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Timestamp: 2018-02-24 05:43:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 112']

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI , SENTENZA 27 settembre 2016, n.3975
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 24 FEBBRAIO AGGIORNATO ALLE 6:43
Atto illegittimo e legittimo affidamento
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI , SENTENZA 27 settembre 2016, n.3975RICOGNIZIONE
Il Consiglio di Stato chiarisce i presupposti per la sussitenza di un affidamento legittimo da parte del privato
Non vi può essere affidamento legittimo, meritevole di tutela risarcitoria, fondato su provvedimento illegittimo. Può essere non più opportuno far luogo all'annullamento in autotutela, in considerazione del tempo trascorso e degli interessi dei destinatari e dei controinteressati; ma quando tali condizioni sono rispettate non vi è spazio per la tutela patrimoniale (L. n. 241/1990) (Conferma della sentenza del T.a.r. Lazio, Roma, sez. III ter, n. 7338/2012).
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI , SENTENZA 27 settembre 2016, n.3975 - Pres.De Francisco; Est. Scanderbeg
sul ricorso numero di registro generale 9277 del 2012, proposto da:
I.E. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Gian Luca Zampa, Tommaso Salonico e Giorgio Candeloro, con domicilio eletto presso l'avvocato Gian Luca Zampa in Roma, piazza del Popolo 18;
G. s.p.a.,in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Carlo Malinconico, con domicilio eletto presso il medesimo difensore in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 284;
Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domicilia in Roma, via dei Portoghesi, 12;
della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE III TER n. 7338/2012, resa tra le parti, concernente attribuzione qualifiche IAFR (impianto alimentato a fonti rinnovabili) alle due sezioni dell'impianto di produzione di energia elettrica e termica sito nel comune di Moncalieri e risarcimento dei danni
Visti gli atti di costituzione in giudizio del G. s.p.a. e del Ministero dello sviluppo economico;
Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 12 maggio 2016, il consigliere di Stato Giulio Castriota Scanderbeg e uditi per le parti gli avvocati Tommaso Salonico, Giorgio Candeloro, Carlo Malinconico e l'avvocato dello Stato Tito Varrone;
1.- La società I.E. s.p.a. (di seguito, anche I.) impugna la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio19 agosto 2012, n. 7338 che ha respinto:
- il ricorso per l'annullamento del provvedimento del Gestore dei servizi elettrici s.p.a. (anche G.) 28 ottobre 2011 n. G./P20110068344 con cui sono stati annullati d'ufficio i provvedimenti dello stesso G. con i quali, nel corso del 2008, erano stati attribuite le qualifiche IAFR (Impianto Alimentato a Fonti Rinnovabili) ad un impianto della società appellante sito in Moncalieri;
- i ricorsi per motivi aggiunti e le domande di condanna al risarcimento del danno per violazione del legittimo affidamento e per il danno causato dal ritardo nel rilascio dei certificati verdi.
Più in particolare, il ricorso principale di primo grado è stato proposto dall'odierna appellante avverso il già richiamato annullamento d'ufficio dei provvedimenti del G. nn. 065030 e 065029 del 17 novembre 2008 con cui, come detto, il medesimo G. aveva attribuito le qualifiche IAFR (n. 3387 e n. 3757) alle due sezioni della nuova centrale di produzione di energia elettrica e termica (in cogenerazione) sita nel Comune di Moncalieri.
2. Con il primo ricorso per motivi aggiunti, la odierna società appellante ha impugnato, sempre in primo grado, il provvedimento del G. n. P20110097064 del 16 dicembre 2011, nella parte in cui indicava il totale dei certificati verdi che la società avrebbe dovuto restituire al G., per un numero pari a 782.796. Con il secondo ricorso per motivi aggiunti, la società I. ha impugnato anche i provvedimenti del G. del 7 febbraio 2012, con cui sono state rilasciate le nuove qualifiche IAFR (n. 6723 e n. 6724), nella parte in cui non era stata sospesa l'efficacia di dette nuove qualifiche fino alla decisione del giudizio già avviato avverso l'annullamento delle qualifiche pregresse (n. 3387 e 3757).
All'accoglimento dell'appello la società appellante assumeva che dovesse in ogni caso seguire il riconoscimento in suo favore del danno da ritardo con cui il G. aveva liquidato in suo favore i certificati verdi generati dalle nuove qualifiche IAFR per la produzione di energia termica relativi al 2010, che quantificava in Euro 1,4 milioni. In via subordinata, e per il caso di rigetto dell'appello, I. chiedeva di essere risarcita dei danni conseguenti alla violazione del legittimo affidamento ingenerato a seguito del rilascio nel 2008 delle predette qualifiche IAFR.
3.- L'appello in esame, proposto dalla società I., investe i distinti capi della impugnata sentenza con i quali il T.a.r., ritenuta l'infondatezza del ricorso, ha respinto sia la domanda impugnatoria sia le domande di risarcimento del danno proposte in primo grado dalla odierna appellante.
In particolare, con il primo motivo di appello, l'appellante torna a prospettare la questione della pretesa insussistenza, nella fattispecie in esame, dell'interesse pubblico sotteso all'annullamento delle precedenti qualifiche IAFR e lamenta l'erroneità della pronuncia impugnata e la sua contraddittorietà nella parte in cui il T.a.r. avrebbe ritenuto in re ipsa la sussistenza dell'interesse pubblico all'autotutela assimilando la fattispecie a quella della condictio indebiti, senza così pronunciarsi sugli specifici vizi del provvedimento di autotutela, dedotti nel ricorso di primo grado con particolare riferimento al mancato rispetto dei presupposti per far luogo all'annullamento d'ufficio, ai sensi dell' art. 21-nonies della L. n. 241 del 1990.
Con il secondo motivo, l'appellante censura la sentenza nella parte in cui non ha tenuto conto dell'errata interpretazione della fattispecie in esame da parte del G., con conseguente violazione del punto 3 dell'allegato A) del decreto del Ministero delle attività produttive del 24 ottobre 2005 n.265, nella parte in cui la stessa prevede un divieto di cumulo dei benefici connessi alla fattispecie del "potenziamento" e quella della "nuova costruzione di impianto", ma non invece con la distinta fattispecie, qui ricorrente a parere della società appellante, della "nuova costruzione di una sezione di impianto".
Lamenta da ultimo l'appellante l'erronea e insufficiente motivazione della sentenza in merito alle istanze di risarcimento del danno, sia per omessa conclusione del procedimento di rilascio dei certificati verdi, sia in ogni caso per l'affidamento ingenerato dalla già riconosciute qualifiche IAFR, ove anche ritenute illegittime.
Conclude, pertanto, l'appellante per l'accoglimento, con l'appello, del ricorso di primo grado e per l'annullamento degli atti in quella sede impugnati.
Si è costituito in giudizio il G. per resistere all'appello e chiederne la reiezione con la conseguente conferma della sentenza di primo grado. Si è altresì costituito il Ministero dello sviluppo economico per contrastare la pretesa della società appellante e chiedere la reiezione del gravame.
Il Collegio ha chiesto chiarimenti alle parti riguardo al numero di certificati verdi distintamente generati dalle originarie qualifiche e da quelle successivamente attribuite in sostituzione delle precedenti, al fine di apprezzare in termini sostanziali lo sviluppo negli anni dei certificati verdi generati nell'un caso e nell'altro dal riconoscimento delle distinte qualifiche IAFR.
Le parti hanno depositato memorie illustrative in vista dell'udienza di trattazione dell'appello.
All'udienza pubblica del 12 maggio 2016 la causa è stata trattenuta per la sentenza.
4.- Prima di passare ad esaminare il merito della controversia, giova ricostruire i fatti essenziali dell'intera vicenda.
La società appellante, I.E. spa, è una società del gruppo I. s.p.a. e opera, per quel che rileva nella fattispecie in esame, nei settori dell'energia elettrica e dell'energia termica per il teleriscaldamento. In particolare, I.E. gestisce la centrale cogenerativa di Moncalieri, destinata alla produzione combinata di energia elettrica e termica; tale centrale rappresenta la fonte principale del calore che alimenta la rete di teleriscaldamento di Torino, rete che è estesa oltre 400 chilometri e serve una popolazione di circa 400.000 abitanti.
