Source: http://www.fedelazio.org/notizie/notizie81.htm
Timestamp: 2018-12-19 08:14:35+00:00
Document Index: 102023512

Matched Legal Cases: ['art 43', 'art 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art 7', 'art 6', 'art 7']

Interventi in favore degli emigrati laziali emigrati all’estero e dei loro familiari
Legge regionale n° 23 del 31 luglio 2003
D’emigrazione si parla da più di un secolo. Il fenomeno dell’emigrazione è parte della nostra memoria collettiva: l’Italia è l’unico paese occidentale che abbia avuto una vicenda migratoria così forte e così radicata con 4 milioni di cittadini italiani in 201 paesi del mondo. L’Italia è, tra i paesi della UE, quello con il più alto numero di emigrati ed è, a livello mondiale, il paese sviluppato con la più alta incidenza di emigrati rispetto alla popolazione residente: il 7% della popolazione italiana vive all’estero, cifra pari al 2,3% del totale degli emigrati nel mondo. L’emigrazione appare così distribuita: 2,2 milioni di emigrati italiani sono in Europa; 1,5 milioni sono nel continente americano, di cui 30% in America Latina; 134.000 in Oceania. In Asia ed Africa la presenza italiana è scarsa e pari a circa 80.000 persone.
La provenienza regionale degli emigrati italiani vede il Mezzogiorno quale area di maggiore importanza ( 57% del totale ), seguito dal Nord ( 29% ) e dal centro ( 14% ).
Il Lazio con 259.000 è la prima tra le Regioni dell’Italia centrale.
Questo fenomeno riguarda 27 milioni di persone dal 1876 – quando si è cominciato a contare le persone che migravano - fino al 1976 quando, a distanza esattamente di cento anni, si sono invertiti i numeri. A partire da questa data, quelli che arrivavano erano più numerosi di quelli che continuavano a partire. Se si tiene conto dei connazionali viventi, dei figli e dei nipoti, si può azzardare che sparsa nel mondo c’è praticamente un’altra Italia.
L’Italia nasce come paese d’emigrazione, fenomeno questo che ha segnato la storia ed il percorso di crescita e sviluppo del nostro paese, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui le Comunità italiane all’estero rappresentano, nel mondo, una straordinaria risorsa da valorizzare, i nostri connazionali sono i primi ambasciatori di una cultura consolidata nei secoli.
Dal 1976 si continua ad emigrare, anche se è un tipo d’emigrazione diversa: intellettuale, legata ad una maggiore qualificazione professionale, che contribuisce al processo stesso d’internazionalizzazione a cui il nostro paese è chiamato.
La Regione, per una conoscenza più approfondita, ha ritenuto, con l’aggiornamento al piano triennale del 2005, predisposto con DGR 649 del 19 luglio 2005, di stipulare una convenzione con l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” commissionando una ricerca sugli ultimi 50 anni dell’emigrazione dal titolo: “Dinamica e struttura dell’emigrazione laziale all’estero, un’analisi geografica”. L’indagine terminerà alla fine dell’anno 2006, con l’obiettivo di mettere in luce ed in relazione il cambiamento del fenomeno migratorio rispetto al mutare del contesto storico, politico socio-culturale che si è verificato nel paese.
I risultati della ricerca saranno fondamentali per la programmazione regionale dei prossimi anni, che dovrà essere modulata agli esiti della stessa.
Lo stereotipo di cinquanta anni fa rappresentava l’emigrato con la valigia di cartone, la cui partenza era connotata dal dolore per un distacco definitivo imposto dalla povertà e dal fallimento. I sentimenti ricorrenti erano quelli della nostalgia per la terra d’origine, scrigno della propria identità sociale e culturale che ne custodiva gli affetti e le aspirazioni più profonde.
L’emigrazione delle vecchie generazioni era caratterizzata da un duplice problema: la lontananza dal proprio paese ed un difficile processo di riconoscimento ed accettazione del paese ospitante. Grazie all’intelligenza, alla creatività, all’operosità ed alla ferrea volontà, i nostri connazionali hanno saputo ritagliarsi i loro spazi, i loro tempi, i loro meriti, facendo del confronto con la diversità un valore aggiunto e riuscendo, non solo ad integrarsi, ricoprendo posizioni di rilievo nei vari ambiti sociali e professionali, ma, anche, ad avvicinare progressivamente la popolazione locale alle proprie abitudini e tradizioni, incrementando l’interesse per la cultura italiana e diffondendo, soprattutto in alcuni settori, lo stile italiano. In 50 anni si è passati dalla frustrazione all’orgoglio di essere italiani nel mondo.
Allora come oggi, la lingua e la cultura italiana costituiscono il principale strumento di interesse ed aggregazione. L’obiettivo da raggiungere è quello di fare della lingua italiana l’idioma, non solo della memoria e della cultura, ma anche lo strumento di comunicazione nel lavoro, considerate le nuove opportunità in Italia o con l’Italia. Tutto ciò, consentirebbe di rinnovare l’interesse e le motivazioni dei giovani verso il nostro paese. La scelta è, quindi, quella di programmare, nel settore dell’emigrazione, interventi di carattere imprenditoriale che guardano alla presenza dei nostri connazionali come ad una risorsa su cui investire.
Per facilitare un continuo e costruttivo dialogo con i nostri connazionali è importante, anche, promuovere, sviluppare e favorire i canali dell’informazione e della comunicazione, in tutte le sue forme, perché ciò consente di avere sempre un’immagine rispondente ed attuale del nostro paese. Essere a conoscenza degli eventi che lo riguardano: dal contesto politico-istituzionale a quello economico, sociale, occupazionale, artistico, turistico, significa interagire con il paese reale e non con quello immaginato o sentito raccontare dalle precedenti generazioni.
Tutto ciò riveste maggiore importanza alla luce della legge 459 del 27 dicembre 2001, concernente l’esercizio del voto degli italiani all’estero, poiché una maggiore e più puntuale conoscenza, offre loro la possibilità di incidere, pur risiedendo all’estero, sulle scelte determinanti del nostro paese, al pari dei connazionali residenti in Italia.
Gli emigrati costituiscono, pertanto, una grande risorsa per il futuro del nostro paese ed è per questo che la programmazione regionale dovrà rivolgersi, con particolare attenzione, alle Comunità laziali all’estero puntando, soprattutto, sulle Associazioni rappresentative, potenziandone il ruolo e le attività come centri di diffusione della cultura, delle tradizioni, dei valori e delle attività del Lazio.
L’auspicio, ed al tempo stesso il fine, è quello di creare una rete di comunicazione tra tutte le Associazioni degli emigrati all’estero, per un continuo scambio e confronto sulle iniziative da intraprendere, sulle proposte da sostenere e sulle problematiche che spesso li accomunano pur abitando in paesi diversi.
A tale scopo, un contributo efficace potrà essere quello apportato dalle nuove generazioni, cui riconoscere, nell’ambito dell’organizzazione delle stesse associazioni, un ruolo di attivi protagonisti, incentivando scambi con i loro coetanei residenti sia nei vari paesi del mondo che nel Lazio per rinsaldare i rapporti, per confrontare esperienze e sviluppare comuni iniziative.
Una politica sicuramente più incisiva è una politica partecipata a più livelli, con programmi condivisi, interventi sinergici da parte dei diversi organismi istituzionali e non, aventi competenza in materia, capace di incrementare la completezza e l’efficacia stessa degli interventi, di ottimizzare le risorse a disposizione e di determinare nuove opportunità di crescita e sviluppo.
La programmazione deve anche essere attenta nei confronti degli emigrati, che, per le più disparate ragioni, decidono di rientrare, trovandosi, per alcuni aspetti, nella condizione d’immigrato nel paese d’origine, con evidenti difficoltà d’integrazione sociale. Per questo si è ritenuto necessario implementare l’offerta dei servizi istituendo anche “ un centro ascolto” allo scopo di fornire sostegno psicologico all’emigrato ed al suo nucleo familiare, oltre all’orientamento e sostegno riguardo a specifici problemi socio-assistenziali.
1 . CONTESTO GENERALE
Le Associazioni rappresentano il fulcro della programmazione ed attuazione delle politiche a favore degli emigrati d’origine laziale e delle loro famiglie. Il registro regionale delle Associazioni, di recente aggiornamento, che operano a favore degli emigrati, rappresenta uno strumento indispensabile per l’individuazione dei destinatari degli interventi. Sono stati, inoltre, stabiliti i requisiti necessari per l’inscrizione, nello stesso, anche delle Federazioni di Associazioni, rilanciandone la centralità con l’auspicio di instaurare un maggiore impegno sinergico con il competente ufficio regionale.
