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Timestamp: 2019-10-24 02:33:51+00:00
Document Index: 186224680

Matched Legal Cases: ['art. 243', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 36', 'art. 188', 'art. 243']

admin – Pagina 3 – Centro Studi
Il mille proroghe salva Catania dal dissesto
“Siamo estremamente soddisfatti per l’approvazione al Senato dell’emendamento al decreto milleproroghe che consente di sospendere le dichiarazioni di dissesto operate dalla Corte dei Conti ai sensi dell’art. 243 comma 7 del Tuel (mancata adozione misure intermedie del piano di rientro) a quei Comuni che approvano un piano finanziario di riequilibrio, rimodulato o rifomulato, entro la data di conversione del decreto, il 24 settembre.
Mi sento di ringraziare il sottosegretario all’interno Candiani e i senatori Schifani e Stancanelli che hanno sostenuto l’emendamento, ma anche gli incoraggiamenti giunti dall’opposizione al nostro totalizzante impegno per salvare Catania dal dissesto. Considero questa norma -infatti- solo il primo passo di un percorso più articolato per arginare la grave situazione debitoria e su cui, nei prossimi giorni, ci confronteremo ancora con tecnici e forze sociali per individuare assieme le soluzioni più idonee nell’interesse di Catania” Pogliese sindaco di Catania
Un emendamento al decreto mille proroghe salva Catania dal dissesto, noi come scrivevamo ieri, ne siamo soddisfatti, anche se riteniamo urgente un intervento sistemico sulla norma, nei termini in cui scrivevamo ieri e cioè che, In luogo del dissesto, nel tuel, si dovrebbe prevedere il solo obbligo della procedura di riequilibrio. In sostanza, all’emergere di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario, Corte Conti provvede a diffidare gli enti ad adottare un piano di riequilibrio. Sanzionando l’omessa adozione nei termini assegnati con lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina del commissario ad acta, così come avviene per la omessa approvazione dei bilanci. Tuttavia, dato che con la modifica, si vuole salvare le amministrazioni e non gli amministratori, questi ultimi, quando ritenuti responsabili della “insolvenza”, andrebbero adeguatamente sanzionati pecuniariamente, mai con la ineleggibilità, sanzione questa troppo strumentalizzata dalle opposizioni che spesso tifano a favore dell’attuale procedura di dissesto, senza farsi scrupolo dei danni che provocano.
Rendiamo il riequilibrio alternativa obbligatoria al dissesto
ll dissesto rappresenta per una comunità territoriale un evento sicuramente nefasto ( si vedano gli articoli di stampa locale circa i disagi ed il panico che ha generato la diffida al dissesto per il comune di Catania recentemente notificata da Corte Conti Sicilia). A prescindere dagli aumenti di aliquote e tributi, destinati al solo ripiano dell’indebitamento pregresso, non si riesce mai a soddisfare pienamente le pretese dei creditori, spesso rappresentati da imprese ed artigiani locali, che in tale evenienza rischiano seriamente anche la loro stabilità occupazionale, compromettendo irrimediabilmente l’economia e l’occupazione locali, già seriamente attentate dalla spaventosa crisi che si sta attraversando. Infatti le procedure di dissesto in corso, stentano a chiudersi e probabilmente non si chiuderanno mai, dato che l’articolo 31, comma 15 della Legge 289/2002, ha abrogato la possibilità di far ricorso al mutuo per finanziare la massa passiva del dissesto. In effetti, attualmente, il mutuo può coprire solo debiti di parte capitale o anche debiti di parte corrente, solo però se sorti antecedentemente alla riforma costituzionale del 2001.
Il Consiglio di Stato è intervenuto sulla questione, con riferimento al comune di Paola, con l’ordinanza n. 1152/2013 emessa dalla V Sezione il 27 marzo 2013, affermando che il dissesto è un evento di carattere eccezionale e drammatico nella vita dell’Ente comunale, perché cede parte della sua autonomia allo Stato Centrale che penetra nell’Ente con una Commissione Straordinaria di Liquidazione, che gestirà tutte le passività, inoltre il Comune perde la propria capacità di autodeterminazione nelle normali scelte amministrative ed è obbligato, per i cinque anni successivi alla dichiarazione, a predisporre delibere, non revocabili, di aumento massimo di tutte le aliquote/tributi e tasse, inoltre vi è l’obbligo di riduzione drastica del personale in eccedenza, il divieto di nuove assunzioni, il congelamento dei crediti e delle procedure esecutive e dei pignoramenti, il blocco assoluto dell’accensione di nuovi mutui o finanziamenti e il taglio dei servizi indispensabili (mense scolastiche, scuolabus, interventi sociali, etc.). Prosegue poi il Consiglio di Stato indicando all’Ente la via da seguire: evitare in ogni modo la dichiarazione di dissesto attraverso il ricorso ai mezzi legali predisposti dal Legislatore. Allora perché fare fallire un ente locale, espressione esponenziale della collettività.
