Source: http://www.architettiroma.it/archweb/notizie/11481.aspx
Timestamp: 2018-12-18 16:47:57+00:00
Document Index: 66654559

Matched Legal Cases: ['art.50', 'art.2237', 'art.8', 'art.29', 'art.41', 'art.3', 'art.62', 'art.62', 'sentenza ', 'sentenza ']

Evviva!... non si parla di incompatibilità - di Enrico Milone - Nuove Norme Deontologiche
EVVIVA ! NON SI PARLA DI INCOMPATIBILITA’
Il Consiglio Nazionale Architetti, PPC ha approvato, nella seduta dell'11 giugno 2009, un nuovo Codice Deontologico per la professione di architetto. L'art.50 del nuovo Codice stabilisce che le norme entrano in vigore il 1.9.2009. Il Codice vigente è in vigore dal 1.1.2007. Gli iscritti non sono stati informati della novità. Infatti il comunicato, inserito in luglio nel sito del CNAPPC, non è in home-page, nonostante la grande importanza dell'avvenimento, ed è comunque quasi irraggiungibile non essendo neanche inserito nel link “deontologia”.
L'iniziativa del CNAPPC appare non sufficientemente meditata. Infatti:
in base alla norme ordinamentali non è nei poteri del CNAPPC la emanazione di un Codice deontologico che abbia efficacia sul comportamento degli iscritti all'Ordine;
il CNAPPC ha come compito principale l'esame dei ricorsi degli architetti contro le delibere degli Ordini sui procedimenti disciplinari. Svolge in sostanza funzioni di magistratura di secondo grado, pertanto nel campo disciplinare può esercitare, al massimo, una funzione propositiva e di coordinamento. Le nuove norme per avere efficacia, anche ai fini dell'applicazione delle sanzioni, devono essere approvate, con regolare delibera, dall'Ordine al quale l'architetto è iscritto;
non credo che gli oltre cento Ordini provinciali abbiano già approvato il nuovo Codice deontologico ed abbiano avvisato i propri iscritti. Stranamente, nel testo del Codice non è fatto alcun cenno alla necessità di una delibera dell'Ordine provinciale perché le norme possano entrare in vigore. Pertanto a mio avviso non potranno entrare in vigore il 1.9.2009, a meno che gli Ordini si riuniscano in pieno agosto per studiare, discutere e deliberare l'approvazione del Codice, sempre che non chiedano di introdurvi modifiche.
Rinvio ad un momento successivo un esame dei singoli articoli del nuovo Codice. Con questo intervento intendo comunicare subito ai colleghi una opinione sintetica su alcuni punti:
Le norme sembrano applicabili solo agli architetti. In un comunicato del CNAPPC è scritto che norme sugli junior e sui pianificatori, paesaggisti e conservatori saranno emanate in seguito. Non è chiarito se nel frattempo per tali professioni si applicano le norme attuali, vigenti dal 1.1.2007.
Manca una relazione esplicative delle nuove Norme, che spieghi cosa è stato richiesto dall'Autorità per la concorrenza, quali siano i motivi di ciascuna modifica e quali siano le differenze tra il nuovo testo e quello ancora vigente.
Manca una norma sulle incompatibilità. Il Codice, incredibilmente, non stabilisce che un architetto non può compiere atti professionali se è soggetto a norme o contratti che stabiliscono incompatibilità. La norma c'era nei procedenti Codici, ed era tesa al rispetto delle incompatibilità per l'esercizio della libera professione da parte di dipendenti e consulenti di enti pubblici, di docenti universitari ecc. La norma riguardava anche i liberi professionisti nel caso di progettista-direttore lavori e collaudo c.a., coordinatore per la sicurezza e direttore di cantiere e così via.
