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Timestamp: 2017-11-25 02:20:36+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1490', 'art. 1512', 'art. 1490', 'art. 1512', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo - PDF
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1 Aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo Guida al Decreto Legislativo 2 febbraio 2002, n. 24 (Attuazione della Direttiva CE n.44/1999) Premessa Il decreto legislativo 2 febbraio 2002, n. 24, pubblicato nella gazzetta ufficiale 8 marzo n. 57 (supplemento ordinario n. 40), ha attuato nel nostro ordinamento la direttiva CE n. 44/99, riguardante taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo. Il provvedimento s inquadra in un più ampio processo di armonizzazione delle normative nazionali che, in linea con le indicazioni del Libro Verde sulla tutela dei consumatori, punta a rimuovere le residue barriere alla circolazione di beni e servizi nel territorio europeo, promuovendo al contempo la massima trasparenza nelle pratiche commerciali businness to consumer (b2c). Prima dell attuazione della direttiva nel nostro ordinamento, le garanzie erano disciplinate, all interno del Codice Civile, dall art. 1490, sulla garanzia per vizi (dovuta per legge dal venditore) e dall art. 1512, sulla garanzia di buon funzionamento (che invece ha natura volontaria). Il decreto n. 24/02, inserendo nel Codice Civile nove nuovi articoli (1519 bis 1519 nonies), detta nuove regole sul regime delle garanzie riguardanti la vendita di beni di consumo ed altri contratti equiparati, conclusi con i consumatori. Le nuove norme si applicano perciò ad una particolare categoria di beni, i beni di consumo, e di acquirenti, i consumatori. A partire dal 23 marzo scorso, esiste quindi un doppio regime di garanzie: - per i beni di consumo acquistati da un consumatore, si applicheranno gli artt bis nonies, che prevedono nuove norme sulla garanzia legale, cioè la responsabilità del venditore per i difetti dei prodotti venduti, e sulla garanzia convenzionale, facoltativamente offerta dal produttore o dal venditore stesso 1 ; - per tutte le fattispecie non riconducibili alla normativa speciale introdotta dal decreto n. 24/02 (es. vendita tra privati, vendita tra imprese, etc.), continueranno ad applicarsi l art. 1490, sulla garanzia legale e l art. 1512, sulla garanzia (commerciale) di buon funzionamento. 1 Il decreto legislativo n. 24/02, riferisce il termine garanzia alla sola garanzia convenzionale, mentre parla di responsabilità del venditore. Per maggiore chiarezza espositiva, abbiamo preferito mantenere
2 la distinzione terminologica tra garanzia legale e garanzia convenzionale anche per consentire il confronto con la precedente disciplina codicistica. Il decreto n. 24/02 ha inciso profondamente sul sistema delle relazioni commerciali con i consumatori, riconoscendo a questi ultimi la possibilità: - di contestare al venditore un maggior numero di difetti rispetto alla precedente disciplina del Codice Civile (principio di conformità al contratto); - di far valere i difetti che si manifestano nei due anni successivi alla consegna del prodotto; - di esigere una più ampia gamma di rimedi: la riparazione o la sostituzione; la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. Il rafforzamento della posizione contrattuale dei consumatori risulta contemperato dall attribuzione del diritto di regresso a favore del venditore che abbia dovuto rispondere per i difetti imputabili al produttore, al fornitore o ad altri intermediari. Il complessivo quadro giuridico in cui si inseriscono le disposizioni legislative in esame ribadisce il ruolo del consumatore come arbitro del mercato, consolidatosi di pari passo alla terziarizzazione dell economia, che premia la lealtà dei suoi interlocutori sia nelle fasi precedenti che in quelle successive alla cessione di un bene o alla fornitura di un servizio. Di conseguenza, la corretta identificazione delle responsabilità lungo tutta la catena distributiva offre agli operatori una leva importante che, se ben governata, concorre a trasformare il rischio di impresa in un investimento premiante. Nelle pagine seguenti si illustrano le disposizioni del decreto n. 24/02, avendo cura di evidenziarne i nodi interpretativi più critici, per la cui risoluzione sarà indispensabile la futura evoluzione giurisprudenziale e dottrinale. 1. I Contratti ai quali si applicano le disposizioni del D. Lgs. n. 24/02 Il decreto legislativo n. 24/02 è intitolato Attuazione della direttiva 1999/44 CE su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo. Tuttavia la sua portata è più ampia. Le sue disposizioni si applicano, infatti, oltre che al contratto di vendita, anche ad altre figure contrattuali equiparate : - la permuta ; - la somministrazione ; - l appalto ; - il contratto d opera ; - tutti gli altri contratti comunque finalizzati alla fornitura di beni di consumo da fabbricare o produrre. La disciplina del decreto n. 24/02 riguarda quindi la generalità dei contratti caratterizzati dal trasferimento di un bene mobile ad un consumatore. Sono compresi anche i contratti conclusi con modalità particolari come, ad esempio, quelli stipulati fuori dai locali commerciali od i contratti a distanza, già oggetto di specifiche disposizioni legislative (rispettivamente il Dlgs. n. 50/92 e Dlgs. n.
