Source: https://www.roars.it/online/il-tar-lazio-sospende-il-numero-chiuso-delle-facolta-umanistiche-della-statale-di-milano/
Timestamp: 2020-08-07 22:02:20+00:00
Document Index: 137475911

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il TAR Lazio sospende il numero chiuso delle facoltà umanistiche della Statale di Milano | ROARS
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Un’ordinanza del TAR Lazio ha sospeso l’efficacia dei provvedimenti che limitavano l’accesso al primo anno dei corsi di laurea in Filosofia, Lettere, Scienze dei beni Culturali, Scienze umane, dell’ambiente, del territorio e del paesaggio e Storia, Lingue e letterature straniere e comunque di tutte le facoltà umanistiche dell’Università degli Studi di Milano. Ecco un estratto dell’ordinanza: «Rilevato che i provvedimenti gravati intendono, nella sostanza, programmare l’accesso a corsi che (ad un primo sommario esame proprio della fase cautelare) non paiono collimare con quelli richiamati dalle norme primarie di riferimento […]; – che, in particolare, la relazione dell’Università di Milano in atti conferma che gli atti gravati non sono stati ispirati da necessità legate “all’utilizzazione di laboratori ad alta specializzazione, di sistemi informatici e tecnologici o comunque di posti-studio personalizzati”, bensì a carenza di un numero complessivo di docenti tale che “mantenendo numeri non sostenibili nei corsi dell’area umanistica, l’Ateneo risultasse non in linea con i requisiti di docenza previsti dal sistema di accreditamento vigente, esponendosi di conseguenza alla sanzione che comporta sia l’attivazione condizionata (per un solo anno) dei corsi di studio che non si trovino a rispettare i requisiti di docenza in attesa delle misure necessarie per superare tali carenze, sia l’impossibilità di attivare “nuovi corsi di studio”, se non a seguito della disattivazione di un pari numero di corsi”; Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio […] sospende l’efficacia dei provvedimenti impugnati. […] Fissa la pubblica udienza di trattazione del ricorso alla data del 9 maggio 2018».
N. 04478/2017 REG.PROV.CAU. N. 07499/2017 REG.RIC.
Udu- Unione degli Universitari Milano, Carlo Eugenio Dovico, Elisa Marchetti, Francesco Melis, Federica Bellina, Domenico Surace, Udu-Unione degli Universitari, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi dagli avvocati Michele Bonetti, Santi Delia, Umberto Cantelli e Silvia Antonellis, con domicilio eletto presso lo studio Michele Bonetti in Roma, via San Tommaso D’Aquino, 47;
Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca in persona del Ministro p.t., Universita’ degli Studi Milano in persona del Rettore p.t., rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati con essa in Roma, via dei Portoghesi, 12;
nei confronti di Fabio Goffi, Massimiliano Corsi Romanelli non costituiti in giudizio;
dei provvedimenti ostativi all’esercizio del diritto di parte ricorrente a veder riconoscere come libero ed a numero aperto l’accesso al primo anno dei corsi di laurea in Filosofia, Lettere, Scienze dei beni Culturali, Scienze umane, dell’ambiente, del territorio e del paesaggio e Storia, Lingue e letterature straniere e comunque di tutte le facoltà umanistiche dell’Università degli Studi di Milano
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca e di Universita’ degli Studi Milano;
Ritenuto che, quanto alla ammissibilità del ricorso sotto il profilo della legittimazione ad agire, la relazione versta in atti dall’Università di Milano il 25 agosto 2017 afferma espressamente che .. “il sig. Carlo Eugenio Dovico ha presentato domanda di ammissione ai corsi di laurea in Scienze dei beni culturali e in Lingue e letterature straniere; · il sig. Francesco Melis ha presentato domanda di ammissione al corso di laurea in Storia; · la sig.ra Federica Bellina ha presentato domanda di ammissione al corso di laurea in Filosofia”, il che pare, allostato, radicare la legittimazione stessa almeno in capo ai medesimi, che il prossimo 4 settembre dovranno affrontare la prova di ammissione;
a) ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, in medicina veterinaria, in odontoiatria e protesi dentaria, in architettura, ai corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie, nonchè ai corsi di diploma universitario, ovvero individuati come di primo livello in applicazione dell’art. 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni, concernenti la formazione del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione ai sensi dell’art. 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, in conformità alla normativa comunitaria vigente e alle raccomandazioni dell’Unione europea che determinano standard formativi tali da richiedere il possesso di specifici requisiti; b) ai corsi di laurea in scienza della formazione primaria e alle scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario, di cui, rispettivamente, all’art. 3, comma 2, e all’art. 4, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 34;
d) alle scuole di specializzazione per le professioni legali, disciplinate ai sensi dell’art. 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398;
e) ai corsi universitari di nuova istituzione o attivazione, su proposta delle università e nell’ambito della programmazione del sistema universitario, per un numero di anni corrispondente alla durata legale del corso;
– che, inoltre, ai sensi del successivo art. 2, sono programmati dalle università gli accessi:
b) ai corsi di diploma universitario, diversi da quelli di cui all’art. 1, comma 1, lettera a), per i quali l’ordinamento didattico prevede l’obbligo di tirocinio come parte integrante del percorso formativo, da svolgere presso strutture diverse dall’ateneo; c) ai corsi o alle scuole di specializzazione individuate dai decreti attuativi delle disposizioni di cui all’art. 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e successive modificazioni.
– che, in particolare, la relazione dell’Università di Milano in atti conferma che gli atti gravati non sono stati ispirati da necessità legate “all’utilizzazione di laboratori ad alta specializzazione, di sistemi informatici e tecnologici o comunque di posti-studio personalizzati”, bensì a carenza di un numero complessivo di docenti tale che “mantenendo numeri non sostenibili nei corsi dell’area umanistica, l’Ateneo risultasse non in linea con i requisiti di docenza previsti dal sistema di accreditamento vigente, esponendosi di conseguenza alla sanzione che comporta sia l’attivazione condizionata (per un solo anno) dei corsi di studio che non si trovino a rispettare i requisiti di docenza in attesa delle misure necessarie per superare tali carenze, sia l’impossibilità di attivare “nuovi corsi di studio”, se non a seguito della disattivazione di un pari numero di corsi”;
La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 agosto 2017 con l’intervento dei magistrati:
Pierina Biancofiore, Consigliere Achille Sinatra, Consigliere, Estensore
L’ESTENSORE Achille Sinatra
Download: Ordinanza TAR Lazio
Lagertha 31 Agosto 2017 at 21:38
Questo non collide con i requisiti per i corsi universitari previsti dalla Legge Gelmini?
Giuseppe De Nicolao 31 Agosto 2017 at 22:24
“Il recente D.M. 987/2016 ha riconfermato che, se il rapporto docenti/studenti non è rispettato, il corso di studio deve essere chiuso. Lo stesso decreto ha ridotto da 300 a 250 la numerosità massima di studenti per i corsi di laurea triennale di area umanistico-sociale. Due le alternative: aumentare il numero di docenti o limitare il numero di studenti. In molti casi la prima alternativa neppure esiste per mancanza di docenti dovuta alle riduzioni del turn-over dal 2008 a oggi. Se l’obiettivo fosse il miglioramento generalizzato dello standard formativo non si comprenderebbe perché la numerosità massima degli studenti dei corsi di laurea in ingegneria sia stata invece incrementata da 150 a 180, proprio in un’area che, per tipo di formazione e necessità di attività di laboratorio, richiederebbe invece una riduzione. Da anni il Ministero agisce con sapiente dosaggio sul rubinetto dei requisiti di docenza per regolare il numero dei corsi di studio attivabili. Ora, la rideterminazione della numerosità degli studenti dei corsi nelle diverse aree diviene uno strumento ancora più raffinato per mirati e selettivi interventi sull’offerta formativa. Poco importa se l’Italia è e continuerà ad essere il paese europeo con il minor numero di laureati nella fascia di età tra i 30 e i 34 anni.”
