Source: http://www.giustiziaeinvestigazione.com/tra-virtuale-e-reale-non-ce-differenza-la-chat-segreta-equivale-al-tradimento/
Timestamp: 2020-04-02 14:38:55+00:00
Document Index: 80871216

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 143', 'art 570', 'sentenza ', 'sentenza ']

Tra virtuale e reale non c'è differenza, la chat segreta equivale al tradimento - Giustizia e Investigazione
Coronavirus, i servizi bancari essenziali garantiti e il non rispetto degli utenti
Toc Toc. Perché non c’è nessuno al timone?
Emergenza sanitaria: in prima linea anche gli infermieri, oltre 4mila si sono ammalati
Il diritto alla privacy nello stato d’emergenza
Coronavirus e la necessità di tutelare chi è in prima linea
Io resto a casa, la challenge lanciata da Elsa Perugia
Stress da Coronavirus, i consigli dell’esperta su come affrontare l’isolamento
Un’Italia unita per fermare il Covid-19
Home / Giustizia e diritto / Tra virtuale e reale non c’è differenza, la chat segreta equivale al tradimento
Tra virtuale e reale non c’è differenza, la chat segreta equivale al tradimento
Anna Garofalo 19 Aprile 2018	Giustizia e diritto, In evidenza Leave a comment
L’avvento dei social network ha modificato profondamente gli usi, i costumi e le abitudini. Anche sessuali. Facebook, Whatsapp, Instagram, Snapchat, tutti social network che hanno l’opzione della chat privata, che ammettiamolo, usiamo tutti. Poi ci sono i cosiddetti siti di incontri, tipo Meetic, Tinder, Badoo, dove puoi avere maggior occasione di conoscere nuove persone e mantenere dei rapporti anche solo “virtuali”, ma molto spesso “clandestini”. Questa dinamica, inevitabilmente, ha influenzato anche la vita familiare comportando un numero sempre crescente di matrimoni entrati in crisi. Si tende spesso a pensare che se digitale, non possa considerarsi reale: “Mica tradisco se chatto”.
Non è così ormai, e a confermarlo è stata proprio la Suprema Corte di Cassazione, che con la recentissima sentenza n. 9384 ha confermato e ampliato quella del 2014 della Corte d’Appello di Bologna, sentenza storica che, per la prima volta, aveva equiparato il tradimento online a quello reale. A nulla sono valse, infatti, le argomentazioni di un ex marito bolognese che intendeva addebitare i costi della causa della separazione alla moglie con l’eliminazione dell’assegno di mantenimento. La sua tesi ruotava intorno al cosiddetto “abbandono del tetto coniugale” (previsto dall’art. 143 c.c. e dall’art 570 c.p.) visto che la donna, benestante e molto più giovane di lui, lo aveva scoperto a chattare a destra e a manca e a “flirtare online” con potenziali partner su siti di incontri. La Cassazione ha dato ragione alla donna ritenendo che le azioni dell’uomo avevano di fatto minato la “necessaria e reciproca fiducia tra i coniugi”.
Nelle motivazioni della Corte si legge che si è creata una “circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione”. Per questo la decisione della donna di andarsene di casa è stata ritenuta “preventiva, ma giustificata”. Già nel 2013 la Suprema Corte, era stata chiamata a valutare la condotta di una moglie scoperta ad intrattenere una relazione amorosa platonica con un uomo, coltivata via internet e con contatti telefonici, ma priva di alcun incontro personale e carnale, e con la sentenza n. 8929/2013, ha affermato che “il rapporto virtuale costituisce causa di addebito qualora: la condotta del coniuge infedele sia tale da ingenerare nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto di tradimento; il comportamento sia animato dalla consapevolezza e dalla volontà di commettere un fatto lesivo dell’altrui onore e dignità; dalla condotta dell’infedele sia derivato un pregiudizio per la dignità personale dell’altro coniuge, attesa la sensibilità del tradito e dell’ambiente in cui vive”.
Si tratta certamente di una decisione che fa può far discutere perché, in questo modo, si giustifica e legittima quel che parrebbe un processo all’intenzione o semplicemente una trasgressione visto che, di fatto, l’adulterio non è stato commesso, ma solo pensato.
Consapevoli di questa sentenza però gli aspiranti fedifraghi ci penseranno due volte prima di rischiare il matrimonio per una scappatella anche solo virtuale, e comunque, se lo faranno, saranno costretti ad innalzare il “livello di guardia” per non lasciare tracce.
About Anna Garofalo
Previous Donne e difesa personale, la sicurezza inizia dai comportamenti
Next La filosofia come strumento per “colpire” il bullismo, per l’Università di Perugia si può fare
Limitare il contagio da Covid-19 e tutelare chi è in prima linea nell’affrontare l’emergenza sanitaria. …
Processi penali al passo con tempi e tecnologia: sms e messaggi whatsapp accettati come prove
Della prescrizione (capitolo secondo) e i reati a sfondo sessuale contro i minori
I migliori libri in uscita a dicembre 2017