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Timestamp: 2017-01-21 23:39:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 663', 'art. 73', 'art. 78', 'art. 663', 'art. 663', 'art. 656', 'art. 25', 'art. 663', 'art. 656', 'art. 655', 'sentenza ', 'art. 663', 'art. 656', 'art. 663', 'art. 78', 'art. 663', 'art. 78']

Art. 663 cod. proc. penale: Esecuzione di pene concorrenti
HOME Codice proc. penale Articoli Codice proc. penale Agg. il 10 maggio 2015 Codice proc. penale Art. 663 cod. proc. penale: Esecuzione di pene concorrenti L’AUTORE: Redazione
2. Se le condanne sono state inflitte da giudici diversi, provvede il pubblico ministero presso il giudice indicato nell’articolo 665 comma 4.
In materia di applicazione in sede esecutiva della disciplina del reato continuato è ammissibile, in quanto non meramente ripropositiva, la domanda relativa a fatti, successivamente ricompresi insieme ad altri in un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti ex art. 663 c.p.p., che abbiano già formato oggetto di una precedente istanza, respinta, di applicazione della continuazione, costituendo la sopravvenienza di un provvedimento di cumulo, ancorché comprensiva di reati per i quali l'esistenza del vincolo sia stata esclusa, un nuovo elemento che impone la valutazione del nesso ideativo e volitivo tra tutti i fatti in esso confluiti. Annulla con rinvio, Trib. Asti, 14/04/2011
Cassazione penale sez. I 09 novembre 2012 n. 7333 In base al combinato degli art. 73, 76 e 80 c.p. e 663 c.p.p. il p.m. è obbligato a disporre sempre il cumulo delle pene pecuniarie, sussistendo sia l'interesse del condannato a conoscere con esattezza e completezza la propria situazione esecutiva, sia quello dell'ordinamento all'instaurazione di un ordinato rapporto esecutivo unitario. (Nella specie la Corte ha ritenuto che tale attività doverosa non potesse essere omessa sol perché ad alcune pecuniarie proporzionali, in particolare per reati di contrabbando, non era applicabile il criterio moderatore dell'art. 78 c.p.) Annulla senza rinvio, Trib. Rovereto, 19 novembre 2010
Cassazione penale sez. I 29 novembre 2011 n. 47319 Il provvedimento di cumulo, emesso a norma dell'art. 663 c.p.p., ha natura amministrativa e non giurisdizionale e, pertanto, è suscettibile di essere revocato o rimosso, al fine di tenere costantemente aggiornata la posizione processuale del condannato, e non diventa mai definitivo, salvo che su di esso si sia pronunciato il giudice dell'esecuzione, il cui intervento può essere richiesto dal condannato senza limiti di tempo. Rigetta, Trib. Roma, 01 febbraio 2010
Cassazione penale sez. I 23 settembre 2010 n. 36236 Ai fini dell'esecuzione di pene concorrenti vanno inserite nel cumulo non solo tutte le pene che non risultano ancora espiate alla data di commissione dell'ultimo reato, ma anche quelle già espiate che possono comunque avere un riflesso sul cumulo materiale, in vista della maturazione dei requisiti temporali per l'ammissione ad eventuali benefici penitenziari. Annulla con rinvio, Gip Trib. Torino, 22 novembre 2009
Cassazione penale sez. I 23 giugno 2010 n. 27569 In presenza di più pene da espiare, il p.m. deve, ai sensi dell'art. 663 c.p.p., procedere al cumulo delle pene, in quanto, in siffatti casi, la pena espianda è unica, dovendo essere individuata in quella cumulata. Proprio in ragione dell'effettuando cumulo, discende che quando questo sia effettuato tra le pene irrogate con due diverse condanne, di cui la prima non oggetto di sospensione dell'esecuzione (nella specie, a seguito della omessa presentazione, nei termini di legge, di istanza di misure alternative alla detenzione), non può procedersi alla sospensione dell'esecuzione neppure relativamente alla pena inflitta con la seconda sentenza, dato che il provvedimento di cumulo (necessitato per indicazione legislativa) costituisce titolo esecutivo con riguardo all'unica pena cumulata conseguentemente determinata; mentre non potrebbe applicarsi il principio della scindibilità del cumulo atteso che le misure alternative alla detenzione, all'ottenimento delle quali è finalizzato l'istituto della sospensione dell'esecuzione, riguardano la pena complessiva risultante da tutti i titoli contemporaneamente esecutivi e non già una o solo qualcuna delle pene facenti parte del cumulo.
Cassazione penale sez. I 17 novembre 2009 n. 49624 Sono inammissibili le q.l.c. dell'art. 656, comma 6, c.p.p., sollevate, in riferimento agli art. 25, comma 1, 111, comma 2, e 97, comma 2, cost., nella parte in cui non prevede che, nelle more della decisione sull'istanza di concessione di misura alternativa alla detenzione, qualora sopravvengano altre sentenze definitive di condanna pronunciate da giudici di diverso distretto di corte di appello nei confronti della stessa persona ed il p.m. competente determini la pena ai sensi dell'art. 663 c.p.p., la competenza a decidere rimanga ferma in favore del tribunale di sorveglianza del luogo in cui ha sede l'ufficio del p.m. che - al momento della presentazione di detta istanza da parte del condannato "libero sospeso" ai sensi dell'art. 656, comma 5, c.p.p. - era competente per l'esecuzione. Le questioni si fondano su una premessa interpretativa - quella che, nel caso indicato, debba trovare applicazione il principio desumibile dal combinato disposto degli art. 655, comma 1, e 665, comma 4, c.p.p., secondo cui la competenza è del tribunale di sorveglianza del luogo in cui è stata pronunciata la sentenza divenuta irrevocabile per ultima, cioè del luogo in cui ha sede l'ufficio del p.m. che, avendo emesso apposito provvedimento ai sensi dell'art. 663 c.p.p., ne cura l'esecuzione - "non plausibile", dal momento che il rimettente non ha considerato che, secondo l'orientamento della Corte di cassazione (assurto a diritto vivente), una volta radicatasi la competenza per territorio con riferimento alla situazione esistente al momento della richiesta di una misura alternativa alla detenzione, tale competenza, per il principio della "perpetuatio iurisdictionis", resta insensibile agli eventuali mutamenti che tale situazione può subire in virtù di altri successivi provvedimenti, con la conseguenza che la competenza per territorio del tribunale di sorveglianza, radicatasi ai sensi dell'art. 656, comma 6, c.p.p., rimane ferma anche qualora sopravvengano altri titoli esecutivi sulla base di sentenze di condanna pronunciate da giudici di diverso distretto di corte di appello. Il rimettente ha, quindi, omesso di ricercare una interpretazione costituzionalmente orientata della norma impugnata (sentt. n. 117 e 192 del 2007, 272 del 2008; ordd. n. 100 del 2003, 54 del 2005, 32, 409 del 2007, 193, 268, 441 del 2008).
Corte Costituzionale 12 giugno 2009 n. 178 Nel determinare la pena da eseguirsi, ai sensi dell'art. 663 cod. proc. pen., le pene eventualmente coperte da condono vanno scorporate prima di applicare il criterio moderatore del cumulo giuridico di cui all'art. 78 cod. pen.. Rigetta, App. Roma, 5 Marzo 2007
Cassazione penale sez. I 06 dicembre 2007 n. 264 Nel determinare, ai sensi dell'art. 663 cod. proc. pen., la pena da eseguirsi nel caso di esistenza, a carico del medesimo soggetto, di pene temporanee detentive concorrenti, il giudice dell'esecuzione, a norma degli artt. 78 e 80 cod. pen., deve dapprima scorporare dal cumulo materiale la somma delle pene estinte per indulto, in quanto non più concretamente eseguibili per l'intervento della causa estintiva, e solo successivamente applicare il criterio moderatore del cumulo giuridico, ponendosi tale criterio come temperamento legale del coacervo delle sole pene da eseguirsi effettivamente, senza possibilità di inclusione in esso delle pene già coperte dal condono, le quali, altrimenti, verrebbero a godere di un duplice abbattimento, dapprima fruendo dell'applicazione del criterio moderatore di cui all'art. 78 cod. pen. e poi del loro scorporo integrale dal cumulo giuridico. Rigetta, Ass.App. Catania, 21 marzo 2007
Cassazione penale sez. I 13 novembre 2007 n. 46279
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