Source: https://www.laleggepertutti.it/193208_posso-inviare-la-domanda-di-partecipazione-al-concorso-con-pec
Timestamp: 2019-02-23 14:00:29+00:00
Document Index: 138863932

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 55', 'art. 69', 'art. 55', 'art. 69', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 8', 'art. 55', 'art. 8', 'art. 59', 'art. 58', 'art. 28']

Posso inviare la domanda di partecipazione al concorso con Pec?
Il bando non può imporre l’obbligo della Pec come unica modalità di presentazione dell’istanza di partecipazione, ma l’eventuale domanda così inoltrata è valida.
Se hai poco tempo (e pazienza) per fare la fila alle poste e la tecnologia ti ha ormai abituato a fare tutto dal computer di casa, è verosimile che avrai anche una posta elettronica certificata (Pec) per inviare le raccomandate e dialogare anche con la pubblica amministrazione in modalità telematica. Ma ora che hai intenzione di partecipare a un bando di concorso per un posto in un ente pubblico al quale ambisci già da tempo, vorresti fare tutte le cose in regola e non sbagliare nulla. Ti sono rimasti pochi giorni per presentare l’istanza di partecipazione con tutti i documenti allegati; senonché, durante la mattina, lavori per cui non puoi assentarti per recarti al più vicino ufficio postale. Come fare? Per te che sei figlio del nuovo millennio è molto facile: posso inviare la domanda di partecipazione al concorso con Pec, ti ripeti e così prendi in mano il bando per leggere a quale indirizzo di posta elettronica certificata fare riferimento. Qui però la sorpresa: il bando non fa alcuna menzione all’inoltro delle candidature tramite Pec, ma parla solo di spedizione di raccomandate a/r “cartacee”. Ti sembra strano visto che ormai il codice dell’amministrazione digitale riconosce ad ogni cittadino il diritto di dialogare in modo digitale con la P.A., e anzi obbliga queste ultime a pubblicare, sul proprio sito istituzionale, l’indirizzo email certificato e ogni altro chiarimento necessario per agevolare i rapporti telematici. Inoltre la stessa legge equipara la Pec alla raccomandata a/r, per cui laddove si parla della seconda il riferimento è automaticamente esteso anche alla prima. È davvero così? Che succede se invii una domanda di partecipazione a un bando tramite posta elettronica certificata? Si considera valida o rischi di essere escluso? Ecco cosa hanno detto a riguardo due sentenze che si sono confrontate su questo delicato tema.
In un’epoca di digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei rapporti tra questa e il cittadino sembrerebbe scontato che la domanda di partecipazione a un pubblico concorso sia consentita tramite l’invio di una Pec. Ma i bandi non sempre lo prevedono e, anzi, sono più quelli che non dicono nulla a riguardo che quelli che prendono una netta posizione sul punto. Tuttavia ci sono dei diritti che la legge riconosce ad ogni persona e sui quali, anche nel silenzio legislativo o delle procedure di concorso, non si può sorvolare. Uno di questi è, appunto, il diritto di inviare la domanda di partecipazione al concorso tramite posta elettronica certificata. A dirlo è il Tar Sicilia con una recentissima sentenza [1]. Il problema però si pone per quanto attiene ai documenti allegati. Difatti questi, per forza di cosa, non possono avere una firma autografa che risulterà pur sempre “scannerizzata” al computer e, quindi, in “copia”. La domanda è, allora, a questo punto, se il candidato debba anche munirsi di un sistema di firma digitale per sottoscrivere gli allegati in modalità elettronica o basta la semplice posta elettronica certificata. Secondo i giudici amministrativi siciliani è possibile, ed è sufficiente, presentare la domanda di partecipazione a un concorso mediante Pec, mentre è illegittimo imporre anche la firma digitale.
Difatti già il dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri [2] aveva dettato in passato specifiche indicazioni e chiarimenti sui criteri interpretativi sull’utilizzo della Pec per le procedure concorsuali con particolare riferimento alle modalità di presentazione della domanda di ammissione ai concorsi pubblici indetti dalle amministrazioni.
