Source: http://gruppopd.fvg.it/documenti-dettaglio.php?idC=6&id=657
Timestamp: 2020-06-03 06:49:30+00:00
Document Index: 2007869

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 19', 'art. 22', 'art. 8', 'art.17', 'art. 21', 'art. 24', 'art. 16']

IACOP: Relazione di minoranza sul Disegno di legge n. 68
Relazione di minoranza sul Disegno di legge n. 68 << Disposizioni per la tutela e la promozione delle minoranze linguistiche slovena, friulana e tedesca del Friuli Venezia Giulia. Modifiche alle leggi regionali 26/2007, 29/2007, 20/2009 e 13/2000 >>
Signor Presidente, colleghe e colleghi Consiglieri,
Il Disegno di legge n. 68 << Disposizioni per la tutela e la promozione delle minoranze linguistiche slovena, friulana e tedesca del Friuli Venezia Giulia. Modifiche alle leggi regionali 26/2007, 29/2007, 20/2009 e 13/2000 >> presenta, in un certo senso, una duplice identità.
Se per la parte slovena e tedesca si limita sostanzialmente ad alcuni aggiornamenti normativi conseguenti ai cambiamenti dell’assetto istituzionale e territoriale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, per la parte legata alle modifiche della legge regionale di tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana (LR 29/2007) presenta alcune trasformazioni sostanziali.
Entrando nello specifico del DDL in esame, nella parte riguardante le modifiche alla legge regionale per la tutela della minoranza linguistica slovena (LR 26/2007), si evidenzia l’introduzione del rimborso delle spese di viaggio ai componenti della Commissione consultiva, aspetto valutato positivamente su cui non si ha nulla da eccepire.
Con la modifica all’art. 18 ante si prevede che sia la Giunta regionale con propria deliberazione, previo parere della Commissione consultiva, a ripartire il fondo di accantonamento e non più il Consiglio con legge regionale di assestamento di bilancio. Anche questa novità viene valutata nel senso di uno snellimento delle procedure e di una velocizzazione del percorso di assegnazione dei fondi statali. Altresì positive si reputano le integrazioni introdotte all’art. 19 bis ove si aggiunge all’Ufficio centrale per la lingua slovena, istituito presso la Direzione competente, anche il servizio di traduzione e revisione linguistica nonché l’attività di normazione terminologica e coordinamento linguistico ad uso del personale negli enti locali. Questione quest’ultima di grande importanza sia per l’auspicabile uniformità di linguaggio della pubblica amministrazione in tutto il territorio di applicazione della legge di tutela sia perché si conferisce così alla struttura regionale un ruolo di regia e coordinamento delle attività inerenti all’uso della lingua slovena nella pubblica amministrazione. Anche la riscrittura dell’art. 22 (contributi per gli interventi a favore del resiano e delle altre varianti linguistiche delle valli del Natisone, Torre e Valcanale) che introduce la possibilità di finanziare le associazioni di questi territori, anche se queste non risultano iscritte all’Albo, risulta derivare da una concertazione con i soggetti coinvolti. Tutte le modifiche sono state presentate in seno alla Commissione consultiva di cui all’art. 8 la quale non ha avuto rilievi.
Sulla parte relativa alla lingua tedesca vengono aggiornati i riferimenti al territorio conseguenti all’aggregazione del comune di Sappada. Viene prevista la possibilità di istituire, da parte della Regione, uno sportello avente funzione di gestione e coordinamento delle attività inerenti all’uso della lingua tedesca nelle amministrazioni pubbliche. È scontato che la presenza di questo “sportello” dovrà trovare una declinazione concreta.
Non si prevede l’istituzione dell’Albo delle associazioni, ma i criteri per il riconoscimento (in capo alla Giunta regionale) sono simili a quelli presenti nelle altre due leggi di tutela. La novità sostanziale è l’introduzione della Conferenza regionale sulla tutela (art.17 bis), da convocare da parte del Presidente del Consiglio ogni 5 anni, così come previsto anche per quella slovena e friulana.
In merito alla lingua friulana l’impianto legislativo subisce modifiche strutturali. È importante premettere che sussiste un grave vizio formale perché il DDL in oggetto, così come puntualmente prescritto dalla LR 26/2014 art. 21 comma 4, non ha avuto il parere dell’Assemblea di comunità linguistica.
Rimane inoltre grave una convocazione troppo frettolosa che ha privato della presenza, nella competente Commissione consiliare, di tutte le realtà oggigiorno coinvolte nella tutela, promozione e valorizzazione della lingua friulana.
La criticità maggiore emerge sulla riscrittura completa dell’art. 24 della LR 29/2007. Con tale riscrittura viene istituto l’Albo regionale sulla matrice di quella che già esiste per le associazioni della comunità linguistica slovena e viene cancellato l’elenco nominale delle realtà associative riconosciute ex lege in vigore attualmente; realtà queste che hanno un’esperienza pluridecennale nella tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana.
Si tratta di un’autentica declassazione di un patrimonio di esperienze e competenze previsto in legge e finora tutelato. Adesso ci troviamo di fronte ad una situazione di grave incertezza che non garantisce il normale proseguimento dell’autorevole attività finora garantita dalle suddette realtà associative di lingua friulana.
Inoltre, come previsto dalla sostituzione integrale dell’art. 16, viene assegnata all’Agenzia regionale Arlef un’importante attività didattica che al momento difficilmente potrà garantire di svolgere con le risorse di cui dispone.
In conclusione ci troviamo di fronte a una grave lesione di una delle dimensioni principali che costituiscono l’identità friulana. Pertanto si chiede lo stralcio del capo II del presente DDL e riportare ad una discussione più ampia, e soprattutto condivisa con tutti gli attori che operano nella comunità linguistica friulana.