3 185/98). La corretta delimitazione della sfera applicativa del decreto n. 24/02 deve tener conto, oltre che delle tipologie contrattuali, di ulteriori elementi, come l oggetto del contratto i beni di consumo - ed i soggetti che lo stipulano ossia il venditore ed il consumatore. 2. Limiti oggettivi all ambito di applicazione del Dlgs 24/02: la nozione di bene di consumo. Le disposizioni del decreto n. 24/02 si applicano ai contratti riguardanti un bene di consumo. Secondo le disposizioni legislative, per bene di consumo deve intendersi qualsiasi bene mobile, anche da assemblare. Saranno quindi beni di consumo tutti i beni mobili: - materiali od immateriali; - finiti o da assemblare; - nuovi od usati. Il legislatore nazionale ha accolto una nozione più ampia rispetto a quella contenuta nella direttiva n. 44/99, riferita ai soli beni materiali. Sarà perciò possibile includere tra i beni di consumo, ad esempio, il software 2. Le disposizioni del decreto si applicano ai beni usati solo per i difetti che non derivano dall uso normale della cosa e tenuto conto del tempo del pregresso utilizzo. Non possono invece essere considerati beni di consumo: - gli immobili; - l acqua ed il gas non confezionati per la vendita; - l energia elettrica; - i beni oggetto di vendita forzata o comunque venduti secondo altre modalità dall autorità giudiziaria, anche mediante delega ai notai. 3. Limiti soggettivi: la nozione di consumatore e di venditore ; la nozione di produttore Le disposizioni del decreto n. 24/02 si applicano ai contratti conclusi tra un venditore ed un consumatore. 3.1 La nozione di consumatore Il decreto n. 24/02 definisce consumatore qualsiasi persona fisica che agisce per scopi estranei all attività imprenditoriale e professionale eventualmente svolta 3. 2 Si veda la Bozza definitiva del decreto n.24/02, alla nota 4: la Commissione ha eliminato l aggettivo materiale per includere nell ambito di applicazione anche il software oggetto di vendita.
4 Due sono i requisiti fondamentali per essere definiti consumatori e beneficiare della tutela prevista: - essere persone fisiche; - concludere il contratto per soddisfare esigenze diverse da quelle dell attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Anche commercianti e professionisti quindi possono essere considerati consumatori, ma alla rigorosa condizione che abbiano agito per fini che non rientrano nell attività commerciale o professionale. Dall interpretazione letterale del decreto n. 24/02 si desume che non possono essere considerati consumatori: - le persone giuridiche; - gli enti diversi dalle persone fisiche con finalità non lucrative (associazioni, fondazioni, comitati, scuola ed università); - i professionisti o gli imprenditori che concludono un contratto per finalità professionali/imprenditoriali. Le disposizioni legislative perciò non si applicheranno tutte le volte in cui le modalità d acquisto od altre circostanze evidenzino con ragionevole certezza che esso non è finalizzato al consumo privato. Ad esempio, l uso della fattura, con l indicazione della partita IVA, lascia in teoria presumere le finalità professionali dell acquisto permettendo di escludere l applicabilità degli artt bis e ss. 3 La nozione di consumatore fissa ta dal D. Lgs. n. 24/02 segue un consolidato trend legislativo di derivazione comunitaria:?? Art bis c.c., secondo comma, in tema di clausole abusive: la persona fisica che agisce per scopi estranei all attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.?? D. Lgs. 50/92, in tema di contratti negoziati fuori dai locali commerciali: la persona fisica che agisce per scopi che possono essere considerati estranei alla propria attività professionale.?? D. Lgs. 385/93, in tema di credito al consumo: la persona fisica che agisce per scopi estranei all attività imprenditoriale eventualmente svolta.?? L. 281/98, contenente la disciplina dei diritti dei consumatori: le persone fisiche che acquistano od utilizzano beni e servizi per scopi non riferibili all attività imprenditoriale eventualmente svolta.?? D. Lgs. 185/99, in tema di contratti a distanza: la persona fisica che agisce per scopi non riferibili all attività professionale eventualmente svolta. 1 In conclusione, a seconda che l acquirente possa definirsi o meno consumatore, sul medesimo bene si applicano le regole previste dagli artt bis - nonies o quelle previste dall art e ss.
5 La nozione di consumatore nella giurisprudenza e nella dottrina I recenti pronunciamenti della Corte di Giustizia Cee e della Corte di Cassazione interpretano la nozione di consumatore in maniera particolarmente restrittiva ed estremamente fedele alla definizione legislativa. La Corte Europea di Giustizia (sentenza 22 novembre 2001, causa C-541/99 e C-542/ 99) ha sottolineato che la nozione di consumatore si riferisce alle sole persone fisiche. La Cassazione (sentenza 25 luglio 2001, n ) ribadisce la nozione legislativa di consumatore: la persona fisica che, anche se svolge un attività professionale od imprenditoriale, conclude un contratto per soddisfare esigenze della vita quotidiana estranee all esercizio di dette attività. Parallelamente la Cassazione, nella medesima sentenza, accoglie una nozione estesa di professionista : rileva infatti non solo l attività principale, ma anche quella strumentale/accessoria a quella principale, posta in essere per uno scopo connesso all esercizio dell attività imprenditoriale o professionale; Diversamente, nella recente giurisprudenza di merito sembra invece emergere un interpretazione estensiva che, ai fini dell attribuzione o meno della qualifica di consumatore, distingue tra atti della professione ed atti strumentali ad essa. Infatti, non ci sarebbero sostanziali differenze tra il consumatore che agisce per finalità domestiche e il professionista che compie atti strumentali all esercizio della propria attività. Gli imprenditori, specie se piccoli, si troverebbero in una condizione di debolezza analoga a quella in cui si trovano i consumatori e ciò legittimerebbe un analoga tutela. Si richiama, ad esempio, la sentenza della Pretura di Foggia-Orta Nova, (17 dicembre 1998, Armone-Cannone) secondo cui non è sufficiente una pertinenza generica, ma è necessaria una pertinenza specifica tra il contratto e l attività professionale imprenditoriale svolta. Il Tribunale di Roma (20 ottobre 1999, Patanè-Soc. DHL International) ha stabilito che è consumatore anche colui che acquista un bene nel quadro dell attività svolta, qualora la stipulazione del relativo contratto non sia inquadrabile tra le manifestazioni di tale attività. La delimitazione della nozione di consumatore si complica ulteriormente con riferimento agli acquisti per uso promiscuo, ossia riguardanti beni destinati ad essere utilizzati sia nell ambito della professione sia per soddisfare esigenze non professionali e/o familiari. Alcuni autori ritengono infatti che l esigenza di tutelare l uso consumeristico assorba anche l uso professionale 4. Altri autori sostengono per contro che l uso professionale del bene, seppur parziale, sia sufficiente ad escludere l applicabilità delle norme poste a tutela dei consumatori 5. Intermedia è invece la posizione di chi suggerisce un criterio oggettivo di prevalenza 6. In conclusione, la nozione di consumatore, invece di funzionare da primo, fondamentale, filtro per l accesso alla protezione prevista dalle normative a tutela dei consumatori, evidenzia ancora oggi non trascurabili margini di indeterminatezza che per ora non ne hanno consentito un interpretazione univoca da parte della giurisprudenza e della dottrina.
