Source: https://it.scribd.com/document/36222113/Nfc-Carte-Prepagate-Ic37-Testo-Indagine
Timestamp: 2020-02-27 04:35:04+00:00
Document Index: 111362831

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 1', '§ 253', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 8', 'art.8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8', '§ 50', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 114', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3']

SalvaSalva Nfc Carte Prepagate Ic37 Testo Indagine per dopo
LE CARTE PREPAGATE IN ITALIA
CARATTERISTICHE, DIFFUSIONE E POTENZIALE IMPATTO CONCORRENZIALE SULL’OFFERTA DI MONETA ELETTRONICA
SOMMARIO E PRINCIPALI CONCLUSIONI
carte “chiuse”
carte “aperte”
iii. le evoluzioni in atto
iv. la peculiarità italiana
1.2 ASPETTI REGOLAMENTARI E CARATTERISTICHE DELL’OFFERTA IN ITALIA
1.2.1 PROFILI REGOLAMENTARI GENERALI
1.2.2 NATURA DEI SOGGETTI EMITTENTI
i. requisiti soggettivi ordinari
ii. le autorizzazioni “in deroga”
Il recepimento delle Direttive 2000/28/CE e 2000/46/CE nell’ordinamento italiano
i. gli operatori autorizzati
ii. la disciplina delle deroghe
1.2.3 FUNZIONI E CARATTERISTICHE DELLE CARTE APERTE
Rimborsabilità e scadenza
Rischi di utilizzo, tutela del consumatore e normativa anti-riciclaggio
1.2.4 UTILIZZO DEI CIRCUITI, COMMISSIONI E COSTI DELLE CARTE APERTE
1.3 IL MERCATO ITALIANO
1.3.1 LA RILEVAZIONE
1.3.2 PRINCIPALI RISULTATI
Caratteristiche della domanda e diffusione per tipologia di carta
Struttura dell’offerta e utilizzo dei circuiti di pagamento
1.3.3 CONDIZIONI ECONOMICHE DI OFFERTA E ANALISI DI REDDITIVITÀ
1.4 PROFILI DI UTENZA, STRATEGIE COMMERCIALI DEGLI OPERATORI E COSTI DI UTILIZZO
Le carte prepagate come servizio complementare al conto corrente
Le carte prepagate come servizio sostitutivo del conto corrente
LE CARTE PREPAGATE CHIUSE
2.1.1 LE CARTE CHIUSE USA E GETTA
2.1.2 LE CARTE CHIUSE RICARICABILI
2.2 CARATTERISTICHE E SVILUPPO DELLE PRINCIPALI CARTE PREPAGATE CHIUSE PER
IL PREPAGATO NEI SERVIZI DI TELEFONIA
2.2.2 IL PREPAGATO NEI SERVIZI TELEVISIVI A PAGAMENTO
2.3 DIFFUSIONE E FATTORI DI SUCCESSO DELLE CARTE PREPAGATE CHIUSE
2.4 MODALITÀ OPERATIVE
2.4.1 MODALITÀ DI RICARICA
2.4.2 LA GESTIONE DELLE TRANSAZIONI
2.5 CONDIZIONI DI OFFERTA DELLE CARTE PREPAGATE CHIUSE ED EVOLUZIONI NORMATIVE .
2.5.1 I CONTRIBUTI DI RICARICA
2.5.2 LIMITI TEMPORALI DI UTILIZZO DELLE CARTE CHIUSE, CREDITO RESIDUO E SUA
Le prassi di mercato pre-Bersani in materia di scadenza del titolo di pagamento e rimborsabilità
del relativo credito
Le motivazioni dell’introduzione di un termine di scadenza delle carte prepagate chiuse
Interpretazione giuridica del contratto prepagato e non rimborsabilità del credito residuo
2.5.3 LE INNOVAZIONI NORMATIVE E LE DISPOSIZIONI REGOLAMENTARI IN MATERIA DI
LIMITI TEMPORALI ALLA FRUIZIONE DEI SERVIZI E DI OBBLIGO DI
RIMBORSABILITÀ DEL CREDITO RESIDUO
2.5.4 L’ADEGUAMENTO DEGLI OPERATORI: LE NUOVE CONDIZIONI DI OFFERTA
INNOVAZIONE E CONVERGENZA NELL’OFFERTA DI SERVIZI DI
PAGAMENTO ATTRAVERSO CARTE PREPAGATE
3.1 LE EVOLUZIONI TECHNOLOGY-BASED DEL SISTEMA DEI PAGAMENTI: L’UTILIZZO DEL
TERMINALE MOBILE COME STRUMENTO DI PAGAMENTO
3.2 GLI SVILUPPI NORMATIVI IN SEDE COMUNITARIA: GLI “ISTITUTI DI PAGAMENTO” E LA
PROPOSTA DI DIRETTIVA SUGLI IMEL
3.2.1 GLI ISTITUTI DI PAGAMENTO: LA DIRETTIVA 2007/64/CE
3.2.2 LA MONETA ELETTRONICA: L’EVOLUZIONE DELL’APPROCCIO COMUNITARIO
L’insufficiente sviluppo della moneta elettronica in ambito comunitario
Il particolare ruolo dei gestori mobili per lo sviluppo della moneta elettronica
La nuova proposta di direttiva in materia di moneta elettronica
3.3 GLI SVILUPPI DEL MERCATO ALLA LUCE DELLE MODIFICHE NORMATIVE: POSSIBILI
La convergenza “debole”: modelli innovativi di offerta nel mercato dei servizi di pagamento
i. il ruolo di “enabler”
ii. il modello degli Istituti di Pagamento: limiti concorrenziali
La convergenza “forte”: modelli innovativi di offerta nel mercato della moneta elettronica
3.4 LA CONVERGENZA: ESPERIENZE IN ATTO, IMPATTO CONCORRENZIALE E BENEFICI PER I
3.4.1 LE PRIME ESPERIENZE DI CONVERGENZA IN AMBITO INTERNAZIONALE
3.4.2 I PRIMI ESPERIMENTI DI CONVERGENZA IN AMBITO NAZIONALE
Le iniziative di Telecom Italia e Vodafone
3.4.3 IMPATTO CONCORRENZIALE E BENEFICI PER I CONSUMATORI NEL MERCATO NAZIONALE
1. La presente indagine conoscitiva analizza un fenomeno di importanza
crescente nel panorama dei servizi di pagamento del nostro paese, vale a dire quello della diffusione di strumenti di pagamento con i quali i consumatori anticipano una somma monetaria a fronte di beni e servizi di cui godranno in un periodo successivo. 1 Questa specifica modalità di offerta del servizio di pagamento, che identifica quelle che vengono definite genericamente come carte prepagate, accomuna in realtà strumenti fra loro attualmente molto diversi in relazione alla fruibilità effettiva del credito anticipato, tanto in termini di limitazioni alla gamma dei beni e servizi acquistabili, quanto in termini di vincoli alla validità temporale del titolo di pagamento e di eventuali costi per il rimborso di parti non fruite del credito stesso.
2. E’ comunque possibile enucleare alcuni elementi comuni che caratterizzano
l’insieme delle carte prepagate. Tali elementi consentono di definire più precisamente il fenomeno e di distinguerlo da analoghe ma differenti forme di pagamento. In particolare, con il termine carta prepagata si definisce un supporto che consente una
modalità transattiva che si caratterizza per:
1) anticipo della somma che verrà utilizzata per l’operazione di acquisto; 2) indeterminazione o comunque non completa definizione dell’oggetto della transazione futura; 3) impiego di sistemi informatici o di reti telematiche per l’aggiornamento dei saldi disponibili.
i. le carte “chiuse”
3. La parte economicamente più rilevante del fenomeno trova origine in Italia con
l’introduzione sul mercato di questa tipologia di strumento di pagamento per specifici servizi, come quelli telefonici, per i quali la sottoscrizione di carte prepagate è stata preferita dall’utenza al più tradizionale strumento dell’abbonamento post-pagato, costituendo, come nel caso della telefonia mobile, la modalità di pagamento prevalente. L’abitudine del consumatore italiano all’utilizzo della carta prepagata mobile, che ha determinato fra l’altro un notevole vantaggio per le società telefoniche in termini,
oltre che di garanzia del pagamento, di rilevanti anticipazioni di flussi di cassa, ha costituito un importante presupposto per l’applicazione della stessa modalità di corresponsione del prezzo per una ben più ampia gamma di servizi, che vanno dai servizi di fonia internazionale a quelli di accesso a Internet, da quelli televisivi a pagamento al pedaggio autostradale, dai servizi di trasporto pubblico locale al noleggio di DVD.
1 Per lo svolgimento della presente Indagine l’Autorità ha beneficiato della fattiva collaborazione della Banca d’Italia, nonché delle informazioni fornite dai principali operatori del settore.
L’importanza del fenomeno dell’utilizzo delle prepagate chiuse nel nostro paese può essere sinteticamente rappresentata dal valore del credito riversato in questo tipo di carte che, con solo riferimento alle carte telefoniche mobili – che pure costituiscono la componente di gran lunga più rilevante del fenomeno – ammontava per il 2007 a più di 8 miliardi di euro.
4. La suddetta tipologia di carta prepagata è stata definita come “chiusa”, ad
indicare che il credito che il consumatore anticipatamente riversa in essa ha un vincolo di utilizzo molto stringente, limitato all’acquisto dei servizi offerti dalla società emittente. L’offerta di queste carte nei mercati italiani è stata caratterizzata in passato da una serie di comuni comportamenti commerciali delle società di servizi che le emettevano, relativi da un lato all’imposizione di commissioni di ricarica, dall’altro alla definizione di limiti temporali di utilizzo del credito e di vincoli alla rimborsabilità del credito residuo nel caso del raggiungimento di tali limiti temporali, recesso dal contratto o passaggio ad altro operatore. Tuttavia, a seguito di una serie di recenti interventi di varia natura, di carattere tanto legislativo (L. 40/2007), che regolamentare (delibera AGCOM 416/07/CONS), che, infine, amministrativo (provvedimento AGCM A382), in Italia vigono attualmente, nelle modalità di commercializzazione delle carte chiuse, il principio della gratuità del servizio di ricarica, quello della durata indeterminata del credito e della sua rimborsabilità.
le carte “aperte”
La seconda tipologia di carte prepagate che viene esaminata nell’ambito della
presente indagine è quella delle carte aperte, ovvero delle carte prepagate tipicamente bancarie che, in aggiunta ai consueti strumenti di pagamento, possono essere utilizzate per l’acquisto di beni e servizi. Queste carte sono tradizionalmente offerte da istituti di credito – o da soggetti specializzati, autorizzati ad emetterle – e assolvono, nei limiti consentiti dalla regolamentazione applicabile, la funzione di strumento di pagamento elettronico. Il valore monetario contenuto in questo tipo di carte risponde infatti ai requisiti di moneta elettronica, la quale, secondo la definizione data dalla Banca Centrale Europea, consiste in una “riserva elettronica di valore monetario su un dispositivo
che può essere ampiamente utilizzato per effettuare pagamenti ad imprese diverse dall’emittente senza necessariamente implicare la presenza di conti bancari nell’operazione, avendo invece natura di strumento prepagato al portatore” (BCE,
In ragione della natura monetaria dello strumento, la loro emissione, come si è detto, è attualmente limitata ai tradizionali istituti di credito, all’operatore postale, e a particolari soggetti autorizzati ad emettere moneta elettronica, denominati IMEL.
In Italia sono prevalentemente diffuse le carte prepagate a banda magnetica,
con un funzionamento di tipo on-line, in cui la transazione avviene con modalità analoghe a quelle delle carte di debito, con l’utilizzo di un codice di autenticazione
(PIN o password). Le carte aperte oggetto della corrente indagine conoscitiva sono ovviamente quelle attualmente diffuse in Italia, le quali sono assoggettate ad una regolamentazione da parte della Banca d’Italia che definisce la cornice operativa nonché gli obblighi di trasparenza e di informazione nei confronti dei consumatori.
7. La diffusione delle carte aperte come mezzo di pagamento, grazie anche alle
loro caratteristiche peculiari che sono in primo luogo la possibilità di fruirne anche senza l’accensione di un conto corrente, la garanzia di una maggiore sicurezza nelle transazioni, soprattutto per quelle via Internet, e infine la possibilità di monitorare i micro-pagamenti, è in rapida crescita. Alla fine del 2007 erano 5,8 milioni, con aumento rispetto all’anno precedente del 30,1%. La loro incidenza nel settore delle carte di pagamento – il complesso delle carte di credito e di debito, che rappresentano i prodotti più succedanei delle carte prepagate – risulta relativamente contenuta (7,8% alla fine del 2007) ma in crescita (alla fine del 2006 era pari al 6,4%). Va da subito notato che il principale operatore, l’unico non bancario (Poste Italiane Spa), detiene più della metà di questo segmento di mercato. In termini di valore monetario caricato nelle carte pre-pagate bancarie, questo è valutabile per l’Italia, con riferimento all’anno 2006 e per i principali operatori 2 , in circa 3,5 miliardi di euro.
8. Fra i principali vantaggi che presentano le carte aperte come strumento di
pagamento innovativo, che in parte ne spiega la rapida diffusione negli anni più recenti, vi è quello di non essere necessariamente legate ad un conto corrente attraverso il quale transitano le varie operazioni di pagamento. Per questo motivo esse sono state in grado anche di raggiungere fasce di utenti non bancarizzati, come ad esempio gli immigrati o i giovanissimi o utenti che per vari motivi non hanno la possibilità di aprire conti correnti.
9. Il fenomeno di diffusione degli strumenti di pagamento prepagati,
ricomprendendo in questi, pur con le dovute differenze di funzionalità, tanto le carte
aperte quanto le carte chiuse, si inserisce in un contesto di rapida evoluzione, tanto tecnologica quanto regolamentare, dell’offerta dei servizi di pagamento.
10. Sul piano tecnologico, in particolare, si è assistito negli ultimi anni
all’implementazione di importanti innovazioni tecniche riguardanti la capacità dei
terminali mobili, tradizionalmente usati per la fruizione di servizi di telefonia cellulare, di incorporare software sempre più sofisticati che consentono lo
2 Il valore è riferito alla somma dei valori monetari dichiarati dagli istituti di credito e postali ricompresi nel campione di indagine, che costituiscono, come evidenziato nel Capitolo I, la quasi totalità degli operatori attivi nel settore.
svolgimento di molteplici funzioni, fra cui quella di terminali di pagamento, che appaiono sostanzialmente in grado di sostituire pienamente i consueti POS utilizzati per la gestione delle transazioni commerciali fra acquirente ed esercente. Anche se in realtà lo svolgimento delle funzioni di pagamento tramite terminale mobile è già da tempo possibile sfruttando le capacità delle reti mobili di gestire comunicazioni di messagistica dati (vale a dire mediante l’invio di SMS), indubbiamente l’implementazione delle nuove tecnologie, in particolare di quelle del tipo NFC (Near Field Communications) consentirà un maggiore sviluppo di questo tipo di funzionalità, garantendo maggiore sicurezza nelle transazioni e l’offerta di servizi altamente innovativi nell’ambito del Pay-Buy-Mobile, come i pagamenti contactless.
11. Analoga se non maggiore rilevanza, in termini di incidenza sulle future
evoluzioni del sistema dei pagamenti, deve poi essere attribuita agli sviluppi normativi e regolamentari comunitari e nazionali sulla materia. A partire dal 2000, con l’emanazione della direttiva 2000/46/CE in materia di moneta elettronica, la Commissione Europea ha infatti promosso una regolamentazione dei servizi di pagamento comunitari tendente a favorire l’utilizzo della moneta elettronica per le transazioni all’interno dei paesi membri, introducendo i c.d. “Istituti di Moneta Elettronica” (IMEL d’ora in avanti), quali operatori finanziari regolamentati equiparati alle istituzioni creditizie; successivamente, con la direttiva 2007/64/CE, relativa all’introduzione degli “Istituti di Pagamento”, la stessa Commissione ha istituito nuove figure di intermediari nei servizi di pagamento, i quali potranno far capo a imprese non bancarie che opereranno in concorrenza, nell’offerta dei suddetti
servizi, con le banche e con i suddetti IMEL. Da ultimo, la Commissione si è fatta promotrice di una nuova proposta di direttiva in materia di moneta elettronica, esplicitamente finalizzata a favorire l’espansione del relativo mercato attraverso l’eliminazione della barriere all’ingresso di nuovi operatori “ibridi”, cioè non bancari.
12. Tale politica comunitaria si accompagna peraltro all’importante progetto di
costituzione di un’area unica dei pagamenti in euro (SEPA – single european payments area) finalizzata alla realizzazione di uno spazio interno dei pagamenti in tutta l’area euro, all’interno della quale venga meno la distinzione tra pagamenti nazionali e transfrontalieri e dove risultino integrate le infrastrutture e i prodotti nazionali di pagamento. 3 La SEPA mira non solo a migliorare l’efficienza e a ridurre i costi dei pagamenti transfrontalieri, ma anche a sviluppare standard, strumenti, procedure e infrastrutture comuni per promuovere la realizzazione di consistenti economie di scala e una maggiore concorrenza nei servizi di pagamento.
3 Il programma SEPA è un’iniziativa di auto-regolamentazione dell’European Payment Council (istituito nel giugno 2001 con il sostegno della Banca Centrale Europea e della Commissione Europea, l’EPC è un organo decisionale e di coordinamento del settore bancario, che comprende 52 istituzioni tra le quali banche commerciali, banche di risparmio e banche cooperative) che ha come obiettivo specifico la predisposizione di schemi paneuropei per tre strumenti di pagamento essenziali: bonifici, addebiti preautorizzati e carte di debito.
In effetti la Commissione, in un contesto di sempre maggiore armonizzazione
del quadro regolamentare applicabile nel mercato unico, ha voluto promuovere una politica di ampliamento del numero degli operatori nell’offerta dei servizi di pagamento, introducendo, accanto a quelle tradizionali degli istituti di credito, nuove figure imprenditoriali specializzate, soggette, in ragione della maggior limitazione del campo di azione, a vincoli patrimoniali e di vigilanza meno stringenti di quelli applicabili alle banche.
14. Le innovazioni normative comunitarie sono destinate a produrre rilevanti
effetti nel mercato dei servizi di pagamento, e segnatamente nello sviluppo di questo tramite le forme di credito prepagato nel nostro paese.
In relazione alla direttiva 2007/64/CE che introduce gli Istituti di Pagamento, questa
dovrà essere oggetto di recepimento in Italia entro il 1° novembre 2009. Tanto prima verrà recepita nell’ordinamento nazionale, tanto più rapidamente sarà possibile, anche
in Italia, la nascita di nuove figure di intermediari finanziari, diverse dai tradizionali
istituti di credito o postali, cui potranno rivolgersi i consumatori, aprendo un conto di pagamento cui destinare le risorse per poter compiere transazioni attraverso l’utilizzo degli appositi strumenti di pagamento in modo rapido e con specifiche caratteristiche
15. Ancora maggiori sembrano potersi configurare, almeno potenzialmente, i
cambiamenti derivanti dall’evoluzione normativa in tema di moneta elettronica.
La prima direttiva sulla moneta elettronica, recepita in Italia in via primaria attraverso
la legge comunitaria del 2002, che ha modificato il Testo Unico Bancario, e in via
regolamentare, attraverso diverse Circolari di Banca d’Italia, emanate nel corso del 2003 e del 2004, ha allargato la possibilità di operare sul relativo mercato anche a società come i richiamati IMEL. Questi ultimi in base alla vigente normativa sono autorizzati ad operare emettendo moneta elettronica previo rispetto di una serie di condizioni relative ai requisiti soggettivi, di patrimonializzazione e alla vigilanza prudenziale applicabile che, pur essendo meno cogenti di quelli applicabile agli istituti di credito, sono parametrati su quelli cui sono soggetti questi ultimi; inoltre, la loro attività presenta stringenti caratteristiche di esclusività.
16. A fronte dell’insoddisfacente impatto della direttiva sull’ingresso di nuovi
operatori sul mercato della moneta elettronica, la Commissione, nell’ottobre del 2008, ha predisposto una nuova proposta di direttiva sulla moneta elettronica, sostitutiva della precedente. Si deve osservare come, secondo le nuove previsioni, potranno in futuro aumentare enormemente gli incentivi ad operare come IMEL, grazie all’eliminazione del precedente regime di esclusività, all’abbattimento della barriera all’ingresso definita dai requisiti di capitale iniziale, ad una uniformazione delle disposizioni in materia di vigilanza prudenziale con quelle previste dalla
direttiva 2007/64/CE per gli Istituti di Pagamento, all’innalzamento del valore monetario massimo contenuto nelle carte, in precedenza molto ridotto.
17. Il particolare sviluppo del mercato dei servizi di fonia mobile in Italia e, in
questo ambito, la grande diffusione delle carte prepagate, sembra fornire elementi per ritenere che le nuove opportunità fornite dalla emananda normativa comunitaria possano essere sfruttate al meglio, per un ampliamento del mercato dei servizi di pagamento attraverso forme di convergenza fra le carte chiuse e quelle aperte. Alcune importanti modifiche normative già attuate nel nostro paese, relative alla piena rimborsabilità del credito contenuto nelle prepagate chiuse e al divieto dell’applicazione di costi di ricarica per questa tipologia di carte, hanno introdotto elementi che favorirebbero futuri scenari di mercato potenzialmente caratterizzati, almeno per il settore dei micropagamenti, da una maggiore concorrenza nell’ambito dei servizi di pagamento. Questo, a sua volta, oltre che determinare l’auspicato ampliamento del mercato, grazie all’ingresso di nuovi soggetti operanti direttamente nell’offerta di tali servizi, potrebbe comportare una sostanziale riduzione dei costi delle transazioni, misurati in termini di commissioni normalmente applicabili a queste ultime, con importanti benefici per i clienti finali (acquirenti ed esercenti) e per tutto il sistema nel suo complesso.
18. L’indagine si articola in tre capitoli. Nel capitolo 1 si introduce il concetto di
moneta elettronica e si esaminano la diffusione e le caratteristiche dell’offerta di carte
prepagate aperte in Italia. Fra i dati di maggiore evidenza che caratterizzano il nostro paese si deve anzitutto registrare il basso grado di sviluppo, assoluto e in relazione alle esperienze di altri paesi europei e non, delle transazioni effettuate con strumenti diversi dal contante, e in questo ambito, di quelle effettuate con carte di pagamento. Nel 2006, a fronte di una media dell’aurea euro di circa 55 operazioni procapite effettuate con carte di pagamento, e di 154 effettuate negli Stati Uniti, in Italia si registravano solo 21 operazioni procapite; nello stesso anno, la media di carte di pagamento per abitante nel nostro paese è stata pari a 1,2, avvicinandosi, rimanendo tuttavia inferiore, a quella degli altri paesi europei: in Gran Bretagna la media di carte per abitante era di 2,4, in Spagna di 1,6, in Germania di 1,4 e in Francia di 1,3.
21. Con particolare riguardo al segmento delle carte prepagate aperte, dopo una disamina della regolamentazione nazionale vigente, il relativo mercato è stato analizzato mediante un’analisi campionaria rivolta ai principali istituti bancari e postali, grazie alla quale è stato possibile fornire, oltre a una ricostruzione delle principali caratteristiche della domanda e della struttura dell’offerta, anche indicazioni relative alla natura delle commissioni e alla redditività del settore. Infine, sempre a partire dalle stesse informazioni, è stato possibile sviluppare considerazioni relative ai profili di utenza esistenti nel nostro paese e alle strategie commerciali
prevalenti – in termini di struttura di commissioni applicate – sia nel caso prevalente che lo strumento di pagamento “carta prepagata aperta” sia considerato complementare al conto corrente, sia nel caso che svolga una funzione di sostituzione
19. Con riguardo alle caratteristiche della domanda di tali servizi e quindi delle
esigenze espresse dai consumatori, fra i motivi principali indicati dagli istituti bancari della decisione da parte dei clienti di sottoscrivere una carta prepagata aperta vi sono
la possibilità di avere un più elevato controllo dei propri flussi di spesa, una maggiore
sicurezza nelle transazioni attuate via internet, e, anche se in misura minore, la percezione di una maggiore economicità complessiva dell’utilizzo di questo strumento di pagamento rispetto ad altri. Con attenzione alle caratteristiche dell’offerta degli istituti bancari e postali, emerge, accanto a una grande molteplicità di operatori con quote piuttosto contenute, la presenza di un operatore, quale Poste Italiane, che detiene circa il 60% del mercato. In sostanza, in un contesto in cui il servizio di carta prepagata rientra oramai nell’ambito dei prodotti offerti dalla quasi totalità degli operatori, presentandosi come servizio addizionale al rapporto di conto corrente, per alcuni operatori, probabilmente in ragione delle caratteristiche specifiche della propria clientela di riferimento, l’offerta di prepagate aperte è divenuta un servizio di grande rilevanza, svolgendo, in alcuni limitati casi, anche una funzione sostitutiva dei servizi bancari tradizionali.
20. Dall’analisi dei dati campionari emerge l’esistenza di una certa variabilità delle
condizioni economiche di offerta fra i diversi operatori, sia con riferimento alle commissioni applicate per le operazioni di maggiore frequenza, come la ricarica della carta, che per quelle di natura saltuaria, quali il blocco della carta e il rimborso del credito residuo, che, in alcuni casi, appaiono di notevole incidenza. E’ stato sviluppato, in particolare, un esercizio di confronto fra il servizio di carta prepagata offerto da diverse banche in termini di costi annui per l’utenza, sulla base
di un ipotizzato profilo di utilizzo medio. L’analisi, di stima del costo medio annuo
per il consumatore della carta prepagata come strumento complementare di pagamento accanto a quelli più tradizionali, ha confermato l’esistenza di una certa
variabilità dei costi.
