Source: https://www.lavorofisco.it/saldo-e-dichiarazione-imu-entro-il-17-dicembre/
Timestamp: 2020-06-02 10:50:21+00:00
Document Index: 174352120

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 52', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 36', 'art. 2135', 'art. 31', 'art. 540', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 15', 'art. 73', 'art. 91', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 50']

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Tutto pronto per il versamento del saldo e per la presentazione della dichiarazione Imu. Il pagamento va eseguito entro il 17 dicembre 2012, essendo domenica il giorno 16, mentre il nuovo termine dell’obbligo dichiarativo è il 4 febbraio 2013, essendo domenica il giorno 3.
Come stabilito dal comma 1 dell’art. 8 del D.Lgs. 23/2011, l’imposta municipale propria (Imu) è istituita a decorrere dall’anno 2014 e sostituisce, per la componente immobiliare, l’Irpef e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari concernenti i beni non locati o non affittati, nonché l’Ici. L’applicazione della nuova imposta è stata anticipata, in via sperimentale, dall’art. 13 del D.L. 201/2011 (convertito dalla legge 214/2011), il cui comma 1 ha stabilito che l’Imu opera in tutti i comuni del territorio dello Stato dall’anno 2012 e fino al 2014, in base agli artt. 8 e 9 del citato D.Lgs. 23/2011, in quanto compatibili, e alle disposizioni contenute nello stesso art. 13. Ne discende che l’Imu cosiddetta “a regime” troverà applicazione solo dal 2015, cioè l’anno successivo a quello fissato dalla norma istitutiva. In buona sostanza, l’Imu “sperimentale” durerà un anno in più prolungando così di un’annualità la tassazione, esclusa invece dall’Imu “a regime”, dell’abitazione principale dei soggetti passivi ed eventuali pertinenze.
Per agevolare i contribuenti nei propri adempimenti da assolvere, è opportuno rinverdire gli aspetti salienti della complessa disciplina.
[alert_custom]LA POTESTA’ REGOLAMENTARE[/alert_custom]
Per effetto della novella di cui alla lett. a) del comma 3 del D.L. 174/2012, i comuni hanno avuto un mese in più (dal 30 settembre al 31 ottobre 2012) per approvare o modificare, sulla base dei dati aggiornati, il regolamento e la deliberazione riguardante le aliquote e la detrazione dell’Imu (art. 13, comma 12-bis, ultimo periodo, del D.L. 201/2011).
Si ricorda che a decorrere dal 2013 le deliberazioni di approvazione delle aliquote e della detrazione dell’imposta dovranno essere inviate esclusivamente per via telematica (art. 13, comma 13-bis, del D.L. 201/2011) e che ciascun comune può avere disciplinato l’Imu, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti, purché non abbia modificato l’individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, la categoria dei soggetti passivi e l’aliquota massima (art. 52, comma 1, del D.Lgs. 446/1997).
Si rammenta altresì che per l’accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi e il contenzioso si applicano alcune disposizioni dell’Ici (per esempio, gli artt. 10, comma 6, e 14 del D.Lgs. 504/1992) e le previsioni in tema di tributi locali di cui all’art. 1, commi da 161 a 170, della legge 296/2006 (Finanziaria 2007). In particolare le attività di accertamento e di riscossione dell’Imu, anche della quota riservata allo Stato, sono svolte dai comuni impositori competenti, ai quali i contribuenti devono rivolgersi anche per presentare eventuali istanze di interpello (Ag. entrate, ris. n. 73/E del 6 luglio 2012).
L’imposta è dunque accertata, liquidata e riscossa da ciascun comune (soggetto attivo) per i beni immobili la cui superficie insiste sul territorio del comune stesso. Tuttavia per gli immobili posseduti dai comuni sul proprio territorio non è dovuta la quota d’imposta (50%) riservata allo Stato (aliquota dello 0,38%). Infine, nell’ambito dell’ampia potestà regolamentare, i comuni con deliberazione del consiglio possono avere:
modificato (in aumento o in diminuzione) l’aliquota di base dello 0,76% sino a 0,3 punti percentuali;
modificato (in aumento o in diminuzione) l’aliquota (ridotta) dello 0,4% per l’abitazione principale e le pertinenze sino a 0,2 punti percentuali;
diminuito l’aliquota (minima) dello 0,2% per i fabbricati rurali strumentali sino allo 0,1%;
ridotto l’aliquota di base sino allo 0,4% nel caso di beni immobili non produttivi di reddito fondiario, oppure posseduti da soggetti Ires o concessi in locazione o in affitto;
aumentato l’importo della detrazione fino ad azzerare l’imposta dovuta per l’abitazione principale e le pertinenze.
I comuni, nel rispetto della previsione di cui al citato comma 1 dell’art. 52 del D.Lgs. 446/1997, possono avere altresì stabilito ulteriori condizioni di favore come, per esempio, l’esenzione dal pagamento dell’Imu per gli immobili posseduti e utilizzati dalle ONLUS.
[alert_custom]PRESUPPOSTO DI FATTO DELL’IMPOSTA[/alert_custom]
Il presupposto dell’imposta, come per l’Ici, è il possesso a titolo di proprietà o di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie) di fabbricati e terreni (aree fabbricabili e terreni agricoli coltivati e incolti) ubicati nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. L’Imu si applica anche sull’abitazione principale ed eventuali pertinenze e sui fabbricati rurali a uso sia abitativo, sia strumentale all’esercizio delle attività agricole, nonché sugli impianti o parchi eolici finalizzati alla generazione di energia elettrica che devono essere censiti alla categoria catastale D/1 (Ag. territorio, circ. n. 14/T del 22 novembre 2007 e ris. n. 3/T del 6 novembre 2008; Cass., Sez. trib., fra tante, sent. n. 4028 del 14 marzo 2012).
Per esplicita previsione di legge:
per “fabbricato” deve intendersi l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta al catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato stesso l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza. Il fabbricato di nuova costruzione è sottoposto a tassazione a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione o, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato;
per “area fabbricabile” deve intendersi l’area utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale (PRG o PGT) adottato dal comune, indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo (art. 36, comma 2, del D.L. 223/2006 convertito dalla legge 248/2006). In ogni caso, non sono considerati (“finzione giuridica”) fabbricabili i terreni posseduti e condotti direttamente da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali (IAP) sui quali persista l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali. Tale finzione giuridica si applica anche ai terreni posseduti e condotti dalle società agricole;
per “terreno agricolo” deve intendersi il terreno adibito all’esercizio delle attività agricole indicate nell’art. 2135 cod. civ. (coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali).
Si ricorda infine che i comuni, quando attribuiscono a un terreno la natura di area fabbricabile (per esempio, terreno agricolo divenuto area commerciale), hanno l’obbligo di dare comunicazione al proprietario a mezzo del servizio postale con modalità idonee a garantirne l’effettiva conoscenza da parte del contribuente (art. 31, comma 20, della legge 289/2002).
[alert_custom]SOGGETTI PASSIVI D’IMPOSTA[/alert_custom]
I contribuenti Imu sono le persone fisiche, le società, le imprese, le associazioni, gli enti e gli altri soggetti titolari soprattutto del diritto di proprietà sui beni immobili o di altro diritto reale di godimento sugli stessi. Più precisamente i soggetti passivi sono:
i titolari del diritto di (piena) proprietà;
i titolari dei diritti reali di godimento ( usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie);
i locatari finanziari o utilizzatori di beni immobili concessi in leasing;
i concessionari di beni immobili insistenti su aree demaniali (per esempio, stabilimenti balneari).
Nessun obbligo scatta quindi in capo al nudo proprietario, al locatario, all’affittuario o al comodatario, essendo questi soggetti completamente estranei alla tassazione. Nell’ambito dei beni immobili concessi in locazione finanziaria (leasing), anche se ancora da costruire o in corso di edificazione, il soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data in cui è stato stipulato il contratto e per tutta la sua durata.
Si ricorda inoltre che il diritto reale di abitazione è quello spettante, se effettivamente esercitato;
al socio della cooperativa edilizia non a proprietà indivisa, relativamente all’alloggio assegnatogli anche in via provvisoria (Cass., Sez. trib., sent. n. 16130 del 18 agosto 2004 e n. 22570 del 1° dicembre 2004);
al coniuge superstite sulla casa adibita a residenza familiare, in virtù dell’art. 540, comma 2, cod. civ. Tale diritto si estende alle pertinenze dell’abitazione. L’assegnatario dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica concesso in locazione con patto di futura vendita e riscatto, non essendo titolare di un diritto reale di godimento, non assume la qualità di soggetto passivo (cfr. ris. min. n. 5/DPF del 18 ottobre 2007; Cass., Sez. trib., fra tante, sent. n. 654 del 14 gennaio 2005).
Infine, è utile rimarcare che in caso di separazione legale personale o di divorzio il soggetto passivo è esclusivamente il coniuge o ex coniuge assegnatario dell’abitazione, quale titolare del diritto di abitazione (art. 4, comma 12-quinquies, del D.L. 16/2012 convertito dalla legge 44/2012), a prescindere dal possesso del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento.
[alert_custom]ABITAZIONE PRINCIPALE E PERTINENZE[/alert_custom]
Per abitazione “principale” deve intendersi l’immobile, iscritto o iscrivibile al catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore (soggetto passivo) e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in fabbricati diversi ubicati nel medesimo territorio comunale, le relative agevolazioni (aliquota ridotta e detrazione d’imposta) si applicano per un solo fabbricato (ed eventuali pertinenze) in relazione al nucleo familiare. L’espressione “unica unità immobiliare” lascia chiaramente intendere che ai fini dell’Imu l’abitazione principale è costituita da un solo fabbricato (unità immobiliare); quindi in caso di due appartamenti contigui, il trattamento di favore per entrambi gli immobili è ammesso, a condizione che il soggetto passivo abbia proceduto alla loro unione (cfr. Ag. territorio, nota 21 febbraio 2002 prot. 15232).
I benefici previsti per l’abitazione principale si applicano anche alle seguenti fattispecie:
casa coniugale o ex coniugale, in caso di separazione legale personale o di divorzio;
unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, ma adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, nonché alloggi regolarmente assegnati dagli IACP o ATER. Per questi immobili l’agevolazione ammessa è soltanto la detrazione, con esclusione quindi dell’aliquota ridotta. Tuttavia, poiché la quota d’imposta riservata allo Stato non si applica nemmeno per questa fattispecie, i comuni possono avere ridotto l’aliquota di base anche per questi immobili.
I comuni possono avere considerato direttamente adibita ad abitazione principale, con conseguente applicazione dell’aliquota ridotta e della detrazione:
l’unità immobiliare posseduta (a titolo di proprietà o di usufrutto) da anziani o disabili che acquisiscono la residenza (effettiva e anagrafica) in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che l’unità stessa non sia locata;
l’unità immobiliare posseduta (a titolo di proprietà o di usufrutto) dai cittadini italiani residenti all’estero, a condizione che l’unità stessa risulti sfitta.
Le pertinenze dell’abitazione principale possono essere soltanto le unità immobiliari, appartenenti al medesimo soggetto passivo dell’abitazione, classificate alle categorie catastali C/2, C/6 e C/7. Tali unità sono ammesse al trattamento di favore (applicazione dell’aliquota ridotta e della detrazione) nella misura massima di una per ciascuna categoria catastale, anche se censite congiuntamente all’abitazione.
[alert_custom]BASE IMPONIBILE[/alert_custom]
La base imponibile, che è il valore fiscale dell’immobile, varia in relazione alla seguente tipologia del bene.
A. Fabbricati
Per i fabbricati iscritti in catasto e per quelli non iscritti (fabbricati posseduti non interamente da imprese) o che hanno subito variazioni permanenti, la base imponibile si ottiene moltiplicando la rendita (vigente al 1° gennaio 2012), rivalutata del 5%, per il seguente moltiplicatore:
160 per i fabbricati classificati o classificabili al gruppo catastale A (esclusa la categoria catastale A/10) e alle categorie catastali C/2, C/6 e C/7;
140 per i fabbricati classificati o classificabili al gruppo catastale B e alle categorie catastali C/3, C/4 e C/5;
80 per i fabbricati classificati o classificabili alla categoria catastale D/5; – 80 per i fabbricati classificati o classificabili alla categoria catastale A/10;
60 per i fabbricati classificati o classificabili al gruppo catastale D, esclusa la categoria catastale D/5;
55 per i fabbricati classificati o classificabili alla categoria catastale C/1.
B. Fabbricati d’interesse storico o artistico
Per i fabbricati di interesse storico o artistico, a “vincolo” diretto (art. 10 del D.Lgs. 42/2004), si utilizza la rendita catastale ordinaria e non più quella “virtuale” prevista dall’abrogato comma 5 dell’art. 2 del D.L. 16/1993 (convertito dalla legge 75/1993). Per questi immobili, che non necessariamente devono essere censiti alla categoria catastale A/9 (Ag. territorio, circ. n. 5/T del 9 ottobre 2012), la base imponibile si ottiene quindi secondo il criterio ordinario, cioè moltiplicando la rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5%, per il relativo coefficiente (per esempio, 160 se il fabbricato è censito alla categoria catastale A/9). Tale base imponibile dovrà essere ridotta del 50%.
C. Fabbricati posseduti interamente da imprese
Per i fabbricati appartenenti interamente alle imprese, classificabili al gruppo catastale D, distintamente contabilizzati e sforniti sin dall’origine di rendita catastale, la base imponibile è determinata con riferimento ai costi di acquisizione e incrementativi contabilizzati (al lordo dei fondi di ammortamento), aggiornati dai coefficienti stabiliti dal D.M. 5 aprile 2012 (tabella 1). Il criterio contabile va applicato fino alla fine dell’anno di tassazione nel corso del quale è attribuita al fabbricato la rendita catastale, oppure è annotata negli atti catastali la rendita “proposta”. A decorrere dall’anno d’imposta successivo, il valore del fabbricato deve essere determinato invece con il criterio catastale.
D. Fabbricati rurali
L’imposta si applica anche sui fabbricati rurali a uso sia abitativo, sia strumentale all’esercizio delle attività agricole. Tuttavia, per i soli fabbricati strumentali, l’aliquota applicabile è dello 0,2% che ciascun comune può avere ridotto fino allo 0,1%. Inoltre, sono esenti dall’imposizione i fabbricati rurali strumentali (art. 9, comma 3-bis, del D.L. 557/1993 convertito dalla legge 133/1994) ubicati nei comuni classificati montani (totalmente o parzialmente) di cui all’elenco dei comuni predisposto dall’Istat (http:// www.Istat.it/it/archivio/6789).
Si ricorda che i fabbricati rurali a uso abitativo, se non strumentali, sono tassati secondo le regole ordinarie (per cui, se adibiti ad abitazione principale, si applicano l’aliquota ridotta e la detrazione) e che il D.M. 26 luglio 2012 ha stabilito una nuova disciplina in materia di censimento dei fabbricati rurali (Ag. territorio, circ. n. 2/T del 7 agosto 2012). Infine, è appena il caso di rimarcare:
la presentazione della dichiarazione al catasto edilizio urbano dei fabbricati rurali iscritti al catasto terreni, entro il 30 novembre 2012, secondo la procedura Doc-Fa. Sono tuttavia esclusi i beni di cui all’art. 3, comma 3, del D.M. 28/1998 che non costituiscono oggetto di inventariazione (serre, vasche, tettoie, porcili, pollai);
il pagamento dell’Imu, nelle more della presentazione della dichiarazione di aggiornamento catastale, a titolo di acconto e salvo conguaglio, sulla base della rendita “presunta”. Il conguaglio dell’imposta è determinato dai comuni, dopo l’attribuzione della rendita catastale.
E. Aree fabbricabili
Per le aree fabbricabili la base imponibile è costituita dal valore venale in comune commercio al 1° gennaio 2012, tenendo conto dei seguenti parametri:
In caso di utilizzazione edificatoria dell’area, di demolizione di fabbricato, di interventi di restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e urbanistica, la base imponibile è costituita dal valore dell’area, senza computare il valore del fabbricato in corso d’opera, fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione, ricostruzione o ristrutturazione o, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito, ricostruito o ristrutturato è comunque utilizzato.
F. Terreni agricoli
Per i terreni agricoli, coltivati o incolti, la base imponibile è costituita dal valore ottenuto moltiplicando il reddito dominicale (risultante in catasto alla data del 1° gennaio 2012), rivalutato del 25%, per i seguenti moltiplicatori:
110 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nella previdenza agricola;
135 per gli altri soggetti. Per l’anno 2012 si applica l’esenzione, di cui alla lettera h) dell’art. 7 del D.Lgs. 504/1992, prevista per i terreni agricoli ubicati nelle zone montane o di collina (si veda l’elenco dei comuni della circ. min. n. 9/249 del 14 giugno 1993).
G. Fabbricati inagibili o inabitabili
La base imponibile è ridotta del 50% anche per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni. L’inagibilità o l’inabitabilità è accertata dall’ufficio tecnico del comune, con perizia posta a carico del proprietario che ha l’onere di allegare idonea documentazione alla dichiarazione. In alternativa, il contribuente ha la facoltà di presentare una dichiarazione sostitutiva, ai sensi del D.P.R. 445/2000, che ha una portata esaustiva (conforme, circ. min. n. 137/E del 15 maggio 1997, risp. 20.1). Ai fini dell’agevolazione ciascun comune può avere disciplinato le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta del fabbricato, non superabile con interventi di manutenzione.
[alert_custom]REGIME DI ESENZIONE[/alert_custom] L’imposta non si applica alle seguenti fattispecie:
immobili, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali, posseduti dallo Stato e, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti e dagli enti del servizio sanitario nazionale;
fabbricati classificati o classificabili alle categorie catastali da E/1 a E/9;
fabbricati destinati a usi culturali di cui all’art. 5-bis del D.P.R. 601/1973 (musei, biblioteche, archivi, cineteche);
fabbricati e pertinenze destinati esclusivamente all’esercizio del culto, purché compatibile con le disposizioni di cui agli artt. 8 e 19 della Cost.;
fabbricati di proprietà della Santa Sede, come indicati negli artt. da 13 a 16 della legge 810/1929 (Trattato Lateranense);
fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali, in base ad accordi resi esecutivi nel territorio dello Stato, era prevista l’esenzione dal pagamento dell’ILOR;
terreni agricoli situati nelle zone montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della legge 984/1977. Come detto, l’elenco dei comuni è contenuto nella circ. min. n. 9/249 del 14 giugno 1993;
immobili utilizzati dagli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (art. 73, comma 1, lett. c), del D.P.R. 917/1986), destinati esclusivamente allo svolgimento:
– delle attività dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi (per scopi missionari), alla catechesi e all’educazione cristiana. Con riferimento alla fattispecie di cui alla lett. h., l’esenzione opera esclusivamente se le attività siano svolte con modalità “non commerciali” (art. 91-bis del D.L. 1/2012 convertito dalla legge 27/2012).
Il trattamento di favore, invece, non è previsto nei seguenti casi:
immobili posseduti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, anche se destinati esclusivamente ai compiti istituzionali;
fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali di cui alla legge 104/1992, limitatamente al periodo di utilizzo dello svolgimento delle attività stesse.
Si ricorda infine che i comuni possono avere deliberato:
riduzioni o esenzioni nei confronti delle ONLUS (art. 21 del D.Lgs. 460/1997);
agevolazioni, fino all’esenzione, per gli esercizi commerciali e artigianali situati in zone precluse al traffico a causa dello svolgimento di lavori per la realizzazione di opere pubbliche che si protraggono per oltre sei mesi (art. 1, comma 86, della legge 549/1995);
riduzioni o esenzioni nei confronti delle istituzioni riordinate in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche di diritto privato (art. 4, comma 5, del D.Lgs. 207/2001). Le agevolazioni adottate dai comuni incidono soltanto ai fini della quota comunale, per cui i contribuenti sono tenuti a versare la quota d’imposta riservata allo Stato (0,38%).
[alert_custom]MISURE DELLE ALIQUOTE[/alert_custom]
L’aliquota di base è dello 0,76%, ma i comuni possono averla modificata (in aumento o in diminuzione) sino a 0,3 punti percentuali. L’aliquota ordinaria, quindi, può essere stata fissata nella misura minima dello 0,46% o in quella massima dell’1,06%. Il limite minimo e quello massimo costituiscono vincoli invalicabili per il comune che, nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, può avere variato le aliquote differenziandole nell’ambito sia della stessa fattispecie, sia del gruppo catastale con riferimento alle singole categorie (circ. min. n. 3/DF del 18 maggio 2012, par. 5). Per l’abitazione principale e le pertinenze l’aliquota è dello 0,4% che ciascun comune può avere modificato (in aumento o in diminuzione) sino a 0,2 punti percentuali. L’aliquota ridotta, quindi, può essere stata fissata nella misura minima dello 0,2% o in quella massima dello 0,6%.
Per i fabbricati rurali strumentali l’aliquota è dello 0,2% che ciascun comune può avere ridotto fino allo 0,1%.
I comuni possono altresì avere ridotto l’aliquota di base fino allo 0,4% per le seguenti fattispecie:
immobili non produttivi di reddito fondiario;
immobili posseduti dai soggetti Ires;
immobili locati o affittati. Infine, i comuni possono avere ridotto l’aliquota di base fino allo 0,38% per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita (cosiddetti “beni merce”), fino a quando permane tale destinazione e restano sfitti, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dalla data di ultimazione dei lavori.
[alert_custom]DETRAZIONE ORDINARIA E MAGGIORATA[/alert_custom]
L’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e per le pertinenze va diminuita, fino a concorrenza dell’ammontare, dell’importo complessivo di € 200 (detrazione ordinaria). Tale importo, che può essere scomputato indifferentemente dall’abitazione o dalla pertinenza, deve essere rapportato al periodo dell’anno durante il quale si protrae la destinazione dell’unità immobiliare come abitazione principale e va suddiviso in parti uguali, in presenza di più soggetti passivi dimoranti e residenti nella medesima abitazione. L’eventuale eccedenza della detrazione, non può dare ad alcun rimborso.
Per quest’anno, oltre che per il 2013, la detrazione ordinaria o di base è maggiorata di € 50 per ogni figlio (anche se adottivo) di età non superiore a 26 anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’abitazione principale. Il beneficio, che non può superare l’ammontare di 400 euro (numero massimo di 8 figli), compete anche se il figlio non è fiscalmente a carico del soggetto passivo.
Come avvalorato nella circ. min. n. 3/DF del 18 maggio 2012 (par. 6), il diritto alla maggiorazione spetta fino al compimento del 26° anno di età, per cui si decade dal beneficio dal giorno successivo a quello dell’evento, tenendo conto che per computare un mese occorre che l’evento stesso si verifichi dal 15° giorno in poi. Per esempio, se il figlio ha compiuto i 26 anni il 12 maggio 2012, la maggiorazione compete per 4 mesi ( gennaio – aprile). Lo stesso discorso vale anche in caso di nascita. Se la nascita è avvenuta il 29 marzo 2012, la maggiorazione spetta per 9 mesi (aprile – dicembre). In presenza di più soggetti passivi (coniugi comproprietari dell’abitazione principale), anche la maggiorazione va suddivisa in parti uguali.
Si ricorda infine che i comuni possono avere aumentato l’importo della detrazione ordinaria (la maggiorazione non può essere variata) fino ad azzerare l’imposta dovuta per l’abitazione principale e le pertinenze, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio.
[alert_custom]FRANCHIGIA E RIDUZIONI D’IMPOSTA[/alert_custom]
Per i terreni agricoli posseduti e condotti direttamente da coltivatori diretti o IAP, comprese le società agricole, il comma 8-bis dell’art. 13 del D.L. 201/2011 ha previsto le seguenti agevolazioni:
deduzione dall’imponibile in misura pari a € 6.000 (franchigia);
riduzioni dall’imposta, per la parte eccedente l’importo della franchigia e fino a € 32.000, stabilite nelle seguenti misure:
– 70% del tributo gravante sulla parte di valore eccedente € 6.000 e fino a € 15.500;
– 50% del tributo gravante sulla parte di valore eccedente € 15.500 e fino a € 25.500;
– 25% del tributo gravante sulla parte di valore eccedente € 25.500 e fino a € 32.000.
Oltre l’importo di € 32.000, l’imposta è dovuta nella misura integrale. Le riduzioni vanno calcolate in proporzione al valore dei terreni posseduti nei vari comuni e devono essere rapportate al periodo dell’anno in cui sussistono le condizioni richieste dalla norma (possesso e conduzione) e alla quota di possesso. Trattandosi di agevolazioni avente natura “soggettiva”, la franchigia e le riduzioni vanno applicate integralmente con riferimento alla quota di possesso dei terreni coltivati direttamente dal soggetto passivo. Ne discende che, in presenza di più soggetti passivi conduttori, le agevolazioni spettano a ciascuno di essi in proporzione alla quota di possesso dei terreni; qualora invece i terreni appartengano a due fratelli, di cui solo uno conduce i terreni, i benefici competono integralmente al conduttore. Le agevolazioni non spettano in caso di affitto o comodato dei fondi, mentre operano se le persone fisiche (coltivatori diretti o IAP) abbiano costituito una società di persone alla quale hanno concesso in affitto o in comodato i fondi, purché da loro condotti in qualità di soci.
Si ricorda, infine, che la franchigia e le riduzioni d’imposta incidono anche ai fini del calcolo della quota d’imposta riservata allo Stato.
[alert_custom]QUOTA D’IMPOSTA ERARIALE[/alert_custom]
L’art. 13, comma 11, del D.L. 201/2011 ha previsto una compartecipazione erariale per una quota d’imposta pari al 50% dell’importo calcolato applicando l’aliquota ordinaria (0,76%) alla base imponibile di tutti i beni immobili, a eccezione dell’abitazione principale e sue pertinenze e dei fabbricati rurali a uso strumentale.
Tale quota, che è pari all’aliquota dello 0,38%, va versata dal contribuente contestualmente al pagamento della quota devoluta al comune. Si ricorda che non è dovuta la quota allo Stato per le seguenti fattispecie:
immobili posseduti dai comuni nel proprio territorio;
immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibiti ad abitazione principale dei soci assegnatari e degli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP e altri simili istituti;
unità immobiliari che, per effetto del regolamento comunale, sono state considerate direttamente adibite ad abitazione principale (unità possedute da anziani o disabili che hanno acquisito la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente e unità possedute da cittadini italiani non residenti in Italia);
casa coniugale assegnata al coniuge o ex coniuge.
La quota allo Stato, invece, è dovuta nel caso in cui i comuni abbiano deliberato o regolamentato altre agevolazioni come, per esempio, la riduzione o l’esenzione nei confronti delle ONLUS. Si rammenta inoltre che le detrazioni e le riduzioni di aliquota deliberate dai comuni non incidono sulla quota erariale, mentre le agevolazioni (di legge) previste per i terreni agricoli – come s’è detto – operano anche ai fini del calcolo della quota riservata allo Stato.
[alert_custom]CALCOLO DELL’IMPOSTA[/alert_custom]
L’imposta va rapportata proporzionalmente alla quota e ai mesi di possesso dei beni immobili, tenendo conto che il possesso protratto per almeno 15 giorni è computato come mese intero.
Per quest’anno vanno osservate le seguenti regole di determinazione dell’imposta e scadenze.
A. Per l’abitazione principale e le pertinenze, l’imposta può essere versata in tre rate, di cui:
– la prima, a titolo di acconto, pari a un terzo dell’imposta calcolata applicando l’aliquota (ridotta) dello 0,4% e la detrazione (ordinaria e maggiorata), entro il termine del 18 giugno;
– la seconda, a titolo di acconto, pari a un terzo dell’imposta calcolata applicando l’aliquota dello 0,4% e la detrazione, entro il termine del 17 settembre;
– l’ultima, a saldo dell’imposta complessivamente dovuta con conguaglio sulle rate di acconto, entro il termine del 17 dicembre.
In alternativa, l’imposta può essere versata in due rate (regola ordinaria), di cui:
– la prima, a titolo di acconto, pari al 50% dell’imposta calcolata applicando l’aliquota dello 0,4% e la detrazione, entro il termine del 18 giugno;
– l’altra, a saldo dell’imposta complessivamente dovuta con conguaglio sulla rata di acconto, entro il termine del 17 dicembre.
B. Per i fabbricati rurali a uso strumentale, l’imposta va versata in due rate, di cui:
– la prima, a titolo di acconto, pari al 30% dell’imposta calcolata applicando l’aliquota (minima) dello 0,2%, entro il termine del 18 giugno;
C. Per i fabbricati rurali (abitativi o strumentali) da iscrivere nel catasto dei fabbricati, l’imposta va versata in un’unica soluzione, entro il termine del 17 dicembre.
D. Per gli altri immobili come, per esempio, le abitazioni secondarie, le aree fabbricabili e i terreni agricoli, l’imposta va versata in due rate (regola ordinaria), di cui:
– la prima, a titolo di acconto, pari al 50% dell’importo ottenuto applicando l’aliquota (ordinaria o di base) dello 0,76% e la detrazione (per i terreni agricoli), entro il termine del 18 giugno;
L’importo del saldo è uguale a quello della prima rata (acconto), se l’aliquota non ha subito modificazione. In caso contrario, il contribuente deve ricalcolare l’imposta dovuta per l’intero anno e a saldo deve versare la differenza tra l’imposta ricalcolata sulla base della nuova aliquota e l’imposta già pagata.
L’imposta deve essere versata da ogni soggetto passivo, per cui non è possibile eseguire il pagamento in forma congiunta con altri soggetti. Tuttavia, i comuni possono avere stabilito che si considerano regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un contitolare anche per conto degli altri.
[alert_custom]MODALITA’ DI VERSAMENTO[/alert_custom]
Il versamento dell’imposta può essere eseguito mediante utilizzo del mod. F24 o (a decorrere dal 1° dicembre 2012) dell’apposito bollettino postale. Per il mod. F24, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo con ris. n. 35/E del 12 aprile 2012.
Le persone fisiche residenti all’estero non possono avvalersi della possibilità di eseguire il pagamento in unica soluzione, entro la scadenza del mese di dicembre, con applicazione degli interessi pari al 3% (art. 1, comma 4-bis, del D.L. 16/1993 convertito dalla legge 75/1993). Tutti i contribuenti residenti all’estero devono versare l’Imu entro le citate scadenze utilizzando il mod. F24, l’apposito bollettino postale o le modalità aggiuntive stabilite dal D.M. 13 novembre 1995 (vaglia postale internazionale ordinario o di versamento in c/c e bonifico bancario). Il versamento dell’imposta va eseguito cumulativamente per tutti gli immobili ubicati in Italia, anche se situati sul territorio di più comuni, e deve essere disposto in euro per l’ammontare dell’imposta dovuta.
Con comunicato stampa del 31 maggio 2012 il Ministero dell’economia e delle finanze ha precisato che, nel caso in cui non sia possibile utilizzare il mod. F24 per eseguire il pagamento dall’estero, occorre così procedere:
per la quota spettante al comune, è necessario contattare direttamente il comune competente per ottenere le relative istruzioni e il codice IBAN per l’accreditamento dell’importo;
per la quota riservata allo Stato, è necessario effettuare un bonifico direttamente in favore della Banca d’Italia (codice BIC BITAITRRENT), utilizzando il codice IBAN: IT02G0100003245348006108000.
La copia di entrambe le operazioni deve essere inoltrata al comune per i controlli. Come causale dei versamenti vanno indicati:
il codice fiscale o il numero di partita Iva del contribuente o, in mancanza, il codice di identificazione fiscale rilasciato dallo Stato estero di residenza, se posseduto;
l’acronimo “Imu”, il nome del comune ove sono ubicati gli immobili e i relativi codici tributo stabiliti dalla citata ris. n. 35/E del 12 aprile 2012;
l’annualità di riferimento (2012);
l’indicazione “Saldo”.
Si ricorda che i comuni sono tenuti a stabilire, per ciascun tributo di propria competenza, gli importi fino a concorrenza dei quali i versamenti non sono né dovuti né rimborsabili. In caso di non ottemperanza, il limite è di € 12 e rappresenta l’importo minimo dell’imposta complessivamente dovuta. Per esempio, se l’imposta complessivamente dovuta è pari a € 10, il contribuente non deve eseguire alcun versamento. Qualora invece l’imposta da versare in sede sia di acconto, sia a saldo, sia di € 10 per rata, il contribuente dovrà eseguire il pagamento soltanto a saldo di € 20.
Infine, è appena il caso di rimarcare che l’arrotondamento all’unità di euro deve essere effettuato per ciascun rigo del mod. F24 utilizzato e che il contribuente può utilizzare l’eventuale credito che risulta dal mod. 730/2012 (quadro I) per pagare l’Imu mediante compensazione nel mod. F24.
[alert_custom]PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE[/alert_custom]
Secondo la versione originaria dell’art. 13, comma 12-ter, del D.L. 201/2011 (decreto Monti o Salva-Italia), i soggetti passivi sono tenuti a presentare la dichiarazione Imu entro 90 giorni dalla data in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta. Unitamente a questo principio generale, la stessa norma ha stabilito che per gli immobili per i quali l’obbligo dichiarativo è sorto dal 1° gennaio 2012, la dichiarazione deve essere presentata entro il 1° ottobre 2012 (essendo domenica il 30 settembre). L’art. 9, comma 3, lett. b), del citato D.L. 174/2012, nel modificare quest’ultima scadenza, ha fissato al 30 novembre 2012 il termine per la presentazione della prima dichiarazione Imu, ma con un maxiemendamento in sede di conversione del D.L. 174/2012 la nuova scadenza è il 4 febbraio 2013, cioè 90 giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.M. 30 ottobre 2012, avvenuta il 5 novembre 2012.
Secondo le istruzioni per la compilazione del modello, approvato con D.M. 30 ottobre 2012 che ha anche disciplinato i casi per i quali scatta l’obbligo dichiarativo, ai contribuenti va “in ogni caso” garantito il rispetto del termine di 90 giorni. Per esempio, se l’obbligo dichiarativo è sorto il 30 novembre 2012, il contribuente dovrà presentare la dichiarazione Imu entro il 28 febbraio 2013. Pare quindi di capire che, per quest’anno, il termine di 90 giorni è utile solo quando scade dopo il 4 febbraio 2013, giacché se scade prima dovrebbe valere quest’ultimo termine. Per esempio, se l’obbligo dichiarativo è sorto il 31 luglio, il contribuente avrebbe dovuto presentare la dichiarazione entro il 29 ottobre 2012, cioè quando il modello non era stato né approvato né pubblicato.
La dichiarazione ha effetto anche per le annualità successive, a condizione che non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un differente ammontare dell’imposta dovuta. Tuttavia, per esplicita disposizione dello stesso comma 12-ter dell’art. 13 del decreto Monti, restano valide le dichiarazioni presentate ai fini dell’Ici, in quanto compatibili, cioè qualora i dati ed elementi rilevanti per la determinazione dell’Imu siano rimasti invariati rispetto a quelli indicati nella dichiarazione Ici. In buona sostanza, la dichiarazione Imu deve essere presentata nei casi in cui l’immobile è oggetto di riduzione e il comune competente non è comunque in possesso delle informazioni necessarie per verificare il corretto adempimento dell’obbligazione tributaria. Prima di elencare le singole fattispecie, si ricorda che la dichiarazione, che va inoltrata al comune sul cui territorio sono ubicati gli immobili, deve essere presentata in tutti i casi in cui il contribuente non ha richiesto gli aggiornamenti della banca dati catastale. Se gli immobili sono ubicati in più comuni, vanno compilate tante dichiarazioni quanti sono i comuni. Se l’immobile insiste su territori di comuni diversi, la dichiarazione Imu va presentata a ciascun comune. Ma non è tutto. In caso di abitazione principale collocata sul territorio di due comuni, nonostante che la stessa abbia una rendita catastale unitaria e inscindibile, il soggetto passivo deve corrispondere l’imposta ai due comuni in proporzione alla superficie sul cui territorio insiste l’abitazione, tenendo conto delle aliquote e della detrazione deliberate da ogni comune. Inoltre, proseguono le istruzioni, tale soggetto passivo è tenuto a presentare la dichiarazione Imu al comune nel quale non ha la residenza anagrafica, specificando nelle “Annotazioni” del modello che si tratta di “Immobile destinato ad abitazione principale la cui superficie insiste su territori di comuni diversi”. È tutto vero, comprese le incertezze che si prospettano per gli immobili a valore “contabile”, stante l’inscindibilità dei costi di acquisizione e incrementativi che determinano il valore imponibile (cfr. ris. min. n. 53/del 9 aprile 1996). È un’assurdità che deriva dalla norma Imu, facente parte del “Federalismo Fiscale Municipale”, che non ha confermato l’applicazione della previsione Ici, secondo cui l’imposta è dovuta al comune (soggetto attivo) sul quale la superficie dell’immobile insiste “interamente o prevalentemente” (art. 4, comma 1, del D.Lgs. 504/1992).
Da ultimo v’è da dire che:
il modello si compone di due esemplari identici che recano, rispettivamente, la dicitura: “originale per il comune” e “copia per il contribuente”; rispetto al modello dell’Ici, approvato con D.M. 12 maggio 2009, è stato eliminato l’esemplare “copia per l’elaborazione meccanografica”;
i codici per indicare le caratteristiche dell’immobile (campo 1) sono stati ampliati, rispetto al modello dell’Ici, essendo state aggiunte la fattispecie: abitazione principale (codice 5), pertinenza (codice 6), immobili non produttivi di reddito fondiario (codice 7.1), immobili posseduti da soggetti passivi Ires (codice 7.2), immobili locati o affittati (codice 7.3) e immobili costituenti “beni merce” (codice 8).
La dichiarazione deve essere presentata (consegna o spedizione postale mediante busta chiusa con la dicitura “Dichiarazione Imu 2012” con raccomandata senza ricevuta di ritorno) al comune sul cui territorio insistono gli immobili denunciati. La dichiarazione può anche essere trasmessa in via telematica con posta certificata (è un’altra novità rispetto alla disciplina dell’Ici). La spedizione può essere effettuata anche dall’estero tramite lettera raccomandata o altro mezzo equivalente dal quale risulti la data di spedizione, che è considerata come data di presentazione della dichiarazione. Ciascun comune può stabilire altre modalità di trasmissione della dichiarazione più adeguate alle proprie esigenze organizzative.
[alert_custom]SANZIONI E INTERESSI[/alert_custom] Il regime sanzionatorio è così composto:
pena pecuniaria dal 100% al 200% dell’imposta dovuta, con un minimo di € 51, in caso di omessa presentazione della dichiarazione. La sanzione è ridotta a un terzo se il contribuente, entro il termine previsto per la proposizione del ricorso introduttivo, paga l’imposta e gli interessi, se dovuti, e la sanzione ridotta;
pena pecuniaria dal 50% al 100% della maggiore imposta dovuta, in caso di presentazione della dichiarazione infedele. Anche questa sanzione va ridotta a un terzo se il contribuente, entro il termine previsto per la proposizione del ricorso introduttivo, paga l’imposta e gli interessi, se dovuti, e la sanzione ridotta;
pena pecuniaria da € 51 a € 258 se l’omissione o l’errore riguardano gli elementi non incidenti sull’ammontare dell’imposta. La stessa sanzione si applica per le violazioni concernenti la mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti, ovvero per l’omessa restituzione nei 60 giorni dalla richiesta o per la loro mancata compilazione o compilazione incompleta o infedele.
In linea di principio, ferme restando le disposizioni stabilite per quest’anno, l’omesso, insufficiente o ritardato versamento dell’imposta (in acconto o a saldo) è punito con la sanzione pari al 30% di ogni importo non versato o versato in ritardo rispetto alla scadenza (acconto o saldo). Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione (ordinaria) del 30%, oltre all’applicazione del ravvedimento operoso (art. 13, comma 1, del D.Lgs. 472/1997), è ulteriormente ridotta a un importo pari a 1/15 per ciascun giorno di ritardo.
Sulle somme dovute per imposta si applicano gli interessi di mora nella misura annuale (massima del 5,5%) stabilita da ciascun comune. Gli interessi, la cui misura è modellata sul tasso legale (2,5%), sono calcolati con maturazione giornaliera, con decorrenza dal giorno in cui sono divenuti esigibili.
Infine, è appena il caso di ricordare che nei casi in cui i documenti utilizzati per i versamenti diretti non contengano gli elementi necessari per l’identificazione del soggetto che li esegue e per l’imputazione della somma versata, si applica la sanzione da € 103 a € 516 (art. 15, comma 1, del D.Lgs. 471/1997).
[alert_custom]RAVVEDIMENTO OPEROSO[/alert_custom]
L’irrogazione delle sanzioni sopra indicate può essere evitata, se il contribuente regolarizza spontaneamente la violazione commessa, purché la stessa non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza. In tal caso, per l’omesso, insufficiente o ritardato versamento dell’imposta si applicano le seguenti sanzioni ridotte:
3% (1/10 del 30%) se il pagamento del saldo è eseguito nel termine di 30 giorni dalla scadenza (ravvedimento breve); quindi entro il 16 gennaio 2013. Tuttavia, se il contribuente effettua il versamento dell’imposta con 15 giorni di ritardo, la sanzione sarà pari a 1/10 di 1/15 del 30% per ogni giorno di ritardo, cioè pari allo 0,2% per ogni giorno di ritardo ( ravvedimento brevissimo o sprint);
3,75% (1/8 del 30%) se il pagamento delle rate di acconto o del saldo è eseguito oltre i 30 giorni dalle relative scadenze, ma entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione (ravvedimento lungo). Quando non è prevista la dichiarazione periodica, come per quest’anno, il termine è di un anno dalla violazione.
Con riferimento all’obbligo dichiarativo, la sanzione ridotta è pari:
al 10% (1/10 del 100%) dell’imposta eventualmente non versata, con un minimo di € 5,10, se la dichiarazione è presentata entro il termine di 90 giorni dalla scadenza;
al 5% (1/10 del 50%) della maggiore imposta dovuta, se la dichiarazione infedele è rettificata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo (cfr. circ. min. n. 184/E del 13 luglio 1998).
Il versamento della sanzione ridotta va eseguito, mediante utilizzo del mod. F24 o del bollettino postale contestualmente alla regolarizzazione del pagamento del tributo o della differenza, se dovuti, nonché al pagamento degli interessi di mora calcolati al tasso legale stabilito attualmente nella misura annua del 2,5% (D.M. 22 dicembre 2011), con maturazione giorno per giorno.
Si ricorda che con ris. n. 35/E del 12 aprile 2012 l’Agenzia delle Entrate ha precisato altresì che, in caso di ravvedimento, le sanzioni e gli interessi “sono versati unitamente all’imposta dovuta” in ragione della quota spettante al comune e allo Stato. In buona sostanza, le sanzioni ridotte e gli interessi vanno versati con gli stessi codici del tributo.
Attenzione: il comune può avere stabilito altre ipotesi di ravvedimento operoso, ai sensi dell’art. 50 della legge 449/1997.
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