Source: https://www.laleggepertutti.it/336969_revoca-del-mandato-ultime-sentenze
Timestamp: 2019-12-14 04:38:19+00:00
Document Index: 36425430

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 4', 'art. 1727', 'art. 2237', 'art. 36', 'art. 34', 'art. 301', 'art. 2957']

Revoca del mandato: ultime sentenze
Leggi le ultime sentenze su: revoca del mandato; decorrenza della prescrizione; onorario dell’avvocato; applicabilità della tariffa professionale; codice deontologico della professione forense.
1 Revoca del mandato difensivo: cosa comporta?
2 Revoca del mandato: quando si applicano i minimi tariffari?
3 Avvocato: i doveri di informazione e di comunicazione
4 Onorari professionali
5 Revoca del mandato e pretesa pecuniaria
6 Revoca del mandato ad litem da parte dell’avvocato
7 Compensi avvocato: da quando decorre la prescrizione?
8 Appropriazione di somma depositata dal cliente a titolo fiduciario
9 Compenso spettante al difensore: quali tariffe occorre applicare?
10 Omessa proposizione di impugnazione in pendenza di trattative
Revoca del mandato difensivo: cosa comporta?
Avendo il cliente espressamente revocato il mandato all’avvocato, ha quindi ritenuto la procura perfettamente valida sin dall’atto introduttivo della opposizione al decreto ingiuntivo e fino alla proposizione del presente giudizio, accettando gli effetti dell’attività difensiva svolta in suo nome e per suo conto dall’avvocato in quella controversia. Avendo accettato gli effetti dell’atto, non può validamente eccepirne la nullità.
Esclusa la nullità della procura, deve respingersi anche la domanda di condanna alla restituzione del compenso corrisposto al collaboratore dell’avvocato, per la attività difensiva svolta in quella vertenza, che potrebbe derivare, in astratto, dall’accertamento della responsabilità professionale dei convenuti, domanda però non riproposta in appello.
Corte appello Milano sez. II, 10/04/2017, n.1498
Revoca del mandato: quando si applicano i minimi tariffari?
In nessun caso l’applicabilità della tariffa professionale in caso di revoca del mandato può determinare l’automatica cogenza e vincolatività dei parametri medi, tanto più che, per le prestazioni svolte integralmente nella vigenza dell’art. 24 l.. n. 794/1942 e delle tariffe professionali (art. 4 d.m. n. 585/1994), il principio di inderogabilità era invocabile solo per i minimi tariffari.
Cassazione civile sez. II, 23/05/2019, n.14083
Avvocato: i doveri di informazione e di comunicazione
I doveri di informazione e di comunicazione dell’avvocato nei confronti della persona già assistita persistono sia nell’ipotesi di rinuncia che di revoca del mandato, anche se il codice deontologico della professione forense disciplina solo la prima fattispecie, atteso che la revoca del mandato costituisce, al pari della rinuncia, una soluzione di continuità nell’assistenza tecnica e, pertanto, deve ritenersi fonte dei medesimi obblighi necessari al fine di non pregiudicare la difesa dell’assistito.
(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sanzione dell’ammonimento irrogata dal C.N.F. ad un avvocato che aveva omesso di comunicare al cliente la propria rinuncia al mandato ed il rinvio di udienza, precludendogli una più opportuna difesa a mezzo di memoria istruttoria con eventuale nuovo difensore).
Cassazione civile sez. un., 30/01/2019, n.2755
In tema di onorari professionali, per le competenze dovute ad avvocati, procuratori e patrocinatori legali, la prescrizione non decorre dal compimento delle singole prestazioni, ma dall’esaurimento dell’incarico, ovvero dalla decisione della lite, dalla conciliazione delle parti o dalla revoca del mandato. Per gli affari non terminati, invece, la prescrizione decorre dall’ultima prestazione eseguita.
Cassazione civile sez. II, 06/08/2019, n.21008
Revoca del mandato e pretesa pecuniaria
Considerando la clausola con cui la cliente si è impegnata a versare, “in caso di revoca del mandato”, una somma, poi oggetto dell’azionata pretesa pecuniaria, a fronte della facoltà di entrambe le parti di recedere, riconosciuta alla cliente dal contratto, e all’avvocato dalla legge (v. art. 1727 e art. 2237 c.c.), risulta di tutta evidenza la sensibile diversità delle conseguenze di un eventuale esercizio della detta facoltà da parte dell’uno o dell’altro contraente, ove si consideri che alla luce della regolamentazione negoziale in esame in caso di suo recesso ad nutum l’ingiungente era esposto soltanto a un rischio risarcitorio, mentre il medesimo tipo di recesso dell’ingiunta è stato collegato a un esborso pecuniario che, per aver ad oggetto un importo di rilevante entità (equivalente al massimo compenso conseguibile dal professionista) e per risultare dovuto anche nell’eventualità che la prestazione professionale non fosse neppure iniziata, di fatto vanificava la facoltà di esercitarlo e comunque lo rendeva fortemente sconveniente.
E’ fondato qualificare la pattuizione de qua come clausola vessatoria e, quindi, ritenerla nulla ex art. 36 D.Lgs. n. 206/2005, non risultando infatti adeguatamente provato che la stessa sia stata oggetto di trattativa individuale, il cui svolgimento, stante il disposto dell’art. 34, 4 co., D.Lgs. n. 206/2005, costituisce presupposto di esclusione della disciplina dettata da tale testo normativo pur in presenza di un assetto di interessi significativamente squilibrato a danno del consumatore.
Tribunale Trento, 01/10/2015, n.880
Revoca del mandato ad litem da parte dell’avvocato
La revoca del mandato, al pari della rinuncia al mandato, non determina, ai sensi dell’art. 301 comma 3, c.p.c., alcun effetto interruttivo sul processo, infatti la revoca del mandato ad litem da parte dell’avvocato non incide sulla prosecuzione del giudizio atteso che, in ossequio al principio della c.d. perpetuatio dell’ufficio defensionale consacrato negli artt. 85 e 301 c.p.c., fino alla sua sostituzione, il difensore rinunciante (o revocato) conserva lo ius postulandi con riguardo al processo in corso, sia per quanto riguarda la legittimazione a ricevere gli atti nell’interesse del mandante.
T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 30/01/2015, n.170
Compensi avvocato: da quando decorre la prescrizione?
Il termine della prescrizione del diritto dell’avvocato al compenso decorre, ai sensi dell’art. 2957, co. 2, c.c., dalla decisione della lite, dalla conciliazione delle parti o dalla revoca del mandato; per gli affari non terminati, la prescrizione decorre dall’ultima prestazione.
Nel caso di prestazioni rese in due gradi di giudizio, occorre avere riguardo anche alle prestazioni rese nel grado di appello, senza che rilevi il conferimento di una nuova procura per il gravame, perchè ciò implica la prosecuzione dell’affare di cui il legale era stato incaricato dal cliente, non già il suo esaurimento.
Tribunale Cosenza sez. II, 21/07/2017, n.1511
Appropriazione di somma depositata dal cliente a titolo fiduciario
La prescrizione dell’azione disciplinare per illecito permanente dell’avvocato decorre solo dalla cessazione della permanenza, sicché, in caso di omissione del rendiconto di un deposito fiduciario, non rileva il momento della revoca del mandato, che fa sorgere l’obbligo di rendiconto, ma il momento in cui il professionista nega il diritto del cliente sulla somma depositata, affermando il proprio diritto di trattenerla.
Cassazione civile sez. un., 02/02/2015, n.1822
Compenso spettante al difensore: quali tariffe occorre applicare?
In tema di controversie circa il compenso spettante al difensore, qualora l’attività sia stata svolta in parte nella vigenza delle tabelle di cui al D.M. n. 585 del 1994, mentre la revoca del mandato sia intervenuta successivamente all’entrata in vigore del D.M. n. 127 del 2004, occorrerà applicare le tariffe medio tempore in vigore per le competenze, mentre gli onorari devono essere calcolati secondo le tariffe previste dal secondo decreto.
Tribunale Roma sez. XI, 30/04/2012, n.8545
Omessa proposizione di impugnazione in pendenza di trattative
Non vi è incompatibilità tra il mandato conferito dal cliente all’avvocato per la proposizione dell’appello ed il mandato conferito dallo stesso cliente ad altro professionista ai fini della definizione transattiva della medesima causa; sussiste, pertanto, la responsabilità del primo per il danno cagionato al cliente dalla mancata proposizione dell’appello e dal conseguente passaggio in giudicato della sentenza, né il professionista può addurre a sua giustificazione il fatto di avere ritenuto che il conferimento ad altro avvocato dell’ incarico per la transazione importasse revoca del mandato ad appellare.
Cassazione civile sez. II, 13/05/2011, n.10686