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Timestamp: 2018-03-18 13:47:08+00:00
Document Index: 159064168

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 27', 'art. 41', 'art. 33', 'art. 43', 'art. 55', 'art.45', 'art. 61', 'art.42']

DOMENICA | 18 MARZO 2018 | ORE 14.47
conservatore beni
architettonici e ambientali
(in vigore dal 01/09/2017)
La Legge 04 Agosto 2006 n°2006, ha previsto al 3 comma dell'art. 2 che " le disposizioni deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che contengono le prescrizioni di cui al comma 1 sono adeguate, anche con l'adozione di misura e garanzia della qualità della prestazione occasionale, entro il 01 gennaio 2007."
Il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori visto il codice deontologico in vigore al 1° gennaio 1994 e preso atto dell'esigenza di modificarne alcune norme per adeguarle a quanto previsto dalla legge sopracitata, nella propria seduta del 20 dicembre 2006 ha deliberato di approvare le nuove disposizioni.
Cap. 1. principi generali (art. 1-11)
Art. 1 Nell'esercizio della professione, l'architetto deve uniformare il proprio comportamento ai principi deontologici di tutela della dignita' e del decoro della professione e dell'Ordine.
Art. 2 Le presenti norme valgono in qualunque forma venga esercitata la professione sia libera che dipendente, pubblica o privata.
Art. 3 L'Architetto esercita la professione in conformità alle leggi vigenti ed opera nel rispetto dell'interesse generale della società che riconosce prevalente su quelli del committente e personale.
Art. 4 Il comportamento professionale dell'architetto deve basarsi sull'assunzione di responsabilità dei propri atti, sull'indipendenza del giudizio, sulla preparazione tecnica e professionale, sull'adempimento degli impegni assunti e sul rispetto del segreto professionale.
Art. 5 L'architetto svolge le sue prestazioni professionali solo quando non sussistano condizioni di incompatibilità e quando il proprio interesse o quello del committente non siano in contrasto con i suoi doveri professionali.
Art. 6 L'architetto nel promuovere la sua attività professionale deve attribuirsi solo capacità o titoli pertinenti alla professione o riconosciuti dalla legge senza qualificarsi in modo equivoco, esercitare pressioni, o vantare influenze di qualsiasi tipo.
Art. 7 L'architetto sottoscrive solo le prestazioni professionali che abbia personalmente svolto o diretto; non sottoscrive prestazioni, in forma paritaria, con persone fisiche o giuridiche che per norme vigenti non possono svolgerle. Nel sottoscrivere e svolgere prestazioni professionali in forma collegiale o interdisciplinare deve assicurarsi che siano sempre esplicitate le singole competenze e responsabilità.
Art. 8 Per l'architetto qualsiasi forma di libera e leale competizione si basa esclusivamente sulla qualità del suo lavoro nel rispetto dei diritti dei colleghi.
Art. 9 Il rapporto con il committente è di natura fiduciaria e deve essere improntato alla lealtà, correttezza e chiarezza. L'incarico professionale si configura come contratto di prestazione d'opera intellettuale. Art. 10 Il rapporto con i colleghi deve essere improntato a correttezza, lealtà e chiarezza.
Art. 10 Il rapporto con i colleghi deve essere improntato a correttezza, lealtà e chiarezza.
Art. 11 L'architetto esercita la sua professione sia in qualità di libero professionista (singolo o associato), sia in qualità di dipendente che di funzionario pubblico. Qualunque sia il suo stato professionale, l'architetto deve disporre dell'indipendenza necessaria, che gli permetta di esercitare la professione in conformità all'interesse generale e alle regole deontologiche, e di assumersi così la responsabilità delle proprie azioni. Egli informa immediatamente l'Ordine di ogni modifica che intervenga nel suo stato professionale.
Cap. 2. norme relative alle modalita' di esercizio della professione di architetto (art. 12-14)
Art. 12 L'architetto che voglia esercitare la professione in forma diversa da quella singola, deve accertarsi che gli altri componenti non si trovino in condizioni di incompatibilità, che i patti consociativi non siano in contrasto con le leggi che regolano la professione e con le presenti norme deontologiche e siano depositati presso l'Ordine di appartenenza.
