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Timestamp: 2020-04-08 03:02:08+00:00
Document Index: 108652878

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 196', 'art. 196', 'art. 196']

Sentenza Cassazione Civile n. 12740 del 19/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12740 del 19/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/05/2017, (ud. 19/01/2017, dep.19/05/2017), n. 12740
sul ricorso 29052/2015 proposto da:
AVIS BUDGET ITALIA S.P.A., (P.I. 00421940586), già AVIS AUTONOLEGGIO
S.P.A., in persona del legale rappresentante, elettivamente
domiciliata in ROMA, P.ZA COLA DI RINEZO 92, presso lo studio
unitamente all’avvocato VINCENZO DE NISCO, giusta procura speciale
COMUNE DI FIRENZE, (C.F. e P.I. (OMISSIS)), in persona del Sindaco,
Suprema di Cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA
SANSONI, giusta procura speciale in calce al controricorso;
avverso la sentenza n. 1460/2015, del TRIBUNALE di FIRENZE, emessa e
che, con sentenza resa pubblica il 29 aprile 2015, il Tribunale di Firenze, in accoglimento dell’appello proposto dal Comune di Firenze contro la decisione del Giudice di pace della medesima Città, rigettava l’opposizione promossa dalla Avis Budget Italia S.p.A. avverso cartella esattoriale emessa da Equitalia Sud S.p.A. per il regolamento di sanzione pecuniaria per violazione del C.d.S.;
che il giudice di appello osservava, in via assorbente, che il ricorso in opposizione originariamente proposto dall’Avis era inammissibile in quanto si fondava sulla “questione del difetto di legittimazione passiva, che, al di là del nomen iuris impropriamente impiegato, è questione di merito, poichè attiene alla titolarità del rapporto sostanziale dedotto in giudizio” e, dunque andava proposta “avverso il verbale di accertamento”;
che per la cassazione di tale sentenza ricorre l’Avis Budget Italia S.p.A. sulla base di due motivi, cui resiste con controricorso il Comune di Firenze, mentre non ha svolto attività difensiva in questa sede Equitalia Sud S.p.A.;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti costituite, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio, in prossimità della quale la ricorrente ha depositato memoria e il controricorrente un elenco di ricorsi dinanzi a questa Corte su tematiche analoghe, pendenti con la stessa controparte;
che: a) con il primo mezzo è denunciata “violazione ed errata applicazione della legge”, per aver il giudice di appello erroneamente ritenuto, nel caso di specie (in cui si contestava una erronea applicazione dell’art. 196 C.d.S., con omessa notifica del verbale di accertamento della violazione al locatario dell’autoveicolo), inammissibile il ricorso in opposizione ai sensi della L. n. 689 del 1981, artt. 22 e 23, assumendo che esso sia esperibile solo in mancanza di notificazione del provvedimento sanzionatorio; b) con il secondo mezzo è dedotta “violazione ed errata applicazione dell’art. 196 C.d.S.”;
che i motivi, da scrutinarsi congiuntamente, sono manifestamente infondati;
che, essendo incontestato (e, anzi, ammesso dalla stessa ricorrente, ciò, comunque, costituendo presupposto logico-giuridico della decisione non investito da impugnazione) che il verbale di accertamento della infrazione al codice della strada è stato ritualmente notificato alla Avis e da questa non è stato tempestivamente impugnato, nonchè effettivamente trattandosi di opposizione a cartella esattoriale fondata sulla contestazione della titolarità passiva del rapporto sostanziale dedotto in giudizio (adducendo la società ricorrente che, in forza dell’art. 196 C.d.S., la responsabilità solidale ivi prevista deve gravare sul locatario dell’autoveicolo e non sull’impresa locatrice), è giuridicamente corretta la decisione assunta dal Tribunale di Firenze;
che, infatti, i motivi invocano del tutto fuori luogo il principio per il quale colui nei cui confronti è emessa una cartella esattoriale può recuperare la tutela ordinaria avverso l’atto presupposto (oltretutto, nel rispetto del termine concesso per impugnare quest’ultimo) ove deduca essere mancata la notifica di questo, potendo un siffatto principio trovare logica e giuridica giustificazione soltanto quando tale omissione riguardi colui che intende agire, solo in questo caso potendo ragionarsi di recupero di attività incolpevolmente omesse;
che, al contrario, proprio la peculiarità della fattispecie, in cui si pretende di recuperare una tutela omessa per la libera scelta della condotta processuale di non avere mai contestato la ritualità della notifica a se stessi dell’atto che si era onerati di impugnare di persona, esclude l’applicabilità di quel principio;
che, pertanto, la fattispecie si risolve agevolmente in applicazione del principio in base al quale l’omessa tempestiva impugnazione dell’atto – benchè di formazione stragiudiziale o amministrativa – suscettibile di successiva riscossione coattiva comporta l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, principio desumibile chiaramente dalla motivazione di Cass., sez. un., n. 23397/2016, corrispondente alla teoria dei cc.dd. titoli paragiudiziali;
che, quindi, non rileva la questione oggetto del contrasto rimesso alle sezioni unite da Cass. ord. int. n. 21957/2016, in ordine alla natura recuperatoria o meno dell’opposizione, visto che nella specie tutto è precluso dalla definitività dell’accertamento del credito dovuta alla mancata tempestiva opposizione avverso i primi atti ritualmente notificati a chi solo oggi se ne duole;
che, pertanto, il ricorso va rigettato e la ricorrente condannata al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014;
rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.