Source: http://www.avvocato-penalista-bologna.it/news/consulenza-legale/bancarotta-fraudolentadiritto-penale/
Timestamp: 2017-11-20 00:07:19+00:00
Document Index: 33879199

Matched Legal Cases: ['art. 216', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 216', 'art. 223', 'art. 219', 'art. 81', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 216', 'art. 223', 'art.\n15', 'art. 216', 'art. 216', 'art. 216', 'art. 216', 'sentenza ', 'art. 99', 'sentenza ', 'art.\n99', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 223', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 216', 'art. 223', 'art. 219', 'art. 81', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 216', 'art. 223', 'art.\n223', 'art. 216', 'art. 216', 'art. 216', 'art. 216', 'sentenza ', 'art. 99', 'sentenza ', 'art.\n223', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

REATO DI BANCAROTTA FRAUDOLENTA ,REATO BANCAROTTA FRAUDOLENTA, BANCAROTTA SEMPLICE, bancarotta fraudolenta aggravata prescrizione, bancarotta fraudolenta aggravata prescrizione, bancarotta fraudolenta per dissipazione, bancarotta fraudolenta cosa vuol dire, bancarotta fraudolenta sequestro per equivalente, bancarotta fraudolenta sentenze cassazione, bancarotta fraudolenta socio srl, bancarotta fraudolenta quanti anni di carcere, bancarotta fraudolenta querela bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, bancarotta fraudolenta preferenziale, bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, bancarotta fraudolenta rito abbreviato, bancarotta fraudolenta falso in bilancio, bancarotta fraudolenta per srl, bancarotta fraudolenta legge fallimentare, bancarotta fraudolenta , bancarotta fraudolenta arresto aggravata prescrizione, bancarotta fraudolenta tentativo ,bancarota fraudolenta Bologna, Bancarotta fraudolenta Treviso,Bancarotta fraudolenta Faenza, reato di Bancarotta fraudolenta Lugo,reato di Bancarotta fraudolenta Imola , bancarotta fraudolenta per distrazione elemento soggettivo, bancarotta fraudolenta sas,bancarotta fraudolenta difesa penale PENALE, AVVOCATO PENALISTA,PROCESSO PENALE
reati fallimentari prescrizione
reati fallimentari concordato preventivo
BANCAROTTA FRAUDOLENTA DISTRAZIONE DOCUMENTALE , DIRITTO AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA MILANO DIFENDE REATI FALLIMENTARI penale, appello penale,avvocato penalista Bologna, studio legale penale Bologna ,ricorsi per cassazione penale, arresto in flagranza
Le norme incriminatrici trovano collocazione all’interno di una legge speciale, che è la Legge Fallimentare che regola anche gli aspetti civilistici del fallimento.
QUANDO è addebitabile reato fallimentare?
sia addebitata una condotta rientrante tra i reati fallimentari occorre che il soggetto sia un imprenditore commerciale o una società, oppure uno dei soggetti (l’amministratore o il liquidatore, ad esempio) che rappresentano la società.
I principali reati c.d. fallimentari sono i reati di bancarotta, punibili non in quanto tali, ma solo quando l’imprenditore venga dichiarato fallito. In sostanza, la dichiarazione di fallimento costituisce elemento costitutivo dei rati di cui si tratta. Non si esclude, tuttavia, che sussistendone i requisiti, le condotte di seguito descritte possano configurare altri illeciti imputabili all’imprenditore non raggiunto da una dichiarazione di fallimento.
1) la bancarotta fraudolenta che si realizza quando l’imprenditore distrae, occulta, dissimula, distrugge o dissipa in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, espone passività inesistenti (è la bancarotta fraudolenta patrimoniale);
2) quando sottrae, distrugge o falsifica, in tutto o in parte, in modo tale da procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li tiene in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari (bancarotta fraudolenta documentale), oppure ancora, a scopo di favorire taluni creditori rispetto ad altri esegue pagamenti o simula titoli di prelazione (è la bancarotta fraudolenta preferenziale). Con tale ultima previsione il Legislatore ha inteso garantire anche in via penale la c.d. par condicio tra la massa dei creditori, ovvero la possibilità che ognuno di essi possa essere soddisfatto nei propri crediti dalla procedura fallimentare che è concorsuale e riguarda tutta la situazione patrimoniale del debitore fallito;
Art. 216. Bancarotta fraudolenta.
Art. 217. Bancarotta semplice.
Art. 217-bis. Esenzioni dai reati di bancarotta. (1)
Le disposizioni di cui all’articolo 216, terzo comma, e 217 non si applicano ai pagamenti e alle operazioni compiuti in esecuzione di un concordato preventivo di cui all’articolo 160 o di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’articolo 182-bis o del piano di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), ovvero di un accordo di composizione della crisi omologato ai sensi dell’articolo 12 della legge 27 gennaio 2012, n. 3, nonché ai pagamenti e alle operazioni di finanziamento autorizzati dal giudice a norma dell’articolo 182-quinquies. (2)
Art. 218. (1) Ricorso abusivo al credito.
Art. 219. Circostanze aggravanti e circostanza attenuante.
Art. 220. Denuncia di creditori inesistenti e altre inosservanze da parte del fallito.
Art. 221. Fallimento con procedimento sommario.
Art. 222. Fallimento delle società in nome collettivo e in accomandita semplice.
Art. 223. Fatti di bancarotta fraudolenta.
Art. 224. Fatti di bancarotta semplice.
Art. 225. Ricorso abusivo al credito.
Art. 226. Denuncia di crediti inesistenti.
Art. 227. Reati dell’institore.
Art. 228. Interesse privato del curatore negli atti del fallimento.
Art. 229. Accettazione di retribuzione non dovuta.
Art. 230. Omessa consegna o deposito di cose del fallimento.
Art. 231. Coadiutori del curatore.
Art. 232. Domande di ammissione di crediti simulati o distrazioni senza concorso col fallito.
Art. 233. Mercato di voto.
Art. 234. Esercizio abusivo di attività commerciale.
Art. 235. Omessa trasmissione dell’elenco dei protesti cambiari.
Disposizioni applicabili nel caso di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti, piani attestati e liquidazione coatta amministrativa (1)
Art. 236. Concordato preventivo (1)
Art. 236-bis. Falso in attestazioni e relazioni (1)
Il professionista che nelle relazioni o attestazioni di cui agli articoli 67, terzo comma, lettera d), 161, terzo comma, 182-bis, 182-quinquies e 186-bis espone informazioni false ovvero omette di riferire informazioni rilevanti, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50.000 a 100.000 euro.
