Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/10/novita-fiscali-del-26-ottobre-2009-niente-irap-per-i-professionisti-iscritti-agli-ordini-protetti-iva-la-cessione-di.html
Timestamp: 2017-11-21 13:43:21+00:00
Document Index: 177445258

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 91', 'sentenza ', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8']

Novità fiscali del 26 ottobre 2009: niente IRAP per i professionisti iscritti agli ordini protetti; IVA: la cessione di contratti costituisce prestazione di servizi; patrocinio gratuito anche per l’evasore fiscale; posta elettronica certificata: nuovi obblighi per avvocati e Consigli dell’Ordine; appalto lecito anche se si utilizzano i mezzi del committente; IVA al 10% su interventi di recupero a regime; gestione contabile di utili e riserve: guida operativa che supplisce alla normativa; credito d’imposta: è perentorio il termine di legge entro il quale si possono apportare correzioni alla prima richiesta
in DIARIO FISCALE 2009, Immobili & Imposte indirette
1) Cassazione: Niente IRAP anche per i professionisti iscritti agli ordini protetti
2) IVA: La cessione di contratti costituisce prestazione di servizi
3) Patrocinio gratuito anche per l’evasore fiscale
4) Posta elettronica certificata: nuovi obblighi per avvocati e Consigli dell’Ordine
5) Responsabilità del notaio: la prescrizione del diritto al risarcimento decorre da quando il cliente viene a conoscenza dell’errore
6) Appalto lecito anche se si utilizzano i mezzi del committente
7) Iva al 10% su interventi di recupero a regime
8) Gestione contabile di utili e riserve: guida operativa che supplisce alla normativa
9) Società quotate: le nuove Opa in G.U.
10) Credito d’imposta: Il termine di legge entro il quale si possono apportare correzioni alla prima richiesta è perentorio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21989 del 16.10.2009 si è pronunciata sull’assoggettamento ad IRAP o meno dei professionisti iscritti ad ordini protetti.
La Suprema Corte, con tale decisione, ha stabilito che un consulente iscritto ad un ordine professionale non paga necessariamente l’IRAP; tale iscrizione, infatti, non costituisce presupposto sufficiente ai fini dell’assoggettamento all’imposta regionale poiché è necessario che “l’attività sia autonomamente organizzata, cioè presenti un contesto organizzativo esterno anche minimo, derivante dall’impiego di capitale e lavoro altrui, che potenzi l’attività intellettuale del singolo”.
La Corte di Giustizia Ue, con la sentenza del 22.10.2009, causa C-242/08, ha stabilito che, ai fini IVA, la cessione di contratti costituisce prestazione di servizi e non cessione di beni.
La questione ha riguardato il regime di IVA da applicare alla cessione di una società comunitaria di contratti di riassicurazione ad una società residente in Svizzera.
In base a quanto ha osservato la Corte di Giustizia i contratti di riassicurazione vita non possono essere identificati come beni materiali ai sensi dell’art. 5, VI Direttiva, ma vanno considerati come prestazioni di servizi ai sensi dell’art. 6, VI Direttiva.
Inoltre, tale cessione non può essere qualificata assicurativa o finanziaria, né ai fini dell’esenzione né ai fini della territorialità.
L’art. 91 del D.P.R. n. 115/2002 esclude l’ammissione al patrocinio solo per i reati di evasione fiscale.
Ne consegue che anche dopo l’entrata in vigore del suddetto D.P.R. n. 115/2002, l’esclusione dal beneficio non é automatica, e, quindi, interviene solo se, per il reato ostativo, il richiedente risulti indagato o imputato nel procedimento nell’ambito del quale il beneficio è stato richiesto.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 40589 del 20.10.2009, che ha deciso la riammissione del richiedente al beneficio del patrocinio gratuito, revocatogli in forza di una precedente condanna per evasione fiscale.
Nel caso di specie, il ricorrente aveva chiesto l’assistenza gratuita per crimini (ricettazione, reato continuato), tra i quali non figura l’evasione dell’IVA.
In virtù dell’art. 16, comma 7, del D.L. 185/2008 l’avvocato deve comunicare al proprio Ordine professionale il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (o “analogo” indirizzo di posta elettronica) entro il 31.12.2009.
Gli Ordini pubblicano in un elenco riservato, consultabile in via telematica esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata.
Per cui si avvicina la scadenza.
Per tale finalità l’avvocato si deve dotare di un indirizzo PEC, che può avvenire o a seguito di iniziative dei singoli avvocati oppure con un servizio di “attivazione massiva” degli indirizzi PEC, tramite un contratto stipulato dall’Ordine professionale per tutti i suoi iscritti; il canone, in tal caso, potrà essere pagato dal singolo avvocato che accetterà di attivare la casella PEC.
