Source: https://renatodisa.com/2015/10/07/corte-di-cassazione-sezione-ii-ordinanza-14-settembre-2015-n-18025-va-dichiarata-la-rilevanza-e-la-non-manifesta-infondatezza-della-questione-di-legittimita-costituzionale-dellart-187-s/
Timestamp: 2018-11-14 08:42:43+00:00
Document Index: 15211020

Matched Legal Cases: ['art. 187', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 187', 'art. 9', 'art. 7', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione II, ordinanza 14 settembre 2015, n. 18025. Va dichiarata la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 187 sexies del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) e dell’art. 9, comma 6, della legge 18 aprile 2005, n. 62, in riferimento agli artt. 3, 25, comma 2, e 117, comma 1, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 della CEDU, nella parte in cui prevedono che la confisca per equivalente, introdotta per gli illeciti di abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato, di cui alla parte V, titolo I-bis, del medesimo d.lgs. n. 58 del 1998, si applica anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore della legge n. 62 del 2005, che le ha depenalizzate, quando il relativo procedimento penale non sia stato definito - Avvocato Renato D'Isa
Home/Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione II, ordinanza 14 settembre 2015, n. 18025. Va dichiarata la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 187 sexies del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) e dell’art. 9, comma 6, della legge 18 aprile 2005, n. 62, in riferimento agli artt. 3, 25, comma 2, e 117, comma 1, Cost., quest’ultimo in relazione all’art. 7 della CEDU, nella parte in cui prevedono che la confisca per equivalente, introdotta per gli illeciti di abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato, di cui alla parte V, titolo I-bis, del medesimo d.lgs. n. 58 del 1998, si applica anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore della legge n. 62 del 2005, che le ha depenalizzate, quando il relativo procedimento penale non sia stato definito
In proposito, si deve ricordare che “il principio di legalita’ della pena, stabilito dall’articolo 1 cod. pen. e costituzionalmente garantito dall’articolo 25 Cost., comma 2, non impone al legislatore di determinare in misura fissa e rigida la pena da irrogare per ciascun tipo di reato, ma solo di predeterminare la pena fra un minimo ed un massimo conferendosi, nel contempo, al giudice il potere discrezionale di determinare in concreto, entro tali limiti, la sanzione da irrogare al fine di adeguarla alle specifiche caratteristiche del caso singolo; la predeterminazione legislativa del limite minimo e massimo della pena irrogabile per ciascun tipo di reato rappresenta, da un lato, un limite alla discrezionalita’ giudiziale e, dall’altro, costituisce un indispensabile parametro legislativo per l’esercizio di essa, senza il quale il potere cosi’ riconosciuto al giudice non sarebbe riconducibile al principio di legalita’” (Corte cost. n. 299 del 1992). E se con tale sentenza la Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimita’ costituzionale dell’articolo 122 c.p.m.p., in considerazione della eccessivita’ del divario tra il minimo e il massimo della pena edittale (da due anni a ventiquattro anni di reclusione), non puo’ non evidenziarsi che la giustificazione della dichiarazione di illegittimita’ costituzionale consiste in cio’ che quel divario non trovava rispondenza nella variabilita’, in termini di gravita’ del reato, delle fattispecie concrete sussumibili nella norma incriminatrice.
Orientamento, questo, posto dalla Corte costituzionale a fondamento, nell’ordinanza n. 97 del 2009, della dichiarazione di manifesta infondatezza della questione di legittimita’ costituzionale degli articoli 200 e 322-ter cod. pen. e Legge 24 dicembre 2007, n. 244, articolo 1, comma 143, censurati, in riferimento all’articolo 117 Cost., nella parte in cui essi prevedono la confisca obbligatoria cosiddetta “per equivalente” di beni di cui il reo abbia la disponibilita’, per i reati commessi anteriormente all’entrata in vigore della legge. In tale ordinanza, la Corte ha rilevato che il rimettente muoveva da un erroneo presupposto interpretativo, posto che la Corte di cassazione ha affermato che la mancanza di pericolosita’ dei beni che sono oggetto della confisca per equivalente, unitamente all’assenza di un “rapporto di pertinenzialita’” tra il reato e detti beni, conferiscono all’indicata confisca una natura “eminentemente sanzionatola”, che impedisce l’applicabilita’ a tale misura patrimoniale del principio generale dell’articolo 200 cod. pen., secondo cui le misure di sicurezza sono regolate dalla legge in vigore al tempo della loro applicazione, e possono essere, quindi, retroattive. Nella medesima ordinanza si afferma che a tale conclusione si giunge sulla base della duplice considerazione che l’articolo 25 Cost., comma 2, vieta l’applicazione retroattiva di una sanzione penale e che la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto in contrasto con i principi sanciti dall’articolo 7 della Convenzione l’applicazione retroattiva di una confisca di beni riconducibile proprio ad un’ipotesi di confisca per equivalente. Sicche’, anche da questo punto di vista, non pare dubitabile della natura afflittiva della sanzione accessoria.