Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=67
Timestamp: 2020-02-21 12:00:22+00:00
Document Index: 112787314

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 1']

Sentenza 67/2010 (ECLI:IT:COST:2010:67)
Udienza Pubblica del 02/12/2009; Decisione del 22/02/2010
Massime: 34377 34378 34379
Massima n. 34377 Massima successiva
Miniere, cave e torbiere - Norme della Regione Siciliana - Disciplina transitoria sulle autorizzazioni - Proroga di diritto delle autorizzazioni all'esercizio di cave per consentire il completamento dei relativi programmi di coltivazione, nell'attesa della definizione del piano regionale dei materiali di cava - Contrasto con la disciplina comunitaria in materia di valutazione di impatto ambientale - Elusione in via legislativa della prevista procedura amministrativa di proroga o di rinnovo dell'autorizzazione - Violazione della competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente - Illegittimità costituzionale - Assorbimento delle ulteriori censure.
E' costituzionalmente illegittimo l'art. 1 della delibera legislativa della Regione Siciliana approvata il 25 novembre 2008, il quale prevede che, ove non sia stato completato il programma di coltivazione autorizzato, le autorizzazioni già rilasciate siano tutte indistintamente "prorogate di diritto" senza alcuna condizione e con termini di durata variabili, a prescindere dalla estensione delle aree interessate e dall'eventuale regime vincolistico degli ambiti territoriali in cui le stesse ricadano. Infatti, attraverso la previsione di un meccanismo legale che si limita, nella sostanza, ad introdurre una "proroga di diritto" per le autorizzazioni all'esercizio di cave rilasciate dal Distretto minerario, la delibera legislativa impugnata si sostituisce al provvedimento amministrativo di rinnovo, eludendo, quindi, non soltanto l'osservanza della relativa procedura già normativamente prevista, ma anche - e soprattutto - le garanzie sostanziali che quel procedimento mira ad assicurare, nel rispetto degli ambiti di competenza legislativa stabiliti dalla Costituzione; garanzie che, nella specie, riposano sulla necessità di verificare se l'attività estrattiva a suo tempo assentita risulti ancora aderente allo stato di fatto e di diritto esistente al momento della "proroga" o del "rinnovo" del provvedimento di autorizzazione. Inoltre, risulta "contrario all'effetto utile" della direttiva 85/337/CEE un sistema che "prorogasse" automaticamente autorizzazioni rilasciate in assenza di procedure di VIA (o, comunque, eventualmente, in assenza di VIA), in ipotesi più volte già "rinnovate". In via astratta - e per assurdo - le leggi regionali potrebbero mantenere inalterato lo status quo, sostanzialmente sine die, superando qualsiasi esigenza di "rimodulare" i provvedimenti autorizzatori in funzione delle modifiche subite, nel tempo, dal territorio e dall'ambiente. Risulta pertanto violato (restando assorbite le ulteriori questioni) sia l'art. 117, primo comma, della Costituzione, avuto riguardo al bene protetto dalla direttiva comunitaria, sia l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, coinvolgendo (attraverso la contestata previsione "derogatoria") materia riservata alla legislazione statale.
In tema di tutela ambientale, v. citate sentenze n. 1/2010, n. 225, n. 234/2009, n. 104/2008, n. 378/2007.
Sull'asserita violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., v. citata sentenza n. 368/2008.
In senso analogo, v. citata sentenza n. sentenza n. 271/2008.
delibera legislativa Regione Siciliana 25/11/2008 n. 133 art. 1
statuto regione Sicilia art. 14
Massima n. 34378 Massima successiva Massima precedente
Miniere, cave e torbiere - Norme della Regione Siciliana - Inapplicabilità della sanzione che esclude l'ottenimento dell'autorizzazione all'attività estrattiva per chi abbia svolto attività di escavazione senza autorizzazione in caso di "sconfinamento accidentale" rispetto al programma autorizzato, salvo i casi di recidiva - Disposizione priva di autonomia nel contesto del provvedimento impugnato - Contrasto con la disciplina comunitaria in materia di valutazione di impatto ambientale - Elusione in via legislativa della prevista procedura amministrativa di proroga o di rinnovo dell'autorizzazione - Violazione della competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente - Illegittimità costituzionale - Assorbimento delle ulteriori censure.
E' costituzionalmente illegittimo l'art. 3, comma 2, della delibera legislativa della Regione Siciliana approvata il 25 novembre 2008, il quale stabilisce il venir meno della sanzione della esclusione per un periodo di dieci anni dalla possibilità di ottenere l'autorizzazione all'attività estrattiva per coloro che abbiano svolto attività di escavazione non autorizzate, qualora ciò sia avvenuto per uno "sconfinamento accidentale" rispetto al programma autorizzato, salvo i casi di recidiva. Le ragioni enunciate a sostegno della declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 1 della delibera legislativa in esame valgono anche in riferimento alla disposizione dettata dall'art. 3, comma 2, della medesima delibera legislativa, trattandosi di norma priva di reale autonomia nel contesto del provvedimento impugnato. Risulta pertanto violato (restando assorbite le ulteriori questioni) sia l'art. 117, primo comma, della Costituzione, avuto riguardo al bene protetto dalla direttiva comunitaria, sia l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, coinvolgendo (attraverso la contestata previsione "derogatoria") materia riservata alla legislazione statale.
delibera legislativa Regione Siciliana 25/11/2008 n. 133 art. 3 co. 2
Massima n. 34379 Massima precedente
Miniere, cave e torbiere - Norme della Regione Campania - Prosecuzione delle attività estrattive nelle more dell'entrata in vigore del Piano regionale delle attività estrattive (PRAE) - Rinnovo di diritto delle autorizzazioni già scadute o in scadenza prima del 30 giugno 2010 - Elusione dell'obbligo di assoggettare a valutazione di impatto ambientale le autorizzazioni rilasciate, prorogate o rinnovate - Conseguente violazione della normativa dettata in materia di tutela dell'ambiente, di competenza legislativa esclusiva statale - Illegittimità costituzionale.
E' costituzionalmente illegittima la legge della Regione Campania 6 novembre 2008, n. 14, recante «Norma urgente in materia di prosecuzione delle attività estrattive». In particolare i commi 1, 2 e 3 della normativa denunciata prevedono una disciplina di eccezionale prorogatio destinata a surrogare, ex lege ed in forma automatica, i controlli tipici dei procedimenti amministrativi di rinnovo delle autorizzazioni alla coltivazione delle cave. Tale disciplina, da un lato, non garantisce che le autorizzazioni in corso di "esercizio" (originario o prorogato) fossero state - ab origine o in sede di proroga - assoggettate a valutazione di impatto ambientale; dall'altro, il perdurante regime normativo di mantenimento dello status quo cristallizza, ex lege, l'elusione dell'obbligo e, con esso, attraverso il meccanismo della legge-provvedimento, il mancato rispetto della normativa dettata in materia riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Le ragioni che sostengono la declaratoria di illegittimità costituzionale dei commi 1, 2 e 3 dell'art. 1 coinvolgono anche le previsioni dettate nei commi 4 e 5 dello stesso articolo 1, in quanto connesse al censurato "automatismo" della proroga.
legge della Regione Campania 06/11/2008 n. 14
Per altro verso, non pare neppure conducente la tesi, sostenuta dalla Regione Campania nella memoria da ultimo depositata, secondo la quale la norma censurata sarebbe legittima giacché nulla prevederebbe «in difformità alla disciplina di competenza statale con riguardo ai profili ambientali dell’attività d’impresa relativa alla coltivazione delle cave», in sostanza reputandosi applicabile, in parte qua, la disciplina dettata in materia di VIA dal d. lgs. n. 152 del 2006. L’argomento non risulta persuasivo in quanto l’assoggettamento a quella disciplina non soltanto dovrebbe essere espresso, ma anche – e soprattutto – lo stesso dovrebbe fungere da presupposto condizionante il provvedimento di “proroga”, proprio perché quest’ultima – secondo quanto deduce la stessa memoria – si atteggia quale «nuovo esercizio della funzione amministrativa in cui l’Amministrazione è chiamata a verificare la sussistenza dei requisiti necessari...». D’altra parte, ove fosse valida la prospettazione della resistente, risulterebbe del tutto superfluo il richiamo alla disciplina statale della VIA che, come si è detto, entra invece espressamente a far parte del Piano regionale delle attività estrattive, alla cui approvazione ed al cui rispetto l’intero sistema delle autorizzazioni è stato – altrettanto espressamente – subordinato.