Art. 13 L'architetto dipendente o pubblico funzionario, cui sia consentito per legge o per contratto svolgere in via eccezionale atti di libera professione, fatte salve le specifiche condizioni di incompatibilità fissate dalle vigenti norme, deve preventivamente inviare a mezzo raccomandata al proprio Ordine copia della necessaria autorizzazione ottenuta per ogni singolo incarico.
Art. 14 L'architetto nell'accettazione dell'incarico deve definire preventivamente ed esplicitamente con il committente, nel rispetto delle leggi vigenti e delle presenti norme, i contenuti e i termini della propria prestazione professionale e i relativi compensi. L'architetto svolgerà il proprio mandato in conformità agli impegni assunti e redigerà la parcella nel rispetto delle tariffe vigenti, secondo i criteri concordati per la valutazione dell'onorario. L'architetto deve rapportare alle sue effettive possibilità d'intervento ed ai mezzi di cui disporre la quantità e la qualità degli incarichi e deve rifiutare quelli che non può espletare con sufficiente cura e specifica competenza.
Cap. 3. rapporti con i committenti (art. 15-26)
Art. 15 L'architetto è tenuto a comunicare al committente ogni variazione di condizioni che possono modificare le originarie pattuizioni dell'incarico.
Art. 16 La rinuncia totale o parziale del compenso è ammissibile solo in casi eccezionali e per comprovate ragioni atte a giustificarla, dandone tempestiva comunicazione all'Ordine.
Art. 17 L'architetto deve evitare ogni forma di accaparramento della clientela mediante espedienti di qualsiasi tipo contrari alla dignità professionale.
Art. 17 bis Il rapporto con il Committente è di natura fiduciaria e deve essere improntato alla massima lealtà e correttezza. L'Architetto deve meritare la fiducia del Committente eseguendo esattamente e diligentemente l'incarico conferitogli nonché tutelandone, nel miglior modo, l'interesse purché questo non contrasti con quello pubblico.
Art. 18 L'architetto non deve subire passivamente la volontà del committente quando questa contrasti con la sua autonomia e con il suo prestigio.
Art. 19 L'architetto assolve, personalmente, nell'ambito della propria organizzazione, l'incarico conferitogli. Durante lo svolgimento può farsi rappresentare e coadiuvare da persona competente e gradita al committente, comunque sempre sotto la propria responsabilità e direzione e nei casi in cui ciò sia compatibile con la natura dell'incarico.
Art. 20 La collaborazione con altro professionista, indicato dal committente durante lo svolgimento dell'incarico, è subordinata al reciproco gradimento e può essere rifiutata.
Art. 21 L'architetto non può, senza l'esplicito assenso del committente, essere compartecipe nelle Imprese costruttrici o nelle Ditte fornitrici dell'opera progettata o diretta per conto del committente. Nel caso abbia ideato o brevettato procedimenti costruttivi, materiali, componenti ed arredi proposti per lavori da lui progettati o diretti, è tenuto ad informarne il committente.
Art. 22 L'architetto, nel svolgere la propria attività, non deve accettare o sollecitare premi o compensi da terzi interessati, al fine di percepire illeciti guadagni.
Art. 23 Qualora il professionista intenda recedere dall'incarico a prestazione non ultimata, potrà farlo a condizione di prendere provvedimenti idonei a non danneggiare né il committente, né i colleghi in caso di incarico di gruppo, né i colleghi che lo sostituiranno e dovrà darne comunicazione al proprio Ordine.
Art. 24 L'architetto proposto quale consulente tecnico, anche in vertenze stragiudiziali, dovrà astenersi dall'assumere il relativo incarico nel caso in cui si sia già pronunciato in precedenza.
Art. 25 L'architetto, se richiesto come consulente dall'Autorità giudiziaria o dalle parti di dare un proprio parere formale sulla congruità di parcelle professionali è tenuto ad assumere presso l'Ordine di competenza informazioni sui criteri seguiti dall'Ordine.
Art. 26 L'architetto, nell'espletamento delle varie fasi progettuali, è tenuto a produrre tutti gli elaborati necessari e sufficienti per la definizione o realizzazione dell'opera nei limiti di quanto stabilito dall'incarico. La carenza, l'imprecisione o l'indeterminatezza degli elaborati, anche se non contestate dal committente, costituiscono motivo di inadempienza deontologica.
Cap. 4. rapporti con gli enti pubblici (art. 27-32)
Art. 27 L'architetto cui sia demandata qualsiasi forma di autorità, sia per appartenenza ad Amministrazioni ed organismi pubblici di qualunque tipo e/o Commissioni presso Enti pubblici, sia per incarico degli stessi, non può avvalersi direttamente o per interposta persona, dei poteri o del prestigio inerenti alla carica pubblica o all'ufficio pubblico esercitato per trarne un vantaggio professionale per sé o per gli altri.
Art. 27/bis COMMISSIONI EDILIZIE ED URBANISTICHE a) L'Architetto può essere contemporaneamente membro di un massimo di tre Commissioni Edilizie o Urbanistiche, se riferite a Comuni con numero di abitanti inferiore a 15.000; di una sola Commissione nel caso di Comune di entità superiore ai 30.000 abitanti. b) L'architetto membro di Commissioni Edilizie o Urbanistiche è tenuto, entro 30 giorni dalla nomina, a darne segnalazione all'Ordine Professionale. Contestualmente alla segnalazione invierà elenco degli incarichi in essere sul territorio comunale all'atto della nomina, incarichi che potranno essere regolarmente portati a termine. Nell'ambito del territorio interessato e nel periodo di durata in carica, l'architetto commissario potrà di norma assumere solo incarichi professionali inerenti opere pubbliche; casi particolari di incarichi da committenti privati dovranno essere segnalati, con le necessarie motivazioni, affinché l'Ordine valuti l'opportunità della loro acquisizione. c) L'architetto membro di Commissione, anche se non nominato su segnalazione dell'Ordine Professionale, assume comunque responsabilità come soggetto appartenente alla Categoria e, conseguentemente, il suo comportamento all'interno della Commissione deve rispettare le medesime regole che governano, sotto il profilo deontologico, l'esercizio dell'attività professionale. Egli è inoltre tenuto a segnalare alla Commissione - e a far verbalizzare - l'eventuale presenza di progetti redatti da soggetti non abilitati o comunque privi della competenza professionale indicata dalle Leggi istitutive dei singoli Albi, nonché le eventuali situazioni d'altra natura che possano concernere il rispetto della Normativa in materia di tutela dell'esercizio della professione. d) L'architetto deve infine astenersi da ogni e qualsiasi intervento che possa in qualche misura risultare lesivo della personalità e della professionalità dei Colleghi di cui si esamina la pratica e pretendere dagli altri Commissari il medesimo rispetto del lavoro professionale dei Colleghi oggetto dell'esame.
Art. 28 L'architetto non deve mai assumere incarichi in condizioni di incompatibilità ai sensi delle leggi vigenti e delle presenti norme.
Art. 28/bis - RUOLI E CARICHE PUBBLICHE a) L'architetto chiamato a ricoprire ruoli o cariche pubbliche è tenuto, entro 30 gg. dalla nomina, a darne segnalazione all'Ordine Professionale. b) L'architetto che ricopre cariche presso Pubbliche Amministrazioni, non può assumere incarichi professionali dalla medesima Amministrazione. c) L'architetto eletto Sindaco o nominato Assessore, contestualmente alla segnalazione invierà elenco degli incarichi in essere sul Territorio Comunale all'atto della nomina, incarichi che potranno essere regolarmente portati a termine. Nell'ambito del Territorio interessato e nel periodo di durata in carica l'architetto nominato non potrà assumere alcun tipo di incarico da committente privato o pubblico. Casi particolari potranno essere segnalati con le necessarie motivazioni, affinché l'Ordine ne valuti la compatibilità con la funzione pubblica esercitata.
Art. 29 L'architetto che redige per incarico di Pubbliche Amministrazioni strumenti urbanistici generali e attuativi e loro varianti deve astenersi, dal momento dell'incarico e fino alla loro approvazione definitiva dall'assumere incarichi privati di progettazione nell'area oggetto dello strumento urbanistico, così come anche previsto dall'art. 41 bis della Legge urbanistica (L. n. 1150 del 17 agosto 1942 integrata dalla Legge 6 agosto 1967 n. 765). Tale norma è estesa anche a quei professionisti che abbiano collaborato alla stesura del piano o che con il primo abbiano rapporti di collaborazione in atto.
Art. 30 L'architetto che svolge l'incarico di consulenza per una Amministrazione Pubblica in forma occasionale o continuativa, non può assumere incarichi professionali privati e pubblici aventi oggetto attinente la consulenza. Tale divieto è esteso anche a quei professionisti che con il primo abbiano rapporti di collaborazione in atto.
