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Timestamp: 2019-07-19 04:49:41+00:00
Document Index: 79003432

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.22', 'art. 315', 'sentenza ', 'art. 388', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 388', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Anno 1 Numero 3 Maggio 2004
COPPIE DIVISE GENITORI UNITI
Sotto quest’ insegna l’ASDI svolge da anni una preziosa opera che va a beneficio tanto dei genitori che affrontano l’esperienza spesso dolorosa e traumatica della separazione quanto dei figli ed in particolare dei figli minori che sono le principali vittime delle disgregazioni familiari.
Grazie soprattutto alla mediazione familiare che è uno soltanto dei servizi offerti dall’ASDI, i genitori che si aggiungono a separarsi o si sono separati, possono compiere un percorso idoneo a porli in grado di comunicare, a livello genitoriale, al di là delle conflittualità tra loro esistenti, e quindi a costruire e rivedere accordi riguardanti i figli di modo che costoro possano vivere un rapporto sereno, senza conflitti di lealtà, con entrambi i genitori.
E’ quindi particolarmente importante che attraverso questa rivista di informazione che esce oggi con il suo terzo, numero sia data ampia diffusione ai servizi offerti dall’ASDI ai quali è auspicabile che ricorrano i genitori in tutte quelle situazioni in cui non riescono, senza un aiuto professionale, a comporre i conflitti che coinvolgono anche i loro figli.
Nella mia qualità di Presidente del Tribunale per i Minorenni che si occupa, quotidianamente, della sofferenza dei minori, spesso dovuta alla conflittualità esistente tra i loro genitori, mi è gradita l’occasione di ringraziare il direttore dell’ASDI, comm. Elio Cirimbelli, ed i suoi collaboratori per la grande professionalità ed il forte impegno con cui svolgono la loro attività in favore delle coppie in crisi così contribuendo ad alleviare il disagio non soltanto di costoro ma anche e soprattutto dei figli minori che inevitabilmente subiscono un pregiudizio, più o meno grave, in conseguenza della rottura dell’unità familiare.
ANCHE DALL’ IPES ATTENZIONE AI SEPARATI IN DIFFICOLTA’
Le separazioni in provincia di Bolzano dal 1976 ad oggi sono aumentate del 400% e sono notevolmente aumentate le famiglie monogenitoriali: mamme sole con figli e padri soli con figli.
Il concetto classico di famiglia sta cambiando e questa trasformazione, che opera nel campo legislativo e sociale è stato di stimolo per far sì che si ponesse attenzione verso i separati–divorziati visti come persone, soggetti deboli da tenere concretamente in seria considerazione e non solo da “usare” nelle statistiche.
Si è preso coscienza di un fenomeno che non può ritenersi isolato e riferito ad una esigua minoranza della popolazione ma che di fatto costituisce un vero problema sociale.
Con grande soddisfazione abbiamo quindi accolto la notizia che la scorsa settimana in Consiglio Provinciale è passato un emendamento presentato da Bürgstaller e Denicolò, SVP, sulla Legge Provinciale 17 dicembre 1998, n. 13 (“Ordinamento dell’edilizia abitativa agevolata”), che punta a sostenere le necessità di genitori separati in difficoltà.
La norma quindi prevede che: “I contributi in conto capitale e i contributi costanti pluriennali (di cui all’art.2, comma 1, lettere A e B), perseguono la finalità di incrementare il patrimonio edilizio dell’IPES, costituito da abitazioni destinate in locazione alla generalità delle famiglie a più basso reddito, alle categorie speciali o alle particolari categorie sociali di cui all’art.22, e da case-albergo per lavoratori, studenti, persone in situazione di handicap[…]” di seguito sono state inserite le parole: “persone separate/divorziate in difficoltà da un punto di vista sociale” che risponde ai nuovi bisogni, alle nuove povertà.
Ancora una volta l’A.S.Di. si è dimostrato il “ponte” tra la gente e le istituzioni, ed ha ribadito, anche in questa occasione, l’utilità di un costante dialogo con la politica, gli amministratori, il governo e la necessità che dalla comunità giunga un costante stimolo al legislatore.
