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SEN. DONATELLA PORETTI » Introduzione dell’azione giudiziaria collettiva. Ddl 131 » Print
Posted By Donatella On 29 aprile 2008 @ 13:47 In Disegni di legge | 2 Comments
Nella precedente legislatura è stato introdotto un modello di azione collettiva chiaramente inefficace a tutelare i diritti dei consumatori e molto criticato da tutti gli addetti ai lavori. Si stabilisce il principio -anticostituzionale- che l’accesso alla giustizia non e’ per tutti: solo il cittadino consumatore puo’ partecipare ad una class action, mentre tutti coloro che intendono tutelare i propri interessi nello svolgimento della propria attivita’ lavorativa, ne sono esclusi (forse un contratto presunto truffaldino con un gestore telefonico o l’acquisto, a suo tempo, di un’azione o bond come Cirio o Parmalat, per esempio, non puo’ riguardare anche un artigiano o un professionista?). Inoltre si stabilisce che, per l’indennizzo dopo sentenza favorevole, il ricorrente debba adire un tentativo di conciliazione con la parte perdente e, in caso di risultato negativo o non soddisfacente, proseguire in giudizio secondo l’ordinamento civilistico abituale: procedura che, prevedendo di fatto una durata di decenni, svilisce e rende poco interessante il ricorso a questo tipo di azione collettiva.
Il presente disegno di legge, elaborato in collaborazione con l’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), vuole introdurre una azione giudiziaria collettiva che tuteli i diritti dei soggetti coinvolti da illeciti plurioffensivi (articolo 1), traendo spunto dall’esperienza dei Paesi di common law (la c.d. class action) e rendere lo strumento compatibile con i principi del nostro ordinamento giuridico.
I teorici e i pratici del diritto si interrogano su come organizzare e disciplinare in una moderna democrazia modelli giurisdizionali equi ed efficienti. La tradizione segna il passo ed ha spesso limiti rispetto a modelli che richiedono invece maggiore funzionalità. Abbiamo ereditato una tutela giurisdizionale incentrata sulla materia penale e poco diffusa in materia civilistica. Da qui l’esigenza, a fini di funzionalità, di rivedere tali equilibri della tutela giudiziaria, sì da rendere più contenuta e razionale la risposta penalistica e, viceversa, per arricchire la tutela sul fronte civilistico: la democrazia di una società cresce implementando e incrementando i diritti dei cittadini.
Le azioni giudiziarie collettive cercano di corrispondere a queste esigenze teoriche e di politica del diritto. Per un verso intendono arricchire i diritti; per altro verso inseriscono, nell’ambito delle tutele di questi diritti, uno strumento nuovo e incisivo. Queste azioni, inoltre, possono essere strumenti di deterrenza e prevenzione degli illeciti plurioffensivi. L’azione giudiziaria collettiva, oltre a diminuire i costi della giustizia, riduce il contenzioso, contribuendo alla certezza del diritto.
L’articolo 2 definisce i termini specifici relativi all’azione collettiva:
“azione collettiva”, come attività giudiziaria finalizzata all’accertamento delle responsabilità che provochino un danno e al conseguente risarcimento; “classe”, come l’insieme dei soggetti danneggiati; “promotore della classe”, vale a dire il rappresentante della classe; “curatore amministrativo”, quale consulente nominato dal Tribunale, che ha il compito di raccogliere le istanze e procedere al riparto del risarcimento; “illecito plurioffensivo”, come atto illecito lesivo di un diritto di una pluralità di soggetti.
- L’introduzione del concetto di “danno punitivo” (previsto dall’articolo 12), attraverso il quale si restituisce ai danneggiati da un illecito plurioffensivo, non solo il danno emergente ed il lucro cessante, ma anche l’eventuale maggior profitto realizzato attraverso l’illecito. Il “danno punitivo” ha la duplice funzione di riequilibrare quanto causato dagli illeciti plurioffensivi e rendere non convenienti questi atti.
- Incentivare anche sul piano economico l’utilizzo dello strumento. Per questo è necessario eliminare qualunque rischio legale per i cittadini che aderiscono all’azione collettiva. Per i professionisti che seguiranno queste azioni giudiziarie è bene che sia disincentivato l’avvio pretestuoso e, al contempo, incentivate -anche economicamente- quelle meritevoli. Questo è disciplinato dagli articoli 15 e 16.
