Source: https://difesadelconsumatore.wordpress.com/2013/08/13/attenzione-a-chi-vi-vende-un-pacchetto-turistico-operatori-e-responsabilita/
Timestamp: 2017-06-29 03:50:56+00:00
Document Index: 108125076

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 56', 'art. 56', 'art. 53']

Attenzione a chi vi vende un pacchetto turistico: operatori e responsabilità | A difesa del Consumatore
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Abbiamo visto, nell’articolo precedente, come è possibile ottenere un risarcimento per “danno da vacanza rovinata“. Per ricevere le giuste garanzie e poter effettuare un reclamo, bisogna fare attenzione e conoscere bene la ragione sociale di chi vi vende un pacchetto turistico. Il Codice del Turismo individua nei produttori di “servizi” le imprese turistiche e ne dà una definizione: tutti coloro i quali portano avanti “attività di organizzazione, produzione, commercializzazione e intermediazione di servizi turistici“. Le imprese turistiche, dunque, possono essere le agenzie di viaggi e i tour operator. Ma non solo: ad esse vanno assimilate anche le associazioni senza scopo di lucro che organizzano gite o viaggi: “Le associazioni che operano nel settore del turismo giovanile e per finalità ricreative, culturali, religiose, assistenziali o sociali, sono autorizzate ad esercitare le attività di cui all’articolo 4, nel rispetto delle medesime regole e condizioni, esclusivamente per gli associati, anche se appartenenti ad associazioni straniere aventi finalità analoghe e legate fra di loro da accordi di collaborazione. Le associazioni di cui al comma 1 assicurano il rispetto dei diritti del turista tutelati dall’ordinamento internazionale e dell’Unione europea” (sostituisce l’art. 7, comma 9 della legge 29 marzo 2001, n. 135 “Riforma della
Se ne deduce che anche le associazioni senza scopo di lucro possono organizzare viaggi, ma sono tenute a rispettare le stesse regole e condizioni di un tour operator (p.e. art. 18: rispetto dei requisiti di onorabilità e finanziari previsti dalle leggi regionali; art. 19: obbligo di assicurazione; articoli 32 – 50: opuscolo informativo redatto secondo i dettami della legge, contratto scritto, assicurazione per la rc, risarcimento del danno per inadempimento, ecc.) e obbligate a rivolgere i propri “servizi” solo ai propri associati. Inoltre, ogni regione può stabilire nuove leggi aggiuntive che prevedono ulteriori obblighi per le associazioni no profit.
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16 thoughts on “Attenzione a chi vi vende un pacchetto turistico: operatori e responsabilità”	Franco
22 ottobre 2014 alle 12:46 pm	Rispondi	Salve, io ho una associazione di Promozione Sociale nel campo del turismo, quindi, così come stabilito dalla normativa vigente in materia posso offrire pacchetti vacanza solo agli associati; la mia domanda è la seguente: posso portare questi pacchetti alle agenzie viaggio per venderli a chi ne fosse interessato?? Cioè, l’agenzia viaggio può fungere da intermediario e vendere questi miei pacchetti??? Grazie
22 ottobre 2014 alle 12:46 pm	Rispondi	Grazie per le risposte che riporterete
22 ottobre 2014 alle 8:20 pm	Rispondi	No, per due ordini di ragioni: perché non si possono vendere i pacchetti turistici ad altri diversi dagli associati; perché l’Associazione non può svolgere attività con fini di lucro.
18 marzo 2015 alle 2:49 pm	Rispondi	Buongiorno,
19 marzo 2015 alle 1:37 pm	Rispondi	Buongiorno Fiamma,
3 novembre 2016 alle 11:05 am	Rispondi	Ciao, sono uno sviluppatore web e ho un’idea che mi piacerebbe realizzare, ma non so esattamente come sia considerata in senso legale e fiscale. Vorrei creare un sito web che offra agli utenti la possibilità di acquistare online la partecipazione ad alcuni workshop fotografici della durata di alcune ore. Questi workshop consistono in percorsi a piedi attraverso città e luoghi di interesse, con la presenza di una guida turistica qualificata e un insegnante di fotografia.
Sia la guida che l’insegnante sarebbero figure professionali autonome, che fatturano direttamente a me.
Questo tipo di attività, cioè offrire e organizzare questo tipo di tour, per gruppi o singole persone, prevede che ci sia dietro un’impresa turistica, un’agenzia viaggi o altro? Mi servirà un qualche tipo di qualifica o abilitazione?
