Source: http://www.foia.gov.it/sentenze-tar_consiglio-di-stato/
Timestamp: 2019-01-20 02:48:37+00:00
Document Index: 186382349

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 31', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5']

La giurisdizione sulle controversie in tema di accesso civico generalizzato spetta al giudice amministrativo. Di seguito, sono consultabili le massime, gli estremi e i link delle principali pronunce emanate dai Tribunali amministrativi regionali (TAR).
TAR SICILIA, CATANIA, SEZ. III, 6 APRILE 2018, N. 796 - OGGETTO – ATTI ENDOPROCEDIMENTALI
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. I-QUATER, 31 GENNAIO 2018, N. 1126. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – CONCORSI
La richiesta di accesso civico agli atti di una procedura concorsuale, volto a verificarne la legittimità, non può essere qualificata come accesso civico di cui all’art. 5, D.lgs. n. 33/2013, bensì come accesso agli atti ex L. n. 241/1990. Le due tipologie, infatti, operano in base a norme e presupposti diversi: in quest’ultima, la tutela può consentire un accesso più in profondità a dati pertinenti; nel caso di accesso civico (generalizzato e non), le esigenze di controllo diffuso del cittadino consentono un accesso meno in profondità ma più esteso, avendo presente che in questo caso l’accesso comporta una larga conoscibilità e diffusione di dati, documenti e informazioni.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. VI, 31 GENNAIO 2018, N. 651. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO
La richiesta di accesso alla documentazione della procedura di amministrazione straordinaria di una società da parte di ex dipendenti, ai sensi dell’art. 22, L. n. 241/1990, merita accoglimento in quanto risulta dimostrato l’interesse diretto, concreto e attuale, strumentale alla difesa di un interesse giuridicamente rilevante e meritevole di tutela. Anche dopo l’entrata in vigore dell’accesso civico generalizzato, permane infatti un settore “a limitata accessibilità”, nel quale continuano ad applicarsi le più rigorose norme della L. n. 241/1990. In altri termini, se è vero che ormai è consentito a chiunque di conoscere ogni tipo di documento o di dato detenuto da una pubblica amministrazione, allo stesso tempo, qualora la tipologia di dato o di documento non possa essere resa nota per il pericolo che ne provocherebbe la conoscenza indiscriminata, mettendo a repentaglio interessi pubblici ovvero privati, l’ostensione di quel dato e documento è resa possibile solo in favore di una ristretta cerchia di interessati secondo le tradizionali e più restrittive regole recate dalla L. n. 241/1990.
TAR SICILIA CATANIA, SEZ. III, 29 GENNAIO 2018, N. 218. LIMITI – INTERESSI PRIVATI – DATI PERSONALI – CONTRATTI PUBBLICI – FATTURE E MANDATI DI PAGAMENTO
L’istanza inoltrata da una società concorrente partecipante ad una gara d’appalto comunale, nel settore della locazione, pulizia e spurgo di bagni mobili ecologici, e volta ad ottenere copia delle fatture presentate e dei mandati di pagamento effettuati dalla ditta appaltatrice, non può essere accolta poiché tali documenti possono contenere informazioni personali (ad es. gli estremi dei conti bancari), in questo caso risultando, quindi, prevalente l’interesse privato di cui all’art. 5-bis, co. 2, lett. a), del D.lgs. n. 33/2013.
TAR SICILIA, CATANIA, SEZ. I, 8 GENNAIO 2018, N. 34. INTERESSE QUALIFICATO DEL RICHIEDENTE – DIRITTO DI ACCESSO SENZA IDENTIFICAZIONE – UNIVERSITA’
L’accesso civico generalizzato, nell’intento di assicurare a tutti i cittadini la più ampia accessibilità alle informazioni, concernenti l’organizzazione e l’attività amministrativa e, dunque, di realizzare un modello di amministrazione aperta al servizio del cittadino, prescrive la pubblicazione obbligatoria dei documenti, delle informazioni e dei dati concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni nei siti istituzionali delle medesime. Da ciò consegue il corrispondente “diritto di chiunque ad accedere ai siti direttamente e immediatamente, senza autenticazione ed identificazione”. Nel caso di specie il richiedente ha avanzato istanza di accesso civico generalizzato nei confronti di una università, al fine di conoscere il numero di studenti iscritti a un determinato corso. Ne deriva l’obbligo per l’università di consentire l’accesso ai dati richiesti, senza che il richiedente debba dimostrare al riguardo la titolarità di un interesse qualificato all’ostensione.
TAR LAZIO, SEZ. I-BIS, 29 DICEMBRE 2017, N. 12788. CONTROINTERESSATI – DIFETTO DI NOTIFICA – INAMMISSIBILITA’ DEL RICORSO
L’accesso, anche generalizzato, ad atti riguardanti soggetti terzi deve essere notificato ai controinteressati, così come il ricorso conseguente. Nel caso di specie, le notizie e i documenti richiesti riguardano l’attività operativa e negoziale relativa all’utilizzo delle basi USA nel territorio dello Stato. È necessario consentire al controinteressato non solo di opporsi alla richiesta, ma anche di partecipare al conseguente giudizio innanzi all’Autorità giudiziaria. Il difetto di notifica comporta la inammissibilità del ricorso.
