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Timestamp: 2020-01-17 23:55:48+00:00
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Basta l'ordinaria diligenza nei controlli sui propri fornitori
La Suprema Corte di Cassazione si allinea alla giurisprudenza della Corte di giustizia Ue: grava sull'amministrazione finanziaria l'onere di dimostrare il coinvolgimento del contribuente, il quale è chiamato a effettuare sui propri fornitori i soli controlli "ordinari".
In tema di onere della prova, si ricorda la sentenza n. 10167 del 20 ottobre 2012, con la quale è stato stabilito che l'Iva risulta indetraibile solo laddove l'amministrazione finanziaria riesca a dimostrare "la piena conoscenza della frode e la consapevole partecipazione all'accordo simulatorio dell'acquirente". Conforme è anche la sentenza n.18446 del 26 ottobre 2012, secondo la quale "in ipotesi di fatture che l'amministrazione ritenga relative a operazioni inesistenti, grava su di essa l'onere di provare che le operazioni oggetto delle fatture in realtà non sono mai state poste in essere". Tali concetti, più recentemente, sono stati ripresi,anche, dalle sentenze n. 6229 del 13 marzo 2013 e n. 7900 del 28 marzo 2013. Per quanto riguarda la profondità dei controlli cui il contribuente è tenuto si richiama l'attenzione sulla sentenza n. 23560 del 20 dicembre 2012, che fa riferimento "all'uso dell'ordinaria diligenza".
Con la sentenza n. 239/2014 si precisa che il contribuente è chiamato a dimostrare "nonostante il possesso della capacità cognitiva adeguata all'attività professionale svolta in occasione dell'operazione contestata, di non essere stato in grado di abbandonare lo stato di ignoranza sul carattere fraudolento delle operazioni degli altri soggetti collegati all'operazione" ribadendo infine che "tali affermazioni di principio - operate in più occasioni da questa Corte - trovano peraltro adeguato riscontro anche nellagiurisprudenza comunitaria in materia". Sinteticamnete, la sentenza appena richiamata intende ribadire che il contribuente deve effettuare le verifiche sulla base della prassi economica del settore in cui esercital'attività. In altre parole, chiarisce che non vi deve essere l'obbligo di effettuare indagini sproporzionate rispetto alla realtà del mercato di riferimento. Tra le più recenti sentenze di merito, si segnala la Ctp di Milano n.4493/22/14, del 14 maggio, che poggia sulla mancata prova, da parte dell'ufficio, dell'esistenza di vantaggi economici in capo alla società accertata (considerati elementi essenziali al fine di rendere indetraibile l'Iva di fatture soggettivamente inesistenti).Cioè secondo i giudici che hanno emesso la sentenza la mancata prova di un prezzo di favore è uno degli elementi che consentono di dimostrare l'inesistenza di quegli "elementi oggettivi" altrimenti indispensabili per formulare l'accusa.
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