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Timestamp: 2018-04-24 04:39:27+00:00
Document Index: 106280088

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.7', 'art.7', 'art.6', 'art.7', 'art. 6', 'art.7', 'art.6', 'art.28', 'in fine', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 2113', 'art. 76', 'art. 5', 'art.\n52', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 6', 'arti\n3', 'art.7', 'art. 80', 'art. 2', 'art. 84', 'art. 409', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2113', 'art. 31', 'art. 76']

aprile | 2011 | Francesco Colaci's BLOG
Sottolineando la particolarita’ e rilevanza delle questioni trattate,si richiama l’attenzione sulle seguenti decisioni della Corte di Cassazione.
sentenza n. 9348 del 26 aprile 2011
L’ individuazione dei licenziandi in quelli in possesso dei requisiti per andare in pensione non può considerarsi una scelta illegittima. E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con sentenza n. 9348 del 26 aprile 2011, ha accolto il ricorso di una società che, nell’attuazione del piano di riporganizzazione e ristrutturazione, aveva concordato con le oo.ss. la risoluzione del rapporto di lavoro del personale che fosse in possesso dei requisiti per il pensionamento. Il giudice di primo grado, in accoglimento del ricorso proposto da un lavoratore, aveva dichiarato illegittimo l’atto di recesso ritenendo il criterio concordato tra azienda e sindacati, costituito dalla pensionabilità dei lavoratori, una discriminazione in base al fattore età. La Suprema Corte ha però precisato che “il criterio concordato tra l’azienda e le organizzazioni sindacali non è basato sull’età in sè ma sulla presenza dei requisiti per andare in pensione. Non è affatto detto che i lavoratori così individuati siano i più anziani. Possono aversi casi di lavoratori più anziani di età, che a causa della storia lavorativa non presentano i requisiti per andare in pensione, che invece hanno lavoratori meno anziani di loro”. I giudici di legittimità hanno inoltre sottolineato che “una volta accertato che sussisteva la necessità di licenziare parte dei lavoratori, la scelta, condivisa dai sindacati, di individuare i dipendenti da licenzaire in coloro che hanno i requisiti per passare dal lavoro alla pensione, mantenendo in servizio coloro che invece sarebbero passati dal lavoro alla disoccupazione rimanendo privi di fonti di reddito, è una scelta di cui è difficile negare la ragionevolezza”. In conclusione la Corte, afferma, come da giurisprudenza consolidata, che il criterio della prossimità al trattamento pensionistico è da ritenersi conforme al principio di non discriminazione in base all’anzianità , anche nella sua dimensione europea, nonché a criteri di razionalità ed equità.
Sentenza del 12 aprile 2011, n. 8352
È legittimo il licenziamento disciplinare del dirigente d’impresa che, all’insaputa del datore di lavoro, si adopera affinché alcuni agenti della società ottengano un mandato anche da altre aziende, essendo tale comportamento contrario all’obbligo di fedeltà ed incompatibile con il vincolo fiduciario con il datore medesimo.
Sentenza del 05 aprile 2011, n. 7747
Nel lavoro a domicilio, la configurabilità della subordinazione, sia pure attenuata, deve escludersi allorquando il lavoratore goda di piena libertà di accettare o rifiutare il lavoro commessogli, ovvero abbia piena discrezionalità in ordine ai tempi di consegna del lavoro stesso .
Sentenza del 12 aprile 2011, n. 8351
È legittimo il licenziamento per giusta causa del lavoratore che aggredisce violentemente il capoufficio per ragioni lavorative, tanto da porre quest’ultimo in condizione di non potersi sottrarre ai colpi e da presentare anche gli elementi materiali del sequestro di persona, circostanza, questa, idonea a minare radicalmente la fiducia del datore di lavoro nel proprio dipendente .
Sentenza del 15 aprile 2011, n.8959
Ai fini del licenziamento del dipendente per violazione del divieto di concorrenza deve essere dimostrata la trattazione di affari per conto proprio o di terzi. Pertanto, la mancata prova dello svolgimento da parte del lavoratore di un’attività complessa riconducibile al concetto di trattazione di affari in violazione dell’obbligo di fedeltà all’azienda non giustifica il licenziamento, e consente la reintegrazione e il risarcimento del danno.
L’art. 6, comma 9, del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito con modificazioni nella legge 7 dicembre 1989, n. 389, prevede la decadenza dal diritto alla fiscalizzazione degli oneri sociali e agli sgravi contributivi in relazione ai lavoratori che non siano stati denunciati agli istituti previdenziali, ovvero siano stati denunciati con orari o giornate di lavoro inferiori a quelli effettivamente svolti o con retribuzioni inferiori a quelle minime previste dai contratti collettivi, ovvero ancora siano stati retribuiti in misura inferiore a tali retribuzioni minime.
Sentenza 06 aprile 2011, n. 7892
Nella specie, è stato accertato che la società datrice di lavoro ha corrisposto la retribuzione ai propri dipendenti in misura non inferiore a quella minima prevista dal contratto collettivo, ma in ritardo di vari mesi dalla scadenza, attribuendosi, però, lo sgravio contributivo anche per i mesi in cui la retribuzione non veniva corrisposta.
Il Collegio ritiene che in tale situazione operi la decadenza prevista dall’art. 6, comma 9, della legge n. 389 del 1989, così come affermato dalla sentenza impugnata.
Sentenza 09 marzo 2011, n. 5552
La retribuzione spettante al lavoratore subordinato deve essere stabilita, dunque, sulla base del criterio dell’assorbimento, e non di quello del cumulo dei compensi pattuiti e dei minimi tabellari previsti dalla contrattazione collettiva. Il principio non comporta, però, che, ove si accerti che il compenso pattuito dalle parti era superiore a quello minimo previsto dal contratto collettivo, il lavoratore debba necessariamente restituire tale eccedenza, ove ciò sia richiesto dal datore di lavoro, giacché, secondo principi costantemente affermati da questa Corte, le retribuzioni fissate dai contratti collettivi costituiscono le retribuzioni minime spettanti ai lavoratori di una determinata categoria, senza che sia impedito al datore di lavoro erogare ai propri dipendenti paghe superiori, siano esse determinate a seguito di contrattazione tra le parti o semplicemente da lui offerte al lavoratore, con la conseguenza che, ove il datore richieda la restituzione delle somme erogate in eccesso rispetto alle retribuzioni minime previste dal contratto collettivo, non può limitarsi a provare che il suddetto contratto prevede, per le prestazioni svolte, retribuzioni inferiori, ma deve dimostrare che la maggiore retribuzione erogata è stata frutto di un errore essenziale e riconoscibile dall’altro contraente.
Sentenza 18 aprile 2011, n. 8845
In particolare, è risultato che l’(…) al di là di talune affermazioni equivocamente interpretabili fatte da alcuni testi, per sua stessa ammissione convenne di svolgere un’attività lavorativa autonoma assimilabile al contratto di collaborazione continuativa, nell’espletamento della quale non fu sottoposto né a rigidi vincoli di orario (essendo ovvio che l’opera dovesse essere svolta in coordinamento con l’azienda negli orari di apertura di questa) né a direttive (se non quelle rivolte all’ottenimento dell’opus richiestogli dall’azienda: il tale progetto con tali finalità) e potere disciplinare del datore di lavoro (non potendosi i riferiti screzi, privi di sanzione, essere considerati -come ritenuto dal Giudice a quo- espressione di potere disciplinare ma solo del potere di supervisione), ma svolse in tutta autonomia la tipica attività di disegnatore progettista di carpenteria, retribuito secondo il monte ore previsto per l’esecuzione dei progetti via via affidatigli e con tariffe orarie desunte dalle tabelle professionali: il tutto con compensi estremamente variabili nel corso degli anni e solo “con controllo finale dell’elaborato”. Le emergenze probatorie confluiscono quindi nella descrizione dell’attività svolta dall'(…) quale opera prestata in autonomia al di fuori di direttive e controlli che non fossero quelli dedotti col contratto.
Detta situazione di fatto – così come accertata -, ove il rapporto tra le parti è articolato non già sulla mera messa a disposizione di energie lavorative etero dirette bensì sulla fornitura all’azienda committente di svariate e connesse operazioni funzionali all’approntamento dei progetti, in contestualità con l’azione di una equipe tecnica coordinata, non lascia dubbi sulla sussistenza di un contratto di lavoro autonomo teso al conseguimento di quel risultato.
In definitiva, non ravvisandosi gli elementi fondamentali del rapporto di lavoro subordinato, ma al contrario essendo emersa l’effettiva esecuzione degli accordi Inter partes circa l’espletamento del convenuto rapporto di lavoro autonomo (e nel primo e nei successivi anni del rapporto stesso), correttamente, l’impugnata sentenza ha confermato la sentenza di primo grado.
Sentenza 20 aprile 2011, n. 9049
Il COBAS PT Coordinamento di base dei delegati PT aderente alla CUB di Padova e provincia chiede l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di Venezia che ha rigettato l’appello contro la sentenza con la quale il giudice del lavoro di Padova aveva respinto il ricorso (in opposizione e, prima, in via d’urgenza), volto a far dichiarare l’antisindacalità del comportamento di Poste italiane consistente nel mancato accreditamento dei contributi sindacali.
La Corte, dopo aver richiamato i principi di diritto fissati dalla sentenza 21 dicembre 2005, n. 28269 delle Sezioni unite, ha affermato: “nel caso in esame la società appellata, insistendo sul suo diniego ad effettuare le trattenute, ha anche giustificato lo stesso in relazione al numero dei suoi dipendenti, indicato in circa 150.000. La circostanza non è stata mai contestata e, in ogni caso (per lo meno con riferimento ad un numero elevatissimo di dipendenti) può ritenersi un fatto notorio … tale da far ritenere eccessivamente gravoso l’adempimento richiesto e, di conseguenza giustificato il rifiuto di cui è causa”. Sulla base di tale ragionamento, ha escluso l’antisindacalità del comportamento.
La censura di insufficienza della motivazione è fondata.
Non può ritenersi sufficiente una motivazione che ritiene provata la insostenibilità dell’onere in ragione, esclusivamente, dell’elevato numero di dipendenti dell’azienda (dipendenti in generale, sindacalizzati e non, che abbiano o non abbiano richiesto di operare la trattenuta dei contributi sindacali).
La Corte di cassazione, a Sezioni unite e poi nella sentenza del 2008, è stata attenta a sottolineare il carattere della proporzionalità insito in tale valutazione, precisando che la sostenibilità dell’onere e l’eccessiva gravosità della prestazione devono essere verificate “in rapporto alla organizzazione aziendale”.
Il ricorso principale, pertanto, deve essere accolto
SPETTA INTEGRAZIONE PENSIONE ANCHE IN CASO TOTALIZZAZIONE
L’INPS, con messaggio n. 8959/2011, fornisce chiarimenti in merito al riconoscimento di un supplemento su pensione in totalizzazione,ricordando che, con direttiva del Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali del 2 marzo 2006, è stato chiarito che” la pensione in totalizzazione costituisce un’unica pensione alla quale si applicano tutti gli istituti di carattere generale, in quanto non espressamente derogati dalla disciplina speciale”.
Sulla base di tale dettato, l’Istituto ritiene che la disciplina sul supplemento di pensione trovi applicazione anche per la totalizzazione con la conseguenza che, il pensionato che, dopo la liquidazione della totalizzazione nella pensione , continua a lavorare e a versare contributi , potrà chiedere la liquidazione del supplemento sempre che detta gestione preveda nel proprio ordinamento l’istituto del supplemento. Invece la contribuzione accreditata dopo la liquidazione della pensione totalizzata , in una gestione non compresa nel cumulo dei periodi assicurativi, non potrà dare luogo alla liquidazione del supplemento di pensione, venendo a mancare qualsiasi collegamento tra la contribuzione accreditata dopo la liquidazione della pensione e una gestione compresa nella pensione in totalizzazione
RAPPORTO TRA INDENNITA’ MOBILITA’ E TRATTAMENTI PENSIONISTICI
L’argomento specificato nel titolo è preso in considerazione e disciplinato da varie disposizioni legislative ed amministrative,che di seguito vengono esaminate.
Anzitutto è da tener conto dell’ art.7 comma 3 della legge n.223/91 ,secondo cui:” L’indennità di mobilità non è corrisposta successivamente alla data del compimento dell’età pensionabile ovvero, se a questa data non è ancora maturato il diritto alla pensione di vecchiaia, successivamente alla data in cui tale diritto viene a maturazione “.
Pertanto , in base a detta norma si determina incompatibilità assoluta con il raggiungimento del titolo alla pensione di vecchiaia al godimento dell’indennità di mobilità, nel senso che quest’ultima cessa quando si matura il diritto alla pensione di vecchiaia ,che, secondo la legislazione ora vigente ,per i dipendenti che perfezionano i requisiti dall’1.1.2011 comincia ad essere liquidata dopo 12 mesi
La seconda disposizione legislativa da evidenziare è contenuta nell ‘art.. 6 commi 7 ed 8 del dec.legge 19.7.1993 n.148 ,convertito in legge n.236/93 ,in cui si stabilisce ,anche a modifica di quanto stabilito dall’art.7 comma 3 della legge n.223/91 ,sopra riportato :
“7 . A DECORRERE DALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE DECRETO, I TRATTAMENTI ORDINARI E SPECIALI DI DISOCCUPAZIONE E L’INDENNITÀ DI MOBILITÀ SONO INCOMPATIBILI CON I TRATTAMENTI PENSIONISTICI DIRETTI A CARICO DELL’ASSICURAZIONE GENERALE OBBLIGATORIA PER L’INVALIDITÀ, LA VECCHIAIA ED I SUPERSTITI DEI LAVORATORI DIPENDENTI, DEGLI ORDINAMENTI SOSTITUTIVI, ESONERATIVI ED ESCLUSIVI DELL’ASSICURAZIONE MEDESIMA, NONCHÉ DELLE GESTIONI SPECIALI DEI LAVORATORI AUTONOMI.
8 . SONO INCOMPATIBILI CON I TRATTAMENTI DI DISOCCUPAZIONE E CON L’INDENNITÀ DI MOBILITÀ, A DECORRERE DALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 23 LUGLIO 1991, N. 223, I TRATTAMENTI DI PENSIONAMENTO ANTICIPATO, COMPRESI QUELLI CONCESSI AI SENSI DEGLI ARTICOLI 27 E 29 DELLA STESSA LEGGE 23 LUGLIO 1991, N. 223.”
La predetta disposizione, sancise dal 21 .7 93 – giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dec.legge n.148/93- la cessazione dal godimento dell’indennita ‘ di mobilità a carico di chi è percettore di una qualsiasi pensione diretta a carico della assicurazione I .V .S. ,compresi , dall’entrata in vigore della legge n.223/91 ,i trattamenti di pensionamento anticipato previsti dalla stesssa legge.
In ordine alla previsione del citato comma 7 dell’art.6 della legge n.236/93,si ritiene di osservare che per la sussistenza dell’incompatibilità tra indennità di mobilità ed i trattamenti pensionistici diretti ,a differenza di quanto risultava richiesto dall’art.7 comma 3 della legge n.223/91 per la pensione di vecchiaia , agli effetti della la cessazione dell’indennità di mobilità non risulta più sufficiente che il lavoratore abbia maturato il diritto alla pensione a causa del al possesso dei relativi requisiti ,ma è necessario che egli sia titolare della pensione diretta.
Pertanto ,richiamando ancora una volta la normativa sulle pensioni attualmente vigente , che ,come è noto,rinvia di 12 mesi ,rispetto alla domanda, il conseguimento effettivo della pensione di vecchiaia e di anzianità , si ha ragione di ritenere che , utilizando il periodo di mobilità ,così come ancora spettante in base all’età anagrafica ed all’anzianità aziendale maturata ,il lavoratore possa continuare a beneficiare dell’indennità di mobilità per tutto il tempo o per parte dello stesso in cui dovra’ attendere l’apertura della finestra necessaria a percepire la pensione.
Per otenere conferma a quanto sopra ,risulta rivolto al Servizio INPS RISPONDE il seguente quesito :
SI CHIEDE SE SIA CONDIVISIBILE CHE I DIPENDENTI ¸ CHE MATURANO I
RELATIVI REQUISITI E RICHIEDANO LA PENSIONE DI VECCHIAIA O DI
ANZIANITA`MENTRE BENEFICIANO DELL`INDENNITÀ DI MOBILITA`¸ CONTINUANO A
PERCEPIRE L`INDENNITA` DI MOBILITA`IN ATTESA DELL`APERTURA DELLA FINESTRA
NECESSARIA PER PERCEPIRE LA PENSIONE. QUANTO SOPRA IN APPLICAZIONE DELL
`ART.. 6 COMM A 7 DEL DEC.LEGGE 19.7.1993 N.148 ¸CONVERTITO IN LEGGE
N.236/93 ¸IN CUI SI STABILISCE CHE « . A DECORRERE DALLA DATA DI
ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE DECRETO¸ I TRATTAMENTI ORDINARI E SPECIALI
DI DISOCCUPAZIONE E L`INDENNITÀ DI MOBILITÀ SONO INCOMPATIBILI CON I
TRATTAMENTI PENSIONISTICI DIRETTI A CARICO DELL`ASSICURAZIONE GENERALE
OBBLIGATORIA PER L`INVALIDITÀ¸ LA VECCHIAIA ED I SUPERSTITI DEI LAVORATORI
DIPENDENTI¸ DEGLI ORDINAMENTI SOSTITUTIVI¸ ESONERATIVI ED ESCLUSIVI
DELL`ASSICURAZIONE MEDESIMA¸ NONCHÉ DELLE GESTIONI SPECIALI DEI LAVORATORI
AUTONOMI.» VALE A DIRE CHE PER L`INCOMPATIBILITÀ NON BASTA IL POSSESSO
DEI REQUISITI E LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA DI PENSIONE¸ MA RISULTA
NECESSARIO CHE IL LAVORATORE PERCEPISCA LA PENSIONE.
La risposta pervenuta contiene quanto segue:
INPS.CCBFF.03/05/2011.0274426 del 03/05/2011 13.21.04, Le comunichiamo
la informiamo che l’indennità cessa dalla data di cancellazione dalle liste
di mobilità anche per pensionamento del lavoratore (data decorrenza della
La terza disposizione legislativa a cui riportarsi rispetto all’argomento in parola è l’articolo 2, comma 5, della legge n. 451/1994,di conversione de decreto legge n.299/94, in cui si prevede che alla fine del comma 7 dell’art. 6 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, nella legge 19 luglio 1993, n. 236, sono aggiunti i seguenti periodi: “All’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità devono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità. In caso di opzione a favore del trattamento di mobilità l’erogazione dell’assegno o della pensione di invalidità resta sospesa per il periodo di fruizione del predetto trattamento, ovvero in caso di sua corresponsione anticipata, per il periodo corrispondente all’ammontare della relativa anticipazione del trattamento di mobilità.”.
Vale a dire che a far data dal 21.5.1994 ,data d’entrata in voigore del decreto legg n.299/94 ,convertito in legge n.451/94, , a fronte di quanto previsto sia dall’art.7 comma 3 della legge n.223/91 ,sia dall’art. art.6 commi 7 ed 8 della legge n.236/93 ,risulta modificato il criterio della incompatibilita’ tra tutte le prestazioni di disoccupazione e i trattamenti pensionistici diretti,essendo stata introdotta la facolta’,per i lavoratori iscritti nelle liste di mobilita’ e che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidita’, di
optare fra tali trattamenti e quello di mobilità ,così che in caso di opzione in favore dell’indennità di mobilita’,l’assegno e la pensione di invalidità non si perdono ,ma restano soltanto sospesi per tutto il periodo in cui gli interessati beneficiano dell’indennità di mobilità e, in caso di corresponsione anticipata dell’indennità stessa, ai sensi dell’articolo 7, comma 5, della legge n. 223/1991, per il periodo corrispondente all’ammontare dell’anticipazione corrisposta agli interessati ed in proposito chiarimenti operativi sono contenuti nella circolare circ. Inps n. 178 del 9 giugno 1994, punto A – 5 .
La citata circolare precisa altresì che :
a) nell’ipotesi in cui i lavoratori diventino titolari di assegno di invalidità successivamente alla data di iscrizione nelle liste di mobilità, gli stessi possono esercitare la facoltà di opzione a favore dell’indennità entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato il provvedimento di accoglimento della domanda di assegno di invalidità,fermo restando naturalmente che se i lavoratori non esercitino tale opzione o l’opzione stessa venga effettuata in ritardo, l’indennità di mobilità corrisposta diventa indebita e deve essere recuperata ;
b) i lavoratori che abbiano esercitato la facoltà di opzione per l’indennità di mobilità, possono rinunciare all’indennità in qualsiasi momento, ripristinando il pagamento dell’assegno di invalidità. La rinuncia, che ha valore dalla data in cui viene effettuata, è definitiva e il lavoratore non può più essere ammesso a percepire la parte residua di mobilità.
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AGGIORNAMENTO TRATTAMENTO ECONOMICO INAIL ASSICURATI PER ACCERTAMENTI E PRESTAZIONI ASSISTENZIALI GRANDI INVALIDI
Con determinazione n.103 del 19 aprile 2011 ,l’INAIL ha aggiormato il trattamento economico riservato agli assicurati invitati presso gli uffici dell’Istituto per accertamenti medico-legali, amministrativi o per finalità terapeutiche.
