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Timestamp: 2019-03-20 19:45:14+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 21', 'art. 33', 'art. 21', 'art. 3', 'art 33', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 21', 'art. 33', 'art. 2103', 'sentenza ', 'art 21', 'art 21']

Legge 104: trasferimento sede lavoro. Si rischia il demansionamento? - BlogFinanza.com
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Legge 104: trasferimento sede lavoro. Si rischia il demansionamento?
Pubblicato da: Tommaso Piccinni - il: 16-02-2018 8:25 Aggiornato il: 14-02-2018 11:27
A tal proposito si deve chiarire e considerare quelli che sono i diritti delle persone disabili nella richiesta di trasferimento del posto di lavoro più vicino a casa, distacco e ridimensionamento.
In pratica la legge 104 in merito alla richiesta di trasferimento della sede di lavoro, con la possibilità di essere più vicino a casa, prevede diverse ipotesi.
Nel caso in cui ad esempio si tratti di un lavoratore dipendente che lavori per una società per azioni o altro, sempre in abito privato, è possibile usufruire delle agevolazioni della presente legge.
Si ipotizzi anche un caso in cui il soggetto abbia inoltrato richiesta all’INPS per ottenere i 3 giorni di permesso al mese.
Allo stesso tempo, è possibile anche considerare la possibilità di avanzare richiesta di avvicinamento, della propria sede lavorativa presso la filiale dell’azienda con cui si lavora.
Attenzione però ad un particolare.
Se l’azienda in cui si lavora è una SPA, ci si potrebbe trasferire presso una loro filiale anche se questa è una Srl (quindi ragione sociale diversa) ma di proprietà dello stesso gruppo spa (di cui si è dipendente)?
Per altro in questo caso, si devono anche considerare le mansione che si possono svolgere.
In particolare si fa riferimento al ruolo che si ricopro all’interno dell’azienda e se questo è possibile ricoprirlo anche nella azienda in cui si chiede il trasferimento.
Da considerare anche che in caso di avvicinamento usufruendo della legge 104, il RAL e tutti i benefit acquisiti.
>>Leggi anche: Pensione anticipata INPS 2018: cos’è – quota 41- lavoratori precoci – indennità – domanda e modelli
Di seguito cercheremo quindi di analizzare tutti i problemi che possono sorgere al fine di comprendere meglio quelle che sono le possibili tutele intraprese in merito ai diritti delle persone disabili nella richiesta di trasferimento del posto di lavoro più vicino a casa, con un particolare riguarda al distacco e il ridimensionamento.
legge-104-permessi-retribuiti-inps
Come usufruire delle agevolazioni previste dall’art. 33 della legge 104/92
Diritto di trasferimento e verifica di compatibilità
Come chiedere il trasferimento del posto di lavoro
Società dello stesso gruppo: Distacco
Secondo quanto previsto dalla legge 104/92 vi è tutela dei diritti delle persone disabili.
Questa legge in pratica prevede alcune agevolazioni sulla scelta del trasferimento di sede per i lavoratori disabili.
In pratica le agevolazioni sono essenzialmente e soprattutto finalizzate a ridurre i disagi della lontananza tra domicilio e sede di lavoro.
Al momento in base a quanto previsto dalla legge possono fare richiesta della sede più vicina a casa, in particolare i seguenti soggetti:
Persone con disabilità che abbia un grado di invalidità superiore ai 2/3 o che ha anche una minorazione e che sia iscritta alle categorie prima seconda e terza della tabella A annessa alla legge 10 agosto 1950, n. 648.
Per altro questa deve essere assunta presso gli enti pubblici come vincitrice di concorso o ad altro titolo, (l’art. 21 della legge 104/92 ).
Se così fosse essa ha diritto:
In base poi a quanto previsto dall’art. 33, comma 6 della legge 104/92 la persona disabile maggiorenne in situazione di gravità potrebbe anche usufruire di alcuni permessi elencati all’interno dei commi 2 e 3 e che riguardano i permessi di 2 ore al giorno o di 3 giorni al mese.
In pratica è il soggetto che ha il diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso.
Al fine di usufruire delle agevolazioni art. 21 legge 104/92, è necessario che il soggetto richiedente possegga:
la certificazione di portatore di handicap anche non grave secondo quanto previsto dall’art. 3, comma 1 della legge 104/92 e che sia stato rilasciato da apposita commissione operante presso l’Azienda A.S.L. di residenza dell’interessato;
Possegga una invalidità superiore ai 2/3 (dal 67% al 100%).
>>Leggi anche: Legge 104: Agevolazioni fiscali INPS – diritti e doveri del lavoratore
Al fine di poter usufruire delle agevolazioni previste dall’art 33 della legge 104/92 è necessario che il soggetto sia in possesso della certificazione di portatore di handicap in condizioni di gravità.
Questo viene stabilito dall’art. 3, comma 3 della legge 104/92 e viene rilasciato dalla apposita commissione operante presso la Azienda A.S.L. di residenza dell’interessato.
