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Timestamp: 2018-12-14 17:03:51+00:00
Document Index: 31915676

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 19', 'art. 20', 'sentenza ']

Sulla questione crocifissi, la sentenza del Consiglio di Stato conferma l'anomalia e l'illegalità della situazione di Bagno a Ripoli
1. La decisione del Consiglio di Stato.
Come ampiamente reso noto dagli organi d'informazione, il Consiglio di Stato, con la decisione n. 556 del 13.02.2006, ha respinto la richiesta di rimuovere il Crocifisso dalle aule di una scuola di Abano Terme.
Le precise ed articolate motivazioni della sentenza emanata dal massimo Tribunale amministrativo della Repubblica sono di grande interesse per tutto il nostro Paese, ma rivestono una importanza particolare per Bagno a Ripoli. In questo Comune, infatti, l'eliminazione dei crocifissi dalle scuole è stata sperimentata con successo fin dagli anni '70, e su tale questione si sviluppa da diversi anni un dibattito pubblico, che ha avuto notevole risalto a livello locale e regionale, tanto che su di essa è stato diffuso un libro bianco di denuncia.
2. Motivazioni della sentenza: il principio di laicità come "reciproca autonomia fra ordine temporale e ordine spirituale".
In primo luogo, secondo il Consiglio di Stato, il principio di laicità non può essere invocato per eliminare la presenza dei Crocifissi dalle scuole. Premesso che del principio di laicità non si può dare una definizione universalmente valida, ma esso varia in "riferimento alla tradizione culturale, ai costumi di vita, di ciascun popolo, in quanto però tale tradizione e tali costumi si siano riversati nei loro ordinamenti giuridici", nell'ordinamento italiano il concetto di laicità "serve ad indicare reciproca autonomia fra ordine temporale e ordine spirituale e conseguente interdizione per lo Stato di entrare nelle faccende interne delle confessioni religiose (artt. 7 e 8 Cost.); tutela dei diritti fondamentali della persona (art. 2), indipendentemente da quanto disposto dalla religione di appartenenza; uguaglianza giuridica fra tutti i cittadini, irrilevante essendo a tal fine la loro diversa fede religiosa (art. 3); rispetto della libertà delle confessioni di organizzarsi autonomamente secondo i propri statuti purchè non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano (art. 8, 2º co.), e per tutti, e non solo per i cittadini, tutela della libertà in materia religiosa, e cioè di credere, non credere, di manifestare in pubblico o in privato la loro fede, di esercitarne il culto (art. 19); divieto, infine, di discriminare gli enti confessionali a motivo della loro ecclesiasticità e del fine di religione o di culto perseguito (art. 20). Dalle norme costituzionali italiane richiamate dalla Corte per delineare la laicità propria dello Stato si evince, inoltre, un atteggiamento di favore nei confronti del fenomeno religioso e delle confessioni che lo propugnano".
3. Motivazioni della sentenza: il Crocifisso è "simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili".
In secondo luogo, per il Consiglio di Stato, il Crocifisso nelle aule " è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile". Sono i "valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell'autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana.
Questi valori, che hanno impregnato di sè tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano, soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta costituzionale, accolte tra i "Principi fondamentali" e la Parte I della stessa, e, specificamente, da quelle richiamate dalla Corte costituzionale, delineanti la laicità propria dello Stato italiano " (fonte: www.giustizia-amministrativa.it.).
4. L'illegalità del caso Bagno a Ripoli.
La sentenza del Consiglio di Stato dimostra due cose: che la battaglia combattuta dalle forze di centro, e portata in Consiglio Comunale dal Gruppo di Forza Italia, volta a acquistare nuovamente i crocifissi eliminati dalle scuole di Bagno a Ripoli, è stata una battaglia giusta e a favore della legalità;
che il voto contro l'acquisto dei crocifissi espresso compattamente dalla maggioranza di centrosinistra, con la Margherita in prima fila, è stato un voto illegittimo dal punto di vista giuridico e amministrativo, oltre che fazioso ed arrogante per i modi con cui è stato argomentato dal punto di vista politico; per cui ci riserviamo di valutare modalità e sedi per il riconoscimento della legalità violata dal Consiglio Comunale.
Ricordiamo che la decisione del Consiglio di Stato si conclude con la formulazione: "Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa"; e che l'esecuzione della decisione consiste sia nell'acquisto dei crocifissi da parte del Comune, sia nella loro esposizione nelle aule da parte dei Dirigenti scolastici, ai sensi della circolare del 3 ottobre 2002 del Ministero dell'Istruzione.
5. Necessità di una legge regionale sulla presenza dei simboli religiosi.
Constatata la rilevanza della questione, sorprende che i partiti di centro in Consiglio Regionale non abbiano ancora provveduto a presentare una proposta di legge per regolare la presenza dei simboli religiosi nei luoghi pubblici per i quali attualmente non esiste normativa; su tali tematiche auspichiamo quindi che si apra al più presto un dibattito pubblico.
Andrea Poli e Paolo Grevi, Promotori del Punto Toscana PPE di Bagno a Ripoli
Bagno a Ripoli, 17 Febbraio 2006