https://www.roars.it/online/i-numeri-programmati-e-il-lento-strangolamento-delluniversita-italiana/
Alessandro Pezzella 31 Agosto 2017 at 21:52
Sul tema il CUN aveva avanzato una serie di richieste in un recente documento
https://www.cun.it/provvedimenti/sessione/212/mozione/mozione-del-12-07-2017-2
partendo dalla necessità di evitare che lo strumento “numero chiuso” diventi l’ennesimo fattore di politica universitaria indiretta ed inorganica
Giorgio Pastore 31 Agosto 2017 at 22:55
Certo che tutto questo lascia comunque sconcertati. Al TAR avranno capito qualcosa dei criteri di docenza? Dalla sentenza sembrerebbe che l’unico punto dirimente sia la non giustificabilità del numero chiuso tramite il richiamo “all’utilizzazione di laboratori ad alta specializzazione, di sistemi informatici e tecnologici o comunque di posti-studio personalizzati”.
Altro punto dolente la solita lentezza della giustizia (amministrativa e non), vedi data fissata per la trattazione vera e propria del ricorso. Spero che in caso di sforamento dei criteri di docenza anche anvur conceda la sospensiva :-)
tonymig 1 Settembre 2017 at 00:07
È’ una sentenza che lascia sconcertati sia per la motivazione, sia per l’ingerenza estremamente discutibile nelle scelte di un Ateneo e nei suoi livelli di autonomia.
Sono un docente della Statale ed ho condiviso le scelte del Senato e del Rettore riguardo il controllo del numero degli studenti inscrivibili alle facoltà’ umanistiche. Al di là delle oggettive problematiche Anvur, sarà problematico individuare aule dove tenere, nel rispetto delle normative sulla sicurezza, centinaia di giovani più del previsto; altrettanto discutibile poi avere in classe un rapporto numeri docente studente che ostacola un adeguato percorso formativo.
La sentenza credo sia prevista per maggio 2018 il che significa che per i prossimi anni non sarà’ possibile alcuna programmazione.
Giorgio Pastore 1 Settembre 2017 at 07:37
Un momento. La motivazione della sospensiva lascia perplessi. Ma anche l’atteggiamento complessivo dell’ateneo. Certamente l’attenzione alla sicurezza e alla qualita’ della didattica ha la sua importanza. Ma in un sistema “sano” di fronte ad aumenti significativi nel numero di studenti, aumentano le risorse (di aule, docenza, etc.).
Se il sistema non e’ sano da questo punto di vista dovrebbe essere responsabilita’ morale degli organi accademici di denunciare questa situazione anche con gesti significativi (dimissioni del rettore). Se invece si “obbedisce tacendo” si diventa complici di un sistema che punta alla contrazione dell’ offerta di formazione terziaria.
indrani maitravaruni 1 Settembre 2017 at 08:33
Protestate per riaprire il reclutamento. Impedire alle persone di studiare non può essere l’unica soluzione.
giufe 1 Settembre 2017 at 09:43
tonymig@ sono perfettamente d’accordo con te. E’ uno schiaffo alle aree umanistiche. Spacca ancora una volta le università al loro interno tra scientifiche e umanistiche. A questo punto potremmo scardinare anche la riforma Berlinguer. Facciamo corsi di 5 anni in 3. Diamo voti sufficienti a tutti e aumentiamo il numero dei disoccupati. Come aspettiamo suggerimenti dalla Fedeli
Marinella Lorinczi 1 Settembre 2017 at 11:29
Sarebbe opportuno, in base alla mia esperienza, che almeno l’università facesse (finalmente) un discorso organico. Forse da qualche parte è stato fatto.
Qualche punto di discussione, sempre in base alla mia esperienza.
1. Autonomia e programmazione. “Autonomia” non significa anarchia, democrazia formale, cambiamenti di regolamenti quando capita, più volte all’anno e su un numero crescente di regolamenti che nessuno può conoscere e ricordare e applicare sensatamente. Facimenti e rifacimenti continui che esigono personale non didattico in numero crescente oppure , in alternativa, sfruttato all’osso. Perché così è successo, per cui la programmazione di qualsiasi cosa poteva diventare una barzelletta tragi-comica, una cosa poco seria, che cambiava a seconda di esigenze e capricci e sete di potere del momento (e del cavolo) delle ‘alte sfere’ , certe volte personalizzati. L’ho vissuto sulla mia pelle.
