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Timestamp: 2018-01-22 18:18:19+00:00
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gennaio | 2014 | Aspettare stanca
L’Italicum il 30 gennaio dovrebbe passare dalla Prima Commissione all’Aula della Camera
Arriva il 29 gennaio, via Twitter, da Matteo Renzi, la conferma che l’intesa definitiva (sic) sulla riforma della legge elettorale è in dirittura d’arrivo. Una mattinata di incontri e colloqui telefonici fra i due partiti (Pd e Forza Italia), di fatto i principali contraenti, ha prodotto due principali novità: le sigle minori che entreranno nelle coalizioni parteciperanno alla distribuzione dei seggi se raggiungeranno il 4,5 per cento e non più il 5 per cento dei consensi. Ma, soprattutto, un innalzamento dal 35 al 37 per cento della soglia da raggiungere perché una coalizione ottenga il premio di maggioranza (che porterebbe comunque a non più del 55 per cento dei seggi) senza passare a un ballottaggio.
Restano immutate le altre due soglie: quella dell’8 per cento per cento per le sigle non coalizzate e del 12 per cento per le coalizioni. Si starebbe concordando di introdurre la cosiddetta norma salva-Lega, che prevede una soglia del 7-8 per cento in almeno tre regioni per chi si presenta in non più di 7 regioni.
Rimane aperto il fronte delle preferenze. Nuovo Centrodestra, Popolari Per l’Italia e Scelta Civica insistono con i loro emendamenti che saranno esaminati e votati dalla Commissione Affari Costituzionali nella mattinata di oggi 30 gennaio, insieme con quelli sulle norme di garanzia di genere, sulle primarie e contro il divieto delle pluricandidature, osteggiato dal NCD e non sostenuto da FI.
Si farà di tutto per arrivare nel pomeriggio in Aula. Infatti, anche solo un veloce passaggio, consentirà di contingentare i tempi di discussione a febbraio nell’assemblea e prevedere un rapido trasferimento al Senato.
Tag:articolo 51, Cambiamento, camera dei deputati, cariche elettive, costituzione italiana, deficit democratico, diritti, elezioni politiche, parità uomo donna
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L. elettorale: 50 associazioni donne,parità nelle candidature. Appello a tutti i partiti, non rimangiatevi gli impegni assunti
(ANSA) – ROMA, 29 GEN – Un “pressante” appello a tutti i partiti perché sulla riforma delle legge elettorale “non facciano prevalere interessi particolari e non si rimangino gli impegni assunti” sul nodo delle candidature paritarie donna-uomo viene rivolto da 50 associazioni, reti e movimenti femminili, firmatarie dell’Accordo Comune per La Democrazia Paritaria.
In una nota le associazioni definiscono “allarmanti” le notizie provenienti dal Parlamento, considerato che “dalle trattative in corso tra forze politiche, in vista di modifiche al testo di riforma della legge elettorale, pare a rischio la richiesta, largamente condivisa, di rendere effettiva l’alternanza di genere nelle liste elettorali”.
Alle deputate e senatrici “che pubblicamente si sono impegnate a modificare il testo ed hanno presentato e non ritirato emendamenti condivisi” le associazioni firmatarie dell’appello chiedono di “rafforzare la loro azione comune”. “Da parte nostra – assicurano- sosterremo con tutte le nostre forze la battaglia parlamentare il cui esito sarà tanto più positivo quanto più sarà condiviso dentro e fuori il Parlamento. Si tratta di far compiere un salto di qualità, un avanzamento alla nostra democrazia, non di mercanteggiare quote”.
Intanto ha raccolto già quasi 900 firme una petizione lanciata sul web per una “vera democrazia paritaria”. (ANSA).
Si moltiplicano dichiarazioni e comunicati.
Ne segnaliamo solo alcuni:
Link alla video intervista.
http://www.noidonne.org/videogallery-dettaglio.php?ID=0031
Gli emendamenti relativi alla democrazia paritaria non sono stati ritirati, anzi vengono sostenuti con convinzione nella Prima Commissione Camera.
commissione affari costituzionali camera stralcio dibattito 28 gennaio
E’ necessario intensificare gli sforzi per sostenere il raggiungimento della riforma elettorale positiva con il rispetto sostanziale delle norme antidiscriminatorie.
Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato, invita a sottoscrivere e a far o sottoscrivere la petizione promossa da qualche giorno, che chiede una riforma che apra ad una democrazia realmente paritaria: https://www.change.org/petitions/deputati-e-senatori-di-tutte-le-forze-politiche-noicisiamo-uomini-e-donne-per-una-vera-rappresentanza-di-genere-nell-italicum
Comunicato della Sen. Monica Cirinnà
Richiesta urgentissima a tutte le donne , ma soprattutto agli UOMINI di buona volontà !
Mercoledì scorso è stata depositata in Commissione Affari Costituzionali alla Camera la proposta di riforma della legge elettorale.
Avevo chiesto, insieme a tante e tanti, che qualunque fosse la nuova legge, fosse finalmente affermato il principio della democrazia paritaria: così non è.
L’italicum non e’ sufficiente a garantire una democrazia paritaria.
In tante, deputate e senatrici di ogni partito politico, associazioni e organizzazioni della società civile, lo abbiamo detto con forza e chiarezza .
In queste ore alla Camera saranno presentati emendamenti anche in questo senso, e continueremo a lavorare nel corso di tutto il dibattito parlamentare per ottenere un cambiamento della legge in questa direzione.
Vi invito a far sentire anche la vostra voce! La voce di tutti, uomini e donne contro la discriminazione.
Se condividete il fatto che si può fare di più, firmate la petizione procedendo su questo link.
Pia Locatelli: sulla parità di genere non si tratta: fare rete e restare compatte.
Reoubblica 29 gennaio
Legge elettorale, Agostini: “Non può prescindere da parità”
di Roberta Agostini, pubblicato il 29 gennaio 2014
“Il sostegno alle proposte di modifica che introducono nel nuovo testo di riforma elettorale regole per la parità, sia per la composizione delle liste sia per la scelta dei capilista, è stato ampio e plurale: insieme a colleghe e colleghi di diversi gruppi, in maniera trasversale, abbiamo sottoscritto e depositato alcuni emendamenti che non sono stati ritirati e sui quali, anzi, ci auguriamo di avere il supporto di tutti quei parlamentari, non solo donne, che ritengono che una buona riforma elettorale non possa prescindere dal principio della democrazia paritaria”. Così Roberta Agostini, responsabile nazionale donne Pd e vice presidente della commissione Affari Costituzionali.
“La Direzione del Pd – aggiunge – qualche giorno fa ha approvato unanimemente un ordine del giorno che va proprio in questa direzione e che conferma che l’applicazione del principio della parita’ di genere e del rispetto dell’articolo 51 nella nuova legge elettorale e’ un punto fermo dal quale non si puo’ prescindere”.
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Donne nelle giunte: insieme alle leggi serve un cambiamento culturale
Si è svolto giovedì 23 gennaio presso la Sala Aquiro del Senato della Repubblica il convegno “Giunte e pari opportunità” organizzato dal Soroptimist International d’Italia e dalla Rete per la Parità, per tracciare un bilancio dell’applicazione della legge 215 del 2012. La legge che ha sancito per la prima volta l’obbligo della presenza delle donne negli organismi collegiali degli enti locali, dopo che una serie di sentenze amministrative avevano annullato le giunte di quei comuni tutte al maschile o con una presenza veramente esigua di donne.
L’uguaglianza e le pari opportunità sono un principio costituzionale e nonostante le leggi e le decisioni dei giudici fanno fatica ad affermarsi nella nostra democrazia, perché serve anche e soprattutto un cambiamento culturale: è quanto sostenuto dalle senatrici e dalle relatrici , ribadito dalle intervenute al dibattito, moderato da Anna Maria Isastia, Presidente nazionale del Soroptimist International d’Italia.
Un convegno, quello tenutosi in Senato, che è arrivato proprio nel momento in cui dalle parlamentari di tutti gli schieramenti e dalle associazioni di donne si è alzata la barricata contro l’illusoria presenza di strumenti di riequilibrio della rappresentanza di genere nella proposta di legge elettorale lanciata dal Segretario del PD, soprannominata Italicum.
