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Timestamp: 2020-07-12 13:40:24+00:00
Document Index: 117642138

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Sentenza Cassazione Civile n. 25358 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25358 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. lav., 09/10/2019, (ud. 22/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25358
sul ricorso 12325-2015 proposto da:
A.L., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA POMPEO MAGNO 23 A, presso lo studio dell’avvocato CARLO
COMANDE’, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato
DOMENICO PITRUZZELLA;
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO ISTRUZIONE
UNIVERSITA’ RICERCA C.F. (OMISSIS),
MINISTERO ECONOMIA FINANZE C.F. (OMISSIS), MINISTERO DELLA SALUTE
C.F. (OMISSIS), UNIVERSITA’ STUDI PALERMO, REGIONE SICILIA, in
persona dei legali rappresentanti pro tempore, domiciliati in ROMA,
li rappresenta e difende ope legis;
e sul ricorso successivo senza numero di rg proposto da:
I.P., T.V., domiciliate ope legis presso la
Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentate e difese
dall’avvocato GIOVANNI MERCADANTE;
UNIVERSITA’ RICERCA C.F. (OMISSIS), MINISTERO ECONOMIA FINANZE C.F.
(OMISSIS), MINISTERO DELLA SALUTE C.F. (OMISSIS), UNIVERSITA’ STUDI
PALERMO, REGIONE SICILIA, in persona dei legali rappresentanti pro
avverso la sentenza n. 2061/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 18/11/2014 R.G.N. 2359/2012.
1. gli odierni ricorrenti, laureati in Medicina e Chirurgia, avevano frequentato i Corsi di specializzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Palermo conseguendo il diploma negli anni compresi tra il 1998 e il 2007;
2. essi avevano convenuto in giudizio innanzi al Tribunale di Palermo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero della Salute, l’Università degli Studi di Palermo e la Presidenza della Regione Siciliana per ottenere:
3. in via principale: il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato, la condanna degli enti convenuti al pagamento delle differenze retributive da parametrarsi alla retribuzione di un medico neoassunto, ovvero ai compensi previsti dal D.P.C.M. 7 febbraio 2007, anche a tutolo di risarcimento del danno per mancato recepimento della direttiva comunitaria;
4. in via subordinata: la rivalutazione, con indicizzazione e adeguamento triennale, della borsa di studio percepita, oltre al pagamento dei contributi previdenziali;
5. il Tribunale ha respinto le domande;
6. la Corte di Appello di Palermo, con la sentenza indicata in epigrafe, ha respinto l’appello sulla scorta delle argomentazioni che seguono:
7. esclusa la sussistenza dei presupposti per la riproposizione della pregiudiziale comunitaria, avendo la Corte di Giustizia già esaminato questioni identiche (cause n. 131/97; n. 371/97), ha ribadito come, secondo i principi affermati dalla Corte di cassazione (Cass. n. 6427 del 2008; n. 20403 del 2009; n. 5889 del 2012; n. 794 del 2014), i rapporti dedotti in giudizio non erano sussumibili nello schema della subordinazione ovvero in quello della parasubordinazione e per questa ragione non trovava applicazione l’art. 36 Cost.;
8. la Corte Costituzionale (sentenza n. 432 del 1997) aveva escluso che il blocco della indicizzazione delle borse di studio di cui al D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6 ad opera della L. 549 del 1995, costituisse una misura irragionevole o discriminatoria; era stato poi escluso che tale sospensione contrastasse con le direttive Comunitarie che, pur sancendo in modo incondizionato e sufficientemente preciso l’obbligo di retribuire in maniera adeguata i periodi di formazione dei medici specializzandi, non erano immediatamente e direttamente applicative quanto alla identificazione del debitore tenuto al versamento della remunerazione adeguata e quanto alla misura di quest’ultima;
9. la pretesa dei medici specializzandi di vedersi applicato retroattivamente la disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 368 del 1999, perchè il legislatore nazionale aveva dato attuazione alle direttive Comunitarie, disciplinando, già con il D.Lgs. n. 257 del 1991, la formazione specialistica dei medici e riconoscendo in favore di questi ultimi il diritto a percepire la borsa di studio;
10. avverso questa sentenza i ricorrenti indicati in epigrafe hanno proposto due distinti ricorsi per cassazione (un ricorso è stato proposto dalle signore T.V. e I.P.; l’altro ricorso dai rimanenti ricorrenti), affidati rispettivamente a due e a tre motivi; a ciascuno dei ricorsi hanno resistito con controricorso e ricorso incidentale condizionato, illustrati da successiva memoria, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, i Ministeri dell’Istruzione Università e Ricerca, dell’Economia e Finanze, della Salute, l’Università degli Studi di Palermo e la Regione Siciliana; per le ricorrenti T. e I. è stato depositato controricorso al ricorso incidentale condizionato.
11. Sintesi dei motivi di ricorso di T.V. e I.P.:
12. con il primo motivo le ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e/o falsa applicazione del D.L. n. 384 del 1992, art. 7, comma 1, della L. n. 507 del 1993, art. 3, comma 36, della L. n. 549 del 1995, art. 1, comma 300, e della L. n. 289 del 2002, art. 36; sostengono che la Corte di merito avrebbe errato nel negare la rideterminazione della borsa di studio in conseguenza degli incrementi contrattuali per il personale medico dipendente dal SSN, per i periodi successivi all’anno accademico 1992-1993; invocano i principi affermati nella sentenza di questa Corte n. 18562 del 2012.
13. col secondo motivo le ricorrenti deducono, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, per avere la sentenza impugnata omesso la dovuta distinzione tra integrazione automatica in base al tasso programmato di inflazione e adeguamento della borsa di studio mediante rideterminazione triennale;
14. entrambi i motivi prospettano questioni giuridiche già affrontate e risolte da questa Corte con le sentenze Cass. SS.UU. 29345 del 2008; Cass. 4449 del 2018; Cass. 18670 del 2016, 12625 del 2015, 11565 del 2011 e nelle Ordinanze nn. 19792 del 2017, 19449 del 2017, ai cui principi si ritiene di dare continuità;
15. diversamente da quanto opinano le ricorrenti, l’importo della borsa di studio prevista dal D.Lgs. n. 8 agosto 1991, n. 257, art. 6 non è soggetto all’incremento in relazione alla variazione del costo della vita per gli anni accademici dal 1992-1992 al 2003-2005; per chi, come le ricorrenti, ha frequentato i corsi di specializzazione a partire dall’anno scolastico 1998-1999, trovano applicazione la L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 32, comma 12 che ha disposto che non si applicano per il triennio 1998-2000 gli aggiornamenti di cui al predetto D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, comma 1 e la L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 36, comma 1 (legge finanziaria 2003), che ha confermato il meccanismo di blocco dell’incremento annuale e della rideterminazione delle borse di studio previsto dal citato L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12;
16. sintesi dei motivi di ricorso dei restanti ricorrenti:
17. con il primo motivo i suddetti ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell’allegato alla Direttiva 93/16, per avere la Corte territoriale qualificato in modo erroneo l’attività prestata dai medici specializzandi; deducono che i medici in formazione hanno l’obbligo di eseguire personalmente le prestazioni dedotte nel contratto e di osservare le disposizioni impartite dai tutori per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro e sono tenuti a rispettare i tempi e le modalità della prestazione indicati dal Consiglio della Scuola; richiamano la Direttiva 2000/34/CEE del 22.6.2000, modificativa della direttiva 93/104/CEE e il D.Lgs. n. 66 del 2003, art. 17;
18. con il secondo motivo l’ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, omessa disapplicazione del D.Lgs. n. 368 del 1999, art. 46 e del D.Lgs. n. 517 del 1999, art. 8 e conseguente violazione e falsa applicazione dell’art. 249, comma 3 del Trattato CEE, del principio di leale cooperazione tra Stati membri e Istituzioni comunitarie e del principio comunitario di certezza del diritto; erronea e falsa applicazione delle norme sulla diretta efficacia dell’allegato 1 (adeguata retribuzione) della Direttiva 93/16 nell’ordinamento italiano; assumono che l’importo della borsa di studio, per essere rimasto immutato nel tempo e sottratto agli incrementi annuali, non corrisponde alla nozione di adeguatezza di cui alla Direttiva Comunitaria e che lo Stato Italiano, introducendo il blocco degli incrementi, ha recepito solo in parte le direttive Comunitarie;
19. con il terzo motivo i ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione delle Direttive CEE 82/76 e 93/16, per avere la Corte territoriale rigettato la domanda risarcitoria fondata sul dedotto inadempimento dello Stato Italiano agli obblighi imposti dalle Direttive;
20. i tre motivi di ricorso, da esaminarsi unitariamente, per la loro stretta connessione logico-giuridica, prospettano questioni giuridiche già affrontate e risolte da questa Corte con le sentenze nn. 16137, 15520, 15293, 15294, 4449 pronunciate all’udienza del 7.2.2018 in fattispecie sostanzialmente sovrapponibili a quella in esame;
21. in particolare, nelle sentenze innanzi citate, è stato affermato che:
22. la disciplina recata dalla direttiva 93/167CEE in ordine alle modalità ed ai tempi della formazione specialistica, in continuità con la direttiva 82/76/CEE, mira a garantire che i medici specializzandi dedichino alla loro formazione pratica e teorica tutta la propria attività professionale, ovvero nel caso degli specialisti in formazione a tempo ridotto, una parte significativa di quest’ultima, ma non obbliga gli Stati membri a disciplinare l’attività di formazione specialistica dei medici secondo lo schema del rapporto di lavoro subordinato;
23. la Direttiva 93/16/CEE, al pari della Direttiva 82/76/CE, non contiene alcuna definizione comunitaria della remunerazione da considerarsi adeguata, nè dei criteri di determinazione di tale remunerazione;
24. con il D.Lgs. n. 17 agosto 1999 n. 368 il legislatore ha dato attuazione alla direttiva 93/16/CEE e, nel disporre il differimento dell’applicazione delle disposizioni contenute negli artt. da 37 a 42 e la sostanziale conferma del contenuto del D.Lgs. n. 257 del 1991, ha esercitato legittimamente la sua potestà discrezionale;
25. non è inquadrabile nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato l’attività svolta dai medici iscritti alle scuole di specializzazione, la quale costituisce una particolare ipotesi di “contratto di formazione-lavoro”, oggetto di specifica disciplina, rispetto alla quale non può essere ravvisata una relazione sinallagmatica di scambio tra l’attività suddetta e la remunerazione prevista dalla legge a favore degli specializzandi;
26. la inconfigurabilità dei rapporti di formazione specialistica in termini di subordinazione esclude la applicabilità dell’art. 36 Cost.;
27. l’importo della borsa di studio prevista dal D.Lgs. n. 8 agosto 1991, n. 257, art. 6, comma 1 non è soggetto ad incremento in relazione alla variazione del costo della vita per gli anni dal 1993 al 2005;
28. ai sensi della L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 32, comma 12 e della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 36, comma 1 l’importo ai sensi della L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 32, comma 12 e della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 36, comma 1 l’importo delle borse di studio dei medici specializzandi iscritti negli anni accademici dal 1998 al 2005 non è soggetto all’adeguamento triennale previsto dal D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 36, comma 1;
29. non sussiste irragionevole disparità di trattamento tra gli specializzandi iscritti ai corsi di specializzazione a decorrere dall’anno 2006/2007 e quelli frequentanti i corsi nei precedenti periodi accademici, ben potendo il legislatore differire nel tempo gli effetti di una riforma, senza che, per ciò solo, ne possa derivare una disparità di trattamento tra soggetti che, in ragione dell’applicazione differente nel tempo della normativa in questione, ricevano trattamenti diversi;
30. non sussiste disparità di trattamento tra i medici specializzandi iscritti presso le Università Italiane e quelli iscritti nelle Scuole degli altri Paesi Europei, atteso che le situazioni non sono comparabili, perchè la Direttiva 93/16/Ce non ha previsto nè imposto uniformità di disciplina e di trattamento economico;
31. la situazione dei medici neoassunti che lavorano nell’ambito del S.S.N. non è comparabile con quella dei medici specializzandi in ragione della peculiarità del rapporto che si svolge nell’ambito della formazione specialistica;
32. il Collegio ritiene di dare continuità ai principi affermati nelle sentenze sopra richiamate, ribaditi anche nelle successive decisioni nn. 17052, 17051, 15963, 31923, 16805, 15963, 31922 del 2018, condividendone le ragioni esposte, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., atteso che i ricorrenti nel ricorso non apportano argomenti decisivi che impongano la rimeditazione dell’orientamento giurisprudenziale innanzi richiamato;
33. sulla scorta dei principi innanzi richiamati, entrambi i ricorsi vanno rigettati, con assorbimento del ricorso incidentale condizionato;
34. le spese del giudizio di legittimità vanno compensate avuto riguardo alla complessa stratificazione del quadro normativo delineatosi in ordine agli aggiornamenti delle borse di studio dei medici iscritti alle scuole di specializzazione;
35. ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerale, il 22 maggio 2019.