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Timestamp: 2019-10-14 03:55:18+00:00
Document Index: 49268337

Matched Legal Cases: ['art. 140', 'art. 135', 'art. 140', 'art. 38', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 135', 'art. 136', 'art. 6', 'art. 140', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 46', 'art. 4', 'art. 46']

Interpello in contratti Pubblici di Carlo Buonauro « Concorso in magistratura
Interpello in contratti Pubblici di Carlo Buonauro
Interpello in contrattipubblici
LA PROCEDURA D’INTERPELLO NEI CONTRATTI PUBBLICI TRA APPLICAZIONI GIURISPRUDENZIALI E NOVITÀ LEGISLATIVE.
La procedura di cd. interpello, nella sistematica del Codice dei Contratti Pubblici, è disciplinata dall’art. 140 d. lgs.163/06, la cui disposizione, con riguardo ai casi di fallimento dell’aggiudicatario o risoluzione del contratto ai sensi degli art. 135 e 136 dello stesso codice, consente alla stazione appaltante di interpellare i concorrenti in graduatoria – dal secondo al quinto classificato – al fine di stipulare un nuovo contratto per il completamento dei lavori.
La norma risulta ampiamente modificata, dapprima, dal cd. Terzo Correttivo (d. lgs. 152/08, che rappresenta l’intervento legislativo di diritto interno di adeguamento alla procedura di infrazione comunitaria ad opera della Commissione Europea, per incompleta o omessa trasposizione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE nel corpus del d. lgs.163/ 06); e da ultimo dal cd. Decreto Sviluppo (d. l. n. 70/2011, che, da un lato, riprende, in ragione della straordinaria necessità ed urgenza di promuovere sviluppo economico e competitività del Paese, alcune proposte - tra cui la modifica dell’interpello ex art. 140 Codice Appalti - precedentemente inserite in un d.d.l. in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese[1]; e, per altro verso, introduce misure di semplificazione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, volte a modificare svariati aspetti dell’attuale disciplina contenuta nel D. Lgs. n. 163/2006[2]).
Omissis ………….
In relazione al primo profilo, appare evidente – oltre che coerente con la dichiarazione d’intenti del legislatore d’urgenza – la trasformazione della procedura d’interpello da momento opzionale, connesso ad un’espressa previsione facultizzante del bando, a passaggio costante ed ordinario nel ventaglio di scelte e soluzioni a disposizione della stazione appaltante; in altri termini, essa non opera più come elemento accidentale dell’iter procedurale, ma come naturalia itineris atteso che la sua operatività non discende più da una prescrizione di bando attributiva del relativo potere (ancorché quale previsione interposta rispetto al dettato meramente orientativo della disposizione legislativa), ma direttamente ed omesso medio dal dettato normativo primario. Può ulteriormente soggiungersi al riguardo che il differente intervento della norma codicistica – non più attributiva del potere per il tramite di una conforme previsione di bando, ma direttamente fondante lo stesso -, per un verso, preclude, in termini di legittimità[3], la possibilità di escludere, in via generale ed astratta, l’operatività di tale meccanismo procedurale in forza di una contraria prescrizione del bando di gara; e, per altro verso, rende pleonastica – salvo un effetto di clare loqui e di supporto informativo per i concorrenti – un’eventuale clausola di bando che, tralaticiamente rispetto al previgente sistema normativo, espressamente preveda l’utilizzabilità dell’interpello alla gara in questione nel ricorrere dei presupposti normativamente fissati[4].
Quanto al secondo profilo, l’ambito di applicazione della procedura d’interpello – ed i suoi vantaggi in termini di celerità e speditezza nel completamento dell’opera pur sempre in un quadro di tutela della concorrenza e della par condicio – viene esteso attraverso il superamento della monopolistica ipotesi di risoluzione contrattuale per grave inadempimento dell’appaltatore e la sua sovrapponibilità a tutte le fattispecie risolutorie contemplate dai richiamati artt. 135 e 136 del Codice Appalti. In tal modo, per un verso, vengono in linea di conto quelle situazioni soggettive sopravvenute che già incidevano funzionalmente sul rapporto negoziale - comportando la valutazione da parte del r.u.p di proporre alla stazione appaltante, in relazione allo stato dei lavori ed alle eventuali conseguenze nei riguardi delle finalità dell'intervento, di procedere alla risoluzione del contratto – e che oggi, in caso di disposta risoluzione ex lege abilitano alla procedura d’interpello nei termini sopra descritti: si tratta, da un lato, di quelle condizioni che - in termini generali e specularmene alla previsione di cui all’art. 38 Cod Appalti nella fase della procedura di gara e di verifica dei requisiti generali - incidono negativamente sull’affidabilità complessiva dell’aggiudicatario, qualificandolo come soggetto inidoneo a proseguire nel rapporto contrattuale instaurato con una pubblica amministrazione (emanazione di un provvedimento definitivo che dispone l'applicazione di una o più misure di prevenzione di cui all'art. 3, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, ed agli articoli 2 e seguenti della legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero intervento di una sentenza di condanna passata in giudicato per frodi nei riguardi della stazione appaltante, di subappaltatori, di fornitori, di lavoratori o di altri soggetti comunque interessati ai lavori, nonché per violazione degli obblighi attinenti alla sicurezza sul lavoro); e, dall’altro, nella rinnovata valutazione del sistema dell’attestazione SOA (cfr. la lett. m-bis del citato art. 38, Codice Appalti, ivi inserita dal D. Lgs. 31 luglio 2007 n. 113 e successivamente modificata dal D. Lgs. 11 settembre 2008, n. 152; entrambi questi correttivi, parallelamente, hanno inserito e modificato il corrispondente comma 1-bis dell’art. 135 Codi Appalti), si trattata dell’ipotesi di intervenuta decadenza nei confronti dell'appaltatore dell'attestazione di qualificazione, per aver prodotto falsa documentazione o dichiarazioni mendaci, risultante dal casellario informatico, con conseguente risoluzione del contratto disposta dalla stazione appaltante.
