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Timestamp: 2016-10-27 21:13:53+00:00
Document Index: 48011906

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 87', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 12', 'art. 16', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 10']

⭐- I PRIMI SETTE MESI 6 - PRIMA DEL PARTO 12 - DOPO IL PARTO 16 - FINO AL 1 COMPLEANNO 19 - CONGEDO PARENTALE 23
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Evelina Poli
1 Indice Premessa pag. 3 In attesa di un bambino - I PRIMI SETTE MESI 6 - PRIMA DEL PARTO 12 E nato un bambino - DOPO IL PARTO 16 - FINO AL 1 COMPLEANNO 19 - CONGEDO PARENTALE 23 Arriva un bambino: adozione o affidamento temporaneo - I PRIMI TRE MESI DALL INGRESSO IN FAMIGLIA 30 - DAI TRE MESI SUCCESSIVI ALL INGRESSO IN FAMIGLIA ALL OTTAVO COMPLEANNO 33 Contratti di formazione lavoro 40 Divieto di licenziamento 42 Esempi di domande 45 Principali normative 532 Direzione Centrale Comunicazione Roma - Piazzale Giulio Pastore, 6 - Tel ISBN Terza edizione aggiornata al 1 aprile 2003 Stampato dalla Tipolitografia INAIL - Milano nel mese di giugno 20033 Premessa L introduzione della legge 8 marzo 2000 n. 53 ha comportato la necessità di un primo aggiornamento di questo opuscolo con la pubblicazione della seconda edizione il 31 dicembre E innegabile l importanza dell innovazione legislativa che per la prima volta introduce il congedo parentale come opportunità non più riservata alla sola madre. E stato infatti esteso il campo alla possibilità di una fruizione congiunta o separata di un periodo di tempo da dedicare alla cura familiare che non vede più la sola donna-madre come protagonista ma che coinvolge entrambi i genitori in un nuovo ruolo da gestire insieme. La norma si fa portatrice di un evoluzione culturale ancora in fase di sviluppo ma che prelude ad un diverso atteggiamento negli impegni di cura. L opuscolo aveva riscosso nelle precedenti edizioni unanimi apprezzamenti all interno dell Istituto e, al di là delle attese, anche all esterno. L auspicio di un rinnovato successo accompagna anche la pubblicazione di questa terza edizione. Il Presidente del Comitato per le Pari Opportunità Antonella Ninci 34 5 In attesa di un bambino6 I PRIMI 7 MESI La gravidanza è un evento del tutto normale nella vita di una donna e non comporta, se non in alcuni casi, l interruzione della normale attività quotidiana. Nonostante questo, è bene che la donna si sottoponga ai controlli che il medico riterrà necessari fin dall inizio del periodo della gestazione. ESAMI PRENATALI La legge ha riconosciuto l importanza che gli accertamenti diagnostici hanno per la tutela della salute della donna lavoratrice e del nascituro ed ha quindi disposto che le lavoratrici gestanti hanno diritto ad assentarsi durante l orario di lavoro per sottoporsi ad esami prenatali da effettuarsi in tale orario. Lo prevede l art. 7 del Decreto Legge n. 645/1996, che ha recepito la direttiva CEE n. 92/1985, concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. (art. 14 Decreto Legislativo 26 marzo 200, n Testo Unico). Cosa fare Per fruire del diritto ad assentarsi dal lavoro per esami prenatali, la lavoratrice deve presentare al Responsabile dell Unità di appartenenza: specifica domanda, nella quale devono essere indicati data ed ora degli esami con dichiarazione che gli stessi non sono effettuabili al di fuori dell orario di lavoro; documentazione giustificativa, rilasciata dalla struttura cui la lavoratrice si è rivolta dalla quale risulti la data e l orario di effettuazione degli esami (dalle ore... alle ore...). Riflessi economici Le ore di assenza per esami prenatali vengono retribuite normalmente ed hanno lo 67 stesso trattamento della malattia dovuta a gravidanza : pertanto restano escluse dalla retribuzione le sole voci relative al salario accessorio di cui al contratto integrativo aziendale. Riflessi sul rapporto di lavoro Le ore di assenza per esami prenatali non si cumulano con le assenze per malattia comune. RIFERIMENTI NORMATIVI: Testo Unico n. 