Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/32450-cyberbullismo.asp
Timestamp: 2019-07-17 00:59:17+00:00
Document Index: 170877590

Matched Legal Cases: ['art 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art 167', 'art. 7', 'art. 594', 'art 595', 'art. 7', 'art. 167', 'art. 494', 'art. 610', 'art. 612', 'art. 629', 'art. 660', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 615', 'art. 582', 'art. 8', 'art 2048']

Guida al cyberbullismo per comprenderne il significato, le caratteristiche, la disciplina interna in materia e i suoi riflessi penali e civili
di Annamaria Villafrate - Il cyberbullismo consiste nell'attacco ripetuto, realizzato attraverso strumenti tecnologici, nei confronti di un soggetto percepito come "diverso". La disciplina interna che per la prima volta si occupa organicamente della materia è la legge n. 71/2017 che affida un ruolo importante nel contrasto di questo fenomeno alla scuola. La prima forma di tutela accordata alla dignità del minore è la possibilità di chiedere al gestore del sito o del social di oscurare, bloccare e rimuovere qualunque dato personale del minorenne presente in rete. C'è poi l'ammonimento, che precede la denuncia o la querela e infine le cause penali e civili per ottenere la condanna del responsabile e il risarcimento dei danni subiti dalla vittima, ed eventualmente anche dai genitori.
Segnalare casi di cyberbullismo
Cyberbullismo: conseguenze penali
Cosa rischia un minore
Cosa rischia un maggiorenne
Il cyberbullismo o bullismo online si realizza tramite l'attacco ripetuto e continuo, di contenuto offensivo e denigratorio, da parte di un minore nei confronti di un altro, attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla rete, come le chat, i social network e le e-mail.
Esattamente come il bullismo, il cyberbullismo ha riflessi penali, civilistici e in materia di privacy.
A differenza del bullismo tradizionale il cyberbullismo si caratterizza per:
la difficoltà di risalire al molestatore, visto che solitamente utilizza un profilo falso o resta "anonimo";
l'assenza di limiti di tempo e di luogo circoscritti, considerato che l'aggressore può colpire la propria vittima a distanza e quindi senza un contatto "fisico" in qualunque momento della giornata;
la carenza o diminuzione dei freni inibitori del bullo determinata dalla mancanza di un rapporto diretto con il soggetto passivo;
il fatto che le vittime predestinate il più delle volte sono i "diversi", ossia coloro che hanno idee, credo religioso, orientamento sessuale non convenzionali, o semplicemente soggetti timidi, insicuri o che vestono in modo particolare, antiquato o all'opposto troppo eccentrico;
le conseguenze gravi o gravissime che produce, identificabili con l'isolamento, la depressione che, nei casi più estremi, può condurre al suicidio.
Chi è quindi il cyberbullo?
Di norma, ma non necessariamente, si tratta di un soggetto di età compresa tra i 10 e i 16 anni, che ha delle notevoli competenze informatiche e utilizza quindi la rete per dare libero sfogo alla sua prepotenza e per porre in essere comportamenti che nella "vita reale" non ha il coraggio di compiere, senza rendersi conto della gravità delle proprie azioni.
Crescendo, il comportamento del cyberbullo da inconsapevole diviene talvolta più articolato e simile ai maltrattamenti e agli insulti che caratterizzano il bullismo della vita reale.
In Italia il cyberbullismo è stato disciplinato per la prima volta, in forma organica, con la legge n. 71/2017 "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo" che, al comma 2 dell'art 1 definisce il cyberbullismo come "qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità', alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo."
Come annunciato nell'art. 1 della legge interna dedicata al cyberbullismo, essa "si pone l'obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l'attuazione degli interventi senza distinzione di eta' nell'ambito delle istituzioni scolastiche".
Per realizzare questi obiettivi è stato prevista l'adozione, da parte del Ministero dell'Istruzione di linee di orientamento, da aggiornare ogni due anni, al fine di prevenire e contrastare il cyberbullismo nelle scuole, anche attraverso la collaborazione della Polizia postale. A tal fine occorre formare il personale docente, coinvolgere studenti ed ex studenti, promuovere bandi per finanziare i progetti scolastici di contrasto al cyberbullismo, educare alla legalità e rieducare i minori responsabili di tali condotte. Non solo, nel caso in cui si venga a conoscenza, all'interno della scuola, di casi di cyberbullismo in cui sono coinvolti alcuni studenti dell'istituto, il dirigente scolastico ne informa gli esercenti della responsabilità genitoriale o i tutori e attua specifiche misure educative.
La prima forma di tutela della dignità del minore prevista dalla legge n. 71/2017 è contenuta nell'art. 2. Ogni minore ultraquattordicenne, genitore o soggetto esercente la responsabilità può infatti inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un'istanza per ottenere l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato personale del minore diffuso in rete, previa conservazione dei dati originali, anche se le condotte non violino l'art 167 del legislativo 30 giugno 2003, n. 196 o altre norme. Se entro ventiquattro ore dal ricevimento dell'istanza, il responsabile non comunica di aver assunto l'incarico di provvedere all'oscuramento, rimozione o blocco richiesto, entro quarantotto ore non vi provvede, o quando non è possibile identificare il titolare del trattamento o il gestore del sito o del social media, la domanda può essere presentata, tramite segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali, che deve provvedere entro le quarantotto ore dalla ricezione della richiesta, ai sensi degli artt. 143 e 144 del dlgs n. 196/2003.
Dalla lettura della definizione giuridica del cyberbullismo, unitamente all'art. 7 della legge n. 71/2017 emerge chiaramente che le fattispecie penali che possono essere violate con questa forma di aggressione sono diverse. Ora, se l'art. 594 c.p dedicato all'ingiuria, è stato abrogato, tanto che oggi è un illecito civile, l'art 595 c.p contempla il reato di diffamazione, mentre il 612 c.p descrive e sanziona le minacce. Dal punto di vista penale l'art. 7 richiama anche l'art. 167 del Codice per la protezione dei dati personali, dedicato al reato di trattamento illecito di dati, che punisce con la reclusione chiunque, al fine di trarne profitto o recare danno a terzi, tratti i dati personali in modo non conforme alle disposizioni richiamate. A questa elencazione, prevista ai fini dell'ammonimento, devono aggiungersi altre condotte penalmente rilevanti. Si tratta dei reati di sostituzione di persona (art. 494 cip), violenza privata (art. 610 c.p.), atti persecutori (art. 612 bis c.p), estorsione (art. 629 c.p.), molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p), pornografia minorile (art. 600 ter c.p), detenzione di materiale pornografico (art. 600 quater c.p), diffusione materiale pedopornografico (art. 600 ter c.p), interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p), lesioni (art. 582 cp)
Prima d'intraprendere un'azione penale attraverso la presentazione di una denuncia o di una querela per i reati di cui agli artt. 594, 595,612 c.p e 167 d.lgs n. 196/2003, se l'azione è stata commessa da un minore ultraquattordicenne nei confronti di altri ultraquattordicenni tramite la rete internet, è prevista la possibilità di ricorrere alla procedura di ammonimento contemplata dall'art. 8, commi 1 e 2, del dl n. 11/2009 "Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori" convertito, con modifiche dalla legge n. 38/2009 e successive modificazioni. L'ammonimento prevede la convocazione del minore responsabile e di un genitore o di un soggetto che ne esercita la responsabilità genitoriale e i suoi effetti cessano nel momento in cui l'ammonito raggiunge la maggiore età.
L'istanza deve essere presentata al Questore che, assunte le necessarie informazioni, in sede di convocazione "ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti e' stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale."
Il fatto che il cyberbullismo sia un fenomeno che coinvolge minori non è di ostacolo a una eventuale richiesta di risarcimento danni. In questi casi infatti la domanda potrà essere presentata dai genitori o dal tutore della vittima, nei confronti degli esercenti la responsabilità genitoriale del responsabile. L'art 2048 c.c. prevede infatti che: "Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi." Trattasi della cosiddetta culpa in vigilando e in educando, estensibile anche ai precettori e a coloro che insegnano un mestiere al minore, che sposta quindi l'obbligo risarcitorio su un soggetto diverso da quello che commette materialmente l'illecito.
Per quanto riguarda poi le voci di danno risarcibili, il liberalismo, come nei fenomeni di bullismo ordinario, è in grado di produrre danni non patrimoniali, tra cui figurano principalmente il danno morale e quello biologico se, il malessere della vittima è talmente grave da tradursi in una malattia del corpo, oltre a quello reputazionale e d'immagine.
Nelle ipotesi, rare ma non impossibili, in cui il cyberbullo sia un maggiorenne, le conseguenze della sua condotta sono quelle già viste per i minorenni. Tuttavia, a rispondere in via penale e/o civile delle proprie azioni è direttamente il responsabile e non i genitori.
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