Source: http://www.ilaonline.net/node/1937
Timestamp: 2018-02-24 00:07:26+00:00
Document Index: 138332617

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art.13', 'art. 74', 'sentenza ', 'art.13', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 38', 'art.13', 'art. 41']

Sentenza della Corte di Cassazione n. 19709/2017 del 08.08.2017, l’esperienza pregressa del lavoratore non esonera dall’obbligo di formazione del lavoratore; .. comportamento abnorme del lavoratore.. | ILA - Ispettori del Lavoro Associati
Sentenza della Corte di Cassazione n. 19709/2017 del 08.08.2017, l’esperienza pregressa del lavoratore non esonera dall’obbligo di formazione del lavoratore; .. comportamento abnorme del lavoratore..
Inviato da redazione il Dom, 13/08/2017 - 17:38
ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA, segnala la Sentenza della Corte di Cassazione n. 19709/2017 del 08.08.2017, l’esperienza pregressa del lavoratore non esonera dall’obbligo di formazione del lavoratore; .. comportamento abnorme del lavoratore..<
Sentenza della Corte di Cassazione n. 19709/2017 del 08.08.2017<
Civile Sent. Sez. L Num. 19709 Anno 2017 Presidente: MAMMONE GIOVANNI Relatore: RIVERSO ROBERTO Data pubblicazione: 08/08/2017<
I.N.A.I.L. - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO C.F. 01165400589, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio dell'avvocato RITA RASPANTI, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato ANDREA ROSSI, giusta delega in atti;
XXXXXXXX XXXXXXXXX & C S.N.C. P.I. xxxxxxxxxx;
XXXXXXXX XXXXXXXXX & C S.N.C. P.I. xxxxxxxxxx, in persona del legale rappresentante XXXXXXXXX XXXXXXXXXX XXXXXXX, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FRANCESCO DE SANCTIS 4, presso lo studio dell'avvocato GIUSEPPE TENCHINI, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato GIOVANNI ERNESTO PRUNEDDU, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 668/2010 della CORTE D'APPELLO CAGLIARI SEZ.DIST. DI SASSARI, depositata il 10/12/2010 R.G.N. 167/2010;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MARCELLO MATERA che ha concluso per l'accoglimento per quanto di ragione del ricorso principale e rigetto del ricorso incidentale;
udito l'Avvocato CRIPPA LETIZIA per l'Avvocato ROSSI ANDREA;
udito l'Avvocato TENCHINI GIUSEPPE.
R.G.25764/2011
La Corte d'Appello di Cagliari con la sentenza n. 668/2010 accoglieva l'appello di Xxxxxxxx xxxxxxxxx avverso la sentenza del tribunale di Nuoro che aveva accolto la domanda di regresso dell'Inail condannando il primo alla restituzione di quanto versato dal secondo alla lavoratrice Yyyyyyy yyyyyy in conseguenza di infortunio sul lavoro.
Contro la sentenza l'INAIL ha proposto ricorso per cassazione con due motivi; ai quali ha resistito Xxxxxxxx xxxxxxxxx con controricorso contenente ricorso incidentale con tre motivi, ai quali ha replicato l'Inail con controricorso. L'Inail ha depositato memoria ex articolo 378 c.p.c.
1.- Con il primo motivo di ricorso l'INAIL denuncia la violazione degli artt. 10 e 11 del d.p.r. n. 1124/ 65, dell'art. 13 decreto legislativo 38/2000, del d. m. 12 luglio 2000 del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale; e la falsa applicazione degli articoli 74-78 d.p.r. n. 1124/65, in relazione all'articolo 360 n. 3 c.p.c. atteso che essendo l'infortunio avvenuto il 2 luglio 2001 andava applicata la disciplina di cui al d.lgs. 38/2000 in base alla quale l'INAIL indennizza il danno biologico e non più l'attitudine al lavoro.
