Source: http://www.comune.cormons.go.it/index.php?id=8667
Timestamp: 2019-09-18 21:41:56+00:00
Document Index: 99881447

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 126', 'art. 32', 'art. 11', 'art. 126', 'art. 128']

Sito Ufficiale del Comune di Cormons: Commercio in sede fissa
Il tuo percorso: Home page > Servizi per il cittadino > Servizi > Attività economiche > Commercio e Somministrazione > Commercio in sede fissa
Per commercio al dettaglio si intende l’attività svolta da chiunque professionalmente acquisti merci in nome e per conto proprio e le rivenda al consumatore finale.
La L.R. 5 dicembre 2005, n. 29 differenzia i negozi a seconda dell’ampiezza della loro superficie di vendita, definendo come esercizi di commercio al dettaglio di vicinato gli esercizi con superficie di vendita fino a metri quadrati 250.
Per superficie di vendita di un esercizio al dettaglio si intende l’area alla quale ha accesso il pubblico, compresa quella occupata dai banchi, dalle scaffalature o quella comunque destinata a mostra o esposizione di merce, con esclusione dell’area destinata ai magazzini o ai depositi, ai locali di lavorazione o agli uffici e ai servizi, nonché dell’area interna adibita a deposito dei carrelli. Dalle definizioni della Legge si evince chiaramente come la superficie di vendita presupponga la compresenza dei due elementi, accesso del pubblico ed esposizione della merce.
Ne consegue che non si computa nella superficie di vendita la parte di superficie calpestabile destinata in maniera autonoma a sola mostra od esposizione di merce, se resa completamente inaccessibile al pubblico perchè, ad esempio, recintata interamente.
La superficie di vendita può anche essere ricavata su un’area “a cielo libero”, cioè non racchiusa entro le mura di un edificio: lo prevede l’art.3 del DPReg 23 marzo 2007, n. 069/Pres., che equipara la superficie a cielo libero, a tutti gli effetti, a quella interna gli edifici.
Le attività di vicinato possono essere esercitate congiuntamente ad altre attività (cioè in forma promiscua), sia appartenenti alla materia del commercio come, ad esempio, attività di somministrazione di alimenti e bevande o commercio all’ingrosso, sia estranee ad essa, come ad esempio, attività artigianale di panificazione. Ciò è possibile purché nel rispetto delle Leggi e regolamenti disciplinanti le diverse attività (ad esempio, in caso di coesistenza di commercio al dettaglio e commercio all’ingrosso, le rispettive superfici di vendita devono essere tenute nettamente distinte, tramite accorgimenti che rendano evidente, al consumatore, la differente offerta).
Le unità funzionali (cioè i locali dedicati) in cui avvengono le varie attività devono possedere le caratteristiche previste dalle Leggi di settore che le disciplinano (leggi del commercio, leggi della somministrazione e così via).
Le cosiddette “vendite straordinarie” si caratterizzano perché offrono al consumatore condizioni di acquisto a prezzi particolarmente favorevoli.
Vediamo dunque come si distinguono le “vendite straordinarie”:
1) le vendite di liquidazione sono effettuate al fine di vendere in breve tempo le merci, presentando al consumatore l'acquisto come occasione particolarmente favorevole, a seguito di cessazione dell'attività commerciale, cessione dell'azienda, trasferimento di sede dell'azienda, trasformazione o rinnovo dei locali, trasformazione o rinnovo delle attrezzature;
2) le vendite di fine stagione, denominate anche saldi, riguardano i prodotti di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento, qualora non vengano venduti entro un certo periodo di tempo;
3) le vendite promozionali, caratterizzate da sconti o ribassi diretti a presentare al consumatore l'opportunità dell'acquisto, sono effettuate per tutti o una parte dei prodotti merceologici e per periodi di tempo limitato determinati a facoltà dell'esercente;
4) le vendite sottocosto comportano la vendita al pubblico di uno o più prodotti effettuata a un prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture di acquisto, maggiorato dell'imposta sul valore aggiunto e di ogni altra imposta o tassa connessa alla natura del prodotto e diminuito degli eventuali sconti o contribuzioni riconducibili al prodotto medesimo purchè documentati.
E’ opportuno ricordare che i “confini “ tra le vendite straordinarie stanno perdendo progressivamente di significato, in considerazione del fatto che l’evoluzione legislativa, per favorire la concorrenza, permette agli operatori del commercio di praticare liberamente sconti tutto l’anno, senza essere vincolati a periodi predefiniti e senza dover rispettare prezzi minimi o massimi.