Per altri aspetti mi sembra che le nuove norme migliorino quelle esistenti. Si riscontra una positiva maggior considerazione delle direttive europee sulla concorrenza nel trattare i problemi dei compensi, della pubblicità e della tutela del consumatore. In merito a tali aspetti avevo inviato al CNAPPC un mio documento contenente critiche negative al Codice 1.1.2007. Non ricevetti risposta. Il mio documento fu pubblicato il giorno 24.9.2007 ed è ancora leggibile nella rubrica “puntualizzazioni di Milone” nel sito dell'Ordine architetti PPC di Roma. Alcune di quelle critiche sono superate dal nuovo Codice. Tuttavia alcuni aspetti, come quello della tutela del consumatore, non sono stati sufficientemente messi a fuoco. La tutela del cliente-consumatore deve diventare un obiettivo che conferisce una ragion d'essere all'Ordine come ente pubblico e lo differenzia da un sindacato degli iscritti. Come avevo richiesto nel 2007, occorre che nel Titolo V venga inserito un articolo sulla nullità delle clausole vessatorie nei confronti dei committenti, richiamando la legge 6.2.1996 n.52., che ha modificato gli articoli 1469bis e 1469sexies del codice civile. Inoltre gli articoli 35 e 36 del Codice di deontologia devono essere riscritti per essere resi coerenti con l'art.2237 del codice civile sul recesso.
del 31.07.09
NUOVO CODICE DEONTOLOGICO DEGLI ARCHITETTI ITALIANI
[50 articoli - formato PDF]
[50 articoli - formato PDF - aggiornamento diramato il 20.08.09]
22/08/2009 08:25: NUOVE NORME DEONTOLOGICHE DEGLI ARCHITETTI
Il diritto al CNA di redigere le norme deontologiche, discende dall'art.8 della Legge quadro di riforma delle libere professioni. Nel merito delle nuove norme osservo quanto segue: CHIARIMENTI ALLE NUOVE NORME DEONTOLOGICHE Ho osservato nelle nuove norme, che entreranno in vigore il 1 settembre 2009 l'assenza ad alcuni importanti richiami alle norme giuridiche relative alla deontologia. In vero se non puntualmente richiamate nelle precedenti norme (ad eccezione dell'art.29 in sintonia con l'art.41 bis della legge urbanistica), tuttavia l'art.3, sempre delle vecchie norme, imponeva comunque per l'architetto l'esercizio della propria professione in conformità alle leggi vigenti e quindi implicitamente alle varie norme giuridiche che per un certo verso interessano la deontologia. Nelle nuove norme non c'è più alcun richiamo e quindi, a mio parere, tale omissione può generare "zone franche" E' così? Oppure non ho ben compreso la filosofia del nuovo corpo normativo? Gradirei, se possibile, qualche chiarimento Grazie ALLEGO E RICHIAMO le Norme giuridiche relative alla deontologia. Le norme deontologiche che sono, oggetto di una norma giuridica, cioè accolte in norme di diritto positivo, sono le seguenti. 8.1-Legge 6 agosto 1967 N.765. Modifiche ed integrazioni alla legge urbanistica 17.8.1942 n.1150. Art.14/765 Art.41-bis I professionisti incaricati della redazione di un piano regolatore generale o di un programma di fabbricazione possono, fino all'approvazione del piano regolatore generale o del programma di fabbricazione, assumere nell'ambito del territorio del Comune interessato soltanto incarichi di progettazione di opere ed impianti pubblici. (...)
24/08/2009 18:45: Mancanza delle norme sulla incompatibilità
A proposito di incompatibità indicata nell'articolo di Enrico Milone e dell'omissione nel nuovo testo delle Norme deontologiche. Credo che possa rimediare a tale omissione l'art.62 del R.D. 2537 /1925 Regolamento sulla professione. che così recita: Art. 62 - Gli ingegneri ed architetti che siano impiegati di una pubblica amministrazione dello Stato, delle province o dei comuni, e che si trovino iscritti nell'albo degli ingegneri e degli architetti, sono soggetti alla disciplina dell'Ordine per quanto riguarda l'eventuale esercizio della libera professione. I predetti ingegneri ed architetti non possono esercitare la libera professione ove sussista alcuna incompatibilita' preveduta da leggi, regolamenti generali o speciali, ovvero da capitolati. Per l'esercizio della libera professione e' in ogni caso necessaria espressa autorizzazione dei capi gerarchici nei modi stabiliti dagli ordinamenti dell'amministrazione da cui il funzionario dipende. E' così? Grazie dell'attenzione
arch.Glauco Provani
26/08/2009 13:02: RISPOSTA AI DUE QUESITI DI GLAUCO PROVANI
1. Le norme che reggono l’Ordine e il CNAPPC (legge 1395/1923, RD 2537/1925, DLL 382/1944, DPR 328/2001, DPR 169/2005 ed altre) non assegnano al Consiglio nazionale il compito di emanare norme deontologiche. Ciò è previsto in alcuni disegni di legge di riforma delle professioni, nessuno dei quali è vigente in mancanza di approvazione del Parlamento.
