Source: http://www.lexgenda.it/incidente-a-scuola-la-responsabilita-civile-della-pubblica-amministrazione/
Timestamp: 2018-08-19 13:42:15+00:00
Document Index: 144376133

Matched Legal Cases: ['art. 1225', 'art. 1223', 'art. 1225', 'art. 1225', 'sentenza ', 'sentenza ']

incidente a scuola
Impugnazione cartella esattoriale: legittimazione passiva concorrente tra ente impositore e concessionario della riscossione
Transazione in corso di causa: cessazione della materia del contendere e caducazione del decreto ingiuntivo opposto.
il dovere di mantenimento degli ascendenti
legittima la richiesta di conguaglio da parte della P.A.
Opposizione infondata e strumentale: lite temeraria.
Interruzione del giudizio: decorrenza del termine per la riassunzione
CONDOMINIO: NULLA LA CLAUSOLA CHE AUTORIZZA IL COSTRUTTORE A MODIFICARE LE TABELLE MILLESIMALI.
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Incidente a scuola, la responsabilità civile della pubblica amministrazione
— 21 aprile 2015
L’art. 1225 c.c., costituisce limite al solo ammontare del danno, ma la morte non costituisce una conseguenza astrattamente risarcibile di un evento lesivo (il c.d. danno conseguenza) – è evidente che essa non è sussumibile nelle categorie giuridiche di «perdita» o di «mancato guadagno» di cui all’art. 1223 c.c. – è essa stessa un evento lesivo (c.d. danno evento), da imputarsi all’autore dell’illecito civile in base al nesso di causalità materiale e rispetto al quale resta irrilevante il precetto di cui all’art. 1225 c.c.. Un evento dannoso può considerarsi causato da un altro se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo (cosiddetta teoria della «conditio sine qua non»), ma tale relazione causale non è sufficiente per determinare una causalità giuridicamente rilevante, dovendosi, all’interno delle serie causali così determinate, dare rilievo a quelle soltanto che, nel momento in cui si produce l’evento causante, non appaiano del tutto inverosimili. Tale nozione di prevedibilità – diversa da quella cui allude l’art. 1225 c.c. e da quella posta a base del giudizio di colpa – prescinde da ogni riferimento alla diligenza dell’uomo medio e concerne, al contrario, le regole statistiche e probabilistiche necessarie per stabilire il collegamento di un certo evento a un fatto, nel senso che per accertare se una condotta umana sia o meno causa di un determinato evento, è necessario stabilire un confronto tra le conseguenze che, secondo un giudizio di probabilità ex ante, essa era idonea a provocare e le conseguenze in realtà verificatesi, le quali, ove non prevedibili ed evitabili, escludono il rapporto eziologico tra il comportamento umano e l’evento. Ne consegue che per la riconducibilità dell’evento a un determinato comportamento, non è sufficiente che tra l’antecedente e il conseguente sussista un rapporto di sequenza, occorrendo invece che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza possibile, secondo un calcolo di regolarità statistica, per cui l’evento appaia come una conseguenza non imprevedibile dell’antecedente.
Nella specie, però, viene in considerazione una condotta omissiva dell’appellato – non aver accompagnato la bambina – o meglio dei suoi dipendenti, sicché il giudizio sul rapporto eziologico deve essere condotto attraverso l’enunciato «controfattuale», ponendo al posto dell’omissione verificatosi il comportamento alternativo dovuto, onde verificare se la condotta doverosa avrebbe evitato il danno lamentato dal danneggiato. Tanto premesso in punto di diritto e ricordato che nel processo civile – a differenza di quello penale, ove vale il principio dell’ «oltre il ragionevole dubbio» – vige la diversa regola della preponderanza dell’evidenza o del «più probabile che non», non appare seriamente contestabile che un adulto, che seguisse a poca distanza («circa un metro», come suggerisce la maestra di sostegno) la minore nel suo breve tragitto verso il bagno e che ponesse la dovuta attenzione ai movimenti della bambina, con elevato grado di probabilità si sarebbe tempestivamente accorto della perdita di equilibrio di quest’ultima e sarebbe rapidamente intervenuto per sorreggerla, così da evitare – o quanto meno attenuare – quell’impatto con il suolo che le sarà fatale.
Da un punto di vista della causalità materiale, inoltre, il nesso eziologico tra caduta e morte può reputarsi addirittura certo, posto che la sola sindrome di Ehlers – Danlos non sarebbe stata da sola in grado di provocare il decesso della minore, come peraltro affermano i consulenti del PM, laddove riconoscono che «i meccanismi fisiopatologici responsabili del decesso della minore venivano innescati dalla caduta al suolo».
La morte, peraltro, appare costituire una delle conseguenze fisicamente possibili e prevedibili – così da costituire concretizzazione del medesimo rischio – rispetto a una caduta a terra di una bambina in tenera età, che, a causa della particolare patologia da cui era affetta (ipotonia muscolare) non era in grado di porre efficacemente in essere quei movimenti, in parte automatici e istintivi, che in base a criteri di normalità scientifica producono l’effetto di attenuare le conseguenza dannose dell’impatto con il suolo o con altro ostacolo fisso. Pertanto si ritiene che il decesso della minore sia etiologicamente riconducibile all’omissione dell’Amministrazione scolastica.
Nella specie deve affermarsi la prevedibilità dell’evento letale anche ai fini di un giudizio di imputabilità dello stesso all’Amministrazione scolastica a titolo di colpa, senza che rilevi la mancata conoscenza della specifica concausa (sindrome di Ehlers-Danlos) che ha concorso a produrre, unitamente alla condotta antigiuridica, l’evento dannoso.
Inoltre nel caso in cui intercorra un’apprezzabile lasso di tempo tra le lesioni colpose e la morte causata dalle stesse, è configurabile un danno non patrimoniale risarcibile (e trasmissibile agli eredi), da liquidarsi in relazione alla menomazione della integrità fisica patita dal danneggiato sino al decesso, sulla base delle Tabelle relative all’inabilità temporanea, adeguando tuttavia la liquidazione alle circostanze del caso concreto, ossia al fatto che, se pur temporaneo, tale danno è massimo nella sua intensità ed entità, tanto che la lesione alla salute non è suscettibile di recupero ed esita, anzi, nella morte.
Corte di Appello di Napoli, sezione IV; sentenza del 15 gennaio 2015, n. 222; Pres. Dr. P. Celentano
sentenza 222-2015
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