Source: http://www.marcotravaglio.it/sentenza.htm
Timestamp: 2018-07-16 08:53:47+00:00
Document Index: 39033499

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 11', 'art. 190', 'art. 21', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ']

in composizione monocratica ha pronunciato la seguente
nella causa civile di primo grado recante il numero di ruolo 28984 dell'anno 2001, poste in decisione nella camera di consiglio del 14.1.2005 e vertente
elett.te dom.to in Roma, in via Muzio Clementi 48, presso lo studio dell'avv. Fabio Lepri che lo rappresenta e difende in forza di procura alle liti in calce alla comparsa di costituzione quale nuovo difensore
elett.te dom.to in Roma, in Piazza Dei Caprettari 70, presso lo studio degli avvocati Virginia Ripa di Meana, Domenico Luca Scordino e Valeria Vacchini che lo rappresentano e difendono in forza di procura alle liti a margine della comparsa di risposta
Fabbri Daniele, in arte Daniele Luttazzi
elett.te dom.to in Roma, in Viale Mazzini 13, presso lo studio dell'avv. Andrea Parlatore che lo rappresenta e difende in forza di procure alle liti in calce alle copie notificate dell'atto di citazione del Berlusconi e della comparsa di chiamata in causa della Ballandi Entertainment Spa.,
convenuto e chiamato in causa
Rai RadioTelevisione Italiana Spa.
elett.te dom.ta in Roma, in via Parma 22, presso lo studio dell'avv. Andrea Di Porto che la rappresenta e difende, unitamente all'avv. Stefano D'Ercole, in forza di procure alle liti in calce alla copia notificata dell'atto di citazione avversario,
Ballandi Entertainmnent Spa
elett.te dom.ta in Roma, in Vicolo Orbitelli 31, presso lo studio dell'avv. Vincenzo Zeno-Zencovich che la rappresenta e difende, unitamente all'avv. Eugenio D'Andrea, in forza di procure alle liti a margine della comparsa di costituzione,
chiamata e chiamante in causa
avente ad oggetto: domanda di risarcimento danni.
Svoglimento del processo e conclusione delle parti
con atto di citazione notificato il 26.4.2001 l'on. SIlvio Berlusconi ha convneuto davanti a questo Tribunale Marco Travaglio, Daniele Fabbri (in arte Daniele Luttazzi), Carlo Freccero e la rai Radiotelevisione Italiana s.p.a. esponendo che nel corso del programma televisivo "Satyricon", trasmesso il 14.3.2001 dalla società convenuta sul canale Rai-2, il giornalista Travaglio e il conduttore Fabbri, in accordo con il direttore della rete Freccero, avevano gravemente leso il suo onore, la sua reputazione, la sua immagine di uomo politico e la sua stessa identità personale, avendolo presentato ai telespettatori come persona impegnatasi in politica per curare i propri interessi personali, e per salvaguardare le proprie fortune, accumulate con metodi non trasparenti e verosimilmente delittuosi, nonché come politico colluso con ambienti mafiosi, implicato in operazioni di riciclaggi oe per averlo additato come mancante a volto coperto di attentati contro magistrati e perfino contro propri collaboratori e amici. Sulla base di tali premesse la difesa dell'on. Berlusconi ha formulato le seguenti domande:
condannarsi i convenuti in solido ovvero disgiuntamente al risarcimento dei danni morali e non patrimoniali subiti dall'attore da determinarsi in via equitativa in almeno lire 20.000.000.000;
condannarsi i convenuti in solido ovvero disgiuntamente al versamento della sanzione prevista dall'art. 12 della legge numero 47/1948 da determinarsi in via equitativa in almeno lire 1.000.000.000;
ordinarsi la divulgazione per estratto dell'emananda sentenza in aperture dei telegiornali della sera delle tre reti della Rai e la pubblicazione a caratteri doppi sui quotidiani La Repubblica, Corriere della Sera, Il GIornale, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero, il Secolo XIX, Il Resto del Carlino, La Stampa, La Nazione, Il Mattino e Il Giorno, a cura dell'attore e a spese delle parti convenute;
condannarsi i convenuti alla rifusione delle spese processuali