151/2001, art. 14 Decreto Legge n. 645/1996, art. 7 Circolare INAIL n. 51/2001, Allegato, punto 2 Circolare INAIL n. 81/1999, punto 5.6 Circolare INAIL n. 66/1997 Contratto integrativo aziendale SICUREZZA E SALUTE SUL LUOGO DI LAVORO Una gravidanza priva di complicazioni è del tutto compatibile con il normale svolgimento del lavoro. In alcuni casi, però, l attività lavorativa o l ambiente in cui questa si svolge possono comportare un rischio per la salute della lavoratrice gestante e/o del nascituro. Per tale motivo la legge stabilisce che i pericoli dell ambiente di lavoro siano identificati, controllati e prevenuti con una protezione maggiore rappresentata da: un anticipazione del congedo obbligatorio ai tre mesi prima del parto per le lavoratrici occupate in lavori pregiudizievoli e gravosi in relazione allo stato avanzato di gravidanza; il divieto di adibire la donna durante la gravidanza e per sette mesi dopo il parto a lavori pericolosi, faticosi ed insalubri provvedendo allo spostamento ad altre mansioni o concedendo l astensione anticipata qualora ciò non fosse possibile. Inoltre, le gestanti e le madri che allattano non possono svolgere attività in zone che comportano esposizione a radiazioni ionizzanti. Il datore di lavoro, avvalendosi della collaborazione del Medico Competente, valuta il rischio per la salute della gestante, informa dei rischi presenti la lavoratrice ed i rappresentanti per la sicurezza, prevede interventi di protezione e prevenzione.tra questi ultimi, è compreso lo spostamento ad una mansione non a rischio; qualora ciò non fosse possibile, il datore di lavoro deve darne motivata comunicazione alla Direzione Proviciale del Lavoro, in modo da consentire alla lavoratrice di usufruire 78 dell astensione anticipata dal lavoro. Il datore di lavoro deve garantire inoltre la possibilità per le gestanti e le madri che allattano di riposarsi in posizione distesa e in condizioni appropriate. Concede anche permessi retribuiti per l effettuazione di esami prenatali. Cosa fare Per usufruire delle particolari forme di tutela previste dalla norma, le lavoratrici addette ad attività considerate pericolose devono: presentare al Responsabile dell Unità di appartenenza il certificato medico di gravidanza con l indicazione della data presunta del parto o, in alternativa, un autocertificazione che dovrà comunque essere integrata entro cinque giorni da certificato medico; notificare il proprio stato di gestazione, non appena accertato, in caso di lavorazioni che comportano l esposizione alle radiazioni ionizzanti. Riflessi sul rapporto di lavoro L adibizione delle lavoratrici gestanti ad attività diverse da quelle abitualmente svolte non produce alcun effetto sul rapporto di lavoro. Riflessi economici L adibizione delle lavoratrici gestanti ad attività diverse da quelle abitualmente svolte non incide in alcun modo sulla retribuzione. RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n. 151/2001, artt. 6, 7, 8, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17 Decreto legislativo n. 645/1996, artt. 4 e 5 Decreto legislativo n. 626/1994, art. 33, 10 comma D.P.R. n. 43/1990, art. 7, 1 comma D.P.R. n. 1026/1976, art. 5 Circolare INAIL n. 58/2000, punto 1.1 Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera e Contratto integrativo aziendale ANTICIPAZIONE DEL CONGEDO DI MATERNITÀ Normalmente la lavoratrice gestante continua la sua attività fino al settimo mese di gravidanza. In alcuni casi espressamente previsti dalla legge, però, la Direzione Provinciale del Lavoro, sia di propria iniziativa, sia su istanza della lavoratrice, può disporre l asten- 89 sione anticipata dal lavoro, previ accertamenti sanitari. Le lavoratrici gestanti hanno diritto a questa forma di tutela in presenza di: gravi complicazioni della gestazione o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza; condizioni di lavoro ed ambientali ritenute pregiudizievoli per la salute della donna o del bambino, quando non sia possibile adibire la lavoratrice ad altre mansioni. Cosa fare Per usufruire del diritto