Source: http://www.legalefacile.it/nuovosito/tematichelegali/dirittopenale/reatodiingiuria.asp
Timestamp: 2018-06-20 05:44:52+00:00
Document Index: 77687306

Matched Legal Cases: ['art. 594', 'art. 594', 'art 594', 'art 599', 'art 594', 'art 595']

1) L'ingiuria - art. 594 del codice penale
In diritto penale, è il delitto previsto e disciplinato dall'art. 594 del codice penale ai sensi del quale: Chiunque offende l'onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino ad euro 516.
La condotta tipica del delitto di ingiuria, descritta dal primo comma della norma in esame, consiste nell'offesa all'onore o al decoro di una persona presente.
Due sono dunque i requisiti per la configurazione del delitto di Ingiuria: l'offesa all'onore o al decoro e la presenza della persona offesa.
Quest'ultimo elemento è anche il discrimine con il successivo delitto di diffamazione.
Bene giuridico tutelato La norma apporta tutela penalistica al bene giuridico dell'onore.
Tale nozione, tradizionalmente, racchiude due aspetti complementari, l'uno soggettivo e l'altro oggettivo.
In senso soggettivo l'onore è il sentimento e l'idea che ciascuno ha di sè.
In senso oggettivo, al contrario, per onore si intende il rispetto e la stima di cui ciascuno gode presso il gruppo sociale.
In questo seconda accezione si parla comunemente anche di reputazione.
3) Consumazione
Il delitto è a consumazione istantanea ed il momento consumativo si identifica comunemente con la percezione dell'offesa da parte del soggetto passivo.
4) Cause di giustificazione
Le scriminanti comuni che trovano applicazione al delitto in esame sono in particolar modo l'adempimento di un dovere e l'esercizio di un diritto.
5) Ritorsione e Provocazione
6) Licenziamento e ingiuria
È illegittimo il licenziamento del dipendente, laddove il lavoratore, prima di pronunciare parole offensive nei confronti di un dirigente dell’azienda, sia stato da questo ingiuriato con un’espressione lesiva della sua dignità e della sua personalità morale.
La Corte di Cassazione (Sezione Lavoro n. 12438 del 25 maggio 2006, Pres. Senese, Rel. Monaci) ha affermato che un comportamento altrimenti sanzionabile anche con il licenziamento non è più tale quando costituisce una reazione ad un comportamento provocatorio di un altro soggetto.
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