Source: http://www.odontoiatriestensi.it/news---eventi/il-tar-dice-no-allo-studio-del-igienista_290c130.html
Timestamp: 2020-08-11 00:41:01+00:00
Document Index: 165720904

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 8']

Si porta a conoscenza di questa importante sentenza del TAR dell'Emilia-Romagna. Al conseguimento del risultato ha notevolmente collaborato la nostra CAO, fornendo, a livello provinciale, regionale e nazionale, la documentazione necessaria.
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N. 01061/2014 REG.PROV.COLL.
N. 00896/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 896 del 2013, proposto da:
Zeno Melloni, rappresentato e difeso dall'avv. Silvia Stefanelli, con domicilio eletto presso Silvia Stefanelli in Bologna, via Calanco n. 11;
Comune di Pieve di Cento, in persona del Sindaco p.t., e Unione Comuni Reno - Galliera, enti rappresentati e difesi dall'avv. Giacomo Matteoni, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo, in Bologna, via San Vitale n. 55;
Azienda U.S.L. di Bologna, in persona del Direttore Generale in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Stefano Argnani e Arianna Cecutta, con domicilio eletto presso l’Ufficio Legale dell’Azienda U.S.L. in Bologna, via Castiglione n.29;
-Ad adiuvandum:
A.I.D.I. -Associazione Igienisti Dentali Italiani -, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Andrea Stefanelli, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo, in Bologna, via Calanco n. 11;
-Ad opponendum:
-A.N.D.I. -Associazione Nazionale Dentisti Italiani- in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv. Antonio Tigani Sava, Luca Bontempi e Valentina Vaccaro, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giovanni Canino in Bologna, via Barberia n. 9;
-FNOMCEO -Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri-, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Alessandro Ierardi, con domicilio eletto presso l’avv. Stefano Faillace, con studio in Bologna, via Marsala n.6;
-AIO -Associazione Italiana Odontoiatri - e AIO Sezione Provinciale di Bologna, rappresentate e difese dall'avv. Maria Maddalena Giungato, con domicilio eletto presso l’avv. Antonio Tolone, con studio in Bologna, via Santo Stefano, 16;
a)della nota SUAP - Unione Reno Galliera 5 luglio 2013 di diniego alla richiesta di apertura di studio di igiene orale; b)della allegata nota Azienda U.S.L. Dipartimento di Prevenzione Sanità Pubblica in data 5 luglio 2013, portante parere negativo circa richiesta di apertura di studio di igiene orale.
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Pieve di Cento e di Unione dei Comuni Reno – Galliera;
Visto, altresì, l’atto di costituzione in giudizio dell’Azienda U.S.L. di Bologna;
Visto l’intervento ad adiuvandum dell’Associazione Igienisti Dentali Italiani;
Visti gli interventi ad opponendum di: Associazione Nazionale Dentisti Italiani, Associazione Italiana Odontoiatri e Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri; Viste le memorie difensive;
Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 2 ottobre 2014, il dott. Umberto Giovannini e uditi, per le parti, i difensori, come specificato nel verbale;
Con il presente ricorso, un professionista laureato in igiene dentale chiede l’annullamento del provvedimento in data 5/7/2013, con il quale il S.U.A.P. dell’Unione comunale Reno – Galliera ha respinto la sua istanza di autorizzazione per l’apertura, in proprio, di uno studio di igienista dentale. Il ricorrente impugna, inoltre, la nota in data 5/7/2013, con la quale l’Azienda U.S.L. di Bologna – Dipartimento di Prevenzione Sanità Pubblica – ha espresso parere negativo riguardo al rilascio dell’autorizzazione. Egli svolge, infine, subordinata azione diretta ad ottenere il risarcimento dei danni che ritiene di avere subito a causa dell’adozione degli atti impugnati. A sostegno della principale azione impugnatoria, il ricorrente deduce motivi in diritto rilevanti violazione della L. n. 42 del 1999, della L. 251 del 2000 e del D.M. n. 137 del 1999, aventi ad oggetto la disciplina normativa che regola l’attività professionale degli igienisti dentali e rilevanti violazione dell’art. 8 ter del D. Lgs. n. 502 del 1992 e della deliberazione della Giunta Regionale n. 1156 del 2008.
Si sono costituiti in giudizio l’Unione di comuni Reno – Galliera ed il comune di Cento, quest’ultimo chiedendo la propria estromissione dal giudizio, in quanto estraneo alla causa, ed entrambi gli enti chiedendo, nel merito, la reiezione del ricorso per infondatezza.
