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Timestamp: 2020-02-16 22:19:03+00:00
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Cassazione civile, Sezione I, Sentenza n. 7081 del 05/04/2005 - testo integrale Sentenza
Cassazione civile, Sezione I, Sentenza n. 7081 del 05/04/2005
Banche · cassette di sicurezza · caso fortuito · onere della prova
Fonte: http://www.litis.it/giunews/news.asp?id=1201 sempre tempestivo e attento
Dott. MARZIALE Giuseppe - Consigliere
BANCA Ix BANCA CIx B.P.A., in persona dell'Amministratore Delegato pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA VIRGILIO 8, presso l'avvocato CICCOTTI ENRICO, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati ENRICO BRUONATELLI, LAURA CATTANEO, VINCENZO MESSINA, giusta procura speciale in calce al ricorso;
C. P., L. F., S. B., F. A., C. A., C. R., C. A., C. G.;
avverso la sentenza n. 1017/00 della Corte d'Appello di PALERMO, depositata il 27/11/00;
udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 27/01/2005 dal Consigliere Dott. Donato PLENTEDA;
udito per il ricorrente, l'Avvocato CICCOTTI che ha chiesto l'accoglimento del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Rosario che ha concluso per il rigetto del ricorso.
XXX convennero dinanzi al Tribunale di Palermo la Banca CIx s.p.a. e ne chiesero la condanna al risarcimento del danno derivato dal furto di preziosi custoditi nelle cassette di sicurezza loro concesse in uso e avvenuto il 2 e il 3.6.1990; chiesero inoltre che fosse dichiarata la risoluzione dei contratti stipulati e la condanna al rimborso delle somme versate quale corrispettivo del servizio.
La banca resistette alla domanda negando la propria responsabilita’, dovendosi l'evento qualificare come fortuito, e in via subordinata chiedendo che il danno fosse liquidato nei limi contrattuali, violati nel momento in cui erano conservati nella cassetta valori superiori a quanto stabilito.
Il tribunale con sentenza non definitiva 3/23.10.1997 dichiaro’ nulla le norme 2 e 3 per il servizio delle cassette di sicurezza richiamate nei contratti in quanto la limitazione convenzionale della responsabilita’ costituiva una deroga al disposto dell'art. 1229 c.c.; condanno’ la banca al risarcimento del danno, avendo ritenuto insufficienti i mezzi di sicurezza predisposti e con separata ordinanza dispose per la prosecuzione del giudizio sul quantum.
La Banca Commerciale propose impugnazione, che la Corte di Appello di Palermo, nella contumacia degli appellati, con sentenza 27.11.2000 ha respinto, condividendo interamente le argomentazioni del primo giudice e in particolare rilevando che, in presenza di una clausola limitativa della responsabilita’ del debitore, e’ quest'ultimo che ha l'onere di provare, in caso di inadempimento, o il fortuito o la colpa lieve; ne’ l'uno ne l'altra provati, che anzi nella specie erano risultati elementi di colpa grave a carico dell'istituto di credito.
Propone ricorso per Cassazione con un motivo illustrato da memoria la Banca Ix Banca CIx s..p.a., nuova denominazione dalla Banca Ix s.p.a. dopo la incorporazione della Banca CIx ; non hanno svolto difese gli intimati. © Litis.it
Denuncia la ricorrente la violazione e la falsa applicazione dell'art. 1229 c.c., anche in relazione agli artt. 1218 e 2697 c.c;
nonche’ la omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia.
Premesso che la clausola contrattuale oggetto della controversia e’ valida, al di fuori delle ipotesi di dolo o colpa grave, rileva la ricorrente che nessuna prova - il cui onere era a carico di chi affermava la colpa grave - era stata fornita sul punto; e addebita alla sentenza impugnata di avere confuso la questione dell'onere probatorio in ordine all'art. 1218 c.c. - considerato dalla corte territoriale - con quella di tale onere in ordine all'art. 1229 c.c., in relazione al quale vale la comune regola dell'art. 2697 c.c., in difetto di presunzioni legali ovvero di norme che invertano l'onere medesimo.
Escluso che il dolo o colpa grava considerati dall'art. 1229 c.c. siano presunti, cada - secondo la ricorrente - la argomentazione sulla esistenza di siffatta colpa, basata su asserite "mancate spiegazioni" e "mancata comprensibilita’" dell'evento furto, a fronte della predisposizione delle misure di sicurezza volte a garantire la inaccessibilita’ del caveau.
Addebita, infine, la banca alla corte di merito di avere supposto la colpa grave attraverso la gravita’ dell'atto criminoso, pur trattandosi di concetti diversi, dal momento che le modalita’ esecutive del fatto criminoso erano rimasta ignote, tant'e’ che il processo penale si era concluso con una generale assoluzione.
Esso contesta il doppio passaggio argomentativo della sentenza impugnata, in punto di diritto ed in fatto, rispettivamente con riguardo al principio dell'onere della prova, relativo alla responsabilita’ risarcitoria della ricorrente, e al compiuto accertamento della sua colpa grave; e assume - in opposizione al convincimento espresso dai giudici di merito - che, se a fronte dell'inadempimento di una obbligazione contrattuale la legge presume che cio’ dipenda da colpa dell'obbligato, addossando cosi’ a lui l'onere di provare il contrario, onde escludere in radice la sua responsabilita’, e tutt'altra cosa e’ l'accertamento della esistenza o meno di una colpa grave per fini ulteriori; in questo caso valendo la comune regola dell'art. 2697 c.c., per cui ohi afferma la esistenza di determinati fatti ha l'onere di provarli"; e cio’ in quanto la colpa grave e straordinaria e inusuale per definizione, cosicche’ sarebbe assurdo presumerla in base all'id quod plerumque accidit".
