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Timestamp: 2020-07-04 23:39:44+00:00
Document Index: 153341038

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 48', 'art. 2403', 'art. 2403', 'art. 6', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 48', 'art. 24', 'art. 64', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 21', 'art. 18', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 35']

CONSOB - Delibera 04 settembre 2018, n. 20570 - Adozione del regolamento recante disposizioni di attuazione del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche ed integrazioni per i revisori legali e le società di revisione con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico o su enti sottoposti a regime intermedio - Studio Cerbone
CONSOB – Delibera 04 settembre 2018, n. 20570 – Adozione del regolamento recante disposizioni di attuazione del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche ed integrazioni per i revisori legali e le società di revisione con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico o su enti sottoposti a regime intermedio
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CONSOB – Delibera 04 settembre 2018, n. 20570
Adozione del regolamento recante disposizioni di attuazione del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231
1. E’ adottato l’annesso «Regolamento recante disposizioni di attuazione del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche ed integrazioni per i revisori legali e le società di revisione con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico o su enti sottoposti a regime intermedio».
2. La presente delibera è pubblicata, unitamente all’annesso regolamento, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
1. Il «Regolamento recante disposizioni di attuazione del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche ed integrazioni, in materia di organizzazione, procedure e controlli interni dei revisori legali e delle società di revisione con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico o su enti sottoposti a regime intermedio, a fini di prevenzione e contrasto dell’uso del sistema economico e finanziario a scopo di riciclaggio e finanziamento del terrorismo», adottato dalla Consob con delibera n. 20465 del 31 maggio 2018, è abrogato.
2. Il «Provvedimento recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela da parte dei revisori legali e delle società di revisione con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico, ai sensi dell’art. 7, comma 2, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231», adottato dalla Consob con delibera n. 18802 del 18 febbraio 2014, è abrogato.
1. Le disposizioni di cui al titolo I e al titolo II dell’annesso regolamento entrano in vigore dalla data di pubblicazione della presente delibera nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
2. Ai fini dell’art. 6, comma 4, del regolamento, la prima autovalutazione dei rischi dovrà essere inviata alla Consob:
– entro il 15 gennaio 2019, dalle società di revisione che hanno chiuso o chiuderanno l’ultimo bilancio di esercizio tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2018;
– entro 6 mesi dalla data di chiusura dell’esercizio, dalle società di revisione che chiuderanno il bilancio di esercizio dopo il 30 giugno 2018 e fino al 31 dicembre 2018.
Art. 1. Fonti normative
1. Le presenti disposizioni sono adottate dalla Consob ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera a), e degli articoli 23, comma 3, 24, comma 4 e 34, comma 3, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modifiche ed integrazioni.
Art. 2. Destinatari delle disposizioni
1. Ferme restando le definizioni di cui all’art. 1 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, nel presente regolamento si intendono per:
a) «attività professionale»: la revisione legale come definita dalla normativa vigente in materia, ovvero qualsiasi altra prestazione professionale resa dai revisori;
b) «decreto antiriciclaggio»: il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90;
c) «enti di interesse pubblico»: le società individuate ai sensi dell’art. 16 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;
d) «enti sottoposti a regime intermedio»: le società individuate ai sensi dell’art. 19-bis del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;
e) «finanziamento del terrorismo»: le condotte previste dall’art. 1, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109;
f) «MoneyVal»: Comitato costituito in seno al Consiglio d’europa, che agisce nella veste di organismo regionale del GAFI per l’area euro-asiatica;
g) «organo con funzioni di amministrazione»:
h) «organo con funzioni di controllo»:
i) «Paesi comunitari»: paesi appartenenti allo Spazio economico europeo;
l) «Paesi terzi»: paesi non appartenenti allo Spazio economico europeo;
m) «quarta direttiva antiriciclaggio»: la direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo;
n) «Rete»: la struttura di cui all’art. 1, comma 1, lett. l), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;
o) «Revisori»: i «revisori legali» e le «società di revisione», come definiti nel presente articolo;
p) «Revisori legali»: le persone fisiche, abilitate ad esercitare la revisione legale in Italia ai sensi del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, con incarichi di revisione legale su enti di interesse pubblico o su enti sottoposti a regime intermedio;
q) «Riciclaggio»: le condotte previste dall’art. 2, comma 4, del decreto antiriciclaggio;
r) «sistemi interni di segnalazione delle violazioni»: le modalità di segnalazione al proprio interno, ai sensi dell’art. 48 del decreto antiriciclaggio, di violazioni, potenziali o effettive, delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo;
s) «società di revisione»: le società, abilitate ad esercitare la revisione legale in Italia ai sensi del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, con incarichi di revisione legale su enti di interesse pubblico o su enti sottoposti a regime intermedio.
