Source: http://www.italiadonna.it/rimborsi_fiscali/svalutazione_monetaria.htm
Timestamp: 2018-01-22 21:43:56+00:00
Document Index: 56243451

Matched Legal Cases: ['art. 1224', 'sentenza\n', 'art. 1224', 'sentenza ', 'art. 1224', 'sentenza ', 'art. 1224', 'art. 1224', 'art. 1224', 'art. 1224', 'art. 1224', 'art. 35', 'art. 1224', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Segue -> Cap.4 Le richieste del contribuente
Segue -&gt; Cap.4 Le richieste del contribuente
C) IL MAGGIORE DANNO PER SVALUTAZIONE MONETARIA. L'art. 1224 , comma secondo , c.c. stabilisce tassativamente che: “Al creditore che dimostra di aver subito un danno maggiore spetta l'ulteriore risarcimento. Questo non è dovuto se è stata convenuta la misura degli interessi moratori”. La Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con la sentenza
C) IL MAGGIORE DANNO PER SVALUTAZIONE MONETARIA.
L'art. 1224 , comma secondo , c.c. stabilisce tassativamente che: “Al creditore che dimostra di aver subito un danno maggiore spetta l'ulteriore risarcimento.
La Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con la sentenza n. 11120 del 16/07/2003, riprendendo altri precedenti della stessa Corte ( Cassazione n. 9518/99 ed a Sezioni Unite n. 2368/86 ) ha precisato, a tal riguardo, che, nelle obbligazioni pecuniarie, il fenomeno inflattivo non consente un automatico adeguamento dell'ammontare del debito, né costituisce di per sé un danno risarcibile, ma può implicare, in applicazione del succitato art. 1224, comma secondo, c.c., solo il riconoscimento in favore del creditore, oltre gli interessi, anche del maggior danno che sia derivato dall'impossibilità di disporre della somma durante il periodo della mora. Quanto sopra nei limiti in cui il creditore medesimo, con lo specifico atto di messa in mora, deduca e dimostri che un pagamento tempestivo lo avrebbe messo in grado di evitare o ridurre quegli effetti economici depauperativi che l'inflazione produce a carico di tutti i possessori di denaro.
In particolare, e sempre nei limiti degli elementi forniti dal danneggiato, il suddetto principio può comportare, in favore del creditore esercente attività imprenditoriale, la considerazione del mancato impiego del denaro nel ciclo produttivo ovvero della necessità di avvalersi del prestito bancario , e quindi il calcolo forfettario del danno in questione, rispettivamente, alla luce dei proventi medi dell'attività imprenditoriale o del costo del prestito bancario.
Quanto sopra, peraltro, è stato ribadito dalla stessa Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con la sentenza n. 2087 del 04/02/2004 , secondo cui, in assenza di espressa previsione in senso contrario da parte del legislatore, la disciplina degli interessi moratori contenuta in leggi speciali non è, di per sé, astrattamente incompatibile con il risarcimento del maggior danno, ai sensi del citato art. 1224, comma secondo, c.c., comportando soltanto il mutamento del parametro di riferimento, alla stregua del quale operare l'accertamento e la conseguente liquidazione.
Con la suddetta importante sentenza, infatti, i giudici di legittimità hanno sostanzialmente stabilito i seguenti principi.
a) Il limite posto dalla norma, come quello analogamente previsto da norme speciali che fissano in misura predeterminata gli interessi, si sostanzia in ciò che entro quel limite il creditore è esonerato dal fornire la prova del danno subito, ma non è privato del diritto di chiedere e dimostrare il maggior danno, ove esistente. E poiché la finalità della predeterminazione del tasso di interesse è la stessa, qualunque sia il parametro cui altre norme ancorano il limite entro il quale il creditore non ha l'obbligo di provare il danno, ne consegue che la deroga operata dalla norma speciale rispetto all'art. 1224 c.c. riguarda soltanto il tasso di interessi, poiché nulla induce a ritenere che quelle norme abbiano inteso incidere tanto profondamente sul regime, vigente in materia, da sacrificare (ingiustificatamente) la tutela giudiziaria del maggior danno a favore del creditore (in tal senso, anche la Corte di Cassazione, con le sentenze n. 2415 del 07/04/1986, n. 1345/86, n. 1346/86 e n. 1533/1987 ).
b) Se regola generale in materia di obbligazioni è il diritto del creditore al pagamento degli interessi moratori, nonché al risarcimento dell'eventuale maggior danno, così come inequivocabilmente risulta dall'art. 1224 c.c., è l'eccezione, cioè l'eventuale non risarcibilità del danno ulteriore, che deve essere eventualmente ed espressamente prevista dal legislatore, e non il contrario .
E del resto che così sia è dimostrato dal fatto che quando il legislatore , dopo aver previsto il pagamento di interessi moratori ad un tasso maggiore di quello determinato dall'art. 1224, ha ritenuto di contenere in quel limite il risarcimento del danno da ritardato pagamento, escludendo l'applicabilità dell'art. 1224, comma secondo, c.c., ciò lo ha disposto espressamente , come nel caso di cui all'art. 35, comma terzo, del DPR n. 1063 del 16/07/1962 ( Capitolato generale d'appalto per le opere di competenza del Ministero dei Lavori Pubblici ).
c) In definitiva, in assenza di espressa previsione in senso contrario da parte del legislatore , la disciplina degli interessi moratori, contenuta in leggi speciali (quale quelle fiscali), non è di per sé astrattamente incompatibile con il risarcimento del maggior danno ex art. 1224, comma secondo, c.c., comportando soltanto il mutamento del parametro di riferimento, alla stregua del quale operare l'accertamento e la conseguente liquidazione.
Ai suddetti corretti e condivisibili principi si sono adeguate anche le Commissioni Tributarie di merito , tra le quali ricordiamo, a puro titolo di esempio , peraltro non esaustivo:
- Commissione Tributaria Regionale della Lombardia , Sezione Seconda, con la sentenza n. 39 del 22/03/2001;
- Commissione Tributaria Regionale della Puglia – Sezione staccata di Lecce -, con la sentenza n. 127/24/03 del 05/06/2003;
- Commissione Tributaria Provinciale di Lecce – Sezione 8 -, con la sentenza n. 66/08/04 del 23/06/2004, depositata in segreteria il 29/09/2004 (R.G.n. 1540/03);
- Commissione Tributaria Provinciale di Lecce - Sezione 4 -, con la sentenza n. 85/4/04 dell'08/07/2004, depositata in segreteria il 26/10/2004 (R.G.n. 1739/03), che ha condannato il Comune di Lecce per un ritardato rimborso ICI, perché tutti i suddetti principi sono applicabili anche nelle controversie tributarie contro gli Enti locali.