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Timestamp: 2019-02-20 18:28:39+00:00
Document Index: 10533865

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 67', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 97']

informativa antimafia esclusione iscrizione albo gestori ambientali
5 febbraio 2019 2 febbraio 2019 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Consiglio di Stato, Sez. III, sent. n. 7151 del 19 dicembre 2018 (ud. del 13 dicembre 2018)
Pres. Frattini, Est. Ferrari
DIRITTO AMBIENTALE. Informativa antimafia interdittiva ed esclusione dal rinnovo dell’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali. Art. 67, 84 d. lgs. 6 settembre 2011 n. 159. D.M. n. 120/2014.
Quanto ai rapporti di parentela tra titolari, soci, amministratori, direttori generali dell’impresa e familiari che siano soggetti affiliati, organici, contigui alle associazioni mafiose – l’Amministrazione può dare loro rilievo laddove tale rapporto, per la sua natura, intensità o per altre caratteristiche concrete, lasci ritenere, per la logica del “più probabile che non”, che l’impresa abbia una conduzione collettiva e una regìa familiare (di diritto o di fatto, alla quale non risultino estranei detti soggetti) ovvero che le decisioni sulla sua attività possano essere influenzate, anche indirettamente, dalla mafia attraverso la famiglia, o da un affiliato alla mafia mediante il contatto col proprio congiunto. Nei contesti sociali, in cui attecchisce il fenomeno mafioso, all’interno della famiglia si può verificare una “influenza reciproca” di comportamenti e possono sorgere legami di cointeressenza, di solidarietà, di copertura o quanto meno di soggezione o di tolleranza; una tale influenza può essere desunta non dalla considerazione (che sarebbe in sé errata e in contrasto con i principi costituzionali), che il parente di un mafioso sia anch’egli mafioso, ma per la doverosa considerazione, per converso, che la complessa organizzazione della mafia ha una struttura clanica, si fonda e si articola, a livello particellare, sul nucleo fondante della ‘famiglia’, sicché in una ‘famiglia’ mafiosa anche il soggetto, che non sia attinto da pregiudizio mafioso, può subire, nolente, l’influenza del ‘capofamiglia’ e dell’associazione. Hanno dunque rilevanza circostanze obiettive (a titolo meramente esemplificativo, ad es., la convivenza, la cointeressenza di interessi economici, il coinvolgimento nei medesimi fatti, che pur non abbiano dato luogo a condanne in sede penale) e rilevano le peculiari realtà locali, ben potendo l’Amministrazione evidenziare come sia stata accertata l’esistenza – su un’area più o meno estesa – del controllo di una ‘famiglia’ e del sostanziale coinvolgimento dei suoi componenti (a fortiori se questi non risultino avere proprie fonti legittime di reddito).
La valutazione del pericolo di infiltrazioni mafiose, di competenza del Prefetto, è connotata, per la specifica natura del giudizio formulato, dall’utilizzo di peculiari cognizioni di tecnica investigativa e poliziesca, che esclude la possibilità per il giudice amministrativo di sostituirvi la propria, ma non impedisce ad esso di rilevare se i fatti riferiti dal Prefetto configurino o meno la fattispecie prevista dalla legge e di formulare un giudizio di logicità e congruità con riguardo sia alle informazioni acquisite, sia alle valutazioni che il Prefetto ne abbia tratto (Cons. St., sez. III, n. 820 del 2018; n. 5130 del 2011; n. 2783 del 2004 e n. 4135 del 2006).
L’ampia discrezionalità di apprezzamento del Prefetto in tema di tentativo di infiltrazione mafiosa comporta che la sua valutazione sia sindacabile in sede giurisdizionale in caso di manifesta illogicità, irragionevolezza e travisamento dei fatti, mentre al sindacato del giudice amministrativo sulla legittimità dell’informativa antimafia rimane estraneo l’accertamento dei fatti, anche di rilievo penale, posti a base del provvedimento (Cons. St. n. 4724 del 2001). Tale valutazione costituisce espressione di ampia discrezionalità che, per giurisprudenza costante, può essere assoggettata al sindacato del giudice amministrativo solo sotto il profilo della sua logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati (Cons. St. n. 7260 del 2010).
07151/2018REG.PROV.COLL.
05261/2018 REG.RIC.
