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Timestamp: 2013-05-21 04:55:51+00:00
Document Index: 167772173

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

Ripresa della discussione delle mozioni nn. 519, 528, 541, 544 e 549 (ore 17,37)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni e sugli ordini del giorno presentati.
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, c'è stata una nuova formulazione in un dispositivo sul quale dovrebbero convergere i presentatori di tutte le mozioni presentate. La ratio di questa scelta è stata quella di rafforzare la posizione del Senato nei confronti del Governo. Il Governo è ben lieto di accogliere questa sollecitazione, in considerazione di quanto già fatto per far fronte a un problema la cui serietà è stata evidenziata nel corso del dibattito. Quindi, il Governo accetta di buon grado il nuovo dispositivo così formulato, esprimendo fin da ora parere favorevole al suo accoglimento.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 17,38)
(Segue POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze). Ho un unico dubbio, per il fatto che il testo in mio possesso reca la firma di quattro senatori: volevo capire se anche la senatrice Bugnano è disponibile ad accogliere tale proposta. Vedo che la senatrice Bugnano mi fa cenno di sì. Pertanto, Presidente, esprimo parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G4, invitando i presentatori a ritirare le altre mozioni.
Invito anche a ritirare gli ordini del giorno per le parti che non convergono con la soluzione unitaria, altrimenti mi vedrò costretto a esprimere un parere contrario.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, solo per rassicurare il Sottosegretario che avevo già espresso la mia disponibilità a sottoscrivere il testo unitario: abbiamo concordato con le altre forze politiche una piccola modifica sul primo paragrafo, e quindi anche per noi nulla osta.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, per chiarezza: visto che il Gruppo del Terzo Polo non dispone di questi testi unitari e che il Governo si è espresso a favore degli stessi, vorremmo avere il piacere di poterli valutare, sia in termini di mozioni che di ordini del giorno. Se il sottosegretario Polillo fa riferimento a un foglio di carta che mi è stato consegnato dal collega Legnini come tentativo di arrivare ad un ordine del giorno unitario, beh noi avremmo qualcosa da dire su quella bozza.
Vorrei pertanto chiarire con il sottosegretario Polillo se il suo parere favorevole al testo, che implica l'invito al ritiro degli altri, riguarda le mozioni o l'ordine del giorno e, soprattutto, quale mozione e quale ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il testo dell'ordine del giorno G4 è in distribuzione. Per consentire a tutti i colleghi di prenderne visione, sospendo la seduta fino alle ore 18.
(La seduta, sospesa alle ore 17,42, è ripresa alle ore 18).
Riprendiamo i nostri lavori.
Onorevoli colleghi, il Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, dottor Polillo, ha espresso parere favorevole sull'ordine del giorno G4, presentato dai senatori Gasparri, Bugnano, Menardi, Tedesco e Ranucci. Vengono pertanto ritirate le mozioni all'ordine del giorno nn. 519, 528, 541, 544 e 549.
Chiedo ai presentatori degli altri ordini del giorno se intendono mantenerli.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, mi pare che il testo che ha raccolto le varie proposte, in effetti, faccia propria almeno una parte (quella per noi più importante) del nostro ordine del giorno G1, quindi lo ritiriamo.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, noi manteniamo l'ordine del giorno G2 (testo 2) e, per quanto riguarda il testo dell'ordine del giorno G4, a firma dei senatori che lei ha citato, noi non ne condividiamo il penultimo e l'ultimo capoverso.
Potremmo pertanto, in caso di votazione per parti separate, votare a favore dei primi tre capoversi, mentre siamo contrari al penultimo capoverso, in merito al quale vorrei che i colleghi riflettessero. Infatti, per tre anni di seguito abbiamo proposto la cessione pro solvendo e ci è sempre stato detto che non era possibile dare questa opportunità alle imprese, in un rapporto di diritto privato tra impresa e sistema bancario, perché questo avrebbe sconvolto i dati della finanza pubblica.
Fortunatamente, con il nuovo Governo, questa emerita - perché antica - sciocchezza è stata clamorosamente smentita. Il nuovo Governo infatti, giustamente, la settimana scorsa ha accolto un nostro emendamento in tal senso e ha chiesto ai due relatori (il collega Azzollini e il sottoscritto) del provvedimento in materia fiscale di incorporarne il contenuto in un emendamento presentato dai due relatori che è stato votato da quest'Aula. Il provvedimento è poi passato all'esame della Camera.
Quindi, la cessione pro solvendo non ha niente a che vedere con i conti della finanza pubblica. Se lo avessimo previsto due anni fa, forse parte dei crediti delle imprese, che all'epoca si aggiravano attorno ai 40, 45 miliardi e che sono poi saliti attorno agli 80 miliardi, non sarebbero saliti così fortemente e rapidamente.
Ma c'è un punto sul quale voglio richiamare l'attenzione dei colleghi, e anche la sua, signor Presidente. In questo capoverso, nel far riferimento alla cessione pro solvendo dei crediti, si dice: «prevedendo a tal fine la possibilità di concessione della garanzia dello Stato ed un maggiore coinvolgimento del sistema bancario». Ora, con riferimento al coinvolgimento del sistema bancario, il Governo ha già annunciato di aver aperto un tavolo con l'ABI per addivenire a un eventuale accordo quadro, che noi giudichiamo positivamente, che induca le banche ad accedere a queste operazioni nella loro autonomia. Dare però la garanzia dello Stato, cari colleghi, significa incappare proprio nella trappola individuata dalla Ragioneria generale dello Stato. Capisco che in questi giorni i documenti della Ragioneria generale dello Stato appaiono in Commissione bilancio, poi scompaiono e poi riappaiono, ma questa è altra questione.
Come sa bene la Ragioneria generale dello Stato e come prevedono le regole europee di contabilità, se scatta la garanzia dello Stato automaticamente quei crediti entrano ufficialmente e formalmente nel conto del debito pubblico. Quindi, ciò che ci è stato rifiutato per tre anni in modo sbagliato viene accettato adesso dal Governo, ed eventualmente dagli altri colleghi dell'Aula, con un rafforzativo (cioè la garanzia dello Stato) che evidenzierebbe immediatamente l'esistenza di un debito pubblico, per ora sommerso, che i mercati finanziari peraltro conoscono perfettamente, quindi già compreso nello spread ma, in ogni caso, formalmente non iscritto nel libro del debito pubblico, che con questa garanzia verrebbe ad essere evidenziato.
L'ultimo capoverso di questo ordine del giorno, infine, è la sintesi di un emendamento proposto più volte dai colleghi del Partito Democratico (l'ultima la scorsa settimana in occasione dell'esame del provvedimento in materia fiscale), bocciato nelle Commissioni riunite per il parere contrario di Governo e relatori, nonché per un parere dubbio della Ragioneria generale dello Stato, riguardante la proposta di istituire l'ennesima società per azioni pubblica nell'ambito della Cassa depositi e prestiti che in prospettiva potrebbe acquisire i crediti delle imprese, anticipandoli, in modo da diluire nel tempo il pagamento.
Oggettivamente siamo contrari a questa proposta e ci meravigliamo che il Governo dia parere favorevole, avendo espresso parere contrario una settimana fa, nell'ambito del decreto sulle semplificazioni fiscali, su uno specifico emendamento che proponeva di istituire una nuova Spa all'interno della Cassa depositi e prestiti, emendamento che è stato bocciato. Il fatto che questa proposta ricompaia oggi in un ordine del giorno che poc'anzi il Governo ha dichiarato di accettare ci meraviglia. Chiarisca quindi il Governo il parere contrario espresso la settimana scorsa in sede di provvedimento normativo, quindi non su un ordine del giorno ma su una norma - parere peraltro da me personalmente condiviso insieme al presidente Azzollini, in qualità di relatori di quel provvedimento - e il parere favorevole espresso oggi sulla stessa proposta trasformata in ordine del giorno.
Questi sono i motivi per i quali, a nome del Gruppo per il Terzo Polo, dichiaro in primo luogo che manteniamo il nostro ordine del giorno G2 (testo 2), di tutt'altra fattura, in cui proponiamo la creazione di un fondo al quale affluiscano le entrate dovute alla lotta all'evasione, da destinare al pagamento e alla diluizione di questo Moloch gigantesco di 80 miliardi di debiti delle pubbliche amministrazioni. Questa è la proposta semplice, chiara e trasparente contenuta nel nostro ordine del giorno.
Per quanto riguarda poi l'ordine del giorno G4, ho già spiegato i motivi specifici per i quali non possiamo votare a favore, fatta eccezione per i primi tre capoversi. Ripeto, ci meravigliamo del parere positivo espresso dal Governo, che dichiara di accoglierlo, avendo la Ragioneria e il Governo stesso espresso parere contrario sette giorni fa sul contenuto dell'ultimo capoverso e avendo sempre affermato, i precedenti Governi e la Ragioneria, che se scattasse una garanzia dello Stato automaticamente emergerebbe il debito nelle statistiche ufficiali del debito pubblico.
Vi risparmio i commenti del precedente Governo quando, a seguito di queste proposte, aggiungeva che la mattina dopo sarebbero saltati per aria tutti i mercati finanziari e il debito pubblico italiano. Sappiamo che quell'operazione è stata impedita per tre anni ed è stata fatta la settimana scorsa con l'assenso, corretto, del Governo e della Ragioneria; sappiamo anche che i mercati finanziari sono saltati per aria (e anche in questi giorni iniziano a essere in fibrillazione) certamente non per la cessione pro solvendo di cui il precedente Governo temeva gli effetti disastrosi. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, il Gruppo della Lega Nord non poteva aderire all'ordine del giorno unitario G4 come era formulato, perché vi era una serie di cose che non ci convincevano. Manteniamo quindi il nostro ordine del giorno G3 e spieghiamo perché e in cosa non ci convinceva questo ordine del giorno G4.
Innanzitutto, il primo impegno, così come era scritto, di fatto, tradotto in parole semplici, significa: impediamo ai Comuni di contrarre ulteriori debiti. Beh, bella forza che così poi i Comuni non hanno problemi a pagare i debiti, visto che si limita la loro autonomia. Sul primo capoverso, pertanto, noi avremmo chiesto la votazione per parti separate, esprimendo un giudizio negativo.
Sugli altri capoversi del dispositivo voteremo invece a favore, anche in questo testo, pur con una serie di perplessità. Il secondo impegno, di fatto, manca della conseguenza logica che noi diamo per implicita. Nel momento in cui andiamo a dire che recepiamo sollecitamente la direttiva sui pagamenti veloci dell'Unione europea, vuol dire che modifichiamo il Patto di stabilità? Altrimenti, come fanno i Comuni a pagare in 30 giorni, se non modifichiamo il Patto di stabilità? Noi votiamo questo punto, però, perché vuol dire che, conseguentemente, il Governo intende modificare il Patto di stabilità.
