Source: https://www.laleggepertutti.it/121868_interessi-sul-conto-non-dovuti-se-superano-il-tasso-legale
Timestamp: 2018-07-20 04:40:56+00:00
Document Index: 27829910

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1284', 'art. 1284', 'art. 1283', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 1283', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1284', 'art. 1832', 'art. 1284', 'art. 1283', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ']

Interessi sul conto: non dovuti se superano il tasso legale
Lo sai che? Interessi sul conto: non dovuti se superano il tasso legale
Lo sai che? Pubblicato il 23 maggio 2016
> Lo sai che? Pubblicato il 23 maggio 2016
La banca non può chiedere il decreto ingiuntivo contro il correntista che non abbia pagato gli interessi superiori al tasso legale se non c’è un contratto scritto.
Se la banca sta applicando, al tuo conto corrente, un tasso di interesse passivo superiore a quello tasso legale è necessario che prima ti abbia fatto firmare un contratto scritto; il semplice fatto che tu, nel corso del tempo, non abbia mai contestato l’invio degli estratti conto da cui appunto risulta l’applicazione di interessi “ultralegali”, non basta a far ritenere ormai acquisito il tuo consenso e, quindi, valido il patto orale. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].
Come già chiarito, in passato, dalla giurisprudenza della Suprema Corte [2], l’obbligo di pagare interessi in misura superiore a quella legale (si tratta, ovviamente, di interessi passivi, quelli cioè dovuti in caso di scoperto sul conto corrente) richiede la forma scritta; senza la prova di tale documento firmato sia dalla banca che dal cliente, il patto è come se non fosse mai esistito. Peraltro – precisa ancora la Cassazione – la mancata contestazione degli estratti conto inviati al cliente dalla banca, non può considerarsi come un tacito consenso. È vero: il codice civile [3] stabilisce che l’estratto conto inviato al correntista ciclicamente dalla banca si intende automaticamente approvato se non viene contestato entro sei mesi dalla data di ricezione. Tuttavia tale norma non si applica mai al caso in cui la banca abbia, unilateralmente, stabilito il saggio di interessi in misura superiore a quella definita annualmente dal decreto del Ministero del Tesoro (cosiddetti interessi legali). E questo perché – secondo la tesi ormai costante – è sempre necessario il consenso scritto del correntista per superare tale soglia.
Occhio quindi al contratto firmato con la banca al momento di apertura del conto corrente: in esso vanno indicati con attenzione gli interessi passivi che verranno applicati in caso di scoperto. Se nulla è indicato, il correntista non potrà vedersi addebitati interessi superiori a quelli stabiliti a livello ministeriale.
[1] Cass. sent. n. 10516/16 del 20.05.2016.
[2] Cass. sent. n. 3017/2014 e n. 17679/2009 del 29.07.2009.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 4 aprile – 20 maggio 2016, n. 10516
Presidente Nappi – Relatore Didone
1.- Il ricorso proposto dalla s.p.a. Pars (già s.p.a. T.) e dal fideiussore T.H. concerne due cause riunite già in primo grado riguardanti i rapporti intercorsi tra la predetta società (debitrice, di cui il T. era fideiussore) e la s.p.a. Banca di Roma: da un lato l’azione di ripetizione di indebito per illegittimità dei tassi e per l’applicazione dell’anatocismo proposta dalla debitrice e dal fideiussore; dall’altro l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso su richiesta della banca per i saldi passivi dei predetti rapporti. Il Tribunale di Palermo ha revocato il decreto ingiuntivo e condannato – ricalcolata la capitalizzazione degli interessi con cadenza annuale anziché trimestrale – gli opponenti al pagamento di euro 655.872,73, oltre interessi convenzionali.
La Corte di appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado, disattendendo le doglianze degli appellanti relative alla capitalizzazione annuale (perché così richiesta in sede di citazione e ostandovi il principio della domanda), agli interessi ultralegali (perché regolarmente pattuiti prima della l. n. 108/1996 e applicati in concreto in misura non eccedente il tasso soglia) e alla commissione di massimo scoperto (perché non ricompresa nelle rilevazioni periodiche della Banca d’Italia).
