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Timestamp: 2020-03-29 06:52:39+00:00
Document Index: 175898262

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 33', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 31', 'art. 33', 'art. 30', 'art. 37', 'art. 40', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'arte 10']

Linee Guida, Doc. n. 10, Luoghi di Lavoro, aggiornate al 15 aprile 1998
D O C U M E N T O N. 10
LINEE GUIDA SU TITOLO II
Regione referente : Emilia-Romagna
La direttiva 89/654/CEE, dalla quale deriva l'intero Titolo II del D.Lgs 626/94, riguarda le "prescrizioni minime di sicurezza e di salute per i luoghi di lavoro"; ciò ha determinato l'indirizzo seguito nello specificare quali-quantitativamente le caratteristiche che i luoghi di lavoro dovrebbero possedere ovvero la definizione dei requisiti minimi da rispettare nella costruzione o nell'adattamento di luoghi destinati al lavoro.
Lo studio è stato affrontato scomponendo il Titolo II e commentandolo nelle sue parti; non sempre è stato possibile dare risposte precise ai quesiti posti dalla formulazione di talune parti del D.Lgs in quanto non è sembrato utile, in certi casi, semplificare una realtà estremamente complessa che viceversa necessita di una valutazione specifica.
Si é costantemente cercato di fare riferimento, nell'assegnare valori quali-quantitativi, a parametri compresi nel quadro legislativo italiano anche se riferiti a norme che poco hanno a che fare con la prevenzione in senso stretto. Al termine del documento sono riportati i riferimenti legislativi e tecnici citati nel testo.
Infine occorre sottolineare che alle manchevolezze di alcune parti del Decreto è possibile ovviare utilizzando proficuamente quanto a livello locale è stato prodotto con lo strumento dei Regolamenti comunali o regionali di igiene edilizia ai quali si é ripetutamente fatto riferimento.
Testo del decreto Commento Riferimenti normativi
1. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al presente titolo si intendono per luoghi di lavoro: i luoghi destinati a contenere posti di lavoro, ubicati all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, nonché ogni altro luogo nell'area della medesima azienda ovvero unità produttiva comunque accessibile per il lavoro.
e) a campi, boschi e altri terreni facenti parte di una impresa agricola o forestale, ma situati fuori dell'area edificata dell'azienda.
3. Ferme restando le disposizioni di legge vigenti, le prescri­zioni di sicurezza e di salute per i luoghi di lavoro sono specificate nell'allegato II.
5. L'obbligo di cui al comma 4, vige in particolare per le porte, le vie di circolazione, le scale, le docce, i gabinetti e i posti di lavoro utilizzati od occupati direttamente da lavoratori portatori di handicap.
La stesura è sufficientemente esplicativa.
Nell'allegato II sono rimaste, rispetto alla direttiva 89/654, solo le prescrizioni in materia di prevenzione incendi e di pronto soccorso; tutte le altre prescrizioni presenti nella direttiva CEE sono state recepite come modifica degli articoli dei DPR 547/55 e 303/56.
Per quanto attiene in particolare alla prevenzione incendi, i criteri per la sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza sono riportati nel DM 10/3/98.
Il precetto deve intendersi vincolante solo nel caso in cui siano effettivamente presenti lavoratori con ridotta capacità motoria.
Naturalmente, per gli edifici di nuova costruzione, dovranno essere rispettate le disposizioni concernenti l’abbattimento delle barriere architettoniche.
I requisiti edilizi richiesti per favorire la mobilità dei lavoratori con difficoltà motorie sono quelli riportati nella legge sul superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati; per gli edifici aperti al pubblico, in particolare, deve essere garantito il requisito della "accessibilità".
Le aziende soggette, già in attività all'1/1/93, dovranno porre in essere misure di minore entità; cioè si dovrà garantire la "visitabilità" ovvero l'accessibilità ad un'area limitata dell'azienda all'interno della quale si svolge l'attività di portatori di handicap motorio.
