Source: https://renatodisa.com/2017/04/05/corte-di-cassazione-sezione-vi-civile-ordinanza-31-marzo-2017-n-8553/
Timestamp: 2018-04-26 13:03:32+00:00
Document Index: 48586313

Matched Legal Cases: ['art. 1218', 'art. 342', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 366', 'art. 366', 'Cass. Sez. ', 'art. 342', 'Cass. Sez. ', 'art. 115', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 163', 'art. 1218', 'art. 2049', 'art. 1218', 'art. 2948', 'art. 2048', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 115', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 366', 'art. 13', 'art. 1']

Corte di Cassazione, sezione VI civile, ordinanza 31 marzo 2017, n. 8553 - Avvocato Renato D'Isa
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ordinanza 31 marzo 2017, n. 8553
La Corte territoriale, senza modificare la qualificazione giuridica della domanda ricondotta dal primo giudice nella responsabilità ex art. 1218 c.c. da “contatto sociale”, ha fondato la propria decisione sui fatti riportati negli atti di parte ed incontestati, ritenendo che la descrizione del quadro circostanziale fornisse ex se la prova liberatoria della associazione sportiva, richiamando al proposito copiosa giurisprudenza di questa Corte di legittimità.
Con i primi due motivi il ricorrente deduce violazione di norme processuali per avere il Giudice di appello omesso di pronunciare espressamente sulla eccezione di inammissibilità dell’atto di appello ai sensi degli artt. 342 e 348 bis c.p.c. per il mancato rispetto dei requisiti legali di formulazione dei motivi di gravame come definiti dall’art. 342 c.p.c., nel testo modificato dall’art. 54 co1, lett. 0a, del DL 22.6.2012 n. 342 conv. con mod. in legge 7.8.2012 n. 134, che trova applicazione “ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto” (art. 54 co 2 cit.) e dunque a decorrere dalla data dell’11.9.2012 (art. 1 co 2 della legge di conversione “La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale” effettuata in data 11.8.2012), rimanendo pertanto assoggettato a tale disciplina l’atto di appello proposto dalla associazione sportiva in data 20.5.2014.
I motivi primo e secondo sono inammissibili per difetto di autosufficienza ex art. 366co1 n. 4 c.p.c..
Anche nel caso in cui vengano denunciati con il ricorso per cassazione “errores in procedendo”, in relazione ai quali la Corte è anche giudice del fatto – potendo accedere direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito -, si prospetta preliminare ad ogni altra questione quella concernente l’ammissibilità del motivo. Ne segue che solo quando il motivo sia stato ritenuto rispondente ai requisiti di ammissibilità prescritti dall’art. 366 c.p.c. diventa possibile valutare la fondatezza del motivo medesimo e, dunque esclusivamente nell’ambito di quest’ultima valutazione- la Corte di cassazione può e deve procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali (cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 1221 del 23/01/2006; id. Sez. 5, Sentenza n. 12664 del 20/07/2012). Il requisito di autosufficienza del ricorso per cassazione è richiesto quindi anche in relazione alla censura con la quale si denuncino errori da parte del giudice di merito in ordine alla valutazione della specificità dei motivi di appello: pertanto, ove il ricorrente (appellato nel giudizio di secondo grado) denunci la violazione e falsa applicazione dell’art. 342 cod. proc. civ. conseguente alla mancata declaratoria di nullità dell’atto di appello per genericità dei motivi, deve riportare nel ricorso, nel loro impianto specifico, i predetti motivi formulati dalla controparte (cfr. Corte Cass. Sez. 1, Sentenza n. 20405 del 20/09/2006; id. Sez. L, Sentenza n. 11477 del 12/05/2010; id. Sez. 3, Sentenza n. 86 del 10/01/2012).
Il terzo motivo (violazione artt. 1218, 1228 c.c., in relazione all’art. 115 c.p.c.) con il quale si censura la sentenza di appello per aver erroneamente ritenuto assolto l’onere della prova liberatoria gravante sull’associazione sportiva, è infondato.
L’argomento centrale svolto dal ricorrente si fonda sulla asserita omessa prova da parte dell’associazione della predisposizione di “tutte le misure idonee ad evitare il fatto” (cfr. ricorso pag. 25), e ripropone l’argomento posto a base della decisione di prime cure secondo cui “non è sufficiente la prova negativa della mancanza di colpa, occorrendo la prova positiva di aver adottato tutte le cautela e le precauzioni necessarie perché il fatto non si verifichi” (ricorso pag. 24).
Premesso che la sentenza di prime cure, sulla scorta delle indicazioni fornite dall’attore M. a seguito della integrazione dell’atto di citazione, disposta dal Giudice in relazione alle lacune riscontrate in ordine al requisito dell’art. 163co3, n. 4) c.p.c., ha inteso qualificare l’azione svolta come domanda risarcitoria per violazione delle obbligazioni derivanti dal “contatto sociale” e che tale qualificazione giuridica – che comporta l’applicazione della regola sulla responsabilità contrattuale di cui all’art. 1218 c.c. – non risulta sia stata modificata dalla Corte territoriale, osserva il Collegio che l’affermazione del ricorrente, secondo cui “la prova della mancanza di colpa” non sarebbe sufficiente ad esonerare l’associazione dalla responsabilità del danno, viene a prefigurare una ipotesi di responsabilità oggettiva (analoga a quella della responsabilità per fatto altrui di cui all’art. 2049 c.c.) che non trova alcun riscontro normativo nell’art. 1218 c.c. e neppure nell’art. 2948, commi 2 e 3 c.c., alla stregua della interpretazione che di quest’ultima norma ha fornito la Corte, secondo cui la presunzione di responsabilità di cui all’art. 2048 cod. civ. non è assoluta – come se si trattasse di ipotesi di responsabilità oggettiva – ma configura una responsabilità soggettiva aggravata in ragione dell’onere incombente all’insegnante o al precettore di fornire la prova liberatoria, onere che risulta assolto in relazione all’esercizio – da accertarsi in concreto – di una vigilanza adeguata all’età e al normale grado di comportamento dei minori loro affidati (cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 11453 del 23/07/2003).
– che erano presenti due istruttori (S. e B. ) a regolare lo svolgimento della partita;
Tale giudizio di merito non viene scalfito dalla censura laddove il ricorrente assume che le predette circostanze sarebbero state solo narrate negli atti e non confermate da prova orale, atteso che le circostanze idonee a dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, bene possono consistere anche in indizi attendibili desunti eventualmente dalle stesse modalità del fatto (cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2036 del 28/03/1980) ove non espressamente contestate ex art. 115 c.p.c., essendo del tutto pleonastico – alla stregua dei fatti come accertati dal Giudice di merito – l’enunciato tratto da massime giurisprudenziali di legittimità (cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 20743 del 28/09/2009) secondo cui la prova liberatoria può essere fornita dall’ente cui è stato affidato il minore soltanto dimostrando di aver predisposto tutte le misure idonee ad evitare il danno (non essendo stato oggetto di contestazione – e dunque non costituendo oggetto di prova – la idoneità strutturale dei locali in cui si svolgeva l’attività sportiva, o che gli scopi istituzionali e la loro attuazione pratica da parte dell’associazione sportiva, rivolta agli associati ed agli atleti, non corrispondessero ai valori sportivi o ancora che gli istruttori abbiano disapplicato sistematicamente o nella specifica occasione le norme stabilite dal regolamento del gioco del basket), né potendo affidarsi la censura – attesi i tassativi limiti dell’oggetto del giudizio di legittimità – a nuove allegazioni in fatto che non risultano dedotte in sede di merito (il ricorrente sembra prospettare, infatti, che “l’allenamento fosse avvenuto in totale spregio alle comuni regole del gioco”, circostanza invece esclusa dalla Corte territoriale: cfr. ricorso pag. 26), tanto più che neppure viene descritto il comportamento tenuto dall’altro giocatore, in ipotesi eccedente il comune “fallo” di gioco, essendo appena il caso di rilevare, inoltre, come la condotta suscettiva di applicazione della sanzione sportiva, è prevista dallo stesso regolamento di gioco e considerata, pertanto, come evento attendibile e regolato (cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 1322 del 26/01/2016), sicché laddove la condotta sportiva fallosa non venga qualificata nella domanda proposta dal danneggiato come del tutto avulsa dal contesto di gioco, oppure inserita in tale contesto ma attuata con modalità spropositate rispetto al risultato, o con un intervento che risulti – con valutazione ex ante – oggettivamente pericoloso per la incolumità altrui, viene meno la stessa astratta configurabilità di una situazione antigiuridica che costituisce il necessario presupposto dell’accertamento del difetto di vigilanza ossia della responsabilità “ex contractu” dell’ente cui è affidato il minore o l’allievo.
Il quarto motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza ex art. 366co1 n. 6 c.p.c..
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del Dpr 30 maggio 2002 n. 115, inserito dall’art. 1 comma 17 della L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-04-05T19:06:24+00:00	5 aprile 2017|Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
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