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Novità in materia di società di comodo
STUDI LEGALI Novità in materia di società di comodo5 Ottobre 2011
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Ultimi commenti degli utentiSociet� in perdita triennale sono alla ricerca di cause di disapplicazione dalla disciplina degli enti non operativi. La stretta introdotta dalla manovra di Ferragosto finir� per attirare nelle maglie delle societ� di comodo molti contribuenti che nulla hanno a che spartire con le finalit� della norma. L'utilizzo delle cause di esonero gi� previste dalla legge, e studiate solo per il test sui ricavi, risulta in molti casi difficoltoso e si auspica dunque un loro adeguamento alla nuova realt� per evitare la presentazione di migliaia di istanze di interpello nella primavera del 2013.
Le societ� che negli esercizi 2009 e 2010 hanno evidenziato una perdita fiscale e che ritengono che un analogo risultato sar� conseguito anche quest'anno cominciano a fare i conti, infatti, con la nuova presunzione di "non operativit�" prevista dall'articolo 2, comma 36-decies, del decreto legge 138 del 2011. Chi si trova in questa situazione (oppure con due esercizi in perdita e uno con reddito inferiore ai minimi) si considerer� "di comodo" nel 2012 (Unico 2013) con la necessit� di valutare possibili vie di uscita. Attualmente sono fatte salve, anche per i soggetti in perdita ripetuta, le cause di disapplicazione previste dalla legge, compresa la possibilit� di ottenere un provvedimento di disapplicazione presentando interpello. Molte ipotesi di disapplicazione automatica furono introdotte, all'indomani della manovra Visco del 2006, con il Provvedimento dell'agenzia delle Entrate del 14 febbraio 2008, che per� consente, in talune situazioni, l'esonero dal solo test sui ricavi che allora era l'unica condizione prevista per le societ� non operative. Queste cause non possono dunque essere sfruttate qualora la societ�, gi� esonerata pur avendo ricavi sotto soglia, debba ora tornare a considerare la norma in quanto in perdita triennale. Il caso delle holding � certamente il pi� eclatante.
6 Ottobre 2011 ore 10:30:26 - Luciano ChiariIres salata dal 2012 per le societ� non operative: il decreto legge n. 138 del 2011 ha, infatti, disposto che l'aliquota IRES dovuta dai soggetti indicati all'articolo 30, comma 1, della legge n. 724 del 1994 sia applicata con una maggiorazione di 10,5 punti percentuali diventando, quindi, del 38 per cento. A partire dall'esercizio 2012 (per i soggetti �solari�) le societ� di capitali non operative devono applicare sul reddito imponibile un'IRES del 38 per cento derivante dalla sommatoria dell'aliquota ordinaria con la maggiorazione (27,5 e 10,5 per cento).
La maggiorazione non riguarda, invece, i redditi attribuiti ai soci persone fisiche dalle societ� di persone �di comodo� che continueranno a essere assoggettati all'IRPEF in base delle ordinarie aliquote progressive. L'unica eccezione, stando alla norma, � rappresentata dalla societ� di persone �di comodo� partecipate da una di capitale
�operativa�: in questo caso, sulla quota di reddito imputata per trasparenza si calcoler� l'IRES al 38 per cento.
La relazione tecnica al maxiemendamento presentato in sede di conversione del D.L. n. 138 del 2011 precisa che, ogni volta che scatta la presunzione di non operativit�, la maggiorazione verr� calcolata sul reddito imponibile dichiarato �anche nel caso in cui quest'ultimo sia superiore al reddito minimo�. In sostanza, la maggiorazione agisce non solo nei riguardi dei soggetti che dichiarano un reddito inferiore a quello minimo calcolato presuntivamente, ma anche in quelle situazioni in cui il reddito risultante dalla dichiarazione � superiore a quello minimo: e il 38 per cento si applicher� sull'intero reddito imponibile. Per comprendere la rilevanza della modifica occorre ricordare che il calcolo dell'operativit� si realizza attraverso un meccanismo che comporta due �step� procedurali rappresentati dalla verifica dell'operativit� (test di operativit�) e dalla successiva ed eventuale determinazione del reddito minimo. In sostanza, se i ricavi sono superiori ai forfetari, la societ� � operativa e non deve procedere al riscontro sul reddito. In caso contrario, deve proseguire con il calcolo del reddito.
13 Ottobre 2011 ore 11:26:37 - Luciano ChiariArrivano, come prevedibile, i primi responsi della giurisprudenza di merito relativamente al principio affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 8663/2011, ove la Suprema Corte aveva sancito che, qualora il contribuente debba, per effetto di varie disposizioni normative, presentare un?istanza di interpello all?Agenzia delle Entrate per ottenere la disapplicazione di un determinato regime antielusivo, la tutela giurisdizionale deve essere esperita impugnando in Commissione tributaria il diniego di disapplicazione.
Per i giudici, il diniego di disapplicazione altro non � che un diniego di agevolazione e, in quanto tale, un provvedimento ?autonomamente?? impugnabile, con tutti i (pericolosi) effetti che ne derivano sul piano processuale: se il diniego � un provvedimento autonomamente ricorribile al quale segue l?avviso di accertamento, il contribuente non pu� omettere il ricorso contro il diniego e censurare, nel ricorso contro l?accertamento, ad esempio, la sussistenza dei presupposti per l?applicazione della disciplina antielusiva.
Ora, tale principio, come sostenuto in precedenti interventi, non vale per tutti gli interpelli, ma, principalmente, per l?interpello disapplicativo e quello ?CFC??, mentre qualche dubbio avevamo sollevato per il caso delle societ� non operative.
Tanto premesso, ove l?assunto dei giudici di Cassazione opera, gli effetti sono davvero ?rivoluzionari??, in quanto, come detto, tra diniego di disapplicazione (atto la cui impugnabilit�, prima del dictum della Cassazione, era tutt?altro che pacifica) e successivo avviso di accertamento sussiste un rapporto di presupposizione, con operativit� dell?art. 19, comma 3, del DLgs. n. 546/92. In altri termini, come il contribuente non pu� omettere il ricorso contro l?accertamento e difendersi nel merito nel ricorso contro il ruolo, non sar� possibile ottenere una piena tutela nel ricorso contro l?accertamento se non si impugna il diniego.
Su tale aspetto si � pronunciata di recente la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia (sentenza del 21 settembre 2011 n. 154, sezione IV), con motivazioni che appaiono ineccepibili, ovviamente nella misura in cui si ritenga di accogliere l?assunto della Cassazione.
Nel caso in oggetto, una societ� che non aveva superato il cosiddetto ?test di operativit�?? ha presentato istanza di interpello, ma questa � stata respinta. Il ricorso non � stato proposto, in quanto, all?epoca dei fatti, non era ritenuta necessaria l?autonoma impugnabilit� del diniego, anzi, nel diniego stesso l?Agenzia delle Entrate aveva espressamente affermato che contro il diniego non sarebbe stato possibile proporre il ricorso, stante la necessit� di attendere il successivo accertamento.
Nonostante il diniego, il contribuente aveva proceduto alla compensazione dell?IVA, operazione vietata per le societ� c.d. ?di comodo??, e, per questo motivo, veniva notificato un avviso di recupero del credito d?imposta.
Il contribuente, opponendo l?avviso, ha contestato, come logico, i presupposti di applicabilit� della disciplina in tema di societ� non operative, ma, nel frattempo, � stata depositata la sentenza 8663/2011 della Cassazione.
La Commissione, in primo luogo, ritiene di condividere l?orientamento del giudice di legittimit�, affermando che la mancata impugnazione del diniego ?cristallizza?? la situazione, e che, coerentemente, essa avrebbe dovuto, ?giocoforza, dichiarare inammissibile il ricorso in quanto interposto avverso un atto, l?atto di recupero del credito annuale, del quale ex art. 19, comma 3, d.lgs. 546/92, non sono stati dedotti vizi propri, essendosi, d?altronde, oramai reso definitivo, per carenza di impugnazione, il provvedimento di rigetto dell?istanza di disapplicazione??.
Tuttavia, non si pu� dimenticare che la sentenza della Cassazione � stata depositata spirati i sessanta giorni utili per notificare il ricorso contro il diniego, e che, soprattutto, nel diniego stesso era palesato il suo carattere non impugnabile.
Per questo motivo, la ricorrente � stata rimessa in termini considerando l?atto ?impugnabile anche non per vizi suoi propri, ma per vizi dell?atto presupposto, cio� il provvedimento di rigetto dell?istanza di disapplicazione??.
Ora, la questione, per societ� di comodo, interpelli disapplicativi ex art. 37-bis del DPR 600/73 e interpelli ?CFC?? � chiara: sino a quando non interverr� il Legislatore o una sentenza di Cassazione di segno contrario, bisogna necessariamente impugnare il diniego; per contro, nelle situazioni ?a cavallo??, i giudici di merito dovrebbero consentire al contribuente la piena difesa nel ricorso contro l?accertamento, nonostante l?omessa impugnazione del diniego.
Fonte: Il quotidiano del Commercialista.
13 Ottobre 2011 ore 11:55:48 - Luciano Chiari�, fra l?altro, da notare che per le societ� di comodo, ulteriori effetti si verificano, come gi� previsto per il passato, sul credito Iva Infatti la societ� non operativa perder� definitivamente il diritto sull?eccedenza del tributo che non potr� pi� ne essere utilizzato in compensazione, n� potr� essere chiesto a rimborso. Inoltre la perdita del credito riguarder� non solo l?eccedenza maturata nel triennio, quindi durante l?arco temporale che ha visto evidenziare nel modello Unico le perdite fiscali, ma anche il credito che si � formato nei precedenti periodi d?imposta allorquando la societ� era pienamente operativa.13 Ottobre 2011 ore 12:52:02 - Luciano ChiariLe imprese con i conti in rosso sono 'indigeste' al Fisco. La manovra bis ha stabilito che le societ� in perdita da tre esercizi consecutivi o con utili inferiori a quelli stabiliti dalla legge diventano di comodo. Stessa cosa se gli esercizi in perdita sono due e il terzo si � chiuso con un utile inferiore a quello minimo. Il rischio che dietro un bilancio in perdita si celino intenti elusivi se non addirittura evasivi ha determinato questa stretta del legislatore che gi� era intervento sulle perdite d'impresa con interventi restrittivi finalizzati ad apportare gettito alle casse dello Stato. La presenza di perdite fiscali � considerata a rischio di elusione dall'Agenzia delle Entrate. E poco importa se la perdita oltre che fiscale � anche civilistica o se l'azienda opera in un settore in crisi. Fonte: Italia Oggi.17 Ottobre 2011 ore 10:45:08 - Luciano ChiariLa disciplina relativa alle c.d. ?societ� di comodo?? � applicabile alle societ� di capitali (spa, sapa, srl), alle societ� di persone (snc, sas e soggetti equiparati), e alle societ� ed enti di ogni tipo, non residenti, con stabile organizzazione in Italia, indipendentemente dal regime di contabilit� adottato. Le nuove disposizioni sulle societ� di comodo introdotte con la Manovra di Ferragosto 2011 non si applicano, invece, alle societ� semplici, alle societ� cooperative, nonch� alle societ� con numero di soci non inferiore a 50, alle societ� congrue e coerenti agli studi di settore, e alle societ� con numero di dipendenti, nei 2 esercizi precedenti e in quello in corso, mai inferiore a 10 unit�. Fonte: Il Sole 24 Ore
24 Ottobre 2011 ore 10:11:05 - Luciano ChiariCon la Circolare n. 25/IR del 2011, l?Istituto di ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (Irdcec) fornisce chiarimenti in merito alle modifiche apportate dal D.L. n. 138/2011 alla disciplina delle societ� non operative. In particolare, a parere dell?Istituto le societ� in perdita potranno evidenziare nelle istanze di disapplicazione l?economicit� del comportamento imprenditoriale e le situazioni particolari che hanno causato i risultati negativi. Inoltre, se nel triennio uno dei periodi d?imposta � caratterizzato da una causa di esclusione, ma la dichiarazione evidenzia comunque una perdita, nel quarto periodo la societ� dovrebbe comunque essere considerata di comodo. Tuttavia, l?Istituto auspica chiarimenti da parte dell?Amministrazione finanziaria. 14 Novembre 2011 ore 10:39:16 - Luciano Chiari	Powered by Share Trading
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