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Timestamp: 2013-06-20 01:44:33+00:00
Document Index: 111445780

Matched Legal Cases: ['art. 433', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 433', 'art. 17', 'art. 14']

Fattore famiglia lombardo: l’opinione di ANFFAS Lombardia ONLUS | LombardiaSociale
Intervista al presidente Emilio Rota	A cura di	Valentina Ghetti e Stefania Stea	27 marzo 2012
Temi > Anziani, Disabilità, Fattore famiglia, Programmazione e governance	Continua l’approfondimento sul fattore famiglia lombardo, raccogliendo l’opinione di chi rappresenta il punto di vista degli utenti e delle famiglie. Complessivamente come giudicate l’introduzione del fattore famiglia per le famiglie che voi rappresentate?
Prima di rispondere occorre, in estrema sintesi, che siano chiari i presupposti da cui noi partiamo rispetto al complesso e articolato tema del concorso alla spesa che, è bene sottolinearlo, appartiene al più vasto tema dei criteri di accesso al sistema di protezione sociale, e quindi ai livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni sociali.
Il concetto di disabilità cui ci si riferisce, da un punto di vista scientifico e giuridico, comporta che il sistema dei servizi alla persona debba essere considerato come parte integrante delle misure utili e necessarie per ridurre la discriminazione. Pur senza sostenere la gratuità dei servizi, ANFFAS Lombardia ritiene si debbano rispettare i seguenti principi e criteri generali:
principi dignità intrinseca, autonomia individuale e indipendenza (Conv.ONU/2006)
ragionevolezza dell’esercizio del potere legislativo
criteri generali fare riferimento alla condizione economica individuale (salvo, se più favorevole, considerare la condizione economica familiare)
non coinvolgere i cosiddetti parenti obbligati agli alimenti (art. 433 C.C.)
tenere conto di quanto la discriminazione modifichi le condizioni di vita materiale delle persone e delle famiglie (impoverimento), valutando, per esempio, la rinuncia/perdita/modifica dell’occupazione, le maggiori spese per lo svolgimento di atti della vita quotidiana, ecc.
Detto questo, il FFL è noto per ora solo nei suoi aspetti generali, visto che spetta alla G.R. definire le modalità di avvio della sperimentazione che preciserà tecnicamente i criteri/guida di cui all’art. 1 comma 1 della L.R.2/2012.
Complessivamente, il nostro giudizio valuta positivamente il fatto che:
si tenga conto della oggettiva differenza di condizione di vita (esistenziale e materiale) che riguarda la persona anziana non autosufficiente rispetto a quella della persona con disabilità
il criterio della condizione economica del “solo assistito” valga per la generalità dei servizi delle reti sociosanitaria e socio assistenziale, superando le ambiguità dell’art. 3 comma 2 ter del D.Lgs.109/1998.
Forti perplessità permangono invece sull’utilizzo delle provvidenze economiche, mentre totale contrarietà permane nel passaggio che prevede la modulazione dell’erogazione di quote di fondo sanitario regionale (per i servizi e le prestazioni sociosanitarie rientranti nei LEA) anche in relazione alla condizione economica del richiedente.
Quali tipologie familiari vi aspettate che beneficeranno maggiormente dell’introduzione del fattore famiglia e quali invece ne saranno penalizzate?
Ci auspichiamo che trovino vantaggio le famiglie con disabilità (con le perplessità di cui sopra); le famiglie anziane, almeno rispetto a quelle situazioni dove i regolamenti comunali vigenti prevedono il coinvolgimento dei parenti obbligati agli alimenti per tutti i gradi di parentela di cui all’art. 433 C.C.e le famiglie numerose.
Per rispondere però sarebbe necessario conoscere l’impostazione tecnica del FFL in tutti i suoi elementi. Un esempio su tutti: il patrimonio immobiliare. Molti regolamenti comunali prevedono l’impossibilità dell’integrazione economica della retta a carico del Comune nel caso in cui il richiedente possegga patrimoni immobiliari. In tal caso, molti di questi regolamenti prevedono l’alienazione del patrimonio, se non addirittura la stipula di una delega in favore del Comune che procederà all’alienazione. Occorre quindi discutere anche sulla legittimità “sociale” di tali regole, che, nel caso delle persone con disabilità, precludono ogni possibilità che il patrimonio possa essere utilizzato dal richiedente per un miglioramento della propria qualità di vita. Argomento complesso, certo, per il quale occorre prevedere forme di “accomodamenti ragionevoli” tra gli interessi pubblici e quelli privati, ma che in ogni caso non possono prevedere la spoliazione totale di ogni forma di titolarità di patrimoni (mobiliari e/o immobiliari) solo ed esclusivamente in nome del pagamento della retta dei servizi.
Il tema del concorso alla spesa fa parte dell’insieme delle misure di welfare che devono concorrere a migliorare la qualità di vita delle persone e delle Comunità. E’ bene però chiarire che gli strumenti come l’ISE o il FFL devono essere considerati come tali, e cioè, strumenti di misurazione della condizione economica del richiedente che in quanto tali devono/dovrebbero essere tecnicamente ineccepibili. Le scale di equivalenza dovrebbero quindi essere il frutto di specifiche rilevazioni e indagini su base scientifica sulle condizioni di vita delle persone/famiglie, e sulle distanze (misurabili in termini non solo di reddito e consumi, ma di effettive possibilità di determinare lo sviluppo della propria vita su basi di pari opportunità) che esistono tra gruppi di cittadini più o meno vulnerabili. Il tema delle detrazioni e delle deduzioni sul reddito, nella specificità delle condizioni di vita della persona con disabilità, si scontra, oggi, con un sistema fiscale e sociale che annovera ancora eccessive differenze (p.e. le attuali provvidenze economiche non consentono oggi né detrazioni né deduzioni e la rilevantissima area di discriminazione che colpisce le persone con disabilità rispetto all’accesso al mercato del lavoro)
Su quali servizi vi aspettate che il FFL avrà maggior impatto per i cittadini e su quali invece sarà difficile applicarlo?
Per quanto riguarda i servizi rivolti alle persone con disabilità crediamo che il maggiore impatto lo si registrerà nei servizi residenziali. Tuttavia fintanto che non vi sarà l’attuazione di quanto previsto dall’art. 17 della L.R. 3/2008 sarà difficile distinguere tra i servizi a domanda individuale e i servizi/prestazioni rientranti nei LEA, nei LEP e nei livelli essenziali per la non autosufficienza.
Concretamente ci aspettiamo che il FFL rappresenti la possibilità di riprendere il confronto con i Comuni ribadendo che, in ogni caso, il principio/criterio della valutazione della situazione economica individuale è un punto fermo che va rispettato. “Politicamente” questo passaggio è per noi rilevante, e non mancheremo certo di utilizzarlo ed enfatizzarlo nei nostri rapporti con i Comuni.
A livello giuridico, temiamo che la L.R. 2/2012 vada a produrre un incremento dei contenziosi e della “confusione” tra i diversi livelli della Magistratura (vedi note successive).
La modalità sperimentale adottata dalla Regione (avvio di simulazioni, sperimentazioni presumibilmente in 15 o più comuni per un anno e successiva messa a regime) fa pensare che i cittadini non beneficeranno subito del FFL, ma questo succederà tra diverso tempo, almeno un anno, cosa ne pensate?
Introdurre modifiche su una norma già pesantemente segnata da un elevata presenza di contenziosi (Tribunale, T.A.R., C.d.S.,Corte Costituzionale) induce effettivamente a pensare che possa essere necessario procedere per gradi e valutarne passo dopo passo gli esiti. Sottolineiamo però che proprio per l’elevato livello di contenziosi da anni presente nei rapporti tra cittadini e Istituzioni sarebbe stato molto utile insistere per la ricerca di maggiori e robusti consensi tra i diversi soggetti (Regione, Comuni, Cittadini), in modo da poter introdurre da subito correttivi in un settore già ricco di gravi differenze e distorsioni, e procedere con la sperimentazione solo su alcuni aspetti specifici (p.e. la scala di equivalenza). Il rischio oggi largamente presente è invece che i contenziosi non solo non caleranno, ma, al contrario, si incrementeranno, ( p.e. l’utilizzo delle provvidenze economiche per la determinazione della condizione economica del richiedente) approdando su profili problematici sino ad oggi poco presenti nei ricorsi già sentenziati e in quelli in via di presentazione (p.e. il delicato passaggio sul finanziamento dei LEA sociosanitari anche in relazione alla condizione economica del richiedente).
Il Fattore Famiglia è uno strumento per valutare la capacità concorsuale e non la priorità di accesso alle prestazioni. Pensa che gli Enti Locali lo utilizzeranno anche con questa seconda finalità? E secondo lei che effetti avrebbe in termini di equità per i cittadini?
Sì, il timore è che il FFL sia utilizzato come strumento di selezione dei beneficiari per le prestazioni sociali agevolate. Basti pensare ai tanti regolamenti comunali che oggi escludono tassativamente l’integrazione economica della retta a carico del Comune in presenza di patrimoni immobiliari detenuti dal richiedente. Oppure, per una serie di segnalazioni che giungono dai territori, per la riduzione/esclusione dei contributi previsti dalla L.162/1998, o per il blocco delle liste di attesa che si sta diffondendo a macchia d’olio nei territori.
Il tema dei controlli sulle dichiarazioni mendaci (dichiarazioni nulle, autonomi, patrimonio estero), che è un problema che mina fortemente all’effettiva equità nell’utilizzo dello strumento, resta un po’ sullo sfondo. Cosa pensa possa essere fatto per rendere efficaci i controlli: a livello regionale e poi dagli Enti Locali?
Innanzitutto assolutamente nessuna preclusione su ogni modalità di controllo e verifica che renda certa l’autodichiarazione ISE (o FFL). Confessiamo la nostra impreparazione per indicare le modalità con cui svolgere i controlli, in quanto non conosciamo a fondo il sistema di funzionamento degli stessi in uso presso l’Agenzia delle Entrate o negli apparati istituzionali a tali scopi dedicati. Certo è che se l’INPS funziona su questi temi come sta dimostrando di funzionare nel settore dell’invalidità civile, c’è da chiedersi se non valga la pena studiare forme più efficaci ed efficienti di controllo e verifica, compiendo specifici investimenti tecnologici e organizzativi in favore degli enti locali.
Chi sostiene sia equo computare nel calcolo i redditi esenti sostiene si tratti comunque di un’entrata aggiuntiva per le famiglie, chi è sfavorevole a questa scelta sostiene che valutandoli venga messa in dubbio la natura risarcitoria di alcuni di questi redditi (es. Indennità di accompagnamento). Secondo lei costituiscono o no reddito disponibile? Bisognerebbe operare distinzioni tra queste tipologie di redditi?
Nel caso della disabilità si tratta, in prevalenza, di due forme di provvidenza economica: la pensione di invalidità civile e l’indennità di accompagnamento. In entrambi i casi ribadiamo la ferma contrarietà a utilizzare tali forme di assistenza economica ai fini della valutazione della condizione economica della persona. Altra cosa è prevedere un parziale utilizzo di tali somme ai fini del pagamento di parte delle rette. Nella proposta presentata da LEDHA alla terza commissione consigliare che stava raccogliendo pareri sul testo ora divenuto legge, avanzammo l’ipotesi che prevedeva l’utilizzo sino al massimo del 20% di tali provvidenze (per i servizi diurni) e l’utilizzo pieno delle provvidenze per i servizi residenziali, salvo che per una quota per spese personali da determinare in relazione allo specifico progetto di vita. Su questo, ribadiamo l’estrema necessità di incrementare fortemente la prassi indicata nell’art. 14 L.328/2000 (progetti individuali per persone disabili), oggi invece largamente assente nei processi di presa in carico.
La normativa sembra alludere alla previsione di un concorso alla spesa anche per la parte sanitaria delle prestazioni socio-sanitarie, cosa ne pensa?
Non solo chi più ha paga due volte, ma sarebbe una violazione della norma statale in materia di LEA. Semmai, visto che la Regione sostiene di volere rispettare tale normativa, sarebbe finalmente l’ora di verificare se effettivamente essa rispetta le quote di finanziamento – da parte del fondo sanitario regionale – per i servizi rientranti nei LEA (per la disabilità: CDD, CSS, RSD). Su questo specifico punto registriamo da un lato la resistenza assoluta sin qui dimostrata dalla Regione Lombardia di esibire i dati che possano dimostrare il rispetto della norma statale in materia di quote a carico del fondo sanitario. Dall’altro lato, registriamo, sul medesimo punto, un’ altrettanta difficoltà da parte dei Comuni nel promuovere un confronto di merito con la Regione stessa. Una resistenza non comprensibile, visto che c’è un rapporto diretto tra entità del contributo a carico del fondo sanitario e oneri a carico dei Comuni (e quindi delle famiglie).
La Regione ha promosso il FFL in un momento in cui è in atto la revisione dell’Isee nazionale da parte del governo Monti e che dovrà produrre la riforma entro maggior 2012. Questa indicazione potrebbe superare il FFL, che peraltro sarebbe ancora in fase di sperimentazione, cosa ne pensa? Cosa dovrebbe fare secondo lei la Regione?
In effetti l’iniziativa regionale lombarda appare discutibile sotto questo profilo, tenuto conto poi del fatto che i tempi annunciati dal Governo sono molto ravvicinati, e tenendo conto che ben due leggi regionali hanno fatto (o devono fare) i conti con la Corte Costituzionale (L.R. E.Romagna – già sentenziata – e L.R. Toscana – giudizio in corso). Innanzitutto rileviamo come uno degli ingredienti indispensabili per la costruzione di efficaci politiche sociali manchi o sia carente: trasparenza e circolazione di dati e informazioni. Una responsabilità che accomuna lo Stato e le Regioni, visto che poco o nulla si sa su tali temi, sia rispetto ai contenuti della riforma statale, e sia rispetto al confronto e agli approfondimenti in corso presso la Conferenza delle Regioni (al recente convegno sul Welfare organizzato dalla CGIL e da altre realtà di Terzo Settore la Coordinatrice del gruppo di lavoro sulle politiche sociali ha annunciato che sono in corso i lavori per la definizione dei LEP, materia quindi fortemente connessa ai temi affrontati in questa intervista). Un vuoto informativo che la Regione Lombardia potrebbe in parte colmare, e che produrrebbe effetti positivi per l’avvio del confronto sulla sperimentazione del FFL.
Comunicato Anffas Brescia