Source: http://studiomarchegianipigotti.it/notizie.aspx?cat=16&_=diritto-delle-imprese
Timestamp: 2020-04-02 11:50:34+00:00
Document Index: 116571901

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 182', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 67']

Studio Legale Marchegiani - Pigotti - Diritto delle Imprese
il Tribunale di Asti, con decreto del 24 settembre 2012 ha fissato il termine de quo nel massimo, 120 giorni, rilevando la complessità della situazione societaria che vedeva coinvolte tre società debitrici, riservandosi di valutare successivamente l’ammissibilità di un concordato di gruppo. Se, però, viene presentata una domanda di pre-concordato in pendenza di una procedura per la dichiarazione di fallimento, deve essere concesso il termine minimo di 60 giorni: come nel caso della domanda presentata innanzi al Tribunale di Bolzano, nel decreto citato.
Tribunale di Crotone, 4 ottobre 2012, decr. - Sussite una presunzione legale di conicidenza della sede legale con quella effettiva che vale "fino a prova contraria". Per sede effettiva si intende il CENTRO DI DIREZIONE E GESTIONE DELL'IMPRESA SOCIETARIA - l'art. 3 e il 13° Regolamento UE n. 1346/2000 il quale precisa, infatti, che "centro degli interessi principali si dovrebbe intendere il luogo in cui il debitore esercita in modo abituale e pertanto riconoscibile dai terzi, la gestione dei suoi interessi" con ciò individuando come sede principale il "center of main interests (COMI). Assume quindi meno rilevanza la sede produttiva dell'azienda ove non coincide con quella direzionale
Concordato continuità con riserva e pagamento dei creditori strategici (Tribunale Modena 29 maggio 2013)
Pubblicata il 01/06/2013 in Diritto delle Imprese
Non può essere autorizzato il pagamento dei fornitori definiti essenziali nel concordato cd "con continuitò aziendale" di cuio all'art. 182 quinques quando dalricorso non presentato con riserva non sia possibile qualificare il prospettato concodato come caratterizzato dalla continuità aziendale. Pertanto anche nel concordato "con riserva" per chiedere questo beneficio è necessario che vi sia un piano non solo abbozzato ma sufficientemente definito nelle sue linee portanti.
IL CASO – Un’importante sentenza ottenuta dallo studio legale in punto di recupero degli aiuti di stato dichiarati illegittimi a seguito di sentenza della Commissione Europea – condizioni e limiti per il recupero, la prescrizione e l’onere della prova – La sentenza della cassazione Fiat Group - Inps 6756/2012 –di rigetto e la successiva sentenza della Corte di Appello di Campobasso 241/2012 Geo – Inps – di accoglimento sono solo apparentemente difformi.
ll Tribunale di Milano fissando le linee guida sul concordato con riserva ha precisatoto che l’automaticità degli effetti derivanti dalla presentazione del ricorso per concordato “non esclude la necessità della delibazione sui presupposti di validità della domanda”.
