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Timestamp: 2018-09-21 06:58:47+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 6', 'art. 155', 'art. 6', 'art. 315', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 315', 'art. 68', 'art. 68']

Cos'è l'affido condiviso dei figli con alternanza dei genitori?
Cos’è l’affido condiviso dei figli con alternanza dei genitori?
16 febbraio 2017 | Autore: Raffaella Mari
> Donna e famiglia Pubblicato il 16 febbraio 2017
Con il termine «collocamento invariato» o «affido condiviso dei figli con alternanza dei genitori» si intende l’accordo tra coniugi separati con cui si dispone che i figli rimangano sempre nello stesso ambiente domestico, quello in cui sono cresciuti, mentre a cambiare casa sono periodicamente i genitori.
Siamo abituati a un modello di separazione con collocamento prevalente dei figli presso uno solo dei genitori: ove quest’ultimo vive i figli fissano anche la propria residenza, mentre l’altro genitore – quello non collocatario – si limita ad esercitare settimanalmente il proprio diritto di visita, con possibilità, in occasione delle festività annuali, di tenerli presso di sé secondo alternanze – prestabilite anticipatamente – con l’ex. Accanto però a questo sistema si sta diffondendo anche il cosiddetto «collocamento invariato» (anche detto «affido condiviso dei figli con alternanza dei genitori»). Con tale termine si intende l’accordo – fissato dai genitori con il verbale di separazione consensuale – con cui questi stabiliscono che i figli vivano sempre nella stessa casa, quella ove sono cresciuti, e a spostarsi periodicamente siano invece i genitori. In questo modo si evitano ai ragazzi continui spostamenti di domicilio che potrebbero comportare disagi di varia natura.
Con il «collocamento invariato» o «affido condiviso dei figli con alternanza dei genitori», i figli restano nell’ambiente domestico nel quale sono cresciuti conservando le proprie abitudini e i propri interessi, mentre i genitori si muovono da casa.
Tale soluzione è stata sperimentata, per la prima volta, dal Tribunale dei Minori di Trieste nel 2012 [1]. La sentenza “pilota” ha decretato l’affidamento alternato di una figlia di 4 anni, stabilendo che i genitori, a turno e per una settimana ciascuno, si prendessero cura di lei trasferendosi nell’ex casa familiare. Nel caso di specie, quindi, non c’è stato alcun accordo preventivo dei coniugi: non si è trattato di una separazione consensuale ma giudiziale. La scelta è stata quindi disposta di imperio dal giudice.
Il secondo aspetto importante della sentenza riguarda la casa che non è stata assegnata a uno solo dei due coniugi (quello che convive con i minori), ma ad entrambi. In questo modo si evitano anche quelle soluzioni forzate in cui il proprietario dell’immobile deve lasciare l’appartamento a favore dell’ex che vi si stabilisce di norma per diversi anni, senza pagare l’eventuale mutuo.
A questa pronuncia ne sono seguite altre. Tutti i giudici hanno convenuto sulla possibilità di disporre il collocamento invariato a condizione che esso non contrasti l’interesse del figlio minore [2].
Il tribunale di Varese [2] ha stabilito che ognuno dei genitori eserciti l’ordinaria amministrazione sui figli nel periodo di competenza, mentre devono essere adottate congiuntamente le scelte principali, come quella in campo scolastico, sanitario e religioso, e, comunque rilevanti per la crescita dei figli.
Madre e padre si dividono poi gli eventuali assegni familiari, nonché le spese del mutuo per la casa e le spese straordinarie.
Anche il Tribunale di Bologna ha optato per il collocamento invariato in caso di separazione dei coniugi [3]: il giudice ha disposto che i minori fossero affidati ad entrambi i genitori i quali si sarebbero dovuti alternare, di settimana in settimana, nella casa familiare (di proprietà esclusiva della madre). Nello stesso senso, il Tribunale di Palermo [4] che però ha preferito una soluzione più a lungo termine, dove l’alternanza dei genitori nella casa era ogni 21 giorni.
In ultimo si segnala il precedente del Tribunale di Milano [5] che ha deciso per il collocamento invariato anche in una situazione di coppia di conviventi di fatto, quindi in assenza di matrimonio.
[1] Trib. Min. Trieste, sent. del 29.02.2012.
[2] Trib. Milano sent. del 13.06.2013, Trib. Varese sent. n. 158 del 24.01.2013.
[3] Trib. Bologna sent. del 15.02.2005.
