Source: https://renatodisa.com/2017/05/24/corte-di-cassazione-sezione-iii-civile-ordinanza-18-maggio-2017-n-12495/
Timestamp: 2017-06-26 17:14:22+00:00
Document Index: 165168640

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 384', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione III civile, ordinanza 18 maggio 2017, n. 12495 – Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III civile, ordinanza 18 maggio 2017, n. 12495	By Avv. Renato D'Isa on 24 maggio 2017	• ( Lascia un commento )
La responsabilità per i danni causati dai cani randagi spetti escusivamente all’ente, o agli enti, cui è attribuito dalla legge (ed in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro nazionale n. 281/1991) il compito di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione connesso al randagismo, e cioè il compito della cattura e della custodia dei cani vaganti o randagi. L’attribuzione per legge ad uno o più determinati enti pubblici del compito della cattura e della custodia degli animali vaganti o randagi (e cioè liberi e privi di proprietario) può infatti considerarsi il fondamento della responsabilità per i danni eventualmente arrecati alla popolazione dagli animali suddetti, anche sotto l’aspetto della responsabilità civile. Non può invece ritenersi sufficiente, a tal fine, l’attribuzione di generici compiti di prevenzione del randagismo, e a maggior ragione di semplici compiti di controllo delle nascite della popolazione canina e felina. Tali ultimi competenze, in particolare, non possono ritenersi direttamente riferibili alla prevenzione dello specifico rischio per l’incolumità della popolazione derivante dalla eventuale pericolosità degli animali randagi, e non possono quindi fondare una responsabilità civile per i danni da questi ultimi arrecati, avendo ad oggetto il solo controllo “numerico” della popolazione canina, a fini di igiene e profilassi e, al più, una solo generica e indiretta prevenzione dei vari inconvenienti legati al randagismo.
ordinanza 18 maggio 2017, n. 12495 Fatti di causa N.E. e S.A. , quali genitori rappresentanti della minore N.S. (divenuta maggiorenne in corso di causa), hanno agito in giudizio nei confronti del Comune di Gela e della A.S.L. n. X (oggi A.S.P.) di (omissis) per ottenere il risarcimento dei danni subiti dalla figlia, aggredita e ferita da due cani randagi in data (omissis) .
Ragioni della decisione 1. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “Errata interpretazione della normativa vigente in materia. Violazione dell’art. 360 n. 3 c.p.c. – Error in procedendo. Errata valutazione della condotta dell’ASP – Error in judicando”.
Richiama in proposito anche altre disposizioni normative, che non possono ritenersi direttamente rilevanti, in quanto successive ai fatti, ma che comunque risultano in linea con le previsioni della citata legge regionale del 2000 (art. 2 del D. Pres. Reg. 12 gennaio 2007 n. 7 – regolamento esecutivo della legge regionale n. 15/2000; Decreto dell’Assessore alla Sanità della Sicilia 13 dicembre 2007, pubblicato in G.U.R.S. n. 4 del 25 gennaio 2008).
La sentenza impugnata è cassata in relazione, e la causa è decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384, comma 2, c.p.c., con il rigetto – in parziale riforma della decisione di primo grado della domanda proposta nei confronti della ASL n. X (oggi ASP) di (omissis) .
– accoglie il ricorso e cassa in relazione la sentenza impugnata; decidendo nel merito, in parziale riforma della sentenza di primo grado, rigetta la domanda proposta nei confronti della ASP di (omissis) ;
– dichiara integralmente compensate le spese dell’intero giudizio, di merito e di legittimità, nei rapporti tra parte attrice e ASP di (omissis) .
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