Source: http://ec.europa.eu/civiljustice/parental_resp/parental_resp_ita_it.htm
Timestamp: 2017-11-21 20:00:31+00:00
Document Index: 12171257

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art.336', 'art. 9', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 39']

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La potestà genitoriale (che corrisponde alla nozione di responsabilità genitoriale accolta in sede comunitaria) è il complesso dei diritti - doveri che l'ordinamento attribuisce ai genitori sul figlio minore nel suo esclusivo interesse.
Ai genitori esercenti la potestà spettano i poteri decisori relativi alla cura, all'educazione e alla istruzione del minore; i poteri di rappresentanza legale - sia negoziale che processuale - dei figli nati o nascituri; i poteri di gestione degli interessi economici del figlio minore, salvo l'autorizzazione del giudice tutelare per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione; l'usufrutto legale sui beni del figlio minore, con la esclusioni previste dalla legge per alcuni beni.
Ma l'esercizio della potestà costituisce anche adempimento di un dovere, in quanto a carico dei genitori è previsto l'obbligo di mantenere, educare ed istruire la prole.
La potestà spetta ad entrambi i genitori ed è dagli stessi esercitata di comune accordo, fino al raggiungimento della maggiore età o alla emancipazione del figlio; in caso di contrasto su questioni di particolare importanza, ciascuno dei genitori può rivolgersi al giudice (tribunale per i minorenni) che attribuisce il potere di decisione al genitore che, in relazione al caso concreto, è ritenuto più idoneo a curare l'interesse del figlio.
Nella filiazione naturale, l'esercizio della potestà spetta congiuntamente ad entrambi i genitori che abbiano provveduto al riconoscimento e siano conviventi; se non sono conviventi, la potestà è esercitata dal genitore con il quale il figlio convive e, se non convive con alcuno di essi, al primo che ha fatto il riconoscimento.
In ogni caso, il genitore che non esercita la potestà conserva il diritto di vigilare sull'istruzione, sull'educazione e sulle condizioni di vita del figlio minore.
Con la legge 8 febbraio 2006, n. 54, sono state introdotte nuove norme sull'affidamento dei figli minori in caso di separazione dei genitori, norme applicabili anche in caso di divorzio o nullità del matrimonio, nonché ai procedimenti relativi ai figli di genitori coniugati. Ciascuno dei genitori può chiedere una modifica dei provvedimenti già emessi alla data di entrata in vigore della legge (16.3.2006), in applicazione della nuova disciplina.
Viene affermato il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e a conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
In particolare, la legge attua il principio della bigenitorialità, mediante la previsione dell'affidamento condiviso: la nuova regola è quella dell'affidamento dei figli ad entrambi i genitori e, in via eccezionale, ad uno di essi quando il giudice ritenga, con provvedimento motivato, che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore. Secondo la recente giurisprudenza della Corte di Cassazione l'affidamento condiviso non può ritenersi precluso dalla mera conflittualità esistente tra i coniugi , essendo necessario che risulti una manifesta carenza o inidoneità educativa di uno dei genitori , tale da rendere quell'affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (Cass. 2008, n. 16593).
Il giudice fissa i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascuno dei genitori ; fissa misura e modo del contributo di ciascuno al mantenimento dei figli; prende atto degli accordi intervenuti tra i genitori.
La potestà è esercitata da entrambi i genitori; le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione e alla salute sono assunte di comune accordo; in mancanza la decisione è rimessa al giudice, il quale per la decisione sulle questioni di ordinaria amministrazione può disporre che la potestà sia esercitata separatamente.
I genitori devono contribuire al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, salvo diverso accordo sottoscritto dalle parti; il giudice - se necessario - stabilisce un assegno periodico sulla base dei parametri previsti dalla legge, potendo disporre accertamenti di polizia tributaria sui redditi e sul patrimonio di ciascuno dei genitori.
I coniugi hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione dei provvedimenti relativi alla prole.
E' importante la previsione dell'ascolto del minore che abbia compiuto gli anni dodici o anche si età inferiore ove capace di discernimento.
Ai figli maggiorenni portatori di handicap grave , ai sensi della legge 1992, n. 104, sono applicabili le disposizioni sui figli minori; per i figli maggiorenni non economicamente indipendenti, il giudice può disporre il pagamento di un assegno periodico , valutate le circostanze del caso.
In caso di separazione giudiziale o di divorzio, la regolamentazione delle modalità di esercizio della potestà genitoriale è contenuta nella pronuncia di separazione o di divorzio. Il giudice deve tenere conto degli eventuali accordi conclusi dalle parti,se non contrari all'interesse dei figli.
In caso di divorzio su domanda congiunta, ove il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli siano in contrasto con gli interessi degli stessi, la causa procede nelle forme ordinarie, con rimessione delle parti davanti al giudice istruttore (art. 4 legge 1970/898e succ. mod).
In materia, non sono previsti mezzi alternativi di soluzione delle controversie (ADR). I tribunali (in particolare i tribunali per i minorenni) possono richiedere l'intervento dei servizi sociali, anche per un'attività di mediazione, ma trattasi di un intervento diretto a far maturare soluzioni condivise da sottoporre al giudice.
Con la legge 2006, n. 54, è stata prevista la possibilità per il giudice di rinviare, con il consenso delle parti, l'adozione dei provvedimenti per consentire un intervento di mediazione al fine di un accordo, avuto riguardo all'interesse morale e materiale dei figli.
dispone l'affidamento condiviso ; in via eccezionale, dichiara a quale dei coniugi i figli sono affidati e stabilisce i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascuno dei genitori ;
stabilisce la misura e i modi in cui ciascuno dei genitori deve contribuire al mantenimento, all'educazione e all'istruzione dei figli; prende atto degli accordi dei genitori;
detta le opportune disposizioni per l'amministrazione dei beni dei figli e, nel caso di affidamento congiunto, stabilisce il concorso dei genitori al godimento dell'usufrutto legale;
adotta ogni altro opportuno provvedimento relativo alla prole.
La regola generale è che la potestà è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative alla istruzione, all'educazione e alla salute sono assunte di comune accordo; in mancanza la decisione è rimessa al giudice, il quale per la decisione sulle questioni di ordinaria amministrazione può disporre che la potestà sia esercitata separatamente.
Secondo la giurisprudenza, tra le decisioni di maggiore interesse rientrano certamente la scelta della scuola e dell'indirizzo scolastico; la scelta del tipo di lavoro cui avviare il figlio; la decisione in ordine ad un intervento operatorio non urgente (l'onere di informazione viene meno in caso di indifferibilità della scelta ); il trasferimento della residenza del minore in altro Paese (in alcuni casi, la scelta del genitore affidatario è stata ritenuta rispondente all'interesse del minore, salva la diversa regolamentazione del diritto di visita, v. Cass. 1995/1732).
La nuova disciplina in materia di affidamento è quella contenuta nella legge 2006, n. 54. Nella prassi, quando viene disposto l'affidamento condiviso , il minore resta a convivere con uno dei due genitori (di regola la madre) , mentre l'altro genitore ha un ruolo di maggiore presenza nella vita del figlio ; il che non sempre vale a ridurre la conflittualità e a promuovere uno spirito di collaborazione tra i genitori, secondo quelle che sono le finalità della disposizione normativa.
Per i provvedimenti di affidamento dei figli minori a seguito di separazione o divorzio, la competenza spetta al tribunale che pronuncia la separazione o il divorzio (v. scheda divorzio). La domanda si propone con ricorso, il quale deve contenere la esposizione dei fatti sui quali la domanda è fondata e deve indicare l’esistenza di figli legittimi, legittimati o adottati da entrambi i coniugi durante il matrimonio; al ricorso e alla memoria difensiva devono essere allegate le ultime dichiarazioni dei redditi.
