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Timestamp: 2019-09-19 18:05:44+00:00
Document Index: 172688840

Matched Legal Cases: ['art. 1434', 'art. 1434', 'art. 1434', 'sentenza ', 'art. 1418', 'art. 1434', 'sentenza ', 'art. 1434', 'sentenza ', 'art. 1434']

Art. 1434 codice civile: Violenza | La Legge per tutti
In tema di violenza morale, non costituisce minaccia invalidante il negozio, ai sensi dell'art. 1434 e ss. del codice civile, la mera rappresentazione interna di un pericolo, ancorché collegata a determinate circostanze oggettivamente esistenti; sul punto, infatti, va ricordato che, perché la minaccia sia idonea ad invalidare il negozio, occorre che sussistano determinati presupposti, e cioè che essa sia specificamente finalizzata ad estorcere il consenso alla conclusione di uno dei contraenti, provenga dal comportamento posto in essere da una delle parti o da un terzo e risulti di natura tale da incidere, con efficienza causale, sul determinismo del soggetto passivo, il quale, in assenza di minaccia, non avrebbe concluso il negozio.
Tribunale Milano sez. VII 02 dicembre 2014 n. 14305
Affinchè la minaccia sia idonea ad invalidare il negozio, deve essere specificamente finalizzata ad estorcere il consenso alla conclusione del contratto di uno dei contraenti, provenire dal comportamento posto in essere da una delle parti o da un terzo e risultare di natura tale da incidere, con efficienza causale, sul determinismo del soggetto passivo, che in assenza della minaccia non avrebbe concluso il negozio; per cui non costituisce minaccia invalidante il negozio, ai sensi dell’art. 1434 e ss. c.c., la mera rappresentazione interna di un pericolo, ancorché collegata a determinate circostanze oggettivamente esistenti.
Tribunale Milano sez. VII 02 dicembre 2014 n. 1430
In materia di annullamento del contratto per vizi della volontà, si verifica l’ipotesi della violenza, invalidante il negozio giuridico qualora uno dei contraenti subisca una minaccia specificamente finalizzata ad estorcere il consenso alla conclusione del contratto, proveniente dal comportamento posto in essere dalla controparte o da un terzo e risultante di natura tale da incidere, con efficienza causale, sul determinismo del soggetto passivo, che in assenza della minaccia non avrebbe concluso il negozio. Ne consegue che non costituisce minaccia invalidante il negozio, ai sensi dell’art. 1434 e ss. c.c.. la mera rappresentazione interna di un pericolo. ancorché collegata a determinate circostanze oggettivamente esistenti.
Tribunale Milano sez. IV 28 ottobre 2013 n. 13478
Cassazione civile sez. III 23 agosto 2011 n. 17523
In tema di nullità del contratto per contrarietà a norme imperative in difetto di espressa previsione in tal senso (cd. «¿nullità virtuale¿»), ove non altrimenti stabilito dalla legge, unicamente la violazione di norme inderogabili concernenti la validità del contratto è suscettibile di determinarne la nullità, che va, pertanto, esclusa sia quando risulta prevista una diversa forma di invalidità (es. annullabilità), sia quando la legge assicura l'effettività della norma imperativa con la previsione di rimedi diversi. (Nella specie, relativa a domanda di declaratoria di nullità del contratto di vendita di un immobile cui l'istante deduceva di essere stato costretto dall'acquirente con minaccia e pressione usuraria, la S.C., nel confermare la sentenza di rigetto dei giudici di merito, ha ritenuto non applicabile l'art. 1418 c.c. ed indicato come parametri normativi di riferimento gli art. 1434 e 1435 c.c., cui pure la corte territoriale aveva fatto ricorso, rilevando che la relativa azione non era stata proposta entro il termine prescrizionale di cinque anni né tale statuizione era stata specificamente impugnata).
Cassazione civile sez. VI 14 dicembre 2010 n. 25222
La violenza morale esercitabile dal datore di lavoro, che può determinare l'annullabilità delle dimissioni rassegnate dal lavoratore, può esprimersi secondo modalità variabili e indefinite, anche non esplicite; può agire anche solo come concausa, ed essere ravvisata nella minaccia dell'esercizio di un diritto, quando la relativa prospettazione sia immotivata e strumentale. (Nella specie, il datore di lavoro aveva disposto il trasferimento di un dipendente in una sede lontana dal suo luogo di residenza e il lavoratore aveva rassegnato le dimissioni al fine di evitare il trasferimento ed il connesso mutamento di mansioni, ed aveva poi impugnato in giudizio l'atto risolutivo; la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva escluso la configurabilità di una coartazione della volontà del dipendente nella determinazione di rassegnare le dimissioni, riscontrando anzi l'attribuzione al lavoratore di mensilità aggiuntive quale incentivo all'esodo).
Cassazione civile sez. lav. 01 dicembre 2010 n. 24363
Le dimissioni del lavoratore sono annullabili ex art. 1434 c.c. se la volontà del dipendente dimissionario è coartata non tanto dalla minaccia in sé di licenziamento o di denuncia, quanto piuttosto dal complessivo comportamento intimidatorio posto in essere dal datore ai danni del lavoratore. Di conseguenza, ai fini dell'annullabilità delle dimissioni ottenute con la minaccia di denuncia penale e di licenziamento, va valutata l'obbiettiva natura intimidatoria o meno dell'invito alle dimissioni e le modalità fattuali del comportamento tenuto dal datore di lavoro (nella specie, la Corte ha confermato la nullità delle dimissioni rassegnate da una commessa con lettera firmata sotto la minaccia di licenziamento e denuncia penale con l'accusa di appropriazione di denaro, in ragione dell'atteggiamento gravemente intimidatorio tenuto dal datore e dai suoi collaboratori).
Cassazione civile sez. lav. 10 giugno 2009 n. 13367
L'istanza di revocazione di una sentenza della Corte di cassazione può essere basata esclusivamente sull'errore di fatto in cui la Corte possa essere incorsa nella lettura degli atti del processo a quo ovvero degli atti propri del giudizio di legittimità; l'errore revocatorio, che consiste in un errore di percezione che abbia indotto il giudice a supporre l'esistenza o l'inesistenza di un fatto decisivo che risulti incontestabilmente escluso o accertato alla stregua degli atti di causa, non è configurabile nell'ipotesi in cui riguardi norme giuridiche, essendo la loro violazione o falsa applicazione un errore di diritto. (Nella specie, la Corte di cassazione aveva ritenuto che la creazione di un clima intimidatorio per ottenere una dichiarazione del lavoratore pregiudizievole ai suoi interessi poteva ben integrare la minaccia di cui all'art. 1434 c.c. ed il datore aveva chiesto la revocazione di tale sentenza, lamentando l'assenza di minacce espresse ai danni del lavoratore; la S.C. ha escluso la ricorrenza di un errore revocatorio, essendo stato denunciato un mero errore relativo all'interpretazione della nozione di minaccia di cui alla norma del richiamato articolo).