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Timestamp: 2019-12-16 00:20:46+00:00
Document Index: 48013265

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Lo straniero condannato per spaccio non viene espluso se è padre di un bimbo di sei mesi | Studio Legale Parenti
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Corte di Cassazione, sentenza n. 856 del 12.01.2015
La Suprema Corte con la pronuncia in oggetto ha disposto la disapplicazione del foglio di via adottato dalla Questura a carico di una donna esercente la professione di prostituta.
In particolare, la Cassazione ha ritenuto il presente provvedimento amministrativo illegittimo in quanto esclusivamente disposto sul presupposto dell’esercizio della prostituzione.
Viceversa, secondo i giudici di legittimità, il medesimo avrebbe dovuto basarsi su elementi concreti di fatto da cui dedurre che il soggetto interessato fosse dedito alla commissione di reati che offendono e mettono in pericolo l’integrità fisica e morale dei minorenni, la sanità e sicurezza pubblica, ai sensi della Legge 1423/1956.
Nel provvedimento in contestazione tuttavia non si faceva riferimento ad alcuna fattispecie di reato che giustificasse tale pericolosità sociale.
Corte di Cassazione, sentenza n. 846 del 12.01.2015
E’ il principio enunciato dalla Suprema Corte, prima sezione penale, con la sentenza n. 846 del 12 gennaio 2015.
La pronuncia in questione prende le mosse dalla vicenda di uomo processato per aver incendiato lo studio professionale di un avvocato, che riteneva responsabile di avergli creato problemi nella realizzazione di alcuni reati edilizi.
In prima battuta, il Tribunale aveva respinto la domanda risarcitoria presentata dall’Ordine professionale degli avvocati, asserendo che la sua legittimazione ad agire quale parte civile sarebbe potuta sussistere solo nel caso in cui, dal reato, fosse derivato un danno patrimoniale proprio di detto Ordine, non anche quando si trattasse di difendere, come nel caso in esame, gli interessi morali della categoria.
In sede di appello e, da ultimo, con la sentenza della Cassazione qui in esame, tale posizione è stata tuttavia ribaltata e, conseguentemente, è stato disposto il risarcimento del danno anche in favore dell’Ordine professionale, poiché gravemente danneggiato dal reato contestato.
Ha stabilito, in proposito, la Cassazione la piena legittimità ad agire degli Enti in generale, tutte le volte che, come nel caso di specie, per il loro sviluppo storico, per l’attività concretamente svolta e per la posizione assunta, facciano proprio, quale fine primario, quello di tutelare gli interessi coincidenti con quelli lesi o posti in pericolo dallo specifico reato considerato.
In particolare, la legittimazione dell’Ordine degli avvocati – a detta della Cassazione – derivava direttamente dall’art. 24 Cost. che sancisce l’inviolabilità del diritto di difesa, cui si correla direttamente la libertà nell’esercizio del mandato difensivo.
Ed, infatti, un difensore minacciato o intimidito non avrebbe potuto garantire la pienezza della difesa dell’assistito.
Corte di Cassazione, sentenza n. 27535 del 30.12.2014
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che commette il reato di diffamazione colui che pubblica sul sito web un comunicato con cui si dia atto dell’apertura di un’indagine a carico di un soggetto, senza contestualmente comunicare il successivo proscioglimento dello stesso.
Né vale ad escludere la fattispecie di diffamazione, il fatto che la notizia circa la chiusura dell’indagine a favore dell’indagato, sia stata resa in altra area
tematica accessibile dallo stesso sito.
E’ necessario, infatti, che entrambe le notizie siano evidenziate nel medesimo contesto, ovvero, all’interno dello stesso comunicato.
Corte di Cassazione, sentenza n. 53850 del 30.12.2014
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che il legittimo impedimento che non permette la presenza fisica dell’arrestato all’udienza non è ostativo alla richiesta di convalida dell’arresto e contestuale giudizio direttismo.
Corte di Cassazione, Sezioni Unite penali, sentenza n. 52117 del 16.12.2014
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha precisato che commette il reato di tentato furto colui che ruba la merce in un supermercato, sotto il controllo di un addetto alla sicurezza che anziché intervenire durante la sottrazione dei prodotti interviene una volta che il ladro ha superato le casse.
Per la Corte in tale fattispecie il reato non si è consumato in quanto la marce non esce dalla sfera di controllo del proprietario ed il ladro non ne ha la piena disponibilità.
Corte di Cassazione, sentenza n. 49995 del 1.12.2014
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che per la vendita di cibi scaduti non punibile il responsabile del punto vendita
Per la Corte il legale rappresentante od il gestore di una società è responsabile per le deficienze dell’organizzazione di impresa e per la mancata vigilanza sull’operato del personale dipendente, salvo che il fatto illecito non appartenga in via esclusiva ai compiti di un preposto, appositamente delegato a tali mansioni
Corte di Cassazione, sentenza n. 50379 del 02.12.2014
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame ha precisato che il giudice non può espellere lo straniero, condannato per spaccio di stupefacenti, se è padre di un bimbo di sei mesi.
La misura di sicurezza dell’espulsione, giustificata dalla pericolosità sociale dello straniero, dunque, cede il passo rispetto alla tutela della famiglia, della paternità e, in particolare, al principio della responsabilità genitoriale.
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