Se dal fatto consegue un danno per i creditori la pena è aumentata fino alla metà
Art. 237. Liquidazione coatta amministrativa. (1)
Art. 238. Esercizio dell’azione penale per reati in materia di fallimento.
Art. 239. Mandato di cattura. (1)
(1) L’articolo che recitava: “Per i reati preveduti negli artt. 216, 222, 223, 227 e 236 in rapporto all’art. 216 primo e secondo comma, e nel caso di inosservanza dell’ordine di cui all’art. 16, n. 3, è obbligatoria la spedizione del mandato di cattura. Negli altri casi il mandato di cattura è facoltativo.” è stato abrogato dalla L. 18 novembre 1964, n. 1217.
Art. 240. Costituzione di parte civile.
Art. 241. Riabilitazione.
. Con sentenza pronunciata l’8.3.2012 la corte di appello di Milano, confermava la
sentenza con cui il tribunale di Milano, in data 10.11.2011, aveva condannato S.S., per i
reati di cui alla L. Fall., art. 216, nn. 1) e 2), art. 223, comma 2, n. 2), art. 219, comma 1, n.1), in relazione al fallimento della “S.S.B. Italiana Costruzioni s.r.l.”; art. 81 cpv. c.p.,
D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2, alle pene, principale ed accessorie, ritenute di
5. giustizia.
GIURISPRUDENZA BANCAROTTA FRAUDOLENTA, DIRITTO AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA DIFENDE REATI FALLIMENTARI QUALE BANCAROTTA FRAUDOLENTA E BANCAROTTA FRAUDOLENTA DOCUMENTALE IN TUTTA ITALIA
Secondo l’ipotesi accusatoria, confermata in primo ed in secondo grado, il S., in
qualità di amministratore di fatto della società fallita, con la sua condotta, consistita
nell’avere utilizzato fatture false attestanti operazioni inesistenti per prestazioni fornite allasocietà fallita da società inesistenti o non risultanti all’anagrafe tributaria, ha integratoquattro fattispecie delittuose ed, in particolare: 1) il reato di bancarotta fraudolentapatrimoniale; 2) il reato di bancarotta fraudolenta documentale per falsificazione dellescritture contabili della società; 3) il reato di bancarotta impropria per avere cagionato ilfallimento della società con operazioni dolose, avendo utilizzato le fatture innanzi indicateper gli anni dal 2001 al 2006 al fine di compensare i ricavi conseguiti; 4) il reato in materiafiscale di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2. 2. Avverso la decisione della corte territoriale,di cui chiede l’annullamento, ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo delsuo difensore di fiducia, lamentando violazione di legge, travisamento dei fatti e manifestaillogicità della motivazione della sentenza impugnata, in quanto, 1) con riferimento allabancarotta fraudolenta patrimoniale, non risulta dimostrato che l’obbligazione simulata siastata riconosciuta dal soggetto fallito, anche per acquiescenza, con l’attribuzione ad essadi rilevanza causale nella procedura fallimentare, condizione per la punibilità dellacondotta, laddove la sempliceesposizione fittizia di costi sostenuti non incide sullagaranzia patrimoniale dei creditori; 2) in relazione alla bancarotta fraudolentadocumentale, si tratta di una fattispecie in concreto non configurabile, perchè l’imputato ha
subito evidenziato la falsità delle scritture contabili, che, limitata alle false fatture, non hareso impossibile la ricostruzione del patrimonio e degli affari della società, trattandosi,peraltro, di falsità accertata già prima della dichiarazione di fallimento dalla Guardia diFinanza; 3) in applicazione del principio di specialità di cui all’art. 15, c.p., il S. deve esseredichiarato responsabile solo del reato di bancarotta fraudolenta documentale, che siconfigura come reato speciale rispetti agli atri reati fallimentari ritenuti sussistenti; 4) inordine al reato di bancarotta impropria, del pari esso, stante la sua natura di ipotesiresiduale nella previsione del legislatore, non appare configurabile nel caso in esame, siaperchè la condotta dell’imputato è già sussumibile nel paradigma normativo della L. Fall.,art. 216, comma 1, n. 1), sia perchè non risulta dimostrato che il fallimento sia statodeterminato dalla condotta addebitata al S., difettando, pertanto, la prova della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato in questione. 3. Il ricorso va parzialmenteaccolto, per le seguenti ragioni. Al riguardo, va, innanzitutto, rilevato che nell’esaminare i motivi di ricorso si procederà ad una lettura integrata delle sentenze di primo e di secondogrado, da considerare un prodotto unico, in quanto la decisione della corte territoriale e quella del tribunale hanno utilizzato criteri omogenei di valutazione e seguito un apparatologico argomentativo uniforme (cfr. Cass., sez. 3, 1.2.2002-12.3.2002, n. 10163,Lombardozzi D., rv. 221116).. Orbene fondato appare il motivo di impugnazione con cui si deduce l’impossibilità di configurare nel caso in esame l’ipotesi di reato di bancarottaimpropria. Costituisce, infatti, costante orientamento della giurisprudenza di legittimità,condiviso dal Collegio, quello secondo cui non è configurabile il concorso formale tra ilreato di bancarotta fraudolenta e quello di bancarotta impropria di cui alla L. Fall., art. 223,comma 2, n. 2, che deve considerarsi assorbito nel primo quando, come nel caso inesame, l’azione diretta a causare il fallimento sia la stessa sussunta nel modellodescrittivo della bancarotta fraudolenta, poichè, mentre non è concepibile la realizzazionedi un reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale o documentale, che non si accompagni
10.alla volontà deliberata o quanto meno all’accettazione del rischio che la condotta
11.costituisca causa – unica o concorrente – del fallimento, che è elemento costitutivo del
12.reato, in tale atteggiamento psicologico si concreta anche l’elemento soggettivo della
13.bancarotta impropria. Esclusa, dunque, la possibilità di configurare il concorso formale tra
14.la bancarotta fraudolenta patrimoniale e la bancarotta impropria ai sensi della L. Fall., art.
15.223, comma 2, n. 2, il concorso materiale, invece, può configurarsi, ma solo se, oltre ad
16.azioni comprese nello specifico schema della bancarotta “ex” L. Fall., art. 216, si siano
17.verificati differenti e autonomi comportamenti dolosi, assenti nel caso in esame, i quali –
18.concretandosi in abuso o infedeltà nell’esercizio della carica ricoperta o in un atto
19.intrinsecamente pericoloso per l’andamento economico-finanziario della società – siano
20.stati causa del fallimento (cfr. Cass., sez. 5^, 5.7.2007, n. 35066, rv. 237716; Cass., sez.
21.5^, 19.5.2010, n. 34559, rv. 248167). 6. Nel resto il ricorso va rigettato. 7. Infondato,
22.invero, appare il motivo di ricorso volto a contestare la sussistenza del delitto di bancarotta
23.fraudolenta patrimoniale. Ed invero, come affermato da autorevole e condivisibile
24.dottrina, la diminuzione illecita del patrimonio del debitore può avvenire non solo
25.attraverso la sottrazione di attività, ma anche “gonfiando” le passività, in modo da
26.assottigliare la quota di garanzia disponibile per i creditori, condotta che si verifica tutte le
27.volte in cui, in relazione allo stato patrimoniale del soggetto fallito, si fanno apparire debiti
28.od obblighi che, in realtà non esistono, trattandosi di operazioni mediante le quali viene
29.sottratta o distratta la quota di patrimonio corrispondente al debito fittizio (cfr., Cass., sez.
30.5^, 20.4.2007, n. 29336, rv. 237255), con conseguente pregiudizio del ceto creditorio alla
31.veridica indicazione del passivo (cfr. Cass., sez. un., 27.1.2011, n. 21039, rv. 249669). La
32.fattispecie concreta portata all’attenzione di questa Corte ben si adatta allo schema testè
33.delineato, in quanto risulta pacifica l’esposizione di passività inesistenti, realizzata
34.attraverso l’inserimento nelle scritture contabili di fatture false passive, riguardanti
35.prestazioni in realtà mai ricevute dalla società fallita, essendo inesistenti i soggetti che
36.nelle suddette fatture apparivano come fornitori. Ciò appare sufficiente ad affermare la
37.sussistenza del delitto di cui alla L. Fall., art. 216, comma 1, n. 1). Anche a voler seguire,
38.infatti, la tesi menzionata dal ricorrente, che, nel ricostruire la nozione di “passività”
39.penalmente rilevante, opera una distinzione tra gli elementi patrimoniali negativi costituiti,
40.in linea di principio, dai debiti, ed i componenti negativi del reddito, rappresentati dai costi
41.sostenuti, attribuendo solo ai primi la natura di “passività” in senso tecnico, in ogni caso il
42.reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale di cui alla L. Fall., art. 216, comma 1, n. 1),
43.risulta consumato con la registrazione di inesistenti costi sostenuti dalla società fallita,
44.destinata a dissimulare la destinazione illecita data ad attività già sottratte (cfr.
45.nuovamente la già citata Cass., sez. 5^, n. 29336, rv. 237255), senza che ci sia bisogno di
46.dimostrare, ai fini dell’integrazione degli elementi costitutivi della suddetta fattispecie
47.delittuosa, perchè estranea alla previsione normativa, quale sia stata la destinazione
48.effettiva di tali attività. L’ulteriore principio richiamato dal ricorrente a sostegno del suo
49.assunto, infine, attiene ad un caso, completamente diverso da quello in esame, in cui il
50.Supremo Collegio, dovendo affrontare il problema del concorso del terzo creditore fittizio,
51.al quale vengano rilasciate dal fallito cambiali o scritture di ricognizione ovvero di
52.assunzione di obbligazioni simulate da parte dell’imprenditore insolvente, nel delitto di
53.bancarotta fraudolenta patrimoniale per esposizione o riconoscimento di passività
54.inesistenti, ha affermato che il reato si considera integrato soltanto se e quando il fallito
55.riconosca – anche mediante acquiescenza – nella procedura fallimentare la passività
56.inesistente e le conferisca rilevanza concorsuale. In questo caso, infatti, il creditore fittizio
57.(figura che non ricorre nel caso in esame, in cui i creditori non vantano un credito fittizio
58.nei confronti della società fallita, ma sono del tutto inesistenti) viene a rispondere quale
59.concorrente nel reato proprio del fallito e, se non vi è concorso con costui, sarà
60.responsabile del reato di presentazione di domanda di ammissione al passivo di credito
61.fraudolentemente simulato (cfr., Cass. sez. 5^, 3.10.1989, n. 2781, rv. 183521). 8. Del pari
62.infondato deve ritenersi il motivo di ricorso con il quale si contesta la sussistenza del
63.delitto di bancarotta fraudolenta documentale di cui alla L. Fall., art. 216, comma 1, n.
64.2). Al riguardo appare sufficiente rammentare che il bene giuridico protetto dalla suddetta
65.previsione normativa non è circoscritto ad una mera informazione sulle vicende
66.patrimoniali e contabili dell’impresa, concernendo, piuttosto, una conoscenza di tali
67.vicende, documentata e giuridicamente utile, in relazione all’interesse dei creditori ad
68.apprendere nei loro termini reali le vicende e la consistenza del patrimonio della società
69.destinato a soddisfare le loro regioni (c.d. ostensibilità della situazione patrimoniale del
70.debitore: cfr., ex plurimis, Cass., sez. 5^, 18/05/2005, n. 24333, rv.232212; Cass., sez.
71.un., 27/01/2011, n. 21039, rv. 249669). Bene giuridico che, nel caso in esame, è stato
72.vulnerato dalla condotta dell’imputato, in quanto, come sottolineato da entrambi i giudici di
73.merito, il curatore fallimentare, anche grazie alla attività di indagine della guardia di
74.finanza ed alla collaborazione dell’imputato, ebbe a rilevare l’assoluta inattendibilità dei
75.dati di bilancio – confermata dallo stesso S., il quale gli aveva rivelato come le poste
76.dell’attivo erano “complessivamente inattendibili, per non dire inventate” (cfr pp. 4 – 5 della
77.sentenza di primo grado) – che gli ha impedito di ricostruire con facilità e completezza il
78.patrimonio ed il movimento di affari della società. Come è noto, infatti, per giurisprudenza
79.costante della Suprema Corte, condivisa dal Collegio, sussiste il reato di bancarotta
80.fraudolenta documentale non solo quando la ricostruzione del patrimonio si renda
81.impossibile per il modo in cui le scritture contabili sono state tenute, ma anche quando gli
82.accertamenti, da parte degli organi fallimentari, siano stati ostacolati da difficoltà superabili
83.solo con particolare diligenza (cfr., ex plurimis, Cass., sez. 5^, 19/04/2010, n. 21588, rv.