7 novembre 2016 alle 10:49 pm	Rispondi	Ciao Harry, il tipo di attività da te configurato rientra nella casistica dell’impresa commerciale: in effetti, tu ti occuperesti solo della vendita e della distribuzione di pacchetti già creati da un’impresa turistica (agenzia di viaggio o tour operator). Dall’altra parte, hai già provveduto (rispettando la normativa) a far ricoprire il ruolo di accompagnatore dei gruppi a una guida turistica, mentre l’insegnante rivestirebbe il ruolo di esperto del settore. Vorrei precisarti che la figura della guida deve rientrare nel pacchetto turistico creato ed emesso dall’agenzia di viaggio (e ad essa dovrà fatturare), mentre l’esperto può benissimo fatturare a te perchè elemento non strettamente necessario alle finalità turistiche proposte. A questo punto, a te la scelta se proporti come agenzia di viaggio (creando e diffondendo il pacchetto innovativo proposto) oppure come ditta individuale/società di capitali (distribuendo e vendendo, traendone un ricavo, il pacchetto proposto, dopo aver stretto un accordo con un agenzia di viaggio o tour operator. In pratica, saresti un intermediario o l’affiliato di una rete di promozione turistica).
Spero di esserti stato utile, rimango comunque a tua disposizione per ulteriori chiarimenti.
8 novembre 2016 alle 9:44 am	Buongiorno e grazie per la risposta, la più chiara che ho ricevuto finora. Da quel che ho capito, il “problema” principale è che la guida turistica non potrebbe fatturare a me, dal momento che non sono un tour operator. Per “tagliare la testa al toro”, potrei diventare tour operator, ma non so cosa comporterebbe dal punto di vista fiscale e normativo… in altre parole: come dovrei fare? Dovrei fare un corso, un’assicurazione, comprare una licenza, o altro? Non ne so proprio nulla, mi informerò.
Però ho un’altra idea, non che io voglia “fare il furbo” aggirando la legge, cerco semplicemente la via meno contorta e dispendiosa, per semplificare… Se io pagassi la guida turistica non per svolgere il suo mestiere, ma solo in veste di consulente (perché mi indichi i luoghi di maggiore interesse e magari mi scriva qualcosa da inserire nel sito per promuovere la sua città), sarebbe diverso? Ovviamente in questo caso il docente di fotografia sarebbe l’unico referente per i partecipanti, senza la presenza di una guida turistica (a meno che questa non si offra gratuitamente).
8 novembre 2016 alle 9:20 pm	Se la tua attività prevede visite turistiche, si rende necessaria la figura di una guida turistica provvista di patentino (potresti anche affrontare gli esami regionali e svolgere da te stesso questo incarico). Se, invece, l’oggetto delle visite guidate non sono i nostri beni culturali, puoi inserire altre figure di accompagnatori (in tal caso, non sono previsti titoli specifici, basterà la conoscenza del settore di riferimento: fotografia, ecc). In funzione del risparmio, potresti realizzare degli itinerari da te, magari facendoti aiutare da un amico esperto.
Inoltre, potresti diffondere la tua idea attraverso un’associazione culturale che ti consentirebbe, senza dover ricorrere a nessun titolo e/o qualifica, di gestire autonomamente i tuoi itinerari culturali rivolgendoli esclusivamente ai soci iscritti.
Il nuovo codice del turismo, infatti, permette anche alle associazioni che operano nel settore del turismo giovanile e per finalità ricreative, culturali, religiose, assistenziali o sociali, “ad esercitare le attività di cui all’articolo 4, nel rispetto delle medesime regole e condizioni, esclusivamente per gli associati, anche se appartenenti ad associazioni straniere aventi finalità analoghe e legate fra di loro da accordi di collaborazione”. Le eventuali entrate non potranno essere distribuite ai soci, ma essere indirizzate agli scopi sociali.
Adesso, hai tutte le possibilità sotto mano per realizzare la tua idea, fanne buon uso e in bocca al lupo.
9 novembre 2016 alle 9:23 am	Rispondi	Grazie ancora per le informazioni, preziosissime. Scarterei l’idea dell’associazione perché vorrei guadagnarci, vorrei che diventasse una sorta di side-job che si ripaghi da sé, almeno per coprire le spese. Ho contatti con associazioni che sicuramente potrebbero essere interessate, semmai le coinvolgerei in parte, per alcuni tour a scopo benefico. Escludo anche l’eventualità di diventare guida turistica io stesso, per il momento.
Penso che cercherò guide turistiche qualificate e farò in modo che vengano pagate direttamente dai clienti, in modo che io non compaia come intermediario. Penso sia la cosa più semplice ed economica. Io incasserei le iscrizioni attraverso il sito, diciamo un 70% del totale, con cui pagherei il docente di fotografia e le spese dell’attività. Il restante 30%, costituito dalla tariffa richiesta dalla guida, sarà pagato direttamente alla guida via PayPal, per esempio.
