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Timestamp: 2020-01-21 10:03:39+00:00
Document Index: 77468188

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art. 54', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 53', 'art. 67', 'art. 104', 'art. 137']

L’Italia è un Paese così singolare ed imprevedibile che non dovremmo più stupirci di nulla, ma è difficile non provare sconcerto di fronte al fatto che sempre più spesso una non trascurabile parte della classe politica sforna progetti in palese “violazione della Costituzione”… come se nulla fosse.
Dante (Purgatorio) lungo la riva del fiume Lete che fa perdere la memoria a chi beve la sua acqua
La Costituzione, si sa, fissa i valori fondamentali e meta-epocali del nostro ordinamento e pone le regole essenziali del gioco politico. Naturalmente non è un vangelo laico senza imperfezioni e quindi – a condizione imprescindibile che non se ne intacchino i principi di fondo (sent. cost. n. 1146/1988) – il suo testo si può parzialmente revisionare, ma con una maggioranza molto ampia, ben difficile da raggiungere, e comunque adottando una procedura molto lunga e complessa (art. 138 Cost.). Ciò perché la Costituzione – chiusa la nefasta parentesi del fascismo e ricostruito un ordinamento liberaldemocratico – può essere considerata la cornice assiologica in cui tutti gli italiani si ritrovano. È appunto “la casa di tutti”, a garanzia soprattutto delle minoranze e dei più deboli.
In breve: le leggi e le maggioranze parlamentari cambiano, ma la Costituzione resta.
Anche per questo il “rispetto” profondo, non formale, per il testo costituzionale – cui, per altro, giurano fedeltà Capo dello Stato, Presidente del Consiglio e ministri – dovrebbe ispirare ogni cittadino (come infatti richiede l’art. 54 Cost.) e, a maggior ragione, chi ricopre incarichi politici, ad ogni livello.
In teoria e a parole, tutti (o quasi) dicono di voler rispettare la Carta, anzi talvolta alcuni esternano la ferma volontà di dare ad essa finalmente piena attuazione. In pratica e nei fatti, purtroppo molti fanno proposte di atti (leggi, decreti legge, provvedimenti amministrativi, ecc.) “in contrasto”, dunque in violazione, della Costituzione. Per il resto, ci si guarda bene dal tentativo di modificare la Carta, viste le ampie maggioranze richieste per la procedura di revisione, preferendo comodamente ignorarla e spudoratamente proporre piuttosto “deroghe” o “strappi” al testo costituzionale.
Ciò, salvo qualche piccola eccezione. In particolare, penso ora al disegno di legge costituzionale mirante a ridurre il nu mero dei parlamentari, su cui difficilmente si può non concordare (circa 1000 parlamentari sono troppi per un Paese di appena 60 milioni di abitanti), ma che chiaramente appare una revisione tanto giusta quanto monca e demagogica, se contemporaneamente non si “differenziano” anche le funzioni delle due Camere, le uniche al mondo che ormai fanno esattamente (e, dunque, inutilmente) le stesse cose. La vera riforma davvero necessaria sarebbe stata quest’ultima, ma ovviamente…. almeno al momento, non si fa. Perché? Probabilmente perché la “gente” capisce che risparmiare qualche milione di euro, riducendo il numero dei parlamentari, è cosa buona, mentre fa fatica a comprendere che continuare a pagare i politici delle due Camere per fare le stesse cose è un folle spreco. Così, invece di orientare verso le soluzioni migliori, si preferisce appiattirsi sui desideri dell’“opinione pubblica”, per altro ampiamente manipolata (i veri risparmi sulla politica sono altri). Ecco, questo è un buon esempio di populismo.
Ma non voglio distogliere l’attenzione dal tema di fondo qui affrontato.
Ricordo che i tentativi volti a violare/aggirare il testo costituzionale sono innumerevoli e non avvengono solo attraverso “leggi”: basti pensare, nel recente passato, alle “direttive” sui migranti poste dal ministro dell’Interno Salvini o ai continui ordini dati alla Polizia di togliere striscioni e cartelli (non comportanti reati di calunnia o diffamazione, essendo una semplice protesta/dissenso dalla politica del governo) che violano palesemente la libertà costituzionale di manifestazione del pensiero (art. 21), la stessa libertà che mi permette di dire le cose che adesso scrivo.
Devo pure ricordare che, com’è noto, ci sono organi – non ultimi Presidente della Repubblica, Corte costituzionale ed in fondo la stessa magistratura – deputati proprio alla protezione della Carta e, con essa, a ben vedere dei diritti dei cittadini. È vero che non sempre vengono coinvolti ed “attivati”, ma per fortuna ci sono.
Per il resto, la storia delle violazioni della Costituzione è vecchia e inizia, ovviamente, con la stessa nascita della Carta. Sorvolando sui casi più noti del recente passato (lodo Schifani, leggi ad personam, ecc.), riporto di seguito soltanto alcuni esempi (di maggiore attualità) di tentativi spudorati, qualche volta proprio “maldestri”, miranti a derogare a (dunque violare) la Costituzione:
fino a qualche giorno fa, forze interne all’attuale maggioranza parlamentare auspicavano l’introduzione di una “flat tax” pura, ossia di un’unica aliquota d’imposta per tutti, ma ciò – invece di ridurre le disuguaglianze sociali (art. 3 Cost.) – avrebbe aumentato la forbice fra i redditi, violando il principio di “progressività” delle imposte di cui all’art. 53 Cost.;
di dritto o rovescio, si vuole abolire il divieto di mandato imperativo, in spregio della democrazia rappresentativa e del chiaro e opposto dettato della Carta espresso nell’art. 67 Cost.;
si propone, nella c.d. riforma della giustizia, una prescrizione “illimitata”, ciò che chiaramente viola l’articolo 111 Cost. sul giusto processo;
si ipotizza il “sorteggio” nella legge elettorale del Csm, in chiara violazione dell’art. 104 Cost., che invece prevede l’“elettività” dei membri dell’organo;
la Corte cost. ha appena “depenalizzato” – sia pure in casi del tutto limitati, anzi eccezionali – il reato (non di istigazione ma) di aiuto al suicidio, invocando ancora una volta l’intervento del legislatore, e subito qualcuno (A. Mantovano) vuole addirittura che il legislatore escluda qualsiasi tipo di depenalizzazione, ciò in evidente contrasto con il giudicato costituzionale e dunque in violazione dell’art. 137, u.c., Cost.;
la Lega, con altri, sta proponendo l’abrogazione referendaria dell’attuale legge elettorale, per altro pessima, ma il quesito referendario appare inammissibile in quanto non auto-applicativo. In breve: l’abrogazione parziale proposta non crea, automaticamente, un nuovo sistema elettorale, che invece “costituzionalmente” deve esistere, pena il venir meno dello stesso principio democratico. Sul punto si esprimerà in via definitiva la Corte, ma è quanto meno dubbia l’ammissibilità costituzionale del referendum.
Il titolo del pezzo è ispirato dalla celebre battuta di Humphrey Bogart nel film “L’ultima minaccia” del ’52 : “«È la stampa, bellezza! La stampa! E tu non ci puoi far niente! Niente!» Si possono fare le proposte più ad effetto, profittando della confusione che connota il dibattito pubblico, ma alla fine occorre fare i conti con la Carta costituzionale
Penso sia naturale l’irritazione per la spudoratezza con cui si propongono atti in deroga a (ossia in violazione de) l’attuale parametro costituzionale…. come se questo non ci fosse. Ma la Costituzione c’è e non si scherza con il sistema dei valori che essa protegge. Senza escludere casi di ignoranza presuntuosa, parlo di spudoratezza perché gli stessi proponenti spesso sono “avvertiti” di arrecare uno “strappo” alla Carta fondamentale, ma demagogicamente perseverano nei loro intenti.
Naturalmente è altamente probabile che almeno una parte delle ricordate proposte incostituzionali saranno “stoppate”, o adeguatamente “smussate”, in sede di accordi interni alla maggioranza (PD, M5S, Italia viva e Leu) che sostiene l’attuale governo giallo-rosso. Ma si tratta di magra consolazione.
Resta l’anomalia, molto diseducativa e molto italiana, di proclamare a parole, ma dimenticare nei fatti, la Costituzione, che per fortuna nei punti indicati è ancora vigente. O peggio, resta l’anomalia di ricordarci della Costituzione a intermittenza, solo quando serve (a favore di un nostro disegno o contro quello di altri), dimenticando così proprio la funzione “unificatrice” della Carta, che invece serve sempre ed a tutti.