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Timestamp: 2020-02-24 02:00:12+00:00
Document Index: 87376975

Matched Legal Cases: ['art. 299', 'art. 29', 'art. 36', 'art. 28', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 590', 'art. 2', 'art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ']

La responsabilità, cioè, sta esattamente lí dove stanno I poteri. Se non ci sono poteri non ci sono responsabilità
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La responsabilità, cioè, sta esattamente lí dove stanno i poteri. Se non ci sono poteri non ci sono responsabilità.
Se invece ci sono i poteri (nei limiti dei poteri che ogni soggetto ha) ci sono le connesse responsabilità, al di là del “nomen juris” che viene attribuito ad ogni singolo soggetto
La responsabilità deve essere localizzata laddove si trovano le competenze e i poteri
RESPONSABILITÀ POTERE
L’individuazione dei destinatari delle norme per
la prevenzione degli infortuni sul lavoro va effettuata, non attraverso la qualificazione
astratta dei rapporti tra i diversi soggetti, bensì
essenzialmente in concreto, tenendo conto
delle mansioni e delle attività in concreto svolte
da ciascun soggetto, anche di propria iniziativa
(Corte di Cassazione 9.3.2007, art. 299 d.lgs.81/08).
Le posizioni di garanzia relative al datore di lavoro, al dirigente e al preposto gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto I poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti
(=datore di lavoro di fatto, dirigente di fatto,preposto di fatto)
Quali sono le linee portanti ai fini della individuazione degli obblighi giuridici(e delle conseguenti responsabilità) per i soggetti chiamati ad occuparsi di sicurezza?
In materia di responsabilità, la prima linea portante introdotta con i decreti legislativi di origine comunitaria è la centralità della figura del datore di lavoro; questo non è un concetto del tutto nuovo, nel senso che anche prima del 626, nella gerarchia dei soggetti tenuti ad applicare le norme in materia, il datore era al primo posto e in questo senso la sua posizione è rimasta immutata
La centralità del datore di lavoro nei decreti 626/94 e
81/08 e nel nuovo Testo Unico è un concetto giuridico
più articolato, nel senso che il datore di lavoro non è
più chiamato ad attuare a pioggia i singoli precetti
della prevenzione, ma è obbligato a dotarsi di una rete
organizzativa e gestionale che adesso diventa
obbligatoria e la cui mancanza è penalmente sanzionata
La seconda linea portante del nuovo sistema di sicurezza è un obbligo di carattere gestionale: la valutazione del rischio, che viene poi tradotta nel c.d. piano di sicurezza:
dopo aver valutato tutti i rischi bisogna tradurre questa valutazione in un documento che contiene il programma [e i tempi] degli interventi con i quali il datore di lavoro ritiene di dover fronteggiare i rischi che ha valutato; immediatamente dopo aver valutato i rischi il datore di lavoro deve adottare le misure necessarie.
Il datore di lavoro effettua la valutazione dei rischi ed elabora il D.V.R. in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e il Medico
Competente e previa consultazione del
Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (art. 29 d.lgs. N. 81/08).
1. La valutazione deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato (secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004) e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri paesi.
…d) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri ( = elaborazione dell’organigramma di sicurezza)
f) l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento ( = mappatura dimensionale dei rischi specifici).
gli art. 36 e 37 sono due momenti chiave del funzionamento dell’intero sistema di prevenzione nei luoghi di lavoro
Il Legislatore, avvertendo una carenza diffusa nelle aziende
private e pubbliche per la scarsissima preparazione soggettiva
dei lavoratori in materia di sicurezza e igiene, (e alla luce delle
statistiche che indicano come solo il 10% degli infortuni avviene
per cause tecniche e strutturali mentre il 90 % è causato dal
comportamento delle persone), ha inteso rimarcare tali obblighi
trasformandoli in obblighi espliciti e specifici: “Il datore di lavoro
assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione
sufficiente in materia di sicurezza e salute e un’adeguata
informazione sui rischi e pericoli esistenti all’interno del luogo di
Carattere preventivo della formazione: deve avvenire prima che al lavoratore venga assegnata una certa mansione o prima che abbia luogo un cambiamento di mansioni
(spesso il cambiamento di mansioni avviene per un’esigenza improvvisa)
Corte di Cassazione 12 settembre 2006
Effettività della formazione, cioè esigenza che la formazione e
l’informazione non venga semplicemente data ai lavoratori, ma
venga effettivamente ricevuta dai lavoratori.