Giurisprudenza della Cassazione penale
Circ. n. 102 del 7/8/95
Circ. 22/6/89
n. 1669/UL
1. Ferme restando le disposizioni legislative e regolamentari vigenti, e fatte salve le disposizioni di cui all’art. 8 comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati anteriormente all'entrata in vigore del presente decreto devono essere adeguati alle prescrizioni di sicurezza e salute di cui al presente titolo entro il 1° gennaio 1997.
2. Se gli adeguamenti di cui al comma 1 richiedono un provvedimento concessorio o autorizzatorio il datore di lavoro deve im­mediatamente iniziare il procedimento diretto al rilascio dell'atto ed ottemperare agli obblighi entro sei mesi dalla data del provvedimento stesso.
4. Ove vincoli urbanistici o architettonici ostino agli adeguamenti di cui al comma 1, il datore di lavoro, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza, adotta le misure alternative di cui al comma 3.
Le misure, nel caso di cui al presente comma, sono autorizzate dall'organo di vigilanza competente per territorio.
Qualora gli adeguamenti interessino il raggiungimento dei requisiti di sicurezza antincendio (vie di uscita) è necessario fare riferimento alle disposizioni transitorie e finali del DM 10/3/98.
Per quanto riguarda le attività sanitarie in essere, svolte da strutture pubbliche e private, l’adeguamento alle norme del Decreto è determinato dagli atti di indirizzo contenuti nel DPR 14/1/97.
La stesura è sufficientemente esplicativa
Detto comma, si può notare, fa esclusivo riferimento a requisiti di “sicurezza equivalente” e non di salute, per cui è possibile che il legislatore voglia riferirsi alle sole norme di cui all’art. 33 commi 1, 2, 3.
Non viene fatto alcun accenno a quale organo di vigilanza competente per territorio è necessario fare riferimento.
In attesa di un chiaro pronunciamento del legislatore è lecito supporre che questi siano i dipartimenti di prevenzione delle Aziende USL e i Vigili del fuoco (qualora l’attività rientri espressamente fra quelle soggette al certificato di prevenzione incendi, CPI).
DM 10/3/98
DPR 14/1/97
DM 27/9/65
Obblighi dei datori
1. L'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547 è sostituito dal seguente:
a) via di emergenza:
percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro;
b) uscita di emergenza:
passaggio che immette in un luogo sicuro;
c) luogo sicuro:
luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall'incendio o altre situazioni di emergenza;
c bis) larghezza di una porta o luce netta di una porta:
4. Il numero, la distribuzione e le dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza devono essere adeguati alle dimensioni dei luoghi di lavoro, alla loro ubicazione, alla loro destinazione d'uso, alle attrezzature in essi installate, nonché al numero massimo di persone che possono essere presenti in detti luoghi.
6. Qualora le uscite di emergenza siano dotate di porte, queste devono essere apribili nel verso dell'esodo e, qualora siano chiuse, devono poter essere aperte facilmente e immediatamente da parte di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza. L'apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell'esodo non è richiesta quando possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l'adozione di altri accorgimenti adeguati specificamente autorizzati dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio
13. Per i luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1 gennaio 1993 non si applica la disposizione contenuta nel comma 4, ma gli stessi debbono avere un numero sufficiente di vie e uscite di emergenza.
2. L'articolo 14 del Decreto del Presidente della Repubblica del 27 aprile 1955, n. 547 è sostituito dal seguente:
1. Le porte dei locali di lavoro devono, per numero, dimensioni, posizione e materiali di realizzazione, consentire una rapida uscita delle persone ed essere agevolmente apribili dall'interno durante il lavoro.
2. Quando in un locale le lavorazioni e i materiali comportino pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio e siano adibiti alle attività che si svolgono nel locale stesso più di 5 lavoratori, almeno una porta ogni 5 lavoratori deve essere apribile nel verso dell'esodo, e avere larghezza minima di m 1,20.
6. Quando in un locale di lavoro le uscite di emergenza di cui all'articolo 13, comma 5, coincidono con le porte di cui al comma 1, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 5.
7. Nei locali di lavoro e in quelli adibiti a magazzino non sono ammesse le porte scorrevoli, le saracinesche a rullo, le porte girevoli su asse centrale, quando non esistano altre porte apribili verso l'esterno del locale.
17. I luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1 gennaio 1993 devono essere provvisti di porte di uscita che, per numero e ubicazione, consentono la rapida uscita delle persone e che sono agevolmente apribili dall'interno durante il lavoro. Comunque, detti luoghi devono essere adeguati quanto meno alle disposizioni di cui ai precedenti commi 9 e 10. Per i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati prima del 27 novembre 1994 non si applicano le disposizioni dei commi 2, 3, 4, 5, 6 concernenti la larghezza delle porte. In ogni caso la larghezza delle porte di uscita di detti luoghi di lavoro deve essere conforme a quanto previsto dalla concessione edilizia ovvero dalla licenza di abitabilità.
3. L'articolo 8 del Decreto del Presidente della Repubblica del 27 aprile 1955, n. 547 è sostituito dal seguente:
1. Le vie di circolazione, comprese scale, scale fisse o banchine e rampe di carico, devono essere situate e calcolate in modo tale che i pedoni o i veicoli possano utilizzarle facilmente in piena sicurezza e conformemente alla loro destinazione e che i lavoratori operanti nelle vicinanze di queste vie di circolazione non corrano alcun rischio.
6. Se i luoghi di lavoro comportano zone di pericolo, in funzione della natura del lavoro e presentano rischi di cadute dei lavoratori o rischi di cadute d'oggetti, tali luoghi dovranno essere dotati di dispositivi per impedire che i lavoratori non autorizzati possano accedere a dette zone.
8. Le zone di pericolo devono essere segnalate in modo chia­ramente visibile.
4. L'intestazione del Titolo II del Decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956 n. 303 è sostituita dal seguente:
(Disposizioni particolari.)
5. L'articolo 6 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 è sostituito dal seguente:
(Altezza, cubatura e superficie)
1. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di 5 lavoratori, ed in ogni caso in quelle che eseguono lavorazioni indicate nell'articolo 33, sono i seguenti:
2. I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono lordi, cioè senza deduzione dei mobili, macchine ed impianti fissi.
5. Per i locali destinati o da destinarsi ad uffici, indipendentemente dal tipo di azienda, e per quelli delle aziende commerciali, i limiti di altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica vigente.
6. L'articolo 9 del Decreto del Presidente della Repubblica del 19 marzo 1956, n. 303 è sostituito dal seguente:
(Aerazione dei luoghi di
lavoro chiusi)
1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente, anche ottenuta con impianti di aerazione.
2. Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò sia necessario per salvaguardare la salute dei lavoratori.
3. Se sono utilizzati impianti di condizionamento dell'aria o di ventilazione meccanica, essi devono funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d'aria fastidiose.
4. Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute dei lavoratori dovuto all'inquinamento dell'aria respirata deve essere eliminato rapidamente.
7. L'articolo 11 del Decreto del Presidente della Repubblica del 19 marzo 1956, n. 303 è sostituito dal seguente:
(Temperatura dei locali)
2. Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i lavoratori si deve tenere conto della influenza che possono esercitare sopra di essa il grado di umidità e il movimento dell'aria concomitanti.
5. Quando non sia conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.
8. L'articolo 10 del Decreto del Presidente della Repubblica del 19 marzo 1956, n. 303 è sostituito dal seguente:
(Illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro)
1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentano un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere dei lavoratori.
2. Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di circolazione devono essere installati in modo che il tipo d'illuminazione previsto non rappresenti un rischio di infortunio per i lavoratori.