05262/2018 REG.RIC.
a) sul ricorso numero di registro generale 5261 del 2018, proposto dal sig. -OMISSIS-, in proprio e quale titolare della -OMISSIS–OMISSIS-Impresa individuale, rappresentato e difeso dagli avvocati Luciano Salomoni e Giovanni Corbyons ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avvocato Giovanni Corbyons in Roma, via Cicerone, n. 44;
il Ministero dell’interno, la Prefettura di Milano – Ufficio territoriale del Governo, la Prefettura di Pavia – Ufficio territoriale del Governo e l’Anac – Autorità Nazionale Anticorruzione, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliatari in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
b) sul ricorso numero di registro generale 5261 del 2018, proposto dal sig. -OMISSIS-, in proprio e quale titolare della -OMISSIS–OMISSIS-Impresa individuale, rappresentato e difeso dagli avvocati Luciano Salomoni e Giovanni Corbyons ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avvocato Giovanni Corbyons in Roma, via Cicerone, n. 44;
il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliatari in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
l’Albo Nazionale Gestori Ambientali – Sezione regionale della Lombardia, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio,
a) quanto all’appello n. 5261 del 2018,
della sentenza del Tar Lombardia, sede di Milano, sez. I, n.-OMISSIS-, che ha respinto il ricorso proposto avverso il provvedimento del 23 luglio 2014, recante informativa antimafia interdittiva ai sensi degli artt. 84, comma 4, e 31, comma 6, d.lgs. n. 159 del 2011; il provvedimento, impugnato con motivi aggiunti, della Prefettura di Pavia n. -OMISSIS-di interdittiva antimafia e contestuale cancellazione dalla white list, nonché la nota dell’Autorità Nazionale Anticorruzione n.-OMISSIS-di inserimento dell’annotazione relativa all’informativa interdittiva nel casellario informatico degli operatori economici esecutori di contratti pubblici;
b) quanto all’appello n. 5262 del 2018,
della sentenza del Tar Lombardia, sede di Milano, sez. I, n.-OMISSIS-, che ha respinto il ricorso proposto avverso il diniego di rinnovo dell’iscrizione presentata dalla -OMISSIS–OMISSIS-Impresa individuale in categoria 4, classe E, prot. n. -OMISSIS-, opposto con nota dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali – Sezione regionale della Lombardia prot. n.-OMISSIS-ricevuta in data 31 maggio 2017.
Visti i ricorsi in appello nn. 5261 del 2018 e 5262 del 2018 e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio, nell’appello n. 5261 del 2018, del Ministero dell’interno, della Prefettura di Milano – Ufficio territoriale del Governo e della Prefettura di Pavia – Ufficio territoriale del Governo;
Visti gli atti di costituzione in giudizio, nell’appello n. 5262 del 2018, del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 13 dicembre 2018 il Cons. Giulia Ferrari e uditi altresì i difensori presenti delle parti in causa, come da verbale;
E’ erroneo il presupposto di fatto su cui si basano le interdittive e la cancellazione dalla white list, e cioè i rapporti privilegiati tra -OMISSIS–OMISSIS-e la famiglia ‘ndranghetista dei -OMISSIS-, desunti dalla presenza, nell’anno 2007, “sui terreni ove è noto essere parcheggiati veicoli industriali riconducibili all’attività di movimentazione terra della famiglia mafiosa -OMISSIS-” di “un autocarro locato da -OMISSIS-”. Tale elemento fattuale, invocato dalla Prefettura, è prima di tutto generico e privo di rilievo in quanto – in ogni caso – si tratta di accadimenti risalenti nel tempo (2007) e che non presentano quei caratteri di attualità e concretezza, tali da fondare un pericolo odierno di condizionamento mafioso.
5. Si sono costituiti, nel giudizio n. 5261 del 2018, il Ministero dell’interno, la Prefettura di Milano – Ufficio territoriale del Governo, la Prefettura di Pavia – Ufficio territoriale del Governo e l’Anac – Autorità Nazionale Anticorruzione, che hanno sostenuto l’infondatezza dell’appello.
6. Si è costituito, nel giudizio n. 5262 del 2018, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ha sostenuto l’infondatezza dell’appello.
7. Nell’appello n. 5262 del 2018 non si è costituito il Ministero dell’interno.
8. Nell’appello n. 5262 del 2018 non si è costituito l’Albo Nazionale Gestori Ambientali – Sezione regionale della Lombardia.
10 .Con ord. n. -OMISSIS-è stata respinta l’istanza di sospensione cautelare della sentenza della sez. I del Tar Milano n.-OMISSIS-, presentata con l’appello n. 5262 del 2018.
Da questi elementi e dalle risultanze delle indagini compiute dalla Prefettura di Pavia il Prefetto di Milano ha tratto un giudizio prognostico “di qualificata e concreta sussistenza del pericolo di infiltrazione mafiosa nei confronti della ditta -OMISSIS–OMISSIS- Paolo”.
