Source: https://www.aeranti.it/delibera-27-giugno-2018-dellagcom-recante-qpiano-nazionale-di-assegnazione-delle-frequenze-da-destinare-al-servizio-televisivo-digitale-terrestre-pnaf-2018q-delibera-n-29018cons/?print=print
Timestamp: 2020-01-23 08:41:12+00:00
Document Index: 140619439

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art.1', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

Delibera 27 giugno 2018 dell’Agcom recante “Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze da destinare al servizio televisivo digitale terrestre (PNAF 2018)” (Delibera n. 290/18/CONS) - Aeranti
VISTO il decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, recante “Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”, come modificato dal decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44 (di seguito Testo unico);
VISTI gli atti finali della Conferenza Regionale delle Radiocomunicazioni (RRC- 06), che si è tenuta a Ginevra dal 15 maggio al 16 giugno 2006, nell’ambito dell’ITU (International Telecommunication Union) ed ha avuto come oggetto la pianificazione del servizio di radiodiffusione terrestre sia televisiva (DVB-T) che sonora (T-DAB) in tecnica digitale, in parti delle Regioni 1 e 3, nelle bande di frequenze 174-230 MHz (per la radiodiffusione sonora e televisiva) e 470-862 MHz (per la sola radiodiffusione televisiva);
VISTA la legge 27 dicembre 2017, n. 205 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020” (di seguito la Legge di Bilancio);
VISTA la delibera n. 539/13/CONS, del 30 settembre 2013, recante “Precisazioni in merito alla delibera n. 451/13/CONS – Revisione del Piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo terrestre in tecnica digitale per le reti nazionali, di cui alla delibera n. 300/ 10/CONS – e correzione di errore materiale”;
VISTA la delibera n. 631/13/CONS, del 15 novembre 2013, recante “Modifica della delibera n. 451/13/CONS – Revisione del Piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo terrestre in tecnica digitale per le reti nazionali, di cui alla delibera n. 300/10/CONS”;
VISTA la delibera n. 149/14/CONS, del 9 aprile 2014, recante “Modifica della delibera n. 451/13/CONS – Revisione del piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo terrestre in tecnica digitale per le reti nazionali, di cui alla delibera n. 300/10/CONS, come modificata dalle delibere 539/13/CONS e 631/13/CONS”;
VISTA la delibera n. 480/14/CONS, del 23 settembre 2014, recante “Modifica del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale DVB – T in attuazione dell’art. 6, comma 8, della legge 21 febbraio 2014, n. 9”;
VISTA la delibera n. 402/15/CONS, del 25 giugno 2015, recante “Modifica del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale DVB – T in attuazione dell’art. 6, comma 8, della legge 21 febbraio 2014, n. 9 e successive modificazioni, come modificato dall’art. 1, comma 147, della legge 23 dicembre 2014, n. 190” come modificata dalla delibera n. 637/15/CONS, del 18 novembre 2015, recante “Configurazione del multiplex nazionale DVB – T, nr. 7 – Modifica della delibera n. 402/15/CONS, recante Modifica del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale DVB – T in attuazione dell’art. 6, comma 8, della legge 21 febbraio 2014, n. 9 e successive modificazioni, come modificato dall’art. 1, comma 147, della legge 23 dicembre 2014, n. 190”;
VISTA la delibera n. 457/16/CONS del 14 ottobre 2016 recante “Individuazione delle codifiche (standard codifiche per la ricezione di programmi in tecnologia DVB-T2) che devono considerarsi “tecnologicamente superate”, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11”;
CONSIDERATO che il comma 1030 dell’articolo 1 della Legge di Bilancio, stabilisce che: “Entro il 31 maggio 2018, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta il piano nazionale di assegnazione delle frequenze da destinare al servizio televisivo digitale terrestre, denominato PNAF 2018, considerando le codifiche o standard più avanzati per consentire un uso più efficiente dello spettro ed utilizzando per la pianificazione in ambito locale il criterio delle aree tecniche. Al fine di escludere interferenze nei confronti di Paesi radioelettricamente confinanti, in ciascuna area di coordinamento definita dagli accordi internazionali sottoscritti dal Ministero dello sviluppo economico e dalle Autorità degli Stati confinanti in attuazione della decisione (UE) 2017/899, del 17 maggio 2017, di cui al comma 1026, sono oggetto di pianificazione esclusivamente le frequenze attribuite all’Italia dagli accordi stessi. Le frequenze in banda III VHF sono pianificate sulla base dell’Accordo di Ginevra 2006, per realizzare un multiplex regionale per la trasmissione di programmi televisivi in ambito locale e per massimizzare il numero di blocchi coordinati destinabili in ciascuna regione alla radiofonia digitale. Le frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre, in banda III VHF e 470-694 MHz, non attribuite internazionalmente all’Italia nelle aree di coordinamento definite dagli accordi internazionali di cui al primo periodo, non possono essere pianificate né assegnate”.
