Source: https://www.asgi.it/media/dichiarazioni-del-presidente-della-sezione-brescia-del-tar-lombardia-esposto-dellasgi/
Timestamp: 2019-04-26 03:54:37+00:00
Document Index: 33641087

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 17', 'art. 52', 'art. 18', 'art. 101', 'art. 113', 'art. 111']

Dichiarazioni del presidente della sezione Brescia del TAR Lombardia: esposto dell'ASGI - Asgi
Le sue dichiarazioni in materia di immigrazione all’apertura dell’anno giudiziario rappresentano una grave violazione dei suoi doveri d’ufficio di indipendenza e imparzialità e rendono indispensabile la sua astensione o ricusazione da tutti i giudizi concernenti le persone straniere.
L’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione ha presentato un esposto in merito alla relazione tenuta il 14.3.2019 dal dott. Roberto Politi, Presidente della sezione Brescia del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, il quale ha parlato di “un esecutivo finalmente non più pavido” sul tema dell’immigrazione. Un tema in relazione al quale, per il magistrato, il dibattito sarebbe spesso stato osteggiato da una “penosa litania dei diritti fondamentali”, auspicando una “stagione in cui la fin troppo frequente evocazione di irrinunciabili e non negoziabili posizioni giuridiche alle quali l’ordinamento deve prestare tutela possa, finalmente, essere declinata anche in favore dei cittadini italiani, nati in Italia da cittadini a loro volta italiani”.
Ed ancora: “Diversamente opinandosi, contribuiremmo a creare e ad alimentare una classe “super protetta” di diritti fondamentali, apoditticamente attribuiti-con il necessario corollario di guarentigie non soltanto giudiziali – a tutela di posizioni selettivamente individuate e contraddistinte dal vizio originativo della “clandestinità”. La risposta, è mio convincimento, non può non risiedere nella rigida affermazione del valore della Legalità, in grado di offrire prioritaria, quanto necessaria, tutela alla tradizione socio-culturale ed all’appartenenza identitaria del nostro Popolo”.
Con l’esposto ASGI ha chiesto al Presidente del Consiglio di Stato di aprire un procedimento disciplinare nei confronti del magistrato, auspicando una sospensione cautelare dalle sue funzioni in attesa del suo esito.
Tuttavia in considerazione delle affermazioni dello stesso contenute nella relazione – per il quale occorre “offrire prioritaria, quanto necessaria, tutela alle tradizione socio-culturale ed all’appartenenza identitaria del nostro Popolo” ed alla affermazione per cui “Con i fatti, questo tribunale si accinge, per l’Anno Giudiziario del quale mi appresto a proclamare l’apertura, a darne dimostrazione” – ed in attesa del celere giudizio disciplinare, ASGI ritiene indispensabile che quel magistrato si astenga per gravi ragioni di convenienza (art. 51 cod. proc. civ. e art. 17 cod. proc. Amm.) dal partecipare ad alcun giudizio in cui il ricorrente sia uno straniero ed, in mancanza dell’astensione, invita gli avvocati a valutare la opportunità di avanzare richiesta di ricusazione (art. 52 cod. proc. civ. e art. 18 cod. proc. Amm.) dello stesso giudice.
L’ASGI rammenta che la legittima manifestazione del proprio pensiero deve necessariamente coniugarsi, per i magistrati, nell’indispensabile e rigoroso rispetto dei principi di indipendenza e di imparzialità, che in base alla Costituzione e alle norme internazionali, devono contraddistinguere ogni magistrato: chiunque si rivolga ad un giudice a tutela dei propri diritti ed interessi, infatti, deve poter confidare, in ossequio alla nostra Carta fondamentale, che egli eserciti le proprie funzioni essendo tenuto soltanto al rispetto della legge (art. 101 Cost.). Tali manifestazioni di pensiero, inoltre, specie se provenienti da un magistrato della Repubblica, devono rispondere ai principi ed ai valori della democrazia e della Costituzione italiana.
L’esplicito plauso per l’Esecutivo attualmente in carica, trascendendo l’analisi della legislazione adottata e fondato invece su di una condivisione ideologica, si scontra potentemente con il dovere di applicazione del principio di legalità negli atti della pubblica amministrazione (art. 113 Cost.) e con l’appartenenza ad un “ordine indipendente da ogni potere” (artt. 103 e 108 Cost.) che dovrebbero contraddistinguere ogni magistrato. L’evidente gradimento per le posizioni politiche espresse dal Governo in carica rappresenta dunque una pubblica espressione di parzialità, in spregio dell’imparzialità che dovrebbe connotare i magistrati.
Il richiamo spregiativo alla “penosa litania dei diritti umani”, configurati come un ostacolo ad una riforma della normativa in materia di immigrazione, pare volutamente svilire i diritti fondamentali sui quali si fonda la nostra Costituzione. Sulla quale egli, come ogni magistrato, ha giurato e alla cui tutela la funzione giurisdizionale dovrebbe essere volta.
Del pari allibisce l’affermazione circa l’esigenza di riforme in favore dei soli cittadini italiani nati sul territorio italiano da genitori a loro volta cittadini italiani. Essa sembra esprimere una preferenza non solo degli italiani sugli stranieri ma addirittura tra cittadini italiani, alcuni dei quali sarebbero “più italiani” di altri. Un giudizio netto e discriminatorio, inserito peraltro in un discorso in cui vengono citati autori quali Ezra Pound e Julius Evola, il cui pensiero antidemocratico e razzista è ben noto, con evidente obiettivo di marcatura ideologica della relazione che esula da ogni funzione giudiziaria ed, anzi, si pone in potente contrasto con il principio di imparzialità del giudice (art. 111 Cost.) e con tutte le norme in materia di eguaglianza e parità di trattamento delle persone che il magistrato è chiamato ad applicare.
Simili affermazioni minano irrimediabilmente la fiducia nell’imparzialità e nell’indipendenza di questo magistrato nei giudizi che riguardino cittadini stranieri.