84.247965; Cass., sez. V, 18/05/2005, n. 24333, rv.232212). 9. Premesso, inoltre, che
85.l’ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale di cui si discute può essere realizzata
86.anche a mezzo di false registrazioni nei libri e nelle scritture contabili (cfr. Cass., sez. 5^,
87.26/10/2004, n. 45431, rv. 230353), tale reato può concorrere con quello di bancarotta
88.fraudolenta documentale (cfr. Cass., sez. 5^, 20.4.2007, n. 29336, rv. 237255), così
89.come, stante la differenza dei beni giuridici protetti, è possibile configurare il concorso
90.formale tra i reati in materia fallimentare ed il reato fiscale pure addebitato al S., come da
91.tempo affermato dalla consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr. Cass.,
92.sez. 5^, 26/10/2004, n. 45431, rv. 230353Cass., sez. 5^, 25.11.1998, n. 1842, rv. 212352;
93.Cass., sez. 5^, 1/7/1993, n. 7177, rv. 194615). 10. Va, infine, rilevato che il
94.riconoscimento della recidiva specifica, reiterata ed infraquinquennale ex art. 99 c.p.,
95.comma 4, operato, all’esito di un approfondito giudizio dal giudice di primo grado,
96.impedisce di ritenere estinto per prescrizione il reato fiscale di cui al capo B)
97.dell’imputazione. 11. Sulla base delle svolte considerazioni, dunque, l’impugnata
98.sentenza va annullata senza rinvio in relazione al reato di cui al R.D. n. 267 del 1942, art.
99.223, comma 2, n. 2), perchè il fatto non sussiste, con conseguente trasmissione degli atti
ad altra sezione della corte di appello di Milano per la rideterminazione del trattamento
sanzionatorio da infliggere all’imputato in relazione ai reati residui e fermo restando il
passaggio in giudicato della sentenza impugnata per tutti gli altri profili non investiti dalla
pronuncia di annullamento, il parziale accoglimento delle ragioni del ricorrente comporta
che quest’ultimo non sia condannato al pagamento delle spese del procedimento.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui al R.D. n. 267 del
1942, art. 223, comma 2, n. 2), perché il fatto non sussiste e rinvia ad altra sezione della
Corte di Appello di Milano per la rideterminazione della pena per i reati residui. Rigetta
nel resto il ricorso. Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2013. Depositato in Cancelleria il
Corte di Cassazione penale, sez. V, 17 marzo 2014 n.12427
Dott. LOMBARDI Alfredo M. – Presidente –
avverso la sentenza pronunciata dalla corte di appello di Milano l’8.3.2012;
udito il pubblico ministero nella persona del sostituto procuratore generale dott.
CANEVELLI Paolo, che ha concluso per l’annullamento con rinvio della sentenza
1. Con sentenza pronunciata l’8.3.2012 la corte di appello di Milano, confermava la
reati di cui alla L. Fall., art. 216, nn. 1) e 2), art. 223, comma 2, n. 2), art. 219, comma 1, n.
1), in relazione al fallimento della “S.S.B. Italiana Costruzioni s.r.l.”; art. 81 cpv. c.p.,
giustizia. Secondo l’ipotesi accusatoria, confermata in primo ed in secondo grado, il S., in
nell’avere utilizzato fatture false attestanti operazioni inesistenti per prestazioni fornite alla
società fallita da società inesistenti o non risultanti all’anagrafe tributaria, ha integrato
quattro fattispecie delittuose ed, in particolare: 1) il reato di bancarotta fraudolenta
patrimoniale; 2) il reato di bancarotta fraudolenta documentale per falsificazione delle
scritture contabili della società; 3) il reato di bancarotta impropria per avere cagionato il
fallimento della società con operazioni dolose, avendo utilizzato le fatture innanzi indicate
per gli anni dal 2001 al 2006 al fine di compensare i ricavi conseguiti; 4) il reato in materia
fiscale di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2. 2. Avverso la decisione della corte territoriale,
di cui chiede l’annullamento, ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del
suo difensore di fiducia, lamentando violazione di legge, travisamento dei fatti e manifesta
illogicità della motivazione della sentenza impugnata, in quanto, 1) con riferimento alla
bancarotta fraudolenta patrimoniale, non risulta dimostrato che l’obbligazione simulata sia
stata riconosciuta dal soggetto fallito, anche per acquiescenza, con l’attribuzione ad essa
di rilevanza causale nella procedura fallimentare, condizione per la punibilità della
condotta, laddove la semplice esposizione fittizia di costi sostenuti non incide sulla
garanzia patrimoniale dei creditori; 2) in relazione alla bancarotta fraudolenta
documentale, si tratta di una fattispecie in concreto non configurabile, perchè l’imputato ha
subito evidenziato la falsità delle scritture contabili, che, limitata alle false fatture, non ha
reso impossibile la ricostruzione del patrimonio e degli affari della società, trattandosi,
peraltro, di falsità accertata già prima della dichiarazione di fallimento dalla Guardia di
Finanza; 3) in applicazione del principio di specialità di cui all’art. 15, c.p., il S. deve essere
dichiarato responsabile solo del reato di bancarotta fraudolenta documentale, che si
configura come reato speciale rispetti agli atri reati fallimentari ritenuti sussistenti; 4) in
ordine al reato di bancarotta impropria, del pari esso, stante la sua natura di ipotesi
residuale nella previsione del legislatore, non appare configurabile nel caso in esame, sia
perchè la condotta dell’imputato è già sussumibile nel paradigma normativo della L. Fall.,
art. 216, comma 1, n. 1), sia perchè non risulta dimostrato che il fallimento sia stato
determinato dalla condotta addebitata al S., difettando, pertanto, la prova della
sussistenza dell’elemento soggettivo del reato in questione. 3. Il ricorso va parzialmente
accolto, per le seguenti ragioni. Al riguardo, va, innanzitutto, rilevato che nell’esaminare i
motivi di ricorso si procederà ad una lettura integrata delle sentenze di primo e di secondo
grado, da considerare un prodotto unico, in quanto la decisione della corte territoriale e
quella del tribunale hanno utilizzato criteri omogenei di valutazione e seguito un apparato
logico argomentativo uniforme (cfr. Cass., sez. 3, 1.2.2002-12.3.2002, n. 10163,
Lombardozzi D., rv. 221116).. Orbene fondato appare il motivo di impugnazione con cui si
deduce l’impossibilità di configurare nel caso in esame l’ipotesi di reato di bancarotta
impropria. Costituisce, infatti, costante orientamento della giurisprudenza di legittimità,
condiviso dal Collegio, quello secondo cui non è configurabile il concorso formale tra il
reato di bancarotta fraudolenta e quello di bancarotta impropria di cui alla L. Fall., art. 223,
comma 2, n. 2, che deve considerarsi assorbito nel primo quando, come nel caso in
esame, l’azione diretta a causare il fallimento sia la stessa sussunta nel modello
descrittivo della bancarotta fraudolenta, poichè, mentre non è concepibile la realizzazione
di un reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale o documentale, che non si accompagni
alla volontà deliberata o quanto meno all’accettazione del rischio che la condotta
costituisca causa – unica o concorrente – del fallimento, che è elemento costitutivo del
reato, in tale atteggiamento psicologico si concreta anche l’elemento soggettivo della
bancarotta impropria. Esclusa, dunque, la possibilità di configurare il concorso formale tra
la bancarotta fraudolenta patrimoniale e la bancarotta impropria ai sensi della L. Fall., art.
223, comma 2, n. 2, il concorso materiale, invece, può configurarsi, ma solo se, oltre ad
azioni comprese nello specifico schema della bancarotta “ex” L. Fall., art. 216, si siano
verificati differenti e autonomi comportamenti dolosi, assenti nel caso in esame, i quali –
concretandosi in abuso o infedeltà nell’esercizio della carica ricoperta o in un atto
intrinsecamente pericoloso per l’andamento economico-finanziario della società – siano
stati causa del fallimento (cfr. Cass., sez. 5^, 5.7.2007, n. 35066, rv. 237716; Cass., sez.
5^, 19.5.2010, n. 34559, rv. 248167). 6. Nel resto il ricorso va rigettato. 7. Infondato,
invero, appare il motivo di ricorso volto a contestare la sussistenza del delitto di bancarotta
fraudolenta patrimoniale. Ed invero, come affermato da autorevole e condivisibile
dottrina, la diminuzione illecita del patrimonio del debitore può avvenire non solo
attraverso la sottrazione di attività, ma anche “gonfiando” le passività, in modo da
assottigliare la quota di garanzia disponibile per i creditori, condotta che si verifica tutte le
volte in cui, in relazione allo stato patrimoniale del soggetto fallito, si fanno apparire debiti
od obblighi che, in realtà non esistono, trattandosi di operazioni mediante le quali viene
sottratta o distratta la quota di patrimonio corrispondente al debito fittizio (cfr., Cass., sez.
5^, 20.4.2007, n. 29336, rv. 237255), con conseguente pregiudizio del ceto creditorio alla
veridica indicazione del passivo (cfr. Cass., sez. un., 27.1.2011, n. 21039, rv. 249669). La
fattispecie concreta portata all’attenzione di questa Corte ben si adatta allo schema testè
delineato, in quanto risulta pacifica l’esposizione di passività inesistenti, realizzata
attraverso l’inserimento nelle scritture contabili di fatture false passive, riguardanti
prestazioni in realtà mai ricevute dalla società fallita, essendo inesistenti i soggetti che
nelle suddette fatture apparivano come fornitori. Ciò appare sufficiente ad affermare la
sussistenza del delitto di cui alla L. Fall., art. 216, comma 1, n. 1). Anche a voler seguire,
infatti, la tesi menzionata dal ricorrente, che, nel ricostruire la nozione di “passività”
penalmente rilevante, opera una distinzione tra gli elementi patrimoniali negativi costituiti,
in linea di principio, dai debiti, ed i componenti negativi del reddito, rappresentati dai costi
sostenuti, attribuendo solo ai primi la natura di “passività” in senso tecnico, in ogni caso il
reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale di cui alla L. Fall., art. 216, comma 1, n. 1),
risulta consumato con la registrazione di inesistenti costi sostenuti dalla società fallita,
destinata a dissimulare la destinazione illecita data ad attività già sottratte (cfr.
nuovamente la già citata Cass., sez. 5^, n. 29336, rv. 237255), senza che ci sia bisogno di
dimostrare, ai fini dell’integrazione degli elementi costitutivi della suddetta fattispecie
delittuosa, perchè estranea alla previsione normativa, quale sia stata la destinazione
effettiva di tali attività. L’ulteriore principio richiamato dal ricorrente a sostegno del suo
assunto, infine, attiene ad un caso, completamente diverso da quello in esame, in cui il
Supremo Collegio, dovendo affrontare il problema del concorso del terzo creditore fittizio,
al quale vengano rilasciate dal fallito cambiali o scritture di ricognizione ovvero di
assunzione di obbligazioni simulate da parte dell’imprenditore insolvente, nel delitto di
bancarotta fraudolenta patrimoniale per esposizione o riconoscimento di passività
inesistenti, ha affermato che il reato si considera integrato soltanto se e quando il fallito
riconosca – anche mediante acquiescenza – nella procedura fallimentare la passività
inesistente e le conferisca rilevanza concorsuale. In questo caso, infatti, il creditore fittizio
(figura che non ricorre nel caso in esame, in cui i creditori non vantano un credito fittizio
nei confronti della società fallita, ma sono del tutto inesistenti) viene a rispondere quale
concorrente nel reato proprio del fallito e, se non vi è concorso con costui, sarà
responsabile del reato di presentazione di domanda di ammissione al passivo di credito
fraudolentemente simulato (cfr., Cass. sez. 5^, 3.10.1989, n. 2781, rv. 183521). 8. Del pari
infondato deve ritenersi il motivo di ricorso con il quale si contesta la sussistenza del
delitto di bancarotta fraudolenta documentale di cui alla L. Fall., art. 216, comma 1, n.