TRE QUESITI DALLA COSCIENZA
Il tormento dei cattolici separati e divorziati, a confronti con altre chiese, la comprensione e la speranza.
Nel vecchio Codice del Diritto Canonico del 1917, i separati e i divorziati erano considerati pubblici peccatori perciò venivano scomunicati ed era vietata loro la sepoltura in terra consacrata, come avveniva tra l’altro per le persone che si suicidavano.
Dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa ha fatto passi in avanti.
Oggi perlomeno c’è maggior disponibilità nel far sentire parte della comunità cristiana tutte queste persone coinvolte in un fallimento matrimoniale o in un progetto di vita.
Nel 1983, con il nuovo Codice del Diritto Canonico, le cose cambiano, non c’è più l’esclusione dalla comunità, nessuna scomunica, ma rimane l’esclusione per i divorziati, per i divorziati risposati ed ahimè anche per le loro consorti l’esclusione dai sacramenti.
Non possono fare la Comunione, non possono leggere la Parola di Dio durante la celebrazione eucaristica, non possono fare da padrini o da madrine nei battesimi e nelle cresime, si fa qualche eccezione per i testimoni di nozze.
Non è consentito a chi si risposa civilmente, una qualsiasi forma di celebrazione o benedizione.
In pieno anno giubilare, in coincidenza con una mia lettera aperta al Santo Padre, nella quale chiedevo, a nome di tante persone in sofferenza una speciale deroga per accostarsi alla Comunione e lucrare Indulgenza Plenaria, il Pontificio Consiglio per i testi legislativi, ribadiva ancora una volta che i divorziati risposati non potevano ricevere l’Eucarestia, a meno che non si astenessero da ogni rapporto sessuale.
La dichiarazione del Pontificio Consiglio, partiva anche dalla constatazione che a volte, alcuni autori, teologi, sacerdoti un po’ troppo accondiscendenti, ed io aggiungerei misericordiosi, sostenevano non applicabile ai divorziati risposati, la norma del diritto canonico numero 915 che nega la comunione agli apostati scomunicati ed alle persone interdette.
Credo sia doveroso dire, ciò che non viene mai detto apertamente, che non è che i sacerdoti non possono assolutamente dare la Comunione ai divorziati, ma sono questi ultimi che non possono farla.
E’ una differenza importante, perché indica un divieto non assoluto.
Un modello non presente nella chiesa cattolica, ma potrebbe essere oggetto di riflessione e discussione, è la prassi della Chiesa Ortodossa che prevede dopo un cammino penitenziale, la benedizione delle seconde nozze, che però non hanno carattere sacramentale.
La proibizione della Chiesa cattolica ad accostarsi alla Comunione, deriva dalla Legge Divina e si basa sulla Sacra Scrittura, dove in modo forte si parla di indissolubilità del matrimonio sacramentale ed è ovvio che la Chiesa non può modificarla o cambiarla. Nemmeno il Santo Padre.
Tanto è vero che la Sacra Rota non può annullare il matrimonio, ma se ritiene vi siano le condizioni richieste, lo può rendere nullo che è ben diverso.
L’uomo non può dividere ciò che Dio ha unito.
Nel 1981 nella Enciclica Familiaris Consortio, il Santo Padre dice: “I divorziati risposati non devono considerarsi fuori dalla Chiesa, perché possono, anzi dovrebbero, in virtù del loro battesimo, partecipare alla vita della chiesa”.
Con rispetto, e lo dico da cattolico praticante che ha scelto di essere coerente insieme a mia moglie Helga, di non fare la Comunione durante la Santa Messa, perché è quanto la nostra Chiesa in cui siamo figli ci chiede, è come se noi invitassimo degli amici a casa nostra ed al momento della cena chiedessimo loro di starsene in un’altra stanza perché noi dobbiamo mangiare.
Il nostro digiuno eucaristico è vissuto come cammino penitenziale con la speranza che un domani le cose possano cambiare ed incoraggiamo anche attraverso il nostro libro Divorziati risposati in cerca di Dio edito dalle EDB, tutti quelli che si trovano nelle nostre condizioni a non lasciare la Chiesa e vederla come madre che accoglie e non che punisce.
Ci sono altri canali di salvezza che vanno oltre la Comunione, ma sarebbe cosa buona e giusta, che la Chiesa ponesse più attenzione a questa sofferenza e si facessero più azioni pastorali.
Nel 1975 ci fu una proposta innovativa in un Sinodo a Wizburg, avvallata anche da teologi esterni, ma bocciata dai Vescovi tedeschi.
Alla fine il Sinodo pubblicava il testo che si limitava a descrivere due posizioni contrapposte.
Nel 1993 una lettera pastorale dei Vescovi dell’alto Reno tra cui anche il Cardinale Lehman tentava di dire che le persone divorziate e risposate, dopo aver consultato il proprio padre spirituale se in coscienza si sentono di accostarsi alla Comunione avrebbero potuto farlo.
La Congregazione per la Dottrina della Fede, reagì negativamente e ripropose di osservare l’enciclica Familiaris Consortio.
Nel 1992 il primo vescovo in Italia ad affrontare il problema è stato il nostro della Diocesi di Bolzano Bressanone Monsignor Wilhelm Egger che in un testo intitolato “Lettera pastorale” (ricordatevi dei 5 pani) diceva: la comunità dei credenti non può emarginare ed escludere le persone separate e divorziate, ma deve aiutarle nel limite del possibile.
Questo diede inizio poi nel 1998 alla stesura del documento “il colloquio dell’operatore pastorale con i divorziati risposati”. Sussidio per la Pastorale, pubblicato dalla Diocesi di Bolzano Bressanone al quale anch’io ho collaborato con illustri teologi, che ha fatto un po’ discutere.
Personalmente dico che c’è ancora molta strada da fare e credo si debba arrivare ad un discorso più ecumenico, come è già avvenuto per le altre Chiese Orientali e Protestanti che hanno saputo dare delle risposte al triste fenomeno delle separazioni e dei divorzi che purtroppo sono in continuo aumento.
Nel 1994 i divorzi con sentenze relative a matrimoni celebrati con rito religioso erano 22143, nel 1997 erano 27215 ed oggi si può stimare che i divorziati cattolici in Italia siano all’incirca 32000.
Personalmente però mi piace anche pensare che esiste la coscienza, e come riporta un passo della stupenda Enciclica Gaudium et Spes con Paolo Sesto: La coscienza è il nucleo più segreto ed il sacrario dell’uomo, dove egli si ritrova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità…
Sono fondamentalmente tre i quesiti:
– E’ pensabile dopo il cammino penitenziale accostarsi alla Comunione?
– Quella del divorzio dei cattolici, può essere una questione di rilevanza ecumenica, che prescinde dalle decisioni di altre Chiese?
– Quanti matrimoni celebrati in Chiesa sono realmente matrimoni sacramentali?
MENO SOLA CON IL NOSTRO GIORNALE
Mi è arrivato a casa, ovviamente annunciato, il giornalino dell’ASDI.
Bella sensazione ho avuto! Ho potuto riscontrare un’ulteriore crescita e affermazione di questo gruppo nato nel 1986 dal niente, perciò quasi maggiorenne, e accompagnato all’inizio da molte perplessità. Gruppo fortemente voluto e sostenuto dal suo fondatore comm. Elio Cirimbelli. Grazie a lui e alla sua equipe, sono state portate avanti con determinazione idee innovative, ed è stato possibile creare tra i soci un clima di grande solidarietà e sostegno. È un contributo notevole a chi si trova più o meno improvvisamente solo, con la terribile sensazione di perdere ogni riferimento, mutilato nelle sue certezze e nei suoi affetti.
