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Timestamp: 2017-11-18 13:53:07+00:00
Document Index: 102975174

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 44', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 44', 'art. 30']

NORMATIVA CATASTALE SUI FABBRICATI COLLABENTI - L’art. 2, comma 1, del D.M. 02/01/1998, n. 28, dispone: “L’unità immobiliare è costituita da una porzione di fabbricato, o da un fabbricato, o da un insieme di fabbricati ovvero da un’area, che, nello stato in cui si trova e secondo l’uso locale, presenta potenzialità di autonomia funzionale e reddituale.”.
Il successivo art. 3, comma 2, relativo agli immobili oggetto di censimento, dispone che ai soli fini della loro identificazione - ai sensi del successivo art. 4 in base al quale “A ciascuna unità immobiliare e comunque ad ogni bene immobile, quando ne occorra l’univoca individuazione, è attribuito un identificativo catastale” - possono formare oggetto di iscrizione in catasto, tra l’altro, costruzioni inidonee ad utilizzazioni produttive di reddito, a causa dell’accentuato livello di degrado. In questi casi non viene pertanto attribuita una rendita catastale, ma viene prevista semplicemente la descrizione dei caratteri specifici e della destinazione d’uso.
PRESUPPOSTI PER L’ISCRIZIONE IN CATASTO - A tale proposito, nella Nota della Direzione catasto e cartografia dell’Agenzia delle entrate 30/07/2013, n. 29439 viene precisato che l’iscrizione nella categoria F/2 prevede la presenza di un fabbricato che abbia perso del tutto la sua capacità reddituale. Da ciò consegue che la stessa categoria non è ammissibile, ad esempio, quando l’unità che si vuole censire risulti ascrivibile in altra categoria catastale, ovvero, non sia individuabile e/o perimetrabile. Il menzionato documento chiarisce in proposito che si considerano non individuabili e non perimetrabili, le costruzioni ed i manufatti che siano:
MODALITÀ PER L’ACCATASTAMENTO - Occorre in proposito fare riferimento alle modalità semplificate per la denuncia delle costruzioni di scarsa rilevanza cartografica o censuaria di cui all’art. 7 del D.M. 28/1998, ed all’art. 6, comma 1, lettera c) del medesimo decreto, secondo il quale tali modalità possono essere utilizzate, tra l’altro, per “le costruzioni non abitabili o agibili e comunque di fatto non utilizzabili, a causa di dissesti statici, di fatiscenza o inesistenza di elementi strutturali e impiantistici, ovvero delle principali finiture ordinariamente presenti nella categoria catastale, cui l’immobile è censito o censibile, ed in tutti i casi nei quali la concreta utilizzabilità non è conseguibile con soli interventi edilizi di manutenzione ordinaria o straordinaria. In tali casi alla denuncia deve essere allegata una apposita autocertificazione, attestante l’assenza di allacciamento alle reti dei servizi pubblici dell’energia elettrica, dell’acqua e del gas”.
COMPRAVENDITA E DICHIARAZIONI CATASTALI - L’art. 19 del D.L. 31/05/2010, n. 78 prevede come noto che gli atti pubblici o scritture private aventi ad oggetto diritti reali su fabbricati, a pena di nullità, devono contenere, per le unità immobiliari urbane, oltre all’identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie, sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale. La predetta dichiarazione può essere sostituita da un’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale.
INTERVENTI EDILIZI - La ricostruzione di un rudere non può essere tecnicamente considerata un intervento di “demolizione e ricostruzione” (che rientra nella categoria degli interventi di “ristrutturazione edilizia” ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera d), del D.P.R. 380/2001), ma può ugualmente rientrare nel concetto di “ristrutturazione edilizia” poiché la stessa comprende anche “interventi volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza”.
La presenza di prove certe che consentano di verificare la consistenza preesistente dell’edificio è pertanto indispensabile per poter qualificare l’intervento di ricostruzione come ristrutturazione edilizia e quindi per poterlo eseguire tramite presentazione della SCIA. In difetto - come spiegato chiaramente anche dalla Corte di Cassazione con le sentenze della III sezione penale 30/09/2014, n. 40342 e 08/10/2015, n. 45147 - l’intervento va qualificato come nuova costruzione e va pertanto richiesto il permesso di costruire.
AGEVOLAZIONI PER RISTRUTTURAZIONI E RISPARMIO ENERGETICO - Le agevolazioni in parola presuppongono l’intervento su un edificio “preesistente”. A tale proposito l’Agenzia delle entrate, con la Risoluzione n. 215/E del 12/08/2009, ha chiarito che “la condizione di inagibilità del fabbricato conseguente agli eventi sismici, da cui deriva la classificazione catastale di unità collabente (F/2), non esclude che lo stesso possa essere considerato come edificio esistente, trattandosi di un manufatto già costruito e individuato catastalmente, seppure non suscettibile di produrre reddito”.
IMU - Relativamente all’Imposta municipale propria (IMU), i fabbricati collabenti, essendo sprovvisti di rendita catastale, non sono soggetti in quanto privi dell’attitudine contributiva ai fini IMU. Tuttavia occorre anche in questo caso fare un “distinguo”: un manufatto collabente ma ancora in piedi non produce reddito IMU, mentre un manufatto già quasi raso al suolo, magari solo con poche file di mattoni fuori terra, non può più essere considerato un fabbricato e va invece valutato come area edificabile, con conseguente imponibilità sotto questo profilo (vedi Corte di Cassazione, sentenza n. 4308/2010). Si veda anche Tassazione ai fini IMU e TASI dei fabbricati collabenti e delle aree su cui insistono (Cass. 17815/2017)
Quanto invece ai fabbricati non accatastati come “collabenti” ma semplicemente inagibili o inabitabili, questi pagano l’IMU con base imponibile ridotta al 50%, così come viene previsto dall’articolo 13, comma 3, del D.L. 201/2011, convertito dalla L. 214/2011). In questo ambito le situazioni che devono essere tenute presenti sono quindi l’inagibilità e l’inabitabilità dei fabbricati: il primo è un requisito di natura statica intrinseco al fabbricato, cioè connesso a pericoli per l’incolumità derivanti da carenze strutturali. Inabitabili sono invece i fabbricati che, pur essendo staticamente idonei, si trovano però ad essere privi delle caratteristiche igienico-sanitarie che li rendano fruibili (ad esempio, l’acqua corrente o i vetri alle finestre). La normativa in materia di IMU equipara l'inagibilità all’inabitabilità, così come in precedenza avveniva per l’ICI (art. 8 del D. Leg.vo 504/1992).
Sent. C. Cass. 08/10/2015, n. 45147
Edilizia - Reato previsto dall'art. 44 d.P.R. n. 380 del 2001 - Interventi di ristrutturazione edilizia - Ripristino o ricostruzione di edifici crollati o demoliti - Modifiche disposte dall'art. 30 del D.L. n. 69 del 2013 - Conseguenze.
In tema di reati edilizi, l'art. 30 del D.L. n. 69 del 2013 (conv. in legge dalla L. n. 98 del 2013) consente di qualificare come "ristrutturazione edilizia" l'intervento di ripristino o di ricostruzione di un edificio o di parte di esso, eventualmente crollato o demolito, anche in caso di modifica della sagoma dello stesso ove insistente su zona non vincolata, a condizione però che sia possibile accertarne, in base a riscontri documentali o altri elementi certi e verificabili e non, quindi, ad apprezzamenti meramente soggettivi, la preesistente "consistenza", intesa come il complesso di tutte le caratteristiche essenziali dell'edificio (volumetria, altezza, struttura complessiva, ecc.); con la conseguenza che la mancanza anche di uno solo di tali elementi, necessari per la dovuta attività ricognitiva, impedisce di ritenere sussistente il requisito che la citata disposizione richiede per escludere, in ragione della anzidetta qualificazione, la necessità di preventivo permesso di costruire.
Sent. C. Cass. 30/09/2014, n. 40342
1. Integra i reati di cui agli artt. 44 del D.P.R. n. 380 del 2001 e 181 del D. Leg.vo n. 42 del 2004 la ricostruzione di un "rudere" senza il preventivo rilascio del permesso di costruire e dell'autorizzazione paesaggistica, sia perché trattasi di intervento di nuova costruzione e non di ristrutturazione di un edificio preesistente, dovendo intendersi per quest'ultimo un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura, sia perché non è applicabile l'art. 30 del D.L. n. 69 del 2013 (conv. in legge n. 98 del 2013), che, per assoggettare gli interventi di ripristino o di ricostruzione di edifici o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, al regime semplificato della SCIA richiede, nelle zone vincolate, l'esistenza dei connotati essenziali di un edificio (pareti, solai e tetto), o, in alternativa, l'accertamento della preesistente consistenza dell'immobile in base a riscontri documentali, alla verifica dimensionale del sito o ad altri elementi certi e verificabili, nonché, in ogni caso, il rispetto della sagoma della precedente struttura.
2. Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 44 del D.P.R. n. 380 del 2001, per effetto dell'entrata in vigore dell'art. 30 D.L. 21 giugno 2013, n. 69 (conv. in legge 9 agosto 2013, n. 98), gli interventi di "ristrutturazione edilizia", consistenti nel ripristino o nella ricostruzione di edifici o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, debbono ritenersi assoggettati a permesso di costruire se non è possibile accertare la preesistente volumetria delle opere che, qualora ricadono in zona paesaggisticamente vincolata, hanno l'obbligo di rispettare anche la precedente sagoma dell'edificio, e, invece, alla procedura semplificata della SCIA, se si tratta di opere che non rientrano in zona paesaggisticamente vincolata e rispettano la preesistente volumetria, anche quando implicano una modifica della sagoma dell'edificio.
Dichiarazioni in catasto di Unità Collabenti (categoria F/2).
Il testo del documento è riprodotto ed ampliato con ulteriori chiarimenti nella Nota in pari data prot. n. 29439, cui pertanto si fa rinvio.
D.Min. Finanze 02/01/1998, n. 28
Provvedimenti attuativi della Manovra finanziaria
Due provvedimenti dell’Agenzia Entrate danno attuazione ad importanti disposizioni contenute nel D.L. 78/2010, relative alla comunicazione dei dati catastali nei contratti di locazione di beni immobili, estesa tra l’altro anche ai contratti di comodato, ed ai pagamenti con bonifico concernenti le spese soggette alla possibilità di detrazioni fiscali del 36% o del 55%.
Rendita catastale degli immobili ad uso produttivo, chiarimenti Agenzia Entrate (Nota 60244/2016)
Chiarimenti operativi con riferimento al tema della determinazione della rendita catastale delle unità immobiliari urbane a destinazione speciale e particolare, censite in catasto nelle categorie dei gruppi D e E, dopo le norme che hanno ridefinito l'oggetto della stima catastale, introducendo sostanziali cambiamenti al pregresso quadro normativo di riferimento (cosiddetta norma "imbullonati").
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