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Timestamp: 2020-05-25 03:06:07+00:00
Document Index: 157199957

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 76', 'art. 2964', 'art. 360', 'art. 76', 'art. 1', 'art. 76', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 32121 del 12/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32121 del 12/12/2018
Cassazione civile sez. trib., 12/12/2018, (ud. 14/11/2018, dep. 12/12/2018), n.32121
sul ricorso iscritto al n. 05845/2012 R.G. proposto da:
M.E. (C.F. (OMISSIS)), rappresentato e difeso dall’avv.
Alberto Improda, elettivamente domiciliato presso il suo lo studio,
in Roma via Due Macelli 47.
Avverso la sentenza n.62/05/2011 della Commissione Tributaria
Regionale del Veneto, depositata il giorno 11 luglio 2011.
M.E. impugnò l’avviso di liquidazione notificato dall’Agenzia delle Entrate, con il quale venne revocata l’aliquota IVA agevolata, applicata per l’acquisto di un immobile avvenuto nell’anno 2005.
Avverso la detta sentenza, M.E. ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi; l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.
1. Con il primo motivo deduce M.E. la violazione del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 76, comma 2, art. 2964 c.c., nonchè vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo la commissione tributaria regionale erroneamente affermato che l’Agenzia delle Entrate non fosse decaduta dalla potestà impositiva, nonostante il decorso di un triennio dalla registrazione dell’atto di compravendita dell’immobile per cui è processo.
Questa Corte, in tema di benefici fiscali c.d. “prima casa” ha già affermato che il mancato trasferimento della propria residenza, da parte dell’acquirente a titolo oneroso di una casa non di lusso, nel comune ove è ubicato l’immobile, entro 18 mesi dall’acquisto, comporta la decadenza dai suddetti benefici; in tal caso, tuttavia, il termine triennale di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 2, per l’emissione dell’avviso di liquidazione dell’imposta ordinaria e della connessa soprattassa, decorre a carico dell’amministrazione finanziaria non dalla registrazione dell’atto ma dal momento in cui l’invocato proposito di trasferimento della residenza, inizialmente attuabile, sia successivamente rimasto ineseguito o ineseguibile, e, dunque, al più tardi, dal diciottesimo mese successivo alla registrazione dell’atto (Cass. 01/12/2017, n. 28860; Cass. 05/02/2014, n. 2527; vedi anche Cass. s.u. 21/11/2000, n. 1196).
E’ noto, poi, che quando si tratti di vendita avente ad oggetto un’abitazione di lusso assoggettata, usufruendo indebitamente dell’agevolazione per la c.d. “prima casa”, all’IVA con aliquota del 4 per cento ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, disposto del n. 21, della parte seconda della tabella A allegata al in luogo di quella ordinaria, l’avviso di liquidazione della maggiore imposta dovuta è emesso dall’Ufficio direttamente nei confronti dell’acquirente dell’immobile medesimo, in quanto l’applicazione dell’aliquota inferiore da parte del venditore è derivata da una dichiarazione mendace dell’acquirente, idonea a far sorgere – ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 1, della nota 2 bis, della tariffa allegata espressamente richiamato dal predetto n. 21) della parte seconda della tabella A, ed applicabile a tutte le ipotesi di accertata non spettanza del beneficio fiscale, si tratti d’imposta sul valore aggiunto o d’imposta di registro – un rapporto diretto tra l’acquirente stesso e l’Amministrazione finanziaria (Cass. 27/10/2015, n. 21908; Cass. 28/06/2012, n. 10807).
Dunque, quando l’atto soggetto a registrazione oggetto dell’avviso di liquidazione impugnato, come nel caso che ci occupa, sia costituito da una compravendita di un immobile ancora in costruzione, è all’evidenza come il termine triennale di decadenza dalla potestà impositiva, D.P.R. n. 131 del 1986, ex art. 76, comma 2, inizierà a decorrere non dalla stipula del rogito, bensì dal momento in cui l’immobile in costruzione è stato completato e risulta così consentito all’amministrazione finanziaria accertare l’esatta natura del bene edificato e, in particolare, se si tratta o meno di abitazione di lusso, perciò soggetto all’aliquota dell’IVA ordinaria e non a quella agevolata accordata per la c.d. “prima casa” che costituisca abitazione non di lusso ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, n. 21, della cit. parte seconda, della tabella A allegata.
2. Con il secondo motivo denuncia vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), poichè il giudice di merito ha omesso di spiegare la differenza tra immobile in fase di ultimazione allo stato grezzo e immobile in fase di costruzione, così erroneamente non ritenendo decaduta dal potere di accertare l’aliquota applicabile.
3. Con il terzo motivo lamenta ancora vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), atteso che la commissione tributaria regionale non ha spiegato i criteri utilizzati per considerare la superficie utile dell’immobile, al fine di accertarne la natura di abitazione di lusso.
3.1. I due motivi, connessi per l’oggetto, sono entrambi inammissibili, in quanto censurando la motivazione del giudice di merito, in realtà il ricorrente intende sollecitare alla Corte di legittimità una nuova valutazione in ordine al fatto storico della data esatta in cui è stata ultimata la costruzione, oggetto di precisa indagine da parte della commissione tributaria regionale (avvalendosi peraltro degli accertamenti dell’Agenzia del Territorio), nonchè della sua natura di bene “di lusso”, accertata dal giudice di merito correttamente alla stregua dei criteri previsti dal D.M. 2 agosto 1969, n. 1062, come espressamente dettato dal D.P.R. n. 633 del 1972, n. 21), della parte seconda della tabella A allegata (cfr. Cass. 06/06/2016, n. 11556).
4. Con il quarto motivo rileva di nuovo vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), considerato che non risulta ammessa dal giudice tributario la consulenza tecnica d’ufficio pure tempestivamente invocata dal contribuente, senza che sia stata addotta alcuna motivazione.