21. Risultati più articolati emergono dallo svolgimento di un secondo tipo di
esercizio, in cui il costo annuo di utilizzo del servizio di carta prepagata viene
valutato nell’ipotesi che questo possa configurarsi come servizio sostitutivo di quello
di conto corrente (vale a dire sulla base di un profilo medio di utilizzo più intenso nel
corso dell’anno). I valori ottenuti per i diversi istituti bancari/postali sono stati quindi
confrontati con i valori corrispondenti dell’indice sintetico di prezzo fornito da PattiChiari, facendo emergere una generalizzata maggior convenienza, per il segmento di domanda non bancarizzato oggetto dell’esercizio, dell’utilizzo della carta prepagata rispetto all’accensione di un conto corrente; tale risultato è in larga
parte determinato dall’esistenza di un elemento di maggior costo del conto corrente dovuto all’imposta di bollo annuale. D’altra parte, tale convenienza relativa tende a ridursi al crescere dell’utilizzo della carta prepagata (il cui costo annuo è stretta funzione del numero delle operazioni a maggiore frequenza, come la ricarica), evidenziando quindi una politica di pricing da parte degli istituti bancari/postali che garantisce la coerenza fra l’obiettivo di massimizzazione dell’utilizzo delle prepagate da parte dei clienti mai bancarizzabili,
e quello di non disincentivare l’accensione di un conto corrente da parte della clientela potenzialmente bancarizzabile.
22. Il capitolo 2 è dedicato all’analisi delle caratteristiche delle carte prepagate
chiuse. Nella prima parte del capitolo si offre una ricostruzione delle caratteristiche quantitative del fenomeno, illustrandone l’importante diffusione come strumento
prevalente di pagamento prepagato di diversi servizi, quali, oltre quelli di telefonia, segnatamente mobile, anche televisivi, accesso ad internet, etc. E’ emerso come, in assenza di una regolamentazione di riferimento sulle condizioni
di utilizzo delle carte chiuse, gli operatori abbiano di norma incorporato le condizioni
generali di uso delle carte nei contratti per adesione sottoscritti dal titolare della carta, sulla base delle regole di fornitura degli specifici beni e/o servizi acquistabili con tale
strumento, nonché dei diversi vincoli tecnici ed economici inerenti alle tecnologie utilizzate. In alcuni casi, tali modalità di offerta hanno determinato elementi problematici sia in termini di protezione del consumatore sia di tutela della concorrenza.
In particolare, nel settore delle comunicazioni elettroniche, gli aspetti più critici delle
condizioni di offerta delle carte prepagate sono stati la presenza di contributi di ricarica, l’esistenza di una scadenza delle carte, nonché le modalità, particolarmente restrittive, di rimborso del credito residuo sulla carta in caso di recesso anticipato o di scadenza della carta stessa.
23. Dopo una disanima delle modalità operative di funzionamento delle carte
chiuse, si è quindi sviluppata un’analisi sulle importanti modifiche normative e regolamentari che hanno di recente interessato questa forma di pagamento, evidenziandone in particolare gli aspetti che rendono le carte chiuse più simili alle carte aperte – relativi all’introdotto divieto di limiti temporali di validità delle carte e di obbligo di rimborsabilità del credito – e, al contempo, che aumentano potenzialmente la loro capacità competitività rispetto a queste ultime – ad esempio, in relazione al divieto di applicazione di commissioni di ricarica.
24. Conseguentemente, il quadro regolamentare per l’offerta di carte prepagate
chiuse è ad oggi tale, nel nostro paese, da rendere queste ultime sempre più simili, con attenzione alla effettiva disponibilità per l’utente del credito in esse contenuto, alla seconda tipologia di carte prepagate esaminate, vale a dire quelle “aperte”, che assolvono tipicamente il ruolo di “moneta elettronica”.
Il capitolo si chiude con una verifica dell’effettivo adeguamento da parte degli operatori della propria offerta alle nuove disposizioni normative.
25. Il capitolo 3, infine, affronta le tematiche dell’innovazione nei sistemi di
pagamento e della convergenza fra carte aperte e chiuse. Dopo una prima ricostruzione, nel primo paragrafo, delle principali evoluzioni tecnologiche che stanno interessando i servizi di pagamento, con un particolare focus sulle tematiche dei pagamenti da mobile, ovvero sull’utilizzo del terminale mobile come strumento abilitante a nuove forme di pagamento di beni e servizi, il secondo paragrafo è dedicato all’analisi di dettaglio degli sviluppi normativi in sede comunitaria sui servizi di pagamento, relativi tanto alla nascita degli Istituti di Pagamento quanto alla recentissima proposta di revisione della direttiva in materia di moneta elettronica, potenzialmente in grado di modificare in modo significativo gli incentivi all’ingresso sul mercato da parte di soggetti non bancari.
26. Nella seconda parte del capitolo l’analisi si concentra sui possibili effetti delle
diverse disposizioni regolamentari che consentono di delineare almeno due possibili futuri scenari di mercato, denominati di convergenza “debole” o “forte” in funzione del grado di indipendenza dai tradizionali circuiti finanziari dei nuovi entranti nell’offerta di servizi di pagamento. In chiusura di capitolo si illustrano brevemente le prime esperienze di convergenza in atto in ambito internazionale e nazionale, consistenti sostanzialmente in alcuni esperimenti pilota in materia di pagamenti contactless da parte dei principali operatori mobili, e in un caso più complesso di interazione fra servizi mobili e servizi finanziari, rappresentato dalla recente offerta del gruppo Poste Italiane attraverso le funzionalità offerte dai servizi di Poste Mobile. Il richiamo alle particolari condizioni della realtà di mercato e regolamentare italiana permette infine di valutare i possibili effetti procompetitivi e di incremento del benessere del consumatore derivanti dal prevalere dell’uno o dell’altro tipo di convergenza.
LA MONETA ELETTRONICA IN ITALIA:
LE CARTE PREPAGATE APERTE
27. Le moneta elettronica costituisce un fenomeno recente nel panorama dei
sistemi di pagamento del nostro paese. Diverse sono state le definizioni date di moneta elettronica. 4 In generale, essa identifica un valore monetario rappresentato da
un credito nei confronti dell’emittente, memorizzato su un dispositivo elettronico emesso dall’emittente stesso previa ricezione di fondi. Tale dispositivo è accettato come mezzo di pagamento da soggetti diversi dall’emittente ed è generalmente destinato ad effettuare transazioni elettroniche di importo limitato.
28. I sistemi di moneta elettronica attualmente esistenti possono essere classificati
in due tipologie in funzione delle caratteristiche tecniche e di funzionamento possedute. 5 La prima tipologia è costituita da dispositivi basati sull’utilizzo di un supporto fisico o card based, dotato di microprocessore o di banda magnetica (smart card), sul quale viene memorizzato l’importo spendibile dall’utente. Ovviamente, tali carte possono essere utilizzate presso i POS abilitati e la transazione è effettuata generalmente off-line. L’esempio più rilevante di questo primo gruppo è costituito dal borsellino elettronico. La seconda tipologia al contrario è basata sui sistemi server- based, in base ai quali il valore spendibile è archiviato su un server centrale in un account virtuale, a cui gli utenti accedono con un codice di autenticazione (PIN o password). In questo caso, la transazione è on-line, avviene con modalità simili a quelle delle carte di credito e prescinde dalla presenza di un supporto fisico nel quale viene memorizzata la riserva di valore.
29. In Italia sono prevalentemente diffuse le carte prepagate a banda magnetica,
appartenenti però alla seconda delle due tipologie sopra descritte. Infatti, esse funzionano on-line, nel senso che la disponibilità di denaro prepagata non è memorizzata direttamente sulla carta ma su un account dedicato presso la banca collocatrice.
4 La definizione ufficiale di moneta elettronica più esauriente è stata formulata dalla Banca Centrale Europea (di seguito anche BCE) che l’ha definita come una “riserva elettronica di valore monetario su un dispositivo che può essere ampiamente utilizzato per effettuare pagamenti ad imprese diverse dall’emittente senza necessariamente implicare la presenza di conti bancari nell’operazione, avendo invece natura di strumento prepagato al portatore” (Banca Centrale Europea, 1998, p.7, traduzione nostra).
5 Tale classificazione è condivisa in buona parte della letteratura economica sull’argomento, oltre che in studi empirici. Cfr. Committee on Payment and Settlement System, 2004.
Le carte prepagate si distinguono, inoltre, in due categorie: carte non
ricaricabili (c.d. “usa e getta”) e carte ricaricabili. Le prime sono anonime mentre le
seconde sono nominative. Le carte ricaricabili non possono essere anonime; anche se non è necessario per l’acquirente aprire un conto corrente, egli deve comunque essere identificabile e ciò comporta che si instauri un rapporto tra titolare della carta e impresa emittente in base al quale il primo fornisce i propri dati identificativi alla seconda.
31. L’indagine sulla diffusione degli strumenti di pagamento alternativi al contante
condotta annualmente dalla Banca d’Italia, 6 rivela che, nel 2006, il numero di operazioni pro capite effettuate con strumenti di pagamento alternativi al contante da un cittadino italiano è poco più di un terzo del valore medio relativo ai paesi dell’area Euro (Tavola 1.1).
TAVOLA 1.1 – NUMERO E VARIAZIONE PERCENTUALE DELLE OPERAZIONI PRO CAPITE EFFETTUATE CON STRUMENTI DI PAGAMENTO DIVERSI DAL CONTANTE.
Numero operazioni pro capite annue con strumenti diversi dal contante
Variazioni percentuali medie nel periodo 2004-06
operazioni con carte di pagamento
totale operazioni con carte di pagamento
Paesi dell’area dell’euro Austria Belgio Finlandia Francia Germania Grecia Irlanda Italia Lussemburgo Paesi Bassi Portogallo Spagna Area euro
Altri paesi G10 Regno Unito Stati Uniti
* Tra gli altri strumenti di pagamento diversi dal contante sono compresi: gli strumenti bancari, postali, i vaglia cambiari della Banca d’Italia e gli incassi commerciali (es. Riba). Fonte: Banca d’Italia (2007, 2008)
6 Cfr. Capitolo 18 “Il Sistema dei Pagamenti” in Banca d’Italia, 2008 e Tavola a18.11 nell’Appendice alla Relazione. La rilevazione è realizzata attraverso l’invio di un questionario a COGEBAN (Convenzione per la gestione del marchio Bancomat), a Poste Italiane Spa, a ICCREA (l'Istituto Centrale del Credito Cooperativo) e a ICBPI (l’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane).
Limitando tale confronto alle operazioni effettuate con carte elettroniche di pagamento (di credito, di debito e prepagate), il valore italiano del numero di operazioni annue pro capite rimane inferiore alla metà del corrispondente dato a livello europeo. In ultimo, il tasso di crescita dell’utilizzo dei mezzi di pagamento diversi dal contante registrato in Italia nel periodo 2004-2006 risulta essere ben al di sotto della media europea (sia area Euro che EU-25) e tra i più bassi in Europa. 7
32. All’interno del segmento delle carte elettroniche di pagamento diffuse nel
nostro paese, le tessere prepagate rappresentano uno strumento di impiego ancora limitato, sebbene in forte crescita. Infatti, alla fine del 2007, su un totale di carte elettroniche (di credito, di debito e prepagate) in circolazione in Italia pari a circa 75 milioni, più del 90% dell’intero segmento è diviso equamente tra carte di credito e carte di debito (Tavola 1.2). Per quanto riguarda le carte prepagate, esse detengono una quota di mercato pari al 7,8%.
TAVOLA 1.2 – STOCK DI CARTE DI PAGAMENTO IN CIRCOLAZIONE. ANNI 2003-2007 (Valori
in migliaia)
Quota di mercato nel 2007 (%)
di cui attive:
Carte di debito bancarie
Fonte: Databank (2006) e Banca d’Italia (2005, 2006, 2007, 2008)
Ciononostante, negli ultimi anni l’utilizzo di dispositivi prepagati registra una crescita particolarmente significativa: lo stock in circolazione passa da 0,6 milioni nel 2003 a 4 milioni e mezzo del 2006 fino a poco meno di 6 milioni nel 2007; ciò equivale ad un tasso medio di crescita annuale del 72,2%, a fronte del 7,8% fatto registrare nello stesso periodo dal segmento delle carte elettroniche di pagamento nel suo complesso.
33. La prima carta prepagata bancaria messa in circolazione in Italia è stata la
“Carta Kalibra”, lanciata nel 2001 da Banca Eurosistemi del gruppo Banca Popolare di Lodi e collocata da banche del gruppo medesimo. Inizialmente era disponibile solo la versione ricaricabile e successivamente è stata emessa anche la versione “usa e getta”. Sono poi state introdotte altre carte prepagate bancarie e nel novembre 2003
7 Nel 2006, la media di carte di pagamento per abitante nel nostro paese è pari a 1,2, che si avvicina, rimanendo tuttavia inferiore, a quella degli altri paesi europei: in Gran Bretagna la media di carte per abitante è di 2,4, in Spagna di 1,6, in Germania di 1,4 e in Francia di 1,3
Poste Italiane Spa (di seguito anche Poste) ha emesso la carta PostePay, che ha avuto subito una grande diffusione. 8
34. La disciplina comunitaria applicabile alle carte prepagate è costituita dalle
direttive 2000/28/CE e 2000/46/CE, entrambe del 18 settembre 2000; a livello nazionale, l’art. 55 della legge 39/2002 di recepimento delle suddette direttive, che ha modificato il D.Lgs. 385/1993 (di seguito TU bancario) agli artt. 11, 106 e 107 e introdotto il Titolo V-bis.
35. La direttiva 2000/46/CE definisce (art. 1, comma 3, lettera b) tecnicamente la
moneta elettronica come “un valore monetario rappresentato da un credito nei
confronti dell’emittente che sia:
a) memorizzato su un dispositivo elettronico 9 ;
b) emesso dietro ricezione di fondi il cui valore non sia inferiore al valore monetario emesso;
c) accettato come mezzo di pagamento da imprese diverse dall’emittente.”
36. Come risulta evidente dalla disposizione comunitaria, quindi, l’elemento
caratterizzante la moneta elettronica, rispetto agli altri mezzi di pagamento, è il riferimento al “credito nei confronti dell’emittente”, quest’ultimo considerato come “l’impresa avente la responsabilità ultima nei confronti dei detentori di moneta elettronica”. In altri termini, l’emittente rimane sempre responsabile nei confronti del detentore di moneta elettronica, che vanta un credito nei suoi confronti.
37. Tale ultimo elemento distingue le carte aperte anche rispetto alle carte chiuse:
in base all’articolo 1 della stessa direttiva, le carte “chiuse” non sono considerate moneta elettronica in quanto non soddisfano il requisito di essere accettate “come
8 Successivamente, Poste ha emesso due ulteriori tipologie di carta prepagata, la “Gift” e la “INPS”, che sono ancora in una fase sperimentale e hanno al momento una diffusione limitata. Gift è una carta prepagata non ricaricabile diretta ad un specifico segmento di clientela, quella interessata a “regalare” una somma di denaro. Pertanto, essa è emessa con tagli prefissati, con un limite massimo di 500 euro. Differentemente dalla PostePay standard, Gift si avvale del circuito MasterCard, con il quale Poste sta sviluppando una specifica tecnologia per i micro-pagamenti. La carta INPS è invece indirizzata ai pensionati e viene utilizzata per farsi versare mensilmente la pensione.
9 Si osservi come tale definizione sembra assegnare la qualifica di “moneta elettronica” ad una sola delle due tipologie di carte elettroniche sopra descritte, precisamente a quella costituita dalle carte in cui il valore monetario è memorizzato direttamente sulla carta (ad esempio, il borsellino elettronico) che, come si è già sottolineato, non sono diffuse nel nostro paese. Sulla base di una lettura restrittiva della definizione fornita dall’articolo 1 della direttiva 2000/46/CE, pertanto, le altre forme di prodotti prepagati in cui il valore spendibile è archiviato su un server centrale in un account virtuale non rappresenterebbero moneta elettronica. Come analizzato più in dettaglio di seguito (cfr. § 253), una definizione di moneta più ampia, volta a risolvere tale incertezza, è prevista nella proposta di direttiva comunitaria che, qualora approvata, sostituirà la vigente direttiva 2000/46/CE.
mezzo di pagamento da imprese diverse dall’emittente”. 10 Tali carte risultano infatti anche escluse dalla disciplina del TU bancario, in quanto non sono considerate come attività di prestazione di servizi di pagamento. 11
38. Le caratteristiche delle carte prepagate aperte hanno reso necessario
l’intervento di un’apposita disciplina di vigilanza a livello europeo e nazionale. Infatti, da un lato il potere d’acquisto incorporato in tali carte rappresenta per gli emittenti una forma di raccolta di fondi assimilabile, in qualche misura, ai depositi; dall’altro, le funzioni di pagamento e di trasferimento fondi che esse svolgono le rendono simili alla moneta tradizionale, con cui condividono la possibilità di circolazione in forma anonima. 12 Più precisamente, le carte prepagate aperte sono considerate come un “surrogato” in forma digitale di contante e, pertanto, ne deve essere garantita l’integrità finanziaria. 13 Devono essere altresì assicurate la stabilità e la solidità degli emittenti di tali carte al fine di evitare che il fallimento di un singolo provochi sfiducia in tale mezzo di pagamento.
La norme di vigilanza sulla moneta elettronica si pongono diversi obiettivi, fra
a) preservare l’integrità del sistema dei pagamenti al dettaglio;
b) fornire ai consumatori un’adeguata protezione contro il rischio di frodi, di pratiche ingannevoli, di perdite finanziarie o d’ingiustificate intrusioni nelle privacy;
c) incoraggiare lo sviluppo di un sistema di pagamenti efficiente, a basso rischio, a basso costo per i consumatori e le imprese;
d) agevolare la conduzione della politica monetaria;
e) mantenere inalterata la capacità delle autorità di prevenire e/o intercettare movimenti di fondi associati con attività criminali.
40. Altro elemento tipico della moneta elettronica, come puntualizzato nella
direttiva stessa, va rinvenuto nella circostanza per cui il valore dei fondi ricevuti dall’emittente “non sia inferiore al valore monetario emesso”. 15 In tal modo, viene tutelata non solo l’integrità patrimoniale dell’emittente, ma anche la funzione di
10 Le carte prepagate aperte, che al contrario delle chiuse soddisfano tale requisito, sono definite, pertanto, anche carte a spendibilità generalizzata (o multi-purpose prepaid cards).
11 Ciò è stato esplicitamente previsto dall’art. 4, comma 2, del D.M. del 6 luglio 1994 in base al quale “non rientrano
nella prestazione di servizi di pagamento l’attività di [
di carte prepagate utilizzabili esclusivamente presso lo stesso”.
12 Per una discussione sulla possibilità di equiparazione totale fra moneta elettronica e moneta legale si veda Troiano, 2001, p.13.
un surrogato elettronico di
generalmente destinato a effettuare
pagamenti elettronici di importo limitato”.
14 Cfr. Group of Ten, 1997, p.5.
15 Nel Regno Unito è stato mantenuta la definizione di moneta elettronica proposta nella direttiva in questione, ad eccezione di tale caratteristica. Pertanto, fra gli strumenti di moneta elettronica sono compresi anche quelli emessi a valori inferiori al valore monetario (e-money at a discount). Ciò al fine di evitare che questa modalità di emissione non sia sottratta dalla disciplina prevista dalla direttiva. Cfr. HM Treasury, 2001.
monete metalliche e banconote, memorizzato su un dispositivo elettronico [
emissione o gestione, da parte di un fornitore di beni e servizi,
13 Nel considerando 3 della direttiva 2000/46/CE, la moneta elettronica è considerata “ [
riserva di valore (e quindi di mezzo di pagamento) della moneta, evitando la creazione di moneta elettronica non bilanciata da moneta legale.
41. La ricezione di fondi connessa all’emissione di moneta elettronica costituisce
ricezione di depositi dal pubblico e risultano in un saldo a credito in un conto presso l’ente emittente. 16 Gli ammontari versati a fronte dell’emissione delle carte prepagate sono, pertanto, collocati in un conto tenuto dall’emittente e hanno un vincolo di destinazione, legato alla necessità di far fronte ai costi di gestione della carta e alle eventuali richieste di rimborso. Inoltre, viene confermato il principio che vieta agli istituti di concedere credito a fronte di tali fondi. 17
42. Nei paragrafi che seguono vengono descritti con maggiore dettaglio i profili normativi e regolamentari di maggiore interesse ai fini della presente indagine conoscitiva. Si tratta delle disposizioni che stabiliscono i requisiti soggettivi per l’emissione di carte prepagate, di quelle in materia di rimborsabilità e scadenza del credito residuo, delle disposizioni sulla trasparenza e a tutela del consumatore e di quelle a fini antiriciclaggio.
43. Le carte prepagate aperte possono essere emesse dagli “enti creditizi” così
come definiti dalla direttiva 2000/28/CE, articolo 1 punto 1, ossia dagli enti creditizi
tradizionali e dagli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL).
44. Gli enti creditizi tradizionali (banche e operatori postali) non necessitano di
una specifica autorizzazione per l’emissione di carte prepagate aperte, in quanto questa è assimilabile alla raccolta di risparmio ed è considerata attività bancaria. Tali operatori sono quindi automaticamente abilitati ad emettere e gestire carte prepagate aperte, essendo queste considerate come uno dei tanti mezzi di pagamento disponibili.
45. Per ciò che riguarda gli Istituti di Moneta Elettronica, questi sono definiti, nella
direttiva 2000/46/CE, come “qualsiasi impresa o altra persona giuridica diversa dagli enti creditizi [tradizionali] che emetta mezzi di pagamento in forma di moneta
elettronica” (art. 3, lettera a).
46. Al fine di “promuovere un armonioso sviluppo delle attività degli enti creditizi
in tutta la Comunità, in particolare per quanto riguarda l'emissione di moneta elettronica” (primo considerando della direttiva 2000/28/CE), l’attività degli IMEL è stata assimilata a quella degli enti creditizi, pur essendo i primi soggetti ad un regime
16 Cfr. considerando 8 della direttiva 2000/46/CE.
17 Troiano, 2001, p.21.
di vigilanza prudenziale separato e parzialmente semplificato. In particolare, la direttiva 2000/28/CE ha modificato la definizione di ente creditizio contenuta nella direttiva 2000/12/CE, includendo gli IMEL nel campo di applicazione delle disposizioni generali della prima e della seconda direttiva di coordinamento bancario (77/780/CE e 89/646/CE). 18 La scelta effettuata dal legislatore comunitario è stata, infatti, di porre gli IMEL, operanti sulla base di una specifica autorizzazione, su un piede di parità con gli enti creditizi tradizionali in relazione all’accesso all’attività. 19
47. In conclusione, vale rilevare che, sulla base della vigente direttiva comunitaria,
per lo svolgimento dell’attività di emissione di moneta elettronica si rende indispensabile, qualora non si tratti di istituti bancari o postali, la costituzione di una apposita società, l’IMEL. L’attività di tale società risulta, inoltre, assoggettata ad regime di vigilanza prudenziale il quale istituisce un sistema di garanzie articolato – sebbene meno stringente di quello previsto per gli enti creditizi – nel quale le disposizioni più rilevanti appaiono essere a) i requisiti relativi al capitale e ai fondi propri, che non devono mai essere inferiori a un milione di euro 20 , b) la limitazione agli investimenti 21 e c) la condizione di esclusività che vieta all’IMEL lo svolgimento di qualsiasi altra attività che non sia accessoria all’emissione di moneta elettronica.
48. In relazione a questo ultimo punto, si deve infatti ricordare che mentre il 4° co.
dell’art. 4 della menzionata direttiva 2000/46/CE vieta “alle persone o imprese che non sono enti creditizi secondo la definizione di cui all’art. 1, punto 1, primo comma, della direttiva 2000/12/CE [ vale a dire le banche e gli IMEL, NDR] di svolgere l’attività di emissione di moneta elettronica”, il 5° co. dello stesso articolo stabilisce che le attività degli IMEL non consistenti nell’emissione di moneta elettronica sono limitate alla prestazione di servizi finanziari e non finanziari strettamente correlati,
18 Si osserva che con tale equiparazione vengono soddisfatte le esigenze di politica monetaria, in quanto gli Istituti di Moneta Elettronica, analogamente agli enti creditizi, sono assoggettati agli obblighi di riserva e di segnalazione statistica previsti dal paragrafo 1 dello statuto del Sistema Europeo delle Banche Centrali.
19 Ciò risulta chiaramente dal secondo considerando della direttiva 2000/28/CE in base al quale “Onde evitare distorsioni della concorrenza tra emittenti moneta elettronica, anche per quanto riguarda l’applicazione di misure di
politica monetaria, è consigliabile che detti istituti, …, rientrino nel campo di applicazione della direttiva 2000/12/CE”. Cfr. anche comunicato stampa della CE in vista dell’introduzione delle due direttive sulla moneta elettronica, 29 luglio
20 Art. 4, 1° co. della dir. 2000/46/CE: ”Gli istituti di moneta elettronica devono avere un capitale iniziale, ai sensi dell’articolo 34, paragrafo 2, punti 1 e 2 della direttiva 2000/12/CE, non inferiore a un milione di EUR. Nonostante i paragrafi 2 e 3, i loro fondi propri, quali definiti dalla direttiva 2000/12/CE, non devono essere mai inferiori a tale importo”.