A tal proposito si deve anche considerare che le agevolazioni presenti nell’articolo 21 operano solo nell’ambito della pubblica amministrazione.
Questo vuol dire che si riferiscono specificamente alle persone assunte presso gli enti pubblici come vincitrici di concorso o ad altro titolo.
Solo le agevolazioni presenti all’interno dell’art. 33 si applicano sia al settore pubblico che alle imprese private.
A tal proposito si deve prendere in considerazione:
La possibilità di avere il diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio.
Questo vale solo e soltanto nell’ambito della medesima amministrazione o anche di un altro ente di appartenenza, secondo quanto stabilito dalla Circolare Ministero per la Funzione Pubblica n. 90543/7/448 del 26 giugno 1992.
Ad esempio non si potrà invocare la legge 104 al fine di richiedere un trasferimento per una azienda A.S.L. ad un’altra o da un Comune ad un altro.
In questo casi può essere utilizzato l’istituto della mobilità nella pubblica amministrazione.
Si noti anche che il diritto al trasferimento di sede potrà valere solo nel caso in cui esista il posto vacante nella sede di destinazione richiesta.
Questo è infatti stabilito dal Parere del Consiglio di Stato n. 1813 del 10 dicembre 1996, Circolare del Dipartimento Funzione Pubblica 6 dicembre 2010, n.13;
Si noti anche che sono diverse le pubbliche amministrazioni come ad esempio scuola, guardia di finanza, ecc, a precisare i criteri per fruire di tale agevolazione.
Quindi è sempre opportuno verificare quanto specificamente previsto dal contratto di lavoro e dai regolamenti di categoria.
>>Leggi anche: Pensione anticipata con la legge 104 e 41 anni di contributi
Passiamo ora a comprendere le diverse sfaccettature di interpretazione della legge.
Secondo quanto previsto dalla Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 28 del 1993 si precisa che:
la locuzione “ove possibile“, in merito al diritto di scelta della sede di lavoro, è da intendersi nel senso che il datore di lavoro può frapporre un rifiuto solo per motivate esigenze di organizzazione aziendale.
Ecco quindi che il diritto di non essere trasferito senza esplicito consenso ad altra sede costituisce, un diritto incondizionato.
Questo vuol dire che non è soggetto a verifica di compatibilità con le esigenze organizzative e produttive dell’impresa.
La domanda deve quindi essere rivolta al datore di lavoro, e si devono allegare i seguenti documenti:
Certificazione di handicap e di invalidità (nel caso dell’art. 21);
Certificazione di handicap grave (nel caso dell’art. 33).
Nel caso di aziende private appartenenti allo stesso gruppo, si deve considerare la possibilità di avere un distaccamento d una azienda presso un’altra.
L’effetto sarebbe quello di determinare in capo al lavoratore l’obbligo di prestare la propria attività nell’interesse di una diversa impresa di destinazione.
Resta sempre da considerare invece la prestazione continua a costituire esecuzione ed adempimento del rapporto di lavoro intercorrente con la società di provenienza.
A tal proposito si deve anche ricordare che giuridicamente il distacco di lavoratori è il fenomeno che si verifica quando il datore di lavoro, al fine di soddisfare un proprio interesse legato alla gestione dell’impresa, mette temporaneamente a disposizione di un altro datore di lavoro (o di un altro soggetto) uno o più lavoratori che sono alle sue dipendenze.
Ecco quindi che nel caso in cui esista un gruppo d’imprese si potrebbe optare per favorire la ricorrenza della fattispecie specifica.
Ad esempio il collegamento fra la società-madre formalmente datrice di lavoro e la società-figlia la quale altro non farebbe che utilizzare di fatto la prestazione lavorativa può assumere rilievo alla luce della giurisprudenza.
In pratica si verrebbe a configurare come un distacco legittimo del lavoratore dalla prima alla seconda, in considerazione dello specifico interesse che la prestazione lavorativa soddisfa.
In merito al demansionamento si deve precisare quanto previsto dalla Corte di Cassazione la quale ha sancito:
“In tema di divieto di demansionamento, il collegamento economico funzionale tra imprese gestite da società appartenenti ad un medesimo gruppo non comporta il venir meno dell’autonomia delle singole società, dotate di personalità giuridica distinta e alle quali, continuano a far capo i rapporti di lavoro del personale in servizio presso le diverse imprese”.
Quindi sulla base di quanto affermato da essa, si deve precisare ed escludere l’ipotesi dell’esistenza di un unico centro d’imputazione di rapporti.
Nella sola ipotesi di passaggio del lavoratore da una società ad altra del gruppo, non è applicabile la garanzia prevista dall’art. 2103 del codice civile.
Questo vieta il demansionamento che opera invece solo ed unicamente all’interno di un rapporto di lavoro con un unico datore di lavoro. (sentenza n.2031/2010).
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