- L’automatismo fra sentenza e risarcimento del danno. Viene istituito il “curatore amministrativo”, nominato dal Giudice, il quale ha il compito –fra l’altro– di procedere all’esecuzione materiale della sentenza rimborsando direttamente i cittadini iscritti alla classe (articoli 8 e 14).
- La normatura di eventuali abusi. Nell’articolo 7 si prevede un filtro sull’ammissibilità di tali azioni. Il giudice dovrà valutare ed accertare (come già nei provvedimenti cautelari) la sussistenza del fumus boni iuris prima di avviare il procedimento.
- La quasi totalità delle class action negli Usa (Paese in cui è molto usato questo tipo di procedimento) si concludono con una transazione che, talvolta, è progettata più a misura degli studi legali che non a beneficio della classe. Per ovviarvi, il presente progetto di legge prevede che la transazione, affinché sia efficace, debba essere sottoposta a votazione di tutti i membri della classe, indetta dal curatore amministrativo (articolo 11). Questo passaggio obbligherà i soggetti che gestiranno le transazioni all’interno delle azioni collettive a proporre forme di mediazione più favorevoli per la classe.
Sul piano più strettamente processuale l’azione collettiva è avviata da un’istanza (articolo 4) presentata da chiunque ne abbia interesse (o da associazioni rappresentative congiuntamente con almeno un avente diritto). Nel caso in cui più soggetti desiderino proporsi come promotori dell’azione collettiva (articolo 6), il Giudice potrà scegliere il promotore più rappresentativo anche tenendo conto di possibili conflitti d’interesse e della qualità degli atti presentati a tutela degli interessi della classe.
- Il primo passaggio è il decreto con il quale il Giudice ammette o rifiuta l’azione stessa (articolo 7). Il Giudice vi dispone una serie di atti provenienti sia dal convenuto (articolo 5) che dai candidati promotori della classe che gli consentono di esperire un primo, sommario, giudizio.
In caso di ammissione, il giudice stabilisce, nello stesso decreto, gli elementi per il prosieguo dell’azione (primi fra tutti: il promotore della classe scelto e la stessa definizione di classe).
A seguito dell’eventuale decreto di ammissione, gli appartenenti alla classe possono iniziare a chiedere al curatore amministrativo di essere inseriti nell’elenco dei partecipanti alla classe stessa (articolo 9). La scelta é libera e non viene precluso il diritto di ciascun cittadino di tutelare direttamente i propri diritti.
- Il secondo passaggio riguarda la modalità di esecuzione della sentenza. Quest’ultima disciplina le modalità con le quali il curatore amministrativo deve provvedere al risarcimento di ogni componente della classe (articolo 14).
Infine, il presente progetto di legge interviene sulla questione della pubblicità ingannevole, problema strettamente connesso con le azioni collettive. Per le grandi aziende, spesso, è più conveniente realizzare messaggi pubblicitari ingannevoli, grazie ai quali, pur pagando le relative sanzioni, incrementano le vendite dei loro prodotti. I consumatori che fanno un contratto sulla base di queste pubblicità, di fatto, non hanno strumenti per una adeguata tutela: rivolgersi singolarmente davanti al giudice sarebbe oneroso, sia per gli elevati costi, che per l’onere di dimostrare che la pubblicità ingannevole li ha indotti in errore. L’articolo 13 del presente progetto, consente di avviare azioni collettive contro i produttori di beni e servizi pubblicizzati ingannevolmente e di chiedere la nullità dei contratti sottoscritti dopo la diffusione dei messaggi sanzionati dall’autorità competente. La condanna di pubblicità ingannevole avrebbe così effetti per tutti i consumatori di questi beni e servizi.
Infine l’articolo 18 abroga l’art. 141-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.
