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Timestamp: 2017-10-23 07:46:51+00:00
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﻿ CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 29 novembre 2016, n. 24259 - Licenziamento di un Dipendente postale e tempestività della contestazione disciplinare - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 29 novembre 2016, n. 24259 – Licenziamento di un Dipendente postale e tempestività della contestazione disciplinare
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 29 novembre 2016, n. 24259
Licenziamento – Dipendente postale – Contestazione disciplinare – Tempestività
Con sentenza n. 12256/14 il Tribunale di Napoli dichiarava illegittimo il licenziamento intimato il 6.12.13 da Poste Italiane S.p.A. a G. E. per avere questi riportato sentenza di applicazione della pena su richiesta ex art. 444 c.p.p. per fatti non compiuti in connessione del rapporto di lavoro e, dichiarato risolto alla data del licenziamento il rapporto medesimo, condannava la società a pagare al lavoratore, ex art. 18 co. 6° legge n. 300/70 (nel testo novellato dall’art. 1 legge n. 92/12), un’indennità pari a sei mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
Con sentenza pubblicata il 27.5.15 la Corte d’appello partenopea escludeva ogni tutela reintegratoria e, ritenuto di dover applicare al caso in esame la tutela indennitaria cd. forte di cui al co. 5° del cit. art. 18, aumentava a dodici mensilità l’indennizzo in favore di G. E., che oggi ricorre per la cassazione della sentenza affidandosi ad un solo motivo.
1.1. Con unico motivo il ricorso principale denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 2104, 2105 e 2106 c.c. e 54 co. VI lett. h) CCL 14.4.11 per i dipendenti di Poste Italiane S.p.A., per avere l’impugnata sentenza ritenuto astrattamente sanzionabile in sede disciplinare, ai sensi della citata clausola del contratto collettivo, l’aver il ricorrente riportato una sentenza di applicazione della pena su richiesta ex art. 444 c.p.p. per reati commessi nel 2008, vale a dire prima di essere assunto da Poste Italiane S.p.A. (assunzione avvenuta nel 2009); inoltre, il 26.11.11 lo stesso ricorrente aveva segnalato alla società l’intervenuta revoca della misura cautelare nei propri confronti a seguito della definizione del procedimento penale ex art. 444 c.p.p., di guisa che almeno da tale epoca essa era a conoscenza della suddetta condanna.
2.1. Il primo motivo del ricorso incidentale denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 7 legge n. 300/70 e dell’art. 54 CCL per il personale di Poste Italiane, per avere la sentenza impugnata valutato come tardiva la contestazione disciplinare rispetto alla revoca della misura cautelare, mentre ai sensi della citata clausola del contratto collettivo la sanzione del licenziamento senza preavviso è prevista in ipotesi di condanna passata in giudicato, sicché la tempestività o meno della contestazione disciplinare deve essere rapportata alla data di irrevocabilità della sentenza. Inoltre, prosegue il motivo, allorquando (il 26.11.2011) il ricorrente principale comunicò alla società l’intervenuta revoca della misura cautelare non rese noti i reati per cui la misura stessa era stata ordinata. Pertanto, Poste Italiane era riuscita solo molto tempo dopo ad avere copia della sentenza suddetta e, così, ad apprendere quali fossero i reati per cui G. E. aveva riportato condanna con sentenza ex art. 444 c.p.p. e, di conseguenza, a poter valutare il venir meno del rapporto fiduciario. A tal fine – si aggiunge nel motivo di doglianza – rileva non già il momento di astratta conoscibilità da parte del datore di lavoro della situazione contestata, bensì quello di effettiva sua conoscenza.
2.2. Il secondo motivo del ricorso incidentale denuncia, in subordine rispetto al primo, violazione e falsa applicazione dell’art. 18 legge n. 300/70 nella parte in cui la Corte di merito, pur sul presupposto dell’asserita tardività della contestazione e cioè d’una ipotesi addirittura scolastica di violazione dell’art. 7 legge n. 300/70, ha applicato il regime sanzionatorio di cui al co. 5° del nuovo testo dell’art. 18 stessa legge (ossia quello della tutela indennitaria cd. forte), anziché il più modesto regime sanzionatorio di cui al co. 6° dello stesso art. 18 (che per la violazione dell’art. 7 cit. prevede la tutela indennitaria cd. debole).
3.1. Il primo motivo del ricorso principale e il primo di quello incidentale – da esaminarsi congiuntamente perché connessi – sono fondati.
L’art. 54 CCL per il personale di Poste Italiane, relativo al “Codice disciplinare”, al comma VI lett. h) inserisce fra le ipotesi di licenziamento senza preavviso anche quella “per condanna passata in giudicato per condotta commessa non in connessione con lo svolgimento del rapporto di lavoro, quando i fatti costituenti reato possano comunque assumere rilievo ai fini della lesione del rapporto fiduciario”.
E poiché, a sua volta, l’infrazione disciplinare deve pur sempre consistere in un contegno caratterizzato da dolo o colpa (e su ciò la giurisprudenza di questa Corte è costante), non sussistendo a riguardo ipotesi di responsabilità oggettiva, il fatto punibile ai sensi del cit. art. 54 CCL per i dipendenti di Poste Italiane deve intendersi composto di due elementi:
È noto, invece, che per giusta causa ai sensi degli artt. 2119 c.c. e 1 legge n. 604/66 non si intende unicamente la condotta ontologicamente disciplinare, ma anche quella che, pur non essendo stata posta in essere in connessione con lo svolgimento del rapporto di lavoro e magari si sia verificata anteriormente ad esso, nondimeno si riveli ugualmente incompatibile con il permanere di quel vincolo fiduciario che lo caratterizza e sempre che sia stata giudicata con sentenza di condanna irrevocabile intervenuta a rapporto ormai in atto.
Nella prima evenienza si è in presenza di illecito disciplinare tipizzato dall’autonomia collettiva, di guisa che rispetto ad esso il giudice dovrà non solo verificare la ritualità dell’iter disciplinare di cui all’art. 7 legge n. 300/70, ma anche controllare la rispondenza in astratto della clausola del contratto collettivo al disposto dell’art. 2106 c.c. (rilevandone la nullità ove preveda come giusta causa o giustificato motivo di licenziamento una condotta per sua natura assoggettabile solo ad eventuali sanzioni conservative).
Nella seconda ipotesi, invece, il giudice dovrà direttamente valutare se la condotta extralavorativa sia di per sé – anche a prescindere da apposite previsioni in tal senso del contratto collettivo – incompatibile con l’essenziale elemento fiduciario proprio del rapporto di lavoro.
Ciò non esclude l’uso, anche in quest’ultima evenienza, della procedura garantista di cui all’art. 7 mutuata dai principi di correttezza e buona fede ex artt. 1175 e 1375 c.c., affinché il lavoratore possa illustrare la propria posizione.
Sostiene il ricorrente principale che i fatti de quibus risalgono tutti al 2008, vale a dire ad epoca anteriore all’assunzione presso Poste Italiane S.p.A., mentre quest’ultima afferma che almeno l’ultima porzione delle condotte incriminate risalirebbe al 2009, a fronte d’una assunzione (rectius: una riammissione in servizio avvenuta a seguito di precedente sentenza del Tribunale di Napoli, che aveva accertato la nullità del termine originariamente apposto al contratto di lavoro a tempo determinato stipulato fra le parti nel 2002) recante la data del 1°.7.09.
Si tratta di accertamento di merito – non surrogabile in sede di legittimità – in assenza del quale la definizione del licenziamento come disciplinare è tecnicamente impossibile, come lo è l’apprezzare esattamente la rilevanza e la significatività dei tempi di reazione della società alla notizia della sentenza ex art. 444 c.p.p. riportata da G. E..
Infatti, in ipotesi di illecito disciplinare la tempestività della contestazione, da valutarsi alla stregua della nota giurisprudenza di questa Corte Suprema, riflettendosi sulla ritualità del procedimento di cui all’art. 7 legge n. 300/70 può determinare, se non rispettata, l’illegittimità del recesso (altra questione è quella delle conseguenze sul rapporto ai sensi del nuovo testo dell’art. 18 cit.).
In primo luogo, per le ragioni anzidette, la gravata pronuncia non considera che Poste italiane S.p.A. non aveva nemmeno titolo alcuno per reagire – in termini di contestazione – prima che il rapporto di lavoro fosse ripristinato in forza della citata sentenza del Tribunale di Napoli (ossia prima del 1°.7.09).
Ancora erroneamente la sentenza impugnata asserisce (v. sempre pag. 4) che la prova che Poste Italiane S.p.A. fosse già da tempo a conoscenza della sentenza ex art. 444 c.p.p. emessa a carico dell’odierno ricorrente principale si evincerebbe dal fatto che costui ebbe cura di segnalare alla società medesima, con missiva recante la data del 26.11.11, “la revoca della misura cautelare, il cui provvedimento viene adottato proprio in funzione della definizione del procedimento penale mediante applicazione della pena (cfr. provvedimento del GIP competente del 23.11.11, allegato alla missiva dei 26.11.2011)”.
Infatti, se davvero la sentenza ex art. 444 c.p.p. era passata in giudicato l’il.1.2011 (sempre secondo quel che si legge nella sentenza della Corte territoriale), in nessun caso il 23.11.11 poteva essere ancora in corso una misura cautelare per reati già giudicati 10 mesi prima con sentenza irrevocabile.
“Solo una condotta posta in essere mentre il rapporto di lavoro è in corso può integrare strido iure una responsabilità disciplinare del dipendente, diversamente non configurandosi neppure obbligo alcuno di diligenza e/o di fedeltà ex artt. 2104 e 2105 c.c. e, quindi, sua ipotetica violazione sanzionabile ai sensi dell’art. 2106 c.c.”;
“Condotte costituenti reato possono – anche a prescindere da apposita previsione contrattuale in tal senso – integrare giusta causa di licenziamento sebbene realizzate prima dell’instaurarsi del rapporto di lavoro, purché siano state giudicate con sentenza di condanna irrevocabile intervenuta a rapporto ormai in atto e si rivelino – attraverso una verifica giurisdizionale da effettuarsi sia in astratto sia in concreto – incompatibili con il permanere di quel vincolo fiduciario che lo caratterizza.”.
1) se i fatti reato oggetto della sentenza di applicazione della pena su richiesta ex art. 444 c.p.p. emessa il 15.11.2010 a carico del lavoratore siano stati commessi (in tutto o in parte) anteriormente al 1°.7.09;
Accoglie il ricorso principale e il primo motivo di quello incidentale, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione.