Source: http://www.sindacatofsi.it/2014/02/19/dipendente-licenziamento-scarso-rendimento-obiettivi-differenza-illegittimita-2/
Timestamp: 2019-01-22 16:48:59+00:00
Document Index: 4071030

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 1455', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 335', 'art. 27', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 2119', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 7', 'art. 112', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 27', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 1455', 'art. 1455', 'art. 360', 'art. 1455']

Dipendente, licenziamento, scarso rendimento, obiettivi, differenza, illegittimità | Sindacato FSI
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Dipendente, licenziamento, scarso rendimento, obiettivi, differenza, illegittimità
sul ricorso 8861/2011 proposto da:
SATI SOCIETA’ AUTOCOOPERATIVE TRASPORTI ITALIANI S.C.A.R.L. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 281/283, presso lo studio degli avvocati PROIA GIAMPIERO e PETRASSI MAURO, che la rappresentano e difendono, giusta delega in atti;
P.V.F. (OMISSIS);
P.V.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAVOUR 325, presso lo studio dell’avvocato ABIGNENTE MATILDE, rappresentato e difeso dall’avvocato ABIGNENTE ANGELO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 382/2010 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO, depositata il 12/01/2011 r.g.n. 155/10;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 03/04/2013 dal Consigliere Dott. PIETRO VENUTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso principale, assorbito l’incidentale.
La Corte d’appello di Campobasso, con sentenza in data 12 novembre 2010 – 12 gennaio 2011, in riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato illegittimo il licenziamento disposto dalla società cooperativa a r.l. SATI – Società Autocooperative Trasporti Italiani nei confronti di P.V.F.; ha ordinato la reintegra del lavoratore nel posto di lavoro ed ha condannato la società al pagamento delle retribuzioni globali di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello della reintegrazione, con gli accessori di legge.
Ha osservato la Corte territoriale che il licenziamento, così come osservato dal giudice di primo grado, era stato disposto per scarso rendimento ai sensi del R.D. n. 148 del 1931, art. 27, e non già per motivi disciplinari, come era dimostrato dal fatto che, nel settore trasporti, il licenziamento per scarso rendimento era regolato in un capo diverso da quello disciplinare; che tuttavia non era condivisibile l’assunto del Tribunale, secondo cui il recesso fosse giustificato.
Gli episodi rilevanti sotto tale profilo non erano di gravità tale da giustificare il recesso, tenuto conto del lasso di tempo in cui erano avvenuti (dal 2001 al 2005); dei problemi di salute del lavoratore, affetto da epatite C; dell’assenza di intenzionalità del comportamento del lavoratore; della mancata dimostrazione del danno aziendale. Tutto ciò in ossequio al disposto di cui all’art. 1455 c.c., secondo cui il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza.
Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la società cooperativa per due motivi, illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c.
Il lavoratore ha resistito con controricorso, proponendo a sua volta ricorso incidentale condizionato affidato a due motivi e ricorso incidentale per un solo motivo.
1. Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi ex art. 335 c.p.c., in quanto proposti avverso la stessa sentenza.
2. Con il primo motivo la ricorrente principale, denunziando violazione e falsa applicazione del R.D. n. 148 del 1931, art. 27, comma 1, lett. d), all. A, deduce che la Corte territoriale ha errato nel ritenere ingiustificato il licenziamento.
Rileva che il rapporto di lavoro degli autoferrotranviari è disciplinato da una normativa speciale costituente un corpus compiuto ed organico, onde la sentenza impugnata avrebbe dovuto tener conto soltanto delle specifiche norme che regolano tale tipo di rapporto.
Detta normativa prevede che l’azienda può far luogo all’esonero definitivo del lavoratore, tra l’altro, nell’ipotesi di scarso rendimento o per palese insufficienza imputabile a colpa dell’agente nell’adempimento delle funzioni, condotte queste che devono essere valutate non singolarmente, ma nel loro complesso al fine di accertare se sono idonee ad incidere sulla regolarità del servizio.
La sentenza impugnata non solo non si è attenuta a tali criteri, ma ha ritenuto che la risoluzione del rapporto potesse essere giustificata solo in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, cioè di non scarsa importanza. Viceversa, lo scarso rendimento ricorre “indipendentemente dalla gravità della colpa”, atteso che “l’inosservanza di norme comportamentali rileva, nell’adozione del provvedimento, non già di per sè ma piuttosto quale fattore causale dello scarso rendimento”.
3. Con il secondo motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione del R.D. n. 148 del 1931, art. 27, comma 1, lett. d), e degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
4. Con il primo motivo del ricorso incidentale condizionato è denunziata violazione e falsa applicazione dell’art. 2119 c.c., L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 1, L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, nonchè omessa motivazione in ordine alla qualificazione del licenziamento.
Si deduce che la Corte territoriale ha omesso ogni pronuncia sulla censura con la quale era stata dedotta la natura disciplinare del licenziamento, con tutte le conseguenze in tema di garanzie apprestate al lavoratore dall’art. 7 St. lav.
5. Con il secondo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., e L. n. 300 del 1970, art. 7.
Si deduce anche qui che il licenziamento ha natura disciplinare; che in base alla L. n. 604 del 1966, art. 5, ricade sul datore di lavoro l’onere di provare la giusta causa o il giustificato motivo del recesso; che i fatti contestati al lavoratore non erano tali da giustificare il licenziamento.
Il licenziamento per cui è controversia, come risulta dal ricorso, è stato intimato al P. per “scarso rendimento e per palese insufficienza imputabile a Sua colpa nell’adempimento delle funzioni del proprio grado ai sensi e per gli effetti del R.D. 8 gennaio 1931, n. 148, art. 27, comma 1, lett. d), del Regolamento Allegato A), tenuto conto della complessiva condotta, gravemente inadempiente, sotto il duplice profilo qualitativo e continuativo, da Lei posto in essere e dal cumulo delle sanzioni disciplinari pregresse da Lei poste in essere”.
La Corte territoriale ha affermato, condividendo sul punto l’assunto del Tribunale, che il licenziamento in questione è stato disposto per scarso rendimento e che esso deve tenersi distinto da quello disciplinare, in quanto “fondato su fatti che prescindono da violazioni di ordine deontologico, tali da vulnerare di per sè il rapporto fiduciario”. Ne è prova, ha aggiunto, che il licenziamento per scarso rendimento è oggetto di specifica previsione (R.D. n. 148 del 1931, art. 27), in un capo diverso da quello disciplinare.
La ricorrente ha viceversa contestato, con il primo motivo, la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto che l’inadempimento del lavoratore, al fine di giustificare il licenziamento, dovesse essere notevole, e cioè non di scarsa importanza ai sensi dell’art. 1455 c.c.
La gravità dell’inadempimento deve essere valutata nel rispetto della regola generale della “non scarsa importanza” di cui all’art. 1455 c.c., sicchè l’irrogazione della massima sanzione disciplinare risulta giustificata solamente in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali.
Al riguardo, il controllo sulla congruità e sufficienza della motivazione, consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non deve risolversi in nuovo giudizio di merito attraverso una autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa, risultando ciò estraneo alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità.
Nella fattispecie in esame la Corte di merito, con motivazione congrua e priva di vizi logici, ha valutato i fatti nella loro interezza, rilevando che talune condotte contestate al lavoratore (danneggiamento di un telefono cellulare di proprietà dell’azienda, utilizzazione per scopi personali di un veicolo appartenente alla stessa) non avevano avuto alcuna incidenza sul rendimento; altre erano state indicate in modo talmente generico da non consentire alcun apprezzamento; le rimanenti non erano tali da integrare il requisito della gravità dell’inadempimento, tenuto conto del lasso di tempo in cui erano state realizzate (dal 2001 al 2005), delle condizioni di salute del lavoratore, affetto da epatite C, dell’assenza di intenzionalità e della regola generale di cui all’art. 1455 cod. civ., secondo cui il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza Alla stregua di tali coerenti e congrue argomentazioni ritiene questo Collegio che la decisione impugnata si sottragga alle censure che le vengono mosse, avendo la Corte territoriale dato adeguatamente conto delle ragioni poste alla base del suo convincimento.