Source: http://www.rivistagiuridica.aci.it/documento/responsabilita-da-insidia-o-trabocchetto.html
Timestamp: 2019-01-21 08:16:30+00:00
Document Index: 153115025

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art 1227', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2051']

Sentenza n. 999 del 20 gennaio 2014
Responsabilità da insidia o trabocchetto – rapporto tra l’art. 2051 c.c. l’art. 2043 c.c. – diversità dell’indagine probatoria – diversità del riparto dell’onere della prova - dolo o colpa del danneggiante – responsabilità del custode – esimente del caso fortuito – concorso colposo del danneggiato
Nel caso di responsabilità da insidia o trabocchetto la configurazione dell’azione ex art. 2043 o ex art. 2051 produce una diversificazione sostanziale dell’indagine probatoria con conseguente riparto dell’onere probatorio. La configurazione della responsabilità ex 2043 richiede l’accertamento di un comportamento commissivo od omissivo da quale è derivato un pregiudizio a terzi, con onere a carico del danneggiato. Viceversa la responsabilità per danni da cose in custodia, si fonda sul rischio a carico del custode, a meno che non sia intervenuto un caso fortuito a interrompere il nesso eziologico. In questo caso l’onere della prova grava sul danneggiante. Al pari del caso fortuito, anche il concorso colposo del danneggiato può produrre un’ interruzione del nesso eziologico e pertanto giungere ad escludere del tutto la responsabilità del custode, in base ad una valutazione della gravità ex art 1227 cc del comportamento della vittima.
Sentenza 28 novembre 2013 - 20 gennaio 2014, n. 999
7.1. Occorre innanzitutto affermare, quanto al profilo della novità della domanda proposta ai sensi dell'art. 2051 cod. civ. rispetto a quella di cui all'art. 2043 cod. civ., che questa Corte ha già da tempo posto in luce come l'azione di responsabilità fondata sulla violazione di un obbligo di custodia sia intrinsecamente, per così dire, diversa da quella fondata sul principio generale del neminem laedere.
Ciò in quanto “l'applicabilità dell'una o dell'altra norma implica, sul piano eziologico e probatorio, diversi accertamenti e coinvolge distinti temi d'indagine, trattandosi di accertare, nel primo caso, se sia stato attuato un comportamento commissivo od omissivo, dal quale è derivato un pregiudizio a terzi, e dovendosi prescindere, invece, nel caso di responsabilità per danni da cosa in custodia, dal profilo del comportamento del custode, che è elemento estraneo alla struttura della fattispecie normativa di cui all'art. 2051 cod. civ., nella quale il fondamento della responsabilità è costituito dal rischio, che grava sul custode, per i danni prodotti dalla cosa che non dipendano dal caso fortuito” (così la sentenza 6 luglio 2004, n. 12329, richiamando un orientamento ancora più risalente). In altre parole, mentre l'azione ai sensi dell'art. 2043 cod. civ. comporta la necessità, per il danneggiato, di provare l'esistenza del dolo o della colpa a carico del danneggiante, nel caso di azione fondata sull'art. 2051 cod. civ. la responsabilità del custode è prevista dalla legge per il fatto stesso della custodia, potendo questi liberarsi soltanto attraverso la gravosa dimostrazione del fortuito. Ne consegue un'ovvia differenza in ordine ai temi di indagine ed al riparto dell'onere della prova, perché nel primo caso il danneggiato dovrà attivarsi a dimostrare qualcosa, mentre nel secondo sarà il danneggiante a doversi attivare.
La Corte rigetta il ricorso e compensa integralmente le spese del giudizio di cassazione
Cass._999_20_gennaio_2014_02.pdf 111 KB