Source: http://www.mysolutionpost.it/blogs/socialmediamente/ragone/2015/01/addio-cec-pac.aspx
Timestamp: 2018-10-22 21:56:44+00:00
Document Index: 127562119

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 16']

Addio Cec-Pac!
di Morena Ragone - 12 gennaio 2015 - Google +
La sigla, che a molti potrà sembrare misteriosa, sta per Comunicazione Elettronica Certificata Pubblica Amministrazione Cittadini, e indica uno strumento nato con lo scopo di consentire lo scambio di informazioni tra cittadini e Pubblica Amministrazione
Un canale privilegiato, sembrerebbe, creato dalla Funzione Pubblica pochi anni or sono e destinato ad accrescere la cultura digitale e incentivare la digitalizzazione del Paese.
Tale, purtroppo, solo sulla carta, e forse neanche; una “pec ibrida”, o una “pec diminuita”, per i suoi detrattori, da molti troppo spesso scambiata per posta elettronica certificata a tutti gli effetti, con le problematiche che menzioneremo più avanti.
Ma partiamo dall’origine: la Cec-Pac viene istituita con il decreto legge n. 185/2008, convertito dalla legge n. 2/2009 il quale, nel disciplinare l’art. 16-bis sulle “Misure di semplificazione per le famiglie e per le imprese”, al comma 5 introduceva tale strumento “per favorire la realizzazione degli obiettivi di massima diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni, previsti dal codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82…”. Pertanto, “...ai cittadini che ne fanno richiesta è attribuita una casella di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali”.
Come si vede, la lettera dell’articolo che introduce la Cec-Pac era tale da ingenerare, già a prima lettura, la confusione che si trattasse di una vera Pec; eppure, nonostante la certificazione “di data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse” – garantendo la validità del messaggio inviato tramite Cec-Pac” con effetto equivalente, ove necessario, alla notificazione per mezzo della posta” – non si è stata realizzata la prevista interoperabilità, non rendendo i due strumenti – Pec e Cec-Pac – reciprocamente intercomunicabili.
La Cec-Pac, dunque, nasceva – e tale è rimasta – uno strumento sì bidirezionale, ma tra soggetti specifici e scopi determinati. Nessuna possibilità, pertanto, di inserire la Cec-Pac nel registro delle imprese per la registrazione della Pec societaria – come previsto dal comma 6 dell’art. 16 del medesimo decreto-legge – o nei registri degli ordini professionali come previsto dal successivo comma 7. Dati che, come sappiamo, confluiranno poi nell’Ini-Pec, dove, appunto, creeranno non pochi problemi di “allineamento” – problemi di disomogeneità e pulizia del dato – causa la presenza di non poche Cec-Pac.
Del resto, all’atto della sua istituzione lo stesso Ministro Brunetta, allora a capo del Ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione, la definì in conferenza stampa “un processo che nel breve e lungo periodo potrà dare dei risultati straordinari in termini di efficienza, trasparenza, risparmio”.
Ma vediamoli, questi risultati straordinari: secondo l’infografica pubblicata da AgID, l’82% delle caselle attive non ha mai inviato messaggi. Considerando che le caselle attive sono circa 1,2 milioni, oltre 1 milione di persone ha attivato la casella – del resto, era “gratuita”... – ma non l’ha mai utilizzata. Risultati estremamente diversi dai 10 milioni di attivazioni attese dal Ministro.
Risultati straordinari. Davvero.
Che lo strumento fosse destinato a creare molti problemi, lo attesta anche la pubblicità ufficiale, che reiteratamente parla di Pec – ingenerando la confusione cui abbiamo accennato poco sopra, e confondendo, tra l’altro, strumenti differenti quali pagamenti online e servizi di e-government.
Qualche giorno fa, il comunicato di AgID ci ha informati della disattivazione del servizio “.gov” per i cittadini, quindi della progressiva disattivazione delle caselle Cec-Pac, secondo la seguente tempistica:
dal 18 dicembre 2014 non saranno più rilasciate nuove caselle Cec-Pac a cittadini e pubbliche amministrazioni;
dal 18 luglio 2015 le caselle non saranno più abilitate alla ricezione di messaggi, e l’accesso sarà consentito, fino al 17 settembre 2015, solo per la consultazione e il salvataggio dei messaggi ricevuti;
dal 18 settembre 2015 sarà definitivamente inibito l’accesso alla propria caselle Cec-Pac;
Un’operazione che, personalmente, al di là della sua attuale doverosità – la Cec-Pac era ed è inutile e problematica – personalmente mi destava più di qualche perplessità, in assenza dell’abrogazione delle norme che vi fanno riferimento.
Pensavo, per esempio, a disposizioni come l’ultimo capoverso del comma 5 dell’art. 16-bis a norme del quale “le comunicazioni che transitano per la predetta casella di posta elettronica certificata sono senza oneri”; o all’art. 3-bis del Codice dell’Amministrazione digitale, introdotto dal decreto legge n. 179/2012, che aveva istituito il “domicilio digitale del cittadino”, ancorandolo solo alla Cec-Pac, anziché a qualsiasi strumento aventi le caratteristiche proprie della Pec; o, ancora, all’art. 14 del decreto-legge n. 69/2013, che ne aveva previsto la diffusione massiva, collegandola alla costituenda Anagrafe nazionale della popolazione residente.
Qualche anno fa era stata già tentata un’operazione con effetti simili, sicuramente più tempestiva, di trasformazione delle caselle Cec-Pac in Pec a tutti gli effetti, tramite la proposizione di un emendamento al decreto “Crescita 2.0” a opera di Iwa Italy e Stati Generali dell’Innovazione, emendamento purtroppo non accolto.
Oggi, constato che nella legge 23 dicembre 2014, n. 190, la Legge di Stabilità 2015, il comma 616 ha previsto – a posteriori – l’abrogazione dei “commi 5, 6, 7 e 8 dell’articolo 16-bis del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2” e che, di conseguenza, “all’articolo 3-bis, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le parole: rilasciato ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n.2, sono soppresse”.
Sono assolutamente felice della scelta effettuata; mi permetto, soltanto, di suggerire una maggiore attenzione alla procedura, per le prossime volte: prima abrogazione espressa della norma, poi, se del caso, comunicato stampa.
E ai “dettagli”: oltre alla possibile perdita di potenziali domicili digitali – a causa della mancata conversione automatica delle Cec-Pac in Pec, forse anche una lettura dell’intero Codice per evitare disallineamenti sarebbe stata consigliata.
Tipo l’art. 6, sulle comunicazioni a mezzo Pec, che richiama ancora l’art. 16-bis, comma 5, ora abrogato.