Per altro verso, quanto alle condotte inadempienti specificamente incidenti sui profili quali-quantitativi di corretta esecuzione delle prestazione dedotta in contratto, il richiamo complessivo a tutte le ipotesi casistiche previste dall’art. 136 Cod. Appalti, in luogo dell’esclusivo riferimento all’ipotesi di grave inadempimento, consente alla stazione appaltante di utilizzare il meccanismo di scorrimento della graduatoria per interpello anche nei casi di intervenuta risoluzione del contratto per grave irregolarità e, soprattutto, grave ritardo, qualora, cioè, fuori dai casi precedenti, sia stata delibera la risoluzione del contratto in presenza di una protratta situazione di ritardata esecuzione dei lavori per negligenza dell'appaltatore rispetto alle previsioni del programma.
Rimane aperto il problema della vincolatività del ricorso a tale strumento al verificarsi delle ipotesi normativamente fissate: ed, invero, contrariamente alle conclusioni in termini di facoltatività emergenti sia alla parallela vicenda del rinnovo-proroga del contratto scaduto ai sensi dell’abrogato art. 6, L. n. 537/93 ed alla posizione giurisprudenziale formatasi nel vigore del prevedente testo dell’art. 140 Codice Appalti, sembrano deporre nel senso della doverosità di tale opzione procedimentale sia l’uso dell’indicativo presente, quale indicazione letterale di un obbligo comportamentale sul piano giuridico; sia i ricordati antecedenti normativi dell’attuale art. 4 del D. L. n. 70/2011 (art. 11 del DDL n. 2243), nonché il generale richiamo alla scelta di rendere “obbligatorio” il ricorso a tale meccanismo procedurale ex art. art. 4, comma 1, lett. o) del D. l. n. 70/2011.
[2] Le innovazioni hanno riguardato, tra l’altro, anche i requisiti di partecipazione alle gare sotto i profili: della loro individuazione, accertamento e prova; dell’estensione dell’autocertificazione quanto alla dimostrazione degli stessi, ove riferiti ai lavori pubblici; dei controlli ex post sul loro possesso; della tipizzazione delle cause di esclusione dalla gare. A quest’ultimo riguardo s’osserva che la regola della tassatività delle stesse - introdotta in netto superamento della precedente e consolidata prassi amministrativa - sanzionata a pena di nullità, è contenuta nel modificato art. 46 del D. Lgs. n. 163/2006 (art. 4, 1° co., lett. i, l, m, n, d. l. 13.05.2011, n. 70). Di tale ultimo articolo è stata, anzitutto, sostituita la rubrica: “Documenti e informazioni complementari – Tassatività delle cause di esclusione”. Di poi, vi è stato inserito il comma 1-bis, a tenore del quale la stazione appaltante esclude i concorrenti in tre casi esclusivi: mancato adempimento alle prescrizioni previste dal codice dei contratti pubblici, dal relativo regolamento e da altre disposizione di legge vigenti; difetto di sottoscrizione o di altri elementi essenziali che importino incertezza assoluta quanto a contenuto o provenienza dell’offerta; non integrità del plico o altre irregolarità di chiusura dei plichi che facciano ritenere, secondo le circostanze concrete, l’intervenuta violazione del principio di segretezza delle offerte. La nuova norma si conclude un’espressa ipotesi di nullità testuale per quelle prescrizioni ulteriori (rispetto a quelle tassative ex art. 46, co. 1-bis, D. Lgs. n. 163/2006) che venissero eventualmente previste, dalle stazioni appaltanti, nei bandi o nelle lettere d’invito.
pubblicato nuovo bando magistratura 2011:370 posti » « manuale di diritto penale Dike parte generale 2011