Esprimo la mia gratitudine a te Elio e a tutti voi che credete e cooperate nell’ASDI, per ciò che mi hai fatto trovare e per quella che mi avete aiutato a diventare: una persona più consapevole, più serena, più fiduciosa. L’augurio a te e a tutti noi, è che questo giornalino diventi un nostro punto d’appoggio, e ci aiuti a trovare chiarezza in un momento della vita in cui tutto è confusione e disperazione. Ciao.
Serena Garrasi
Questo non è un romanzo“, così lo definisce l’autore Alessandro Baricco, giovane scrittore italiano contemporaneo nato a Torino nel ’58, che ha al suo attivo diversi successi letterari.
Tra i tanti ho scelto “Seta” perché colpita dalla sua intensità.
Definirlo una storia d’amore è banalizzante perché non è soltanto quello. In esso sono concentrate una miriade di emozioni, non esclusa la sofferenza che tutti conosciamo.
E’ ambientato verso la fine dell’800 e gli scenari sono alternativamente quelli dell’Europa e del Giappone.
Raccontare la trama è riduttivo, si corre il rischio di banalizzare il contenuto e la poesia che permea la narrazione.
Leggendolo sembra di vivere in un mondo sospeso ma reale, in cui i personaggi sono costretti a lottare per raggiungere la realizzazione di sé. Tutto ciò che accade in questo libro, pur avendo una precisa connotazione storica, può succedere illimitatamente ieri oggi e domani.
Serena Dalla Pozza
DIVORZIATI E RISPOSATI ALLA RICERCA DI DIO
Testimonianza di un cammino
di Elio Cirimbelli e Helga Tomasini
Non parliamo di romanzo ma di storia di vita, del cammino di due persone che hanno dovuto accettare le regole che vengono loro imposte in quanto sono sposati solo civilmente perché Elio è un divorziato..
Commuove il modo con cui la percezione della profondità dell’eucaristia si coniuga in maniera lacerante alla sua assenza, e fa bene al cuore avere il coraggio di esporsi e di parlare alla comunità spesso impaurita, preoccupata e forse troppo chiusa, raccontare la vita com’è e non come dovrebbe essere.
P.P.Patrizi
UNA VECCHIA AMICA: SI CHIAMAVA VITA
UN UOMO, LA SVOLTA DELLA SUA VITA…LA FORZA PER DIRE CHE NON SARA’ MAI FINITA.
Di Luca Piccolruaz
Un uomo, la svolta della sua vita…la forza per dire che non sarà mai finita.
Questa è la storia di un uomo in crisi e poi disperato/ nella vita tante cose pensava di aver sbagliato./ cadde nel baratro dell’indifferenza totale/ lei gli disse:”E’ finita, non c’è più niente da fare”./ Gli crollò il mondo addosso, era una svolta a cui lui non pensava/ non c’era più storia dalla sua famiglia ormai si separava./ Gli distruggevano il cuore quei sensi di colpa così determinanti/ cercava di reagire ma i pensieri lo tormentavano ed erano tanti./ Un bel giorno, come per incanto, riscoprì una vecchia amica/ era la propria esistenza, si chiamava “Vita”./ L’emozione era forte come fosse un’aquila al primo volo/ dolcemente gli sussurrò: “Che la forza sia con te: ricorda che non sarai mai solo.”/ Scoppiò a piangere e ritrovò quella voglia di amare/ ma la paura regna sovrana ed è forse quella di continuare a sbagliare./ Gli confidò di aver perso un valore fondamentale/ il significato della famiglia perché volendo si potrebbe recuperare./ Percepì un’esigenza vitale, il conoscere nuovi amici, chi lontano chi vicino/ come un bellissimo gioco, non fosse nient’altro che ritornare bambino./ Entrò a far parte di un gruppo di aiuto dove l’autostima è un valore fondamentale/ giunse così a ritrovare se stesso, proprio questo era necessario riconquistare./ Iniziò con l’esporre la propria esperienza, quella che ha segnato il profondo del cuore/ nessun consiglio, nessuno impone, l’obiettivo è solo quello di alleviare il dolore./ Ma questo non basta e purtroppo si sa/ la strada è in salita ma c’è qualcuno che lo aiuterà./ Nel suo percorso due angeli, suoi amici, lo aiutarono a non mollare/ anche colto dalla disperazione più totale lo continuarono ad aiutare./ Nei momenti peggiori fu trascinato dall’istinto/ capì che il tempo lo aiuterà a uscire da quel labirinto./ Non è facile, ci vuole molta costanza/ perché rialzarsi dal fondo è una