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Timestamp: 2020-05-27 14:22:37+00:00
Document Index: 115216123

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 36', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 22187 del 05/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22187 del 05/09/2019
Cassazione civile sez. trib., 05/09/2019, (ud. 18/02/2019, dep. 05/09/2019), n.22187
sul ricorso iscritto al n. 25822/2015 R.G. proposto da:
sito in Roma, via Luigi Luciani 42;
dell’Emilia Romagna, n. 1647/11/14, depositata il 30 settembre 2014.
– la Univeg Trade Italia s.r.l. (già Univeg Import Italia s.r.l. e, prima ancora, Bocchi Import s.r.l.) propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna, depositata il 30 settembre 2014, che, in accoglimento dell’appello dell’Ufficio, ha dichiarato la legittimità dell’avviso di rettifica dell’accertamento avente ad oggetto il recupero di diritti doganali non versati in relazione ad operazioni di importazione di aglio;
– dall’esame della sentenza impugnata si evince che gli atti impositivi traggono origine dal disconoscimento del regime daziario preferenziale di cui godeva la società Flor s.r.l., in ragione e nei limiti dei titoli di importazione di cui era titolare, in quanto questi ultimi erano stati utilizzati per eludere il divieto di cessione dei diritti derivanti dagli stessi e consentire alla Univeg Trade Italia s.r.l., di acquistare una quantità di aglio a dazio preferenziale superiore a quella che le era permesso;
– il ricorso è affidato a tre motivi, illustrati da memoria depositata ai sensi dell’art. 380-bis1 c.p.c. in cui la ricorrente ha puntualizzato e ribadito le proprie difese;
1.- Con il primo motivo di ricorso la società contribuente denuncia la violazione e falsa applicazione del principio dell’abuso del diritto, in relazione al Reg. CE n. 565/2002, art. 3, par. 3 (come configurato dalla giurisprudenza comunitaria e di legittimità), per aver la sentenza impugnata ritenuto che l’operazione posta in essere integrasse gli estremi dell’abuso del diritto;
– la Commissione regionale ha ritenuto sussistente la fattispecie abusiva in ragione del fatto che, per effetto dell’articolata operazione posta in essere, la Flor s.r.l. ha permesso alla Univeg Trade Italia s.r.l. l’importazione e l’acquisizione del quantitativo di merce con dazio in misura ridotta e, per tale via, di allargare la propria quota di aglio a dazio agevolato con notevole risparmio d’imposta e aggiramento del divieto di trasferimento dei diritti derivanti da titoli di importazione privilegiati, preordinato ad evitare che un unico soggetto potesse acquisire una quantità di merce molto superiore ai limiti previsti dalle norme sul dazio agevolato;
– fonda tale ultima considerazione in ragione di una serie di circostanze (indicazione, nelle fatture di acquisto, della Bocchi Import s.r.l. quale soggetto che ha effettuato il pagamento; omesso pagamento da parte della Flor s.r.l. delle spese e dazi doganali; rivendita della merce in favore di quest’ultima subito dopo lo sdoganamento a tariffa preferenziale e senza transitare per i magazzini della Flor s.r.l.; mancanza di prova che tramite compensazione quest’ultima abbia conseguito un effettivo utile dalla vendita dell’aglio alla Bocchi Import s.r.l., reiterata utilizzazione di questo meccanismo con altre società dimostrativa della artificiosità dell’operazione) rivelatrici della mancata assunzione da parte della importatrice di alcun rischio commerciale e dell’assenza di un margine di profitto per quest’ultima;
– così statuendo, il giudice di appello ha fatto corretta applicazione dei richiamati principi di diritto, ponendo alla base della sua decisione in ordine alla ricorrenza della fattispecie abusiva elementi rivelatori del carattere artificioso del meccanismo posto in essere dalla contribuente.
2.- Con il secondo motivo la ricorrente deduce omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti: violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4) e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non aver la commissione regionale preso in esame le dichiarazioni dei fornitori cinesi di aglio, dalle quali si ricavava che le società venditrici non accettavano ordini di acquisto per un quantitativo inferiore ad 1 container, circostanza che aveva indotto le società acquirenti a consorziarsi al fine di raggiungere il risultato di riempire il container. Contesta altresì, sulla base di dati statistici, l’affermazione contenuta nella sentenza secondo cui la ricorrente avrebbe inteso assumere una posizione dominante nel mercato della vendita di aglio.
Il motivo, nella sua duplice articolazione, è infondato. L’interpretazione di questa Corte (Sez. 2 -, Ordinanza n. 27415 del 29/10/2018, Rv. 651028 – 01) ha chiarito come l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, abbia introdotto nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Al contrario, le ragioni che hanno determinato il quantitativo di acquisto attengono ad elementi marginali (l’economicità dell’intera operazione), di valenza secondaria, a fronte di un riscontrato comportamento elusivo finalizzato ad aggirare i meccanismi dei contingenti all’importazione;
– quanto alla mancata assunzione di una posizione dominante, il profilo è comunque infondato in quanto per effetto dell’artificioso meccanismo posto in essere la contribuente ha acquisito un quantitativo di prodotto superiore ai limiti previsti dalle norme sul dazio agevolato e, importando il prodotto a tariffa preferenziale, ha usufruito della riduzione daziaria procurandosi così una favorevole posizione sul mercato.
3. Con il terzo motivo, la ricorrente deduce violazione dell’art. 2697 c.c., per aver la sentenza impugnata ritenuto che difettassero le prove del prezzo di mercato dell’aglio in Cina – per essere stata la documentazione redatta in lingua inglese – e la dimostrazione dell’utile percepito dalla Flor S.r.l.;
– il motivo è inammissibile in quanto implica una rivalutazione dei fatti di causa che non è consentita in sede di legittimità e si pone in contrasto con il principio per cui il vizio di violazione o falsa applicazione di legge non può che essere formulato se non assumendo l’accertamento di fatto, così come operato dal giudice del merito, in guisa di termine obbligato, indefettibile e non modificabile del sillogismo tipico del paradigma dell’operazione giuridica di sussunzione, là dove, diversamente (ossia ponendo in discussione detto accertamento), si verrebbe ad esercitarsi poteri di cognizione esclusivamente riservati al giudice del merito (cfr. Cass., ord., 13 marzo 2018, n. 6035; Cass., 23 settembre 2016, n. 18715).
4- Non vi è ragione di rimettere gli atti alla Corte del Lussemburgo, che si è già pronunciata sulla materia.