Source: https://www.laleggepertutti.it/237458_piu-multe-per-la-stessa-infrazione-ztl-quante-volte-si-paga
Timestamp: 2019-06-26 04:57:56+00:00
Document Index: 48126024

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 198', 'art. 198', 'art. 360', 'art. 8', 'art. 198', 'art. 360', 'art. 198', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 198', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 81', 'art. 8', 'art. 198', 'art. 3', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 198', 'sentenza ', 'art. 3']

Più multe per la stessa infrazione ztl: quante volte si paga?
Quando la stessa infrazione del codice della strada è ripetuta più volte ma in un breve lasso di tempo è necessario pagare tutte le multe?
Immagina di percorrere un tratto di strada su cui, da poco, il Comune ha imposto le cosiddette ZTL ossia le zone a traffico limitato per le quali però non sei munito del relativo pass. Distratto dal traffico e abituato a percorrere liberamente quella via, non ti accorgi dei cartelli stradali con il divieto. Così attraversi il varco che, in quel momento, è attivo. Lo fai più volte, alla ricerca di un parcheggio: entri ed esci dalle ZTL senza accorgerti che, per ogni volta che passi, c’è una telecamera a fotografarti. Non passano molte settimane che ti arrivano a casa numerose multe e tutte per la stessa infrazione. Ti sembra assurdo doverle pagare tutte: alla fine non hai fatto altro che ripetere più volte lo stesso comportamento. In più eri in buona fede perché nessuno ti aveva avvisato del cambio della segnaletica, né i giornali ne hanno parlato. Essendo la prima volta che prendi una contravvenzione su quel tratto di strada ti chiedi se ci sono possibilità di fare ricorso. In altri termini in caso di più multe per la stessa infrazione ZTL, quante volte si paga? La risposta è stata di recente fornita dalla Cassazione [1].
1 Varco attivo: si può passare?
2 Più infrazioni ZTL: quante si pagano?
3 Si può annullare una multa per buona fede?
In base al codice della strada [2], quando con un’unica condotta illegittima sono violate più norme del codice della strada si applica un’unica sanzione aumentata del triplo. Si pensi al caso di un conducente che non si ferma allo stop al fine di passare, subito dopo, con il semaforo rosso. Sebbene siamo in presenza formalmente di due diverse violazioni, esse sono state poste in essere contemporaneamente allo scopo di attraversare l’incrocio nel più breve tempo possibile. Quindi si applica solo una contravvenzione aumentata fino a tre volte tanto.
Viceversa, in presenza di più violazioni della stessa o di diverse norme del codice della strada, consumate mediante condotte autonome scattano tante multe per quante sono le violazioni. È il caso del ripetuto passaggio con l’auto nelle aree pedonali e nelle zone a traffico limitato (ZTL). In tali ipotesi, il trasgressore subisce tante sanzioni per ogni singola violazione (cosiddetto cumulo materiale). Quindi se passa cinque volte da un varco attivo deve pagare cinque multe diverse e non una sola.
A riguardo la Cassazione ha recentemente detto che «nel caso in cui, tramite condotte reiterate, perpetrate anche in tempi diversi, l’automobilista effettui plurimi ingressi nella zona a traffico limitato, anche qualora siano riferibili tutti al medesimo giorno, lo stesso soggiace alle sanzioni previste per ogni singola violazione, quindi è tenuto a pagare tutte le contravvenzioni, ossia per ogni singola infrazione. Ciò perché, per tali ingressi illegittimi nella ZTL, non può ravvisarsi la sussistenza di una condotta unica» [3]
[1] Cass. sent. n. 22028/2018.
[3] Cass. ord. n. 26434/2014.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 15 marzo – 11 settembre2018, n. 22028
La Istituti di Vigilanza Riuniti d’Italia – da ora IVRI – ha proposto opposizione al giudice di pace di Milano avverso 141 verbali di contestazione elevati per violazione dell’art. 7, comma 14, d.lgs 285/1992, per aver transitato in zona a traffico limitato e corsie riservate ai mezzi pubblici in assenza di autorizzazione, violazioni commesse nei mesi di novembre e dicembre 2012. Ha dedotto di essere incorsa in errore incolpevole, non essendo, al momento delle infrazioni, a conoscenza della modifica del regime di autorizzazione all’accesso in zona ZTL, adottata dal Comune di Milano con ordinanza n. 684429 del 2012, entrata in vigore il 29.10.2012, adducendo, a conferma della propria buona fede, di aver regolarizzato la propria posizione non appena ricevuta la notifica del primo verbale di contestazione.
Il Giudice di pace ha escluso la sussistenza di un errore di fatto, ma ha ritenuto applicabile l’art. 198, comma primo, d.lgs. 285/1992, in considerazione della “consequenzialità funzionale delle condotte e del carattere seriale delle violazioni, commesse in tempi ravvicinati e rispondenti ad una programmazione unitaria”, confermando le contestazioni oggetto di 14 verbali ed annullando le altre.
Ha inoltre stabilito che la resistente era stata avvertita dell’entrata in vigore della nuova disciplina, con missiva del 23.10.2012 ed ha, altresì, rilevato che, a prescindere dall’effettiva conoscenza del disciplinare, la società, quale operatore qualificato nel settore della vigilanza avrebbe potuto attivarsi con uno sforzo di diligenza minimo per prendere conoscenza per tempo delle nuove prescrizioni. Ha inoltre escluso l’applicabilità dell’art. 198, comma primo, d.lgs. 285/1992, poiché le singole violazioni erano state consumate con condotte del tutto autonome, in quanto commesse in giorni ed orari diversi, con auto diverse e in luoghi diversi.
1. Il primo motivo censura l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360, comma primo, n. 5 c.p.c., nonché la violazione e falsa applicazione dell’art. 8 bis, l. 689/1981 e dell’art. 198, d.lgs 285/1992, in relazione all’art. 360, comma primo, n. 3 c.p.c., per aver il tribunale omesso di considerare che la disciplina del cumulo materiale di cui all’art. 198, comma secondo, CDS non può applicarsi nel caso in cui le violazioni siano commesse in un brevissimo lasso di tempo e con riferimento al medesimo tratto stradale, essendo in tal caso la condotta unica e tale da integrare una sola violazione, cui va, quindi, applicata una sola sanzione.
1.1. La sentenza impugnata ha precisato che, in base al primo comma dell’art. 8, comma primo, l. 689/1981, e all’art. 198, comma primo, d.lgs. 285/1992, qualora con un’unica condotta illegittima siano violate più disposizioni di legge o sia commesse più violazioni della stessa disposizione, deve applicarsi un’unica sanzione aumentata fino al triplo, mentre in presenza di più violazioni della medesima o di diverse disposizioni di legge, consumate mediante condotte autonome, si applicano i principio del cumulo materiale e ciascuna infrazione soggiace ad una autonoma sanzione.
L’istituto ricorrente sostiene che la sentenza abbia violato – anzitutto – l’art. 8 bis, d.lgs. 689 del 1981, che disciplina gli effetti della reiterazione degli illeciti amministrativi, ma la censura è, sotto tale profilo, infondata.
Questa Corte ha ritenuto che le violazioni della stessa indole reiterate nei cinque anni successivi alla prima di esse soggiacciono ad un aggravamento della sanzione (ad eccezione che nei casi di cui al quarto comma della previsione), senza che ciò comporti l’unificazione delle condotte illecite aventi carattere autonomo a guisa di continuazione ed in deroga alle previsioni dell’art. 8, l. 689/1981 (cfr. testualmente, Cass. 4.3.2011, n. 5252).
Di conseguenza, la disciplina della reiterazione non introduce deroga all’applicazione del cumulo formale di sanzioni in caso di concorso formale di violazioni e, a fortiori, del concorso materiale in caso di violazioni consumate con condotte autonome, e ciò neppure in presenza di condotte plurime consumate entro un lasso di tempo ridotto ed in attuazione di una programmazione unitaria, nel qual caso sono esclusi solo gli effetti della reiterazione, come esplicitamente previsto dal comma quinto dell’art. 8 bis (Cass. 16.12.2014, n. 26434; Cass. 5252/2011).
In tal caso non può invocarsi neppure l’art. 81 c.p. in tema di continuazione tra reati, sia perché l’art. 8 della l. n. 689 del 1981 prevede espressamente tale possibilità soltanto per le violazioni in materia di previdenza e assistenza, sia perché la differenza morfologica tra illecito penale ed illecito amministrativo non consente che, attraverso un procedimento di integrazione analogica, le norme di favore previste in materia penale vengano tout court estese alla materia degli illeciti amministrativi.
Nel caso in esame, il Tribunale, ritenuto che si fosse in presenza di una pluralità di condotte autonome, ha ritenuto legittima l’irrogazione di un numero di sanzioni pari alle violazioni contestate, considerando anche il disposto dell’art. 198, comma secondo, d.lgs. 285/1992 (che concerne, tuttavia, le ipotesi di concorso formale di violazioni ai divieti di accesso nelle aree pedonali urbane e nelle zone a traffico limitato, disponendo che il trasgressore soggiace, anche in tal caso, alla sanzione prevista per ogni singola violazione).
2. Il secondo motivo censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 3, l. 689/1981, con riferimento all’art. 360, comma primo, n. 3 c.p.c., per aver la sentenza ritenuto inapplicabile l’esimente della buona fede, non considerando che il ricorrente non poteva essere a conoscenza della nuova normativa in tema di accesso alle zone a traffico limitato e che, per contro, legittimamente aveva fatto affidamento nel perdurante vigore della precedente disciplina, infine non valorizzandone la condotta successiva, consistita nell’immediata regolarizzazione della propria posizione dopo la notifica del primo verbale.
In linea di principio l’errore scusabile sul fatto può assumere rilievo per escludere la responsabilità del soggetto sanzionato in quanto non attinga la sola interpretazione giuridica del precetto, ma verta sui presupposti della violazione, e sia stato determinato da un elemento positivo, estraneo all’autore, idoneo ad indurlo in errore ed estraneo alla sua condotta, non ovviabile con ordinaria diligenza, purché sia idoneo ad ingenerare l’incolpevole opinione della liceità del proprio agire.
Ha ritenuto che tale comunicazione di per sé escludesse la buona fede, essendo sufficientemente dettagliata, e che, comunque, la società ricorrente, quale operatore qualificato operante nel settore della vigilanza, fosse in condizione di attivarsi tempestivamente per acquisire piena conoscenza delle modifiche introdotte, considerato che l’ordinanza adottata nell’ottobre 2012 era stata preceduta da altra ordinanza del 28.6.2012, poi sostituita da quella successiva, la cui entrata in vigore era stata differita dall’1.1.2012 al 29.10.2012 proprio per accordare a tutti gli interessati, inclusi gli uffici pubblici, un tempo sufficiente per conformarsi alle nuove disposizioni.
Di conseguenza, nessun rilievo poteva assumere il fatto che fosse mutata una regolazione in vigore da anni, poiché la ricorrente era stata avvertita per tempo dell’imminente entrata in vigore delle modifiche normative ed era a conoscenza, al momento delle singole infrazioni, della necessità dell’autorizzazione per percorrere i tratti a traffico limitato. Parimenti la condotta illecita non poteva giustificarsi alla luce delle difficoltà di ordine pratico di conformarsi al nuovo regime, avendo la sentenza accertato che le novità introdotte erano state precedute da una precedente ordinanza, parimenti modificativa in senso restrittivo del regime precedente, adottata mesi prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, e che il ricorrente, per le qualità rivestite, era tenuto ad attivarsi per tempo, essendo in condizione di conoscere il contenuto della nuova normativa comunale, e che, inoltre, era stata raggiunto dalla comunicazione del 23.10.2012 con cui gliene era stato anticipato, in modo dettagliato il contenuto.
Neppure può sostenersi che le singole condotte integrassero un’unica violazione per il fatto di dipendere dalla mancanza dell’autorizzazione, poiché il fatto sanzionato dall’art. 198, comma secondo, d.lgs. 285/1992 (la circolazione non autorizzata in zona a traffico limitato) è integrato da una condotta avente un’autonoma consistenza oggettiva rispetto al mero possesso dell’autorizzazione. Non si ravvisa quindi la dedotta violazione di legge, poiché la sentenza ha correttamente sussunto ed apprezzato le descritte circostanze di fatto, non incorrendo nella violazione dell’art. 3, l. 689/1981.