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Timestamp: 2019-12-10 14:32:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Anteprima dall'edizione 2019 del Commentario al codice dei contratti pubblici edito da Giappichelli
Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2019 by LibriStaff
Edito da G. Giappichelli Editore nel 2019 • Pagine: 1696 • Compra su Amazon
\"Commentario al codice dei contratti pubblici\", a cura di Marcello Clarich, analizza la disciplina dei contratti pubblici che è stata oggetto negli ultimi anni di ripetuti interventi legislativi fino al recentissimo Decreto legge “Sblocca cantieri” (convertito nella legge 14 giugno 2019, n. 55) e che ha modificato numerose disposizioni del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50).
Stazioni appaltanti, imprese e professionisti troveranno nel Commentario al Codice un quadro completo e aggiornato della disciplina vigente con i principali orientamenti della giurisprudenza e dell’Autorità nazionale anticorruzione, nonché con riferimenti essenziali alla dottrina.
\"Commentario al codice dei contratti pubblici\" è suddiviso in capitoli dedicati al commento degli articoli relativi ai singoli istituti e ale fasi delle procedure di affidamento (bandi e avvisi di gara, prequalifica, selezione delle offerte, subappalto, ecc.).
In questo modo, il Commentario dà un ordine sistematico che consente ai lettori di orientarsi in una disciplina complessa e frammentaria. Il volume tratta anche i profili penali, tributari ed economici del public procurement la cui conoscenza è indispensabile per ben inquadrare e applicare il Codice. I lettori potranno seguire l’evoluzione della normativa tramite una newsletter periodica.
Il volume è aggiornato alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea 26 settembre 2019 C-63/18 che ha dichiarato illegittimo il limite del 30% del subappalto.
1. Il Codice dei contratti pubblici approvato con d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, con le modifiche apportate dal decreto correttivo approvato d.lgs. 19 aprile 2017, n. 56, e da ultimo con il decreto legge «Sblocca cantieri» 18 aprile 2109, n. 32, convertito in legge 14 giugno 2019, n. 55, segna un nuovo capitolo nella storia ormai secolare della disciplina settoriale degli appalti pubblici. Esso anzitutto recepisce un nuovo pacchetto di direttive europee e precisamente le direttive 2014/24/UE (appalti), 2014/25/UE (settori speciali) e 2014/23/UE (che disciplina in modo organico i contratti di concessione di lavori e di servizi) confermando così l’impostazione unitaria della disciplina che già caratterizzava il precedente Codice approvato con d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 e che viene integralmente sostituito. Inoltre, il nuovo Codice cerca di intervenire sulla struttura del mercato degli appalti, in particolare, rafforzando i poteri di vigilanza e di regolazione dell’Autorità nazionale anticorruzione; introducendo sia un sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti volto a valutare la loro capacità tecnica ad avviare e gestire le procedure di gara, sia un sistema di rating di impresa basato su requisiti reputazionali e di capacità strutturale ai fini della qualificazione necessaria per la partecipazione alle procedure; istituendo un albo dei commissari per la valutazione delle offerte gestito dall’Autorità nazionale anticorruzione. Si tratta di norme di tipo organizzativo che non sono di diretta applicazione delle direttive europee (che disciplinano soprattutto le procedure) e che sono invece il frutto di una scelta consapevole del legislatore nazionale di voler tentare di porre rimedio alle carenze strutturale del mercato dei contratti pubblici sia sul versante della domanda, sia su quello dell’offerta. Il Codice rinvia a numerosi atti attuativi di competenza ministeriale e dell’Autorità nazionale anticorruzione alcuni dei quali devono essere ancora emanati.
2. In sede introduttiva, per cogliere con uno sguardo generale le caratteristiche del nuovo Codice, conviene ripercorrere sinteticamente nel contesto l’evoluzione normativa del settore. In origine e per lungo tempo, la disciplina dei contratti della pubblica amministrazione è stata contenuta nella normativa sulla contabilità dello Stato (r.d. 18 novembre 1923, n. 2440 e regolamento approvato con r.d. 23 maggio 1924, n. 824). Essa prevedeva procedure a evidenza pubblica (il pubblico incanto, nel linguaggio dell’epoca) sia per i contratti attivi dello Stato, dai quali cioè deriva un’entrata (per esempio la vendita 1 Sullo stato di attuazione del Codice cfr. la Relazione annuale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione presentata al Senato il 14 giugno 2018 pubblicata sul sito dell’Autorità. XXXIV Marcello Clarich di un immobile non più utilizzato per finalità pubbliche), sia per i contratti passivi, che comportano cioè un’uscita (per esempio l’acquisto di arredi). La collocazione della disciplina del procedimento a evidenza pubblica tra le norme sulla contabilità trovava spiegazione nel fatto che essa mirava a garantire una gestione corretta ed efficiente del danaro pubblico. Essa era diretta principalmente ad assicurare le condizioni economiche più favorevoli all’amministrazione mettendo in concorrenza le imprese e a proteggere l’amministrazione dal rischio di collusione tra queste ultime. Da qui anche l’inserimento nel codice penale di figure di reato come la turbativa d’asta e l’astensione dagli incanti (artt. 353 e 354 c.p.). Solo di riflesso le norme di contabilità garantivano la par condicio dei partecipanti ed era persino dubbio se esse avessero natura esterna e non meramente interna. Questi obiettivi venivano perseguiti per mezzo di una serie minuta di regole formali e procedurali relative alla gara pubblica (per esempio, la presentazione delle offerte in buste sigillate, la tempistica dell’asta, le modalità di apertura delle buste, ecc.) volte a escludere o limitare il più possibile la discrezionalità dell’amministrazione. Una discrezionalità eccessiva poteva aprire più facilmente la strada a fenomeni collusivi e corruttivi tra imprese e funzionari infedeli. Non a caso le due principali modalità di selezione del contraente erano l’asta pubblica aperta a tutti i potenziali offerenti, oppure la licitazione privata, con la partecipazione delle imprese invitate dalla stazione appaltante e la selezione dell’offerta migliore sulla base di un solo parametro vincolato e cioè il prezzo offerto. A partire dagli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, soprattutto in seguito al recepimento di una serie di direttive europee (da ultimo, come si è detto, con il Codice), muta radicalmente l’impostazione della disciplina. Essa pone infatti l’accento soprattutto sull’esigenza di aprire il mercato degli appalti pubblici alla concorrenza a livello europeo in attuazione del principio di libera circolazione intracomunitaria delle merci e dei servizi. Pertanto introduce regole volte a promuovere la pubblicità dei bandi di gara, la trasparenza della procedura e la par condicio. L’apertura del mercato degli appalti pubblici alla concorrenza è vista come funzionale anche alla crescita dimensionale delle imprese europee, così da renderle più competitive a livello globale. Inoltre, la normativa europea privilegia un approccio meno formalistico a favore di un modello più flessibile e più aperto a momenti di confronto tra l’amministrazione e le imprese (in particolare, come si vedrà, con il cosiddetto dialogo competitivo, il partenariato per l’innovazione e altre forme di partenariato pubblico-privato) e che attribuisce a quest’ultima maggiori spazi di discrezionalità. Il recepimento delle direttive europee nel nostro ordinamento si è scontrato fin dall’inizio con la difficoltà delle stazioni appaltanti (troppo numerose e poco attrezzate sul piano tecnico e giuridico) e delle imprese (spesso di piccole dimensioni) di gestire o prendere parte a procedure più flessibili, ma che richiedono comunque la capacità di garantire la par condicio e la trasparenza. Ciò spiega perché le procedure più innovative come il già richiamato dialogo competitivo e le altre forme di partenariato sono state utilizzate di rado. Inoltre, il settore degli appalti pubblici è particolarmente esposto a fenomeni corruttivi e, com’è noto, la corruzione trova spazio maggiore là dove le stazioni appaltanti e le commissioni di gara sono a chiamate a operare valutazioni discrezionali. Introduzione XXXV
3. Il nuovo Codice ha sostituito il precedente Codice approvato con d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 che già aveva riordinato la materia unificando in un solo corpo normativo la disciplina delle forniture, dei servizi e dei lavori pubblici, recependo due direttive europee (2004/17/CE e 2004/18/CE). Al Codice si aggiungeva un ponderoso regolamento di esecuzione e attuazione, ora abrogato, che disciplinava soprattutto la progettazione, l’aggiudicazione e l’esecuzione dei lavori pubblici (d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207). Nella versione originaria del Codice, il regolamento in questione era sostituito da una disciplina più flessibile sotto forma di Linee guida approvate dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). Si trattava di una delle novità più significative nell’approccio seguito dal Codice che aveva dato origine a un dibattito dottrinale e a orientamenti giurisprudenziali spesso oscillanti volti a chiarire la natura giuridica di questo strumento atipico di regolazione. Il decreto legge «Sblocca cantieri» già citato opera ora una correzione di rotta prevedendo nuovamente l’emanazione di un regolamento attuativo e ridimensionando nel contempo il potere dell’ANAC di emanare le Linee guida. Va ricordato inoltre che disciplina generale stabilita a livello statale è adottata nell’esercizio della competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza, ordinamento civile, nonché nelle altre materie cui è riconducibile lo specifico contratto (art. 2, comma 1). Essa può essere integrata dalle leggi regionali che però, come ha chiarito la Corte Costituzionale (sentenza n. 401/2007), hanno spazi molto limitati di adattamento. Ciò allo scopo di evitare che il mercato dei contratti pubblici sia regolato da norme troppo differenziate a livello locale tali da distorcere la concorrenza.