Il Collegio deve preliminarmente osservare che la principale questione di diritto da risolvere per decidere la presente controversia, verte sulla legittimità o no del provvedimento comunale che – come è avvenuto nel caso in esame - neghi ad un professionista laureato in igiene dentale l’autorizzazione amministrativa ad aprire un proprio studio in completa autonomia (ed in altro luogo) rispetto ad uno studio dentistico. A sostegno della ritenuta illegittimità sia del provvedimento comunale sia del parere negativo espresso in proposito dall’Azienda U.S.L. di Bologna, il ricorrente rileva, con un primo ordine di censure, che tali atti si pongono in palese contrasto con la vigente normativa disciplinante l’attività professionale dell’igienista dentale, e, in particolare, con le seguenti disposizioni: a) - art. 6, comma 3, del D. Lgs. n. 502 del 1992, che ha uniformato l’iter formativo di tutte le professioni dell’area sanitaria stabilendo, per tutte le c.d. professioni sanitarie “ausiliarie o paramediche” di cui alla previgente normativa, l’obbligo di corsi universitari di durata triennale con conseguimento del relativo diploma universitario abilitante l’esercizio della professione e che prevede, inoltre, che il Ministro della Sanità individui, con proprio decreto, le figure professionali da formare ed i relativi profili; b) - art. 1, L. n. 42 del 1999, ove si stabilisce che il campo proprio di attività e di responsabilità delle suddette professioni sanitarie sia determinato nei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali; c) – art. 1 D.M. Ministero Sanità n. 137 del 1999 – istitutivo del profilo professionale dell’igienista dentale; d) art. 3 della L. n. 251 del 2000, ove si inquadra l’igienista dentale tra le “professioni sanitarie tecnico –assistenziali”, stabilendo che tale categoria di professionisti svolge, con autonomia professionale, le procedure tecniche necessarie alla esecuzione delle attività indicate nei relativi decreti ministeriali.
Secondo il ricorrente, dalla semplice lettura del riferito quadro normativo, si evince chiaramente che “…l’igienista dentale è quindi giuridicamente abilitato – dal suo titolo di laurea e dal percorso di studi svolto – ad erogare tutte le attività indicate nel profilo professionale, quindi anche l’ablazione del tartaro e la levigatura delle radici; tali attività, ai sensi dell’art. 3 della legge 251/00 sono svolte con “autonomia professionale” (v. ricorso: pag. 8). La tesi del ricorrente si fonda, inoltre, su un’interpretazione del vigente art. 1 del D.M. n. 137 del 1999 e della abrogata normativa disciplinante il profilo professionale dell’igienista dentale (art. 1 D.M. 14/9/1994) che trae, dalla diversa configurazione, nelle due norme, del rapporto professionale intercorrente tra odontoiatra e igienista dentale, la conclusione circa l’incondizionata e completa autonomia del secondo professionista dal primo, residuando unicamente all’odontoiatra la possibilità di dare all’igienista dentale solo indicazioni terapeutiche (anche in forma orale e tramite il paziente di entrambi). La conclusione alla quale perviene il ricorrente deriva dal raffronto tra la norma abrogata, laddove stabiliva che “…l’igienista dentale…svolge compiti relativi alla prevenzione delle affezioni oro dentali alle dipendenze degli odontoiatri…” e la norma vigente che, sostanzialmente modificando il contenuto del rapporto lavorativo intercorrente tra i due professionisti, ha stabilito che l’igienista dentale svolge la propria attività “…su indicazione…” dell’odontoiatra. Quale ulteriore sostegno alle riportate considerazioni, il ricorrente riferisce che anche il Ministero della Sanità con parere in data 18/11/2013, nel prendere atto dell’evoluzione della specifica normativa di settore in direzione di una sempre più spiccata autonomia di tali nuove figure professionali di laureati rispetto a quella medico - sanitaria, si è apertamente schierato a favore del rilascio, all’igienista dentale, dell’autorizzazione ad aprire un proprio autonomo studio professionale. Il Ministero infattti afferma che “…l’attività di igienista dentale può essere svolta anche senza la presenza fisica dell’odontoiatra e al di fuori di uno studio odontoiatrico e pertanto anche all’interno di un proprio autonomo studio…”.