Come ha rilevato Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato: “Nel disegno di legge non c’è traccia dell’annunciata parità di genere: si prevede solo che nelle liste ogni due candidati si dovrà cambiare genere e il proclamato 50&50 riguarda il totale delle candidate e dei candidati nelle circoscrizioni, che raccolgono molti collegi. Se la legge non imporrà donne al 50% capolista e l’alternanza di genere nelle singole liste le donne elette saranno poche. La riforma elettorale va fatta, ma se non si completano le riforme sul tema delle donne, si torna indietro”.
Le donne in Italia fanno fatica a rompere il tetto di cristallo nella politica, nell’economia e nella società perché spesso, come messo in evidenza dalla Senatrice Elena Fattori del Movimento 5 stelle, sono lasciate sole nei loro impegni di cura familiare, soffrono più degli uomini di difficoltà economiche e nella difficile conciliazione di vita privata e lavorativa scelgono spesso la prima alla seconda. In questa condizione chi ci rappresenta in Parlamento deve poter fare la sua parte approvando provvedimenti che vadano a scardinare quelle debolezze strutturali nell’affermazione delle donne nei vertici di ogni settore.
Le leggi servono – ha sottolineato la Senatrice Stefania Giannini, Segretaria nazionale di Scelta Civica – soprattutto per il potenziamento della presenza e della partecipazione politica delle donne in Italia, un paese che il Global Gender Gap classifica al 65° posto per quanto riguarda la scolarizzazione, 72° per la salute, 44° per l’accesso al potere politico e al 97° per la partecipazione alla vita economica.
La graduatoria stilata annualmente dal World Economic Forum valuta la disparità di genere in base a quattro indici, ruolo nell’economia, istruzione, qualità della vita e partecipazione politica delle donne nelle istituzioni, e nella classifica generale l’Italia si piazza al 71° posto su 136 paesi.
La presenza delle donne nella Giunta di Roma Capitale, come affermato dalla Senatrice Monica Cirinnà con vigore nel suo intervento, ha dovuto ottenerla per via giudiziaria, promuovendo il ricorso al Tar del Lazio che ha annullato la composizione della giunta guidata dall’allora sindaco Gianni Alemanno, che si è ostinato fino alla fine del suo mandato a osteggiare la presenza femminile nella sua squadra di governo.
Per arrivare alle tante sentenze dei Tribunali amministrativi che hanno sancito che le pari opportunità vanno rispettate c’è stata anche l’iniziativa dei ricorsi presentati dalle associazioni delle donne.
Come messo in evidenza da Rosanna Oliva e Agnese Canevari della Rete per la Parità e di Aspettare stanca, che, insieme con altre associazioni unite nell’Accordo per la democrazia paritaria, hanno anche supportato le parlamentari, per ottenere l’approvazione della legge 215 del 2012 e sono ancora impegnate per raggiungere altri risultati in Parlamento.
Grazie alla relazione di Francesca Ragno, dottore di ricerca in teoria dello stato e autrice del libro “Il rispetto del principio di pari opportunità. L’annullamento delle giunte regionali e degli enti locali”, pubblicato dal Soroptimist, sono state ripercorse le tappe di tante sentenze amministrative, partendo da Taranto, passando per Roma, per la Sardegna, la Campania e tante altre realtà comunali, per arrivare a un dato di fatto: l’articolo 51 della nostra Carta Costituzionale è direttamente cogente e precettivo e tutte le articolazioni territoriali di cui si compone la Repubblica, dalle Regioni ai Comuni, devono adoperarsi per rendere effettivo questo diritto.
Però nonostante le sentenze e le leggi, come messo in evidenza da Antonella Anselmo, l’avvocata che ha curato vari ricorsi contro giunte non paritarie, finché non si cambia l’atteggiamento culturale le pari opportunità avranno ancora una vita difficile.
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Per superare la diatriba su preferenze sì preferenze no Aspettare stanca propone primarie regolamentate per legge
L’avevamo preannunciato nel nostro post del 25 gennaio, ora siamo in grado di mettere a disposizione una bozza di proposta di legge che affronta e cerca di risolvere le criticità che finora hanno appannato le primarie sperimentate con la legge toscana per le elezioni del Consiglio regionale e quelle promosse dal Partito democratico.
Una bozza a cura di Rosanna Oliva e di Agnese Canevari, che contiene anche norme di garanzia di genere.
Una proposta da integrare o correggere, ma che ci sembra una valida base di partenza.
