Source: https://www.csvastialessandria.it/profilo/ets-covid.asp
Timestamp: 2020-07-08 13:10:33+00:00
Document Index: 17559372

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 28', 'art. 120', 'art.125', 'art.61', 'art. 127', 'art. 18', 'art. 126', 'art. 35', 'art.1', 'art.8', 'art.106', 'art.35', 'art. 17', 'art. 6']

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Decreti "Rilancio", "Cura Italia" e "Liquidità": cosa cambia per gli ETS
Pubblichiamo un articolo di Francesca Colecchia, da "Cantiere Terzo Settore" (www.cantiereterzosettore.it), sulle principali agevolazioni contenute nel provvedimento di maggio.
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'attesissimo "decreto aprile", divenuto maggio, diventato rilancio (Dl 34/2020). Al suo interno molteplici interventi di sostegno a famiglie, imprese ma anche enti del terzo settore. Ci soffermiamo qui solo sugli aspetti fiscali. Altre agevolazioni sono previste in termini di accesso a fondi, sostegno ai lavoratori, valorizzazione della coprogettazione fino ad arrivare all'alleggerimento delle spese per l'energia elettrica.
La prima agevolazione di rilievo è quella in materia di Irap (art. 24), imposta che scontano anche gli enti non commerciali privi di partita iva nel momento in cui presentano alcune tipologie di collaboratori retribuiti, non beneficiando di cuneo fiscale. Secondo il decreto Rilancio, non è dovuto il versamento del saldo Irap, relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, né la prima rata dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. Non si tratta di una sospensione dal versamento ma di un azzeramento dell'imposta da versare.
canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo, affitto d'azienda (art. 28). Il credito d'imposta - pari al 60% del canone versato per i mesi di marzo, aprile e maggio in relazione ad immobili destinati allo svolgimento dell'attività istituzionale a prescindere dalla categoria catastale - spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Se si tratta di soggetti che svolgono una attività economica, il credito d'imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi. Il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di sostenimento della spesa o in compensazione se il canone è stato già pagato;
spese sostenute per l'adeguamento degli ambienti di lavoro (art. 120). Agevolazione estesa alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del terzo settore. Si tratta di un credito d'imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del Covid-19. Questo credito di imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti, ed è utilizzabile nel 2021 esclusivamente in compensazione;
spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale (es: mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari) e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti (es: termoscanner, barriere e pannelli protettivi, incluse le eventuali spese di installazione). Il credito di imposta (art.125) è concesso anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, nella misura del 60 % delle spese sostenute nel 2020 e fino ad un massimo di 000 euro di spesa. Il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione. Criteri e modalità di applicazione e di fruizione del credito d'imposta saranno definiti da un apposito provvedimento dell'Agenzia delle Entrate.
Con il dl rilancio sono stati inoltre modificati l'art.61 del Cura Italia (art. 127) e l'art. 18 del decreto Liquidità (art. 126) relativi alla sospensione dei versamenti. La prima novità è che tutti i versamenti indicati nelle citate disposizioni sono rinviati al 16 settembre, rateizzabili fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre.
La seconda è che per le sole organizzazioni sportive (federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive professionistiche e dilettantistiche), la sospensione riguarda i versamenti che sono chiamate ad effettuare entro fine giugno. Per un approfondimento, si rinvia alla lettura di "Emergenza coronavirus e non profit: quando si versano tributi e contributi".
Non sono invece state inserite proroghe per i versamenti Ires ed Irap relativi alle dichiarazioni in scadenza il prossimo mese di giugno. Ci si interroga in merito alla possibilità di ritenere tale scadenza prorogata in virtù della proroga concessa (ex art. 35 Dl "Cura Italia") a tutti gli enti non commerciali nell'approvare il bilancio. L'articolo 17 del DPR 435/2001 prevede infatti che i contribuenti che "in base a disposizioni di legge approvano il bilancio oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, versano il saldo dovuto in base alla dichiarazione relativa all'imposta sul reddito delle persone giuridiche ed a quella dell'imposta regionale sulle attività produttive entro l'ultimo giorno del mese successivo a quello di approvazione del bilancio". L'associazione che approva pertanto il bilancio entro il 31 ottobre, potrebbe versare il saldo Ires e Irap entro il 30 novembre 2020.
Il nuovo Dpcm 26 aprile 2020 ha aperto, da lunedì 4 maggio, la cosiddetta "Fase 2" dell'emergenza Covid-19 (o Coronavirus). Una fase, definita dal premier Conte nella sua informativa alle Camere dello scorso 30 aprile, "di convivenza" con il virus, e che dovrà quindi ancora essere caratterizzata da forte prudenza e da un uguale senso di responsabilità a quello mostrato nella prima fase, al fine di tutelare la salute di tutti gli individui. Come si legge in un articolo del Cantiere terzo settore, il nuovo Decreto, che produrrà i suoi effetti dal 4 al 17 maggio, non detta nello specifico disposizioni nei confronti dei volontari ma contiene misure ed indicazioni che si applicano anche ai volontari e agli enti non profit in generale.
Nella "Fase 2" continuano anzitutto a poter essere svolte le attività di volontariato che erano state individuate nella "Fase 1" sulla base delle Faq governative e della Circolare del Ministero del Lavoro n. 1 del 27 marzo 2020: ci si riferisce in particolare a quelle attività svolte nell'ambito dei servizi sociali per soddisfare esigenze primarie di soggetti fragili e in condizione di bisogno (ad esempio anziani, disabili, persone senza fissa dimora).
Vi rientrano nello specifico i servizi di distribuzione alimentare o di consegna farmaci a domicilio per anziani o disabili senza assistenza, o i servizi di disbrigo di pratiche amministrative (quali il pagamento di bollette). Per una panoramica degli altri ambiti in cui è ammessa l'attività del volontario si rinvia alla lettura di "Servizi sociali e volontariato: il punto dopo gli ultimi interventi normativi".
Un'apertura rispetto alla fase precedente è la possibilità per i minori e le persone non completamente autosufficienti di svolgere attività sportiva o motoria all'aperto con la presenza di un accompagnatore (art.1, lett. f), il quale può essere anche un volontario (o anche un dipendente di un ente del terzo settore). È infine ripresa la raccomandazione ad alcune categorie di persone di evitare di uscire dalla propria abitazione fuori dai casi di stretta necessità: tale "monito" deve essere valutato con particolare attenzione per le persone che hanno più di 65 anni, oppure sofferenti di più patologie o immunodepressi.
Nello svolgimento delle attività richiamate al paragrafo precedente è ovviamente necessario che i volontari rispettino la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, utilizzino le mascherine e gli altri dispositivi di protezione individuale (Dpi) e rispettino le accortezze igienico-sanitarie previste nell'allegato 4 del Decreto.
Negli spostamenti è necessario avere con sé il modulo di autocertificazione, indicando come motivazione lo "stato di necessità" e descrivendo l'attività svolta nell'apposito spazio. Qualora il volontario faccia parte di un'organizzazione, è importante che essa gli rilasci un'attestazione che certifichi la sua qualifica di volontario.
Spostando l'obiettivo dall'attività dei singoli volontari a quella degli enti, la più importante novità del dpcm del 26 aprile è il fatto che nell'allegato 3 compare fra i codici Ateco il n.94, che riguarda le "attività di organizzazioni associative". A dire il vero tale Codice compariva anche negli elenchi dei precedenti Dpcm ma era accompagnato dalla descrizione "attività di organizzazioni economiche, di datori di lavoro e professionali", che si riferisce invece al Codice 94.1.
Il Dpcm è però molto chiaro nel raccomandare in più punti ancora l'utilizzo del lavoro agile e a distanza, ed è altrettanto chiaro nel ribadire come l'eventuale ripartenza delle attività possa avvenire solamente in presenza di condizioni che assicurino ai lavoratori adeguati livelli di protezione.
Quanto detto vale anche per gli enti che si avvalgono in tutto o in parte di volontari, che dovranno quindi ponderare con estrema attenzione l'eventuale ripresa delle attività, la quale dovrà avvenire nel rispetto dei protocolli condivisi (in particolare di quello contenuto all'Allegato 6 del Decreto) e mettendo in atto tutte le misure e gli adempimenti necessari richiesti dalla normativa in materia di sicurezza. Nel caso in cui un lavoratore o un volontario contraesse il Covid-19 durante l'attività, e l'ente non avesse correttamente posto in essere tutto quanto dovuto in termini di prevenzione e protezione, in capo ad esso si configurerebbe una responsabilità di tipo penale.
Qualora l'ente, valutati i rischi e adottate tutte le misure dovute, decidesse di riprendere l'attività, gli spostamenti dei volontari saranno giustificati in base a "comprovate esigenze lavorative"; l'organizzazione dovrà inoltre rilasciare una dichiarazione indicante la ripresa dell'attività ai sensi dell'Allegato 3 del DPCM e l'appartenenza del volontario all'ente.
La ripresa dell'attività dei centri diurni per disabili
Altra novità di rilievo, prevista dall'art.8 del Dpcm, è la riapertura dei centri diurni rivolti a persone con disabilità, la quale viene però subordinata all'emanazione di piani territoriali adottati dalle Regioni.
Nonostante una certa "riapertura", che come detto caratterizza la "Fase 2", rimane ancora il generale divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati. Da ciò discende la (logica) perdurante sospensione di alcune attività che possono riguardano il mondo del volontariato e in generale degli enti non profit, ed in particolare:
di attività ludiche o ricreative all'aperto;
di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati, e degli allenamenti collettivi, così come sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;
dei servizi educativi per l'infanzia;
dell'apertura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura.
Articolo di Daniele Erler - "Cantiere Terzo Settore"
Fra tali disposizioni vi è la possibilità di convocare l'assemblea ordinaria entro 180 giorni (anziché 120) dalla chiusura dell'esercizio sociale (cioè il 29 giugno, per i molti enti che hanno l'esercizio coincidente con l'anno solare) per deliberare in merito all'approvazione del bilancio: a nostro avviso, il richiamo che l'art.106, c.1 del "Cura Italia" opera agli articoli 2364, c.2 e 2478-bis del Codice civile riguarda infatti solo l'approvazione del bilancio e non anche altre delibere dell'assemblea ordinaria.
Se questo è vero, tale disposizione appare avere un significato pratico pressoché nullo visto che, come detto in precedenza, l'art.35, c.3-ter del nuovo "Cura Italia" ha disposto la proroga per l'approvazione del bilancio per tutti gli enti non profit al 31 ottobre 2020, quindi ben più in là del 29 giugno.
Decreti Legge n. 18 del 17/03/2020 "Cura Italia" e n. 23 del 08/04/2020 "Liquidità" - Emergenza Coronavirus: sospensione di alcuni versamenti fiscali e contributivi
Il Decreto Legge "Liquidità" n. 23 del 08 aprile 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 94 del 08/04/2020 ha integrato quanto già previsto dal Decreto Legge "Cura Italia" n. 18 del 17 marzo 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 70 del 17/03/2020 in tema di sospensione di alcuni versamenti fiscali e contributivi.
Si prevede, tra le varie misure adottate, la sospensione degli obblighi di alcuni tributi e contributi di cui sono interessati tutti gli ENC, tra cui anche le Onlus, Organizzazioni di volontariato e Associazioni di promozione sociale iscritte nei rispettivi Registri, che esercitano attività istituzionali di interesse generale (previste dall'articolo 5, comma 1 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n.117).
Inoltre vi sono anche sospensioni per gli enti che svolgono attività di impresa (limitatamente a tale attività e subordinatamente al soddisfacimento di determinati requisiti in termini di riduzione del fatturato).
Inoltre, DL "Cura Italia" prevede agevolazioni in relazione alle erogazioni liberali in denaro o in natura effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d'impresa finalizzate a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.
Per far fronte all'emergenza Coronavirus, gli Enti del Terzo settore (ETS) possono retribuire i loro volontari per il lavoro svolto in deroga all'incompatibilità assoluta tra volontariato e attività lavorativa subordinata prevista dall'art. 17 comma 5 del D.Lgs. 117/17 - Codice del Terzo settore.
Questo è quanto previsto dall'art. 6 del Decreto emanato il 9 marzo dal Governo:
Questo non vuol però dire che i volontari possano essere retribuiti in quanto tali, ma che gli ETS possono contrattualizzarli come lavoratori e pagarli per sopperire a eventuali carenze di personale in ragione delle loro competenze.
La disposizione si applica a Onlus, Organizzazioni di Volontariato e Associazioni di Promozione Sociale, che oggi sono già ETS, ma interpretandola in maniera estensiva si potrebbe applicare anche a tutti gli altri enti no profit.
DPCM 9 marzo 2020 (DPCM 9 marzo 2020.pdf)