concreta speranza./ Pensa ai bambini sono la sua principale fonte di vita/ gli danno la forza per reagire e capire che non dovrà mai essere finita./ Quando, alle volte, si trova da solo/ pensa intensamente a tutto ma soprattutto a loro./ Nelle notti insonni si scaricò nello scrivere le righe dettate dal cuore/ perché in lui vige forte il riconquistare un amore./ Che un angelo lo assista nel continuare a lottare/ perché questo male non lo deve intaccare./ Un giorno esausta di questo incombente dolore/ crollò nel sonno pensando ai bambini, un sogno per il futuro, un sogno pieno d’amore./ “Non c’è niente di più bello che disegnarvi il sole/ vi riempirà di gioia e vi saprà scaldare il cuore./ Chi vi dice questo è il vostro grande papà/ per lui siete speciali, tanto bene all’infinità vi vorrà./ Il futuro vi riserva strade in continua salita/ sappiate che il papà sarà con voi e vi preparerà alla vita./ La vita a volte è dura e spesso anche cambia/ non sempre manteniamo le nostre volontà, a ciò non si comanda./ L’unione fa la forza, mamma e papà saranno sempre al vostro fianco/ vi prenderanno per mano e aiuteranno chiunque sia stanco./ Con noi non dovrete mai avere paura/ diventare uomini non è una semplice avventura./ Ricordatevi poi che non ci siamo solo noi/ tutti coloro che vi vogliono bene li troverete qui, vicino a voi./ Dai nonni agli zii, dagli amici alle maestre/ tutti insieme cammineranno per indirizzarvi in strade certe./ Per cui vedete bambini miei cari/ il mondo e il destino sono un’incognita e alquanto strani./ Accettare la vita per quello che è/ ognuno avrà sempre un amico vicino a sé./ Una lezione di vita è pensare positivo allentare le tensioni ci aiuta nel proprio cammino./ Questo è il pensiero che proviene dal cuore del vostro papà/ vi voglio un mondo di bene e così per il resto dei miei giorni sarà”.
Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te la stanno perdendo e danno la colpa a te;
se sai aspettare senza stancarti di aspettare o essendo calunniato non rispondere, con calunnie, o essendo odiato non dare spazio all’odio, senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;
se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto, distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui, o guardare le cose, per le quali hai dato la vita, distrutte e umiliate a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;
se sai fare un’unica pila delle tue vittorie e rischiarla in un solo colpo di testa o croce, e prendere, e ricominciare di nuovo dall’inizio senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;
se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e così a resistere quando in te non c’è più nulla tranne la volontà che dice loro: “resistete”;
se non possono ferirti né i nemici, né gli amici più affettuosi;
se riesci a riempire l’intollerabile minuto dando valore ad ogni istante che passa, tua è la terra e tutto ciò che vi è in essa, e – quel che più conta – tu sarai un uomo, figlio mio!
MACCHE’ VIP!: VOGLIAMO VIF!
Da oltre otto anni, presso l’Istituto di scienze religiose di Bolzano è stata attivata la Scuola Diocesana di Formazione all’Impegno socio-politico.
I contenuti del corso sono strutturati attraverso una serie di approfondimenti successivi che, a partire da una prima parte caratterizzata dallo studio delle radici storiche dell’impegno dei cristiani in politica, toccano temi rilevanti, tra i quali ricordiamo la dottrina sociale della Chiesa, i modelli economici alternativi e la finanza equo-solidale, i processi formativi e l’impegno per la Pace. Dopo un primo anno quindi, caratterizzato dalla trattazione di questioni di ordine generale e storico, si passa al secondo anno del corso, dove esponenti della Società saranno chiamati a relazionare sugli aspetti specifici dei loro ambiti di attività, tra i quali ricordiamo il funzionamento degli Enti territoriali (Provincia, Comune e Comunità comprensoriali), la politica della casa, la legge 142 e le altre forme di partecipazione, la Giustizia, l’energia, la Sanità, il mondo del Sociale e il Volontariato.
E’ proprio a seguito del primo corso tenutosi otto anni fa, che alcuni corsisti, volendo continuare il percorso formativo-critico sperimentato nella scuola, istituirono, con la guida ispiratrice di don Paolo Renner, l’Associazione denominata GEIS (Gruppo ecclesiale di impegno socio-politico). Si tratta di un ambito specifico, nel quale discutere ed approfondire le questioni di politica locale e non solo, che attraverso uno sguardo cristiano, possano essere interpretate ed analizzate meglio, rispetto agli ambiti culturali consueti. Il GEIS continua tutt’oggi la sua azione critica di analisi dei movimenti socio-politici della società nella nostra terra e spesso fa sentire il proprio pensiero attraverso gli organi di stampa.
Nel 2002 la Scuola Diocesana di Formazione all’impegno Socio-Politico (SFISP) di Bolzano in collaborazione con il GEIS hanno istituito il “Premio per la convivenza POLIS”, di seguito nominato “Premio Polis”.
Esistono molte persone ed associazioni, grandi o piccole, che cercano sempre più di superare schemi passati, impostati secondo contrapposizione o separazione tra le diverse etnie e riteniamo che sia compito di cristiani sensibili ed attivi nella vita culturale, sociale e politica, attivare ogni mezzo per incoraggiare chi si muove in tale direzione.
Il Premio Polis viene costituito da libere dotazioni, al fine di essere libero da ogni possibile strumentalizzazione partitica, e viene assegnato annualmente da una giuria di alto livello, che esaminando le proposte giunte da varie parti, cerca anche di tener presente l’agire di tutte le espressioni sociali che vivono nel nostro contesto altoatesino.
All’interno del GEIS nasce una commissione la VIF (Valutazione Impatto Familiare) che si propone come strumento per pronosticare in che modo certe misure legislative o scelte di altri organismi (commercianti, scuole, ecc.), possono incidere positivamente o negativamente sullo stato e sulla vita delle famiglie nella nostra comunità. Naturalmente per famiglia si intende una comunione di vita stabile tra un uomo e una donna, che nei casi normali da corso anche all’esistenza di una prole.
La VIF intende sensibilizzare sia la base costituita dai cittadini che i politici, affinché si sviluppi una lettura delle leggi ancora in embrione ed una loro maggior finalizzazione al bene della famiglia, cellula centrale della vita sociale, spesso però non sufficientemente promossa. Non esprime dunque valori numerici e quantitativi ma piuttosto indicazioni di ordine qualitativo.
La VIF si ispira all’ISU (Indice di Sviluppo Umano), elaborato dall’ONU a partire dal 1996, per rilevare i dati sul benessere e lo sviluppo nei singoli Paesi, fondati unicamente su criteri economici. L’ISU comprende infatti oltre al PIL, l’aspettativa media di vita ed il tasso di alfabetizzazione della popolazione.
La VIF parte dalla visione dell’importanza primaria della famiglia nella società, per elaborare alcuni criteri circa l’incidenza che norme, disposizione, decisioni di vari enti vengono ad avere sulla vita e la qualità di vita delle famiglie.
DIRITTO DI VISITA NEGATO
Avv. Silvia Fedrizzi
Spesso i genitori separati e/o divorziati hanno serie difficoltà nell’incontrare i propri figli. Mi è stato chiesto come si possa far fronte a tali situazioni e garantire il diritto di visita del genitore non affidatario e quali siano le conseguenze previste dalla legge in caso di inottemperanza del genitore affidatario.