Al fine di meglio svolgere detto servizio, dal 2005 al 2008 I. ha intrapreso lavori di rifacimento, ampliamento e sostituzione delle preesistenti sezioni della centrale di Mocalieri. In esito a tali lavori è stata potenziata la sezione d'impianto di cogenerazione abbinato al teleriscaldamento denominata 2GT ed è stata effettuata la nuova costruzione alla sezione dell'impianto denominato 3GT (così come si evince dalla stessa lettera di I. datata 11 settembre 2008, prot. 1140/AD - Richieste di riconoscimento della qualifica di impianto "termoelettrico in cogenerazione" per "potenziamento di impianto di cogenerazione abbinato al teleriscaldamento" e "nuova costruzione di impianto di cogenerazione abbinato al teleriscaldamento" dell'impianto di "Centrale di Moncalieri").
Per tali lavori I. inoltrava in data 28 aprile 2008 domanda di riconoscimento di una qualifica IAFR (attestata anche dalle inerenti autorizzazioni: ambientale, rilasciate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio il 5 agosto 2002 e dal Ministero delle attività produttive il 15 maggio 2003).
Il 6 agosto 2008 il G. inoltrava alla società la comunicazione di avvio del procedimento volto alla reiezione dell'istanza, poiché si trattava di "un'unica domanda di riconoscimento per due distinti interventi (...)", ponendosi così in contrasto con il punto 4.1 delle procedure tecniche.
A seguito di detta comunicazione e dopo la riunione con i funzionari del G. del 2 settembre 2008, I. ha presentato l'11 settembre 2008 due distinte richieste di qualifica (con contestuale rinuncia alla domanda originaria), una per ciascuna parte dell'impianto. Dette richieste sono state accolte dal G. con i provvedimenti nn. 65029 e 65030 del 17 novembre 2008, a mezzo dei quali sono state riconosciute le qualifiche IAFR nn. 3387 e 3757 (poi oggetto del provvedimento di annullamento in autotutela impugnato in primo grado).
Sulla base di tali qualifiche, I. ha ottenuto per gli anni 2007, 2008 e 2009 i certificati verdi richiesti. Non ha invece ottenuto i certificati verdi relativi alla produzione del 2010 in quanto il
22 settembre 2011 il G. ha inviato a I. la comunicazione di avvio del procedimento di annullamento in autotutela, conclusosi in data 28 ottobre 2011 con il provvedimento di annullamento d'ufficio delle qualifiche IAFR n. 3387 e 3757 del 2008.
Contro tale atto I. ha proposto ricorso al TAR del Lazio.
Nelle more del giudizio di primo grado, il G. ha comunicato, in data 16 dicembre 2011, l' "ammontare dei Certificati Verdi da restituire per l'effetto dell'annullamento in autotutela delle qualifiche in oggetto secondo quanto riportato nella tabella", che ha indicato in complessivi 782.796 certificati verdi.
Anche detto provvedimento è stato impugnato da I., con ricorso per motivi aggiunti del 27 febbraio 2012.
Successivamente, con altro ricorso per motivi aggiunti del 13 aprile 2012, I. ha chiesto l'annullamento dei provvedimenti del G. del 7 febbraio 2012, con i quali sono state rilasciate ad I. le nuove qualifiche IAFR, nella parte in cui non indicavano che l'efficacia di dette nuove qualifiche erano da intendersi risolutivamente condizionata all'accoglimento dell'impugnativa pendente in primo grado.
Con la sentenza qui impugnata , il Tar del Lazio ha respinto il ricorso, accertando l'infondatezza sia della domanda di annullamento del provvedimento tutorio, sia delle domande di risarcimento del danno.
5.- Così riassunti i fatti di causa e venendo all'esame del ricorso, il Collegio ritiene che l'appello sia infondato e che non meriti accoglimento.
6.- Con i primi due motivi d'appello, la società lamenta l'illegittimità del richiamato provvedimento di annullamento in autotutela del 28 ottobre 2011, che ha annullato le qualifiche di impianto alimentato a fonte rinnovabile n. 3757 e n3387, attribuite nel 2008 rispettivamente alle nuove sezioni 2 GT REP e 3 GT della centrale cogenerativa di Moncalieri.
In particolare, parte appellante lamenta il contrasto con il punto 3 dell'allegato A) al d.m. n.24 ottobre 2005, che ammette la cumulabilità dei certificati verdi nel caso di potenziamento e di rifacimento parziale dell'impianto, cumulabilità invece negata dal G. sull'assunto che gli interventi sulle sezioni ( l'uno dei quali qualificabile come di rifacimento totale) si riferirebbero ad un unico impianto.