Per affrontare correttamente la predetta questione sul piano giuridico, il Collegio ritiene che si debba innanzitutto tenere in massimo conto la ratio di fondo sottesa alla vigente disciplina nazionale e regionale in materia di professioni sanitarie e delle prestazioni ed attività a queste connesse. Tale ratio, infatti, è principalmente diretta a tutelare, al massimo grado, la sicurezza e la salute della persona - paziente che, in generale, si rivolge ai professionisti dell’area sanitaria. Parimenti deve ritenersi rilevante, nel caso di specie e sotto tale specifico profilo, l’oggettiva peculiarità delle attività svolte dall’igienista dentale, con particolare riferimento alle operazioni di “ablazione del tartaro” e di “levigatura delle radici”. In particolare si ritiene di dovere esaminare, sotto tale angolo di visuale, la vigente disciplina regolatrice l’attività professionale di igienista dentale di cui al D.M. n. 137 del 1999.
Sulla base della interpretazione data al terzo comma dell’articolo, secondo la quale il luogo di espletamento dell’attività dell’igienista dentale è necessariamente una “struttura sanitaria” e tenuto altresì conto dell’oggettiva e stretta connessione - da un punto di vista logistico e terapeutico – tra le figure e attività professionali dell’odontoiatra e dell’igienista dentale, la citata proposizione del primo comma “…su indicazione degli odontoiatri e dei medici chirurghi legittimati all’esercizio della odontoiatria…” va conseguentemente interpretata nel senso che essa non possa dirsi compiutamente integrata attraverso una mera disposizione verbale attuabile anche a distanza (e tramite il paziente stesso) da parte dell’odontoiatra, ma nel senso che, invece, detta “indicazione” individui una ben precisa fase del complessivo percorso terapeutico svolto dal paziente all’interno di una stessa struttura sanitaria.
Il Collegio ritiene che ulteriore supporto alla riferita interpretazione del Regolamento di cui al D.M. n. 137 del 1999 possa rinvenirsi nelle stesse argomentazioni svolte nel primo motivo dell’atto introduttivo del giudizio (in relazione all’arresto giurisprudenziale del T.A.R. Piemonte sent. n. 498 del 2011, ivi citato) riguardo ad altra fattispecie – dal ricorrente ritenuta analoga e sovrapponibile a quella in trattazione - di autorizzazione comunale all’apertura di un proprio studio da parte di un fisioterapista (recte: operatore delle professioni sanitarie dell’area della riabilitazione). Al riguardo, il Tribunale ritiene di condividere le considerazioni svolte dalla resistente Azienda USL di Bologna, soprattutto in riferimento al rilievo – da ritenersi di per sé dirimente – che nella normativa che disciplina tale professione: art. 2 della L. n. 251 del 1990, il legislatore, al comma 1, oltre a prevederne l’autonomia per lo svolgimento delle relative attività, ne riconosce espressamente anche la possibilità di essere titolare di un proprio studio. Ciò logicamente in quanto, sempre in base alla ratio della disciplina in subiecta materia– quale diretta alla massima tutela della sicurezza e della salute dei pazienti - il legislatore ha ritenuto che tale specifica attività professionale non fosse potenzialmente rischiosa per tali soggetti, come, invece, per altre (tra le quali, appunto, quella di igienista dentale, specie in riferimento alle operazioni di ablazione del tartaro e levigatura delle radici). Di qui, pertanto, e sotto tale esaminato profilo, la legittimità del gravato diniego di autorizzazione amministrativa all’apertura, da parte del ricorrente, di un proprio studio di igienista dentale. Con un secondo ordine di censure il ricorrente contesta in radice che l’attività svolta dall’igienista dentale debba essere sottoposta ad autorizzazione di sorta, risultando del tutto indimostrato e comunque non motivato negli atti impugnati, che tale attività rientri tra quelle potenzialmente pericolose di cui all’art. 8 ter del D. Lgs. n. 502 del 1992 e della Direttiva Regione Emilia – Romagna n. 1156 del 2008.
Sulla base dell’accertata infondatezza del ricorso nel merito si ritiene di non esaminare, in quanto superate, le eccezioni in rito sollevate dal comune di Pieve di Cento e da Azienda U.S.L. di Bologna, nonché le questioni in rito sollevate dal ricorrente unicamente riguardo alla legittimazione ad intervenire ad opponendum nel giudizio, delle associazioni professionali indicate in epigrafe.
Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 2 ottobre 2014, con l'intervento dei magistrati:
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