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Timestamp: 2017-08-18 18:23:09+00:00
Document Index: 53930769

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 21']

T.A.R. Campania Napoli, Sezione VII, 30 maggio 2012
L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale degli immobili abusivi e della relativa area di sedime costituisce effetto automatico della mancata ottemperanza all''ordine di demolizione
SENTENZA N. 2565
L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale degli immobili abusivi e della relativa area di sedime costituisce effetto automatico della mancata ottemperanza all'ordine di demolizione. Il provvedimento con il quale viene disposta l'acquisizione gratuita – costituendo titolo per l'immissione in possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari – può essere adottato senza la specifica indicazione dell’ulteriore area necessaria … oggetto di acquisizione, potendosi procedere a tale individuazione anche con un successivo e separato atto” (così T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 7 marzo 2011, n. 2031; T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 3 novembre 2010, n. 22291).
1. I ricorrenti sono proprietari di un fondo sito in Gragnano alla via Cupa Varano su cui era stato a suo tempo realizzato un fabbricato rurale regolarmente autorizzato.
A seguito del sisma del 1980 il fabbricato subiva il crollo parziale di alcune sue parti. I ricorrenti procedevano alla sua riparazione ma in difformità rispetto alla conformazione originaria dell’immobile.
Veniva dunque disposta la demolizione dell’opera abusiva. La relativa ordinanza veniva impugnata con apposito ricorso (giudizio RG 3209/1994).
Con successivo provvedimento il dirigente del settore competente del Comune di Gragnano disponeva poi l’acquisizione gratuita dell’immobile suddetto al patrimonio del Comune.
2. Tale ultimo provvedimento veniva impugnato con il ricorso in esame per i seguenti motivi:
a) violazione dell’art. 7 della legge n. 241 del 1990 per omessa comunicazione di avvio del procedimento;
b) violazione dell’art. 7 della legge n. 47 del 1985 in quanto l’amministrazione comunale non avrebbe indicato “le prescrizioni urbanistiche vigenti in virtù delle quali sia possibile realizzare opere analoghe a quelle … abusive”;
c) violazione dell’art. 7 della legge n. 47 del 1985 anche sotto il profilo della mancata valutazione circa la scelta tra demolire l’opera abusiva oppure conservarla a fini pubblici.
3. Si costituiva in giudizio l’amministrazione comunale per chiedere il rigetto del gravame.
4. Con note di udienza depositate in data 5 maggio 2012 parte ricorrente lamentava altresì la mancata quantificazione e indicazione dell’area di sedime che si intende acquisire.
5. Alla pubblica udienza del 12 maggio 2012 la causa veniva infine trattenuta in decisione.
6. Quanto al motivo di censura sub a), come affermato dalla giurisprudenza “l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere abusive, prevista dall’art. 7, comma 3, L. 28 febbraio 1985, n. 47 - ora art. 31 comma 3 D.P.R. 380/01- è atto dovuto senza alcun contenuto discrezionale, ed è subordinato unicamente all’accertamento della inottemperanza ed al decorso del termine di legge (novanta giorni) fissato per la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi (cfr. Cons. Stato, sez. V, 18 dicembre 2002, n. 7030; 2 gennaio 2000, n. 341; 23 gennaio 1991, n. 66).
In tal senso, infatti, dispone il comma 3 dell'art. 31 d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, dalla cui formulazione letterale risulta evidente che l'effetto ablatorio si verifica "ope legis" all'inutile scadenza del termine fissato per ottemperare all'ingiunzione di demolire (così T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 24 maggio 2010, n. 8345).
Trattandosi nella sostanza di atto vincolato, trova di conseguenza applicazione quanto previsto dall’art. 21-octies, comma 2, della legge n. 241 del 1990.
7. Quanto al motivo sub b), con il quale si lamenta la mancata individuazione delle prescrizioni urbanistiche in base alle quali realizzare opere analoghe a quelle abusive, ritiene il collegio di aderire a quella giurisprudenza secondo cui “l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere abusive è atto dovuto ed è sufficientemente motivato con l’affermazione dell’abusività e dell’accertata inottemperanza all’ordine di demolizione, essendo in re ipsa l’interesse pubblico all’adozione della misura, senza obbligo di alcuna specifica argomentazione in ordine all’acquisizione dell'area necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quella abusiva, essendo soltanto necessario che in detto atto siano esattamente individuate ed elencate le opere e le relative pertinenze urbanistiche” (T.A.R. Campania Napoli sez. II, 4 novembre 2011, n. 5136).
7.1. In ordine poi alla dedotta mancata esatta specificazione dell’area di sedime, osserva il collegio che trattasi di censura nella sostanza introdotta soltanto con note di udienza depositate in data 5 maggio 2012, come tale inammissibile.
7.2. E ciò a tacere del fatto che, secondo la giurisprudenza anche di questa sezione, “l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale degli immobili abusivi e della relativa area di sedime costituisce effetto automatico della mancata ottemperanza all'ordine di demolizione. Il provvedimento con il quale viene disposta l'acquisizione gratuita – costituendo titolo per l'immissione in possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari – può essere adottato senza la specifica indicazione dell’ulteriore area necessaria … oggetto di acquisizione, potendosi procedere a tale individuazione anche con un successivo e separato atto” (così T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 7 marzo 2011, n. 2031; T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 3 novembre 2010, n. 22291).
7.3. Per le ragioni suddette la specifica censura deve dunque essere rigettata.
8. Parimenti da rigettare, poi, è anche la censura sub c), con la quale si lamenta la mancata scelta nel provvedimento di acquisizione impugnato tra demolizione oppure conservazione a fini pubblici del manufatto abusivo, posto che anche tale valutazione, per le ragioni appena espresse al punto 7.2., a fortiori ben potrebbe essere riservata ad un momento successivo.
9. In conclusione il ricorso è infondato e deve essere rigettato.
Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite, da liquidarsi nella complessiva somma di euro 1.500 (millecinquecento), oltre IVA e CPA.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 10 maggio 2012 con l'intervento dei magistrati: