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Timestamp: 2017-07-22 18:36:25+00:00
Document Index: 179730179

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 409', 'sentenza ', 'art. 2392', 'art. 1710', 'art. 2390']

STIPENDI AMMINISTRATORI SPA PIGNORABILE - La giurisprudenza successiva alla sentenza a S.U. del 1994. Si diceva in precedenza del "tentativo" operato da queste S.U. nel 1994 di dare un definitivo assetto al tema, siccome quella sentenza ha avuto sicuramente il pregio di fondare l'orientamento giurisprudenziale maggioritario, senza tuttavia spegnere i contrasti che nei più di venti anni a seguire hanno caratterizzato le decisioni in argomento. Contrasti che, per un verso, sono stati fomentati dalla sempre più diversificata dottrina e che, per altro verso, sono la necessaria conseguenza del mutato quadro normativo, non solo in materia societaria. | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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STIPENDI AMMINISTRATORI SPA PIGNORABILE – La giurisprudenza successiva alla sentenza a S.U. del 1994.
Ponendo a raffronto i quattro enunciati sui quali fonda quella sentenza (cfr. supra par. 3.2) ed il disposto dell’art. 409 c.p.c., n. 3, (che fa riferimento ad “una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale anche se non a carattere subordinato”) occorre rilevare che quello sub a) deve essere senz’altro concordato (seppure con i limiti dei quali si dirà in seguito), nella considerazione che l’immedesimazione organica può aver rilievo nei rapporti con i terzi, ma nei rapporti interni effettivamente sussiste una relazione obbligatoria tra soggetti affatto distinti tra loro. Difficilmente, invece, può essere prestata adesione agli altri enunciati contenuti in sentenza. Soprattutto all’affermata esistenza del fondamentale requisito del coordinamento, che in essa rimane mera asserzione, nè sviluppata, nè dimostrat
Sentenza 13 settembre 2016 – 20 gennaio 2017, n. 1545
SENTENZA sul ricorso 12055/2014 proposto da:
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI OSTRA E MORRO D’ALBA S.C., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE
DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato UBALDO SASSAROLI, per delega in calce al ricorso; – ricorrente –
KORG ITALY S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA XX SETTEMBRE 1, presso lo studio dell’avvocato RODOLFO MAZZEI, che la rappresenta e difende, per delega a margine del controricorso; – controricorrente –
B.G.B.G., CARILO – CASSA DI RISPARMIO DI LORETO S.P.A.; – intimati –
avverso la sentenza n. 1688/2013 del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il 15/11/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/09/2016 dal Presidente Dott. ANGELO SPIRITO;
– Il quesito ed il fatto.
Più in dettaglio, poi, possono essere individuate nell’ambito della teoria cd. contrattualistica (la quale, come s’è visto, fa derivare il conferimento del potere rappresentativo all’amministratore non dalla legge o dallo statuto, bensì dal regolamento negoziale, con la conseguente negazione dell’immedesimazione organica):
a) la tesi di coloro i quali hanno ravvisato un negozio sui generis, tipico di amministrazione, non riconducibile ad alcuna tipologia nota, ma assimilabile di volta in volta a questo o quel contratto (di mandato, d’opera, di lavoro subordinato, ecc.), senza tuttavia identificarsi in alcuno, salvo far riferimento alle rispettive, compatibili discipline;
b) l’antica teoria che assimila la figura dell’amministratore a quella del mandatario, della quale ha ormai fatto giustizia il riformato testo dell’art. 2392 c.c., nel quale è stato eliminato il richiamo alla “diligenza del mandatario” di cui all’art. 1710 c.c.;
c) la teoria più isolata che vede nell’amministratore un lavoratore subordinato della società (diversa da quella che ammette la possibilità di cumulare il rapporto di amministrazione con quello di lavoratore subordinato), in base alla quale il rapporto di amministrazione sarebbe esso stesso da ricondurre ad un rapporto di lavoro subordinato, con l’assemblea che ne ha il potere di nomina e revoca (quindi, di costituire ed estinguere il rapporto) nonchè quello direttivo e di controllo (esercitato unitamente al collegio sindacale) e l’amministratore, dal suo canto, con i suoi doveri di fedeltà e di collaborazione che si manifestano principalmente nell’obbligo di non concorrenza, di cui all’art. 2390 c.c., e nel diritto al compenso; d) la teoria che riconduce l’amministratore alla figura del prestatore d’opera professionale finalizzata a far conseguire un profitto alla società, con assunzione di responsabilità ed impiego di tempo ed energie lavorative; e) la teoria, infine, che riconduce il rapporto d’amministrazione alla fattispecie della parasubordinazione (che, come vedremo in seguito, è stata accolta da una pronunzia delle S.U. del 1994), configurando un rapporto negoziale autonomo tra amministratore e società, dal contenuto fissato dalla legge e dallo statuto, superando definitivamente l’idea di un’immedesimazione organica assoluta che avrebbe impedito il dualismo e la contrapposizione di interessi e costringendo il rapporto di amministrazione nell’area dei rapporti intrasoggettivi.
Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2017.