Ben farebbe allora il Legislatore a puntare sulla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, 243 bis del Tuel, in luogo dell’obbligo al dissesto, guidato da Corte dei conti.
Quindi, la via della adozione del piano pluriennale di riequilibrio appare la più percorribile, anche se sicuramente la più onerosa (nel profilo dell’impegno gestionale per la amministrazione attuale e le future, dato che é comune esperienza infatti che le amministrazioni, con il ricorso alla ordinaria procedura di dissesto, finiscono per essere sgravate da tutta una serie di azioni tendenti al risanamento, continuando nella loro azione scarsamente produttiva, mentre con la procedura di riequilibrio sentirebbero il fiato sul collo della amministrazione e dei cittadini), sarebbe utile che il Legislatore ne prendesse definitivamente atto, prevedendola quale sola via di uscita per la crisi economico finanziaria dell’ente locale.
In luogo del dissesto, nel tuel, si dovrebbe prevedere il solo obbligo della procedura di riequilibrio. In sostanza, all’emergere di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario, Corte Conti provvede a diffidare gli enti ad adottare un piano di riequilibrio. Sanzionando l’omessa adozione nei termini assegnati con lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina del commissario ad acta, così come avviene per la omessa approvazione dei bilanci. Tuttavia, dato che con la modifica, si vuole salvare le amministrazioni e non gli amministratori, questi ultimi, quando ritenuti responsabili della “insolvenza”, andrebbero adeguatamente sanzionati pecuniariamente, mai con la ineleggibilità, sanzione questa troppo strumentalizzata dalle opposizioni che spesso tifano a favore dell’attuale procedura di dissesto, senza farsi scrupolo dei danni che provocano.
Numero 31 Anno 2018
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Niente detrazione ICI se l’abitazione dichiarata come principale ha bassi consumi di elettricità
Scade il 30 agosto il termine per la trasmissione del Questionario sui debiti fuori bilancio e disavanzi alla Corte dei Conti
I contratti della P.A. richiedono necessariamente la forma scritta, anche per le ipotesi di rinnovo
Illegittimo l’affidamento di un servizio di importo superiore a 40.000 euro non preceduto da una consultazione opportunamente pubblicizzata
Come è noto, in materia di ICI l’art. 8 del Decreto Legislativo n. 504/1992 prevede una detrazione per l’abitazione principale, intendendosi per tale, salva prova contraria, quella di residenza anagrafica.
La giurisprudenza ha chiarito che, come peraltro indicato dalla citata norma, le risultanze anagrafiche non hanno valore assoluto ma possono essere superate da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento e suscettibile di apprezzamento riservato alla valutazione del giudice di merito (in tal senso, cfr. Cass., ord. n. 12299/2017).
Fra gli elementi che possono essere idonei a superare la presunzione di residenza anagrafica, secondo la recente ord. 7 giugno 2018 n. 14793 della Corte di cassazione, può essere utilizzato lo scarso consumo di elettricità nel triennio registrato nell’abitazione dichiarata come principale: e ciò in quanto tale dato oggettivo è indicativo di una presenza solo sporadica e non continuativa del soggetto passivo ICI.
Ricordiamo, infine, che la detrazione opera solo se l’abitazione costituisce dimora abituale non solo del contribuente ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per il medesimo (Cass., ord. n. 15444/2017).
Con nota n. 1296 del 9 luglio, la Corte dei Conti sezione Autonomie ha approvato le linee guide per la predisposizione del questionario sui debiti fuori bilancio riconosciuti nell’esercizio 2017 e disavanzi da rendiconto 2017. Il termine per la trasmissione è il 30 agosto, tramite il portale “Con.Te” nella sezione “Invio da EETT”.
Il file, scaricabile nel richiamato portale, dovrà essere predisposto in formato xls o xlsx, senza possibilità di utilizzare il formato pdf o jpeg. Allegate alla nota anche le linee metodologiche per la compilazione del questionario contenenti le informazioni obbligatorie da inserire, quali ad esempio: esistenza di maggior disavanzo da rendiconto 2017, dati anagrafici dell’Ente (codice ISTAT, regione, provincia e denominazione Ente) e l’ammontare dei debiti fuori bilancio riconosciuti suddivisi per tipologia.
Il file originale deve essere compilato senza modifica della struttura ed evitando azioni di copia/incolla che potrebbero alterare l’integrità del file e comprometterebbe il riversamento delle informazioni nel database.
