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Timestamp: 2019-03-24 06:14:56+00:00
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L’abusivismo edilizio di necessità è inesistente. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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febbraio 14, 2018 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Importante sentenza della Corte di cassazione in materia di abusivismo edilizio.
Riprendendo l’orientamento giurisprudenziale penale (vds. per tutti Cass. pen., sez. III, 7 maggio 2010, n. 17533), da cui non si discosta la giurisprudenza amministrativa (vds. T.A.R. Campania, NA, sez. IV, 22 maggio 2013, n. 2676), la sentenza Cass. pen., Sez. III, 19 gennaio 2018, n. 2280 ribadisce quanto non fa piacere sentire a tanti, troppi, amministratori pubblici desiderosi di ampliare il proprio consenso elettorale: il concetto di abusivismo edilizio di necessità non esiste nel nostro Ordinamento giuridico.
Dovrebbero tutti tenerlo bene a mente.
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 6 febbraio 2018
Cass. Sez. III n. 2280 del 19 gennaio 2018 (Ud 24 nov 2017)
Presidente: Fiale Estensore: Ramacci Imputato: Lo Buono
Urbanistica. Stato di necessità ed abusivismo edilizio.
In materia di abusivismo edilizio, non è configurabile l’esimente dello stato di necessità in quanto, pur essendo ipotizzabile un danno grave alla persona in cui rientri anche il danno al diritto all’abitazione, difetta in ogni caso il requisito dell’inevitabilità del pericolo. In ogni caso, la realizzazione della costruzione abusiva non può essere giustificata dalla mera necessità di evitare un danno alle cose.
La Corte di appello di Palermo, con sentenza del 9/3/2017 ha confermato la decisione con la quale, in data 7/3/2016, il Tribunale di Termini Imerese aveva riconosciuto Domenico LO BUONO responsabile dei reati di cui agli artt. 44, lett. C), 83, 93, 94, 95 d.P.R. 380\01 e 181 comma 1 d.lgs. 42\2004 per la realizzazione, in assenza dei necessari titoli abilitativi, in zona sismica e sottoposta a vincolo paesaggistico, di un ampliamento di m. 1 X 1,60 X 3,10h di un preesistente vano (in Trabia, accertato il 10/6/2013).
2. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione dell’art. 54 cod. pen., per non avere la Corte territoriale considerato che l’intervento edilizio si era reso necessario per evitare il pericolo di cadute di pietre e massi sul fabbricato da una vicina scarpata, la cui presenza risultava dimostrata dalla documentazione fotografica predisposta dai carabinieri operanti.
3. Con un secondo motivo di ricorso lamenta la violazione di legge conseguente alla mancata declaratoria di estinzione dei reati per intervenuta prescrizione, in applicazione del principio del favor rei, stante l’incertezza circa la data di commissione del reato.
4. Con un terzo motivo di ricorso censura, infine, il diniego opposto nel giudizio di merito al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
Occorre preliminarmente ricordare, con riferimento al primo motivo di ricorso, quale sia, in linea generale, la posizione di questa Corte rispetto all’applicazione della scriminante dello stato di necessità ai reati urbanistici.
L’applicabilità dell’art. 54 cod. pen. in tema di costruzione abusiva è stata costantemente esclusa sul presupposto che è di regola evitabile il pericolo di restare senza abitazione, sussistendo la possibilità concreta di soddisfare il bisogno attraverso i meccanismi di mercato e dello stato sociale ed in considerazione dell’ulteriore elemento, necessario per l’applicazione della scriminante, del bilanciamento tra il fatto commesso ed il pericolo che l’agente intende evitare (v. Sez. 3, n. 7015 del 9/4/1990, Sinatra, Rv. 184321).
Si è successivamente osservato che il danno grave alla persona, cui fa riferimento l’articolo 54 cod. pen., deve essere inteso come ogni danno grave ai diritti fondamentali dell’individuo, tra i quali non rientra soltanto la lesione della vita o dell’integrità fisica, ma anche quella del diritto all’abitazione, dovendo però sussistere comunque tutti i requisiti richiesti dalla legge, la valutazione dei quali deve essere effettuata in giudizio con estremo rigore (Sez. 3, n. 11030 del 1/10/1997, Guerra, Rv. 209047. V. anche Sez. 3, n. 12429 del 6/10/2000, Martinelli, Rv. 217995).
Successivamente, per escludere l’applicabilità della scriminante in questione, si è posto l’accento sulla mancanza dell’ulteriore requisito della inevitabilità del pericolo, osservando che l’attività edificatoria non è vietata in modo assoluto, ma è consentita nei limiti imposti dalla legge a tutela di beni di rilevanza collettiva, quali il territorio, l’ambiente ed il paesaggio, che sono salvaguardati anche dall’articolo 9 della Costituzione. Di conseguenza, se il suolo è edificabile, le disagiate condizioni economiche non impediscono al cittadino di chiedere il permesso di costruire. Se il suolo non è edificabile, il diritto del cittadino a disporre di un’abitazione non può prevalere sull’interesse della collettività alla tutela del paesaggio e dell’ambiente (Sez. 3, n. 28499 del 29/5/2007, Chiarabini, non massimata. V. anche Sez. 3, n. 19811 del 26/1/2006, Passamonti e altro, Rv. 234316; Sez. 3, n. 41577 del 20/9/2007, Ferraioli, Rv. 238258; Sez. 3, n. 35919 del 26/6/2008, Savoni e altro, Rv. 241094; Sez. 3, n. 7691 del 6/10/2016 (dep. 2017), Di Giovanni, non massimata; Sez. 3, n. 25036 del 3/3/2016, Botticelli, non massimata).
2. Tali principi vanno dunque ribaditi, richiamando peraltro l’attenzione sul fatto che l’art. 54 cod. pen. si riferisce, pur sempre, alla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo che non deve essere causato volontariamente dall’agente e non altrimenti evitabile. Sicché, anche volendosi richiamare a quelle decisioni di questa Corte che hanno interpretato in maniera estensiva la disposizione in esame, ricomprendendo nel concetto di danno alla persona anche il diritto all’abitazione, non può certo ritenersi giustificata la condotta di chi realizzi una costruzione abusiva al fine di evitare un mero danno alle cose. Senza poi considerare che, come pure si è osservato, tale interpretazione estensiva dell’esimente dello stato di necessità si risolve, nella pratica, in una mera petizione di principio, dal momento che l’ulteriore requisito della inevitabilità del pericolo risulta difficilmente dimostrabile, stante la possibilità di richiedere il titolo abilitativo per la realizzazione dell’intervento edilizio (in tal senso si è espressa Sez. 3, n. 41577 del 20/9/2007, Ferraioli, Rv. 238258, cit. la quale esclude, in tali casi, anche l’ipotesi della putatività dell’esimente, perché l’omessa presentazione dell’istanza diretta ad ottenere il titolo edilizio sarebbe quanto meno determinata da negligenza).
3. Deve conseguentemente essere ribadito che in materia di abusivismo edilizio, non è configurabile l’esimente dello stato di necessità in quanto, pur essendo ipotizzabile un danno grave alla persona in cui rientri anche il danno al diritto all’abitazione, difetta in ogni caso il requisito dell’inevitabilità del pericolo e che, in ogni caso, la realizzazione della costruzione abusiva non può essere giustificata dalla mera necessità di evitare un danno alle cose.
4. Tale ultima evenienza è quella cui, sostanzialmente, fa riferimento il ricorso, ove l’unico richiamo al pericolo che si sarebbe inteso evitare è quello, peraltro del tutto eventuale, della caduta di pietre e massi sul fabbricato quale conseguenza dello smottamento di una vicina scarpata, senza alcun riferimento al pericolo, anch’esso del tutto ipotetico ed indiretto, per le persone.
La Corte territoriale, inoltre, ha chiaramente specificato che, sulla base della documentazione fotografica, quanto prospettato dall’imputato risultava indimostrato e, a fronte di tale accertamento in fatto, il ricorrente propone, in questa sede, una inammissibile valutazione alternativa delle emergenze processuali.
5. Manifestamente infondato è anche il secondo motivo di ricorso.
Questa Corte ha infatti già avuto modo di specificare che il principio del “favor rei”, per cui, nel dubbio sulla data di decorrenza del termine di prescrizione, il momento iniziale va fissato in modo che risulti più favorevole all’imputato, va applicato solo in caso di incertezza assoluta sulla data di commissione del reato o, comunque, sull’inizio del termine di prescrizione, ma non quando sia possibile eliminare tale incertezza, anche se attraverso deduzioni logiche, del tutto ammissibili (Sez. 3, n. 1182 del 17/10/2007 (dep. 2008), Cilia, Rv. 238850).
Si è conseguentemente rilevato, alla luce di tale condivisibile principio, che dalla mera constatazione dell’avvenuta ultimazione delle opere abusive all’atto dell’accertamento non può meccanicamente scaturire una situazione di incertezza sulla data del commesso reato (Sez. 3, n. 7065 del 7/2/2012, Croce, non massimata).
6. Alla luce di tali principi, che il Collegio condivide e dai quali non intende discostarsi, va rilevato come, nella fattispecie, difetti qualsiasi incertezza circa la data del commesso reato.
Invero, pur essendo stato riportata nel capo di imputazione la data dell’accertamento dei fatti, la Corte di appello, con argomentazioni coerenti e prive di cedimenti logici e, come tali, insindacabili in questa sede, ha individuato la data di ultimazione dei lavori nella fine del marzo 2012 e ciò ha fatto sulla base di una dichiarazione confessoria dell’imputato il quale, nel corso dell’esame cui si era sottoposto, aveva affermato innanzi al giudice di primo grado di aver personalmente eseguito i lavori tra il mese di febbraio e gli inizi di quello di marzo 2012, portandoli a conclusioni alla fine del mese.
7. Anche la infondatezza del terzo motivo di ricorso risulta di macroscopica evidenza.
Nel negare il riconoscimento delle attenuanti generiche il giudice non è tenuto a prendere in considerazione tutti gli elementi, favorevoli o sfavorevoli, dedotti dalle parti o risultanti dagli atti, ben potendo fare riferimento esclusivamente a quelli ritenuti decisivi o, comunque, rilevanti ai fini del diniego (v. Sez. 3, n. 28535 del 19/03/2014, Lule, Rv. 259899; Sez. 2, n. 3609 del 18/1/2011, Sermone, Rv. 249163; Sez. 6, n. 34364 del 16/6/2010, Giovane, Rv. 248244), con la conseguenza che la motivazione che appaia congrua e non contraddittoria non è suscettibile di sindacato in sede di legittimità, neppure quando difetti uno specifico apprezzamento per ciascuno dei reclamati elementi attenuanti invocati a favore dell’imputato (Sez. 6, n. 42688 del 24/9/2008, Caridi, Rv. 242419; Sez. 6, Sentenza n. 7707 del 4/12/2003 (dep. 2004), Anaclerio, Rv. 229768).
Nella fattispecie, i giudici del merito hanno negativamente valutato la personalità dell’imputato e la presenza di precedenti penali specifici. La sentenza impugnata risulta pertanto, anche sul punto, immune da censure.
8. Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile e alla declaratoria di inammissibilità consegue l’onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di euro 2.000,00
Così deciso in data 24/11/2017
febbraio 14, 2018 alle 1:20 am
febbraio 14, 2018 alle 9:45 am
febbraio 14, 2018 alle 10:45 am
In pillole: infrangere la legge e bypassare furbescamente le regole non è una “necessità ! Consolante ,per tutti quelli che pensano e agiscono con la convinzione che invece sia necessità osservarle.
febbraio 15, 2018 alle 1:08 am
L’abusivismo edilizio di necessità è inesistente. – Fratello Albero
Come ti distruggo le foreste italiane. L’Ente Roma Natura ha autorizzato i tagli boschivi di Castel Romano, nella riserva naturale “Decima – Malafede”, anche se il suo Presidente non lo sa.