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Timestamp: 2013-12-05 15:14:45+00:00
Document Index: 50437491

Matched Legal Cases: ['art. 2346', 'art. 2468', 'art. 5', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 167', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7']

Il nuovo regime di tassazione dei capital gain: la cessione delle part...
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Il nuovo regime di tassazione dei capital gain: la cessione delle partecipazioni
Proseguiamo l'approfondimento con la trattazione delle modalità di determinazione dell'imponibile fiscale nel caso cessione delle partecipazioni qualificate e non
Come anticipato nel precedente approfondimento (23 maggio 2005) , è qualificata la cessione di una partecipazione detenuta in: società di persone residenti; S.p.A., S.a.p.a., S.r.l., società cooperative, società di mutua assicurazione ed enti commerciali residenti; società ed enti (comprese le associazioni tra artisti e professionisti e gli enti non commerciali) non residenti;
che rappresenta una percentuale superiore al 20% (2% per le quotate) dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria o al 25% (5% per le quotate) del capitale o patrimonio sociale. Per configurare una cessione qualificata è sufficiente il superamento di uno solo dei predetti limiti. Come precisato dalla Circolare 10/12/2004, n. 52/E, ai fini della verifica del superamento di tali percentuali è necessario tener conto: anche dei titoli o dei diritti attraverso cui possono essere acquisite partecipazioni qualificate (diritti d'opzione, obbligazioni convertibili, ecc...); di tutte le cessioni effettuate nel corso di 12 mesi. Analogamente a quanto già previsto nella previgente disciplina, la percentuale di diritti di voto e di partecipazione è quindi determinata tenendo conto di tutte le cessioni effettuate nell'arco di 12 mesi. Tale regola va applicata a partire dalla data in cui la partecipazione detenuta supera le predette percentuali. Di conseguenza dal momento in cui un soggetto possiede, almeno per 1 giorno, una partecipazione qualificata, le cessioni successive effettuate nell'arco di 12 mesi se cumulativamente superiori ai limiti sono da considerarsi tutte cessioni di partecipazioni qualificate (l'eventuale imposta sostitutiva del 12,50% corrisposta fino al superamento dei limiti, può essere detratta in sede di dichiarazione dei redditi). Fino al momento in cui un soggetto non detiene una partecipazione superiore ai predetti limiti, tutte le cessioni effettuate nei 12 mesi, anche se complessivamente superiori ai limiti, sono da considerarsi non qualificate. Esempi
Il Sig. Tizio detiene il 30% del capitale sociale della Tizio S.r.l. (partecipazione qualificata):
il 20/12/2003 cede il 10%, per cui la partecipazione detenuta scende al 20% (30 - 10); il 19/07/2004 cede il 15%, per cui la partecipazione detenuta scende al 5% (20 - 15).
In tal caso, poiché il soggetto detiene una partecipazione superiore al 20% e le cessioni complessivamente effettuate nell'arco dei 12 mesi sono pari al 25% (10% + 15%), tutte le cessioni sono considerate qualificate. Supponiamo ora, invece, che il Sig. Tizio, titolare del medesimo pacchetto del 30%: il 20/12/2003 ceda il 10% per cui la partecipazione detenuta scende al 20% (30 - 10); il 31/12/2004 ceda il 15% per cui la partecipazione detenuta scende al 5% (20 - 15).
In tal caso poiché nei 12 mesi decorrenti dal 20/12/2003 è stata ceduta solo una partecipazione che non supera il 20%, la stessa è da considerare non qualificata. Ai fini della qualificazione la seconda cessione infatti non rileva essendo effettuata dopo il "periodo di vigilanza". Il Sig. Caio detiene il 15% del capitale sociale della Tizio & Caio S.a.s. (partecipazione non qualificata). Egli effettua, nell'arco di 12 mesi, le seguenti operazioni: cede il 10% per cui la partecipazione detenuta scende al 5% (15 - 10); acquista il 20% per cui la partecipazione detenuta sale al 25% (5 + 20); cede il 17% per cui la partecipazione detenuta scende al 8% (25 - 17). In tal caso, poiché il soggetto non detiene, per almeno 1 giorno, una partecipazione qualificata, tutte le cessioni effettuate, sono considerate non qualificate, ancorché complessivamente pari al 27% (10% + 17%). Un importante chiarimento è stato fornito dalla Circolare n. 52/E/2004 già citata con riguardo alle novità introdotte dalla Riforma del diritto societario relativamente: alla possibilità dei soci di effettuare conferimenti non proporzionali, così come previsto dall'art. 2346, c.c., in base al quale viene assegnata una partecipazione in misura maggiore o minore rispetto al conferimento effettuato; all'attribuzione ai soci delle srl di particolari diritti relativamente all'amministrazione della società o alla distribuzione degli utili, così come previsto dall'art. 2468, c.c. In tali ipotesi, all'atto della cessione della partecipazione, al fine di verificare la natura qualificata o non qualificata, è necessario fare riferimento alla percentuale di partecipazione al capitale sociale assegnata (così, ad esempio, se a fronte di un conferimento pari al 10% del capitale sociale, viene attribuita una partecipazione al 30%, la partecipazione è da ritenersi qualificata) o dei diritti di voto spettanti nell'assemblea ordinaria. Cessione di partecipazione non qualificata
È opportuno rammentare che la cessione di una partecipazione detenuta nei soggetti sopra indicati è non qualificata se rappresenta una percentuale pari o inferiore al 20% (2% per le quotate) dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria o al 25% (5% per le quotate) del capitale o patrimonio sociale. È considerata inoltre non qualificata, a prescindere dalla percentuale di partecipazione al capitale o al patrimonio, la partecipazione: detenuta in enti non commerciali residenti; rappresentata da azioni di risparmio non convertibili. Non costituisce reddito diverso - per espressa esclusione normativa - la plusvalenza derivante da cessione di quote di associazioni professionali costituite tra artisti e professionisti (art. 5, co. 3, lett. c), TUIR), con riferimento alle quali non sorge il presupposto impositivo. Cessione di contratti di associazione in partecipazione
Alle plusvalenze derivanti dalla cessione dei contratti di associazione in partecipazione e cointeressenza con apporto di capitale o misto si applica la disciplina prevista per le cessioni di partecipazioni qualificate o non qualificate a seconda che il valore dell'apporto sia superiore o meno a determinate percentuali. In particolare:
se il valore dell'apporto è superiore al 5% o al 25% del valore del patrimonio netto contabile dell'impresa associante risultante dall'ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto (a seconda che si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni), ovvero qualora il valore dell'apporto sia superiore al 25% dell'ammontare delle rimanenze finali e del costo complessivo dei beni ammortizzabili, al netto dei relativi ammortamenti nel caso in cui l'associante sia una impresa minore, si ha assimilazione a partecipazione qualificata; se il valore dell'apporto è pari o inferiore al 5% o al 25% del valore del patrimonio netto contabile dell'impresa associante risultante dall'ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto1(a seconda che si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni), ovvero qualora il valore dell'apporto sia pari o inferiore al 25% dell'ammontare delle rimanenze finali e del costo complessivo dei beni ammortizzabili, al netto dei relativi ammortamenti nel caso in cui l'associante sia una impresa minore, si ha assimilazione a partecipazione non qualificata. Determinazione della plusvalenza
La plusvalenza derivante dalla cessione di partecipazioni è determinata, ai sensi dell'art. 68, co. 1, TUIR, come segue: Plusvalenza = Corrispettivo - (costo d'acquisto + oneri accessori inerenti)
Tra gli oneri accessori che incrementano il costo d'acquisto sono ricompresi i bolli e le altre imposte indirette, le commissioni, le spese notarili, ecc..., ad esclusione degli interessi passivi11. Non vi è applicazione dell'adeguamento ISTAT.
Il costo d'acquisto è incrementato: dai versamenti in denaro o in natura, a fondo perduto o in c/capitale; dalla rinuncia di crediti vantati dai soci nei confronti della società. Inoltre il costo fiscalmente riconosciuto in capo al socio è influenzato, in aumento o in diminuzione, anche da altri elementi, distinti a seconda della società partecipata. Se la società partecipata è un ordinario soggetto IRES, il costo d'acquisto è diminuito delle somme e del valore normale dei beni ricevuti dai soci a titolo di ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione di azioni/quote, con versamenti a fondo perduto o in c/capitale e con saldi di rivalutazione monetaria esenti da imposizione. Qualora la società partecipata sia una società di persone (comprese le società immobiliari e finanziarie) ovvero una società di capitali trasparente ai sensi degli artt. 115 e 116, TUIR, il costo d'acquisto è ulteriormente: aumentato dei redditi imputati al socio; diminuito delle perdite imputate al socio; diminuito degli utili distribuiti al socio, fino a concorrenza dei redditi imputati al medesimo. Partecipazione acquisita per successione/donazione
Se la partecipazione è stata acquisita per successione o donazione il costo d'acquisto è così individuato: in caso di successione il costo d'acquisto è rappresentato dal valore definito, o in mancanza, dal valore dichiarato ai fini dell'imposta di successione (se il titolo di partecipazione è esente da tale imposta, il costo è dato dal valore normale all'apertura della successione). Per le successioni aperte dopo il 25/10/2001, si assume il costo sostenuto dal de cuius; in caso di donazione il costo d'acquisto è quello che sarebbe stato assunto dal donante qualora avesse ceduto a titolo oneroso la partecipazione. Modalità di tassazione della plusvalenza
La plusvalenza realizzata è soggetta ad una tassazione differenziata a seconda che la partecipazione sia qualificata o non qualificata. Iniziamo dalla cessione di partecipazione qualificata.
Come è noto la Riforma fiscale non prevede più l'applicazione dell'imposta sostitutiva con aliquota del 27%, ma la plusvalenza è soggetta a tassazione ordinaria. In particolare, concorre alla formazione del reddito complessivo (con conseguente assoggettamento anche alle addizionali regionali e comunali all'IRPEF), una quota pari al 40% delle plusvalenze al netto del 40% delle minusvalenze realizzate con la cessione di partecipazioni qualificate. L'eventuale risultato negativo (eccedenza delle minusvalenze) può essere utilizzato, nei periodi d'imposta successivi ma non oltre il quarto, in diminuzione del 40% delle plusvalenze derivanti sempre dalla cessione di partecipazioni qualificate. Per poter utilizzare l'eccedenza, la stessa deve risultare dalla dichiarazione dei redditi del periodo d'imposta in cui le minusvalenze sono state realizzate. Come precisato dalla citata Circolare n. 52/E, in mancanza di plusvalenze da compensare, le minusvalenze non possono essere utilizzate a riduzione di altri redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo del soggetto. La plusvalenza è, invece, interamente tassata (100%) se la partecipazione qualificata è relativa ad una società residente in un Paese a fiscalità privilegiata (c.d. black list ex D.M. 21/11/2001), salvo l'esercizio del diritto d'interpello per dimostrare che dalla partecipazione non è stato conseguito l'effetto di localizzare il reddito in un paradiso fiscale (art. 68, co. 4, e art. 167, co. 5, lett. b), TUIR). In caso di cessione di partecipazione non qualificata, la Riforma fiscale non ha introdotto novità. Infatti, analogamente a quanto previsto in precedenza, la plusvalenza, determinata al netto delle minusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni non qualificate, è assoggettata all'imposta sostitutiva del 12,50% prevista dall'art. 5, co. 2, D.Lgs. 461/1997. L'imposta sostitutiva va versata entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte sui redditi. Lo schema di decreto legislativo "correttivo" del D.Lgs. 344/2003 prevede che le plusvalenze da cessione di partecipazioni non qualificate possedute in società residenti in Paesi o territori a regime fiscale privilegiato concorrano a formare integralmente il reddito del percipiente per il loro intero ammontare, per cui l'applicazione della ritenuta alla fonte del 12,5% si presenta come acconto dell'imposta dovuta in sede dichiarativa. Se le minusvalenze sono superiori alle plusvalenze, l'eccedenza può essere utilizzata, nei quattro periodi d'imposta successivi, a riduzione di plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate a condizione che la stessa sia indicata nella dichiarazione dei redditi del periodo d'imposta in cui la minusvalenza è stata realizzata. Qualora il contribuente, dopo aver effettuato una prima cessione non qualificata, ponga in essere, nell'arco di dodici mesi dalla prima cessione, altre cessioni che comportino il superamento delle percentuali di diritto di voto o di partecipazione, si realizza una cessione di partecipazione qualificata; in tal caso l'imposta sostitutiva del 12,50% corrisposta sino al superamento delle percentuali può essere portata in detrazione in sede di dichiarazione dei redditi (Circolare n. 52/E/04, cit.). In luogo del predetto regime "della dichiarazione" il contribuente può optare (solo nel caso di partecipazioni non qualificate), analogamente a quanto consentito in passato, per uno dei seguenti regimi alternativi che prevedono l'intervento di un intermediario abilitato (notaio, banca, ecc...) e, non richiedendo alcuna indicazione nel Modello UNICO, consentono di mantenere l'anonimato: il regime del risparmio amministrato (art. 6, D.Lgs. 461/1997), secondo il quale la tassazione avviene sulla base del realizzo dei redditi diversi di natura finanziaria; il regime del risparmio gestito (art. 7, D.Lgs. 461/1997), secondo il quale la tassazione è effettuata in base al principio di maturazione dei redditi. Decorrenza delle nuove disposizioni
Le disposizioni introdotte dalla Riforma fiscale sono entrate in vigore il 01/01/2004.
Con particolare riguardo alla disciplina del capital gain , è previsto che il nuovo regime si applica anche alle plusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni effettuate entro il 31/12/2003, il cui corrispettivo sia stato incassato successivamente a tale data.
In caso di pagamento dilazionato, le nuove disposizioni si applicano a quanto incassato a decorrere dal 01/01/2004. Si ringrazia la redazione Map (www.tuttomap.it) per la collaborazione nel presente approfondimento. Fonte: Eurocons - Area Consulenza Aziendale
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