Source: http://learningsources.altervista.org/Introduzione_alla_finanza_pubblica_semplificata.htm
Timestamp: 2017-08-18 21:52:38+00:00
Document Index: 172854130

Matched Legal Cases: ['art. 119', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 53', 'art. 23', 'art. 823', 'art. 829', 'art. 829', 'art. 828', 'art. 822', 'art. 828']

Introduzione alla finanza pubblica
❍ Il fenomeno finanziario e le discipline che lo studiano
❍ "Attività finanziaria". “Fabbisogno finanziario”
❍ “Soggetti attivi dell’attività finanziaria”. “Soggetti passivi dell’attiità finanziaria”
❍ Il passaggio dalla finanza patrimoniale alla finanza basata sui tributi
❍ La finanza neutrale
❍ Crisi del 1929, affermazione delle teorie keynesiane, sviluppo del Welfare nascita della finanza funzionale e congiunturale
❍ Il Welfare State
❍ Assistenzialismo, crisi fiscale, aumento del debito pubblico (anni ’60-’80)
❍ Ridimensionamento del Welfare State, privatizzazioni, politica di austerità finanziaria e monetaria (ingresso dell’Italia nell’area dell’euro)
❍ Le teorie finanziarie più recenti
❍ "Esternalità positiva" e "Esternalità negativa"
❍ I bisogni pubblici. Le ragioni per cui lo stato individua un bisogno come pubblico e interviene a fornire un servizio che lo soddisfi in luogo delle imprese private.
❍ I criteri in base ai quali può essere classificato un servizio
❍ I servizi pubblici generali e i servizi pubblici speciali
❍ Una particolare categoria di servizi speciali: i servizi misti
❍ Il finanziamento dei servizi pubblici generali e dei servizi pubblici speciali
❍ Quali sono le funzioni che modernamente è venuta assumendo l’attività finanziaria?
❍ Le teorie economiche e le teorie sociologiche sulla natura dell’attività finanziaria
❍ La principale teoria economica sulla natura dell’attività finanziaria: la teoria dell’utilità marginale
❍ Gli effetti negativi dell’eccessiva spesa pubblica
❍ Entrate ordinarie e straordinarie
❍ Entrate originarie e derivate. Le entrate originarie sono la stessa cosa delle entrate di diritto privato? Le entrate derivate sono la stessa cosa delle entrate di diritto pubblico?
❍ Che differenza c'è tra entrate coattive (di diritto privato) e entrate non coattive (di diritto pubblico)? A quali entrate si applica il principio di riserva di legge?
❍ Definisci il “prezzo pubblico” in contrapposizione al “prezzo privato”
❍ Che differenza c’è tra “prezzo pubblico” e “prezzo privato”?
❍ Che differenza c’è tra “prezzo pubblico” e “prezzo politico”?
❍ La definizione di “imposta”
❍ La differenza tra “tassa” e “imposta”
❍ La tassa è un’entrata coattiva?
❍ Che differenza c’è tra “contributo” da un lato e “imposta” e “tassa” dall’altro?
❍ Monopoli fiscali e monopoli sociali
❍ Cosa hanno in comune “tassa”, “imposta”, “contributo”, “monopolio fiscale”? Esistono altre prestazioni patrimoniali imposte oltre ad essi?
❍ La espropriazione può essere considerata una “prestazione patrimoniale imposta”?
❍ A quali condizioni la controprestazione di un servizio è una entrata coattiva (prestazione patrimoniale imposta)?
❍ A quali entrate si applica il principio della capacità contributiva?
❍ Che differenze ci sono tra tassa e prezzo politico? Come si riconosce che una determinata entrata è una tassa e non un prezzo politico?
❍ Perché è importante distinguere tra tassa e prezzo politico?
❍ Quanti tipi di imprese pubbliche esistono?
❍ Descrivi la struttura tipica di una azienda autonoma in senso stretto
❍ L'azienda autonoma è una persona giuridica?
❍ Cosa si intende per “privatizzazioni”?
❍ La riforma del sistema pensionistico
❍ Quali sono le principali decisioni da prendere nel caso della privatizzazione di un ente pubblico?
❍ Da quale categoria di beni sono formati i “beni pubblici”?
❍ In quali modi può essere usato un bene pubblico?
❍ Da quale categoria di beni sono formati i “beni di interesse pubblico”?
❍ Quali caratteristiche hanno i beni del demanio (necessario o accidentale)?
❍ Esiste solo un demanio statale?
❍ Quali categorie di beni formano il demanio necessario?
❍ Quali categorie di beni formano il demanio accidentale?
❍ Di quale demanio fanno parte le imprese pubbliche?
❍ Che differenza c’è tra beni patrimoniali disponibili (demanio privato disponibile) e beni patrimoniali indisponibili (demanio privato indisponibile)
❍ Quali beni del demanio privato (beni patrimoniali) sono indisponibili?
❍ Le espressioni “beni del demanio privato” e “beni patrimoniali” sono sinonime?
❍ Quali categorie di beni dell’ente pubblico è disciplinata esclusivamente dal Codice civile e non dal diritto pubblico?
Definiamo "fenomeno finanziario" l'attività svolta dallo stato e da alcuni enti minori per procurarsi le risorse economiche necessarie per affrontare i costi dei servizi pubblici nonché la gestione della ricchezza a disposizione di tali enti, nonché l'attività di spesa e di produzione dei servizi pubblici inclusi gli effetti macroeconomici di tale attività.
Il fenomeno finanziario viene studiato dalla scienza delle finanze da tre punti di vista: a) economico; b) giuridico; c) politico sociologico.
● L'aspetto economico della scienza delle finanze riguarda gli effetti micro e macro economici dell'attività di prelievo, produzione e spesa degli enti pubblici. Esso è l'oggetto di studio di varie discipline:
▸ Microeconomia finanziaria: studia principalmente gli effetti di una singola imposta in un singolo mercato o in un numero ristretto di mercati
▸ Macroeconomia finanziaria: studia gli effetti del prelievo, delle spese e produzione di servizi pubblici sulle grandezze macroeconomiche: reddito nazionale, occupazione, livello generale dei prezzi, tassi di interesse, tassi di cambio
▸ Politica economica e finanziaria: studia gli strumenti di intervento dello Stato nell'economia (norme giuridiche vincolanti, variazione delle imposte, provvedimenti di politica monetaria, ecc.) e le condizioni del loro impiego. In particolare, nel nostro campo, approfondisce la cosiddetta "politica di bilancio", consistente nella manovra delle entrate e/o delle spese.
● L'aspetto giuridico della scienza delle finanze riguarda le norme che regolano il prelievo, la gestione e l'impiego delle risorse da parte dello stato. Esso è oggetto di studio di varie discipline:
▸ Diritto tributario: studia le norme che disciplinano i prelievi.
▸ Diritto processuale tributario: studia le norme che regolano le controversie tra fisco e contribuente, stabilendo competenze, poteri e modalità di funzionamento degli organi giudicanti in materia tributaria (commissioni tributarie e altri)
▸ Diritto penale tributario: studia le norme che stabiliscono sanzioni penali per le trasgressioni più gravi delle norme tributarie (falsificazione dei bilanci, ecc.)
▸ Contabilità di stato e degli enti pubblici: è il corpo di norme che disciplina, tra le altre cose, la procedura per l'acquisizione delle entrate e per l'effettuazione delle spese da parte degli enti pubblici, nonché la proprietà degli enti pubblici, nonché la redazione e approvazione dei bilanci preventivi e dei rendiconti degli enti pubblici, nonché i contratti effettuati dalle pubbliche amministrazioni
▸ Diritto costituzionale: le norme di diritto costituzionale non costituiscono la fonte della disciplina di uno specifico settore di attività dello stato, ma pongono i principi fondamentali un po' per tutte le branche del diritto, incluso il diritto finanziario. In particolare stabiliscono l'obbligo di contribuzione del cittadino e ne fissano i principi; regolano la legge di bilancio e le leggi di spesa, le perquisizioni a scopo di accertamento tributario, il referendum in materia tributaria, la proprietà pubblica.
▸ Diritto finanziario: tutte le discipline giuridiche e le norme sin qui citate rientrano sotto la definizione di "diritto finanziario"
● Lo studio politico e sociologico del fenomeno finanziario indaga sulle motivazioni politiche delle scelte finanziarie, nonché sui rapporti tra i gruppi e le classi che si contendono il potere e tra gruppi al potere e gruppi dominati o subalterni. Per "scienza politica" in senso più lato si intende lo studio dei fenomeni e delle strutture politiche, condotto con sistematicità e rigore, appoggiato su un ampio ed accurato esame di fatti esposto con argomenti razionali. La sociologia è la scienza che studia i vari fenomeni e processi sociali mediante tecniche di analisi ispirate alla metodologia delle scienze naturali, al fine di elaborare previsioni operative. La sociologia politica si occupa in particolare delle istituzioni politiche e delle forme di organizzazione politica della società civile, come ad esempio i partiti, i meccanismi elettorali, la pressione dell'opinione pubblica e dei centri di potere sindacale, l'azione dei gruppi di pressione o "lobbies".
▸ Possiamo definire attività finanziaria quella complessa attività svolta dallo Stato e da alcuni enti minori per procurarsi le risorse economiche necessarie per affrontare i costi di gestione dei servizi pubblici, cioè quelle prestazioni necessarie a soddisfare i bisogni più largamente sentiti dalla collettività.
▸ Il fabbisogno finanziario è l’ammontare delle risorse di cui abbisognano i soggetti attivi dell’attività finanziaria per svolgere le loro molteplici attività.
▸ I soggetti attivi dell’attività finanziaria sono lo Stato e alcuni enti pubblici minori che sono dotati del potere di imporre tributi, cioè del potere di istituire tributi e/o riscuoterli (applicarli).
Nel nostro sistema tributario tale potere compete allo Stato e alle Regioni, titolari di una potestà finanziaria autonoma, alle Province e ai Comuni, cui tale potere è delegato dallo Stato.
I tributi erariali sono quelli istituiti e gestiti dallo Stato, che provvede all’accertamento, alla liquidazione e alla riscossione
I tributi locali sono i tributi istituiti o applicati dagli enti locali (Regioni, Province, Comuni).
Per gli enti territoriali diversi dallo stato si parla di autonomia impositiva, garantita dall’art. 119 della Costituzione (“I comuni, le province, le città metropolitane e le regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”).
Gli enti territoriali diversi dallo stato hanno anche una quota dei tributi erariali, garantita dall’art. 119 (“I comuni, le province, le cittaà mmetropolitane e le regioni dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio”)
Insieme alla autonomia di spesa, la autonomia impositiva forma la autonomia finanziaria garantita dall’art. 119 della Costituzione (“I comuni, le province, le città metropolitane e le regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa”)
▸ I soggetti passivi sono formati da coloro che sono sottoposti al potere finanziario dei soggetti attivi, e cioè dai contribuenti. Il rapporto tra soggetti attivi e soggetti passivi ha natura obbligatoria, nel senso che i primi sono dotati di precisi poteri giuridici, a cui i secondi non possono sottrarsi, pena una sanzione.
▸ I soggetti attivi dell'attività finanziaria possono essere classificati, seguendo la legge n. 468 del 1978 come segue:
· Settore statale
Comprende lo stato, con i suoi organi, i suoi ministeri, le sue aziende autonome, la Cassa Depositi e Prestiti; comprendeva la Cassa per il Mezzogiorno, che è stata successivamente abolita
· Settore pubblico
oltre al settore statale comprende gli enti territoriali minori (Regioni, Province, Comuni) con le loro aziende autonome (che gestiscono i trasporti urbani, la nettezza urbana, gli acquedotti) e le unità sanitarie locali da loro gestite (le USL sono gestite da raggruppamenti di comuni)
Gli enti pubblici economici non rientrano nel settore statale, né in quello pubblico
La finanza moderna nasce nel momento in cui si passa dalla finanza patrimoniale alla finanza basata sui tributi, agli inizi dell'era moderna. E’ questa l’occasione della nascita dei parlamenti che rappresentano il popolo a cui il sovrano deve chiedere l'approvazione dei tributi che intende imporre, secondo il principio “no taxation without representation”
Nel momento in cui i sovrani dell'inizio dell'età moderna non poterono più sostenere col solo patrimonio personale le crescenti spese di governo (specie di guerra) essi furono costretti a rivolgersi ai sudditi e a chiedere loro di contribuire alle spese dello Stato. Essi furono in tal modo costretti a chiedere l'approvazione dei tributi ad apposite assemblee (parlamenti, diete, stati generali). Col tempo la competenza di tali assemblee si estese a tutte le decisioni rilevanti per lo Stato, e da esse nacquero i moderni parlamenti eletti dal popolo e detentori, insieme o ad esclusione del sovrano, del potere di emanare norme giuridiche.
La finanza ottocentesca, di tipo neutrale, è basata sul "laissez faire", che lascia ai privati la maggior parte della iniziativa economica.
Essa è appoggiata dalla scuola degli economisti classici (inizio Ottocento: Smith, Ricardo, Stuart Mill)
Gli aspetti più importanti della concezione liberale sono:
▸ Liberismo e mano invisibile
Lo Stato deve unicamente garantire il rispetto delle regole del mercato (libera concorrenza) e intervenire con sanzioni contro chi non le rispetta
Il sistema economico, lasciato alle libere forze del mercato, raggiunge automaticamente (cosiddetta mano invisibile) la piena occupazione dei fattori produttivi e la migliore allocazione e distribuzione delle risorse.
▸ Bilancio neutrale
▸ Bilancio pubblico in pareggio
▸ Debito pubblico e bilancio in rosso solo per spese di investimento o eccezionali (es. di guerra), da rimborsare con quote annuali a carico delle spese correnti (stipendi, materiali di consumo ecc.)
▸ Bilancio pubblico di dimensioni più contenute possibile
▸ Principio di controprestazione
Il principio di controprestazione regola lo scambio privato di bene contro prezzo e lo “scambio” pubblico tra imposte e servizi.
▸ Separazione tra Stato e società civile
Lo stato non interviene nell’economia, nella cultura, nella religione (“libera chiesa in libero stato”), in altre parole non interferisce con l’insieme delle attività private dei singoli che prendono il nome di “società civile”.
▸ Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento le classi meno abbienti ottengono diritto di voto e le dottrine socialiste predicano la necessità che lo Stato si occupi non solo della difesa, dell'ordine pubblico, della giustizia, ma anche di fornire i servizi indispensabili alle famiglie dei lavoratori: istruzione, assistenza medica etc. La scuola socialista osserva che l’astensione dello Stato dall’economia favorisce le classi sociali pià forti, a danno dei lavoratori e del proletariato in genere, indifesi di fronte allo strapotere dei capitalisti.
Si ha così, a partire dalla fine dell'Ottocento, una espansione progressiva delle spese pubbliche. Vengono gettate le basi della nascita del Welfare State, che riceve piena attuazione nel secondo dopoguerra
Il principio di solidarietà subentra a quello di controprestazione e si afferma il principio della capacità contributiva
▸ Si pongono le basi per la finanza redistributiva, che preleva alle classi più abbienti mediante imposte di successione, imposte patrimoniali e imposte progressive sul reddito, e la trasferisce alle classi meno abbienti sotto forma di servizi pubblici o di spese di trasferimento (pensioni sociali, sussidi familiari o di disoccupazione, mutui a tasso zero ecc.)
▸ Con la crisi del 1929 lo stato acquista la consapevolezza di dover intervenire nell'economia a sostegno della domanda e per il raggiungimento dei principali obiettivi macroeconomici
Le stesse dimensioni del bilancio dello stato sociale costringono del resto lo Stato a prendere atto e a governare i suoi effetti macroeconomici
▸ Dopo la crisi del 1929, sulla scorta delle idee di economisti come John Maynard Keynes si affermano i concetti di finanza congiunturale e finanza funzionale. Keynes sosteneva che il pieno impiego dei fattori produttivi (cioè l’impiego produttivo di tutta la forza lavoro e l’utilizzazione di tutti i capitali disponibili) non può realizzarsi automaticamente secondo le leggi del libero mercato. Sottolineò l’importanza dell’intervento finanziario dello stato nell’economia come supporto all’investimento privato, attribuendo alla spesa pubblica il compito di aumentare la domanda globale di beni e servizi.
▸ La finanza congiunturale è la teoria secondo cui lo Stato deve intervenire con una politica anticiclica, tale da attuare le onde del ciclo economico. Si deve abbandonare l’obiettivo del pareggio annuale del bilancio, ma il pareggio si deve realizzare lungo l’intero arco del ciclo economico: durante la fase di espansione lo stato deve realizzare un avanzo di bilancio, mentre durante la fase di depressione lo stato deve finanziare la spesa pubblica con disavanzi di bilancio
▸ Col termine “finanza funzionale” si fa riferimento a un concetto più generale. E’ funzionale una politica finanziaria che comporti un intervento dello stato attraverso la spesa pubblica non solo per attenuare le fluttuazioni cicliche, ma anche per massimizzare il reddito nazionale e per distribuirlo equamente tra le classi sociali. La teoria della finanza funzionale sostiene che lo Stato deve combattere l’equilibrio di sottoccupazione attraverso il sostegno della domanda globale, anche se ciò comporta un persistente deficit di bilancio (deficit spending). Il ricorso indiscriminato a questa politica ha determinato in alcuni Paesi un aumento incontrollato del debito pubblico.
Un altro obiettivo della finanza funzionale è la redistribuzione del reddito.
Il "welfare state", o "stato sociale" o "stato assistenziale" o "stato del benessere" ha le seguenti caratteristiche:
● Conserva le conquiste dello stato liberale: è uno stato di diritto basato sul principio di legalità (cioè uno stato in cui la legge del Parlamento regola i doveri e i diritti dei cittadini, l'attività del potere esecutivo, l'attività del potere giudiziario), tutela i diritti fondamentali dell'individuo; è caratterizzato dalla separazione dei poteri, è caratterizzato dalla separazione tra Stato e Chiesa, si basa sulla sovranità popolare attuata mediante la rappresentanza democratica
● Compatibilmente con l’intervento in economia e a sostegno delle categorie deboli, è uno stato laico, basato sulla separazione tra Stato e società civile, tra Stato e Chiesa, tra Stato e cultura, tra Stato ed attività economica privata.
● Integra il principio di legalità dello stato liberale con il principio di costituzionalità, secondo il quale anche l'attività del parlamento è regolata da una fonte superiore alla legge del Parlamento, cioè una Costituzione rigida, che il Parlamento può modificare solo con procedure aggravate e con quorum (2/3 dei voti) che non possono essere ottenuti senza l'accordo di maggioranza e minoranza; inoltre alcune parti della Costituzione, come la forma repubblicana, il principio democratico, il suffragio universale, la parità tra uomo e donna, la libertà sindacale, la tutela dei diritti fondamentali, non possono essere modificate neanche dal Parlamento; un apposito organo, la Corte Costituzionale, ha il potere di annullare le leggi ordinarie contrarie alla Costituzione
● E' uno stato pluriclasse, che, col suffragio universale attribuisce rappresentanza politica anche alle classi meno abbienti
● E' uno stato interventista e ad economia mista
▸ A partire dalla crisi del 1929 interviene nell'economia con gli strumenti della politica economica (emanazione di norme, politica monetaria, politica di bilancio, politica dei redditi) per assicurare la massima occupazione, il controllo delle crisi cicliche dell'economia, lo sviluppo economico e altri importanti obiettivi allo scopo
▸ Economia mista: la iniziativa economica privata è integrata dalla iniziativa economica pubblica che produce servizi pubblici a basso costo per le classi meno abbienti lo stato interviene anche nell'attività produttiva, direttamente (aziende autonome), o indirettamente (enti pubblici economici, partecipazioni statali)
● Il rapporto tra stato e cittadini non è più basato sul principio di controprestazione ("ciascuno ottiene dallo stato una quantità di servizi corrispondente a quanto ha pagato con le imposte"), ma sul principio di solidarietà ("ciascuno deve pagare tributi in base alla sua capacità contributiva, e non può pretendere che questi tributi siano spesi a suo esclusivo vantaggio, ma accetta che vengano impiegati anche per garantire le condizioni di vita di altre persone diverse da quella che ha pagato il tributo").
Il passaggio dal principio di controprestazione a quello di solidarietà implica che l’onere tributario viene ripartito (= i tributi vengono ripartiti) tra i contribuenti in base al principio di capacità contributiva: non più “contribuire in relazione a ciò che si riceve dallo Stato”, ma “contribuire in relazione alla propria capacità contributiva”, cioè, in ultima analisi, alla propria capacità economica. Il principio di capacità contributiva è la applicazione, in campo tributario, del principio di solidarietà.
La solidarietà tra classi sociali va a vantaggio di tutti: tutti hanno la sicurezza di ricevere un aiuto dallo stato nel momento del bisogno; tutti possono sviluppare i propri talenti a vantaggio della collettività; l'accesso all'istruzione e alla cultura garantito a tutti crea una società politicamente più consapevole e in cui i contatti umani sono più vantaggiosi e interessanti.
● E’ uno stato che cerca di realizzare la giustizia sociale
▸ E' uno stato che, insieme alla solidarietà sociale, e per suo tramite, cerca di realizzare la "giustizia sociale", che consiste nella eliminazione di disuguaglianze (economiche, sociali) e situazioni di bisogno che sono oggi avvertite come ingiuste o eccessive perché non garantiscono che ciascuno riceva ciò che gli spetta in relazione ai bisogni suoi e della sua famiglia.
▸ Per eliminare le diseguaglianze lo stato redistribuisce la ricchezza spendendo a favore delle classi meno abbienti ciò che preleva alle classi più abbienti
▸ Lo stato si preoccupa di fornire a tutti le basi materiali minime per lo sviluppo della personalità, offrendo servizi pubblici gratuiti o a basso costo e opportunità di lavoro a tutti
▸ Lo stato protegge le "categorie deboli": donne, lavoratori, anziani, persone sprovviste di mezzi, persone che vivono in aree depresse etc.)
A questo scopo talvolta lo stato abbandona il principio di eguaglianza di fronte alla legge, favorendo con le proprie norme le categorie più deboli (esempio: i lavoratori possono scioperare, mentre l'imprenditore che chiude lo stabilimento deve comunque pagare le retribuzioni; i lavoratori possono licenziarsi in qualsiasi momento, mentre l'imprenditore può licenziare solo per giusta causa; i cittadini portatori di handicap sono favoriti nell'accesso agli impieghi pubblici rispetto ai cittadini non portatori di handicap; etc.). La importante legislazione a favore di queste categorie prende il nome di "legislazione sociale"
● E' uno stato pluralista, che favorisce la presenza di molteplici formazioni sociali (partiti, sindacati, associazioni, gruppi religiosi etc.) perché riconosce che esse sono importanti strumenti per lo sviluppo della personalità del cittadino e per la sua partecipazione alla vita politica
Lo stato “assistenzialistico” (termine peggiorativo rispetto a “stato assistenziale”) è una forma errata di attuazione dello stato sociale
Gli aspetti più rilevanti dello stato assistenzialistico riguardano:
▸ La esistenza e il ruolo negativo dei gruppi di pressione
Oltre che nella forma di sindacati o di partiti i gruppi di pressione o “lobbies" (singolare "lobby") possono organizzarsi sotto forma di attività di propaganda e pressione politica su iniziativa di categorie professionali (taxisti, notai, autotrasportatori etc.) o imprenditoriali (produttori di latte, agricoltori, produttori di formaggi etc.).
Le forme di propaganda e pressione politica possono essere le più varie, dalla elezione di deputati e senatori con i voti degli appartenenti alla categoria, alla partecipazione ad udienze presso le commissioni parlamentari o il Governo per illustrare le necessità della categoria, alla richiesta al governo o a gruppi di deputati o senatori di particolari provvedimenti, alla corruzione vera e propria.
Questo lavoro di "lobbying", in taluni paesi è addirittura regolamentato da apposite norme: ad es. dal "Lobbying Act" americano.
Il lavoro di "lobbying" è finalizzato alla emanazione di norme, provvedimenti, erogazioni di denaro e agevolazioni a favore della categoria considerata
▸ Le spese inutili e parassitarie vanno fuori controllo: lo stato non riesce più a controllare e a limitarle perché mancano efficaci meccanismi di controllo da parte della opinione pubblica o dei vertici dello Stato.
▸ Il tentativo da parte dello stato assistenzialistico di soddisfare tutti (o comunque un numero elevatissimo) i bisogni dei cittadini
▸ Il fatto che lo stato dia tutto a tutti, anche alle famiglie abbienti che non avrebbero bisogno di aiuto pubblico.
▸ Sostegno alle imprese decotte
▸ Inefficienza della Pubblica Amministrazione
▸ Soldi invece che servizi
▸ Evasione fiscale
▸ Produzioni pubbliche sottratte senza ragione ai privati
▸ Sistema previdenziale eccessivamente generoso
Negli anni ’90 si ha un ridimensionamento del Welfare State, in particolare con le privatizzazioni e la riforma del sistema pensionistico. Si ha una politica finanziaria e monetaria più austera, "di risanamento" per l'ingresso dell'Italia nell'area dell’euro
▸ La scuola monetarista (o scuola di Chicago) sostiene che la manovra della spesa pubblica è inutile e dannosa, e lo sviluppo può essere garantito solo da manovre monetarie.
▸ La scuola delle scelte pubbliche è molto critica nei confronti dell’eccessivo intervento pubblico. Questa scuola, affermatasi nel corso degli anni Sessanta, specie per merito di James Buchanan, analiza i meccanismi di decisione che presiedono alla formazione delle scelte pubbliche nelle moderne democrazie parlamentari. In particolare, ha cercato di spiegare il comportamento dell’operatore pubblico, considerando i sistemi elettorali e i loro effetti sulle scelte collettive, i comportamenti della classe politica e della burocrazia, le azioni dei gruppi di pressione (lobby) ecc.
Il nucleo centrale della teoria delle scelte pubbliche resta la convinzione che il settore pubblico abbia raggiunto dimensioni abnormi, addirittura pericolose per la difesa delle libertà individuali; occorre quindi un nuovo “patto sociale” fra i cittadini, che consenta la riduzione dell’intervento pubblico e una ridefinizione dei diritti individuali.
▸ Le critiche alla scuola keynesiana, diffusesi dapprima in gran Bretagna e poi negli USA, hanno contribuito all’affermazione del neoliberismo, dottrina politica che si propone la riduzione dell’intrvento dello Stato nell’economia. Queta teoria non sostiene un ritorno alla finanza neutrale: oggi anche i neoliberisti condividono l’idea che la finanza pubblica svolge comunque un ruolo importante nel sistema economico. Essa però deve limitarsi a garantire il sostegno allo sviluppo, in modo da favorire la crescita della produzione (supply side economics o economia dell’offerta), e non della domanda, che si deve adeguare all’offerta n base al libero gioco della concorrenza o mediante le manovre monetarie.
● Esternalità positiva (Economia esterna)
Guadagni che una attività produttiva o di consumo fa realizzare ad un altro produttore o consumatore, ma che non si riesce a farsi pagare.
Esempio: le coltivazioni di alberi da frutta di un agricoltore favoriscono la produzione di miele di un altro agricoltore
Esempio: il fatto che una bella ragazza frequenti una palestra o uno stabilimento balneare giova agli affari dell'impresa che gestisce la palestra o lo stabilimento balneare
Esempio: Il fatto che lo stato fornisca cure mediche e istruzione alla popolazione favorisce le imprese, che hanno lavoratori più istruiti e meno assenze per malattia
● Esternalità negativa (Diseconomia esterna)
Danno economico che una attività produttiva o di consumo provoca ad un'altro produttore o consumatore, ma che non si è tenuti a pagare.
Esempio: Una discoteca provoca rumori e schiamazzi notturni che disturbano gl occupanti di un appartamento e ne riducono persino il valore
Esempio: Una impresa che immette fumi nell'atmosfera costringe le famiglie a lavare più frequentemente tende e abiti, e quindi ad una maggiore spesa per detersivi
Possiamo definire il bisogno come il desiderio di disporre di un bene o di un servizio atto al soddisfacimento del bisogno stesso.
Si può dire che lo Stato è libero nell'individuare quali bisogni sono da definire “pubblici” perché:
· riguardano il benessere della intera collettività
· richiedono l’azione dello Stato per essere soddisfatti
In epoche diverse uno stesso bisogno (ad es. quello di istruzione) è stato classificato come pubblico o come privato.
E' importante capire le ragioni che spingono oggi lo stato a considerare “pubblici" o “collettivi” un gran numero di bisogni che in passato erano considerati privati (cosiddetta “pubblicizzazione dei bisogni”) e a considerare “privati” gli altri.
Le principali ragioni per cui oggi lo Stato giudica un bisogno come pubblico e si assume il compito di soddisfarlo sono:
(1) La natura istituzionale di alcuni servizi, che lo stato non può non fornire (esempio difesa, ordine pubblico, giustizia)
(2) Esigenza di garantire la gestione di servizi di pubblica utilità su tutto il territorio nazionale e più in generale di garantire al servizio caratteristiche (imparzialità, sicurezza ecc.) che l’iniziativa privata non garantirebbe
Il servizio della giustizia non sarebbe imparziale se reso da soggetti diversi dallo Stato
Servizi come il prelievo di sangue sono gestiti in modo diverso (e più pericoloso per il cittadino) da strutture private rispetto a strutture pubbliche
Il servizio ferroviario pubblico mantiene in funzione anche i “rami secchi” (linee in perdita) perché questo consente di estendere il servizio a tutto il paese e favorire la comunicazione e integrazione tra le sue parti.
(3) Correzione paternalistica
Può essere considerato un caso particolare di mancanza di informazione. Se ne è già parlato accennando ai "merit goods": lo stato sottrae ai cittadini una parte di reddito che essi avrebbero destinato a consumi voluttuari o nocivi (sigarette, alcool, pornografia, viaggi ad Ibiza...) e li sostituisce con consumi che reputa utili e necessari (istruzione, cultura, previdenza, che gli individui meno accorti tralascerebbero, ecc.)
(4) Certe produzioni se interrotte farebbero grande danno all’economia, per cui lo Stato le gestisce in prima persona (es. servizio postale)
(5) Beni che per ragioni organizzative richiedono uno sforzo collettivo che è meglio coordinato dallo Stato
Si pensi alla eliminazione degli insetti in una zona paludosa: la soluzione privata, dell’acquisto da parte di ciascuno di una bomboletta di insetticida, sarebbe certamente meno conveniente della soluzione che impiega elicotteri e diffusori di gas ad ampio raggio, ma è ben difficile che i privati si accordino per questa soluzione.
(6) Per ottenere entrate fiscali notevoli attraverso la produzione e/o distribuzione di beni in regime di monopolio (cosiddetti monopoli fiscali, come ad es. il monopolio sui tabacchi e sul gioco del Lotto) lo stato assume la produzione o distribuzione di determinati beni o servizi.
(7) Fallimento del mercato
Si parla di “fallimento del mercato” nel caso in cui il mercato, inteso come sistema di spontanea iniziativa individuale, senza intervento pubblico, è incapace di utilizzare in modo ottimale le risorse, in particolare nel caso in cui non riesce a produrre determinati beni o riesce a produrli in quantità troppo scarsa rispetto alla domanda. Ecco di seguito i principali casi di fallimento del mercato che motivano l’intervento dello Stato nella fornitura di un servizio.
(7.1) Alcune produzioni richiederebbero degli sforzi economici talmente ingenti per il loro soddisfacimento, da scoraggiare qualsiasi iniziativa privata (si pensi ai trasporti e all’istruzione
(7.2) Economie e diseconomie esterne:
(7.2.1) Economie esterne
Servizi come istruzione pubblica, sanità, trasporti pubblici sono forniti dallo Stato perché i privati non riuscirebbero a farsi pagare dalla collettività i benefici che ad essa arrecano tali servizi, e quindi non riuscirebbero a coprirne le spese
(7.2.2) Diseconomie esterne
Se il comportamento di una impresa (es. impresa inquinante) svantaggia tutta la collettività, senza che essa sia chiamata a pagare per tali costi sociali, è lo Stato che deve intervenire a far pagare imposte corrispondenti
Questo non è un caso di intervento dello Stato nella produzione, ma comunque di correzione del funzionamento del mercato ad opera dello Stato
(7.3) I servizi pubblici indivisibili (servizi pubblici generali) possono essere forniti solo dallo stato perché solo lo stato può farsi pagare tramite le imposte, mentre l’imprenditore privato si trova di fronte al fenomeno del “free rider” (colui che usufruisce del servizio, ma nega di averlo fatto, dichiarando che questo non gli interessa).
(7.4) I servizi divisibili, ma con grandi esternalità positive (sanità, assistenza ecc.) sono di solito prodotti dallo stato, che si fa pagare tramite imposte l’utilità arrecata alla collettività.
Istruzione, sanità, trasporti pubblici, sono tutti servizi che producono utilità, oltre che per i consumatori immediati (studenti, pazienti, persone trasportate) anche per l'intera collettività (ad es. i trasporti assicurano un rapido inoltro della corrispondenza e quindi contribuiscono a rendere più agevoli i rapporti umani e i contatti familiari da un capo all'altro del Paese): questi vantaggi per la collettività sono le "esternalità positive" del servizio.
Un imprenditore privato non riuscirebbe a farsi pagare le esternalità positive, e quindi non ha interesse a fornire cure mediche anche ai meno abbienti, a mantenere in funzione rami ferroviari in perdita, a fornire istruzione anche agli studenti più poveri. Solo lo stato può estendere questi servizi a tutti i soggetti e farsi pagare poi tramite imposte i vantaggi che tutta la collettività ne trae.
(7.5) Presenza di monopoli
Da sempre il monopolio è additato, a partire dagli economisti neoclassici, come una situazione negativa:
▸ Eccessivo potere, anche politico, o sul consumatore, del monopolista
▸ Profitti eccessivi, più alti che in concorrenza
▸ Spesso il monopolio dal lato della offerta produce anche un monopolio nella domanda dei fattori (Monopsonio)
▸ Prezzi più elevati che in concorrenza
▸ Quantità prodotta più bassa che in concorrenza
▸ Lavoratori impiegati minori che in concorrenza
Per eliminare o attenuare situazioni di monopolio non resta allo stato che assumere in prima persona certe produzioni che diverrebbero inevitabilmente monopolistiche (ad es. nel settore dei trasporti, non essendo possibile che gli alti costi permettano la esistenza di più di pochi concorrenti dal lato della offerta)
(7.6) Mancanza di informazione
Il mercato soddisfa al massimo grado i bisogni delle famiglie nell'ipotesi che esista una perfetta informazione sui prodotti e sulle responsabilità dei produttori. In realtà i prodotti (beni e servizi) sono diventati così complessi, in numero così grande, e veicolati da una pubblicità e da tecniche di marketing così aggressive che ben difficilmente il singolo consumatore riesce a valutarne pienamente le caratteristiche in relazione ai propri bisogni.
(7.6.1) Nei casi meno gravi lo stato interviene unicamente per produrre o imporre informazione e lascia la fabbricazione del prodotto al mercato e la decisione di acquisto al consumatore. E' l'esempio dell'obbligo di accompagnare la pubblicità dei medicinali con la frase: "E' un medicinale, usare con cautela"; ovvero delle leggi che impongono di indicare il contenuto degli alimenti nell'ordine quantitativo decrescente e di dichiarare gli additivi utilizzati; ovvero delle classificazioni merceologiche imposte dalla legge ("latte fresco"; "latte di alta qualità"; "uova fresche"; "pane comune"; “pasta di semola di grano duro"; ecc.); ovvero dei prospetti che banche, assicurazioni, fondi di investimento debbono presentare al cliente.
(7.6.2) Nei casi di informazione più difficile, lo stato interviene a produrre il bene o ne monopolizza la distribuzione: è il caso dei medicinali, prescritti dai medici del servizio sanitario nazionale; della formazione scolastica; e in genere dei cosiddetti "beni meritori" ("merit goods" nella terminologia anglosassone), come arte, spettacoli, manifestazioni culturali, ecc. che lo stato ritiene di dover produrre a fronte di una domanda normalmente scarsa dei privati, per ragioni di incremento della cultura, di rispetto della civiltà e di valorizzazione delle tradizioni.
(7.7) Incertezza
(7.7.1) Insufficienza dei mercati assicurativi
Ci sono beni, detti “beni contingenti”, il cui consumo da parte di un individuo è influenzato da eventi esterni di diversa natura da lui non controllabili, che definiamo genericamente come “stati del mondo”. Il consumo di un bene contingente dà utilità molto diverse in stati del mondo diversi. Ad es. un contadino può ricavare una utilità ben diversa da un antiparassitario nello stato del mondo “A” (piove subito dopo che l’antiparassitario è stato somministrato alle piante) e allo stato del mondo “B” (non piove dopo che l’antiparassitario è stato somministrato alle piante). Un appassionato di musica rock può ricavare una utilità ben diversa da un concerto nello stato del mondo “A” (pioggia e grandine) rispetto allo stato del mondo “B” (tempo sereno e temperatura primaverile).
Un mercato soddisfa tutti coloro che vi contrattano se è in grado di assicurare loro la ripartizione desiderata dei rischi: vi sono soggetti che sono disposti a pagare per essere coperti dal rischio che il consumo - o l'affare - non si riveli soddisfacente (es. assicurazione auto contro il comportamento scorretto di un altro automobilista o contro il furto; assicurazione contro il rischio che l’antiparassitario venga lavato via dalla pioggia e pertanto non agisca; ecc.). Queste persone, se il mercato non è in grado di dare loro il grado desiderato di copertura del rischio abbandonano il mercato o offrono la controprestazione che avrebbero offerto nel caso della previsione peggiore: e in questo caso è la controparte ad abbandonare il mercato.
(7.7.2) Informazione asimmetrica
Il caso più importante di imperfezione del mercato dovuta a incertezza è quello dell’“informazione asimmetrica”, che comprende i casi di “informazione nascosta” (cosiddetta selezione avversa) e “azione nascosta” (cosiddetto rischio morale):
(7.7.2.1) Selezione avversa
La "selezione avversa" si ha nel mercato delle auto usate o in quello delle polizze di assicurazione contro la malattia: in questi casi solo una parte (il venditore dell'auto o l'assicurato) ha la informazione completa (sullo stato dell'auto o sul proprio stato di salute, mentre l'altra, non possedendo la informazione, e non potendo in alcun modo eliminare il rischio connesso alla mancanza di informazione, o abbandona l'affare, o offre la controprestazione minima. Di conseguenza i proprietari di auto in buone condizioni si vedono pagare come quelli di macinini, e gli assicurati si vedono imporre versamenti assicurativi altissimi, e abbandonano il mercato
(7.7.2.2) Rischio morale
In una situazione di "rischio morale" una delle parti può aggravare il rischio dell'altra senza che questa possa in alcun modo contrattare una copertura di tale rischio a un prezzo ragionevole: nel contratto di assicurazione contro gli incendi, l'assicuratore si vede esposto al rischio che l'assicurato trascuri le precauzioni antincendio o appicchi volontariamente incendio, o riempia i locali di oggetti vecchi per farseli pagare come nuovi. Le condizioni che deve imporre l'assicuratore sono in tal modo molto pesanti: i versamenti vengono fissati considerando sempre l'ipotesi peggiore. A questo punto molti potenziali assicurati abbandonano il mercato, che anche in questo caso non è riuscito a determinare una allocazione di risorse per soddisfare il bisogno anche di questi soggetti
(7.8) Il teorema del "second best":
Nei trattati correnti di economia del benessere si riesce a dimostrare che una situazione di allocazione ottima delle risorse può essere raggiunta solo se tutti i mercati sono perfettamente concorrenziali. Questo vorrebbe dire che se tutti i mercati sono perfettamente concorrenziali lo stato NON deve intervenire in alcun modo a determinare una allocazione delle risorse diversa da quella di mercato. Ma R.G.Lipsey dimostrò che nel caso in cui anche UN SOLO mercato sia in situazione non concorrenziale, una situazione concorrenziale negli altri mercati non costituisce il "second best", cioè la migliore situazione allocativa dopo quella che si avrebbe nel caso dei mercati tutti concorrenziali ("first best"): è perfettamente possibile che in tal caso un intervento allocativo dello stato sia addirittura necessario per raggiungere il "second best"
I servizi possono essere classificati:
(1) In base alla produzione o non produzione di economie esterne
Le trasmissioni radiotelevisive via etere, il servizio sanitario, la giustizia creano effetti positivi anche per persone diverse dai diretti consumatori.
(2) In base alla possibilità o impossibilità per il produttore del servizio di escludere i soggetti non paganti
Talvolta tale impossibilità è puramente economica: ad esempio, è tecnicamente possibile recintare un parco nazionale molto esteso e dotarlo di sorveglianza armata, ovvero sorvegliare tutti gli sbocchi di una strada nazionale, ma esiste una vera e propria impossibilità economica, dati i costi proibitivi di tali operazioni.
(3) In base alla rivalità o non rivalità del consumo
Sono detti beni o servizi a consumo non rivale quelli per i quali il consumo da parte di un individuo non diminuisce in alcun modo il consumo degli altri individui. Tipico esempio è la trasmissione radiotelevisiva; ma si può anche considerare uno spettacolo sportivo che avviene in uno stadio come un bene a consumo non rivale fino a che non è esaurita la capienza dello stadio stesso. Nel caso invece di un bene a consumo rivale l'aggiunta di una o più consumatori rende necessario aumentare la quantità prodotta del bene o servizio o ridurre la quota a disposizione di altri consumatori.
(4) In base al numero di persone interessate alla produzione
Ad esempio sarà diverso il numero di persone interessato alla creazione di un campo per automodelli o di una bocciofila rispetto al numero di persone interessato alla creazione di un servizio sanitario nazionale.
Si dicono indivisibili quelli con le caratteristiche della impossibilità di escludere i soggetti non paganti (caratteristica 2) e della non rivalità (caratteristica 3).
L'aggettivo "indivisibile" può indicare due situazioni distinte, di cui solo la prima costituisce la indivisibilità propriamente detta:
● Indivisibilità fisica
Difesa, polizia, una volta creati, funzionano per tutti i cittadini e non è possibile per il produttore escludere dal godimento del servizio coloro che non lo pagano. Le imprese private non sono in grado di farsi pagare un servizio indivisibile: una emittente televisiva diversa da una "pay-tv" non riuscirebbe ad escludere dal servizio coloro che dichiarano di non guardare i suoi programmi, e tutti dichiarerebbero che non guardano i suoi programmi e si rifiuterebbero di pagarli.
● Indivisibilità economica
Si pensi ad un parco pubblico: esso potrebbe essere recintato, soggetto a sorveglianza e l'accesso potrebbe essere consentito solo a chi paga un biglietto.
Tuttavia il costo di tale sorveglianza sarebbe così elevato che nessuno, neanche lo Stato ha la convenienza economica a realizzarla, e così il parco viene lasciato alla fruizione di tutti, come fosse un bene indivisibile
I servizi indivisibili normalmente producono anche esternalità (caratteristica 1, che però può essere posseduta anche da un servizio divisibile).
I servizi pubblici perfettamente non rivali e non escludibili sono molto pochi (difesa, ordine pubblico in primo luogo e, quando non il progresso tecnico non consentiva la presenza di più di qualche emittente radiotelevisiva, il servizio radiotelevisivo)
I servizi pubblici generali sono quelli indivisibili e utili all’intera collettività. I loro costi sono coperti dalle imposte.
I servizi pubblici speciali sono quelli divisibili. I loro costi sono coperti prevalentemente dalla tassa o dal prezzo privato e dalle imposte limitatamente ai vantaggi che offrono alla intera collettività.
I servizi divisibili sono anche detti “a domanda individualizzabile” nel senso che il singolo, valutate le utilità che il servizio gli apporta, è in grado di esprimere una domanda individuale ottenendo la quantità desiderata di servizio.
I servizi indivisibili sono anche detti “a domanda non individualizzabile” perché non consentono di chiedere ed ottenere la quantità desiderata. Essi non sono domandati dai singoli, ma è l’intera collettività che decide di produrli attraverso il meccanismo della decisione politica.
Sia nel caso di indivisibilità fisica, che nel caso di indivisibilità economica lo Stato finanzia il servizio tramite imposte.
Lo Stato finanzia tramite imposte anche i servizi divisibili per la parte in cui producono economie esterne a vantaggio della collettività.
Tra i servizi speciali occorre distinguere ancora la categoria dei “servizi misti” che soddisfano bisogni in parte divisibili e in parte indivisibili (cioè producono esternalità positive).
Si pensi al servizio sanitario o postale o della giustizia. La giustizia può essere considerata servizio divisibile dal punto di vista di colui il cui diritto è stato violato e che deve rivolgersi al giudice e pagare le tasse giudiziarie; ma può essere considerato servizio indivisibile dal punto di vista di chi vede protetti i propri diritti dalla paura che i malviventi hanno dei tribunali. Da questo punto di vista si ha una esternalità positiva di cui si avvantaggiano tutti i consociati senza possibilità di esclusione.
Le scuole possono essere considerate servizi divisibili dal punto di vista degli studenti che le frequentano, e che pagano dei contributi o delle rette; ma possono essere considerati servizi indivisibili dal punto di vista dei datori di lavoro che si assicurano lavoratori qualificati senza spendere nulla. Gli ospedali possono essere considerati servizi divisibili dal punto di vista del paziente che si fa curare; ma possono essere considerati servizi indivisibili dal punto di vista del datore di lavoro la cui manodopera fa meno assenze grazie alle cure mediche.
Questi servizi sono finanziati con una tassa per la parte di vantaggi divisibili, e con imposte per la parte indivisibile.
I servizi pubblici generali (es. difesa, ordine pubblico, giustizia) sono finanziati esclusivamente tramite imposte, perché sono indivisibili e non è possibile riservarli solo ai soggetti paganti escludendo gli altri.
I servizi pubblici speciali sono finanziati in parte con imposte (per la parte di utilità che forniscono a tutta la collettività) e in parte con un prezzo o una tassa (per la parte che va a vantaggio del singolo utente).
Servizi come quello sanitario o dell’istruzione, anche se sono speciali (cioè è possibile escludere i soggetti non paganti) tuttavia producono utilità anche per soggetti diversi dagli utenti (es. il servizio sanitario va a vantaggio degli imprenditori, delle famiglie ecc.)
In quest’ultimo caso, la parte di servizio che va a vantaggio del singolo utente viene finanziata con un prezzo o una tassa, mentre la parte che va a vantaggio della collettività va finanziata con una imposta.
Un tempo era solo reperimento di risorse per le spese dello stato; oggi, vista anche la entità di entrate e spese, la attività finanziaria può avere importanti effetti economici di tipo keynesiano, e quindi è diventata anche uno strumento di politica economica
▸ massima occupazione delle risorse, specie dei lavoratori
▸ controllo dei prezzi e dell'inflazione c) sviluppo economico
▸ attenuazione delle crisi cicliche
▸ redistribuzione del reddito
▸ riequilibrio del commercio con l'estero e del mercato dei cambi
▸ corretto funzionamento dei mercati finanziari e monetari e assicurativi
● Le teorie economiche hanno in comune l'idea che l'attività finanziaria sia volontaria: il cittadino volontariamente dà allo Stato perché questo gli restituisca dei servizi; l'impresa volontariamente paga allo stato perché questo gli fornisca servizi e infrastrutture che le consentono di aumentare i suoi profitti. Per spiegare l'attività finanziaria queste teorie ricorrono all'idea dello "scambio" o contrattazione tra due soggetti, esattamente come avviene tra privati.
Si parla di "assetti volontari" proprio per indicare che viene posto l'accento sulla libera decisione del cittadino (attraverso i suoi rappresentanti politici) di pagare le imposte in cambio dei servizi dello stato.
Secondo le teorie economiche, quindi, tutte le scelte finanziarie (a chi prelevare, quali spese fare) si basano su calcoli di utilità dei soggetti, in modo molto simile a quelli che regolano i rapporti tra consumatori e imprese
● Le teorie politiche e sociologiche hanno in comune invece l'idea che le scelte finanziarie si basano su rapporti di forza e di conflitto tra le varie classi sociali e le varie ideologie che ne rappresentano gli interessi. La classe che vince la lotta politica impone le sue scelte alle altre, o comunque riesce a far valere anche le sue scelte.
▸ Le teorie politiche mettono in evidenza che in realtà i cittadini non hanno la possibilità di scegliere volontariamente quanto pagare e quanto ricevere: sono le classi e le ideologie che riescono vittoriose nella lotta politica che imporranno loro quanto pagare e cosa ricevere in cambio. Si parla in proposito di "assetti coercitivi", cioè "obbligatori", perch‚ in realtà il cittadino è obbligato a pagare le imposte e a subire le scelte politiche dei governanti
Considerazioni logiche, deduzioni e analisi dei fatti non sono sufficienti a giustificare le scelte finanziarie: ci troviamo di fronte a giudizi di valore. Il raggiungimento degli obiettivi dell’economia pubbilca può avvalersi di alternative diverse. Poiché ogni scelta avvantaggia certi gruppi sociali danneggiandone altri, la bontà di ciascuna dipende da giudizi di valore di volta in volta assunti. Essi, dato che riguardano valutazioni etiche su come la società dovrebbe essere, dipendono dalla visione della società di chi li esprime. Secondo una parte dei filosofi, non c’è modo di provare che una determinata scala di valori sia migliore di un’altra. Un giudizio di valore consiste in una proposizione di cui non si può provare la verità o la falsità (es. “Il vino è migliore della birra”), mentre un giudizio positivo consiste in una proposizione di cui si può provare la verità o la falsità (es. “La temperatura media estiva è stata di 30°”).
▸ La teoria sociologica, elaborata da studiosi italiani della fine dell’Ottocento (Pareto, Mosca, Puviani ecc.) sostiene che l’attività finanziaria pubblica non è altro che uno strumento per mantenere al potere la classe dominante. Quest’ultima preleva i tributi nell’interesse proprio e delle classi sociali che la sostengono, dando ai contribuenti l’illusione che le spese pubbliche vadano a vantaggio dell’intera collettività (illusione finanziaria).
L’economista Emil Sax, appartenente alla scuola degli economisti neoclassici o marginalisti (1850-1930) formulò una teoria che spiega la produzione del servizio pubblico come effetto della domanda fattane da ciascun cittadino che, disponendo sia di beni pubblici che di beni privati cerca di massimizzare allo stesso modo che fa un consumatore posto di fronte tra due beni: cercando di eguagliarne le utilità marginali ponderate. Nella figura sotto riportata si vede come la scelta del soggetto che rende massima l’area delle utilità totali è quella di pagare 2 € di imposte e spendere il restante reddito per beni privati.
● Inflazione: all’aumento di spesa del Welfare State non corrisponde una diminuzione sufficiente della spesa delle imprese e soprattutto delle famiglie.
La politica keynesiana fornisce con la spesa pubblica servizi che aumentano il reddito reale delle famiglie, lasciando a loro disposizione il reddito per spese in generi non essenziali. Secondo il meccanismo del moltiplicatore un importante effetto della spesa pubblica era quello di aumentare i redditi delle famiglie (sia di quelle degli impiegati pubblici sia di quelle dei lavoratori delle imprese presso le quali lo stato spende), in modo da aumentare la spesa aggregata delle famiglie.
Tra le due guerre una politica simile poteva essere attuata senza pericolo di inflazione, perché i redditi dei lavoratori erano talmente bassi da non costituire un potere di spesa eccessivo. Ma con il secondo dopoguerra lo stato ha cercato di assicurare a tutte le famiglie redditi dell’ordine degli 800 € minimi, redditi che in mano alle famiglie, specie quelle meno abbienti con alta propensione al consumo, costituiscono un potenziale pericolo di inflazione. Lo Stato deve oggi controllare attentamente la capacità del sistema economico di reggere la doppia domanda pubblica e privata, e, in caso negativo, tagliare i redditi delle famiglie mediante prelievo fiscale.
Lo stato sociale del dopoguerra ha scelto invece la via del finanziamento tramite debito pubblico, che lascia alle famiglie che acquistano Buoni del Tesoro una sensazione di ricchezza che le spinge a spendere più che nel caso del prelievo fiscale; e comunque, privilegiando i prestiti pubblici, sottoscritti dalle famiglie più abbienti, lascia intatto il potenziale inflazionistico dei redditi delle famiglie meno abbienti.
Secondo le teorie economiche neoclassiche, una domanda di beni e servizi superiore all'offerta produce inflazione solo se il sistema è in stato di massima occupazione delle risorse, mentre si avrà aumento della produzione se il sistema ha risorse disoccupate e capitali amorfi (= che giacciono nelle banche non ancora utilizzati).
Negli anni '70 e '80 però la spesa pubblica scatenava inflazione anche in presenza di risorse non occupate. Questa combinazione di inflazione e depressione (disoccupazione) prende il nome di "stagflazione"
● Effetto spiazzamento: lo Stato preferisce utilizzare il finanziamento tramite debito pubblico, anziché tramite imposte. Si mette così in concorrenza con le imprese private, e alla distruzione degli investimenti dei privati non si accompagnano investimenti pubblici, ma spese correnti o di trasferimento
● Disintermediazione bancaria: il risparmio non viene più depositato dalle famiglie presso le banche, ma prestato direttamente allo stato. Le banche non possono quindi più offrire agli imprenditori una adeguata quantità di capitale a tassi contenuti.
● Fuga dalla borsa: il denaro delle famiglie non trova più la strada per arrivare alle imprese
Una entrata è “straordinaria” in due sensi: a) che non si ripete nel tempo; b) che preleva ai soggetti passivi una quantità di risorse maggiore di quella delle entrate ordinarie, tale che normalmente essi non possono farvi fronte col loro reddito ma devono intaccare il loro patrimonio.
Normalmente una entrata straordinaria ha entrambi questi caratteri.
Le due classificazioni non coincidono: il debito pubblico è una entrata derivata, ma di diritto privato
Le entrate coattive o "prestazioni patrimoniali imposte", come le chiama l'art. 23 della Costituzione, sono quelle che lo Stato, utilizzando il suo potere d'imperio o sovranità, obbliga il cittadino a versare.
Alla base di tali entrate c'è quindi un rapporto di diritto pubblico (esercizio di una potestà) e non di diritto privato (esercizio di un diritto) perché lo Stato entra in rapporto col privato in posizione di supremazia.
Le entrate non coattive sono entrate di diritto privato, ottenute dallo stato con un rapporto di diritto privato (mutuo, alienazione di beni, locazione etc.)
Tra le principali entrate coattive rientrano: a) Imposte b) Contributi c) Tasse d) Sanzioni pecuniarie (es. multe) e) Obbligo di sconto delle farmacie nei confronti degli ospedali f) Prestiti forzosi g) Monopoli fiscali
Alle entrate coattive o "prestazioni patrimoniali imposte" si applica l'art. 23 della Costituzione, che stabilisce per esse la riserva di legge, mentre le entrate non coattive non sono sottoposte alla riserva di legge.
Si parla di “prezzo” per indicare le entrate con cui le imprese pubbliche coprono il costo del servizio.
Si parla di “prezzi pubblici” per indicare le entrate delle imprese pubbliche, che operano in regime di monopolio e che seguono una politica prezzo-quantità che risente di obiettivi pubblici (es. massima produzione e minimo prezzo).
I “prezzi privati” sono, invece, quelli che si formano dall’incontro della domanda e dell’offerta sul mercato concorrenziale. Sono i prezzi che praticherebbe una impresa che agisce in base alla logica del profitto in un mercato concorrenziale.
I primi coprono solo i costi, mentre i secondi no (sono normalmente al disotto dei costi).
In molti casi i prezzi politici coprono quella parte di utilità che va a vantaggio del singolo utente, mentre la parte di utilità che va a vantaggio dell’intera collettività è finanziata dalle imposte
I prezzi politici vengono normalmente richiesti per i servizi che presentano grandi esternalità positive che vanno a vantaggio di tutta la collettività.
