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Timestamp: 2019-08-24 09:16:31+00:00
Document Index: 120282467

Matched Legal Cases: ['art. 809', 'sentenza\n', 'art. 809', 'art. 809', 'art. 829', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 809', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2259', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 809', 'art. 810', 'sentenza ']

Art. 809 codice di procedura civile - Numero degli arbitri - Brocardi.it
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Articolo 809 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 809 Codice di procedura civile
La convenzione d'arbitrato deve contenere la nomina degli arbitri oppure stabilire il numero di essi e il modo di nominarli(1) (2).
In caso d'indicazione di un numero pari di arbitri, un ulteriore arbitro, se le parti non hanno diversamente convenuto, è nominato dal presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. Se manca l'indicazione del numero degli arbitri e le parti non si accordano al riguardo, gli arbitri sono tre e, in mancanza di nomina, se le parti non hanno diversamente convenuto, provvede il presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810 (3).
(1) Secondo il disposto della norma in esame le parti possono nominare uno o più arbitri, purchè sempre in numero dispari. Questo assicura che il collegio arbitrale giunga in ogni caso ad una decisione, evitando situazioni di stallo. La nomina degli arbitri deve avvenire
sin dal momento della costituzione del collegio, con la conseguenza che non viene considerata valida la clausola compromissoria che affidi la soluzione di possibili controversie a due arbitri e preveda la nomina di un terzo arbitro, da parte dei due arbitri già nominati, unicamente in via del tutto eventuale e subordinata, per il caso di disaccordo di questi ultimi nel giudizio da emettere.
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Nota n. (id: 9811)
Nota n. (id: 9812)
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(2) Per procedere alla nomina è necessario che nella convenzione d'arbitrato siano segnalate le generalità o le indicazioni sufficienti per una loro chiara indicazione. Le parti possono attribuire ad un terzo o all'autorità giudiziaria, purchè siano in ogni caso indicati il numero degli arbitri e le modalità della nomina. La nomina deve essere effettuata dalla parte personalmente o dal suo rappresentante legale, ma non dal difensore munito di semplice procura alle liti e deve essere effettuata per iscritto.
(3) Sono le parti stesse a concordare la nomina degli arbitri o le modalità per nominarli. Questo è espressione del fondamentale principio di imparzialità, pertanto la designazione degli arbitri non può essere rimessa all'arbitrio di uno solo dei contendenti.
Scopo della norma è quello di garantire l'operatività e l'imparzialità del collegio arbitrale: l'operatività viene espressa dall'obbligo di nominare un numero dispari di arbitri e consente di arrivare sempre e comunque a una decisione, mentre l'imparzialità viene soddisfatta dalla cooperazione di entrambe le parti alla nomina degli arbitri, necessaria premessa contro abusi della parte più forte.
Massime relative all'art. 809 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 19994/2004
In tema di arbitrato, la clausola compromissoria che stabilisca un modo di nomina degli arbitri di impossibile attuazione pratica, è nulla ai sensi dell'art. 809, secondo e terzo comma, c.p.c., ma ciò non comporta l'inesistenza del lodo arbitrale, che si verifica invece nelle sole ipotesi in cui, per inesistenza del compromesso o della clausola compromissoria, o per essere la materia affidata alla decisione degli arbitri estranea a quelle suscettibili di formare oggetto di compromesso, viene a mancare in radice la potestas decidendi, costituendo, quindi, la pronuncia arbitrale una vera e propria usurpazione di potere. Al di fuori di tali ipotesi, le eventuali difformità dai requisiti e dalle forme del giudizio arbitrale possono provocare solo la nullità del lodo che, una volta rilevata, non impedisce il passaggio alla fase rescissoria per l'accertamento della eventuale nullità del compromesso prevista dall'art. 829, primo comma, n. 1, c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19994 del 7 ottobre 2004)
Cass. civ. n. 15134/2000
La nomina dell'arbitro, quale atto negoziale di integrazione del compromesso e della clausola compromissoria, deve essere fatta personalmente dalle parti — o da procuratore munito del relativo potere negoziale —, mentre la procura alle liti relativa al giudizio arbitrale non legittima il difensore alla nomina dell'arbitro nell'interesse del suo assistito (non potendo la stessa essere configurata, di per sé, come mandato speciale rispetto alla nomina), a meno che, in essa, non possa ravvisarsi anche un mandato a procedere a tale designazione, e salva sempre la facoltà di ratifica da parte dell'interessato (con conseguente sanatoria del vizio della designazione), che non può desumersi automaticamente dal mero conferimento della procura, necessitando, a sua volta, del concorso di altri elementi di fatto (la cui valutazione è, peraltro, di esclusiva competenza del giudice di merito).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 15134 del 23 novembre 2000)