Art. 30/bis - FUNZIONI DI TECNICO COMUNALE CON INCARICO DI TIPO PROFESSIONALE I Colleghi che svolgono funzione di Tecnico Comunale con contratti di tipo professionale sono tenuti: a) a segnalare all'Ordine di appartenenza, entro 30 giorni, l'avvenuto conferimento dell'incarico, e contestualmente l'eventuale quantità di incarichi in corso presso il Comune stesso, con elenco dettagliato; b) a non assumere per tutta la durata del contratto alcun tipo di incarico professionale da privati nell'ambito del territorio Comunale; c) a rispettare le compatibilità che contraddistinguono il medesimo ruolo come pubblico dipendente.
Art. 31 Nell'esercizio professionale l'architetto non potrà abbinare la propria firma come architetto incaricato di svolgere mansioni professionali, anche parziali, a quelle di altri professionisti o persone, non autorizzate dalla legge, ad assumere identiche mansioni o responsabilità.
Art. 32 E' competenza del Consiglio dell'Ordine dirimere i casi dubbi in merito all'applicazione delle norme del presente capitolo.
Cap. 5. rapporti con i colleghi (art. 33-42)
Art. 33 I rapporti di collaborazione tra colleghi dovranno essere preventivamente concordati in modo che risulti, anche pubblicamente, il preciso apporto professionale di ciascuno e dovranno essere improntati alla massima lealtà, correttezza e chiarezza.
Art. 34 L'architetto deve evitare ogni forma di scorretta concorrenza nei riguardi di altri colleghi e non può partecipare a competizioni basate unicamente sull'abbattimento dei compensi minimi stabiliti dalla Tariffa professionale vigente.
Art. 35 La pubblicità commerciale è contraria alla dignità professionale ed è lesiva dell'immagine della categoria. La pubblica diffusione delle opere e dei progetti è atto di divulgazione culturale e non deve mai assumere forme concorrenziali o di carattere commerciale.
Art. 36 L'architetto non deve compiere atti tendenti alla sostituzione di colleghi che stiano per avere od abbiano ricevuto incarichi professionali.
Art. 37 L'architetto chiamato ad assumere un incarico già affidato ad altro collega, deve preventivamente informare, per iscritto, il collega stesso, accertarsi del contenuto del precedente incarico e che esso sia stato formalmente revocato. Prima dell'accettazione dovrà altresì verificare le prestazioni già svolte al fine di salvaguardare i compensi maturati. Sono fatti salvi i diritti d'autore.
Art. 38 L'architetto deve astenersi da apprezzamenti denigratori nei confronti di un collega, ed in particolare quando ne prosegue l'opera iniziativa ed interrotta. Dovrà astenersi, altresì, da qualsiasi giudizio inerente gli onorari maturati dal collega sostituito.
Art. 39 Nel caso di un'opera progettata o di una prestazione professionale svolta in associazione, anche temporanea, con altri soggetti, l'architetto nel citarla deve indicarne sempre i nominativi e gli specifici apporti. Tale forma di lealtà e correttezza deve essere estesa e pretesa anche nei confronti degli altri colleghi che esercitino le professioni intellettuali ed in particolar modo di quelle che hanno connessioni con la professione di architetto.
Art. 40 L'architetto deve qualificarsi in modo tale che sia evitato ogni possibile equivoco, precisando nella carta intestata, nella targa di studio, nell'elenco telefonico, nelle guide specializzate, nei timbri o nelle dizioni apposte sugli elaborati e in ogni altra indicazione, soltanto i titoli che gli competono e la forma in cui svolge la professione. Non è permesso abbinare il titolo di dottore architetto a quello di professore se non specificando l'esatto valore di quest'ultimo titolo (professore di scuola media; professore incaricato presso l'Università; professore libero docente; professore ordinario; professore emerito; ecc.). Non è altresì permesso indicare l'attività professionale sotto dizioni generiche se non seguite dalla indicazione dei componenti lo studio, con relative precise qualifiche professionali.
Art. 41 L'architetto, quando sia collaudatore di un'opera, non può accettare alcun altro tipo di incarico per la stessa opera.
Art. 42 L'architetto è tenuto ad osservare le deliberazioni assunte dal Consiglio dell'Ordine nell'ambito delle proprie competenze istituzionali.
