Source: https://www.exeo.it/Articoli/11237/vincoli-urbanistici-e-legali-fasce-di-rispetto-acque-pubbliche.aspx
Timestamp: 2019-08-26 01:25:07+00:00
Document Index: 168360190

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 142', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 115', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 51', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 94', 'art. 94', 'art. 142', 'art. 822', 'art. 142', 'art. 142']

L’obiettivo di salvaguardare la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali ed il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici, perseguito dall'art. 96 del regio decreto n. 523/1904, può essere messo a rischio anche da strutture temporanee, amovibili, di dimensioni modeste e prive di rilevanza urbanistica.
L'art. 96 del T.U. sulle opere idrauliche di cui al R.D. 25 luglio 1904, n. 523 contiene un'elencazione di lavori ed atti vietati in modo assoluto sulle acque pubbliche, loro alvei, sponde e difese. Nello specifico, la lett. f) vieta: le piantagioni di alberi e siepi, le fabbriche, gli scavi e lo smovimento del terreno a distanza dal piede degli argini e loro accessori da fiumi, torrenti e canali navigabili, minore di quella stabilita dalle discipline vigenti nelle diverse località, ed in mancanza di tali discipline, a distanza minore di metri quattro per le piantagioni e smovimento del terreno e di metri dieci per le fabbriche e per gli scavi. Il divieto di edificazione ha carattere assoluto e riguarda in genere tutte le acque pubbliche, ed è informato alla ragione pubblicistica di assicurare, oltre che alla possibilità di sfruttamento delle acque demaniali, anche (e soprattutto) il libero deflusso delle acque di fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici.
_OMISSIS_ ...ivieto di costruzione di opere in prossimità degli argini dei corsi d’acqua ex art. 96, primo comma, lett. f), del r.d. 25 luglio 1904, n. 523, il rinvio da quest'ultima disposto alla normativa locale assume carattere eccezionale: tale normativa, per prevalere su quella generale, dovrebbe avere carattere specifico, ossia essere espressamente dedicata alla tutela delle acque e alla distanza delle costruzioni dagli argini, nonché tener conto, in modo esplicito, della regola generale espressa dalla normativa statale e delle peculiari condizioni delle acque e degli argini prese in considerazione al fine di stabilire l’eventuale deroga.
Laddove il Comune ritenga presente in loco un fossato appartenente al reticolo idrico minore, si giustifica certamente la previsione di una fascia di rispetto, indipendentemente dalla circostanza che manchi allo stato un tubo di sversamento nel predetto fossato, oppure la portata d’acqua possa variare o addirittura, in alcuni periodi, essere del tutto assente.
E’ legittimo il diniego di rilascio di permesso di costruire in sanatoria relativamente ad un fabbricato realizzato all'interno della c.d. fascia di servitù idraulica, atteso che il divieto di costruzione ad una certa distanza dagli argini dei corsi d'acqua demaniali ha carattere assoluto ed inderogabile.
Il divieto di costruzione nella c.d. fascia di servitù idraulica ha carattere assoluto ed inderogabile e permane nonostante la tombatura del corso d’acqua.
La c.d. fascia di servitù idraulica imposta dall'art. 96 lett. f), r.d. 25 luglio 1904, n. 523, essendo informata a... _OMISSIS_ ...ssicurare non solo la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali, ma anche (e soprattutto) il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici, ha carattere assoluto e non derogabile in relazione a qualsiasi costruzione (recinzioni, strade, depuratore e quant’altro).
Non assume rilievo alcuno, per escludere l’applicabilità della fascia di servitù idraulica, il fatto che un corso d'acqua che è sempre stato tale si possa presentare privo d'acqua.
La distanza di un manufatto dall'argine di un fiume deve essere determinata riferendosi alla delimitazione effettiva del corso d’acqua, partendo dal ciglio della sponda, quale confine naturale dell’ordinaria portata d’acqua, e non già dal piede esterno dell’argine ogni qual volta esso non esplichi una funzione analoga alla sponda nel contenere l’acqua, rappresentando invece una barriera esterna artificiale eretta a difesa del territorio nell'ipotesi del verificarsi di piene eccezionali.
Il divieto di costruire ad una certa distanza dagli argini dei corsi d’acqua demaniali, essendo volto principalmente a garantire il libero deflusso delle acque, ha carattere assoluto e le ipotesi di deroga eccezionalmente previste dalle normative locali sono ancorate a rigorosi presupposti la cui dimostrazione grava sul privato.
Per le aree gravate dal vincolo di cui all'art. 142 lett. c) d.lgs. 42/2004, che tutela direttamente il paesaggio idrico relativo all'alveo del corso d’acqua e indirettamente il profilo estetico-culturale, il diniego di nulla osta non è sufficientemente motivato con l'indicazione del pregio paesaggistico della zona dovendosi invece accertare in che misura l’opera pregiudichi il valore paesistico-ambientale dell’alveo del torrente limitrofo.
Ai fini del divieto di costruzione di opere sugli argini dei corsi d'acqua, previsto dall'art. 96, lett. f), R.D. 523/1904 è irrilevante la circostanza che manchi una sorgente a monte e che, pertanto, abitualmente non vi scorra acqua, perché anche un fossato creatosi naturalmente tra due rilievi collinari, convogliando le acque meteoriche, può determinare il dilavamento de... _OMISSIS_ ...olo la stabilità e turbando il regime delle acque superficiali.
La disciplina di cui all'art. 96 r.d. 5231904, che impone la distanza minima di dieci metri dal piede degli argini e loro accessori per i lavori di scavo, ha carattere sussidiario, essendo destinata a prevalere solo in assenza di una specifica normativa locale. La disciplina derogatoria, che può anche essere contenuta nello strumento urbanistico, deve comunque essere espressamente destinata alla regolamentazione delle distanze dagli argini, esplicitando le condizioni locali e le esigenze di tutela delle acque e degli argini stesi che giustifichino la determinazione di una distanza maggiore o minore di quella indicata dalla norma statale.
I divieti di edificazione e movimento terra previsti dall’art. 96 comma 1-f del RD 523/1904 a tutela del vincolo idraulico (integrati, nella Regione Lombardia, dalla disciplina regionale di cui alla DGR n. 7/7868 del 25 gennaio 2002, e successive modifiche, sulla polizia idraulica di competenza comunale) devono essere intesi non tanto come strumenti di protezione dello stato attuale dei luoghi, ma come misure dirette a impedire l’alterazione del regolare deflusso delle acque.
La sistemazione o l’ampliamento di una strada possono comportare la modifica dell’alveo di un torrente, ma questo non significa che tali interventi siano automaticamente in contrasto con il vincolo idraulico: in realtà, il compito dei comuni nell’esercizio delle funzioni di polizia idraulica è proprio quello di individuare le condizioni tecniche idonee a garantire il potenziamento delle infrastrutture e allo stesso tempo il mantenimento (e se possibile il miglioramento) del regolare deflusso delle acque.
La presenza del vincolo idraulico non impedisce la realizzazione di un intervento privato di sistemazione dell’alveo del torrente e di messa in sicurezza della strada demaniale, che risulta esposta alle esondazioni, a condizione che il Comune (anche avvalendosi delle competenti strutture tecniche regionali e provinciali) stabilisca esattamente le prescrizioni tecniche in grado di preservare, e possibilmente migliorare, il regolare deflusso delle acque.
L'unico soggetto legittimato a far valere la violazione delle distanze da un canale è l’ente proprietario del canale stesso e non altri soggetti.
Il riferimento alle “discipline vigenti nelle diverse local... _OMISSIS_ ...ll'art. 96 del R.D. 25 luglio 1904, n. 523 deve intendersi come un rinvio mobile ad una disciplina non applicabile sull’intero territorio nazionale e che tenga conto delle specificità locali; tale carattere è riferibile anche alla disciplina regionale.
I divieti di edificazione sanciti dall'art 96, lett F), del RD 25 luglio 1904, n 523 (tu delle leggi sulle opere idrauliche), sono precipuamente informati alla ragione pubblicistica di assicurare la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali per i diversi usi disciplinati dalla speciale legislazione sulle acque, o, comunque, di assicurare, ai fini di pubblico interesse, il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, rivi, canali e scolatoi pubblici: ne consegue che, qualora risulti oggettivamente non sussistente una massa d'acqua pubblica suscettibile di essere utilizzata ai suesposti fini pubblicistici, deve escludersi la operatività, ad ogni effetto, dei divieti predetti.
L’articolo 96, primo comma, lettera f), del R.D. 25.7.1904, n. 523, ha introdotto il divieto assoluto di costruire a distanza minore di 10 metri dalle acque pubbliche (compresi alvei, sponde e difese).
Nella Provincia autonoma di Trento il divieto assoluto di costruire a distanza minore di 10 metri dalle acque pubbliche è stato derogabile dall’articolo 7 della l.p. n. 18 del 1976, la quale ha però previsto che eventuali deroghe possono essere concesse solo fino alla distanza di metri 4.
Il divieto di costruzione di opere dagli argini dei corsi d'acqua, previsto dall'art. 96, lett. f), R.D. 523/1904 ha carattere legale, assoluto e inderogabile, ed è diretto al fine di assicurare non solo la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali, ma anche (e soprattutto) il libero de... _OMISSIS_ ...ei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici; cioè, esso è teso a garantire le normali operazioni di ripulitura/manutenzione e a impedire le esondazioni delle acque.
Nel divieto di cui all'art. 96 R.D. 523/1904 è inclusa ogni opera che alteri o lo stato o la forma o le dimensioni o la resistenza dell'argine, trattandosi di ipotesi che la legge prevede tutte in via alternativa tra loro, poiché l'alterazione dello stato dei luoghi, che la norma intende assolutamente impedire, può derivare dalla modificazione anche di una soltanto delle caratteristiche dell'argine, senza che occorra che la modificazione le investa tutte.
Il divieto di edificazione di cui all'art. 96, lett. f), R.D. 523/1904 si applica anche alle sponde dei laghi: tale disposizione, infatti, ha la finalità di consentire il libero deflusso delle acque, e tale necessità si impone pure con riguardo alle acque dei laghi, anch’esse soggette a innalzamenti di livello.
In presenza di un divieto di edificabilità, l’esistenza di eventuali abusi edilizi non potrebbe di per sé legittimare la pretesa a identico trattamento.
I divieti posti dall'art. 96 R.D. 523/1904 sono inderogabili e sono posti a tutela non solo della demanialità delle acque ma soprattutto del libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici ed dell’agevole svolgimento dei lavori di manutenzione di volta in volta necessari a tale scopo.
I divieti di edificazione sanciti dall'art. 96 R.D. 523/1904, informati alla ragione pubblicistica di assicurare la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali ovvero di a... _OMISSIS_ ...elle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici, debbono ritenersi non operativi soltanto quando risulta oggettivamente non sussistente una massa di acqua pubblica suscettibile di essere utilizzata ai predetti fini.
Il divieto di costruzione ad una certa distanza dagli argini dei corsi d’acqua demaniali (c.d. fascia di servitù idraulica), contenuto nell’art. 96, lett. f), R.D. 523/1904 ha carattere assoluto ed inderogabile.
La “fascia fiume” è la fascia di rispetto pari a metri dieci prevista dall’art. 96, lett. f, del r.d. n. 523 del 1904 e rispetto alla quale l'art. 115 del d.lgs. n. 152 del 2006 si è limitato solo a disciplinare gli interventi ammissibili ai fini della stabilizzazione delle sponde e del mantenimento dei valori ambientali presenti.
A fronte del divieto di edificazione discendente dall’esistenza della fascia di rispetto fluviale non è richiesta una particolare attività istruttoria da compiere, quanto piuttosto l’assoluto rispetto del divieto.
L'interesse del privato proprietario al mantenimento dell’edificio entro la fascia di rispetto dei canali di bonifica (art. 133 R.D. 368/1904) e a distanza inferiore a quella minima è ttelato solo se ed in quanto l’immobile non subisca alcuna trasformazione fisica, rimanga tal quale, come esistente: peraltro, nemmeno in tale ipotesi l'interesse ha una tutela assoluta, potendo disporsi l'arretramento o l'abbattimento dell'immobile che “rechi pregiudizio” all’interesse pubblico relativo alla più funzionale ed efficace manutenzione di argini, sponde, corsi d’acqua e canali e/o se presenti rischi in ordine all’esondazione e al naturale deflusso delle acque.
Nel bilanciamento dei contrapposti interessi, quelli dell'autore di un abuso edilizio a ridosso di u... _OMISSIS_ ...utto recessivi rispetto all’interesse pubblico ad evitare il possibile rischio all’incolumità delle persone coinvolte nella sua attività produttiva.
Il divieto di piantagione di alberi, di edificazioni o fabbriche e di movimento del terreno del piede esterno e interno degli argini ad una certa distanza dal corso d’acqua (che per i manufatti è da 4 a 10 metri secondo l’importanza del corso d’acqua medesimo) vale non solo per i corsi d’acqua superficiali, ma anche per le altre opere di bonificazione di cui all'art. 133, co. 1, R.D. 368/1904, tra le quali va certamente compresa anche la tombinatura che non può dirsi come tale opera definitiva, essendo possibile riportare in qualunque momento il corso d’acqua allo stato precedente.
Il rispetto delle distanze di cui all'art. 133 R.D. 368/1904 deve ritenersi inderogabile anche per i corsi d’acqua tombinati, al fine di consentire uno spazio di manovra nel caso di necessit&agr... _OMISSIS_ ...tà di manutenzione delle condutture.
Gli strumenti urbanistici non hanno la capacità di far venir meno la natura direttamente impressa ad un’acqua pubblica dalla previsione legislativa.
Sono di interesse paesaggistico e sottoposte alle disposizioni di tutela per legge, tra gli altri, i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal T.U. 11 dicembre 1933, n.1775 e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna, ma il vincolo limitativo dell’edificabilità è escluso nelle aree ricadenti nelle zone A e B dei PRG vigenti alla data del 6 settembre 1985.