CONSIDERATO che, ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lett. a), n. 2, della legge 31 luglio 1997, n. 249, sono state convocate in consultazione (note prot. nn. 0025974, 0025939, 0025942, 0025944, 0025965, 0025947, 0025945, 0025970, 025969, 0025971, del 28 marzo 2018) la Concessionaria pubblica (Rai-Radiotelevisione italiana Spa), le associazioni di emittenti (AERANTI CORALLO, A.L.P.I, CONNA, CNT – ora CNRT, CRTL, CRTV Confindustria Radio Televisioni, REA, RNA e la RAS (Radiotelevisione Azienda Speciale) operatore di servizio pubblico radiotelevisivo nella Provincia Autonoma di Bolzano e che le relative audizioni si sono svolte nei giorni 12, 16, 17 e 19 aprile 2018. Alle audizioni sono stati invitati a partecipare il Ministero dello sviluppo economico e la Fondazione Ugo Bordoni;
– pianificazione con impiego delle codifiche o standard più avanzati ai fini dell’uso più efficiente dello spettro;
– pianificazione esclusiva delle frequenze attribuite all’Italia dagli accordi internazionali in ciascuna area di coordinamento;
– pianificazione della banda UHF in ambito locale con criterio delle aree tecniche; pianificazione della banda III VHF sulla base dell’Accordo di Ginevra 2006, con gli obiettivi di: a) realizzare un multiplex regionale per la trasmissione di programmi televisivi in ambito locale; b) massimizzare il numero di blocchi coordinati destinabili in ciascuna regione alla radiofonia digitale.
– esclusione dalla pianificazione delle frequenze in banda III VHF e 470-694 MHz non attribuite internazionalmente all’Italia nelle aree di coordinamento;
– riserva all’emittenza in ambito locale di un terzo della capacità trasmissiva.
– Standard trasmissivo: DVB-T2 (ETSI EN 302 755);
– Schema di modulazione: 256-QAM;
– Code rate: 2/3;
– FFT size: 32k (extended);
– Rapporto Tg/Tu = 1/16;
– Intervallo di guardia Tg: 224 μs (Tu = 3,584 ms);
– Pilot Pattern: PP4.
– La capacità trasmissiva convenzionale di un multiplex pianificato con la RPC del PNAF 2018 è stata assunta pari a 40 Mbit/s.
– Utilizzo per i multiplex locali di frequenze coordinate diverse nelle tre aree di coordinamento principali (tirrenica, svizzera, adriatica) al fine di favorire la decomponibilità geografica;
– Utilizzo, per quanto possibile, di identiche frequenze coordinate su tutte le principali aree di coordinamento (tirrenica, svizzera, adriatica) oppure sulle aree svizzera e adriatica al fine di pianificare multiplex nazionali con struttura SFN o k-SFN;
– Separazione geografica delle frequenze pianificate sia per reti nazionali che per reti locali mediante la creazione di zone cuscinetto di estensione sufficiente a minimizzare eventuali mutue interferenze;
– Possibilità, in funzione della disponibilità di risorse coordinate, di differenziare la programmazione delle reti locali su una base territoriale inferiore all’area tecnica;
– Necessità di ulteriori diversificazioni di frequenza all’interno delle aree tecniche in considerazione dei vincoli del coordinamento internazionale.
– 3 reti di tipo 1-SFN oppure 1-SFN con uso di frequenze coordinate supplementari in limitate aree geografiche;
– 6 reti di tipo 2-SFN oppure 2-SFN con uso di frequenze coordinate supplementari in limitate aree geografiche;
– 1 rete di tipo 3-SFN con uso di frequenze coordinate supplementari in limitate aree geografiche.
– l’identificazione delle “Aree Tecniche” di pianificazione per l’emittenza locale;
– Struttura di rete: 1-SFN o k-SFN su base area tecnica;
– decomponibilità per area tecnica (in coerenza con la disponibilità di risorse frequenziali coordinate), con conseguente possibilità di differenziare la programmazione su base territoriale inferiore all’area tecnica.
– struttura di rete: 1-SFN su base regionale o k-SFN su base regionale;
– la rete di riferimento progettata prevedendo l’uso esclusivo di siti RAI e, ove possibile, dei canali già in esercizio sui principali trasmettitori al fine di minimizzare i disagi per l’utenza.
– Con riferimento all’impianto generale della Legge di Bilancio, molti dei soggetti intervenuti (sia nazionali che locali) hanno evidenziato come la citata legge, pur enunciando l’obiettivo di conseguire una gestione efficiente dello spettro e di favorire il passaggio al 5G di cui alla decisione (UE) 2017/899 (art.1, comma 1026), travalichi tale finalità e i dettati comunitari. Ad avviso dei partecipanti, la Legge di Bilancio, senza sottoporre a consultazione pubblica quanto demandato alle tabelle di marcia nazionali dalla decisione europea, ha anticipato una disciplina di dettaglio tecnico-regolamentare senza alcuna interlocuzione con i soggetti convolti dal refarming della banda 700 MHz e senza definire norme specifiche per l’emittenza locale e la tutela delle minoranze linguistiche. In particolare, a parere di un soggetto partecipante, la decisione europea non impone alcun obbligo di nuova panificazione delle frequenze destinate al digitale terrestre e pertanto il legislatore avrebbe dovuto prevedere allo stato un’attività di sola indicazione delle reti che dovranno essere poi assegnate. Più soggetti inoltre hanno richiesto una sospensione delle misure non strettamente perentorie della Legge di Bilancio e non strettamente cogenti rispetto al dettato comunitario. In questa prospettiva è stata inoltre evidenziata la necessità di aprire una discussione più ampia sull’impianto giuridico del Testo unico, anche al fine di garantire un passaggio al nuovo sistema (DVB-T2) che tenga conto dell’impatto economico, di mercato e tecnico/operativo sull’utenza e sulle imprese televisive e, con particolare riferimento alla tutela dell’emittenza locale, di ridefinire il ruolo e le prerogative dei fornitori di servizi di media audiovisivi locali e degli operatori di rete locali.
– Diversi soggetti (sia nazionali che locali), in merito al tema della riserva di un terzo della capacità trasmissiva a favore dell’emittenza locale hanno sottolineato come, alla luce dell’evoluzione del mercato radiotelevisivo e dell’evoluzione tecnologica sul DTT, appaia necessaria una revisione complessiva dell’impianto giuridico del Testo unico, in ottica di superamento del criterio di riserva attualmente previsto (articolo 8, comma 2, del Testo unico). In particolare, ritengono superata la disciplina introdotta già dalla legge n. 249/1997, che, in vigenza del regime concessorio (in virtù del quale il soggetto che irradiava il canale era nello stesso tempo responsabile editoriale dei contenuti trasmessi), all’articolo 2, comma 6, lett. e), disponeva “la riserva in favore dell’emittenza televisiva in ambito locale di un terzo dei canali irradiabili per ogni bacino di utenza”, assumendo così che la pianificazione delle frequenze investisse direttamente il tema della garanzia del pluralismo. A parere degli stessi soggetti, la successiva previsione ad opera del Codice delle comunicazioni elettroniche di distinti regimi abilitativi per l’operatore di rete e il fornitore dei servizi di media audiovisivi (c.d. horizontal entry model) ha reso evidente che le previsioni normative a tutela del pluralismo siano oggi da riferire all’attività editoriale dei fornitori dei servizi di media e non anche alle risorse frequenziali e alla relativa pianificazione. Sul punto, i soggetti sottolineano che l’identificazione tra pluralismo e assegnazione delle risorse spettrali e la conseguente assegnazione delle frequenze ai singoli editori locali, spesso operanti anche a livello provinciale o sub-provinciale, ha avuto come conseguenza la frammentazione dello spettro e l’inefficienza dell’uso della risorsa in violazione di quanto previsto dall’art. 42, commi 5 e 6, del Testo unico. In tale ottica, la previsione della riserva di un terzo della capacità trasmissiva a favore dell’emittenza locale disposta dal legislatore all’articolo 8, comma 2 del Testo unico dovrebbe essere letta solo con riferimento alla figura dei fornitori di contenuti e non anche degli operatori di rete. Ad avviso degli stessi rispondenti, la crescente consapevolezza della necessità di ricondurre anche l’emittenza locale a un modello concreto di separazione tra operatori e fornitori, nell’ottica di garantire l’uso efficiente dello spettro, emerge con chiarezza da quanto disposto dal legislatore con decreto-legge n. 145 del 2013, convertito dalla legge n. 9 del 2014 (Destinazione Italia) e con la successiva legge n. 190 del 2014 (Legge di stabilità 2015), così come dalle relative delibere di attuazione dell’Autorità (con particolare riferimento alla delibera n. 480/14/CONS del 23 settembre 2014). Ciò considerato, gli stessi soggetti hanno chiesto che, in aderenza ai principi di razionale distribuzione delle risorse tra soggetti operanti in ambito nazionale e locale ed di migliore e razionale utilizzazione dello spettro radioelettrico, le risorse spettrali da destinare all’emittenza locale siano determinate in considerazione dell’effettiva domanda di capacità da parte di tali emittenti, ovvero solo a valle dell’adozione della graduatoria dei soggetti abilitati come fornitori SMAV in ambito locale prevista dal comma 1034 della Legge di Bilancio da parte del Ministero dello sviluppo economico. Parimenti, hanno rimarcato l’opportunità che la procedura di erogazione degli indennizzi agli operatori di rete in ambito locale che rilasceranno le frequenze per il servizio televisivo, di cui al comma 1039, lett. b), preceda l’individuazione delle frequenze da destinare agli operatori di rete locale in sede di pianificazione. A sostegno di tale richiesta, una associazione ha evidenziato che, stante il guadagno in termini di capacità del canale trasmissivo conseguibile mediante l’adozione dello standard DVB-T2, nonché del guadagno derivante dal ricorso a più efficienti tecniche di codifica di sorgente (MPEG-4, HEVC), nella maggior parte dei bacini, l’offerta di capacità per il servizio locale potrebbe essere eccedente rispetto alle reali necessità (fino a 60 -72 emittenti in SD o 30-36 emittenti in HD, considerando 4 reti locali in DVB-T2 e codifica MPEG-4; fino a 52 emittenti in HD considerando 4 reti locali in DVB-T2 e codifica HEVC). Per contro, altre associazioni hanno ritenuto che il PNAF 2018 debba riservare all’emittenza in ambito locale almeno un terzo della capacità trasmissiva determinata con il piano stesso e che la stessa debba essere calcolata sia con riferimento alla capacità trasmissiva delle frequenze di banda IV previste dal PNAF 2018, sia con riferimento alla capacità trasmissiva delle frequenze di banda V previste dal PNAF 2018. Tali rispondenti hanno chiesto, inoltre, che il canale destinato alla Concessionaria per il servizio pubblico rientri nel computo dei multiplex nazionali e che quindi si rendano disponibili 5 multiplex locali netti per l’emittenza locale a garanzia della riserva di un terzo.
– In tema di coordinamento internazionale, più soggetti hanno lamentato che alcuni degli accordi internazionali sui quali il PNAF 2018 si basa non siano stati resi noti o siano stati sottoscritti senza preventiva consultazione degli operatori interessati e senza valutarne appieno gli impatti fortemente negativi sull’utenza finale. Gli stessi soggetti hanno concordato, pertanto, nel richiedere che venga dato conto dello stato di avanzamento dei lavori per il raggiungimento di tali accordi (in particolare con Albania, Tunisia, Algeria, Libia) e che venga prevista un’ulteriore azione di coordinamento volta a limitare gli impatti della transizione in atto sulle utilizzazioni esistenti, sulle imprese che liberano la banda e sugli utenti finali, come peraltro previsto dalla stessa decisione (UE) 2017/899. Con riferimento alla pianificazione in banda III VHF di cui al documento posto in consultazione, due rispondenti hanno contestato l’ipotesi che alcune delle frequenze assegnate al Concessionario del servizio pubblico e ad oggi in esercizio senza che sia rilevata alcuna interferenza o violazione internazionale, così come alcune delle frequenze allocate al servizio di radiodiffusione sonora in tecnica digitale, siano state considerate incompatibili con l’Accordo GE06, anche alla luce della possibilità di successive modifiche e coordinamenti.
– Per quanto attiene alla gestione del “periodo transitorio”, diversi soggetti hanno evidenziato che, ai sensi della Legge di Bilancio, la liberazione anticipata dei canali 50-53 UHF rispetto al termine del 30 giugno 2022 sia necessaria solo nelle aree per le quali è stato sottoscritto, in tal senso, un accordo di coordinamento internazionale con Francia, Svizzera e Malta (cosiddette aree di esclusione). Per contro, hanno rappresentato che l’anticipo nelle aree non oggetto di accordo internazionale è inutile e dannoso e vanifica in larga parte la deroga all’anno 2022 per la liberazione della banda a 700 MHz. Pertanto, al fine di evitare disservizi all’utenza e aumento dei costi per gli operatori di rete, hanno chiesto che il passaggio al PNAF 2018 in DVB-T2 avvenga in maniera coordinata tra gli operatori nazionali e locali nel periodo più esteso possibile, almeno a partire dal 1 gennaio 2021, fino al 30 giugno 2022. Hanno richiesto, inoltre, che sia soppressa la fase intermedia tra PNAF attuale e PNAF 2018 ipotizzata nella bozza di roadmap del Ministero dello sviluppo economico sottoposta a consultazione, poiché costosa e estremamente difficile da gestire da parte degli operatori, comportando “doppi cambiamenti delle risorse frequenziali”, anche a danno dell’utenza (stante la necessità di effettuare ri-sintonizzazioni).
– Alcuni soggetti intervenuti hanno presentato, infine, ulteriori osservazioni in merito ai criteri di conversione dei diritti d’uso di frequenza in diritti d’uso di capacità trasmissiva e sui criteri di assegnazione dei diritti d’uso di frequenza. Al riguardo, un soggetto ha evidenziato l’importanza di porre rimedio alle distorsioni del sistema, evitandone il trascinamento nel nuovo scenario post refarming della banda 700 MHz. Nel dettaglio, ha chiesto di computare, ai fini del nuovo assetto, i soli multiplex allo stato legittimamente eserciti, alla luce di quanto accertato dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria. Lo stesso ha raccomandato di rimuovere gli ostacoli che tendono ad impedire o falsare la concorrenza, promuovere i principi di parità di trattamento, proporzionalità e uso efficiente dello spettro e assicurare la continuità dei servizi. Un secondo soggetto ha sottolineato, preliminarmente, l’iniquità della previsione contenuta nella Legge di Bilancio che dispone il mutamento dei titoli abilitativi attualmente detenuti dagli operatori di rete nazionali, da concessione di “diritti d’uso della frequenza” a “diritti d’uso di capacità trasmissiva”: beni giuridici (e materiali) profondamente differenti. Infine, ha evidenziato, con diverse argomentazioni, di non poter essere assoggettato alle previsioni della Legge di Bilancio e alla disciplina di attuazione in corso di adozione da parte del Ministero dello sviluppo economico e dell’Autorità.
– Riguardo agli obiettivi e alle ipotesi di pianificazione, due associazioni hanno preliminarmente osservato come la Legge di Bilancio non chiarisca, ed il documento posto in consultazione non specifichi, se la pianificazione in DVB-T2 comporti l’esercizio dei diritti d’uso in DVB-T2 oppure venga lasciata facoltà agli assegnatari di mantenere il vecchio sistema di trasmissione DVB-T per l’esercizio delle reti.
– Con riferimento alle scadenze di cui all’articolo 1, comma 1030 della Legge di Bilancio, alcuni partecipanti hanno suggerito una articolazione del PNAF 2018 in due parti:
1. una prima parte, nella quale l’Autorità individui, sulla base dell’attuale PNAF: (i) le aree (la cui estensione e numerosità dovrebbe essere ridotta al minimo), nelle quali, in base agli intervenuti accordi di coordinamento, debba avvenire la liberazione anticipata dei canali 50-53 UHF, rispetto al termine del 30 giugno 2022 (aree di esclusione); (ii) le frequenze utilizzabili nelle suddette aree di esclusione, nel periodo 1 gennaio 2020 – 31 dicembre 2021;
2. una seconda parte, nella quale l’Autorità indichi le frequenze – senza specificare la composizione dei multiplex né la ripartizione delle risorse spettrali tra reti nazionali e locali – che potranno essere utilizzate a partire dal 2022.
– In tema di pianificazione dei multiplex nazionali in banda UHF e, in particolare, in riferimento alle risorse spettrali da predisporre per l’esercizio delle reti, un soggetto ha precisato che dovrebbe essere garantita agli operatori di rete una dotazione frequenziale idonea a consentire il recupero degli investimenti, la continuità dei servizi, l’implementazione di nuove tecnologie, nonché il riequilibrio dei rapporti di competitività, al fine di realizzare una transizione rapida ed efficiente verso il PNAF 2018. In subordine, laddove si rendesse necessaria la sostituzione delle frequenze di esercizio, lo stesso soggetto ha auspicato l’assegnazione di frequenze appartenenti alla stessa banda della frequenza attualmente utilizzata. Ciò apporterebbe il duplice vantaggio di: ridurre i tempi di transizione al DVB-T2, grazie alla diminuzione delle attività operative richieste in postazione per la sintonizzazione dei filtri dei trasmettitori; ridurre i disservizi all’utenza, sia in termini di qualità del servizio, poiché potrebbero essere riutilizzate le attuali antenne di trasmissione, sia in termini di interventi di manutenzione necessari presso gli impianti di ricezione d’utente.
– Con riguardo alla selezione dei parametri di riferimento per la pianificazione delle reti DVB-T2 e alle relative prestazioni conseguibili, in termini di capacità e copertura, i soggetti intervenuti hanno espresso le seguenti posizioni:
– Sul tema della pianificazione dei multiplex locali, e, in particolare, in merito alla individuazione delle aree tecniche, una associazione ha evidenziato che il documento in consultazione propone una ripartizione del territorio in Aree Tecniche per la pianificazione in ambito locale, che non sembra essere stata utilizzata né ai fini pianificatori né ai fini della definizione della bozza di roadmap del Ministero dello sviluppo economico posta in consultazione in data 4 aprile 2018. Sul punto, un secondo soggetto ha evidenziato che l’assimilazione delle Aree Tecniche alle aree amministrative nell’ambito delle precedenti pianificazioni ha ingenerato di fatto notevoli incongruenze e limitazioni in fase di realizzazione delle reti. Pertanto, ha richiesto di individuare le aree tecniche nel PNAF 2018, tenendo nella massima considerazione le reali caratteristiche geomorfologiche del territorio italiano e i punti di emissione (siti) primari e secondari deputati ad effettuarne il relativo servizio.
– Con riferimento al tema della pianificazione del multiplex regionale RAI in banda VHF, due soggetti intervenuti hanno evidenziato che tale riorganizzazione tecnica, così come impostata all’articolo 1, comma 1030 della Legge di Bilancio, ha tempi non compatibili con i termini imposti dalla medesima Legge, comporta costi non giustificati e determina un impatto rilevante sull’utenza per la mancanza di sistemi riceventi in banda III VHF. In particolare, un soggetto ha specificato che gli impianti in VHF attualmente eserciti dalla Concessionaria Pubblica sono già in linea con l’Accordo internazionale di GE06 e che i diritti d’uso, di durata ventennale, delle relative frequenze sono stati rilasciati, nel giugno 2012, con determine del Ministero dello sviluppo economico sulla base della pianificazione dell’Autorità di cui alle delibere n. 300/10/CONS e n. 451/13/CONS (e successive modifiche). Il soggetto ha precisato, inoltre, che le frequenze VHF di cui trattasi non hanno fino ad oggi dato luogo a contestazioni da parte dei Paesi confinanti. Sulla base di tali premesse, ha richiesto che l’attuale sistema delle utilizzazioni VHF della Concessionaria Pubblica sia considerato definitivamente come “sistema ordinato e compatibile di riferimento” (già regionalizzato) da cui partire (con circa 1100 impianti già operanti in banda VHF) ai fini della pianificazione del nuovo multiplex regionale RAI in banda VHF, ferma la possibilità di soddisfare, nell’ambito del PNAF 2018, eventuali necessità di estensione di tale rete, derivanti da esigenze di integrazione della copertura in determinate province oggi non servite dal suddetto “sistema ordinato e compatibile di riferimento”, aggiungendo un certo numero di impianti “specifici” (assegnazioni) sempre in VHF.
– Con specifico riguardo alle risorse VHF destinate alla radiofonia digitale DAB+ tutte le associazioni e gli operatori del settore hanno evidenziato come la totalità delle risorse che sono riportate nel documento posto in consultazione da destinare alla radiofonia digitale non sia in grado di rispondere alle esigenze del mercato di riferimento. Paradossalmente il principio di “massimizzazione” previsto dalla Legge di Bilancio si traduce in una attuazione che riduce drasticamente il numero di frequenze da assegnare al DAB+.
Preliminarmente occorre evidenziare che la Legge di Bilancio, all’articolo 1, commi 1026 e seguenti, in attuazione della decisione (UE) 2017/899 del Parlamento europeo relativa all’uso della banda di frequenza 470-790 MHz nell’Unione (approvata il 17 maggio 2017), ha disciplinato e scadenzato il processo che nel quadriennio 2018 – 2022 porterà, da un lato, ad assegnare le frequenze nella banda 700 MHz (694-790 MHz) ai sistemi terrestri in grado di fornire servizi di comunicazione elettronica a banda larga senza fili, dall’altro, a dare un nuovo assetto al sistema radiotelevisivo su piattaforma DTT (nazionale e locale) alla luce della dotazione di risorse spettrali rimaste a disposizione per il servizio broadcasting (da 174 a 230 MHz e da 470 a 694 MHz)1.
Nel dettaglio, con riferimento alle competenze dell’Autorità relative alla ri-pianificazione dello spettro per uso broadcasting, la legge ha previsto (articolo 1, comma 1030) che entro il 31 maggio 2018, l’Autorità adotti il nuovo piano nazionale di assegnazione delle frequenze da destinare al servizio televisivo digitale terrestre (denominato PNAF 2018):
– considerando le codifiche o standard più avanzati per consentire un uso più efficiente dello spettro;
– utilizzando, solo le frequenze attribuite all’Italia dagli accordi internazionali sottoscritti dal Ministero dello sviluppo economico e dalle Autorità degli Stati confinanti in attuazione della decisione (UE) 2017/899, del 17 maggio 2017, di cui al comma 1026. Le frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre, in banda III VHF e 470-694 MHz, non attribuite internazionalmente all’Italia nelle aree di coordinamento definite dagli accordi internazionali non possono essere pianificate né assegnate;
– utilizzando per la pianificazione in ambito locale il criterio delle aree tecniche;
– pianificando le frequenze in banda III VHF (sulla base dell’Accordo GE06) per la realizzazione di un multiplex regionale da parte della Concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale (per la trasmissione di programmi televisivi in ambito locale) e per massimizzare il numero di blocchi coordinati destinabili in ciascuna regione alla radiofonia digitale (DAB).
Inoltre, (articolo 1, comma 1031) ha disposto che in linea con gli obiettivi della politica audiovisiva europea e nazionale di coesione sociale, pluralismo dei mezzi di comunicazione e diversità culturale e con la finalità della più efficiente gestione dello spettro consentita dall’impiego delle tecnologie più avanzate, i diritti d’uso delle frequenze di cui attualmente sono titolari gli operatori di rete nazionali sono convertiti in diritti d’uso di capacità trasmissiva in multiplex nazionali di nuova realizzazione in tecnologia DVB- T2, secondo i criteri definiti dall’Autorità entro il 30 settembre 2018 ai fini dell’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze.
Sempre entro il 30 settembre 2018 l’Autorità dovrà stabilire i criteri per l’assegnazione in ambito nazionale dei diritti d’uso delle frequenze in banda 470-694 MHz UHF per il servizio televisivo digitale terrestre agli operatori di rete nazionali (nuovi multiplex DVB- T2), tenendo conto:
– della necessità di assicurare il contenimento degli eventuali costi di trasformazione e di realizzazione delle reti;
– della riduzione dei tempi del periodo transitorio previsto al successivo comma 1032 (dall’1 gennaio 2020 al 30 giugno 2022, per assicurare il rilascio delle frequenze da parte di tutti gli operatori di rete titolari di relativi diritti d’uso in ambito nazionale e locale e la ristrutturazione del multiplex contenente l’informazione regionale da parte del Concessionario del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale);
– della minimizzazione dei costi ed impatti sugli utenti finali.
Infine, (articolo 1, comma 1035), in considerazione del nuovo assetto frequenziale e delle modalità di definizione delle aree tecniche di pianificazione dell’emittenza locale, l’Autorità dovrà aggiornare il piano di numerazione automatica dei canali del servizio televisivo digitale terrestre e le modalità di attribuzione delle relative numerazioni entro il 31 maggio 2019.
Nello specifico, con riferimento alle tematiche poste in merito ai criteri di conversione e di assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze, le stesse saranno affrontate e valutate dall’Autorità nell’ambito del procedimento avviato con delibera n. 182/18/CONS dell’11 aprile 2018, diretto, appunto, alla definizione dei criteri per la conversione dei diritti d’uso delle frequenze in ambito nazionale per il servizio digitale terrestre in diritti d’uso di capacità trasmissiva e per l’assegnazione in ambito nazionale dei diritti d’uso delle frequenze pianificate.
In merito alle questioni relative allo svolgimento dell’attività di coordinamento internazionale con le competenti autorità degli Stati radioelettricamente confinanti nonché alla gestione del cosiddetto “periodo transitorio”, alla definizione della roadmap per i rilasci anticipati di frequenze, alla definizione delle “aree di esclusione”, si ritiene di dover fare necessariamente rinvio al Ministero dello sviluppo economico, considerato che le tematiche e le attività in questione rientrano nella competenza di tale amministrazione. In particolare, occorre ricordare che ai sensi del comma 1032, dell’ articolo 1, della citata Legge di Bilancio, entro il 30 giugno 2018, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, è stabilito il calendario nazionale che individua le scadenze della tabella di marcia ai fini dell’attuazione degli obiettivi della decisione (UE) 2017/899, del 17 maggio 2017, di cui al comma 1026, tenendo conto della necessità di fissare un periodo transitorio, dal 1º gennaio 2020 al 30 giugno 2022, per assicurare il rilascio delle frequenze da parte di tutti gli operatori di rete titolari di relativi diritti d’uso in ambito nazionale e locale e la ristrutturazione del multiplex contenente l’informazione regionale da parte del Concessionario del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale. Come dettagliato nel medesimo comma, il decreto in questione recherà l’individuazione delle aree geografiche in cui suddividere il territorio nazionale per il rilascio delle frequenze nonché le scadenze (comunque nel periodo transitorio dal 1º gennaio 2020 al 31 dicembre 2021) della sequenza di rilasci e contestuali attivazioni di frequenze sia per gli operatori di rete titolari dei diritti d’uso in ambito locale sia per la Concessionaria del servizio pubblico sia per gli operatori privati nazionali che attualmente utilizzano risorse frequenziali che ricadono nella banda 702-734 MHz, corrispondenti ai canali dal 50 al 53. Conseguentemente, non possono trovare accoglimento le richieste avanzate da diversi soggetti intervenuti nel corso della consultazione, di adottare un piano delle frequenze che oltre a indicare le risorse e i multiplex che potranno essere utilizzati a partire dall’anno 2022, specifichi anche le aree nelle quali, a seguito degli accordi internazionali sottoscritti, debba avvenire la liberazione anticipata delle frequenze nonché la tempistica dei relativi rilasci.
Con riferimento alle osservazioni formulate in merito al tema della riserva di un terzo della capacità trasmissiva a favore dell’emittenza locale, occorre ricordare che l’Autorità ha già più volte evidenziato la necessità di una rimodulazione di tale riserva. In questo senso, nelle premesse della delibera n. 480/14/CONS del 23 settembre 20142 , è stato osservato che, a digitalizzazione avvenuta, “[…] certamente non è stata la capacità trasmissiva a risultare carente, anzi questa appare in molti casi largamente sovrabbondante rispetto alla disponibilità di contenuti locali da diffondere. Quanto precede per segnalare che potrebbe non essere priva di ragioni una riconsiderazione in sede legislativa della riserva in questione”.
Analogamente non può trovare accoglimento la richiesta di calcolare la riserva in questione, separatamente in ciascuna delle bande IV e V. Sul punto occorre osservare preliminarmente che un simile criterio non è mai stato adottato in nessuno dei precedenti provvedimenti di pianificazione dell’Autorità in quanto non trova riscontro nel quadro giuridico vigente (l’articolo 8, comma 2 riferisce chiaramente la riserva di un terzo, a favore dell’emittenza locale, della capacità trasmissiva complessiva determinata con l’adozione del piano di assegnazione delle frequenze per la diffusione televisiva su frequenze terrestri, senza prevedere alcuna distinzione tra bande di frequenza). Inoltre, occorre evidenziare che l’eventuale applicazione di un simile criterio avrebbe condotto a risultati pratici non conformi al principio di uso efficiente dello spettro. Infatti, considerando che la distribuzione delle frequenze coordinate nelle due bande IV/V varia da un’area di coordinamento all’altra (6/8 nell’area tirrenica; 5/9 nell’area adriatica; 8/7 nell’area svizzera ecc.), l’applicazione del criterio proposto avrebbe comportato l’impossibilità, nella maggior parte dei casi, di pianificare reti nazionali con struttura 1-SFN (che come noto rappresenta la struttura di rete più efficiente in assoluto dal punto di vista dell’uso dello spettro) con conseguente significativa riduzione del numero complessivo delle reti nazionali e locali pianificabili.
Infine, in merito alle risorse da destinare alla radiofonia digitale, occorre evidenziare che l’art. 1, comma 1030, della Legge di Bilancio, ha imposto il raggiungimento di un duplice obbiettivo: da un lato, “realizzare” il multiplex regionale (oggetto, pertanto, di pianificazione) destinato alla trasmissione di programmi in ambito locale, compresa l’informazione regionale da parte del Concessionario del servizio pubblico; dall’altro, “massimizzare” il numero di blocchi coordinati destinabili in ciascuna regione alla radiofonia digitale. Il tutto, però, impiegando le sole frequenze in banda VHF III che risultano assegnate all’Italia sulla base dell’Accordo GE06.
A seguito della ri-destinazione della banda 700 MHz ai servizi mobili, risulta disponibile per il servizio di radiodiffusione televisiva la banda di frequenza 470-694 MHz. In essa risultano teoricamente disponibili per la pianificazione 28 canali televisivi (canali da 21 a 48). Tuttavia, l’art. 1, comma 1030, della Legge di Bilancio stabilisce che, al fine di escludere interferenze nei confronti di Paesi radioelettricamente confinanti, in ciascuna area di coordinamento definita dagli accordi internazionali sottoscritti dal Ministero dello sviluppo economico e dalle autorità degli Stati confinanti in attuazione della decisione (UE) 2017/899, del 17 maggio 2017, di cui all’art. 1, comma 1026, della medesima legge, sono oggetto di pianificazione esclusivamente le frequenze attribuite all’Italia dagli accordi stessi.
Pertanto, considerato che la Legge di Bilancio (al comma 1030, dell’articolo 1) vincola all’utilizzo delle sole frequenze attribuite all’Italia dagli accordi di coordinamento “al fine di escludere interferenze nei confronti di Paesi radioelettricamente confinanti”, e che, in questo senso, non risultano essere mai state segnalate o registrate interferenze nella attuali utilizzazioni tra impianti italiani e nord africani, in particolare tunisini, nelle more della finalizzazione dei nuovi accordi di coordinamento con le amministrazioni competenti, si ritiene ragionevole procedere alla pianificazione di 14 reti anche nell’Area Tecnica 16 (Sicilia). A tale scopo, nel PNAF 2018, sono state comunque previste le opportune cautele volte ad assicurare sia la protezione delle assegnazioni estere sia adeguati livelli di copertura per le reti pianificate.
1 – Piemonte occidentale
2 – Valle d’Aosta
5 – Emilia-Romagna
7 – Friuli-Venezia Giulia
9 – Toscana e Umbria
11 – Abruzzo e Molise
14 – Puglia e Basilicata
Nel caso, invece, dell’Area Tecnica 13 (Campania), che non ricade in nessuna delle aree di coordinamento definite negli accordi con i paesi radioelettricamente confinanti, le reti locali sono state pianificate in modo da garantire – oltre al disaccoppiamento in frequenza con tutte le aree tecniche adiacenti e alla differenziazione della programmazione locale in due sub-aree (Napoli/Caserta e Avellino/Benevento/Salerno) – la possibilità di realizzare sul canale 31 una quinta rete locale con struttura 1-SFN estesa all’intera area tecnica.
I metodi simulativi si basano su un modello matematico del comportamento della rete diffusiva. Tale modello caratterizza gli impianti di diffusione, la propagazione del segnale, l’effetto dell’orografia, il sistema di ricezione d’utente e, infine, stima i valori delle grandezze che consentono di stabilire la qualità della ricezione in un punto del territorio nazionale. Il modello matematico utilizzato per simulare il comportamento delle reti di diffusione è costituito da un insieme di algoritmi che interagiscono con diverse basi di dati territoriali (modello altimetrico, modello morfologico, modello demografico ecc.). I metodi su cui si basano gli algoritmi utilizzati sono, in linea generale, derivati da standard tecnici internazionalmente riconosciuti.
Anche nel caso del multiplex regionale in banda VHF-III, le ipotesi di pianificazione sono state verificate mediante l’applicazione di metodi simulativi applicati a reti di riferimento teoriche. Tuttavia, in questo caso, le reti di riferimento sono state definite esclusivamente sulla base dei siti già utilizzati dalla rete della Concessionaria del servizio pubblico, attualmente destinata alla diffusione del multiplex ad articolazione regionale (DVM1);
– 10 reti nazionali in banda UHF;
– 4 reti locali in banda UHF in ciascuna area tecnica (5 reti locali nelle aree tecniche 3 e 13);
– 1 rete a decomponibilità regionale in banda III VHF;
– 10 reti per il trasporto dei contenuti nazionali in banda UHF;
– 4 reti per il trasporto dei contenuti in ambito locale in banda UHF in ciascuna area tecnica (5 reti locali nelle aree tecniche 3 e 13);
– 1 rete a decomponibilità regionale in banda III VHF.
– all’esito della finalizzazione di ulteriori nuovi accordi di coordinamento con le amministrazioni degli Stati radioelettricamente confinanti o in caso di modifica di quelli già sottoscritti;
– in relazione all’effettiva attuazione del processo di transizione previsto dalla Legge di Bilancio, anche con riferimento alla gestione del periodo transitorio di cui all’articolo 1, comma 1032, della medesima legge;
– a seguito dell’evoluzione del quadro normativo di riferimento, anche in esito alla citata segnalazione al Governo inviata dall’Autorità, ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lettera c), n.1, della legge 31 luglio 1997, n. 249.