Source: http://www.uppi-bologna.it/fiscale/imposta-sulle-successioni-e-donazioni/
Timestamp: 2019-02-21 17:37:17+00:00
Document Index: 20068540

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'arte 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

LA RINUNCIA AL DIRITTO DI USUFRUTTO E' TASSATA PROPORZIONALMENTE
L' atto di rinuncia al diritto di usufrutto sull' immobile, deve essere tassato mediante applicazione dell’imposta di donazione proporzionale e non di quella fissa di registro, in quanto l’atto unilaterale di rinuncia viene colto non già nei suoi effetti giuridici, bensì essenzialmente in quelli economici, con conseguente tassazione dello spostamento di ricchezza che si attua nel momento in cui un diritto si espande a danno di un altro soggetto (Commissione tributaria regionale della Lombardia, sentenza n. 2457 del 1° giugno 2017).
In particolare, il ricorrente aveva applicato l' imposta in misura fissa (imposta di registro, ipotecaria e catastale) l’atto con cui due contribuenti avevano rinunciato, senza alcun corrispettivo, al diritto d’usufrutto loro spettante su un immobile, diritto costituito otto anni prima in occasione dell’acquisto di un appartamento.
Per il predetto atto, l’ Agenzia delle Entrate notificava un avviso di liquidazione con recupero dell’imposta di successione e donazione proporzionale.
Il Fisco ha sostenuto che, con la rinuncia al diritto di usufrutto, si trasferisce a titolo gratuito un diritto di godimento: dunque, si rientra nel campo di applicazione dell’imposta sulle donazioni, che deve essere determinata con le aliquote e le franchigie prescritte dall’articolo 2, comma 49. Dl 262/2006, modulate in considerazione della natura del legame di parentela intercorrente tra il dante causa e il beneficiario.
La Commissione Tributaria Provinciale , in primo grado, ha accolto il ricorso del contribuente, ritenendo che solo la rinuncia onerosa poteva essere considerata atto traslativo, mentre la rinuncia puramente abdicativa, quale atto unilaterale, provoca l’espansione del diritto di proprietà del nudo proprietario, che costituisce effetto “automatico” della rinuncia.
La Commissione Tributaria Regionale accoglieva in secondo grado l’appello dell’ Agenzia delle Entrate con richiamo delle disposizioni che disciplinano la tassazione di tali atti e affermando che “L’art. 2, comma 47 del D.L. n. 262 del 2006, in connessione con l’art. 1, comma 2 del D.Lgs. n. 346 del 1990, prevede che la rinunzia a diritti reali costituisce presupposto per l’applicazione dell'imposta di donazione; secondo l’art. 1, Tariffa Parte 1, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986 sull’imposta di registro, l’aliquota proporzionale si applica alla ‘rinuncia pura e semplice’ a diritti reali immobiliari di godimento”.
Dunque, accogliendo la tesi difensiva dell’Agenzia delle Entrate, “Tale spostamento di ricchezza sarà soggetto ad imposta di registro se attuato a fronte di un corrispettivo e all’imposta di donazione se attuato a titolo gratuito”.
Si premette che il negozio giuridico attraverso il quale l’usufruttuario rinuncia al proprio diritto reale di godimento detenuto sul bene, fa sì che il diritto del nudo proprietario si espanda, divenendo egli nuovamente pieno proprietario della cosa.
Come evidenziato anche dai giudici nella sentenza in commento, la rinuncia “traslativa” a titolo oneroso dell’usufrutto è soggetta a imposta di registro con le aliquote individuate dall’articolo 1 della tariffa, parte I, allegata al Dpr 131/1986, mentre la rinuncia a titolo gratuito è soggetta a imposta di donazione con le aliquote previste dall’articolo 2, comma 49, Dl 262/2006.
La sentenza della Commissione Tributaria Regionale presenta profili d’interesse, anche perché afferma il principio di diritto in base al quale l’atto unilaterale di rinuncia deve essere colto non per i suoi effetti giuridici, ma essenzialmente per quelli economici, ossia lo spostamento di ricchezza che si realizza.
La pronuncia della Commissione è conforme alla prassi amministrativa e conferma l’interpretazione resa nella risoluzione 25/2007, poi richiamata dalla circolare 28/2008, che, in merito agli atti a titolo gratuito, precisa “che tra gli atti a titolo gratuito sono ricompresi tutti i trasferimenti di beni e diritti privi dell’animus donandi, ossia della volontà del donante di arricchire il donatario con contestuale suo impoverimento. Rientrano, ad esempio, nella categoria degli atti a titolo gratuito gli atti costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, compresa la rinuncia pura e semplice agli stessi, qualora la causa dei tali atti non sia costituita da una controprestazione economicamente rilevante (in proposito si veda anche la risoluzione n. 25 del 16 febbraio 2007)”.