4. Le superfici vetrate illuminanti e i mezzi di illuminazione artificiale devono essere tenuti costantemente in buone condizioni di pulizia e di efficienza.
9. L'articolo 7 del Decreto del Presidente della Repubblica del 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal seguente:
(Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e marciapiedi mobili, banchine e rampe di carico)
1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi i locali chiusi che non rispondano alle seguenti condizioni:
6. Le pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti completamente vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente segnalate e costituite da materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, ovvero essere separate dai posti di lavoro e dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i lavoratori non possano entrare in contatto con le pareti né rimanere feriti qualora esse vadano in frantumi. Nel caso in cui vengono utilizzati materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, tale altezza è elevata quando ciò è necessario in relazione al rischio che i lavoratori rimangano feriti qualora esse vadano in frantumi.
10. Le scale e i marciapiedi mobili devono funzionare in piena sicurezza, devono essere muniti dei necessari dispositivi di sicurezza e devono possedere dispositivi di arresto di emergenza facilmente identificabili e accessibili.
13. Le rampe di carico devono offrire una sicurezza tale da evitare che i lavoratori possano cadere.
13-bis Le disposizioni di cui ai commi 10, 11, 12, 13 sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell'impresa, nonché alle banchine di carico
10. Gli articoli 14 e 43 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 sono sostituiti dal seguente:
(Locali di riposo)
6. L'organo di vigilanza può prescrivere che, anche nei lavori continuativi, il datore di lavoro dia modo ai dipendenti di lavorare stando a sedere ogni qualvolta ciò non pregiudichi la normale esecuzione del lavoro.
11. L'articolo 40 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 è sostituito dal seguente:
(Spogliatoi e armadi
per il vestiario)
12. Gli articoli 37 e 39 del Decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 sono sostituiti dai seguenti:
(Docce)
2. Devono essere previsti locali per docce separati per uomini e donne o un'utilizzazione separata degli stessi. Le docce e gli spogliatoi devono comunque facilmente comunicare fra loro.
(Gabinetti e lavabi)
2. Per uomini e donne devono essere previsti gabinetti separati; quando ciò sia impossibile a causa di vincoli urbanistici o architettonici e nelle aziende che occupano lavoratori di sesso diverso in numero non superiore a 10, è ammessa un'utilizzazione separata degli stessi.
L'articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 è abrogato.
13. L'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547 è sostituito dal seguente:
3. I posti di lavoro, le vie di circolazione e altri luoghi o impianti all'aperto utilizzati o occupati dai lavoratori durante le loro attività devono essere concepiti in modo tale che la circolazione dei pedoni e dei veicoli possa avvenire in modo sicuro.
4. Le disposizioni di cui all'articolo 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell'impresa, nonché alle banchine di carico.
5. Le disposizioni sulle vie di circolazione e zone di pericolo di cui all'articolo 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, si applicano per analogia ai luoghi di lavoro esterni.
a) siano protetti contro gli agenti atmosferici e, se necessario, contro la caduta di oggetti;
b) non siano esposti a livelli sonori nocivi o ad agenti esterni nocivi, quali gas, vapori, polveri;
c) possano abbandonare rapidamente il posto di lavoro in caso di pericolo o possano essere soccorsi rapidamente;
Nella loro precedente formulazione, gli artt. 13 e 14 del DPR 547/55 disciplinavano rispettivamente la mobilità ordinaria interna allo stabilimento e quella verso l'esterno all'impresa; oggi l'art. 13 è interamente dedicato alle "vie e uscite di emergenza" mentre è demandato all'art. 14 il compito di regolamentare la mobilità ordinaria dentro e verso l'esterno l'azienda.