Sull'ultimo capoverso in particolare, alcune considerazioni fatte dal presidente Baldassarri sono condivisibili: non andava mai bene, e adesso va bene. C'è qualche perplessità sull'uso della Cassa depositi e prestiti a questo scopo, a tutela del risparmio postale: ci mancherebbe solo che mettiamo in difficoltà anche il risparmio postale. Ora, a parte il fatto che l'impegno è «a valutare la possibilità» (il che è come dire che non si farà), qualora mai l'impegno si dovesse realizzare, agiamo con la massima attenzione, perché rischiamo di mettere a repentaglio il risparmio postale (e ripeto: ci manca solo questo).
Infine, manca l'esplicito riferimento a quel miliardo di euro (che non sono bruscolini), che abbiamo inserito nel decreto sulle semplificazioni fiscali proprio per i Comuni, ai fini dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Sarebbe opportuno che vi fosse un riferimento esplicito, perché manca anche quello.
Per tali motivi, su questo ordine del giorno G4 noi avremmo chiesto la votazione per parti separate, votando contro il primo punto e a favore degli altri. Poiché il primo impegno è stato soppresso nella formulazione definitiva, la votazione per parti separate non è più necessaria. Pertanto, il Gruppo della Lega Nord voterà a favore dell'ordine del giorno G4.
Signor Presidente, spiego ora perché manteniamo il nostro ordine del giorno G3. Lo manteniamo tal quale perché non abbiamo visto recepiti, nell'ordine del giorno congiunto, i due impegni che noi avevamo chiesto nel nostro ordine del giorno. Mi riferisco in particolare al primo impegno, quello a rivedere il regime di tesoreria unica.
Noi non chiedevamo di tornare da domani al regime di tesoreria mista, ma di rivalutare l'attuale sistema di tesoreria unica e di tornare, compatibilmente con i conti e tutto quanto c'è dietro, al sistema previgente. Ma nel momento in cui il Governo dice di no, di non pensare neanche all'ipotesi di rivalutare la tesoreria mista, vuol dire che questo Governo e questa maggioranza (adesso vedremo come si esprimerà la maggioranza) sono d'accordo nel mantenere l'attuale sistema di tesoreria unica.
Chiaramente questo per noi è inaccettabile e, per questo motivo, manteniamo il nostro ordine del giorno.
Con il secondo impegno (anche questo ovviamente condivisibile da parte di tutti), diamo la possibilità ai Comuni in avanzo, qualora vi fossero eventuali risorse aggiuntive, di spenderle. Se dite di no anche a questo impegno, allora c'è qualcosa che non quadra tra le chiacchiere che si fanno, sostenendo che si vogliono rivedere le regole del Patto di stabilità, e gli impegni concreti che poi il Governo intende prendere.
Manteniamo pertanto l'ordine del giorno G3. Speriamo in una rivalutazione del parere da parte del Governo, e poi l'Aula faccia come crede. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Ringrazio i senatori Baldassarri e Garavaglia per il loro contributo. Chiedo a questo punto al rappresentante del Governo di pronunziarsi sugli ordini del giorno G2 (testo 2) e G3.
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sull'ordine del giorno G2 (testo 2), inviterei i presentatori di sopprimere il primo capoverso del dispositivo, che inizia con le parole «ad istituire nel bilancio dello Stato», altrimenti il parere è contrario. Esprimo invece parere favorevole sul secondo punto del dispositivo.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G3, vorrei fare due rapidissime precisazioni. Vorrei dare un'assicurazione al senatore Garavaglia: quella relativa alla Tesoreria unica rimane una misura di natura temporanea, che non cambia nulla rispetto a quanto si è già discusso a proposito del provvedimento relativo alle liberalizzazioni. Ma in questo ordine del giorno non possiamo accettare d'intervenire in proposito, perché il provvedimento risale a poco tempo fa e sarebbe una misura di natura contraddittoria.
Per quanto riguarda il Patto di stabilità, è ormai maturo il tempo per una sua revisione. Come il senatore Garavaglia sa, è stato costituito presso la Conferenza Stato-Regioni un gruppo di lavoro che dovrebbe portare a determinate soluzioni. Anche in questo caso non c'è quindi una contrarietà di principio alla formulazione dell'ordine del giorno, ma soltanto una valutazione di tempestività.
Invito pertanto i presentatori al ritiro dell'ordine del giorno G3, per le motivazioni appena addotte, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Senatore Garavaglia, accetta l'invito al ritiro?
GARAVAGLIA Massimo (LNP). No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Senatore Baldassarri, accetta la proposta del Sottosegretario di espungere il capoverso che va dalle parole «a istituire» fino alla parola «amministrazione»?
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Non ho ben capito il senso di questa richiesta. Il Sottosegretario chiede di espungere solo le parole «a istituire nel bilancio dello Stato» o si riferisce all'intero capoverso?
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. L'intero capoverso.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Allora è quasi un'offesa, perché vuol dire che non sappiamo leggere l'italiano. Espungere l'impegno ad istituire un fondo al quale fare confluire le entrate derivanti dalla lotta all'evasione per poi pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni significa ridurre l'ordine del giorno al secondo e ultimo capoverso, che inizia con le parole «a disporre con opportuni provvedimenti il pagamento alle imprese» fino alle parole «dando priorità a crediti di più vecchia data».
