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Timestamp: 2017-07-24 00:31:01+00:00
Document Index: 160668201

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 201', 'art. 149', 'art. 187', 'art. 50']

Blognotizielegali: 2012
Medici, gli anni della specializzazione vanno retribuiti. La II sezione civile del Tribunale di Roma ha accolto un ricorso del Codacons promosso per conto di 433 medici specializzati e ha condannato la Presidenza del Consiglio dei ministri a un mega risarcimento di 6.714 euro ciascuno (più gli interessi legali) per ogni anno di specializzazione, per un totale di circa 20 milioni di euro. I giudici, riferisce il Codacons, hanno "pienamente riconosciuto le nostre tesi per far ottenere ai medici il risarcimento per gli anni di specializzazione non retribuiti, in violazione delle norme nazionali e comunitarie". Nel motivare la sua decisione il giudice Laura Scalia scrive: "Si tratta di fare applicazione dei principi affermati dalla Corte di Cassazione con le più recenti pronunzie. Tanto esposto i principi enunciati in materia di cassazione sono i seguenti: a) La violazione perpetrata dallo Stato Italiano, che ha tardivamente e in modo errato e incompleto trasposto a livello nazionale le direttive comunitarie sufficientemente precise e circostanziate, dà luogo ad un illecito da inadempimento di una obbligazione [...] La Presidenza del Consiglio dei ministri va quindi condannata al pagamento in favore degli attori a titolo di risarcimento del danno per le motivazioni più sopra indicate, della somma di 6.714 euro per ciascuno degli anni dei corsi di specializzazione effettuati, oltre interessi dalla data della domanda di lite e rivalutazione".Per il presidente del Codacons Carlo Rienzi "si tratta di una sentenza molto importante, che riconosce i diritti lesi dei medici italiani e dispone un mega-risarcimento danni in loro favore: questa sentenza si aggiunge alla precedente ottenuta dal Codacons, e porta a quasi 1.000 il numero totale degli specializzati risarciti grazie alla nostra associazione, per una somma complessiva pari a circa 42 milioni di euro di indennizzo".Ora il Codacons avvierà una serie di nuovi ricorsi, analoghi a questo che ha avuto esito positivo, per conto dei medici specializzati iscritti al sindacato Sumai, i quali potranno avvalersi dell'assistenza agevolata dell'associazione e ottenere un identico risarcimento.
Esercizio abusivo della professione all’avvocato che fa una citazione benché cancellato dall’Albo.
Per il reato basta un atto, non conta che l’Ordine abbia cassato il nominativo per mera morosità. Scatta il falso per la firma disconosciuta dal collega. Cassazione, sentenza 36367 del 21.9.12
La parafarmacia può avere il simbolo della croce nell’insegna, a patto che sia blu e non verde.
Un colore diverso da quello che distingue le farmacie non crea confusione fra gli utenti: bocciato il Comune di Roma che nega l’autorizzazione. Tar Lazio, sentenza 7697/12
Di seguito l'elenco completo dei 31 tribunali e procure soppresse con l'approvazione del D.Lgs. 7 settembre 2012, n. 156 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 12 settembre 2012, n. 213.
Nella nuova revisione della geografia giudiziaria il Governo ha ridotto il numero dei tribunali soppressi da 37 a 31, salvando le sedi nelle aree a forte presenza di criminalità organizzata, ovvero Caltagirone, Sciacca, Castrovillari (in cui sarà accorpato il tribunale di Rossano), Lamezia Terme, Paola e Cassino (al quale sarà accorpata la sezione distaccata di Gaeta).
Di seguito l'elenco alfabetico dei 31 tribunali e procure soppresse:
Sant'Angelo dei Lombardi;
L'elenco dei 667 uffici del Giudice di Pace soppressi di cui alla Tabella A allegata al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 156 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 12 settembre 2012, n. 213).
La revisione della geografia giudiziaria prevede inoltre la soppressione di 31 sedi di Tribunale, di tutte le 220 sedi distaccate nonchè di 31 procure
TABELLA A, articolo 1, comma 1(Elenco degli Uffici dei Giudici di Pace soppressi)
allegato al D.Lgs. n. 156/2012
Infine, a luglio scorso, il Csm ha proceduto alla pubblicazione dei posti vacanti di primo grado giudicanti, prevedendo la destinazione di 26 magistrati presso gli uffici giudiziari sedi di tribunali delle imprese (istituiti presso i tribunali e le corti d'appello aventi sede nel capoluogo di ogni regione, con eccezione di Lombardia e Sicilia, in cui sono presenti due sedi, e della Valle D'Aosta in cui non sono presenti sedi, poiché la competenza spetta a Torino). Il ministro spiega che con i tribunali delle imprese vorrebbe arrivare ad una drastica riduzione dei tempi di definizione delle con troversie societarie, attraverso la creazione di un nucleo di alta specializzazione in grado di emettere decisioni di qualità.