Premesso che con il contratto di cassette di sicurezza la banca assume la responsabilita’ riferita a prestazioni di custodia, dalla quale puo’ essere liberata solo nella ipotesi di caso fortuito, cui il furto - che e’ alla base della vicenda processuale di cui si tratta - e’ estraneo, essendo evento prevedibile, in considerazione, appunto, della natura della prestazione dedotta, oltreche’ della professionalita’ dell'obbligato (tra le piu’ recenti Cass. 3389/2003); e che la clausola limitativa della responsabilita’, in relazione al valore delle cose custodite, integra un patto che si riflette sul debito risarcitorio della banca e non sull'oggetto del contratto, soggetto, dunque, alla disciplina dell'art. 1229 c.c., che ne commina la nullita’ ove escluda la responsabilita’ del debitore per dolo o colpa grave (Cass. SS.UU. 6225/1994; Cass. 3389/2003;
4946/2001;9640/1999;750/1997;2967/1995), la questione della distribuzione dell'onere della prova non trova ragione di essere prospettata in termini diversi, rispetto alla disciplina che regola l'inadempimento delle obbligazioni contrattuali, come prevista dall'art. 1218 c.c., in forza del quale e’ il debitore che, per liberarsi dalla responsabilita’, ha l'onere di provare, in caso di inadempimento o di ritardo, che la impossibilita’ della prestazione e’ dovuta a causa a lui non imputabile, non essendo sufficiente a dimostrare l'assenza di colpa la generica prova della sua diligenza.
Infatti il citato art. 1229 va coordinato con l'art. 1218, che e’ norma generale del regime processuale della responsabilita’ contrattuale, in forza della quale la regola della presunzione della responsabilita’ non trova motivo di essere derogata, in difetto di norme scritte o di ragioni giustificative di una interpretazione dell'art. 1229 di segno contrario (Cass. 3389/2003; 367/2002;
9602/1999; 1656/1981), come nel caso in cui la colpa grave - o il dolo, giusta disposto dell'art. 1225 c.c. - rappresentino un elemento costitutivo di piu’ rilevanti effetti, come il pagamento del doppio delle indennita’ massime previste per le inadempienze vettoriali generiche (cosi’ Cass. 3438/1971, citata dalla ricorrente in fattispecie di responsabilita’ del vettore per situazioni di colpa grave contemplate dalla legge ferroviaria).
Del resto se, come si e’ osservato in dottrina, e’ in linea generale la prova della non imputabilita’, dell'inadempimento che prova la mancanza della colpa, e indifferente la sua dimensione, in quanto la estensione dell'onere probatorio, sino al limite della assenza di qualunque colpa, risultando utile ad escludere la imputabilita’, finisce per restare nell'area del debitore, ricadendo nella sua sfera di controllo la prestazione a lui incombente; la quale, proprio per il fatto che e sottratta al controllo del creditore, non consente a lui la possibilita’ di identificare nel suo contenuto l'atto colposo che ha determinato l'inadempimento; al punto che una clausola, che in tali condizioni gli addossasse la prova specifica della colpa del debitore o dei suoi ausiliari, equivarrebbe ad escludere in via preventiva la responsabilita’ per inadempimento dell'obbligato.
A fronte di tali considerazioni appare giuridicamente infondato l'assunto che la presunzione di colpa sia legata in via esclusiva ad un concetto di normalita’. Inutilizzabile laddove essa sia "straordinaria"; giacche’ non e’ il criterio della normalita’ che giustifica la presunzione, ma, come si e’ detto, quello della doverosita’ dell'adempimento e della disponibilita’ della sua sfera di controllo.
La corte di merito ha ritenuto che la banca non avesse assolto l'onere probatorio, essendosi limitata ad indicare tutte le misure predisposte per garantire l'accessibilita’ al caveau dove erano custodite le cassette di sicurezza, senza pero’ spiegare come mai nessuna di esse si fosse rivelata idonea ad evitare gli effetti dell'azione criminosa degli ignoti che erano riusciti ad introdursi nel locale, trattenendosi nel suo interno, addirittura per piu’ di due giorni, senza che i loro movimenti fossero stati in alcun modo rilevati; a disattivare il sistema di allarme, e in particolare i sensori sulle porte corazzate, quelli sismici, particolarmente sensibili alle vibrazioni, i sensori volumetrici che non avevano captato i movimenti dei ladri all'interno del caveau per un cosi’ lungo periodo; ed ha desunto da cio’ il malfunzionamento delle apparecchiature o la insufficiente compartimentazione tra i funzionari della banca o tra gli addetti alla sicurezza, delle conoscenze circa l'esistenza, il funzionamento e la dislocazione di ciascun congegno di sicurezza. "Senza dire", aggiunge la corte territoriale, "che per ridurre il raggio visivo delle televisioni a circuito chiuso fu sufficiente, secondo quanto afferma la stessa appellante, lo spostamento di qualche armadio, modalita’ di oscuramento troppo agevole e intuitiva per non implicare la valutazione di una poco meditata progettazione dell'impianto".
E tali considerazioni ha giudicato utili a suffragare "in positivo" la ipotesi dalla responsabilita’ per colpa grave della banca, con motivazione congrua sul piano logico e giuridico, che non giustifica, nemmeno per tale verso, le censure mosse alla sentenza impugnata.
Il ricorso va dunque respinto. © Litis.it
Cosi’ deciso in Roma, il 27 gennaio 2005.
Depositato in Cancelleria il 5 aprile 2005
Banche Cassette di sicurezza Caso fortuito Onere della prova