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Timestamp: 2013-05-19 07:59:13+00:00
Document Index: 33400774

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32']

Collegato lavoro: da gennaio rientrano in vigore i termini di impugnazione. | Comunicazione Italiana
DIRITTO DEL LAVORO	articolo letto 921 volte	Collegato lavoro: da gennaio rientrano in vigore i termini di impugnazione.	19 Gen 2012	Dal 1° gennaio 2011 è completamente operativa la modifica apportata dal Collegato lavoro ai commi
1 e 2 dell’articolo 6 della legge 15/07/1966 n .604, temporaneamente
sospesa da un emendamento inserito, subito dopo l’approvazione
della riforma, nel “Milleproroghe” del febbraio 2011.
Il nuovo intervento prevedeva, infatti, una modifica diretta al Collegato Lavoro,
aggiungendo all’art. 32, dopo il comma 1, il seguente comma: ‹‹1bis.
In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all’art. 6, co.
1, della legge 15 luglio 1966 n. 604, come modificato dal comma 1 dal presente
articolo, relative al termine di sessanta giorni per l’impugnazione del
licenziamento, acquistano efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011››.
La norma risultava però alquanto criptica:
non si comprendeva se la sospensione dovesse valere solo per l’impugnazione
dei licenziamenti individuali ovvero anche per gli altri casi interessati dal
Da più parti si è ritenuto,
in maniera favorevole al lavoratore, che detto articolo avrebbe di fatto sospeso ogni
termine decadenziale per tutte le fattispecie innanzi richiamate (e quindi
anche al contratto a termine, cfr sentenza del tribunale Milano n. 3914 del
4 agosto 2011), mentre, secondo talune più rigide interpretazioni il
fatto che il detto art. 1 bis facesse espresso richiamo alla sospensione
dei termini di cui al comma 1 del predetto articolo, avrebbe dovuto far escludere
l´operatività della sospensione per tutte le ipotesi previste
ai commi 3 e 4 dell´art. 32 (sentenza del tribunale id Milano n.
4404 del 29 settembre 2011).
Così, già da oggi (salvo ripensamenti), ferma
restando l’impugnazione tradizionale del licenziamento entro il termine
decadenziale di 60 giorni (con qualsiasi atto scritto, anche
estragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore), l’impugnazione
stessa diviene inefficace se non è seguita,
entro il successivo termine di 270 giorni, dal deposito
del ricorso nella cancelleria del tribunale.
Inoltre, il nuovo termine di decadenza si
applica anche alle controversie aventi a oggetto una delle seguenti materie:
− recesso del committente nei rapporti
di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto;
− trasferimento
− azione di nullità del termine
apposto al contratto di lavoro (il termine di decadenza decorre dalla scadenza
del contratto).
− cessione di contratto di lavoro nell'ambito
di un trasferimento di azienda;
− controversie in materia di somministrazione
irregolare, distacco o appalto illecito.
Da ultimo, va ricordato - anche se questa
materia non era oggetto di sospensione - che secondo l'art. 32 il datore di
lavoro, in caso di conversione giudiziale di un contratto a termine, dovrà pagare
un risarcimento del danno, per i periodi intercorsi tra la fine del rapporto
e la sentenza, di importo variabile tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12
mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo
ai criteri indicati nell'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604. Questi
importi sono ridotti della metà, nel caso in cui il datore di lavoro
abbia stipulato contratti ovvero accordi collettivi nazionali, territoriali
o aziendali che prevedano l'assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori
già occupati con contratto a termine.	Atlante
Di Danilo VitaliTitolare di Studio Legale Vitali	Condividi Non ci sono ancora commenti