Art. 1. Finalità La presente legge introduce nell’ordinamento giuridico italiano lo strumento processuale dell’azione collettiva al fine di tutelare i diritti dei soggetti coinvolti da illeciti plurioffensivi e disincentivare la progettazione ed il compimento degli stessi illeciti.
a) “azione collettiva”: l’azione giudiziaria finalizzata all’accertamento di responsabilità contrattuali e/o extracontrattuali ed alla condanna al risarcimento del danno e/o alla restituzione di somme di denaro ad una pluralità di soggetti;
b) “classe”: l’insieme dei soggetti danneggiati univocamente identificabili attraverso la definizione della classe decretata dal Giudice ed iscritti nell’apposito elenco tenuto dal curatore amministrativo;
d) “curatore amministrativo”: il consulente nominato dal Tribunale che ha il compito di raccogliere tutte le istanze di iscrizione alla classe e di procedere al riparto dell’eventuale risarcimento ottenuto dall’azione collettiva;
e) “illecito plurioffensivo”: atto o fatto illecito, omissione, inadempimento contrattuale o extracontrattuale lesivo di un diritto soggettivo o di un interesse meritevole di tutela giuridica di una pluralità di soggetti. L’illecito è plurioffensivo quando il medesimo atto, fatto, omissione o inadempimento leda contemporaneamente diritti e/o interessi di una pluralità di soggetti ovvero sia ripetuto, con simili modalità, nei confronti di una pluralità di soggetti.
3. Ciascun potenziale componente della classe che non intenda partecipare all’azione collettiva, o che abbia richiesto di essere escluso, ai sensi dell’articolo 9, comma 4, può avviare un’azione giudiziaria contro il medesimo convenuto per i medesimi fatti. La pendenza di un’azione collettiva non costituisce litispendenza, ai fini dell’articolo 39 del Codice di procedura civile, per i soggetti che non abbiano, al momento dell’avvio dell’azione individuale, espressamente aderito all’azione collettiva.
1. L’istanza per l’ammissione dell’azione collettiva deve contenere, oltre alla trascrizione integrale della citazione che si intende notificare al convenuto o ai convenuti, completa di tutti gli elementi di cui all’articolo 163 del Codice di procedura civile:
a) l’indicazione del tribunale davanti al quale la domanda è proposta;
b) il nome, il cognome, la residenza, il luogo e la data di nascita del promotore della classe che si candida; il nome, il cognome e la residenza, o il domicilio o la dimora, del convenuto o dei convenuti. Se il promotore della classe o il convenuto sono una persona giuridica, un’associazione o un comitato, la citazione deve contenere la denominazione o la ditta, con l’indicazione dell’organo o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio;
f) in aggiunta a quanto previsto all’articolo 163 del Codice di procedura civile, una esposizione sommaria e riassuntiva dei fatti e degli elementi di diritto oggetto della domanda nonché delle domande proposte;
g) l’esposizione sommaria dei fatti e degli elementi di diritto oggetto della domanda;
h) l’elenco dei soggetti appartenenti alla classe che si richiede poter essere rappresentanti dal promotore della classe indicato alla precedente letterab; tale elenco deve contenere il nome, il cognome la residenza, il luogo, la data di nascita ed il danno documentabile.
i) per ciascun soggetto nominativamente indicato nell’elenco di cui alla precedente lettera h, deve essere allegata un’apposita domanda con la documentazione comprovante il danno lamentato.
2. L’istanza, sottoscritta a norma dell’articolo 125 del Codice di procedura civile, è consegnata dalla parte o dal procuratore all’ufficiale giudiziario, il quale la notifica alle parti convenute, a norma degli articoli 137 e seguenti del Codice di procedura civile. Entro 10 giorni dall’avvenuta notifica, l’istanza deve essere depositata in cancelleria in uno alla relativa documentazione e alla richiesta di iscrizione a ruolo; la stessa s’intende proposta il giorno del deposito per la notifica.
3. L’istanza produce gli effetti interruttivi della prescrizione, ai sensi dell’articolo 2945 del Codice civile, anche con riferimento ai diritti di tutti i singoli consumatori o utenti contenuti nell’elenco di cui al precedente comma 1, lettera h, o comunque identificabili sulla base dei criteri indicati nell’istanza stessa.
Art. 5. Opposizione all’istanza di ammissione dell’azione collettiva.
Il convenuto deve notificare alla controparte e depositare presso la cancelleria del Tribunale, entro 60 giorni dalla notifica di cui all’articolo 4, comma 2, l’eventuale opposizione all’istanza di ammissione dell’azione collettiva prendendo posizione in particolare sui requisiti per l’ammissibilità della stessa.
1. Avuta notizia dell’avvenuto deposito di un’istanza di azione collettiva, ciascun soggetto che vi abbia interesse può presentare, presso il medesimo Tribunale, una istanza contenente tutti gli elementi di cui all’articolo 4, al fine di supportare la prima istanza di azione collettiva e chiedere di essere nominato promotore della classe in vece del primo promotore. Nel caso in cui contro il medesimo convenuto vengano proposte una pluralità di istanze di azioni collettive in relazione ai medesimi fatti, vengono valutate, ai fini della nomina del promotore della classe, solo le istanze depositate in cancelleria entro 60 giorni dalla avvenuta pubblicazione dell’estratto di cui all’articolo 4, comma 4.
2. Entro 90 giorni dal deposito della prima istanza di azione collettiva, chiunque vi abbia interesse può depositare memoria integrativa, con particolare riferimento a possibili conflitti d’interesse che potrebbero essere ostativi alla scelta di uno o più promotori della classe.
Art. 7. Decreto sull’ammissibilità dell’azione collettiva
1. Ai fini dell’ammissibilità dell’azione collettiva il Giudice valutata:
c) la possibilità di determinare in modo oggettivo i componenti della classe, a cui si possono riferire le medesime argomentazioni in fatto e in diritto sostenute nell’atto introduttivo, attraverso una verifica documentale.
In caso di ammissione dell’azione collettiva il Giudice nomina il promotore della classe, il curatore amministrativo ed ammette il promotore della classe e la classe medesima al gratuito patrocinio nei limiti di cui all’articolo 15.
3. Il Presidente, entro il secondo giorno successivo alla presentazione del fascicolo, designa il Giudice relatore. Questi, entro 60 giorni dalla designazione, presenta al Collegio le proprie osservazioni; entro 5 giorni dalla presentazione, il Tribunale in composizione collegiale emette e deposita in cancelleria il decreto con il quale ammette o respinge l’azione collettiva e nomina il promotore della classe. Per comprovate ragioni, il Presidente può prorogare il termine a norma dell’articolo 154 del Codice di procedura civile.
4. In caso di ammissione dell’azione collettiva, il decreto deve contenere:
a) l’indicazione del promotore della classe scelto per l’azione collettiva; nel caso di una pluralità di istanze il Giudice motiva la scelta indicando i criteri utilizzati;
c) la nomina del curatore amministrativo dell’azione collettiva;
d) i termini al promotore della classe per la presentazione dell’atto di citazione di cui all’articolo 2 del Decreto legislativo 17 gennaio 2003, n.5;
2. Una volta conclusa l’azione collettiva, con sentenza o con atto transattivo stragiudiziale, il curatore amministrativo, ai fini dell’esecuzione della sentenza o dell’atto transattivo, ha il potere di rappresentare la classe davanti all’Autorità giudiziaria.
Art. 9. Elenco dei partecipanti all’azione collettiva
1. Il curatore amministrativo tiene un elenco dei soggetti appartenenti alla classe in base alla definizione contenuta nel decreto di ammissione dell’azione collettiva cui all’articolo 7.
2. Tutti coloro che desiderano partecipare all’azione collettiva, ad esclusione del promotore della classe che è iscritto di diritto, devono fare una apposita istanza scritta al curatore amministrativo secondo le modalità stabilite dallo stesso.
3. In caso di esclusione dalla classe, il curatore amministrativo deve motivare tale decisione con atto che può essere impugnato davanti al Giudice che ha emesso il decreto di ammissione dell’azione collettiva di cui all’articolo 7.
4. Entro 180 giorni dalla pubblicazione della sentenza, è possibile chiedere al curatore amministrativo di essere cancellati dall’elenco dei partecipanti all’azione collettiva.
2. Qualora vi siano i presupposti previsti dall’articolo 19 del Decreto legislativo 17 gennaio 2003, n.5, il promotore della classe può richiedere al Giudice l’applicazione del rito di cognizione sommaria.
1. Qualora le parti raggiungano un accordo transattivo, lo stesso ha valore solo nel caso in cui esso venga approvato dalla maggioranza dei partecipanti alla votazione indetta dal curatore amministrativo dell’azione collettiva.
2. Le parti informano il giudice ed il curatore amministrativo dell’accordo raggiunto.
4. Il curatore amministrativo fornisce a tutti i partecipanti alla classe una comunicazione con l’illustrazione dell’accordo raggiunto fra le parti e le modalità per esprimere il proprio voto, secondo le modalità indicate dal decreto di cui all’articolo 17.
7. Una volta acquisito il voto favorevole dei partecipanti alla classe, il curatore sottopone l’accordo medesimo al Giudice il quale, previa verifica della sua meritevolezza, lo approva definitivamente e trasmette al Collegio che emette sentenza nei termini di cui all’accordo stesso.
Art. 13. Pubblicità ingannevole Nelle azioni collettive, aventi ad oggetto prodotti o servizi venduti attraverso contratti conclusi secondo le modalità previste dall’articolo 1342 del Codice civile, la diffusione di messaggi pubblicitari ingannevoli, accertata dall’Autorità competente, rende nullo il contratto nei confronti di tutti i soggetti appartenenti alla classe che lo abbiano sottoscritto nel periodo di diffusione del messaggio pubblicitario ingannevole. La nullità può essere fatta valere solo dal promotore della classe.
2. Entro 180 giorni dalla pubblicazione della sentenza o dall’approvazione della transazione tutti coloro che hanno i requisiti per partecipare all’azione collettiva e che non l’avessero già fatto possono inoltrare al curatore amministrativo l’istanza di cui all’articolo 9, comma 1.
3. Trascorso il termine di cui al punto 2, il curatore amministrativo, entro 30 giorni, deposita in cancelleria una relazione con la quantificazione della somma complessiva necessaria per il risarcimento di tutti gli iscritti all’azione collettiva secondo i criteri indicati nella sentenza di condanna. Entro 30 giorni dal deposito della relazione ciascuna parte che vi abbia interesse può proporre a propria cura e spese osservazioni sulla quantificazione.
4. A seguito della relazione di cui al punto 3, il Giudice relatore emette, nel termine di 20 giorni dalla scadenza del termine per le osservazioni, un decreto con il quale condanna il convenuto a pagare al curatore amministrativo la somma necessaria all’esecuzione della sentenza di condanna, comprensiva delle spese tutte di lite, degli importi destinati alla classe e a ciascuno dei suoi partecipanti, dell’eventuale danno punitivo di cui all’articolo 12 e delle spese per il curatore amministrativo.
5. Il curatore amministrativo deve esperire tutti gli atti necessari per la materiale esecuzione del decreto di cui al punto 4; in caso di mancata esecuzione spontanea da parte del convenuto, il curatore deve avvalersi dell’ausilio professionale del legale che ha curato l’azione collettiva. L’azione esecutiva e’ esente da oneri e spese per i bolli, contributo unificato e notifiche.
6. Ottenuta l’esecuzione del decreto di cui al punto 4, il curatore amministrativo procede rapidamente e senza indugio alla liquidazione di quanto dovuto ai singoli componenti della classe, seguendo l’ordine cronologico di iscrizione. L’eventuale danno punitivo è ripartito in percentuale al danno emergente documentato da ciascun partecipante alla classe.
7. In caso di riparto del risarcimento successivo ad atto transattivo approvato ai sensi dell’articolo 11, il curatore amministrativo ripartisce il risarcimento stabilito nell’atto transattivo approvato in percentuale al danno emergente documentato da ciascun partecipante alla classe.
Art. 15. Spese per l’azione collettiva
2. In caso di soccombenza, anche parziale, del convenuto, lo stesso è condannato al pagamento delle spese legali comprensive delle spese per i difensori del promotore della classe calcolate in base al disposto dell’articolo 16.
La parcella dei difensori del promotore della classe è calcolata in percentuale sui risarcimenti ottenuti dall’azione collettiva nella misura minima del 2,5% e massima del 10% in relazione alla complessità della controversia, al risultato raggiunto ed alla attività svolta.
a) le modalità di tenuta dell’elenco dei soggetti appartenenti alla classe;
b) le procedure per la verifica dell’ammissibilità della domanda di iscrizione alla classe;
c) le procedure per le comunicazioni delle informazioni ai soggetti appartenenti alla classe da parte del curatore amministrativo e per l’assolvimento degli obblighi informativi di cui all’articolo 8, comma 4;
d) le procedure per lo svolgimento delle votazioni di cui all’articolo 11;
e) le procedure per il riparto del risarcimento ottenuto dall’azione.
L’art. 141-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 è abrogato.
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