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Timestamp: 2020-08-06 10:38:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 25391 del 12/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25391 del 12/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 12/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep. 12/12/2016), n.25391
sul ricorso 8857/2015 proposto da:
domiciliato in ROMA, VIA Dl 3 PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA
avverso la sentenza n. 547/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
emessa il 21/01/2014 e depositata il 24/03/2014;
6. Con il primo motivo il Ministero denuncia violazione dell’art. 1, comma 5 CCNL Scuola quadriennio 2002/2005 in relazione D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 47 e 48. Rileva che l’art. 1, comma 5, CCNL 2002/2005 prevede che dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a tre mesi dalla scadenza della parte economica ai dipendenti avrebbe dovuto essere corrisposta la relativa indennità con le modalità di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 47 e 48. Il rinvio a dette norme, le quali dettano la disciplina per ogni onere derivante dalla contrattazione collettiva, comportava che la corresponsione non poteva derivare dal mero ritardo di tre mesi e che era necessaria l’osservanza della procedura generale prevista per tutti gli oneri derivanti dai CCNL. Censura, pertanto, la decisione della Corte che non ha valutato il richiamo operato agli artt. 47 e 48.
11. Alla luce di questi elementi, considerato che il nuovo contratto collettivo del quadriennio 2002/2005 fissa la decorrenza degli effetti economici in via retroattiva con conseguente applicazione degli incrementi ivi previsti fin dalla data dell’1/1/2002 andandosi a saldare al precedente; che, pertanto, la vacanza era dunque retribuita e che i lavoratori andavano a percepire gli arretrati, deve essere accolta l’interpretazione della disciplina in esame affermata dal Ministero che esclude la cumulabilità di detti aumenti con l’indennità di vacanza contrattuale, considerando il compenso in funzione di un immediato anticipo sui presumibili e prossimi miglioramenti retributivi conseguibili in sede di rinnovo (cfr. in questo stesso senso tra le tante Cass. n. 8803/2014; n. 25046/2014 e n. 9188/2015).
12. Ora, al momento in cui è stata emessa la sentenza di primo grado era entrato in vigore già da tempo il rinnovo contrattuale 2002-2005 (siglato il 24.7.2003) con decorrenza dal 1.1.2002 e quindi i lavoratori ricorrenti avevano già percepito gli incrementi retributivi destinati, secondo il negoziato tra le stesse parti, a coprire anche l’effettivo aumento del costo della vita. Alla luce della norma del 23.7.1993 dalla decorrenza del rinnovo (cioè 1.1.2002) non spettava più l’indennità di vacanza posto che il precedente contratto era cessato il 31.1.2001 e rinnovato con effetto retroattivo (per la parte economica, che comunque è la sola pertinente in questa controversia) dal 1.1.2002 e i lavoratori non potevano quindi più esigere un “elemento provvisorio della retribuzione” destinata a tutelarli rispetto alle dinamiche inflazionistiche nelle more del rinnovo del contratto.
14. Conclusivamente, il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata, che afferma l’obbligo del pagamento dell’indennità senza neppure valutare che gli effetti economici migliorativi della nuova contrattazione collettiva retroagivano, deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., con il rigetto dell’originaria domanda dei lavoratori.