A riguardo il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione ha avuto modo di chiarire che «l’inoltro tramite posta certificata [3] è già sufficiente a rendere valida l’istanza, a considerare identificato l’autore di essa, a ritenere la stessa regolarmente sottoscritta».
Pertanto, non può che essere ritenuta illegittima la disposizione di un bando nella parte in cui prevede l’esclusione del candidato a seguito di invio della domanda di partecipazione mediante posta elettronica certificata ma in assenza di apposizione di firma scansionata sull’istanza, dal momento che tale previsione non appare coerente con le disposizioni appena illustrate. Insomma basta inviare la domanda di partecipazione a un bando di concorso tramite utilizzo di una casella di posta elettronica certificata intestata allo stesso mittente e già questa consente di ritenere soddisfatto il requisito della apposizione della firma, senza bisogno di dotarsi anche di una firma digitale.
Altra interessante sentenza è quella emessa, poco più di un anno fa, dal Tar Puglia [4] secondo cui un bando per un concorso pubblico o un appalto non può prevedere, come unica modalità di presentazione della domanda di partecipazione, la Pec; deve anche prevedere la consegna a mano. Dunque, la previsione di invio tramite Posta Elettronica Certificata è vietata solo quando essa è l’unica modalità prevista dal bando.
[1] Tar Sicilia, sent. n. 167/2018 del 18.01.2018.
[2] Circolare n. 2/2010 del Dipartimento funziona pubblica Pres. Cons. Min.
[3] Di cui all’art. 16-bis del dl n. 185/2008 e nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 4 del dpr n. 487/1994.
[4] Tar Puglia sez. III sent. n.752 del 9/06/2016.
Circolare n. 2/2010 del Dipartimento funziona pubblica Pres. Cons. Min.
CIRCOLARE N. 2/2010/DFP/DDI
Oggetto: art. 55-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall’art. 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 – Trasmissione per via telematica dei certificati di malattia. Ulteriori indicazioni.
Con circolare n. 1/2010/DFP/DDI dell’11 marzo 2010 sono state fornite indicazioni operative relativamente all’avvio del sistema di trasmissione telematica dei certificati e degli attestati medici per la giustificazione delle assenze per malattia dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni previsto dall’art. 55 septies del d.lgs. n. 165 del 2001, introdotto dall’art. 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. Nella predetta circolare venivano dati chiarimenti relativamente al funzionamento generale del sistema, ai soggetti tenuti alla trasmissione telematica, agli oneri e vantaggi per i lavoratori e ai tempi di attuazione e sanzioni per l’inosservanza degli obblighi di trasmissione secondo le nuove modalità. In particolare, nel paragrafo 6 (“Tempi di attuazione e sanzioni per l’inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica della certificazione medica”) è stato previsto quanto segue.
“Per assicurare un’applicazione omogenea della normativa, si ritiene opportuno precisare i tempi e le modalità di attuazione del nuovo sistema, tenuto conto dell’esigenza di una sua introduzione graduale ed uniforme sul territorio nazionale.
La responsabilità per mancata trasmissione telematica del certificato con l’eventuale irrogazione delle sanzioni connesse si configura solo all’esito dei periodi transitorio e di collaudo (complessivamente per un periodo pari a 4 mesi). Sono fatte salve le eventuali fattispecie derogatorie, limitate nel tempo e riferite a specifiche aree territoriali, a carattere eccezionale, da individuare con decreto del Ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione, d’intesa con il Ministro della salute e con il Ministro dell’economia e delle finanze, per le quali continua a non essere operativo il regime sanzionatorio per il periodo indicato nel citato decreto.”.
Nel medesimo paragrafo sono state fornite delucidazioni sul regime sanzionatorio con riferimento alle previsioni dell’art. 55 septies citato.
