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Timestamp: 2019-04-22 14:01:54+00:00
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Cassazione: il taccheggiatore che supera la barriera casse commette solo tentato furto
La recente sentenza 52117/14 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione penale, ha stabilito che, pure se sorpassata la barriera casse, i taccheggiatori sono passibili di solo tentato furto e non di furto consumato, pure già avendo omesso di pagare la merce, in quanto non si è consumato il reato.
Questo perchè quanto sottratto non esce dalla sfera di controllo del negozio e il ladro non ottiene la piena disponibilità del bene, a causa della vigilanza continuativa del personale preposto. Nel caso in esame, in primo grado i ladri sono stati condannati esclusivamente per tentato furto. In conseguenza il Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Brescia ha ricorso direttamente in Cassazione avverso la condanna, richiamando alcune sentenze di altre sezioni della Corte sulla questione.
Nonostante questo, la Suprema Corte ha concluso che: «Il monitoraggio nell’attualità dell’azione furtiva avviata, esercitato sia mediante la diretta osservazione della persona offesa (o dei dipendenti addetti alla sorveglianza o delle forze dell’ordine presenti in loco) sia mediante appositi apparati di rilevazione automatica del movimento della merce, e il conseguente intervento difensivo in continenti, a tutela della detenzione, impediscono la consumazione del delitto di furto, che resta allo stadio del tentativo, in quanto l’agente non ha conseguito, neppure momentaneamente, l’autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, non ancora uscita dalla sfera di vigilanza e di controllo diretto del soggetto passivo».
Le conseguenze sono diverse e importanti.
La prima è di costume, prima ancora che giurisprudenziale. Con la sentenza, infatti, la Corte ha spostato in avanti il concetto di “ordinario” nelle misure di sicurezza da prendere nella protezione dei beni, non considerando come eccezionali o straordinarie le azioni di loss prevention, tanto che i medesimi restano sotto la signoria del venditore.
Ne consegue che viene fortemente ridotta la portata delle azioni di prevenzione, che non costituisce l’estremo tentativo del proprietario di difendersi dall’aggressione dei beni, ma quasi un “ordinario” modo di concepire la difesa degli assets aziendali. Si tratta di una resa quasi incondizionata a comportamenti antisociali, tanto che diventa opportuno o, comunque, “normale” che i negozianti debbano ricorrere agli antitaccheggiatori per conservare la signoria dei beni nella Distribuzione Moderna Organizzata.
Posto che in alcune aree del territorio è già necessario proteggere i negozi con bussole blindate, ovvero con con guardie giurate armate (o con altre misure ancor più incisive), anche questo sarà normale?
La seconda conseguenza è pratica. Nei fatti, quando mai potrà essere contestato il reato consumato, posto che tutti gli strumenti di verifica e controllo restano nel novero dell’esercizio della signoria sul bene da parte del negoziante?
Una diversa conseguenza è giurisprudenziale. Riguarda il rischio di indurre a un ulteriore allentamento dell’area di intervento penale, spostando avanti, anche in questo caso, i c.d. “atti preparatori” rispetto a quanto ritenuto in generale.
Infatti la sentenza ritiene come rilevanti esclusivamente i comportamenti tenuti solo dalla barriera casse in poi (per integrare esclusivamente la fattispecie del tentativo). Ne deriva che la condotta precedente, comprensiva dell’occultamento dei beni, non risulta altro che costituire un semplice atto preparatorio, sospetto agli occhi del personale di vigilanza.Nulla di più.
Una ulteriore conseguenza riguarda le procedure adottate dai servizi di Loss Prevention, che potrebbero cambiare in passato. Non a caso l’operatore ha sostenuto di avere monitorato continuativamente il comportamento dei taccheggiatori, ma di non essere intervenuto, prima del passaggio alle casse, anche perchè a volte i clienti sono soliti mangiare gli alimenti prima di giungere in barriera casse, per poi pagarli regolarmente (fatto bizzarro, aggiungiamo noi, tipico di una classica motivazione “di stile” che della realtà).
Ma se il bene viene monitorato continuativamente, la signoria, secondo al Cassazione, resta in mano al negozio. Invece, se l’operatore, d’ora in poi, non monitorasse continuativamente ma solo occasionalmente l’azione del cliente “bizzarro”, ma ne chiedesse conto solo alla fine ed estemporaneamente, la signoria del negozio potrebbe risultare interrotta, venedosi a realizzare la consumazione. Il furto, quindi, sarebbe consumato… .
Ancora ulteriori conseguenze, derivanti dalla sentenza citata, aprono ulteriori scenari. Passano da cosa succede quando la verifica viene effettuata al di fuori dell’area del negozio (ad es.: nei centri commerciali, quando la barriera casse è sul confine del supermercato, quindi il controllo avviene al di fuori) o in caso di rimozione dei tag antitaccheggio (posto che la sentenza li considera come elemento di esercizio della signoria sul bene, ma se vengono rimossi essa viene persa?). Questo, a testimonianza che la sentenza della Cassazione apre più scenari di quanti ne richiuda salvo, purtroppo, cedere il passo alla accettazione supina delle realtà antisociali del nostro paese.
Un argomento, però, va precisato. Una interpretazione delle prime ore, ha teso a inserire nella vigilanza diretta dei beni anche l’uso delle telecamere. Sembrava di leggere, quindi, che l’impiego di un sistema di videosorveglianza spingesse a qualificare un furto come tentato (sempre per il già enunciato concetto di signoria sulla cosa).
Questa versione, invece, è palesemente erronea e va ignorata. Infatti:
– nella sentenza non sono mai state menzionate o prese in considerazione l’esistenza di telecamere o di sistemi di videosorveglianza;
– si è equivocato tra il concetto di “apparati di rilevazione automatica del movimento della merce” effettivamente indicati dalla Cassazione (cioè i tag antitaccheggio), rispetto alle telecamere che sono altra cosa (e non rilevano il movimento della merce…);
– le telecamere possono operare anche solo in registrazione (quindi solo per la ricostruzione, a posteriori, dei fatti), ovvero non essere state utilizzate, nel caso in specie, per quelle finalità;
– in ogni caso è quantomeno improbabile che le riprese possano essere continuative, cioè che l’impianto sia in grado di visionare l’intero spostamento delle persone nel punto vendita, peraltro con una avveniristica (e non consentita in termini di Privacy) funzione di tracking.
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