Source: http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/articolo?urn=er:assemblealegislativa:resoconto:20191120;P
Timestamp: 2020-03-28 21:13:38+00:00
Document Index: 179434930

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 65', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'art. 1', 'art. 32']

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 20 NOVEMBRE 2019
OGGETTO 9052
Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Ratifica Intesa Interregionale tra le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte per l'esercizio delle funzioni amministrative regionali in materia di navigazione interna interregionale sul fiume Po e idrovie collegate e abrogazione della Legge regionale n. 11 del 7 marzo 1995». (130)
ZAPPATERRA, relatrice
OGGETTO 9060
Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Disposizioni concernenti le aziende e i beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Modifiche alla legge regionale 28 ottobre 2016, n. 18 (Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell'economia responsabili)». A firma dei Consiglieri: Benati, Mumolo (131)
(Ordine del giorno 9060/1 oggetto 9176 - Presentazione, discussione e approvazione)
BENATI, relatore
OGGETTO 5522
Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Modifiche all'articolo 15 della legge regionale 8 agosto 2001, n. 24 (Disciplina generale dell'intervento pubblico nel settore abitativo)». A firma dei Consiglieri: Foti, Tagliaferri
(Ordine del giorno 5522/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione e approvazione)
TAGLIAFERRI, relatore
OGGETTO 8412
Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Modifiche alla legge regionale 24 marzo 2004, n. 6 (Riforma del sistema amministrativo regionale e locale. Unione europea e relazioni internazionali. Innovazione e semplificazione. Rapporti con l'università)». A firma del Consigliere: Marchetti Daniele
(Ordine del giorno 8412/1 “Non passaggio all’esame degli articoli” - Presentazione e approvazione)
MARCHETTI Daniele, relatore
OGGETTO 8531
Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Norme per la trasparenza dell'attività di rappresentanza di interessi nel processo legislativo e amministrativo». A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva (TESTO BASE) (132)
OGGETTO 8536
Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Disciplina, secondo criteri di trasparenza, dell'attività di rappresentanza di interessi svolta nei confronti dei decisori pubblici regionali». A firma del Consigliere: Sassi
PRODI, relatrice
TARUFFI (ERCEP)
OGGETTO 9046
Proposta d’iniziativa Giunta recante: «Approvazione delle modifiche dello Statuto del Consorzio di bonifica di secondo grado per il Canale Emiliano Romagnolo». (Delibera Giunta n. 1778 del 21 10 19) (229)
OGGETTO 9047
Proposta d’iniziativa Giunta recante: «Approvazione interventi dell'accordo di programma per il settore degli investimenti sanitari ai sensi dell'art. 20 della Legge n. 67/1988; V fase 1° e 2° stralcio». (Delibera di Giunta n. 1811 del 28 10 19) (230)
MARCHETTI Daniele (Lega ER)
Un pensiero alla ex consigliera Rita Moriconi
Votazioni elettroniche oggetti 9052 - 9060 - 8531
Emendamento oggetto 9060
Ordini del giorno “Non passaggio all’esame degli articoli” 5522/1 e 8412/1
La seduta ha inizio alle ore 14,22
PRESIDENTE (Saliera): Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’art. 65, comma 2, del Regolamento interno il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini.
Hanno giustificato la loro assenza i consiglieri Torri e Bessi e l’assessore Venturi.
PRESIDENTE (Saliera): Riprenderemmo i nostri lavori se il numero legale ci fosse. Non c’è.
Sospendo la seduta in attesa che ci sia il numero legale.
(La seduta, sospesa alle ore 14,22, è ripresa alle ore 14,35)
PRESIDENTE (Saliera): Riprendiamo i lavori.
PRESIDENTE (Saliera): Partiamo con il progetto di legge 9052 “Ratifica intesa interregionale tra le Regioni Emilia-Romagna Lombardia, Veneto e Piemonte per l’esercizio delle funzioni amministrative regionali in materia di navigazione interna interregionale sul fiume Po e idrovie collegate e abrogazione della legge regionale n. 11 del 7 marzo 1995”.
Il testo n. 1 del 2019 è stato licenziato dalla Commissione Territorio, Ambiente, Mobilità nella seduta del 7 novembre scorso.
È composto da tre articoli.
La relatrice della Commissione, la consigliera Marcella Zappaterra, ha preannunciato di svolgere relazione orale.
Do subito la parola alla consigliera relatrice Zappaterra. Prego.
ZAPPATERRA, relatrice: Grazie, presidente.
È un provvedimento importante, un punto di partenza, anche se non un punto di arrivo. È una riforma attesa da anni che ci consente di superare la frammentazione delle competenze che sul Po in questi anni hanno sempre rappresentato un problema per lo sviluppo delle potenzialità stesse del fiume Po, come delle idrovie collegate.
Come sappiamo, le funzioni amministrative sul sistema padano comprendente sia il fiume Po che le idrovie collegate sono esercitate d’intesa tra le regioni interessate dal fiume, vale a dire Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte. L’intesa vigente attualmente, quindi prima della votazione che effettueremo oggi, risale al 1999, al decreto del presidente della Repubblica del luglio del 1977 ed è legata alla realizzazione di quel sistema idroviario padano-veneto che, ad oggi, non ha trovato piena realizzazione per una serie di motivi, fra i quali la frammentazione cui facevo riferimento prima, ma anche i mancati finanziamenti originariamente previsti. Nel frattempo, sono intervenute, peraltro, importanti riforme amministrative che hanno modificato la stessa normativa in materia e recato fondamentali modifiche alle stesse strutture operative preposte alla gestione del sistema idroviario.
Se è vero, come è vero, che negli ultimi anni lo sviluppo della navigazione interna sta diventando un obiettivo centrale nella programmazione anche della nostra Regione, come potrà testimoniare l’assessore, che è quotidianamente impegnato su questi temi, sia per motivi turistici sia ancor di più per le risposte che in termini di mobilità sostenibile la navigazione interna sarà in grado di dare sia al decongestionamento del traffico che alla maggiore competitività di una delle aree più inquinate e trafficate d’Europa, se è vero, come è vero, che la navigazione interna è al centro anche della programmazione della nostra Regione, si pone necessariamente l’opportunità di rivedere l’intesa attualmente vigente, così da superare quella frammentarietà gestionale e di programmazione, che oggi rappresenta uno dei principali ostacoli alla realizzazione degli investimenti infrastrutturali necessari a rendere il Po navigabile se non per tutto il tempo dell’anno, almeno per lunghi periodi dell’anno.
La ratifica della nuova intesa qui proposta persegue una maggiore compatibilità rispetto alle esigenze di programmazione e sviluppo delle reti di navigazione interna, alla disponibilità di finanziamenti e ai diversi tempi di attuazione delle opere, nonché naturalmente a un diverso riparto degli oneri per il funzionamento dell’intesa stessa.
Credo valga la pena qui ricordare che il sistema idroviario padano-veneto rientra tra i grandi progetti di interesse per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, quelle che sinteticamente chiamiamo TEN-T, che promuovono una mobilità sostenibile delle persone e delle merci, un’infrastruttura di qualità elevata, l’interoperabilità e l’intermodalità all’interno e tra i vari modi di trasporto, l’uso ottimale delle capacità e delle risorse, la sostenibilità economica della rete e la connessione alle reti dei Paesi dell’Unione europea, dunque le Regioni interessate potranno, per questo, accedere a bandi di finanziamento europei per cofinanziare anche la realizzazione di interventi di regolazione a corrente libera del fiume Po, che sono stimati in circa 600 milioni di euro, che permetteranno di garantire la navigazione del Po per molti mesi l’anno.
Venendo a una brevissima illustrazione dell’articolato, prima di concludere, gli articoli sono tre e non presentano una particolare complessità.
L’articolo 1 ratifica la sottoscrizione dell’intesa descrivendone l’oggetto e le finalità.
L’articolo 2 è relativo all’efficacia dell’intesa ratificata e stabilisce che decorre dall’entrata in vigore dell’ultima legge di ratifica delle Regioni che partecipano all’intesa, facendo ovviamente salvi gli effetti di tutte le iniziative della Regione in attuazione dell’intesa stessa attivate tra la data della relativa sottoscrizione e la data di entrata in vigore dell’ultima intesa.
L’articolo 3, infine, abroga la precedente intesa. Grazie.
È aperta la discussione generale. Chi chiede la parola?
Prego, consigliere Callori.
Sicuramente questo è l’articolato di un progetto importante perché va a valorizzare una risorsa fluviale importante che, per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, ancora oggi è poco valorizzata. Però questo progetto di legge è la ratifica di un’intesa del 1995. Mi viene da pensare che dal 1995 ad oggi poco si sia fatto sul vecchio progetto, sulla vecchia intesa. È chiaro che qualche dubbio anche su questa sicuramente mi viene, soprattutto nelle premesse, dove l’infrastruttura è dichiarata di interesse nazionale, però si dice anche che non è stata realizzata nella sua interezza per quanto riguarda le migliorie, quello che poteva rendere e poteva dare come asse fluviale. Vuol dire che ad oggi non si è ancora fatto quello che si poteva fare e che si chiede da anni.
Soprattutto le zone rivierasche chiedono, sì, protezione, perché il Po può essere un amico, ma anche un nemico. Quando è in piena è chiaro che fa paura. Quindi, oltre una garanzia, una tutela per quanto riguarda la sicurezza, ci vuole anche una garanzia per quanto riguarda tutta la parte turistica, che può essere veramente un punto di attrazione importante non solo per l’Emilia-Romagna, ma anche per l’Italia stessa.
Questa intesa è vero che è generica, perché comprende quattro Regioni, però mi pongo alcune domande, e le pongo, quindi, anche a voi. Anni fa la Regione deliberò una tassa da applicare a chi attracca barche, anche le piccole barche di legno a remi, sul Po, con finalità che gli incassi sarebbero stati reinvestiti per quanto riguarda la sicurezza delle sponde e delle rive.
Queste tasse sono state pagate, però non mi risulta che siano state poi finalizzate per quello che dovevano essere, perché sono state usate in altri capitoli di bilancio della Regione.
Oggi abbiamo delle regole diverse tra le Regioni e mi spiego meglio. Il Po ha due sponde, una lombarda – parlo del territorio piacentino – e una emiliano-romagnola. La metà Po che riguarda la costa lombarda ha delle regole molto più liberticide, se vogliamo dire, perché per quanto riguarda la caccia da metà Po verso la Lombardia si può cacciare indistintamente qualsiasi tipo di animale senza nessun problema, invece la parte emiliano-romagnola ha delle norme diverse. Capite che anche uno che va in barca sul Po deve andare con il confine e guardare che leggi applicare, se è più verso la Lombardia o se è più verso l’Emilia-Romagna.
Essendo questa intesa interregionale, mi aspetto anche che ci sia a livello interregionale una regola o delle regole che alla fine possano essere uguali per tutti.
Vengo al tema importante. Lo ricordo spesso e sempre, perché è un tema molto sentito. È quello che riguarda la pulizia dell’alveo e la sicurezza per quanto riguarda le sponde e anche le pulizie sui ponti, nei piloni dei ponti. Dico questo perché abbiamo delle zone del territorio nostro dove rileviamo un accumularsi di detriti che stagione passata stagione si accumulano e nessuno li toglie, nessuno li pulisce. Anche qui si potrebbe determinare con accordi o norme molto semplici, non un costo, ma una pulizia gratuita da parte di associazioni, cittadini se non altro volontari che andrebbero a fare questo lavoro, anche perché quello che si ammassa molte volte vicino i ponti è legno e molti recuperano anche il legno per poi utilizzarlo di inverno per scaldare, per alimentare le loro stufe.
Nelle premesse vedo una tabella dove si parla del numero di idrovie e della descrizione del percorso. Io non vedo la parte piacentina. Magari chiedevo dove può essere inserita in qualche tratto, magari spiegatemi dove posso capire e dov’è la parte piacentina, perché voglio ricordare che il tratto piacentino è il più lungo di tutto il tratto emiliano-romagnolo, quindi penso che la Regione debba mettere un’attenzione particolare. Anche perché, andando avanti, dopo la tabella si parla di uno sviluppo della rete globale di trasporto che interessa le vie d’acqua, e ne abbiamo parlato tanto, però in concreto non si sta facendo molto.
È chiaro che questa intesa parla anche di attività poi. Si parla di iniziative promozionali, di iniziative volte a garantire la navigazione, svolgimento di studi e ricerche, ottenimento di finanziamenti, manutenzione delle vie navigabili, organizzazione di riunioni e convegni, finanziamento degli oneri relativi a queste attività, poi parliamo anche della manutenzione della segnaletica e delle conche. È un bellissimo elenco di tanti punti, che però devono essere realizzati, perché vedo che molte volte si realizzano più convegni che opere.
Vi pongo, allora, un’altra domanda. Questa intesa come è finanziata e in che parte dalle Regioni, per capire anche se ha risorse proprie da poter poi utilizzare e destinare. Come sono e come pensano di utilizzarle, anche perché nella programmazione si parla di un programma triennale, quindi capire anche in che annualità queste risorse vengono inserite, se si parte già dal 2020 o se si parte con annualità più lunghe.
Per quanto riguarda l’articolo 4, che parla di organismi di gestione e di rappresentanza, vedo che, se non altro, ci si è preoccupati di organizzare bene questi organismi, perché abbiamo quattro assessori delle quattro Regioni, otto membri tecnici, un segretario, quindi vedo che la componente della Commissione è stata ben definita, però mi auguro che questa componente non faccia solo incontri, ma deliberi veramente per dare il via a qualcosa di concreto.
Come ho detto all’inizio e come ribadisco, se quella intesa, nata nel 1995, ha prodotto qualcosa, che cosa? Se non ha prodotto nulla, questa intesa nuova che finalità si dà e in che tempi?
L’ultima cosa che voglio ricordare è l’articolo 5, che parla degli oneri. Regione Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto hanno in quota parte il 33 per cento, mentre il Piemonte solo l’1 perché è indietro con gli accordi e quant’altro. Indipendentemente dalle ripartizioni, quando il Piemonte sarà a pieno regime e quant’altro, si tratta di capire quale sarà la quota di queste risorse che verranno messe a bilancio da questo gruppo di Regioni e, soprattutto, come verranno spese.
