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Timestamp: 2019-05-19 07:05:31+00:00
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Matched Legal Cases: ['in fine', 'art. 2233', 'art. 2233', 'art. 2233', 'art. 2233', 'sentenza ', 'in fine']

Movimento Forense - DIGNITA' PER I COMPENSI DEGLI AVVOCATI.
Scritto da Gaetano Napolitano il 06 Maggio 2016 su Politica Forense.
Roma, 06 Maggio 2016 - Il Movimento Forense sostiene tutte le iniziative volte a garantire dignità alla nostra amata professione, con particolare riferimento ai compensi degli avvocati.
Per questo invita tutte le forze politiche e gli avvocati che ci rappresentano in Parlamento a dare impulso e forza al DDL 2249 sull'equo compenso che HA RECEPITO la delibera dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura del 18 DICEMBRE 2015 per la modifica dell'articolo. 2233 c.c. fortemente voluta in seno all'assemblea OUA da ANAI e proprio dal MOVIMENTO FORENSE.
Di seguito troverai trascritti i testi del DDL, della delibera OUA ed anche il testo di un altro DDL, il n. 2281 sempre in tema di tariffe forensi.
Questa è una battaglia dell'avvocatura che non ha colori, è una iniziativa che va sostenuta senza distinzioni di schieramenti.
#fattinonchiacchiere
Oggetto: Modifica all'articolo 2233 del codice civile in materia di compensi del lavoratore autonomo e del professionista
Atto Senato n. 2249
Presentato in data 23 febbraio 2016; annunciato nella seduta ant. n. 581 del 24 febbraio 2016.
1. All'articolo 2233 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«È nullo qualsiasi patto nel quale il compenso sia manifestamente sproporzionato all'opera prestata ai sensi del comma 2. Si presume manifestamente sproporzionata la pattuizione di un compenso inferiore rispetto ai parametri applicabili alle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, definiti ai sensi di decreti ministeriali ovvero ai sensi dell'articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, per la determinazione del compenso del professionista nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale. È altresì nulla qualsiasi pattuizione che vieti al professionista di pretendere acconti nel corso della prestazione o che gli imponga l'anticipazione di spese per conto del cliente. La nullità non opera nei rapporti professionali disciplinati dal codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206».
ASSEMBLEA OUA 18 DICEMBRE 2015 – PROPOSTA DI MODIFICA ART. 2233 c.c.
PROPOSTA DI MODIFICA DELL’ART. 2233 C.C.
L’Assemblea dei Delegati OUA riunitasi in Roma il 17/18-12-2015,
• La crisi economica sta incidendo notevolmente sul mondo delle professioni, ed in particolare della professione forense. Lo stato di depauperamento dei livelli reddituali dei professionisti/avvocati appare imputabile anche a trascorse scelte politiche che, nel nome della libera concorrenza, hanno inciso nel mercato delle prestazioni professionali, rendendo la figura dell’avvocato indifesa ed esposta alle più spietate logiche di mercato: il tutto a discapito di una difesa libera ed indipendente da attuarsi anche attraverso la tutela di una prestazione professionale il cui compenso non sia soggetto in assoluto alla logica del massimo ribasso.
• la Costituzione Italiana riconosce nel lavoro un fondamento della Repubblica ed un diritto essenziale della persona, che anche tramite esso consegue libertà, dignità e riconoscimento sociale (cfr. Cost. artt. 1, 4 e 35 e ss.).
• Nella nozione di “lavoro” deve senz’altro includersi, accanto al lavoro subordinato, anche il lavoro autonomo, di cui i professionisti sono fondamentale espressione.
• Oggi, il mercato, con le sue regole e le possibilità di accesso, è sempre più piccolo, perché limitato nell’accesso a chi ha più possibilità economiche, ed è sempre più misero, in quanto, il fatto di non avere regole tale lo rende, anche in termini di dignità.
• Nella previsione di un diritto collaborativo, in cui l’Avvocato è chiamato a svolgere nuovi compiti e ad ampliare il suo spaccato professionale, occorre recuperare la consapevolezza di non essere mera categoria professionale per reidentificarsi in Comunità essenziale delle componenti sociali. Non solo sotto il profilo tecnico–giuridico ma per la portata culturale, per la proficua testimonianza del vissuto umano e per la sensibilità interpersonale accumulata, l’Avvocatura deve mettere il suo patrimonio di esperienze a servizio della società. Ed in questa prospettiva, la professione forense, affinché possa adempiere alla sua funzione sociale di garante dell’eguaglianza sostanziale delle parti nelle relazioni sociali, necessita di un quadro normativo che tuteli la dignità dell’avvocato. Dignità che passa anche attraverso un equo e decoroso compenso, come sancito dall’art. 2233 c.c.
