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Timestamp: 2020-07-10 16:00:20+00:00
Document Index: 31625948

Matched Legal Cases: ['art.10', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art.18', 'art 18']

16 aprile 2002: sciopero generale PER difendere L'ART. 18, MA NON SOLO !
16 APRILE: SCIOPERO GENERALE.
PER L’ART. 18, MA NON SOLO !
Prosegue ormai da mesi la mobilitazione sindacale contro i provvedimenti del governo Berlusconi. Le lotte non si sono (ovviamente) fermate neanche dopo l’assassinio di Marco Biagi, nonostante la squallida strumentalizzazione che il Governo ha cercato di farne. L'Esecutivo vuole evidentemente l’escalation dello scontro: la riscrittura dell’art.10 della legge delega sul mercato del lavoro, presentata il 12 marzo u.s., modifica infatti in modo solo marginale l’impostazione precedente. In pratica, resta la sospensione sperimentale per la durata di 4 anni dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori per tre categorie di lavoratori:
quelli delle aziende che emergono dal sommerso;
quelli delle aziende che, assumendo, superano la soglia dei 15 addetti (per il primo biennio i neoassunti non vengono conteggiati);
quelli che, nelle regioni del Sud, passano dal contratto di lavoro a tempo determinato a quello indeterminato.
Insieme all’attacco all’art. 18 (quindi alla flessibilità del rapporto di lavoro “in uscita”) nella legge delega, oltre all'introduzione dell'arbitrato per legge, c’è l’estensione ulteriore della flessibilità “in entrata”, con l’adozione di contratti di lavoro “a chiamata”, “a progetto”, “in leasing”, insomma il completamento dell’opera a suo tempo iniziata dal centro-sinistra con il pacchetto Treu (lavoro interinale, salario d’ingresso, apprendistato, contratti di formazione-lavoro…).
Mentre il grosso dell’attenzione sembra concentrarsi sullo “stralcio” dell’art. 18, noi vogliamo ricordare che sono sul piatto altri temi pesanti:
la legge delega sulla previdenza che, riducendo i contributi per i neoassunti, mina l’equilibrio di lungo periodo del sistema previdenziale ed apre la strada al decollo del ricco business dei fondi pensione, dirottando d’ufficio il TFR dei lavoratori verso banche ed assicurazioni, a costo zero per le aziende e con grandi vantaggi per gli amministratori dei fondi stessi. Viene così completato il processo di attacco alle pensioni iniziato nel ’92 (Amato), continuato nel ’95 (Dini), proseguito nel ’97 (Prodi) e che, gestito da governi di ogni colore, ha portato all’allungamento della vita lavorativa e all’abbassamento delle prestazioni;
la legge delega sul fisco, che altera in modo duraturo la distribuzione del reddito con l’istituzione entro il 2005 di due sole aliquote (23% fino a 100.000 €, 33% oltre), premiando i redditi più alti e penalizzando i redditi medio-bassi (chi guadagna 100.000 € ne risparmierebbe 15.000, che ne guadagna fino a 20.000 si troverebbe a pagare di più). Viene così rovesciato il principio costituzionale della progressività dell’imposta ed il sistema fiscale, anziché livellare le differenze sociali, provvede ad esaltarle;
la legge delega sui sistemi formativi, che prospetta un progressivo smantellamento della scuola pubblica e, attraverso la distribuzione dei buoni scuola, dirotta enormi risorse verso la scuola privata e le famiglie più ricche, abolendo nei fatti la parità delle condizioni di partenza e la Possibilità à di fornire un'istruzione di qualità alle famiglie meno abbienti.
Come abbiamo più volte ricordato, l’insieme di questi provvedimenti non rappresenta una radicale rottura di continuità con il passato. Berlusconi si è trovato la strada spianata da 10 anni di politica sindacale di concertazione e da cinque anni di governo del centro-sinistra.
In questi anni i lavoratori hanno dovuto subire una costante erosione delle loro tutele normative e del loro potere d’acquisto. La pressione fiscale è salita, l’occupazione si è fatta precaria (oltre due milioni di lavoratori “atipici”), il salario reale è diminuito, mentre salivano i prezzi delle tariffe, i profitti delle aziende, i guadagni finanziari dei redditieri. Il diritto di sciopero nei servizi pubblici è stato drasticamente disciplinato, fino a perdere ogni Possibilità à di incidere. I settori privati dell’economia sono stati pesantemente investiti da processi di ristrutturazione devastanti (esternalizzazioni, chiusure, licenziamenti…), senza che nessuna riforma concreta degli ammortizzatori sociali vedesse la luce. E tutto si è svolto nel più assoluto silenzio sociale, perché Cgil-Cisl-Uil hanno bloccato ogni conflitto in nome della concertazione, cioè della gestione autoritaria e centralizzata di ogni questione sociale.
