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Timestamp: 2020-05-28 06:42:37+00:00
Document Index: 160521308

Matched Legal Cases: ['§ 11', 'art. 2479', 'art. 2367', 'art. 2367', 'art. 2367', 'art. 2367', 'art. 111', 'art. 2479', 'art. 700']

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By BaglieriMione | News&approfondimenti | One Comment
Come noto, la riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, attuata con il D.lgs. n. 6 del 2003,in relazione alle s.r.l., ha ulteriormente accentuato quei profili di elasticità organizzativae di rilevanza decisionale del socio, già in parte presenti nel Codice del ’42 e costituenti i peculiari tratti caratterizzanti (e differenzianti) rispetto all’assetto organico delle s.p.a.
Sul punto, le stesse intenzioni del legislatore, così come esplicitate al § 11 della Relazione illustrativa, risultano chiaramente indirizzate a “offrire agli operatori economici uno strumento caratterizzato da una significativa ed accentuata elasticità e che, imperniato fondamentalmente su una considerazione delle persone dei soci e dei loro rapporti personali, si volge a soddisfare esigenze particolarmente presenti nell’ambito del settore delle piccole e medie imprese”.
L’ampio margine di manovra attribuito all’autonomia statutaria favorisce così l’adozione di soluzioni organizzative prossime a quelle caratterizzanti le società di persone; non a caso a tal proposito in dottrina si è parlato di “modello capitalistico attenuato”[1], mentre nella stessa Relazione Vietti, si fa riferimento al fatto che la nuova s.r.l. si caratterizzerebbe come «società personale» pur godendo del beneficio della responsabilità limitata.
Così, tra le possibilità insite in tale modello organizzativo – che ben si attaglia all’esile struttura “chiusa” delle PMI a ristretta compagine sociale – vi è anche quella delineata dagli artt. 2479 e 2479-bis c.c., che delinea forme alternative al consueto iter procedimentale collegiale, attraverso la facoltà attribuita ai soci di assumere decisioni “mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto” [art. 2479, c. 3 c.c.], pur con le rilevanti eccezioni (modificazioni dell’atto costitutivo; decisioni che comportano una sostanziale modifica dell’oggetto sociale o una rilevane modifica dei diritti dei soci; riduzione del capitale per perdite obbligatorie)comunque riservate al metodo assembleare, più idoneo all’adozione di scelte maggiormente ponderate e con più garanzie per i soci di minoranza[2].
Sempre in relazione alle modalità di attuazione delle decisioni sociali, e con specifico riferimento alla convocazione dell’assemblea, sia in dottrina che in giurisprudenza – nel silenzio del legislatore –si è posto il problema relativo alla soluzione più opportuna nel caso in cui l’organo amministrativo (e di controllo) resti inerte dinanzi all’istanza del socio per la convocazione dell’assemblea.
Tale problematica risulta di stringente rilevanza pratica, posto che proprio nelle s.r.l. – come detto sovente caratterizzate da una ristretta compagine sociale, da una struttura chiusa e da un accentuato rilievo personalistico – un eventuale attrito con l’organo di gestione(peraltro spesso facente parte della medesima compagine sociale) statutariamente deputato alla convocazione, potrebbe portare a una pericolosa paralisi della società: basti pensare proprio all’assise convocata per deliberare sulla revoca dell’amministratore.
La questione in particolare inerisce la possibilità o meno di:
applicare analogicamente alla s.r.l. la norma disposta per le s.p.a. dall’art. 2367, comma 2 c.c.[3], che prevede la possibilità si spiegare ricorso al Presidente del Tribunale nell’inerzia dell’organo amministrativo (amministratori; consiglio di gestione)o, in subordine, dell’organo di controllo (collegio sindacale; consiglio di sorveglianza; comitato per il controllo sulla gestione);
ovvero,nell’ipotesi di inapplicabilità analogica della predetta norma, bypassare il rimedio giurisdizionale, ritenendo sussistente un potere diretto di convocazione in capo al socio (rappresentante almeno 1/3 del capitale sociale).
Sul punto si rileva come alcune sentenze di merito abbiano inizialmente affermato il principio secondo cui “anche nella società a responsabilità limitata deve ritenersi applicabile, in via analogica, l’art. 2367, c. 2 c.c., di modo che, qualora gli amministratori non procedano a convocare l’assemblea, i soci possano chiedere al Tribunale, ai sensi degli artt. 30 seg. D. lgs. n. 5/2003, di procedere alla convocazione dell’assemblea”[4].
Quest’orientamento sembra però essere superato alla luce dalle ultime pronunce sia di merito che di legittimità.