a) per «cliente» si intende il soggetto al quale i revisori rendono una prestazione professionale in seguito al conferimento di un incarico. Nel caso di incarico conferito dal collegio sindacale ai sensi dell’art. 2403-bis del codice civile, la prestazione professionale si intende resa al soggetto nei cui confronti vengono svolte le operazioni di ispezione e di controllo di cui al citato art. 2403-bis. Nel caso di incarico conferito dalla Rete, la prestazione professionale si intende resa all’entità oggetto dell’incarico, salvo i casi in cui detta prestazione assuma ambito e portata tali da non far sorgere alcuna rilevante e diretta relazione tra il revisore e l’entità oggetto dell’incarico;
b) per «titolare effettivo» si intende: a) la persona fisica o le persone fisiche per conto delle quali il cliente instaura un rapporto professionale (in breve, «titolare effettivo sub 1»); b) nel caso in cui il cliente e/o il soggetto per conto del quale il cliente instaura un rapporto professionale siano entità diverse da una persona fisica, la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, è attribuibile la proprietà diretta o indiretta dell’entità oppure il relativo controllo o che ne risultano beneficiari (in breve, «titolare effettivo sub 2»). In particolare, in caso di società di capitali o altre persone giuridiche private, anche se con sede all’estero, e trust espressi, indipendentemente dal relativo luogo di istituzione e dalla legge ad essi applicabile, il titolare effettivo sub 2) è individuato secondo i criteri di cui agli articoli 20 e 22, comma 5, del decreto antiriciclaggio; gli stessi criteri si applicano, in quanto compatibili, in caso di società di persone e di altri soggetti giuridici, pubblici o privati, anche se privi di personalità giuridica.
Art. 5. Finalità e principi
b) l’istituzione di un’apposita funzione incaricata di sovrintendere all’impegno di prevenzione e gestione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (di seguito «funzione antiriciclaggio»);
c) la definizione di procedure di analisi e valutazione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo idonee ad assicurare il rispetto dell’art. 6 del presente regolamento;
Art. 6. Analisi e valutazione dei rischi
2. Le predette procedure sono coerenti con i criteri e le metodologie dettati dalla Consob ai sensi dell’art. 15, comma 1, del decreto antiriciclaggio.
3. I revisori legali e le società di revisione effettuano l’analisi e la valutazione dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo cui sono esposti (cd. «autovalutazione dei rischi») con cadenza almeno annuale.
Art. 7. Organo con funzioni di amministrazione
a) elabora ed aggiorna periodicamente orientamenti strategici e politiche di governo dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, in coerenza con un approccio basato sul rischio e tenuto conto dell’analisi e valutazione dei rischi approvata ai sensi del precedente art. 6;
f) definisce le procedure per l’assolvimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette in modo da garantire certezza di riferimento, omogeneità nei comportamenti e applicazione generalizzata a tutta la struttura, nel rispetto delle norme di cui al titolo II, capo III, del decreto antiriciclaggio, nonché dell’art. 14 del presente regolamento;
Art. 8. Organo con funzioni di controllo
a) verifica l’adeguatezza delle procedure di analisi e valutazione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo e viene sentito in merito all’autovalutazione periodica condotta ai sensi dell’art. 6, comma 4, del presente regolamento;
delle strutture interne per lo svolgimento delle verifiche e degli accertamenti necessari;
dei flussi informativi provenienti dagli altri organi aziendali, dal responsabile della funzione antiriciclaggio e dalle altre funzioni di controllo interno, in particolare dalla funzione di controllo di qualità;
Art. 9. Organismo di vigilanza di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231
1. I modelli di organizzazione e di gestione eventualmente adottati dalle società di revisione, ai sensi e per gli effetti di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231, contengono specifiche previsioni in merito alla prevenzione dei reati di
2. L’organismo di vigilanza, nominato ai sensi dell’art. 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231, vigila sul funzionamento e sull’osservanza dei modelli di organizzazione e di gestione e, in coordinamento con gli organi sociali e le funzioni di controllo, verifica l’efficacia dei presidi e l’osservanza delle procedure relative alla mitigazione e gestione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, promuovendo l’adozione delle misure correttive più idonee al superamento di eventuali carenze.
