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Timestamp: 2020-06-05 12:33:47+00:00
Document Index: 153310982

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 1418', 'art. 24', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23']

Tribunale di Benevento – Sez. Civ. Sentenza definitiva 20 maggio 2008 n. 884 - testo integrale Sentenza
Tribunale di Benevento – Sez. Civ. Sentenza definitiva 20 maggio 2008 n. 884
Gentilmente inviata da StudioTanza.it:
"ove l'attrice fosse stata esaurientemente informata circa l'inadeguatezza dell'investimento, certamente si sarebbe astenuta dallo stesso, preferendo titoli più aderenti alla propria situazione patrimoniale."
v. anche Sentenza non definitiva 30 ottobre 2007 n. 1619
Massime da StudioTanza.it;
"Negoziazione di strumenti finanziari – violazione degli obblighi informativi – nullità per violazione di norme imperative – esclusione – inadempimento contrattuale - sussistenza
All’intermediario è fatto obbligo, ai fini della valutazione di adeguatezza dell’investimento, di tenere conto, in ogni caso, di ogni altra informazione disponibile in relazione ai servizi prestati, anche se difforme dal contenuto della scheda sottoscritta dall’investitore ex art. 28 lett. a). "
G.U. Dott.ssa G. Giuliano
Sentenza definitiva 20 maggio 2008 n. 884
SENTENZA DEFINITIVA n. 884/08
Nella causa civile, iscritta al n. 2791/2005 R.G.A.C., ritenuta in decisione all'udienza del 13.05.2008, avente ad oggetto: intermediazione e vendita di strumenti finanziari.
R.P., elettivamente domiciliata in Benevento alla Via Porta Rufina n. 6, presso lo studio dell'avv. Innocenzo Martone, che la rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all'avv. Antonio Tanza, del foro di Lecce, in virtù di procura a margine dell’atto di citazione.
Banca per lo Sviluppo della Cooperazione di Credito S.p.A., in persona del legale rapp.te p.t., ... Antonio, elettivamente domiciliata in Cerreto Sannita, in Via del Sannio n. 13, presso lo studio dell'avv. Antonio Fraenza, rappresentata dall'avv. Pierluigi Valentino, del foro di Roma, in virtù di procura in calce alla copia notificata dell'atto di citazione.
D.L. Giovanni, elettivamente domiciliato in Cerreto Sannita, in Via del Sannio n. 13, presso lo studio dell'avv. Antonio Fraenza, rappresentato dall'avv. Pierluigi Valentino, del foro di Roma, in virtù di procura a margine della comparsa di costituzione e risposta.
Instauratosi il contraddittorio, la banca contestava l'ammissibilità e la fondatezza delle domande proposte dall'attrice, chiedendone il rigetto; preliminarmente, evidenziava l'insussistenza di qualsiasi prova del nesso di causalità tra il comportamento attribuito alla banca ed il danno derivato dall'insolvenza dei gruppi emittenti le obbligazioni, all'attrice, su cui gravava il relativo onere probatorio; in particolare, la banca deduceva di aver adempiuto, in ogni caso, a tutti gli obblighi previsti, a suo carico, dal T.U.F: e dal reg. Consob, e, producendo, a tal fine, documentazione, inerente al rapporto contrattuale, tra cui il documento sui rischi generali dell'investimento, la scheda per l'individuazione del profilo del cliente e le copie degli ordini di negoziazione, debitamente sottoscritti dalla cliente, ed a lei consegnati; evidenziava, poi, che, in data 24.07.2001, la R.aveva sottoscritto il contratto, contraddistinto con il n. 840425, di negoziazione, ricezione e trasmissione d'ordini su strumenti finanziari, dichiarando, espressamente, di aver preso visione, sottoscritto e ricevuto il documento sul rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari; che, in tale documento, illustrativo dei profili generali di rischio delle diverse tipologie d'investimenti in strumenti finanziari, era, espressamente, spiegato che, con riferimento ai titoli di debito, il rischio che le società o gli enti finanziari emittenti non siano in grado di pagare gli interessi o rimborsare il capitale prestato, si rifletteva nella misura degli interessi, che tali obbligazioni garantivano all'investitrice; che, infatti, il maggior tasso d'interesse, da corrispondere all'investitrice, era collegato alla rischiosità dell'investimento; che, nelle premesse del contratto, la R.aveva attestato di aver ricevuto richiesta di fornire notizie circa la sua esperienza in materia d'investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione economica, gli obiettivi d'investimento, nonché la propensione al rischio, dichiarando di avere un'elevata esperienza, in materia di investimenti in strumenti finanziari, un'elevata propensione al rischio e di voler perseguire, quale obiettivo d'investimento, la massima redditività del capitale investito, pur nella consapevolezza dei rischi che tale scelta avrebbe determinato in ordine alla conservazione del capitale; che, inoltre, in occasione della predetta sottoscrizione, l'attrice aveva, altresì, attestato l'avvenuto rilascio di un esemplare del contratto, comprensivo anche dei. relativi allegati, del Documento sui Rischi Generali degli Investimenti in strumenti finanziari, debitamente sottoscritto dal soggetto abilitato a rappresentare la banca; che, sempre in data 27.07.2001, l'attrice aveva sottoscritto con la Banca un accordo quadro, per la disciplina dei contratti su strumenti finanziari derivati, collegati a valori mobiliari, tassi d'interesse e valute, o indici su tali valori, non quotati sui mercati regolamentari; che, inoltre, gli impiegati addetti alla filiale della banca, nel corso del rapporto, avevano, più volte, illustrato all'attrice le caratteristiche generali di rischio degli strumenti finanziari, ponendo, in particolare, l'accento sul fatto che, nei titoli di debito, la rischiosità dipendeva dalla qualità dell’emittente e che quanto maggiore era il tasso d’interesse offerto dall’emittente, tanto elevato era il rischio percepito dal mercato, con riferimento allo stesso; che, tuttavia, sia all'atto della sottoscrizione del contratto, sia, in seguito, nelle varie occasioni di contatto con gli addetti alla Filiale, l'attrice aveva sempre chiarito che il proprio obiettivo d'investimento era volto ad acquisire un elevato rendimento, pur nella consapevolezza dei rischi conseguenti a tale scelta; che, inoltre, all'epoca, le operazioni compiute dalla cliente non apparivano particolarmente rischiose e la relativa disposizione era stata regolarmente eseguita, per il tramite dell'ICCREA, e negoziata sul cd.”grey market”; che, comunque, l'attrice, seppur edotta dei rischi, della natura e portata dell'investimento, aveva manifestato la volontà espressa di dar corso all'operazione; che, infatti, la R.agiva per i soli titoli Cirio e Cerruti e non anche per quelli Ericson, acquistati contestualmente; che, a fronte della volontà, autonomamente manifestata dalla Russo, gli addetti della Banca, sulla base della disposizione di acquisto ricevuta, avevano provveduto in tal senso senza conseguire alcun vantaggio diverso dalla commissione di acquisto; contestava pertanto che l’attrice fosse stata sollecitata dai funzionari della banca ad investimenti in titoli obbligazionari Cirio e Cerruti, né che non le fosse stata rappresentata l’assenza di rischio degli stessi, atteso che, in conformità a quanto risultante dal modulo, all'atto della sottoscrizione le erano state fornite esaustive informazioni sui rischi e le implicazioni dell'operazione; che, invero, alcun motivo sussisteva perché gli addetti della Filiale sollecitassero, in particolare, l'acquisto di tali obbligazioni, anche perché essi non erano remunerati specificamente in relazione al collocamento di quei titoli, né facevano parte d'eventuale budget di vendita; che, inoltre, nel medesimo periodo, nessun genere d'allarme era stato sollevato dalle Autorità di Vigilanza (Consob e Banca d'Italia), soggetti certamente dotati dei massimi poteri informativi e d'indagine; che, quindi, in ogni caso, la banca, all'epoca dei fatti non aveva elementi di giudizio per considerare l'operazione come altamente rischiosa ed inadeguata, sia per tipologia sia per dimensione; evidenziava poi che, a seguito della disposizione di acquisto ed alla sua esecuzione da parte della banca, l’attrice sino al momento della presentazione del reclamo, non aveva mai contestato la mancanza d'informazione, né di essere stata indotta all'acquisto delle obbligazioni in questione, né alcuna violazione, da parte della convenuta, della normativa di settore; in diritto, evidenziava, poi, che