Contro la sentenza di appello la s.p.a. Pars (già s.p.a. T.) e T.H. hanno proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.
Resiste con controricorso la s.p.a. UniCredit Credit Management Bank, quale mandataria della s.r.l. Trevi Finance n. 3, quale successore nel credito.
2.- Con il primo motivo di ricorso i ricorrenti denunciano la violazione e falsa applicazione dell’art. 1284 comma terzo c.c. e contraddittorietà e illogicità della motivazione.
In sintesi sostengono che la Corte di Appello abbia errato nel riconoscere che il conto anticipi n. 651591.98 ha avuto una disciplina convenzionale in quanto regolato dalla lettera del 9.2.98.
Tale affermazione si porrebbe in contrasto con l’art. 1284 terzo comma c.c. che prevede che gli interessi superiori al tasso legale devono essere pattuiti per iscritto altrimenti sono dovuti nella misura legale.
Con il secondo motivo denunciano la violazione e falsa applicazione dell’art. 1283 c.c. e dell’art. 112 cod. proc. civ. nonché vizio di motivazione, deducendo che la sentenza impugnata pur riconoscendo violato l’art. 1283 c.c. e dichiarata la nullità della capitalizzazione trimestrale ha ritenuto legittima quella annuale “sol perché in primo grado, si faceva riferimento da parte dell’attore in vigenza di altro orientamento giurisprudenziale, all’applicazione della capitalizzazione annuale.”
Con il terzo motivo denunciano violazione e falsa applicazione dell’art. 2 legge 108/96 e illogicità della motivazione.
Lamentano che la sentenza considera che il CTU ai fini del calcolo del tasso annuo effettivo globale non tiene conto sia della commissione di massimo scoperto, sia degli effetti della capitalizzazione in riferimento agli effetti tipici della sommatoria degli interessi ricollegabili all’anatocismo.
3.- Tutti i motivi di ricorso sono fondati.
Il primo, secondo il quale manca la convenzione scritta per gli interessi, perché ai sensi dell’art. 1284, terzo comma, cod. civ., la costituzione dell’obbligo di pagare interessi in misura superiore a quella legale richiede la forma scritta “ad substantiam”, sicché, nel caso di mancata sottoscrizione del relativo patto da parte di entrambi i contraenti, non può ritenersi che un accordo siffatto si sia concluso “per facta concludentia” (Sez. 3, Sentenza n. 3017 del 11/02/2014).
Invero, la mancata contestazione degli estratti conto inviati al cliente dalla banca, oggetto di tacita approvazione in difetto di contestazione ai sensi dell’art. 1832 cod. civ., non vale a superare la nullità della clausola relativa agli interessi ultralegali, perché l’unilaterale comunicazione del tasso d’interesse non può supplire al difetto originario di valido accordo scritto in deroga alle condizioni di legge, richiesto dall’art. 1284 cod. civ. (Sez. 1, Sentenza n. 17679 del 29/07/2009). Il secondo motivo – che denuncia che erroneamente è stata esclusa solo la capitalizzazione trimestrale e non quella annuale – perché dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 cod. civ. (il quale osterebbe anche ad un’eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione (Sez. U, Sentenza n. 24418 del 02/12/2010).
Infine, il terzo motivo – che denuncia erronea determinazione del tasso in violazione dell’art. 2 l. 108/1996, perché ne è stata esclusa la commissione di massimo scoperto – in quanto il ricorrente deduce la violazione della legge sopravvenuta non per il passato ma per la durata del contratto successiva alla sua entrata in vigore. E la nullità della clausola è rilevabile d’ufficio
(cfr. Sez. 1, Sentenza n. 2910 del 15/02/2016, la quale ha ritenuto rilevabile d’ufficio la domanda, proposta per la prima volta in appello, di nullità parziale del contratto di conto corrente in relazione alla clausola di commissione di massimo scoperto).
In accoglimento del ricorso, dunque, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio per nuovo esame alla Corte di appello di Palermo – in diversa composizione – che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia per nuovo esame e per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione.