Source: https://unaccompanied-minors.eu/mod/page/view.php?id=127&lang=fr
Timestamp: 2020-07-09 16:46:50+00:00
Document Index: 95732953

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 32']

Gestione MSNA: GESTIONE: breve introduzione all’accoglienza in Italia
GESTIONE: breve introduzione all’accoglienza in Italia
La legge n. 47/2017 ha introdotto misure che riguardano il rafforzamento dei diritti e delle tutele in favore dei minori, a partire dalle fasi di accoglienza.
Tra i principi, la legge, da un lato, introduce esplicitamente il divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei minori stranieri non accompagnati, respingimento che non può essere disposto in alcun caso (art. 19, co. 1-bis, D.Lgs. 286/1998, recante TU immigrazione). Dall'altro, modifica la disciplina relativa al divieto di espulsione dei minori stranieri che, in base alla normativa vigente, può essere derogato esclusivamente per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato, stabilendo ulteriormente che, in ogni caso, il provvedimento di espulsione può essere adottato a condizione che non comporti "un rischio di danni gravi per il minore".
Per potenziare l'efficacia delle tutele nei confronti dei minori non accompagnati, la legge n. 47/2017 rende più celere l'attivazione delle indagini familiari del minore e introduce un criterio di preferenza dell'affidamento ai familiari rispetto al collocamento in comunità di accoglienza (art. 6). Inoltre, ha modificato la competenza dell'organo deputato ad adottare i provvedimenti di rimpatrio assistito, trasferendola dal Ministero del lavoro al Tribunale per i minorenni, che decide anche in merito ai provvedimenti di espulsione (art. 8).
Per favorire e promuovere gli istituti di assistenza e protezione dei minori in stato di abbandono (tutela e affidamento), che già trovano applicazione nei confronti dei minori stranieri non accompagnati, la legge: assegna agli enti locali il compito di sensibilizzare e formare affidatari per accogliere i minori, in modo da favorire l'affidamento familiare in luogo del ricovero in una struttura di accoglienza (art. 7); prevede, presso ogni Tribunale per i minorenni, l'istituzione da parte dei garanti regionali per l'infanzia e l'adolescenza di un elenco in modalità informatica di tutori volontari disponibili ad assumere la tutela di un minore straniero non accompagnato (art. 11).
Per monitorare l'attuazione i garanti regionali collaborano costantemente con l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza alla quale presentano, con cadenza bimestrale, una relazione sulle attività realizzate. Inoltre, il successivo D.Lgs. n. 220/2017 ha spostato dal giudice tutelare al Tribunale per i minorenni la competenza ad aprire la tutela e a nominare il tutore, in modo da concentrare tutte le fasi procedimentali giurisdizionali relative ai minori stranieri non accompagnati presso uno stesso giudice.
Le RISORSE per l'accoglienza dei minori non accompagnati
La legge di stabilità 2015 (L. 190/2014, art. 1, co. 181-182) ha trasferito la gestione del Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali al Ministero dell'interno.
La dotazione del Fondo è stata incrementata per far fronte alle crescenti esigenze di accoglienza dei minori in relazione ai numeri elevati di ingressi. Secondo quanto previsto dal disegno di legge di bilancio 2019, il Fondo per l'accoglienza dei minori ha uno stanziamento pari a circa 150 milioni di euro per il 2019 e 170 milioni per il 2020 e il 2021 (cap. 2353 dello stato di previsione dell'Interno). Parallelamente, è stata estesa a tutti i minori stranieri non accompagnati, richiedenti o non la protezione internazionale, la possibilità di accedere ai servizi di accoglienza finanziati con il Fondo nazionale per le politiche ed i servizi dell'asilo (Fondo SPRAR), a cui in precedenza erano avviati solo i minori che avessero fatto domanda di protezione internazionale (art. 1, co. 183, L. n. 190/2014; art. 12, L. n. 47/2017).
Esperienza del Comune di Genova: intervista
Ci parli dell’esperienza del Comune di Genova
L’esperienza dell’accoglienza e della gestione dei minori stranieri non accompagnati del Comune di Genova inizia nei primi anni ’90: si tratta di gestire presenze sporadiche di minori maghrebini (provenienti in particolare dal Marocco) giunti a Genova insieme ai genitori, che trovano ospitalità ai piani bassi delle case del vecchio centro storico cittadino, che i genitori usano come dormitori, ma anche come magazzini per le merci che poi vanno a vendere (sono i cosiddetti “Vu cumprà”) nelle due Riviere, nei paesini dell’Appennino, nel basso Piemonte e nella bassa Padana, facendo quotidianamente la spola tra Genova e le loro destinazioni. Tali minori rimangono soli quando i genitori rientrano temporaneamente nel paese di origine per visitare il resto della famiglia e che vengono a contatto con i servizi minorili del comune in modo “casuale” durante controlli di polizia. Non esiste a quel tempo un “Ufficio minori stranieri” ed i minori, intercettati dalle forze dell’ordine e consegnati al Comune come ente competente per la gestione dei minori “in stato di abbandono”, vengono presi in carico da singoli assistenti sociali dei distretti sociali territoriali quasi su base volontaria. Solo alla metà degli anni ’90, a fronte dell’aumento delle richieste di intervento e con l’arrivo dei minori albanesi, viene istituito all’interno dell’Ufficio Stranieri e Nomadi del Comune di Genova, attivo dal 1993, un “ufficio Minori Stranieri non Accompagnati” deputato alla presa in carico dei minori privi di riferimenti adulti sul territorio, quindi non inviabili ai singoli distretti sociali che effettuano la presa in carico a partire dalla residenza anagrafica. La creazione di un ufficio stranieri minori ha come primo effetto quello di moltiplicare il numero delle prese in carico: nel giro di un mese raddoppiano infatti i minori che si rivolgono direttamente all’ufficio del Comune, o vengono consegnati (“affidati” al Comune) dalle forze dell’ordine in quanto minori soli. I nuovi minori sono principalmente minori di nazionalità albanese. Vengono trovati a vagare per la città, qualcuno a compiere piccoli furti e vengono, su indicazione del giudice di turno, consegnati al Comune affinché provveda alla collocazione in luogo sicuro. Il Comune di Genova ha da tempo un servizio di reperibilità che copre le ore notturne, dopo la fine dell’orario normale di lavoro e nei giorni festivi, per provvedere alle sistemazioni alloggiative di famiglie, o singoli, sgomberati per cause di pubblica incolumità. Tale servizio incomincia ad occuparsi sempre di più di minori e provvede, spesso notte tempo alla loro collocazione. Ben presto però si esauriscono i posti disponibili nelle strutture per minori, cioè in quelle pensate a suo tempo per accogliere i minori italiani abbandonati, o allontanati dalle famiglie per esigenze di tutela e si evidenzia nel contempo la non adeguatezza delle stesse a minori che provengono da contesti differenti e che portano differenti storie e progetti di vita. Le prime soluzioni dettate dall’emergenza sono insoddisfacenti: i minori vengono collocati in un’ala del dormitorio per adulti che ha oltre 100 posti, che è attivo in città da oltre 50 anni, con il supporto di una equipe di educatori fornita da un ente del terzo settore. Piano piano si inizia poi a progettare e realizzare strutture ad hoc.
L’arrivo dei minori albanesi nella seconda metà degli anni ’90 costringe il Comune a rivedere ed allargare e adeguare la propria rete di strutture per minori. Sono gli anni in cui il Comune di Genova collabora attivamente con il Comitato Minori Stranieri istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri nella gestione dei percorsi dei minori (legge n. 40/98). In quel periodo si lavora anche per svolgere le indagini familiari nei paesi di provenienza (in Albania in particolare) al fine di garantire il diritto del minore a ricongiungersi con la propria famiglia nel pase di origine, tuttavia il meccanismo della ricerca delle famiglie non funziona e spesso le richieste svolte da enti privati (Servizio Sociale Internazionale ed altri) rimangono senza risposta. Nel 2003 per verificare sul campo cosa non funziona, grazie ai fondi UNRRA che finanziano un progetto specifico, una equipe composta da 2 operatori del Comune e 2 del terzo settore, va in Albania alla ricerca delle famiglie dei minori accolti a Genova. Il risultato è che le famiglie vengono ritrovate con estrema facilità, anche nelle regioni più distanti dalla capitale Tirana, come a Valona, o a Fier, o a Pogradez. Si tratta in genere di famiglie adeguate e non propriamente povere. Ci ringraziano per avere accolto i loro figli che pensano avviati ad una vita di benessere e di successo, per essere arrivati in quell’Italia ricca e felice che vedono in televisione, senza rendersi conto, e senza credere, che la realtà che i loro figli incontrano, e verso la quale li hanno in qualche modo “spinti”, è molto più complessa e che spesso gli esiti dei percorsi dei ragazzi non sono propriamente positivi.
Il flusso dei minori continua in modo continuo nel corso della prima metà degli anni 2000 andando gradualmente a diminuire tra il 2004 ed il 2006, dove il numero dei ragazzi presi incarico si dimezza e passa dalla cifra annua di 184 a quella di 96.
Nel 2007 il comune decide di presentare un progetto sui MSNARA, anche se sul territorio non ne è mai stato trovato uno nei 15 anni precedenti. La scelta del Comune di Genova che fa parte della rete Sprar adulti, fin dal suo avvio nel 2001, quando ancora si chiamava Programma Nazionale Asilo, è quella di mettere a disposizione le sue competenze, in materia di gestione dei minori stranieri, di conoscenza della tematica dell’asilo e di disponibilità di risorse di mediazione culturale, all’intera rete nazionale ANCI. Una delle ipotesi progettuali è anche che tali minori non emergessero a causa di una mancanza di sensibilità e di conoscenza delle istituzioni locali nei confronti di tale tematica. Il progetto viene finanziato e l’anno successivo viene avviata la struttura per MSNARA “Tangram” con 12 posti. Il primo anno di vita, e poi anche quelli successivi, confermano le ipotesi di partenza della progettazione: infatti Genova accoglie nel corso del primo anno 18 ragazzi, prevalentemente provenienti da comuni dell’Italia meridionale dove erano stati ritrovati a seguito di sbarchi, ma per la prima volta emergono sul territorio locale 6 minori richiedenti asilo. La presenza di uno specifico progetto permette di meglio approfondire le caratteristiche della condizione del minore, non limitandosi semplicemente a rilevare la condizione di minore privo di riferimenti adulti, ma consente anche di indagare e mettere in luce anche situazioni di persecuzione e violenza ricadenti nelle ipotesi del diritto di asilo.
Il progetto Sprar MSNARA genovese si sviluppa nel corso del decennio successivo e giunge nel 2015, con l’aggiunta di altre nuove strutture ad un numero complessivo di 57 posti (Genova gestisce in quel periodo uno dei progetti della rete nazionale Sprar con maggiore numero di posti).
Nel corso dei successivi anni il progetto locale Sprar Msnara si apre anche ai minori non richiedenti asilo.
La stagione degli sbarchi 2014-2017 costringe nuovamente il Comune a rivedere ed adeguare la sua rete di strutture per minori: i circa 200 posti disponibili in città ed in strutture situate in comuni vicini non è più sufficiente ad ospitare tutti i minori provenienti dagli sbarchi. A Genova viene creata una struttura FAMI, che in 2 diverse collocazioni ospita fino a 50 ragazzi. Tuttavia i numeri disponibili non sono ancora sufficienti ad accogliere tutti i ragazzi presenti sul territorio ed in parecchi casi i minori, inseriti dal Ministero in centri straordinari di accoglienza (CAS) come adulti vi rimangono per lungo tempo anche dopo essersi dichiarati minori. In alcuni casi i minori che arrivano (che vengono “affidati” al comune) vengono collocati, a causa della mancanza di posti, in strutture alberghiere con il supporto di educatori per le attività diurne.
Il Comune per far fronte alla situazione avvia un percorso di accreditamento di nuove strutture per minori stranieri “adultizzati” (cioè prossimi al compimento della maggiore età) con requisiti di natura educativa ridotti.
L’avvio di questo percorso di creazione di nuove strutture dedicate ai minori stranieri prossimi al compimento della maggiore età, insieme al ridursi degli arrivi a causa delle scelte politiche attuate dal governo italiano a partire dall’estate 2017, ridimensionano gradualmente il fenomeno in termini di presenze e ne rendono oggi più adeguata la gestione alle esigenze dei minori.
Il ruolo delle istituzioni ed il rapporto con le associazioni del territorio: il concetto di “rete”.
Il ruolo centrale del Comune nella gestione del fenomeno dei minori stranieri non accompagnati è stabilito dalla legge che gli attribuisce la competenza in materia di tutela dei minori (italiani e stranieri) in stato di abbandono (DPR 616/77). A partire da questa attribuzione il Comune di Genova ha scelto, a partire dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso, di intervenire nel settore proponendo e sperimentando nuove forme di intervento, senza limitarsi a subire le conseguenze di un fenomeno che investe tutte le realtà locali italiane.
