Source: http://www.studiolegaledamoli.it/2019/09/
Timestamp: 2020-02-17 15:24:43+00:00
Document Index: 37713826

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 1130', 'art. 1137', 'art. 1130', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 98', 'sentenza ', 'art. 23']

Settembre 2019 - Studio Legale Damoli
Abbandonare la casa coniugale non comporta sempre l’addebito della separazione
In caso di allontanamento dalla casa coniugale e di richiesta di addebito, spetta al richiedente provare il nesso di causalità tra detto comportamento e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.
All’esito di un giudizio di separazione professionale, il Tribunale ha pronunciato l’addebito della stessa nei confronti del marito, per essersi allontanato dalla casa coniugale e la Corte d’Appello ha confermato la sentenza.
L’uomo ha, dunque, promosso ricorso per cassazione, ritenendo né che la moglie avesse provato il rapporto di causalità tra detto allontanamento e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, né che sussistessero comportamenti contrari ai doveri coniugali previsti dalla legge.
Con l’ordinanza n. 23284, pubblicata il 18 settembre 2019, la Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso perché infondato.
Secondo la Corte, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri posti dall’art. 143 c.c. a carico dei coniugi, ma è necessario accertare se la violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale.
Questa prova, in ogni caso, spetta alla parte che richiede l’addebito della separazione all’altro coniuge, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda provare l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata violazione.
Cass_23284_2019
Settembre 24, 2019 /da Mattia Verza
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/09/separazione.jpg 1194 1592 Mattia Verza http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Mattia Verza2019-09-24 16:11:142019-09-24 16:11:17Abbandonare la casa coniugale non comporta sempre l'addebito della separazione
La delibera del Consiglio di Condominio non è vincolante per i condomini in assenza della successiva delibera assembleare
Tale principio, affermatosi nella giurisprudenza di legittimità già prima dell’introduzione dell’art. 1130bis c.c. (L. n. 220/2012), viene in questa ordinanza della Corte confermato seppur nell’ambito di una pronuncia sulla legittimazione attiva del condomino e sull’inammissibilità del ricorso per Cassazione proposto dal Condominio.
L’ordinanza in oggetto narra che successivamente a una delibera condominale avente ad oggetto la manutenzione del lastrico solare del Condominio Alfa, il Consiglio di Condominio aveva esaminato diversi preventivi di spesa. Lo stesso Consiglio di Condominio aveva poi votato uno dei preventivi ricevuti ed aveva successivamente ripartito la relativa spesa tra i condomini, tra i quali anche Tizio, al quale era stato poi sollecitato il pagamento della propria quota.
Tizio, ritenendo illegittima la delibera assunta dal Consiglio di Condominio, ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 1137 c.c. avanti al Tribunale di Torino affermando che il contenuto della delibera violava quanto stabilito dall’art. 1130bis, comma 2, c.c.. Il comma citato, infatti, attribuisce al Consiglio di Condominio funzioni consuntive e di controllo e, pertanto, eventuali delibere assunte dal Consiglio non possono ritenersi vincolanti in assenza di una successiva delibera da parte dell’assemblea condominale.
Il Tribunale di Torino e, successivamente, la Corte d’Appello hanno accolto la tesi di Tizio. Il Condominio ha quindi proposto ricorso per Cassazione sostenendo che l’assemblea condominale, nella delibera adottata successivamente a quella del Consiglio, aveva approvato i lavori, l’impresa appaltatrice ed il relativo preventivo di spesa e, quindi, approvato e ratificato quanto deliberato dal Consiglio.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dal Condominio in quanto inammissibile, poiché – in breve – la successiva delibera dell’assemblea condominiale non risultava agli atti.
Ciò nondimeno la Corte ha ribadito che “le decisioni di tale più ristretto consesso (il Consiglio condominiale n.d.r.) sono vincolanti per tutti i condomini – anche dissenzienti – solamente in quanto rimesse alla successiva approvazione, con le maggioranze prescritte, dell’assemblea, le cui funzioni (…) non sono delegabili a un gruppo di condomini”.
Nell’ambito di situazioni condominiali complesse, quindi, il Consiglio condominiale può certamente essere a supporto delle dinamiche decisionali dell’assemblea condominiale, ma il ruolo di tale ristretta rappresentanza condominale non può portare ad “esautorare l’assemblea dalle sue competenze inderogabili”.
consiglio-di-condominio-la-cassazione-ne-precisa-le-funzioni-1
Settembre 23, 2019 /da Mattia Verza
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/09/condominium-690086_1920.jpg 1082 1920 Mattia Verza http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Mattia Verza2019-09-23 09:01:472019-09-23 09:01:50La delibera del Consiglio di Condominio non è vincolante per i condomini in assenza della successiva delibera assembleare
In caso di pioggia, è del tutto normale che la banchina di una stazione ferroviaria sia bagnata e, pertanto, in caso di caduta a terra di un passeggero, l’azienda custode della stazione medesima non può essere ritenuta responsabile per non averne impedito l’accadimento o limitato il pericolo.
Nel 2011, una signora milanese che stava prendendo la metro in un giorno di pioggia, è scivolata a causa della presenza di una sostanza liquida presente sulla banchina della fermata della metropolitana.
Questa ha, dunque, citato in giudizio l’Azienda Trasporti Milanesi per ottenere il risarcimento dei danni patiti e il Tribunale meneghino ha, in primo grado, accolto la sua domanda.
La Corte d’Appello, tuttavia, ha riformato la prima decisione e ha escluso la responsabilità dell’azienda, in quanto questa avrebbe provato l’esistenza del caso fortuito.
La danneggiata, allora, ha promosso ricorso per cassazione, perché l’azienda convenuta non avrebbe dimostrato di aver adottato tutte le misure idonee ad impedire il pericolo.
Con l’ordinanza n. 23189, pubblicata il 17 settembre 2019, la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, rigettando le ragioni della signora.
La presenza di umidità sulla banchina di una stazione pubblica, infatti, in una giornata di pioggia, è del tutto ordinaria.
Ciò ha reso la stessa banchina del tutto conforme alle condizioni normali che essa assume in caso di pioggia.
Tanto basta ad escludere che la cosa si presentasse pericolosa al di là di quanto connaturato all’uso pubblico nella condizione di pioggia.
Cass_23189_2019
Settembre 19, 2019 /da Mattia Verza
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/09/pavimento-bagnato.jpg 533 800 Mattia Verza http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Mattia Verza2019-09-19 17:45:272019-09-19 17:46:08Pavimentazione bagnata: no al risarcimento per la caduta in caso di pioggia
Con ordinanza n. 22541/2019, depositata il 10 settembre 2019, la Corte di Cassazione, sezione III Civile, ha stabilito che bisogna comunque difendere chi è vittima di bullismo ed è soggetto a ripetuti atti persecuori e aggressivi dalla condotta altrui.
Un ragazzo durante una discussione con un coetaneo, ha sferrato un pugno procurandogli un danno al volto.
Nel procedimento a carico dell’aggressore, il Tribunale dei minorenni, ha deciso con sentenza di non luogo a procedere, così la vittima ha deciso di citare in giudizio l’aggressore e i genitori per richiedere la condanna in solido al risarcimento dei danni subiti.
Il giudice ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva dei genitori del danneggiante e ha accertato il concorso di colpa del danneggiato nella manifestazione dell’evento dannoso.
Proposto appello, il danneggiato ha lamentato l’esclusione della legittimazione passiva dei genitori dell’aggressore e l’accertamento del concorso di colpa nell’evento.
Con l’appello incidentale proposto dal ragazzo che ha sferrato il pugno e dai genitori, viene giustificato il comportamento dai continui atti di bullismo che il giovane ha dovuto subire in più situazioni.
La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in oggetto, ha precisato che il giovane è un adolescente, vittima di moltelpici comportamenti prevaricatori e mortificanti, e che ha reagito come gli è sembrato più consono in base alla situazione nella quale si è trovato per far cessare l’altrui condotta lesiva.
In tal caso, viene affermato che la personalità dell’adolescente non si è ancora formata nella sua interezza e positività.
I Gudici hanno affermato che non era legittimo attendersi da parte del ricorrente, adolescente, una reazione razionale, controllata e non emotiva.
Infine hanno accolto il secondo motivo di ricorso e rinviato la controversia alla Corte d’Appello in diversa composizione.
Settembre 17, 2019 /da Marco Damoli
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/09/bullismo-e1483537462571.jpg 394 666 Marco Damoli http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Marco Damoli2019-09-17 17:09:522019-09-17 17:09:55Bullismo: vi è concorso di colpa se una vittima attacca un aggressore in un momento diverso dalla istigazione
Con ordinanza n. 22385/2019, depositata il 06 settembre 2019, la Corte di Cassazione, sezione I Civile, ha stabilito che il contratto quadro, redatto in forma scritta, riguardante i servizi di investimento, è valido anche con la sola firma dell’investitore, con conseguente rilascio di copia al cliente, poichè viene dato per assodato l’intenzione di concludere il contratto da parte dell’intermediario
Un istituto di credito a seguito di una opposizione ex art. 98 Legge Fallimentare di un vantato credito verso una società fallita a titolo di saldo passivo di due conti correnti, ha impugnato il decreto con cui il Tribunale di Napoli aveva respinto la suddetta opposizione.
Il Tribunale ha precisato che, la Banca, non ha dimostrato la effettiva stipulazione in forma scritta dell’apertura di credito in conto corrente che è prevista a pena di nullità.
La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in oggetto, ha accolto l’impugnazione della ricorrente sulla erroneità, assunta dal Tribunale, della mancanza della forma scritta facendo riferimento al recente orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
Pertanto, gli Ermellini, hanno stabilito che il requisito della forma scritta del contratto quadro relativo ai servizi di investimento, disposto dall’art. 23 d.lgs. n. 58/1998, è rispettato nel momento in cui l’istituto di credito abbia redatto per iscritto il contratto e abbia messo a conoscenza il cliente a mezzo copia cartacea.
Per tale motivo, non è necessaria la firma dell’intermediario, poichè risulta palese la volontà di concludere il contratto, al contrario, risulta indispensabile la sottoscrizione dell’investitore.
Sent contratti bancari forma scritta
Settembre 16, 2019 /da Marco Damoli
http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2019/09/Testamento-biologico-696x348.jpg 348 696 Marco Damoli http://www.studiolegaledamoli.it/wp-content/uploads/2018/12/PNG_2-2-300x225.png Marco Damoli2019-09-16 11:24:212019-09-16 11:24:24I contratti bancari necessitano della sola firma dell'investitore