Source: http://www.iussit.com/tag/s20-immigrazione-luigi-migliaccio/
Timestamp: 2017-01-21 21:40:40+00:00
Document Index: 159404204

Matched Legal Cases: ['art.13', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 702', 'art. 2', 'art.702', 'art. 702', 'art.35', 'art. 14', 'art. 702', 'art.35', 'art.29', 'art. 163', 'art.29', 'art.35', 'art. 14', 'art.2', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 14', 'art.2', 'sentenza ', 'art. 615']

Immigrazione Archives - Iussit.com
Sezione: Immigrazione
Espulsione straniero, firma Viceprefetto, inesistenza atto
Civile, Giurisprudenza immigrazione, Immigrazione
Giudice di Pace di Napoli, decreto del 21 settembre 2015 – – Stranieri. Decreto espulsione – firma Vice Prefetto – espulsione amministrativa – opposizione ex art.13 comma 2, d.l.vo 286/98 – inesistenza atto
Espulsione straniero, opposizione
Giudice di Pace di Caserta, ordinanza 26 ottobre 2015 – – Straniero – Provvedimento di espulsione adottato in quanto ritenuto illegalmente soggiornante sul T. N. perché destinatario di un provvedimento di rigetto del ricorso avverso diniego dell’istanza di riconoscimento di protezione internazionale – opposizione per annullamento previa sospensione – accoglimento – non espellibilità a norma dell’art. 7 d.lgs. 25/08
Stranieri, legami familiari e permesso di soggiorno
Giurisprudenza immigrazione, Giurisprudenza penale, Immigrazione, Penale
TAR Campania – Napoli, sentenza 18 giugno 2014 – – Stranieri – permesso di soggiorno – diniego di rinnovo per condanna penale – art. 5, co.5 d.lgs.286/98 – tutela del nucleo familiare: …
Stranieri. Protezione sussidiaria, ricorso ex art. 702 bis c.p.c.
[Tribunale di Napoli, 7 aprile 2014] Stranieri – Protezione internazionale – Protezione sussidiaria – Condizioni – Sussistenza (art. 2 e ss. d.lgs. 251/2007)
Protezione internazionale, domanda reiterata, nuove prove
TRIBUNALE DI ROMA, ordinanza ex art.702-bis e ss. c.p.c. del 21 giugno 2013
Domanda reiterata per il riconoscimento della tutela – Possibilità di addurre nuove prove dei fatti costitutivi del diritto già dedotti – Sussiste – Deterioramento situazione generale del Paese di origine – Rilevanza
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[Tribunale di Roma, ordinanza ex art. 702-bis e ss. c.p.c. del 21 giugno 2013
Dott. Massimo Crescenzi]
(massima a cura dell’Avv. Luigi Migliaccio)
In tema di protezione internazionale, l’ammissibilità della reiterazione della domanda di riconoscimento della tutela è subordinata alla allegazione di “nuovi elementi” che possono consistere in nuovi fatti di persecuzione o costitutivi del diritto alla protezione stessa, od anche in nuove prove dei fatti costitutivi del diritto, come già dedotti in precedenza, purché il richiedente non abbia potuto, senza sua colpa, produrle in precedenza innanzi alla commissione in sede amministrativa, né davanti al giudice introducendo il procedimento giurisdizionale di cui all’art.35 del d.lgs. citato.
Nel caso di specie, assume altresì rilevanza che l’accentuarsi della particolare gravità della situazione del paese di origine del richiedente, come emerge dalle notizie pubblicate sulla stampa e sui siti internet di particolare affidabilità (conflitti locali a sfondo politico, etnico e religioso, clima generale di violenza, carenza di condizioni minime di sicurezza), permette la configurabilità dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria, ai sensi dell’art. 14 del d.lgs 19 novembre 2007 n. 251, ossia il rischio di un danno grave, correlato a forme di violenza indiscriminata ed al rischio di trattamenti inumani e degradanti ai quali il richiedente sarebbe esposto nel caso di ritorno nel suo Paese di origine.
Nota: cfr. Cass. Ord. n. 5089 del 28.02.2013
Il tribunale in composizione monocratica nella persona del giudice dott. Massimo Crescenzi ha pronunciato la seguente
ex art. 702-bis e ss. c.p.c.
nel procedimento iscritto al n. … del Ruolo generale degli affari civili contenziosi per l’anno 2011, e promosso da:
… … … nata in Nigeria il … 1988, domiciliata elettivamente in …, via …, presso lo studio dell’avvocato …, che la rappresenta e difende
Ministero dell’interno, Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma, in persona del Ministro,
e con l’intervento del Pubblico Ministero
Oggetto: ricorso ex art.35 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n.25; riconoscimento della protezione internazionale.