Genova partecipa attivamente a partire dall’anno 2000 ai tavoli di lavoro dell’ANCI, che cercano di gestire il fenomeno: ottenendo un graduale coinvolgimento dello Stato nella gestione economica del fenomeno; contribuendo a modificare il quadro normativo di riferimento dall’art. 32 della legge 40/1998, fino alle modifiche della legge 189/2002 ed a quelle definite dalla legge 47/2017; arrivando infine a collocare l’intera gestione del fenomeno dei minori stranieri non accompagnati nel quadro di riferimento definito dalla progettazione del sistema SPRAR.
A livello locale il Comune di Genova ha un ruolo centrale nella gestione del fenomeno, svolgendo un ruolo anche nei confronti degli altri circa 250 comuni della regione Liguria come esempio e punto di riferimento sulle modalità di intervento e di attuazione della tutela nei confronti dei minori. Viene gradualmente allarga la rete delle associazioni del terzo settore coinvolte nella gestione dell’accoglienza e dell’accompagnamento all’autonomia dei MSNA, viene sperimentato il ruolo dei tutori volontari e fronte del progressivo venire meno della disponibilità degli avvocati nel gestire importante ruolo.
Genova è un importante nodo della rete nazionale dei comuni italiani (ANCI) cui ha fornito i suoi contributi per la costruzione di un modello di accoglienza italiano per i minori stranieri non accompagnati (nel 2010 quello di Genova era uno degli unici 12 progetti per MSNA richiedenti asilo allora esistenti); il Comune di Genova è il centro di una rete locale fatta di enti locali di varie dimensioni e di enti del terzo settore che collaborano nella gestione del fenomeno dei MSNA e nello sviluppo di percorsi di accoglienza capaci di concretizzare e di rendere effettive le indicazioni a tutela dei minori fornite dalla legislazione nazionale ed internazionale.
3) Quale esempio concreto porterebbe per raccontare questo contributo specifico?
La storia di B. F.
BF è un ragazzo guineano (Guinea Conakry) che ci viene “affidato” una sera dalla Polizia del Porto di Genova. Lo hanno ripescato in mare dopo che si era tuffato giù dal mercantile che lo stava riportando fuori dal porto a seguito del suo fermo mentre tentava di sbarcare clandestinamente a Genova. Fermato dalla Polizia portuale viene riconsegnato al capitano del mercantile che lo riprende e consegna e poi riparte verso un’altra destinazione. Appena uscito dal porto, dopo il fallito tentativo di sbarco, non volendo farsi riportare indietro verso il proprio paese o verso chissà quale altro approdo, BF si tuffa in mare e raggiunge a nuoto la diga foranea del porto dove poi viene “ripescato” dalla polizia portuale. A quel punto, intanto il mercantile si è allontanato, si dichiara minore e dopo gli accertamenti ed adempimenti di routine viene “affidato” al Comune. Viene consegnato al Comune per la collocazione d’urgenza in un luogo sicuro in quanto minore straniero non accompagnato, cioè privo di riferimenti adulti responsabili per lui in base alla legge italiana.
BF non è un bambino: è grande e grosso, dimostra più dei 16 anni che ha dichiarato e che l’’”esame del polso” in qualche modo confermerà. Prima di chiamare il Comune i poliziotti lo portano infatti al pronto soccorso di un ospedale cittadino e gli fanno fare appunto l’”esame del polso” per verificarne l’età. BF risulta minorenne, dichiara di avere 16 anni e mezzo e viene consegnato agli operatori del Comune. BF trova sistemazione nelle struttura d’accoglienza d’urgenza per minori e poi, dopo qualche giorno e dopo che gli è stato spiegato con l’ausilio di un mediatore culturale che cos’è il diritto di asilo, dichiara di voler fare domanda di asilo. A quel punto, dopo i vari passaggi amministrativi, viene nominato un tutore (un avvocato del Foro di Genova) e pochi giorni dopo viene collocato presso il “Tangram” la struttura per minori stranieri richiedenti asilo del Comune di Genova aperta all’inizio del 2008.
BF trascorre tutto il periodo della richiesta di asilo presso il Tangram fino all’ottenimento della protezione umanitaria. Nel corso di questo periodo che dura circa un anno e mezzo BF ha modo di apprendere la lingua italiana, di effettuare diverse attività e di sviluppare una serie di legami con varie persone della città, che si riveleranno fondamentali per il suo percorso di integrazione. In particolare il ragazzo in virtù delle sue doti fisiche viene avviato al gioco del rugby nelle squadre giovanili del CUS Genova, società sportiva che da tempo collabora col progetto Tangram. BF risulta molto bravo e viene coinvolto nella prima squadra giovanile e grazie a questo sviluppa rapporti di amicizia con altri ragazzi suoi coetanei e compagni di gioco.
