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Timestamp: 2017-09-22 06:05:21+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art.1', 'art.3', 'art. 24', 'art. 4', 'art.25']

Congedo obbligatorio e facoltativo di paternità, circolare Inps
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Di Massima Di Paolo	 18 marzo 2013 4 commenti
congedo obbligatorio e facoltativo di paternità
Circolare Inps sui criteri di accesso e modalità di utilizzo del congedo obbligatorio e facoltativo del padre lavoratore dipendente
L’Inps con circolare nr. 40 dello scorso 14 marzo, descrive in dettaglio i criteri di accesso e le modalità di utilizzo dei congedi obbligatori e facoltativi per il padre lavoratore dipendente, in alternativa alla madre.
Il congedo obbligatorio di un giorno e il congedo facoltativo di paternità, alternativo al congedo di maternità della madre (due giorni), sono stati introdotti dalla Legge di riforma del mercato del lavoro L. nr. 92/2012.
Il Ministero del lavoro, di concerto con il Ministro dell’Economia, lo scorso 22 dicembre 2012, ha sottoscritto, in attuazione dell’art. 4, comma 24, lettera a), della Legge n. 92/2012 – Riforma del Lavoro) un decreto contenente le modalità di fruizione i tali congedi. Il decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2013, n. 37
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Nella Circolare l’Inps ricorda che il congedo obbligatorio ed il congedo facoltativo, sono fruibili dal padre, lavoratore dipendente, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio. Pertanto tale termine resta fissato anche nel caso di parto prematuro, ipotesi nella quale la madre potrebbe invece far slittare il termine di inizio del congedo obbligatorio.
La disciplina si applica agli eventi parto, adozioni e affidamenti avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013. Tali congedi non sono direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art.1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, sino all’approvazione di apposita normativa che, su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione, individui e definisca gli ambiti, le modalità ed i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.
Il congedo del padre è un diritto autonomo e pertanto esso è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio.
Il giorno di congedo obbligatorio è riconosciuto anche al padre che fruisce del congedo di paternità ai sensi dell’articolo 28 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151.
La fruizione, da parte del padre lavoratore dipendente, del congedo facoltativo, ai sensi del secondo periodo dell’articolo 4, comma 24, lettera a) citato, di uno o due giorni, anche continuativi, è condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre.
In questo caso, diversamente dal congedo obbligatorio di paternità, il congedo facoltativo non è considerato un diritto autonomo bensì come un diritto derivato da quello della madre lavoratrice dipendente o iscritta alla gestione separata che in tal caso dovrà, ovviamente, trovarsi in astensione dall’attività lavorativa.
Questo congedo facoltativo è fruibile dal padre anche contemporaneamente all’astensione della madre. In ogni caso, il congedo facoltativo dovrà essere fruito dal padre comunque entro il quinto mese dalla data di nascita del figlio indipendentemente dal termine ultimo del periodo di astensione obbligatoria spettante alla madre a fronte di una preventiva rinuncia della stessa di un equivalente periodo (uno o due giorni).
Si precisa che il congedo facoltativo spetta anche se la madre, pur avendone diritto, non si avvale del congedo di maternità. I congedi obbligatori e facoltativi spettano anche al padre adottivo o affidatario e il termine del quinto mese decorre dall’effettivo ingresso in famiglia del minore nel caso di adozione nazionale o dall’ingresso del minore in Italia nel caso di adozione internazionale.
Il padre lavoratore dipendente ha diritto, per i giorni di congedo obbligatorio e facoltativo ad un’indennità giornaliera a carico dell’INPS, pari al 100 per cento della retribuzione.
Al trattamento normativo e previdenziale si applicano le disposizioni previste in materia di congedo di paternità dagli articoli 29 e 30 del T:U: di maternità e paternità
Ai sensi dell’art.3 del decreto ministeriale del 22 dicembre 2012, per poter usufruire dei giorni di congedo il padre deve comunicare in forma scritta al datore di lavoro le date in cui intende fruirne, con un anticipo di almeno quindici giorni, e ove richiesti in relazione all’evento nascita, sulla base della data presunta del parto.
