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Timestamp: 2019-01-18 02:47:34+00:00
Document Index: 183611411

Matched Legal Cases: ['art. 184', 'art. 183', 'art. 189', 'art. 189', 'art. 193', 'art. 3', 'art. 55']

1 ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE Servizio tutela delle acque dall inquinamento e gestione dei rifiuti MANUALE PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI PRODOTTI DALLE ATTIVITA AGRICOLE Marzo 2014
2 Il 29 aprile 2006 è entrato in vigore il Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che contiene alla parte IV (Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati) la nuova normativa che disciplina, in attuazione di apposite direttive comunitarie, il settore della gestione dei rifiuti nelle diverse fasi di produzione, deposito temporaneo, trasporto, smaltimento finale e recupero. La nuova normativa, che sostituisce ed integra il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, ribadisce la classificazione dei rifiuti, il cui elenco completo è riportato nell allegato A alla parte IV del decreto legislativo medesimo, così come modificato dalle decisioni della Commissione Europea 2000/532 e 2001/573. A tale proposito si ricorda che i rifiuti sono classificati: A) - A SECONDA DELLA PROVENIENZA - RIFIUTI URBANI (derivanti principalmente da attività domestiche e/o da attività produttive e di servizi se espressamente dichiarati ASSIMILATI dal punto di vista quantitativo dal Comune e conferiti direttamente al servizio pubblico di nettezza urbana. Tali rifiuti sono stati assimilati dal punto di vista qualitativo dallo Stato e sono espressamente individuati nel D.M. 3 agosto 2005). La gestione dei rifiuti urbani ed assimilati spetta al Comune; - RIFIUTI SPECIALI (derivanti da attività produttive e di servizi non dichiarati assimilati, i rifiuti provenienti da attività sanitarie, i rifiuti provenienti dalle attività di demolizione, costruzione, i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo, ecc.). la gestione dei rifiuti speciali spetta al produttore. B) - A SECONDA DELLA QUALITA - RIFIUTI NON PERICOLOSI - PERICOLOSI, il cui elenco è riportato nell allegato D alla parte IV del decreto legislativo n. 152/2006 Viene ribadita la definizione di rifiuto come qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso di disfarsi o abbia l obbligo di disfarsi. In conseguenza di questa definizione, che supera il concetto di abbandono di un oggetto o di una sostanza, che presuppone, quindi, la possibilità di non riutilizzo degli stessi, ogni sostanza od oggetto che residui da un processo di produzione o di consumo e che non trovi più utilizzo all interno dello stesso processo che lo ha originato, anche se avviato al recupero, al riciclaggio o al riutilizzo, risulta essere per il soggetto produttore un RIFIUTO, con l obbligo, pertanto, del rispetto di tutti gli adempimenti amministrativi conseguenti. MODALITA TECNICHE PER IL DEPOSITO TEMPORANEO DEI RIFIUTI NON PERICOLOSI ALL INTERNO DEI LUOGHI DI PRODUZIONE Il deposito temporaneo dei rifiuti NON pericolosi effettuato all interno del luogo di produzione deve rispettare le seguenti indicazioni: a) devono essere rispettati i quantitativi ed i termini di deposito massimi stabiliti dal decreto legislativo n. 152/2006, riportati al precedente punto 1, lettera a). In particolare non potranno essere depositati più di 30 mc di rifiuti non pericolosi; in caso di superamento di tale limite gli stessi devono essere avviati allo smaltimento o al recupero con cadenza trimestrale. In ogni caso almeno una volta all anno, indipendentemente dai quantitativi depositati i rifiuti vanno avviati allo smaltimento o al recupero. Il mancato rispetto di tali disposizioni fa si che il deposito venga classificato ai sensi del decreto legislativo n. 36/2003, come discarica abusiva; 2
3 b) il deposito deve essere effettuato per tipologie di rifiuti omogenei, ciò anche al fine di consentire l agevole smaltimento e/o recupero degli stessi ed evitare operazioni di cernita prima dell avvio allo smaltimento e/o recupero stessi; c) il luogo di deposito non deve essere accessibile a persone diverse dagli addetti appositamente individuati dalle strutture competenti per la gestione dello stesso. MODALITA TECNICHE PER IL DEPOSITO TEMPORANEO DEI RIFIUTI PERICOLOSI ALL INTERNO DEI LUOGHI DI PRODUZIONE a) devono essere rispettati i quantitativi ed i termini di deposito massimi stabiliti dal decreto legislativo n. 152/2006 riportati al precedente punto 2, lettera a). In particolare non potranno essere depositati più di 10 mc di rifiuti pericolosi; in caso di superamento di tale limite gli stessi devono essere avviati allo smaltimento o al recupero con cadenza bimestrale. In ogni caso almeno una volta all anno, indipendentemente dai quantitativi depositati i rifiuti vanno avviati allo smaltimento o al recupero. Il mancato rispetto di tali disposizioni fa si che il deposito venga classificato ai sensi del decreto legislativo n. 36/2003, come discarica abusiva; b) i recipienti, fissi e mobili, comprese le vasche ed i bacini, destinati a contenere rifiuti pericolosi devono possedere adeguati requisiti di resistenza in relazione alle proprietà chimico-fisiche ed alle caratteristiche di pericolosità dei rifiuti contenuti; c) è vietata la miscelazione di rifiuti pericolosi. Devono essere adottate tutte le misure atte ad evitare il contatto anche occasione di rifiuti pericolosi incompatibili, suscettibili cioè di reagire pericolosamente tra di loro, dando luogo alla formazione di prodotti esplosivi, infiammabili e/o tossici, ovvero allo sviluppo di notevoli quantità di calore; d) se il deposito temporaneo di rifiuti liquidi avviene in un serbatoio fuori terra, questo deve essere dotato di un bacino di contenimento di capacità pari all intero volume del serbatoio. Qualora in uno stessa unità di produzione di rifiuti pericolosi vi siano più serbatoi, potrà essere realizzato un solo bacino di contenimento uguale alla terza parte di quella complessiva effettiva dei serbatoi stessi. In ogni caso, il bacino deve essere di capacità pari a quella del più grande dei serbatoi. I serbatoi contenenti rifiuti liquidi, devono essere provvisti di opportuni dispositivi antitraboccamento; qualora questi ultimi siano costituiti da una tubazione di troppo pieno il relativo scarico deve essere convogliato in modo da non costituire pericolo per gli addetti e per l ambiente; e) se il deposito avviene in cumuli, questi devono essere realizzati su basamenti resistenti all azione dei rifiuti. I rifiuti stoccati in cumuli devono essere protetti dalla azione delle acque meteoriche e, ove allo stato polverulento, dall azione del vento; f) i recipienti mobili devono essere provvisti di: - idonee chiusure per impedire la fuoriuscita del contenuto; - accessori e dispositivi atti ad effettuare in condizioni di sicurezza le operazioni di riempimento e svuotamento; - mezzi di presa per rendere sicure ed agevoli le operazioni di movimentazione; g) allo scopo di rendere nota, durante il deposito temporanei, la natura e l eventuale pericolosità dei rifiuti, i recipienti, fissi e mobili, devono essere opportunamente contrassegnati con etichette o targhe, apposte sui recipienti stessi 3
4 o collocate nelle aree di deposito; detti contrassegni devono essere ben visibili per dimensioni e collocazione. Quanto sopra in attuazione delle disposizioni vigenti in materia di deposito delle sostanze pericolose; h) i recipienti, fissi e mobili, che hanno contenuto i rifiuti pericolosi e non destinati ad essere reimpiegati per gli stessi tipi di rifiuti, devono essere sottoposti a trattamenti di bonifica appropriati alle nuove utilizzazioni. In ogni caso è vietato utilizzare per prodotti alimentari i recipienti anche se bonificati che hanno contenuto rifiuti pericolosi; i) il luogo di deposito non deve essere accessibile a persone diverse dagli addetti appositamente individuati dalle strutture competenti per la gestione dello stesso. LA CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI AGRICOLI I rifiuti derivanti da attività agricole e agro-industriali sono classificati come rifiuti speciali (art. 184, comma 3, lettera a, del D.lgs. 152/06 e ss.mm.ii.). Nell'allegato D alla parte quarta del D.lgs. 152/06 è riportata la classe 02 - Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquicoltura, caccia e pesca. I rifiuti speciali non pericolosi più ricorrenti, che costituiscono la parte prevalente dei rifiuti prodotti dalle aziende agricole, sono: materie plastiche (nylon di pacciamatura, tubi in PVC per irrigazione, manichette, teloni serre, ecc.) (CER ); imballaggi di carta, cartone, plastica, legno e metallo (sacchi sementi - concimi mangimi, cassette frutta, contenitori florovivaismo, ecc.) (CER , , , , ); prodotti agrochimici non pericolosi (CER ) oli vegetali esausti (CER ); fanghi di sedimentazione e effluenti di allevamento non impiegati ai fini agronomici (vari CER); pneumatici usati (CER ); contenitori di fitofarmaci bonificati (CER , , , , ); scarti vegetali in genere non destinati al reimpiego nelle normali pratiche agricole (vari CER). I rifiuti pericolosi più frequentemente prodotti dalle imprese agricole sono: oli esauriti da motori, freni, trasmissioni idrauliche (CER *); batterie esauste (CER *); veicoli e macchine da rottamare (CER *); fitofarmaci non più utilizzabili (CER *); contenitori di fitofarmaci non bonificati (CER *); 4
