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Timestamp: 2019-02-21 09:31:18+00:00
Document Index: 112092201

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 10 ottobre 2012, n.17267. Ai fini della revoca espressa del testamento occorre guardare non tanto alla scheda testamentaria in sé, quanto piuttosto alle attribuzioni patrimoniali che essa reca - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 10 ottobre 2012, n.17267. Ai fini della revoca espressa del testamento occorre guardare non tanto alla scheda testamentaria in sé, quanto piuttosto alle attribuzioni patrimoniali che essa reca
Con atto notificato il 3.7.1997 Z.A.A.M. , D..Z. , M..Z. e N..Z. , deducevano che il (…) era deceduto in (…) il loro congiunto ZO.Ni. , vedovo di T..D.F. e senza figli, lasciando quali unici eredi legittimi, la sorella A. ed i nipoti D. , N. e M. , figli del premorto fratello Mi. ; precisavano che il compendio ereditario era costituito da alcuni immobili siti in (omissis) , oltre che da depositi bancari e postali; aggiungevano che D.F.C. , cognata del de cuius, occupava uno di tali immobili (quello sito in (omissis) ) ritenendosi erede dello stesso Zo. ; chiedevano pertanto, che l’adito tribunale di Roma accertasse e dichiarasse che essi attori erano gli eredi del defunto Zo.Ni. , con la condanna della convenuta a rilasciare l’appartamento in questione. C..D.F. si costituiva chiedendo il rigetto della domanda avversaria, deducendo che il de cuius con un testamento olografo datato 1.2.1976 l’aveva costituita erede universale, lasciandole la maggior consistenza del suo patrimonio, mentre con altro precedente testamento olografo del 19.5.1973 le disposizioni testamentarie erano dirette non solo a favore di essa convenuta ma anche degli altri cognati del de cuius, D.F.A.A. , L..D.F. , G..D.F. , istituiti legatari. Chiedeva pertanto che il tribunale adito la dichiarasse erede o legataria dei beni mobili ed immobili di cui trattasi, con la condanna della nipote M..Z. al rilascio dell’appartamento del de cuius da cui l’aveva estromessa ed al risarcimento dei danni.
All’udienza del 6.05.1998 la causa veniva riunita ad altra che gli stessi attori avevano promosso contro i D.F. al fine di essere dichiarati, in quanto unici eredi legittimi di Zo.Ni. , proprietari di due appartamenti siti in Roma, con conseguente condanna dei convenuti al rilascio degli stessi.
Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 23460/2001, ritenuta la validità dei testamenti olografi in parola, rigettava entrambe le domande formulate dagli attori e dichiarava che la successione di Zo.Ni. era regolata dai menzionati testamenti olografi in data 19.5.73 ed i 1.2.1976 contenenti, il primo, legato congiunto in favore di tutti i germani D.F. ed il secondo, l’istituzione della sola C..D.F. unica ed esclusiva erede di Zo.Ni. in ordine ai beni immobili e mobili descritti in tale ultimo testamento.
La sentenza veniva appellata dai sig.ri Z. , i quali, in riforma dell’impugnata decisione, insistevano per la declaratoria di essi appellanti quali unici eredi del de cuis, i cui due testamenti olografi non essendo a lui riconducibili, dovevano ritenersi inefficaci ed invalidi, anche perché revocati ed oggetto di rinuncia da parte di C..D.F. .
Si costituivano gli appellati che insistevano per il rigetto del gravame. Essendo deceduta C..D.F. , il processo veniva riassunto nei confronti degli eredi della medesima, V.F. , N..V. , e R..V. .
L’adita Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 4521/09, rigettava l’appello, compensando le spese del grado. La Corte capitolina, confermava la validità dei suddetti testamenti e riteneva – per quanto interessa ancora in questa sede – che il testamento olografo del 19.5.73 (di cui erano beneficiari tutti i germani D.F. ) non era stato revocato dal successivo testamento pubblico del 22 maggio 1973, di contenuto identico in quanto contemplava le stesse disposizioni patrimoniali, né dal successivo atto pubblico dello stesso notaio in data 27.12.1984 con il quale il de cuis aveva revocato i precedenti testamenti, tranne (oltre al testamento olografo del 1.2.76) il ricordato testamento del 19.5.73, che quindi era destinato ad operare in via esclusiva a seguito della revoca delle successive conforme disposizioni testamentarie, nonché quello del 1.2.1976, in base a cui doveva ritenersi che a D.F.C. fosse attribuita la qualifica di erede non più revocabile in quanto si trovava nel possesso dei beni ereditari.
Avverso la predetta sentenza A.A.M..Z. , Z.D. , M..Z. e N..Z. , ricorrono in cassazione formulando una sola articolata censura (che riguarda soltanto la dedotta revoca anche del testamento del 19.5.73); resistono con controricorso D.F.A.A. , D.F.L. , nonché D.B.M. , V.M. e G. , nella qualità di eredi di R.N..V. : si disponeva quindi l’integrazione del contraddicono nei confronti degli eredi di V.R. , deceduto; le parti hanno depositato memorie e documenti.
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