Giova in proposito ricordare che il punto 3 dell'allegato A) al citato d.m., testualmente sancisce che "nel caso di potenziamento, il rilascio dei certificati verdi è cumulabile con i benefici previsti a seguito dell'intervento di rifacimento parziale di cui all'art. 2, comma 3, lettera k), mentre non è cumulabile con i benefici previsti per un impianto di cogenerazione abbinato al teleriscaldamento di nuova costruzione o a seguito di interventi di rifacimento totale, di cui alla lettera j)" (di detto art. 2, c.3).
Diviene, dunque, preliminare acclarare se gli interventi effettuati nella centrale cogenerativa sita nel comune di Moncalieri siano tali da rientrare, come sostenuto da parte appellante, nella lettera k) e come tali qualificabili come rifacimento parziale, oppure se la sezione 3 GT rientri nella definizione della lettera m) e sia qualificabile come di nuova costruzione ovvero sottoposta a rifacimento totale. Infatti, la lettera m) della citata norma prevede che "rientra in questo caso anche la costruzione di una nuova sezione di cogenerazione di un esistente impianto di cogenerazione abbinato al teleriscaldamento, accompagnata da una estensione della tubazione primaria della rete di teleriscaldamento, come definita dalla lettera i), che consente un aumento, imputabile alla nuova sezione...".
Dalla lettura congiunta del punto 3 dell'allegato A) e dall'art. 2, comma 3, lett. k) e m) si evince che sotto il profilo della spettanza degli incentivi il decreto citato esclude il rilascio di ulteriori certificati verdi nel caso di estensione primaria della rete di riscaldamento, poiché in quest'ultima ipotesi si ricade nella "nuova costruzione", allorché accanto alla realizzazione di una "nuova sezione di cogenerazione" si provveda all' "estensione della tubazione primaria della rete di teleriscaldamento".
Del resto è la stessa lettera j) richiamata dal punto 3 dell'All. A) a stabilire che si tratta di "rifacimento totale dell'impianto" quando l'intervento "comporta la sostituzione con componenti nuovi delle principali parti della rete di teleriscaldamento e delle principali parti dell'impianto" tra cui rientra "la tubazione primaria della rete di teleriscaldamento".
Dunque, ciò che nella fattispecie in esame rileva è di verificare se vi sia stato o meno un allungamento della tubazione primaria ( per capire se si rientra nella lett. j) o nella lett. k) delle richiamate disposizioni regolamentari.
Orbene, come si evince dal verbale della commissione di qualifica degli impianti di produzione IAFR relativo alla seduta del 28 luglio 2011, la richiesta identificata con la IAFR 3387 è "relativa alla nuova costruzione di una sezione di cogenerazione (sezione 3GT) di un esistente impianto di cogenerazione abbinato al teleriscaldamento, accompagnato da una estensione della tubazione primaria della rete di teleriscaldamento".
Si verte, dunque, come rilevato giustamente dal giudice di primo grado, all'interno della lett. m) dell'art. 2 del D.M. 24 ottobre 2010, poiché vi è un'estensione della tubazione primaria della rete; di tal che non potrebbe trattarsi, nel caso di specie, di un rifacimento parziale, nel cui novero rientra ( lett. k)anche la nuova realizzazione di un impianto di cogenerazione abbinato al teleriscaldamento, o di una sezione del medesimo impianto, purché però associati ad una rete di teleriscaldamento esistenti. L'estensione della rete correlato all'intervento di nuova costruzione esclude nel caso di specie che si sia trattato di un semplice rifacimento parziale di una sezione dell'impianto.
Risulta così priva di fondamento la censura di parte appellante, nella parte in cui ritiene che sia stato mal interpretato l'art. 3 lett. A) del d.m. citato, poiché, trattandosi di nuova costruzione (seppur di sezione), è lo stesso art. 3 che, richiamando espressamente l'art. 2, comma 3, lett. j), dispone la non applicabilità del cumulo dei benefici per il caso - qui ricorrente - di estensione della tubazione primaria della rete di teleriscaldamento.
Tanto premesso, deve quindi ritenersi pienamente legittimo l'annullamento in autotutela (di cui al provvedimento G. 28 ottobre 2011) degli atti contenenti l'illegittimo riconoscimento di qualifiche IAFR non corrispondenti alla tipologia di interventi eseguiti da I. sull'unico impianto di teleriscaldamento di Moncalieri.