5 farmaci ad uso zootecnico scaduti o inutilizzabili (CER *). Sono esclusi dal campo di applicazione della parte IV del D.lgs. 152/06 e pertanto non debbono soggiacere alle prescrizioni previste per i rifiuti: le carogne ed i seguenti rifiuti agricoli: o materie fecali ed altre sostanze naturali e non pericolose utilizzate nelle attività agricole; o i materiali vegetali, le terre e il pietrame, non contaminati in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti, provenienti dalle attività di manutenzione di alvei di scolo ed irrigui. Possono essere sottoprodotti (e quindi non rifiuti): i materiali fecali e vegetali provenienti da attività agricole utilizzati nelle attività agricole o in impianti aziendali o interaziendali per produrre energia o calore o biogas; i materiali litoidi o le terre da coltivazione, anche sotto forma di fanghi, provenienti dalla pulizia e dal lavaggio dei prodotti agricoli e riutilizzati nelle normali pratiche agricole e di conduzione dei fondi; se rispettano le condizioni dell art. 183 del D.lgs. 152/06. Legislazione di riferimento Il settore agricolo, nel campo dei rifiuti, è già stato in passato regolamentato in modo specifico dall'articolo 6-ter della Legge 144/1989, che escludeva i rifiuti derivanti dall'esercizio dell'impresa agricola sul fondo e relative pertinenze dall'obbligo, stabilito dalla legge 475/88, della tenuta del registro di carico e scarico dei rifiuti speciali e della dichiarazione annuale al catasto rifiuti. Successivamente sono intervenute alcune modifiche che hanno comportato un aggravio di adempimenti per le aziende agricole, in particolare a livello nazionale con: D.lgs. 152 del 03/04/06; D.lgs. 173 del 30/04/98, sul rafforzamento strutturale delle imprese agricole; DPR n. 254 del 15/07/03, sui rifiuti sanitari. La gestione dei contenitori di prodotti fitosanitari In fase di applicazione del D.lgs. 22/97 è emerso il problema, evidenziato dagli operatori del settore agricolo, della corretta gestione dei rifiuti costituiti dai contenitori vuoti di prodotti fitosanitari. Le modalità di pulizia e di bonifica dei contenitori sono riportati in allegato al presente documento. 5
6 Adempimenti amministrativi e semplificazioni Gli adempimenti previsti dal D.lgs. 152/06 a carico dei produttori di rifiuti speciali, incluse le aziende agricole, riguardano in particolare: a. la comunicazione annuale e la tenuta dei registri di carico e scarico; b. il formulario di identificazione dei rifiuti per il trasporto dei rifiuti prodotti; c. l iscrizione all Albo nazionale dei gestori ambientali, alla speciale sezione per il trasporto in conto proprio dei rifiuti non pericolosi e dei rifiuti pericolosi fino a 30 litri o 30 chili giornalieri. Esonero per alcune aziende agricole dalla comunicazione annuale al catasto e tenuta registro Ai sensi dell art. 189 del D.lgs. 152/06 le imprese soggette comunicano annualmente (entro il 30 aprile) alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competenti, con le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto delle predette attività. Sono esonerati da tale obbligo gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile con un volume di affari annuo non superiore a euro ottomila. Essendo l obbligo di tenuta del registro carico/scarico rifiuti conseguente all adempimento dell art. 189, comma 3), le stesse aziende agricole sono anche esonerate a tale obbligo. Semplificazioni amministrative per il trasporto di rifiuti agricoli Sebbene in linea generale le imprese agricole siano soggette agli obblighi per il trasporto di rifiuti pericolosi e non pericolosi ai sensi dell art. 193 del D.lgs. 152/06, l'art. 3 del D.lgs. 30/04/98, n. 173 (pubblicato in G.U. n. 129 del ) recante "Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole, a norma dell'art. 55, commi 14 e 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449" stabilisce che al fine di agevolare il conferimento di