Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-331-cod-proc-penale-denuncia-da-parte-di-pubblici-ufficiali-e-incaricati-di-un-pubblico-servizio
Timestamp: 2018-08-17 01:14:15+00:00
Document Index: 114278725

Matched Legal Cases: ['art. 331', 'art. 331', 'art. 331', 'art. 368', 'art. 331', 'art. 331', 'art. 331', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 331', 'art. 331', 'art. 43', 'art. 10', 'art. 331', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 117', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 10']

Codice proc. penale Art. 331 cod. proc. penale: Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio
La disposizione con la quale il giudice, ai sensi dell'art. 331, comma primo, cod. proc. pen., ordina trasmettersi gli atti al pubblico ministero per l'eventuale esercizio dell'azione penale in ordine ad un fatto-reato, diverso e ulteriore rispetto a quello oggetto del giudizio, non è impugnabile, trattandosi di provvedimento avente carattere puramente ordinatorio e non decisorio, la cui adozione non pregiudica posizioni soggettive, comunque tutelabili in diversa sede. (In motivazione, la S.C. ha escluso che l'ordine di trasmissione possa essere affetto da abnormità strutturale, essendo conseguente all'adempimento di un dovere derivante da specifica previsione normativa, ovvero da abnormità funzionale, non determinando alcuna stasi o indebita regressione del processo). (Dichiara inammissibile, App. Brescia, 15/10/2013 )
Cassazione penale sez. VI 03 giugno 2014 n. 36635
Nel processo amministrativo è inammissibile il motivo d'appello rivolto contro l'ordine del Tar di trasmissione di atti al Procuratore della Repubblica, ai sensi dell'art. 331 c.p.p., per la segnalazione di fatti eventualmente integranti reato, atteso che detto ordine è un atto avente carattere ordinatorio e non decisorio e, non pregiudicando situazioni soggettive eventualmente tutelabili in diversa sede, non è impugnabile. (ConfermaTarVeneto, sez. I, n. 293 del 2013)
Consiglio di Stato sez. IV 14 aprile 2014 n. 1810
Ai fini della configurabilità del delitto di calunnia nessuna valenza può essere riconosciuta alla circostanza che il pubblico ufficiale non abbia denunciato all'Autorità giudiziaria, ai sensi dell'art. 331, comma 4, c.p.p., il fatto di cui è venuto a conoscenza, costituente oggetto di falsa accusa, ritenendo non sussistere una ipotesi di reato, poiché mentre per l'integrazione dell'illecito previsto dall'art. 368 c.p. è sufficiente la corrispondenza anche solo astratta del fatto falsamente denunciato ad una fattispecie penalmente rilevante, l'obbligo di denuncia gravante sul pubblico ufficiale presuppone la configurabilità in concreto del reato. (Fattispecie, in cui il giudice civile aveva omesso di disporre la trasmissione degli atti al p.m. non ritenendo configurabile il reato di patrocinio infedele, costituente l'oggetto della calunnia, sulla base dei dati addotti dalle parti). (Rigetta, App. Cagliari, 29/11/2012 )
Cassazione penale sez. II 18 febbraio 2014 n. 13932
In tema di delitti contro l'amministrazione della giustizia, e segnatamente di delitti contro l'attività giudiziaria, la condotta di simulazione di reato, al pari della calunnia, non presuppone una denuncia in senso formale. Occorre piuttosto che l'accusa della commissione di un reato risulti cristallizzata in qualunque atto rivolto ad una pubblica autorità che sia tenuta, ai sensi dell'art. 331 c.p.p., a denunciare all'autorità giudiziaria la notizia di reati perseguibili di ufficio, mentre è indifferente che la stessa risulti veicolata mediante una formale denuncia al giudice penale.
Cassazione penale sez. VI 28 febbraio 2013 n. 23587
In base agli art. 331 comma 4, c.p.p. e 328, c.p., affinché avvenga la trasmissione degli atti del processo amministrativo alla Procura della Repubblica occorre che venga rilevata la sussistenza di tutti gli elementi soggettivi e oggettivi del reato, circostanza da escludere nel caso in cui il soggetto interessato non abbia presentato denuncia al giudice competente al riguardo, limitandosi a formulare una generica richiesta all'adito g.a. (Conferma Tar Molise, n. 301 del 2011).
Consiglio di Stato sez. V 17 ottobre 2012 n. 5298
Soggetti obbligati al pagamento del c.d. compenso per copia privata sono i produttori e gli importatori, e tale obbligo sorge per effetto delle cessioni di detti strumenti di registrazione. Inoltre, è prevista sic et simpliciter la responsabilità solidale dei distributori, i quali assumono la posizione di garanti ex lege senza che l'obbligazione solidale del distributore abbia carattere sussidiario, poiché tale obbligazione solidale sorge solo quale conseguenza della mancata corresponsione del compenso da parte dei titolari dell'obbligo senza che sia previsto un beneficium ordinis ovvero excussionis. Ne discende che non rileva lo stato soggettivo dell'affidamento del distributore circa l'avvenuto pagamento del compenso da parte del produttore o dell'importatore poichè la legge estende la responsabilità del pagamento ai distributori prevedendo un'obbligazione a carico del distributore che tende ad assicurare l'effettivo pagamento del c.d. compenso per copia privata. Dunque, per il sol fatto dell'omesso pagamento da parte del soggetto titolare dell'obbligo, il distributore è tenuto in solido senza che possa far valere l'eventuale affidamento generato dal primo che nelle fatture di cessione degli apparecchi e supporti di registrazione abbia indicato che il compenso in discussione è stato pagato. Infine, in assenza di una norma analoga all'art. 331 c.p.p., relativo ai reati procedibili d'ufficio, che preveda la segnalazione di un illecito amministrativo all'autorità competente, l'istanza di segnalazione di tale illecito non può essere accolta, in quanto spetterà alla SIAE, ente preposto alla tutela del diritto d'autore, segnalare l'accertato omesso pagamento del compenso per copia privata, per quanto di competenza, all'autorità titolare del potere sanzionatorio.
