Source: https://www.iaic.it/news/informatica-giuridica-e-diritto-dell-informatica/
Timestamp: 2020-06-02 15:41:35+00:00
Document Index: 50717110

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 491', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 1350', 'art. 52', 'art. 25', 'art. 2703', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 102']

Informatica giuridica e diritto dell'informatica - IAIC
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Il termine informatica deriva dalla crasi dell’espressione franceseinformation automatique ed indica la gestione automatica di dati e di informazioni mediante calcolatore. Coniato nel 1962 da Philippe Dreyfus – docente dell’Università di Harvard, che nel 1950 utilizzò Mark I, il primo computer automatico – ha avuto una notevole diffusione in Italia nella seconda metà degli anni Sessanta. Oggi, il termine informatica ha assunto altresì il significato di disciplina scientifica e sta per scienza dell’uso dell’elaboratore elettronico (computer science). Alla sua base vi è la conversione in impulsi elettromagnetici, tramite un codice binario, di dati intelligibili all’uomo. Il codice binario si fonda sull’utilizzo di due soli segni, lo 0 e l’1, corrispondenti a due stati elettrici, o comunque fisici, opposti, ai quali viene dato il nome di bit, crasi di binary digit. Una sequenza ordinata di bit produce un segno grafico visualizzato sul monitor dell’elaboratore, come una lettera o un numero. Tali sequenze o raggruppamenti contengono generalmente un numero di stringhe binarie pari ad una potenza binaria, pari cioè a 2n e, dunque, rispettivamente 2, 4, 8, 16, 32, ecc., tra questi il più noto è il byte, corrispondente a otto bit.
Il termine telematica deriva dall’avverbio greco “tele” che significa lontano e dal suffisso “ema” che indica quell’elemento funzionale che dà forma a qualcosa. Thélème era anche l’abbazia immaginaria con cui Gargantua, il mitico gigante nato dalla penna di François Rabelais – scrittore umanista francese del XVI secolo – prefigurava un mondo di completa libertà. A differenza di tutte le altre, era un’abbazia senza muraglie e barriere esterne: tutti vi potevano entrare, bene accolti, qualcuno si poteva smarrire.
Con informatica giuridica si indica il sapere relativo all’utilizzo dei calcolatori elettronici nel campo del diritto. La sua nascita risale al 1949, quando Norbert Wiener, padre fondatore della cibernetica, accennò alla possibile applicazione della teoria dei servomeccanismi al funzionamento del diritto (Wiener, N., Cybernetics, or control and communication in the animal and the machine; trad. it. a cura di G.P. Barroso,La cibernetica. Controllo e comunicazione nell’animale e nella macchina, Milano, 1968) e un giurista americano, Lee Loevinger, sviluppò tale intuizione teorizzando lo sfruttamento dei vantaggi offerti dalle tecniche elettroniche per studiare e risolvere i problemi giuridici (Loevinger, L.,Jurimetrics. The next step forward, in Minnesota L. Rev., 1949, 455 ss.). La nuova prospettiva di indagine assunse la denominazione di Giurimetria – o metodologia loevingeriana – con particolare riferimento allo studio ed alla “misurazione” delle decisioni giudiziarie, tanto per valutarne la prevedibilità, quanto per creare modelli decisionali artificiali (Baade, H.W., The Methodology of Legal Inquiry, in Baade, H.W. (ed.), Jurimetrics, New York-London, 1963, 8 ss.). Tuttavia, le tesi di Baade sulla prevedibilità del contenuto delle sentenze in ragione dei precedenti giurisprudenziali, non ha trovato riscontro empirico, in quanto i fattori umani e psicologici che normalmente incidono sulle pronunce non possono essere predeterminati, con la conseguenza che gli studiosi successivi hanno preferito concentrarsi sulle applicazioni giuridiche dell’informatica per la costruzione di un sistema funzionale alle esigenze degli operatori del diritto. L’uso che, in particolare, venne fatto delle tecnologie informatiche è stato di favorire la diffusione e la ricerca di informazioni da parte di giudici e avvocati. Così sono nate le prime banche di dati giuridiche, sia legislative che giurisprudenziali, nelle quali, grazie all’indicizzazione dei testi (attività volta ad individuare le parole-chiave della legge o della sentenza in oggetto), gli operatori giuridici potevano effettuare semplici e veloci ricerche inserendo i termini di loro interesse.
In realtà, entrambe le terminologie sono state superate dal termineinformatica, cui viene affiancato l’aggettivo giuridica. Superamento criticato da Frosini, il quale riteneva che il suo impiego comprendesse un campo eccessivamente vasto, senza designare un modello nuovo di procedimento operativo giuridico (Frosini, V., Informatica diritto e società, Milano 1988, 163-164).
Il “diritto dell’informatica”, invece, è volto, prevalentemente, allo studio delle vicende giuridiche nel contesto telematico: la libertà di comunicazione, la tutela dei dati personali, la rilevanza giuridica del documento informatico e delle firme elettroniche, la formazione e conclusione dei contratti del commercio elettronico, la proprietà intellettuale nella distribuzione elettronica, la responsabilità civile degli operatori in rete (in tema, v. tre recenti studi, che danno conto con completezza dell’evoluzione in materia: Lazzarelli, F., L’equilibrio contrattuale nelle forniture di sistemi informatici, Napoli, 2010, 7; Capra, D.,Servizi di investimento e scambi telematici, Milano, 2010, 109; Gentili, A.-Battelli, E., I contratti di distribuzione del commercio elettronico, in Bocchini, R.-Gambino, A.M., a cura di, I contratti di somministrazione e di distribuzione, Torino, 2012, 317).
Dottrina e giurisprudenza maggioritaria sostenevano che la forma elettronica degli atti costituisse un tertium genus rispetto a quella scritta ed a quella verbale, cosicché non potessero considerarsi scritti gli atti registrati nelle memorie del computer, per la ritenuta agevole cancellabilità del dato registrato (cfr. Borruso, R.-Buonuomo, G.-Corasanti, G.-D’Aietti, G., Profili penali dell’informatica, Milano, 1994,passim). In effetti, il primo intervento legislativo volto a riconoscere rilevanza giuridica ai documenti informatici risale al 1993 con la legge n. 547, che ha introdotto l’art. 491 bis, c.p. In tale disposizione si è previsto che per documento informatico debba intendersi «qualunque supporto informatico contenente dati o informazioni aventi efficacia probatoria o programmi specificamente destinati ad elaborarli». Il concetto di documento informatico era, dunque, legato al tipo di supporto utilizzato.
Il d.lgs. 30.12.2010, n. 235 ha modificato il CAD, attraverso l’introduzione delle definizioni di copie di documento informatico (art. 1, co. 1, lett. i-bise ss.), di documento analogico (art. 1, co.1, lett. p-bis), e di copia analogica di documento informatico (art. 23).
La firma elettronica avanzata è stata introdotta dal d.lgs. n. 235/2010 ed è un «insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi a un documento informatico che consentono l’identificazione del firmatario del documento e garantiscono la connessione univoca al firmatario, creati con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo, collegati ai dati ai quali detta firma si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati» (art. 1, lett.q-bis). Rientra tra le firme elettroniche avanzate la firma grafometrica che si ottiene dal rilevamento dinamico dei dati calligrafici della firma effettuata con penna elettronica.
Unica distinzione fra le tipologie di firme informatiche sta nell‘inadeguatezza delle firme elettroniche avanzate, ai sensi dell’art. 21, co. 2 bis, ad integrare i requisiti delle scritture private di cui all’art. 1350, co. 1, nn. 1-12, c.c., ovvero degli atti per i quali il legislatore prescrive la forma scritta ad substantiam, per la cui sottoscrizione occorre pertanto l’impiego di una firma qualificata o digitale. In tali casi trova applicazione, altresì, la disposizione di cui all’art. 52 bis della l. 16.2.1913, n. 89, come modificata dal d.lgs. 2.7.2010, n. 110, sull’atto pubblico informatico, ove viene prescritto che «le parti, i fidefacenti, l’interprete e i testimoni sottoscrivono personalmente l’atto pubblico informatico in presenza del notaio con firma digitale o con firma elettronica, consistente anche nell’acquisizione digitale della sottoscrizione autografa. Il notaio appone personalmente la propria firma digitale dopo le parti, l’interprete e i testimoni e in loro presenza». Alla firma elettronica semplice, avanzata, o qualificata e alla firma digitale, se autenticate da firma qualificata o digitale da notaio o pubblico ufficiale viene dunque attribuito, ai sensi dell’art. 25 CAD, il valore probatorio di atto pubblicoex art. 2703 c.c.
Il legislatore, a seguito della direttiva 1991/250/CEE, con il d.lgs. 29.12.1992, n. 518, ha inserito all’art. 2, l. autore, un punto 8, che tutela «i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore». La norma specifica che «Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso».
Nonostante la scelta legislativa, il dibattito non è mai stato superato. Alcuni indirizzi interpretativi, infatti, ritengono che possa essere richiesto un brevetto qualora un software presenti il carattere della natura tecnica (Schiuma, L., Il software tra brevetto e diritto d’autore, in Riv. dir. civ., 2007, 6, 683-707; Capo, G., Gli strumenti di tutela dei diritti inerenti ai programmi, in Valentino, D., a cura di, Manuale di Diritto dell’Informatica, Napoli, 2011, 191 ss.; Gambino, A.M., L’innovazione informatica tra brevettazione e diritto d’autore, in Dir. ind., 2010, 147; per una prospettiva più ampia si veda Falce, V., La modernizzazione del diritto d’autore, Torino, 2012). Secondo la teoria del contribution approach, elaborata dall’Ufficio Europeo Brevetti di Monaco (UEB), la sussistenza di tale natura tecnica si dedurrebbe, implicitamente, allorquando il software sia capace di produrre il cd. «contributo tecnico ulteriore in un settore non escluso tradizionalmente dal brevettabile», ove per «ulteriore» si è soliti fare riferimento all’effetto tecnico prodotto dal programma che non deve esaurirsi nella stretta interazione fra software e hardware; mentre l’indicazione «in un settore non escluso tradizionalmente dal brevettabile» vuole escludere che il contributo apporti un vantaggio meramente astratto (per l’analisi dell’evoluzione giurisprudenziale in materia di brevettabilità del software si veda Arezzo, E., Nuove prospettive europee in materia di brevettabilità delle invenzioni di software, in Giur. comm., 2009, I, 1018 ss.).
Anche le banche dati, come i programmi per elaboratore, sono tutelate secondo il diritto d’autore, con delle peculiarità dovute alla loro specificità. La disciplina è stata introdotta con il d.lgs. 6.5.1999, n. 169, di recepimento della direttiva 96/9/CE, che ha modificato la legge sul diritto d’autore, inserendo fra le opere protette elencate all’art. 2, n. 9, anche le banche dati «intese come raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo» (per l’analisi dell’impatto dell’introduzione della direttiva comunitaria a tutela delle banche dati si veda Falce, V., La disciplina comunitaria sulle banche dati. Un bilancio a dieci anni dall’adozione, in Riv. dir. ind., 2006, I, 227-251; Id., The (over) protection of information in the knowledge economy. Is the Directive 96/9/EC a faux pas? – La (sopra) protezione dell’informazione nell’economia della conoscenza. La Direttiva n. 96/9/CE è un passo falso?, inDir. aut., 2009, 602-628).
Dal punto di vista tecnico, la struttura di una banca dati è formata da tre livelli: i) unità di memoria fisica contenente il materiale; ii) schema di disposizione del materiale; iii) software dedicato alla consultazione. Lo schema di disposizione del materiale è costituito da un softwaregestionale della banca dati, scritto con apposito linguaggio di definizione dei dati (data definition language), il cui compito è, appunto, quello di dare ordine e sistematicità al materiale contenuto nella banca dati.
Tanto la legge sul diritto d’autore, quanto la direttiva comunitaria, individuano l’apporto creativo dell’autore all’opera proprio nella scelta dei criteri di collegamento logico tra i contenuti del database, che vengono racchiusi nel software gestionale e che, per questa ragione, è tutelato dal diritto d’autore come elemento inscindibile di una banca dati e non come programma per elaboratore. Ciò che caratterizza la disciplina autoriale delle banche dati, è l’introduzione di un nuovo diritto posto in capo a chi costituisce, e per questo è detto costitutore, una banca di dati non originale, per la cui realizzazione è stato, tuttavia, necessario un rilevante investimento in termini di tempo o denaro. Tale protezione sui generis, prevista dagli art. 102 bis e ss. l. autore, è stata attribuita dal legislatore al fine di offrire una tutela propria all’investimento economico e professionale necessario per la progettazione, creazione e diffusione della banca dati, indipendentemente dai diritti conferiti dalla l. autore in quanto opera dell’ingegno (si rinvia amplius a Gambino, A. M.-Stazi, A.,Diritto dell’informatica, cit., 168 ss.; Di Cocco, C., L’opera multimediale, Torino, 2007; Astone, F., Le banche dati, in Manuale di Diritto dell’Informatica, cit., 201 ss).
L. 16.2.1913 n. 89, (Ordinamento del Notariato e degli Archivi Notarili), come successivamente modificata; l. 22.4.1941, n. 633 (Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio), come successivamente modificata; d.lgs. 29.12.1992, n. 518 (Attuazione della direttiva 91/250/CEE relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore); l. 23.12.1993, n. 547 (Modificazioni ed integrazioni alle norme del codice penale e del codice di procedura penale in tema di criminalità informatica); l. 15.3.1997, n. 59, (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa); d.P.R. 10.11.1997, n. 513 (Regolamento su criteri e modalità per la formazione, l’archiviazione e la trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici, a norma dell’articolo 15, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59); d.lgs. 6.5.1999, n. 169 (Attuazione della direttiva 96/9/CE relativa alla tutela giuridica delle banche di dati); d.lgs. 30.6.2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) come successivamente modificato; d.lgs. 10.2.2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale); d.P.R. 1.2.2005, n. 68 (Regolamento su disposizioni per l’utilizzo della posta elettronica certificata, a norma dell’articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3); d.lgs. 7.3.2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale), come successivamente modificato; d.m. 2.11.2005 del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie (Regole tecniche per la formazione, la trasmissione e la validazione, anche temporale, della posta elettronica certificata); d.lgs. 2.7.2010, n. 110 (Disposizioni in materia di atto pubblico informatico redatto dal notaio, a norma dell’articolo 65 della legge 18 giugno 2009, n. 69); d.P.C.m. 14.12.2010 (Modalità tecnologiche atte a garantire la sicurezza, l’integrità e la certificazione della trasmissione telematica di documenti cui è associata la marca postale elettronica); d.P.C.m. 27.9.2012 (Regole tecniche per l’identificazione, anche in via telematica, del titolare della casella di posta elettronica certificata, ai sensi dell’articolo 65, comma 1, lettera c-bis, del Codice dell’amministrazione digitale – decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 e successive modificazioni); l. 17.12.2012, (Conversione con modifiche del d.l. 18.10.2012, n. 179, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del paese).
Arezzo, E., Nuove prospettive europee in materia di brevettabilità delle invenzioni di software, in Giur. comm., 2009, I, 1017; Baade, H.W. (ed.),Jurimetrics, Basic Books, New York-London, 1963; Bianca, C.M., I contratti digitali, in Studium Iuris, 1998, 1038; Bianca, C.M., Commentario al DPR 513/97, in Nuove leggi civ., 2000, 633; Bin, R.-Lucchi, N., Informatica per le scienze giuridiche, Padova, 2009; Borruso, R.-Buonuomo, G.-Corasaniti, G.-D’Aietti, G., Profili penali dell’informatica, Milano, 1994; Borruso, R.-Ciacci, G., Diritto civile e informatica, Napoli, 2005; Bocchini, R.-Gambino, A.M., a cura di, I contratti di somministrazione e di distribuzione, Torino, 2012, 317; Borruso, R.-Russo, S.-Tiberi, C., L’informatica per il giurista. 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