Source: https://www.analisideirischinformatici.it/servizi/valore-legale-email-sms-chat/
Timestamp: 2020-06-03 20:45:00+00:00
Document Index: 60181122

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 2702', 'sentenza ', 'art. 2719', 'art. 266', 'art. 266', 'art. 633', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 2712', 'art. 2719', 'art. 2719', 'art. 2719']

Valore legale chat
Diversamente il documento informatico, sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale (strumenti informatici che garantiscono l’identificabilità dell’autore, l’integrità e l’immodificabilità del documento ), formato nel rispetto delle regole tecniche, è valido fino a querela di falso (art. 21). Gli standard di sicurezza riconducibili a questi sistemi di firma comportano l’inversione dell’onere della prova, per cui chi intende disconoscere la sottoscrizione di un documento dovrà provare che l’apposizione della firma è riconducibile ad altri e che detta apposizione non è imputabile a sua colpa.
Conferiamo valore legale probatorio a qualsiasi documento informatico, rispettando le caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità richieste dai giudici
La cosa importante se si è accusati di aver inviato una email per la quale ci riteniamo estranei è un formale e tempestivo disconoscimento delle email che fa cadere la portata probatoria sino alla verifica della email in oggetto con una analisi forense fatta dal nostro studio ( richiedi analisi forense con un click qui ). Ricordiamo nuovamente che la valenza probatoria del messaggio di posta elettronica privo di certificazione volta ad attestarne la provenienza dell’autore, è liberamente valutabile dal giudice. il messaggio di posta elettronica, quale l’email priva di firma elettronica o di analsii forense che ne attesta l’origine non ha l’efficacia della scrittura privata prevista dall’art. 2702 c.c. quanto alla riferibilità al suo autore apparente. A tal proposito giova evocare una recente sentenza della giurisprudenza di legittimità ove a chiare lettere si afferma che: “l’art. 2719 c.c., che esige l’espresso disconoscimento della conformità con l’originale delle copie fotografiche o fotostatiche, è applicabile tanto alla ipotesi di disconoscimento della conformità della copia al suo originale, quanto a quella di disconoscimento della autenticità di scrittura o sottoscrizione, e , nel silenzio normativo sui modi e termini in cui deve procedersi, entrambe le ipotesi sono disciplinate dagli artt. 214 e 215 c.p.c., con la conseguenza che la copia fotostatica non autenticata si ha per riconosciuta, tanto nella sua conformità all’originale quanto nella scrittura e sottoscrizione, se non venga disconosciuta in modo formale e inequivoco alla prima udienza o nella prima risposta successiva alla sua produzione” (Cass. n. 2374 del 2014).
2) Valore legale di un SMS
Conversazioni in chat su WhatsApp, Telegram, Facebook, Skype, MSN e altre chat rientrando nella dicitura di forma scritta, di cui è possibile certificare l’autenticità grazie a un account personale o numero telefonico intestato. Quindi anche le chat sono considerabili come probatorie. Esiste tuttavia una differenza fondamentale tra chat acquisite in tempo reale e quelle acquisite post invio.
Se il messaggio vocale viene “captato” in tempo reale, ossia nell’esatto momento in cui viene trasmesso al destinatario, si tratterà di una comunicazione, intendendosi con tale terminologia l’interazione tra due soggetti (mittente e destinatario), attraverso la trasmissione di dati digitali dal contenuto riservato tra due elaboratori fisicamente distanti ma collegati tra loro tramite una connessione internet. Diversamente, se il messaggio vocale viene “captato” successivamente, ossia nel momento in cui è già pervenuto al destinatario, ovvero nel momento in cui il medesimo attiva la connessione internet in precedenza disattivata, ricevendolo, si tratterà di un documento informatico archiviato nella memoria.
Nel primo caso, a fronte di un’interpretazione incentrata sulla natura del messaggio vocale come comunicazione, si pone il problema di chiarire quale strumento debba ritenersi concretamente applicabile per ricercare l’elemento di prova: l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche (ex art. 266 c.p.p.) ovvero l’intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche (ex art. 266-bis c.p.p.).
Nel secondo caso il messaggio vocale è già pervenuto al destinatario pertanto, trattandosi di dati ormai giunti a destinazione che verranno archiviati nella memoria, non potranno più essere considerati oggetto di un flusso di comunicazione, ma documenti informatici. Grazie all’intervento della legge n. 48/08 (9), il documento informatico è equiparabile al documento “tradizionale”, inteso come rappresentativo di una determinata realtà. Infatti, i dati archiviati in memoria godono di un’elevata potenzialità rappresentativa – pari a quella di un qualsiasi documento cartaceo – che potrà rivelarsi solo attraverso specifiche operazioni di acquisizione, custodia, lettura, ed analisi dei dati.
Per procedere alla CARTIFICAZIONE CON VALORE LEGALE è sufficiente richiedere un’ANALISI FORENSE tramite questo modulo [ click qui ] poichè presentare immagini o contenuti senza estrarli in modo forense non ha valore legale e se contestate dalla controparte perdono subito significato.
