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Timestamp: 2018-04-20 07:10:22+00:00
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LA FUNZIONE DEL NOTAIO DOPO L’ABOLIZIONE DELLE TARIFFE NOTARILI
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DOPO L’ABOLIZIONE DELLE TARIFFE NOTARILI
Cassazione civile, Sez. II, 17 aprile 2013 nr. 9358
Un notaio viene condannato dalla Commissione di Disciplina Regionale, confermata con sentenza della corte di appello per violazione dell’art. 147 lett c) L.N. e art. 6 codice deontologico per aver stipulato molti mutui ad un prezzo inferiore a quello previsto dalla Tariffa professionale.
Il notaio che “sottotariffa” pone in essere un comportamento illecito anche dopo l’abrogazione delle tariffe
Art. 147 L 16 febbraio 1913 n. 89
Art. 14 codice deontologico dei notai
Art. 2 d.l. 223-2006 convertito in legge con L. 248/2006
D.L. 24-01-2012 n. 1 convertito in L. 24-03-2012 n. 27
Linea spartiacque per dottrina e giurisprudenza, in merito al comportamento illecito del notaio che chiede compensi al di sotto dei minimi tariffari, è stato il c.d. decreto Bersani. Questo si innesta su una problematica di maggior respiro, da sempre dibattuta in dottrina, circa la coesistenza nella stessa figura del notaio di due realtà contemporanee: il notaio quale pubblico ufficiale e il notaio quale professionista. Alcuni (ZANOBINI) hanno parlato di esercizio privato di funzioni pubbliche; altri (GIANNINI) di un numus pubblico come figura soggettiva di pubblico interesse; altri ancora (ROMANO) lo hanno identificato come pubblico ufficiale non statuale con un ruolo predominante nel procedimento formativo dell’ordinamento privato. Da ultimo si è affermato (NIGRO) che il notaio sarebbe un ufficio della Repubblica.
Orientamento precedente l’abolizione delle tariffe
Prima della abolizione delle tariffe, la disputa in dottrina su quale fosse la funzione prevalente del notaio è stata ampia.
Per parte della giurisprudenza si instaurerebbe un contratto di mandato ex lege tra il cliente ed il notaio, per cui quest’ultimo sarebbe tenuto a compiere quanto nelle sue possibilità per conseguire il risultato richiesto dalla parte. La dottrina ha rigettato tale configurazione affermando che il notaio non pone in essere alcun tipo di attività in nome e per conto del cliente; egli deve solo adeguare concretamente la volontà delle parti alle norme di legge e riprodurla nelle forme che la legge stessa richiede.
Una teoria, rimasta minoritaria (Romano), e confermata solo da una sporadica e datata giurisprudenza , sostiene che il cliente ed il notaio non si instaurerebbe nessun tipo di contratto, in quanto il notaio essendo pubblico ufficiale, è obbligato dalla legge a prestare la propria opera professionale. Al più sostiene la predetta sentenza, si potrebbe parlare di lavoro autonomo.
L’orientamento prevalente in dottrina e in giurisprudenza ritiene che sia impossibile pensare che il ruolo del notaio possa equipararsi ad una libera prestazione di servizi in regime di concorrenza.
Tale argomento si basa sulla considerazione che il notaio è in primo luogo un pubblico ufficiale. Non si esclude con questo che egli possa svolgere anche attività strafunzionali in qualità di libero professionista. Dottrina maggioritaria (NIGRO, AMATO, GIRINO), ha, infatti, sempre sostenuto che il notaio è un “pubblico libero funzionario” (GIRINO) che pone in essere con i suoi clienti un contratto di opera intellettuale suis generis. La prestazione del notaio consiste nel combinato disposto da una parte, della professionalità del medesimo, dall’altra da un complesso di limiti e condizionamenti diretti, e indiretti, di derivazione pubblicistica; questi limiti improntano l’attività del notaio nella direzione dell’imparzialità e della terzietà rispetto alle parti. La dottrina più recente (Nigro) ha, addirittura, sostenuto che tutta l’attività notarile, e quindi anche quella che generalmente viene denominata strafunzionale, è attività pubblica. Anche l’orientamento costante della Corte di Cassazione ritiene prevalente rispetto alla figura del privato professionista, l’investitura del notaio come pubblico ufficiale, poiché il compito primario consiste (e comunque continua a consistere, a prescindere dall’abrogazione delle tariffe e dalla possibilità di concorrenza) nella diligenza alla legge non solo per l’osservanza delle forme richieste per gli atti, ma anche per la salvaguardia degli interessi di entrambi le parti, nonché dell’interesse della pubblica fede, e quindi della serietà e sicurezza degli strumenti giuridici adottati . La cassazione continua sostenendo che dato che l’attività del notaio è svolgimento di una funzione pubblica ne consegue che non può ipotizzarsi che essa possa considerarsi come libera prestazione di servizi, in un mercato concorrenziale. I giudici della suprema Corte continuano affermando che la predisposizione di tariffe minime e massime non è in contrasto con le norme comunitarie in tema di concorrenza, in quanto l’attività di pubblico ufficiale del notaio si sottrae alle regole del libero mercato e della concorrenza.
I primi segni di cedimento di detto orientamento nascono a seguito dello sviluppo della Comunità Europea e dell’affermarsi del liberismo, che fa della libertà di concorrenza, eguaglianza e competizione la sua bandiera; unitamente alla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea che conferma detto orientamento. Quest’ultima ha, infatti, sostenuto che il notaio esercita le sue funzioni in condizioni di concorrenza che prescindono e non intaccano il perseguimento degli obiettivi di interesse generale, quali la legalità e la certezza del diritto, propri della sua funzione di pubblico ufficiale.
Orientamento successivo all’abolizione delle tariffe
A seguito dell’abrogazione delle tariffe minime e massime, per tutti gli ordini professionali, la Cassazione ha, conseguentemente, modificato l’indirizzo interpretativo precedentemente esposto affermando che il notaio svolge un lavoro autonomo, che si inquadra a pieno titolo nel genus dell’esercizio delle professioni intellettuali.
Questa affermazione è condivisa dalla Corte di Giustizia Europea, la quale ha sostenuto che l’esercizio della professione notarile deve avvenire in condizioni di concorrenza, poiché il cittadino deve poter scegliere all’interno in un mercato che sia il più concorrente, anche per favorire il rilancio dell’economia.
La cassazione sostiene che se il notaio non è solo pubblico ufficiale, ma anche lavoratore autonomo, come tale può, con il consenso delle parti, derogare ai massimi tariffari, quando ancora erano in vigore, e attualmente può liberamente contrattare il “prezzo” della prestazione con il cliente. Ciò non toglie che comunque il compenso dovrà essere adeguato “all’importanza dell’opera e al decoro della professione”, ma deve essere liberamente pattuito con i clienti. Il ribasso della prestazione non significa che ci sia una minore attenzione del notaio nello svolgimento del suo operato, ciò, infatti, non deve comportare un pregiudizio per il cliente in termini di qualità, che dovrà essere sempre e comunque la maggior qualità possibile che il professionista possa porre in essere. Sostiene, infatti, la cassazione che così “come la tariffa non è di per sé garanzia della qualità della prestazione, così la deroga alla tariffa con la pattuizione di un compenso più basso rispetto alla stessa non equivale in alcun modo a prestazione scadente”.
Da ciò ne consegue che, come sostengono le ultime sentenze della cassazione datate 2013 , la difesa del notaio professionista non può più essere affidata all’osservanza del sistema tariffario che risulta essere, ad oggi, inadeguato rispetto alle esigenze emerse.
Cassazione civile sez. II, 10 novembre 1998 nr. 11284
Cassazione civile, sez. II, 11 maggio 2012 nr. 7404
Cassazione civile, sez. II, 28 settembre 2012 nr. 16549
Cassazione civile, sez. II, 14 febbraio 2013 n. 3715
Cassazione Civile 23 aprile 2013 nr. 9793
Giurisprudenza difforme
Cassazione civile sez. II, 19 febbraio 1981 nr. 1039
Cassazione civile sez. III, 28 luglio 2004 n. 14227
Cassazione civile 26961/2007
Cassazione civile 15 aprile 2008 nr. 9878
Giovanni Girino “La figura giuridica del notaio” Riv. Del Not. 1985 F. 3 pag. 573-608
Remigio Perchinunno “Dottrina e problemi del notariato argomenti e attualità” Riv. Del Not. F. 4 p.545-553
Nelson Alberto Cimmino “incarico affidato ad un collega e responsabilità del notaio delegante” in www.personaedanno.it
Secondo l’orientamento tradizionale, di recente riassunto da Cass. 26961/07, “La riduzione degli onorari e dei diritti notarili, effettuata dal notaio in modo ripetuto e continuato, costituisce di per sé una forma di illecita concorrenza, a norma del comma secondo della Legge Notarile n. 89 del 1913, art. 147, rappresentando un mezzo di pubblicità e di richiamo idoneo a porre in essere un comportamento disdicevole, con la conseguenza che per integrare l’illecito non è necessario uno specifico comportamento doloso, ma è sufficiente la volontarietà del fatto in sé, ossia una volontà, considerata in rapporto alla condotta, in contrasto con la legge, mentre è irrilevante che da tale comportamento non derivi un danno per il prestigio della classe notarile o dei colleghi o la circostanza che i clienti del notaio non si siano resi conto del trattamento di favore usato nei loro confronti”.
In questo senso è la giurisprudenza della Corte costituzionale, secondo cui per stabilire l’anteriorità o la posteriorità di una legge rispetto ad un’altra deve farsi riferimento alla data della promulgazione e non a quella della pubblicazione, sicché la legge promulgata successivamente abroga quella promulgata prima anche se pubblicata dopo (sentenza n. 321 del 1983).
Cass., Sez. Lav., 20 luglio 2007, n. 16134), sicché qualora il compenso del professionista sia stato liberamente pattuito con il cliente, il giudice non ha il potere di modificarlo al fine di adeguarlo all’importanza dell’opera prestata e al decoro della professione (Cass., Sez. 2^, 22 novembre 1995, n. 12095). La citata disposizione, inoltre, esplicando la propria rilevanza esclusivamente nell’ambito dei rapporti tra il professionista ed il cliente, non si rivolge (agli ordini professionali né) ai consigli notarili, i quali non hanno il potere di pretendere, sul piano deontologico, che il compenso della prestazione professionale, liberamente pattuito, sia in ogni caso adeguato a parametri che, di fatto, reintrodurrebbero l’obbligatorietà della tariffa notarile.
La censura si riferisce all’addebito di cui agli artt. 26 e 147 della legge notarile, che sanzionano la stipula in maniera costante e sistematica di atti fuori dallo studio professionale, nonché nei giorni e nelle ore di assistenza obbligatoria. La sentenza riferisce che è stato accertato che, nel mese di ottobre 2009, 62 atti su 87 della raccolta (il 71%) vennero stipulati fuori dalla sede di (OMISSIS), dei quali 27 nei giorni di assistenza obbligatoria in sede; nel mese di novembre 51 su 78 atti stipulati fuori sede, di cui 9 nei giorni di assistenza obbligatoria.
Ne desume che l’unico dato rilevante ai fini della responsabilità disciplinare è solo il numero di atti stipulati fuori sede nei giorni e negli orari di assistenza obbligatoria. In proposito la ricorrente deduce che “nella maggior parte dei casi l’orario di stipulazione degli atti contestati non rientrava nella fascia oraria deputata all’assistenza alla sede, di talché a tali atti non poteva attribuirsi alcuna rilevanza ai fini della individuazione della sua eventuale responsabilità disciplinare”.
Ha aggiunto che per gran parte degli atti non vi era alcun riferimento soggettivo (le parti) né oggettivo (gli immobili) alla sede notarile “o al suo ufficio secondario”, circostanze valorizzate anche nella decisione della CoReDi integralmente riportata nella sentenza impugnata e in essa recepita.
Queste valutazioni non si espongono alla critica, poiché costituiscono un’applicazione ragionevole dei principi deontologici ricordati, da leggere unitariamente, nel senso che è la sede dello studio notarile il luogo su cui deve essere incentrata l’attività del professionista, circostanza contraddetta nella specie, dall’alta incidenza percentuale – tra il 62 e il 71% – degli atti più significativi posti in essere fuori sede. Coerenti con questa valutazione di sostanziale elusione dell’obbligo deontologico è l’evidenziazione dell’assenza di nesso con la sede dei fattori che potevano giustificare l’attività fuori sede per specifiche esigenze della clientela.
4 giugno 2013 admin Cassazione Civile, Concorso Notaio, Massimario, Massime, Note a sentenza No Comment
«Speciale n. 4 aprile 2013 – Disastri aerei e marittimi
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