Come si ricava dagli artt. 147 e seguenti c.c. in merito ai doveri dei genitori verso i figli, nonché dalle altre disposizioni dettate dal codice civile e da altre leggi in caso di separazione e di divorzio dei coniugi, è fuori da ogni dubbio che sia primario dovere di ciascun genitore edu­care la prole e infondere a questa il rispetto, di cui all’art. 315 c.c. per entrambi i genitori, senza discriminazione alcuna.
I Giudici e gli studiosi di diritto e della psicologia infantile han­no riconosciuto ormai da tem­po il ruolo centrale del genitore affidatario nel favorire gli incontri dei figli minori con l’altro genitore. Ciò importa pertanto, in caso di interruzione per qualsiasi motivo della convivenza, che è obbligo del genitore presso il quale il minore abitualmente vive, per scelta dei genitori o su disposizione dell’autorità giudiziaria, non abbandonare tale modello educativo ed impiegare tutta la propria autorità nel sensibilizzare il minore stesso ad avere “rapporti” con entrambi i genitori. E’ quindi un suo preciso compito e dovere educare il figlio, con sensibilità e fermezza, a superare eventuali resistenze e ad adoperarsi, in maniera concreta e fattiva, perché il legame con il genitore non affidatario possa crescere e diventare sempre più profondo e autonomo.
Purtroppo sono infatti frequenti i casi in cui i genitori trasformano i figli in strumenti di contesa, li coinvolgono in un conflitto che dovrebbe restare a loro estraneo e vivono come una vittoria personale il rifiuto dei bambini di vedere e frequentare l’altro genitore.
La Cassazione, con una sentenza del 2001, aveva già chiarito che la madre affida­taria (ma lo stesso vale naturalmente anche per il padre affidatario) deve “fare tutto il pos­sibile per agevolare i rapporti tra figli e padre”, correndo il rischio, in caso contrario, di essere condannata per il reato di sottrazione dei minori, oltre che per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice (art. 388 c.p.).
Con la sentenza n. 25899 del 31.7.2003 la Corte di Cassazione ha nuovamente affrontato la questione precisando che “la condotta del genitore affidatario va sempre rapportata alla situazione concreta che si trova, di volta in volta, ad affrontare per verificare se il comportamento tenuto integri o no, anche sotto il profilo soggettivo, l’elusione del provvedimento giudiziario concernente l’affidamento dei minori”. E’ quindi evidente che non si possa generalizzare. E in particolare in presenza di situazioni così delicate come le separazioni familiari non si può prescindere dall’attenta e specifica considerazione dei modi e dei tempi in cui si è verificato l’episodio oggetto di censura, per confermare o escludere la rilevanza penale della condotta del genitore affidatario. Con tale sentenza infatti la Corte di Cassazione ha assolto una madre che, due settimane dopo la separazione non era riuscita a convincere la figlia ad andare dal papà. L’atteggiamento della bambina è stato ritenuto “razionalmente non giustificabile”, ma comprensibile e forse naturale considerando i pochi giorni trascorsi dalla separazione dei genitori.
Da ultimo la Suprema Corte è tornata sul tema con la sentenza n. 37814/2003 del 4.10.2003, condannando il coniuge affidatario per il reato di mancata esecuzione dolosa del provvedimento del giudice, per non aver adottato i comportamenti strettamente indispensabili a consentire l’esercizio effettivo del diritto di visita al padre, fornendo, sul piano materiale e su quello del rapporto con la figlia minore, quell’apporto minimo in termini di coordinamento e di cooperazione che è sempre necessario per garantire l’esecuzione secondo buona fede dei provvedimenti del giudice civile concernenti i minori.
Si possono quindi così riassumere i principi esposti dalla Cassazione a riguardo. Il Giudice dovrà verificare la fattispecie concreta, ma in generale, in caso di coniugi separati, è dovere del coniuge affidatario favorire gli incontri dei figli minori con l’altro genitore; il rifiuto opposto alla richiesta di questo di esercitare il diritto di visita può concretare la fattispecie penale prevista dall’art. 388 c.p., “perché l’atteggia­mento omissivo dell’ob­bligato rischia di riflettersi negativa­mente sulla psico­lo­gia dei minori, indotti così a contrastare essi stessi gli incontri con il genitore non affidatario, perché non sensibilizzati ed educati al rapporto con costui dall’altro genitore”.