Introduzione di norme per la selezione delle candidate e dei candidati alle elezioni del Parlamento attraverso elezioni primarie
L’introduzione di un sistema di elezioni primarie in Italia é particolarmente importante per completare la riforma elettorale per l’elezione del Parlamento. (more…)
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Italicum: gli emendamenti in Commissione entro le 13 di lunedì 27
Forse il treno ha una velocità eccessiva: ieri in Commissione, nonostante le perplessità sul nuovo testo integrato proposto dal relatore, la Commissione lo ha adottato come testo base, sul quale gli emendamenti potranno essere presentati entro le 13 di lunedì. Prima Commissione seduta del 24
Mercoledì 29 è gia prevista la calendarizzazione in Aula, e si può facilmente prevedere che il vero confronto avverrà in assemblea.
A meno di deragliamenti o peggio, il testo approvato dalla Camera dovrebbe presto arrivare, questa volta davvero blindato, al Senato, per diventare una legge sulla quale già piovono le minacce della richiesta di un referendum abrogativo (oggi Schifani ) o di un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale (giorni fa l’avvocato Bozzi ) .
Il testo del relatore adottato come testo base nella seduta di ieri della prima Commissione Camera
1. L’articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è sostituito dal seguente:
2. Il territorio nazionale è diviso nelle circoscrizioni elettorali indicate nella tabella “A” allegata al presente testo unico. Per la presentazione delle candidature e per l’assegnazione dei seggi ai candidati, ciascuna circoscrizione è ripartita nei collegi plurinominali indicati nella tabella “B” allegata al presente testo unico. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e fermo quanto disposto dall’articolo 2, l’assegnazione dei seggi alle liste e coalizioni di liste nel territorio nazionale è effettuata dall’Ufficio centrale nazionale, a norma degli articoli 77, 83 e 84, con l’eventuale attribuzione di un premio di maggioranza, a seguito del primo turno di votazione qualora una lista o una coalizione di liste abbia conseguito un numero di voti validi pari almeno al trentacinque per cento del totale nazionale, ovvero a seguito di un turno di ballottaggio ai sensi dell’articolo 83»; (more…)
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Per l’Italicum in Prima Commissione Camera due no (M5S e Lega) e tanti Si, che forse sono NI
Sul sito della Camera in Prima Commissione non c’è ancora (ore 9 di oggi), il resoconto della seduta di ieri (24 gennaio).
Assurdo, visto che si dubita che gli uffici della Camera lavorino di sabato o domenica e che già lunedì scade il termine per gli emendamenti!
E, a proposito di carenza di informazione, il record spetta di diritto a quanto riguarda le politiche di genere, che dovrebbero limitare il deficit italiano della presenza femminile nelle assemblee elettive e nei luoghi decisionali.
Le denunce delle parlamentari e delle associazioni sui trucchi ideati per svuotare le norme antidiscriminatorie che erano state annunciate si trovano solo online. Nell’Italicum il 50 e 50 si calcola sul totale delle liste della circoscrizione e l’alternanza di genere nelle liste bloccate è scomparsa. Inoltre, come se non bastasse, il limite di due candidature consecutive di candidati dello stesso sesso è una beffa.
Questo indegno gioco delle tre carte interessa e preoccupa solo le donne e non è giudicato degno di far notizia. O forse l’oscuramento fa parte della complessa strategia degli uomini arroccati nelle loro poltrone, che temono di perdere il potere e continuano ad abusare della loro posizione dominante?
Invece dai mass media fioccano notizie sulle firme da parte di vari Gruppi del testo concordato. Solo M5S e lega si dichiarano contro.
Ma se analizziamo cosa accompagna le firme, si capisce che si tratta solo di annunci, destinati a essere smentiti immediatamente.
Il muro contro muro su preferenze si-preferenze no, anche all’interno di uno stesso partito e del Governo, che ha coinvolto addirittura Enrico Letta e Franceschini, è uno dei nodi cruciali, così come le pluricandidature, che sono vietate nel testo presentato dal relatore e invece FI vuole introdurre. E ancora su chi disegnerà le circoscrizioni, ossia l’insieme dei collegi su scala territoriale, sono divisi NCD e FI.
Insomma la firma del testo è solo di facciata e si sta verificando quanto era facile prevedere, vista la forzatura e l’anomalia della mossa Renzi- Berlusconi, della quale su questo BLOG abbiamo messo in luce la conseguente anomalia dell’iter in Parlamento.
Sulle divisioni nel PD interessante l’articolo che segue.
http://giacomosalerno.com/2014/01/25/riforme-la-resa-dei-conti-nel-pd-goffredo-de-marchis/
Tag:articolo 51, Associazioni
La riforma elettorale in Parlamento, l’Italicum parte dalla Camera.
Per cominciare ad ipotizzare il destino in Parlamento della proposta Renzi Berlusconi, presentata come blindata, è bene capire a che punto siamo e di conseguenza cosa potrebbe avvenire nelle prossime settimane.
Ieri (22 gennaio) dopo l’approvazione giorni fa del generico documento concordato tra Renzi e Berlusconi, e approvato dalla Direzione nazionale del PD, il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Sisto (FI), ha depositato, in qualità di relatore delle proposte già all’esame della Commissione, un proprio “testo unificato”, composto di due articoli, il primo per la riforma delle norme elettorali per la Camera, il secondo relativo al Senato.
Si tratta del testo presentato nelle ore precedenti come frutto delle larghe intese Renzi- Berlusconi, sottoscritto successivamente anche dal NCD, quindi da due partiti governativi e uno dell’opposizione.
La differenza rispetto ad un ipotetico testo concordato con i partiti che sostengono il Governo non è di poco conto e non è difficile prevedere una pioggia di emendamenti già nella prima fase, presso la Commissione Affari costituzionali Camera, alla quale sono già assegnati una proposta d’iniziativa popolare e numerose altre presentate dai deputati dei vari gruppi e che ha proceduto ad una numerosa serie di audizioni.
E’ bene ricordare che il rappresentante del Governo, in assenza di una proposta governativa e, a quanto risulta, anche di un accordo Governo-proponenti, sarà libero di valutare di volta in volta se uniformarsi al parere del relatore, facendo prevalere o meno il contenuto del testo unificato di cui sopra.
Così come Gruppi o singoli parlamentari dei Gruppi che appoggiano il Governo sarebbero liberi di adeguarsi o meno al parere del Governo e non dovrebbero neanche vedersela col partito di appartenenza, se tra quelli che hanno fatto conoscere il proprio dissenso su alcune scelte adottate nel testo.
A questo si aggiunge un’altra incognita, dovuta al comportamento che adotteranno i parlamentari dei gruppi che non appoggiano il Governo, che potrebbero portare a intese maggioranza-opposizione su contenuti opposti, senza dimenticare possibili iniziative personali che potrebbero prendere i parlamentari della stessa FI.
Se ne è avuto un primo esempio immediatamente prima dell’ufficializzazione del testo, quando FI aveva prospettato l’ìpotesi, poi rientrata, di una modifica per non penalizzare la Lega Nord.
Il testo, criticabile e criticato anche per quanto riguarda i citeri riguardanti la composizione per genere delle liste bloccate, dovrà fare i conti anche con il patto trasversale tra le deputate di tutti i gruppi annunciato nella conferenza stampa del 21 gennaio.
E’ previsto che l’’Aula della Camera avvierà la discussione della legge elettorale nel pomeriggio di mercoledì 29 gennaio: lo ha deciso oggi la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Le votazioni sul testo avranno inizio il 30 gennaio.
Successivamente l’iter proseguirà al Senato, dove si riapriranno i giochi.
La strategia del nuovo Segretario del PD, che ha scelto di non partire da intese con i partiti al Governo, comincia a mostrare i lati deboli e permette una facile previsione.: il testo è blindato solo nelle intenzioni.
Ecco le norme antidiscriminatorie previste all’articolo 1, comma 3 per la Camera e all’articolo 2, comma 14 per il Senato
« Ogni lista, all’atto della presentazione,è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un ordine numerico.
La lista è formata da un numero di candidati pari almeno alla metà del numero di seggi assegnati al collegio plurinominale e non superiore al numero di seggi assegnati al collegio plurinominale. A
pena di inammissibilità, nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento, con arrotondamento
all’unità superiore, nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere.”
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Ultime notizie sulle riforme elettorali per il Parlamento
Siamo al giro di boa (definitivo?) delle discussioni sulla riforma elettorale per il Parlamento che, prima della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014, si basavano su dati non completi sul destino del porcellum.