1.1. Il primo motivo di ricorso risulta fondato nei termini che seguono. L'infortunio di cui si discute rientrava infatti ratione temporis nell'orbita della disciplina del d.lgs. 38/2000; per espressa previsione dell'art.13 comma 2 del d.lgs.38/20001 le disposizioni sul nuovo sistema di liquidazione che ha introdotto l'indennizzo del danno biologico riguardano "i danni conseguenti ad infortuni sul lavoro e a malattie professionali verificatisi o denunciati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3"; decreto che è stato emanato il 12 luglio 2000 e pubblicato nella G.U. del 25 luglio 2000. Soltanto per gli eventi dannosi antecedenti si applica (legittimamente, secondo la Corte Cost. 426/2006) la disciplina precedentemente in vigore, nella quale invece non era previsto un sistema specifico di indennizzo del danno biologico essendo erogabile, ai sensi dell'art. 74 del DPR cit. (anche per le malattie professionali, dopo la sentenza della Corte Cost. 93/1977), soltanto una rendita per inabilità permanente commisurata all'attitudine al lavoro e solo in caso di raggiungimento della soglia minima di dell'il.% di menomazione.
1.2. La Corte d'Appello ha dunque errato a giudicare infondata la domanda di regresso dell'INAIL sostenendo che all'epoca dei fatti rilevasse solo il danno patrimoniale. Al contrario in base all'art.13, 2 comma d.lgs. 38/2000 per gli infortuni rientranti nella nuova disciplina, che danno luogo ad una menomazione di grado pari o superiore al 16 per cento, come quello in esame, l'INAIL deve erogare una doppia rendita commisurata sia al danno biologico (nella misura indicata nell'apposita "tabella indennizzo danno biologico"); sia alle conseguenze patrimoniali dell'infortunio (tenuto conto quindi oltre che del grado della menomazione, della retribuzione dell'assicurato e del "coefficiente di cui all'apposita "tabella dei coefficienti", che costituiscono indici di determinazione della percentuale di retribuzione da prendere in riferimento per l'indennizzo delle conseguenze patrimoniali, in relazione alla categoria di attività lavorativa di appartenenza dell'assicurato e alla ricollocabilità dello stesso").
2.- Col secondo motivo l'Inail denuncia la violazione dell'art. 112 c.p.c. per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, in relazione all'art. 360 n. 4 c.p.c., posto che la Corte d'appello, pur a fronte della documentazione dei costi delle prestazioni dell'infortunio erogate alla lavoratrice, aveva respinto la domanda di regresso ritenendo che l'INAIL non avesse dimostrato il danno patrimoniale civilistico, nonostante la mancanza di qualsivoglia eccezione o contestazione della controparte, la quale si era imitata ad eccepire una generica richiesta di contenimento del risarcimento del danno entro il limite del danno civilistico, senza alcuna altra specifica contestazione nel quantum erogato dall'INAIL.
2.3. Va infatti considerato che la liquidazione degli indennizzi operata dall'Inail non si effettua secondo gli ordinari criteri civilistici, ma in base ai parametri, alle tabelle e alle regole proprie stabilite dal sistema assicurativo e per conseguire i fini suoi propri, in conformità all'art. 38 Cost. In particolare la determinazione del danno biologico permanente ai fini della tutela dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali non si effettua con i medesimi criteri valevoli in sede civilistica atteso che in sede previdenziale vanno osservate obbligatoriamente le tabelle delle invalidità ("Tabella delle menomazioni"; "Tabella indennizzo danno biologico"; "Tabella dei coefficienti") di cui al DM 12.7.2000, e successivi aggiornamenti, ai sensi dell'art.13 d.lgs. n. 38/2000; mentre ai fini civilistici si utilizzano, i baramès facoltativi, secondo criteri elaborati dalla comunità scientifica ed inoltre le tabelle elaborate dai tribunali ( ed in particolare da quello di Milano).
