Source: http://www.fog.it/giurisprud/ca-09-11024-t.htm
Timestamp: 2017-12-16 09:18:16+00:00
Document Index: 90116959

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 244', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1362', 'art. 1693', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1693', 'art. 1693', 'art. 1176', 'art. 2697']

Sez. 3, Sentenza n. 11024 del 13 maggio /2009
Presidente: Mazza F. Estensore: D'Amico P. Relatore: D'Amico P. P.M. Fucci C. (Conf.)
Tir Air Cargo Srl (Petrone Libero ed altro) contro Liguori ed altri
(Sentenza impugnata: App. Napoli, 30/03/2004)
Dott. MAZZA Fabio - Presidente -
sul ricorso 17310/2004 proposto da:
TIR AIR CARGO SRL, in persona dell'amministratore unico e legale rappresentante De Georgio Stefano, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE PARIOLI 7 6, presso lo studio dell'avvocato DEL VECCHIO ALFREDO (Studi legale LIBERATI & D'AMORE), rappresentata e difesa dall'avvocato PETRONE Libero giusta procura a margine del ricorso;
LIGUORI LAURA, CURATELA FALLIMENTO EUROPE TIR DI MARTINO SCAFURI, CODEC SRL IN LIQUIDAZIONE;
sul ricorso 17345/2004 proposto da:
LIGUORI LAURA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DURAZZO 9, presso lo studio dell'avvocato SCAPATO GIUSEPPE, rappresentata e difesa dall'avvocato SPENA TAMMARO, giusta mandato in calce al controricorso e ricorso incidentale;
TIR AIR CARGO SRL, CODEC SRL IN LIQUIDAZIONE, CURATELA FALLIMENTO EUROPE TIR DI MARTINO SCAFURI;
avverso la sentenza n. 1096/2004 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, Sezione Quarta Civile, emessa il 7/02/2004, depositata il 30/03/2004, R.G. 5293/01;
udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 11/11/2008 dal Consigliere Dott. PAOLO D'AMICO;
udito l'Avvocato Giuseppe SCAPATO (per delega Avv. Tamaro SPENA, depositata in udienza);
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FUCCI Costantino, che ha concluso per l'inammissibilità del primo e del secondo motivo di ricorso e il rigetto del terzo e del quarto.
Con atto di citazione del 30.6.1992 la s.r.l. CO.DEC. in liquidazione conveniva in giudizio la s.r.l. Tir Air Cargo chiedendo che quest'ultima fosse dichiarata responsabile della mancata esecuzione del contratto di trasporto avente ad oggetto ventisette colli di merce del valore di L. 11.834.400 e fosse quindi condannata al pagamento di tale somma, oltre accessori.
Costituitasi la convenuta eccepiva che l'inadempimento era stato causato dalla rapina del camion sul quale viaggiava la merce; che la rapina costituiva caso fortuito o forza maggiore; che tra le parti era intervenuto un contratto di spedizione e non di trasporto, tant'è che essa si era avvalsa di un vettore stradale, la Europe Tir di Martino Scafuri, alla quale andava addebitata la responsabilità dell'evento e che aveva provveduto ad assicurare la merce presso la s.p.a. Reale Mutua.
La convenuta chiedeva quindi: il rigetto della domanda; la condanna dell'attrice al risarcimento dei danni per lite temeraria;
l'autorizzazione a chiamare in causa Martino Scafuri, titolare della ditta Europe Tir per sentirlo dichiarare unico responsabile ed in caso di condanna per esserne mallevata.
All'udienza del 23.3.1995 si costituiva Laura Liguori, cessionaria del credito vantato dall'attrice di cui all'atto di cessione del 21.7.1992.
Con sentenza del 19.9-20.10.2000 il Tribunale di Napoli, Sez. Stralcio, condannava la s.r.l. Tir Air Cargo al pagamento della somma di L. 11.834.000 oltre accessori in favore della Liguori quale cessionaria del credito della Morlist A.S.. Il Giudice osservava che al momento della decisione non era stato rinvenuto il fascicolo di parte convenuta sulla quale, in quanto vettore, incombeva l'onere della prova del caso fortuito o di altro fatto ad essa non imputabile.
