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Timestamp: 2020-04-02 13:23:33+00:00
Document Index: 74413387

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2320', 'art. 2320', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 21425 del 24/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21425 del 24/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 24/10/2016, (ud. 13/06/2016, dep. 24/10/2016), n.21425
sul ricorso 27256/2014 proposto da:
A.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AREZZO 29,
presso lo studio dell’avvocato MARCO ANTONANGELI, rappresentata e
difesa dall’avvocato ALVARO RIOLO giusta procura in calce al
FALLIMENTO DI A.A. IN ESTENSIONE DEL FALLIMENTO DI
(OMISSIS) SAS (OMISSIS) E D.M.C., in persona del legale
GIOVANNI VITELLESCHI 26, presso lo studio dell’avvocato GIANFRANCO
avverso la sentenza n. 703/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA del
30/09/2014, depositata il 14/10/2014;
13/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA;
udito l’Avvocato GAETANO MILIO per delega dell’avvocato ALVARO RIOLO,
difensore del ricorrente, che si riporta agli scritti.
“1. – La Corte d’Appello di Messina ha respinto il reclamo della sig.ra A.A., socia accomandante della (OMISSIS) s.a.s. di M.C., avverso la dichiarazione del proprio fallimento in estensione di quello della società per essersi ingerita nell’amministrazione, ai sensi dell’art. 2320 c.c..
La Corte ha ritenuto che i numerosi pagamenti eseguiti dalla reclamante per un lungo arco di tempo, anche con rilascio di titoli cambiari, dimostrassero un comportamento continuo e costante di assunzione di obbligazioni per la società, evidenziando che non si trattava di singoli interventi riconducibili al vincolo familiare con il socio accomandatario, che era anche suo marito, o a mere esecuzioni di direttive del medesimo.
2. – La soccombente ha proposto ricorso per cassazione con due motivi. La curatela intimata ha resistito con controricorso.
3. – Le censure della ricorrente sono inammissibili.
La Corte d’appello, infatti, ha accertato, in punto di fatto, che i pagamenti eseguiti sistematicamente dalla sig.ra A. rivelavano l’assunzione di obbligazioni per la società da parte sua, e che tale attività ella svolgeva autonomamente, ossia non su incarico del marito o per affectio familiare.
L’accertamento di tali fatti, certamente idonei ad integrare gli estremi dell’ingerenza del socio accomandante nella gestione, ai sensi dell’art. 2320 c.c., non è censurato in maniera adeguata dalla ricorrente. Ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, invero, le statuizioni in fatto del giudice di merito possono essere censurate in sede di legittimità esclusivamente per “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”. Nel ricorso in esame, invece, non v’è traccia di censure siffatte, limitandosi la ricorrente a sostenere di avere avuto un ruolo di mera garante della società e di aver agito sempre su disposizioni di suo marito e dolendosi, inoltre, della mancata ammissione della prova testimoniale dedotta”;
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, liquidate in Euro 4.200,00, di cui Euro 4.000,00 per compensi di avvocato, oltre spese forfetarie e accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti dell’obbligo di versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13 comma 1 bis.