Source: http://www.studiolegalezuco.it/rifiuti-competenza-esclusiva-statale-definizione-criteri-end-of-waste-consiglio-di-stato-1229-2018/
Timestamp: 2019-09-23 02:51:07+00:00
Document Index: 99851751

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 117', 'art. 184', 'art. 9', 'art. 181', 'art. 184', 'art. 181', 'art. 184', 'art. 184', 'art. 184', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 9', 'art. 184', 'art. 117', 'art. 184']

RIFIUTI: spetta esclusivamente allo Stato stabilire cosa non è rifiuto, le Regioni non hanno poteri di definizione. Consiglio di Stato n. 1229/2018. - Studio Legale Zuco
16 marzo 2018 20 aprile 2018 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Cons. di Stato, Sez. IV, sent. n. 1229 del 28 febbraio 2018 (ud. del 21 settembre 2017)
Pres. Patroni Griffi, Est. Forlenza
Rifiuti. End of Waste. Individuazione delle tipologie non costituenti rifiuti. Compentenza esclusiva dello Stato. Ministero dell’Ambiente. Diritto amministrativo. Consiglio di Stato. Direttiva n. 2008/98/CE. Art. 184-ter d. lgs. n. 152/2006.
La disciplina della cessazione della qualifica di “rifiuto” è riservata alla normativa comunitaria, nondimeno questa ha consentito che, in assenza di proprie previsioni, gli Stati membri possano valutare caso per caso tale possibile cessazione – si ripete, solo in assenza di indicazioni comunitarie e, dunque, non in contrasto con le stesse – dandone informazione alla Commissione.
La Competenza in materia di determinazione degli End of Waste è esclusivamente dello Stato. Il Consiglio di Stato ribalta infatti una sentenza del TAR Veneto statuendo che, alla luce della corretta applicazione delle normative comunitarie e dell’art. 117, comma 2, lett. s) della Costituzione, che attribuisce potestà legislativa esclusiva per la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, allo Stato, le Regioni non possono statuire su tale tematica, essendo loro preclusa qualsiasi determinazione in tema di criteri definitori per la cessazione della qualifica di rifiuto ai sensi dell’art. 184-ter del d. lgs. n. 152/2006.
E’ peraltro pur vero che l’Unione europea ha consentito agli Stati membri, in assenza di proprie previsioni, di poter valutare “caso per caso” i criteri di cessazione dalla qualifica di rifiuto, dandone informazione alla Commissione; ma tale prerogativa può essere esercitata solo tramite legislazione statale o decreto ministeriale, senza possibilità di interpretare la Direttiva 2008/98/CE nel senso di consentire anche alle altre articolazioni dello Stato membro (e quindi alle Regioni) il potere definitorio degli EoW.
E’ stato obiettato che l’art. 9-bis del d.l. n. 172/2008, convertito in Legge n. 210/2008, prevedesse alla sua lett. a) quanto segue:
“fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 181-bis, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le caratteristiche dei materiali di cui al citato comma 2 si considerano altresì conformi alle autorizzazioni rilasciate ai sensi degli articoli 208, 209 e 210 del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modificazioni, e del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59”.
Anche tralasciando il fatto che l’art. 181-bis è stato abrogato, e che sia stato introdotto l’art. 184-ter nel d. lgs. n. 152/2006, giova precisare, secondo il COnsiglio di Stato, che la disposizione citata prende in considerazione i materiali (di cui al co. 2 dell’art. 181-bis) per dichiararli “conformi” alle autorizzazioni già rilasciate (in linea con il dichiarato carattere emergenziale e transitorio della disposizione medesima), ma non attribuisce un potere di declassificazione ex novo in sede di rilascio di nuove autorizzazioni; né, d’altra parte, un potere così conformato potrebbe essere ritenuto conforme al quadro normativo di livello comunitario e costituzionale.
A margine – ma non tanto – di queste considerazioni ne deriva anche l’ulteriore conseguenza che tale statuizione pone nel nulla la recente Deliberazione 7 febbraio 2018 n. 120 della Regione Veneto, nella quale erano stati indicati indirizzi operativi “caso per caso” per la determinazione degli End of Waste ai sensi dell’art. 184-ter d. lgs. n. 152/2006. Con buona pace ulteriore della circolare 1° luglio 2016 dello stesso Ministero dell’Ambiente, la quale aveva determinato che esistessero 3 modalità gerarchicamente ordinate di determinazione degli EoW a seconda della sussistenza o meno di provvedimenti comunitari o nazionali.
Contarina S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Lorenzo Lamberti, Francesco Fonderico, con domicilio eletto presso lo studio Andrea Fari’ in Roma, via Vittorio Veneto, 108;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Contarina S.p.A.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 settembre 2017 il Cons. Oberdan Forlenza e uditi per le parti gli avvocati P. Caruso su delega di A. Manzi, F. Fonderico;
– “la mancanza di regolamenti comunitari o di decreti ministeriali relativi alle procedure di recupero di determinati rifiuti, lungi dal precludere sic et simpliciter il potere dell’Autorità competente di valutare comunque, caso per caso, l’eventuale rilascio (nel rispetto delle quattro condizioni previste dall’art. 184-ter, co. 1, d. lgs. n. 152/2006) delle relative autorizzazioni, comporta al contrario il potere e il dovere appunto di procedere ad una analisi, ad una valutazione e ad una decisione casistica, rilasciando l’autorizzazione integrata ambientale qualora la sostanza che si ottiene dal trattamento e dal recupero del rifiuto soddisfi le quattro condizioni”;
– anche alla luce della circolare del Ministero dell’Ambiente 1 luglio 2016, “le Regioni possono definire criteri EoW, in sede di rilascio delle autorizzazioni di cui agli artt. 208, 209 e 211. . . sempre che, per la stessa tipologia di rifiuto, tali criteri non siano stati definiti con regolamento comunitario o con un decreto ministeriale, emanato ai sensi del co. 2 del citato art. 184-ter”;
– nel provvedimento della Giunta Regionale e nel parere “non viene affatto chiarito se, ed eventualmente in che termini, la disciplina contenuta nella suddetta decretazione consenta o meno di qualificare le attività svolte nell’impianto in oggetto come attività di recupero R3 per la produzione di materie prime secondarie”.
b) erroneità della sentenza; violazione art. 117 Cost. e 196 del Testo Unico ambiente; poiché “nessuna norma attribuisce alle Regioni potestà legislativa in materia di EoW che, pertanto, rimane attratta nella competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell’art. 117 Cost.”; peraltro, “in assenza di un provvedimento di armonizzazione di livello statale, deferendo alle Regioni la potestà decisionale sui criteri di EoW non verrebbe garantito in modo uniforme sul territorio nazionale lo stesso livello di tutela per l’ambiente e la salute umana”;
“Se non sono stati stabiliti criteri a livello comunitario in conformità della procedura di cui ai paragrafi 1 e 2, gli Stati membri possono decidere, caso per caso, se un determinato rifiuto abbia cessato di essere tale tenendo conto della giurisprudenza applicabile. Essi notificano tali decisioni alla Commissione in conformità della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998 che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione, ove quest’ultima lo imponga”.
“1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:
3. Nelle more dell’adozione di uno o più decreti di cui al comma 2, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio in data 5 febbraio 1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269 e l’art. 9-bis, lett. a) e b), del decreto legge 6 novembre 2008 n. 172, convertito con modificazioni dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210. La circolare del Ministero dell’ambiente 28 giugno 1999, prot. n. 3402/V/MIN si applica fino a sei mesi dall’entrata in vigore della presente disposizione”.
L’art. 184-ter innanzi riportato, nel dare attuazione a quanto previsto dalla direttiva n. 98 cit., prevede dunque – per ciò che concerne la possibile cessazione “caso per caso” della qualifica di rifiuto in assenza di criteri comunitari – sia una disciplina “a regime”, sia una disciplina “transitoria”:
– quanto alla prima, viene riservata allo Stato, e precisamente a regolamenti del Ministero dell’Ambiente, l’individuazione di “specifiche tipologie di rifiuto”, prevedendosi altresì “se necessario, valori limite per le sostanze inquinanti” e considerando “i possibili effetti negativi sull’ambiente della sostanza o dell’oggetto”;
– quanto alla seconda, viene riaffermata la vigenza di una pluralità di disposizioni (di rango diverso), nelle more dell’adozione dei regolamenti ministeriali.
Scarica in pdf il testo della sentenza: Cons. di Stato, sez. 4, sent. n. 1229-2018
Taggato ambiente, analisi, art. 117, art. 184-ter, cessazione della qualifica di rifiuto, classificazione, codice CER, Commissione, Cons. di Stato n. 1229/2018, Consiglio di Stato, crteri, d. lgs. n. 152/2006, decreto ministeriale, Deliberazione 7 febbraio 2018 n. 120, direttiva 2008/98/CE, diritto ambientale, diritto amministrativo, end of waste, EOW, legislazione statale, Ministero dell'Ambiente, R3, recupero, Regioni, regolamento comunitario, rifiuti, Stato, TAR, Unone europea, veneto