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Timestamp: 2020-02-20 02:20:43+00:00
Document Index: 32352363

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 47', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 826', 'art. 9']

Servizi area tecnica pubblica amministrazione
La destinazione di un’area a verde agricolo può essere giustificata dalla necessità di impedire ulteriori edificazioni
Il pergolato coperto nella parte superiore con una struttura non facilmente amovibile diventa una tettoia
La decadenza dalla concessione demaniale marittima presuppone l'accertamento di fatti gravemente violativi degli obblighi imposti al momento del rilascio del titolo
In generale, il presupposto dell'onerosità della trasformazione edilizia è costituito dal maggior carico urbanistico determinato dall'intervento, per cui l'Ente locale deve richiedere il pagamento degli oneri se il peso insediativo aumenta, mentre non deve chiedere alcunché se non si verifica alcuna variazione.
Permalink 19 Febbraio
Il pergolato, per sua natura, è una struttura aperta su almeno tre lati e nella parte superiore e, infatti, normalmente non necessita di titoli abilitativi edilizi.
Permalink 17 Febbraio
Il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi costruzione rilevante agli effetti delle norme sulle distanze
Secondo condivisibili principi giurisprudenziali, il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi costruzione, agli effetti delle norme sulle distanze, dalle fondamenta al livello del fondo superiore, qualunque sia l’altezza della parete naturale o della scarpata o del terrapieno cui aderisce, impedendone lo smottamento (Cass. Civ., II, 11 gennaio 1992, n. 243)
Permalink 13 Febbraio
La configurabilità di una pertinenza urbanistico-edilizia richiede non solo la sussistenza di un rapporto funzionale costituto dal nesso strumentale dell’opera accessoria a quella principale, ma anche un elemento strutturale ovvero una “dimensione ridotta e modesta del manufatto rispetto alla cosa in cui esso inerisce”
Permalink 12 Febbraio
L’art. 35, d.P.R. n. 380 del 2001, è norma preposta a tutelare “i suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici” dalla costruzione di manufatti da parte di privati e prevede, quindi, quale unico rimedio sanzionatorio l’irrogazione della misura vincolata dell’ordine di demolizione, dovendosi interpretare la relativa disposizione con particolare rigore, in quanto l’abuso, se commesso ai danni di un’area pubblica, risulta essere ancora più grave che se realizzato su un terreno privato
Ai sensi dell’art. 47 cod. nav., recante “decadenza dalla concessione”, l'Amministrazione può dichiarare la decadenza del concessionario: a) per mancata esecuzione delle opere prescritte nell'atto di concessione, o per mancato inizio della gestione, nei termini assegnati; b) per non uso continuato durante il periodo fissato a questo effetto nell'atto di concessione, o per cattivo uso; c) per mutamento sostanziale non autorizzato dello scopo per il quale è stata fatta la concessione; d) per omesso pagamento del canone per il numero di rate fissato a questo effetto dall'atto di concessione; e) per abusiva sostituzione di altri nel godimento della concessione; f) per inadempienza degli obblighi derivanti dalla concessione, o imposti da norme di leggi o di regolamenti.
L’istituto della proroga automatica delle concessioni demaniali marittime si infrange già, in punto di diritto, contro l’indirizzo giurisprudenziale disapplicativo della normativa richiamata da parte ricorrente, propugnato anche da questa Sezione nella sentenza 2 ottobre 2019, n. 1697 e ispirato all’arresto sancito in materia dalla Corte di Giustizia UE, sez. V, nella sentenza 14 luglio 2016, C-458/14 e C-67/15
Permalink 29 Gennaio
L'orientamento invalso in dottrina e in giurisprudenza estende il regime di autotutela esecutiva dei beni demaniali anche ai beni del patrimonio indisponibile, fra i quali sono comprese le acque minerali ex art. 826, comma 2, c.c.
La più recente evoluzione giurisprudenziale che ha evidenziato come all’interno della pianificazione urbanistica devono trovare spazio anche esigenze di tutela ambientale ed ecologica, tra le quali spicca proprio la necessità di evitare l’ulteriore edificazione e di mantenere un equilibrato rapporto tra aree edificate e spazi liberi (così, Consiglio di Stato, IV, 21 dicembre 2012, n. 6656).
La destinazione a verde pubblico o a parco pubblico di un’area privata non determina un vincolo di carattere sostanzialmente espropriativo
Come già chiarito dalla giurisprudenza (cfr. TAR Lazio, Roma, sez. II quater, sent. n. 14054/2019), la destinazione a «verde pubblico» o a «parco pubblico» di un’area privata non determina quella completa e irrimediabile perdita di una qualunque utilitas, nella quale, solo, può individuarsi l’imposizione di un vincolo di carattere sostanzialmente espropriativo.
Per la consolidata giurisprudenza, il vincolo imposto sulle aree site nella fascia di rispetto stradale o autostradale è di inedificabilità assoluta traducendosi in un divieto assoluto di costruire che rende inedificabili le aree site nella fascia di rispetto, indipendentemente dalle caratteristiche dell’opera realizzata e dalla necessità di accertamento in concreto dei connessi rischi per la circolazione stradale.
Permalink 14 Febbraio
Permalink 07 Febbraio
Secondo la prevalente e condivisibile giurisprudenza, la realizzazione di autorimesse e parcheggi, ai sensi dell'art. 9 comma 1, l. 24/3/1989 n. 122, è condizionata dal fatto che questi siano realizzati nel sottosuolo per l'intera altezza