Ciò comporta che un datore di lavoro non si limiti a fornire la
formazione e l’informazione, ma si preoccupi di verificare che
queste siano state realmente recepite e assimilate dai lavoratori
attraverso la verifica dell’apprendimento……
Responsabilizzazione dei lavoratori: con i decreti n.626/94 e 81/08 si passa da un sistema che considerava il lavoratore soltanto come il soggetto da proteggere,cioè un mero creditore di sicurezza, ad una normativa
che individua nel lavoratore un soggetto obbligato a
farsi carico anche lui del dovere di sicurezza, quindi un
soggetto responsabile, naturalmente con riferimento
agli obblighi che la legge pone a suo carico.
1. La valutazione di tutti i rischi con la
conseguente elaborazione del documento previsto dall’art. 28.
2. La designazione del Responsabile del
…ne risponde personalmente solo il datore di lavoro….
…tuttavia il datore di lavoro puó (anzi deve) avvalersi dell’opera del rspp per valutare i rischi:
in tal caso come si distribuiscono le responsabilità del
datore di lavoro e del rspp in caso di inadeguata o incompleta valutazione
Secondo la Corte di Cassazione tre sono gli obblighi che il datore di
lavoro deve assolutamente assolvere:
1. valutare le capacità tecniche di chi redige materialmente il documento, altrimenti c’e’ “colpa in eligendo’;
2. valutare preventivamente quali siano i rischi maggiormente significativi;
3. verificare, poi, se questi rischi siano stati presi in considerazione nel
documento e se siano state prospettate soluzioni idonee a contrastarli.
Se il datore di lavoro rispetta tali condizioni non potrà essere ritenuto
responsabile di una scelta errata da lui non controllabile.
fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale,sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente;…..
consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, copia del documento
di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), nonché consentire al medesimo rappresentante di accedere ai dati di cui alla lettera q);……
vigilare affinché i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di
Il termine "dirigente" in materia di sicurezza non
indica una qualifica formale, ma una FUNZIONE:
Persona che, in ragione delle competenze
professionali e di poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura
dell’incarico conferitogli, attua le direttive
del datore di lavoro organizzando
l’attività lavorativa e vigilando su di essa
(art. 2 c.I lett d T.U.) ;
La Corte di Cassazione si è occupata della
sicurezza del lavoro nei laboratori
universitari, dando insegnamenti su
questioni quali la mancanza di risorse e la
sospensione delle attività insicure.
In più di una sentenza è stato affrontato il
problema degli infortuni agli studenti, che la legge equipara ai lavoratori subordinati.
In caso d’infortunio sul lavoro subito presso un laboratorio
universitario da un dottorando intento a un’operazione di
manutenzione di un apparecchio laser vetusto e sprovvisto
dei necessari dispositivi di sicurezza, è colpevole del reato di
lesione personale colposa cui all’art. 590 c.p. il responsabile
del laboratorio di Spettroscopia Laser del Dipartimento di
Scienze Fisiche che, pur non dotato di autonomia di spesa e
nonostante le richieste di sostituzione dell’apparecchio
inutilmente avanzate all’Università, ne abbia consentito la
manutenzione da parte del dottorando e non ne abbia
impedito l’uso, con la conseguenza della partenza
accidentale del raggio laser.
Il responsabile di laboratorio di un’universita’ –qualificato come
dirigente ai fini della sicurezza- è stato ritenuto responsabile
dell’infortunio occorso ad uno studente durante il trasporto di
una bombola di gas da porre all’interno di un laboratorio del
Il trasporto avveniva con modalita’ pericolose, ad opera di
studenti e non di lavoratori addestrati.
La Corte ha osservato che se anche l’autonomia di spesa del
direttore del dipartimento non era tale da consentirgli di
attuare le opere necessarie per assicurare la sicurezza sul
lavoro, egli non avrebbe dovuto permettere lo svolgimento di
un’attivita’ prevedibilmente pericolosa.
«Preposto»: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli,sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute,
controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa (art. 2 c.I lett d T.U.) ;
• ‐‐ sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei
loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e
sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di
protezione individuale messi a loro disposizione. In caso di persistenza della
inosservanza informano i loro superiori diretti;
• ‐‐ segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze
dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali vengano a conoscenza sulla base della formazione ricevuta….,frequentare appositi corsi di formazione e aggiornamento in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro…
Alla luce dell’esistenza, in tutti gli ambienti di lavoro, di preposti di fatto, appare necessaria una ricognizione dei preposti da parte del datore di lavoro.
I preposti e i dirigenti rispondono in quanto preposti e dirigenti:
non c’è bisogno di un atto in cui il datore di lavoro specifica che tale soggetto assume anche gli obblighi in materia di sicurezza: attendere una delega scritta in materia di sicurezza è un “calcolo miope”! (= è una tesi non accettabile e su cui la giurisprudenza è costante)
Quando le misure di sicurezza non sono rispettate dai
lavoratori, il preposto non deve limitarsi a benevoli
richiami, ma deve prontamente informare il datore di lavoro o il dirigente legittimato a infliggere richiami formali e sanzioni a carico dei lavoratori riottosi.
Questa è la linea di comportamento da seguire, non seguirla comporta la responsabilità per infortunio.
Il richiamo può concretizzarsi nello strumento giuridico previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro …
Il dirigente e il preposto in materia di sicurezza prescindono dalla qualifica formale.
Puoi organizzare strutturalmente un servizio? Puoi dare istruzioni? Puoi dirigere il lavoro altrui? In tal caso sei un dirigente.
Sei incaricato di sovraintendere una certa procedura di sicurezza emanata da altri? Sei incaricato di vigilare sui lavoratori? Allora sei un
In alcuni ambienti soprattutto nella pubblica amministrazione ci sono soggetti che non sanno essere dei preposti…
Una volta preso atto dei propri obblighi, occorre comprendere in quale modo il preposto può provare il proprio adempimento.
Nel caso dell’infortunio di un lavoratore dovuto, per esempio, alla carenza di un dispositivo di protezione, è necessario che il preposto dimostri di aver provveduto a segnalare tempestivamente al datore di lavoro le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione.
La segnalazione verbale può rivelarsi inefficace o, comunque, difficile da provarsi in giudizio: pertanto l’unico mezzo che il preposto può adottare per essere esonerato da responsabilità è la segnalazione in forma scritta: si ricordi che il preposto ha l’obbligo di vigilare e segnalare, mentre l’obbligo di provvedere concretamente all’adeguamento dei mezzi di prevenzione e
protezione spetta al datore di lavoro e ai dirigenti
rappresentare i lavoratori esclusivamente in relazione agli aspetti della salute e sicurezza sul lavoro, con una fondamentale differenza, che a differenza degli altri delegati sindacali gli rls non hanno un ruolo negoziale.
Capita talvolta che essi siedano ad un tavolo per contrattare ciò che si deve fare e ciò che si puo’ anche rimandare, ma non è questo il compito degli rls.
Ove contratti, il rls, se ne potrebbe assumere una responsabilità di carattere penale. Corte di Cassazione 15 settembre 2006
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è chiamato, invece, a svolgere una funzione di consultazione e di controllo circa le iniziative assunte dall’azienda nel settore della sicurezza; svolge tutta una serie di funzioni che possono, in sintesi, definirsi di costante controllo dell’attività svolta, in materia di sicurezza, dal datore di lavoro e dal servizio di prevenzione da questi istituito, compresa la facoltà di fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonee a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.
Nel sistema delineato dal d.leg.vo 626/1994 – ha osservato la Corte – la funzione
di responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, designato dal
datore di lavoro, e quella di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non
sono cumulabili nella stessa persona. (art. 50 d.lgs. n.81).
Nelle recenti sentenze della Corte di Cassazione si sottolinea che è cambiata la concezione legislativa in materia di debito di sicurezza
Il lavoratore, in base a questa nuova filosofia, deve considerarsi a sua
volta responsabile della sicurezza propria e dei propri compagni di
Un tempo c’era un credito di sicurezza vantato dal lavoratore nei
confronti del datore di lavoro; in base al decreto n. 626, questo
generico credito di sicurezza si è concretato in un credito di
informazione, di formazione, di misure dettagliatamente fissate.
Pertanto, prima avevamo una generica indeterminata serie di
impegni del datore di lavoro nei confronti del dipendente, ora invece
abbiamo un sistema che individua responsabilità in capo a tutta una
serie di soggetti, compresi i lavoratori
Con la sentenza del 1 giugno 2007, n. 21587, la Cassazione, sezione quarta penale, ha stabilito che il datore ha il dovere di proteggere l’incolumità del
lavoratore, ma ciò non significa che possano essere giustificate l'imprudenza o la negligenza del lavoratore stesso o di altri colleghi coinvolti nell’infortunio.
D'altra parte, anche la sentenza della Corte di Giustizia CE, sezione III, del 14 giugno 2007, n. C127/05 ha confermato tale orientamento, stabilendo che il datore di lavoro non è oggettivamente responsabile in caso di infortuni e
che gli stati membri non sono obbligati a predisporre norme per stabilire a priori una responsabilità oggettiva in capo al datore di lavoro.
in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro costituisce rischio elettivo la deviazione (puramente arbitraria ed animata da mere finalità personali) dalle normali modalità lavorative, comportante rischi diversi da quelli inerenti le usuali modalità di esecuzione della prestazione.
La Suprema Corte, ribadendo il consolidato orientamento, ha confermato la decisione della corte
territoriale che aveva negato l'indennizzabilità dell'infortunio occorso al lavoratore, partecipante
ad un corso di perfezionamento antincendio, il quale, durante la pausa‐caffe', per osservare da
vicino il vano del discensore dei vigili del fuoco, si era avvicinato tanto da perdere l'equilibrio e
precipitarvi dentro.
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