Source: http://www.giulioandreani.it/news.php?sez=news&p=4
Timestamp: 2019-11-15 00:53:50+00:00
Document Index: 48466205

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 26', 'art. 109', 'art. 83', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 2425', 'art. 102', 'art. 101', 'art. 106', 'art. 101', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Un passo indietro per le note di variazione in diminuzione IVA
Con la Legge di bilancio 2017 è stata affermata la regola per cui il diritto di emettere la nota di variazione in diminuzione, ai sensi dell’art. 26, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972, spetta a condizione che la procedura concorsuale sia rimasta infruttuosa e, quindi, che il credito sia risultato (in tutto o in parte) irrecuperabile. La lettera della norma si attaglia al fallimento e al concordato liquidatorio, ma non ad altra forma di concordato, qual è quello in continuità, con riguardo al quale l’entità del credito che rimane infruttuoso è nota sin dalla omologazione del concordato. Alla modifica normativa, comunque, dovrebbe far seguito l’adeguamento dei criteri a suo tempo indicati dall’Agenzia delle entrate per l’individuazione del dies a quo, affinché le norme disciplinanti l’emissione della nota di variazione in diminuzione non violino i principi di neutralità e proporzionalità. Per altro verso, l’integrale abrogazione del secondo periodo del comma 5 del medesimo art. 26 (anch’essa disposta dalla Legge di bilancio 2017) comporta il venir meno dell’esonero previsto per il debitore assoggettato a una procedura concorsuale di registrare “a debito” la nota di variazione in diminuzione ricevuta, dal che potrebbe discendere un ulteriore aggravio impositivo per le procedure concorsuali, qualora non dovesse trovare conferma l’orientamento in precedenza assunto (peraltro in maniera non del tutto convincente) dall’Agenzia delle entrate.
"Soltanto" prorogata l'assegnazione agevolata di beni ai soci
Con la posticipazione al 30 settembre 2017 del termine entro il quale attuare l’assegnazione e la cessione dei beni ai soci o la trasformazione in società semplice, il disegno di Legge di bilancio 2017 agevola nuovamente la fuoriuscita dei beni immobili e dei beni mobili registrati dall’attività commerciale, che la Legge n. 208/2015 aveva concesso fino al 30 settembre 2016. Si tratta di una semplice proroga dei termini precedentemente stabiliti (fatta eccezione per le scadenze di versamento dell’imposta) e non di una reale riapertura da cui derivi una modifica delle condizioni di accesso all’agevolazione. Con l’occasione sarebbe peraltro utile che venisse data copertura normativa ad alcune controverse interpretazioni fornite dall’Agenzia delle entrate, quale quella relativa all’utilizzo “postergato” delle riserve in sospensione d’imposta in caso di assegnazione agevolata dei beni e quella relativa al perfezionamento dell’opzione, che non trovano riscontro nel testo normativo attualmente vigente. La proroga dei termini si rivela comunque favorevole per i contribuenti, anche alla luce di quanto riconosciuto nelle risoluzioni n. 93/E/2016 e n. 101/E/2016 in ordine all’assenza di profili di abuso del diritto nella rivendita immediata a terzi degli immobili oggetto di agevolazione.
Ripartizione pluriennale della plusvalenza da lease back
Ai sensi dell’art. 109 del T.U.I.R. la plusvalenza concorre a formare il reddito nell’esercizio in cui hanno luogo la consegna o la spedizione del bene (se trattasi di bene mobile) ovvero viene stipulato l’atto di vendita (se trattasi di immobile). Tuttavia tale regola generale è superata, con riguardo alla plusvalenza da lease back, per i soggetti IAS adopter, dallo IAS 17, i cui effetti rilevano pacificamente anche ai fini fiscali ai sensi dell’art. 83 del T.U.I.R., e, per i soggetti non IAS adopter, dall’art. 2425-bis c.c., il quale prevede il concorso pluriennale di tale plusvalenza alla formazione del reddito. Questa norma, infatti, non assolve una funzione esclusivamente di natura civilistica, ma anche fiscale, in base al principio di derivazione del reddito d’impresa imponibile dal risultato di bilancio; né può ritenersi che il criterio di imputazione della plusvalenza da lease back stabilito dall’art. 2425-bis c.c., che con riguardo alla fattispecie di cui trattasi costituisce una norma speciale, possa essere derogato dall’art. 109, comma 2, del T.U.I.R., che ha natura di norma generale. Del resto il citato art. 109 dispone, oltre al principio della competenza temporale, anche quello della competenza economica, cioè della correlazione tra costi e ricavi, di cui la citata disposizione dell’art. 2425-bis c.c. costituisce applicazione.
