Source: http://documenti.camera.it/leg15/dossier/testi/GI0037.htm
Timestamp: 2020-01-19 01:20:20+00:00
Document Index: 38434727

Matched Legal Cases: ['art. 82', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 140', 'art. 162', 'art. 162', 'art. 82', 'art. 56', 'art. 25', 'art. 82', 'art. 366', 'art. 372', 'art. 11', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 326', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 326', 'art. 5']

Camera dei deputati Dossier GI0037 servizio studi
Titolo: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulle intercettazioni telefoniche - AA.C. 706 e abb.
AC n. 706/XV AC n. 1240/XV
AC n. 1277/XV
Serie: Progetti di legge Numero: 43
COMMISSIONI D'INCHIESTA INCHIESTE PARLAMENTARI
Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche
AA.C. 706 e abb.
File: gi0037.doc
§ La disciplina generale delle commissioni parlamentari d’inchiesta 11
§ Contenuto delle proposte di legge (A.C. nn. 706, 1240, 1277)16
§ A.C. 706, (on. Osvaldo Napoli), Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle intercettazioni telefoniche 21
§ A.C. 1240, (on. Cirino Pomicino ed altri), [Titolo]29
§ A.C. 1277, (on. Buemi ed altri), Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle intercettazioni telefoniche, informatiche, telematiche o ambientali35
§ Costituzione della Repubblica italiana (art. 82)43
§ Codice penale (artt. 366-384-bis)44
§ Codice di procedura penale (artt. 267 e 329)56
Diritto processuale penale; Parlamento
I Commissione (Affari costituzionali), V Commissione (Bilancio) e VII Commissione (Cultura)
Le proposte di legge in esame (A.C. nn. 706, 1240 e 1277), muovendo dalla constatazione dell’abnorme quantità di intercettazioni di comunicazioni private che vengono svolte nel nostro Paese, con le conseguenti minacce al diritto alla riservatezza dei cittadini, sono dirette ad istituire una commissione bicamerale di inchiesta che indaghi su tale aspetto.
Si tratta di proposte di legge di iniziativa parlamentare corredate, pertanto, della sola relazione illustrativa.
La Costituzione prevede che “ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse” (art. 82). L’inchiesta può quindi essere anche deliberata da una sola Camera, con atto non legislativo. Si è però andato affermando fin dalla terza legislatura (1958-1963) l’uso di deliberare le inchieste con legge, affidandole a Commissioni composte di deputati e senatori.
Come sopra ricordato l'articolo 82 della Costituzione riserva a ciascuna Camera la deliberazione di inchieste parlamentari.
Tutte le proposte di legge prevedono che la Commissione adotti un regolamento interno per disciplinare la propria attività.
Va ricordato che sono all’esame della commissione giustizia, in sede referente, alcuni progetti di legge (A.C. 1164 ed abb.) che intervengono direttamente a modificare la disciplina in materia di intercettazioni contenuta nel codice di procedura penale.
La disciplina generale delle commissioni parlamentari d’inchiesta
La Costituzione prevede che "ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse" (art. 82, primo comma).
Nel prospetto di seguito riportato sono indicati il numero e la tipologia delle inchieste parlamentari finora deliberate nelle legislature repubblicane .
Istituite con legge
Istituite con deliberazione monocamerale
(*) La Commissione di inchiesta sulle condizioni dei lavoratori fu istituita con distinte deliberazioni della Camera e del Senato.
(**) Nella VIII Legislatura la Commissione di inchiesta sulle commesse d'armi e mezzi di uso militare, già costituita nella legislatura precedente, fu nuovamente istituita per due volte con leggi successive (L. 18 dicembre 1980, n. 865 e L. 29 aprile 1982, n. 186).
L'inchiesta parlamentare, nell'ambito degli strumenti volti a consentire lo svolgimento dell'attività di controllo del Parlamento, rappresenta quello più incisivo e penetrante del quale le Camere possono avvalersi per acquisire conoscenze; l'articolo 82, secondo comma, della Costituzione, dispone infatti che la Commissione parlamentare d'inchiesta "procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria".
Appare quindi evidente la differenza con l'indagine conoscitiva, che, pur essendo anch'essa preordinata a finalità conoscitive, non attribuisce all'organo titolare dell'indagine poteri coercitivi per l'acquisizione delle informazioni.
