Source: http://fchub.it/detail/news/consulenti-finanziari-fuori-sede-cresce-il-numero-diminuiscono-le-garanzie
Timestamp: 2018-02-19 04:09:40+00:00
Document Index: 9917530

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 18', 'art. 31', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 18']

In particolare, sul primo versante si rammenta che con la sentenza n. 31825 del 27-08-2010 il T.A.R. del Lazio ha sì respinto il ricorso del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, volto ad annullare il “Regolamento disciplina dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali per l'iscrizione all'albo dei consulenti finanziari” del Ministero dell’Economia e delle Finanze (decreto n. 206/08 pubblicato sulla G.U. n. 303 del 30.12.2008)ma ha al contempo lasciato “aperta la porta” ai commercialisti per l’iscrizione all’Albo dei consulenti, previo il superamento di una prova valutativa.
Nel nostro ordinamento, tale attività è stata sinora attribuita in via esclusiva a Soggetti Abilitati a prestare servizi d’investimento (Banche, SGR, SIM, Poste) ai sensi dell’art. 18 TUF, i quali sono dotati di stringenti requisiti patrimoniali e devono avvalersi di persone fisiche monomandatarie (i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede), con cui ai sensi dell’art. 31, comma 3, TUF, rispondono in solido per i danni cagionati agli investitori, anche se conseguenti a responsabilità accertata in sede penale. Inoltre, dati i maggiori rischi ritenuti dai legislatori – e riconosciuti da dottrina e giurisprudenza – connessi all’operatività fuori sede e riconducibili al c.d. “effetto sorpresa”, il legislatore con l’art. 30, comma 6, TUF ha introdotto l’apposita previsione dello jus poenitendi, ossia il diritto per l’investitore di recedere senza penalità né corrispettivo, entro 7 giorni, dal contratto - o dalla proposta di contratto - concluso con l’intermediario per mezzo del consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede.
Anche per quanto riguarda le società di consulenza finanziaria, la responsabilità patrimoniale delle stesse è da considerarsi del tutto labile, sia per l’inconsistenza di dette società, - basti pensare che non essendo sottoposte ad alcun requisito prudenziale di stabilità patrimoniale, possono operare come società di consulenza in materia di investimento società aventi come capitale sociale anche un solo euro – sia perché un’assicurazione stipulabile dalla società per il fatto illecito del proprio collaboratore verrebbe imposta fino a un massimale di 5 milioni di euro, somma congrua per eventuali danni derivanti da raccomandazioni negligenti, ma del tutto irrisoria per danni da illeciti fuori sede.
Nonostante infatti, per entrambe le categorie professionali si utilizzi il termine di “consulente”,permangono in capo alle due figure summenzionate – quella di consulente autonomo e di abilitato all’offerta fuori sede - competenze diverse che, almeno per ciò che riguarda il secondo “tipo” di consulente, non si esauriscono nell’attività di mera consulenza. Infatti, mentre i consulenti abilitati all’offerta fuori sede possono esercitare tutti i servizi e le attività di investimento di cui all’art. 1, comma 5, TUF, e possono procedere alla promozione e al collocamento degli strumenti finanziari, oltre che dei servizi, i consulenti autonomi e le società di consulenza possono esercitare, tra i vari servizi, esclusivamente quello di consulenza e senza detenzione di somme di denaro o di strumenti finanziari di pertinenza del cliente. Tanto si ricava dal tenore letterale dell’art. 18-bis e dal combinato disposto dagli artt. 31, comma 2, e 30, comma 1 del TUF.