Source: http://dirittoegiustizia.it/allegati/16/0000085170/TAR_Piemonte_sez_II_sentenza_n_667_19_depositata_il_5_giugno.html
Timestamp: 2020-07-13 01:06:34+00:00
Document Index: 14461208

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 128', 'art. 28', 'art. 3', 'art. 95', 'art. 128', 'art. 143', 'art. 128']

(TAR Piemonte, sez. II, sentenza n. 667/19; depositata il 5 giugno) - AMMINISTRATIVO | Diritto e Giustizia
TAR Piemonte, sez. II, sentenza 29 maggio - 5 giugno 2019, n. 667
Presidente Ravasio – Estensore Cattaneo
La sig.ra Maristella Zuccalà ha impugnato il provvedimento prot. n. 8859/5/2/RG, del 18.11.2013 con cui il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Ufficio della motorizzazione civile di Vercelli - ha disposto la revisione della sua patente di guida, mediante nuovo esame di idoneità tecnica, ai sensi dell’art. 128, d.lgs. n. 285/1992 e la relativa comunicazione di avvio del procedimento, articolando le seguenti doglianze: violazione dell’art. 28, d.lgs. n. 285/1992 e dell’art. 3, l. n. 241/1990; violazione dei principi di trasparenza e buon andamento dell’azione amministrativa anche con riferimento all’art. 95 Cost.; eccesso di potere per difetto di istruttoria, difetto ed insufficiente motivazione, per illogicità manifesta e travisamento dei fatti.
Si è costituito in giudizio il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, chiedendo il rigetto nel merito del ricorso.
All’udienza del 29 maggio 2019 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Ad avviso della ricorrente il provvedimento impugnato sarebbe viziato per difetto di motivazione e istruttoria e per violazione dell’art. 128, d.lgs. n. 285/1992, non indicando quali siano le ragioni, ulteriori rispetto al mero richiamo alla violazione del codice della strada commessa (art. 143, c. 11, d.lgs. n. 285/1992), che abbiano fatto sorgere dubbi sulla persistenza dei requisiti di idoneità tecnica.
Inoltre, sussisterebbe una discrepanza tra quanto accertato nel verbale di constatazione della legione Carabinieri del Piemonte e della Valle D’Aosta del 29.9.2013 ed il provvedimento impugnato: nel primo è dato atto che la sig.ra Zuccalà “circolava contromano … invadendo … la corsia opposta, che era destinata all’opposto senso di marcia …” e nel secondo invece che la sinora “circolava contromano e andava a collidere contro veicolo antagonista …”: la sig.ra Zuccalà percorreva, contromano, una strada a doppio senso di circolazione e non una strada a senso unico, come si desumerebbe dal provvedimento impugnato.
Le censure sono infondate per le ragioni già affermate in sede cautelare.
Se, in linea di principio, una sola infrazione alle norme del codice della strada non può costituire, di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l'idoneità e la capacità di guida del conducente, il presupposto del provvedimento inteso a prescrivere la revisione della patente, essendo necessario, pertanto, un apparato motivazionale, non può in concreto escludersi che la natura e le circostanze dell'infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti indicati dall'art. 128 del codice (Consiglio di Stato sez. VI 1 settembre 2009 n. 5116; sez. IV 3/10/2018 n. 5682).
Ciò accade nel caso di specie: la ricorrente, guidando ad alta velocità, ha invaso l’opposta corsia di marcia, andando a collidere con un autocarro, riportando lesioni e causando ingenti danni ai due veicoli coinvolti.
Questa violazione, per la sua indubbia gravità, giustifica, di per sé sola, l’insorgere di dubbi sulla persistenza dell'idoneità tecnica della ricorrente e integra una sufficiente motivazione della decisione dell'amministrazione di sottoporla ad esame di idoneità (cfr. T.A.R. Lazio, Latina, sez. I, 08/04/2019, n. 257).
Né, infine, sussiste la contraddittorietà lamentata: non vi sono discrepanze, quanto alla descrizione della violazione commessa, tra quanto accertato dai carabinieri e quanto riportato nel provvedimento impugnato, in cui non si afferma affatto che la circolazione contromano avveniva in una strada a senso unico.
Per le ragioni esposte il ricorso è infondato e deve essere respinto.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, a favore della parte resistente, che liquida in euro 3.000,00 (tremila/00), oltre oneri di legge.