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Timestamp: 2018-07-17 09:07:37+00:00
Document Index: 4243805

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 159', 'art. 90', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 159', 'art. 27', 'art. 37', 'art. 119', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 159', 'sentenza ']

Lodo arbitrale che condanna un’amminstrazione al risarcimento del danno: non potendo considerarsi satisfattivo l’eventuale inserimento del debito nel bilancio comunale , cui non abbia fatto seguito l’emissione del relativo mandato di pagamento, colui che
Per le sentenze di condanna al pagamento di una somma di denaro, il Commissario ad acta è legittimato ad eseguire tutti gli atti e gli adempimenti necessari per dare concreto soddisfacimento al diritto di credito, mediante l’esercizio di un’attività compiuta quale “longa manus” del Giudice dell’ottemperanza nell’ambito della “procedimentalizzazione dell’erogazione della spesa”, a conclusione della quale sarà emesso il relativo mandato di pagamento; a tale fine l’organo straordinario deve provvedere sia all’allocazione della somma in bilancio, ove manchi un apposito stanziamento, nonché all’espletamento delle fasi di impegno, liquidazione, ordinazione e pagamento della spesa, sia al reperimento materiale della somma, con la precisazione che l’esaurimento dei fondi di bilancio o la mancanza di disponibilità di cassa non costituiscono legittima causa di impedimento all’esecuzione del giudicato, dovendo il predetto organo straordinario porre in essere tutte le iniziative necessarie per rendere possibile il pagamento
Il Tar Sicilia, Catania, con la sentenza numero 859 del 21 maggio 2007 ci insegna che:
< Come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza amministrativa (Cfr. Cons. Stato, IV, 20 dicembre 2000, n. 6843; idem, V, 1 marzo 2000, n. 1089; idem, IV, 12 novembre 2001, n. 5788; Tar Campania Salerno, sez. I, 11 febbraio 2002, n. 106; Tar Catania, Sezione I, 2 febbraio 2005 n. 174), il lodo arbitrale dà luogo ad un giudicato per la cui esecuzione è esperibile il giudizio di ottemperanza, dal momento che il decreto di esecutività, “pur non conferendo natura di sentenza al lodo, gliene attribuisce certamente l’efficacia” (cfr. Corte Cost. 12 febbraio 1963, n. 2).
In base all’art. 4, comma 2, della L. n. 2248/1865 Allegato E, la Pubblica Amministrazione ha un vero e proprio obbligo giuridico di conformarsi al giudicato dei Tribunali.>
In particolare, nella fattispecie sottoposta ai giudici siciliani:
< Pertanto, rilevato che sussiste l’inottemperanza da parte dell’Amministrazione intimata e che, per l’esecuzione, sono necessari ulteriori provvedimenti dell’Autorità amministrativa, la domanda proposta in questa sede risulta fondata e va accolta.
Alla luce delle predette considerazioni, va affermata la persistenza dell’obbligo dell’Amministrazione di ottemperare al giudicato.
La sussistenza dell’obbligo di eseguire integralmente il giudicato va affermata, ad avviso del Collegio, sia per quanto riguarda la sorte capitale che per gli interessi e oneri accessori.>
< Decorso infruttuosamente tale termine, ai medesimi adempimenti provvederà, sostitutivamente, il Commissario “ad acta” nominato da questo Tribunale, anche mediante l’adozione di variazioni di bilancio, stipulazione di atti di mutuo, alienazioni di beni anche mediante trattativa privata, o quant’altro necessario per l’assolvimento del mandato, in deroga a qualsiasi normativa di settore, ma con l’osservanza, in ogni caso, delle disposizioni di cui all’art. 159 del Decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, essendo l’Amministrazione intimata un ente locale.>
REPUBBLICA ITALIANA N. 0859/07 Reg. Sent.
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 2489/06 Reg. Gen.
sul ricorso n. 2489/2006 R.G. proposto dalla *** S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Massimiliano Pantano, domiciliato per legge presso la Segreteria della Sezione;
il Comune di Messina, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito;
l’esecuzione del giudicato nascente dal lodo arbitrale reso in data 29 ottobre 2004, dichiarato esecutivo con provvedimento del 14 maggio 2005, registrato in Messina il 5 luglio 2005, notificato in data 19 luglio 2005, passato in giudicato, con il quale il Collegio Arbitrale ha condannato il Comune di Messina al pagamento in favore della ricorrente della somma di Euro 445.339,94, oltre interessi e rivalutazione monetaria da riconoscersi dalla data di notifica dell’atto di accesso arbitrale sino all’integrale soddisfo, nonché al pagamento, in ragione di due terzi, delle spese di difesa e delle spese di funzionamento del Collegio medesimo.
