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Timestamp: 2018-09-24 18:55:09+00:00
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Italia e San Marino : Il Diritto alla Libertà si affievolisce nel cieco tentativo di perseguire un' estradizioneDiritti Europa
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Italia e San Marino : Il Diritto alla Libertà si affievolisce nel cieco tentativo di perseguire un’estradizione
Posted by: Roberto Federico Proto in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, Immigrazione, In evidenza 4 luglio 2012
Diritto alla Libertà e alla Sicurezza – Sentenza Toniolo v. San Marino and Italy, 26 giugno 2012
Nell’estradare un cittadino italiano che Convenzione si applica tra l’Italia e il San marino? Che tutela ha un detenuto che aspetta di essere estradato nella confusione burocratica della procedura ? Nell’incertezza normativa la sfera personale di un privato viene garantita??
IL CASO : Il ricorrente è il signor Giuseppe Toniolo, cittadino italiano residente a San Marino. Nei confronti del quale è stato avviato un procedimento penale con l’accusa di riciclaggio di denaro.
Il Procuratore del Tribunale di Roma, dopo che il Tribunale di Roma ha disposto la carcerazione preventiva e il Ministero della Giustizia italiano autorizzato la domanda di estradizione, ha richiesto alle Autorità Giudiziarie di San Marino la detenzione preventiva e l’estradizione del ricorrente, in forza della “Convenzione bilaterale di amicizia e buon vicinato tra l’Italia e San Marino del 1939” (cd Convenzione del 1939).
Il 12 agosto 2009, il Commissario della Legge (CL) ha accettato e provveduto ad eseguire le richieste pervenutegli, ordinando l’arresto del cittadino in attesa della sua successiva estradizione, sulla base di quanto è stabilito dalla convenzione del 1939.
Foto di Lanzate
Successivamente il cittadino italiano si oppose al suo arresto, denunciando la mancanza di motivi urgenti che giustificassero la sua detenzione ai sensi della Convenzione del 1939.
Ma la sua denuncia sarà respinta dal Giudice d’Appello, il quale ritenne la misura preventiva necessaria per facilitare l’estradizione e giustificata dall’elemento d’urgenza e dalla posizione geografica dello Stato di San Marino. Rilevò, inoltre, che al caso specifico si applicasse la “Convenzione europea sull’estradizione del 1957”( cd Convenzione del 1957) – perché prevaleva sulla precedente Convenzione 1939 – e quindi la richiesta italiana si sarebbe dovuta presentata entro i 40 giorni e non entro i 30, previsti dalla Convenzione del 1939.
Il 18 settembre 2009 la CL ha informato il CR (Capitani Reggenti) della domanda di estradizione; i documenti pertinenti al caso, presentati dal Ministero della Giustizia italiano, sono stati considerati idonei alle condizioni richieste dalla Convenzione del 1957 e, pertanto, è stata eseguita l’estradizione del ricorrente.
Procedimento dinanzi la Terza Istanza Penale
Il 5 ottobre 2009 il cittadino italiano estradato ha depositato un ricorso alla Terza Istanza Penale contro l’ordine del giudice d’appello – che confermava la detenzione preventiva – e l’ordine di estradizione.
Nel ricorso il ricorrente denunciava l’infondatezza delle motivazioni che hanno portato alla detenzione preventiva e delle accuse portate avanti dal governo italiano, l’illegittimità con cui era stata svolta la procedura di estradizione (presentata secondo le norme della Convenzione 1939 e proseguita secondo le norme della Convenzione 1957), oltre alla più totale incuranza del suo Diritto alla Difesa.
La terza Istanza Penale con la sentenza del 20 novembre 2009, ha riconosciuto – nonostante non potesse prendere atto del reclamo contro l’ordine di estradizione in quanto questo era ancora pendente dinanzi al giudice di appello in secondo grado – che i primi passi del processo di estradizione erano stati fatti in conformità della Convenzione 1939 e quelli successivi con la Convenzione del 1957 e che quindi c’era un “conflitto di convenzioni” : per il San Marino si applicava la Convenzione 1957 e per l’Italia la Convenzione del 1939.
Foto di jorge.cancela
Per quanto riguarda la decisione di mantenere il richiedente in detenzione preventiva, il tribunale ha ritenuto che la decisione della CL era stata un legittimo esercizio di discrezionalità, in cui la CL aveva preso in considerazione la gravità dei reati, le prove presentate e tutte le altre condizioni rilevanti per l’obiettivo di estradare il richiedente.
In conclusione, ha ritenuto che i presupposti per l’applicazione di tale misura siano stati soddisfatti in entrambe le Convenzioni ed ha, quindi, confermato l’arresto.
IL RICORRENTE – il 2 Agosto 2010 ha deposito un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino, denunciando le presunte violazioni dell’art 5 CEDU paragrafo 1, art 6 e 17 della Convenzione.
In particolare lamenta l’illegittimità della sua detenzione preventiva in quanto eccedente i termini previsti dalla legge (Convenzione del 1939 e / o la Convenzione del 1957 ), in quanto le autorità italiane hanno presentato una richiesta di estradizione in ritardo senza chiedere una proroga; oltre alla illegittimità del suo ordine di estradizione a seguito delle irregolarità procedurali e, infine, che la richiesta di estradizione non fosse stata presentata all’autorità competente, in quanto presentata dal Ministero italiano alla CL e non per via diplomatica.
LA CORTE EDU – con sentenza del 26 giugno 2012, ritiene che la detenzione del ricorrente era a fini di estradizione, e quindi ricade nell’ambito di applicazione dell’art 5 CEDU paragrafo 1; che la Convenzione 1939 e la Convenzione del 1957 siano state applicate nelle diverse fasi della procedura di estradizione del richiedente e sembrava non esserci alcuna chiara indicazione su quale delle pertinenti convenzioni fosse stata applicata al caso di specie, che era stato lasciato alla discrezione delle autorità e alla successiva l’interpretazione del giudice nazionale.
Tenendo presente l’incertezza su quale dei due testi in questione era da applicabile, la Corte conclude che, al momento della presente causa, la legislazione del San Marino non prevedeva una procedura che fosse sufficientemente accessibili, precisa e prevedibile nella sua applicazione per evitare il rischio di detenzione arbitraria in attesa di estradizione. Ne consegue che la detenzione del ricorrente e in seguito l’ordine di estradizione del 18 settembre 2009 a San Marino, non fosse conferme ad una procedura prevista dalla legge.
Per questi motivi la Corte di Strasburgo ritiene all’unanimità che c’è stata violazione dell’art 5 CEDU paragrafo 1.
In questa fattispecie si evince come gli Stati – molte volte – nel cieco perseguimento di un obiettivo calpestano diritti e violano norme procedurali. E’ un caso anche di “Conflitto di Convenzioni” che si susseguono nel tempo, il quale, diffondendo uno status di confusione ed incertezza normativa, limita e rende “imprecisa e imprevedibile l’applicazione della legge”, che porterà all’applicazione di un’illegittima privazione della libertà sofferta dal ricorrente.
La sentenza è reperibile qui : Toniolo v. San Marino e Italia del 26 giugno 2012
Art 5 CEDU Italia Josep Casadevall San Marino Terza Sezione	2012-07-04
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