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Timestamp: 2018-11-18 03:03:00+00:00
Document Index: 93530413

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 87']

Rosangela Parente
1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente N.2532/2007 Reg.Dec. N. 263 Reg.Ric. ANNO 2002 DECISIONE sul ricorso in appello proposto dal Ministero dell Interno, Comitato di Solidarietà Vittime dell estorsione e dell usura, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici sono per legge domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, contro Polini Renata, rappresentata e difesa dagli avv. ti Paolo Pasetto, Matteo Rossi e Salvatore Di Mattia, con domicilio eletto presso l ultimo in Roma, via F. Confalonieri, n. 5, per l'annullamento della sentenza n del del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, resa inter partes. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio della appellata; Vista la memoria prodotta dalla parte appellata a sostegno della propria difesa; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 27 marzo 2007, relatore il Giuseppe Romeo, uditi l avvocato dello Stato Vessichelli e l avv. Di Mattia;
2 Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO 1.- Con la sentenza, di cui viene chiesta la riforma, il TAR Veneto ha accolto il ricorso dell istante, esercente attività imprenditoriale, avverso il provvedimento del Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, con il quale, richiamata la deliberazione n. 107 del Comitato di solidarietà per le vittime dell estorsione e dell usura, è stata respinta la sua domanda per l elargizione di una somma di denaro a titolo di contributo al ristoro del danno patrimoniale subìto in conseguenza di attività estorsive, di cui è stata vittima, oltre che del delitto di usura. 2.- L Amministrazione non condivide questa conclusione, e ribadisce la legittimità dell atto impugnato (e annullato dal TAR), in quanto l estorsione si configurava, nei capi di imputazione, come un attività rivolta alla riscossione degli interessi usurari, e quindi, essendo il reato estorsivo strumentale all usura, la domanda (in conformità agli indirizzi generali assunti dal Comitato di solidarietà nella seduta del 31 gennaio 2000) potrebbe, previa accettazione dell istante, essere esaminata quale domanda per l ottenimento del mutuo, domanda che però era stata già presentata e respinta, perché fuori termine. La tesi dell Amministrazione si può così riassumere: il presupposto per la concessione dell elargizione, richiesta dalla ricorrente, è individuato dalla legge n. 44 del 1999 in una attività estorsiva con la mera finalità di controllo delle attività economiche, attraverso richieste estorsive che realizzano l obiettivo del racket o pizzo. La concessione di questa elargizione per una diversa finalità, quale è quella conseguire interessi usurari, come nella specie, verrebbe a snaturare il senso della legge, sebbene il pagamento degli interessi usurari sia avvenuto a seguito di minaccia o di violenza. Gli istituti del mutuo agevolato in favore
3 delle vittime dell usura e dell elargizione a favore dei danneggiati da attività estorsive sono sempre considerati separatamente, e, quindi, non possono essere applicati al di fuori delle specifiche previsioni, che, essendo di carattere eccezionale, non possono subire allargamenti ad ipotesi diverse dal voluto in forza di criteri equitativi. Che l elargizione non possa essere concessa se la finalità dell estorsione è quella di ottenere il pagamento di interessi usurari, e non quella che si risolve nella produzione di danni a beni mobili e immobili o in lesioni personali o nel mancato guadagno, lo si evince dal dettato dell art. 3, comma 2, della legge n. 44/99, secondo il quale alle richieste estorsive sono equiparate le condotte delittuose che, per circostanze ambientali o modalità del fatto siano riconducibili a finalità estorsive, purché non siano emersi elementi indicativi di una diversa finalità. In conclusione, la concessione della elargizione non si presta ad essere interpretata estensivamente anche ai casi di estorsione finalizzata al pagamento degli interessi usurari, perché, diversamente, si potrebbe ingenerare una moltiplicazione di richieste di elargizione, con svuotamento della normativa antiusura, ai sensi della quale è consentita la concessione di un mutuo agevolato senza interessi, e non il pagamento di una somma a fondo perduto. 3.- Resiste l appellata, la quale chiede la conferma della sentenza impugnata. 4.- Il ricorso, trattenuto in decisione all udienza del 27 marzo 2007, è infondato. L Amministrazione non contesta che la ricorrente sia stata vittima di una estorsione, solo ritiene che l attività estorsiva sia stata posta in essere per la riscossione di interessi usurari, e, quindi, non poteva applicarsi la legge n. 44 del 1999, la quale prevede la elargizione di una somma di denaro a titolo di contributo al ristoro del danno ai soggetti che siano stati danneggiati da attività estorsive con la mera finalità di controllo delle attività economiche, attraverso richieste estorsive che realizzano l obiettivo del racket o pizzo.
