Source: https://www.studiolegalegiroldini.com/blog
Timestamp: 2020-07-14 14:09:10+00:00
Document Index: 29311212

Matched Legal Cases: ['art. 650', 'art 650', 'art. 650', 'art. 650', 'art. 1', 'art. 179', 'art. 2932', 'art. 1', 'art. 230']

STUDIO LEGALE GIROLDINI - Il Blog: approfondimenti in materia legale
Coronavirus e figli di genitori separati: due settimane a testa e colloqui giornalieri su Skype
E' quanto deciso dal Tribunale di Verona con ordinanza del 27 marzo dopo che il padre (presso il quale era collocata la minore) aveva presentato ricorso per chiedere che fossero sospesi, in questo periodo di quarantena, i diritti di visita della madre, onde evitare che ciò potesse aumentare il rischio di contrarre il virus.
Il Giudice Veronese, con un provvedimento "originale" ha respinto il ricorso e disposto che la figlia rimanga in via alternata presso l'abitazione di ciascun genitore (resdenti in diversi comuni) per uguali periodi di 15 giorni, questo finchè durerà l'emergenza.
Due settimane senza vedere uno dei propri genitori sono comunque parecchie e per ovviare a ciò è stato disposto che ogni giorno alle 18:30 (salvo diverso accordo sull'orario) la figlia videochiami l'altro genitore.
Inoltre, posto che la madre è priva di patente, il Giudicante ha altresì disposto che il padre fosse onerato di andare a prenderla e riportarla presso l'abitazione della madre nei tempi stabiliti.
La pronuncia del Tribunale di Verona è interessante e tenta di risolvere il dibattito che si è aperto tra operatori del diritto sui diritti di visita ai tempi dell'epidemia; sia chiaro, vedere i propri figli (minori) è certamente un diritto anche in tempi di quarantena e le indicazioni date dal Viminale confermano la possibilità di spostarsi per andare a trovare i propri figli secondo le modalità previste nei provvedimenti che dispongono sui diritti di visita, ma ci si chiedeva se in questo momento tali diritti potessero essere esercitati in sicurezza e se vi fossero altre strade percorribili. C'è, infatti, chi ritiene che debba prevalere il diritto alla salute pubblica e che quindi tali visite debbano essere vietate, chi invece sostiene che il diritto del figlio minore di poter vedere entrambe i genitori non possa essere limitato fino a tal punto; personalmente il nostro consiglio è quello di usare il buon senso, stringere i denti e ridurre le visite, magari sostituendone alcune con l'aiuto della tecnologia (sacrificio non certo di poco conto per il genitore non collocatario), ma ogni situazione è diversa e non è sempre facile fare determinate scelte: il Tribunale di Verona ha offerto questa soluzione alternativa.
​Avv. Riccardo Giroldini
Coronavirus: le nuove sanzioni per chi non rispetta le regole e la nuova autocertificazione in formato .pdf
Dopo l'ultimo discorso del Presidente del Consiglio dei Ministri si ha come l'impressione che vi sia stato un inasprimento delle pene nei confronti di chi non rispetta le prescrizioni in materia di Covid-19.
Tuttavia così non è, o meglio, se si guarda solo il portafoglio forse è così.
La sanzione viene infatti depenalizzata (non è più reato) ed avrà effetto retroativo (verrà applicata anche a tutti quelli che sono già stati "pizzicati" a girovagare senza motivo valido).
Tuttavia al posto dell'arresto fino a tre mesi o dell'ammenta fino a 206 euro è prevista l'irrogazione di una sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3000 euro. Se l'infrazione è compiuta con l'utilizzo di un veicolo la sanzione è aumentata fino ad un terzo (e quindi da 533 a 4.000,00 euro).
I denunciati della prima ora saranno invece costretti a pagare una somma pari ad € 200,00 (la metà del minimo). Nessun reato e sanzione leggermente inferiore all'ammenda prevista dall'art. 650 del codice penale. Potrà non sembrare corretto ma immaginatevi il lavoro immane che avrebbero dovuto affrontare le Procure della Repubblica (dovendo contestare migliaia e migliaia di reati) e quanto arebbero rallentato il loro lavoro i Tribunali (trovanosi di fronte altrettante migliaia di opposizioni ai Decreti penali di condanna inviati dalle Procure).
Le attività invece, oltre alla sanzione pecuniaria, saranno costrette a chiudere l'attività da 5 a 30 giorni.
Nel caso in cui si venisse "beccati" più di una volta le sanzioni pecuniarie, dalla seconda violazione, sono raddoppiate (da €. 800 a €. 6.000 o da €. 1.066 a €. 8.000 nel caso in cui si utilizzi un veicolo) e la sanzione della chiusura dell'attività è pari a 30 giorni (non più da 5 a 30).
Sarà il Prefetto a decidere la sanzione applicabile nel caso concreto tra i minimi ed i massimi sopra indicati.
Le Regioni potranno introdutrre regole diverse sulla base dell'andamento epidemiologico nei loro territori, senza che tuttavia tali misure possano incidere sulle attività produttive essenziali/strategiche.
E' fatto altresì divieto ai Sindaci di adottare ordinanze che contrastino con le misure statali o, se previste, regionali.
