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Timestamp: 2020-08-04 17:53:49+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 15141 del 22/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15141 del 22/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 22/07/2016, (ud. 19/05/2016, dep. 22/07/2016), n.15141
sul ricorso 23633/2014 proposto da:
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI
BARI, in persona dei legali rappresentanti pro tempore,
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende,
S.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA ADRIANA
difeso dall’avvocato ROBERTO CARBONE giusta procura a margine del
avverso la sentenza del 28 aprile 2012 n. 1575/2012 del TRIBUNALE di
BARI, depositata il 09/05/2012;
1. L’Università degli Studi di Bari e la Presidenza del Consiglio dei ministri hanno proposto ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, contro S.R. avverso la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Bari in una controversia inter partes il 9 maggio 2012.
L’impugnazione è stata proposta a seguito dell’ordinanza dell’11 novembre 2013, con cui la Corte d’Appello di Bari ha dichiarato inammissibile l’appello proposto contro la sentenza del Tribunale.
“(…)3. Il ricorso può essere deciso in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., in quanto appare manifestamente inammissibile.
3.1. Nel ricorso i ricorrenti hanno allegato che l’ordinanza della Corte d’Appello non sarebbe stata a loro “notificata”, mentre nulla hanno osservato in ordine al se essa sia stata comunicata.
Nella specie i ricorrenti non hanno allegato che l’ordinanza non sarebbe stata loro comunicata ed hanno notificato il ricorso nell’ottobre del 2014, cioè ben oltre i sessanta giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza.
3.2. Peraltro, si deve, passando all’esame del controricorso, superfluamente rilevare che parte resistente ha prodotto attestazione della cancelleria della Corte di Appello di Bari da cui risulta che venne fatta comunicazione a mezzo PEC dell’ordinanza alla difesa erariale lo stesso giorno della pubblicazione dell’ordinanza. Il resistente ha conseguentemente eccepito la tardività del ricorso”.
2. Il Collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione, alle quali nulla è necessario aggiungere, tenuto conto che non sono state depositate memorie e nessuno è comparso in adunanza.
Le spese del giudizio di cassazione possono compensarsi, atteso che sulla questione della impugnabilità dell’ordinanza ex art. 348-bis c.p.c., discussa in dottrina, all’epoca della proposizione del ricorso non vi erano precedenti della Corte e, d’altro canto, vi è stato successivamente un contrasto di giurisprudenza in seno alle sezioni semplici, risolto dalla citata sentenza delle Sezioni Unite.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della S Sesta ezione Civile – 3, il 19 maggio 2016.