La fascia di protezione di 150 metri va misurata dal limite di piena ordinaria del corso d’acqua, sia esso coincidente con il ciglio di sponda sia esso coincidente con il piede esterno dell’argine, mentre restano a tal fine estranee le barriere protettive preordinate a contrastare le piene straordinarie.
Nella Regione Puglia la lama e la gravina, che costituiscono specie nell’ambito del genus torrenti, risultano entrambe tutelate col vincolo di inedificabilità dell’art. 51, lettera h), della l.r. n. 56/80, tutela successivamente ribadita con la l.r. n. 30/90.
E’ consentito l’insediamento di abitazioni in zone sottoposte a vincoli di tutela dei pozzi acquiferi, ferma restando la necessità di verificare, in sede esecutiva, che le modalità costruttive siano tali da evitare ogni pericolo di inquinamento delle falde acquifere.
Nel vigore dell'art. 21 del d.lgs. n. 152 del 1999, nel testo introdotto dall’art. 5 del d.lgs. n. 258 del 2000, le attività di edilizia residenziale e le relative opere di urbanizzazione non potevano ritenersi precluse nell'ambito delle aree soggette al vincolo idropotabile ivi contemplato.
Per ... _OMISSIS_ ...previsti dal comma 2 dell'art. 94 del D.lgs. 152/06 e distinti dalle zone di tutela e di protezione di cui al comma 1, la fascia di rispetto che il comma 6 fissa in 200 metri può essere diversamente dimensionata solo dopo l’accertamento in concreto delle specifiche esigenze di tutela che deriveranno dalla effettiva situazione dei luoghi e dei terreni.
Le esigenze di protezione fissate dall’art. 94 del D.lgs. 152/06 per le aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano prescindono dal titolo amministrativo-abilitativo che consenta l’uso dell’acqua per fini potabili, presupponendo invece un uso “sostanziale” ed effettivo delle acque per consumo umano.
Ai fini del vincolo sui corsi d’acqua iscritti in appositi elenchi e le relative sponde per una fascia di rispetto di 150 metri ex art. 142, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, per fiumi e torrenti la pubblicità degli stessi esiste di per sé, in base all'art. 822 cod. civ., e conseguentemente anche il vincolo paesistico è imposto ex lege a prescindere dalla iscrizione in elenchi, laddove solo per le acque fluenti di minori dimensioni e importanza, vale a dire per i corsi d'acqua che non sono né fiumi né torrenti, si impone, al fine della loro rilevanza paesaggistica, la iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche.
Gli elenchi, l’iscrizione nel quali rileva ai fini della costituzione del vincolo di rispetto di cui all'art. 142, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, non sono solo quelli cui espressamente fa rinvio tale norma (e cioè quelli “previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775”), perché a essi debbono essere considerati funzionalmente equiparabili altri elenchi pubblici, quali in concreto quelli approvati con i regi decreti 22 gennaio 1922 e 27 marzo 1927, adottati sulla base del regio decreto 14 agosto 1920, n. 1285, il quale ha espresso in modo univoco l’intenzione di mantenere ferma l’efficacia degli elenchi di acque pubbliche formati sulla base della normativa previgente.
L'art. 142 D. Lgs. 42/2004, nella parte in cui dispone che «sono comunque di interesse paesaggistico e sono sottoposti alle disposizioni di questo titolo... i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri», va interpretato nel senso che solo per le acque fluenti di minori dimensioni ed importanza, vale a dire per i corsi d'acqua che non sono né fiumi n&eacu... _OMISSIS_ ...ni della loro rilevanza paesaggistica, la iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche; quanto ai fiumi e torrenti, il requisito della pubblicità esiste di per sé ed anche il vincolo paesaggistico è imposto ex lege senza necessità di iscrizione negli elenchi.
Deve ritenersi che i fiumi ed i torrenti siano soggetti a tutela paesistica di per sé stessi, a prescindere dalla iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche, mentre solo per i corsi d'acqua diversi dai fiumi e dai torrenti la iscrizione negli elenchi delle acque pubbliche ha efficacia costitutiva del vincolo paesaggistico; anche i fiumi e i torrenti sono da ritenere, infatti, corsi d'acqua con la conseguenza che la loro autonoma indicazione assume una sola, plausibile spiegazione: si è pensato ai fiumi e ai torrenti come acque fluenti di maggiore importanza, e ai corsi d'acqua come categoria residuale, comprensiva delle acque fluenti di minore portata, come ad es. i ruscelli («piccolo corso d'acqua»), i fiumicelli («piccolo fiume»), le sorgenti («punto di affioramento di una falda d'acqua»), le fiumare («corso d'acqua a carattere torrentizio»), e... _OMISSIS_ ...