Source: http://www.scuola7.it/2018/107/
Timestamp: 2018-12-13 00:54:17+00:00
Document Index: 154895924

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3']

Scuola7 - n. 107
Scuola7 8 ottobre 2018, n. 107
8 ottobre 2018, n. 107
Decreto milleproroghe e scuola (R. Calienno)
Il nuovo esame di “maturità” (M. Tiriticco)
La sfida dei nuovi professionali: l'integrazione di sistema (N. Maloni)
Scuole sicure 2018 (B. Sozzi)
Parliamo diDecreto milleproroghe e scuola
Decreto milleproroghe e scuola
Il millepiedi del “milleproroghe”
Solo alcuni provvedimenti, tra quelli attesi dalla scuola italiana, hanno trovato spazio nel decreto Milleproroghe, su cui il Governo italiano ha posto la fiducia.
In politica e nel giornalismo si definisce “Decreto Milleproroghe” una legge che si pone l’obiettivo di prorogare entro la fine dell’anno in corso l’efficacia di determinate misure normative, che altrimenti sarebbero destinate a scadere. I Governi italiani ricorrono da quasi 15 anni a questo tipo di provvedimento: il primo decreto Milleproroghe fu emanato nel 2005 dal Governo Berlusconi.
Il Milleproroghe licenziato solo pochi giorni fa contiene tantissime norme, e quelle relative alla scuola, contenute nell’art. 6, fanno ancora discutere.
Vaccini e autodichiarazioni
Delicatissima la questione relativa all’obbligo vaccinale. Per l’anno scolastico 2018/19 resta vigente la norma che prevede la somministrazione obbligatoria di 10 vaccini. Le famiglie anche nell’a.s. 2018/2019 hanno la possibilità di presentare la dichiarazione sostitutiva relativa all’avvenuta vaccinazione. In tal caso la documentazione comprovante le vaccinazione dev’essere presentata entro il 10 marzo 2019. Viene chiarito che le scuole sono tenute a verificare la veridicità delle informazioni fornite, ma la responsabilità di eventuali dichiarazioni false è delle famiglie.
Scuole a rischio sismico e normativa antincendio
Slittano al 31 dicembre 2019 i rendiconti dei lavori fatti per la messa in sicurezza delle scuole dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Viene prorogato al 31 dicembre 2018 – la data precedente era il 31 agosto 2018 – il termine per effettuare le analisi di vulnerabilità sismica degli edifici. Per evitare tale proroga a nulla sono valse le proteste delle scuole e del Movimento di partecipazione civica “Cittadinanzattiva”, secondo cui in Italia si è intervenuti solo sul 5% degli edifici scolastici a rischio. Ad inizio di anno scolastico alcuni Comuni, comprensibilmente, hanno deciso di chiudere plessi scolastici. Viene fissata al 31 dicembre 2018 la data ultima per il CIPE per decidere l’ammontare delle risorse da destinare all'edilizia scolastica.
Prorogato al 31 dicembre 2018 anche il termine di adeguamento alla normativa antincendio per gli edifici scolastici ed i locali adibiti a scuola ed asilo nido (il termine precedente era il 31 dicembre 2017).
Sono tanti i cambiamenti introdotti dal decreto relativi alla maturità 2019. L’esame di Stato è già stato modificato dal precedente Governo, che, dopo aver eliminato la terza prova, aveva introdotto fra i requisiti obbligatori per l'ammissione anche le prove Invalsi e una relazione sull'esperienza di alternanza scuola-lavoro (D.lgs. 62/2017). Il decreto Milleproroghe è ulteriormente intervenuto, differendo al 1° settembre 2019 il sostenimento della prova INVALSI ai fini dell’ammissione di candidati interni ed esterni all’esame di Stato. Analoga decisione è stata disposta circa la validità dell’attività di alternanza scuola-lavoro ai fini del possesso dei requisiti utili per l’ammissione all’esame di Stato, in qualità di candidati interni ed esterni. La circolare Miur del 4 ottobre u.s. chiarisce le modalità di accesso all’esame di Stato 2019, regolandone lo svolgimento. Per accedere al nuovo esame di Stato da quest’anno non saranno requisito di accesso né la partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alla prova nazionale Invalsi, né lo svolgimento delle ore di alternanza scuola-lavoro. La circolare del Miur stabilisce che i candidati sosterranno due prove scritte invece di tre, più l'orale; chiarisce che sarà prestata maggiore attenzione al percorso svolto dai ragazzi nell'ultimo triennio, con un punteggio maggiore assegnato al credito scolastico. Infine riferisce di griglie di valutazione nazionali per la correzione delle prove scritte, al fine di avere maggiore omogeneità.
