Source: http://bancadati.ilfallimentarista.it/Fallimento/Sentenze?idDocMaster=3987830&idDataBanks=2&idUnitaDoc=0&nVigUnitaDoc=1&pagina=1&NavId=352100192&IsCorr=False
Timestamp: 2020-08-04 19:23:23+00:00
Document Index: 111867338

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 335', 'art. 366', 'art. 16']

1. Il Ministero dell'economia e delle finanze e l'Agenzia delle entrate propongono ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte indicata in epigrafe, con la quale, rigettando l'appello principale dell'Ufficio e quello incidentale del contribuente M.G., è stata confermata l'illegittimità dei provvedimenti con i quali l'Agenzia delle entrate aveva opposto il diniego alla definizione delle liti pendenti, richiesta con istanze presentate ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16, in quanto il ricorso introduttivo avverso due avvisi di accertamento notificati il 12 dicembre 1997 era stato proposto solo in data 24 dicembre 2002.
Il giudice a quo ha ritenuto che la nozione di "lite pendente" si basa su un criterio meramente formale, per cui la proposizione di un atto qualificabile come ricorso introduttivo è sufficiente ad instaurare una lite, a prescindere dal fatto che il ricorso stesso sia valido e rituale, e il contribuente ha, quindi, diritto di avvalersi del condono fino a quando il ricorso non sia dichiarato inammissibile con sentenza passata in giudicato.
2. M.G. resiste con controricorso e propone anche ricorso incidentale.
1. I ricorsi vanno preliminarmente riuniti ai sensi dell'art. 335 c.p.c..
2. Con l'unico motivo del ricorso principale (il quale, contrariamente a quanto eccepito dal controricorrente, è ammissibile, ai sensi dell'art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, contenendo una esposizione dei fatti idonea a far comprendere i termini essenziali della questione proposta), viene denunciata la violazione della L. 27 dicembre 2002, n. 289, artt. 15 e 16, e dei "principi generali in tema di finalità del condono tributario e di inammissibilità e irricevibilità degli atti giudiziari".
I ricorrenti formulano, in conclusione, il seguente quesito di diritto: "se, ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 3, lett. a), si intenda o meno per "lite pendente" quella avente ad oggetto avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione, per i quali alla data di entrata in vigore della legge medesima sia stato proposto tempestivamente, ai sensi della disciplina vigente in tema di processo tributario, l'atto introduttivo del giudizio, nella quale sussista ancora margine di incertezza e che sia pertanto interesse non solo del contribuente ma anche dell'amministrazione definire, con esclusione quindi di liti aventi ad oggetto atti impositivi ormai da tempo divenuti definitivi e perciò non più "litigiosi", neppure potenzialmente".
3.1. Il ricorso è fondato, nei sensi di seguito precisati.
Il Collegio è pienamente consapevole del consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte secondo il quale, ai fini della definizione delle liti fiscali pendenti, la pendenza della lite deve intendersi in senso formale, per cui i vizi implicanti l'inammissibilità (ma non la radicale ...
L n. 289 del 27/12/2002 Art. 15