Source: http://www.safetal.com/archivio-news/sulla+mancata+richiesta+ai+vvf+del+collaudo+obbligatorio+di+un+impianto-iNews1-6002.php
Timestamp: 2017-01-22 03:43:30+00:00
Document Index: 19539709

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ']

lettura di questa sentenza della Corte di Cassazione Penale emerge
un'interessante principio in base al quale, in materia di prevenzione
incendi ed ai fini della determinazione delle aziende che devono essere
sottoposte al collaudo da parte dei Vigili del Fuoco, esiste una
continuità normativa fra le disposizioni di cui al D.P.R. 27/4/1955 n.
547, contenente le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro,
notoriamente abrogato dal D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 contenente il Testo
Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e le disposizioni
attuali in materia di prevenzione incendi di cui al D. Lgs. 8/3/2006 n. 139,
contenente il “Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed
ai compiti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”. Discende, quindi,
di conseguenza che continua ad avere vigenza il D.P.R. 28/5/1959 n. 689
il quale, con riferimento alle disposizioni dettate dall'art. 36 dello
stesso D.P.R. n. 547/1955, aveva individuato ed elencato in due
apposite tabelle A e B quelle aziende e lavorazioni nelle quali si
producono, si impegnano, si sviluppano e si detengono prodotti
infiammabili, incendiabili o esplodenti (art. 36 lettera a) e quelle
aziende e lavorazioni che per dimensione, ubicazioni ed altre ragioni
presentano in caso di incendio gravi pericoli per l'incolumità dei
lavoratori (art. 36 lettera b) che sono soggette, ai fini della
prevenzione degli incendi, al controllo del Comando del Corpo dei
L'attività oggetto della sentenza in esame e
posta all'attenzione della Corte di Cassazione in questa sentenza era
quella relativa alla installazione in un'area aziendale di un impianto
di distribuzione carburanti
per uso privato. Per tale attività non era stata richiesta ai Vigili de
Fuoco la preventiva visita di collaudo per cui il responsabile legale
della società, per conto della quale era stato installato l'impianto
stesso, è stato condannato dal Tribunale alla pena di euro 1.000,00
d'ammenda. Il Tribunale, infatti, ha ritenuto che l'azienda
rappresentata dall'imputato rientrasse tra le aziende tenute a
sottoporre a visita di collaudo l'impianto de quo, ai sensi degli
articoli 36 e 37 del D.P. R. n. 547 del 1955 e della tabella A allegata
al D. P. R. 689 del 1959. L'imputato ha ritenuto di far ricorso alla Corte
di Cassazione sostenendo che le tabelle A e B del D. P. R. n. 689/1959
elencano delle tipologie di attività imprenditoriali tra le quali non
era compresa quella edile svolta dalla sua società per cui l'apertura
di un distributore di carburanti all'interno della sua azienda era un
fatto non previsto come reato dalla legge per cui chiedeva
l'annullamento della sentenza.
La Corte di Cassazione ha però rigettato il ricorso ritenendolo infondato. La stessa ha fatto osservare che in materia di prevenzione incendi
le aziende e le lavorazioni indicate nelle tabelle A e B approvate con
il D.P.R. n. 689/1959, contenente la determinazione delle aziende e
delle lavorazioni soggette, ai fini della prevenzione degli incendi, al
controllo del Comando dei vigili del fuoco sono assoggettate al
rilascio del certificato di prevenzione incendi ed in difetto del quale è configurabile il reato previsto dagli articoli 36 e 37 del D.P.R. n. 547/1955. “Con l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 81 del 2008” prosegue la Suprema Corte “il
sopraindicato decreto è stato abrogato ma la fattispecie criminosa è
oggi prevista dal Decreto Legislativo 8 marzo 2006, n. 139, articolo 16
richiamato dall'articolo 46 (Prevenzione incendi) del Decreto
Legislativo n. 81 del 2008 per ribadire la sua perdurante vigenza anche
a seguito dell'abrogazione del decreto n. 547 del 1955”.
Secondo la stessa Corte di Cassazione “sussiste,
quindi continuità normativa tra la fattispecie criminosa abrogata e
quella inserita nel vigente decreto n. 139 stante che per entrambe
opera la disposizione, in tema di lavorazioni pericolose, che ritiene
sufficiente per l'assoggettamento al controllo dei vigili del fuoco che
nell'azienda o lavorazione si detengano o si impieghino prodotti
infiammabili, incendiabili o esplodenti”. In applicazione del sopraindicato assetto
normativo, quindi, la Sez. III ha pertanto ritenuta corretta la
decisione del Tribunale e la configurabilità del reato, considerato che
l'azienda, di cui l'imputato era legale rappresentante e nel cui ambito
era stato istallato un impianto di distribuzione carburanti a uso
privato costituito da una colonnina e da un serbatoio metallico della
capacità di circa 5.650 litri e contenente circa 1.000 litri di gasolio
per autotrazione, era tra quelle assoggettate, ai fini della
prevenzione degli incendi, al controllo dei Vigili del Fuoco ai sensi
del D. P. R. n. 689/1959 la quale comprende appunto al n. 11 della
tabella A i "depositi, magazzini e rivendite di benzina, petrolio, oli
minerali e altri prodotti idrocarburanti infiammabili o combustibili,
per quantità superiori a 500 kg". “E' quindi, irrilevante”, ha concluso la Sez. III, “ai
fini della configurabilità del reato, la tipologia dell'attività
(edile, nella specie) svolta dall'impresa il cui legale rappresentante
è tenuto al rispetto della normativa sulla prevenzione incendi in
relazione alla detenzione di prodotti infiammabili”. Corte
di Cassazione - Sezione III - Sentenza n. 16313 del 17 aprile 2009 (u.
p. 25/2/2009) - Pres. Lupo - Est. Teresi - P.M. Izzo - Ric. D. P. G.
C. - Ai fini della determinazione delle aziende da sottoporre al
controllo dei vigili del fuoco esiste una continuita' normativa fra le
disposizioni abrogate di cui al d.p.r. n. 547/1955 e quelle attuali di
cui al d. lgs. n. 139/2006.
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