Verso la fine del periodo di accoglienza previsto, poche settimane prima del compimento dei 18 anni (secondo la data di nascita da lui dichiarata) accade un fatto particolare che rischia di compromettere il suo positivo percorso di inserimento. Una notte, mentre tutti i ragazzi dormono nelle loro stanze, BF si presenta davanti all’educatrice che fa il turno di notte e le fa delle proposte sessuali “pesanti”. L’educatrice respinge le sue proposte e BF se ne va nella sua stanza a dormire. L’indomani mattina l’educatrice informa dell’accaduto il responsabile della struttura e l’assistente sociale del Comune che ha in carico il ragazzo. Viene fatta una riunione in cui è coinvolto anche il tutore del minore e si decide di dare un segnale al ragazzo ed anche agli altri ragazzi presenti nella struttura, sull’importanza del rispetto delle regole. Con il suo gesto si è rotto in qualche modo il patto di accoglienza e di convivenza all’interno della comunità e si decide di allontanare BF, mettendo fine anticipatamente al suo percorso di accoglienza che avrebbe previsto ancora 2 settimane, fino al compimento della maggiore età ed altri 6 mesi dopo il compimento della stessa all’interno del progetto Sprar minori, o in quello adulti. Data la prossimità al compimento della maggiore età BF viene collocato in un albergo cittadino, non lontano dalla struttura Tangram (nello stesso municipio cittadino), che spesso viene usato dagli operatori reperibili del Comune di Genova per le sistemazioni d’urgenza notturne, quando i posti nella struttura d’accoglienza d’urgenza per minori sono esauriti. BF capisce di avere sbagliato e accetta il trasferimento nell’albergo. Gli viene data la possibilità di continuare a consumare i pasti presso la mensa del centro CEIS dove i ragazzi del Tangram mangiano insieme a quelli di altre strutture che si trovano nell’edificio dove la struttura è ospitata. BF rimane 2 settimane i albergo, poi al compimento dei 18 anni si trasferisce presso la casa di un compagno di squadra del CUS Genova. Nei suoi confronti è scattata una rete di supporto composta dai genitori di altri ragazzi che giocano con lui nel CUS Genova, così che di lì a poco tempo, dopo varie settimane di ospitalità nella casa della famiglia che lo ha accolto, BF trova sistemazione in un alloggio del CUS Genova, presso la stadio dove la squadra si allena e gioca, e dove il ragazzo, ormai maggiorenne svolge in cambio dell’ospitalità piccoli lavori di pulizia. La storia di BF si conclude positivamente: egli gioca ora titolare nella squadra di rugby impegnata nel campionato italiano di serie A e, visto che il rugby non è uno sport col quale ci si possa mantenere, svolge anche altri lavori che la sua rete di relazioni gli ha permesso di trovare.
La storia di BF è una storia che si conclude con un inserimento positivo nella realtà locale. A tale risultato hanno contribuito, in primo luogo, le capacità e le risorse personali del ragazzo, anche di fronte alle contestazioni dei suoi comportamenti. Vi hanno contrinuito poi il lavoro educativo degli operatori della struttura, dell’assistente sociale del Comune, del tutore volontario e di un contesto sociale di accoglienza favorevole. Un insieme di persone e di fattori che sono fondamentali per la riuscita di ogni processo di integrazione.
Buona pratica di accoglienza
Domanda: "In che cosa consiste il Laboratorio Welcome?"
Domanda: "Perché nasce e qual è lo scopo del Laboratorio Welcome?"
Domanda: "Quali saranno gli sviluppi del Laboratorio Welcome?"
Risponde la dott.ssa Maria Grazia Foschino Barbaro del Servizio di Psicologia dell'Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII.
Intervista a chi lavora con i MSNA
Domanda: "Perché hai scelto questo lavoro?"
Domanda: "Quali sono i momenti più belli nel tuo lavoro?"
Domanda: "ci racconti un'esperienza positiva che ti è rimasta nel cuore?"
Risponde Rosanna Mancini, Coordinatrice presso la Cooperativa Il sogno di Don Bosco.
Gestione MSNA