Commercialisti: Pec dall’Ordine professionale
In merito alla legge n. 2/2009, le cui disposizioni prevedono che i professionisti iscritti in albi istituiti con legge dello Stato si dotino di una caselle di Posta Elettronica Certificata, il Consiglio Nazionale ha deliberato di mettere a disposizione degli iscritti e degli Ordini Territoriali un servizio di Posta Elettronica Certificata (PEC) che, nel rispetto di quanto previsto nella normativa di cui al DPR 11.02.2005 n. 68 ed al D.M. 02.11.2005, garantisce l’immediato riconoscimento del commercialista mediante l’utilizzo di un dominio identificativo della nostra professione.
Sono in corso i lavori di preparazione del servizio, presto verranno comunicate le modalità e la tempistica di accesso allo stesso.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, nota informativa n. 64/09 del 22.10.2009)
La Corte di Cassazione (sentenza n. 16463/2009), ha stabilito che anche in tema di responsabilità del notaio “il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da responsabilità professionale inizia a decorrere non già dal momento in cui la condotta del professionista determina l’evento dannoso, bensì da quello in cui la produzione del danno è oggettivamente percepibile e conoscibile da parte del danneggiato”.
Con la suddetta decisione la Suprema Corte ha affrontato il tema della responsabilità del notaio, al fine di individuare il momento iniziale di decorrenza del termine di prescrizione del diritto al risarcimento danni, sorto a favore del cliente per effetto dell’inesatta esecuzione della prestazione professionale da parte del notaio.
Nel caso di specie, il notaio aveva rogato la vendita di una zona terrazza-stenditorio, trascurando di verificare che il bene oggetto della compravendita fosse parzialmente di proprietà condominiale.
I clienti del notaio, gli acquirenti, apprendevano di aver effettuato un acquisto parzialmente invalido solo a distanza di molto tempo, allorché, in una causa civile tra loro e il condominio, il giudice accertava e dichiarava che la predetta zona, in realtà, fosse in parte proprietà del condominio stesso.
Solo in quel momento, quindi, hanno potuto avere la percezione di aver subito un danno e, inoltre, che tale danno fosse riferibile alla negligenza del professionista il quale, nel rogare l’atto, non aveva operato le opportune verifiche volte ad appurare che il bene fosse libero e di piena proprietà del venditore.
Occorre sempre verificare autonomia e gestione del rischio dell’appaltatore.
L’interpello n. 77/2009 del Ministero del Lavoro ha dato risposta sulla corretta interpretazione della disciplina relativa all’impiego di manodopera negli appalti di opere e servizi.
Il Ministero ha precisato che la disponibilità del complesso delle attrezzature necessarie per lo svolgimento dell’attività affidata in appalto non costituisce presunzione assoluta di illiceità del contratto di appalto stesso, come accadeva in vigenza della legge n. 1369/60.
Con l’abrogazione della suddetta norma e l’entrata in vigore dell’art. 29, comma 1, del D.Lgs. n. 276/03, si è modificato lo scenario di riferimento, anche se un controllo sui “mezzi” diversi dalla forza lavoro utilizzati nell’appalto deve sempre essere fatto.
Ai fini della verifica della genuinità del contratto di appalto e dell’effettiva capacità dell’appaltatore di organizzare i fattori produttivi assumendone i relativi costi, è necessario verificare un’adeguata regolazione economica dei mezzi usati dall’appaltatore.
È cioè, necessario constatare la struttura organizzativa e imprenditoriale dell’appaltatore, che permetta di eseguire il lavoro in autonomia e con gestione del proprio rischio anche se i mezzi utilizzati non sono di proprietà.
Deve emergere una congrua onerosità di tali mezzi da parte dell’appaltatore che deve farsi carico della quota parte delle spese relative ai servizi usati.
La responsabilità dell’utilizzo di tali mezzi deve, cioè, rimanere totalmente in capo all’appaltatore che conserva su di se il rischio d’impresa.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 23.10.2009)
L’Iva agevolata, prevista in misura del 10% sugli interventi di recupero del patrimonio edilizio diventa permanente.
Ciò in base a quanto ha previsto il disegno di Legge Finanziaria per il 2010 approvata dal Consiglio dei Ministri, che ha modificato il comma 18 dell’art. 1 della Finanziaria 2008, prevedendo la trasformazione permanente del regime agevolato dell’IVA sulle ristrutturazioni edilizie.
Applicazione dell’Iva agevolata
L’aliquota dell’Iva agevolata (10%) si applica sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per il recupero del patrimonio edilizio a prevalente destinazione abitativa, sia sulle prestazioni di lavoro sia sulla fornitura di materiali e di beni, purché, questi ultimi, non costituiscano una parte significativa del valore complessivo della prestazione.
Tra i beni c.d.”beni significativi” – espressamente individuati dal D.M. 29 dicembre 1999 – rientrano montacarichi, ascensori infissi (sia interni che esterni), caldaie, video-citofoni, apparecchi di condizionamento e riciclo dell’aria, sanitari e rubinetterie per bagni e impianti di sicurezza.
Su tutti questi beni l’Iva al 10% si applica fino a concorrenza della differenza tra valore complessivo della prestazione e quello dei beni significativi.
Per l’applicazione dell’Iva al 10% non è necessario alcun adempimento come, invece, previsto per la detrazione Irpef del 36%.
Si tratta, in particolare, delle prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto o d’opera relativi alla realizzazione degli interventi di restauro, risanamento conservativo e di ristrutturazione; dell’acquisto di beni (con esclusione di materie prime e semilavorati) forniti per la realizzazione degli stessi interventi di restauro, risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, individuate dall’articolo 3, lettere c) e d) del D.P.R. 380/2001 “Testo Unico in materia edilizia”.
Proroga anche per il 36%
La Legge Finanziaria per il 2010 ha previsto anche la proroga fino al 2012 del bonus fiscale del 36% per le spese di ristrutturazione del patrimonio edilizio.
La detrazione, riferita all’unità immobiliare, si calcola su un limite massimo di spesa di 48mila euro da dividere in dieci anni.
Prorogata anche la detrazione Irpef del 36% sugli interventi di ristrutturazione, effettuati su interi fabbricati, eseguiti tra il 01.01.2008 e il 31.12.2012 da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano all’alienazione o all’assegnazione dell’immobile entro il 30.06.2013.
L’Organismo Italiano di contabilità, il 15.10.2009, ha approvato la Guida Operativa n. 4, per la gestione contabile delle regole sulla distribuzione di utili e riserve, disciplinata dal D.Lgs. 28.02.2005, n. 38 che regola anche la distribuzione di utili e riserve e le variazioni di patrimonio netto nel bilancio di esercizio redatto in conformità ai principi contabili internazionali.
Guida che tende ad evidenziare come i principi contabili Ifrs si occupino della redazione del bilancio e della determinazione del bilancio d’esercizio, ma non della disponibilità e distribuibilità, materia che viene regolata dalle singole giurisdizioni nazionali.
Le Autorità (Consob, Banca d’Italia, Isvap) hanno richiesto la pubblicazione delle loro considerazioni sull’argomento della distribuzione degli utili, al fine di invocare la massima prudenza nell’operazione.
Le finalità della Guida sono quelle di specificare alcuni punti del decreto legislativo ed in particolare di ricondurre la questione della distribuibilità di utili non esplicitamente richiamati dal D.Lgs. n. 38/2005, ai principi generali stabiliti dall’art. 6 dello stesso decreto che distingue gli utili tra “disponibili” e “indisponibili”.
Sono disponibili le plusvalenze derivanti dall’applicazione del fair value agli strumenti finanziari di negoziazione, dall’operatività in cambi e dalle operazioni di copertura.
Sono indisponibili gli utili che derivano dalle valutazioni al fair value degli investimenti immobiliari e delle attività biologiche.
Stessa cosa vale per le plusvalenze da fair value iscritte nel conto economico.
È possibile, così, distinguere quelle “distribuibili”, espressamente richiamate dalla norma (portafoglio di negoziazione, operatività in cambi e di copertura), e quelle “non distribuibili”, formate da tutte le altre plusvalenze che possono essere distribuite solo quando vengono realizzate.
L’art. 7 del decreto tratta, invece, della disciplina delle variazioni di patrimonio netto rilevate nello stato patrimoniale di apertura del primo bilancio d’esercizio redatto secondo i principi contabili Ifrs, in cui si opera una prima fondamentale distinzione per le differenze di valutazione rilevate, alla data di transizione, tra riserve indisponibili e riserve disponibili.
L’importo della riserva indisponibile è pari alle plusvalenze imputate a conto economico, al netto del relativo effetto fiscale determinato in base allo Ias12.
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 246 del 22 ottobre 2009 il Decreto legislativo del 25 settembre 2009, n. 146 contenente disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. del 19 novembre 2007, n. 229, recante attuazione della direttiva 2004/25/ in materia di offerte pubbliche di acquisto.
Le disposizioni entreranno in vigore il 6 novembre.
La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 21320 del 6 ottobre 2009, ha stabilito, in tema di agevolazioni tributarie per le piccole e medie imprese, la decadenza dal diritto di fruire del credito d’imposta per l’assunzione di nuovi dipendenti la pmi che, pur invitata a regolarizzare la domanda, non ottempera entro il termine di 15 giorni dal ricevimento dell’invito dell’ufficio.
E’, quindi, legittimo negare anche le agevolazioni per gli investimenti nelle aree svantaggiate, disposti dall’art. 8 della legge 388/2000, all’azienda che non comunica i dati all’ufficio entro il termine stabilito.