Source: https://www.avvocatocivilistaroma.it/le-modifiche-unilaterali-ai-contratti-bancari/
Timestamp: 2020-08-15 07:34:56+00:00
Document Index: 40564919

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art 118', 'art. 118', 'art. 118']

Le modifiche unilaterali ai contratti bancari | Avvocato Civilista Roma
Lascia un commento / Bancario e Finanziario, Blog / Di Avv. Marcello Padovani
La tua Banca ha cambiato delle condizioni ai tuoi contratti?
Anche tu hai subito da parte del tuo Istituto di credito delle modifiche contrattuali unilaterali giustificate sulla base dell’art. 118 del Testo Unico Bancario? A fronte della proposta di modifica delle condizioni di contratto hai un diritto di recesso, che spesso è di fatto non esercitabile per la complessità delle questioni coinvolte (mutui, affidamenti, necessità di ripianare le posizioni, addebiti di conto corrente già previsti su quel conto).
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Il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario in data 12 dicembre 2018 si è pronunciato a seguito di un ricorso instaurato da un cliente nei confronti del proprio Istituto di Credito.
All’origine della questione c’è stata l’attribuzione, da parte della banca, di taluni costi nei confronti del ricorrente a titolo “spese annue per conteggio interessi e competenze”. Più precisamente si tratta di una modifica contrattuale unilaterale posta in essere dall’intermediario per uniformarsi alla “normativa europea sulla contribuzione al Fondo di Risoluzione Unico, che avrebbe determinato un incremento dei costi di gestione dei rapporti, tale da alterare l’originario equilibrio economico tra le parti. […] in applicazione dell’art. 118 T.U.B., e quindi ha inteso riversare sul cliente il costo sopravvenuto”.
Per risolvere la questione sottoposta, il Collegio di Coordinamento ha analizzato dettagliatamente l’art. 118 del d. lgs. n. 385/1993, nello specifico il comma 1 di tale norma il quale prevede che: “nei contratti a tempo indeterminato può essere convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente, la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto qualora sussista un giustificato motivo. Negli altri contratti di durata la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo”.
In particolare, sono due le questioni affrontate e risolte dall’ABF:
1) Ius variandi: esso costituisce un diritto potestativo, in capo all’Intermediario finanziario, che gli consente di modificare in modo unilaterale il rapporto contrattuale intercorrente con il cliente. Tuttavia, l’art 118 T.U.B. enuncia dei limiti a tale facoltà, primo tra tutti la sussistenza di un “giustificato motivo”.
2) Giustificato motivo: l’ABF ha chiarito che gli eventi rappresentativi di un giustificato motivo, posti a fondamento della variazione delle condizioni contrattuali, possono essere ricondotte o alla sfera soggettiva di un singolo cliente o ad eventi di natura generale che, di conseguenza, riguardano tutte le condizioni economiche generali e, altresì, provvedimenti normativi sopravvenuti destinati a incidere sui costi sostenuti dagli intermediari.
Inoltre, come precisato dal Collegio, non possono essere introdotte clausole contrattuali nuove ma soltanto modificare quelle preesistenti. Ciò è funzionale a tutelare il sinallagma negoziale e a non alterare il contratto già sottoscritto tra le parti stesse.
Nel caso di specie l’Intermediario finanziario adduce a propria difesa l’essersi adeguato alla normativa, tuttavia, l’ABF chiarisce che ciò non può rappresentare un giustificato motivo in ogni caso.
Difatti “la scelta compiuta dall’intermediario è totalmente svincolata dalla tipologia contrattuale interessata dalla variazione, nonché priva di qualsiasi collegamento con gli oneri previsti originariamente per tali contratti, risolvendosi, in sintesi, nel riversamento sulla clientela di un costo sopravvenuto”.
Il Collegio, nell’accogliere il ricorso del cliente, enuncia il seguente principio di diritto: “la sopravvenienza normativa non è di per sé un giustificato motivo ai sensi dell’art. 118 TUB, ma, in alcuni casi, può assumere rilevanza a tal fine; ad esempio, quando la stessa normativa preveda la possibilità di modifiche unilaterali (ai sensi dell’art. 118 TUB) ovvero qualora incida sul costo delle attività o dei servizi interessati dalla modifica unilaterale.
Dalle argomentazioni che precedono discende chiaramente la piena fondatezza della pretesa di parte ricorrente”.
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