2). Al riguardo appare sufficiente rammentare che il bene giuridico protetto dalla suddetta
previsione normativa non è circoscritto ad una mera informazione sulle vicende
patrimoniali e contabili dell’impresa, concernendo, piuttosto, una conoscenza di tali
vicende, documentata e giuridicamente utile, in relazione all’interesse dei creditori ad
apprendere nei loro termini reali le vicende e la consistenza del patrimonio della società
destinato a soddisfare le loro regioni (c.d. ostensibilità della situazione patrimoniale del
debitore: cfr., ex plurimis, Cass., sez. 5^, 18/05/2005, n. 24333, rv.232212; Cass., sez.
un., 27/01/2011, n. 21039, rv. 249669). Bene giuridico che, nel caso in esame, è stato
vulnerato dalla condotta dell’imputato, in quanto, come sottolineato da entrambi i giudici di
merito, il curatore fallimentare, anche grazie alla attività di indagine della guardia di
finanza ed alla collaborazione dell’imputato, ebbe a rilevare l’assoluta inattendibilità dei
dati di bilancio – confermata dallo stesso S., il quale gli aveva rivelato come le poste
dell’attivo erano “complessivamente inattendibili, per non dire inventate” (cfr pp. 4 – 5 della
sentenza di primo grado) – che gli ha impedito di ricostruire con facilità e completezza il
patrimonio ed il movimento di affari della società. Come è noto, infatti, per giurisprudenza
costante della Suprema Corte, condivisa dal Collegio, sussiste il reato di bancarotta
fraudolenta documentale non solo quando la ricostruzione del patrimonio si renda
impossibile per il modo in cui le scritture contabili sono state tenute, ma anche quando gli
accertamenti, da parte degli organi fallimentari, siano stati ostacolati da difficoltà superabili
solo con particolare diligenza (cfr., ex plurimis, Cass., sez. 5^, 19/04/2010, n. 21588, rv.
247965; Cass., sez. V, 18/05/2005, n. 24333, rv.232212). 9. Premesso, inoltre, che
l’ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale di cui si discute può essere realizzata
anche a mezzo di false registrazioni nei libri e nelle scritture contabili (cfr. Cass., sez. 5^,
26/10/2004, n. 45431, rv. 230353), tale reato può concorrere con quello di bancarotta
fraudolenta documentale (cfr. Cass., sez. 5^, 20.4.2007, n. 29336, rv. 237255), così
come, stante la differenza dei beni giuridici protetti, è possibile configurare il concorso
formale tra i reati in materia fallimentare ed il reato fiscale pure addebitato al S., come da
tempo affermato dalla consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr. Cass.,
sez. 5^, 26/10/2004, n. 45431, rv. 230353Cass., sez. 5^, 25.11.1998, n. 1842, rv. 212352;
Cass., sez. 5^, 1/7/1993, n. 7177, rv. 194615). 10. Va, infine, rilevato che il
riconoscimento della recidiva specifica, reiterata ed infraquinquennale ex art. 99 c.p.,
comma 4, operato, all’esito di un approfondito giudizio dal giudice di primo grado,
impedisce di ritenere estinto per prescrizione il reato fiscale di cui al capo B)
dell’imputazione. 11. Sulla base delle svolte considerazioni, dunque, l’impugnata
sentenza va annullata senza rinvio in relazione al reato di cui al R.D. n. 267 del 1942, art.
223, comma 2, n. 2), perchè il fatto non sussiste, con conseguente trasmissione degli atti
sentenza 2 aprile 2014, n. 15119
avverso l’ordinanza del 10.10.2013 del Tribunale di Foggia;
sentite le conclusioni del P. G., dr. Francesco Salzano, che ha chiesto il rigetto del ricorso sentito il difensore, avv. (OMISSIS), che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.
1. Con ordinanza in data 10.10.2013 il Tribunale di Foggia rigettava la richiesta di riesame proposta nell’interesse di (OMISSIS) avverso il provvedimento di sequestro preventivo emesso dal GIP presso il Tribunale di Foggia il 14.9.2013.
Premetteva il Tribunale che dagli atti trasmessi dal P.M. emergeva il fumus del reato di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 ter, non avendo l’indagato versato l’IVA per un valore di euro 608.178,00.
Tanto premesso, riteneva il Tribunale che correttamente il GIP avesse disposto il sequestro per equivalente sui beni mobili (tra cui i c/c) nella disponibilita’ dell’ (OMISSIS) fino alla concorrenza dell’importo non versato all’erario. Ne’ rilevava che alcuni dei cointestatari dei conti non fossero coinvolti nel reato, essendo i medesimi conti nella disponibilita’ dell’indagato.
In ordine all’eccezione relativa alla mancata indicazione di difensore di fiducia o d’ufficio nel decreto di sequestro preventivo, rilevava il Tribunale che trattasi di atto a sorpresa di cui non va data notizia prima dell’esecuzione.
Quanto alla mancata indicazione dei beni oggetto del sequestro, non vi era alcun obbligo da parte del Giudice, essendo sufficiente l’indicazione dell’importo complessivo rilevante ai fini della futura confisca.
Infine, quanto alla circostanza che in data 28.4.2011 la societa’ “La Sorgente” era stata posta in concordato preventivo (omologato il 19.10.2011 con nomina di un liquidatore), anche se il reato contestato riguardava l’imposta 2010 con scadenza per il pagamento il 27.12.2012, rilevava il Tribunale che le somme incassate a titolo di iva non erano nella disponibilita’ del contribuente e dovevano essere accantonate.
2. Ricorre per cassazione l’ (OMISSIS), a mezzo del difensore, denunciando la inosservanza o erronea applicazione della legge penale in relazione alla ritenuta applicabilita’ della confisca per equivalente nei reati tributari con riferimento sia al prezzo che al profitto del reato.
Con il secondo motivo denuncia l’inosservanza o erronea applicazione della legge processuale penale per la mancata indicazione del difensore di fiducia o d’ufficio nel decreto di sequestro preventivo.
Con il terzo motivo denuncia l’inosservanza o erronea applicazione della legge penale con riferimento alla mancata indicazione dei beni oggetto di sequestro.
Con il quarto motivo deduce l’inosservanza o erronea applicazione dell’articolo 40 c.p..
Essendo stata la societa’ “La Sorgente” posta in concordato preventivo, omologato in data 19.10.2011, con nomina di un liquidatore giudiziale, l’indagato non aveva la disponibilita’ di somme per provvedere ai versamenti dell’imposta dovuta.
