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Timestamp: 2020-02-29 13:07:52+00:00
Document Index: 120291274

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 61', 'art. 48', 'art. 79', 'sentenza ', 'art. 75', 'art. 18']

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Pubblicato in G.U. il c.d. decreto decontribuzione
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2013 il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che reca “determinazione, per l’anno 2012, della misura massima percentuale della retribuzione di secondo livello oggetto dello sgravio contributivo previsto dall’art. 1, commi 67 e 68, della legge 24 dicembre 2007, n.247”.
E’ stato cioè dato il via libera, per il 2012, agli sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di 2° livello. Il beneficio, a partire dal 1° gennaio 2012, consiste nella concessione di uno sgravio contributivo nella misura del 2,25% della retribuzione contrattuale percepita dal lavoratore, relativamente alla quota prevista dai contratti collettivi aziendali e territoriali. Per Saperne Di Più
INPS: nuove indicazioni sui voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting e per il contributo per gli asili nido
Con circolare n. 48 del 2013 l’INPS ha fornito le indicazioni operative per richiedere l’erogazione dei benefici previsti dall’art. 4, comma 24, lett. b) L. 92/2012, che dispone in via sperimentale (per gli anni 2013-2015) la possibilità per la madre lavoratrice di richiedere, al termine del congedo di maternità e in alternativa al congedo parentale, l’erogazione di benefici sottoforma di voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting oppure sottoforma di un contributo per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati. Tali benefici saranno concessi per un periodo massimo di 6 mesi, da utilizzare entro gli 11 mesi successivi al periodo di congedo obbligatorio. La copertura è garantita da 20 milioni di euro per ogni anno (2013-2015).
ROMPICAPO CUD
Da quest’anno il CUD smetterà di arrivare per posta a milioni di pensionati, i quali sono costretti a stare al passo con i tempi e provvedere tramite apposita procedura online a richiedere il proprio CUD.
Prima di addentrarci nella complessità della procedura, che il Codacons ha definito “appositamente complicata”, facciamo una considerazione preliminare: secondo l’ISTAT nel 2012 solo il 16,3% degli italiani compresi fra i 65 e i 74 anni ha utilizzato internet (percentuale che scende drasticamente col salire dell’età). Per Saperne Di Più
Stipulata convenzione INPS-SANARTI
Il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Lavoratori dell’Artigianato – Sanarti – ha sottoscritto, in data 28 gennaio 2013, una convenzione con l’INPS per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento del Fondo.
La convenzione dispone: Per Saperne Di Più
Le “regole” della maternità nel contratto a progetto: chi paga?
Il numero di contratti a progetto che vengono attivati ogni anno, soprattutto nei confronti di giovani donne, si attesta ormai su livelli davvero importanti. Quindi, con una certa frequenza, viene richiesto al consulente del lavoro quali siano le “regole” da seguire in caso di gravidanza della collaboratrice. Soprattutto, è interesse delle collaboratrici conoscere quali siano le tutele previste, e delle aziende conoscere quali siano i costi da sostenere. Per Saperne Di Più
Il Ministro riconosce necessità di modifiche: avevamo ragione noi.
Avevamo ragione noi.
Era da tempo ormai, fin da quando erano cominciate a circolare le prime bozze del testo della riforma del mercato del lavoro (L. 28 giugno 2012, n. 92), che mettevano in evidenza quelle norme che, così come venivano scritte, non sarebbero state in grado di applicarsi nel giusto modo al contesto reale, al contesto in cui si trovano ad operare imprese e lavoratori.
Neppure sarebbero state in grado, nella realtà fattuale, di raggiungere quegli obiettivi che la stessa legge si pone come obiettivi generali nel comma con cui esordisce, il primo dell’articolo 1.
Una di queste norme è quella che incide sulla disciplina del contratto a tempo determinato, tipologia contrattuale caratterizzante del nostro mercato del lavoro e che acquista oggi sempre più importanza, modificando le disposizioni che regolavano la materia dal d.lgs. n. 368 del 2001. Per Saperne Di Più
La prestazione occasionale come CO.CO.CO.
Per occasionale si intende quella prestazione, con il medesimo committente, che ha durata complessivan on superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare, ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, per un periodo non superiore a 240 ore (art. 61, co. 2 D.Lgs. n. 276/2003 come modificato, a decorrere dal 24 novembre 2010, dall’art. 48, co. 7, L. n. 183/2010) ed il cui compenso non sia superiore a 5.000 euro nel corso del medesimo anno.
Che significa che le suddette prestazioni non sono riconducibili a un progetto? Cosa ha inteso significare il Legislatore?
Semplicemente, che ci sono delle collaborazioni coordinate e continuative così brevi e di entità così bassa che non rileva che ci sia il progetto; se si sta nelle soglie prefissate (30 giorni e 5000 euro) non importa che il co.co.co. sia riconducibile a un co.co.pro.
Quindi quel rapporto anche al di sotto dei 5000 euro sarà sottoposto a contribuzione, il reddito sarà assoggettato a le regole del rapporto di lavoro subordinato, sarà necessaria l’assicurazione contro gli infortuni, il lavoratore sarà iscritto nel Libro unico del lavoro ed avrà la comunicazione obbligatoria preventiva.
L’intervento di Paolo Stern nel ambito del percorso formativo organizzato da TeleConsul Editore.
La collaborazione a progetto nella nuova riforma Fornero.
La mancanza di uno specifico progetto impedisce alle parti di provare l’esistenza di un rapporto di lavoro autonomo, con la conseguente determinazione di un rapporto di lavoro subordinato.
Riforma Lavoro: si doveva fare di più e meglio.
di Paolo Stern
Alcune riflessioni sulla riforma Fornero pubblicate sul Bollettino ADAPT proprio in questi giorni:
E’ entrata in vigore la riforma del mercato del lavoro Fornero. La professoressa sicuramente verrà ricordata per questo nei prossimi anni. Tanto basta per i miei personali e più sinceri complimenti.
Complimenti in primo luogo per il decisionismo che ha dimostrato. Ha ascoltato (poco a dire il vero) gli operatori, le parti sociali, dopo di che ha staccato audio e video ed ha operato. Nelle segrete stanze con i suoi più fidi consiglieri ha dato in pasto alle Camere un documento completo che ha fatto arrabbiare tutti. Quindi, bene. E’ così che la politica deve fare. Ascoltare ma poi agire, autonomamente agire. Senza farsi impallinare nel tiro al piccione dei veti incrociati. Ottimo. Da tecnico ha dato una grande lezione a tanti politici. Per Saperne Di Più
Certificare il contratto dopo la riforma Fornero? Quasi un obbligo.
Come sappiamo l’art. 79 dlgs 276/03 esprime il principio in ragione del quale spetta a chiunque contesti la regolarità di un contratto certificato l’obbligo di dimostrarne in giudizio l’invalidità permanendo, fino a sentenza di merito, quanto accertato in sede di certificazione.In pratica la volontà assistita delle parti, espressa in fase di stipula del contratto, prevale contro ogni contestazione sia questa mossa da una delle parti contrattuali sia da terzi, organi di vigilanza compresi. La finalità della norma è chiaramente espressa dall’art. 75 modificato dalla Legge 183/10 “ ridurre il contenzioso in materia di lavoro” e questo obiettivo viene raggiunto esaltando la volontà delle parti contrattuali resa in un foro assistito in cui le stesse parti abbiamo piena conoscenza e consapevolezza di quanto vanno a sottoscrivere.
Riforma del lavoro: senza riduzione dei costi non incrementa l’occupazione.
No. Ad una prima lettura non mi convince.
Non trovo la corrispondenza tra le istanze delle imprese, specialmente quelle piccole e medie che assisto quotidianamente, e ciò che rilevo dal DDL di riforma del mercato del lavoro.
In primo luogo cosa dovrebbe essere la riforma: strumento per coordinare le flessibilità, rilanciare l’occupazione eliminando rigidità in uscita (art. 18) e riordinando sistema di ammortizzatori sociali.
Il tutto con limiti di bilancio strettissimi quindi sostanzialmente a costo zero per le pubbliche finanze. Operazione certamente complessa e resa ancor di più tale dai consueti fuochi incrociati degli stakeholders. A che punto siamo? In un grande empasse. Tutti parlano male della riforma (ma ciò è anche normale e per certi versi giusto) e non sembra esserci spazio per sue sostanziali variazioni. Per Saperne Di Più