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Timestamp: 2019-11-21 07:26:52+00:00
Document Index: 154351128

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'art. 19', 'art. 57', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Colletti Verti - Gennaio/Febbraio 2018 by agrotecnici - Issuu
Periodico mensile di economia, politica, scienze agrarie, zootecniche, ambientali e naturali Gennaio-febbraio 2018 N. 1-2 Anno XXXV ISSN: 1722-5779
COMMISSIONE PUA
I 90 ANNI DELLO
“Equo compenso”: norma inutile. E occasione persa L’equo compenso è legge, ma tutti i veri problemi dei professionisti restano irrisolti Perchè gli agrotecnici non hanno manifestato per “l’equo compenso" Comunicato stampa: Collegio nazionale	degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati Perchè il 30 novembre gli Agrotecnici non manifesteranno per l’equo compenso
Commissioni PUA nel Lazio Al rinnovo diverse Commissioni locali. Gli Agrotecnici possono partecipare
Teramo: Pierannunzi confermato Presidente del Collegio Provinciale
Treviso: un profondo rinnovamento
Esami abilitanti 2017: numeri in calo, ma l’albo tiene E sugli esami abilitanti gli Agrotecnici vincono al Consiglio di Stato contro il MIUR L’Istituto Agrario “Stanga” festeggia 90 anni Ripercorriamo la storia di una delle principali “istituzioni” agrarie di Cremona
In Redazione: Moreno Dutto, Marcello Ortenzi, Maurizio Ranucci, Marcello Salighini
Hanno collaborato a questo numero: Accademia dei Georgofili, Carmine Agostinelli, Pasquale Cafiero, Fabrizio Isolani, Roberto Orlandi, Emanuele Pierannunzi, Carlo Rinaldi, Franco Volpe
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“Equo compenso”: norma inutile. E occasione persa L’equo compenso è legge, ma tutti i veri problemi dei professionisti restano irrisolti
egli ultimi mesi del 2017 abbiamo assistito ad un fenomeno inaspettato: i Consigli Nazionali degli Ordini e Collegi professionali (che pure si sono divisi in due tronconi CUP-Comitato Unitario delle Professioni e PAT-Professioni Area Tecnica) si sono trovati uniti nel chiedere a gran voce al Governo ed al Parlamento “l’equo compenso”, cioè una riedizione soft delle vecchie tariffe professionali, sotto altro nome e forma e non applicabili a tutti i committenti. Mi sarà consentito far notare come a mettere insieme le due grandi organizzazioni delle professioni sia stato, probabilmente, il timore di venire scavalcati da gruppi di iscritti organizzati. Nei primi mesi del 2017, infatti, prima a Roma e poi in altre città, si è costituito il Comitato “NOI PROFESSIONISTI” (animato soprattutto da Ingegneri, Architetti ed Avvocati, cioè da coloro che più di tutti lavorano per grandi aziende) che ha richiesto a gran voce il ripristino delle tariffe,
anche organizzando (il 13 maggio 2017) una manifestazione a Roma, che ha visto la presenza di forse 1.500-2.000 manifestanti (30.000 per gli organizzatori), comunque un buon numero se si considera la naturale ritrosia dei liberi professionisti ad impegnarsi in simili iniziative. Dunque, per non farsi scavalcare dalla base, CUP e PAT hanno rilanciato la richiesta di ottenere una legge sull’equo compenso (o tariffa minima che dir si voglia), e l’impegno è stato vigoroso, ma da questo coro si è dissociato l’Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati; conviene spiegarne le ragioni, partendo da qualche puntualizzazione. Cosa si intende per “equo compenso” Con il termine “equo compenso” si intende un compenso minimo fissato da un Decreto ministeriale (per i professionisti ordinistici si tratta dei cd decreto “Parametri”, peraltro assai incomprensibile); anche i soggetti non ordinistici lo richiedono. L’argomento principale che supporta la richiesta è che con la crisi di questi anni i redditi dei professionisti (e in particolare degli Avvocati, i primi ad averlo chiesto) si sono ridotti e la concorrenza crescente ha fatto crollare i prezzi dei servizi professionali; inoltre le tariffe obbligatorie garantirebbero la qualità dei servizi. Il Partito Democratico, ora al Governo (ma dato in forte difficoltà dai sondaggi delle prossime elezioni), da sempre contrario alle “tariffe minime”, a sua volta si è convertito all’equo compenso, sperando di acchiappare qualche voto in più. Dunque l’equo compenso è stato inserito (con singolare forzatura) nel Decretolegge fiscale n. 148/2017 collegato alla legge di bilancio. Inizialmente previsto per i soli Avvocati, adesso è esteso a tutte le professioni ordinistiche. Come è stato introdotto Con l’art. 19-quaterdecies del Decreto-legge n. 148/2017 (convertito con legge 4 dicembre 2017, n. 172) è stato introdotto per gli Avvocati e poi, sempre con il medesimo articolo, esteso agli altri professioL’On. Andrea Orlando, Ministro della Giustizia, convinto assertore dell’e- nisti ordinistici. A chi si applica quo compenso.
PROFESSIONE AGROTECNICO L’equo compenso vale solo nei confronti di banche, assicurazioni (ricordiamo che è nato per gli Avvocati e sconta dunque l’interesse dei suoi proponenti) e per tutte le grandi imprese, cioè quelle diverse dalle microimprese o dalle piccole e medie imprese (come definite nella raccomandazione 2003/361/CE del 6 maggio 2003), ma solo nel caso in cui le medesime grandi imprese, banche od assicurazioni stabiliscano l’importo del compenso unilateralmente, tramite “convenzioni”. Questa precisazione consente di aggirare facilmente la norma: basterà infatti far risultare le “convenzioni” come “concordate” e non più imposte unilateralmente per evitare di incorrere nel provvedimento. Come si determina La determinazione è assai complica- Roberto Orlandi, Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati. ta; infatti si considera “equo” il comficazione o standardizzate). penso previsto nelle “convenzioni” quando risulta proporQuesto è un fatto da tutti riconosciuto e pertanto l’equo zionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonchè compenso, nuova “tariffa minima” (che guarda caso si applica al contenuto e alle caratteristiche della prestazione, tenuto precisamente alle attività professionali standardizzate e definite contro dei parametri previsti dai Regolamenti ministeriali. forfettariamente), renderà più difficile, molto più difficile per un giovane professionista aprire un proprio autonomo studio Quali conseguenze si produrranno e smarcarsi dai professionisti seniores. Intanto molti saranno portati a pensare che, in fondo, questa Per quanto riguarda la “qualità” delle prestazioni professiolegge è una buona cosa. Ma in realtà non è così, o meglio nali, per quanto sia ovvio che una attività sotto-pagata non lo è per pochi. E fra quei pochi non ci sono i giovani. Tutti ricorderanno che quando l’allora Ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, abolì le tariffe minime obbligatorie lo face precisamente per dare una possibilità ai giovani di entrare in un mercato molto spesso chiuso e dominato dai “vecchi” professionisti. Se le tariffe sono fissate ad un prezzo inderogabile è ovvio che il cliente, sapendo che il prezzo che pagherà è lo stesso sia che vada da un neolaureato alle prime armi sia che vada da un professionista esperto ed affermato, andrà dal secondo: il miglior modo per i giovani di entrare nel mercato è quello di chiedere tariffe inferiori (almeno per le La manifestazione del 13 maggio 2017 a Roma, organizzata dal Comitato “NOI PROattività professionali di più ridotta quali- FESSIONISTI”. 5
potrà mai essere “di qualità”, altrettanto non vale. Se infatti la tariffa è fissa, il professionista sarà naturalmente portato a non impegnarsi troppo (salvo che per scrupolo di coscienza). Di fatto il maggior costo (se fissato per legge) di una prestazione non equivale ad una sua migliore qualità. Viceversa la surrettizia reintroduzione delle tariffe professionali porterà ad un incremento di costi e spese per i cittadini (soprattutto per loro) e per le imprese (soprattutto quelle piccole e medie); in un Paese dove già i costi per i servizi professionali sono altri, ne soffrirà la competitività delle imprese senza nemmeno vantaggi per i giovani professionisti.
altri Ordini professionali? Perchè non è questo il problema dei milioni di piccoli liberi-professionisti che sono la carne viva degli Albi.
Il “mistero” dell’equo compenso nella Pubblica Amministrazione Per quanto riguarda infine la PP.AA., le contraddizioni si sprecano. La nuova legge stabilisce l’applicazione dell’equo compenso a tutta la Pubblica amministrazione tuttavia, da questa applicazione “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Come sia possibile pagare di più i professionisti spendendo gli stessi soldi di prima resta un mistero insondabile, che nemmeno gli autori della legge sono in grado di spiegare! Equo compenso: una grande occasione perduta Questo, riassunto nel sottotitolo, è il giudizio del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati sulla vicenda dell’equo compenso. Perchè un giudizio così drastico e così diverso da quello degli
L’equo compenso è un grande inganno, un’arma di distrazione di massa, è il voler far credere (peraltro anche riuscendoci) che con un Decreto-legge ogni problema venga risolto: dal giorno dopo, più soldi per tutti! Ma non è così: intanto perchè i soldi sono quelli e quelli resteranno (per le ragioni già succintamente spiegate). E poi perchè i problemi sono altri, in particolare: Il continuo affastellarsi di nuove disposizioni e norme che caricano di nuovi adempimenti sia i singoli professionisti che i loro organi di rappresentanza (fattura elettronica, split payment, PAGO.PA, Anticorruzione, Trasparenza ecc.), obbligando questi ultimi ad un carico crescente di costi e di responsabilità assolutamente scollegate da qualunque logica, finanche contrarie all’interesse generale. 2.	La perdita di autonomia delle organizzazioni ordinistiche, che ha avuto il suo culmine con il DPR n. 137/2012 e che comunque non è diminuita nemmeno successivamente (ad esempio i Consigli Nazionali non sono più nemmeno liberi di approvare in autonomia propri Regolamenti sulla formazione e nemmeno Convenzioni con gli Atenei per lo svolgimento anticipato del tirocinio professionale -ovviamente per le categorie che lo prevedono-, dovendo sempre acquisire “l’autorizzazione” del Ministero) e la pervasiva omologazione delle organizzazioni ordinistiche alla PP.AA., indifferente il fatto che le predette organizzazioni non ricevono alcun finanziamento pubblico.
Armando Zambrano, Presidente del PAT e dell’Ordine degli Ingegneri, insieme a Marina Calderone, Presidente del CUP e dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro sul palco del Teatro Brancaccio il 30 novembre 2017. 6
3.	I continui ed irrazionali adempimenti cui sono costretti i liberi professionisti ordinistici, e fra essi: - la formazione obbligatoria, disgiunta da ogni reale necessità; - l’assicurazione obbligatoria; - l’obbligo del POS, a prescindere dal numero di fatture emesse, adesso anche soggetto a sanzioni (in fase di introduzione con la legge finanziaria 2018);
PERCHÈ GLI AGROTECNICI NON HANNO MANIFESTATO PER “L’EQUO COMPENSO” Il 30 novembre 2017 si è svolta a Roma (organizzata dal CUP-Comitato Unitario delle Professioni -organismo al quale il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati aderisce- nonchè del PAT-Professioni Area Tecnica) una manifestazione a sostegno del cd “equo compenso”. L’Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, a seguito di una delibera del Consiglio Nazionale, ha deciso di non parteciparvi, di seguito riportiamo il “Comunicato stampa” che spiega le ragioni della mancata partecipazione.
