Source: https://www.laleggepertutti.it/146125_come-posso-impugnare-lautovelox
Timestamp: 2019-05-22 20:05:01+00:00
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Come posso impugnare l'autovelox?
Come posso impugnare l’autovelox?
Contestazione contro le multe per autovelox: attualmente il metodo più sicuro è la mancata taratura e controllo periodico dell’apparecchio di controllo elettronico della velocità: ecco perché.
Per molti anni, l’argomento autovelox è stato di massimo interesse per gli automobilisti, complice l’abuso che gran parte dei Comuni d’Italia ne ha fatto per rimpinguare le proprie casse: facile comprendere che, sul web, una delle domande più ricercate è stata «come posso impugnare l’autovelox?». Ad oggi, però, molti dei motivi di impugnazione sono ormai tramontati: la giurisprudenza è più ostile nell’accogliere i vizi di tipo formale (come quelli sulla notifica, sulla non corretta indicazione della chilometrica stradale, l’errore sul modello dell’auto). Anche la corretta collocazione del cartello stradale con l’avviso relativo al controllo elettronico della velocità non è più un cavallo di battaglia come lo era un tempo. A riguardo, la Cassazione ha infatti detto che non esiste un limite minimo prestabilito di distanza tra detto cartello e la postazione con l’autovelox (un tempo si riteneva 400 metri), ma tutto è relativo, da rapportarsi alle condizioni di traffico: l’importante è che l’avviso sia collocato con adeguato anticipo (leggi Dove va posizionato l’autovelox?).
Sempre la Suprema Corte ha anche detto che, in presenza di un incrocio, il cartello con l’indicazione del limite di velocità o quello con l’avviso della presenza dell’autovelox non va ripetuto, con ciò ledendo la conoscibilità della postazione di controllo da parte di chi proviene dall’intersezione stradale. Così, chi si immette in una strada provenendo da una traversa, e non vede il cartello con l’avviso dell’autovelox (perché posto prima dell’innesto delle due vie) non ha motivi di contestazione (leggi Autovelox: il cartello non va ripetuto dopo l’incrocio).
Detto ciò, come si contesta l’autovelox? In realtà, restano poche chance per impugnare la multa per eccesso di velocità. La scappatoia più utilizzata, risultante ad oggi vincente, è quella relativa alla mancata taratura annuale. Questo perché la Corte Costituzionale, due anni fa, ha dichiarato illegittimo il codice della strada nella parte in cui ha dimenticato di prevedere l’obbligo di periodica revisione degli autovelox. Il loro frequente utilizzo e spostamento li rende strumenti facilmente sfasabili, mentre invece dovrebbero essere di precisione. Ecco perché la pubblica amministrazione che li utilizza deve incaricare una ditta per un checkup continuo, proprio come si fa con le bilance del mercato rionale. E il deterioramento pregiudica non solo l’affidabilità delle apparecchiature ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore delicato come quello delle multe stradali.
L’automobilista che sospetti la mancata taratura dell’autovelox può, prima di fare ricorso, fare istanza di accesso agli atti amministrativi, presso l’amministrazione che ha elevato la multa, onde verificare se è stato eseguito il controllo annuale.
La questione è stata, per altro, trattata di recente dal tribunale di Benevento [1] che ha ribadito quanto dalla giurisprudenza – anche di Cassazione – sostenuto in questi ultimi mesi: è nulla la multa per autovelox se l’apparecchio non è stato sottoposto alla taratura annuale. E ciò anche se a rilevare l’infrazione al codice della strada non è la postazione fissa di polizia ma si tratta di un modello che può essere utilizzato solo in presenza degli agenti di polizia. Non conta che lo strumento sia realizzato in modo da segnalare da solo i guasti al personale che lo utilizza: anche i sistemi di autodiagnosi sono soggetti a deterioramento.
Insomma: l’obbligo di taratura vale per tutti gli strumenti di rilevamento.
[2] Trib. Benevento, sent. n. 154/2016.