TAR LIGURIA, SEZ. I, 29 DICEMBRE 2017, N. 1002. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – CONTROLLO SUL PERSEGUIMENTO DELLE FUNZIONI ISTITUZIONALI – POLIZIA MUNICIPALE – AMMISSIBILITA’ DELLE RICHIESTE ESPLORATIVE
È illegittimo il diniego di accesso fondato sulla presunta inammissibilità della finalità di “controllo generalizzato dell’operato della pubblica amministrazione”. Una simile motivazione potrebbe validamente sorreggere, in astratto, il provvedimento di rigetto di un’istanza di accesso procedimentale ai sensi della legge n. 241/1990, ma non può frapporsi all’esercizio di un diritto che il legislatore ha riconosciuto proprio “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali”. Nel caso in esame, l’istanza di accesso è finalizzata a verificare se la polizia municipale abbia effettuato, in un determinato arco temporale, controlli sulle attività commerciali concorrenti analoghi a quelli svolti nei confronti della richiedente. Questo tipo di domanda rientra a pieno titolo nell’ambito delle possibilità di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali consentite dall’accesso civico generalizzato. Il diniego non può essere giustificato dalla mancata identificazione dei documenti richiesti, poiché la ratio dell’accesso civico generalizzato rende ammissibili anche richieste di tipo esplorativo, volte a verificare se l’amministrazione abbia svolto una certa attività.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 22 DICEMBRE 2017, N. 6028. LIMITI – INTERESSI PRIVATI - INTERESSI COMMERCIALI – OPERE PUBBLICHE – USO DELLE RISORSE PUBBLICHE
L’accesso civico generalizzato e l’accesso procedimentale ai sensi della legge n. 241/1990 operano sulla base di norme e presupposti diversi. Nel caso dell’accesso generalizzato, le esigenze di controllo diffuso da parte del cittadino consentono un accesso meno in profondità (se del caso, in relazione all’operatività dei limiti), ma più esteso, finalizzato a una larga conoscibilità (e diffusione) dei dati, documenti e informazioni. Sotto tale profilo la richiesta di verificare l’effettiva realizzazione di un’opera da parte dell’impresa aggiudicataria rientra nella finalità perseguita dalla legge, che ammette un controllo sull’uso delle risorse pubbliche.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 13 DICEMBRE 2017, N. 5901. LIMITI – DATI PERSONALI – PRESENZE SUL LUOGO DI LAVORO – CONTROINTERESSATI – BILANCIAMENTO – OSCURAMENTO DATI SENSIBILI
Il diniego di accedere a documenti contenenti dati personali non può fondarsi sull’applicazione dell’art. 21-octies, co. 2, della legge n. 241/1990. Il limite della tutela del dato personale non è un limite assoluto. L’accesso può essere negato se l’ostensione dei dati o documenti richiesta arreca un pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 5-bis, co. 2, del D.lgs. n. 33/2013. L’amministrazione, perciò, valutato il pregiudizio concreto che l’ostensione del solo dato della presenza al lavoro del controinteressato avrebbe comportato, avrebbe dovuto impiegare la tecnica del bilanciamento per ponderare la tutela dei dati personali con l’interesse pubblico alla disclosure generalizzata. Inoltre, l’amministrazione avrebbe potuto/dovuto considerare l’opzione di oscurare i riferimenti personali sensibili, riguardanti ad esempio le ragioni delle eventuali assenze dal lavoro. Nel bilanciamento tra gli interessi in gioco – e cioè il diritto a conoscere se un dipendente di una società costituita con soldi pubblici sia stato presente al lavoro in un determinato periodo e il diritto del controinteressato a non rendere note le sue presenze o assenze sul luogo di lavoro – appare certamente prevalente il diritto del richiedente a conoscere, tenuto anche conto che l’amministrazione, nel fornire il dato sulle presenze, avrebbe potuto omettere tutte le informazioni connesse, correlate a profili sensibili di riservatezza del controinteressato, quali per esempio l’astensione dal lavoro per malattia. La documentazione dalla quale emergono i rilevamenti delle presenze del personale in servizio rientra proprio nell’ambito della possibilità di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche, finalizzato alla partecipazione al dibattito pubblico. Né l’amministrazione può legittimamente assumere quale unico fondamento del diniego di accesso la mancanza del consenso da parte dei soggetti controinteressati, atteso che la normativa, lungi dal rendere i controinteressati arbitri assoluti delle richieste che li riguardino, rimette sempre all’amministrazione destinataria della richiesta il potere di valutare la fondatezza della richiesta stessa, anche in contrasto con l’opposizione eventualmente manifestata dai controinteressati.
TAR LAZIO, SEZ. III-BIS, 24 NOVEMBRE 2017, N. 11628. LIMITI – DATI PERSONALI – REGISTRAZIONI VIDEO – LUOGO DI LAVORO – CONVERSAZIONI PERSONALI
La richiesta di accesso inoltrata al fine di prendere visione ed estrarre copia di un video, nella sua versione integrale, contenente la registrazione della riunione del Collegio dei Direttori di un ente di ricerca vigilato, che in precedenza era stato pubblicato sul sito istituzionale dell’ente, nella sua versione “ridotta”, ossia dopo essere state eliminate le parti di conversazioni personali che esulano dalle finalità dell’incontro, non è da considerarsi legittima. L’istituto dell’accesso civico generalizzato di cui all’art. 5, co. 2, del D.lgs. n. 33/2013, infatti, non può prescindere dal rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall’art. 5-bis, tra cui rileva in primo luogo quello relativo alla protezione dei dati personali, di cui al co. 2, lett c.). Nel caso di specie, dal ricorso non emergono le ragioni per cui l’accessibilità della ripresa relativa alla pausa pranzo debba ritenersi strumentale al perseguimento delle funzioni istituzionali, all’utilizzo delle risorse pubbliche e a promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, così come richiesto dalla normativa in tema di accesso di cui al citato art. 5, co. 2, piuttosto che a ragioni personali. Ne deriva che, tranne nel caso di esplicito consenso degli interessati, la pubblicazione di documentazione di videoriprese relative a conversazioni private, sebbene occasionalmente riprese in una sede istituzionale, è illegittima.
TAR LOMBARDIA, SEZ. IV, 14 NOVEMBRE 2017, N. 2157. FINALITA’ DELL’ACCESSO GENERALIZZATO – ECCEZIONI – ATTIVITA’ ISPETTIVE
Lo svolgimento di attività ispettiva, da parte della p.a., rileva ai fini dell’accoglimento della richiesta di accesso civico generalizzato. Il richiedente ha proposto domanda di accesso ex art. 5 co. 2 D.lgs. 33/2013 avente ad oggetto documenti e atti che afferiscono a una procedura di aggiudicazione ordinaria di un servizio di accoglienza migranti, nonché ad informazioni relative a una convenzione stipulata nell’ambito di un affidamento diretto senza gara (per il medesimo servizio). Per quanto riguarda i primi, va negato l’accesso agli atti dal momento che l’oggetto della richiesta, vertendo sull’attività di verifica svolta dalla stazione appaltante, nonché sui dati attinenti all’esecuzione del rapporto contrattuale, ricade fra le ipotesi di applicabilità di un apposito regolamento, adottato dalla p.a. destinataria della richiesta, che espressamente esclude l’accesso ai documenti nei casi di inchieste e verifiche ispettive. In relazione alla seconda tipologia di dati oggetto della richiesta, va ammesso l’accesso civico generalizzato. L’assenza delle garanzie che connotano le procedure ad evidenza pubblica giustifica un generale interesse alla conoscenza e al controllo sugli atti posti in essere.
TAR LIGURIA, SEZ. I, 13 NOVEMBRE 2017, N. 826. LIMITI – INTERESSI COMMERCIALI – OSCURAMENTO DEI DATI PERSONALI –BILANCIAMENTO – AUTORITA’ PORTUALE
La richiesta di accedere ed estrarre copia di documenti attinenti l’attività di un’autorità portuale, da quest’ultima negata, dev’essere oggetto di attenta analisi, nonché di una corretta interpretazione del quadro normativo vigente in materia di accesso, improntato alla più ampia trasparenza e partecipazione dei cittadini all’operato della pubblica amministrazione. A fronte del diniego posto dalla p.a. all’accesso ai documenti, il Tribunale afferma, in primo luogo, che l’art. 31 del d.lgs. n. 33/2013 non vieta l’ostensione dei verbali degli organi di valutazione sull’attività delle autorità, ma rimette all’ente adito la discrezionalità sull’eventuale apposizione di omissis sui nominativi oggetto di controllo. In secondo luogo, il giudice afferma che l’accesso civico di cui al d.lgs. n. 33/2013 è cosa differente rispetto all’obbligo posto in capo alle amministrazioni pubbliche di ostendere taluni atti o categorie di essi: ne consegue che quando non sono più oggetto di immediata pubblicazione, essi non possono essere ritenuti sottratti dall’esercizio dell’accesso civico. In aggiunta, il richiamo all’art. 5-bis, co. 2, lett. c), del d.lgs. n. 33/2013 (interessi economici e commerciali) se, per un verso, può costituire un limite all’ostensione degli atti, a patto che le ragioni ostative siano correttamente motivate, per altro verso, deve tenere conto della circostanza per cui quando la riservatezza ovvero il segreto commerciale invocati riguardano un’attività d’impresa che si svolge utilizzando dei beni pubblici, l’amministrazione deve effettuare un’adeguata ponderazione tra la protezione del diritto alla discrezione e del segreto commerciale o tecnologico e il rilievo che l’utilizzo privato di un bene pubblico ha per l’attività imprenditoriale insediata su di esso.
TAR FRIULI VENEZIA GIULIA, TRIESTE, SEZ. I, 2 NOVEMBRE 2017, N. 339. ECCEZIONI
Al di là del fatto che la parte abbia invocato a giustificazione del diritto azionato diverse disposizioni di legge, tra cui anche quella legittimante l’accesso civico (art. 5 d.lgs. n.33/2013), pare comprovato che il suo interesse ad accedere agli atti riguardanti altri operatori di settore fosse in realtà confinato unicamente nell’ambito del procedimento di accreditamento in quel momento pendente e preordinato non al controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche o alla partecipazione al dibattito pubblico, ma unicamente ad acquisire utili elementi conoscitivi, da spendere, occorrendo, per tutelare i propri interessi, anche di carattere economico. Va da sé, dunque, che, una volta ottenuto l’accreditamento richiesto, è venuto meno in capo a parte ricorrente ogni interesse ad accedere ai curricula delle risorse accreditate dagli altri Enti, dai quali il Collegio dubita, in ogni caso, fortemente che ad formandum potesse ritrarre le informazioni che reputava necessario acquisire ovvero l’indicazione della tipologia del contratto di lavoro che queste avevano in essere o avevano avuto ad una certa data (a tempo pieno o a tempo parziale) e il numero delle ore lavorate.
TAR LOMBARDIA, SEZ. III, 11 OTTOBRE 2017, N. 1951. ISTANZA MANIFESTAMENTE ONEROSA – PREGIUDIZIO AL BUON ANDAMENTO – VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI BUONA FEDE – ABUSO DEL DIRITTO
L’istanza di accesso volta ad ottenere copia di una mole irragionevole di dati o documenti, comportando la necessaria apertura di innumerevoli subprocedimenti che coinvolgano i soggetti controinteressati, rappresenta in concreto una manifestazione sovrabbondante, pervasiva e, in ultima analisi, contraria a buona fede dell’istituto dell’accesso generalizzato in quanto impone un facere straordinario, capace di aggravare l’ordinaria attività dell’amministrazione. L’accesso generalizzato, infatti, ha la sua ratio nella dichiarata finalità di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico. Posta questa finalità, l’istituto non può essere utilizzato in modo disfunzionale rispetto alla predetta finalità né può essere trasformato in una causa di intralcio al buon funzionamento dell’amministrazione. È legittimo, dunque, il diniego di accesso volto impedire che all’ente venga imposto un facere straordinario quale produrre – in formato analogico o digitale – una mole irragionevole di dati o documenti. Inoltre, a parere del Collegio, è necessario altresì considerare, per un verso, il principio di buona fede inteso quale canone diretto a individuare un limite alle richieste e ai poteri dei titolari di diritti e, per altro verso, il correlativo divieto abuso del diritto che si concretizza, tra gli altri, nella circostanza per cui, a causa di una determinata modalità di esercizio, si verifica una sproporzione ingiustificata tra il beneficio del titolare del diritto e il sacrificio cui è soggetta la controparte. Alla luce di ciò, una simile istanza, rappresentando una richiesta avente carattere “massivo”, altro non è che la declinazione del principio di divieto di abuso del diritto e di violazione del principio di buona fede.
TAR EMILIA ROMAGNA, BOLOGNA, SEZ. II, 3 OTTOBRE 2017, N. 645. ISTANZA MANIFESTAMENTE ONEROSA – ATTIVITA’ DI RIELABORAZIONE
Deve considerarsi non ammissibile l’accoglimento della richiesta di accesso ad un numero indeterminato di atti (cd. richiesta per “blocchi di atti”), dal momento che, pur in assenza di una situazione giuridicamente rilevante del richiedente, l’amministrazione sarebbe costretta ad un’attività di elaborazione degli atti richiesti vietata dalla normativa sull’accesso. Occorre, del pari, considerare sempre le finalità per le quali lo strumento dell’accesso civico è stato introdotto nell’ordinamento, tra le quali certamente non rientra quella di chi voglia acquisire documenti in mano all’amministrazione al solo fine di precostituire una documentazione necessaria ad una futura tutela dei propri diritti.
TAR LAZIO, SEZ. II, 27 SETTEMBRE 2017, N. 9940. INFORMAZIONI – ATTIVITA’ DI RIELABORAZIONE – RICHIESTE ESPLORATIVE – INAMMISSIBILITA’
L’istanza di accesso volta ad ottenere informazioni circa i provvedimenti che una pubblica amministrazione abbia assunto o intenda assumere si qualifica come richiesta generica che, dunque, finisce per tradursi in un controllo generalizzato dell’azione amministrativa in funzione meramente esplorativa. Inoltre, richieste di informazioni sulle intenzioni e sulle valutazioni dell’amministrazione in caso di futuro ed eventuale inadempimento degli obblighi contrattuali da parte di una società, come quella oggetto della pronuncia, appaiono non riconducibili alla nozione di “informazioni” di cui all’art. 5, co. 2, del d.lgs. n. 33/2013, come modificato dal d.lgs. n. 97/2016. A giudizio del Collegio deve, quindi, ravvisarsi l’inammissibilità di un’istanza che presenti simili caratteristiche. Le linee guida dell’ANAC hanno chiarito, infatti, che per informazioni devono intendersi le rielaborazioni dei dati detenuti dalle amministrazioni effettuate per propri fini contenuti in distinti documenti. La nozione di “informazioni” dunque non può giungere a ricomprendere anche la richiesta di conoscere le intenzioni, le valutazioni e i chiarimenti circa l’agire futuro e ipotetico della amministrazione nell’esecuzione di un contratto. Inoltre, le stesse linee guida chiariscono che l’istanza di accesso civico deve identificare i dati, le informazioni e i documenti richiesti, cosicché deve ritenersi inammissibile una istanza meramente esplorativa, volta cioè solamente a “scoprire” di quali informazioni l’amministrazione dispone.
TAR VENETO, SEZ. III, 31 LUGLIO 2017, N. 763. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – DISCIPLINA TRANSITORIA
Le richieste di accesso civico in questione (aventi ad oggetto titoli edilizi e atti endoprocedimentali relativi a un progetto di realizzazione di un impianto di pirogassificazione) sono state correttamente dichiarate inammissibili dall’amministrazione in quanto non soggetti a pubblicazione obbligatoria. Al caso di specie non è applicabile il più favorevole regime sull’accesso civico generalizzato in quanto, con apposita disposizione transitoria, il legislatore ha stabilito che “i soggetti di cui all’articolo 2-bis del decreto legislativo n. 33 del 2013” si adeguano alle modifiche allo stesso decreto legislativo, introdotte dal d.lgs. n. 97/2016 e assicurano l’effettivo esercizio del diritto di accesso generalizzato, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto. Ne deriva che l’obbligo per i comuni di assicurare il diritto di accesso civico generalizzato è divenuto esigibile solamente dal 23 dicembre 2016 e non poteva, pertanto, dirsi ancora cogente alla data di adozione del provvedimento impugnato.
TAR LAZIO, SEZ. II, 28 LUGLIO 2017, N. 9043. ECCEZIONI – INTERESSI PUBBLICI – INDAGINI SU REATI – DATI PERSONALI – OSCURAMENTO – DIFFERIMENTO
Il provvedimento di diniego opposto da un comune alla richiesta del ricorrente di accedere ad alcuni atti emessi dalla stessa amministrazione non risulta giustificato, in quanto la richiesta di accesso formulata non appare suscettibile di arrecare un pregiudizio concreto alla tutela del superiore interesse pubblico alla conduzione di indagini sui reati e al loro perseguimento, né pone problemi relativi alla protezione di dati personali, anche alla luce della possibilità per l’amministrazione di ricorrere, ove necessario, all’oscuramento parziale dei dati ovvero al differimento dell’accesso qualora ciò sia sufficiente per proteggere gli interessi tutelati dalle eccezioni previste dalla norma invocata.
TAR LAZIO, SEZ. II-BIS, 27 LUGLIO 2017, N. 9023. LIMITI – INTERESSI PUBBLICI – POLITICA E STABILITA’ FINANZIARIA ED ECONOMICA – RICHIESTA GENERICA – ATTIVITA’ DI RIELABORAZIONE
L’istanza di accesso volta a conoscere “gli atti e/o documenti relativi all’identità dei debitori dei principali istituti bancari italiani che hanno usufruito in qualsiasi modo di fondi statali di cui al D.L. n. 237 del 2016”, appare estremamente generica e, senza ulteriori specificazioni, è inammissibile per l’assoluta indeterminatezza. Nel caso di specie, il Collegio osserva che non basta affermare che sono in corso una serie di cause a tutela dei risparmiatori, lesi dalle vicende delle banche ricomprese nel provvedimento di cui al D.l. n. 237/2016, per ritenere dimostrato l’interesse a supporto della richiesta. Sotto altro profilo, la richiesta non può essere accolta perché la Banca d’Italia non possiede tutti i dati richiesti e, come affermato dalla stessa associazione ricorrente, avrebbe dovuto procurarseli richiedendoli alle banche di cui si tratta. Ma anche laddove, per effetto delle attività svolte, disponesse di alcuni dei dati richiesti, sarebbe necessaria un’inammissibile attività di elaborazione. In ogni caso l’art. 5-bis del d.lgs. n. 33/2013 prevede che il c.d. accesso civico generalizzato a dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni sia escluso nei casi di divieto di accesso o divulgazione previsti dalla legge. Nel caso di specie, il divieto di accesso è dato dalle previsioni di cui all’art. 7 del D.lgs. n. 385/1993, la cui ratio è rintracciabile nell’intento di consentire il perseguimento del preminente interesse pubblico alla stabilità dei mercati finanziari e alla tutela del risparmio, di rilievo costituzionale, nell’ambito dell’attività di vigilanza di cui Banca d’Italia risulta titolare.
TAR PIEMONTE, SEZ. II, 24 LUGLIO 2017, N. 886. LIMITI – INTERESSI ECONOMICI E COMMERCIALI – BILANCIAMENTO – OSCURAMENTO DEI DATI PERSONALI – SOCIETA’ IN CONTROLLO PUBBLICO – DETERMINAZIONI DEL CDA
Sono soggetti a trasparenza e, dunque, all’accesso civico generalizzato gli atti organizzativi e gestionali di una società sottoposta a controllo pubblico. Il diritto di accesso a tali dati non può essere compresso in violazione di criteri, come la proporzionalità, che consentano un contemperamento delle esigenze e degli interessi emergenti in concreto. Nel caso in esame, la domanda di accesso alle determinazioni del Consiglio di amministrazione di una società di servizi a controllo pubblico, proposta da un ex dipendente licenziato dalla società stessa, è stata negata sulla base della presunta violazione dei dati personali, nonché per il potenziale pregiudizio a interessi di natura economico-commerciale (proprietà industriale, diritto d’autore e segreti commerciali) della società. In relazione al primo motivo, nel caso di specie non sono individuabili dati personali per i quali l’accesso potrebbe vulnerarne la tutela. In merito al secondo motivo, i dati sulla struttura e sull’organizzazione di una società a controllo pubblico (oggetto dell’istanza di accesso) non ricadono all’interno di eccezioni e, pertanto, rimane impregiudicato ogni interesse industriale-commerciale della società. Il diniego va, pertanto, annullato, in quanto illegittimo per i profili indicati. Il destinatario dell’istanza può valutare forme di ostensione che prevedano l’omissione dei soli dati personali.