Infatti la diaria nell’ambito del vigente trattamento economico da corrispondere agli assicurati invitati presso gli Uffici dell’Istituto per accertamenti medico-legali ed amministrativi – nelle seguenti misure:
– Euro 7,28 per assenza della durata di quattro ore e che obblighi a consumare un pasto fuori residenza;
– Euro 14,58 per assenza di una intera giornata senza pernottamento;
– Euro 28,43 per assenza di una intera giornata con pernottamento.
I suddetti importi delle prestazioni hanno decorrenza dal 1° gennaio 2011.
Il relativo onere aggiuntivo su base annua è calcolato presuntivamente in Euro 252.000,00 da imputare al capitolo 378 del bilancio di previsione 2011, nell’ambito della U.P.B. 2 – Prestazioni di tutela assicurativa, che presenta la necessaria capienza.
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ACCOLTI RICORSI FIOM PER CONTRATTO SEPARATO 2009 METALMECCANICI
Si ricorda che, in sostituzione di quello sottoscritto nel 2008 con FIOM,FIM ed UILM,la FEDERMECCANICA per il settore metalmeccanico siglo’ nel 2009 un accordo separato, dopo l’intesa tra Confindustria, Cisl e Uil sulla riforma del modello contrattuale .
Avverso detto Accordo separato la Fiom si è rivolta ai giudici del lavoro, denunciando alcune imprese metalmeccaniche per comportamento antisindacale ,ai sensi dell’art.28 dello Statuto dei lavoratori.
Le cause promosse da Fiom presso i tribunali di Torino e Modena sono pervenute a conclusione ed hanno dato ragione alla sigla sindacale ricorrente,nei termini che di seguito si riassumono.
Nella decisione del Giudice di Torino emessa il 18 aprile 2011 sul ricorso n,2863/11,in particolare si legge :
Il Tribunale di Modena , con pronuncia del 22 aprile 2011 riguardo al procedimento n.189/2011 nei confronti delle imprese Emmegi, Maserati, Rossi, Glem Gas, Ferrari, Case New Holland e Titan ,ha dichiarato ” “dichiara l’antisindacalità del comportamento delle società consistente nell’aver negato la perdurante applicazione del contratto 2008, sottoscritto anche dalla Fiom, applicando l’accordo separato del 2009” ,ordinando la “rimozione degli effetti mediante applicazione del contratto 2008” a tutti i lavoratori, a quelli iscritti alla Fiom e ai non iscritti ad “alcun sindacato”.
La reazione alle sentenze suddette ,come era da attendersi ,non è stata tutt’altro che uniforme da parte delle sigle sindacali interessate.
FIM e UILM hanno sottolineato che i Tribunali e di Torino e Modena “con le sentenze emesse hanno accolto i ricorsi della Fiom accolto, ma ciò vale solo per i dipendenti iscritti alla Fiom e per quelli non iscritti che eventualmente (masochisticamente) aderissero alla richiesta della Fiom.
Il risultato: annullando la validità del contratto del 2009 per i soli iscritti alla Fiom (e a quelli che vi si associassero), costoro non hanno più diritto a beneficiare dei risultati ottenuti con detto contratto firmato da Fim e Uilm. In altre parole: l’azienda ha diritto a chiedere a costoro la restituzione degli aumenti salariali e l’annullamento dei vantaggi normativi ottenuti con il contratto del 2009.,introducendo
UN CLAMOROSO ESEMPIO DI TUTELA ALL’INCONTRARIO!
La sentenza, alla fin fine:· conferma la piena legittimità del Contratto 2009 firmato da Fim e Uilm,· prospetta per i lavoratori iscritti alla Fiom delle imprese interessate la riduzione delsalario e delle tutele
Altro bel risultato: con il suo ricorso la Fiom ha messo a repentaglio l’unicità del Contratto nazionale e ha affidato alla unilateralità delle aziende l’erogazione degli aumenti contrattuali ai suoi iscritti. Non stupisce, quindi, se la Fiom ha cercato di occultare il più possibile la diffusione nei media di questo suo singolare “successo La sentenza di Torino, dunque, non cambia la situazione contrattuale dei lavoratorimetalmeccanici. Il contratto del 2009 firmato da Fim e Uilm resta pienamente legittimo e continuerà a garantire per tutti i metalmeccanici delle aziende di Federmeccanica i vantaggi salariali e normativi ottenuti.
Di ben altro tenore le dichiarazione dei rappresentanti di FIOM per i quali “La sentenza dimostra che la strada degli accordi separati aumenta i problemi anziché risolverli. E si riafferma la necessità che sulla rappresentanza e rappresentatività si arrivi a una soluzione certa, fino ad arrivare a una legislazione in materia. Proponiamo a Federmeccanica e Fim e Uilm di avviare su tale materia un confronto per impedire il protrarsi della pratica degli accordi separati, per il bene delle lavoratrici e dei lavoratori”.
“Quando noi abbiamo contestato la legittimità del contratto separato, abbiamo inviato una raccomandata con ricevuta di ritorno alla Federmeccanica facendo presente che avremmo considerato quegli aumenti quali anticipi sulla futura contrattazione. D’altronde se per gli iscritti Fiom – come sostengono finora i giudici – è ancora valido il contratto dei 2008, allora bisogna avviare la contrattazione sul secondo biennio». Il contratto 2008 – che senza la disdetta unilaterale di Federmeccanica sarebbe stato valido fino al 2011- aveva durata quadriennale per la parte normativa, mentre per la parte economica bisognava ricontrattare il secondo biennio. Federmeccanica non ce l’ha consentito disdettando appunto il contratto prima della scadenza. Ora non se lo sogni nemmeno di togliere gli aumenti salariali agli iscritti Fiom: valgono come vacanza contrattuale. Al di là dei tecnicismi, io credo che queste sentenze ci dicono soprattutto una cosa». Quale? «Che gli accordi separati non danno stabilità, ma creano fibrillazione e tensione nel sistema. E l’unico modo per evitare ciò è stabilire per legge le regole sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale. Se non riusciamo ad accordarci tra noi deve intervenire il Parlamento. Di -certo non si può andare avanti escludendo dai tavoli il sindacato più rappresentativo».
A questo punto,viene da porsi la seguente domanda :”A che serve la lotta sindacale per via giudiziaria: a vincere le cause mettendo nei guai economici i lavoratori presunti vincitori?
Infatti un nuovo round potrebbe arrivare nella battaglia tra la Fiom e le aziende metalmeccaniche. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani le prime pronunce dei tribunali civili a favore delle tute blu della Cgil contro il contratto separato del 2009 «avranno conseguenze immediate» da parte di Federmeccanica.
«Non oltre la metà della prossima settimana », secondo quanto riportano i giornali ,Federmeccanica chiederà alle aziende contro le quali erano stati presentati i ricorsi Fiom di non corrispondere più ai lavoratori iscritti a quel sindacato gli aumenti salariali ottenuti in base al nuovo contratto collettivo delle tute blu, quello del 2009, firmato da tutti i sindacati di categoria ad eccezione proprio della Fiom».
Si riporta l’elenco delle aziende operanti in Abruzzo per cui nel periodo 16/23 aprile 2011 risulta emanato dal Ministero del Lavoro il prpovvedimento di cigs:
Denominazione Azienda : Finmek Solutions
Settore: FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI
Decreto del 22/04/2011 n. 58993
Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal 01/01/2011 al 30/06/2011
Denominazione Azienda : IL SOLE 24 ORE
Decreto del 22/04/2011 n. 58961
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal 03/01/2011 al 02/01/2013Concessione del trattamento di C.I.G.S. dal 03/01/2011 al 02/01/2012
Denominazione Azienda : MMA
con sede in : ANCARANO Prov : TE
Unità di : ANCARANO Prov : TE
Decreto del 22/04/2011 n. 58958
Approvazione del programma di C.I.G.S. dal 15/11/2010 al 15/11/2011
REGOLAMENTO COMMISSIONI CONCILIAZIONE OPERANTI PRESSO CONSIGLI PROVINCIALI CONSULENTI LAVORO
Di seguito si allega il testo del Regolamento in oggetto approvato il 24 marzo 2011 ,giusto quanto concordato con il Ministero del Lavoro,le cui disposizioni saranno applicabili dall’1 maggio 2011.
Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di _____________________________________
Il ../../ 2011, la Commissione costituita presso il Consiglio Provinciale dell’Ordine, riunita in seduta presso la
– visto il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 recante attuazione delle deleghe di cui alla legge 14
febbraio 2003, n. 30, ed in particolare l’art. 76, comma 1, lett. c-ter), che prevede l’istituzione presso i
Consigli Provinciali di una Commissione di certificazione dei contratti di lavoro instaurati nell’ambito
– rilevato che l’articolo 30, comma 5 della legge n. 183/2010 nel modificare l’articolo 76, comma 1, lettera cter),
del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, stabilisce che le Commissioni di certificazione
operano nell’ambito di intese definite tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Consiglio
Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, con l’attribuzione a quest’ultimo delle funzioni di
coordinamento e vigilanza per gli aspetti organizzativi;
– valutato che le intese consentono alle Commissioni di operare in un quadro di regole che possano dare
maggior certezza e uniformità per l’intero ambito nazionale;
– considerato che in data 18 febbraio 2011 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Consiglio
Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro hanno sottoscritto l’intesa in attuazione dell’articolo 76,
comma 1, lettera c-ter), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;
– tenuto conto che l’articolo 1 delle Intese stabilisce che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti
del Lavoro, entro 60 giorni dalla firma dell’accordo, approva il regolamento sulla base del quale si
costituiscono ed operano le Commissioni istituite presso i Consigli Provinciali;
– viste anche le nuove funzioni attribuite alla Commissione relative all’attività di conciliazione e arbitrato di
cui all’articolo 31, comma 12, 13, 14 e 15 della legge n. 183/2010;
– considerato che le Commissioni devono operare ai sensi delle disposizioni di legge in materia;
– ritenuto quindi di dover adottare un regolamento interno che disciplini e renda pubbliche le modalità di
funzionamento della Commissione.
recepisce il seguente
Articolo 1 – Competenze, diritti di segreteria
– certificazione dei contratti o singole clausole di essi in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una
– certificazione dei contratti di appalto, anche ai fini della distinzione concreta tra somministrazione di lavoro e
– certificazione delle rinunzie e transazioni di cui all’art. 2113 c.c. a conferma della volontà abdicativa o
transattiva delle parti;
– certificazione del contenuto del regolamento interno delle cooperative depositato, riguardante la tipologia dei
rapporti di lavoro attuati o che si intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori;
– esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione relativamente ai contratti per cui abbia precedentemente
adottato l’atto di certificazione ed il tentativo facoltativo di conciliazione relativamente a contratti non sottoposti
3. Ove deliberata l’applicazione di diritti di segreteria e/o ogni altro importo, anche a titolo di rimborso spese, per il
rilascio della certificazione, il Consiglio Provinciale destina le somme al finanziamento di attività istituzionali e/o legate
1. Presso il Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro (di seguito “Consiglio Provinciale”) è costituita la
Commissione di certificazione, conciliazione e arbitrato (di seguito “Commissione”) di cui all’art. 76, comma 1, lettera cter),
del decreto legislativo n. 276/2003.
– in qualità di commissari ordinari: dal Presidente dell’Ordine del Consiglio Provinciale, che la presiede e da almeno
due Consulenti del Lavoro;
– in qualità di commissari supplenti: da due o più Consulenti del Lavoro.
I suddetti commissari, ordinari e supplenti, sono nominati per effetto di delibera del Consiglio Provinciale e sono
prescelti tra coloro che risultino iscritti nell’Albo Provinciale di cui all’articolo 8 della legge 11 gennaio 1979 n.12 (di
seguito: “Albo”) da almeno tre anni ed in regola con la Formazione Continua Obbligatoria.
3. Tutti i membri della Commissione, ordinari e supplenti, durano in carica tre anni e, comunque, non oltre il limite del
mandato del Consiglio Provinciale che li ha nominati. Alla scadenza, la Commissione rimane in carica fino alla data di
insediamento dei successivi membri ordinari e supplenti, nominati dal Consiglio Provinciale entro i 60 giorni successivi
al suo insediamento.
4. La Commissione elegge al proprio interno, tra i Consulenti del Lavoro commissari ordinari, un Segretario, al quale è
affidato il compito di assicurare il coordinamento ed il buon andamento dei lavori della Commissione e delle eventuali
Sotto-Commissioni.
5. Il Consiglio Provinciale trasmette al Consiglio Nazionale, per gli adempimenti consequenziali, le delibere inerenti alla
costituzione e la variazione di ogni atto riferito alla composizione della Commissione, entro trenta giorni dalla data della
6. In relazione alle valutazioni di merito e carico di lavoro della Commissione ed alla necessità di assicurare il rispetto
del termine di legge per la conclusione dei procedimenti di certificazione, il Presidente della Commissione può
costituire una o più sotto Commissioni, di seguito denominate “Sotto-Commissione” (articolo 4), alle quali potranno
essere invitati a partecipare professionisti iscritti ad altri Ordini e Collegi Professionali, rappresentanti del mondo
accademico e/o della magistratura, esclusi dall’obbligo di cui al successivo comma 4 dell’art. 5.
7. In caso di assenza, impedimento (temporaneo o definitivo) o astensione ai sensi dell’articolo 5, dei commissari
ordinari, alle riunioni della Commissione partecipano, in sostituzione ed a pieno titolo, i commissari supplenti. Il
Presidente può, in caso di sua assenza, impedimento o astensione per i medesimi motivi, delegare i propri poteri al
8. Alle riunioni delle Commissioni potranno essere invitati a partecipare, a titolo consultivo, rappresentanti degli Enti
Pubblici nei cui confronti l’atto produce efficacia e che hanno ricevuto la comunicazione di inizio procedimento,
nonché – se nominati – rappresentanti della Sotto-Commissione. La partecipazione alla prima seduta della Commissione
non potrà avere luogo prima che siano trascorsi almeno cinque giorni dall’inizio del procedimento.
9. Ai fini della validità della seduta è necessaria la presenza del Presidente o del Segretario delegato, ai sensi del
precedente comma 7 e di almeno due ulteriori membri di cui al comma 2.
1. La Commissione ha sede ad ogni effetto presso il Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro,
Via___________________________-, (città) ____________________
Articolo 4 – Sotto-Commissioni
1. La Sotto-Commissione ha compiti istruttori e non di certificazione; provvede, in particolare, all’esame delle istanze
assegnate a tal fine dal Presidente ed alla predisposizione e verbalizzazione di osservazioni e proposte da sottoporre alla
2. In ogni caso, la Commissione delibera in maniera autonoma e non risulta in alcun modo vincolata dalle valutazioni
degli organi istruttori.
