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Timestamp: 2019-10-23 19:13:31+00:00
Document Index: 46267619

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Divorzio - Polonia
Il giudice pronuncia una sentenza di divorzio e stabilisce quale dei coniugi sia eventualmente responsabile della dissoluzione del matrimonio. Se i coniugi ne fanno richiesta di comune accordo, il giudice rinuncia alla deliberazione sulla responsabilità.
Per divorziare non è necessario che vi sia stata precedentemente una separazione.
La decisione di divorzio si basa sulla constatazione che il matrimonio si è completamente e irrimediabilmente deteriorato. È necessario che queste due condizioni si verifichino congiuntamente (articolo 56, paragrafo 1 del codice della famiglia e della tutela).
Nei tre mesi successivi all'entrata in vigore della decisione di divorzio, il coniuge divorziato che ha cambiato il proprio cognome a seguito del matrimonio può presentare una dichiarazione al direttore dell'anagrafe civile esprimendo la volontà di riprendere il cognome che portava prima di contrarre matrimonio.
Il coniuge divorziato può contrarre un nuovo matrimonio.
La legge stabilisce che, a partire dal momento in cui è celebrato il matrimonio, i beni acquistati dai coniugi sono sottoposti a regime di comunione (regime legale di comunione dei beni). Tale comunione termina con lo scioglimento del matrimonio, ossia finisce quando la sentenza di divorzio passa in giudicato.
Su richiesta di uno dei coniugi, il giudice può dividere i beni comuni nella sentenza di divorzio. Per beni acquisiti si intendono i beni acquistati da uno o da entrambi i coniugi nel periodo in cui si applicava il regime di comunione dei beni.
Entrambi i coniugi hanno diritto a parti uguali dei beni comuni.
Qualora vi siano seri motivi, ognuno dei coniugi può chiedere al giudice di dividere i beni comuni in funzione della misura in cui ciascun coniuge ha contribuito all'acquisizione di tali beni.
Inoltre, nel caso in cui i coniugi condividano la stessa abitazione, nella sentenza di divorzio il giudice stabilisce le modalità di uso dell'abitazione per il periodo in cui i coniugi divorziati continuino a coabitarvi. Qualora entrambi i coniugi lo richiedano, il giudice può stabilire le modalità di divisione dell'abitazione comune o assegnare quest'ultima a uno dei coniugi, se l'altro acconsente a lasciarla, senza che sia fornita un'abitazione sostitutiva.
Nella sentenza di divorzio il giudice decide in merito alla responsabilità genitoriale nei confronti dei figli minori comuni e ai diritti di visita. Inoltre, il giudice stabilisce in quale misura ognuno dei coniugi deve contribuire ai costi per il mantenimento e l'istruzione dei figli (articolo 56, paragrafo 1, del codice relativo alla famiglia e alla tutela).
Il giudice può attribuire la responsabilità genitoriale a uno dei genitori, limitando quella dell'altro a determinati obblighi e diritti nei confronti dei figli.
Un coniuge divorziato che non sia stato riconosciuto come l'unico responsabile del deterioramento del matrimonio e che si trovi in difficoltà materiali può chiedere all'ex coniuge il pagamento degli alimenti, conformemente alle proprie legittime esigenze e alle capacità di guadagno e alle possibilità finanziarie dell'altro coniuge (articolo 60, paragrafo 1, del codice relativo alla famiglia e alla tutela).
Qualora il divorzio comporti un sostanziale peggioramento della situazione finanziaria del coniuge non responsabile del deterioramento del matrimonio, il coniuge che è stato riconosciuto come l'unico responsabile di tale deterioramento ha l'obbligo di provvedere al soddisfacimento delle esigenze dell'altro coniuge, anche quando quest'ultimo non si trova in difficoltà finanziarie (articolo 60, paragrafo 2, del codice relativo alla famiglia e alla tutela).
Gli obblighi alimentari nei confronti dell'ex coniuge cessano quando quest'ultimo contrae un nuovo matrimonio. Qualora si ritenga che il coniuge tenuto a pagare gli alimenti non sia l'unico responsabile del deterioramento del matrimonio, tale obbligo decade cinque anni dopo il divorzio (articolo 60, paragrafo 3, del codice relativo alla famiglia e alla tutela).
È la separazione formale stabilita dal tribunale con una sentenza, conformemente agli articoli da 611 a 616 del codice relativo alla famiglia e alla tutela.
La condizione richiesta per la separazione legale è la constatazione che il matrimonio sia del tutto compromesso.
Le conseguenze giuridiche della separazione legale sono le stesse del divorzio. Tuttavia, un coniuge separato non può contrarre un nuovo matrimonio.
Per “annullamento del matrimonio” s'intende la cancellazione, con effetto retroattivo, di tutti gli effetti del matrimonio, ad eccezione dello status dei figli nati dal matrimonio annullato, che conservano lo status di figli legittimi nati in costanza di matrimonio.
Le condizioni per l'annullamento del matrimonio sono specificate nel codice relativo alla famiglia e alla tutela:
uno dei coniugi non ha l'età richiesta per il matrimonio (articolo 10 del codice relativo alla famiglia e alla tutela);
uno dei coniugi è totalmente interdetto (articolo 11 del codice relativo alla famiglia e alla tutela);
uno dei coniugi è affetto da una patologia psichica o da una disabilità mentale (articolo 12 del codice relativo alla famiglia e alla tutela);
uno dei coniugi è già sposato con un'altra persona (articolo 13 del codice relativo alla famiglia e alla tutela);
tra i coniugi esiste un legame di consanguineità in linea retta, in linea collaterale (fratelli e sorelle, compresi fratelli e sorelle unilaterali, nati sia all'interno sia all'esterno del matrimonio) o di affinità in linea retta (articolo 14 del codice relativo alla famiglia e alla tutela);
esiste un legame di adozione tra i coniugi (articolo 15 del codice relativo alla famiglia e alla tutela);
è stata presentata una dichiarazione dalla quale risulta che uno dei coniugi ha contratto matrimonio mentre, per una qualsiasi ragione, non era in grado di esprimere coscientemente la propria volontà, a causa di un errore per quanto riguarda l'identità dell'altra persona o di una minaccia illegittima (articolo 151 del codice relativo alla famiglia e alla tutela).
Ai fini dell'annullamento, la legge richiede che ognuna delle summenzionate cause fosse presente al momento in cui è stato celebrato il matrimonio.
La sentenza di annullamento del matrimonio è costitutiva e produce effetti nei confronti di terzi (erga omnes). Tali effetti sono di due tipi:
ex tunc, vale a dire che risalgono alla data in cui è stato contratto il matrimonio, per cui i coniugi recuperano lo stato civile che avevano prima del matrimonio e i cognomi precedenti; la relazione di affinità tra ciascun coniuge e la famiglia dell'altro coniuge è annullata e non sussiste successione legale;
ex nunc, ossia decorrono dal momento in cui la sentenza di annullamento del matrimonio diventa definitiva, per esempio per quanto riguarda le relazioni patrimoniali.
Gli effetti dell'annullamento del matrimonio per quanto riguarda i rapporti dei coniugi con i figli comuni e le relazioni patrimoniali tra i coniugi sono disciplinati dalle norme pertinenti in materia di divorzio. Tali norme prevedono, in particolare, che il coniuge che abbia contratto matrimonio in malafede venga considerato responsabile della dissoluzione del medesimo.
In Polonia i coniugi possono ricorrere alla mediazione familiare, il cui obiettivo fondamentale è risolvere i conflitti tra i coniugi, evitando in tal modo che si giunga alla separazione o al divorzio, e preparare i termini del divorzio (questioni patrimoniali, affidamento dei figli) in maniera amichevole. I servizi di mediazione sono affidati principalmente a organizzazioni non governative, fondazioni e la chiesa.
I coniugi con situazioni conflittuali hanno la possibilità di usufruire di forme diverse di terapia familiare, assistenza psicologica e psicoterapeutica, gruppi di sostegno e così via.
La domanda di divorzio, di separazione o di annullamento del matrimonio deve essere presentata al tribunale regionale (sąd okręgowy) competente sulla base dell'ultima residenza comune dei coniugi o, in mancanza di esso, al tribunale regionale competente sulla base della residenza dell'attore.
All'atto della domanda occorre pagare una tassa. Tuttavia, il coniuge la cui situazione finanziaria non consenta il pagamento di tale tassa può chiedere al giudice un'esenzione totale o parziale delle spese giudiziarie e la nomina di un avvocato d'ufficio.
Alla domanda devono essere allegati i seguenti documenti: copie dei documenti anagrafici (certificato di matrimonio, certificati di nascita dei figli), dichiarazioni dei redditi (entrate), la procura all'avvocato che rappresenta la parte (qualora una delle parti abbia scelto un avvocato) e tutti i certificati che possono risultare utili al caso (certificati medici, decisioni amministrative, ecc.).
Si veda il punto 11.
Per ottenere l'esenzione totale o parziale dal pagamento delle spese giudiziarie o la nomina di un avvocato d'ufficio occorre allegare alla domanda una dichiarazione relativa alla propria situazione finanziaria (sull'apposito modulo reperibile presso il tribunale).
Sì, in tutti i casi è possibile presentare appello a un tribunale di secondo grado. I coniugi possono impugnare la decisione del tribunale regionale dinanzi alla corte d'appello.
In conformità del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale (in prosieguo: il “regolamento Bruxelles IIa”), le decisioni pronunciate in uno Stato membro sono automaticamente riconosciute in Polonia, senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento (articolo 21 del regolamento Bruxelles IIa).
Ogni parte interessata può far dichiarare che una decisione deve essere o non può essere riconosciuta (articolo 21, paragrafo 3, del regolamento Bruxelles IIa). In Polonia, tali domande sono presentate ai tribunali regionali. La competenza territoriale è determinata dalla residenza abituale della parte contro cui è chiesta l'esecuzione ovvero il non riconoscimento della decisione. Se nessuno dei suddetti luoghi si trova in Polonia, la competenza territoriale è determinata dal luogo dell'esecuzione (articolo 29, paragrafo 2, del regolamento Bruxelles IIa).
La Polonia è parte di numerosi accordi internazionali in materia. Le disposizioni di tali accordi prevalgono sul diritto internazionale privato polacco. Pertanto, qualora i coniugi non abbiano la stessa cittadinanza, possono trovare applicazione disposizioni diverse. In mancanza di un accordo internazionale, si applica la legge del 14 febbraio 2011 sul diritto internazionale privato. Ai sensi dell'articolo 54 di tale legge, lo scioglimento del matrimonio è disciplinato secondo la legge dello Stato di cui i coniugi sono cittadini nel momento in cui viene depositata l'istanza. In mancanza di tale criterio, la legge applicabile è quella del paese in cui entrambi i coniugi risiedevano nel momento in cui è stata depositata l'istanza o, in mancanza, la legge del paese dell'ultima residenza comune, purché uno di essi vi risieda ancora abitualmente. Negli altri casi, lo scioglimento del matrimonio è disciplinato dal diritto polacco.