Source: http://blog.studiolegaleorofino.it/tag/responsabilita-per-fatto-illecito/
Timestamp: 2019-10-23 02:44:18+00:00
Document Index: 103992545

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 1227', 'art. 2051', 'art. 2048', 'art. 2048', 'art. 2048', 'art. 18', 'art. 144', 'art. 1203', 'art. 2048', 'art. 2051', 'art. 2', 'art. 2051', 'art. 2051']

responsabilità per fatto illecito « Appunti di diritto amministrativo e civile
Il Comune è responsabile dei danni derivanti dalla caduta occorsa ad un motociclista a causa del fondo stradale sdrucciolevole di una via del centro cittadino
Categoria: cose in custodia
Tag: bene demaniale • caso fortuito • concorso colposo • responsabilità extracontrattuale • responsabilità per cose in custodia • responsabilità per fatto illecito
Cassazione civile, Sez. III, 15 ottobre 2010, n. 21328
Danno cagionato da cosa in custodia – Bene demaniale – Responsabilità del custode – Criteri di valutazione della esigibilità della custodia.
La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, prevista dall’art. 2051 c.c., trova applicazione per i danni subiti dagli utenti dei beni demaniali, tra i quali le strade, tutte le volte in cui sia possibile, da parte dell’ente proprietario o che abbia la disponibilità e il godimento della res, la custodia intesa come potere di fatto o signoria sul bene medesimo.
La nozione della custodia rappresenta dunque un elemento strutturale dell’illecito, che qualifica il potere dell’ente sul bene che esso amministra nell’interesse pubblico. I criteri di valutazione della c.d. esigibilità della custodia ineriscono alla natura ed alle caratteristiche del bene da custodire e, dunque, riguardano la sua estensione, la sua dimensione, le dotazioni ed i sistemi di assistenza, di sicurezza, di segnalazioni di pericolo, generico e specifico, che sono funzionali alla sicurezza della circolazione ed in particolare dell’utente, persona fisica, che quotidianamente percorre quel tratto stradale.
La responsabilità dell’ente resta esclusa in presenza di caso fortuito, la cui prova grava sull’ente medesimo, per effetto della presunzione iuris tantum, ovvero se l’utente danneggiato abbia tenuto un comportamento colposo tale da interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso, potendosi eventualmente ritenere, ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1 un concorso di colpa idoneo a diminuire, in proporzione della incidenza causale, la responsabilità della pubblica amministrazione, sempre che tale concorso sia stato dedotto e provato.
Facendo applicazione di tali principi, la Suprema Corte ha ritenuto che nel caso sottoposto al suo esame, riguardante il sinistro occorso ad un motociclista, caduto con la sua moto su una via del centro storico a causa del fondo stradale scivoloso, sussistesse la responsabilità del Comune ai sensi dell’art. 2051 c.c., in quanto il centro cittadino, particolarmente frequentato da pedoni e da veicoli, rientra senz’altro nelle possibilità di controllo e di adeguato esercizio dei poteri di custodia e relativi provvedimenti cautelari, vuoi con la presenza di vigili, vuoi con la apposizione di segnali che evidenzino il pericolo generico di strada antica e sdrucciolevole per la presenza di fossati e dislivelli.
L’azione di rivalsa dell’assicuratore può essere esercitata solo contro il proprietario-assicurato, ma ciò non esclude la possibilità di far valere, per il fatto compiuto dal minore, la responsabilità del genitore non stipulante ai sensi dell’art. 2048 c.c.
Così deciso in data 26 luglio 2010
Categoria: assicurazione • circolazione di veicoli • responsabilità extracontrattuale • surrogazione
Tag: azione di rivalsa dell'assicuratore • guida senza patente • responsabilità civile auto • responsabilità dei genitori • responsabilità extracontrattuale • responsabilità per fatto illecito • surrogazione legale
Cassazione civile, Sez. VI, 26 luglio 2010, n. 17504
Contratto di assicurazione - Assicurazione della responsabilità civile auto – Circolazione stradale – Risarcimento del danno per fatto compiuto dal minore – Azione di rivalsa dell’assicuratore configurabile solo contro il proprietario-assicurato – Responsabilità ex art. 2048 c.c. del genitore non stipulante - Ammissibilità – Surroga dell’assicuratore.
L’azione di rivalsa prevista dalla legge n. 990 del 1969 può essere esercitata solo contro il proprietario-assicurato.
Ciò, tuttavia, non esclude la configurabilità di una responsabilità a diverso titolo a carico di altri soggetti e, in particolare, l’applicabilità dell’art. 2048 c.c.
Pertanto, l’assicuratore che abbia provveduto al risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicolo a motore per il quale è obbligatoria l’assicurazione, condotto da minore (privo di patente), non può esercitare, contro il genitore non stipulante, la rivalsa prevista dall’art. 18, l. n. 990/1969 [ed ora dall'art. 144, d.lgs. n. 209/2005], ma può surrogarsi a norma dell’art. 1203 c.c., n. 3, nei diritti del danneggiato verso il genitore non stipulante, per far valere la responsabilità di questo, ai sensi dell’art. 2048 c.c., per i danni cagionati dal figlio.
In relazione ai danni subiti a causa dello straripamento di liquami dall’impianto fognario, sussiste la responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c., salva la prova del caso fortuito
Tag: acquedotto pugliese • aqp • caso fortuito • infiltrazioni • onere della prova • responsabilità extracontrattuale • responsabilità per cose in custodia • responsabilità per fatto illecito
Responsabilità extracontrattuale – Danno cagionato da cosa in custodia – Presunzione di responsabilità in capo al custode per i danni provocati dalla cosa in custodia.
In virtù dell’art. 2, d.lgs. n. 141/1999, sono affidate alla neonata società Acquedotto Pugliese s.p.a., fino al 31/12/2018, le finalità già attribuite al vecchio Ente autonomo per l’Acquedotto Pugliese; tale articolo, inoltre, conferma, senza possibilità di fraintendimento alcuno, che «la società subentra in tutti i rapporti attivi e passivi di cui l’ente era titolare».
Ciò premesso, a mente del R.D.L. n. 1464/1938, l’A.Q.P. è tenuto ad eseguire, nei Comuni serviti dal predetto ente, i lavori di riparazione straordinaria degli impianti di fognatura, al fine di assicurarne il perfetto funzionamento, disponendo dei necessari poteri di intervento, senza necessità di ausili operativi esterni reperibili in capo alla Pubblica Amministrazione, eccetto i casi in cui tale intervento sia espressamente richiesto dalla P.A. stessa. E’, infatti, posto in capo all’A.Q.P. il compito di procedere alla stesura del progetto per la pianificazione degli interventi straordinari da effettuare, che successivamente vengono sottoposti al vaglio della P.A., alla quale devono essere noti, per ragioni di ordine pubblico, il tratto di rete fognaria sulla quale eseguire le opere, il tipo di opere da realizzare, nonché l’onere di spesa gravante sulla Amministrazione Comunale.
Pertanto, poiché dall’istruttoria espletata nel corso del giudizio nonché dai documenti depositati agli atti non è emersa alcuna attività di pianificazione da parte della convenuta inerente interventi straordinari relativi al tratto fognaio prospiciente l’immobile di proprietà degli attori, gli obblighi di custodia e vigilanza gravanti sulla medesima escludono la eccepita carenza di legittimazione passiva dell’Acquedotto Pugliese s.p.a. nel giudizio in cui si è chiesta la sua condanna al ripristino dell’efficienza della rete fognaria, in maniera che la stessa non possa più arrecare ulteriori danni all’immobile di proprietà dell’attore, nonché il risarcimento di tutti i danni già provocati a tale immobile a causa del suo cattivo funzionamento.
Deve inoltre affermarsi che, come previsto dal R.D.L. 1464/1938, in capo all’A.Q.P. è configurabile, in relazione ai danni subiti a causa dello straripamento di liquami dall’impianto fognario dovuto al suo cattivo funzionamento, la responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c..
Il concetto di “custodia” rilevante ex art. 2051 c.c. si concretizza in un criterio oggettivo di imputazione di responsabilità, fondato sulla mera esistenza della relazione di custodia che intercorre tra il soggetto e la cosa e sul nesso di causalità tra “res” e danno, senza che vi sia spazio per una valutazione del comportamento del custode, sicché il custode non si libera dall’onere risarcitorio provando la propria diligenza, ma solo provando il caso fortuito.
Pertanto, l’attore avrà l’onere di provare l’esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l’evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi, dovrà provare l’esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, che presenti i caratteri della imprevedibilità e della assoluta eccezionalità (tali sono, per l’appunto, gli elementi che identificano il caso fortuito), idoneo ad interrompere quel nesso causale.