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Timestamp: 2017-12-18 14:47:52+00:00
Document Index: 68704738

Matched Legal Cases: ['art 1', 'art.1', 'art. 2', 'art. 142', 'art.14', 'art. 5']

Snals.it | Incontro al MIUR tra le OO.SS. del settore AFAM e il Ministro Sen. Valeria Fedeli
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Incontro al MIUR tra le OO.SS. del settore AFAM e il Ministro Sen. Valeria Fedeli
Argomenti trattati: Afam, Incontro Miur, Documento , proposta Snals-Confsal,
23-01-2017 - In apertura, il Ministro ha dichiarato di ritenere le Istituzioni AFAM fondamentali per lo sviluppo del Sistema-Paese e di considerare grave il fatto che si è dovuto attendere 18 anni per i decreti attuativi.
Il Documento SNALS-Confsal consegnato
Lunedì 23 gennaio 2017, presso il Salone dei Ministri del MIUR si è tenuto un incontro tra le OO.SS. del settore AFAM e il Ministro Sen. Valeria Fedeli.
Il Ministro ha aperto l’incontro dichiarando di ritenere le Istituzioni AFAM fondamentali per lo sviluppo del sistema-paese e di considerare grave il fatto che si è dovuto attendere 18 anni per i decreti attuativi.
Il Ministro ha dunque dichiarato di avere raccolto una serie di contributi pervenuti ed ha espresso la precisa volontà politica di dare finalmente soluzione alle problematiche ancora presenti e di farlo in modo condiviso con le organizzazioni sindacali e con i destinatari dei provvedimenti che saranno adottati.
In merito al Regolamento sul reclutamento il Ministro ha comunicato di averlo già inviato, per competenza, all’attenzione del MEF e della Funzione Pubblica, e che, non appena restituito al MIUR, fisserà un nuovo incontro con le organizzazioni sindacali AFAM per un confronto sul testo.
Il Ministro ha poi dichiarato di essere favorevole al DdL 322 Martini, già incardinato al Senato, e che si sta operando con il MEF per il reperimento delle risorse.
Sono seguiti gli interventi delle Organizzazioni Sindacali.
Il Capo Dipartimento Mancini, confermando di condividere e seguire la linea espressa dal Ministro, ha ribadito la volontà politica di superarle il precariato con la graduale stabilizzazione dei precari attraverso la trasformazione delle graduatorie della Legge 128 in graduatorie ad esaurimento.
Lo stesso Prof. Mancini ha annunciato una bozza di decreto per la messa in ordinamento dei bienni e il conseguente avvio della Ricerca nelle Istituzioni.
Riguardo alla statizzazione degli ex ISSM nel DdL Martini, attualmente al vaglio della Commissione V del Senato e in attesa del parere del MEF, si ipotizza un meccanismo di statizzazione graduale e progressivo conseguente alle risorse disponibili annualmente. Per le Accademie “storiche” la statizzazione è invece già possibile perché i fondi sono stanziati.
Finali informazioni hanno riguardato la presentazione sul cd. Decreto “Mille proroghe” di un finanziamento di ulteriori 5 milioni di euro e la proroga dei diplomi del vecchio ordinamento.
Lo SNALS-CONFSAL ha letto e poi consegnato al Ministro una nota/documento che riassume i nodi e le problematiche presenti ad ampio raggio, ovvero la propria posizione, le proposte e le richieste.
Ne pubblichiamo, qui di seguito, il testo:
NOTE SULLA SITUAZIONE ATTUALE del COMPARTO AFAM
Lacune e contraddizioni legislative e ordinamentali
La Legge 508/99 ha intrapreso la riforma del settore della formazione artistica e musicale definendolo “formazione superiore di livello terziario e di natura specialistica” e introducendo nei Conservatori e Accademie il modello di studi anglosassone del 3+2. Modificata dalla legge n. 268 del 22/11/2002 di conversione del D.L. 212/02, nasce per realizzare, insieme alla legge di riforma dell’università 509/1999, un sistema universitario unitario e articolato in più comparti - “una specie di affresco, con i vari comparti”, come lo definì l’allora ministro Berlinguer -; la 508 in realtà ha mantenuto i due sistemi di istruzione diversi e separati, equiparandoli solo nominalmente. Di fatto le normative non inseriscono le AFAM in un unico sistema terziario ispirato a principi e criteri direttivi comuni come, ad es., quelli previsti dalla L. 240/2010. Le norme specifiche relative all’AFAM sono ancora incomplete a fronte di una ricca e dettagliata normativa che disciplina l’Università ed i restanti regolamenti attuativi della 508 sono attesi da ben 15 anni. La mancata definizione della riforma ha causato un susseguirsi d’indicazioni, circolari, provvedimenti, che hanno creato difficoltà e contraddizioni ulteriori nel sistema, senza peraltro risolvere molte delle criticità per le quali erano state emanate. Le Istituzioni AFAM sono governate in modo ibrido, ovvero, contemporaneamente, secondo norme di logica “secondaria” e quelle pseudo-universitarie. Peraltro si sono aggiunte nuove problematiche, con pesanti ricadute negative sugli studenti e sul personale.
Ci riferiamo alle questioni concernenti:
- la mancata emanazione della tabella di corrispondenza prevista dall’art 1 c.107 della L. 228/2012, che era da emanare entro tre mesi dalla sua entrata in vigore;
- la frammentazione dei percorsi formativi, che hanno creato disorientamento fra gli studenti e procurato in molti casi una diluizione e un depotenziamento di quella che deve rimanere una solida e specifica formazione dell’artista in senso altamente professionalizzante;
- l’istituzione di nuovi ordinamenti didattici formulati in contrasto sia con quanto previsto dalla legge di Riforma (che ne rimandava ad apposito regolamento i criteri generali per l'istituzione) sia rispetto alle logiche basilari della formazione specifica e peculiare dell’artista e del musicista.
L’accavallarsi di contraddizioni nelle procedure di realizzazione dei nuovi ordinamenti didattici è data anche dall’eterogeneità degli ordinamenti attivi contemporaneamente data la compresenza di corsi pre-accademici e corsi ancora sperimentali.
Parziale e discutibile attuazione dell’autonomia
L’autonomia regolamentare delle Istituzioni AFAM si è rivelata un’arma di accentramento decisionale e di disomogeneità tra le Istituzioni. Una vera autonomia “universitaria” di fatto dovrebbe rimettere ai Dipartimenti, ovvero al gruppo di docenti con specifica competenza, tutte quelle decisioni che tipicamente nel sistema universitario spettano loro e che invece nei Conservatori e nelle Accademia è stata di fatto demandata ai Consigli Accademici. L’attuale autonomia, in realtà, concentra il potere su un solo organo senza neppure il contrappeso del Collegio Docenti, esautorato di ogni reale prerogativa. Se da una parte è implicito il diritto delle istituzioni di orientare la propria offerta formativa secondo principi ed esigenze propri, ciò dovrebbe però avvenire in un quadro normativo generale che renda omogenei i percorsi formativi secondo un canone minimo determinato, che riguardi i programmi, le modalità di frequenza, il trattamento degli studenti lavoratori, …. e così via.
La filiera della formazione musicale è incompleta
Attualmente i Conservatori svolgono una funzione vicaria dell’istruzione di base, in quanto ciò che doveva essere alla base del sistema universitario AFAM è stato compiuto in modo approssimativo ed insufficiente. Da una parte l’istituzione dei Licei musicali, come preparazione all’ingresso in Conservatorio, si è rivelata fallimentare per l’inadeguata distribuzione sul territorio delle scuole, la mancanza nelle stesse delle dotazioni didattiche necessarie, l’incongruenza dei programmi di studio. Dall’altra parte in molti Conservatori alcuni livelli di formazione sono ad oggi assenti, con risvolti negativi sul diritto d’accesso per gli studenti. Non sono ancora a ordinamento i bienni, come previsto dall’art.1 comma 105 della L. 228/2012: “Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le istituzioni di cui all'art. 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508 concludono la procedura di messa a ordinamento di tutti i corsi accademici di secondo livello”. Anche in questo caso, i termini della legge di riforma sono stati ampiamente disattesi.
Mancato allineamento con il sistema universitario e pregiudizi culturali
L’inserimento dell’AFAM nel sistema universitario deve essere finalmente realizzato in maniera compiuta, applicando al settore le stesse logiche normative, gli stessi principi e criteri direttivi delle facoltà universitarie, pur rispettando le specificità della didattica musicale. E’ evidente che il comparto soffre di una serie di pregiudizi culturali che sono stati spesso alla base di indecisioni e fraintendimenti che si sono aggiunti alle inefficienze amministrative ed alle lacune legislative. Da una parte, infatti, c’è il comparto dell’Università, sede storica e incontestata della formazione terziaria vera, dall’altra quello dell’AFAM che, invece, fornisce quella che viene considerata una preparazione tecnica superiore. Tale distinzione ricalca la dicotomia gentiliana, mutuata da tradizioni ottocentesche e ancor più antiche, tra arte e cultura. Ricordiamo, ad es., che la riforma Gentile non prevedeva tra le facoltà universitarie quella di Architettura perché la materia, presentando alcuni aspetti assimilabili ad attività manuali, non era degna di esservi inserita. Certe attuali valutazioni preliminari negative dell’Anvur sui Conservatori sembrano derivare proprio da questo retaggio culturale, che però, stranamente, non impedisce al sistema di rilasciare lauree magistrali in Fisioterapia o Logopedia. A differenza che in altri Paesi (dove l’alta istruzione artistica è formazione universitaria tout court) tale pregiudizio è ancora persistente in Italia e la dignità di una disciplina artistica non è ancora completamente compresa dato che la dimensione pratica, manuale, del lavoro del musicista e dell’artista sono ovviamente costitutive della loro formazione. Diversamente sarebbe quasi inutile sottolineare che il lavoro del musicista e dell’artista ha, anche nella sua componente più pratica, una rilevante ed indissociabile dimensione intellettuale. Su questo pregiudizio insistono anche le resistenze di molti esponenti dell’Università italiana ad accettare le Istituzioni AFAM come equipollenti, specie quelle Università che tengono corsi di laurea di carattere musicale, quasi a voler negare che la formazione musicale è quella che in Italia si è da sempre acquisita nei Conservatori. Tutto ciò si è concretizzato nella penalizzante denominazione del titolo finale rilasciato dalle Istituzioni AFAM: “diploma accademico equipollente a laurea” ai fini dei pubblici concorsi e della prosecuzione degli studi, e non più semplicemente “diploma di laurea” come avviene all’estero. Anche per questa distinzione fra i due comparti gli studenti trovano difficoltà, se non impossibilità, a farsi riconoscere il titolo all’estero.
Disegno di Legge Martini
In merito al DDL AS-332 presentato dal Senatore Martini ed avente in oggetto “Disposizioni in materia di statizzazione degli Istituti musicali pareggiati e delle Accademie di belle arti legalmente riconosciute di Bergamo, Genova, Perugia, Ravenna e Verona, nonché delega al Governo per il riordino della normativa in materia di Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM)” lo Snals-Confsal ha valutato positivamente la previsione della statizzazione degli ex MPI, della soluzione del precariato, della incentivazione della ricerca e dell’apertura alla internazionalizzazione. Restano, al contrario, forti dubbi sulla creazione dei Politecnici, l’accorpamento in essi delle Istituzioni secondo una logica di regionalizzazione. Tutto ciò potrebbe comportare il passaggio del personale da ruolo nazionale a ruolo regionale con ripercussioni relativamente alla mobilità (trasferimenti) che sarebbe prevista esclusivamente a livello regionale e gestita con procedure definite “discrezionalmente” dai singoli Politecnici. Mancano inoltre nel testo opportune norme di salvaguardia per il personale in caso di ristrutturazione /contrazione di organico. Infine trattasi di una Legge quadro che demanda comunque a successivi provvedimenti legislativi la definizione delle materie previste per cui resterebbero sulla soglia della imprevedibilità le ricadute sulla sorte delle stesse Istituzioni, del personale e sulla positiva trasformazione dei percorsi di studio.