[4] Trib. Palermo, sent. del 27.03.2007. «Al fine di consentire un armonico sviluppo dei rapporti tra i figli ed entrambi i genitori e al tempo stesso attenuare la conflittualità incentrata sull’utilizzo della casa coniugale, il giudice istruttore della causa di separazione, a modifica dei provvedimenti provvisori, può affidare i figli ad entrambi i genitori, fissare la residenza stabile dei minori presso la casa familiare e disporre l’assegnazione alternata della casa familiare prima all’uno e poi all’altro dei genitori (nella specie, il giudice istruttore ha assegnato la casa familiare per periodi alterni di ventun giorni consecutivi prima alla madre e poi al padre, rinviando la causa ad altra udienza per verificare la compatibilità del nuovo assetto dei rapporti tra i genitori con le esigenze dei figli)».
[5] Trib. Milano, sent. n. 4380/2008.
Tribunale Minori Trieste, sentenza del 29 febbraio 2012
Il Tribunale, riunito in camera di consiglio nella seguente composizione:
decidendo sul ricorso presentato in data 31.10.2011 dalla sig.ra XX, ricorrente, con l’avv. dom. E. Fabretto del Foro di Udine, per l’affido ed il mantenimento della figlia naturale xx, nata a Palmanova l’…1996, riconosciuta fin dalla nascita da entrambi i genitori;
avuta la costituzione dell’altro genitore naturale, sig. XY, resistente, con l’avv. dom. F. Simonetti del Foro di Gorizia;
comunicato il ricorso al PMM per il suo intervento (non seguìto);
preso atto che i suddetti genitori hanno risolto la loro convivenza;
che, all’esito dell’audizione personale delle parti, della minore e dell’istruttoria documentale, la ricorrente ha così concluso:
1) La figlia minore xx venga affidata ad entrambi i genitori, con residenza anagrafica fissata presso la madre in …..;
2) Venga posto a carico del padre sig. XY il versamento di un assegno mensile di euro 400,00.- a titolo di mantenimento della figlia minore xx, ovvero quella maggiore o minor somma ritenuta di giustizia. Detta somma dovrà essere versata sul conto corrente della madre entro il 5 di ciascun mese e sarà soggetta a rivalutazione Istat annuale.
3) Venga altresì disposto a carico del sig. XY l’obbligo di provvedere al rimborso del 50% delle spese mediche, scolastiche, ricreative e straordinarie sostenute dalla sig.ra XX nell’interesse della minore, purché documentate. Detti importi dovranno essere versati sul conto corrente della madre entro il 5 del mese successivo all’esibizione della documentazione relativa alle spese sostenute.
4) che, quanto al regime di visita, il padre, nei periodi di permanenza in Italia e compatibilmente con gli impegni e gli interessi della minore possa tenere la figlia presso di sé un pomeriggio a settimana da concordare di volta in volta, dall’uscita della minore da scuola alle ore 14.00 fino alle ore 21.00, provvedendo a somministrarle la cena. Il padre potrà altresì trascorrere con la minore un week-end al mese prelevandola dalla casa materna alle ore 14.00 del sabato fino alle ore 21.00 della domenica previa somministrazione della cena. Qualora i rapporti padre-figlia, attualmente incrinati per le ragioni esposte in premessa ai punti n. 9 e 10, dovessero migliorare e, comunque, laddove la minore stessa ne esprimesse il desiderio, i pernotti mensili presso l’abitazione paterna potranno essere gradualmente aumentati fino ad un numero massimo di tre, comunque secondo le regole dell’alternanza. Nel corso delle visite, è fatto obbligo al sig. XY di presenziare alle stesse per tutta la loro durata e di non affidare la figlia minore a terzi estranei, anche se famigliari, che non parlino o non comprendano la lingua italiana.
5) Qualora il sig. XY si trovi in Italia durante le festività natalizie e/o pasquali, la minore xx potrà trascorrere con il padre il giorno di Natale e la domenica di Pasqua a condizione che la minore stessa vi consenta e, comunque, previo accordo con la madre. Circa le vacanze estive, il padre potrà trascorrere con la minore una settimana consecutiva previo accordo con la madre per le date ed il luogo di destinazione, nel rispetto degli interessi e delle esigenze della minore stessa.
6) Sia fatto obbligo per entrambi i genitori di comunicare all’altro ogni cambiamento di residenza o domicilio – ivi compreso l’indirizzo ed i recapiti telefonici presso i quali il sig. XY intende rendersi reperibile durante la sua attuale permanenza in Africa – nonché il recapito dei luoghi di villeggiatura in cui si recheranno con la minore. Sia fatto altresì obbligo per entrambi la concessione delle autorizzazioni necessarie per il rilascio e/o rinnovo dei documenti della figlia minore validi per l’espatrio, alla cui custodia si autorizza la madre sig.ra XX quale genitore collocatario ai fini della residenza anagrafica.