Avverso detta decisione proponeva appello la s.r.l. Tir Air Cargo perché fosse dichiarata la nullità della sentenza o, in subordine, fosse rigettata la domanda e, comunque, in caso di suo accoglimento, perché fosse condannato il fallimento della Europe Tir Cargo di Scafuri a tenerla indenne di tutte le somme che sarebbe stata condannata a pagare. In via istruttoria chiedeva concedersi termine per l'articolazione dei mezzi di prova ovvero, gradatamente, ammettersi la prova testimoniale formulata all'udienza del 24.10.1995 con i testi ivi indicati.
Resisteva la Liquori che proponeva ricorso incidentale subordinato al rigetto della domanda di correzione dell'errore materiale. La Corte d'appello rigettava l'appello.
Proponeva ricorso per cassazione la Tir Air Cargo.
Resiste con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato all'esito negativo del ricorso per la procedura di correzione di errore materiale della sentenza impugnata Laura Liguori.
Con il primo motivo parte ricorrente denuncia "omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5) - violazione e falsa applicazione degli artt. 353 e 354 c.p.c., nonché degli artt. 189, 190 e 244 c.p.c. (ante L. n. 353 del 1990)".
Secondo parte ricorrente la Corte d'Appello, avendo ritenuto di non rimettere la causa al primo giudice avrebbe dovuto ammettere la parte danneggiata dalla mancata interruzione a svolgere tutte le attività processuali, deduttive ed istruttorie, che le erano ancora consentite al momento della omessa interruzione; quindi, trattandosi di procedimento disciplinato dal ed. vecchio rito, avrebbe dovuto concedere termine ex art. 244 c.p.c., per la definitiva articolazione dei mezzi istruttori ovvero, in via subordinata, delibare sull'ammissione di quelli già chiesti. La Corte, secondo parte ricorrente, avrebbe dovuto quindi dichiarare la nullità del giudizio di primo grado, consentire le attività impedite dalla stessa nullità e decidere nel merito la causa.
La Corte d'appello ha in effetti riconosciuto di dover esaminare le istanze che prima del decesso del secondo procuratore erano state avanzate per la s.r.l. Tir Air Cargo, ma dopo tale esame le ha comunque respinte giustificando la sua decisione con ampi e convincenti argomenti.
In altri termini, la tesi di parte ricorrente circa la necessità di reintegrare la parte pregiudicata nella situazione processuale in cui si trovava prima della precisazione delle conclusioni è fondata, ma tale necessità è stata rispettata dalla Corte d'Appello che nell'esercizio della sua discrezionalità ha tuttavia deciso, con ragionamento adeguato ed immune da vizi logici o giuridici, di non ammettere le istanze istruttorie formulate dalla Tir Air Cargo. Con il secondo motivo parte ricorrente denuncia "omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5) violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonché dell'art. 2697 c.c. - erronea valutazione delle risultanze istruttorie (in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5)".
Lamenta parte ricorrente che la Corte d'appello, nel valutare le prove offerte dalla T.A.C. fino al decesso dei suoi procuratori, ha ritenuto irrilevante il capo diretto a dimostrare come nel caso di specie la convenuta avesse svolto attività di spedizioniere, mentre non ha preso in considerazione le prove documentali segnalate dall'appellante e corredate dalla prova orale diretta a connotare ulteriormente quest'ultima.
La motivazione della Corte d'Appello, prosegue parte ricorrente, è tutt'altro che congrua ed è altresì viziata da una clamorosa svista perché omette di prendere in considerazione ed attribuire rilievo alla volontà che la stessa appellata manifestò con la nota del 10.1.1991, ove la prestazione richiesta alla Tir Air Cargo è individuata come "spedizione". Pervenuto alla corretta qualificazione del rapporto, il Giudice d'appello avrebbe allora dovuto escludere ogni responsabilità in capo, alla Tir Air Cargo.
Il motivo non è autosufficiente. È pur vero infatti che l'inquadramento della comune volontà nello schema legale corrispondente può formare oggetto di verifica e riscontro in sede di legittimità sia per quanto attiene alla descrizione del modello tipico della fattispecie legale, sia per quanto riguarda la rilevanza qualificante degli elementi di fatto così come accertati, sia infine con riferimento alla individuazione delle implicazioni effettuali conseguenti alla sussistenza della fattispecie concreta nel paradigma normativo (Cass., 12 gennaio 2006, n. 420; Cass., 07 dicembre 2005, n. 27000). Poiché preliminare però alla qualificazione del contratto è la ricerca della comune volontà delle parti che costituisce un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, nell'ipotesi in cui con il ricorso per cassazione sia contestata la qualificazione da quest'ultimo attribuita al contratto intercorso tra le parti, le relative censure, per essere esaminabili, non possono risolversi nella mera contrapposizione tra l'interpretazione del ricorrente e quella accolta nella sentenza impugnata, ma debbono essere proposte sotto il profilo della mancata osservanza dei criteri ermeneutici di cui all'art. 1362 c.c., e segg, o dell'insufficienza o contraddittorietà della motivazione e, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, debbono essere accompagnati dalla trascrizione delle clausole individuative dell'effettiva volontà delle parti, al fine di consentire a questa Corte di verificare l'erronea applicazione della disciplina normativa (Cass., 28 luglio 2005, n. 15798).