COMUNICATO STAMPA Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati PERCHÈ IL 30 NOVEMBRE GLI AGROTECNICI NON MANIFESTERANNO PER L’EQUO COMPENSO
La categoria professionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, con voto unanime del Consiglio Nazionale nei giorni scorsi, ha deliberato di non partecipare alla manifestazione del 30 novembre p.v., indetta dal CUP (al quale peraltro gli Agrotecnici aderiscono) e dalla RPT, di celebrazione/rivendicazione che dir si voglia del cosiddetto “equo compenso”, introdotto recentemente da un emendamento congiunto Governo-Parlamento nel DDL fiscale. Le ragioni della scelta della categoria degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati risiedono nel fatto che: 1.	L’equo compenso, così come normato nel DDL fiscale, è assolutamente inutile, e forse anche dannoso (per gli effetti successivi che può determinare, anche in ambito fiscale). Si tratta invero di un “contentino” elettorale, che servirà ai politici in campagna elettorale. 2.	L’enfasi data all’approvazione di una disposizione
così risibile e priva di effetti, è fuorviante rispetto ai reali problemi dei liberi professionisti. L’equo compenso infatti non è nè il primo nè il principale problema dei liberi professionisti; i temi veri sono altri ed in particolare: - la perdita di autonomia delle organizzazioni ordinistiche e la loro pervasiva omologazione alla PP.AA., con il conseguente carico di nuovi adempimenti e dei relativi costi, scollegati da qualunque logica; - l’imposizione di continui e spesso inutili adempimenti, quali la formazione obbligatoria disgiunta da ogni reale necessità, l’assicurazione obbligatoria, l’obbligo del POS anche se si emettono poche fatture nell’anno, una tassazione assolutamente punitiva, la continua erosione del reddito realizzata attraverso l’aumento surrettizio della base imponibile (che ha il paradossale effetto di fare risultare come “reddito” ciò che è una “spe-
sa” affrontata per produrlo), l’estensione della fatturazione elettronica obbligatoria anche fra privati (bisogna compilarne una, per capire di che si tratta), l’introduzione ossessiva di ridondanti adempimenti fiscali; - lo “split payment”, cioè il mancato incasso dell’IVA esposta in fattura, con futuri effetti economicamente devastanti per i professionisti che operano prevalentemente od in misura importante per la PP.AA. i quali, essendo già soggetti alla ritenuta d’acconto alla fonte, vedranno decurtata la somma effettivamente loro pagata, rispetto a quella esposta in fattura, di oltre il 34%. Una somma che sarà loro “restituita”, peraltro solo in parte, dopo oltre un anno e tre mesi: a tanto infatti assommano i “tempi medi” di rimborso dell’IVA da parte dell’Erario; questi temi, fondamentali per la vita quotidiana di ogni libero professionista, vengono tutti accantonati dalla cortina fumogena dell’equo compenso, e ciò avviene esattamente nell’unico momento -quello pre elettorale- in cui potevano essere risolti almeno in parte, perdendo così una occasione che per diversi anni non si ripeterà più. Peraltro l’articolo sull’equo compenso risulta maldestramente scritto; la disposizione infatti era stata pensata per modificare la legge sulla professione forense, ad apparente “protezione” dei liberi professionisti dalle pretese delle grandi imprese (tipicamente banche ed assicurazioni) che offrono loro incarichi sulla base di convenzioni unilaterali. Una tale fattispecie è all’evidenza assai limitata e si riduce ulteriormente qualora la banca o l’assicurazione si cautelino “contrattando” le condizioni ed il compenso con il professionista. All’interno della norma è dunque già previsto il modo per aggirarla. E se l’articolo riprende pomposamente il principio costituzionale (a proposito: essendo in Costituzione, non vi era alcuna necessità di ribadirlo) secondo cui il compenso è “equo” quando è “proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto”, il modo con cui definire questa proporzione lascia a desiderare, infatti si deve “tener conto” dei “parametri giudiziali”, cioè utilizzare un metro di proporzione ampiamente discrezionale. 8
Se consideriamo inoltre che, quando le tariffe esistevano (prima delle “lenzuolate” di Bersani), di fronte al grande cliente che offriva decine di incarichi, non mancavano professionisti che accettavano di buon grado importi largamente inferiori ai minimi, si comprende facilmente come l’articolo sull’equo compenso servirà a poco più di niente (salvo per eventualmente alimentare un contenzioso successivo con il committente che non abbia avuto cura di ben cautelarsi in fase di stipula dell’accordo). Nella parte poi relativa alla PP.AA. non siamo in presenza di una norma, ma di un ossimoro: nell’arco di poche righe il legislatore riesce ad affermare che il “compenso deve essere proporzionato alla qualità e quantità del lavoro svolto” ma ciò non deve produrre “maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. E come mai si potrà fare a pagare di più un professionista spendendo gli stessi soldi? Difficile capire cosa mai ci sia da festeggiare per norme di tal fatta, frettolosamente e malamente scritte solo per essere utilizzate dai politici in campagna elettorale. Ecco perchè l’Albo professionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati si è dissociato dalla manifestazione del 30 novembre 2017, non volendo essere colpevoli figuranti di una gigantesca operazione di “distrazione di massa” che occulta i veri problemi dei liberi professionisti. Gli Agrotecnici e gli Agrotecnici laureati rivendicano invece un sistema fiscale equo; chiedono l’eliminazione di inutili lacci e lacciuoli; vogliono essere messi in condizioni di competere tenendo alti i valori alla base della professione intellettuale: merito, capacità, impegno. E concorrenza. La sola che può fare crescere ed uscire l’Italia dalla crisi.
PROFESSIONE AGROTECNICO -
lo “split payment” (che avrà effetti economicamente devastanti per i professionisti che operano prevalentemente od in misura importante per la PP.AA.). Al riguardo si evidenzia che per i liberi professionisti l’applicazione dello “split payment”, in ragione del fatto di essere già soggetti alla ritenuta d’acconto alla fonte, oltre all’imposizione dell’IVA sul contributo integrativo previdenziale, comporterà una decurtazione della somma effettivamente pagata, rispetto a quella esposta in fattura, di oltre il 34% (in luogo della decurtazione del 22% imposta ad una normale impresa) rendendo insostenibile la prosecuzione dell’attività per chi opera in maniera rilevante od esclusiva per la PP.AA.; la tassazione, assolutamente punitiva; la continua erosione del reddito realizzata attraverso l’aumento surrettizio della base imponibile (vengono posti limiti alle spese detraibili -il caso più evidente riguar-
da l’autovettura- con l’effetto di aumentare la tassazione attraverso il meccanismo delle “riprese fiscali”, che hanno il paradossale effetto di fare risultare come “reddito” ciò che è una “spesa” affrontata per produrlo); l’introduzione quasi ossessiva di continui adempimenti fiscali, con i conseguenti costi e talvolta persino la difficoltà di applicazione, senza considerazione al fatto che gli stessi gravano sempre e solo sui professioni ligi ai loro doveri, non risultando casi di evasori fiscali che si siano convertiti al rispetto delle regole in ragione dell’aumentato carico degli adempimenti, ma semmai il contrario; l’estensione della fatturazione elettronica obbligatoria anche fra privati (prevista nella legge di bilancio 2018); e l’elenco potrebbe ancora continuare.
Anche i quotidiani nazionali hanno dato spazio alla posizione del Collegio degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati sull’equo compenso; questo è il “Corriere della Sera” del 4 dicembre 2017. 9
4.	Infine, qualora si volesse parlare di “equità” di compensi si dovrebbe perlomeno iniziare dai luoghi dove si amministra la giustizia ed è più facile ottenere soddisfazione; ci si riferisce segnatamente ai compensi dei CTU-Consulenti Tecnici d’Ufficio (ampiamente utilizzati dai Giudici, per tutte le materie), che sono allo stato fissati in una tariffa oraria, per le vacazioni, inferiore a 9 euro lordi. Un problema che rimarrebbe tale anche ove venisse approvato l’equo compenso. L’insistenza sul ripristino delle tariffe minime -ancorchè ridenominate “equo compenso”-, come tema prioritario, non sembra inoltre tener conto nè dell’esperienza maturata nei molti anni di vigenza dei tariffari professionali (utilizzati sicuramente nei confronti dei clienti occasionali, ma spesso accantonati per i clienti abituali o che affidavano numerosi incarichi), nè della Il Sen. Cesare Damiano (PD), Presidente Commissione Lavoro della Cacircostanza che l’esistenza di minimi tariffari incide mera dei Deputati, anche lui convertito alle ragioni dell’equo compenso. sulla concorrenza e per certo si ripercuote negativamente nei confronti dei giovani liberi professionisti mi tariffari, con il paradossale effetto di aumentare il livello e neppure degli effetti che una tale revanche potrebbe avere di tassazione. I nuovi “minimi tariffari” -anche se non sempre sotto il profilo della tassazione. applicati- diventerebbero così la base generalizzata per deA questo ultimo riguardo si deve segnalare come l’evidente terminare in via presuntiva i redditi dei professionisti, obbliinadeguatezza nell’applicazione degli “Studi di settore” ai gati a fornire “prova contraria” per dissociarsene. professionisti fosse rappresentata dall’assenza di tariffe miNon va nascosto che la generosa “disponibilità” delle forze nime, con la conseguente impossibilità di ancorare le prepolitiche nell’approvare la legge sull’equo compenso deriva stazioni -sia sotto il profilo numerico che dell’impegno orario- a solo da un pessimo calcolo politico: se concedo di professiovalori predeterminati, circostanza che ha contribuito a svuonisti il modo di fare più soldi, mi voteranno. tare l’applicazione degli “Studi di settore” ai liberi profesA prescindere dal fatto che “più soldi” non ci sono, questa sionisti; e se attualmente questo strumento appare superato, disponibilità della politica poteva certamente essere meglio quello nuovo proposto in sostituzione potrebbe facilmente utilizzata per risolvere i problemi prima elencati, che peral(verrebbe da dire, certamente) essere ancorato ai nuovi minitro riguardano la generalità dei professionisti. La grande responsabilità dei vertici delle professioni è quella di avere barattato una legge che non serve a nulla (o serve a pochi) perdendo così l’occasione per intervenire su questioni vere e di interesse generale (l’eliminazione dell’odioso split payment; la riduzione degli inutili, ma costosi, adempimenti a carico dei professionisti; una tassazione più equo quanto a detraibilità dei costi; ecc.). Credo che adesso sia chiaro perchè il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati non si è unito al coro degli entusiasti dell’equo compenso ma ha sempre cercato di affiancare i temi veri che incidono concretamente nella vita e nel lavoro dei professionisti italiani.
Il Ministero della Giustizia 10
breve conosceremo i nomi delle persone che andranno a formare la Commissione Agraria per l’approvazione dei P.U.A (Piano di Utilizzazione Aziendale) del Comune di Cittareale (RI) e la Commissione P.U.A. del Comune di San Felice Circeo (LT). Cos’è il PUA - Piano di Utilizzazione Aziendale? Si tratta di uno strumento di pianificazione aziendale per l’edificazione in zone agricole; questo Piano consente la realizzazione di strutture funzionali allo svolgimento dell’attività agricola. La costruzione di stalle, fienili, opifici per la trasformazione dei prodotti agricoli e agriturismi rientra nell’ambito d’interesse del Piano di Utilizzazione Aziendale. Riportiamo di seguito il testo del Comma 6 dell’Articolo 57, Legge Regionale numero 38 del 22 dicembre 1999 che tratta della connessione che intercorre tra il PUA e gli iscritti all’Albo degli Agrotecnici e Agrotecnici laureati “6. Il PUA è sottoposto al preventivo parere di una commissione, denominata “Commissione agraria”, nominata dal comune, di cui fanno parte un rappresentante della struttura comunale competente e due esperti esterni dottori agronomi forestali o periti agrari, ovvero agrotecnici o agrotecnici laureati indicati dalle organizzazioni professionali del settore agricolo, dagli ordini e dai collegi professionali del settore agricolo. La Commissione agraria dura in carica cinque anni e i suoi membri possono essere confermati una sola volta. Gli oneri per il funzionamento della Commissione sono a carico del comune che l’ha istituita, il quale può, con apposita deliberazione, determinare le relative spese d’istruttoria. La Commissione agraria si esprime in merito:
del proponente; e)	alla verifica delle caratteristiche dell’azienda agricola; f )	in relazione agli impianti destinati alla produzione di calore e di elettricità alimentati da biomasse, alla verifica della rispondenza degli stessi alle reali esigenze dell’azienda agricola e della proporzionalità rispetto alla tipologia ed alle dimensioni dell’azienda stessa; g)	alla verifica della effettiva necessità di realizzazione delle opere infrastrutturali proposte nonché la possibilità di soluzioni alternative di minor impatto e della mitigazione degli effetti”. Cittareale si prepara all’approvazione dei PUA. Il Comune di Cittareale (RI) in data 22 dicembre 2017 ha pubblicato un Avviso al fine di ricercare e nominare i membri della Commissione Agraria per l’approvazione dei P.U.A. come previsto dal Comma 6 dell’Articolo 57, Legge Regionale, promulgata dalla Regione Lazio, numero 38 del 22 dicembre 1999 e seguenti modifiche. Il Comune intende nominare due componenti effettivi e due supplenti della Commissione Agraria; questo Avviso rientra nella nostra area d’interesse poiché gli Agrotecnici e gli Agrotecnici laureati sono una delle categorie alle quali è rivolto l’Avviso.
a)	alla verifica dei presupposti agronomici e/o forestali ed economicoproduttivi; b)	alla verifica degli esperti paesistico-ambientali ed idrogeologici; c)	alla verifica di coerenza e di compatibilità con i piani sovraordinati generali e di settore; d)	alla verifica dei requisiti soggetti 11
La domanda per partecipare alle selezioni per fare parte della Commissione Agraria vede essere indirizzata al Responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Cittareale, deve essere redatta in carta libera e firmata di proprio pugno dalla persona che intende candidarsi o in alternativa firmata ed inviata con modalità digitale, conformemente alla normativa vigente. Nella domanda deve essere riportata l’indicazione completa dei dati personali del candidato e di quelli utili ai fini professionali, compreso il numero e l’anno di iscrizione al relativo Ordine o Collegio Professionale. Inoltre alla domanda dovranno essere allegati (pena l’esclusione) una copia di un valido documento di riconoscimento nonché di una copia del curriculum professionale, nel quale dovranno essere indicati: il titolo di studio posseduto;	l’esperienza posseduta; ulteriori titoli posseduti. La nomina dei membri della Commissione Agraria viene effettuata dal Responsabile del servizio tecnico, sulla base di un rendiconto sulle candidature pervenute. I membri della Commissione, in conformità con l’art. 57 della Legge Regionale n. 38/99 e s.m. e i. restano in carica per cinque anni e possono essere confermati una sola volta. La partecipazione alle sedute della Commissione Agraria del Comune di Cittareale (RI) è incompatibile con la partecipazione a giurie e commissioni, di altre amministrazioni, che devono esprimersi, anche in sede di controllo, riguardo alle stesse pratiche su cui è tenuta ad esprimersi la Commissione Agraria. Rinnovo dei membri della Commissione P.U.A. anche a San Felice Circeo. Durante il mese di dicembre anche San Felice Circeo, comune situato in provincia di Latina, ha pubblicato un Avviso per cercare due componenti da inserire all’interno della Commissione P.U.A.; nella prima versione dell’Avviso, pubblicato dal Comune di San Felice Circeo, tra le categorie
idonee a presentare domanda di partecipazione alle selezioni non figuravano gli Agrotecnici ma grazie all’intervento del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati e del Collegio provinciale di Latina gli Agrotecnici sono stati inseriti nella lista dei soggetti ammessi alle selezioni per il ruolo di componenti della Commissione P.U.A. In seguito alla precisazione fatta dal Collegio il Comune di San Felice Circeo ha dunque provveduto a modificare l’Avviso precedentemente pubblicato e ha prorogato i termini di presentazione delle candidature. Non ci resta che aspettare i risultati delle selezioni. Coloro che intendono candidarsi devono essere iscritti da almeno cinque anni agli albi dei relativi ordini professionali. Per procedere con la domanda di partecipazione alle selezioni è necessario inviare una busta chiusa con sopra indicato “Avviso pubblico per la nomina dei componenti della Commissione P.U.A. per il Comune di San Felice Circeo” indirizzata all’Amministrazione Comunale di San Felice Circeo (Settore Urbanistica, Edilizia e Tutela Ambientale). La nomina verrà effettuata dal Dirigente del Settore Urbanistica, Edilizia e Tutela Ambientale sulla base della documentazione dei titoli, dell’esperienza e della professionalità nella materia, pervenuti a corredo della domanda, con particolare riferimento a prestazioni già eseguite nel campo (già Membri di Commissione PUA) e/o dipendenti pubblici (previa autorizzazione dell’Ente di appartenenza). Il Dirigente provvederà anche alla stesura dell’elenco degli altri tecnici ammessi ed idonei. I membri della Commissione restano in carica per due anni, salvo successive disposizioni. Gli interessati a partecipare alle selezioni indette dai due comuni del Lazio, Cittareale (RI) e San Felice Circeo (LT) devono affrettarsi poiché entrambi i bandi scadono all’inizio dell’anno 2018. Nostro servizio
Da sinistra gli stemmi della Regione Lazio, del Comune di San Felice Circeo e del Comune di Cittareale
Esami abilitanti 2017: numeri in calo, ma l’albo tiene E sugli esami abilitanti gli Agrotecnici vincono al Consiglio di Stato contro il MIUR
on lo svolgimento delle prove orali, tenute nel dicembre 2017, si sono definitivamente chiusi gli esami di abilitazione alla professione di Agrotecnico e di Agrotecnico laureato della sessione dell’anno 2017; l’ultima Commissione a concludere i lavori è stata la numero 18° di Cutro (KR), che ha terminato i lavori nella prima metà del mese di dicembre scorso. Il numero dei candidati promossi, pari al 65,2%, è superiore a quello del 2016 (quando fu del 60,6%). I soggetti abilitati alla professione di Agrotecnico e di Agrotecnico laureato possono prendere contezza del positivo esito dell’esame dall’elenco dei promossi affisso nelle sedi di esame; in ogni caso tutti i candidati promossi hanno ricevuto o riceveranno una specifica comunicazione del Collegio Nazionale, fra l’altro contenente (per chi ne ha diritto) anche il “BONUS” gratuito di prima iscrizione all’Albo. In seguito, chi lo vorrà, potrà rivolgersi al proprio Collegio provinciale di residenza per perfezionare l’iscrizione ordinistica. Gli esami sono andati complessivamente bene, in particolare
se si considerando i perduranti conflitti con il MIUR, che ogni anno modifica in peggio le regole dell’esame, caricandole di inutili e gravosi adempimenti, che colpisco non soprattutto i candidati più giovani, che si affacciano per la prima volta nel mercato del lavoro (che sarebbero invece da tutelare); per loro fortuna, a loro difesa, c’è il Collegio Nazionale che contrasta questa deriva e che anche nel 2017 ha impugnato, con successo, l’Ordinanza ministeriale al TAR del Lazio: i candidati sono in tal modi stati esentati dal dover presentare una assurda “doppia domanda” (la prima di prenotazione all’esame e la seconda, inventata di sana pianta dalla Responsabile del competente Ufficio del MIUR, di conferma della prenotazione!). I giovani laureati e diplomati apprezzano il lavoro dell’Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, e lo premiano in termini di iscrizioni. I dati ufficiali degli esami abilitanti 2017 (Tabella 1) relativi alle quattro professioni “intermedie” (Agrotecnici, Geometri, Periti agrari e Periti industriali), quelle che con il DPR n. 328/2001 sono entrate in diretta concorrenza con altri Albi sulle lauree, evidenziano una vistosa perdita di
appeal, con un vero e proprio crollo CANDIDATI AGLI ESAMI ABILITANTI 2017 (differenza sul 2016) nel numero dei candidati (peraltro 2016	2017	Diff. % già sensibilmente diminuiti negli anni AGROTECNICI	938	912	-2,78% precedenti, come dimostra il confronto a GEOMETRI	5.259	4.138	-21,32% dieci anni). PERITI AGRARI	344	292	-15,12% Delle quattro categorie prese PERITI INDUSTRIALI	1.358	853	-30,49% in esame, solo una (quella degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati) Tabella 1 resiste bene, registrando appena una CANDIDATI AGLI ESAMI ABILITANTI 2017 (differenza sul 2008) lieve flessione, ma non è così per gli 2008	2017	Diff. % altri tre Albi, alcuni dei quali -da un anno all’altro- perdono oltre il 30% dei AGROTECNICI	685	912	+33,14% propri candidati, così confermando GEOMETRI	9.344	4.138	-55,71% quelli negativi dell’anno precedente PERITI AGRARI	387	292	-24,59% (il 2016, confrontato con il 2015), PERITI INDUSTRIALI	1.945	853	-56,14% sempre con l’unica eccezione dell’Albo Tabella 2 degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, che nel 2016 ha registrato una ricorso promosso dal Collegio Nazionale degli Agrotecnici e crescita di +9,32% e nel 2017 ha contenuto la perdita a meno degli Agrotecnici laureati contro il Ministero dell’Istruzione del 3%, un dato che può ritenersi fisiologico. e dell’Università, per come quest’ultimo aveva definito Non altrettanto può dirsi per gli altri Albi, che debbono l’Ordinanza relativa agli esami di abilitazione; con la sentenza incassare perdite a due cifre. Il numero dei candidati alla n. 5584/2017 il massimo organo della giustizia amministrativa professione di Perito agrario, già ridotto al lumicino negli accoglie il ricorso del Collegio Nazionale, sconfessando anni scorsi, è sceso per la prima volta al di sotto delle 300 l’operato degli uffici ministeriali. unità in tutta Italia. In questo caso il punto in discussione era esclusione dagli esami I Geometri, pur restando la categoria con i numeri maggiori, abilitanti dei laureati magistrali, decisa improvvisamente ed perdono più di 1.100 candidati in un solo anno (ed altrettanti assurdamente dal MIUR ed ovviamente contestata dagli ne avevano persi nel 2016) Agrotecnici; la Ma la “botta” più grossa debbono registrarla i Periti industriali, sentenza n. 5584/2017 del Consiglio di Stato risolve la che perdono da un anno all’altro quasi un terzo dei giovani questione a favore di questi ultimi così chiarendo: futuri professionisti, scendendo ben sotto le 1.000 unità. Ai “Secondo l’amministrazione appellante (cioè il MIUR) Periti industriali non deve avere giovato la scelta di chiudere sarebbe legittima la previsione di escludere dalla possibilità di l’Albo (sebbene solo a partire dal 2021) accedere all’esame i possessori di laurea magistrale o specialistica ai diplomati degli Istituti Tecnici. quinquennale ovvero del vecchio ordinamento. Viceversa, nelle Si tratta peraltro di una crisi di iscrizioni che ha già parecchio lauree o diplomi triennali, tra i titoli idonei d’ammissione aumentato l’età media dei professionisti essendo iniziata da all’esame vanno compresi la laurea quinquennale o quadriennale: oltre 10 anni senza che i vertici degli Albi (con la sola esclusione se la laurea breve è riconosciuta come formazione professionale di quello degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, che invece idonea, a fortiori è idonea la laurea tradizionale di 4 o 5 anni.” nel decennio risulta essere cresciuto significativamente) siano Ma oltre al principio sopra declinato la sentenza n. 5584/2017 riusciti ad arrestare l’emorragia nelle iscrizioni ne contiene altri che produrranno significativi, generalizzati L’esame dei dati dei candidati alla professione a distanza di 10 effetti sia negli Ordini professionali che nel settore dei concorsi anni (dal 2008 al 2017. Tabella 2) rende bene la fotografia di pubblici; in particolare la sentenza interviene ad interpretare: ciò che è successo dove l’unico Albo a far registrare un risultato la durata massima dei tirocini professionali; l’efficacia delle ampiamente positivo (+33,14%) è quello degli Agrotecnici convenzioni universitarie per lo svolgimento dei tirocini e degli Agrotecnici laureati, che deve il suo successo alle professionali; l’assorbenza dei titoli di studio superiori, in tutti politiche pro-concorrenziali sempre adottate nonchè alla e tre i casi dando ragione al Collegio Nazionale ricorrente. tempestiva introduzione di strumenti societari e collettivi per l’esercizio della professione. Pasquale Cafdiero Sempre riguardo agli esami abilitanti, a dicembre 2017 è stata depositata la sentenza del Consiglio di Stato n. 5584, nel 14
L’Istituto Agrario “Stanga” festeggia 90 anni Ripercorriamo la storia di una delle principali “istituzioni” agrarie di Cremona
l Palazzo di via Palestro, storica sede rinascimentale dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Stanga”, è stato lo splendido scenario del convegno che, sabato 16 dicembre 2017, ha celebrato i primi novanta anni di vita della Scuola Agraria cremonese; per l’importanza dell’iniziativa il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati ha concesso il proprio patrocinio. A seguito della conclusione del convegno la dirigente scolastica Dott.ssa Maria Grazia Nolli, gli alunni e i docenti hanno accolto famiglie e visitatori nell’altra sede della Scuola Stanga di Cremona, quella ubicata in via Milano, per illustrare l’offerta formativa della Scuola. L’Istituto d’Istruzione Superiore “Stanga” è costituito da un Istituto tecnico, due professionali ed uno tecnico/professionale; le strutture sono dislocate in tre comuni (Cremona, Crema e Pandino). La succursale di Pandino dispone anche di un convitto. Oggi l’offerta formativa dell’Istituto, inoltre, dà la possibilità a studenti ed insegnati di servirsi di progetti di scambi con
