Source: https://www.amnesty.it/appelli/liberta-per-patrick/?asset_code=46038&utm_source=FacebookOrg&utm_medium=post&utm_campaign=egitto20&fbclid=IwAR0Ro1Fk9ox91B6BZFhsEqfANRCPmUd91wwZaDDRrg_M1JgX6GzQjwdIvXg
Timestamp: 2020-04-09 22:36:01+00:00
Document Index: 6650382

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 49', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 18', 'art. 7', 'art. 20', 'art. 77']

Patrick George Zaki libero subito! Firma l'appello di Amnesty
Libertà per Patrick
Arrestato solo perché attivista
L'arresto e la tortura
Sparizioni forzate e detenzione preventiva
Il ruolo della Procura suprema
Aggiornato il 31/03/2020 – Patrick George Zaki, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, si trova dal 7 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi.
Rischia fino a 25 anni di carcere per dieci post di un account Facebook, che la sua difesa considera ‘falso’, ma che ha consentito alla magistratura egiziana di formulare pesanti accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”.
Nel suo paese avrebbe dovuto trascorrere solo una vacanza in compagnia dei suoi cari in una breve pausa accademica.
A causa della diffusione del Covid-19 anche in Egitto la nuova udienza sul suo caso era è stata ripetutamente rimandata, vista l’impossibilità di trasferire i detenuti da Tora nel rispetto degli ordini diffusi dalle autorità.
Per Patrick, così come per altre decine di migliaia di detenuti egiziani, le preoccupazioni legate all’emergenza sanitaria sono fortissime.
“Questi continui rinvii sanno di accanimento – ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia –. Se le udienze al Cairo non si svolgono per paura del contagio da Covid-19, allora Patrick George Zaki, che oltre a essere innocente è anche persona a rischio di contagio, sia rilasciato immediatamente“.
Riteniamo che Patrick George Zaki sia un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media.
Patrick George Zaki è stato arrestato al suo arrivo in Egitto.
I suoi avvocati ci hanno riferito che gli agenti dell’Agenzia di sicurezza nazionale (NSA) hanno tenuto Patrick bendato e ammanettato durante il suo interrogatorio all’aeroporto durato 17 ore. Patrick è stato picchiato sulla pancia e sulla schiena e torturato con scosse elettriche.
Gli agenti della NSA lo hanno interrogato sul suo lavoro in materia di diritti umani durante il suo soggiorno in Egitto e sullo scopo della sua residenza in Italia.
In Egitto, l’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) si rende responsabile di rapimenti, torture e sparizioni forzate nel tentativo di incutere paura agli oppositori e spazzare via il dissenso pacifico.
Lo abbiamo denunciato in un drammatico rapporto uscito a luglio 2016, mettendo in luce una scia senza precedenti di sparizioni forzate dai primi mesi del 2015.
Il rapporto, intitolato “Egitto: ‘Tu ufficialmente non esisti’. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo“, rivela una vera e propria tendenza che vede centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi minorenni, sparire nelle mani dello stato senza lasciare traccia.
La Procura suprema abusa regolarmente dei poteri speciali affidatile dalla legislazione egiziana, che consente la detenzione preventiva di una persona sospettata di aver commesso un reato per un massimo di 150 giorni. Contro il rinnovo è possibile fare ricorso, ma la decisione su chi debba esaminarlo – un giudice o un membro della Procura suprema – è lasciata alla discrezionalità di quest’ultimo organismo.
Dopo i primi 150 giorni, la Procura suprema chiede ai “tribunali speciali antiterrorismo” di rinnovare la detenzione preventiva per periodi di 45 giorni. Anche in questa fase è la stessa Procura suprema a decidere chi dovrà esaminare il ricorso. Persino quando un giudice ordina il rilascio di un detenuto, la Procura suprema aggira la sentenza ordinando la detenzione della persona interessata per una nuova diversa accusa.
La detenzione preventiva dura in media 345 giorni e, in un caso, si è estesa per 1263 giorni, al termine dei quali è avvenuto il rilascio senza rinvio a processo. In questo periodo, è raro che i detenuti vengano interrogati più di una volta.
Nel rapporto “Stato d’eccezione permanente” evidenziamo come la Procura suprema sia complice nelle sparizioni forzate e nella tortura.
La Procura suprema rifiuta sistematicamente di disporre indagini sulle denunce di sparizione forzata e tortura, sebbene continui a presentare ai processi delle confessioni estorte con la tortura. In alcuni casi, imputati giudicati colpevoli sulla base di questo genere di prove sono stati messi a morte.
Abbiamo documentato 112 casi di sparizione forzata per periodi fino a 183 giorni, prevalentemente per responsabilità dell’Agenzia per la sicurezza nazionale.
Dal rapporto emerge, inoltre, come la Procura suprema non abbia indagato su 46 casi di maltrattamenti e torture da noi sollevati.
La Procura suprema, infine, omette sistematicamente di informare i detenuti dei loro diritti, nega loro l’accesso agli avvocati e li sottopone a interrogatori coercitivi in cui i detenuti sono bendati, trattenuti in condizioni inumane e minacciati di ulteriori interrogatori e torture da parte dell’Agenzia per la sicurezza nazionale.
Public Prosecutor Hamada al-Sawi
Office of the Public Prosecutor
Madinat al-Rehab
Cairo, Arab Republic of Egypt
Fax: +202 2577 4716
sono a scriverLe per esprimere preoccupazione in merito all’arresto di Patrick George Zaki, ricercatore dell’Egyptian Iniziative for Personal Rights e attualmente studente presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna.
Le notizie circa l’arresto di Patrick George Zaki, formalizzato solo dopo molte ore dal fermo di polizia all’aeroporto del Cairo, e l’attuale condizione di detenuto nella città di Mansoura destano forti timori. Amnesty International ritiene che Patrick Zaki sia un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro sui diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media.
Pertanto Le chiedo di rilasciarlo immediatamente e incondizionatamente e di aprire un’indagine indipendente sulla tortura subita e di garantire urgentemente la sua protezione. La invito a garantire anche che, in attesa del suo rilascio, gli venga concesso l’accesso ai suoi avvocati, familiari e cure mediche; e che sia protetto da tortura e da altri maltrattamenti. Esorto infine le autorità egiziane a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutte le persone detenute esclusivamente per la difesa dei diritti umani e per aver espresso pacificamente le loro opinioni.
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