Source: http://www.usicivici.it/category/t-a-r-demanio-marittimo/
Timestamp: 2018-01-19 09:44:27+00:00
Document Index: 169242644

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 132', 'art. 165', 'art. 136', 'art. 824', 'sentenza ']

T.A.R./Demanio marittimo | usicivici/demanio/risorse
Categoria: T.A.R./Demanio marittimo
Un’associazione sportiva partecipa alla gara per la concessione del servizio di gestione di una piscina comunale, ma arriva seconda, pur avendo presentato un’offerta economica maggiore dell’aggiudicataria, poiché non le viene attribuito il punteggio supplementare per la gestione di impianti natatori nel triennio precedente alla gara, conferito al contrario all’unica altra concorrente, che pure aveva presentato un’offerta notevolmente più bassa. L’associazione sconfitta presenta quindi ricorso al Tar, affidandolo a numerosi motivi. Risulta vincente quello per cui la stazione appaltante avrebbe dovuto escludere la vincitrice perché anche lei non possedeva tale requisito: essa non poteva sostenere di avere gestito la piscina di cui pure si dichiarava proprietaria, per essere questa di proprietà del demanio. Di fronte a questo argomento, il Tar disponeva un’apposita fase istruttoria, ordinando la produzione di documenti all’Agenzia del Demanio e all’Autorità portuale di Napoli, nonché al Comune e alla stessa controinteressata. Da questi documenti il Tar evince la proprietà pubblica della piscina. La documentazione prodotta dal Demanio prova infatti che la piscina fu costruita nel 1970 su area di demanio marittimo oggetto di richiesta di concessione. Il titolo attuale di possesso della piscina da parte della società sportiva è poi dato da una concessione dell’Autorità portuale di Napoli avente durata originaria fino al 31 dicembre 2009 e poi prorogata ex lege (art. 1, comma 18, del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito con L. n. 25 del 2010) fino al 31 dicembre 2015. A giudizio del Tar deriva che, in applicazione della consolidata interpretazione giurisprudenziale sull’art. 49 del Codice della Navigazione, la piscina deve intendersi essere stata avocata ipso iure al demanio alla scadenza della prima concessione, e poi fatta oggetto di nuova concessione, sia pure alla società che la costruì e che l’ha sempre gestita. Il tutto confermato da un verbale di ricognizione del 1985 delle aree demaniali occupate dalla detta società sportiva, che attribuiva alla proprietà pubblica la piscina in quanto tale. Ad altra soluzione si sarebbe arrivati se la concessione fosse stata continuamente rinnovata alla scadenza senza soluzioni di continuità: in quel caso le infrastrutture sarebbero sempre rimaste di proprietà della società che le aveva realizzate.
T.A.R. Campania Napoli Sez. III, Sentenza 8 maggio 2015, n. 2568
Scritto da: Raffaele Volante Pubblicato in Demanio marittimo, Giurisprudenza/Demanio marittimo, T.A.R./Demanio marittimo, Temi e notizie	Etichettati con art. 49 Codice Navigazione, C.N. Posillipo, demanio marittimo avocazione opere edili, Piscina Posillipo, Piscina Posillipo area demaniale, piscina San Sebastiano al Vesuvio
Scritto da: Raffaele Volante Pubblicato in Demanio marittimo, Giurisprudenza/Demanio marittimo, T.A.R./Demanio marittimo, Temi e notizie	Etichettati con attività produttiva su terreno demaniale, concessione demanio marittimo, concessione spiagge, Demanio marittimo, spiagge
Scritto da: Raffaele Volante Pubblicato in Giurisprudenza/Demanio marittimo, T.A.R./Demanio marittimo	Etichettati con d.l. 143 2003 vendita aree demaniali, demanio dello Stato, sconfinamento demaniale, sdemanializzazione, vendita aree demaniali, vendita aree demaniali occupate
Il Comune di Firenze ingiungeva la demolizione di un manufatto di vetro costruito su una sponda dell’Arno a servizio di un ristorante, negando il condono. Seguivano due ricorsi della società titolare del manufatto, che lo aveva costruito anche in virtù di concessioni d’uso dell’Agenzia del Demanio, nel frattempo scadute ma rinnovabili.
Il Tar rileva il proprio difetto di giurisdizione in favore del Tribunale superiore delle Acque pubbliche sui motivi di impugnazione che riguardavano la violazione della normativa sulle distanze delle costruzioni dagli argini dei fiumi, accogliendo gli altri.
Tra questi, merita particolare attenzione quello per cui la costruzione sul demanio non comporta di necessità l’illegittimità dell’opera, che segue solo in difetto della concessione da parte dell’Agenzia del Demanio.
T.A.R. Toscana Firenze Sez. III, Sent., 07-01-2015, n. 8
Scritto da: Raffaele Volante Pubblicato in Giurisprudenza/Demanio marittimo, T.A.R./Demanio marittimo	Etichettati con concessione demaniale, demanio costruzione abusiva, demanio demolizione, demanio idrico, Tribunale superiore delle Acque pubbliche
Un esercente, titolare di concessione demaniale per l’occupazione di circa 5 mq di suolo pubblico ne chiede l’estensione per pochi metri. Il Comune (Roma Capitale) la nega, adducendo che l’estensione avrebbe ad oggetto un’area destinata a uso pubblico perché sede di una panchina, che nella realtà non esiste da tempo.
Il TAR Lazio annulla il provvedimento per difetto di motivazione, avendo l’amministrazione nella propria memoria difensiva dichiarato che l’area era stata assegnata a uso diverso (portabiciclette) da quello dichiarato nel provvedimento, comunque non incompatibile con la richiesta del ricorrente.
Un caso, quello delle “panchine fantasma”, assai ricorrente nella pratica, vista la tendenza delle amministrazioni comunali a non aggiornare mai alla realtà le planimetrie.
T.A.R. Lazio Roma Sez. II ter, Sent., 05-01-2015, n. 35
Scritto da: Raffaele Volante Pubblicato in Giurisprudenza/Demanio marittimo, T.A.R./Demanio marittimo	Etichettati con concessione demaniale, concessione demaniale difetto di motivazione, concessione demaniale diniego, concessione demaniale suolo pubblico, Roma Capitale, TAR Lazio
Il T.A.R. del Lazio si pronuncia su un ordinanza di rimozione di opere di canalizzazione realizzate in territorio di bonifica da taluni proprietari privati senza le necessarie autorizzazioni.
Nella specie, il T.A.R. Lazio afferma che tali manufatti sono illegittimi non per la presenza di vincoli paesistici sul territorio, ma perché comunque realizzati in violazione del R.D. 8 maggio 1904 n. 368 (Regolamento sulle bonificazioni delle paludi e dei terreni paludosi), che all’art. 132 fa divieto di “fare opera nello spazio compreso fra le sponde fisse dei corsi d’acqua naturali od artificiali pertinenti alla bonificazione e non contemplati dall’art. 165 della legge 20 marzo 1865 sui lavori pubblici, ancorché in alcuni tempi dell’anno rimangano asciutti”, senza il permesso di cui all’art. 136, che deve essere rilasciato, per le opere di manutenzione, dal consorzio interessato.
Il T.A.R. supera ogni rilievo dei ricorrenti circa la titolarità da parte dell’amministrazione impugnata del potere di ordinare la messa in pristino dei luoghi, non immediatamente comminata dal R.D. 368/1904 sull’appartenenza necessaria del corso d’acqua interessato dalle canalizzazioni abusive al demanio idrico.
