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Timestamp: 2018-04-22 14:36:33+00:00
Document Index: 78755247

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 380', 'art. 205', 'art. 142', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 201', 'art. 385', 'art. 383', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 383', 'art. 385', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

sul ricorso 8072/2011 proposto da:
Prefetto di L'Aquila;
avverso la sentenza n. 40/2010 del Tribunale di L'Aquila del 13.1.2010, depositata il 03/02/2010;
udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 06/11/2012 dal Consigliere Relatore Dott. Lina
Il relatore della Sezione ha depositato in Cancelleria la seguente relazione, ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c.:
"1) S.C. proponeva ricorso in opposizione, ai sensi dell'art. 205 C.d.S., avverso l'ordinanza ingiunzione emessa dalla Prefettura
di L'Aquila in data 19-12-2005, di rigetto del ricorso proposto contro il verbale di accertamento elevato dalla Polizia Stradale di
L'Aquila in data 31-3-2005 per violazione dell'art. 142 C.d.S., comma 8.
Tale ricorso veniva accolto dal Giudice di Pace di Castel di Sangro con sentenza pubblicata il 30-9-2006.
Avverso la predetta decisione proponeva appello la Prefettura, U.T.G. di L'Aquila.
Con sentenza depositata il 21-2010 il Tribunale di L'Aquila accoglieva il gravame e, in riforma dell'impugnata sentenza, rigettava
l'opposizione. In motivazione, in particolare, il giudice di appello dava atto della infondatezza delle doglianze mosse dal S. circa
la mancata sottoscrizione da parte dell'agente accertatore e la mancata segnalazione della presenza sul tratto di strada in
questione dell'apparecchio di rivelazione della velocità.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre il S., sulla base di tre motivi.
La Prefettura, U.T.G. di L'Aquila, resiste con controricorso.
2) Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 201, D.P.R. n. 495
del 1992, art. 385, comma 3, art. 383, comma 4, D.Lgs. n. 39 del 1993, art. 3, comma 2, D.P.R. n. 445 del 2000, art. 18, comma
2, in relazione al rigetto della censura relativa alla mancata sottoscrizione autografa del verbale di contestazione.
Secondo un consolidato orientamento di questa Corte, dal quale non vi è motivo di discostarsi, in tema di sanzioni
amministrative, inflitte per violazioni del codice della strada, la notifica del verbale di accertamento privo della
sottoscrizione autografa degli accertatori deve ritenersi legittima se il verbale risulta redatto con sistema meccanizzato
o di elaborazione dati, come previsto dall'art. 383 reg. esec. att. C.d.S., comma 4 e art. 385 reg. esec. att. C.d.S., commi
3 e dal D.Lgs. n. 39 del 1993, art. 3, comma 2, secondo il quale nella redazione di atti amministrativi, la firma autografa
è sostituita, a tutti gli effetti, dall'indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del
nominativo del soggetto responsabile dell'atto, che, nella specie, è il verbalizzante. Tale indicazione consente di
affermare la sicura attribuibilità dell'atto al soggetto che, secondo le norme positive, deve esserne l'autore (Cass.
12-10-2006 n. 21918; Cass. 14-9-2006 n. 19780; Cass. 17-1-2006 n. 1752).
Nella specie, pertanto, correttamente il Tribunale, uniformandosi all'enunciato principio, ha disatteso l'assunto dell'opponente
circa la nullità del verbale di contestazione per la mancanza della sottoscrizione dell'agente accertatore.
3) Con il secondo motivo il S. si duole della violazione e falsa applicazione della L. 1 agosto 2002, n. 168, art. 4, comma 1, in
relazione al rigetto della censura concernente la mancanza di segnaletica indicante la presenza di apparecchiatura di
Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione dell'art. 112 c.p.c., per ultrapetizione, sostenendo che, poichè il Giudice
di Pace aveva accolto tutti i motivi dell'opposizione spiegata, in mancanza di motivo di appello da parte della Prefettura il
Tribunale di L'Aquila non poteva pronunciarsi sulla questione inerente alla mancanza di segnaletica.
Il terzo motivo, da esaminarsi per primo per ragioni di ordine logico, è infondato.
Contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, il Giudice di Pace ha accolto l'opposizione del S. solo sotto il profilo,
assorbente, della mancata sottoscrizione del verbale di contestazione da parte dell'agente accertatore. La Prefettura, pertanto,
nell'impugnare la sentenza di primo grado, non avrebbe potuto muovere alcuna censura con riferimento alla questione della
mancanza di segnaletica. Poichè, tuttavia, nel costituirsi in appello il S. ha richiamato, nel merito, tutti i motivi posti a
fondamento del ricorso in opposizione, tra cui quello della mancanza di segnaletica indicante la presenza dell'apparecchiatura
elettronica di rilevazione della velocità, il Tribunale si è legittimamente pronunciato su tale questione, senza incorrere nel
dedotto vizio di ultrapetizione.
Il secondo motivo appare, invece, manifestamente fondato.
In materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità, compiuta a mezzo di apparecchiature di
controllo, il D.L. n. 121 del 2002, art. 4, comma 1, convertito in L. n. 168 del 2002, dispone che della installazione dei
dispositivi o mezzi tecnici di controllo deve essere data preventiva informazione agli automobilisti.
E' costante in giurisprudenza l'affermazione secondo cui la predetta norma non prevede un obbligo rilevante
esclusivamente nell'ambito dei servizi organizzativi interni della P.A., ma è finalizzata ad informare gli automobilisti
della presenza dei dispositivi di controllo, onde orientarne la condotta di guida e preavvertirli del possibile
accertamento di infrazioni; con la conseguenza che la violazione di tale previsione cagiona la nullità della sanzione
eventualmente irrogata (Cass. 26-3-2009 n. 7419; Cass. 12-10-2009 n. 21634; Cass. 23-2-2007 n. 12833).
Nella specie, il Tribunale ha dato atto, in punto di fatto, della mancanza di segnaletica indicante la presenza
dell'apparecchiatura elettronica di rilevamento di velocità sui tratto di strada in cui è stata riscontrata l'infrazione. Esso, tuttavia, nell'attribuire credito all'assunto della Prefettura, secondo cui la presenza dell'apparecchiatura sarebbe stata comunicataattraverso gli organi di stampa locale, ha ritenuto valida tale forma di comunicazione, richiamando la Circolare del 3-10-2002del Ministero dell'Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che al punto 7 (informazione all'utenza) stabilisce che l'avviso dell'utilizzazione dei dispositivi può essere dato con qualsiasi strumento di comunicazione disponibile, e cioè attraverso pannelli a messaggio variabile, comunicati scritti o volantini consegnati all'utenza, annunci radiofonici o attraverso i media, come è avvenuto nel caso in esame. Il giudizio espresso dal Tribunale circa l'avvenuta comunicazione agli automobilisti della presenza della segnaletica in questione, pertanto, ha avuto illegittimamente come parametro di riferimento non già la norma di legge che disciplina la materia, bensì una circolare ministeriale e, cioè, un atto che non costituisce fonte di diritto (v. Cass. 19-6-2008 n. 16612; Cass. 9-3-2012 n. 3757)". La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti costituite.
Il Collegio condivide la proposta di decisione di cui sopra, avverso la quale non sono state svolte osservazioni dalle parti.
Deve, pertanto, accogliersi il secondo motivo di ricorso, mentre gli altri motivi devono essere rigettati.
Di conseguenza, la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto. Non occorrendo ulteriori accertamenti in
fatto, stante l'acclarata mancanza di segnaletica indicante la presenza dell'apparecchiatura elettronica di rilevazione della
velocità, questa Corte può decidere nel merito, rigettando l'appello proposto dalla Prefettura avverso la sentenza di primo
Segue, per rigore di soccombemza, la condanna della resistente al pagamento delle spese sostenute dal S. in appello e nel
presente grado di giudizio, liquidate come da dispositivo.
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e,
decidendo nel merito, rigetta l'appello. Condanna la Prefettura al pagamento delle spese del grado di appello, che liquida in
Euro 450,00, di cui Euro 400,00 per onorari ed Euro 50,00 per esborsi, e delle spese del presente grado, che liquida in
685,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 novembre 2012.
Depositato in Cancelleria il 28 novembre 2012
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5 mag 2016 0 696