le norme del T.U.F. e del reg. Consob, richiamate dall'attrice, non costituivano, secondo una parte della più recente giurisprudenza di merito (Trib. Milano 25/7/2005), norme d'ordine pubblico, bensì settoriali, regolanti il rapporto contrattuale, e che la stessa giurisprudenza di legittimità (Cass. 7/3/2001 n. 3272), che aveva inaugurato il tema delle cd. nullità virtuali, ex art. 1418 comma 1 c.c., in relazione a detta disciplina di settore, era riferita ad una vicenda peculiare, concernente l'esercizio dell'attività d'intermediazione posta in essere da un intermediario abusivo, e, come tale, ad una fattispecie del tutto estranea a quella relativa agli obblighi informativi, previsti dal T.U.F.; la convenuta deduceva, pertanto, che non poteva condividersi la tesi dell'estensibilità dell'area della nullità, al di fuori delle ipotesi in cui tale sanzione non era espressamente prevista dal legislatore, come per i casi, di cui agli arti. 23 co. 1, 2 e 3, art. 24 co. 2, ed art. 30 co. 7 del T.U.F.; che, invero, l'unica sanzione civilistica, prevista dal T.U.F., per il tipo di violazioni denunciate dall'attrice, era quella del risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, previsto all'art. 2 co. 6 del T.U.F.; rilevava che tale disposizione implicava, in ogni caso, la necessità per la parte attrice di fornire la prova che il danno patito sia una conseguenza immediata e diretta della condotta della banca intermediaria, non essendo sufficiente, a tal fine, la semplice allegazione del tracollo finanziario dei gruppi Cirio e Cerruti; per questi motivi, la convenuta chiedeva la declaratoria di inammissibilità della domanda e, nel merito, il suo rigetto, e, in subordine, in caso d'eventuale accoglimento della domanda attrice di nullità o annullamento del contratto, chiedeva la riduzione degli importi, in considerazione di quanto recuperato dalla R.in conseguenza dell'ammissione allo stato passivo dell'emittente, e per le cedole riscosse a titolo di interessi, per €. 2.637,35, oltre interessi e rivalutazione monetaria; con vittoria di spese e competenze del giudizio.
Con comparsa di costituzione e risposta si costituiva altresì D.L. Giovanni, che si riportava integralmente a tutte le richieste formulate ed alle difese svolte dalla banca; in particolare, il D.L. contestava recisamente di aver sollecitato l'attrice agli investimenti e di aver esercitato qualsivoglia pressione sulla Russo; chiedeva, quindi, la declaratoria di inammissibilità della domanda e, nel merito, il suo rigetto; con condanna dell'attrice alle spese e competenze del giudizio ed anche ex art. 96 c.p.c.
Con sentenza non definitiva n. 1619/07, del 30.11.2007, il Collegio, in accoglimento della domanda attrice, dichiarava, riguardo alle operazioni d'investimento in questione, la responsabilità solidale dei convenuti, per inadempimento contrattuale nella prestazione dei servizi d'investimento, in relazione alla violazione degli obblighi d'informazione e di diligente consulenza, condannandoli, in conseguenza, al risarcimento, in favore dell'attrice, del danno, per la cui quantificazione e liquidazione
disponeva, con separata ordinanza, nomina di C.T.U.
Quindi, espletata la C.T.U. e precisate le conclusioni, dopo la discussione orale, la causa era riservata alla decisione del collegio.
Giova, preliminarmente, osservare che le questioni preliminari, sollevate da parte convenuta, sono state già affrontate e risolte dal Collegio con la sentenza non definitiva n. 1619/07, del 30.11.2007, depositata in data 23.01.2008.
Difatti l'espletata C.T.U. grafica, redatta dal dott. Luigi Pannuto, ha confermato che la sottoscrizione apposta sul retro del contratto, in calce al documento contenente le "'clausole di salvaguardia" è apocrifa.
Per quanto attiene, poi, al merito ed alle questioni di diritto, il Collegio, uniformandosi, peraltro, ai recenti orientamenti giurisprudenziali, formatisi in materia, ritiene di confermare, quanto statuito nella sentenza non definitiva n, 1619/07.
Invero, per quanto già affermato nella precedente statuizione, ed esposto in motivazione, nella fattispecie risulta integrata un'ipotesi d'inadempimento contrattuale, fonte d'obbligo risarcitorio a carico dei convenuti.