Cassazione: lo studente-padre se ha figli deve mantenerli
La Suprema Corte - con la sentenza 34481 del 12 settembre 2012 - non ha concesso al giovane la sospensione condizionale della pena, subordinando il beneficio al pagamento di quasi 19mila euro come risarcimento danni per le sue mancanze affettive ed economiche dopo la nascita dei tre piccoli
Nessuna comprensione, da parte della Cassazione, nei confronti dei giovani padri che si fanno schermo della loro condizione di studente per dimostrare la propria incapacità economica a mantenere i figli avuti dalla fidanzata. I supremi giudici, infatti, hanno confermato la condanna a 6 mesi di reclusione nei confronti di Italo M. (33 anni) che aveva avuto tre figli dalla sua compagna e, per i primi tre anni di vita dei bambini, non aveva minimamente provveduto a loro. Inoltre, la Suprema Corte - con la sentenza 34481 del 12 settembre 2012 - non ha concesso al giovane la sospensione condizionale della pena subordinando il beneficio al pagamento di quasi 19mila euro come risarcimento danni per le sue mancanze affettive ed economiche dopo la nascita dei tre piccoli - una femmina e due maschietti - avuti da Daniela L. con la quale non era sposato. L'uomo aveva iniziato a corrispondere 150 euro al mese a Daniela, per i figli, solo dopo un provvedimento del Tribunale dei minorenni. Senza successo, Italo M. ha contestato la condanna inflittagli nel novembre 2010 dalla Corte d'Appello di Milano, per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, facendo presente alla Suprema Corte che era sbagliato non aver tenuto "in alcun conto la sua oggettiva impossibilità di provvedere al mantenimento dei figli per mancanza di ogni reddito, essendo, all'epoca, studente". La Cassazione gli ha risposto che "la semplice situazione di difficoltà economica non è sufficiente a far venir meno l'obbligo di assistenza e contribuzione nei confronti dei figli". Peraltro, l'Alta Corte rileva che "l'imputato non ha neppure dimostrato di avere tentato di ottenere una occupazione lavorativa per far fronte ai suoi obblighi, avendo invece preferito rimanere a casa dei genitori, lasciando alla madre dei suoi figli il carico di provvedere sia alla loro cura, sia al loro mantenimento". Infine, la Suprema Corte ha intimato allo studente-padre di smetterla di lamentarsi per la condanna data la "gravità della condotta omissiva protrattasi per tre anni" e considerato il "trattamento benevolo del giudice di primo grado", il Tribunale di Pavia, che gli aveva concesso le attenuanti generiche.
I blog e i siti amatoriali non sono obbligati a registrarsi come testate editoriali. La conferma è giunta da una recente sentenza della Cassazione che si è espressa definitivamente sul caso di Carlo Ruta, un blogger siciliano che da sei anni combatte per la libera informazione. È stato condannato in primo e secondo grado del reato di stampa clandestina, ma la Cassazione ha azzerato tutto. "[...] ai sensi dell’art. 1, L. 47/1948 (disposizioni sulla stampa) sono considerati stampe o stampati tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisici, in qualsiasi modo destinati alla pubblicazione [...] dall'esame di detta disposizione si evince che – ai fini della sussistenza in senso giuridico del prodotto stampa – necessitano due condizioni: a) un'attività di riproduzione tipografica, b) la destinazione alla pubblicazione del risultato di tale attività", hanno sottolineato i giudici nella sentenza", hanno ricordato i giudici. Ecco quindi decadere ogni accusa e sentenza: un giornale telematico è escluso dagli obblighi di registrazione poiché non rientra nelle condizioni previste dalla legge. E se si tira in ballo la successiva modifica della disciplina sull'editoria, approvata nel 2001, la sostanza non cambia perché la registrazione dei giornali online è dovuta solo "per ragioni amministrative ed esclusivamente ai fini della possibilità di usufruire delle provvidenze economiche previste per l'editoria". Questione chiusa? "Ni", direbbero gli esperti in materia. L'avvocato IT Guido Scorza, sul Fatto Quotidiano, ha ricordato che l'ultimissima modifica alla legge - il 16 luglio - ha previsto anche un parametro finanziario. In pratica l'iscrizione è obbligatoria anche per le testate la cui attività editoriale supera i 100mila euro di ricavo annuo. Insomma, la Cassazione potrebbe essere chiamata a esprimersi nuovamente sull'argomento. a
Cassazione: responsabilità solidale del comune e della società di manutenzione per l’incidente provocato dal semaforo mal funzionante
Accolto il risarcimento danni per entrambi i veicoli perché l’impianto rotto è la causa esclusiva dell’incidente.
Cassazione, sentenza 14927/12
Giudice di Pace di Patti (Messina): bolletta acqua illegittima se calcolata su consumi presunti senza la lettura del contatore
Una sentenza che – in attesa di leggerne il contenuto integrale – appare importante segnalare quella appena emessa dal giudice di pace di Patti (Messina): secondo il magistrato, se l’ente gestore dell’acqua non provvede a effettuare le letture sul contatore dell’abitazione e, pertanto, calcola un consumo presunto, è illegittima la pretesa in bolletta relativa al consumo minimo garantito (essendo peraltro a tutti evidente la costante emergenza idrica di alcune zone d’Italia). Illegittima è anche la pretesa, contenuta sempre nella bolletta, relativa alle acque reflue e ai depuratori se, anche per essi, il consumo viene calcolato in via presuntiva e non in base al consumo effettivo (che non è indicato in bolletta).
Pace di Patti, sentenza 158/12
Cassazione: condannata docente che fa scrivere cento volte “sono un deficiente” a un suo alunno per i suoi atteggiamenti da "bullo"
Gli insegnanti non possono rispondere con “metodi prepotenti” al bullismo degli allievi perchè, così facendo, “finiscono per rafforzare il convincimento che i rapporti relazionali sono decisi dai rapporti di forza o di potere”. Con la sentenza numero 34492, la Corte di Cassazione ha confermando la condanna a 15 giorni di reclusione nei confronti di una professoressa di una scuola media di Palermo che, per punire uno studente di 11 anni, gli aveva fatto scrivere per cento volte sul quaderno la frase “sono un deficiente”.
In particolare l’insegnante non può rispondere con “l’uso della violenza, fisica o psichica” agli atteggiamenti di bullismo degli alunni. Lo ha stabilito la Cassazione, che ha condannato a 15 giorni di reclusione una professoressa di una scuola media di Palermo “per avere abusato dei mezzi di correzione e di disciplina” ai danni di un alunno di 11 anni, “costringendolo a scrivere per 100 volte sul quaderno la frase 'sono un deficiente' e per avere adoperato nei suoi confronti un comportamento palesemente vessatorio, rivolgendogli espressioni che ne mortificavano la dignità”.
La Cassazione ha concesso alla prof uno sconto di pena - rispetto alla condanna in appello di 30 giorni di reclusione - eliminando l'aggravante di aver provocato nell’adolescente un “disturbo del comportamento”, ipotesi avanzata dallo psicologo, ma non provata con certezza.
Cassazione: omicidio colposo anche al chirurgo se non controlla che l’anestesista ha fatto tutto il suo dovere
Negligente il capo dell’équipe per l’omissione delle pratiche mediche necessarie all’intervento Cassazione, sentenza 33615 del 3.9.12
Dal 14 settembre ci sarà la liberalizzazione per l’apertura dei negozi: non servirà più la Dia, ma solo la Scia
Venerdì 14 settembre sarà una data storica per il nostro Paese, da sempre abituato a un’eccessiva burocratizzazione delle attività economico-commerciali: con l’entrata in vigore del nuovo pacchetto sulle liberalizzazioni, sarà molto più facile aprire un’attività di commercio di servizi, non essendovi più l’obbligo di presentare la dichiarazione di inizio attività (Dia). Al suo posto entra in vigore la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività). Nel concreto, l’interessato non dovrà più attendere alcuna autorizzazione per iniziare l’attività: al contrario, dopo aver depositato la Scia, egli sarà libero di procedere autonomamente con la propria iniziativa economica. Questo nuovo regime riguarderà quelle attività di impresa nel settore dei servizi non soggette a programmazione. In particolare, il nuovo regime si applica alle attività economiche di carattere imprenditoriale o professionale svolte senza vincolo di subordinazione e dirette allo scambio di beni o fornitura di prestazioni. Alcuni servizi sono espressamente esclusi; tra questi, le attività connesse con l’esercizio di pubblici poteri, i servizi di interesse economico generale assicurati alla collettività in regime di esclusiva, taluni servizi di natura sociale, i servizi sanitari e farmaceutici forniti a scopo terapeutico e i servizi finanziari. Per le altre attività, invece, dove rimane in vigore il regime della Dia, l’eventuale silenzio dell’Amministrazione dopo il deposito della dichiarazione si considererà da oggi come assenso (regola del silenzio assenso). Sono stati inoltre abrogati alcuni Albi e Ruoli ormai desueti, tra cui i commissionari, i mandatari, gli stimatori e pesatori pubblici, i mediatori per le unità da riporto. L’obiettivo della nuova normativa è chiaramente quello di rendere più agevole l’accesso alle attività economiche e sburocratizzare ogni adempimento preliminare per l’apertura.