21 La direttiva 2000/46/CE stabilisce limiti molto dettagliati alle eventuali attività di investimento di detti enti. In particolare, l’art. 5, 1° co. individua tre sole tipologie di investimento, vale a dire voci dell’attivo alle quali è attribuita una ponderazione del rischio di credito pari a 0 e che sono sufficientemente liquide, depositi a vista presso enti creditizi appartenenti alla zona A ai sensi della direttiva 2000/12/CE e indine strumenti di debito che, non ricompresi nelle vosi dell’attivo di cui sopra, siano sufficientemente liquidi, riconosciuti dalle autorità competenti come voci qualificate ai sensi dell’art. 2, punto 12 della dir. 93/16/CEE e non emessi da imprese che abbiano partecipazioni qualificate nell’istituto di moneta elettronica o da imprese che debbano essere incluse nei conti consolidati delle suddette. Inoltre, seocondo l’art. 15, 2° co., gli investimenti in depositi a vista o in strumenti di debito non possono essere superiori a venti volte l’importo dei fondi propri dell’IMEL e sono soggetti a limitazioni altrettanto rigorose di quelle vigenti per gli enti creditizi in forza del titolo V, capo 2, sezione III della direttiva 2000/12/CE. Sostanzialmente, si definisce così
un obbligo per tali imprese di investire solo in attività ad alta liquidità e basso rischio.
come “la gestione di moneta elettronica attraverso lo svolgimento di funzioni operative o altre funzioni accessorie connesse…” oppure “la memorizzazione di dati su un dispositivo elettronico per conto di altre imprese o enti pubblici”. In ogni caso, “Gli istituti di moneta elettronica non debbono detenere partecipazioni in altre imprese, salvo che queste svolgano funzioni operative o altre funzioni accessorie riguardanti la moneta elettronica da essi emessa o distribuita”.
49. Ciò detto in relazione ai limiti di attività, alla disciplina di vigilanza applicabile
e al regime di esclusività di norma previsto per un IMEL regolarmente autorizzato, si deve peraltro osservare che la direttiva 2000/46/CE (art. 8, “deroghe”) conferisce esplicitamente alle autorità nazionali competenti anche la possibilità di concedere autorizzazioni ad operare dispensando il richiedente dal soddisfacimento di determinati o di tutti i requisiti previsti dalla direttiva e dall’applicazione della richiamata direttiva 2000/12/CE, sia pure in presenza di alcune predefinite condizioni che delimitano l’ambito di attività del richiedente stesso. 22
50. In particolare, perché le autorità possano autorizzare, sul solo mercato
nazionale, un operatore all’emissione di moneta elettronica in regime di deroga è necessario che:
• le attività dell’IMEL non generino passività finanziarie connesse alla moneta elettronica in circolazione che siano superiori, in media, ai 5 milioni di euro (e in nessun momento devono superare i 6 milioni di euro);
• la moneta elettronica emessa dall'istituto è accettata in pagamento solo da società controllate o da un numero limitato di imprese chiaramente individuate in base o alla loro ubicazione negli stessi luoghi o in un'altra area locale circoscritta o al loro stretto rapporto finanziario o commerciale con l'istituto emittente;
22 Si ricorda a tale riguardo il disposto integrale dell’art.8 della direttiva 2000/46/CE:
“1. Gli Stati membri possono consentire alle loro autorità competenti di dispensare gli istituti di moneta elettronica dall'applicazione di alcune o di tutte le disposizioni della presente direttiva e dall'applicazione della direttiva 2000/12/CE nei seguenti casi:
a) le attività complessive del tipo indicato all'articolo 1, paragrafo 3, lettera a), della presente direttiva dell'istituto
generano un importo complessivo di passività finanziarie connesse alla moneta elettronica in circolazione che di norma
non superi 5 milioni di EUR e in nessun momento superi 6 milioni di EUR; oppure
b) la moneta elettronica emessa dall'istituto è accettata in pagamento solo da controllate dell'istituto che svolgono
funzioni operative o altre funzioni accessorie connesse con la moneta elettronica emessa o distribuita dall'istituto, da
controllanti dell'istituto emittente e da altre controllate del controllante; oppure
c) la moneta elettronica emessa dall'istituto è accettata in pagamento solo da un numero limitato di imprese, che
possono chiaramente essere individuate in base: i) alla loro ubicazione negli stessi luoghi o in un'altra area locale circoscritta; oppure ii) al loro stretto rapporto finanziario o commerciale con l'istituto emittente, per esempio un sistema comune di commercializzazione o di distribuzione. Gli accordi contrattuali sottostanti devono prevedere che il portafoglio elettronico messo a disposizione del detentore per l'effettuazione dei pagamenti è soggetto a un limite di caricamento massimo di 150 EUR. 2. Un istituto di moneta elettronica al quale è stata concessa una deroga a norma del paragrafo 1 del presente articolo non beneficia delle disposizioni per il mutuo riconoscimento di cui alla direttiva 2000/12/CE. 3. Gli Stati membri esigono che tutti gli istituti di moneta elettronica ai quali è stata concessa una deroga dall'applicazione della presente direttiva e della direttiva 2000/12/CE riferiscano periodicamente sulle loro attività, indicando anche l'importo complessivo delle passività finanziarie relative alla moneta elettronica.”
• il portafoglio elettronico per l’effettuazione dei pagamenti sia soggetto ad un limite di caricamento massimo di 150 euro. L’IMEL autorizzato in deroga non beneficia delle disposizioni per il mutuo riconoscimento di cui alla direttiva 2000/12/CE e pertanto può operare soltanto all'interno dello Stato membro dove è stato autorizzato.
51. Vale notare che, alla fine del 2007, nel complesso degli Stati membri erano
stati autorizzati in deroga 127 IMEL, a fronte di solo 20 istituti autorizzati in senso stretto. In Italia, al contrario, non si registra la presenza di soggetti operanti in deroga, mentre – come si vedrà di seguito – risultano essere solo tre gli IMEL autorizzati dal regolatore con piena operatività.
52. Le richiamate direttive comunitarie in materia di IMEL sono state recepite
nell’ordinamento italiano attraverso la legge comunitaria del 2002 (cfr. L. 39/2002, artt. 55 e segg.) che modifica, introducendo il Titolo V-bis, il Testo Unico bancario. La legge tuttavia si limita a fornire le definizioni di Istituti di Moneta Elettronica e di moneta elettronica stessa, delegando alla Banca d’Italia la competenza di disciplinare l’autorizzazione all’attività di emissione della moneta elettronica e la vigilanza su tale attività, nonchè di definire “in conformità alla normativa comunitaria” i casi in cui gli Istituti di Moneta Elettronica sono esentati dall'applicazione delle disposizioni previste dal Titolo V-bis, ovvero di individuare i casi di “deroga” di cui all’art. 8 della direttiva 2000/46/CE.
53. Oltre alle citate direttive comunitarie e alla legge comunitaria, il quadro
regolamentare di riferimento sull’attività degli IMEL a livello nazionale è quindi
a) la delibera CICR del 4 marzo 2003 – Disciplina della trasparenza delle condizioni contrattuali delle operazioni e servizi bancari e finanziari (di attuazione del Titolo V bis del TU bancario);
b) il provvedimento della Banca d’Italia del 25 luglio 2003 – Disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi finanziari, in aggiornamento della circolare n. 229 del 21 aprile 1999;
c) la circolare della Banca d’Italia del 26 marzo 2004, n. 253 – Istruzioni di vigilanza per gli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL), aggiornata nei mesi di marzo e dicembre 2007.
54. Tale quadro regolamentare detta le disposizioni sull’attività degli IMEL che
riguardano l’autorizzazione preliminare all’emissione di moneta eletronica, i requisiti in materia di capitale iniziale e di fondi propri (compreso l’obbligo di investire solo in attività ad alta liquidità e basso rischio), le norme minime in materia di gestione
efficace e corretta, gli obblighi destinati a garantire un’amministrazione sana e prudente, la vigilanza prudenziale permanente.
55. Conformemente a quanto previsto dalle disposizioni comunitarie, il regime di
vigilanza previsto per tali imprese, pur essendo calibrato su quello vigente per il sistema bancario, risulta più semplificato. Ciò in quanto la loro operatività è limitata alla sola attività di emissione di moneta elettronica e ai servizi ad essa correlati, non offrendo l’intera gamma dei servizi bancari. In particolare, per detti istituti sono previsti requisiti patrimoniali minori rispetto a quelli imposti alle imprese bancarie, bilanciati da limiti più severi per gli investimenti. In tal modo vengono garantite condizioni di parità tra istituti e banche nello svolgimento di tale attività. 23
56. In base ai dati sulla struttura del sistema finanziario italiano riportati
nell’ultima Relazione annuale della Banca d’Italia, 24 gli IMEL attivi nel nostro paese alla fine del 2007 sono solo tre, le cui principali caratteristiche sono riportate nel Box
BOX 1.1 – IMEL ATTIVI IN ITALIA AL 2007
nato nel 2005, è il primo istituto di moneta elettronica italiano iscritto nell’apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia. CARTALIS, detenuto all’85% da Lis Lottomatica Italia Servizi e per il 15% da Sella Holding Banca, svolge attività di emissione di moneta elettronica, nonché le attività connesse e strumentali ed è anche participant member del gruppo VISA.
L’ISTITUTO DI MONETA ELETTRONICA EUROPEO SPA
società per azioni costituita il 27 luglio 2005, la cui totalità delle azioni è detenuta da Index Europea S.p.A.
autorizzato dalla Banca d'Italia con decreto del 29/5/2006, è principal member del circuito Mastercard per il quale emette carte prepagate. MOBILMAT è una società del Gruppo Finanziaria Italiana, a cui fanno riferimento anche le società: Finital, Finital Finanziaria, Finital Auto, Finital Informatica, Eunics, Eutelia, Bull Italia, Tolo, Foxair, Elit Toscana Elicotteri, Plug IT Cable, Simec.
23 Alcuni autori si sono interrogati sulla possibilità di considerare la ricezione dei fondi da parte degli istituti come un momento dell’attività di emissione di moneta elettronica oppure come un’attività autonoma ed equiparabile alla raccolta
di risparmio effettuata dalle banche. Dalla risposta a tale quesito dipende, ovviamente, la disciplina applicabile agli
istituti. Secondo Troiano “rientra nel perimetro ‘dell’attività di emissione’ la sola ricezione di fondi contestualmente scambiati in moneta elettronica. In tutti i casi nei quali non vi è contestualità tra ricezioni di fondi e loro tramutamento in moneta elettronica si avrà un’operatività posta al di fuori ‘dell’attività di emissione’, sebbene ad essa collegata, e qualificabile in termini di raccolta. L’estensione dell’art. 3 della direttiva 2000/12/CE consente di ritenere che, almeno in linea di principio gli ‘istituti’ possano procedere a raccolta di fondi tra il pubblico anche non in collegamento con l’attività di emissione. E ciò eventualmente per finanziare le attività accessorie consentite dallo ‘statuto comunitario’
(per esempio la memorizzazione di dati su un dispositivo elettronico per conto di altre imprese ed enti pubblici)” (cfr. Troiano, 2001, p. 25). In tale modo viene qualificata come raccolta di risparmio ai sensi della direttiva 2000/12/CE solo
la frazione di fondi degli istituti non cambiata in moneta elettronica e tale raccolta “potrà essere impiegata, salva
l’osservanza di eventuali obblighi di riserva, nelle attività, diverse da quella di emissione, che sono comunque consentite agli istituti” (cfr. Troiano, 2001, p. 27).
24 Cfr. Tavola 21.1 in Banca d’Italia, 2008, p.258.
Infine in Italia, oltre a istituti bancari e IMEL, può emettere carte prepagate
aperte anche Poste Italiane Spa, in virtù dell’articolo 2, commi 1 – punto c) – e 2, del
DPR n. 144 del 14 marzo 2001. A seguito dell’entrata in vigore del decreto stesso, Poste Italiane Spa è soggetta alla vigilanza di Banca d’Italia.
58. Per ciò che concerne la possibilità di operare in deroga, prevista dall’art. 8
della direttica 2000/46/CE, vale sottolineare che le condizioni individuate dalla Banca d’Italia per autorizzare IMEL “ad operatività limitata” (ovvero che, operando solo
all’interno del mercato nazionale, possano essere dispensati dall’applicazione di alcune o di tutte le disposizioni della direttiva 2000/46/CE o dall’applicazione della direttiva 200/12/CE, cfr. direttiva 2000/46/CE art. 8 punto 1 e § 50 supra) appaiono per alcuni versi il frutto di un’interpretazione alquanto restrittiva delle relative disposizioni comunitarie.
primo luogo, le istruzioni di vigilanza di BdI hanno limitato l’oggetto della deroga
capitale minimo iniziale, all’ammontare minimo del patrimonio di vigilanza, e alla
copertura del rischio di cambio e concentrazione dei rischi in relazione agli investimenti ammissibili 25 , non prevedendo quindi deroghe al regime di esclusività per l’operatività degli IMEL.
59. In secondo luogo, con riguardo ai requisiti soggettivi che devono rispettare gli
IMEL a operatività limitata 26 , che quindi possano beneficiare delle deroghe previste
di cui al punto precedente, la normativa italiana definisce per altro verso condizioni
più severe di quelle definite dalla corrispondente disciplina comunitaria.
In particolare, in relazione al secondo requisito per la deroga, prevista nel caso in cui
l’IMEL emetta moneta elettronica che possa essere accettata in pagamento solo da un numero limitato di imprese, si introduce un ulteriore limite che si cumula a quello dell’individuazione delle imprese interessate. È infatti prevista una soglia di 10 milioni di euro come valore massimo dell’importo medio della moneta elettronica immessa in circolazione dall’IMEL, spendibile presso imprese individuate in base: a)
25 “In deroga a quanto previsto in via generale per gli istituti di moneta elettronica, agli IMEL a operatività limitata non si applicano le disposizioni in materia di :
capitale minimo iniziale; per gli IMEL a operatività limitata il capitale minimo iniziale è stabilito in misura pari all’ammontare minimo previsto per la costituzione delle società pr azioni;
ammontare minimo del patrimonio di vigilanza di cui al Capitolo VII, Sezione I; resta ferma la regola in base alla quale il patrimonio di vigilanza non può essere, in nessun momento, inferiore al livello del capitale iniziale minimo richiesto per la costituzione dell’IMEL;
copertura del rischio di cambio e concentrazione del rischio prevista dal Capitolo VII, sezione III, par. 2. In
ogni caso, gli IMEL a operatività limitata adottano criteri di diversificazione degli investimenti in modo da assicurare una sana e prodente gestione dei fondi ricevuti a fronte della moneta elettronica emessa” (cfr. BdI, Istruzioni di vigilanza per gli Istituti di Moneta Eeletronica (IMEL), Circolare n. 253 del 26 marzo 2004, Capitolo X, art. 2).
26 La circolare BdI n. 253 del 24 marzo 2007 conferma in via generale il valore di 5 milioni di euro come limite massimo dell’importo medio di moneta elettronica che l’IMEL può mettere in circolazione e quello di 150 euro come limite massimo di caricamento della carta prepagata da parte di ciascun cliente dell’IMEL. Si chiarisce, inoltre, che “il limite di 5 milioni di euro è calcolato quale media, riferita a un anno solare, dell’importo di moneta elettronica in circolazione alla fine di ciascuna giornata” (cfr. BdI, Circolare n. 253, cit., Capitolo X, art. 1, punto 1).
alla loro ubicazione in un’area locale circoscritta, con una elencazione esemplificativa – che non si ritrova al contrario nella norma comunitaria – di un edificio, un centro commerciale, un aeroporto, un centro commerciale; b) al loro stretto rapporto finanziario o commerciale con l’IMEL, come ad esempio un sistema comune di commercializzazione o di distribuzione (cfr. Circolare BdI n. 253, cit., Capitolo X, art. 1, punto 3). Come già richiamato, ad oggi non risultano in Italia IMEL autorizzati in deroga.
60. Come sopra ricordato, attraverso le carte prepagate aperte i consumatori
anticipano una somma monetaria a fronte di beni e servizi di cui godranno in un periodo successivo. Le carte prepagate aperte sono dunque una riserva di valore e un mezzo di pagamento. Dal momento poi che l’anticipo della somma monetaria può essere realizzato da un soggetto terzo rispetto a colui che ne beneficerà, le carte prepagate sono anche uno strumento di trasferimento fondi. Tali funzioni possono essere svolte anche attraverso il tradizionale conto corrente bancario o postale e strumenti ad esso collegati quali bancomat e carte di credito ma con differenze significative.
61. In primo luogo, sia la carta di credito che il bancomat non costituiscono
strumenti di prelievo e/o pagamento autonomi in quanto necessariamente collegati ad un conto corrente bancario o postale. In secondo luogo, esistono notevoli differenze tra lo schema di funzionamento del conto corrente e quello delle carte prepagate. La Figura 1.1 e la Figura 1.2 offrono un confronto tra lo schema di funzionamento del conto corrente e quello della carta prepagata aperta.
62. Dalle figure si può agevolmente desumere che il conto corrente bancario
svolge le funzioni di strumento di pagamento e di mezzo per il prelievo di contante sia direttamente sia mediante le carte di credito e il bancomat ad esso collegati. Il trasferimento di fondi può essere realizzato tra due conti correnti attraverso un bonifico. La carta prepagata rappresenta viceversa lo strumento mediante il quale è possibile effettuare direttamente le operazioni di pagamento e di prelievo. Per quanto riguarda la funzione di trasferimento di fondi essa si realizza solo quando la ricarica della carta prepagata avviene per mezzo di un versamento da parte di un terzo.
FIGURA 1.1 – SCHEMA DI FUNZIONAMENTO DEL CONTO CORRENTE BANCARIO E POSTALE
Pagamenti finali e prelievi
FIGURA 1.2 – SCHEMA DI FUNZIONAMENTO DELLE CARTE PREPAGATE RICARICABILI BANCARIE E POSTALI
Cash, Conto corrente, Bancomat e/o Carte di credito propri
Cash, Conto corrente, Bancomat e/o Carte di credito di terzi
63. In aggiunta alle diversità tecniche tra carte prepagate e conto corrente, le carte
prepagate presentano importanti specificità che le rendono ‘preferibili’ da determinate categorie di utenti e/o per esigenze particolari. In primo luogo, le carte prepagate sono utilizzate da segmenti di clientela non bancarizzati quali, ad esempio, i giovani, gli immigrati o coloro che, per diverse ragioni, possono avere difficoltà ad aprire un conto corrente. 27 In secondo luogo, tali carte possono essere acquistate dalla generalità della clientela (bancarizzata e non) per transazioni percepite come non standard e/o più rischiose, ad esempio derivanti da acquisti su Internet, o compiute durante la permanenza, per motivi turistici o lavorativi, in paesi ad alto rischio di furto, etc.
27 Cfr. verbale in forma sintetica dell’audizione dei rappresentanti di Unicredit Banca, 31 ottobre 2007.
64. La direttiva 2000/46/CE prevede esplicitamente la rimborsabilità del credito
residuo, al fine di garantire la fiducia dell’utenza in questo particolare mezzo di pagamento. 28 Più precisamente, il detentore di uno strumento di pagamento
elettronico prepagato può “
rimborso al valore nominale in monete metalliche e banconote o mediante versamento su un conto corrente senza altre spese che non siano quelle strettamente necessarie per l’esecuzione dell’operazione” (art. 3, comma 1).
durante il periodo di validità, esigere dall’emittente il
65. La garanzia di rimborsabilità costituisce un principio fondamentale della
disciplina comunitaria relativa alla moneta elettronica che vale nei confronti di tutti i soggetti emittenti, comprese le banche, per le quali tale principio è previsto dalla
direttiva 2000/12/CE.
66. La disposizione comunitaria è stata recepita nel TU bancario in base al quale
corrispondendo all’emittente
” (art. 114 bis,
comma 3, D.Lgs. 385/1993).
le spese strettamente necessarie per l’effettuazione dell’operazione
rimborso al valore nominale della moneta elettronica
“il detentore di moneta elettronica ha il diritto di richiedere all’emittente
67. Sulla possibilità di rimborso della moneta elettronica si era espressa
per preservare la funzione di
unità di conto della moneta, per mantenere la stabilità dei prezzi evitando l’emissione incontrollata di moneta elettronica, nonché per salvaguardare sia la possibilità di controllo delle condizioni di liquidità sia i tassi di interesse a breve termine fissati dal SEBC”. 29 Nella direttiva 2000/46/CE, invece, la possibilità di rimborso è legata soprattutto alle esigenze di tutela degli utilizzatori, in quanto essenziale per “garantire la fiducia del detentore” in tali mezzi di pagamento. 30 Infatti, se con il caricamento della carta prepagata viene scambiata moneta legale con moneta elettronica, è necessario che sia garantita la possibilità di effettuare l’operazione inversa.
favorevolmente la BCE che la riteneva necessaria, “
68. La vigente normativa prevede una commissione per il rimborso del credito
residuo che deve essere correlata ai costi sostenuti dall’emittente per effettuare tale operazione. Ciò si evince sia dal contenuto dell’art. 3 comma 1 sopra riportato, sia dal successivo comma 2, del medesimo articolo, dove è anche previsto che “il contratto deve contenere indicazioni chiare sulle condizioni di rimborso”. Secondo la direttiva comunitaria appena citata, il rimborso del credito residuo può essere escluso per importi fino a 10 euro. In Italia, tale limite è stato ridotto a 5 euro
28 Troiano, 2001, p.14.
29 Parere della BCE del 18 gennaio 1999, punto n.19.
30 Cfr. considerando 9 della direttiva 2000/46/CE.
dalla circolare BdI n.253/04 e, pertanto, solo al di sotto di tale limite è facoltà dell’emittente rimborsare o meno il credito residuo.
69. Quanto all’indicazione della scadenza, non ci sono riferimenti normativi e
quindi sono le imprese emittenti che stabiliscono liberamente tale parametro.
70. Già a partire dal 1997 la Commissione europea ha voluto definire un quadro
regolamentare certo che potesse garantire condizioni di trasparenza nell’utilizzo dei
vari strumenti di pagamento elettronici che si stavano diffondendo nella Comunità. Al riguardo, la raccomandazione 97/489/CE 31 relativa ai diversi mezzi di pagamento elettronico, precisava che in tale categoria sono ricompresi “gli strumenti di moneta elettronica ricaricabili aventi forma di carte con valore immagazzinato e di memorie ”
tali strumenti “date le loro caratteristiche ed in particolare il potenziale
(terzo considerando) e sottolineava che
di elaboratori elettronici collegati in rete
collegamento al conto del titolare, sono quelli per i quali l'esigenza di tutela del cliente è più sentita”. La raccomandazione rimarcava la necessità di garantire condizioni di trasparenza, 32
in vista dell’avvento della società dell’informazione e del commercio elettronico,
anche al fine di “promuovere la fiducia dei clienti e l’accettazione dei dettaglianti riguardo agli strumenti in questione” (quarto considerando).
71. Secondo la raccomandazione comunitaria, la trasparenza poteva quindi essere
assicurata mediante la fissazione di un quadro di norme in base alle quali definire le relazioni tra acquirenti, enti emittenti e imprese accettanti gli strumenti di pagamento
elettronico, la portata degli obblighi e delle responsabilità delle diverse parti intervenienti in questa tipologia di transazioni; la trasparenza delle condizioni relative alle operazioni effettuate, ecc. In definitiva, i Paesi membri avrebbero dovuto dotarsi
di “norme minime necessarie per garantire un adeguato livello di informazione alla
clientela dopo la conclusione di un contratto e dopo l’esecuzione di operazioni per mezzo di uno strumento di pagamento, comprese le informazioni sugli oneri imposti e sui tassi di cambio e di interesse applicati” (quinto considerando).
72. In Italia, la disciplina della trasparenza è contenuta nel D.Lgs. 385/1993 (TU
bancario), oltre che nella deliberazione del CICR del 4 marzo 2003 e nel provvedimento Banca d’Italia del 25 luglio 2003 precedentemente citati. In base alla vigente regolamentazione, applicata anche agli Istituti di Moneta Elettronica, la disciplina sulla trasparenza ha come obiettivo di “rendere noti ai clienti gli elementi
essenziali del rapporto contrattuale e le loro variazioni e di promuovere e
31 Pubblicata in GU C 208 del 02/08/1997, p. 52.
32 Cfr. anche Group of Ten, 1997.
salvaguardare la concorrenza nel mercato finanziario” (provvedimento della Banca d’Italia del 25 luglio 2003, Disposizioni di carattere generale). Tali informazioni devono essere “rese alla clientela, con modalità adeguate alla forma di comunicazione utilizzata, in modo chiaro ed esauriente, avuto riguardo alle caratteristiche dei rapporti e dei destinatari” (art. 2 della Delibera del CICR del 4 marzo 2003).
73. Con riguardo alle problematiche connesse al riciclaggio di denaro proveniente
da attività illecite o alla possibilità di finanziamento del terrorismo, queste sono connesse principalmente alla funzione di trasferimento fondi, in particolare mediante
l’utilizzo di carte anonime, ossia quelle del tipo “usa e getta”.
A questo riguardo, si rileva che, sulla base delle informazioni acquisite, l’utilizzo
delle carte prepagate aperte come strumento di trasferimento di fondi è sempre più diffuso specialmente se, per varie ragioni, i titolari si trovano nell’impossibilità di aprire conti correnti. Si può ricordare, ad esempio, il loro utilizzo da parte di immigrati; oppure il trasferimento di fondi su carte prepagate intestate a soggetti terzi, come ad esempio imprese operanti nel turismo, a titolo di versamento anticipato per prenotazione di soggiorni; ecc
74. L’attività degli IMEL è soggetta a tre direttive comunitarie sulla prevenzione
dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite.