Marco Travaglio, Daniele Fabbri e la Rai Radiotelevisione Italiana s.p.a. si sono costituiti in giudizio con distinte comparse di risposta chiedendo il rigetto delle domande attoree ricorrendo le esimenti dell'esercizio dei diritti di critica politica e di satira nonché, secondo la difesa del Fabbri, del diritto di cronaca, Daniele Fabbri ha altresì chiesto la condanna dell'attore a risarcimento dei danni per lite temeraria ex art. 96 c.p.c., la cancellazione di alcune espressioni dell'atto di citazione avversario ritenute offensive, e, in via subordinata, la condanna della Rai Radiotelevisione Italiana e del direttore della Rete-2 Carlo Freccero a manlevarlo da ogni pretesa risarcitoria avversaria; la Rai Radiotelevisione Italiana ha quindi chiamato in causa la Ballandi Entertainment spa, quale società che aveva prodotto il programma "Satyricon" in forza di contratto di appalto, chiedendo di essere manlevata da ogni pretesa risarcitoria formulata dall'on. Berlusconi; la Ballandi Entertainment spa si è costituita in giudizio assumendo in via principale sia l'infondatezza delle domande dell'attore sia l'infondatezza della domanda di manleva formulata dalla Rai Radiotelevisione Italiana e chiedendo, in via subordinata, di essere a sua volta manlevata dal Fabbri; a fronte di tale ultima domanda della Ballandi Entertainment il fabbri ha eccepito la carenza di giurisdizione del Tribunale adito, assumendo che il contratto stipulato con detta società prevedeva all'art. 11 una clausola di arbitrato; Carlo Freccero è rimasto contumace.
La causa è stata istruita con l'interrogatorio libero del Fabbri e con la produzione di varia documentazione e della videocassetta contenente la registrazione della trasmissione; i mezzi di prova orale prospettati dalle parti sono stati ritenuti irrilevanti ai fini della decisione. Le conclusioni sono state precisate dall'udienza del 30.9.2004; tutte le parti hanno ribadito quanto chiesto nei rispettivi atti di costituzione e ai sensi dell'art. 190 c.p.c. sono stati concessi i termini di giorni 60 e 20.
L'oggetto del giudizio è rappresentato da un'intervista di Daniele Fabbri al giornalista Marco Travaglio trasmessa il 14.3.2001 dalla rai Radiotelevisione Italiana, sul canale Rai-2, diretto da Carlo Freccero, nel corso del programma "Satyricon", realizzato dalla Ballandi Entertainment spa, che l'on. Silvio Berlusconi ha ritenuto gravemente lesiva del suo onore, della sua reputazione, della sua immagine di uomo politico, e della sua stessa identità personale, e che, al contrario, i convenuti costituitisi in giudizio hanno ritenuto legittimo esercizio dei diritti di cronaca, di critica politica e di satira garantiti dall'art. 21 della Costituzione.
Il testo della suddetta intervista, non oggetto di contestazioni, è risultato essere il seguente:
Tanto premesso, occorrerà ulteriormente precisare che la difesa dell'on. Berlusconi, a fondamento delle proprie domande, nel proprio atto di citazione, e nelle memorie depositate ex art. 170 c.p.c., dopo aver integralmente riportato i dialoghi intercorsi tra il Fabbri e il travaglio, ha esposto:
che risultava diffamatoria l'intera impostazione della trasmissione;
che detta intervista, sebbene inserita in un programma umoristico e nonostante alcuni interventi grotteschi dell'intervistatore Fabbri, non poteva essere considerata in alcun modo uno spettacolo di satira, posto che il Travaglio, con il pretesto di presentare un suo libro, per altro anch'esso gravemente diffamatorio, con toni assolutamente seri, aveva attuato, in concorso con il Fabbri e con il direttore della rete Freccero, un vero e proprio linciaggio morale ai danni dell'on. Berlusconi, nell'imminenza delle elezioni politiche dell'anno 2001, avendolo presentato ai telespettatori come persona impegnatasi in politica per curare i propri interessi personali e per salvaguardare le proprie fortune, accumulate con metodi non trasparenti e verosimilmente delittuosi, nonché come politico colluso con ambienti mafiosi, implicato in operazioni di riciclaggio, e per averlo additato come mandante a volto coperto di attentati contro magistrati e perfino contro propri collaboratori e amici dotati di troppa autonomia di pensiero;
che il Travaglio e il Fabbri avevano posto in essere una serie di espedienti grotteschi al fine di creare il clima propizio alla propalazione di accuse diffamatorie di sconvolgente gravità (la storia dell'omino di bassa statura che aveva fatto incetta delle copie del libro di Travaglio; i reiterati riferimenti al pericolo di ricevere minacce per quanto si andava dicendo; il rumore fuori scena che aveva indotto il Fabbri ad esultare per lo scampato attentato; la citazione del governatore della Pennsylvania suicidatosi in diretta televisiva);
che erano state affermate grossolane falsità rese credibili da calcolate e dolose omissioni, posto che: a) erano state gravemente travisate le dichiarazioni rese dal giudice Paolo Borsellino ed alcuni giornalisti francesi poco prima di essere ucciso dalla mafia, documentate in una videocassetta trasmessa dall'emittente Rai-News 24, essendosi fatto credere ai telespettatori, contrariamente al vero, che detto magistrato stesse svolgendo indagini a carico dell'on. Berlusconi; b) che si erano ricordate le indagini attivate a carico dell'on. Berluscono della Procura della Repubblica di Caltanisetta nell'ambito dell'inchiesta volta ad individuare i cosidetti mandanti a volto coperto delle stragi di Capaci e di Via d'Amelio, senza informare il pubblico che detta Procura già aveva richiesto al GIP l'archiviazione; c) che si era fatto credere che il consulente contabile Giuffrida aveva svolto accertamenti sul conto delle società del gruppo Fininvest nell'ambito di una verifica imparziale disposta dalla Banca d'Italia, tacendo al pubblico che detto contabile era in realtà un consulente di parte, nominato dalla Procura della Repubblica di Milano per sostenere in giudizio le proprie accuse; d) che si era riferito che il citato Giuffrida aveva concluso la sua verifica evidenziando l'impossibilità di individuare gli originari finanziatori delle società del gruppo Fininvest, omettendo di informare i telespettatori che lo stesso Giuffrida, nella sua stessa relazione aveva precisato che le conclusioni esposte dovevano intendersi come provvisorie, dovendosi acquisire ulteriori documentazioni; e) che si era insinuato che il Ministro Giulio Tremonti e lo stesso Governo presieduto dall'on. Berlusconi, con la promulgazione della cosiddetta "legge Tremonti", avevano favorito fiscalmente la società Mediaset, omettendo di riferire che la competente Commissione Tributaria Provinciale aveva già accertato l'assoluta regolarità dell'operato di detta società e che lo stesso Governo espresso dai partiti dell'Ulivo, succeduto al primo Governo Berlusconi, aveva confermato la normativa fiscale introdotta dalla legge in questione; f) che infine si erano spacciate per indiscusse verità "i vaniloquenti teoremi di un P.M.".
Tanto premesso, ritiene il giudicante che nell'intervista in questione (nonostante i giudizi totalmente negativi espressi, con indubbio sarcasmo, sulla condotta dell'on. Berlusconi) non possano ravvisarsi gli estremi del delitto di diffamazione.
Al riguardo si dovrà infatti considerare:
che l'intervista in questione andrà valutata con due distinti metri di giudizio: il metro previsto per la valutazione delle opinioni critiche (accertamento della verità effettiva o putativa dei fatti riferiti, dell'esistenza di un interesse per il pubblico alla conoscenza delle opinioni espresse e della continenza delle espressioni usate), dovendosi ritenere tali le opinioni espresse, con toni indubbiamente seri, dal Travaglio sull'operato e sulla condotta dell'on. Berlusconi, e il metro meno rigoroso da adottare per la valutazione delle battute sarcastiche e satiriche (che se non debbono necessariamente menzionare fatti veri debbono evitare di esporre alla pubblica riprovazione aspetti della vita altrui strettamente personali ed intimi ovvero operare accostamenti o allusioni pesantemente volgari o ripugnanti), in tal modo dovendosi considerare i commenti e le sottolineature comiche dell'intervistatore Fabbri;
che le battute e i commenti del Fabbri, quali si evincono dalla lettura del testo dell'intervista, risultano privi di valenza offensiva nel senso sopra precisato, essendo perfettamente percepibili come notazioni comiche e risultando tutti attinenti alla sfera dell'attività pubblica e imprenditoriale dell'attore;
