Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-471-codice-penale-uso-abusivo-di-sigilli-e-strumenti-veri
Timestamp: 2018-11-19 04:14:38+00:00
Document Index: 112079208

Matched Legal Cases: ['art. 323', 'art. 113', 'art. 468', 'art. 471', 'art. 471', 'art. 477', 'art. 471', 'art. 474', 'art. 471']

Art. 471 codice penale: Uso abusivo di sigilli e strumenti veri
Chiunque, essendosi procurati i veri sigilli o i veri strumenti (1) destinati a pubblica autenticazione o certificazione (2), ne fa uso a danno altrui, o a profitto di sé o di altri (3), è punito con la reclusione fino a tre anni (4) e con la multa fino a euro 309 (5) (6).
Fare uso: [v. 464].
Autenticazione: attestazione dell’autenticità di un documento.
Certificazione: comprovare il compimento di un determinato atto oppure la qualità o lo stato di una cosa.
(1) Tale reato presuppone che l’agente sia entrato in possesso, anche temporaneamente od occasionalmente, dei sigilli o degli strumenti veri (sono veri anche quelli messi fuori uso, prima di essere deformati o annullati). Tale impossessamento deve essere stato illegittimo; sicché se il fatto è commesso da chi ha il possesso di tali oggetti per motivi del suo ufficio, ricorrerà il delitto di cui all’art. 323 («abuso d’ufficio») e non quello in esame.
(2) Ad esempio: è strumento destinato a pubblica autenticazione e certificazione il bollo datario di un ufficio postale e telegrafico.
(3) Per la dottrina prevalente, profitto e danno non devono necessariamente essere patrimoniali.
(4) Sono applicabili le sanzioni sostitutive previste dagli artt. 53 e segg., l. 689/1981.
(5) Importo incrementato ex art. 113, c. 1, l. 689/1981.
(6) Cfr. nota (4) sub art. 468.
Uso abusivo di sigilli
Non integra il reato di uso abusivo di sigilli (art. 471 cod. pen.) la condotta di colui che utilizzi il timbro riproducente il nome e cognome di un professionista (nella specie ingegnere) nonché il numero dell'iscrizione al relativo albo su relazioni relative a lavori di manutenzione straordinaria, considerato che esso non è strumento di pubblica autenticazione o certificazione, non essendo predisposto da un ente pubblico a tali fini; inoltre, le indicazioni in esso impresse, una volta apposte su un dato atto, non hanno una portata autonoma e diversa rispetto alle altre dichiarazioni in quest'ultimo contenute, trattandosi di un'apposizione che sostituisce enunciazione formale di provenienza senza che questa costituisca, tuttavia, oggetto di pubblica attestazione o certificazione. Per contro, gli strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione, oggetto della tutela penale di cui all'art. 471, devono recare all'origine, nella stessa struttura e conformazione, l'indicazione di siffatta funzione, la quale, pertanto non può identificarsi con l'uso pratico che di volta in volta si faccia. Annulla senza rinvio, App. L'Aquila, 18 Maggio 2005
Cassazione penale sez. V 29 gennaio 2008 n. 8652
Non integra il reato di uso abusivo di sigilli o altri strumenti di pubblica autenticazione o certificazione la condotta del medico il quale utilizzi il timbro ad inchiostro recante il nominativo ed il codice regionale di altro medico convenzionato con il S.s.n., su certificazioni mediche e prescrizioni, in quanto il suddetto timbro vale solo ad individuare la provenienza amministrativa di queste ultime e non la persona fisica del medico che le redige, tanto che di esso può avvalersi anche il sostituto temporaneo previa aggiunta del proprio timbro personale, la cui mancanza, peraltro, costituisce una irregolarità non rilevante sotto il profilo penale.
Cassazione penale sez. II 12 luglio 2001 n. 38333
L'alterazione del mese e dell'anno nel timbro postale autentico apposto sulla busta contenente corrispondenza, in modo da far apparire la data falsa, è da ricondurre alla previsione degli art. 477 - 482 c.p. e non all'art. 471 c.p., perché l'indagato non si è procurato i veri sigilli o i veri strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione.
Ufficio Indagini preliminari Milano 15 novembre 2000
Nessuna norma sanziona penalmente l'uso non autorizzato di marchi o segni distintivi autentici (nella specie, per sovrapproduzione, ossia per superamento dei limiti quantitativi di concessione nell'uso del marchio), onde il fatto rileva solo come illecito civile, atteso che, per il divieto di analogia in materia di norme incriminatrici, non può ritenersi configurabile nè il reato previsto dall'art. 474 c.p. (che punisce, tra l'altro, il commercio di prodotti con marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, ma non l'utilizzazione di marchi o segni distintivi autentici senza o oltre il consenso del titolare), nè il reato previsto dall'art. 471 c.p. (che punisce l'uso non autorizzato di sigilli e strumenti di autenticazione "veri" ma non quello di marchi o altri segni distintivi).
Cassazione penale sez. V 04 novembre 1999 n. 5247