Le uscite di emergenza sono passaggi che delimitano una zona frequentata da un luogo sicuro. Il luogo sicuro (relativamente alla prevenzione incendi) è definito come "spazio scoperto ovvero compartimento antincendio (separato da altri compartimenti mediante spazio scoperto o filtri a prova di fumo) avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero di persone (luogo sicuro statico), ovvero a consentire il movimento ordinato (luogo sicuro dinamico)". La nuova stesura dell'art. 13 estende il concetto di luogo sicuro, oltre che al rischio d’incendio e quindi alle caratteristiche strutturali dei mezzi impiegati, anche alle altre situazioni di emergenza prevedibili in quell'azienda (es. rilasci tossici, ecc.).
Larghezza minima di uscite e vie di emergenza pari a m 0,80.
La stesura è sufficientemente esplicativa anche se permangono perplessità sulla possibilità che “accorgimenti adeguati” possano essere specificatamente autorizzati dai Vigili del Fuoco per attività non soggette a CPI.
L'autorizzazione può essere concessa per motivi antiintrusione quando può derivarne un danno ai lavoratori (es. prevenzione da eventi criminosi in banche), a protezione di utenti psichiatrici (all'interno delle strutture sanitarie) o quando la struttura non è presidiata (es. durante la notte e giorni festivi).
I dispositivi di chiusura autorizzati dovranno in ogni caso garantire l'evacuazione del personale in caso di emergenza ovvero dovranno essere:
a) azionabili facilmente;
b) tali che tutta l’operazione possa attuarsi in tempo utile a consentire l’esodo prima che le persone coinvolte possano subire danni.
La stesura è sufficientemente esplicativa. Relativamente alle porte scorrevoli si veda anche il DM 10/3/98
La collocazione della segnaletica nei locali accessibili al pubblico deve sempre permettere la chiara individuazione della via di esodo.
L’illuminazione delle vie e delle uscite di emergenza deve essere prevista ogni qualvolta gli ambienti sono presidiati o frequentati dopo il tramonto e quando le stesse sono prive di illuminazione naturale o questa è insufficiente.
L’intensità luminosa sufficiente a garantire una sicura percorrenza delle vie di esodo non potrà comunque essere inferiore a 5 lux
Le lavorazioni che presentano pericolo di esplosione sono quelle individuate dalle norme CEI 64-2 e CEI EN 60079-10; le lavorazioni con “specifico rischio di incendio” sono quelle individuate dalla “specifica” normativa, vale a dire quella emanata dal Ministero degli Interni. In questo specifico caso l’organo di vigilanza sono i Vigili del Fuoco.
La definizione del numero sufficiente può essere determinata, per quelle attività non regolamentate da norme specifiche, solo dopo un’attenta valutazione dei rischi.
I commi dall'1 al 6 fanno costante riferimento alle porte dei singoli locali occupati e quindi disciplinano la mobilità interna all'edificio o azienda.
La definizione del numero, delle relative dimensioni e della collocazione, nonché altri requisiti delle porte possono essere determinati, per quelle attività non regolamentate da norme specifiche, solo dopo un’attenta valutazione dei rischi.
La determinazione delle lavo­razioni e dei materiali, che comportano rischi specifici di incendio e/o esplosione può essere effettuata facendo riferimento alle indicazioni fornite nelle norme CEI e nelle disposizioni emanate dal Ministero degli Interni.
La stesura è sufficientemente esplicativa; per larghezza minima deve intendersi “luce netta” di cui al presente articolo, comma 1, lettera c-bis.
Ovvero altezza minima di m 2 e larghezza minima m 0,80.
Questo punto presenta possibili elementi di contraddizione con il precedente punto 3, lettera a, per cui appare opportuno un pronunciamento da parte del legislatore.
Un passaggio sicuro per i pedoni si può realizzare con l'apposizione di barriere materiali ai singoli percorsi come ad es. marciapiedi, paletti, guard-rail ecc.