che non può ritenersi che il giornalista Travaglio abbia inteso accusare in modo subdolo l'on. Berlusconi di biechi interessi privati, di illeciti societari e di collusione con la mafia, parendo evidente che detto giornalista intese invece stigmatizzare, sicuramente con toni forti, sarcastici e sdegnati, il comportamento dell'odierno attore laddove questi, candidatosi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, non aveva ritenuto necessario chiarire nelle opportune sedi - giudiziarie, politiche ovvero in pubblici dibattiti - alcune vicende della sua attività imprenditoriale oggetto di indagini penali, quali la provenienza dei finanziamenti che resero possibile la costituzione delle società del gruppo Fininvest da lui controllate ed i rapporti asseritamente trattenuti da lui e da alcuni suoi stretti collaboratori con esponenti di vertice della malavita mafiosa siciliana;
che tale opinione critica per Travaglio è risultata ancorata a fatti veri di sicuro interesse per l'opinione pubblica (l'on. Berlusconi era notoriamente candidato alle imminenti elezioni politiche e notoriamente era stato designato dallo schieramento di centro-destra a ricoprire, in caso di vittoria, la carica di Presidente del Consiglio; notorio era il coinvolgimento del predetto in inchieste penali attivate dalla Procura presso il Tribunale di Milano per reati societari e della Procura presso il Tribunale di Caltanisetta che indagava sui mandanti delle stragi mafiose di Capaci e di Via D'Amelio; notoria era l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa rivolta dalla Procura presso il Tribunale di Palermo a carico di Marcello Dell'Utri, stretto collaboratore dell'attore) ed è stata espressa con modalità di per sé non offensive;
che l'assunto attoreo secondo cui il Travaglio avrebbe accreditato i propri giudizi presso l'opinione pubblica esponendo anche fatti falsi e omettendo circostanze che avrebbero tolto valore a talune sue argomentazioni, non è risultato fondato, dovendosi considerare: che mai il Travaglio ebbe ad affermare né a far intendere che il giudice Paolo Borsellino stesse svolgendo indagini a carico dell'on. Berlusconi, essendosi limitato a sostenere che detto magistrato, nella suddetta intervista, aveva dichiarato che la Procura di Palermo stava indagando sui rapporti tra Berlusconi, Dell'Utri e il mafioso Mangano e aveva riferito l'esistenza di una intercettazione di una conversazione telefonica intercorsa tra il Mangano e il Dell'Utri, in cui i due parlavano di cavalli, che risultava sospetta, posto che nel cosiddetto maxiprocesso di Palermo era emerso che quando Mangano parlava al telefono di Cavalli intendeva riferirsi a partite di droga; che l'assunto riferito dal Travaglio circa l'intervista a Borsellino ha trovato riscontro nel testo della stessa intervista prodotto dalla difesa dell'attore (il testo pubblicato dal settimanale L'Espresso da cui si evince che Borsellino, ai giornalisti che gli chiedevano se i cavalli di cui discutevano il Mangano e il Dell'Utri fossero davvero dei cavalli, ebbe a dichiarare "Nella conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errori, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli me li recapita all'ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l'albergo" e che alla domanda "si è detto che Mangano ha lavorato per Berlusconi" ebbe a confermare l'esistenza di indagini volte ad accertare la natura di tali rapporti, avendo dichiarato "Non le saprei dire in proposito. Anche se, dico, debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo poiché ci sono addirittura... so che ci sono addirittura ancora indagini in corso in proposito per le quali non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti"); che quando fu trasmessa l'intervista oggetto del presente giudizio le indagini attivate dalla Procura di Caltanisetta a carico dell'on. Berlusconi in relazione alle stragi di Capaci e di Via D'Amelio non si potevano ancora ritenere concluse, posto che il decreto di archiviazione, richiesto dal P.M. il 2.3.2001, era stato emesso solo il successivo 3.5.2002 e posto che la stessa Procura nella propria richiesta di archiviazione aveva precisato che il procedimento in questione non esauriva gli sforzi investigativi posti in essere dall'ufficio nel tentativo di individuare i mandanti esterni delle stragi del 1992, essendo emerso un "inquietante intreccio mafia-appalti" e posto che "l'importante informativa in atti della DIA, Il Reparto, del 30.7.1999 che riferisce sull'esistenza di elementi di correlazione fra le imprese societarie indicate nell'elenco