Art. 10. Organizzazione e responsabilità della funzione antiriciclaggio
Art. 11. Compiti della funzione antiriciclaggio
b) curare la predisposizione dell’autovalutazione periodica dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo ai sensi dell’art. 6, comma 4, del presente regolamento;
Art. 12. Disposizioni in tema di esternalizzazione della funzione antiriciclaggio
1. Lo svolgimento dei compiti propri della funzione antiriciclaggio può essere affidato a soggetti esterni dotati di idonei requisiti di professionalità, autorevolezza e indipendenza.
La responsabilità per la corretta gestione dei rischi in discorso resta, in ogni caso, in capo alla società di revisione, che adotta le cautele necessarie a garantire il mantenimento dei poteri di indirizzo e controllo da parte degli organi aziendali sulla funzione esternalizzata.
Art. 13. Funzione di controllo di qualità
Art. 14. Disposizioni specifiche in tema di segnalazioni di operazioni sospette
2. Il responsabile dell’incarico di revisione, che partecipa al compimento della prestazione e al quale compete la gestione del rapporto con il cliente, ha l’obbligo di trasmettere senza ritardo la segnalazione di eventuali operazioni sospette al legale rappresentante o a un suo delegato.
9. L’organo con funzioni di amministrazione adotta tutte le misure idonee ad assicurare la riservatezza dell’identità delle persone che effettuano la segnalazione. Il legale rappresentante o il delegato sono responsabili della custodia degli atti e dei documenti in cui sono indicate le generalità del segnalante.
Art. 15. Partner responsabile dell’incarico
Art. 16. Formazione del personale
2. I programmi di formazione tengono conto delle specifiche caratteristiche organizzative ed operative della società di revisione e prendono in considerazione i vari adempimenti connessi all’adeguata verifica della clientela, agli obblighi di conservazione, all’identificazione e valutazione di anomalie rilevanti ai fini degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette, nonché alla segnalazione di violazioni ai sensi dell’art. 48 del decreto antiriciclaggio.
6. Annualmente deve essere sottoposta all’organo con funzioni di amministrazione una relazione sull’attività di addestramento e formazione svolta in materia di normativa antiriciclaggio ed antiterrorismo.
Art. 17. Appartenenza a una «Rete»
1. Le società di revisione che appartengono a una «Rete», nell’adottare i presidi organizzativi e procedurali in materia di prevenzione e gestione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo definiti all’interno della «Rete», sono tenuti ad apportare ai medesimi le integrazioni e/o le modifiche necessarie al fine di garantire un pieno rispetto delle vigenti disposizioni nazionali di riferimento.
Art. 18. Revisori legali
Art. 19. Principi generali
1. I revisori adottano misure di adeguata verifica commisurate ai rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo associati alla clientela, in base alle caratteristiche della stessa e alle specificità dell’attività professionale prestata («approccio basato sul rischio»). A tal fine, i revisori si dotano di procedure interne in cui sono definite in modo articolato le regole operative e le concrete modalità di comportamento cui i singoli soggetti coinvolti devono attenersi, così da assicurare la coerenza di comportamento e la tracciabilità delle verifiche svolte e delle valutazioni effettuate. Le predette procedure indicano, in particolare, le specifiche misure di adeguata verifica semplificata e rafforzata da assumere in relazione alle diverse tipologie di clienti e di attività professionali.
Art. 20. Elementi per la valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo
Art. 21. Profilatura della clientela
Art. 22. Obblighi di adeguata verifica
Art. 23. Modalità di esecuzione degli obblighi di adeguata verifica
Art. 24. Identificazione del cliente
a) per i clienti i cui dati identificativi risultino da atti pubblici, da scritture private autenticate o da certificati qualificati utilizzati per la generazione di una firma digitale associata a documenti informatici ai sensi dell’art. 24 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82;
b) per i clienti in possesso di un’identità digitale, di livello di massima sicurezza, nell’ambito del Sistema di cui all’art. 64 del predetto decreto legislativo n. 82 del 2005 e successive modificazioni, e delle relative disposizioni di attuazione, nonché di un’identità digitale di livello massimo di sicurezza o di un certificato per la generazione di firma digitale, rilasciati nell’ambito di un regime di identificazione elettronica compreso nell’elenco pubblicato dalla Commissione europea a norma dell’art. 9 del regolamento (UE) n. 910/2014;
c) per i clienti i cui dati identificativi risultino da dichiarazione della rappresentanza diplomatica e dell’autorità consolare italiana, così come indicata nell’art. 6 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 153;
Art. 25. Identificazione del titolare effettivo
Art. 26. Verifica dei dati relativi al cliente e al titolare effettivo
3. Per i soggetti non comunitari, i revisori compiono ogni indagine, nell’esercizio della loro diligenza professionale, al fine di verificare l’autenticità e la validità del passaporto, del permesso di soggiorno, del titolo di viaggio per stranieri rilasciato dalla Questura o di altro documento da considerarsi equivalente ai sensi della normativa italiana. A titolo esemplificativo, per gli apolidi che non risultino in possesso dei predetti documenti, i dati identificativi possono essere verificati attraverso il titolo di viaggio per apolidi rilasciato ai sensi della Convenzione sullo Statuto degli apolidi firmata a New York il 28/9/1954. Per i titolari dello status di «rifugiato» o dello status di «protezione sussidiaria», ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, i dati identificativi possono essere verificati anche attraversoi documenti di viaggio di cui all’art. 24 del citato decreto. Qualora i documenti originali siano in lingua straniera, i revisori adottano le misure di diligenza professionale per accertare il contenuto degli stessi (anche attraverso una traduzione giurata dell’originale, quando ritenuto necessario).
b) adottano misure, commisurate al profilo di rischio del cliente e dell’attività professionale prestata, dirette a ricostruire con ragionevole attendibilità l’assetto proprietario e di controllo del cliente. A questo fine, i revisori consultano ogni fonte informativa utile fino ad individuare, con ragionevole certezza, il titolare effettivo sub 2) e verificarne i dati. Ad esempio, i revisori possono consultare l’apposita sezione del registro delle imprese prevista dall’art. 21 del decreto antiriciclaggio. Delle evidenze utilizzate per i riscontri viene acquisita e conservata copia in formato cartaceo o elettronico.
7. Rientrano tra le fonti affidabili e indipendenti per la verifica dei dati identificativi del cliente diverso da persona
fisica e del titolare effettivo:
c) i registri dei titolari effettivi istituiti in altri paesi comunitari in attuazione degli articoli 30 e 31 della quarta direttiva antiriciclaggio; d) le informazioni provenienti da organismi e Autorità pubbliche, ivi compresa la pubblica amministrazione, anche di altri paesi comunitari; tali informazioni possono essere acquisite anche attraverso i siti web.
9. In presenza di un basso rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo si applicano le disposizioni di cui all’art. 18, comma 3, del decreto antiriciclaggio.
Art. 27. Acquisizione delle informazioni sullo scopo e sulla natura della prestazione professionale
Art. 28. Controllo costante nel corso del rapporto professionale
3. I revisori stabiliscono, in ragione del profilo di rischio, la tempistica e la frequenza dell’aggiornamento dei dati e delle informazioni acquisite, anche avvalendosi di procedure automatiche disegnalazione della scadenza di documenti, certificazioni, poteri di rappresentanza, rapporti di mandato, nonché di segnalazione dell’acquisizione di specifiche qualità (ad esempio quella di PEP), ovvero dell’inclusione in liste o elenchi (ad esempio, quelli previsti dai regolamenti comunitari o dai decreti ministeriali adottati ai sensi del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109 al fine di contrastare il finanziamento internazionale). L’aggiornamento va comunque effettuato all’atto del rinnovo dell’incarico e quando risulti al revisore che non sono più attuali le informazioni utilizzate per l’adeguata verifica precedentemente acquisite.
Art. 29. Impossibilità di effettuare l’adeguata verifica. Obbligo di astensione
1. I revisori, nel caso in cui non siano in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela, non accettano l’incarico ovvero, se il rapporto contrattuale è in corso di esecuzione, pongono fine al rapporto medesimo, rassegnando le dimissioni. Ove si tratti di revisione legale, le dimissioni sono presentate con le modalità stabilite dal Ministro dell’economia e delle finanze con il regolamento adottato in attuazione dell’art. 13, comma 4, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39.
Art. 30. Misure semplificate di adeguata verifica
c) una riduzione della frequenza dell’aggiornamento dei dati raccolti ai fini dell’adeguata verifica, prevedendo che l’aggiornamento sia condotto al ricorrere di specifiche circostanze (quali, ad esempio, il conferimento di un nuovo incarico).
L’aggiornamento dei dati deve in ogni caso essere condotto almeno ogni cinque anni
6. I revisori si astengono dall’applicazione delle misure semplificate e si attengono agli adempimenti ordinari o rafforzati di adeguata verifica, salvo che non intendano astenersidall’accettazione dell’incarico o dalla prosecuzione dello stesso e ferma la valutazione di inviare una segnalazione di operazione sospetta, nei casi in cui:
c) vi sia comunque il sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga o esenzione applicabile, ai sensi dell’art. 17, comma 2, lettera a), del decreto antiriciclaggio.
Art. 31. Misure rafforzate di adeguata verifica
Art. 32. Esecuzione degli obblighi di adeguata verifica da parte di terzi
1. I revisori possono demandare l’assolvimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela di cui all’art. 18, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto antiriciclaggio ai soggetti terzi indicati nell’art. 26 del medesimo decreto.
Art. 33. Obblighi di conservazione
4. Le registrazioni devono essere effettuate entro trenta giorni dalla data di accettazione o cessazione dell’incarico, ovvero di variazione dei dati di cui ai punti b), c) e d) del comma precedente.
Le medesime registrazioni devono essere conservate per un periodo di dieci anni decorrenti dalla data di chiusura del rapporto professionale.
a) intermediari bancari e finanziari di cui all’art. 3, comma 2, del decreto antiriciclaggio, esclusi quelli di cui alle lettere i), o), s) e v);
3) clienti che sono residenti o hanno sede in aree geografiche a basso rischio. Tale fattore ricorre nei casi in cui il cliente e/o il titolare effettivo siano residenti, abbiano la sede principale delle proprie attività ovvero rilevanti collegamenti con paesi o aree geografiche «a basso rischio», in base ai criteri della lettera B);
4) intermediari bancari e finanziari di cui all’art. 3, comma 2, del decreto antiriciclaggio – ad eccezione di quelli di cui alle lettere i), o), s) e v) – ed intermediari bancari e finanziari comunitari o con sede in un Paese terzo con un efficace regime di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Nel valutare la sussistenza in concreto di un basso rischio, i revisori considerano, tra l’altro, l’eventuale adozione nei confronti dell’intermediario, di sanzioni di vigilanza o di misure di intervento, per inosservanza degli obblighi antiriciclaggio.