Nel caso di WhatsApp l’acquisizione forense certificata di Whatsapp può essere utilizzata per :
2) Procedendo alla certificazione con valore legale anche di una sola chat whatsapp ( se dovessimo ad esempio certificare solo i messaggi con una persona e non tutte le chat del dispositivo ) senza inviare il dispositivo ai nostri laboratori, connettendoci online da remoto per autorizzare l’accesso alla vostra versione whatsapp web. Soluzione molto più economica e veloce ma indicata solo per certificare poche conversazioni. Per approfondire : come certificare una chat whatsapp da remoto [ click qui ]
La giurisprudenza di merito è giunta − tuttavia − ad affermare (prevalentemente al fine di emettere decreti ingiuntivi) che l’e-mail costituirebbe sempre un documento informatico sottoscritto con firma elettronica poiché il mittente, per inviare il messaggio, è obbligato a inserire il proprio identificativo personale (username) e il proprio codice di accesso (così Trib. Verona 26 novembre 2005 in Giur. merito 2005,10,2129)
Il codice di accesso inserito per accedere ad un servizio telematico, dunque, non è una «firma» apposta o associata al messaggio di posta elettronica (col quale non ha alcun legame tecnologico, logico o giuridico) ma è diretta al fornitore del servizio per ottenere l’adempimento del contratto: il motivo per cui il mittente del messaggio inserisce nel sistema la propria password non consiste nella volontà di «far proprio» il contenuto del documento inviato con la posta elettronica, ma nella volontà di ottenere, da un soggetto diverso dal destinatario, l’accesso al sistema che consente e garantisce l’inoltro a destinazione della posta elettronica. Perché un documento informatico soddisfi il requisito della prova scritta richiesto dall’art. 633 cod. proc. civ. è, dunque, necessario che ad esso sia consapevolmente, da parte dell’autore dello scritto, apposta o associata in modo inscindibile e immodificabile una sequenza di caratteri verificabile e riconducibile all’autore del documento. Dunque, è necessario che esso sia equivalente ad una scrittura privata; e ciò avviene solo quando il documento informatico è sottoscritto con una firma avanzata, qualificata o digitale, ex art. 21 c.a.d. Un messaggio di posta elettronica, non munito di firma apposta o associata al messaggio, è − pertanto − un documento scritto (su supporto informatico), trascritto (per via telematica) ma non anche sottoscritto (perché non è firmato). Anche le riproduzioni «meccaniche» (tra cui rientrano, ex art. 23 del d.lgs. n. 82 del 2005, anche le riproduzioni informatiche) formano piena prova dei fatti o delle cose in esse rappresentati, se non sono disconosciute in giudizio dalla parte contro cui vengono prodotte (art. 2712 cod. civ.). Nell’elencazione, non tassativa, dell’articolo 2712 cod. civ. non rientrano le copie fotografiche di scritture e i telegrammi, che sono ipotesi specificamente disciplinate dagli artt. 2719 e 2705 cod. civ. Rientrerebbe, invece, il telefax, secondo una tesi che sembra accolta dalla giurisprudenza di legittimità, seppure aspramente criticata dalla dottrina assolutamente maggioritaria, che si richiama ai principi dell’art. 2719 cod. civ. (copia fotografica di scritture). Invero, il meccanismo di trasmissione di un fax si fonda, essenzialmente, sulla digitalizzazione a bassa risoluzione dell’originale (attraverso la scansione ottica pag. 12/22 del documento inserito nella macchina), nell’invio a distanza dell’immagine del documento (da cui il nome: tele-facsimile), utilizzando un modulatore di suoni e, come veicolo di trasporto, la linea telefonica e, infine, nella demodulazione dei suoni e nella stampa del documento. Il fax, pertanto, costituisce una copia teletrasmessa dell’originale, che resta in possesso del mittente. Sembra, dunque, che il documento che perviene al destinatario sia assimilabile ad una copia fotografica del documento originale (una sorta di fotocopia a distanza) più che ad una riproduzione informatica o fotografica. Pur non essendo firmata in originale, dunque, la copia teletrasmessa mantiene la stessa efficacia del documento originale se la sua conformità non viene espressamente disconosciuta (o è attestata da un pubblico ufficiale autorizzato) come dispone l’art. 2719 cod. civ. L’applicazione dell’art. 2719, peraltro, è conseguente ad una applicazione estensiva, più che analogica, della norma poiché il fax, in quanto immagine dell’originale, che può rimanere archiviata nella memoria della macchina telecopiatrice come una copia informatica o essere teletrasmessa e stampata su carta, è assimilabile ad una copia fotografica della scrittura originale. Quanto all’efficacia probatoria del fax, argomentando sulla base della giurisprudenza formatasi sulle copie fotostatiche o fotografiche, occorre distinguere il disconoscimento della conformità della copia all’originale dal disconoscimento del contenuto del documento o della sottoscrizione.