predisposto dal ROS dei Carabinieri e le società (in numero di 401) del Gruppo Fininvest, conclude fissando lo sguardo alla Tecnofin Group spa (riconducibile a Salamone-Micciché), alla COGE spa (riconducibile a Paolo Berlusconi), alla Tunnedil spa, alla Cipedil spa (Rappa di Borghetto) , alla RTI spa"; che nella sua intervista il Travaglio ebbe espressamente a precisare che il contabile Giuffrida era un funzionario della Banca D'Italia incaricato dalla Procura di Palermo di redigere una relazione di consulenza; che la difesa dell'attore non ha negato che quanto riferito dal Travaglio circa i risultati delle indagini del Giuffrida rispondesse a verità; che il Travaglio nella sua intervista ebbe a precisare che dette indagini erano ancora in corso, posto che di li a poco la Procura di Palermo avrebbe proceduto all'interrogatorio del Berlusconi; che non risulta che il Travaglio abbia mai insinuato che il Ministro Giulio Tremonti e il primo Governo Berlusconi, con la promulgazione della cosiddetta "legge Tremonti", avessero inteso favorire fiscalmente la società Mediaset, parendo evidente che le dichiarazioni rese sul punto da detto giornalista intesero unicamente sottolineare e denunciare all'opinione pubblica il noto problema del conflitto di interessi che da più parti si assume esistente rispetto all'attività di governo dell'on. Berlusconi in considerazione dei suoi rilevantissimi interessi economici; che infine non risulta che il Travaglio abbia mai spacciato per indiscusse verità le affermazioni fate dal P.M. Pescaroli nella requisitoria resa al processo d'appello per la strage di Capaci (cui la difesa dell'attore ha inteso riferirsi allorquando ha parlato di "vaniloquenti teoremi di un P.M."), avendo egli espressamente precisato che si trattava di una requisitoria contenente "spunti di indagine" e non di sentenza ("naturalmente tutto ciò è una requisitoria, è un documento pubblico, è una cosa che è stata letta in udienza e noi l'abbiamo pubblicata, non è una sentenza, ci mancherebbe altro è semplicemente uno spunto di indagine...");
che tutto quanto sopra esposto porta a ritenere scriminate tutte le riferite affermazioni del Travaglio, da ritenersi espressione di una legittima critica politica.
Esclusa, in forza di quanto sopra detto, la lamentata diffamazione ed esclusa altresì l'asserita ingiusta lesione del diritto dell'attore alla propria identità personale, s'imporranno il rigetto di tutte le domande formulate a carico dei convenuti; parimenti dovrà essere respinta la domanda di risarcimento formulata contro il Berlusconi dal Fabbri per lite temeraria, non avendo questi specificato quali pregiudizi abbia subito in conseguenza dell'iniziativa giudiziaria dell'attore; del pari dovrà essere respinta del Fabbri di cancellazione di talune frasi dall'atto di citazione avversario, trattandosi di espressioni funzionali all'esercizio del diritto di difesa.
Attesa la sua soccombenza assolutamente prevalente, l'on. SIlvio Berlusconi dovrà infine essere condannato alla rifusione delle spese processuali in favore dei convenuti e della società chiamata in causa, così come meglio specificato in dispositivo.
definitivamente pronunciando ed ogni altra richiesta disattesa, così provvede:
respinge le domande di risarcimento dei danni, di pagamento della sanzione prevista dall'art. 12 della legge n. 47/1948 e di pubblicazione della sentenza formulate, con citazione notificata il 26.4.2001, dall'on. Silvio Berlusconi nei confronti di Marco Travaglio, Daniele Fabbri (in arte Daniele Luttazzi), Carlo Freccero e della Rai Radiotelevisione Italiana s.p.a.;
respinge la domanda di risarcimento dei danni per lite temeraria nonché la domanda di cancellazione di talune frasi dell'atto di citazione formulate dal Fabbri;
condanna l'on, Silvio Berlusconi a rifondere in favore di Marco Travaglio, di Daniele Fabbri (in arte Daniele Luttazzi), della Rai Radiotelevisione Italiana s.p.a. e della Bellandi Entertainment s.p.a. le spese di giudizio che si liquidano, per ciascuna di dette parti, in complessivi euro 16.855,00 di cui euro 15.000,00 per onorari ed euro 1.705,00 per diritti, oltre a quanto dovuto per le spese generali, per l'Iva e per il contributo alla CPA.
Così deciso in Roma, il 14.1.2005
dott. Massimo Corrias