Per materiali di sicurezza devono intendersi quelli che in caso di rottura o non danno luogo a frantumazione (es. alcuni materiali plastici), oppure la frantumazione non dà luogo a dispersione di schegge.
Se il materiale impiegato è vetro occorre adottare opportune misure di sicurezza.
È opportuno adottare, nel caso di organi di sbloccaggio ad azionamento elettrico, meccanismi ad azione positiva cioè in grado di funzionare anche in caso di guasto del sistema.
Riepilogando esclusivamente sulla dimensione delle porte di uscita:
- quelle costruite prima del 27/11/94 dovevano essere conformi a quanto previsto dalla concessione edilizia o dalla licenza di abitabilità (usabilità)
- quelle costruite dopo il 27/11/94 dovevano essere adeguate entro il 1/1/97 alle dimensioni previste dal presente decreto. Se le dimensioni non sono quelle citate si dovrà richiedere il provvedimento concessorio di cui all’art. 31 comma 2.
Con l'eccezione delle attività regolamentate da leggi specifiche (es. scuole ed edifici pubblici) è opportuno che:
- la larghezza delle vie di circolazione ordinaria per soli pedoni non sia inferiore a m 1;
- la larghezza delle scale comuni (ovvero che connettono più unità immobiliari) non sia inferiore a m 1,2. Per scale non comuni (ovvero interne all'unità immobiliare) la larghezza non deve essere inferiore a m 0,8;
- siano previsti gradini con pedata minima (per scale comuni) non inferiore a cm 30 e somma fra due volte l'alzata e la pedata compresa fra cm 62 e 64. La pedata minima per scale non comuni non deve essere inferiore a cm 25 e la somma fra due volte l'alzata e la pedata compresa fra cm 62 e 64;
- le rampe siano realizzate in materiale antisdrucciolevole.
Almeno m 1 oltre l'ingombro massimo dei mezzi di trasporto compreso il carico.
La definizione di sufficienza può essere determinata dopo un’attenta valutazione dei rischi.
La stesura è sufficientemente esplicativa; una precisa valutazione dei rischi può permettere di individuare le soluzioni più appropriate.
Il ripristino del termine “industriali” conferma la volontà del legislatore di riferire i valori numerici di cui al presente comma 1 unicamente alle aziende industriali.
Per le altre attività è opportuno fare riferimento ai regolamenti locali di igiene edilizia.
La ventilazione naturale dei locali di lavoro deve essere realizzata mediante superfici apribili con le modalità previste dai Regolamenti comunali o regionali di igiene edilizia.
L'impiego di sistemi meccanici deve garantire livelli prestazionali minimi previsti dai Regolamenti comunali o regionali di igiene edilizia e/o rispondere ai requisiti delle norme di buona tecnica.
L’espressione “anche ottenuta con impianti di aerazione” non va infatti intesa, a nostro avviso, come l’avvallo di sistemi di aerazione meccanica in sostituzione dell’aerazione naturale (che verrebbe così ad essere non necessaria!), bensì come possibilità di integrazione dell’aerazione naturale, qualora non sufficiente, con quella meccanica per raggiungere il requisito della sufficienza. Tale interpretazione è supportata anche dal fatto che i Regolamenti di igiene edilizia impongono, in modo omogeneo su territorio nazionale, il requisito dell’aerazione naturale.
È necessario distinguere fra lavorazioni che obbligatoriamente devono essere svolte a temperature alte o basse (es. fonderie, lavorazione e conservazione alimenti ecc.), per le quali non è tecnicamente possibile adottare misure tali da rendere confortevole l'ambiente e le restanti lavorazioni.
Al punto 1 le azioni da intraprendere a salvaguardia dei lavoratori saranno determinate dalle risultanti l'applicazione, al lavoro svolto, degli indici di stress termico (es. WBGT, HSI, ecc.). Ai punti 2 e 3 è raccomandato l'utilizzo degli indici di comfort termico (es. TEC, PPD, ecc.)