Relatore alla Camera di consiglio del 27 aprile 2007 il Consigliere Dott. Ettore Leotta;
Udito l’Avvocato del ricorrente come da verbale di causa;
Con apposito bando di gara il Comune di Messina indiceva una gara per l’affidamento dei lavori di consolidamento e risanamento dei terreni siti in Contrada Parisia del Villaggio Santo Stefano Briga, interessati da movimento franoso.
L’appalto relativo era aggiudicato alla *** S.r.l., la quale, in esecuzione del contratto rep. n. 206 del 17 ottobre 1989 (registrato a Messina il 13 novembre 1989), iniziava i lavori, più volte sospesi per varie ragioni, imputabili alla stazione appaltante.
A seguito di tali sospensioni, la *** S.r.l. subiva dei danni, dei quali reclamava il risarcimento con apposito atto di accesso ad arbitrato, notificato al Comune di Messina il 16 settembre 2003.
Con lodo reso in data 29 ottobre 2004, dichiarato esecutivo con provvedimento del 14 maggio 2005, registrato in Messina il 5 luglio 2005, il Collegio Arbitrale condannava il Comune di Messina al pagamento in favore della ricorrente della somma di Euro 445.339,94, oltre interessi e rivalutazione monetaria da riconoscersi dalla data di notifica dell’atto di accesso ad arbitrato (16 settembre 2003) sino all’integrale soddisfo, nonché al pagamento, in ragione di due terzi, delle spese di difesa e delle spese di funzionamento del Collegio medesimo.
Avverso il predetto lodo arbitrale, notificato il 19 luglio 2005 in forma esecutiva ai sensi degli artt. 479, 2° comma e 170 c.p.c., non era proposta opposizione, per cui esso diveniva inoppugnabile, assumendo efficacia di giudicato.
Non avendo l’Amministrazione provveduto al pagamento delle somme predette, la *** S.r.l. attivava nei confronti del Comune di Messina vari procedimenti esecutivi ordinari presso terzi, non andati a buon fine.
Con atto di costituzione in mora ai sensi dell’art. 90, comma 2, del R.D. 17 agosto 1907 n. 642, ritualmente notificato il 4 aprile 2006, la *** S.r.l. ha intimato all’Amministrazione di ottemperare al giudicato, non ottenendo alcun riscontro.
Perdurando l’inadempienza del Comune di Messina, la Società interessata ha adito questo Tribunale, chiedendo che venga accertato l’obbligo dell’Amministrazione di conformarsi al giudicato e di darvi integrale esecuzione e che, in caso di ulteriore inadempienza, venga disposta la nomina di un commissario ad acta per l’adozione degli atti sostitutivi necessari.
L’attestazione della Cancelleria della Corte di Appello di Messina, attestante che avverso il lodo arbitrale non è stata proposta opposizione, è stata prodotta dalla parte ricorrente in un momento successivo.
Alla Camera di. consiglio del 27 aprile 2007 la causa è passata in decisione.
1) Come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza amministrativa (Cfr. Cons. Stato, IV, 20 dicembre 2000, n. 6843; idem, V, 1 marzo 2000, n. 1089; idem, IV, 12 novembre 2001, n. 5788; Tar Campania Salerno, sez. I, 11 febbraio 2002, n. 106; Tar Catania, Sezione I, 2 febbraio 2005 n. 174), il lodo arbitrale dà luogo ad un giudicato per la cui esecuzione è esperibile il giudizio di ottemperanza, dal momento che il decreto di esecutività, “pur non conferendo natura di sentenza al lodo, gliene attribuisce certamente l’efficacia” (cfr. Corte Cost. 12 febbraio 1963, n. 2).
In base all’art. 4, comma 2, della L. n. 2248/1865 Allegato E, la Pubblica Amministrazione ha un vero e proprio obbligo giuridico di conformarsi al giudicato dei Tribunali.
Dall’esame degli atti della causa risulta che l’Autorità intimata, nonostante sia stato notificato un regolare atto di diffida, non ha ottemperato a quanto disposto dal lodo arbitrale, divenuto inoppugnabile, non potendo considerarsi satisfattivo l’eventuale inserimento del debito nel bilancio comunale, cui non abbia fatto seguito l’emissione del relativo mandato di pagamento.
Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, colui che vanta una pretesa patrimoniale nei confronti della Pubblica Amministrazione, in dipendenza di un giudicato, può scegliere tra l’esecuzione forzata secondo le norme del Codice di procedura Civile e l’esecuzione in sede amministrativa, mediante il ricorso per l’ottemperanza di cui all’art. 27, n. 4 del T.U. 26 giugno 1924 n. 1054.
Pertanto la domanda proposta nel presente giudizio è pienamente ammissibile.
Risultano osservate dalla parte ricorrente le formalità procedurali per la notificazione all’Amministrazione sia del lodo arbitrale, sia della diffida ad adempiere.
Pertanto, rilevato che sussiste l’inottemperanza da parte dell’Amministrazione intimata e che, per l’esecuzione, sono necessari ulteriori provvedimenti dell’Autorità amministrativa, la domanda proposta in questa sede risulta fondata e va accolta.
La sussistenza dell’obbligo di eseguire integralmente il giudicato va affermata, ad avviso del Collegio, sia per quanto riguarda la sorte capitale che per gli interessi e oneri accessori.
In particolare, va ribadito che in sede di giudizio di ottemperanza può riconoscersi l’obbligo di corresponsione alla parte ricorrente degli interessi sulle somme liquidate in sentenza e su quelle relative alle spese accessorie (Cons. Stato, IV^, 26 settembre 1980 n. 958).
Sono dovute in questa sede le spese relative ad atti accessori del lodo arbitrale, quali le spese di registrazione (ex art. 37 del D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131), di esame, di copia e di notificazione, nonché le spese ed i diritti di avvocato relativi all’atto di diffida, in quanto egualmente hanno titolo nello stesso lodo arbitrale.
Viceversa deve considerarsi inammissibile la domanda volta ad ottenere il rimborso delle spese sostenute per procedimenti esecutivi ordinari non andati a buon fine (Cfr. T.A.R. Abruzzo 6 ottobre 1984 n. 493), trattandosi di pretesa che ha un titolo diverso rispetto alle decisioni passate in giudicato.
Decorso infruttuosamente tale termine, ai medesimi adempimenti provvederà, sostitutivamente, il Commissario “ad acta” nominato da questo Tribunale, anche mediante l’adozione di variazioni di bilancio, stipulazione di atti di mutuo, alienazioni di beni anche mediante trattativa privata, o quant’altro necessario per l’assolvimento del mandato, in deroga a qualsiasi normativa di settore, ma con l’osservanza, in ogni caso, delle disposizioni di cui all’art. 159 del Decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, essendo l’Amministrazione intimata un ente locale.
2) Allo scopo di evitare qualsiasi incertezza in sede di esecuzione del giudicato, il Collegio ritiene necessario chiarire che:
I – Per giurisprudenza assolutamente pacifica, (Cfr. Cons. Stato A.P. 9 marzo 1973, n. 1; idem, A.P. 14 luglio 1978, n. 23; idem, VI, 9 giugno 1986, n. 412; idem, V, 27 settembre 1990, n. 702; idem, V, 5 maggio 1993, n. 543; C.G.A. 25 febbraio 1981, n. 1; Tar Salerno, 19 febbraio 1982, n. 76; Tar Napoli, Sez. 3^, 30 ottobre 1990, n. 375; Tar Catania, Sez. 3^, 30 ottobre 1995, n. 2399; idem, 30 gennaio 1996, n. 45) il commissario ad acta è organo del Giudice dell’ottemperanza e le sue determinazioni vanno adottate esclusivamente in funzione dell’esecuzione del giudicato, e non in funzione degli interessi pubblici il cui perseguimento costituisce il normale canone di comportamento dell’Amministrazione sostituita. Da ciò consegue che i suoi provvedimenti sono immediatamente esecutivi e non sono assoggettati all’ordinario regime dei controlli (interni ed esterni) degli atti dell’Amministrazione presso la quale lo stesso si insedia, ma vanno sottoposti unicamente all’immanente controllo dello stesso Giudice, al quale le parti interessate possono rivolgersi, nelle forme previste dall’art. 27 n. 4 del T.U. 26 giugno 1924, n. 1054, dall’art. 37 della L. 6 dicembre 1971, n. 1034 e dagli artt. 90 e 91 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, affinché venga verificata la loro rispondenza alle disposizioni impartite in sede di ottemperanza, nonché ai principi vigenti in materia.
II – Per le sentenze di condanna al pagamento di una somma di denaro, il Commissario ad acta è legittimato ad eseguire tutti gli atti e gli adempimenti necessari per dare concreto soddisfacimento al diritto di credito, mediante l’esercizio di un’attività compiuta quale “longa manus” del Giudice dell’ottemperanza nell’ambito della “procedimentalizzazione dell’erogazione della spesa”, a conclusione della quale sarà emesso il relativo mandato di pagamento; a tale fine l’organo straordinario deve provvedere sia all’allocazione della somma in bilancio, ove manchi un apposito stanziamento, nonché all’espletamento delle fasi di impegno, liquidazione, ordinazione e pagamento della spesa, sia al reperimento materiale della somma, con la precisazione che l’esaurimento dei fondi di bilancio o la mancanza di disponibilità di cassa non costituiscono legittima causa di impedimento all’esecuzione del giudicato, dovendo il predetto organo straordinario porre in essere tutte le iniziative necessarie per rendere possibile il pagamento. (Cfr. Cons. Stato, A. P., n. 1/1973 e n. 23/1978; Tar Salerno, n. 76/1982; Tar Catania, Sez. III, n. 45/1996 citate).
In presenza poi di situazioni altamente deficitarie e di esecuzione di giudicato concernente crediti di una certa rilevanza, lo stesso commissario potrà disporre il pagamento rateizzato degli stessi crediti.
III – Gli organi della Pubblica Amministrazione hanno l’obbligo di prestare la doverosa collaborazione al commissario ad acta, rimanendo ad essi preclusa ogni possibilità di interferire con i poteri deliberativi del commissario stesso.
In particolare gli organi predetti non possono opporre alcun ostacolo alle variazioni di bilancio, all’effettuazione di eventuali storni ed a tutte le altre incombenze ritenute necessarie dal commissario per l’esatta esecuzione del giudicato, potendo tale opposizione assumere la rilevanza di un illecito penale.
Nei casi più gravi di mancato adempimento dell’Amministrazione all’obbligo di rendere possibile l’attività del commissario, il Giudice amministrativo potrà disporre l’intervento della forza pubblica (Cfr. Tar Catania, Sez. III, n. 2399/1995 citata).
3) Nell’individuazione dei poteri d’intervento dei Commissari ad acta nominati dal Giudice amministrativo per l’esecuzione del giudicato a carico di enti locali, il Collegio deve farsi carico di affrontare una particolare questione, sorta a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 119 Costituzione, nel testo sostituito dall’art. 5 della L. Cost. 18 ottobre 2001 n. 3.
Ciò comporta che, come chiarito da questo Tribunale con recente sentenza 16 aprile 2007, n. 634, il commissario deve essere ritenuto titolare del potere di emanare i necessari provvedimenti amministrativi anche in deroga alle norme che disciplinano la competenza alla loro emanazione (cfr. Cons. Stato, IV, 18 settembre 1991 n. 720; Cons. Stato, IV, 3 maggio 1986 n. 323) e la stessa attività sostanziale, salvi i casi in cui una norma di legge vincoli espressamente il suo operato, come nel caso del comma 5 dell’art. 159 del D.Lgs. 267/2000, ai sensi del quale (anche) “i provvedimenti adottati dai commissari nominati a seguito dell’esperimento delle procedure di cui all’articolo 37 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e di cui all’articolo 27, comma 1, numero 4, del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato, emanato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1054, devono essere muniti dell’attestazione di copertura finanziaria”.
4) Conseguentemente, nell’espletamento dell’incarico, il Commissario ad acta nominato in questa sede dovrà attenersi ai principi di diritto individuati ai superiori punti 2) e 3).
Una volta adottati i provvedimenti di liquidazione, il Commissario potrà emettere anche i mandati di pagamento e trasmetterli direttamente all’istituto cassiere.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione staccata di Catania – Sezione Quarta dichiara l’obbligo del Comune di Messina di adottare le determinazioni amministrative e contabili necessarie per dare esecuzione al giudicato nascente dal lodo arbitrale indicato in epigrafe.
All’uopo assegna all’Ente predetto il termine di giorni sessanta (60) dalla comunicazione o dalla notificazione, anche a cura di parte, della presente sentenza per ottemperare al giudicato.
Per il caso di inadempienza ulteriore, nomina Commissario “ad acta” il Prof. Avv. Nazareno Saitta, Ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università degli Studi di Messina, domiciliato in Messina, Via Felice Bisazza n. 14, Cap. 98122, perché provveda entro gli ulteriori duecentoquaranta (240) giorni dalla scadenza del termine predetto a dare esecuzione al giudicato, a spese dell’Ente intimato.
Condanna il Comune di Messina al pagamento in favore della parte ricorrente delle spese e degli onorari del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 4.250,00 (quattromiladuecentocinquanta), di cui Euro 250,00 per contributo unificato ed Euro 4.000,00 per onorari ed i diritti di avvocato, oltre Iva e C.P.A. come per legge ed il rimborso spese generali nella misura del 12,50%.
Liquida il compenso del Commissario “ad acta” in Euro 10.000,00, (diecimila) e pone l’onere della relativa spesa a carico dell’Ente intimato.
Manda alla Segreteria di trasmettere copia della decisione al Commissario ad acta presso il suo domicilio.
Così deciso in Catania, nelle Camere di Consiglio del 27 aprile 2007 e del 9 maggio 2007.
Depositata in Segreteria il 21 maggio 2007