6 3.2 La nozione di venditore Il venditore è qualsiasi persona fisica o giuridica, pubblica o privata, che nell esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale, utilizza i contratti di vendita e gli altri contratti equiparati. E perciò irrilevante che si tratti di un singolo o di una società, che l ente sia pubblico o privato. E sufficiente invece che il contratto concluso con il consumatore sia una manifestazione dell attività imprenditoriale o professionale svolta. 3.3 La nozione di produttore Il produttore è il fabbricante di un bene di consumo, l importatore del bene di consumo nel territorio dell unione europea o qualsiasi altra persona che si presenta come produttore apponendo sul bene di consumo il suo nome, marchio o altro segno distintivo. 4 Vedi Roppo, La recezione della disciplina delle clausole abusive nei contratti tra professionisti e consumatori: artt bis e ss., in Diritto privato, 1996, II, Condizioni generali e clausole vessatorie, Padova, 1997, Vedi Romagnoli, Clausole vessatorie e contratti d impresa, Padova, 1997, Vedi Sannia, in AA.VV., La nuova disciplina delle clausole vessatorie nel codice civile, Napoli, 1996, 108. Il produttore, soltanto nella misura in cui possa dirsi anche venditore, ossia qualora eserciti forme dirette di vendita al consumo, potrà essere chiamato a rispondere in prima battuta dell eventuale non conformità del bene consegnato al consumatore. Restano comunque ferme le ipotesi di responsabilità diretta del produttore previste da altre normative (es. il D.P.R. n. 224/88 sul danno da prodotto difettoso). 4. A quali contratti non si applicano le disposizioni del Dlgs. 24/02 In primo luogo, sono escluse le vendite ed i contratti equiparati riguardanti i beni consegnati prima del 23 marzo 2002, giorno in cui le norme legislative sono entrate in vigore. Dall identificazione dell oggetto del contratto il bene di consumo - si desume inoltre che sono esclusi: - i contratti di compravendita immobiliare; - i contratti di fornitura di utilities (acqua, energia elettrica e gas); - le vendite forzate nell ambito di procedure esecutive, fallimentari, cautelari o comunque disposte dall autorità giudiziaria; - i contratti aventi ad oggetto la fornitura di servizi; Sotto il profilo dei soggetti che concludono il contratto venditore e consumatore sono invece esclusi: - i contratti tra consumatori; - i contratti tra professionisti/ tra aziende. Risultano perciò estromesse sia le vendite di "seconda mano" da privato a privato,
7 tanto frequenti nella pratica, sia le forniture di beni di consumo tra aziende. I contratti equiparati alla vendita: elenco chiuso od aperto? La formula legislativa tutti gli altri contratti comunque finalizzati alla fornitura di beni da fabbricare o produrre non chiarisce in maniera univoca se le norme del decreto n. 24/02 possano o meno applicarsi a contratti diversi da quelli espressamente menzionati. E possibile che il legislatore abbia utilizzato deliberatamente una clausola generale, lasciando alla successiva interpretazione giurisprudenziale l eventuale inclusione di ulteriori fattispecie negoziali. La Bozza definitiva del decreto n. 24/02 includeva il leasing finanziario, inteso come quello che prevede il trasferimento della proprietà o l opzione d acquisto per l utilizzatore. Tuttavia la versione definiva del decreto non menziona più tale fattispecie contrattuale. Sulla riconducibilità del leasing all ambito di applicazione del decreto n. 24/02, la dottrina non è unanime. 7 Nella Bozza definitiva del decreto 8 viene inoltre ribadita l inapplicabilità delle disposizioni del decreto ai contratti di sviluppo e di licenza software. Tra i contratti esclusi dalla sfera operativa del decreto n. 24/02, dovrebbe esserci la locazione. Più che di una fornitura di beni di consumo si tratta infatti di un contratto volto a costituire un diritto personale di godimento sul bene altrui 9. 7 A favore: Iurilli, Riflessioni in ordine a taluni aspetti relativi al recepimento della Direttiva 1999/44/CE, di prossima pubblicazione in Giustizia civile; contrario: De Cristofaro, Difetto di conformità al contratto e diritti del consumatore, Padova, 2000, Vedi Bozza del decreto n. 24/02, nota 4. 9 Vedi De Cristofaro, op. cit. 1. Conformità del bene al contratto e difetto di conformità L aspetto più innovativo delle nuove disposizioni legislative riguarda l introduzione del principio di conformità del bene al contratto. Si tratta di un concetto nuovo per il nostro ordinamento, per quanto sia già presente nella Convenzione di Vienna sulla vendita internazionale. Com è noto, la garanzia legale prevista all art riguarda i vizi che rendono il bene inidoneo all uso cui è destinato o ne diminuiscono apprezzabilmente il valore. Con la nuova normativa, dalla conclusione del contratto sorge l obbligo del venditore di consegnare al consumatore beni conformi al contratto. In parole più semplici, il bene consegnato dovrà corrispondere al bene pattuito nel contratto 10. Si presume 11 che il bene sia conforme al contratto se: - è idoneo all uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo; - è idoneo all uso particolare reso noto al venditore al momento della conclusione del contratto e da questi accettato, anche per fatti concludenti; - è conforme alla descrizione fatta dal venditore e possiede le stesse qualità del modello o campione presentato al consumatore;