A proposito delle norme antidiscriminatorie di genere, dobbiamo riscontrare che, come in tutte le precedenti occasioni, nel confronto tra i partiti e sui mass media non si tiene nel debito conto il problema del riequilibrio della rappresentanza sotto il profilo del genere, per le quali l’UDI ( anche con una proposta di legge d’iniziativa popolare ormai decaduta), Aspettare stanca, Rete per la Parità e tante altre associazioni si battono da anni e si impegnano insieme, grazie alla sottoscrizione dell’Accordo per l’azione comune per la democrazia paritaria sottoscritto da 55 associazioni e gruppi di donne.
Si auspica che il problema sia tenuto presente nella Prima Commissione della Camera dei Deputati, perché evidenziato non solo in molte delle proposte di legge all’esame, ma anche negli interventi delle esperte audite.
Per un giro d’orizzonte più generale, pensiamo sia utile un riepilogo delle ultime notizie sul WEB, a partire da lunedì 14, giornata di audizioni di costituzionalisti non ancora al corrente delle motivazioni, disponibili solo dal pomeriggio della stessa giornata.
Una prima amara considerazione, il Parlamento, ormai da tempo, da troppo tempo, lascia alla Corte Costituzionale o alla Cassazione il compito di sopperire alle proprie gravi lacune, purtroppo solo nei limiti in cui questo è possibile.
E una seconda, altrettanto amara, considerazione, derivante dalle recenti vicende della condanna dell’Italia arrivata da Strasburgo a proposito dei cognomi delle figlie e dei figli, sulla quale torneremo presto con appositi commenti. S’immagina di colmare decenni di ritardo con una proposta fatta approvare in poche ore dal Consiglio dei Ministri, dal contenuto lacunoso e non rispettoso della parità tra coniugi alla base della condanna.
Esattamente la stessa fretta che connota l’iniziativa del nuovo segretario del PD sulla riforma elettorale, che si è posto l’obiettivo di un varo in tempi brevi della riforma delle norme elettorali per il Parlamento, attesa da anni.
In caso di mancato largo accordo tra i partiti sulla riforma elettorale a Costituzione invariata e nei tempi programmati, (la I Commissione Senato dovrebbe far arrivare un testo in Aula il 27 gennaio) sembra di capire che Renzi intenda attivarsi per una riforma elettorale del Parlamento emendato del bicameralismo perfetto, con una drastica riduzione del numero dei parlamentari.
Non sfugge a nessuno che un rinvio ai tempi più lunghi indispensabili per le modifiche costituzionali darebbe al Governo e al Parlamento maggiore respiro. Non certo perché la modifica della legge elettorale delegitterebbe il Parlamento eletto con la legge precedente ( il prof. D’Alimonte l’ha definita giustamente “una balla”) . Al contrario, la Comunità europea condanna modifiche elettorali a ridosso delle elezioni, che non consentono di assorbire le nuove norme, e, se non bastasse, anche la Corte Costituzionale ha largamente esposto nella recente sentenza i motivi per cui la modifica che ha deciso non ha alcun effetto sulla legittimazione dei nostri attuali rappresentanti.
Il nuovo porcellum è un proporzionale puro con preferenza unica, senza premio di maggioranza, privo di norme antidiscriminatorie come la doppia preferenza di genere, e non in grado di assicurare la governabilità, intesa non come consociativismo ad ogni costo, ma come maggioranze coese e frutto della libertà di scelta nell’elezione dei rappresentanti in Parlamento
Importante adoperarsi per una prima riforma a Costituzione invariata, tempi più lunghi aumenterebbero il rischio di una chiamata alle urne (non a caso ora invocata dal M5S) con il porcellum come modificato dalla sentenza della Corte, che porterebbe il Paese in una situazione di ingovernabilità che non possiamo permetterci.
Depositata la sentenza n. 1 del 2014,
ora sono note le motivazioni.
cliccando su 1/2014
http://www.huffingtonpost.it/stefano-ceccanti/la-sentenza-salva-tutti-e-3-i-sistemi-renzi_b_4591183.html?utm_hp_ref=italy
La sentenza 1/2014 sulla legge elettorale ha anzitutto un effetto diretto.
Cadono subito:
-sia i premi di maggioranza (nazionale alla Camera, regionali al Senato) che erano congegnati male, senza soglia e illimitati, (la somma di quelli regionali al Senato era anche una lotteria);
-sia le liste bloccate lunghissime che non consentivano la conoscenza tra eletti ed elettori.
La Corte non poteva lasciare un vuoto: quindi se sciogliessero le Camere domattina si voterebbe con la proporzionale pressoché pura e con la preferenza unica sia alla Camera sia al Senato. Sistemi costituzionali, ma disastrosi ai fini della governabilità (proporzionale quasi pura) e con enormi controindicazioni sui costi delle campagne e la coesione interna delle forze politiche (la preferenze in circoscrizioni enormi).
La sentenza ha però anche un effetto indiretto. Escludendo solo quel tipo di premi e quel tipo di liste, si salvano nel dibattito politico già entrato nel vivo tutti e tre i sistemi indicati da Renzi, oltre a molti altri possibili:
-quello simil-spagnolo perché le liste bloccate sono corte e il premio limitato al 15 per cento;
-la Mattarella rivista perché sono ammessi anche i collegi uninominali e perché il nuovo dosaggio tra principio maggioritario e proporzionale (75-10 con un 15 come clausola di salvaguardia maggioritaria) inserisce comunque dei temperamenti;
-il doppio turno di coalizione perché per assegnare il premio prevede una soglia esigente in mancanza della quale si va ad un ballottaggio.
La sentenza consente per inciso di capire anche qualche altra cosa niente affatto irrilevante:
-restano in piedi tutte le leggi elettorali regionali perché si tratta di livelli di rappresentanza non comparabili, dai premi senza soglia in unico turno alle liste bloccate corte della Toscana;
-gli effetti si producono solo per il prossimo Parlamento,quindi l’attuale è pienamente legittimato;
-dalla critica ai premi regionali per il Senato si ricava che, a Costituzione invariata, essendo quello Camera una assemblea che dà la fiducia a un Governo sarebbe ammissibile anche lì, volendo un premio nazionale.
C’è quindi ampia materia per muoversi nella direzione indicata dal presidente Napolitano già nello scorso dicembre, ossia nel solco della scelta maggioritaria del referendum del 1993, con i vincoli non invasivi ora precisati dalla Corte.
E quello di D’Alimonte
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIEA0D04620140114
Secondo Beppe Grillo,
http://www.beppegrillo.it/2014/01/porcellum_incostituzionale_ma_non_troppo.html?s=n2014-01-14
e poi il M5S lancerà un sondaggio online
Intanto presso la I Commissione Camera
( Per la composizione vedi http://www.camera.it/leg17/99?shadow_organo_parlamentare=2075)
si svolgono le audizioni di esperti
lunedì 13 gennaio http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2014/01/13/leg.17.bol0155.data20140113.com01.pdf
(alle ore 17.14 l’autorevole audizione della prof. Maria Elisa D’Amico, componente del Comitato scientifico della Rete per la Parità)
http://webtv.camera.it/archivio?id=4522&position=0
Legge elettorale, tutti vogliono il sistema spagnolo. Ma nessuno lo …Il Fatto Quotidiano
Dall’altra il sindaco ha deciso di affidarsi al parere ed ai consigli di Roberto D’Alimonte. E quest’ultimo, sul Sole 24 Ore, proprio oggi scrive: “In questa …
ed ecco una delle più recenti dichiarazioni di Renzi
martedì 14 gennaio 2014 19:32
ROMA (Reuters) – Il Pd avanzerà una sua proposta di riforma elettorale solo se sarà certo di poterla realizzare, altrimenti è tempo perso, e la riforma dovrà andare di pari passo con la modifica del bicameralismo e del Senato.
“Il Pd si presenta con una legge elettorale solo in condizioni di portare a casa il risultato, altrimenti è tempo perso”, ha risposto Renzi alla domanda – posta nel corso del dialogo del segretario del Pd su Twitter – se il partito avanzerà una sua proposta.
Lo schema D’Alimonte Il Sole 24 Ore
Così Roberto D’Alimonte, professore alla LUISS ed editorialista del Sole 24 Ore, ai microfoni di Radio24 .
Per saperne di più, un intero dossier:
http://www.camera.it/leg17/465?tema=972&Le+proposte+di+legge+di+riforma+elettorale
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