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Timestamp: 2020-05-25 22:19:56+00:00
Document Index: 19329058

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 710', 'art. 170', 'art. 156', 'sentenza ']

Tradimento del coniuge, nessuna compensazione di responsabilità (Divorzio) - 101Professionisti.it
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La Corte di Cassazione, Sezione I civile, ha confermato nella sentenza n. 21245/2010, la decisione di addebito di colpa all'ex coniuge che aveva instaurato una relazione extraconiugale in costanza di matrimonio. La relazione extraconiugale diffusa dal marito fedifrago nell'ambiente degli amici comuni, aveva consolidato una crisi che già effettivamente si era manifestata, determinando definitivamente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza. In tema di separazione personale tra coniugi (legge 19 maggio 1975, n. 151) la violazione del reciproco dovere di fedeltà (art. 143 c.c.) non legittima di per sé, automaticamente, la pronunzia di separazione con addebito al coniuge adultero, ma solo se abbia reso intollerabile la prosecuzione della convivenza o recato grave pregiudizio all'educazione della prole; pertanto il giudice del merito deve controllare l'oggettivo verificarsi di tali conseguenze, valutando, con apprezzamento incensurabile in sede di legittimità se congruamente motivato, in quale misura la violazione di quel dovere abbia inciso sulla vita familiare, tenuto conto delle modalità e frequenze dei fatti, del tipo di ambiente in cui si sono verificati e della sensibilità morale dei soggetti interessati.
Sentenza 14 ottobre 2010, n. 21245
In accoglimento della domanda proposta con ricorso dell'11 febbraio 1999 da F.V. nei confronti del coniuga G. A., il Tribunale di Roma, con sentenza 4.4.2003, ha dichiarato la separazione con addebito al G. per violazione del dovere di fedeltà, nonchè di assistenza e solidarietà familiare, ed ha posto a suo carico assegno di mantenimento della F. e per ciascuna delle figlie maggiorenni ma non ancora autosufficienti rispettivamente in Euro 2.000,00 ed Euro 1.100,00 mensili, oltre rivalutazione.
Il terzo motivo denuncia vizio di motivazione in ordine alla quantificazione dell'assegno di mantenimento a favore della moglie fino alla indicata data del 2 novembre 2004, lamentando omesso esame della sua effettiva capacità reddituale, desumibile dalla comprovata proprietà di due appartamenti in ****, l'uno in ****, l'altro in comunione col fratello in Via **** di notevole valore, di cinque appezzamenti di terreno in ****, di un appartamento in palazzo ****, il cui valore si era chiesto di provare a mezzo C.T.U.. Deduce omesso riferimento al fatto che uno solo dei fondi ha fruttato un capitale di Euro 220.000,00 desumibile dal preliminare in atti, nonchè al fatto che la denuncia fiscale prodotta dalla moglie indica terreni del valore di circa Euro 500.300,00, ed infine ad un lascito testamentario di cui ella ha beneficiato in Euro 103.000,00. Il motivo è inammissibile.
La Corte territoriale ha sostenuto che le circostanze di fatto evidenziate - nuda proprietà della casa di Via ****, proprietà dei cinque terreni in ****, e lascito testamentario - rappresentano circostanze sopravvenute valutabili al più in sede di modifica delle condizioni della separazione ex art. 710 c.p.c.. Tale conclusione è evidentemente affetta da errore di diritto.
Col quarto motivo il ricorrente censura la decisione impugnata per violazione del D.P.R. n. 18 del 1967, art. 170 e art. 156 c.c., comma 2 e si duole del fatto che la Corte territoriale ha considerato l'indennità di servizio, che non ha natura retributiva, essendo destinata a sopperire agli oneri derivanti dal servizio all'estero, che è stata percepita solo successivamente al trasferimento da ****, unitamente allo stipendio, quale elemento determinante la misura dell'assegno per la moglie e le figlie.
Ed invero la Corte di Appello ha correttamente rilevato che l'incarico del G. a ****, che aveva comportato la percezione di una indennità di missione pari a circa Euro 17.000,00 mensili, risaliva al 15 aprile 2000 e che pertanto legittimamente la sentenza del primo giudice aveva fatto decorrere la spettanza dell'assegno nella misura complessiva di Euro 4.200,00, superiore a quella fissata nei provvedimenti interinali, al luglio 2000.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 2.700,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali ed accessori di legge.