Tutto questo ha finito per aprire la strada ad un governo di destra che intende fare le sue “riforme”: il lavoro, in questa impostazione, è una merce come le altre e come tale va trattata. Dunque il diritto al reintegro nel posto di lavoro va sostituito con l’indennizzo, la pensione è un prodotto che si compra sul mercato, i lavoratori si “affittano” per il tempo che serve, e così via…
La ferocia politica di questi progetti non poteva che incontrare la più estesa opposizione sociale.
Come SALLCA-CUB abbiamo sempre cercato di privilegiare l’unitarietà della lotta e l’efficacia delle iniziative, a discapito di ogni tentazione settaria. Abbiamo partecipato a tutti gli scioperi che andavano contro il governo ed i suoi provvedimenti, ribadendo ogni volta i nostri contenuti e le nostre richieste specifiche. Abbiamo organizzato insieme alle altre strutture del sindacalismo di base il grande sciopero generale del 15 febbraio, che ha portato a Roma 150.000 lavoratori.
Il 16 aprile la CUB ed il sindacalismo di base hanno proclamato una nuova giornata di sciopero generale, che viene a coincidere con la data scelta anche da Cgil-Cisl-Uil.
La data è la stessa, ma obiettivi e comportamenti rimangono molto diversi.
Nel caso di Cgil-Cisl-Uil sono evidenti le contraddizioni del loro agire: al di là delle dichiarazioni roboanti, esse continuano a volere ed a praticare la concertazione, senza fare alcuna autocritica rispetto al recente passato, ogni volta che il Governo e le controparti propongono loro accordi al ribasso: è il caso del pubblico impiego, dei chimici, degli edili, dei gasisti e degli stessi bancari.
La grande combattività dei lavoratori segnala, invece, la necessità di una svolta.
Il sindacalismo di base ha dimostrato di poter rappresentare un'alternativa credibile alle politiche sbagliate delle confederazioni concertative. Chi si erge oggi a difensore della dignità calpestata dei lavoratori ha firmato fino a ieri accordi che dividevano le categorie tra vecchi e nuovi assunti, con salari, diritti, pensioni sempre più diverse e distanti. Costoro non possono accampare nessuna legittimità e noi li invitiamo alla coerenza ed alla sana autocritica!
La nostra partecipazione allo sciopero del 16 aprile si caratterizza quindi ancora una volta per le nostre richieste inderogabili:
difesa dell’art. 18 così com’è, per vecchi e nuovi assunti, senza nessun arbitrato, ed estensione delle garanzie a tutto il mondo del lavoro, compresi i lavoratori delle piccole aziende ed i lavoratori coordinati e continuativi;
difesa del CCNL come strumento di garanzia e di tutela generale per tutti i lavoratori;
difesa del sistema previdenziale pubblico, libertà di scelta tra TFR e fondi pensione, solidarietà tra generazioni;
difesa di un sistema fiscale progressivo che sia ispirato ad un criterio di redistribuzione del reddito e finanziamento dello stato sociale (anziché del suo smantellamento);
difesa della scuola pubblica, laica e democratica, che garantisca a tutti pari opportunità.
CONTRO LE POLITICHE ANTISOCIALI DEL GOVERNO, LA CONCERTAZIONE E LA GUERRA,
LA CUB ED IL SINDACALISMO DI BASE INDICONO:
Venerdi’ 12 aprile: un presidio a Parma in occasione degli Stati Generali della Confindustria
MARTEDI’ 16 APRILE: SCIOPERO GENERALE DI 8 ORE
con manifestazioni nazionali a Milano, Roma, Palermo
Sede Legale: Milano - Viale Lombardia 27; tel. 02/70631804; fax 02/70602409 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sede Operativa: Torino - Corso Marconi 34; tel. 011/655454; fax 011/6680433 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Cicl in p. C.so Marconi 34 - To 6-4-02
SAS di IntesaBCI - Torino
Dopo lo sciopero del 15 febbraio
Il 15/2 verso lo sciopero generale
15 FEBBRAIO: SCIOPERO GENERALE
CONTRO I PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO SU ART 18, FISCO E PENSIONI;
PER I DIRITTI DEI LAVORATORI,
SENZA NOSTALGIE PER LA CONCERTAZIONE.
La mobilitazione contro le politiche economiche e sociali del governo prosegue.
Tra i lavoratori cresce la richiesta di un momento di lotta generale di tutte le categorie contro l’attacco all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che impedisce il licenziamento senza giusta causa, la riduzione dei contributi previdenziali per i neoassunti, che metterebbe in difficoltà l’equilibrio dei conti dell’Inps, la riforma del fisco, che farebbe venir meno il criterio di progressività del sistema fiscale a tutto vantaggio dei più ricchi.
Una richiesta di lotta che esclude inaccettabili ipotesi di compromesso o scambio: in particolare rispetto all’art.18 bisognerà vigilare affinché l’articolo sia mantenuto nella sua integrità e venga respinta la proposta governativa dell’introduzione dell’arbitrato obbligatorio, cioè il ricorso, anziché al pretore, come accade oggi, ad una commissione di arbitrato costituita da membri scelti, uno da Cgil-Cisl-Uil, uno dai datori di lavoro e uno da non meglio precisato soggetto super partes.
Cresce anche, tra i lavoratori, la consapevolezza che sarebbe inaccettabile uscire da questa fase di lotte con un ritorno alle sciagurate politiche della concertazione.
Che cos’è questa fantomatica concertazione?
In sintesi significa che sindacati tradizionali, governo ed associazioni dei datori di lavoro (Confindustria, ABI, ecc.) si siedono intorno a un tavolo e “concertano” le politiche generali in tema di economia e lavoro, tenendo conto degli interessi superiori del paese (cioè, prevalentemente della Confindustria e soci).
Riteniamo quindi fondamentale contrastare i provvedimenti dell’attuale governo senza dimenticare che questi s'inseriscono in un percorso già avviato, negli ultimi anni e con altri governi, proprio attraverso il metodo della concertazione.
Gli accordi di luglio (’92 e ’93) hanno cancellato la scala mobile e compresso la contrattazione nella camicia di forza degli aumenti salariali legati all’inflazione programmata. E si vedono i risultati.
Un recente studio della CUB cita i dati di Eurostat secondo cui l’Italia, nel periodo ‘96-2000, ha avuto la crescita del costo del lavoro più bassa d’Europa con una percentuale (5,2%) che è la metà della media europea. Uno studio di due anni fa dell’Istat dimostrava come nel periodo 1980-’99 la partecipazione dei salari alla redistribuzione del reddito nazionale sia scesa dal 56 al 40%, a tutto beneficio di rendite e profitti.
Non solo vi è stato un gigantesco spostamento di risorse dal lavoro dipendente alle imprese, ma l’occupazione negli ultimi anni è diventata sempre più precaria e instabile. La maggior parte delle assunzioni avviene attraverso i contratti definiti atipici (a termine, formazione-lavoro, interinale, apprendistato) e il governo vorrebbe ancora peggiorare la situazione.
Neppure si può dimenticare come i reiterati attacchi al sistema pensionistico pubblico (basati su notizie e dati del tutto falsi) trovino la loro radice nella riforma (?) delle pensioni Dini, che, “concertata” con i sindacati tradizionali, ha portato a termine il peggioramento delle prestazioni pensionistiche (allungamento dei tempi per andare in pensione, prestazioni più ridotte) che il maldestro governo Berlusconi del ’94 aveva tentato invano di fare.
Tra i capolavori della “concertazione” va poi ricordata la legge che limita il diritto di sciopero nei servizi pubblici, recentemente inasprita su suggerimento dei sindacati “concertativi”, i cui "benefici" sono ben noti ai lavoratori bancari.
Siamo entrati in Europa, ma il conto, salato, l’hanno pagato i lavoratori.
Per queste ragioni riteniamo fondamentale la riuscita dello sciopero generale proclamato, per l’intera giornata del 15 febbraio, con manifestazione nazionale a Roma, da tutto il sindacalismo di base e sostenuto anche dal coordinamento delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) cioè delegati di base eletti dai lavoratori (in tutti i settori meno che nel nostro!!!), appartenenti anche a Cgil-Cisl-Uil.
Uno sciopero unitario su una piattaforma rivendicativa che intende bloccare i progetti del governo e rivendicare nuovi diritti:
contro le modifiche all’art 18 anche attraverso l’arbitrato;
contro lo scippo del TFR a favore dei Fondi Pensione e le altre modifiche previdenziali;
per rivendicare forti aumenti salariali, che riavvicinino gli stipendi italiani alla media europea e per ripristinare meccanismi automatici di adeguamento all’inflazione reale;
contro la privatizzazione di scuola, sanità e servizi sociali;
contro l’ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro prevista dal Libro Bianco di Maroni
per la difesa del diritto di sciopero;
per la costruzione di un’Europa sociale contrapposta a quella dei padroni;
contro la riforma fiscale per i ricchi;
per la richiesta di diritti per i lavoratori immigrati;
per dire un chiaro no alla guerra e all’aumento continuo delle spese militari.
Su questa piattaforma, che chiama alla mobilitazione i lavoratori di tutte le categorie, invitiamo le colleghe e i colleghi, ed i tanti delegati di Fisac-Fiba-Uilca e dei sindacati autonomi insoddisfatti delle incertezze e delle nostalgie concertative dei loro vertici, ad aderire allo sciopero.
Diciamo insieme basta alle politiche che penalizzano i diritti dei lavoratori.
Per quanto l’avvertenza possa ormai apparire superflua, ribadiamo che anche qualora l'azienda non facesse esporre i cartelli alle porte di alcune filiali, lo sciopero è stato preavvisato, nel pieno rispetto delle norme vigenti, ed è assolutamente regolare.
Cicl in p. C Marconi 34, To 30-1-2002
Pubblicato: 26 Gennaio 2002
SANPAOLO-IMI: "Consultazione farsa"
Pubblicato: 29 Agosto 2001
Sanpaolo-IMI: comunicato 1/6/2001
Pubblicato: 01 Giugno 2001
Banco di Napoli: n delega, n....
Pubblicato: 04 Aprile 2001
Respinto l'accordo UPA-USI
Pubblicato: 30 Gennaio 2001
RESPINTO DAI LAVORATORI L'ACCORDO UPA-USI
Il risultato del voto:
146 contrari – 129 favorevoli
Con il voto, i lavoratori hanno espresso la loro contrarietà, manifestando così scontento e protesta perché i contenuti dell’accordo sono insufficienti e le modalità di gestione della trattativa hanno tagliato fuori i lavoratori dalla fase decisionale (è stato firmato l’accordo con la direzione senza prima verificarne i contenuti in assemblea).
Inoltre, l’azienda ha realizzato una trattativa con alcuni sindacati, escludendo la CUB-SALLCA; ancora una volta, si dimostra che per l’azienda vale la disponibilità a firmare gli accordi, ma non sempre ciò coincide con la rappresentatività, con la volontà dei lavoratori.
Da troppi anni, i sindacati vanno avanti senza far decidere ai lavoratori le richieste e la delegazione (nel settore bancario non ci sono ancora elezioni dei delegati da parte dei lavoratori, ma sono i sindacati stessi che scelgono i loro fiduciari).
Ora i sindacati, che hanno firmato l’accordo e perso il referendum, cominciano a dire che il voto nelle altre banche è stato positivo e, quindi, l’accordo è valido; come dire che il parere dei lavoratori non è vincolante!.
Ma, come già dicevamo, l’ultima parola spetta ai lavoratori e ora, dopo la bocciatura dell’accordo, si tratta di tenere aperta la strada ad una verifica ed un miglioramento delle condizioni, che possono avvenire definendo le modifiche da portare avanti e chiedendo la riapertura della trattativa; la CUB-SALLCA farà la sua parte, rinnovando la richiesta ad UniCredito Italiano per un incontro al fine di dare soddisfazione alle richieste dei lavoratori e chiedendo di superare la discriminazione in atto.
Nel caso venga data attuazione all’accordo con il distacco, si dovrà approntare una risposta individuale e collettiva che metta in mora l’azienda e gli faccia capire che al momento del passaggio non filerà tutto liscio; l’ultima parola e firma spetta ai lavoratori!
Sarà nostra cura informarvi su cosa fare.
I sindacati che accettano accordi con clausole capestro come quella delle norme inscindibili dimostrano una disponibilità verso i piani aziendali per ridurre i costi e una volontà di cancellare alcuni diritti dei lavoratori.
La continuità nella difesa dei propri interessi e di quelli collettivi passa anche dalla disdetta della iscrizione a sindacati che, con la firma, ti fanno perdere con clamorosi autogol.
È importante dare continuità e mantenere aperta la partita, rilanciando con azioni concrete e sostenendo le iniziative CUB-SALLCA.
Vieni anche tu dalla tua parte!
Torino 30 gennaio 2001