L’ex moglie può percepirlo anche a distanza di molti anni dalla fine del matrimonio
L’assegno di divorzio non ha scadenza
Alla ex moglie spettano gli alimenti se perde il posto di lavoro anche a distanza di molti anni dalla pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio, perché l’assegno di divorzio non ha scadenza. Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione che ha affermato che l’assegno di divorzio può essere chiesto anche in ritardo: infatti, la ex moglie ha diritto all’assegno qualora perda il posto di lavoro anche a distanza di molti anni dalla pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio e anche se il divorzio era stato pronunciato senza attribuirle questo beneficio economico. La Suprema Corte ha inoltre sottolineato che l’ex coniuge può far richiesta tardiva dell’ assegno di divorzio anche nel caso in cui il beneficio sia stato originariamente negato ed anche nel caso in cui non abbia costituito oggetto di richiesta al momento della pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio: il diritto all’assegno di divorzio, in altri temini, non ha scadenza. (12 novembre 2002)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.13860/2002
Il genitore affidatario non deve delegare a terzi la cura dei figli minori
Il padre che ricorre spesso alla baby-sitter perde l’affido
(Cassazione 648/2003)
Il genitore separato che, impossibilitato ad occuparsi dei bambini per ragioni di lavoro, ricorra ad una babysitter corre il rischio di perdere l’affidamento dei figli. Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione confermando la revoca dell’affidamento ad un uomo che per ragioni professionali non riusciva ad occuparsi a tempo pieno dei suoi figli, affidandoli spesso alla baby – sitter o alla nonna, a differenza della mamma, che invece aveva dimostrato di essere in grado di seguire i bambini in tutte le loro attività. Per tali motivi la Corte di Appello di Bari aveva stabilito che i figli fossero affidati alla madre. Inutile è stato il ricorso in Cassazione del padre: la Suprema Corte ha ritenuto che, nell’interesse dei minori, fosse preferibile affidarli alla madre, che poteva occuparsi di loro senza delegare a terzi. (11 marzo 2003)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.648/2003
Le inquietudini degli adulti possono pregiudicare la crescita di un bambino
Se la madre è iperprotettiva il figlio affidabile al padre
(Cassazione 559/2003)
Se la madre è troppo apprensiva ed iperprottetiva nei confronti del figlio minore, quest’ultimo, in caso di separazione, può essere affidato al padre. Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso di una donna che si era visto togliere l’affidamento del figlio a causa del suo comportamento ansioso ed iperprotettivo. La Suprema Corte ha confermato la sentenza della Corte di Appello, spiegando che i bambini devono essere affidati al genitore che appaia più idoneo a ridurre i danni che derivano dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo possibile della personalità del minore, mentre un comportamento eccessivamente iperprotettivo può essere pregiudizievole per la crescita di un bambino. (20 febbraio 2003)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile sentenza n.559/2003
Inammissibili gli esami ematologici ai fini del disconoscimento di paternità
L’adulterio non si può provare con gli esami del sangue
(Cassazione 14887/2002)
Per ottenere il disconoscimento di paternità la prova dell’adulterio commesso dalla moglie non può essere fornita attraverso esami ematologici. Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, spiegando che, poiché l’azione di disconoscimento di paternità del figlio concepito durante il matrimonio è consentito solo nel caso in cui la moglie abbia commesso adulterio nel periodo compreso tra il trecentesimo ed il centottantesimo giorno prima della nascita del figlio, non è ammissibile la domanda del marito che, anziché dare prova dell’adulterio commesso dalla moglie in quel periodo, si limiti ad esibire i risultati di esami ematologici ai quali erano stati sottoposti il padre ed il figlio e che escludevano la paternità. (18 dicembre 2002)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.14887/2002