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Timestamp: 2017-02-28 17:42:04+00:00
Document Index: 37001680

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 16', 'art.04920', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 5', 'art.9', 'art. 63', 'art.01004', 'art. 26', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 256']

La prevenzione incendi nel settore turistico a cura di Giorgio Basile (Direttore Vicedirigente Comando VVF) e Domenico Simone (Direttore Ente - PDF
La prevenzione incendi nel settore turistico a cura di Giorgio Basile (Direttore Vicedirigente Comando VVF) e Domenico Simone (Direttore Ente
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Gastone Roberto
1 La prevenzione incendi nel settore turistico a cura di Giorgio Basile (Direttore Vicedirigente Comando VVF) e Domenico Simone (Direttore Ente Bilaterale Turismo Area Veneziana) Dicembre2 Il Decreto Legislativo 81/08 all art. 43 comma 1 letera B stabilisce che il datore di lavoro è tenuto a designare uno o più lavoratori incaricat dell atuazione delle misure di prevenzione incendi, lota antncendio e gestone delle emergenze. Tut gli incaricat devono ricevere una formazione specifca rispeto al rischio incendio determinato in azienda (basso medio elevato) con corsi rispetvamente di 4, 8 o 16 ore, così come previsto dal DM In queste note cerchiamo di fornire uno strumento sui principali adempiment necessari per gli operatori del setore relatvamente al rischio incendio. Le present note non sosttuiscono, ovviamente, il percorso didatco e gli adempiment relatvi, ma vanno considerate come una sintetca documentazione di supporto a livello informatvo. 23 CORSI ANTINCENDIO per le principali attività nel turismo. Tutti i lavoratori esposti a particolari rischi di incendio correlati al posto di lavoro, devono ricevere una specifica formazione antincendio. Tutti i lavoratori che svolgono incarichi relativi alla prevenzione incendi, lotta antincendio o gestione delle emergenze, devono ricevere una specifica formazione antincendio. I contenuti dei corsi riferiti al livello di rischio individuabile all interno di una attività ricettiva, quale luogo di lavoro, sono definiti dall allegato IX al DM 10/03/98, mentre il tipo di attestato che deve essere conseguito è definito dagli allegati IX e X dello stesso decreto. 34 CORSI ANTINCENDIO per le principali attività nel turismo Tipo di corso di formazione che deve essere svolto da parte degli addetti alla squadra antincendio in un luogo di lavoro (DM 10/03/98). N POSTI LETTO LIVELLO DI RISCHIO N ORE DI CORSO TIPO DI ATTESTATO < 25 basso 4 frequenza medio 8 frequenza medio 8 idoneità tecnica > 200 elevato 16 idoneità tecnica 45 IL PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE INCENDI: IL DPR 151/2011 E il nuovo regolamento di semplificazione dei procedimenti in materia di prevenzione incendi. Esso abroga il precedente regolamento di P.I., il DPR 37/1998 ed il DM 16/02/82, concernente le attività soggette al controllo dei VVF, introducendo con l allegato 1 un nuovo elenco di attività soggette ai controlli dei VVF, distinte in tre categorie A B C, in funzione della gravità del rischio e/o complessità dell attività. Di seguito vengono rappresentati sia lo schema delle procedure in funzione della categorizzazione, sia la sottoclassificazione delle attività ricettive. 56 IL PROCEDIMENTO DI PREVENZIONE INCENDI: IL DPR 151/2011 67 Le tipologie di rischio per le attività ricettive (all. 1 del DPR 151/2011) 78 Per le attività di categoria A la Segnalazione di Inizio Attività (SCIA) viene presentata al Comando Prov.le dei VVF, corredata della relativa documentazione tecnica prevista dal D. Lgs 139/06 art. 16 e dal DM 7/8/2012. Per le attività di categoria B e C dovrà prima essere richiesto il parere di conformità e solo successivamente presentata la SCIA. I sopralluoghi in azienda verranno effettuati dal competente Comando dei VVF a campione (almeno il 5%) per le attività tipo A e B, e puntuali (il 100 %) per le attività tipo C. 89 Il fuoco Scientificamente viene definito come un processo di ossidazione per cui un determinato materiale combustibile, a contatto con un comburente (p.e. ossigeno) grazie ad una ignizione (fonte di energia iniziale), sviluppa un processo chimico di trasformazione della materia con produzione di luce, fiamme, calore, fumo e gas. 910 L ossigeno è il principale comburente delle combustioni tradizionali (con le percentuali di presenza nell aria normalmente del 21% e, comunque, non inferiore al 14%) I materiali combustibili sono tutti quei materiali che, in presenza di ossigeno e sottoposti ad una energia, sviluppano la reazione chimica della combustione. 1011 I materiali combustibili hanno come elementi fondamentali il carbonio e l idrogeno e possono essere: Solidi Liquidi Gassosi 1112 Gli incendi Gli incendi vengono distinti in 4 classi (norma UNI EN 2:2005) e si identificano in base alla tipologia del combustibile: Classe A per incendi da combustibili solidi Classe B per incendi da combustibili liquidi Classe C per incendi da combustibili gassosi Classe D per incendi di metalli leggeri (sodio-potassio-magnesio) Classe F per fuochi che interessano mezzi di cottura (oli e grassi vegetali o animali) in apparecchi di cottura 1213 Le sorgenti di innesco Le possibili sorgenti di innesco possono avvenire per: Accensione diretta (scintilla e/o fiamma libera) Accensione indiretta (convenzione, conduzione o irraggiamento termico) Attrito (quando l energia è prodotta dallo sfregamento di due materiali) Autocombustione (reazione chimico-biologica) 1314 I sistemi di estinzione Le sostanze estnguent vanno, quindi, scelte in base alla tpologia del combustbile ed alla natura del fuoco. L estnguente efcace é quella partcolare sostanza in grado di interrompere la combinazione triangolare di Kinsley (comburente, combustbile e ignizione). I principali sistemi di estnzione sono i seguent: per esaurimento del combustbile per soffocamento per raffreddamento 1415 Le principali sostanze estnguent e le loro modalità di uso : 1516 La dinamica di un incendio La dinamica di un incendio si sviluppa generalmente in quatro fasi e cioè: 1) fase di ignizione, nella fase iniziale; 2) fase di propagazione, dove la temperatura dell ambiente interessato ha già raggiunto i 400 gradi centgradi e si conclude con il cosiddeto Flash over ; 3) fase di incendio generalizzato ove tuto all interno dell ambiente partecipa all incendio; 4) fase di estinzione che viene indicata al raggiungimento dei 300 gradi centgradi. 1617 Gli efetti dell incendio su persone e cose I prodot più comuni della combustone sono il calore, le famme, i fumi e i gas. Il calore può provocare sul corpo umano oltre alle ustoni, processi di disidratazione, eventuali blocchi della respirazione ed arresto cardiaco. In partcolare l effeto delle famme sulla pelle dell uomo può provocare ustoni di primo, secondo o terzo grado con, in caso di ustoni che superino il 50% della superfcie totale del corpo, conseguenze anche mortali. La temperatura che un individuo può sopportare per tempi di esposizione massima di 5 ore va dai 40 ai 50 gradi centgradi. Esposizioni a temperature superiori provocano danni all apparato respiratorio, mentre superat i 100 gradi gli effet mortali per l uomo sono pratcamente immediat. 1718 Gli efetti dell incendio su persone e cose I gas di combustone sono prodot di combustoni e le loro carateristche di nocività e/o tossicità dipendono dalla sostanza combustbile, dalla percentuale di ossigeno e dalla temperatura raggiunta. Inoltre, quanto più la combustone è incompleta per carenza di ossigeno, quanto maggiore sarà la produzione di fumi, catrami e partcelle di sostanze incombuste, con danni al nostro apparato respiratorio anche irreversibili. Infat se nell aria (costtuita per il 78% di azoto, 21% di ossigeno e 1% di altri gas) il volume percentuale di ossigeno, a causa dell aumento dei gas di combustone, raggiunge concentrazioni inferiori al 6%, nell uomo sopraggiunge la morte per asfssia (in periodi che vanno dai 5 agli 8 minut), ma si considera ambiente ostle per l uomo già al di soto del 17%. (DA RIVEDERE) 1819 Gli efetti degli incendi sui materiali da costruzione Tut i materiali da costruzione espost al fuoco subiscono sollecitazioni tali da comprometerne la resistenza meccanica. Materiali con composizione eterogenea possono avere comportament diversi con conseguenze che portano al loro sgretolamento e frantumazione; bast pensare a metalli con coefcient di dilatazione termica diversi (cioè con different dilatazioni se sotopost alle medesime temperature) in comunione tra loro nella resistenza meccanica di una strutura, aggredit da un incendio. 1920 Il legno, diversamente da quanto si immagina, ha una bassa conduttività termica.in caso di grande pezzatura (come travi o pilastri portanti) se aggredito da un incendio, il legno brucia rapidamente in superficie formando uno strato carbonizzato che, agendo da fattore protettivo, rallenta la velocità di combustione. In media la dimensione di riduzione degli elementi strutturali in legno sotto l azione di un incendio è di circa 1 mm/min. L acciaio, sebbene sia un ottimo materiale a freddo, oltre i 300 gradi centigradi di temperatura diminuisce la sua resistenza alla rottura e, oltre i 600 gradi la annulla completamente. I laterizi (i comuni mattoni) attaccati da un incendio hanno una buona resistenza meccanica in quanto, già durante il loro processo di fabbricazione, sono sottoposti a temperature che vanno dagli 800 ai 1000 gradi centigradi. Una struttura realizzata in laterizi resiste al fuoco di un incendio mantenendo per circa 1 ora la caratteristica di resistenza meccanica. 2021 Il cemento armato è costituito da calcestruzzo e da barre di acciaio. Il cls ha una conduttività termica bassa per cui, in caso di incendio, l armatura in esso contenuta se protetta bene (per spessori uguali o superiori di 3 cm.) mantiene bene la sua resistenza meccanica. Diversamente se la parte di cls che ricopre il ferro si sgretola, l armatura direttamente esposta perde facilmente la sua capacità di tenuta meccanica in solidarietà con il calcestruzzo. Il cls, per temperature superiori ai 300 gradi centigradi, si colora di rosa; per cui in base alla colorazione rosa raggiunta in un edificio in calcestruzzo, colpito da un incendio, possiamo verificare dove si sono raggiunte le temperature superiori ai 300 gradi. 2122 La prevenzione incendi Gli obietvi della prevenzione incendi sono riconducibili a: La prevenzione primaria che ha come scopo la tutela della vita umana La prevenzione secondaria che si pone l obietvo di tutelare i beni e l ambiente. Assunto che il rischio incendio, come tut i rischi, non può mai essere completamente azzerato, nella prevenzione incendi la prevenzione primaria rappresenta sempre l obietvo fondamentale. 2223 2324 PREVENZIONE INCENDI Le principali misure di prevenzione incendi, finalizzate alla riduzione della probabilità di accadimento di un incendio, possono essere individuate in due tipologie: A) MISURE DI TIPO TECNICO B) MISURE DI TIPO ORGANIZZATIVO - GESTIONALE 2425 PREVENZIONE INCENDI A) MISURE DI TIPO TECNICO 1. Realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte (Norme CEI) 2. Collegamento elettrico a terra di impianti, strutture e serbatoi 3. Installazione di impianti parafulmine. 2526 PREVENZIONE INCENDI A) MISURE DI TIPO TECNICO 1. Realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte (Norme CEI) 2. Collegamento elettrico a terra di impianti, strutture e serbatoi 3. Installazione di impianti parafulmine. 2627 PREVENZIONE INCENDI I precedent punt si concretzzano con la realizzazione di tut impiant a regola d arte (eletrico, del gas, antncendio, ecc.), di messa a terra di part metalliche e di impiant parafulmine, ai sensi del DM 37/98, da parte di dite specializzate ed autorizzate. Il personale deve essere istruito sul correto utlizzo degli impiant eletrici e degli utlizzatori eletrici (ad es. le prese multple non vanno sovraccaricate per le possibili conseguenze di surriscaldamento). 2728 PREVENZIONE INCENDI 4. Dispositivi di sicurezza degli impianti di distribuzione e di utilizzazione delle sostanze infiammabili. 5. Ventilazione dei locali. 6. Utilizzazione di materiali incombustibili. 7. Adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla. 8. Segnaletica di Sicurezza, riferita in particolare ai rischi presenti nell ambiente di lavoro (es. vietato fumare ) 2829 PREVENZIONE INCENDI A) 1. MISURE DI TIPO ORGANIZZATIVO - GESTIONALE Analisi delle cause di incendio più comuni. a) deposito di sostanze infiammabili o facilmente combustibili in luogo non idoneo o loro manipolazione senza le dovute cautele; b) accumulo di rifiuti, carta od altro materiale combustibile; c) negligenza relativamente all'uso di fiamme libere e di apparecchi generatori di calore; d) inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manutenzione delle apparecchiature; e) uso di impianti elettrici difettosi o non adeguatamente protetti; f) riparazioni o modifiche di impianti elettrici effettuate da persone non qualificate; g) presenza di apparecchiature elettriche sotto tensione anche quando non sono utilizzate; h) utilizzo non corretto di apparecchi di riscaldamento portatili; i) ostruzione delle aperture di ventilazione di apparecchi di riscaldamento, macchinari, apparecchiature elettriche e di ufficio; j) presenza di fiamme libere in aree ove sono proibite, compreso il divieto di fumo o il mancato utilizzo di portacenere; k) negligenze di appaltatori o degli addetti alla manutenzione; l) inadeguata formazione professionale del personale sull'uso di materiali od attrezzature pericolose ai fini antincendio. 2930 PREVENZIONE INCENDI A) MISURE DI TIPO ORGANIZZATIVO - GESTIONALE 2. Informazione antincendi. 3. Formazione antincendi. 3031 PREVENZIONE INCENDI A) MISURE DI TIPO GESTIONALE 4. Controlli degli ambienti di lavoro e delle attrezzature. 5. Manutenzione ordinaria e straordinaria; Effettuare verifiche regolari e periodiche nei luoghi di lavoro relative ad accertare il mantenimento di tutte le misure di sicurezza antincendio; in tal senso è opportuno predisporre nel documento di valutazione del rischio incendio vere e proprie liste di controllo periodiche affidate a tecnici specializzati e/o agli addetti prevenzione incendi. 3132 Le misure di protezione Per limitare le conseguenze di un incendio possiamo intervenire con misure di protezione passiva e protezione attiva Le protezioni passive sono l insieme delle misure di protezione che non richiedono l azione dell uomo o l azionamento di un meccanismo automatico, ed hanno l obiettivo di limitare gli effetti dell incendio nello spazio e nel tempo al fine di salvaguardare l incolumità degli addetti e degli utenti, contenere i danni alle strutture ed a limitare gli effetti della combustione. Le protezioni attive sono l insieme delle misure di protezione che richiedono l azione dell uomo o l azionamento di un meccanismo automaticoo e sono finalizzate alla rilevazione precoce dell incendio, alla sua segnalazione ed al suo controllo e/o spegnimento. 3233 PROTEZIONE PASSIVA DISTANZE DI SICUREZZA RESISTENZA AL FUOCO REAZIONE AL FUOCO VENTILAZIONE VIE D'USCITA 3334 Le Distanze di sicurezza distanze di sicurezza interne distanze di sicurezza esterne distanza di protezione 3435 La Resistenza al fuoco delle strutture Per resistenza al fuoco di una struttura si intende la particolare attitudine di un elemento costruttivo a conservare in caso di incendi le seguenti caratteristiche: R = capacità di conservare la resistenza meccanica sotto l azione dell incendio E = capacità di non lasciar passare o produrre fuoco, vapori o gas sul lato non esposto all incendio I = capacità di Isolamento termico durante l azione di un incendio (la parte interessata deve garantire sul lato esterno una temperatura non superiore ai 150 ) Con il simbolo REI 60, quindi, si precisa che l elemento costruttivo identificato conserva (per un determinato tempo di esposizione all incendio in questo caso pari a 60 minuti primi) capacità di stabilità, tenuta di compartimentazione e isolamento termico. 3536 La Reazione al fuoco dei materiali La Reazione al fuoco dei materiali rappresenta il comportamento al fuoco del medesimo materiale che per effetto della sua decomposizione alimenta un fuoco al quale è esposto, partecipando così all'incendio I materiali possono essere classificati nelle seguenti classi: (con l'aumentare della loro partecipazione alla combustione, a partire da quelli di classe 0 che risultano non combustibili). 3637 La Ventilazione Le aperture (porte, finestre, etc.) e le prese d'aria proveniente dall'esterno, inserite in una struttura edilizia atte ad assicurare una ventilazione naturale dei vari ambienti 3738 Le Vie di esodo Sistemi di vie d'uscita commisurate al massimo affollamento ipotizzabile Tutte le di vie d'uscita vengono progettate in funzione del modulo pari a 60 cm e, per le strutture ricettive di nuova realizzazione, la misura minima è pari al 2 moduli (120 cm) 3839 PROTEZIONE ATTIVA ESTINTORI RETE IDRICA ANTINCENDIO IMPIANTI DI RIVELAZIONE AUTOMATICA IMPIANTI DI SPEGNIMENTO AUTOMATICI DISPOSITIVI DI SEGNALAZIONE E ALLARME EVACUATORI DI FUMO E CALORE 3940 Estintori portatili: Sono generalmente i primi mezzi di intervento utilizzati in un incendio. Si dividono in estintori portatili e carrellati (con peso superiore ai 20 Kg). Gli estintori portatili vengono classificati in base alla loro capacità estinguente e cioè: classe A quando vengono utilizzati per fuochi di combustibili solidi con formazione di brace; Ø Ø classe B quando vengono utilizzati per fuochi di liquidi infiammabili; Ø classe C quando vengono utilizzati per fuochi di gas infiammabili; Ø classe D quando vengono utilizzati per fuochi di metalli. 4041 La scelta dell estintore va fatta in base al tipo di incendio ipotizzabile nel locale da proteggere e, ovviamente, in relazione alla valutazione del rischio incendio. Su ciascun estintore è applicata una etichetta dove sono indicate le classi di fuoco per cui va utilizzato e la relativa capacità estinguente. Gli estintori devono essere di colore rosso e riportare nella loro etichetta in modo chiaro istruzione e condizioni di utilizzo Nel caso di estintori di classe B il numero collegato corrisponde ai litri della sostanza combustibile contenuti nel recipiente del focolare tipo costituito in acciaio e che l estintore è in grado di estinguere. Devono essere collocati in evidenza ed in posizione idonea al loro utilizzo (poggiati a terra o attaccati alle pareti mediante attacchi che ne consentano un facile sganciamento). Negli alberghi le attuali normative ne prevedono almeno 1 ogni 250 metri quadrati o per piano. 4142 Gli estintori possono essere: ad acqua (adat per materiali solidi combustbili, ma ormai in disuso) a schiuma (adat per materiali solidi combustbili e per liquidi infammabili) a polvere (adat allo spegnimento di ogni tpologia di materiale ma possono non essere ideali in ambient con apparecchiature eletriche) ad anidride carbonica (ideali per apparecchiature eletriche) 4243 Osservazioni su impianti fissi antincendio Sono costituiti da una riserva di agente estinguente (acqua, schiuma, gas inerte e/o polvere), da una rete di distribuzione e da erogatori. La scelta del tipo di impianto è solitamente contestuale alla sua funzionalità rispetto all ambito di intervento. Gli impianti idrici antincendio (idranti e/o naspi) vengono progettati per edifici adibiti a civile abitazione e ad attività ricettive come gli alberghi e o i campeggi; la sua installazione non rappresenta un costo eccessivo ed ha una semplicità esecutiva. L impianto sprinkler, con utilizzo di acqua come sostanza estinguente, viene utilizzato in ambienti dove si prevede, in caso di incendio, una rapida espansione delle fiamme; ha un costo di installazione superiore all impianto per idranti ed è soggetto ad eventuali falsi allarmi. L impianto fisso a schiuma viene solitamente progettato per attività con deposito di liquidi infiammabili. L impianto fisso a polvere viene progettato per locali non presidiati dove vengono immagazzinati materiali di ogni tipo ed adatti per metalli speciali (sodio, potassio, magnesio); ha un costo superiore agli impianti ad acqua. L impianto ad anidride carbonica, viene progettato per locali non presidiati, dove vengono immagazzinati sostanze o materiali che non devono subire danni; viene usato 43 anche per locali con presenza di centraline elettriche.44 Impianto idrico antincendio L impianto antincendio ad IDRANTI deve essere autonomo rispetto alla rete idrica sanitaria. Per gli alberghi, nel caso in cui l acquedotto non garantisca le prestazioni richieste, risulta necessaria una riserva idrica autonoma (DM 9/04/94). Le tubazioni devono essere preferibilmente ad anello perché, in questo modo, si assicura una alimentazione agli idranti da due direzioni diverse, ma non si esclude il sistema a rete aperta. Le tubazioni vanno protette dal gelo e dalla corrosione. Le pompe, per quanto possibile, devono essere installate sottobattente (cioè con il loro asse al di sotto del livello minimo dell acqua di almeno 60 centimetri, in caso di vasche o serbatoi, e di 85 cm in caso di alimentazione inesauribile) Tutti gli impianti fissi antincendio ad acqua debbono essere dotati di attacchi UNI 70 per l autopompa dei VVF. 4445 Gli idranti UNI 45 e UNI 70 possono esser a muro, a colonna soprasuolo o sottosuolo (andrebbero utilizzati per le reti idriche antincendio urbane, installati ai bordi delle strade a distanza di 40 metri per edifici ad alto rischio e ad almeno 6 metri dagli stessi). Negli alberghi gli idranti da UNI 45 devono garantire 120 lt/minuto a 2 bar di pressione per 60 minuti. La loro custodia deve essere di dimensioni 0,35 cm per 0,55 cm e con profondità utile a tenere collegate manichetta e lancia. I NASPI (utilizzati nelle aziende alberghiere fino a 100 posti letto come richiesto dal DM 9/04/94) sono degli impianti idrici antincendio con tubazione semirigida UNI 25. Il NASPO non necessita di rete idrica autonoma purchè sia garantita una alimentazione di 35 lt/min a 1,5 bar per almeno 30 minuti. 4546 Impianti automatici rilevazione incendio di Provvisti di rilevatori di fumo o di calore, il cui numero varia in relazione all inclinazione del soffitto ed hanno una superficie di controllo di circa metri quadrati (si dividono a loro volta in rilevatori termici, ottici, ionici, a raggi infrarossi, etc). Un impianto di segnalazione incendi è costituito da una centralina di allarme a cui sono collegati i rilevatori; l impianto di rivelazione antincendio può essere progettato in modo da azionare automaticamente l intervento di un impianto di estinzione o come allarme indirizzato ad presidio antincendio predeterminato (porte tagliafuoco, evacuatore fumo e calore, ecc). 4647 Gli Impianti di illuminazione di emergenza Devono garantire in caso di mancata erogazione della fornitura di energia elettrica ordinaria, una illuminazione di emergenza sufficiente a permettere l evacuazione in sicurezza dei locali con una intensità minima di 5 lux e con autonomia (contestualmente al tipo di attività e circostanze) che và dai 30 minuti a 5 ore; in tal senso vanno illuminate le vie di esodo, i corridoi, le uscite di sicurezza e tutti i percorsi necessari a raggiungere un uscita su luogo sicuro. 