Cap. 6. rapporti con l'ordine professionale (art. 43-54)
Art. 43 L'appartenenza all'Ordine comporta per l'architetto il dovere di collaborare col Consiglio dell'Ordine per il pieno rispetto delle norme deontologiche.
Art. 44 L'architetto ha l'obbligo di fornire i chiarimenti e le documentazioni che gli venissero richiesti dall'Ordine e di comunicare lo stato della sua condizione di esercizio professionale.
Art. 45 L'architetto che abbia motivate riserve sul comportamento professionale di un collega, deve informare per iscritto il Presidente dell'Ordine
Art. 46 L'architetto che ha accettato mandati o collaborazioni per conto del Consiglio dell'Ordine, deve adempiere a tutti gli obblighi conseguenti.
Art. 47 L'architetto che non partecipa senza motivazione alle votazioni elettive previste dalle leggi pregiudicando la funzionalità degli Organi Professionali viene meno ad un preciso dovere deontologico.
Art. 48 L'architetto che si trovi in condizioni di incompatibilità per l'esercizio della libera professione, cui sia concesso di svolgere atti di libera professione, deve preventivamente inviare a mezzo raccomandata la copia della autorizzazione al proprio Ordine. Quest'ultimo nel caso in cui la prestazione venga svolta al di fuori del proprio territorio darà comunicazione all'Ordine territorialmente competente.
Art. 49 L'architetto che sia a qualunque titolo componente di qualsivoglia commissione presso Enti pubblici è tenuto al rigoroso rispetto dei seguenti doveri: - informa tempestivamente il Consiglio dell'Ordine dell'avvenuta nomina od elezione; - dà comunicazione al Consiglio dell'Ordine degli incarichi professionali in atto nell'ambito di pertinenza della commissione; - dà sempre comunicazione al Consiglio dell'Ordine, specifica e preventiva all'accettazione, degli incarichi pubblici o privati che dovesse assumere nella sfera di pertinenza con il pubblico mandato od incarico quando ritenga che non sussistano incompatibilità; - si attiene alle disposizioni ed indirizzi che il Consiglio dell'Ordine dovesse impartire nell'interesse o a tutela della dignità della categoria; - non dovrà accettare di essere confermato nello stesso incarico per una seconda volta consecutiva sempre che non sia tenuto ad accettare la riconferma in considerazione della propria qualifica di Amministratore pubblico. Ai fini del divieto di cui al precedente comma sono equiparati all'architetto membro della Commissione anche gli architetti che siano con questo associati.
Art. 50 L'architetto che intende partecipare ad un concorso deve preventivamente assicurarsi che il relativo bando sia stato approvato dall'Ordine professionale o dal CNA. L'architetto che per diretto incarico dell'ente banditore ha predisposto la stesura del bando ed ha contribuito alla definizione del tema del concorso non può parteciparvi. La partecipazione ad un concorso, in qualità di concorrente o membro in giuria, per il quale sia stata emanata diffida dall'Ordine di appartenenza o dal CNA non è consentita.
Art. 51 L'architetto non può essere componente di una Commissione giudicatrice di un concorso al quale partecipino, come concorrenti, altri professionisti che con lui abbiano rapporti di parentela o di collaborazione professionale in atto anche se informali.
Art. 52 L'architetto nominato quale membro di Commissione giudicatrice di un concorso: a) esprime un giudizio di merito sugli elaborati del concorso dopo aver verificato che siano state osservate le norme del bando da parte dei concorrenti e da parte della commissione giudicatrice; b) segnala al proprio Consiglio dell'Ordine e al CNA le eventuali infrazioni ed ogni atto lesivo alla categoria compiute da architetti, siano essi concorrenti o componenti la giuria o da altri membri della giuria; c) rifiuta incarichi, da parte di terzi o dallo stesso Ente presso il quale la Commissione giudicatrice è costituita, che gli derivino dalla sua veste di Commissario. Dovrà altresì astenersi dall'indicare, anche se sollecitato, nominativi di colleghi per l'affidamento di incarichi comunque connessi con il tema del concorso per il quale la Commissione è stata costituita; d) nel caso in cui per qualsiasi motivo il concorso non abbia alcun esito, deve rifiutare qualunque incarico inerente l'oggetto di detto concorso.