Naturalmente occorre fare sempre riferimento, per le temperature massime nel periodo invernale, ai limiti imposti dalle vigenti norme in materia di contenimento dei consumi energetici.
Si fa presente che il testo di legge non parla di “luce naturale diretta”, ma semplicemente di “luce naturale”, per cui pare ammissibile anche il ricorso alla luce naturale indiretta. Comunque, l'illuminazione naturale deve essere assicurata con i parametri dei Regolamenti comunali di igiene edilizia che hanno valore cogente.
Circa i requisiti del livello di illuminazione artificiale necessaria nei luoghi di lavoro occorre fare riferimento alle norme di buona tecnica. Per correlare i livelli di illuminamento, realizzati con luce artificiale, e la temperatura di colore delle sorgenti impiegate si rimanda (oltre alle indicazioni riportate dalla norma citata) al diagramma di Kruithof.
L'identificazione dei luoghi di lavoro qui richiamati deve essere effettuata caso per caso tenendo conto del rischio infortunistico presente durante la normale attività lavorativa e di quello aggiuntivo che si verrebbe a creare dalla mancanza di illuminazione (es. circolazione di veicoli, lavori in zone con pericolo di caduta, ecc.).
Il livello di illuminamento di sicurezza da garantire in tali contingenze sarà determinato dalle risultanze dell'analisi di cui sopra ed in ogni caso non dovrà essere mai inferiore a 20 lux che è il doppio della soglia media della visione fotopica (e che quindi garantisce comunque la normale percezione dei colori) ed inoltre è considerato il livello di illuminamento minimo per identificare una persona e può quindi essere ritenuto il limite oltre il quale viene persa la percezione corretta dell'ambiente immediatamente circostante con conseguente pericolo per il lavoratore.
Il richiamo al tipo di impresa è in riferimento alla tipologia dell'attività svolta dalla stessa e riguarda esclusivamente il tipo di isolamento termico.
È opportuno che i palchetti o i graticolati siano realizzati in materiale facilmente lavabile, non putrescibile e antisdrucciolevole.
Circa i materiali di sicurezza delle pareti trasparenti vale quanto già detto in precedenza all'art. 33, comma 2, punto 11.
I dispositivi di sicurezza delle scale mobili devono essere conformi alla norma UNI.
La stesura è sufficientemente esplicativa e vale il commento espresso per l’art. 30, comma 1.
La presenza di locali di riposo è raccomandata quando le attività lavorative sono:
“particolarmente usuranti”
Il dimensionamento dei locali di riposo può essere effettuato sulla base del massimo affollamento ipotizzabile assegnando almeno 2 mq per lavoratore al lordo degli arredi.
La protezione dei “non fumatori” può essere realizzata con:
- locali separati;
- locale di riposo provvisto di sistema di ventilazione meccanica che assicuri un apporto di aria esterna (trattata termicamente nel periodo invernale) non inferiore a 50 mc/h per persona.
Una precisa valutazione dei rischi può permettere di individuare le soluzioni più appropriate.
L'obbligo dello spogliatoio sussiste quando i lavoratori, dovendo indossare specifici indumenti di lavoro, non possono (per le ragioni elencate) cambiarsi in altri locali.
È opportuno fare riferimento ai Regolamenti regionali e comunali di igiene edilizia.
La separazione fra gli indumenti può essere realizzata anche con armadietti a doppio scomparto purché sia garantita l'effettiva separazione fra le diverse tipologie di indumenti.
Il numero di docce viene determinato in base ai Regolamenti comunali o regionali di igiene edilizia.
È raccomandato il locale doccia, con vano antidoccia separato, dotato di appendiabiti e sgabello.
Il numero di gabinetti e lavabi viene determinato sulla base dei Regolamenti comunali o regionali di igiene edilizia.
Questo articolo disciplinava le docce ora trattate nell’art. 37.