A causa di queste esternalità la collettività è chiamata a pagare quella parte del servizio che produce vantaggi indivisibili a suo favore, mentre gli utenti sono chiamati a pagare quella parte del servizio che produce vantaggi divisibili a loro esclusivo favore.
E’ un prelievo coattivo in denaro imposto alle economie private dai soggetti attivi dell’attività finanziaria per la copertura dei servizi pubblici generali (normalmente forniti gratis). L’imposta copre anche la parte di servizio pubblico speciale non coperta dal prezzo politico o dalla tassa.
La tassa copre il costo dei servizi pubblici speciali. L’imposta copre il costo dei servizi pubblici generali, nonché la parte del costo dei servizi pubblici speciali non coperta da tassa, nonché la parte di costo non coperta da prezzo politico.
Contrariamente a quanto afferma il Gilibert la maggioranza degli studiosi ritiene la tassa una entrata coattiva, facente parte della categoria dei tributi.
Secondo la Corte Costituzionale è sicuramente coattiva una tassa che ha le seguenti caratteristiche:
▸ Deve trattarsi di un servizio essenziale di cui il consumatore possa difficilmente fare a meno (es. gas, luce, acqua, nettezza urbana…)
▸ Gli elementi del rapporto sono predeterminati unilateralmente dall’ente pubblico e non dal mercato
Ma anche al difuori di tale caso la tassa è sempre un corrispettivo fissato dalla legge e non da un contratto di diritto privato (es. contratto di trasporto sui mezzi pubblici), che lo ricollega alla fruizione del servizio, che non ne costituisce la “controprestazione” ma solo il “presupposto legale”. Tanto è vero che determinate tasse, come le tasse giudiziarie, vanno pagate sia che l’utente riceva un vantaggio (vinca la causa) che uno svantaggio (perda la causa).
Il contributo è diverso dall’imposta (in quanto manca della generalità) ed è diverso dalla tassa (perché è obbligatorio, indipendentemente dal fatto che si richieda o no il servizio).
Si ha monopolio fiscale quando lo stato si riserva il diritto di svolgere una attività economica e fissa prezzi assai superiori a quelli concorrenziali. Può essere considerato una imposta sulle vendite.
I monopoli sociali servono principalmente a produrre servizi essenziali a prezzi accessibili.
Le tasse, le imposte e contributi hanno in comune la coattività: rappresentano la quasi totalità delle prestazioni patrimoniali imposte e formano nel loro insieme i “tributi”.
I tributi possono essere definiti come prestazioni patrimoniali coattive di regola pecuniarie, a titolo definitivo (senza obbligo di restituzione della somma) nascenti direttamente o indirettamente dalla legge al verificarsi di un presupposto di fatto non avente natura di illecito
“Tributo” non è sinonimo di “prestazione patrimoniale imposta”, perché esistono altre prestazioni patrimoniali imposte diverse dai tributi, a cui pure si applica l’art. 23 Cost.: “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge” (riserva relativa di legge).
Fra le altre prestazioni imposte vi sono:
▸ L’obbligo delle farmacie di applicare uno sconto agli ospedali pubblici.
▸ I prestiti forzosi
▸ Le ammende e le multe comminate dalla Pubblica Amministrazione
No, viene considerata una “decurtazione patrimoniale”: non nasce alcun obbligo tributario, e la proprietà del bene viene trasferita all’ente pubblico con un provvedimento dell’autorità.
Secondo la Corte Costituzionale devono ricorrere due condizioni:
Secondo l’art. 53 Cost. “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in relazione alla capacità contributiva”
Le imposte e i contributi devono rispettare questo principio, mentre le altre prestazioni patrimoniali, come le tasse, non solo possono non rispettarlo, ma possono anche fondarsi sul principio di controprestazione.
▸ La tassa è richiesta da organizzazioni istituzionali (ospedali, scuole, tribunali), mentre il prezzo politico da organizzazioni imprenditoriali (aziende di trasporto, aziende energetiche ecc.)
In altre parole, si parla di tassa anche quando il servizio, pur potendo essere organizzato anche da privati (es. istruzione, sanità) viene fornito dallo Stato mediante organizzazioni che non hanno forma di impresa (scuole o ospedali), cioè non sono enti pubblici economici, aziende autonome o società per azioni a partecipazione statale
▸ La tassa è una entrata coattiva e va classificata tra le entrate di diritto pubblico. Il prezzo politico non è una entrata coattiva e va classificata fra le entrate di diritto privato
▸ L'importo della tassa ha un collegamento meno stretto con il valore del servizio rispetto all'importo del prezzo politico.
Un esempio si ha nel caso delle tasse giudiziarie: per usufruire del costoso e complesso servizio della giustizia il cittadino è tenuto a pagare delle tasse di importo modestissimo
▸ Ogni volta che siamo di fronte ad un servizio che non può essere organizzato dai privati perché rientra tra i compiti istituzionali dello Stato (es. difesa, giustizia, ordine pubblico) si ha una tassa
▸ La tassa può essere corrisposta, oltre che per la fornitura del servizio di una impresa pubblica, anche per l’uso di un bene pubblico.
Il prezzo politico è assoggettabile ad imposta (iva etc.), la tassa no.
La tassa è una "prestazione patrimoniale imposta" e pertanto si applica la riserva di legge prevista dall'art. 23, mentre questo non vale per il prezzo politico
▸ Aziende autonome
Con questo termine indichiamo le “aziende autonome in senso stretto”, cioè quelle caratterizzate dalla struttura indicata nel paragrafo seguente
▸ Enti pubblici economici
▸ Società per azioni a partecipazione statale (regionale, provinciale, comunale)
Di queste tre, quella gestita direttamente dall’ente pubblico è l’azienda autonoma. Per l'ente pubblico economico e la partecipazione statale si parla di "gestione indiretta" dell'impresa da parte dell'ente territoriale (Stato, Regione, Provincia, Comune) che crea l'ente pubblico economico o controlla la maggioranza di una società per azioni privata.
Oggi il termine “azienda autonoma” viene usato in senso lato per indicare sia le aziende autonome in senso stretto, che hanno conservato la struttura che viene qui sotto descritta (es. l’Azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo o l’Azienda di stato per le foreste demaniali), sia le aziende trasformate in società per azioni di cui l’ente pubblico è tra gli azionisti (es. le aziende speciali)
Qui di seguito descriviamo la struttura di una azienda autonoma in senso stretto, considerando il caso di una azienda autonoma dello Stato.
Essa fa capo ad un ministero. Il ministro ha taluni poteri propri, a lui riservati, di solito per le deliberazioni di maggior importanza. Al disotto di lui c'è un "consiglio di amministrazione", con poteri propri di prendere deliberazioni definitive, senza bisogno di attendere l'autorizzazione del ministro, per certe altre materie, pure importantissime.
Al disotto del consiglio di amministrazione c'è un "direttore generale", a cui sono riservati altri poteri di deliberare, senza revisione o controllo, su materie di importanza minore.
L'azienda autonoma ha, oltre alla gestione autonoma, anche un bilancio autonomo: tutte le entrate dell'azienda sono versate in una cassa speciale e tutte le spese sono fatte dalla stessa cassa. Così si sa se l'azienda si chiude con un profitto o con una perdita.
Scopo di tale sistema è di introdurre nelle imprese esercitate dallo stato o dai comuni un po' dello spirito industriale e di sottrarre l'azienda alle influenze politiche. Membri del consiglio e direttori generali sono tecnici provenienti dall'industria, capaci di decidere rapidamente e con efficienza.
No: l'azienda autonoma non è altro che un organo dell'ente pubblico, che si distingue dagli altri organi solo per una (maggiore) autonomia contabile e gestionale
Il processo di privatizzazione prevede:
▸ Trasformazione delle imprese pubbliche in società per azioni
▸ Collocazione delle azioni presso i risparmiatori
▸ Affidare servizi in precedenza prodotti dall’ente pubblico (es. lezioni di inglese, pulizia delle aule nelle scuole pubbliche) ad imprese private
▸ Vendita di immobili dello Stato
▸ Liquidazione di parte degli enti di gestione delle partecipazioni statali e la vendita di titoli, partecipazioni e aziende non di interesse pubblico
▸ Passaggio al mercato di servizi e monopoli prima pubblici
▸ Razionalizzazione e riduzione delle partecipazioni statali
▸ Creazione di "authorities" che vigilino sui prezzi e la qualità dei servizi nei settori privatizzati (energia, telecomunicazioni, banche, ecc.)
Parallelamente alle privatizzazioni del patrimonio pubblico, si parla di “privatizzazione” per indicare la introduzione di elementi tipici delle imprese private anche nel settore pubblico:
▸ Introduzione del rapporto di impiego privato in tutta la Pubblica Amministrazione
▸ Introdurre di servizi a pagamento nelle aziende pubbliche (es. ospedaliere)
▸ Introduzione di certificazioni di qualità per le pubbliche amministrazioni
▸ Introduzione di modelli di gestione manageriali (i progetti vengono affidati a manager licenziabili che hanno ampia autonomia di gestione delle risorse e piena responsabilità per il raggiungimento o non raggiungimento del risultato)
Insieme al processo di privatizzazione esiste anche quello di riforma pensionistica, con l’innalzamento dell’età pensionabile e col passaggio dal metodo della ripartizione a quello della capitalizzazione.
▸ Il principio base della capitalizzazione è lo stesso che presiede alle polizze vita dell’assicurazione privata: i versamenti periodici contribuiscono a creare un capitale che viene poi opportunamente investito. Rivalutato nel tempo, il capitale costituirà l’importo delle future rendite, cioè delle pensioni. La filosofia di fondo del meccanismo della capitalizzazione è dunque questa: la futura pensione è affidata all’oculatezza e alla qualità degli investimenti realizzati da chi gestisce i soldi raccolti con i contributi. Qual è il pericolo insito in questo sistema? L’instabilità del mercato e soprattutto l’inflazione, che possono portare a un aumento dei prezzi tale da polverizzare anni di contributi. In occasione delle due guerre mondiali i sistemi pensionistici occidentali si sono trovati ad affrontare proprio questo problema
▸ Con la ripartizione cambiano i parametri di fondo, perché il valore fondamentale intorno a cui ruota il mecanismo del finanziamento è la solidarietà. Con questo sistema i contributi non vengono investiti per dare future pensioni. I contributi sono le pensioni, nel senso che si pagano le pensioni di quest’anno con i soldi raccolti co i contributi di quest’anno. I versamenti attuali dei lavoratori cioè vengono ripartiti tra gli attuali pensionati. In questo modo il meccanismo è meno rigido della capitalizzazione e può adeguarsi meglio ai capricci del mercato. La lievitazione deiprezzi e dei salari eleva automaticamente i contributi, quindi si traduce in una maggiore disponibilità per le pensioni, che possono così fronteggiare gli aumenti dei prezzi. Il tallone d’Achille della ripartizione è dato dal numero dei contribuenti in rapporto al numero dei pensionati. Se i lavoratori che contribuiscono sono tanti e i pensionati sono pochi – se cioè la popolazione è relativamente giovane – va tutto bene: affluiscono tanti contributi e si pagano ancora poche pensioni. Ma quando la popolazione invecchia i nodi vengono al pettine: vi sono meno lavoratori e cresce il numero dei pensionati. Dato che sono i lavoratori con i loro contributi che mantengono i pensionati, in questo caso i lavoratori dovranno stringere la cinghia e destinare alle pensioni contributi più alti. Nel sistema a ripartizione, quindi, bisogna stare attenti a mantenere sempre in equilibrio entrate e uscite: con frequenti aggiustamenti sia dei contributi sia delle prestazioni.
In Italia il sistema pensionistico è gestito dall’INPS con criteri di ripartizione, che però stanno avvicinandosi a quelli di capitalizzazione per quanto riguarda il calcolo della pensione.
▸ Bisogna decidere se gli stranieri possono prendere parte all’acquisto delle partecipazioni
▸ Bisogna decidere se optare per un azionariato diffuso (modello della Public Company ) oppure per un nucleo duro di azionisti
▸ Bisogna decidere quali poteri resteranno allo Stato. In taluni casi lo Stato si riserva la cosiddetta “golden share”, che potrebbe essere tradotta con “partecipazione privilegiata”, in quanto conferisce poteri di gestione non proporzionali (superiori) alla sua entità numerica e altri poteri (es. di nomina di uno o più amministratori).
I beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile prendono il nome di "beni pubblici". Nei confronti dei beni pubblici l'ente pubblico ha particolari poteri, e quindi si parla di "Proprietà pubblica".
I beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile sono fatti oggetto di un regime diverso rispetto a quello previsto dal codice civile
Lo stato possiede anche beni del patrimonio disponibile, nei confronti dei quali ha gli stessi del proprietario nel codice civile.
La classificazione di un bene come demaniale o come patrimoniale indisponibile è in larga parte convenzionale, legata a motivi storici e di opportunità.
▸ Uso collettivo (es. spiaggia, parco pubblico)
▸ Uso esclusivo da parte dell’ente pubblico (es. caserma, opera di difesa)
▸ Uso in concessione del singolo privato (es. i dehors dei locali pubblici insistono sul suolo pubblico)
Colui che ha ottenuto il bene con un provvedimento di concessione amministrativa non è nella stessa posizione di un proprietario o del titolare di un altro diritto reale: i suoi interessi sono meno tutelati, e nei loro confronti prevalgono quelli dello Stato, che può anche giungere a revocare unilateralmente la concessione per ragioni di interesse pubblico.
Sia i beni demaniali che quelli del patrimonio indisponibile hanno la caratteristica di soddisfare direttamente, essi stessi, un interesse pubblico, inerente di volta in volta alle comunicazioni, alla produzione, alla cultura.
Oltre ai beni pubblici, anche alcuni tipi di beni appartenenti a privati hanno questa caratteristica, e perciò, pur rimanendo in mano privata, sono sottoposti a particolari vincoli: autostrade e strade costruite e gestite da privati; gli impianti aeronautici privati; i boschi e le foreste privati; le cave e le torbiere private; i beni di interesse storico, artistico, archeologico, paletnologico, paleontologico, e le raccolte private di oggetti d'arte e di documenti; i beni privati che ricadono dotto le leggi di tutela delle bellezze naturali; gli alloggi popolari economici di proprietà delle cooperative edilizie a contributo statale.
Si può quindi dire che tanto i beni pubblici che quelli privati che abbiamo ora indicato, fanno parte di un'unica grande categoria: quella dei "beni di interesse pubblico". Se uno di questi beni cade in proprietà di un ente pubblico, assume la qualifica di "bene pubblico".
Tradizionalmente i beni demaniali sono immobili, o al massimo, in qualche caso, universalità di mobili (raccolte dei musei, pinacoteche, archivi, biblioteche).
Secondo l'art. 823, i beni demaniali sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi se non nei modo e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano.
Dalla inalienabilità discende la non usucapibilità e la imprescrittibilità del diritto dello stato sul bene, come pure la impossibilità di sottoporre i beni dello stato che non adempia una obbligazione al procedimento civilistico di esecuzione forzata.
Gli atti di trasferimento sono quindi nulli.
“Inalienabilità" vuol solo dire che il dominio principale sulla cosa non può che appartenere all'ente pubblico, ma ciò non esclude che i privati possano acquistare diritti o facoltà di uso del bene pubblico “nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano". Si veda la domanda sui tipi di uso dei beni pubblici..
Inalienabilità" non vuol poi dire che certi beni non possano passare da un ente territoriale ad un altro ente territoriale. Solo i beni del demanio necessario debbono appartenere allo Stato, o, se si tratta di porti lacuali, alle regioni, e quindi non possono passare ad alcun altro ente territoriale.
In base all'art. 829, "Il passaggio dei beni dal demanio pubblico al patrimonio dello stato deve essere dichiarato dalla autorità amministrativa. Dell'atto deve essere dato annunzio nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Per quanto riguarda i beni della province e dei comuni, il provvedimento che dichiara il passaggio al patrimonio deve essere pubblicato nei modi stabiliti per i regolamenti comunali e provinciali".
Il procedimento indicato prende il nome di "sdemanializzazione", ma lo studente non deve commettere l'errore di pensare che la norma dell'art. 829 sia identica a quella dell'art. 828 sui beni patrimoniali indisponibili, che stabilisce che "non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano".
Anzitutto, il procedimento è più rigoroso, e non riguarda il passaggio dei beni dalla proprietà dell'ente pubblico a quella di privati, bensì solo il trasferimento nel patrimonio dell'ente pubblico: per il demanio necessario è comunque vietato dall'art. 822 che il bene passi a soggetti diversi dallo Stato o dalla Regione (nel caso dei porti lacuali), e quindi tantomeno a privati: per realizzare questo sarebbe necessaria una modifica legislativa.
A differenza che i beni demaniali, per quelli patrimoniali indisponibili il codice pone qui la regola generale che se una legge dello stato non stabilisca per qualche particolare bene la inalienabilità
(come avviene per le miniere e le acque termali), essi sono da intendersi alienabili; e se qualche legge non dispone modi particolari, sono acquistabili anche per usucapione, e cioè secondo le norme del codice civile.
No, mentre i beni del demanio necessario possono appartenere solo allo Stato, esistono anche un demanio accidentale o privato delle regioni, province, comuni (es. i cimiteri e i mercati)
I beni demaniali, non possono appartenere che a un ente pubblico territoriale (Stato, regione, provincia, comune), mentre i beni pubblici del patrimonio indisponibile possono perlopiù appartenere a un qualsiasi ente pubblico.
Il demanio necessario si compone di demanio marittimo, militare, idrico
Il demanio accidentale comprende il demanio stradale, ferroviario, aeroportuale e storico-artistico-archeologico
Del demanio privato, e cioè del patrimonio disponibile
I beni patrimoniali indisponibili possono essere alienati solo nei casi consentiti dalle leggi speciali.
Per i beni del patrimonio indisponibile il codice pone con l'art. 828 due principi:
1) "Sono soggetti alle regole particolari che li concernono, e, in quanto non è diversamente disposto, alle regole del Codice Civile"
Questo vuol dire che i poteri dell'ente pubblico sono normalmente regolati da leggi diverse dal codice civile, e sono quindi diversi e per certi versi più estesi di quelli del proprietario privato, ma che se non vi dovesse essere nessuna indicazione legislativa, si applicherebbero le norme del Codice
Invece i beni patrimoniali disponibili sono completamente regolati dalle norme del Codice civile.
2) "Non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano"
Foreste, miniere, cave, torbiere, armamenti, caserme, beni mobili di interesse storico o archeologico
Si: sono sinonimi “Demanio privato” e “patrimonio (disponibile o indisponibile) dello stato”