Ha aggiunto la Sezione terza che – pur essendo necessario che siano individuati (ed indicati) idonei e specifici elementi di fatto, obiettivamente sintomatici e rivelatori di concrete connessioni o possibili collegamenti con le organizzazioni malavitose, che sconsigliano l’instaurazione di un rapporto dell’impresa con la Pubblica amministrazione – non è necessario un grado di dimostrazione probatoria analogo a quello richiesto per dimostrare l’appartenenza di un soggetto ad associazioni di tipo camorristico o mafioso, potendo l’interdittiva fondarsi su fatti e vicende aventi un valore sintomatico e indiziario e con l’ausilio di indagini che possono risalire anche ad eventi verificatisi a distanza di tempo.
La Sezione (7 febbraio 2018, n. 820) ha ancora chiarito che – quanto ai rapporti di parentela tra titolari, soci, amministratori, direttori generali dell’impresa e familiari che siano soggetti affiliati, organici, contigui alle associazioni mafiose – l’Amministrazione può dare loro rilievo laddove tale rapporto, per la sua natura, intensità o per altre caratteristiche concrete, lasci ritenere, per la logica del “più probabile che non”, che l’impresa abbia una conduzione collettiva e una regìa familiare (di diritto o di fatto, alla quale non risultino estranei detti soggetti) ovvero che le decisioni sulla sua attività possano essere influenzate, anche indirettamente, dalla mafia attraverso la famiglia, o da un affiliato alla mafia mediante il contatto col proprio congiunto. Nei contesti sociali, in cui attecchisce il fenomeno mafioso, all’interno della famiglia si può verificare una “influenza reciproca” di comportamenti e possono sorgere legami di cointeressenza, di solidarietà, di copertura o quanto meno di soggezione o di tolleranza; una tale influenza può essere desunta non dalla considerazione (che sarebbe in sé errata e in contrasto con i principi costituzionali), che il parente di un mafioso sia anch’egli mafioso, ma per la doverosa considerazione, per converso, che la complessa organizzazione della mafia ha una struttura clanica, si fonda e si articola, a livello particellare, sul nucleo fondante della ‘famiglia’, sicché in una ‘famiglia’ mafiosa anche il soggetto, che non sia attinto da pregiudizio mafioso, può subire, nolente, l’influenza del ‘capofamiglia’ e dell’associazione. Hanno dunque rilevanza circostanze obiettive (a titolo meramente esemplificativo, ad es., la convivenza, la cointeressenza di interessi economici, il coinvolgimento nei medesimi fatti, che pur non abbiano dato luogo a condanne in sede penale) e rilevano le peculiari realtà locali, ben potendo l’Amministrazione evidenziare come sia stata accertata l’esistenza – su un’area più o meno estesa – del controllo di una ‘famiglia’ e del sostanziale coinvolgimento dei suoi componenti (a fortiori se questi non risultino avere proprie fonti legittime di reddito).
Tale vicinanza è stata desunta innanzitutto a seguito di alcuni sopralluoghi, in giorni ed ore differenti presso cantieri siti in -OMISSIS-, -OMISSIS-e -OMISSIS-, dai qiuali è emerso che sui terreni, ove è noto essere parcheggiati veicoli riconducibili all’attività di movimentazione terra della famiglia mafiosa dei -OMISSIS- (relazione DIA del 23 novembre 2013), è stato visto un autocarro della impresa -OMISSIS-.
Tale essendo la situazione in fatto, risulta irrilevante che su tali terreni – di vasta estensione – parcheggiassero numerosi autocarri se tra questi non è provato che non ci fossero anche quelli della famiglia mafiosa dei -OMISSIS-, che svolge, al pari dell’appellante, l’attività economica di movimentazione della terra.
Risulta poi che gli zii di -OMISSIS–OMISSIS-sono: a) -OMISSIS-(già sorvegliato speciale di p.s. con vicende giudiziarie per furto, sequestro di persona a scopo di estorsione e reati di falso, coinvolto nell’operazione -OMISSIS-per associazione di tipo mafioso); b) -OMISSIS–OMISSIS-(sorvegliato speciale di p.s. con precedenti di estorsione e favoreggiamento personale); c) -OMISSIS- -OMISSIS-(diffidato e sorvegliato speciale di p.s., indagato per associazione di tipo mafioso, omicidio premeditato in concorso, reati contro il patrimonio, furto e danneggiamento), coniugato con -OMISSIS–OMISSIS-, figlia di -OMISSIS- -OMISSIS-, detto -OMISSIS-, in atto detenuto, capo dell’omonima ‘ndrina di -OMISSIS-; d) -OMISSIS–OMISSIS-(con precedenti per falsità materiale, uso di atto falso, truffa), coniugato con -OMISSIS-, zia di -OMISSIS-. Quest’ultimo ha rapporti di parentela con esponenti delle ‘ndrine -OMISSIS-, -OMISSIS- -OMISSIS-e -OMISSIS-ed è affine di terzo grado dello stesso -OMISSIS-.
