Source: https://www.previti.it/archives/date/2019/07
Timestamp: 2019-09-16 22:57:28+00:00
Document Index: 150318249

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 33', 'art. 360', 'art. 23', 'art. 1352', 'art. 30', 'art. 23']

luglio 2019 - Studio Previti
25/07/2019 /in Pubblicazioni, Novità e Eventi
A cura di Susy Frankel, Professore di giurisprudenza, Cattedra di proprietà intellettuale e commercio internazionale, Facoltà di giurisprudenza, Victoria University of Wellington, Nuova Zelanda
Gran parte del dibattito sui parametri della protezione della proprietà intellettuale (PI) riguarda opinioni diverse su ciò che la legge sulla PI dovrebbe raggiungere. Questo libro analizza l’oggetto e lo scopo del diritto internazionale della proprietà intellettuale, esaminando come gli accordi internazionali sono stati interpretati in diverse giurisdizioni e in che modo ciò ha portato alla diversità dei regimi di PI a livello nazionale.
Collaboratori: C. Ann, MA Bagley, ML Bixio, MS Cadogan, S. Frankel, J. Klien, JC Lai, V. Moscon, A. Norburg, E. Nwauche, Z. Pacud, M. Richardson, J. Thomas, A. Tischner, K. Wallberg, G. Wilkinson, C. Wiputhanupong, H. Yu
E’ possibile acquistare il manuale al seguente link.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-07-25 11:35:122019-07-25 11:35:12The Object and Purpose of Intellectual Property
L’abuso dei permessi art. 33 comma 3 della l. 104/92 giustifica il provvedimento espulsivo per il disvalore sociale ed etico della condotta e la compromissione irrimediabile del vincolo fiduciario. Il caso sottoposto al vaglio della Corte riguardava un dipendente di una concessionaria di tratte autostradali titolare di permessi ex art. 33 comma 3 l. 104/92 per assistere la zia disabile.
A seguito di indagini investigative effettuate dal datore di lavoro, emergeva che il dipendente aveva in alcune giornate abusato di tali permessi non prestando assistenza al familiare e, conseguentemente, la società, a seguito di un procedimento disciplinare, aveva provveduto ad irrogargli il licenziamento per giusta causa.
Impugnato il licenziamento e promosso un giudizio per accertarne l’illegittimità, il Tribunale di Bologna, con sentenza confermata nella medesima Corte di Appello, riteneva legittimo il licenziamento per giusta causa per abuso dei permessi ex art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992.
Il lavoratore proponeva ricorso per Cassazione, e la Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso del lavoratore, con sentenza n. 18411 del 9 luglio 2019, riteneva la motivazione della Corte di Appello “logicamente congrua” e corretta nell’aver raffrontato la relazione redatta dagli investigatori privati, confermata in sede di prova testimoniale, con le dichiarazioni rese dal dipendente in sede di audizione disciplinare.
La Corte di Cassazione precisa, infatti, che correttamente la Corte di Appello aveva ritenuto raggiunta la prova dell’abuso di due permessi ex art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 risultando – dalla relazione dell’agenzia investigativa (incaricata dal datore di lavoro), confermata in sede di prova testimoniale – che il dipendente in due giornate non era mai entrato o uscito dalla propria abitazione nell’arco orario compreso tra le 6.30 e le 21 e, dunque, non si era recato presso la (diversa) residenza della zia per fornire assistenza; circostanza che, valutata unitamente alle dichiarazioni rilasciate dal lavoratore in sede di giustificazioni rese ex art. 7 della legge n. 300 del 1970 (che facevano riferimento alla prestazione di una “regolare assistenza alla zia come era abitudine, ad eccezione di alcune ore della giornata’) e alla prova ulteriore del mancato avvistamento, da parte degli investigatori, presso l’abitazione della zia nelle suddette giornate, giustificava il provvedimento espulsivo per il disvalore sociale ed etico della condotta e la compromissione irrimediabile del vincolo fiduciario.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-07-24 15:18:292019-07-24 15:18:29Legittimo il licenziamento di un dipendente che abusa dei permessi ex art. 33 co. 3 l. 104/92
Il presupposto del danno grave e irreparabile a seguito di segnalazione illegittima, è in re ipsa, di talché si potrebbe anche non specificamente provarlo, posto che “un’ingiusta segnalazione produce di per sé un danno al soggetto segnalato, consistente nell’impossibilità di accesso al credito ed i suoi effetti risultano addirittura permanenti, dovendosi ritenere fatto notorio che una tale segnalazione si riflette in termini latamente negativi sul merito creditizio imprenditoriale, determinando una sorta di reazione negativa a catena del ceto bancario, sì che l’iniziativa di un istituto di credito non può passare inosservata agli altri che, da quel momento in avanti, sono indotti a ritenere che un ulteriore affidamento e la mancata richiesta di rientro determini un rischio neppure giustificabile rispetto ai vertici aziendali”.