Francamente, in quest'Assemblea non è che ci si possa prendere in giro. Il Governo dica che è contrario ad istituire un fondo presso il quale fare affluire le risorse provenienti dalla lotta all'evasione che potrebbero poi essere in congrua parte destinate a pagare debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni. È inutile che proponga una modifica del testo che equivale ad esprimere parere contrario sulla proposta.
L'unica cosa alla quale potremmo accedere sarebbe la proposta di modificare il nostro testo inserendo le parole «a valutare la possibilità» di istituire questo fondo. In questo caso potremmo accedere alla richiesta. Diversamente, resta l'ordine del giorno così come predisposto.
Ripeto, signor Presidente. La nostra disponibilità a modificare il testo sta nel parlare di un impegno del Governo a valutare la possibilità di istituire nel bilancio dello Stato un apposito fondo. Vorrei conoscere l'opinione del Governo su tale proposta.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,20)
PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, ha valutato la controproposta del senatore Baldassarri?
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Se anziché «impegna il Governo» si dicesse «invita il Governo a valutare...», il Governo esprimerebbe parere favorevole.
PRESIDENTE. Vorrei fare un riepilogo, per informazione dell'Assemblea.
La Presidenza ha compreso che il Governo propone, per quanto riguarda il primo capoverso del dispositivo dell'ordine del giorno G2 (testo 2), la seguente modifica: «invita il Governo a valutare la possibilità» di istituire nel bilancio dello Stato un apposito fondo. Quanto al secondo capoverso del dispositivo, rimane l'impegno del Governo.
Quindi, per il primo capoverso si tratta di un invito, mentre per il secondo di un impegno.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, come ho già detto nel precedente intervento, sarebbe opportuno in quest'Aula non prendersi in giro.
In qualunque momento possiamo rivolgere un invito al Governo, ma non in questa sede. Lo si può fare in qualunque momento. È ovvio che deve essere previsto «impegna il Governo a valutare». Se il Governo esprime al riguardo parere contrario, vuol dire che non vuole neanche valutare questa possibilità.
PRESIDENTE. Senatore Baldassarri, la ringrazio per aver fatto chiarezza al riguardo.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
CASTELLI (LNP). Signora Presidente, poiché mi sembra che il Governo voglia impegnarsi in maniera troppo cogente, potrei suggerirgli una forma ancora più soft.
Si potrebbe invitare il Governo, se per caso avesse tempo e ne avesse la voglia, a valutare il parere del Senato. Francamente stiamo dando uno spettacolo non edificante, e verrebbe quasi da dire: quo usque tandem daremo questo spettacolo? (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
Colleghi, che cosa stiamo a fare in questa sede? Ce lo stiamo domandando perché quando si vota seriamente viene posta la fiducia; quando perdiamo tempo sulle mozioni, che - come è noto - sono come gli ordini del giorno, che non si negano mai a nessuno, bisogna chiedere al Governo se per caso ha voglia di impegnarsi a valutare se piove o meno per andare al mare.
Vogliamo avere o no un sussulto di dignità? Questa è la mia domanda. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
AZZOLLINI (PdL). Signora Presidente, chiedo scusa se intervengo in un certo senso sull'ordine dei lavori.
Devo far presente che, nel corso dell'intervento del presidente Baldassarri, è risuonata la seguente frase: «Nella Commissione bilancio compaiono e scompaiono documenti».
Ora, riconosco ed apprezzo la passione con la quale il presidente Baldassarri svolge sempre la difesa delle sue tesi, ma non credo che possa travalicare con il suo commento l'operato di un'altra Commissione.
Ricordo che presiedo la Commissione bilancio da molti anni e che l'hanno presieduta, durante la mia permanenza al Senato, i colleghi Morando e Coviello. Il presidente Baldassarri non ha mai partecipato a quella Commissione. (Applausi dal Gruppo PdL). Nessuno di quei Presidenti ha mai visto documenti comparire e scomparire. I documenti - come credo avvenga in tutte le altre Commissioni - vengono acquisiti.
Per quanto riguarda il sottoscritto, l'acquisizione degli stessi comporta l'immediata comunicazione preventiva a tutti i senatori e le senatrici e, successivamente, si arriva alla discussione.
L'ho voluto ricordare per rassicurare tutti che il lavoro in Senato viene svolto sempre nella massima, assoluta trasparenza. Naturalmente la battaglia sulle proprie opinioni è legittima e onora sempre il dibattito delle Commissioni. Credo che il presidente Baldassarri sia andato al di là solo per la passione - lo ripeto - assai encomiabile con cui svolge la difesa delle sue tesi.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, sarò davvero breve.
Intervengo per ricordare che circa un anno fa, proprio in Commissione bilancio, suscitando non poche reazioni, i contenuti procedurali, sotto forma di emendamento, inseriti nell'ordine del giorno di cui stiamo parlando furono oggetto di una mia iniziativa, che la Commissione votò e che poi inopinatamente fu espunta dal testo finale su cui fu posta la fiducia dal precedente Governo.
Non ripeto quanto ha già affermato il presidente Baldassarri, ma a quel risultato qualcuno era arrivato con un po' di anticipo, senza alcun clamore e senza alcuna voglia di determinare disagi per il bilancio dello Stato.
Ho chiesto la parola, onorevole Presidente, solo per ripristinare in un certo senso la verità in merito all'andamento di alcuni episodi ed anche per riprendermi quella dignità che merito e che in quella circostanza fu messa in forte discussione. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione.
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, la mia sarà una dichiarazione molto breve perché, come è stato già detto da altri colleghi, siamo riusciti ad arrivare ad un testo condiviso, capace di raccogliere sostanzialmente le richieste più significative che ogni forza politica aveva inserito nelle proprie mozioni.
Per questo motivo, annunciamo quindi sin d'ora il nostro voto favorevole sul documento unitario e siamo ben lieti che vi sia stata la condivisione dell'Aula su un tema così importante, di cui si parla ormai da troppo tempo e che rappresenta, soprattutto in questo periodo di crisi economica per il nostro Paese, un ulteriore aggravio ed un momento di grossa difficoltà per le nostre piccole e medie imprese. (Applausi dal Gruppo IdV).
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ho già detto qual è la posizione del Terzo Polo sui vari ordini del giorno.
Prendo atto di quanto ha dichiarato il senatore Azzollini: è vero quello che lui dice, ma purtroppo giovedì scorso il presidente Azzollini non era in Commissione, non era presente in Senato. Il sottoscritto ha chiesto quel documento e in Commissione non risultava.
Do atto al presidente Azzollini, che è rientrato in Commissione, di avere oggi immediatamente riconsegnato a chi lo chiedeva il documento noto della Ragioneria generale dello Stato, ma da giovedì a ieri quel documento non risultava agli atti della Commissione.
Ringrazio quindi il presidente Azzollini per aver mantenuto fede ai suoi comportamenti, rendendo disponibile ciò che è depositato in forma ufficiale presso la Commissione bilancio. (Applausi del senatore De Angelis).
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, colleghi, nel 2010 in Italia il ritardo dei pagamenti nel settore pubblico era di 86 giorni, oltre il doppio di quello nel settore privato, pari a 30 giorni.
A fronte degli 86 giorni di ritardo registrati in Italia, corrispondono 19 giorni nel Regno Unito, 65 in Spagna, 21 in Francia, 11 in Germania, con una media UE di 27 giorni. I dati non sono tranquillizzanti, anzi, risalta una vera e propria emergenza nel caso del nostro Paese, che nell'ambito dell'Unione europea si contraddistingue per la durata particolarmente elevata dei ritardi nel pagamento da parte della pubblica amministrazione.
Lo scorso 15 febbraio, in un'audizione alla Camera dei deputati sul tema della crescita economica, Confindustria ha dichiarato che nel 2011 i tempi medi di pagamento della pubblica amministrazione erano saliti, infatti, a 180 giorni. Questo ritardo rappresenta un elemento fortemente distorsivo del mercato, che non può continuare ad essere ignorato, in quanto danneggia molte imprese del nostro Paese.
Tali ritardi incidono negativamente sull'attività delle imprese, in particolare su quelle di piccole dimensioni, già messe in difficoltà dallo sfavorevole contesto economico in cui ci troviamo. Le lunghe attese per incassare quanto fatturato riducono la liquidità aziendale, bloccano gli investimenti, impediscono il buon funzionamento del mercato interno e frenano la crescita e la competitività.
Il tessuto economico italiano è tradizionalmente composto da piccolissime e medie imprese ed il peggioramento dei tempi medi di pagamento, avvenuto negli ultimi due o tre anni, ha coinciso con la crisi economico-finanziaria che ne ha aggravato gli effetti.
Il 2011 è stato un anno di seria crisi economica, anzi serissima, per le piccole e medie imprese e il numero di fallimenti è stato il più alto dal 2006, anno in cui è stata riformata la disciplina fallimentare. Analizzando i dati in relazione alle dimensioni di impresa, si vede come le aziende di minore dimensione siano state in assoluto fra le più colpite dai default. Lo rileva l'analisi del Cerved, leader in Italia nelle analisi delle imprese e nello sviluppo dei modelli di valutazione del rischio di credito, secondo cui nel dettaglio il 2011 ha visto il fallimento di oltre 12.000 aziende, con un incremento rispetto al 2010 pari al 7,4 per cento. I crack sono costati oltre 300.000 posti di lavoro e non credo sia poco!
L'inadempimento della pubblica amministrazione nei confronti di fornitori, sub-fornitori, appaltatori di beni e servizi ha portato a veri e propri drammi. Le notizie dei suicidi sono all'attenzione di tutti; essi sono dovuti veramente alla condizione in cui versano gli imprenditori di queste piccole e medie imprese italiane colpite dalla crisi, dalla carenza di liquidità, impossibilitate a sostenere il pagamento dei debiti di natura contributiva, delle tasse di diversa natura, dei tributi comunali, nonché dall'impossibilità di recuperare questi crediti accumulati nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Della questione ci siamo già occupati abbastanza e lo hanno fatto anche le Commissioni giustizia e attività produttive della Camera che nei mesi scorsi hanno tenuto una serie di audizioni sfociate in una dichiarazione solenne: i ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane hanno assunto dimensioni non più tollerabili.
L'accumularsi progressivo di debiti delle amministrazioni pubbliche del nostro Paese nei confronti dei propri fornitori risulta inaccettabile anche in considerazione del fatto che le stesse imprese vengono comunque sollecitate all'adempimento delle proprie obbligazioni tributarie senza potersi avvalere della facoltà di compensare posizioni creditorie e debitorie.
La questione sui ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione è stata più volte affrontata in sede parlamentare e oggi siamo arrivati ad una sintesi. Il problema è emerso durante un question time del 25 gennaio scorso alla Camera, durante il quale il ministro Passera ha dichiarato che è intenzione del Governo sostenere una rapida attuazione della direttiva europea, senza mettere in discussione gli impegni di finanza pubblica che il nostro Paese ha preso a livello comunitario.