E’ evidente quindi l’intreccio di legami parenterali con famiglie malavitose: lo zio di -OMISSIS–OMISSIS-è -OMISSIS- -OMISSIS-(diffidato e sorvegliato speciale dí p.s., indagato per associazione di tipo mafioso, omicidio premeditato in concorso, reati contro il patrimonio, furto e danneggiamento), coniugato con -OMISSIS–OMISSIS-, figlia di -OMISSIS- -OMISSIS-. Lo stesso -OMISSIS-è poi affine di terzo grado con -OMISSIS-, che ha rapporti di parentela con esponenti delle ‘ndrine.
L’intreccio familiare descritto assume un rilievo di peso indipendentemente dall’intervenuta assoluzione del padre di -OMISSIS–OMISSIS-che nelle due interdittive di Milano e Pavia risulta colpito da una vicenda penale. A prescindere dal rilievo che di “generica vicenda penale” si parla, in ogni caso i legami parenterali con soggetti legati agli ambienti malavitosi sono tali da costituire ulteriore indice rilevatore di infiltrazioni mafiose
Giova aggiungere che la valutazione del pericolo di infiltrazioni mafiose, di competenza del Prefetto, è connotata, per la specifica natura del giudizio formulato, dall’utilizzo di peculiari cognizioni di tecnica investigativa e poliziesca, che esclude la possibilità per il giudice amministrativo di sostituirvi la propria, ma non impedisce ad esso di rilevare se i fatti riferiti dal Prefetto configurino o meno la fattispecie prevista dalla legge e di formulare un giudizio di logicità e congruità con riguardo sia alle informazioni acquisite, sia alle valutazioni che il Prefetto ne abbia tratto (Cons. St., sez. III, n. 820 del 2018; n. 5130 del 2011; n. 2783 del 2004 e n. 4135 del 2006). L’ampia discrezionalità di apprezzamento del Prefetto in tema di tentativo di infiltrazione mafiosa comporta che la sua valutazione sia sindacabile in sede giurisdizionale in caso di manifesta illogicità, irragionevolezza e travisamento dei fatti, mentre al sindacato del giudice amministrativo sulla legittimità dell’informativa antimafia rimane estraneo l’accertamento dei fatti, anche di rilievo penale, posti a base del provvedimento (Cons. St. n. 4724 del 2001). Tale valutazione costituisce espressione di ampia discrezionalità che, per giurisprudenza costante, può essere assoggettata al sindacato del giudice amministrativo solo sotto il profilo della sua logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati (Cons. St. n. 7260 del 2010).
4. Con l’appello n. 5262 del 2018 è chiesto, invece, l’annullamento della sentenza della stessa sez. I del Tar Milano n. -OMISSIS-, che ha respinto il ricorso proposto avverso il diniego di rinnovo dell’iscrizione in categoria 4, classe E, presentata dall’Impresa -OMISSIS-, opposto con nota dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali – Sezione regionale della Lombardia prot. n.-OMISSIS-ricevuta in data 31 maggio 2017. Ad avviso dell’appellante l’interdittiva antimafia non è una misura di prevenzione di cui all’art. 67, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, cui rinvia l’art. 10, d.m. 3 giugno 2014, n. 120, a sua volta richiamato dal successivo art. 20, comma 1, lett. b, per individuare le cause di cancellazione dall’Albo Gestori Ambientali. L’interdittiva emessa nei suoi confronti rientrerebbe nella valutazione prefettizia sul pericolo di condizionamento mafioso (interdittiva antimafia) e non atterrebbe ad alcuna delle cause di sospensione o decadenza dell’art. 67 del Codice Antimafia, ovvero alla sussistenza di misure di prevenzione.
Passando al merito, nel confermare quanto già chiarito in sede cautelare (ord. n.-OMISSIS-), le informative interdittive sono applicabili anche ai provvedimenti di tipo abilitativo-autorizzativo, nei quali rientra l’iscrizione all’albo Nazionale Gestori Ambientali. Tale iscrizione abilita, infatti, l’operatore economico allo svolgimento di attività individuate nel d.m. n. 120 del 2014.
definitivamente pronunciando sugli appelli nn. 5261 del 2018 e 5262 del 2018, come in epigrafe proposti: a) li riunisce; b) li respinge.
Condanna l’appellante alle spese e agli onorari dei giudizi, che vengono liquidate in complessivi € 3.000,00 a favore di tutte le parti costituite.
Scarica in pdf il testo della sentenza: consiglio di stato, sez. 3, sent. n. 7151-2018
Taggato albo gestori ambientali, appello, art. 67, art. 97 Cost., codice antimafia, cons. stato n. 7151/2018, Consiglio di Stato, criminalità organizzata, d. lgs. n 159/2011, d. lgs. n. 152/2006, d.m. n. 120/2014, diritto ambientale, diritto amministrativo, informativa antimafia, prefetto, pubblica amministrazione, t.a.r.