Assolto l’imprenditore in crisi che non pagò l’Iva per «illiquidità»: i suoi debitori erano inadempienti.
Assolto (con rito abbreviato) dal reato di omesso versamento IVA l’imprenditore che dimostri che il mancato pagamento non è dipeso dalla propria volontà, bensì da una crisi di liquidità dell’azienda, crisi determinata dalla mancata riscossione dei propri crediti. Il delitto scatta – ricordiamolo – nel caso in cui il debito con l’erario per l’Imposta sul valore aggiunto superi 50.000 euro. Secondo il Tribunale di Firenze, tuttavia, è anche necessaria la volontà di evadere l’imposta. Pertanto, l’imprenditore che riesca a dimostrare di essersi trovato in crisi finanziaria per il mancato recupero dei pagamenti dovutigli dai propri clienti potrà essere assolto dal relativo procedimento penale. L’ipotesi più classica è quella dell’azienda che emette, nei confronti di un’altra azienda, una serie di fatture di cospicuo valore (e, quindi, con proporzionali ed elevati importi di Iva), fatture che poi non le vengono pagate. La colpa del mancato rispetto degli obblighi con l’erario, in casi come questo, non è del contribuente, ma anche e soprattutto della società debitrice che non è stata adempiente all’obbligazione. Pertanto l’imprenditore va assolto perché il fatto non costituisce reato.
Cassazione: no ai domiciliari per il recluso anziano e malato se può risultare ancora pericoloso per la società
Esclusi gli automatismi nei benefici del regime detentivo speciale: resta in carcere il condannato. Cassazione, sentenza 23766/12
per testo sentenza cliccare sul link che segue:
Cassazione: si al sequestro se l’impresa ha versato solo alcune rate del piano di ammortamento concordato con il fisco
Linea dura contro le aziende in crisi e morose con l’Erario. Cassazione, sentenza 33587 del 31.8.12
Cassazione: ruba scatolette al supermercato, l’arresto non va convalidato
Nel valutare il provvedimento adottato in flagranza il giudice deve verificare anche la gravità del fatto e la pericolosità del soggetto.
Cassazione, sentenza 25444/12
Il gratuito patrocinio non prova l’indigenza: condannato il sorvegliato speciale che non versa la cauzione
L’aver usufruito del gratuito patrocinio non prova l’indigenza dell’imputato che ha omesso di versare la cauzione imposta dal tribunale, a seguito dell’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 33530/2012, respingendo il ricorso di un uomo originario di Gela condannato per traffico di stupefacenti.
La difesa aveva sostenuto che l’imputato si era trovato nell’impossibilità di far fronte al versamento per via della sua “negativa condizione economica, derivante dalla lunga carcerazione e dal suo stato di disoccupazione”. Per la Suprema corte però l’ammissione al gratuito patrocinio può ritenersi soltanto un “indice” della condizione di assoluta indigenza, mentre “deve ritenersi esclusa l’automaticità della prova”, e ciò “ove si consideri, per un verso che l’ammissione al beneficio avviene sulla base delle dichiarazioni della parte interessata, e per altro verso che l’iniziale ammissione al beneficio è suscettibile di revoca ove emerga la prova della possidenza”. Al massimo, argomenta la Corte, “l’ammissione potrà integrare la prova certa dello stato di indigenza …ove sull’ammissione al beneficio intervenga un procedimento incidentale, ad esempio: - dopo la richiesta di revoca - sicché sullo specifico punto dello stato di indigenza si formi un accertamento giudiziale”. Del resto, conclude la Corte, è ormai giurisprudenza costante che “ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato rilevino anche i redditi da attività illecite, che possono essere accertati con gli ordinari mezzi di prova, tra cui anche le presunzioni semplici”. E in questo caso l’imputato aveva riportato una serie di condanne per “reati contro il patrimonio o per motivi di lucro”.
Corte di cassazione - Sezione II penale – Sentenza 31 agosto 2012 n. 33530
Il mal di pancia? Sul lavoro può danneggiare l’operaio, ma non l’imprenditore vittima di malasanità.
