Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-13788-del-06-07-2016
Timestamp: 2020-06-07 01:11:25+00:00
Document Index: 55305023

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 416', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 1', 'art. 51', 'art. 1', 'art. 1', 'Cass. Sez. ', 'art. 1', 'art. 414', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 13788 del 06/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13788 del 06/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 06/07/2016, (ud. 14/04/2016, dep. 06/07/2016), n.13788
V.R., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA CALABRIA 56, presso lo studio
dell’avvocato GIOVANNI BONARRIGO, rappresentata e difesa
dall’avvocato ANTONINO GAZZARA, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1862/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 01/12/2014 R.G.N. 959/2014;
udito l’Avvocato BONARRIGO GIOVANNI per delega verbale Avvocato
GAZZARA ANTONINO;
1. Con l’unico motivo la ricorrente deduce violazione e falsa e/o errata applicazione degli artt. 115 e 215 c.p.c. in violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5. Previo richiamo degli obblighi gravanti sul convenuto ai sensi dell’art. 416 c.p.c., osserva che all’atto del deposito della memoria di costituzione Poste Italiane s.p.a., a fronte del rilievo da parte della ricorrente in ordine alla tardività della comunicazione di licenziamento, aveva omesso la produzione dell’originale della relativa missiva, e, pur essendo stata immediatamente contestata l’idoneità della copia fotostatica a provare l’effettivo invio, aveva provveduto al deposito dell’originale solo nella seconda fase del giudizio di primo grado.
Rileva la ricorrente che la tesi sostenuta nella sentenza impugnata –
secondo la quale ogni questione in ordine alla ritualità della produzione era da intendere superata in forza del principio di sostanziale unitarietà del giudizio sommario e di quello di opposizione – non poteva ritenersi soddisfacente, giacchè il giudice della prima fase aveva erroneamente ritenuto valida come prova la copia fotostatica, in violazione della previsione degli artt. 115 e 215 c.p.c., applicabili anche nella fase sommaria del c.d. rito Fornero.
L’assunto si riconnette alla struttura, unitaria, ancorchè bifasica, del giudizio di primo grado, nel complessivo contesto del rito speciale, la quale implica l’impossibilità di scindere per fasi gli adempimenti richiesti alle parti in tema di formazione della prova.
3. L’unitarietà della struttura del procedimento in argomento, pur nell’articolazione bifasica, è stata affermata dalla Corte Costituzionale, chiamata a decidere in ordine alla questione di legittimità, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., dell’art. 51 c.p.c., comma 1, n. 4), e della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 51, “nella parte in cui non prevedono l’obbligo di astensione per l’organo giudicante (persona fisica) investito del giudizio di opposizione L. n. 92 del 2012, ex art. 51, comma 1 “rectius: art. 1, comma 51″, che abbia pronunciato l’ordinanza ex art. 1, comma 49”.
Nell’occasione la Corte ha escluso la natura impugnatoria della fase di opposizione, rilevando che “l’opposizione non verte sullo stesso oggetto dell’ordinanza opposta (pronunciata su un ricorso “semplificato”, e sulla base dei soli atti di istruzione ritenuti, allo stato, indispensabili), nè è tantomeno circoscritta alla cognizione di errores in procedendo o in iudicando eventualmente commessi dal giudice della prima fase, ma… può investire anche diversi profili soggettivi (stante anche il possibile intervento di terzi), oggettivi (in ragione dell’ammissibilità di domande nuove, anche in via riconvenzionale, purchè fondate sugli stessi fatti costitutivi) e procedimentali, essendo previsto che in detto giudizio possano essere dedotte circostanze di fatto ed allegati argomenti giuridici anche differenti da quelli già addotti e che si dia corso a prove ulteriori. Il che, appunto, esclude che la fase oppositoria (nell’ambito del giudizio di primo grado) – in cui la cognizione si espande in ragione non solo del nuovo apporto probatorio, ma anche delle ulteriori considerazioni svolte dalle parti, quantomeno in sede di discussione e nelle eventuali note difensive – possa configurarsi come la riproduzione dell’identico itinerario logico decisionale già seguito per pervenire all’ordinanza opposta”. La Corte Costituzionale ha sottolineato, altresì, che la predetta ordinanza è destinata ad essere assorbita nella statuizione definitiva in esito alla fase di opposizione “che può ben condurre ad un esito differente (rispetto a quello dell’ordinanza opposta) in virtù del nuovo materiale probatorio apportato al processo e del suo ampliamento soggettivo od oggettivo (nei limiti consentiti), anche alla luce della pressochè totale assenza di preclusioni e decadenze per le parti nell’ambito della prima fase” (Cort. Cost. n. 78 del 2015). Da tali rilievi il giudice delle leggi ha tratto la conclusione che la circostanza che entrambe le fasi di detto unico grado del giudizio possano essere svolte dal medesimo magistrato non si pone in contrasto con il principio di terzietà del giudice, così fondando il rigetto della questione di legittimità costituzionale.
4. Alla descritta ricostruzione strutturale del procedimento accede anche la giurisprudenza di questa Corte di legittimità (così Cass. Sez. L, Sentenza n. 25046 del 11/12/2015, Rv. 638004: “Nel rito di cui alla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 48 e segg., l’eccezione di decadenza dall’impugnativa del licenziamento può essere proposta per la prima volta nella fase di opposizione, che non ha natura impugnatoria ma si pone in rapporto di prosecuzione, nel medesimo grado di giudizio, con la fase sommaria, tanto che il ricorso che la introduce deve conntenere gli elementi indicati dall’art. 414 c.p.c., ossia quelli idonei a delimitare il tema della decisione nel giudizio di cognizione ordinaria”).
5. Alla luce dei principi enunciati la produzione nella fase di opposizione dell’originale del documento prodotto in fotocopia deve ritenersi tempestiva ancorchè l’originaria produzione e la contestazione di non conformità all’originale siano intervenute nella precedente fase. Va affermato, di conseguenza, il seguente principio di diritto: “nell’ambito del procedimento disciplinato alla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 48 e segg., l’attività istruttoria assunta in entrambe le fasi del giudizio di primo grado va valutata unitariamente, senza che si possano scindere per fasi gli adempimenti richiesti alle parti in tema di formazione della prova”.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore di Poste s.p.a. delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.