Il 16 febbraio 2011, il Parlamento europeo ed il Consiglio hanno adottato l'importante direttiva 2011/7/UE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, che stabilisce termini rigorosi e non derogabili per l'adempimento delle obbligazioni monetarie delle pubbliche amministrazioni e fissa al 16 marzo 2013 il termine di recepimento. La legge comunitaria 2011, approvata alla Camera lo scorso 2 febbraio e attualmente in esame in Commissione politiche dell'Unione europea, recepisce la direttiva comunitaria che dà attuazione diretta alle norme che riguardano i ritardi di pagamento tra imprese; inoltre, la stessa delega il Governo ad adottare i decreti legislativi per dare attuazione alla direttiva relativamente ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese e pubblica amministrazione. Sei mesi al massimo dall'entrata in vigore della legge comunitaria: questa è la nuova scadenza che anticipa i termini della stessa direttiva (marzo 2013) e quelli dello statuto delle imprese (novembre 2012). Per allinearci alle indicazioni dell'Unione europea per quanto concerne i pagamenti tra privati e pubblica amministrazione (entro 30 giorni salvo deroghe) e tra privati (entro 60 giorni), si interverrà con uno o più decreti legislativi su proposta del presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per gli affari europei e del Ministro dell'economia e delle finanze.
Dunque, oggi possiamo dire di aver fatto un passo in avanti. Apprezziamo senza dubbio le disposizioni contenute anche nel decreto-legge in materia di liberalizzazioni che, all'articolo 35, prevede una serie di misure volte ad accelerare il pagamento dei crediti commerciali per forniture di beni e servizi alla pubblica amministrazione. In questo contesto di gravi difficoltà per le imprese, va segnalato un altro importante passaggio contenuto nel decreto-legge in materia fiscale approvato da questa Assemblea la scorsa settimana: le imprese potranno cedere alle banche crediti certificati da Regioni ed enti locali per somministrazioni, forniture e appalti garantendo la solvibilità del debitore.
Il tema dei ritardi dei pagamenti è quindi di notevole importanza. Non deve avere un colore politico, ma deve proiettare tutti noi verso un atteggiamento bipartisan che risolve il problema. È improcrastinabile comunque un intervento del Governo per accelerare i tempi di pagamento ed evitare il collasso finanziario delle imprese. La soluzione alla quale stiamo arrivando oggi rappresenta un miglioramento, un passo significativo, pur nella consapevolezza, signor Sottosegretario, che di questa urgente questione il Governo deve farsi totalmente carico.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Presidente, c'è poco da aggiungere a quanto detto in precedenza. Speriamo ancora in un ripensamento del Governo e confidiamo sicuramente che l'Aula prenda seriamente l'impegno, il più importante dei due che abbiamo messo nel nostro ordine al giorno, e quindi valuti positivamente il fatto di votare a favore di una revisione dell'attuale regime di tesoreria unica che sta mettendo in ginocchio non solo i Comuni, ma anche le banche territoriali e quindi le imprese e tutto ciò che ne consegue. L'argomentazione del Governo secondo cui si tratta di una misura temporanea non convince perché è talmente temporanea che è prevista per tre anni. A casa nostra, "temporanea" vuol dire un mese o due. (Applausi dal Gruppo LNP).
SANGALLI (PD). Presidente, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico all'ordine del giorno G4, nel quale ritroviamo delle ipotesi di lavoro, diciamo così (peraltro, da un ordine del giorno non ci si può aspettare di più).
La prima, che io trovo fondamentale, è un'assunzione di responsabilità nell'adozione rapida della direttiva europea che norma i ritardi di pagamento tra la pubblica amministrazione e le imprese ed interviene anche sulle conseguenze di questi ritardi di pagamento, che vorrei fossero avvertite dal Governo e dall'Assemblea, e non sono soltanto relative al rapporto tra pubblica amministrazione ed imprese, ma inducono ritardi di pagamento successivi tra imprese committenti ed imprese subfornitrici e quindi producono un allungamento drammatico dei tempi di pagamento, soprattutto per le piccole e le piccolissime imprese.
Due giorni fa, il presidente dell'Associazione nazionale costruttori della Campania, nell'assemblea annuale di quella associazione, ha annunciato che le imprese di quella Regione aspettano tre anni il pagamento delle loro prestazioni. Siccome rappresento un settore, quello delle costruzioni, che è tra i più coinvolti nei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni, vorrei anche dire che quel settore negli ultimi sette anni ha perso circa il 70 per cento del suo potenziale economico. Vi è un rapporto molto stretto tra i ritardi, le inadeguatezze della pubblica amministrazione e le condizioni di sviluppo e di crescita del nostro Paese. Assumiamo con questo ordine del giorno un impegno ad adottare la direttiva europea. Spero sia vero che lo si voglia fare più in fretta di quanto la direttiva europea ci impone.
Oltre alla importante sensibilità del Senato nei confronti delle imprese che hanno crediti verso la pubblica amministrazione, per la prima volta introduciamo - con tentativi che spero onestamente si possano tradurre in qualcosa di concreto - il tema della compensazione tra debiti e crediti, soprattutto tra i debiti fiscali ed i crediti che si hanno verso le pubbliche amministrazioni, nella speranza che possa avere un qualche sviluppo l'idea di costruire una società che, derivando dalla Cassa depositi e prestiti, possa certificare il debito, senza assumere direttamente la responsabilità da parte dello Stato e che le imprese possano avvalersi di questi crediti per avere dalle banche (quelle banche che saranno oggetto di discussione nella loro situazione patrimoniale nelle mozioni successive) un qualche riscontro anche in termini di aumento del credito e di aumento della circolazione dei prestiti che le banche non stanno erogando, ma che anzi stanno riducendo nei confronti del sistema imprenditoriale del nostro Paese.
Noi voteremo a favore di questo ordine del giorno nell'auspicio che questa sia una continuazione dell'idea che il mercato va rispettato: va rispettata la concorrenza e vanno tolti di mezzo gli abusi di monopolio e di posizione dominante. E non c'è dubbio che chi ha dato la peggiore lezione di abuso di dominanza economica è stato proprio lo Stato nei confronti del sistema delle imprese.
Ora, sappiamo che di fronte ad uno stock di debito pubblico come quello attuale non possiamo illuderci che una situazione come questa possa essere risolta rapidamente. Io credo che sia anche vero che i mercati sono già ampiamente consapevoli del fatto che il debito che noi denunciamo è superiore almeno a questo debito che lo Stato ha nei confronti delle imprese: i mercati se ne sono già fatti una ragione.
Purtuttavia, è necessario non ricreare in futuro le stesse condizioni. Per questo motivo il primo capoverso dell'ordine del giorno G4 impegna sostanzialmente a fare in modo che da qui in avanti siano rispettati i termini di pagamento. Per il pregresso dobbiamo trovare le modalità per riuscire a pagarlo; ma, da qui in avanti, non dobbiamo incorrere negli stessi errori, nella stessa difficoltà burocratica, nella stessa cialtroneria amministrativa, nella stessa passività di tante pubbliche amministrazioni nei confronti del sistema delle imprese. In un anno 30.000 piccole imprese, per questo motivo, hanno chiuso i battenti: sono fallite perché chi doveva pagare i loro crediti non li ha pagati e, in gran parte dei casi, si è trattato della pubblica amministrazione.
Prendo atto che il Senato è impegnato a vigilare sull'azione di governo perché si attuino, coerentemente con il provvedimento sulle liberalizzazioni, degli indirizzi che tendano a ristabilire il mercato. Voglio ricordare che Paesi più deboli del nostro (la Spagna e l'Irlanda) e Paesi che contendono con il nostro sul piano della concorrenza (come la Francia e l'Inghilterra) hanno adottato immediatamente la direttiva europea ed hanno adottato in termini ancora più drastici l'impegno a ridurre i termini di pagamento. Io trovo stupefacente che dei Paesi che sono più in difficoltà rispetto al nostro abbiano compreso che soltanto rimettendo in moto il sistema delle imprese si può dare ancora sviluppo e crescita, invertendo questo declino del prodotto interno lordo, mentre noi facciamo tanta fatica a comprendere che l'unico modo che abbiamo per uscire da questa vicenda pesante per la nostra economia non è soltanto pagare il nostro debito, ma è pagarlo facendo anche crescere il nostro prodotto e il nostro reddito nazionale.
Credo che dare alle imprese la linfa per poter essere ancora sul mercato sia un dovere: piuttosto che un semplice dovere amministrativo, esso è un dovere politico, un dovere etico, un dovere che noi abbiamo verso la nostra economia e verso la nostra popolazione. Per questo voteremo a favore di questo ordine del giorno, con la speranza che non ci si fermerà a un ordine del giorno, ma si darà conseguenza - e vigileremo su questo - a quelle imprese che si stanno aspettando da noi le risposte che per molti anni non hanno avuto. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Palmizio e Bonfrisco).
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, anche per noi il voto favorevole a questo ordine del giorno non è altro che un primo passo, ma un primo passo necessario. Pur senza contravvenire al crudo realismo della contabilità di Stato, noi crediamo che l'asprezza della crisi non debba farci rinunciare all'ambizione di perseguire misure di carattere strutturale, per impedire la formazione di ulteriori debiti nei confronti delle imprese (con la previsione di termini di pagamento resi effettivi da efficaci strumenti di deterrenza) e per smaltire lo stock fin qui accumulato, ad esempio immaginando meccanismi compensativi sul fronte fiscale. Ce lo chiede l'Europa, com'è stato detto, alla cui direttiva in materia dobbiamo dare attuazione. Ce lo suggerisce però ancor di più la convenienza di medio-lungo periodo, perché un Paese la cui pubblica amministrazione si dimostra incapace di adempiere agli impegni contratti non solo non attirerà nuovi investimenti, ma farà scappare anche quelli che già ci sono, perché non vi è deterrente più efficace all'intrapresa economica che l'incertezza del diritto.
Soprattutto, ce lo impone un elementare senso di giustizia. Se infatti è già piuttosto grave che a contraddire con i suoi comportamenti i principi di tutela della buona fede, dell'affidamento e della certezza delle relazioni giuridiche sia lo Stato con le sue articolazioni, ciò diviene intollerabile nel momento in cui lo stesso Stato mette in atto politiche di rigore di particolare incisività, sia sotto il profilo quantitativo dell'imposizione tributaria, sia sotto il profilo sanzionatorio. È evidente che una serrata politica fiscale impone analoga sollecitudine nell'assolvimento degli obblighi contratti dagli enti pubblici nei confronti dei privati fornitori di prestazioni lavorative. Detto più semplicemente: non si può gravare di tasse un imprenditore, sottoporlo a severe sanzioni in caso di inadempienza, e poi contravvenire agli obblighi contratti nei suoi confronti a fronte di prestazioni e servizi effettivamente erogati.