Solo l'avvio delle vendite di liquidazione e delle vendite sottocosto deve essere segnalato al SUAP, mentre l'avvio delle vendite di fine stagione e delle vendite promozionali è libero da adempimenti burocratici.
Le vendite di liquidazione sono puntualmente disciplinate dagli articoli 33 e seguenti della L.R. 5 dicembre 2005, n. 29.
Le vendite sottocosto sono invece disciplinate dal D.P.R. 6.4.2001 n. 218, il quale stabilisce, in particolare, che:
devono essere preventivamente comunicate al Comune almeno dieci giorni prima della data di inizio delle vendite medesime;
possono essere effettuate per un numero massimo di tre volte nel corso dell’anno, per un periodo di durata non superiore a 10 giorni ed il numero delle referenze (=prodotti) oggetto di ciascuna vendita sottocosto non può essere superiore a 50;.
non può essere effettuata una vendita sottocosto se non è decorso almeno un periodo pari a 20 GIORNI dal termine della precedente vendita sottocosto, salvo che per la prima vendita sottocosto dell’anno;
ai fini dell’individuazione di una vendita sottocosto, per prezzo di vendita al pubblico di un prodotto si intende il prezzo effettivamente praticato ai consumatori alle casse;
non possono effettuare la vendita sottocosto gli esercenti il commercio su aree pubbliche, i commercianti all’ingrosso, gli spacci interni, chi esercita attività di vendita speciale per corrispondenza o tramite televisione o altri mezzi di comunicazione, ivi compreso il commercio elettronico e presso il domicilio dei consumatori.
Per quanto riguarda l'esposizione dei prezzi, I prodotti esposti per la vendita al dettaglio, ovunque collocati, devono indicare in modo ben leggibile il prezzo di vendita al pubblico, mediante la collocazione di un cartello o di altre modalita' idonee allo scopo. Il prezzo dei gioielli, degli oggetti d'arte e di antiquariato e degli altri prodotti di notevole valore economico può essere esposto solo all'interno dell'esercizio.
Qualora prodotti identici dello stesso valore siano esposti insieme, è sufficiente l'uso di un unico cartello; negli esercizi commerciali, organizzati con il sistema di vendita del libero servizio, l'obbligo dell'indicazione del prezzo deve essere osservato in ogni caso per tutte le merci comunque offerte al pubblico. I prodotti dei quali il prezzo di vendita al dettaglio si trovi già impresso con caratteri ben leggibili sulla confezione, sono esclusi da questo obbligo.
Restano salve le disposizioni vigenti circa l'obbligo dell'indicazione del prezzo di vendita al dettaglio per unità di misura.
Tutte le precedenti disposizioni trovano applicazione anche con riferimento ai prodotti appartenenti ai generi speciali (cioè i prodotti ricompresi nei settori merceologici alimentari e non, posti in vendita nelle farmacie, nelle rivendite di generi di monopolio e presso i distributori di carburante).
La pubblicità relativa alle vendite straordinarie deve essere presentata graficamente in modo non ingannevole per il consumatore e contenere un'informazione veritiera per quanto attiene sia la composizione merceologica, sia la qualità delle merci vendute, nonchè gli sconti o ribassi praticati.
Nelle vendite di liquidazione, di fine stagione e promozionali le merci offerte devono essere presentate in maniera inequivocabilmente distinta e separata da quelle eventualmente poste in vendita alle condizioni ordinarie. Ove una tale separazione non sia possibile la vendita ordinaria dev'essere sospesa.Nel caso che per una stessa tipologia merceologica vengano praticati al consumatore prezzi di vendita diversi a seconda della varietà degli articoli che rientrano in tale tipologia, e' fatto obbligo di indicare nel materiale pubblicitario ed espositivo tutti i prezzi con lo stesso rilievo tipografico e visivo.
Nel caso venga indicato un solo prezzo, e' fatto obbligo di vendere a quel prezzo tutti gli articoli che rientrano nella tipologia reclamizzata.
E' fatto obbligo di praticare nei confronti del consumatore i prezzi pubblicizzati senza limitazioni di quantità e senza alcun abbinamento di vendite, fino all'esaurimento delle scorte.
E' fatto obbligo di esporre un cartello indicante la dicitura <<vetrina in allestimento>> per il tempo necessario a sostituire i prezzi praticati ordinariamente con i prezzi dei prodotti in vendita alle condizioni di sconto o ribasso.
Gli organi di vigilanza del Comune, muniti dell'apposita tessera di riconoscimento, hanno facoltà di accedere ai punti di vendita per effettuare i relativi controlli.
Le cosiddette “forme speciali di vendita” si caratterizzano perché il commercio al dettaglio viene attuato senza utilizzare una sede negoziale in senso stretto, come accade nel caso degli esercizi di vicinato, di media struttura o di grande struttura.
La vendita per corrispondenza o altri sistemi di comunicazione è un esempio di forma speciale di vendita: si tratta della vendita al dettaglio per corrispondenza, inclusa la vendita per corrispondenza su catalogo, o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione, come la vendita tramite internet. A partire dall’8 maggio 2010, data di entrata in vigore del D.LGS 59/2010, la SCIA deve essere presentata al Comune in cui il richiedente intende avviare l'attività.
L’art. 3 della L.R. 5 dicembre 2005, n. 29 stabilisce che gli esercizi al dettaglio possono effettuare la vendita di:
generi alimentari: ovvero di prodotti destinati alla nutrizione;
generi non alimentari: ovvero di ogni altro prodotto diverso da quelli di cui al punto precedente;
Qualora la vendita abbia ad oggetto "cose antiche o usate", si deve rispettare anche il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza.
Vendite dirette a domicilio o mediante contratti negoziati
Le vendite dirette al domicilio dei consumatori o mediante contratti negoziati fuori dai locali commerciali sono un esempio di forma speciale di vendita: si tratta di vendita al dettaglio e di offerta di beni e servizi di cui all’art. 19 del D. Lgs. 114/98, effettuata da un’impresa tramite la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore finale o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche temporaneamente, per motivi personali, di lavoro, di studio, di intrattenimento o di svago.
A partire dall’8 maggio 2010, data di entrata in vigore del D.Lgs 59/2010, la SCIA deve essere presentata al Comune in cui il richiedente intende avviare l'attività.
La tutela del consumatore è garantita dalle disposizioni della Legge 17.8.2005 n. 173 "Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali".
Essa prevede, in particolare, che qualora l’impresa operi mediante incaricati alla vendita diretta a domicilio, l’attività dell’incaricato è soggetta al possesso obbligatorio del tesserino di riconoscimento, rilasciatogli direttamente dall’impresa stessa; il tesserino deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve contenere le generalità e la fotografia dell’incaricato, l’indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto dell’attività dell’impresa, nonché del nome del responsabile dell’impresa stessa, e la firma di quest’ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante le operazioni di vendita.
Gli esercizi commerciali di vicinato, media struttura minore, media struttura maggiore o grande struttura possono effettuare attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica, prodotti omeopatici, medicinali per uso veterinario che possono essere acquistati senza ricetta medica.
E' consentito l'uso della dicitura Parafarmacia nell'insegna degli esercizi commerciali dotati di reparto per la vendita di medicinali
E’ necessario che l’avvio di tale attività venga comunicato a più Enti:
1. comunicazione al Ministero della salute in cui ha sede l'esercizio. La comunicazione deve essere anche all’Agenzia italiana del Farmaco, tenuto conto che, a livello centrale, le attività di vendita dei medicinali interessano direttamente anche tale Agenzia. Per questo adempimento, il Ministero della Salute mette a disposizione i facsimile di comunicazione inizio e cessazione della vendita di farmaci da banco e le correlate istruzioni operative (cfr www.salute.gov.it/);
2. comunicazione alla Direzione centrale salute e protezione sociale, Comando regionale del nucleo antisofisticazione e sanità N.A.S., Ordine professionale dei farmacisti, Azienda per i servizi sanitari competente per territorio;
3. al Comune (SUAP) presso il quale la vendita ha inizio, ai fini dell’esercizio del controllo di natura commerciale.
Generi speciali
I generi speciali pertanto esistono solo in quanto è stata avviata, a monte, un'attività di farmacia, di tabacchino, di impianto di distribuzione carburanti as uso pubblico.
Gli spacci interni sono un esempio di forma speciale di vendita: le amministrazioni pubbliche, le imprese e i circoli privati, le cooperative di consumo e i loro consorzi, le associazioni di volontariato, le ONLUS, le associazioni e le cooperative senza fini di lucro, possono esercitare la vendita al dettaglio a favore rispettivamente dei propri dipendenti, dei propri soci e dei familiari, in locali non aperti al pubblico, di superficie non superiore a metri quadrati 250 e privi di accesso diretto dalla pubblica via. In questo contesto rientra anche la vendita effettuata, a favore dei frequentatori, all’interno di strutture sportive comunali (es: vendita di occhialini e costumi da bagno in una piscina).
