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Timestamp: 2019-07-21 09:00:10+00:00
Document Index: 189403

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art.32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 13', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 3']

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Giovedì 15 Settembre 2011 Scritto da Giorgia Di Giacomo
Qualunque trattamento sanitario, ivi comprese le attività cliniche svolte in ambito psicologico, necessita del preventivo consenso del paziente, il quale deve essere adeguatamente informato circa le prestazioni che riceverà, le finalità e le modalità delle stesse. In particolare il destinatario del trattamento terapeutico deve essere informato in ordine al tipo di trattamento, alle alternative terapeutiche, alle finalità, alle possibilità di successo, ai possibili rischi e/o agli effetti collaterali in modo da poter essere libero di scegliere se sottoporsi o meno al trattamento.
Il fine della richiesta del consenso informato al trattamento sanitario è dunque quello di promuovere l'autonomia dell'individuo nelle scelte che riguardano la sua salute.
Gli imprescindibili riferimenti normativi, art. 13 e art.32 della Costituzione, sono esplicitati nel brano di una sentenza della cassazione (Cass. civ. sez.III 25 novembre 1994 n.10014): "[...] tale informazione e' condizione indispensabile per la validità del consenso, che deve essere consapevole, al trattamento terapeutico e chirurgico, senza del quale l'intervento sarebbe impedito al chirurgo tanto dall'art. 32 comma 2 della Costituzione, a norma del quale nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, quanto dall'art. 13 cost., che garantisce l'inviolabilità della libertà personale con riferimento anche alla libertà di salvaguardia della propria salute e della propria integrità fisica [...] "
In armonia con i precetti costituzionali, Codice deontologico degli Psicologi Italiani - all'art. 24 - prevede espressamente che lo psicologo, nella fase iniziale del rapporto professionale, fornisca all'individuo, al gruppo, all'istituzione o alla comunità, siano essi utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse, nonché circa il grado e i limiti giuridici della riservatezza. Pertanto, lo psicologo è tenuto ad operare in modo che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato.
E' sempre preferibile acquisire il consenso informato al trattamento sanitario in forma scritta e l'acquisizione dello stesso non è sostitutiva del consenso al trattamento dei dati sensibili e personali (vedi Vademecum sulla Privacy), che deve essere altresì acquisito laddove ne ricorrano i presupposti.
E' importante precisare, inoltre, che il consenso deve essere rilasciato ad ogni professionista che si occupi del paziente, anche se, ad esempio, associato al collega che lo ha già ottenuto oppure facente parte dello stesso studio, ecc.
Di seguito pubblichiamo dei fac simile di consenso informato, specifici per l'attività di consulenza psicologica e per l'attività di psicoterapia , che possono essere presi a modello. E' opportuno che il professionista conservi l'originale del consenso informato e provveda a rilasciarne una copia al paziente.
L'uso di tecnologie elettroniche per la comunicazione a distanza è consentito agli psicologi limitatamente allo svolgimento di attività di informazione scientifica e professionale, di attività di formazione e di psico-educazione e di attività di raccolta dati a fini di ricerca.
1. Il processo di valutazione diagnostica ed attitudinale, relativo all'area della psicologia del lavoro e dello sport, sia basato sulla semplice osservazione, sia basato sull'uso di materiali psicodiagnostici e psicometrici, può essere occasionalmente condotto, con l'ausilio delle dette tecnologie per la comunicazione a distanza e con particolare attenzione alla tutela dei dati così acquisiti. Tali interventi saranno limitati alle successive fasi di sviluppo del rapporto professionale e, quindi, ai clienti e ai committenti con i quali gli psicologi abbiano di persona preventivamente stabilito rapporti diretti, non mediati quindi dalle tecnologie sopra menzionate.
2. In ogni caso, ed in particolare con l'utilizzo di internet, è vietato:
3. Le attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno di cui all'art. 1 L. 18.2.1989 n.56, le attività a ciò affini indicate dalla L. n. 170 del 2003, riguardante le competenze degli iscritti alla sezione B dell'Albo e le attività di psicoterapia di cui all'art. 3 L. 56/89, non possono essere svolte con la mediazione di tecnologie elettroniche per la comunicazione a distanza, salvo nei casi in cui ciò sia necessario per l'impossibilità di mantenere di persona il contatto con i clienti/pazienti. In tal caso ciò è consentito alle seguenti condizioni:
relativo all'utilizzo di tecnologie per la comunicazione a distanza nell'attività professionale degli psicologi