Sent. n. 154/2016 – Tribunale Benevento
(Ex Tribunale di Ariano Irpino)
Il Giudice del Tribunale di Benevento, dott.ssa Ida Moretti, in funzione di giudice monocratico, ha pronunciato la seguente
nella causa civile di secondo grado iscritta al numero 1035 del ruolo generale degli affari contenziosi dell’anno 2011, avente ad oggetto appello avverso sentenza del Giudice di Pace, trattenuta in decisione all’udienza del 27/11/2015 e vertente
MINISTERO DELL’INTERNO – PREFETTURA DI NOVARA, in persona del suo legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli;
B.C., nato (…), rappresentato e difeso, giusta procura a margine del ricorso dell’1/12/2010, dagli Avv.ti G.R. e D.R. ed elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultimo in Mirabella Eclano
(AV), alla via (…).
Con atto di citazione regolarmente notificato, la Prefettura di Novara chiedeva la riforma della sentenza n. 7133/2011 emessa dal Giudice di Pace di Mirabella Eclano (AV) il 28/04/2011, con la quale era stato accolto il ricorso proposto dal sig. B. avverso il verbale di accertamento di violazione n. (…), notificato il 2/11/2010; in particolare, l’odierno appellante in questa sede eccepiva l’erronea interpretazione, da parte del Giudice di primo cure, della normativa relativa all’uso e alla taratura degli apparecchi di misurazione della velocità.
Tempestivamente costituitosi, il B. si opponeva all’appello, ritenuto inammissibile per mancanza di gravame sul punto specifico della sentenza impugnata (la quale aveva motivato unicamente in ordine alla vetustà dell’omologazione e alla non fidefacenza dell’apparecchio autovelox) ed infondato relativamente alla non necessarietà della taratura periodica dello strumento di rilevazione; in via meramente gradata, il B. riproponeva in questa sede i motivi già avanzati in primo grado in merito alla illegittimità della contestazione e che qui si abbiano tutti per integralmente riportati.
All’udienza del 27/11/2015 la causa veniva riservata in decisione, previa precisazione delle conclusioni delle parti, che si riportavano ai propri scritti e previa assegnazione dei termini di cui all’art. 190 c.p.c., cui faceva seguito il deposito di comparsa conclusionale e memoria di replica unicamente di parte appellata.
L’appello è infondato e, per l’effetto, deve essere rigettato.
Con; l’unico motivo di doglianza, assorbente ogni altra statuizione sulle eccezioni sollevate da parte appellata, la Prefettura di Novara riteneva viziata la sentenza impugnata per errata interpretazione della normativa sulla taratura delle apparecchiature di misurazione della velocità; in particolare l’appellante, richiamata la legislazione in tema di omologazione e taratura (Legge 273/1991) e la giurisprudenza di legittimità sul punto, asseriva che nessuna disposizione normativa impone la taratura periodica degli apparecchi misuratori della velocità (per i quali sarebbe prevista unicamente l’omologazione), non rientrando, questi, nell’alveo della strumentazione c.d. metrologica, per la quale è fatto obbligo di taratura annuale.
Ad ulteriore conferma di quanto eccepito, la prefettura di Novara rilevava che l’apparecchiatura usata nel caso di specie non necessitava di taratura annuale, trattandosi di macchinario adoperato unicamente in presenza di personale della Polizia Stradale; secondo quanto dedotto dall’appellante, per tale tipo di macchinari, basati sul meccanismo dell’autodiagnosi, sarebbe sufficiente l’omologazione iniziale, poiché in caso di problema tecnico (segnalato in automatico dall’apparecchio), il personale addetto, intervenendo tempestivamente, provvederebbe alla corretta manutenzione, assicurando il corretto funzionamento dello stesso.
Tale tesi difensiva, conforme ad un orientamento della Suprema Corte ormai superato (Cassazione Civile, sez. II, sentenza 25/06/2008, n. 17361), non merita di essere condivisa, in quanto in palese contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale n. 113/2015.
Coli tale pronuncia il Giudice delle Leggi ha dichiarato incostituzionale l’articolo 45, comma 6, C.d.S., nella parte in cui non estende l’obbligo di taratura annuale a tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità.
In merito alla conformità al dettato costituzionale dell’articolo 45 D. Lgs. 285/1992, la Corte Costituzionale ha affermato che “appare del tutto irragionevole la prospettata discriminazione, poiché l’assenza di verifiche periodiche di funzionamento e di taratura è suscettibile di pregiudicare – secondo la prospettazione del rimettente – l’affidabilità metrologica a prescindere dalle modalità di impiego delle apparecchiature destinate a rilevare la velocità. Non risolutivo appare in proposito quanto è previsto nella direttiva del Ministero dell’Interno 14 agosto 2009, laddove si afferma che la rilevazione della cattiva funzionalità sarebbe garantita dalle apparecchiature “dotate di un sistema di autodiagnosi dei guasti che avvisano l’operatore del loro cattivo funzionamento”. E evidente che il mantenimento nel tempo dell’affidabilità metrologica delle apparecchiature è un profilo che interessa – secondo la richiamata prospettazione del giudice a quo – anche i meccanismi di autodiagnosi che appaiono suscettibili, come le altre parti delle apparecchiature, di obsolescenza e deterioramento. (…) L’esonero da verifiche periodiche. o successive ad eventi di manutenzione, appare per i suddetti motivi intrinsecamente irragionevole”. Pertanto, una diversa procedura di manutenzione delle apparecchiature, fondata sulla circostanza che le stesse siano o meno attivate dal personale di servizio, è stata ritenuta incostituzionale; dunque le censure introdotte con il presente atto di gravame non meritano di essere accolte.
La sentenza del Giudice delle Leggi riporta, inoltre, una compiuta argomentazione sulla necessità che ogni strumento di misurazione della velocità sia sottoposto a periodici e frequenti controlli; ed infatti “i fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l’affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale”. La necessità di una corretta manutenzione e della taratura annuale dei sistemi di controllo della velocità suddetti si giustifica anche in considerazione del particolare valore probatorio che essi assumono sul piano processuale. Ed infatti, le risultanze di detti controlli comportano un’inversione dell’onere della prova, in quanto dovrà essere il ricorrente a dimostrare il cattivo funzionamento dell’apparecchiatura e la conseguente difformità della velocità rilevata (superiore ai limiti consentiti) rispetto a quella realmente tenuta. Tale particolare onere istruttorio, di per sé quantomeno arduo per il ricorrente, data l’irripetibilità dell’accertamento della velocità, si giustifica in relazione alla doverosa attendibilità che tali apparecchiature devono avere, attendibilità che viene garantita proprio dal controllo e dalla taratura periodica che sulle stesse viene fatto.
Orbene, nel caso di specie tale presunzione di attendibilità viene meno, atteso che è stato indimostrato dalla ricorrente – e confermato dal Ministero resistente – che l’ultima taratura dello stesso risale al 1993, ben 17 anni prima l’accertamento della violazione (sul punto, cfr. verbale di contestazione n. (…), depositato in atti).
Non avendo, pertanto, il Ministero fornito prova contraria, né in primo grado, né in sede di gravame, allora si ritiene necessario rigettare la domanda di appello e, per l’effetto, confermare la decisione di primo grado.
Si rileva, peraltro, che la scrivente aveva dato atto alle parti costituite dell’emanazione della (sentenza dirimente (cfr. verbale di udienza del 27/11/2015), chiedendo alle stesse, tramite i propri procuratori costituiti, di prendere posizione in merito. Nessuna memoria veniva, però, depositata da parte appellante.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate ai sensi del D.M. 55/2014, perché l’attività difensiva si concludeva dopo la sua entrata in vigore.
il Tribunale di Benevento, definitivamente pronunciando, così provvede:
1.Rigetta l’appello;
2.Condanna la PREFETTURA DI NOVARA al rimborso, in favore degli Avvocati S.R. e R.G., dichiaratisi antistatari, delle spese di lite, che si liquidano in complessivi Euro 640,00 (di cui Euro 135,00 per la fase di studio ed Euro 135,00 per la fase introduttiva; Euro 170,00 per la fase di trattazione; Euro 200 per la fase decisoria), oltre IVA, CPA e rimborso spese forfetario come per legge.
Così deciso in Benevento il 13 giugno 2016.