Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-30889-del-26-11-2019
Timestamp: 2020-06-04 03:55:13+00:00
Document Index: 65889739

Matched Legal Cases: ['art. 91', 'art. 2233', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 2233', 'art. 4', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 4']

Sentenza Cassazione Civile n. 30889 del 26/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30889 del 26/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 26/11/2019, (ud. 20/06/2019, dep. 26/11/2019), n.30889
sul ricorso 613-2019 proposto da:
T.A., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA GOLAMETTO, 4, presso lo studio dell’avvocato
20/06/2019 dal Consigliere Dott. SCARPA ANTONIO.
T.A. ed altri propongono ricorso articolato in unico motivo per la cassazione del decreto reso dalla Corte d’Appello di Perugia l’8 giugno 2018. Questo decreto ha condannato il Ministero della Giustizia all’equa riparazione in favore dei ricorrenti, pari ad Euro 1.584,00 pro capite, per la irragionevole durata di un giudizio di equa riparazione davanti alla Corte d’Appello di Roma. La Corte d’Appello di Perugia ha liquidato Euro 485,00 a titolo di compenso professionale.
Il Ministero della Giustizia, intimato, ha depositato atto di costituzione.
L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione dell’art. 91 c.p.c. e dell’art. 2233 c.c., comma 2, nonchè del D.M. n. 55 del 2014. I ricorrenti espongono che la liquidazione delle spese processuali operata dalla Corte d’Appello di Perugia sia inferiore ai minimi dettati dal D.M. n. 55 del 2014, Tabella 12 (indicando le singole attività e fasi ed i relativi importi tariffari).
Questa Corte ha già precisato come il procedimento per l’equa riparazione del pregiudizio derivante dalla violazione del termine di ragionevole durata del processo – di cui alla L. n. 89 del 2001 – vada considerato, ai fini della liquidazione dei compensi spettanti all’avvocato, quale procedimento avente natura contenziosa, con la conseguenza che, nel caso in esame, trova applicazione il D.M. 10 marzo 2014, n. 55, tabella 12 allegata (cfr. Cass. Sez. 2, 10/04/2018, n. 8818; Cass. Sez. 2, 28/02/2018, n. 4689; Cass. Sez. 6 – 2, 14/11/2016, n. 23187; Cass. Sez. 1, 17/10/2008, n. 25352). Peraltro, è stato anche chiarito come, in tema di liquidazione delle spese processuali successiva al D.M. n. 55 del 2014 (che detta i criteri da applicare nel regolare le spese di causa, mentre il D.M. n. 140 del 2012 regola la materia dei compensi tra professionista e cliente: Cass. Sez. 2, 17/01/2018, n. 1018), non sussistendo più il vincolo legale della inderogabilità dei minimi tariffari, i parametri di determinazione del compenso per la prestazione defensionale in giudizio e le soglie numeriche di riferimento costituiscono criteri di orientamento e individuano la misura economica standard del valore della prestazione professionale; pertanto, il giudice è tenuto a specificare i criteri di liquidazione del compenso solo in caso di scostamento apprezzabile dai parametri medi, fermo restando che il superamento dei valori minimi stabiliti in forza delle percentuali di diminuzione incontra il limite dell’art. 2233 c.c., comma 2, il quale preclude di liquidare somme praticamente simboliche, non consone al decoro della professione. La liquidazione disposta dalla Corte di Perugia in complessivi Euro 485,00, opera, invece, senza dare alcuna adeguata motivazione, una globale determinazione dei compensi, in misura notevolmente inferiore a quelli minimi di cui al D.M. 10 marzo 2014, n. 55, tabella 12 allegata, tenuto conto del valore della causa (da Euro 1.100,01 a Euro 5.200,00), pur applicata la riduzione massima in ragione della speciale semplicità dell’affare D.M. n. 55 del 2014 ex art. 4 (Euro 1.198,50: Euro 255,00 per la fase di studio; Euro 255,00 per la fase introduttiva; Euro 283,50 per la fase istruttoria; Euro 405,00 per la fase decisionale) (Cass. Sez. 6 – 3, 15/12/2017, n. 30286; Cass. Sez. 6 – L, 31/01/2017, n. 2386; Cass. Sez. 6 – 1, 16/09/2015, n. 18167). Ricorrendo, peraltro, l’ipotesi di assistenza e di difesa di più parti comportante l’esame di identiche questioni e posizioni, deve anche essere motivato l’eventuale diniego dell’aumento affidato al potere discrezionale del giudice dal medesimo D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 4, comma 2.