Nel caso di condotta pregiudizievole di uno o di entrambi i genitori, la competenza ad emettere provvedimenti che incidono sulla potestà genitoriale spetta al tribunale per i minorenni del luogo di dimora abituale del minore al momento della domanda; il tribunale per i minorenni può adottare i provvedimenti opportuni e può disporre anche l’allontanamento del genitore ( abusante o maltrattante) dalla residenza familiare, nonché la decadenza dalla potestà; tali provvedimenti sono revocabili in qualsiasi momento.
Per i provvedimenti in materia di potestà genitoriale di competenza del tribunale per i minorenni (e quindi nelle ipotesi sub lett. B e C del punto 10 ), le previsioni sono contenute nell’art.336 cc, le quali vanno integrate con le disposizioni generali relative ai procedimenti in camera di consiglio ( artt. 737 e segg. cpc) ; il tribunale, su ricorso dell’altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero, assunte sommarie informazioni, provvede in camera di consiglio, dopo avere sentito il pubblico ministero ed il genitore contro il quale il provvedimento è richiesto; in caso di urgente necessità, il tribunale può adottare, anche di ufficio, provvedimenti temporanei nell’interesse del figlio.
Per i provvedimenti che modificano le condizioni stabilite in sede di separazione o divorzio, è possibile proporre reclamo alla corte di appello nel termine di giorni 10 dalla notificazione del provvedimento (artt. 710 e 737 cpc ; art. 9 legge 1970/898 e succ. mod.); avverso il provvedimento del giudice di appello è dato ricorso straordinario per cassazione ( e cioè per la sola violazione di legge) ex art. 111 della Costituzione (Cass. 2004, n. 24265) ;
Per i provvedimenti in materia di potestà genitoriale adottati dal tribunale per i minorenni ( il quale, nella ipotesi in cui tra i coniugi sia già intervenuta sentenza di separazione o divorzio , è competente solo se viene richiesto un provvedimento limitativo o ablativo della potestà), è dato reclamo alla corte di appello nel termine di 10 giorni dalla notificazione del provvedimento; in tal caso avverso i provvedimenti della corte di appello non è dato ricorso per cassazione.
Per le decisioni in materia di potestà genitoriale ( attribuzione, esercizio, delega, revoca totale o parziale della potestà, ma anche misure protettive legate all'amministrazione, alla conservazione o all'alienazione dei beni del minore) rese in un altro Paese della U.E. (ad eccezione della Danimarca) trova applicazione il regolamento di Bruxelles II bis (CE) n.2201/2003 ( che prevale sulle convenzioni multilaterali relative alla stessa materia), il quale, oltre ad ampliare il campo di applicazione del precedente regolamento di Bruxelles II n. 1347/2000 (espressamente abrogato), ha altresì previsto il riconoscimento automatico e l'efficacia esecutiva delle decisioni in materia di diritto di visita e ritorno di un minore, in tutti gli Stati membri, senza che sia richiesto un qualsiasi procedimento.
E' prevista una procedura, disciplinata (in parte ) dal regolamento, che si svolge in due fasi ( art. 30): la prima, a carattere monitorio, che si conclude con un provvedimento emesso inaudita altera parte; la seconda ha inizio con la opposizione e deve svolgersi nel pieno rispetto delle norme sul contraddittorio.
La legittimazione spetta alla parte interessata; l'istanza si propone con ricorso; la competenza territoriale è determinata dalla residenza abituale della parte contro la quale è chiesta l'esecuzione oppure dalla residenza abituale del minore cui l'istanza si riferisce; se nessuno dei luoghi si trova nello Stato membro della esecuzione, la competenza è determinata dal luogo dell'esecuzione.
Al ricorso devono essere allegati una copia della decisione e il certificato standard di cui all'art. 39 del regolamento; ma il giudice adito può fissare un termine per la loro presentazione o accettare documenti equivalenti ovvero disporre l'esonero, qualora li ritenga non necessari.
Per l'obbligo di mantenimento trova applicazione il regolamento CE n.44/2001.
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