ['art. 650', 'art. 26', 'art. 133', 'art. 168', 'art. 483', 'art. 438', 'art. 452']

Emergenza Coronavirus – lettera del Presidente | DNS
Published by Segreteria at marzo 18, 2020
è appena uscito il nuovo testo dell’ormai celebre “autocertificazione”, ossia il modulo che i cittadini devono compilare per continuare a spostarsi e, dato che mi viene riferito che alcuni soci chiedono se sia possibile accedere alle proprie imbarcazioni, ritengo utile fornire alcune precisazioni.
Come sta scritto nella stessa auto-dichiarazione, lo spostamento è consentito solo in una serie limitatissima di casi:
– comprovate esigenze lavorative (ad es. andare e tornare dal proprio lavoro);
– situazioni di necessità (ad es. andare a fare la spesa o per acquistare beni di prima necessità);
– motivi di salute (ad es. visite mediche o altre esigenze sanitarie);
– rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza (è il caso del cittadino che lavori in comune diverso dalla propria residenza e necessiti di rientrare nella propria abitazione);
Vige il divieto assoluto di spostamento per le persone sottoposte a quaratena o comunque risultate positive al virus.
Non è necessario uscire di casa con in tasca questo modello, perchè viene fornito dall’autorità che effettua il controllo e, nemmeno, è necessario avere con se la fotocopia del documento di identità, dato che l’identificazione viene effettuata dal pubblico ufficiale che vi ha fermato.
Appare evidente, però, che tra le ipotesi previste non rientra quella di recarsi sui pontili per controllare la propria imbarcazione, anche perchè per raggiungere la baia si deve necessariamente uscire dalla propria abitazione.
Diverso è il caso di chi vive a bordo della barca o di chi con la barca ci lavora, come i pescatori professionisti.
Vediamo però cosa succede dopo il controllo.
Ottenuta l’autocertificazione, l’autorità effettua il controllo sulla veridicità della dichiarazione e, ove riscontri che non sussisono i requisiti per uscire dall’abitazione, contesterà la violazione dell’art. 650 c.p., con conseguenti sanzioni penali.
Per meglio comprendere la portata della disposizione, riporto il testo dell’articolo 650 c.p.: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro.”.
L’ammenda è la pena pecuniaria prevista dall’art. 26 c.p. per le contravvenzioni e consiste nel pagamento di una somma non inferiore ad euro 20 nè superiore a euro 10.000, da determinare tenendo conto delle condizioni economiche del reo (art. 133 bis-133 ter c.p.).
Per i reati “contravvenzionali” non è previsto l’arresto in flagranza quale misura pre-cautelare per cui, una volta accertata la violazione, gli ufficiali di polizia giudiziaria procederanno ad una segnalazione alle autorità procedenti ed inizieranno le indagini; una volta concluse le indagini il Pubblico Ministero procedente avvierà il processo penale in senso stretto che potrà essere celebrato sotto varie forme – decreto penale di condanna, rito abbreviato, patteggiamento, oblazione o messa alla prova ex art. 168 bis c.p. – secondo le scelte che di volta in volta concorderete con il vostro difensore.
A far scattare il tutto, quindi, è la mancanza di una giustificazione valida e provata, ma la situazione potrebbe anche portare ad ulteriori e più gravi violazioni nel caso in cui la giustificazione fosse falsa.
L’autocertificazione, infatti, è un atto privato, ma nel momento in cui viene rilasciata ad un pubblico ufficiale, funziona come un atto pubblico e, pertanto, la falsa autocertificazione comporterà la violazione dell’art. 483 c.p., ai sensi del quale: “Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni”.
Nel testo della nuova autocertificazione, inoltre, è stata aggiunta una nuova importante dichiarazione, ossia:”di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus COVID-19″.
Per chi viola la quarantena, infatti, esite uno specifico reato, che troviamo nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie, all’articolo 260: “Chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000”.
Se, poi, la persona fermata risulta positiva al nuovo coronavirus e questa, violando le disposizioni del decreto Conte, infetta a sua volta altre persone, allora potrebbe essere accusata addirittura di diffondere un’epidemia, fatto così punito dall’art. 438 c.p.: “Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo”.
E’ vero che per essere accusati di questo reato bisogna scatenare davvero l’epidemia, ossia, contagiare un numero consistente di persone, ma non si può escludere che l’autorità imputi il reato di epidemia colposa previsto dall’art. 452 c.p.: Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 e 439 è punito:
1) [con la reclusione da tre a dodici anni, nei casi per i quali le dette disposizioni stabiliscono la pena di morte;]
Quando sia commesso per colpa alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 440, 441, 442, 443, 444 e 445 si applicano le pene ivi rispettivamente stabilite ridotte da un terzo a un sesto.” Insomma, questa autocertificazione non è uno scherzo e non va presa sottogamba.
La domanda “ma posso andare a controllare la barca?”, tuttavia, mi fa ritenere che non tutti abbiano percepito la gravità della situazione.
Siamo di fronte ad una crisi sanitaria che, per essere superata, richiede il ferreo rispetto delle regole, da parte di tutti.
Questa pandemia è un evento che ci ha colto di sorpresa e ci ha lasciato sbigottiti, ma è anche un’occasione unica e straordinariamente importante per imparare che è possibile quello che è sempre stato ritenuto impossibile, e cioè, rompere il ritmo frenetico degli obblighi che ci costringono ad inseguire bisogni dettati da superflue comodità e non da reali necessità.
Da una decina di giorni l’Italia intera si è fermata e, come per miracolo, le acque dei canali di Venezia sono tornate limpide e cristalline e lo smog sopra la pianura padana è sparito, esattamente come si è ridotto drasticamente l’inquinamento sopra la Cina quando ha sperimentato la stessa situazione.
Gli incendi boschivi che hanno devastato l’Australia ed il Brasile lo scorso anno e lo scioglimento dei nostri ghiacciai o dei poli non erano bastati per farci ascoltare il grido della natura, che ci diceva di fermarci.
Lo ha fatto il conoravirus e, adesso, tutti noi possiamo imparare la lezione perchè, come ha detto l’impavida viaggiatrice Darika Montico, “non possiamo essere sani in un ecosistema malato”.
avv. Antonio Regazzo
per chi ne avessere la nesessita può scaricare QUI e stampare l’autocertificazione: autocert coronavirus