al congedo di maternità anticipato le lavoratrici devono presentare: specifica domanda alla Direzione Provinciale del Lavoro competente per territorio, allegando il certificato medico di gravidanza attestante le condizioni previste dall art. 17, comma 2, lettera a) del Testo Unico n. 151/2001; se la Direzione Provinciale del Lavoro non emette il provvedimento entro sette giorni, la richiesta si intende accolta; al Responsabile dell Unità di appartenenza, la ricevuta della domanda inoltrata alla Direzione Provinciale del Lavoro. Riflessi sul rapporto di lavoro Il congedo di maternità anticipato è calcolato a tutti gli effetti ai fini dell anzianità di servizio e delle ferie ed è considerato attività lavorativa ai fini della progressione di carriera, quando i contratti collettivi non richiedono a tale scopo particolari requisiti. Riflessi economici Per tutto il periodo del congedo di maternità anticipato, le lavoratrici hanno diritto all intera retribuzione, comprese le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti relative alla professionalità e produttività nonché alla tredicesima mensilità. Sono esclusi, naturalmente, tutti gli emolumenti la cui corresponsione, ai sensi delle vigenti disposizioni interne, è sempre strettamente connessa all effettiva presenza in servizio (ad esempio straordinari e turni). Tale disposizione si applica anche qualora la dipendente sia assente dal lavoro, senza diritto, in tutto o in parte, a retribuzione (ad esempio, come ipotesi più frequente, in aspettativa non retribuita). RIFERIMENTI NORMATIVI : Testo Unico n. 151/2001, artt. 17, 22 D.P.R. n. 43/1990, art. 7, 1 comma Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera a. 910 MALATTIA PER GRAVIDANZA Può accadere che durante il periodo di gestazione la lavoratrice debba assentarsi dal lavoro per patologie direttamente conseguenti al suo stato particolare, che non rientrano nei casi per i quali è prevista l astensione obbligatoria anticipata disposta dalla Direzione Provinciale del Lavoro. Cosa fare In questo caso le lavoratrici devono presentare: certificato del medico curante che contenga esplicito riferimento alla patologia conseguente allo stato di gravidanza. Riflessi sul rapporto di lavoro Le assenze per infermità determinate dallo stato di gravidanza non sono computate ai fini del raggiungimento del periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto di lavoro. Riflessi economici Alle lavoratrici affette da patologie connesse alla gravidanza viene corrisposta la retribuzione normale, con esclusione delle voci del salario accessorio di cui al contratto integrativo aziendale. RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n. 151/2001, art. 87 D.P.R. n. 1026/1976, art. 20 Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 2 Circolare INAIL n. 45/1995, punto 2 CCNL del 6/7/1995, art. 21, 7 comma Contratto integrativo aziendale INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA In caso di interruzione di gravidanza spontanea o terapeutica che si verifichi prima del 180 giorno dall inizio della gestazione, l evento viene considerato aborto e pertanto non viene riconosciuto il diritto all astensione obbligatoria. Per accertare se l interruzione di gravidanza sia avvenuta prima o dopo il 180 giorno, si presume che il concepimento sia avvenuto 300 giorni prima della data presunta del parto, indicata nel certificato medico di gravidanza. Cosa fare Le lavoratrici devono presentare al Responsabile dell Unità di appartenenza, entro 1011 quindici giorni dall aborto: certificato medico attestante sia il mese di gravidanza durante il quale è avvenuto l aborto, sia la data presunta del parto. Riflessi sul rapporto di lavoro Le assenze per interruzione di gravidanza avvenuta entro il 180 giorno dall inizio della gestazione, non si cumulano con precedenti o successivi periodi di malattia. Non sono quindi computate nel periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto. Nel caso di interruzione di gravidanza avvenuta dopo il 180 giorno dall inizio della gestazione, decorsi i