Source: http://www.eikotos.it/stalking-la-norma-supera-il-vaglio-della-corte-costituzionale/
Timestamp: 2019-07-15 18:22:31+00:00
Document Index: 149209520

Matched Legal Cases: ['art. 612', 'art. 612', 'art. 25', 'art. 612', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 25']

STALKING: LA NORMA SUPERA IL VAGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE
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La Corte Costituzionale, con la pronuncia n. 172/2014, ha affrontato le peculiarità dell’art. 612 bis che sanziona il c.d. “Stalking” (atti persecutori).
Il Tribunale ordinario di Trapani, con ordinanza in data 24 giugno 2013, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 612-bis del codice penale, per violazione dell’art. 25, secondo comma, della Costituzione, con riferimento al principio di determinatezza delle fattispecie penali.
Il giudice rimettente, nello specifico, riteneva che la norma incriminatrice non definisse in modo sufficientemente determinato né “il minimum della condotta intrusiva temporalmente necessaria e sufficiente affinché possa dirsi integrata la persecuzione penalmente rilevante”, né cosa debba intendersi per “perdurante e grave stato di ansia o di paura” e “abitudini di vita”. Riteneva, infine, che nella norma non sarebbero correttamente definiti i criteri per “stabilire quando il timore debba considerarsi «fondato»”.
La Corte, dopo aver premesso che per verificare il rispetto del principio di determinatezza, “occorre non già valutare isolatamente il singolo elemento descrittivo dell’illecito, bensì collegarlo con gli altri elementi costitutivi della fattispecie e con la disciplina in cui questa s’inserisce ”, utilizzando un metodo di interpretazione “integrato e sistemico ”, ha esaminato nel dettaglio le singole censure del giudice rimettente.
In primo luogo, la Corte ha osservato come la fattispecie di cui all’art. 612-bis cod. pen. si configuri come “specificazione delle condotte di minaccia o di molestia”, la cui interpretazione è ormai agevole essendo la relativa giurisprudenza consolidata negli anni.
Muovendo poi dalla finalità del legislatore, che con l’art. 7 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (convertito, con modificazioni dall’art. 1, comma 1, della legge 23 aprile 2009, n. 38) intendeva “colmare un vuoto di tutela verso i comportamenti persecutori, assillanti e invasivi della vita altrui ”, la Corte ha evidenziato che l’art. 612-bis c.p. ha ulteriormente connotato le condotte di minaccia e molestia.
Tale norma richiede, infatti, che le stesse siano realizzate in modo reiterato e idoneo a cagionare almeno uno degli eventi indicati nel testo normativo (stato di ansia o di paura, timore per l’incolumità e cambiamento delle abitudini di vita).
Ne consegue, secondo la Corte, che “il reato di cui all’art. 612-bis cod. pen. non attenua in alcun modo la determinatezza della incriminazione rispetto alle fattispecie di molestie o di minacce, di cui costituisce una specificazione. ”
Con riferimento al «perdurante e grave stato di ansia e di paura» e al «fondato timore per l’incolumità», la Corte ha rilevato che “trattandosi di eventi che riguardano la sfera emotiva e psicologica, essi debbono essere accertati attraverso un’accurata osservazione di segni e indizi comportamentali, desumibili dal confronto tra la situazione pregressa e quella conseguente alle condotte dell’agente, che denotino una apprezzabile destabilizzazione della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima. ”
Sarà dunque compito del giudice di merito, di volta in volta, verificarne in concreto la sussistenza o meno.
In termini più generici, infine, la Corte ha rammentato che il principio di determinatezza non esclude “l’ammissibilità di formule elastiche, alle quali non infrequentemente il legislatore deve ricorrere stante la «impossibilità pratica di elencare analiticamente tutte le situazioni astrattamente idonee a giustificare l’inosservanza del precetto e la cui valenza riceve adeguata luce dalla finalità dell’incriminazione e dal quadro normativo su cui essa si innesta»” (principio già espresso nelle sentenze n. 302 e n. 5 del 2004).
Sulla base di tali argomentazioni la Corte Costituzionale ha, pertanto, dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 612-bis cod. pen. sollevata, in riferimento all’art. 25, secondo comma, Cost., dal Tribunale ordinario di Trapani, sezione distaccata di Alcamo.
Corte Costituzionale sent. n. 172-2014
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