“Super-ammortamento”: nel primo anno un’agevolazione a metà
La maggiorazione del 40% del costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi va calcolata in base ai coefficienti di ammortamento stabiliti dal D.M. 31 dicembre 1988 a partire dall’esercizio di entrata in funzione. Secondo l’Agenzia delle entrate, infatti, poiché il periodo di fruizione della stessa è connesso a quello dell’ammortamento fiscale del bene, nell’esercizio di entrata in funzione la maggiorazione deve essere determinata sulla quota di ammortamento ridotta alla metà, giusta quanto previsto dall’art. 102, comma 2, del T.U.I.R. Tale conclusione rischia però di rendere ancora meno favorevole per le imprese, sotto il profilo temporale, l’acquisizione dei beni in proprietà rispetto alla locazione finanziaria (che già di per sé consente di usufruire più velocemente del bonus accordato), nonché rispetto a quanto accade per i professionisti (ai quali la suddetta riduzione non si applica). Pur trattandosi di differenze di trattamento previste in via ordinaria, l’evidente finalità agevolativa della maggiorazione del 40% avrebbe, pertanto, potuto giustificare l’adozione di una disciplina diversa da parte del legislatore ai fini di cui trattasi.
Conversione delle svalutazioni contabili in perdite su crediti in UNICO 2016
Le svalutazioni relative a crediti di modesta entità scaduti da oltre sei mesi o a crediti verso debitori assoggettati a procedure concorsuali o equiparate, sebbene debbano essere contabilizzate - secondo le prescrizioni dell’“OIC15” - in un apposito fondo, agli effetti delle imposte sui redditi assumono natura di perdite su crediti da dedurre nell’esercizio in cui si sono verificate le condizioni richieste dall’art. 101, comma 5, del T.U.I.R. o in quelli successivi, ma non oltre l’esercizio in cui il relativo credito deve essere cancellato dal bilancio. Le svalutazioni dedotte in base a tale norma non sono soggette ai vincoli sanciti dall’art. 106, commi 1 e 2, del T.U.I.R. per le svalutazioni operate “per masse” e per quelle analitiche non assistite da elementi certi e precisi. Anche ai fini della compilazione della Sezione II del prospetto dei crediti presente nel quadro RS del Modello UNICO 2016 (avente la funzione di monitorare il rispetto dei suddetti vincoli), le svalutazioni dedotte ai sensi dell’art. 101, comma 5, vanno quindi trattate come “perdite dell’esercizio”, e non come “svalutazioni e accantonamenti”.
Falcidiabilità dell’IVA nel concordato preventivo: la querelle non è finita
A giudicare dalle prime reazioni alla sentenza pronunciata dalla Corte di Giustizia UE, causa C-546/14 del 7 aprile 2016, la tesi dell’infalcidiabilità dell’IVA nel concordato preventivo sostenuta dalla Corte di cassazione e dalla Corte costituzionale sembrerebbe automaticamente superata dalla conclusione cui sono giunti i giudici di Lussemburgo, secondo i quali è compatibile con il diritto dell’UE la norma di diritto interno che consente a un imprenditore in stato di insolvenza di presentare una domanda di concordato preventivo contenente il pagamento in misura parziale del debito IVA, a condizione che per tale debito non sia prevedibile un trattamento migliore in caso di fallimento. Tuttavia, i vincoli europei rappresentano (o, meglio, rappresentavano) solo uno degli argomenti utilizzati per suffragare la tesi dell’infalcidiabilità dell’IVA nell’ambito della procedura di concordato preventivo senza transazione fiscale, sicché il suo definitivo superamento richiede un ripensamento da parte dei giudici nazionali, di merito e di legittimità (anche e soprattutto), sugli altri motivi posti a fondamento delle pronunce con cui è stata affermata la intangibilità dell’IVA. In attesa che sulla questione si pronuncino le Sezioni Unite della Corte di cassazione (che - a quanto consta - dovrebbero esaminarla il 19 luglio 2016 con riferimento a più procedimenti), la sentenza della Corte di Giustizia UE supera in ogni caso la sentenza n. 225/2014 della Corte costituzionale e lascia intravedere una soluzione.