Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=15669
Timestamp: 2018-04-26 17:24:47+00:00
Document Index: 24296829

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 2051', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2050', 'art. 40', 'art. 2051', 'art. 2050', 'art. 2050']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 28 febbraio 2018, n.9160
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ 26 APRILE AGGIORNATO ALLE 19:24
Incidente sul campo da calcio
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 28 febbraio 2018, n.9160MASSIMA
Il responsabile di una società sportiva, che ha la disponibilità di impianti ed attrezzature per l'esercizio delle attività e discipline sportive, è titolare di una posizione di garanzia, ex art. 40, comma 2, c.p. ed è tenuto a garantire – in combinato disposto con l’art. 2051 c.c. - l'incolumità fisica degli utenti e ad adottare quelle cautele idonee ad impedire il superamento dei limiti di rischio connaturati alla normale pratica sportiva, con la conseguente affermazione del nesso di causalità tra l'omessa adozione di dette cautele e l'evento lesivo occorso ad un utente dell'impianto sportivo. (Fattispecie in cui viene riconosciuta la responsabilità per lesioni colpose del titolare di una struttura sportiva che gestiva un campo da calcio per non avere adeguatamente ripristinato il manto erboso, sul quale si era venuto a creare un avvallamento del terreno di gioco, coperto dall’acqua, in corrispondenza del quale era scivolato un giocatore che, in conseguenza dell'incidente, si procurava le lesioni).
Veniva confermata dal Tribunale di Genova la sentenza emessa dal Giudice di Pace di Genova, in sede di appello, per il delitto di cui al 590 c.p., in capo al titolare di una struttura sportiva e presidente dell'associazione sportiva che gestiva un campo da calcio ove si verificò l'incidente; si contesta al prevenuto di non avere adeguatamente ripristinato il manto erboso, sul quale si era venuto a creare un avvallamento del terreno di gioco che, nell'occorso, era nascosto dalla presenza di una pozzanghera d'acqua; proprio in corrispondenza di detto punto del terreno di gioco, in occasione di una partita di calcio, scivolava un giocatore che, in conseguenza dell'incidente, si procurava le lesioni. La responsabilità dell’imputato è stata fondata sulla posizione di garanzia dallo stesso ricoperta, ai sensi degli artt. 2051 c.c. e 40, comma 2, c.p., quale gestore di un impianto sportivo. Avverso la sentenza ricorreva il prevenuto.
La Corte di legittimità dichiara il ricorso infondato, superando tutte le censure sollevate. In ordine al primo motivo, precisano gli ermellini che l’obbligo di protezione (proiezione della posizione di garanzia) riguarda non solo le attività pericolose, ma anche i pericoli atipici; ed invero, il responsabile di attrezzature sportive o ricreative è titolare di una posizione di garanzia a tutela dell'incolumità di coloro che le utilizzano, anche a titolo gratuito, sia in forza del principio del neminem laedere nella sua qualità di custode delle stesse attrezzature, come tale civilmente responsabile, fuori dall'ipotesi del caso fortuito, dei danni provocati dalla cosa ex art. 2051 c.c. e sia quando l'uso delle attrezzature dia luogo a un'attività da qualificarsi pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c. rispetto alle quali egli è obbligato ad adottare tutte le misure idonee ad evitare l'evento dannoso. Sulla scorta di tale ragionamento i Giudici di legittimità sanciscono il seguente principio di diritto: il responsabile di una società sportiva, che ha la disponibilità di impianti ed attrezzature per l'esercizio delle attività e discipline sportive, è titolare di una posizione di garanzia, ex art. 40, comma 2, c.p. ed è tenuto a garantire – in combinato disposto con l’art. 2051 c.c. - l'incolumità fisica degli utenti e ad adottare quelle cautele idonee ad impedire il superamento dei limiti di rischio connaturati alla normale pratica sportiva, con la conseguente affermazione del nesso di causalità tra l'omessa adozione di dette cautele e l'evento lesivo occorso ad un utente dell'impianto sportivo. Più specificamente, in tema di lesioni colpose patite da un calciatore, si è affermato che il gestore di un centro sportivo è titolare di una posizione di garanzia che gli impone di adottare le necessarie cautele per preservare l'incolumità fisica degli utilizzatori, provvedendo alla manutenzione delle infrastrutture e delle attrezzature. A nulla rilevando la cessione della struttura ad altra associazione sportiva, fermo restando la posizione di garanzia ricoperta dal titolare che se avesse gestito correttamente il rischio connesso alla produzione di pozze di acqua sul camp da gioco avrebbe scongiurato l’evento. In ordine alla posizione dell’arbitro, l'esercizio demandato allo stesso circa la facoltà di disporre la sospensione o il rinvio della partita non è, chiaramente, riferibile a obblighi di garanzia dell'arbitro per ragioni di incolumità e sicurezza dei giocatori; si tenga presente la valutazione circa la possibilità di disputare o meno la partita stessa, in condizioni di praticabilità del campo ed in occasione di eventi atmosferici che possano ostacolare o impedire il regolare svolgimento delle azioni di gioco, era stata compiuta dallo stesso arbitro, il quale aveva dichiarato di avere verificato se il pallone rimbalzasse all'evidente scopo di accertare se la partita si potesse disputare regolarmente. È comunque, ammesso che anche sull’arbitro incombesse una posizione di garanzia, che non esclude quella del titolare nei termini sopra detti. Alla luce di quanto detto, il ricorso va rigettato ed il ricorrente condannato alle spese processuali.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. IV PENALE - SENTENZA 28 febbraio 2018, n.9160 - Pres. Piccialli – est. Pavich
2.1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione di legge con riguardo all'inapplicabilità alla fattispecie de qua dell'art. 2050 cod.civ. e, per contro, all'applicabilità dell'esonero di responsabilità in relazione all'accettazione del rischio da parte del C.. La Fratellanza sportiva Sestrese aveva ceduto in affitto all'UISP il campo sportivo, in erba sintetica, e non aveva il compito di fornire alcun supporto né di personale, né tecnico; nella specie, poi, l'attività calcistica non rientra tra le attività pericolose di cui all'art. 2050 cod.civ., per cui gli organizzatori e i gestori non rispondono dei danni riportati dagli atleti nella normale alea dell'attività sportiva, ove abbiano predisposto le normali cautele atte ad evitare l'incremento anomalo dei rischi. Il C., da parte sua, partecipando alla partita aveva consapevolmente e implicitamente accettato il rischio connesso alla disputa della stessa, derivante dal fatto che notoriamente nessun campo di calcio é perfettamente piano e privo di avvallamenti e che, quindi, il formarsi di una pozzanghera costituiva evento naturale accidentale.
1.3. Né rileva l'obiezione difensiva (di cui ai terzo motivo di ricorso) secondo la quale é stata esclusa la presenza di buche anomale su! campo di gioco: per come si evince dallo stesso atto d'impugnazione, : testimoni avevano riferito che nelle pozze presenti sul terreno ii piede affondava fino alla caviglia, e ciò indiscutibilmente rende l'idea di quale fosse il dislivello del terreno di gioco in corrispondenza di quei punti, e di come ciò comportasse la possibilità che giocatori vi scivolassero accidentalmente, come in effetti accadde al C..