Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2017/atto_di_pignoramento_presso_terzi_esecuzione_esattoriale_va_specificato_il_credito
Timestamp: 2020-07-03 19:17:11+00:00
Document Index: 38214791

Matched Legal Cases: ['art. 72', 'art. 543', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 2700', 'art. 72', 'art. 49']

Il pignoramento presso terzi previsto nell'esecuzione esattoriale è regolato dal DPR 602 del 1973, in particolare dall'art. 72-bis il quale prevede l'intimazione a pagare direttamente al concessionario della riscossione senza passare per il giudice dell'esecuzione come previsto, invece, dall'art. 543 e ss. cod. proc. civ.
Si riporta l'art. 72-bis sopra citato:
Art. 72-bis (Pignoramento dei crediti verso terzi)
2. Nel caso di inottemperanza all’ordine di pagamento, si applicano le disposizioni di cui all’ articolo 72, comma 2.
Talvolta l'agente di riscossione nel formulare l'atto di pignoramento presso terzi, nel descrivere il credito per il quale procede, fa riferimento generico al "mancato pagamento di tasse/tributi" senza dare la posssibilità al contribuente di comprendere il motivo dell'aggressione al proprio patrimonio.
Su questa questione è intervenuta la Corte di Cassazione civile con Sentenza n. 26519 depositata il 09 novembre 2017.
Afferma la Corte: "Poiché nell’esecuzione forzata esattoriale gli unici atti che rendono edotto il debitore del contenuto del titolo esecutivo sono la cartella di pagamento ed eventualmente l’avviso di mora, la previsione del requisito contenutistico dell’atto di pignoramento implica quantomeno il riferimento a tali atti, i quali a loro volta indicano, specificandone la fonte e la natura, il credito per il quale si procede a riscossione".
Nel caso di specie, la laconica dizione «€. 11.540,76 per tributi/entrate» non poteva minimamente servire allo scopo.
La difesa dell'ente di riscossione verteva sul fatto che l'attestazione del credito era eseguita da un pubblico ufficiale e che quindi andava contestata con le forme opportune.
Argomento non condiviso dalla S.C., secondo la quale "l’atto di pignoramento presso terzi, anche quando è predisposto nelle forme previste dall’art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973, in tema di esecuzione esattoriale, ha la natura di atto esecutivo e, quindi, di atto processuale di parte. La fidefacienza di cui all’art. 2700 cod. civ. è riservata ai soli atti pubblici".
La Corte di Cassazione conclude esprimendo il seguente principio di diritto:
“L’atto di pignoramento presso terzi eseguito dall’agente di riscossione ai sensi dell’art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 in sede di esecuzione esattoriale, sebbene preordinato alla riscossione coattiva di crediti erariali, non acquisisce per ciò stesso la natura di atto pubblico, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2699 e 2700 cod. civ., conservando invece quella di atto processuale di parte. Consegue che l’attestazione ivi contenuta delle attività svolte dal funzionario che ha materialmente predisposto l’atto (nella specie, concernente l’allegazione di un elenco contenente l’indicazione delle cartelle di pagamento relative ai crediti posti in riscossione) non è assistita da fede pubblica e non fa piena prova fino a querela di falso, a differenza di quanto avviene quando l’agente di riscossione esercita – ex art. 49, comma 3, d.P.R. n. 602 del 1973 – le funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario, ad esempio notificando il medesimo atto”
Corte di Cassazione civile Sentenza n. 26519 del 09/11/2017