In ultimo, allego di seguito il testo del Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed il nuovo modello di autocertificazione che dovrà essere utilizzato.
nuovo_modello_autocertificazione_26-03-2020.pdf
decreto_legge_19_2020.pdf
Posso fare una passeggiata? Quanto mi può costare? L'art 650 c.p. ai tempi del Covid-19
I - COSA POSSO O NON POSSO FARE?
Emergenza Coronavirus: siamo stati catapultati in questa spiacevolissima situazione così in fretta che sorgono tanti dubbi su cosa sia possibile o non sia possibile fare.
Faccio sin da subito una premessa, è necessario stare a casa il più possibile e quando si ha un dubbio la scelta su cosa fare deve essere sempre la stessa: stare a casa.
Detto ciò proviamo ad analizzare più a fondo la questione; le motivazioni per cui è possibile spostarsi da casa propria (e non dal proprio Comune di residenza, come si sentiva alla TV tre giorni fa) sono tre e le conosciamo tutti: 1) lavoro; 2) salute; 3) comprovate situazioni di necessità.
I dubbi sorgono su cosa siano queste comprovate situazioni di necessità. Una prima spiegazione tecnica arriva dalla Direttiva del Ministero dell'Interno (successiva al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) la quale afferma che: "in sostanza, devono essere identificate in quelle ipotesi in cui lo spostamento è preordinato allo svolgimento di un'attività indispensabile per tutelare un diritto primario non altrimenti efficacemente tutelabile".
Ma in parole povere, cosa posso fare? Girano vademecum che permettono di fare la passeggiata (con o senza il proprio cane), fare una corsa, andare a fare la spesa. Al TG dicono una cosa, sui giornali nazionali un'altra, sui quotidiani locali un'altra ancora. Questo accade anche perchè i Prefetti sparsi sul territorio nazionale danno indicazioni diverse gli uni dagli altri su cosa appaia possibile fare o no (spesso sulla scorta di situazioni più meno gravi all'interno della provincia di competenza), a volte cambiando le indicazioni fornite da loro stessi man mano che i contagi aumentano.
A mio avviso, per stare sul sicuro, conviene proprio non uscire di casa se non per fare la spesa, che va fatta nel proprio Comune di residenza o, in caso di Comuni di grandi dimensioni, nei market più vicini a casa propria.
Lo scopo della norma giuridica che mi consente di spostarmi solo per motivi di necessità è, infatti, quello di evitare contatti ed altresì, a mio parere, quello di evitare inutili occasioni di incontro tra persone residenti in paesi diversi. Se, per esempio, dovesse in futuro evidenziarsi la presenza di un focolaio a Polesella, perchè oggi dovrebbe essermi permesso andare a fare la spesa in un supermercato di Rovigo, con il rischio di diffondere anche il virus oltre i confini del Comune di residenza? E se il market del mio paese è poco fornito o ha i prezzi troppo alti? Pazienza, ci si deve accontentare di quel che si trova e dei prezzi offerti.
E per quel che attiene la possibilità di fare passeggiate o fare un po di moto all'aria aperta?
a prima domanda da farsi è se la passeggiata possa inquadrarsi come una situazione di necessità e quindi se sia un'attività indispensabile per tutelare un diritto primario non altrimenti efficacemente tutelabile. E' davvero necessario uscire?
E' una questione di interpretazione della norma giuridica. Il benessere psicofisico è certamente importante e non serve che spieghi quanto serva fare un po di moto, tuttavia si pensi che a Codogno stanno igenizzando le strade principali e che probabilmente molti di voi sono in grado di seguire un video su youtube di un qualsiasi personal trainer e fare quello che serve per mantenersi attivi nel proprio salotto (a Polesella la palestra locale fornisce su richiesta programmi ai propri iscritti per allenarsi a casa). Il Prefetto di Rovigo (ma così è a livello nazionale) afferma che la passeggiata o lo sport all'aperto non sono vietati ma FORTEMENTE SCONSIGLIATI. Tuttavia su Polesine24.com, in un articolo dove vengono riprese le parole del Prefetto, si intuisce che alla domanda sulla possibilità di fare o meno passeggiate il Prefetto Dott.ssa De Luca ha risposto affermando che " L'interpretazione più diffusa è che una corsa fatta da soli, così come una passeggiata, non sia vietata ". Questa frase è importante perchè si parla di "interpretazione" della disposizione legislativa che consente gli spostamenti nei tre casi sopra indicati. Per stessa ammissione del Prefetto, quindi, esistono diverse interpretazioni, alcune consentono la passeggiata, altre no. La più diffusa oggi, a quanto pare, la consente. Ma domani? E se i militari accertatori al controllo non la dovessero pensare così? Se i contagi dovessero aumentare ancora? In Liguria si leggono notizie per le quali la passeggiata si può fare ma solo con certificato del medico curante che ne attesti la necessità (si pensi all'anziano con qualche problema cardio-circolatorio).
E quindi? Quindi è mia personale opinione che dovreste stare in casa sempre e che, diversamente, potreste essere i primi a vedervi contestato il reato di cui all'art. 650 c.p. per essere usciti a fare una passeggiata o un po di sport, anche se soli.
E per far fare i bisogni al cane? Ieri dopo una conferenza con il Prefetto, il Sindaco di Polesella Leonardo Raito ha affermato che l'indicazione è quella che sia possibile uscire con il cane solo se non si disponga di un cortile ove fargli fare i bisogni, ma solo nelle vicinanze della propria abitazione (suggerirei non più di 50-100 metri).
Sono consapevole che quanto scritto sia diverso da quanto si può leggere altrove, ma considerate che normalmente, per capire la reale portata di una norma giuridica (la sua interpretazione in relazione al caso concreto), bisogna aspettare che i primi Giudici si pronuncino su come vada applicata: in questo caso, però, non c'è tempo. Fatevi una domanda, se domani vi contestano il reato di cui all'art. 650 c.p. per una passeggiata e decidiate di opporvi al decreto penale di condanna che vi arriverà, cosa deciderà il Giudice (presumibilmente non prima di un paio di anni da oggi, viste le tempistiche della Giustizia) se questa infezione dovesse aggravarsi ancor di più in futuro?
Meglio evitare e stare a casa, o sbaglio?
II - COSA RISCHIO IN CONCRETO?
La sanzione prevista non è semplicemente amministrativa, come una multa per eccesso di velocità, non si risolve tutto con il pagamento. Si tratta di un reato penale che prevede l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda fino a 206 euro.
Pagando l'ammenda di €. 206 rimane il reato sulla vostra "fedina" penale (o meglio certificato penale), con tutte le conseguenze del caso. Per eliminare questa spiacevole conseguenza c'è la possibilità di opporsi (entro 15 giorni dalla ricezione) al decreto penale di condanna che vi sarà notificato per chiedere di essere ammessi all'istituto dell'oblazione. Se il Giudice presta l'assenso, pagando la somma di €. 103,00 l'illecito penale si trasforma in illecito amministrativo (il reato si estingue e la fedina penale rimane "pulita"). Ovviamente tale procedura comporta il doversi sobbarcare le spese legali per poter avviare e concludere tale procedura.
Come vedete rimanendo a casa si evitano molti problemi e quindi perchè rischiare?
Avv. Riccardo Giroldini
Mantenimento dei figli di coppie separate: assegno di mantenimento e spese straordinarie. Le linee guida del Consiglio Nazionale Forense e della Corte d'Appello di Milano
Le discussioni tra genitori sul mantenimento del figlio sono causa di vari conflitti tra gli stessi che spesso finiscono in Tribunale. Chi paga il dopo scuola? Chi paga i vestiti? Chi paga la mensa scolastica? Ed il trasporto? Mille e più sono le fonti di litigio e la poca chiarezza in materia non aiuta certo a mantenere un rapporto cordiale che tanto gioverebbe alla crescita ed alla salute psicofisica del figlio.
Sembra assurdo ma ogni Tribunale ha le sue regole, così come gli avvocati, primi consiglieri dei propri clienti, hanno opinioni diverse su cosa debba o non debba essere incluso nell'assegno di mantenimento e cosa debba intendersi, invece, per spesa straordinaria. E la vittima, mi preme sottolinearlo, è sempre il figlio, vessato dai continui litigi dei genitori che troppo spesso riversano nei suoi confronti la rabbia nei confronti dell'altro genitore. Avevo già parlato del tema in un precedente articolo che potete leggere QUI, in cui avevo tentato di fare un po di chiarezza in questo marasma di diverse opinioni.
La soluzione all'incertezza può trovarsi solo a mezzo di un accordo tra tutti gli operatori del diritto che sia volto a definire preventivamente cosa rientri o meno nell'assegno di mantenimento: e così il Consiglio Nazionale Forense e la Corte d'Appello di Milano, in collaborazione con le associazioni del settore, hanno elaborato due distinti documenti, pressoché identici nei contenuti, contenenti le linee guida da seguire in materia. In buona sostanza sono stati prodotti degli elenchi in cui si descrivono quali siano le spese extra rispetto all'assegno di mantenimento da dividersi tra i genitori con o senza il previo consenso di entrambe. Interessante il fatto che, per quel che riguarda le spese straordinarie da concordarsi tra i genitori (es. corso di musica), qualora uno dei genitori chieda per iscritto (anche con un messaggio whatsapp) all'altro se concorda o meno con la spesa da sostenere, è previsto che, in caso di mancata risposta entro un determinato termine (20 giorni per il CNF e 10 giorni per la Corte d'Appello di Milano), la spesa si intenderà concordata e sarà onere del genitore che col silenzio pensava semplicemente di ignorare la domanda, partecipare alla spesa per la quota del 50%. Chi tace acconsente insomma!
Ecco, quindi, gli elenchi elaborati dal Consiglio Nazionale Forense:
​SPESE COMPRESE NELL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO: vitto, abbigliamento, contributo per spese dell'abitazione (comprese le utenze), spese per tasse scolastiche (eccetto quelle universitarie) e materiale scolastico di cancelleria, mensa, medicinali da banco (comprensivi anche di antibiotici, antipiretici e comunque di medicinali necessari alla cura di patologie ordinarie e/o stagionali), spese di trasporto urbano (tessera autobus e metro), carburante, ricarica cellulare, uscite didattiche organizzate dalla scuola in ambito giornaliero; baby sitter se già esistenti nell'organizzazione familiare; prescuola, doposcuola se già presenti nell'organizzazione familiare prima della separazione o conseguenti al nuovo assetto determinato dalla cessazione della convivenza, a condizione che si tratti di spesa sostenibile; trattamenti estetici (parrucchiere, estetista), attività ricreative abituali (cinema, feste ed attività conviviali), spese per la cura degli animali domestici dei figli (salvo che questi siano stati donati successivamente alla separazione o al divorzio).
SPESE EXTRA ASSEGNO OBBLIGATORIE, per le quali non è richiesto l'accordo tra i genitori:
libri scolastici, spese sanitarie urgenti, acquisto di farmaci prescritti ad eccezione di quelli da banco, spese per interventi chirurgici indifferibili sia presso strutture pubbliche che private, spese ortodontiche, oculistiche e sanitarie effettuate tramite il SSN in difetto di accordo sulla terapia con specialista privato; spese protesiche; spese di bollo e di assicurazione per il mezzo di trasporto, quando acquistato con l'accordo di entrambi i genitori." Tutte le spese extra assegno, subordinate o meno al consenso dei genitori, devono essere debitamente documentate.
SPESE EXTRA ASSEGNO subordinate al consenso di entrambi i genitori, suddivise nelle seguenti categorie:
1. Scolastiche: iscrizioni e rette di scuole private, iscrizioni, rette ed eventuali spese alloggiative, ove fuori sede, di università pubbliche e private, ripetizioni; frequenza del conservatorio o scuole formative; master e specializzazioni post universitari; frequentazione del conservatorio o di scuole formative; spese per la preparazione agli esami di abilitazione o alla preparazione ai concorsi (quindi l'acquisto di libri, dispense ed eventuali pernottamenti fuori sede); viaggi di istruzione organizzati dalla scuola, prescuola, doposcuola; servizio di baby sitting laddove l'esigenza nasca con la separazione e debba coprire l'orario di lavoro del genitore che lo utilizza; viaggi studio e d'istruzione, soggiorni all'estero per motivi di studio; corsi per l'apprendimento delle lingue straniere;
2. Spese di natura ludica o parascolastica: corsi attività artistiche (musica, disegno,
pittura), corsi di informatica, centri estivi, viaggi di istruzione, vacanze trascorse autonomamente senza i genitori, spese di acquisto e manutenzione straordinaria di mezzi di trasporto (mini car, macchina, motorino, moto); conseguimento della patente presso autoscuola private.
3. Spese sportive: attività sportiva comprensiva dell'attrezzatura e di quanto necessario per lo svolgimento dell'eventuale attività agonistica;
Come si può notare, non sono certo poche le spese già incluse nell'assegno di mantenimento, per cui, nel momento in cui si andrà a determinare la misura dello stesso, dovrà tenersi conto di tutto ciò e delle concrete esigenze del figlio. Se tali linee guida verranno seguite anche dai Tribunali, ci saranno meno litigi e ciò non potrà far altro che giovare a tutti quanti, in primis ai figli.
Polesella, 09.05.2018
Alla terza lettera di richiamo scatta il licenziamento?
Spesso mi viene chiesto se dopo tre lettere di richiamo il datore di lavoro possa licenziare legittimamente il lavoratore e quando rispondo che non è così mi pare che la gente fatichi a credermi per quanto è radicata questa idea nelle loro menti.
Non è così per davvero!
Se arrivo in ritardo per qualche minuto per tre volte non arò certo licenziato, e non c'è legge che tenga, è il buon senso a dircelo, sempre che non siate piloti di aereo.
Tralasciando facili battute e ragionamenti fin troppo semplicistici, la questione merita alcune precisazioni.
I contratti collettivi che vengono applicati al rapporto di lavoro (se richiamati nel contratto di assunzione) determinano le sanzioni applicabili al lavoratore nel caso in cui lo stesso commetta un illecito, e queste sono il richiamo verbale, il richiamo scritto, la multa, la sospensione ed infine il licenziamento. E' il contratto collettivo che prevede quanto grave sia un determinato comportamento tenuto dal lavoratore e che sanzione, di conseguenza, applicare. Sbaglio qualcosa (per esempio non rispetto un determinato protocollo stabilito, ad esempio, per la sicurezza o nei rapporti con la clientela) o arrivo in ritardo? Richiamo scritto. Picchio il mio datore di lavoro? Sarò licenziato. Fino a qui pochi dubbi.
Ma se iniziassi ad arrivare in ritardo più volte rischierei solamente una serie infinita di richiami senza ulteriori sanzioni? No, i contratti collettivi normalmente prevedono che in caso di ripetizione (o meglio, recidiva) dei comportamenti che fanno scattare la sanzione del richiamo scritto, si applicherà la più grave sanzione della multa (corrispondente, per esempio, alla retribuzione di 4 ore di lavoro), ma NON al licenziamento.
Nel settore metalmeccanico-artigiano, il ritardo ingiustificato viene sanzionato con la multa. Si può esser licenziati per esser arrivati in ritardo più volte? Si, ma solo nel caso in cui i ritardi ingiustificati siano 5 nel corso di un anno. Se i ritardi sono 3 si rischia la sospensione dal lavoro (e dalla retribuzione) per un massimo di dieci giorni.