Al fine di procedere al collaudo generale, in linea con quanto comunicato nella circolare, con decreto del Capo del Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica del 1 luglio 2010 è stata costituita apposita commissione i cui componenti rappresentano le amministrazioni e i soggetti coinvolti dall’applicazione del nuovo sistema. I lavori della commissione si sono svolti nel periodo luglio – settembre 2010. Allo scadere del primo mese successivo al periodo transitorio, come definito nella circolare, la commissione ha riscontrato l’esistenza di “a) ritardi registrati nella procedura di messa a disposizione dei medici delle credenziali di accesso al sistema; b) la non disponibilità del canale telefonico per l’invio da parte del medico dei certificati; c) necessità di messa a punto delle prestazioni del sistema in relazione al progressivo aumento degli utenti.”. Pertanto, la commissione ha ritenuto di non poter “considerare positivamente l’esito del collaudo” e di dover proseguire l’esame dell’operatività del sistema generale.
La seconda fase del collaudo si è conclusa il 15 settembre scorso. Durante la seduta, “la commissione, preso atto dei risultati delle verifiche del sistema, relativamente ai servizi resi disponibili ai medici, ai lavoratori e alle amministrazioni, nonché alla messa a disposizione dei medici e datori di lavoro delle credenziali di accesso necessarie per il suo utilizzo, ritiene concluso il collaudo in quanto è verificata la funzionalità delle piattaforme e dei sistemi. Si evidenziano segnalazioni di difficoltà applicativa sotto il profilo organizzativo, sia in ambito ospedaliero che territoriale, per le quali vanno previste soluzioni da porre in atto in tempi brevi nella fase di compiuta ottimizzazione, al fine di realizzare la finalità di un sistema che richiede il complessivo allineamento di tutte le responsabilità. In funzione di ciò, la commissione stabilisce di avviare un monitoraggio continuo con il concerto di tutte le amministrazioni interessate, della regolarità del servizio, al fine di certificare eventuali situazioni di oggettiva difficoltà di adempiere alla trasmissione di quanto previsto dalla norma.”.
Considerato lo sviluppo del sistema, si ritiene necessario far conoscere ulteriori elementi procedurali per la migliore fruizione del servizio da parte degli utenti e, al contempo, fornire indicazioni alle amministrazioni e agli operatori sull’applicazione della normativa anche alla luce delle richieste di chiarimento pervenute. Resta fermo l’integrale rinvio ai contenuti della menzionata circolare n. 1.
1. L’utilizzo delle funzionalità da parte dei diversi soggetti interessati (medici, lavoratori, pubbliche amministrazioni).
Si segnala che per l’utilizzo del canale telefonico da parte del medico è attivo il numero verde 800 013 577, raggiungibile da telefono fisso o mobile. Tale canale consente di superare eventuali difficoltà temporanee dovute, ad esempio, alla mancanza di un personal computer o di una connessione a internet.
Per quanto riguarda l’utilizzo del sistema da parte del lavoratore, si segnala inoltre che questi, dopo essersi registrato al sito dell’INPS (www.INPS.it – home page), può prendere visione di tutti i certificati a lui intestati.
Si rammenta che le amministrazioni possono ricevere gli attestati di malattia relativi ai propri dipendenti sia accedendo direttamente via web al sistema INPS, sia richiedendo all’Istituto l’invio ad una propria casella di posta elettronica certificata (PEC). L’accesso diretto al sistema INPS avviene tramite apposite credenziali, che devono essere richieste secondo le modalità indicate nella circolare INPS n. 60 del 16 aprile 2010. Le istruzioni per attivare l’invio alla casella PEC sono contenute nella circolare INPS n. 119 del 7 settembre 2010. Considerate le richieste di chiarimento pervenute, è opportuno evidenziare che l’Ente con il quale le amministrazioni pubbliche debbono dialogare per la ricezione degli attestati di malattia relativi ai propri dipendenti è l’INPS anche se gli stessi sono iscritti al regime contributivo INPDAP.
Un primo chiarimento riguarda l’ambito di applicazione della disciplina. In proposito, si segnala che la disposizione di riferimento – che, come detto, è l’art. 55 septies del d.lgs. n. 165 del 2001 – riguarda il personale ad ordinamento privatistico, ovvero il personale soggetto alla disciplina del decreto legislativo citato. Pertanto, la norma non riguarda direttamente il personale in regime di diritto pubblico di cui all’art. 3 del medesimo decreto (magistrati e avvocati dello Stato, professori universitari, personale appartenente alle forze armate e alle forze di polizia, corpo nazionale dei vigili del fuoco, personale delle carriere diplomatica e prefettizia e le altre categorie che, ai sensi del menzionato art. 3, sono disciplinate dai propri ordinamenti), per il quale rimane vigente la tradizionale modalità cartacea, fermo restando che il nuovo sistema potrà trovare applicazione anche nei confronti di queste categorie di personale a seguito di approfondimenti istruttori e dell’adozione delle misure del caso. In conclusione, per le categorie di personale ad ordinamento pubblicistico, non soggette al regime del d.lgs. n. 165 del 2001, i medici compilano i certificati e gli attestati di malattia in forma cartacea e le amministrazioni accettano i relativi documenti nella stessa forma, con le consuete modalità di produzione o trasmissione da parte del dipendente interessato.
2.2. I medici obbligati all’utilizzo del sistema di trasmissione telematica
Si precisa poi che il nuovo regime di trasmissione telematica dei certificati riguarda i medici dipendenti del servizio sanitario nazionale, i medici convenzionati con il servizio (di medicina generale, specialisti e pediatri di libera scelta), nonché i medici liberi professionisti. Riprendendo quanto detto nella circolare n. 1, la violazione dell’obbligo di trasmissione in via telematica è sanzionata dalla legge e dagli accordi collettivi per i medici dipendenti del servizio sanitario nazionale e i medici che lavorano in convenzione. Il mancato utilizzo della modalità telematica non è invece specificamente sanzionato per i medici liberi professionisti. A fini di economicità e di efficienza, è comunque auspicabile che l’intero sistema delle certificazioni funzioni in maniera uniforme. Il Dipartimento della digitalizzazione della pubblica amministrazione e le altre Amministrazioni competenti si stanno impegnando per la sua estensione generalizzata e il processo di distribuzione delle credenziali di accesso al sistema telematico ai medici privati è in corso. Nelle more, i dipendenti pubblici che, in linea e nei limiti di quanto previsto nel comma 1 dell’art. 55 septies del d.lgs. n. 165 del 2001, si rivolgono ad un medico privato per la certificazione dell’assenza dovranno chiedere al medico il certificato o l’attestato in forma cartacea e lo recapiteranno all’amministrazione secondo le tradizionali modalità. Quindi, sino alla compiuta messa a regime del sistema, le amministrazioni sono tenute ad accettare i certificati e gli attestati medici in forma cartacea provenienti da medici liberi professionisti, sempre che siano rispettate le condizioni previste nel citato art. 55 septies comma 1. Rimane fermo, naturalmente, che la giustificazione dell’assenza avverrà invece mediante certificazione telematica ogni qual volta i medici privati siano già in possesso delle credenziali di accesso e degli altri strumenti necessari per l’invio telematico.
Nel corso dei lavori della commissione di collaudo sono emerse alcune specifiche criticità legate ai certificati e agli attestati rilasciati dalle strutture ospedaliere o in sede di pronto soccorso o per attestare il ricovero del paziente o prodotti al momento delle dimissioni. I documenti rilasciati in tali occasioni presentano delle particolarità che creano delle criticità nell’applicazione del nuovo modello di trasmissione. Le particolarità sono rinvenibili per i certificati rilasciati dal pronto soccorso nel carattere dell’urgenza proprio della specifica attività, per i certificati di ricovero nell’esigenza di attestare – oltre alla diagnosi – il ricovero del paziente nella struttura e per i certificati di dimissione nella necessità di produrre una relazione al paziente al momento del rilascio dalla struttura. La commissione ha preso atto dell’esistenza di queste criticità per l’applicazione del sistema di trasmissione telematica dei certificati, contestualmente ad altre problematiche organizzative, ed ha segnalato la necessità di individuare adeguate soluzioni e di attuare un monitoraggio con il concerto delle amministrazioni coinvolte per verificare la funzionalità del servizio. Si chiarisce pertanto che, durante questo periodo di monitoraggio e sino a quando non saranno decise le misure ad hoc da seguire in queste situazioni, per i certificati di ricovero, di dimissione e di pronto soccorso, i medici continueranno ad elaborare certificati in forma cartacea, i dipendenti continueranno a recapitare o consegnare tempestivamente i certificati e gli attestati all’amministrazione di appartenenza e le amministrazioni li accetteranno secondo le tradizionali modalità.
3. Situazioni nelle quali l’amministrazione deve conoscere la diagnosi.
Secondo il processo di trasmissione telematica dei certificati attualmente sviluppato, una volta formato e spedito in formato telematico il certificato da parte del medico, il datore di lavoro riceve l’attestato di malattia. Come chiarito nella circolare n. 1, l’attestato di malattia consiste nel certificato privo dell’esplicitazione della diagnosi. L’attestato è il documento che di regola viene utilizzato dai lavoratori dei settori pubblico e privato per la giustificazione dell’assenza e l’omissione della diagnosi è finalizzata a tutelare la riservatezza del lavoratore. Come noto, esistono però alcune situazioni particolari in cui il datore ha necessità di conoscere la diagnosi. Per i dipendenti contrattualizzati delle pubbliche amministrazioni ciò accade nelle ipotesi di esenzione dalla decurtazione della retribuzione e dal regime della reperibilità ai fini della visita fiscale. In queste situazioni, l’amministrazione è tenuta ad applicare il regime generale a meno che non abbia la documentazione che consente di derogarvi ed è innanzi tutto interesse del dipendente che si assenta che l’amministrazione abbia tutti gli atti necessari per applicare in maniera corretta la normativa di riferimento. Senza dilungarsi sul punto, si rinvia alle indicazioni generali già fornite dal Dipartimento della funzione pubblica nelle circolari nn. 7 e 8 del 2008 e 8 del 2010, nonché nel parere n. 2 del 2010 (tutte reperibili sul sito www.funzionepubblica.it). In tali ipotesi, il medico certificante dovrà procedere ad elaborare il certificato in forma telematica, inserendo sul modello informatico tutti i dati e le informazioni necessari secondo le indicazioni del d.m. 18 dicembre 2009, n. 206, e delle circolari menzionate, utilizzando, se del caso, la finestra delle note, che è un campo libero. Il certificato sarà trasmesso dal medico utilizzando i canali telematici consueti e l’amministrazione riceverà per via telematica l’attestato. In queste particolari ipotesi il medico dovrà anche provvedere a stampare e consegnare al lavoratore copia del certificato cartaceo che il lavoratore avrà l’onere di far pervenire tempestivamente all’amministrazione secondo le tradizionali modalità (PEC, fax, raccomandata, consegna a mano). Pertanto, secondo questo processo, l’assenza dal servizio del dipendente verrà giustificata comunque mediante la trasmissione del documento informatico, mentre il regime giuridico dell’assenza sarà condizionato dalla ricezione della copia del documento da parte dell’amministrazione. La corrispondenza tra documento cartaceo e certificato telematico potrà essere verificata dall’amministrazione interessata mediante consultazione del sito INPS.
Con la circolare n. 1 sono state fornite informazioni relativamente alle sanzioni per l’inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica dei certificati (par. 6). Rimandando al contenuto della predetta circolare, giova soltanto rammentare che la legge ha introdotto specifiche sanzioni per la violazione delle norme sulla trasmissione telematica. Infatti, l’art. 55 septies, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce che “4. L’inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica della certificazione medica concernente assenze di lavoratori per malattia di cui al comma 2 costituisce illecito disciplinare e, in caso di reiterazione, comporta l’applicazione della sanzione del licenziamento ovvero, per i medici in rapporto convenzionale con le aziende sanitarie locali, della decadenza dalla convenzione, in modo inderogabile dai contratti o accordi collettivi.”. Inoltre, il comma 6 della medesima disposizione configura delle ipotesi di illecito per il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora e il dirigente del servizio affari generali e personale che, in relazione alle proprie competenze, omettono l’osservanza della normativa relativa alle assenze dal servizio per malattia. Le sanzioni applicabili per questa ipotesi sono individuate per relationem con rinvio agli artt. 21 e 55 sexies comma 3 del medesimo decreto.