• il compenso dell’Avvocato è regolato dal Codice Civile all’art. 2233, articolo che si preoccupa di determinare i compensi dei professionisti, legandoli in qualche modo al parere dell’associazione professionale cui gli stessi appartengono, quando non sono le tariffe o gli usi, o il giudice stesso a determinarli.
• Il D.M. 55/2014 parla di parametri e non di tariffe (abolite dal cd Decreto Bersani, D.L. 223 convertito in L.248/2006), e i parametri hanno valore solo nell’ipotesi di liquidazione dei compensi da parte di un organo giurisdizionale e non nei casi di compensi pattuiti tra le parti, per il valore preminente attribuito all’autonomia privata.
• L’Avvocatura denuncia che purtroppo, a seguito dell’abolizione dei minimi tariffari, numerosi sono stati gli “attentati”alla dignità del professionista, obbligato alla stipula di convenzioni da clienti con astratta capacità di imporre condizioni di contratto per prestazioni professionali a carattere fiduciario, spesso indecorose .
• Il rapporto intercorrente tra le dette imprese e l’Avvocato non è qualificato come rapporto commerciale tra imprese, sebbene tale sia considerato dal diritto comunitario il professionista intellettuale ( C. UE 19.02.2002 in causa C-35/99 il CNF è stato qualificato come associazione di imprese-).
• La stessa disciplina interna milita in tale implicito riconoscimento: i professionisti intellettuali sono considerati come imprese ai fini dell’applicazione della tutela dei consumatori, beneficiano della disciplina sui ritardi nei pagamenti delle transazioni commerciali, e, oggi anche ai fini dell’accesso ai fondi europei riservati alle piccole e medie imprese.
• Manca, allo stato, una espresso riconoscimento, che consentirebbe la sottoposizione dei professionisti allo statuto di impresa, dunque, sia in malam partem, con l’imposizione di obblighi antitrust e di correttezza commerciale, e sia in bonam partem, ai fini della tutela e del sostegno, volto ad impedire che si integri abuso del diritto e /o di dipendenza economica a danno dell’Avvocato, parte debole del rapporto contrattuale con l’impresa, in ragione di un preteso rapporto fiduciario.
• I medesimi principi devono ritenersi validi per qualsiasi tipo di rapporto con la clientela, anche di tipo privato, al fine di limitare la concorrenza sleale.
• Va, pertanto, proposta, la modifica dell’art. 2233 c.c. nel senso della previsione della clausola di nullità per le pattuizioni stipulate in violazione del II comma del medesimo articolo, che palesino uno squilibrio di diritti e obblighi.
Tutto ciò premesso e considerato, l’Assemblea dei Delegati OUA
Al Ministero di Giustizia, di porre in essere ogni necessaria iniziativa, anche innanzi tutte le sedi competenti ed opportune, per la modifica dell’art. 2233 c.c., con l’inserimento di un IV comma del seguente tenore:
4. Sono nulli tutti i patti nei quali il compenso sia manifestamente sproporzionato all’opera prestata ai sensi del comma II.
Criteri di valutazione della sproporzione del compenso sono costituiti dai parametri ministeriali applicabili alle professioni regolamentate nel sistema ordinistico
N. 2281 - DISEGNO DI LEGGE
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 10 MARZO 2016
Modifiche all'articolo 2233 del codice civile in materia di compensi
Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge propone una modifica dell'articolo 2233 del codice civile in materia di compensi degli avvocati.
La Costituzione italiana riconosce nel lavoro un fondamento della Repubblica e un diritto essenziale della persona; nella nozione di «lavoro» deve senz'altro includersi, accanto al lavoro subordinato, anche il lavoro autonomo di cui i professionisti sono espressione.
Affinché la professione forense possa adempiere alla sua funzione sociale di garante dell'eguaglianza sostanziale delle parti nelle relazioni sociali, è necessario un quadro normativo che tuteli la dignità dell'avvocato. Tale dignità passa anche attraverso la misura del compenso che deve essere adeguato all'importanza dell'opera e al decoro della professione, come sancito dall'articolo 2233 del codice civile.
La crisi economica sta incidendo notevolmente nei vari settori professionali, in particolare in quello forense.
Lo stato di depauperamento dei livelli reddituali dei professionisti--avvocati appare imputabile anche a scelte che, nel nome della libera concorrenza, hanno inciso nel settore delle prestazioni professionali esponendo l'attività forense ad improprie logiche di mercato; il tutto a discapito di una difesa libera ed indipendente da attuarsi anche attraverso la tutela di prestazioni professionali i cui compensi non sia soggetti, in assoluto, alla logica del massimo ribasso.
Il compenso dell'avvocato è regolato dal codice civile all'articolo 2233 il quale, al primo comma, stabilisce che se il compenso non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, esso è determinato dal giudice sentito il parere dell'associazione professionale a cui il professionista appartiene; il regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 10 marzo 2014, n. 55, parla di parametri, non di tariffe (abolite dal cosiddetto decreto Bersani, decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248). I parametri hanno valore solo nell'ipotesi di liquidazione dei compensi da parte di un organo giurisdizionale e non nei casi di compensi pattuiti tra le parti, per il valore preminente attribuito all'autonomia privata.
L'Avvocatura denuncia che a seguito dell'abolizione dei minimi tariffari si riscontra un ripetuto vulnus alla dignità del professionista, obbligato alla stipula di convenzioni da clienti con astratta capacità di imporre condizioni di contratto per prestazioni professionali a carattere fiduciario, spesso indecorose.
Il rapporto intercorrente tra le dette imprese e l'avvocato non è qualificato come rapporto commerciale tra imprese, sebbene tale sia considerato dal diritto dell’Unione europea il professionista intellettuale (si veda la sentenza della Corte di giustizia delle comunità europee 19 febbraio 2002, nella causa C-35/99, dove il Consiglio nazionale forense è stato qualificato come «associazione di imprese»). La stessa disciplina interna milita in tale implicito riconoscimento: i professionisti intellettuali sono considerati come imprese ai fini dell'applicazione della tutela dei consumatori; beneficiano infatti della disciplina sui ritardi nei pagamenti delle transazioni commerciali e accedono ai fondi europei riservati alle piccole e medie imprese.
Manca un espresso riconoscimento che consentirebbe la sottoposizione dei professionisti allo statuto di impresa -- sia in malam partem -- con l'imposizione di obblighi antitrust e di correttezza commerciale -- sia in bonam partem -- ai fini della tutela e del sostegno, volto ad impedire che si integri abuso del diritto e/o di dipendenza economica a danno dell'avvocato, parte debole del rapporto contrattuale con l'impresa, in ragione di un preteso rapporto fiduciario; i medesimi principi devono ritenersi validi per qualsiasi tipo di rapporto con la clientela, anche di tipo privato al fine di limitare la concorrenza sleale.
Il seguente disegno di legge si compone di tre articoli: l'articolo 1 propone la modifica dell'articolo 2233 del codice civile prevedendo l'inserimento di tre nuovi commi dove si dispone la nullità di patti ove il compenso sia manifestamente sproporzionato all'opera prestata dal professionista. Vengono altresì inseriti criteri di valutazione della sproporzione del compenso.
È disposta, infine, la nullità di qualsiasi pattuizione che stabilisca per il professionista un compenso inferiore a quanto liquidato dall'organo giurisdizionale, sia di clausole che precludano al professionista di pretendere acconti o che gli impongano l'anticipazione di spese per conto del cliente.
L'articolo 2 contiene una clausola di invarianza di oneri per la finanza pubblica. L'articolo 3 dispone l'entrata in vigore.
(Modifiche all'articolo 2233 del codice civile in materia di compensi degli avvocati)
1. All'articolo 2233 del codice civile, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
«Sono nulli tutti i patti nei quali il compenso sia manifestamente sproporzionato all'opera prestata ai sensi del secondo comma. Criteri di valutazione della sproporzione del compenso sono costituiti dai parametri ministeriali applicabili alle professioni regolamentate nel sistema ordinistico.
È altresì nulla qualsiasi pattuizione che stabilisca per il professionista un compenso inferiore a quanto liquidato dall'organo giurisdizionale, con diritto del cliente di trattenere la parte liquidata eccedente, ovvero precluda al professionista di pretendere acconti nel corso della prestazione o che gli imponga l'anticipazione di spese per conto del cliente.
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