No al lucro cessante per la perdita di capacità produttiva se chi patisce i postumi dell’errore medico svolge un’attività intellettuale e non manuale.
Cassazione, sentenza 13687/12
Attività intra moenia: non commette truffa il medico che svolge attività professionale senza l’autorizzazione dell’Asl. E’ necessario il raggiro.
Per la Corte di Cassazione integra il delitto di peculato la condotta del medico il quale, avendo concordato con l’azienda sanitaria lo svolgimento dell’attività intra-moenia, ometta il versamento dovuto all’azienda sanitaria medesima delle somme percepite dai pazienti brevi manu. Parimenti anche per i casi di c.d. intra moenia “allargata” (quale ad esempio la fattispecie sottesa al pronunciamento della Corte) ovvero l’attività prestata presso il proprio studio professionale e senza l’utilizzo di strumentazione o l’impiego di personale sanitario; la Corte chiarisce infatti che ciò che rileva più che l’attività professionale è la virtuale sostituzione del medico ai funzionari amministrativi preposti all’attività pubblicistica di riscossione delle somme presso gli sportelli di cassa dell’ente. Per quanto la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio non possa essere riferita al professionista che svolga attivita' intramuraria (la quale e' retta da un regime privatistico), detta qualita' deve essere attribuita a qualunque pubblico dipendente che le prassi e le consuetudini mettano nelle condizioni di riscuotere e detenere denaro di pertinenza dell'amministrazione (Sez. 6, Sentenza n. 2969 del 06/10/2004. Rv. 231474, Moschi). Secondo i giudici “in definitiva, l'imputato nel momento in cui si e' sostituito all'ente pubblico nel riscuotere le somme pagate dai pazienti, si trovava in possesso di denaro sicuramente (o almeno in parte) pubblico e, in questa veste, era sicuramente pubblico ufficiale, trattandosi di incarico in cui egli veniva sostanzialmente a sostituirsi ai funzionari dell'economato nel ricevere i pagamenti degli assistiti, e le somme da lui incassate erano senza dubbio (almeno in parte) possedute per ragioni di ufficio, avendo questa Corte gia' chiarito che queste ultime devono essere intese in senso lato si' da comprendere anche il possesso derivante da prassi o consuetudini invalse in un determinato ufficio (sez. 6, sent. 10-7-00, Vergine; sent. 10-4-01, La Torre”). Cassazione Sez. VI Penale, sentenza 23 agosto 2012, n.33150
La Cassa di previdenza riscuote anche i contributi sui redditi dichiarati dal professionista come consulente.
Si allarga lo spettro delle attività svolte da professionisti i cui redditi sono soggetti al pagamento dei contributi. Per un ingegnere anche l’attività di consulente informativo e di amministratore di società commerciale obbliga ai versamenti Inarcassa. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 14684/2012, superando un bel po’ di giurisprudenza contraria che invece legava il pagamento alle sole “attività riservate ai professionisti” (Cass. 11154/2004; 3468/2005; da ultimo 1139/2012).
La Suprema corte però, con la pronuncia di oggi, “ritiene di dare continuità all’orientamento particolare (Cass. 20670/2004), per il quale è la oggettiva riconducibilità alla professione dell’attività in concreto svolta dal professionista - ancorché questa non sia riservata per legge alla professione medesima e sia, quindi, altrimenti esercitabile - a comportare l’inclusione dei relativi compensi tra i corrispettivi che concorrono a formare la base di calcolo del contributo soggettivo obbligatorio e del contributo integrativo dovuti alle Casse di previdenza”. “Con la precisazione che, a tal fine, - aggiunge la Corte - rileva anche la circostanza che la competenza e le specifiche cognizioni tecniche di cui dispone il professionista influiscano sull’esercizio dell’attività in parola, nel senso che le prestazioni siano da ritenere rese (anche) grazie all’impiego di esse”. Una interpretazione, ricorda la Cassazione, “già suggerita dalla Corte costituzionale”, con la sentenza 402/1991, secondo cui per esercizio professionale “deve intendersi anche la prestazione di attività riconducibili, per la loro intrinseca connessione, ai contenuti dell’attività propria della libera professione”, rimanendone dunque escluse “solo quelle che non hanno niente in comune”. In definitiva, concludono gli ermellini quello che conta “è la connessione fra l’attività (da cui il reddito deriva) e le conoscenze professionali, ossia la base culturale su cui l’attività stessa si fonda”.
Corte di cassazione - Sezione lavoro - Sentenza 29 agosto 2012 n. 14684
Contratti bancari, vessatoria la clausola che deroga al foro del consumatore anche se il cliente è un professionista.
In caso recupero di saldo negativo di un conto corrente assistito da apertura di credito intestato a un professionista si applica il foro del consumatore se la banca non dimostra il legame con l’attività professionale del cliente, in tal modo superando la presunzione legale di vessatorietà per la clausola che deroga al foro del consumatore. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 14679/2012 respingendo le doglianze di una banca secondo cui risultava dimostrato che il contratto era stato stipulato per l’esercizio dell’attività di ingegnere. Per la Suprema corte però l’istituto di credito non aveva allegato alcuna evidenza del legame con l’attività professionale. Come già chiarito dalla Cassazione (sentenza 15531/2011) la qualifica di consumatore, infatti, spetta unicamente alle persone fisiche, e qualora esse siano anche imprenditori o professionisti soltanto quando il contratto sia concluso “per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana”, estranee dunque all’esercizio delle attività economiche.
Corte di cassazione - Sezione VI civile - Sentenza 28 agosto 2012 n. 14679
Da oggi si può costituire la srl a un euro: si dovrà comunque versare l’imposta di registro di 168 euro
Per tutti gli under 35 è possibile, da oggi, aprire una Srl con il minimo investimento di un solo euro. La misura fa parte del decreto Cresci-Italia, trasformato in legge dello Stato lo scorso 24 marzo. Ora, a distanza di qualche mese, diventa finalmente operativa una delle norme più attese per stimolare la crescita laddove essa dimostra di essere più stagnante, nel bacino di quella “generazione perduta” che ormai non riesce a permettersi più neanche di sognare. Il testo porta la firma del Ministro della Giustizia Severino, del ministro dello Sviluppo Economico Passera e del titolare dell’Economia Grilli. Il loro intento è quello di dare con questa novità riuscirà nuova linfa ai giovani italiani, facendo scattare qualche innovativa molla imprenditoriale con il minimo esborso. Tutto quello che occorrerà, per avviare la propria attività, sarà prendere l’appuntamento dal notaio, aprendo così la società con capitale di un euro simbolico. Un bell’incentivo, più volte annunciato dai precedenti governi davanti ai microfoni, ma mai compiutamente realizzato. Anche nella cura Monti, però, un asterisco c’è e riguarda il versamento dell’imposta di registro di 168 euro, che non è stata esentata ai futuri “self made man”. L’attesa così lunga, da marzo, si spiega con la necessità di una stesura compiuta del regolamento sul modello standard dell’atto costitutivo e della disciplina statutaria, ultimo “check-point” prima del via libera alla norma pro giovani imprenditori. Per la stesura dell’organigramma societario, per i giovani imprenditori, sarà infatti sufficiente indicare le generalità dei vari soci, il nome della nuova attività, l’oggetto dell’esercizio e, da ultimo, il capitale sociale, con la postilla che vieta il trasferimento di quote societarie a soggetti al di sopra dei 35 anni di età. Ora, infine, il provvedimento è stato inserito in Gazzetta Ufficiale soltanto a ferragosto, a fianco delle importanti riforme estive. Una legge, quella a favore dei nuovi “Yuppies” che, comunque, non dimentica i più attempati, come spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà che, incalzato dalla comunità di Twitter, ha voluto precisare come “anche chi ha più di 35 anni potrà costituire la Srl con un euro, ma dovranno pagare le spese notarili”. L’aggiornamento della disciplina anche agli over 35, ha spiegato l’ex vertice Antitrust, è stato incluso nel testo definitivo del decreto sviluppo, approvato in maniera definitiva dalle Camere a ridosso della pausa estiva. A questo proposito, viene introdotta in ordinamento la tipologia della Srlcr, cioè “a capitale ridotto”, che non avrà l’obbligo di seguire a menadito il modello standard inserito nello statuto. Quando, invece, saranno i giovani a soffiare su 35 candeline con la società già decollata, restano due strade per il proseguo dell’attività intrapresa. Nella prima eventualità, trasformare, come per i più “vecchietti”, la società in Srlcr, Srl ordinaria o altra forma di ente societario; nel secondo, di converso, può passare di mano le proprie quote di capitale a un socio più giovane anagraficamente, scelta che, comunque, comporterebbe giocoforza l’uscita del fondatore originario dalla compagine aziendale.
Incidenti stradali, niente risarcimento ai trasportati non indicati nel Cid
Il modello deve riportare i nomi di tutti i danneggiati. Giudice di Pace di Perugia, sentenza del 6.6.12
Si configura il falso per chi parcheggia utilizzando la fotocopia di un permesso per invalidi.
La contraffazione non punibile è solo quella evidente a tutti, mentre oggi la tecnologia consente di formare titoli quasi identici all’originale.
Cassazione, sentenza 33214 del 23.8.12
Cassazione: dirigenti di Fincantieri rispondono di omicidio colposo per la morte del lavoratore esposto all’amianto anche se il decesso avviene in tarda età
I dirigenti dell’azienda posti in posizione di responsabilità rispondono di omicidio colposo per la morte del lavoratore esposto all’amianto anche se il decesso avviene in tarda età. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 33311/2012. Per la Corte “è ovvio che a configurare il delitto di omicidio è bastevole l’accelerazione della fine della vita. Pertanto, di nessun significato risulta l’affermazione che taluna delle vittime venne a decedere in età avanzata. La morte infatti costituisce limite certo della vita e a venir punita è la sua ingiusta anticipazione per opera di terzi, sia essa dolosa che colposa”. Secondo i giudici, infatti, sussiste “il nesso di causalità tra l’omessa adozione da parte del datore di lavoro di idonee misure di protezione e il decesso del lavoratore in conseguenza della protratta esposizione alle polveri di amianto, quando, pur non essendo possibile determinare l’esatto momento dell’insorgenza della malattia, deve ritenersi prevedibile che la condotta doverosa avrebbe potuto incidere positivamente anche solo sul tempo di latenza”.
In un altro passaggio si legge che: “L’uso dell’amianto in Fincantieri era talmente diffuso … da non potersi considerare la sua pericolosità per la salute dei lavoratori questione alla quale taluno dei chiamati qui in responsabilità poteva dirsi estraneo, perché investito di un livello di vigilanza di più generale profilo”. Ragion per cui “correttamente è stata ritenuta la sussistenza dell’elemento psicologico della colpa”. E neppure vale come esimente l’asserita inerzia dell’Inail e delle autorità sanitarie locali, infatti, per la Corte le dimensioni dell’impresa, la vasta esperienza, le competenze di settore, il possesso di congrui titoli di studio da parte dei soggetti chiamati a rispondere erano sufficienti a far cogliere l’elevata rischiosità per la salute delle lavorazioni svolte.
Corte di cassazione - Sezione IV penale - Sentenza 27 agosto 2012 n. 33311
E-commerce, è truffa mettere un’inserzione di vendita su un sito noto senza poi consegnare il bene
L’affidamento del consumatore a un portale serio fa scattare non solo la responsabilità civile ma anche quella penale. Tribunale di Trento, sentenza del 5.5.12
Cassazione: semilibertà esclusa per il detenuto pregiudicato anche se c’è chi gli offre un posto di lavoro
Contano i gravi precedenti e i procedimenti in corso a carico del recluso: nell’alternativa al carcere priorità a misure meno impegnative. Cassazione, sentenza 33300 del 27.8.12
Autocertificare un reddito più basso configura il reato di falsità ideologica.
Cassazione, sentenza 33218 del 23.8.12
Il D.P.R. 137 del 7 agosto 2012 (G.U. 14-8-2012, n. 189), al Capo II (articoli 9 e 10) reca specifiche disposizioni concernenti gli avvocati.In particolare, l’articolo 9 stabilisce l’obbligo per l’avvocato di avere un domicilio professionale nell’ambito del circondario di competenza territoriale dell’ordine presso cui è iscritto, salva la facoltà di avere ulteriori sedi di attività in altri luoghi del territorio nazionale.Il successivo articolo 10 stabilisce invece che:a) il tirocinio forense può essere svolto presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di un ente pubblico ovvero privato quando autorizzato dal Ministro della giustizia vigilante o presso un ufficio giudiziario, per non più di 12 mesi. La prevista autorizzazione del Ministro della giustizia appare di per sé idonea a garantire l’adeguatezza dello studio presso cui può essere svolto il tirocinio;
Sanzioni via posta elettronica certificata (PEC) e con lo sconto. Due disegni di legge di riforma del codice della strada all'esame del Parlamento
Utilizzo della posta elettronica certificata per notificare le multe stradali senza addebito delle spese. Sconto sulle sanzioni se il pagamento viene effettuato entro cinque giorni dalla contestazione della violazione. È questo l'obiettivo comune dei due disegni di legge di riforma del codice della strada all'esame del Parlamento e in via di approvazione.
Da un lato il ddl C 4662 recante «Delega al governo per la riforma del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285», dall'altro il ddl C 5361 recante «Modifiche al codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di veicoli, di accertamento della guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, di pagamento delle sanzioni e di effetti della revoca della patente». Ed è proprio quest'ultimo disegno di legge, presentato recentemente da Mario Valducci, presidente della commissione trasporti della camera, ad avere le maggiori probabilità di via libera anche in tempi brevi, presumibilmente entro l'autunno.
Disegno di legge Valducci. Il ddl C 5361 Valducci, in corso di esame alla commissione trasporti della camera in sede referente (alla quale potrebbe essere assegnato in sede deliberante per accelerare l'iter di approvazione), prevede una serie di interessanti novità per adeguare alcune procedure stradali alle moderne tecnologie, con snellimento delle procedure e minori aggravi di spesa sia per l'utente che per l'organo accertatore. In primo luogo, il disegno di legge prevede l'emanazione di un decreto con il quale dovranno essere stabilite le procedure per la notificazione delle multe stradali tramite posta elettronica certificata nei confronti dei trasgressori abilitati all'utilizzo della pec, senza addebito delle spese di notificazione. Si tratterebbe in sostanza di regolamentare in dettaglio una nuova procedura semplificata di notificazione dei verbali, dentro la cornice normativa attualmente delineata dall'art. 201 del codice della strada e dall'art. 149-bis del codice di procedura civile. Altra novità interessante è rappresentata dalla riduzione dell'importo della sanzione, se il trasgressore effettuerà il pagamento entro cinque giorni dalla data della contestazione. Per esemplificare, per la violazione di un divieto di transito la sanzione di 80 euro scenderà a 64 euro. Per il superamento dei limiti di velocità di oltre 60 km/h la sanzione di 779 euro lo sconto per il pagamento entro cinque giorni sarà di 155 euro. Il disegno di legge prevede anche la possibilità per il trasgressore di pagare immediatamente sulla strada all'agente accertatore, qualora questi sia munito dell'apposito terminale per carte di credito o di debito. Novità importanti anche per l'accertamento della guida sotto l'influenza di droghe. Il personale sanitario potrà prelevare campioni di saliva quando si avrà il fondato sospetto che il conducente abbia fatto uso di sostanze stupefacenti. Attualmente il prelievo di mucosa del cavo orale è invece consentito solo quando il conducente si trovi sotto l'effetto delle droghe. Qualora il prelievo non possa essere fatto nell'immediatezza del controllo, il conducente sarà sottoposto al prelievo di campioni di fluido del cavo orale o di sangue. Se gli accertamenti effettuati al momento del controllo oppure successivamente presso strutture sanitarie daranno esito positivo, il conducente sarà considerato in stato di alterazione psico-fisica con la conseguente applicazione delle sanzioni previste dall'art. 187 del codice della strada, senza più la necessità che l'alterazione venga provata dal personale medico. La revisione della patente sarà disposta anche quando gli accertamenti strumentali e analitici forniranno esito positivo ma non sia possibile rilevare lo stato di alterazione psico-fisica. Il disegno di legge prevede poi un inquadramento normativo (attualmente assente) dei veicoli elettrici con bilanciamento assistito (i cosiddetti segway). Per questo il ddl andrà a modificare l'art. 50 del codice della strada, assimilando alle biciclette «i mezzi elettrici, concepiti per il trasporto di una sola persona di età non inferiore a sedici anni, con bilanciamento assistito ovvero dotati di due ruote in asse, con sistemi e sottosistemi di sicurezza ridondanti, che hanno una velocità massima di 20 km/h con possibilità di autolimitazione a 6 km/h». Per quanto riguarda gli autocaravan, il ddl prevede che, ai fini del calcolo della massa massima, non sarà considerato il peso degli accessori e delle attrezzature di bordo, quando questi non superino complessivamente il peso di 1,5 tonnellate.
Ciò per consentire di guidare gli autocaravan con la patente di categoria B anche quando la massa superi i 3.500 kg. Mano pesante nei confronti del conducente che, in caso di sinistri stradali, causerà per colpa la morte di una persona. Infatti, il disegno di legge, incidendo sulla disciplina in materia di revoca della patente di guida come sanzione accessoria, prevede che, nei casi di omicidio colposo di cui all'articolo 589, secondo e terzo comma, del codice penale, sia sempre disposta la revoca della patente di guida. Attualmente invece è prevista la sospensione della licenza di guida per quattro anni e la revoca soltanto in presenza di un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Oltre a ciò, il disegno di legge prevede che per cinque anni il trasgressore non potrà conseguire nuovamente la patente; tale periodo di inibizione salirà a quindici anni nei casi in cui il trasgressore compia il fatto in stato di ebbrezza alcolica grave oppure sotto l'effetto di droghe.