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Timestamp: 2020-06-04 05:33:06+00:00
Document Index: 160428622

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 1', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 1']

legittimo sospetto e rimessione
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Il legittimo sospetto, quale causa di rimessione del giudice penale naturale, è un'ipotesi introdotta dalla c.d. Legge Cirami (L. n. 248 del 7 novembre 2002). La richiesta di rimessione del giudizio può dunque essere avanzata in dipendenza di gravi situazioni locali di pericolo alla sicurezza e all'incolumità pubblica, che tubino la libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo - ad esempio coartazioni fisiche o morali - oppure che generino il legittimo sospetto sull'imparzialità e serenità del giudice incaricato della cognizione.
Il legittimo sospetto, ha precisato peraltro la Corte di legittimità, deve essere interpretato in senso restrittivo in quanto può essere causa di rimessione del processo solo laddove derivante da elementi esterni alla dinamica processuale e da situazioni localmente delimitate di grave ostilità e di tale abnormità da non garantire l'imparzialità del giudice.
Sull'istanza di rimessione, che può essere promossa dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello, dal PM o dall'imputato, decide la Corte di Cassazione la quale può sospendere il procedimento in corso. La sospensione può essere disposta anche dal giudice presso il quale pende il procedimento ed è obbligatoria ove il procedimento di merito sia giunto alla fase della discussione o della decisione.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 11l. 7 novembre 2002, n. 248. Il testo originario era: «1. In ogni stato e grado del processo di merito, quando la sicurezza o l'incolumità pubblica ovvero la libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo sono pregiudicate da gravi situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, la corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'articolo 11». V. la disposizione transitoria dettata dall'art. 1 5 l. n. 248, cit.
2. La richiesta dell'imputato è sottoscritta da lui personalmente [99] o da un suo procuratore speciale [122].
4. L'inosservanza delle forme e dei termini previsti dai commi 1 e 2 è causa di inammissibilità della richiesta [492, 173].
Effetti della richiesta (1).
1. In seguito alla presentazione della richiesta di rimessione il giudice può disporre con ordinanza la sospensione del processo fino a che non sia intervenuta l'ordinanza [48] che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta. La Corte di cassazione può sempre disporre con ordinanza la sospensione del processo [181 lett. b)].
3. La sospensione del processo ha effetto fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile la richiesta e non impedisce il compimento degli atti urgenti [392, 467, 554].
4. In caso di sospensione del processo si applica l'articolo 159 del codice penale e, se la richiesta è stata proposta dall'imputato, sono sospesi i termini di cui all'articolo 303, comma 1 CUSTODIA CAUTELARE. La prescrizione e i termini di custodia cautelare riprendono il loro corso dal giorno in cui la Corte di cassazione rigetta o dichiara inammissibile la richiesta ovvero, in caso di suo accoglimento, dal giorno in cui il processo dinanzi al giudice designato perviene al medesimo stato in cui si trovava al momento della sospensione. Si osservano in quanto compatibili le disposizioni dell'articolo 304.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 12l. 7 novembre 2002, n. 248. Il testo originario recitava: «1. La richiesta di rimessione non sospende il processo, ma il giudice non può pronunciare sentenza fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta. 2. La corte di cassazione può disporre con ordinanza la sospensione del processo. La sospensione non impedisce il compimento degli atti urgenti». V. la disposizione transitoria dettata dall'art. 1 comma 5 l. n. 248, cit. La Corte cost., con sentenza 22 ottobre 1996, n. 353 aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 1 «nella parte in cui fa divieto al giudice di pronunciare la sentenza fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di rimessione».
(1) Articolo così sostituito dall'art. 13l. 7 novembre 2002, n. 248. Il testo originario recitava: «1. La corte di cassazione decide in camera di consiglio a norma dell'articolo 127, dopo aver assunto, se necessario, le opportune informazioni. 2. L'ordinanza che accoglie la richiesta è comunicata senza ritardo al giudice procedente e a quello designato. Il giudice procedente trasmette immediatamente gli atti del processo al giudice designato e dispone che l'ordinanza della corte di cassazione sia per estratto comunicata al pubblico ministero e notificata alle parti private. 3. Il giudice designato dalla corte di cassazione dichiara, con ordinanza, se e in quale parte gli atti già compiuti conservano efficacia. Nel processo davanti a tale giudice le parti esercitano gli stessi diritti e facoltà che sarebbero loro spettati davanti al giudice originariamente competente. 4. Se la corte rigetta o dichiara inammissibile la richiesta dell'imputato, questi con la stessa ordinanza può essere condannato al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da 258 euro a 1.549 euro». V. la disposizione transitoria dettata dall'art. 1 5 l. n. 248, cit.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 14l. 7 novembre 2002, n. 248. Il testo originario recitava: «1. Anche quando la richiesta di rimessione è stata accolta, il pubblico ministero o l'imputato può chiedere un nuovo provvedimento per la revoca di quello precedente o per la designazione di un altro giudice. Si osservano le disposizioni dell'articolo 47. 2. L'ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile per manifesta infondatezza la richiesta di rimessione non impedisce che questa sia nuovamente proposta purchè sia fondata su elementi nuovi. La richiesta dichiarata inammissibile per altri motivi può essere sempre riproposta». V. la disposizione transitoria dettata dall'art. 1 5 l. n. 248, cit.
Dal 12/06/09 16685233