4 L istituto che, nella specie, si sarebbe dovuto applicare è quello del muto agevolato per le vittime dell usura, come si evince dal dettato dell art. 3, comma 2, della citata legge n. 44/1999 che equipara alle richieste estorsive le condotte delittuose riconducibili a finalità estorsive purché non siano emersi elementi indicativi di una diversa finalità. La tesi non convince, perché il presupposto per l applicabilità della legge n. 44 del 1999 (invocata dalla ricorrente) è l attività estorsiva di cui l esercente un attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica sia stato vittima, mentre diverso è l ambito di applicazione della legge n. 108/1996 che riguarda il delitto di usura, per la cui configurabilità è necessario che sussista lo stato di bisogno della vittima, di cui abbia approfittato l usuraio. La differenza è chiara: nella prima ipotesi, la vittima subisce violenza o minaccia ; nella seconda, la vittima, astretta dal bisogno, cede alla richiesta usuraria. Non sussiste alcuna ragione né alcuna previsione normativa che consenta di ridurre la prima ipotesi alla seconda, qualora la minaccia sia finalizzata (come nella specie) alla corresponsione di interessi usurari, nel senso che il delitto di usura, sebbene sia stato realizzato con modalità estorsive, assorba e prevalga (ai fini che interessano) sul diverso delitto di estorsione, e che, quindi, il danno subìto dalla vittima debba essere ristorato con l erogazione di un mutuo senza interessi (art. 14 della legge n. 108/1996), piuttosto che con l elargizione di una somma di denaro a titolo di contributo (artt. 1 e 3 della legge n. 44/1999). D altra parte, l Amministrazione si limita a rilevare la separazione che la normativa di riferimento riserva ai due istituti, e che l art. 3, comma 2, della legge n. 44/1999 (equiparazione alle richieste estorsive delle condotte delittuose riconducibili a finalità estorsive purché non siano emersi elementi indicativi di una diversa finalità ), al fine di
5 dimostrare che l elargizione non può essere concessa quando emerga che la finalità perseguita attraverso l attività estorsiva è il pagamento di interessi usurari. Ambedue le osservazioni non rilevano: quanto alla prima, non è in discussione la separazione dei due istituti (la cui assimilazione nessuno pretende), ma il fatto che illegittimamente l Amministrazione abbia ridotto una chiara attività estorsiva a usura, senza alcun fondamento normativo; quanto al richiamo normativo, esso vuole semplicemente dire che le condotte delittuose, riconducibili a finalità estorsive, sono equiparabili alle richieste estorsive, purché tali condotte non presentino una diversa finalità rispetto a quella estorsiva, e, nella specie, tale problematica (se la condotta delittuosa debba essere equiparata alla richiesta estorsiva) non si pone, perché non sussiste alcun dubbio sul fatto che la ricorrente sia stata vittima di una estorsione. L appello va, pertanto, respinto, con la conseguenza che non è necessario procedere all esame delle eccezioni di inammissibilità dello stesso proposte dalla interessata con la memoria di costituzione. Le spese e gli onorari di giudizio possono essere liquidati in Euro 3.000,00.- P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, respinge l appello in epigrafe. Condanna l Amministrazione appellante al pagamento delle spese e gli onorari di giudizio, che vanno liquidati nella misura di Euro 3.000,00.- Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma, il 27 marzo 2007 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) nella Camera di Consiglio con l'intervento dei Signori: Claudio Varrone Presidente
6 Carmine Volpe Giuseppe Romeo Lanfranco Balucani Roberto Chieppa est. Presidente CLAUDIO VARRONE GIUSEPPE ROMEO Segretario VITTORIO ZOFFOLI DEPOSITATA IN SEGRETERIA il...21/05/2007 (Art. 55, L.27/4/1982, n.186) Il Direttore della Sezione MARIA RITA OLIVA CONSIGLIO DI STATO In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta) Addì...copia conforme alla presente è stata trasmessa al Ministero... a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642 Il Direttore della Segreteria