Per i posti di lavoro all'aperto devono essere soddisfatti, durante le ore di oscurità, gli stessi requisiti validi per gli ambienti interni corrispondenti ai medesimi compiti visivi
Circ. Min. Lav. del 23/7/63 n. 22
vedi linee guida sui piani di emergenza
D.Lgs. 493/96
CEI EN 60079-10
lett. circolare
Min. Interno del 29/08/95
D.Lgs 285/92
(art. 40 c. 4)
D.Lgs 493/96
(art. 3 p.to 3.3.c,
art. 4 p.to 4.5)
DM 23/11/82
D.Lgs 374/93
RD 9/1/1927 n. 147
Regolamento speciale per l'impiego di gas tossici
DPR 27/4/55 n. 547
DPR 19/3/1956 n. 303
DPR 26/5/1959 n. 689
Determinazione delle aziende e delle lavorazioni soggette ai fini della prevenzione degli incendi al controllo del Comando dei Vigili del Fuoco
Circolare 23/7/63 n. 22
(Ministero del Lavoro) Prevenzione infortuni. Art. 13 e 14 del DPR 27/4/1955, n. 547. Uscite dai locali di lavoro. Quesiti
DM 16/2/1982
Modificazioni del decreto ministeriale 27/9/1965 concernente la determinazione delle attività soggette alle visite di prevenzione incendi
DM 23/11/1982
Direttive per il contenimento del consumo di energia relativo alla termoventilazione ed alla climatizzazione di edifici industriali ed artigianali
Legge 9/1/1989 n. 13
Disposizione a favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati
DM 14/6/1989 n. 236
Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche
Circ. 22/6/1989 n. 1669/UL
Circolare esplicativa della legge 13/89
Legge 9/1/1991 n. 10
D.Lgs 30/4/1992 n. 285
DPR 16/12/1992 n. 495
D.Lgs 11/8/1993 n. 374
Attuazione dell'art. 3, comma 1, lettera f) della legge 421/92, recante benefici per le attività usuranti
DPR 26/8/1993 n. 412
Regolamento recante norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell'art. 4, comma 4, della legge n. 10/91
Circolare 7/8/1995 n. 102
(Ministero del Lavoro) D.Lgs 626/94 prime direttive per l'applicazione
Circolare 29/8/1995
n. P1564/4146
(Ministero dell’Interno) D.Lgs 626/94 adempimenti di prevenzione e protezione incendi. Chiarimenti
DPR 24/07/1996 n. 503
D.Lgs 14/8/1996 n. 493
DPR 14/1/1997 Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni ed alle Province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private
DM 10/3/1998 Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro
Norma CEI 64-2 Impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione
Norma CEI 64-8 Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua
Norma CEI EN 60079-10 (CEI 31-30) Costruzioni elettriche per atmosfere esplosive per la presenza di gas - Parte 10: Classificazione dei luoghi pericolosi
Norma UNI 7697 Vetri piani: vetrazioni in edilizia: criteri di sicurezza
Norma UNI 10339 Impianti aeraulici al fine di benessere. Generalità, classificazione e requisiti. Regole per la richiesta d'offerta, l'offerta, l'ordine e la fornitura
Norma UNI 10380 Illuminotecnica. Illuminazione di interni con luce artificiale
Norma UNI EN 115 Regole di sicurezza per la costruzione e l'installazione di scale mobili e marciapiedi mobili
• nel documento n. 4 sono contenuti alcuni riferimenti al problema delle uscite e dei percorsi di sicurezza;
• nel documento n. 13 sono contenuti riferimenti ai requisiti dei luoghi di lavoro in cui sono collocati posti di lavoro con uso di attrezzature munite di videoterminali;
• nei documenti n. 15 e n. 16 si ritrovano alcuni riferimenti alle caratteristiche previste per i luoghi di lavoro in cui esiste un'esposizione rispettivamente ad agenti cancerogeni e biologici.