Source: http://agenziaimmobiliarediroma.com/659/maggioranza-assemblee-condominio.html
Timestamp: 2017-11-24 09:19:17+00:00
Document Index: 69858778

Matched Legal Cases: ['art.1136', 'art. 1136', 'art. 1136', 'sentenza ', 'art. 1136', 'art. 1120', 'art. 1136', 'art. 1135', 'art. 1123', 'art. 1137', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1136', 'art. 2', 'art. 1120']

Le maggioranze in assemblea per deliberare - Le Chat Immobiliare - Roma
Le Chat Immobiliare > Consulenza tecnica > Le maggioranze in assemblea per deliberare
Le maggioranze in assemblea per deliberare
Cosa avviene nel caso in cui, in seconda convocazione costituita, ad esempio, con 700 millesimi, 334 di questi approva un deliberato, mentre i restanti 366 non lo approvano?
La risposta sembrerebbe ovvia ma non è così scontata!
In definitiva occorre che la maggioranza sia tale non solo in relazione al numero di coloro che votano favorevolmente, ma anche al valore che essi rappresentano.
In conclusione per l’approvazione delle delibere assembleari in seconda convocazione devono sussistere entrambe le maggioranze stabilite dall’art.1136 c..c. 3 comma ed entrambe devono risultare maggioritarie rispetto al numero ed alla rappresentatività dei partecipanti contrari all’approvazione.
In tema di condominio negli edifici, la regola posta dall’art. 1136, comma 3, c.c., secondo la quale la deliberazione assunta dall’assemblea condominiale in seconda convocazione è valida se riporta un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio, va intesa nel senso che, coloro che abbiano votato contro l’approvazione non devono rappresentare un valore proprietario maggiore rispetto a coloro che abbiano votato a favore, atteso che l’intero art. 1136 c.c. privilegia il criterio della maggioranza del valore dell’edificio quale strumento coerente per soddisfare le esigenze condominiali. (In applicazione di tale principio, la Corte ha cassato la sentenza del giudice del merito che aveva ritenuto sufficiente il raggiungimento di una maggioranza di voti favorevoli, pari ad un terzo dei presenti, unitamente alla condizione che essi rappresentassero almeno un terzo della proprietà, ritenendo del tutto irrilevante che la parte contraria alla delibera detenesse un valore della proprietà superiore a quello della maggioranza del voto personale).
Cassazione civile, sez. II, 5 aprile 2004, n. 6625
Il principio per cui la validità delle deliberazioni dell’assemblea condominiale sotto il profilo della maggioranza necessaria alla loro approvazione deve essere valutata con riguardo al loro specifico oggetto, comporta che quando l’assemblea è chiamata ad assumere anche deliberazioni per le quali è prevista una maggioranza qualificata, la mancanza di tale maggioranza al momento in cui l’assemblea ha inizio non condiziona la validità delle deliberazioni il cui oggetto richiede una maggioranza semplice, non essendo previsto dall’art. 1136 c.c., quando si tratti di assemblea di seconda convocazione, un quorum costitutivo ma solo le maggioranze con le quali le varie deliberazioni a seconda del loro oggetto debbono essere assunte.
Cassazione civile, sez. II, 28 gennaio 1997, n. 850
In materia di condominio non può qualificarsi innovazione ai sensi dell’art. 1120 c.c. la realizzazione di opere che rendano l’impianto di riscaldamento dello stabile conforme alla normativa in materia di prevenzione degli incendi, non eccedendo i limiti della conservazione e del godimento della cosa comune ed in ogni caso non alterandone la destinazione originaria, con la conseguenza che per l’approvazione della relativa delibera è sufficiente in seconda convocazione un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio ed almeno un terzo del valore dell’edificio (art. 1136 comma 3 c.c.).
Cassazione civile, sez. II, 22 aprile 1992, n. 4802
In tema di delibere assembleari condominiali, la delibera, assunta nell’esercizio delle attribuzioni assembleari previste dall’art. 1135, n. 2 e 3, c.c., relativa alla ripartizione in concreto tra i condomini delle spese relative a lavori straordinari ritenuti afferenti a beni comuni (posti auto e vano ascensore) e alla tassa di occupazione di suolo pubblico, ove adottata in violazione dei criteri già stabiliti, deve considerarsi annullabile, non incidendo sui criteri generali da adottare nel rispetto dell’art. 1123 c.c., e la relativa impugnazione va pertanto proposta nel termine di decadenza (trenta giorni) previsto dall’art. 1137, ultimo comma, c.c.
In tema di deliberazioni condominiali, l’installazione dell’ascensore, rientrando fra le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche di cui all’art. 27, comma 1, della legge n. 118 del 1971 e all’art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 384 del 1978, costituisce innovazione che, ai sensi dell’art. 2 legge n. 13 del 1989, è approvata dall’assemblea con la maggioranza prescritta rispettivamente dall’art. 1136, commi 2 e 3, c.c.; tutto ciò ferma rimanendo la previsione del comma 3 del citato art. 2 legge n. 13 del 1989, che fa salvo il disposto degli art. 1120, comma 2, e 1121, comma 3, c.c.
Cassazione civile, sez. II, 29 luglio 2004, n. 14384