3.- Col primo motivo il ricorso incidentale denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 69, 70 e 71 del d.p.r. 547 del 1955 in relazione all'articolo 360 nn. 3 e 5 c.p.c.; si sostiene che il regresso non potesse essere accolto in mancanza della colpa datoriale atteso che la zona della macchina (torroniera) presso la quale si è verificato l'infortunio non potesse essere segregata, né che esistesse sul mercato una macchina simile.
4.- Col secondo motivo il ricorso incidentale solleva la violazione e falsa applicazione degli articoli 35, 38 del d.p.r. 626 il tutto in relazione all'articolo 360 numeri 3 e 5 c.p.c. in quanto la lavoratrice non era stata istruita perché già esperta in quanto suo padre era un ambulante venditore di prodotti.
5.- Col terzo motivo il ricorso incidentale propone la violazione e falsa applicazione degli articoli 1227, 2043 e 2056 c.c. il tutto in relazione all'articolo 360 n. 5 c.p.c. per non aver considerato abnorme la condotta della lavoratrice che aveva infilato la mano nella macchina in movimento.
8.- A fronte di tali accertamenti di fatto, ciascuno dei quali di per sé assorbente ai fini della responsabilità datoriale, il ricorso solleva anzitutto censure inammissibili, in quanto, piuttosto che denunciare violazioni di legge o l'omessa, erronea o contraddittoria valutazione di fatti decisivi, mirano in realtà ad un mero riesame nel merito degli accertamenti effettuati dalla Corte deputata allo scopo.
9.- Si tratta inoltre di accertamenti che non vengono neppure scalfiti dalle irrilevanti censure contenute nel ricorso incidentale. Basti osservare che tutti gli obblighi sottesi agli adempimenti antinfortunistici sono di per sé inderogabili (anche quelli relativi all'informazione, formazione, addestramento e vigilanza); ed in quanto essi vanno sempre osservati, in modo puntuale, in relazione allo specifico ambiente di lavoro, nei confronti di qualsiasi lavoratore, senza che il datore possa esonerarsi sulla base dei trascorsi lavorativi e familiari del lavoratore o del suo generico "saper fare".
10. Si tratta inoltre di obblighi che vanno adottati per intero nella loro sequenza logica e cronologica. In primo luogo vanno ovviamente osservati gli obblighi di natura oggettiva, i quali mirano ad una protezione di natura primaria prevenendo il danno e persino il pericolo ex artt. 2, 32 e 41 della Cost. Nel caso in esame è invece addirittura pacifico, ed addotto nello stesso controricorso, che il datore di lavoro non utilizzasse per produrre il torrone la macchina di più recente concezione, di cui si era pure dotato, contenente il pulsante di arresto in caso di emergenza, un coperchio grigliato provvisto di dispositivo di blocco automatico e un carter di protezione della cinghia di trasmissione; preferendo utilizzare piuttosto quella vecchia e pericolosa, soltanto perché la prima non consentiva di mantenere immutate le caratteristiche del prodotto artigianale.
12. L'art. 41 della Costituzione riconosce infatti la libertà dell'iniziativa economica privata ma ne assoggetta l'esercizio all'interno di un quadro di limiti e controlli, talchè lo stesso diritto d'iniziativa economica "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana". In base alla norma costituzionale non può dunque ipotizzarsi conflitto tra esercizio dell'impresa e diritto alla salute; posto che quest'ultimo in quanto diritto fondamentale dell'individuo risulta preminente rispetto all'esigenza di tipo prettamente economico; ed in caso di incompatibilità deve discenderne non tanto un obbligo di gestire il rischio esistente, ma un dovere di astensione dai comportamenti rischiosi e di adottare le più stringenti misure di protezione disponibili (cfr. Corte Cost. 399/1996).
‹ Sentenza della Corte di Cassazione n. 17531/2017 del 14.07.2017 Badge a radio frequenza illegittimo su Sentenza della Corte di Cassazione n. 35757/2017, si può avere tenuità del fatto anche con precedenti penali ›