La mia speranza, e quello che voglio sollecitare, è che si possa partire con concretezza e non solo con progetti, parole e convegni. Grazie.
TAGLIAFERRI: Vorrei aggiungere qualche considerazione all’intervento del collega.
Dato che questo progetto di legge è legato a quell’idrovia di cui da tanto tempo si parla, ai fondi europei a cui si sta dando la caccia, come è apparso sulle cronache, e alle scelte in definitiva che prima o poi si dovranno fare sulla navigazione interna, credo sia giunto il momento, essendo anche a fine legislatura, di fare un poco di chiarezza sulla questione.
La consigliera Zappaterra già nel 2009, quando fu candidata alla Provincia di Ferrara, disse che l’idrovia per il trasporto merci con navi di classe quinta sarebbe entrata in funzione a breve. Siamo nel 2019 e quell’idrovia resta solo una chimera. Credo sia ora di raccontare la verità ai cittadini interessati e a quell’Europa di cui la sinistra ha tanto rispetto, per poi andarne a prendere fondi senza che si realizzi ciò per cui li si prende e a cui prima o poi dovrà rendere conto. I fondi dell’Europa per il progetto idrovia di trasporto merci sono stati presi dal programma TEN-T, un programma della Commissione europea per lo sviluppo delle reti transeuropee dei trasporti, che include le vie navigabili, in cui l’Unione europea ha inserito il fiume Po con i suoi canali tra i dieci corridoi chiave di tale rete di trasporti 2014-2020.
Occorre ricordare che il trasporto delle merci per vie navigabili rappresenta circa il 5,2 del trasporto totale europeo, mentre su strada transita il 77,3 per cento e su ferrovia il 17,5 per cento. Il Paese dove il sistema di trasporto idroviario è più sviluppato è l’Olanda, con il 43 per cento delle merci misurate in tonnellate-chilometri; Germania 14,5 per cento, Belgio 12,5 per cento, Francia 2,5 per cento, mentre l’Italia registra solo lo 0,1 per cento. Secondo i dettami europei, il nostro sistema idroviario prevedrebbe il trasporto merci su navi di classe quinta, lunghe 110 metri, larghe 12, alte più di 6 metri che stazzano 2.500 tonnellate, per un trasporto totale di 1,8 milioni di tonnellate l’anno.
Dal 2014 le Province non hanno più competenza per quanto riguarda la realizzazione del progetto idrovia e da allora le risorse per il suo completamento sono state trasferite alla Regione Emilia-Romagna che ogni anno mette a disposizione dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile gli importi per i singoli lotti per renderla navigabile.
L’idrovia è certamente un tipo di trasporto poco inquinante rispetto ad altri e al trasporto su gomma in particolare, ma sul nostro territorio appare irrealizzabile per ragioni di sostenibilità ambientale, in generale di sostenibilità economica e in particolare di interesse degli operatori commerciali che la dovrebbero utilizzare per i disagi che causerebbe in particolare alla città di Ferrara, per i faraonici costi di realizzazione ed eventuale manutenzione per garantirne la navigabilità.
Quanto all’insostenibilità ambientale, dai dati dell’ARNI il fiume Po negli ultimi decenni ha avuto una profondità di almeno 2,5 metri, quella minima indispensabile per far navigare navi di classe quinta, ma anche di classe quarta per una media di centoventun giorni l’anno con previsione di maggiori periodi di siccità future per il noto fenomeno della tropicalizzazione del clima.
Inoltre, circa un terzo della provincia di Ferrara è sotto il livello del mare ed è abitabile e coltivabile grazie al costante lavoro dei Consorzi di bonifica. Prelievi di acqua necessari a garantire la portata del fiume per la navigabilità delle navi di classe quinta andrebbero a penalizzare fortemente le riserve d’acqua ad uso agricolo. Studiosi sostengono che per evitare la risalita del Delta da parte dell’acqua salata di mare occorre che il Po conservi almeno una portata di 300 MC secondi. Solo per mantenere funzionali i 70 chilometri del tratto ferrarese bisognerà prelevare dal Po una portata di non meno 50-80 metri cubi secondo, flusso che potrebbe risultare particolarmente critico agli effetti dell’equilibrio ambientale in certe condizioni climatiche di particolare siccità. Quanto all’insostenibilità economica, l’intero sistema idroviario padano-veneto, con i suoi 500 chilometri circa, non è paragonabile a quello di altre nazioni, come, ad esempio, il Senna nord, che connette Francia, Paesi Bassi e Germania, per un totale di 30.000 chilometri di percorribilità.
Si stima che per mettere in funzione l’intera rete fino a Milano dal punto di vista della logistica industriale servirebbero almeno 600 milioni di investimento, che, al momento, non trovano segnali di interesse in imprenditori, peraltro con i limiti di navigabilità già sottolineati.
Nei Paesi del Nord, diverse aziende insistono nell’adiacenza dell’idrovia con un facile accesso per il carico e scarico merci, nella nostra realtà non ci sarebbero giustificazioni analoghe né in termini di costi né in termini di tempi di trasporto per le aziende, non sugli argini. Del resto, che senso avrebbe caricare su gomma per trasferire poi sulle navi.
L’insostenibilità di impatto per la città di Ferrara, il secondo progetto già citato per la città di Ferrara, l’Idrovia Ferrarese, collegamento fra l’Idrovia Ferrarese e il Sistema Idroviario Padano-Veneto, studio per la rimozione delle strozzature nella città di Ferrara, dovrebbe trovare soluzioni tecniche per rimuovere una serie di strozzature che ostacolano la navigazione interna lungo il Po di volano, il ponte ferroviario esistente sulla Bologna-Padova, vicino alla stazione ferroviaria di Ferrara e i ponti di Porta Reno, San Giorgio e Prinella, con una serie di problematiche talmente complesse che appare davvero utopistico superare, oltre ai costi di realizzazione e poi la gestione del percorso.
Si deve considerare che, anche dragando milioni di metri cubi di sabbia, il fiume tenderebbe a riaccumularla nel tempo, quindi con continui, quanto onerosi costi di manutenzione. Inoltre, si dovrebbero valutare i rischi che avrebbe l’impatto del passaggio di navi di classe quinta, con 1.250 tonnellate d’acqua per lato, che urterebbero alla velocità di un metro al secondo le sponde del volano, per la stabilità degli edifici stessi, senza considerare gli effetti che una nave di tale grandezza avrebbe se, con una manovra sbagliata, andasse a urtare una sponda, salvo bypassare il tutto con altre problematiche faraoniche.
Insostenibilità con un percorso fluviale a scopo turistico. Il Delta del Po ha caratteristiche di fauna e flora uguali alla Camargue francese, conosciute in tutto il mondo per le sue bellezze naturalistiche. Sarebbe logico, dunque, promuovere un percorso fluviale vocato al turismo, con piccole imbarcazioni a basso impatto ambientale, che non potrebbero convivere con le grandi navi di classe quinta per fini commerciali, ma allora il vero problema è che non si potrebbe attingere ai fondi europei stanziati per il trasporto merci. Grazie.
In discussione generale non ho altri iscritti. È chiusa la discussione generale.
Chiedo alla relatrice se vuole replicare.
Prego, consigliera Zappaterra.
Non so se il collega Tagliaferri ha preso qualche intervento del dibattito in provincia di Ferrara di una decina d’anni fa, perché questa discussione sia sull’idrovia ferrarese che sulla navigabilità del fiume Po è stata fatta cinque anni fa e siamo ampiamente avanti rispetto a queste osservazioni.
Credo che nell’intervento del collega si sia fatta anche molta confusione tra il progetto di legge e l’intesa che andiamo a ratificare, che riguarda la navigabilità del fiume Po, rispetto alla quale anche le altre Regioni si sono espresse positivamente. Rispetto, invece, all’idrovia ferrarese, che riguarda la navigabilità di 70 chilometri del volano da Pontelagoscuro a Porto Garibaldi, per la quale, peraltro, sono stati appaltati 80 milioni di euro negli ultimi due anni in cui sono stata io in provincia, certamente il riordino è stato quello che ha imposto lo stop, altrimenti l’avremmo completata.
Così come al collega Tagliaferri manca la modifica che è stata fatta rispetto alle imbarcazioni di quinta classe. Per questo dico che il suo intervento è ampiamente superato. Anche l’idrovia ferrarese non riguarda più imbarcazioni di quinta classe, ma imbarcazioni di quinta classe ridotta. Non starò qui a spiegare la differenza tra quelle di quinta classe a cui fa riferimento il collega Tagliaferri e quelle, invece, che abbiamo definito “di quinta classe ridotta”, proprio perché l’idrovia ferrarese più che al trasporto, che sarà l’obiettivo di lungo termine, deve essere vocata allo sviluppo del turismo fluviale. Quindi, l’idrovia ferrarese è già stata progettata per le imbarcazioni da diporto e non per il trasporto merci, che potrà essere un obiettivo da raggiungere successivamente con ulteriori lavori infrastrutturali.
Fare l’idrovia ferrarese voleva dire semplicemente fare un pezzo del sistema idroviario padano-veneto per cominciare e migliorare il livello di sostenibilità anche ambientale nella nostra regione, associato ad un’imprenditoria disponibile sul territorio ad investire. Quindi, molta differenza tra la navigabilità del fiume Po, al quale si riferisce questa intesa, sulla quale dobbiamo votare, e voglio che per i colleghi sia chiaro; altra partita quella dell’idrovia ferrarese, rispetto alla quale possiamo discutere anche lungamente sulle strozzature, che pure esistono, sui finanziamenti che sono stati dati anche dall’Europa, sempre legati al TEN-T, i 5 milioni per il collo di bottiglia, oltre a tutti gli studi di impatto ambientale che sono stati fatti nella città di Ferrara. Se non altro anche per la riqualificazione della darsena di San Paolo, sarebbe ben contenta che i lavori venissero completati in fretta.
La parte di discussione che manca al collega Tagliaferri riguarda il fatto che i Consorzi di bonifica, in particolare quello della pianura di Ferrara, sostengono convintamente il progetto di idrovia ferrarese, così come il progetto di navigabilità interna del fiume Po per un motivo molto semplice. Tutti i programmi che sono stati riportati relativamente alla parte del Delta del Po e alla risalita del cuneo salino sono stati risolti dal fatto che il progetto che andrà avanti non sarà più quello della Regione Lombardia legato alla bacinizzazione, ma sarà quello della Regione Emilia-Romagna sulla quale pure la Lombardia ha votato a favore. Quindi, collega Tagliaferri, lei prende la roba da Wikipedia, dai giornali vecchi, va bene. Per fare questa discussione possiamo anche andare avanti così. Sarebbe opportuno se prima di citare il Consorzio di bonifica lo chiamasse per avere un’informazione, se prima di parlare di quei problemi si confrontasse direttamente con chi quotidianamente li vive.
Non mi interrompa, perché io non l’ho interrotta nonostante tutte le castronerie che ho sentito.
Ora, le conclusioni della Giunta.
Prego, assessore Donini.
DONINI, assessore: Desidero innanzitutto ringraziare tutte le competenze tecniche della Regione Emilia-Romagna, della Lombardia, del Veneto e del Piemonte che hanno lavorato a questo testo che vede un’intesa vorrei dire rinnovata e ritrovata fra le Regioni che condividono questa importante presenza fluviale del fiume Po. Per noi è assolutamente importante non solo ai fini trasportistici per il trasporto merci che oggi è una quota praticamente irrisoria rispetto al totale e quindi noi non abbiamo ambizioni di grandi numeri, ma abbiamo, invece, intenzione di monitorare quegli operatori che possono, invece, trarre da questo progetto alcune importanti traiettorie di mercato, che sono gli operatori, appunto, della Regione Emilia-Romagna, Lombardia Veneto e Piemonte.
L’intesa, per la verità, presenta alcune novità rispetto al passato. La principale è che si è deciso finalmente di abbandonare il progetto originario, molto ambizioso e molto oneroso, di bacinizzazione del Po per passare a quello un pochino più realizzabile, in termini di sostenibilità economica e di interventi previsti, di corrente alternata, che comunque garantirebbe una navigabilità del Po per almeno 350 giorni all’anno. Ovviamente, per quello che ci riguarda, sono molti di più di quelli che attualmente riguardano la navigabilità del Po, per cui è un obiettivo molto ambizioso, che abbiamo quantificato, insieme alle altre Regioni, in circa 600 milioni di euro. In questa intesa, ovviamente, nessuno pensa di poter risolvere l’adempimento di questi investimenti facendo ricorso alle finanze regionali né dell’Emilia-Romagna né del Veneto né della Lombardia né del Piemonte, perché il perno fondamentale di questa intesa è che la navigabilità del Po è un valore aggiunto territoriale per l’Italia e per l’Europa, quindi né nel Governo italiano né nei fondi europei ricercheremo le risorse necessarie per svolgere progressivamente, per stralci funzionali, gli interventi necessari.
Credo che sia giusta la precisazione della collega Zappaterra quando divide, sostanzialmente, il progetto di navigabilità del Po con l’Idrovia Ferrarese, ma non è divisa la nostra attenzione, perché per quello che riguarda l’Idrovia Ferrarese siamo, di anno in anno, impegnati a sbloccare una quota dell’avanzo vincolato, ovviamente compatibilmente con gli assetti di bilancio, e a progettare interventi che, di volta in volta, riusciamo a mettere in campo con le nostre competenze e capacità tecniche.
Per quello che riguarda, invece, il tema della navigabilità del Po, gran parte della discussione di queste ultime settimane con le colleghe Terzi e De Berti e il collega Gabusi è stata volta alla funzione turistica, perché nel frattempo sia l’Emilia-Romagna sia la parte più rivierasca del Po si sono caratterizzate per una funzione turistica molto importante. Per cui, noi pensiamo di mettere in campo i primi interventi proprio con questa finalità, per, laddove vi siano degli impulsi e delle situazioni di mercato favorevoli, incentivare il turismo rivierasco e, ovviamente, fluviale.
Io sento molto la responsabilità di quello che dicevano i colleghi in aula, sia Callori che Tagliaferri, di riprendere il tempo perduto. Non sempre le Amministrazioni interessate ci hanno creduto allo stesso modo. Finalmente abbiamo condiviso un progetto, cosa che non era così in passato, perché si partiva da varie idee diverse di intervento sul Po. Oggi abbiamo condiviso un progetto. Personalmente sono grato ai miei colleghi di Veneto, Lombardia e Piemonte di avermi affidato la Presidenza di questo contesto.
Come vedete, la struttura è assolutamente snella. Ci troveremo già dalle prossime settimane e andremo a bussare con le stesse mani ‒ diciamo così ‒ alle porte sia del Governo nazionale sia dell’Europa per avere già tra il 2020 e il 2021 i primi fondi per poter realizzare i primi interventi. Credo che sia un’opportunità da non scartare. Non possiamo illuderci che il trasporto merci, che oggi è al 90 per cento su gomma e al 10 per cento su ferro (89 e 11, siamo lì) a livello regionale possa avere, nell’ambito della navigabilità del Po, un incremento sensibile nei prossimi anni, nel futuro prossimo, però nel progetto analizzeremo alcune tratte particolari, sia in regione Lombardia sia in Emilia-Romagna, in particolare, che possano dare sfogo o mercato ad alcuni operatori che abbiano già manifestato interesse ad investire.
Quindi, non nasce un’idea, con questa intesa, di un cantiere immenso, che magari non si traduca mai in realtà, ma dentro un progetto condiviso con le altre Regioni alcuni interventi là dove questi interventi possano creare valore aggiunto per quello che riguarda il fattore turismo e un ambito anche di trasporto delle merci. Grazie.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, assessore e vicepresidente Donini.
Ora procediamo all’esame dell’articolato, previa nomina degli scrutatori. Nomino scrutatore il consigliere Zoffoli, la consigliera Marchetti e la consigliera Piccinini.
Procediamo all’esame dell’articolato.
Mettiamo in discussione generale l’articolo 1.
Ci sono interventi? Nessuno.
In dichiarazione di voto sull’articolo 1?
Callori Fabio, prego, ha la parola.
CALLORI: Grazie, presidente. Innanzitutto ringrazio l’assessore e vicepresidente per le delucidazioni che ha dato e mi ha dato. Certo è che la cifra stimata è una bella cifra, 600 milioni di euro. È una cifra importante. Come diceva, sono risorse da recuperare a livello europeo e governativo. Spero che tutti rispondano velocemente alla richiesta perché è chiaro che sennò i tempi si dilazioneranno sicuramente, anche perché, come si diceva, ci sono alcune tratte di fiume che sono già pronte anche per gli investimenti, parlo per quanto riguarda la parte turistica, e quindi è giusto anche che quelle parti abbiano la priorità.
Non ho avuto riposta, ma l’ho intesa, che anche se nello specchietto non è indicata la parola “Piacenza” il tratto piacentino sia inserito nell’intesa, perché è chiaro che, come dicevo prima, senza sminuire gli altri tratti, il nostro tratto non è solo pronto, ma è anche ricco di associazioni di volontari che lungo il Po lavorano, lo tengono monitorato e lo tengono vivo. Penso che sia anche opportuno dare a questa associazione, a questi volontari il merito che giustamente hanno per il lavoro che fanno, soprattutto il lavoro che fanno quando ci sono momenti non di tranquillità della navigazione, ma di piena.
Tante volte questi volontari svolgono un ruolo importantissimo, perché conoscono il fiume palmo a palmo.
Il nostro sarà un voto di astensione, proprio perché vuole essere un mandato all’assessore affinché veramente porti avanti questo progetto, a cui teniamo particolarmente, ma allo stesso tempo vogliamo vedere qualche risultato non sulla carta, ma di progettazione.
In dichiarazione di voto sull’articolo 1 non ho altri iscritti.
Procediamo al voto dell’articolo 1.
Votazione dell’articolo 2.
In votazione l’articolo 3.
Passiamo alla dichiarazione di voto sul progetto di legge complessivo. Nessun iscritto? Passiamo alla votazione del progetto di legge…
Non può intervenire, è una dichiarazione di voto sul progetto di legge.
GALLI: Grazie.
Intanto specifico, per chi prende nota, che le tre votazioni per alzata di mano, non avendo inserito la scheda, erano tre votazioni sui singoli articoli a favore. Lo specifico perché, non avendo la scheda, forse non sono state segnate.
Voterò a favore di questo progetto di legge, perché credo che sia una boccata d’ossigeno (c’è un doppio senso voluto) per un fiume che ha conosciuto decenni sciagurati. Da alcuni anni questo fiume ha cominciato a conquistare nuova vita, nuova speranza, nuovo futuro.
Sull’intervento dell’assessore Donini, avrei qualche perplessità sul passaggio sulla bacinizzazione del Po che viene rinviato a un domani. Lo capisco: costruire le piramidi magari può essere una cosa molto complicata. Meglio costruire delle cose credibili e, soprattutto, in tempi ragionevoli.
Bene per il progetto turistico sul Po, bene che il Po venga ripreso come idrovia, ed è un mistero per cui in tutti questi decenni o secoli in realtà, a parte poche bettoline, non è mai stato usato per quello che poteva essere usato. Voterò a favore sperando che il progetto possa diventare un qualcosa di più ampio. Vedo bene la bacinizzazione, la produzione di energia elettrica, la produzione di turismo, la produzione di posti di lavoro, la produzione di tutte quelle cose che il Po in tutti questi decenni non ha conosciuto.
Alcuni dissidi tra le Regioni rivierasche, una gestione forse non ottimale fino a non molti anni fa dell’agenzia per il Po, diverse modalità o diversi errori in questi anni si sono succeduti. Voterò a favore sperando che da oggi in poi il Po possa conoscere una nuova vita.
Non ho altri iscritti in dichiarazione di voto.
Procediamo alla votazione del progetto di legge oggetto 9052, naturalmente con dispositivo elettronico. Prego.
PRESIDENTE (Saliera): Prima di procedere alla trattazione dell’oggetto 9060, è stata richiesta, ai sensi dell’articolo 75, comma 3, del Regolamento, l’iscrizione di un nuovo argomento all’ordine del giorno, a firma della consigliera Piccinini, che riguarda gli oggetti 7226, il progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante “Istituzione dell’organismo regionale di composizione delle crisi da sovraindebitamento e relative azioni volte alla prevenzione e tutela del fenomeno”, a firma del consigliere Sassi, e l’oggetto 9038, il progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri “Misure regionali per la prevenzione il contrasto e la soluzione dei fenomeni di sovraindebitamento. Istituzione e attività dell’organismo regionale di composizione della crisi da sovraindebitamento”, a firma della consigliera Piccinini.
Questo argomento che metto – prima un intervento a favore e un intervento contro – in votazione, verrebbe aggiunto all’ordine del giorno in discussione come ultimo progetto di legge.
Chiedo chi vuole intervenire con un intervento a favore e un intervento contro.
PICCININI: Grazie, presidente. Questo è un progetto di legge che è arrivato un po’ in corsa in Commissione V, a cui è stato abbinato il pdl del collega Sassi. Noi ci siamo presi qualche mese in più per analizzarlo e fare diversi incontri. In ogni caso, il tema dell’inserimento di oggi all’ordine del giorno era in qualche modo stato già anticipato anche nell’ultima Capigruppo.
Riteniamo che vista anche la disponibilità da parte della maggioranza di procedere, seppure con emendamenti al testo, evidentemente alla presa in considerazione di questo progetto di legge, credo che sia utile. Essendo anche un tema particolarmente urgente forse anche trasversale perché riguarda quelle persone sovraindebitate credo che ci siano le condizioni per poterlo discutere in questa sessione di questa Assemblea legislativa. Grazie.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Piccinini.
C’è un intervento contro? Nessun intervento contro.
Procediamo alla votazione per l’inserimento all’ordine del giorno degli oggetti 7226 e 9038.
Chi è a favore? Chi è a favore? Grazie. Chi è contrario? Chi si astiene?
Si proceda all’inserimento all’ordine del giorno.
Procediamo anche con la richiesta, pervenuta dalla consigliera Sensoli, di rinvio della trattazione a domani mattina, per problemi personali, dell’oggetto 8933.
Chi è d’accordo? Chi è contrario? Chi si astiene?
L’oggetto 8933 è rinviato a domani mattina.
PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con il progetto di legge oggetto 9060 recante “Disposizioni concernenti le aziende e i beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Modifiche alla legge regionale n. 18/2016” a firma dei consiglieri Benati e Mumolo.
Il testo è stato licenziato dalla Commissione Cultura, scuola, formazione, lavoro, sport e legalità nella seduta del 7 novembre scorso, con il seguente titolo, ossia quello che ho appena letto, ed è composto da cinque articoli.
Il relatore della Commissione, consigliere Fabrizio Benati, ha preannunciato di svolgere relazione orale.
Su tale oggetto insiste una proposta di emendamento a firma dei consiglieri Benati e Piccinini e insiste anche un ordine del giorno a firma della consigliera Piccinini.
Darei la parola al relatore, consigliere Benati. Prego.
BENATI, relatore: Grazie mille, presidente. Buona giornata, colleghi consiglieri.
Questo progetto di legge è orientato ad introdurre alcune modifiche alla legge regionale n. 18/2016, il cosiddetto “Testo unico della legalità”, e si propone di fare tre interventi sopra questo Testo unico: sostanzialmente riordinarne alcune delle funzioni già poste in essere dalla citata legge regionale, tra cui la sezione tematica relativa ai beni e alle aziende sequestrate e confiscati; un secondo intervento è il rafforzamento del connubio tra legalità e partecipazione, quindi un raccordo con la legge sulla partecipazione approvata in separata sede, ma soprattutto ambisce a istituire un’unità di esperti volta al supporto nella gestione delle imprese sequestrate alla mafia nel periodo transitorio tra il sequestro e la confisca definitiva.
In sintesi, queste modifiche sono improntate a creare le condizioni di supporto e di miglioramento di tutte le fasi del procedimento, dal sequestro dei beni fino al loro reinserimento nel territorio regionale, valorizzando sia il percorso partecipato sia la modalità di destinazione dell’azienda.
Il tema della gestione delle imprese sequestrate alla mafia, dal momento del loro sequestro e fino alla loro eventuale confisca definitiva, è un tema particolarmente complesso, che trova parziale trattazione sia nella norma plenaria che nella legge regionale vigente, in particolare le criticità a cui si assiste al momento del sequestro di un’impresa. Ricordo che stamani in provincia di Parma è stata sequestrata un’ulteriore impresa, quindi sul nostro territorio, di proprietà di Muto del gruppo Grande Aracri.
La criticità che si incontra tipicamente in un’impresa sequestrata nel periodo del sequestro fino alla confisca definitiva è che l’impresa da un lato si vede sottratta la liquidità dei proventi dell’attività illecita e contemporaneamente si vede sottratta la sua reputazione.
Questo fa sì che tanto i fornitori che temono la crisi di liquidità, ma soprattutto la crisi reputazionale dell’impresa, quanto i clienti, non si affidano più all’impresa e tutte le imprese che sono state sequestrate alla mafia sul territorio emiliano-romagnolo sono giunte immediatamente, in un tempo brevissimo, alla liquidazione coatta.
Le modifiche normative introdotte, pertanto, puntano alla creazione di un nucleo di esperti, con una reputazione verificata, esperti tematici del settore industriale nel quale l’impresa opera, che ambiscono ad affiancare i curatori disposti per legge dai tribunali. Quindi, si mettono a disposizione dei tribunali al fine di mantenere competenze tecniche della filiera dell’impresa, ma soprattutto competenze di tipo reputazionali, oltre a favorire, per il tramite di attività formativa specifica che è prevista all’interno di questa modifica normativa, anche il processo di worker buyout.
Questa legge è composta da pochi articoli molto semplici.
L’articolo 1, sostanzialmente, alloca in capo alla Regione alcune delle funzioni attualmente previste dall’articolo 21, cioè demanda le attività del tavolo regionale all’Assemblea regionale.
L’articolo 2 è quello che costituisce effettivamente l’unità di esperti con funzionalità di tipo tecnico-operativo.
Altro articolo che forse vale la pena menzionare è l’articolo 4 che si propone di sostituire la formulazione dell’attuale articolo 21 puntualizzando le funzioni devolute alla sezione tematica dei beni sulle aziende sequestrate e confiscate alla mafia.
Su questo progetto di legge pende un ulteriore emendamento, a firma mia e della collega Piccinini, che specifica all’interno del quadro normativo che la Regione vuole favorire il più possibile il processo di worker buyout attraverso finanziamenti e sovvenzioni. Grazie.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Benati.
Piccinini Silvia, prego.
Questo progetto di legge vede il Movimento 5 Stelle favorevole, in particolar modo in un passaggio citato anche dal relatore di maggioranza, che nello specifico è quello della gestione del bene sottratto alla mafia, un’impresa insomma nella fattispecie, dove è esplicitamente prevista la possibilità che siano i i lavoratori stessi a salvare l’azienda di cui fino a quel momento sono stati dipendenti, tramite, come si diceva, forme di cooperazione, attraverso appunto i workers buyout. Sappiamo che dal 1985 ad oggi questo strumento in forma cooperativa ha permesso il salvataggio di oltre 350 imprese, recuperando addirittura 15.000 posti di lavoro. Riteniamo sia molto utile come strumento da applicare anche in questo ambito.
Motivo per cui abbiamo proposto un emendamento per tutelare appunto la continuità aziendale, come si diceva, attraverso strumenti finanziari di sostegno. Grazie.
Non ho altri iscritti. Chiedo al relatore se vuole replicare.
Procediamo alla discussione degli articoli. Prego.
Sull’articolo 1 insiste l’emendamento n. 1, a firma Piccinini e Benati.
Discussione generale sull’emendamento. Nessuno.
In dichiarazione di voto sull’emendamento? Nessuna dichiarazione.
Mettiamo in votazione l’emendamento 1 sull’articolo 1.
Discussione generale? Nessuna richiesta.
Dichiarazione di voto? Nessuna richiesta.
Discussione generale. Nessuna richiesta.
Votazione sull’articolo 3.
In votazione l’articolo 5.
Procediamo alla dichiarazione di voto congiunta sul progetto di legge e sull’ordine del giorno che è stato presentato, a firma di Silvia Piccinini.
Consigliere Mumolo Antonio, prego, ha la parola.
In questi vent’anni i beni confiscati sono diventati luoghi di dignità e di lavoro. Il cammino è ancora impegnativo, ma essenziale se vogliamo davvero colpire alla radice il potere delle mafie e della corruzione. Così scrive don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.
Come Regione proseguiremo il nostro impegno perché i beni in mano ai mafiosi diventino beni condivisi. Sappiamo che il percorso non è mai semplice, ma resta cruciale che i beni confiscati siano palestre di cittadinanza e occasioni di occupazione. Secondo l’Azienda nazionale beni confiscati e sequestrati, in Emilia-Romagna, al 2019, sono 627 i beni immobili confiscati in gestione, mentre sono 144 ‒ sono numeri molto alti ‒ quelli destinati già.
Il 2018 ha visto un notevole incremento a livello nazionale della destinazione dei beni immobili (+61 per cento). Resta, però, problematico il riutilizzo, per una varietà di ragioni diverse, tra cui l’antieconomicità di alcuni immobili, le condizioni in cui vengono lasciati oppure l’eccessiva onerosità progettuale richiesta per il loro utilizzo. Pensiamo, per esempio, agli immobili, agli appartamenti che vengono sequestrati e poi confiscati che si trovano all’interno di Comuni molto piccoli. Devono essere resi agibili, devono essere ristrutturati. I Comuni non hanno grandi fondi a disposizione e questi beni rischiano di rimanere lì inutilizzati, e non è esattamente la risposta che i cittadini si aspettano nel momento in cui noi proclamiamo ‒ e lo facciamo realmente ‒ il nostro contrasto alle organizzazioni criminali e mafiose. Quei beni devono tornare il più velocemente possibile nella disponibilità dei cittadini e devono diventare scuole, devono diventare asili, devono diventare biblioteche, centri sociali, luoghi di aggregazione; devono tornare nella disponibilità della cittadinanza, perché il messaggio deve essere quello che i proventi delle organizzazioni criminali che vengono investiti in immobili sono, appunto, proventi da attività illecite e quei beni, quelle ricchezze devono tornare ai cittadini che devono poterli utilizzare per il bene della collettività e per fini sociali.
C’è anche un altro tema, però, non c’è soltanto quello degli immobili. Il tema è quello delle aziende e dei lavoratori, perché vengono sequestrate e confiscate anche molte aziende. Cosa succede a queste aziende? Diciamo che la maggioranza di queste aziende non si regge sul mercato, sono delle cartiere, servono semplicemente a riciclare somme di denaro. Però, ci sono delle aziende, invece, che sul mercato potrebbero resistere, potrebbero rimanere sul mercato. C’è il tema dei lavoratori, dipendenti di questa azienda, che certamente non hanno nessuna colpa, nessuna responsabilità del fatto che i loro titolari o comunque i finanziatori dei loro titolari sono criminali e mafiosi.
Dobbiamo pensare anche a tutelare questi posti di lavoro. Per questo, opportunamente, questa legge si occupa anche di fare in modo che le aziende confiscate e sequestrate siano supportate da professionisti esperti che impediscano, sempre, ripeto, per quelle aziende che possono stare sul mercato, il fallimento delle imprese stesse, perché chiaramente, come diceva il collega Benati, c’è un tema di finanziamenti che non arrivano più perché erano proventi di attività illecite e c’è anche il tema che il nome dell’azienda, il marchio dell’azienda viene sporcato.
Bisognava agire su questo, però, perché i lavoratori non hanno nessuna responsabilità rispetto a ciò che fanno i loro datori di lavoro e perché, comunque, è interesse dell’economia in generale del nostro territorio fare in modo che le aziende sane possano restare sul mercato e produrre reddito.
Per questo la legge prevede una collaborazione tra diversi livelli istituzionali, associativi, perché è previsto anche appunto l’apporto di associazioni di categorie, come le associazioni sindacali e anche associazioni di volontariato, e prevede anche il coinvolgimento di un nucleo di esperti esterni alle Istituzioni pubbliche proprio per mettere insieme le competenze e le professionalità migliori.
Come ha già ben spiegato il relatore della legge, il collega Benati, la norma prevede una serie di strumenti tecnici per aumentare l’efficienza, da sistema informativi che permettono la condivisione delle informazioni sui beni, ad azioni di tutoraggio imprenditoriale e manageriale verso le imprese sequestrate o confiscate, dalla creazione di una rete delle aziende sequestrate al supporto e alla nascita di cooperative di lavoratori finalizzate alla gestione dei beni confiscati. Sarebbe una cosa bellissima vedere queste aziende, prima governate e gestite da criminali, diventare invece aziende che crescono e si sviluppano sulla base di un lavoro di cooperazione, di cooperative che nascono tra i lavoratori, tra i dipendenti e che fanno in modo che queste aziende tornino a produrre reddito e a garantire anche posti di lavoro. Sono cose bellissime e noi lo vediamo: su tantissimi terreni che sono stati sequestrati e confiscati sono state create cooperative, penso all’esperienza di Libera, che gestiscono questi terreni con profitto e rappresentano la vera risposta alle organizzazioni criminali, cioè la possibilità di creare posti di lavoro e la possibilità, soprattutto in determinati territori, di non essere più schiavi di chi gestisce il mercato del lavoro con le sue modalità mafiose.
Questa è una legge concreta e innovativa, che integra l’importante lavoro che avevamo realizzato con il Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabile, che è la legge regionale del 28 ottobre 2016 n. 18. Il nostro impegno, anche con questo atto continua, e si apre ancora di più alla collaborazione e al coinvolgimento di tutti, perché solo un tessuto sociale sano è in grado di sconfiggere le mafie presenti e di impedire nuove infiltrazioni.
È anche per questi motivi che il Gruppo del Partito democratico voterà convinto questa proposta di legge, e anche qui, sperando, visto il fine della proposta di legge, che ci sia un’ampia convergenza di tutta l’aula. Grazie.
PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliere Mumolo.
Naturalmente, come già detto, noi voteremo favorevolmente a questo progetto di legge, anzi, ringrazio il collega Benati per la concretezza che dimostra sempre nel portare avanti queste tematiche.
Con questo ordine del giorno che abbiamo presentato noi vogliamo sottolineare l’importanza dell’individuazione di questa unità di esperti per quanto riguarda le aziende sequestrate e confiscate che possono, come si diceva poc’anzi, garantire la continuità produttiva e soprattutto la tutela dei livelli occupazionali e di reddito dei lavoratori, che in questi casi il più delle volte sono vittime della malavita e delle associazioni mafiose.
Vogliamo quindi impegnare la Giunta proprio a promuovere queste unità di esperti, quindi questo strumento, anche attraverso la collaborazione delle organizzazioni sindacali dei dirigenti di azienda e le associazioni di professionisti e imprenditori.
Siamo in dichiarazione di voto. Non ho altri iscritti. Chiudiamo la dichiarazione di voto.
Procediamo con la votazione dell’ordine del giorno a firma Piccinini.
Chi è a favore? Chi è a favore? Chi è contrario? Chi si astiene?
(L’ordine del giorno oggetto 9176 è approvato a maggioranza dei presenti)
Procediamo alla votazione finale del progetto di legge 9060, con dispositivo elettronico.
PRESIDENTE (Saliera): Nel frattempo, è arrivata la richiesta di anticipare il punto all’ordine del giorno 5522, a firma del consigliere Tagliaferri. Una domanda: vuole farlo immediatamente? Bene. Allora, mettiamo in votazione.
Mettiamo in votazione la richiesta di anticipare il punto all’ordine del giorno 5522. Lo affronteremmo subito.
PRESIDENTE (Saliera): Affrontiamo immediatamente l’oggetto 5522: progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante “Modifiche all’articolo 15 della legge regionale 8 agosto 2001, n. 24”, a firma del consigliere Tagliaferri.
Richiesta del consigliere, ai sensi dell’articolo 32, trascorsi centottanta giorni dalla nomina del relatore.
Risulta un ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato, a firma della consigliera Rontini.
La parola al relatore, consigliere Tagliaferri. Prego.
TAGLIAFERRI, relatore: Grazie, presidente. Grazie, colleghi.
La materia dell’edilizia residenziale pubblica, per quanto attiene al riparto delle competenze legislative, non è stata inclusa né tra le materie nelle quali lo Stato ha competenza legislativa esclusiva (articolo 117, secondo comma, della Costituzione) né tra quelle nelle quali la competenza è concorrente (articolo 117, terzo comma, della Costituzione).
Pertanto, ai sensi del comma quarto dell’articolo 117 e in virtù della cosiddetta “clausola di residualità”, tale materia appartiene tendenzialmente all’ambito della competenza esclusiva delle Regioni, anche se la Corte Costituzionale, con sentenza n. 94/2007, ne ha negato l’autonoma configurabilità e l’ha piuttosto inquadrata come la risultante di competenze appartenenti non solo all’ambito regionale, ma anche statale, esclusivo e concorrente.
Attualmente, per grandi linee, la materia dell’edilizia residenziale pubblica è disciplinata ancora da diverse leggi statali, in particolare dalla legge 5 agosto 1978, n. 457 (“Norme per l’edilizia residenziale”), dalla legge 17 febbraio 1992, n. 179, dalla legge 24 dicembre 1993, n. 560, e dal decreto legge 28 marzo 2014, n. 47.
Un recente e significativo intervento normativo (decreto ministeriale 24 febbraio 2015 “Procedure di alienazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica”) risulta emanato d’intesa con la Conferenza unificata, in attuazione del citato decreto legge 28 marzo 2014, n. 47, al fine di assicurare, tra l’altro, i livelli essenziali delle prestazioni, ossia nell’esercizio di una competenza legislativa esclusiva dello Stato.
Detto decreto disciplina gli aspetti sostanziali dell’alienazione degli alloggi anche con riferimento alla determinazione del prezzo di vendita e prefigura un’incisiva affermazione della competenza legislativa statale in materia di alienazione di alloggi ERP. Occorre, inoltre, tenere conto dell’articolo 5 della legge 8 febbraio 2007, n. 9 “Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali”, che prevede che lo Stato stabilisca, con apposito decreto ministeriale, le caratteristiche e i requisiti degli alloggi sociali esenti dall’obbligo di notifica degli aiuti di Stato alla Commissione UE.
Il ministro delle infrastrutture, con decreto 22 aprile 2008, ha definito come alloggio sociale l’unità immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente, che svolge la funzione di interesse generale nella salvaguardia della coesione sociale. Per ridurre il disagio abitativo individua i nuclei familiari svantaggiati che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato.
Il decreto ministeriale citato stabilisce, altresì, che l’alloggio sociale si configura come elemento essenziale del sistema di edilizia residenziale sociale costituito dall’insieme dei servizi abitativi finalizzati al soddisfacimento delle esigenze primarie e che lo stesso, in quanto servizio di interesse economico generale, costituisce standard urbanistico aggiuntivo da assicurare mediante cessione gratuita di aree o di alloggi in base a legge regionale con le modalità in essa stabilite.
A livello regionale, invece, la materia è regolata principalmente dalle disposizioni contenute nella legge regionale 8 agosto 2001, n. 24 recante “Disciplina generale dell’intervento pubblico nel settore abitativo” integrata e modificata successivamente da una serie di leggi ulteriori sino a quella del 1° agosto 2017, n. 18.
In attesa di una nuova legge regionale che organizzi in materia organica il settore, è urgente adottare alcuni correttivi alla legge regionale dell’8 agosto 2001, n. 24, per uniformare i requisiti di accesso agli alloggi di edilizia popolare a quelli di regioni limitrofe, onde evitare che in un momento di crisi economica e forte immigrazione, parametri troppo permissivi vadano a punire i cittadini italiani a vantaggio di chi magari vede soltanto nella concessione dell’alloggio ERP una soluzione di favore per l’ottenimento del permesso di soggiorno di lungo periodo. A tal fine il presente progetto di legge si propone di intervenire sull’articolo 15 della legge citata nel seguente modo. Il primo comma dell’articolo 15 viene modificato in modo che individui una serie di requisiti minimi per l’accesso, la lettera b) del comma 1 viene modificata con l’inserimento della previsione del requisito di residenza o attività lavorativa stabile, esclusiva o principale, nel territorio regionale da almeno cinque anni. La durata quinquennale del requisito di residenza nel territorio regionale risulta coerente con la funzione di tale requisito, così come è stata recentemente interpretata dalla Corte costituzionale (sentenza n. 168/2014).
La legge poi chiedere ai potenziali beneficiari dell’ERP un requisito di residenza, protratto nel tempo, al fine di assicurare un radicamento territoriale sufficientemente stabile, che denoti una reale integrazione nella comunità di appartenenza ed eviti avvicendamenti troppo frequenti tra i conduttori degli alloggi, che andrebbero a detrimento dell’efficacia dell’azione amministrativa. Tuttavia, tale requisito deve essere contenuto entro i limiti, non palesemente arbitrari, che evitino irragionevoli discriminazioni, anche indirette, sia nei confronti di cittadini dell’Unione europea, sia nei confronti di cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo.
La lettera c) del comma 1 dell’articolo 15 viene modificata estendendo anche ai territori all’estero quanto già previsto in ordine alla titolarità in quota non superiore al 50 per cento del diritto di proprietà, usufrutto, uso o abitazione sul medesimo alloggio ubicato in qualsiasi Comune del territorio nazionale da parte dei componenti il nucleo familiare.
Dopo il comma 1 è inserito un nuovo comma che va a specificare come i requisiti minimi contenuti al comma 1 debbano riguardare il complesso del gruppo familiare, con eccezione di quello riferito alla residenza o alla sede dell’attività lavorativa, che invece riguarda il singolo richiedente. Il comma 2 viene modificato prevedendo che l’Assemblea legislativa possa, con apposita delibera, specificare ulteriori requisiti. Grazie.
La parola al consigliere Iotti. Prego.
Molto più brevemente, noi abbiamo affrontato questi argomenti, ricordo che sono stati anche oggetto di emendamenti e di proposte di modifica. Abbiamo affrontato in questa sede l’approvazione della delibera n. 154. La stessa delibera era in attuazione dei requisiti di legge.
Ora, per quanto riguarda le prime proposte dell’articolo unico, quindi i punti a) e b), io credo che sia molto più opportuno mantenere la legge così com’è, e avere uno strumento come la delibera che possa di volta in volta determinare i criteri e l’applicazione, perché obiettivamente il cambio, ogni volta, di quelli che possono essere requisiti o elementi o parametri rimane molto più opportuno sia fatto attraverso lo strumento della delibera assembleare.
Per quello che riguarda il punto più significativo della lettera c), ne abbiamo discusso in quella sede, dove si votò, dopo una discussione, anche questa, non semplice, lo stesso criterio, perché non cambia, ma con l’introduzione della richiesta della residenza di almeno tre anni – questa è l’attuale normativa – credo che, alla fine, risultò la più opportuna, anche perché alcuni orientamenti andavano in una direzione del genere, ripeto, fermo restando il principio che occorre un periodo di residenza adeguato per accedere alle graduatorie.
Per quello che riguarda l’articolo 1, lettera d), è già stato inserito, con gli stessi contenuti, nella delibera che ho citato.
Per quello che riguarda il richiedente, credo che tutte le normative parlino del solo richiedente, ma non credo che questo sia decisivo per il resto.
Quindi, senza alcuna polemica e altro, giustamente è arrivato in aula perché depositato, quindi ha fatto il corso regolare, credo che i contenuti, per quanto ci riguarda, siano già stati affrontati, discussi e approvati nella successiva deliberazione, approvata, anche quella, in aula. Poi c’è la richiesta di non procedere all’articolato, ma in ogni caso nel merito il nostro è un giudizio negativo sulla proposta.
Eventuale replica del relatore? Non ha chiesto la parola.
Ora procediamo con la dichiarazione di voto sull’ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato. Chi vuole la parola? Nessuno.
Procediamo con la votazione dell’ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato. Lo si fa per alzata di mano. Vorrei che premesse di nuovo. Bene.
Mettiamo in votazione, per alzata di mano, l’ordine del giorno di non passaggio all’esame.
(L’ordine del giorno 5522/1 “Non passaggio all’esame degli articoli”
Bene. È stato votato l’ordine del giorno di non passaggio.
Riprendiamo gli argomenti previsti nell’ordine del giorno.
PRESIDENTE (Saliera): Oggetto 8412: progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante “Modifiche alla legge regionale n. 6/2004 (Riforma del sistema amministrativo regionale e locale. Unione europea e relazioni internazionali. Innovazione e semplificazione. Rapporti con l’Università)”, a firma del consigliere Marchetti Daniele.
Il testo è stato licenziato dalla Commissione bilancio, affari generali e istituzionali nella seduta del 12 novembre scorso con parere contrario.
Risulta un ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato, a firma del consigliere Poli.
La parola al relatore, consigliere Marchetti.
MARCHETTI Daniele, relatore: Grazie, presidente.
Il titolo può trarre in inganno, il titolo della legge, della normativa che si propone di modificare con questo progetto di legge, ma in sostanza questo testo si limita a trattare l’argomento del Nuovo Circondario Imolese, un argomento discusso più volte nel corso di questa e della scorsa legislatura, che ha fatto dibattere molto la politica e ha diviso, perché ognuno su quest’ente di secondo grado ha la propria visione.
Dobbiamo ricordare che stiamo parlando di un qualcosa di più di una semplice Unione dei Comuni. È un ente istituito con un articolo di legge ad hoc che oggi proponiamo di modificare. Perché proponiamo questa modifica? Come ho già detto in Commissione, credo si sia presentata la necessità di rivedere, riformare il Nuovo Circondario Imolese andando incontro alle esigenze di alcuni territori che presentano caratteristiche omogenee rispetto ad altri Comuni che compongono lo stesso circondario. Stiamo parlando, in particolar modo, della Vallata del Santerno. La Vallata del Santerno aveva una sua comunità montana che, se andiamo a parlare con i cittadini, le imprese del territorio, con tutti i difetti che poteva avere, perché comunque l’ente perfetto non esiste, viene comunque vista e ricordata con un po’ di rimpianto. Questo perché era sì un ente di secondo grado, ma più vicino ai Comuni, a quei territori.
La Comunità Montana è stata, di fatto, passatemi il termine, assorbita dal nuovo Circondario Imolese e questo fatto è stato vissuto sul territorio un po’ come un allontanamento dei servizi, degli uffici e quindi delle competenze.
Che cosa chiediamo con questo progetto di legge? Non di andare a distruggere tutto, ma di andare a prevedere all’interno del nuovo Circondario Imolese un livello più vicino ai territori, il cosiddetto subambito.
Il subambito è una ramificazione, chiamiamola così, prevista per le Unioni, che eventualmente si potrebbe appunto applicare anche al nuovo Circondario Imolese. Questo che cosa permetterebbe di fare? Di riavvicinare determinate competenze che poi andrebbero individuate dai Comuni stessi, infatti nel testo noi non andiamo a prevedere chissà che cosa, in modo da riavvicinare servizi e competenze a quei territori che hanno già avuto delle esperienze con funzioni associate limitate a quell’area, cioè alla Vallata del Santerno.
Quest’idea nacque paradossalmente in seguito ad un incontro che venne organizzato dalla precedente Amministrazione comunale di Fontanelice durante la quale comunque vennero organizzati degli incontri dove si affrontarono tematiche come, ad esempio, anche le iniziative messe in campo sul territorio. Partecipai ad uno di questi incontri e chiesi proprio se si riteneva opportuno oppure no riformare eventualmente il nuovo Circondario in modo da riavvicinare un po’ i servizi ai territori.
In quella sede, un po’ a sorpresa, gli stessi membri dell’allora maggioranza, che comunque oggi ha trovato una sua continuità, visto che è sempre governato quel Comune dal Partito Democratico, venne detto che effettivamente qualcosina da correggere c’era. Si faceva riferimento a difficoltà nella pianificazione, ad esempio, dell’ambito sociosanitario.
Questo perché, ovviamente, si vanno a mettere con il nuovo Circondario Imolese sullo stesso piano Comuni che hanno caratteristiche completamente differenti. Non possiamo, infatti, paragonare i piccoli comuni montani della Vallata del Santerno, che hanno proprie caratteristiche, ci sono determinati servizi, e altre realtà, come Imola, Castel San Pietro e Medicina, che sono su tutto un altro piano, come dimensione, come caratteristiche di popolazione, come servizi presenti sul territorio.
Questa idea di creare un subambito, quindi, potrebbe proprio aprire delle possibilità, per questi piccoli Comuni della vallata del Santerno di pianificare, eventualmente, l’ambito sociosanitario, o perché no, pensare anche ad un ufficio dedicato per beneficiare di bandi dedicati alla montagna, che magari potrebbero sfuggire in una pianificazione e gestione globale a livello di circondario. Si potrebbero insomma fare tantissime cose, che ripeto, dovrebbero essere definite, poi, in un secondo momento, dai Comuni interessati. Noi andiamo, con questo progetto di legge, soltanto a chiedere di prevedere nello Statuto del nuovo Circondario Imolese, normato da questa legge regionale, l’istituzione di un subambito nella vallata del Santerno.
Ora, visto che era emersa la volontà, durante una delle Commissioni che hanno preceduto questa discussione, di ascoltare giustamente anche i territori, si è tenuta anche un’audizione dei Sindaci della vallata del Santerno. Sono venuti tutti, tranne quello di Castel del Rio, che si è giustificato con altri impegni. Gli stessi Primi cittadini di quel territorio non è che hanno detto che sia un’idea folle, è un’idea che si può anche non scartare, ma è stata definita prematura, se non sbaglio.
Ora, ribadendo il fatto che noi non stiamo chiedendo a quei Comuni, con questo progetto di legge, di definire già per filo e per segno che cosa fare e che cosa prevedere all’interno di questo subambito, io ritengo ancora oggi opportuno avviare questa iniziativa, dando un input a quei territori, per far sì che sia avviata un’iniziativa di riforma di questo tipo che porti l’istituzione di un livello più vicino a quei territori, per ridare una dimensione ottimale alla gestione associata delle funzioni che verranno poi individuate, riportando così di fatto, competenze e servizi vicino ai territori, dando di conseguenza risposte a quei cittadini che da tempo, da quando le competenze dell’ex Comunità montana sono state assorbite nel nuovo Circondario Imolese, sono state allontanate da quei territori.
Io credo che sia un’iniziativa accoglibile, ovviamente. Poi ho già sentito il parere dei primi cittadini, che hanno detto “sì, potrebbe andar bene, ma è prematura”, di conseguenza visto l’orientamento del Partito Democratico, che ovviamente segue a scia i suoi amministratori del territorio, ribadisco che, a nostro avviso, sarebbe estremamente importante avviare questo processo di riforma, perché a livello circondariale si è detto tante volte di voler mettere mano al Circondario Imolese, ma non si è mai andati oltre alle parole. Quindi, con questo atto, con questo progetto di legge vogliamo andare soltanto incontro a esigenze e richieste dei cittadini e delle imprese di quel territorio.
POLI: Grazie, presidente.
Registro con piacere il processo evolutivo sui temi istituzionali del collega Marchetti, che fino a poco tempo fa aveva nel mirino la legge istitutiva del Nuovo Circondario Imolese considerandolo un carrozzone, vedo che con il tempo – questo è apprezzabile – si è orientato più su una idea di modifica della legge.
È inutile stare a rifare qui la storia dei quattro comuni della Valle del Santerno, facenti parte di una Comunità montana, che è la stessa storia che ha interessato moltissime altre Comunità montane nel nostro territorio. Abbiamo ragionato in parecchie occasioni di questo tema e l’Ufficio di Presidenza della Commissione ha ritenuto, su richiesta del collega Marchetti, da confermare essendo qui presente, in una prima fase di sospendere la trattazione della sua proposta di legge, per fare in modo di invitare i sindaci a un’audizione, che poi si è tenuta.
Ebbene, i sindaci che hanno partecipato a quell’audizione, che naturalmente ringraziamo per la disponibilità e per aver accolto il nostro invito, ci hanno detto una cosa molto semplice e molto chiara: hanno bisogno di sostegno, hanno bisogno di sentire la vicinanza della Regione, ma non hanno bisogno e non chiedono imposizioni da parte della Regione. Quei sindaci stanno ragionando, anche perché si sono insediati, tranne il sindaco di Castel del Rio, da pochi mesi, su come fare assieme le cose, compresa la gestione di servizi in forma associata, che è tutta nelle loro disponibilità e nelle loro volontà.
Naturalmente questa discussione rispetto a come gestire i servizi in quella parte di territorio può essere benissimo regolata anche attraverso gli strumenti delle convenzioni, può essere regolata in un rapporto tra di loro, in un rapporto con i Comuni più grandi. In ogni caso, i Comuni piccolini da soli fanno fatica e non c’è nessuna imposizione che li metta nelle condizioni di fare le cose meglio se non c’è una collaborazione e una condivisione politica delle scelte da fare. Ne stanno ragionando. Stanno, a mio avviso, anche lavorando in maniera intelligente e in maniera molto positiva.
Questa discussione, tra l’altro, si cala in una situazione di non definito perimetro, tenuto conto del fatto che, ad esempio, l’interruzione prematura della legislatura, del mandato amministrativo del Comune di Imola mette il circondario in una condizione ‒ penso che il collega Marchetti sarà d’accordo ‒ di difficoltà operativa. A quel tavolo, allo stato attuale, manca il protagonista, cioè il Comune più grande che fa parte del Nuovo Circondario Imolese. I sindaci ci hanno detto: “Non abbiamo bisogno di modifiche della legge. Non abbiamo bisogno di provvedimenti impositivi da parte della Regione. Cerchiamo la nostra strada da soli. Siamo convinti di poterla trovare. La Regione ci stia vicino e ci dia una mano con altri modi, con altri strumenti, anche di collaborazione e di attenzione verso i Comuni” in questo caso della Vallata del Santerno, ma più in generale verso tutti i piccoli Comuni.
La firma del non passaggio dell’ordine del giorno è legata a queste motivazioni. Ringrazio comunque il collega Marchetti, perché in ogni caso tenere al centro dell’attenzione le realtà di collina e di montagna è un fatto sempre positivo. In questo caso, naturalmente, la modifica della legge verrà, in questo modo, come è già avvenuto in Commissione, bocciata.
Il relatore vuole replicare a conclusione della discussione? No.
Dichiarazioni di voto sull’ordine del giorno di non passaggio all’esame dell’articolato. Nessuno chiede la parola.
Procediamo alla votazione dell’ordine del giorno di non passaggio, per alzata di mano. Si vota.
Chi è a favore del non passaggio all’esame degli articoli alzi la mano. Chi è contrario? Chi si astiene?
(L’ordine del giorno 8412/1 “Non passaggio all’esame degli articoli”
PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l’oggetto 8531 Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri recante “Norme per la trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi nel processo legislativo e amministrativo”, a firma dei consiglieri Prodi, Taruffi, Torri, Alleva (è il testo base) e l’oggetto 8536 recante “Disciplina, secondo criteri di trasparenza, dell’attività di rappresentanza di interessi svolta nei confronti dei decisori pubblici regionali”, a firma del consigliere Sassi.
Il testo è stato licenziato dalla Commissione Bilancio nella seduta del 12 novembre.
È composto da sei articoli.
La relatrice della Commissione, la consigliera Silvia Prodi, ha preannunciato di svolgere la relazione orale, a cui do subito la parola.
PRODI, relatrice: Grazie, presidente.
Questo progetto di legge va nel solco avviato negli ultimi decenni, anche in ambito europeo, di tracciare una disciplina delle relazioni tra potere politico, in questo caso rappresentato dai decisori, ed i portatori di interessi intesi come categorie che vedono le proprie attività intersecarsi con i provvedimenti legislativi e normativi in via di formazione e di approvazione.
È una disciplina recente, necessaria, iniziata a svilupparsi nel mondo anglosassone, soprattutto americano, quando è divenuta chiara la necessità di rendicontare l’interazione tra partiti e forti soggetti economici in uno schema politico di enorme compenetrazione tra capitali e democrazia.
Basti pensare ai finanziamenti delle campagne elettorali. Come scritto da Luca Di Donato in una recente pubblicazione della rivista Istituzioni di federalismo – apro una parentesi, visto che siamo a fine legislatura, voglio veramente complimentarmi, perché questa è una delle riviste fiore all’occhiello della nostra Regione, c’è un numero monografico che è dedicato al cantiere delle lobbies – “è proprio l’asimmetria tra i gruppi economici organizzati in grado di influenzare le decisioni assunte dal vertice politico attraverso una serie di mezzi, dal supporto alla campagna elettorale alle donazioni di vario tipo ed altro, per raggiungere il proprio interesse e i cittadini i quali sono meno incentivati ad organizzarsi anche perché i costi sono ripartiti tra un numero elevato e indistinto di individui”.
Riprendendo la legge, il tema della rappresentanza dei portatori di interesse o lobbies va al cuore delle modalità del fare politica contemporaneo e ricerca nella trasparenza e nella rendicontabilità, quella che in inglese viene chiamata accountability, quella disciplina che è necessario adottare per segnare la giusta distanza, ma anche il rispetto reciproco tra le funzioni di decisore, inteso come rappresentante eletto esecutore del mandato elettorale e gruppi che esprimono interessi particolari. Questi ultimi vengono riconosciuti ed accreditati come tali, a condizione che siano rispettate regole basilari di compatibilità e condotta, e in cambio accedono ad una relazione trasparente e codificata con il decisore, a sua volta in grado e in dovere di tracciare consapevolmente le fasi di interazione e di consultazione nella stesura degli atti legislativi e normativi.
In questo modo si crea un’interazione virtuosa negli scambi, che viene messa a disposizione anche dei cittadini per generare un’occasione di informazione e visualizzazione dell’operato dei decisori di riferimento alla base del rapporto di fiducia nelle istituzioni democratiche.
La Regione Emilia-Romagna ha sempre posto grande attenzione al tema dei diritti di partecipazione dei cittadini, singoli e associati, alla vita politica e istituzionale dell’ente, e più in generale del coinvolgimento dei cittadini stessi nella definizione degli indirizzi politico-programmatici attraverso il confronto tra i decisori politici e i diversi soggetti nel procedimento legislativo-amministrativo.
L’intero Titolo II dello Statuto è dedicato ai diritti di partecipazione, che però non a caso contempla anche un altro principio, che nel corso degli anni si è reso sempre più imprescindibile: il principio di trasparenza. L’articolo 14, primo comma dello Statuto, dice: “l’attività della Regione si ispira al principio di massima trasparenza e circolazione delle informazioni, anche al fine di garantire ai cittadini e ai residenti un’effettiva partecipazione”.
A partire dalla riforma del Titolo V della Costituzione sappiamo che si è aperto lo spazio politico e giuridico per l’introduzione di una disciplina della rappresentanza degli interessi a livello regionale, e per un maggior coinvolgimento dei cittadini e dei portatori di interesse nei processi decisionali, quindi, diversi statuti regionali come diversi regolamenti interni hanno norme tese a disciplinare, anche se in modo ancora sfumato, il tema dell’attività di lobbying nei procedimenti decisionali. Però, nella maggioranza di queste iniziative si riscontra un limite che l’attività di rappresentanza dei portatori di interesse sono contemplate con riferimenti specifici a processi decisionali che si svolgono nei Consigli regionali, e in misura minore, con riferimento alle attività di lobbying che possono essere esercitate nei confronti delle Giunte regionali che, come sappiamo, detengono potere esecutivo.
Anche il nostro Statuto e Regolamento interno non fanno eccezione. Quindi, in attuazione dell’articolo 19 dello Statuto, l’Assemblea ha poi istituito dal 2007 l’Albo delle associazioni come interlocutrice delle Commissioni assembleari nei momenti partecipativi previsti dal regolamento interno dell’Assemblea.
Attualmente, le associazioni iscritte sono 346 e sono attive nei più disparati settori della realtà economica, sociale, culturale e territoriale della Regione. Questo progetto di legge però intende colmare il limite descritto e dare una completa attuazione ai princìpi di trasparenza e partecipazione contenuti nello Statuto, disciplinando nuovi strumenti e adeguando gli strumenti di partecipazione già istituiti, rendendo così tracciabile e conoscibile l’intero processo decisionale, quindi i soggetti che vengono coinvolti in tale processo, e la piena assunzione di responsabilità nelle decisioni.
Nello specifico, il progetto di legge oggi proposto all’aula è costruito sull’esperienza di altre leggi regionali, inserendo alcuni elementi peculiari, frutto di una lavorazione e studio anche con gli apparati regionali, che ringrazio molto per l’attenzione e la cura nella ricerca di soluzioni condivise.
Sia chiaro che questo progetto di legge non si colloca in un ambito di prevenzione della corruzione, per la quale esistono leggi statali che vedono già la stretta applicazione in questa Amministrazione. Qui si definisce un ambito che attiene alla trasparenza dell’operato nelle normali interazioni e nella sua applicazione si è cercata una formulazione che intacchi il meno possibile la quotidiana operatività, perché ci si prefigge di fotografare e codificare il più possibile l’esistente, senza creare sovrastrutture o appesantimenti burocratici, anche perché – questo è molto importante che ce lo mettiamo a mente anche e soprattutto in questa fase preelettorale e anche come auspicio per la prossima legislatura – il successo dell’applicazione di questa legge starà soprattutto nelle mani dei decisori, nella volontà di rappresentarsi in trasparenza verso la comunità che viene rappresentata, nella consapevolezza e nella responsabilità del proprio mandato. Grazie.
Questo è un tema che ritengo importante, non fondamentale, per il normale svolgimento del lavoro della Regione, ma concordo pienamente sui princìpi che hanno ispirato il testo della collega Prodi e che ha ispirato anche il mio.
Ringrazio anche la consigliera Prodi, con la quale c’è stata un’interlocuzione assolutamente collaborativa e di comunione di intenti, quindi di questo sono assolutamente soddisfatto. Lo sono un po’ meno del fatto che il testo scelto sia il suo e non il mio, ma questo sta un po’ nelle cose, visto che, come si suol dire, prima di imparare a correre bisogna imparare a camminare.
Bisogna innanzitutto introdurre un tema che prima non c’era ed è giusto che venga introdotto perché, come ho fatto presente anche in Commissione. Noi siamo europeisti e sul modello europeo dovremmo cercare di calarci. Siccome nel Parlamento europeo portatori di interesse, stakeholder o lobbisti che dir si voglia sono riconosciuti e vengono tracciati nel loro accesso all’attività dai decisori, credo che un primo approccio vada fatto anche in Regione non per sorvegliare qualcuno, ma, come diceva anche la collega Prodi, per introdurre un concetto di trasparenza a tutti i livelli. Questo è senz’altro un principio che va sostenuto e va reso effettivo e attivo.
Da questo punto di vista, ovviamente, se fosse la risposta di un assessore vorrei poter dire di essere parzialmente soddisfatto. Certamente parliamo di soddisfazione. Introduciamo un tema a me caro, quindi mi trova assolutamente favorevole. Speriamo che la prossima legislatura abbia qualche consigliere sensibile a questi argomenti che possa, magari, ulteriormente svilupparlo, verificando se questa legge avrà prodotto ciò che deve, per quello che è il suo intento, magari trovando margini di miglioramento e rendendolo ancora più attivo e concreto. Grazie.
Se non ci sono altri in discussione generale, chiedo al relatore, la consigliera Prodi, se vuole replicare.
Solo per esprimere apprezzamento e sostegno al progetto di legge, che tra l’altro abbiamo sostenuto, firmato e sottoscritto con convinzione.
Il percorso che abbiamo avuto, anche in questi anni, ci ha dimostrato che in alcune occasioni, in alcuni passaggi i rapporti tra i portatori di interesse e le attività che vengono svolte anche all’interno di quest’aula sono, come sappiamo, rapporti che necessitano di essere, credo in modo puntuale e preciso, come facciamo attraverso questa legge, decretati. Credo sia necessario che rientrino all’interno di un percorso che sia il più trasparente possibile.
Anche questa è una legge ‒ mi piace sottolinearlo ‒ che arriva a fine legislatura, ma che guarda avanti, perché, come ho detto stamattina per altra ragione, quando si scrivono testi e si approvano leggi lo si fa non per l’oggi, ma per il domani.
In qualche modo penso che siamo anche in questo campo una delle prime Regioni che cerca di darsi una normativa di questo tipo. Mi fa piacere che a farlo – forse non è un caso – sia la collega Silvia Prodi, alla quale colgo l’occasione per esprimere un sincero ringraziamento per il lavoro fatto in questi anni, non ultimo per questo progetto di legge che, credo, appunto, ci consegni la possibilità di fare un passo avanti non indifferente. Grazie.
PRODI: In replica al collega Sassi, volevo ovviamente ringraziarlo per la collaborazione che c’è stata. Abbiamo anche accolto alcuni dei suoi emendamenti. Come ho detto nella relazione introduttiva, non si può proporre un progetto di legge di questo tipo partendo con la versione più impattante, perché il successo di questo progetto di legge sta anche nella capacità di inserirsi nelle modalità operative della macchina amministrativa.
Come ho già accennato, voglio sinceramente ringraziare tutti i collaboratori che si sono spesi nella ricerca di un testo che fosse più compatibile con la mentalità, con l’idea della legge e con l’operatività regionale. Voglio anche ringraziare la Giunta perché comunque è stata più che disponibile in questa ricerca di trasparenza che, ripeto, deve veramente essere forse il concetto più importante nel restituire anche una disciplina e anche una fiducia da parte dei cittadini nelle Istituzioni che andiamo a rappresentare. Grazie.
PRESIDENTE (Rainieri): Benissimo. Dopo la replica del relatore, se non ci sono altri interventi, passiamo al controllo degli scrutatori: Zoffoli, Marchetti Francesca e Piccinini.
Non c’è fra i relatori. C’è Zoffoli, Francesca Marchetti e Piccinini.
In lista d’attesa. Visto che Francesca non c’è, mettiamo lei. Ha vinto il premio.
Articolo 1. Nessun emendamento.
Chi è favorevole? Contrari? Astenuti?
Mettiamo in votazione l’articolo 2.
Favorevoli? Contrari Astenuti?
Passiamo, quindi, alla dichiarazione di voto. Nessun intervento in dichiarazione di voto.
Mettiamo in votazione, con il voto elettronico, il progetto di legge 8531, a cui è stato abbinato l’oggetto 8536.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo, quindi, al progetto di legge…
Vorrei intervenire sull’ordine dei lavori per chiedere che il progetto di legge a seguire, il 9038, segua gli atti amministrativi, in quanto è un progetto di legge che abbiamo seguito anche con il collega Calvano, che però mi ha detto che aveva un impegno improrogabile.
Chiedo di spostarlo alla fine degli atti amministrativi.
PRESIDENTE (Rainieri): Nessun intervento in dissenso. Benissimo.
L’oggetto 7226 passa, quindi, a domani.
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 9046: proposta della Giunta “Approvazione delle modifiche dello Statuto del Consorzio di bonifica di secondo grado per il canale emiliano-romagnolo”, delibera di Giunta n. 1778 del 21 ottobre 2019.
La Commissione Politiche economiche ha espresso parere favorevole nella seduta del 6 novembre 2019 con la seguente votazione: 27 voti a favore, nessun contrario e 6 astenuti.
Come ha ricordato lei citando il titolo, si tratta di una modifica dello Statuto del Consorzio di bonifica di secondo grado per il canale emiliano-romagnolo. Diversamente dalle modifiche che riguardano i Consorzi di primo grado, prevede un percorso diverso, ossia l’emanazione di una delibera della Giunta, ma anche un parere della Commissione e il passaggio in aula. Questo per la maggiore complessità di questo tipo di soggetto.
Le modifiche che vengono proposte e che sono state anche esaminate in Commissione, dove c’è stato un giudizio favorevole con solamente 6 astenuti su questo punto, si rendono necessarie per una serie di motivi, a partire dal recepimento di una serie di mutamenti normativi da quando è stato approvato il vecchio Statuto di questo Consorzio di secondo grado. Nel 2009, come sappiamo, è intervenuta una normativa specifica che ha riordinato l’insieme dei consorzi, riducendoli, facendoli passare da 15 a 8. Sono cambiati anche gli associati all’interno di questo consorzio.
La proposta che viene fatta vuole eliminare una serie di previsioni che non erano mai state attivate, come l’attivazione di sottosezioni o delegazioni mai attivate, come previsto in precedenza, e una risistemazione di alcuni aspetti che riguardano anche aspetti amministrativi e contabili come il fatto che si è passati da una contabilità finanziaria a un bilancio di tipo economico e patrimoniale.
Tra l’altro, un’altra modifica importante, oltre a quello che riguarda non solo l’assetto dei soci, ma anche la ripartizione dei costi e l’imputazione di questi nel nuovo bilancio del Consorzio, riguarda anche alcune modifiche all’articolo 3, specificamente su compiti e funzioni, dove si sviluppa tutta una parte che riguarda le attività di ricerca e di sperimentazione svolta dal Consorzio in particolare su alcuni aspetti che hanno a che fare anche con l’utilizzo più razionale della risorsa idrica. Credo che oltre a quello che succede in queste settimane sia importante anche recepire queste previsioni, perché vuol dire dare anche a questo importante ente un nuovo protagonismo anche su dei temi che sono estremamente importanti dal punto di vista anche del confronto e dell’affrontare i temi del cambiamento climatico.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie. Ci sono altri interventi? La Giunta? Assessore Caselli? Niente.
Benissimo. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Nessuna dichiarazione di voto.
(La delibera oggetto 9046, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)
PRESIDENTE (Rainieri): Passiamo all’oggetto 9047: proposta della Giunta recante “Approvazione interventi dell’accordo di programma per il settore degli investimenti sanitari ai sensi dell’articolo 20 della legge n. 67/1988. Delibera di Giunta n. 1811 del 28 ottobre.
La Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali ha espresso parere favorevole nella seduta del 12 novembre 19 con la votazione 27 a favore, nessun contrario e 10 astenuti. Discussione generale.
Collega Cardinali, prego.
CARDINALI: Grazie, presidente.
Trattiamo oggi una delibera sicuramente di grande interesse in termini prospettivi del nostro territorio nel settore della nostra sanità; una delibera che ha visto una discussione anche durante la Commissione ultima, dove si è cercato anche di analizzare un problema legato alla tempistica, alla realizzazione ed è stato chiarito che questo è un accordo di programma firmato con tutte le aziende territoriali per la disponibilità di risorse dello Stato che sono state messe con delibera apposita da parte della Regione con un cofinanziamento del 5 per cento.
Complessivamente parliamo di oltre 300 milioni di investimenti, divisi su due stralci, di cui 15 milioni su due anni messi a disposizione della Regione Emilia-Romagna. È un investimento che territorialmente va a coprire interventi su ospedali nuovi, pensiamo ai casi di Piacenza e Carpi, è un intervento che va in molte realtà, invece, a dare prospettive di futuro sia sotto il profilo tecnologico che sotto il profilo degli investimenti. Notiamo, infatti, che in tutte le province viene riportata la possibilità di investimenti nuovi, come in particolare nel piacentino il tema delle Case per la salute, dove c’è un investimento complessivo di tutta la Regione su undici Case della salute, nell’adeguamento e nel completamento definitivo del Mire a Reggio Emilia, quindi un ulteriore compimento di un progetto che dura da un po’ di anni, ma che va alla sua realizzazione. Ma anche l’opportunità per molti ospedali di cominciare a dotarsi di tecnologia avanzata, sia per ospedali di primo livello, gli ospedali delle grandi città, penso al Sant’Orsola, penso all’ospedale di Parma, sia per ospedali territoriali, dove abbiamo la possibilità, anche qua, di vedere la realizzazione di interventi con tecnologie di primo livello.
Questo, quindi, è un altro segnale importante di una sanità che vuole stare al passo con i tempi, che va a sostituire macchinari che si stanno avvicinando ai dieci anni di attività e che, quindi, sono nelle condizioni di dare risposte migliori tecnologicamente sul territorio e, quindi, di continuare a garantire quel livello sanitario che la nostra Regione ha offerto, offre e vuole continuare a offrire con questi investimenti.
È importante dire che tutto questo avviene dopo un’intensa collaborazione con le Aziende territoriali e, di conseguenza, con le Conferenze sociosanitarie a livello provinciale, che hanno discusso le priorità degli interventi e che hanno messo in fila tutto quello che poteva essere di interesse a copertura dei loro territori, come dicevo prima, non solo sotto il profilo ospedaliero, ma anche sotto il profilo di strutture che vogliono dare risposte nuove, risposte moderne, come sono le Case della salute, come sono gli Ospedali di comunità, garantendo quindi quella capillarità territoriale di tutta la regione, dei centri grandi e piccoli e di un servizio complessivo che darà e potrà continuare a dare ottimi risultati.
Il valore aggiunto è proprio quello che non si arriva a scelte determinate esclusivamente da una scelta solo di tipo sanitario, ma scelte che ha condiviso l’intero territorio, perché ha condiviso dei percorsi e delle necessità e delle priorità che fanno parte dei programmi di sviluppo sociosanitari, che i sindaci, nelle Conferenze dei sindaci e poi nelle strutture dedicate, come la Conferenza sanitaria provinciale, riescono ad esprimere, riescono a portare, con un forte apporto anche tecnico. Per innovare, migliorare, potenziare tutti gli apparati tecnici di cura bisogna avere anche un controllo continuo delle tecnologie che escono. Questo penso si dimostri leggendo la delibera di approvazione. Gli interventi sono veramente di grande interesse sotto questo profilo.
Penso a una realtà ‒ lo dico apertamente ‒ utilizzata anche fuori dalla nostra regione, come la seconda camera iperbarica dell’ospedale di Fidenza, che vede anche persone di territori vicini che si avvicinano e che garantisce la possibilità di essere utilizzata ai fini di un servizio migliore. Ne parlo anche personalmente, perché l’ho usata. È veramente un servizio di livello, al di là di dove si possa ricevere.
Sotto altro profilo devo dire che ci sono anche iniziative importanti. Nel secondo stralcio vediamo l’opportunità di realizzare due nuovi ospedali, quello di Piacenza, che da tempo si discute, ma anche l’opportunità dell’ospedale di Carpi, che è sicuramente un’altra iniziativa straordinariamente importante per i territori dove si va a realizzare.
Per tutti questi motivi, c’è stata una bella discussione anche nella Commissione e una validità che l’intervento ha comunque una forza d’impatto territoriale molto forte e che la Regione Emilia-Romagna ci crede e ci ha creduto, per far sì che anche questo finanziamento e questa distribuzione possa coinvolgere tutti i suoi cittadini.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie, consigliere Cardinali.
Consigliere Marchetti Daniele, prego.
Molto velocemente, anche perché ne abbiamo già discusso in Commissione. Parlando di 320 milioni di investimenti in sanità non si può certamente votare contro. Soltanto un folle voterebbe contro uno stanziamento di questo tipo.
C’è, però, da ricordare una cosa. Questi sono fondi che al 95 per cento derivano da risorse statali stanziate da quel Governo cui ha partecipato la Lega, che evidentemente così brutto e cattivo per il nostro territorio non era. Infatti, con la precedente Finanziaria sono stati stanziati circa 4 miliardi di euro, che sono stati ripartiti tra tutte le Regioni del nostro Paese, e alla nostra sono arrivati questi 320 milioni di euro.
Con questo atto, sostanzialmente, andiamo ad approvare una serie di interventi che andranno ad inserirsi in un accordo di programma ‒ correggetemi se sbaglio ‒ per dare poi il via allo sblocco di questi fondi e all’avvio di questi interventi. Ci sono diverse azioni contenute, appunto, in questa delibera, due specialmente più corpose. Ad esempio, per quanto riguarda i nuovi ospedali, quello di Piacenza e quello di Carpi, ci sono altri interventi più generici dal punto di vista tecnologico oppure interventi che vanno ad insistere sulla realizzazione o la ristrutturazione di strutture e presìdi ospedalieri già esistenti.
È ovvio che, come ho detto in Commissione IV, vanno fatte le valutazioni caso per caso. Infatti, questo è il motivo che ci porta ad astenerci su questo atto perché, in sostanza, ci sono interventi previsti da questa delibera che andrebbero rivisti in chiave territoriale.
Ogni territorio ha visto una sua discussione per la previsione di questi investimenti e di questi interventi. Posso pensare, ad esempio, a Carpi dove so che c’è una discussione su dove posizionare questo ospedale per servire al meglio il territorio. Parlo da consigliere che non conosce nei minimi dettagli quell’area, però so che c’è un dibattito in corso, così come quegli investimenti che vengono fatti su Reggio Emilia che non fanno altro che andare a minare ancora l’esistenza di quei punti nascita più periferici andando in controtendenza rispetto a quel che ha promesso il presidente Bonaccini che ha detto sostanzialmente che vorrebbe rivedere la chiusura di quei punti nascita, soprattutto nell’Appennino.
Su Imola potrei dire che è abbastanza rischiosa come operazione quella della Casa della Salute. In una realtà che copre 100.000 abitanti andare ad aprire una Casa della Salute in una città dove c’è già un presidio ospedaliero mi sembra una cosa abbastanza singolare. Sono tutte valutazioni che vanno fatte a livello territoriale. Questo ci porta a non votare a favore di questa delibera, ma ad astenerci, perché comunque riconosciamo che ci sono parecchie risorse economiche che per alcuni territori vanno a migliorare, senza alcun dubbio, il servizio sanitario regionale.
A questo punto direi che il nostro voto sarà di astensione. Ci auguriamo perlomeno che in quei territori dove è ancora aperto un dibattito si possa trovare una quadra per garantire il miglior servizio possibile.
Mi auguravo oggi di veder arrivare qualche chiarimento ulteriore. Ad esempio, nella delibera sono contenute delle voci abbastanza generiche. In Commissione avevamo chiesto dei chiarimenti. Ci è stato detto in quella sede dai tecnici dell’assessorato che ci avrebbero mandato, nel frattempo, qualche chiarimento ulteriore. Tutto questo non è arrivato. Questa è un’ulteriore conferma che ci convince ancora di più ad astenerci su questo atto.
Esprimo apprezzamento per questo provvedimento. 300 milioni che vanno a potenziare, dal punto di vista degli investimenti, le strutture sanitarie regionali credo siano misure importanti che non possono che trovare il nostro pieno sostegno.
Colgo l’occasione anche per ricordare, giusto per contestualizzare, credo sia opportuno farlo, alcuni dati anche di carattere generale. Vorrei ricordare che nella legge finanziaria che il Parlamento sta discutendo e che sarà approvata entro la fine dell’anno c’è comunque un aumento di circa 2 miliardi del fondo per il Servizio sanitario nazionale, un elemento che va decisamente in controtendenza rispetto a quello che abbiamo visto negli ultimi anni. È prevista l’abolizione del superticket a partire dal 1° gennaio, misura che questa Regione ‒ credo dovremmo rivendicarlo tutti quanti con forza ‒ ha anticipato già a partire dall’anno scorso.
Segnalo questi due aspetti perché si trovano in un contesto che credo sia opportuno sottolineare. Troppo spesso si parla della manovra di cui il Parlamento si sta occupando solo guardando una parte. Credo sia opportuno guardarla nel suo complesso. Questi sono aspetti per me importanti, che hanno una ricaduta anche diretta sulla discussione che stiamo facendo, e a partire dal prossimo bilancio l’avranno ancora ancora di più.
Detto questo, colgo l’occasione, poiché il consigliere Marchetti è persona attenta che conosce il territorio e che in questi mesi ‒ parlo, ovviamente, della Provincia di Bologna ‒ ha avuto modo di seguirla, ci siamo incontrati in diversi incontri sull’Appennino, in città, sicuramente è stata persona presente e attenta. Da persona che conosce il territorio, credo che il consigliere Marchetti non avrà difficoltà a spiegare a Lucia Borgonzoni che magari gli ospedali nella nostra regione sono già aperti di notte, che non c’è bisogno di trasferirsi da altre parti, che il servizio funziona, che visto che oggi siamo a metà settimana e andiamo verso la fine della settimana il sistema sanitario regionale funziona anche durante il weekend, e soprattutto il consigliere Marchetti potrà spiegare alla senatrice Lucia Borgonzoni, eletta in Emilia-Romagna, eletta quindi nel nostro territorio, che se vorrà un giorno andare da Bologna all’ospedale, alla struttura Villa Nobili di Castiglione potrà prendere tranquillamente il treno, fermarsi nella vicina frazione nel Comune di Castiglione e con un autobus in dieci minuti raggiungere quella struttura, che non è una landa desolata abbandonata in mezzo alle montagne, ma è una struttura che rappresenta un pezzo importante del sistema provinciale, soprattutto per quanto riguarda la montagna bolognese.
È una struttura gestita da professionisti, che offre servizi di qualità, prestazioni di qualità e che io credo non sia giusto e corretto rappresentare nel modo caricaturale che abbiamo visto non più tardi di ieri sera quando si è parlato del trasferimento da Bologna a Castiglione, quasi come se fosse una specie di deportazione per cui bisogna arrivare su una landa desolata, non servita e irraggiungibile. Non è così.
Siccome lei conosce il territorio, avrà modo e tempo per spiegare a Lucia Borgonzoni che fra le tante cose che dice magari se prima conoscesse un pochino meglio le cose di cui si deve occupare farebbe sicuramente un servizio a questa Regione e sicuramente sarà forse più utile in tutti i ruoli che avrà e dovrà ricoprire, mi auguro, ovviamente, come guida dell’opposizione.
MARCHETTI Daniele: Grazie, presidente. Evidentemente il consigliere Taruffi vuole arrivare alle 17 con questo argomento. Una replica credo che sia assolutamente doverosa, perché non ho alcun bisogno di spiegare alla nostra candidata Lucia Borgonzoni che gli ospedali sono già aperti di notte, semplicemente perché non abbiamo mai detto questo. Noi abbiamo detto che vorremmo estendere gli orari per le visite specialistiche ed esami anche in orari serali e nei weekend. A questo punto voi replicate che è una cosa che già si sta facendo, ma si sta facendo in maniera spot, soltanto in alcuni casi e non sempre, e le liste d’attesa vi assicuro che al di là dei dati che vengono mostrati ed elencati nei sistemi di monitoraggio che vengono anche pubblicati online, talvolta sono, diciamo così, non proprio precisissimi.
Questo perché molti cittadini ci segnalano, ad esempio, che quando ci si reca al CUP per prenotare una visita ci si sente rispondere che l’agenda è chiusa, quindi non si prendono prenotazioni. Per forza che non si allungano le liste d’attesa e che, quindi, a livello di monitoraggio, i dati rispettano i parametri previsti dalle normative. È questo che dobbiamo dire.
Il consigliere Taruffi ha voluto tirar fuori questo argomento. Mi dispiace uscire un attimo dalla tematica riguardante questa delibera, dove si parla di investimenti che vengono fatti grazie a risorse statali. Mi pare assolutamente fuori luogo cercare di dipingere un servizio sanitario regionale, che sicuramente è migliore di quello di tante altre regioni di questo Paese, ma che comunque ha meccanismi che vanno assolutamente migliorati per garantire un servizio migliore ai cittadini, che talvolta si trovano a dover percorrere 40, 50, 60 chilometri per beneficiare di una prestazione sanitaria.
Il consigliere Taruffi dirà che non stiamo parlando di un territorio desolato, ma mettiamoci nei panni, ad esempio, di una signora anziana che deve prendere su da Bologna, farsi 50-60 chilometri prendendo i mezzi pubblici. Dobbiamo pensare anche a tutti questi disagi. Così come per un ricovero programmato, quando un cittadino magari si deve spostare lontano dalla propria città. Pensiamo anche a tutto quello che ci viene dietro, con i parenti che per assisterlo devono farsi chilometri e chilometri, magari pagando anche il parcheggio dell’ospedale, come succede in tutti i presìdi ospedalieri di Bologna, visto che oggi promettete di renderli gratuiti dopo che li avete dati in mano ai privati nel corso di questi ultimi anni. Iniziamo a dire tutte queste belle cosine, se proprio vogliamo fare gli splendidi e dipingere il servizio sanitario come quello che non è.
Non ho nulla da spiegare alla nostra candidata Lucia Borgonzoni. Voi in questi ultimi anni non avete fatto altro che allontanare i servizi dalle periferie, accentrando, allungando le liste d’attesa. Quando le prenotazioni sono troppe vengono chiuse le agende. Ci sono disagi anche per operazioni di tipo oncologico, come al Sant’Orsola di Bologna, dove, ad esempio, per gli interventi alla prostata solo nel 40 per cento dei casi vengono rispettate le tempistiche. Per sopperire a questa problematica si è preso un robot aggiuntivo solo fino a fine anno, in modo da smaltire le liste d’attesa in attesa delle elezioni, guarda caso.
Prima di fare i santarellini, cerchiamo di descrivere le cose come stanno.
CALLORI: Grazie, presidente. Sulla sanità io già avevo su questa delibera parlato in Commissione, ma mi sembra utile e doveroso ancora fare qualche richiamo. Prima si parlava degli orari per quanto riguarda le prestazioni. Faccio un esempio su di me perché non voglio portare altri esempi. Più volte capita di andare nella vicina Cremona, io abito a Piacenza, in case di cura convenzionate dove TAC, risonanze o altro le fanno anche alle 22 di sera. Se si sposta l’uso di queste attrezzature costosissime, che molte volte la Regione finanzia, si inizia al mattino presto e si va fino alla sera tardi ininterrottamente è chiaro che le prestazioni aumentano. Se, invece, siamo sempre abituati a fare 8-12/14-18 è chiaro che si riduce di molto il numero.
Penso che vada anche detto quello che è giusto. Se utilizziamo per più ore le strutture è chiaro che riusciamo a fare più prestazioni e ad accorciare chiaramente le liste di attesa.
Per quanto riguarda l’approvazione di questa delibera è chiaro che leggendola non è tutta panacea come sembra, perché è chiaro che tutto questo è subordinato a una serie di documenti che devono essere portati, fatti arrivare al Ministero, perché rientrano in un accordo di programma che ha un complesso iter procedurale tecnico-amministrativo. Quando questo iter sarà finito è chiaro che l’accordo verrà siglato e arriveranno anche le risorse. Si ripete più volte che l’ammissione al finanziamento sarà subordinato all’acquisizione degli atti del servizio regionale.
È chiaro che prima di far arrivare questi finanziamenti ci vuole tutto un iter che deve essere concluso. Ad oggi andiamo a vendere qualcosa che, però, non abbiamo ancora in casa. Quello che vendete sono questi investimenti che interessano da Piacenza a tutta la regione. Poi, però, dobbiamo dire questi investimenti come vengono coperti, perché il 95 per cento di queste risorse vengono messe dal Governo nazionale e solo il 5 per cento viene messo dalla Regione.
La Regione interviene e investe, però non possiamo dire che la Regione investe “x” milioni di euro nella sanità, la Regione realizza, perché la Regione realizza in parte. Anzi, la Regione deve essere veloce a far arrivare al Ministero tutta la documentazione tecnico-amministrativa.
Mi soffermo sul discorso legato principalmente alla mia provincia, Piacenza, dove è in corso l’iter per un nuovo ospedale e tutta una serie di infrastrutture che devono essere realizzate sui territori. Parlando del nuovo ospedale di Piacenza, voglio ricordare le cifre: 108.300.000 euro di risorse statali che devono essere sottoscritte con accordi di programma e 5.700.000 euro di risorse regionali. Quindi, quando si esce con i comunicati dicendo che sicuramente l’ospedale a Piacenza si farà perché lo pagherà la Regione non è vero. La Regione darà solo il 5 per cento del costo intero dell’ospedale di Piacenza.
Voglio rimarcare anche tutti gli altri interventi. Casa della salute di Lugagnano: la Regione, su 800.000 euro, ne investe quasi 40.000. Nuova costruzione della Casa della salute di Bettola: su 1.650.000 euro di investimento, la Regione ne mette 82.500. Ristrutturazione della Casa della salute di Fiorenzuola: su 3,8 milioni di fondi statali, la Regione ne aggiunge 200.000. Potrei andare avanti anche per il blocco C dell’ospedale di Castel San Giovanni e per la ristrutturazione del blocco A dell’ospedale di Fiorenzuola d’Arda. Ne approfitto per aprire una parentesi. L’ospedale di Fiorenzuola d’Arda, abbattuto, oggi in ricostruzione: verranno spostate tutte le prestazioni nell’ospedale di Villanova. Quindi, rimarremo sempre, alla fine, senza un presidio ospedaliero.
In più, voglio ricordare, visto che qui si fanno investimenti anche sul blocco C dell’ospedale di Castel San Giovanni, che anche Castel San Giovanni è uno degli ospedali che negli anni passati era con una mobilità attiva, perché dalle altre regioni venivano a Castel San Giovanni a farsi curare. Oggi non è più così.
Mi auguro che tutto quello che si dice e di cui l’Amministrazione attuale, la maggioranza si vanta per l’eccellenza sanitaria e per gli investimenti possa concludersi positivamente. Visti i tempi così stretti per la chiusura di questa legislatura, sarà difficile che si possano portare a compimento. La cosa che, però, deve essere chiara ai cittadini emiliano-romagnoli è che ad oggi non c’è un accordo di programma e che in questi investimenti la Regione Emilia-Romagna investe solo il 5 per cento delle risorse.
Nessun intervento in dichiarazione di voto.
Mettiamo in votazione l’oggetto 9047.
(La delibera oggetto 9047, con votazione per alzata di mano, è approvata a maggioranza dei presenti)
Un pensiero all’ex consigliera Rita Moriconi
PRESIDENTE (Rainieri): Ha chiesto la parola la consigliera Mori. Prego.
MORI: Grazie, presidente.
Ringrazio davvero per darmi questo minuto perché la colleganza nelle Istituzioni contribuisce a costruire rapporti che partono dal nostro ruolo e spesso vanno anche oltre il nostro ruolo.
Ringrazio la Presidenza per avermi autorizzato, a nome delle colleghe e dei colleghi reggiani in particolare, ma credo di tutti noi che siamo ispirati da un filo che ci unisce, ad indirizzare un pensiero di vicinanza a Rita Moriconi e ai propri familiari, in particolare alla figlia. È una nostra collega che nella scorsa legislatura sedeva in questi banchi, in particolare proprio di fianco a me.
Rita è sprofondata in un sonno inconsapevole, in un sonno inconsapevole da tanto tempo. Questa sua condizione di coma vegetativo non le consente di apprezzare, come lei avrebbe voluto, le nostre azioni, il nostro lavoro, il nostro impegno.
Lei si era sempre impegnata molto per i diritti, per i diritti civili e non solo, per l’autodeterminazione. Pensandola in questo frangente, in questa ultima seduta di legislatura, pensavo fosse importante non dimenticarci di un umanesimo che parte anche dalle Istituzioni, che va oltre noi e che dovrebbe ricordarci di tutti coloro che sono passati in queste aule che in questo momento eventualmente sono in difficoltà.
L’importante è dire che noi ci siamo e speriamo che si risvegli da questo sonno in cui è sprofondata in modo, ripeto, inconsapevole. Grazie.
PRESIDENTE (Rainieri): Grazie mille.
È così conclusa la nostra seduta, che riprenderà domani mattina alle ore 9,30.
La seduta ha termine alle ore 17,01
Mirco BAGNARI, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Giuseppe BOSCHINI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Simonetta SALIERA, Gian Luca SASSI, Raffaella SENSOLI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
gli assessori: Simona CASELLI, Andrea CORSINI, Palma COSTI, Raffaele DONINI, Paola GAZZOLO, Massimo MEZZETTI, Emma PETITTI.
Ha comunicato di non poter partecipare alla seduta, ai sensi dell’articolo 65, secondo comma, del Regolamento interno, il presidente della Giunta Stefano BONACCINI. Hanno inoltre comunicato di non poter partecipare alla seduta l’assessore Sergio VENTURI e i consiglieri Gianni BESSI, Gabriele DELMONTE e Yuri TORRI.
OGGETTO 9052 “Progetto di legge d'iniziativa Giunta recante: «Ratifica Intesa Interregionale tra le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte per l'esercizio delle funzioni amministrative regionali in materia di navigazione interna interregionale sul fiume Po e idrovie collegate e abrogazione della Legge regionale n. 11 del 7 marzo 1995»” (130)
Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Stefano CALIANDRO, Paolo CALVANO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Andrea GALLI, Massimo IOTTI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Fabio CALLORI, Michele FACCI, Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Silvia PICCININI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Gian Luca SASSI, Giancarlo TAGLIAFERRI.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Giuseppe BOSCHINI, Gabriele DELMONTE, Giulia GIBERTONI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Raffaella SENSOLI, Yuri TORRI.
OGGETTO 9060 “Progetto di legge d'iniziativa Consiglieri recante: «Disposizioni concernenti le aziende e i beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Modifiche alla legge regionale 28 ottobre 2016, n. 18 (Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell'economia responsabili)». A firma dei Consiglieri: Benati, Mumolo” (131)
Mirco BAGNARI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Stefano CALIANDRO, Fabio CALLORI, Enrico CAMPEDELLI, Michele FACCI, Massimo IOTTI, Andrea LIVERANI, Barbara LORI, Daniele MARCHETTI, Francesca MARCHETTI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Igor TARUFFI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Giuseppe BOSCHINI, Paolo CALVANO, Alessandro CARDINALI, Gabriele DELMONTE, Giulia GIBERTONI, Gian Luigi MOLINARI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Fabio RAINIERI, Matteo RANCAN, Raffaella SENSOLI, Katia TARASCONI, Yuri TORRI.
OGGETTO 8531 “Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Norme per la trasparenza dell'attività di rappresentanza di interessi nel processo legislativo e amministrativo». A firma dei Consiglieri: Prodi, Taruffi, Torri, Alleva” (132)
Mirco BAGNARI, Stefano CALIANDRO, Enrico CAMPEDELLI, Alessandro CARDINALI, Massimo IOTTI, Barbara LORI, Francesca MARCHETTI, Gian Luigi MOLINARI, Lia MONTALTI, Roberta MORI, Antonio MUMOLO, Giuseppe PARUOLO, Silvia PICCININI, Roberto POLI, Silvia PRODI, Valentina RAVAIOLI, Manuela RONTINI, Nadia ROSSI, Luca SABATTINI, Gian Luca SASSI, Luciana SERRI, Ottavia SONCINI, Katia TARASCONI, Igor TARUFFI, Marcella ZAPPATERRA, Paolo ZOFFOLI.
Fabio CALLORI, Daniele MARCHETTI.
Piergiovanni ALLEVA, Stefano BARGI, Fabrizio BENATI, Andrea BERTANI, Gianni BESSI, Stefano BONACCINI, Giuseppe BOSCHINI, Paolo CALVANO, Gabriele DELMONTE, Michele FACCI, Andrea GALLI, Giulia GIBERTONI, Andrea LIVERANI, Marco PETTAZZONI, Massimiliano POMPIGNOLI, Giorgio PRUCCOLI, Matteo RANCAN, Simonetta SALIERA, Raffaella SENSOLI, Giancarlo TAGLIAFERRI, Yuri TORRI.
Emendamento 1, a firma dei consiglieri Piccinini e Benati:
«Alla lettera e) del comma 2 bis dell’articolo 19 della legge regionale n. 18/2016, come inserito dall’art. 1, comma 2, del progetto di legge ogg. ass. n. 9060/2019, dopo le parole “comprese le aziende” sono inserite le seguenti: “, anche mediante strumenti finanziari di sostegno e sviluppo nonché l’attribuzione di vantaggi economici”.»
OGGETTO 5522/1 “Ordine del giorno di non passaggio all’esame degli articoli del progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Modifiche all’articolo 15 della legge regionale 8 agosto 2001, n. 24 (Disciplina generale dell’intervento pubblico nel settore abitativo)». A firma della Consigliera: Rontini”
Su richiesta del consigliere relatore Giancarlo Tagliaferri, ai sensi dell’art. 32, comma 3, del Regolamento dell’Assemblea legislativa che così recita:
“Trascorsi centottanta giorni dalla nomina del relatore senza che la Commissione assembleare competente abbia esaurito l’esame in sede referente di un progetto di legge, questo può essere portato all’esame dell’Assemblea nel testo pubblicato sul Supplemento del Bollettino Ufficiale, su richiesta del relatore o di tanti commissari che rappresentano almeno un quinto dei voti assegnati. Il relatore può svolgere una propria relazione in Assemblea”.
OGGETTO 8412/1 “Ordine del giorno di non passaggio all’esame degli articoli del progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: «Modifiche alla legge regionale 24 marzo 2004, n. 6 (Riforma del sistema amministrativo regionale e locale. Unione europea e relazioni internazionali. Innovazione e semplificazione. Rapporti con l’Università)”.» A firma del Consigliere: Poli”