Source: https://www.medifan.it/il-consenso-informato-dovere-del-medico
Timestamp: 2019-05-26 23:51:37+00:00
Document Index: 183257612

Matched Legal Cases: ['art.50', 'art.579', 'art.580', 'art.32', 'art.54', 'art.13', 'art.32', 'art.33', 'art. 39', 'art.50', 'art 54']

Il Consenso Informato, il dovere di fornire la giusta informazione
Il Consenso Informato e la…
Strumento necessario nel concordare la terapia
Ho toccato questo tema nell’articolo “La comunicazione medico-paziente” che vi invito a rileggere.
Il tema del Consenso Informato è molto impegnativo e complesso e non è possibile svilupparlo in tutte le sue parti (filosofica, etica, giuridica, deontologica) per cui metterò in evidenza solo i concetti fondamentali.
Le sue origini sono molto antiche, già circa 4.000 anni a.c. i Medici Sumerici stipulavano un contratto con i loro pazienti ricevendo denaro o gravi pene a seconda dell’esito del loro operato. Circa 2000 anni dopo nel codice di Hammurabi, uno dei primi re di Babilonia, venivano stabilite delle leggi precise che regolavano il rapporto medico-paziente. Nell’antico Egitto le pene applicate ai medici in caso di errore erano molto gravi, mentre nel mondo greco la figura più importante che deve essere ricordata è quella di Ippocrate di Cos (460-355 a.c.).
Il “Giuramento di Ippocrate” è stato preso a modello etico dai medici di tutti i tempi, anche se segue una impostazione di tipo “paternalistico”, oramai superata, in cui si afferma che è solo il medico ad avere potere decisionale. Secondo il paternalismo il medico può farsi carico del bene del paziente prescindendo anche dal suo consenso, sono cioè giustificate le così dette “bugie pietose” e non vi è un dovere di esplicitazione e motivazione delle scelte terapeutiche effettuate dal medico.
Nell’antichità classica l’unico che pone un correttivo a questo modo di vedere il rapporto medico-paziente è Platone. Infine il Cristianesimo delle origini considera che molte malattie sono mandate da Dio quindi la cura consiste nella preghiera e nel pentimento.
Il filosofo tedesco Immanuel Kant
Attualmente riferendoci al principio di autonomia morale (uno dei massimi teorici è il filosofo Immanuel Kant) si può affermare che il consenso informato è il mezzo con cui il paziente esce dalla situazione di “dipendenza o minorità” esercitando il principio di autonomia sul proprio corpo. Accenno brevemente all’art.50 del Codice Penale Italiano secondo cui
“Non è punibile chi lede o mette in pericolo un diritto con il consenso della persona che può validamente disporne”.
Questo è un argomento estremamente complesso che non mi è possibile trattare, voglio però che riflettiate sul principio, oramai consolidato, che la vita non rientri tra i diritti disponibili (art.579 codice penale delitto di omicidio del consenziente e art.580 codice penale aiuto al suicidio). La cronaca negli ultimi anni è stata ricca di avvenimenti riguardanti la “rinuncia alle cure” su cui ognuno ha naturalmente il diritto di una personale visione.
È il dovere etico, deontologico e giuridico del medico di fornire adeguata ed esauriente informazione alla persona assistita, in possesso di capacità decisionale, relativamente al trattamento sanitario proposto affinché possa esprimere liberamente la propria volontà a prendere decisioni. Secondo l’art.32 della Costituzione Italiana
“nessuno può essere sottoposto a trattamenti medici contro la sua volontà”.
Il consenso per essere valido deve rispondere ai seguenti requisiti. Deve essere:
preventivo e attuale,
revocabile,
gratuito e libero.
Cercherò di spiegare molto brevemente questi concetti.
Il consenso deve essere consapevole cioè preceduto da un’adeguata informativa. L’informazione deve rispondere ai seguenti requisiti: comprensibilità, chiarezza, completezza ed obiettività e deve comprendere notizie esaustive su diagnosi, prognosi, prospettive, eventuali alternative diagnostico terapeutiche e prevedibili conseguenze delle scelte operate. Naturalmente il professionista dovrà valutare la capacità di comprensione del malato legata all’etnia, età, problemi psichici, livello culturale, etc.
Una delle questioni principali che di fatto ha maggiore rilevanza etica è la “comunicazione della verità al malato”. Se infatti questo deve essere informato risulta fondamentale il riconoscimento che l’informazione deve essere veritiera. Voglio pertanto ribadire che l’ostacolo da superare non è tanto il consenso, che è sempre esistito, quanto l’informazione e non ultima appunto la consapevolezza. Infatti non sempre un malato che consente, anche per iscritto, è un paziente consapevole.
È ben noto a tutti che i meccanismi di difesa messi in atto dal malato lo possono rendere inconsapevole anche se l’informazione è adeguata. È necessario pertanto che l’operatore si accerti sempre della reale consapevolezza del paziente. Non voglio soffermarmi sull’argomento cancro perché penso che è un tema già troppo trattato, voglio però sottolineare che, nonostante l’evoluzione degli ultimi anni molto spesso i pazienti oncologici in fase avanzata ricevono un’informazione incompleta in quanto il medico continua ad avere un atteggiamento paternalista e/o una sorta di resistenza nella comunicazione della verità.
Il consenso può essere ritirato dal malato in qualsiasi momento anche nell’immediatezza della procedura (ciò deve essere annotato sulla cartella clinica e su un apposito modulo). Naturalmente se il soggetto interessato non è in grado per le sue condizioni di esprimerlo validamente, questo deve essere richiesto alla persona da lui delegata. Nel caso di minori il consenso viene dato dai genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale (a tal riguardo ci sono varie normative). Desidero infine sottolineare che i familiari del malato non possono esprimere il consenso in quanto irrilevante. In caso di dissenso all’atto sanitario proposto, se il paziente è maggiorenne e capace di intendere e volere, il trattamento sanitario può essere imposto solo nei casi previsti dalla legge. Quindi la volontà del malato va rispettata salvo si configuri uno stato di necessità (ex art.54 del Codice Penale).
Generalmente è richiesto in forma scritta anche se, a tal riguardo, salvo casi particolari non esistono regole precise. In questo modo esiste la prova che il malato si è sottoposto volontariamente al trattamento. La prassi è quindi quella di richiedere la firma di un modulo prestampato che contiene le avvertenze principali riguardo il trattamento che verrà praticato. Non mi soffermo su tutte le attività per cui è richiesto, voglio però ricordare che tra informazione e manifestazione del consenso deve passare un tempo sufficiente che consenta al paziente di riflettere e consultare il suo medico e/o i suoi familiari.
Nelle situazioni in cui il soggetto non è in grado di formulare l’assenso ed è in pericolo imminente di vita il medico è tenuto ad intervenire per salvare la persona da un rischio grave per la sua salute anche senza consenso annotandolo sulla cartella clinica.
Quindi sinteticamente possiamo dire che il Consenso Informato è un modo con cui il paziente partecipa attivamente alle scelte che lo riguardano (principio di autonomia) e nello stesso tempo una garanzia per il medico circa la liceità dei suoi interventi sul paziente stesso. Tutto ciò presuppone tra medico e paziente una decisione condivisa come esito di una “relazione comunicativa” che si configura nell’”alleanza terapeutica”.
Preciso che, salvo casi particolari, il dovere di raccogliere il consenso/dissenso è del medico che dovrà intraprendere l’attività diagnostico terapeutica.
I principali riferimenti normativi che vi invito a leggere sono:
Costituzione della Repubblica Italiana art.13 (inviolabilità della libertà
personale) e art.32 (nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge).
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (20/9/1996). Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina.
Convenzione di Oviedo (Consiglio d’Europa 1997). Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’essere umano riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina.
Codice di Deontologia Medica (18/5/2014) dall’art.33 all’art. 39.
Documenti del Comitato Nazionale di Bioetica 1992-2003-2005-2008.
Codice Penale art.50 e art 54.
Potrei ancora illustrarvi altri argomenti relativi al Consenso Informato quali: Medicina Difensiva, Codice Deontologico dell’Infermiere, Privacy, dichiarazioni/direttive anticipate di trattamento, sperimentazione sull’uomo (vedi Processo Norimberga), etc. ma purtroppo non mi è possibile per questioni logistiche per cui mi riservo di esporli in un altro articolo.
Concludo con una frase del Prof. Tamburini, oncologo dei nostri tempi, che sicuramente vi indurrà ad importanti riflessioni:
“Bisogna saper cogliere la differenza fra cercare di convincere il malato a fare ciò che si ritiene il suo bene e cercare di comprendere ciò che desidera”
dottoressa E.L.
2 Cos’è il consenso informato
3 La comunicazione della verità
5 I casi di urgenza