Non saremo noi a peccare di scarso realismo e a pretendere soluzioni miracolistiche dopo aver scontato, con il Governo del quale siamo stati parte, l'imputazione di non possedere la bacchetta magica: basta scorrere lo spread di queste ore per rendersi conto di quanto quelle accuse fossero semplicistiche e addirittura surreali. (Applausi dal Gruppo PdL). Non rinunciamo però ad affermare un'idea, che parte dalla più globale politica fiscale e culmina nell'approccio al tema che oggi trattiamo in quest'Aula.
Vedete, colleghi senatori, se vi è stato un aspetto positivo del dibattito di queste ore è proprio l'aver chiarito definitivamente che non esiste un partito di chi vuol fare pagare le tasse e un partito di chi tutela gli evasori. Qui gli evasori non li tutela nessuno, e per il centrodestra parlano i dati da record conseguiti in tre anni e mezzo di Governo. Ma se una differenza esiste, è fra quanti pensano che per far emergere il sommerso sia sufficiente concentrare tutti gli sforzi sul fronte repressivo e sanzionatorio, e chi invece ritiene che, accanto ai necessari controlli, sia proficuo intervenire sul sistema fiscale, sull'entità dell'imposizione e sulle sanzioni affinché nell'alternativa fra evadere e pagare le tasse sia la seconda a risultare più semplice e conveniente, anche sotto il profilo economico.
È questa la strada per agevolare l'emersione del sommerso e innescare un processo virtuoso dal quale l'intero sistema potrebbe trarre giovamento. Ma questo nuovo patto fra lo Stato e i cittadini non può non passare dalla certezza che sia il pubblico il primo a rispettare i suoi obblighi e a tener fede ai suoi impegni. In caso contrario, si assisterebbe al paradosso di uno Stato che con una mano fa di tutto per far emergere i debiti dei cittadini, e con l'altra sommerge i propri. E alla palma di Paese con un'imposizione fiscale tra le più alte in Occidente finiremmo, lo ha ricordato prima di me il senatore Sangalli, per aggiungere un ulteriore triste primato: quello dì un Paese nel quale le imprese chiudono non per i loro debiti ma per i loro crediti verso lo Stato. Credo che non lo voglia nessuno di noi e che su questo fronte vi sia il terreno fertile per una corale assunzione di responsabilità.
Per tali ragioni, auspicando che questo sia solo il primo passo, annuncio il voto favorevole del Gruppo del PdL all'ordine del giorno G4. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come già annunciato, sono state ritirate tutte le mozioni, che sono state sostituite dall'ordine del giorno G4, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
Procediamo dunque alla sua votazione.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, vorrei confermare la richiesta di votazione per parti separate di tale ordine del giorno, nel modo seguente: la prima parte dall'inizio del testo fino al secondo capoverso del dispositivo e poi, con votazioni distinte, i successivi. In sostanza, il primo ed il secondo capoverso del dispositivo si votano insieme; poi, separatamente, il terzo e il quarto.
Passiamo alla votazione della prima parte dell'ordine del giorno G4.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno G4, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori, comprendente la premessa e i primi due capoversi del dispositivo.
Ripresa della discussione delle mozioni nn. 519, 528, 541, 544 e 549
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del terzo capoverso del dispositivo dell'ordine del giorno G4.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del terzo capoverso del dispositivo dell'ordine del giorno G4, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del quarto capoverso del dispositivo dell'ordine del giorno G4.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del quarto capoverso del dispositivo dell'ordine del giorno G4, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori.
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno G1 è stato ritirato.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G2 (testo 2), il senatore Baldassarri, con riferimento agli impegni finali, non ha accettato la formulazione del Governo, che quindi mantiene su questo punto il parere contrario.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). No, signora Presidente.
PRESIDENTE. Senatore Baldassarri, lo abbiamo discusso prima, per circa mezz'ora: il Governo ha proposto una formulazione tale per cui si «invita» il Governo stesso a valutare la possibilità di istituire nel bilancio dello Stato un apposito fondo; lei è intervenuto per dire che non accetta il mutamento da «impegna» a «invita». O la Presidenza ha capito male?
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Allora: «impegna il Governo a valutare»...
PRESIDENTE. Il Governo ha detto di no.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Allora, mi associo soltanto al commento fatto dal collega Castelli, e quindi mantengo il testo originario.
LEGNINI (PD). Signora Presidente, va se da sé che con questa formulazione il parere del Governo è contrario.
PRESIDENTE. Certamente, senatore Legnini, come ho già annunciato e come avrei ricordato in fase di votazione; procederemo quindi ad una votazione per parti separate.
Senatore Baldassarri, metterei in votazione prima la premessa, Abbiamo infatti un parere contrario del Governo sul primo capoverso degli impegni, ma favorevole sul secondo impegno, quindi non vedo alternative alla votazione dell'ordine del giorno per parti separate.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, non accetto la proposta di votazione per parti separate, soprattutto con riferimento al secondo capoverso del dispositivo.
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione del testo nella sua interezza.
A questo punto, signor sottosegretario Polillo, la invito ad esprimere il parere del Governo sull'ordine del giorno nel suo complesso.
POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno G2 (testo 2).
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G2 (testo 2), presentato dal senatore Baldassarri e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G3.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G3, presentato dal senatore Massimo Garavaglia e da altri senatori.