Source: http://www.legalionline.com/html/affidamento.htm
Timestamp: 2015-05-23 01:08:22+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 47', 'art. 76', 'art. 181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47']

AFFIDAMENTO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE: ESCLUSIONE DELL'ESTINZIONE DELLA PENA PECUNIARIA
Le Sezioni Unite con sentenza n. 27 del 27.9.95 si sono pronunciate sul contrasto giurisprudenziale sorto in merito agli effetti estintivi dell'affidamento in prova al servizio sociale, confermando che l'esito positivo della prova estingue la pena detentiva, ma non quella pecuniaria.
L'art. 47 co. I dell'ordinamento penitenziario che disciplina la suddetta misura alternativa alla detenzione fa infatti riferimento esclusivamente alla pena detentiva: "Se la pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato può essere affidato al servizio sociale fuori dall'istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare", tant'è che ai fini del calcolo della durata di tale affidamento risulta irrilevante la pena pecuniaria o la circostanza che questa sia stata o meno pagata.
Tale interpretazione appare conforme a quanto disposto dall'art. 76 co. III c.p. ove si legge che "Se una pena pecuniaria concorre con un'altra pena di specie diversa, le pene si considerano distinte per qualsiasi effetto giuridico".
Il pagamento della pena pecuniaria, per il cui recupero non è prevista alla sospensione dei termini quando vi sia stato affidamento in prova ex art. 181 disp. att. c.p.p., può avvenire anche dopo l'esito positivo dell'affidamento in prova, in quanto anch'essa ha una propria funzione rieducativa e dissuasiva dal commettere ulteriori reati. Nel caso in cui il condannato non sia in grado di adempiere alla pena pecuniaria, questa può essere convertita in libertà controllata o lavoro sostitutivo e poi in reclusione; può dunque essere richiesto un nuovo affidamento in prova per la pena pecuniaria convertita nonostante l'esito positivo del primo.
Di seguito viene riportata la succitata sentenza delle Sezioni Unite.
SEZIONI UNITE PENALI ha pronunciato la seguente SENTENZA
sul ricorso proposto dal Procuratore Generale della repubblica presso la Corte di Appello di Firenze nei confronti di <S. A.>, nato a Foggia, il 28 maggio 1955; avverso l'ordinanza emessa il 19 luglio 1994 dal ;Tribunale di Sorveglianza di Firenze; Sentita la relazione fatta dal Consigliere Dr. Santo Belfiore Lette le conclusioni del P. M. con le quali chiede che la Corte Suprema di Cassazione annulli, senza rinvio l'ordinanza impugnata nella parte in cui non esclude l'estinzione della pena pecuniaria inflitta al <S.> e non eseguita.
Con ordinanza in data 19 luglio 1994, il Tribunale di Sorveglianza di Firenze dichiarava estinta la pena indicata in motivazione in ogni sua parte ed ogni altro effetto penale della condanna ad essa conseguente. "Nella motivazione dell'ordinanza, il Tribunale di Sorveglianza osservava che <S. A.> era stato affidato in prova al servizio sociale con ordinanza in data 22.12.1993 fino al 5.4.1994 in ordine alla pena di cui alla sentenza 16.11.1992 del Pretore di Livorno; che il periodo di prova aveva avuto esito positivo, come risultava dalla relazione finale del <C. di S. S. di L.>; e che, pertanto, doveva trovare applicazione il disposto dell'art. 47, ult. Comma della legge penitenziaria. impugnata non risulta poiché dall'ordinanza con la esplicitamente, e' opportuno precisare che con la sentenza 16.11.1992, sopra citata, il Pretore di Livorno aveva inflitto al Sessa la pena detentiva e quella pecuniaria e, quindi, con l'espressione usata dal Tribunale di Sorveglianza, nel dispositivo dell'ordinanza impugnata, "la pena indicata in motivazione in ogni sua parte" deve intendersi che il detto Tribunale abbia riferito anche alla pena pecuniaria l'effetto estintivo previsto dall'art. 47, ult. comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354. Avverso tale ordinanza proponeva ricorso il Procuratore Generale della Repubblica Presso la corte di Appello di Firenze e ne chiedeva l'annullamento, deducendo un unico motivo. Il ricorso veniva assegnato alla Prima sezione Penale di questa Corte Suprema che, con ordinanza in data 27 gennaio 1995, rilevava che la questione di diritto sottoposta al suo esame aveva già dato luogo a contrasti giurisprudenziali; e, quindi, rimetteva il ricorso a queste Sezioni Unite, Diritto
Con l'unico motivo il ricorrente deduce la violazione della legge (art. 47 legge n. 354-75 e successive modificazioni). A riguardo il ricorrente sostiene che l'ultimo comma dell'art. 47 dell'Ord. Penit. deve essere interpretato in correlazione con il primo comma (dove si legge: "Se la pena detentiva inflitta non supera tre anni ...") e tenendo presente che punto di riferimento fondamentale della disciplina dell'istituto e' la "pena detentiva", come si desume anche dal titolo ("MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE") del Capo VI del Titolo I della legge n. 354-75. Conseguentemente, si deve ritenere che la "pena" suscettibile di estinzione all'esito positivo del periodo di prova e' soltanto quella detentiva. Conferma dell'esattezza di tale interpretazione si ha nel fatto che la disciplina dell'affidamento in prova fa riferimento alla personalità del condannato (oggetto di osservazione) e non al suo patrimonio. Il ricorso e' fondato. Invero, la Prima Sezione Penale di questa Corte Suprema ha già avuto occasione di affrontare il problema se l'esito positivo dell'affidamento in prova al servizio sociale determini l'estinzione, oltre che della pena detentiva, anche della pena pecuniaria che sia stata inflitta congiuntamente alla pena detentiva espiata in affidamento. Il detto problema la stato risolto nel senso che l'esito positivo dell'affidamento in prova al servizio sociale estingue solamente la pena detentiva e non anche quella pecuniaria (Cass., Sez. I, cc. 24.9.1993, dep. 27.10.1993, n. 3588, in proc. Lodigiani; Cass., Sez. I, 24.10.1994, in proc. Paparusso). Ad analoghe conclusioni questa Corte e' pervenuta a proposito dell'effetto estintivo della liberazione condizionale (Cass., Sez. I, cc. 28.6.1989, n. 1910, in proc. Cannone; Cass., cc. 13.1.1988, in proc. Montanari); istituto che presenta notevoli analogie con l'affidamento in prova al servizio sociale (Corte Costit. 25.5.1989, n. 282). Tuttavia, all'udienza del 9 novembre 1994, sempre la Prima Sezione Penale ha emesso tre sentenze, con le quali,