Le sezioni riunite chiariscono i poteri del giudice di sindacato sulla fattibilità del piano e l'interdipendenza tra procedure di Concordato preventivo e Fallimento.\r\nLa sentenza anzitutto chiarisce che, quando si tratti di proposta concordatizia con cessione di beni la percentuale di pagamento eventualmente prospettata non è vincolante, non essendo prescritta da alcuna disposizione la relativa allegazione ed essendo al contrario sufficiente “l’impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell’imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscano la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore”, salva l’assunzione di una specifica obbligazione in tal senso (Cass. 11/13817), La sentenza poi precisa che è comunque necessaria l’indicazione della percentuale offerta, a pena di inammissibilità per assoluta indeterminatezza e/o indeterminabilità dell’oggetto della proposta e che la proposta “può assumere concretezza soltanto attraverso le indicazioni delle modalità di soddisfacimento dei crediti (in esse comprese quindi le relative percentuali ed i tempi di adempimento)” (pagina 46). Queste indicazioni quindi devono essere previste nel ricorso.\r\nLa corte poi affronta compiutamente la problematica dei limiti del Giudice sul controllo sulla "fattibilità" del piano.\r\n\r\nLa sentenza stabilisce che il tribunale non può, nella verifica dei presupposti di ammissibilità, accertare la veridicità dei dati aziendali e/o la fattibilità del piano, il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta, ai sensi degli artt. 162 e 163 l.fall., ha per oggetto solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda, senza che possa essere svolta una valutazione relativa all'adeguatezza sotto il profilo del merito, per cui il giudice si deve limitare a riscontrare che la relazione di fattibilità dell’attestatore sia in grado o meno di svolgere correttamente la sua funzione ovverosia di fornire gli elementi di valutazione ai creditori.\r\n\r\nLa corte precisa che il controllo del giudice sulla fattibilità del piano è limitato alla fattibilità “giuridica” con esclusione di quella “economica”, il cui sindacato è riservato in via esclusiva ai creditori.\r\nE si chiarisce che la fattibilità “giuridica” consiste nel potere/dovere del giudice di dichiarare l’inammissibilità della proposta “quando modalità attuative risultino incompatibili con norme inderogabili”.\r\nChe avviene quando, ad esempio, il debitore programmerebbe di adempiere la proposta utilizzando contratti nulli ovvero (è l’esempio della corte) “la programmata cessione di beni di proprietà altrui”.\r\nQuindi, ad esempio, il Tribunale non potrebbe mai, in ipotesi di ritenuta “sopravvalutazione” di un cespite patrimoniale perché in questo caso il sindacato (ed il relativo rischio) è a carico del ceto creditorio in sede di votazione.\r\nSolo ai creditori è rimessa ogni decisione sul contenuto economico della proposta, sia sotto profilo della verosimiglianza dell’esito e sia su quello della sua convenienza.\r\n
Illegittimo il decreto Salva Banche La Corte Costituzionale boccia la prescrizione breve
Pubblicata il 30/04/2012 in Diritto delle Imprese
Illegittimo il decreto "salva Banche" La Corte Costituzionale cancella la prescrizione breve e riapre i termini per le azioni legali, cancellando dall'ordinamento giuridico l'articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (denominato "decreto salva banche") che disponeva un termine abbreviato di prescrizione anche per il passato, qualificando illegittimamente la norma come "interpretativa". La Corte ne ha sancito l'incostituzionalità negando il carrattere meramente interpretativo della norma in oggetto, ritenuta invece innovativa e quindi incostituzionale.
La risoluzione del 26.3.2012 n. 27 E dell'Agenzia delle Entrate - L'imposta di registro per l'omologa del concordato con cessione dei beni o in garanzia è dovuta in misura fissa
il concordato con cessione dei beni o in garanzia deve essere assoggettato a tassa fissa, a differenza del caso in cui l'omologa realizzi immediatamente un concordato "con cessione dei beni all'assuntore".\r\nCon questa risoluzione, che recepisce quanto ritenuto dalla giurisprudenza della Cassazione (con sentenze del 7 maggio 2007, n. 10352 e del 7 settembre 2010, n. 19141) l'Agenzia delle Entrate modifica il suo precedente orientamento di cui alla risoluzione n. 28 del 2008
ai fini della revocatoria fallimentare degli atti compiuti dal socio illimitatamente responsabile di una società di persone, dichiarato fallito per effetto del fallimento sociale, la "scientia decoctionis" va riscontrata con riferimento all'insolvenza della società, considerato che è quest'ultima insolvenza a determinare il fallimento del socio come conseguenza automatica della sua illimitata responsabilità per i debiti sociali, indipendentemente dalla sussistenza, o meno, di un suo stato di insolvenza personale. Ne consegue che anche l'onere della prova della "inscientia decoctionis", che grava sul convenuto nel caso di domanda di revocatoria fallimentare proposta a norma della L. Fall., art. 67, comma 1, ha come termine di riferimento, non già lo stato di insolvenza del socio suddetto, bensì quello della società "alla quale l'autore dell'atto di disposizione partecipi in regime di responsabilità illimitata"
E' sufficiente che sia accertato (anche se non non quantificato con precisione) uno scostamento tra il risultato effettivo dell'esercizio e quello di cui il bilancio per l'accertamento della illiceità del bilancio stesso, e quindi della nullità della delibera assembleare che lo ha approvato.