tre mesi di assenza obbligatoria dal lavoro, se le condizioni di salute della lavoratrice non le consentono di riprendere servizio, l assenza sarà considerata come dovuta a malattia derivante dallo stato di gravidanza. Anche queste assenze non sono computate nel periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto. Riflessi economici Le lavoratrici hanno diritto all intera retribuzione, con esclusione delle voci relative al salario accessorio di cui al contratto integrativo aziendale. RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n. 151/2001, art. 19 D.P.R. n. 1026/1976, art. 12 Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera b Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 2 Contratto integrativo aziendale 1112 PRIMA DEL PARTO A tutela della salute della madre e del nascituro, la legge prevede che la donna lavoratrice sospenda l attività lavorativa nei momenti più avanzati della gestazione e subito dopo il parto. CONGEDO DI MATERNITÀ Le lavoratrici devono astenersi obbligatoriamente dal lavoro (art. 16 Testo Unico n. 151/2001): nei due mesi precedenti la data presunta del parto e comunque fino alla nascita del bambino; nel mese precedente la data presunta del parto e sempre fino alla nascita del bambino, per scelta della lavoratrice a condizione che non vi siano pregiudizi per la salute della gestante e del nascituro. Cosa fare Prima dell inizio dell astensione obbligatoria le lavoratrici devono presentare al Responsabile dell Unità di appartenenza: certificato medico, rilasciato da un medico appartenente ad una A.S.L. attestante la data presunta del parto; la data indicata nel certificato fa stato, nonostante qualsiasi errore di previsione. Nel caso in cui la lavoratrice scelga di limitare l astensione ad un solo mese prima del parto, dovrà presentare inoltre: certificato del medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato; certificato del Medico competente in materia di prevenzione e tutela della salute sui luoghi di lavoro attestante le buone condizioni di salute della gestante e del nascituro. I due certificati devono attestare che la scelta non pregiudica la salute della gestante e del nascituro. 1213 Riflessi sul rapporto di lavoro Il congedo di maternità è calcolato a tutti gli effetti ai fini dell anzianità di servizio e delle ferie ed è considerato attività lavorativa ai fini della progressione di carriera, quando i contratti collettivi non richiedono a tale scopo particolari requisiti. Riflessi economici Per tutto il periodo del congedo di maternità, le lavoratrici hanno diritto all intera retribuzione, comprese le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti relative alla professionalità e produttività nonché la tredicesima mensilità. Sono esclusi, naturalmente, tutti gli emolumenti la cui corresponsione, ai sensi delle vigenti disposizioni interne, è sempre strettamente connessa all effettiva presenza in servizio (ad esempio straordinari e turni). Tale disposizione si applica anche qualora la dipendente sia assente dal lavoro, senza diritto, in tutto o in parte, a retribuzione (ad esempio, come ipotesi più frequente, in aspettativa non retribuita). RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n; 151/2001, artt. 16, 20, 21, 22 Legge n. 1026/1976, art. 6 Circolare INAIL n; 51/2001, allegato, punto 2 Circolare INAIL n. 58/2000, punto 1.1 Circolare INAIL n. 45/1995, punto 4 Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera a CCNL dell 11/10/1996, artt. 19 e 69 CCNL del 6/7/1995, art. 19 INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA Se l interruzione di gravidanza, spontanea o terapeutica, si verifica dopo il 180 giorno dall inizio della gestazione, la lavoratrice usufruisce del congedo di maternità post partum di tre mesi. In questo caso, infatti, l interruzione di gravidanza viene considerata parto a tutti gli effetti. Per accertare se l interruzione di gravidanza é avvenuta dopo il 180 giorno, si presume che il concepimento sia avvenuto 300 giorni prima della data presunta del parto, indicata nel certificato medico di gravidanza. Decorsi i tre mesi di assenza obbligatoria dal lavoro, se le condizioni di salute della 1314 lavoratrice non le consentono di riprendere servizio, l assenza sarà considerata come dovuta a malattia derivante dallo stato di gravidanza. Anche queste assenze non sono computate nel periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto. Cosa fare Le lavoratrici devono presentare al Responsabile dell Unità di appartenenza, entro quindici giorni dall aborto: certificato rilasciato da un medico della A.S.L. attestante sia il mese di gravidanza durante il quale è avvenuto l aborto, sia la data presunta del parto. Riflessi sul rapporto di lavoro Dato che si tratta di congedo di maternità questo é calcolato a tutti gli effetti ai fini dell anzianità di servizio e delle ferie ed é considerato attività lavorativa ai fini della progressione di carriera, quando i contratti collettivi non richiedono a tale scopo particolari requisiti. Il periodo di congedo di maternità non é utile ai fini del computo del periodo di prova. Riflessi economici Le lavoratrici hanno diritto all intera retribuzione comprese le quote di salario accessorie fisse e ricorrenti, relative alla professionalità e produttività, nonché alla tredicesima mensilità. Sono esclusi naturalmente tutti gli emolumenti la cui corresponsione ai sensi delle vigenti disposizioni interne, é sempre strettamente connessa all effettiva presenza in servizio (ad esempio straordinari e turni). Tale disposizione si applica anche qualora la dipendente sia assente dal lavoro senza diritto, in tutto o in parte, a retribuzione (ad esempio, come ipotesi più frequente, in aspettativa non retribuita). RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n. 151/2001, artt. 19, 22 Legge n. 903/1977, art. 3 Legge n. 1026/1976, art. 12 Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 2 Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera b 1415 È nato un bambino16 DOPO IL PARTO Dopo il parto la donna ha bisogno di recuperare le proprie forze fisiche e di dedicare molto del suo tempo alle cure che il nuovo arrivato richiede. La legge garantisce alla lavoratrice madre il diritto al congedo di maternità nel periodo successivo al parto. Ciò allo scopo di assicurare al tempo stesso la tutela della donna e la protezione del bambino. Le primarie esigenze del bambino, fondamentali per un sano sviluppo psicofisico soprattutto nei suoi primi mesi di vita, devono infatti essere soddisfatte in maniera adeguata. CONGEDO DI MATERNITÀ Le lavoratrici devono quindi astenersi obbligatoriamente dal lavoro nei tre mesi successivi al parto oppure, se hanno fruito del congedo di un solo mese prima del parto, nei quattro mesi successivi. In caso di parto prematuro, la lavoratrice ha comunque diritto al congedo fino alla data presunta del parto. Potrà recuperare i giorni di congedo non goduti a causa dell anticipazione dell evento aggiungendoli al periodo di congedo dopo il parto. Se il figlio nato prematuro ha necessità di un periodo di degenza presso una struttura ospedaliera, pubblica o privata, la madre ha diritto alla sospensione temporanea del congedo di maternità. In questo caso la lavoratrice può chiedere di fruire del restante periodo di congedo obbligatorio post partum e del residuo periodo ante partum non goduto, a decorrere dalla data di effettivo rientro a casa del figlio. Durante il periodo di sospensione temporanea del congedo di maternità la lavoratrice può fruire dei riposi giornalieri per allattamento. Cosa fare Per usufruire del diritto al congedo obbligatorio la lavoratrice deve presentare, 1617 entro quindici giorni dall evento: specifica domanda al Responsabile dell Unità di appartenenza, allegando il certificato di nascita del figlio. Per usufruire del diritto alla sospensione temporanea del congedo obbligatorio la lavoratrice deve presentare: specifica domanda al Responsabile dell Unità di appartenenza, allegando certificazione medica dalla quale risulti che le condizioni di salute della madre consentono il rientro al lavoro. Riflessi sul rapporto di lavoro Il congedo di maternità è calcolato a tutti gli effetti ai fini dell anzianità di servizio e delle ferie ed è considerato attività lavorativa ai fini della progressione di carriera, quando i contratti collettivi non richiedono a tale scopo particolari requisiti. Riflessi economici Per tutto il periodo del congedo obbligatorio, le lavoratrici hanno diritto all intera retribuzione, comprese le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti, relative alla professionalità e produttività, nonché alla tredicesima mensilità. Sono esclusi, naturalmente, tutti gli emolumenti la cui corresponsione, ai sensi delle vigenti disposizioni regolamentari, è sempre strettamente connessa all effettiva presenza in servizio. Il diritto all intera retribuzione spetta anche alla lavoratrice che al momento dell inizio del congedo obbligatorio é assente dal lavoro ad altro titolo senza diritto, alla retribuzione in tutto o in parte (ad esempio come ipotesi più frequente in aspettativa non retribuita). RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n. 151/2001, artt; 16, 21, 22 D.P.R. n. 1026/1976, art. 15 Circolare INAIL n. 51/2001,allegato, punto2 Circolare INAIL n. 58/2000, punto 1.1, 1.2 CCNL code contrattuali del , art. 14 CONGEDO DI PATERNITÀ Quando la madre non può prendersi cura del neonato, il diritto al congedo obbligatorio per i primi tre mesi dopo il parto può essere fruito dal padre lavoratore. Questo non solo per assicurare comunque al bambino l assistenza necessaria al suo sviluppo fisico, ma anche e soprattutto per consentire l instaurarsi di rapporti affettivi indispensabili alla formazione della sua personalità. Il diritto al congedo obbliga- 1718 torio post partum spetta al padre lavoratore, nei casi di: morte della madre. grave infermità della madre; affidamento del bambino al solo padre abbandono del bambino da parte della madre. Tale diritto spetta al padre indipendentemente dalla circostanza che la madre sia lavoratrice dipendente. Cosa fare Per fruire dell astensione obbligatoria, il padre lavoratore deve presentare: specifica domanda al Responsabile dell Unità di appartenenza; in caso di grave malattia della madre, certificato rilasciato da un medico appartenente ad una A.S.L. attestante tale stato d infermità e la conseguente impossibilità per la stessa di accudire il bambino; in caso di decesso della madre, il certificato di morte; in caso di affidamento al solo padre, copia del provvedimento dell autorità giudiziaria che ha disposto l affidamento; in caso di abbandono, dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Riflessi sul rapporto di lavoro L astensione obbligatoria è calcolata a tutti gli effetti ai fini dell anzianità di servizio e delle ferie ed è considerata attività lavorativa ai fini della progressione di carriera, quando i contratti collettivi non richiedono a tale scopo particolari requisiti. Riflessi economici Per tutto il periodo dell astensione obbligatoria, i padri lavoratori hanno diritto all intera retribuzione, comprese le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti, relative alla professionalità e produttività, nonché alla tredicesima mensilità. Sono esclusi, naturalmente, tutti gli emolumenti la cui corresponsione, ai sensi delle vigenti disposizioni interne, è sempre strettamente connessa all effettiva presenza in servizio. Tale diritto spetta anche al lavoratore che al momento dell inizio del congedo di paternità é assente dal lavoro ad altro titolo, senza diritto, in tutto o in parte, a retribuzione (ad esempio, come ipotesi più frequente, in aspettativa non retribuita). RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n. 151/2001, artt. 22, 28, 29 Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 2 Circolare INAIL n. 58/2000, punto 1.3 Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera a 1819 FINO AL 1 COMPLEANNO PERICOLOSITA DEL LAVORO E DELL AMBIENTE DI LAVORO La madre che riprende l attività lavorativa al termine del periodo di congedo obbligatorio dal lavoro, non può essere