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Timestamp: 2020-08-06 20:57:47+00:00
Document Index: 10856894

Matched Legal Cases: ['art 1', 'art 3', 'sentenza ', 'art 3', 'art 5', 'art 8', 'art 13']

La Corte Edu può abbattere "il muro del silenzio" intorno alle violenze della Cia in PoloniaDiritti Europa
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Posted by: Roberto Federico Proto in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza 7 dicembre 2013
Martedì 02 Dicembre 2013, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha svolto un’importante audizione a riguardo della, così delicata quanto controversa, vicenda di una prigione segreta americana nascosta in una foresta del Nord della Polonia, dove degli agenti del Central Intelligence Agency ( CIA) degli Stati Uniti sono stati accusati di aver praticato atti di tortura, durante un interrogatorio, nei confronti di due presunti terroristi, attualmente detenuti nel campo di prigionia di Guantánamo.
Le Autorità polacche, naturalmente non poco imbarazzate da questo grave “scandalo” internazionale, non lasciano trapelare alcuna posizione, ciò si evince chiaramente dalle parole del sottosegretario al Ministero degli Esteri della Polonia, Artur Nowak-Far, che ha affermato dinanzi alla Corte che “Il governo non vuole confermare o negare i fatti citati dalle ricorrenti“. Ma questa “strategia” sembra più confermare che smentire la gravità dei fatti.
Ma iniziamo con ordine. I due soggetti principalmente coinvolti in questa vicenda sono Abd al-Rahim Hussayn Muhammad al-Nashiri, un cittadino saudita di origine yemenita, e Zayn al-Abidin Muhammad Husayn, conosciuto anche come Abu Zubaydah, un palestinese apolide.
Il primo è accusato di aver realizzato l’attacco terroristico dell’Ottobre del 2000 alla nave della marina statunitense USS Cole nel porto di Aden, Yemen, oltre ad essere sospettato di aver avuto un ruolo centrale nella attacco alla petroliera francese MV Limburg nel Golfo di Aden, avvenuto nell’ottobre 2002. Il secondo invece, è ritenuto un importante membro di Al-Qaida ed è sospettato di aver partecipato alla pianificazione degli attacchi dell’11 Settembre a New York e Washington.
Entrambi sono stati oggetto di quella che tecnicamente viene definita Extraordinary rendition, che altro non è che la cattura, deportazione e detenzione illegale, eseguita in modo clandestino, nei confronti di un soggetto considerato come un “elemento ostile”, che il più delle volte è un terrorista.
Tale pratica è usata principalmente dagli Stati Uniti nella (loro particolarissima) lotta al terrorismo; anche se recentemente varie “Istituzioni europee” abbiano condannato questa pratica come illegale molti Stati europei – tra cui Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo, Italia (come dimenticare il famoso caso Abu Omar), Gran Bretagna – sono stati “complici” o sono sotto inchiesta per aver consentito questa pratica agli Usa nel proprio territorio.
I due presunti terroristi, dopo essere stati catturati dalle autorità americane mediante questa pratica illegale, furono portati in una foresta polacca, dove si presume ci sia un secret “black” site, una prigione segreta gestita dalla Cia statunitense. In questa prigione gli avvocati denunciano che i loro assistiti abbiano subito delle torture, in particolare la waterboarding (la tortura dell’acqua), al fine di estorcerli una confessione o informazioni circa gli attentati di cui sono accusati. Aspetto ancora più grave è che questi soggetti, oltre a subire le modalità poco “ortodosse” degli interrogatori americani, sono attualmente detenuti da più di dieci anni nella prigione di Guantánamo in maniera illecita, poiché non si è ancora svolto alcun processo per le accuse a loro carico.
In tutta questa intricata storia ci verrebbe da chiedersi che responsabilità abbia la Polonia per le violenze e le torture (che in via ipotetica si presume siano state) praticate da funzionari americani? Perché è stata investita ed è competente la Corte di Strasburgo nel pronunciarsi su questa vicenda? A queste domande si può rispondere enunciando quanto previsto dall’art 1 CEDU (Obbligo di rispettare i diritti dell’uomo): “Le Alte Parti contraenti riconoscono a ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà enunciati nel Titolo primo della presente Convenzione”. Questa norma riconosce la responsabilità di ogni Stato per le violazione dei “diritti e le libertà enunciati nella […] Convenzione” nei confronti delle persone (cittadini o stranieri) “sottoposte alla loro giurisdizione”. Pertanto se viene provato che la Polonia era a conoscenza delle pratiche eseguite dagli Usa nel loro territorio sono responsabili per quelle torture perché non hanno garantito il rispetto dei diritti umani e non si sono adoperati per preservare l’incolumità dei prigionieri americani. In fine se tali atti contrari all’ art 3 CEDU sono stati praticati nel territorio polacco la Corte Edu è competente secondo il principio della competenza ratione loci.
Sciolti questi brevi dubbi non ci resta che aspettare se e come si pronuncerà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel merito della vicenda. Intanto possiamo affermare senza molti dubbi che avrà una certa rilevanza e peso un precedente (non di certo favorevole alla Polonia) del Dicembre 2012, il Caso El-Masri v. Macedonia, sempre riguardante una vicenda di Extraordinary rendition da parte degli Stati Uniti nei confronti di un cittadino tedesco di origini libanesi, arrestato in Macedonia e, dopo essere rimasto segregato per cinque mesi da parte della Cia, trasferito in una prigione afgana. In questa sentenza la Macedonia venne “condannata” per la violazione di più articoli della Convenzione (art 3, art 5, art 8, art 13) e pagò nei confronti del ricorrente 60.000 € di danni.
Ora la parola spetta alla Corte di Strasburgo, che sarà il primo organo giudiziale che si dovrà pronunciare su questa vicenda. Al suo giudizio è affidata l’attesa e la speranza di molte persone e associazioni di diritti umani che vogliono sapere la verità su questa triste vicenda internazionale. Come ha affermato Ben Emmerson, relatore speciale sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo, “qualora saranno accertate violazioni gravi o sistematiche di diritti umani, il diritto di conoscere la verità non è solo un diritto individuale che appartiene alla vittima immediata della violazione, ma è anche un diritto collettivo che appartiene a tutta la società“.
– “Poland faces ECHR in Strasbourg over CIA prison” pubblicato su dw.de;
– “Guantánamo Bay detainees claim Poland allowed CIA torture” pubblicato su theguardian.com;
– “ECHR Starts Hearing Into Whether Poland Hosted A Secret CIA Jail On Its Soil” pubblicato su ntd.tv;
– “Rights court to examine claims of CIA torture in Poland” pubblicato su voiceofrussia.com;
Cia Polonia usa	2013-12-07
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