scuole estere ad indirizzo agrario ed ambientale. A partire dall’anno scolastico 1997/’98 lo “Stanga” ha mutato la propria conformazione, facendo un grande passo avanti in termini d’importanza, convertendosi in un’organizzazione scolastica altamente complessa, che riunisce tutte le scuole di agraria ed agricoltura del cremonese e del cremasco. L’Istituto “Stanga” non è una realtà chiusa, vanta infatti collaborazioni e scambi di informazioni con le principali aziende agricole della zona; per evitare che lo studio diventi un’attività fine a se stessa l’Istituto mantiene contatti con la realtà socio-economica e con quella produttiva, portando avanti numerose collaborazioni con gli enti culturali presenti sul territorio cremonese. L’Istituto vanta una storia unica e molto antica. Nella seconda metà dell’ottocento l’agricoltura cremonese si trovava in una situazione di arretratezza; i politici della zona attribuivano le principali cause della pessima situazione alle tasse introdotte dalla dominazione austro-ungarica, alla mancanza
La presidenza del Convegno del 90esimo dell’Istituto Agrario di Cremona (al centro la Dirigente scolastica Maria Grazia Nolli). 17
aveva consentito la realizzazione dell’iniziativa.. L’Istituto, inizialmente privato, nel 1938 ottenne la regificazione ufficiale e diventò statale. Il corso di studi proposto dalla scuola nacque come triennale e si trasformò poi in quinquennale. Negli anni trenta, grazie ad una donazione della fondazione Girolamo Beltrami, alla Scuola venne aggiunta l’azienda didattica Colombara (24 ettari ubicati in una zona non troppo distante da via Palestro). Attualmente il Palazzo Stanga di via Palestro ospita al primo piano (denominato “piano nobile”) l’Amministrazione provinciale, mentre al piano terra troviamo l’Istituto professionale agrario accorpato allo “Stanga” da fine anni novanta. Nel corso degli anni gli studenti dell’Istituto tecnico sono stati trasferiti, in modo graduale, in un altro edificio che ospita anche le aule dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, cosa che crea una felice “filiera” dell’istruzione agraria: dai diplomi alla laurea. L’edificio dove è stato trasferito l’Istituto tecnico è situato nell’estrema periferia nord-ovest di Cremona; si tratta di un palazzo neoclassico che fu ristrutturato grazie all’interessamento della Regione Lombardia e della Provincia di Cremona in quanto il costante aumento del numero di iscrizioni rese indispensabile per l’Istituto tecnico il trasferimento in una sede più grande. L’Istituto d’istruzione superiore “Stanga” comprende: 1.	La sede Centrale nonché sede dell’Istituto tecnico di via Milano 24, Cremona; 2.	l’istituto professionale (sede coordinata), ubicato nello storico Palazzo di via Palestro 36, Cremona; 3.	l’Istituto Tecnico e Professionale (sede coordinata) di Crema, situato in viale Santa Maria 23/c;
di infrastrutture adeguate e alla mentalità arretrata di molti contadini cremonesi. Pochi anni dopo vennero introdotte la “cattedra ambulante di agricoltura”, un sistema di incontro e interazione tra insegnanti itineranti ed agricoltori; queste “Cattedre ambulanti” portarono a risultati concreti complice anche l’avvento dell’industrializzazione in Italia. Ad inizio novecento nelle campagne arrivarono le prime macchine ed i primi fertilizzanti chimici così che, alle tecniche tramandate di generazione in generazione, si affiancarono finalmente i ritrovati scientifici. Date anche le novità, nella città di Cremona si faceva sempre più urgente la necessità dell’apertura di una scuola agraria dove poter formare lavoratori efficienti e preparati che avrebbero anche potuto proporsi per lavorare nel ruolo di “quadri intermedi” presso le grandi proprietà terriere. Nel 1925 il Consiglio direttivo del Comizio agrario di Cremona decise che era giunto il momento di istituire una Scuola di agricoltura, una scuola con meccanica agraria come materia preminente, nacque così la Scuola Media di Agricoltura e di Meccanica agraria “Girolamo Beltrami”, poco tempo dopo la scuola cambiò nome, prese infatti il nome di un altro illustre mecenate del cremonese: il Marchese Don Ferdinando Stanga Trecco. Il Marchese Stanga nel 1926, donò alla Scuola un palazzo di sua proprietà ubicato in Via Palestro, nel centro della città di Cremona (il palazzo dove si è tenuta la celebrazione dei 90 anni dell’Istituto agrario), lasciando l’esplicito vincolo di non poter venderlo o cederlo e di ospitare perennemente la scuola di agricoltura. Furono infatti queste le volontà del Marchese Stanga Trecco. L’Istituto venne inaugurato ufficialmente nel 1929 e fu, logicamente, L’intervento del Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e Agrointitolato al marchese mecenate che tecnici laureati Roberto Orlandi. 18
PROFESSIONE AGROTECNICO 4.	l’Istituto Professionale Caseario (sede coordinata) presso Pandino di via Bovis 4. La giornata di sabato 16 dicembre ha voluto celebrare la nascita e la continua crescita della Scuola che per novanta anni è stata protagonista nel territorio cremonese e cremasco ed a questo scopo di vero interesse sono state le testimonianze di ex-allievi dello Stanga, che hanno raccontato le loro esperienze di successo professionale e così indirettamente il ruolo che ha avuto per loro l’Istituto Stanga; che continua a rimanere un faro per le generazioni presenti e future, con uno sguardo globale sul mondo. ricordiamo infatti che l’Istituto “Stanga” propone scambi formativi con scuole estere. All’incontro hanno partecipato numerose personalità, non solo locali, fra cui il Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, Roberto Orlandi INSIEME AL Presidente provinciale della categoria, Agr. Carlo Rinaldi. Nel corso del suo intervento il Presidente Orlandi ha focalizzato il ruolo dei liberi professionisti nel settore agro-ambientale e le crescenti prospettive di lavoro, tanto che ad oggi vi è una domanda di tecnici non soddisfatta. L’agricoltura italiana, per capacità e –soprattutto- qualità produttiva, primeggia nel mondo, un mondo popolato da 7,4 miliardi di persone che ogni giorno debbono mangiare, peraltro con contraddizioni molto forti: basti pensare alla fortissima crescita degli obesi che hanno di molto superato il numero delle persone sottonutrite.
Concerto di violini per festeggiare l’evento.
ogni caso, sia nel mondo occidentale iper-sviluppato che nei Paesi che si stanno sviluppando, quando vi sono ceti sociali che diventano ricchi o semplicemente più agiati, ebbene costoro cambiano presto il proprio regime alimentare, desiderando consumare prodotti di alta qualità, ovunque individuati nel cibo italiano. Ma, ha ricordato il Presidente Orlandi, l’agricoltura dell’Italia non solo cibo di impareggiabile qualità ma è anche presidio del territorio dal dissesto idrogeologico, contribuendo alla regolazione del flusso delle acque; è biodiversità, così importante per dell’economia circolare; è biomassa da fonti rinnovabili. L’agricoltura, gli agricoltori ed i tecnici, svolgono così un ruolo fondamentale per il Paese che meriterebbe di essere ricompensato od almeno riconosciuto. E parlando della qualità gli organizzatori del 90esimo anniversario dello “Stanga” hanno voluto riservare una sorpresa finale ai partecipanti alla celebrazione: un breve concerto finale di violini, tenuto da due giovani promesse del Conservatorio musicale, che hanno incantato i presenti per la loro eccezionale bravura. Cremona infatti non è solo la più importante piazza italiana ed ormai europea per il bovino od il capoluogo di un territorio ancora a forte vocazione agricola, ma è anche nota in tutto il mondo come la città del violino, la patria di Antonio Stradivari; le raccolte museali civiche posseggono un prezioso patrimonio composto sia da strumenti musicali, sia dai materiali provenienti dalla bottega stessa di Stradivari (forme, modelli in legno e in carta, ecc.). La liuteria di Cremona è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Pasquale Cafiero 19
TERAMO: PIERANNUNZI CONFERMATO PRESIDENTE DEL COLLEGIO PROVINCIALE Nel corso del primo Consiglio del nuovo anno il neo-eletto Consiglio Provinciale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati di Teramo, che resterà in carica fino al 2022, ha deciso di confermare all’unanimità nel ruolo di Presidente l’Agr. Emanuele Pierannunzi. Su proposta dello stesso i consiglieri hanno eletto, sempre con voto unanime, come Segretario Antonio Arcaini. Gli altri Consiglieri sono Donato Di Marco, Daniele Erasmi, Filippo Fernandez, Silvano Porfirio, e Giuseppe Recchia; quest’ultimo in passato è stato anche Consigliere Nazionale ed arricchisce con la sua presenza la dirigenza teramana dell’Albo. Infine i membri dei Revisori dei Conti presenti hanno individuato ed eletto, sempre all’unanimità, l’Agr. Fabio Ciardelli quale Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, di cui fanno parte anche Antonio Alfonsi e Sabrina Canofari.
“Voglio ringraziare sentitamente i colleghi che mi hanno ribadito la loro stima e la loro fiducia confermandomi nel ruolo di Presidente del Collegio Provinciale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati di Teramo” -ha dichiarato il riconfermato Presidente provinciale appena-. Inizia un nuovo quadriennio importante e pieno di stimolanti sfide professionali per la nostra categoria che continua ad evolversi ed a diventare sempre più centrale e richiesta in molti ambiti lavorativi: basti pensare che, negli ultimi anni, si è registrata una sostanziosa crescita nel numero degli iscritti, segnale di una forte vitalità nel settore, favorita anche dall’ingresso di tantissimi giovani colleghi, aumentati di quasi il 20%, come già fatto in passato ci impegneremo, tutti assieme, per il bene della categoria e per aprire nuove opportunità prospettive per tutti i giovani Agrotecnici ed Agrotecnici Laureati presenti nel nostro territorio”.
TREVISO: UN PROFONDO RINNOVAMENTO A fine dello scorso mese di dicembre 2017 il Collegio di Treviso è stato chiamato al voto, che ha decretato un profondo rinnovamento nei vertici provinciali di un Collegio in costante crescita di nuove iscrizioni. Non si è trattato però, come talvolta avviene, di un rinnovamento nato a causa di contrasti ma bensì assolutamente guidato e voluto dal Presidente uscente, l’Agr. Alessandro Bonotto, il quale ha ritenuto conclusa la sua esperienza alla guida degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati trevigiani e si preoccupato di assicurare una migliore continuità nel gruppo dirigente; un comportamento maturo ed ammirevole. Al suo posto è succeduta l’Agr. Dott.ssa Morena Bragagnolo, laureata in Scienze ambientali a Venezia, alla sua
prima esperienza ordinistica; lo stesso vale sia per il Segretario, Andrea De Marchi, che per gli altri Consiglieri, che sono Omar Cecchel, Marco Pozzobon, Corinna Raganato, Nico Salvalaggio ed Andrea Toppan. Presidente dei Revisori dei Conti è l’Agr. Angelo Pizzolato (che in passato a ricoperto altri ruoli ordinistici) , Martino Caeran (ex-Presidente cdi Treviso) ed infine Michela Dae Ros.
Colletti Verti - Gennaio/Febbraio 2018