3) paesi terzi che fonti autorevoli e indipendenti valutano essere caratterizzati da un basso livello di corruzione o di permeabilità ad altre attività criminose. Esempi di fonti autorevoli e indipendenti sono le «Analisi nazionali del rischio» (cd. National Risk Assessment); le relazioni pubblicate da autorità investigative e giudiziarie; i rapporti adottati dall’OCSE in merito all’attuazione della Convenzione contro le pratiche di corruzione; i rapporti mondiali sulla droga (World Drug Report) pubblicati dall’ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine;
2) clienti e/o titolare effettivo residenti o aventi sede in aree geografiche a rischio elevato. Tale fattore ricorre nei casi in cui il cliente e/o il titolare effettivo sono residenti, ovvero hanno la sede principale delle proprie attività ovvero rilevanti collegamenti con paesi «a rischio elevato» secondo i criteri di cui alla lettera B del presente allegato;
5) società che hanno emesso azioni al portatore o siano partecipate da fiduciari (cd. nominee shareholder). Si fa riferimento, nella prima ipotesi, a casi di società costituite o patrimonializzate attraverso strumenti al portatore; 6) tipo di attività economica caratterizzata da elevato utilizzo di contante. Rileva la riconducibilità delle attività economiche svolte dal cliente a tipologie particolarmente esposte ai rischi di riciclaggio quali il settore dei compro oro, di cambio valuta, del gioco o delle scommesse, attività prestata da agenti in attività finanziaria e «soggetti convenzionati e agenti» nel servizio di rimessa di denaro;
3) paesi e aree geografiche valutati ad elevato livello di corruzione o di permeabilità ad altre attività criminose da fonti autorevoli e indipendenti. Tra le fonti autorevoli e indipendenti possono rientrare le «Analisi nazionali del rischio» (cd. National Risk Assessment); le relazioni pubblicate da autorità investigative e giudiziarie; i rapporti adottati dall’OCSE in merito all’attuazione della Convenzione OCSE contro le pratiche di corruzione nonché i rapporti mondiali sulla droga (World Drug Report) pubblicati dall’ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine;
6) paesi valutati da fonti autorevoli e indipendenti come carenti sotto il profilo della conformità agli standard internazionali sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali. Rientrano tra le fonti autorevoli e indipendenti i rapporti adottati dall’OCSE sulla trasparenza fiscale e lo scambio d’informazioni; le valutazioni sull’impegno del paese nello scambio automatico delle informazioni finanziarie per finalità fiscali ai sensi del cd. Common Reporting Standard; rilevano inoltre i rating assegnati alle raccomandazioni nn. 9, 24 e 25 del GAFI e ai «Risultati immediati» (Immediate Outcomes) n. 2 e n. 5 nei rapporti di valutazione reciproca internazionali.
L’attestaz ione deve espressamente confermare il corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio da parte dell’attestante, in relazione alle attività di verifica effettuate, nonché la coincidenza tra il cliente verificato dal terzo e il soggetto a cui l’attestazione si riferisce. Il contenuto dell’attestazione varia a seconda dello specifico obbligo di adeguata verifica cui essa è diretta; in base a tale criterio, essa deve contenere:
L’attestazione può essere resa in forma cartacea o informatica.
Spetta al revisore, responsabile dell’adeguata verifica, valutare se gli elementi raccolti e le verifiche effettuate dai soggetti terzi siano idonei e sufficienti ai fini dell’assolvimento degli obblighi previsti dalla legge; in caso contrario il revisore provvede, a seconda dei casi e delle circostanze, a:
astenersi dall’accettare l’incarico professionale, valutando se effettuare una segnalazione alla UIF qualora ricorrano i presupposti di cui all’art. 35 del decreto antiriciclaggio (la scelta di cui al presente alinea va assunta, in particolare, qualora il revisore si trovi nell’impossibilità di rispettare gli obblighi di adeguata verifica).
definisce le fasi dell’adeguata verifica demandate ai terzi, individua i dati e le informazioni che è necessario siano trasmesse dai terzi e le modalità e la tempistica della trasmissione;
acquisisce, ove necessario, informazioni supplementari, dai terzi stessi, dal cliente ovvero da altre fonti.
CONSOB - Delibera 31 maggio 2018, n. 20465 - Adozione del regolamento recante disposizioni di attuazione del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231