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Timestamp: 2018-03-23 10:05:40+00:00
Document Index: 98139260

Matched Legal Cases: ['art.12', 'art. 121', 'art. 121', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 38', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 163', 'art.4', 'art.34', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 12']

Piano Regionale di Tutela delle Acque del Friuli Venezia Giulia - PDF
Piano Regionale di Tutela delle Acque del Friuli Venezia Giulia
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Rosalia Catalano
1 Associazione Imprenditori Idroelettrici del Friuli Venezia Giulia Monitoraggio dei corsi d'acqua per la realizzazione e la gestione delle derivazioni Palazzo Torriani, Udine, 20 settembre 2013 Piano Regionale di Tutela delle Acque del Friuli Venezia Giulia dott. biologo Giuseppe-Adriano Moro
2 Direttiva 2000/60/CE Water Framework Directive Decreto Legislativo 152/2006 Testo unico dell Ambiente Piano Regionale di Tutela delle Acque
3 76. Disposizioni generali (...) 4. In attuazione della parte terza del presente decreto sono adottate, mediante il Piano di tutela delle acque di cui all'articolo 121, misure atte a conseguire gli obiettivi seguenti entro il 22 dicembre 2015: a) sia mantenuto o raggiunto per i corpi idrici significativi superficiali e sotterranei l'obiettivo di qualità ambientale corrispondente allo stato di "buono"; b) sia mantenuto, ove già esistente, lo stato di qualità ambientale "elevato" come definito nell'allegato 1 alla parte terza del presente decreto; c) siano mantenuti o raggiunti altresì per i corpi idrici a specifica destinazione di cui all'articolo 79 gli obiettivi di qualità per specifica destinazione di cui all'allegato 2 alla parte terza del presente decreto, salvi i termini di adempimento previsti dalla normativa previgente.
4 Art. 1 Finalità del Piano regionale di tutela delle acque 1. Il Piano regionale di tutela delle acque, di seguito denominato Piano, individua le misure e gli interventi a tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei al fine del raggiungimento o mantenimento degli obiettivi di qualità ambientale definiti alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006,n.152 (Normeinmateria ambientale) e fissati nel presente Piano. 2. Il Piano garantisce la tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche ed in particolare l uso sostenibile delle stesse a tutela delle generazioni future, tenendo conto dei fabbisogni, delle disponibilità, del minimo deflusso necessario alla vita dei corsi d acqua, delle capacità di ravvenamento della falda e delle destinazioni
5 Art. 2 Contenuti ed elaborati del Piano 1. Il Piano è articolato secondo i contenuti di cui all articolo 121, comma 1 del decreto legislativo 152/2006 e secondo le specifiche di cui alla parte B, allegato IV alla parte terza del medesimo decreto legislativo. 2. Il Piano è costituito dai seguenti elaborati: a) Descrizione generale del territorio; b) Analisi conoscitiva; c) Indirizzi di Piano; d) Norme di Attuazione; e) Sintesi dell'analisi economica f) Cartografia; g) Rapporto ambientale.
6 La formulazione del Piano e delle norme di attuazione parte dall analisi del territorio e dello stato di fatto Piano Regionale di Tutela delle Acque del Friuli Venezia Giulia
11 Parte degli studi preliminari è stata dedicata alla definizione del Deflusso Minimo Vitale
12 3 MISURE DI TUTELA QUANTITATIVA,QUALITATIVA E IDROMORFOLOGICA 3.1 IL DEFLUSSO MINIMO VITALE 3.2 MISURE SPECIFICHE PER IL FIUME TAGLIAMENTO A VALLE DI OSPEDALETTO 3.3 MISURE SPECIFICHE PER IL FIUME ISONZO 3.4 MISURE DI TUTELA DELLA VEGETAZIONE RIPARIA 3.5 MISURE DI TUTELA DELL EQUILIBRIO DEL BILANCIO IDROGEOLOGICO 3.6 MISURE VOLTE AL RISPARMIO IDRICO IN AGRICOLTURA 3.7 MISURE DI TUTELA QUALITATIVE
14 Art. 35 Criteri per l utilizzazione delle acque pubbliche 1. Il prelievo d acqua per qualsiasi uso non deve eccedere il reale fabbisogno e deve essere funzionale ad un uso efficiente della risorsa. 2. Le nuove domande di derivazione e le istanze di rinnovo devono essere corredate da una esauriente valutazione dei fabbisogni cui è destinata la portata derivata. 3. Nel caso di uso irriguo deve essere presentato anche il piano colturale e dovrà essere indicata la tecnica di irrigazione adottata. 4. Nel caso di uso ittiogenicodevono essere specificati il tipo di allevamento, la tipologia di impianto, il prodotto medio