Il mondo delle Associazioni, soprattutto attraverso l’elezione dei propri consultori in seno alla Consulta per l’emigrazione, gioca un ruolo di primaria importanza nella predisposizione delle politiche migratorie. Il riconoscimento del ruolo fondamentale delle Associazioni, ponte tra la Regione ed il mondo degli emigrati, costituisce l’impianto fondamentale su cui si basa la programmazione del presente piano triennale. Le Associazioni, da un lato, arricchiscono il tessuto sociale ed umano del contesto in cui vivono e, dall’altro, si rivelano di fondamentale importanza anche per la patria d’origine, che beneficia di un contributo rilevante per la crescita collettiva dovuta allo scambio tra diverse culture, sensibilità ed esperienze.
E’ alla luce delle considerazioni fin qui rappresentate che si espone l’indirizzo politico-gestionale-economico, quale impalcatura di macrosistema, sulla scorta del quale è stato predisposto il presente Piano delle attività da realizzarsi nel triennio 2007- 2009.
Per quanto riguarda specifiche iniziative e aspetti pragmatici legati alle stesse, si rimanda ai piani d’aggiornamento annuale al programma in argomento.
2. RIFERIMENTO NORMATIVO
Con Legge regionale 31 luglio 2003, n° 23 sono stati previsti gli interventi in favore dei laziali emigrati all’estero e dei loro familiari. Tra le finalità, nell’ambito delle competenze regionali e nei limiti stabiliti dalla Costituzione, riguardo all’attività in campo internazionale, si evidenziano quelle rivolte al superamento delle difficoltà inerenti al lavoro ed alle condizioni di vita dei nostri emigrati. Più specificatamente, la normativa intende sostenere iniziative finalizzate: a sviluppare relazioni economiche, a valorizzare le professionalità degli stessi lavoratori, a sostenere e rafforzare la loro identità etnica, a rinsaldare il legame con la terra d’origine, al recupero linguistico e professionale dei giovani, all’integrazione e promozione culturale nei paesi di residenza, alla diffusione della conoscenza del patrimonio culturale, artistico, economico, ambientale e sociale della regione d’origine, all’affitto o manutenzione della sede o per l’organizzazione di riunioni ed attività di comunicazione da parte delle federazioni e delle confederazioni ed, infine, a sostenere chi, per motivi diversi, intende rientrare definitivamente nella Regione Lazio.
Le suddette finalità vengono raggiunte attraverso le seguenti modalità d’intervento: direttamente dalla Regione Lazio e demandate, secondo il principio di sussidiarietà, ai Comuni o attuate dalle Associazioni iscritte al registro regionale.
Infine, la normativa in argomento ha istituito la Consulta regionale per l’emigrazione, identificandola quale strumento specifico di rappresentanza per lo studio, la ricerca e la divulgazione di notizie sull’emigrazione. Essa svolge, inoltre, funzioni consultive su proposte di leggi regionali che dispongono, anche incidentalmente, in materia d’emigrazione, ed esprime pareri, se richiesti, sugli strumenti di programmazione regionale e sul bilancio di previsione della Regione. Il suo parere è, invece, obbligatorio sul programma triennale degli interventi a favore degli emigrati e delle loro famiglie.
In ottemperanza alla normativa vigente, il 16 febbraio u.s è stata insediata la Consulta nominata dall’attuale governo regionale che, come primo atto ufficiale, ha presentato la richiesta formale dell’istituzione di un tavolo permanente di lavoro, sulle attività migratorie, con gli Assessorati e la Presidenza della Giunta che a diverso titolo si occupano della materia in argomento. Si ritiene, nel corso del triennio di riferimento, di dover prevedere l’istituzione formale di un organismo ad hoc con compiti e finanziamenti adeguati, al quale possano partecipare, oltre ai componenti di diritto anche delegati giovani, discendenti di emigrati che , a diverso titolo, svolgono attività di rilievo nell’ambito delle Associazioni.
In merito ai dettami della normativa in argomento, fin qui enunciati, si avverte la necessità, nel prossimo triennio di una revisione ed adeguamento della stessa ai principi cardine ispiratori della presente programmazione. Prevalentemente si ravvisa la necessità di rendere la normativa più incisiva riguardo ai compiti della Consulta per l’emigrazione ed al ruolo dei consultori. Occorrerebbe, infatti, rendere il parere dell’organismo obbligatorio, come lo è per l’approvazione del programma triennale degli interventi a favore degli emigrati, in relazione ad ogni proposta di legge regionale che disponga nella specifica materia. Si ritiene, altresì, necessario rendere obbligatorio il coinvolgimento della Consulta nella programmazione regionale, nella predisposizione del DPEF e del bilancio di previsione regionale. Tale sostanziale modifica consentirebbe ai consultori di svolgere il ruolo che gli compete, dopo il voto degli italiani all’estero, in ogni ambito istituzionale regionale e non solo in quello delle politiche sociali.
2.1 LE ATTIVITA’ SVOLTE
Con deliberazione della Giunta regionale 30 luglio 2004 n° 704 è stato varato il piano d’interventi 2004-2006. Nel triennio di riferimento sono state svolte manifestazioni allo scopo di promuovere il patrimonio culturale, artistico ed ambientale della regione presso le comunità laziali residenti all’estero. Nella circostanza sono stati proposti prodotti tipici dell’imprenditoria laziale, creando le basi per scambi commerciali con Associazioni e aziende locali interessate.
Fin dall’inizio della legislatura in corso si è cercato di rafforzare il ruolo delle Associazioni, le uniche in grado di sviluppare un raccordo con il territorio in cui vivono ed operano le nostre comunità e stringere legami con le autorità locali. Sono stati, infatti, finanziati progetti e iniziative specifiche, sostenendo in particolare quelle che prevedevano il coinvolgimento dei giovani. E’ stata, inoltre, avviata una politica volta a dotare, nel tempo, tutte le Associazioni di un computer per la loro messa in rete allo scopo di facilitare la comunicazione, viste le differenze dei fusi orari, con la competente struttura che provvede, in tempo reale, a fornire tutte le risposte ai quesiti posti.
Ogni anno sono stati realizzati sia attraverso le Università del Lazio, che direttamente dalla “ Associazione intercomunale Casa dell’emigrante “ i soggiorni per più di 100 giovani, finalizzati al recupero della lingua e alla conoscenza della cultura italiana, mentre, allo stesso scopo, sono state rinnovate le convenzioni con la Soc Dante Alighieri in Argentina ed il COASIT ( Comitato Assistenza italiani) in Australia.
Non si è mancato di rinnovare l’incontro con gli oltre 300 anziani che, ogni anno, a rotazione tra i continenti, sono tornati a rivisitare i luoghi d’origine beneficiando di vacanze al mare, terminate con momenti d’incontro istituzionali allo scopo di raccogliere informazioni e suggerimenti su come migliorare l’iniziativa.
Alla “ Associazione Intercomunale Casa dell’Emigrante” è stata affidata la gestione coordinata ed integrata degli interventi e dei servizi a favore dei laziali emigrati all’estero e dei loro familiari, oltre alla realizzazione annuale della “giornata regionale dell’emigrato laziale” manifestazione che ha inteso riavvicinare gli emigrati alla cultura ed alle proprie tradizioni. Nell’anno in corso è stato inaugurato, presso la sede della stessa, il “centro ascolto” a favore degli emigrati rimpatriati e delle loro famiglie. Il servizio, coordinato da psicologi, si propone di intervenire in quelle situazioni complesse dove, oltre all’aspetto pratico del problema rappresentato, se n’affianca un altro, e di ben più articolata soluzione, che è quello psicologico legato alla ricostruzione dell’identità ed all’integrazione del vissuto dell’emigrato che, sradicato dalla terra d’origine e costretto ad adattarsi in ambienti e culture diverse, rientrato in patria sente di doversi, inaspettatamente, reinserire in un contesto ormai non più familiare. L’iniziativa, quale progetto pilota, rappresenta una novità assoluta su tutto il territorio nazionale ed ha ottenuto grandi riconoscimenti dalle diverse realtà medianiche in campo locale, nazionale ed internazionale presso le nostre comunità all’estero.
Non si può non essere d’accordo nell’affermare che il fenomeno dell’emigrazione è cambiato, rispetto al suo manifestarsi nei primi anni del secolo scorso, ed è in continua evoluzione. Tale assunto ha imposto, alla programmazione regionale, lo studio del fenomeno, affidandone la ricerca all’Università di Roma la “ Sapienza”, che avrà la durata di due anni e che si concluderà, alla fine dell’anno in corso, con un convegno nel quale verranno presentati i risultati , raccolti in una pubblicazione.
