Source: https://stefanoceccanti.it/referendum-le-dichiarazioni-della-relatrice-dadone-sugli-emendamenti/
Timestamp: 2019-06-19 04:44:58+00:00
Document Index: 103141370

Matched Legal Cases: ['art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 71', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 71']

Referendum- le dichiarazioni della relatrice Dadone sugli emendamenti | Stefano Ceccanti
Referendum- le dichiarazioni della relatrice Dadone sugli emendamenti
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Posted mercoledì 9 Gennaio 2019
Referendum- le dichiarazioni della relatrice Dadone sugli emendamenti2019-01-092019-01-09http://stefanoceccanti.it/wp-content/uploads/2018/02/sc-logo-simple-firm.pngStefano Ceccantihttp://stefanoceccanti.it/wp-content/uploads/2018/02/sc-logo-simple-firm.png200px200px
La discussione svolta in Commissione è stata davvero ricca approfondita come meritano pdl costituzionali (AC 726 e 1173) che recano modifiche all’ articolo 71 della Costituzione e delineano un’innovazione di straordinaria portata per il nostro ordinamento quale il referendum propositivo e l’iniziativa popolare rafforzata. Particolarmente rilevante è stato poi l’apporto delle audizioni.
Siamo ora arrivati al passaggio cruciale dell’esame degli emendamenti. Permettetemi alcune considerazioni generali prima di esprimere i pareri.
Resto fermamente convinta che, quando i cittadini sono chiamati a assumere direttamente una scelta legislativa, la mancanza di un quorum di validità della consultazione sia garanzia di maggiore partecipazione. Senza quorum, infatti, sono bandite le politiche astensionistiche che la presenza del quorum favorisce. Senza quorum, tutti i soggetti della società civile e tutte le forze politiche devono mobilitarsi per sostenere le rispettive ragioni. Senza quorum, dunque, il dibattito sulle questioni politiche viene incentivato e la partecipazione politica dei cittadini aumenta.
Tuttavia, ho ben presente che non stiamo esaminando un progetto legislativo qualsiasi ma un intervento di riforma della Costituzione. La materia costituzionale non appartiene all’indirizzo politico della maggioranza e non può essere il terreno sul quale le forze che costituiscono la maggioranza devono realizzare ad ogni costo il proprio programma. La Costituzione è di tutti e per questo occorre che la maggioranza sia aperta non solo all’ascolto delle opposizioni, ma è necessario che la maggioranza cerchi di costruire l’accordo più ampio possibile anche a costo di sacrificare alcune delle sue ragioni.
È l’approccio che intendiamo seguire.
Sulla base di questo approccio, abbiamo deciso di presentare proposte puntuali, non maxi-riforme, come aveva annunciato il Ministro Fraccaro, che ringrazio per questa impostazione. Per questo stesso motivo, è stato lasciato ampio spazio agli interventi degli esperti, così da favorire un dibattito più ricco. E di ciò ringrazio il Presidente Brescia e tutti i Commissari. Per queste stesse regioni, abbiamo deciso che una parte delle nostre ragioni debba essere messo da parte, per cercare di costruire un consenso più ampio.
All’esito di questa istruttoria, abbiamo così deciso di accogliere una richiesta importante che proviene dall’opposizione. Darò parere favorevole all’emendamento 1. 215 dei colleghi del Partito Democratico.
Introduce nel testo un quorum non partecipativo ma approvativo del 25% dei voti validi per l’approvazione delle proposte sottoposte a referendum. Ciò raccoglie un’importante richiesta delle opposizioni ma consente ugualmente ai cittadini di fruire appieno del nuovo strumento di partecipazione popolare senza favorire manovre politiche di segno astensionistico.
Con lo stesso emendamento si estende il medesimo quorum anche al referendum abrogativo di cui all’art. 75 della Costituzione. È una modifica che mi sono convinta essere opportuna, perché mantenere un quorum diverso per i due istituti sarebbe parso irrazionale. Di ciò mi sono persuasa analizzando alcuni emendamenti presentati al testo che intendevano vietare la presentazione di proposte di legge popolari meramente abrogative per eludere il quorum partecipativo che sarebbe rimasto nell’articolo 75.
La soluzione del quorum approvativo, suggerita dagli esperti in Commissione, e opportunamente ripresa dall’emendamento che si accoglie, con riferimento all’art. 75 sostanzialmente non modifica il quorum minimo già oggi previsto in astratto: poiché oggi il referendum abrogativo per essere approvato richiede la partecipazione del 50% degli elettori e l’approvazione da parte della metà di questi, di fatto l’art. 75 già oggi richiede come minimo che un quarto degli elettori si esprima a favore dell’abrogazione.
Sulla base dello stesso approccio dialogante, che abbiamo deciso di assumere in materia costituzionale, darò parere favorevole anche all’emendamento 1. 249 di Ceccanti ed altri che richiede che la legge attuativa del referendum sia approvata con la maggioranza assoluta. È giusto infatti che in una materia così delicata si cerchi un più ampio consenso rispetto a quello ordinariamente richiesto per l’approvazione delle leggi. Tale emendamento, inoltre, escluderà che la disciplina contenuta in tale legge possa essere oggetto tanto di referendum abrogativo, quanto di iniziative popolari rafforzate.
Nella sostanza, inoltre, accoglierò l’idea contenuta nell’emendamento 1. 03 Sisto ed altri: con esso si propone di modificare la legge costituzionale n. 1 del 1953, nel senso di inserirvi il nuovo giudizio di ammissibilità affidato alla Corte costituzionale. Accolta tale idea, può essere espunto dal testo il terzo capoverso, il quale può trovare migliore collocazione proprio nella citata legge costituzionale. Ciò consente di mantenere il testo dell’art. 71 più snello e di conservare maggiormente la simmetria con l’art. 75 della Costituzione. Nell’art. 75, infatti, non si trova la disposizione sulla competenza della Corte costituzionale in materia di ammissibilità del referendum abrogativo, che dunque può essere opportunamente espunta anche dal nuovo testo dell’art. 71. Allo stesso modo il riferimento alla competenza della Corte con riguardo all’ammissibilità del referendum sul testo approvato dalle Camere, contenuto nel sesto capoverso del testo base, potrà trovare collocazione nella stessa legge costituzionale n. 1 del 1953.
Per questa ragione vi chiederò di accantonare tutti gli emendamenti che si riferiscono alle disposizioni da trasferire nella legge costituzionale 1/1953. Proporrò una riformulazione dell’emendamento che recepisce la sostanza di quello del collega Sisto o, nel caso non concordi, ne presenterò uno di analogo contenuto, per consentire che possiate trasferire sul nuovo testo gli emendamenti attualmente presentati sulle disposizioni che troveranno nuova collocazione nella legge 1/1953.
Tra questi, in ogni caso, dico subito che troveranno sostanziale recepimento nel mio emendamento l’1.173 e l’1.175 di Speranza nonché l’1.184 Giorgis e l’1.185 Lucaselli, ai quali chiedo però di accettare la mia proposta di riformulazione. Si tratta di emendamenti che spostano il giudizio di ammissibilità della Corte al momento in cui sono state raccolte 200.000 firme e non più 100.000 come nel testo base, così accogliendo un’ulteriore proposta emendativa delle minoranze.
Darò inoltre parere favorevole all’emendamento 1. 80 Forciniti.
Infine, in molti casi vi chiederò di valutare il ritiro di emendamenti che introducono disposizioni speciali già incluse nelle formule generali utilizzate nel testo base per mantenerlo essenziale, come è opportuno che sia un testo costituzionale.