Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-496-codice-civile-rendimento-del-conto
Timestamp: 2019-08-23 14:30:17+00:00
Document Index: 50735536

Matched Legal Cases: ['art. 749', 'art. 500', 'art. 111', 'art. 496', 'art. 111', 'art. 749', 'art. 490']

Art. 496 codice civile: Rendimento del conto | La Legge per tutti
Art. 496 codice civile: Rendimento del conto
L’erede ha l’obbligo di rendere conto della sua amministrazione (1) ai creditori e ai legatari, i quali possono fare assegnare un termine all’erede (2).
Rendiconto: atto ricognitivo dell’attività dell’erede che consente di controllare se l’attività svolta sia stata conforme ai principi di legge e, in generale, di buona amministrazione.
(1) Nel rendiconto devono essere indicate le somme ricavate dalla vendita dei beni ereditari, tutti i pagamenti effettuati ai creditori e ai legatari, nonché le spese della procedura e le somme spettanti all’erede quale creditore del defunto.
(2) L’erede è obbligato a rendere il conto entro un termine fissato d’accordo da creditori e legatari. In caso di disaccordo, provvederà il tribunale del luogo di apertura della successione (art. 749 c.p.c.).
In tema di eredità giacente, il rigetto, da parte del tribunale in composizione monocratica, della richiesta di fissazione di un termine per il rendiconto e per la liquidazione delle attività (art. 500 c.c.) può essere impugnato, sotto forma di reclamo, al competente collegio del tribunale, mentre la successiva decisione di rigetto di quest'ultimo non è impugnabile con il rimedio straordinario del ricorso per cassazione ex art. 111 cost., poiché l'ordinanza emessa dall'organo collegiale è inidonea (in quanto non destinata ad incidere su diritti soggettivi) a produrre effetti di diritto sostanziale, ed è altresì inidonea a passare in cosa giudicata, avendo la medesima natura (non decisoria) del provvedimento pretorile di volontaria giurisdizione, con conseguente facoltà, per l'interessato, di ricorrere nuovamente al giudice per chiedere un altro provvedimento di fissazione del termine.
Cassazione civile sez. II 09 maggio 2007 n. 10643
In tema di eredità giacente, il rigetto, da parte del pretore, della richiesta di fissazione di un termine per il rendiconto e per la liquidazione delle attività (art. 496 e 500 c.c.) può essere impugnato, sotto forma di reclamo, al competente tribunale, mentre la successiva decisione di rigetto del tribunale stesso non è impugnabile con il rimedio straordinario del ricorso per cassazione ex art. 111 cost., poiché l'ordinanza emessa dall'organo collegiale è inidonea (in quanto non destinata ad incidere su diritti soggettivi) a produrre effetti di diritto sostanziale e processuale, riguardando soltanto la mancata fissazione di un termine per il rendiconto e la liquidazione di attività, senza determinare alcuna ipotesi di incapienza per il creditore istante, ed è altresì inidonea a passare in cosa giudicata, attesane la medesima natura (non decisoria) del provvedimento pretorile di volontaria giurisdizione, con conseguente facoltà, per l'interessato, di ricorrere nuovamente al giudice per chiedere un altro provvedimento di fissazione del termine.
Cassazione civile sez. II 27 marzo 1998 n. 3244
L'art. 749 c.c., nel prevedere che a conoscere dell'istanza per la fissazione di un termine entro il quale una persona deve emettere una dichiarazione o compiere un determinato atto - nel caso in cui esso non sia proposto nel corso del giudizio - sia competente il pretore, presuppone, ai fini della deroga a tale ultima competenza in favore di quella del giudice presso il quale pende il detto giudizio, che l'adempimento di cui trattasi rilevi nel giudizio stesso in guisa tale da istituirne una connessione necessaria col procedimento diretto alla fissazione del termine. (Nella specie, la S.C., sancendo il principio di cui in massima, ha negato che sussiste una connessione di siffatto tipo fra giudizio di pagamento del legato e procedimenti di fissazione di un termine agli eredi per rendere conto dell'amministrazione dell'eredità).
Cassazione civile sez. II 07 febbraio 1998 n. 1301
L'erede, in confronto del quale sia stato formato un titolo esecutivo che lo condanni in qualità di erede beneficiato e che sarà perciò tenuto al pagamento non oltre il valore dei beni a lui pervenuti (art. 490 comma 2 n. 2 c.c.), per potersi esonerare dal pagamento deve dimostrare non che l'asse ereditario sia stato originariamente insufficiente a coprire la passività bensì che lo stesso è rimasto esaurito nel pagamento di creditori presentatisi in precedenza.
Cassazione civile sez. III 10 novembre 1993 n. 11084
In tema di limitazione di responsabilità degli eredi per i debiti del de cuius, grava sugli eredi stessi l'onere di provare di aver accettato l'eredità con il beneficio d'inventario al fine di limitare la loro responsabilità patrimoniale intra vires hereditatis, mentre grava sui creditori l'onere di provare la decadenza dal beneficio suddetto ovvero la ricorrenza di una accettazione pura e semplice dell'eredità, che è presunta ex lege nel caso del chiamato che, trovandosi nel possesso di beni ereditari, non provveda tempestivamente a redigere l'inventario.
Cassazione civile sez. lav. 02 marzo 1987 n. 2198