Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9249-del-11-04-2017
Timestamp: 2020-08-05 17:18:21+00:00
Document Index: 134286246

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 232', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 9249 del 11/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9249 del 11/04/2017
Cassazione civile, sez. III, 11/04/2017, (ud. 20/09/2016, dep.11/04/2017), n. 9249
sul ricorso 17446-2014 proposto da:
MULTISERVICE ASSISTANCE SRL IN LIQUIDAZIONE, (OMISSIS) in persona del
S.S. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
rappresentati e difesi dall’avvocato SALVATORE MILITELLO giusta
avverso la sentenza n. 283/2014 del TRIBUNALE di PALERMO, depositata
Il giudice di pace di Palermo, previo accertamento della nullità del contratto di cessione del credito stipulato tra gli attuali ricorrenti, S.S. e Multiservice s.r.l., dichiarò quest’ultima priva di legittimazione processuale attiva, rigettandone la richiesta di risarcimento dei danni asseritamente conseguenti ad un incidente verificatosi tra l’auto di proprietà del S. ed il veicolo condotto da P.M..
Il Tribunale palermitano, investito dell’impugnazione proposta dagli attori in prime cure, la rigettò, ritenendo che, al di la delle questioni postesi in ordine alla validità della cessione ed alla corretta individuazione del legittimo titolare del credito, il tipo di intervento spiegato dal cedente già in primo grado imponesse l’esame nel merito della richiesta risarcitoria, e che questa fosse, nel merito, infondata.
Avverso la sentenza del giudice siciliano Salvatore S. e la Multiservice hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di 3 motivi di censura.
Con il primo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 167 c.p.c., art. 2054 c.c., comma 2, artt. 2697 e 2733 c.c..
Con il terzo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 232 c.p.c.
I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati, attesane la intrinseca connessione, devono esser dichiarati inammissibili.
Essi si infrangono, nel loro complesso, sul corretto e condivisibile impianto motivazionale della sentenza impugnata, volta che il Tribunale, con apprezzamento di fatto scevro da vizi logico-giuridici, afferma che le prove offerte dalla parte appellante non hanno dimostrato l’accadimento del fatto storico sotteso alla pretesa azionata – i.e. l’effettivo verificarsi dell’incidente -, specificando ancora che i danni riportati dalla vettura del S. non potessero ritenersi conseguenza dall’incidente descritto in citazione.
Si rivelano, pertanto, affatto inconferenti i richiami a tutte le norme evocate nei motivi di ricorso – avendo, nella specie, il Tribunale fatto corretto uso e condivisibile governo delle acquisizioni probatorie in atti, in particolare escludendo in radice, sul piano della causalità materiale, la relazione etiologica tra i danni e il (presunto) evento che li avrebbe asseritamente generati, e conseguentemente valutando in termini di non attendibilità la denuncia a firma congiunta in atti, e in termini di irrilevanza tutte le questioni in tema di interrogatorio formale.
Parte ricorrente, difatti, lungi dal prospettare a questa Corte un vizio della sentenza rilevante sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 mediante una specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie astratta applicabile alla vicenda processuale, si volge piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accertare e ricostruite dalla Corte territoriale, muovendo all’impugnata sentenza censure del tutto irricevibili, volta che la valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle – fra esse – ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, postula un apprezzamento di fatto riservato in via esclusiva al giudice di merito il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere in alcun modo tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale, ovvero vincolato a confutare qualsiasi deduzione difensiva.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari alla somma già dovuta, a norma del predetto art. 13, comma 1 bis.