Giova ricordare che, nel testo vigente all'epoca di adozione del provvedimento di annullamento tutorio per cui è causa, l' art. 21-nonies della L. n. 241 del 1990 disponeva soltanto che il provvedimento amministrativo illegittimo, ai sensi dell'articolo 21-octies, può essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge.
Si tratta anzitutto di verificare la sussistenza dell'interesse pubblico sotteso all'esercizio dell'autoannullamento.
Sul punto, lo stesso Gestore ha specificato che detto interesse coincide con la corretta attribuzione della qualifica IAFR cui è correlata l'attribuzione secondo il regime appropriato dei benefici economici a mezzo dei certificati verdi. Anche il T.a.r. nel parificare la fattispecie che ha generato l'esercizio dell'autotutela da parte del G. a quella della ripetizione dell'indebito oggettivo ha sostanzialmente aderito alla posizione assunta dal Gestore, pervenendo alla conclusione secondo cui quando è in gioco la corretta attribuzione di benefici economici erogati con pubblico denaro l'autotutela è sempre giustificata da un interesse pubblico rilevante (collegato al recupero delle indebite erogazioni di pubblico denaro; ossia all'impedimento della sua dissipazione in casi diversi da quelli previsti dalla legge).
La società appellante ha censurato tale parte della sentenza, assumendo che il regime di incentivazione alla produzione delle energie rinnovabili a mezzo del riconoscimento dei certificati verdi non avrebbe una incidenza diretta sulla fiscalità generale (e quindi sulla erogazione del pubblico denaro), dato che sarebbero solo gli utenti finali del servizio elettrico a remunerare il sistema delle incentivazioni, a mezzo di una specifica componente tariffaria (A3) corrisposta in occasione del pagamento della bolletta elettrica.
Il Collegio ritiene che l'argomento difensivo utilizzato a fondamento della doglianza non meriti condivisione.
Per quanto riguarda la comparazione degli interessi in gioco non può non essere evidenziato come la correttezza delle determinazioni del G. sull'emissione dei certificati verdi abbia una diretta incidenza sull'interesse della collettività indistinta degli utenti di energia a corrispondere nella giusta misura quella quota tariffaria (A3) destinata a remunerare i produttori di energia rinnovabile. La tutela di detto interesse, facente capo alla generalità indistinta dei fruitori dei servizi elettrici, ben compendia l'interesse pubblico all'esercizio dell'autotutela in funzione della eliminazione di un meccanismo incentivante non appropriato, in quanto non coerente con le effettive caratteristiche tecniche delle sezioni di impianto oggetto di intervento.
Del resto, il requisito del bilanciamento degli interessi risulterebbe comunque soddisfatto dal momento che le vicende poste alla base della presente fattispecie hanno evidenziato l'esigenza di evitare una iniusta locupletatio del gestore dell'impianto in danno della comunità dei consumatori, con ricaduta negativa anche sull'interesse pubblico generale (sotto il profilo che un aumento ulteriore del già troppo alto costo interno dell'energia ha una negativa incidenza sui consumi interni e sulla competitività internazionale delle aziende: ossia, in definitiva, dell'intero Sistema-Paese).
Tali considerazioni, per quanto non esplicitate nel corpo del provvedimento di autotutela, ben possono tuttavia ritenersi implicitamente evidenti nelle affermazioni del G. riguardo all'esigenza di evitare l'indebita corresponsione di somme non dovute, con conseguente danno erariale.
Tali rilievi inducono a ritenere, inoltre, che l'autotutela sia stata esercitata in un termine non irragionevole, tenuto conto del fatto che l'evidente interesse pubblico alla regolarizzazione, sia pur dopo tre anni dalla attribuzione delle originarie qualifiche, del regime di erogazione dei benefici economici collegati al riconoscimento dei certificati verdi, rende neutro il dato temporale: d'altra parte, ponendosi nella prospettiva del destinatario degli originari provvedimenti favorevoli e del successivo annullamento tutorio, l'interesse oppositivo (id est al mantenimento del meccanismo remunerativo di cui ai provvedimenti del 2008 oggetto di annullamento) di I. appare decisamente recessivo, se si tien conto che qui è in gioco soltanto la corretta determinazione dei benefici economici collegati ai certificati verdi, cui detta società resta in ogni caso destinataria in misura significativa (in altri termini, per la società non si è profilato il rischio di restare improvvisamente deprivata di qualsivoglia beneficio economico; quanto piuttosto l'esigenza che la stessa resti definitivamente attributaria dei benefici dovuti in base alle qualifiche IAFR effettivamente spettantile).