Altro ambito fondamentale d’intervento è stato quello inerente ai contributi socio-assistenziali forniti agli emigrati rientrati definitivamente in patria. La Regione ha ritenuto necessario anticipare, con mandati bimestrali anziché semestrali, i finanziamenti ai Comuni per: contributi di prima assistenza al rientro, attività di formazione e riqualificazione professionale finalizzate al reinserimento sociale e lavorativo dei laziali che rientrano definitivamente nel territorio regionale, incentivazioni a forme d’attività lavorative autonome con il sostegno in favore di piccole e medio imprese, con priorità per quelle costituite da giovani, attraverso la concessione di contributi finanziari, corsi di recupero, realizzati d’intesa con le istituzioni scolastiche, finalizzati a favorire l’inserimento dei figli nella scuola e nel tessuto sociale.
Infine, sono stati realizzati interventi specifici, attraverso una convenzione con l’OICS ( Osservatorio Interregionale sulla cooperazione allo sviluppo), a favore dei laziali residenti nei paesi dell’America latina. Per l’Argentina, Brasile, Venezuela, Uruguay e Paraguay sono stati realizzati i seguenti interventi socio-sanitari: acquisto e distribuzione in loco di medicinali salvavita, vaccini, protesi e sottoscrizione di forme di convenzione con gli ospedali italiani per l’assistenza sanitaria ai meno abbienti.
3 . LINEE PROGRAMMATICHE DEL PIANO TRIENNALE
3 . 1 INTERVENTI DIRETTI DELLA REGIONE
3 . 2 INCONTRI CON LE COMUNITA’ ALL’ESTERO
Gli interventi diretti della Regione dovranno, d’ora in poi, tener conto del diverso ruolo che gli emigrati sono chiamati a svolgere dopo l’approvazione della normativa concernente il voto degli italiani all’estero. Con il loro voto, infatti, partecipano alle scelte politiche, economiche, normative del nostro paese. Oggi, più che mai, le nostre comunità all’estero, devono essere considerate non solo destinatarie d’interventi volti alla solidarietà, pur sempre necessaria in alcune situazioni, ma come comunità accomunate da origini, storia , valori e ideali che interagiscono con le istituzioni nel contribuire a determinare il processo di crescita e di sviluppo non solo del paese in cui vivono , ma anche di quello d’origine, rappresentando una rilevante realtà economico-sociale. I nostri emigrati oggi sono persone affermate, capaci, di livello culturale medio-alto, i discendenti sono perlopiù laureati, che hanno contribuito, in modo determinante, a costruire le realtà che li hanno accolti, che hanno girato il mondo, conoscono gli altri contesti e sono quindi in grado di effettuare analisi socio-politico-economiche rilevanti ed articolate grazie ad una visione più globale delle problematiche.
Queste premesse sono necessarie per rilevare e comprendere quanto è cambiato intorno a noi e quanto ancora cambierà, solo considerando tutto ciò sarà possibile adeguare le nostre scelte, i nostri programmi, le nostre azioni a nuovi modelli innovativi e più aderenti ad una reale politica migratoria.
Muovendo da tale contesto, l’obiettivo strategico dovrà essere quello di dare risposte nuove alle mutate esigenze, tenendo, nel contempo, in considerazione che la programmazione regionale deve fare i conti con un quadro generale di risorse modeste e sottodimensionate rispetto alle effettive esigenze e soprattutto al ruolo che s’impone di conferire, per tutte le motivazioni suesposte, alle nostre comunità all’estero.
Le note difficoltà economiche in cui versa il bilancio regionale, non hanno consentito un incremento degli interventi, ritenuto consono e doveroso, già programmati nel piano d’aggiornamento annuale. Purtroppo, invece, è stato necessario attuare un ridimensionamento degli stessi, cercando di intervenire con tagli alle sole manifestazioni per non creare difficoltà nell’ambito socio-assistenziale, né dover rinunciare ai progetti a favore di giovani ed anziani.
Questo dato non va sottovalutato né sottaciuto, tenerne conto ha consentito di orientare la programmazione verso l’individuazione di nuovi canali di finanziamento: per esempio, attraverso il coinvolgimento d’altri Assessorati, con dotazioni finanziarie significative, che con obiettivi e scopi diversi intrecciano il mondo dell’emigrazione. La richiesta di sinergia progettuale ed economica potrebbe essere indirizzata al settore delle politiche del lavoro, della formazione, del turismo e delle attività produttive nei vari ambiti istituzionali.
L’indicazione e l’esigenza di istituire un tavolo permanente di lavoro interassessorile sono state rappresentate anche dai consultori al Presidente della Consulta per l’emigrazione al momento del suo insediamento.
Scelta fondamentale per la programmazione triennale dovrà essere quella di evitare spese scarsamente efficaci e produttive, liberando così risorse indispensabili per altri interventi che coinvolgono maggiormente giovani ed anziani. Ci si riferisce specificatamente alle manifestazioni all’estero intese esclusivamente come ingaggio di gruppi canori, folkloristici, teatrali o come esposizioni di prodotti tipici che, avendo anch’essi subito il fenomeno della globalizzazione, possono essere facilmente reperibili anche sui mercati internazionali.
Resteranno, invece, essenziali i momenti d’incontro con le nostre comunità all’estero per conoscere e scoprire insieme le loro realtà, necessità, bisogni, per raccogliere contributi ed idee in grado di incidere nei processi di sviluppo. E’ auspicabile, nel triennio, qualora siano reperibili fondi ad hoc, organizzare conferenze regionali, soprattutto specifiche per i giovani, allo scopo di raccogliere le esigenze ed i contributi provenienti dagli emigrati e discendenti, veri attori del processo migratorio.
3. 3 INIZIATIVE A FAVORE DEI GIOVANI RESIDENTI ALL’ESTERO
La diffusione della lingua e della cultura italiana appare di fondamentale importanza in considerazione del fatto che siamo ormai alla quarta o quinta generazione di discendenti d’emigrati. Queste nuove generazioni sono perlopiù nate nei paesi d’accoglienza dei genitori e dei nonni, parlano poco la lingua e spesso usano il dialetto, hanno conoscenza della cultura italiana in modo scisso: parte tramandata dalle precedenti generazioni e parte appresa nel percorso di studio. Generalmente le due rappresentazioni non coincidono. Occorre trasmettere alle nuove generazioni l’orgoglio dell’appartenenza ad una cultura che trae origine da millenni di storia, che oggi è riconosciuta ed ammirata in tutto il mondo.
L’obiettivo dovrà essere quello di consegnare alle nuove generazioni, affinché la promuovano, una cultura intesa non solo in senso umanistico o scientifico, ma anche come “ stile italiano” pregno di creatività e di cultura dell’estetica, trasfusa nei vari settori dell’industria, artigianato e design.
Tutto questo patrimonio è nostro compito farlo conoscere alle nuove generazioni dei discendenti degli emigrati, che spesso ne hanno solo sentito parlare, è necessario, quindi, coinvolgerli nel difendere e rilanciare l’Italia nel mondo.
Due sono essenzialmente le iniziative che in tal senso saranno rilanciate nel presente piano triennale:
a) corsi per l’insegnamento e la diffusione della lingua e della cultura italiana.
Tali corsi saranno realizzati, rinnovando le convenzioni già stipulate, dalla Dante Alighieri in Argentina e dal COASIT ( Comitato Assistenza Italiana) in Australia. I presidenti delle Associazioni interessate, regolarmente iscritte al registro regionale, individueranno e segnaleranno i destinatari del provvedimento.
b) soggiorno, presso strutture del Lazio, finalizzato allo studio della lingua e della cultura italiana
Il soggiorno è destinato a giovani d’età compresa tra i 18 ed i 28 anni, che: già conoscono la lingua, si sono particolarmente distinti nelle loro attività, manifestano alta motivazione all’approfondimento della materia e partecipano attivamente alla vita dell’Associazione. Si ritiene di fondamentale importanza favorire ragazzi appartenenti a nuclei familiari economicamente svantaggiati.
Il programma didattico, realizzato in strutture abilitate e da Enti di formazione legalmente riconosciuti, sarà integrato da visite culturali nei siti più significativi della Regione .
Sarà compito dei presidenti delle Associazioni scegliere i giovani più meritevoli e segnalarli ai Consultori di riferimento del proprio Paese che, valuteranno attentamente i requisiti posseduti da ciascun candidato, prima di individuare i destinatari che usufruiranno del soggiorno da segnalare alla Regione. I Consultori, o loro delegati, inoltre, accompagneranno, quale costante punto di riferimento, i ragazzi prescelti durante tutto lo svolgimento dei corsi, rendendosi garanti della gestione della loro permanenza.
Trattandosi di un viaggio premio, è opportuno dare la possibilità a tutti di partecipare, evitando di segnalare persone che ne hanno già usufruito.
In alternativa ai soggiorni, si potrà verificare la fattibilità dell’assegnazione di borse di studio, attraverso specifici bandi, finalizzate all’approfondimento della lingua e della cultura italiana. Potranno, inoltre, essere previsti bandi inerenti a corsi di lauree specialistiche, dottorati o masters di specializzazione presso le Università del Lazio. L’intervento sarà destinato ai giovani che si sono particolarmente distinti negli studi, che possiedono una discreta padronanza della lingua italiana e che provengono da paesi e/o famiglie economicamente svantaggiati.
3. 4 SOGGIORNI PER EMIGRATI ANZIANI
Non tutti i nostri connazionali si trovano nelle condizioni economiche favorevoli per affrontare spese di viaggio e soggiorno per tornare in visita nei paesi d’origine, considerando che ormai non hanno più familiari viventi sui quali potersi appoggiare.
Alcuni non tornano da molti anni, mentre altri non lo hanno più fatto dal giorno della partenza, interiorizzando una grande nostalgia.
La Regione, facendosi carico del problema, ritiene fondamentale mantenere, anche per la prossima programmazione triennale, l’intervento dei soggiorni per gli anziani emigrati, ponendo l’accento sulla necessità che lo stesso sia rivolto a: persone economicamente più svantaggiate, emigrati che vivono in paesi economicamente in crisi, emigrati che non tornano in Italia da diverso tempo ed infine coloro che vivono in stati molto lontani dalla patria. Il provvedimento consiste nel rimborso, intero per l’Argentina e parziale per l’Australia, del costo del biglietto aereo ed il soggiorno presso località marine per 15 giorni, oltre a visite guidate in città e località del territorio regionale di particolare rilievo storico, artistico e culturale.
La Regione, qualora si manifestassero particolari situazioni di difficoltà economiche, può prevedere il rimborso totale o parziale del biglietto aereo per gli emigrati provenienti da altri continenti diversi da quelli suindicati.
I destinatari del soggiorno dovranno essere individuati dai Presidenti delle Associazioni, iscritte al registro regionale, che li segnaleranno, evidenziando il possesso dei requisiti richiesti, al consultore del Paese d’appartenenza perché valuti attentamente le persone ritenute idonee da segnalare alla Regione.
L’intervento in argomento, per i contenuti altamente socio-assistenziali su cui si basa prescinderà dal numero dei soci delle Associazioni, per rivolgersi a persone in possesso dei succitati requisiti.
3. 5 CONVENZIONI CON UNIVERSITA’ E CENTRI DI RICERCA PER INDAGINI E
STUDI CONCERNENTI IL FENOMENO MIGRATORIO
Le cause che spingono ad emigrare sono riconducibili, anche in epoche diverse, agli stessi fattori e principalmente ad uno sviluppo ineguale tra il paese di partenza e quello d’arrivo. Attraverso la mobilità, infatti, l’uomo ha cercato nella storia di riequilibrare il rapporto tra risorse necessarie e risorse disponibili in un determinato territorio.
A differenza del passato, però, i moderni flussi migratori s’ inseriscono in tutti i settori della società, questo anche grazie al fatto che le nuove generazioni sono caratterizzate dall’uso di più linguaggi e da un utilizzo maggiore della tecnologia e dei “mass- media”.
L’emigrazione d’oggi è connotata sempre di più da una libera circolazione delle persone che si spostano da un continente all’altro, spesso senza sradicarsi dal proprio paese d’origine. Le nuove generazioni si sentono più cittadini del mondo dei loro nonni. Esiste, e occorre tenerne conto, una mobilità legata alla scienza, alla ricerca, al bussinness, al turismo ed alla cultura. Ci troviamo a dover gestire una moderna migrazione fatta di tante sfaccettature, ad esempio sono sempre di più i giovani laureati italiani che scelgono di approfondire le loro conoscenze professionali all’estero, alle quali le istituzioni dovranno fornire risposte precise ma articolate.
Alla luce di queste considerazioni, è di fondamentale importanza per un’attenta ed efficace programmazione la conoscenza dell’evoluzione del fenomeno trattato,al riguardo,infatti, la Regione, mediante specifica convenzione, ha già commissionato all’Università di Roma “ La Sapienza “ uno studio sullo sviluppo dell’emigrazione negli ultimi 50 anni, che consentirà di adeguare le risorse agli effettivi bisogni. E’, pertanto, necessario continuare ad avere un rapporto di collaborazione con l’Università e gli istituti di ricerca, al fine di acquisire dati significativi per continuare a monitorare l’ambito delle politiche migratorie.
4. INTERVENTI DEMANDATI AI COMUNI IN OTTEMPERANZA AL PRINCIPIO DI
Nell’ultimo quinquennio si è registrato un notevole incremento d’emigrati che rimpatriano. Non tutti rientrano nella terra d’origine con una dimora di proprietà, frutto di un’intera vita spesa a lavorare all’estero, che li attende per viverci in vecchiaia e con la possibilità di condurre una vita senza stenti. Purtroppo, la maggioranza delle persone che decidono di rimpatriare non è in età pensionabile, proviene dall’America Latina, prevalentemente dall’Argentina, ed è stata costretta dopo lunghi anni di lavoro ed il raggiungimento, molto
spesso, di una solida posizione sociale, ad un precipitoso rientro in patria, causa la preoccupante crisi economica che ha assunto tinte di vera e propria tragedia nazionale.
Altri, invece, rientrano dai diversi paesi europei, che oggi condividono con l’Italia il problema dell’occupazione.
La Regione, nonostante le contratte disponibilità di bilancio, intende continuare a farsi carico di chi, trovandosi in precarie condizioni economiche, rientra definitivamente in Italia e decide di fissare la propria residenza in un comune del Lazio. Nella fattispecie, sono previsti diversi interventi che, in ottemperanza al principio di sussidiarietà, vengono gestiti materialmente dai Comuni interessati. Tra questi, il più efficace rimane quello riguardante l’erogazione del contributo di prima assistenza finalizzato ad agevolare il superamento delle difficoltà iniziali e d’inserimento.
In considerazione della natura socio-assistenziale dell’intervento, l’esperienza ha dimostrato la necessità di fornire le prestazioni in modo più celere, pertanto, nella programmazione triennale si stabilisce di erogare le somme richieste, ai comuni interessati, con mandati bimensili, anziché semestrali come accadeva in precedenza.
Si auspica, inoltre, nell’arco del prossimo triennio, di trovare un accordo operativo con quei comuni che hanno denunciato rilevanti problemi di bilancio, per finanziare anticipatamente le spese concernenti l’assistenza al primo rientro, sulla scorta della spesa storica e con conguagli a fine esercizio finanziario, onde poter fornire immediatamente un servizio che certamente non può conoscere attese di mesi.
L’Amministrazione comunale, di residenza dell’emigrato rientrato, dovrà, pertanto, farsi carico di accertare le reali condizioni di precarietà economica dell’interessato se solo o dell’intero suo nucleo familiare.
Appurati tali requisiti, il Comune dovrà richiedere, alla competente Area Emigrazione, il contributo di prima assistenza al rientro, consistente in un importo fissato in Euro 465 mensili per singoli e nuclei familiari di due persone ed Euro 650 mensili per nuclei familiari superiori a due persone.
Tale contributo sarà erogato per un periodo non superiore a sei mesi.
Analogamente, la Regione prevede la corresponsione di un contributo per le spese sostenute dall’emigrato per il viaggio di rientro, per il trasporto delle masserizie, per l’avvio d’attività produttive, per il reinserimento scolastico e corsi di recupero per i figli d’emigrati rimpatriati che hanno manifestato difficoltà nell’inserimento scolastico, nonché contributi per la traslazione delle salme.
Per far fronte al problema abitativo dell’emigrato nel momento del rimpatrio, è previsto, nella misura di “ una tantum”, un contributo per mutui contratti per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione d’immobili destinati a civile abitazione.
Infine, allo scopo di agevolare gli emigrati che non hanno raggiunto il minimo contributivo, fissato dalla normativa, per maturare il diritto alla pensione, è previsto un contributo “ una tantum” per riscattare i periodi di lavoro svolto in paesi non convenzionati con l’Italia.
5. INTERVENTI A FAVORE DELLE ASSOCIAZIONI ISCRITTE NEL REGISTRO
REGIONALE CHE OPERANO A FAVORE DEGLI EMIGRATI
Nelle premesse del presente piano regionale è stato dato ampio risalto al ruolo, sempre più rilevante, svolto dalle Associazioni che operano a favore degli emigrati e delle loro famiglie, il cui lavoro costante, assiduo e preciso è fonte di preziosa collaborazione ed ispirazione per la Regione che, nella propria attività programmatoria, utilizza nell’individuazione delle strategie operative. Sono le Associazioni che conoscendo sia le realtà locali, che i bisogni degli emigrati legati alla propria terra d’origine, costituiscono il più attendibile referente per un’efficace politica degli interventi. Inoltre, le Associazioni sono le uniche in grado di stringere rapporti con le istituzioni locali, fornendo un ponte privilegiato di scambi con quelle regionali.
