Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=16521
Timestamp: 2019-12-11 09:33:49+00:00
Document Index: 33134412

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 10', 'art. 10']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 17 gennaio 2019, n.2092
Giornalismo di inchiesta e diffamazione
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 17 gennaio 2019, n.2092MASSIMA
Con la sentenza impugnata, la Corte d’appello di Roma ha confermato la decisione del Tribunale di Cassino che aveva affermato la responsabilità di P.A. e D.M.G. per il reato di diffamazione aggravata, oltre alle statuizioni civili. I fatti riguardano la pubblicazione, su un quotidiano, di un articolo avente ad oggetto la ricostruzione delle circostanze in cui era venuto a maturare l’omicidio di F.I.A. , attinto da 44 coltellate nel corso di una festa, e per il quale era stato tratto in arresto il coetaneo M.G.. Pur all’esito delle censure defensionali, la corte territoriale ha ritenuto correttamente ascrivibile il fatto agli imputati, nelle rispettive qualità di direttore responsabile e di giornalista estensore, e non riconducibile all’esercizio del diritto di cronaca giudiziaria il contenuto dell’articolo. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso gli imputati.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 17 gennaio 2019, n.2092 - Pres. Pezzullo – est. Tudino
I fatti riguardano la pubblicazione, sul quotidiano (omissis) , nell’edizione del (omissis) , di un articolo, dal titolo '( omissis) ', avente ad oggetto la ricostruzione delle circostanze in cui era venuto a maturare l’omicidio di F.I.A. , attinto da 44 coltellate nel corso di una festa, e per il quale era stato tratto in arresto il coetaneo M.G. .
2.Avverso la sentenza hanno proposto ricorso gli imputati, per mezzo del Difensore, Avv. Dino Lucchetti, articolando - con unico motivo - plurime censure inerenti violazione e falsa applicazione della legge penale in riferimento alla sussistenza della causa di giustificazione dell’esercizio del diritto di critica e correlato vizio della motivazione, incentrate anche sulla diversa ricostruzione dei profili di rilevanza penale del fatto apprezzati dalla corte territoriale, diversamente da quanto ritenuto in primo grado, ed al mancato riconoscimento della causa di giustificazione di cui all’art. 51 cod. pen..
3.3 Siffatta impostazione ermeneutica si pone in linea con la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, secondo cui la incriminazione della diffamazione costituisce una interferenza con la libertà di espressione e quindi contrasta, in principio, con l’art. 10 CEDU, a meno che non sia 'prescritta dalla legge', non persegua uno o più degli obiettivi legittimi ex art. 10 par. 2 e non sia 'necessaria in una società democratica'. In riferimento agli enunciati limiti, la Corte EDU ha, in varie pronunce, sviluppato il principio inerente la verità del fatto narrato per ritenere giustificabile la divulgazione lesiva dell’onore e della reputazione: ed ha declinato l’argomento in una duplice prospettiva, distinguendo tra dichiarazioni relative a fatti e dichiarazioni che contengano un giudizio di valore, sottolineando come anche in quest’ultimo sia comunque sempre contenuto un nucleo fattuale che deve essere sia veritiero che oggettivamente sufficiente per permettere di trarvi il giudizio, versandosi, altrimenti, in affermazione offensiva eccessiva, non giustificabile perché assolutamente priva di fondamento o di concreti riferimenti fattuali.
Nella delineata prospettiva, l’espressione 'vittima e omicida si somigliano terribilmente in questa storia incredibile...ragazzi apparentemente normali ma spietati' evidenzia l’elaborazione di un giudizio critico comparativo finalizzato alla sottolineatura di una comune matrice generazionale, che muove verso una - pretesa - forma di giornalismo d’inchiesta inteso a stigmatizzare un progressivo deterioramento di valori, la ricerca di facili forme di guadagno (a fini narcisistici, come emerge dal titolo '(OMISSIS) ') e di divertimento (l’omicidio sarebbe maturato nel corso di una festa in cui era previsto il consumo di stupefacenti), ma non sottende - per la stessa valenza semantica delle espressioni utilizzate ed alla luce della complessiva lettura del testo - alcuna forma di equiparazione, sotto il medesimo profilo di censurabilità etico-sociale, della condotta omicida rispetto a quella riferita alla vittima, come ritenuto dalla corte territoriale.
Non può, pertanto, ritenersi che l’imputata abbia posto in essere una gratuita lesione alla reputazione del F. , mentre non può escludersi nel testo - formulato con una sintassi forse ancora immatura rispetto all’analisi che si è inteso svolgere - anche il requisito della continenza, così come declinato nella giurisprudenza di questa corte nell’accezione di '...proporzione, misura e continenti sono quei termini che non hanno equivalenti e non sono sproporzionati rispetto ai fini del concetto da esprimere e alla controllata forza emotiva suscitata dalla polemica su cui si vuole instaurare un lecito rapporto dialogico e dialettico'.