Il datore di lavoro comunica all’INPS le giornate di congedo fruite, attraverso il flusso uni-emens. Per questo punto, l’Inps si riserva di fornire ulteriori istruzioni. Nel caso di domanda di congedo facoltativo il padre lavoratore allega alla richiesta una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità a lei spettante per un numero di giorni equivalente a quelli richiesti dal padre, con conseguente riduzione del congedo di maternità. La predetta dichiarazione di non fruizione deve essere presentata anche al datore di lavoro della madre a cura di uno dei due genitori.
L’Istituto provvederà alle verifiche necessarie per accertare la correttezza dei comportamenti dei fruitori dei congedi. La riduzione andrà operata, stante la possibilità di fruirne in contemporanea da entrambi i genitori, nel giorno o nei giorni finali del congedo obbligatorio della madre. I congedi non possono essere frazionati ad ore.
Compatibilità con altre prestazioni a sostegno del reddito
In particolare, entrambi i congedi possono essere richiesti:
durante il periodo indennizzato per indennità di disoccupazione (ASpI) e mini ASpI,
nel periodo transitorio durante la percezione dell’indennità di mobilità e del trattamento di integrazione salariale a carico della cassa integrazione guadagni con le stesse modalità previste nel sopra menzionato art. 24 d.lgs.151/2001 con riferimento ai periodi di congedo di maternità. Di conseguenza, in tali periodi, analogamente a quanto previsto in materia di congedo di maternità, è prevalente l’indennità per la fruizione dei congedi in argomento, di cui all’art. 4, comma 24, lett. a) della citata legge 92/2012, rispetto alle altre prestazioni a sostegno del reddito, che sono, pertanto, incumulabili.
Trattamento previdenziale ( contribuzione figurativa ) del congedo obbligatorio e facoltativo del padre.
Poichè il congedo obbligatorio del padre si configura come un diritto aggiuntivo a quello della madre ed autonomo rispetto ad esso, in quanto spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio, esclusivamente per tale ipotesi di congedo obbligatorio del padre , la contribuzione figurativa nel periodo trascorso al di fuori del rapporto di lavoro è riconosciuta analogamente a quanto accade per il congedo obbligatorio della madre (artt.16 e 17 del citato testo unico), a condizione che il soggetto possa far valere, all’atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro (art.25 comma 2).
La contribuzione dovrà essere valorizzata in base a quanto previsto dalle disposizioni vigenti e varrà ai fini del diritto e della misura della pensione, fatte sempre salve le disposizioni specifiche che limitino o escludano l’efficacia della contribuzione figurativa.
Anja Spix
aiuto! un chiarimento: io mamma, dipendente di pubblica amministrazione, sono in congedo obbligatorio: posso cedere 2 giorni a mio marito, papà della bimba, dipendente di azienda privata? nè la mia ditta, nè la sua nè il patronato finora ci hanno dato chiarimenti, e il mio congedo sta per finire… grazie per le risposte!
Ciao Anja, il padre ha diritto ad un massimo di 3 giorni, di cui 1 è indipendente dal congedo della madre, il secondo e il terzo invece sono in sostituzione, cioè la madre anticiperà di 1 o 2 giorni il rientro a lavoro. Modalità e tempi di richiesta e fruizione sono spiegati in dettaglio nell’articolo.
questo l’ho capito, il mio dubbio è se il fatto che visto che io sono dipendente di PA (e quindi esclusa dal campo di azione della legge – anche se per quanto ne so i papà dipendenti della PA hanno già diritto a 3 giorni), possa cedere quei 2 giorni al marito, dipendente di azienda privata: il mio ufficio personale mi ha detto di no, la PA non è interessata… ma io sono la madre che cede, non il padre che usufruisce…. spero di aver chiarito il mio dubbio… grazie per le risposte
A mio avviso in questo caso il padre è legittimato a richiedere i giorni. Siccome si tratta di casi specifici come al solito la legge ha ancora delle lacune, in quanto la norma è astratta e generale, quindi suscettibile di interpretazioni… Al tuo posto porterei avanti la procedura, mettendo tutto per iscritto, a quel punto dovranno per forza di cose essere più precisi, per evitare eventuali ricorsi.