Source: https://www.comilva.org/guida-allobiezione/situazioni-particolari/
Timestamp: 2020-07-05 03:02:53+00:00
Document Index: 162435404

Matched Legal Cases: ['art. 110', 'art. 129', 'art. 650', 'art. 260', 'art. 260', 'art. 70']

Situazioni particolari | Comilva
Può succedere che il Sindaco, se non completamente informato sulla natura dell’obiezione di coscienza dei genitori, soprattutto se pressato dall’ASL, prenda dei provvedimenti ostili alla famiglia, emettendo una ordinanza di vaccinazione. È una situazione piuttosto rara perché normalmente l’ASL procede d’ufficio contro i genitori con i mezzi che le sono consentiti dalla legge.
Per evitarlo è bene agire d’anticipo incontrando il Sindaco stesso in via preliminare (come segnalato) e, qualora si venisse a conoscenza dell’intenzione del Sindaco di emettere l’ordinanza si può cercare di prevenirla inviando una lettera allo stesso che ne dimostri l’illegittimità, chiedendo nel contempo un incontro. Risposta attesa entro 10 giorni.
Non è conveniente assumere un atteggiamento polemico e di contrasto con il Sindaco 8o eventualmente con gli assistenti sociali da lui delegati), bensì un atteggiamento costruttivo e rivolto alla soluzione ragionevole del problema, che deve sempre mantenere fermo l’obiettivo principale, ovvero la salute del minore.
Come dimostrare al Sindaco l’illegittimità dell’ordinanza:
Un caso pratico è rappresentato da una coppia di genitori di Macerata: con Sentenza N. 271/02 del 8.3.2002 il Tribunale Penale li assolve dal reato p. e p. dall’art. 110 e 650 del CP, perché nella loro qualità di genitori del figlio minore, non osservavano l’ordinanza n. 215 emessa dal Sindaco del Comune di Camporotondo di Fiastrone, con la quale si ingiungeva ad entrambi di accompagnare il minore stesso presso l’ASL di competenza per effettuare le vaccinazioni obbligatorie non completate.
Per questa imputazione l’avvocato chiedeva il proscioglimento in base all’ex. art. 129 cpp, richiesta a cui si associa anche il PM, sulla base del fatto che il reato contestato non è penalmente rilevante per una duplice depenalizzazione contenuta nelle L. 706/75 e 689/81.
La tesi dell’avvocato viene accolta pienamente dal Giudice, che fra le motivazioni cita:
“l’Ordinanza con la quale il Sindaco richiama al rispetto degli obblighi sulle vaccinazioni obbligatorie non configura il provvedimento dell’autorità la cui inosservanza è punita ai sensi dell’arto. 650 CP, perché l’lliceità della condotta in questione è già prevista in una norma primaria il cui contenuto non può essere fatto proprio, se non sterilmente, da un atto amministrativo (Cassazione sez. I, 12.12.90). Si deve rilevare infatti che le violazioni in tema di vaccinazioni obbligatorie sono oggetto solo di sanzioni amministrative … (L. 689/81) … L’unica fattispecie ( … ) la cui ricorrenza potrebbe far scattare l’operatività dell’art. 650 CP è da individuarsi in quella prevista e punita (anche con l’arresto) dall’art. 260 TULS. In questo caso, l’ordine di vaccinazione impartito dal Sindaco trova il suo fondamento nella finalità di impedire l’invasione di una malattia infettiva concreta, la quale sia già effettivamente insorta o sia sul punto di diffondersi”.
Può succedere che l’ASL o il Sindaco procedano verso i genitori per violazione dell’art. 260 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie (diffusione di malattie infettive). Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un atto illegittimo.
Il comportamento dell’ASL che addirittura solleciti il Sindaco ad intimare ed ottenere il pagamento della sanzione amministrativa, è del tutto inopportuno, visto che all’emanazione della sanzione ed alla sua notifica ai genitori, consegue tutta una serie di norme ben chiare e stabilite, vale a dire: termini per impugnare, termini per pagare, possibilità di essere sentiti, ecc.
I COMUNI POSSONO ARCHIVIARE LE RICHIESTE DI ORDINANZA DELLE AZIENDE SANITARIE
Il comune di Tavullia (PU) – così come molti altri della zona – ha ordinato l’archiviazione dei verbali della locale azienda sanitaria N. 1 di Pesaro, Dipartimento prevenzione SISP a carico dei genitori di un minore non sottoposto alle vaccinazioni obbligatorie successive al primo ciclo dopo che questi aveva manifestato disturbi correlabili, secondo le testimonianze dei genitori stessi, alle prime dosi dei vaccini obbligatori e sulla base degli artt. 18 e 24 della L. 689/81, del DPR n. 320 del 8.2.54, e artt. 107 e 109 del D.Lgs. 267/2000 e art. 70, 6° comma del D.Lgs. 165/2001.
Nello specifico vengono citate: la Sentenza del Pretore di Brescia del 29.03.199 contro l’azienda sanitaria di Leno, la Sentenza del GdP di Pesaro del 29/12/2000 contro il Comune di Montelabbate. Seguendo le motivazioni che hanno portato a questa decisione si legge ancora: