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Timestamp: 2020-06-06 02:51:37+00:00
Document Index: 50009641

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 66', 'art. 24', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 24']

Stabilità 2016 [legge 208-2015]: 3. Assunzione di ricercatori
I commi 247-250 recano un incremento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO) finalizzato all’assunzione di ricercatori (€ 47 mln per il 2016 e di € 50,5 mln dal 2017). In base alla relazione tecnica il numero di ricercatori da assumere nelle università si attesta a circa 861 unità[1].
a) Ricercatori di tipo B
In particolare, l’incremento del FFO è finalizzato all’assunzione di ricercatori con contratti triennali non rinnovabili (art. 24, co. 3, lett. b), L. 240/2010) e al loro eventuale consolidamento nella posizione di professore associato (comma 247)[2].
L’assegnazione è effettuata tenendo conto, per le università, dei risultati della Valutazione della qualità della ricerca 2004-2010 (comma 248).
La quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata rimane a disposizione, nel medesimo esercizio finanziario, per le altre finalità del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (comma 250).
b) Ricercatori di tipo A
Il comma 251 modifica la disciplina relativa alla stipula di contratti per ricercatori a tempo determinato (art. 66, co. 13-bis, D.L. 112/2008).
Innanzitutto viene limitata al 2015 la disciplina in base alla quale soltanto le università che sono in una situazione finanziaria solida (ovvero che riportano un indicatore delle spese di personale inferiore all’80%) possono procedere alla stipula di contratti per ricercatori a tempo determinato di entrambe le tipologie (tipo A e tipo B) “in aggiunta” alle facoltà assunzionali previste per il sistema universitario dallo stesso comma 13-bis (v. infra), “anche” utilizzando le cessazioni dei ricercatori di tipo A avvenute nell’anno precedente, già assunti a valere sulle facoltà assunzionali di cui allo stesso comma 13-bis.
Il 100% delle cessazioni avvenute nell’anno precedente rappresenta il limite assunzionale massimo attualmente previsto[3].
In secondo luogo, il comma 151 prevede che, a decorrere dal 2016, soltanto alle università che si trovano nella situazione virtuosa relativamente all'indicatore delle spese di personale è consentito procedere alle assunzioni di RtD di tipo A senza soggiacere alle limitazioni da turn over.
Resta in ogni caso fermo quanto disposto dal d.lgs. 49/2012 e dal D.P.C.M. 31 dicembre 2014 con riferimento alle facoltà assunzionali del personale a tempo indeterminato e dei RtD di tipo B. Quest’ultima previsione implica che i costi stipendiali dei ricercatori assunti senza l’applicazione dei vincoli derivanti dal turn over continuano ad essere presi in considerazione ai fini degli indicatori di bilancio in base ai quali vengono graduate le facoltà assunzionali del personale a tempo indeterminato e dei RtD di tipo B dell’anno successivo. Ogni ateneo è quindi fortemente responsabilizzato a programmare un numero di contratti di RtD di tipo A sostenibile dal punto di vista del bilancio, per evitare riduzioni del numero delle assunzioni di personale a tempo indeterminato.
[1] Le risorse del FFO sono allocate sul cap. 1694 dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e per il 2016 ammontano, in base alla prima nota di variazioni, a € 6.915,3 mln. E’ previsto un incremento, sempre per l’assunzione di ricercatori, anche del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca finanziati dal MIUR (FOE) di € 8 mln per il 2016 e di € 9,5 mln dal 2017.
[2] Come è noto, l’art. 24, co. 3, L. 240/2010, ha individuato due tipologie di contratti di ricerca a tempo determinato. La prima (lett. a) consiste in contratti di durata triennale, prorogabili per due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte (RtD di tipo A). La seconda (lett. b) è riservata a candidati che hanno usufruito dei contratti di cui alla lettera a), oppure, per almeno tre anni anche non consecutivi, di assegni di ricerca o di borse post-dottorato, oppure di contratti, assegni o borse analoghi in università straniere - nonché, ai sensi dell’art. 29, co. 5, della medesima L. 240/2010, a candidati che hanno usufruito per almeno 3 anni di contratti a tempo determinato stipulati in base all’art. 1, co. 14, della L. 230/2005 - e consiste in contratti triennali non rinnovabili (RtD di tipo B). Il co. 5 dello stesso art. 24 prevede che nel terzo anno di questa seconda tipologia di contratto l’università, nell’ambito delle risorse disponibili per la programmazione, valuta il titolare del contratto che abbia conseguito l’abilitazione scientifica nazionale, ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato. Se la valutazione ha esito positivo, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, è inquadrato come professore associato.
[3] In base alla relazione tecnica e alla relazione illustrativa la previsione decorrente dal 2015, se mantenuta avrebbe consentito “la possibilità di sostituire, senza gravare sui punti organico, il 100% dei ricercatori a tempo determinato di cui all’articolo 24, comma 3, lettera a)” già assunti a valere sui punti organico.
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