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Le ultime versioni disponibili dei manuali di diritto penitenziario più diffusi in Italia
In questo articolo riportiamo le più recenti edizioni disponibili dei manuali di Diritto Penitenziario più diffusi in Italia, segnalando inoltre le ultime edizioni dei Codici Penitenziari commentati e non.
Un manuale che si propone di esporre in modo agile, sintetico e analitico una materia in continua evoluzione a causa dei sempre più frequenti interventi del legislatore, anche a seguito dell’incidenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, coniugando i profili di rilievo organizzativo ed amministrativo con quelli che attengono ai benefici penitenziari, alle misure alternative ed alle misure di sicurezza. Si tratta di un testo che per la sua semplicità, chiarezza e completezza si presenta come uno strumento per la preparazione di concorsi pubblici ed esami, sia universitari che di abilitazione all’esercizio della professione forense, oltre che come un utile strumento di lavoro per tutti coloro che operano nel settore dell’esecuzione penale e penitenziaria. Questa terza edizione è stata riveduta, ampliata ed aggiornata con riferimento alle numerose novità legislative intervenute nel corso degli ultimi due anni nonché con riguardo ai più significativi e recenti orientamenti della giurisprudenza di legittimità, di merito e della Corte Costituzionale, non solo nell’ottica di una migliore comprensione degli istituti trattati, ma anche al fine di consentire l’individuazione delle soluzioni applicative più opportune ai vari problemi che si possono presentare nell’ambito della complessa e delicata materia dell’esecuzione penale e penitenziaria.
Manuale di diritto penitenziario (Giuffré)
Il manuale, giunto alla quarta edizione, si conferma come utile strumento di apprendimento e di aggiornamento. L’opera sviluppa e analizza gli elementi fondanti della materia: le fonti, il trattamento penitenziario, il procedimento di sorveglianza e di sicurezza. Gli schemi riassuntivi che corredano ciascun capitolo consentono allo studente di comprendere con agevolezza gli istituti affrontati, contestualizzandoli nelle reciproche interazioni.
L’esecuzione penale. Ordinamento penitenziario e leggi complementari (Giuffré)
L'esecuzione penale. Ordinamento penitenziario e leggi complementari
Prezzo: EUR 140,25
La I edizione de L’esecuzione penale – Ordinamento penitenziario e leggi complementari, arricchisce la collana Le Fonti del diritto italiano di un commentario sistematico ed esaustivo, che offre un quadro approfondito della giurisprudenza (sia nazionale, sia sovranazionale) e della dottrina sulle questioni di maggiore rilievo che si riconducono all’esecuzione della pena nelle sue più diverse prospettive. L’Opera muove da una puntuale analisi delle disposizioni dell’ordinamento penitenziario (Legge n. 354/1975), alla luce dei recenti interventi di novellazione (riforma di cui ai D.lgs. n. 123 e n. 124/2018, correlati con le novità di rilievo introdotte dal d.lgs. n. 122/2018, di revisione della disciplina del casellario giudiziale, e dal decreto “sicurezza”, d.l. n. 113/2018, conv., in L. n. 123/2018), coordinati con gli approdi giurisprudenziali…
Questo volume comprende una raccolta completa e aggiornatissima delle norme e della prassi rilevanti nella materia del Diritto penitenziario. La sistematica del volume consente un agevole ed immediato reperimento delle fonti, attraverso un’accurata collocazione degli argomenti affrontati nelle parti rispettivamente dedicate alla Normativa e alle Circolari. L’opera è aggiornata con: la L. 14 luglio 2017, n. 110, che ha introdotto il delitto di tortura nell’ordinamento italiano; la L. 23 giugno 2017, n. 103, riforma della giustizia penale.