Ed infatti la Suprema Corte ha ritenuto di partire proprio dalla menzionata riforma del 2003, la quale differenziano – come per sommi capi rilevato – fortemente la disciplina delle s.r.l. da quella delle s.p.a., ha eliminato la tecnica del rinvio: per cui la disciplina posta dall’art. 2367 c.c. in tema di s.p.a. risulta inestensibile alla s.r.l.
Rilevano i giudici di legittimità che “l’obiettivo di fondo della riforma è stato quello di configurare la S.r.l. come un modello elastico, valorizzando i profili di carattere personale presenti soprattutto nelle piccole e medie imprese, cui tale forma sociale è connaturale; con accentuati margini di disponibilità delle norme, ammissive di soluzioni organizzative proprie delle società di persone, per via statutaria. Centrale nella S.r.l. è divenuto, dunque, il ruolo del socio, al quale spettano anche poteri prima riservati in via esclusiva all’amministrazione. D’altra parte, l’inapplicabilità dell’art. 2367 cod. civ. porterebbe ad una paralisi della vita societaria, se la richiesta di assemblea da parte di una maggioranza qualificata dei soci incontrasse l’inerzia ostruzionistica dell’amministratore: nella specie, direttamente controinteressato alla proposta di revoca portata dall’ordine del giorno. Nel silenzio della legge e dell’atto costitutivo, si palesa dunque necessario trovare un meccanismo alternativo: e questo appare correttamente individuato dalla Corte territoriale nel riconosciuto potere di convocazione dell’assemblea da parte del socio di maggioranza, titolare di almeno un terzo del capitale, in caso di inerzia dell’organo di gestione”[5].
La citata pronuncia trae spunto da una fattispecie in cui il socio di maggioranza di una s.r.l. aveva proceduto a convocare l’assemblea al fine ad oggetto la delibera sulla revoca dell’amministratore.
Impugnata la delibera da parte dell’ (ex)amministratore – sul presupposto dell’invalidità della stessa – il giudice di merito (Tribunale di Milano) rigettava nel merito il ricorso, con statuizione confermata dalla Cassazione in sede di ricorso ex art. 111 Cost.-.
Sempre il Giudice milanese ha rilevato come proprio la facoltà attribuita ai soci (che rappresentino almeno 1/3 del capitale sociale) dall’art. 2479 c.c. di sottoporre materie di discussione all’organo assembleare, fondi estensivamente il corrispondete potere di procedere alla diretta convocazione dell’assemblea, non risultando pertanto necessario alcun provvedimento del Tribunale[6].
La più recente Giurisprudenza di merito[7] sembra essersi allineata a quest’ultimo filone interpretativo, per cui, ad oggi, è da ritenersi che fra il novero di poteri e facoltà riconosciute al socio di s.r.l., rientri certamente anche quello di procedere direttamente (pur sempre con il limite di dover rappresentare almeno 1/3 del capitale sociale) alla convocazione dell’assemblea, nell’inerzia degli organi amministrativo e/o di controllo.
[1]G. Zanarone, Introduzione alla nuova società a responsabilità limitata, in Riv. soc., 2003, pp. 80 ss.; cfr. R. Guglielmo, Diritti particolari dei soci nelle s.r.l. e voto non proporzionale, in Riv. notariato, fasc.3, 2010, pag. 589.
[2] Sull’argomento si veda: U. M. Carbonara, Elementi organizzativi e forme decisionali extra-assembleari nella società a responsabilità limitata, in Giurisprudenza Commerciale, fasc.6, 1 DICEMBRE 2017, pag. 987.
[3] «Se gli amministratori o il consiglio di gestione, oppure in loro vece i sindaci o il consiglio di sorveglianza o il comitato per il controllo sulla gestione, non provvedono, il tribunale, sentiti i componenti degli organi amministrativi e di controllo, ove il rifiuto di provvedere risulti ingiustificato, ordina con decreto la convocazione dell’assemblea, designando la persona che deve presiederla».
[4]Trib. Brescia, 08.03.2005 [si rileva come la citata pronuncia risulti da richiamare anche per aver statuito l’inammissibilità del procedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. per carenza del requisito di residualità, stante la presenza di un apposito strumento processuale]; in senso conforme si vedano: App. Napoli 20.05.2005; Trib. Cosenza 19.06.2007.
[5]Cass. Civ. 10821/2016.
[6]Trib. Milano Sez. spec. Impresa, 10/11/2016.
[7]Trib. Roma Sez. spec. Impresa, 03/11/2017.