Articolo 5 – Norme relative ai membri della Commissione
1. Tutti i membri della Commissione o Sotto-Commissione, ordinari e supplenti, sono tenuti ad astenersi dal partecipare
in qualsiasi forma alle attività della rispettiva Commissione o Sotto-Commissione che ineriscano alla trattazione,
discussione o decisione di pratiche di certificazione, conciliazione o arbitrato che possano coinvolgere interessi propri,
ovvero: di loro parenti o affini entro il quarto grado o conviventi; di persone fisiche o giuridiche con le quali essi
intrattengano rapporti commerciali, di prestazione d’opera professionale o di lavoro subordinato, autonomo o
parasubordinato; di individui od organizzazioni con cui essi stessi o i coniugi abbiano causa pendente o grave inimicizia
o rapporti di credito o debito; di individui od organizzazioni di cui essi siano tutori, curatori, procuratori o agenti; di
enti, associazioni anche non riconosciute, comitati o società, di cui essi siano amministratori, gerenti, associati o
dirigenti. Essi si asterranno altresì in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. Nei casi sopra
menzionati l’interessato comunicherà preventivamente la propria motivata astensione al Presidente, che provvederà, di
conseguenza, disponendo per la sostituzione dell’astenuto con un supplente.
3. Le parti, ove sussistano evidenti ragioni di incompatibilità, potranno chiedere, ricorrendo a quanto disposto dall’art.
52 c.p.c., la ricusazione di componenti della Commissione di certificazione, nel qual caso il Presidente, valutate le
ragioni specifiche ed i mezzi di prova a sostegno della richiesta di ricusazione, potrà provvedere di conseguenza alla
sostituzione del ricusato con un supplente, mediante delibera della Commissione.
4. Tutti i componenti delle Commissioni e delle Sotto-Commissioni, ordinari e supplenti, sono obbligati ad effettuare in
ciascun anno (1 gennaio /31 dicembre) almeno 32 ore di formazione ripartite equamente in due semestri con le
modalità, contenuti e termini definiti dal Consiglio Nazionale con l’ausilio della propria Fondazione Studi. Non oltre il
50% delle ore di formazione possono essere svolte con modalità e-learning.
5. In caso di mancato assolvimento dell’obbligo formativo di cui al comma 4, il Consiglio Nazionale comunica ai
competenti Consigli Provinciali i nominativi per la successiva sostituzione, fatto salvo quanto previsto al successivo
6. Il Consiglio Provinciale, su richiesta di un membro di Commissione, può esonerarlo dall’obbligo formativo di cui al
precedente comma 4 nei seguenti casi:
c. documentati casi di temporaneo impedimento e/o forza maggiore, (come ad esempio meramente indicativo e
non esaustivo, assistenza continua per malattia ad un familiare, gravi patologie ecc).
7. In caso di esonero dall’obbligo formativo, il Consiglio Provinciale provvede alla nomina temporanea di un nuovo
membro in sostituzione di quello sospeso.
8. Qualora la nomina del componente avvenga durante il corso dell’anno le ore di formazione di cui al comma 4 sono
ridotte in modo proporzionale in dodicesimi con un minimo di 8 ore.
9. Tutti i componenti, ordinari e supplenti, di Commissione o Sotto-Commissione in carica alla data di entrata in vigore
del presente regolamento, in via transitoria, sono obbligati a svolgere, per l’anno in corso, almeno 8 ore di formazione.
Articolo 6 – Accesso alla documentazione
1. Oltre ai membri della Commissione, che accedono alla documentazione inerente all’attività della Commissione senza
particolari formalità, nel rispetto dei principi di cui al decreto legislativo n.196/2003, tutte le autorità pubbliche che
hanno ricevuto la comunicazione di inizio del procedimento hanno facoltà di accedere alla suddetta documentazione e
di prenderne visione, previa richiesta scritta al Presidente, che adotterà le disposizioni del caso.
2. Si osservano, in quanto applicabili, le norme di cui alla legge 241/1990.
Articolo 7 – Istanza di certificazione
1. La procedura di certificazione ha inizio ad istanza comune delle parti del contratto e si conclude entro il termine di
trenta giorni dal ricevimento della stessa, ovvero dal ricevimento dell’ulteriore documentazione che venga richiesta ad
integrazione dalla Commissione, o dal Segretario.
2. Ove deliberato un importo di cui all’art. 1 comma 3 del presente regolamento, le parti richiedenti sono tenute al
contestuale versamento della somma secondo le modalità ed i termini definiti con apposita delibera del Consiglio
3. L’istanza di certificazione, completa degli allegati, è presentata alla Commissione mediante lettera raccomandata con
avviso di ricevimento o mail certificata, ovvero mediante consegna a mano. In quest’ultimo caso ne verrà rilasciata
ricevuta. Dalla data di ricezione decorre il termine di cui all’articolo 78, comma 2, lettera b), del decreto legislativo
4. L’istanza di certificazione, redatta in bollo, dovrà essere presentata con allegata copia del documento di identità dei
firmatari ed è formulata in conformità al modello e alle istruzioni, aggiornate periodicamente e pubblicate all’indirizzo
internet www.consulentidellavoro.it, che tengano conto delle disposizioni di legge.
5. Le istanze difformi dai modelli della Commissione sono comunque ricevibili purché, a giudizio del Segretario,
rispondano ai requisiti di legge e del presente regolamento, e siano esattamente individuati la parte richiedente ed il
domicilio per le comunicazioni, così che la Commissione possa procedere richiedendo le integrazioni/correzioni del
a. l’esatta individuazione delle parti richiedenti, del loro domicilio e della sede o della dipendenza dell’azienda
b. l’indicazione del contratto in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, la prestazione di lavoro, per il
quale si richiede la certificazione e della specifica qualificazione negoziale delle parti;
c. l’indicazione espressa degli effetti civili, amministrativi, previdenziali e fiscali in relazione ai quali le parti
chiedono la certificazione;
e. la dichiarazione esplicita che non vi sono altri procedimenti certificatori e ispettivi pendenti e che non sono
stati emessi precedenti provvedimenti ispettivi o di diniego di certificazione sulla medesima istanza, oppure, in
f. la sottoscrizione in originale delle parti e, nel caso che una o entrambe le parti stesse non siano persone
fisiche, l’indicazione della legale qualità dei firmatari.
7. Il Presidente e/o il Segretario della Commissione, nel rispetto dell’ordine cronologico determinato dalla data di
presentazione, procedono alla valutazione della regolarità e completezza delle istanze ai sensi del presente regolamento
e, qualora le stesse risultino irregolari o carenti, provvedono a richiedere alle parti le integrazioni del caso,
comunicando loro la contestuale sospensione del termine di cui all’articolo 78, comma 2, lettera b) del decreto
8. Il Presidente e/o il Segretario, verificata la regolarità e completezza delle istanze con particolare riguardo ai requisiti
di cui al precedente comma 6, ovvero acquisite le necessarie integrazioni, redigono il calendario dei lavori della
Commissione, fissando le date delle sedute ed inserendovi le istanze stesse. A tal fine, tengono conto del numero e del
grado di complessità delle domande pervenute, dell’eventuale opportunità di prevederne la trattazione in più sedute,
della distribuzione del carico di lavoro a una o più Sotto-Commissioni e della necessità di concludere il procedimento
nei termini di legge. Provvedono quindi a convocare la Commissione ai sensi del successivo art. 10, nonché le parti per
l’audizione, indicando la data e l’ora stabilite. Tutte le convocazioni possono avvenire anche a mezzo fax o posta
elettronica qualora le parti nell’istanza abbiano a tal fine indicato il proprio indirizzo.
Articolo 8 – Comunicazione alla Direzione Provinciale del Lavoro
1. Non appena ricevuta l’istanza di certificazione, verificata l’ammissibilità della domanda, viene inoltrata apposita
comunicazione alla Direzione Provinciale del Lavoro agli effetti di cui all’articolo 78, comma 2, lettera a) del decreto
legislativo n. 276/2003. Detta comunicazione deve riportare l’indicazione: delle parti e della loro sede, residenza o
domicilio; della data di ricevimento dell’istanza da parte della Commissione e quella in cui tale istanza sarà discussa, ai
fini dell’eventuale esercizio della facoltà di presentare osservazioni e fermo restando quanto previsto dall’art. 6 del
presente regolamento in merito all’accesso alla documentazione da parte dei soggetti pubblici interessati.
2. Ai fini dell’eventuale esercizio della facoltà di presentare osservazioni di cui al comma precedente, alla comunicazione
dell’istanza inviata alla Direzione Provinciale del Lavoro viene acclusa fotocopia del contratto di lavoro per cui si chiede
la certificazione .
3. Le comunicazioni di cui al presente articolo devono essere fatte a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento,
telefax o posta elettronica certificata.
Articolo 9 – Formazione del fascicolo e conservazione dei documenti
2. La segreteria della Commissione acquisisce il fascicolo e provvede a registrare gli estremi dell’istanza in un registro
appositamente istituito, nel quale viene elencata la documentazione afferente e vengono annotate tutte le successive
fasi procedurali.
3. La conservazione dei contratti certificati e dei relativi fascicoli potrà avvenire attraverso idonee modalità di
archiviazione e custodia dei supporti cartacei, ovvero in via informatica, con modalità tali da garantire comunque la
sicurezza dei dati personali ivi contenuti ai sensi della vigente normativa. Il termine minimo di conservazione dei
contratti e della relativa documentazione di cui all’articolo 78, comma 3, del decreto legislativo 276/2003, decorre dalla
4. Detta conservazione avviene presso gli uffici del Consiglio Provinciale e ha la durata di cinque anni dalla data di
estinzione del contratto o clausola oggetto di certificazione. A tal fine, le parti che hanno fatto richiesta di certificazione
sono tenute a comunicare alla Commissione la data di estinzione del rapporto. In assenza di detta comunicazione verrà
presa a riferimento la data di estinzione del rapporto giuridico, eventualmente presente sul contratto certificato.
Articolo 10 – Convocazione delle Commissioni
1. Il Presidente e/o il Segretario convocano la Commissione comunicando ai membri ordinari a mezzo posta, telefax o
posta elettronica certificata ai rispettivi recapiti, la data della seduta e l’elenco delle pratiche inserite nell’ordine del
giorno. In caso di impedimento a partecipare alla riunione della Commissione da parte di un membro ordinario, questo
provvederà direttamente a darne comunicazione al Presidente della Commissione ed al Segretario per l’adozione dei
provvedimenti di cui all’articolo 2, comma 7. Qualora non risulti comunque raggiunto il numero minimo di membri
richiesto ai fini della validità delle sedute e delle delibere, il Presidente dispone il rinvio della seduta.
1. Il Presidente, dopo un sommario esame delle istanze, nomina per ciascuna pratica, su proposta del Segretario, un
relatore scelto tra i membri della Commissione.
2. Il relatore predispone, per ciascuna istanza pervenuta, sentita l’eventuale Sotto-Commissione, un’apposita scheda
riepilogativa, nella quale sono riportate note illustrative in merito alla ricognizione della documentazione presentata e,
in particolare, alla sussistenza o meno dei requisiti richiesti dalla normativa vigente in relazione alla tipologia
contrattuale per la quale si richiede la certificazione, nonché in riferimento agli ulteriori elementi, anche di carattere
formale, richiesti dal presente regolamento.
Articolo 12 – Audizione delle parti
3. Il lavoratore nel caso di impossibilità a presenziare comunica le motivazioni del caso, trasmettendo eventuale
documentazione probatoria alla Commissione che decide per il rinvio dandone atto nel verbale di seduta.
4. Il datore di lavoro/committente può intervenire all’audizione mediante un proprio rappresentante solo in caso di
effettiva e comprovata impossibilità di presenziarvi personalmente; a tal fine, comunica le motivazioni del caso con
l’eventuale documentazione probatoria al Presidente, che decide per l’ammissione del rappresentante o per il rinvio,
dandone atto nel verbale della seduta della Commissione. Il rappresentante interviene munito di apposito atto di
delega, specificamente riferito all’audizione, corredato da fotocopia del documento di identità proprio e del
rappresentato, che vengono acquisiti agli atti. A tal fine non sono idonei gli eventuali poteri di rappresentanza conferiti
5. Le disposizioni di cui al precedente comma si applicano esclusivamente alla rappresentanza volontaria. In nessun
caso può essere delegata l’altra parte o il rappresentante o l’assistente dell’altra parte. Il mancato rispetto delle
disposizioni di cui al precedente comma comporta l’improcedibilità dell’istanza con la conseguente automatica
sospensione del termine di cui all’articolo 78, comma 2, lettera b) del decreto legislativo 276/03. In tal caso la
Commissione può deliberare il rinvio dell’audizione ad una successiva seduta e disporre il rinnovo della convocazione
Articolo 13 – Attività di consulenza e assistenza
1. Nel corso del procedimento di cui all’art.7, la Commissione presta attività di consulenza e assistenza in relazione alla
richiesta oggetto di certificazione.
2. In caso di proroga del contratto già certificato è fatto onere alle parti di richiedere apposita consulenza ed assistenza
da parte della Commissione al fine di verificarne la relativa legittimità.
3. A seguito della istruttoria di cui al comma precedente la Commissione valuta se il contratto prorogato debba essere
destinatario di apposito atto di certificazione ed in caso affermativo le parti avvieranno il procedimento secondo le
Articolo 14 – Deliberazioni e verbalizzazioni
1. Completata la fase istruttoria, i membri della Commissione, udito il relatore, deliberano sulla sussistenza dei
presupposti che consentono la certificazione. Il provvedimento è conforme alla deliberazione ed alle motivazioni
2. Il provvedimento di certificazione è adottato a maggioranza dei componenti di diritto della Commissione. In caso di
parità, prevale il voto del Presidente della Commissione.
3. Il provvedimento deve essere motivato e contenere l’indicazione dei rimedi esperibili avverso di esso, del termine,
nonché dell’autorità cui è possibile ricorrere, ai sensi dell’art. 80 del decreto legislativo n. 276/2003.