Svolgimento del procedimento e motivi della decisione
esaminati gli atti,
premesso che con provvedimento in data 27 ottobre 2011 la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma ha dichiarato l’inammissibilità, ai sensi dell’art.29, lett. b) del d.lgs. 25 del 2008, dell’istanza proposta dall’odierna ricorrente e rivolta al riconoscimento della protezione, rilevando, nella motivazione della decisione, che una precedente istanza della richiedente era stata disattesa dalla Commissione territoriale di Xxxx nel 2009 e che la medesima non aveva addotto nuovi elementi;
rilevato che, con ricorso depositato l’11 novembre 2011, la ricorrente ha impugnato il provvedimento lamentando l’omesso esame della richiedente e la conseguente mancata valutazione del deterioramento delle generali condizioni del paese di origine;
atteso che all’udienza del 2 luglio 2012 il giudice ha disposto il rinnovo della notifica nel termine del 30 settembre, stante la mancanza nel ricorso dell’avvertimento previsto dall’art. 163, n. 7, c.p.c. e rilevato che il predetto adempimento non risulta tempestivamente effettuato, mancando ogni indicazione sulla data del ricevimento dell’atto da parte dell’amministrazione, spedito a mezzo posta il 27 settembre;
considerato che “in tema di protezione internazionale i “nuovi elementi”, alla cui allegazione l’art.29, lett. b), del d.lgs. 28 gennaio 2008, n.25 subordina l’ammissibilità della reiterazione della domanda di riconoscimento della tutela, possono consistere, oltre che in nuovi fatti di persecuzione o comunque costitutivi del diritto alla protezione stessa, successivi al rigetto della prima domanda da parte della competente commissione, anche in nuove prove dei fatti costitutivi del diritto, purchè il richiedente non abbia potuto, senza sua colpa, produrle in precedenza innanzi alla commissione in sede amministrativa, né davanti al giudice introducendo il procedimento giurisdizionale di cui all’art.35 del d.lgs. citato” (Cass. Ord. n. 5089 del 28/02/2013);
rilevato che dalla lettura degli atti di cui all’audizione dinanzi alla Commissione di Xxxx fatti pervenire dal Ministero dell’Interno (e che comunque era onere di parte ricorrente allegare ai fini della dimostrazione dell’ammissibilità dell’istanza) si evince che la ricorrente aveva già esposto in quella sede le medesime circostanze rappresentate nel ricorso (contatti con gruppi omosessuali) e rilevato che non risultano addotte nuove prove;
atteso che la difesa della ricorrente con l’atto in data 11 giugno 2012 ha incentrato le proprie difese sulla seconda delle allegazioni svolte in sede di ricorso (il deterioramento della situazione generale del Paese) limitando la propria domanda alla posizione sussidiaria o umanitaria;
ritenuto che sotto tale profilo l’istanza di riconoscimento della protezione possa essere accolta, stante l’accentuarsi della particolare gravità della situazione del paese di origime del richiedente;
ritenuto che in tale prospettiva debba preliminarmente farsi riferimento alle notizie pubblicate sulla stampa e sui siti internet di particolare attendibilità;
considerato, in particolare, che il sito “viaggiare sicuri” del Ministero degli Esteri evidenzia che “si stima che le violenze settarie e di matrice terrorista abbiano causato migliaia di morti e che centinaia di vittime all’anno siano state causate da episodi di violenza interetnica, almeno a partire dal 2009, quando si è assistito ad una recrudescenza di tali fenomeni” e che “la polizia nigeriana ha anche recentemente accertato l’incremento di violenze legate a rituali sacrificali di tipo magico e tradizionale” e che “la polizia ha riportato la notizia di uccisioni sacrificali negli Stati di Alba, Ananmbra, Kaduna, Kogi, Kwara, Lagos e Ogun”;
considerato che il rapporto 2012 di Amnesty International evidenzia che “La situazione dei diritti umani della Nigeria si è deteriorata. Centinaia di persone sono state uccise in tutto il paese nel contesto di violenze di matrice politica, comunitaria e settaria, in particolare dopo le elezioni di aprile. Sono aumentati gli attacchi violenti attribuiti alla setta religiosa Boko Haram, in cui sono rimaste uccise più di 500. La polizia si è resa responsabile di centinaia di uccisioni illegali, la maggior parte delle quali non è stata indagata… Sono aumentati gli attacchi violenti da parte della setta religiosa Boko Haram, in cui sono state uccise più di 500 persone e che spesso hanno colpito agenti di polizia e funzionari governativi. Da giugno, sono stati presi di mira bar e birrerie nel nord della Nigeria, uccidendo decine di persone. A fine anno, la situazione è peggiorata, con attentati dinamitardi e aggressioni ogni settimana. Il 31 dicembre, il presidente ha dichiarato uno stato d’emergenza in alcune parti degli stati di Borno, Niger, Plateau e Yobe. Il 16 giugno, una bomba è esplosa nel parcheggio del quartier generale del corpo di polizia della Nigeria, … Per tutto l’anno sono continuate le violenze intercomunitarie e settarie nella zona centrale della Nigeria. L’incapacità delle autorità di impedire la violenza e di proteggere il diritto alla vita delle persone ha provocato un’escalation di violenza. Nel solo stato di Plateau sono morte più di 200 persone nel corso di scontri collegati alle annose tensioni e ai conflitti sulla terra tra i diversi gruppi etnici”;
