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Timestamp: 2019-06-26 07:00:46+00:00
Document Index: 64792104

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 6']

Senrtenza n. 2461 del 13 marzo 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio - Tutto Stranieri
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Senrtenza n. 2461 del 13 marzo 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
Rigetto istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato – irreperibilità dell’istante
sul ricorso numero di registro generale 4614 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Graziella Sammarro, con domicilio eletto presso Graziella Sammarro in Roma, viale delle Medaglie D’Oro,8;
Ministero dell’Interno, Questura di Viterbo, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
del provvedimento della Questura di Viterbo in data 16.12.2010 e notificato in data 10.3.2011 di rigetto dell’istanza di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno e di Questura di Viterbo;
Con il ricorso in esame il Sig. *****, premesso di aver presentato istanza di rilascio di permesso di soggiorno a seguito della conclusione della procedura di emersione ai sensi della legge n. 102/2009, impugna il decreto della Questura di Viterbo del 16.12.2010 con cui detta istanza veniva respinta a causa dell’irreperibilità dell’istante.
Violazione di legge, erronea valutazione delle circostanze di fatto, eccesso di potere, illogicità manifesta, mancanza di motivazione, difetto di istruttoria, violazione dei precetti di razionalità logica e congruità .
Il deducente lamenta che l’autorità competente l’ha ritenuto erroneamente ritenuto irreperibile sulla sola base della nota del 27.20.2010 con cui la Stazione Carabinieri di Corchiano aveva comunicato che egli non sarebbe più domiciliato da oltre un anno all’indirizzo indicato nella domanda di rilascio del permesso di soggiorno (via Ugu Petrucci n. X) e della restituzione da parte dell’Ufficio postale delle raccomandate inviate con la dicitura “destinatario trasferito”.Tali conclusioni sarebbero dovute alla “frettolosità” dell’istruttoria condotta dall’autorità competente, che non aveva considerato che l’assenza era dovuta al fatto che lo stesso prestava attività lavorativa come domestico presso il domicilio della datrice di lavoro, in Roma, Via Bertarelli n. X, ove svolgeva servizio continuato, e non aveva neppure considerato il trasferimento di residenza dello stesso, formalizzata con la comunicazione di cessione del fabbricato del 15.3.2007, a Roma, in Via Jenner X.
Si è costituita in giudizio l’Amministrazione resistente, depositando rapporti difensivi ove rappresenta la doverosità del provvedimento adottato vista anche la necessità di dare dare pronta esecuzione alla sentenza n. 3111 del 3.11.2010 con cui la Sezione aveva accolto il ricorso contro tuttavia, l’inerzia serbata sull’istanza di rilascio del permesso di soggiorno.
Con ordinanza n. 2380 del 27.6.2011 l’istanza di sospensiva è stata accolta ai fini del riesame.
All’udienza pubblica del 20.12.2011 la causa è trattenuta in decisione.
Secondo un orientamento giurisprudenziale risalente lo straniero non può essere privato del richiesto permesso per il solo fatto di avere omesso di segnalare la variazione di domicilio. Vero è che il richiedente ha l’onere, ove la situazione di fatto in relazione alla quale ha richiesto il rinnovo di permesso venga a subire dei mutamenti per circostanze sopravvenute, di darne tempestiva comunicazione all’Amministrazione dell’art. 6, comma 8, del D.Lgs. n. 286/1998, come modificato dalla L. n. 189/2002, onde evitare l’inutile svolgimento di attività amministrativa, tanto più ove il trasferimento abbia luogo in diversa Provincia. Tuttavia la disposizione sopra richiamata non collega un effetto decadenziale al mancato rispetto tale onere, sicchè la riscontrata irreperibilità dello stesso all’ indirizzo dichiarato come abituale dimora non è ritenuta sufficiente ragione per il diniego del permesso di soggiorno atteso che l’art. 5, comma 5, D.Lgs, 286/1998 stabilisce che il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno sono rifiutati – e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato -, quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, fatto salvo quanto previsto dall’art. 22, comma 9, del citato D.Lgs. e sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili. Di tale norma la giurisprudenza recente ha fatto amplia applicazione, ritenendo rilevanti anche circostanze sopravvenute rispetto al momento dell’adozione del provvedimento di diniego conclusivo del procedimento, ritenendo che tale “discrasia temporale ….non incide sulla posizione di interesse della ricorrente al positivo esito del procedimento, alla luce del principio sancito dall’art. 5 del d.lgs. n. 286 del 1996 che, dopo aver ribadito l’obbligo di diniego del permesso di soggiorno e del suo rinnovo in caso di mancanza o perdita dei prescritti requisiti, fa salva la sopravvenienza di nuovi elementi che ne consentano il rilascio, circostanza che ricorre nella fattispecie di cui è controversia” (Consiglio di stato, sez. VI, 2.3.2011, n. 1308); evidenziando espressamente con autorevoli decisioni la necessità di un adattamento alla specifica materia in esame del tradizionale principio della valutabilità dell’azione amministrativa secondo secondo il canone “tempus regit actum” (da ultimo, Sezione Terza, 5993/09 n. 6287 del 28.11.2011; n. 5420 del 3.10.2011).
Facendo applicazione di tali principi nel caso in esame, pertanto, l’Amministrazione dovrebbe rivalutare l’istanza del ricorrente, superando il fattore ostativo dell’irreperibilità all’indirizzo indicato e poi modificato dal ricorrente dandone comunicazione alla sola autorità competente della Provincia di destinazione – omettendo di avvertire anche l’autorità della Provincia di provenienza, come sarebbe stato suo onere per il dovere di collaborazione procedimentale incombente anche sull’interessato in virtù dei principi generali di cui l’art. 6, comma 8, del D.Lgs. n. 286/1998 costituisce espressione – e verificando l’effettivo possesso in capo al ricorrente dei requisiti richiesti per il rilascio del titolo di soggiorno.
Il ricorso va pertanto accolto con annullamento, per l’effetto, dell’atto impugnato; fatti salvi gli ulteriori provvedimenti di competenza dell’Amministrazione, che, in esecuzione della presente decisione dovrà rivalutare l’istanza del ricorrente alla luce dei principi sopra indicati.
Sussistono giusti motivi, dato che il ricorrente ha contribuito all’insorgere della controversia, per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio, ivi compresi diritti ed onorari.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) accoglie il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato.
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