La Banca, infatti, nell'esecuzione della complessa obbligazione di mezzi, caratterizzante la sua prestazione contrattuale, ha contravvenuto agli obblighi d'informazione, attiva e passiva, nei confronti del cliente posti a suo carico dal T.U.F, e dal reg. Consob, finalizzati all'acquisizione da parte dell'investitore di tutte le notizie utili alla valutazione della convenienza, oggettiva e soggettiva, dell'operazione.
Di contro, nel caso in esame la banca, in dispregio dei suoi precipui doveri, non ha considerato la palese inadeguatezza dell'investimento, riguardo alle caratteristiche della cliente, emigrante, attualmente dipendente di una stazione carburanti, e con diploma di terza media, che sino a quel momento non aveva eseguito operazioni così rischiose.
In conseguenza, l’investimento compiuto dalla Russo, per dimensioni, per modalità, mediante sottoscrizione di un unico ordinativo, per la natura dei titoli e per mancata diversificazione, su obbligazioni diverse e di diverso genere, non rispettava affatto le reali esigenze e non rispondeva agli effettivi interessi dell'investitrice.
E' ragionevole e verosimile ritenere che, se l'attrice fosse stata edotta delle negative notizie, e, precipuamente, della notevole esposizione debitoria con le banche dei gruppi Cirio e Fin.Part., e dell'inadeguatezza dell'operazione, avrebbe optato per forme d'investimento certamente più rispondenti alle sue esigenze di piccola risparmiatrice, non incorrendo nel pregiudizio, derivato dal default dei gruppi Cirio e Fin.Part., verificatosi, peraltro, a breve distanza dall'investimento.
A fronte della prova del nesso causale, esistente tra la condotta della banca ed il danno derivato all'attrice dall'investimento, a seguito del mancato pagamento degli interessi promessi, e della perdita di gran parte del capitale, spettava alla banca provare, ai sensi dell'art. 23 co. 6, T.U.F., di aver agito con la specifica diligenza richiesta, che è quella massima, propria degli specialisti operanti, professionalmente, nel settore bancario e finanziario, in possesso di tutti i mezzi, necessari ad acquisire ogni notizia ed a svolgere le più approfondite valutazioni, sull'opportunità dell'investimento, anche riguardo alla solidità e solvibilità del gruppo industriale emittente.
La violazione degli obblighi informativi e di diligente consulenza commessa dalla banca è di tipo esterno al contratto, poiché attinente all'esecuzione della prestazione dei servizi d'investimento.
A tali conclusioni consegue che, ove l'attrice fosse stata esaurientemente informata circa l'inadeguatezza dell'investimento, certamente si sarebbe astenuta dallo stesso, preferendo titoli più aderenti alla propria situazione patrimoniale.
Pertanto, nel caso in esame il Collegio ha già espresso un giudizio d'inadeguatezza dell'operazione e, correlativamente, individuato una condotta certamente non diligente e trasparente, né esauriente, da parte dell'istituto bancario, con riferimento al profilo di diligenza specifica dell'operatore qualificato, da cui deriva l'obbligo risarcitorio
in favore dall'attrice.
Ciò posto, per quanto attiene alla quantificazione del danno subito dall'attrice, va evidenziato che il C.T.U., dott. Andrea ..., in espletamento dell'incarico ricevuto e sulla scorta dei criteri indicati dal Collegio, ha calcolato la perdita di capitale subito dall'attrice, riguardo all'investimento eseguito in data 24.07.2001.
All'esito di tale operazione, il perito ha, quindi, stimato in € 27.728,37 la perdita di capitale subito, costituente il danno emergente da rimborsare all'attrice, in virtù dell'investimento in bond Cirio Hold. e Cerruti Fin, da cui detrarre l'importo delle cedole riscosse, per complessivi €. 2.874,11.
Il perito ha, poi, correttamente calcolato il danno da lucro cessante, considerando i frutti derivanti da un investimento alternativo, non soltanto sull'importo del capitale perduto, bensì sull'intero capitale investito.
Ed infatti solo in tal modo è possibile determinare una situazione confrontabile con quella teoricamente prospettata all'attrice all'atto della sottoscrizione dei titoli obbligazionari.
Il perito ha, quindi, ricostruito un flusso finanziario, associato ad un impiego di capitale, pari a quello originariamente investito nei titoli Cirio Hold e Cerruti, che, sino al 29.01.2004, ha certamente prodotto interessi, calcolando, poi, i frutti derivanti da un titolo con eguali caratteristiche dei bond di cui all'investimento.
