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Timestamp: 2019-01-24 02:33:24+00:00
Document Index: 144540507

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 2727', 'art. 28', 'sentenza ']

C.d.S. 1114/2007 (scorporabili < 150)
LAVORI PUBBLICI - 162
Consiglio di Stato, Sezione VI, 9 marzo 2007, n. 1114
Appalto di lavori di importo complessivo superiore a 150.000 euro - Lavorazioni scorporabili di importo superiore al 10% ma inferiore a 150.000 euro: insufficienza dei requisiti ex art. 28 del d.P.R. n. 34 del 2000 e necessità dell'attestazione S.O.A.
Il danno derivante ad una impresa dal mancato affidamento di un appalto è quantificabile nella misura dell’utile non conseguito (10%), solo se e in quanto l’impresa possa documentare di non aver potuto utilizzare mezzi e maestranze, lasciati disponibili, per l’espletamento di altri servizi, mentre quando tale dimostrazione non sia stata offerta è da ritenere che l’impresa possa avere ragionevolmente riutilizzato mezzi e manodopera per lo svolgimento di altri, analoghi servizi, così vedendo in parte ridotta la propria perdita di utilità, con conseguente riduzione in via equitativa del danno risarcibile.
sul ricorso in appello proposto dalla costituenda A.T.I. tra T.D. s.r.l. ed E.S. s.r.l., in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall' avv.to R.M.B. ed elettivamente domiciliato presso ...
A.T.I. tra A. s.a.s. e M.S. s.a.s., non costituitisi in giudizio;
A.T.I. costituenda tra F.C. s.r.l., L.S. s.n.c. e S.A.A., non costituitasi in giudizio;
per l’annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione I, n. 2786/2005;
Udito l'Avv. B.
1. L’associazione temporanea di imprese costituenda tra T.D. s.r.l. ed E.S. s.r.l. ha partecipato alla gara indetta dalla Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Napoli e Caserta per l'affidamento dei "lavori di indagini geofisiche, scavo archeologico della base militare della flotta Misenum", classificandosi terza.
Con ricorso proposto al T.A.R. Campania ha contestato l'ammissione alla gara delle due associazioni temporanee di impresa, che la hanno preceduta nella graduatoria finale formata dall'amministrazione procedente.
Dopo che gli atti impugnati erano stati sospesi a con ordinanza di questa Sezione n. 5582/2004, con sentenza n. 2786/2005 il T.A.R. ha respinto il ricorso, ritenendo che:
L’A.T.I. costituenda tra T.D. s.r.l. ed E.S. s.r.l. ha impugnato tale decisione, deducendo che le due associazioni, classificate prima e seconda, avrebbero invece dovuto essere escluse dalla procedura perché le due imprese mandanti non erano in possesso di (adeguata) attestazione SOA.
2. Oggetto del presente giudizio è la procedura di gara, indetta dalla Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Napoli e Caserta per l'affidamento dei "lavori di indagini geofisiche, scavo archeologico della base militare della flotta Misenum".
Al riguardo, si rileva che il bando di gara ha previsto, al punto 3, le seguenti "Lavorazioni di cui si compone l'intervento:
Era poi aggiunto che “Il concorrente dovrà dimostrare, ai fini della qualificazione alla categoria prevalente, di aver eseguito nell'ultimo quinquennio lavori di indagini, ricerca, sorbonatura, rilevamento di strutture archeologiche sommerse per un importo non inferiore ad Euro 143.579,08.”
Il giudice di primo grado ha espressamente attribuito portata “dirimente” all’applicabilità dell’art. 28 del d.P.R. n. 34/2004, anche se non espressamente richiamato dal bando.
Tale erronea valutazione ha condotto il T.A.R. a ritenere applicabile la norma, stravolgendo in questo modo il tenore del bando di gara, che non la richiamava.
Con riguardo alla responsabilità della pubblica amministrazione per i danni causati dall’esercizio illegittimo dell’attività amministrativa, questa Sezione ha già aderito a quell’orientamento favorevole a restare all'interno dei più sicuri confini dello schema e della disciplina della responsabilità aquiliana, che rivelano una maggiore coerenza della struttura e delle regole di accertamento dell'illecito extracontrattuale con i caratteri oggettivi della lesione di interessi legittimi e con le connesse esigenze di tutela, (Cons. Stato, VI, 23 giugno 2006 n. 3981; 9 novembre 2006 n. 6607; IV, 6 luglio 2004 n. 5012; 10 agosto 2004 n. 5500).
3.2. Per quanto concerne, l’elemento soggettivo, sulla base dei richiamati precedenti giurisprudenziali, va ribadito che non è comunque richiesto al privato danneggiato da un provvedimento amministrativo illegittimo un particolare impegno probatorio per dimostrare la colpa della p.a. Infatti, pur non essendo configurabile, in mancanza di una espressa previsione normativa, una generalizzata presunzione (relativa) di colpa dell'amministrazione peri danni conseguenti ad un atto illegittimo o comunque ad una violazione delle regole, possono invece operare regole di comune esperienza e la presunzione semplice, di cui all'art. 2727 c.c., desunta dalla singola fattispecie.
Spetta, quindi, al giudice valutare, in relazione ad ogni singola fattispecie, la configurabilità concreta della colpa, che spetta poi all'amministrazione superare; inoltre, in assenza di discrezionalità o in presenza di margini ridotti di essa, le presunzioni semplici di colpevolezza saranno più facilmente configurabili, mentre in presenza di ampi poteri discrezionali ed in assenza di specifici elementi presuntivi, sarà necessario uno sforzo probatorio ulteriore, gravante sul danneggiato, che potrà ad esempio allegare la mancata valutazione degli apporti resi nella fase partecipativa del procedimento o che avrebbe potuto rendere se la partecipazione non è stata consentita.
Inoltre, va considerato che la stessa Corte di Giustizia, pur non facendo riferimento alla nozione di colpa della p.a., utilizza, a fini risarcitori, il criterio della manifesta e grave violazione del diritto comunitario, sulla base degli stessi elementi, descritti in precedenza e utilizzati nel nostro ordinamento per la configurabilità dell’errore scusabile (Corte Giust. CE, 5 marzo 1996, C- 46 e 48/93, Brasserie du Pecheur, in cui, al punto 78, viene riconosciuto che alcuni degli elementi indicati per valutare se vi sia violazione manifesta e grave sono riconducibili alla nozione di colpa nell'ambito degli ordinamenti giuridici nazionali).
Va, infine, evidenziato che non esclude la colpa la circostanza che il giudice di primo grado abbia dato ragione all'amministrazione con decisione ribaltata in appello, in quanto anche il T.A.R. può incorrere in errore (come nel caso di specie, causa l’erronea applicazione dell’art. 28 del d.P.R. n. 34/00) e comunque non appare ragionevole dare rilevanza ad un fatto successivo a quello che ha generato l'illecito; aderendo a tale impostazione, la sussistenza della colpa sarebbe ravvisabile nelle sole ipotesi in cui il privato ottenga ragione in entrambi i gradi del giudizio, finendo il giudizio di primo grado ad essere quello decisivo.
3.3. Sotto il profilo della quantificazione del danno, la ricorrente ha indicato il criterio del 25% dell’offerta presentata, quale mancato ammortamento delle spese generali di azienda (15%) e mancato utile che l’impresa avrebbe tratto dall’aggiudicazione dell’appalto (10%).
Il criterio indicato non corrisponde a quello utilizzato dalla prevalente giurisprudenza (10% dell’importo offerto dal ricorrente).
Tuttavia, la giurisprudenza ha anche precisato che il danno derivante ad una impresa dal mancato affidamento di un appalto è quantificabile nella misura dell’utile non conseguito (10%), solo se e in quanto l’impresa possa documentare di non aver potuto utilizzare mezzi e maestranze, lasciati disponibili, per l’espletamento di altri servizi, mentre quando tale dimostrazione non sia stata offerta (come nel caso di specie) è da ritenere che l’impresa possa avere ragionevolmente riutilizzato mezzi e manodopera per lo svolgimento di altri, analoghi servizi, così vedendo in parte ridotta la propria perdita di utilità, con conseguente riduzione in via equitativa del danno risarcibile, (Cons. Stato, V, 24 ottobre 2002 n. 5860; VI, 9 novembre 2006 n. 6607).
In applicazione di detto principio, il danno risarcibile deve essere ridotto al 5% dell’importo offerto e corrisponde ad euro 27.727,95 (5% di euro 544.559,19).
4. In conclusione, l’appello deve essere accolto con conseguente annullamento dell'atto impugnato, in riforma della sentenza di primo grado.
Così deciso in Roma, il 16-1-2007 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez.VI -, riunito in Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
Roberto Chieppa, Consigliere Est.