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Timestamp: 2019-01-22 09:23:19+00:00
Document Index: 76806147

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 8', 'art. 215', 'art. 599', 'art. 445', 'art. 445', 'art. 535', 'art. 28', 'art. 215']

Art. 215 cod. proc. penale: Ricognizione di cose | La Legge per tutti
Codice proc. penale Agg. il 4 Maggio 2015
Art. 215 cod. proc. penale: Ricognizione di cose
1. Quando occorre procedere alla ricognizione del corpo del reato o di altre cose pertinenti al reato, il giudice procede osservando le disposizioni dell’articolo 213, in quanto applicabili.
2. Procurati, ove possibile, almeno due oggetti simili a quello da riconoscere, il giudice chiede alla persona chiamata alla ricognizione se riconosca taluno tra essi e, in caso affermativo, la invita a dichiarare quale abbia riconosciuto e a precisare se ne sia certa.
3. Si applicano le disposizioni dell’articolo 214 comma 3.
Ricognizione di cose
È da ritenersi infondata la questione di costituzionalità, per violazione degli art. 3 e 97 cost. dell'art. 8, comma 5, lett. c), d.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737 (sanzioni disciplinari per il personale dell'Amministrazione di pubblica sicurezza e regolamentazione dei relativi procedimenti) nella parte in cui prevede la destituzione di diritto del personale dell'Amministrazione di pubblica sicurezza che sia stato destinatario dell'applicazione della misura di sicurezza personale di cui all'art. 215 c.p.p. o di una misura di prevenzione.
Corte Costituzionale 05 maggio 2014 n. 112
La ricognizione di voce costituisce un valido indizio che può essere utilizzato quando sia accordata attendibilità alla deposizione di colui che, avendo ascoltato la voce dell'imputato, afferma di identificarlo con sicurezza.
Cassazione penale sez. V 27 ottobre 2004 n. 11921
Al cosiddetto patteggiamento in appello di cui all'art. 599, comma 4, c.p.p. non è applicabile la disciplina sulla regolamentazione delle spese prevista dall'art. 445 c.p.p. per il patteggiamento della pena richiesto in primo grado. Ciò in quanto la disciplina prevista dall'art. 445 c.p.p. deroga a quella generale stabilita dall'art. 535 c.p.p. in materia di condanna alle spese processuali, dagli art. 28-38 in materia di pene accessorie e dagli art. 215-240 c.p. in materia di misure di sicurezza; e proprio per la sua natura derogatori a non può essere estesa al di fuori dei casi espressamente previsti.
Cassazione penale sez. III 29 gennaio 1998 n. 4178
Per il riconoscimento della refurtiva da parte del derubato non devono essere necessariamente osservate le formalità stabilite per la ricognizione di cose. In questa ipotesi infatti il danneggiato, avendo avuto il possesso delle cose rubate, è in grado di identificarle direttamente, come chiunque altro ne avesse avuto per ragioni analoghe personale conoscenza, e quindi la relativa operazione, costituendo un mero accertamento di fatto e non un atto processuale formale, può essere liberamente utilizzata dal giudice nella formazione del suo convincimento, alla stregua, ovviamente, di una motivata valutazione della sua attendibilità.
Cassazione penale sez. V 09 giugno 1993