Source: https://www.ancnapoli.it/lavoro-con-i-minori-lazienda-ha-lobbligo-di-chiedere-il-certificato-giudiziale/
Timestamp: 2019-06-26 18:57:38+00:00
Document Index: 87861950

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 16']

Lavoro con i minori: obblighi dell’azienda – ANC Napoli
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I recenti fatti di cronaca fanno tornare d’attualità il tema dell’obbligo delle aziende di richiedere il certificato del casellario giudiziale quando assumono lavoratori per attività che comportino un contatto diretto e regolare con i minori. Dall’obbligo di verifica, sono esclusi invece i dirigenti, i responsabili, i preposti e le figure che sovraintendono all’attività svolta dall’operatore diretto che, come tali, possono avere un contatto solo occasionale con i minori. In caso d’inosservanza dell’obbligo di richiesta del certificato del casellario giudiziale, il datore di lavoro è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000,00 a euro 15.000,00.
Le aziende che assumono lavoratori per attività che comportino un contatto diretto e regolare coi giovani al di sotto dei 18 anni, devono richiedere preventivamente un certificato del casellario giudiziale. E’ quanto prevede l’art. 2 del D. Lgs. n. 39/2014.
I recenti fatti di cronaca che hanno visto come protagonista un autista di scuolabus – con precedenti penali – dirottare e poi dare fuoco al mezzo su cui viaggiavano 51 bambini, hanno prepotentemente fatto tornare d’attualità una norma, forse troppo spesso trascurata, che il legislatore comunitario, circa otto anni fa, aveva già previsto per contrastare proprio l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.
In attuazione della direttiva n. 2011/93/UE, il legislatore domestico ha introdotto il D. Lgs . n. 39/2014 in vigore dal 6 aprile 2014.
Più in particolare l’art. 2 di questo decreto ha aggiunto al D.P.R. n. 313/2002 (recante il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale) l’art. 25- bis secondo il quale il soggetto che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o volontarie organizzate, che comportino contatti diretti e regolari con minori, debba richiedere il certificato del casellario giudiziale al fine di verificare:
l’esistenza di condanne o di carichi pendenti per taluno dei reati di cui agli artt. 600-bis (prostituzione minorile), 600-ter (pornografia minorile), 600-quater (detenzione di materiale pornografico), 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile) e 609-undecies (adescamento di minorenni) del codice penale;
l’irrogazione di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori.
Il bene protetto da questa disposizione è certamente rappresentato dall’incolumità dei minori affidati dalle famiglie a scuole, palestre, centri estivi ed in generale a tutti quei soggetti organizzati in aziende che svolgono attività a stretto contatto con i giovani.
Il Ministero della Giustizia, con circolare del 3 aprile 2014, ha spiegato che saranno i datori di lavoro a dover acquisire il certificato di cui all’art. 25 del richiamato T.U. per verificare l’esistenza di condanne o l’irrogazione delle sanzioni sopra dette. In allegato alla circolare e sul sito istituzionale sono stati resi disponibili i moduli per la richiesta del certificato e per l’acquisizione del consenso dell’interessato.
Il Ministero del Lavoro, con circolare n. 9 dell’11 aprile 2014, ha offerto ulteriori precisazioni ed indicazioni di carattere operativo relativamente all’adempimento di quest’obbligo da parte dei datori di lavoro.
Preliminarmente la prassi ha chiarito che l’adempimento riguarda esclusivamente i nuovi rapporti di lavoro costituiti a decorrere dal 6 aprile 2014 e non si applica a tutti i rapporti già in essere a tale data.
Le tipologie di lavoro interessate dalla disposizione sono:
L’attività di natura autonoma o parasubordinata che comporti comunque un contatto continuativo coi minori (es. collaborazioni coordinate e continuative, ecc.);
Lavoro somministrato, qualora dal contratto di fornitura risulti evidente l’impiego del lavoratore in attività a contatto diretto e regolare con minori.
Le tipologie di lavoro che restano, invece, escluse dall’obbligo di che trattasi sono:
I rapporti di volontariato: per le organizzazioni di volontariato l’obbligo di richiedere il certificato sussiste nei soli casi in cui le stesse, per lo svolgimento di attività volontarie organizzate, assumano la veste di datori di lavoro;
I rapporti di lavoro domestico con baby-sitter o persone impiegate in attività che comportino contatti diretti e regolari con minori, poiché nell’ambito familiare il genitore “datore di lavoro” può direttamente attuare tutte le cautele necessarie nei confronti del bambino/ragazzo
L’obbligo in esame riguarda i datori di lavoro (pubblici e privati) che impieghino personale per lo svolgimento di attività professionale che abbia un contatto diretto (e non mediato) e continuativo con i minori (ad esempio insegnanti di scuole pubbliche e private, conducenti di scuolabus, animatori turistici per bambini/ragazzi, istruttori sportivi per bambini/ragazzi, personale addetto alla somministrazione diretta di pasti all’interno di mense scolastiche, ecc.).
L’adempimento non riguarda, invece, i dirigenti, i responsabili, i preposti e le figure che sovraintendono all’attività svolta dall’operatore diretto che, come tali, possono avere un contatto solo occasionale con i minori. Inoltre rimangono al di fuori della previsione normativa le attività che non hanno una platea di destinatari preventivamente determinabile, in quanto rivolte a un’utenza indifferenziata, ma dove è comunque “possibile” la presenza di minori.
A tal proposito, con la risposta ad interpello n. 25/2014, il Ministero del lavoro ha chiarito che nell’ambito delle attività alberghiere occorre richiedere il certificato solo per quelle attività che involgano un contatto diretto esclusivamente con soggetti minori, come avviene ad esempio per l’addetto al c.d. miniclub o al babysitting ecc.; restano, invece, escluse le attività del settore afferenti al ricevimento, portineria, cucina, pulizia piani in quanto in tal caso la platea dei destinatari non è costituita soltanto da minori, né tantomeno risulta preventivamente determinabile.
Inoltre, l’ingresso in azienda di un apprendista o di un tirocinante minore non comporta l’obbligo di chiedere il certificato penale per tutti i neoassunti maggiorenni, se l’attività aziendale non è rivolta ai minori.
Il Ministero del lavoro, anche in base ai chiarimenti del Ministero di Grazia e Giustizia, afferma che l’obbligo di acquisire e valutare il certificato del casellario giudiziale sussiste al momento dell’assunzione del lavoratore e non anche nel caso in cui, nel corso di un rapporto di lavoro già instaurato, lo stesso sia successivamente spostato ad altra attività rientrante nel campo applicativo della disposizione. Difatti la richiesta del certificato dovrà essere inoltrata, prima dell’inizio del lavoro, all’ufficio locale del casellario presso la Procura della Repubblica, previa acquisizione del consenso dell’interessato.
Nelle more del rilascio del certificato, è comunque possibile impiegare il lavoratore sulla base di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà da esibire eventualmente agli organi di vigilanza.
In caso d’inosservanza dell’obbligo di richiesta del certificato del casellario giudiziale, l’art. 2, co. 2 del D.Lgs. n. 39/2014 prevede che il datore di lavoro sia soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000,00 a euro 15.000,00. Secondo i principi generali contenuti nell’art. 16 della Legge n. 689/1981, tuttavia, la sanzione potrà essere estinta col pagamento in misura ridotta pari a euro 5.000,00 entro 60 giorni dalla contestazione/notificazione dell’illecito.