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Timestamp: 2017-04-28 10:07:05+00:00
Document Index: 176108324

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 140', 'art. 2', 'art. 139', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 120', 'art. 1283', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 125', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 1283', 'art. 7', 'art. 1']

INDAGINI SU BANCA POPOLARE DI VICENZA	Scritto da A.L.	Martedì 22 Settembre 2015 15:39	Indagato il presidente Zonin: aggiotaggio e ostacolo alla vigilianza martedì 22 settembre 2015 la guardia di finanza si è recata nella sede della Banca Popolare di Vicenza, aprendo una inchiesta che riguarda i vertici dell'istituto bancario, in particolare nei confronti del presidente Giovanni Zonin e dell'ex direttore generale Samuele Sorato. Le accuse riguardano aggiotaggio e ostacolo alle funzioni dell'autorità di vigilanza. Oltre alla sede sono state perquisiti anche gli uffici di Milano, Roma e Palermo. A far scattare le indagini sarebbero diverse denunce da parte di correntisti dell'istituto di credito, anche grazie a segnalazioni di associazioni di consumatori. Proprio l'altro giorno la banca aveva dato l'ok ad un aumento del capitale pari a 1 ,5 miliardi di euro, per quello che è definito "un importante passo avanti nella realizzazione del piano di rilancio con il completamento del consorzio di collocamento. Ricordiamo che i soci della banca non potevano vendere i titoli e che per questo la nostra associazione era già intervenuta.
Ultimo aggiornamento Martedì 22 Settembre 2015 15:42	MULTE AUTOVELOX DA ANNULLARE	Scritto da A.L.	Giovedì 17 Settembre 2015 11:18	Autovelox senza revisioni, le multe sono da annullare
Chi supera i limiti di velocità ma resta sotto la soglia di 10 chilometri all’ora deve pagare una sanzione che va da 41 a 169 euro
autore PAOLO BARONI
Solo a Milano con gli autovelox il Comune è in grado di incassare 480mila euro al giorno. Le altre città hanno una potenza di fuoco minore ma anche loro non scherzano, tant’è che l’Italia negli ultimi 5 anni è il paese che in assoluto ha aumentato più degli altri il numero di contravvenzioni per violazione del codice della strada: +987% (stima Contribuenti.it). Un fiume di soldi che entra nelle casse di comuni che ora rischia di interrompersi bruscamente. + Fango spray e targhe finte, un Paese in fuga dagli autovelox STEFANO MANCINI Il Codice contestato Una sentenza della Corte Costituzionale del 29 aprile scorso, la numero 113, relatore il giudice Antonio Carosi, sancisce infatti l’incostituzionalità dell’articolo 45 del Codice della strada nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Con la conseguenza di rendere nulli tutti i verbali notificati sino ad oggi e di aprire un contenzioso su quelli già pagati e per i quali sarebbe legittimo non solo richiedere un rimborso ma anche la restituzione della patente nei casi di sospensione come pure dei punti tolti. Si tratta di una battaglia questa contro l’inaffidabilità delle misurazioni degli autovelox che le associazioni dei consumatori combattono da tempo, senza però essere mai riuscite ad ottenere soddisfazione. Anzi, in precedenza, molte pronunce della Cassazione, avevano confermato la validità delle norme correnti, che si limitavano a prevedere una semplice omologa degli impianti. Tra Cuneo e Torino La pronuncia-choc resa nota ieri nasce dal ricorso di due cittadini, rispettivamente conduttrice e proprietario di un’automobile, che si erano visti respingere precedenti ricorsi presentati al giudice di pace di Mondovì, che aveva respinto l’opposizione a un ordinanza di rigetto del prefetto di Cuneo che a sua volta aveva rigettato un ricorso amministrativo relativo ad un verbale della Polstrada per aver violato l’articolo 142 del Codice della Strada elevato con autovelox. Anche il successivo appello di fronte al Tribunale di Torino aveva respinto le istanze dei due ricorrenti che però, certamente con grande determinazione, hanno deciso di continuare la loro battaglia sino ad arrivare alla Corte di Cassazione e poi alla Consulta fortemente convinti del fatto che la multa che era stata loto inflitta fosse illegittima. Ovvero che l’autovelox che li aveva «pizzicati» fosse starato. Pericolo obsolescenza A nulla, nei vari gradi di giudizio, sono valse le opposizioni del Prefetto di Cuneo prima, del ministero dei Trasporti e della Presidenza del Consiglio dopo. Ed una volta approdati alla Consulta questa ha stabilito che «qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione. Si tratta di una tendenza disfunzionale naturale direttamente proporzionata all’elemento temporale. L’esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, appare per i suddetti motivi intrinsecamente irragionevole». Non solo, ma «i fenomeni di obsolescenza possono pregiudicare non solo l’affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale». Applaudono Adusbef e Federconsumatori: «Si ristabilisce la legalità violata e si apre la strada ai risarcimenti per milioni di multe recapitate con strumenti tecnici di dubbia funzionalità».
Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Settembre 2015 11:19	La Cassazione fa la lista delle clausole vessatorie nei contratti assicurativi	Scritto da A.L.	Lunedì 14 Settembre 2015 10:38	la Corte di Cassazione, nella recente sentenza n.17024/2015 ha compilato una vera e propria lista di condizioni generali che le compagnie non possono “propinare” ai propri clienti, pena la loro nullità in quanto vessatorie.
Sette sono le condizioni, ciascuna delle quali già gravosa di per sé, che insieme sono state considerate come un “cocktail giugulatorio ed opprimente per il beneficiario”, peraltro neanche compensato da un reale vantaggio per l’assicuratore, diverso dalla semplice frapposizione di ostacoli al pagamento dell’indennizzo.
Nel dettaglio, la Cassazione ha ritenuto del tutto illegittime le clausole in base alle quali il beneficiario deve:
- formulare domanda di indennizzo su un modulo predisposto dall’assicurazione, - sottoscrivere la relativa richiesta presso l’Agenzia di competenza, - produrre una relazione medica sulla morte del portatore di rischio, - deve presentare, a semplice richiesta, le cartelle cliniche relative ai ricoveri della persona deceduta, - produrre un atto notorio riguardante lo stato successorio del deceduto - e deve produrre l’originale della polizza.
Tali clausole, infatti, comportano eccessivi oneri, economici e non, per il cliente o la violazione della libertà delle forme delle obbligazioni, della libertà personale e di movimento, della riservatezza.
E a nulla importa che il fatto costitutivo dell’eccezione di nullità rappresentato dalla mancata trattativa sulla clausola incriminata fosse stato allegato dal cliente tardivamente: ai sensi dell’articolo 34 del
Codice del consumo, infatti, laddove il contratto sia concluso attraverso la sottoscrizione di moduli o formulari, è onere del professionista provare che la clausola unilateralmente predisposta sia stata frutto di trattativa con il consumatore.
Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Settembre 2015 16:19	Finanza tossica, banche Usa patteggiano risarcimento da 1,87 miliardi di dollari	Scritto da A.L.	Lunedì 14 Settembre 2015 10:24	Alcune delle più grandi banche d’affari statunitensi, incluse Goldman Sachs, Jp Morgan Chase e Citigroup, hanno patteggiato con un gruppo di investitori un risarcimento da 1,87 miliardi di dollari per chiudere il caso legato a presunti accordi per limitare la concorrenza sul mercato dei credit default swap (cds). Cioè i contratti derivati con cui è possibile “assicurarsi” contro il rischio di fallimento di una terza parte, che sia uno Stato o un’azienda. L’accordo, di cui ha dato notizia l’agenzia Bloomberg, vede come controparte fondi pensione, fondi di investimento e università che avevano fatto causa a una dozzina istituti accusandoli di aver cospirato per controllare le informazioni sul mercato dei cds e manipolarne i prezzi in violazione della normativa antitrust.
Stando alle accuse, “l’informazione sui prezzi era nelle mani degli istituti, che si assicuravano di essere la controparte, potenzialmente, di ogni transazione in cds”. Con il risultato di “mantenere in piedi una struttura di mercato inefficiente e opaca che fruttava loro profitti esorbitanti a spese degli investitori”. Le banche, che pagheranno importi differenti a seconda della loro quota nel trading nei cds, non hanno comunque ammesso alcuna responsabilità. Il dipartimento di Giustizia statunitense ha chiuso l’indagine, mentre l’antritrust dell’Unione europea sta continuando a investigare per verificare se ci siano state violazioni.
I cds, il cui mercato a fine 2014 valeva 16mila miliardi di dollari, hanno avuto un ruolo cruciale come moltiplicatore della crisi finanziaria scoppiata dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2007.
Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Settembre 2015 10:25	9° CONGRESSO NAZIONALE DI ADUSBEF IL 21 NOVEMBRE 2015 A ROMA	Scritto da AL	Venerdì 11 Settembre 2015 17:25	Il 21 novembre 2015 si terrà il 9° CONGRESSO NAZIONALE DI ADUSBEF presso l'Hotel Quirinale - via Nazionale, 7 Roma. In preparazione di tale congresso in data 26 ottobre 2015 alle ore 9 si terrà il congresso regionale di ADUSBEF Lombardia presso la sede di Milano per la designazione dei 29 delegati che parteciperanno al nazionale. Ricordiamo che possono partecipare ai congressi territoriali gli associati in regola con la quota annuale ed iscritti non oltre il 31 Luglio 2015. I soci che intervengono o che delegano altri soci, dovranno quindi presentare, ai responsabili locali dell’associazione organizzatori del congresso locale, la relativa ricevuta e/o il modulo di iscrizione all’ADUSBEF comprovanti l’avvenuto pagamento della quota associativa per l’anno 2015.
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 17:30	CONCILIAZIONE CONVERTENDO BPM	Scritto da AL	Martedì 14 Luglio 2015 18:02	Ricordiamo c'è ancora tempo per presentare la domanda di conciliazione paritetica con la BANCA POPOLARE DI MILANO per i convertendo fino a settembre.
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 17:30	TRIBUNALE DI MILANO: confermato divieto applicazione anatocismo alle banche posto 2014	Scritto da AL	Giovedì 09 Luglio 2015 17:13	Illegittima l’applicazione bancaria delle clausole anatocistiche a partire dal primo gennaio 2014
Il Tribunale di Milano, nella persona del dottore Stefani, giudice della Sesta Sezione, è tornato a pronunciarsi, con provvedimento analogo a quelli del 3 aprile e del 25 marzo 2015 (resi dalla medesima Sezione), nonché a quello del Tribunale di Cuneo del 29 giugno 2015 (tutti pubblicati in questa Rivista), a pronunciarsi sulla capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi a partire dall’1 gennaio 2014.
Con Ordinanza del primo luglio 2015, infatti, resa ancora una volta seguito di un procedimento cautelare promosso da un’Associazione di consumatori, il Tribunale di Milano ha inibito all’istituto di credito convenuto di «dare corso a qualsiasi ulteriore forma di anatocismo degli interessi passivi con riferimento ai contratti di conto corrente già in essere o che verranno in futuro stipulati con consumatori, nonché di predisporre, utilizzare e applicare clausole anatocistiche nei predetti contratti». Per correggere o eliminare, ex art. 140, lett. c, Cod. Consumo, gli effetti delle accertate violazioni, il Tribunale ha poi ordinato alla convenuta di inserire il provvedimento in esame sulla home page del proprio sito, nonché di «darne comunicazione a ciascun correntista consumatore» e di curarne la pubblicazione su tre quotidiani.
Prima di ogni altra cosa, l’Ordinanza afferma la legittimazione delle associazioni dei consumatori ad agire al fine di inibire agli istituti di credito l’illegittima applicazione di clausole anatocistiche. E ciò, sulla scorta della previsione dell’art. 2, comma 2, lett. e, Cod. Consumo, in combinato disposto con l’art. 139 del medesimo testo, laddove attribuisce alle associazioni di consumatori il diritto di agire ai sensi della norma successiva a tutela degli interessi collettivi dei consumatori, individuati appunto dall’art. 2, che sancisce come fondamentale, tra gli altri, il «diritto alla correttezza, alla trasparenza e all’equità nei rapporti contrattuali». A tale proposito, l’Ordinanza richiama le due precedenti decisioni del Tribunale di Milano, che ritiene di dovere prendere in considerazione «anche in un’ottica di economia dei mezzi processuali», sottolineando come non possano trascurarsi, ai fini del riconoscimento della legittimazione, i principi di correttezza e buona fede nei rapporti contrattuali, «interpretati come estrinsecazione del dovere di solidarietà sociale, direttamente fondata sull’art. 2 Cost.».
Quanto al merito, l’Ordinanza in questione muove da un agevole raffronto tra il «vecchio» ed il «nuovo» art. 120 T.U.B., evidenziando la «rilevante novità» di quest’ultimo: «mentre in precedenza la norma primaria ha delegato all’organo amministrativo di stabilire le modalità per la produzione di interessi sugli interessi … adesso la norma si limita ad incaricare il CICR di stabilire le modalità di produzione degli interessi nelle operazioni bancarie. È sparito, quindi, il riferimento alla produzione di interessi sugli interessi». Da ciò, stante il generale divieto di anatocismo ex art. 1283 c.c., non può che derivare il divieto di anatocismo (anche) nelle operazioni bancarie.
L’Ordinanza chiarisce, poi, il significato del riferimento alle «operazioni di capitalizzazione» di cui all’art. 120, comma 2, T.U.B. Precisato che «la stessa lettera b) in esame è comunque molto chiara nell’affermare che i successivi interessi sono calcolati solo sulla sorte capitale», il provvedimento si sofferma sul significato di tale espressione in matematica finanziaria, ove è «sinonimo di interessi maturati, giunti a scadenza di pagamento». Con specifico riferimento ai mutui, «si parla di periodo di capitalizzazione per indicare il tempo in cui matura la rata infra-annuale di rimborso, quando il mutuatario deve pagare la quota capitale e la quota interessi, la quale ultima quindi entra nella disponibilità del mutuante al pari del capitale reso». Tale interpretazione è coerente con la volontà del legislatore: come risulta, in modo non equivocabile, sia dalla Relazione introduttiva alla proposta di legge relativa alla modifica dell’art. 120 T.U.B., che esprime l’intenzione di «stabilire l’illegittimità della prassi [anatocistica] bancaria», sia dall’art. 31 del c.d. Decreto Competitività, che incaricava il CICR di stabilire le modalità per la produzione di interessi sugli interessi, con periodicità non inferiore ad un anno.
Ciò posto, la mancata adozione della norma regolamentare da parte del CICR non può fare venire meno il carattere immediatamente precettivo della norma: sia perché la norma primaria è «chiara nella sua portata precettiva», sia perché la norma regolamentare dovrà limitarsi a dare attuazione alla norma primaria. In mancanza della delibera CICR, pertanto, gli intermediari saranno liberi di «adottare qualunque modalità operativa e contabile al fine di garantire che gli interessi non siano mai calcolati sugli interessi in tutte le operazioni bancarie».
Il Tribunale si è pronunciato, infine, sull’eventuale contrasto del divieto di anatocismo con la normativa europea. A tale proposito, ha anzitutto precisato che la materia dell’anatocismo non è oggetto di specifica regolamentazione nella normativa comunitaria. Di poi, ha rilevato che, se è vero che la Direttiva in materia di accesso all’attività degli enti creditizi e di vigilanza prudenziale (2013/36/UE) prevede che deve «essere garantito alle succursali o emanazioni delle Banche degli altri Stati membri di esercitare le attività ammesse al mutuo riconoscimento nello stesso modo che nello stato membro d’origine», è anche vero che la stessa Direttiva limita tale diritto alla non contrarietà di tali attività «alle disposizioni di legge di interesse generale dello Stato membro ospitante». Da quest’angolo visuale, non si può negare come la regolamentazione dell’anatocismo in termini di divieto corrisponda a un interesse generale: non può esservi alcuna deroga, pertanto, alla limitazione del diritto appena richiamato. Tra le altre cose, precisa pure l’Ordinanza, «siamo in presenza di una norma primaria che vieta l’anatocismo, cioè una condizione gravosa per la clientela, la cui eliminazione non può che giovare alla penetrazione nel mercato da parte di tutte le Banche, di qualunque stato membro».
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 17:31	INCOSTITUZIONALE LA NORMA CHE NON PREVEDE VERIFICHE PERIODICHE ALL'AUTOVELOX	Scritto da AL	Venerdì 19 Giugno 2015 16:04	Per gli autovelox è indispensabile la verifica periodica di funzionalità E' costituzionalmente illegittima la norma del codice della strada che non prevede la sottoposizione a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura di tutte le apparecchiature impiegate nell'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità. Così si è pronunciata la Corte Costituzionale con la recentissima sentenza del 18/06/2015, n. 113.
Si prevede una valanga di ricorsi al Giudice di Pace contro le contravvenzioni.
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 17:31	TRIBUNALE DI MILANO INCHIESTA BPM PONZELLINI A GIUDIZIO IL 16 GIUGNO 2015	Scritto da AL	Venerdì 05 Giugno 2015 15:44	MILANO - Massimo Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano, è stato rinviato a giudizio dal gup Alessandra Simion, nell'ambito del procedimento su alcuni finanziamenti sospetti concessi dall'istituto. Il processo inizierà il 16 giugno prossimo davanti i giudici della seconda sezione penale del tribunale di milano. Oltre a Ponzellini, sono state rinviate a giudizio altre 13 persone. Le accuse nei loro confronti sono - a vario titolo - associazione per delinquere, appropriazione indebita, infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità, infedeltà patrimoniale.
Il processo è anche a carico di Antonio Cannalire, considerato il braccio destro di Ponzellini, Francesco Corallo, titolare della società attiva nel settore dei giochi Atlantis/Bplus, l'avvocato Onofrio Amoruso Battista (all'epoca dei fatti probiviro Bpm), Giorgio Bianchino Scudellari (ex consigliere di Bpm), gli imprenditori Rosario Scuteri e Camillo Colella, l'ex consigliere comunale di milano Emilio Santomauro, Luigi Simeoni (lk real estate), Emilio Sacchi (Binda4 srl), Paolo Golzio, Nara Grazioli, Francesco Ranzoni e Alessandro Lamonica (considerato vicino a Corallo). Secondo l'ipotesi accusatoria, all'interno della Bpm, quando era guidata da Ponzellini, sarebbe stata creata una struttura "parallela e deviata verso interessi personali" che avrebbe erogato prestiti per oltre 230 milioni di euro, in cambio di pagamenti che ammontano complessivamente a circa 2 milioni di euro.
Le indagini sui finanziamenti della Bpm avevano riguardato anche altre due persone, le cui posizioni sono state stralciate. In particolare, la posizione del commercialista di Ponzellini, Guido Rubbi è stata trasmessa a Bologna per competenza territoriale. Rubbi era accusato di riciclaggio. Mentre nei confronti di Alberto Tripi, presidente del gruppo Almaviva, è stato dichiarato il non luogo a procedere in quanto è stata ritirata la querela da parte della Bpm. Il reato ipotizzato nei suoi confronti si configurava in una corruzione tra privati. Secondo l'ipotesi accusatoria, l'ex vertice della Bpm avrebbe ricevuto 240mila euro per favorire la società Gmativa srl, facente parte del gruppo Almaviva, "nei procedimenti di concessione e mantenimento del credito bancario" da parte dell'istituto di credito.
Le accuse per l'ex presidente e altre 13 persone sono - a vario titolo - associazione per delinquere, appropriazione indebita, infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità, infedeltà patrimoniale
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 17:31	INTERESSI NULLI SE IL TAEG NON E' CHIARO	Scritto da A.L.	Mercoledì 27 Maggio 2015 16:25	Commento alla pronuncia dell'ABF di Roma del 13.3.2015
L’Arbitrato Bancario Finanziario – Collegio di Roma in data 13 marzo 2015 - Pres. Massera - si è pronunciato in merito ad una contestazione di nullità del TAEG eccepita dal cliente in un contratto di finanziamento.