4. Il provvedimento di certificazione deve contenere esplicita menzione degli effetti civili, amministrativi, previdenziali o
fiscali, in relazione ai quali le parti richiedono la certificazione. A tal fine al lavoratore sono fornite le informazioni,
predisposte dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che riassumono le principali conseguenze giuridiche
privatistiche e pubblicistiche dei contratti certificati.
5. Il provvedimento deve dare atto di tutte le fasi procedimentali scaturite dall’istanza di certificazione, segnalando la
presenza dei soggetti di cui all’art. 2, comma 8, nonché le osservazioni dagli stessi eventualmente presentate e viene
sottoscritto, ai fini della validità, dai componenti della Commissione.
6. Copia del provvedimento, redatto in triplice originale, viene rilasciata alle parti del contratto di lavoro che hanno
sottoscritto l’istanza di certificazione.
Articolo 15 – Diniego della certificazione, trasmissione degli atti al Consiglio Nazionale.
1. In caso di diniego della certificazione, la Commissione adotta apposito provvedimento motivato ai sensi dell’articolo
2 . Il Consiglio Provinciale, con cadenza trimestrale, trasmette al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del
Lavoro, secondo le modalità dallo stesso comunicate, un resoconto dell’attività svolta, con particolare riferimento al
numero e alla tipologia di istanze e dei contratti certificati, unitamente ai provvedimenti di diniego di cui al comma
Articolo 16 – La Certificazione del Regolamento di Cooperativa
b. l’allegazione di copia del regolamento di cooperativa contenente l’attestazione di avvenuto deposito ai sensi di
2. Per quanto qui non espressamente disciplinato si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al titolo II e
Articolo 17 – Certificazione dei Contratti di Appalto
1. Alla certificazione dei contratti di appalto, prevista dall’art. 84 del decreto legislativo n. 276/2003, si applicano, in
quanto compatibili, le procedure contenute nei Titoli II e III del presente regolamento.
Articolo 18 – Conciliazione obbligatoria
1. Ai sensi dell’articolo 80 comma 4 del decreto legislativo 276/2003, chiunque intenda presentare ricorso
giurisdizionale contro la certificazione del contratto di lavoro, deve previamente rivolgersi alla Commissione di
certificazione che ha adottato l’atto di certificazione per esperire un tentativo obbligatorio di conciliazione.
2. L’istanza di conciliazione è presentata alla Commissione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento,
posta elettronica certificata o mediante consegna a mano (nel qual caso verrà rilasciata ricevuta), nonché comunicata,
con le medesime modalità, alla controparte nei confronti della quale il procedimento è promosso. Essa dovrà essere
conforme al modello e istruzioni aggiornati periodicamente e pubblicati sul sito www.consulentidellavoro.it.
3. Le istanze difformi dal modello sono comunque ricevibili se, a giudizio del Segretario della Commissione, rispondono
ai requisiti di legge ed al presente regolamento.
a. nome, cognome e residenza dell’istante e del convenuto; se l’istante o il convenuto sono una persona
giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, l’istanza deve indicare la denominazione e la sede;
b. il luogo dove é sorto il rapporto ovvero dove si trova l’azienda o sua dipendenza alla quale è addetto il
lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto;
d. l’esposizione sintetica dei fatti e delle ragioni posti a fondamento della pretesa.
7. Entro i dieci giorni successivi al deposito, la Commissione fissa la comparizione delle parti per il tentativo di
conciliazione, che deve essere tenuto entro i successivi trenta giorni dinanzi alla Commissione; il datore di lavoro può
essere rappresentato mediante procura o assistito da un Consulente del Lavoro o da altro soggetto abilitato; il
lavoratore deve presentarsi personalmente e può farsi assistere da un Consulente del Lavoro o da altro soggetto.
8. Le parti possono presentare alla Commissione istanza congiunta per la conciliazione obbligatoria depositando
l’eventuale ipotesi d’accordo, in tal caso, non si applica quanto previsto dal precedente comma 6.
Articolo 19 – Verbale di conciliazione
1. Se la conciliazione esperita ai sensi dell’articolo 18 riesce, anche limitatamente ad una parte della domanda, la
Commissione redige separato processo verbale sottoscritto dalle parti e dai componenti della Commissione di
conciliazione. La Commissione che ha esperito il tentativo di conciliazione certifica l’autografia della sottoscrizione delle
parti o la loro impossibilità di sottoscrivere.
2. Si applicano laddove compatibili le disposizioni contenute nei Titoli II e III del presente regolamento.
3. Copia del verbale deve essere consegnata, dal Presidente della Commissione, a ciascuna delle parti presenti
4. Il Segretario della Commissione provvederà al deposito di una copia del verbale presso la Direzione Provinciale del
Lavoro di competenza entro il termine di 15 giorni lavorativi dalla data di sottoscrizione del verbale stesso.
Articolo 20 – Tentativo facoltativo di conciliazione
1. Le istanze rivolte alla conciliazione delle controversie individuali di lavoro di cui all’art. 409 c.p.c., le quali abbiano un
oggetto diverso da quello inerente alla qualificazione di un contratto precedentemente certificato ai sensi degli artt. 75
e ss. del decreto legislativo n. 276/2003, ovvero da quello di singole clausole contrattuali già precedentemente
certificate ai sensi degli artt. 75 e ss. del decreto legislativo n. 276/2003 medesimi, possono essere promosse e trattate
innanzi alla Commissione con le modalità di cui agli articoli 18 e 19, in quanto compatibili.
2. Chi intende accettare la richiesta di tentativo di conciliazione deve rimettere alla Commissione un proprio scritto,
secondo quanto previsto all’art. 18, comma 6.
3. La Commissione, nel caso in cui il suddetto scritto pervenga oltre i termini previsti dall’art. 18 comma 6, provvede ad
acquisire dalla parte che ha avviato il tentativo conferma scritta dell’attualità dell’interesse in ordine a procedere allo
4. Le parti possono presentare alla Commissione istanza congiunta per la conciliazione facoltativa depositando
l’eventuale ipotesi d’accordo e, in tal caso, non trovano applicazione i precedenti commi 2 e 3.
Articolo 21 – Rinunzie e Transazioni
1. La Commissione certifica le rinunzie e transazioni di cui all’art. 2113 c.c. a conferma della volontà abdicativa o
transattiva delle parti stesse.
Articolo 22 – Competenza della Commissione in Funzione Arbitrale
1. Le parti possono accordarsi per la risoluzione della lite affidando alla Commissione, anche in occasione dello
svolgimento del tentativo di conciliazione, il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia, ai sensi dell’art. 31,
comma 12, legge n. 183/2010.
1. Ai sensi dell’art. 76, comma 3, del decreto legislativo n. 276/2003 la Commissione potrà concludere convenzioni con
le altre sedi di certificazione ai fini dell’eventuale costituzione di una Commissione Unitaria previa autorizzazione da
richiedere al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.
Articolo 24 – Norme transitorie
1. In attesa dei codici di buone pratiche di cui agli articoli 78, comma 4, e 84, comma 2, del decreto legislativo n.
276/2003, le Commissioni di certificazione operano sulla base del presente regolamento e in applicazione delle linee
1. Il presente regolamento approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro con delibera n. 249
del 24/3/2011, entra in vigore il 1° maggio 2011. A partire da quest’ultima data il presente regolamento sostituisce ogni
altro strumento regolamentare vigente in materia e vincola i Consigli Provinciali al rispetto integrale delle disposizioni
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