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Timestamp: 2018-10-24 03:54:17+00:00
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza n. 10464 del12/5/2011. La notificazione dell'atto di appello consegnato ad un avvocato qualificatosi collega di studio del difensore ed avvenuta presso il domicilio professionale esistente al momento della costituzione in giudizio, anzichè in quello variato in corso di causa e risultante dall'albo professionale, non deve ritenersi inesistente ma nulla. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza n. 10464 del12/5/2011. La notificazione dell’atto di appello consegnato ad un avvocato qualificatosi collega di studio del difensore ed avvenuta presso il domicilio professionale esistente al momento della costituzione in giudizio, anzichè in quello variato in corso di causa e risultante dall’albo professionale, non deve ritenersi inesistente ma nulla.
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Corte di cassazione, II sezione, sentenza n. 10464 del 12 maggio 2011. La notificazione dell’atto di appello consegnato ad un avvocato qualificatosi collega di studio del difensore ed avvenuta presso il domicilio professionale esistente al momento della costituzione in giudizio, anzichè in quello variato in corso di causa e risultante dall’albo professionale, non deve ritenersi inesistente ma nulla.
Corte di cassazione, sezione II, sentenza n. 10464 depositata il 12 maggio 2011
Così ha deciso la seconda sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza 10464/2011.
La S.C. ha accolto il ricorso cassando la sentenza impugnata e rinviando ad altra Corte d’Appello.
La Corte territoriale inizialmente aveva ritenuto che il vizio relativo alla notificazione dell’atto di appello al ricorrente, pur se fatta al suo legale ma a ma­ni di altro Avvocato domiciliatario, che a quella data non era più tale non è nulla ma inesistente per tale ragione essa notificazione non poteva essere sanata con la rinnovazione indicata dall’art. 291 cod. proc. civ..
La Corte del merito concludeva affermando che la appellata era contraddittore necessaria, sostanziale e pro­cessuale, dell’attrice-appellante, essendo stata parte del contratto preliminare in contestazione e parte del giudizio di primo grado, ne conseguiva che il gravame doveva svolgersi anche nei suoi confronti; per­tanto la lesione del contraddittorio, ormai insanabile, era causa di inammissibilità dell’appello.
Di tutt’altro avviso la S.C.
Infatti secondo gli ermellini premesso che – poiché l’indicazione del luogo di consegna dell’atto, oltre che indispensabile al buon esito della notifica, costituisce un requisito essenzia­le all’ identificazione del destinatario di essa – nel ca­so di richiesta all’ufficiale giudiziario di notifica dell’ impugnazione nel domicilio di un procuratore eser­cente l’attività nell’ambito della circoscrizione di as­segnazione, tale requisito deve essere assicurato con l’indicazione del domicilio professionale del procurato­re (art. 17 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni nella legge 22 gen­naio 1934, n. 36) e l’accertamento di esso, in quanto essenziale alla validità ed all’astratta efficacia della richiesta, costituisce un adempimento preliminare che non può che essere a carico del notificante ed essere soddisfatto altrimenti che con il previo riscontro di esso presso l’albo professionale, che rappresenta la fonte legale di conoscenza del domicilio degli iscritti e nel quale il procuratore ha l’obbligo di fare annotare i mutamenti della sua sede (Cass., Sez. Un., 18 febbraio 2009, n. 3818).
Tanto premesso per la II seconda sezione è stata tuttavia errata la qualificazione in termini di inesistenza della notificazione dell’ atto di appello e la conseguente dichiarazione di inammissi­bilità del gravame.
Infatti, la notificazione dell’atto di appello, consegnata ad un avvocato qualificatosi collega di stu­dio del difensore, ed avvenuta presso il domicilio pro­fessionale esistente al momento della costituzione in giudizio del difensore esercente nel circondario di as­segnazione, anziché in quello variato in corso di causa e risultante dall’albo professionale, non deve ritenersi inesistente, ma nulla, in quanto l’atto, pur se viziato, poiché eseguito al di fuori delle previsioni dell’ art. 330[1], primo e terzo comma, cod. proc. civ., e perciò non idoneo a produrre in modo definitivo gli effetti suoi propri, non può ritenersi effettuato in luogo non avente alcun riferimento con il destinatario della notifica (cfr. Cass., Sez. III, 13 dicembre 2005, n. 27450; Cass., Sez. II, 18 luglio 2008, n. 19985); conseguente­mente, ove la parte sia rimasta contumace in appello, il gravame non può essere dichiarato inammissibile, ma deve essere disposta la rinnovazione della notificazione, ai sensi dell’art. 291[2] cod. proc. civ. (Cass., Sez. Un., 29 aprile 2008, n. 10817; Cass., Sez.III, 22 aprile 2009, n. 9528).
[1] Articolo 330 – Luogo di notificazione dell’impugnazione
Se nell’atto di notificazione della sentenza la parte ha dichiarato la sua residenza o eletto domicilio nella circoscrizione del giudice che l’ha pronunciata, l’impugnazione deve essere notificata nel luogo indicato; altrimenti si notifica, ai sensi dell’articolo 170, presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio . (1)
Quando manca la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio e, in ogni caso, dopo un anno dalla pubblicazione della sentenza , l’impugnazione, se è ancora ammessa dalla legge , si notifica personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.
(1) Il presente comma è stato così modificato dall’art. 46, L. 18.06.2009, n. 69 (G.U. 19.06.2009, n. 140, S.O. n. 95) con decorrenza dal 04.07.2009. Si riporta, di seguito, il testo previgente: “Se nell’atto di notificazione della sentenza la parte ha dichiarato la sua residenza o eletto domicilio nella circoscrizione del giudice che l’ha pronunciata, l’impugnazione deve essere notificata nel luogo indicato; altrimenti si notifica, presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio .”.
[2] Articolo 291 – Contumacia del convenuto
Se il convenuto non si costituisce e il giudice istruttore rileva un vizio che importi nullità nella notificazione della citazione, fissa all’attore un termine perentorio per rinnovarla . La rinnovazione impedisce ogni decadenza. (2)
Se il convenuto non si costituisce neppure all’udienza fissata a norma del comma precedente, il giudice provvede a norma dell’articolo 171 ultimo comma.
Se l’ordine di rinnovazione della citazione di cui al primo comma non è eseguito, il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell’articolo 307 , comma terzo. (1)
(1) Il presente articolo è stato così sostituito dall’art. 27 L. 14 .07. 1950 n. 581.
(2) Ai sensi dall’art. 46, c. 24, L. 18.06.2009, n. 69 (G.U. 19.06.2009, n. 140, S.O. n. 95) il presente comma si applica anche nei giudizi davanti ai giudici amministrativi e contabili.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-08-09T11:47:44+00:001 agosto 2011|Cassazione civile 2011, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti