Source: https://www.usb.it/leggi-notizia/statuto-dei-lavoratori-2.html
Timestamp: 2020-08-09 17:19:55+00:00
Document Index: 60695188

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2103', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 113']

Unione Sindacale di Base: Statuto dei Lavoratori
09 agosto 2020, ultimo aggiornamento alle 19:20
20/05/2000 15:26
(in Gazz. Uff., 27 maggio, n. 131).
Articolo 1 - Libertà di opinione.
Articolo 2 - Guardie giurate.
Articolo 3 - Personale di vigilanza.
Articolo 4 - Impianti audiovisivi.
Articolo 5 - Accertamenti sanitari.
Articolo 6 - Visite personali di controllo.
Articolo 7 - Sanzioni disciplinari.
Articolo 8 - Divieto di indagini sulle opinioni.
Articolo 9 - Tutela della salute e dell'integrità fisica.
Articolo 10 - Lavoratori studenti.
Articolo 11 - Attività culturali, ricreative e assistenziali e controlli sul servizio di mensa (1).
Articolo 12 - Istituti di patronato.
Articolo 13 - Mansioni del lavoratore.
Articolo 14 - Diritto di associazione e di attività sindacale.
Articolo 15 - Atti discriminatori.
Articolo 16 - Trattamenti economici collettivi discriminatori.
Articolo 17 - Sindacati di comodo.
Articolo 18 - Reintegrazione nel posto di lavoro.
Articolo 19 - Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali.
Articolo 20 - Assemblea.
Articolo 21 - Referendum.
Articolo 22 - Trasferimento dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali.
Articolo 23 - Permessi retribuiti.
Articolo 24 - Permessi non retribuiti.
Articolo 25 - Diritto di affissione.
Articolo 26 - Contributi sindacali.
Articolo 27 - Locali delle rappresentanze sindacali aziendali.
Articolo 28 - Repressione della condotta antisindacale.
Articolo 29 - Fusione delle rappresentanze sindacali aziendali.
Articolo 30 - Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali.
Articolo 31 - Aspettativa dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali.
Articolo 32 - Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive.
Articolo 33 - Collocamento.
Articolo 34 - Richieste nominative di manodopera.
Articolo 35 - Campo di applicazione.
Articolo 36 - Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche.
Articolo 37 - Applicazione ai dipendenti da enti pubblici.
Articolo 38 - Disposizioni penali.
Articolo 39 - Versamento delle ammende al Fondo adeguamento pensioni.
Articolo 40 - Abrogazione delle disposizioni contrastanti.
Articolo 41 - Esenzioni fiscali.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 30 novembre 1982, n. 204, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, interpretato nel senso che sia inapplicabile ai licenziamenti disciplinari, per i quali detto comma non sia espressamente richiamato dalla normativa legislativa, collettiva o validamente posta dal datore di lavoro.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 25 luglio 1989, n. 427, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui è esclusa la sua applicabilità al licenziamento per motivi disciplinari irrogato da imprenditore che abbia meno di sedici dipendenti.
(1) Rubrica così modificata dall'art. 6, d.l. 11 luglio 1992, n. 333, conv. in l. 8 agosto 1992, n. 359.
(2) Comma aggiunto dall'art. 6, d.l. 11 luglio 1992, n. 333, conv. in l. 8 agosto 1992, n. 359.
(1) Sostituisce l'art. 2103 c.c.
Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso , di handicap, di età o basata sull'orientamento sessuale o sulle convinzioni personali (1).
(1) Comma così sostituito dall'art. 13, l. 9 dicembre 1977, n. 903 e successivamente modificato dall'articolo 4 del D.Lgs 9 settembre 2003, n. 216.
Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro (1) (2) .
Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie (1) (2).
Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell'indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti (1).
(1) I primi cinque commi così sostituiscono gli originari primo e secondo comma per effetto dell'art. 1, l. 11 maggio 1990, n. 108.
(2) A norma dell'articolo unico del D.P.R. 9 aprile 2003 è indetto il referendum abrogativo relativo al presente comma.
b) delle associazioni sindacali, [non affiliate alle predette confederazioni,] che siano firmatarie di contratti collettivi [nazionali o provinciali] di lavoro applicati nell'unità produttiva (1).
(1) Con d.p.r. 28 luglio 1995, n. 312, in esito al referendum indetto con d.p.r. 5 aprile 1995 è stata abrogata la lettera a) e la lettera b), limitatamente alle parole "non affiliate alle predette confederazioni" e alle parole "nazionali o provinciali".
c) un dirigente ogni 500 o frazione di 500 dipendenti della categoria per cui è organizzata la rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero minimo di cui alla precedente lettera b) .
[Le associazioni sindacali dei lavoratori hanno diritto di percepire, tramite ritenuta sul salario nonché sulle prestazioni erogate per conto degli enti previdenziali, i contributi sindacali che i lavoratori intendono loro versare, con modalità stabilite dai contratti collettivi di lavoro, che garantiscono la segretezza del versamento effettuato dal lavoratore a ciascuna associazione sindacale] (1).
[Nelle aziende nelle quali il rapporto di lavoro non è regolato da contratti collettivi, il lavoratore ha diritto di chiedere il versamento del contributo sindacale all'associazione da lui indicata] (1).
(1) Comma abrogato dal d.p.r. 28 luglio 1995, n. 313, in esito al referendum indetto con d.p.r. 5 aprile 1995.
Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15 giorni dalla comunicazione del decreto alle parti opposizione davanti al pretore in funzione di giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile (2).
(3) Comma aggiunto dall'art. 6, l. 12 giugno 1990, n. 146 e poi abrogato dall'art. 4, l. 11 aprile 2000, n. 83.
I lavoratori eletti alla carica di sindaco o di assessore comunale, ovvero di presidente di giunta provinciale o di assessore provinciale hanno diritto anche a permessi non retribuiti per un minimo di trenta ore mensili (1).
(1) Vedi, ora, l'art. 28, l. 27 dicembre 1985, n. 816.
(1) Articolo abrogato dall'articolo 8 del D.LGS. del 19 dicembre 2002, n. 297.
Ferme restando le norme di cui agli articoli 1, 8, 9, 814, 15, 16 e 17, i contratti collettivi di lavoro provvedono ad applicare i principi di cui alla presente legge alle imprese di navigazione per il personale navigante (2).
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 26 marzo 1987, n. 96, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede la diretta applicabilità al personale marittimo navigante delle imprese di navigazione anche dell'art. 18 precedente. Con successiva sentenza 31 gennaio 1991, n. 41, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede la diretta applicabilità al personale navigante delle imprese di navigazione aerea anche dell'art. 18 precedente, come modificato dall'art. 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108. Con sentenza 23 luglio 1991, n. 364, ha infine dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede la diretta applicabilità al personale navigante delle imprese di navigazione dei commi 1, 2 e 3 dell'art. 7 precedente.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche quando si tratti di agevolazioni finanziarie e creditizie ovvero di appalti concessi da enti pubblici, ai quali la Direzione regionale del lavoro comunica direttamente le infrazioni per l'adozione delle sanzioni (1).
(1) La Corte cost., con sent. 19 giugno 1998, n. 226, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede che, nelle concessioni di pubblico servizio, deve essere inserita la clausola esplicita determinante l'obbligo per il concessionario di applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona.
Le violazioni degli articoli 2, 5,6, e 15, primo comma lettera a) , sono punite, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, con l'ammenda da lire 300.000 a lire 3.000.000 o con l'arresto da 15 giorni ad un anno (1) (2) .
(1) La misura dell'ammenda è stata così elevata dall'art. 113, terzo comma, l. 24 novembre 1981, n. 689.
(2) Comma così dall'articolo 179 del D.LGS. 30 giugno 2003, n. 196.