Si tratta della direttiva 91/308/CE, della direttiva 2001/97/CE – recante modifica
della direttiva 91/308/CE – recepita in Italia con il D.Lgs. 56/2004, e della direttiva
2005/60/CE, ancora in fase di recepimento in Italia. 33
75. Con il recepimento della prima direttiva comunitaria – la 91/308/CE – ogni
Stato membro si è dovuto dotare di una disciplina interna, con la quale sono stati previsti degli obblighi a carico degli enti creditizi e delle banche relativi all’accertamento dell’identità dei clienti, alla conservazione di copie dei documenti
d’identità per un certo numero di anni dopo la cessazione dei rapporti contrattuali, alla richiesta di pezze giustificative e di registrazioni delle operazioni effettuate. L’equiparazione degli Istituti di Moneta Elettronica agli enti creditizi ha determinato
il loro assoggettamento alle direttive antiriciclaggio. Nel D.Lgs. 56/2004 di
attuazione della seconda direttiva – la 2001/97/CE – è infatti previsto che gli obblighi
di identificazione e di conservazione delle informazioni sui clienti e sulle operazioni
effettuate sono a carico, tra l’altro, delle banche, di Poste e degli IMEL. Nella terza direttiva sul riciclaggio – la 2005/60/CE, ancora in fase di recepimento in Italia – è stata riconosciuta la necessità di adottare misure di coordinamento a livello comunitario e internazionale, ritenendo che misure solo nazionali hanno effetti limitati. Inoltre, è stata sottolineata la necessità di introdurre disposizioni più specifiche e dettagliate, rispetto a quelle previste nella prima direttiva,
33 Sullo stesso tema vedi anche il parere UIC del 15 dicembre 2000 - Applicazione normativa antiriciclicaggio.
sull’identificazione e la verifica dell’identità del cliente e dell’eventuale titolare effettivo, in conformità con i nuovi standard internazionali.
76. Si deve infine ricordare il regolamento comunitario 1781 del 15 novembre
2006 che prevede l’obbligo per tutti i prestatori di servizi di pagamento di avere i dati identificativi completi dei clienti che si avvalgono dei servizi di trasferimento fondi. 34 Tuttavia, il regolamento rimanda alla terza direttiva sul riciclaggio, la quale dà facoltà agli Stati membri di derogare agli obblighi di tenuta di dati informativi della clientela in diversi casi, fra cui anche nel caso della moneta elettronica (art. 11). Pertanto, il regolamento potrebbe non essere applicato nel caso di trasferimenti di fondi effettuati con moneta elettronica coperti dalla suddetta deroga, tranne nel caso in cui l’importo della transazione superi i 2.500 euro (per i dispositivi ricaricabili). 35
77. Le carte prepagate emesse in Italia presentano un meccanismo di
funzionamento per la regolazione della transazione analogo a quello delle carte di debito o di credito. Un esercente che riceva un pagamento tramite carta prepagata dovrà infatti attendere l’autorizzazione dal proprio POS, non essendo l’importo prepagato visualizzabile dalla carta. Una volta ricevuta l’autorizzazione (che presuppone la verifica della “bontà” della carta e della disponibilità di prepagato sufficiente per effettuare il pagamento) avverrà la transazione.
78. Le carte prepagate si distinguono altresì in funzione del circuito che utilizzano,
potendosi appoggiare su circuiti esterni o su circuiti proprietari. Nel primo caso, i circuiti tradizionalmente disponibili sono quelli utilizzati anche per le carte di debito, ovvero il circuito Visa Electron di Visa, il circuito Maestro di Mastercard, il circuito Pagobancomat, ecc. Di norma, per questi circuiti si parla di sistemi ‘a quattro parti’ in cui cioè sono coinvolti quattro soggetti: il titolare della carta, la banca che emette e colloca la carta (banca issuer, rappresentata dall’insieme delle due banche racchiuse nel cerchio nello schema di funzionamento del circuito riportato in Figura 1.3), l’esercente e la banca che ha effettuato il convenzionamento con l’esercente (banca acquirer dell’esercente).
79. Per utilizzare un circuito esterno l’issuer deve avere un rapporto di affiliazione
con lo stesso, seguirne le regole in termini di modalità operative, commissioni da pagare, ecc. L’affiliazione ad un circuito è necessaria per poter inserire sulla carta il logo del circuito stesso. Si parla in questo caso di affiliate o participant member.
L’affiliazione al circuito non è obbligatoria nel caso in cui la banca voglia emettere e
34 L’art. 4 del suddetto regolamento prevede che il prestatore di servizi di pagamento sia tenuto ad avere dall’ordinante il nome, il cognome, l’indirizzo e il numero del conto; il numero di conto può essere sostituto con un codice unico di identificazione, tale da consentire di fare risalire la transazione al suo ordinante. 35 Le carte prepagate che possono essere emesse mantenendo l’anonimato devono essere non ricaricabili e sono avvalorabili fino ad un massimo di 500 euro.
collocare carte anonime. Qualora la grafica della carta riporti anche il logo dell’azienda è necessario sottoscrivere un accordo di co-branding. In tal modo, le carte prepagate aperte sono accettate dai diversi punti vendita che aderiscono al circuito di pagamento.
80. I circuiti proprietari sono creati dalla stessa banca emittente e sono
generalmente chiusi, nel senso che le carte possono operare solo su un limitato numero di punti vendita, con cui la banca stessa ha stipulato le convenzioni. Se la banca emittente svolge anche l’attività di acquirer 36 si parla di transazioni on us, in quanto nella transazione viene coinvolto solo il circuito proprietario. Nel mondo delle
carte prepagate può succedere che, soprattutto per questioni operative, anche le transazioni on us vengano gestite in circolarità.
81. A seguito dell’avvenuta transazione l’ammontare versato dal titolare della
carta viene tenuto in sospeso e, a fine giornata, vi è un’attività di clearing tra la banca acquirer e la banca issuer. Con la ricezione della transazione nel flusso di clearing la
banca emittente può trasformare l’operazione “sospesa” in addebito sulla carta. Infine, vi è un’attività di settlement, a seguito della quale l’importo della transazione viene effettivamente trasferito dalla banca issuer alla banca acquirer.
82. La Figura 1.3 illustra il funzionamento del circuito delle carte prepagate aperte
nel caso di schema ‘a quattro parti’ in relazione alla definizione delle commissioni applicabili. Secondo lo schema illustrato, il consumatore effettua, presso un esercente abilitato al pagamento con POS l’acquisto di un bene del valore di 100 euro utilizzando la propria tessera prepagata. Per questa operazione il consumatore non sopporta alcun costo aggiuntivo. 37 Successivamente, la banca issuer trasferisce alla banca acquirer la somma pagata dal consumatore, al netto di una commissione di sconto, detta commissione d’interscambio o interbancaria (interchange fee), che è stabilita come percentuale del fatturato (nell’esempio proposto, l’1%). A sua volta, la banca acquirer effettua una transazione a favore dell’esercente, con cui ha stabilito la convenzione per l’utilizzo dei propri POS, pari all’importo dell’acquisto del consumatore decurtato di una commissione per l’utilizzo della carta (nell’esempio proposto, pari al 2%).
36 Nel caso in cui l’istituto svolge sia il ruolo di issuer che di acquirer lo schema del circuito si dice ‘a tre parti’. 37 Come vedremo in seguito, tuttavia, la banca issuer può fissare a carico del titolare della carta il pagamento di commissioni per altri servizi specifici, quali ad esempio il rilascio e la ricarica della carta e il prelievo di contante.
FIGURA 1.3 – FLUSSI E COMMISSIONI IN UNA TRANSAZIONE CON CARTA PREPAGATA
dell’interchange fee
Imputata e quindi
prelevata dalla carta
Acquisto con carta prepagata
di un bene del valore di €100
83. Il trasferimento della somma avviene tramite il circuito il quale, però, non
beneficia della somma in questione. In ogni caso, è il circuito che determina la misura dell’interchange fee, pur non percependola, secondo proprie logiche. I circuiti invece
incassano le commissioni di affiliazione. Ovviamente nei casi di circuiti proprietari, ovvero nel caso di transazioni on us, nei quali la banca agisce contestualmente come issuer e acquirer, l’interchange fee non è applicabile.
84. Nel caso in cui il soggetto issuer sia distinto dal soggetto collocatore (così
come rappresentato in Figura 1.3 senza il cerchio rosso), il primo incassa, oltre all’interchange fee, alcuni corrispettivi dalle banche collocatrici e in particolare:
a) un corrispettivo per la produzione e la gestione di ciascuna carta emessa;
b) le commissioni per l’utilizzo della carta (che la banca collocatrice ribalta in genere al cliente finale), come, ad esempio, le commissioni per le ricariche, per pagamenti su POS, prelievi da ATM, etc.
Tra le uscite del soggetto issuer vi sono i costi di produzione della carta, i costi di utilizzo (processing) e le commissioni passive, tra cui quella di affiliazione al circuito come principal member. A loro volta le banche collocatrici incassano le commissioni di acquisto e di utilizzo della carta pagate dai clienti mentre fra i costi che sostengono vi sono le somme versate alla banca emittente a fronte delle attività connesse all’emissione e gestione della carta e le commissioni di affiliazione al circuito.
85. Con riferimento allo sviluppo dello strumento carta prepagata aperta nel
mercato italiano 38 , in aggiunta ai dati sullo stock di carte in circolazione, riportati nella Tavola 1.2, che evidenziano una rapida diffusione negli ultimi anni di questo
strumento, informazioni sulla distribuzione delle quote di mercato detenute dai diversi operatori attivi nel segmento delle carte prepagate aperte ricaricabili sono contenute nell’indagine di Databank relativa alle carte di pagamento (Databank,
Da questo studio emerge una struttura di mercato altamente concentrata: pur avendo fatto il suo ingresso a fine 2003, Poste Italiane Spa occupa una forte posizione di leadership con una quota prossima al 60% dell’intero segmento (Tavola 1.3). Il secondo e terzo operatore, Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena, detengono quote di mercato inferiori al 10%. Solo altri tre istituti – Capitalia, Banco Popolare e Unicredit Banca – hanno quote superiori al 2%. Del tutto marginale, quindi, il peso degli altri operatori la cui presenza risulta sotto tale soglia.
TAVOLA 1.3 – CARTE PREPAGATE: DIFFUSIONE E QUOTE DI MERCATO PER OPERATORE. ANNI
Poste Italiane Intesa SanPaolo * Banca Monte dei Paschi di Siena Capitalia ** Banco Popolare Unicredit Banca Banca Nazionale del Lavoro Banca Popolare dell'Emilia Romagna Banac Popolare di Milano UBI Banca Banca Carige Banca Fineco Banca delle Marche Credito Emiliano Cassa di Risparmio di Bolzano Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza Altri Operatori
1.702.807
2.655.645
3.589.005
* stima ** riferito a Banca di Roma, Banco di Sicilia e Bipop-Carire
Fonte: Databank, 2008.
38 In questo capitolo, come anche nel resto dell’indagine, l’espressione “mercato” viene utilizzata in modo descrittivo, senza dunque attribuirgli alcuna valenza ai fini dell’individuazione di mercati antitrust.
Si noti, tuttavia, che, rappresentando uno strumento di pagamento di recente introduzione, i dati a disposizione sulle caratteristiche delle carte prepagate emesse dagli istituti bancari e da Poste e sul loro utilizzo da parte dei consumatori sono pochi e scarsamente dettagliati.
86. Nell’ambito di questa indagine conoscitiva è parso, dunque utile effettuare una
rilevazione campionaria sulle carte prepagate aperte al fine di individuarne le principali caratteristiche distintive rispetto alle altre carte di pagamento. In particolare, nella presente indagine si è svolta un’analisi dei principali motivi di diffusione delle carte prepagate, del loro posizionamento all’interno del sistema dei tradizionali circuiti di pagamento, delle condizioni economiche di offerta, della redditività delle attività di emissione e collocamento di questo strumento per gli istituti bancari e postale e, infine, del loro costo di utilizzo per il consumatore. La rilevazione è stata condotta su un totale di 33 istituti bancari più Poste Italiane Spa (Tavola 1.4) con riferimento all’anno 2006.
87. Sulla base dei dati riportati da Databank sulla distribuzione delle quote di
mercato per le carte prepagate bancarie e postali, 39 gli istituti selezionati nel nostro campione detengono, alla fine del 2006, una quota complessiva di mercato pari al 80,9%. Le informazioni necessarie sono state raccolte mediante l’invio di un
questionario (in allegato).
TAVOLA 1.4 – ISTITUTI BANCARI E POSTALI COMPLESSIVI, INCLUSI NEL CAMPIONE, TASSO DI RAPPRESENTATIVITÀ DEL CAMPIONE, RISPONDENTI, TASSO DI RISPOSTA E TASSO DI RAPPRESENTATIVITÀ DEI RISPONDENTI
campione*
rispondenti*
* Le quote di mercato sono calcolate sulla base dei dati sulla distribuzione delle quote di mercato per le carte prepagate bancarie e postali al 31 dicembre 2006 riportati in Databank (2007). Essendo la distribuzione riportata da Databank troncata (gli istituti minori sono raggruppati nella classe residuale “altri operatori”), i valori relativi alla rappresentatività del campione della presente indagine sono da considerarsi approssimati. Fonte: elaborazioni AGCM su dati raccolti nel corso dell’indagine.
Alla chiusura della fase di rilevazione, i rispondenti sono stati 24. Essendo presenti tra questi tutti gli istituti più importanti in termini di quote di mercato, il tasso di rappresentatività delle risposte ottenute è pari al 79,1%.
39 Per il calcolo della rappresentatività del campione usato nella presente indagine, si è fatto riferimento alle quote di mercato calcolate da Databank sullo stock di carte in circolazione al 31 dicembre 2006. Cfr. Tabella 30 in Databank, 2007, p.94 (qui riportati nella colonna 2006 della Tavola 1.3).
I dati che verranno qui di seguito riportati si riferiscono ai soli operatori rilevati nel corso dell’indagine. Non è stato dunque effettuato alcun riproporzionamento al totale della popolazione.
88. I risultati della rilevazione sono in linea con le conclusioni dell’indagine della
Banca d’Italia (riportati nella Tavola 1.2): con riferimento al campione di banche che hanno risposto al questionario, le carte prepagate in circolazione in Italia alla fine del
2006 risultano 4,8 milioni circa, in forte aumento (69%) rispetto al valore registrato alla fine del 2005, quando esse erano 2,8 milioni. Lo stock di prepagate è costitutito per poco meno di 3,9 milioni da carte nominative ricaricabili 40 e per il restante (poco più di 900 mila) da carte al portatore non ricaricabili (“usa e getta”). Senza dubbio, tale crescita trae beneficio dal più generale diffondersi dei sistemi di pagamento elettronici evidenziato dalla Tavola 1.1.
89. Dalla rilevazione emerge che le carte prepagate sono utilizzate dai possessori
più come strumenti di pagamento che come mezzi per il prelievo di contante (cioè come riserva di valore). Nel 2006 si sono registrate più di 25 milioni di operazioni di pagamento con carte prepagate presso POS o su Internet, a fronte di circa 12,4 milioni di prelievi presso ATM (sia on us che in circolarità). La situazione si capovolge se si considera l’importo medio di queste due operazioni: la transazione media effettuata con carta prepagata ammonta a circa 60 euro, indipendentemente dal fatto che il pagamento sia su POS o via Internet; in media, invece, la carta è usata per prelevare circa 97 euro presso gli sportelli automatici della propria banca (circa 105 euro presso quelli degli altri istituti). Il maggior ammontare dei prelievi trova giustificazione nel fatto che la provvista di danaro nelle carte prepagate avviene a titolo oneroso, pagando un’apposita commissione per il servizio di ricarica.
90. Tra le ragioni del successo ottenuto dalle carte prepagate c’è la maggiore
sicurezza e tutela nelle transazioni elettroniche, indicata da 21 operatori del settore su 24 (Figura 1.4).
40 Si deve notare che tale dato risulta inferiore di circa 500 mila unità rispetto a quello fornito dalla Banca d’Italia per l’anno 2006. Questo scostamento è dovuto al fatto che la rilevazione condotta in questa indagine ha carattere campionario, non avendo incluso – in termini di quote di mercato – circa un quinto degli operatori presenti nel segmento delle carte prepagate (Tavola 1.4).
FIGURA 1.4 – PRINCIPALI FATTORI DI SUCCESSO DELLE CARTE PREPAGATE. ANNO 2006
flussi spesa
91. Un uguale numero di rispondenti segnala, inoltre, che la diffusione della carta è
dovuta anche al fatto che essa consente un maggiore controllo dei flussi di spesa rispetto agli altri strumenti di pagamento, in particolar modo le carte di debito e quelle di credito. In merito a quest’ultima affermazione, è necessaria tuttavia una precisazione. Quasi tutti gli istituti hanno dichiarato, infatti, di non prevedere l’invio al titolare della carta di un estratto conto contenente il riepilogo dei movimenti effettuati. Il più elevato controllo dei flussi di spesa, quindi, è legato al fatto che l’ammontare massimo prelevabile e/o spendibile attraverso la carta è determinato del saldo disponibile sulla tessera e non certo dalla maggiore quantità di informazioni a disposizione del consumatore relative all’utilizzo della carta. La carta, infine, risulta essere, secondo 15 intervistati, uno strumento vantaggioso per effettuare il trasferimento di fondi e, in misura minore, per la riduzione dei costi di transazione (elemento indicato come molto importante per il successo della carta dalla metà dei rispondenti).
92. Le carte nominative ricaricabili rappresentano poco più dell’80% del totale
delle carte prepagate in circolazione nel 2006 (Figura 1.5), mentre il restante 20% è rappresentato da carte non ricaricabili al portatore.
FIGURA 1.5 – CARTE PREPAGATE AL PORTATORE E CARTE PREPAGATE RICARICABILI. ANNO
'usa&getta'
93. Le carte prepagate non ricaricabili in circolazione alla fine del 2006 erano
951.277, in forte aumento (80,8%) rispetto al valore registrato al termine del 2005 (526.224). Più misurata la crescita dell’ammontare caricato sul totale delle carte al portatore (monte moneta elettronico): al 31 dicembre 2006 esso risultava di poco superiore ai 50 milioni di euro, in aumento del 53,6% rispetto al valore fatto registrare nel 2005. Di conseguenza, diminuisce il taglio medio della carta prepagata non ricaricabile acquistato dai consumatori: in media, da un taglio di 64 euro nel 2005 si scende ai 55 euro del 2006. Si rileva uniformità nel taglio minimo e in quello massimo delle carte al portatore presenti sul mercato italiano: tutti gli istituti attivi in questo segmento del mercato hanno adeguato il taglio più alto del proprio prodotto all’importo massimo (500 euro) fissato dalla normativa sulla sicurezza; il taglio minimo, invece, è rappresentato, in tutti i casi tranne uno, da una tessera di 50 euro. Tra questi due valori limite, tutti gli istituti offrono carte prepagate “usa e getta” di una grande varietà di importi.
94. Il principale canale di acquisto della carta prepagata al portatore è lo sportello
(bancario o postale). In un solo caso, è possibile ottenere la carta presso le ricevitorie
Sisal. La durata delle carte in 3 casi su 5 è pari a tre anni. Secondo quanto indicato nelle
risposte al questionario, tale limite è dovuto a motivazioni di carattere tecnico, legate
al deperimento del supporto plastico delle carte. A volte sono anche le disposizioni
impartite dal circuito internazionale a cui la carta prepagata aderisce che impongono
di fissare una determinata scadenza.
In conformità alla direttiva comunitaria, 41 tutti gli istituti prevedono, infine, la possibilità per il consumatore di ottenere il rimborso del credito residuo sia alla scadenza sia durante il periodo di validità della tessera.
95. Nel 2006 il totale delle operazioni effettuato con le carte prepagate non
ricaricabili è stato pari a 1,2 milioni circa, per un controvalore di più di 137 milioni di
euro. Pesando per il numero di operazioni effettuate con le diverse carte “usa e getta” esistenti nel mercato dei pagamenti elettronici, ciò equivale ad un importo medio per operazione di circa 120 euro. La giacenza media di moneta elettronica contenuta in una carta prepagata non ricaricabile è risultata essere, nel corso del 2006, pari a 45 euro.
96. Significativamente maggiore è l’ammontare di carte prepagate ricaricabili in
circolazione nel nostro paese. Alla fine del 2006, lo stock di carte nominative è risultato pari a 3,9 milioni, con un incremento del 66% rispetto al valore del 2005. Come per le carte non ricaricabili, la crescita del monte moneta caricato nelle carte nominative è risultata più modesta, facendo registrare un aumento del 48% (si è passati dai 272 milioni di euro del 2005 ai 403 milioni di euro del 2006). Pertanto, alla fine del 2006 la quantità media di moneta nelle carte ricaricabili è scesa a poco più di 100 euro, dai 116 del 2005.
97. Le carte prepagate ricaricabili solo acquistabili presso tutti gli sportelli degli
istituti collocatori. Solamente in 4 casi, invece, si può sottoscrivere una carta prepagata utilizzando Internet. Tale rete al contrario rappresenta un canale spesso consentito per effettuare la ricarica della carta. In 5 casi soltanto, infatti, la banca non permette ai titolari di carte prepagate di caricare moneta sulla propria tessera attraverso l’home banking o il trasferimento di fondi da una carta di debito o di credito su Internet. Si noti, tuttavia, come il servizio di ricarica tramite Internet può presentare delle restrizioni come, ad esempio, l’apertura di un conto corrente presso l’emittente. L’utilizzo delle più tradizionali carte di pagamento permette inoltre, in 20 casi su 24, di ricaricare la carta prepagata agli sportelli automatici. La metà delle carte analizzate può essere ricaricata attraverso canali alternativi a quelli bancari tradizionali: le ricevitorie Sisal e il call center rappresentano i mezzi di ricarica previsti da più istituti. Scarso risulta, infine, il collegamento tra le diverse banche in relazione all’attività di ricarica di una carta nominativa: solamente 5 istituti consentono di ricaricare la tessera elettronica utilizzando gli sportelli di un altro istituto. Più diffusa è la possibilità di avvalersi del network di banche se il canale utilizzato è lo sportello automatico: in questo caso, 12 operatori danno la possibilità di effettuare operazioni di ricarica in circolarità servendosi dei circuiti ATM.
98. A differenza delle carte “usa e getta”, per le carte nominative il legislatore non
fissa un limite massimo né per l’iniziale accredito sulla carta al momento della
41 Cfr. art. 3, comma 1, direttiva 2000/46/CE.
sottoscrizione né per le successive ricariche. Pertanto, i valori soglia di accredito e ricarica variano considerevolmente da banca a banca. La maggior parte delle carte prevede un valore massimo di accredito e di ricarica compreso tra 2.000 e 4.999 euro (Tavola 1.5). Consistente è anche il numero di banche che fissano per i propri prodotti prepagati tagli più bassi di 2.000 euro, soprattutto per le operazioni di ricarica. In pochi casi, al contrario, le carte sono pensate per contenere importi superiori ai 5.000 euro.
TAVOLA 1.5 – NUMERO DI CARTE PREPAGATE PER CLASSE DI IMPORTO MASSIMO DI ACCREDITO E RICARICA. ANNO 2006
Tra 2.000 e 4.999
Tra 5.000 e 9.999
99. Nel corso del 2006 sono state effettuate più di 16 milioni di operazioni di
ricarica per un importo medio di poco più di 200 euro per operazione, equivalente ad un ammontare totale di moneta elettronica ricaricato pari a oltre 3,5 miliardi di euro. Il 78% del totale della ricarica è stata effettuata avvalendosi degli sportelli bancari e postali, mentre più del 18% attraverso Internet. Poco utilizzato (3,6%) risulta invece il canale degli sportelli automatici.
100. Come gli altri strumenti finanziari, anche le carte prepagate costituiscono un
canale attraverso cui gli istituti bancari e Poste svolgono attività di raccolta di
risparmio. Nel 2006, la giacenza media del monte moneta elettronico è stata di 335 milioni di euro. 42
101. L’obsolescenza tecnica e del materiale plastico della tessera e le disposizioni
fissate dalle società proprietarie dei circuiti di pagamento utilizzati dalle carte fanno sì che tutte le carte abbiano una durata di validità limitata. La durata media è pari a 45 mesi. In 13 casi su 24 essa è pari a tre anni, mentre in tre casi arriva a cinque anni e in uno soltanto a dieci anni. Oltre alle due già citate, tra le altre ragioni che impongono la fissazione di una scadenza alla carta vi sono l’aggiornamento del prodotto al fine di adeguarsi alle nuove esigenze espresse dal mercato e la gestione della carte inattive seppur ancora in circolazione.
102. Come previsto esplicitamente dalla direttiva comunitaria, 43 è sempre possibile
per il titolare richiedere il rimborso del credito contenuto nella tessera sia alla
42 Occorre tuttavia precisare che questo ammontare equivale a raccolta di “nuovo” risparmio per gli istituti principalmente nella misura in cui esso proviene da nuovi clienti, ossia da individui non già “bancarizzati”. L’utilizzo delle carte prepagate da parte di individui non già clienti degli istituti bancari e di Poste verrà analizzato di seguito nel corso di questa nota. 43 Cfr. art. 3, comma 1, direttiva 2000/46/CE.