La programmazione dei nuovi corsi di laurea, post riforma Berlinguer e Zecchino, potevano alle volte diventare forme vuote, senza copertura didattica adeguata, perché si evitava la formula dei percorsi, più sostenibile dei corsi, sia per soddisfare ridicole velleità dirigenziali, sia nella speranza di poter avere nuovi posti a concorso, attraverso i quali esercitare di nuovo il proprio potere (v. il caso dei ricercatori TD). Nella peggiore delle ipotesi, naturalmente. Nella stessa ottica, anziché programmare cicli di lezioni trasversali per i vari corsi di studio parallelo, si raddoppia(va) triplicava il carico didattico del singolo docente , perché posti nuovi non ne sono arrivati, anzi. Anzi ancora, al 3 (perché tutto è iniziato lì) si è aggiunto il 2: altri problemi di docenza alla quale si chiedeva (con mala grazia) di garantire la propria ubiquità.
A questo punto è intervenuto il Miur, per arginare il fenomeno della moltiplicazione insostenibile e caotica dei CdL. Tanti docenti, ergo tanti CdL, tanti studenti. Tutto all’insegna della programmazione, di nuovo. Da qua si è passati alla programmazione al ribasso, dominuzione di docenti, donde chiusura di CdL, talvolta strumentali ad esigenze non didattiche.
Da qua ovviamente il grande prob
Marinella Lorinczi 1 Settembre 2017 at 12:00
lema dei
2. Test d’ingresso, inventati sul momento, perché fino allora non praticati (quando questo era il caso ). Ricordo una domanda di ‘cultura generale’: gli Urali [o gli Unni o gli Uroni] sono un popolo o una montagna? Si entra(va), alcuni, coi ‘debiti formativi’ ( se rimanevano ancora posti vacanti) e allora si seguivano corsi di ‘riallineamento’ (a cosa ? mistero misterioso.. agli Urali?), tutto rigorosamente organizzato, il che rovinava l’intero primo semestre, sia dello studente sia dell’andamento delle lezioni. E il fuori corso era garantito dall’inizio.
Poi la prova d’ingresso ( che in realtà dovrebbe essere una verifica della preparazione di base, che si potrebbe effettuare anche sul solo curriculum di studi) tra il 3 e il 2. Altri test, altre commssioni, altri riallineamenti.
3. Il problema delle prove finali, prima del 3, poi del 3+2. Cosa far fare, come, quanto, per quanti cfu (sempre che si conosca la definizione del cfu) ecc. Ah sì, collateralmente , della formazione delle commissioni, quanti e con quale ruolo? Partecipazione effettiva o riscaldamento di sedia? D’altronde il problema della formazione, nomina ed effettiva presenza dei commissari d’esame, vista la carenza di docenti e una offerta formativa mal calibrata, è assai più generale.
Questo si chiama programmazione responsabile e autonoma. Tolta la patina un tantino grottesca, il racconto si riferisce a fatti effettivamente accaduti.
franco 4 Settembre 2017 at 23:30
Ma infatti, se ho capito bene, il ricorso (vinto) è anche contro il DM sull’accreditamento. Firmato dalla nostra ministra attuale, no? Pensare male è brutto, ma visto che lei non è laureata… sis foga cercando di impedirlo agli altri.
franco 4 Settembre 2017 at 23:33
PS: era una risposta a M. Pastore sotto
franco 4 Settembre 2017 at 23:34
Giorgio Pastore 5 Settembre 2017 at 07:38
Dalla lettura della sentenza il ricorso non e’ ancora stato vinto. E’ una sospensiva in attesa della discussione vera e propria rinviata all’ anno prossimo (i soliti tempi della giustizia…). Tuttavia personalmente penso che non abbia molto senso che il TAR dia ragione a studenti o ateneo, nella situazione attuale. Occorrerebbero piu’ risorse (di spazi e personale) in caso di aumento considerevole degli iscritti. Ma questo dubito che sia nei poteri di un tribunale amministrativo.
franco 5 Settembre 2017 at 12:53
Sì, ovviamente, è stata la prima piccola battaglia, ad essere stata vinta, non la guerra.