piccole quantità di rifiuti pericolosi agli appositi centri di raccolta organizzati dal gestore del servizio pubblico, da concessionari di pubblico servizio o da consorzi obbligatori, l'iscrizione all'albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti non è richiesta per il trasporto ai predetti centri delle seguenti tipologie e quantità di rifiuti effettuato direttamente dai produttori agricoli in modo occasionale o saltuario, per i quali non è prevista neppure l iscrizione al SISTRI: - i trasporti di rifiuti pericolosi (olio esausto da trattori, batterie e filtri olio delle macchine agricole, sacchi e contenitori di fitofarmaci, contenitori di medicinali per gli animali, diserbanti indicati come pericolosi), effettuati complessivamente per non più di quattro volte l anno per quantitativi non eccedenti i 30 kg o 30 litri al giorno e, comunque, i 100 kg o 100 litri all anno; - i conferimenti, anche in un unica soluzione, di rifiuti ad un circuito organizzato di raccolta per quantitativi non eccedenti i 100 kg o 100 litri all anno. 6
7 Su base annua la quantità limite è di 100 kg o litri, invece su base giornaliera non devono essere superati i 30 kg o litri. Gli imprenditori agricoli devono conservare in azienda per cinque anni la copia della convenzione o del contratto di servizio stipulati con il gestore della piattaforma di conferimento o del circuito organizzato di raccolta insieme alle schede SISTRI Area Movimentazione, sottoscritte e trasmesse dal gestore della piattaforma di conferimento o dal circuito organizzato di raccolta. E importante sottolineare che le aziende che non rientrano nella fattispecie descritta sopra (oltre 100 kg di rifiuti pericolosi conferiti) hanno già l obbligo di iscrizione a SISTRI e devono essere in regola con il pagamento della quota di adesione annua al sistema. A tale proposito è possibile pensare che si possa proporre una convenzione con il Centro regionale di trattamento dei rifiuti urbani ed assimilati, di Brissogne, autorizzata e organizzata per tale servizio. 7
8 NORME TECNICHE E PROCEDURALI PER LA GESTIONE DEI CONTENITORI VUOTI DI PRODOTTI FITOSANITARI E DEI PRODOTTI FITOSANITARI SCADUTI O INUTILIZZATI 1. Finalità Le presenti disposizioni disciplinano la corretta gestione dei contenitori vuoti di prodotti fitosanitari allo scopo di evitare effetti nocivi all'uomo, agli animali, alla vegetazione ed al suolo, nonché di favorire forme di recupero dei rifiuti di imballaggio costituiti dai contenitori vuoti. 2. Definizioni Si intende per: a. Prodotti fitosanitari: tutti i prodotti nella forma forniti in commercio destinati a proteggere, conservare o eliminare i vegetali così come definiti dal D.L. n. 194/95 b. Contenitore vuoto: è l'imballaggio a diretto contatto con il prodotto fitosanitario svuotato del suo contenuto. c. Lavaggio aziendale: allontanamento con acqua dei residui di prodotti fitosanitari presenti nei contenitori vuoti. 3. Procedura di lavaggio aziendale a. Si immette nel contenitore vuoto una quantità adeguata d'acqua pulita; b. si chiude il contenitore con il suo tappo originale (ove presente) e si scuote energicamente per alcuni secondi; c. si vuota e si sgocciola l'acqua di sciacquatura nella cisterna destinata ai trattamenti; d. le operazioni a, b e c vanno ripetute per almeno tre volte. 4. Avvio al recupero dei contenitori lavati: I contenitori vuoti lavati con la procedura descritta al punto 3) devono essere avviati al recupero attraverso il conferimento nei cassonetti per la raccolta differenziata in base alla tipologia di materiale costituente il contenitore. Qualora per il tipo di materiale costituente il contenitore vuoto non sia prevista la raccolta differenziata, il conferimento deve avvenire nei cassonetti stradali per i rifiuti urbani. 5. Divieti: E vietato smaltire i contenitori vuoti non sottoposti alle operazioni di lavaggio effettuate secondo quanto previsto al precedente punto 3), in quanto tali contenitori sono da intendersi contaminati e da considerare rifiuti pericolosi e come tali conservati e gestiti. 8
9 ELENCO RIFIUTI CONFERIBILI PRESSO CENTRO REGIONALE DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI URBANI E ASSIMILATI, DI BRISSOGNE, DERIVANTI DALL UTILIZZO DI PRODOTTI FITOSANITARI C.E.R Rifiuti agrochimici pericolosi C.E.R Rifiuti agrochimici diversi da quelli della voce Euro/t 2.550,00 C.E.R imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati di tali sostanze Euro/t ,00 9