Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20130206.htm
Timestamp: 2018-01-21 18:39:48+00:00
Document Index: 73323847

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 1815', 'art. 25', 'art. 644', 'sentenza ']

Tidona e Associati - Contratto di apertura di credito, calcolo del tasso effettivo globale medio e usura civilistica
Il tasso-soglia che fa scattare l’usura va calcolato senza tener conto della commissione di massimo scoperto - in conformità a quanto stabiliscono le previgenti Istruzioni della Banca d’Italia - fino a quando la rilevazione del tasso effettivo globale medio non seguirà le disposizioni attuative previste dall’art. 2-bis, comma 2, l. n. 2/2009, con la conseguenza che il dovere di conformarsi al criterio onnicomprensivo di cui alla l. n. 108/1996 opererà solo per il periodo successivo all’adozione del regolamento di cui al citato articolo.
La sentenza in commento si occupa di un problema tecnico oggetto di soluzioni contrastanti in giurisprudenza: la questione è quali voci debbano essere considerate al fine di calcolare il tasso-soglia, superato il quale si verifica usura. In particolare la problematica si è posta con forza in riferimento alla commissione di massimo scoperto, in quanto le Istruzioni della Banca d’Italia - fino al 2009 - indicavano di non tenerne conto ai fini del calcolo del tasso effettivo globale. Nella sentenza in commento il Tribunale di Verona decide in senso contrario a quanto affermato dalla Corte di cassazione, ritenendo che della commissione di massimo scoperto non si debba tenere conto al fine del calcolo del tasso-soglia.
La questione dell’applicazione di tassi usurari rappresenta una tematica oggetto di giurisprudenza abbastanza abbondante. La presenza di un discreto numero di controversie è ascrivibile anche alla crisi economico-finanziaria degli ultimi anni, che ha spinto numerose società in difficoltà finanziarie, talvolta gravi e che portano - in alcuni casi - fino all’insolvenza . Le imprese, messe alle strette, possono cercare riscatto agendo in giudizio nei confronti delle banche. Mentre, quando le società sono in bonis, vi è minore conflittualità con le banche, la situazione muta quando l’azione in giudizio contro gli istituti di credito viene vista come l’ultima possibilità di evitare il fallimento.
Sotto un secondo profilo, le controversie in materia di anatocismo possono essere affiancate da domande miranti a ottenere la declaratoria che i tassi d’interesse che sono stati applicati dalle banche sono usurari. Il problema - come dimostra la sentenza in commento - è che la nozione di “usurarietà” del corrispettivo applicato dagli istituti di credito è controversa, ed è stata oggetto di diversi interventi legislativi e regolamentari.
Sempre in via d’introduzione è utile ricordare che l’usura è una materia particolarmente tecnica. La verifica della correttezza del calcolo degli interessi e, più in generale, del corrispettivo applicato dalla banca può risultare alquanto complesso e - di norma - richiede l’intervento di un c.t.u. . Gli stessi c.t.u., tuttavia, possono trovarsi in difficoltà nell’effettuare i calcoli, in quanto i parametri indicati da leggi e regolamenti non sono sempre univoci e sono stati oggetti di modifiche nel corso del tempo. Non è pertanto raro assistere a decisioni giurisprudenziali contrastanti. Il compito di formulare bene i quesiti spetta al giudice, il quale – però – a sua volta rischia di trovarsi in difficoltà, non disponendo di quelle cognizioni contabili, finanziarie e matematiche necessarie per formulare in modo appropriato i quesiti.
Il punto di partenza dell’analisi deve essere la legge sull’usura (n. 108/1996). Tale legge consiste in una serie di articoli che vanno a modificare disposizioni di altre leggi e, ai fini che qui interessano, vanno evidenziate in particolare due modifiche: la prima quella apportata all’art. 644 c.p. sul reato di usura; la seconda quella apportata all’art. 1815 c.c. sugli interessi usurari nel contesto del contratto di mutuo . Nel commento ci occuperemo dei profili civilistici dell’usura, anche se è innegabile che – in quest’area del diritto - la materia civile e quella penale sono strettamente connesse.
Sul punto è però intervenuta la medesima Corte di cassazione, affermando che è manifestamente infondata l’eccezione d’incostituzionalità degli artt. 644, comma 3, c.p. e 2 l. n. 108/1996 per contrasto con l’art. 25 Cost., sotto il profilo che le predette norme, nel rimettere la determinazione del tasso-soglia - oltre il quale si configura uno degli elementi oggettivi del reato di usura - a organi amministrativi, determinerebbe una violazione del principio della riserva di legge in materia penale . Con questa pronunzia la Cassazione ha osservato che il principio della riserva di legge è rispettato in quanto la suddetta legge indica analiticamente il procedimento per la determinazione dei tassi-soglia, affidando al Ministro solo il limitato ruolo di “fotografare”, secondo rigorosi criteri tecnici, l’andamento dei tassi finanziari.
Ai fini che qui interessano, la distinzione di fondo da operarsi è quella fra la commissione di massimo scoperto (c.m.s.) da un lato nonché la commissione di mancato utilizzo (c.m.u.) e la commissione di affidamento da un altro lato. Tali commissioni si presentano nella prassi con caratteristiche diverse. Volendo tuttavia tracciare la distinzione di fondo, si può affermare che la commissione di massimo scoperto consiste in un addebito per il fatto che il soggetto usa una linea di credito (e si tratterà poi di capire concretamente con quali modalità di calcolo viene operato l’addebito), mentre la commissione di mancato utilizzo consiste in un addebito per il caso contrario, ossia per il fatto che il soggetto non usa una linea di credito (di cui però può, se ne ha bisogno, avvalersi). Non ci soffermeremo sulla commissione di affidamento, che - in sostanza - opera analogamente alla commissione di mancato utilizzo.
Il problema, come accennavamo, è se anche la commissione di massimo scoperto debba essere calcolata ai fini del raggiungimento del tasso-soglia che fa scattare l’usura. A volersi limitare al testo della legge, la risposta dovrebbe essere positiva, considerato che - ai sensi dell’art. 644, comma 5, c.p. - tutti gli oneri che fanno capo al cliente concorrono nella determinazione del tasso-soglia. Il problema è che, nel corso degli anni sono state emanate Istruzioni della Banca d’Italia che escludevano le commissioni di massimo scoperto dal calcolo degli oneri che vanno a comporre la base di calcolo dell’usura. Più specificamente le Istruzioni della Banca d’Italia del 2006, richiamate espressamente nella sentenza del Tribunale di Verona in commento, escludono espressamente che si possa inserire la commissione di massimo scoperto nel computo (sez. I, lett. C5).
Ogni ordinamento ha, in sostanza, due possibilità: fissare una soglia che fa scattare la disciplina dell’usura oppure non prevedere alcuna soglia, lasciando che sia il mercato a decidere quali soggetti siano degni di credito. Con la legge sull’usura si è stabilito che, oltre una certa somma percentuale, le banche non possono fare credito, pena il compimento di un reato. La conseguenza di questa scelta è che debitori molto rischiosi vengono esclusi dal mercato del credito bancario. Dunque un effetto paradossale della normativa sull’usura è quello di spingere verso l’usura criminale in senso stretto (diversa da quella “bancaria”) una certa percentuale di debitori, che – per il loro scarso merito di credito - non trovano sostegno negli istituti di credito. In questo contesto si colloca la commissione di massimo scoperto: escludendola dal calcolo del tasso effettivo globale ai fini dell’usura, le banche hanno goduto di un certo margine di flessibilità nel fare credito, applicando tali commissioni a soggetti che altrimenti non avrebbero avuto accesso al credito bancario.