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Timestamp: 2018-07-22 01:00:47+00:00
Document Index: 100749393

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 14', 'art.14', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 2']

Mondoprofessionisti - Covip e il patrimonio di Cassa Forense Considerazioni a margine della relazione della Covip per l'anno 2016 sul patrimonio di Cassa Forense
Il d.m. 5.6.2012, agli artt. 2 e 3, così recita:
Entro il 31 ottobre di ogni anno la Covip trasmette al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione generale per le politiche previdenziali e assicurative, e al Ministero dell’Economia e delle Finanze una relazione dettagliata, unitamente alle schede di rilevazione, predisposte ai sensi del comma 3, compilate dagli Enti previdenziali privati di cui al d.lgs. 30 giugno 1994, n. 509 e al d.lgs. 10 febbraio 1996, n. 103. La relazione è elaborata sulla base dei dati raccolti con le modalità di cui ai successivi commi 3 e 4, primo periodo. Nella relazione sono evidenziati per ciascuno degli Enti:
a) nel rispetto delle disposizioni adottate con il provvedimento di cui all’art. 14, comma 3, del d.l. n. 98 del 2011, l’indicazione delle politiche di investimento e disinvestimento relative alla componente mobiliare e immobiliare, con particolare riferimento al monitoraggio e alla gestione del rischio, in un’ottica di gestione integrata e coerente tra le poste dell’attivo e del passivo;
b) la composizione del patrimonio distinto in mobiliare e immobiliare;
c) la disaggregazione della componente mobiliare e immobiliare per tipologia di investimento;
d) il risultato della gestione finanziaria, evidenziando i fattori positivi o negativi che hanno contribuito a determinare il risultato stesso, nonché le iniziative assunte dagli Enti previdenziali privati con riguardo agli eventi che hanno inciso negativamente sul risultato conseguito;
e) le modalità seguite nella gestione diretta e/o indiretta, con evidenza degli advisor e gestori che hanno partecipato al processo di investimento e delle modalità di selezione e remunerazione degli stessi;
f) i sistemi di controllo adottati;
g) la banca, distinta dal gestore, scelta per il deposito delle risorse affidate in gestione, nonché le modalità di selezione della stessa;
h) il tasso di rendimento medio delle attività, realizzato nell’ultimo quinquennio, nonché i risultati attesi dall’ultimo piano degli investimenti adottato, da prendere a riferimento ai sensi del decreto ministeriale 29 novembre 2007.
I Ministeri vigilanti assumono la relazione elaborata dalla Covip ai sensi del precedente comma 1 quale elemento di valutazione ai fini della formulazione dei rilievi di cui all’art. 3, comma 3, del d.lgs. n. 509 del 1994 e ai fini dell’assunzione dei provvedimenti di cui all’art. 2, commi 4, 5 e 6 del medesimo d.lgs..
Gli Enti previdenziali privati trasmettono alla Covip, entro il 30 giugno di ogni anno, i dati sugli investimenti delle risorse finanzi e sulla composizione del patrimonio, aggiornati al 31 dicembre dell’anno precedente la rilevazione. Nel rispetto delle disposizioni adottate con il provvedimento di cui all’art. 14, comma 3, del d.l. n. 98 del 2011, la Covip, con propria deliberazione, stabilisce omogenee modalità di rilevazione per tutti i predetti Enti, funzionali all’acquisizione delle informazioni di cui al comma 1, mediante la predisposizione di apposite schede, preventivamente sottoposte al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze, da compilare a cura degli Enti medesimi. Nell’esercizio dei compiti di cui all’art.14, comma 1, d.l. n. 98 del 2011, nonché ai fini del referto ai Ministeri vigilanti elaborato con le modalità di cui al presente decreto, la COVIP attiva ulteriori interventi di controllo presso gli Enti previdenziali privati, anche di carattere ispettivo, e richiede la trasmissione delle informazioni, degli atti e dei documenti ritenuti necessari per l’esercizio dei suddetti compiti. Tale attività è svolta anche su specifica richiesta del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’economia e delle finanze, per la valutazione dei processi finalizzati all’assunzione, da parte dei citati Enti, di iniziative aventi natura di investimento finanziario. Qualora, in presenza delle esigenze di riequilibrio della gestione economico-finanziaria, emerse dalle risultanze del bilancio tecnico attuariale, gli Enti privati di previdenza non assumano i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’equilibrio di bilancio, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nella fase di valutazione finalizzata all’adozione, di concerto con i Ministeri vigilanti, del provvedimento di cui all’art. 2, comma 4 del d.lgs. n. 509 del 1994, acquisisce il parere della Covip. In questi giorni Cassa Forense ha finalmente pubblicato sul sito istituzionale la relazione della Covip per l’anno 2016, leggibile nell’allegato, ma non le schede di rilevazione dalla stessa predisposte. Come noto, non risulta ancora concluso l’iter di approvazione del decreto recante le disposizioni – rivolte agli Enti previdenziali di cui ai d.lgs. 509/1994 e 103/1996 – in materia di investimento delle risorse finanziarie, di conflitti di interessi e di depositario (ex art. 14, comma 3, d.l. 98/2011, convertito con modificazioni dalla l. 111/2011). In proposito non può che farsi presente come la sua adozione consentirebbe di disporre di un quadro di regole certe e predeterminate all’interno del quale verrebbero esercitate le prerogative gestionali degli Enti; essa favorirebbe inoltre l’ordinato esercizio della complessiva azione di vigilanza delle diverse Istituzioni a ciò preposte, ivi compresa la valutazione di atti regolamentari degli Enti stessi, preordinati a una migliore definizione dei processi gestionali in materia di investimento delle risorse. Nel rinviare all’allegato referto quanto all’analisi in dettaglio delle risultanze dell’attività condotta da questa Autorità ai sensi dell’art. 2, comma 1, d.m. 5 giugno 2012, si riportano, sinteticamente, per pronta evidenza, i principali elementi emersi.
