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Timestamp: 2017-09-25 16:59:19+00:00
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Sentenza n. 256/09 del 24 aprile 2009 - Prima Sezione Centrale d'Appello - In tema di cumulo dell'indennità integrativa speciale nell'ipotesi di contemporanea percezione di due trattamenti pensionistici
REPUBBLICA ITALIANA 256/2009 A
Dott. Pergiorgio DELLA VENTURA Consigliere
Nei giudizio di appello in materia di pensioni civili, iscritto al n. 28626 del Registro di Segreteria, proposto da P. F., rappresentata e difesa dall’Avv. Prof. Filippo de Jorio, presso di lui elettivamente domiciliata in Roma, Piazza del Fante n. 10;
avverso la sentenza n. 20/2006 pronunciata in data 10.01.2006 - 17.01.2006 dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Lombardia;
e nei confronti dell’ INPDAP, in persona del legale rappresentante pro-tempore Ing. Marco Staderini, rappresentato e difeso dalla Dott.ssa Maria Caravaggio ed elettivamente con questa domiciliato in Roma, Via S. Croce in Gerusalemme n. 55;
Visto l’atto di appello e gli altri atti e documenti della causa;
Udito, nella udienza pubblica del 3 aprile 2009, il Consigliere relatore dott.ssa Rita Loreto, lla dott.ssa Carmela Viola su delega del Dirigente Generale dr. Costanzo Gala per l’INPDAP e l’ Avv. Filippo de Jorio per la parte appellante;
Con ricorso depositato il 18 giugno 2002 presso la Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Lombardia, Giudice unico delle Pensioni, la signora P. F. chiedeva il pieno riconoscimento a fruire della doppia indennità integrativa speciale e della 13^ mensilità sia sulla pensione diretta, sia su quella di reversibilità del defunto coniuge, sin dal momento in cui è maturato il suo diritto, con interessi e rivalutazione.
Si costituiva in primo grado l’INPDAP, precisando con memoria del 16 dicembre 2005 che sulla pensione diretta dell’interessata, avente decorrenza dal 10.09.1983, la I.I.S. era regolarmente erogata separatamente dal trattamento di quiescenza, mentre sulla pensione di reversibilità, avente decorrenza 01.02.1997, la I.I.S. era stata conglobata in applicazione della legge n. 335/1995, già in vigore al momento del decesso del coniuge.
Con sentenza n. 20/06 pronunciata in data 10.01.2006 - 17.01.2006 la Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Lombardia - Giudice unico per le pensioni, rigettava il ricorso della signora P. F., vedova P..
Avverso tale sentenza ha interposto appello l’interessata, con il patrocinio dell’Avv. Prof. Filippo de Jorio, lamentando che il giudice di prime cure ha erroneamente ritenuto che la fattispecie rientrasse nelle previsioni legislative della legge n. 335/1995, dal momento che anche la giurisprudenza di questa Corte, ed in particolare le Sezioni Riunite con sentenza n. 8/2002/QM, hanno sostenuto che le pensioni di reversibilità aventi decorrenza dopo il 1 gennaio 1995, ma relative a pensioni dirette insorte – come nel presente caso – prima del 1 gennaio 1995, debbono vedere inclusa, nella base pensionabile, la I.I.S. in misura intera e non ridotta secondo quanto statuito dalla legge n. 335/1995.
Ha chiesto, pertanto, l’accoglimento del ricorso, con il pieno riconoscimento a fruire della doppia indennità integrativa speciale in misura intera, e della tredicesima sulla stessa sulla pensione di reversibilità sin dal momento in cui il suo diritto è insorto (1 gennaio 1997).
Con atto depositato il 13 marzo 2009 si è costituito l’INPDAP, che, dopo un excursus delle sentenze di questa Corte e della Corte Costituzionale intervenute nella materia, fino alla recente ordinanza n. 119/2008, ha sostenuto che, nei casi di percezione di più trattamenti pensionistici, il divieto di cumulo di cui all’art. 99 del D.P.R. n. 1092/1973 deve ritenersi tuttora vigente, indipendentemente dalla data di decorrenza della pensione diretta.
L’INPDAP ha quindi chiesto in via principale la conferma della sentenza impugnata e, in subordine, ha riformulato l’eccezione di prescrizione, già proposta in primo grado, per il periodo anteriore al quinquennio precedente il primo atto interruttivo utile, e ha chiesto che gli accessori siano calcolati secondo i criteri dettati dalla sentenza delle Sezioni Riunite di questa Corte n. 10/QM/2002.
Alla odierna udienza pubblica, letta la relazione del Consigliere relatore dott.sa Rita Loreto, è intervenuta la dott.ssa Carmela Viola per l’INPDAP, che ha insistito per il rigetto dell’appello sostenendo che sussiste tuttora il limite del minimo INPS, e l’Avv. Filippo de Jorio per l’appellante, il quale ha ribadito le argomentazioni dell’atto scritto, concludendo per la riforma della sentenza impugnata.
Il Collegio deve affrontare la problematica del c.d. cumulo della indennità integrativa speciale nelle ipotesi di contemporanea percezione di due trattamenti pensionistici.
Al riguardo si deve premettere che, con sentenza 29-31 dicembre 1993, n. 494, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 99, secondo comma, del D.P.R. n. 1092/1973, nella parte in cui non prevedeva che, nei confronti del titolare di due pensioni, pur restando vietato il cumulo delle indennità integrative speciali, dovesse comunque farsi salvo l’importo corrispondente al trattamento minimo di pensione previsto per il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti.
Malgrado la chiara affermazione del dispositivo della sentenza della Corte Costituzionale n. 494/1993, in cui si ribadiva il divieto di cumulo integrale dell’I.I.S. in caso di concorso di più pensioni, la giurisprudenza della Corte dei conti è stata, fino alla sentenza delle Sezioni Riunite n. 2/QM/2006, oscillante nel senso di ritenere che, anche nel caso di concorso di più pensioni, il divieto di cumulo dell’I.I.S. fosse stato cancellato dall’ordinamento (cfr. Sez. III Centrale, nn. 66/2001; 403/2003; 2100/2005).
Confortavano tale orientamento le affermazioni contenute in numerose decisioni della Corte Costituzionale, interpretate chiaramente nel senso del superamento del divieto di cumulo dell’I.I.S. (cfr. ord. n. 438/1998, ord. n. 517/2000 e sent. n. 516/2000).
In particolare nell’ordinanza n. 517 del 2000 la Corte Costituzionale affermava esplicitamente che “…..a seguito del d.p.r. 29 dicembre 1973, n. 1092, la disposizione sul cumulo dell’indennità contenuta nell’art. 2, settimo comma, della legge 29 maggio 1959 n. 324 è da ritenersi espulsa dal sistema (ordinanza n. 438 del 1998), in base alla clausola abrogativa generale contenuta nell’art. 254 dell’anzidetto D.P.R. n. 1092 del 1973…..”
Addirittura con atto n. 516 del 2000 la Corte è arrivata ad affermare che “deve ritenersi che un divieto generalizzato di cumulo di indennità di contingenza (o indennità equivalenti nella funzione di sopperire ad un maggior costo della vita) sia illegittimo dal punto di vista costituzionale quando in presenza di diversi trattamenti a titolo di attività di servizio o di pensione non sia previsto un ragionevole limite minimo di trattamento economico complessivo al di sotto del quale il divieto debba necessariamente essere escluso”.
Tuttavia le citate decisioni non contengono una esplicita pronuncia di cancellazione dal nostro ordinamento della norma (art. 99 comma secondo del DPR n. 1092/1973) circa il divieto di cumulo integrale della I.I.S. in caso di contestuale godimento di più trattamenti pensionistici.
Sulla base di tali considerazioni le Sezioni Riunite della Corte dei conti hanno riesaminato la questione e, con sentenza n. 2/QM/2006 hanno affermato che il divieto di cumulo integrale dell’I.I.S. in caso di concorso di più trattamenti pensionistici, previsto dal secondo comma dell’art. 99 del DPR n. 1092/1973 non è stato mai abolito, ma soltanto attenuato con la sentenza n. 493/1993 della Corte Costituzionale secondo cui, pur restando vietato tale cumulo, deve comunque farsi salvo l’importo del trattamento minimo previsto per il Fondo pensioni lavoratori dipendenti.
A tali argomentazioni il Collegio ritiene di aderire, in quanto ulteriormente avallate dalla recente ordinanza della Corte Costituzionale n. 199/2008 depositata il 24 aprile 2008.
Con tale atto la Corte, nel restituire gli atti ai giudici emittenti che avevano nuovamente sottoposto al vaglio del Giudice delle leggi l’interpretazione dell’art. 99, comma secondo, del DPR n. 1092/1973, ha rilevato che l’art. 1, comma 776, della L. n. 296/2006 ha abrogato l’art. 15, comma 5, della l. n. 724 del 1994 e che l’art. 1, comma 774 della medesima legge ha dettato una norma di interpretazione autentica relativa al computo dell’indennità integrativa speciale per le pensioni di reversibilità, indipendentemente dalla data di decorrenza della pensione diretta (cfr. Corte Costituzionale n. 74/2008).