Art. 53 Fatto salvo quanto disposto dalla legge i componenti del Consiglio o delle Commissioni dell'Ordine nonché gli architetti nominati in rappresentanza del Consiglio stesso, sono tenuti alla riservatezza su ogni argomento o circostanza inerente la carica o il mandato ricevuto. In particolare, per quanto attiene alle sedute del Consiglio dell'Ordine, sono da ritenere pubblici: - gli ordini del giorno delle sedute; - tutte le decisioni e le delibere del Consiglio, comprese quelle relative ai provvedimenti disciplinari, con la precisazione se sono state assunte a maggioranza o all'unanimità, con l'indicazione del solo numero dei voti contrari o astenuti. Sono invece da considerare riservate, e pertanto non pubblicizzabili, le opinioni o posizioni espresse dai singoli Consiglieri nel corso della trattazione degli argomenti posti all'ordine del giorno.
Art. 54 La vigilanza del rispetto delle vigenti norme deontologiche e l'applicazione scrupolosa e tempestiva di quanto in esse previsto costituisce obbligo inderogabile per i componenti del Consiglio dell'Ordine.
Cap. 7. sanzioni (art. 55-60)
Art. 55 Le sanzioni previste per le violazioni alle presenti norme sono: l'avvertimento, la censura, la sospensione e la cancellazione ai sensi dell'art.45 del R.D. 23.10.1925, n.2537. Sono fatte salve, comunque, le sanzioni disposte dalle leggi dello Stato.
Art. 56 Ogni infrazione relativa ad incompatibilità, concorrenza sleale, partecipazione a concorsi diffidati, mancato rispetto dei principi generali di cui al Cap.I, e comunque in grado di arrecare danno materiale o morale a terzi, comporta la sanzione della sospensione fino a tre mesi.
Art. 57 Le violazioni non previste all'articolo precedente comportano la sanzione dell'avvertimento o della censura.
Art. 58 Nei casi di recidività relativi ad infrazioni previste ai precedenti articoli sono comminabili sanzioni corrispondenti alla categoria di infrazione immediatamente superiore, e comunque, nei limiti della sospensione di mesi sei.
Art. 59 La sospensione per un periodo superiore ai sei mesi e la cancellazione saranno disposte nei casi previsti dalle Leggi e nei casi di recidività, o di perdita dei diritti necessari per l'iscrizione all'albo.
Art. 60 Le presenti norme integrano e completano le norme legislative e regolamentari che disciplinano la professione di architetto. La loro inosservanza costituisce infrazione disciplinare ed attiva la funzione di magistratura dell'Ordine professionale a tutela del valore e della dignità della professione.
Cap. 8. disposizioni finali (art. 61-63)
Art.61 -Le presenti norme integrano e completano le norme legislative e regolamentari che disciplinano la professione degli iscritti all'albo degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. La loro inosservanza costituisce infrazione disciplinare ed attiva la funzione di magistratura dell'Ordine professionale a tutela del valore e della dignità della professione.
Art. 62 - Le presenti norme sono comuni a tutti gli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori italiani e stranieri autorizzati ad esercitare la professione in Italia, i quali devono rispettarle e farle rispettare. In conformità a quanto previsto dall'art.42 del R.D. 23 ottobre 1925 n.2537 i singoli Ordini professionali possono integrare, acquisito il parere favorevole del CNAPPC, con un proprio regolamento, le presenti norme.
Art.63 - Le presenti norme sostituiscono quelle attualmente in vigore, vengono pubblicate sul sito ufficiale della categoria e sono depositate presso il Ministero della Giustizia, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, gli Ordini provinciali, gli Uffici Giudiziari e Amministrativi interessati della Repubblica Italiana. Esse entrano in vigore al 1° gennaio 2007
Si pubblicano per conoscenza i seguenti codici:
- Si trasmette, in allegato, il nuovo codice deontologico approvato dal Consiglio Nazionale, il cui testo è scaturito da un processo partecipato e condiviso con gli Ordini Provinciali che hanno fornito il loro fattivo apporto, ed è stato redatto tenendo, altresì, conto dei principi fissati dalla Riforma delle Professioni e dalle disposizioni di legge che ad essa sono seguite. L’entrata in vigore del Nuovo Codice Deontologico è da ascriversi al 1* gennaio 2014. Si sottolinea che ai pendenti disciplinari od alle violazioni deontologiche avvenute entro il 31 dicembre 2013 continueranno ad applicarsi le precedenti norme deontologiche.