Composizione del portafoglio. Come emerge dalla tabella che segue, al 31 dicembre 2016 le attività totali detenute dall’Ente ammontano, a valori di mercato, a 11.639,5 mln di euro, in aumento di 908,4 mln di euro rispetto alla fine del 2015 (pari all’8,5%).
La relazione riporta poi la composizione delle attività a valori di mercato.
Balza all’evidenza la voce “altre attività” notevolmente aumentata nel 2016, pari a 1.318.129, pari all’11,3% del totale.
Le altre attività sono i crediti vantati da Cassa Forense nei confronti degli iscritti.
Tale voce è significativamente aumentata dal 2015 al 2016 passando, in percentuale, dal 10,7 all’11,3.
La Covip non si è posta il problema della esigibilità o meno di queste altre attività nelle quali, a mio giudizio, si nascondono molti NPC non performing contributions!
Il rendimento netto a valore di mercato della gestione finanziaria è stato pari all1,95%.
Modalità di gestione delle risorse e utilizzo del depositario. A fine 2016 le attività gestite tramite mandati conferiti a intermediari specializzati ammontano a 120,3 mln di euro, pari all’1% delle attività totali, e fanno capo a un solo gestore, selezionato mediante procedura di beauty contest; tenendo conto anche degli OICR detenuti direttamente dall’Ente, l’ammontare delle risorse gestite da intermediari specializzati arriva a 4.636 mln di euro (corrispondente al 39,8% delle attività totali).
Il grafico seguente rappresenta la ripartizione delle attività tra le tre modalità di gestione prese in considerazione:
A fine 2016 l’Ente non si avvale di un depositario. Nella relazione, a pag. 5, si dà atto che il portafoglio strategico di riferimento (Asset Allocation Strategica – AAS) è quello definito sulla base delle risultanze dell’analisi ALM riferita al 30.06.2015 predisposta dall’advisor ex post, caratterizzato da un rendimento atteso lordo del 5,15% (corrispondente a un rendimento netto del 3,98%).
Le considerazioni da farsi sono due: agli iscritti, obbligati ad esserlo, è inibito l’esame del Report ALM e il rendimento netto a valore di mercato della gestione finanziaria conseguito, pari all’1,95%, è inferiore a quello atteso del 3,98%.
Alla pag. 7, la COVIP da atto che Cassa Forense ha trasmesso l’analisi ALM condotta – con riferimento al 30.06.2015 – dall’advisor, le cui risultanze sono alla base dell’Asset Allocation Strategica che calcola il funding ratio alla data di riferimento al 43% rispetto al 37,9 dell’ultima elaborazione precedentemente condotta.
Questo significa, a fronte di un patrimonio, a valore di mercato, di 11.639,5 milioni di euro che il debito previdenziale latente è pari a 27.068,6 milioni di euro in base alla seguente proporzione: 43 : 11.639,5 = 100 : x.
L’advisor evidenzia tuttavia come questa impostazione, di norma utilizzata per i fondi pensione a capitalizzazione, mal si adatti a un regime a ripartizione in quanto la passività è maturata a fronte di un potenziale flusso contributivo.
Ad avviso di chi scrive, bisogna però tener presente che Cassa Forense opera nel regime di finanziamento a ripartizione con parziale capitale di garanzia e che non dispone della garanzia ultima rappresentata dallo Stato, garanzia esclusa per legge.
Dalla relazione, pag. 28, si apprende che da gennaio 2017 l’Ufficio Patrimonio di Cassa Forense predispone un report di risk management che prende in considerazione i seguenti profili:
• confronto tra portafoglio corrente (con fondi chiusi valorizzati al NAV) e AAS in termini di composizione analitica (ossia riferita alle asset class costituenti, integrate da obbligazionario e azionario globale), con evidenza del rispetto dei limiti contemplati dall’AAS stessa;
• esposizione valutaria;
• ammontare degli strumenti non quotati;
• confronto tra portafoglio corrente (con fondi chiusi valorizzati in base agli impegni di sottoscrizione acquisiti) e AAS in termini di composizione per macro asset class costituenti (con quella “Beni reali/Absolute return” scomposta nelle relative sotto classi);
• confronto tra portafoglio corrente (con fondi chiusi valorizzati al NAV e look through dei fondi aperti/ETF) e AAS in termini di composizione analitica (ossia riferita alle asset class costituenti), con evidenza del rispetto dei limiti contemplati dall’AAS stessa;
• stato di esecuzione delle delibere consiliari in materia di investimento/disinvestimento;
• analisi del portafoglio mobiliare (con l’esclusione dei fondi chiusi) in termini di:
- rendimento del mese di riferimento, rendimento cumulato nell’anno di riferimento, VAR (su base mensile e intervallo di confidenza 99%), expected shortfall (quantificato anche in importo monetario), effetto diversificazione, composizione in valore assoluto e percentuale ed esposizione valutaria;
- per ciascuna macro asset class considerata (a cui viene aggiunta la gestione cash plus), rendimento del mese di riferimento e relativa contribuzione alla performance e VAR (su base mensile e intervallo di confidenza 99%), quantificato in percentuale e in importo monetario;
- per ciascuna delle asset class costituenti la parte in gestione diretta, VAR (su base mensile e intervallo di confidenza 99%), quantificato in percentuale e in importo monetario, e relativa contribuzione al VAR;
- primi dieci strumenti finanziari per contributo al VAR;
- distribuzione per scadenza e rating della componente obbligazionaria e per settore di quella azionaria;
- composizione della gestione cash plus in valore assoluto e percentuale e relativa esposizione valutaria;
- composizione della componente rappresentata dai fondi aperti/ETF in valore assoluto e percentuale.
L’advisor ex post (Mangusta Risk) elabora mensilmente un report di misurazione del rischio e della performance (nella versione riferita alla ricorrenza trimestrale, esso contiene anche una parte di tipo descrittivo per rendere la parte quantitativa di tale reportistica più fruibile per il Comitato Investimenti, chiamato a una valutazione della stessa in base alle previsioni del Documento). Il report, nella versione qui trasmessa riferita a dicembre 2016, prende in considerazione i seguenti profili:
• confronto tra portafoglio corrente e AAS (quale benchmark) in termini di:
- VAR (su base annuale e intervallo di confidenza 95%), anche in raffronto al corrispondente valore atteso connesso all’AAS al momento della relativa definizione, VAR (su base mensile e intervallo di confidenza 99%) quantificato in percentuale e in importo monetario, volatilità su base annuale ed expected shortfall su base mensile;
- composizione per macro classi e sottoclassi di attivo;
- allocazione del rischio tra le macro asset class costituenti (anche in raffronto al risk
- budget, inteso come allocazione del rischio connessa all’AAS al momento della relativa definizione);
- rischio di cambio, evidenziando la composizione per valuta;
• rischio di liquidità del portafoglio corrente, evidenziando la componente liquida e illiquida;
• analisi del portafoglio mobiliare in termini di:
- raffronto all’AAS (quale benchmark) con riguardo a:
o VAR (su base mensile e intervallo di confidenza 99%), quantificato in percentuale e in importo monetario, volatilità su base annuale e option adjusted spread – OAS;
o composizione per macro classi e sottoclassi di attivo;
o VAR in percentuale scomposto per specifici fattori di rischio;
o rischio tasso di interesse (esaminato prendendo in considerazione modified duration, rendimento a scadenza, tasso cedolare medio e vita residua a scadenza media);
- analisi di stress testing, con evidenza dei rendimenti che il portafoglio avrebbe ottenuto in relazione ad alcune specifiche ipotesi evolutive dell’inflazione, dei tassi di interesse, dei tassi di cambio e dei mercati azionari;
- effetto diversificazione connesso alle macro asset class costituenti (monetario, obbligazionario, azionario e alternativo), con indicazione per ciascuna di esse – in importo monetario – della consistenza, del VAR (cd. stand alone), del VAR in presenza delle altre classi di investimento (cd. component) e, appunto, dell’effetto diversificazione anche in valore percentuale;
- in raffronto al benchmark, rendimento del mese di riferimento, di ciascuno dei due mesi precedenti, dell’ultimo trimestre, da inizio anno, degli ultimi 12 mesi e medio annuo;
- in raffronto al benchmark, rendimento del mese e contribuzione al rendimento del mese delle macro asset class (cash+derivati, fixed income, equity, absolute return, private equity, private debt e altri investimenti), con anche l’indicazione del relativo peso;
- analisi di performance attribution (con scomposizione dell’extra rendimento nelle componenti “allocation effect”, “selection+interaction effect” e “currency effect”) riferita al mese di riferimento, a ciascuno dei due mesi precedenti e all’ultimo trimestre;
• analisi del portafoglio obbligazionario in termini di:
o VAR (su base mensile e intervallo di confidenza 99%), quantificato in percentuale e in importo monetario, e VAR (cd. stand alone), quantificato in percentuale;
o rischio tasso di interesse (esaminato prendendo in considerazione modified duration, rendimento a scadenza, tasso cedolare medio e vita residua a scadenza media) con riguardo sia al portafoglio complessivo sia alle asset class costituenti;
o rischio di credito (esaminato prendendo in considerazione l’OAS) con riguardo sia al portafoglio complessivo sia alle diverse tipologie di titoli (governativo, corporate e inflation linked);
o distribuzione geografica, per settore e per rating;
- effetto diversificazione connesso al portafoglio complessivo e alle asset class costituenti, con indicazione del VAR in presenza delle altre classi di investimento (cd. component) e, appunto, dell’effetto diversificazione, quantificati in percentuale e in importo monetario;
• analisi del portafoglio azionario in termini di:
o rischio di mercato (esaminato prendendo in considerazione dividend yield, price earnig, price to book value e beta) con riguardo sia al portafoglio complessivo sia alle asset class costituenti;
o distribuzione geografica e per settore;
• analisi del portafoglio alternativo in termini di:
- raffronto all’AAS (quale benchmark) con riguardo a VAR (su base mensile e intervallo di confidenza 99%) – quantificato in percentuale e in importo monetario – e VAR (cd. stand alone), quantificato in percentuale;
• analisi dell’aggregato costituito dai fondi aperti, in raffronto al benchmark (selezionato dall’advisor e composto da 50% azionario e 50% obbligazionario), in termini di:
- composizione per macro asset class (cash, stock, bond e other) e primi 10 fondi per incidenza;
- per quelli azionari, composizione per settore e per stile di gestione (prendendo in considerazione la tipologia di aziende investite, distinte in large, mid e small, e le strategie di investimento, distinte in value, core e growth);
- per quelli obbligazionari, composizione per tipologia (distinta in government, municipal, corporate, securitized, cash/cash equivalents e derivative) e per rating.
L’iscritto, obbligato per legge ad esserlo, avrebbe interesse a poter esaminare anche questi report per una migliore informazione.
Va peraltro evidenziato che in questa sede Mangusta Risk invita l’Ente a valutare con la massima attenzione i seguenti due profili:
• la configurazione del proprio portafoglio caratterizzata dall’eccezionale numerosità dei fondi investiti (oltre 80 aperti e 40 chiusi) e dalla sostanziale assenza di mandati di gestione; configurazione che, stante pure l’assenza del depositario, “rende eccezionalmente complessa l’attività di controllo, misurazione, analisi e valutazione delle performance, dei rischi e dell’operato dei gestori. Rende complessa e per molti aspetti incerta l’attività di allocazione del patrimonio e l’attuazione di eventuali interventi tattici. Aumenta il rischio di controparte”;
• l’onerosità della gestione, attraverso l’analisi del livello commissionale a cui l’Ente stesso riesce ad accedere e del gravame dei costi di negoziazione (soprattutto per i mercati per i quali è maggiore l’esposizione).
L’advisor esprime inoltre il convincimento che i) l’accentramento presso un unico depositario e ii) l’attivazione di mandati di gestione in titoli (con uno stile passivo per le principali asset class, quali obbligazionario governativo paesi sviluppati, corporate investment grade e azionario paesi sviluppati) – in sostituzione di parte dei fondi aperti detenuti – possano determinare un sensibile incremento dell’efficienza del portafoglio, del processo di investimento e delle attività di controllo e valutazione dei rischi e delle performance.
Il documento “modalità per la gestione del patrimonio mobiliare e immobiliare” prevede che i criteri di investimento siano definiti prendendo a riferimento i seguenti obiettivi:
- conservazione del valore reale del patrimonio;
- conseguimento di una redditività coerente con le finalità istituzionali dell’Ente e con il bilancio tecnico attuariale;
- copertura dei flussi finanziari, correnti e prospettici, seguendo un impostazione di Asset Liability Management – ALM.
A mio giudizio, gli investimenti proposti non rispondono a queste finalità e quindi i parametri di riferimento dovranno essere cambiati per adeguarli ai tempi!
Qui la relazione COVIP
Data: Mercoledi 20 Dicembre 2017