Source: https://angelocalo.com/varie
Timestamp: 2020-02-29 09:48:56+00:00
Document Index: 46785428

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2433', 'art. 2', 'art. 7']

Varie Archives - Commercialista Dr. Angelo Calò
21 Febbraio, 2020 17 Febbraio, 2020 di Angelo Calò
Le somme corrisposte a titolo di borsa di studio e tirocinio formativo o di orientamento devono essere inserite nel modello 730?
Sono considerati redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente oppure è prevista l’esenzione in termini di presentazione della dichiarazione dei redditi?
Sono queste le principali domande a cui risponderemo nel nostro focus.
Lo faremo attenendoci ad alcune regole da seguire, alle disposizioni del TUIR, del MEF e dell’Agenzia delle Entrate.
Borsa di studio e tirocinio: è obbligatorio presentare il modello 730?
Per legge, esistono casi in cui è previsto l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi e casi in cui è prevista l’esenzione in riferimento a somme percepite come borsa di studio e indennità per il tirocinio.
L’articolo 50 del TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi) stabilisce che gli importi corrisposti a titolo di borse di studio, assegno, premio o sussidio per studio o addestramento professionale sono ritenuti redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
La lista fornita dal TUIR include anche le indennità corrisposte a titolo di orientamento al lavoro e di tirocinio formativo.
In quali casi è obbligatorio inserire nella dichiarazione dei redditi borse di studio e tirocini?
La risposta a questa domanda è contenuta in due documenti dell’Agenzia delle Entrate e del MEF.
La risoluzione n. 95 – 21 marzo 2002 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce quanto segue: anche per le indennità riferite a tirocinio o stage (ad esempio, il tirocinio Garanzia Giovani) è obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi.
Riguardo alle borse di studio, la circolare n. 326 – 23 dicembre 1997 del MEF indica che le somme percepite per attività di studio, ricerca scientifica e specializzazione rientrano nella categoria dei redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente.
Come per altri redditi assimilati (tirocini formativi e di orientamento, assegni, premi o sussidi erogati per studio o addestramento professionale) è obbligatorio presentare il modello 730 ed applicare per il sostituto d’imposta la ritenuta Irpef.
Lo stagista o borsista riceverà, oltretutto, la certificazione unica che contiene le somme complessive erogate e gli importi trattenuti a fini Irpef.
Borsa di studio e tirocinio: modello 730 e soggiorni all’estero
Le istruzioni per la compilazione del modello 730/2020 chiariscono ulteriori dubbi.
Le borse di studio vanno dichiarate da contribuenti residenti in Italia, non soggetti ad una specifica esenzione.
In caso di soggiorno all’estero per motivi di studio, le regole stabilite in Italia vengono applicate in base alle Convenzioni. Il motivo è facilmente intuibile: evitare doppie imposte sui redditi.
Un contribuente residente in Italia, per motivi di studio, deve soggiornare in uno dei seguenti Paesi esteri: Francia, Germania, Regno Unito o Stati Uniti. Percepisce somme da un soggetto residente in Italia. In tal caso, la borsa di studio è tassabile esclusivamente nel nostro Paese.
Mettiamo il caso in cui, invece, il contribuente trasferitosi all’estero per studio (in uno dei quattro Paesi su menzionati) riceve il pagamento da un soggetto residente nello stato estero dove soggiorna.
Il soggetto all’estero che corrisponde la borsa di studio potrà tassare il reddito, mentre il contribuente dovrà dichiararlo anche in Italia richiedendo il credito per l’imposta pagata all’estero.
Quando la borsa di studio è esente dall’obbligo di invio del modello 730
Vi sono casi in cui le borse di studio non vanno in dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Unico).
Di conseguenza, non c’è l’obbligo di presentare ed inviare il modello 730 né di versare imposte sulle somme percepite.
In sintesi, non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi chi percepisce una borsa di studio che rientra fra quelle riconosciute per:
– diritto allo studio universitario;
– attività di ricerca post-laurea;
– mobilità internazionale.
Elenco dettagliato delle borse di studio esenti dall’obbligo
In dettaglio, le borse di studio non tassate secondo le regole ordinarie riguardano quelle:
– corrisposte dalle regioni a statuto ordinario, regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e Bolzano agli studenti universitari sulla base del decreto legislativo n. 68 del 29 marzo 2012;
– corrisposte dalle università, istituti di istruzione universitaria e provincia autonoma di Bolzano, secondo la Legge n. 398 – 30 novembre 1989. Si riferiscono alla frequenza dei corsi di perfezionamento e specializzazione relativi al dottorato di ricerca, attività di ricerca post dottorato e corsi di perfezionamento all’estero;
– bandite dal 1° gennaio 2000 nell’ambito del programma “Socrates”. Questo programma è stato istituito con decisione n. 819/95/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 marzo 1995, modificata dalla decisione n. 576/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio. Rientrano in questa categoria le somme aggiuntive corrisposte dall’Università, a patto che la somma complessiva annua non superi i 7.746,85 euro;
– nell’ambito del programma “Erasmus +“, per la mobilità internazionale, erogate agli studenti delle università e istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), in base al regolamento UE n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio;
– corrisposte per la frequenza nelle università di specializzazione in medicina e chirurgia ai sensi del D.Lgs. n. 257 – 8 agosto 1991;
– nazionali per il merito e la mobilità erogate dalla Fondazione Articolo 34 (art. 1, comma 285, legge n. 232 – 11 dicembre 2016);
– a vittime della criminalità organizzata, del terrorismo, agli orfani ed ai figli di queste vittime in base alla Legge n. 407 – 23 novembre 1998;
– ricevute a titolo di contributi in natura nell’ambito di progetti d’innovazione sociale ai sensi della Legge n. 58 del 28 giugno 2019.
Per maggiori informazioni contattami e richiedimi una Consulenza Professionale.
13 Gennaio, 2020 13 Gennaio, 2020 di Angelo Calò
Il DL n. 34/2019 (Decreto Crescita) è intervenuto sul taglio dell’IRES, ma la normativa vale anche per i soggetti IRPEF che investono nella propria impresa.
La Mini IRES è un regime di tassazione ridotta degli utili accantonati a riserva e tale beneficio non è più subordinato meramente al reinvestimento degli utili per procedere all’acquisto di beni materiali strumentali o per incrementare l’occupazione.
Scopriamo in questa guida chi sono i soggetti interessati, come funziona, la normativa vigente e i vantaggi della tassazione agevolata Mini IRES.
Mini IRES: fonti normative di riferimento
Per quanto concerne la normativa di riferimento, quella originaria è da rintracciare nell’art. 1, commi 28-34, della legge 30.12.2018, n. 145, che ha subito una modifica dal D.L. 30.04.2019, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 28.06.2019, n. 58 (“Decreto Crescita”).
Riportiamo di seguito quanto recita la normativa vigente:
“[la Mini IRES] è un incentivo volto ad individuare una modalità di tassazione agevolata ai fini IRES relativamente semplice e per sempre con la finalità di agevolare gli utili non distribuiti. L’aliquota IRES ridotta applicabile al reddito di impresa dichiarato, è correlata quindi al solo reimpiego degli utili”.
Mini IRES: chi sono i soggetti interessati?
L’agevolazione Mini IRES è rivolta a tutti i soggetti IRES individuati dall’articolo 73 del TUIR.
Pertanto, tale beneficio fiscale è fruibile sia dalle micro-imprese, sia dai soggetti IAS adopter e sia da coloro che redigono il bilancio in base al codice civile, diversi dalle micro-imprese.
Inoltre, la Mini IRES è fruibile dai soggetti IRES non residenti nel territorio dello Stato, anche se hanno optato per il consolidato fiscale.
Tale tassazione agevolata spetta pure agli enti non commerciali, limitatamente all’attività imprenditoriale eventualmente svolta.
Mini IRES: chi sono i soggetti esclusi?
La normativa riguardante la Mini IRES individua anche i soggetti esclusi:
i soggetti finanziari;
i soggetti che determinano forfettariamente il reddito e quindi, la tonnage tax ed il regime forfettario;
gli enti del terzo settore di cui all’art. 6 del DPR n 601/73;
i soggetti che determinano il reddito su base catastale, quindi le società agricole;
i soggetti IRPEF in contabilità semplificata, per i quali il beneficio fiscale non risulta applicabile necessitando un’evidenza anche delle movimentazioni patrimoniali.
Mini IRES: aliquote maggiorate nel tempo
Il reddito di impresa dichiarato dai beneficiari può essere assoggettato ad un’aliquota IRES ridotta di alcuni punti percentuali per la quota corrispondente agli utili di esercizio accantonati a riserve diverse da quelle di utili non disponibili.
In buona sostanza, nel 2019 l’aliquota IRES era pari al 22,5% ridotta dell’1,5%, per il corrente anno 2020 l’aliquota è pari al 21,5% ridotta del 2,5%.
Nel 2021 l’aliquota sarà pari al 21% ridotta del 3%, nel 2022 sarà pari al 20,5% (con riduzione del 3,5%) e nel 2023 sarà pari al 20% ma beneficerà della riduzione del 4%.
Mini IRES: parametri da considerare ai fini della determinazione del beneficio
La base di calcolo dell’aliquota IRES ridotta corrisponde alla quota di reddito pari agli utili conseguiti nell’esercizio di attività commerciali dell’anno di imposta precedente a quello per il quale è presentata la dichiarazione.
Gli utili oggetto di agevolazione fiscale sono al netto delle riduzioni del patrimonio netto con attribuzione ai soci.
La quota degli utili oggetto di agevolazione accantonati a riserva che eccede l’ammontare del reddito netto dichiarato viene calcolata in aumento degli utili agevolabili accantonati a riserva dell’esercizio successivo.
Pertanto, ai fini della determinazione del beneficio, i parametri da considerare sono due:
gli utili accantonati a riserva nei limiti dell’incremento di patrimonio netto,
il reddito di impresa.
Utili accantonati a riserva
Per quanto concerne tale requisito è presupposto imprescindibile del beneficio fiscale il versamento dei soci volto ad aumentare il patrimonio.
Inoltre, sottolineiamo ancora una volta che gli utili siano accantonati a riserva e non distribuiti ai soci.
È bene procedere ad un controllo sulle riserve di utili diverse da quelle formate da utili non disponibili.
Ricordiamo in tale sede che il comma 1 lett. a) dell’art. 2 del DL n 34/19 recita:
“si considerano riserve di utili non disponibili le riserve formate con utili diversi da quelli realmente conseguiti ai sensi dell’art. 2433 Codice Civile”.
Per quanto concerne questo requisito rileva il reddito d’impresa dichiarato.
Pertanto, tale beneficio fiscale non si può fare valere in sede di rettifica in aumento del reddito, ma è fruibile solo in sede di autoliquidazione delle imposte.
Mini IRES con consolidato fiscale
Il comma quattro dell’art. 2 del DL n 34/19 disciplina la Mini IRES per le società che hanno optato per il consolidato fiscale.
Il consolidato fiscale è vietato, ai sensi dell’articolo 126 TUIR, alle società che fruiscono di riduzioni dell’aliquota dell’imposta sui redditi.
Ma, tale limitazione non trova applicazione ai soggetti che si avvalgono della Mini IRES.
Per quanto concerne l’accesso alla Mini IRES nel caso di consolidato fiscale, è riconosciuto in capo alla consolidante di applicare l’aliquota ridotta sul reddito complessivo del gruppo.
In ogni caso, ciascuna società dovrebbe calcolare il proprio reddito oggetto di agevolazione e trasferirlo al consolidato.
Mini IRES: Conclusioni
La finalità della Mini IRES è quella di incentivare il reinvestimento degli utili nell’impresa.
L’attuale disciplina è più semplice rispetto alla prima mini IRES, ma la sua applicazione comporta in ogni caso l’assistenza e la consulenza di un professionista abilitato, onde evitare errori e rischi di incorrere in sanzioni.
Mini IRES: richiedi una Consulenza fiscale personalizzata!
Vista la complessità della normativa è bene affidarsi ad un Commercialista e richiedere una Consulenza fiscale personalizzata.
13 Gennaio, 2020 12 Gennaio, 2020 di Angelo Calò
Nell’era dei blog e degli E-Commerce sta assumendo sempre più importanza il servizio di Google Adsense, il programma pubblicitario creato e gestito da Google, che consente di guadagnare esponendo annunci testuali e banner pubblicitari.
Se ospiti sul tuo sito web degli spazi pubblicitari acquistati da terzi, devi sapere che stai esercitando un’attività commerciale in forma imprenditoriale.
Se sei un digital marketer devi assolutamente conoscere e sapere come gestire da un punto di vista amministrativo e fiscale questo tipo di attività.
Google Adsense: cos’è?
Come già ti ho anticipato Google Adsense è il programma di inserzioni pubblicitarie che consente ai gestori dei siti web di ospitare spazi pubblicitari dove vengono visualizzati gli annunci.
Google AdSense agisce sul contenuto del sito, pubblica gli annunci sui singoli siti web e Google paga i webmaster dei siti dove sono visualizzati gli annunci che vengono cliccati.
Gli annunci pubblicitari provengono da AdWords, che permette di inserire annunci sulle pagine dei risultati di Google.
Il pagamento avviene ad ogni clic su uno degli annunci pubblicati nel sito.
Per iniziare ad utilizzare Google AdSense è necessario iscriversi al programma e ricopiare un pezzo di codice HTML all’interno del sito web.
Una volta perfezionata l’operazione è necessario attendere un po’ di tempo per iniziare a vedere sul proprio sito gli annunci pubblicitari.
Google precisa che sono necessarie fino a 3 giorni massimo, ma in effetti l’operazione è molto più veloce.
Google Adsense: Quanto si guadagna?
Immagino che ti stai domandando quanto sia possibile guadagnare ospitando spazi pubblicitari sul proprio sito.