Ma quindi quando può essere intimato il licenziamento per recidiva? Ebbene, continuando ad utilizzare l'esempio dei dipendenti nel settore metalmeccanico-artigiano, possiamo affermare che il licenziamento scatterà dopo aver tenuto per cinque volte nell'arco di un anno un comportamento illecito che comporti la sanzione della multa ovvero dopo la terza volta che sia compiuto un illecito che comporti la sanzione della sospensione (per esempio, dopo essersi presentati per la tre volte ubriachi a lavoro).
Per cui alla terza lettera di richiamo si rischia il licenziamento? No, ma lo si rischia dopo essersi presi cinque multe o tre sospensioni nell'arco di 365 giorni (se per esempio arrivassi ubriaco a lavoro due volte nel gennaio 2018 ed una terza nel febbraio 2019 non mi potrebbero licenziare legittimamente perché i fatti contestati non sarebbero ricompresi in 365 giorni).
Questa la regola stabilita nella maggior parte dei contratti collettivi, ma è sempre così? Mi spiego, se arrivassi in ritardo a lavoro di alcune ore per cinque volte in un anno sarei giustamente licenziato, ma se il mio ritardo fosse di qualche minuto anziché di qualche ora? Sarebbe giusto il licenziamento? Sarebbe PROPORZIONATO alle mie inadempienze? Direi di no. Deve essere rispettato il principio di proporzionalità tra fatto compiuto e sanzione irrogata, e sebbene piccoli e ripetuti ritardi potranno comportare multe e sospensioni dal lavoro e dalla retribuzione, ritengo che gli stessi non potrebbero condurre al licenziamento.
In ogni caso è sempre bene leggere il contratto collettivo applicato al proprio rapporto di lavoro e magari richiedere un consiglio a qualche esperto.
Polesella, 23.01.2018
FAC SIMILE CONTRATTO DI CONVIVENZA: UN ACCORDO SU MISURA PE﻿R LA "COPPIA DI FATTO"
Nell'ultimo articolo avevo parlato dei nuovi diritti attribuiti ai conviventi dalla c.d. Legge Cirinnà ed avevo inoltre parlato della possibilità di stipulare un contratto di convivenza volto a definire le regole dell'assetto patrimoniale dei conviventi stessi. Dopo aver spiegato una sera le opportunità offerte da questa nuova legge, ho chiesto ad una coppia non sposata di amici (con un cane e casa in affitto) se avessero avuto voglia di fingere di trovarsi in studio (e non al bar) per redigere un contratto di convivenza. Hanno subito accettato e questo è l'accordo che ne è uscito.
Il giorno 20.05.2016 in Rovigo nel mio studio in Rovigo, Vicolo Adigetto n. 1/a, innanzi a me Avv. Antonino Giroldini iscritto all'Albo degli Avvocati di Rovigo sono comparsi il sig. Tizio e la sig.ra Caia
- che il sig. Tizio e la sig.ra Caia sono uniti, sin dal 30.05.2011, da sinceri legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione o da matrimonio;
- che il sig. Tizio e la sig.ra Caia conducono, sin dalla datadel 24.10.2014, vita comune nell'abitazione sita in Polesella alla via Don Minzoni n. 251 ove entrambi sono residenti;
- che il sig. Tizio e la sig.ra Caia sono qualificati come conviventi ai sensi dell'art. 1 co. 36 della c.d. Legge Cirinnà;
- che il sig. Tizio percepisce un reddito mensile pari ad € 1.600,00 netti;
- che la sig.ra Caia percepisce un reddito mensile netto pari ad €. 800,00;
- che il sig. Tizio risulta essere il padrone del cane Rocky registrato all'anagrafe canina al n. 123456789;
- che i medesimi intendono regolamentare con il presente atto taluni profili di natura patrimoniale afferenti la loro convivenza e segnatamente stabilire ex ante il regime cui saranno soggetti i beni e i diritti acquistati a titolo oneroso in contitolarità dai conviventi o anche in titolarità esclusiva di uno dei conviventi e poi trasferiti pro quota all’altro;
1) i sottoscritti convengono di provvedere alle spese comuni, nella misura mensile fissa di Euro 600 , da suddividersi in tal modo: €. 400,00 a carico di Tizio ed €. 200,00 a carico di Caia in considerazione del maggior reddito di Tizio e del lavoro casalingo posto in essere da Caia quotidianamente;
1.1) Ai fini del precedente punto 1.1 )si intendono per spese comuni quelle sostenute: a) per l’alimentazione di entrambi i conviventi e dei loro ospiti occasionali; b) per l’erogazione di acqua, elettricità, gas, riscaldamento, servizi condominiali, telefono, purché in relazione all’abitazione come sopra eletta a residenza comune; c) per la pulizia dell’abitazione, compresi il salario e tutti gli oneri accessori, delle eventuali persone chiamate ad effettuarla; d) per le riparazioni ordinarie dell’abitazione come sopra eletta a residenza comune, e dei mobili a suo arredo; e) per la biancheria relativa all’abitazione come sopra eletta a residenza comune, con esclusione, quindi, della biancheria e dell’abbigliamento di ciascuno dei conviventi; f) per i servizi igienico-sanitari dell’abitazione come sopra eletta a residenza comune; g) per le spese condominiali relative all’abitazione come sopra eletta a residenza comune; h) per i viaggi e le vacanze effettuati assieme; i) per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole nata dal proprio rapporto e riconosciuta da entrambe le parti; l) per il mantenimento del cane Rocky;
1.2) Le somme necessarie al pagamento delle spese comuni verranno prelevate dal conto corrente IBAN IT.........................., aperto presso la Banca …, cointestato ed a firme disgiunte. I conviventi si impegnano ad alimentare il predetto conto corrente con versamenti da effettuarsi all’inizio di ogni mese e per importi pari previsto ai sensi del precedente punto 1). Nel caso dette somme si rivelino superiori a quanto effettivamente necessario, rimarranno depositate sul predetto conto corrente per far fronte alle spese da sostenersi successivamente. Al contrario, se esse si rivelino insufficienti, ciascun convivente provvederà tempestivamente ad integrarle, nella proporzione cui è tenuto ai sensi del precedente punto 1).