adibita alle lavorazioni che la legge individua come faticose, pericolose ed insalubri, per i periodi che la stessa legge stabilisce. Durante questo periodo le lavoratrici saranno adibite ad altre mansioni. L ambiente di lavoro, in generale, deve comunque garantire alle lavoratrici che hanno partorito da poco e che allattano, la possibilità di riposarsi in posizione distesa e condizioni appropriate (Decreto legislativo n. 626/1994). Cosa fare Per usufruire delle particolari forme di tutela previste dalla norma, le lavoratrici addette a lavorazioni faticose, pericolose ed insalubri devono: chiedere al datore di lavoro di essere adibite ad attività diverse da quelle abitualmente svolte. Riflessi sul rapporto di lavoro L adibizione delle lavoratrici madri in allattamento ad attività diverse da quelle abitualmente svolte non produce alcun effetto sullo stato giuridico del rapporto di lavoro. Riflessi economici L adibizione delle lavoratrici madri in allattamento ad attività diverse da quelle abitualmente svolte non incide in alcun modo sulla retribuzione. RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n. 151/2001, art. 7 Decreto legislativo. n. 626/1994 D.P.R. n. 1026/1976, art. 5 Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 6 Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera e 1920 ALLATTAMENTO: RIPOSI GIORNALIERI PER LA MADRE Durante il primo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre può fruire di due periodi di riposo di un ora, anche cumulabili nella giornata, con diritto di uscire dal luogo di lavoro, per provvedere alle esigenze del bambino. Originariamente tale possibilità era strettamente collegata al parto ed alle necessità proprie dell allattamento (Legge n. 860/1950). La Legge n. 1204/1971, all art. 10, ha successivamente escluso invece ogni nesso fra riposi e allattamento, tant è vero che le due ore di riposo possono essere cumulate. Con i riposi giornalieri la legge intende assicurare alla madre la possibilità di assolvere ai compiti delicati e impegnativi legati alle esigenze del neonato nel primo anno di vita. L articolazione dei riposi giornalieri deve essere concordata tra la lavoratrice ed il responsabile dell ufficio: in mancanza di accordo, sarà determinata dalla Direzione Provinciale del Lavoro, tenuto conto delle esigenze del neonato e dell attività lavorativa. La determinazione delle ore spettanti alla lavoratrice madre viene fatta comunque in relazione al normale orario giornaliero in vigore presso l Unità di appartenenza. Spetta un solo periodo di riposo di un ora se l orario di lavoro giornaliero contrattualmente stabilito è inferiore a sei ore, comprese le ore di allattamento. I riposi non sono cumulabili in giornate diverse. In caso di parto plurimo i periodi di riposo sono raddoppiati. Cosa fare Per fruire dei riposi giornalieri, le lavoratrici devono presentare al Responsabile dell Unità di appartenenza: specifica domanda, con l indicazione dell orario. Riflessi sul rapporto di lavoro Le ore di assenza per riposi giornalieri non incidono in alcun modo sul rapporto di lavoro. Riflessi economici Agli effetti della retribuzione, le ore di assenza per riposi giornalieri sono considerate ore di lavoro ordinario. Non sono consentiti trattamenti economici sostitutivi della fruizione del diritto. RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n. 151/2001, artt. 39, 41, 44 Circolare INAIL n. 51/2001, allegato, punto 2 Circolare INAIL n. 58/2000, punto 2.2 Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettera c 2021 ALLATTAMENTO: RIPOSI GIORNALIERI ALTERNATIVI PER IL PADRE Venuto meno lo stretto collegamento fra riposi e allattamento e riconosciuta a tale beneficio la funzione di consentire al genitore di attendere ai compiti connessi all assistenza del bambino nel primo anno di vita, si è aperta la strada per riconoscere anche al padre lavoratore questo diritto, in alternativa alla madre lavoratrice consenziente. L alternatività nella fruizione di questo diritto comporta che uno dei genitori non possa assentarsi quando l altro fruisca di permessi previsti per far fronte alle stesse necessità. Così il padre lavoratore non potrà chiedere i riposi giornalieri quando la madre lavoratrice fruisca nello stesso periodo dell astensione facoltativa. I genitori possono comunque alternarsi, avendo cura di comunicare la propria intenzione al Responsabile dell Unità di appartenenza. Se il padre lavora per meno di sei ore e la madre, che rinuncia al beneficio, lavora per più di sei ore, si riconosce al padre una sola ora di assenza. Il padre ha comunque diritto ai riposi nei casi di: morte della madre; grave infermità della madre; affidamento del bambino al solo padre; rinuncia alla fruizione da parte della madre; condizione di lavoro autonomo della madre. In questi casi, tale diritto spetta al padre indipendentemente dalla circostanza che la madre sia lavoratrice dipendente. In caso di parto plurimo i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore aggiuntive possono essere utilizzate dal padre ache se la madre sta fruendo del congedo di maternità o di quello parentale. Per la rimanente disciplina vale quanto detto per i riposi per la madre. Cosa fare Per fruire dei riposi giornalieri in alternativa alla madre, il padre lavoratore deve presentare al Responsabile dell Unità di appartenenza: specifica domanda; dichiarazione della madre che rinuncia ad esercitare il medesimo diritto per il periodo richiesto; dichiarazione sostitutiva di atto notorio dalla quale risulti l avvenuta rinuncia della madre con l indicazione del relativo periodo. Tale dichiarazione deve essere presentata entro i dieci giorni successivi all avvenuta rinuncia. 2122 Riflessi sul rapporto di lavoro I periodi di riposo giornaliero non incidono in alcun modo sul rapporto di lavoro. Riflessi economici Agli effetti della retribuzione, i periodi di riposo giornaliero sono considerati ore di lavoro ordinario. Non sono consentiti trattamenti economici sostitutivi della fruizione del diritto. RIFERIMENTI NORMATIVI Testo Unico n.151/2001, artt. 39, 40 Circolare n. 51/2001, allegato, punto 2 Circolare INAIL n. 58/2000, punto 2.1 e 2.2 Circolare INAIL n. 48/1993, punto 7.1.6, lettere c, f. 2223 CONGEDO PARENTALE ASTENSIONE FACOLTATIVA PER LA MADRE Terminato il periodo di congedo di maternità, la lavoratrice può riprendere la sua normale occupazione. In alcune situazioni risulta necessario il prolungamento della presenza della madre accanto al bambino. In tali casi la legge prevede la possibilità di fruire di un ulteriore periodo di astensione dal lavoro che, in questo caso, è facoltativa. La Legge consente alla lavoratrice madre di assentarsi dal lavoro per un periodo di sei mesi, anche frazionabile, nei primi otto anni di vita del bambino. Se l unico genitore è la madre, il diritto di astenersi dal lavoro compete per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a dieci mesi. Il periodo di astensione facoltativa, che comprende anche il sabato e la domenica, non può essere interrotto con assenze ad altro titolo (ad esempio ferie, cure, malattie). Conseguentemente l insorgenza di uno stato di malattia non comporta alcuna modifica nella durata dell astensione facoltativa in atto. La lavoratrice può rientrare in servizio prima del termine del periodo richiesto, avendo cura di darne preavviso al dirigente dell Unità di appartenenza. L astensione facoltativa non esclude la possibilità di fruire nello stesso anno di permessi retribuiti, quando ne ricorrano le circostanze (ad esempio permesso per matrimonio, partecipazione a concorsi, lutto di famiglia, gravi motivi personali). Non hanno diritto all astensione facoltativa le lavoratrici sospese dal lavoro. Cosa fare Per fruire della astensione facoltativa le lavoratrici devono presentare al Responsabile dell Unità di appartenenza: specifica domanda con l indicazione del periodo di astensione richiesto: la domanda deve essere presentata con preavviso non inferiore a 15 giorni, salvi i casi di oggettiva difficoltà, debitamente comprovati. 23 Vedere altro
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