Il TAR si può pronunciare ragionevolmente se le varie numerosità nel DM accreditamento sono palesemente insensate, come sembra.
E’ chiaro, il problema è a monte, e senza investimenti non c’è TAR che tenga. Pero’, a mio parere, sempre meglio un corso affollato che il numero chiuso.
ecolombo 4 Settembre 2017 at 19:41
Non capisco perché si critichi la decisione del TAR Lazio. Il lavoro del TAR non ignora di certo i criteri di docenza o le regole per l’accreditamento dei corsi.
Unimi ha detto esplicitamente che il numero programmato è determinato dalla mancanza di docenti, affermando in sostanza di non voler ricorrere al reclutamento. Unimi ha dunque preso una decisione politica, e non di gestione. “Non voglio reclutare, ergo introduco il numero programmato”.
indrani maitravaruni 4 Settembre 2017 at 21:26
Guarda caso una decisione sfavorevole al reclutamento e agli studenti. Coincidenze con la linea governativa.
Giorgio Pastore 4 Settembre 2017 at 22:26
Non conosco le dinamiche interne di UniMi. Conosco bene l’incrocio tra meccansmi anvur e di reclutamento.
Supponimo che ai primi di ottobre a chiusura delle iscrizioni un CdL triennale che l’anno scorso era ai limiti dell numerosità massima improvvisamente raddoppi gli immatricolati. E supponiamo, che il successo non sia una bolla temporanea ma duri anche il prossimo anno accademico. A quel punto
1. anvur richiede, pena la perdita dell’ accreditamento, il raddoppio dei “docenti di riferimento”: da 9 a 18. Il Dipartimento gestore di quel corso di laurea potrebbe avere altri 9 docenti utilizzabili, ma forse anche no, visto che veniamo da anni di turn-over bloccato op ridotto (ancora per ques’anno e’ all’80%);
2. A questo punto l’ateneo dovrebbe intervenire acquisendo in meno di due anni 9 docenti in piu’. Peccato che, anche se avesse i soldi, deve avere anche quei “bitcoin” in po’ fantasiosi detti Punti Stipendiali. In genere difficile che ce ne siano 9 dedicabili tutti ad un unico dipartimento, a meno di non dissanguare altre aree.
Chi deve cercare di garantire che il Corso di Laurea non affondi, cosa potrebbe fare? La scelta del numero chiuso puo’ non piacere ma se l’alternativa fosse la chiusura è difficile biasimarne l’utilizzo.
Perciò, non basta esecrare la scelta del nuero chiuso ma occorre trovare un’ alternativa a questo meccanismo micidiale. In un mondo ideale, di fronte ad un successo di un Corso di Studi che raddoppia gli immatricolati, il MIUR dovrebbe immediatamente dare risorse aggiuntive per aumentare i docenti. Nel mondo reale dell’ Italia del secondo decennio die XXI secolo questo non avviene. E anche di questo il TAR dovrebbe tener conto. (e non solo il TAR)
Ciro 4 Settembre 2017 at 22:35
E infatti la cosiddetta Statale (per antonomasia) è piddinissima-pupazzeschissima-governativissima-euromanissima. Forse, in questo, vince su ogni altra sede italica. Solo forse, però, perché anche altre – tipo Ca’ Foscari – sono altamente competitive
indrani maitravaruni 5 Settembre 2017 at 11:00
Potrebbe essere l’occasione di dire la verità: non è vero che non ci sono soldi per assumere nuovi docenti (hanno trovato 20 miliardi per le banche): non vogliono che la gente studi.
Ernest 5 Settembre 2017 at 11:41
I camerieri non hanno bisogno dell’ università … Dignità di un paese sotto le scarpe