7) Con vittoria di spese e compensi di lite;
mentre il resistente ha così concluso:
1- in parziale riforma del provvedimento presidenziale del 21.12.2011 porre a carico del padre XY la corresponsione mensile a titolo di contributo al mantenimento della somma pari ad euro 180,00;
2- determinare le modalità e gli orari di visita della minore xx da parte del padre, previa adozione dei provvedimenti ritenuti necessari dopo aver valutato i contenuti dell’audizione della minore;
3- ordinare ad entrambi i genitori di concedere le autorizzazioni necessarie per il rilascio/rinnovo dei documenti validi per l’espatrio”.
Nulla quaestio in punto permanenza del collocamento della minore presso la madre a … (GO), di congiunta richiesta e corrispondente alla situazione di fatto.
L’affido condiviso, è stato richiesto da entrambi i genitori. Tuttavia non è stato contestato il fatto, esposto dalla ricorrente con allegato a verbale dd. 16-02-2012, del trasferimento del padre in Africa per lavoro, non concordato con la madre della minore, né accompagnato da immediata comunicazione di recapiti o indirizzi.
Orbene, benché la distanza non sia in sé un ostacolo all’esercizio in comune della potestà (nel che consta l’affido condiviso), lo è la condotta del genitore che allontanandosi permanentemente (o per lungo periodo), non dia immediatamente modo di rendersi prontamente reperibile e raggiungibile in ogni momento e per ogni necessità della prole, da parte dell’altro genitore e della prole stessa. Un tanto comporta l’affidamento esclusivo all’altro genitore, collocatario.
Per quanto riguarda il mantenimento a carico del padre, considerata l’età della minore; che in corso di causa è emerso che egli svolge un’attività lavorativa saltuaria, che da pochi mesi ha avuto dalla sua attuale moglie un ulteriore figlio (quindi due oltre a xx); considerate le sue capacità reddituali astratte e potenziale, desumibili dal fatto (incontroverso) che egli ha svolto attività di artigiano falegname e che, dunque, pur tenuto conto della sua documentata situazione lombalgica, ne ha l’attitudine, indipendentemente da attuali o future eventuali parentesi di inoccupazione; tanto premesso il Collegio ritiene che egli debba assicurare alla figlia xx un contributo di mantenimento non inferiore a quello indicato a dispositivo.
Considerata l’età e la maturità dimostrata (nella sua audizione) dalla minore, inoltre, il Collegio ritiene di doverla lasciare libera di determinare, in accordo col padre e con la madre le cadenze e le modalità delle sue frequentazioni col genitore.
Costituisce obbligo di legge per ciascun genitore comunicare all’altro i propri recapiti.
N.L.P. in ordine all’autorizzazione all’espatrio, stante il reciproco attuale consenso.
Spese di lite compensate, stanti le reciproche soccombenze.
– dispone l’affidamento esclusivo della minore xx alla madre XX;
– libera frequentazione padre-figlia, secondo le determinazioni di quest’ultima, possibilmente in accordo con i genitori.
– pone a carico del sig. XY l’obbligo di contribuire al mantenimento della suddetta figlia, mediante il versamento alla sig.ra XX, entro il giorno 5 di ogni mese, della somma di € 300,00 -rivalutabile secondo legge – oltre al 50% delle spese straordinarie concordate (ivi comprese quelle scolastiche e ricreative). Escluse dal previo accordo quelle sanitarie prescritte dal medico, ove non coperte dal SSN;
– Spese di lite compensate.
Si comunichi ai fax (040/635527; 0481/62351), al PMM e al G.T. di Gorizia ex artt. 51 disp. att. cod. civ. e 337 cod. civ.
Tribunale Varese, sentenza n. 158 del 24.01.2013.
La questione centrale del contendere riguarda il collocamento del figlio minore della coppia,… (14 anni), al centro delle contestazioni della madre, secondo la quale il fanciullo sarebbe stato oggetto di indebiti condizionamenti, al punto da allontanarsi dalla figura genitoriale. Al fine di arricchire gli elementi di giudizio, è imprescindibile l’audizione del minore, tenuto conto della sua età e delle ricostruzioni fattuali opposte, offerte dall’uno e dall’altro genitore.
L’audizione del minore rappresenta un adempimento obbligatorio nel procedimento in cui il giudice debba decidere in ordine a situazioni di diretto interesse del fanciullo (art. 155-sexies comma I c.c.). La Suprema Corte di Cassazione, con l’intervento a Sezioni Unite del 21 ottobre 2009 (v. Cass. civ., Sez. Unite, 21 ottobre 2009 n. 22238, Pres. Carbone, rel. Forte) ha, in tal senso, affermato che, in relazione all’art. 6 della Convenzione di Strasburgo, ratificata dalla legge n. 77 del 2003 e all’art. 155 sexies c.c., introdotto dalla Legge 8 febbraio 2006 n. 54, si deve ritenere necessaria l’audizione del minore del cui affidamento deve disporsi, salvo che tale ascolto possa essere in contrasto con i suoi interessi fondamentali e dovendosi motivare l’eventuale assenza di discernimento dei minori che possa giustificarne l’omesso ascolto. Nella fattispecie oggetto dell’intervento delle Sezioni Unite, la Suprema Corte ha affermato che l’audizione dei minori nelle procedure giudiziarie che li riguardano e in ordine al loro affidamento ai genitori è divenuta obbligatoria con l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo sullo esercizio dei diritti del fanciullo del 1996, ratificata con la legge n. 77 del 2003 – v. Cass. 16 aprile 2007 n. 9094 e 18 marzo 2006 n. 6081 – per cui ad essa deve procedersi, salvo che possa arrecare danno al minore stesso, come risulta dal testo della norma sovranazionale e dalla giurisprudenza di legittimità – v. Cass. civ. n. 16753 del 2007. La citata Convenzione di Strasburgo prevede che ogni decisione relativa ai minori indichi le fonti di informazioni da cui ha tratto le conclusioni che giustificano il provvedimento adottato anche in forma di decreto, nel quale deve, tenersi conto della opinione espressa dai minori, previa informazione a costoro delle istanze dei genitori nei loro riguardi e consultandoli personalmente sulle eventuali statuizioni da emettere, salvo che l’ascolto o l’audizione siano dannosi per gli interessi superiori dei minori stessi – in tal senso Cass., ord. 26 aprile 2007 n. 9094 e la giurisprudenza sopra richiamata. L’importanza dell’audizione è, peraltro, ribadita nelle “Linee guida del Consiglio d’Europa per una giustizia a misura di bambino”, adottate dal Comitato dei Ministri il 17 novembre 2010, dove, nella sezione III, lett. A, è rimarcato il diritto del minore ad avere la possibilità di esprimere la propria opinione nell’ambito dei procedimenti che lo riguardano. Nella sezione IV, lett. D è, poi, sancito, al punto 3, in modo particolarmente cogente, il diritto del minore di essere ascoltato: “i giudici dovrebbero rispettare il diritto dei minori ad essere ascoltati in tutte le questioni che li riguardano”.
Non può, infine, essere trascurata la recente modifica introdotta dalla Legge 10 dicembre 2012, n. 219 che ha inserito, nel codice civile, il nuovo art. 315-bis in cui si prevede, al comma II, che “il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”. A prima lettura, la norma potrebbe essere ricondotta tout court alla già esistente previsione di cui all’art. 155-sexies c.c., ma, in realtà, si tratta di una tipizzazione normativa che si differenzia dalla previsione legislativa appena citata: l’art. 155-sexies c.c. tratteggia il “dovere” del giudice di ascoltare il minore; l’art. 315-bis c.c. delinea il “diritto” del minore ad essere ascoltato dal giudice, così guardando al fanciullo non come semplice oggetto di protezione ma come vero e proprio soggetto di diritto, a cui va data voce nel momento conflittuale della crisi familiare.
In ordine alle modalità di audizione, si reputa opportuno delegare l’incombente ad un esperto in psicologia infantile, tenuto conto dell’opportunità di evitare che l’ascolto del fanciullo venga effettuato senza una adeguata competenza nell’accertamento della capacità di discernimento e ritenuto maggiormente tutelante, evitare al fanciullo di esprimere la sua opinione nella sede del tribunale.
Visti gli art. 68, 191, c.p.c.
NOMINA ausiliario del giudice, il dr. (…), esperto in psicologia infantile, iscritto all’Albo dei CTU, affinché provveda all’audizione indiretta della prole minore di età indagando la opinione del minore circa i seguenti temi: 1) luogo in cui con preferenza trascorre il suo tempo e pernotta; luogo in cui, dunque, preferirebbe avere residenza/domicilio; 2) tempi di visita e frequenza del genitore con cui non risiede; 3) “redazione” con il consulente di un modulo di diritto di visita che condivide; 4) altre esplicite richieste al giudice.
Visti gli art. 68 c.p.c., 155-sexies, comma I
DELEGA il dr. (…) affinché, in caso di accertata capacità di discernimento del minore e nella ritenuta assenza di rischi di pregiudizio, ascolti il bambino (cd. audizione indiretta) al fine di ottenere la sua opinione su quanto di cui sopra.
Fissa l’udienza in data 14 febbraio 2013 ore 9.00 per il giuramento dell’ausiliario, che presenterà al giudice, nel contraddittorio con le parti, un piano/programma che indichi la metodologia che intende seguire per l’audizione indiretta, di cui comunque dovrà essere redatta apposita relazione.
MANDA alla cancelleria perché l’odierna ordinanza sia comunicata all’ausiliario ed alle parti.