Come indicato dalla giurisprudenza in numerose occasioni (cfr., ad esempio, TAR Lombardia, Brescia, sez. IV, sent. 23 luglio 2018, n. 1795), tutti i contratti di cui sia parte la Pubblica Amministrazione, anche quando agisca iure privatorum, devono essere stipulati in forma scritta, richiesta ad substantiam, atteso che solo tale forma assolve ad una funzione di garanzia del regolare svolgimento dell’attività amministrativa, permettendo d’identificare con precisione il contenuto del programma negoziale, anche ai fini della verifica della necessaria copertura finanziaria e dell’assoggettamento al controllo dell’autorità tutoria.
Ciò determina non solo l’esclusione della possibilità di desumere l’intervenuta stipulazione del contratto da una manifestazione di volontà implicita o da comportamenti meramente attuativi, ma anche la necessità che, salvo diversa previsione di legge, l’intera vicenda negoziale sia consacrata in un unico documento, contenente tutte le clausole destinate a disciplinare il rapporto. Il principio vale anche per il rinnovo dei contratti, che, dunque, non può avvenire tacitamente.
Sul punto, è utile ricordare anche l’orientamento della Corte di cassazione: “Secondo quanto prevede l’art. 17 r.d. n. 2440 del 1923 i contratti della p.a. richiedono la forma scritta ad substantiam, accompagnata dalla unicità del testo documentale. Deriva da quanto precede, pertanto, che nei confronti della p.a. non è configurabile alcun rinnovo tacito del contratto” (cfr. Cass. civ., sez. I, 9 aprile 2015, n. 7135).
L’art. 36 comma 2 lett. b) del Codice degli appalti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016) prevede la procedura negoziata per gli affidamenti di importo pari ad almeno 40.000 euro ed inferiore a 150.000 euro, previa consultazione degli operatori economici, tramite indagini di mercato o elenchi di operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti.
In relazione allo svolgimento di tale attività di consultazione degli operatori economici, le Linee Guida ANAC n. 4, approvate con deliberazione 1° marzo 2018, n. 206, precisano che “la stazione appaltante assicura l’opportuna pubblicità dell’attività di esplorazione del mercato, scegliendo gli strumenti più idonei in ragione della rilevanza del contratto per il settore merceologico di riferimento e della sua contendibilità, da valutare sulla base di parametri non solo economici. A tal fine la stazione appaltante pubblica un avviso sul profilo di committente, nella sezione «amministrazione trasparente» sotto la sezione «bandi e contratti», o ricorre ad altre forme di pubblicità. La durata della pubblicazione è stabilita in ragione della rilevanza del contratto, per un periodo minimo identificabile in quindici giorni, salva la riduzione del suddetto termine per motivate ragioni di urgenza a non meno di cinque giorni” (punto 5.1.4).
La pubblicità della procedura di consultazione è un elemento fondamentale: infatti, l’eventuale mancanza determina l’illegittimità dell’affidamento, come evidenziato dal TAR Friuli Venezia Giulia nella recente sent. 18 luglio 2018, n. 252.
Settimanale Prometheus 2018 - 08/03/2018
Settimanale Prometheus 2018 - 08/01/2018
News - 07/29/2018
La crisi finanziaria dei Comuni e le vie di uscita
I Comuni, soprattutto quelli dell’Italia centro meridionale, stanno attraversando un problematico periodo di crisi economico-finanziaria, resa ancora più evidente dalla introduzione del bilancio armonizzato.
Ma il Comune non chiude, non fallisce, come le aziende. Il Comune deve continuare la propria attività, sempre e comunque. Allora, anche quando si trova in stato di dissesto finanziario, perché non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili e non può fare fronte ai propri debiti, si mette un punto fermo al pregresso, con la dichiarazione di dissesto, e si va avanti, stabilmente riequilibrando il bilancio.
Ma la dichiarazione di dissesto è il momento più grave, che crea danno ai creditori ed ai cittadini.
Esistono momenti di crisi finanziaria più leggeri, per i quali il Legislatore ha approntato opportuni rimedi: come quando bisogna far fronte soltanto ad un disavanzo, per il quale si può predisporre apposito piano di risanamento, ai sensi dell’art. 188 del TUEL; ovvero quando, oltre al disavanzo, bisogna riconoscere anche debiti fuori bilancio, nel qual caso si farà ricorso al piano di riequilibrio finanziario, ai sensi dell’art. 243-bis del medesimo Testo Unico.
Se il tuo Comune sta attraversando un periodo di crisi, noi di Interdata Cuzzola srl, attraverso l’analisi di bilancio del tuo ente, siamo in grado di programmare un percorso di risanamento che lo porterà sicuramente fuori dalla attuale crisi.
News - 07/22/2018
Settimanale Prometheus 2018 - 07/22/2018