atteso che recentissime notizie riferiscono di stragi compiute dalla setta degli Obatse nello stato di Nassarawa, nella parte centro-meridionale del paese e che anche le cronache di delitti settari e magico-religiosi trovano sempre maggiori riscontri;
considerato che le predette situazioni trovano riscontri nelle risoluzioni del Parlamento Europeo e sembrano coinvolgere praticamente tutto il paese e dimostrano, il serio rischio all’incolumità fisica cui sono esposti i civili, oltre alla continua e radicata violazione dei diritti fondamentali della persona, con particolare riguardo alle condizioni di vita delle donne, seriamente esposte al rischio di comportamenti gravemente degradanti;
ritenuto che, in tale contesto, siamo configurabili nella specie i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria, giacchè ai sensi dell’art. 14 del d.lgs. 19 novembre 2007 n. 251, richiamato dall’art.2, lett. f), del d.lgs. 28 gennaio 2008 n.25, il rischio di “danno grave”, al cui riscontro è subordinata la predetta forma di tutela, deve essere correlato a forme di violenza indiscriminata ed al rischio di comportamenti inumani e degradanti;
atteso che la Corte di Giustiizia europea con la sentenza del 17 febbraio 2009, pronunciata nella causa C 465/07 ha precisato che il danno definito nella direttiva come costituito da <minaccia grave e individuale alla vita o alla persona> del richiedente ruguarda un rischio di danno più generale degli altri due tipi di danni, definiti nella direttiva, che riguardano situazioni in cui il richiedente è sposto in modo specifico al rischio di un danno particolare, aggiungendo che viene considerata in modo più ampio una minaccia alla vita o alla persona di un civile, e sottolineando che la violenza in questione all’origine di detta minaccia viene qualificata come <indiscriminata>, termine che implica che essa possa estendersi ad alcune persone a prescindere dalla loro situazione personale, con la conseguenza “che tanto più il richiedente è eventualmente in grado di dimostrare di essere colpito in modo specifico a causa di elementi peculiari della sua situazione personale, tanto meno elevato sarà il grado di violenza indiscriminata richiesto affinché egli possa beneficiare della protezione sussidiaria” e che “al momento dell’esame individuale di una domanda di protezione sussidiaria, si può tener conto dell’estensione geografica della situazione di violenza indiscriminata, nonché dell’effettiva destinazione del richiedente in caso di rimpatrio, e dell’esistenza, se del caso, di un serio indizio di un rischio effettivo quale il fatto che un richiedente ha già subito minacce gravi o minacce dirette di tali danni, a meno che vi siano buoni motivi per ritenere che tali danni gravi non si ripeteranno, indizio in considerazione del quale il requisito di una violenza indiscriminata richiesto per poter beneficiare della protezione sussidiaria può essere meno elevato”, sicché “le pertinenti disposizioni della direttiva devono essere interpretate nel senso che la protezione sussidiaria non è subordinata alla condizione che il richedente fornisca la prova che egli è interessato in modo specifico a motivi di elementi peculiari della sua situazione personale”;
rilevato che esistono fondati elementi che inducono a ritenere che il rientro nel paese di origine esporrebbe la ricorrente a situazioni di grave rischio, stante il perdurare ed il diffondersi di numerosi conflitti locali, a sfondo politico, etnico e religioso, e di un clima generale di violenza, in un contesto di assoluta carenza delle condizioni minime di sicurezza;
considerato che la natura e l’esito della controversia integri la previsione dell’art. 92 c.p.c. in ordine alla compensazione delle spese del procedimento;
in parziale accoglimento dell’impugnazione del provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma del 27 ottobre 2011,
riconosce alla signora … … … nata in Nigeria il … la protezione sussidiaria di cui all’art. 14 del d.lgs. 19 novembre 2007 n. 251m richiamato dall’art.2, lett. f), del d.lgs. 28 gennaio 2008 n. 25;
dichiara integralmente compensate le spese del procedimento.
(dott. Massimo Crescenzi)
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