Così facendo, mi sembra attuabile… Ovviamente nel sito specificherò la presenza della guida, indicandone nome e cognome, come professionista esterno che offre il suo servizio autonomamente, con la sua partita IVA, rilasciando ricevuta o fattura al cliente, non a me. Se sceglierò questa strada, dovrò prendere le distanze da ogni responsabilità nei confronti dell’operato della guida, la quale dovrà rispondere direttamente al cliente.
Se l’impresa dovesse funzionare e crescere, sicuramente mi informerò per aprire un’agenzia turistica online, semplificando così il tutto, soprattutto per il cliente, allora potrò offrire anche altri servizi. Ma al momento devo stare attento, non ho la possibilità di correre rischi investendo molto denaro.
9 novembre 2016 alle 11:24 am	Rispondi	Penso che tu abbia trovato la soluzione più adatta alle tue esigenze attuali. Considera che un’attività commerciale prevede sempre delle spese fisse (gestione e previdenza), quindi, se non disponi di un capitale iniziale utile a coprire le uscite dei primi tre anni (si tratta di circa 4.000-6.000 euro l’anno, di base), il consiglio è collaborare con qualche impresa turistica delle tue parti, apportando le tue idee e verificandone la funzionalità e il rendimento. Dovesse andare tutto bene, come prevedo, anche alla luce del tuo entusiasmo, potrai aprire un’impresa tutta tua.
14 novembre 2016 alle 2:21 pm	Rispondi	Gentile Dario, approfitto della tua professionalità per verificare se ho capito bene… Noi abbiamo un piccolo portale online che, su base regionale, svolge un ruolo di IT matching. Sul nostro portale le guide possono proporre dei tour tematici e i turisti possono trovare l’esperienza di viaggio più adatta a loro. Vorremmo però provare a vendere anche in B2B dato che diverse Agenzie e To hanno manifestato interesse nei confronti dell’offerta che abbiamo aggregato sul nostro portale. Solitamente i turisti pagano noi e noi versiamo il prezzo, detratto della nostra fee, sul conto delle guide. Passando al B2B le domande sono:
– è necessario essere agenzia o TO anche solo per vendere attività, tour di meno di 24 ore?
– come potremmo gestire il flusso di pagamenti e fatturazione? Possiamo pagare noi le guide?
Vorremmo testare questo canale prima di valutare se diventare Agenzia o TO, c’è qualche strada che ci permetta di farlo rispettando la normativa?
In caso mi interesserebbe capire se sarebbe necessario stipulare un’assicurazione?
14 novembre 2016 alle 6:28 pm	Rispondi	Gentilissima Chiara, innanzitutto ti ringrazio per le lusinghiere parole e per offrimi la possibilità di intervenire nelle svariate casistiche legali del settore turistico.
Riguardo alla tua idea di business-to-business, ritengo opportuno costituirsi in Agenzia di Viaggio e Turismo. Come saprai, l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio e turismo è disciplinata nel Titolo III (artt. 53 e ss.) della L.R. n. 13/2013 ed è subordinato al possesso di specifici requisiti soggettivi, professionali e strutturali (art. 56), nonché alla stipula di una polizza assicurativa (art. 56).
Ai sensi dell’art. 53, comma 3, le Agenzie di viaggio e turismo possono fornire i seguenti servizi:
a) – organizzazione e realizzazione di gite, escursioni individuali o collettive e visite guidate con ogni mezzo di trasporto e con personale abilitato ai sensi della normativa vigente;
b) – emissione e vendita di biglietti di trasporto ferroviario, automobilistico, marittimo e aereo, previsto conseguimento delle necessarie autorizzazioni;
c) – informazione e assistenza;
d) – accoglienza nelle stazioni di partenza e di arrivo di mezzi d trasporto, aeroporti e porti;
e) – prenotazione di servizi di ristorazione, di soggiorno in strutture ricettive e vendita di buoni di credito per detti servizi;
f) – assistenza per rilascio di passaporti e visti consolari;
g) – prenotazione del noleggio di autovetture e di altri mezzi di trasporto;
h) – operazioni di emissione, in nome e per conto di imprese di assicurazioni, di polizze di garanzia ai viaggiatori e per danni alle cose trasportate;
i) – prenotazione e vendita di biglietti per spettacoli, fiere, musei e gallerie e manifestazioni;
l) – rilascio e pagamento di assegni turistici, assegni circolari e altri titoli di credito per viaggiatori e di lettere di credito, nel rispetto della normativa vigente.
I pagamenti e la fatturazione rientrerebbero nell’attività d’impresa configurata.