Tribunale Bari Sez. Proprieta' Industriale e Intellettuale 26 giugno 2012 n. 2314
È manifestamente inammissibile la q.l.c. - in riferimento agli art. 2, 11, 24, comma 1, e 117, comma 1, cost. ed in relazione all'art. 2 del trattato sull'Unione europea, agli art. 21, 23, 47 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (di seguito: Carta dei diritti fondamentali), alla convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna adottata a New York il 18 dicembre 1979, ratificata con l. 14 marzo 1985 n. 132, al Protocollo opzionale a detta convenzione, adottato il 6 ottobre 1999, firmato dall'Italia il 10 dicembre 1999, ratificato il 22 settembre 2000, alla Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne proclamata con risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 20 dicembre 1993, ed alla Raccomandazione Rec(2002)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri sulla protezione delle donne dalla violenza adottata il 30 aprile 2002 - dell'art. 2, comma 5, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, in combinato disposto con gli art. 10 bis di detto d.lg. e 331, comma 4, c.p.p., nella parte in cui dette norme non prevedono che, "nel caso sia proposta azione giudiziaria finalizzata alla tutela di diritti fondamentali della persona, l'autorità giudiziaria adita non sia tenuta né all'obbligo di redigere ed effettuare la denuncia al p.m. di cui all'art. 331 comma 4 c.p.p., né ad alcuna segnalazione all'autorità amministrativa competente all'emissione del provvedimento di espulsione". L'ordinanza di rimessione presenta carenze in punto di descrizione della fattispecie concreta e di motivazione sulla rilevanza tali da precludere lo scrutinio nel merito della questione, giacché il rimettente non ha precisato se e quali verifiche siano state svolte in ordine all'eventuale, asserita e perdurante situazione di irregolarità della parte offesa non comparsa all'udienza a tal fine fissata nel processo principale e ha omesso la specifica motivazione in ordine alla necessità di applicare la disposizione censurata ai fini della definizione della controversia, sussistente quando la norma riguardi il "thema decidendum" su cui egli è chiamato a pronunciare e di essa debba essere fatta applicazione, quale passaggio obbligato ai fini della risoluzione della questione oggetto del giudizio principale (sentt. n.303 del 2007, 151 del 2009, 227, 281, 288 del 2010).
Corte Costituzionale 11 novembre 2011 n. 306
Nessun raddoppio dei termini quando la denuncia penale è in capo all'Amministratore della società e non al socio. (Si legge fra l’altro nella sentenza, in accoglimento del ricorso, che i termini per gli accertamenti sono raddoppiati "quando il contribuente abbia commesso una violazione che comporta obbligo di denuncia, ai sensi dell'art. 331 c.p.p., per uno dei reati previsti dal d.lg. 10 marzo 2000 n. 74". Tanto premesso si osserva ulteriormente, a parere di questo giudice, che tale prolungamento dei termini non può essere applicato al caso di cui si discute, atteso che la denuncia di reato è stata disposta esclusivamente nei confronti dell'amministratore della società... s.r.l. e non anche nei confronti del ricorrente. Consegue quindi che a termine dello stesso art. 43, comma 1, d.P.R. n. 600/73 l'avviso doveva essere notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione").
Comm. trib. prov.le Brindisi sez. III 10 ottobre 2011 n. 194
Non è manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 10 bis d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, nella parte in cui non prevede una deroga all'obbligo di denuncia di cui all'art. 331 c.p.p. da parte dell'autorità giudiziaria nei confronti dello straniero sprovvisto di regolare titolo di soggiorno che si sia rivolto alla stessa per la tutela dei propri diritti; la norma sembra infatti porsi in conflitto con il diritto di agire in giudizio e con il diritto di difesa di cui all'art. 24, commi 1 e 2, cost.; con l'art. 3, comma 1, cost. che vieta ogni discriminazione basata su condizioni personali e sociali; con l'art. 10, commi 1 e 2, nonché con l'art. 117 cost., poiché viola l'art. 14 Cedu e gli art. 1 e 9 Convenzione OH 143/75 che stabiliscono rispettivamente un generico obbligo di non discriminazione per ragioni attinenti all'origine nazionale e il riconoscimento a tutti i lavoratori migranti dei diritti fondamentali dell'uomo ivi compreso quello di agire in giudizio (questione sollevata nell'ambito di un giudizio di lavoro promosso da lavoratore irregolare che non aveva potuto presentarsi in giudizio temendo di essere denunciato ai sensi dell'art. 10 bis d.lg. 286/98 cit.).
Tribunale Voghera 20 novembre 2009