15 Art. 38 Deflusso minimo vitale 1. Al fine delle valutazioni sul deflusso minimo vitale, di seguito DMV, i corsi d acqua o tratti di corsi d acqua sono raggruppati in 8 categorie come riportato nell allegato Il DMV è determinato dalla seguente relazione: Q DMV = K T P M QMEDIA 3. I valori e il significato dei singoli coefficienti sono riportati nell allegato La portata di DMV deve essere garantita lungo tutto il tratto sotteso dalla derivazione. 5. Ai fini della determinazione del DMV il reticolo idrografico artificiale è equiparato ai tratti temporanei come riportato nell allegato Nel caso di impianti idroelettrici che utilizzano il salto di sbarramenti esistenti, l autorità concedente, in ragione della particolare brevità del tratto sotteso, può richiedere valori di DMV inferiori a quelli previsti ai commi precedenti a condizione che sia garantita la continuità idraulica mediante strutture idonee a consentire la risalita della fauna ittica. 7. Le derivazioni d acqua esistenti sono adeguatea quanto previsto ai commi 2 e 3, entro due anni dalla data di approvazione del Piano. 8. LaRegione può disporre valori di DMV superiori a quelli previsti dai commi precedenti, qualora si renda necessario migliorare lo stato ecologico di un corpo idrico ai fini del raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale, nonché per altre motivate esigenze di carattere ambientale.
16 Art. 39 DMV nei corpi idrici fortemente modificati 1. Nei tratti classificati come fortemente modificati ai sensi dell articolo 77, comma 5, del decreto legislativo 152/2006, gli obblighi di rilascio del DMV vengono determinati in funzione del raggiungimento dell obiettivo del buon potenziale ecologico individuato per il singolo corpo idrico. Art. 41 Obiettivi ambientali meno rigorosi 1. Nei corpi idrici per i quali,ai sensi dell articolo 77,comma 7,del decreto legislativo 152/2006, sono stabiliti obiettivi ambientali meno rigorosi rispetto a quelli fissati nell Allegato 1 alla parte terza del decreto legislativo medesimo, nel perseguire il miglior stato ecologico e chimico possibile, il valore dei rilasci è determinato tenuto conto degli impatti che non potevano ragionevolmente essere evitati per la natura della derivazione d acqua in atto.
17 Art. 42 Deroghe al DMV 1. Possono essere adottate deroghe ai valori del deflusso minimo vitale per limitati e definiti periodi di tempo al verificarsi delle situazioni di crisi idrica di cui al decreto del Presidente della Regione 7 agosto 2003, n. 0278/Pres. Art. 43 Sperimentazione 1. I concessionari possono presentare motivata e documentata domanda per la determinazione sperimentale del DMV. 2. Qualora l effettuazione dell esercizio sperimentale venga assentita dalla competente autorità, l efficacia dei rilasci rispetto al conseguimento degli obiettivi di qualità ambientale e alla salvaguardia delle caratteristiche morfologiche del corpo idrico viene verificata attraverso un apposito piano di monitoraggio. 3. Il valore del DMV risultante dalla sperimentazione sostituisce quello determinato ai sensi degli articoli 38 e Per gli esercizi sperimentali previsti dall articolo 1 comma 1-bis della legge regionale 27 novembre 2001 n. 28 (Attuazione del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di deflusso minimo vitale delle derivazioni d acqua), in corso al momento dell entrata in vigore del presente Piano, il concessionario osserva l obbligo di rilascio del DMV nella misura e con le modalità previste nel programma di sperimentazione approvato, fino alla scadenza dello stesso.
18 Art. 44 Limitazioni alle nuove derivazioni 1. Non sono ammesse nuove concessioni a derivare che sottendano, in tutto o in parte, tratti fluviali costituenti ricaricadelle principali riserve idriche regionali così come evidenziati nell allegato Le acque dei tratti montani originati da sorgenti, come definiti nell allegato 5.1, sono destinate esclusivamente all uso potabile. 3. Sono vietate nuove derivazioni la cui opera di presa, ricadente su un tratto di fondovalle, non sia impostata su traverse esistenti.
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