1.3) Nel caso uno dei conviventi venga a trovarsi privo di redditi, o comunque con reddito inferiore ad €. 100,00, si conviene sin da ora che le spese comuni saranno ad esclusivo carico dell’altro convivente per un periodo non superiore a 12 mesi. Decorso detto termine, cesserà di avere efficacia la presente convenzione la presente clausola, ed i sottoscritti potranno eventualmente adottare una nuova clausola sulla ripartizione delle spese comuni, ferme restando le altre clausole del presente contratto. Ai fini della presente convenzione si debbono intendere, per redditi di ciascuno dei conviventi, tutti i redditi dichiarati e dichiarabili annualmente ai fini della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche. Le imposte, tasse, contributi e oneri relativi a detti redditi sono ad esclusivo carico del suo percettore.
2) I sottoscritti, premesso che hanno eletto a residenza comune i locali dell’abitazione sita in Polesella, alla via Don Minzoni n. 251, e precisato che essa è condotta in locazione da Tizio – giusta il contratto di locazione stipulato con Sempronio il 20.05.2009, ai sensi del quale Tizio è tenuto a corrispondere al locatore mensilmente un canone di Euro 300,00– convengono che anche Caia si serva di detta abitazione, dimorando in essa, per l’intera durata della convivenza. Caia concorrerà con Tizio nel pagamento del canone di locazione nella misura del 50%;
2.1) La convenzione di cui al punto n. 2) si intende sottoposta alla condizione risolutiva della cessazione della convivenza, determinata dal decesso, dal mutuo dissenso o anche da recesso unilaterale di uno di essi conviventi comunicato per iscritto all’altro a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento A.R.; ai fini dell’efficacia del recesso unilaterale farà fede la data di ricezione della dichiarazione come comprovata dalla ricevuta di ritorno;
3) I sottoscritti Tizio e Caia, in via preliminare, allegano al presente contratto (allegato "A") un inventario, sottoscritto da entrambi, dei beni immobili e mobili acquistati da ciascuno, separatamente, prima dell’inizio della convivenza, con l’indicazione, a fianco di ogni bene, del nominativo di appartenenza, ed al riguardo concordemente e vicendevolmente riconoscono e danno atto che ciascuno di essi conserverà, nonostante la convivenza, il pieno godimento, nonché la libera disponibilità di amministrazione di ogni bene immobile e mobile di sua esclusiva proprietà;
Fermo quanto previsto al comma precedente, Tizio e Caia si impegnano reciprocamente a ritrasferire all’altro la quota del cinquanta per cento (50%) dei diritti reali sui beni acquistati in costanza di convivenza, da entrambi congiuntamente o da ciascuno di essi, anche separatamente, ad esclusione di quei beni e diritti che sarebbero «personali» in base al disposto dell’art. 179 del Codice Civile. Per «costanza di convivenza» dovrà intendersi il periodo compreso tra la data in premessa indicata di inizio convivenza e la successiva data in cui, uno dei conviventi avrà manifestato all’altro per iscritto la sua decisione di far cessare l’effetto della presente convenzione. La situazione che si verrà a creare a seguito del trasferimento di cui sopra dovrà intendersi come comunione ordinaria e sarà disciplinata dagli artt. 1100 e seguenti del Codice Civile. In caso di inadempimento di uno dei conviventi al predetto obbligo di trasferimento pro quota a favore dell’altro, quest’ultimo potrà esperire l’azione di cui all’art. 2932 del Codice Civile volta ad ottenere l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo a contrarre.
