Source: http://anatocismobancariotorino.it/INFO.html
Timestamp: 2020-01-27 07:02:08+00:00
Document Index: 29044593

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.1283', 'art. 1340', 'art.1', 'sentenza ', 'art.2', 'sentenza ', 'art. 3']

ANATOCISMO DEGLI INTERESSI BANCARI
CI occupiamo di contenzioso nei confronti delle banche avente ad oggetto la ripetizione delle somme illegittimamente ed indebitamente richieste al correntista a titolo di interessi anatocistici e di commissioni di massimo scoperto.
Qualunque cittadino o azienda che abbia intrattenuto con una banca rapporti di conto corrente, usufruendo di apertura di credito con saldi passivi, dal 1950 sino al 2000, ha sicuramente subito illeciti addebitamenti di interessi anatocistici.
E’ possibile richiedere all’istituto di credito il rimborso di quanto illegittimamente trattenuto dalla stessa nel caso in cui il conto corrente non sia ancora chiuso o sia stato chiuso entro gli ultimi dieci anni.
Occorre che il correntista abbia conservato gli estratti conto trimestrali
CONSULENZA ANATOCISMO
offriamo consulenza ed assistenza alle aziende che siano interessate ad ottenere il rimborso dalle banche delle somme abusivamente trattenute da quest’ultime.
Per quanto attiene alle SPESE LEGALI richieste dallo studio, esse verranno concordate con il cliente caso per caso; il criterio utilizzato, comunque, comparta un minimo esborso da parte del cliente nella fase iniziale ed il pagamento successivo degli onorari ancorato e proporzionale al risultato conseguito.
Per il calcolo degli interessi ultralegali sarà necessario far eseguire una perizia econometrica (GRATUITA) da parte di un nostro consulente, il quale, da un primo esame degli estratti conto, sarà in grado di valutare la economicità e l’utilità per il cliente di procedere nel contenzioso.
L’iter della pratica seguirà il seguente corso.
Analisi della pratica e perizia contabile
Assunzione dell’incarico da parte dello studio
Diffida alla banca
Ricorso alla procedura di mediazione obbligatoria ai sensi del D.lgs n.28/2010
In caso di mancato accordo citazione in giudizio dell’istituto di credito
CENNI STORICI E GIURIDICI SULL’ANATOCISMO BANCARIO
La questione relativa all’anatocismo attuato dalle banche dagli anni 50 sino alla nota sentenza della Cassazione del marzo 1999 è ormai comunemente nota.
Per illegittima applicazione di interessi bancari anatocistici, si intende la pratica di addebitare gli interessi passivi, relativi a somme date a credito al correntista, con scadenza trimestrale.
Tali interessi, riportati trimestralmente sull’estratto conto del cliente, assumono veste di capitale in modo da produrre a loro volta interessi passivi.
La pratica di applicare interessi anatocistici è stata messa in atto dagli istituti di credito per il periodo che va dagli albori del Codice civile sino alla emanazione del decreto Legislativo 342/99 e della delibera del CICR dl 9/02/2000.
La giurisprudenza di legittimità per molti anni ha avallato il modus operandi delle banche sino a quando, cambiando orientamento (sentenze 2374, 3096 e 3845/1999) non ha, affermato l’illiceità del sistema.
Non trovava, dunque, più accoglimento l’impostazione giuridica sostenuta dalle banche secondo cui, in presenza di un uso normativo, in vigore da anni, gli istituti potevano derogare al disposto dell’art.1283 C.C. che recita testualmente:
“In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi scaduti da almeno sei mesi”.
In forza del nuovo orientamento giurisprudenziale si rendeva necessaria una nuova legislazione che regolamentasse la materia.
In tal senso con Decreto 342 del 4/08/1999 il Governo attribuiva al CICR il potere di stabilire, con apposita delibera, le modalità ed i criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio della attività bancaria, assicurando che alla clientela dovesse essere assicurata la “stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori”.
Il 9/02/99 il CICR emanava il provvedimento di sua competenza che entrava in vigore il 22/04/2000.
Per quanto attiene il divieto di anatocismo per il periodo antecedente alla succitata legge “salva banche”, la giurisprudenza di legittimità ha continuato a pronunciarsi sfavorevolmente per gli istituti bancari : Cass.n. 6263/01- 1281/02 – 4490/02-8442/02-2593/03- 12222/03 – 13739/03 – 3805/04 – 4095/05.
Da ultimo, a conclusione della annosa diatriba giudiziaria, si è pronunciata la Suprema Corte a Sezioni Unite (n.21095/2004) che ha definitivamente respinto gli assunti delle banche.
Le Sezioni Unite sono state chiare nel respingere l’assunto secondo il quale, per tutto il periodo antecedente al 1999, sarebbe esistita una diffusa opinio iuris, e quindi un vero e proprio uso normativo, che avrebbe legittimato l’applicazione degli interessi anatocistici.
Sosteneva, infatti, la banca ricorrente, che solo a partire dal 1999, a seguito di una diversa sensibilizzazione della clientela di fronte a certi aspetti giuridico-etici, ci sarebbe stata la ribellione contro il sistema prima accettato.L
a Cassazione, nella sua massima composizione, ha definitivamente ribadito che: “Gli usi contrari, suscettibili di derogare al precetto del 1283 C.C., sono non i meri “usi negoziali” di cui all’art. 1340 C.C. , ma esclusivamente i veri e propri “usi normativi”, di cui agli art.1 e 8 disp. Prel. Cc, consistenti nella ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento (usus), accompagnato dalla convinzione che si tratta di un comportamento giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme ad una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento giuridico ( opinio juris ac necessitatis) .”
La sentenza rileva poi come la clientela degli istituti di credito, lungi dal ritenere legittima l’imputazione trimestrale degli interessi, si sia semplicemente adeguata, stante l’impossibilità di negoziare condizioni diverse.
Ancora le Sezioni Unite hanno rigettato gli argomenti delle banche in ordine alla non retroattività del divieto di applicazione degli interessi anatocistici.
Atteso, dunque, il reiterato indirizzo della giurisprudenza di legittimità e di merito, nonché il fallito tentativo del governo di eliminare l’onere per le banche della restituzione delle somme illegittimamente incassate (si ricorda che il D.L.342/99 prevedeva di sanare retroattivamente l’operato delle banche e che detta statuizione è stata abrogata dalla sent. 425/00 Corte Cost.) è evidente che tutte le somme percepite illegittimamente dagli istituti di credito negli anni precedenti al 2000 devono essere restituite ai correntisti.
Tuttavia così non avviene e, abusando della propria posizione di potere, le banche, seguendo un indirizzo concordato associativamente, non danno corso a richieste stragiudiziali e resistono in causa a mero fine defatigatorio e dilatorio.
Non solo, le banche, forti delle loro influenze politiche, al fine di evitare la restituzione ai cittadini delle somme incassate in violazione di norme giuridiche, hanno recentemente fatto pressione al fine di ottenere una legge che, limitando i termini di prescrizione, rendesse di fatto impossibile l’azione di recupero da parte dei correntisti.
Veniva così emanata un’apposita norma, subito definita “SALVA BANCHE” (art.2, comma 61 D.l. 225/2010 (c.d.Milleproroghe) convertito nella Legge n.10/2011), la quale prevedeva che il termine prescrizionale dell’azione di recupero nei confronti delle banche decorresse dal giorno dell’addebito e non, come aveva stabilito la Corte di Cassazione a sezioni unite dal giorno di chiusura del conto . Peraltro la norma aveva dichiaratamente effetto retroattivo.
Con questa disposizione lo stato impediva ai cittadini il recupero dei crediti, risultando prescritte tutte le posizioni.
Per fortuna, a conferma che il nostro è uno stato di diritto, e che il pernio dei nostri diritti è la Costituzione, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 78 del 5 Aprile 2012, ha abrogato la succitata norma in quanto emanata in violazione dell’art. 3 e 117 Cost.
E’ allora ancora possibile, nei casi in questione, per i cittadini, agire per la salvaguardia dei propri diritti.
LE COMMISSIONI DI MASSIMO SCOPERTO – ANATOCISMO
Oltre agli interessi anatocistici un ulteriore onere è stato posto in capo al correntista da parte delle banche, si tratta della commissione di massimo scoperto.
La commissione è stata giustificata dagli istituti di credito, quale rischio della variazione del costo della provvista, considerato che l’apertura di un conto corrente comporta per la banca la necessità di reperire copertura finanziaria.
La commissione di massimo scoperto rappresenta dunque un maggiore guadagno per la banca, andando ulteriormente ad indebitare il correntista.G
li istituti di credito utilizzano diversi sistemi di calcolo per conteggiare la commissione: vi è il criterio assoluto quando è calcolata sul massimo saldo passivo del trimestre, il criterio relativo quando viene calcolata sul saldo negativo protrattosi per almeno 10 giorni, il criterio misto che tiene conto di entrambi i sistemi.
Tuttavia la giurisprudenza che si è andata formando in questi anni è concorde nel ritenere che detta commissione non possa essere addebitata dalla banca in difetto di espressa convenzione.
Si veda in punto:
Cass. Civ. sez. I , 14/05/2005 n. 10127