Il decreto non conferma quanto approvato dal Senato ad agosto con l’“Emendamento salva-supplenti abilitati” e non riapre le graduatorie ad esaurimento.
La validità delle graduatorie vigenti per l’anno scolastico 2017/18 è prorogata per l’anno scolastico 2018/2019, e viene garantita la mobilità del personale interessato sia per le assegnazioni temporanee che per tutti i posti che si rendono disponibili. Vengono cassati gli emendamenti precedentemente introdotti in Senato, che intervenivano sulla durata del servizio all’estero.
Le eventuali disponibilità residue risalenti all’a.s. 2016/17 vengono riaccreditate, e potranno essere utilizzate entro il 31 dicembre 2018.
per quanto riguarda il credito scolastico, l'art. 15 del d.lgs. 62/2017 attribuisce al credito scolastico maturato dagli studenti nel secondo biennio e nell'ultimo anno di corso un peso decisamente maggiore nella determinazione del voto finale dell'esame di Stato rispetto alla precedente normativa, elevando tale credito da venticinque a quaranta punti su cento;
Con nota 24 settembre 2018, prot. n. 16460 il Miur ha trasmesso l’elenco degli indirizzi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo gradoper il corrente anno scolastico 2018/2019, al fine di permettere agli UU.SS.RR. di verificarne la completezza in relazione ai percorsi di studio interessati dagli esami di Stato del corrente anno scolastico nel territorio di competenza.
Entro il 16 novembre è richiesta una comunicazione all’e-mail dgosv.ufficio3@istruzione.it sia in caso di presenza in elenco di tutti gli indirizzi di studio nei quali si svolgerà l'esame, sia nel caso di necessità di integrazioni, specificando il tipo di indirizzo da inserire e le istituzioni scolastiche interessate.
Andranno altresì trasmessi i nominativi dei dirigenti e/o referenti a livello regionale e provinciale con i relativi recapiti mail e telefonici, da poter diffondere come unità di supporto e presidio amministrativo sugli esami di Stato in ambito territoriale.
La sfida dei nuovi professionali: l'integrazione di sistema
Ridefinire la “mission” dell’istruzione professionale
“Le percezioni non sono sempre radicate nella realtà; ad esempio, una maggiore consapevolezza dei buoni esiti occupazionali dell'istruzione e formazione professionale (IeFP) può renderla una scelta di elezione per un maggior numero di persone…”. [1]
“Le persone apprendono sempre di più in contesti che esulano dall'istruzione formale: online, sul luogo di lavoro, attraverso corsi professionali, attività sociali o volontariato. Queste esperienze di apprendimento spesso non sono riconosciute”.
L’importanza della prima affermazione sta nel far diventare l’istruzione professionale scelta di elezione, dopo aver registrato negli ultimi anni il più alto tasso di abbandono precoce (oltre il 32%) degli iscritti. Una mission da ridefinire con le caratteristiche di percorsi tarati sulla logica dell’apprendimento permanente: competenze tecnico-professionali che coniugano le literacy fondamentali con le qualità del carattere; alta flessibilità dei percorsi e rapida riconversione sulla domanda di lavoro; centralità delle caratteristiche dello studente e mobilità su ambienti di apprendimento diversificati.
Il D.lgs. 13 aprile 2017 n. 61 aveva lasciato aperti alla successiva definizione dei decreti attuativi del MIUR oggetti importanti per le finalità del riordino degli istituti professionali. La concertazione necessaria con il Ministero del Lavoro e il MEF da una parte, e con la Conferenza permanente Stato Regioni dall’altra, dimostra che la materia non è solo oggetto di competenze concorrenti tra Stato e Regioni, ma investe sul ruolo sussidiario degli attori in campo, non ultimo quello delle stesse istituzioni scolastiche.
I decreti attuativi: lo stato dell’arte
Disciplina dei Profili di uscita degli indirizzi di studio dei percorsi di istruzione professionale
il decreto istitutivo della Rete Nazionale delle scuole professionali, art. 7 comma 4;
il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, art. 12 comma 2, per il finanziamento aggiuntivo di 25 milioni di euro alla formazione duale (apprendistato) per la qualifica e il diploma, già previsti dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150 per le politiche attive del lavoro.
Il decreto 17 maggio 2018: gli Standard formativi regionali
Si tratta di effettuare un ulteriore passaggio, dopo quello della Conferenza Stato Regioni del 16 dicembre 2010[2], e di confrontarsi con le modalità di traduzione a livello delle singole regioni dei livelli essenziali di prestazione, fissati dal D.lgs. n. 226/2005 nei percorsi di Formazione Professionale (FP). Ogni istituto professionale deve rapportarsi:
alla durata e agli obiettivi dei percorsi IeFP;
alle modalità di effettuazione delle prove finali, di accertamento e certificazione delle competenze in contesti formali e non formali, e di riconoscimento dei crediti;
alla modulazione tra attività formativa e attività di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato;
alle modalità di accreditamento all’erogazione di percorsi di IeFP.
Livelli essenziali di prestazione, competenze, crediti maturati in contesti di apprendimento permanente, sistema duale, sono concetti e pratiche che inquadrano l’identità degli istituti professionali nel modello europeo del VET (Vocational Education and Training).
Si definiscono contestualmente le condizioni di qualità di un settore dell’istruzione e della formazione, chiamato a svolgere il ruolo primario di facilitatore dell’occupabilità, con una rapida transizione dalla scuola al lavoro: il sistema dei crediti codificato in ECVET[3] (sul modello dei crediti universitari) e il riferimento al Quadro europeo di qualità del VET (EQAVET).
L’obiettivo è quello di mantenere alta la qualità dei percorsi di formazione, attraverso una filiera virtuosa che accompagni lo studente al diploma e poi all’istruzione terziaria.
I Raccordi tra i sistemi formativi
Il passaggio da un sistema formativo all’altro si basa sul riconoscimento dei crediti maturati in ciascun percorso.
Su questo caposaldo si strutturano anche gli strumenti a disposizione delle autonomie scolastiche per le azioni di sussidiarietà, legate al conseguimento delle qualifiche triennali e dei diplomi quadriennali, e per il raccordo con i Centri per l’Istruzione degli adulti.
Per capire meglio come fare sono utili le definizioni contenute nell’art. 2 del Regolamento (Decreto MIUR n. 92), e comunque la lettura incrociata dei due decreti attuativi.
L’IeFP adotta certificazioni delle competenze basate su UdA con punti di credito associati, in un sistema cumulativo che favorisce il trasferimento delle competenze e la mobilità dalla FP all’IP e viceversa.
Personalizzazione e sussidiarietà sono i due campi di prova dei nuovi professionali, che sfidano la dispersione con il nuovo impianto curricolare a partire dal biennio.
Il progetto formativo individuale (PFI) nel biennio
I consigli di classe hanno a disposizione una quota oraria fino a 264 ore, nel curricolo del biennio, per definire il bilancio di competenze dello studente per la personalizzazione del percorso. La struttura è simile a quella dei periodi didattici dei Centri per l’Istruzione degli Adulti: in ciascuno di essi si stabiliscono il numero delle UdA e le ore necessarie alla certificazione dei crediti formativi corrispondenti al possesso delle competenze per l’accesso alla qualifica prescelta.
La definizione di UdA nell’art. 2 del Regolamento contiene cinque punti significativi:
è un insieme autonomamente significativo di competenze, abilità e conoscenze in cui è organizzato il percorso formativo;
costituisce il necessario riferimento per la valutazione, la certificazione e il riconoscimento dei crediti, soprattutto nel caso di passaggi ad altri percorsi di istruzione e formazione;
parte da obiettivi formativi adatti e significativi;
sviluppa appositi percorsi di metodo e contenuto;
consente di valutare il livello delle competenze raggiunte dallo studente.
La quota della flessibilità nel triennio
L’utilizzo fino al 40% della quota curricolare di flessibilità prefigura un esercizio maturo del ruolo di laboratorio territoriale dell’innovazione, e soprattutto una sperimentazione di come si possano aggregare le discipline dell’area generale in funzione del profilo d’uscita degli undici indirizzi.
Modulare il percorso in unità di apprendimento può facilitare anche l’obiettivo di distinguere, nella sequenza, quali unità siano utilizzabili come crediti, rispetto alla totalità prevista per il profilo di uscita. In questo modo il problema non è più astratto - quali discipline aggregare e come - , ma connesso esclusivamente alla valutabilità delle competenze da far acquisire agli studenti.
Le scuole troveranno (o contribuiranno a definire), negli accordi tra le Regioni e gli Uffici Scolastici Regionali, i criteri per la definizione dei crediti acquisiti dagli studenti con le attività integrative svolte con il PFI e con la quota di flessibilità.
Le condizioni per il dialogo tra IP e IFP
Sono per lo più da costruire gli strumenti affinché le autonomie, locali e scolastiche, possano dialogare nella realizzazione della funzione di cerniera tra le scuole territoriali dell’innovazione, per una transizione rapida al lavoro dei giovani diplomati IP e IeFP.
Tuttavia il dialogo può ritenersi assicurato dalla condivisione dello stesso impianto concettuale di riferimento: le competenze sono risultati di apprendimento rispetto a standard definiti e le qualifiche sono il risultato formale di un processo di valutazione e convalida, acquisito quando un’autorità competente stabilisce che una persona ha conseguito i risultati dell’apprendimento rispetto a standard predefiniti.
È come dire che Repertori Regionali delle qualifiche, Quadro Nazionale delle Qualifiche (18 gennaio 2018) e Profili educativi, Culturali e Professionali del decreto n. 92/2018 dovrebbero registrare, oltre che un’omogeneità lessicale, quella dell’EQF, anche il riferimento ad una comunità di pratiche.
Un buon aiuto per un anno scolastico di prova (se basta).
[1] Una nuova agenda per le competenze per l’Europa, Bruxelles, 22.9.2016
[2] La Conferenza recepiva l’art. 2 comma 3 del D.P.R. n. 87/2010, stabilendo le linee guida per il raccordo tra Istruzione Professionale quinquennale (IP) e i percorsi regionali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) attraverso percorsi di sussidiarietà integrativa o complementare.
[3] ECVET ed EQAVET sono stati istituiti con la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009, con la finalità esplicita di accelerare le azioni di contrasto alla dispersione e alla disoccupazione, ma anche di aumentare le opportunità di accesso all’istruzione terziaria per i diplomati dell’istruzione tecnica e professionale.
[4] Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio 2017, Nuovo EQF, Allegato 1.
Scuole sicure 2018
Dal XVI rapporto di Cittadinanzattiva
Dati sempre preoccupanti
Puntuale anche quest’anno è stato reso pubblico lo stato delle scuole italiane, rilevato sia da fonti ufficiali/istituzionali (MIUR, INAIL) sia dal report scaturito dall’invio, da parte di Cittadinanzattiva, di istanze di accesso civico a 7.252 comuni, province e città metropolitane, relative a 6.556 edifici scolastici di 20 regioni. Il quadro è più aggiornato rispetto alla sicurezza sismica, con informazioni dettagliate rispetto alle certificazioni e agli investimenti degli Enti locali su quali e quanti interventi manutentivi sono stati realizzati.
Emergono notevoli disomogeneità tra le varie aree del Paese in merito agli adempimenti prescritti: il Sud arranca, poiché solo il 17% delle scuole ha il certificato di prevenzione incendi, il 15% quello igienico-sanitario, il 15% quello di agibilità, il 18% il collaudo statico; un po' meglio al Centro, dove il 19% ha il certificato di prevenzione incendi, il 18% quello igienico-sanitario, il 22% quello di agibilità e il 21% il collaudo statico; decisamente più positivi i dati al Nord, con il 64% delle scuole in possesso del certificato di prevenzione incendi, il 67% di quello igienico-sanitario, il 63% dell’agibilità e il 61% del collaudo statico.
Volontà politica o solo carenza di risorse finanziarie?
Tra i numerosi dati emergono anche i gravi ritardi nelle manutenzioni sia ordinarie che straordinarie, la cui causa sarebbe da attribuirsi principalmente alla mancanza di risorse finanziarie; per quella ordinaria viene precisato che, mentre la Lombardia spende 119.000 euro, la Puglia arriva a stento a 3.000. Mi sia permesso di esprimere un dubbio: si tratta spesso di scelte delle amministrazioni, che evidenziano l’attenzione in cui tengono le scuole rispetto ad altre destinazioni delle pur scarse risorse. Il dubbio sorge anche dal dato relativo al conseguimento del certificato di prevenzione incendi (CPI): lo possiede il 69% degli istituti del Trentino Alto Adige e solo il 6% di quelli del Lazio! Nel merito è recentemente intervenuto il Decreto del Ministero degli Interni, di concerto con il MIUR (firmato Minniti e Fedeli), del 21 marzo 2018 (cfr. Scuola7, 25 giugno 2018, n. 95).
Cosa può e deve fare la singola scuola?
Tra le sette lucide proposte di Cittadinanzattiva, cui rinvio il lettore, due meritano una particolare attenzione da parte del singolo istituto scolastico: Modifiche normative e Cultura della sicurezza.
La prima: “È tempo di rivedere alcune importanti normative per chiarire le responsabilità in materia di sicurezza scolastica (legge 81/2008) e per ripensare gli spazi superando la prospettiva ‘aula centrica’ (decreto ministeriale del 18/12/1975)”. Anche Cittadinanzattiva chiama in causa la perdurante omissione del MIUR sulla mancata emanazione del Decreto interministeriale attuazione all’art. 3 del d.lgs. 81/2008, che prescrive: … nei riguardi … degli istituti di istruzione universitari,... degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, … le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative … individuate entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data di emanazione del presente decreto legislativo … dal MIUR di concerto con i Ministri del lavoro…, della salute, delle riforme e innovazioni nella PA.
A far data febbraio 2006 la Regione Emilia-Romagna, in sintonia con alcune altre regioni (Toscana, Veneto, …), aveva espresso un importante e chiarissimo indirizzo interpretativo: «Il Documento di Valutazione dei rischi nelle istituzioni scolastiche è costituito dall’insieme delle Valutazione dei rischi effettuate, rispettivamente per le proprie competenze, dal proprietario dell’edificio (strutture, impianti fissi, presidi antincendio) e dal dirigente scolastico (organizzazione e gestione dell’attività, attrezzature, emergenze, ecc.) e contiene in particolare le valutazioni specifiche previste per i rischi particolari (chimico, biologico, rumore, vibrazioni, atmosfere esplosive)». Evviva il caro buon senso! È così complesso tradurlo in un DM sulla specificità delle attività svolte nelle scuole?
Le responsabilità nelle e delle scuole
Dal rapporto di Cittadinanzattiva apprendiamo che il 10% delle scuole non è dotato del Documento di Valutazione dei rischi, primo obbligo del dirigente scolastico. Dell’altro 90%, quante hanno un DVR completo, scritto a quattro mani, e non stilato invece da professionisti esterni, in supplenza dell’Ente locale, incaricati dal dirigente scolastico al fine di ottemperare ad un obbligo peraltro sanzionato?
Partecipo in questi giorni alla formazione di RSPP (Responsabili Servizio Prevenzione e Protezione), e il tema della responsabilità di questi importanti collaboratori del dirigente scolastico è molto discusso: la mancanza del DM di cui sopra (nella chiarezza auspicata) rende ogni giorno più difficile convincere che compito primo delle singole istituzioni scolastiche è formare alla cultura della prevenzione durante lo svolgimento dell’ordinaria attività didattica, in locali consegnati e mantenuti sicuri dall’Ente proprietario. Che è poi l’altra proposta di Cittadinanzattiva: “Chiediamo al Miur di definire annualmente, con tutti i soggetti competenti, un Piano delle attività da proporre alle scuole per la Giornata nazionale della sicurezza (22 novembre)”.
L’obiettivo è la valorizzazione dell’educazione fisica e sportiva per le sue valenze trasversali e per la promozione di stili di vita corretti e salutari, favorire lo star bene con se stessi e con gli altri nell’ottica dell’inclusione sociale, in armonia con quanto previsto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione.
Queste alcune caratteristiche generali del progetto, illustrate con nota Miur 2 ottobre 2018 prot. n. 4048:
insegnamento dell'Educazione fisica per due ore settimanali impartite dal docente titolare della classe, di cui un'ora con affiancamento del Tutor Sportivo Scolastico;
coinvolgimento del Referente d'Istituto per lo Sport di Classe nei momenti informativi/formativi previsti anche per il Tutor sportivo scolastico dal Piano di formazione in itinere del Progetto;
realizzazione di attività che prevedono percorsi d’inclusione degli alunni con BES e con disabilità;
realizzazione dei Giochi di fine anno scolastico che si terranno a partire dalla metà del mese di aprile;
realizzazione di un percorso valoriale contestuale alle attività del progetto, aventi ad oggetto il fair play;
fornitura di attrezzature sportive esclusivamente alle istituzioni scolastiche di nuova iscrizione;
compatibilità con altre progettualità promosse dagli Uffici Scolastici Regionali, Enti e Organismi del territorio.
Le scuole possono partecipare al progetto registrando l’adesione dei plessi sull’area riservata del sito www.progettosportdiclasse.it e provvedendo agli adempimenti indicati nella suddetta nota. La richiesta di partecipazione potrà essere inviata dal 3 al 22 ottobre 2018.
L’individuazione dei Tutor avverrà attraverso un “Avviso pubblico per ricerca di Tutor Sportivi Scolastici” (pubblicato sul sito www.progettosportdiclasse.it) valido per tutto il territorio nazionale. Gli interessati devono presentare apposita istanza di partecipazione registrandosi sull’area riservata del suddetto sito e provvedere agli adempimenti previsti nell’Avviso. La candidatura potrà essere inviata dal 28 settembre al 15 ottobre 2018.
L’avvio dell’attività è previsto per l’inizio del mese di dicembre, e il progetto si conclude al termine delle lezioni previste dal calendario scolastico. In particolare l’attività in compresenza con il docente titolare della classe verrà effettuata entro fine maggio, mentre i Giochi di fine anno potranno essere organizzati entro la fine dell’anno scolastico.
dal 3 al 22 ottobre 2018
Abbinamento Tutor/Istituzioni scolastiche, pubblicazione e comunicazione alle scuole
entro il 17 novembre 2018
Formazione regionale obbligatoria e contrattualizzazione
entro il 26 novembre 2018
Formazione territoriale obbligatoria
tra gennaio e aprile 2019
Eventuale rinuncia motivata all’incarico tramite e-mail
tramite comunicazione sottoscritta (pena l’esclusione dal progetto per l’anno successivo)
Realizzazione del percorso valoriale con consegna elaborati
Fine attività in compresenza
Realizzazione Giochi di fine anno
entro la fine delle lezioni