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Timestamp: 2020-06-03 15:09:34+00:00
Document Index: 66185209

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Anche la casalinga vittima di incidente stradale va risarcita per l’impossibilità di svolgere il proprio lavoro domestico – Avvocato Samuela Romoli – Macerata
Il danno da riduzione della capacità lavorativa, sofferto a seguito di un incidente stradale, da persona che – come la casalinga – provveda da sé al lavoro domestico, costituisce una ipotesi di danno patrimoniale, e non biologico, meritevole di essere risarcito in sede giudiziale.
Lo ha deciso il Tribunale di Foggia con una recentissima sentenza nella quale ha stabilito che anche il lavoro domestico è suscettibile di una valutazione economica; ragion per cui alla casalinga che subisce un infortunio stradale deve essere risarcito non solo il danno biologico, ma anche quello patrimoniale, se la danneggiata dimostra, in giudizio, il concreto pregiudizio arrecato alla sua capacità lavorativa.
Il caso riguardava una casalinga coinvolta in un incidente stradale, a seguito del quale aveva riportato gravi lesioni personali invalidanti pari al 25%. L’Istituto Assicurativo per la r.c. auto dell’automobilista responsabile del suddetto sinistro stradale, convenuto in giudizio dalla casalinga per vedere accolta la propria richiesta di risarcimento del danno patrimoniale sofferto, si era difeso sostenendo, in causa, che la casalinga non aveva fornito prova del danno reale ed alla propria capacità lavorativa , onere che incombeva proprio sulla stessa casalinga/infortunata.
Ma il Tribunale di Foggia, aderendo ad un recente e consolidato orientamento della Corte di Cassazione, ha, invece, accolto la richiesta di risarcimento del danno patrimoniale, così come formulata dalla casalinga, considerando fornita la prova giudiziale del danno sia biologico sia lavorativo sofferto, con i riscontri tecnici e medici risultanti della Consulenza Tecnica d’Ufficio disposta in giudizio. (Corte di Cassazione, III Sezione Civ., sentenza 11 novembre 2011, n. 23573.)
In particolare il Tribunale ha accolto l’istanza di risarcimento formulata dalla casalinga, motivando in sentenza che la liquidazione del danno patrimoniale da riduzione della capacità lavorativa non è una conseguenza sempre automatica delle lesioni personali, ma è necessario verificare, nel caso specifico, “la attuale o prevedibile incidenza dei postumi sulla capacità di lavoro, anche generica, della vittima”. (così infatti Cass. Civile, Sez. III, sentenza 24 febbraio 2011, n. 4493).
Infatti, il danno da riduzione della capacità lavorativa, subito dalla casalinga, rientra tra le ipotesi di danno patrimoniale (e non biologico) (Cass. civile, Sez. III, sentenza 13 luglio 2010, 16392).
Pertanto, chi sostiene l’esistenza di tale danno patrimoniale ha l’onere di provare in giudizio che la lesione della salute determina anche una riduzione della propria capacità lavorativa (specifica e/o generica), e nel caso della casalinga, impedendo o rendendo più gravoso lo svolgimento del lavoro domestico.
Solo nel caso in cui non venga fornita alcuna dimostrazione in merito, non sarà possibile accogliere la richiesta di liquidazione del danno patrimoniale!
Ma nel caso concreto, la perizia medico legale svolta in giudizio ha attribuito alle lesioni personali patite dalla casalinga in questione una incidenza sulla capacità lavorativa appunto di “casalinga” pari al 25%.
Ne consegue che una invalidità permanente così particolarmente elevata, produce evidenti conseguenze sull’attività di casalinga.
Questa sentenza del Tribunale di Foggia rappresenta una vera innovazione, in quanto tutela il lavoro di casalinga, che viene a poco a poco e finalmente parificato al ruolo di professione lavorativa!