Lo ha stabilito, con ordinanza depositata in data 26.6.2019, il Tribunale di Torino, secondo cui il periculum in mora sussiste anche laddove sia intercorso un ampio lasso temporale fra la segnalazione (nel caso di specie anno 2012) e il ricorso cautelare (2019). Afferma, al riguardo, il Giudice Torinese che la distanza temporale non può essere di per sé ostativa al riscontro del periculum posto che una segnalazione a sofferenza potrebbe essere nell’immediato priva di effetti pregiudizievoli per il segnalato, ma in seguito manifestare la propria dannosità, mentre l’illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi costituisce di per sé un comportamento permanente pregiudizievole per l’attività economica e la reputazione commerciale di chi la subisce (cfr. Cass. 12626/2010).
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-07-24 15:04:002019-07-24 15:04:00Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. Danno in re ipsa
In tema di contratti di investimento, la pattuizione relativa alle modalità con cui debbano essere impartiti i singoli ordini costituisce elemento essenziale del contratto quadro e soggiace all’obbligo della forma scritta, a norma degli artt. 23, comma 1, D.Lgs. n. 58 del 1998 (T.U.F.) e 30, comma 2, lett. c), reg. Consob n. 11522/1998, sicché essa può essere revocata o modificata solo attraverso un nuovo accordo da adottarsi nella medesima forma.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 14.6.2019, n. 16106.
La Suprema Corte si è pronunciata (tra l’altro), in ordine al motivo di ricorso, ex art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione dell’art. 23 T.U.F. in tema di forma dell’ordine di acquisto; la censura riguardava l’affermazione del giudice di appello incentrata sulla tacita rinuncia da parte dell’investitore al requisito di forma pattuito con riferimento ai singoli ordini relativi alle diverse operazioni finanziarie.
La Corte ha premesso che, in tema di intermediazione finanziaria, la forma scritta è prevista dalla legge per il contratto quadro e non anche per i singoli ordini, a meno che non siano state le parti stesse a prevederla per la sua validità ai sensi dell’art. 1352 c.c.
Nel caso di specie la Corte di merito, in presenza del vincolo di forma scritta previsto nel contratto quadro, aveva fatto applicazione del principio per cui il patto di adottare la forma scritta per un determinato atto può essere revocato anche tacitamente, mediante comportamenti incompatibili col suo mantenimento, in quanto nel sistema contrattuale vige la libertà della forma, onde, al di fuori dei casi tassativi di forma legale, i contraenti sono liberi di eleggere una forma e poi rinunciarvi.
A dire della Suprema Corte però ciò che rileva è la soggezione del contratto quadro all’obbligo della forma scritta, la qual cosa rende necessario verificare se la pattuizione che si assuma conclusa per fatti concludenti investa un elemento essenziale del contratto, giacché in detti contratti la volontà comune delle parti deve rivestire tale forma, se pure nella sola parte riguardante gli elementi essenziali del negozio; con la conseguenza che, laddove la clausola che programma la forma dei successivi atti o contratti sia da qualificare elemento essenziale del contratto assoggettato all’obbligo di forma, essa non potrà essere modificata con un accordo concluso verbis tantum o per fatti concludenti.
Ciò posto, la Cassazione ha concluso che alla stregua dell’art. 30, comma 2, lett. c), reg. Consob n. 11522/1998 – per cui il contratto relativo alla prestazione dei servizi di investimento deve indicare le modalità attraverso cui l’investitore può impartire ordini e istruzioni – l’obbligo di forma posto dall’art. 23, comma 1, TUF trova puntuale specificazione con riguardo alla pattuizione relativa alla formulazione dei c.d. ordini di investimento, da considerarsi come elemento essenziale del contratto quadro; dovendo tale pattuizione essere redatta per iscritto, essa non può essere allora revocata o modificata per facta concludentia.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-07-24 15:03:032019-07-24 15:03:03Forma dei singoli ordini