4748 Gli Evacuatori di fumo e calore Gli Evacuatori di fumo e calore vengono installati nella quantità di uno ogni 200 mq ed in base alla pendenza della copertura (possono essere manuali o automatici e la loro manutenzione deve essere almeno annuale). Si basano essenzialmente sulla movimentazione verso l alto delle masse di gas con temperature elevate (generate dall incendio) che attraverso le aperture appositamente predisposte vengono veicolate all esterno. La loro azione consente di ridurre i danni provocati dai gas di combustione (una delle più alte cause di mortalità negli incendi), sia quelli determinati dal fumo, legati alla mancanza di visibilità, agevolando, pertanto sia l evacuazione delle persone presenti sia l intervento dei soccorritori. 4849 Gestione degli Impianti Il gestore dell attività ricettiva è responsabile del mantenimento in efficienza degli impianti anche in caso di ispezione periodica da parte della ditta installatrice o di altro organismo autorizzato. Il gestore terrà un apposito registro con l annotazione degli interventi fatti sugli impianti e delle relative verifiche periodiche (almeno 2 volte anno). 4950 Il piano di emergenza in caso di incendio Lo strumento fondamentale per una corretta gestione degli incidenti (incendi, fughe di gas, etc) è il piano di emergenza; un documento in cui vengono definite informazioni, manovre e comportamenti finalizzati a: a) garantire la salvaguardia, l incolumità e l evacuazione delle persone presenti nell area di pericolo b) garantire la messa in sicurezza degli impianti di processo c) garantire la protezione dei beni ed attrezzature presenti nell area d) l estinzione completa dell incendio e) le operazioni di rimessa in servizio e ripristino ( in tempi ragionevoli) delle attività 50 lavorative.51 La situazione peggiore non è non avere alcun piano, ma averne due. Infatti, indipendentemente dalle condizioni oggettive di un incendio (tipologia dei materiali combustibili, caratteristiche strutturali dell edificio, disposizioni logistiche delle attrezzature antincendio, etc) la gestione del come vengono affrontati i primi momenti dello stesso, in attesa dell arrivo dei VVF, può far la differenza tra evento contenuto ed evento catastrofico. 5152 Un buon piano di emergenza deve Avere lo scopo di consentire la miglior gestione degli scenari incidentali ipotizzabili al fine di salvaguardare la sicurezza delle persone e cose coinvolte; Avere come strumento la raccolta, in un apposito documento, di tutte le informazioni e condizioni difficilmente effettuabile durante una emergenza; impartire le migliori procedure e comportamenti, rispetto al contesto aziendale, per una efficiente ed efficace azione antincendio; informare, formare ed addestrare il personale alla gestione del piano di emergenza; Pianificare le procedure con griglie metodologiche, di indicazioni operative e comportamentali, che coinvolgano per formazione ed informazione tutte le persone potenzialmente presenti all interno di una struttura ricettiva; Avere un responsabile aziendale dell emergenza in grado di decidere i modi migliori per realizzare scopo e obiettivi del piano in caso di emergenza. 5253 Tutte le azioni previste in un piano di emergenza devono essere rapportate a capacità e condizioni delle persone a cui sono affidati i vari interventi. Non si possono attribuire compiti particolari a chi non ha ricevuto una adeguata formazione, un congruo addestramento e, altresì, non è in condizioni psico-fisiche coerenti con i compiti attribuiti. Tutte le indicazioni previste nel piano devono sempre tener conto del fatto che, in condizioni di panico o di stress, le persone tendono a perdere lucidità e capacità di controllo; pertanto le indicazioni dovranno attenersi sempre a regole di semplicità ed efficacia. 5354 Piccolo glossario di prevenzione incendi Per facilitare sia la letura che la comprensione delle specifche espressioni utlizzate nella prevenzione incendi, forniamo in conclusione un breve elenco delle terminologie più utlizzate 5455 A Glossario Agenti estinguenti sono tute quelle partcolari sostanze che, grazie alla loro composizione, arrestano la reazione chimica della combustone; Altezza ai fini antincendio degli edifici civili e cioè l altezza massima misurata dal livello inferiore dell apertura più alta dell ultmo piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello del piano esterno più basso Altezza dei piani altezza massima tra pavimento e intradosso del softo Aria è un composto di gas ( azoto 78%, ossigeno 21% altri 1%); Ascensore antincendio è un partcolare impianto che può essere utlizzato, da personale addestrato, in caso di incendio nelle operazioni di soccorso; Autoaccensione è un fenomeno di accensione senza specifca fonte di ignizione; si realizza con alcune sostanze in partcolari ambient e condizioni, partendo da un iniziale processo di ossidazione e autoincrementandosi sino alla combustone ( p. e. fosforo giallo); Autorespiratore è un dispositvo di protezione individuale costtuito di bombole di ossigeno e maschera, grazie al cui utlizzo un operatore è in grado di respirare indipendentemente dalla atmosfera esterna; viene usato per gli intervent in ambient saturi di gas, di vapori tossici, di gas asfssiant o, più semplicemente quando il contenuto dell ossigeno nell aria è inferiore al 16%. 5556 C Glossario Campo di infiammabilità è un intervallo tra un valore minimo e uno massimo di presenza percentuale di gas combustbile nell aria, per cui al di sopra e al di soto di tali valori ci sono condizioni di saturazione o rarefazione che impediscono, anche in presenza di fonte di calore, l avvio del processo di combustone; Carico di incendio è il parametro di riferimento medio per il calcolo delle calorie sviluppabili in un incendio in base alle sostanze combustbili present nel locale; viene rapportato al numero di kg di legna corrispondent alle sostanze combustbili present; Classe di incendio è la suddivisione delle sostanze combustbili in quatro tpologia: classe A sostanze combustbili solide classe B sostanze combustbili liquide classe C sostanze combustbili gassose classe D sostanze combustbili metalloide Comburente è l elemento che entra in reazione con la sostanza combustbile grazie alla fonte di calore iniziale (ignizione); corrisponde all ossigeno contenuto nell aria; 5657 C Glossario Combustibile è la sostanza in grado di sviluppare la combustone a contato con l aria e sollecitata da una fonte di calore iniziale; Combustione incompleta è quel processo di ossidazione che a causa della carenza di comburente (ossigeno) non sviluppa completamente l incendio; Combustione lenta si ha quando la sostanza combustbile ha un processo di sviluppo di famma e calore partcolarmente lento; Combustione veloce nel caso opposto al precedente; Compartimento antincendio è la delimitazione realizzata, con element costrutvi resistent al fuoco per periodi predeterminat, all interno di un edifcio o di un locale per contenere lo sviluppo di un incendio; 5758 D Glossario Deflagrazione è una combustone che si sviluppa in modo velocissimo con un onda esplosiva di velocità inferiore a quella del suono; Detonazione è una combustone che si sviluppa in modo velocissimo con un onda esplosiva superiore alla velocità del suono; Dispositivi di sicurezza sono tut gli impiant, atrezzature e meccanismi che in modo preventvo e automatco entrano in azione per ridurre sia la probabilità di insorgenza che la diffusione di un incendio; Distanze di sicurezza interne ed esterne sono i valori minimi, normatvamente defnit, delle distanze (misurate orizzontalmente) tra il perimetro di edifcio o locale a rischio incendio e l edifcio o il locale limitrofo; Distanza di protezione è la distanza misurata orizzontalmente tra il perimetro esterno dell edifcio a rischio incendio e la recinzione eventualmente prevista; 58 Vedere altro
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