TAR LAZIO, SEZ. III, 20 LUGLIO 2017, N. 8814. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – CONCORSI PUBBLICI
L’istanza di accesso presentata da una partecipante al test di accesso a un corso di laurea e finalizzata a ottenere i verbali concernenti la definizione delle modalità e dei contenuti delle prove di ammissione, la procedura di selezione e validazione degli stessi e le copie dei documenti di affidamento alla società di gestione delle procedure di formulazione dei quesiti e di correzione degli elaborati, è ammissibile solo qualora sussista un legame tra i documenti e l’interesse concreto, diretto e attuale che si intende far valere. In particolare, il diritto di accesso generalizzato emerge di fronte ad atti finali e alle relative motivazioni. Nel caso di specie, la richiesta va parzialmente accolta e va riconosciuto solo l’accesso alle copie dei documenti relativi all’affidamento alla società di gestione delle procedure di formulazione dei quesiti e di correzione degli elaborati.
TAR LAZIO, SEZ. II TER, 17 LUGLIO 2017, N. 8588. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – LEGITTIMAZIONE AD AGIRE DI ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA – BILANCIAMENTO
Il rigetto della domanda di accesso civico generalizzato non costituisce motivo di improcedibilità del ricorso finalizzato all’accertamento del diritto di accesso procedimentale ex art. 22 della legge n. 241/1990, dal momento che i due istituti hanno diversi presupposti e una differente disciplina. Nel caso specifico, a fronte di una duplice richiesta di accesso (ai sensi dell’art. 22 della legge n. 241/1990 e dell’art. 5, co. 2, del d.lgs. n. 33/2013), da parte di un’associazione di consumatori, relativa ad alcuni verbali di accertamento per la violazione di norme in materia di affissioni elettorali, il diniego opposto – motivato con riferimento al divieto di un controllo generalizzato sull’attività amministrativa, alla carenza di specificità della richiesta e alla contestuale attività di elaborazione – è legittimo. Le associazioni di consumatori non hanno un potere di vigilanza nei confronti di tutte le attività della p.a., fatta salva l’ipotesi in cui sussistano i presupposti per invocare l’accesso all’informazione ambientale (di cui all’art. 3 del d.lgs. 195/2005) o l’accesso “difensivo”. Per quanto concerne la prima tipologia, la specificità della richiesta e l’attinenza alla matrice ambientale costituiscono presupposti necessari, assenti nel caso di specie. Relativamente all’accesso difensivo ex art. 24, co. 7, della legge n. 241/1990, la prevalenza del diritto di accesso sulle esigenze di riservatezza dipende dall’effettiva necessità dei documenti richiesti per difendere interessi giuridici del richiedente, esigenza non riscontrabile nel caso in questione.
TAR LAZIO, SEZ. II, 7 LUGLIO 2017, N. 8572. RICHIESTE GENERICHE – LIMITAZIONI – ISTANZE VESSATORIE
Non è ammissibile l’istanza di accesso che evidenzi un intento meramente ispettivo o di controllo generalizzato e che comporti un intralcio nell’organizzazione e nel funzionamento della p.a. Nel caso di specie, la richiesta di accesso civico generalizzato attiene alla documentazione (fatture e ricevute di pagamento) e alle ulteriori informazioni circa le modalità e le tempistiche di pagamento di un rapporto tra una società municipalizzata e una società aggiudicataria di una gara di appalto. L’interesse all’accesso e alla conoscenza delle informazioni relative all’attività della p.a. non deve prescindere da una domanda che abbia un contenuto circoscritto e puntuale e che, di conseguenza, consenta alla p.a. di escludere un carattere meramente ispettivo della stessa.
TAR VENETO, SEZ. III, 29 GIUGNO 2017, N. 607. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – ATTI ENDO-PROCEDIMENTALI – RAPPORTO CON GLI OBBLIGHI DI PUBBLICAZIONE – ATTIVITA’ DI ELABORAZIONE
Il diritto di accesso civico generalizzato (c.d. FOIA) non può essere esercitato con finalità emulative o con modalità distorte e abusive. Nel caso di specie il richiedente ha proposto domanda di accesso civico generalizzato ad alcuni dati e documenti, finalizzata a un controllo sui costi complessivi sostenuti per l’organizzazione e lo svolgimento di una manifestazione natalizia da parte di un comune. Per quanto concerne i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria, la p.a. non è più tenuta a pubblicare, oltre al provvedimento finale, i principali documenti contenuti nel fascicolo relativo al procedimento. Possono formare oggetto della richiesta di accesso civico generalizzato solo i documenti e i dati che non richiedano una apposita attività di elaborazione. Nel caso in esame la richiesta di accesso, pertanto, è stata correttamente negata.
TAR LAZIO, SEZ. III, 22 GIUGNO 2017, N. 7302. CONCORSI
Deve essere accolta la richiesta di accesso civico alle copie dei verbali redatti, dalle autorità competenti, durante lo svolgimento di una prova concorsuale di accesso ad un corso di laurea a numero chiuso. In particolare, la possibilità di accesso è ammessa sia sui verbali della Commissione che ha valutato la prova, così come sui verbali dei soggetti che, a monte, hanno avanzato la proposta di definizione dei contenuti della prova, nonché di ogni altro soggetto che abbia concretamente curato le modalità di formulazione dei quesiti e dei metodi di correzione. La condizione di estrarre copia degli atti richiesti tramite accesso civico è, in ogni caso, limitata agli atti finali, non potendosi al contrario ritenere accoglibile una domanda di accesso civico generalizzato agli atti interni, istruttori o endoprocedimentali della medesima procedura concorsuale, giacché tali atti ricadono nella diversa area dell’accesso documentale e, conseguentemente, è necessaria l’evidenza di un legame fra i documenti richiesti e l’interesse che si vuole far valere, senza possibilità di accesso volto al controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione.
TAR SARDEGNA, CAGLIARI, SEZ. I, 15 GIUGNO 2017, N. 406. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO
Laddove sussistano i presupposti per l’accesso “tradizionale” (richiesto nel caso in esame) l’amministrazione deve applicare la disciplina di cui agli artt. 22 e ss. della L. 241/1990, che certamente non può eludere ricorrendo alle diverse forme di partecipazione proprie del c.d. accesso civico (ora ammesso anche “in forma generalizzata”) di cui all’art. 5 del D.lgs. 33 del 2013. Infatti i due rimedi si muovono su presupposti del tutto diversi e attribuiscono al richiedente prerogative simmetricamente differenti, per cui se la richiesta è azionata nelle forme previste dalla legge n. 241/1990 – e di essa sussistono i presupposti – l’amministrazione deve concedere visione e copia degli atti amministrativi di interesse, non potendo limitarsi a un semplice rinvio al proprio sito istituzionale ove gli stessi siano stati pubblicati.
TAR PUGLIA, BARI, SEZ. II, 16 GIUGNO 2017, N. 647. GESTIONE DEGLI SPAZI PUBBLICITARI – OBBLIGHI DI PUBBLICAZIONE – DIRITTO DEI CITTADINI A CONOSCERE
Va accolta un’istanza di accesso generalizzato volta a ottenere dati e documenti riguardanti le concessioni di suolo pubblico per l’installazione di impianti pubblicitari rilasciati da un comune. L’entrata in vigore del decreto n. 97 del 2016, abrogando il co. 1 dell’art. 23 del d.lgs. n. 33/2013, ha determinato il venir meno dell’obbligo di pubblicare tali provvedimenti concessori. Pur trattandosi di atti non più soggetti a pubblicazione, tali atti devono ritenersi in linea di principio accessibili da chiunque ai sensi dell’art. 5, co. 2, del suddetto decreto. Sussiste, pertanto, l’obbligo della pubblica amministrazione di comunicarne gli estremi a coloro i quali ne facciano richiesta, in quanto non più reperibili sul sito istituzionale dell’ente.
TAR SICILIA, SEZ. II, 13 GIUGNO 2017, N. 1579. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – FINALITA’ DEL FOIA – RIQUALIFICAZIONE DELL’ISTANZA DI ACCESSO
È illegittimo il diniego opposto a una richiesta di accesso, ai sensi della l. n. 241/1990, alle informative inviate da un dirigente scolastico alle rappresentanze sindacali unitarie e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, quando gli stessi atti avrebbero potuto essere rilasciati in base a una richiesta di accesso civico generalizzato. In virtù dell’art. 5 del d.lgs. 97/2016 la conoscibilità generalizzata degli atti è divenuta la regola, temperata solo dalla previsione di eccezioni poste a tutela di interessi pubblici e privati che possano essere pregiudicati dalla rivelazione di certe informazioni. Pertanto, siccome plus semper in se continet quod est minus, avrebbero dovuto ritenersi sussistenti i presupposti per l’ostensione di tale documentazione, anche in considerazione della giurisprudenza che ha esteso la nozione “strumentalità” dell’interesse all’accesso.
TAR LAZIO, SEZ. I, 3 GIUGNO 2017, N. 7592. ECCEZIONI – CATEGORIE DI DOCUMENTI SOTTRATTI ALL’ACCESSO – CONCORSI – LAVORI COMMISSIONE – DIFFERIMENTO
Non è consentito l’accesso civico generalizzato nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, compresi i casi in cui l’accesso è subordinato al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all’art. 24, co. 1, della legge n. 241/1990. Tale ultima disposizione, a sua volta, prevede l’esclusione dell’accesso per i documenti coperti da segreto di Stato e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al co. 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del co. 2 del medesimo articolo. Il richiamato co. 2 prevede che “le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilità sottratti all’accesso ai sensi del co. 1”. Nel caso di specie, il D.M. Giustizia n. 115/1996 ha individuato le categorie di documenti sottratti all’accesso ex art. 24, co. 2, della legge n. 241/1990, tra cui quelli indicati all’art. 4, co. 1, lett. e), ossia la documentazione attinente ai lavori delle commissioni giudicatrici di concorso, fino alla conclusione delle procedure concorsuali. Né può condividersi quanto sostenuto dai ricorrenti, secondo cui tale disposizione si riferirebbe esclusivamente all’accesso di cui alla legge n. 241/1990, in quanto questa limitazione è esclusa proprio dall’esplicito richiamo all’art. 24, contenuto nell’art. 5 bis, co. 3, del d.lgs. n. 33/2013.
TAR VENETO, SEZ. I, VENEZIA, 10 MAGGIO 2017, N. 463. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – FINALITA’ DEL FOIA – LIMITI – DATI PERSONALI – TUTELA DELLA RISERVATEZZA
Un’istanza di accesso presentata da un’associazione sindacale per l’acquisizione di dati sul trattamento economico e retributivo di alcuni insegnanti va respinta in quanto l’accesso civico generalizzato non può essere utilizzato per superare, in materia di interessi personali e dei principi della riservatezza, i limiti imposti dalla l. n. 241/1990, essendo diverse la ratio e le finalità delle due normative. In quest’ultimo caso, l’accesso è consentito ai soggetti che abbiano un interesse personale e diretto, al fine di tutelare una posizione soggettiva. L’accesso civico generalizzato, invece, risponde all’esigenza di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Deve escludersi l’accesso ai dati personali concernenti il trattamento economico e retributivo, trattandosi di ipotesi nella quale l’art. 24, co. 6, L. n.241/1990 consente alle amministrazioni di escluderli dall’accesso.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 3 MAGGIO 2017, N. 2373. OGGETTO DELL’ACCESSO
Deve ribadirsi l’inammissibilità dell’istanza di accesso avente per oggetto l’acquisizione di dati, notizie ed informazioni, e non di veri e propri documenti, essendo evidente, anche alla luce del principio ad impossibilia nemo tenetur, che, nei procedimenti d’accesso ai documenti amministrativi, l’esercizio del relativo diritto o l’ordine di esibizione impartito dal giudice non può che riguardare, anche alla stregua delle definizione normativa del concetto di “documento amministrativo (art. 22, co. 1, lett. d) L. 241/1990 e, per differentiam, art. 1 e ss. D.lgs. 33/2013 nella diversa prospettiva del cd. accesso civico correlato agli obblighi di pubblicazione delle PP.AA.), solo i documenti esistenti e non anche quelli non esistenti o mai formati.
TAR LAZIO, SEZ. III, 21 MARZO 2017, N. 3742. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – BILANCIAMENTO
L’accesso agli atti di cui alla L. 241/1990 continua a sussistere, ma parallelamente all’accesso civico (generalizzato e non), operando sulla base di norme e presupposti diversi. Tenere distinte le due fattispecie è essenziale per calibrare i diversi interessi in gioco, allorché si renda necessario un bilanciamento caso per caso tra tali interessi. Tale bilanciamento è, infatti, ben diverso nel caso dell’accesso ex l. 241 del 1990 dove la tutela può consentire un accesso più in profondità a dati pertinenti e nel caso dell’accesso generalizzato, dove le esigenze di controllo diffuso del cittadino devono consentire un accesso meno in profondità (se del caso, in relazione all’operatività dei limiti), ma più esteso, avendo presente che l’accesso in questo caso comporta, di fatto, una larga conoscibilità (e diffusione) dei dati, documenti e informazioni.
TAR CAMPANIA, SEZ. V, 25 GENNAIO 2017, N. 542. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – DIVIETO DI RIQUALIFICAZIONE IN GIUDIZIO DELLA DOMANDA
Il rilascio di copia dei documenti amministrativi è cosa diversa dal diritto alla più ampia accessibilità alle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività della pubblica amministrazione, che si realizza tramite la pubblicazione obbligatoria di una serie di documenti. Le due tipologie di accesso, quella di cui alla legge n. 241/1990 e quella di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 33/2013, operano su piani distinti e hanno diversi presupposti e disciplina. Nel caso in cui il ricorrente, con la propria domanda, abbia deciso di avvalersi dell’accesso ai sensi della legge n. 241/1990 e non dell’accesso civico, è vietato all’amministrazione invocare in sede giudiziale le disposizioni in materia di pubblicazione dei propri atti.
TAR TRENTINO ALTO ADIGE. TRENTO. SEZIONE UNICA, 23 GENNAIO 2017, N. 21. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – RIQUALIFICAZIONE DELL’ISTANZA DI ACCESSO
Le istanze con le quali viene chiesto il solo accesso procedimentale “documentale” devono essere valutate unicamente alla stregua della l. n. 241/1990, perché tale istituto opera su piani nettamente distinti e presenta diversi presupposti rispetto ai nuovi istituti previsti e disciplinati dall’art. 5 del d.lgs. n. 33/2013. Nel caso di specie, considerato che dall’istanza di accesso effettuata si evince che la stessa è stata presentata ai sensi degli artt. 22 e ss. della l. n. 241/1990, il ricorrente non può invocare in sede di ricorso le disposizioni del citato decreto n. 33/2013.