Questo volume raccoglie il frutto della recente evoluzione normativa e amministrativa di cui il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria si è reso interprete e responsabile. I contributi dei singoli autori (magistrati e funzionari dell’Amministrazione penitenziaria) si fondono in un’opera organica il cui filo conduttore è l’applicazione pratica dell’ordinamento penitenziario nel contesto del nuovo modello detentivo configurato dalla Riforma penitenziaria: un modello che è finalizzato alla conoscenza della persona e all’accertamento della sua capacità di riavere un ruolo nella società ed è fondato sulla responsabilizzazione del detenuto e di coloro che operano all’interno del carcere. Gli autori descrivono le linee di indirizzo fissate per la sua realizzazione e gli interventi legislativi e gestionali posti in essere. Arricchito da numerosi documenti non facilmente reperibili e consultabili attraverso i QRcode, il volume è estremamente utile non solo per coloro che operano nell’amministrazione penitenziaria centrale e periferica, ma anche per i giuristi e gli studiosi che vogliono approfondire le linee di azione del sistema penitenziario.
La riforma dell’ordinamento penitenziario. Con e-book
La riforma dell'ordinamento penitenziario. Con e-book
A cinque anni dalla sentenza pilota con cui la Corte Europea ha condannato l’Italia nel caso Torreggiani, il Parlamento ha approvato tre decreti legislativi di riforma dell’ordinamento penitenziario (D.Lgs. n. 121/2018, D.Lgs. n. 122/2018, D.Lgs. n. 124/2018). In questo instant book sono commentate in modo analitico da avvocati, esperti dell’Associazione Antigone, ricercatori, professori universitari le norme approvate, soffermandosi anche sulle parti di legge delega non attuate. Il volume, rivolto a studiosi, operatori penitenziari, giudici, avvocati e attivisti, si divide in tre parti: la prima descrive con spirito critico le norme che riguardano l’ordinamento penitenziario; la seconda illustra le più significative novità riguardanti l’esecuzione della pena negli istituti penali per minorenni; la terza parte contiene invece uno sguardo alle condizioni carcerarie in Italia e ai numeri della popolazione detenuta. Antigone, Associazione che dal 1991 si occupa di garanzie e diritti nel sistema penale, con attività di monitoraggio delle carceri, advocacy legislativa, contenzioso. Ha sedi in quasi tutte le regioni d’Italia.
La riforma dell'ordinamento penitenziario. lavoro, minorenni, Assistenza sanitaria e vita penitenziaria. I decreti legislativi 2 ottobre 2018, numeri 121, 123, 124
L’Ordinamento Penitenziario del 1975 ha costituito, da un punto di vista normativo, il passaggio dal sistema esclusivamente punitivo a quello anche “rieducativo”. Venivano recepiti, dopo 27 anni, i principi costituzionali, ma la mancanza di una vera e propria cultura dell’esecuzione penale non ha consentito la concreta realizzazione del cambiamento. Dopo la sentenza “pilota” della CEDU dell’8 gennaio 2013, che condannava l’Italia per trattamenti inumani e degradanti, il nostro Paese è stato costretto a “pensare” a una nuova riforma del regime detentivo. La delega al Governo, che pur aveva trovato totale attuazione nel lavoro delle Commissioni Ministeriali, è stata solo parzialmente rispettata con il venir meno di elementi fondamentali quali la facilitazione all’accesso alle misure di comunità e il diritto all’affettività. In queste pagine il commento ai tre principali decreti legislativi entrati in vigore il 10 novembre 2018.
Compendio di Diritto Penitenziario: Organizzazione e servizi degli istituti penitenziari - Analisi ragionata degli istituti - Domande più ricorrenti in sede d'esame o di concorso (I volumi di base)
Il lavoro, giunto alla decima edizione, offre una panoramica completa ed aggiornata del diritto penitenziario alla luce delle significative modifiche legislative, recentemente intervenute. In particolare, si segnalano la L. 21-4-2011, n. 62 (Tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori) e la L. 26-11-2010, n. 199 (Esecuzione domiciliare delle pene detentive non superiori ad un anno). Il volume rappresenta un utile strumento per coloro che si accostano alla materia per motivi di studio, di aggiornamento professionale o per i partecipanti ai pubblici concorsi nell’amministrazione penitenziaria. Una serie di questionari contenenti le domande più ricorrenti in sede di esame completa il testo.
Il volume affronta lo studio critico dei profili penalistici della materia penitenziaria, con riferimento all’esecuzione penitenziaria nei confronti dei condannati adulti. Il lavoro propone un’integrazione delle conoscenze teoriche ed empiriche che provengono dalle scienze sociali e articola un’analisi dei profili formali e materiali della penalità, nel contesto dei mutamenti e delle interazioni tra carcere e società, con l’intento di rinvigorire la diffusione del pensiero di Massimo Pavarini, in favore di una visione disincantata del fenomeno punitivo e dell’istituzione carceraria, e di proseguire la tradizione di riflessione della scuola penalistica bolognese.
L'esecuzione e il diritto penitenziario
Negli ultimi anni il legislatore ha profuso sforzi significativi per adeguare il sistema penitenziario alle raccomandazioni provenienti dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale, in numerosi arresti, ha riscontrato che le condizioni di trattamento dei detenuti negli istituti penitenziari italiani non rispecchiano gli standard europei. Piuttosto che agire sull’edilizia penitenziaria per rendere l’esecuzione della pena detentiva rispettosa della dignità e dei diritti della persona detenuta, tuttavia, il legislatore ha seguito altri percorsi. Seguendo strade già battute in passato, si è cercato anzitutto di sfoltire il numero dei detenuti favorendo il ricorso alle misure alternative alla detenzione. Accanto a tali strumenti, inoltre, sono stati rafforzati i meccanismi per assicurare al detenuto, che ritenga di subire trattamenti degradanti o inumani, di pretendere l’attuazione nei suoi confronti di condizioni dignitose dinanzi ad organi giurisdizionali che possano, eventualmente, ordinare il rispetto delle norme previste dall’ordinamento giudiziario.
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Cosa regola il diritto penitenziario
Il diritto penitenziario regola, nell’ordinamento giuridico di ciascuno Stato, l’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà personale disciplinata da un insieme di norme giuridiche di diritto pubblico.
Il diritto penitenziario concerne l’organizzazione, i mezzi, le modalità ed i principi che attengono all’organizzazione carceraria ed alle pene alternative alla detenzione, sperabilmente alla luce del solenne imperativo dell’umanizzazione del trattamento penitenziario e della rieducazione del condannato, con particolare riferimento alla tutela dei diritti del soggetto condannato a pena detentiva; il diritto dell’esecuzione penale, anche se quest’ultimo si può ritenere che comprenda l’intero diritto penitenziario riguarda invece l’esecuzione del titolo esecutivo (cioè della sentenza di condanna).
I più diffusi manuali di Diritto Bancario e Finanziario nelle loro edizioni più aggiornate
Presentiamo in questo articolo le più recenti versioni dei più diffusi e completi manuali di Diritto Bancario e Finanziario disponibili in Italia: libri fondamentali per gli studenti come per tutti coloro che sono intenzionati a conoscere o approfondire la materia. [Read more…]
Categoria: VarieTag: diritto, finanza
Manuali di Diritto Civile: le ultime edizioni (aggiornato al 2019)
Le ultime edizioni dei più diffusi manuali di Diritto Civile, dal Perlingieri al Caringella
Per tutti coloro che si apprestano a studiare Diritto Civile, ecco i manuali e i libri più diffusi nel panorama italiano, dal testo di Perlingieri a quello di Caringella a quello di Fratini, nelle versioni più aggiornate attualmente disponibili in commercio. [Read more…]
Phantomatìk: presentazione del libro e intervista a Gianluca Agomeri