La ricerca nelle Istituzioni AFAM
Una discriminante ulteriore con l’Università “vera”, sembra essere per alcuni la difficoltà di definire sul piano teorico e realizzare sul piano pratico ciò che dovrebbe intendersi per “ricerca” riferita alle Istituzioni AFAM. In realtà la ricerca è insita nella natura dell’artista: FARE ARTE E’ FARE RICERCA. E’ un costante processo di riflessione e ascolto un continuo interrogarsi, uno scavare in profondità. Attraverso gli studi critici e la produzione si mette in atto la “metodologia sperimentale” che ci consente di penetrare il mondo dell’arte alla ricerca della bellezza e della perfezione. L’Arte è portatrice di Bellezza ed espressione di irrinunciabili valori etici ed è parte integrante del vivere quotidiano perché favorisce l’evoluzione dell’essere umano, come individuo e come comunità, ed educa a una armonica convivenza con la Natura. Essa tocca nel profondo i sensi, le emozioni e i sentimenti, libera dai generi e dalle forme codificate, dalle regole del mercato per diventare strumento di crescita e benessere di conoscenza e incontro.
Sul piano più pratico, considerando che le istituzioni si qualificano contemporaneamente sui diversi piani (didattico, compositivo, performativo e quali custodi di beni culturali d’interesse storico-musicale), l’esperienza maturata spontaneamente da alcune istituzioni AFAM italiane fornisce un quadro di riferimento, qui sintetizzato schematicamente:
- attività didattiche interne extracurriculari;
- produzione artistica e prassi esecutive;
- progetti gestiti su piattaforme di cooperazione internazionale;
- valorizzazione del patrimonio artistico delle Istituzioni quali documenti, fonti musicali, strumenti antichi, materiali iconografici, biblioteche;
- produzione in diversi settori della musicologia;
- applicazione e sviluppo di tecnologie audio/video;
- innovazione e implementazione delle procedure e delle prassi gestionali e delle applicazioni informatiche;
Per le Accademie:
- Esplorazione dei i campi della fotografia;
- Tecniche di elaborazione di immagini, video, montaggio, effetti speciali indirizzati al Cinema, Televisione e Teatro;
- Didattica dell’arte e Beni Culturali e Museali (consente la diffusione, del nostro grande patrimonio artistico, nelle diverse età dell’apprendimento e mondo);
- Nuove tecniche di Conservazione e restauro delle opere antiche e moderne (non solo dipinti e affreschi ma anche lapidei, metalli, legno, e opere d’arte contemporanea);
- Nuove tecnologie dell’arte (Comunicazione Visiva Editoria, Advertising, Illustrazione, Graphic Design).
E’ della massima importanza strategica per la qualità delle Istituzioni AFAM che sia data loro ampia possibilità di completare le tradizionali attività didattiche con le attività di ricerca, alcune delle quali possono costituire occasioni di formazione professionale aggiuntive e/o alternative. Le aree interessate dalla ricerca non potranno che integrare in modo trasversale le varie identità che caratterizzano strutture complesse quali le Istituzioni AFAM. L'articolazione dei dottorati potrebbe prevedere un ciclo triennale unico, sostenuto da borse di studio, reperite dai consigli di amministrazione i cui componenti dovrebbero avere un profilo professionale specifico per la gestione amministrativa e rapporti per la reperibilità di finanziamenti (ai dottorandi si può affidare il ruolo di tutor formativi per studenti di fascia preaccademica).
Situazione del personale docente
Si sottolineano le circostanze che hanno progressivamente sempre di più penalizzato il comparto:
- la moltiplicazione delle discipline operata sulla dissezione e la frammentazione di quelle di cui al vecchio ordinamento e, su tale base, la modifica e la proliferazione di nuove classi di concorso dei docenti che ha sottratto competenze agli attuali, istituito una giungla di nuove titolarità, ingabbiato e limitato la formazione dello strumentista contrariamente a quanto richiesto a livello internazionale dove si richiede una preparazione riferita agli stili ed ai repertori la più ampia possibile anche ai fini dell’impiego nelle grandi orchestre. Valga per tutti l’esempio di avere distinto, in fase di ingresso al triennio, lo strumento “barocco” o “antico” da quello successivo;
- il problema irrisolto della II^ fascia di docenza;
- la cancellazione della progressione di anzianità;
- la riduzione a soli 10 giorni l'anno per i permessi di studio, ricerca e produzione artistica, a fronte dei 30 giorni precedentemente previsti, e con l'obbligo di recupero delle ore di lezione;
- la fine della cumulabilità dei permessi artistici e l’abolizione dell’anno sabbatico (con l’unica concessione di poter usufruire dei permessi eventualmente non goduti negli anni scorsi fino a esaurimento ma non oltre 30 giorni l'anno).
Tali disposizioni si pongono in contrasto con la specifica professionalità dei docenti del comparto AFAM risultando dunque lesive di un diritto storicamente riconosciuto e previsto da tutta la normativa precedente anche a tutela della qualità del servizio formativo. In dette misure non può che constatarsi un atteggiamento meramente punitivo nei confronti di una categoria che al contrario doveva essere condotta verso l’allineamento economico e giuridico con il personale universitario.
L’insufficiente attivazione della formazione musicale di base nell’ambito dell’istruzione primaria e secondaria ha sovraccaricato di lavoro gli attuali docenti di Conservatorio in una fase che solo sulla carta si è dimostrata transitoria, creando disorientamento negli Studenti del nuovo ordinamento. Il personale attualmente in servizio gestisce più tipologie di corsi in assenza della ridefinizione del sistema di reclutamento per il cosiddetto III livello di formazione e la mancata riqualificazione delle condizioni contrattuali del personale in servizio. Tutto questo a fronte d’invariate strutture (organico docenti e personale amministrativo) e risorse economiche.
E’ necessario quindi che il legislatore emani in tempi brevi un PACCHETTO DI NORME ad hoc, con cui venga sancita l’immediata attribuzione all’AFAM del pieno stato di Università e l’inserimento delle stesse norme destinate all’istruzione del livello universitario, fatta salva ovviamente le rispettive peculiarità di Accademie e Conservatori. Oltre a ciò tale atto normativo dovrebbe condurre ad un allineamento del comparto agli standard europei (sia sotto l’aspetto didattico-ordinamentale che amministrativo-organizzativo) e rendere il sistema AFAM italiano perfettamente dialogante e raffrontabile con le omologhe istituzioni europee, pur nel rispetto delle tradizioni nazionali. Tali norme dovrebbero comprendere:
Si ritiene indispensabile e non più procrastinabile:
- il completamento degli Ordinamenti previsti dalla Legge di Riforma e dal DPR 212 ed istituzione in tutti i Conservatori e Accademie, uniformandoli a livello nazionale e superando le attuali discriminazioni, dei percorsi formativi mancanti;
- la messa a ordinamento dei bienni ancora sperimentali;
- l’attivazione del biennio per tutti i corsi di laurea già attivi, dei corsi di formazione alla ricerca, dei Master, dei Dottorati, dei Corsi di perfezionamento;
- la possibilità delle singole istituzioni di ripristinare il percorso unico sul modello universitario in cui coesistono lauree quinquennali a ciclo unico e lauree 3+2;
- la chiarezza nell’applicazione del diritto degli studenti alla doppia frequenza regolata dal DM del 28 settembre 2011 e conseguente disciplina dei piani di studio;
- l’abrogazione del divieto di frequentare Conservatorio ed altra Facoltà per chi è all’80% di uno dei due percorsi;
- l’abolizione dell'art. 142 del T.U. n. 1592/1933, che non consente la contemporanea iscrizione a due corsi; anche nel passato le figure di eccellenza musicale ed intellettuale seguivano contemporaneamente diversi corsi di studio (strumento, composizione, direzione d'orchestra) e non c'è ragione di impedire che ciò accada nel Conservatori attuali;
- la corrispondenza dei piani di studio superiori (solo il Triennio è stato regolamentato con tabelle comuni a livello nazionale, come prescrive il DPR 212 del 2005 al Capo II artt. 5 e 6);
- la denominazione di “Diploma di Laurea” dei titoli rilasciati e corrispondenza certa del loro valore giuridico, comprendendo anche quelli di vecchio ordinamento conseguiti dopo il 2012.
Riassumendo la politica del comparto AFAM deve orientarsi sulle necessità e nell’interesse degli studenti procurando opportunità ed orientamento nel mercato del lavoro per una adeguata
- ridefinire lo stato giuridico dei docenti AFAM in analogia a quello dei docenti universitari;
- avvicinare progressivamente le retribuzioni AFAM a quelle universitarie;
- stabilire indicatori di produttività e valutazione della docenza secondo la prassi universitaria;
- recuperare in tempi brevi gli scatti e gradoni stipendiali, anche ai fini pensionistici;
- garantire l’emanazione periodica di concorsi a cattedra;
- la messa in ordinamento dei bienni;
- l’immediata attivazione dei Dottorati di ricerca alcuni dei quali sono già "pronti". Nel merito, l’articolazione dei dottorati potrebbe prevedere un ciclo triennale unico, sostenuto da borse di studio, reperite dai Consigli di Amministrazione i cui componenti dovrebbero avere un profilo professionale specifico per la gestione amministrativa e rapporti per la reperibilità di finanziamenti (ai dottorandi si può affidare il ruolo di tutor formativi per studenti di fascia preaccademica);
- l'emanazione periodica di concorsi a cattedra;
- l’introduzione di procedure standard che assicurino trasparenza e correttezza nella governance dei conservatori, attente alle esigenze primarie della didattica, contro gestioni clientelari e personalistiche;
- lo stanziamento di adeguate risorse per il funzionamento delle Istituzioni (basta tagli all'Istruzione!);
- l'atteso decreto sul Reclutamento dovrebbe essere coerente con il livello triennio/biennio o quinquennale sostituendo la logica della scuola secondaria e assumendo criteri selettivi secondo modalità universitarie.
GOVERNANCE ED AMMINISTRAZIONE
È necessario rimodellare gli statuti sulla base della 240/10 sull’università superando il DPR 132/03 che detta anche le modalità per l'elaborazione dello statuto, del regolamento didattico, di quello di amministrazione, finanza e contabilità (art.14). Inoltre la disponibilità di spesa va delegata ai Dipartimenti e l’esercizio di bilancio dovrebbe essere pubblico e differenziato programmaticamente e preventivamente nelle diverse aree formative presenti in ogni singola Istituzione. Infine l’AFAM deve aver diritto di rappresentanza presso il CUN con conseguente abrogazione del Cnam.
Relativamente al rinnovo del CCNL, lo Snals-Confsal valuta fondamentali i seguenti punti:
- recupero economico in graduale adeguamento verso i parametri universitari;
- recupero degli scatti stipendiali persi, anche ai fini pensionistici;
- individuazione di una quota di risorse a disposizione della autonoma programmazione dei dipartimenti;
- attenta revisione delle norme del Contratto integrativo di Istituto Nazionale 2006-2009 (art. 5) e diversa gestione per una più equa distribuzione delle risorse del fondo di Istituto;
- ripristino dei permessi artistici e dell’Anno sabatico;
- definizione, compiti e competenze delle strutture didattiche sul modello del sistema universitario;
- individuazione delle procedure di passaggio dei docenti dalla 2^ alla 1^ fascia di docenza;
- modalità per la definizione degli organici e l’impiego dei docenti sugli stessi;
- mantenimento della mobilità (trasferimenti) a livello nazionale;
- introduzione di procedure standard che assicurino trasparenza e correttezza nella governance delle Istituzioni, più attente alle esigenze primarie della didattica.
Il Responsabile Nazionale SNALS-CONFSAL
Prof.ssa Giovanna Crescentini