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Timestamp: 2020-07-12 01:08:12+00:00
Document Index: 183025459

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 2', 'art. 115', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 2196 del 27/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2196 del 27/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 30/11/2016, dep.27/01/2017), n. 2196
sul ricorso 4906-2016 proposto da:
ILEX S.R.L, C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro
CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa unitamente e
disgiuntamente dagli avvocati FRANCESCO MARCHELLO ed ASSUNTA RITA
SERAFINI giusta procura speciale allegata in calce al ricorso;
avverso il decreto n. 396/2015 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,
emesso e depositato il 29/10/2015;
udito l’Avvocato Assunta Rita Serafini, per la ricorrente, che si
che, con decreto depositato in data 29 ottobre 2015 e notificato in data 23 novembre 2015, la Corte d’appello di Potenza ha rigettato l’opposizione proposta da ILEX s.r.l., ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 5 ter avverso il decreto con il quale il Consigliere designato aveva negato il diritto della società all’equa riparazione per la durata irragionevole del giudizio introdotto dinanzi al Tribunale di Lecce – sezione lavoro nel 2003, e definito con sentenza del 2014;
che la Corte territoriale ha ribadito che il comportamento processuale della società ricorrente, di sostanziale inattività, dimostrava che il protrarsi del giudizio non era stato avvertito come pregiudizievole;
che per la cassazione del decreto ILEX srl ha proposto ricorso, sulla base di un motivo;
che il Ministero della giustizia resiste con controricorso;
che la ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
che con l’unico motivo di ricorso è denunciata violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, commi 1 e 2, e art. 115 c.p.c., e si contesta la valutazione del comportamento processuale assunto dalla ricorrente nel giudizio presupposto, e, in ogni caso, l’erroneità del computo effettuato dal giudice dell’equa riparazione;
che la Corte d’appello ha escluso il diritto all’equa riparazione sul rilievo che il ritardo nella definizione del giudizio presupposto fosse imputabile “anche” alla ricorrente, che non si era opposta ai rinvii richiesti dalla controparte per escutere l’unico teste, e non aveva utilizzato gli strumenti acceleratori a sua disposizione (richiesta di decadenza della controparte dalla prova, o di accompagnamento coattivo del teste);
che l’accertamento così effettuato non è conforme ai principi regolatori della materia, come enucleati dalla giurisprudenza di questa Corte, che ha più volte chiarito che i ritardi dovuti alle reiterate richieste di rinvio non possono essere ascritti in toto al comportamento delle parti, rilevando gli stessi, almeno in parte, in caso di inerzia ed acquiescenza del giudice (in capo al quale sussistono tutti i poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento del procedimento stesso), ai fini della valutazione del comportamento del giudice, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 2, (ex plurimis, Cass., sez. 1, sent. n. 15258 del 2011);
che, infatti, l’imputabilità alle parti di uno o più rinvii della causa non basta ad escludere l’indennizzabilità del conseguente ritardo nella definizione del processo là dove – e nella misura in cui – alla non ragionevole durata del giudizio abbia concorso anche l’eccessiva dilazione di tempo tra l’una e l’altra udienza, dovuta a ragioni organizzative riferibili all’amministrazione giudiziaria (ex plurimis, Cass, sez. 1, sent. n. 19943 del 2006; più di recente, Cass., 6-2, sent. n. 23743 del 2014);
che, in definitiva, a fronte di una cospicua serie di differimenti richiesti (o non opposti) e disposti dal giudice istruttore, si deve distinguere tra tempi addebitabili alle parti e tempi addebitabili allo Stato per la loro evidente irragionevolezza e, salvo che sia motivatamente evidenziata una vera e propria strategia dilatoria (nel caso di specie non rilevata dalla Corte d’appello), non può essere escluso l’indennizzo, fermo restando che la frequenza e l’assenza di giustificazione delle istanze di differimento incidono sulla valutazione del paterna indotto dalla pendenza del giudizio e quindi sulla misura dell’indennizzo da riconoscere (Cass., sez. 6-2, sent. n. 14750 del 2015);
che all’accoglimento del ricorso segue la cassazione del decreto impugnato ed il rinvio alla medesima Corte d’appello, in diversa sezione, per un nuovo esame della domanda di equa riparazione;
che il giudice del rinvio provvederà a regolare le spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Potenza, in diversa sezione.