8 - presenta le qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche fatte dal venditore, dal produttore o suo agente o rappresentante, in particolare sulla pubblicità o sull etichettatura. Le quattro condizioni dovranno, ove pertinenti, essere contemporaneamente soddisfatte affinché il venditore goda della presunzione di conformità del prodotto. Il difetto di conformità ha perciò una portata più ampia rispetto ai vizi previsti dall art del Codice Civile. 10 Il considerando n. 7 della Dir. 44/99 stabilisce che i beni devono soprattutto essere conformi alle disposizioni contrattuali. 11 Si tratta di una presunzione relativa che ammette la prova del contrario, come si può desumere dal considerando n. 8 della direttiva 44/99. Il prodotto consegnato, oltreché sicuro, dovrà essere esente da vizi e dovrà possedere i requisiti concordati col consumatore e quelli dichiarati dal venditore e dalla pubblicità. Va dunque sottolineato che le informazioni pubblicitarie, le schede tecniche e le dichiarazioni del venditore precedenti alla conclusione del contratto, divengono di particolare importanza per determinare la conformità al contratto. Anche l imperfetta installazione integra la mancanza di conformità se: - dipende dalla carenza di istruzioni, quando è compiuta dal consumatore; - è eseguita dal venditore in quanto compresa nel contratto. In conclusione, la nozione di difetto di conformità consente, secondo i primi orientamenti interpretativi 12, di superare la frammentazione esistente nel codice civile 13 mediante l applicabilità di una disciplina unitaria per ogni difformità riguardante il bene acquistato da un consumatore. Le informazioni inesatte od ingannevoli integrano la mancanza di conformità. E pertanto essenziale rivedere i testi informativi e le descrizioni dei beni venduti, come pure le dichiarazioni pubblicitarie, onde evitar e ondate di reclami per mancata conformità al contratto. E altrettanto importante che quest onere sia equamente ripartito tra la produzione e la distribuzione, se si vuole scongiurare il rischio di numerose azioni in regresso da parte dei venditori, con sicuro aumento del contenzioso legale. 2. Esclusione del difetto di confomità Laddove il bene consegnato risulti non conforme al contratto, il consumatore potrà contestare al venditore il difetto di conformità riscontrato. Tuttavia il consumatore non potrà legittimamente invocare la responsabilità del venditore se, al momento della conclusione del contratto: 12 Vedi De Cristofaro, op cit., 64; Iurilli, op cit., 14.
9 13 Vizi (art C.C.), mancanza delle qualità promesse (1497 C.C.) e consegna di un aliud pro alio (1453 C.C.). - conosceva il difetto o non poteva ignorarlo usando l ordinaria diligenza; - il difetto dipende da istruzioni o materiali forniti dal consumatore. Inoltre, l uso particolare voluto dal consumatore deve essere stato reso noto al venditore e da questi accettato, anche per fatti concludenti. Il venditore non sarà poi vincolato alle dichiarazioni pubbliche fatte dal venditore/produttore/agente o rappresentante, presenti nell etichetta o nella pubblicità, se dimostra che: - non conosceva la dichiarazione e non poteva conoscerla; - la dichiarazione è stata adeguatamente corretta entro il momento della conclusione del contratto; - la dichiarazione non ha influenzato la decisione di acquistare il bene di consumo. 1. Il contenuto della garanzia legale del venditore. Il venditore risponde per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. La responsabilità del venditore è quindi limitata ai difetti preesistenti, scoperti in un secondo momento dall acquirente. Non riguarda invece eventuali vizi sopravvenuti, ad esempio, per uso improprio da parte del consumatore o di terzi. In presenza di un difetto di conformità, il consumatore potrà domandare al venditore: - in prima battuta, la riparazione o la sostituzione del bene, per ottenere il ripristino della conformità senza spese; - la riduzione del prezzo o risoluzione del contratto, se i primi due rimedi non risultano praticabili. Esiste dunque una gerarchia tra gli strumenti previsti a tutela del consumatore per contemperare l interesse del consumatore a ricevere il bene concordato e l interesse del venditore a salvaguardare il rapporto contrattuale. A tal fine, è data possibilità di ricorrere alla riduzione del prezzo e alla risoluzione del contratto soltanto nelle ipotesi previste dalla legge (vedi i paragrafi 2 e 3). Resta salva la facoltà del venditore di offrire al consumatore qualsiasi altro rimedio disponibile per comporre amichevolmente la controversia, che il consumatore sarà tuttavia libero di accettare o di rifiutare. 2. Riparazione / Sostituzione Per eliminare il difetto di conformità, in prima battuta, il consumatore potrà chiedere, a sua scelta, la riparazione o la sostituzione del bene. La riparazione o la sostituzione sono gratuite. Sono a carico del venditore le spese indispensabili per sanare il difetto di conformità, tra cui quelle di spedizione, di mano d opera e dei materiali. La discrezionalità del consumatore incontrerà però un limite nel caso in cui il rimedio domandato sia oggettivamente impossibile o comporti costi eccessivi a carico del venditore.
10 L impossibilità andrà valutata a seconda che la sostituzione riguardi, ad esempio, beni non fungibili (ad es. un pezzo unico) o che la riparazione non sia possibile per via di un difetto irreparabile. L eccessiva onerosità comporta invece spese irragionevoli rispetto alla soluzione alternativa, possibile e praticabile. Il legislatore prescrive che tale valutazione vada compiuta tendo conto: - del valore del bene in assenza del difetto; - dell entità del difetto; - dell eventualità che il rimedio alternativo possa essere esperito senza notevoli inconvenienti per il consumatore. Il venditore può quindi rifiutare la soluzione chiesta perché impossibile od eccessivamente costosa; il consumatore avrà allora diritto a domandare il rimedio alternativo. Se anche tale opzione risulti impraticabile, il consumatore potrà chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. Ad esempio, nel caso di un autoveicolo usato, se il costo della riparazione domandata dal consumatore supera il valore dello stesso veicolo, il venditore potrà rifiutarla lamentandone l eccessiva onerosità. D'altronde, trattandosi di un bene usato, la sostituzione non sarà in linea di principio possibile. Il consumatore agirà quindi per la risoluzione del contratto. La sostituzione dei beni usati - La Dir. 44/99 prevede la generale non sostituibilità dei beni usati (considerando n. 16). - Le disposizioni degli artt bis e ss. si applicano ai beni usati tenuto conto del pregresso utilizzo e limitatamente ai difetti non derivanti dall uso normale del bene. - Generalmente, la sostituzione dei beni usati non potrà essere chiesta in quanto non è oggettivamente possibile. Nei confronti del venditore, la riparazione o la sostituzione incontrano invece dei limiti: a) nel congruo termine entro cui il venditore deve eseguire la prestazione richiesta; b) nei notevoli inconvenienti eventualmente arrecati al consumatore. Tale previsione intende limitare la possibilità che i tempi della riparazione o della sostituzione si dilatino eccessivamente o che la prestazione del rimedio chiesto comporti gravi disagi per il consumatore. I concetti di congruo termine e notevoli inconvenienti - I concetti di congruo termine e di notevoli inconvenienti sono molto elastici. - Le disposizioni legislative stabiliscono che il termine congruo e l inconveniente notevole vanno stabiliti in relazione alla natura del bene e dello scopo per cui è stato acquistato. - I lavori preliminari fanno riferimento anche al tipo di difetto (se pregiudica o meno la funzionalità del bene) e al periodo dell anno in cui il difetto si manifesta (es. ferie del venditore/fornitore/riparatore, periodo festivo; periodo natalizio, etc.). - La determinazione del termine congruo e dell inconveniente notevole andrebbe
11 quindi compiuta con riferimento al settore merceologico cui appartiene il bene e sulla base dei parametri sopra richiamati. 3. Riduzione del prezzo / Risoluzione del contratto La riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto sono opzioni che il consumatore può esercitare solo se la richiesta di vedere riparato o sostituito il bene difettoso non sia andata a buon fine. L intenzione del legislatore di salvaguardare quanto possibile il rapporto contrattuale ha fatto sì che tanto la riduzione del prezzo quanto la risoluzione si configurassero come rimedi eccezionali e perciò esperibili solo a precise condizioni. Più precisamente, il consumatore potrà chiedere, a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto se: - la riparazione o la sostituzione sono impossibili od eccessivamente onerose; - il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione entro un congruo termine; - la riparazione ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore. La facoltà di scelta rimessa al consumatore incontra però un limite nella gravità del difetto. Infatti se il difetto (per cui non è stato possibile esperire i rimedi della riparazione o della sostituzione) è di lieve entità 14, potrà essere chiesta soltanto la riduzione del prezzo. Va inoltre evidenziato che per determinare l importo della riduzione o della somma da restituire si dovrà tenere conto dell uso del bene, che comporterà un minore o maggiore deprezzamento del prodotto. 14 Dalla Bozza definitiva del decreto n. 24/02 risulta che, per difetto di lieve entità, si intende quello che non pregiudica assolutamente l utilizzo del bene. Vedi nota 32 della Bozza. 1. Termini di decadenza e prescrizione. Tra gli aspetti qualificanti della disciplina contenuta nel decreto n. 24/02 c è senza dubbio l estensione temporale della garanzia legale sui beni di consumo. Il venditore è infatti responsabile per i difetti di conformità (esistenti al momento della consegna) che si manifestano nei 2 anni successivi alla consegna del bene. Per i beni usati, il venditore ed il compratore potranno accordarsi per prevedere un periodo di responsabilità minore, ma comunque non inferiore ad un anno. Il consumatore, qualora riscontri un difetto di conformità, dovrà contestarlo al venditore entro due mesi dalla scoperta, se intende usufruire della tutela riconosciuta dal decreto n. 24/02. La contestazione non sarà però necessaria se il venditore ha dolosamente occultato il vizio o ne ha riconosciuta l esistenza. Dopo la denuncia del vizio, il consumatore potrà chiedere la riparazione o lo sostituzione del bene e, qualora ricorrano gli estremi, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. L azione si prescrive, in ogni caso, nel termine di 26 mesi dalla consegna 15.
12 2. Onere della prova Il venditore risponde solo dei difetti esistenti al momento della consegna. Il decreto n. 24/02 distribuisce l onere di tale prova tra venditore e consumatore, in base al momento in cui i difetti si presentano. Se i difetti di conformità si manifestano entro 6 mesi dalla consegna, si presume che esistessero anche a tale data. Spetterà quindi al venditore provare che il bene era pienamente conforme, cioè che il difetto lamentato dal consumatore è sopravvenuto successivamente alla consegna. Il venditore potrà escludere l onere della prova a suo carico qualora ne riesca a provare l incompatibilità con la con la natura del bene o con la natura del difetto. 15 In realtà, esiste un caso in cui la garanzia legale può esser fatta valere oltre i termini di prescrizione. Infatti qualora il venditore citi in giudizio il compratore per l esecuzione del contratto (es. il pagamento del prezzo), quest ultimo potrà far valere sempre la garanzia se ha denunciato il vizio entro due mesi dalla scoperta e comunque prima di 26 mesi dalla consegna. Se i difetti si manifestano invece successivamente ai 6 mesi dalla consegna sarà il consumatore a dover fornire la prova che il difetto fosse presente al momento della consegna. Il consumatore dovrà quindi dimostrare: - di aver acquistato il bene; - che il bene presenta un difetto di conformità ai sensi di legge; - che tale difetto esisteva al momento della consegna, pur essendo manifestatosi successivamente; - che sono stati rispettati i termini di decadenza e prescrizione. La ripartizione dell onere della prova costituisce quindi un incentivo per il consumatore a verificare approfonditamente la conformità del bene ed ad effettuare una sollecita contestazione di eventuali vizi. 3. Inderogabilità dei diritti Tra gli aspetti salienti della nuova normativa c è quello della irrinunciabilità dei diritti riconosciuti al consumatore. Mentre la garanzia prevista agli artt e ss. può essere derogata contrattualmente, la protezione offerta dagli artt e ss. non può essere ridimensionata dalla volontà delle parti. Il legislatore stabilisce infatti che è da considerarsi nullo ogni patto, anteriore alla comunicazione al venditore del difetto di conformità, volto ad escludere o limitare i diritti riconosciuti, anche in modo indiretto. La nullità può esser fatta valere solo dal consumatore e può essere rilevata d ufficio dal giudice. La nullità viene prevista anche per l eventuale clausola che, prevedendo l applicabilità
13 al contratto di una legislazione extracomunitaria, privi il consumatore della tutela riconosciutagli, qualora il contratto presenti uno stretto collegamento con il territorio di uno Stato membro della UE. Il quadro giuridico complessivo posto a presidio del consumatore è infine garantito dall art nonies che precisa che la protezione riconosciutagli non esclude né limita i diritti attribuiti al consumatore da altre normative, come, ad esempio, quella riguardante la responsabilità del produttore per danni da prodotti difettosi. 1. Garanzia convenzionale del produttore o del venditore. La garanzia convenzionale ulteriore è, secondo la definizione presente nel decreto n. 24/02, qualsiasi impegno, del produttore o del venditore assunto nei confronti del consumatore, senza costi supplementari, di rimborsare il prezzo pagato, sostituire, riparare, o intervenire altrimenti sul bene di consumo, qualora esso non corrisponda alle condizioni enunciate nella dichiarazione di garanzia o nella relativa pubblicità. Mentre la garanzia legale del venditore è un obbligo che deriva dal solo fatto che è stato concluso un contratto di compravendita con il consumatore e riguarda i difetti preesistenti alla consegna, la garanzia convenzionale è un atto volontario ed ulteriore del soggetto che si impegna nei confronti del consumatore. Come anticipato, la garanzia legale dell art è derogabile dalla volontà delle parti. La garanzia legale prevista agli artt bis e ss., non può invece essere esclusa o limitata contrattualmente. La garanzia convenzionale quindi non sostituisce 16, ma si aggiunge a quella legale. Da qui discendono 3 conseguenze: - il venditore o il produttore hanno la facoltà di non prevederla, ma una volta offerta, restano vincolati ad essa; - il venditore o il produttore possono stabilire il contenuto della garanzia convenzionale, ossia offrire le stesse condizioni della garanzia legale oppure condizioni più favorevoli o più limitate; - rimane impregiudicato il diritto del consumatore alla garanzia legale del venditore per gli eventuali vizi di difformità non coperti dalla garanzia convenzionale. E presumibile che, nella prassi, il consumatore faccia valere, ove presente, la garanzia convenzionale, generalmente più favorevole. Dalla definizione di garanzia convenzionale ulteriore, si desume che le modalità con cui viene prestata non sono solo quelle presenti nella dichiarazione di garanzia, ma anche quelle indicate nella pubblicità (spot, depliants, etc.); 16 In base al principio dell irrinunciabilità dei diritti, sancito all art octies. Il legislatore stabilisce inoltre che la garanzia convenzionale assicuri ai consumatori alcune informazioni essenziali: - la specificazione che il consumatore è titolare dei diritti previsti dal paragrafo 1 bis della sezione II del capo I del titolo III del libro IV del Codice Civile, sulla vendita dei beni di consumo, e che la garanzia convenzionale lascia impregiudicati tali diritti;
14 - l oggetto della garanzia, ossia che cosa si offre; - gli elementi per farla valere; - la sua durata; - la sua estensione territoriale. La garanzia convenzionale deve essere redatta in lingua italiana, con caratteri non meno evidenti di quelli di altre lingue, eventualmente presenti. A richiesta del consumatore, la garanzia deve essere disponibile per iscritto o su di un altro supporto duraturo. I requisiti fissati dal legislatore sono obbligatori. Tuttavia, qualora non siano presenti, la garanzia convenzionale rimane comunque valida ed il consumatore potrà pretenderne l applicazione. Dal 1 luglio 2002, le norme sulla garanzia convenzionale si applicano anche ai prodotti immessi sul mercato prima del 23 marzo, i quali hanno beneficiato di un periodo transitorio per consentire alle imprese di mettersi in regola. 1. Diritto di regresso del venditore. L architettura normativa del decreto n. 24/02 è imperniata principalmente sulla tutela del consumatore. Le disposizioni legislative contengono però un importante previsione a salvaguardia degli interessi degli operatori commerciali. Se infatti il difetto di conformità dipende da un azione/omissione del produttore, di un precedente venditore della medesima catena contrattuale o di qualsiasi altro intermediario, il venditore potrà esigere dal soggetto o dai soggetti responsabili, facenti parte della suddetta catena distributiva, la restituzione delle spese sostenute per soddisfare le richieste del consumatore. La possibilità di agire in regresso è subordinata alle seguenti condizioni: - il venditore ha ottemperato ai rimedi chiesti dal consumatore; - il venditore non ha sottoscritto nei contratti con tali soggetti alcun patto contrario, né ha rinunciato a tale diritto; Ad esempio, se in un contratto tra venditore e produttore, viene stabilito che il venditore non può addebitare al produttore i costi dovuti alla mancanza di conformità dei prodotti, la cosa è perfettamente lecita e comporta che tutti gli oneri sono a carico del venditore. Per evitare che i tempi di circolazione delle merci sul mercato, a volte lunghi, facciano cadere in prescrizione la responsabilità del fornitore, qualora non sia esclusa contrattualmente, il rivenditore avrà tempo 12 mesi dall esecuzione della prestazione richiesta dal consumatore. Il riconoscimento del diritto di regresso evita che i costi di eventuali difetti del bene siano sopportati esclusivamente dal venditore, assicurando, in linea di principio, un equa ripartizione del rischio di impresa lungo l intera catena distributiva. Diritto di regresso e mancata applicazione della direttiva. Il decreto n. 24/02 ha sostanzialmente disatteso la direttiva 44/99 che prevedeva l indicazione, da parte degli stati membri, delle azioni e delle modalità per consentire al venditore l esercizio del diritto di regresso. E perciò auspicabile che nell ipotesi di una vertenza giudiziale tra produzione e commercio sia evidenziata l incompleta applicazione della direttiva, di modo che la
15 Corte di Giustizia Europea, investita del caso, possa emettere una sentenza di condanna nei confronti dell Italia, che ponga le premesse per una successiva modifica La previsione di una nuova disciplina delle garanzie riguardanti la vendita di beni di consumo ed il riconoscimento del diritto di regresso del venditore, si riveleranno efficaci nella misura in cui saranno in grado di anticipare lo strappo sociale tra i soggetti coinvolti e, conseguentemente, il ricorso alla giustizia ordinaria, le cui lentezze processuali rischiano di ostacolare la rapida composizione delle rispettive pretese. Sorge quindi la necessità, peraltro declinabile sotto la voce opportunità, di attivare le iniziative idonee a favorire un adeguata prevenzione del contenzioso o, laddove inevitabile, una gestione delle controversie che ne consenta la definizione in tempi brevi e con costi certi. In termini di prevenzione del contenzioso, va valutata positivamente la possibilità di siglare accordi di settore tra produzione e distribuzione per l identificazione di corrette prassi commerciali e l individuazione delle rispettive responsabilità in ordine ad eventuali difetti di conformità dei beni posti in vendita. E inoltre auspicabile avviare iniziative analoghe con le organizzazioni dei consumatori maggiormente rappresentative per consentire un interpretazione della normativa in grado di ridurre i potenziali margini di attrito legati alla sua concreta applicazione. In termini di gestione del contenzioso, sia tra imprese che con i consumatori, può essere invece utile il ricorso a forme di risoluzione extragiudiziale delle controversie, attivate, ad esempio, presso le Camere di Commercio, che offrono una risposta più moderna, rapida e flessibile alle esigenze di giustizia delle parti. Si ricorda che mentre l arbitrato ha natura sostanzialmente contenziosa, e la decisione (lodo) spetta ad un soggetto terzo, l arbitro, la conciliazione è uno strumento più vicino alla negoziazione, per cui sono le stesse parti in conflitto che assistite da un conciliatore hanno il potere decisionale sulla questione controversa. In conclusione, l introduzione di nuove regole sulle garanzie, riguardanti la vendita di beni di consumo, comporta riflessi organizzativi particolarmente significativi che vanno adeguatamente governati affinché il soddisfacimento delle istanze consumeristiche possa accompagnarsi all effettivo presidio degli interessi delle imprese commerciali.
16 Garanzia Esclusione della garanzia Effetti della garanzia Aspetti Art. 1490; Il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendono inidonea all uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Non è dovuta la garanzia se al momento del contratto: - il compratore conosceva i vizi della cosa; - i vizi erano facilmente riconoscibili, salvo che, in questo caso, il venditore abbia dichiarato che la cosa era esente da vizi. Nei casi di vizio della cosa il compratore può domandare a sua scelta: - la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, salvo che per determinati vizi gli usi escludano la risoluzione. La scelta è irrevocabile quando è fatta con la domanda giudiziale. Se la cosa consegnata è perita: Art Art bisnonies Il venditore ha l obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contrattodi vendita. Il venditore risponde di ogni difetto di conformità esistente al momento della consegna. Si presume che il bene è conforme se è idoneo all uso abituale o all uso specifico richiesto dal consumatore e possiede i requisiti promessi dal venditore, dall etichetta o dalla pubblicità. Non c è difetto di conformità se il consumatore, al momento della conclusione del contratto: - conosceva il difetto o non poteva ignorarlo usando l ordinaria diligenza; - il difetto dipende da istruzioni o materiali forniti dal consumatore. Il venditore non risponde delle dichiarazioni pubbliche del produttore, dell agente o suo rappresentante, in particolare nella pubblicità o dell etichetta, se dimostra che: - non conosceva la dichiarazione e non poteva conoscerla, usando l ordinaria diligenza; - la dichiarazione è stata corretta entro il momento della conclusione del contratto; - la dichiarazione non ha influenzato la decisione di acquistare il bene di consumo. In caso di difetto di conformità del bene acquistato il consumatore può chiedere al venditore a sua scelta e senza spese: - la riparazione o la sostituzione del bene, salvo che il rimedio chiesto sia oggettivamente impossibile oppure eccessivamente oneroso
17 Termini e condizioni per l azione - in conseguenza dei vizi, il compratore ha diritto alla risoluzione del contratto; - per caso fortuito o per colpa del compratore, o se questi l ha trasformata, egli non può domandare che la riduzione del prezzo. Il compratore decade dal diritto alla garanzia se non denunzia i vizi al venditore entro 8 giorni dalla scoperta, salvo il diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge. La denunzia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l esistenza del vizio o l ha occultato. L azione si prescrive, in ogni caso, in 1 anno dalla consegna; ma il compratore che sia convenuto per l esecuzione del contratto può semp re far valere la garanzia purché il vizio sia stato denunziato entro 8 giorni dalla scoperta e prima del decorso dell anno dalla consegna. rispetto all altro. In via subordinata, il consumatore può chiedere a sua scelta una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto quando: - la riparazione o la sostituzione sono impossibili od eccessivamente onerose; - il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione entro un congruo termine; - la riparazione ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore. Il venditore è responsabile per i difetti di conformità (esistenti al momento della consegna) che si manifestano nei 2 anni dalla consegna del bene. Per i beni usati, il venditore ed il compratore potranno accordarsi per prevedere un periodo di responsabilità minore, ma comunque non inferiore ad 1 anno. Il consumatore, qualora riscontri un difetto di conformità, dovrà contestarlo al venditore entro due mesi dalla scoperta, a pena di decadenza. La denunzia non sarà però necessaria se il venditore ha dolosamente occultato il vizio o ne ha riconosciuta l esistenza. L azione si prescrive, in ogni caso, nel termine di 26 mesi dalla consegna. In realtà, esiste un caso in cui la garanzia legale può esser fatta valere oltre i termini di prescrizione. Qualora, infatti, il venditore citi in giudizio il compratore per l esecuzione del contratto quest ultimo potrà far valere sempre la garanzia se ha denunciato il vizio entro due mesi dalla scoperta e comunque prima di 26 mesi dalla consegna.
18 Garanzia volontaria Garanzia di buon funzionamento: se il venditore ha garantito per un tempo determinato il buon funzionamento della cosa venduta, il compratore, salvo patto contrario, deve denunziare al venditore il difetto di funzionamento entro 30 gg. Dalla coperta, sotto pena di decadenza (artt eseguenti). L azione si prescrive in sei mesi dalla scoperta. Il giudice secondo le circostanze, può assegnare al venditore un termine per sostituire o riparare la cosa in modo da assicurarne il buon funzionamento, salvo il risarcimento dei danni (artt e seguenti). Sono salvi gli usi i quali stabiliscono che la garanzia di buon funzionamneto è dovuta anche in mancanza di patto espresso (att. 174). Garanzia convenzionale ulteriore: qualsiasi impegno, del produttore o del venditore assunto nei confronti del consumatore, senza costi supplementari, di rimborsare il prezzo pagato, sostituire, riparare, o intervenire altrimenti sul bene di consumo, qualora esso non corrisponda alle condizioni enunciate nella dichiarazione di garanzia o nella relativa pubblicità. Informazioni obbligatorie della garanzia: - la specificazione che il consumatore è titolare dei diritti previsti dal paragrafo 1 bis della sezione II del capo I del titolo III del libro IV del Codice Civile, sulla vendita dei beni di consumo, e che la garanzia convenzionale lascia impregiudicati tali diritti; - l oggetto della garanzia; - gli elementi per farla valere; - la sua durata; - la sua estensione territoriale. La garanzia convenzionale deve essere redatta in lingua italiana, con caratteri non meno evidenti di quelli di altre lingue, eventualmente presenti. A richiesta del consumatore, la garanzia deve essere disponibile per iscritto o su di un altro supporto duraturo. La garanzia convenzionale non rispondente ai predetti requisiti rimane comunque valida ed il consumatore potrà pretenderne l applicazione. Dal 1 luglio 2002, le norme sulla garanzia convenzionale si applicano anche ai prodotti immessi sul mercato prima del 23 marzo, i quali hanno beneficiato di un periodo transitorio per consentire alle imprese di mettersi in regola.
19 Diritto di regresso del venditore Carattere delle disposizioni Ulteriore tutela La garanzia legale del venditore è derogabile dalla volontà delle parti. Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto, se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa. Il venditore responsabile nei confronti del consumatore, ha diritto di chiedere la restituzione di quanto pagato per eliminare il difetto di conformità. A chi: al soggetto od ai soggetti responsabili facenti parte della catena distributiva del bene (distributori, produttori o qualsiasi altro intermediario). In quali casi: quando il difetto di conformità è dovuto ad un azione o ad un omissione di uno di tali soggetti. La possibilità di agire in regresso è subordinata alle seguenti condizioni: - il venditore ha ottemperato ai rimedi chiesti dal consumatore; - il venditore non ha sottoscritto nei contratti con tali soggetti alcun patto contrario, né ha rinunciato a tale diritto; Termini: il rivenditore avrà tempo 12 mesi dall esecuzione della prestazione richiesta dal consumatore. E da considerarsi nullo ogni patto, anteriore alla comunicazione al venditore del difetto di conformità, volto ad escludere o limitare i diritti riconosciuti, anche in modo indiretto. La nullità può esser fatta valere solo dal consumatore e può essere rilevata d ufficio dal giudice. La nullità viene prevista anche per l eventuale clausola che, applicando al contratto una legislazione extracomunitaria, privi il consumatore della tutela riconosciuta, qualora il contratto presenti uno stretto collegamento con il territorio di uno Stato membro della UE. La presente disciplina non esclude né limita i diritti attribuiti al consumatore da
20 altre normative, come, ad esempio, quella riguardante la responsabilità del produttore per danni da prodotti difettosi (D.P.R. n. 224/88). L attuazione della Dir. 44/99 nell Unione Europea. Paese Attuazione Durata garanzia Austria: SI, dal 1 gennaio anni per gli immobili. 2 anni per i beni mobili. 1 anno, se pattuito, per i beni usati. nota: La Dir. 44/99 ed il Dlgs. n. 24/02 riguardano solo i beni mobili. Belgio: NO. Non pervenuto (n.p.). Danimarca: NO. 2 anni, anche per l usato. La garanzia biennale ricomincia dopo la riparazione o la sostituzione. Finlandia:. SI, dal 1 gennaio anni. Francia: NO. 5 anni per i beni mobili. 10 anni per i beni immobili Germania SI, dal 1 gennaio anni (riparazione/risoluzione del contratto). 3 anni (riduzione del prezzo) Grecia: NO n.p. Irlanda: NO. n.p. Inghilterra: NO; forse in vigore dall'autunno. 6 anni. Lussemburgo:. NO n.p.