A tali rilievi, a comprova della sussistenza dell'interesse pubblico a sostegno dell'autotutela, va soggiunto che risulta appariscente anche l'interesse dei controinteressati (nella specie coincidenti con il pubblico indistinto dei fruitori del servizio elettrico; che nella sostanza sono i cittadini e le imprese, sebbene in questo caso non riguardati come contribuenti, bensì come consumatori-utenti di energia), i quali hanno un evidente interesse a che non sia determinata in modo incongruo quella quota della tariffa elettrica destinata a remunerare il mercato delle energie rinnovabili.
Il provvedimento di autotutela adottato dal G. ha quindi compiutamente svolto la sua funzione ripristinatoria della corretta allocazione dei benefici economici correlati all'effettiva produzione da parte di I. dell'energia elettrica e termica prodotta dal suo impianto di Moncalieri, senza peraltro determinare - o, quantomeno, non sussistono evidenze processuali al riguardo - scompensi economici correlati all'originario business plan degli interventi.
Una volta accertata, nei sensi suindicati, la legittimità dell'esercizio dell'autotutela, ne consegue che il recupero da parte del G. degli incentivi corrisposti in misura eccedentaria rispetto al dovuto (come acclarato all'esito della richiesta di chiarimenti da parte della sezione) si atteggia come atto doveroso, e perciò legittimo.
Né è ravvisabile, come opina la società appellante, un autonomo vizio di legittimità nel fatto che, in occasione del riconoscimento (nel 2012) delle nuove qualifiche IAFR, il G. abbia omesso di correlare l'operatività di dette nuove qualifiche all'esito del presente giudizio, riguardante la legittimità dell'annullamento delle qualifiche originarie. Ed invero, detta consequenzialità è da ritenere in re ipsa, e cioè a prescindere da un'espressa indicazione ad opera del Gestore, posto che appare intuibile che un eventuale accoglimento del ricorso di I. avrebbe senz'altro determinato effetti vizianti (per invalidità derivata) anche sui provvedimenti successivi, attributivi delle nuove qualifiche (a prescindere dal dato che tali nuove qualifiche non siano state attribuite sotto condizione risolutiva dell'esito positivo del presente giudizio).
Peraltro, il negativo esito del giudizio rende comunque improcedibile, per carenza di interesse, la coltivazione di tale doglianza.
7.- Premessa dunque la legittimità del provvedimento di annullamento del 28 ottobre 2011, posto che l'impianto va considerato nella sua consistenza unitaria e che, come si è innanzi esposto, il decreto ministeriale citato non prevede un cumulo di incentivi in caso di nuova costruzione di una sezione di impianto ed estensione di una rete già esistente (ipotesi lett. m), resta da affrontare la questione della riparazione eventuale della posizione giuridica fatta valere dalla società appellante.
Sotto tale profilo, detta società ha proposto in via alternativa:
a) una domanda di danno da ritardo, in relazione alla produzione dell'anno 2010 e degli anni successivi, non avendo per queste annualità il G. provveduto a liquidare alcunché in ordine alle vecchie qualifiche (essendosi riservato di operare le dovute compensazioni, ciò che è puntualmente avvenuto, in occasione del riconoscimento dei certificati verdi legati alle nuove qualifiche degli impianti): in proposito, tuttavia, osserva il Collegio che, stante la correttezza del rilievo secondo cui i certificati verdi non erano "dovuti" sulla base delle qualifiche annullate, non v'è dubbio che non dovesse (come non debba tutt'oggi) essere riconosciuto alcun danno a ristoro del ritardo occorso per l'accertamento di certificati verdi "non dovuti", anche perché il tempo trascorso per il riconoscimento delle nuove qualifiche (per le quali è stato necessario il contributo procedimentale della società I.), per il calcolo dei certificati verdi dalle stesse generate e per le compensazioni con quanto già erogato, elide la consistenza della pretesa riparazione del danno patrimoniale da ritardo nel riconoscimento degli incentivi a valere sulla produzione di energia del 2010 (e sugli anni a venire) per la ragione che, in relazione a tale periodo, correttamente il G. ha operato il ricalcolo dei certificati verdi effettivamente dovuti, portando in detrazione quelli riconosciuti in più negli anni pregressi per effetto dell'erronea attribuzione delle originarie qualifiche IAFR;
b) altra domanda di riparazione del danno I. ha proposto per lesione dell'affidamento ingenerato nella odierna società appellante dal provvedimento favorevole del 2008, che ha riconosciuto le qualifiche IAFR n. 3387 e 3757 sulla base del cumulo degli incentivi - poi ritenuto illegittimo - dovuti per gli interventi di "potenziamento" e di "estensione" della rete di teleriscaldamento: in proposito, il Collegio rileva che anche tale ultima domanda non merita di essere favorevolmente apprezzata.
La società odierna ricorrente, quale operatore professionale del settore, non poteva nutrire alcun legittimo affidamento riguardo alla cumulabilità dei benefici rivenienti da distinti interventi operati sullo stesso impianto, alla luce delle chiare disposizioni della normativa regolamentare di riferimento che si è dianzi ricordata. D'altra parte è stata la stessa società istante ad avvedersi fin da subito di non poter fruire del cumulo dei benefici rivenienti dai distinti interventi, in quanto detti interventi hanno riguardato autonome sezioni dello stesso impianto.
Per contro, il G. è caduto nell'equivoco iniziale che si trattasse di interventi (di potenziamento e di nuova costruzione) eseguiti su due distinti impianti (Moncalieri e Moncalieri 2); ma tale errore era evidente e facilmente rilevabile.
Per tal guisa, allorché nel 2011, con l'atto oggetto dell'impugnazione di primo grado, il G. ha rettificato la propria azione, qualificando correttamente - alla luce della normativa di settore - gli interventi eseguiti e correlando agli stessi l'attribuzione dei certificati verdi effettivamente spettanti alla società, il Gestore ha fatto buon governo dei poteri di autotutela decisoria riportando nei corretti parametri normativi i benefici dovuti alla società appellante (in termini di certificati verdi) in relazione alle qualifiche IAFR effettivamente spettanti. Non potrebbe dirsi nella specie violato alcun "affidamento" che, in ogni caso, non potrebbe ora qualificarsi legittimo, per quanto detto a proposito della piena legittimità dell'autotutela.
È pacifico, d'altronde, che la disciplina giuridica dell'annullamento d'ufficio, a differenza di quanto previsto per la revoca dell'atto amministrativo, esclude che possa residuare spazio per la riparazione patrimoniale del destinatario dell'atto di annullamento quando siano per altro verso ricorrenti tutte le condizioni (come appunto nel caso in esame) per l'esercizio dell'autotutela. E ciò in ragione del fatto che la ricorrenza di un interesse pubblico attuale alla rimozione di un atto ab origine illegittimo, prevalente rispetto all'interesse privato antagonista, esaurisce la fattispecie normativa, senza che residui alcuno spazio per la riparazione patrimoniale del privato inciso negativamente dall'esercizio dell'autotutela (con formula sintetica potrebbe dirsi che non vi può mai essere affidamento legittimo, meritevole di tutela risarcitoria, fondato su provvedimento illegittimo. Potrebbe essere non più opportuno far luogo all'annullamento in autotutela, in considerazione del tempo trascorso e degli interessi dei destinatari e dei controinteressati; ma quando tali condizioni sono, come nella specie, rispettate, non vi è spazio per la tutela patrimoniale).
È pertanto da respingere anche la richiesta risarcitoria conseguente al legittimo provvedimento di autotutela adottato dal G..
8.- Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati trattati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell'art. 112 c.p.c. , in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante, ex plurimis, per le affermazioni più risalenti, Cassazione civile, sez. II, 22 marzo 1995 n. 3260 e, per quelle più recenti, Cassazione civile, sez. V, 16 maggio 2012 n. 7663).
9.- Le spese e gli onorari del presente grado di giudizio seguono la regola della soccombenza e sono liquidati come in dispositivo.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello (RG n.9277/12), come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna la società appellante al pagamento, in favore del Gestore dei servizi elettrici, delle spese e degli onorari del presente grado di giudizio, che liquida, in favore di ciascuna delle controparti costituite, in Euro 5.000,00 (Cinquemila/00), oltre s.g. e accessori come per legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 12 maggio 2016, con l'intervento dei magistrati: