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Timestamp: 2020-08-12 04:34:42+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 40', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 1218', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 69', 'art. 71']

Sentenza Cassazione Civile n. 9045 del 07/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9045 del 07/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 07/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.07/04/2017), n. 9045
sul ricorso 26394-2012 proposto da:
D.E., C.F. (OMISSIS), T.N. C.F. (OMISSIS),
A.C. C.F. (OMISSIS), A.M. C.F.
(OMISSIS), tutte elettivamente domiciliate in ROMA, VIA DI
PIETRALATA 320/D, presso lo studio dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA
RICCI, rappresentate e difese dall’avvocato ALBERTO GUARISO, giusta
avverso la sentenza n. 698/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 15/05/2012 R.G.N. 3/2012.
che con sentenza in data 15 maggio 2012 n. 698 la Corte di Appello di Milano, adita dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in riforma della sentenza del locale Tribunale n. 5741 del 2011 che aveva parzialmente accolto il ricorso, ha ritenuto la legittimità dei termini apposti ai contratti di lavoro intercorsi fra l’appellante e D.E., A.C., A.M., T.N., tutte docenti, ed ha respinto le domande di risarcimento del danno e di riconoscimento della anzianità di servizio, sia ai fini della equiparazione stipendiale ai docenti assunti a tempo indeterminato, sia ai sensi della L. n. 312 del 1980, art. 53 ritenuto non applicabile alla fattispecie;
che avverso tale sentenza D.E., A.C., A.M., T.N. hanno proposto ricorso affidato a cinque motivi, al quale ha opposto difese il MIUR con controricorso;
che le ricorrenti hanno depositato memoria, con la quale hanno esposto di essere state assunte a tempo indeterminato ed hanno prospettato il persistente interesse all’impugnazione, in particolare per quanto riguarda i primi quattro motivi ai fini della regolamentazione delle spese di giudizio.
che il primo motivo di ricorso, denuncia violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 1, 4, 5 e 10, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, della L. n. 449 del 1997, art. 40, della L. n. 124 del 1999, art. 4 e del D.L. n. 70 del 2011, escludendo la tipicità della disciplina del settore scuola, con conseguente applicabilità del D.Lgs. n. 368 del 2001;
che il secondo motivo di ricorso prospetta la violazione della clausola 5 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70, atteso che la reiterazione dei contratti a termine in questione, laddove non si ritenesse applicabile il D.Lgs. n. 368 del 2001, risulterebbe in contrasto con il diritto comunitario, secondo la giurisprudenza della CGUE, con conseguente disapplicazione della disciplina speciale sulle supplenze; che il terzo motivo denuncia il difetto di motivazione: omesso esame e valutazione dei contratti oggetto di impugnazione, perchè anche in presenza di una norma autorizzatrice che non contrasti con la direttiva direttiva, il giudice nazionale deve verificare la sussistenza di un abuso, con un accertamento in concreto, che nella fattispecie in esame non sarebbe stato effettuato;
che il quarto motivo di ricorso prospetta la violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36: mancato riconoscimento del risarcimento del danno, in quanto il divieto di sanzionare con la conversione del rapporto la nullità del termine è stato ritenuto compatibile con il diritto comunitario solo a condizione che l’ordinamento interni preveda sanzioni alternative adeguate a titolo di indennizzo, di modo che il risarcimento dovuto D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 36 deve rimanere affrancato dai precetti dell’art. 1218 c.c. e ssg.;
che come ricordato dalle ricorrenti in memoria, questa Corte, con le sentenze pronunciate all’udienza del 18.10.2016 (dal n. 22552 al n. 225 57 e numerose altre conformi), ha affrontato tutte le questioni che qui vengono in rilievo e, dopo avere ricostruito il quadro normativo e dato atto del contenuto delle pronunce rese dalla Corte di Giustizia (sentenza 26 novembre 2014, Mascolo e altri, relativa alle cause riunite C-22/13; C-61/13; C-62/13; C-63/13; C-418/13), dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 187 del 20.7.2016) e dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 5072 del 15.3.2016) ha affermato i seguenti principi di diritto:
B) Per effetto della dichiarazione di illegittimità costituzionale della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, commi 1 e 11 e in applicazione della Direttiva 1999/70/CE 1999 è illegittima, a far tempo dal 10.07.2001, la reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, commi 1 e 11 prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, sempre che abbiano avuto durata complessiva, anche non continuativa, superiore a trentasei mesi;
D) Nelle ipotesi di reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, comma 1 realizzatesi prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, con il personale docente, per la copertura di cattedre a posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve essere qualificata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” la misura della stabilizzazione prevista nella citata L. n. 107 del 2015, attraverso il piano straordinario destinato alla copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, relativamente al personale docente, sia nel caso di concreta assegnazione del posto di ruolo sia in quello in cui vi sia certezza di fruire, in tempi certi e ravvicinati, di un accesso privilegiato al pubblico impiego, nel tempo compreso fino al totale scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, secondo quanto previsto dalla L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 109;
E) Nelle predette ipotesi di reiterazione, realizzatesi dal 10.07.2001 e prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, deve essere qualificata misura proporzionata, effettiva, sufficientemente energica ed idonea a sanzionare debitamente l’abuso ed a “cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione” la stabilizzazione acquisita dai docenti e dal personale ausiliario, tecnico ed amministrativo, attraverso l’operare dei pregressi strumenti selettivi- concorsuali;
G) Nelle predette ipotesi di reiterazione di contratti a termine stipulati ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1 avveratasi a far data da 10.07.2001, ai docenti ed al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario che non sia stato stabilizzato e che non abbia (come dianzi precisato) alcuna certezza di stabilizzazione, va riconosciuto il diritto al risarcimento del danno nella misura e secondo i principi affermati nella già richiamata sentenza delle SSUU di questa Corte n. 5072 del 2016;
che la censura è parzialmente fondata in quanto la sentenza impugnata, nell’escludere il diritto al riconoscimento a fini retributivi della anzianità di servizio, si pone in contrasto con il principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868/2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato.”;
che deve essere ribadito il principio affermato dalla sentenza n. 22558 del 2016 con la quale, ricostruito il quadro normativo e contrattuale, si è statuito che “In tema di retribuzione del personale scolastico, la L. n. 312 del 1980, art. 53 che prevedeva scatti biennali di anzianità per il personale non di ruolo, non è applicabile ai contratti a tempo determinato del personale del comparto scuola ed è stato richiamato, D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 69, comma 1, e ex art. 71, dal c.c.n.l. 4 agosto 1995 e dai contratti collettivi successivi, per affermarne la perdurante vigenza limitatamente ai soli insegnanti di religione”.