Circa le alternative possibili a questa soluzione o validi (e legali) strumenti per poter testare la tua iniziativa, potrei suggerire la costituzione di un’associazione turistica, attraverso la quale proporre ai soci iscritti gli itinerari da te creati (della durata di max tre giorni). Potrai rivolgere piccoli pacchetti turistici (magari solidali, anche in collaborazione con l’Associazione Italiana Turismo Responsabile, comprensivi di guide turistiche) esclusivamente a tutti gli iscritti dell’associazione, indirizzando il ricavato ai fini sociali (per esempio, valorizzazione del territorio), dal momento in cui tale associazione deve necessariamente agire senza fini di lucro. E’ importante anche che venga stipulata un’assicurazione a copertura dei rischi per tutti i partecipanti a ogni singola iniziativa. Per pacchetti professionali, di lunga durata e non occasionali è sempre necessario ricorrere a un’agenzia di viaggio.
Se vedi che l’idea ha un seguito interessante, potrai costituirti in impresa turistica e ridistribuire gli utili ai membri della società di capitali.
15 novembre 2016 alle 9:21 am	Rispondi	Ciao Chiara, mi permetto di risponderti perché anch’io ho un progetto simile a quello che hai realizzato tu. In base alle mie informazioni, già adesso dovresti essere un’agenzia turistica (con tutto quello che ne consegue), altrimenti non potresti pagare le guide. Da quel che so io se paghi una guida affinché offra un servizio turistico ai tuoi clienti devi essere un’impresa turistica, altrimenti sei illegale e rischi grosse sanzioni. Magari fino ad oggi è andato tutto liscio perché nessuno ha pensato di mandarti i controlli, ma se hai contatti con agenzie e tour op. occhio, perché prima o poi verranno ad indagare…
12 dicembre 2016 alle 12:39 pm	Rispondi	salve. vedo per strada vari volantini con i quali Associazioni varie organizzano Viaggi.
Per aprire la nostra Agenzia di Viaggi ci siamo dovuti attenere a tutte le leggi ed i Regolamenti Nazionali , Regionali e Comunali in materia,
Di contro non capisco perchè si lasciano organizzare viaggi a tutte queste Associazioni che senza specifico titolo , ( trincerandosi sempre dietro alle non poco chiare direttive in materia ) lasciando tra l’altro scoperti da qualsiasi tutela i propri ignari clienti ed evadendo di continuo il fisco.
Queste Associazioni non dovrebbero anche loro avere un Direttore Tecnico ? o il solo fatto che sono ” AssociazIoni Culturali No Profit ( !!!!!) sono autorizza a fare tutto ?
E’ chiaro che parlo a nome di tutte quelle Agenzie di Viaggio che sono rispettose delle leggi e pagano tasse ed IVA !!!!!
13 dicembre 2016 alle 12:36 am	Rispondi	Gentilissimo Giuseppe,
è chiaro che nessuna Associazione potrà mai sostituirsi a un’Agenzia di Viaggio.
La legge in merito è molto esplicita:
1. alle Associazioni non è consentita la vendita di pacchetti di viaggio se non strettamente ai propri soci;
2. le Associazioni non possono lucrare sulla vendita di un pacchetto di viaggio perchè non possono redistribuire utili, solo pagarsi le spese vive del viaggio. Eventuali disavanzi devono essere restituiti ai soci partecipanti o confluire in un fondo cassa destinato ai fini sociali compresi nello statuto e, comunque, vanno dichiarati espressamente nei libri di cassa e nei verbali di assemblea;
3. le Associazioni possono organizzare solo escursioni di breve durata.
Questi limiti sono sembrati al nostro legislatore abbastanza rilevanti per determinare la differenza con la vendita dei pacchetti di viaggio a fini puramente commerciali da parte delle Agenzie di Viaggio e dei Tour Operators. E’ evidente che, nella pratica, i due mondi profit e no-profit s’incontrino nella fase di distribuzione dei pacchetti di viaggio e che i secondi possano sottrarre qualche profitto ai primi. Tuttavia, è una possibilità che il legislatore ha consentito per poter permettere alle Associazioni di poter rivolgere servizi turistici in economia nei confronti dei propri soci (nei termini di puro svago). I viaggi rivolti a terzi, più impegnativi e di lunga durata sono sempre un’esclusiva degli A.d.V. e dei T.O.
E’ questa una lunga polemica che oggi sta coinvolgendo anche altri settori, come la ristorazione. Pensa a quei ristoratori (inferociti) che vedono sottrarsi clienti dall’esistenza di home restaurant sparsi sul territorio. Chi ha ragione? Se provassimo a guardare il massimo profitto ottenibile da un H.R. rispetto a un Ristorante costituito in impresa e tutti i grandi limiti che fanno la differenza di lucro, ci accorgeremmo che il problema non esiste o è comunque marginale. Sta nell’interesse di ogni categoria coinvolta cercare di sviluppare un marketing alternativo ed efficace rispetto alle rinnovate esigenze della clientela.
Grazie per aver sollevato la questione (e averci offerto un’occasione in più per fare chiarezza) e per la tua franchezza.