Cass. civ. n. 4831/1997
Se più parti hanno contrattualmente stabilito di devolvere la decisione di determinate controversie tra le stesse alla competenza di un collegio arbitrale costituito da tre arbitri, da nominare ai sensi dell'art. 809 c.p.c., tale clausola compromissoria è valida se si accerta, a posteriori e in base al petitum e alla causa petendi, che i centri di interesse sono polarizzati in due soli gruppi omogenei, ossia sostanzialmente in due parti, sì da giustificare l'applicazione di un meccanismo binario per la nomina degli arbitri.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4831 del 30 maggio 1997)
Cass. civ. n. 8608/1990
È valida la clausola compromissoria per arbitrato rituale con la quale le parti rimettano ad un terzo, già identificato nella clausola stessa, la nomina di uno degli arbitri, in quanto ciò soddisfa l'esigenza dell'accordo in ordine al meccanismo di designazione, dovendosi esso ritenere perfezionato con l'assenso dato al negozio, il quale implica anche adesione alla clausola che contempla la composizione del collegio arbitrale e le modalità della sua costituzione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8608 del 23 agosto 1990)
Cass. civ. n. 2983/1988
La clausola compromissoria cosiddetta binaria, che devolva determinate controversie alla decisione di tre arbitri, due dei quali da nominare da ciascuna delle parti, ed il terzo, in caso di disaccordo, dal presidente del tribunale, può trovare applicazione in una lite con pluralità di parti, e, quindi, può configurare una deroga convenzionale alla competenza dell'autorità giudiziaria, solo quando, in base ad una valutazione da compiersi — a posteriori — risulti lo spontaneo raggruppamento degli interessi in gioco in due soli gruppi omogenei e contrapposti, cioè in due sole parti sostanziali, e sempreché tale raggruppamento sia compatibile con il tipo di azione proposta in giudizio, in quanto, ove l'azione stessa, secondo la generale e astratta previsione del legislatore, introduca un litisconsorzio necessariamente caratterizzato dalla presenza di più di due centri autonomi di interessi, non riconducibili nella suddetta previsione bipolare, resta irrilevante ogni eventuale anomalo affiancamento degli atteggiamenti difensivi di parti contrapposte, derivante da valutazioni peculiari estranee alla struttura ed alla regolamentazione normativa dell'azione medesima. Pertanto deve escludersi l'operatività di quella clausola con riguardo alla controversia promossa da uno o più soci di una società di persone, a norma dell'art. 2259 terzo comma c.c., per conseguire la revoca dell'amministratore in relazione a fatti di cattiva gestione in pregiudizio della società, poiché, rispetto a tale domanda, l'amministratore revocando e la società (ovvero, in difetto di vocatio della stessa, tutti gli altri soci), ancorché assumano in concreto un atteggiamento di comune difesa, costituiscono due parti necessariamente distinte, alla stregua della sopra indicata valutazione della natura intrinseca della domanda stessa, in quanto portatrici di interessi contrapposti, sicché la lite acquista una consistenza almeno tripolare, ostativa alla applicabilità del meccanismo binario di nomina degli arbitri.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2983 del 15 aprile 1988)
Cass. civ. n. 6925/1983
Il requisito dell'identificazione dell'arbitro o degli arbitri chiamati a pronunciarsi su una determinata controversia, affinché una clausola compromissoria per arbitrato estero possa introdurre una valida deroga alla giurisdizione del giudice italiano, non può essere escluso per il fatto che la clausola medesima faccia generico riferimento ad organi di associazioni internazionali di categoria, ove si tratti di organi preesistenti o permanenti, con composizione predeterminata secondo gli accordi generali che regolano quelle associazioni, sicché, anche alla stregua della prassi commerciale internazionale, non vi siano dubbi sull'individuazione del collegio arbitrale (nella specie, in un rapporto di compravendita di pelli, l'International council of hide and skin sellers in Londra).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 6925 del 21 novembre 1983)
Cass. civ. n. 5489/1982
La clausola compromissoria che prevede la nomina del terzo arbitro mediante «accordo delle parti», non è affetta da nullità, ai sensi dell'art. 809 c.p.c., per mancata determinazione delle modalità di nomina di tale arbitro, tenuto conto che la nomina stessa non risulta di impossibile attuazione pratica, perché, in difetto di accordo, trova applicazione analogica l'art. 810 c.p.c., non conseguente possibilità per le parti di chiedere che essa venga effettuata dal presidente del tribunale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5489 del 21 ottobre 1982)