Non è forse così? Se sei capitato in questa guida significa che stai ricercando informazioni su “come fatturare a Google Adsense”.
Devi sapere che se sei un blogger e hai un sito di piccole dimensioni non ci guadagnerai grandissime cifre, potrai a malapena permetterti di coprire i costi di gestione del blog.
L’advertising online è un’attività remunerativa solo sui blog e siti molto visitati. Infatti, lavorando costantemente puoi trasformare questa attività in un’entrata economica costante.
Non mancano i casi in cui ci si possa permettere di vivere solo di rendita e di entrate monetarie derivanti dall’ospitare annunci pubblicitari sul tuo sito o blog.
Quando i guadagni di Google AdSense iniziano ad essere veramente di entità non trascurabile, devi valutare la necessità di aprire la Partita IVA e di dichiarare fiscalmente i tuoi compensi.
È assolutamente rilevante per ogni digital marketer saper gestire oculatamente le entrate monetarie derivanti dal programma Google Adsense.
Google Adsense e Tax Planning
Esercitare un’attività di tipo commerciale, come quella pubblicitaria, comporta la necessità di fare fronte ad una serie di adempimenti di natura amministrativa, fiscale e contributiva.
Dato che avere un blog o un sito ed ospitare spazi pubblicitari è un’attività imprenditoriale abituale, devi valutare attentamente la necessità di aprire la Partita IVA.
In questo caso è sempre bene rivolgersi ad un Dottore Commercialista di fiducia che ti seguirà passo dopo passo nella procedura di apertura Partita IVA, scelta del Codice ATECO più corretto per inquadrare l’attività svolta ed il Regime fiscale a te più conveniente.
Un buon Consulente fiscale consente di aggiungere valore aggiunto alla tua attività imprenditoriale.
Aprire Partita IVA per fatturare guadagni pubblicitari Google Adsense: quale Codice ATECO scegliere?
Dato che la normativa fiscale prevede la necessità di aprire la Partita IVA per gestire la vendita degli spazi pubblicitari ospitati sul tuo blog/sito, devi necessariamente sapere quale Codice ATECO devi comunicare per inquadrare correttamente la tua attività imprenditoriale.
Per la tua attività di advertising online i Codici ATECO da utilizzare sono ascrivibili ai seguenti:
Codice ATECO 73.12.00 – “Attività delle concessionarie pubblicitarie”,
Codice ATECO 73.11.02 – “Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”.
Advertising online e Impresa commerciale
Nel caso in tu voglia svolgere un’attività di natura commerciale dovrai necessariamente aprire Partita IVA, procedere all’iscrizione al Registro delle Imprese, gestito dalla Camera di Commercio.
Contributi Previdenziali: Gestione Separata o Gestione Commercianti
Oltre agli adempimenti amministrativi, per gli esercenti di attività commerciale è anche obbligatoria l’iscrizione a una forma previdenziale:
Devi optare per la prima se gestisci al 100% solo spazi pubblicitari, mentre se svolgi sul web anche altra attività (copywriting, traduttore, web marketing, consulente informatico, etc.) e l’attività di advertising online è soltanto accessoria, allora devi procedere all’iscrizione alla Gestione Separata INPS.
Ricorda che gli adempimenti contributivi sono differenti:
nel caso della Gestione Commercianti, c’è un minimo fisso da onorare a prescindere dal reddito, oltre ai contributi aggiuntivi al superamento della soglia di 15.000 euro di reddito imponibile,
nel caso di Gestione Separata INPS, i contributi si pagano in base al reddito che si produce (con aliquota del 25,72% sul reddito imponibile).
Fatturazione a Google Adsense
Devi sapere che i pagamenti dei compensi sono eseguiti da Google Ireland, pertanto, la fattura deve essere intestata a:
Il documento fiscale devi inviarlo a questo indirizzo all’indirizzo email: AdSenseVAT@google.com.
Oltre alla descrizione dei servizi effettati, la fattura deve indicare la dicitura “Reverse Charge”:
“Operazione soggetta all’inversione contabile o VAT reverse charge in base all’art. 7-ter del DPR 633/72 assolta dal destinatario, Google Ireland, in conformità all’articolo 196 della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio dell’Unione Europea e della Direttiva 2008/8/CE”.
Questo significa che l’IVA non è dovuta qui in Italia, ma in Irlanda dove ha sede Google Adsense.
Per quanto concerne l’E-Invoice, l’operatore economico italiano non è obbligato ad emettere Fattura Elettronica dato che la controparte dell’operazione Google Ireland è soggetto comunitario.
Per maggiori informazioni o per richiedermi una Consulenza Professionale Personalizzata ti consiglio di contattarmi.
Sarò lieto di aiutarti ad aprire la Partita IVA e a seguirti in ogni adempimento amministrativo e fiscale.