La Corte ha quindi stabilito che tale abrogazione ha di fatto eliminato anche il riferimento alla perdurante applicabilità – quanto alle pensioni dirette liquidate fino al 31 dicembre 1994 ed a quelle di reversibilità ad esse riferite – delle disposizioni relative alla corresponsione dell’indennità in questione sui trattamenti pensionistici previsti dall’art. 2 della L. n. 324 del 1959 e successive modificazioni.
Poiché, a seguito dell’entrata in vigore della legge finanziaria 27.12.2006 n. 296 (art. 1 co. 774 e 776) erano sorti dubbi sulla applicabilità delle sentenze delle Sezioni Riunite di questa Corte n. 14/QM del 2003 e n. 2/QM del 2006, con ordinanza n. 73/2008/A pubblicata il 21/112008, la questione è stata nuovamente sottoposta alle Sezioni Riunite che, con sentenza n. 1/2009/QM del 26/02/2009 hanno chiarito che le norme su citate, introdotte dalla legge finanziaria 2007, non hanno apportato alcuna modifica alla normativa che interessa la questione in esame.
Pertanto devono essere confermati i principi posti nelle sentenze delle Sezioni Riunite n. 14 del 2003 e n. 2 del 2006, che hanno rilevato che la Corte Costituzionale, con le proprie decisioni, ha tenuto ben distinta l’ipotesi di cumulo della indennità integrativa speciale su pensione e retribuzione da quella di doppia pensione, emettendo, nel primo caso, sentenze di mero annullamento e, nel secondo caso, sentenze additive che hanno avuto l’effetto di estendere alle disposizioni recanti il divieto di cumulo della indennità integrativa speciale nei confronti del titolare di due pensioni il principio della salvaguardia del minimo INPS.
In altri termini, reputa il Collegio che debba ritenersi tuttora vigente l’art. 99, secondo comma, del DPR n. 1092/1973, e quindi che per il titolare di due pensioni resti fermo il divieto di cumulo integrale delle I.I.S., ma vada tuttavia salvaguardato il principio del minimo INPS, contenuto nell’art. 17, comma 1°, della legge n. 843 del 1978, come del resto già affermato dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti con sentenza n. 14/QM/2003 e ribadito con sentenza n. 2/QM/2006.
Per tali motivi il secondo trattamento pensionistico, decurtato della I.I.S., non può comunque essere inferiore al trattamento minimo erogato dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti (cosiddetta integrazione al minimo INPS).
Ciò premesso in linea generale, nel merito si osserva che la signora P. è titolare di pensione di reversibilità dal 1.02.1997, quindi da epoca successiva al 1.01.1995. Da tale data, infatti, come ha pure precisato il giudice di prime cure, l’indennità integrativa speciale concorre a determinare la base pensionabile da considerare ai fini della liquidazione e, quindi, in quanto conglobata nella pensione, non viene più corrisposta in aggiunta al trattamento pensionistico.
Orbene, anche a seguito della norma di interpretazione autentica di cui all’art. 1, co. 774 e 776 l. n. 296/2006, costituente secondo il giudice delle Leggi jus superveniens nell’ambito dei giudizi di costituzionalità riguardanti il problema della doppia indennità integrativa speciale, ritiene il Collegio che, non esistendo più per le pensioni di reversibilità sorte dopo il 1995 una autonoma voce di I.I.S,­ debba ritenersi superato il problema del cumulo di tale indennità, non solo in ipotesi di concorso di pensione di reversibilità e di altro tipo di pensione, ma anche negli altri casi di concorso di più trattamenti pensionistici.
Da quanto sopra discende che il gravame della signora P. non può essere accolto, poiché sulla pensione diretta l’appellante già percepiva la I.I.S. in misura intera, mentre sulla pensione di reversibilità, essendo sorta dopo il 1.01.1995, l’interessata gode di I.I.S. secondo le modalità del conglobamento, ai sensi del comma 3° dell’art. 15 legge n. 724/1994.
Restano, pertanto, assorbiti gli ulteriori motivi di appello.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese della lite.
La Corte dei conti – Sezione Prima Giurisdizionale Centrale –
definitivamente pronunciando, RIGETTA l’appello prodotto da F. P. avverso la sentenza n.20/C/2006 pronunciata in data 10.01.2006 - 17.01.2006 dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Lombardia.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 3 aprile 2009.
f.to Rita LORETO f.to Giuseppe DAVID
IL DIRIGENTE LA SEGRETERIA