In base all'art. 82 della Costituzione, l'inchiesta può essere deliberata anche da una sola Camera (evidentemente con atto non legislativo).
Si è però andata affermando anche la prassi di deliberare le inchieste con legge, affidandole a Commissioni composte di deputati e senatori, o con atto bicamerale non legislativo.
In ogni caso, per quanto riguarda il procedimento di formazione, l'art. 140 del r.C. e l'art. 162 del r.S. stabiliscono che per l'esame delle proposte di inchiesta si segue il procedimento previsto per quelle legislative.
Si ricorda che, qualora le due Camere istituiscano Commissioni monocamerali sulla stessa materia, l'art. 162 del r.S. consente che le Commissioni possano deliberare di procedere in comune, rimanendo tuttavia distinte quanto ad imputazione giuridica dei rispettivi atti.
Per quanto riguarda la nomina dei commissari, il secondo comma dell'art. 82 della Costituzione prevede che la composizione della Commissione deve rispecchiare la proporzione dei gruppi; tale nomina, quindi, deve essere improntata al rispetto del principio di proporzionalità.
Di conseguenza si applicano gli art. 56, comma 3, del r.C. e l'art. 25, comma 3, r.S., i quali stabiliscono che per le nomine delle Commissioni che, per prescrizione di legge o regolamento debbano essere composte in modo da rispecchiare la proporzione dei Gruppi parlamentari, il Presidente comunica ai Gruppi il numero dei posti spettanti a ciascuno in base al suddetto criterio richiedendo la designazione di un eguale numero di nomi.
Qualora sia espressamente previsto dall'atto costituivo, il Presidente è nominato, al di fuori della Commissione, dal Presidente dell'Assemblea ovvero d'intesa tra i Presidenti delle due Camere in caso di Commissione bicamerale.
L'organizzazione interna e dei lavori
Poteri inerenti alla organizzazione dei lavori sono quelli riguardanti la fissazione del programma dei lavori e l'istituzione di sottocommissioni nonché l'elaborazione e l'approvazione di un regolamento interno. Al riguardo si rammenta che, da circa un decennio, si è venuta formando la prassi secondo la quale le Commissioni d'inchiesta adottano un proprio regolamento, ferma restando l'applicabilità del regolamento della Camera di appartenenza del Presidente della Commissione per quanto non espressamente previsto dal predetto regolamento interno.
La durata dei lavori della Commissione è stabilita dal relativo atto istitutivo, che fissa la data di presentazione della relazione (che è atto conclusivo dell'attività, anche se il termine assegnato alla Commissione non è ancora scaduto) o assegna un termine finale ai lavori stessi, a partire dalla costituzione o dall'insediamento della Commissione ovvero dalla data di entrata in vigore della legge istitutiva.
Si ricorda che le Commissioni istituite con atto non legislativo cessano comunque la propria attività con la fine della legislatura mentre quelle istituite con legge possono essere prorogate con una nuova legge.
I poteri delle Commissioni d'inchiesta
L'art. 82, comma secondo, della Costituzione stabilisce che la Commissione d'inchiesta procede alle indagini ed agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria (c.d. principio del parallelismo).
In particolare, per le convocazioni di testimoni davanti alla Commissione si applicano gli articoli 366 - rifiuto di uffici legalmente dovuti da parte dei periti, interpreti, o custode di cose sottoposte a custodia e da parte dei testimoni - e 372 - falsa testimonianza - del codice penale, ferme restando le competenze dell'autorità giudiziaria. Si ricorda che per tali reati, dopo la riforma del codice di procedura penale, non è più previsto l'arresto ma, rispettivamente, la reclusione fino a sei mesi o la multa da 30 a 516 euro (art. 366) e la reclusione da 2 anni a 6 anni (art. 372 come modificato dall'art. 11 del D.L. n. 306/1992, convertito con la L. 7 agosto 1992, n. 356, che ha aumentato l'originaria pena consistente nella reclusione da sei mesi a tre anni).
La Commissione deve comunque assicurare il rispetto dei diritti fondamentali di difesa discendenti dal disposto dell'art. 24 Cost., riconoscendo, ad esempio, il diritto all'assistenza del difensore ogni volta che il suo mancato esercizio possa pregiudicare la posizione processuale della persona interrogata.
Il parallelismo con i poteri della magistratura disposto dal citato comma secondo dell'articolo 82 della Costituzione si estende anche agli aspetti relativi alle limitazioni dei poteri della Commissione stessa. In via generale si può affermare che lo svolgimento dell'inchiesta trova gli stessi limiti che la vigente legislazione pone alle indagini dell'autorità giudiziaria, fermo restando che l'atto istitutivo della Commissione può disporne di ulteriori ovvero prevedere l'inapplicabilità nei confronti della Commissione stessa di disposizioni limitative dell'attività d'indagine dell'autorità giudiziaria; al riguardo si rammenta, in via esemplificativa, che l'articolo 3, comma 2, della legge 30 giugno 1994, n. 430, istitutiva della Commissione Antimafia nel corso della XII Legislatura, ha disposto la non opponibilità alla Commissione del segreto di Stato (legge 24 ottobre 1977, n.801) con riferimento ai fatti di mafia, camorra ed altre associazioni criminali similari.
Il segreto funzionale
Particolarmente complesso è il problema dei rapporti tra l'attività delle Commissioni d'inchiesta e le concorrenti indagini della autorità giudiziaria, specie per quanto riguarda i profili di reciproca opponibilità del segreto: su questo tema è fondamentale la sentenza n. 231/75 della Corte costituzionale, che ha risolto il conflitto di attribuzioni tra Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia ed i tribunali di Torino e Milano. La Corte ha stabilito che la Commissione non ha l'obbligo di trasmettere ai Tribunali gli atti e documenti da essa formati o direttamente disposti, gli scritti e gli anonimi ad essa originariamente rivolti, che la Commissione abbia ritenuto di mantenere segreti (c.d. segreto funzionale), nonché gli atti già a disposizione del potere giudiziario.
La Corte ha stabilito invece l'obbligo per la Commissione di trasmettere ai Tribunali predetti gli altri atti e documenti in suo possesso che non siano coperti all'origine da segreto o siano coperti da segreto non opponibile all'autorità giudiziaria. Si sottolinea peraltro che alcune recenti leggi istitutive di Commissioni d'inchiesta non hanno confermato l'opponibilità del segreto funzionale all'autorità giudiziaria e ad altre Commissioni d'inchiesta.
Si segnala tuttavia che la più recente esperienza legislativa in materia (cfr. art. 4, comma 2, L. 430/94 cit.) ha innovato tale principi, disponendo (sembra peraltro in via permanente) l'inopponibilità nei confronti dell'autorità giudiziaria (nonché alla Commissione d'inchiesta istituita con la predetta normativa, con evidente applicazione del principio del parallelismo sopra illustrato) del segreto funzionale cui siano stati assoggettati atti e documenti da parte delle competenti Commissioni d'inchiesta.
Contenuto delle proposte di legge (A.C. nn. 706, 1240, 1277)
Tutte le proposte di legge in esame muovono dalla constatazione dell’abnorme quantità di intercettazioni di comunicazioni private che vengono svolte nel nostro Paese, con le conseguenti minacce al diritto alla riservatezza dei cittadini, per motivare la richiesta di istituzione di una apposita commissione di inchiesta.
In particolare, l’A.C. 706 (Osvaldo Napoli), assegna alla Commissione il compito di accertare le ragioni di un così alto numero di intercettazioni telefoniche e di verificare se tali intercettazioni rispondano e reali esigenze investigative (art. 1).
Per svolgere tali compiti la Commissione – composta da 20 deputati e 20 senatori (art. 2) - avrà a disposizione tutta la legislatura e potrà dotarsi di un regolamento interno e avvalersi di tutte le collaborazioni che ritenga necessarie (art. 6).
Inoltre, per quanto concerne l’attività di inchiesta, la proposta prevede che alle testimonianze davanti alla Commissione si applichino gli articoli 366 e 372 del codice penale (v. sopra) e che in nessun caso alla Commissione stessa possa essere opposto il segreto di Stato, il segreto d’ufficio (art. 3), o il segreto funzionale da parte di altre commissioni parlamentari d’inchiesta (art. 4, comma 5). Più in generale, l’art. 4 della proposta prevede che l’autorità giudiziaria – al pari della pubblica amministrazione - debba fornire alla Commissione copie di atti e documenti, anche in deroga al segreto istruttorio, potendone ritardare la trasmissione con decreto motivato per un termine massimo di sei mesi.
L’articolo 5 vincola al segreto tutti coloro che collaborano con la Commissione o concorrono a compiere atti dell’inchiesta, pena l’applicazione dell’articolo 326 c.p. (Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio). Le stesse pene si applicano a coloro che diffondano, anche per riassunto o informazione, atti o documenti dei quali venga vietata la divulgazione.
L’A.C. 1240 (Cirino Pomicino e altri) descrive in modo analitico i compiti della Commissione di inchiesta, che possono essere così sintetizzati (art. 3):
- verifica dell’applicazione della legislazione vigente in tema di intercettazioni, con particolare riferimento all’inserimento di trascrizioni di conversazioni in provvedimenti giudiziari e alla pubblicazione dei verbali di polizia giudiziaria; conseguente valutazione dell’esigenza di modifiche legislative;
- valutazione della correttezza “dell’azione svolta, nella pratica investigativa, dagli organi giudiziari preposti alla valutazione dei presupposti giustificativi delle autorizzazioni delle intercettazioni”;
- verifica dell’attività svolta dalle strutture private preposte alle intercettazioni e accertamento degli oneri connessi all’attività di intercettazione, a partire dal 1995;
- accertamento di eventuali omissioni e cancellazioni di trascrizioni di intercettazioni contenenti notizie di reati poi non perseguiti;
- accertamento della reale efficacia dello strumento delle intercettazioni nei procedimenti penali, in particolare in relazione al numero di procedimenti penali, nei quali sono state eseguite intercettazioni, che si sono conclusi negli ultimi dieci anni con sentenze di condanna.
Come nella proposta di legge A.C. 706, la Commissione – composta da 20 deputati e 20 senatori (art. 2) – può ottenere, in deroga al segreto istruttorio, copie di atti e documenti dall’autorità giudiziaria; diversamente dalla proposta precedente, però, in questo caso non si prevede per l’autorità giudiziaria la possibilità di ritardare temporaneamente l’invio della documentazione richiesta per motivate esigenze d’indagine (art. 4). Anche in questo caso alle audizioni davanti alla commissione si applicano le disposizioni del codice penale relative ai delitti contro l’attività giudiziaria (in particolare gli articoli da 366 a 384-bis, e dunque dal rifiuto di uffici legalmente dovuti alla calunnia, dalla falsa testimonianza alla ritrattazione).
Quanto al regime del segreto, l’art. 4 prevede l’applicazione delle norme vigenti in tema di segreto di Stato, d’ufficio e professionale mentre l’art. 5 vincola al segreto – pena l’applicazione dell’art. 326 c.p. - tutti coloro che collaborano con la commissione o che vengono comunque a conoscenza di atti dell’inchiesta per ragioni di ufficio o di servizio.
Infine, la Commissione può avvalersi di tutte le collaborazioni che ritenga necessarie (art. 6) e conclude i propri lavori entro un anno dall’insediamento, dovendo consegnare nel mese successivo una relazione al Parlamento sulle risultanze dell’inchiesta (art. 7).
La proposta A.C. 1277 (Buemi e altri) prevede che la Commissione d’inchiesta – composta da 10 deputati e 10 senatori (art. 2) – debba accertare (art. 1):
- la quantità, la durata e le ragioni giustificative delle intercettazioni svolte nel nostro paese, in relazione ai reati perseguiti e al territorio di riferimento;
- gli oneri sostenuti per lo svolgimento delle intercettazioni;
- i meccanismi che consentono la diffusione del contenuto delle intercettazioni;
- le modalità di effettuazione delle intercettazioni da parte di società private.
La Commissione deve svolgere i propri lavori nell’arco della XV legislatura riferendo al Parlamento sull’attività svolta e sull’eventuale esigenza di modifiche alla legislazione vigente (art. 1).
Come nella proposta A.C. 1240, si applicano gli articoli da 336 a 384-bis c.p. per quanto riguarda le audizioni davanti alla commissione, e la legislazione vigente per quanto riguarda il regime del segreto di Stato, d’ufficio e professionale (art. 3).
La Commissione può richiedere atti e documenti all’autorità giudiziaria che ha però la possibilità – per ragioni istruttorie - di rifiutarne la trasmissione con decreto motivato (art. 4).
Anche questa proposta di legge prevede che la Commissione organizzi i propri lavori in base ad un regolamento interno (art. 6) e che tutti coloro che collaborano alle attività della Commissione d’inchiesta siano obbligati al segreto, pena l’applicazione dell’art. 326 c.p. (art. 5).
I contratti telefonici hanno avuto negli ultimi anni incrementi del 115 per cento. Non c'è riscontro in nessun Paese europeo (e, almeno per motivi tecnologici, in nessun altro Paese al mondo, da quelli asiatici a quelli africani) di una situazione nella quale il potere giudiziario o un altro potere utilizzi l'intercettazione telefonica ai fini del controllo sociale. Se Orwell dovesse trovare un territorio nel quale dare una sistemazione al suo «grande fratello», quello italiano, in questo momento, sarebbe il più adatto.
C'è infine, tra i tanti, un altro aspetto da valutare. Esso è costituito, come alcune indagini giornalistiche hanno stabilito, dagli interessi industriali e dai servizi che stanno a monte delle intercettazioni telefoniche. Quale è il budget dei produttori di macchine per l'intercettazione? Quale è il budget, di soldi e di risorse umane, dei servizi esterni per la gestione di quelle macchine? Quale è il budget, di soldi e di risorse umane, dei servizi di trascrizione? Così come va valutato l'esito del lavoro di intercettazioni, da quello pubblicato negli atti giudiziari, a quello distribuito in modo anonimo per fini occulti o poco occulti, a quelli che restano inutilizzati, comprensivi delle conversazioni private. Già altre volte il Parlamento ha dovuto interessarsi dei «faldoni» illegali del SISDE. Chi garantisce che il lavoro delle intercettazioni non venga utilizzato, al di là dell'uso di legge, per scopi illegali o anche soltanto ai fini del gossip o della maldicenza politica e sociale, con gravi ripercussioni anche umane, familiari e interpersonali? La continua produzione di libri che utilizzano, logicamente in modo soggettivo, il frutto non controllato delle intercettazioni e delle valutazioni di parte di quelle intercettazioni dimostra come il problema debba essere affrontato e risolto nell'ambito delle garanzie della legge e della difesa degli interessi dello Stato e dei cittadini.
d’iniziativa dei deputati CIRINO POMICINO, BARANI, CATONE, FRANCESCO DE LUCA, DEL BUE, NARDI
In secondo luogo, non possiamo che essere allarmati per quanto viene reso pubblico anche con riferimento a conversazioni di persone che non sono oggetto di procedimenti giudiziari o di parlamentari della Repubblica. Tutto ciò turba non solo la vita dell'intera società che si sente «ascoltata», ma, spesso, anche i mercati finanziari, con impropri vantaggi e svantaggi dei rispettivi protagonisti, nonché l'ordinato svolgersi della vita democratica.
a) nel rispetto delle relative competenze, procede a una verifica dell'applicazione della legislazione vigente al fine di accertare il grado di effettiva tutela, nell'ambito della pratica investigativa ordinaria, dei diritti costituzionalmente garantiti delle persone direttamente o indirettamente coinvolte nelle intercettazioni;
i) accerta la reale efficacia dello strumento delle intercettazioni nei procedimenti penali, in particolare in relazione al numero di procedimenti penali, nei quali sono state eseguite intercettazioni, che si sono conclusi negli ultimi dieci anni con sentenze di condanna.
d’iniziativa dei deputati BUEMI, VILLETTI, BOSELLI, ANTINUCCI, BELTRANDI, BUGLIO, CREMA, D'ELIA, DI GIOIA, MANCINI, MELLANO, ANGELO PIAZZA, PORETTI, SCHIETROMA, TURCI, TURCO, BARANI, DEL BUE, NARDI
4. La Commissione riferisce al Parlamento sull'attività svolta al termine dei suoi lavori, nonché ogni volta che lo ritenga opportuno.