La L.R. 5.12.2005 n. 29 differenzia i negozi a seconda dell’ampiezza della loro superficie di vendita, definendo come esercizi di commercio al dettaglio di media struttura gli esercizi con superficie di vendita superiore a metri quadrati 250 e fino a metri quadrati 1.500. Esercizi commerciali di questa metratura sono destinati a soddisfare le esigenze della collettività locale; difficilmente esercitano un ruolo di attrazione di acquirenti da altri Comuni, a meno che non presentino un elevato livello di specializzazione merceologica.
La superficie di vendita può anche essere ricavata su un’area “a cielo libero”, cioè non racchiusa entro le mura di un edificio: lo prevede l’art. 3 del D.P.G.R. 069/07, che equipara la superficie a cielo libero, a tutti gli effetti, a quella interna gli edifici.
Le attività di media struttura si suddividono ulteriormente a seconda che:
abbiano superficie di vendita inferiore o pari a 400 mq., chiamate “medie strutture minori o inferiori”;
abbiano superficie di vendita superiore a 400 mq., chiamate “medie strutture maggiori o superiori”; gli esercizi di media struttura maggiore, per effetto delle disposizioni contenute nella L.R. 5.12.2005 n. 29, sono assoggettati ad appositi Criteri comunali (una specie di regolamento comunale).
Particolare importanza assume la disponibilità di parcheggi a servizio dell’esercizio commerciale: la regola generale è che “gli standard urbanistici delle aree da riservare a parcheggio per esercizi commerciali, sono stabiliti dagli strumenti urbanistici comunali”, secondo quanto dispone l’art. 18 della L.R. 29/05.
L’art. 21 del Decreto del Presidente della Regione 23 marzo 2007 n. 069/Pres. ha introdotto disposizioni di dettaglio in ordine alla disponibilità dei parcheggi a servizio delle attività commerciali, compreso il commercio all’ingrosso, delle quali è opportuno tener conto già in sede di progettazione dell’immobile ad uso commerciale.
Le attività di media struttura possono essere esercitate congiuntamente ad altre attività (cioè in forma promiscua), sia appartenenti alla materia del commercio come, ad esempio, attività di somministrazione di alimenti e bevande o di commercio all’ingrosso, sia estranee ad essa, come ad esempio, attività artigianale di panificazione. Ciò è possibile purché nel rispetto delle Leggi e regolamenti disciplinanti le diverse attività (ad esempio, in caso di coesistenza di commercio al dettaglio e commercio all’ingrosso, le rispettive superfici di vendita devono essere tenute nettamente distinte, tramite accorgimenti che rendano evidente, al consumatore, la differente offerta).
La L.R. 5 dicembre 2005, n. 29 differenzia i negozi a seconda dell’ampiezza della loro superficie di vendita, definendo come esercizi di commercio al dettaglio di media struttura gli esercizi con superficie di vendita superiore a metri quadrati 250 e fino a metri quadrati 1.500.
Esercizi commerciali di questa metratura sono destinati a soddisfare le esigenze della collettività locale; difficilmente esercitano un ruolo di attrazione di acquirenti da altri Comuni, a meno che non presentino un elevato livello di specializzazione merceologica.
La L.R. 5.12.2005 n. 29 differenzia i negozi a seconda dell’ampiezza della loro superficie di vendita, definendo come esercizi di commercio al dettaglio di grande struttura gli esercizi con superficie di vendita superiore a metri quadrati, 1.500, costituiti con le seguenti modalità:
insediamento outlet: per outlet si intende un apposito insediamento di grande distribuzione costituito da più esercizi di vicinato, di media struttura o di grande struttura, realizzati secondo un progetto unitario, con vendita al dettaglio da parte di produttori titolari del marchio o di imprese commerciali, di prodotti non alimentari identificati da un unico marchio, che siano fuori produzione, di fine serie, in eccedenza di magazzino, prototipi o difettati;
centro commerciale al dettaglio;
complesso commerciale al dettaglio.
Nella scelta della localizzazione degli esercizi di vendita di grande struttura sono privilegiate le aree con elevato livello di accessibilità agli assi viari primari e secondari esistenti, con forte livello relazionale e di comunicazione con le aree urbane centrali e con rilevante interconnessione con altri servizi e poli di attrazione rivolti all’utenza commerciale.
Esercizi commerciali di questa metratura sono infatti destinati ad esercitare anche un ruolo di attrazione di acquirenti da altri Comuni, oltrecchè di servizio alla collettività locale. Spesso presentano un elevato livello di specializzazione merceologica, grazie alla presenza di più marchi, favorita dalle dimensioni elevate; se organizzati come centri o complessi commerciali, associano ai negozi anche attività di ristorazione e di trattenimento, oltrecchè di servizi alla persona, come attività di parrucchiere o estetica, palestre, asili-nido, baby-parking, sportelli bancari, lavanderie, etc .
Per “cose antiche” si intendono i beni mobili che rivestano un interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico; di essi si trova una dettagliata elencazione nell’allegato A al D. Lgs. 22.01.2004 n. 42.
Per “cose usate” si intendono i beni mobili utilizzati per l’uso per il quale sono stati creati, purchè conservino ancora un valore economico tale da renderli commerciabili e quindi, nonostante il deterioramento, mantengano caratteristiche tali da ravvisarne l’originaria individualità (ad esempio, le auto radiate destinate all'export).
La vendita al dettaglio di cose antiche o usate deve rispettare il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza (T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/31).
L’art. 126 del T.U.L.P.S. stabilisce infatti che non può esercitarsi il commercio di cose antiche o usate senza averne fatta preventiva dichiarazione all’autorità locale di pubblica sicurezza (oggi il SUAP comunale), che ne rilascia una presa d’atto.
La dichiarazione all'autorità locale di pubblica sicurezza, che in realtà è la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), deve contenere l'indicazione della sede dell'esercizio e della specie del commercio.
Per quanto attiene le modalità di esposizione, finalizzata alla vendita, degli oggetti antichi ed usati, l’art. 32 della L.r. 29/2005dispone che “I prodotti esposti per la vendita al dettaglio, ovunque collocati, devono indicare in modo ben leggibile il prezzo di vendita al pubblico, mediante la collocazione di un cartello o di altre modalità idonee allo scopo. Il prezzo dei gioielli, degli oggetti d’arte e di antiquariato e degli altri prodotti di notevole valore economico può essere esposto solo all’interno dell’esercizio”.
L'art. 11-bis del D.Lgs. 21 novembre 2005, n. 286 stabilisce che il commercio dei pallet usati (e di qualsiasi altra unità di movimentazione dei colli utilizzata nell'autotrasporto) è soggetto alla comunicazione preventiva di cui all'art. 126 TULPS, nonchè alla tenuta del registro delle operazioni giornaliere di cui all'art. 128 TULPS.
centro commerciale al dettaglio: per centro commerciale al dettaglio si intende un insieme di più esercizi al dettaglio, realizzati secondo un progetto unitario, con infrastrutture e servizi gestiti unitariamente, la cui superficie complessiva di vendita sia superiore a metri quadrati 1.500 e la cui prevalente destinazione commerciale possa essere integrata da servizi all’utenza diversi da quelli esclusivamente commerciali, incluse le attività di intrattenimento e svago, con esclusione delle attività di vendita all’ingrosso;
complesso commerciale al dettaglio: per complesso commerciale al dettaglio: si intende un insieme di più esercizi sia di vicinato, che di media o grande struttura, insediati in uno o più edifici, funzionalmente o fisicamente integrati tra loro, o che facciano parte di un unico Piano attuativo la cui superficie complessiva di vendita sia superiore a metri quadrati 1.500 e la cui prevalente destinazione commerciale possa essere integrata da servizi all’utenza diversi da quelli esclusivamente commerciali, incluse le attività di intrattenimento e svago; al Complesso vengono rilasciate tante autorizzazioni quanti sono gli esercizi di vicinato, media o grande struttura che lo compongono.
La vendita a mezzo di apparecchi automatici è un esempio di forma speciale di vendita: si realizza nel caso in cui non sia effettuata direttamente dall’esercente all’interno dell’esercizio di vendita o nelle sue immediate adiacenze.
Tale forma di vendita è normalmente appannaggio di poche imprese, che distribuiscono apparecchi automatici nei luoghi più svariati. Solo la prima installazione è soggetta a SCIA, mentre per le installazioni successive è sufficiente una comunicazione integrativa cumulativa.
La vendita al dettaglio mediante apparecchi automatici in apposito locale a essa adibito in modo esclusivo è considerata come apertura di un esercizio di vendita al dettaglio vero e proprio; soggiace quindi alle procedure stabilite per l’apertura di un negozio di vicinato.
La vendita al dettaglio a mezzo di apparecchi automatici esercitata dalle farmacie deve riguardare esclusivamente i generi speciali compresi nella specifica tabella di cui all’allegato A della L.R. 29/05 , con esclusione dei medicinali, e deve essere effettuata esclusivamente all’interno della farmacia o nelle sue immediate adiacenze.
La vendita mediante distributori automatici può riguardare anche articoli non alimentari. L’installazione dei distributori automatici su area pubblica è soggetta all’osservanza delle norme sull’occupazione di suolo pubblico.