Anche i contratti e gli accordi collettivi recentemente stipulati sono intervenuti sulla specifica materia. Infatti, il CCNL relativo all’area IV, dirigenza medica e veterinaria, stipulato il 6 maggio 2010 prevede la sanzione della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di sei mesi per il caso di “inosservanza degli obblighi, a lui ascrivibili, in merito alla certificazione medica concernente assenze di lavoratori per malattia” (art. 8, comma 8) e richiama il contenuto dell’art. 55 septies comma 4 citato tra le fattispecie di illecito che comportano il licenziamento con preavviso.
Inoltre, gli accordi collettivi stipulati ai sensi dell’art. 8 del d.lgs. n. 502 del 1992 per la disciplina dei rapporti con i medici convenzionati di medicina generale, i pediatri di libera scelta ed i medici specialisti hanno previsto apposite sanzioni per il caso di mancata osservanza degli adempimenti connessi alla trasmissione telematica dei certificati (art. 59 ter dell’ACN 23 marzo 2005, introdotto dall’ACN 27 maggio 2009 per i medici di medicina generale; art. 58 ter dell’ACN del 15 dicembre 2005, introdotto dall’ACN 27 maggio 2009 per i pediatri di libera scelta; art. 28 ter dell’ACN 23 marzo 2005, introdotto dall’ACN 27 maggio 2009 per i medici specialisti, veterinari ed altre professionalità sanitarie).
Ciò premesso, come detto in precedenza (cfr: Premessa), all’esito del collaudo relativo alla funzionalità del sistema la commissione ha segnalato l’esigenza di monitorare il processo di trasmissione telematica, visto che durante i lavori sono emerse delle criticità organizzative soprattutto per alcuni settori ed aree territoriali. L’esistenza di tali criticità, per il superamento delle quali le Amministrazioni interessate lavoreranno durante i prossimi mesi anche utilizzando le evidenze del monitoraggio, rendono allo stato problematici l’emersione e l’accertamento di eventuali responsabilità per la violazione della specifica normativa e, quindi, lo svolgimento dei procedimenti per l’irrogazione delle conseguenti sanzioni. Infatti, la piena applicazione dell’apparato sanzionatorio richiede la definizione di presupposti di azione chiari e di un quadro di operatività certo in mancanza dei quali potrebbe non essere riscontrabile l’elemento della colpevolezza dell’illecito. Pertanto, fermo restando l’obbligo dei medici di continuare a trasmettere i certificati per via telematica in presenza delle condizioni organizzative e tecniche che lo rendono possibile, per il periodo transitorio, sino al 31 gennaio 2011, durante il quale le più rilevanti criticità dovranno essere affrontate, è opportuno che le Amministrazioni competenti si astengano dalla contestazione degli addebiti specificamente riferiti all’adempimento.
Sarà cura dei Dipartimenti della funzione pubblica, per la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica e delle altre Amministrazioni competenti comunicare nel prosieguo ulteriori informazioni in vista della piena messa a regime del sistema.
A fini di monitoraggio, si raccomanda alle Amministrazioni che, in qualità di datori di lavoro, ricevono attestati di malattia in forma cartacea al di fuori delle situazioni indicate nella presente circolare di segnalare l’anomalia entro 48 ore dal ricevimento degli stessi, inviando apposita comunicazione alla casella di posta elettronica certificata dell’Azienda di riferimento del medico.
EGuido ha detto:
03/05/2018 @ 18:22
Articolo molto esaustivo. Che fare se la PEC dell’ente non “funziona”? Spesso accade che il provider restituisca comunicazione di mail correttamente inviata, ma successivamente anche avviso di mancata consegna per casella del ricevente piena. È possibile fare ricorso in questo caso?