3.1) In relazione ai beni acquistati in comunione i sottoscritti si concedono sin da ora, reciprocamente, diritto di prelazione, a parità di condizioni, per la sola ipotesi della vendita di quota, o di parte di essa, da parte dell’altro convivente. Il convivente che intenda vendere la sua quota, o parte di essa, deve comunicarne l’intenzione all’altro convivente, precisando altresì il prezzo, le modalità di pagamento del medesimo ed eventuali altre condizioni di vendita, con raccomandata con avviso di ricevimento A.R. Il convivente potrà esercitare il diritto di prelazione comunicando all’altro convivente, con raccomandata con avviso di ricevimento A.R., l’intenzione di acquistare la quota alle condizioni propostegli, entro e non oltre … giorni dal ricevimento della proposta di vendita. Il diritto di prelazione è convenuto per il solo caso di vendita della quota, o di parte di essa, essendo esclusi, pertanto, tutti gli altri negozi costitutivi o traslativi di diritti sulla quota medesima, o su parte di essa;
4) I conviventi sono obbligati solidalmente nei confronti dei terzi per i debiti contratti da uno di essi per i bisogni della vita corrente, per le spese relative all’alloggio comune e al cane Rocky;
5) qualora uno dei conviventi, a causa di una malattia o handicap invalidante che comporti l'incapacità di intendere e di volere, non sia più in grado di prendere le decisioni a tutela della sua salute, l'altro ne diverrà il rappresentante, potendo: a) richiedere il mio ricovero o il moio trasferimento presso idonea struttura sanitaria o socio-sanitaria pubblica e/o privata convenzionata; b) verificare l’idoneità funzionale della struttura di degenza, assumendo le iniziative occorrenti affinché, sulla base delle prestazioni a cui ho diritto secondo le vigenti disposizioni nazionali e regionali, mi vengano assicurate le necessarie cure e il miglior benessere possibile; c) controllare la correttezza delle cure medico-infermieristiche e riabilitative, ivi comprese le misure dirette ad evitare ogni forma di accanimento terapeutico e ogni altra condizione lesiva della mia salute e del mio benessere; d) verifica dell’igiene ambientale e personale;
6) In caso di morte di uno dei due conviventi, l'altro sarà nominato suo rappresentante ai fini della donazione di organi, delle modalità di trattamento del corpo e delle celebrazioni funerarie;
7) la convivenza cesserà, oltre che per morte di uno di essi, per mutuo dissenso o per recesso unilaterale. Il convivente che intenda far cessare la comunione di vita lo comunica all’altro, in qualsivoglia forma. Nel caso la decisione di cessazione della convivenza sia adottata da Tizio, conduttore dell'immobile sito in Polesella alla Via Don Minzoni n 251, Caia conserva il diritto a servirsi dell’abitazione di cui al precedente per 3 mesi dal momento di ricevimento della comunicazione, che, in tal caso, Tizio deve inviare con raccomandata con avviso di ricevimento A.R.. Il diritto a servirsi dell’abitazione per il tempo sopra precisato comprende il diritto d’uso, per quel medesimo tempo, dei mobili essenziali che corredano l’abitazione, senza pregiudizio alcuno della titolarità dei medesimi. È facoltà di Caia, anziché servirsi dell’abitazione come sopra precisato, pretendere da Tizio la somma di Euro 500, sempre che Tizio non preferisca, anziché erogare detta somma, consentire l’uso dell’abitazione nei modi e per il tempo sopra indicati;
7.1) Alla cessazione della convivenza per qualsivoglia causa, fatto salvo quanto previsto dai commi 36 e ss. dell'art. 1 della c.d. Legge Cirinnà, ciascun convivente, ovvero i suoi successori legittimi e/o testamentari, ha diritto di chiedere la divisione degli eventuali beni comuni.
7.2) Alla cessazione della convivenza per causa diversa dalla morte, il cane Rocky sarà affidato a Caia, che provvederà autonomamente ai bisogni ed al mantenimento dello stesso. Le spese per il passaggio di proprietà del cane saranno poste a carico di Caia;
8) Qualunque controversia dovesse sorgere in relazione al presente contratto che abbia ad oggetto diritti disponibili, comprese quelle concernenti la sua validità, interpretazione ed esecuzione, sarà deferita al giudizio di un arbitro designato di comune accordo dai conviventi. Nel caso in cui i conviventi, per qualsivoglia causa, non giungano alla concorde designazione dell’arbitro, ciascuno di essi potrà chiederne la designazione al Presidente del Consiglio dell'ordine degli Avvocati di Rovigo; L'arbitrato sarà irrituale e secondo equità;
Questa bozza di accordo, assolutamente non completa (vanno irrobustite le premesse, mancano delle clausole di chiusura nonché accorgimenti sulla forma del contratto), redatta con l'unico scopo di fare chiarezza sulle possibilità che offre questo contratto, potrebbe essere integrata con clausole differenti o più specifiche, per meglio adattarsi alle esigenze della coppia. Ad esempio, potrebbero stabilirsi delle norme volte al regolare, in caso di cessazione della convivenza, le sorti di una eventuale casa di proprietà (acquistata in costanza di convivenza) e del relativo mutuo (chi lo paga? come? in che modo?). Tizio potrebbe, ad esempio, decidere di acquistare la titolarità della casa accollandosi il mutuo, ma non sarebbe una decisione semplice per lo sforzo economico richiestogli: per tutelarlo, in via preventiva, si potrebbe aggiungere una clausola che garantisca a Tizio, in questi casi, un periodo di prova di 12 mesi prima di andare dal notaio per fare il passaggio di proprietà.
Potrebbero anche stabilirsi delle maggiori tutele in capo a Caia in caso di cessazione della convivenza, qualora nascessero dei figli dal rapporto, ad esempio prolungando il diritto di coabitazione alla cessazione della convivenza o stabilendo che Caia avrà il diritto di abitare nella casa comune in via esclusiva per un periodo di 6 mesi o finquando non sarà definito un accordo per l'affidamento del/dei figli.
Con l'aiuto del legale o del notaio di fiducia, potrebbe essere redatto in pochi incontri un contratto di convivenza su misura per tutelare se stessi, i propri beni, eventuali figli e per evitare litigi durante, ma soprattutto alla fine (non sperata) del rapporto di coppia, e di conseguenza per non finire in tribunale per nulla o, peggio, per ripicca.
CONVIVENTI NON SPOSATI: FINALMENTE ARRIVANO I DIRITTI E LA POSSIBILITA' DI STIPULARE UN CONTRATTO DI CONVIVENZA
Mentre la politica tutta si preoccupa di fare outing sulla nuova legge relativa alle unioni civili, nulla o poco viene detto sulla regolamentazione delle convivenze tra eterosessuali (ed anche omosessuali) contenuta nella stessa legge. Infatti, con l'entrata in vigore della nuova legge, molti sono i diritti che vengono attribuiti ai conviventi che hanno deciso di non sposarsi (o di non contrarre unione civile).
i conviventi hanno gli stessi diritti di una coppia sposata nei casi previsti dall'ordinamento penitenziario: il convivente del carcerato viene quindi equiparato al coniuge dello stesso, senza disuguaglianze (comma 38);
in caso di malattia o ricovero i conviventi hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali (comma 39);
in caso di morte del convivente proprietario della casa di residenza della coppia, il convivente superstite ha il diritto di continuare ad abitare in quella casa per un periodo che va dai 2 ai 5 anni (in rapporto alla durata della convivenza) e dai 3 ai 5 in caso di figli minori o disabili (comma 42);
in caso di morte del convivente titolare del contratto di affitto della casa di comune residenza (o nel caso in cui questi receda dal contratto senza consultarsi con il proprio compagno/a), l'altro convivente ha la facoltà di succedere nel contratto stesso (comma 44);
i conviventi sono equiparati ad un nucleo familiare ai fini delle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi di edilizia popolare (comma 45);
il convivente è assimilato al coniuge ai fini dell'art. 230 bis del codice civile relativo all'impresa familiare (comma 46);
anche il convivente potrà chiedere al tribunale la nomina di un amministratore di sostegno (o presentare domanda di inabilitazione o interdizione) per il compagno che versasse in determinate condizioni, potendo essere lui stesso nominato amministratore (commi 47-48);
in caso di decesso del convivente derivante da fatto illecito di un terzo (ad es. a causa di un sinistro stradale causato da altra persona o da responsabilità medica), al convivente sarà riconosciuto un risarcimento pari a quello che sarebbe riconosciuto al coniuge;
in caso di cessazione della convivenza v'è la possibilità di ottenere, in caso di bisogno ed in proporzione alla durata della convivenza, un assegno di mantenimento da parte del convivente economicamente più forte.
I sopraelencati diritti vengono riconosciuti in automatico dalla legge a qualsiasi coppia convivente, eterosessuale od omosessuale che sia, unite stabilmente da un legame affettivo e con residenza anagrafica comune.
Ma vediamo un'ulteriore possibilità offerta alla coppia, la quale potrà decidere, con l'ausilio di un avvocato o di un notaio, di sottoscrivere un contratto di convivenza.
Tali contratti non sono altro che accordi scritti con cui i conviventi possono definire con precisione le regole del proprio assetto patrimoniale, a cominciare dal regime (di comunione o separazione dei beni).
Mille sono le sfaccettature che potrebbe assumere il contratto in relazione alle specifiche esigenze della coppia. Sarà possibile stabilire:
il regime patrimoniale della comunione o della separazione dei beni;
le modalità di contribuzione alle spese comuni;
la possibilità di stabilire una responsabilità solidale fra i conviventi per i debiti contratti dall'altro convivente;
le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza al fine di evitare, nel momento di una eventuale rottura, discussioni e rivendicazioni;
che in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere o in caso di morte di uno dei conviventi, le decisioni in materia di salute e quelle relative alle celebrazioni funerarie spettano all'altro convivente.
Molte altre sono le possibilità lasciate dalla legge e molte altre possono essere le clausole inserite all'interno del contratto di convivenza; l'esperienza maturata nell'ambito del diritto di famiglia degli avvocati che lavorano in questo campo (e che vedono quali sono i problemi più comuni in caso di convivenze non regolamentate) può avere un ruolo molto importante per la redazione di un accordo che risulti "cucito" addosso alla coppia.
Si specifica, infine, che le parti potranno modificare nonché risolvere il contratto di convivenza in qualsiasi momento, purché, ovviamente, in accordo fra loro.
In conclusione questa nuova legge rappresenta una buona novità per tutte le coppie "di fatto" le quali ora potranno usufruire, per tutelare se stessi ed il loro rapporto (ed anche eventuali figli), dei suddetti diritti e della possibilità di regolare i loro rapporti patrimoniali.