2. In merito al contenuto delle Norme non ho avuto il tempo di svolgere un esame approfondito. Comunque restano valide molte osservazioni che ho fatto nel pezzo da me pubblicato il 24.9.2007 su questo sito, rubrica “puntualizzazioni di Milone”.
3. Il controllo delle incompatibilità è, a mio avviso, uno dei compiti fondamentali dell’Ordine. Se tale compito non viene pienamente adempiuto cade una importante ragione per la esistenza stessa dell’Ordine. La incompatibilità per chi redige un piano regolatore è prevista dalla legge che stabilisce che ogni violazione viene segnalata all’Ordine. In caso l’autorità giudiziaria non provveda alla segnalazione l’Ordine nulla può fare se la mancanza non è in alcun modo indicata nelle Norme deontologiche. Ciò vale anche per i casi di direzione di lavori abusivi, per i quali raramente la magistratura segnala all’Ordine la violazione del direttore dei lavori.
4. Le incompatibilità a svolgere atti di libera professione sono stabilite nei contratti di lavoro (dipendenti privati) o nelle leggi (dipendenti pubblici, compresi docenti universitari). Se le Norme deontologiche non stabiliscono il dovere di rispettare tali contratti o leggi, l’Ordine potrebbe avere difficoltà a fare procedimenti disciplinari, perché si potrebbe obiettare che l’iscritto all’Albo risponde solo al suo datore di lavoro e non all’Ordine se svolge attività di libera professione. E’ vero che l’art.62 del RD 2537/1925 conferisce all’Ordine il potere di intervenire su alcune categorie di dipendenti pubblici, ma si tratta di una vecchia norma che non considera dipendenti di altro tipo come i regionali e docenti nonché i dipendenti di organizzazioni miste pubblico-private. In ogni caso, trattandosi di una norma di contenuto deontologico, non si comprende perché non sia stata inserita nelle Norme deontologiche.
5. Infine le norme deontologiche hanno anche un valore di linee guida per il comportamento del professionista iscritto. Una puntuale descrizione delle incompatibilità nell’esercizio della professione sarebbe molto utile specialmente ai giovani iscritti.
21/10/2009 13:29: titolo
Caro Milone, intanto è doveroso esprimerTi il mio forte ringraziamento per il lavoro che fai. Dati i comportamenti, anche pregressi, del CNA, sarei portato a concordare con le tue riflessioni, soprattutto circa "l'incompetenza" del CNA ad "emettere" il Codice Deontologico. 1- Se è incompetente, come sostieni, com'è possibile che questo Codice "sia in vigore"? 2- La cosa che mi rende perplesso è, peraltro, la citazione, dai vaghi toni di excusazio non petita, che il Collega Parmeggiani, su Focus del Settembre 2009, fa riguardo alla sentenza di Cassazione Civ, 12.12.1995 n.12723: "E' già stata esaminata e risolta dalla giurisprudenza la questione della applicabilità su tutto il territorio nazionale delle norme deontologiche approvate dal CNA, senza che sia necessaria le ricezione da parte dei consigli locali." Per carità, una sentenza non è una legge, e poi non si riporta con esattezza quale sia la giurisprudenza cui ci si riferisce. Però, come la mettiamo? Un caro saluto e di nuovo un ringraziamento, Beppe Rinaldi
data pubblicazione: venerdì 31 luglio 2009
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