Il terzo motivo denuncia "violazione e falsa applicazione dell'art. 1693 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, vizio di motivazione circa l'insussistenza del caso fortuito e/o della forza maggiore (art. 360 c.p.c., n. 5).
Ritiene parte ricorrente che la Corte ha applicato acriticamente la presunzione di responsabilità di cui all'art. 1693 c.c., e che gli indici dai quali la Corte stessa ha desunto la sua responsabilità attenevano piuttosto a circostanze estranee al caso concreto. Tali indici, prosegue la T.A.C., non valgono ad escludere l'esimente del fortuito perché inidonei a qualificare l'evitabilità dell'evento rapina in relazione alla misure atte ad elidere il rischio della perdita del carico ed alle modalità di attuazione del fatto criminoso realizzato con la minaccia delle armi.
Per costante giurisprudenza di questa Corte al fine di integrare l'esimente del fortuito prevista dall'art. 1693 c.c., non è infatti sufficiente che un evento come la rapina appaia solo improbabile, ma occorre anche che esso sia imprevedibile, in base ad una prudente valutazione da effettuarsi, in caso di vettore professionale, con la diligenza qualificata di cui all'art. 1176 c.c., comma 2, ed assolutamente inevitabile, tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto e delle possibili misure idonee ed elidere o attenuare il rischio della perdita del carico. A questa stregua la prevedibilità ed evitabilità della rapina costituiscono perciò oggetto di un giudizio di fatto, non censurabile in Cassazione ove adeguatamente motivato. (Cass, 28 novembre 2003, n. 18235). Con il quarto ed ultimo motivo parte ricorrente denuncia infine "violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e art. 2697 c.c. - erronea valutazione delle prove, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia. vizio di motivazione per avere la corte di appello ritenuta non provata la domanda di rivalsa nei confronti del fallimento di Scafuri Martino".
Sostiene parte ricorrente che il rigetto della domanda di rivalsa proposta dalla T.A.C. s.r.l. nei confronti della Europe Tir di Martino Scafuri (ed ora della Curatela fallimentare) è incongruamente motivato sul rilievo che non è stata provata l'"esistenza e la natura del contratto intercorso con il terzo dal quale far discendere la garanzia invocata". Non vi è dubbio, afferma invece la ricorrente, che la condanna della prima riposa solo ed esclusivamente sulla condotta addebitata al dipendente della seconda alla quale incombeva l'onere di eccepire e provare che siffatta condotta non le era imputabile neppure in via di rivalsa. Il motivo è infondato.
La Corte d'Appello ha affermato che la domanda di manleva va rigettata perché la Tir Air Cargo non ha provato l'esistenza e la natura del contratto intercorso con il terzo, dal quale far discendere la garanzia invocata.
La giustificazione, pur sinteticamente formulata, è da un lato giuridicamente corretta, perché afferma la necessità che la garanzia debba discendere da un contratto e che lo stesso vada provato.
Dall'altro fa riferimento all'avvenuto accertamento negativo circa la prova del medesimo contratto e dunque ad accertamento di fatto non sindacabile in questa sede.
L'infondatezza dei quattro mezzi d'impugnazione comporta il rigetto del ricorso principale sulle cui spese si provvede come in dispositivo.
La controricorrente Laura Liguori ha chiesto a questa Corte (per il caso di rigetto da parte della Corte d'Appello di Napoli del ricorso per la correzione di errore materiale) di rimettere la causa alla stessa Corte d'Appello "per fissare nel dispositivo il concreto comando giudiziale".
La decisione di rigettare il ricorso principale comporta l'assorbimento di quello "incidentale subordinato".
La Corte riunisce i ricorsi. Rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito l'incidentale. Condanna parte ricorrente alla spese del giudizio di cassazione che liquida in complessivi Euro 2.600,00, di cui Euro 2500,00 per onorari, oltre rimborso forfettario delle spese generali ed accessori come per legge.