Il piano triennale dovrà puntare su un maggiore scambio con le Associazioni e soprattutto sul coinvolgimento delle ultime generazioni, apportatrici di nuove idee e di una nuova visione delle nostre comunità all’estero.
I giovani discendenti potranno, se adeguatamente inseriti con ruoli impegnativi nelle associazioni d’appartenenza, apportare importanti contributi innovativi necessari per rilanciare e consolidare nel mondo l’immagine di comunità protagoniste e all’avanguardia con le sfide che la moderna società impone.
Le associazioni devono assumere il ruolo di centro di riferimento della cultura, tradizioni, valori e attività della Regione Lazio per accrescerne il progetto d’internazionalizzazione.
Le Federazioni d’Associazioni che, a seguito dell’entrata in vigore della specifica normativa, hanno trovato legale riconoscimento attraverso l’iscrizione all’albo regionale, debbono svolgere un accurato e puntuale lavoro di raccordo con tutte le Associazioni presenti sul proprio territorio. Ciò consentirà un’organizzazione più fluida e diretta degli interventi, potendo individuare più celermente gli interlocutori con i quali confrontarsi.
Per rilanciare e consolidare questi obiettivi occorrono strategie operative finalizzate ad accrescere l’operatività delle Associazioni, dotandole indistintamente di sedi operative e d’attrezzature informatiche e d’ogni genere di documentazione sia cartacea, che audiovisiva. Nel tempo è auspicabile che tutte le Associazioni siano collegate tra loro, per costruire una rete di scambi sia d’idee che di materiale ed in rete, attraverso un web camera, con la “ Associazione intercomunale Casa dell’emigrante “. Oggi le distanze non possono più rappresentare una barriera per la comunicazione e per lo scambio, poiché la tecnologia fornisce gli strumenti idonei per, almeno virtualmente, sentirsi più vicini alla terra d’origine.
Con le Associazioni occorre predisporre un piano d’interventi in grado di diffondere la cultura, la storia e le tradizioni della nostra regione in modo più articolato, capace di superare le vecchie rappresentazioni tradizionali offerte attraverso le manifestazioni ed i gruppi folkloristici.
Le Associazioni, inoltre, quale veicolo di una rinnovata politica di scambi, dovranno incentivare la realizzazione di progetti capaci di coinvolgere giovani di diversi paesi del mondo, mettendo in campo tutte le risorse necessarie alla valorizzazione delle prospettive professionali e di crescita culturale , per poter costruire una rete di rapporti che abbiano come comune denominatore l’identità laziale.
Proprio i giovani dovranno indicare linee d’attività che intendono realizzare, anche instaurando rapporti con la terra d’origine. La praticabilità di tali progetti può essere verificata sia con “l’Associazione Intercomunale Casa dell’emigrante” sia con i Patronati e le Associazioni a carattere nazionale che sono presenti nella Consulta regionale per l’emigrazione.
6 . TIPOLOGIA D’INTERVENTI ATTRIBUIBILI AD ALTRI ENTI OD ORGANISMI
La Regione Lazio, con propria legge n° 2 del 27 febbraio 2004 all’art 43, ha sostenuto lo sviluppo di forme di cooperazione strutturale e funzionale tra gli enti locali e la Regione stessa per la realizzazione e la gestione coordinata ed integrata degli interventi e dei servizi previsti dalla legge regionale 31 luglio 2003,n° 23 , recante “ Interventi a favore dei laziali emigrati all’estero e dei loro familiari”. Alla luce di tale dettato normativo saranno riconfermati alla “Associazione intercomunale Casa dell’emigrante”, compiti e servizi, in gestione associata e coordinata, a favore degli emigrati che rimpatriano. Si auspica che, nel triennio di riferimento del presente piano, l’Associazione, attualmente composta da 36 comuni che operano nei distretti socio-sanitari di FR/C e FR/D , sia in grado di ampliare il proprio ambito d’intervento a tutto il territorio regionale. Le attività conferite, in regime di sussidiarietà, dovranno essere articolate e diversificate durante l’intero percorso di reinserimento dell’emigrato e del proprio nucleo familiare che , per diversi motivi, rientra in Italia. Si ritiene che i servizi necessari da erogare dovranno riguardare i seguenti ambiti: consulenza legale, fiscale, amministrativa, pensionistica e scolastica.
In merito, si ritiene, ai fini di una maggiore efficacia delle prestazioni fornite, che L’Associazione intercomunale instauri un regime di collaborazione con i Patronati a carattere nazionale, presenti nella Consulta per l’emigrazione, specializzati nel fornire servizi in ambito fiscale e pensionistico ed organizzati capillarmente su tutto il territorio regionale.
Mai, come nell’ambito dell’emigrazione, l’uso della tecnologia è decisivo per facilitare la comunicazione, altrimenti lenta e farraginosa. Allo scopo si ritiene indispensabile, nel triennio di programmazione, che “ l’Associazione intercomunale Casa dell’emigrante” potenzi il proprio sito internet, dotandosi di camera web per un collegamento immediato, con i diversi interlocutori. Questo strumento potrà consentire interventi qualitativi, efficaci e nel contempo economici, quali: realizzazione di video conferenze e corsi interattivi di lingua e cultura italiana on-line. L’intervento, congiunto alla dotazione di personal computer a tutte le associazioni, consente non solo un tempestivo scambio relazionale ed il soddisfacimento in tempo reale di bisogni legati a richieste d’informazioni, ma, anche, la discussione e l’approfondimento di tematiche che , in passato, venivano affrontate soltanto al momento dello svolgimento delle Conferenze mondiali.
Si ritiene valido confermare, anche nel triennio di riferimento del piano, l’incontro annuale con gli emigrati che rientrano per il periodo estivo. Festeggiare “ la giornata dell’emigrante” è e rimane un appuntamento molto atteso che rinsalda il legame con chi è dovuto andare via e mantiene vivido e condiviso il senso delle tradizioni legate alla propria cultura d’origine.
Nell’anno in corso è stato inaugurato a scopo sperimentale, presso il Comune di Sant’Elia Fiumerapido, un centro “ ascolto “ al quale gli emigrati di ritorno possono rivolgersi per avere un supporto psicologico per sé e per i propri familiari.
In considerazione dell’enorme successo che ha avuto l’iniziativa, s’intende nel prossimo triennio consolidare e potenziare l’intervento. Il rientro, infatti, non sempre rappresenta un evento rassicurante; spesso, invece, è vissuto come un secondo sradicamento da una terra ormai conosciuta e sperimentata, dove si sono messe nuove radici desiderando di integrarsi stabilmente nell’ambiente a cui si è approdati.
L’essere umano non è per natura insensibile al luogo e all’ambiente in cui dimora, mantiene inconsciamente un legame psicologico con il luogo, a partire da quello delle proprie origini, per tutta la vita. Dopo diversi anni, i ricordi della terra lasciata non coincidono più con l’evoluzione subita dalla stessa, si rischia spesso l’estraneità in casa propria. Nel frattempo, invece, nuove abitudini e costumi sono entrati a far parte integrante della personalità. Il “centro ascolto” dovrà farsi carico dei vissuti di queste persone, ed aiutarli nella ricostruzione ed integrazione dell’identità, sotto l’egida dell’arricchimento, piuttosto che sotto quella della deprivazione dei punti di riferimento ambientali.
Queste problematiche interpersonali spesso sono associate ad altre che coinvolgono l’intero nucleo familiare, rappresentate dai figli nati nei luoghi d’accoglienza che, hanno subito il trasferimento e vissuto, al contrario, lo stesso sradicamento dei genitori. In queste circostanze, occorre valutare la presa in carico di tutto il nucleo familiare al fine di garantire anche un buon inserimento scolastico ai figli del rimpatriato.
Il centro ascolto dovrà farsi carico di analizzare tutte queste dinamiche che scaturiscono dal rapporto fra anima e terra,osservate nelle sue varie sfaccettature.
La Regione, nel presente piano triennale, conferma la necessità di farsi carico, con interventi straordinari, degli emigrati residenti nei paesi dell’America Latina. La situazione politico-economica in cui sono venuti a trovarsi questi paesi continua a creare notevoli difficoltà ai nostri emigrati, soprattutto anziani, che spesso denunciano la necessità di beni primari , quali quelli di medicinali salvavita o di protesi sanitarie. E’ necessario intervenire in quelle specifiche situazioni, denunciate dai Presidenti delle Associazioni, e su specifici bisogni segnalati e documentati. L’organizzazione di tali servizi sarà demandata, attraverso specifica convenzione, all’Osservatorio interregionale per la cooperazione e sviluppo ( O.I.C.S ) che dovrà realizzare i seguenti interventi:
- socio-sanitari in favore delle fasce più deboli, quali anziani e portatori di handicap che consisteranno nell’acquisto e distribuzione di farmaci salvavita, vaccini, protesi ed ogni altro materiale di prima necessità.
- Sottoscrizione di forme di convenzione con Enti mutualistici per l’assistenza sanitaria ai meno abbienti.
Potranno essere presi in considerazione ulteriori ambiti d’intervento segnalati e legati alla specificità del paese richiedente.
CRITERI E MODALITA’ ATTUATIVE DEGLI INTERVENTI
3. INTERVENTI DIRETTI DELLA REGIONE
3 . 1 INCONTRI CON LE COMUNITA’ ALL’ESTERO
Gli incontri con le Comunità laziali all’estero, sono finanziabili attraverso i fondi stanziati nello specifico capitolo di bilancio H43506. In un‘ottica di programmazione regionale ispirata ai criteri d’efficienza, efficacia ed economicità degli interventi, gli incontri saranno valutati in considerazione degli eventi che coinvolgono i paesi d’insediamento delle nostre comunità, nonché sulla base di quelli proposti dalle Associazioni iscritte al registro regionale, di cui all’art 6 della LR 23/03. Le richieste da parte di queste ultime possono essere legate a commemorazioni di particolare significato per la storia dell’emigrazione laziale, oppure, riferite ad eventi socio-politico-economici specifici che richiedono la presenza istituzionale della Regione. Incontri potranno anche essere previsti per la realizzazione di progetti e sottoscrizione di accordi, tra la Regione e le istituzioni locali, in settori produttivi in grado di creare prospettive di crescita professionale e opportunità lavorative, specie per i discendenti di emigrati laziali.
Le richieste, come sopra descritte, provenienti dalle Associazioni,devono contenere:
- tema dell’incontro e relativo programma
- indicazione del paese dove si terrà l’incontro, data e durata
- eventuale richiesta finanziaria
Le Associazioni promotrici dell’incontro, a conclusione dello stesso, dovranno far pervenire una dettagliata relazione informativa, con accluso il rendiconto finanziario delle spese sostenute, in caso di concessione di contributo regionale.
In considerazione della centralità riconosciuta alle Associazioni, a cui, peraltro, s’ispira il presente piano triennale, è necessario che i Presidenti delle stesse annualmente inviino, alla Regione, un’autocertificazione attestante il permanere dei requisiti sulla scorta dei quali sono state iscritte al registro regionale, con particolare riguardo all’elenco dei soci, che deve essere continuamente aggiornato. E’, altresì, necessario inviare, ogni tre anni, una dettagliata relazione sulle attività svolte.
3. 1.2 INIZIATIVE FINALIZZATE AL RECUPERO DELLA LINGUA ITALIANA
In linea con le premesse ispiratrici del presente piano, si ritiene indispensabile dedicare risorse ad ampliare la conoscenza della lingua a della cultura italiana.
L’intervento, che deve favorire i giovani, sarà effettuato tramite:
- La Soc Dante Alighieri, in Argentina, ed i CO.A.S.I.T ( Comitato Assistenza Italiana), in Australia ( Melbourne) su presentazione di progetti per singoli corsi, mediante la stipula di apposite convenzioni.
In merito, qualora le disponibilità di bilancio lo consentissero, si potrà prevedere un ampliamento dei corsi: con la Soc Dante Alighieri in Canada, dove la comunità di Edmonton ne ha fatto richiesta e con il Co.A.S.I.T a favore della comunità laziale di Sydney.
Questi ulteriori interventi potranno essere individuati e definiti attraverso l’aggiornamento annuale al piano triennale.
3.1. 3 INIZIATIVE A FAVORE DEI GIOVANI RESIDENTI ALL’ESTERO
I destinatari dell’intervento, come descritto nella parte programmatica specifica, sono giovani dai 18 ai 28 anni, provenienti dai paesi extraeuropei, selezionati secondo i seguenti criteri di priorità:
- appartenenza a nuclei familiari economicamente svantaggiati
- disponibilità e coinvolgimento nella vita delle Associazioni
- particolare distinzione nelle proprie attività
- dimostrazione di alta motivazione all’approfondimento dello studio della lingua e della cultura italiana
Il consultore del paese di riferimento, o suo delegato, ed al massimo un’altra unità, da lui segnalata, accompagneranno, durante tutto il periodo di permanenza, i ragazzi costituendo il loro punto di riferimento e di raccordo con le istituzioni e gli organismi organizzatori dell’evento. Queste figure rientrano nel numero dei partecipanti.
La Regione, potrà determinare la ripartizione del numero dei partecipanti non solo sulla scorta del criterio di rappresentatività delle Associazioni regionali degli emigrati, ma, anche, in base a criteri di opportunità relativi al contesto economico-sociale dei paesi interessati alla realizzazione dell’iniziativa, nonché su criteri meritocratici ampiamente dimostrabili.
Nel caso in cui le risorse finanziarie non consentissero la partecipazione di tutti gli Stati esteri in cui sono presenti le Associazioni regionali degli emigrati del Lazio, l’intervento sarà realizzato secondo un principio di rotazione tra i vari paesi.
Il numero complessivo dei partecipanti all’iniziativa e le unità assegnate ai vari paesi saranno determinate con gli aggiornamenti annuali al presente programma triennale.
3.1.4 SOGGIORNI PER EMIGRATI ANZIANI
I destinatari dei soggiorni sono gli emigrati laziali ed i loro coniugi, con un’età superiore ai 60 per gli uomini, ed ai 55 per le donne, le cui condizioni economiche non consentono di affrontare la spesa per il viaggio ed il soggiorno nel paese d’origine. Nella composizione dei gruppi può essere prevista la figura di un accompagnatore per il quale non sussistono i limiti d’età sopra individuati. Il rapporto è di un accompagnatore per ogni gruppo superiore a 12 unità e rientra nel numero complessivo dei partecipanti.
Al fine di agevolare lo svolgimento dell’intervento si richiede agli accompagnatori una buona conoscenza della lingua italiana.
L’individuazione dei nominativi dei partecipanti è affidata ai Presidenti delle Associazioni, con il compito di comunicarli ai Presidenti delle Federazioni, laddove istituite. La verifica del possesso dei requisiti richiesti è rimessa al Consultore di riferimento di ciascun paese. I destinatari del provvedimento dovranno produrre al consultore un’autocertificazione contenente elementi valutativi della propria condizione economica che non consente di affrontare, a proprie spese, un viaggio per tornare a visitare il proprio paese d’origine. Il consultore valuterà le autocertificazioni prodotte e individuerà i destinatari dell’intervento.
La Regione potrà determinare le unità spettanti a ciascun paese, non solo sulla scorta della consistenza numerica delle varie associazioni regionali, ma, altresì, valutando l’opportunità di agevolare quei paesi che, al momento dell’avvio del soggiorno, si trovino in evidenti condizioni di difficoltà socio-economiche.
Salvo il verificarsi delle situazioni a cui si è fatto riferimento, la distribuzione dei partecipanti ai soggiorni sarà effettuata secondo un principio di rotazione tra gli stati esteri.
I destinatari dell’iniziativa non dovranno averne usufruito negli ultimi 5 anni. Per i partecipanti provenienti dall’America latina, la Regione provvederà al rimborso delle spese di viaggio fino alla concorrenza del costo del biglietto aereo. Per quelli provenienti dall’Australia tale contributo sarà variabile, da un minimo di 500 ad un massimo di 700 euro, in considerazione della documentazione comprovante le reali condizioni economiche dei destinatari. Questo contributo, concesso solo a coloro che non ne hanno mai usufruito, sarà erogato: alle Associazioni regionali, alle Federazioni delle Associazioni regionali degli emigrati, alle agenzie di viaggio individuate dalle stesse per l’emissione della biglietteria aerea con specifico atto di delega dei Presidenti, alle amministrazioni comunali individuate per la realizzazione dell’iniziativa.
L’iniziativa sarà realizzata presso le amministrazioni comunali che rappresenteranno la propria disponibilità al riguardo ed il cui programma sarà particolarmente interessante e vantaggioso. Il costo pro-capite giornaliero è determinato nella misura massima di Euro 50 comprensivo delle spese di soggiorno e di quelle relative al programma culturale.
3 . 1 . 5 CONVENZIONI CON L’UNIVERSITA’ E CENTRI DI RICERCA PER INDAGINI
E STUDI CONCERNENTI IL FENOMENO MIGRATORIO
La Regione individua nelle Università e nei Centri di ricerca qualificati i propri referenti per acquisire, mediante specifiche convenzioni, dati rilevanti per la propria programmazione. La scelta dei soggetti in argomento risponde all’esigenza dell’attendibilità e scientificità della fonte ed a quella di poter avere un continuo e costante monitoraggio delle politiche migratorie. Alla luce di tali premesse, in ogni piano annuale d’aggiornamento saranno individuate, di volta in volta, le specifiche necessità coerenti alla programmazione ed alle risorse disponibili.
4 . INTERVENTI DEMANDATI AI COMUNI IN OTTEMPERANZA AL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’
Gli interventi che la Regione finanzierà, saranno realizzati dalle amministrazioni comunali e rivolti a garantire servizi primari di carattere socio-assistenziali, per l’emigrato laziale e per il suo nucleo familiare, nel momento del rientro.
Per accedere ai finanziamenti i comuni interessati dovranno far pervenire specifica richiesta, entro il termine ultimo del 30 settembre, alla competente Area Emigrazione, Direzione Regionale Servizi Sociali.
Nel caso in cui le risorse finanziarie non consentiranno di soddisfare tutte le richieste avanzate, criterio prioritario sarà quello di rispettare l’ordine cronologico di presentazione, privilegiando le richieste dei comuni relative ai contributi di prima assistenza al rientro.
Di seguito, sono individuati i criteri relativi ad ogni specifico intervento previsto nel presente piano triennale.
4.1 Contributi di prima assistenza al rientro, spese di viaggio e trasporto masserizie
Lo scopo del contributo in argomento è quello di sostenere gli emigrati in serie difficoltà economiche al momento iniziale del rimpatrio.
I destinatari sono quelli previsti dall’art. 2 della legge regionale n. 23 del 31 luglio 2003, che rientrano definitivamente in Italia ed eleggono la propria residenza in un Comune del Lazio.
Domande e documentazione da allegare: le domande devono essere presentate entro tre anni dalla data dell’effettivo rientro al Comune di residenza, corredate dalla seguente documentazione:
a) certificazione dell’autorità consolare o documentazione equipollente di autorità dello stato straniero oppure di organismi od enti previdenziali stranieri o italiani, attestante la permanenza all’estero;
d) certificato di cittadinanza italiana.
Ai sensi della L 15 marzo 1997 n° 59 i certificati di cui alle lettere b), c) , d) possono essere sostituiti da autocertificazione.
Il contributo è destinato unicamente ad emigrati che versano in condizioni economiche particolarmente disagiate, accertate dall’Amministrazione Comunale di residenza.
L’importo del contributo è fissato nella misura di Euro 465,00 mensili per singoli e nuclei familiari composti da due persone, e in Euro 650,00 mensili per nuclei familiari superiori a due persone.
Il contributo è erogato per un periodo non superiore a mesi sei.
Le domande tendenti ad ottenere tale assistenza devono essere presentate entro e non oltre 90 giorni dal rientro.
La misura del contributo è riconosciuta come di seguito specificato:
1. rientro da paesi europei - 75% del costo del biglietto ferroviario di seconda classe e del 50% del biglietto di classe turistica nel caso di viaggio avvenuto per via aerea.
Qualora il rientro sia avvenuto con mezzi propri, il contributo sarà determinato in modo forfetario facendo riferimento al costo di un biglietto ferroviario di seconda classe relativo al percorso compiuto ed indipendentemente dal numero dei viaggiatori.
2. rientro da paesi extra europei – il contributo è pari al 50% del costo del biglietto aereo.
Per ottenere il contributo, la certificazione di cui alle lettere a), b), c), d) deve essere integrata dalla documentazione comprovante le spese di viaggio o da autocertificazione, qualora il rientro avvenga con mezzo proprio.
L’importo del contributo è calcolato secondo i seguenti parametri:
1. rientro dai paesi europei - 75% spesa sostenuta fino ad un massimo di Euro 1.850,00;
2. rientro dai paesi extra-europei - 75% spesa sostenuta fino ad un massimo di Euro
Per ottenere il contributo, la certificazione di cui alle lettere a), b), c), d), deve essere integrata dalla fattura comprovante le spese di trasporto.
4.2 Contributi per l’avvio di attività produttive
Il contributo per l’avvio d’attività produttive: singole, associate o cooperativistiche nei settori dell’artigianato, dell’agricoltura, del commercio, del turismo e della pesca è corrisposto nella fattispecie di “ una tantum”.
Destinatari: i soggetti in possesso dei requisiti di cui all’art. 2 della legge regionale n. 23 del 31 luglio 2003 che, rientrati definitivamente in Italia da non più di tre anni, dopo aver maturato un periodo di permanenza all’estero per motivi di lavoro, non inferiore a due anni, abbiano fissato la propria residenza in un Comune del Lazio.
Le domande, corredate dalla seguente documentazione, dovranno essere presentate entro tre anni dalla data del rientro definitivo:
attestato del Consolato o del datore di lavoro, vistato dall’Autorità Consolare, dal quale si evinca che il richiedente ha trascorso almeno due anni all’estero per motivi di lavoro, seguiti da un definitivo rientro in patria;
relazione tecnico finanziaria dell’opera;
certificato di iscrizione all’albo delle imprese artigiane, commerciali o agricole;
autocertificazione , resa secondo la normativa vigente in materia, in cui si dichiara di non aver inoltrato altra richiesta di contributo regionale per l’avvio dell’attività,assumendo l’impegno di mantenerla per almeno un biennio dalla data della richiesta;
copia delle fatture delle spese sostenute.
Ai sensi della L 15 marzo 1997 n° 59 i certificati di cui ai punti 2, 3, 4, possono essere sostituiti da autocertificazione.
Acquisto, costruzione, ristrutturazione ed ampliamento di fabbricati destinati all’esercizio dell’attività.
Acquisto delle attrezzature e degli impianti relativi.
Acquisto di scorte destinate esclusivamente all’attività lavorativa.
Misura del contributo e modalità di erogazione: il contributo a fondo perduto, è stabilito fino ad un massimo di Euro 10.000,00 e comunque nella proporzione del 50% delle spese sostenute per l’avvio dell’attività.
Nel caso di forme associate tra emigrati (società o cooperative), il contributo sulle spese di avvio dell’attività è calcolato fino ad un massimo di Euro 15.000,00 e comunque sempre nella proporzione del 50% delle spese sostenute.
Il contributo previsto sarà erogato attraverso le Amministrazioni comunali, tenute alla verifica dell’avvio dell’attività.
4.3 Interventi per il reinserimento scolastico
Il contributo è finalizzato a facilitare l’inserimento scolastico dei figli degli emigrati e potrà essere concesso per i primi tre anni scolastici dal rientro.
Destinatari: figli degli emigrati residenti all’estero per motivi di lavoro ed i figli degli emigrati rientrati nel territorio della Regione. Nel primo caso possono beneficiare del contributo anche coloro che abbiano un solo genitore residente all’estero.
Domande e documentazione: Le domande dovranno essere presentate, al Comune di residenza, entro il 31 ottobre di ogni anno scolastico/accademico, corredate di:
dichiarazione del Consolato o del datore di lavoro, vistato dall’Autorità Consolare, che attesti la residenza all’estero, o certificazione del Comune che attesti l’iscrizione nell’A.I.R.E. del genitore;
attestato del Consolato o del datore di lavoro, vistato dall’Autorità Consolare, dal quale si rilevi che il genitore sia effettivamente emigrato, abbia trascorso almeno due anni all’estero per motivi di lavoro e che il suo rientro sia definitivo (questo documento è necessario solo qualora trattasi di figlio di emigrato rientrato);
certificato che attesti l’iscrizione e la frequenza scolastica;
Euro 150,00 in favore degli alunni delle scuole elementari per ogni anno scolastico;
Euro 210,00 in favore degli studenti delle scuole medie inferiori per ogni anno scolastico;
Euro 310,00 in favore degli studenti delle scuole medie superiori per ogni anno scolastico;
Euro 520,00 in favore di studenti universitari per ogni anno accademico.
Corsi per l’inserimento scolastico
L’intervento consiste nel finanziamento di corsi individuali o collettivi finalizzati all’integrazione culturale e linguistica dei figli degli emigrati rimpatriati, organizzati dalle scuole dell’obbligo o secondarie.
Destinatari: i figli degli emigrati rimpatriati, che manifestino difficoltà nell’inserimento scolastico.
Le domande delle scuole interessate, corredate dalla seguente documentazione, dovranno essere presentate tramite le Amministrazioni Comunali:
- generalità degli allievi e relativa data di rimpatrio di ciascun allievo;
- certificato d’iscrizione alla scuola;
- programma dell’attività didattica e relativo preventivo di spesa.
La Regione finanzia, tramite le Amministrazioni Comunali, le spese per i compensi degli insegnanti preposti ai corsi di cui sopra.
Durata dell’intervento: la durata dei corsi non potrà superare i due anni per i singoli partecipanti.
Al Comune è demandato il controllo della rendicontazione prodotta dalle scuole.
4.4 Contributi per traslazione salme
Il contributo è finalizzato al rimborso delle spese sostenute per la traslazione delle salme, di emigrati laziali deceduti all’estero, nei Comuni del territorio regionale.
Destinatari: soggetti di cui all’art. 2 della L.R. 23/03, deceduti all’estero.
Le domande, corredate della seguente documentazione, dovranno essere presentate, entro un anno dalla data della traslazione e sistemazione della salma, al Comune in cui viene traslata la salma:
b) certificato attestante la relazione di parentela;
c) autocertificazione attestante che per il rimborso delle spese di trasporto della salma, il richiedente non abbia ottenuto contributi da parte di altri Enti o Istituzioni Pubbliche;
d) documentazione delle spese sostenute.
Misura del contributo: 80% delle spese sostenute fino ad un massimo di Euro 2.500,00.
In caso di decesso per infortuni sul lavoro di cittadini laziali all’estero, saranno rimborsate le spese, non coperte da assicurazione, per la traslazione delle salme nei Comuni della Regione Lazio.
In questa specifica circostanza, la documentazione di cui ai punti a), b), c), d), dovrà essere integrata da certificazione attestante la causa del decesso,rilasciata dalle competenti autorità.
4.5. Una tantum per il reinserimento abitativo: contributi per pagamento di interessi su mutui per acquisto-costruzione o ristrutturazione di alloggi
Allo scopo di agevolare le difficoltà abitative, incontrate dagli emigrati al momento del rimpatrio, è concesso un contributo, “una tantum”, per la contrazione di mutui per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione d’ immobili destinati a civile abitazione o con destinazione da mutare in tal senso, situati nel territorio della Regione, con esclusione dei capoluoghi di Provincia.
I destinatari dell’intervento sono quei connazionali che, dopo almeno un biennio di permanenza all’estero per motivi di lavoro, rientrano definitivamente nel territorio della Regione Lazio. Il contributo è concesso a condizione che:
· il reddito imponibile annuo del nucleo familiare non sia superiore ad Euro 18.000,00;
· il richiedente ed i componenti del nucleo familiare non risultano proprietari o comproprietari, nel territorio regionale, di altro alloggio
Le domande dovranno essere presentate, entro tre anni dalla data del rientro, al Comune di residenza, corredate dalla seguente documentazione:
attestato del Consolato o del datore di lavoro, vistato dall’Autorità Consolare, dal quale si rilevi che il richiedente abbia trascorso almeno due anni all’estero per motivi di lavoro e che il suo rientro sia definitivo;
attestato comprovante il possesso della cittadinanza italiana ;
autocertificazione da cui risulti che il richiedente ed i membri del suo nucleo familiare non sono proprietari di case di civile abitazione nell’ambito del territorio della Regione. Nella autocertificazione deve essere dichiarato che l’immobile non è accatastabile nelle categorie A1, A7, A8, A9;
6. autocertificazione attestante che il reddito del nucleo familiare non è superiore a Euro 18.000,00;
7. copia notarile del contratto e del mutuo con il piano di ammortamento.
Misura del contributo: la Regione riconosce un contributo sugli interessi per mutui, nella misura del 20% del capitale mutuato.
L’ammontare del contributo non può superare la somma di Euro 10.000,00 per la costruzione o l’acquisto dell’alloggio e di Euro 6.000,00 per la ristrutturazione.
Il contributo è cumulabile con eventuali benefici concessi da leggi nazionali, a meno che queste lo escludano esplicitamente.
Vincolo di destinazione: i beneficiari del contributo sono tenuti ad occupare e risiedere nell’alloggio oggetto dell’intervento.
L’alloggio stesso non potrà, a nessun titolo, essere alienato o locato, né diversamente destinato, prima che siano trascorsi otto anni dalla concessione del contributo, pena la restituzione, con relativi interessi, delle somme concesse dalla Regione.
4.6 Una tantum per il raggiungimento dei minimi pensionistici
Il contributo, nella misura di “ una tantum “, è finalizzato al raggiungimento del minimo contributivo previsto dalla normativa in materia per ottenere il pensionamento dall’Inps, lo stesso è finalizzato al riscatto dei periodi di lavoro svolto in paesi non convenzionati con l’Italia.
Le domande, presentate entro tre anni dalla data del rimpatrio, al Comune di residenza del richiedente, dovranno essere corredate dalla seguente documentazione:
documentazione, prodotta dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, attestante i periodi di lavoro da riscattare;
attestato comprovante il possesso della cittadinanza italiana;
attestato del Consolato o del datore di lavoro, vistato dall’Autorità Consolare, dal quale si rilevi che il richiedente ha trascorso almeno due anni all’estero per motivi di lavoro e che il suo rientro è definitivo.
Misura del contributo: 50% della somma occorrente fino ad un massimo di Euro 2.600,00.
5 . CONTRIBUTI A FAVORE DELLE ASSOCIAZIONI ISCRITTE NEL REGISTRO REGIONALE CHE OPERANO A FAVORE DEGLI EMIGRATI
La Regione, mediante specifico stanziamento di bilancio, eroga alle richiedenti Associazioni, iscritte al Registro regionale, contributi per gli interventi previsti all’art 7 della LR 23/03. Le domande dovranno pervenire, alla competente direzione regionale, entro il 31 dicembre di ogni anno, corredate della seguente documentazione:
. statuto dell’associazione (qualora fosse già stato presentato occorre farne specifica menzione);
. relazione sull’attività svolta nell’ultimo triennio;
. descrizione delle iniziative che si intendono realizzare nell’anno per il quale si presenta la richiesta, indicando eventuali sviluppi previsti negli anni successivi;
. finalità dell’iniziativa;
. destinatari;
. preventivo di spesa distinto per categorie;
. piano finanziario per la copertura dei costi (indicando eventuali altri contributi ricevuti o richiesti per il medesimo progetto);
. eventuali spese già sostenute al momento della presentazione delle richieste.
I contributi sono concessi secondo la seguente entità ed ordine di priorità:
1. progetti ed attività rivolte prevalentemente ai giovani residenti all’estero, per valorizzarne le prospettive professionali e di crescita culturale. Il contributo previsto non potrà superare l’importo di 6.000 euro;
2. attività rivolte ai giovani e relative alla diffusione della lingua italiana. Il contributo è di euro 22 per ogni ora di lezione ( comprensivo di compenso docente , acquisto materiale didattico e affitto della sede per lo svolgimento delle lezioni) e fino ad un importo di euro 3.000. Sono escluse da tali contributi le Associazioni operanti in quegli stati dove sussiste specifica convenzione, tra la Regione e l’Ente di formazione individuato, per l’insegnamento e la diffusione della lingua italiana;
3. progetti ed iniziative di promozione del patrimonio storico, culturale ed artistico della Regione. Il contributo erogato è nella misura massima di euro 5.000;
4. affitto e/o manutenzione sede nella misura da valutare specificatamente ed in relazione alle disponibilità di bilancio
5. acquisto del personal computer, secondo i prezzi di mercato
6. organizzazione di riunioni ed attività di comunicazione da parte delle federazioni e delle confederazioni di cui all’art 6, comma 4, lettera a) come previsto nella LR 23/03 all’art 7 comma e). Il contributo concesso sarà determinato, nei singoli programmi di aggiornamento annuali, secondo le disponibilità di bilancio.
Modalità di liquidazione dei contributi concessi
Il 60% del contributo concesso, sarà erogato, a favore dell’Associazione, al ricevimento da parte dell’Amministrazione regionale, di una dichiarazione d’avvio del progetto.
Il restante 40%, quale saldo, sarà erogato ad iniziativa conclusa ed a seguito dell’invio, da parte dell’Associazione, di una relazione dettagliata sulla realizzazione delle iniziative programmate unita al rendiconto contabile, relativo alle spese sostenute, dal quale si evincono le causali di spesa e gli estremi delle fatture e/o note spese.
Il mancato invio, ai competenti uffici regionali, entro due anni dalla data di assegnazione del contributo, della documentazione sopra indicata, costituirà titolo per l’Amministrazione Regionale, per l’avvio del procedimento di revoca del contributo assegnato.
6. TIPOLOGIA D’INTERVENTI ATTRIBUIBILI AD ALTRI ENTI OD ORGANISMI
Per la realizzazione di tali interventi, è prevista la stipula di specifiche convenzioni nelle quali saranno, di volta in volta, fissate condizioni e modalità di svolgimento dell’incarico.