Il perito, per l'individuazione del titolo alternativo, in base al quale valutare il danno da mancato guadagno, ha utilizzato, come riferimento, per i bond Cirio le obbligazioni Enel, emesse nello stesso anno, con caratteristiche simili, anche per scadenza e tipologia di tasso, valutando, poi, il guadagno desumibile da tale tipo d'investimento, ove eseguito dall'attrice.
Pertanto, calcolando gli interessi che la R.avrebbe percepito, al 7.06.2004, epoca di scadenza, dall'investimento alternativo in titoli Enel, in luogo dei bond Cirio Hold, i frutti complessivamente tratti, sono stati quantificati dal C.T.U. in €. 2.371,61.
Parimenti, per quanto attiene ai bond Cerruti Fin 6,5, il perito ha individuato come titolo di riferimento, i BTP, cod. IT0003074991, emessi in data 15.02.2001 e con durata di tre anni, ed aventi, pertanto, caratteristiche simili, anche per scadenza e tipologia di tasso, valutando, poi, il guadagno desumibile da tale tipo d'investimento, ove eseguito dall'attrice.
Pertanto, calcolando gli interessi che la R.avrebbe percepito al 15.02.2004, epoca di scadenza, dall'investimento alternativo in BTP, in luogo delle obbligazioni Cerruti Fin, i frutti complessivamente tratti, sono stati quantificati dal C.T.U. in € 1.790,83.
Va, inoltre, evidenziato che, da quanto attestato anche dal perito, successivamente al conferimento dell'incarico, in data 23.01.2008 alla R.sono stati corrisposti gli importi di € 829,49, a titolo di rimborso parziale delle obbligazioni Cerruti, e
di €. 1.563,61, per cedole d'interessi, somme che, correttamente, il C.T.U. ha provveduto a decurtare.
Le conclusioni cui è pervenuto il C.T.U., dott. Andrea ..., nella relazione peritale, depositata in data 28.03.2008, congruamente motivate, sono integralmente recepite dal Collegio, poiché eseguite secondo condivisibili criteri di stima e nel rispetto della normativa in materia.
Pertanto, l'importo che la Banca per lo Sviluppo della Cooperazione di Credito S.p.A., in persona del suo legale rapp.te p.t., e di D.L. Giovanni, devono corrispondere, in solido fra loro, a R.P. a titolo risarcitorio, è di complessivi € 28.227,82, come, più specificatamente e dettagliatamente indicato dal CTU, dott. Andrea ..., nella relazione peritale da lui redatta, depositata in data 28.03.2008, da riferirsi qui integralmente riportata e trascritta.
La condanna dei convenuti, in solido tra loro, alle spese processuali, ivi
compreso il costo delle C.T.U., consegue alla soccombenza.
II Tribunale, definitivamente pronunciando sulle domande di cui in narrativa, ogni altra istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:
1)Accoglie la domanda, proposta, con atto di citazione del 15.07.2005, da R.P. nei confronti della Banca per lo Sviluppo della Cooperazione di Credito S.p.A., in persona del suo legale rapp.te p.t., e di D.L. Giovanni, e, per l'effetto,
3)Condanna i convenuti, in solido fra loro, al risarcimento dei danni, in favore di R.P., della complessiva somma di € 28.227,82, oltre interessi legali dal 28.03.2008 al soddisfo, cosi come, più esattamente e dettagliatamente, quantificato dal C.T.U., dott. Andrea ..., nella relazione peritale, depositata in data 28.03.2008, da ritenersi qui integralmente riportata e trascritta;
4)Condanna, altresì, i convenuti, in solido fra loro, al pagamento delle spese processuali, liquidate in € 668,00 per spese, oltre il costo delle C.T.U., € 3277,00 per diritti ed € 4.431,00 per onorario d'avvocato, oltre rimborso forfettario, I.V.A. e C.P.A. come per legge, somma che distrae in favore de gli avv. ti Innocenze Martone ed Antonio Tanza, dichiaratisi antistatari.
Così deciso in Camera di Consiglio, in data 20.05.2008.
II Giudice estensore	Il Presidente
d.ssa Giuliana Giuliano	dott. Gabriele Cioffi