Source: https://www.fiscomania.com/cause-di-esclusione-dal-regime-forfettario/
Timestamp: 2019-03-23 22:36:42+00:00
Document Index: 79286751

Matched Legal Cases: ['art 74', 'art. 74', 'art 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 5', 'art 25', 'art. 36']

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Quali sono le cause di esclusione dal Regime forfettario? L’esercizio di regimi speciali IVA, l’assenza di residenza in Italia on in Paesi UE-SEE. Il compimento di attività di cessione di fabbricati. La partecipazione a società di persone, associazioni professionali o SRL che esercitano la stessa attività economica o professionale. Sono queste le principali cause che precludono l’applicazione del regime forfettario.
Il Regime forfettario è un particolare regime fiscale applicabile da parte dei soggetti (sia imprenditori che professionisti), che rispettano alcuni particolari requisiti di accesso.
La Legge n 208/2015, e poi la Legge n 145/2018 sono intervenute andando a modificare radicalmente la disciplina del Regime forfettario. Regime di cui all’articolo 1, comma 57 della Legge n 190/2014.
Abbiamo già affrontato con maggiore dettaglio i benefici e la regolamentazione fiscale di questo regime in questo contributo: “Il regime fiscale forfettario“.
Cause di esclusione dal Regime Forfettario: i regimi agevolati ai fini IVA
Cause di esclusione dal Regime Forfettario: residenza in Italia o altro Paese Ue e Regime forfettario
Cause di esclusione dal Regime Forfettario: soggetti che effettuano cessioni di fabbricati
Cause di esclusione dal Regime Forfettario: divieto di partecipazioni in società
Analisi del requisito del controllo
Analisi delle attività riconducibili a quelle svolte in regime forfettario
Cause di esclusione dal Regime Forfettario: attività svolte a favore dei datori di lavoro
In prima battuta, l’articolo 1, comma 57 della Legge n 190/2014, come modificato dalla Legge n 208/2015, e dalla Legge n 145/18 prevede alcune cause di esclusione del Regime forfettario.
Compimento, in via esclusiva o prevalente, di cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili (articolo 10 comma 1 n 8 del DPR n 633/72) o di mezzi di trasporto nuovi (articolo 53 comma 1 del DL n 331/93);
Partecipazione contemporanea in società di persone, associazioni professionali o SRL (anche trasparenti articolo 115 o 116 del DPR n 917/86) che esercitano la stessa attività economica.
Lo svolgimento di attività lavorativa prevalentemente nei confronti del datore di lavoro con cui è in corso un’attività lavorativa, o con cui sono intercorsi rapporti di lavoro negli ultimi due anni.
Le suddette cause di esclusione devono essere riferite al momento di applicazione del regime.
Pertanto, il verificarsi di una delle predette cause nell’anno precedente l’accesso non è di impedimento all’applicazione del regime. Questo qualora la stessa sia venuta meno prima dell’inizio dell’anno successivo.
Così, ad esempio l’aver applicato nell’anno Xxx un regime speciale IVA non impedisce di avvalersi del Regime forfettario decorrere dall’1° gennaio Xxx+1. Questo qualora, per l’anno solare Xxx+1, il contribuente non applichi più alcun regime speciale IVA.
Di seguito l’elenco dei regimi speciali IVA
Commercio dei fiammiferi art 74 co 1 del DPR n. 633/72
Editoria art. 74 co. 1 del DPR n 633/72
Gestione di servizi di telefonia pubblica art 74 co 1 del DPR n 633/72
Rivendita documenti di trasporto pubblico art. 74 co. 1 del DPR n 633/72
Intrattenimenti, giochi e altre attività art. 74 co. 6 del DPR n. 633/72
Agriturismo art. 5 co. 2 della L. n 413/91
Vendite a domicilio art 25-bis co 6 del DPR n. 600/73
Rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione art. 36 del DL n 41/95
Il Patent Box è un regime fiscale opzione che agevola i soggetti titolari di reddito di impresa. Redditi derivanti dalla tassazione dei redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi di impresa, disegni e modelli. Nonché da processi e formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.
Tra i regimi forfetari di determinazione del reddito che precludono l’utilizzo del regime in esame si segnalano anche quelli per l’attività di allevamento di animali.
L’esonero riguarda l’attività esercitata oltre i limiti di cui all’articolo 32, comma 2, lettera b) del DPR n. 917/86 (articolo 56, comma 5, del DPR n. 917/86) e per le altre attività agricole (articolo 56-bis. comma 2, del DPR n 917/86).
Come di seguito specificato, i soggetti che svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di cessione di fabbricati, terreni edificabili e mezzi di trasporto nuovi non possono avvalersi del Regime Forfetario. Questo ai sensi dell’articolo 1, comma 57, lettera c), della Legge n 190/2014.
Cessione di fabbricati e relative porzioni Art. 10, comma 1, n. 8), del DPR n 633/72
Cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi
Art. 53, comma 1, del D.L. n. 331/1993
Nell’articolo 1, comma 57, lettera d) della Legge n 190/14 è stabilita una causa di esclusione che opera quando il contribuente:
Controlli direttamente o indirettamente
Società a responsabilità limitata (SRL), anche
Deve trattarsi di società che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività di impresa, arti o professioni.
Determinano l’esclusione dal regime anche la partecipazione a società di persone, associazioni professionali ed imprese familiari.
Per determinare l’esclusione dal Regime di vantaggio occorre il verificarsi di entrambe le fattispecie, “controllo” e “attività“.
Analizziamo adesso in dettaglio questi due requisiti.
Per quanto riguarda le SRL, è necessario precisare che:
“controllo e attività riconducibile devono essere verificate entrambe al fine di configurare la causa di esclusione”
La norma, facendo riferimento alla società a responsabilità limitata, così come disciplinata dal codice civile, esclude l’applicazione della causa di esclusione in caso di partecipazione a società estera.
Sul punto deve farsi riferimento alla nozione di controllo dell’articolo 2359 cc, che menziona sia:
Quello “di diritto” (maggioranza di voti esercitabili in assemblea ordinaria) che
Quello “di fatto” relativo ai casi di influenza dominante (in virtù della disponibilità di voti o vincoli contrattuali).
Nel secondo comma dell’articolo 2359 cc è affermato che, ai fini della verifica della sussistenza delle situazioni di controllo derivanti dalla disponibilità della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria e di quelli sufficienti per poter esercitare un’influenza dominante nella stessa assemblea, si computano anche i voti spettanti a società controllate, a società fiduciarie e a “persona interposta“.
Quest’ultima ipotesi di controllo, si ritiene che si faccia riferimento al controllo effettuato per mezzo di familiari, di cui all’articolo 5 del DPR n 917/86.
La causa di esclusione in commento, ad esempio, può verificarsi anche qualora un dottore commercialista o un consulente del lavoro, socio di maggioranza di una società di elaborazione dati costituita con il coniuge, doni la propria partecipazione a quest’ultimo.
In questo senso, quindi, un familiare è considerato sempre interposta persona. Se, ad esempio, le quote della SRL di elaborazione dati fossero possedute dai familiari dell’aspirante forfettario a questi sarebbe inibito il forfait.
Il requisito del controllo si riferisce anche alle associazioni in partecipazione.
L’associazione in partecipazione è un istituto che, a decorrere dal 25 giugno 2015, ha subito un profondo cambiamento.
Infatti, le persone fisiche non possono apportare prestazioni lavorative, ma soltanto conferire capitale (denaro o beni strumentali all’attività d’impresa). Da sottolineare che in questi casi appare difficile configurare il requisito del controllo.
Momento di verifica del requisito
La partecipazione societaria non dev’essere contemporanea alla fruizione del regime, ossia (Risoluzione n 146/E/2009, Agenzia delle Entrate), non deve sussistere “nello stesso momento” di utilizzo del regime.
Il secondo requisito richiesto dalla norma in esame è quello relativo all’esercizio da parte della SRL di “attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività di impresa, arti o professioni“.
Quindi, riepilogando, affinché trovi riscontro l’esclusione dal Regime Forfettario è necessario che si ravvisi sia il controllo, che l’esercizio di attività riconducibile a quella svolta in Regime di vantaggio.
La finalità perseguita è quella di “evitare artificiosi frazionamenti delle attività d’impresa o di lavoro autonomo svolte“.
La norma non richiede, peraltro, che l’attività del socio sia svolta (prevalentemente o meno) nei riguardi della SRL. Qualora, però, quest’ultima non svolga, ad esempio, delle prestazioni del socio in Regime Forfettario non sembrerebbe verificarsi l’ipotesi del frazionamento dell’attività.
Una prima soluzione, potrebbe essere quella di verificare la presenza di uno stesso codice ATECO della SRL e del socio con partita IVA individuale. Tuttavia, questa soluzione non può trovare riscontro.
E’ necessario, infatti, andare a verificare l’attività concretamente svolta dalla SRL e dal soggetto che intende operare in Regime Forfettario. Soltanto qualora si possa riscontrare che le due attività svolte siano in collegamento tra di loro, opera l’esclusione.
Si ritiene, comunque, che sia necessario individuare dei criteri oggettivi per identificare quando una attività può definirsi “collegata“.
Nell’articolo 1, comma 57, lettera d)-bis della Legge n 190/14 è stabilita l’esclusione dal Regime Forfettario per i soggetti che esercitano l’attività:
“prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro“
Non devono essere, pertanto, considerate le attività svolte nei riguardi di “datori di lavoro” con i quali il rapporto è cessato anteriormente al 2017.
Questa previsione normativa ha sostituito, a partire dal 2019, quella precedentemente in vigore. Norma in base alla quale erano esclusi dal Regime Forfettario i soggetti che percepivano, nell’anno precedente, redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del DPR n 917/86 “eccedenti l’importo di € 30.000“.
Questa causa di esclusione risposte alla ratio di evitare artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo. Si vuole evitare, quindi, la trasformazione per ottenere un risparmio fiscale, di lavoratori dipendenti o collaboratori in titolari di “falsa” Partita IVA.
Questo in quanto il soggetto continua a svolgere attività sostanzialmente analoga a quella precedente per lo stesso datore di lavoro.
Mantenimento di alcuni clienti
Nella Circolare n 17/E/2012 l’Agenzia delle Entrate ha precisato che possono anche essere “mantenuti” alcuni clienti, rispetto a quelli gestiti come dipendente o collaboratore.
Questo è possibile, purché dagli stessi non provenga la maggior parte dei ricavi o compensi della nuova attività con Partita IVA.
Il concetto di prevalenza va ricondotto non al numero dei clienti ma ai corrispettivi provenienti dagli stessi.
I soggetti riconducibili al datore di lavoro
In merito ai “soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro” occorre fare una precisazione.
Si ritiene, infatti, che debba in questo caso farsi riferimento, oltre che a quelli tra i quali sussistono rapporti di controllo o di collegamento – così
come definiti dal Codice civile -, anche ai clienti dei “datori di lavoro”.
Se applichi il Regime Forfettario, in caso di sussistenza di causa di esclusione stai correndo il rischio di incorrere in sanzioni, che possono riguardare sia il mancato versamento dell’Iva, sia per il parziale pagamento delle imposte sui redditi.
Naturalmente, non si tratta di una situazione da sottovalutare. Di conseguenza, prima di rischiare di incorrere in sanzioni è opportuno conoscere bene e saper applicare al proprio caso concreto questa disciplina.
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