T.A.R. Lazio Roma Sez. I quater, Sent., 03-09-2014, n. 9343
Scritto da: Raffaele Volante Pubblicato in Giurisprudenza/Demanio marittimo, T.A.R./Demanio marittimo	Etichettati con beni demaniali, bonifica, demanio idrico, Lazio, ordinanza di rimozione, tutela paesaggistica
Il T.A.R. Campania interviene su di un caso che rappresenta prassi frequente per molte amministrazioni locali. Una società gestiva un’attività di ristorazione in un complesso monumentale di proprietà del Comune di San Giorgio a Cremano, accumulando negli anni un passivo notevole. La stessa entrava quindi in un accordo con altra società di ristorazione, la quale si impegnava a accollarsi i debiti a fronte della garanzia del rinnovo della concessione per un periodo eguale a quello inizialmente concesso alla prima. Le due società trasmettevano una lettera d’intenti al Comune, che sottoscriveva successivamente con entrambe un accordo, con cui si impegnava al rinnovo della concessione. Con una successiva delibera, il Comune autorizzava la prima società a recedere dalla concessione, e la seconda a subentrarvi, imponendo talune condizioni, ma non toccando la misura del canone annuale. Successivamente lo stesso Comune ricalcola il canone, a concessione non ancora attribuita, aumentandolo di una percentuale importante. La società che intendeva subentrare recedeva a quel punto dall’affare, comunicando al Comune di non voler subentrare nella concessione al nuovo canone. Il Comune invitò a quel punto la società a dare esecuzione alla delibera, e questa ricorse al T.A.R., che la annulla. Gli argomenti della motivazione fanno premio anche sulla comunicazione della Commissione Europea del 12/4/2000 per affermare la necessità del bando per la concessione del bene a regime demaniale, qual’è quello di specie, che ricade nel disposto dell’art. 824 c.c..
La “concessione di un bene pubblico di rilevanza economica, strumentale ad una attività imprenditoriale” – si legge nella sentenza- “determina occasioni di guadagno per i soggetti operanti sul libero mercato”: da qui la necessità di “procedure concorsuali trasparenti e non discriminatorie”, le quali oltre a garantire “la parità di trattamento dei concorrenti nonché la libertà di stabilimento” realizzano il miglior impiego delle risorse pubbliche ( e si cita CdS, sez. VI n. 1747/2011).
I principi seguiti dal T.A.R. Campania impediscono quindi sia la gestione in proprio da parte del Comune dei suoi beni assoggettati al regime del demanio pubblico mediante la costituzione di società ad hoc, sia la trattativa privata per il reperimento del concessionario.
T.A.R. Campania Napoli Sez. VII, Sent., 01-09-2014, n. 4636
Scritto da: Raffaele Volante Pubblicato in Demanio marittimo, Giurisprudenza/Demanio marittimo, T.A.R./Demanio marittimo	Etichettati con beni comunali, concessione demaniale comune gara, demanio accidentale, demanio Bolkenstein, demanio comunale, proprietà comunale
La sentenza che pubblichiamo accoglie il ricorso del Comune di Laives contro il masterplan per l’ampliamento dell’aeroporto di Bolzano. Lo strumento prevedeva la realizzazione di opere in difformità rispetto agli strumenti urbanistici del Comune. La Provincia autonoma aveva così avviato le procedure per la modificazione d’ufficio degli strumenti comunali. Il Comune impugna il masterplan e tutti i provvedimenti presupposti e derivati, con una pluralità di mezzi.
Il Tribunale regionale di Giustizia amministrativa, sede di Bolzano, accoglie il ricorso del Comune su un mezzo dirimente: l’ampliamento dell’aeroporto deve avvenire su un’area appartenente per definizione al demanio dello Stato e deve pertanto seguire le procedure del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 383, che prevedono l’obbligatoria istituzione di una conferenza di servizi tra gli enti territoriali per la localizzazione delle opere pubbliche.
T.R.G.A. Trentino-Alto Adige Bolzano, Sent., 01-09-2014, n. 217
Scritto da: Raffaele Volante Pubblicato in Giurisprudenza/Demanio marittimo, T.A.R./Demanio marittimo	Etichettati con conferenza dei servizi, demanio aeroportuale, demanio dello Stato, opere pubbliche su area demaniale, Provincia autonoma di Bolzano