Il TAEG è quell’indice percentuale che rappresenta il costo totale del credito, e la sua funzione è quella di rendere immediatamente chiaro al consumatore il costo totale del finanziamento.
La non corretta determinazione di tale indicatore determina una violazione della normativa di trasparenza oltre che un falso affidamento del cliente.
Gli interessi previsti nel contratto di finanziamento quindi non sono dovuti se il TAEG non considera l'assicurazione e tutte le altre spese previste nella normativa di trasparenza.
Il Collegio di Roma, nel caso sottoposto alla sua attenzione, afferma che il costo della polizza vita sottoscritta insieme al finanziamento deve essere incluso necessariamente nel calcolo del TAEG, in modo da rendere informato il consumatore di quanto effettivamente pagherà per quel finanziamento.
L'ABF ha dunque rilevato la nullità del TAEG, disponendo che "l'intermediario provvederà quindi a rideterminare gli importi dovuti dal ricorrente, eventualmente restituendo l'eccedenza finora percepita rispetto a quanto dovuto dal ricorrente".
In pratica, L’ABF ha accertato che il TAEG dichiarato dall’istituto di credito non era corretto - ha condannato la banca ad applicare un tasso di gran lunga inferiore (come previsto dall’art. 125bis, commi 6 e 7, del Testo Unico Bancario, ossia il tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali) obbligandola a restituire l’eccedenza.
Dott. Luca Santoro
Commercialista e Consulente Tecnico Tribunale di Milano
Dott.Mario Bellore - Criminologia & Finanza
POSSIBILE FAR ANNULLARE ANCHE LA CARTELLA EQUITALIA SE L'ACCERTAMENTO A MONTE E' IRREGOLARE	Scritto da A.L.	Mercoledì 27 Maggio 2015 14:59	Rendiamo noto ai nostri utenti che una recentissima sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso n. 784/2015 ha affermato la nullità delle cartelle esattoriali notificate dall'Ente; la vertenza posta alla sua attenzione riguardava cartelle emesse a seguito di un atto dell’Agenzia delle Entrate firmato da uno dei “falsi dirigenti” (quelli, cioè, decaduti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2015 di marzo scorso).
La novità di questa pronuncia risIede nella motivazione precisa in quanto ad essere annullato non è più solo l’accertamento fiscale in sé, ma il successivo atto di Equitalia, la famigerata cartella, notificata quando ormai sono scaduti i termini per impugnare l'accertaemento, cioè il primo atto presupposto.
Questa innovativa sentenza, conferma l'orientamento già espresso dalla nostra Associazione dei Consumatori secondo cui gli atti delle Entrate sono radicalmente nulli, ossia non sanabili neanche con il decorso del tempo. E quindi apre la possibilità del ricorso non solo a chi ha ricevuto un accertamento fiscale, ma anche a chi abbia già presentato ricorso contro quest’ultimo, o a chi abbia già sostenuto il primo o il secondo grado (senza successo), ed ancora a chi non abbia fatto mai opposizione e si sia visto quindi notificare la cartella di Equitalia. O, addirittura, anche per quanti hanno fatto decorrere i sessanta giorni dalla notifica del plico dell’Agente della riscossione senza impugnarlo davanti al giudice. Questo perché, stando a quanto insegnano i manuali di diritto, se un atto è nullo, tale vizio può essere fatto valere in qualsiasi momento (ossia, in qualsiasi stato e grado di giudizio) ed anche dal giudice stesso: la nullità, insomma, non può essere mai sanata.
Per inciso, il Collegio della Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso ha così' accolto il ricorso del contribuente, annullando la cartella di pagamento a fini Irap e Iva. Sono quindi saltate anche tutte le sanzioni e interessi connessi.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Maggio 2015 15:06	LE BANCHE DEVONO RESTITUIRE GLI IMPORTI ADDEBITATI PER ANATOCISMO DAL 1 GENNAIO 2014	Scritto da A.L.	Lunedì 25 Maggio 2015 15:22	ANSA-BOX/ Consumatori, su anatocismo pietra tombale Cassazione
Adusbef-Federconsumatori, banche restituiscano maltolto da 2014
(ANSA) - ROMA, 23 MAG - Adusbef e Federconsumatori rilanciano la battaglia contro le banche sul fronte dell'anatocismo, la produzione d'interessi da parte di interessi scaduti e non pagati. Annunciando che a dar forza alla loro posizione c'è ora una recente sentenza della Corte di Cassazione, dello scorso marzo ma depositata nei giorni scorsi (il 7 maggio), le due associazioni guidate da Elio Lannutti e Rosario Trefiletti avvertono: "Le banche devono restituire il maltolto dal primo gennaio 2014".
La sentenza "mette una pietra tombale" sul problema: sosterrebbe che il divieto di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, chiaro in giurisprudenza, non comporterebbe alcun via libera per il diverso caso di capitalizzazione su base annuale. E quindi che anche in questo secondo caso "è rilevabile d'ufficio la nullità".
Cadrebbe così - sostengono le due associazioni - la tesi delle banche che ritengono necessario "attendere una delibera del Cicr", il comitato interministeriale per il credito ed il risparmio, per applicare "l'attuale versione del testo unico bancario, come modificato dalla legge di stabilità approvata a fine 2013, che vieta l'anatocismo bancario sotto qualsiasi forma affermando che gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori".
Su questa base - spiega una nota - "Adusbef e Federconsumatori invieranno una inibitoria alle banche, con diffida a praticare tali metodi arbitrari in futuro, e con la richiesta di ricalcolare gli interessi anatocistici su fidi, prestiti e scoperti di conto corrente praticati dal sistema bancario dal primo gennaio 2014 ad oggi". (ANSA).
SCARICA, COMPILA E SPEDISCI IL FACSIMILE ALLA TUA BANCA
(ricordati di associarti)
lettera 2015 TUB.pdf
Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Maggio 2015 17:36	GESTIONI PATRIMONIALI E FONDI DI INVESTIMENTO: CLIENTI FATE ATTENZIONE ALLE COMMISSIONI DI INCENTIVO	Scritto da A.L.	Venerdì 22 Maggio 2015 18:15	Per rendere più sofisticata la polpetta avvelenata i promotori e le società di intermediazione finanziaria le chiamano "performance fee" o anche commissioni di incentivo e dovrebbero scattare solo quando l'investimento ha avuto un risultato brillante, ma sostanzialmente sono solo un ulteriore balzello che arricchisce sempre (e non poco) alcune banche e società di gestione fondi, come risulta dall'analisi dei loro bilanci.
ADUSBEF ha già ricevuto alcune segnalazioni in questo senso e oggi anche l'Espresso ha posto all'attenzione dei lettori la circostanza che, malgrado la Banca d'Italia abbia imposto che la provvigione d'incentivo venga applicata con cadenza non inferiore ai 12 mesi, alcuni gestori addebitano queste commissioni mensilmente, e anche se l'investitore non ha finito di recuperare le perdite dei mesi precedenti. A prescindere dal risultato e dalla prestazione, si crea quindi un fenomeno a senso unico dove "il banco guadagna sempre".
ADUSBEF ritiene che questa prassi di alcune banche e gestori di fondi non sia assolutamente corretta e sta predisponendo un esposto alla BANCA D'ITALIA, alla CONSOB e alla Magistratura affinchè venga aperta un'inchiesta e siano censurati questi comportamenti che - oltre costituire un'ingiusta penalizzazione per il cliente - danneggiano quella parte di mercato ancora sana che è rimasta,
Invitiamo pertanto gli investitori che hanno affidato i loro patrimoni a gestori a controllare sugli estratti conto se sono presenti queste voci di commissioni e a segnalarcelo immediatamente (anche in forma anonima attraverso il modulo formulario di contatto che abbiamo sul sito).
Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Maggio 2015 18:30	AUTOTUTELA INPS	Scritto da A.L.	Giovedì 21 Maggio 2015 18:08	L'INPS SAREBBE TENUTA A RESTITUIRTI LE SOMME DELLA MANCATA RIVALUTAZIONE DELLA TUA PENSIONE PER GLI ANNI 2012-2013. Scarica e compila il modulo!
PENSIONATI DECURTATI DAL DUO MONTI-FORNERO: DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N° 70/2015 L'INPS DAL 7 MAGGIO SAREBBE TENUTA A RESTITUIRTI LE SOMME DELLA MANCATA RIVALUTAZIONE DELLA TUA SUDATA PENSIONE PER GLI ANNI 2012-2013. NON SUBIRE PASSIVAMENTE. REAGISCI: SCARICA IL MODULO, COMPILALO E SPEDISCILO SUBITO!
INPS - CC sent 70 diffidadoc (1).doc
Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Maggio 2015 18:12	TRUFFE: CHIUSE LE INDAGINI SUL "MADOFF" DELLA BOCCONI	Scritto da A.L.	Giovedì 21 Maggio 2015 18:02	La Procura di Milano ha chiuso le indagini sull'ex ricercatore dell'Universita' Bocconi Alberto Micalizzi e su altre 20 persone accusate, a vario titolo, di abusivismo finanziario, sostituzione di persona e associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni di investitori nazionali ed esteri e di istituti di credito. Il 'Madoff della Bocconi', sospeso dall'Universita' nel 2013, era stato arrestato nel maggio scorso con l'accusa di avere messo a segno una truffa internazionale che avrebbe creato danni per centinaia di milioni di euro a multinazionali e banche internazionali, come Snam, Pirelli, JpMorgan, Ubi banca, Simgest, banca Nomura e Ubs. L'ex accademico sarebbe riuscito a movimentare falsi bond per miliardi di dollari attraverso false fidejussioni. Secondo le indagini coordinate dal pm Tiziana Siciliano, avrebbe "promosso" due associazioni per delinquere finalizzate a una serie di truffe finanziarie. I profitti illeciti individuati - si legge in una nota della Guardia di Finanza - ammontano complessivamente a circa 215 milioni di euro. Oltre a Micalizzi, erano state arrestate 15 persone.
Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Maggio 2015 18:12	PROCESSO PENALE CIRIO: ANCHE LA CORTE D'APPELLO CONDANNA	Scritto da A.L.	Venerdì 08 Maggio 2015 18:46	La Corte d’Appello di Roma in data 10.4.2015 ha emesso il dispositivo della sentenza nel processo penale “Cirio” condannando CRAGNOTTI SERGIO a 8 anni e 8 mesi di reclusione, FUCILE FILIPPO ad anni 3 e mesi 10 di reclusione, CRAGNOTTI ANDREA ad ani 2 e mesi 4 di reclusione concesse le attenuanti generiche e QUADRANI ETTORE ad anni 3 e mesi 4 di reclusione.
Alcuni imputati sono stati assolti o ridotte le pene, ma quello che è importante per le parti civili rimaste nel processo (cioè i tanti investitori che non avevano accettato la transazione) è che la Corte d’Appello di Roma ha anche confermato le statuizioni della sentenza di primo grado del Tribunale per quanto riguarda la responsabilità di BANCA DI ROMA (oggi UNICREDIT) a risarcire i danni agli investitori. Danni che però, oltre alla provvisionale già recuperata, saranno da determinarsi in separato giudizio civile (cioè occorrerà un altro processo davanti al giudice ordinario).
Ovviamente la nostra Associazione che ha presidiato il processo penale di primo e secondo grado fornirà ai risparmiatori tutte le informazioni e l'assitenza necessaria per completare l'ottenimento dei risarcimento. Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Maggio 2015 18:12	TRIBUNALE DI MILANO: SAIPEM CITATA IN GIUDIZIO DA INVESTITORI	Scritto da A.L.	Giovedì 30 Aprile 2015 17:18	Saipem ha informato di aver ricevuto un Atto di Citazione dinanzi al Tribunale di Milano da 64 investitori che chiedono il risarcimento di circa 174 milioni di euro di danni asseritamente subìti a fronte di acquisti di azioni Saipem nel periodo dal 13 febbraio 2012 al 14 giugno 2013. Nella Relazione Finanziaria 2014, pubblicata dal 9 aprile 2015, Saipem S.p.A. aveva informato che “In relazione ad asseriti ritardi da parte della Società nelle comunicazioni al mercato, sono state minacciate possibili azioni risarcitorie da parte di azionisti ed ex azionisti. La Società ha valutato le richieste pervenute ritenendole non fondate.” Saipem conferma tale valutazione e pertanto resisterà in giudizio.
Saipem è attiva nei business di Engineering & Construction e Drilling con un forte orientamento verso attività oil & gas in aree remote e in acque profonde. Saipem è leader nella fornitura di servizi di ingegneria, di procurement, di project management e di costruzione, con distintive capacità di progettazione ed esecuzione di contratti offshore e onshore anche ad alto contenuto tecnologico quali la valorizzazione del gas naturale e degli oli pesanti.
Fonte:http://www.etribuna.com
AGENZIA DELLE ENTRATE: SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE N°37/2015 - ATTI IMPOSITIVI DEI REGGENTI	Scritto da A.L.	Giovedì 23 Aprile 2015 15:23	AGENZIA DELLE ENTRATE: SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE N° 37/2015 - ATTI IMPOSITIVI FIRMATI DA DIRIGENTI DECADUTI- FAI RICORSO PER L’ANNULLAMENTO!
Come è ormai noto, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 37 del 25 febbraio 2015, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8 co. 24 del Decreto Legge 2 marzo 2012, n. 16. Trovava sostanziale conferma la sentenza del giudice amministrativo che su ricorso di Dirpubblica, noto sidacato dei dirigenti del pubblico impiego, aveva dichiarato l’invalidità di tutte le nomine dirigenziali dell’Agenzia delle Entrate effettuate rozzamente con l’abuso della reggenza e senza l’esperimento di un regolare concorso.
Orbene è pacifico che l’avviso di accertamento sia nullo se non rechi la sottoscrizione del Capo dell’Ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva dallo stesso delegato (art. 42 D.P.R. n. 600/1973)con onere della prova in capo all’Amministrazione finanziaria del corretto esercizio del potere di delega (Cass. civ. n. 14942/2013): solo in casi particolari come la cartella esattoriale (Cassazione 13461/2012), il diniego di condono (Cassazione 11458/2012 e 220/2014), l’avviso di mora (Cassazione 4283/2010), l’attribuzione di rendita (Cassazione 8248/2006), tributi locali per cui manca una sanzione espressa, la giurisprudenza ammette la presunzione generale di riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere
Ringraziamo DIRPUBBLICA che, a nostra domanda, ha messo a disposizione di ADUSBEF l’elenco dei funzionari che hanno svolto indebitamente funzioni dirigenziali.
Chiunque fosse destinatario di un atto impositivo dell’AGENZIA DELLE ENTRATE:
1- Verifichi che lo stesso sia stato emanato da un funzionario inserito nell’elenco disponibile a questo indirizzo (AE elenco dirigenti decaduti); per maggior sicurezza o aggiornamento chieda per iscritto riscontro all'Agenzia delle Entrate.
2- In tal caso, anche con più approfondita valutazione di un professionista tributario, proceda immediatamente e comunque entro 60 giorni dalla notifica al RICORSO IN COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE prestando attenzione alle seguenti indicazioni http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Documentazione/Contenzioso/ricorso+tributario;
3- Contatti comunque la più vicina delegazione ADUSBEF che fornirà ogni assistenza al fine.
FUNZIONARI.pdf
Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Maggio 2015 17:37	ALTRA STANGATA PER LE BANCHE	Scritto da A.L.	Mercoledì 22 Aprile 2015 17:20	Con sentenza del 21 febbraio 2015 il Tribunale di Alessandria ha condannato la Banca a restituire al proprio cliente quanto indebitamente versato a titolo di interessi anatocistici ed usurari. Tra le parti sussisteva un ”articolato rapporto contrattuale” nell’ambito del quale l’istituto di credito aveva concesso al proprio cliente un’apertura di credito bancario. Il tutto estinto nell’anno 2007. Il Tribunale ha dichiarato la nullità della clausola di capitalizzazione periodica degli interessi convenuta nella scrittura costitutiva del rapporto oggetto di causa. Un consolidato orientamento giurisprudenziale ha stabilito, infatti, che: “le clausole le quali prevedano nei conti correnti affidati stipulati anteriormente all’entrata in vigore della delibera CICR del 9 febbraio 2000, forme di anatocismo sono nulle in quanto stipulate in violazione dell’art. 1283 c.c., giacché basate su un uso negoziale, anziché su un uso normativo”. Il rapporto in questione essendosi concluso nel 2007 ha sollevato il problema dell’illegittimità degli interessi anatocistici addebitati successivamente all’entrata in vigore della delibera CICR del 9 febbraio 2000. La normativa, a partire dal luglio 2000, ha reso ammissibile la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, ma solo a condizione che detta periodicità sia riconosciuta anche per gli interessi attivi. L’art. 7 della Delibera CICR 9.02.2000 prevede, inoltre,per i rapporti pregressi, che la banca per poter procedere alla capitalizzazione degli interessi passivi maturati a carico del correntista, disponga della “preventiva approvazione”del cliente non essendo sufficiente una semplice comunicazione unilaterale. Infine per quanto concerne la ripetizione di interessi usurari presenti nel caso di specie, l’usurarietà va valutata con riferimento al momento in cui gli interessi sono stati convenuti. La Corte di Cassazione (cfr. Cass. 11 gennaio 2013, n. 602) ha affermato che “La disciplina di cui alla legge 7 marzo 1996, n. 108 si applica ai contratti contenenti tassi usurari, anche se stipulati prima della sua entrata in vigore, ove i rapporti non siano esauriti. Ne consegue che, in applicazione dell’art. 1 della legge n. 108 del 1996 degli artt. 1319 e 1419, secondo comma, c.c., opera a sostituzione automatica dei tassi convenzionali con i tassi soglia applicabili in relazione ai diversi periodi”.
BANCHE ANCORA KO SULL'ANATOCISMO	Scritto da A.L.	Martedì 21 Aprile 2015 17:22	ll Tribunale di Milano con due recentissime sentenze pubblicate pochi giorni fa, ha chiarito che, dal 1° gennaio 2014, per le banche è vietata ogni forma di anatocismo.
Gli interessi scaduti non possono più produrre nuovi interessi che devono essere conteggiati solo sul capitale.
Questo divieto, enunciato dal nuovo articolo 120 Testo Unico Banche, è chiarissimo e non necessità di alcun intervento del Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio, al quale può spettare solo l’individuazione delle modalità di applicazione e conteggio degli interessi.
Nonostante il divieto operi ormai da ben 16 mesi, però, le banche hanno continuato ad applicare gli interessi anatocistici che, per il 2014, hanno comportato l’addebito di interessi illegittimi stimati per tutte le banche italiane in oltre 2 miliardi di euro.
In particolare, a fronte dell' inziativa inibitoria dell'associazione Movimento dei Consumatori, Ing Bank, Banca Popolare di Milano e Deutsche Bank dovranno cessare subito ogni forma di capitalizzazione degli interessi passivi ed ogni pratica anatocistica in tutti i contratti di conto corrente con i consumatori.
Le banche sono state condannate a pubblicare il dispositivo del provvedimento sulle home page dei propri siti internet e a comunicarlo a tutti i consumatori, con le stesse modalità con le quali vengono inviati gli estratti di conto corrente e si sono riservate di impugnare il provvedimento del Tribunale di Milano.
Insomma, le banche non perdono mai il vizietto ....
A fronte di questa importante pronuncia dei Giudici di Milano, la nostra Associazione è - come sempre - a disposizione dei correntisti per aiutarli a chiedere la restituzione delle somme che la banca ha indebitamente prelevato con il sistema dell'anatocismo (e anche con altri sistemi ancora più scorretti).
Ultimo aggiornamento Martedì 21 Aprile 2015 17:30	Altri articoli...
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