L’indagato pertanto e’ estraneo al fatto penalmente rilevante del mancato adempimento dell’obbligazione tributaria. Il Tribunale supera il rilievo difensivo, confondendo l’aspetto fiscale con quello penale (il reato si consuma, a prescindere dagli accantonamenti, solo al momento del’omesso versamento).
E, nel caso di specie, pacificamente, al momento dell’omesso versamento l’ (OMISSIS) non aveva la disponibilita’ delle somme necessarie per l’adempimento; ne’ comunque risulta che la pregressa gestione fosse volta all’evasione dell’iva (sul punto Cass. pen. sez. 3 n. 39082 del 9.4.2013).
1. I primi tre motivi di ricorso sono infondati.
1.1. Correttamente il Tribunale ha ritenuto che, in relazione ai reati tributari, la confisca per equivalente si applichi sia ai prezzo che al profitto del reato. La Legge n. 244 del 2007, articolo 1, comma 143, prevede che “nei casi di cui al Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, articoli 2, 3, 4, 5, 8, 10 bis, 10 ter, 10 quater e 11, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni di cui all’articolo 322 ter c.p.”.
Il richiamo in “toto” all’articolo 322 ter c.p. (senza specificazione di commi) rende applicabile la confisca per equivalente sia in relazione al prezzo che al profitto del reato. Del resto (cfr. sent. sezioni unite n. 41936 del 22.11.2005), analoga questione si e’ posta con riferimento all’articolo 640 quater, che rinvia, come la Legge n. 244 del 2007, articolo 1, all’articolo 322 ter, senza alcuna specificazione, ed e’ stata risolta nel senso che la confisca per equivalente si applichi anche in relazione al profitto del reato. Hanno affermato, infatti, le sezioni unite che “Il sequestro preventivo disposto nei confronti della persona sottoposta ad indagini per uno dei reati previsti dall’articolo 640 quater c.p., puo’ avere ad oggetto beni per un valore equivalente non solo al prezzo ma anche al profitto del reato, in quanto la citata disposizione richiama l’intero articolo 322 ter c.p.” (la giurisprudenza successiva e’ assolutamente conforme: ex multis Cass. sez. 1 n.30790 del 30.5.2006; sez. 2 n.10838 del 20.12.2006; sez. 2 n.23425 del 12.4.2007; sez. 6 n. 37090 del 30.5.2007; sez.6 n. 5401 del 28.1.2009).
In relazione piu’ specificamente ai reati tributari, e’ stato piu’ volte ribadito che il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente puo’ essere disposto non soltanto per il prezzo, ma anche per il profitto del reato (cfr. Cass. pen. sez. 3 n. 35807 del 7.7.2010; Cass. pen. sez. 3 n.13276 del 24.1.2011).
Ne’ certamente tale interpretazione puo’ ritenersi in “malam partem” per il fatto che solo con la Legge 6 novembre 2012, n. 190, che ha riformulato l’articolo 322 ter c.p., sia stato richiamato espressamente anche il profitto del reato.
1.2. Il Tribunale ha, poi, ineccepibilmente ritenuto che, trattandosi di atto a sorpresa, non e’ prevista la nomina del difensore nel decreto di sequestro preventivo, ne’ tanto meno si deve dare preventivo avviso al difensore.
1.3. Anche in ordine alla individuazione dei beni da sottoporre a sequestro, secondo la giurisprudenza di questa Corte, ribadita anche di recente, in tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, il giudice che emette il provvedimento ablativo e’ tenuto soltanto ad indicare l’importo complessivo da sequestrare, mentre l’individuazione specifica dei beni da apprendere e la verifica della corrispondenza del loro valore al “quantum” indicato nel sequestro e’ riservata alla fase esecutiva demandata al pubblico ministero” (cfr. Cass. pen. sez. 3 n. 10567 del 12.7.2012).
2. Fondato nei termini e nei limiti di seguito indicati e’, invece, il quarto motivo di ricorso.
2.1. Il Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 ter, ipotizzato a carico del ricorrente sanziona “chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo”.
Detto termine e’ individuato dalla Legge n. 405 del 1990, articolo 6, comma 2, come modif. dal Decreto Legge 28 giugni 1995, n. 259, articolo 3, conv. in Legge 8 agosto 1995, nel 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di imposta di riferimento.
Altra cosa sono i versamenti periodici previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 100, articolo 1, commi 1 e 4, entro il giorno 16 di ciascun mese; in alcuni casi gli adempimenti possono avere scadenza trimestrale (Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, articoli 73 e 74; Decreto del Presidente della Repubblica n. 342 del 1999, articolo 7, come rettificato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 435 del 2001, articolo 11, comma 4).
La sanzione per l’omesso versamento periodico dell’iva ha carattere amministrativo ed e’ stabilita dal Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, articolo 13.
Le Sezioni Unite di questa Corte, intervenendo sul contrasto giurisprudenziale esistente, con la sentenza del 28.3.2013, hanno aderito all’indirizzo maggioritario (cfr. anche Cass. Sez. 3 n. 25875 del 26.5.2010; contra Cass. Sez. 3 n. 18757/2012), affermando il principio che “il Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 ter, introdotto con la Legge 4 agosto 2006, n. 248, entrato in vigore il 4.7.2006, si applichi anche agli omessi versamenti dell’iva per l’anno 2005 e non versati alla scadenza del 27.12.2006, prevista dal citato articolo 10 ter”.
Secondo le Sezioni Unite, infatti, il reato si consuma al momento della scadenza del termine ultimo per l’adempimento, vale a dire il 27 dicembre dell’anno successivo (reato omissivo istantaneo). E’ con la scadenza di detto termine che l’omissione diventa penalmente rilevante.
Il legislatore ha, invero, ritenuto di lasciare al contribuente un lasso temporale ulteriore per il versamento di quanto dovuto all’erario prima di sanzionare penalmente l’omissione.
Le stesse Sezioni Unite, con la sentenza sopra ricordata, hanno affermato l’ulteriore principio di diritto che il reato di omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto (Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 ter) non si pone in rapporto di specialita’ ma di progressione illecita con il Decreto Legislativo n. 471 del 1997, articolo 13, comma 1, che punisce con la sanzione amministrativa l’omesso versamento periodico dell’imposta entro il mese successivo a quello di maturazione del debito mensile Iva, con la conseguenza che al trasgressore devono essere applicate entrambe le sanzioni.
2.2. Il Tribunale ha dato atto che la societa’ la Sorgente era stata posta in concordato preventivo fin dal 28.4.2011 e che tale concordato era stato omologato in data 19.10.2011, con la nomina di un commissario giudiziale, al quale incombeva il versamento dell’Iva per l’anno di imposta 2010 (previsto per il 27.12.2011).
Ciononostante ha ritenuto che l’ (OMISSIS) non fosse estraneo a tale incombenza in quanto le somme incassate a titolo di iva e destinate a essere versate all’erario non sono nella libera disponibilita’ del contribuente. Secondo il tribunale, quindi, l’ (OMISSIS), quale legale rappresentante della societa’ nel periodo previsto per i versamenti periodici, “ha inequivocabilmente fornito un contributo causale alla commissione del fatto creando materialmente i presupposti per il successivo omesso versamento”.
Ha, cioe’, ritenuto sussistente una sorta di “automatismo” tra l’omesso versamento periodico dell’iva (sanzionato come si e’ visto soltanto in via amministrativa) o l’omesso accantonamento della stessa, e la successiva consumazione del reato, entro il termine ultimo del 27 dicembre dell’anno successivo.
La sentenza di questa Corte richiamata, a sostegno della sua tesi, dal Tribunale (Cass. sez. 3 n.12268 del 19.2.2013), nell’affermare che il precedente amministratore della societa’ non poteva ritenersi, di per se’, estraneo alla commissione del reato (“potrebbe aver fornito un contributo causale alla commissione del fatto, creando materialmente i presupposti per il successivo omesso versamento”), demandava, pero’, al Giudice del rinvio di valutare l’effettiva incidenza della condotta posta in essere dai singoli soggetti coinvolti nell’amministrazione”. Tali principi sono stati ancor piu’ chiaramente affermati con la sentenza n. 39082 del 9.4.2013. Tale pronuncia, dopo aver ribadito che il reato di cui al Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 10 ter, e’ un reato istantaneo proprio, ha evidenziato che bisogna far riferimento al momento previsto per l’adempimento “per determinare il fatto consumativo”.
Per il soggetto non piu’ formalmente in “condizioni” di poter adempiere, bisogna accertare l’esistenza di “specifici elementi probatori… da cui desumere che la pregressa gestione fosse stata destinata all’evasione dell’iva ed a tale scopo fossero destinati i mancati accantonamenti ai quali l’ordinanza fa generico cenno (nulla si dice ad esempio dell’eventuale residuo di cassa trovato dal curatore e se la somma fosse o meno sufficiente, per l’esecuzione del pagamento o se vi fossero, nel passivo fallimentare, altri debiti aventi grado anteriore onde il pagamento si sarebbe palesato in violazione della par condicio), di talche’ l’omissione del versamento alla scadenza potesse essere ricondotto..(al ricorrente)… o al liquidatore”.
2.3. Il Tribunale, pur con i limitati poteri del riesame, non ha effettuato, in base agli atti, alcun accertamento in proposito. Non si fa, invero, il benche’ minimo cenno alle ragioni del mancato adempimento, da parte del liquidatore, del versamento dell’Iva alla scadenza del 27.12.2011; alla “situazione” della societa’ a quella data; alla gestione precedente; e se il mancato accantonamento delle somme fosse finalizzato all’evasione dell’iva.
L’ordinanza impugnata va, pertanto, annullata con rinvio, per nuovo esame, al Tribunale di Foggia.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia al Tribunale di Foggia.
2. Fondato nei termini e nei limiti di seguito indicati e’, invece, il quarto motivo di ric
From Avvocato Penalista Bologna, post BANCAROTTA FRAUDOLENTA DISTRAZIONE DOCUMENTALE , DIRITTO AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA MILANO DIFENDE REATI FALLIMENTARI
Diritto Farmaucetico, Medico che prescrive farmaci dietro denaro commette il reato di corruzione
DIFENDITI DAL BULLISMO!! CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE BASTA BULLISMO !!!
Questo articolo è stato pubblicato in Assistenza Legale, Avvocato Penalista Bologna, Consulenza diritto Penale, pareri diritto penale e processuale penale, Consulenza Legale e taggato come ANZOLA DELL'EMILIA AVVOCATO PENALISTADIFENSORE AVVOCATO DIRITTO PENALE BOLOGNA | PENALISTA ESPERTO DIFESA PENALE REATI GRAVI AVVOCATO DIFENSORE ESPERTO DIRITTO PENALE BOLOGNA | PENALISTA CASSAZIONISTA, avvocato Bologna, avvocato penalista, avvocato penalista a Bologna, avvocato penalista Vicenza, bancarota fraudolenta Bologna, BANCAROTTA FRAUDOLENTA, bancarotta fraudolenta aggravata prescrizione, bancarotta fraudolenta arresto aggravata prescrizione, bancarotta fraudolenta cosa vuol dire, bancarotta fraudolenta difesa penale, Bancarotta fraudolenta Faenza, bancarotta fraudolenta falso in bilancio, bancarotta fraudolenta legge fallimentare, bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, bancarotta fraudolenta per dissipazione, bancarotta fraudolenta per distrazione elemento soggettivo, bancarotta fraudolenta per srl, bancarotta fraudolenta preferenziale, bancarotta fraudolenta quanti anni di carcere, bancarotta fraudolenta querela bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, bancarotta fraudolenta rito abbreviato, bancarotta fraudolenta sas, bancarotta fraudolenta sentenze cassazione, bancarotta fraudolenta sequestro per equivalente, bancarotta fraudolenta socio srl, bancarotta fraudolenta tentativo, Bancarotta fraudolenta Treviso, codice penale, difesa penale, imputazione, penalista esperto difensa penale reati graviavvocati penalisti Bolognaavvocati penalisti bolognaavvocato penalista esperto difesna penale vicenzaavvocato penalista studio legale diritto penale Bologna, reato, reato di Bancarotta fraudolenta Imola, reato di Bancarotta fraudolenta Lugo, rinvio a giudizioAvvocati penalisti di Bolognapenalistiavvocato penalista in Bolognaavvocato penalista Bologna il 25 giugno 2014 da Armaroli
← VIOLENZA SESSUALE , PALPEGGIAMENTI , AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA DIFENDE IN TUTTA ITALIA FURTO, REATO DI FURTO, FURTO Rito abbreviato Richiesta Risarcimento danni Difesa penale imputati Difesa penale indagati Difesa penale Bologna Diritto penale Bologna →